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PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB.

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Sesto Tema: I Pontificali Romani – Introduzione Generale.

SESTO TEMA
I PONTIFICALI ROMANI

1. INTRODUZIONE GENERALE

E’ noto che il Pontificale romano-germanico (PRG) del X secolo comprendeva


l’Ordo romanus antiquus che aveva ripreso l’Ordo XI. Tuttavia quest’ultimo aveva
ricevuto alcune aggiunte.
Notiamo dapprima che il PRG, prima di presentare l’Ordo scrutiniorum, trascrisse
un Ordo in quarta ebdomada quadragesimae et in quarta feria. Si tratta del terzo scrutinio
considerato come il più importante. Il PRG nota che in questo giorno: «Tanguntur aures et
nares catechuminorum digitis presbiterorum. Eadem die instruuntur de auctoribus et
initiis IIIIor evangeliorum. Eadem die percipiunt orationem dominicam et simbolum ad
reddendum in sabbato sancto Paschae».
Fino a questo punto niente di molto particolare. Ma il paragrafo seguente prevede la
benedizione delle ceneri per chi dovrà sottomettersi agli scrutini e ricevere il battesimo.
Sono previste due orazioni a scelta per questa benedizione.
Solo dopo comincia l’Ordo scrutinii. All’inizio esso riprende il testo dell’Ordo XI,
ma poi innova. In effetti, i bambini sono sottomessi alla rinuncia a Satana e sono
interrogati sulla loro fede nelle tre Persone divine. Per il resto, gli scrutini seguono l’Ordo
XI. Come si può constatare, la soppressione degli scrutini ad opera del Gregoriano non ha
impedito la loro sopravvivenza altrove. Ricordiamo che il PRG sarà portato a Roma dagli
Ottoni verso la fine del X secolo. Il Sabato Santo si benedice l’acqua battesimale e tale
benedizione è preceduta dal dialogo del Prefazio. Sono introdotti, dunque, dei segni di
croce.
Allo stesso modo il cero pasquale è immerso nell’acqua al momento in cui si canta:
«Descendat in hanc plenitudinem fontis virtus Spiritus Sancti». Si versa del sacro crisma
nell’acqua e i fedeli sono aspersi con l’acqua consacrata. Alcuni manoscritti recano prima
la benedizione dei fedeli e poi l’immissione del crisma. Per il battesimo, due fonti ne
presentano il rituale. Nella prima, la rinuncia precede il battesimo, mentre nella seconda vi
è una interrogazione sulla fede, poi il battesimo con la formula «Ego te baptizo».
Questa seconda fonte precisa il rito dell’atto battesimale: si tratta di una
interrogazione sulla fede, seguita dal battesimo con una triplice immersione con la formula
ormai in uso. Per il resto le due fonti sono pressoché simili. In queste due fonti c’è la
consegna della veste bianca.
Per la Confermazione il vescovo impone la mano sulla testa di tutti con l’orazione
gelasiana che invoca i sette doni dello Spirito. Poi viene l’unzione per la quale i diaconi
domandano il nome di ciascuno e il vescovo traccia un segno di croce sulla fronte di ogni
candidato, dicendo: «Confirmo et consigno te in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti».
Qui si è operata una trasformazione importante: l’imposizione della mano si fa su tutti e la
formula dell'unzione è stata modificata. Il vescovo scambia in seguito un segno di pace e
poi dice: «Ecce sic benedicetur homo qui timet Dominum» ecc. A modo di conclusione,
dopo la Confermazione, segue un’orazione: «Deus qui apostolis tuis sanctum dedisti
Spiritum». Segue, poi, una lunga formula di benedizione.
Questo rituale sarà ripreso successivamente in molte delle sue parti dal Pontificale
romano del XII secolo e dall’Ordo XXXII. Per rendersene conto basta consultare le note
dell’edizione del Pontificale romano-germanico. Tuttavia il Pontificale romano del XII
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secolo farà consegnare il cero al battezzato: si tratta di un rituale già segnalato da


un Ordo di Jumiéges del XI secolo.
Nel XIV secolo si sostituirà il battesimo per immersione con il battesimo per
infusione, ma il PRG, accanto al suo rituale battesimale con i sette scrutini, prevede un
rituale nel quale i riti ed i formulari sono uniti al battesimo stesso. Questi due rituali
saranno utilizzati più tardi.

Nel 1523 Alberto Castellani presenterà la prima edizione di un tentativo di rituale


col nome «Liber sacerdotalis». In esso vi si trovano due Ordines del battesimo: accanto ad
un Ordo che comprende i sette scrutini, c’è un altro Ordo che unisce gli scrutini al rito
battesimale.
Il cardinale G. A. Santori, morto nel 1602, aveva ricevuto l’ordine di preparare un
rituale. Egli lo fa e il Cardinale Bellarmino collaborò a questo lavoro. Nel suo rituale
Santori riprendeva la disciplina dei sette scrutini. Tuttavia il rituale non fu accettato da
Paolo V che, riprendendo talvolta ad litteram alcuni frammenti di questo rituale, ne fece
preparare un altro simile a quello del Castellani. Questo Rituale di Paolo V, del 1614, fu
usato fino al nostro rituale precedente al Vaticano II.

Da tutto quello che abbiamo visto finora, si può dire che sono rintracciabili almeno
due tradizioni diverse e due rituali del battesimo. In questo caso si possono stabilire alcuni
punti:
1. Uno in varie tappe, che viene direttamente dal GeV/OR XI.
2. L’altro in un’unica celebrazione che viene dal GeV/OR XI, ma tramite il Supplemento
di Benedetto di Aniane.
3. Nei pontificali vedremo che il rituale in varie tappe sparisce e il rituale in un’unica
azione liturgica si stabilisce come norma.

2. IL PONTIFICALE ROMANO-GERMANICO

Ci interessa un pò il contesto storico. La data di composizione si trova tra il 950 e il


962.Un pontificale riportato a Roma dagli imperatori Ottoni nella seconda metà del secolo
X e che ha avuto un grande influsso, essendo la base di tutti i pontificali posteriori. Il
Pontificale è il libro del Vescovo. Questo Pontificale Romano-Germanico divenne il
fondamento di tutti gli altri pontificali. Esso rispecchia una Liturgia franco-germanica.

Il primo rituale battesimale: Sezione XCIX.


Il capitolo 99 (OR 50) è una compilazione di molte fonti diverse e tratta di tutto
l’anno. Questo capitolo segue per la maggior parte l’OR XI, ma rendendolo più completo
con i testi interi del Gelasiano. Questo Pontificale fu composto da un’equipe di esperti: le
stesse rubriche sono anche più sviluppate e le orazioni per la Messa sono scritte per intero.
Anche tutte le letture sono scritte per intero, come abbiamo visto nel Sacramentario di
Gellone.
A tale riguardo, è bene vedere il testo fermando l’attenzione soltanto sugli aspetti
che sono diversi dal rituale battesimale che fino adesso abbiamo visto.
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Il Pontificale Romano Germanico, inizia con il seguente titolo: Incipit Ordo vel
denuntiatio scrutinii ad electos quod tertia ebdomada in quadragesima, secunda feria,
initiatur.
L’incipit indica l’inizio degli scrutini: si tratta del lunedì della terza settimana di
Quaresima. Guardando direttamente il testo si può scorgere la seguente struttura:
 nn° 85-93: riguarda l’Ordo scrutinii. C’è da notare che l’iscrizione riprende
dal testo dell’Ordo XI, ma apporta con se degli elementi innovatori.
Ad esempio, i bambini stessi sono sottomessi alla rinuncia a Satana e
sono interrogati sulla loro fede nelle Tre Persone divine (v. n° 87a).
Questi capitoli sono così articolati:
 n° 85: è l’incipit che dà il titolo all’Ordo Scrutinii.
 n° 86: «Scrutinii diem, dilectissimi fratres, quo electi nostri
divinitus instruuntur imminere cognoscite, ibidemque
sollicita devotione succedente sequenti quarta feria circa
horam tertiam convenire dignemini, ut celeste misterium
quo diabolus cum sua pompa destruitur et ianua regni
caelestis aperitur, inculpabili, domino iuvante, ministerio
peragere valeamus». Viene fissata la data del mercoledì
della terza settimana di Quaresima, intorno all’ora terza,
seguita dalla motivazione che è quella della rinuncia a
Satana per accedere al regno di Dio, meta di tutti i cristiani.
Si nota nell’espressione “regni caelestis” una valenza
escatologica.
 n° 87: «Ut autem ad ecclesiam venerint sicut diximus, quarta
feria, hora tertia, scribantur nomina infantum vel eorum
qui ipsos suscepturi sunt et vocentur ab acolito in ecclesiam
per nomina vel ordinem sicut scripti sunt, ita dicendo: ille
puer…ad dexteram partem. Illa virgo, et sic per singulas
statuautur feminae seorsum ad sinistram partem». Si tratta
dell’iscrizione che avviene nello stesso giorno sia per i
maschi, sia per le femmine. Come si è già visto nell’OR XI,
è prevista la divisione dei maschi dalle femmine: i primi a
destra, e le seconde a sinistra.
n° 87a: «Et imprimis presbiter invocato nomine infantis dicat:
Abrenuntias Satanae? Resp.: Abrenuntio. Et omnibus
operibus?…Deinde dicat: Credis in Deum patrem
omnipotentem, creatorem caeli et terrae?… Credis et in
Iesum Christum filium eius unicum dominum nostrum
natum et passum?…Credis et in spiritum sanctum, sanctam
ecclesiam catholicam, sanctorum communionem, remissivo-
nem peccatorum, carnis resurrectionem et vitam aeter-
nam?…Exi, immunde spiritus… in singulorum frontibus
crucem cum pollice dicendo: In nomine patris et filii…Et
imponeat manum super capita…». Avviene, in primo luogo,
la rinuncia a Satana secondo le tre domande classiche,
seguito dalle interrogazioni sui tre articoli di fede. Alla fine,
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in secondo luogo avviene la signazione della croce sulla


fronte, seguita dall’imposizione delle mani sul candidato.
 n° 88: «Omnipotens sempiterne Deus, pater domini nostri Iesu
Christi, respicere dignare super hunc famulum tuum N.
quem ad rudimenta fidei vocare dignatus es…disrumpe
omnes laqueos Satanae quibus fuerat colligatus, aperi ei…
ut signo sapientiae tuae imbutus, omnium cupiditatum
fetoribus… ut idoneus efficiatur accedere ad gratiam
baptismi tui, percepta medicina. Per eundem». Segue
l’orazione sui maschi che devono ricevere il Battesimo a cui
fa seguito la benedizione del sale. Questa orazione è stata
presa dal GeV 285 (I Libro, cap. XXX).
 n° 89: «Item super feminas faciat similiter et postea benedicat
salem hoc modo:…». Lo stesso avviene per le femmine,
dopo di che segue la benedizione del sale che introduce al
rito dell’esorcismo.
 n° 90: «Exorcizo te, creatura salis, in nomine Dei patris
omnipotentis et in caritate domini Iesu Christi et in virtute
spiritus sancti. Exorcizo te per dominum vivum, per
dominum verum, qui te ad tutelam humani generis
procreavit…Proinde rogamus te, domine, Deus noster, ut
haec creatura salis in nomine sanctae trinitatis efficiatur
salutare sacramentum…». Avviene questo primo esorcismo,
a cui segue la richiesta di rendere degna o degno il
candidato al ricevere il sacramento della salvezza e ad
accedere alla grazia del Battesimo. Questo esorcismo ha la
stessa formula contenuta nel GeV 288 (I Libro, cap. XXXI).
 n° 91: «Et mittat in ora infantium de ipso sale per singulos ita
dicendo: Accipe salem sapientiae propitiatus in vitam
aeternam». Viene posto sulla fronte del battezzando il sale
della sapienza, propizio per la vita eterna.
 n° 91a: «Inde vero exeant foras ecclesiam expectantes horam
quando revocentur». I catecumeni escono dalla Chiesa in
attesa di essere nuovamente convocati.
 n° 92: «Tunc primum incipiat clerus antiphonam ad introitum:
Dum sanctificatus fuero in vobis, congregabo. Psalmus:
Confitemini domino et invocate. Qua finita dicit presbiter:
…». Si tratta dell’antifona di introito alla S. Messa, seguita
dall’orazione del presbitero.
 n° 93: «Da quaesumus, domine, electis nostris ut sanctis edocti
misteriis et renoventur fonte baptismatis et inter ecclesiae
tuae membra numerentur». C’è in questa preghiera una
richiesta di santificazione e di rinnovamento di questi eletti
che riceveranno il Battesimo, perché siano annoverati tra i
membri della Chiesa di Cristo. Questa preghiera è stata
presa dal GeV 193 (Libro Primo, cap. XXVI).
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 nn° 94-158: iniziano qui i primi sei scrutini che si articolano nel modo
seguente:
 n° 94: 1° SCRUTINIO, 1a TAPPA. «Et postea sedeat in sede tua. Et
dicat diaconus Cathecumini procedant. Et vocentur infantes
ab acolito per nomina ut scripti sunt et statuantur ut prius.
Et postmodum ammoneantur a diacono ita: Orate electi.
Flectite genua. Et postquam oraverint dicat: Levate,
complete orationem vestram in unum et dicite: Amen. Et
respondeant omnes: Amen. Item dicat diaconus: Signate
illos. Accedite ad benedictionem. Et signant illos infantes in
frontibus eorum patrini vel matrinae de pollicibus suis
dicendo: In nomine patris et filii et spiritus sancti. Tunc
veniat acolitus iterum faciens crucem in frontibus
singulorum dicendo: In nomine patris et…Et imponat
manum super eos, dans orationem super eos excelsa voce
his verbis»: Una volta che il presbitero ha raggiunto la sua
sede, il diacono invita i catecumeni ad entrare, mentre
l’accolito chiama i bambini per nome. Il diacono stesso
invita alla preghiera e alla genuflessione gli eletti, dopo di
che si procede al segno della croce sulla fronte dei bambini,
da parte dei patrini, delle madrine e dell’accolito. Avviene
anche l’imposizione delle mani sui battezzandi.
 n° 95: «Deus Abraham, deus Ysaac, deus Iacob, deus qui Moisi
famulo tuo in monte Synai apparuisti… te quaesumus,
domine, ut mittere digneris sanctum angelum tuum, ut
similiter custodiat et hunc famulum tuum N. et perducat
eum ad gratiam baptismi tui». Segue l’orazione secondo il
testo del GeV 291 (I Libro, cap. XXXIII), che corrisponde
al rito dell’esorcismo sugli eletti maschi.
 n° 96: «Et vertat se ad feminas et faciat crucem in frontibus earum
ut superius et imponat manum super capita singularum
dicendo»: Lo stesso avviene per le femmine.
 n° 97: «Deus caeli, Deus terrae, Deus angelorum, Deus
archangelorum…Deus omnium bene viventium… te invoco,
domine, ut hanc famulam tuam N. perducere digneris ad
gratiam baptismi sui». Sulle femmine segue l’orazione
secondo la formula del GeV 293.
 n° 98: 2a TAPPA. «Et annuntiat diaconus dicens: Orate electi.
Flectite genua, et reliqua. Et signant patrini ut prius. Et
sequitur alius acolitus et super masculos faciat crucem
sicut prius fecit et imponens manum super eos dicit…».
Inizia, così la seconda tappa, secondo l’OR XI al n° 17 (v.
p. 124 di questa Dispensa), che prevede la signatio crucem
sulla fronte dei candidati, seguita dall’imposizione delle
mani sui maschi da parte dell’accolito.
 n° 99: «Audi, maledicte Sathanas, adiuratus per nomen aeterni
Dei et salvatoris nostri filii eius, eum tua victus invidia
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tremens gemensque discede. Nihil tibi sit commune cum


servo Dei N. iam celestia cogitanti renuntiaturo tibi ac
saeculo tuo et beata immortalitate victuro. Da igitur
honorem advenienti spiritui sancto qui ex summa celi arce
descendens…». Si tratta della minaccia rivolta a Satana,
secondo la formula contenuta nel GeV 292, secondo la
quale entra a far parte dei riti di esorcismo sopra gli eletti.
 n° 100-101: «Item super feminas similiter faciens crucem, imponit
manum super eas dicens: Deus Abraham, Deus Ysaac…».
Si ripete il medesimo rito di signatio crucem e di
imposizione della mano sulle femmine, da parte
dell’accolito (v. nn° 95 e 96).
n° 102, 3a TAPPA. «Item dicit diaconus: Orate electi…Et signant
patrini vel matrinae ut superius. Inde tertius acolitus faciat
crucem in frontibus puerorum sicut anterior fecit et imponit
manum super capita eorum dicendo». Avviene, in questo
caso una nuova signatio crucem ed una nuova imposizione
delle mani da parte del 3° accolito, precedendo il rito vero e
proprio dell’esorcismo.
 n° 103: «Exorcizo te, immunde, spiritus, in nomine patris et filii…
ut exeas et recedas ab hoc famulo Dei N. Ipse enim tibi
imperat, maledicte damnate, qui pedibus super mare
ambulavit et Petro mergenti dexteram porrexit». Avviene un
nuovo esorcismo sui maschi seguito da una nuova invettiva
contro Satana. L’autore fa riferimento all’episodio di Pietro
che cammina sulle acque, ma affonda per non aver avuto
piena fede in Cristo. Subito dopo l’esorcismo, c’è subito
l’invito ad uscire dalla Chiesa. Naturalmente prende dalla
formula del GeV 296
 nn° 104-105: «Exorcizo te, immunde spiritus… ceco nato oculos
aperuit et quatriduanum Lazarum de monumento
suscitavit». Avviene lo stesso esorcismo sulle femmine, con
la differenza che l’autore fa riferimento a due episodi
evengelici: la guarigione del cieco nato e la risurrezione di
Lazzaro.
 n° 106, 4a TAPPA. «Et admonet diaconus: Orate electi…Et signant
patrini sicut prius. Et tunc presbiter accedit faciens crucem
in singulorum frontibus sicut prius, et imponit manum super
capita ipsorum dicens hanc orationem». Segue una nuova
ammonizione del diacono che invita i padrini a fare il segno
della croce sulla fronte degli infanti.
 nn° 107-109: si conclude il primo scrutinio mediante un’orazione,
una nuova ammonizione del diacono che invita ad una
nuova signatio, al silenzio (v. GeV 298). Al n° 109 segue la
lettura del Profeta Ezechiele al cap. 36,25-30 dove si
sviluppa il tema del cuore nuovo che prende il posto del
cuore vecchio e del cuore di carne che sostituisce quello di
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pietra. In questo caso, c’è un preciso riferimento alla


circoncisione del cuore: non è più una circoncisione
esteriore, ma è interiore.
 n° 110: «Sequitur responsorium gradale: Aspiciam vos et crescere
faciam. Postea ammonentur a diacono ita: Cathecumini
recedant. Si quis cathecuminus est, recedat. Omnes
cathecumini recedant foras. Et egrediuntur de ecclesia ipsi
electi, expectantes…». Segue il Salmo responsoriale, detto
graduale, che fa riferimento a Lv 26,9 (v. OR XI, n° 28).
nn° 111-119: avviene la lettura del Vangelo di Mt 16,26-30 (n° 111:
In illo tempore, respondens Iesus dixit: Confiteor tibi
pater…), seguita dalle offerte (n° 112: Et offeruntur
oblationem a parentibus vel ab his qui ipsos…), dal canone
nel quale si trova la formula del Memento, domine,
famulorum famularunque tuarum, qui electos tuos
susceptiri sunt ad sanctam gratiam baptismi tui (v. n° 114),
dalla richiesta di rinnovare gli spiriti (v. n° 115), dalla Post-
communio, dalla supplica in favore del popolo. La Messa si
conclude con il n° 119 dove si annunzia il prossimo
scrutinio: «Finitis vero missarum sollemniis, communicent
praeter ipsos infantes. Deinde annuntiat presbiter ut in ipsa
ebdomada revertantur ad scrutinium ita dicendo: Die
sabbati veniente, colligite vos temporius ad ecclesiam Illam
vel Illam. Venientes autem omnes ad ipsum diem sicut eis
denuntiatum fuit, faciunt ipsum scrutinium et missam per
omnem ordinem sicut superius scriptum est». Il 2° scrutinio
è fissato nella stessa settimana, nel giorno di sabato in una o
in un’altra chiesa. C’è da notare che le formule dal 113 al
118 provengono dal GeV 194 (Secreta), 195 (infra
canonem), 196 (item intra actionem), 197 (Postquam
recensita fuerint, dicis), 198 (Post Commmunionem) e 199
(Ad populum).
 nn° 120-125: 2° SCRUTINIO. Inizia con il seguente titolo: Missa
ebdomada IIIIaquae pro secundo scrutinio celebratur (v.
n° 120). Segue subito in sintesi la struttura della Messa con
una secreta (n° 122: Remedii sempiterni munera, domine,
laetantes offerimus…), da una oratio infra canonem ut
supra. Postcommunio ( n° 123) e da una super populum (n°
124). Con il n° 125 si conclude il 2° scrutinio e viene
annunziato il 3° scrutinio: «Iterum annunziat presbiter
qualem diem voluerit in sequenti ebdomada, quae est ab
initio quadragesimae quarta, ita dicendo: Illa feria
veniente, colligite vos tempirius ad ecclesiam Illam, quales
eis denuntiaverit». Le formule dal n° 121 al n° 123 sono
prese sempre dal GeV 225 (Omnipotens, sempiterne
Deus…), 226 (Secreta), 227 (Post Communionem) e 228
(Ad populum).
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 nn° 126-157: 3° SCRUTINIO. Inizia con il seguente titolo: Oratio


ad missam ebdomada Va quae pro scrutinio III°
celebratur, in apertione aurium (v. n° 126). Tale titolo
indica che segue il rito della signatio, dopo la quale il
diacono invita al silenzio per l’ascolto della Parola di Dio,
tratta dai brani da Is 55,2-7 e Col 13,9-17 (v. n° 128:
Signate illos, State cum disciplina et silentio. Et tunc
leguntur duae lectiones in aurium apertionem; v. nn° 129 e
130). Segue al n° 132 la lettura di altri due testi: Is 52,6 ed
Ez 1,10. A queste fa seguito la consegna dei Vangeli,
mediante le quattro Letture di Matteo (nn° 134-136: Mt 1,1-
21), di Marco (n° 139: Mc 1,1-8), di Luca (n° 141: Lc 1,5-
17) e di Giovanni (n° 143: Gv 1,1-14). Al n° 145 avviene la
consegna della Prefatio Symboli: «Et dicit prefationem
symboli: Dilectissimi nobis, accepturi sacramenta
baptismatis et in novam creaturam sancti spiritus
procreandi, fidem, qua credentes iustificandi estis…». Al n°
146 segue la consegna del Credo: la professione di fede è
riportata in greco traslitterato. Al n° 147 segue ugualmente
la professione di fede: il Credo, però, viene professato in
latino. Se si ci sofferma, si nota che nei due numeri citati,
probabilmente l’autore ha voluto indicare cristiani di lingua
greca e latina. Chi canta il Credo è l’accolito mentre pone la
mano sopra il capo dell’infante. Ai nn° 149-150 avviene la
consegna del Padre Nostro, preceduta da un’ammonizione
diaconale: «Ipsis expletis, annuntiat diaconus: State cum
silentio, audientes intente. Inde subsequitur sacerdos hanc
prefationem dominicae orationis». Segue poi il resto della
celebrazione eucaristica che si conclude con il n° 157.
 n° 158: «Iterum annuntiat presbiter qualem diem voluerit in
sequenti ebdomada qua revertantur ad scrutinium…Et
postea annuntiat presbiter ut ipsi ipsa ebdomada ad qualem
diem vel ad qualem ecclesiam voluerit, revertantur ad
scrutinium quintum…Hoc expleto, iterum annuntiat eis,
sicut superius, ut revertantur ad scrutinium sextum, in
sequenti ebdomada ultima ante pascha, ad qualem diem vel
ad qualem ecclesiam voluerit…Ita tamen agendum est, ut, a
primo scrutinio quod incipit tertia ebdomada in
quadragesima usque in sabbatum sanctum in vigilia
paschae, septem scrutinia esse debeant secundum formam
septem donorum spiritus sancti, ut dum septanario numero
implebuntur, detur illis gratia septiformis spiritus sancti».
Vengono annunziati gli altri tre scrutini: il quarto ed il
quinto sono fissati nella stessa quarta settimana di
Quaresima, mentre il sesto nella settimana successiva,
l’ultima prima di Pasqua (5a di Quaresima). Il settimo
scrutinio è fissato per il Sabato Santo, alla vigilia di Pasqua
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(v. n° 337). E’ interessante notare come anche in questo


caso il numero degli scrutini è giustificato dalla settiforme
grazia di Dio e dai sette doni dello Spirito Santo.
nn° 159-162. Seguono rispettivamente: l’incipit ordo a dominica
mediana usque in octavas paschae de officiis divinis diebus
et noctibus breviter digestus (159); Ordo de sabbato ante
palmas (161); Ordo de die palmarum (162). In sostanza, si
trovano le indicazioni per l’ultima settimana di Quaresima,
per la Quinta Domenica di Quaresima, per il sabato prima
della Domenica delle Palme e per la Domenica delle Palme,
comprese le letture che sono tratte da Zac 9,9 dal Vangelo di
Luca 19,29.

Proseguendo nella lettura del Pontificale Romano-Germanico, si arriva alla descrizione


dell’ultimo scrutinio e del rito vero e proprio del Battesimo, amministrato dal Pontefice,
secondo quanto segue:
 nn° 337-341: Item Ordo de Sabbato sancto in die. Primum qualiter
catecizantur infantes. E’ il titolo con cui inizia il settimo scrutinio del
Sabato Santo. Come si legge dal n° 337, i battezzandi, accompagnati
dai loro patrini e dalle loro madrine, procedono verso la chiesa ed in
base alle indicazioni dell’Accolito, i maschi vengono posti a destra,
mentre le femmine a sinistra. Successivamente avviene l’imposizione
delle mani su ogni candidato, secondo la formula trinitaria. Al n° 338
si svolge la minaccia a Satana con la celebre formula: «Nec te latet,
Sathanae, inminere tibi poenas, inminere tibi tormenta, inminere tibi
diem iudicii…Proinde, damnate atque damnande, de honorem Deo
vivo et vero, de honorem Iesu Christo filio eius et spiritui sancto, in
cuius nomine atque virtute…ut exeas et recedas ab hoc famulo dei N.
et benedictionem fontemque baptismatis dono vocare dignatus est…».
Al n° 339 avviene il rito dell’effeta: Ipso impleto, tangit presbiter
singulorum nares et aures de sputo oris sui, et dicit unicuique ad
aurem dexteram: Effeta, quod est adaperire, in odorem suavitatis. Ad
sinistram: Tu autem effugare, diabole, appropinquabit enim iudicium
Dei. Al n° 340 segue l’unzione del candidato con l’olio santo con il
segno della croce. Subito dopo si procede alla triplice formula di
rinuncia a Satana. Al n° 341, con l’imposizione delle mani sul capo
del candidato, inizia l’interrogazione sui tre articoli di fede.
Successivamente, dietro l’invito dell’arcidiacono i catecumeni escono
dalla Chiesa. Come si può notare, tutto corrisponde perfettamente al
Gelasiano e all’OR XI.
 n° 342-351: C’è un lungo rito per la benedizione del cero pasquale che unisce
elementi romani ed elementi germanici, tra i quali l’Exsultet, (n° 347:
«Exultet iam angelica turba caelorum <exultent divina misteria, et
pro tanti regis victoria, tuba insonet salutaris. Gaudeat [et] tellus
tantis irradiata fulgoribus…Inde vero accedit in consacrationem
cerei, decantando quasi canonem ita:>…») preso dal Supplemento
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 139
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Introduzione Generale.

Adriano e dal Gregoriano. E’ importante notare la presenza di due


codici manoscritti: il “C” ed il “K”. Al n° 351 segue il rito per la
benedizione del Cero Pasquale, a cui fanno seguito le letture tratte dal
libro della Genesi (sul tema della creazione), dal Libro dell’Esodo e
dal Libro di Isaia. Seguono anche i rispettivi Salmi.
 n° 363: «Interim autem dum lectiones leguntur, presbiteri catecizant infantes
qui non sunt catecizati et preparent ad baptizandum». E’ importante
notare che ormai il catechizzare significa esorcizzare, però
quest’ultimo scrutinio/esorcismo viene fatto già la mattina del Sabato
Santo. In questo rito è prevista anche la benedizione del fonte
battesimale da parte del Pontefice.
 n° 364: «Deinde procedit pontifex de ecclesia benedicendo cum omni decore et
ordine sacerdotum cum letania, prosequente eum clero vel populo
usque ad fontes, sustentatus a duobus diaconibus…». Avviene così la
processione solenne al fonte, accompagnato dal canto della litania.
 n° 365: «Finita autem letania, cantet episcopus vel presbiter Pater noster.
Symbolum: Credo in Deum patrem…et det orationem super fontes in
hunc modum (C) [Expleta autem letania ante fontes, adstante omni
clero vel populo in circuitu fontis, facto silentio, benedicturus fontes,
hora nona…et dat orationem super fontes (D)] ». In sostanza, avviene
la redditio orationis dominicae e la redditio symboli. Tra i due codici
manoscritti non si notano grosse differenze anche se “C” appare più
dettagliato rispetto al “K”.
 n° 367: Segue poi il prefatio della Messa che nel manoscritto “C” viene
riportato per intero, mentre nel “K” c’è solo un accenno. E’ il
momento in cui avviene la benedizione del fonte battesimale.
Guardando a p. num. 104 della Disp. delle Fontes selecti de ritu
Initiationis Christianae, si può notare, ad un certo punto, che alle linee
5 e 6 si pone il cero nelle acque del fonte per simboleggiare la virtus
spiritus sancti, mentre subito dopo, alle linee 7-10 il Cero pasquale
viene tolto dall’acqua del fonte per indicare ormai l’avvenuta rinascita
ad una nuova infanzia: «Hic tolluntur cerei. Hic omnium peccatorum
maculae deleantur, hic natura ad imaginem tuam condita et ad
honorem sui reformata principii, cunctis vetustatis squaloribus
emundetur, ut omnis homo hoc sacramentum regenerationis ingressus
in verae innocentiae novam infantiam renascatur».
 n° 368: «<Deinde aspergatur ex ipsa aqua fontis super circum-astantes et omnis
populus qui voluit, accipiat benedictionem unusquisque in vase suo de
ipsa aqua antequam ibi baptizentur parvuli, ad spargendum in
domibus et vineis et campis vel fructibus suis>». L’acqua benedetta
del fonte battesimale verrà poi aspersa sul popolo e sarà messa in vasi
che serviranno per la benedizione delle case, dei campi e dei frutti
della terra. Tutto questo precede il rito vero e proprio del battesimo dei
bambini nel fonte battesimale.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 140
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Introduzione Generale.

 n° 369: «His omnibus expletis in presentia cleri, subdiaconus sumens vas


aureum unde mittatur chrisma in fontem, et effundens in id de
ampullis utrisque, id est, de oleo sancto atque de chrismate, donat
diacono et ille pontifici. Pontifex vero fundit chrisma de vasculo aureo
intra fontes super ipsam aquam in modum crucis dicens lenta voce:
Sanctificetur e fecundetur fons iste renascentibus ex eo in vitam
aeternam». Avviene la benedizione vera e propria del fonte
battesimale, da parte del Pontefice con il crisma a mo’ di croce con
queste parole: Sia santificato e fecondato questo fonte dal quale i
rinati alla vita eterna.
 n° 370: «Pontifex baptizat unum aut duos, vel quantum ei placuerit de ipsis
infantibus». Avviene il rito del battesimo vero e proprio, che viene
presieduto dal Pontefice.
 n° 372: Quis vocaris? Si comincia chiedendo il nome: nel manoscritto “C”
seguono la rinuncia a Satana e la triplice domanda sulla fede, mentre
nel manoscritto “K” si trova, al n° 370 e al n° 373, l’interrogazione
sui tre articoli di fede.
 n° 374: «Post talem responsionem, episcopus vel presbiter faciens crucem cum
oleo inter scapulas et in pectore infantium et eos nominans ita dicat:
Ego te lineo oleo salutis in Christo Iesu domino…». Si tratta
dell’unzione pre-battesimale, impartita ad ogni candidato.
 n° 375: Vis baptizari? (Vuoi essere battezzato?). Questa è la domanda che finora
non abbiamo visto: si tratta di una novità inserita nei Pontificali. Tra
l’altro, nel ms “K” (Et ego baptizo in nomine patris, et mergit semel,
et filii, et mergit iterum, et spiritu sancti, et mergit tertio) troviamo tre
immersioni, mentre nel ms “C” si trovano i termine intinguat (intinga;
bagnare), inferat (introduca, portare all’acqua) e mergat (immerga,
sommergere).
 n° 376: «Sed et hoc in modum crucis facere debet, primum in orientalem
plagam vertat caput infantis, pedibus in occidentem extensis. Secundo
in australem, tertio in aquilonalem partem». E’ una rubrica strana ed
insolita che spiega come si deve portare il bambino nella forma della
croce con la testa verso l’oriente. Naturalmente, come si può vedere,
c’è un richiamo al significato dell’Oriente come Luce e dell’Occidente
come tenebra e peccato.
 n° 377 (C): «Cum autem infantes elevati fuerint a fonte, patrini vel matrinae
singulorum accipientes eos habeant intra baptismum pedibus
infantum ad huc in aqua consistentibus…». Dalla rubrica risulta che
per l’unzione post-battesimale il bambino deve avere i piedi ancora
nell’acqua. Nel ms “K” vi è una descrizione analoga. L’unzione post-
battesimale avviene con il santo crisma che indica, mentre il vescovo
o il presbitero chiama per nome l’infante e gli fa il segno di croce, la
rigenerazione e la rinascita dall’acqua e dallo spirito per la remissione
dei peccati.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 141
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Introduzione Generale.

 nn° 379 e 380 (“K”). Seguendo l’OR XI si può vedere che il vescovo va alla
sua sede in chiesa e là il bambino riceve un vestito bianco con il
versetto: «Accipe vestem candidam et immaculatam, quam praeferas
ante tribunal Christi in nomine sanctae Trinitatis (Ms. “C”) in vitam
aeternam» (Ms. “K”).
 n° 380 (C): «Et deportantur ipsi infantes ante eum et dat singulis stolam
candidam et chrismale et decem siliquas dicens orationem: Accipe
vestem candidam et immaculatam…». E’ il momento in cui il bambino
riceve il nuovo vestito subito dopo l’unzione post-battesimale e poi
viene portato in chiesa.
 n° 382: «Induti vero ordinantur per ordinem sicut scripti sunt in circuitu et
infantes quidem in brachiis dextris tenentur, maiores vero pedem
ponant super pedem <dextrum> patrini sui». E’ una rubrica
interessante, perché parla dei bambini che si portano in braccio se
sono piccoli, ma se sono più grandi sono posti sopra il piede destro del
proprio patrino. La cosa importante da rilevare è il contatto fisico che
il bambino deve avere con il padrino o con la madrina.
 n° 383 (C): «Pontifex vero veniens ad infantes, tenente archidiacono chrisma,
involutis scapulis et brachiis ex panno lineo, elevata et imposita manu
super capita omnium, dat orationem super eos cum invocatione
spetiformis gratiae spiritus sancti: Spiritus sanctus superveniat in
vos, et virtus altissimi sine peccato custodiat vos». Si può notare, in
questo caso, il gesto del vescovo per l’imposizione della mano. Nel
ms. “C”, l’imposizione viene accompagnata dal versetto sopra
riportato.
 n° 386: «Oratio. Omnipotens sempiterne Deus qui regenerare dignatus es hos
famulos et famulas tuas…». L’imposizione è seguita da un’ orazione,
che chiede i sette doni dello Spirito Santo: si tratta della stessa
orazione che abbiamo visto nel GeV 451.
 n° 387: «Oratione expleta, interrogantibus diaconibus nomina singulorum,
pontifex, tincto pollice in chrismate, faciat crucem in singulorum
frontibus ita dicendo. Seguono, dunque, l’unzione e la signatio con le
parole: Confirmo et consigno te in nomine patris et filii et spiritus
sancti. Resp. Amen. Pax tecum (gesto che diventerà un leggero
schiaffo). Resp.. Et cum spiritu tuo».
 n° 390: «Hoc autem omnino precavendum est ut non neglegatur, quia tunc
omne baptismum legitimum christianitatis nomine confirmatur. Qui
expletis, iussi incipiunt in ecclesia letaniam tertiam, trinam ordine
suprascripto, et campanae tanguntur, et ingrediuntur ad missam…».
Dalla lettura di questo testo si incontra la solita ammonizione di non
trascurare la Confermazione. C’è di nuovo la litania, si suonano le
campane, i neofiti hanno in mano una candela accesa e così procedono
fino all’altare.
 n° 391: «Et procedit pontifex de sacrario cum ingenti decore, cum
thimiamateriis et duobus cereis unde superius diximus, et stant sicut
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 142
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Introduzione Generale.

antea a dextris et a sinistris altaris. Letania expleta, dicit pontifex:


Gloria in excelsis». Si canta il Gloria e la Messa prosegue.
 n° 396: «Illud autem de parvulis providendum est, ne post quam baptizati
fuerint ullum cibum accipiant, neque lactentur sine summa necessitate
antequam communicent sacramento corporis Christi. Et postea per
totam ebdomadam paschae, omnibus diebus ad missam veniant…». Si
tratta della stessa ammonizione riguardo al digiuno dei bambini tra il
battesimo stesso e la comunione.

Conclusione
Anche se il PRG in questo primo rituale è più completo nelle sue descrizioni dello
svolgimento dell’azione liturgica, c’è ben poco di nuovo secondo questi punti di
osservazione:

 la consegna della veste bianca;


 Vediamo, invece, una CONTINUITÀ del rito dal VI al X secolo;
 Ma questo rituale non è l’unico. Il secondo si svolge non in varie tappe ma in
una singola azione liturgica nella linea del Supplemento al Gregoriano.

Secondo rituale battesimale: Sezione CVII.


Questo Ordo riunisce nella stessa celebrazione l’entrata nel catecumenato, gli
esorcismi, la celebrazione del Sabato Santo mattina ed i tre sacramenti.

Esso inizia con il titolo: Ex autentico libro sacramentorum sancti Gregorii papae
urbis Rome. Incipit Ordo ad baptizandum infantes.
Come va interpretato e compreso questo titolo? Il rito viene dal Gregoriano, ma da
quale Gregoriano? Dovrebbe trattarsi del Supplemento. Un’altra domanda da porsi è: da
dove viene il rito del battesimo nel Supplemento? Esso ha avuto origine dal GeV, dall’OR
XI e dal Gel dell’VIII secolo; dunque, esso non ha niente a che fare con il Gregoriano
Hadrianum.

Un altro elemento da raccogliere e che ci può essere utile nella conoscenza di


questo secondo rituale, lo si può avere leggendo la nota alla p. num. 155 1 della Dispensa
delle Fontes Selecti dell’Iniziazione Cristiana. Da tale contesto ci sono delle differenze
perché alcuni elementi provengono dal primo rituale del PRG e sono state aggiunte, anche
se il secondo rituale del PRG segue più fedelmente il Supplemento. C’è da dire anche che
se le rubriche nel Supplemento non sono sufficienti, il testo prende le rubriche necessarie
dall’OR XI.

1
Ordo baptismal, sans scrutins, ne comportant qu’une séance. Il est différent de l’Ordo baptismal, sans
scrutins, du Sacr.Gregor suppl.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 143
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Introduzione Generale.

Il rituale.
Esso così si dispone, secondo questi punti principali:
 L’ENTRATA NEL CATECUMENATO (1-12)
 nn° 1-2 QUESTA RINUNCIA NON SI TROVA NEL SUPPLEMENTO, MA VIENE DAL
PRG 87a: tale rinuncia è seguita dai tre articoli di fede, dopo i quali
avviene l’imposizione delle mani.
 n° 4 ESORCISMO: si tratta del rito della sufflatio secondo la formula, Exi,
immunde spiritus, et da locum spiritui sancto paraclito.
 n° 5 SIGNATIO: come si è visto in precedenza, si tratta del segno della croce
sulla fronte dei candidati, accompagnato dalla formula trinitaria, in
nomine Patris, et filii, et spiritus sancti.
 n° 9 ESORCISMO E BENEDIZIONE DEL SALE: tale rito, insieme alla formula che
lo accompagna è stato preso dal GeV 288.
 n° 10 IMPOSIZIONE DEL SALE: «Et mittat in ora infantium de ipso sale, per
singulos ita dicendo: Accipe salem sapientiae propitiatus in vitam
aeternam. Pax tibi. Resp. Et cum spiritu tuo». Anche questa formula è presa
dal GeV 289, ad esclusione dell’espressione Pax tibi, che probabilmente è
stata aggiunta successivamente al Gelasiano stesso.

 GLI ESORCISMI (12-22). Eccone una breve struttura:


 n° 12: avviene, come anche nel primo rituale, il segno della croce sulla fronte
dei maschi.
 n° 13: segue l’imposizione delle mani sui maschi, seguita dall’orazione presa
dal GeV 291;
 n° 14: segue la minaccia contro Satana che ha la sua fonte nel GeV 292;
 n° 15-16: il rito descritto ai nn° 12-14, avviene per le femmine, secondo la
formula del GeV 293;
 n° 17: segue un nuovo esorcismo sui maschi, secondo la formula del GeV
294;
 n° 18: segue un nuovo esorcismo sulle femmine, secondo la formula del GeV
295;
 n° 19: avviene un terzo segno di croce sulla fronte del candidato maschio,
secondo la formula del GeV 296, seguito da una nuova minaccia
contro Satana.
 n° 20: lo stesso avviene per le femmine, secondo la formula del GeV 297,
seguita da una nuova invettiva contro Satana;
 n° 21: segue, poi, un altro segno di croce sulla fronte dei maschi, seguita da
un’orazione attinta dal GeV 298;
 n° 22: lo stesso avviene per le femmine, sempre secondo l’orazione del GeV
298.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 144
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Introduzione Generale.

 RITI DELLA MATTINA DEL SABATO SANTO (23-27). Anche di questi riti si può
vedere la seguente struttura:
 n° 23: il sacerdote fa un segno di croce sulla fronte dei maschi ed impone
loro le mani secondo la famosa formula (Nec te latet, Satanas,
imminere tibi paenas, inminere tibi tormenta…), anch’essa presa dal
GeV 419.
 n° 24: avviene il rito dell’effeta, secondo la formula del GeV 420.
 nn° 25-26: segue l’orazione, Deus inmortale presidium omnium postulan-
tium, liberatio supplicum, pax rogantium…che viene preso dal
Supplemento del Sacramentario Gregoriano, a cui fa seguito una
nuova minaccia contro Satana, in vista della rinuncia al peccato e a
tutte le sue opere.
 n° 27: seguono le tre rinunce a Satana con la particolarità dell’espressione Et
ego te lineo oleo salutis in Christu Iesu dominio nostro in vitam
aeternam. Amen. Quest’ultima formula applicata per l’unzione
prebattesimale (v. le ultime due linee di p. 160) vengono dal primo
rituale (PRG 340).
 LA BENEDIZIONE DEL FONTE (28-32). Questa parte è comune al primo rituale,
secondo quanto segue:
 n° 28: il prebitero procede verso il fonte battesimale, accompagnato dal canto
litanico.
 nn° 29-30: il sacerdote, dopo aver raggiunto il fonte, saluta il popolo e
pronunzia una preghiera che precede il prefatio (n° 30). Tale orazione
attinge dal GeV 442, anche se si notano delle differenze tra i due testi.
 nn° 31-32: finita la benedizione, il sacerdote versa nel fonte il sacro crisma
dicendo: Sanctificetur et fecundetur fons iste renascentibus ex eo in
vitam aeternam. Tale formula è già presente nel primo rituale al n°
369. Successivamente sparge l’acqua benedetta in tutta la chiesa.

 Successivamente c’è il rito del Battesimo vero e proprio, secondo quanto segue:
 nn° 33-34: vengono battezzati prima i maschi e poi le femmine, mediante il
gesto e la formula che prevedono una triplice immersione,
secondo la dizione: Ego te baptizo in nomine patris et filii et
spiritus sancti.

 Segue, poi, l’UNZIONE POST-BATTESIMALE:


 n° 35: «ut autem surrexerint a fonte, presbyter faciat signum crucis de
chrismate cum pollice in vertice eorum dicens hanc orationem: Deus
omnipotens, pater domini nostri Iesu Christi, qui te regeneravit ex
aqua et spiritu sancto, quique dedit tibi remissionem omnium
peccatorum, ipse te linit chrismate salutis in vitam aeternam. Pax
tibi…». Si tratta del segno della croce che il presbitero fa con il
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 145
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Introduzione Generale.

pollice sull’infante recitando un’orazione che, richiamando alla


rigenerazione dall’acqua e dallo spirito e alla remissione dei peccati,
sottolinea l’azione dell’unzione compiuta con il crisma salutare per
la vita eterna. Ciò sottolinea ancora una volta l’efficacia battesimale.

 Dopo l’unzione post-battesimale, l’infante riceve la VESTE BIANCA:


 n° 36: «Et sint parati qui eos suscepturi sunt cum linteaminibus et presbyter
imponendo mitram dicat: Accipe vestem sanctam, candidam et
immaculatam, ut habeas vitam aeternam. Pax tecum…». Si tratta della
formula presente anche nell’OR XI al n° 380, malgrado la variante
che si trova alla fine (quam praeferas ante tribunal Christi in nomine
sanctae Trinitatis in vitam aeternam, anziché habeas in vitam
aeternam)

 Viene poi celebrata l’Eucaristia, al fine di far accedere tutti alla comunione:
 n° 37: «Hoc facto, cum vestiti fuerint infantes, ingrediantur ad missas et
communicent singuli. Et si pontifex adest, confirmet eos. Qui etiam
non prohibentur lactari ante sanctam communionem, si necesse
fuerit». Certamente, l’espressione Et si pontifex adest, CONFIRMET
EOS, pone la domanda: Quando? La rubrica, in questo senso, non è
tanto chiara. Sembra che questa frase sia stata inserita, perché ciò
che segue parla di nuovo della comunione. Adesso, però, il digiuno
dei bambini è stato modificato, mentre con il n° 38 si torna di nuovo
sul rito della confermazione; esso segue logicamente il n° 36;
dunque, il n° 37 sembra una inserzione per i casi in cui il vescovo
non era presente. In merito alla presenza o meno del Vescovo,
Chavasse ha scritto un articolo interessante, dove dice che questo
testo non è autentico, dal momento che nel Pontificale il vescovo è
sempre presente.

 E’ significativa l’IMPOSIZIONE DELLA MANO sul gruppo, accompagnato


dall’orazione, secondo quanto segue:
 n° 39: «Pontifex vero veniens ad infantes, tenente archidiacono chrisma
involutis scapulis et brachiis ex panno lineo, elevata manu super
capita omnium dicat: Omnipotens sempiterne Deus, qui regenerare
dignatus es hos famulos et famulas tuas ex aqua et spiritu sancto…».
Subito dopo, il diacono chiede il nome del bambino (v. n° 40).
Certamente l’UNZIONE COL SACRO CRISMA, è seguita dalla formula
Confirmo te… che si trova già nel primo rituale.

 Si giunge così alla RUBRICA FINALE:


 n° 42: «Postea per totam ebdomadam paschae sive pentecostes omnibus
diebus ad missam veniant et parentes eorum pro ipsis offerant». In
sostanza, parla dell’ottava di Pasqua. Però, questo è il primo
riferimento al contesto pasquale. Sembra che il legame tra battesimo
e Pasqua ormai non è più tanto forte. Parla dell’ottava di Pasqua.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 146
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Il Pontificale Romano del XII secolo.

RIASSUMENDO, SI POSSONO RACCOGLIERE I SEGUENTI PUNTI:


1. La ritualizzazione attorno alla veste bianca è più sviluppata, con elementi nuovi, come
la candela che viene data al neo battezzato: ciò lo si nota nel manoscritto C di
Montecassino, dove una candela viene data al neo-battezzato per la processione
all’altare.
2. L’azione rituale della confermazione è un po’ più sviluppata rispetto al passato.
3. Tutte queste cose che sono state viste, possono apparire non molto importanti, ma,
invece, non è da trascurare un altro elemento più significativo. Di che cosa si tratta? In
effetti, fino al XIII secolo, Roma non conosceva il Supplemento, né il rituale
battesimale del Supplemento. Ambedue erano destinati all’ambiente di Corte. Tramite
il PRG che torna a Roma nel Xº secolo, questo rito abbreviato del Supplemento giunse
anche a Roma, con tutta la novità che comportava. In sostanza, si venne a conoscenza
di un rito abbreviato.
4. D’ora in poi si ritroveranno normalmente in quest’ultimo Ordo tutte le celebrazioni o
tutti gli elementi celebrativo-liturgici in una sola celebrazione.
5. Ormai viene recepita la consuetudine pastorale, non romana, per conferire la Cresima,
sia agli infantes, sia ai maiores, malgrado non partecipino a tutta la celebrazione.

3. Il Pontificale Romanum del XII secolo


Il Pontificale prevede la confermazione del bambino dopo il suo battesimo, se il vescovo
è presente. Gli si offre la comunione «secundum consuetudinem quarumdam ecclesiarum».
La consuetudine comincia dunque a farsi meno frequente e meno generalizzata. Per un
fanciullo è proposto il rito della comunione: «Communicantur... sive cum folio, sive cum
digito intincto in sanguine Domini et posito in ore» (PR XII, n° 29).
Più avanti si trova l’Ordo della Confermazione. I bambini sono tenuti sul braccio destro,
mentre i più grandi posano il piede su quello del loro padrino. Il vescovo impone la mano
ad ognuno. Prima della formula dell’imposizione della mano, egli dice: «Spiritus Sanctus
super vos descendat et virtus altissimi sine peccato vos custodiat. Amen».
La formula gelasiana dell’imposizione della mano è preceduta dal saluto: «Dominus
vobiscum». La preghiera stessa è divisa in paragrafi e, dopo ciascun dono dello Spirito
evocato dall’orazione, si risponde Amen (PR XII, n° 31).
Il Pontificale romano del XII secolo, ispirandosi principalmente al PRG, come vedremo
in seguito per il rituale, non ha tuttavia ritenuto indispensabile l’imposizione della mano su
tutti i confermandi contemporaneamente, ma ha mantenuto l’imposizione della mano sulla
testa di ciascuno di loro. La frase introdotta prima della preghiera dell’imposizione della
mano prova che questa imposizione ha un effetto sacramentale. Tuttavia la formula della
«signatio» con il sacro crisma esprime la grazia trasmessa dall’unzione: «Signo te signo
crucis, confirmo te chrismate salutis. In nomine Patris... Pax tecum» (PR XII, n° 33).
Si ritrovano i versetti di salmi utilizzati in questo momento dal PRG; tuttavia essi non
sono aggiunti per formare un’orazione che termina con il «qui vivit», ma sono seguiti dal
«Gloria Patri». Preceduta dal saluto «Pax vobis», viene in seguito l’orazione che diventerà
classica: «Deus qui apostolis tuis sanctum dedisti Spiritum» (PR XII, n° 35). La
celebrazione termina con una semplice e breve benedizione e non con una benedizione
prolissa, come nel PRG.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 147
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Il Pontificale Romano del XII secolo.

Da questi elementi, sopra accennati, si può comprendere che il Pontificale Romano


del XII secolo ha la caratteristica principale di togliere quegli elementi che sono
considerati troppo germanici, nonché in esso è evidente una certa esemplificazione della
parte eucologica. A tale proposito si legge al n° 10: «Hoc est consuetudo ecclesiae
romanae». Ciò vuol dire che, in pratica, il rito del battesimo viene abbastanza ridotto
rispetto al PRG, rispetto al quale manca la prima parte che corrisponde agli scrutini.
Questo fatto fa comprendere che a Roma tra l’XI ed il XII secolo c’è stato un grande
sviluppo liturgico nelle grandi Basiliche, soprattutto di carattere papale, grazie all’impulso
dato dai Papi che partecipano, durante tutto il corso dell’anno alle cerimonie, insieme alla
Curia Romana. I riti del Battesimo e della Cresima, tuttavia attingono ancora dal
cerimoniale antico e secondo gli Ordines altomedioevali, arricchiti di elementi nuovi e del
simbolismo liturgico. Nel secolo XII il rito del Battesimo e della Cresima è stato reso più
solenne dallo sviluppo del Cerimoniale papale. Dunque, il Pontificale Romano del XII
secolo, rimane importante ed influente anche dopo il Concilio Lateranense I.

Il Pontificale Romano del XII secolo porta il seguente titolo: Ordo in sabbato
sancto. Esso va dal n° 1 al n° 38, dei quali è bene vedere ogni singola parte.

nn° 1-12: i riti della Veglia. Da notare che tutta la celebrazione è ormai stata
spostata al sabato mattina al posto della veglia notturna: «magno vero die
sabbati sancto ac solemmissimo, primo mane ornetur ecclesia». Il luogo
viene indicato dalle seguenti parole: in atrio ecclesiae Lateranensis (n° 1,
linee 8-9). E’ significativo il saluto che viene rivolto all’assemblea,
seguito subito dall’orazione, nella quale si menziona Cristo come la
pietra angolare che è stata scartata dai costruttori e si chiede a Dio di
infiammare i cuori di coloro che sono chiamati a testimoniare l’amore di
Cristo: «Dominus vobiscum…Oratio. Deus qui per filium tuum
angularem scilicet lapidem [caritatis tuis fidelibus ignem contulisti,
productum e silice, nostris profuturum usibus, novum hunc ignem
sanctifica et concede nobis ita per haec festa paschalia coelestibus
desiderii inflammari, ut ad perpetuae claritatis puris mentibus valeamus
festa pertingere] ». (v. n° 2). Ai numeri 3, 4 e 5 ci sono altre preghiere in
alternativa, alla prima, indicate con il termine alia. Al n° 7 viene descritta
la processione da farsi, secondo queste parole: «Omnibus igitur sicut
diximus in sacrario indutis, antequam ipsi procedant ad altare, benedicto
nove igne, iunior diaconus …de ipso novo igne triplicem candelam
coniunctam accendat et eam in capite harundinis ponat, ipsam
harundinem in manu tenens et processionaliter procedens cum schola
cantorum et aliquibus subdiaconis, primum in porta, secundo iuxta
quintanas, tertio iuxta ambonem, Lumen Christi, vocem singulis vicibus
exaltando, decantet schola cantorum…». E’ importante il riferimento al
Cero portato dal diacono o dal sacerdote che per tre volte canta e
proclama il Lumen Christi. Il cero acceso viene, dunque, portato
all’ambone e, dopo l’incensazione, si declama la benedizione del Cero.
Subito dopo vengono accesi i candelabri sull’altare (v. n° 8). Ciò sta ad
indicare la venuta della nuova luce, quella di Cristo. Al n° 9 il pontefice
procede all’altare dopo la benedizione del Cero che indica il nuovo fuoco
con il quale sarà acceso in ogni casa un nuovo fuoco che estinguerà
quello vecchio. Questo passaggio è significativo perché richiama al
rinnovamento costante del cristiano che in Cristo trova il suo inizio e la
sua fine. Al n° 11 si descrive la Liturgia della Parola: «Deinde lector
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 148
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Il Pontificale Romano del XII secolo.

ascendens in ambonem absque titulo inchoat: in principio creavit Deus


coelum et terram, et omnes aliae lectiones similiter debent sine titulo
inchoari. Ante primam vero lectionem, oratio non dicitur sed, illa
perlecta, dicit sacerdos: Oremus. Diaconus: Flectamus genua.
Levate…». Queste parole indicano che ogni lettura è preceduta da
un’orazione per la quale il diacono invita alla genuflessione. Come indica
il n° 12, vengono fatte 12 letture in greco e 12 letture in latino. Ciò sta ad
indicare la promiscuità dell’uditorio.
 nn° 13-38: All’ora terza (circa le ore 9.00), mentre si fanno le letture, i
battezzandi sono catechizzati con questi elementi:
1. Un esorcismo;
2. L’effeta;
3. La rinuncia a Satana;
4. L’unzione pre-battesimale;
5. La redditio orationis dominicae;
6. La redditio symboli.
Più precisamente:
 al n° 14 avviene l’imposizione delle mani sul capo di ogni battezzando,
indicando il rito dell’esorcismo: «Postea imposita manu super capita
singulorum dicit hanc orationem ad catechizandos infantes: Nec te
latet inminere tibi poenas, inminere…»;
 al n° 15 segue l’effata: «Post haec tangit nares et aures singulorum de sputo ed
dicit: Effeta, quod est adaperire in odorem suavitatis»;
 al n° 16 avviene la rinunzia a Satana secondo la triplica formula;
 al n° 17 segue l’unzione con l’olio santo sul petto e nelle spalle, a segno di croce,
con il pollice, seguita dalla formula: «Et ego te linio oleo salutis in
Christo Iesu domino nostro in vitam aeternam. Amen»;
 al n° 18 avviene una nuova imposizione delle mani sul capo di ogni battezzando,
seguita dalla consegna del Padre Nostro e del Simbolo: «Tunc imposita
manu super capita eorum dicit orationem dominicam et symbolum»;
 al n° 19 si svolge la benedizione del fonte battesimale, accompagnata dai canti
litanici. Mentre il Pontefice si reca al fonte processionalmente, egli è
preceduto da due ministri che portano i candelieri e da un ministro
portante il turibolo: «Catechizatis infantibus et expletis lectioni-bus…
descendit Pontifex ad benedicendos fontes processionaliter cum
letania, portanturque ante ipsum duo cerei et thuribulum cum
thimiamate»;
 al n° 20 si trova la seguente descrizione: «Ubi vero venerit pontifex romanus ad
porticum sancti Venantii ibi eo sedente in faudestolio et diaconibus…
duo iuniores diaconi cardinales vadunt ad ostium ecclesiae sancti
Venantii et ibi recipiunt priorem cardinalium, hinc inde sustentantes
eum et conducentes eum usque ad praesentiam pontificis…». In altre
parole, prima che il Papa benedica il fonte, tutti i Cardinali vengono da
lui per una benedizione. Poi il Papa dice: «Ite, baptizate populum
vestrum, in nomine patris et filii et spiritus sancti». Queste parole
indicano l’universalità del comando, dal momento che richiama in
modo singolare alla missione universale della Chiesa di istruire e
battezzare nel nome della Santissima Trinità;
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 149
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Il Pontificale Romano del XII secolo.

 ai nn° 21-23 segue la benedizione del fonte, accompagnata da un’orazione. In


modo specifico, al n° 22 inizia il prefazio della Messa. Al n° 23 il
Pontefice infonde il sacro crisma nel fonte a mo’ di segno della croce
secondo la formula vista, in precedenza già nel Pontificale Romano
Germanico: «Sanctificetur et fecundetur fons iste in nomine patris et
filii et spiritus sancti»;
 al n° 24 si svolge, finalmente, il rito del Battesimo, con la richiesta del nome:
«Deinde baptizat ipse pontifex unum aut duos aut tres de ipsis
infantibus, Iohannem, Petrum et Mariam, et reliquos presbiter aut
diaconus». A ciò fa seguito l’interrogazione dei principali articoli di
fede, accompagnata dalla triplice immersione. E’ importante notare il
fatto che si chiede al candidato se vuole essere battezzato: Vis
baptizari?
 al n° 25 avviene la triplice immersione, secondo la formula trinitaria: «Tunc
baptizat eum sub trina mersione, sanctam trinitatem semel tantum
invocando sic: Et ego baptizo te in nomine patris. Et mergitur semel. Et
filii. Et mergitur secundo. Et spiritus sancti. Et mergitur tertio. Ut
habeas vitam aeternam. Amen»;
 al n° 26 segue l’unzione post-battesimale, compiuta con il pollice della mano
destra con il quale il vescovo o il sacerdote unge il capo del battezzato
dicendo: Pax tecum;
 al n° 27 viene imposta la veste bianca: «Deinde imponat ei albam dicens: Accipe
vestem sanctam candidam et immaculatam…»;
 al n° 28 viene consegnata la candela con queste parole: «Accipe lampadem
irreprehensibilem, custodi pabtismum tuum, ut cum dominus venerit ad
nuptias, possis occurrere ei in aula coelesti». Questa candela è il
simbolo della luce di Cristo ricevuta con il battesimo, mediante la quale
accedere al Regno celeste.
 al n° 29 il vescovo si alza in procinto di cresimare i neo battezzati: «Si episcopus
adest, statim oportet eum confirmari chrismate et communicari
secundum consuetudinem quarumdam ecclesiarum. In sostanza segue
subito la confermazione, altrimenti la comunione viene amministrata da
un sacerdote: Si vero abest, communicetur a presbitero. Communi-
cantur autem pueri, qui nondum noverunt comedere vel bibere, sive
cum folio, sive cum digito intincto in sanguine domini et positio in ore
ipsorum, sacerdote ita dicente: Corpus cum sanguine domini nostri
Iesu Christi custodiat te in vitam aeternam. Amen»;
 ai nn° 30-36 viene descritta la Confermazione: si tratta dell’Ordo ad
consignandos infantes. Si tratta di un rito che può essere praticato anche
al di fuori della celebrazione eucaristica. Da ciò si possono raccogliere i
seguenti elementi:
1. l’Impositio manuum super capita singulorum;
2. l’Orazione per chiedere i sette doni dello Spirito Santo,
3. l’Unzione con la formula: Iohannes, signo te signo crucis, confirmo
te chrismate salutis, in nomine patris et filii et spiritus sancti.
4. L’Orazione finale e la benedizione.
Riassumendo:
 La cosa più importante da notare è che abbiamo soltanto il rito continuo, preso dal
PRG-X. L’altro rituale che prevedeva diverse tappe è praticamente scomparso.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 150
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Il Pontificale della Curia Romana del XIII secolo.

 Facendo questo paragone con il PRG si scopre che il rituale del XII secolo ha
tralasciato completamente tutti i riti del catecumenato e comincia subito con i riti
del Sabato Santo.
 Come elemento nuovo, viene aggiunta la redditio del Pater Noster e del Credo;
 Viene inserita anche la triplice domanda sulla fede che il rituale del Xº secolo ha
messo, invece, all’inizio.
 Si aggiunge, inoltre, la consegna della candela;
 Infine, la formula per la Confermazione è un po’diversa rispetto a prima;
 Dopo la confermazione, c’è una orazione finale ed una benedizione che non si trova
prima.
 Il rito della Cresima è descritto anche per chi lo celebra fuori Roma, anche se non si
può escludere un certo rapporto con la celebrazione papale.
 Il compilatore o l’autore considera il conferimento contemporaneo dei tre sacra-
menti dell’Iniziazione cristiana come consuetudo di alcune chiese. Si tratta, dunque,
di una consuetudo universale in Occidente. Ciò lascia pensare che essa non fosse
molto pratica, fuori Roma.
 Ci sono delle testimonianze, da parte dei cerimoniali delle diverse Diocesi, di
elementi nuovi. Esse sostengono che il Papa amministrava la Cresima, non soltanto
in Laterano, durante il Sabato Santo, ma anche a S. Pietro, il Lunedì di Pasqua.
Dunque, la Cresima accompagna il rito pasquale, ma si stacca dallo stesso. La
Cresima amministrata a San Pietro, veniva conferita ai bambini battezzati il Sabato
Santo, nella Basilica Lateranense. Ciò lascia vedere la relazione tra la liturgia
papale di San Pietro e quella del Laterano.

4. Il Pontificale della Curia Romana - secolo XIII.


Bisogna sottolineare che questo pontificale non ha un rito proprio del battesimo,
perché è stato composto per l’uso del Papa e della Curia romana.
Il battesimo era ormai amministrato quasi esclusivamente dai sacerdoti nelle loro
parrocchie. Abbiamo invece tre riferimenti:
1. C’è un Ordo ad consignandos pueros (cioè la confermazione), staccato dal
battesimo. In tal caso è bene vedere la Sezione XXXIV: Ordo ad consignandos
pueros sive infantes.
2. C’è la Sezione XLIV: Ordo qualiter agendum sit in sabbato sancto. In
sostanza, durante la Veglia Pasquale, il Pontefice battezza tre bambini, come
recita il n° 26: «Deinde pontifex illos tres quos baptizaverat in fronte
confirmat».
3. C’è la Sezione LIII, cioè l’Ordo ad cathecuminum faciendum. Questo rito
corrisponde fedelmente al titolo, cioè non include il rito del battesimo stesso.

Se il Pontificale Romanum del secolo XII aveva soltando la seconda parte del PRG
del secolo X, questo pontificale ha soltanto la prima parte.
Nel rituale di questo libro, però, ci sono alcuni elementi nuovi, che verranno presi
dal Rituale del 1614. Successivamente i rituali stampati del XVI secolo faranno una
combinazione di queste due parti. A tale riguardo si può prendere in considerazione i
seguenti elementi di paragone:
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 151
Sesto Tema: I Pontificali Romani – Il Pontificale della Curia Romana del XIII secolo.

1. viene indicato il Luogo: «in ecclesiae limine».


2. si svolge un dialogo: «quid petis ad ecclesiam Dei? Fidem. Fides quid tibi praestat?
Vitam aeternam». Seguono, poi, due comandamenti, in hiis duobus mandatis tota lex
pendet et prophete, e si sviluppa la teologia trinitaria nella stessa catechesi. In sostanza,
come per i precedenti casi, si svolge l’interrogazione del candidato sui principali
articoli di fede.
3. Avviene successivamente l’Esorcismo: «Exeat ergo de te spiritus malignus et
ingrediatur spiritus bonus» (v. n° 2). Al n° 3 si trova una formula alternativa: «Item ait:
Exi ab eo spiritus immunde, est da locum spiritui sancto paraclito».
4. A seguito dell’esorcismo, avviene l’insufflatio: «Hic ad modum crucis alet in faciem
cathetizandi et dicat ei: Iohannes, accipe spiritum sanctum per istam insufflationem et
Dei benedictionem. Pax tibi…». Il neo battezzato viene chiamato per nome.
5. Dunque, si procede con il segno della croce sulla fronte: «Deinde facit crucem cum
pollice in fronte eius dicendo: Iohannes, signum salvatoris domini nostri Iesu Christi
in fronte tuo pono».
6. Il medesimo segno viene posto sul petto: «…in pectore tuo pono».
7. Il medesimo segno viene posto sul cuore: «Accipe signum crucis tam in fronte quam in
corde, summam scilicet fidei celestium preceptorum».
8. Seguono, poi, due orazioni: «Preces nostras, quaesumus, domine, elementer exaudi et
hunc electum…ut, magnitudinis glorie rudimenta servans, per custodiam mandatorum
tuorum, ad regenerationis gloriam pervenire mereatur / Deus qui humani generis ita es
conditor ut sis etiam reformator… ut filii promissionis, quod non potuerunt assequi per
naturam, gaudeant<se> recepisse per gratiam». Queste due preghiere vengono dal
Pontificale Romano-Germanico, ai nn° 7 e 8 della Sez. CVII.
9. Successivamente si svolge l’imposizione della mano, con l’orazione, come indica il n°
10: «Tunc ponit manum <suam> super caput eius et dicit istam orationem:
Omnipotens sempiterne Deus, pater domini nostri Iesu Christi, respicere dignare…».
10. Segue poi, la Benedictio salis, senza l’esorcismo del sale: Benedic, omnipotens Deus,
hanc creaturam salis in tua benedictione celesti in nomine domini nostri Iesu
Christi…(v. n° 11).
11. Al n° 12 viene menzionata l’imposizione del sale: «Tunc accipit de ipso sale et ponit in
os infantis et dicit: Iohannes, accipe sal sapientiae; propitiatio tibi sit in vitam
aeternam. Amen».
12. L’orazione del sale: «Deus patrum nostrorum, Deus universae conditor veritatis, te
supplice exoramus, ut hunc famulum tuum N. respicere digneris propitius, ut eum
primum pabulum salis…». Tale orazione è presente anche nel Pontificale Romano
Germanico al n° 9 (v. Sez. CVII, col. 156, righe 29-30). Si tratta, infatti dell’oratio
post datum salem.
13. Dopo questa orazione seguono sei ESORCISMI, così disposti secondo i nn° 14-20:
 il n° 14 riguarda il 1º gruppo. E’ un esorcismo per i maschi: «Super masculum. Deus
Abraham, Deus Ysaac,…qui Moysi famulo tuo in monte Synai apparuisti et
filios Israel de terra Egipti…».
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 152
Sesto Tema: I Pontificali Romani – I Pontificali successivi.

 il n° 15 contiene la minaccia contro Satana, secondo la seguente formula: «Ergo


maledicte diabole recognosce sententiam tuam et da honorem Deo vivo et
vero…».
 il n° 16 riguarda sempre il 1º gruppo, ma l’esorcismo viene fatto sulle femmine: «Super
feminam. Deus caeli, Deus terrae, Deus angelorum…».
 il n° 17 riguarda il 2º gruppo ed è l’esorcismo fatto nuovamente sui maschi: Super
masculum. C’è qui la particolarità della presenza della minaccia fatta contro
Satana, con la quale costituisce un unicum.
 il n° 18 riguarda il 2º gruppo di esorcismo fatto sulle femmine: Super feminam. Deus
Abraham…Ergo maledicte.
 il n° 19 riguarda il 3º gruppo ed ultimo esorcismo che viene fatto sui maschi: «Super
masculum. Exorcizio te, immunde spiritus, in nomine patris, et filii et
spiritus  sancti, ut exeas et recedas ab hoc famulo Dei…Ergo maledicte».
 il n° 20 riguarda il 3º gruppo ed ultimo esorcismo fatto sulle femmine: «Super feminam.
Exorcizo te, immunde spiritus per Patrem et filium et spiritum  sanctum,
ut exeas et recedas ab hac famula Dei…Ergo maledicte».
 il n° 21 indica il luogo dove avviene il rito: «Hiis actis, introducat eum in ecclesiam
Dei, ut accipias benedictionem celestem a domino <nostro> Iesu Christo».
 il n° 22 ha la descrizione della Redditio del Padre Nostro e del Credo: «Tunc patrinus
patrinave illius eum ponat super pavimentum et dicat super eum Pater Noster
<et> Credo in Deum. Ad hec autem elevatus asportetur».

Riassunto
Dal quadro sintetico del contenuto del Pontificale della Curia Romana si possono
evidenziare i seguenti punti o aspetti:
1. c’è un distacco completo del Sabato Santo. Adesso i movimenti sono diversi: in
ecclesia limine /al centro della chiesa.
2. Come abbiamo già visto, questo rito ricupera la parte che appartiene al
catecumenato, che il PR XII aveva lasciato.
3. C’è un nuovo dialogo all’inizio che si troverà in tutti gli altri testi della tradizione
posteriore.

5. I pontificali successivi
Non studieremo il Pontificale di Guglielmo Durando e neppure la così detta editio
princeps del Pontificale a stampa dal 1485 sotto Innocenzo VIII.
Il Pontificale è stato rieditato nel 1497 sotto Alessandro VI e dopo nel 1520 sotto
Leone X ed è questa l’edizione che sarà riprodotta quasi integralmente sotto Clemente
VIII nell’editio princeps realizzata dopo il Concilio di Trento (1595-1596).
Però di questo Pontificale, in breve, si può dire che esso indica dapprima nell’Ordo
del sabato santo: «Pontifex sacro chrismate in fronte confirmat» (PGD n° 19). Esso rinvia
alle pagine precedenti per l’Ordo della confermazione. Tale Ordo mostra che, nella
maggior parte dei casi, la confermazione si conferisce fuori del sabato santo, in qualche
parrocchia, senza legame con il battesimo né con l’Eucaristia. L’Ordo è leggermente «
gonfiato » per dargli una certa consistenza, dal momento che è isolato. Soltanto la rubrica
iniziale è significativa. Il titolo è il seguente: «Pars prima incipit. Et primo de chrismandis
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 153
Sesto Tema: I Pontificali Romani – I Pontificali successivi.

in fronte pueris» (PGD n° 1). Segue rubrica generale: «Pontifex pueros in fronte chrismare
volens...». Adesso è chiaro che la confermazione è confusa con la crismazione;
l’imposizione della mano è divenuta secondaria.
La preghiera con l’imposizione «delle mani» su tutti i confermandi è preceduta da
un versetto già incontrato: «Spiritus sanctus superveniat in vos…».
Vengono poi il versetto: «Adiutorium nostrum…» e il saluto: «Dominus vobiscum»,
seguito dall’orazione gelasiana recitata su tutti con le mani stese (v.PGD n° 1).
Il vescovo conferisce l’unzione con la formula: «N. signo te signo crucis et
confirmo te chrismate salutis. In nomine Patris... Et deinde dat ei leviter alapam super
genam dicens: Pax tecum». E’ la prima volta che incontriamo questo uso. E’ molto
probabile che esso sia stato tratto dal rito dell’investitura dei cavalieri, dato che si afferma
sempre di più la teologia della confermazione come sacramento della forza e della lotta (v.
PGD n° 3). Mentre il vescovo si lava le mani, si canta l’antifona: «Confirma hoc Deus
quod operatus es in nobis…».
Il vescovo recita in seguito l’orazione: «Deus qui apostolis tuis dedisti spiritum».
Viene quindi il versetto: «Ecce sic benedicetur ....... » e una benedizione breve.
Notiamo l’uso, segnalato qui, per i confermati di portare sulla fronte una benda
chiamata «chrismalia» «in honore Sanctae Trinitatis»; essi devono portarla per tre giorni;
in seguito il sacerdote lava la fronte del confermato al quale il padrino e la madrina
dovranno insegnare il Credo, il Pater e l’Ave Maria (v. PGD n° 8). In conclusione, nel
Pontificale di Guglielmo Durando, la Cresima veniva celebrata secondo la traditio
medioevale, nelle Chiese non Cattedrali, tanto che è apparsa distaccata dal Battesimo: essa
veniva amministrata dal Vescovo, quando si recava in visita nelle chiese della sua Diocesi.
Tale prassi pastorale prese sempre più corpo, anche se non annullò la prassi della
celebrazione della Cresima nella Cattedrale, il Sabato Santo.
E’ interessante, dunque, notare come il Pontificale di Guglielmo Durando descrive
il cosidetto capitolo relativo all’Ordo del Sabato Santo, riprendendo tutto quello che faceva
già parte della Tradizione. In ultima analisi, nell’Ordo del Sabato Santo, si trova il
battesimo dei bambini, ai quali il vescovo amministrava la Cresima, ma c’è un altro
documento ancora più importante: si tratta del rationale divinorum officiorum. E’ un
documento al di fuori del Pontificale composto da Guglielmo Durando nel 1687, che
testimonia ancora l’unione tra il Battesimo e la Cresima conferita ai bambini. Questa
testimonianza riflette la tradizione antica di dare la Cresima ai bambini subito dopo il
Battesimo oppure sette giorni dopo il Battesimo. La vasta diffusione di questo rationale,
contribuì a consolidare questa consuetudo.

6. Il Pontificale Romanum
Editio princeps (1595-1596).
L’editio princeps del pontificale romano fu pubblicata nel 1485; era una versione
corretta ed aggiornata del pontificale di Guglielmo Durando, edita da Piccolomini e
Burchard: gli stessi maestri di cerimonie che scrissero sia un cerimoniale per il papa che
uno per i vescovi, come già menzionato. In questa nuova edizione furono soppressi gli
elementi antiquati (come l’espulsione dei penitenti il mercoledì delle ceneri e la loro
riconciliazione il giovedì santo), vennero aggiunte istruzioni di rubrica e fu eliminato tutto
ciò che non competeva esclusivamente ai vescovi. Una seconda edizione fu pubblicata nel
1497 da Burchard e Giacomo de Luzzi, e conteneva diverse piccole modifiche; fu
ristampata diverse volte. Alberto Castellani, un famoso editore di testi liturgici (che
pubblicò anche un rituale, come vedremo in seguito) intraprese una revisione del pontifi-
cale (1520), per reinserire certi capitoli del pontificale di Guglielmo Durando che erano
stati omessi nelle edizioni più recenti. Sebbene esistessero diverse ristampe per tutto il sec.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 154
Sesto Tema: I Pontificali Romani – I Pontificali successivi.

XVI, con variazioni minori, il testo rimase sostanzialmente lo stesso. Questo Pontificale
Romanum fu promulgato per l’intera Chiesa latina da papa Clemente VIII nel 1595. Alcuni
cambiamenti minori vennero apportati da Urbano VIII e Benedetto XIV, ma fino a papa
Paolo VI, il pontificale rimase fondamentalmente quello di Piccolomini-Burchard, che era
in sostanza quello di Guglielmo Durando. In seno alle riforme liturgiche posteriori al
Vaticano II, i vari riti che competono al vescovo vennero pubblicati in fascicoli separati;
perciò, dopo una lunga storia, il pontificale è ritornato ad essere sotto la forma di libelli.
Di questo Pontificale, brevemente, si può accennare alla pars prima che riguarda in modo
specifico la Confermazione. Infatti, porta il seguente titolo: De confirmandis. Praticamente
il libro toglie ciò che riguarda abitualmente il sacerdote e mette solo gli elementi
celebrativi riservati al vescovo. Di questo Pontificale, però, non rimane gran che. Questo
libro Liturgico l’amministrazione della Cresima appare all’inizio tra i riti più solenni, che il
vescovo ogni volta è chiamato a celebrarli. Ormai la tradizione romana medioevale che
riuniva la Cresima al Battesimo viene testimoniata dall’indicazione iniziale, nel senso che
questo sacramento veniva, in primo luogo, conferito agli infantes. Tuttavia viene
accentuata la separazione tra i due sacramenti celebrati in tempi ed in luoghi diversi.
Dunque, la Cresima acquisterà sempre di più una sua solennità e davanti al popolo,
acquisirà una funzione sempre più importante dal momento che segna il passaggio all’età
matura del cristiano, chiamato sempre di più a testimoniare al mondo l’amore di Cristo.