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PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB.

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Primo tema: L’Iniziazione al Battesimo Cristiano – Gli Antecedenti del Battesimo Cristiano.

PRIMO TEMA
L’INIZIAZIONE AL BATTESIMO CRISTIANO
Gli antecedenti del Battesimo cristiano1

Se vogliamo individuare i contesti che hanno potuto influenzare sia l’origine del
battesimo cristiano sia la prassi di questo rito nella Chiesa nascente, devono essere presi in
considerazione:

1. I riti di purificazione dell’Antico Testamento;

2. Le prassi battesimali del giudaismo;

3. I lavacri con acqua praticati dalle religioni misteriche.

1. I riti di purificazione con acqua nell’Antico Testamento.

Le molteplici purificazioni con acqua di cui si parla nell’Antico Testamento evocano


rappresentazioni mitico-religiose che il pensiero monoteistico di Israele ha però
trasformato con la sua tradizione.

Adesso, per preparare la comprensione profonda della dottrina del battesimo cristiano,
appare di grande utilità l’illustrazione della tematica concernente la purificazione dal
peccato nella teologia veterotestamentaria e giudaica.

L’importanza di questo tema nell’Antico Testamento e nel giudaismo inter-


testamentario è fondamentale. (Vedere il contributo di F. Hauck, kaqarÒj, kaqarizw nel
Grande Lessico del Nuovo Testamento vol. IV, 1255-1299, innanzitutto l’uso linguistico ed
il suo senso: puro e impuro al di fuori del Nuovo Testamento, nel giudaismo e nel Nuovo
Testamento).

Tutte le purificazioni sono di natura puramente cultuale, non morale. Nell’Antico


Testamento è impuro tutto ciò che è connesso con un culto straniero e perciò contrario a
Jahvé.

I profeti esortano gli Israeliti a purificarsi, a diventare mondi, abbandonando il male e


convertendosi al Signore (Is l,15s; Ger 4,14; 13,27). Nei profeti la fonte della vera impurità
che contamina l’uomo è individuata nel peccato; le immondezze legali non sono che
un’immagine esteriore. L’impuro è contrario in sé alla paternità di Jahvé. Non purificarsi
quando si è impuri, è un peccato morale, non per semplice disobbedienza al comando di
purificazione, ma per opposizione a Dio nella sua stessa essenza. Dio è il Santo per
eccellenza.

In Mc 7, 3-4 troviamo la parola battesimo con il significato di abluzione delle cose,


cioè come purificazione rituale.

1
A tale riguardo può essere utile ricordare che in passato c’è stato un Convegno di Teologia Sacramentaria
sulle radici del Battesimo ed il suo significato nelle prime comunità cristiane, durante l’epoca apostolica. In
riferimento a ciò c’è un libro dal titolo: Alle origini del Battesimo Cristiano. E’ un testo edito dal Pontificio
Istituto Sant’Anselmo, ed è ricco di molti articoli di carattere biblico-sacramentale.
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Importante è il testo di Sir 38,10, dove il saggio esorta il suo discepolo a purificare il
cuore dal peccato. La purezza di cuore è una metafora che sta per rimozione della sporcizia
interiore, ossia del peccato nel suo autentico principio: essa prepara alla disposizione
interiore del bene.
La purificazione profonda delle coscienze si ottiene con il perdono dei peccati, e
questa purificazione interiore sarà frutto dell’intervento di Dio in persona, il quale
nell’epoca escatologica monderà il suo popolo da tutte le sue iniquità, perdonandogli tutti i
peccati. Possiamo dire dunque che “la purificazione radicale delle labbra, del cuore, di
tutto l’essere” fa parte delle promesse messianiche.
I punti di contatto con il battesimo cristiano sono esigui. Si tratta di auto purificazioni
ripetute periodicamente per ottenere una purezza rituale o cultuale. Non sono richieste né
la conversione interiore, né il perdono dei peccati.

2. Le prassi battesimali del giudaismo.

Il bagno delle comunità essene


Nei documenti di Qumrán troviamo abbondante materiale sulla purificazione.

Vedere la traduzione di L. Moraldi, I manoscritti di Qumrán, U.T.E.T., Torino, 1971.

Più che un rito di iniziazione nella comunità, e ad essa, si tratta, verosimilmente, di un


segno di appartenenza alla stessa.

C’è una differenza fondamentale, una connotazione che la caratterizza: precisamente


la sua ripetibilità. Si potrebbe affermare che il bagno delle comunità essene
assomiglierebbe più ad un’azione, ad un rito igienico che, in momenti successivi, acquista
una connotazione religiosa.

A Qumrán, erano presenti diversi gradi di bagni. Rivestivano particolare importanza


quelli che si realizzavano nei momenti culminanti con l’iniziazione alla setta.

I più comuni erano i “diari”: si trattava di un bagno completo fatto verso le undici
della mattina, dopo il quale ci si rivestiva di una tunica bianca al fine di penetrare nel
recinto sacro dove si consumava il pranzo, al quale, sottinteso, non venivano ammessi gli
“impuri”.

Dunque, la purezza rituale era simbolo della purezza interna e della conversione del
cuore ed aveva un’intensa componente escatologica; si ricorreva al bagno escatologico
nell’attesa della purificazione messianica definitiva in virtù dello spirito di santità.

Le comunità essene conferivano ai bagni un’importanza eccezionale, certamente al di


sopra delle purificazioni giudaiche, venendo ammessi alla comunità coloro che, dopo la
prova destinata a manifestare la sincerità della loro conversione, si sforzavano di condurre
una vita pura e aspiravano alla grazia purificatrice.

Possiamo domandarci: qual è il vero significato di questi bagni? Lo si può


comprendere solo alla luce dell’ideale di purezza che anima l’intera comunità.
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Il significato del bagno era quello della purezza rituale per avvicinarsi a Dio e
partecipare alla comunità, quest’ultima comparata ad un santuario santissimo.

In secondo luogo, poi, era il simbolo della purezza interiore, cioè della conversione
effettiva e dipendeva principalmente dallo sforzo dell’uomo, così come dal dono di Dio.

Né fu rito proprio la cosiddetta “circoncisione del cuore”, atto che sanciva il nuovo
patto mosaico e rendeva membri dell’Israele santo. La “circoncisione del cuore” degli
Esseni, era un rituale di iniziazione lungo e severo ai fini della buona pratica della legge.
Come l’ingresso, così il progresso, dipendeva dai giudizi positivi della comunità
medesima.

I vari rituali di iniziazione, sin dal primo ingresso nel nuovo patto, coincidevano con il
rito annuale del patto, solennemente celebrato nella festività di Pentecoste per tutti i
membri della comunità, come si può riscontrare nel Libro dei Giubilei (Giub 6,7).

Tali riti, sembrano essere sempre basati sulla stessa struttura, ovvero sulla confessione
di fede e dei peccati. Più specificatamente:

• formula della benedizione e della maledizione;


• giuramento di totale adesione alla legge;
• immersione nell’acqua lustrale.

Tutto l’insieme appare, perciò, effettivamente adeguato a produrre, per convenzione,


l’accesso alla comunità dei santificati.

Prosper Grech dice che questo rito della comunità di Qumrán non ha molte analogie
con il battesimo cristiano perché non è un rito di iniziazione, ma soltanto di purificazione.
Era un rito penitenziale che potrebbe essere messo in rapporto più con il nostro sacramento
della penitenza che non con quello del battesimo2.

Radicandosi nelle pratiche giudaiche della purificazione rituale i bagni degli Esseni
hanno una nota di originalità che consiste nell’ideale di purità a cui essi aspirano e
all’essere parte integrante di una Comunità che celebra il mistero della propria fede.

Certamente tutto questo lascia intravedere elementi di continuità con quello che sarà il
battesimo predicato dal Precursore e con il battesimo cristiano, benché quest’ultimo si
ponga in una assoluta discontinuità, ma con tanti elementi di continuità3.

2
Cfr. P. GRECH. La pratica del battesimo ai tempi di Gesù, in P. R., TRAGAN. (ed.), Alle origini del
battesimo cristiano. Radici del battesimo e suo significato nelle comunità apostoliche, Studia Anselmiana
106. Sacramentum 10, Roma 1991, 62.
3
Le prassi battesimali del Giudaismo erano due: il bagno delle Comunità Essene ed il battesimo dei proseliti.
Si trattava di un rito di purificazione che riguardava soprattutto i pagani convertiti al Giudaismo.
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Il battesimo dei proseliti


Israele sottoponeva all’iniziazione i gentili di condizione libera, che volevano divenire
membri del popolo di Jahvé.

Si tratta di un rito di iniziazione che doveva essere praticato dai pagani convertiti al
giudaismo. Piuttosto che di un “battesimo”, in senso proprio, sarebbe più esatto parlare di
un bagno di immersione richiesto al neo convertito per la purificazione, unico rito
necessario per le donne, completato dalla circoncisione per gli uomini.
Si definiva proselito colui che, proveniente dal paganesimo, desiderava incorporarsi al
popolo giudaico (Mt 23,15; At 14,1-6; At 16,4). Se dai Giudei si esigeva la purezza rituale,
a maggior ragione, era da esigersi dai pagani convertiti (specialmente nel caso di donne
che, comprensibilmente, non potevano ricevere la circoncisione). Ciò richiedeva una
catechesi adeguata, che consisteva nel prepararli e nel sottometterli ad un rito che
comprendeva la circoncisione, la lavanda con acqua ed il sacrificio.
Mentre i proseliti si immergevano nella piscina, i rabbini recitavano alcuni
comandamenti della legge, ricordando al candidato i punti fondamentali della dottrina. Il
battesimo si doveva praticare, ove era possibile, con acqua corrente che possedeva le
migliori condizioni (v. il sistema dell’acqua secondo la tradizione di Qumrán). Il nuovo
adepto diventava così ebreo a tutti gli effetti, innanzitutto dal punto di vista religioso.
Oggi, molti dubbi si nutrono circa l’anteriorità o posteriorità di tale rito nella sua
condizione storica nei confronti del battesimo cristiano4. Nella citata opera, Zeitlin afferma
che il suddetto rito non si é potuto collocare storicamente prima dell’anno 65 d.C.
Risulta difficile determinare con maggior esattezza la data della sua comparsa, giacché
in origine non venne considerato come qualcosa a sé stante dalle abluzione normali, né
tantomeno godette di un rituale proprio; tuttavia, si usò nell’epoca precristiana
(sembrerebbero verosimilmente date le ragioni dell’ordine interno ed esterno che si
manifestarono a suo favore).
Il battesimo dei proseliti, senza perdere le caratteristiche del suo valore purificazionale
– rituale, si colloca strettamente legato al cambio di vita degli stessi ed al loro
incorporamento alla nuova comunità.
Pius Tragan dice che il bagno dei proseliti non ha a che fare con il perdono dei peccati,
ma ha il valore di una purificazione cultuale per superare le impurità reiteratamente
contratte. Esso è un auto-battesimo, perché è sconosciuta la figura del battista o del
ministro.
Un parere un po’ diverso è di Prosper Grech nello studio citato, quando dice che
questo battesimo non è un rito di purificazione, ma di iniziazione, che rende, insieme alla
circoncisione, il proselito come un rigenerato (pag. 65).
L’iniziazione a cui Israele sottoponeva i gentili, che volevano diventare membri del
popolo israelitico medesimo, non rappresentava una tappa del cammino che conduceva
dall’iniziazione israelitica verso quella cristiana, cioè dall’Antico Testamento al Nuovo, ma
si trattava, piuttosto, dell’introduzione al popolo di Israele, in un’atmosfera dove gli
elementi si concentrano per manifestare una ritualità.
Secondo Coppen, uno dei più grandi conoscitori del rito delle mani, il battesimo dei
proseliti, conosciuto e praticato prima della venuta del Battista, ha potuto influenzare il

4
S. ZEITLIN. L’origine de l’institution dii bapteme pour les proselvtes, Revue des Etudes Juives 98 (1934) 57.
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battesimo di penitenza predicato dal profeta-precursore, ma per i suoi effetti, il battesimo


cristiano è nettamente originale. E aggiunge:
«Comme toute l’economie sacramentelle, l’ablution baptismale est sans
précédent dans les milieux contemporaines de l’àge apostolique. Jamais
l’eau n’avait recu certe mystèrique puissance sacramentelle que seule a pu
lui donner la volonté de l’Homme Dieu»5 (col. 895).

3. I lavacri con acqua praticati dalle religioni misteriche.

C’è da dire che è presente tutta una teoria scaturita dal dibattito con Odo Casel:
quest’ultimo fa un confronto fra il battesimo cristiano ed il battesimo mandeo, il quale
comprende tre atti:
 battesimo;
 unzione;
 pasto.
L’unzione è una ripetizione del battesimo in quanto l’olio riveste la funzione di acqua
di luce che non aggiunge nulla al battesimo stesso, ma ne evidenzia il carattere divino.
Proprio in questo punto Casel ha avuto delle discussioni con un suo confratello, nel senso
che Casel respinge l’ipotesi che il battesimo giudaico possa derivare da quello mandeo.
Tale teoria può derivare solo dal completo disconoscimento di ciò che anima l’interno della
comunità cristiana. Tutto questo, secondo Casel, ha origine da una sopravvalutazione del
ruolo del battesimo mandeo, con il rischio di non conoscere a sufficienza l’originalità del
battesimo cristiano e della sua tradizione.

Andando oltre, alcune prassi rituali delle religioni misteriche del mondo ellenistico
sono state considerate da diversi autori come antecedenti o parallele al battesimo cristiano.
In alcuni testi il senso di certi bagni è quello di un morire volontario per ottenere una
nuova vita divinizzata. Tragan offre l’esempio delle Metamorfosi di Apuleio.

Piuttosto che ritenerle effettivi antecedenti del battesimo, le religioni misteriche sono
state considerate come fonte per una risignificazione del rito cristiano. Il testo di Rm 6,1-
11 è stato messo in relazione con i misteri ellenistici. Si tratta di una discussione aperta.

Conclude Tragan che per spiegare l’origine del battesimo cristiano non occorre
necessariamente fare appello al sacramentalismo ellenista delle religioni misteriche perché
il suo vero humus è piuttosto da ricercare nei lavacri del giudaismo tardivo.

Conclusione aperta degli antecedenti del Battesimo cristiano


E’ evidente e logico chiedersi se il battesimo dei proseliti ha influito - e in tal caso, in
che misura - nel battesimo cristiano.

Certamente si può giungere ad una conclusione: tra di essi esistono corrispondenze o


similitudini6. Appare, infatti, evidente l’intercorrente parallelismo che trova espressione
nella catechesi preparatoria. Il battesimo dei proseliti, infatti, comportava un’istruzione,
cioè, prima di entrare a far parte della comunità giudaica, essi dovevano essere catechizzati
per un certo tempo e solo così, conseguentemente, venivano ammessi al bagno rituale. Per
5
J. COPPENS. Baptéme, in Dictionnaire de la Bible. Supplément, Tome Premier, Paris. 1928, 852-924.
6
Oggi, tale fenomeno è molto valutato dai filosofi o dalla filosofia della religione.
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quello che esplicitamente si riferisce a tale rituale, vi sono, anche lì, similitudini da
considerare. Di fatto, la liturgia del battesimo dei proseliti nel Talmud prevedeva un
interrogatorio degli stessi, cui doveva seguire una risposta da parte loro, ovvero, qualcosa
che ha la connotazione evidente di una confessione di fede.

Ambedue le forme battesimali si contrassegnano con l’immersione ed, ancora, in


ambedue svolgono il loro ruolo i testimoni, cioè coloro che devono garantire la fede del
battezzando ed accertarne la professione, rappresentando la comunità e, parallelamente,
testimoniando l’autenticità del battesimo stesso.

E’ dopo la cerimonia che il proselito vivrà la condizione nuova di autentico giudeo e,


in quanto aggregato al popolo di Israele, sarà partecipe della sua vita spirituale ed avrà
maturato il diritto di mangiare la Pasqua.

Il proselito, una volta battezzato, veniva considerato come un appena nato: ciò ci
indica come la conversione rappresentasse sostanzialmente l’inizio della nuova vita.
Questa nuova nascita alla vita sgorgava dal fatto che «tutti i peccati, dopo la conversione,
gli erano stati perdonati; di conseguenza, a cominciare dal momento del battesimo, egli si
trovava in uno stato di santità e poteva prendere l’epiteto di neofita».

Non si tratta di semplici contatti isolati, sporadici, ma piuttosto di una terminologia


giudaica che si riaffaccia nel vocabolario battesimale cristiano, anche se, parimenti, non
può negarsi la mentalità teologica che li separa.

Il battesimo dei proseliti, non tralasciando di sottolineare che si poteva praticare più
volte, non toglie che sia un rito di purificazione ed un nuovo stato giuridico.
Tuttavia, non si può certo affermare che si tratta di una vera rinascita spirituale e meno
che mai di una morte nel battesimo dei proseliti; piuttosto si tratta di un esistenza
nell’ubbidienza alla legge, per cui non vi si può attribuire che il significato di un semplice
atto con valore purificante mediante il quale ci si aggrega alla comunità. Al contrario il
battesimo cristiano sarà un bagno nello Spirito Santo mediante il quale i riceventi
acquistano il pieno diritto al regno messianico.

I riti con cui l’iniziazione cristiana si esprime si potranno meglio comprendere nella
riflessione teologica alla luce del lungo itinerario religioso, della difficile e reale messa in
pratica della Chiesa nascente, in un alveo cultuale, dove la Comunità cristiana offrirà la sua
originalità che parte fondamentalmente dalla persona di Cristo.

Il battesimo cristiano non è derivato direttamente da queste prassi, anche se ci sono,


forse, degli influssi indiretti, tra i quali la ritualità e la simbologia.

4. Il Battesimo di Giovanni.

Da quanto si è detto, il rito del battesimo compiuto dal Battista al Giordano non
doveva apparire assolutamente nuovo. I Giudei da tempo praticavano i bagni religiosi. La
stessa concezione simbolica dell’acqua accompagnava il simbolo dello Spirito nella
letteratura intertestamentaria.

Pare doppia la fonte informativa sul battesimo di Giovanni:


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• Flavio Giuseppe

• Nuovo Testamento.

Flavio G. antiq. judaic, lib. XVIII, 5, 2, afferma:


«Giovanni era un uomo buono che incitava i Giudei alla virtù,
spronandoli a praticare la giustizia tra loro e la pietà verso Dio per poi
battezzarsi. Quanto gradito a Dio dovesse risultare questo battesimo risulta
facilmente deducibile dal fatto che non ci si serviva di esso al fine
dell’espiazione dei peccati, ma piuttosto ai fini della purificazione del
corpo, visto che l’anima era, prima, purificata mediante la giustizia».

Giovanni si caratterizza, dunque, secondo il testo, per il suo messaggio morale (esso
corrisponde alla sua chiamata) e per il suo battesimo. Tuttavia, il contenuto viene
declassato da operativo ad illustrativo e didattico. In sostanza, il rito compiuto dal Battista,
manifesta un valore che ormai è vicino al battesimo cristiano, senza – peraltro – arrivarvi.
In compenso, però, il rito battesimale trova, adesso, un valore non privo di una sua
convenienza.

L’esegesi recente è molto impegnata a mettere in luce l’originalità di Giovanni


nell’ambito del movimento battista della Palestina e la sua importanza nell’orizzonte del
cristianesimo nascente. Diverse monografie concordano nel sottolineare la forte impronta
religiosa che il Battista, con la sua predicazione, il suo genere di vita e l’originalità del suo
rito battesimale, ha dato a Israele. Il suo messaggio insiste sulla necessità di far penitenza
in preparazione alla venuta di colui che è più grande di lui, il giudice, colui che sradicherà
l’albero che non dà frutti, cioè tutti i mali del mondo. Così, Giovanni si presenta ai suoi
contemporanei come ultima possibilità di perdono e di salvezza, dando luce ad un tipo di
battesimo che esprime pentimento e perdono dei peccati. Amministrato una sola volta,
questo battesimo rappresenta una creazione originale di Giovanni, cioè un battesimo aperto
a tutti i peccatori che volevano convertirsi. Esso veniva praticato dal Battista stesso nelle
acque correnti del Giordano e in quelle della Perea e della Samaria, dove poi sarà
battezzato il Cristo.

In effetti, però, il battesimo di Giovanni pare ben diverso dall’immersione dei proseliti.
A prima vista esistono analogie tra Giovanni e l’essenismo, come pure delle differenze. In
tal senso è interessante leggere lo studio di Edmondo Lupieri, Il battesimo di Giovanni
Battista, nel Dizionario di Spiritualità biblico-patristica vol. 6 Borla, nelle pagine 70-72,
in riferimento ai problemi concernenti il battesimo di Giovanni.

Il Battista fu il primo a pensare che un’immersione in acqua corrente potesse in


qualche modo coincidere con la remissione dei peccati. Per questa ragione fu lui ad essere
definito “il battista”, cioè il battezzatore per antonomasia. In tal modo egli ha realmente
preceduto i cristiani, il cui battesimo sembra essere stato, sin dagli inizi, uno strumento
efficace per la remissione dei peccati (conclusione di Lupieri, op. cit. 73).

Secondo gli studi recenti, il battesimo di Giovanni, non disgiunto dal contenuto della
sua predicazione profetica, può allora costituire il contesto storico-religioso più vicino al
battesimo cristiano.

Ma il battesimo cristiano presenta due caratteristiche originali che lo distinguono dal


battesimo di Giovanni:
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I. L’implicito riferimento alla persona di Gesù;

2. Il dono dello Spirito Santo, almeno in un secondo momento della fase post-
pasquale.

Queste novità non escludono le dimensioni teologiche proprie al rito del Battista: il
perdono dei peccati e la partecipazione alla salvezza escatologica.

Su questa base oggi si sostiene che la comunità cristiana primitiva ha adottato il


battesimo di Giovanni, mentre alcuni esegeti ritengono che siano gli stessi discepoli del
Battista, unitisi dopo la Pasqua al gruppo dei credenti di Gesù, a introdurre nella nuova
comunità il rito di ammissione praticato dal loro maestro.

5. Il Battesimo di Gesù.

Il battesimo cristiano ha le sue radici nell’azione redentrice di Gesù. Sottoponendosi al


battesimo di Giovanni (Mc 1,9 par.), Gesù mostra e realizza la sua solidarietà con i
peccatori; il cielo aperto e la voce divina mostrano il battesimo di Gesù quale preludio
della salvezza e promettono la rivelazione completa del regno nell’opera compiuta dal
Messia.

Il racconto del battesimo di Gesù è essenzialmente una rivelazione cristologica, ma se


la prima faccia del battesimo, quella esplicita, è cristologica, l’altra faccia, quella in ombra,
è ecclesiale. La presenza della Chiesa si affaccia nel simbolismo della colomba e nella
figura del Servo che è contemporaneamente il Messia e Israele.

La lettura dei testi, dunque, ci mostra che il battesimo di Gesù è essenzialmente una
rivelazione cristologica, ma con un indirizzo verso la Chiesa e verso l’esperienza cristiana.

Se il battesimo di Giovanni è diventato un tipo, una figura del battesimo cristiano, il


battesimo di Gesù manifesta l’essenza del battesimo cristiano: non il rito, ma la teologia.

6. La prassi del Battesimo nelle Comunità post pasquali.

La testimonianza del Nuovo Testamento è quasi unanime nel presentare il battesimo


come prassi comune delle diverse comunità credenti, che trova le sue radici nella fase più
primitiva della Chiesa nascente.

I testi più antichi sulla prassi del battesimo si trovano nelle lettere paoline scritte più di
20 anni prima degli Atti degli Apostoli (At 6,11).
La maggioranza degli esegeti sulla base della testimonianze paoline e dei testi degli
Atti considerano il battesimo cristiano come una prassi comune ricevuta e conservata sin
dalle origini del cristianesimo.

Tenendo conto sempre dell’esegesi attuale, rimane prudente riconoscere che le origini
del battesimo cristiano siano state diversificate e complesse, benché il rito del battesimo,
che suggella la fede dei credenti in Cristo, si sia rapidamente imposto e diffuso.
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Kretschmann (lo cita Tragan) mette in luce come il battesimo del secondo e del terzo
secolo sia la risultante di una tessitura di riti diversi e come rifletta la varietà di significati
che esso deve aver avuto già nell’epoca precedente. Questa diversità di prassi manifesta
originariamente un rito arcaico, sul quale si affacciano diverse teorie sostenute da più
studiosi, ma di per sé parlando del battesimo, si scopre un contesto molto diverso da quello
della “Cena”.
Le svariate prassi battesimali dei primi secoli non sarebbero sviluppi di un unico rito
arcaico, ma piuttosto varianti di prassi battesimali già originariamente tra loro diverse.

Secondo quest’autore (Kretschmann) non si potrebbe parlare di una fondamentale


unità di struttura del battesimo, come si può parlare invece per il rito della Cena del
Signore. Ancora, egli aggiunge: «Alla base del battesimo non c’è, oltretutto, né un evento,
né una tradizione fondanti che obblighino ad ammettere l’omogeneità della sua origine».
Rimane, dunque, valido il principio che la prassi del battesimo cristiano proviene dalla fase
più primitiva delle comunità post pasquali.

Da quello che è stato detto bisogna considerare importanti i seguenti punti:


1. Rimane molto chiaro che il battesimo cristiano non è quindi un’espressione
religiosa isolata: la sua radice immediata è il battesimo di Giovanni, benché
l’esegesi recente concorda nel considerare il battesimo cristiano come una
derivazione e un superamento proprio del rito del profeta nel Giordano.

2. I racconti evangelici del battesimo di Gesù hanno un’intenzione chiaramente


cristologica, non sacramentale. L’attività di Gesù come battezzatore fu breve, il
centro della sua missione rimane la predicazione del Regno.

3. Nelle prime comunità pasquali il battesimo fu un battesimo di Giovanni


cristianizzato; tra i due c’era la vita e l’opera di Gesù. Per i credenti, ormai, il
battesimo diventa un battesimo “nel nome di Gesù”.

4. Ma troviamo un nuovo significato in questo battesimo di Giovanni cristianizzato;


questo rito non rappresenta soltanto la partecipazione all’evento escatologico, ma
l’ingresso in una comunità pasquale.

5. Negli Atti degli Apostoli il significato trova il suo contesto all’interno del tema
della “Nuova Nascita”. Esso si fonda piuttosto:

a) sulla formula battesimale nel nome di Gesù (essa è esplicitata per la prima
volta);

b) sulla contrapposizione tra battesimo con acqua e battesimo nello Spirito.

6. I cristiani hanno cominciato a praticare il loro battesimo “nel nome di Gesù” (Atti
19,5). C’è qui un’espressione molto arcaica. Col sottofondo del Battista, questa
formula suppone che dietro questo lavacro c’è la persona stessa del Signore, che in
questo modo conferisce ad esso un significato nuovo, essendo il Signore Gesù
anche l’oggetto della predicazione apostolica. Come il battesimo di Giovanni era
legato alla sua predicazione profetica, così il battesimo cristiano è legato alla
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predicazione dei discepoli di Gesù, al loro annunzio di salvezza: Gesù morto,


risorto e glorificato. In questo modo Gesù assicura la sua presenza nella Chiesa.

7. Il battesimo nel nome di Gesù: eij to onom£ epi tw onom£. Secondo studi
recenti, il rito battesimale di questa formula di 1 Cor 1,13.15 esprimerebbe il
rapporto personale del battezzato con Cristo, rapporto di destino (eij to) o di
dipendenza (epi) oppure rapporto fondato sul nome di Gesù ('en tw onom£).

8. Il battesimo e lo Spirito Santo (v. Atti degli Apostoli). Luca ha elaborato una sua
nozione di tale rapporto dalle diverse tradizioni di cui poteva disporre, ma non è
arrivato mai a precisare lo sviluppo del suo pensiero in forma unitaria e coerente. Il
battesimo con acqua, ripreso dai cristiani, conserva gli stessi elementi di quello di
Giovanni Battista: conversione, penitenza e perdono dei peccati. Ciò che
caratterizza il battesimo nel tempo della Chiesa è piuttosto l’effusione dello Spirito.
In tal senso, è importante il testo di Atti 2,38 come la testimonianza chiave del
pensiero lucano sul battesimo. Il testo riproduce o presuppone la normale prassi del
rito e rivela il giusto significato del lavacro con acqua. Così si può vedere che non
c’è discontinuità tra battesimo con acqua e dono dello Spirito Santo in quanto
l’imposizione delle mani è un elemento costitutivo del rito battesimale medesimo.
Per Luca il battesimo comporta il dono dello Spirito Santo e non esiste per lui altro
battesimo cristiano che quello nello Spirito.

9. Le prassi del battesimo nelle comunità post pasquali. Si vede una prassi
unanime del battesimo, radicata nella fase più primitiva della Chiesa nascente (At
2,38). I primi testi apostolici e post apostolici dimostrano che il battesimo cristiano
è stato una prassi comune, ricevuta e trasmessa sin dall’inizio e non un’abitudine
che via via si è imposta. Abbiamo menzione anche dei testi battesimali, molto
arcaici, che non comportavano l’effusione dello Spirito (At 8, 26-40).

10. Nelle grandi lettere paoline il battesimo si dà per scontato. Era un rito
conosciuto e praticato in tutte le chiese. Per tale ragione, troviamo diversi significati
nelle lettere paoline. L’interpretazione più tipicamente paolina del battesimo
cristiano resta quella delle grandi lettere: esso è la partecipazione alla morte e alla
risurrezione di Cristo, innanzitutto in Rm 6,1-11, dove si definisce il battesimo
come partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo. Per Paolo il significato
fondamentale del battesimo deve essere capito con la formula kerigmatica di 1Cor
15,3-5, cioè con la morte redentrice, la sepoltura e la risurrezione di Cristo (Rm 6,1-
11)7. In questo modo sembra chiaro come il battesimo abbia uno stretto legame con
la theologia crucis, cioè con la predicazione del Vangelo, con la fede che salva, con
la giustificazione, mediante le quali acquista, dunque, un po’ da tutti i grandi temi
della teologia paolina, ricchezza di significati e pregnanza di simbologia.

11. Nelle lettere pastorali di Paolo il battesimo viene menzionato una sola volta,
soltanto da Tt 3,4-7, ma il testo è denso di contenuto e deve essere capito all’interno
di un ampio contesto teologico e parenetico. Il battesimo è anzitutto una
rigenerazione palingenesia e un rinnovamento. La rinascita individuale del neofita è
collegata con la nuova era del cosmos inaugurata da Gesù Cristo, così da ritrovare
l’evento escatologico, che appare nel testo di Marco.

7
Le diverse ipotesi sul rapporto che unisce la morte salvifica di Cristo sulla croce e il rito battesimale, si
possono vedere nello studio di Tragan a pagina 28 e seguenti.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 25
Primo tema: L’Iniziazione al Battesimo Cristiano – Gli Antecedenti del Battesimo Cristiano.

12. La Prima lettera di Pietro. È considerata come un’omelia o come una liturgia
battesimale, addirittura propria della Vigilia pasquale. Non c’è accordo tra gli
esegeti. Il battesimo è il punto di partenza per un’esortazione parenetica a
sopportare il peso della vita cristiana e viene presentato come il fondamento del
comportamento etico che deve contraddistinguere i credenti. Il peculiare punto di
vista sul battesimo della 1 Pt va riconosciuto nella rilettura tipologica del racconto
del diluvio e dell’arca di Noè e nell’insistere sulla collaborazione da parte del
credente all’agire divino operante nel rito di purificazione (l Pt 3,20b-21). Per
questo motivo il collegamento tra battesimo ed il fatto del diluvio non sta nel tema
dell’acqua, ma in quello della risposta obbediente a Dio. L’acqua del battesimo
manifesta, di fronte a quella del diluvio (punizione di Dio), una forza purificatrice,
creativa, principio di rinnovamento e di vita e rimanda alla dimensione simbolica
positiva dell’acqua.

13. Il Battesimo secondo Mt 28,16-20. E’ un testo che, per il vocabolario e il


contenuto, esprime una fase già avanzata della tradizione evangelica. La formula
battesimale triadica non è un resoconto delle parole del Risorto, ma piuttosto una
testimonianza del rito del battesimo in uso nella comunità matteana. L’insieme della
pericope mostra la mano dell’evangelista, ma in fondo riposa su una tradizione pre-
matteana. Dunque, battezzare tutte le nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo è un mandato che Matteo collega con un’autorivelazione di Cristo
glorioso, con la proclamazione della sua condizione divina e con l’affermazione del
suo potere in cielo e sulla terra. Matteo stabilisce un rapporto diretto tra missione e
Battesimo, tra il tema della missione della Chiesa, il potere attuale del Risorto, la
sua costante presenza nella comunità credente e la sua azione sacramentale. Qui si
trova la grande ricchezza della conclusione matteana. L’amministrazione del
battesimo, che presuppone la formula, è collegata alla predicazione del Regno in
una comunità post-pasquale e all’insegnamento cristiano indirizzato a tutti i popoli.
La formula trinitaria acquista forti accenti teologici complementari: la sequela
Christi, la partecipazione di tutti i credenti all’opera redentrice di Cristo e del Padre,
la fede in Cristo e dunque la conversione.

14. Il battesimo negli scritti giovannei. Innanzitutto Gv 3,5, loghion giovanneo,


definisce il battesimo come rigenerazione operata dall’acqua e dallo Spirito Santo.
Si tratta del tema del battesimo come una nuova creazione (cfr. Rm 6,4; 2 Cor 5,17;
Tt 3,5; 1 Pt 1,3.23). Le espressioni rinascita o nuova vita evocano un vocabolario
conosciuto dalle religioni misteriche, ma il senso più profondo e il contenuto
proprio della rinascita battesimale devono essere cercati nell’ambito dell’Antico
Testamento (i temi dell’acqua, della creazione e delle nozze sono tipicamente
veterotestamentari). Gv 3,3 specifica che il battesimo è una nascita dall’alto, una
generazione operata da Dio, cioè una generazione battesimale che secondo Gv 3,5 è
una rinascita dallo Spirito e dall’acqua. Nella tradizione giovannea il battesimo è
una nuova nascita, un’illuminazione ed i credenti sono generati da Dio, nati dallo
Spirito Santo. In 1 Gv il battesimo rimane sempre il luogo in cui avviene l’atto della
generazione operata da Dio. Il significato fondamentale rimane quello della
rigenerazione come opera e dono dello Spirito. Il senso simbolico di molti testi del
Vangelo di Gv è indubbio: Gv 4,10.14; Gv 7,37-39; Gv 9, 1-41; Gv 13,1-20 (la
lavanda dei piedi) e Gv 19,34 (sangue e acqua che sgorgano dal costato di Gesù),
dove non pochi commentatori vedono nel costato aperto di Gesù l’origine dei due
grandi sacramenti: il Battesimo e l’Eucaristia. Il colpo di lancia collega la vita
sacramentale della Chiesa con la persona e l’opera di Gesù e in concreto con la sua
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 26
Primo tema: L’Iniziazione al Battesimo Cristiano – Gli Antecedenti del Battesimo Cristiano.

morte redentrice. I sacramenti costituiscono un’unica realtà con la persona ed il


sacrificio di Cristo, con la sua esaltazione, e sono fonte di vita che zampilla per la
Chiesa. Riprendendo la conclusione di C.K. Barret, egli afferma: “esiste un
insegnamento sacramentale in Gv più intenso che nei vangeli sinottici”(Tragan,
Dizionario, p. 156).

7. Conclusione.

 I diversi scritti del Nuovo Testamento offrono la possibilità di intendere e di spiegare il


battesimo secondo diverse prospettive e con terminologie simboliche differenti, ma
mostrano una rilevante unità che manifesta una certa autenticità.

 Troviamo elementi costanti che si ripetono sia nelle forme battesimali più primitive
“nel nome di Gesù”, sia in quelle più sviluppate di orientamento trinitario.
 Cristo Gesù, la sua persona e la sua opera, sono il punto di riferimento essenziale che
dà senso al battesimo; nel Suo nome il battezzato entra a far parte della comunità
escatologica dei salvati.

 Questa molteplicità di prospettive presente nell’indagine neotestamentaria non


rispecchia, dice Tragan, forse la stessa molteplicità di dimensioni teologiche,
soteriologiche ed ecclesiali contenute nel rito battesimale fin dalle sue origini?
(Sacramentum 10, Studia Anselmiana 106, 42).

 Data la molteplicità e l’ambiguità dei testi si può dire che l’origine del battesimo
cristiano sia stata complessa. Non possiamo arrivare a una nozione unitaria e coerente,
ma si arriva ad una prassi, ad una teologia e ad una simbologia.

 Il significato teologico del battesimo cristiano esprime la realtà della salvezza


realizzata dalla morte e dalla risurrezione di Cristo e si manifesta nel dono dello Spirito
Santo (Pasqua, donazione dello Spirito, apertura alla Chiesa).

 Nella sua globalità, questo Battesimo, che subito troveremo nella sua complessità
nell’Iniziazione Cristiana, unisce alla passione di Cristo e realizza la piena
incorporazione dell’uomo a Dio, facendo del credente un alter Christus (v. Casel),
abilitato ad offrire un sacrificio gradito a Dio. Si comprende, allora, la qualifica
dell’Eucaristia come culmine dell’Iniziazione cristiana.

Seguendo le indicazioni di V. Saxer nella sua opera Les rites de l’initiation chrétienne
du II au VI siècles. Esquisse historique et signification d’après leurs principaux témoins,
vorrei dividere tutto ciò che dobbiamo studiare in tre parti diverse, ma con qualche
cambiamento, che sembra, per il nostro scopo, più adatto:

1. Documenti a carattere liturgico-canonico: Tema 2°.

• La Didaché,
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 27
Primo tema: L’Iniziazione al Battesimo Cristiano – Gli Antecedenti del Battesimo Cristiano.

• Epistola di Barnaba,
• San Giustino,
• La Traditio apostolica,
• La Didascalia,
• Le Costituzioni apostoliche,
• Il Testamento del Signore.

2. Documenti a carattere catechetico e omiletico: Tema 3°.

• Tertulliano, De Baptismo,
• Le Catechesi di Cirillo di Gerusalemme/ Giovanni Crisostomo e
Teodoro di Mopsuestia, I Cappadoci, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino.

3. Documenti a carattere liturgico: Tema 4°.

• Lettera del diacono Giovanni a Senario,


• Liber Ordinum della liturgia ispanica (non c’è in questa Dispensa),
• Sacramentario Gelasiano,
• Rituale egizio edito da Baumstark (non c’è in questa Dispensa).
Tutto questo conduce ad una riflessione della Chiesa, nel quadro del Nuovo
Testamento: ci fermiamo, quindi, in questo primo millennio che è molto significativo per la
ricostruzione della prassi dell’Iniziazione Cristiana. In questo primo millennio, si trova
un’antica testimonianza dell’evoluzione che i riti dell’Iniziazione Cristiana hanno avuto, in
rapporto alle diverse epoche e alle diverse condizioni locali le quali hanno costruito un
contesto vissuto dalle singole Chiese.