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MASTER DI ACIREALE Appunti di Teologia Biblica Prof.

Carmelo Raspa

LA BIBBIA: PAROLA DI DIO PER LUOMO


INTRODUZIONE Il Papa raccomandava alcuni anni fa di portare per le vacanze, tra gli altri libri da leggere, il libro della Bibbia. Lo fa ancora nella Tertio millennio adveniente (n. 40), in preparazione al Giubileo: I cattolici tornino con rinnovato interesse alla Bibbia. Qui si colloca il perch di questo corso. Si tratta, infatti, di un libro poco conosciuto, anche dagli stessi cristiani che, nonostante lapertura del Concilio Vaticano II, mantengono con esso un rapporto distante, fatto di timore, che non quello santo con cui accostarsi a leggerlo, a causa della sua non-comprensione. Accanto ad evidenti motivi storici, quali la difesa anti-modernista, la pastorale ecclesiastica non recep, purtroppo, le indicazioni della Divino Afflante Spiritu di Pio XII (1943), la quale, ricalcando la Provvidentissimus Deus di Leone XIII (1893), oltre a rilanciare gli studi biblici secondo la moderna metodologia scientifica, proponeva ed invitava a corsi biblici per la conoscenza e la diffusione dei libri su cui si fonda la fede cristiana, quelli della Bibbia appunto, e prefer chiudere i medesimi alla lettura personale, financo a considerare in maniera assurda peccato la loro lettura. Il Concilio Vaticano II e la lungimiranza di Giovanni XXIII e di Paolo VI abbattono gli ultimi baluardi di un edificio conservatore ormai in frantumi e la Bibbia torna ad essere nelle mani di tutti, almeno in linea di principio. La Bibbia rimane oggi il libro pi acquistato e meno letto. Nonostante le numerose traduzioni (CEI, TOB, in lingua corrente) ed i tanti sussidi messi a disposizione per una migliore comprensione di essa, la Bibbia rimane un libro difficile, oscuro, di non facile comprensione. Si preferisce abbandonarlo dopo le prime pagine, mentre si relega la sua lettura ai brani della Messa domenicale, i quali non si comprendono neppure. Ci a causa di tanti fattori, quali: la perdita di familiarit con il modo di pensare e, dunque, letterario (cio modo di scrivere) della Bibbia stessa e, in non pochi casi, la superficialit e la trascuratezza dei pastori, che spesso non si impegnano a studiare prima loro medesimi e a spezzare poi al popolo santo di Dio la Parola. Questo corso risponde alla insistente richiesta di buona parte del popolo di Dio, desideroso di conoscere e capire la Bibbia, non soltanto da un punto di vista intellettuale, come dato culturale e scientifico, ma anche e soprattutto dal punto di vista del cuore e della fede, come sacramento di quella Parola di Dio che, come afferma san Paolo in 1 Tessalonicesi, opera in colui che crede. Scopo del corso non una lettura biblica n tanto meno una lectio divina, ma una introduzione alla lettura della Bibbia. Spiegando il processo ed il contesto di formazione dei libri sacri nella loro divisione interna alla medesima Bibbia, ed illustrando le diverse forme e i vari generi letterari adottati dagli autori sacri, questo corso intende facilitare laccostamento personale alla Bibbia, fornendo piste e chiavi di lettura senza tralasciare la lettura vera e propria di alcuni brani, proposti anche dalluditorio attraverso domande in merito. Ci perch, avveratasi la profezia di Amos (8, 11-12) che cos predice: Ecco, verranno giorni, dice il Signore Dio, in cui mander la fame nel paese, non fame di pane n sete di acqua, ma dascoltare la parola del Signore. Allora andranno errando da un mare allaltro e vagheranno da settentrione a oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno, possa compiersi

oggi la profezia di Geremia (31, 34): Non dovranno pi istruirsi gli uni gli altri dicendo: Riconoscete il Signore, perch tutti mi conosceranno, dal pi piccolo al pi grande, dice il Signore. Ascoltiamo oggi la sua voce per entrare nel suo riposo e dare ragione cos della speranza che in noi a quanti ce lo chiedono e a quanti travisano le medesime parole della scrittura (fondamentalismo e spiritualismo). ALCUNE NOTE DI TEOLOGIA FONDAMENTALE

La Bibbia il sacramento della Parola di Dio: la Parola di Dio non si identifica con la Bibbia. La Parola di Dio Dio stesso nella persona di Ges: la Bibbia ne il sacramento. Come noi teniamo il Corpo e il Sangue di Ges nelle mani sotto le specie del pane e del vino, cos teniamo la Parola di Dio nelle mani sotto le specie della Scrittura, della Bibbia: e cos pure la leggiamo e la proclamiamo liturgicamente. Attraverso la sua Parola, Dio si rivela alluomo parlandogli e incontrandolo nella sua situazione storica: ci con eventi e parole intimamente connessi tra loro, in modo che le opere illuminino le parole e le parole le opere (Dei Verbum 2). Ecco perch la Parola di Dio che Cristo, si fatta carne e nella Bibbia si segue la logica dellIncarnazione nellintreccio di parola umana e parola divina che svela il mistero di Dio, vicino e insieme imprendibile. La Parola di Dio si lascia rinchiudere nei limiti e nelle contraddizioni della parola umana: ma proprio questo scandalo per ogni uomo e per ogni cristiano fa s che Dio rimanga Altro, sempre al di l di ogni parola e di ogni concetto definitorio, eppure presente con forza nella storia di ogni uomo e di tutti gli uomini di tutti i tempi. Lo scandalo della croce che rivela Ges come Cristo e, dunque, la sua figliolanza divina e la sua divinit nel rapporto con il Padre e nel dono dello Spirito (rivelazione della Trinit), si ripete necessariamente, e cos doveva essere per lidentit CristoParola di Dio, nella caduta chenotica della parola nella Scrittura, nella traccia scritta, realt simbolica di presenza-assenza, di pienezza-svuotamento. La Dei Verbum (DV) esprime chiaramente quanto detto. Inoltre, la Costituzione Dogmatica mette in luce alcuni punti riguardanti la Parola di Dio e la Scrittura che qui brevemente riassumo. Sacra Tradizione e Sacra Scrittura Riconosciuti la natura divina della Parola ed il carattere rivelatorio della medesima in Cristo, la DV afferma la coesistenza di una tradizione orale e di una scritta della medesima Parola: la seconda non il deposito scritto della prima solamente, e la prima non diversa od opposta alla seconda (DV 9). Sacra tradizione e Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa (DV 10), sono tra loro congiunte e comunicanti e formano in certo qual modo una sola cosa, tendendo allo stesso fine. Infatti la Sacra Scrittura la Parola di Dio in quanto messa per iscritto sotto lispirazione dello Spirito Santo; la Sacra Tradizione trasmette integralmente la Parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli e ai loro successori affinch questi, illuminati dallo Spirito di unit, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano (DV 9). Se alcune cose tramandate oralmente sono state poi fissate per iscritto a formare la Bibbia, altre hanno trovato posto in scritti non biblici, in atti liturgici ed in consuetudini. Ci vale sia per lAntico Testamento e lambiente giudaico, sia per la Chiesa. Per il primo si ha: Mos Bibbia: Tanak e altri scritti rabbini con scritti

Per il secondo si ha: Mos Cristo Apostoli Bibbia Padri, Magistero, Liturgia (Credo). La continuit data dalla successione apostolica con i Vescovi per la Chiesa. La nostra fede si basa su questa successione: noi crediamo sulla testimonianza di altri che hanno visto, udito e toccato con mano; testimonianza che facciamo nostra attraverso una catena di tradizioni che ha carattere di sacralit religiosa grazie allintervento dello Spirito Santo (Battesimo, Cresima, Eucaristia e Ordinazione episcopale). La tradizione progredisce nella Chiesa sotto lassistenza dello Spirito Santo: la comprensione degli eventi e delle parole divine cresce con la riflessione e lo studio dei credenti, con la loro contemplazione, con la predicazione (DV 8). Lispirazione La Bibbia ispirata: autore ne lo Spirito Santo. Per la composizione dei libri sacri Dio scelse degli uomini, di cui si serv nel possesso delle loro facolt e capacit, affinch, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte (DV 11). Il concetto di una parola ispirata presente nel popolo ebraico e negli autori neotestamentari: - per il primo: Is 34,16; Ne 9,3.20; GF: Tra noi non permesso a tutti di scrivere la storia, ma soltanto i profeti raccontarono con chiarezza i fatti lontani e antichi per averli appresi mediante ispirazione divina e quelli contemporanei per esserne testimoni (CA 1,8). - per il secondo: Mc 12,36; At 1,16. Testi biblici fondanti lispirazione: a) 2Tm 3,14-16 b) 2Pt 1,16-21: momento di riconoscimento delle scritture proprie del cristianesimo (cfr. anche: 1Tm 5,18 che cita come Scrittura Lc 10,7 e 2Pt 3,16) I Padri: I Padri si impegnarono a sostenere: a) Dio come Autore. S. Agostino scrive: Come lunico e vero Dio il creatore dei beni temporali e dei beni eterni, cos egli medesimo lautore di entrambi i Testamenti, poich il Nuovo figurato nel Vecchio e il Vecchio figurato nel Nuovo (Contra Adversarios legis et prophetarum 1,17,35), per cui si contrastavano le eresie gnostiche, marcionite e manichee; b) luomo come strumento di Dio: strumento musicale nel quale si soffia (Atenagora), cetra (Anonimo, Cohhortatio ad Grecos 8), non sotto unalienazione mantica ed estatica simile agli oracoli pagani, come affermava Montano; contro di lui Girolamo scrive: Non vero, come si immagina Montano con le donne insipienti, che i profeti abbiano parlato in estasi, cos da non sapere ci che dicevano (Prologo ad Is. In PL 24,19); c) la Scrittura come manifestazione della condiscendenza di Dio e sua lettera: concezione nata con Origene e sviluppata dal Crisostomo, per il quale essa lapparire e il mostrarsi di Dio, non come egli , ma come pu essere visto da colui che capace di tale visione, offrendo il suo aspetto alla debolezza di chi lo guarda (De Incomprehensibili Dei natura: PG 48,722A). La sua affermazione ripresa dalla Divino Afflante Spiritu: In effetti, come il Verbo sostanziale di Dio si fatto simile agli uomini in tutto, eccetto il peccato (Eb 4,15), cos anche le parole di Dio, espresse con lingua umana, si sono fatte somiglianti al linguaggio umano in tutto, eccettuato lerrore. In questo consiste quella condiscendenza del provvido nostro Dio, che gi S. Giovanni Crisostomo con somme lodi esalt e pi volte assever trovarsi nei Libri Sacri (ripreso da DV 13).

I Concili Puntano la loro attenzione nel tempo su: a) lorigine divina dei due Testamenti e Dio quale autore: Concilio I di Toledo (400 circa): Se qualcuno afferma e crede che c un Dio dellantica Legge e un altro Dio del Vangelo, sia anatema. Statuta Ecclesiae Antiquae (fine V sec.): Se egli crede che Dio lunico e identico autore dellAT e del NT, cio della Legge, dei Profeti e degli Apostoli (pu essere ordinato vescovo). Concilio di Firenze (XVII ecumenico) nel Decreto per lunione con la Chiesa cattolica da parte dei Giacobiti copti ed etiopi monofisiti, in data 4 febbraio 1442 vi aggiunge lispirazione: La Santa Romana Chiesa professa che un solo, identico Dio autore dellAT e del NT, cio della Legge, dei Profeti e del Vangelo, perch i santi delluno e dellaltro Testamento hanno parlato sotto lispirazione del medesimo Spirito Santo. Essa accetta e venera i loro libri, che vengono indicati con questi titoli. b) Identica natura divina di tutti i libri (contro i Riformatori):

Concilio di Trento nel Decreto sui libri sacri e sulle Tradizioni da ricevere, Sessione IV, 8 Aprile 1546, (cfr. fotocopia allegata p. 406). Il senso di dictare qui non dettare, ma prescrivere, insegnare, suggerire. c) Definizione dogmatica dellispirazione:

Concilio Vaticano I in Dei Filius (24 Aprile 1870), cap. 2 De rivelatione, e canone 4: La Chiesa ritiene i libri dellAntico e del Nuovo Testamento sacri e canonici, non perch, composti per iniziativa umana, siano stati approvati dalla sua autorit, e neppure soltanto perch contengono la Rivelazione senza errore, ma perch scritti sotto lispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio come autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa. Ci si oppone qui alla teoria dellapprovazione susseguente (identifica ispirazione e canonicit = un libro ispirato perch canonico) sostenuta dal benedettino Daniele von Haneberg, Vescovo di Spira (+1876) e a quella dellassistenza negativa (identifica ispirazione e inerranza = lispirazione volta a far evitare errori) sostenuta da Bonfrre e altri. d) Sviluppo della dottrina dellispirazione sino al Vaticano II:

La Providentissimus Deus di Leone XIII (18 Novembre 1893) e la Divino afflante Spiritu di Pio XII (30 Settembre 1943). La prima, nel contesto dellinerranza, stabilisce che (cfr. allegato p. 410): il rischio di far coincidere Dio con lagiografo quale autore letterario. La seconda rivaluta lagiografo come strumento vivo (cfr. allegato p. 410). In questo, Pio XII rivaluta la categoria di instrumentum tipicamente tomista; P. Lagrange distinguer allora tra causa principale, Dio, e causa strumentale, luomo, fra le quali non esiste contrapposizione. Rahner parler di Dio come autore dei libri, in quanto autore della Chiesa apostolica come norma oggettivata per mezzo di testimonianze scritte e orali. Congar afferma contro Rahner che la Chiesa aveva la consapevolezza di possedere delle Scritture che ne fissavano per iscritto la fede e che esse erano redatte da singoli con il carisma dellispirazione: gli agiografi sono veri autori e non operai della Chiesa. Benoit parla di analogie dellispirazione, situando lispirazione biblica nel contesto carismatico. Sviluppando la sua intuizione. Grelot distingue:

1. carisma profetico nellAT e apostolico nel NT; 2. carisma funzionale, di cui godettero quelli che intervennero per conservare e trasmettere la Parola; 3. carisma scritturistico, per fissare per iscritto la Parola. Non sappiamo come si leghino gli ultimi due. Schoekel studia il concetto di ispirazione agganciandolo a quello della creazione letteraria in tre tempi: raccolta di materiali, intuizione, esecuzione. Lispirazione interviene negli ultimi due: lispirazione biblica essenzialmente un carisma di linguaggio. Lispirazione si estende fino alla formulazione materiale dei concetti con parole umane che analogicamente sono parole di Dio. Il Canone La tradizione fa conoscere alla Chiesa il canone integrale di libri sacri attraverso la regola della fede: un libro canonico se risponde alla fede della comunit che lo legge e che lha tradotto (cfr. DV 8). Canone significa appunto norma (Gal 6, 14-16). Nei primi secoli della Chiesa con lespressione canone della verit si indica il nucleo centrale della dottrina apostolica, in base al quale si giudica la verit di alcuni insegnamenti. Soltanto nel IV sec. il termine canone indica lelenco delle Scritture. Atanasio nel 367 nella Lettera festale distingue tra kanonizomena e apokryfa e fornisce lelenco dei libri canonici dellAntico e del Nuovo Testamento, per questultimo di 27 libri e cos lo riprender Trento, come prima Eusebio aveva distinto fra gli endiathkos, i libri testamentari, tre gruppi: - omologoumena, libri da tutti accettati; - antilegoumena, libri discussi da molti; - notha, cio spuri. Dopo il Concilio di Trento, per distinguere i libri non accolti nel canone dei Riformatori, Sisto da Siena (+1569) introdusse la terminologia di protocanonici e deuterocanonici, questi ultimi assai discussi per ci che concerne la loro canonicit prima di essere accolti dalla Chiesa. I deuterocanonici sono 7 per lAT: Tb, Gdt, 1 e 2Mac, Bar, Sir, Sap, Dn 13-14, Est 10,416,24; e 7 per il NT: Eb, Gc, Gd, 2 e 3 Gv, 2 Pt, Ap: cfr. Tabet 86.92). Il canone indica dunque la lista ufficiale di quei libri che la Chiesa accoglie e riconosce come facenti parte della sua fondazione a comunit di fede; in quanto canonici quei libri servono come norma profetica e apostolica di ci che proprio e legittimo nella trasmissione della verit rivelata e nella strutturazione della vita cristiana. Un libro canonico perch ispirato. In tal caso esso diventa normativo. La Bibbia norma normans non normata Un primo canone delle Scritture ebraiche dato nel prologo del Sir con le tre parti Torah, Profeti e Scritti, questi ultimi non definitivi, cui si deve aggiungere quello di Flavio Giuseppe in Contra Apionem 1,8 (Vd. Fabris p. 384), che conta 22 libri in corrispondenza delle lettere dellalfabeto, mentre lapocrifo 4Esdra 14,18-47 menziona 24 libri. La discussione sulla canonicit dei libri del terzo gruppo cominci a quietarsi soltanto dopo il 70 d. C., quando cio lebraismo sent la concorrenza del nascente movimento cristiano che fissava anchesso un canone di libri sacri, includendovi i deuterocanonici presenti nella LXX (Giudaismo alessandrino). I criteri seguiti a Jamnia, che escluse i libri scritti in greco, furono i seguenti: a) antichit del libro (prima del profeta Malachia) b) libro scritto in ebraico c) conformit del libro alla dottrina farisaica Gli autori cristiani ritengono subito i libri dellAT come canonici, ma la questione pi complessa. In questo gioc molto leresia di Marcione (rifiutava lAT e del NT leggeva solo 10 lettere di Paolo, tranne le Pastorali ed Ebrei, e il Vangelo di Lc, epurato dai rimandi alla Legge di Mos) e degli gnostici come pure il contatto tra comunit ebraiche e comunit cristiane. Alcuni autori optarono poi per il canone ebraico (Origene, Atanasio, Cirillo di Gerusalemme, Girolamo),

altri (Agostino) per quello ampio comprendente i deuterocanonici giacch usati nella liturgia di numerose Chiese e importanti per la dottrina e la vita. I concili di Ippona (393) e di Cartagine (397 e 419) sancirono il canone ampio, confermato da papa Innocenzo I nel 405, ma tali pronunciamenti non furono ritenuti definitivi. Lo stesso accadde per il canone lungo del concilio di Firenze (1441) ripreso poi a Trento e che comprende lantica edizione latina Volgata e la versione greca dei LXX (Decretum de libris sacris et de traditionibus recipiendis dell8 Aprile 1546: Se qualcuno non accogliesse come sacri e canonici gli stessi libri interi, con tutte le loro parti, come si soliti leggerli nella Chiesa cattolica e si trovano nellantica Volgata latina, e consapevolmente disprezzasse le suddette tradizioni: sia anatema). 2Pt 3,15 parla di un Corpus paulinum; Giustino testimonia delluso liturgico di Profeti e Vangeli, cos il Diatessaron di Taziano; la dicitura NT ad opera di Tertulliano nel 200. Importante per i testi canonici del NT il Canone Muratoriano dal nome del suo scopritore L. A. Muratori che lo rinvenne nel 1740 in un manoscritto dellVIII sec. della Bibbia Ambrosiana proveniente da Bobbio. Lelenco mutilo dellinizio e forse della fine. Pare sia databile attorno al II sec. d. C.; il luogo di composizione sembra essere Roma, la lingua il greco e il latino. Sconosciuto lautore, difficile lattribuzione a Ippolito (cfr. Fabris 389). Per il Nuovo Testamento importante per la canonicit di un libro: - la provenienza apostolica: il riconoscimento dello straordinario e ristretto arco di tempo in cui la sua fondazione fu portata a termine dal ministero di insegnamento degli apostoli e dei loro stretti collaboratori. - la conformit alla regola della fede - luso liturgico Il problema del canone nel canone: a) canonal criticism (Sanders, Childs): un libro va studiato tenendo conto del canone dei libri b) Protocattolicesimo di von Harnack, Bultmann, Kaesemann: solo un nucleo di ci che i libri biblici contengono ispirato, perch riguarda la fede, il resto non ispirato (cfr. Fabris 393). Il Magistero interpreta Chi interpreta autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa il magistero vivo della Chiesa, che esercita la sua autorit nel nome di Ges Cristo. Il magistero non per al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, assistito dallo Spirito Santo, e per divino mandato piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone. Da questo unico deposito della fede attinge tutto ci che propone da credere come rivelato (DV 10). Inerranza e verit della Bibbia In questa ottica si comprende linerranza della Scrittura, che non ha nulla di materiale e non contro lo sviluppo culturale e scientifico nella storia. Il non sbagliare della Scrittura riguarda la verit che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre lettere (DV 11). Gi Galilei affermava che la Sacra Scrittura insegna non come si muove il cielo, ma come si va in cielo. Affermata da Leone XIII nella PD a fronte delle conclusioni delle nuove discipline umane, che affermavano la presenza di errori. Una proposta di soluzione venne dal Rettore dellInstitut Catholique di Parigi, mons. Maurice DHulst, che con Jean Didiot, Rettore di Lilla, giudicava linerranza alla stessa stregua dellinfallibilit del Papa, promulgata dal Vat. I, in materia di fede e morale (cfr. Fabris, 416 e la risposta dellenciclica). Lenciclica seguita da Benedetto XV con la Spiritus Paraclitus (1920) e Pio XII con la DAS: tutte si esprimono in negativo sulla inerranza limitata.

In positivo sullinerranza della Scrittura in ogni campo si esprimeva lo schema preparatorio De Fontibus Revelationis che i Padri conciliari del Vaticano II discussero e respinsero nella prima sessione del Concilio (novembre 1962) cfr. Fabris, 417. Lindicazione del Vat. I non andava secondo lo schema preparatorio cfr. Fabris, 417. Il Vaticano II e la DV 11: il per la nostra salvezza quale angolo formale di visione; DV 12 per linterpretazione e la distinzione tra lintenzione dellagiografo e quella di Dio. La Scrittura allora una realt teandrica: per ricercarne il senso profondo, quello spirituale vero, non si pu saltare il senso letterale espresso secondo lo stile e le forme letterarie proprie del tempo dellautore e della sua cultura. Inoltre si deve badare al contenuto e allunit della Scrittura, alla Tradizione e allanalogia della fede. Non deve scandalizzare la parola umana della Bibbia: Dio nella sua condiscendenza ha assunto la natura umana e incontra luomo nella sua storia, nella concretezza della sua vita, celandosi spesso nelle pieghe di essa (Elia e la brezza). La Chiesa venera le Scritture come il corpo di Cristo (DV 21): per questo esorta i fedeli ad apprendere la sublime scienza di Ges Cristo con la frequente lettura delle divine Scritture. Lignoranza delle Scritture, infatti, ignoranza di Cristo (San Girolamo in DV 25). Ci perch la Chiesa di Cristo, tutta ministeriale e comunionale annunzi la salvezza al mondo intero il quale ascoltando creda, credendo speri, sperando ami.

STRUTTURA DELLA BIBBIA

La Bibbia che noi abbiamo tradotta per lAntico Testamento (AT) dal Testo Masoretico, un testo ebraico vocalizzato (lebraico non ha vocali) tra il VI e il X secolo d. C. dai Masoreti, maestri ebrei, e che si avvicina alloriginale per il confronto del TM con altri testi della Bibbia in papiri e pergamene (critica textus); per il Nuovo Testamento (NT) dal greco (lo stesso per la critica textus). Pi precisamente: 1. la critica testuale si ripropone di ricostruire la forma pi vicina possibile alloriginale. Essa si occupa dei testimoni del testo e della loro storia, a partire dalla fattura dei manoscritti e dai metodi di trasmissione del testo stesso e dalla storia dello studio di tale testo. Inoltre si avvale di principi scientifici per scegliere la lezione migliore fra le varianti di un testo; 2. la paleografia (scrittura antica) la scienza che si occupa dello studio delle grafie antiche e di tutte le caratteristiche di una superficie scritta: materiale, stile di scrittura, presenza di segni diacritici e di interpunzione, fattura dei libri antichi. Il materiale scrittorio costituito per i manoscritti ebraici da pergamena e papiro; i manoscritti greci pi antichi sono su papiro, ma numerosissimi sono su pergamena. Parti del testo biblico sono copiate su cocci (ostraka) o altro materiale. 1. Il papiro designa la pianta e la carta con essa prodotta. Le strisce, di opportuna lunghezza si accostano e si sovrappongono le une perpendicolari alle altre, quindi vengono essiccate e poi pressate. I fogli, essiccati poi al sole, venivano incollati per formare il rotolo, in media di 20 fogli. Sulle fibre orizzontali presenti allinterno (recto) era pi facile scrivere che su quelle verticali (verso) sul lato del papiro. Per scrivere si usava una canna appuntita, il kalamos, e un inchiostro nero. Il papiro usato sin dal III millennio. 2. Il codice costituito da tavolette di legno incerate unite da legacci passanti per fori laterali e costituisce il primo stadio del libro. 3. La pergamena deriva dalla pelle animale, usata come materiale scrittorio dallVIII sec. in Persia. Pu essere ricavata ovunque e raschiata e riscritta (da qui i palinsesti). Il costo pi alto rispetto al papiro; vi si devono tracciare le righe e la superficie riflette meglio la luce e perci stanca locchio. Linchiostro usato era nero o marrone, per le lettere iniziali il rosso (ruber, da cui rubrica). 4. La carta fu inventata dai cinesi nel I sec. d. C. e diffusa dagli Arabi. La forma pi antica del libro fu il rotolo: sul bastoncino iniziale si indicava il contenuto, era scritto solo allinterno, si leggeva con entrambe le mani per svolgere e riavvolgere. Il codice soppiant il rotolo perch pi pratico a leggersi (una sola mano), poteva essere scritto da entrambi i lati, poteva contenere pi testi in un unico libro. I cristiani lo usarono di contro al rotolo degli ebrei. I manoscritti del NT sono in codice, quelli ebraici in rotolo. I codici ebraici appaiono nellVIII sec. d. C.; i pi antichi codici di papiro sono biblici. La Bibbia si compone di 46 libri dellAT e 27 del NT per un totale di 73 libri. Il nome Bibbia deriva dal greco e significa i libri (ta biblia: 1Mc 12,9; 2Mc 2,13 per definire la raccolta delle tre parti della Bibbia ebraica), in italiano poi passato al singolare per indicare tutto il libro. Le lingue originali della Bibbia sono tre: lebraico (AT), laramaico (Daniele 2,4 - 7,28; Esdra 4,8 - 6,18; 7, 12-26; Ger 10,11; Gen 31,47 e alcune parti di Tb, Gdt, Bar, 1Mc, frammenti di Ester, Sir, scritti in ebraico o in aramaico originariamente, anche se pervenuti in greco) e il greco di Sap, 2Mc, aggiunte a Dn e Ester, del NT

Sia lebraico che il greco derivano dallalfabeto fenicio, il primo consonantico, il secondo vocalico. Dal fenicio derivarono il paleoebraico e laramaico. Dallaramaico derivarono gli alfabeti siriaci e tra questi, nato da una forma corsiva, lebraico quadrato, uniformato nel I sec. a. C. Lebraico fa parte delle lingue cananaiche nord- occidentali; sviluppatosi a partire dal IX sec. a. C. con differenze registrabili nei testi biblici sino al post esilio, quando gli scribi risolsero di uniformare le divergenze linguistiche. La lingua migliore fu quella dellet monarchica e del ProtoIsaia. Lesilio babilonese determin la scomparsa dellebraico come lingua parlata (fu lingua sacra liturgica e per gli scritti biblici) e il prevalere dellaramaico imperiale (VIII-III sec. a. C.). Laramaico biblico fa parte delle lingue semitiche nord- occidentali e si divide in: a) aramaico antico (IX-VIII sec. a. C.) b) aramaico classico (VII sec. a. C. - era cristiana) parlato nei grandi imperi orientali (assiro, babilonese, persiano) c) aramaico recente (Targumim, Talmud j e b) Laramaico biblico una variante di quello imperiale; i suoi testi sono databili tra V e II sec. a. C. Il greco biblico quello della koin, un dialetto greco antico con assunzione di elementi ionici, al quale si aggiunsero gli influssi di altre lingue, oltre i mutamenti suoi propri. Nacque con le conquiste di Alessandro Magno e fu la lingua internazionale. Il greco biblico comprende il greco della LXX e il NT, che linguisticamente dipende dalla LXX, la quale ultima possiede una lingua di tradizione (pare per che Sap sia stato composto in greco nel I sec. d.C.). Il NT rappresenta una ulteriore evoluzione della lingua greca verso il greco moderno rispetto alla LXX (itacismo e iotacismo). Il NT non presenta unomogeneit linguistica. I manoscritti biblici pi antichi presentano una scriptio continua (maiuscoli o onciali, una scrittura simile a quella capitale usata per i monumenti, pi arrotondata nelle lettere e meno lineare, dove le lettere sono tutte di ugual misura, circa 1 oncia, minuscoli, medievali). Negli scritti ebraici in aramaico si avevano degli spazi tra parole, con problemi di divisione tra parola e parola. Le vocali ebraiche furono inserite solo nellVIII sec. d. C. e gli accenti ancora pi tardi. I manoscritti greci sono maiuscoli, senza accenti, n spiriti o altri segni, introdotti tra il VII e il IX sec. d. C. La minuscola per ovvie ragioni soppiant la maiuscola: richiedeva meno materiale, era pi veloce, i costi diminuivano (IX sec. d. C.). I manoscritti minuscoli sono spesso la copia fedele di manoscritti maiuscoli andati perduti. La parte finale di un manoscritto si chiama colofone (cima, termine): contrapposto al prologo, in esso si danno informazioni circa il contenuto, lo scriba e il suo lavoro; quelli ebraici sono pi ricchi di informazioni di quelli greci. Per ovviare le difficolt di lettura si adott il sistema colometrico (in ogni linea 1 sola frase di senso compiuto), che sostitu cos il sistema sticometrico (ogni linea doveva comprendere tante sillabe quante sono in uno stico di Omero, cio 15-16 sillabe pari a 34-38 lettere). La necessit di trovare velocemente passi o brani della Bibbia per scopo didattico o liturgico ha determinato la divisione del testo in sezioni. Il testo ebraico venne diviso in sezioni ad uso sinagogale e dal IX sec. in poi si ha una divisione in versetti. Agli inizi del sec. XIII Stefano Langton suddivise in capitoli la Vulgata. Nel 1528 Sante Pagnini cur ledizione a Lione di una Bibbia con testo ebraico e versione latina interlineare, in cui ogni versetto, capitolo per capitolo, era contrassegnato da un numero arabo. La numerazione attuale risale a Robert Estienne (1555).

IL TESTO DELLANTICO TESTAMENTO Manoscritti ed edizioni a stampa costituiscono la tradizione dei diversi libri biblici dellAT. Tradizione diretta: il testo si conserva in forma esplicita e in lingua originale; Tradizione indiretta: traduzioni, citazioni, rielaborazioni, commenti. Ognuno ha una propria storia testuale e una propria tradizione testuale: il testo letterario, la sua ricezione come opera in s conclusa da trasmettere fedelmente, la sua interpretazione. Un testo come Is 7,14 pu essere valido se riferito alla traduzione della LXX e alluso del NT per la tradizione interpretativa del testo, ma non per la critica testuale. Luso delle fonti esterne che consentono di ricostruire il quadro culturale in cui va inserita storicamente ogni lettura degli scritti relativi (i commenti). Le edizioni pi diffuse: a) N. H. Snaith per la British and Foreign Society b) Biblia Hebraica Stuttgartensia diretta da K. Elliger e W. Rudolph, prima di R. Kittel I codici (ogni edizione a stampa si serve del codice ritenuto optimus): a) Codice di S. Pietroburgo B 19a Lenigradensis della famiglia del Codice di Aleppo, il pi antico dei codici completi (1008) (BHS) b) Codice di Aleppo del 950 (Hebrew University) c) Codice del Cairo contenente il testo dei profeti (da Gs a Zaccaria) dell895 d. C. d) Codice babilonese o Petropolitano dei Profeti, il pi antico che porti una data, 916 Questi quattro codici appartengono alla famosa scuola dei masoreti della famiglia Ben Asher che rappresentano la scuola tiberiense, che si impose. Ma il processo di unificazione della tradizione dei manoscritti, imposto dai tiberiensi, aveva portato alla scomparsa quasi totale delle forme testuali diverse da quella masoretica, che, prima di Qumran, erano attestate solo indirettamente da versioni antiche. Il testo masoretico non era lunico e lassoluto nellantichit: la scuola tiberiense lo fece diventare textus receptus. I masoreti, tra cui i tiberiensi, sono cos chiamati dal termine masora, che significa tradizione e indica quellinsieme di note che accompagnano il testo biblico e che sono poste o ai margini superiore e inferiore (masora magna) o a lato e tra le colonne del testo (masora parva) o alla fine del manoscritto (masora finalis). I masoreti hanno fissato la vocalizzazione del testo a cominciare dal sec. VII per evitare la deformazione della lettura sinagogale e parallelamente allintroduzione di vocali nei testi siriaci e arabi. Il sistema vocalico oggi usato quello tiberiense della famiglia dei Ben Asher. Accanto ad esso si hanno pure quello babilonese e quello palestinese. Il pluralismo testuale un dato di fatto confermato da Qumran, anche per la presenza di diversi gruppi o scuole in seno alla societ ebraica, che leggevano a volte il testo per giustificare una loro posizione teologica o ideologica (Fabris 310). Qumran contiene manoscritti databili tra il III-II sec. a. C. e il I sec. d. C.: importante la grotta 4. Risultano attestate, nelloriginale ebraico, molte lezioni che sinora si conoscevano solo attraverso le versioni antiche (specie la LXX) e che in genere venivano considerate frutto del lavoro di interpretazione dei traduttori, non come resa fedele di un originale diverso da quello masoretico (probabilmente la traduzione dei LXX si rif a un testo diverso dal TM). Cross ritiene che la variet testuale di quei secoli rifletterebbe la diversit della tradizione del testo biblico nei tre centri pi importanti: a) Palestina: testo con forme lunghe, inserzioni e glosse e richiami a passi paralleli (Pentateuco samaritano e alcuni manoscritti di Qumran); b) Babilonia: testo breve (TM); c) Egitto: testo a met fra i due sopra (LXX).

la teoria dei testi locali di F. M. Cross, molto discussa. Si ritiene che il testo rifletta linteresse di un gruppo, non di una regione, o di gruppi in contrasto tra loro allinterno dellarea palestinese. La LXX sembra riconducibile al tempio di Gerusalemme, il TM ai farisei. Per la critica testuale: cfr. sopra Critica letteraria: muovendo dalla prima e dai dati forniti da essa si prefigge di individuare le varie stratificazioni del testo. Un testo nasce da: 1. redazione, cio messa per iscritto originale o basata su testi (fonti) precedenti; 2. trascrizione, cio la trasmissione scritta dellopera attraverso la copia dello scriba; 3. recensione, cio la revisione di un manoscritto, condotto con lausilio di altri testimoni, per eliminare errori o introdurre nuove lezioni. La critica testuale deve distinguere le famiglie di testimoni; questo si pu stabilire attraverso la condivisione degli errori (congiuntivi o separativi). Per una corretta critica si ricorre alla prova esterna e a quella interna, questultima comprendente le probabilit trascrizionali e le probabilit intrinseche: La prova esterna comprende: a) data del testimone, cio del testo che il testimone rappresenta b) distribuzione geografica dei testimoni che concordano nellattestare una variante, dopo aver accertato che testimonianze lontane geograficamente siano anche indipendenti c) relazione genealogica dei testi e delle famiglie di testimoni. Si pu cos stabilire quali testimoni contengano una famiglia o un tipo testuale. La prova interna prevede le probabilit trascrizionali e cio: a) preferire la lezione non parallela (gli scribi infatti tendevano ad armonizzare i testi); b) preferire la lezione pi difficile (per lo scriba, che era cos tentato di correggere il testo); c) preferire la lezione breve a due condizioni: che non sia avvenuta ripetizione allinizio o alla fine e che lo scriba non abbia omesso materiale giudicato superfluo o contrario a devozioni o usanze; d) preferire la lezione che spiega lorigine delle altre (regola aurea). Le probabilit intrinseche dipendono dalla valutazione di ci che pi verosimile che lautore abbia scritto e si basano su: a) esame dello stile e del lessico dellautore in tutto il libro b) contesto immediato c) accordo con luso dellautore altrove e nei Vangeli d) ambiente aramaico della predicazione di Ges e) influenza della comunit cristiana sulla formulazione e sulla trasmissione del passo in questione. Si stabilisce cos il tipo testuale pi vicino alloriginale nei suoi testimoni e attraverso essi.

IL TESTO DEL NUOVO TESTAMENTO I Libri del NT furono allinizio unit a s stanti e solo dalla fine del II sec. si ha notizia della raccolta dei 4 Vangeli. Probabilmente il primo insieme di scritti neotestamentari fu costituito dalle Lettere paoline, che venivano ricopiate e scambiate fra le varie comunit (Col 4,16). Agli inizi della vita della Chiesa la copiatura dei testi biblici era fatta da privati, che riproducevano per s o per la comunit il testo di uno o pi libri del NT o dellAT. La diffusione del Cristianesimo provocava il moltiplicarsi delle copie e spesso, per la fretta, queste risultavano poco curate. Ma dopo il riconoscimento ufficiale del Cristianesimo da parte dello Stato (IV sec.) si fece

ricorso alla riproduzione di copie negli scriptoria, dove pi scribi lavoravano contemporaneamente sotto dettatura. Il lavoro procedeva pi celermente, ma non sempre pi correttamente. Si creavano errori legati sia alla pronuncia, sia a disattenzione, sia a ricezione difettosa dello scriba (cfr. Fabris 335-339 da leggere insieme in classe). Negli scriptoria lavorava almeno un correttore che rivedeva le copie sulla base delloriginale: la diversa mano di scrittura permette di distinguere il copista dal correttore. Dallet bizantina i manoscritti biblici furono riprodotti dai monaci, pi accurati e meno frettolosi. I libri furono divisi in capitoli e versetti con linserzione di titoli per facilitare la lettura privata e il reperimento di passi paralleli; altri espedienti sono rappresentati dai canoni (= tavole) di Eusebio di Cesarea. Ogni Vangelo fu diviso in sezioni numerate progressivamente la cui lunghezza dipende dalla relazione con uno o pi passi paralleli. In margine al testo posto, sotto o a fianco del numero della sezione, il numero del canone in cui la sezione citata. Ogni canone contiene le indicazioni numeriche dei passi dei Vangeli in diverse combinazioni. Es. in margine a Gv 4,44 si ha 35/1: si va al canone 1 in cui il passo in questione indicato con il numero 35 (cfr. anche Novum Testamentum graece di Nestle- Aland). La scriptio continua dei manoscritti crea infatti problemi per una corretta suddivisione del testo. Altre difficolt insorgono dalle abbreviazioni e contrazioni, pi frequenti dopo il passaggio dalla maiuscola alla minuscola. Dal sec. I si contrassero i nomi, propri o comuni, indicanti Dio, Ges, personaggi o localit bibliche: si tratta dei nomina sacra, denominazione imprecisa, ma ancora in uso, fatta da L. Traube agli inizi del sec. XX. I sistemi di contrazione sono diversi e vari. La presenza del nomen sacrum andava segnalata con una lineetta orizzontale soprascritta: la dimenticanza ha indotto i lettori a interpretare diversamente il testo. Sul valore numerico delle lettere si sono poi basate la gematria e lisopsefia: la prima interpreta la parola in base al numero della lettera, la seconda stabilisce rapporti fra parole che hanno stesso valore numerico. Il sistema usato a scopo cautelativo per parole tipiche o simboliche. Nei mss. impiegato per nascondere il nome dello scriba o altre notizie. I lezionari Sin dal IV sec. esiste un sistema di letture dei Vangeli e delle Lettere, ordinati secondo il calendario liturgico delle domeniche e delle feste. I lezionari formatisi presentano una forma di testo pi antica, perch il modo di citare la Bibbia qui conservatore. Essendo libri liturgici inseriscono nel testo espressioni quali in quel tempo o fratelli nelle Lettere, che non abbiamo nel testo. I Testimoni del NT: versioni, citazioni, manoscritti I testimoni del testo del NT sono diretti (i manoscritti greci) e indiretti (versioni e citazioni dei Padri e degli scrittori antichi). Le versioni antiche sono fatte sulla base di mss. vicini nel tempo al testo originale. Divennero necessarie verso la fine del II sec. quando le lingue locali iniziarono ad affermarsi e ad entrare nella liturgia, che usava il greco, almeno sino al 180, in Oriente come in Occidente. La critica testuale usa le versioni con prudenza: gli autori non conoscono spesso bene il greco o propongono un sunto, non una traduzione; persone diverse hanno fatto traduzioni da mss. greci diversi; la traduzione spesso fatta contro unaltra o contro lo stesso mss.; spesso le traduzioni derivano da altre traduzioni. Hanno valore solo quelle dal testo greco o rivedute in base ad esso e che derivino da una forma unica originale, senza frammistione o mescolanza di versioni diverse. Le pi importanti e note versioni sono: le latine, Vetus latina e Vulgata, le siriache (Vetus syra, Peshitta), le copte, larmena, la georgiana, letiopica, la paleoslava, la gotica.

Le citazioni dei Padri servono a localizzare e a datare varianti e tipi testuali attestati nei mss. e nelle versioni. Ma spesso lo scriba adattava il testo al mss. che conosceva (il testo era dettato dallautore a pi scribi insieme. Ciascuno scriba riceveva lindicazione del passo, che poi riferiva da s. Ogni scriba si riferiva ad un mss. diverso). Inoltre lautore parafrasava il testo. I manoscritti sono classificabili in base al materiale di cui sono fatti (papiri, ostraka), al tipo di scrittura (maiuscoli, minuscoli), alluso (lezionari, amuleti). Le denominazioni pi antiche dei mss. greci neotestamentari sono connesse con il luogo di provenienza o di conservazione, con il nome del possessore, con la segnatura della biblioteca in cui erano custoditi o con qualche loro caratteristica. Un primo passo per la loro classificazione fu compiuto da J. A. Bengel (1687-1752) che pubblic il Prodromus Novi Testamenti recte cauteque ordinandi, dove espose alcuni principi: i testimoni del testo vanno valutati, non contati, cio classificati in gruppi, famiglie, trib, nazioni. - J. J. Wettstein che nella sua edizione del NT nel 1751-1752 us le lettere maiuscole latine per designare i mss. maiuscoli e i numeri arabi per i minuscoli, raggruppando i mss. in base al contenuto. - J. S. Semler (1725-1791) introdusse il concetto di recensione, cio di revisione del testo operata da un curatore e classific i mss. del NT in tre recensioni (Alessandrino, Orientale, Occidentale). - K. Lachmann (1793-1851) edit il NT in base ai codici dellAlessandrino e ricostru il testo biblico in base ai codici pi antichi. - C. von Tischendorf continu con lo stesso sistema e design con alef il cod. Sinaitico da lui scoperto; inoltre, poich i mss. minuscoli superavano le lettere dellalfabeto latino, egli ricorse alle lettere maiuscole dellalfabeto greco. Importante la sua edizione del NT conosciuta come editio octava critica maior (2 voll. Leipzig 1869.1872). - C. R. Gregory (1846-1917) stabil luso dei numeri arabi preceduti da 0 per i mss. maiuscoli; inoltre numer i papiri separatamente dagli altri mss., servendosi della lettera P in caratteri gotici, seguita da un numero arabo progressivo ed esponente, e riun in un altro elenco i lezionari. Questo sistema, contemporaneo allaltro di Von Soden, ancora seguito con qualche modifica. - Nel periodo tra le due guerre B. H. Streeter (1874-1937) formula la teoria dei testi locali, seguendo il metodo genealogico di B. F. Wescott e F. I. Hort e di von Soden e di K. Lake prima di lui, e individua un testo per ogni grande centro del cristianesimo antico (Alessandria, Cesarea, Antiochia, Roma, Cartagine e la Gallia). Individua cos le quattro famiglie o i 4 tipi testuali, ai quali attribuire poi i manoscritti. Essi sono: 1. Alessandrino (sigla H) 2. Occidentale (sigla D) 3. Bizantino (sigla K) 4. Cesariense (sigla C) Il Cesariense, accanto a un altro testo detto Antiocheno, apparterrebbe al testo Orientale. Il testo Occidentale comprende i tipi testuali Italo-gallico e Africano. La loro storia inizia in Egitto verso il II sec. quando il testo fu sottoposto a due revisioni diverse a partire dalle copie (apografa): una con la finalit di rendere il testo pi simile agli autografi originali (H), laltra di renderlo pi intelligibile e chiaro (D). Nel sec III le due revisioni si fusero: nasce il tipo C. Nel sec. IV ad opera di Luciano di Antiochia (III sec.) fu elaborato K per rendere pi elegante H, senza trascurare i dati di D, con una chiara finalit teologica. H sar presente in Egitto e Palestina, D in Occidente, K in Siria, Asia Minore e Costantinopoli. Il tipo K fu il textus receptus (la denominazione risale ai fratelli Elzevier: 1633), cio il testo usato perch ritenuto migliore per le edizioni del NT sino al XVIII sec., cio sino a quando la critica non riconobbe essere H pi fedele al testo originale. Su K si basarono queste edizioni:

Il quinto volume della Bibbia Poliglotta Complutense (dal nome latino di Alcal) promossa dal cardinale di Toledo Francisco Ximenes de Cisneros (1437-1517). La prima edizione a stampa, che per motivi di tempo soppiant la precedente complutense togliendole il primato, fu quella dellumanista olandese Erasmo da Rottedarm (1466?-1536). Il textus receptus fu abbandonato da E. Wells, matematico e teologo di Oxford, che prefer i mss. pi antichi e su di essi pubblic il suo NT.

La classificazione dei papiri che contengono il 65% del NT (conservano meglio Gv, Mt e Atti) registra come papiri pi antichi il P46, il P66 e il P45. I pi importanti e cospicui papiri neotestamentari si hanno nella collezione di papiri Chester Beatty, conservati nellomonimo museo a Dublino, e in quella Bodmer a Ginevra: prendono il nome dai loro acquirenti (per una descrizione cfr. Tabet 121-122 da leggere in classe). Per i manoscritti maiuscoli pi importanti (cfr. Tabet 120 o Fabris 326). I manoscritti minuscoli sono suddivisi in quattro categorie a seconda dellepoca in cui sono stati scritti e delle caratteristiche paleografiche che presentano: 1. Codices vetustissimi IX-X sec. 2. Codices vetusti X-XIII sec. 3. Codices recentiores XIII-XV sec. 4. Codices novelli, posteriori allinvenzione della stampa Le famiglie pi note che raggruppano alcuni mss. minuscoli sono la 1 (Lake) e la 13 (Ferrar) (Vd. Fabris 327 e Tabet 121). Le versioni Della Bibbia si hanno diverse traduzioni sin dallantichit. Esse si suddividono in due categorie: una di matrice giudaica per il solo AT e una di matrice cristiana per lAT e il NT. Le versioni di origine giudaica Il Pentateuco samaritano non propriamente una versione, ma rappresenta una differente tradizione testuale formatasi in seguito allo scisma tra Samaritani e Giudei nel I sec. d. C. Tra il PS e il TM ricorrono circa 6000 differenze tra varianti ed ortografie; il PS concorda invece in 2000 frequenze con la LXX ed citato in alcuni passi del NT. Le varianti sono a volte intenzionali, per giustificare il culto samaritano contro quello gerosolimitano, ma spesso anche il TM stato modificato nella polemica anti-samaritana (Dt 27,4: Garizim del PS contro Ebal del TM). Del PS esisteva una versione in greco, il Samaritikon, citato da Origene. Rimane ancora una traduzione in aramaico, il Targum samaritano, e una araba, utili per la ricostruzione del testo, anche se presentano numerosi problemi di critica testuale. La LXX costituisce la pi antica traduzione del testo ebraico ed aramaico dellAT in greco ed ebbe inizio nel III sec. a. C. ad Alessandria dEgitto. Due le fonti principali sulla sua origine: la Lettera di Aristea a Filocrate, la cui datazione, assai discussa, oscilla tra II e I sec. a. C., detta anche pseudo-Aristea, trattandosi di uno scritto pseudoepigrafo, e la rielaborazione della suddetta nel cap. 12 delle Antiquitates Iudaicae di Flavio Giuseppe. A queste si aggiungono le notizie della tradizione rabbinica e le citazioni dei Padri. La denominazione di versione della LXX da collegarsi al numero dei saggi che lavorando autonomamente stilarono la stessa traduzione, come vuole la leggenda. I testi oscillano tra 70 e 72 nel tentativo di dividere il numero dei saggi per le 12 trib di Israele. Essa nacque in relazione alla versione del Pentateuco, da cui si avvi la traduzione. In seguito si estese alla traduzione degli altri libri biblici del canone ebraico, ai quali si aggiunsero quelli del canone alessandrino

(deuterocanonici) in lingua greca, essendo perduto loriginale semitico: Tb, Gdt, Bar, 1Mc, aggiunte a Dn, Est, Ger, 1Esd e Sir (del quale si rinvenuto in parte a Masada loriginale ebraico). A questi furono aggiunti libri composti direttamente in greco: Sap, 2Mc, aggiunte greche a Ger, Est, Salmi (che fanno parte del canone cristiano), 3 e 4 Mc (esclusi dal canone cristiano). La data di composizione circa la prima met del III sec. a. C., giacch il prologo del Sir parla delle tre parti della Bibbia ebraica, Torah, Profeti e Scritti, come gi acquisite (siamo nel 130 a. C.) e il colofone di Ester nella versione greca d notizia che il testo di Est in greco fu introdotto in Egitto nel quarto anno del regno di Tolomeo e Cleopatra, cio il 78-77 a.C. dopo essere stato tradotto a Gerusalemme allinizio del I sec. a. C. Il lasso di tempo tra linizio e la fine della traduzione notevole: 3 e 4 Mc e Sap furono probabilmente composti nel I sec. d. C. Per individuare il luogo della traduzione gli studiosi si basano su alcuni indizi di natura lessicale e/o storica: in Palestina sarebbero stati tradotti le Meghillot, in Alessandria gli altri libri (cfr. Fabris 349 nota 6). Il motivo della traduzione spiegato diversamente dalle fonti: quelle ebraiche (Filone e lo Pseudo-Aristea) lo attribuiscono al re Tolomeo per il desiderio di conoscere la Legge degli ebrei, secondo cui vivevano le colonie giudaiche dEgitto, tra le quali primeggiava Alessandria. Giustino, Ireneo, Clemente Alessandrino e Tertulliano attribuiscono al re un interesse culturale: egli dispose la traduzione per arricchire la biblioteca dAlessandria. La critica moderna vi vede invece delle motivazioni cultuali e liturgiche: disporre di testi a uso liturgico per ebrei che non conoscevano pi lebraico. Accanto a queste, possono spiegare lesigenza della traduzione motivazioni culturali, pedagogiche e catechetiche: la traduzione serviva alla lettura personale e alleducazione. Infine si sono scorti motivi apologetici e missionari per difendere gli ebrei dallaccusa di idolatria e favorire il proselitismo. Ma sembrano valere le motivazioni date dalle fonti antiche. Testimoni diretti del testo sono papiri e manoscritti pergamenacei a partire dal II sec. a. C. (Fabris, 350); testimoni indiretti sono le citazioni dei Padri della Chiesa (che permettono di localizzare i tipi testuali) e dei rabbini, oltre che Giuseppe Flavio, Filone e il NT, che cita la LXX o in forme divergenti dal TM o nelle forme ebraizzanti o in forme testuali sconosciute. I libri veterotestamentari pi citati sono Isaia, i Salmi e il Pentateuco. La lingua della LXX da un punto di vista grammaticale, morfologico e lessicale rappresenta un testimone prezioso della storia del giudaismo ellenistico, perch mostra le equivalenze scelte dai traduttori nella loro opera di transculturazione del pensiero biblico dalla mentalit semitica a quella greca indoeuropea. Il NT continua levoluzione semantica della terminologia tecnica del giudaismo nel passaggio al cristianesimo nascente. La traduzione pi a senso nei primi libri tradotti (il Pentateuco) e pi letterale nei libri successivi. Lo stesso accade con le revisioni della LXX. Si ha dunque che la versione pi lontana dallebraico sia la pi antica, quella pi fedele la pi recente. Il testo della LXX diverso dal TM e spesso vicino a Qumran, che riporta un testo altro da quello masoretico. Il traduttore disponeva allora o di un manoscritto diverso dal TM o lo modificava volutamente, allontanandosene.

Altre versioni giudaiche in greco Il testo della LXX fu oggetto di numerose revisioni a carattere ideologico o teologico, al fine di rendere pi ortodosso il testo. Alla fine del I sec. d. C. la LXX fu rigettata dal giudaismo, in quanto adottata dai cristiani come testo ufficiale dellAT e da loro letta in chiave cristologica e messianica. La prima revisione avvenne in Palestina nel I sec. d. C. ed conosciuta con il nome di kaighe. In realt si tratta in parte di una revisione, in parte di una nuova versione. Lo scopo era rendere il testo della LXX pi fedele allebraico. Altre versioni o revisioni sono a noi giunte in frammenti (oltre ad averne notizia dagli autori antichi) nella nota Hexapla di Origene, opera filologica che lo tenne impegnato per pi di trentanni (215-245) con la collaborazione di molte persone; in essa egli trascrisse oltre al testo ebraico

dellAT la sua traslitterazione in caratteri greci e le quattro versioni greche di Aquila, Simmaco, LXX e Teodozione. Ognuna occupava colonne diverse e nei testimoni le colonne spesso occupano un ordine di colonne diverso. Il nome di Hexapla (sestuplice) non risale ad Origene, ma ad Eusebio e ad Epifanio. La prima colonna (testo ebraico) non conservata e si pensa che derivi, come la seconda, da una precedente sinossi giudaica. La seconda colonna costituisce un documento molto interessante della pronuncia dellebraico nellantichit. Per i Salmi vi erano altre 2 colonne (Octapla) che riportavano anche le versioni denominate Quinta e Sexta. Pare che Origene intraprese il lavoro dellHexapla per un duplice motivo: - polemico: preparare i cristiani ad affrontare le dispute con gli Ebrei (Epistola ad Africano 9); - scientifico: ricostruire il testo della LXX, compromesso dallesistenza di copie differenti tra loro, da correzioni e interventi dei copisti (Commentario a Mt 15,14). Origene ebraizz il testo della LXX e lo rese eclettico a causa dei suoi segni diacritici confusi poi dai testimoni che li inserirono anche nel testo puro della LXX. Uno dei testimoni principali della versione origeniana la versione siro-esaplare, che la traduce letteralmente e ne riproduce i segni critici pi fedelmente dei manoscritti greci. Le opere dei Padri, in special modo Girolamo, attestano versioni greche antiche diverse dalla LXX. Girolamo parla poi di trifaria varietas, cio delle tre recensioni della LXX che furono: a) quella di Luciano di Antiochia (250-312) in Asia Minore, citata dai padri antiocheni, come Giovanni Crisostomo e Teodoreto, e nelle annotazioni marginali dei mss. greci e della versione siro-esaplare. Luciano lavora su 1Esdra, Mac, i profeti. Non si distingue bene lo stato pre- da quello post-origeniano, al quale ultimo la recensione lucianea deve molto. b) Esichio, in Egitto, anche se si dubita di una sua recensione, oltre che della sua esistenza. Si pensa piuttosto ad una recensione alessandrina, della quale si trova traccia nelle opere dei padri alessandrini. c) Origene, in Palestina, del quale abbiamo gi parlato. Se le versioni greche successive alla LXX desideravano ottenere un testo fedele allebraico, da notare che le recensioni cristiane vollero stabilire il miglior testo della LXX, scegliendo tra le varianti dei manoscritti a loro disposizione. Teodozione oper probabilmente una revisione di una traduzione gi esistente. Teodozione sembra essere un giudeo proselito di Efeso, la cui opera fu contemporanea di quella kaighe o della revisione/traduzione originaria palestinese. I motivi per questa datazione si ritrovano nel fatto che gi nel NT si hanno citazioni dellAT secondo una forma testuale che corrisponde alla revisione di Teodozione e che nei libri pi tardi della LXX si ritrovano influssi di tale revisione. Della sua opera rimane il testo di Dn, che alla fine del III sec. ha soppiantato la versione della LXX del medesimo libro; attraverso i segni diacritici sono giunte le parti di Ester, Ger e Gb inserite da Origene l dove mancavano nella LXX. La lingua testimonia di una fedelt allebraico che preferisce lasciare nella lingua semitica la parola per la quale non esiste unequivalenza in greco. Aquila fu originario di Sinope nel Ponto. Visse sotto il regno di Adriano (117-138), da pagano si convert allebraismo passando per il cristianesimo. Secondo la tradizione fu allievo di Rabbi Aqiba, da cui dipende nella sua traduzione. Letterale sino allesasperazione, Aquila era erroneamente considerato come autore del Targum, Onqelos sul Pentateuco, giacch con questultima opera la sua traduzione presenta numerose affinit e parti identiche. Per certi libri, come i 12 profeti e Re, Aquila si bas su una precedente revisione giudaica della LXX, dalla quale si discosta notevolmente. Scopo della traduzione di Aquila era servire da base per lesegesi rabbinica a lui contemporanea e mostra tratti di polemica anticristiana.

Simmaco, un ebionita o un samaritano convertitosi allebraismo, avrebbe operato nella seconda met del II sec. d. C. Presenta affinit con alcune citazioni veterotestamentarie del NT e con i libri del Siracide e della Sapienza. Linguisticamente, la sua versione la pi corretta e la pi chiara: traduce i calchi dellebraico operati dalla LXX con espressioni idiomatiche, varia le traduzioni di una medesima espressione e mostra un lessico mediato dalla lettura scientifica del II sec. d. C. LHexapla mostra, come gi notato, anche altre versioni, denominate la Quinta, la Sexta e la Septima, delle quali non si conosce bene se fossero revisioni o traduzioni e se fossero continue o meno. La Quinta (distinta dalla quinta colonna dellHexapla che riporta il testo della LXX con segni diacritici) era stata trovata da Origene ad Azio. Lopera anonima e occupava la settima colonna dellHexapla riportando Re, Giobbe, Cantico, i 12 profeti, i Salmi. La Sexta doveva esistere per i Salmi, i 12 profeti, Es, Re, Cct, Gb e secondo Girolamo di origine ebraica. La Septima testimoniata solo da Girolamo che la cita per Gb, Salmi, Lam, Cct e 12 profeti. Le versioni aramaiche: i Targumim Targum (plurale Targumim) termine aramaico che significa interpretazione e sta ad indicare le versioni orali, poi scritte, dellAT ebraico, fatte nella sinagoga durante e dopo la lettura per rendere comprensibili i testi ai fedeli e a scopo catechetico. La redazione scritta si ha gi in et precristiana: lo testimonia Qumran con il Targum di Giobbe, il pi esteso fra gli antichi (met I sec. a. C.) e con frammenti di un Targum al Levitico. La redazione scritta dei Targumim si pone comunque in et tardiva: essi contengono per materiali antichi che testimoniano una forma testuale pi antica del TM e interpretazioni dellepoca neotestamentaria. Si hanno Targumim di tutti i libri dellAT tranne Esdra-Neemia e Daniele. Nei Targumim il testo non semplicemente tradotto, ma parafrasato, aggiungendo frasi esplicative, reintegrandolo secondo le esigenze teologiche dellepoca, attualizzandolo con riferimenti a fatti della vita contemporanea. Si tratta di opere di esegesi giuridica volta a stabilire la norma di vita per gli ebrei con un fondamento scritturistico. Fu lespressione letteraria dei maestri ebrei tannaiti (coloro che ripetono). I targumim si distinguono in due forme: a) la palestinese, pi antica; b) la babilonese, una revisione dei testi targumici palestinesi operata a partire dal sec. V d. C. in Babilonia. Il Targum palestinese conosciuto in due forme: a) una completa detta dello Pseudo Jonatan a causa di una lettura errata della sigla TJ che indica il Targum Jerushalmi I, che sarebbe una revisione del Targum Onqelos del Pentateuco. Contiene molto materiale midrashico, cio molto commento, ed pi una parafrasi che una traduzione. La redazione risale alla fine del V sec. d. C., dopo i Talmudim, ma contiene materiali antichi; b) laltra frammentaria proveniente dalla Genizah del Cairo, che contiene la forma pi antica del Targum palestinese senza influenze dellOnqelos. I frammenti presentano resti di sette mss. nei quali stava la versione del Pentateuco, datati tra il VII e il IX sec. d. C. Ad essi si aggiungono: c) il Targum Neofiti I scoperto da A. Diez Macho nella Biblioteca Vaticana nel 1956. Si tratta di 477 fogli in pergamena e fornisce la versione del Pentateuco. Pare essere antico (II sec. d. C.) e la lingua testimonia uno stadio antichissimo di aramaico parlato. Permette di riconoscere gli elementi originali e antichi dello Pseudo Jonatan, quelli tipicamente palestinesi di Onqelos, e chiarisce la relazione esistente tra la Peshitta e il Targum palestinese.

d) Il Targum Jerushalmi II, in stato frammentario, che conserva 860 versetti del Targum palestinese del Pentateuco. Parafrasa a volte interi capitoli, a volte qualche parola o dei versetti. I Targum Babilonesi furono redatti intorno al IV-VII sec. d. C. in Babilonia, sulla base di un materiale palestinese pi antico. La loro vocalizzazione fu posta in analogia con quella del TM, ma la loro forma consonantica fu fissata molto presto. Sono frutto dellopera di revisione sistematica e delle discussioni rabbiniche babilonesi, al fine di ristabilire una forma testuale fedele allinterpretazione ebraica ortodossa, rivista sul testo ebraico ed epurata dai midrashim. Si hanno questi Targumim: a) Targumim Onqelos (IV-V sec.), versione ufficiale della Torah, fornito poi di una vocalizzazione, una redazione accademica dotta per il gusto della letterariet tipicamente babilonese. Ritornato in Palestina, ne soppiant il Targum e si impose. b) Targumim Jonatan ben Uzziel (VII sec.), discepolo di Hillel, la versione ufficiale dei profeti. c) Targumim degli Agiografi, mai riconosciuti ufficialmente dagli ebrei perch non letti nella sinagoga. La lingua e le tradizioni rivelano lorigine palestinese, ma la loro redazione si estese sino al VII sec. d. C., permettendo cos allebraico babilonese di estendersi ed imporsi. Le versioni di origine cristiana Due le versioni cristiane: una la Vetus, dipendente dalla LXX in versione pre-esaplare, senza cio le recensioni dei secc. III-IV; laltra la Vulgata, fatta sul TM in un periodo in cui ancora il testo di questultimo non era stato fissato nella sua forma definitiva per la mancanza di annotazioni delle vocali. Vetus latina attestata a partire dal II-III sec. d. C: in Africa, in Gallia meridionale e in Italia ad uso delle comunit cristiane di lingua latina. Viene anche chiamata versione pregeronimiana (anche al plurale se si considera la sua duplice attestazione). Due le versioni principali: una redatta nellAfrica proconsolare intorno al 150 d. C. (Vetus Afra), laltra redatta in una localit ignota dellEuropa, forse Roma, tra il II-III sec. d. C., che Agostino chiama Itala (da cui Vetus Itala) e che considera superiore alle altre versioni per la fedelt al testo e la chiarezza. Alcuni libri di tale versione, non revisionati n tradotti da Girolamo, entrarono a far parte della Vulgata: essi sono 1 e 2Mc, Bar, Epistola di Ger, Sir, Sap. citata dai Padri e trasmessa da mss. risalenti al V sec., almeno i pi antichi. La Vetus fu comunque copiata fino al sec. XIII. Bench soppiantata nel V sec. dalla Vulgata, continu ad esercitare il suo influsso su questultima. Fu revisionata per ordine di Papa Damaso da Girolamo nel 382. Girolamo si serv della LXX nella recensione origeniana. Di questa revisione rimangono solo Gb e Salmi e parti di Pr, Cct, Qo. La revisione dei Salmi, detta Psalterium Gallicanum, entr poi nella Vulgata al posto della successiva revisione sullebraico. Vulgata Fu redatta da Girolamo nel 390, dopo che egli si fu trasferito a Betlemme nel 386. Per lAT, cio i libri protocanonici, Girolamo si rifer al testo ebraico e a quello aramaico per Tobia e Giuditta ed i frammenti deuterocanonici di Dn nella versione greca di Teodozione. Vi si aggiunsero poi i deuterocanonici della Vetus latina ed il Psalterium gallicanum ed ancora la revisione del NT operata da Girolamo nel 383 su versioni precedenti che si basavano sulla recensione occidentale, cio il tipo testuale D, i cui autori rimangono ignoti e dei quali si pu soltanto notare la fedelt al testo e la

redazione in una lingua latina popolare e non letteraria, grazie alle citazioni di Pelagio e dei suoi seguaci (inizi sec. V). Di queste versioni del NT Girolamo corresse i punti alterati. Il lavoro di redazione della Vulgata continu sino alla morte, avvenuta nel 405. La diffusione della Vulgata produsse un gran numero di mss. e dunque di alterazioni testuali. Si stabilirono cos tre recensioni fra le tante considerate pi vicine al testo originale: 1. recensione di Cassiodoro (sec. VI) 2. recensione di Alcuino (Francia, sec. VIII) 3. recensione di Teodolfo, vescovo di Orlans (Francia, sec. VIII: meno riuscita della 2.) La Bibbia parigina edita dallUniversit di Parigi nel sec. XIII introdusse la divisione in capitoli allinterno della Vulgata, divisione realizzata da Stefano Langton, cancelliere della medesima Universit e poi cardinale e arcivescovo di Canterbury (+1228). In essa vi sono anche i Correttori biblici, cio la raccolta di varianti, che costituisce lantenato della critica testuale. La Vulgata fu stampata proprio da J. Gutenberg a Magonza nel 1452 e prese il nome di Bibbia Mazarina. I primi tentativi di edizione critica, realizzata su codici antichi, apparvero nel sec. XVI nella Bibbia Complutense (1522), nella Poliglotta omonima e nella Parigina di Roberto Stefano, cio la Estienne (158), nella quale fu introdotta la versione in versetti. La Vulgata divenne testo ufficiale della Chiesa cattolica con il decreto Insuper del Concilio di Trento nella Sessione IV dell8 aprile 1546 che afferma: il Concilio stabilisce e dichiara che lantica edizione della Vulgata, approvata dalla stessa Chiesa da un uso secolare, deve essere ritenuta come autentica nelle lezioni pubbliche, nelle dispute, nella predicazione e nella spiegazione e che nessuno, per nessuna ragione, pu avere laudacia o la presunzione di respingerla. Ci accadde a causa della proliferazione di testi e contro la Riforma protestante. Lautenticit cui si riferisce il Concilio non da intendersi nel senso della critica testuale quanto nel senso dellautorit della Volgata in materia di fede e morale. Il decreto richiedeva poi una revisione della Vulgata che possedesse i caratteri della massima esattezza: essa fu approntata nel 1592 sotto papa Clemente VII e prende il nome di Sisto-Clementina (papa Sisto V la fece revisionare gi nel 1590). La Neo-Volgata nasce sotto Paolo VI che avvi i lavori di revisione con la costituzione della Pontificia Commissione per la Neo- Volgata il 29-11-1965, al fine di correggere la Vulgata sulla base di testi precedenti e mantenere la Neo-Vulgata per luso liturgico e per lo studio. stata promulgata da Giovanni Paolo II con la Costituzione Apostolica Scripturarum Thesaurus del 254-1979.

Le versioni siriache La Peshitta Detta anche Peshitto nella tradizione occidentale, pu essere definita la Vulgata siriaca, ancora in uso nelle chiese sire. Di origine antica, anche se non determinabile, trasmessa da mss. del sec. V, i pi antichi. discusso se la versione sia di origine cristiana o giudaica e se sia stata fatta direttamente sul testo ebraico o sulla base di un Targum, come pu apparire analizzando il libro di Cr. La Peshitta dipende dalla LXX, da cui tradusse Tobia, Giuditta, Maccabei, Baruc, Sapienza e le parti deuterocanoniche di Dn. La LXX esercit il suoi influsso nella traduzione di Salmi, Isaia e i 12 profeti, ma la loro non fu una traduzione diretta. La recensione non presenta un carattere uniforme e i mss. presentano una recensione uniformatrice. La divisione della Chiesa sira in due rami, occidentale e orientale, port a distinguere due forme diverse di Peshitta. Per il NT comprende solo 22 libri, tralasciando le piccole lettere cattoliche (2.3 Gv, 2Pt, Gd) e lApocalisse. Sempre per il NT non si parla di una traduzione, ma di una revisione di una redazione dellantica versione siriaca basata su mss. del tipo testuale Koin.

La versione siro-palestinese redatta in un dialetto aramaico occidentale (siro-palestinese appunto) parlato in Palestina nei secoli IV e V dai cristiani l residenti. Questo dialetto ha molte somiglianze con il Samaritano e trova attestazione nel Targum del Pentateuco. In particolare, era parlato dai Melchiti imperiali, cio i seguaci del Concilio di Calcedonia dopo lo scisma della Chiesa di Edessa, e veniva scritto con una grafia derivata dallestrangela (dal greco strogul = rotonda) e indica la pi antica scrittura siriaca. La versione dellAT ha subito linflusso dellHexapla di Origene. La versione siro-esaplare Sorse, insieme alla versione Filosseniana, per il desiderio dei siriani Melchiti, aderenti alla chiesa bizantina e romana, e dei Giacobiti, monofisiti siro-occidentali, al fine di uniformare la loro Bibbia con quella dei LXX. Redatta per lAT soltanto, e non per tutta la Bibbia come le prime due sopra, viene attribuita a Paolo, vescovo di Tella, nella Mesopotamia settentrionale. Consiste nella traduzione siriaca della quinta colonna degli Hexapla di Origene. Versioni siriache del NT Sono precedute dal Diatessaron di Taziano, anche se difficile stabilire se sia stato scritto prima in greco o in siriaco. Dalla fine del sec. II e fino al sec. V fu assunto come testo ufficiale dei cristiani di Edessa, come attestano le citazioni di Efrem il siro, fonte principale per la ricostruzione del testo. Esse sono due: 1. Vetus syra, la pi antica e la pi lacunosa, di cui si posseggono due mss. contenenti i quattro Vangeli ritrovati luno nel monastero di Santa Caterina al Sinai detto siro-sinaitico (sys), laltro nel deserto di Nitria in Egitto da W. Cureton detto siro-curetoniano (Syc). Subiscono linflusso del Diatessaron e rappresentano, pur nelle loro diversit, una medesima versione. 2. La versione Filosseniana attribuita a Policarpo, corepiscopo di Mabbug, che la esegu nel 507-508 sul testo greco per ordine di Filosseno, vescovo monofisita della citt. andata perduta e la versione di Tommaso di Harqel (616) non la restituisce bene perch la integra con il tipo testuale Koin e con altri mss.

STORIA BIBLICA Fonti: bibliche ed extrabibliche (tra cui reperti archeologici). La prima menzione di Israele si ha nella stele del 1219 a. C. ritrovata a Tebe sulla quale inciso il Canto della vittoria di Merneptah, faraone. Qui Israele un popolo che giace spezzato e non ha grano da seminare. Una descrizione diversa da Es 1,1-5. Da dove viene dunque Israele? I testi biblici non sono concordi nel rispondere. Si sono formulate diverse teorie: a) conquista. Gli Israeliti si impadronirono del paese attraverso una guerra nel XII sec. a. C. (accordo con i testi biblici); b) immigrazione. Gruppi nomadi di pastori al seguito del pascolo divennero poi sedentari (i testi biblici sono eziologici circa le origini); c) rivoluzione. Rivoluzione contadina contro il sistema cananeo, rifugio nelle montagne, unione attorno al dio El. Venuta dei gruppi del dio JHWH, che fomentarono la rivolta. d) evoluzione. Decadenza della citt e popolamento delle montagne della Giudea.

Il passaggio nel XIII sec. dalla citt, ormai decaduta, al sistema tribale, che era presente anche prima insieme alla citt. Nuove tecniche (lavorazione del ferro e cisterna ermetica) resero possibile la vita nelle montagne. Nel 1200 a. C. le trib delle montagne si unirono, contro le citt di Canaan, per dar vita a Israele. Ruben, Simeone e Levi scompaiono o sono emarginati. Le trib adorano il dio El. I gruppi dallEgitto si uniscono ad essi e fanno prevalere il dio JHWH. Nessuna istituzione centrale, ma uguaglianza: decisioni e giudizi erano presi dagli anziani delle trib, il culto era dei leviti, in alcune circostanze straordinarie sorgevano i giudici. Trib: 50 alleanze tra famiglie patriarcali. Alleanza delle famiglia patriarcali o clan: 50-100 persone dello stesso villaggio. Lipotesi dellanfizionia delle 12 trib confederate, proposta da Noth sulla base di Gs 24, smentita da Gdc 5 che nomina solo 10 trib. Manca laspetto fondamentale dellanfizionia, cio il santuario. Israele legato al dio El in Gs 24. Si pu meglio parlare di societ non organizzate in uno stato e quindi acefale, cio prive di unistanza centrale, e tuttavia stabili, rette dagli anziani, economicamente agricole, con delle geneaologie precise, a volte con qualche leader. I gruppi dallEgitto si unirono a questi che avevano pure compiuto il loro esodo dalla citt alle montagne perch oppressi. Israele diventa tale con il dio JHWH (Gen-Gdc). I nomi dei patriarchi erano tipici della Mesopotamia nord-occidentale del II millennio a. C. e si diffondono in seguito. Non si comprendono nel loro significato originario. I patriarchi abitano fuori dalle citt, non sulla costa, ma nella Terra centrale e meridionale e nella zona a est del Giordano. I racconti pi importanti si svolgono negli antichi luoghi sacri. Il dio El per loro un dio personale. Lesodo avvenne non nelle dimensioni narrate. Probabilmente fu la ribellione di un piccolo gruppo, forse semiti, che fuggirono dalle citt-magazzino per vie gi praticate (Bock p. 46). Il mare difficilmente determinabile anche dai testi biblici discordanti tra loro: forse una palude con sabbie mobili ai margini del deserto. Il nome Jhwh legato al deserto del Sinai e a gruppi di seminomadi che l risiedevano, parenti dei fuoriusciti dallEgitto (cfr. anche la fuga di Mos a Madian). Mos la figura del mediatore, probabilmente un leader del tempo che in seguito assunse i tratti che ritroviamo nei testi. Nel deserto si sancisce lalleanza, sulla base dei patti allora vigenti, tra Jhwh e Israele, alleanza che tuttavia sorta in epoca posteriore in Israele: il credo storico deuteronomista di Dt 26,5-10 non la conosce. E poich tutto localizzato nel deserto di Kades, si pensa che siano state raccolte tradizioni eziologiche diverse su luoghi e popolazioni di questo medesimo deserto. Dellinfiltrazione con Giosu si gi discusso. Le dodici trib si stabiliscono nella Terra abitata ancora dai cananei e dai popoli del mare, i Filistei, sulla costa (Bock 54). I giudici furono capi carismatici sorti in determinate circostanze: si distinguono in sei grandi e sei piccoli. Il pericolo filisteo costante, il desiderio di unificare le leggi, il culto comune di Jhwh favorirono la nascita della monarchia, che per inglob anche i non-israeliti. Il tentativo di diventare re da parte di Abimelech (Gdc 9) fallir. Solo Saul vi riuscir, attraverso la sconfitta dei Filistei. Ma Saul non rispett le trib e le loro leggi, annull ordini sacri, intervenne nelle questioni cultuali e aveva assunto la fisionomia di un tiranno. Davide giunse al potere perch oltre a rispettare le trib e le loro leggi, strinse alleanze con i nemici, coinvolse le trib meridionali che erano state escluse da Saul. Il figlio di Saul regnava a nord, ma fu assassinato. Davide divenne allora re del nord (Israele) e del sud (Giuda). Davide conquist la rocca dei Gebusei, Gerusalemme, per assicurarsi lautonomia dalle trib, sconfisse tutti i nemici e cre un regno che andava dalla Siria centrale ai confini dellEgitto. Il giudizio storico su Davide pi cauto della descrizione biblica: certamente fu questo il periodo di massimo splendore per Israele, giacch Davide riusc a tenere unite intorno alla sua persona tutte le trib, stringendo

alleanze con i popoli vicini, alleanze rispettate a causa della capacit bellica di Israele in quel momento e del collasso delle altre potenze intorno, che prima di Israele erano giunte allunificazione nazionale e allo splendore. Larca trasferita a Gerusalemme segn linizio del cammino verso laccentramento del culto nella sola citt di Gerusalemme che sar effettivo solo con Giosia. La discendenza di Davide occup tutta la restante parte della sua vita e del suo regno, con intrighi e sanguinose lotte fratricide. Alla fine Davide scelse Salomone. Costui si dimostr ottimo statista: intraprese rapporti commerciali con tutti i popoli vicini e strinse con loro alleanze attraverso matrimoni. Fu un mecenate delle arti, un saggio. Con lui si costru il Tempio su un modello cananeo del quale egli fu il primo sacerdote. Lalleanza trono stato non piacque a nessuno, come pure lingerenza fiscale divenuta gravosa, dalla quale erano esclusi Gerusalemme e Giuda. Ci port, alla sua morte, alla divisione nei due regni del Nord (Israele) e del Sud (Giuda con Gerusalemme). questo il tempo dei profeti, che denunciano le sperequazioni sociali, la contaminazione del culto e i sacrifici umani, lapertura agli stranieri, le alleanze diplomatiche. Israele era poi un regno esteso, mentre Giuda si presentava pi compatto. Il IX sec. vede lascesa degli Assiri che conquistarono la Siria nel 738. Giuda resiste in quanto stato cuscinetto con lEgitto e grazie alla sottomissione di Acaz; Israele, con capitale Samaria, fu distrutto nel 722 a.C. e i suoi abitanti deportati. Alcuni trovarono rifugio in Giuda e vi introdussero le loro concezioni religiose e i loro scritti sacri. La zona fu ripopolata e stranieri si mescolarono ai sopravvissuti. In questo periodo si colloca la guerra siro-efraimita e la profezia dellEmmanuele. Nonostante la ribellione al tempo del re Ezechia e la ricerca di alleanza con lEgitto, Giuda non venne distrutto dagli Assiri: nacque il mito della citt indistruttibile. Con Giosia inizia la riforma religiosa ispirata dal ritrovamento del Dt e laccentramento del culto a Gerusalemme. Intanto i Babilonesi si sostituiscono agli Assiri nella scena politica mondiale. Ci parve segnare linizio della pace, ma Giosia mor a Meghiddo ucciso dal faraone Necao. Lavanzata babilonese fu rapida. Gerusalemme venne saccheggiata e assediata a pi riprese per poi essere alla fine distrutta (598 a. C.) Sotto il regno di Sedecia, nellestate del 587-586, Gerusalemme capitol definitivamente. Il popolo venne deportato e altri fuggirono inutilmente in Egitto. La liberazione avvenne soltanto con lavvento dei Persiani e specialmente con Ciro, che permise, nellanno 538, di ricostruire il Tempio e apr la via del ritorno agli esuli. il tempo di Esdra e Neemia, dei difficili rapporti tra esuli e sopravvissuti in patria, del problema dellidentit ebraica con il divieto dei matrimoni misti, dellopposizione probabile tra Garizim e Sion. Il Tempio divenne la sede del sommo sacerdote, per il quale fu introdotta una consacrazione eguale a quella del re. Molti per rimasero in Babilonia e in altri centri (diaspora). Scompare la profezia, sorge lapocalittica. Si forma il nucleo consistente della Bibbia. Periodo oscuro storicamente sullorganizzazione interna e sulle sette (farisei, sadducei, qumraniani, esseni, ecc.) che in questo periodo si formano: uniche fonti la Bibbia e Giuseppe Flavio. Al governo persiano segu quello macedone ellenistico, con i diadochi, cio i generali di Alessandro Magno. Nella Siria- Palestina e nella Terra di Israele essi sono rappresentati dalla dinastia dei Tolomei in Egitto con capitale Alessandria e da quella dei Seleucidi in Siria con capitale Antiochia. Se nel 301 con la battaglia di Issos i Tolomei ottennero il governo della Terra di Israele, fu con Antioco III che i Seleucidi riuscirono a governare su questo prezioso lembo di terra. Antioco concesse ai sacerdoti, agli anziani e ai dottori della legge notevoli privilegi, tra cui lesenzione dalle tasse ed ellenizz Gerusalemme. Il punto massimo di ellenizzazione si raggiunse con Antioco IV Epifane, che volle abrogare tutte le istituzioni religiose e culturali ebraiche, profanando persino il tempio. Scoppia cos la rivolta guidata dalla famiglia dei Maccabei (o Asmonei) che intorno al 164 riuscirono, dopo lunghe guerre narrate nei libri dei Maccabei, a riconquistare Gerusalemme e il tempio, cacciando i Seleucidi (14 dicembre 164 a. C. istituzione di Hannukah). Inizia cos la lunga dinastia dei sommi sacerdoti asmonei: Gionata, il primo (160-142),

cui segue Simone (142-134) e Giovanni Ircano I (134-104) che divenne re pur senza assumere il titolo regale. Fu lui a riportare in auge lantico regno di Davide, fra laltro con la distruzione del tempio o altare dei Samaritani sul Garizim e la circoncisione forzata degli Idumei. Le sette cominciarono il loro schieramento: ai farisei che rifiutavano Giovanni quale sacerdote si opponevano i sadducei che lo sostenevano nella sua duplice funzione. Il suo regno pass poi nelle mani di Alessandro Ianneo (103-76) e della moglie Salome Alessandra (76-67) sotto la reggenza della quale i farisei acquisirono il potere. Intanto si faceva minacciosa lavanzata romana. Nel 63 a. C. Pompeo marcia su Gerusalemme e la cinge dassedio, conquistandola (entra pure nel tempio ma non vi trova nulla nel Santo dei Santi). Il regno seleucide trasformato in provincia di Siria-Palestina, retta da un governatore e da diversi procuratori. Sotto la dominazione romana fa la sua comparsa Erode il Grande, un Idumeo che era salito al trono per aver falsato e fatto scomparire le genealogie. Figlio di Antipatro, amico dei Romani, arricch Israele di nuove citt e rese il Tempio una delle 7 meraviglie del mondo. Regnava per sulla violenza e sul terrore. Alla sua morte il regno venne diviso tra i suoi figli pi giovani in quattro stati: 1. Archelao ottenne il governo su Giudea, Idumea e Samaria, diventandone etnarca, e mantenne il titolo di re; 2. Erode Antipa fu signore della Galilea e della Perea; 3. Filippo divenne tetrarca del territorio nord-orientale del Giordano; 4. Salom ottenne tre citt. In questo periodo assumono una fisionomia ben definita le sette ebraiche quali noi le conosciamo (farisei, sadducei, sicari, zeloti), insieme a movimenti, di ispirazione messianica, che propugnavano la liberazione e la salvezza di Israele per mano di Dio o di un suo inviato consacrato (Messia messianismo). questo il tempo in cui fa la sua comparsa anche il movimento di Ges di Nazaret. I procuratori romani continuano a vessare la popolazione con il fisco e il terrore, profittando pure delle lotte interne. Il 66 d. C. segna lo scoppio della prima rivolta e della guerra giudaica sotto il procuratore Gessio Floro. I partiti rivoluzionari sono di diversa estrazione, ma intendono liberare Gerusalemme dal nemico. La guerra si protrae sino al 70 d. C., quando Tito, figlio di Vespasiano, assedia e distrugge Gerusalemme. Le ultime resistenze si concentrarono a Masada, dove nel 74 un gruppo di zeloti diede la morte a s e ai propri familiari per non cadere in mano dei romani. Masada rimane ancor oggi il simbolo della volont di libert del popolo ebraico. La Giudea divenne provincia imperiale e il legato risiedeva a Cesarea Marittima. questo il periodo di formazione della letteratura rabbinica (Mishnah, Ghemara, Talmud). Unaltra rivolta si ebbe nel 132-135 d. C. guidata da Simone Ben Kosebah, ribattezzato da Rabbi Aqiba, Simone Bar Kokebah (figlio della stella; la stella simbolo di regalit, infatti Simone sembrava essere il discendente di Davide). Si raggiunse un breve periodo di indipendenza, cessato nel 135 con la morte in battaglia di Simone. Dopo il 135 limperatore Adriano cambi il nome di Gerusalemme in Aelia Capitolina. Si introdussero gli dei e laccesso alla citt venne proibito, sotto pena di morte, a tutti gli ebrei. A questo punto la storia si divide in storia ebraica con il rabbinismo e storia cristiana con la Chiesa.

GEOGRAFIA E ARCHEOLOGIA BIBLICA Geografia Il luogo degli eventi biblici compreso allinterno della Mezzaluna fertile che si estende dalla Mesopotamia allEgitto. Il territorio della terra di Israele, denominato geograficamente SiriaPalestina o depressione siro-palestinese, si estende per circa 320-400 Km da Dan nel nord a

Bersabea nel sud, ai margini del Sinai, includendo anche il deserto del Neghev e la Rift Valley giordanica. Questa vasta area si pu suddividere in quattro strisce parallele da nord a sud: 1. i monti della Transgiordania; 2. la Rift Valley giordanica; 3. i monti della Palestina o Cisgiordania; 4. la pianura costiera del Mediterraneo. Le due catene montuose, quella transgiordanica e quella palestinese, sono la continuazione rispettivamente delle catene del Libano e dellAntilibano in Siria. In origine si trattava di ununica catena, spaccata in due successivamente a causa del ripiegamento della crosta terrestre. Nellarea palestinese questa spaccatura form la Rift Valley giordanica, lungo la quale oggi scorre il fiume Giordano dalla zona nord nel bacino di Hule fino al Mar Morto al sud. La spaccatura raggiunge i 390 m. sotto il livello del mare alla superficie del Mar Morto e si continua poi nella vallata dellAraba, territorio semi desertico, che si apre nel golfo di Aqaba. La spaccatura continua sino al lago Nyassa e alle cascate Vittoria in Africa nel Kenya. La costa mediterranea venne abitata dai popoli del mare, i cosiddetti Filistei. Qui, tra i monti della Giudea e la pianura filistea, sta una striscia di colline larga dai 16 ai 23 km e alta tra i 100 e i 450 m: la Sefela, terra bassa, passaggio naturale dalla Filistea alle montagne e luogo fertilissimo, protetta da citt fortificate: Debir, Lachis, Libna, Azeka, Makkeda, Bet-Semes e Ghezer. La costa presenta citt famose quali Akko, Dor, Joppe, Asdod, Askalon, Gaza. A nord si trova il massiccio montuoso del Carmelo che forma la baia di Haifa e Acco, sulla pianura di Izreel che viene chiamata anche pianura di Esdrelon. Da sud passava la strada principale, la Via Maris, che dallEgitto attraverso Cafarnao conduceva alla Siria e alla Fenicia. Il fiume pi importante il Giordano che forma a nord il lago di Tiberiade o di Galilea e a sud si getta nel Mar Morto; suoi affluenti sono lo Yabbok, lArnon e lo Yarmuk. Il clima presenta unestate calda e asciutta e un inverno fresco e piovoso, le piogge hanno carattere stagionale e variano nella portata in dipendenza dal territorio.

Archeologia Larcheologia oggi tende a definirsi come scienza autonoma fondata epistemologicamente. Lo stesso accade per larcheologia biblica, che nel suo stesso nome rivela la problematicit del suo esserci e del suo essere scienza. Venne sostituita dapprima dal termine palestinologia che indic cos la cultura materiale degli scavi effettuati nella terra della Bibbia. Ma neppure tale scelta fu soddisfacente. Intanto, larcheologia passava da scienza mitica, romantica, legata spesso a miti nazionali, a sapere scientifico, sostituendo il criterio fattuale di collezione degli antiquari con quello funzionale di campionatura: larcheologo aveva cominciato a riflettere in modo critico sulla correttezza delle operazioni ermeneutiche che compiva per giungere ai giudizi di conoscenza del passato, rendendo cos conto a tutti della fondatezza delle loro conclusioni. Si prefer a questo punto riferirsi al solo territorio e non alla cultura e si coniarono i termini asettici di archeologia della Palestina o archeologia siro-palestinese. Ogni eventuale connessione con il testo biblico o con la vicenda religiosa era considerata non oggettiva e non pertinente dal punto di vista storico culturale, per cui si demandava al singolo lapprofondimento di tale tematica. Lerrore non sta nel fare unarcheologia legata alla cultura religiosa di un popolo, ma nel condizionare lautonomia della ricerca, facendola dipendere dalle questioni di fede che quella religione implica, ma non nel trattare la storia religiosa di un popolo, oggettivata nelle sue scritture, come materiale informativo della sua stessa cultura. Le fonti scritte, anche quando non documentano la storia di un popolo, ne registrano fedelmente il processo culturale che testimonia lintelligenza della sua identit storica.

Allantica archeologia biblica si rimproverava di mantenere una concezione territorialmente e cronologicamente parziale che rinchiudeva la ricerca solo dentro il dato veterotestamentario, non mettendo in rilievo la naturale contiguit spazio-temporale con le civilt della Mesopotamia e dellEgitto, come anche la stessa continuit storica con le successive epoche inter e neo testamentaria; a quella siro-palestinese si rimproverava di operare con troppa disinvoltura nel contesto storico-culturale, prescindendo volontariamente da ogni serio confronto con una corretta esegesi delle fonti scritte della storia biblica. Oggi, accettato lindirizzo non confessionale della ricerca biblico-archeologica e in presenza di una forte metodologia storico-antropologica si ripresa la denominazione di archeologia biblica, rilevando linterdisciplinariet tra archeologia ed esegesi. Larcheologia non consiste allora nel trovare solo reperti, nello scoprire e catalogare antichit, nello scovare documenti. Essa deve riportare gli oggetti rinvenuti a orizzonti di senso. In tal senso, non pi una disciplina descrittiva, ma una scienza ricostruttiva del passato. Nasce cos la distinzione tra archeografia, disciplina descrittiva che realizza in modo sistematico la raccolta e la classificazione dei dati, e larcheologia in senso proprio, intesa come luogo di una vera opera di interpretazione dei reperti materiali in funzione culturale. Il dato materiale, infatti, non doveva essere inteso come semplice traccia morfologica dei mutamenti storici del passato in un determinato territorio, ma, in quanto prodotto antropico, anche se muto, doveva essere riconosciuto e giudicato come il segno pietrificato di un processo culturale che qualunque azione delluomo sempre comporta. Il dato materiale significativa espressione materiale di un determinato comportamento culturale in un contesto geografico e ambientale cronologicamente databile. In quanto oggetto, ogni produzione delluomo si presenta dunque non come atto arbitrario e soggettivo del solo autore, ma piuttosto come effettiva testimonianza, anche se non sempre riuscita, di sintesi culturale dei comportamenti e delle consuetudini sociali del suo preciso ambiente storico. In archeologia il processo conoscitivo che va dal dato al risultato comprende almeno tre tappe o tre distinti momenti di ricerca: 1. losservazione e il recupero dei dati archeologici (survey e scavo); 2. la loro classificazione (descrizione degli ecofatti e definizione funzionale, tipologica e cronologica dei manufatti: classification); 3. linterpretazione del passato (spiegazione, lettura culturale, cio sociale, antropologica e storica dei reperti: explanation) La storia secondo Braudel F.; NGCB 1575ss.

I LIBRI DELLANTICO TESTAMENTO


IL PENTATEUCO
O TORAH

La Bibbia si apre con un complesso di 5 libri chiamati Pentateuco o Torah degli ebrei. Essi sono nellordine: Genesi (Gen), Esodo (Es), Levitico (Lev), Numeri (Nm), Deuteronomio (Dt). La denominazione dei libri quale la conosciamo deriva dalla versione greca dei LXX, che chiama il libro volendo riassumere il contenuto. In ebraico il libro prende il nome dalla prima parola con la quale inizia il rotolo che si apre per essere letto. Per cui si ha questa denominazione: Ebraico TM Bresit (in principio) Greco LXX e Vg

(Genesi perch tratta delle origini del mondo, delluomo e del popolo dIsraele) W ellelh s mot (e questi sono i nomi) (Esodo, uscita dallEgitto) Wayyiqra (e chiam) (Levitico, leggi attinenti in particolare la trib di Levi) B midbar (nel deserto) Oppure (Numeri, censimento degli ebrei usciti dallEgitto) Wayydabber (e parl) elleh hadd barim (queste le parole) (Deuteronomio o seconda legge rispetto a quella contenuta nei libri precedenti) Nella tradizione ebraica i cinque libri vengono indicati con lespressione Torah o Torah di Mos o il libro della Torah (cos gi nellAT: sefer ha-Torah in Nr 8,3; Torah Moshe in 2 Cr 23,18; 30,16; sefer Torah Moshe in Re 14,6 e Ne 8,1), ritenendone, contro i risultati del metodo storico-critico, Mos quale autore (in realt Mos ricevette la Torah sul Sinai); secondo certi midrashim la scrisse sotto dettatura di Dio stesso nei 40 giorni e nelle 40 notti durante i quali rimase sul monte. Tuttavia, il metodo storico-critico non nega la storicit di Mos n la sua funzione di legislatore n il suo ruolo di protagonista (ma qualcuno lha pure erroneamente messo in dubbio) anche se ne limita la portata. La suddivisione in 5 libri detta anche dalla tradizione ebraica hamishah humshe ha-Torah i cinque quinti della Torah. A partire da Filone di Alessandria (I sec. d.C.), i giudei della diaspora e poi i cristiani di lingua greca e latina, ripresero questa espressione traducendola con (sottinteso ), cio un libro intero, unico, che si legge di seguito (non esistevano capitoli e paragrafi n tantomeno titoli, che furono aggiunti dopo) ma che contenuto in cinque rotoli posti in cinque () astucci (). Anche se alcuni parlano di un Tetrateuco, volendo fare di Dt un libro a s, giacch parenetico come stile e differente pertanto dai precedenti, o altri ancora di Esateuco, includendovi Gs e dunque lingresso nella Terra promessa, pur vero che la tradizione ebraica e cristiana hanno voluto mantenere lordine di 5 libri conchiusi in s e ben delimitati da un preciso piano teologico, dentro il

quale particolari temi (elezioni, alleanza, promessa) si richiamano e si intrecciano a costruire una trama ben definita. Centrale rimane la figura di Mos come protagonista che lega i libri fra di loro ; ma non meno importante (ed forse il motivo principale) la figura di Israele nella genesi sua propria e nellinstaurazione e sviluppo di un rapporto con Dio, basato da questultimo su elezione alleanza promessa e da lui per primo voluto, cose tutte che si ritrovano emblematicamente nella storia dei patriarchi (Abramo, Isacco, Giacobbe) e ancor prima nel racconto dei 6 giorni della creazione al cap. 1 di Genesi. La narrazione del Pentateuco incomincia con il racconto dellorigine del cosmo e delluomo (Genesi 1-2) e della storia primitiva dellumanit (Genesi 3-11); segue la storia dei patriarchi dIsraele, Abramo, Isacco e Giacobbe (Gen 12-50 = 2a parte del libro, ma la divisione risponde pi a criteri interpretativi ed a esigenze di studio. In realt i due blocchi non vanno separati, in quanto la loro costituzione simmetrica e costruita secondo parallelismi, per cui la scelta di Israele nella 2a parte si inserisce nel quadro universalistico del mondo e delle nazioni quale delineato nella 1a parte. Inoltre, il piano di Dio sempre portato avanti da una coppia: Adamo ed Eva, Abramo e Sara, Isacco e Rebecca, Giacobbe e Rachele + Lia). Si tratta quindi della schiavit dEgitto, della liberazione e del pellegrinaggio nel deserto sino a Esodo 1-18. In Esodo 19 ha luogo lavvenimento centrale della costituzione di Israele come popolo di Dio attraverso lalleanza del Sinai, la rivelazione del decalogo e del codice dellalleanza, cui si aggiungono diverse prescrizioni rituali (cfr. Es 19-40), concernenti per la maggior parte la costruzione del tempio futuro, le feste, i sacrifici. Segue il libro del Levitico contenente la legislazione cultuale con le leggi sui sacrifici, sullinvestitura dei sacerdoti, sulla purit. Del Levitico importante il capitolo 18, il cosiddetto codice di santit. Il libro di Numeri riprende il filo degli avvenimenti: le schiere delle trib di Israele, disposte come un esercito, si muovono nel deserto del Sinai fino a Kades (cfr. Nm 1-19), quindi si spostano a Moab, dove Mos fornisce ulteriori disposizioni (cfr. Nm 20-36). Il Deuteronomio racconta gli episodi accaduti nella pianura di Moab: il libro si presenta strutturato in 3 grandi discorsi di Mos (1-4, 5-28, 29-30), con il ricordo delle tappe nel deserto e un completamento della legislazione precedente. Linsieme si conclude con le ultime vicende e la morte di Mos (cfr. Dt 31-36). La morte di Mos ha fatto concludere che non fosse lui lautore del Pentateuco: questo uno degli elementi pi evidenti. Essa per sigilla la chiusura del Pentateuco o Torah: secondo la tradizione rabbinica, infatti, la Torah sarebbe bastata a Israele se egli non avesse peccato con il vitello doro. A causa di questo peccato, ma anche degli altri, sono stati dati i Profeti (anteriori e posteriori) e gli Scritti. P. Beauchamp (1985) afferma che con la morte di Mos si vuole significare che la legge non entra nella terra promessa se non in virt della fedelt ad essa che Israele oggi (termine ricorrente nel Dt) si assume. Israele possiede la terra sotto il giudizio di Dio: ma deve restare Israele, altrimenti la terra sar tolta. La legge allora sempre l a ricordare che la terra dono, non possesso. La storia raccontata nel Pentateuco si svolge tra i secc. XIX XVIII a.C. (linizio dellepoca dei Patriarchi) e il sec. XV o XIII a.C. (lepoca di Mos) in un territorio che si estende dalla Mesopotamia allantico Egitto. Questa immensa distesa vede lavvicendamento di diversi imperi, molti dei quali per svolgono la loro storia al tempo della redazione dei cinque libri e sono l posti retroattivamente. Guerre e conquiste, crisi economiche e rivolte sociali spiegano il loro avvicendarsi e la migrazione dei popoli in cerca di nuove terre. Ogni impero legato a un dio dal quale si sente eletto e chiamato e che offre loro una terra: si tratta di una legittimazione della conquista fatta attraverso una storia patriarcale che poi si apre ad una guerra di conquista voluta e condotta dallo stesso Dio (Abramo compra delle terre a Canaan che poi saranno riconquistate dagli Israeliti con Giosu: la guerra dunque una guerra giusta, voluta dal Dio, per riappropriarsi di ci che lantenato

aveva acquistato per i suoi discendenti). Le guerre sono guerre di dei e molti dei testi biblici presentano affinit contenutistica con i testi dei popoli vicini. Il monoteismo di Abramo e poi di Israele uno stadio in realt successivo, trasferito indietro nel tempo allepoca della redazione, essendovi tracce di una fede che affiorano dallanalisi dei testi rilevati come pi antichi e primitivi. Il primo a mettere in questione lautenticit mosaica del Pentateuco il riformatore A. Karlstad (+1541) seguito da Hobbes (+1679) e Spinoza (+1677). Fu per Richard Simon (+1712) ad affermare nel suo Histoire critique du Vieux Testament (Paris, 1678) che Mos compose la parte legislativa e la Genesi fondandosi su materiali precedenti. Il resto sarebbe opera di scrittori posteriori, che avrebbero messo per iscritto una larga tradizione risalente a Mos. Con Esdra, secondo Simon, si sarebbe giunti allattuale configurazione del pentateuco. Simon parte da dati di critica letteraria quali ripetizioni nel Pentateuco, disordini logici o cronologici, contraddizioni, differenze di stile, ecc. J. Astruc (+1766) d lavvio allipotesi documentaria distinguendo le 2 fonti J ed E, a seconda se Dio sia chiamato con il nome di Jahv o di Elohiom. J. G. Eichhorn (+1827) individua la fonte sacerdotale P. Colui che d la forma pi completa allipotesi documentaria il filologo ed esegeta tedesco protestante J. Wellhausen (1844-1918). Assumendo il principio hegeliano dellevoluzionismo religioso e movendo da dati esclusivamente letterari, e non storico - archeologici, Wellhausen postula che il Pentateuco sia nato dalla redazione di brani disparati, appartenenti a ben precisi documenti o parti che egli cos distingue: Periodo Premosaico (aninismo) Mosaico (monolatria) Sigla J Sec. a.C. IX Luogo Stile

E RJE

VIII

regno del sud Descrittivo, narrativo, poetico, antropomorfico regno nord pi riflessivo

Profetico (monoteismo) Giudaico (nomismo)

D RDT P
Pentateuco

VIII/VII (dopo caduta Samaria) regno del sud Parenetico VII (Giosia 622) ~450
IV

scuola sacerdotale

Preoccupazioni cultuali e genealogiche

La teoria documentaria fu sottoposta a revisioni e critiche: alcuni la rifiutarono in toto, altri pensarono di dividere una fonte in due strati successivi (ad es. J1 e J2) o di introdurre nuove fonti (ad es. L, cio la fonte laica). - Von Rad (1993) pensa che il Pentateuco nasca da saghe di natura cultuale ed eziologica assemblati secondo il filo conduttore del credo di Israele che egli pensa di ravvisare in alcuni brani come Dt 26,5-9 e 6, 20-24 ed arricchita con linserzione della tradizione sinaitica, assente nei brani del credo antico da lui citati, delle storie dei patriarchi, dapprima brevi ed in seguito rielaborati teologicamente dallo J della preistoria, opera tutta della creativit di J, che cos sarebbe lautore

di Gen 1-11. Il problema in Von Rad dato dalla determinazione del concetto di saga e della sua natura di storia narrata diversamente dalla storiografia: quando parla di saga come storia della fede del popolo, contrapposta alla grande storia, Von Rad cade in errore, in quanto proprio la storia di fede di un uomo, Abramo, la storia di Israele, la sua grande storia, e Abramo conduce anche delle guerre. I due piani sono inscindibili. - Rentdorff riprende la teoria di Von Rad e parla di unit maggiori indipendenti in s compiute, elaborate e riunite insieme secondo punti di vista e pensieri informatori molto vari, riflessi dallo stile o da aggiunte lessicali. Cos facendo per, Rentdorff tradisce Von Rad e la stessa intenzione biblica sostenendo una cesura tra la storia delle origini e quella dei patriarchi. Vede allopera, nella redazione del Pentateuco pi la scuola dt- dtr (deuteronomica deuteronomistica), che assicura la continuit con i libri successivi, che P. - La tradizione ebraica parte da un presupposto diverso e non si attarda su rilievi storicocritici. La Torah parola di Dio e come tale va considerata un unicum. Cos si afferma in Pirq Abot 1.1: Mos ricevette la Torah dal Sinai e la trasmise a Giosu e Giosu agli Anziani e gli Anziani ai Profeti e i Profeti la trasmisero agli Uomini della Grande Assemblea. Il termine Torah non significa solo legge, ma insegnamento. La radice ebraica del termine d lidea di mirare un bersaglio, di tirare una freccia, di indicare una direzione. Inoltre, per consonanza con altre radici, il termine Torah evoca anche la luce e il fuoco (vedi Es 19, festa di Shabuot). La Torah quale parola di Dio una, ma rivelata sotto due forme, scritta e orale, giacch una parola ha detto Dio, due ne ho udite (Sal 62 (61), 12). Essa ricevuta (Kibel) e trasmessa (masar), principio ordinatore di condotta della comunit di Israele, la halakah. La Torah orale come una siepe attorno alla Torah scritta, che riassume nella regola doro che fu di Ges e di Hillel: Cos tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti la Torah e i Profeti (Mt 7,12); e Hillel aggiunge: Il resto interpretazione. Vai e studia. Questa idea del Testo scritto e del Testo orale risale alla distruzione del 1 Tempio ed anche Ges lha ricevuta. Ges legge e spiega la scrittura secondo la maniera dei maestri ebrei. Linterpretazione della Scrittura non solo halakicah (giuridica) ma anche haggadicah (haggadah = racconto): da qui il midrash, questa lettura-ricerca del senso nascosto delle Scritture ponendo attenzione alle ripetizioni, a ci che non detto, a discordanze logiche, al valore numerico delle lettere (gematria), alla scomposizione delle parole, alla forma di ogni singola lettera. I maestri ebrei non cambiano il testo, non parlano di glosse o di fonti: la Torah data da Dio e creata prima dei 6 giorni della creazione. Essa da sempre nel cielo ammirata dagli angeli. I maestri ebrei, come il noto Aqiba, anche quando la Torah parla il linguaggio degli uomini (R. Ishmael), si impegnano a fare le corone nelle lettere della Torah, cio ad esplicitare tutti i sensi possibili. Ed cos, dunque, che accanto ad un senso ovvio, quale appare dal testo (peshat), si ha pure un senso altro che dal primo nasce (darash) e che spiega e attualizza. La peculiarit e la validit della Parola non risiedono pi nel fatto che essa in cielo, ma nel fatto che essa data a Israele che la trasmette e la interpreta. Anche Dio deve sottostare alla sua Parola interpretata dagli uomini che diventa Parola rivelata, perch questa la sua volont: se Egli viene meno a ci, i maestri lo riprendono ed Egli non pu fare altro che dichiararsi sconfitto. La halakah non mai un dogma incontestabile, ma un cammino sempre pi profondo e largo alla ricerca della unit mai raggiunta, i cui frammenti si ottengono allinterno di una cultura della discussione, dove allo stesso tempo tutte le interpretazioni sono valide e sullo stesso piano eppure si deve propendere per la maggioranza per non aumentare le divisioni LIBRI STORICI Ascolta, Israele: il Signore il nostro Dio, il Signore uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta lanima e con tutte le forze (Dt 6, 4-5).

E questo il significato fondamentale dei libri storici dellAT: nella storia di Israele, che la Chiesa accoglie in pieno e che ogni uomo rivive nella sua personale esistenza, si rende presente Dio che si confessa unico ed al quale ci si lega totalmente in un rapporto esclusivo, ma aperto. La storia umana, scritta con parole umane, diventa il luogo della presenza di Dio proprio nella sua apparente e paradossale assenza: luomo dallocchio penetrante come Balaam vi scorge il suo passaggio, lo crede con il cuore, lo confessa con la bocca, lo deposita nella Scrittura la quale diviene una kenosi successiva a quella storica e insieme ad essa parallela e simultanea ( la stessa logica dellispirazione divina della Bibbia). La storia diventa cos storia di salvezza: ci giustifica la lettura della Bibbia a due livelli complementari, umano e spirituale, secondo la sua stessa natura. La storia non perde la sua autonomia, ma questa si acquista nella dipendenza da Dio che in essa si rivela; la storia di Israele mantiene una sua validit come storia di un popolo in s e nel suo rapporto con Dio e la lettura tipologica del NT (Mos-Cristo, Diluvio-Battesimo, sacrificio di Isacco-sacrificio di Cristo) non la annulla, ma la porta a pienezza in Cristo, punto di discontinuit che in questa stabilisce la continuit tra i 2 Testamenti, mentre si delinea il cammino di Dio con luomo nel nascondimento stesso di Dio nelle pieghe della storia che la stessa lettura tipologica rivela. Non dunque inferiorit dellAT e superiorit del NT, ma illuminazione vicendevole, tensione e compimento, desiderio e incompiutezza, segno e realt. I libri storici di cui trattiamo sono, secondo lordine della CEI: Pentateuco - Genesi (Gen) - Esodo (Es) - Levitico (Lv) - Numeri (Nm) - Deuteronomio (Dt) Giosu (Gs) Giudici (Gdc) Rut (Rt) 1 e 2 Samuele (1 e 2 Sam) 1 e 2 Re (1 e 2 Re)

1 e 2 Cronache (1 e 2 Cr) Esdra (Esd) Neemia (Ne) Tobia (Tb) Giuditta (Gdt) Ester (Est) 1 e 2 Maccabei (1 e 2 Mac) Il Pentateuco appartiene alla sezione Torah della Bibbia ebraica. Torah significa legge, ma nel senso di istruzione divina e di rivelazione della sua sapienza nella storia del culto e di un popolo, Israele, il pi piccolo fra i popoli della terra, eppure scelto da Dio, che stringe con esso unalleanza incaricandolo di una missione.

Giosu, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re appartengono allopera dtr, cio allopera di una scuola consolidatasi nel post-esilio che rielabora materiali precedenti. Nella Bibbia ebraica sono i profeti anteriori. Rut un libro di natura sapienziale, posto nella LXX dopo i Gdc, usata per la festa di pentecoste: qui posto perch gli eventi in essa narrati sembrano svolgersi allepoca di Gdc, anche se la data di composizione del libro si situa in et monarchica per alcuni, in et post-esilica per altri. 1 e 2 Cronache, Esdra, Neemia sono un tutto unico: nella Bibbia ebraica il libro di Cr viene dopo lunico libro di Esdra-Neemia, anche se dovrebbe essere messo prima, e fanno parte degli scritti, non di libri storici. Lunit di stile e di idee fondamentali e, dunque, di composizione rivelato anche dalla ripetizione in Esd 1, 1-3 di 2 Cr 36, 22-23. Per la composizione Esd e Ne vengono prima di 1 e 2 Cr, stesi verso il 300 a. C.. Tobia, Giuditta, Ester (greco), 1 e 2 Maccabei non sono accolti dalla Bibbia ebraica: fanno parte dei deuterocanonici della LXX. Risentono molto dellinfluenza sapienziale, il loro scopo didattico, la forma narrativa quella della novella o del romanzo epico. Est (ebraico) fa parte del rotolo delle megillot ed era letto durante la festa di Purim (festa ebraica forse simile al giorno di Mardocheo, maturata da una festa persiana, come per il Natale cristiano).

LESILIO E I LIBRI STORICI Anche noi come Israele siamo oggi in esilio e ripensando insieme agli ebrei deportati in Babilonia, la storia passata, ci convertiamo veramente a Dio, ne troviamo il volto autentico che a noi si rivela, senza pi la pretesa di conoscerlo e di piegarlo ai nostri concetti e voleri. In esilio non c pi per Israele n re n profeta n tempio: la monarchia distrutta da un potere pi grande perch ha perso il suo legame con Dio; la profezia scomparsa perch si compiuta; i sacrifici non ci sono pi perch il tempio, la casa di Dio, che pretendeva di far abitare l Dio, che i cieli non possono contenere, distrutto. I sacerdoti e gli scribi ripensano allora alla storia passata, vi trovano il passaggio di Dio, il suo amore, la sua fedelt, anche nel dolore e nella prova vi scoprono il loro amore e la loro fedelt di risposta, ma anche la loro infedelt e il loro peccato (lidolatria): fanno memoriale, ma cos riattualizzano. Il memoriale si deposita nel libro scritto che d identit al popolo di fronte agli altri popoli e diviene per questo popolo normativo: nasce la Bibbia, promessa e speranza di un nuovo avvento di Dio e della sua opera, compiuta gi mentre si scrive. E Israele torner in patria. Tecnicamente, per la composizione dei libri ci si serv di unit narrative maggiori distinte. Esse erano costituite da racconti autonomi, da novelle (Giuseppe), da saghe, da liturgie di fondazione o di genere (Gerico), da preghiere, da inni commemorativi, da discorsi celebrativi, da detti e brevi raccolte sapienziali-didattiche, da storie di profeti (Elia, Eliseo, Samuele, Isaia, Michea ben (ben=figlio) Imla). Ognuno di questi documenti ha fonti diverse, che la critica letteraria ha cos diviso: J (Jahvista) E (Elohista) P (Priester Codex (=Sacerdotale) ) Dtr (Deuteronomico) e dtr (deuteronomistico) e che si estendono dal IX al V secolo a. C. La pi difficile da ricostruire lE, mentre P, Dtr e dtr danno tutto il tono alle tradizioni precedenti nella loro redazione finale e segnano la base per gli scritti successivi dallapocalittica alla linea sapienziale. Questi documenti non sono solo di Israele, ma anche degli altri popoli del Vicino Oriente, dei quali riflettono le medesime idee (ad es. il re-pastore babilonese scelto da Dio a rappresentarlo in terra e la figura del re Davide). Come negli altri popoli, alcuni erano tramandati oralmente, altri (liturgie di guerra o alleanza) fissati per iscritto e disposti in un santuario per essere letti periodicamente. I redattori misero insieme tutto questo materiale senza nulla tralasciare, seguendo un ordine pi pedagogico che propriamente storico, anche se non scissero i due piani: il Dio dIsraele il Dio

della vita, cio della storia, del singolo e della comunit, uniti questi ultimi da un destino medesimo indissolubile; ci spiega la ripetizione di tanti brani, come ad es.: due racconti della creazione (Gen 1 2, 4a e 2,4b 3,24), due racconti della vocazione di Mos (Es 3,1 4,17 e 6,2 7,7) due decaloghi (Es 20, 2-17 e Dt 5,6-18) con varianti notevoli, due codici dellalleanza (Es 20,22 23,33 (elohista), Dt 12,1 26,15 (accentua il culto rispetto a Es, che mantiene gli altri santuari, a Gerusalemme). P insiste sulle classi sacerdotali, sui precetti, sul sabato, la circoncisione, la purit (vedi Levitico specialmente, oltre Nm ed Es); Dtr e dtr sulla terra, lelezione, il patto (berit). Numerosi i rimandi simbolici di tipo numerico: torna frequentemente il numero 40 e il numero 12 (trib di Israele, dei figli di Giacobbe, 12 Giudici maggiori e minori), come anche il 7 e il 50 (Pentecoste). Molti scritti hanno espressione critica e furono composti a Babilonia (cfr. le origini). Oggi la critica letteraria insieme ai metodi archeologici, sociologici ed antropologici e alla filosofia del linguaggio (cfr. i nostri modi popolari di espressione) ha raggiunto una pi profonda conoscenza delle istituzioni di Israele e dei popoli del Vicino Oriente, della storia di questo lungo periodo, di mutamenti geopolitici, con una comprensione pi piena, ma non definitiva, della storia di salvezza narrata dalla Bibbia, questo grande memoriale delle gesta di Dio in mezzo al suo popolo, riconosciute attraverso la fede e confessate in un atto di fede scritto che nulla tralascia delle contraddizioni della storia umana proprio perch risalti maggiormente lazione creatrice e provvidenziale di Dio e proprio l dove sembra non esserci. E forse un caso che il libro di Ester eviti di nominare il nome di Dio, cosa che cre scandalo agli estensori dellEster greco che invece citano il nome di Dio in abbondanza? Non dicono forse entrambi con il silenzio e la voce, lazione dellunico Dio nella storia umana? Per cui nulla va nascosto o rigettato di questa parola di vita, che, per quanti lascoltano e la custodiscono, diventa benedizione e vita per lunghi giorni sulla terra. LIBRI PROFETICI Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio . Parlate al cuore di Gerusalemme E gridatele che finita la sua schiavit, stata scontata la sua iniquit, perch ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati (Is 40, 1-2 ). Questo brano pu riassumere il messaggio profetico, che insieme di condanna del peccato e di correzione del peccatore, mentre manifesta la pedagogia divina scaturente dal suo amore misericordioso. Ogni profeta infatti costituito per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare (Ger 1,10) attraverso la Parola del Signore posta sulla sua bocca. Il profeta infatti portatore di una parola non sua e che spesso comunica senza il consenso diretto della sua volont e controvoglia ad un popolo di dura cervice che si ostina a non ascoltare. Una Parola che costringe il profeta alla solitudine per poter essere ascoltata, compresa e poi annunciata: una solitudine che separa il profeta da tutti e dal comune modo di pensare, per condurlo sui sentieri di Dio, cos diversi da quelli degli uomini, cos come lo sono i suoi pensieri. Una Parola che gioia e letizia del cuore ed insieme dolce alla bocca, ma amara nelle viscere, una Parola che promette insieme sventura e consolazione, morte e vita, castigo e salvezza, in cui la misericordia non sterile irenismo n la severit intransigenza infruttuosa. Una Parola che diviene il centro della storia di questi uomini senza storia, che scompaiono dietro il rapporto conflittuale, e per questo sanante e redentivo tra la parola delluomo e la Parola di Dio che si invera nella storia. Ecco perch il profeta definito uomo della Parola.

I LIBRI PROFETICI SECONDO LA VERSIONE CEI Comprendono i quattro libri maggiori: Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele pi il rotolo dei dodici profeti minori. Subito dopo Geremia la Bibbia greca e la Volgata pongono il libro delle Lamentazioni (Lm) che la Bibbia ebraica pone invece tra gli Scritti e che fa parte di megillot: la CEI segue la LXX e Vulgata secondo la tradizione di 2 Cr 35,25 (Geremia compose un lamento su Giosia Esso inserito fra i lamenti) che ne attribuisce la composizione a Geremia: il contenuto del libro le di grande appoggio. Ma Geremia non poteva dire, come afferma lAutore di Lm, che la profezia era svanita, n lodare Sedecia e gli egiziani: lopera risale probabilmente ad un autore del 587 a. C., che scrive dopo la caduta di Gerusalemme. Baruc, dopo Lm, assente dalla Bibbia ebraica, in quanto faceva parte dei deutero-canonici: la LXX lo pone tra Ger e Lm , la Vulgata dopo Lm (cos CEI). Sarebbe stato scritto da Baruc, segretario di Geremia e personaggio influente alla corte e nella casta sacerdotale: ma si tratta di pseudonomia. Il libro risale al I secolo a. C.; ad esso la LXX aggiunge la Lettera di Geremia che poi diventata il cap. 6 di Baruc, una dissertazione contro gli idoli risalente al periodo maccabaico. Il ricordo di Bar si perpetuato nella tradizione: a lui la tradizione rabbinica attribu due apocalissi del II secolo d. C, una in greco, laltra in siriaco, mentre un frammento del testo greco stato rinvenuto a Qumran e risale al 100 a. C.. Ecco perch questo libro sapienziale porta il suo nome. Il libro di Daniele non appartiene propriamente al genere profetico: composto tra il 167 e il 164 a. C., in et maccabaica, durante la persecuzione di Antioco Epifane, da un autore che racconta fatti gi accaduti ponendoli in bocca a Daniele veggente. Lo scopo didattico-esortativo (rafforzare la fede in tempo di persecuzione), lo stile sapienziale-apocalittico (confluiscono in esso le tradizioni dellapocalittica seguita allultimo dei profeti: lapocalittica contiene la profezia ma allo stesso tempo un genere autonomo che nasce dalle sue ceneri). Let recente del libro spiega il suo posto nella Bibbia ebraica: esso posto tra Ester e Esdra, nel gruppo degli Scritti. La LXX e la Vulgata la mettono tra i profeti e gli aggiungono alcune parti deuterocanoniche assenti nel TM: salmo di Azaria e cantico di 3 giovani, storia di Susanna, storie di Bel e del serpente sacro. Sviluppa il tema del giorno del Signore ed ha il Figlio delluomo, figura (messianica?) di cui si approprier Ges per parlare di s. Il profetismo presente a Mari (XVIII sec.) secondo alcuni con caratteristiche similari a Israele. Mos ritenuto il primo profeta: in realt esistevano delle scuole di profeti, specie a corte. La profezia spesso si ricavava con incisione e taglio (cfr. i profeti di Baal ed Elia). Criterio di verit della profezia secondo Dt 18,9-22: deve compiersi la parola del profeta. I profeti maggiori sono cos detti perch il loro rotolo pi lungo, per ciascuno, rispetto allunico rotolo in cui sono contenuti, tutti insieme, i 12 profeti minori: la differenza quantitativa, non qualitativa. La raccolta era gi costituita al tempo del Siracide. La Bibbia ebraica li ordina cronologicamente secondo la successione storica loro attribuita, la LXX li pone prima dei profeti maggiori: BC segue lordine della Bibbia ebraica e della Vulgata. Sono tutti profeti scrittori e vanno dallVIII al VI secolo a. C.: sono cos chiamati perch scrivono i loro oracoli e li redigono in raccolte e libri a differenza di quelli del IX sec. e della prima parte dellVIII sec. come Samuele, Elia, Eliseo, Natan e Gad che troviamo nei libri di Samuele e dei Re (detti per questo profeti anteriori nella Bibbia ebraica per distinguerli dai nostri chiamati profeti posteriori). Giona pi sapienziale che profetico. In realt scrissero tutti i loro oracoli o direttamente o per mezzo di discepoli scribi, per testimoniare la veridicit della loro profezia: le loro scuole e le scuole post-esiliche, soprattutto

dtr, composero redazionalmente queste unit letterarie di profeti seguendo questordine: oracoli contro Israele e Giuda e castigo, oracoli contro le nazioni, consolazione e restaurazione. I temi erano presenti singolarmente in ciascuna delle unit profetiche. Inoltre i loro oracoli vennero integrati o attualizzati (come i capp. 31-33 di Ger, dati prima per il Nord (nel 720-700 a.C.) e poi adattati per il Sud negli anni 590-587) perch ritenuti veritieri e normativi, mentre la loro normativit viene allo stesso tempo riconosciuta e fissata. Si possono cos riconoscere 1, 2 e 3 Is o 1 e 2 Zc. Le forme fisse e ricorrenti sono: Cos dice il Signore, oppure, Oracolo del Signore e Parola di Jahv. I profeti si esprimono pure con azioni simboliche: la vita del profeta segno (cfr. Isaia con la moglie e i figli; Os e la sua storia damore). I profeti si presentano sulla scena negli anni pi difficili di Israele: non solo perch siamo in piena dominazione assira prima e babilonese poi, ma soprattutto perch il consolidarsi dello stato monarchico, gi con Davide e Salomone, aveva portato ad un tradimento delle tradizioni jahviste, con un conseguente sincretismo religioso, dovuto allassimilazione del culto di Baal dei Cananei, e con la creazione di una stratificazione sociale che prevedeva le distanze tra nobili proprietari terrieri e poveri contadini costretti a cedere la loro parte di terra, che spettava loro di diritto come membri del popolo ebraico cui Dio aveva concesso la terra per ogni uomo, ed a lavorare per i nobili come schiavi. I nobili avevano combattuto con il re e per il re, ricevendo da lui dopo la vittoria terreni come pagamento e premio. Jahv assumeva le fattezze di Baal oppure accanto ai sacrifici offerti a Jahv si dava culto in luoghi alti (alture e pali sacri) ai Baal (padrone, marito, signore Osea) per ottenere fecondit della terra e pioggia (prostituzione sacra) idem oggi con i cristiani che si rivolgono ai maghi. Lo stato di Israele aveva assunto le forme istituzionali, ormai decadenti, di Canaan, caratterizzate da lusso riservato a pochi, da corruzione, sfruttamento, dominio, sperequazione sociale, e le aveva accolte proprio quando esso era in crisi, diviso in due da spinte autonomistiche territoriali. I profeti, ritornando al passato di Israele e alle antiche tradizioni (Esodo, Trib, Deuteronomio ritrovato sotto Giosia nel 680 a Gerusalemme nel tempio, che influenz Osea che influenz Geremia e parte di Esodo), chiamati dalla Parola di Dio sono inviati a parlare in nome di Dio davanti al popolo, ai capi, al re, alle nazioni: il termine nabi, tradotto in greco con profetes ha questo significato. Sinonimi sono missionario e veggente. Avvertono la chiamata in forti mozioni interiori, mentre le visioni sono pi comprensione della simbologia naturale che rimanda allinterpretazione del corso degli eventi (mandorlo in Ger). Non si danno previsioni del futuro, ma discernimento del piano di Dio nella storia del suo popolo per salvarlo. La Parola chiama pi dentro la vita che con sogni o estasi, che si attenueranno nei profeti posteriori rispetto a quelli anteriori, secondo anche la linea di Dt per il quale il sogno non verace, e che torneranno nellapocalittica. Vicini al culto e alla liturgia del tempio dove era riservata loro una parte delle funzioni pubbliche come predicatori (Geremia pu denunciare tranquillamente nel tempio i suoi oracoli di distruzione) e una zona di residenza dove ricevevano la chiamata (Isaia e Geremia). Non si scagliano contro i sacrifici o la classe sacerdotale per far valere un culto spirituale, ma cercano di far ritornare il popolo ed i sacerdoti ad una interiorizzazione degli stessi atti di culto, intesi come comunione con Dio e fonte di moralit, cio di eguaglianza e di giustizia tra i membri del popolo e con gli stranieri. Fedeli al patto di Dio con il suo popolo, anche se non lo nominano quasi mai, e convinti soprattutto della protezione di Dio al suo popolo, vogliono far evitare in politica qualsiasi alleanza con altre nazioni nella battaglia contro i nemici: la ricerca dellalleanza e allo stesso tempo la

presunzione degli israeliti che Dio con loro e che nulla potr loro nuocere e che lalleanza voluta da Dio perch annunziata dai profeti (ma quelli sono falsi, profeti di corte, come tanti nel vicino Oriente antico) provocher lallontanamento di Dio, la distruzione come castigo e punizione dellinfedelt e del peccato cultuale e sociale, la deportazione. In esilio Israele si ravveder e allora i profeti annunzieranno la consolazione e la restaurazione, con il ritorno in patria del resto da cui germoglier un popolo numeroso, la ricostruzione del tempio sul Sion monte di Dio e di Gerusalemme ove affluiranno tutti i popoli, salvo poi, come Ag e Zc a dover stimolare il popolo apatico nel ricostruire il tempio dove Dio vuole riabitare dopo essere andato via a causa della iniquit del suo popolo (gloria di Ez), per poi comprendere la sua trascendenza e santit e il fatto che lelezione non presunzione di salvezza, di possesso di Dio e di conoscenza del suo volere, perch Dio pu eleggere altri popoli (Ciro e i Persiani) e vede che tutte le nazioni sono salve mentre Israele sar in mezzo ad esse segno della sua presenza. Il giorno del Signore cos per loro giorno di tenebra e di oscurit, di battaglia e di distruzione, dopo le quali giunger la prosperit e la pace. Sostenitori della casa di Davide e del sacerdozio aronnitico, non sembrano poi sostenere cos a fondo il messianismo regale, propugnato in Is 8, 23 9,6; Mi 5,1-3a; Zc 9,9 e forse Is 7, 10-17, loracolo dellEmmanuele. Se i profeti anteriori si interessano ad ogni aspetto della vita, i profeti posteriori piuttosto a parti della vita come il culto e la condanna delle ricchezze. Tutti per annunciano una salvezza di Dio che si manifesta come punizione e redenzione, senza estremizzazioni n rigoristiche n sentimentalistiche. Il profeta permette lo svolgersi del processo tra Dio e luomo, dove sempre la Parola di Dio a prevalere (Is 55) e a convertire: essa produce ci che Dio vuole e per cui lha mandata, seminando la legge di Dio nel cuore nuovo delluomo, un cuore di carne, non pi di pietra, donato da Dio stesso insieme al suo spirito per stipulare una nuova alleanza che sar eterna. Il profeta Malachia, ultimo del canone, con la menzione di Elia, profeta escatologico per eccellenza, chiude la profezia ed apre allapocalittica. Ma la profezia innerva tutta la storia di Israele e tutta la Scrittura intesa come parola rivolta da Dio alluomo nella storia per mezzo della storia, un appello alla conversione che Dio concede nella dilazione del giudizio fino al tempo della mietitura, un criterio di discernimento della storia personale e comunitaria ed una base di decisione a favore della volont di Dio. Questo era pure linsegnamento della Sapienza, presente in Is 11 e 40 ma con toni pi universalistici che solo il post-esilio e la diaspora potevano dare. Con i profeti ha inizio il monoteismo in Israele: Jahv non solo il primo fra gli dei, ma lunico Dio.

LIBRI SAPIENZIALI La Sapienza forse non chiama e la prudenza non fa udir la voce? In cima alle alture, lungo la via, nei crocicchi delle strade essa si posta, presso le porte, allingresso della citt, sulle soglie degli usci essa esclama: A voi, uomini, io mi rivolgo, ai figli delluomo diretta la mia voce. Imparate, inesperti, la prudenza e voi, stolti, fatevi assennati. Ascoltate, perch dir cose elevate, dalle mie labbra usciranno sentenze giuste,

perch la mia bocca proclama la verit e abominio per le mie labbra lempiet. Tutte le parole della mia bocca sono giuste; niente vi in esse di falla ce o perverso; tutte sono leali per chi le comprende e rette per chi possiede la scienza. Accettate la mia istruzione e non largento, la scienza anzich loro fino, perch la scienza vale pi delle perle e nessuna cosa preziosa luguaglia (Prov. 8) Questa sapienza, seguendo la quale si ottiene la vita, come seguendo la follia si va incontro alla morte, in una ripresa delle due vie della benedizione e della maledizione del Dt, loggetto dei libri sapienziali che la BC apre con Giobbe e conclude con Siracide. Secondo lo schema di BC sono libri sapienziali: Salmi Giobbe (Gb) Proverbi (Prov) Qoelet (Ecclesiaste) (Qo) Cantico dei Cantici (Ct)

Nella Bibbia ebraica fanno parte della 3^ sezione Gli Scritti; Ct e Qo erano letti a Pasqua e nella festa delle capanne e fanno parte di megillot Deuterocanonici: scritti in greco, sono apocrifi per la Bibbia ebraica. Del Sir stato scoperto un rotolo quasi per intero a Masada, in ebraico; Sap lultimo libro dellAT (50 a. C.)

Sapienza (Sap) Siracide (Sir)

Rimangono fuori altri libri di natura sapienziale come Dn, Gn, mentre gli altri libri del rotolo Scritti sono entrati nella BC tra i libri storici e profetici (Baruc e Lamentazioni). I libri sapienziali, che si estendono dallepoca monarchica al 50 a. C. (Sapienza), hanno come fonte Davide e Salomone. Secondo la tradizione, a Davide va la paternit dei Salmi, poich cantore e devoto del culto lo presentano a noi 2 Sam e 1 Re e 1 e 2 Cr; a suo figlio Salomone la paternit dei proverbi, degli enigmi e delle parabole, cio di tutti gli altri scritti sapienziali, poich appare dai libri storici come il re pi saggio della terra del suo tempo, visitato per questo anche dalla regina della lontana Saba nel Sud, il solo che richiese a Dio la sapienza nel governare, sapienza che non gli giov molto se gi sul finire della sua vita il regno comincia a vacillare per poi spezzarsi in due tronconi alla sua morte (gli storici biblici dicono a causa delle sue molte mogli che lo indussero allidolatria). I nomi di Davide e di Salomone dicono per che la letteratura sapienziale, e i saggi che la coltivano, nascono in ambiente di corte e ha uno scopo essenzialmente pratico: formare i dirigenti e i consiglieri del re, in questo non differenziandosi n contenutisticamente n formalmente dalla letteratura sapienziale degli altri popoli del Vicino Oriente, specialmente lEgitto. Numerosi i paralleli tra gli altri popoli con moduli espressivi e forme di pensiero identiche: la sapienza, come la profezia di Mari, non esclusiva di Israele, che se non lapprende da altri popoli, la coltiva come loro. E scandalizza non poco che a prima vista si tratti di una sapienza pratica e ovvia quella di cui si parla (trasmissione orale) e si scrive, di una sapienza che sta accanto a Jahv quasi come unipostasi in Prov 8 ed anche poi in Sir. 24 e in Sap. 9,4 (sapienza faredra di Dio) e che solo alla fine da questi due ultimi libri insieme al poema sapienziale di Baruc sar identificata con la Torah, mentre prima il nome di Dio, Jahv, compariva solo per dire la fede di questi saggi che potevano sembrare addirittura atei.

C chi parla di una sapienza pratica antica e di una teologia pi recente: ma non conviene mai separare gli ambiti perch ogni filone della letteratura vetero-testamentaria un continuum di tradizioni e di fonti (orali e scritte) che subisce rimaneggiamenti, aggiunte, complementi, commenti, edizioni e redazioni. La donna-sapienza in Siracide 24 trova si posto in Israele e nella Torah: ma non si tratta altro che della stessa visione universalistica dei profeti. Ci avviene perch Israele segno tra le nazioni della presenza di Dio che raggiunge le nazioni proprio nellesilio di Israele, come vuole Bar, nel luogo dove non si dimentica lelezione e la promessa, ma si scrivono per renderle presenti, perch Israele sia tale attorno al libro contro i libri degli altri popoli, che non rifiuta n combatte n accetta perch li ha gi dentro di s, nella sua vita per manifestare Dio agli altri popoli. Ci permette a Israele di dialogare con le nazioni, mentre lellenismo incalza, e di mantenere intatta la sua fede in Jahv. La Sapienza, presente nella creazione, regola lordine cosmico, di cui quello sociale riflesso: essa anche sapienza pratica (lavorare il legno, tagliare pietre, tessere) e questo suo duplice aspetto inserisce luomo allinterno di questa armonia cosmica, per dire che egli s fa tutto, ma animato dalla sapienza divina, per cui tutto dipende da Dio. E messo a tacere chi affermava che i saggi erano atei. Questa stessa sapienza presente nella creazione configura il matrimonio come istituto che sigilla la fedelt dellamore nel suo stesso avverarsi come alleanza istituita nella carne e nel sangue dal rapporto sessuale, espressione della benedizione divina che il Cantico dei cantici esprime con punte di alto lirismo. Ed il saggio, istruito dal padre e soprattutto dalla madre, poich la sapienza donna, poich molte sono le donne sapienti nella Bibbia, ed anche il saggio stesso e il suo maestro si divertono se la donna saggia e virtuosa fa ben funzionare la casa, invitato a sposare la sapienza, anzi lha gi sposata: Questa ho amato e ricevuto fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa Ho dunque deciso di prenderla a compagna della mia vita, sapendo che mi sar consigliera di bene e conforto nelle preoccupazioni e nel dolore. Tornato a casa, riposer vicino a lei, perch la sua compagnia non d amarezza, n dolore la sua convivenza, ma contentezza e gioia. Perch la Sapienza dona immortalit e incorruttibilit, promette la retribuzione nellal di l per le opere di bene compiute quaggi, contro il comune modo di pensare, che poi degenera nellorgoglio e nella presunzione, proclama beati la sterile, leunuco e il giovane morto prematuramente. Il male e la morte sono inquadrati nellordine cosmico, anche se il saggio vive il dramma del loro mistero e della loro incomprensibilit: se Qoelet sa che c un tempo per ogni cosa sotto il cielo e che tutto vanit, Giobbe protester la sua giustizia contro Dio fin quasi alla bestemmia e affronter il male e il pericolo della morte non con la sterile rassegnazione di chi crede che sia Dio a permettere tutto questo, ma con la forza di chi lotta, forte della sua concezione che il dolore e la morte servono a punire i peccatori, non i giusti, per scoprire alla fine che Dio ha decretato la vita per tutti, ma non pu impedire alla natura di scoprire, tramite la morte, che la vita non un bene che essa possiede di per s, ma un dono che viene da Dio. Cade la concezione e si apre lo spazio di una rivelazione: la vita nasce dalla morte, anche se luomo non creder mai nella morte. Passando attraverso la sentenza della morte, la vita (bene della Sapienza) mostrer di essere un dono fatto al mondo e di non provenire da esso. Perci Dio ha creato tutto per la vita e non gode della morte, introdotta nel mondo a causa del diavolo. E cos i saggi sperimentano che non sono loro a salvare il mondo, ma Dio: questo Dio che non definiscono, ma che lodano. Nei Salmi ogni uomo ed ogni comunit trova la sua propria voce: nascendo dalle profondit dellanimo umano essi si configurano proprio per questo, come Parola di Dio, preghiera stessa coniata da Dio per luomo, che dalluomo sale a Dio. Dio ci ha donato le parole con cui vuole essere lodato: da qui limportanza della LO, il canto delle lodi di Dio, cos come lo cantava Israele accompagnandosi con gli strumenti musicali (mizmor) nel tempio (i Salmi sono ritenuti canti dei leviti) Ogni salmo attinente Davide, il re, o i figli di Core o per loro ( discusso il senso della preposizione le) supplica collettiva o individuale, lamentazione, ringraziamento, inno, richiesta di

perdono o di aiuto (Salmo 50 Miserere o De Profundis) che ogni uomo sente di dover cantare in ogni luogo e in ogni tempo. E chi loda Dio loda pure la sua legge con cui la sapienza si identifica: essa il libro dei comandamenti di Dio. Se elementi sapienziali troviamo nel Pentateuco e nellopera storica dtr, la ripresa di temi dei libri storici allargati e commentati secondo il metodo midrashico aprono la storia di Israele e dunque la presenza di Dio in essa agli altri popoli, rivelando al contempo che Israele il solo popolo saggio e intelligente e che mai nessuno ha posseduto la sua sapienza. Non un caso, inoltre, che il libro dei Salmi si divida in cinque parti separate da brevi dossologie: 1 41 42 72 73 89 90 106 107 150 mentre Proverbi si componga di nove collezioni 19 10 22,16 22,17 24,22 24,23 34 25 29 30,1 14 30,15 33 31,1 9 31,10 31 La sapienza, allora, come architetto insegner a scoprire e a vivere nellarmonia cosmica stabilita dalla legge di Dio, mentre come bambina ama il riso che si erge contro la vanit del mondo e la transitoriet di ogni evento e per questo non si stacca dalla vita, ma la vive pi profondamente, con sapore, nella verit e nella libert. Teme Dio perch lama, ne accetta la concezione perch lo conosce come padre, se la perde ne va in cerca come lamata nel Cantico dei Cantici, accettando ferite e percosse pur di ritrovarlo e di riposare al suo fianco, sul suo petto. Perch la Sapienza nasce da Dio e a lui ritorna conducendo gli uomini, tutti gli uomini, rinnovando la sua alleanza con loro attraverso Israele e ponendo in essi quelle delizie che luomo chiede con il grido e che vede in una promessa che si rinnova e in un desiderio che si accresce, ma non in una compiutezza che si manifester solo in Ges Cristo, Figlio di Dio, venuto per sulla terra per far gustare un poco della divina sapienza e insegnarci cos a tendere non verso le cose visibili che sono di un momento, ma verso le cose invisibili che sono eterne: il desiderio si espande e si ritrova nelle sorgenti del proprio cuore scaturenti dallinfinito dellanima, luogo dellabitazione di Dio che solo dona la vita e sazia luomo di ogni bene attraverso una croce che gli fa comprendere il suo essere figlio e non schiavo, creatura libere di fronte a Lui, destinata a diventare come Lui non per sua volont o forza propria, ma per dono, attraverso la sapienza dallalto che piena, poi pacifica, mite, arrendevole, senza falsit e ipocrisia, piena di misericordia e di buoni frutti. Per essa un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace: di shalom.

I LIBRI DEL NUOVO TESTAMENTO VANGELI E ATTI Questo il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti, e noi sappiamo che la sua testimonianza vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Ges che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere (Gv 21,24). E proprio questa la natura dei Vangeli e di Atti: quella di essere una testimonianza su Ges da parte del discepolo, cio un confessare la propria fede in colui che si riconosce, attraverso il dono che la Rivelazione, Figlio di Dio, e la fede della comunit cui si appartiene, attraverso la narrazione della vita di Ges e dei prodigi da lui compiuti nella sua gloria in mezzo alla sua Chiesa e fra i pagani da Risorto, mantenendo stretto il legame fra Ges e Cristo, anzi non ponendosi neppure il problema di un divisione, giacch il Risorto quello stesso Ges crocifisso che Dio ha risuscitato dai morti costituendolo suo figlio con potenza, cio rivelando la sua eterna figliolanza e divinit, in quanto Verbo, agli uomini. Ci proprio di una comunit semitica che narra la presenza e lazione di Dio nella storia non attraverso concetti, ma narrando la storia gi compiuta e sulla quale si scritto in nuce e si meditato: i libri storici dellAT e la storia della loro formazione gettano non poca luce sul processo di composizione dei Vangeli. Per cui vero che i Vangeli non sono una biografia di Ges, ma partono ugualmente dallevento Ges, dalla sua storia e, come tali, sono storici e ricchi di informazioni storiche; mentre la qualifica di narrazioni teologiche non ne fa delle produzioni mitiche, in quanto la fede sempre storica, ma qui la fede in un uomo crocifisso perch condannato a morte dalle autorit sfida la stessa storia e si impianta con forza in essa: sarebbe stato meglio dimenticare, tornare alle proprie case (Emmaus, precedere in Galilea) e al proprio lavoro, anzich raccontare 5 volte di apparizioni dello stesso crocifisso, compreso e annunciato, alla luce del compimento delle Scritture, come Risorto perch risuscitato da Dio. Il criterio letterario della attestazione multipla non inganna: Ges dopo la sua morte stato visto vivo dai suoi discepoli (non solo dai 12) e questa memoria stata trasmessa con forza e per prima da tutte le comunit, perch il fatto non visto, ma compreso, della risurrezione sta alla base della fede cristiana e della comprensione piena dei Vangeli e Atti. E la parola Vangelo indica proprio una buona notizia, che per gli evangelisti Ges Cristo. Il termine, infatti, prima di indicare il libro scritto, nelle fonti cristiane pi antiche, cio le lettere di Paolo, designa la predicazione fatta dai missionari allinizio di una comunit credente (cfr. 1 Ts). Il termine non compare molto in LXX, dove invece abbonda il verbo, n nel giudaismo intertestamentario. E invece usato nel culto imperiale romano a indicare la buona notizia dellascesa al trono o della vittoria dellimperatore (stele del 9 a. C. ritrovata a Priene nellAsia Minore per la nascita di Augusto: il giorno genetliaco del dio (Augusto) fu per il mondo intero linizio dei buoni annunci a lui collegati). Paolo lo usa 60 volte con genitivo oggettivo e soggettivo (di Dio, di Ges Cristo). E nel NT presente 76 volte; Marco lo utilizza 5 volte in forma assoluta, non cos Matteo, mentre Luca lo adopera solo in Atti (2 volte). Il primo autore che chiama vangeli gli scritti che noi conosciamo Giustino, il quale usa per essi anche la forma memoria degli Apostoli. Ci intorno al 150 se Giustino muore nel 165. Gli autori non imposero loro alcun titolo. Quando la raccolta fu costituita si aggiunsero due termini: secondo + il nome dellevangelista, secondo unantica tradizione. Questo semplice titolo di 2

parole, ben presto si ampli in il vangelo secondo. Ci per indicare lunit del vangelo nella sua quadruplice forma, che sempre necessario mantenere (la Chiesa condann il Diatesseron di Taziano). Se questi scritti furono inseriti dautorit apostolica e furono ben presto ritenuti normativi rispetto agli altri sorti e circolati anche essi tra le chiese perch essi ripercorrevano la storia del Signore in concordanza con la tradizione ricevuta: messi da parte gli altri scritti, detti apocrifi, ritenuti edificanti, per porre fine ad eresie ed errori (Marcione), questi scritti o Vangeli, furono accettati come autoritativi e normativi per la fede e alla fine entrarono nel canone con una importanza pari ai libri dellAT (il cui canone definitorio non era ancora stato fissato). I primi tre Vangeli sono Sinottici perch disponendoli in colonne parallele li si pu leggere contemporaneamente con un solo colpo docchio. Giovanni (Gv) ha una sua storia particolare perch il frutto di una lunga e profonda riflessione personale, oltre che comunitaria. Atti fa parte dellopera lucana e seguirebbe al Vangelo (ma lo studio sulla passione di Cristo in Luca e il suo confronto con il martirio di Stefano devono far rivedere la questione della composizione. Forse Luca lavorava ad entrambi man mano che scopriva nuove fonti: si comprende perch scrisse prima il martirio di Stefano e su questo la passione di Ges). Per la datazione si ha: - Matteo (Mt): 80 d. C. in Siria - Marco (Mc): 50 d. C. a Roma - Luca (Lc) e Atti (At): 70 d. C. a Roma e in Grecia - Giovanni (Gv): 100 d. C. in Asia Minore (Efeso ?) Lo stile di Marco ruvido, pieno daramaismi e scorretto, ma vitale e spontaneo. Matteo aramaizzante, ma pi forbito e corretto. Luca complesso, imita lo stile dei LXX, difetta solo quando rispetta le fonti. Giovanni ha un greco eccellente segnato da semitismi. La data e il luogo di composizione e lo stile di ogni Vangelo sono importanti per determinarne lautore, lambiente vitale, la natura e gli scopi. I Vangeli furono scritti dalla comunit per la comunit: sono dunque egualmente importanti la tradizione e la redazione. La tradizione orale di detti e fatti di Ges trov espressione in inni liturgici e in apposite catechesi stilate secondo la forma sapienziale, sempre trasmesse oralmente. Queste unit letterarie (forme), trasmesse oralmente e poi successivamente messe per iscritto, sono studiate dalla critica delle forme o storia delle forme inaugurata da K. L. Schmidt nel 1919 in uno studio dal titolo La cornice della storia di Ges. Lo stesso anno M. Dibelius a dare a questo metodo il suo nome, appunto storia delle forme, che anche il titolo di un suo libro. R. Bultmann distinguer tra la predicazione missionaria palestinese e la polemica e lapologetica di stampo ellenistico. Queste forme letterarie hanno i loro paralleli nella letteratura ebraica ed ellenistica e sono strettamente legate al loro Sitz im Leben, cio il loro ambiente vitale, le comunit. Si distinguono cos le seguenti forme: Gruppo A: la tradizione delle parole 1. Sentenze profetiche 2. Sentenze sapienziali 3. Detti sulla sequela 4. Detti sulla venuta 5. Norme per la comunit 6. Meshalim o parabole Gruppo B: la tradizione dei fatti 1. Paradigmi-esempi

2. 3. 4. 5. 6. 7.

Discussioni Racconti di miracolo Racconti biografici Racconti di chiamata Racconti teofanici Storia della passione

La scomparsa dei primi testimoni e il pericolo di errori e travisamenti, spinse a mettere per iscritto tale patrimonio orale (memorizzato secondo alcune tecniche basate sul ritmo della frase, alcune attribuibili direttamente a Ges), raggruppandolo tematicamente in pericopi ed in sezioni narrative pi ampie. I redattori intervennero ordinando tutto questo materiale, di cui il primo e il pi organico per la trama narrativa fu il racconto della passione (che insieme alla Resurrezione e alla confessione di Ges quale Signore costituisce il kerigma, cio il primo annuncio della fede, che sar anche poi la formula battesimale: 1Cor 15,3-4), anche secondo il loro intento pedagogico e le esigenze della comunit che essi riflettono e per la quale scrivono (alcune chiese sono state gi fondate e cominciano a darsi una struttura come rivelano At e le lettere di Paolo settenario). Della redazione e degli evangelisti quali autori veri, e non solo semplici compilatori, si occupa la storia della redazione, inaugurata dagli studi di W. Trilling, di W. Marxsen., di H. Conzelmann. Lattivit redazionale pu cos essere riassunta: 1. correzione e modifiche della tradizione o di un testo precedente; 2. spostamenti di una parola o di un particolare; 3. aggiunte di carattere teologico; 4. sentenza di applicazione o di attualizzazione. La presenza di fonti comuni (molti parlano per Mt e Lc della fonte Q unita a Mc, cio una raccolta di detti di Ges, diversi da quelli del Vangelo di Tommaso, ma non tutti la riconoscono) e lintenzione teologica spiega le somiglianze ed anche le divergenze o le omissioni dei Sinottici (in Lc manca 6,458,26 di Mc, detta la grande omissione, mentre sua propria la sezione di 9,51 18,14) e la peculiarit giovannea, dove sono presenti i Sinottici. Questa a grandi linee ed esemplificata, la formazione dei Vangeli, la quale ancora discussa dagli studiosi secondo diverse tesi, alcune molto complesse, che qui non possiamo riportare. E certo che questi scritti si intersecano mediatamente o immediatamente. Levento della risurrezione ha permesso di comprendere il mistero di Ges alla luce delle Scritture di Israele, seguendo le cui forme letterarie si inizi a descriverlo. E cos, se le prime raccolte furono inni o semplici catechesi di natura cristologica o escatologica, il loro ampliamento e completamento venne operato seguendo in tutto il modo di riscrivere le Scritture proprio di Israele, sia tecnicamente, cio nellatto dello scrivere, sia formalmente, cio nel modo di pensare a riscrivere. Per cui la Scrittura illumina levento e levento illumina la Scrittura: si d inizio alla lettura tipologica dellAT, prefigurazione del nuovo, attraverso soprattutto il mondo e il modo midrashico (midrash sono ad esempio i Vangeli dellinfanzia di Mt: riferiscono un fatto vero, ma interpretato alla luce della Scrittura abbondano le citazioni -, per cui esso diviene una confessione di fede ed insieme una catechesi alla comunit di Mt, composta da ebreo-cristiani e da paganocristiani, sul compimento delle Scritture e sulla salvezza offerta da Dio nel verbo incarnato, lEmmanuele, a ebrei e pagani egualmente. E cos per altri esempi, senza per ridurre il vangelo ad un midrash grande che annienterebbe la realt storica, perch lancoraggio stretto a questultima e la salda padronanza della Scrittura che permette il midrash. Gli autori sono anzitutto le comunit, le quali redigono le loro testimonianze secondo le forme letterarie del loro tempo, che anche Ges conosceva: ad esse appartengono i redattori dei nostri

vangeli, posti sotto lautorit apostolica di Mt, Mc, Lc e Gv per affermare la conformit con la tradizione e per ci stesso la loro validit. Lidentificazione di questi apostoli non cos pacifica: Matteo e Giovanni facevano parte della cerchia dei 12, Luca della cerchia di Paolo e Marco di quella di Pietro. Di Matteo, che si presume scrisse un primo vangelo in aramaico, difficile dire se si tratti dello stesso Levi chiamato da Ges: il Vangelo non dice niente del suo autore. La tradizione ecclesiastica pi antica (Papia, prima met del sec. II) e alcuni padri (Origene, Girolamo, Epifanio) lo attribuiscono a lui, ma il Vangelo non conferma questa ipotesi (alcuni parlano della firma di Matteo al suo vangelo: lo scriba che trae cose antiche e cose nuove). Marco, composto a Roma durante la vita di Pietro e dopo la sua morte, dopo la persecuzione di Nerone secondo alcuni (Marco usa molti latinismi), identificato con Giovanni Marco, originario di Gerusalemme, compagno di Paolo e Barnaba (cfr. Atti), poi di Pietro a Babilonia. Luca, secondo Ireneo (fine II sec. d. C.) il medico Luca menzionato da Paolo. Giovanni sarebbe lapostolo di Ges secondo la tradizione, tranne che per Papia, che parla di un presbitero Giovanni. Alcuni ritengono che sia Giovanni perch egli non mai menzionato nel Vangelo: non questo un criterio sicuro, giacch Matteo (se Levi uguale a Matteo) si firma per autenticare il suo vangelo parlando della sua vocazione. Pi giustamente altri pensano che si tratti di un autore che si riallaccia alla tradizione della chiesa giovannea, del quale per non conosciamo il nome. Forse quel discepolo che Ges amava, troppo presente e troppo importante nel Vangelo per non esserne lui lautore. Per studiare i Vangeli oggi ci si avvale, oltre che del metodo storico-critico, anche di altri metodi, quali quello sociologico, antropologico, linguistico, che permettono di inquadrare Ges nellambiente del suo tempo e di comprendere meglio i vangeli. E cos veniamo a sapere che Ges nasce forse a Betlemme (che pi un luogo teologico per legare Ges alla stirpe di Davide e poter legittimare la fede in lui quale Messia), pi probabilmente a Nazaret dove vive e dove con il presunto padre Giuseppe svolge il mestiere di costruttore, recandosi anche nella vicina Sepphoris, dove assistette anche a rappresentazioni teatrali (lipocrita di fariseo deriva dalla maschera indossata dagli attori). Di ceto medio, attratto dalla predicazione del Battista, di cui diviene discepolo (Gv 3, 22-26) per poi seguire una via tutta sua. Stabilisce la sua residenza a Cafarnao, luogo di sbocco e di incontro delle grandi vie di comunicazione del Sud e del Nord verso la Siria e la Mesopotamia, nella Galilea abitata dai pagani e da pochi ebrei e per questo, perch considerati inferiori, disprezzati dai giudei. Amico dei farisei, dei quali critica per losservanza scrupolosa, ma senzanima di precetti della loro tradizione umana, poco legato ai Sadducei e ai rivoluzionari Zeloti, con nessun contatto con gli esseni di Qumran, conoscitore dellebraico, del greco, dellaramaico, raccoglie attorno a s un gruppo di discepoli, fra i quali emergono 12, a lui pi legati, di diversa estrazione sociale, alla ricerca di nuove terre e nuovi lavori perch gravati dalla politica fiscale romana. Ges fonda perci un movimento di cristiani itineranti come tanti altri del suo tempo: lunica differenza la proclamazione della gi venuta del Regno nella umilt e nel nascondimento della sua persona, mentre egli si comprende man mano nellintimo della sua coscienza come Figlio di Dio. Si scontra con tutti e alla esaltazione iniziale fa seguito un isolamento progressivo che lo porter alla morte per un calcolo politico (Caifa): ma qui si svela la sua diversit. I discepoli lo rivedono vivo, lo comprendono Risorto e, forti del dono dello Spirito, lo annunciano ad ebrei e pagani. Sorgono ovunque comunit di uomini della via, detti poi cristiani ad Antiochia, che rischiano il martirio. La predicazione tra i pagani facilitata dalla presenza di timorati di Dio. I discepoli parlano in persona Cristi (Chi si vergogner della mia parola, anche il Figlio dellUomo si vergogner di lui), accettano di subire il martirio per non adorare limperatore, pur proclamando di vivere sottomessi alle istituzioni, esprimono diverse esigenze a seconda della

comunit da cui provengono e a chi si rivolgono (Lc condanna la ricchezza; Mt la giustifica con lelemosina). La Chiesa compie il suo cammino nel mondo attraverso di essi. Fra loro spiccano Pietro e Paolo, fondatori di diverse chiese, che accentuano diversi modi di comprendere il mistero di Cristo e di vivere il discepolato (cfr. ad es. la questione del sostentamento dei predicatori itineranti). Tutto questo narrato nei quattro Vangeli e in Atti secondo quanto gi detto. I simboli degli evangelisti: - Matteo uomo genealogia di Ges allinizio - Marco leone Battista che grida nel deserto - Luca toro Zaccaria offre il sacrificio - Giovanni aquila altezza della sua teologia (In principio era il Verbo)

LETTERE DI PAOLO - LETTERE CATTOLICHE APOCALISSE Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiunger qualche cosa, Dio gli far cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e chi toglier qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priver dellalbero della vita e della citt santa, descritti in questo libro. Colui che attesta queste cose dice: Si, verr presto!. Amen. Vieni, Signore Ges. La grazia del Signore Ges sia con tutti voi. Amen! (Ap 22, 18-20). Con questo ammonimento e con questa supplica della Chiesa che chiede il ritorno del suo Signore nella gloria, invitandolo ad abbreviare il tempo dellattesa, lApocalisse chiude il canone dei libri biblici, dei quali passiamo in rassegna lultima parte relativa al NT, le Lettere. Di queste lettere, 13 sono attribuite a Paolo, pi una, la lettera agli Ebrei, che oggi si riconosce non essere di Paolo; una a Giacomo, non lapostolo, ma il presbitero, fratello del Signore; due a Pietro, tre a Giovanni, una a Giuda. Alla fine si ha lApocalisse. A Paolo si attribuiscono: Romani (Rm), 1 e 2 Corinzi (1 e 2 Cor), Galati (Gal), Filippesi (Fil), 1 Tessalonicesi (1 Ts), Filemone (Fm), il cosiddetto settenario paolino. Efesini (Ef) e Colossesi (Col), 2 Tessalonicesi (2 Ts), 1 e 2 Timoteo (1 e 2 Tm) e Tito (Tt) (le lettere pastorali) sono della sua scuola: lo d ad intendere lo stile, cos diverso da quello paolino, e la struttura della chiesa, troppo avanzata per i tempi di Paolo e troppo statica per interessare lapostolo. Per le altre lettere la paternit apostolica se sicura a livello di normativit, non lo altrettanto a livello di redazionalit e composizione: certo comunque che queste lettere riflettono la predicazione dellapostolo di cui portano il nome e la struttura di chiesa da essi fondata. Queste lettere narrano della vita delle prime comunit, dei loro fondatori, del loro rapporto con il mondo culturale del tempo. Formatesi attorno alla fede in Ges Cristo, Figlio di Dio, morto, risorto e asceso al cielo, del quale si attende la venuta, dapprima immediata, poi rimandata nel tempo della benevolenza di Dio che vuole salvi tutti gli uomini, queste comunit dovranno risolvere problemi pratici, per i quali ricorrono allapostolo-fondatore, il quale d consigli, ammonisce, rimprovera, esorta, gioisce e soffre con esse come un padre con il figlio. Paolo si trova dunque a dover illuminare sulla condizione delle vedove, delle vergini, sulla carne immolata agli idoli e su altri diversi punti, come faranno anche gli altri apostoli. Le sue lettere, che coprono un arco di tempo che va dal 50 al 65, durante il quale compie 3 viaggi missionari, per poi finire arrestato a Gerusalemme e morire a Roma essendo cittadino romano di Tarso, riflettono il suo amore per tutte le chiese e lo zelo per Cristo che lo spinge a predicare il

Vangelo: Paolo un convertito che pone al servizio della causa di Cristo il suo temperamento appassionato che lo aveva fatto eccellere nellattaccamento alle tradizioni dei Padri e nella persecuzione contro la chiesa. Sua principale preoccupazione chiarire che la salvezza e la giustificazione vengono da Dio per la fede in Cristo e non dalle opere della Legge che ha trovato la sua compiutezza in Cristo. Da qui il fatto che la comunit deve essere unita, che non ci devono essere divisioni tra cristiani provenienti dal giudaismo e cristiani provenienti dal paganesimo, che lEucaristia deve essere espressione dellunit e dellamore vicendevole, che i carismi sono in vista dellutilit comune e che nessuno ne escluso, che questi vanno esercitati senza invadere il campo dellaltro e con umilt. Lapostolo, il missionario pronto a dare la vita per mantenere questa comunione e preferisce essere messo al bando pur di non ostacolare il cammino verso lunit, anche se la fede pu essere espressa secondo diverse prospettive, ma secondo una sola verit, che sar quel deposito della fede dove confluisce la sacra dottrina delle Pastorali. Anche i presbiteri, continuando lopera dellapostolo, non spadroneggeranno sul gregge loro affidato, ma lo sorveglieranno volentieri e di buon animo, rispettando e programmando il cammino di ciascuno. Pronti ad animare la fede di tutti, la sostengono inoltre nei momenti di persecuzione: loro compito principale, e direi quasi esclusivo, presiedere la preghiera. Non hanno in loro tutti i carismi che gli altri esercitano senza per lasciarsi andare ad esaltazioni mistiche (in tal caso lApostolo richiama allordine e al fatto che il carisma dato per lutilit comune e non serve se nessuno lo comprende). Tutti i membri della comunit contribuiscono alledificazione della comunit stessa pur ricoprendo diversi ruoli nel mondo (padrone, servo, moglie, marito, ricco, povero), non si distinguono pi nella realt nuova, quella escatologica, inaugurata con il Battesimo, dove tutti sono uno in Cristo Ges. E quando partecipano allEucaristia non fanno distinzione tra persone pi o meno importanti: se questo accade, Paolo, come Giacomo, pronto a rimproverare. Il mondo fuori da Dio perch passa la sua scena: tutte le funzioni e i ruoli che si ricoprono nel mondo scompaiono nella celebrazione eucaristica, dove si tutti uguali giacch essa prefigura ed anticipa la comunit escatologica. Allo stesso modo lApocalisse non traccia una prefigurazione della fine del mondo ma, secondo lo stile profetico-apocalittico, mostra una chiesa perseguitata, ma orante, sicura della protezione del suo Signore, di cui richiede supplichevole la venuta, che la liberer dal pericolo, cio dalla persecuzione dello stato, simboleggiato dal drago, come il 666 che non altro che il nome di Nerone Cesare nella gematria ebraica. In tal modo invita a perseverare nella prova, come pure la lettera agli Ebrei, giacch il NT compie la promessa dellAT e la parusia compir quella del NT, gi iniziata a compiersi in Ges e nel suo mistero pasquale. Lo stile di Paolo passionale e segue il suo temperamento e lincalzare del suo pensiero: conosce il greco, la Bibbia ebraica e la LXX, loratoria greca e il metodo esegetico dei farisei (futuri rabbini). Gli altri autori sono vicini al mondo letterario semitico da cui provengono, conoscono la LXX e sanno scrivere bene in greco. I termini si caricano di nuovi significati specie in Paolo.

CONCLUSIONI

Studio della Parola e accoglienza delluomo, perch cos Ges disse: Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica simile ad un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perch era fondata sopra la roccia. Ed infatti, secondo i rabbini su tre cose sta il mondo: sulla Torah, sul culto e sulle opere di misericordia. Ed un rabbino, al discepolo che gli chiedeva perch andasse veloce mentre pregava e fosse lento mentre leggeva la Scrittura, rispose: Perch quando prego parlo con Dio come con un altro uomo, quando leggo la Scrittura Dio che mi parla e non debbo lasciare cadere nessuna delle sue parole.