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VII - ALTRE "LITURGIE" OCCIDENTALI

Abbiamo affermato più volte che oltre le quattro Liturgie Occidentali ci sono in
Occidente altre liturgie che non hanno avuto uno sviluppo come le altre: appena nate, si sono
bloccate e non si sono più sviluppate. E’ per questa ragione che non si possono considerare vere
e proprie liturgie.
Di queste liturgie abbiamo soprattutto la documentazione indiretta, che ci fa conoscere
quel poco che sappiamo di esse. Sono normalmente sermoni e scritti dei Padri di queste Chiese,
che si trovavano a capo di queste loro liturgie.
Comunque, qualche documentazione diretta è anche arrivata fino a noi; sono soprattutto i
Capitularia di lezioni della Scrittura lungo tutto l'Anno Liturgico.
Ci fermeremo soltanto sulla liturgia di Aquileia, sulle liturgie intorno a Napoli, e sulla
liturgia di Braga.
E’ vero che Ravenna esercitò un suo influsso liturgico, come anche Verona e Torino,
tramite i suoi grandi Vescovi: Pietro Crisologo, Zenone e Massimo; ma se in queste Chiese ci fu
una qualche originalità liturgica, essa fu quasi subito assorbita dalla liturgia romana.
La mancanza di fonti non ci permette, però, di andare avanti nelle indagini; tuttavia
sappiamo che a Ravenna, prima del secolo VI, c'era un numero considerevole di libri liturgici,
dei quali ci resta soltanto il Rotulus (L-C. MOHLBERG, Sacramentarium Veronense =RED.
Series Maior. Fontes 1 [Roma 1956) 173-178].
A tale riguardo qui di seguito viene indicata una breve bibliografia:

H. LECLERCQ, Ravenne (Liturgie) :DACL XIV/2 (Paris 1948) 2086-2087.

J. LEMARIE, "La liturgie de Ravenne au temps de Pierre Chrysologue et l'ancienne


liturgie d'Aquilée", in Aquileia e Ravenna =Antichità altoadriatiche XIII (Udine 1978) 355-373.

G. ROSSETTO, La testimonianza liturgica di Massimo. Il vescovo di Torino: Archivio


Ambrosiano 18 (1970) 158-203.

F. SOTTOCORNOLA, L'anno liturgico nei sermoni di Pietro Crisologo. Ricerca


storico-critica sulla liturgia di Ravenna antica =Studia Ravennatensia 1 (Cesena 1973).
128

C. TRUZZI, La liturgia di Verona al tempo di San Zeno (ca.360-380). Riti, usanze,


teologia :Studia Patavina 27 (1980) 539-564.

LITURGIA DI AQUILEIA
Bibliografia

A. BAUMSTARK, Liturgia romana e liturgia dell'esarcato; il rito detto in seguito


patriarchino e le origini del "Canon missae" romano (Roma 1904).

G. BIASUTTI, "Aquileia e la chiesa di Alessandria" in Aquileia e l'Oriente mediterraneo


=Antichità Altoadriatiche XII/1 (Udine 1977) 215-229.

F. CABROL, Aquilée (Liturgie) :DACL I/1 (Paris 1924) 2683-2691.

E. CATTANEO, "Santi milanesi ad Aquileia e santi aquileiesi a Milano", in Aquileia e


Milano =Antichità Altoadriatiche IV (Udine 1973) 235-248.

G. CUSCITO, Concilio :DPAC I (Casale Monferrato 1983) 302-304.

E. DICHLICH, Rito veneto antico detto Patriarchino (Venezia 1823).

K. GAMBER, Die älteste abenländische Evangelien-Perikopenliste, vermutlich von


Bischof Fortunantius von Aquileja :Münchener Theol. Zeitschrift 13 (1962) 181-201.

J. LEMARIE, "La liturgie d'Aquilée et de Milan au temps de Chromace et d'Ambroise",


in Aquileia e Milano =Antichità Altoadriatiche IV (Udine 1973) 249-270.

J. LEMARIE, Cromace d'Aquilée. Sermons, I =SChr 154 (Paris 1969) 82-108.

M. MIRABELLA, Aquileia :DPAC I (Casale Monferrato 1983) 300-302.

G. MORIN, L'année liturgique à Aquilée à l'époque d'après le Codex Evangeliorum


Rehdigeranus :Rev B 19 (1902) 1-12.

G. MORIN, Une nouvelle théorie sur les origines du canon de la messe romaine :Rev B
21 (1904) 375-380.

P. PASCHINI, La chiesa aquileiense e il periodo delle origini (Udine 1909).

G. RENZO, La liturgia aquileiense patriarchina :Lateranum N.S. 53/1 (1978) 1-73.


129
M-B. RUBEIS, Monumenta Ecclesiae Aquileiensis (Venetiis 1740), cfr.: PL 20, 407).

M-B. RUBEIS, De antiquis Forojuliensium ritibus (Venetiis 1754).


G. VALE, "La liturgia nella Chiesa patriarcale di Aquileia", in AA. VV. La basilica di
Aquileia (Bologna 1933) 367-381.

1 - Nome
Noi intendiamo per liturgia aquileiense quelle particolarità liturgiche che sono proprie
della Chiesa di Aquileia e dei suoi dintorni, molto simile alla liturgia di Milano, e che forse
abbiano avuto un influsso a vicenda.

2 - Origini
Gli autori non sono d'accordo riguardo all'origine di questa liturgia. Rubeis, Bona, Lebrun
credono che sia una liturgia romana; concretamente De Rubeis pensa che abbia subito le stesse
evoluzioni della liturgia romana.
Altri dicono che le liturgie di Aquileia e di Ravenna proverebbero da Costantinopoli e da
Alessandria.
Finalmente, il Duchesne pensa che la liturgia aquileiense provenga della liturgia di
Milano.

3 - Fonti
Secolo sesto, o forse sesto/settimo
Cap Ev = München, B. Staatsbibliothek, Clm 6224
Ed. H-J. WHITE, Old-Latin Biblical Texts, No. III (Oxford 1888); G. MORIN, Un
nouveau type liturgique d'après le livre des Evangiles, Clm 6224 :Rev B 10 (1893) 246-256.
(CLLA 247).

Secolo settimo/ottavo
Foroj = Cividale, Museo archeologico nazionale, cod. Forojuliensis; Venezia, S. Marco,
o. N.; Praha, Knihovna Metropolitní Kapitoly, Cim 1.
Ed. D. DE BRUYNE, Les notes liturgiques du Codex Forojuliensis :Rev B 30 (1913)
208-218.

Secolo ottavo
Rhed = Wrodaw (Breslau), ehem. Stadbibliothek, Cod. Rehdigeranus 169 (f.92).
130
Ed. H-J. VOGELS, Codex Rehdigeranus =Collectanea Biblica latina 2 (Roma (1913) 95-
97; G. MORIN, L'année liturgique à Aquilée antèrieurment à l'époque carolingienne d'après le
Codex Evangeliorum Rehdigeranus: Rev B 19 (1902) 1-12 (CLLA 245).

Missale pro S. Aquilejensis Ecclesiae ritu. Missale Aquilejensis Ecclesiae cum omnibus
requisitis, atque figuris nuperque emmendatissime plustratum. Anno 1519. Die 15
septembris. Venetiis ex officina libraria Gregorii de Gregoriis.
(Impressione anastatica nel 1963).
Sacramentarium patriarchale secundum morem S. Comensis Ecclesiae (Mediolani
1537).

4 - Dati liturgici
Dai sermoni di Cromazio di Aquileia si può arrivare alla conoscenza di usi liturgici della
fine del secolo IV ed degli inizi del secolo V. Questi dati liturgici riguardano soprattutto l'anno
liturgico e l'iniziazione cristiana.

4.1 - Anno liturgico


Ad Aquileia si celebra il Natale e l'Epifania. Nel Natale si celebra, oltre la nascita di
Cristo, anche l'adorazione dei Magi.
La Quaresima comincia sei settimane prima della Pasqua, come a Milano. Nella
Quaresima si adempivano con i competentes i riti di preparazione per il battesimo: il segno della
croce, gli scrutini e la traditio symboli et orationis dominicae nella domenica delle Palme. Nella
liturgia ispanica si consegna anche il simbolo nella domenica delle Palme.
Nella vigilia pasquale si celebrava la morte, la sepoltura e la risurrezione del Signore.
Durante l'ottava di Pasqua c'erano due celebrazioni eucaristiche, come a Milano; una per i
neofiti e l'altra per la comunità.
Durante il tempo pasquale si celebrava la metà della Pentecoste, festa d'origine orientale,
nella quale si leggeva Gv 7,14,ss. mediante die festo, come anche a Milano.

4.2 - Iniziazione cristiana


L'iniziazione cristiana aveva luogo durante la celebrazione della Vigilia Pasquale. I
principali riti erano:
- Aperitio aurium
- Depositio vestium
- Unctio cum oleo cathecumenorum
131
- Benedictio aquae.
Lotio pedum cum lectione evangelica ex Gv 13,1ss. (non si può stabilire
se la lavanda dei piedi si faceva prima o dopo la benedizione dell'acqua)129
- Baptisma cum formula interrogativa (cfr. Traditio Apostolica di Hippolito)
- Unctio cum chrisma
- Impositio vestis albae
- Manuum impositio (confirmatio)130

LITURGIE INTORNO A NAPOLI


Con questa espressione "liturgie intorno a Napoli" ci riferiamo agli usi liturgici della
Campania e del Benevento.
La prima notizia di attività liturgica in queste Chiese che è arrivata fino a noi, è quella di
Paulino, vescovo di Nola nella Campania, che scrisse un sacramentario ed un innario.
Paulinus, Nolae Campaniae episcopus... fecit et sacramentarium et hymnarium131.
Dopo di questa notizia del secolo IV, dobbiamo andare alle fonti che sono sopratutto
capitularia di lezioni di queste Chiese, alcune delle quali risalgono al secolo VI, ed arrivano fino
al secolo VIII.
Sono appunto queste fonti che ci fanno conoscere gli usi liturgici di queste Chiese.

1 - Fonti

Metà secolo sesto


Ful = Fulda, landesbibliothek, codex Bonifatianus 1.
Ed. G. MORIN, lectiones ex epistolis paulinis excerptae quae in ecclesia Capuana saec.
VI legebantur :Anecdota Maredsolana I (1893) 436-444; cfr. :DACL V/1, 297-300 (CLLA 401).

Ev Burchard = Würzburg, Universitätsbibliothek, M.p.th., f.68

129
Anche nell'iniziazione cristiana della liturgia ambrosiana,
c'è la lavanda dei piedi.
130
J. LEMARIE, Chromace d'Aquilée. Sermons, I =SChr 154 (Paris
1969) 82-108.
131
GENADIUS MASSILIENSIS, Liber de scriptoribus ecclesia-
sticis, XLVIII (:PL 58, 1887).
132
Ed. G. MORIN, Les notes liturgiques de l'evangéliare de Burchard :Rev B 10 (1893)
113-126 (CLLA 407).

Secolo ottavo
Ev Lindisfarne = London, British Museum, Cotton MS Nero D. IV (a. 700)
Ed. W-W. SKEAT (Cambridge 1871-1878); G. MORIN, Capitula Evangeliorum
Neapolitana :Anecdota Maredsolana I (Maredsous 1893) 426-435.
(CLLA 405)

Codex Regius = London, British Museum, Royal MS IB VII


Ed. G. MORIN, La liturgie de Naples au temps de Saint Grégoire :Rev B 8 (1891) 481-
493; 529-537.

LITURGIA BRACARENSE
Bibliografia

J. AGOSTINHO, O rito bracarense (Braga 1919).

J-O. BRAGANÇA, A liturgia de Braga :HS 17 (1964) 259-281.

P. DAVID, Le Missel de Mateus. Notes historiques et liturgiques :Biblos 20 (1944) 319-


358.

H. FULFORD WILLIAMS, The Diocesan Rite of the Archidiocese of Braga :The


Journal of Ecclesiastical History 4 (1953) 123-128.

J. MATOSO, A liturgia Bracarense despois do Concilio :Ora et labora 11 (1964) 118-


134.

J. PEREZ DE URBEL, "Orígenes del rito bracarense", in Acta do Congreso Litúrgico


Nacional Romano-Bracarense (Braga 1928) 135-162.

P. ROCHA, L'office divin au moyen âge dans l'eglise de Braga. Originalité et


dépendance d'une liturgie particulière au moyen âge =Cultura medieval e Moderna XV (Paris
1980).

A. LUIS VAZ, A Missa em Braga. Passado-Presente-Futuro (Braga 1986).

1 - Nome
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Questa liturgia prende il nome della sede metropolitana di Braga nell'attuale Portogallo,
al Nord-Ovest della Penisola Iberica. É la liturgia che si celebrò intorno e sotto l'influsso di
questa Sede, soprattutto nel secolo VI.

2 - Origini
Il primo documento ed anche la prima notizia che abbiamo di questa liturgia sono la
lettera di Vigilio Papa al Vescovo di Braga, Profuturo (a.538). Questa lettera fu la risposta alle
domande di Profuturo al Papa su questioni liturgiche. In questi quesiti si notò un distacco dalla
liturgia della Penisola Iberica, ed anche una gravitazione verso la liturgia romana.
Le due domande versano sul battesimo, cioè, se si deve battezzare con una o tre
immersioni; e sull'eucaristia, preghiera eucaristica fissa o varietà di preghiere.
Il Papa rispose mandando un rituale del battesimo ed anche il canone romano con delle
capitula apta per le festività. Il problema era l'interpretazione di queste capitula apta. Alcuni
pensano che si tratti degli hanc igitur del canone romano per le grandi festività; altri invece
pensano che si tratta di libelli missarum.
I due concili di Braga (561 e572) impongono una liturgia a tutto il regno dei Suevi, che si
stacca dalla liturgia ispanica ed ha il suo fondamento nella liturgia romana. Questo fatto
evidentemente creava le sue difficoltà.
L'opera riformatrice del Concilio di Braga ebbe il suo difensore e propulsore in Martino
di Dumio (+579).
La distruzione del regno dei Suevi nel 585, l'unificazione politica della Spagna e la
conversione al cattolicesimo dei Visigoti nel III concilio di Toledo (589), sono stati l'occasione
della scomparsa della liturgia bracarense, sostituita dalla liturgia ispanica, la liturgia del regno
visigotico. Il IV Concilio di Toledo (a.633), il concilio della grande legislazione liturgica, nel
canone 2 impone una stessa liturgia in tutto il territorio della penisola, anche della Gallia;
evidentemente la parte della Gallia che apparteneva al regno visigotico.
«Unus igitur ordo orandi atque psallendi a nobis per omnem Spaniam atque
Galliam conservetur, unus modus in missarum sollemnitatibus, unus in vespertinis
matutinisque officiis, nec diversa sit ultra in nobis ecclesiastica consuetudo qui una
fide continemur et regno; hoc enim et antiqui canones decreverunt, ut unaquaque
provincia et psallendi et ministrandi parem consuetudinem teneat»132.
132
Ed. J. VIVES, Concilios visigóticos e hispano-romanos, CSIC
134
Con l'invasione musulmana, andò in rovina la Diocesi di Braga; ed i suoi Vescovi
abitarono a Lugo.
Dopo la conquista cristiana, nel 1070-1071, si restaurò la Diocesi di Braga, ma nel
frattempo venne soppresso il rito ispanico nel 1080. Evidentemente questa soppressione fu
attuata a Braga.
Il secondo Vescovo, dopo la restaurazione della Diocesi, S. Geraldo, monaco de Moissac,
cluniacense, portò a termine una vera restaurazione spirituale e liturgica.

3 - Fonti
Le fonti della liturgia bracarense sono poche e recenti. La più antica è il Missale di
Mateus. E’ un manoscritto francese del secolo XII, al quale si aggiunge un calendario di Braga.
Esistono due manoscritti del Pontificale di Braga, uno del secolo XII, e l'altro del secolo
XIII.
Nel 1498 si stamparono i primi libri liturgici, secondo i manoscritti citati.
Nel 1558 si stampò il Missale Bracarense, il che suppone una grande riforma liturgica.
L'ultima stampa del messale, fu quella del 1924, stampato a Roma nella Polyglota
Vaticana, ad opera del Arcivescovo Manuel Vieira de Matos. Anche questo Arcivescovo curò la
stampa del Breviario nel 1920-1922.
Il Pontificale non fu mai stampato. Di un solo manoscritto del rituale se ne fecero diverse
edizioni. nel 1496, 1538, e finalmente nel 1562.

(Barcelona-Madrid 1963188).
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TERZA PARTE

STUDIO COMPARATIVO FRA LE LITURGIE OCCIDENTALI

Dopo lo studio di ognuna delle liturgie occidentali, abbiamo visto che fra di loro ci sono
parecchi punti di convergenza. In questa ultima parte del nostro corso vogliamo analizzare questi
punti convergenti fra di loro. Ci fermiamo soltanto sull'ordo missae e sull'Anno liturgico.
Evidentemente questo studio liturgico comparativo ha senso farlo fra le grandi liturgie
occidentali, però senza dimenticare i dati che sono pervenuti fino a noi delle altre liturgie.
Tuttavia dobbiamo dire che si tratta di un primo approccio al tema, che non è né
esauriente, né definitivo.

I - PUNTI CONVERGENTI NELL'ORDO MISSAE

1 - Proclamazione della Parola di Dio


In tutte le liturgie occidentali si leggono tre letture della Scrittura: la prima dell’AT, viene
chiamata Prophetia, la seconda viene presa dalle lettere apostoliche, ed è chiamata Apostolus, la
terza è tratta dal Vangelo, dal quale prende il medesimo nome.
Queste tre letture secondo gli autori si trovano anche nell'ordo missae africano, benché
esistano alcune divergenze fra di loro. Il contenuto di queste tre letture cambia in alcuni riti nella
Quaresima e nel tempo pasquale.
Nella liturgia ispanica durante la Quaresima si aggiunge una prima lettura dai libri storici;
durante la Quaresima si leggono quattro letture. Nel tempo pasquale non si legge l’AT, e, quindi,
la prima lettura, la Prophetia, si cambia con la lettura del libro dell'Apocalisse, che è considerato
come la profezia del NT.
Si deve aggiungere anche che nelle festività dei Martiri si legge un frammento della loro
passio. Dobbiamo sottolineare questo fatto perché è una caratteristica propria delle liturgie
occidentali.
136
2 - Il canto dell'alleluia
Questo canto si esegue dopo la lettura del Vangelo, non prima, come avviene nella
liturgia romana. Il rito ambrosiano è l'eccezione a questa regola.

3 - Il rito della pace


In linea di massima si può dire che in tutte queste liturgie il rito della pace si tiene prima
dell'anafora eucaristica.
Nella liturgia ispanica e nella liturgia gallicana il rito della pace si tiene prima della recita
dell'anafora.
Nella liturgia ambrosiana, nella Expositio missae canonicae, il rito della pace ha luogo
non prima dell'anafora, ma dopo, prima della comunione; ma nel Beroldus si tiene prima
dell'anafora. Anche nel nuovo messale del 1981 c’è la possibilità de fare questo rito prima o dopo
la recita dell'anafora eucaristica.
Non c'è consenso unanime sulla posizione di questo rito nella liturgia africana; comunque
alcuni autori credono che si tiene prima dell'anafora eucaristica.

II - LA LITURGIA GALLICANA E ISPANICA


Questi punti studiati or ora, sono i punti convergenti comuni fra tutte le liturgie
occidentali. Adesso dobbiamo fermarci sulla liturgia ispanica e gallicana dove le convergenze,
oltre quelle indicate, sono più numerose.
- Si canta il Trisagion nella parte introduttoria della messa, prima delle letture, benché la
liturgia ispanica soltanto canta il Trisagion nelle grandi solennità.
- Dopo la lettura agiografica si canta il canto di Daniele chiamato benedictiones.
- Il canto di comunione in ambedue le liturgie è il Sal 33, chiamato trecanum nella
liturgia gallicana, e ad accedentes nella liturgia ispanica.
Ma la grande somiglianza fra le due liturgie la troviamo nella struttura della liturgia eucaristica. In
questa organizzazione della liturgia eucaristica, i dittici, cioè, le intercessioni si leggono prima del canone, non
dentro il canone; questo fatto dà una fisionomia speciale alla strutturazione della liturgia eucaristica.

Liturgia gallicana Liturgia ispanica


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Praefatio missae Oratio admonitionis


Collectio sequitur Alia
Collectio post nomina Post nomina
Collectio ad pacem Ad pacem
Immolatio missae Illatio
Sanctus Sanctus
Post sanctus Post sanctus
Mysterium Narratio institutionis
Post secreta Post pridie
Ante orationem dominicam Ad orationem dominicam
Post orationem dominicam Embolismus
Benedictio Benedictio
Post communionem Completuria
Nell'anafora eucaristica, la liturgia gallicana e quella ispanica si abbinano, mentre le altre
liturgie usano normalmente il canone romano.

III - ANNO LITURGICO


E’ vero che l'oggetto della celebrazione dell'anno liturgico è uguale in tutte le liturgie,
cioè, è il mistero di Cristo sviluppato attraverso l'anno; ognuna delle liturgie lo celebra in un
modo preciso e determinato, ma è meglio sottolineare i punti convergenti che si trovano fra le
liturgie occidentali.

1 - Avvento
La liturgia ambrosiana e la liturgia ispanica hanno sei domeniche di Avvento. Secondo le
note marginali dell'Evangeliario di S. Denis, anche la liturgia gallicana ha sei domeniche di
Avvento.
La liturgia di Aquileia ha soltanto cinque domeniche, come nella tradizione A della
liturgia ispanica; anche l’Ev Lindisfarne della Chiesa di Napoli ha cinque domeniche di Avvento.
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2 - Natale - Epifania
Il giorno del Natale, tutte le liturgie, comprese quelle di Aquileia e quelle dei dintorni di
Napoli, leggono il Vangelo di Lc 1,1-20. Nella liturgia gallicana fanno eccezione il Bob che
legge Mt 1,1-2, 16, 18-25, e Trier che legge Lc 1,26.
Nella liturgia ambrosiana, nella messa della notte si legge Gv 1,9-14, mentre nella messa
del giorno si legge Lc 1,1-14.
Nella festa dell'Epifania le liturgie ispanica, ambrosiana e quella di Napoli, leggono Mt 2,
1, che contiene la narrazione dell'adorazione dei Magi.
La gallicana invece, legge Mt 3,13-17 (il battesimo di Gesù), Lc 3,23-38 (la genealogia) e
Gv 2,1-11, le nozze di Cana. Ma Treves legge Mt 2,1-12.

3 - Quaresima
La Quaresima ha la stessa durata in tutte le liturgie occidentali, cioè, cinque settimane.
Non c'è il Mercoledì delle Ceneri, però alcune liturgie hanno una settimana di preparazione alla
Quaresima.
La liturgia ispanica, la liturgia ambrosiana, e quello che possiamo rintracciare della gallicana, hanno le
stesse letture nelle domeniche di Quaresima, con piccole differenze o spostamenti. Invece la liturgia di Aquileia e
quelle intorno a Napoli, seguono una altra via.

Lit. ispanica Lit. ambrosiana Lit. gallicana

I - Mt 4, 1-11 Mt 4, 1-11 ..............


II – Gv 4, 5-42 Gv 4, 5-42 ..............
III – Gv 9, 1-38 Gv 8, 31-59 ..............
IV – Gv 7, 14-30 Gv 9, 1-38 Gv 7, 14-30
V – Gv 11, 1-52 Gv11, 1-45 ...............
R - Gv 11,55-12,13 Gv 11, 55-12,11 Gv 12, 1-24
I lezionari di Aquileia e di Napoli, leggono la prima domenica di Quaresima Mt 4,1 (le
tentazioni di Gesù nel deserto), coincidendo così con le altre liturgie; anche il Rehd, aquileiense,
nella quarta e quinta domenica legge Gv 9,1 e Gv 11,1 (v. l’episodio De Caeco nato e di
139
Lazzaro). Durante i giorni feriali della Quaresima, la liturgia ispanica adopera il Vangelo di
Giovanni, mentre l'ambrosiana adopera soprattutto il Vangelo di Matteo.

4 - Pasqua
Nella Vigilia pasquale, nel giorno di Pasqua, nella festa dell'Ascensione e nella Pentecoste, tutte le
liturgie occidentali leggono lo stesso brano del Vangelo:

Liturgia ispanica Liturgia Gallicana

Vig.- Mt 28, 1-7 Mt 28, 1-20


Pasch - Mt 28, 8-20 Lc 24, 1-3
Octa. - Gv 20, 19-31 Gv 20, 19-31
Asc. - Lc 24, 36-53 Gv 13, 33-35; 14,1-14; Lc 24, 49-53
Gv 15, 16-20
Pent. - Gv 15,26-27; 16,12-15; 17,1-3,11,21-
22,24-26.

Lit. ambrosiana Lit. aquileiese Lit. Napoli

Vig. - Mt 28,1-7 Mt 28, 1-7 Mt 28, 1


Pasch.- Gv 20,11-18 Mt 28, 16-20 Mt 28, 8
Octa.- Gv 20,19-31 Gv 20, 19 Gv 19, 26
Asc.- Lc 24, 36-53 Lc 24, 44 Lc 24, 44-53
Pent. - Gv 14,15-27 Gv 14, 15 Gv 14, 15
Si deve rendere noto che durante il tempo pasquale il rito ambrosiano e l'aquileiese,
celebravano il mediante die festo con il brano di Gv 7,14-30. Questo momento liturgico della
metà del tempo pasquale, si celebra nella liturgia ispanica, durante la Quaresima.

Ecco un abbozzo dei grandi punti convergenti tra le liturgie Occidentali.


Per quello che riguarda la liturgia ispanica e la gallicana si deve pensare forse ad un
archetipo, tante volte ripetuto; ma per le altre liturgie, questi punti di convergenza si spiegano,
140
mediante un archetipo, o per mezzo di un modello che si va copiando da una liturgia ad altra.
Comunque, tutte queste cose si devono ancora approfondire. Ne abbiamo dato soltanto un
accenno iniziale.

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