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SECONDA PARTE

LE LITURGIE OCCIDENTALI

BIBLIOGRAFIA GENERALE

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des liturgies chrétiennes (Paris-Chevetogne 1953 [3]).

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36

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C. VOGEL, Introduction aux sources de l'histoire du culte chrétien au Moyen Age =


biblioteca degli Studi Medievali 1 (Spoleto 1966).

I - INTRODUZIONE GENERALE
Non c'è dubbio che tutte le liturgie sono, in un certo senso, derivazione di quella
primitiva liturgia celebrata dagli Apostoli; la liturgia dunque apostolica diventa punto di
riferimento46.
La riflessione su questo tema è molto importante poiché sta a fondamento della
istituzione dei sacramenti da parte di Cristo. L'epoca apostolica ha molto da dire sulla questione
sacramentaria, perché essa è decisiva; ci sono in gioco questioni dogmatiche importanti sui
sacramenti. Appunto la liturgia di quest'epoca consisteva proprio nella celebrazione dei
sacramenti ed anche della preghiera.
Il riferimento all'epoca apostolica costituisce la Tradizione della Chiesa. Gli Apostoli
consegnano ai loro successori quello che hanno ricevuto dal Signore. I successori degli Apostoli
a loro volta consegnano ai loro successori il patrimonio ricevuto, e così via fino ai nostri giorni.
La fedeltà alla Tradizione è segno di apostolicità e di ortodossia, ed è segno di
appartenenza alla Chiesa di Cristo.
Nelle prime celebrazioni dei sacramenti troviamo il germe della liturgia, intesa come lo
sviluppo rituale delle celebrazioni sacramentali.
Ma questa fedeltà all'unica Tradizione ha una espressione pluriforme, sorgono così le
diverse famiglie liturgiche.
Si stabilisce poi una dinamica di forze centrifughe e centripete. La forza centrifuga
tende allo sviluppo delle diverse liturgie, mentre la forza centripeta tende alla fedeltà alla
Tradizione, cioè alla Apostolicità. Così il sorgere delle liturgie secondo le diverse tradizioni non
spacca l'unità della grande Tradizione; essa è il legame d'unità di tutte le liturgie e di tutte le
Chiese.

46 46
Come segno di questa unità iniziale, forse si potrebbe
citare l'epitafio di Abercio.
37

Certo che l'attaccamento alla Tradizione in una maniera non giusta, potrebbe dare come
risultato il far dipendere tutti i riti latini da Roma, il che non sarebbe giusto nemmeno dal punto
di vista storico.

1 - Cause che sono all'origine delle diverse famiglie liturgiche


Due sono principalmente le cause che si trovano alla base del sorgere delle diverse
famiglie liturgiche:

1.1 - La polarizzazione verso un centro


Questo vuol dire che le grandi metropoli (il cristianesimo nasce urbano, non rurale)
esercitano il loro influsso nella propria zona a tutti i livelli, anche in quello liturgico.
Il vescovo delle grandi metropoli ha un grande influsso sulle Chiese dei dintorni, un
influsso anche liturgico, poiché la liturgia celebrata nella metropoli veniva presa come modello.
Quando parliamo di liturgia ci riferiamo soprattutto ai testi. Si pensi al periodo
dell'improvvisazione; i testi adoperati dal Vescovo metropolitano vengono usati da altri. Tali
testi si conservano per altre celebrazioni della medesima festa, etc. Così nascono i libelli che
pian piano diventeranno i libri liturgici.
Le due grandi metropoli orientali, capostipiti di due famiglie liturgiche, sono Antiochia
ed Alessandria. A queste si deve aggiungere posteriormente Bisanzio.
In Occidente, le due grandi metropoli, che hanno un proprio stile e danno origine alle
relative famiglie liturgiche, sono Milano e Roma. Accanto ad esse si deve porre Cartagine per
quanto riguarda l’Africa. Non c'è dubbio che nel secolo secondo Lione esercitò un particolare
influsso nella Gallia. A parte Lione, non abbiamo traccia dell'esistenza di un'altra metropoli per
tutta la Gallia.
Lo stesso vale per la Spagna. All'inizio si dovrebbe parlare di Targarono, la Tarraco
imperiale, poi, di Siviglia (Italica) e anche di Merida, la Emerita Augusta; e poi finalmente di
Toledo.
Eccetto Milano e Roma, in Occidente non abbiamo altre metropoli che siano all'origine
di un rito. Forse dobbiamo pensare che l’Africa, cioè Cartagine, abbia esercitato il suo influsso
in tutto l'Occidente, anche a Milano.

1.2 - L'elemento linguistico


Un fatto importante nella diversificazione delle liturgie, è l'elemento linguistico. Il
cristianesimo nasce ebreo, ma il N.T. viene scritto in greco. Poi abbiamo le versioni siriache e
copte della Sacra Scrittura; in Occidente molto presto abbiamo la versione latina.
38

Le lingue sono elementi differenzianti di popoli e di culture; le lingue spesso sono la


cornice entro le quali sorgono le diverse liturgie. In Oriente questo fenomeno è abbastanza
diffuso e va oltre il dato linguistico; in Oriente, il rito significa un’etnia, una nazione, e la lingua
non è l'unico elemento di diversificazione.
Invece, in Occidente, benché si formino diverse liturgie, tutti parlano il latino 47; l'unità
della lingua latina in Occidente, non è un ostacolo per la formazione delle diverse liturgie.

1.3 - Le questioni teologiche


Anche all'origine della formazione delle diverse liturgie c'è una specifica concezione
teologica che si esprime appunto nelle forme liturgiche attraverso i sistemi di letture, come
l’eucologia, i gesti, la strutturazione di un rito, etc.
Non possiamo dimenticare la lex orandi - lex credendi. La lex orandi è la norma del
credere; ma anche la lex credendi si rispecchia nella lex orandi. C'è una osmosi in entrambe le
due leggi.
Tante volte, anche quello che è contrario alla lex credendi, come sono appunto le eresie,
si fa sentire nella lex orandi, nel senso che, per andare contro una corrente non ortodossa, si
sottolinea nei testi la dottrina ortodossa.
Non possiamo dimenticare che l'Occidente fu invaso della corrente ariana, e questo
influì nella formazione delle liturgie occidentali.

2 - Le liturgie in Occidente
Normalmente si parla soltanto di quattro liturgie in Occidente: la liturgia gallicana nelle
Gallie, la liturgia celtica, tra le popolazioni delle isole (Irlanda) e della Bretagna di Armorica nel
Continente, la liturgia ispanica nella Spagna, e la liturgia ambrosiana nella Chiesa milanese.
Ma nelle Chiese occidentali troviamo notizie di altre liturgie locali, più o meno
documentate: quella dell'Africa Nord-Occidentale è una vera e propria liturgia, benché i suoi
documenti non siano arrivati fino a noi.
Nel Nord dell’Italia troviamo la liturgia di Aquileia, gravitante intorno all’esarcato: si
parla anche della liturgia di Ravenna. Sempre nel Nord si deve accennare alle Chiese di Aosta e
Mantova. Si discute su una liturgia di San Pietro usata nel meridione di Italia per influsso

47
Cfr. S. MARSILI, Dalle origini della Liturgia cristiana alla
caratterizzazzione rituale, in AA. VV. Anàmnesis 2 (Casale
Monferrato 1978) 11-62.
39

bizantino; ci sono delle particolarità nella cosiddetta liturgia beneventana e campana, girando
sempre intorno a Napoli48.
Si può parlare anche della liturgia (liturgia o usi liturgici?) di Braga (nell'attuale
Portogallo) malgrado si creda che essa provenisse della liturgia romana; a quella di Braga si
potrebbe aggiungere anche quella di Lione.
Alcune di queste liturgie si estinsero appena nate, altre non raggiunsero il pieno
sviluppo che i loro inizi facevano sperare, ed altre ancora, una volta sviluppate, rimasero in
vigore solo per poco tempo. Più che di liturgie si dovrebbe parlare di usi liturgici che è forse
quello che resta di quello che dovrebbe essere una vera e propria liturgia se si fosse sviluppata.
Di tutte queste liturgie e di usi liturgici ci è rimasto un prezioso patrimonio teologico,
perché nei testi di queste liturgie si esprime la fede delle Chiese occidentali.

3 - Periodi di formazione
Nella formazione delle diverse famiglie liturgiche dell'Occidente si possono distinguere
tre periodi o tappe successive: un primo periodo di gestazione, in cui si operò il passaggio dalla
lingua greca a quella latina. Questo periodo cronologicamente andrebbe dalla metà del secolo II
fino alla metà del secolo IV. Un secondo periodo di creatività, in cui nelle diverse Chiese locali
si assiste ad una crescente creatività di libelli, questo periodo si colloca dalla fine del secolo IV
alla fine del secolo VI. Infine vi è un terzo periodo di codificazione, cioè, di composizione dei
libri liturgici veri e propri. Questo periodo va dalla prima metà del secolo VII in poi.

Iniziamo ora lo studio di ognuna delle liturgie sorte nell'Occidente. Il nostro studio si
occuperà soprattutto delle cinque liturgie principali, cioè, l'africana, l'ambrosiana, la gallicana,
la ispanica e la celtica.
Di ognuna di queste vedremo gli inizi, ed il loro sviluppo, i principali libri liturgici,
l'ordo missae, l'anno liturgico, l'ufficio, ed infine, alcuni testi selezionati.

48
Cfr E. CATTANEO, Introduzione alla storia della liturgia
occidentale =Liturgica 2 (Roma 1969), 144 ss.
40

II - LITURGIA AFRICANA
BIBLIOGRAFIA

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W-C. BISHOP, The African Rite :JThS 13 (1912) 250-277.

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G. CASATI, La liturgia della messa al tempo di S. Agostino :Augustinianum 9 (1969)


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A. COPPO, Vita cristiana e terminologia liturgica a Cartagine verso la metà del III
secolo :EL 85 (1971) 70-86.

C. DOTTA, La sinassi eucaristica attraverso le opere di S. Agostino :A 6 (1930) 201-


224.

K. GAMBER, Ordo Missae Africanae. Der nordafrikanische Messritus zur zeit des Hl.
Augustinus :Römische Quartalschrift 64 (1969) 139-153.

A. MARINI, La celebrazione eucaristica presieduta da Sant’Agostino. La


partecipazione dei fedeli alla Liturgia della Parola e al Sacrificio Eucaristico (Brescia 1989)

J. MESNAGE, L'evangélisation de l'Afrique (Alger-Paris 1914).

J. MESNAGE, Le christianisme en Afrique (Alger-Paris 1914-1915).

F-G. MONE, Die afrikanische Messe, in F-G. MONE, Lateinische und griechische
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B. OPFERMANN, Die alte afrikanische Liturgie :Bibel und Liturgie 21 (1953-1954)


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V. SAXER, Vie liturgique et quotidienne a Carthage vers le milieu du III siècle (Città
del Vaticano 1969).

V. SAXER, Africa :DPAC 1 (1983) 61-63.

E. SCHWEITZER, Fragen der Liturgie in Nordafrika zur Zeit Cyprians :Archiv für
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A-M. TRIACCA, “Teologia dell’anno liturgico....”, in AA. VV. Anàmnesis 6... oc. 321-
328.
41

1 - Nome
Per liturgia africana intendiamo quella liturgia in uso nell'Africa Settentrionale-
Occidentale dal primo diffondersi del cristianesimo fino alla sua scomparsa a causa delle
invasioni dei Vandali, e poi ad opera dei mussulmani.
Parlando di liturgia africana dobbiamo anche fare una precisazione geografica.
Dobbiamo distinguere l'Africa romana dalla Mauritania. L'Africa romana si estendeva dalla
Cirenaica fino al fiume Aspaga, cioè il litorale est dell'Africa. Mentre il litorale ovest,
corrisponderebbe alla Mauritania.
Dobbiamo precisare anche che sociologicamente erano chiamati "Africani" quelli che
resistettero alla dominazione romana (Bereberi, Numidi, Puni).
Politicamente, nel secolo III in Africa c'erano tre provincie romane: la Proconsolare, la
Numidia e la Mauritania. Nel secolo IV venne creata una nuova provincia.
Questa situazione socio-politica spiegherebbe il fenomeno della sparizione della Chiesa
in Africa. Il cristianesimo non arrivò fino agli strati più bassi della società degli "africani", ma si
diffuse soltanto tra i Romani o forse anche tra gli Afro-romani. Caduto l'Impero Romano, cadde
anche la Chiesa.

2 - Origini
Più che di origini della liturgia africana, dobbiamo parlare delle origini del cristianesimo
in Africa ed illuminare così indirettamente la questione liturgica.
Anche su questo argomento mancano dati precisi. Oggi si contrappongono due tesi: la
prima fa risalire l'inizio dell'evangelizzazione cristiana in Africa alla prima metà del secolo II
proveniente dall'Oriente attraverso l'Egitto e la Libia.
A questo proposito si ricorda il testo di At 2,9-11, dove si afferma che negli eventi di
Pentecoste furono presenti alcuni Giudei delle parti della Libia, vicino a Cirene; il testo di At
8,27-38 ed il brano del battesimo dell'eunuco etiopico, sosterrebbe questa tesi.
L'altra tesi crede che sia stata Roma ad evangelizzare l’Africa.
Nessuno degli argomenti a sostegno dell'una o dell'altra tesi appare decisivo; forse
potrebbe darsi che gli influssi si siano mescolati. Potrebbe darsi che l'organizzazione dell'antica
comunità cristiana dell'Africa sia dovuta a Roma; la filiazione romana era affermata
esplicitamente dai tempi di Innocenzo I (401-417):
«Quis enim nesciat aut non advertat, id quod a Principe Apostolorum Petro
Romanae Ecclesiae traditum est, ac nunc usque custoditur, ab omnibus debere
servari; nec superduci aut introduci aliquid, quod auctoritatem non habeat, aut
aliunde accipere videatur exemplum? praesertim cum sit manifestum, in omnem
42

Italiam, Gallias, Hispanias, Africam atque Siciliam, et insulas interjacentes,


nullum instituisse Ecclesias, nisi eos quos venerabilis apostolus Petrus aut ejus
successores constituerint sacerdotes»49.

Le prime informazioni documentabili sulla presenza del cristianesimo in Africa


risalgono alla fine del secolo II. Comunque, si crede che il cristianesimo era già presente in
Africa alla fine del secolo I, poiché nell'epoca di Tertulliano (197) i cristiani erano numerosi, e
nel 216 si radunarono in Concilio 71 vescovi africani.
Per quello che riguarda la lingua adoperata nella Chiesa africana dobbiamo sottolineare
questi tre dati sulla latinizzazione dell'Africa: 1) la Chiesa africana nel secolo II era bilingue,
perché nella Passio Perpetuae (a.202), la martire parlava greco, e le visioni di Saturo sembra
che in un primo tempo fossero state redatte in greco; 2) poco prima, Tertulliano aveva scritto i
suoi primi trattati in greco; 3) nel 180 gli Atti dei martiri Scilitani furono redatti in latino, e a
metà del secolo III San Cipriano si serviva di una versione latina della Bibbia.
Per lo studio della liturgia in Africa, Cabrol fa la distinzione fra liturgia Africana
antenicena e postnicena. Ritengo che sia una buona distinzione perché sono due periodi
abbastanza differenziati.

3 - Liturgia antenicena
Di questo periodo non abbiamo alcun documento della liturgia africana. Possiamo fare
soltanto una constatazione: quando a Roma la liturgia si celebrava in greco, in Africa si
celebrava in latino.
Dai Padri africani50 comunque possiamo ricavare questi dati sulla liturgia:
- C'era la celebrazione annuale della Pasqua ed anche della cinquantina pasquale.
- C'erano ore di preghiera, mattino e sera, di notte, anche lungo il giorno.
- Riguardo all'eucaristia si deve tener presente la lettera 63 di Cipriano. Da questa
lettera sono verificabili questi due punti: a) bacio di pace; b) litanie (dittici?).
- Abbiamo l'opera De baptsimo di Tertulliano, la prima opera monografica sul
tema.
- Ci sono documenti sulla penitenza ed il matrimonio.
- In questo periodo la gerarchia è ben costituita e strutturata: Vescovi, presbiteri,
diaconi, hipodiaconi (sottodiaconi o suddiaconi), accoliti, esorcisti, lettori.

49
INNOCENTIUS, Epistula XXV, 2, ad Decentium episcopum
eugubinum (:PL 20, 552).
50
Qui dobbiamo fare riferimento a quanto abbiamo detto sulla
Chiesa africana nella prima parte.
43

4 - Liturgia postnicena
Agostino (354-430) è senza dubbio il grande testimone della liturgia in Africa nel
periodo postniceno. E’ importante anche la testimonianza di altri Padri africani di questo
periodo come Ottato di Milevi, Mario Vittorino, Fulgenzio di Ruspe, Arnobio, Ticonio, Vittore
di Vita, Facondo etc.
Da Gennadio di Marsiglia, sappiamo che Voconio, vescovo di Castellani nella
Mauritania, scrisse un importante sacramentario51:
«Voconius, Castellani Mauritaniae oppidi episcopus, scripsit adversus
Ecclesiae inimicos Iudaeos et Arianos et alios haereticos. COMPOSUIT ETIAM
SACRAMENTORUM EGREGIUM VOLUMEN[LIBRUM]»52.

Ma non soltanto i Padri, anche i concili celebrati nell'Africa ci forniscono notizie per le
celebrazioni liturgiche: così, i concili Cartaginense III, l'Hipponense ed il Milevitano.
Ci interessa, ora, mettere in rilievo una disposizione del Concilio Cartaginese III c. 47,
che riguarda la lettura delle passioni dei martiri fra le letture bibliche della messa53:
51
Questo Vescovo Voconio sarebbe del s.V, ma questa sede di
Castellano è sconosciuta. Soltanto abbiamo notizia da
Gennadio. Neppure sappiamo nulla sul Sacramentario che avrebbe
scritto questo Vescovo. Sarebbe l’unico sacramentario della
liturgia africana fatto da un africano. Cfr. G. BARDY,
Voconius de Castellanum :DThC 15 (Paris 1946) 3181-3182.
52
GENNADIUS MASSILIENSIS, Liber de scriptoribus ecclesiasticis,
LXXVIII (:PL 58, 1103). Conosciamo soltanto il Voconio dal
testimonio di Gennadio di Marsiglia, or ora citato. Questo
Voconio sarebbe vescovo di Castellano (Mauretania) nel s.V, ma
questa sede è sconosciuta nella Mauretania. Neppure sappiamo
nulla del così detto Sacramentario composto da Lui. Se così
fosse, sarebbe l'unico Sacramentario della liturgia africana
fatto da un africano. Cfr. G. BARDY, Voconius de Castellanum
=DThC 15 (Paris 1946) 3181-3182.
53
A Roma era vietato leggere le Passiones Martyrum. Così dice
il Decreto Gelasiano: Item gesta sanctorum martyrum, quae
multiplicibus tormentorum cruciatibus et mirabilibus
confessionum triumphis irtradiant. Quis catholicorum dubitet
maiora eos in agonibus fuisse perpessos nec suis viribus sed
Dei gratia et adiutorio universa tolerasse?. Sed ideo secundum
antiquam consuetudinem singulari cautela in sancta Romana
ecclesia non leguntur, quia et eorum qui conscripsere nomina
penitus ignorantur et ab infidelibus et idiotis superflua aut
minus apta quam rei ordo fuerit esse putantur (:PL 59, 160-
161). La data del Decreto Gelasiano sarebbe entro i ss. V-VI.
(Cfr. E. PERETTO, Decreto Gelasiano :DPAC I, 901). Dalla
lettera di Gregorio Magno a Eulogio di Alessandria (glulio
589),si può dedurre che a Roma non c’era una raccolta di Acta
44

«Item placuit, ut praeter Scripturas canonicas, nihil in ecclesia legatur sub


nomine divinarum Scripturarum. Sunt autem canonicae Scripturae, Genesis...
Hoc etiam fratri et consacerdoti nostro Bonifatio, vel aliis earum partium
episcopis, pro confirmando isto canone innotescat, quia a patribus ista
accepimus in ecclesia legenda. LICEAT ETIAM LEGI PASSIONES MARTYRUM,
CUM ANIVERSARII DIES CELEBRATUR»54.

Anche le Statuta Concilii Hiponensis, 36, ripetono le stesse disposizioni del Concilio
Cartaginese55.

Queste notizie di produzione liturgica sono un segno della creatività sorta nella fine del
secolo IV, ed inizio del secolo V, nelle Chiese di Africa, dove, secondo il Morin, ci sarebbe stata
una raccolta di libelli missarum56.
I dati ricavati dalle opere dei Padri e dalla legislazione conciliare, ci offrono elementi
per un rifacimento delle celebrazioni liturgiche, e per fare anche un approccio alla ricostituzione
ipotetica di alcune fonti.

5 - Fonti
Fra i testi usati nella celebrazione della messa, dobbiamo citare i testi biblici, la Sacra
Scrittura; il codice della Scrittura è fondamentale nella celebrazione cristiana. Possiamo
ipotizzare, di certo, alcune liste di lezioni, ricavate soprattutto dalle opere di Agostino.
Sarebbero un’ipotesi di lavoro sui lezionari africani.
A tale riguardo, abbiamo tre frammenti di lezionario:
G. GODU, Lectionarium ecclesiae Hiponensis secundum Augustinum :DACL 5/1, 857.
W-L. BISHOP, Lectionarium ex operibus S. Augustini , in The African Rite :JThS 13 (1912)
263-264.

Martyrum (Passionario): Praeter illa enim quae in eiusdem


Eusebii libris de gestis sanctorum martyrum continentur, nulla
in archivio huius nostrae ecclesiae vel in romanis urbis
bibliothecis esse cognovi, nisi pauca quaedam in unius codicis
volumine collecta. Gli Ordines Romani XIII – XIV (s. VIII) ci
lasciano intravedere che nell’ufficio ci sono delle lezioni
delle Atti dei Martiri, dovuto all’influsso gallicano.
54
Cfr. :Mansi III, 891.
55
Cfr. :Mansi III, 924. B. DE GAIFFIER, La lecture des Actes
des Martyrs dans la prière liturgique en Occident :Analecta
Bollandiana 72 (1954) 134-166.
56
G. MORIN, Formules liturgiques orientales en Occident aux
IVè. et Vè. siècles :Rev Ben 40 (1928) 134-137; cfr. F. CABROL,
La messe dans la liturgie :DThC, X/2 (Paris 1929) 1346-1403.
45

G-G. WILLIS, St. Agustin's Text lectionary =Alcuin Club 44 (London 1962).

Abbiamo probabilmente anche il testo di una laus cerei, anch'esso incluso nelle opere di
Agostino:
P. VERBRAKEN, Une laus cerei africaine :RB 70 (1960) 301-313.
Oltre a questo non possiamo parlare di libri liturgici africani veri e propri, malgrado le
notizie che abbiamo di composizione di libri liturgici57.

6 - Ordo missae
Abbiamo detto che dagli elementi liturgici sparsi nelle opere dei Padri possiamo rifare
alcune celebrazioni liturgiche. Ecco che diversi autori hanno tentato di rifare l'ordo missae dalle
opere di Cipriano, di Ottato di Milevi e di Agostino.

6.1 - Schema dalle opere di Cipriano


Il SAXER propone non uno schema, ma un profilo della messa partendo delle opere di
Cipriano. Esso sarebbe il più antico58, così disposto:
Liturgia della parola
Si leggono i libri della Scrittura e soprattutto il Vangelo. Fra queste letture c'è un salmo
responsoriale.

Dopo le letture c'è l'omelia fatta dal Vescovo.


All'omelia segue il congedo dei catecumeni e penitenti.

Preghiera dei fedeli: monizione di preghiera, silenzio, colletta. Secondo il Saxer, nel
secolo III il Pater noster fu introdotto come elemento della preghiera dei fedeli.

Bacio di pace.
Offertorio

ANAFORA EUCARISTICA
Prefazio
Narratio mirabilium Dei
Narratio institutionis
Anamnesis
Intercessiones
Comunione.

6.2 Schema dalle opere di Ottato di Milevi

57
Per la questione delle fonti, ed anche per ulteriori
verifiche, cfr. CLLA, 20.
58
V. SAXER, Vie liturgique et quotidienne a Carthage vers le
milieu du III siècle (Città del Vaticano 1969) 217-263.
46

Anche da Ottato di Milevi (seconda metà del secolo IV) possiamo ricavare questo
profilo dell'ordinario della messa.
I - Saluto
lettura dell’A.T.
Lettura del N. T.
Lettura del Vangelo
Lettura degli Atti e Passiones dei martiri
Omelia
Preghiera universale?

II - Presentazione dei doni


Preghiera eucaristica.
Comunione59.
6.3 - Schema dalle opere di Agostino
Diversi autori ipotizzano uno schema di ordo missae sui dati ricavati nelle opere di
Agostino. Ecco i diversi schemi.

Il Cabrol propone il seguente schema:


(Salmo per l'introito?)
I - Profezia
Salmo
Apostolo
Vangelo
Alleluia

Congedo dei catecumeni, pagani e gentili

II - Oblazione (canto di un salmo?)


Litania (dittici)
ANAFORA EUCARISTICA
Orazione dominicale
Bacio di pace
Comunione (canto del Salmo 33)60.

Il Cabrol fa notare che il Concilio III di Cartagine (327) nel canone 47, permette la
lettura degli Atti dei martiri nel giorno della loro commemorazione.

Bishop propone il seguente schema:


I - Saluto, Pax / Dominus vobiscum
Lettura dell’A.T. (frequente, ma non sempre)

59
J-L. GUTIERREZ, La iniciación cristiana en el Africa del s.
IV. El testimonio de Optato, obispo de Milevi (Tesi di laurea
inedita).
60
CABROL, Afrique :DACL I.
47

Epistola
Salmo Responsoriale
Vangelo
Alleluia
Congedo dei catecumeni.

II - Preghiera dei fedeli


Preghiera del fedeli
Offertorio con salmo
Dittici e Post nomina - Dittici
Offertorio con salmo
Preghiera super oblata - Oratio post nomina = super oblata.

ANAFORA EUCARISTICA
Frazione
Pater noster
Bacio di pace
Benedizione
Communione (salmo)
Azione di grazie (rinvio?)61.

Il Gamber propone il seguente schema, sempre guidato dagli scritti di Agostino:


I - Processione di introito
Saluto all'assemblea
Profezia
Apostolo
Salmo
Vangelo
Omelia
Congedo dei catecumeni

II - Orazioni (precationes)
Offertorio
ANAFORA EUCARISTICA - Praefatio Prex mystica
- Prex
Frazione del pane
Pater noster
Bacio di pace
Benedizione
Comunione
Azione di grazie62.

G. Casati propone uno schema della messa di Agostino fondandosi sul Righetti, sul
Cabrol e su Van der Meer. Si pensa, comunque, che la messa africana sia molto simile a quella
61
W-C. BISHOP, The African Rite :JThS 13 (1912) 253.
62
K. GAMBER, Ordo Missae Africanae. Der nordafrikanische
Messritus zur Zeit des hl. Augustinus :Romische Quartalschrift 64
(1969) 131-153.
48

romana. Tra l’altro, la messa con la comunione si celebrava ogni giorno. La prima parte della
messa è fondata sui dati del De Civitate Dei di Agostino:
I - Saluto del celebrante.
Lezioni (A. e N. T.), dopo le letture il vescovo dice Pax tecum al lettore.

Prima lettura (VT)


Salmo
Seconda lettura (Apostolus)
Terza lettura (Vangelo)
Le due prime letture sono proclamate dal lettore, ed il Vangelo dal diacono. Ma non c'è
una regola fissa; qualche volta lo stesso Vescovo faceva la proclamazione del Vangelo,
ed anche la lettura apostolica.
Omelia
L'omelia si fa dalla cattedra, talvolta tenendo il codice in mano.
Congedo dei catecumeni

II - Prex fidelium
Alla preghiera dei fedeli, i fedeli rispondono: Amen.
Offertorio
Accompagnato dal canto di un salmo.
Dittici
Memoria dei martiri, dei vivi e dei defunti.

ANAFORA EUCARISTICA
Dialogo iniziale e prefazio.

[Frazione del pane]


Pater noster
Finita la recita del Pater noster, il celebrante diceva: Pax vobiscum.
Bacio di pace
Comunione
Con il Salmo 33
Preghiera di ringraziamento63.

Pinell propone questo schema di ordo missae:


Salutatio
[Lectio Veteris Testamenti]
Epistola
Psalmus responsorialis
Evangelium
Alleluia (in tempore paschalis et in dominicis)
63
G. CASATI, La liturgia della messa al tempo di S. Agostino:
Augustinianum 9 (1969) 484-515. Sulla celebrazione della messa
nel tempo di St. Agostino, cfr. A. MARINI, La celebrazione
eucharistica presieduta da Sant'Agostino (Brescia 1989) 61-79.
49

Homilia
Dimissio cathecumenorum
Oratio communis
Psalmus offertorii
Dipthyca
Oratio post nomina
Ritus pacis
ANAPHORA EUCHARISTICA
Dialogus
Gratiarum actio et sanctus
[Vere sanctus?]
Enarratio institutionis
Anamnesis
Epiclesis
Doxologia
Fractio panis
Oratio dominica
Benedictio
Ritus communionis cum Ps. 33
Gratiarum actio
Dimissio64
In tutte queste ipotetiche ricostruzioni dell'ordo missae, gli autori sono d'accordo
praticamente in tutto, eccetto piccole differenze tra di loro:
- Il Cabrol ed il Casati mettono il salmo responsoriale dopo la prima lettura, mentre
gli altri credono che si reciti dopo la seconda.
- Il Gamber ed il Casati non contemplano il canto dell'alleluia.
- Saxer e Pinell mettono il bacio di pace prima dell'anafora, mentre tutti gli altri
credono che si dia dopo l'anafora e prima della comunione.
Da tutte queste ipotetiche ricostruzioni dell'ordo missae, possiamo sottolineare questi
punti:
a) tre lezioni in tutte le messe, la prima dell’A.T., la seconda del N.T., e finalmente la
terza, la proclamazione del Vangelo.
b) lettura degli Atti o Passiones dei martiri, fra le letture bibliche della messa.
c) il canto dell'alleluia dopo la proclamazione del Vangelo e non prima.
d) i dittici recitati fuori e prima dell'anafora.
e) la benedizione prima della comunione.
f) diciamo anche che secondo Saxer e Pinell, il rito della pace si fa prima dell'anafora.

64
J. PINELL, De liturgiis occidentalibus cum speciali
tractatione de liturgia hispanica (pro manuscripto) (Romae 1967)
80.
50

E’ opportuno tenere presente queste caratteristiche dell'ordo missae africano, perché


dopo le ritroveremo nell'ordo missae delle altre liturgie occidentali, soprattutto la gallicana e la
ispanica.

7 - Altre celebrazioni
Oltre la celebrazione dell'Eucaristia dobbiamo accennare ad altre celebrazioni liturgiche:
fra di esse possiamo accennare la dedicazione delle Chiese, la venerazione dei martiri ed il culto
ai morti. (Cfr. tutto quello che abbiamo detto nella prima parte).

8 - Anno liturgico
Come accade in tutte le Chiese, il nocciolo primitivo dell'anno liturgico gira intorno alla
celebrazione domenicale. Ma ben presto si celebra la Pasqua annuale (fine secolo I, prima metà
del secolo II).
Nell'Africa si passa ad un ulteriore stadio nel secolo III.
Nel secolo V, con Agostino, l'anno liturgico è già ben strutturato sulle due vie della
celebrazione dei misteri del Signore, e della celebrazione delle feste dei Santi. Appunto, i
sermoni di Agostino ci offrono dati ben precisi sull'anno liturgico.
Ciclo natalizio Ciclo pasquale
Natale del Signore Quaresima
S. Stefano Veglia pasquale
S. Giacomo Apost. Pasqua
Decollazione di S. Giovanni, Settimana pasquale, va accentuata
Ottava del natale la prima domenica dopo Pasqua
Epifania Ascensione con alcuni giorni di
preparazione
Veglia di Pentecoste
Pentecoste
La settimana dopo Pentecoste
Domeniche dopo Pentecoste
Santorale
Agnese, 21-I
Fruttuoso, Augurio, Eulogio, 21-I (Ispanici)
Vincenzo, martire, 22-I (Ispanico)
Natività di S. Giovanni Battista, 24-VI
51

Guddenis, martire, 27-VI


Pietro e Paolo, 29-VI
Martiri Scilitani, 17-VII
Martiri Massilitani, 22-VII
Martiri Tuburbitani, 30-VII
Santi Maccabei, 1-VIII
Lorenzo martire, 10-VIII
Martiri di Massa Candida, 21-VIII (Ispanici)
Quadrato martire, 21-VIII
Martiri Volitani, 17-X
Felice martire, 6-XI
Crispina martire, 5-XII
Eulalia martire, 10-XII (Ispanica)

Oltre a queste feste si deve accennare alle feste di dedicazione di Chiese, consacrazione
di un Vescovo. Ci sono anche omelie per i lavori straordinari come quello della vendemmia.

9 -Scomparsa della Chiesa in Africa

I Vandali, dalla Germania attraversarono la Gallia e la Spagna, ed arrivarono in


Africa, a Tanger. Con questa invasione sparì l'organizzazione romana, ed anche l'Impero.
Cartagine diventò la capitale del regno dei Vandali (428-534). I Vandali erano ariani e
vollero imporre la fede ariana, ed a causa di ciò, i vescovi cattolici andarono in esilio. I
Vescovi della Cirenaica assistettero ai Concili di Nicea, Efeso, Calcedonia e Costantinopoli.
Alla dominazione vandala successe la bizantina. Belisario conquista il regno dei vandali nel
534. La sparizione del cristianesimo non fu rapida, ma esso sopravvisse alle invasioni. Dal
secolo VII fino al secolo XII e piano piano, si estinse.
Le cause che provocarono la sparizione del cristianesimo in Africa sarebbero:
a) Le lotte intra-cristiane.
b) L'espressione unicamente latina.
c) L'assenza di monasteri65.

65
Cfr. R. LOURIDO, El cristinismo en el norte de Africa (Madrid
1993) 25,ss.