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Il culto cristiano nei primi due secoli.

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Il culto cristiano nei due primi secoli Prof. Victor Saxer. Introduzione generale: una tematica piuttosto particolare e difficile che va alla radice del culto stesso, nel quale non sono estranei l'influsso ellenistico ed ebraico; si tratta di un culto che si sviluppa dalla radice ebraica e in certe forme anche dallinflusso ellenistico, ma non sopravalutiamo questo ultimo aspetto perch le radici ebraiche restano fondamentali. Nella lingua di oggi la parola culto pi ampia. Il culto antico come quello di oggi svolse un ruolo pubblico, come prima istituzione, intesa come unespressione che si annuncia nel terreno della teologia; esso diventa espressione viva della funzione sacerdotale di Cristo. Si tratta di un culto reso a Dio dalla Chiesa: quelli che partecipano a questo culto sono i fedeli, cio coloro che sono chiamati nella Chiesa; si tratta del popolo eletto ( unespressione presa dalla letteratura biblica). Questo culto si rende evidente per mezzo di segni sensibili e tramite riti istituiti nel vecchio culto. Questa definizione un po complessa la si pu trovare nel volume La Chiesa in preghiera, di Martimort, Vol. I (Principi della Liturgia). Una tale definizione il frutto di una evoluzione del culto che in origine non aveva questa complessit, perch la liturgia primitiva era diversa dalla nostra. Come ogni cosa viva questa istituzione cresciuta come un albero che inizia la sua vita proprio dal seme. Le fonti di cui ci serviremo partiranno dagli scritti neotestamentari, non escludendo per quelli dellAntico Testamento. Oltre a questo fatto abbiamo altri caratteri che riguardano il culto: in primo luogo c un carattere liturgico e canonico che si esprime, nei primi secoli attraverso canoni conciliari ed altri scritti che spesso vengono messi sotto il nome degli Apostoli, anche se non sono tutti di origine apostolica, come ad es., la Didach o dottrina dei dodici Apostoli. Abbiamo anche una didascalia degli Apostoli che molto simile alla Didach: si tratta di u insegnamento degli Apostoli che risale alla prima met del III secolo, la cui origine sicuramente siriana. Dunque, oltre allaspetto teologico e a quello che si detto sopra, nel 380-390 ci sono le costituzioni apostoliche, presenti in otto libri contenenti prescrizioni di diversa natura che vengono messe nella bocca degli Apostoli; evidentemente si tratta di una finzione letteraria, ma tale sforzo di mettere questi scritti sotto lautorit degli Apostoli riguarda innanzitutto scritti liturgici, sia il sentimento che la liturgia cristiana. Si tratta di scritti che trasmettono in modo pi o meno diretto linsegnamento di Cristo e di Dio: uno di questi il Testamentum Domini che intende presentarsi come dottrina cristiana sotto il nome di Ges. A tutto questo c unaltra serie di documenti di carattere diverso perch si tratta di testi apocrifi dei quali rimane pi difficile stabilire la datazione: un esempio concreto sono le Odi di Salomone, che sono degli inni battesimali; si tratta di uno scritto giudeo cristiano del II-III secolo. Seguono gli atti apocrifi degli Apostoli, come quelli di Giovanni o di Tommaso, dove si trovano formule battesimali ed altre formule eucaristiche. Si tratta generalmente di formule molto arcaiche. Eccezionalmente abbiamo propriamente conservati testi liturgici antichi, cio testi di preghiera liturgica, come le anafore (di preghiere vere e proprie) per la consacrazione delle specie del pane e del vino (il canone della messa); cos abbiamo due o tre testi di questo tipo. Una di queste anafore relativa all'ambiente siriaco, perch rispetto alla Didach, che riporta la scritta in greco, essa riporta una scritta orientale. Siccome questa preghiera rimasta in uso ininterrotto fino ad oggi, la forma sotto la quale esiste attualmente ampliata. Un altro testo di questo tipo il contenuto della Didach (di origine molto antica che va dallanno 100 agli anni 110-120), al quale segue un altro testo che ci stato tramandato da un papiro egiziano del V secolo, conservato allUniversit di Strasburgo nel quale si pu trovare uno degli estratti pi antichi risalenti al III o IV secolo. Infine ci sono testi letterari, patristici, agiografici e epigrafici, anche se si tratta di una documentazione frammentaria e incompleta: questi documenti saranno presentati nell'ordine cronologico e geografico, perch rimangono le due coordinate essenziali nell'ambito della ricerca. Si tratta di coordinate spazio-cronologiche. In questo corso esamineremo anche i principali riti, come l'iniziazione, l'eucaristia ed altri momenti liturgici. COORDINATE SPAZIO TEMPORALI NEL MONDO PRIMITIVO. Il culto giudaico era essenzialmente legato al tempio di Gerusalemme; era il solo culto della liturgia ufficiale. Solo con l'esilio di Babilonia sorsero le sinagoghe come dei luoghi di preghiera, ma non furono mai luoghi di culto per lofferta dei sacrifici perch ci avveniva solo nel tempio. Il culto sinagogale comportava delle letture, dei canti e unistruzione. Queste tre parti verranno tramandate tali e quali nel mondo cristiano e costituiranno la prima parte della messa, quella che noi chiamiamo Liturgia della Parola; invece, per la parte sacrificale non c' pi alcun legame tra il culto giudaico e quello cristiano, perch il sacrificio cristiano un sacrificio incruento e non consiste nelluccidere degli animali in onore di Dio; quest'ultimo, tra laltro, anche esso legato ad un luogo ed ad un tempo determinato. Per queste coordinate spazio-temporali avevano ed hanno nei referti cristiani primitivi unimportanza molto diversa non solo dal rito ebraico, ma anche dal nostro culto odierno. E una considerazione importante che dobbiamo avere sempre davanti agli occhi perch si tratta del nucleo del culto antico che rimane sostanzialmente diverso dal culto odierno . Allora un primo capitolo deve essere dedicato ai luoghi di culto. I giudeo-cristiani del tempo rimasero fedeli al culto del tempio (es., gli Apostoli che ogni giorno salivano al tempio per le ore di preghiera: la nona, per il pomeriggio);

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generalmente i sacrifici erano legati all'ultima ora del giorno (sono i sacrifici della sera). I giudeo cristiani rimasero fedeli a ci finch esistesse il tempio, ma quando, nel 70 d.C. il tempio di Gerusalemme fu distrutto, ad opera del futuro imperatore Tito, cess anche il culto giudaico. Da quel momento lattivit religiosa degli Ebrei si rivers nelle sinagoghe, anche se il culto giudaico divenne puramente un culto di preghiera. In tal senso una testimonianza ci viene proprio dagli Atti degli Apostoli che parla dei cristiani che si riunivano nelle loro case per pregare e per spezzare il pane (fractio panis uno dei termini pi antichi per designare l'Eucaristia). Questa situazione un po complessa dei primi cristiani di Gerusalemme comportava due orientamenti, cio la fedelt alle osservanze giudaiche, da una parte, e, dall'altra, l'osservanza delle tradizioni propriamente cristiane, ma solo nellambito delle loro case. Questa situazione, come si gi detto dur fino alla distruzione del tempio di Gerusalemme, nel 70. Ci fu qualche sopravvivenza per una cinquantina di anni fino allarrivo di Bar Kof Bak, il quale negli anni 132-135 fu domato dallimperatore Adriano. E un momento anche di transizione dove non mancheranno i diversi nazionalismi che sfoceranno nel sangue. Nel 135 la velleit di indipendenza ebraica fu distrutta completamente e l'entit politica della religione venne meno. Infatti Adriano costruir un tempio pagano, al posto di quello ebraico, cos da cancellare la tradizione giudaica. I cristiani, gi prima della distruzione del tempio, si erano in gran parte allontanati da Gerusalemme e gli stessi si sparpagliarono oltre il Giordano, da Pella fino ad Antiochia ed altre citt fuori dalla Palestina. A Gerusalemme la dinastia dei vescovi giudeo-cristiani fin e al suo posto subentr quella di vescovi provenienti dall'ellenismo greco. Ci cambier enormemente la struttura della prima comunit cristiana primitiva, il che influ evidentemente anche sulla struttura liturgica. Ci ci permetter di studiare e di comprendere i nuovi aspetti del culto cristiano nel quale si possono notare due caratteristiche: a) alleccellenza del culto ebraico che si celebrava con il sacrificio cruento degli animali, il culto cristiano spirituale nella sua espressione ed sobrio anche nella forma. Dio spirito in verit e spirito (un esempio concreto la samaritana). b) il culto cristiano non legato a nessun luogo. Queste caratteristiche le possiamo gi notare nel dialogo di Ges con la Samaritana al pozzo di Giacobbe (Gv 4, 23-24), dove si trova lespressione: Dio Spirito e i suoi veri adoratori lo adorano in spirito e verit. E un culto nuovo che non legato a nessun luogo. La samaritana obiettava a Ges: Voi Giudei dite che si deve adorare Dio nel tempio di Gerusalemme. I nostri Padri con i Samaritani adorano Dio sul monte vicino alla Samaria...Qui si notano dei luoghi di culto determinati, ma Ges risponde: Verr il tempo in cui i veri adoratori lo adoreranno in spirito e verit. Con questo vuol dire che essi non saranno pi legati al tempio di Gerusalemme, n al tempio di Samaria. Dunque, Ges nel dialogo della samaritana caratterizza questo nuovo aspetto e lo presenta come un messaggio escatologico (verr un tempo in cui...) che creer nei cristiani l'attesa del ritorno immediato del Signore (1Cor 11,26). Si tratta di una delle caratteristiche della nuova fede. Questo culto anche un culto passeggero e transitorio, non destinato a durare per sempre, poich limitato dal giorno del Signore e a causa della condizione peregrina delluomo (Eb 13, 14): tale culto indica la transitoriet dell'uomo che quaggi non ha dimora permanente, ma alla ricerca della citt futura. Inoltre questi cristiani hanno considerato Cristo come presente in mezzo a loro, poich l dove due o tre erano riuniti nel suo nome era presente (Mt 18,20). Cristo anche considerato come il solo mediatore tra Dio e gli uomini, perch da Lui ricevono la missione da compiere: andate e battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28, 19). Da Ges ricevono la regola del culto, cio della loro condotta: fate questo in memoria di me (1Cor 11,25). Si tratta, dunque, di un culto spirituale legato alla persona di Ges, in un certo modo sempre vivo nella Chiesa che diventa il nuovo centro di culto: l'ambiente nel quale si realizza la presenza divina; il nuovo tempio spirituale nel quale sgorga l'acqua viva e nel quale istituito il pane della vita (Gv 2, 21 e Gv 6). Dunque, l'assemblea cristiana il nuovo luogo del culto cristiano, anzi, nella misura in cui il cristiano fa parte della comunit, anche lui diventa tempio di Dio per lo spirito che abita in lui. Lo spirito lo consacra al servizio di Dio e lo chiama al dovere della santit personale (1Cor 3, 15-17 e 2Cor 6, 14 sino 2Cor 7,21). Si creano cos le condizioni della nuova fede cristiana, cos da vedere la prima comunit cristiana di Gerusalemme secondo At 2, 42, dove si distingue lespressione: Erano assidui allinsegnamento degli Apostoli, che indica la comunione fraterna e la frazione del pane (At 2, 46). In un altro passo degli Atti degli Apostoli viene precisato un luogo dove gli Apostoli si riunivano abitualmente, dopo l'ascensione: si tratta della sala alta, dove Ges aveva istituito l'Eucaristia prima della sua morte (At 1, 13). Cos si viene a creare un legame pi o meno sentimentale con leucaristia che celebravano. Un altro luogo lo vediamo comparire nel racconto degli Atti 12,12, che riguarda la liberazione di Pietro che si reca successivamente nella casa di Maria, madre di Giovanni, soprannominato Marco, dove era riunita unassemblea abbastanza numerosa che pregava. Un altro esempio lo abbiamo da At 20,8: Paolo, quando ritorna dalla Macedonia per ritornare a Gerusalemme, si trov a Trade, nella regione del Bosforo, dove si reca nella sala alta, nel bel mezzo di una riunione che si era prolungata tutta la notte, e dove compir il miracolo risuscitando un ragazzo di nome utico trovato morto, dopo essere precipitato dal terzo piano della casa. Questo fa comprendere, allora che il culto cristiano si celebrava in una casa qualunque, un ambiente profano dove ci poteva essere un spazio sufficiente per accogliere una comunit abbastanza ristretta. Da questa testimonianza si pu vedere che quel tempo non esisteva un luogo specifico di culto. Ancora nellanno 200 Clemente Alessandrino

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giustifica questa situazione con delle considerazioni teologiche: Il culto di Dio non poteva essere legato a un luogo, poich Dio stesso, come spirito non era legato ad un luogo. Il culto cristiano e spirituale poteva essere celebrato dal vescovo. Non buono e giusto che noi limitiamo linafferrabile ad un luogo e che vogliamo rinchiudere quello che contiene tutto in santuari fatti da mano duomo. Da queste parole scaturisce uno dei temi pi importanti della polemica antigiudaica: i pagani adorano le divinit in santuari costruiti da mani duomo, mentre i cristiani non adorano tali manufatti. Nello stesso modo Dio non pu essere legato ad un edificio fatto da mano duomo. Come, del resto - continua Clemente - potrebbe essere santa unopera di architetti, di muratori e di artigiani, se invece il concetto di santit compreso in un doppio senso, in primo luogo di Dio stesso e lopera fatta per la sua gloria. Come allora potremo non considerare in primo luogo, come santuario di Dio, la Chiesa che una santa coscienza ci rivela creata in suo onore. Questa Chiesa ha un valore molto pi grande senza essere prodotto...ne decorata da mani artigiane e che la volont di Dio che rivela il suo tempio. E intendo, infatti, quando parlo di Chiesa non il luogo, ma la comunit dei credenti. Questa il miglior tempio che possa accogliere la grandezza e la maest di Dio (cfr. Clemente Alessandrino Stromata 7, 5). Dunque, quando Clemente parla di Chiesa lo dice in senso sociologico e non geografico, cio un luogo specificato nell'ambito della funzione pubblica. Si tratta dellassemblea dei fedeli, non in senso topografico. E vero che Clemente inizia a conoscere anche questo nuovo senso, cio un luogo specifico per la funzione liturgica, ma rimane fedele allantica tradizione secondo la quale la comunit il vero centro di culto cristiano. E del resto, quando consideriamo la storia della Chiesa primitiva, sappiamo che nelle citt, dove si erano costituite delle comunit cristiane, come a Gerusalemme, a Corinto, a Efeso, a Colossi e a Roma, i fratelli si riunivano in una casa. Paolo chiamava questa comunit delle Chiese, cio delle case dove i cristiani si riunivano. Questa situazione fu quella dei cristiani durante i primi secoli della loro esistenza, ma la situazione cambi proprio nel III secolo: ci sar una casa del luogo, generalmente di un privato, che sar luogo abituale della celebrazione del culto cristiano. Cos si conosceva verso lanno 201-202 ad Edessa della Siria una casa che in quellanno fu distrutta dallinondazione. Il che vuol dire che la casa esisteva prima dellinizio del III secolo, cio gi dalla fine del II secolo. Anche Tertulliano parla di Ecclesia, di Domus Dei in senso di edificio, nel De Idolatria 7, nellAd Uxorem, Libro duo, cap. 8, e nellAdversus. Valentinianum 3. Con Clemente Alessandrino abbiamo la testimonianza secondo cui inizia a introdursi luso delle case che regolarmente venivano usate per la celebrazione. Questo fa capire che egli conosce gi lespressione Chiesa nel senso di edificio, che lui non ama, e nel senso di comunit che lui preferisce. Anche a Roma Ippolito, nello stesso giro di tempo, nei primissimi anni del III secolo, parla di case di culto che erano oggetto di attacchi da parte degli Ebrei e dei pagani, mentre i fedeli erano riuniti per la preghiera (cfr. Ippolito, Commentario al profeta Daniele, libro I , cap. 32). Anche Origene conosce delle Domus Ecclesiae, nelle quali si faccia preghiera e nelle quali i presbiteri riempiono il loro ministero in cui laltare consacrato dal sangue prezioso di Cristo (cfr. Omelia in Esodo, Libro II, v. 2 e Libro XII, v. 2; Omelia in Levitico, Libro IX, v. 9). Anche Cipriano adopera la parola Ecclesia in senso monumentale: probabile che nelle sue opere la parola dominicum non designi ledificio di culto, ma la riunione cultuale. Dunque, notevole che i pi antichi testimoni letterari provengano dallOriente in cui, del resto, conserviamo anche le rovine di una di queste domus ecclesiae: si tratta di Dura Europos che era una casa siriana comune, il cui ingresso non si trovava nella facciata principale, ma era posto lateralmente. La casa si trovava a ridosso delle mura della citt. La forma era approssimativamente quadrata, dove al centro si trovava un cortile, attorno al quale si sono conservati gli ambienti del piano terreno. La casa fu adattata al culto cristiano come attesta uniscrizione del 232. Essa fu distrutta con tutta la citt, nel 260, durante la guerra dei Romani contro i Parti. In questa guerra, condotta in persona dallimperatore Valeriano, lo stesso imperatore fu fatto prigioniero e fu ucciso. Dura Europos si trovava proprio sul fronte della guerra che si sviluppava sulle sponde del fiume. Negli anni novanta stato localizzata lesatta posizione della casa, che si trovava sopra una roccia, a picco sulla sponda del fiume. Era, dunque, posta, insieme a tutta la citt in una posizione fortificata e di difesa. La citt, in origine era un campo militare di forma quadrata, con al centro il foro, il pretorio, mentre il lato occidentale vi era anche una sinagoga. Dopo la distruzione della citt la sabbia del deserto ha ricoperto progressivamente le rovine. Le prime scoperte furono fatte dopo la prima guerra mondiale. Gli affreschi della casa cristiana furono trasportati dagli Americani nel museo di New York, mentre i resti degli affreschi della Sinagoga si possono vedere nel Museo di Damasco. Ora, interessante notare come questa casa si disponga nei vari ambienti costituitivi, secondo questo disegno: Come si pu notare essa di forma approssimativamente quadrata, dove si trova al centro un cortile. La sala di preghiera distinta da quella dove viene celebrata la cena, che fa pensare ad unanaloga distinzione anche nel cenacolo di Sion. Nella parte destra abbiamo una sala dove collocato una specie di ciborio, il cui interno era pitturato in blu con delle stelle. In fondo ad esso troviamo una cavit, sulla quale sono state fatte diverse ipotesi: la prima sostiene che si sarebbe trattato di una tomba, mentre la seconda sostiene si tratti di una vasca battesimale; questa seconda ipotesi pi conforme alla decorazione parietale di questo piccolo ambiente che, tra laltro simile a quella delle catacombe romane. Su tali pareti sono raffigurate tre donne con dei vasi in mano che

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simboleggerebbero le tre donne che andavano al sepolcro di Ges, alla mattina di Pasqua. Viene raffigurato anche un sarcofago, dietro il quale si trovano queste tre donne, che dovrebbe raffigurare la tomba di Ges. In un altro ambiente viene raffigurata, a quanto pare, la risurrezione di Ges, mediante la figura di un uomo che porta sulla spalla un teschio. Si trova anche la figura di una nave sulla quale sta ritto un personaggio, mentre sullacqua un altro che cammina. Si tratterebbe di Pietro salvato dal naufragio sul lago di Tiberiade. Su altre pareti troviamo altre pitture, sempre di natura biblica, come Adamo ed Eva, Davide e Golia. Ci sono anche altri affreschi di pi difficile interpretazione: in queste scene rappresentate c un contesto di guarigione e di riflessione, che si adattano abbastanza bene al tema del battesimo. Allora, questo fatto rinforzerebbe la seconda ipotesi, secondo la quale quella cavit interna corrisponde al fonte battesimale. Ora se in questa casa vi era il battistero, la sala dove esso collocato potrebbe essere anche la sala della riunione. Alcuni pensavano di trovarvi laltare fisso, ma di esso non ci sono tracce ed, inoltre, sarebbe stato un primo esempio di altare fisso, nellambito della prima met del III secolo. E molto pi probabile, invece, che si possa trattare di un altare mobile, che si possa trasportare facilmente. Esso veniva usato solo per la celebrazione liturgica. Allora questo fa pensare che la bretella situata nella parte destra del disegno, in alto, potrebbe essere il luogo dove sedeva il celebrante. La sala stessa probabilmente, durante le riunioni, non avrebbe potuto ospitare un numero superiore alle cento persone. Comunque la scoperta di questa casa a Dura Europos, ha potuto facilitare le ricerche degli studiosi del culto cristiano antico, anche se, purtroppo, non rimangono tracce significative di altre Domus ecclesiae situate un po dappertutto, ma particolarmente a Roma. Tra queste alcune si troverebbero proprio sotto San Martino ai monti, sotto San Giovanni di Paolo a Celio, a S. Clemente, a Santa Susanna. Questa teoria non , per, suffragata da prove certe, come risulta, nellanalisi dei resti di San Martino ai monti, dalle disposizioni poco convenienti dei resti per una sala di culto. A San Giovanni di Paolo al Celio i resti raffigurano una sala di una casa comune, con delle decorazioni cristiane. Sembra si tratti di una sala da pranzo, dove in una delle pareti, in modo decentrato, sarebbe posta una figura aggiunta alla decorazione primitiva, tanto che si pensa risalga al IV secolo. Per quanto riguarda San Clemente, gli studi e le verifiche precedenti, dagli anni 80 sino ad oggi avrebbero permesso una migliore conoscenza delledificio. La zona sarebbe stata distrutta nel 64, allincendio di Roma ed i resti della casa sarebbero da situarsi dopo lincendio di Roma. Per questo ambiente consisteva in un grande edificio quadrangolare, con allinterno un cortile. Sul lato meridionale si notano degli ambienti contigui che si affacciano sul cortile. Essi erano molto lunghi (circa 6-7 metri di lunghezza). Questo edificio del primo secolo rimane tale e quale fino alla fine del II secolo, per poi subire altre trasformazioni nei secoli successivi. Tale edificio, tra laltro, avrebbe un primo piano che d accesso ad una casa di civile abitazione, almeno nella parte orientale. Della casa, per, rimane ben poco. Nella seconda met del IV secolo, questo sicuro, questo ambiente quadrangolare stato trasformato in chiesa, al quale, sul lato corto, stata aggiunta una grande abside di 10 metri di apertura. Questa sarebbe una chiesa cristiana risalente non prima del IV-V secolo. Pochi anni orsono stato ritrovato recentemente il battistero, allo stesso livello della basilica, del VI secolo circa. Sarebbe stato ricavato anche un ambiente dove il papa vestiva i paramenti per la celebrazione liturgica delle stazioni che era una celebrazione che si spostava a turno nei diversi luoghi di culto cristiano. Nellatrio si preparavano i ministri ed i chierici. Questo cerimoniale lo conosciamo attraverso lOrdo Romanus Primus. Dunque della Domus ecclesiae sappiamo ben poco. In merito a i resti di Santa Susanna, negli anni immediatamente anteriori allultima guerra si fecero dei lavori che distrussero una parte di un edificio antico. In questo caso, dai resti venuti alla luce si tratterebbe della Domus duo trecinas, costruita vicino alle terme di Diocleziano. Tali resti si trovano sotto lattuale chiesa, i quali hanno messo in luce delle pitture nelle pareti di questa casa distrutta. Dal Liber pontificalis si sa che la basilica stata costruita intorno allVIII secolo e non prima. Questo pu far pensare che questa Domus sia stata la Domus ecclesiae rimasta in funzione con degli adattamenti, fino al VII secolo, ma rimane purtroppo unipotesi. In conclusione, fino ad ora non si trovata una Domus ecclesiae che ci permettesse di avere dati pi certi, circa il luogo di culto nei primi secoli, quindi dobbiamo rassegnarci a sapere ben poco. Siamo documentati un po meglio sulle Domus ecclesiae a partire dal IV secolo. Per rimanere nel III secolo, dopo la persecuzione di Traiano (257-259), le chiese furono confiscate. Limperatore Valeriano restitu le chiese ed i cimiteri ai cristiani; il suo editto conservato, grazie al quale abbiamo unattestazione sicura, dopo il 250, circa lesistenza di edifici di culto a Roma in quellepoca. Allora, questi edifici sarebbero esistiti anche in un periodo anteriore alla loro confisca decisa dalla persecuzione. Quindi la sola Domus ecclesiae conosciuta e sussistente sarebbe quella di Dura Europos, sicuramente attestata. Altre Domus si troverebbero a Edessa, a Roma, in Africa, e ad Alessandria.

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[PC 511.2] Conclusione sul tema relativo alle Domus Ecclesiae del III secolo: Sulle Domus Ecclesiae del III secolo, come gi stato detto nella precedente non rimane gran che della loro presenza e pochi sono gli elementi che possono far luce sui loro resti archeologici. Un po meglio documentati sono, invece, gli edifici di culto dellinizio del IV secolo, attestati in documenti relativi alla persecuzione dioclezianea. Uno degli editti della persecuzione aveva vietato ai cristiani di tenere delle riunioni cultuali e nello stesso modo era stato loro vietato laccesso ai cimiteri. Per tenere le loro riunioni i cristiani si ritrovavano nelle cosiddette case o ecclesiae. Sappiamo che a Nicomedia, che era allora la residenza dellImperatore, la Chiesa sorgeva proprio dinanzi al palazzo imperiale. Fu il primo edificio cristiano ad essere stato distrutto in seguito a questo editto. Lo riporta Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica. Ci sono, poi, degli scritti agiografici, gli Atti dei Martiri, quelli di Doroteo che si riferiscono allavvenimento. Poi, per lAfrica, abbiamo un documento posteriore, cio il verbale della confisca degli edifici di culto, in applicazione della persecuzione di Diocleziano. Effettivamente il verbale primitivo fu redatto il 19 maggio del 303, durante il primo periodo di persecuzione; esso fu redatto e firmato alla presenza del vescovo e del suo clero, nella casa in cui si riunivano i cristiani, quella che in altri luoghi prende il nome di Domus Ecclesiae. Probabilmente questa casa la stessa che in un altro documento pi tardivo, viene chiamata basilica, termine menzionato da Optato di Milevi (cfr. DACL, vol. III, 1914, col. 27,17-18). Ora, In questa casa il verbale enumera diversi ambienti, in particolare una sala da pranzo ed una biblioteca, il che vuol dire che si trattava di una normale abitazione. In pi, oltre a questi due ambienti, vi era unaltra sala dove probabilmente fu redatto il verbale. Questo verbale della conquista stato conservato in un Dossier in un altro documento, cio nei Gesta apud Zenofilum. Nel 313-314, sorse la controversia tra i donatisti ed i cattolici che rivendicavano lo stesso edificio di culto, dal momento che un altro editto ordin la restituzione dei beni confiscati. A questo segue la Passio martyrum Abitiniensum, cio la Passione dei martiri di Abitina (BHL 7492). Questi martiri morirono l11 febbraio del 304: gli atti di questo martirio di poco posteriore alla loro morte. Ora, in questi atti si racconta che i martiri furono arrestati, imprigionati e martirizzati perch, contrariamente alleditto, si erano riuniti per celebrare lEucaristia. Probabilmente lEucaristia fu celebrata in unaltra casa diversa da quella da dove abitualmente si riunivano per celebrarla, perch questultima fu confiscata. Qualsiasi casa, in questepoca, poteva essere usata come luogo di culto. Questa eucaristia i martiri la chiamano Dominicum. Uno di loro dir espressamente che non noi non possiamo rimanere senza il dominicum, cio senza la celebrazione eucaristica. Si tratta, in questo caso, di una testimonianza particolarmente commovente perch attesta uno dei motivi principale che proprio la celebrazione eucaristica, una forza spirituale che animava i martiri in tempo di persecuzione. Accanto a questi documenti letterari abbiamo poche testimonianze archeologiche, non della stessa regione. Infatti, si sono trovate ad Aquileia, in fondo al golfo adriatico, delle aule cosiddette teodoriane perch in una di esse, un pavimento mosaicato d il nome del vescovo Teodoro, di cui si dice che era stato educato e cresciuto in seno alla Chiesa locale. Di questo Teodoro, abbiamo unaltra informazione di carattere cronologico che ci permette di datare sicuramente il suo episcopato, poich questo Teodoro aveva partecipato nel 314 al Concilio di Arles, nelle Gallie, cio un concilio riunito su ordine dellImperatore per dibattere il caso dei donatisti di Africa (a chi dovevano appartenere le chiese confiscate). Uno dei motivi dellaccanimento dei donatisti, nella lotta contro i cattolici, fu proprio la contesa delle propriet, oltre ai motivi dottrinali. Ora, come si presentano ancora oggi queste aule? Esse si presentano in forma rettangolare, sono lunghe e sono due aule parallele, secondo lo schema sotto disegnato: in mezzo a queste aule, stato identificato un battistero; ora, laula pi importante la prima a sinistra, perch appare la pi antica. Oggi, parzialmente occupata dallattuale campanile che risale al decimo secolo, indicato in un altro rettangolo, ----posto in basso alla figura. Proprio l che fu ritrovata liscrizione del nome del vescovo ----Teodoro. Questa aula, poi, secondo il disegno della pavimentazione, sembra si possa dividersi in tre parti, non separate da un manufatto murario fisso. Per, i motivi geometrici che ornano il pavimento - sono dei tondi e dei quadrati - occupati ognuno da raffigurazioni di animali. In uno di questi quadri si trova la scena di due animali che si combattono, cio la tartaruga ed il gallo. Secondo uninterpretazione si tratterebbe della lotta fra cristianesimo e paganesimo. Ma non ci sono segni cristiani. Ora, questa divisione tripartita suggerisce che poteva essere materializzata per la celebrazione cultuale da qualche barriera , possibilmente movibile. Questa ipotesi si appoggia soprattutto sul fatto che posteriormente, nellevoluzione successiva delledificio, ci sono effettivamente delle separazioni effettuati con cancelli di legno. Se questa supposizione giusta, allora si potrebbe pensare che la terza parte, pi in basso fosse riservata al clero, mentre quella mediana e la terza in alto fossero rispettivamente riservate ai fedeli e ai catecumeni. Si tratta di una ipotesi interpretativa che non surrogata, per, da prove certe. Anche laltra aula, porta un pavimento in mosaico, anche se le scene in esso presenti sono diverse: si tratta, generalmente di soggetti marittimi o campestri, che occupano tutto il pavimento. In questultima aula difficile ___ ___

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individuare le separazioni dellambiente. Comunque, se si cerca di dare uninterpretazione complessiva di tutto ledificio, ci troviamo di nuovo dinanzi a delle interpretazioni. Si potrebbe, dunque, pensare che in un tempo successivo laula eucaristica fosse stata quella indicata sopra, a sinistra. Effettivamente fu utilizzata come Chiesa per un certo periodo, fino ad unepoca abbastanza recente. Invece, il battistero, che si trova fra le due aule, spar abbastanza presto perch fu usato poco e ben presto fu ricoperto da uno strato di pavimento. Abbiamo dunque qui delle sale parallele che avranno una certa vita nella Chiesa antica, perch chiese doppie o parallele, si sono ritrovate altrove, come ad esempio, Treviri, che nel IV secolo era stata citt imperiale (residenza dellImperatore). Si ritrovano questi edifici paralleli, qua e l, anche durante il medioevo. Allora, generalmente si pu supporre che almeno uno di questi due edifici corrisponda ad una cattedrale, mentre laltro una chiesa comune. Queste aule, di cui si parlato possono essere datate intorno dal 310 al 320. Un altro gruppo di questo tipo di edifici esiste anche a Salona, presso lattuale Spalato, in Croazia; poi, chiese di questo tipo si ritrovano pi o meno in tutto larco subalpino, nel Nord Italia. Inoltre, il gruppo episcopale di Salona suggerisce luso di queste aule. Se continuiamo lesame di questa architettura, ritorniamo in Siria nel IV secolo, dove ci sono delle chiese che sembrano riprodurre il tipo della Domus ecclesiae: anche in questo caso si tratta generalmente di aule lunghe e rettangolari, la cui estremit riservata al clero e al popolo, forse con la stessa tripartizione che si trovata ad Aquileia. Una delle chiese di questo tipo, in Siria, quella di KircK Bizzet: questa chiesa prende lo stile dalla casa siriana, con un ingresso laterale, ma si tratta di un tipo gi evoluto, poich vi ritroviamo in muratura il cosiddetto Bema che una costruzione tipica delle case siriane. Si tratta di un manufatto che si trova in mezzo alla Chiesa con dei segni circolari, da una parte, e con un piano rialzato, con una scala daccesso, che propriamente il Bema, cio il luogo dove si scende, perch serviva alle letture pubbliche. Su questo tipo di edifici Cfr. Dizion. Archeol. Cristiana, Vol. XV, coll. 1880-81 e Testini, Archeologia cristiana, p. 555. Tali edifici siriani deriverebbero dalla casa scoperta a Dura Europos, perch si nota una certa continuit tipologica abbastanza chiara, per, dobbiamo guardarci da conclusioni retroattive, cio non supporre elementi, come ad esempio gli arredamenti, che appartengono al IV o al V secolo. Una costante di questi edifici che si utilizzano delle case comuni e che gli edifici specificamente cultuali continuano a riprodurre questa pianta delledificio del III secolo, con un arredamento primitivo, cio una tavola trasportabile, delle barriere movibili, mentre il Bema in muratura appare solo Kirck Bizzet nel IV secolo. Simultaneamente a questi edifici, pi o meno fedeli alla casa comune, sorge un altro tipo architettonico, di tipo basilicale, che prevarr nel corso del IV e soprattutto nel V secolo. Qual la caratteristica essenziale del tipo basilicale? Si tratta sempre di un edificio lungo con due lati corti, dei quali in uno si trova lingresso, mentre laltro si apre con un abside. La suddivisione interna delledificio pu essere ad una navata, oppure a tre navate. Nel caso della tripartizione a tre navate, il lato dingresso pu essere dotato di tre porte, in corrispondenza ad ogni navata. Questo tipo di edificio lo vediamo attestato per la prima volta nel 313-315, nella Chiesa del Laterano in Roma. Negli anni 325 si verr ad attestare in Oriente la chiesa episcopale di Gerusalemme. Una delle conclusioni sicure da fare su quanto si detto che lutilizzazione primitiva di case comuni del tipo basilicale non hanno nessun significato simbolico, poich sono derivate dal tipo di costruzione anteriore. Quando gli architetti le costruivano, non avevano particolari idee di natura simbolica, ma adattarono il tipo basilicale preesistente alla basilica cristiana, soprattutto al tempo di Costantino. Per si pu rilevare una differenza fra il tipo basilicale profano da quello cristiano: si tratta del fatto che la basilica cristiana longitudinale, mentre quella profana si apre sul lato pi largo ed ha labside sul lato opposto (vedi, ad es., le basiliche forensi che sono destinate ad usi diversi, ad esempio alle riunioni pubbliche dei cittadini, oltre al culto da officiare, oppure i processi, le conferenze, il mercato, ecc.). Il tipo basilicale profano si conserver fino al IV-V secolo. Tra gli esempi pi noti abbiamo la basilica di Massenzio o di Costantino, vicino alla Chiesa di Santa Maria nuova o Santa Francesca Romana. Dunque, i cristiani, nellepoca, accordavano un valore simbolico non alledificio, ma allassemblea liturgica, cio la Ecclesia, cio lassemblea convocata per il culto del Signore. Ci sono voluti tre secoli perch i cristiani avessero dei luoghi specifici per la celebrazione del loro culto, mentre allorigine si servivano delle loro civili abitazioni. Un altro quesito non meno importante quello di carattere cronologico: su questo problema latteggiamento cristiano stato diverso da quello relativo al luogo di culto. Infatti, sin dalle origini i cristiani si riunivano in giorni determinati: in base allesempio di Cristo hanno osservato per la celebrazione del culto i ritmi del tempo, ma cosa vuol dire? Si tratta di una successione dei giorni riuniti per settimana, con il ritorno annuale di certi avvenimenti. Questa divisione del tempo frutto di unesperienza umana molto lunga: la prima di queste esperienze fu il succedersi del giorno e della notte. Per sperimentare la successione dei mesi e degli anni ci volle unosservazione pi attenta per osservare che ogni anno le costellazioni nel cielo, per es., si ritrovavano nella stessa posizione dopo un anno. Dunque, su queste osservazioni che si basano i ritmi cronologici del culto cristiano ed, inoltre, per luomo antico era naturale linterpretazione religiosa ai fatti della natura. In modo particolare gli Ebrei hanno intravisto in questi ritmi lopera creatrice di Dio. Questi ritmi furono loggetto di celebrazioni cultuali settimanali, mensili ed annuali. Il cristianesimo accoglie ci che nelle religioni anteriori si potuto sperimentare nellambito cronologico. Nellambito di questo corso, in riferimento a quello che stato detto sopra, tratteremo gli argomenti relativi la settimana cristiana, la domenica cristiana, la Pasqua cristiana annuale. Tali argomenti sono enumerati nellordine della loro progressiva importanza.

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Di fatto la settimana cristiana riproduce la settimana ebraica dei 7 giorni, con una differenza, cio che il punto di riferimento di questa settimana differisce tra i cristiani e gli Ebrei. Per questi ultimi il punto di riferimento era il sabato, poich nella Genesi abbiamo un primo tentativo di spiegare il ritmo della settimana e di dargli un fondamento teologico. Si sa che il primo racconto della creazione fatto secondo i sei giorni della settimana e che il settimo giorno - dice la Genesi - il Signore cess da ogni suo lavoro e si ripose. Evidentemente questo racconto fatto per giustificare, a posteriori, lesistenza della settimana e per imporre, in qualche modo, lobbligo del riposo del sabato. Questo racconto abbastanza chiaro. Ora, questo ritmo settimanale, osservato dagli Ebrei, ha dato fastidio ai Romani che erano abituati a ritmi diversi. Infatti, nei poeti pagani troviamo delle battute abbastanza forti e ripetute, nei riguardi delluso ebraico della settimana (cfr. Giovenale, Sesta Satira, 157-160, la satira 14, v. 96-97, Ovidio, Seneca, nelle lettere a Licinio... Tutti questi autori cercano di ridicolizzare gli Ebrei, anche se sono costretti, per motivi di affari, a seguire questo ritmo). Per i cristiani il giorno di riferimento non pi il sabato, ma la domenica. Per questa domenica non viene subito chiamata tale (Dies Dominica): talvolta, lo vediamo ancora nel II secolo, viene chiamata dies solis. Dunque, la domenica sostituisce il sabato ebraico, il che suppone uno spostamento dei giorni di penitenza settimanale (i cristiani facevano penitenza il mercoled ed il venerd, mentre gli ebrei celebravano i digiuni il marted ed il gioved). Perch avvenuto questo spostamento? Perch la domenica il giorno della risurrezione del Signore. Questo giorno espressamente nominato nei racconti della risurrezione nei quattro Vangeli: il primo della settimana, che ancora riferito alla settimana ebraica, poich nella settimana ebraica il primo giorno della settimana proprio la domenica, secondo il racconto genesiaco. Allora il sabato risulta essere lultimo giorno, mentre per i cristiani il rapporto inverso perch il giorno di riferimento il primo giorno della settimana, perch questa risurrezione del Signore costituisce un rovesciamento dei concetti antichi e fissa in questo giorno la partenza di unera nuova. La domenica linizio del mondo nuovo che Cristo venuto a portare. Se confrontiamo questo concetto di primo giorno con le nostre usanze attuali constatiamo una specie di ritorno alluso ebraico, perch si parla di Week-end (fine settimana) che ingloba anche la domenica. Questo non pi un concetto cristiano. La domenica diventato giorno di culto cristiano perch vi si celebrava Cristo risorto: secondo tutti i racconti sinottici e di Giovanni dato questo riferimento, cio il primo giorno della settimana. I passi biblici, relativi alla risurrezione di Cristo sono: Mc 16; Mt 28; Lc 24,1 e Gv 20,1. C da dire che c una concordanza assoluta dei Vangeli su questo argomento, perch indicano la domenica - quale giorno della risurrezione di Cristo - come primo giorno della settimana. Questa concordanza significa che, sin dalle origini, i cristiani celebravano questo giorno come giorno della risurrezione. Ora, secondo gli stessi Vangeli, Cristo risorto apparve ai discepoli di mattina, mentre di sera Cristo ha condiviso il pane con i discepoli di Emmaus (Lc 24,35). Proprio questo incontro avvenne la sera del medesimo giorno della risurrezione e poi lo stesso giorno Ges apparve a Gerusalemme agli Undici, secondo Gv 20,26-27 e l mangi con loro. Dunque la celebrazione domenicale fu messa, fin dallinizio, in rapporto con la Passione di Cristo: ci lo vediamo bene con il racconto dellapparizione di Ges allApostolo Tommaso, otto giorni dopo (Gv 20,26-27), quando Ges mostr le piaghe della passione al discepolo incredulo. Dunque, la celebrazione domenicale fu messa in rapporto alla risurrezione di Ges, attraverso la quale richiam la passione, poich la risurrezione non soppresse le stigmate della passione. Quindi la celebrazione domenicale ricordo ebdomadario della morte e risurrezione di Cristo. Questa la prima significazione della celebrazione domenicale, alla quale ne segue una seconda perch i cristiani non celebrano questo momento da soli, ma comunitariamente. Tutta la comunit si riunisce per celebrare questo ricordo. Ecco che abbiamo due aspetti, cio loggetto ed il modo: il primo e la passione e la risurrezione del Signore, mentre il secondo la riunione collettiva di tutti quelli che credono nel Cristo Risorto, che diventa unesplicita manifestazione di fede. Pi tardi, in seguito, Paolo inserir e collegher alla riunione domenicale la colletta in favore della Chiesa di Gerusalemme: lo vediamo nella 1Cor 16,2. Poi, unaltra testimonianza data a Paolo a Troade, quando sta per tornare a Gerusalemme (At 20,6-12), labbiamo quando spezza il pane con i cristiani del luogo il primo giorno della settimana. Dunque, il costume di celebrare Cristo risorto il primo giorno della settimana gi ben stabilito. E un costume generale, diffuso nelle sue comunit dallApostolo Paolo, il quale a sua volta lo ricevette dalla Chiesa di Gerusalemme o dai cristiani di Antiochia che erano venuti a Gerusalemme. Quindi, il primo giorno della settimana era diventato per i cristiani il giorno della riunione eucaristica e della carit fraterna, poich alla frazione del pane era collegata la colletta per i poveri di Gerusalemme. Dunque, il primo nome della domenica, il pi antico, il primo giorno della settimana, in riferimento al computo ebraico. Verso la fine del I secolo si vedr per la prima volta il termine di dominica: infatti, vediamo nellApocalisse 1,9-10 il passo dove dice: Io Giovanni, vostro fratello e compagno nella prova, trovandomi sullIsola di Patmos, caddi in estasi il giorno del Signore. Poco dopo si moltiplicheranno le testimonianze in favore di questa nuova denominazione: infatti, una prima testimonianza quella della Didach cap. 14, v. 1. In questo passo leggiamo una formula che pu sembrare pleonastica. Dice infatti: Il giorno domenicale della domenica del Signore, radunatevi per la frazione del pane e per leucaristia. Questa prima testimonianza della Didach la possiamo, grosso modo, datare allanno 100, forse leggermente dopo. LApocalisse d una testimonianza di poco anteriore, poich si data lApocalisse nei ultimi anni del I secolo. E bene notare lubicazione di queste due testimonianze: se la prima, lApocalisse, stata

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scritta nei pressi di Patmos, in Asia Minore, la seconda, la Didach, stata scritta in Siria, ma non nella Siria, dove si parlava il siriaco, ma nella Siria Occidentale, dove si parlava greco, poich la Didach si trova in greco, probabilmente nella regione di Antiochia. Dunque, rimane interessante vedere che in questi due punti distinti della geografia, quasi allo stesso momento, appare il termine nuovo di Dies Dominica (Giorno del Signore). Ora, senza dubbio lo stesso giorno che Plinio il Giovane cita, quando riferisce dellImperatore Traiano, nel momento in cui lo stesso Plinio, governatore della Bitinia (Provincia romana che comprende le citt di Nicea, Nicomedia e Calcedonia), conduce i processi contro i cristiani. La Bitinia, al tempo di Plinio, era gi popolata da un grande numero di cristiani, tanto che, secondo la lettera di Plinio, i templi pagani venivano disertati, perch i cristiani convertiti dal paganesimo non vi andavano pi e non compravano pi la carne usata per la celebrazione dei sacrifici pagani. Questo fu un altro motivo di inquietudine per il popolo. Ritornando a Plinio, vero che non parla di domenica, ma dice semplicemente che ad un preciso giorno i cristiani si riunivano e cantavano un inno a Dio e a Cristo. La sua lettera a Traiano pu essere data intorno agli anni che vanno dal 112 al 113. In un tempo di 10 anni posteriori alla Didach notiamo lo stesso uso osservato in Bitinia. Dunque, questo fa comprendere che lAsia Minore stata interessata ad un numero alto di conversioni dal paganesimo. Segue adesso la testimonianza di Ignazio di Antiochia, che avverte i cristiani di Magnesia che il giorno di culto cristiano non pi il sabato, ma il giorno del Signore in cui sorta la nostra vita tramite lui e tramite la sua morte e che mediante questo mistero noi abbiamo ricevuto la fede per essere trovati discepoli di Ges Cristo (Ignazio, Lettera ai magnesiani, cap. 9, v.2). Quindi abbastanza significativo che le prime testimonianze, del nuovo giorno di culto cristiano, da una parte, attestino lesistenza della frazione del pane - nella Didach e negli Atti - mentre, dallaltra, questa celebrazione specifica ai cristiani. Inoltre, la pi antica testimonianza dalla Didach che proviene proprio dalla citt - Antiochia - nella quale i fedeli di Ges per la prima volta furono chiamati cristiani. Sembra, dunque, essere stata la citt di Antiochia il punto di partenza di questo nuovo nome della domenica. Se si cerca di valutare correttamente le due denominazioni - primo giorno della settimana e dies dominica - possiamo pensare rispettivamente, con una certa probabilit, che luso del primo giorno della domenica sia di origine giudeo-cristiana (gerosolimitana) mentre il secondo sia di origine pagano-cristiana e antiochena. Questa ipotesi non molto lontana dalla realt. Ora, la prima descrizione del culto domenicale la dobbiamo a Giustino il filosofo, verso la met del II secolo; egli nel cap. 67, vv. 3-8 della prima Apologia dice: Nel giorno che si chiama giorno del sole si tiene una riunione di tutti quelli che abitano in uno stesso luogo, sia nelle citt che nelle campagne. Vi si leggono le memorie degli Apostoli e gli scritti dei profeti per quanto lo concede il tempo. Poi quando il lettore ha finito il presidente dellassemblea prende la parola per indirizzarci degli avvertimenti ed esortarci allimitazione di questi bei esempi o insegnamenti. Poi ci alziamo tutti insieme e preghiamo ad alta voce, e come stato detto pi sopra, quando abbiamo finita la nostra preghiera, viene portato del pane come del vino e dellacqua. Il presidente fa salire verso il cielo delle preghiere e dei rendimenti di grazie, per quanto possibile. E il popolo esprime la sua adesione con lacclamazione amen. Poi ha luogo la distribuzione e la divisione, ognuno ricevendo una parte di Eucaristia. Se ne invia anche agli assenti per il tramite dei diaconi. Quelli che lo possono e che vogliono dare qualcosa, danno liberamente ognuno quello che vuole ed il raccolto deposto ai piedi del presidente. E lui che fa distribuire dei soccorsi agli orfani e alle vedove, a quelli che sono nel bisogno, perch malati o per qualche altro motivo, cosicch ai prigionieri e agli ospiti stranieri. Insomma, quello che soccorre tutti quelli che sono nel bisogno. E il giorno del sole, che noi ci riuniamo tutti insieme perch questo giorno il primo in cui Dio, trasformando la tenebra e la materia cre il mondo, giorno in cui Ges Cristo nostro Signore stato risuscitato dai morti, era stato crocifisso, il giorno prima di saturno e lindomani di questo giorno, cio il giorno del sole apparso ai suoi apostoli e ai suoi discepoli ed insegn loro quello che abbiamo esposto. Giustino descrive una riunione localizzata nel tempo e nel luogo, cio a Roma, dove si trova in quel momento e quando scrive la sua apologia agli imperatori, intorno allanno 150. Negli atti del suo martirio, daltra parte, risulta che nella stessa citt di Roma vi erano parecchie riunioni liturgiche del tipo di quelle descritte da Giustino, la cui descrizione molto verosimile. Tale descrizione sembra essere abbastanza rappresentativa delluso, del tempo e del luogo, cio un uso di una Chiesa ellenizzata, a dimostrazione che al tempo era diffusa la lingua greca tra il ceto medio. Questa riunione fissata alla domenica e commemora due cose: il primo giorno del mondo (la creazione) ed il giorno della risurrezione. Si nota qui un primo sviluppo tematico nel significato della domenica: alla risurrezione del Signore stata aggiunta la commemorazione dellopera creatrice di Dio, come del resto avveniva anche nelle riunioni sabbatiche che commemoravano anche lopera salvifica di Dio durante lesodo. Unaltra caratteristica riguarda una mancata fissazione del testo relativo alle preghiere dei fedeli e del presidente: la preghiera lasciata alla libera aspirazione di ognuno ed in modo particolare alla libera aspirazione del presidente (il vescovo o il presbitero) dellassemblea liturgica. Inoltre, il medesimo presidente, non designato da un termine tecnico (filologicamente ed in senso etimologico, presidente significa stare davanti o quello che presiede ), perch non un termine che designa una funzione, ma un termine che designa un atto. Ora, questo presidente, non solo fa la preghiera a nome di tutti, ma pronuncia lomelia e distribuisce i soccorsi. E quello che potremo dire un capo di comunit; tale espressione non deve essere troppo formalizzata come se si trattasse necessariamente di una funzione fissa. In rigore di

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termini, il presidente lo potrebbe svolgere un cristiano oggi ed un cristiano domani. E colui, dunque, che presiede attualmente. Noi ci troviamo allorigine di questa tradizione che va accolta nel suo divenire, anche se rimane difficile da compiersi perch siamo costretti a capovolgere le nostre idee ed il nostro modo di pensare. Gli elementi sui quali fatta la preghiera sono chiaramente indicati, cio il pane, il vino, lacqua. L per capire dobbiamo riferirci ai costumi e agli usi del tempo: pane e vino erano gli elementi normali di un pasto, ma perch lacqua? Perch gli antichi non bevevano il vino senza lacqua. Il vino antico era molto pi forte del nostro (raggiungeva anche i 18 gradi), per cui era necessaria laggiunta dellacqua che per di pi non era fredda, ma tiepida. Ora, Giustino a darci queste indicazioni: questo vino e questo pane sono eucaristiati, cio su di loro stata pronunciata la preghiera di ringraziamento. Questi elementi eucaristiati non sono pi il pane ed il vino, ma la carne e sangue di Cristo tramite un discorso di preghiera che viene da Cristo. Quindi la formula eucaristica ha origine dal Signore, probabilmente quella derivante dai racconti dellistituzione dellEucaristia nei Vangeli. Quindi questo pane e vino sono diventati corpo e sangue di Cristo nella maniera in cui il Logos di Dio diventato carne in Ges Cristo. Si tratta, allora, di una specie di incarnazione rinnovata. Perci tale pane e tale vino nutrono nostro sangue e nostra carne tramite un cambiamento (I Apologia 66, 2 metabol o cambiamento). Non si parla di transustanziazione, ma di questo cambiamento che malgrado appaia povero nellambito della teologia odierna, abbastanza chiaro. Inoltre questa eucaristia il memoriale della sofferenza e della risurrezione di Cristo (Giustino, Dialogo con Trifone 41,1). E un dialogo pi meno fittizio che Giustino avrebbe avuto con un Ebreo chiamato Trifone. E possibile che questo dialogo sia effettivamente avvenuto tra Giustino e gli Ebrei, durante i suoi viaggi. Questa passione e la risurrezione del Signore, Giustino le colloca tra le prodezze del Signore, simili a quelle che il Signore nel passato ha compiuto al tempo di Mos. LEucaristia non soltanto una delle prodezze del Signore, ma il compimento di tutti i prodigi compiuti nel passato. Il ricordo di queste magnalia dei viene di nuovo riattualizzato. Quindi lEucaristia rende nuovamente attuali la passione e la risurrezione del Signore, perci conviene celebrarla nel giorno ebdomadario in cui si verificarono per la prima volta questi avvenimenti. Nella Apologia e nel Dialogo a Trifone possiamo trovare un primo schizzo di una teologia dellEucaristia. Nono solo Giustino testimone delluso, come si osservava al suo tempo, cio alla seconda met del II secolo, ma ancora uno dei primi (non il primo in assoluto se si tiene in conto le lettere di Ignazio, dove c un altro tentativo di interpretazione teologica). Siamo in un epoca in cui sta prendendo corpo la liturgia primitiva della Chiesa; siamo in un tempo in cui questi riti fanno riferimento al gesto di Cristo dellultima Cena, ma nello stesso tempo acquisiscono una consistenza molto pi complessa del medesimo gesto di Cristo, in primo luogo (lo notiamo bene gi nella testimonianza di Giustino) perch nella riunione cristiana confluiscono due usi diversi: a) il sistema delle letture, dei canti e della liturgia occupa la prima parte della celebrazione che derivata dalluso sinagogale; b) un uso propriamente cristiano che consiste nella frazione del pane in ricordo del gesto del Signore, durante lultima cena, mediante una preghiera di ringraziamento. Si tratta di uno sviluppo del rendimento di grazie, accompagnato da una preghiera di ringraziamento che d il nome a tutto il rito eucaristico.

__________Note Personali di Studio__________________________________________________________

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[PC 511.3] La Pasqua annuale La pi antica celebrazione della Pasqua fu quella della domenica, Pasqua settimanale. I cristiani non pensavano di celebrare il ritorno annuale dellavvenimento prima della fine del I e dellinizio del II secolo. Paolo si era accontentato di suggerire ai fedeli il nuovo senso della Pasqua ebraica: Non sapete che un po di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio per essere pasta nuova, poich siete azzimi. Perch nostra pasqua Cristo ed stato immolato. Celebriamo la festa non con vecchio lievito, n con lievito di malizia e di perversit, ma con azzimi di sincerit e di verit. (1Cor 5,6-8) Allude al rito ebraico di vuotare la casa del vecchio lievito per ricominciare con la Pasqua un nuovo anno. Sembra che la lettera sia stata scritta nellanno 57, probabilmente nelle vicinanze della Pasqua ebraica. San Paolo reinterpreta il vecchio rito ebraico: il pane azzimo era il pane senza lievito durante la festa di Pasqua. Per il cristiano avvenuto un cambiamento analogo con la morte e la risurrezione di Cristo. Paolo da cos al vecchio rito ebraico un senso nuovo. Nella comunit di Corinto cera un incestuoso che voleva essere riammesso nella comunit senza altra formalit. Azzimo esente da ogni lievito, come la vita cristiana in purezza e verit. Il concetto di Pasqua ebraica, di liberazione dellEsodo, rinnovato: non pi liberazione dalla servit dEgitto, ma dal peccato. I cristiani continuavano a celebrare la Pasqua ebraica, particolarmente i cristiani di Gerusalemme e quelli delle comunit ebraiche della diaspora. La rottura tra giudaismo e cristianesimo avviene verso la fine del I secolo. Abbiamo vari indizi: La distruzione del tempio Intorno all85 gli ebrei celebrarono una specie di Sinodo di Rabbini a Jamnia, dove decisero di non considerare pi ebrei i cristiani. Cfr il racconto di Gv sul cieco guarito ed espulso dalla sinagoga La situazione divenne universale quando nel 135 Gerusalemme spar come tale e fu sostituita da Aeia Capitolina (da Aeius Adrianus). I cristiani celebravano la Pasqua ebraica, il 14 Nisan, anniversario simbolico dellEsodo e della passione del Signore secondo Gv 18,28 e 19,14. Questo luso quartodecimano che risale alle origini della chiesa. Qual il senso cristiano dato alla Pasqua giudaica? Come si esprime questo nuovo senso? Risponderanno i documenti. Secondo lapocrifa Epistola degli Apostoli (fine I e inizi del II sec.), la Pasqua del 14 Nisan era la commemorazione annua della passione di Cristo. Tale commemorazione avveniva durante una vigilia notturna che si chiudeva al canto del gallo. La lettera esiste in diverse versioni orientali: etiopica, copta, siriaca. Larea egizia sembra quella in cui la lettera sembra nata. Ci sono due Omelie Pasquali del 2 e 3 secolo, che danno alla festa una spiegazione diversa. Il 14 Nisan sarebbe la commemorazione unitaria di due avvenimenti: Passione e Risurrezione. Di queste due omelie: 1. Pronunziata da Melitone di Sardi circa 160-170. 2. Anonima ispirata al trattato di Ippolito sulla Pasqua1 Melitone spiega che la Pasqua cristiana era stata preparata da lontano (prooikonome,w) per ottenere credenza quando fosse stata realizzata, perch prefigurata da molto tempo nella Pasqua Ebraica. 2 Siamo in presenza di un esempio di esegesi tipologica: lAT prefigura il NT e il NT realizza lAT. Luso quartodecimano sembra essere stato universale in tutta la chiesa e continua ad essere osservato in Asia Minore fino alla fine del 2 secolo. Verso i confini della Siria con la Persia, luso si prolung molto pi tardi. Delluso abbiamo parecchie testimonianze antiche. Policarpo a Smirne, Policrate di Efeso osservano luso quartodecimano. Ireneo di Lione, Epifane di Salamina, ne sono testimoni, ma nonli osservano pi. Il secondo uso era quello di celebrare la Pasqua di Domenica, dopo il 14 Nisan. Nacque dopo Jamnia e la sua diffusione si fece progressivamente e non sensa difficolt. Secondo Epifanio, nel Panarion, collezione di eresie antiche, le prime difficolt sorsero verso il 135, dopo la conquista di Gerusalemme da parte di Adriano, quando sparirono anche a Gerusalemme i vescovi giudeo-cristiani, che erano tutti della famiglia di Ges. La situazione spar con la Cfr. SC 123 e 127. Lo studio della questione in M. RICHARD, La question Pascal, LOrient Chretienne 6 pp.169-212. Contro il DUCHESNE? esprime la sua opinione nella Storia Antica della Chiesa vol. I 186-212. 2 Cfr. SC 123 pp. 92-93.
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ristrutturazione della citt e con la comparsa di vescovi pagano-cristiani. In questa congiuntura si crearono delle difficolt tra i partigiani della Pasqua quartodecimana e quelli della Pasqua di Domenica. In quanto esistono ancora al tempo del Concilio di Nicea (325), il concilio rende universale e obbligatoria la celebrazione nella domenica dopo il 14 Nisan. La storia registra altre difficolt: Laodicea di Frigia: siamo informati da Eusebio di Cesarea che riferisce sulla base di documenti provenienti da Melitone di Sardi e Clemente Alessandrino.3 Questi menziona lopera sulla Pasqua nel suo proprio trattato sulla Pasqua, composto a causa del libro di Melitone di Sardi. (informazione di quarta mano). Melitone, nel frammento riportato da Eusebio,4 dice: Sotto Servilio Paolo proconsole dellAsia, al tempo del martirio di Sagaris, ci fu una grande disputa a Laodicea a riguardo della Pasqua, che era in corso di celebrazione. La testimonianza di Laodicea data da Eusebio tramite due coordinate cronologiche: A. Il proconsolato di Servilio Paolo. Personaggio sconosciuto nel II secolo. Eusebio ha mal trascritto il nome, esiste piuttosto un Sergius Paulus. Difatti Rufino traduce con Sergius Paulus. Si trova un Lucius Sergius Paulus, proconsole nel 164-166. B. mor. Il martirio di Sagalis. Questo nome si trova solo in Eusebio, non possiamo verificare quando visse e

La controversia si pu datare nel 165. Oggetto della controversia. Eusebio inserisce la controversia nei suoi capitoli sulle controversie pasquali, in cui precisa loggetto. NellHist. Eccl V, 23,1-2 scrive: Le chiese di tutta lAsia, seguendo una tradizione molto antica, pensavano che si dovesse osservare il giorno decimoquarto della luna per la Pasqua della salvezza, giorno in cui era prescritto agli ebrei di immolare lagnello, e che si dovesse allora porre termine in ogni caso al digiuno, qualunque fosse il giorno della settimana in cui cadeva la festa. Per le chiese del resto della terra non avevano labitudine di osservare questo costume, ma seguendo la tradizione apostolica, mantenevano luso in vigore fino ad oggi, pensando che non era conveniente porre fine al digiuno in altro giorno che non fosse la risurrezione del Signore. Sinodi e assemblee di vescovi si riunirono a questo proposito e tutti, unanimemente, presero il decreto ecclesiastico per i fedeli di ogni parte del mondo, secondo il quale non si doveva celebrare il mistero della risurrezione del Signore in un giorno diverso dalla domenica e che soltanto in quel giorno si doveva porre fine al digiuno pasquale. Per riassumere la maniera usata da Eusebio: Egli oppone luso quartodecimano di una provincia alluso di tutte le altre chiese. Questuso era molto localizzato, si pensa allodierna Turchia occidentale, Efeso e Smirne. Nelle altre chiese si celebrava la Pasqua nella domenica seguente il 14 Nisan. La presentazione di Eusebio sembra essere semplificata. La decisione che lui dice presa una volta, sembra essersi scaglionata per parecchi anni nel tempo. Cos si dovrebbe spiegare il decreto di Laodicea. Dice che la Pasqua cadeva proprio nei giorni del concilio, inoltre ricorda lopera di Melitone di Sardi, che era stato allorigine del dibattito e che stato rifiutato da Clemente Alessandrino, la cui opera non ci pervenuta. Siamo ridotti alle informazioni di Eusebio che sono visibilmente semplificate. Ma con sicurezza possiamo affermare che Melitone partigiano della Pasqua quartodecimana, mentre Clemente sostenitore della Pasqua annua di domenica. Questo loggetto del dibattito di Laodicea, anche se possibile che la questione si sia allargata ad altri problemi: come mettere daccordo i dati non omogenei dei Vangeli, la tradizione sinottica e quella giovannea. Difficolt a Roma, durante lepiscopato di Vittore (189-199). Questo problema gi complicato in se stesso, ma lo di pi se teniamo conto della posizione contraddittoria degli storici attuali che hanno ragionato sul problema. Occorre tornare alle fonti e non tener conto degli storici. 5 Eusebio sembra disporre nella sua biblioteca di Cesarea di una documentazione pi ricca di quella che appare nellHist. Eccl. Parla infatti di Sinodi e Riunioni di vescovi I Sinodi erano presieduti da Teofilo di Cesarea e Narciso di Gerusalemme, le cui lettere sono state conservate. Conosce per sentito dire una lettera sinodale romana, al tempo in cui Vittore era vescovo. Era a conoscenza di lettere dei

Cfr. Historia Eccl. V, 26 n. 3-4. Cfr Hist. Eccl. IV, 26, 3. 5 Cfr. DUCHESNE, vol 1, pp. 285-291; ID, Origini del culto cristiano, pp. 249-253.; BOTTE, La question pasqal; CANTALAMESSA, La Pasqua nella chiesa antica.
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Vescovi del Ponto, riunioni presiedute dal vescovo Palamas, Sinodi delle comunit della Gallia, di cui Ireneo era vescovo, di altre riunioni dei vescovi di Osroene (Asia) e di Bacchilo, vescovo di Corinto. 6 Riassume questa documentazione in una frase: Tutti costoro espressero una stessa opinione e stabiliscono un decreto uguale. Aggiunge che la loro unica regola di condotta quella di cui ha parlato: la domenica seguente il 14 Nisan. Sulla particolarit delle decisioni non apprendiamo nulla. Cos facendo sembra contraddirsi: allinizio del capitolo ricorda lantichissima tradizione della pasqua annuale di domenica, nella seconda parte le decisioni sinodali del 2 secolo. Il problema stabilire lantichit di questa tradizione. Lalternativa 1 secolo o fine del 2 notevole, in unepoca, in cui tutto in formazione. La sua informazione deriva dallimbarazzo per lantichit della tradizione quartodecimana, come difendere lantichit dellaltra tradizione? Eusebio cita due testimoni importantissimi: Policrate di Efeso e Ireneo di Lione. Policrate scrive a nome dei vescovi Asiatici al Vescovo Romano Vittore. Dice che in Asia loro celebravano la Pasqua il 14 giorno secondo il Vangelo.7 La tradizione quartodecimana ha per garanti Filippo, uno dei dodici, e le sue figlie, Giovanni che ha riposato sul petto del Signore, Policarpo di Smirne, Trasea di Eumenia, Sagaris di Laodicea, vescovo e martire (peso particolare della loro testimonianza), Melitone di Sardi. Policrate lottavo vescovo della sua famiglia, nella quale si sempre osservata questa data. Cos per Eusebio fondata la tradizione quartodecimana. La tradizione antica non impression Vittore che scomunic i vescovi asiatici. 8 Il pi notevole dei difensori delle persone fu Ireneo di Lione che per Eusebio il 2 testimone che parla a favore dei fratelli. 9 Ireneo era partigiano della Pasqua domenicale, per esorta Vittore a tornare sulla sua decisione. Completa poi linformazione quando parla delle difficolt sorte a Roma sulla durata del digiuno prepasquale: 1, 2 o 3 giorni? La divergenza dei costumi non aveva impedito la pace fra le chiese. Eusebio offre una testimonianza importante che mostra Ireneo conoscitore esatto della situazione romana. Nel 177, al tempo della persecuzione di Lione, Ireneo era stato mandato dai martiri per intercedere a favore della tradizione asiatica. Eusebio dice: I presbiteri anteriori a Sostene (vesovo di Roma) e che furono a capo della Chiesa che ora governi tu, parlo di Aniceto, Pio, Igino, Telesforo e Sisto. Costoro non osservavano la costumanza e non lhanno imposta a quelli che erano con loro. Anche se non losservavano loro stessi, erano in pace con coloro che losservavano. Eppure nessuno fu mai rigettato per questo motivo, ma anzi, gli stessi tuoi predecessori che non osservavano mandavano leucarestia a coloro di altre comunit che losservavano Lo scandalo della decisione di Vittore era grande per i non osservanti della tradizione quartodecimana. Nessuno fu mai rigettato a causa della differenza. La differenza di osservanza non impediva la comunione di fede. Il verbo threi/n in Eusebio senza complemento, vuol dire che parla di osservanza. Dunque due sono le tradizioni, lasiatica e la romana. Vittore ha voluto imporre luso romano agli asiatici. Il problema quale fosse luso romano prima di Vittore. Per Duchesne luso romano di Vittore quello di sempre. 10 Questa posizione non trova accordo globale.11 Roma avrebbe celebrato la pasqua solo di domenica, ogni settimana. Non ci sarebbe stata Pasqua annuale. La decisione di istituire la festa annuale di Pasqua sarebbe intervenuta prima di Vittore, al tempo di Eleuterio, allinizio della seconda met del 2 sec. La Chiesa romana decide allora di celebrare la pasqua una volta allanno. Di questa festa Vittore avrebbe preteso di farne un segno di unit. In realt Ireneo, citato di Eusebio, non oppone ai quartodecimani luso di celebrare la Pasqua la domenica dopo il 14 Nisan, ma la traduzione del Bardi forza il testo greco: Costoro non hanno osservato e non hanno imposto questa osservanza agli altri. Ma qual questa osservanza? Mi pare che questa espressione voglia dire che ad eccezione della celebrazione domenicale, i romani non conoscevano la celebrazione annua della Pasqua. Pur non celebrandola, erano in buoni rapporti con le altre chiese che la celebravano. Il Papa sapeva che luso asiatico rimontava a Giovanni e agli altri apostoli. Dal canto suo Policarpo dice che si deve tornare alluso ??????

Cfr Hist. Eccl. V, 23, 3. Hist. Eccl. V, 24, 2-8. 8 Hist. Eccl. V, 24, 9-10. 9 Hist. Eccl. V, 24, 11. 10 Cfr. DUCHESNE, Storia Ecclesiastica; DANIELOU, ne La nouvelle histoire de lEglise, vol I, pp. 106-107; ODO CASEL .. 11 Cfr. HOLL, RICHARD nellarticolo gi citato.
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Aniceto cedette a Policarpo lonore di (celebrare leucarestia) nella sua chiesa, separandosi in pace. In tutta la chiesa si era in pace, sia che si osservasse, sia che non si osservasse il 14 Nisan. 12 Lepisodio ricco di insegnamenti: Vittore ed Ireneo sono due temperamenti diversi, uno autoritario, laltro pacifico. Dice che Ireneo portava bene il nome perch era pacificatore di nome e di fatto. Ireneo si rivela migliore conoscitore dellusanza romana, perch la memoria di Vittore risale a Sotero, fino al sec. ?. Nella persona di Vittore il vescovo chiaramente emerso dal gruppo presbiterale, vescovo monarca, anche se Ireneo preferisce presbiteri per questi vescovi. Ireneo fedele alle usanze antiche, pi di Vittore. Latto autoritario ha segnato in modo durevole la memoria della sua chiesa. Eusebio permette di completare il quadro, illumina le origini del costume romano. Sulla questione della Pasqua ci fu uno scisma13 Blasto vuol introdurre luso quartodecimano. Ci pu giustificare lintervento di Vittore, che in realt voleva ricomporre uno scisma interno, ma ha allargato troppo lorizzonte. Nel 325 il Concilio di Nicea conferisce alla chiesa dAlessandria il compito di fissare la Pasqua e di comunicarla alle altre chiese. Alessandria aveva ereditato delle conoscenze scientifiche (astronomiche). In Occidente la festa era celebrata dopo il 14 Nisan, la festa la cinquantina pasquale. Terulliano, a proposito del miglior tempo per i battesimi, scrive: Il giorno pi solenne per il battesimo la Pasqua, perch in essa si compiuta la passione del Signore, nella quale siamo battezzati. Altro giorno quello della cinquantina pasquale. Ma ogni domenica, ora e stagione si prestano allamministrazione del battesimo. Se ci sono tempi pi solenni, la loro grazia rimane autentica.14 Cos attestata alla fine del 2 sec. lesistenza di un periodo festivo di 50 gg pasquali, giorni di gioia in cui sono soppressi tutti gli usi penitenziali (si canta lalleluia, si sta in piedi, non in ginocchio, non si fanno digiuni ed atti di penitenza). In modo analogo si sviluppato un periodo preparatorio alla Pasqua. In alcune chiese era in uso un digiuno assoluto, uno, due o tre giorni prima della Pasqua quartodecimana. Un digiuno pi esteso lo vediamo attestato in Siria, nella prima mety del 3 sec. nella Didascalia Apostolorum. Da questi nuclei uscir luso della quaresima. Ma prima si costituisce il Triduo Pasquale, Venerd, Sabato, Domenica. Poi si aggiunger il Gioved Santo. Vediamo poi attestata la settimana intera del digiuno di Pasqua. Sono specificazioni cronologiche progressive per commemorare levento della passione, morte e risurrezione di Cristo. La celebrazione ancora unitaria, non distingue ancora giorni precisi per la sepoltura e la risurrezione. La quaresima si costituisce solo nel IV secolo, quando la preparazione battesimale prese una forma istituzionalizzata. I catecumeni dovevano farsi conoscere allinizio del periodo, farsi iscrivere nel registro e seguire una preparazione intensiva, con riunioni ogni giorno del periodo, preghiera e altri esercizi penitenziali e alcuni interventi rituali (imposizione delle mani e segni di croce, esorcismi). La preparazione ascetica (digiuni, preghiere, elemosine, vigilie notturne) rappresentava un impegno forte che richiedeva la cessazione di ogni lavoro. Erano presi a carico della Chiesa. Esercizio spirituale di 40 giorni. un periodo preparatorio al battesimo e per loro anche di preparazione alla risurrezione di Ges. preparazione unitaria al Battesimo di questi candidati. La Pasqua era diventata il punto centrale di riferimento durante lanno. Questa evoluzione percepibile solo nel IV secolo.

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Hist. Eccl. V, 24, 17. Hist. Eccl V, 15; 20,1. De baptismo 19, 1-3.

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Storia dei principali riti Vedremo: 1. Il battesimo, ed il complesso iniziatico dell'entrata nella vita cristiana; 2. L'eucarestia, considerata come atto di culto centrale nel cristianesimo Il Battesimo.15 Seguiamo le testimonianze in ordine cronologico, dalla Scrittura fino ai Padri della fine del VI secolo. Il battesimo specificamente cristiano, inutile cercarlo nell'AT. Le pi antiche testimonianze sono di S. Paolo e della sua scuola. Quando nella 1Cor Paolo dice che lui non ha celebrato battesimi a Corinto, fa eccezione per tre persone, o tre gruppi di persone: per lui sono delle eccezioni alla regola di non battezzare. Il motivo lo spiega in 1Cor quando critica questi club, le parti che si richiamavano a Paolo, Apollo, Pietro, Cristo, come se fossero stati battezzati nel nome di Paolo, Pietro od Apollo, o come se Cristo stesso li avesse battezzati. Si vede una comprensione sbagliata del battesimo, parla di fazioni e lascia intravedere che il battesimo non amministrato a nome di Paolo, Pietro o di Apollo. In un capitolo successivo della lettera, 1Cor 6,11, dice espressamente che i Corinzi sono stati lavati, santificati e giustificati nel nome del Signore Ges Cristo e nello Spirito del nostro Dio. Il problema sapere se battezzare nel nome di Cristo esprime una formula battesimale. Nella stessa lettera, al cap. 7 v. 14,16 alcuni vedono un richiamo al battesimo dei bambini. In realt del battesimo dei bambini non fatta alcuna allusione in questo passo. Inoltre, se il congiunto pagano santificato dall'altra parte cristiana, per analogia i bambini sono santificati dai genitori gi cristiani. Del passo pu essere data un'interpretazione stretta, il battesimo, e una pi larga che mette in questione il battesimo sacramentale, forse il battesimo dei bambini in et di ragione. In Ef 5,26 Paolo fa un breve discorso sui doveri di famiglia, sui rapporti tra marito e moglie. L'apostolo propone alla coppia il modello di Cristo che per amore della chiesa si consegnato per santificarla e purificarla "con una parola nel bagno d'acqua". Qui c' allusione al battesimo, perch due sono gli elementi essenziali: il bagno d'acqua e la parola di santificazione. Non si parla di ministro del battesimo e di altre circostanze. Nel testo greco diverso. Nella Vulgata c' l'aggiunta: "il bagno d'acqua con una parola di vita". Ma la Vulgata traduzione latina fatta da Girolamo alla fine del IV sec. Girolamo lo ha detto in funzione di quello che si faceva nel suo tempo, in modo pi o meno consapevole. L'epistola agli Ebrei sviluppa una specie di dottrina sul battesimo, dalla quale risulta che il battesimo era prassi comune nella chiesa al tempo in cui fu redatta. In 6,1-2 sono enumerate: 1. la conversione dalle opere morte 2. la fede in Dio 3. l'istruzione sul battesimo 4. l'imposizione delle mani. C' allusione esplicita al battesimo. Abbiamo l'impressione di un'allusione alla preparazione battesimale e ad un rito complementare. Ma il problema sapere quali sono i riti cristiani e se per caso non c' un ricordo pi o meno esplicito a pratiche ebraiche o al battesimo di Giovanni. L'autore dell'epistola enumera diverse tappe nel battesimo: 1. Conversione 2. Fede 3. Imposizione delle mani. Cio, preparazione al battesimo (catecumenato), il battesimo, riti complementari. In 6,4 e 10, 32 abbiamo i termini fotismoi e fotismoj. Il battesimo chiamato illuminazione, secondo questo vocabolario battesimale. l'illuminazione dell'uomo che riceve i lumi della rivelazione cristiana. L'effetto spirituale parallelo al bagno del corpo. In 10,22 leggiamo:
15 Per la bibliografia: XXXIII Settimana di studi sull'alto Medioevo, pubblicata nel 1987 dal Centro Italiano sull'Alto Medioevo; SAXER, libro pubblicato dallo stesso centro di studio nel 1988, 21992; segu una raccolta di testi patristici sul battesimo, soprattutto del IV e V secolo; BENOIT - MUNIER, Le bapteme dans l'eglise ancienne, Berna 1994. 16 "Perch il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, mentre invece sono santi."

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I cuori sono puliti da ogni sozzura della coscienza cattiva e il corpo lavato con acqua pura.

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Anche qui vediamo un parallelismo tra rito esteriore e il bagno spirituale. La 1Pt ricorre alla tipologia del battesimo, alle figure veterotestamentarie che spiegano il rito cristiano. Una delle figure che torneranno spesso il diluvio e l'arca di No. In 3,20 troviamo: No costruiva larca, nella quale un piccolo numero, cio otto persone, furono salvate per mezzo dellacqua (questo il tipo). Lantitipo il battesimo, che che vi salva adesso e non consiste nellallontanare la sozzura del corpo, ma limpegno a Dio di una buona coscienza mediante la risurrezione di Cristo. Elementi importanti sono: 1. Il parallelo tra lepisodio veterotestamentario e il compimento nel NT 2. Lacqua lelemento materiale per salvare la vita delle persone. Nel battesimo i salvati sono molto numerosi. 3. La parola importante avnti,tupoj che introduce il battesimo, presuppone il tu,poj, larca di No. lesegesi tipologica: il modello un fatto dellAT che si realizza con il NT. LAT annuncia il NT e il NT compie lantico. Larca di No salv 8 persone dal diluvio, lantitipo il battesimo cristiano, che per non salva i corpi, ma le coscienze e suppone da parte del battezzato un impegno, reso efficace e possibile mediante la risurrezione di Cristo. Larca della nuova alleanza la chiesa. Questa tipologia si ritrover come un filo conduttore attraverso i testi patristici. Lesegesi tipologica affonda le sue radici nella Scrittura, nella rivelazione. I padri in questo modo di procedere seguono lesempio di Pietro. Gli ATTI sono stati composti ad Antiochia negli anni 70/80 del primo secolo. Troviamo il ricordo di parecchi battesimi celebrati nel nome di Cristo o di Ges: Cfr 2,38; 8,12-16; 10, 48; 19,5-26. Inoltre per trovare una formula simile: At 22,16; 1Cor1,13; Gal 3,27; Gc 2,7. Il primo batte4simo che ci interessa quello di Paolo. Gli Atti non danno alcuna indicazione, riferiscono il fatto senza dare particolari sullo svolgimento: viene battezzato da Anania e guarito dalla cecit (cfr 9,18). Sono riferiti parecchi battesimi di gruppi: a Samaria 8,12-16 la famiglia di Cornelio17 10, 48 Lidia a Filippi16,15 la guardia della prigione a Filippi 16,33 a Efeso 19,5

In questi passi si parla solo di battesimo, cio di un bagno dacqua. In altri passi si parla dellimposizione delle mani per conferire lo Spirito Santo, rito a volte distinto dal battesimo. I samaritani battezzati dopo aver ricevuto lo Spirito con limposizione delle mani (cfr 8, 15; 19,6). Nel caso di Cornelio il dono dello Spirito precede il battesimo, il fatto che permette a Pietro di battezzare Cornelio, un non ebreo, pagano (10,47-48). Un caso particolare il battesimo delleunuco (8,26-39), che d immagine viva del modo con cui amministravano i battesimi. Leunuco tornava da un viaggio a Gerusalemme, doveva essere un ebreo, forse discendente da quelli cacciati nella dispersione della diaspora. Era eunuco della regina Candace, che non si sa chi fosse. LEtiopia era indeterminata: si indicavano le regioni oltre il Mar Rosso, la parte orientale e non solo lEtiopia in senso stretto, anche i paesi dellOceano Indiano. Letiope torna dal pellegrinaggio nel suo carro, doveva avere un cocchiere perch leggeva il profeta Isaia sul Servo di Jahv (53,7ss), senza comprendere. Il pellegrino era un vero e proprio ebreo o un proselito? Forse era un pagano che si era avvicinato alla religione ebraica. Mosso dallo Spirito Filippo si avvicina, e spiegando il passo gli insegna la buona novella di Ges. Leunuco ha capito la lezione, chiede il battesimo che viene compiuto. Il battesimo preceduto da una breve catechesi, una breve istruzione, non un catecumenato lungo. Filippo dice: Se credi con tutto il cuore , il battesimo permesso. Rispose leunuco: Credo che Ges Cristo il Figlio di Dio. (8,37)18 C una variante nei codici: per alcuni codici pi sviluppata la confessione di fede. Si tratta di un rituale completo del battesimo primitivo. Possiamo cos riassumerlo: 1. Istruzione che mostra la corrispondenza tra AT e NT mediante unesegesi tipologica. 2. Il battesimo preceduto da una professione di fede, Ges il Figlio di Dio. un elemento nuovo attestato per la prima volta.

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La famiglia va intesa in senso antico: non solo i figli, ma anche i servitori e i domestici facevano parte della

domus. Nota del compilatore di questa trascrizione: Il testo citato dal professore una glossa molto antica che si ispira alla liturgia battesimale. Non tutte le traduzioni la riportano.
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3. Lelemento rituale del battesimo: compiuto in un luogo dove cera acqua. Che significa? Un fiume, una sorgente, una fontana, una cisterna dove le carovane si fermavano. In questo racconto non si parla di imposizione delle mani, c solo il bagno dacqua. Per concludere la rassegna neotestamentaria c una domanda che si pone: che significa la formula battezzare nel nome di Ges? C da distinguere il battesimo di Ges da quello di Giovanni Battista. Nel NT ci sono cristiani battezzati col battesimo di Giovanni che non conoscevano il battesimo di Ges e si facevano poi battezzare nel nome di Ges. Cera indeterminazione sul significato del battesimo: quello di Giovanni non quello di Ges. La ripetizione della formula in Paolo e Atti pu significare che siano state formule battesimali usate nei primi battesimi: Ti battezzo nel nome di Ges. La formula di Mt 28,18-19 formula pi precisa, ma forse cronologicamente posteriore. La formula di Mt trinitaria. Queste due formule sono echi di due usanze diverse e successive nel cristianesimo primitivo: a) Battezzare nel nome di Ges b) Battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. La stessa differenza la troviamo nella Didach, prima testimonianza patristica, datata agli inizi del II secolo, poco dopo lanno 100. Il cap 7,1ss dedicato al battesimo: 1.Per il battesimo battezzate nel modo seguente: dopo aver detto primariamente quanto precede, battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo in acqua viva. 2. Se non hai acqua corrente, battezza in altra acqua; se non puoi avere acqua fredda prendi acqua calda. 3.Se manchi delluna e dellaltra, versa per tre volte sul capo lacqua nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. 4. Che il battezzante e il battezzando e altre persone che lo possono, digiunino prima del battesimo. Ma comanda al battezzando di digiunare uno o due giorni prima. Il battesimo preceduto da istruzione previa che si trova nei 6 capp. precedenti: tau/ta pa,nta proeipo,ntej. Lespressione peri. de. tou/ bapti,smatoj sembra distinguere il paragrafo dai precedenti e dai successivi. Pi tardi dir: peri. de. th/j euvcaristi,aj. Listruzione precedente riguarda le cosidette due vie, secondo la tradizione giudaica il catecumeno deve scegliere una delle due vie. Il carattere preliminare di questa istruzione risulta da tau/ta pa,nta proeipo,ntej, solo dopo battezzate. C un chiaro legame tra istruzione previa e battesimo. Seguono nel passaggio che ho letto le istruzioni sul modo di conferire il battesimo. Il battesimo normale immersione nellacqua viva non riscaldata artificialmente. Se lacqua non basta, allora si usa un po dacqua sul capo. Le modalit pratiche del battesimo sono diverse, anche se c una preferenza evidente per lacqua viva. Si fa riferimento alluso cristiano corrente, attestato nel NT, Ges battezzato nel fiume e leunuco in un punto dacqua non precisato. Secondo Tertulliano Pietro aveva battezzato nel Tevere, per gli Atti apocrifi degli apostoli nel mare. Cera una grande variabilit nel luogo, a seconda delle possibilit locali e topografiche. La formula quella trinitaria che troviamo in Mt. Chi battezza? La Didach non lo dice. Il ministro non precisato, pu essere un cristiano qualsiasi. Non c ancora un ministro speciale incaricato del battesimo. Anche se il NT attesta che generalmente sono gli apostoli a battezzare i fedeli. Ma in comunit gi formate chi battezza? Rimane indeterminato. La formula non la sola che troviamo nella Didach. In 9,5 c allusione a formula cristologica: Nessuno mangi n beva della vostra eucarestia, tranne i battezzati nel nome del Signore. Questa formula ricorda quella degli Atti degli apostoli riguardo al battesimo nel nome di Ges. Sembra attestare una formula cristologica anteriore a quella trinitaria. Tanto che la formula di Mt per alcuni critici fabbricata nel IV secolo. La Didach nata in un ambiente vicino ad Antiochia, pi la campagna di Antiochia che la citt, perch certi indizi rivelano nel compilatore la conoscenza della campagna. Pu darsi che la doppia formula sia legata allesistenza di due comunit etniche ad Antiochia, la giudeo cristiana che battezzava nel nome del Signore, e la pagana che battezzava nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Questa con landar del tempo si fatta pi numerosa. La coesistenza di due formule rivela un rito in via di evoluzione. Per quanto riguarda il rito stesso, il battesimo in acqua viva sembra essere luso pi antico. Quando si comincia a battezzare nelle case con lacqua disponibile in grandi e piccole quantit, ci si accontentati dellinfusione (Tertulliano, De baptismo 4,3). Secondo la Didach, la preparazione battesimale non solo dottrinale (cfr. la dottrina delle due vie), ma anche ascetica. Questa consiste in un digiuno pi o meno lungo, per il battezzando due giorni, per il battezzante e gli altri cristiani che lo vegliano, in un digiuno preparatorio, probabilmente fino alla sera. Questo sottolinea il carattere comunitario della preparazione al battesimo: tutta la comunit invitata a condividere il digiuno.

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In un passo seguente, il didachista precisa che solo i battezati hanno il diritto di partecipare alleucarestia. C un intimo legame tra battesimo ed eucarestia. I non battezzati sono esclusi dalleucarestia. Nessuno mangi o beva della vostra eucarestia, se non quelli battezzati nel nome del Signore. Per questo il Signore disse: non date le cose sante ai cani. (9,5). Leucarestia lultima tappa del percorso iniziatico, liniziazione cristiana non completa senza eucarestia. La cerimonia del battesimo si conclude normalmente con uneucarestia. Testi pi tardivi diranno che la vigilia battesimale si conclude la mattina con la celebrazione delleucarestia. Ci non detto nella Didach, ma penso che non ci sia rottura tra usanza della Didach e quella del tempo successivo. Possiamo supporre anche al tempo della Didach una vigilia in cui si fa istruzione, battesimo ed eucarestia. Tra il battesimo del cap. 7 e preghiera eucaristica del cap. 8 e le preghiere eucaristiche che si trovano nei capp. 9 e 10, abbiamo una sequenza uguale a quella che troveremo in testi pi tardivi. Ad es. nei capp. 61-65 della prima Apologia di Giustino. Il battesimo primitivo appartiene al complesso iniziatico che comprende riti diversi che si seguono e sono integrati in un insieme. Il percorso iniziatico va dalla preparazione iniziale alleucarestia con il percorso intermedio. C conferma del carattere delliniziazione cristiana nellApologia di Giustino. L distinta leucarestia battesimale da quella che si ripete ogni domenica. Lordine lo troviamo in due documenti. Da una parte leucarestia faceva parte integrante del rituale, dallaltra c un rituale diverso per leucarestia domenicale. In questa sono menzionate letture, canti ed omelia nella prima parte, poi leucarestia propriamente detta quando sono presentati i doni, sui quali si fa la preghiera di eucarestia che si conclude con la comunione. la liturgia della parola seguita dalla liturgia propriamente eucaristica. Il seguirsi dei riti attestato in Giustino, ma dobbiamo supporlo esistente in qualche modo gi nella Didach. Leucarestia domenicale non doppia della prima eucarestia battesimale, modo diverso di celebrare leucarestia in circostanze diverse. La Didach consente di precisare le altre osservazioni fatte sul NT, come il problema delle due formule battesimali. Coesistono tutte e due nella Didach e nel NT, ma non nella stessa forma. Gli scritti del NT non permettono di stabilire chiaramente la successione cronologica delle due formule, mentre la successione cronologica sembra pi chiara nella Didach in relazione al contesto in cui le formule sono citate. La formula trinitaria si trova due volte nella Didach, mentre la formula cristologica citata a proposito di quelli che hanno ricevuto il battesimo e possono partecipare alleucarestia. Nel cap 9 lautore parla delleucarestia. Possiamo pensare in primo luogo che la formula cristologica riguarda un uso giudeo-cristiano, mentre la formula trinitaria delluso pagano-cristiano. In secondo luogo dobbiamo distinguere nella Didach autori diversi, che hanno preceduto il compilatore finale, dellinizio del 2 sec., che ha compilato documenti preesistenti. La sezione delle due vie libretto di origine ebraica e in certi casi il tema pagano, come quello di Ercole al bivio, tema pagano di Proclo di Ceas, V sec. a. C. Questo tema pagano lo troviamo in Oriente, e medio, e estremo. Il Bagawat indiano versione delle due vie. C una versione giapponese, le due strade. Il tema della diaspora stato ebraizzato, poi stato cristianizzato. Il compilatore finale della Didach cristiano di origine pagana, ed usa la formula trinitaria. Le due formule alludono alla coesistenza di due comunit, una giudeo-cristiana, laltra pagano-cristiana nella stessa citt, nelle quali la convivenza non sembra essere stata facile, quando si esprimevano in riti diversi. Al tempo in cui la Didach fu compilata la componente pagano-cristiana sembra essere pi importante dei giudeo-cristiani, sopraffatti dallarrivo sempre pi importante di pagano-cristiani. I giudeo-cristiani sono vecchi sopravvissuti ai primi tempi dellevangelizzazione. Il compilatore della Didach della generazione successiva. Allora luso trinitario posteriore a quello cristologico. Questultimo sembra essere stato il modo di battezzare al tempo dei primi apostoli, che poi scomparso. Nella Didach c stratificazione di testi provenienti da ambienti e tempi diversi. Perci possiamo collocare la Didach non necessariamente nella citt di Antiochia, ma in una regione molto vicina allinizio del 2 secolo. Se dobbiamo immaginare la successione cronologica: Gli Atti sono prima del 70, perch si chiudono con il soggiorno di Paolo a Roma. I Vangeli dopo il 70, Mt circa l80. La Didach allinizio del 2 secolo. La Didach rispecchia un cristianesimo primitivo che dal giudeo-cristianesimo si sviluppa progressivamente verso il pagano-cristianesimo, nella composizione e nellorigine etnica dei suoi membri.

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La testimonianza successiva sul battesimo alla met del 2 secolo: lApologia di Giustino. Tra la Didach e lApologia di Giustino si pu mettere la lettera dello Ps. Barnaba, intorno al 125-130. Se lepistola ci informa sul pensiero e su certe dottrine di altre correnti giudeo-cristiane, le sue informazioni sul battesimo sono quasi inesistenti. Parlando del battesimo lo chiama fotismoj, illuminazione, ma di passaggio. LApologia di Giustino ci d informazioni pi precise. Il suo scopo era di rispondere a certe critiche rivolte ai cristiani nella prima met del secolo. Le accuse fondamentali sono tre: Ateismo, perch non partecipavano al culto del panteon di Roma Cannibalismo, mangiavano la carne di un bambino, avviluppato nella farina Si baciavano, si chiamavano fratelli e sorelle, praticavano lincesto.

Accuse visibilmente popolari, che manifestavano incomprensioni del mistero cristiano, reinterpretato in una visione paganeggiante, incapace la novit della rivelazione cristiana. Il filosofo Giustino intendeva fare esposizione della dottrina e della prassi cristiana del suo tempo. Indirizza la sua apologia allimperatore Marco Aurelio e al figlio adottivo Lucio Vero. Giustino, filosofo, martire verso gli inizi degli anni 160, ha vissuto a Roma due volte successive, lo dice nelle sue apologie e nel Dialogo con Trifone. Nato a , ha girato per lintero impero. In Occidente non sembra essere stato oltre Roma. Qui apre una scuola privata, come era di moda a quel tempo: ogni filosofo poteva avere discepoli ed insegnare loro. Aveva stabilito la sua dimora sul bagno di Timoteo, che sembra essere stato vicino alla Tiburtina. Il testo corrotto nel codice: parla di Bagni di Martino, forse corruzione di Tiburtino. Scrive due apologie, la prima verso il 153-154. Per la seconda il problema capire se sia distinta dalla prima, o un complemento aggiunto alla prima. Rientra nella tradizione apologetica del 2 secolo dove i cristiani colti sentono il bisogno di difendere il cristianesimo dalle tre accuse accennate, riprese poi dai filosofi pagani (Porfirio per es.). Alcune di queste apologie non avevano destinatari, altre erano indirizzate agli imperatori. Lultimo degli apologisti sar Tertulliano, che indirizza lApologeticum al governatore della provincia dAfrica. ____Note Personali di Studio_____________________________________________________________________

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[PC 511.5] Siamo arrivati alla testimonianza di Giustino: nella sua prima apologia c' un primo passo, nel cap. 61 che riguarda la preparazione battesimale. Infatti, per rispondere con efficacia alle accuse rivolte ai cristiani dai Pagani, Giustino descrive le riunioni cristiane: Tutti quelli che si lasciano convincere e che credono alla verit dei nostri insegnamenti e della nostra dottrina e che dichiarano di poter conformarvi la loro vita, a questi noi insegniamo a pregare e a chiedere a Dio nel digiuno la remissione dei peccati, dei loro peccati passati, e anche noi stessi preghiamo e digiuniamo assieme a loro. Poi sono condotti a noi in luogo dove c acqua e li sono rigenerati secondo il modo di rigenerazione che abbiamo conosciuto noi stessi. Infatti a nome di Dio Padre e sovrano delluniverso del Nostro Salvatore Ges Cristo e dello Spirito Santo che loro prendono nellacqua il bagno di purificazione... perch Cristo ha detto: Se non siete rigenerati non entrerete nel regno dei cieli. Questo bagno chiamato illuminazione perch quelli che capiscono queste cose hanno la loro mente illuminata.... Si nota, in primo luogo, il posto preciso di questi estratti: con il cap. 60 dellapologia si conclude la prima parte della apologia, che contrappone e oppone alle accuse pagane la dottrina cristiana ed in modo particolare la dottrina della salvezza. E dunque un periodo indeterminato di insegnamento che viene dato a tutti, in modo indistinto, perch tra questi uditori ci sono quelli che accettano linsegnamento cristiano e si propongono di conformarvi la loro vita. Poi ce ne sono altri che pur avendo ascoltato non sono stati toccati profondamente dallinsegnamento stesso necessario per la loro conversione. Dunque, abbiamo un primo periodo preparatorio, di cui non si sa la durata: quando questo periodo arrivato al termine si pone per gli uditori il problema di sapere quale seguito bisogna dare allinsegnamento stesso, cio se convertirsi alla nuova fede oppure no. Arrivati a questo punto Giustino dice "quelli che si sono lasciati convincere": cos si ha un processo intellettuale di conversione, anche se non manca quello morale (cio coloro che si propongono di conformare la loro vita allinsegnamento). Bisogna, dunque, notare questo doppio piano delladesione: a quanti hanno deciso questa conversione viene insegnata la preghiera insieme ad alcune pratiche di condotta cristiana come il digiuno. Dunque, circa la preparazione battesimale, possiamo distinguere due grossi periodi: c' un periodo indeterminato che riguarda la preparazione generale che si d ai fedeli e ai non credenti durante ogni riunione non eucaristica, cio la prima parte della messa, quella costituita dalle letture, dalle preghiere, dai canti e dalle esortazioni (liturgia della parola). Bisogna perci essere consapevoli che questa prima parte della liturgia aperta a tutti senza alcuna distinzione. Evidentemente tra gli uditori non credenti c' anche una certa scelta che indica un bisogno di perfezione anche se non arriva sempre ad esprimersi in una decisione definitiva. A partire da un certo momento la preparazione viene riservata a quelli che si sono convertiti, cio a coloro che si vogliono conformare la loro vita allinsegnamento teorico ricevuto. Questa conversione avviene per la remissione dei peccati, per cui non si tratta soltanto di una conversione intellettuale, ma anche di una scelta religiosa che stabilisce finalmente un nuovo tipo di rapporto con Dio. Il secondo periodo si richiama alla preghiera e al digiuno rivestendo un carattere comunitario: la comunit prega e digiuna con i futuri battezzandi. La sequenza delle diverse tappe semplicemente indicata con un "poi" che non indica una cronologia precisa, ma indica il modo in cui si seguono gli atti. Effettivamente poi i battezzandi vengono condotti ad un luogo dove c' l'acqua: si tratta di una indicazione topografica molto indeterminata. Non c' un luogo preciso dove avviene amministrato il battesimo, se in una casa con bagno, oppure presso le fontane. A Roma, ad esempio, numerose erano le case con bagni interni molto grossi, delle vere e proprie terme capaci di ospitare tutte le persone della casa. Anche sul rito preciso della rigenerazione non ci sono molti elementi chiari, anche se abbiamo due indicazioni pi precise: Sono rigenerati nello stesso modo in cui noi lo fummo sono parole di Giustino che riguardano il bagno accompagnato con una formula. Tali indicazioni dimostrano che si tratta di un'immersione vera e propria nell'acqua che assume un significato particolare con la formula (non esplicita) che dice semplicemente che il battezzando rigenerato nel nome di Dio Padre, del Salvatore Ges Cristo e dello Spirito Santo. Dunque si tratta di una formula trinitaria, poich vengono enumerate le tre Persone della Trinit. Il pronunciare della formula concomitante con il bagno: tutto avviene contemporaneamente. Segue la giustificazione scritturale dove Cristo stesso dice che Se non siete rigenerati non entrerete nel regno dei cieli. Con questa parola Giustino riattacca il bagno purificatore alla volont di Cristo. Lultimo passo della prima apologia d uno dei nomi del battesimo: il nome comune bagno, per il t. photismon riferito alla illuminazione non materiale: nel battesimo c' dunque un'illuminazione interiore, intellettuale e spirituale, perch questo bagno chiamato illuminazione e i battezzati capiscono l'insegnamento di Cristo. Lo spirito viene inondato dalla luce: il battesimo ha per effetto quello di far capire linsegnamento previo e davanti a questa conclusione di Giustino, siamo, in realt, in presenza di un'abitudine delle comunit primitive. L'insegnamento previo non consiste nella spiegazione del battesimo, ma consiste in tutto quello che necessario per arrivare al battesimo stesso, del quale si ha una conoscenza esistenziale. Si vive questa conoscenza e si ha l'esperienza del modo di diventare cristiani. Quello che rimaneva nellinsegnamento previo era piuttosto allusivo alla realt cristiana che bisognava vivere.

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Anche qui notiamo una costante, cio linsegnamento previo spirituale, spesso dato in modo tipologico, e con dei riferimenti alla Bibbia. Dunque, il neofita riesce a comprendere il senso di quello che gli viene insegnato perch lo inizia a vivere sin dai primi istanti, sino ad una completa progressione spirituale. E' una conoscenza sperimentale vera e propria. E' il caso anche delleucaristia di cui Giustino parler nei capitoli successivi. Dunque il rito battesimale ridotto, agli occhi di Giustino ad un bagno, l dove c acqua: come nel NT il bagno non si non si prende, ma viene dato perch sia un vero e proprio un battesimo. Il battezzando viene introdotto nellacqua. Questo bagno dato nel nome di Dio. I tre nomi di Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) devono essere invocati sul battezzato nellacqua, mentre il battezzato sta nell'acqua; cos il neofita viene lavato nei peccati e viene illuminato nello spirito e rigenerato nella vita nuova, poich il battesimo anche una nuova rigenerazione. Questa rigenerazione battesimale presuppone la fede previa, consapevole e volontaria del battezzato, che crede alla Verit insegnata. Queste sono caratteristiche che esprimono il modo antico di amministrare il battesimo il quale sottolinea la dottrina della salvezza ed aggrega il neofita nella comunit dei credenti. Effettivamente il battesimo apre al neofita le porte della comunit. Ma come si traduce questo ingresso del battezzato nella comunit? Giustino prosegue nel cap. 65 dicendo: Noi dopo aver lavato quelli che ha abbracciato la fede, che ha dato il suo assenso, noi lo conduciamo presso quelli che chiamiamo fratelli nel luogo dove sono radunati. Dunque, durante la cerimonia del battesimo, che si svolto in un primo ambiente non determinato, il neofita viene introdotto in un altro ambiente dove riunita la comunit e vi prende posto per partecipare all'eucaristia che conclude l'iniziazione dl neofita che assiste per la prima volta al rito eucaristico. Effettivamente nel cap. 65 segue la descrizione di tale sacrificio. Giustino precisa questa eucaristia alla quale (cap. 66,1) non permesso a nessuno di prendere parte se non ha ricevuto il bagno della remissione dei peccati (l'eucarestia accessibile solo ai battezzati). Questa precisazione la si trova gi nella Didach, dove troviamo la citazione scritturistica non dare le perle ai porci. Dunque, Giustino sottolinea due volte il legame tra liniziazione battesimale ed il culto cristiano. Solo i battezzati sono ammessi al culto perch soltanto loro sono preparati e degni di partecipare al rito eucaristico che comprende tre atti essenziali, cio la preghiera dei fedeli, il bacio della pace e le offerte eucaristiche, accompagnate dalla preghiera e dalla comunione. Molto pi chiaramente della Didach, Giustino riferisce l'eucarestia al battesimo, non solo perch nella stessa Didach ed in Giustino i due riti si seguono, ma anche perch leucaristia accessibile ai soli battezzati. Quindi si pu dire che l'iniziazione cristiana compiuta solo quando il neo-battezzato per la prima volta ha partecipato all'eucarestia comunicandosi con il corpo ed il sangue di Cristo. A partire da questo momento il neofita un cristiano vero e proprio, con tutti i diritti ed i doveri e senza alcuna distinzione. Siccome questa testimonianza riguarda la comunit di Roma, dove vive Giustino, quando scrisse la sua prima apologia, possiamo concludere che lo svolgimento dell'iniziazione cristiana sostanzialmente uguale a quello osservato in Siria, a circa 50 anni di distanza. Forse possiamo notare alcune differenze tra la testimonianza di Giustino e quella della Didach: una prima differenza, forse quella pi importante, riguarda il tempo di preparazione. Giustino preciso rispetto alla Didach perch in Giustino stesso evidente limportanza che si attribuisce a questa preparazione che aperta a tutti, senza distinzione. Le esclusioni vengono solo dopo questo insegnamento per coloro che non lo accettano. Lo schieramento non opera della comunit dei fedeli, ma avviene per decisione degli ascoltatori. In Giustino, ancora pi accentuato rispetto alla Didach, laffermarsi del carattere comunitario nellambito della preparazione battesimale, quando i fedeli pregano e digiunano assieme ai candidati al battesimo. Ci vuol dire che la comunit si sente responsabile nell'ammissione dei nuovi membri, in quanto intende aiutarli, offrendogli una comunit di vita, dove non solo si condivide uno stesso stile di vita, ma si vive la mutua carit. Un ultima osservazione, che possiamo forse ricavare dallapologia di Giustino, sta nel fatto che questa preparazione ultima al battesimo riveste una certa riservatezza, affinch i neofiti comprendano sperimentalmente il significato dell'insegnamento previo. In questo modo di fare c' un primo accenno alla disciplina dell'arcano, come prassi costante nei secc. III, IV e V, secondo la quale ai non battezzati era vietato comunicare le formule della preghiera ed i riti del culto cristiano. Quindi, la cerimonia battesimale veniva descritta in termini molto generali e vaghi, per cui non bisognava comunicare ai neofiti il testo della preghiera del Padre Nostro e a fortiori il contenuto dei riti stessi. Rimaneva, dunque, fondamentale lesperienza personale di ciascun neofita, prima di ricevere il battesimo. La testimonianza di Tertulliano. Tertulliano scrisse il primo trattato sul battesimo, nellambito dellepoca paleocristiana. Si pensa che questo trattato, De baptsmo debba essere collocato intorno al 198-200, piuttosto che nel periodo successivo, cio tra il 200 ed il 206. In ogni modo questo trattato appartiene al periodo cattolico della vita, prima di diventare completamente montanista, intorno al 207. Questo trattato potrebbe essere il riflesso del suo insegnamento sul battesimo, cio linsegnamento che elargiva come catechista, perch questa preparazione catechetica al suo tempo poteva essere fatta sia dai laici che dai chierici, in particolare dai presbiteri. Che Tertulliano fosse stato presbitero pacificamente ammesso, anche se le argomentazioni addotte non sono molto convincenti.

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Comunque, l'insegnamento che sviluppa nel suo trattato permette di coglierlo una tappa pi evoluta e particolareggiata, rispetto al pensiero di Giustino e secondo i due aspetti dell'iniziazione cristiana, sopra enunciati, cio la preparazione e la celebrazione del battesimo. Se confrontiamo i dati del battesimo con altre informazioni sparse che possiamo raccogliere dagli altri scritti di Tertulliano, si pu avere unidea abbastanza precisa del rito battesimale del suo tempo. In ogni modo questo trattato il pi antico trattato sistematico a livello di dottrina e di rito cristiano. Esaminando i diversi aspetti che emergono da questo trattato, questa preparazione battesimale in via di strutturazione: ci risulta in modo particolare dal vocabolario battesimale. Come sono chiamati i candidati al battesimo, che ricevono una certa preparazione: in un primo luogo troviamo la parola catechumenus che la semplice traslitterazione del termine greco. E un fenomeno abbastanza diffuso nel primo latino cristiano. Certi termini, che hanno un valore tecnico, vengono semplicemente traslitterati in latino. L'ortografia della parola catechumenus non ancora definitivamente fissata. Infatti essa varier in diversi modi perch gi in Tertulliano e ancora di pi in Cipriano lo troviamo gi scritto senza la h, cio, catecumenus. Ci sono addirittura termini come caticuminus o catecuminus o caticumenus. Ci sono infinite varianti ortografiche che probabilmente sono pi o meno il riflesso del linguaggio parlato e scritto al momento. Comunque questa parola designa coloro che ascoltano (kate echeo) l'eco della parola pronunciata. Per esistono anche traduzioni latine del termine, cio gli equivalenti latini sono audientes o auditores, che precisano il senso della parola, perch si rifanno ad un insegnamento piuttosto orale che si ascolta. Questo spiega il senso della memoria che a quel tempo era una facolt molto pi sviluppata della nostra. Dunque, i catecumeni ascoltano l'insegnamento e cercano di penetrare la dottrina ricevuta: la loro situazione simile al periodo del noviziato di cui c' un aspetto rituale. Tertulliano usa espressamente il termine novitioli (?), per indicare coloro che imparano una determinata cosa. Questo noviziato viene accompagnato da certi riti, anche se Tertulliano non dice niente di questi riti. Talvolta si pu cogliere una leggera allusione ad un preciso rito, per, necessario rifarsi ad altre fonti per comprenderlo meglio. Nello stesso modo rimane ancora indeterminato il modo e la durata di questa iniziazione, tanto pi che non si sa la durata dell'ultimo periodo di preparazione, cio del periodo dellultima quaresima, prima del battesimo. Una particolarit di vocabolario a Roma che i catecumeni vengono chiamati eletti (i scelti): forse questa una differenza del modo di scegliere i candidati, rispetto ad altre comunit cristiane perch a Roma sembra intervenire la gerarchia della comunit cristiana e perch possiamo immaginare il caso di persone che chiedono il battesimo, ma non sono ancora pronte per riceverlo. Nel resto dell'Occidente, solo a partire dalla seconda met del III secolo, questi candidati al battesimo saranno chiamati competentes (cio coloro che sono stati ammessi). In Oriente la terminologia ancora molto pi fluente: anche qui si vede una certa esitazione nelluso dei termini, perch talvolta i catecumeni vengono chiamati "quelli che stanno sul punto di essere illuminati" o gli illuminati (si dovrebbe dire "illuminandi"), cio coloro che sono destinati ad essere battezzati. Ma quello che rimane ancora pi flessibile la durata della preparazione, perch risulta chiarissimo da Tertulliano stesso nel De baptismo 18,4. La durata variabile perch viene adattata alle persone e al loro progresso spirituale. Tertulliano, invece, enuncia esplicitamente le condizioni primarie per ricevere il battesimo, cio le esigenze morali che tale sacramento richiede. Nel De Penitentia al cap. 6,8 infatti Tertulliano dice: Il battesimo un tempo di penitenza, di prova e di timore. Questo vuol dire che ci sono delle difficolt che devono essere superate per rispondere a queste esigenze. Quando si ha limpressione che il superamento definitivo, allora il catecumeno potr finalmente essere ammesso tra coloro che devono ricevere il battesimo. Si tratta di una preparazione morale, con un doppio aspetto, cio la confessione pubblica dei peccati (primo aspetto) e dare la prova di un miglioramento della propria condotta come garanzia del proprio cammino di conversione (secondo aspetto). Tertulliano, nel cap. 19 del De Baptismo arriva a fare delle precisazioni quando parla della data del battesimo: Il giorno pi solenne per il battesimo quello di Pasqua perch noi siamo battezzati nella passione del Signore. In questo modo lautore descrive in modo esplicito il carattere penoso e sofferto di questa preparazione al battesimo. Poi c' anche la cinquantina pentecostale: per Tertulliano tutto il periodo dei 50 giorni, nei quali auspicabile il battesimo. Infatti Tertulliano conclude dicendo: Infine, ogni giorno del Signore, ogni ora ed ogni stagione si prestano alla sua amministrazione. Se cerchiamo di confrontare questa posizione di Tertulliano, che preferenziale per la Pasqua, con quella della Traditio apostolica di Ippolito, possiamo notare che per questultima il battesimo fissato in una vigilia domenicale non precisata. Siamo intorno al 200 in cui la prassi sta per fissarsi, anche se non ancora fissato luso di riservare alla vigilia pasquale il battesimo solenne dei neofiti. Essendo questa la situazione, la vigilia battesimale si svolge gi in un modo abbastanza complesso: ma quali sono gli elementi di questa vigilia pasquale? Essi sono: 1) la celebrazione previa della benedizione dell'acqua; 2) la professione della rinuncia a satana;

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3) il rito battesimale; 4) i riti post battesimali ( lunzione, la signazione, imposizione delle mani e la sinapsi eucaristica).

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Tornando su ognuno di essi, Tertulliano il primo autore in Occidente che segnali la benedizione dellacqua che deve servire al battesimo: lui riporta alcuni temi della preghiera di benedizione dell'acqua; infatti evoca lo Spirito di Dio che aleggia sulle acque primitive e che presente sulle acque del battesimo per riempirle con la grazia divina (c' un riferimento esplicito a Gen 1,2 secondo la versione dei LXX). Unaltra allusione, anche quella scritturistica riguarda l'angelo della piscina di Betzaeta che a ore fisse scendeva dal cielo per agitare le acque e per riempirle della virt divina che permetteva la guarigione degli ammalati (Gv 5,4). Unaltra allusione neotestamentaria, ancora, riguarda il Giordano dove viene battezzato Cristo stesso (Mt 3,16). Ma perch queste immagini sono evocate? Sono evocate per significare il potere rinnovatore e rigeneratore delle acque secondo lopera dello Spirito che in un qualche modo risulta mischiato alle acque. In seguito poi alla prima lettera ai Corinti 10,1-13, viene sviluppata una seconda immagine cio, non pi quella della ricreazione o rigenerazione, ma quella della liberazione, con riferimento al libro dellEsodo, cap. 14,15-31 quando parla del passaggio del Mar Rosso, tramite il quale gli Ebrei sono liberati dalla schiavit dEgitto. Lesercito nemico viene immerso completamente dalle acque, mentre il popolo eletto attraversa le acque per arrivare alla terra promessa. In questo ambito, allora, possiamo dire che ci troviamo davanti ad una doppia tipologia del battesimo, come rigenerazione e come liberazione, ma sempre in senso spirituale. E lo spirito che viene ricreato. Queste idee sviluppate da Tertulliano le troviamo in alcuni testi del IV e del V secolo e particolarmente non solo nelle catechesi battesimali, ma anche in certe preghiere di benedizione dellacqua del VI secolo (benedizione romana delle acque battesimali). C per da fare unosservazione: al tempo di Tertulliano, e ancora di pi anteriormente, non si parlava ancora di benedizione dellacqua perch per il battesimo si usava ancora lacqua viva, cio lacqua dei fiumi e delle sorgenti o del mare. Tali acque primitive santificate dallo Spirito non avevano bisogno del rito della benedizione. Questa benedizione speciale veniva invece riservata allacqua contenuta nei serbatoi, o in cisterne, oppure alle riserve domestiche. Effettivamente le preghiere di benedizione comportano un esorcismo per cacciar via dalle acque il demonio e chiamare su di esse la presenza dello Spirito. Comunque in questa acqua entrano i candidati al battesimo: quando stanno nell'acqua, prima di immergersi, attestano la rinuncia al diavolo, alla sua pompa, ai suoi angeli (De Spectaculis 4,1). Tertulliano nel De Corona militis 13,7 spiega che cosa intende per pompa: le pompe del secolo, del diavolo e dei suoi angeli sono le dignit del secolo, le solennit, gli onori, i suffragi popolari, le glorie, le servit umane e lidolatria. Tutte queste cerimonie civili, sociali e politiche sono pi o meno legate al culto degli dei antichi (culto degli idoli). Dunque c una rinuncia solenne a tutte queste servit umane perch il cristiano non servo del diavolo, ma di Cristo. Tertulliano non dice espressamente che questa rinuncia sia stata espressa da una formula determinata che la vedremo meglio definita in Cipriano, anche se pare ci sia gi una certa formulazione nella quale entra il diavolo, le pompe 19 e gli angeli. Il battesimo segue immediatamente, ma effettivamente nello stesso De Corona 3,2-3 dice: Rinunciamo al diavolo, poi siamo battezzati. Ora il battesimo comporta due gesti distinti, cio la professione di fede ed il bagno: anche in questo caso non sappiamo esattamente quale sia stata la formula di professione. Il confronto dei testi, per, ci mostra che questa formula aveva avuto nellAfrica una certa stabilit da Tertulliano a Cipriano. Si ammette generalmente che la formula consisteva in una triplice interrogazione seguita da una triplice risposta (Credi in Dio Padre...? Credo - accompagnato con una prima immersione, Credi in Ges Cristo, Figlio di Dio....? Credo - accompagnato da una seconda immersione, Credi nello Spirito Santo... Credo - accompagnato da una terza immersione). Nellambito delle formule, per quanto riguarda la terza domanda, conosciamo una precisazione della Chiesa dAfrica cio viene formulata lespressione per la remissione dei peccati, per indicare che avveniva nellambito del rito battesimale che si veniva a concludere definitivamente in una specie di concelebrazione tra il ministro ed il battezzato. Per designare il bagno stesso, la terminologia abbastanza molteplice: si parla di mergere, o mergitare, o intiguere, o aspergere, o perfundere, o battizzare (che una parola greca semplicemente traslitterata. Talvolta ci sono delle espressioni pi complesse, come ad esempio in aqua de mittere). C' dunque una terminologia abbastanza fluente ma non ancora ben fissata con un solo termine. Queste espressioni designano sia limmersione completa sia quella non completa (vedi le funzioni nel Battistero). Dunque la forma precisa del battesimo poteva variare da una semplice doccia ad un effettivo bagno. Ai tre articoli della professione di fede corrisponderanno le tre immersioni o perfusioni, che si vedr un po meglio con Ippolito. Il prossimo argomento riguarder in modo rapido i riti post-battesimali in Tertulliano.

Le pompe sono le processioni solenni in certe occasioni del culto pagano, come ad esempio le processioni che inauguravano i giochi del circo, con la venerazione ed il culto degli dei.

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[PT 511.6] LE PRINCIPALI TRADIZIONI DELLA LITURGIA. Una delle tradizioni principali della liturgia la Traditio Apostolica. Sotto questo titolo si trova un opera di carattere insieme canonico e liturgico che si attribuita nel secolo scorso a Ippolito romano sulla base di un elenco di opere che iscritto sul dorsale di una cattedra che si trova oggi nellingresso della biblioteca Vaticana. La scritta di questo elenco di opere della prima met del III secolo (secondo i caratteri paleografici). Vi sono elencati una decina di opere, e la prima, di due righe la paradwsij apostolikh dunque Traditio Apostolica in latino. Queste opere sono, come sembra, da attribuire al personaggio che sedeva sulla cattedra e che si identificato nel 500 con Ippolito romano perch la cattedra, mutila, fatta a pezzi, stata trovata nelle vicinanze immediate del luogo dove sorgeva la Basilica di SantIppolito sulla via Tiburtina di fronte allAgro Verano (lattuale cimitero). Lattribuzione di queste opere a Ippolito romano e in particola re della Traditio Apostolica ha suscitato delle controversie pro e contro lattribuzione ma credo che vi siano motivi ragionevoli per mantenere questa attribuzione in ogni modo quello che importante che lopera testimone di usanze romane del primo terzo del III secolo. Comporta una 50 di capitoli pi o meno lunghi e in questo ce ne sono una mezza dozzina che riguardano il battesimo e il complesso delliniziazione cristiana. Esistevano anticamente parecchie traduzioni e parecchi rifacimenti e in particolare traduzioni orientali: siriaca, araba, copte (2), una etiopica, il che indica una diffusione dellopera, in Oriente Loriginale greco non esiste. Una versione importante quella latina. Credo ci sia anche una versione armena. Del greco esiste un epitomh, compendio che forse talvolta produce passi delloriginale. Bernard Botte, OSB, ne ha tentato una ricostruzione Sulla base delle versioni, lo dice espressamente nella sua opera La Tradition Apostolique de St Hippolite. Essay de reconstitution. Munster 1963, ried, 1972. Questo edizione fa testo e spiega il suo modo di procedere in una lunga introduzione. Negli ultimi anni ci sono stati parecchi interventi per controbattere la posizione tradizionale, ma credo che la maggior parte di questo interventi sono fatti da non specialisti della liturgia sicch le critiche non sembrano molto pertinenti. Questo Traditio Apostolica rientra in una serie di testo della stesso genere letterario, canonico liturgico di cui il primo la Didach; la Didadchalia apostolorum, e alla fine del IV sec. le Costituzioni Apostoliche senza parlare di uno scritto siriaco del VI del Testamentum Domini, talvolta offre un testo molto vicino all Traditio Apostolica che conferma la diffusione soprattutto Oriente dellopera Vi stata anche una diffusione latina nei cos detti frammenti di Verona che sono della fine del secolo. Quali sono i capitoli nei quali lautore parla delliniziazione cristiana?. Sono otto. Ne dar solo il titolo del capitolo 15: Dei nuovi venuti alla fede (o venuti di recente). Gli altri capitoli sono: - 16 I mestieri e le professioni, (perch esistono professioni incompatibili con il cristiana) - 17 La durata dellistruzione (o catechesi) - 18 Della preghiera di quelli che ricevono listruzione - 19 Dellimposizione delle mani sui catecumeni - 20 Di quelli che stanno per ricevere il santo battesimo - 21 (il pi importante) della consegna del santo battesimo, (latto battesimale) - 27 I catecumeni non devono mangiare con i fedeli; questi otto capitoli possono raggrupparsi sotto tre rubriche pi importanti: - in primo luogo contemplato il catecumenato come preparazione pi lontana al battesimo; - in secondo luogo si parla della preparazione immediata al battesimo; - in terzo luogo lamministrazione del battesimo con i suoi riti di complemento. Riprenderemo questo tre aspetti successivamente. Come bibliografia abbiamo: Art. nel Dictionaire de Histoire et de Geographie Eclesiastique (DHGE) vol. 24, 1993, coll. 627-635. Si troveranno le indicazioni su Ippolito e nella bibliografia relativa Cosa dice il testo del catecumenato. Per accedere allistruzione lontana che precede il battesimo non ci sono condizioni; laccesso libero ed aperto a ogni tipo di uomini, pagani ebrei, convertiti. La sola cosa che si chiede ai nuovi venuti il motivo della loro venuta. Allora viene fatta uninchiesta di complemento quando sono richieste informazioni presso quelli che conoscono i candidati a questo istruzione affinch possano confermare o meno quali sono le intenzione dei nuovi venuti. Questa inchiesta se si pu chiamare cosi riguarda la sincerit, dal passo fatto dai nuovi venuti affidata ai cos detti doctores nella versione latina il che nelloriginale greco probabilmente designa i didascali e vengono chieste al candidato st informazioni sul suo stato civile, dati anagrafici, sullo stato sociale, quale professione, se sposati o no, se hanno figli o no, per avere una immagine un po pi precisa della personalit dei candidato in particolare viene chiesto se sono schiavi

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o liberi, quello era importante al momento della loro ammissione definitiva. Chiesto se il loro padrone era consenziente in caso contrario potevano sorgere difficolt che era meglio evitare, generalmente le domande e le risposte relative erano abbastanza rare per che i padroni erano abbastanza liberali per le preoccupazioni spirituali dei loro suddetti. Se linchiesta si rilevasse negativa, il candidato rinviato, se invece positiva Sinsegna loro di come ben servire il padrone per gli schiavi, a condursi bene nel matrimonio o nel celibato, e in particolare sindagava su certe condizioni Spirituali o psicofisiche dei candidati, i cos detti posseduti o energumeni come si diceva. non erano ammessi al catecumenato prima di essere guariti perch potevano porre dei problemi nel seno di un assemblea per mosse incontrollate, dunque dovevano essere prima guariti poi potevano essere ammessi. Questinchiesta voltava soprattutto sui mestieri e le professioni perch certe professioni considerate incompatibili con la professione cristiana sia perch contrari alla fede o alla morale cristiana. Cap 16: Si far un inchiesta sui mestieri e le professione di quelli che sono stati presentati per listruzione se qualcuno proprietario di un bordello cesser o sar rinviato se qualcuno pittore o scultore insegner loro a non fabbricare idoli. Cesser o sar rinviato. Se qualcuno attore o d rappresentazioni teatrali cesser o sar rinviato, quello che da insegnamento ai bambini meglio che cessi se non ha un altro mestiere gli sar permesso dinsegnare (il tono e pi sfumato) Lo stesso per il cocchiere che partecipa alle gare, o a quello che partecipa ai giochi, il gladiatore o il loro allenatore, o il bestiario (che prende parte alla caccia alle belve nellarena), cesseranno o saranno rinviati. Il sacerdote o il guardiano di idoli, cesseranno o saranno rinviati. Il soldato subalterno non uccider nessuno, se ne riceve lordine, non lo eseguir e non prester il giuramento, se rifiuta sar rinviato. Quello che ha il potere del gladio o il magistrato che porta la porpora cesseranno o saranno rinviati. il catecumeno o il fedele che vorranno diventare soldati saranno rinviati perch hanno disprezzato Dio La prostituta, lomosessuale, il giovane che si presta alla sessualit e chiunque fa della cose di cui non si pu neppure parlare saranno rinviati per che impuri, neppure si ammetter il mago allesame lincantatore, linterprete di sogni, il ciarlatano, il falsario (generalmente si tagliava il bordo delle monete per recuperare il metallo prezioso), il fabbricante di amuleti Un capitolo speciale dedicato alle concubine: Se la schiava del padrone ha educato i suoi figli e si attaccata a lui solo potr ascoltare la parola altrimenti sar rinviata. Luomo che ha una concubina cesser e la prenda come moglie secondo la legge se rifiuta sar rinviato. Se abbiamo omesso qualche altra cosa, le professioni stesse vi istruiranno perch abbiamo tutti lo Spirito di Dio. Le esclusioni portano su professioni contrarie alla morale o alla fede. Contrarie alla morale la maggior parte di queste enumerazioni: falsari e soprattutto quello che riguarda la morale sessuale e coniugale. Le professioni contrarie alla fede perch legate allidolatria: i fabbricanti di idoli ma anche certe altre professioni, quelle legate al culto dei templi anche se si trattava di un servitore subalterno impiegato in un tempio. Pi interessante la questione dei magistrati. Come tali intervenivano per forza in certi sacrifici offerti a nome della citt. Non dovevano parteciparvi o cessare un ufficio, non sempre facile per chi lha accettato ed ancora in carica. Il caso di chi riveste porpora designa i pi alti funzionari dello Stato dai proconsoli in su fino all'Imperatore, sono esclusi o devono cessare. Vuol dire che cerano candidati di questo ordine superiore altrimenti la prescrizione non avrebbe senso. Quelli che hanno il potere del gladio, il magistrato che pu condannare a morte o assolvere, si rende colpevole della morte di un uomo lo stesso per il soldato che rifiuta di uccidere in guerra sar ucciso lui stesso. Vedete fin dove va la prescrizione. Anche il caso dei giochi del circo perch legati allidolatria, generalmente iniziavano con una cerimonia religiosa, una processione solenne. Erano portate le statue o altri simulacri degli dei e allinizio si offriva un sacrificio. Pure i combattimenti dei gladiatori che finivano sempre con la morte di qualcuno erano considerati la sostituzione dei primitivi sacrifici umani e dal quel punto di vista evidentemente vietati a un cristiano. Dunque la rosa dei mestieri esclusi dal catecumenato era abbastanza ampia. Alcuni casi in cui il legislatore era pi morbido. Il caso della concubina situazione sociale che aveva uno status giuridico nella societ antica. I figli del concubinato seguivano la situazione giuridica della madre se era schiava diventavano schiavi anche se erano figli del padrone. Per essere riconosciuti come figli a pieno diritto dovevano esser riconosciuti allanagrafe dal Padre. A volte nella storia ci si verificato ma generalmente non andava cos. Latteggiamento pu sembrare negativo tutto sommato , perch agli occhi del redattore della Traditio Apostolica lordine sociale antico era visto come cattivo. Dunque era abbastanza difficile. per un uomo dell'antichit diventare cristiano. Non posso fare una statistica delle professioni dalle quali un cristiano era escluso e per quel motivo i cristiani erano considerati come gente asociale non integrabile nella societ romana, una specie di frangia non integrabile alla societ antica, stranieri , che non potevano inserirsi. Il che non totalmente esatto.

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Conosciamo molti cristiana cittadini romani come Paolo. Gi dalla fine del I secolo il Cristianesimo era gi penetrato nelle classi pi alte se Falvius Clemens cugino di Domiziano era cristiano. Al tempo di Ippolito a Roma e Tertulliano a Cartagine si era posto il problema dei matrimoni inferiori tra padrona e schiavo e tra padrone schiava . Quel concubinato era riconosciuto a certe condizioni dalla Chiesa, a condizione di esclusione di rapporti sessuali con altri e che la donna educasse i suoi figli come lo farebbe qualsiasi altra donna cristiana. Accanto a matrimoni a pieno diritto di gente di ceto sociali uguale cerano situazioni diseguali , ceti sociali diversi, Tertulliano nel De pudicitia polemizza contro questo donne che sposano schiavi. Ippolito nei suoi Philosophumena nel libro decimo fa una polemica simile con il Papa della sua epoca Zefirino e Callisto. Era nellaaria del tempo man mano che il Cristianesimo si estendeva e penetrava nelle diverse classi sociali si confrontava con situazioni di cui tener conto e cogliamo sul vivo latteggiamento della Chiesa,. L'atteggiamento della Traditio Apostolica di tipo rigoristico: " cesser o sar rinviato", non c' via di mezzo, o luno o laltro. Il problema di come far vivere questa gente esclusa dal suo mestiere previsto il caso in cui potranno imparare un altro mestiere. Si tratta probabilmente di giovani, oggi si vede come difficile riconvertire gli anziani ad altri lavori. E' un problema di tutti i tempi quando societ molto diversificata e si confronta con le esigenze etiche di una religione. La conclusione interessante. "Se abbiamo omesso qualche altra cosa, le professioni stesse vi istruiranno perch abbiamo tutti lo Spirito di Dio. Dunque non elenco limitativo ma adattabile a ogni situazione particolare che si poteva trovare nei diversi paesi in cui si diffondeva la fede cristiana se lelenco della Traditio Apostolica si applica sorta alla societ dellimportante romano e fuori si trovano altre leggi e si potevano porre altri problemi. Ecco quali erano le condizioni per accedere al catecumenato. Qual era la durata normale del catecumenato? Normalmente di tre anni ma poteva essere abbreviata per i catecumeno zelanti. Nel cap. 17 "I catecumeni ascolteranno la parola durante 3 anni ma se qualcuno e zeloso e si applica bene all suo dovere, non si giudicher la durata ma sar solo giudicata la condotta". Quindi era abbreviata o prolungata se non soddisfaceva alle condizione si prolungava la prova se invece si mostrava attento poteva essere abbreviata. Di questa preparazione catecumenale era listruzione la catechesi ma non era la sola. Vi si aggiungevano altri tipi di preparazione, in particolare cerano delle preghiera proprie al catecumenato, di questo preghiere era previsto lo svolgimento, l'organizzazione. Anche la disposizione dellaula nella quale si riunivano i catecumeni c'erano uomini da una parte e donne dallaltra. Pure il vestito era regolato, doveva essere decente, le donne per forza velate. Si trattava di evitare ogni promiscuit. Catecumeni sempre separati dai fedeli, battezzati: una parte riservata a i fedeli laltra ai catecumeni. Dopo la preghiera i catecumeni ricevevano unimposizione delle mani dunque erano sottomessi a certi esorcismi il cui scopo era purificare lanima del candidato dalla presenza diabolica, perch per luomo antico e il cristiano in modo particolare ognuno aveva il suo demonio personale Lo vediamo anche nei Dialoghi Platone , Daimon, (che i cristiani trasformeranno in una specie di angelo custode). C un demonio per ogni citt, nazione. Questo lo troviamo anche negli scritti neotestamentari. Importante che fosse buono e non seguace di Satana. Impariamo anche chi fosse il didascalo. Poteva essere il presbitero ma anche laico, Siamo nellepoca in cui ad Alessandria Origene ricopriva l'uficio nel didascaleion della citt, fino al 231 quando fu ordinato presbitero. Questo didascalos, che insegna la dottrina cristiana poteva essere o chierico o laico, Poi c' la sorte del catecumeno se muore prima del battesimo questo giustificato per esempio se muore martire ha ricevuto il battesimo del sangue , se muore di malattia generalmente si amministrava il battesimo di emergenza sul letto di morte. Se non era possibile, per morte improvvisa, si pensava che avesse avuto il battesimo del desiderio Anche lui si poteva considerare giustificato. Il periodo di tre anni tassativo Allora vengono ammessi alla preparazione immediata e intensiva quelli che hanno superato questo prova. Si tratta di una scelta. effettivamente a Roma quando sar usata la lingua latina verranno chiamati electi. In Africa e nel resto dell'Occidente latino si parlava di competentes Si tratta di due termini per la stessa categoria di cristiano salvo che erano visti da due punti di vista diversi: electi il punto di vista della gerarchia che decide chi pu essere o meno ammesso alla preparazione finale; competentes sottolinea pi la preparazione del catecumeno che chiede il battesimo Chi ammesso e chi non lo risulta da una collaborazione tra gerarchia e candidato. Questi electi o competentes sono sottoposti a una nuova prova, esame che verter sullonest della loro vita e sul loro comportamento specificamente cristiano, cio se hanno regolarmente pregato, digiunato, sono stati assidui allistruzione (si prendeva nota di chi era presente chi no, bastava una buona memoria per saperlo) Uno che non era abbastanza assiduo a questi esercizi non aveva possibilit di accedere a questo preparazione ultima. Altro test di preparazione cristiana era lelemosina. Dunque non esclusivamente personale ma anche del modo d'inserirsi in nuova una comunit e di come uno si comportava. col suo vicino col suo prossimo e si interrogava si nuovo quelle persone che vivevano accanto ai catecumeni: a casa nella professione e cosi via che li conoscevano meglio di altri, i loro familiari e compagni di lavoro e in part quelli che li avevano presentati per la prima volta al didascalos quelli che pi tardi si chiameranno padrini, garanti delle buone disposizioni del candidato. Se questa seconda prova positiva saranno ammessi alla preparazione

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immediata al battesimo. Allora erano appartati i competentes non pi mescolati agli altri catecumeno, cera il gruppo speciale dei competentes o electi che si distaccava nella massa dei catecumeni. La durata di questo ultima preparazione non indicata dalla Traditio Apostolica Solo genericamente col titolo quelli che stanno per ricevere il battesimo. Per a ragione del gioved, venerd e del sabato che sono esplicitamente menzionati in questo preparazione immediata, questa doveva essere di una settimana. E durante questo tempo ogni giorno ricevevano limposizione della mano, designata come un esorcismo e non pi dato dal didascalos ma dal vescovo stesso e si dice: Quando si avvicina il giorno del battesimo Il sabato il vescovo riunir in uno stesso luogo quelli che devono ricevere il battesimo comander loro di pregare, inginocchiarsi e imponendo loro le mani il vescovo esorcismo ogni spirito straniero di lasciarli e di non pi tornare in essi. Quando avr cessato lesorcismo soffier sul loro viso. Dunque c una descrizione del rito Dopo averli segnato sulla fronte, gli orecchi e le narici li far rialzare e passeranno tutta la notte a vegliare riceveranno letture e istruzioni e quelli che devono essere battezzati non porteranno seco altra cosa eccetto quello che previsto per leucarestia perch conveniente che quello che diventato degno del battesimo offra anche lui loblazione, (partecipi alloffertorio). Quindi vuol dire che questa vigilia ultima del sabato precede la notte del battesimo quindi come sembra si tratta di una settimana di preparazione con esercizi, istruzione e preghiera quotidiane. I tre ultimi giorni sono segnati da esorcismi particolari e anche da altri atti specifici. Il gioved i battezzandi dovevano fare un bagno perch era stato vietato loro di andare alle terme, ai bagni sia pubblici che privati. E' uno degli atti di penitenza considerato come tale. Se consigliato loro di lavarsi il gioved perch dovevano essere puliti il sabato dove riceveranno il battesimo Privazione di bagno esercizio di penitenza. Venerd un giorno di digiuno fino alla sera e sabato il digiuno prolungato durante tutta la notte. Notate che l'inginocchiarsi anche un atto penitenziale, la preghiera in ginocchio un atto di penitenza mentre latteggiamento normale per i fedeli in piedi con le mani alzate come prega il sacerdote durante la messa. La consistenza dellesorcismo precisata insufflazioni, signazioni, sulla fronte, orecchie e narici e poi la vigilia notturna. Credo che lattuale vigilia pasquale almeno quella precedente la riforma era molto pi lunga e poteva dare unidea migliore di quello che era la vigilia al tempo. Una notte intera di digiuno preghiera istruzioni. Le letture erano abbastanza lunghe, ne abbiamo ancora un'idea per esempio nella lettura della Genesi sulla creazione e il sacrificio d'Isacco in cui viene letto il testo intero. Sono letture lunghe seguite normalmente da un canto, ritornello, salmo, che riprende lidea principale della lettura e che permette di memorizzare certi particolari della lettura a volte il ritornello perso dalla lettura nel caso della lettura dellEsodo accompagnato dal cantico di Maria preso come canto responsoriale. Quello che sparto dalla vigilia anche prima della riforma sono le istruzioni. Ogni lettura doveva esse seguita da un'omelia, dovevano esserci probabilmente dei tempi di silenzio per permettere alluditore di penetrarsi del contenuto del testo della lettura.- Il termine della lettura segnato dal canto del gallo nel cap 21: "Quando canta il gallo". Evidentemente in questo fatto c forse un ricordo del gallo che ha cantato nella notte del tradimento di Pietro ma non esplicitato. Pi semplicemente pu essere un fatto corrente, il gallo canta alla fine della notte. Questo documento, la Traditio Apostolica, e lo si vede bene nel cap 21 un documento composito. Gi Botte ammetteva che il cap 21 poteva aver avuto un esistenza indipendente del rituale battesimale ma non si fatto delle domande sul carattere composito di questo stesso cap ora ci sono indizi sul carattere composito. spiegabile dal fatto che il compilatore di questo opera Traditio Apostolica ha messo insieme dei documenti di origine diversa che lui non ha cercato di unificare e coordinare. Effettivamente il ministro normale di questo vigilia battesimale il vescovo che interviene o solo o assistito da 1 presbitero e da diaconi a seconda del rito da compiere. Ora di questo vescovo il 21 parla sia alla seconda sia alla terza persona, talvolta "Tu farai questo" a volte "Il vescovo far questo". Delle irregolarit di percorso nella redazione di questo cap. Poi ci sono dei doppioni, in particolare per le unzioni. Una fatta dal presbitero laltra dal vescovo Si tratta di due unzioni, o in origine di una sola? Problema. Poi ci sono delle incoerenze di carattere redazionale. Chi il presidente di questa vigilia?. Generalmente viene nominato il vescovo. Una voltasi parla di quello che battezzante che pu essere altra persona diversa dal vescovo si ha impressione di almeno 2 fonti giustapposte, luna mette in scena un celebrante non determinato, laltro il vescovo Il problema sapere qual la pi antica di questo 2 fonti, quella in cui si parla in modo generico del battezzante o l'altra che designa specificamente il vescovo. Non so se questa differenza redazionale non rispecchi una situazione molto arcaica in cui il vescovo episcopos non era ancora distinto dal collegio presbitero. Ricordatevi abbiamo visto lanno scorso alla fine del I ma soprattutto nel corso del II secolo lepiscopos sia progressivamente emerso dal gruppo indistinto del collegio presbiterale, nel III secolo la cosa fatta: il vescovo funge da capo della comunit e i presbiteri sono suoi associati che agiscono sotto la sua direzione. E curioso che la Traditio Apostolica possa ancor aver contenuto dei ricordi di una situazione antiquata. Altro problema sapere a quale comunit Ippolito romano sindirizzava nella sua Traditio Apostolica si dice la Chiesa romana ma anche l non sarei cos sicuro che allinterno di questo Chiesa romana non ci siano stati dei gruppi giustapposti soprattutto in una citt cosmopolita come era Roma in cui diverse comunit etniche abbiano conservato una certa identit: il gruppo degli egiziani, quello dei siriani, dei giudeocristiani. Sappiamo per quanto riguarda gli ebrei, che avevano le loro sinagoghe spesso con un

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carattere etnico, anche negli Atti leggiamo sinagoga Cirenensium, Alexandrinorum, e altri di altri paesi. La stessa situazione probabilmente si verificata anche nella Chiesa cristiana soprattutto nelle grandi citt di Oriente e Occidente dove giustapposti cristiani di origine diversa. Questo problema va visto per non sbagliarsi sullinterpretazione del testo. Rituale finale del battesimo Latto battesimale e poi i complementi di questo bagno dacqua "In primo luogo si pregher sullacqua al momento in cui canta il gallo". Si tratta dunque di una preghiera di benedizione dellacqua (come gi in Tertulliano) che sia acqua di fontana o acqua che viene dallalto (piovana) pu essere utilizzata, poco importa la sua origine o acqua conservata in cisterna in caso di necessit si prender acqua dove si trova, (fontana pubblica ad esempio). Questo regolamento ricorda la Didach non si parla pi di acqua viva ma di cisterna. Ci troviamo qui in ambiente urbano Se confrontiamo Didach e Traditio Apostolica ci accorgiamo di alcune differenze la pi evidente nel fatto della benedizione, la Didach non parlava della benedizione dellacqua e vediamo che quasi simultaneamente Tertulliano e Ippolito romano prevedono una benedizione previa dellacqua vuol dire che, per questi autori recenti, non si tratta pi di acqua viva ma di acqua conservata in contenitori artificiali, venuta a Roma mediante acqua dotti non pi viva come fiume o sorgente anche se cola. Dopo la benedizione dell'acqua anche la benedizione dellolio Al momento fissato per il battesimo il vescovo render grazie sullolio in un vaso Olio di rendimento di greco o di eucarestia olio sul quale recitata uneucarestia poi prender anche un altro olio che esorcizzer e che si chiamer olio di esorcismo. oli diversi eucarestiato e uno esorcizzato. Due oli diversi e usi diversi 1 per lesorcismo prebattesimale e laltro per lunzione post-battesimale e questi oli tenuti in mano da 2 diaconi uno a destra laltro a sinistra e c' in un luogo lunzione presbitero battesimale e questa unzione legata a delle domande alle quali il catecumeno dovr rispondere. Sembra che la risposta sia unica e globale Io rinuncio a te Satana al tuo servizio e alle tue opere Lequivalente greco no sicura servizio la parola greca era latreia o pompe (?). Rimane incerto. Notate che Satana viene nominato allinizio e che la rinuncia un atto diretto contro Satana rinuncio a te Satana non come nel rituale attuale Rinunci a Satana.... e il battezzando risponde: Rinuncio. Dopo questo rinuncia il catecumeno unto con lolio di esorcismo e lesorcismo e accompagnato da questo parole Che ogni Spirito cattivo si allontani da te... Dunque lesorcismo un rito apotropaico allontanare lo Spirito cattivo da battezzando un rito purificatorio perch consiste nel purificare lanima da una presenza diabolica, dunque un atto negativo, cacciar via. Questo esorcismo ha una sua importanza in un mondo, mentalit interamente permeate dal diavolo e sua presenza lo vediamo meglio nelle opere di Tertulliano, nel De idolatria ad esempio che interpreta gli atti idolatrici in funzione della presenza del diavolo nellidolo dunque ogni atto idolatrico atto di culto reso a Satana e per questo la mentalit del cristiana deve essere purificato e questo purificazione lesorcismo lunzione acquister solo pi tardi un altro significato, quello che si tirer dalle usanze termali e agonistiche romane. Nei bagni pubblici prima a dopo il bagno proprio si facevano delle unzione sapete che i bagni pub comportavano 3 ambienti successivi, calidarium (acqua calda), tiepidarium (acqua tiepida), frigidarium (acqua fredda) dalluna si passava allaltra e dopo acqua fredda bisogno di un riscaldamento, una frizione con un altro olio generalmente profumato. Dunque il bagno era unoperazione abbastanza complessa e siccome il bagno su tutto il corpo anche le unzione Prassi agonistica il gladiatori soprattutto quelli che praticavano la lotta corpo a corpo si frizionavano il corpo con olio per rendere la presa meno facile lavversario slittava, c anche questo immagine che lunzione inizia il candidato alla lotta contro il diavolo, una lotta spirituale, mistica, morale ma pur sempre lotta. Nella Traditio Apostolica questo simbolismo non ancora esplicitato solo pi tardi nelle catechesi del IV secolo gi nella Traditio Apostolica la rinuncia al diavolo era legata ad una unzione 2 riti. Una legata allaltro poi segue il battesimo propriamente dette, Gi per la 1 unzione di esorcismo il candidato era nudo a fortiori per il battesimo solenne essendo amministrato per immersione effettiva o quando si passava sotto un gettito dacqua (gi parlato di 2 modi battesimo per bagno o per doccia). La sistemazione del battesimo del Laterano di Sisto III del Vescovo secolo, ci da unidea di quello che poteva essere il battesimo costantiniano. Una vasca su cui su poteva scendere, con 30/40 cm dacqua in modo che lacqua raggiungesse il ginocchio vi si poteva immergere ma cera anche una fontana: uno o forse cervi dalla cui bocca sprigionavano lacqua. Questioni di ingegneria idraulica che i romani conoscevano bene oprtando la in alto e facendola uscire da una apertura pi stretta della conduttura. Prima del battesimo quando il catecumeno sta nellacqua il vescovo pone delle questioni rituali al candidato sulla fede la professione di fede Credi in Dio Padre Onnipotente, Talvolta si poteva completare creatore del cielo e della terra creatore delle cose visibili e invisibili, ma la Traditio Apostolica non lo fa. Il battezzato risponde Credo e viene battezzato 1 volta Credi in Cristo Ges Figlio Dio nato per opera dello Spirito Santo, nato dalla Vergine Maria, crocifisso sotto Ponzio Pilato, morto risuscitato il terzo giorno salito al cielo e verr di nuovo a giudicare i vivi e i morti Il vescovo recita un brano del Credo e il candidato risponde Credo e viene battezzato una seconda volta Terza domanda Credi nello Spirito nella santa Chiesa Terza risposta Credo. In realt ogni volta lo battezza, il vescovo, lo dice espressamente la Traditio Apostolica: Quando quello che battezzato sceso nellacqua, quello che lo battezza chieder. Il battezzante imponendogli la mano sul capo gli dir

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Credi e subito tenendogli la mano sul capo lo battezzer una volta probabilmente lo invita a immergersi per tre volte di seguito si tratta proprio di una concelebrazione del battesimo tra vescovo e battezzato e questo si capisce solo nel caso del battesimo degli adulti o di bambini che abbiano raggiunto let della ragione. Dopo che battezzato unto una seconda volta dal presbitero ma con lolio di eucarestia che si fa di nuova su tutto il corpo Io ti ungo con olio santo nel nome di Ges Cristo. Il rito non ulteriormente precisato se c unaltra cerimonia. Il neofita si riveste senza dire se prende vesti nuove o no e riceve dal vescovo unultima imposizione della mano per il conferimento dello Spirito espressamente detto. Dopo averlo segnato sulla fronte (probabilmente a forma di croce fatta col pollice come ancora oggi al momento della cresima) con le parole Il Signore sia con te e con il tuo Spirito. Io ti ungo con lolio in Dio Padre onnipotente, in Ges Cristo e nello Spirito Poi il bacio di pace e cerimonia si conclude con la messa che per il neofita comincia con loffertorio porta per la prima volta le sue offerte allaltare e rimanendo vicino allaltare vede da vicino tutto quello che vi succede e comunica al pane e vino. Cos finisce liniziazione del neofita. ________Note Personali di Studio____________________________________________________________________

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[PC 511.7] LE PRINCIPALI TRADIZIONI DELLA LITURGIA (2a. parte). Riprendendo il discorso relativo allatto centrale del battesimo, cio limmersione battesimale e la professione di fede, questo rito accompagnato da una serie di altri riti complementari che hanno avuto una storia abbastanza complessa gi nel III secolo. Infatti, abbiamo visto che il neofita, dopo essere risalito dalla piscina, viene unto dal presbitero che lo ha battezzato, ma non pi con lolio di esorcismo, ma con lolio di eucaristia - come lo stesso Ippolito lo chiama - o di rendimento di grazie (pu essere chiamato cos perch stato benedetto con una preghiera di rendimento di grazie, cio una preghiera eucaristica, che non leucaristia maggiore, ma unaltra formula nella quale si rende grazie a Dio per la concessione dellolio). Questa unzione non si dice dove viene fatta, ma accompagnata da una formula molto semplice: Io ti ungo con lolio santo nel nome di Ges Cristo. Poi il neo battezzato si riveste e riceve dal vescovo una nuova imposizione della mano, accompagnata da una preghiera per il conferimento dello Spirito Santo. Secondo la testimonianza di Ippolito, questo momento viene successivamente accompagnato da una nuova unzione con lo stesso olio di eucaristia. Questa ultima unzione accompagnata dalla formula seguente: Io ti ungo con olio in Dio Padre Onnipotente e in Ges Cristo e nello Spirito Santo.Poi il neofita riceve sulla fronte il segno della croce ed il bacio della pace. In questo modo si chiude la cerimonia battesimale. Dunque, bisogna riprendere questi riti post-battesimali perch sembrano per un non iniziato delle ripetizioni. Ci sono dei doppioni nel senso che c ununzione data dal presbitero ed unaltra conferita dal vescovo. La formula che accompagna quella presbiterale semplicemente cristologica, mentre quella del vescovo trinitaria. Potrebbe darsi che nella Traditio Apostolica questa complessit risulti dalla combinazione di elementi anteriori isolati o dalla giusta posizione di rituali anteriori diversi. Dunque ci sarebbe unarmonizzazione voluta dal compilatore della Traditio Apostolica di elementi diversi e pi antichi e per questo motivo degni di una certa venerazione e di un certo rispetto. Bisogna, tra laltro, aggiungere che questi elementi anteriori sembrano di origine orientale e non romana. Sembra dunque che il compilatore abbia voluto armonizzare questi diversi elementi per una comunit composta anche da elementi diversi: gli uni di origine locale ed altri di origine straniera, in modo particolare di provenienza orientale. Ci rispecchia, effettivamente, il caso di Roma. Gi Tacito nei suoi annali, quando parla dellincendio di Roma, la chiama la sentina di tutti i vizi ed il crocevia di diversi influssi provenienti dallesterno. Poi, vi un altro modo di confrontarsi con questi quesiti: si tratta di capire come si siano formati geneticamente questi riti, nella loro successione evolutiva, in modo che luno completi laltro e sviluppi il precedente, come un essere vivente che si sviluppa subito dopo la nascita. Ma ci troviamo pienamente nel campo delle ipotesi. Per, per capire questa evoluzione genetica di questi riti, bisogna innanzitutto mettere in ordine cronologico i documenti che ci sono pervenuti, non in senso cronologico della loro creazione, ma in quello dei documenti nei quali sono attestati (questi ultimi li possiamo meglio adattare). Ora Clemente Alessandrino, verso lanno 200, il primo che parla di unzione, anche se la chiama unzione dellanima: si tratta di ununzione che tocca il corpo il cui effetto sullanima puramente spirituale. Il che desta il sospetto che questa unzione materiale non esistesse ancora al tempo di Clemente. Pu darsi che lunzione fisica iniziasse ad esistere inizialmente come unusanza non battesimale, ma di origine termale (vi era un massaggio con olio prima del bagno ed un massaggio con olio dopo il bagno). Pu darsi che questa usanza antica sia stata trasferita nelluso battesimale per gli stessi motivi di natura igienica e pratica. In tal senso curioso che questo uso fosse presente nelle pratiche termali per poi rendersi presente nella pratica battesimale. Unipotesi che si pu ritenere valida quella di propendere verso una continuit tra queste due pratiche diverse tra loro, in modo tale che le pratiche termali, trasferite nel battesimo, ricevano una spiegazione spirituale. Ecco, che in questo senso interviene Clemente con lunzione dellacqua. Ora, in Occidente, contemporaneamente a Clemente, Tertulliano parla di una unzione, ma sembra averla gi incorporata nel rito battesimale con un senso specificatamente cristiano. A tale riguardo abbiamo molti testi di Tertulliano che permettono la spiegazione del rito battesimale. Inoltre, questa usanza non soltanto attestata da Tertulliano a Cartagine, ma anche a Roma, da parte di Ippolito, sicch sembra che luso e lunzione post-battesimale sia coeva sia a Cartagine, sia a Roma. Tertulliano fu il primo a ragionare sulluso del rito battesimale per ricercarvi un significato spirituale: egli mette in parallelo le diverse azioni esteriori con quelle interiori. Il corpo lavato, il corpo unto, ma lanima che viene purificata. In un tempo successivo abbiamo anche Cipriano che sviluppa una medesima teologia battesimale e conferma, in un certo modo, lorigine recente di questa interpretazione del battesimo. Non manca, a tale riguardo, la tentazione di mettere lunzione spirituale in relazione con il tempo, in cui i presbiteri erano ancora i capi della comunit, a livello collegiale. Inoltre, un altro segno dellantichit riguarda la formula di

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accompagnamento durante lunzione presbiterale, nel senso che questa formula unicamente cristologica la quale potrebbe confermare lantichit del rito presbiterale. Invece, la formula cristologica, adoperata dal vescovo, pi tardiva, perch i primi tentativi di una teologia trinitaria appaiono non prima del III secolo, in quanto un primo tentativo lo abbiamo con Tertulliano nellAdversus Praxean e con Cipriano. Tale formula trinitaria diverr universale durante e dopo le controversie ariane del IV secolo. Dunque, potrebbe darsi che lunzione episcopale, con formula trinitaria, sia posteriore a quella presbiterale. Da ci si spiega la relazione tra il vescovo ed i presbiteri, nel momento del battesimo, nel senso che questi due riti con le relative formule cristologica e trinitaria risultano un doppione. Non si sa, per, di preciso come veniva svolta lunzione da parte del presbitero, mentre quella riservata al vescovo conserva un indizio abbastanza importante secondo cui che potrebbe essere stata limitata alla cosiddetta signatio (segno di croce sulla fronte). In tale ambito dobbiamo capire se la signatio veniva svolta, come oggi, con il pollice intinto nellolio (in questo caso si tratterebbe di una signatio con ununzione simultanea), oppure no. Nel primo caso, per, abbiamo una forma di rito molto pi tardiva per la quale non si sicuri di poterla riagganciare a monte sino al III secolo. Qui ci troviamo di nuovo nel campo delle ipotesi, anche se plausibile mantenere questa direzione per avere la possibilit di una spiegazione della formazione di questi riti (origine termale, interpretazione cristiana ed il rito effettivo). Pi in l si potr vedere meglio come un rito dipenda dallaltro, nellambito del IV secolo. Comunque, dopo questi riti battesimali, che si facevano ancora nel Battistero, il gruppo dei neofiti si doveva trasferire nella sala dove veniva celebrata lEucaristia: essi vi partecipavano per la prima volta. Questa eucaristia era probabilmente la conclusione delliniziazione battesimale. A questo rito i neofiti partecipavano attivamente poich portavano la loro offerta sotto forma di pane e di vino, al momento delloffertorio. Successivamente seguiva il bacio della pace che era esclusivamente riservato ai battezzati. Per la prima volta i neo battezzati ascoltavano la preghiera eucaristica con la relativa formula di preparazione e di introduzione allEucaristia stessa - Il Signore sia con voi. La frazione del pane menzionata come una cosa normale e nello stesso modo si arriva alla comunione che in Ippolito descritta molto pi dettagliatamente. La comunione distribuita sotto le due specie, accompagnata da formule appropriate. Il vescovo stesso distribuisce il pane consacrato e dice: Il pane del cielo in Ges Cristo. Poi intervengono i presbiteri ed i diaconi che presentano le diverse coppe o calici, dei quali uno ricolmo di acqua, mentre gli altri contengono il latte, il miele ed il vino eucaristiato. Ogni calice presentato con una formula appropriata, alla quale il ministrante risponde Amen. Ma perch ci sono queste diverse coppe? Si tratta del povero vestigio della cena primitiva, tanto pi che i neofiti avevano bisogno di un certo conforto materiale, dal momento che avevano osservato integralmente il digiuno durante tutta la giornata di sabato sino al momento della comunione che si svolgeva dopo la veglia del sabato sera. In effetti qualcuno poteva venire meno, per cui gli veniva dato un bicchiere di latte con miele. In Africa, certi testi parlano del formaggio come un ulteriore elemento del povero vestigio. Tra laltro il pane eucaristico era vero pane e non lostia che viene usata oggi per la celebrazione eucaristica. Ma gi il rito eucaristico al tempo di Ippolito gi ridotto perch non prevede pi luso del pane vero e proprio. LA DIDASCALIA DEI DODICI APOSTOLI. Questa didascalia o insegnamento, una compilazione nata nella Siria greca, cio nella regione di Antiochia: essa pu essere data alla prima met del III secolo, quindi di poco posteriore alla Traditio Apostolica. Loriginale greco andato perduto, ma di essa abbiamo diverse versioni, quali la siriaca, laraba, letiopica ed anche latina, ma soltanto in diversi frammenti. Ora, di queste diverse traduzioni, la pi antica quella siriaca, databile intorno al IV secolo, almeno la parte relativa al Battesimo (cfr. cap. 15, n. 9), con il titolo: Non permesso ad una donna di battezzare. A questo titolo segue il testo: Noi non permettiamo ad una donna di battezzare, n di lasciarsi battezzare da una donna, perch contrario allordine e pericoloso per quello che battezza e per quella che battezzata. Al n. 2 recita: Se fosse permesso ad una donna di battezzare il Nostro Signore e Maestro lo sarebbe stato da Maria, sua Madre, mentre lo stato da Giovanni, come molti altri del popolo. Al n. 3 recita ancora: Non attirate dunque dei pericoli su di voi, o fratelli e sorelle, con una condotta fuori della regola del Vangelo. Al capitolo 16, sezione 12, che riporta il titolo Della ordinazione dei diaconi e delle diaconesse, dice al n. 2: In molte altre cose ancora, limpiego di una donna diaconessa richiesto: in primo luogo quando le donne scendono nellacqua richiesto che quelle che scendono nellacqua siano unte di olio di unzione da una diaconessa. Se non c una donna e soprattutto non c una diaconessa necessario che il battezzante unga lui stesso la battezzata. Per l dove c una donna, e soprattutto una diaconessa, non conviene che le donne siano

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viste dagli uomini. E allimposizione delle mani unge solo la testa, come si ungevano gi i re ed i presbiteri in Israele. Al n. 3 recita ancora: Dunque allo stesso modo, alle imposizioni delle mani ungi la testa di quelli che sono battezzati, prima degli uomini, dopo delle donne. E questo lo si deve fare sia che tu (il vescovo) battezzi o un altro che hai incaricato tra i diaconi o i seniori (sarebbero i presibiteri). Anche in questo ultimo caso contemplata la possibilit di una diaconessa, come Colei che ha il compito di ungere le donne, mentre luomo nel contempo invoca i nomi divini sulle acque. Quando la battezzata uscir dallacqua, la diaconessa la ricever, la istruir e la nutrir affinch il sigillo infrangibile del battesimo sia impresso con purezza e santit. Al n. 4 dice: Abbiamo detto che il servizio di una donna diaconessa richiesto e necessario soprattutto perch il Nostro Signore e Salvatore stato servito da donne diaconesse che sono Maria di Magdala, Maria, figlia di Giacomo, e la madre di Giuseppe e quella dei figli di Zebedeo, con altre donne. Il ministero delle diaconesse ci ancora necessario per molte altre cose. Ritornando ai testi sopra citati, nel cap. 15, n. 9 vietato alle donne di battezzare, mentre nel cap. 16, n. 12 permesso alle donne di fare lunzione pre-battesimale. Ora, questi due passi apparentemente sono in contraddizione, perch il primo contrario allordine ed ai motivi di decenza che spiegano la ragione di questa interdizione nel cap. 15. In realt il motivo indicato nel cap. 15 diverso da quello invocato nel cap. 16: nel cap. 15 c un riferimento al battesimo di Ges che viene amministrato da Giovanni il Battista e non da Maria, mentre nel cap. 16 richiesto lintervento della donna con una differenza, nel senso che quello che vietato ad una donna latto propriamente battesimale (limmersione del battezzato nellacqua con la pronuncia della formula battesimale). Ma nel cap. 16 permessa lunzione pre-battesimale da parte della diaconessa. Anche a livello delle giustificazioni scritturali i testi sono diversi nel senso che nel primo caso abbiamo il racconto del battesimo da parte di Giovanni il Battista, in modo particolare quello di Ges nel Giordano (), mentre nel secondo caso abbiamo a Mt 27,55-56 (con i testi paralleli dei Sinottici) che si richiama allunzione del cadavere di Ges deposto nel sepolcro. Questo dimostra, per, che la giustificazione scritturale non sempre aderente alle realt battesimali. Quando c una diaconessa essa stessa deve intervenire: in sua assenza deve intervenire unaltra donna, mentre se mancano luna e laltra interverr il presidente della cerimonia che battezzer ed unger il battezzato. Anche in questo caso dobbiamo stabilire effettivamente in che cosa consisteva questa unzione sul corpo intero delluomo o della donna, non priva del pericolo di mancare nellambito della decenza. Proprio questa ultima ragione diventa la giustificazione del divieto che abbiamo trovato nel cap. 15, sopra enunciato. Questo lascia intendere che in casi, dove avveniva il battesimo delluomo e della donna, era necessario prendere delle giuste precauzioni al fine di evitare possibili deviazioni. Ma, occorre notare che questa testimonianza propria alla didascalia, cio ad un luogo geografico molto delimitato. Ci spiegherebbe tra laltro lorigine del ministero delle donne: la stessa Didascalia dice che in alcuni casi necessaria la presenza della donna per la visita degli ammalati. Le informazioni che la Didascalia Apostolorum ci d, sono molto esigue, perch non descrive il cerimoniale del Battesimo. Si confronta piuttosto con il problema relativo alla partecipazione delle donne allamministrazione del battesimo. Comunque quali sono gli elementi che ritroviamo in questo rituale circostanziale? 1) In primo luogo, abbiamo limposizione delle mani da parte del vescovo prima del battesimo, seguita dallunzione del capo, fatta sempre dallo stesso vescovo, anche prima del battesimo, mentre il resto del corpo riceve ununzione dal presbitero o dal diacono per gli uomini ed una diaconessa per le donne. 2) In assenza di una diaconessa interviene una donna qualunque della comunit; in assenza delle donne, interviene il battezzante (il vescovo o un suo delegato). 3) Anche quando interviene una donna, sempre il celebrante che recita la formula battesimale e dellunzione. 4) In questo rituale non si parla dei i riti battesimali perch si accenna alle unzioni che sono tutte pre-battesimali. Quando alla fine del n. 3 si parla del sigillo infrangibile del battesimo, si tratta in realt del battesimo e non di una unzione dolio: specificatamente si tratta della sfraghis che un termine utilizzato nel II secolo e gi nella Didach per designare il battesimo, cio il bagno di acqua. Dunque, nella Didascalia Apostolorum la parola sfraghis rileva unusanza paleocristiana molto antica. Di per se non designa un rito di natura fisica, poich la sfraghis battesimale un modo metaforico di indicare uno degli aspetti del battesimo, cio la trasformazione interna operata nel battesimo.

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Concludendo lanalisi dei testi, a partire dal IV secolo usciamo dal periodo primitivo della Chiesa. La pace costantiniana concessa alla Chiesa ha permesso una fioritura dei riti che esploder proprio nel IV secolo. Le pi belle testimonianze le abbiamo proprio dalle catechesi pre-battesimali e mistagogiche di questo tempo. In effetti se ripercorriamo i documenti utilizzati, oltre al NT, come la Didach, lApologia di Giustino, gli scritti di Tertulliano, la Traditio Apostolica, gli scritti di Cipriano e la Didascalia, possiamo renderci conto dello sviluppo che c stato nellambito delliniziazione cristiana, soprattutto a partire dai riti pre-battesimali, battesimali e post-battesimali. Certamente dobbiamo prendere in considerazione almeno tre di questi documenti: la Didach, la Traditio Apostolica e la Didascalia Apostolorum. Sono dei documenti dello stesso genere letterario, cio scritti che hanno per scopo quello di regolare certi riti allinterno della comunit cristiana. Per regolare tali riti, si ricorre allusanza degli Apostoli; questi tre documenti si richiamano proprio agli Apostoli. Questi stessi documenti rivelano, tra laltro il carattere evolutivo dei riti battesimali. I testi del NT, in modo particolare gli Atti degli Apostoli ed alcuni passi di S. Paolo, rivelano due riti: a) il bagno dacqua; b) limposizione della mano. Dunque, ci sono due riti, dei quali bisogna cercare di vedere come si compivano. In questo senso necessario accettare i termini nel loro uso comune, al momento in cui sono usati dagli scritti neotestamentari che non devono essere spiegati con i commentari successivi dei Padri della Chiesa, perch si commetterebbe unanacronismo. Essi devono interpretati nel modo in cui determinate parole venivano usate al tempo degli Apostoli. Il Baptismos, ad esempio, un bagno ed una imposizione della mano: si tratta di un rito che anche i Giudei conoscevano, nellambito delle loro comunit sinagogali. E vero che soprattutto Paolo ricava da questi riti una simbolica: in lui abbiamo gi lo sforzo di una teologia, ovvero una prima interpretazione teologica relativa al battesimo, nel senso che Paolo stesso identifica il battesimo cristiano con la morte e la risurrezione di Cristo. Lo si nota chiaramente in Rm 7, dove dice che il cristiano sepolto con la morte di Cristo e risuscita con la risurrezione di Cristo stesso. Evidentemente si tratta di una identificazione non materiale, ma simbolica, il cui effetto non fisico, ma spirituale. Si tratta della morte dellanima al peccato e della sua risurrezione a vita nuova con Cristo. Paolo spiega, in questo modo, il rito battesimale, ma non parla dellimposizione della mano, perch non cerca il significato simbolico di questo rito. Effettivamente questo rito della imposizione della mano lo troviamo negli Atti degli Apostoli: questo stesso rito, curiosamente, passato sotto silenzio durante tutto il II secolo. Non c un solo testo, al di fuori degli Atti che parli di codesto rito. Esso ricomparir soltanto per la prima volta nella Traditio Apostolica di Ippolito, il che significa che durante anche il II secolo tale rito esisteva gi da qualche parte soprattutto dellOriente. Ora, questo silenzio del II secolo non proprio ad un luogo o ad un periodo del secolo, ma si tratta di un silenzio totale, per cui il problema che rimane quello di stabilire se da questo silenzio si deve concludere linesistenza del rito. Ma in questo caso si tratterebbe di una conclusione forzata perch sempre molto pericoloso argomentare ex-silenzio, cio tirare dal silenzio una prova decisiva. Pu darsi che questo silenzio sia semplicemente casuale perch i documenti che non erano silenziosi sono spariti o le comunit non hanno trovato qualcuno che consegnasse per iscritto quello che si faceva. Questultima ipotesi realmente possibile. Ora, il passaggio tra il II ed il III secolo marca un momento decisivo nellambito dellevoluzione dei riti battesimali, secondo due livelli: 1) da una parte viene organizzato un catecumenato, cio unistituzione che assicura linsegnamento, la formazione morale ed ascetica ed una formazione liturgica o rituale del candidato al battesimo che viene abituato a pregare, a digiunare, a fare delle vigilie notturne e a fare delle elemosine. Dunque si nota un complesso di gesti nella vita comune che possono attestare la sua conversione vera e propria, perch questi atti suppongono e richiedono una conversione del cuore. Non c preghiera, non c digiuno, non c elemosina senza un movente spirituale, quello della carit. I catecumeni, durante questa preparazione ricevono gli esorcismi ed altri riti del genere. Questa purificazione interna riceve una specie di consacrazione rituale tramite gli esorcismi. Non si tratta soltanto di una purificazione simbolica perch gli Antichi erano convinti profondamente della presenza di agenti malvagi o diabolici nel mondo in cui vivevano. Essi, per tale ragione, avevano il bisogno di purificarsi, compresa la loro mente, dal mondo fantastico di rappresentazioni diaboliche. Questo fatto molto appariscente nei documenti del III secolo. Per siamo meno informati sugli ultimi giorni della preparazione battesimale dei catecumeni. Questultima fase di preparazione non era coestensiva alla quaresima - che non esisteva ancora e si svilupper solo nel IV secolo - pertanto non si protraeva oltre la settimana che precedeva il battesimo. Tra laltro c da aggiungere che i digiuni, le preghiere e le veglie notturne erano quotidiane, anche se in un primo momento si svolgevano due o tre volte alla settimana. E vero che questo condizionamento psicologico era voluto per mettere i neofiti nella condizione morale e spirituale di ricevere il battesimo. Poi non bisogna dimenticare che questa preparazione intensiva era incentrata sul mistero di Cristo morto e risorto, tanto pi che lamministrazione solenne del battesimo era preferibilmente fissata la notte di Pasqua. Gi in quellepoca, quando fu fissata la celebrazione della Pasqua, alla domenica dopo il 14 di Nisan, la vigilia di Pasqua era stata scelta preferibilmente come vigilia battesimale. Tertulliano conferma tale tradizione ed in pi aggiunge che questa vigilia non era

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esclusiva di altre possibili vigilie. Basta pensare al caso delle donne che, al momento del battesimo non potevano partecipare, per cui lo stesso battesimo veniva rinviato ad un momento successivo, preferibilmente nella cinquantina di Pasqua, oppure alla vigilia domenicale se erano ammalate. Dunque, in questa prospettiva, vivere con Cristo il mistero di Pasqua condizion lo sviluppo dei riti battesimali concentrati nella vigilia di Pasqua. In tal senso vediamo che i Padri della Chiesa riprendono in modo attivo la simbolica del battesimo, la quale, come gi stato detto, identifica il battezzato con Cristo morto e risuscitato. 2) Abbiamo uno sviluppo molto complesso del cerimoniale battesimale che si verifica contemporaneamente in Tertulliano, in Ippolito ed un po dopo nella Didascalia Apostolorum e in Cipriano. Si tratta della benedizione dellacqua, dellolio (il cosiddetto olio eucaristiato), seguita, allunzione battesimale, dalla rinuncia al diavolo e al bagno battesimale, dalla professione di fede. In questo caso abbiamo delle descrizioni molto precise nel luogo in cui sono celebrati questi riti. Finalmente avviene anche lo sviluppo e la complicazione dei riti post-battesimali. Per la prima volta possiamo notare la descrizione di questi atti del battesimo. Dunque, se cerchiamo di penetrare nello spirito e nella mente dei cristiani che hanno vissuto questo rituale ed in parte lhanno elaborato, si pu notare la severit della preparazione al battesimo. Lo stesso Ippolito attesta un elenco di mestieri che sono esclusi dal battesimo. La scelta molto severa e gli esclusi sono anche molti. Inoltre, oltre alla severit si pu notare la sobriet dei riti per i quali abbiamo un inizio di interpretazione simbolica: i riti parlano per se stessi e sono eloquenti in se stessi (ad es., limmersione in acqua indica che il battezzato muore con Cristo e risuscita con Cristo). La loro forza espressiva viene dalla loro sobriet che anche intonata ai luoghi dove si celebrano tali riti. In tal senso possiamo fare riferimento alla Domus Ecclesiae di Dura Europos, una casa comune disposta come le altre che la circondavano (vedi lezioni precedenti). Il locale delleucaristia e soprattutto quello del battesimo vengono riservati a quelluso e dopo la cerimonia non vengono pi destinati alluso comune. Questo particolarmente evidente nellambiente battesimale i cui affreschi denotano chiaramente luso battesimale. Per non si tratta ancora di aule sontuose ed ampiamente decorate con affreschi di pregio, ma abbiamo ancora dei luoghi molto semplici che forse spiegano meglio il significato che i cristiani del tempo intendevano dare al rito battesimale. Certo una trasformazione della persona viene ad inserirsi in una comunit, poich, dopo il battesimo, per la prima volta il neofita introdotto nellaula comunitaria, dove partecipa a pieno diritto alleucaristia comunitaria, con la quale si conclude liniziazione cristiana. LEUCARISTIA. Ma ora passiamo a parlare di un altro rito essenziale alla comunit cristiana: si tratta del rito eucaristico, di cui seguiremo levoluzione dei primi tre secoli, allo stesso modo dei riti battesimali. In tal senso rimangono importanti e significative le testimonianze in senso cronologico, a partire dai testi del NT per passare poi ai testi dei Padri della Chiesa. Per bene notare subito una cosa: nellambito del nostro studio bene fare una distinzione tra i gesti e le preghiere che riguardano propriamente il rito eucaristico. Nellambito neotestamentario abbiamo le informazioni pi antiche sullEucaristia, in modo particolare la 1Corinti di S. Paolo: questa lettera, come sembra, databile allanno 57 d.C. Se si tiene conto di un passo pi preciso della lettera sembra che sia stata scritta in occasione della Pasqua di quellanno, cio un prima della Pasqua del 57. Ma perch Paolo scrive questa lettera? Probabilmente Paolo la scrisse a motivo dei disordini che si erano verificati nella comunit di Corinto e che turbavano in modo particolare le riunioni comunitarie ed eucaristiche della comunit. E da notare che Paolo critica severamente degli usi pagani, in modo particolare quello degli idolotiti, cio delle offerte o sacrifici fatte agli idoli (1Cor 8-10). Una prima allusione al rito eucaristico la troviamo proprio nella 1Cor 11, dove parla della Cena del Signore. Il capitolo 10 della medesima lettera, ai vv. 16,17,21, tra laltro recita: Il calice di benedizione che benediciamo non comunione al Sangue di Cristo? Il pane che rompiamo non comunione al corpo di Cristo? Poich c un solo pane noi tutti non formiamo che un solo corpo perch tutti partecipiamo a questo unico pane...Voi dunque non potete bere al calice del Signore e poi anche al calice dei demoni. Voi non potete condividere la mensa del Signore e la mensa dei demoni. Questo ultimo passo fa allusione agli idolotiti. Dunque, il fatto di partecipare alla cena e al calice del Signore vieta ai cristiani la possibilit di partecipare agli idolotiti, sotto qualsiasi forma. Sulla tavola dei demoni ci sono gli idolotiti, mentre sulla mensa dei cristiani vi sono il Corpo ed il Sangue di Cristo. Questa partecipazione il segno della comunione tra i fedeli perch partecipando ad un unico pane formano un solo corpo. Allora, Paolo critica, su questa base, gli scismi, cio le divisioni interne della comunit, che si manifestano in un modo pratico, cio di distinzione fra ricchi e poveri. Questa discriminazione sociologica Paolo la critica in modo assoluto. I ricchi devono condividere con i poveri quello che hanno in nome della carit che deve essere esercitata nel vincolo dellamore. Paolo critica questo genere di divisioni in virt della tradizione ricevuta dal Signore, ricordando alla sua comunit listituzione dellEucaristia (1Cor 11,23): Il Signore Ges nella notte in cui fu tradito prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezz e disse: Questo il mio corpo che per voi, fate questo in memoria di me. Nello stesso modo, dopo la cena, prese il calice dicendo:

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Questo calice la Nuova Alleanza nel mio Sangue. Ogni volta che lo berrete lo farete in memoria di me. Ogni volta infatti che mangerete questo pane e berrete questo calice annuncerete la morte del Signore finch Egli venga. Questo il pi antico racconto dellistituzione dellEucaristia, mentre i racconti dei Vangeli verranno 20-30 anni dopo. In questo racconto paolino la cena del Signore viene ripetuta con alcune semplificazioni mediante diversi atti: a) Eucaristia, frazione e distribuzione del pane; b) Eucaristia e distribuzione del calice; c) ripetizione del gesto eucaristico. Ripetendo il gesto del Signore, i cristiani annunciano la sua morte finch Egli venga, fino alla parusia che viene attesa. Quindi, leucaristia cristiana ha una doppia dimensione: da una parte memoriale del passato, circa il gesto di Cristo, mentre dallaltra lannuncio della parusia. In un certo senso leucaristia anche una preparazione a questa parusia. Per rispettare il carattere proprio di questo banchetto Paolo invita i Corinzi a prendere il loro proprio pranzo a casa, prima di venire alla riunione eucaristica. Ci vuol dire che gi in questepoca vi la tendenza a separare il pranzo o la cena dalla Eucaristia. Questa separazione implicher una ritualizzazione della cena del Signore. Dunque, bisogna notare che nel racconto eucaristico di Paolo la fractio panis menzionata, ma non riceve un rilievo particolare, perch citata fra gli altri atti del Signore, durante lultima Cena. Ora, questa fractio panis si ritrova come termine tecnico nei Vangeli in due occasioni: nei racconti della moltiplicazione dei pani e nei racconti dellistituzione eucaristica. Nei due casi il racconto subisce una stilizzazione liturgica. In Mt 14, 19, Mc 6,41, Lc 9,16 e Gv 6,11 abbiamo il racconto della moltiplicazione dei pani. A tale riguardo bene sviluppare uno schema sinottico: Frase dei passi citati: Ges prese i pani Alz gli occhi verso il Cielo Disse la benedizione Rese grazie Ruppe i pani Gli diede ai discepoli che li distribuirono alla folla Vangeli Sinottici Mt 14,19; Mc 6,41; Lc 9,16. Mt 14,19; Mc 6,41; Lc 9,16. Mt 14,19; Mc 6,41; Lc 9,16. Mt 14,19; Mc 6,41; Lc 9,16. Mt 14,19; Mc 6,41; Lc 9,16. Mt 14,19; Mc 6,41; Lc 9,16. Vangelo di Giovanni Gv 6,11.

Gv 6,11.

Gv 6,11.

Questa tabella sinottica ci mostra in modo chiaro lelaborazione redazionale che i diversi evangelisti hanno fatto subire al miracolo della prima moltiplicazione dei pani. Alcuni di questi gesti descritti corrispondono alla natura delle cose, cio prendere, rompere e distribuire pani abbastanza consistenti. Altri gesti, come Alz gli occhi verso il cielo, Disse la benedizione e Rese grazie, lasciano, invece, intravedere linflusso della tradizione giudaica: su questo punto c lassoluta concordanza dei Sinottici. Due volte solo la possiamo vedere in Giovanni. Questa stilizzazione redazionale rimonta allorigine della tradizione evangelica. Nella misura in cui i quattro Vangeli riportano gli stessi gesti, si pu essere sicuri che corrispondono alluso primitivo della comunit cristiana di Gerusalemme e probabilmente anche delle altre comunit cristiane che vi erano gi nel 57, al tempo di Paolo. Per quanto riguarda lepoca dei Vangeli ci troviamo gi in un momento posteriore. Laltra alternativa che ci rimane, quella di sapere se queste usanze della comunit primitiva riproducono i gesti di Cristo: in un certo senso la risposta affermativa, perch tutti questi gesti sopra accennati si ritrovano nei quattro Vangeli, anche se non da escludere che Giovanni abbia spinto oltre la stilizzazione narrativa che si trova gi nei Sinottici e che dunque abbia anche semplificato di pi la sintesi gi presente nei Sinottici. Ci riguarda essenzialmente i racconti della prima moltiplicazione dei pani. Si pu dunque fare una tabella sinottica simile alla prima, per quanto riguarda la seconda moltiplicazione dei pani, per vedere in quale misura le due tabelle si corrispondono. Tutti questi confronti sono utili per ritrovare le usanze delle comunit primitive ed attraverso quelle ricostruire i gesti originali di Cristo stesso. A tale riguardo possiamo riprodurre la seconda tabella: Frasi dei passi citati: Ges prese i sette pani... Rese grazie Li spezz, li dava ai discepoli e i discepoli li distribuivano alla folla Vangeli Sinottici Mt 15,36; Mc 8,1-10. Mt 15,36; Mc 8,1-10. Mt 15,36; Mc 8,1-10. Mt 15,36; Mc 8,1-10. Vangelo di Giovanni

Da questa seconda tabella, come si pu vedere, sono praticamente assenti il Vangelo di Luca e di Giovanni, ma troviamo una corrispondenza con la prima tabella per quanto riguarda i gesti descritti: da una parte, abbiamo i gesti che si richiamano alla natura delle cose come Li spezz, mentre dallaltra abbiamo i gesti, come Rese grazie relativi al compimento di un rito che era gi presente nella tradizione giudaica; si tratta della benedizione del pane e del

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rendimento di grazie che richiamano alla struttura della Berak (o preghiera di benedizione). Questi ulteriori indizi confermano praticamente il consolidarsi di una tradizione liturgica delle prime comunit cristiane intorno alla mensa eucaristica. Questo dimostra che i dati raccolti mediante la prima tabella sinottica corrispondono alla seconda e che sostanzialmente tra i Sinottici troviamo una concordanza.

[PC 511. 8] La sequenza dei gesti compiuti da Cristo corrisponde alla natura delle cose: per distribuire i pani si deve romperli, Ges, poi, si servito degli apostoli per distribuirlo. Altri gesti rilevano una certa stilizzazione rituale e rispondono in parte alla tradizione cultuale giudaica, come l'alzare gli occhi al cielo, benedire i pani. Nel racconto del miracolo intervenuta una certa maniera di fare degli autori. La tradizione stata orale prima di essere trascritta nei vangeli. Questa stilizzazione corrisponde all'uso delle comunit cristiane, che senza problemi hanno seguito gli usi cultuali degli ebrei. Da sottolineare la concordanza assoluta dei Sinottici per tutti i gesti, eccetto uno proprio di Giovanni: rese grazie. Ci potrebbe orientarci verso una tradizione particolare della comunit in cui scrisse Giovanni. La concordanza riflette probabilmente il gesto stesso di Cristo. La stilizzazione risale certamente alla tradizione evangelica primitiva e in un'altra misura vediamo delinearsi una tradizione particolare di Giovanni. Un'osservazione analoga pu farsi a proposito dell'istituzione eucaristica, a proposito del gesto stesso di Cristo. Ho fatto ricorso ad una sinossi, quella di Boismard e Lanouille. Non bisogna poi dimenticare il racconto anteriore di Paolo in 1Cor 11,23-26. Il vangelo di Giovanni non riporta il racconto dell'istituzione. I testi esistenti vanno due a due: Mt/Mc e Lc/Paolo. Lc conserva in proprio una breve evocazione del pranzo pasquale di Ges, mentre i tre altri testi riflettono pi fedelmente l'uso liturgico della loro comunit di origine. Lascio da parte i problemi letterari (rinvio alla sinossi, vol II pp. 380-383). Mi limito al senso storico dei racconti e traggo delle conclusioni: 1. all'origine della tradizione evangelica si situa il racconto del pranzo pasquale di Cristo, senza menzione dell'istituzione eucaristica. Un pranzo che si svolto secondo le usanze giudaiche. In questa prospettiva Lc 22,15-18 ha conservato meglio lo svolgimento del pranzo. Paolo ne conserva una sola traccia 1Cor 10,16. In questa prospettiva Lc e Paolo sono pi vicini alle origini. 2. In un secondo momento il pranzo pasquale fu reinterpretato in funzione dell'istituzione eucaristica, sulla base della parola del Signore: "Fate questo in memoria di me". L'istituzione eucaristica stata integrata nel pranzo pasquale. Di conseguenza, la cena del Signore acquista un doppio senso teologico: memoriale della sua morte annuncio della sua parousia "Fate questo finch io ritorni". Questa formula si trova in certe liturgie. Questa evoluzione gi acquisita nella 1Cor. stata evoluzione breve, perch Paolo scrive ai Corinti negli anni intorno al 56. In questo canovaccio psicologico possono inserirsi alcune informazioni diverse. In Col 4,16 si parla di una lettura della lettera in Colossi e a Laodicea. In 1Ts 5,27 raccomandata la lettura della lettera a tutti i fratelli santi della citt. Lo stesso a proposito della colletta che l'apostolo aveva raccomandato in favore dei poveri della comunit di Gerusalemme (1Cor 16,1.4). La colletta deve farsi una volta la settimana, in un giorno della settimana, che deve essere il giorno della riunione collettiva. Dunque, alla sinassi settimanale sono uniti due atti: 1. la lettura delle lettere; 2. la colletta. Questo giorno sembra essere stato quello abituale della riunione eucaristica. Sono i primi abbozzi della sinassi eucaristica. Questa prassi la vediamo crescere dalla comunit di Gerusalemme alle diverse comunit primitive. Nei primi 5 capp. degli Atti, c' il riassunto della crescita della comunit: At 2,46; 4,32; 5,12. 15-16. Il primo passo menziona la frazione del pane: la prima menzione di questo rito. L'insegnamento degli apostoli chiamato Didach. I cristiani sono fedeli alla comunione fraterna, alla frazione del pane, alla preghiera. Il passo evoca un pranzo giudaico, in cui quello che presiede recita una benedizione prima di distribuire il pane. Il pane rotto, secondo una necessit fisica (il pane in Oriente era pi piatto. Nel linguaggio cristiano il termine Fractio panis, insieme al greco kla,sij tou/ a;rtou designa sempre il rito eucaristico. Fractio panis termine che la latinit classica non conosce, terminologia propria dei primi cristiani. La fractio panis celebrata nelle case dei fedeli (cfr. At 2,46). Fa sempre parte di un pranzo (cfr. 1Cor 11,20-34). Paolo celebra la fractio panis a Troade, "il primo giorno della settimana" (At 20,7). C' un altro passo, At 27,35, sulla nave

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dopo la tempesta. Non oserei dire che sia eucaristico, sembra un gesto normale di ringraziamento a Dio per essere sacmpati dalla tempesta. Ma i termini scelti dal narratore sembrano essere fatti in riferimento al rito eucaristico. Pu essere stato il narratore a dare una patina eucaristica. La fractio panis accompagnata da una benedizione. Una volta si parla di rendimento di grazie (Lc 22,17; Gv 6,11). Le espressioni benedire e rendere grazie sono equivalenti alla berak ebraica dei pranzi ebraici. Mentre l'azione di grazie, l'eucarestia ha dato alla preghiera il suo nome tecnico. Nei termini eucarestia e fractio panis un particolare ha dato il nome a tutto il rito: un caso tipico di metonimia (la parte per il tutto).

I PRIMI PADRI a) la Didach Il didachista ha proposto dei modelli di preghiera eucaristica nei capp. 9-10. Si detto che siano quelli che concludevano il rito battesimale. Nel cap. 7 la celebrazione del battesimo seguita dal testo del PN che i neofiti recitano per la prima volta nella comunit dei fedeli. Prima non lo recitava pubblicamente, lo imparava a memoria privatamente, senza l'aiuto di un non iniziato. Poi per la prima volta ascoltava la preghiera eucaristica. Per l'eucarestia rendete grazie cos: IX, 2 In primo luogo sulla coppa [...]; IX,3 Dopo sul pane rotto [...]; X, 1-2. 4 Dopo il pasto c' una nuova eucarestia. Nell'intervallo raccomandato che nessuno mangi n beva della vostra eucarestia fuori dei battezzati. L'eucarestia rito riservato ai battezzati. (X,5). Il termine eucaristia gi ora un termine complessivo che designa diverse cose: la preghiera eucaristica (per noi consacrazione); gli elementi eucaristiati; la preghiera conclusiva. Ci significa che eucarestia cosa complessa gi al tempo della Didach. L'eucarestia domenicale descritta nel cap. XIV: Nel giorno domenicale (del Signore) riunitevi per rompere il pane e fare eucarestia. Abbiamo tre termini tecnici: il giorno del Signore, rompere il pane, fare eucarestia. L'eucarestia domenicale comincia con un rito attestato qui per la prima volta e messo in rapporto diretto con l'Eucarestia: l'exomologesi (confessione) dei peccati. Questa parola diventer tecnica per designare la confessione. Perch l'exomologesi non fa parte della celebrazione eucaristica battesimale? Non necessario, perch i peccati sono perdonati dal battesimo. Ci conferma che i capp. 9 e 10 designano l'eucarestia battesimale. Nello stesso modo che c' un legame organico tra i capp. 7 - 8 e 9-10, allo stesso modo tra 9-10 e 14-15. La sequenza, dunque, Battesimo Eucarestia battesimale Eucarestia domenicale L''eucarestia celebrata dagli episcopi e dai diaconi. Cap. 15,1 dice. "eleggetevi dunque degli episcopi e dei diaconi. La successione logica: il battesimo seguito dall'eucarestia, l'eucarestia della domenica, per celebrarla occorrono dei ministri speciali. Da questo momento esistono due termini per designare l'eucarestia: la fractio panis e l'eucarestia. Il primo termine sparir a favore del secondo. Il gesto continuer a far parte del rituale. b) Giustino Il testimone seguente Giustino. Come gi la Didach, dedica due capitoli distinti dell'Apologia all'Eucarestia battesimale (cap. 65) e all'Eucarestia domenicale (cap. 67). Il cap. 66 dedicato al significato teologico dell'eucarestia. SINOSSI DEI RITI secondo Giustino Eucarestia battesimale (cap. 65) Eucarestia Domenicale (cap. 67) _______________________________________Preghier Letture: memorie degli apostoli e gli scritti dei profeti a dei fedeliBacio della paceOfferta del pane, vino, Omelia del presidente acqua.Preghiera eucaristicaAcclamazione finale: AMEN Preghiera dei fedeli ----------------------Distribuzione del pane e del vino20 Offerta del pane, vino, acqua. (agli assenti portato da uno dei fedeli) Preghiera eucaristica Acclamazione finale: AMEN Distribuzione del pane e del vino21

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Temperato con acqua, gli antichi non bevono vino puro Temperato con acqua, gli antichi non bevono vino puro

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Nella sinossi importante non completare i vuoti con i dati dell'altra. Sono due colonne a se stanti, sono due realt diverse. Sarebbe un errore metodologico supporre che nell'eucarestia battesimale ci fossero letture ed omelia e che ci fosse il bacio della pace nell'eucarestia domenicale. Ci non vuol dire che che nell'eucarestia domenicale non si scambiassero il segno di pace, ma che non figura nel cap. 67. Non sappiamo perch sia stato omesso il bacio di pace nell'eucarestia domenicale. L'eucarestia battesimale non comincia con le letture e l'omelia, perch letture, canti, preghiere ed istruzioni del presidente furono fatti durante la vigilia battesimale. Perci credo che si possa ammettere che l'eucarestia battesimale cominci ex abrupto con la preghiera dei fedeli, il bacio della pace e l'offerta del pane, vino con acqua. La parte precedente era il rito battesimale. Se confrontiamo queste tabelle con quelle della Didach, c' una differenza che si spiega abbastanza se teniamo conto della diversa origine geografica. la Didach rispecchierebbe l'uso della Siria Occidentale; Giustino l'uso romano, perch era a Roma quando ha indirizzato l'apologia. Per il resto la concordanza tra la Didach e Giustino perfetta. C' un'altra anomalia da prendere in considerazione. Giustino menziona le offerte nel cap. 67,6, dopo la comunione della Messa. Non ordine normale, forse ritorno all'offertorio, perch i fedeli portano doni in abbondanza, che superano i bisogni dell'Eucarestia. Non tutti sono usati nell'Eucarestia. Perci dice che a carico del presidente distribuire i doni. Non si pu dire se tutto sia stato consacrato o solo una parte. Ci che avanzato distribuito ai bisognosi dal presidente della comunit. Il presidente non riceve una designazione particolare: o proestw,j. Non sappiamo se era l'episcopo o portava altro titolo. Nel cap. 66 spiega il senso dell'eucarestia: Una volta eucaristiati non sono pi alimenti ordinari, perch sono diventati il corpo ed il sangue di Cristo. Giustino parla di metabolh,, trasformazione, paragonata alla prima metabolh: l'incarnazione di Cristo. Ci sar un'altra metabolh,, la parousia alla fine dei tempi. Questa metabolh risulta dalla potenza creatrice del logos. Giustino non spiega il come, ma il perch della trasformazione.22 In Giustino c' un progresso rispetto alla Didach, che non spiega il senso dell'Eucarestia. Ma a Giustino interessa non il come, ma il perch. I Padri sono molto preoccupati per il ritorno del Signore. c) La Traditio Apostolica L'eucarestia descritta nelledizione del Botte, pp. 55-59. Dopo il battesimo i neofiti pregheranno con tutto il popolo, perch non pregano con i fedeli prima di aver ottenuto tutto questo. Quando avranno pregato daranno il bacio di pace. L'oblazione sar presentata dai diaconi al vescovo. Lui render grazie sul pane perch sia l'antitipo del corpo di Cristo, sul calice, perch sia l'immagine del sangue che stato versato per tutti quanti credono in lui. Render grazie sul late e sul miele mescolati per il compimento delle promesse fatte ai padri, nelle quali detto della terra dove colano il latte e il miele. Render grazie, infine, sull'acqua presentata in offerta per significare il bagno, affinch l'uomo interiore ottenga gli stessi effetti nel corpo. Di tutto queste cose il vescovo render conto ai comunicanti, quando avr rotto il pane, presentando ogni boccone dir: Il pane del cielo in Cristo Ges, il comunicante dir Amen. Se i presbiteri non bastano, anche i diaconi terranno i calici e si sposteranno in buon ordine: il primo con acqua, il secondo con il latte, il terzo con il vino. Tre volte dir quello che li tiene: "In Dio Padre onnipotente". E colui che lo riceve dir: "Amen". "E nel Signore Ges Cristo" e dir: "Amen". "Nello Spirito Santo e nella Santa Chiesa" E dir : "Amen". Quando la distribuzione finita ognuno si applicher a fare delle buone opere, a piacere a Dio, a ben comportarsi, a essere zelante per la chiesa ..... Lo svolgimento della Messa Battesimale , pertanto: 1. Preghiera dei fedeli 2. Bacio di pace 3. offertorio 4. preghiera eucaristica su tutti gli elementi 5. Comunione al pane, all'acqua al latte al miele Come definito il pane? Antitipo del corpo di Cristo. Il vino immagine del corpo di Cristo. Siamo in presenza di un linguaggio tipologico. Antitypos termine tecnico per designare una cosa che significa altra ventura. Ad es. le profezie dell'AT sono antitipo della loro realizzazione nel NT, dove c' il typos. Anche nella vita della chiesa ci

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Cfr. PEARL, Logos un eucharestie, Divus Thomas, vol XVIII (1940), p. 303.

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sono antitipi che annunziano una realt futura. In questo senso il corpo ed il sangue di Cristo storico sono il modello degli elementi eucaristici, che sono la replica di questi antitipi.23 Accanto ad Ippolito abbiamo altre attestazioni in Tertulliano, Cipriano, Ambrogio e in Cirillo di Gerusalemme. La stessa tipologia applicata al latte e al miele, poich compimento delle profezia di Lv 20,24: "Una terra dove scorrono latte e miele". Questo paese identificato con la chiesa, paese dove si realizzano le profezie dell'AT. L'acqua il ricordo di quella fatta appena scorrere sui neofiti nel Battesimo. La testimonianza della Traditio Apostolica importante. Perch mette l'eucarestia nel contesto battesimale. Ricorda che l'eucarestia riservata ai battezzati. Per quanto riguarda gli elementi diversi, qui latte e miele sono solo per l'eucarestia battesimale, sono i rimasugli, povere vestigia del pranzo in cui era anticamente inserita l'eucarestia. Questo uso si conservato per un tempo pi lungo nell'eucarestia battesimale. I neofiti avevano digiunato tutto il sabato e tutta la notte della veglia pasquale. Il conforto era per loro il benvenuto. Si tratta di alimenti molto calorifici (latte caldo, anche vino caldo). d) La Didascalia Apostolorum Non descrive completamente l'uno e l'altro rito. il primo documento ad ambientare il rito eucaristico: cfr. cap. 12,57,2-5.24 Nei vostri luoghi di riunione, la santa chiesa, radunate il popolo con grande cura, preparando attentamente i posti ai fratelli con ogni purezza. Riservate un posto ai presbiteri sul lato orientale della casa. Che il trono del Vescovo sia in mezzo a loro. I presbiteri si seggano con lui. Sul restante lato orientale si sederanno i secolari. richiesto che sul lato orientale della casa siedano i presbiteri col vescovo, i secolari ed infine le donne, perch quando vi alzerete per pregare i capi si alzeranno a capo dell'assemblea, poi i secolari, poi le donne. Dovete pregare rivolti ad oriente, ricordate quello che scritto: "Suonate a Dio che asceso ai cieli dei cieli verso oriente ( Il Signore sarebbe dovuto tornare dall'oriente).

Se co la ri N S

Donne

O
Nella preghiera il presidente prega verso oriente e tutti nella stessa direzione. Il presidente a capo della comunit. Doppia la direzione: della preghiera e dell'omelia. I fedeli non cambiano la direzione, l'episcopos e i presbiteri a farlo. Pela Didascalia il ruolo di presidente dell'episcopos. I presbiteri sono aggiunti in modo subordinato, cooperano con lui nella preghiera. Abbiamo un il problema della traduzione: non abbiamo il testo greco. Nella traduzione siriaca per designare il presbiteor il termine qashish, qohen designa il sacerdos dell'AT. Nella traduzione francese qashish tradotto con
23 24

Cfr. V. SAXER, Figura Corporis et Sanuini Domini, Arheologia Cristiana 47 (1971), 65-89. Cfr. il prof. segue la traduzione francese di NAU pp. 112-113

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vecchi, non sono gli anziani, ma i presbiteri, si vede che i presbiteri condividono col vescovo la presidenza, anche se il vescovo ha un posto preminente: meglio conservare il tema translitterato in greco. Durante la riunione eucaristica sono presenti anche dei diaconi, che hanno un ruolo subordinato, perch al servizio del vescovo e della comunit. Presentano le offerte ricevute dai fedeli, mentre tocca all'episcopos la loro consacrazione. I diaconi sorvegliano la comunit, assegnando ai ritardatari i posti, e curando la separazione dei sessi. Dove siano i bambini non detto. ovvio che i lattanti stiano con le madri, i ragazzi staranno con gli uomini. In questo contesto generico, due osservazioni precise: 1. Se c' un vescovo di passaggio, il vescovo della citt lascer la presidenza. Se non accetta lo pregher di pronunciare almeno la formula di consacrazione, "se non vuole offrire, parler sulla coppa". Questo scambio di cortesie era usuale. Lo vediamo per Policarpo, quando a Roma visita Aniceto, questi gli lascer la presidenza dell'eucarestia. Le difficolt riguardavano la celebrazione della data di Pasqua. 2. "Anche nei cimiteri leggete i santi libri e senza rumore fate il vostro servizio e la vostra preghiera, offrite la vostra eucarestia ..... Nelle vostre assemblee e nei cimiteri, all'uscita di coloro che muoiono, offrite il pane immacolato cotto nel fuoco, pregate ed offrite l'eucarestia per coloro che sono morti" Viene raccomandata l'eucarestia per i defunti, un 'eucarestia completa, perch l'offerta del pane e del vino. Si parla di o`moi,wma come gi abbiamo trovato nella Traditio Apostolica. Il pane detto immacolato (a;kratoj), consacrato dall'invocazione. Questa terminologia si trova solo a partire dal IV sec. nella Costitutio Apostolica, nelle Catechesi Mistagogiche di Cirillo, ed altri testi della fine del IV e degli inizi del V sec. Pu darsi che su questo punto la Didascalia sia stata rimaneggiata nel IV secolo. Il pane consacrato dall'invocazione fa riferimento alla preghiera consacratoria. Exodus, indica la morte come uscita dalla vita terrena. Cipriano parla di decessus, parla di dipartita, partenza: terminologia frequente in questo tempo. La testimonianza della Didascalia doppia: la mostra nel suo ambiente con la preoccupazione di rispettare un ordine gerarchico. Pu darsi che l'ordine gerarchico corrisponda ad un certo ordine socisle. Nella societ antica le classi erano distinte. Troviamo altre attestazioni nelle scritture canoniche. In 1 Cor Paolo sembra alludere: i ricchi portano doni e i poveri, ma i ricchi li mangiano tra di loro e cos i poveri. In Gc si dice che se nelle assemblee entra un personaggio ricco lo conducete al primo posto e che ognuno deve prendere posto mano a mano che arriva.

______Note Personali di Studio______________________________________________________________________

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[PC 513.9] 18.12.98. Circa i riti dell'eucaristia, nei primi tre secoli, in sintesi si pu dire che quelli attestati sono i seguenti a secondo degli autori: 1) la confessione dei peccati; 2) le letture degli scritti apostolici, i Vangeli, gli scritti profetici dell'AT e del NT; 3) Commentario delle letture: lo scopo dell'omelia; 4) la preghiera dei fedeli che conclude la prima parte della liturgia.. Ad una parte della preghiera vi assistono anche i catecumeni che a un certo momento sono congedati, rimanendo all'assemblea solo i fedeli, cio i battezzati per la conclusione di questa preghiera. Il problema di sapere se nella preghiera era incluso anche il Padre Nostro: si pu solo fare una ipotesi nel senso che una liturgia riservata ai fedeli comportava anche il bacio della pace, cio il "bacio santo" come dice l'Apostolo Paolo in una sua epistola. Successivamente inizia l'atto eucaristico propriamente detto, con la preparazione e l'offerta dei doni, fatta da tutti i fedeli, che vengono poi successivamente presentati al presidente dell'assemblea dai diaconi. Su questi doni il presidente recita la preghiera eucaristica, cio il rendimento di grazie propriamente detto. Alla fine c' la comunione di tutti i presenti alle offerte consacrate; le quali sono anche portate anche agli assenti. Ci troviamo ancora in un'epoca in cui i fedeli conservano le specie eucaristiche nella propria casa, sia per il proprio uso (la comunione quotidiana), sia per farvi partecipare gli ammalati, i bambini ed altre persone impedite alla partecipazione della celebrazione eucaristica. Poi la cerimonia si conclude con la distribuzione dei doni ai poveri che sono avanzati, nell'ambito dell'eucaristia celebrata. Dunque, grosso modo si pu dire che si tratta dell'ordinamento della messa nei primi tre secoli, anche se ci sono delle variazioni in funzione del luogo. Le preghiere eucaristiche ed i formulari. Il NT ha conservato alcuni formulari delle preghiere liturgiche antiche, mentre altri formulari risalgono all'epoca patristica. Questi testi possono essere raggruppati secondo i seguenti titoli: 1) la preghiera del NT; 2) le preghiere patristiche di ispirazione liturgica; 3) le preghiere eucaristiche arcaiche; 4) le preghiere tradizionali, che sostituiranno le forme arcaiche. Vediamole, adesso, singolarmente: La preghiera del NT. Come si pu notare, ogni preghiera sviluppa una tematica particolare che ci necessaria per poter vedere in quale misura nel NT sono conservate le preghiere di stampo eucaristico. Un primo fatto negativo che dobbiamo raccogliere che nel NT non abbiamo conservato il testo della preghiera che il Signore pronunci sul pane e sul vino nell'ultima Cena, n le preghiere relative ai due episodi della moltiplicazione dei pani. Forse non ci sono pervenute per motivi non conosciuti o probabilmente perch nessuno ne aveva conservato il ricordo. Quest'ultima rimane la questione pi ovvia, perch, infatti, quando gli evangelisti parlano della moltiplicazione dei pani o dell'ultima Cena si limitano a dire che il Signore "benedisse" (cfr. la preghiera di benedizione), senza riferirne il contenuto. La pi antica di tutte queste preghiere conservate della Didach, che si conclude con la dossologia finale, di cui troviamo alcuni esempi nel NT. Soprattutto li abbiamo in Paolo e nelle preghiere eucaristiche antiche. Ma quali sono le preghiere neotestamentarie conservate? In primo luogo abbiamo i tre Cantici, quali Lc 1,46-55, Lc 1,68-69, Lc 2,29-32. Si tratta rispettivamente del Benedictus di Zaccaria, del Magnificat e del... Sono in realt delle preghiere eucaristiche nel senso che esprimono un rendimento di grazie, per tutti i prodigi e le azioni del Signore nella storia dell'uomo, in modo particolare nella storia del

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popolo eletto. Queste preghiere sono nate con il Vangelo di Luca nella comunit in cui il Vangelo medesimo fu composto. La loro sostanza risale alla persona alla quale sono attribuite, ma si pu notare che queste preghiere sono intessute di formule bibliche tradizionali, soprattutto quelle veterotestamentarie che molto simile a quella del NT, cio il Cantico di Anna, quando fu concepito il figlio Samuele. Queste preghiere bibliche cantano la benevolenza di Dio, la salvezza universale che non riservata agli Ebrei, ma estesa a tutti gli uomini. Questa universalit della salvezza risale al periodo della predicazione profetica, proprio perch alcuni profeti hanno intravisto nella storia dell'uomo questa salvezza. Ora il carattere peculiare di questi cantici sta nel fatto che questa salvezza in corso di realizzazione. I profeti la vedevano promessa nel futuro, mentre nel NT in atto. Anche dalle epistole di Paolo si possono estrarre degli inni sia a Dio, sia a Cristo, sia al battezzato e sulla sua unione con Cristo [Inni indirizzati a Dio: Ef 1,3-14; Inni indirizzati a Cristo: Fil 2,6-1, Col 1,15-20, 1Tim 3,16, 1Tim 6,15-16; Fil 2,6-15; Col 1,15-20; 1 Tim 3,16). Altri inni riguardano l'uomo salvato, cio il battezzato (Ef 5,14), nonch l'unione del cristiano con Cristo (2Tim 2,11-13).. Il Canto del famoso inno alla carit (1Cor 13,1-13) un caso particolare perch non un inno liturgico, ma di una categoria di inno lirico di Paolo (di stampo poetico), che non riveste la forma liturgica. Ci sono poi inni nell'Apocalisse di Giovanni, di cui alcuni sono di natura liturgica: sono anche essi lirici per incoraggiare i cristiani nella perseveranza durante le persecuzioni, (Ap 4,8; 5,9-10; 11,15-17.18; 12,10-12; 15,3-4; 19,5-6.7-8; 22,20-21). In questo elenco ci sono alcuni inni particolarmente significativi come il Canto di Mos, e dell'Agnello (Ap 15), che riprendono il contesto dell'Esodo (si tratta del canto di Maria, sorella di Mos) per celebrare la vittoria dell'agnello sul peccato e sulla morte; invece il capitolo finale, di Ap 22 parla della piena realizzazione della Citt di Dio sulla terra. Di questo inno dell'Apocalisse abbiamo delle tracce in altri scritti, in modo particolare nella 1Cor 16,22 e nella Didach, cap. 10,6. A livello bibliografico possiamo ricordare P. Hamann che ha fatto una raccolta di preghiere di questo tipo. Egli, ha tra l'altro scritto un libro sulla preghiera dei primi cristiani, raccogliendo i testi pi belli di questa categoria letteraria. Ci sono anche preghiere non bibliche dei primi tempi cristiani. Le preghiere patristiche. La pi antica la lettera di Clemente Romano ai Corinti, una lettera che i critici sono concordi a datare tra il 95 ed il 96 d.C. Clemente considerato il secondo o il terzo successore di Pietro a Roma. Questa lettera ai Corinti uno dei testi pi importanti: sono particolarmente significativi i cc. 59-61. Proprio nel libro di Hamann si trova la migliore presentazione perch viene evidenziata la struttura strofica della lettera, come in un inno. La funzione della preghiera paragonata ad una preghiera universale dei fedeli: questa preghiera universale nutrita dal pensiero biblico, come ad es., "Tu abbassi l'arroganza dei superbi, tu svii i calcoli dele nazioni, tu elevi gli umili e butti a terra i potenti" (c. 59,3). Passi di questo tipo rievocano dei temi biblici, in modo particolare ritroviamo gli echi dei Salmi e del Cantico di Anna. Anche il Magnificat della vergine rievoca questi temi. La poreghiera di Clemente inizia con la lode del creatore (c. 59,2-3) ed enumera le intenzioni di preghiera della Chiesa (c.59,4: da ci si ha la ragione secondo cui si pu parlare di preghiera universale ), come la concordia, la fedelt alla parola di Dio, l'umilt e la perseveranza. Inoltre, esalta anche l'azione continua della Provvidenza nella storia dell'uomo (c. 60,1). A questo proposito si pu parlare di una preghiera anche di natura tipologica perch l'autore vede realizzata nella storia presente della sua Chiesa le promesse di Dio nel passato ed un'attualizzazione del piano di salvezza annunziatodai profeti e realizzato da Cristo. E' abbastanza interessante vedere che essa contiene anche un'intenzione per i poteri civili dello Stato (c. 60,4 e c. 61,2). Una caratteristica di questa preghiera l'aspetto esortativo (le cosiddette raccomandazioni degli Apostoli ai cristiani come ad esempio: "Obbedite ai rappresentanti dello Stato", "Pregate per loro"). Nello stesso tempo i cristiani vengono messi in guardia dall'essere pagani e dal prestare culto sia agli dei che all'imperatore. Il cristiano si deve limitare soltanto a pregare per l'imperatore ed altri funzionari dell'Impero. La preghiera di Clemente si conclude con una dossologia nela quale viene implorata la mediazione di Cristo: per Cristo la preghiera deve essere portata a Dio Padre. Cos si pu vedere che la formula "Per Ges Cristo" appartiene sin dall'inizio alla tradizione e al formulario di ogni preghiera cristiana, che diverr obbligatoria nel IV secolo, secondo anche la testimonianza di Sant'Agostino.. La preghiera di Policarpo. Abbiamo anche il testo di Policarpo che mor martire il 23 febbraio 167 (gli studiosi non sono concordi sulla data della morte di Policarpo: infatti alcuni la fissano intorno al 155, altri verso il 177 ed altri ancora intorno al 167; quest'ultima ipotesi forse la pi probabile). I cristiani di Smirne, in Asia Minore, fecero il racconto del martirio del loro vescovo, circa un anno dopo la morte: tale racconto fu chiesto da altre comunit, come quella di Filomeno, che si trovava nella Frigia (di questa comunit si hanno poche notizie ed la prima volta che la vediamo menzionata in un testo antico). Nel racconto inclusa la preghiera di Policarpo al momento di salire sul rogo (Schr 10, pp.232-238). Tale preghiera contiene numerosissime allusioni di carattere liturgico (c. 14 e Schr 10, pp. 232-238). Anche questa preghiera intessuta da reminiscenze bibliche che probabilmente sono venute spontaneamente sotto la penna dell'agiografo, ma potrebbero essere state realmente pronunciate dal martire Policarpo, perch preghiere di questo tipo sono comuni nell'epoca.

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Questa preghiera indirizzata al "Signore Dio Onnipotente": un'acclamazione tipica del carattere liturgico del tempo che la troviamo gi nelle preghiere giudaiche. Un'altra invocazione , invece tipicamente cristiana quando viene invocato il Padre "Tou paidos sou" (c' un significato antipologico dove troviamo il riferimento al figlio e al servo). Nella traduzione greca del Deutero Isaia, la traduzione greca del "Pais Teou" indica il servo di Jahv. Questo appare il termine che indica il significato di tale espressione nel contesto della civilt antica. Questo termine stato ripensato dai cristiani quando lo applicarono a Ges, sicch Ges Figlio di Dio "Pais Teou" anche il servitore pi eccellente di Jahv. San Policarpo all'inizio della sua preghiera usa l'espressione "o tou agapetou kai euloghetou paidos sou Iesou Cristou pater". Questo fatto dimostra che ci troviamo dinanzi ad una tradizione veterotestamentaria, ma reinterpretata dai cristiani poch il termine "Pais" precisato con gli aggettivi "agapetou kai euloghetou": ora gi nell'ultimo libro veterotestamentario, cio quello della Sapienza 2,10, la parola "Pais" significava figlio, che appare come la reinterpretazione del termine di Isaia, da parte degli Ebrei della diaspora, in modo particolare quelli di Alessandria. In questo testo la saggezza figlia di Dio. Dunque, nell'uso cristiano, "Pais Teou" designa Ges Cristo come figlio di Dio, anche se dobbiamo sottintendere il servitore di Dio, quando i testi neotestamentari citano i passi di Isaia, dove l'espressione "servitore" applicata a Ges per sottolineare la continuit del disegno di Dio nella rivelazione progressiva della sua benevolenza verso gli uomini. C' qui un carattere liturgico, anche se il termine usato incluso in una preghiera tipicamente biblica, poich alla fine la parte conclusiva contiene questa tripla benedizione: "Ti lodo", "Ti benedico", "Ti glorifico". Queste ripetizioni sono specificamente liturgiche che troveremo molte volte all'inizio dell'anafora nelle Chiese primitive. Dunque, questa gradazione frequente nella tradizione liturgica, come ad esempio nelle Costituzioni apostoliche 7,47 (esse risalgono alla fine del IV secolo, intorno al 380-390). La dossologia finale della preghiera esprime di nuovo la mediazione di Cristo, che indispensabile ad ogni preghiera cristiana perch possa essere esaudita da Dio. Perci Policarpo loda, benedice e glorifica Dio mediante il Figlio, grazie al quale ogni gloria sia resa a Dio, con Lui e lo Spirito Santo adesso e nei secoli venturi. Questa dossologia conclusa con l'acclamazione del popolo che conclude con l'amen finale. Senza dubbio si tratta di una formula trinitaria. In questo caso abbiamo la preghiera eucaristica nella sua forma tradizionale: essa indirizzata a Dio per mezzo di Ges Cristo e lo Spirito Santo. C' da dire per che la tradizione manoscritta di questo testo appare manomessa ed appare, come sembra, il risultato di una rielaborazione successiva del testo medesimo, tanto da farla risalire alla stessa epoca di composizione delle Appendici che furono fatte al martirio, intorno al IV e V secolo. Per, tutto sommato notevole che la tradizione eucologica primitiva abbia fissato presto le sue regole di formulazione: sono delle regole universali che vengono usate ancora oggi. Questo discorso, oltre alla lettera di Clemente e alla preghiera di Policarpo, lo possiamo anche estendere ad altre preghiere antiche, in modo particolare alle Odi di Salomone, che sono delle produzioni poetiche in un'epoca un p difficile da determinare nel I e II secolo d.C. Anche se vengono attribuite a Salomone, in realt sono delle preghiere giudeo-cristiane. Avremmo potuto fare anche una scelta negli atti apocrifi degli Apostoli del II e III secolo, dei quali possiamo avere delle informazioni nel libro di Padre Hamann, alle pp. 65-77. La Didach. Si tratta di una preghiera propriamente eucaristica, anche se, insieme ad altre preghiere dello stesso genere, stata oggetto di discussione sul suo carattere eucaristico, a causa di criteri che richiamano alle preghiere classiche del IV e V secolo, mentre le preghiere pi arcaiche non sono ancora arrivate a questa maturit di espressione e di composizione. Tra queste, appunto, possiamo ricordare la Didach (o Dottrina dei Dodici Apostoli), nei capitoli 9 e 10: si ritiene che questa preghiera sia pienamente eucaristica, anche se l'editore delle Schr non la vede come tale, ma la inserisce nel contesto delle agap, cio i pranzi di carit. Il capitolo 9,2-4 cos si esprime: "Quanto all'eucaristia rendete grazie cos: prima sul calice rendiamo grazie o nostro Padre per la santa vigna di Davide tuo servitore. Tu ce lo hai fatto conoscere per Ges Cristo tuo servitore. Gloria a Te nei secoli. Dopo sul pane rotto ti rendiamo grazie o nostro Padre per la vita e la Scienza che ci hai fatto conoscere per Ges Cristo tuo servitore. Gloria a Te nei secoli. Come questo pane rotto, altre volte disseminato sulle montagne, stato raccolto per diventare un solo (pane), cos che la tua Chiesa sia raccolta dalle estremit della terra nel tuo Regno, perch a Te la gloria e la potenza per Ges Cristo nei secoli". Il capitolo 10,1-6 della Didach dice: "Dopo esservi saziati dalla fine del pranzo rendete grazie cos: Ti rendiamo grazie o Padre Santo per il tuo santo nome che tu hai fatto abitare e nei nostri cuori, per la conoscenza, la fede e l'immortalit che ci hai rivelate per Ges tuo servitore. A Te la Gloria nei secoli. Sei tu, Signore onnipotente, il creatore

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dell'universo. Hai dato agli uomini, per il loro godimento, l'alimento e il (?) perch ti rendano grazie, ma tu ci hai dato anche un nutrimento e un voto(?) spirituale e la vita eterna per mezzo del tuo Servo. Innanzitutto noi rendiamo grazie perch sei potente. Gloria a Te nei secoli. Ricordati Signore di liberare la tua Chiesa da ogni male e di renderla perfetta nell'amore. Raccoglila dalle estremit dei quattro venti, santificata nel tuo regno, che hai preparato per lei, perch a Te la potenza e la gloria nei secoli. Venga la grazia, passi questo mondo. Osanna al Dio di Davide. Se qualcuno santo che venga. Se qualcuno non lo che faccia penitenza. Maranath. Amen". Dunque, in primo luogo, questo testo richiama all'eucaristia della messa battesimale: il problema dunque di sapere se questa eucaristia ancora legata o meno ad un pranzo o ad una cena, come la cena del Signore. Se ancora ad una cena, questa eucarastia segue l'ordine delle benedizioni, come le troviamo in Luca, cio la benedizione di una prima coppa, la frazione del pane e la sua distribuzione ai presenti, accompagnata dalla benedizione del pane, ed infine la benedizione dell'ultima coppa (seconda), alla fine della cena o del pranzo. In questo caso si tratta ancora di una eucaristia non ancora codificata e non ancora separata dal contesto primitivo del pranzo o della cena. Questo schema si applicherebbe solo alla preghiera del capitolo nove della Didach, dove manca, per, la benedizione della seconda coppa. Dunque, tutto sommato, non sicuro che questa preghiera della Didach sia legata ancora ad un pranzo. L'ipotesi di avere davanti una prece nell'ambito dell'Eucaristia che gi distaccata dal pranzo. Si tratta comunque di una eucaristia in cui ci sono due parti della preghiera: la prima si trova nel cap. 9 e la seconda si trova nel cap. 10. Questi due capitoli potrebbero costituire due momenti diversi nell'ambito dell'Eucaristia, cio prima e dopo la comunione. La prima preghiera fatta sul vino e dopo sul pane che potrebbe ancora riflettere l'uso vicino alla cena primitiva, rispetto all'uso tradizionale dove avviene dapprima la benedizione del pane e poi quella del vino. In secondo luogo si pu notare un'altra differenza molto importante che sta nel fatto che questa prima eucaristia non fa menzione all'istituzione eucaristica. Gli elementi benedetti indicano questa preghiera come un semplice rendimento di grazie per le offerte del pane e del vino. Proprio questo fatto ha spinto alcuni studiosi a dire che questi capitoli 9 e 10 della Didach non sono da considerarsi preghiera eucaristica in senso specifico, perch manca anche una formula consacratoria. In questo senso, possiamo notare che la preghiera ha conservato l'ordine primitivo delle benedizioni. Per, in senso inverso, ci sono due considerazioni da fare perch c' una differenza sostanziale tra l'antica Berak e questa preghiera eucaristica: 1) la menzione di Ges "che ci ha fatto conoscere la santa vite di Davide", grazie alla vita e alla scienza di Ges Cristo. C' dunque un primo elemento cristico di Ges. C' anche un secondo elemento che la Chiesa, perch questa eucaristia contiene anche una preghiera da "raccogliere dalle estremit della terra nel regno". Solo dopo aver sottolineato questi due elementi, tipicamente cristiani si distribuisce agli assistenti il vino ed il pane. Questa comunione il segno ed il mezzo dell'unit ecclesiale. Grazie alla comunione viene manifestata e realizzata l'unione dei comunicanti. Una tale preghiera trova il suo miglior posto in una eucaristia propriamente detta, perch da una parte commemora il Cristo, mentre dall'altra costituisce la Chiesa. Un particolare di topografia palestinese, che possiamo certamente notare, quando troviamo l'espressione "disseminato tra le montagne...", che ci dice il luogo di origine della preghiera. Si tratta del pane raccolto che deve diventare un solo pane. Queste montagne probabilmente si riferiscono a quelle della Siria o della Palestina. Si tratta di una evocazione del paesaggio rurale nel quale viveva l'autore della Didach. Si tratterebbe, in modo pi preciso, di un paesaggio della Siria Occidentale, vicino ad Antiochia, ma non nella citt, ma fuori dalla citt. 2) La preghiera di questo secondo capitolo non eucaristica nello stesso senso di quella del cap. nove: non un ringraziamento, un'eucaristia che pi tardi diventer consacratoria. E', invece, una preghiera di comunione, la cui funzione quella di ringraziare Dio per questa comunione. Effettivamente la preghiera introdotta dopo le parole "Dopo esservi saziati", il che vuol dire che questa prece pronunziata alla fine del pranzo. E' una preghiera che avviene dopo la comunione, anche se nello stesso contesto si trova un altro passo che sembra smentire questa prima dichiarazione. Infatti, c' l'avvertimento indirizzato ai fedeli: "Se qualcuno santo che venga, se non lo che faccia penitenza". Si tratterebbe allora di un preciso avvertimento che avviene prima della comunione. Una formula simile di avvertimento la troviamo nelle liturgie del IV secolo, sempre prima della comunione, sotto la forma "ai Santi le cose sante". Tale avvertimento lo troviamo appunto nel cap. 9, v. 5 della Didach, quando si dice che la comunione riservata ai battezzati. Concludendo questa preghiera della Didach, come si gi accennato sin dall'inizio, potrebbe essere il risultato di una compilazione di elementi di provenienza diversa che il redattore o il compilatore non ha posto secondo un ordine logico. Questa mancanza di logica rimane l'unico indizio di tradizioni diverse che sono confluite nel decimo capitolo 10, dove si trova, tra l'altro, l'acclamazione finale, "Maranath" che significa "Il Signore viene" o sotto la formula optativa "che il Signore venga". Si tratta delle medesima formula che ritroviamo nell'Apocalisse, come un'allusione alla Parusia finale (Ap 22,20), ma soprattutto la troviamo gi nella 1Cor 11,26 che si conclude con la formula "Fate questo in memoria di me finch venga". Dunque, l'eucaristia legata non solo come ricordo al passato, ma soprattutto come attesa della parusia al futuro. Anche questa connotazione propria all'eucarestia classica che ritroveremo pi tardi. Abbiamo, dunque, un testo molto singolare nella sua formulazione, che ci fa pensare ad una situazione molto primitiva della preghiera eucaristica, che non ha trovato ancora le sue regole definitive. Siamo alla fine del I ed inizio del II secolo, il

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che vuol dire che l'evoluzione liturgica si realizzata molto lentamente. Questo vuol dire che ogni Chiesa segue una propria evoluzione, secondo un suo specifico progresso nell'ambito liturgico. La preghiera di Addai e Mari Nelle edizioni troviamo il titolo seguente: Anafora degli Apostoli, Addai a Mari. Questa preghiera contiene una formulazione arcaica in certi passi e rimane ancora in uso da certe comunit cristiane orientali della Siria e dell'Iraq, i cosiddetti nestoriani e Caldei, Malabari e Maroniti. Nelle comunit maronite la preghiera si trova nella terza anafora di S. Pietro (cfr. Martimort, La Chiesa in preghiera, Vol. II). Questa preghiera, a causa del suo lungo uso ha subito delle modificazioni continue nel corso dei tempi. Inoltre, conservata soprattutto in manoscritti molto tardi del XVII e XVIII secolo. Per, gli studiosi sono concordi nel vedere nel nucleo una liturgia molto tarda. La maggior parte dei critici protendono per il III secolo, mentre alcuni protendono verso la fine del II secolo. Su questa preghiera non vi al momento nessuna edizione critica: di essa abbiamo un solo codice, un p pi antico dell'XI o del XIII secolo. Questo codice pu essere importante per rilevare l'evoluzione contenutistica di questa preghiera. Il testo deve essere cercato in edizioni antiche del Renaudot, dal titolo Liturgiarum orientalium Collectio, Parigi 1713, Vol. II, pp. 592-642. Esistono anche studi recenti del B. Botte, del D. Webb e del A. Verheul (quest'ultimo porta un'abbondante bibliografia). Quest'ultimo ha ricostituito la preghiera nella forma pi antica, secondo il modo seguente: 1) il primo paragrafo dice che " degno di essere glorificato da tutte le labbra, confessato in tutte le lingue, adorato ed esaltato da tutte le creature, il nome adorabile e glorioso, il quale ha creato il mondo per la sua grazia ed i suoi abitanti con la sua clemenza, ha salvato gli uomini nella sua misericordia e ci ha fatto a noi mortali una grande grazia". Si tratta di una formula tripartita (glorificato - confessato - adorato ed esaltato).

2) Il secondo paragrafo dice: "Ti rendiamo grazie Signore, noi, tuoi servitori fragili, deboli ed infermi, perch ci hai dato una grande grazia che non pu essere pagata o ripagata, perch tu ha rivestito la nostra umanit per vivificarci con la tua divinit. Hai elevato la nostra bassezza e hai risollevato la nostra caduta, hai risuscitato la nostra mortalit, perdonato le nostre colpe e rimessi i nostri peccati. Hai illuminato la nostra intelligenza ed hai vinto il nemico, Signore Dio. E tu hai fatto trionfare la nostra debole natura per le misericordie abbondanti della tua grazia. Per tutti i tuoi soccorsi e le tue grazie, riguardo a noi, noi ti rendiamo lode, onore, confessione e adorazione, adesso e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Noi Signore, tuoi servitori fragili, deboli, infermi, siamo riuniti e stiamo davanti a te in questo momento. Abbiamo ricevuto per tradizione il mistero che viene da Te. Ci rallegriamo, ti glorifichiamo, ti esaltiamo e commemoriamo e celebriamo questo mistero grande" (si pu notare una formulazione che ci richiama al mistero tremendo della passione, morte e risurrezione di Ges Cristo). 3) A questa seconda parte che si dimostra propriamente eucaristica, segue un terzo paragrafo che contiene una epiclesi: "Venga Signore il tuo Spirito Santo che riposi in questa oblazione dei tuoi servitori che la benedica e l santifichi, affinch sia in vista del perdono e della remissione dei peccati, per la grande speranza della risurrezione dai morti e per la vita nuova nel regno dei cieli, con tutti quelli che sono stati graditi ai tuoi occhi". 4) Il paragrafo 4 si esprime cos: "E per tutto questo grande e ammirabile disegno nei nostri riguardi noi ti lodiamo e ti glorifichiamo senza fine nella tua Chiesa riscattata dal sangue prezioso del tuo Cristo. A voce alta e a viso scoperto, noi indirizziamo lode onore, confessione, adorazione, al tuo nome vivo e vivificante adesso e sempre e nei secoli dei secoli" (la versione un p pi ampia si trova in Martimort nel libro: La Chiesa in preghiera).

______Note personali studio_______________________________________________________________________

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[PC 513.10] Riprendendo dalla lezione precedente, abbiamo gi visto le preghiere di ispirazione eucaristica, come quelle di Clemente Romano e di Policarpo. Abbiamo anche visto alcune preghiere di carattere arcaico, che non contengono per il racconto dellistituzione eucaristica, n una epiclesi di consacrazione eucaristica. Tra queste ultime si possono ricordare la preghiera della Didach e di Addai e Mari. Secondo la tradizione siriaca questultima si richiama agli apostoli della Siria, considerati i primi dai Siriaci e dai Caldei. Questa preghiera ancora recitata oggi come prece eucaristica nelle liturgie orientali dei Nestoriani, dei Caldei dei Malabari e dei Maroniti, che si trovano allestremo Oriente. Questo testo, nella sua lunga storia, ha subito delle modifiche e soprattutto degli ampliamenti: purtroppo conservata, ad eccezione di un solo codice, in codici del XVII e XVIII secolo. Esiste anche un codice del XII-XIII secolo. Questa documentazione manoscritta abbastanza ristretta per poter rintracciare la storia di questa preghiera, per cui rimane solo la possibilit di una critica interna del testo. Comunque questa preghiera ha un carattere arcaico, sicch stata datata tra il II ed il III secolo. La problematica della data, per, rimane aperta perch rimangono in piedi svariate ipotesi relative alla forma primitiva di questa preghiera. Di questa prece non vi alcuna edizione scientifica, per cui necessario fare delle ricerche nelle edizioni liturgiche ancora in uso oggi. Uno degli studi pi recenti stato quello di Verheul, in Questioni liturgiche e pastorali, Vol. IV 1980, pp. 19-27, dove si trova unabbondante bibliografia. Questo autore propone la ricostituzione seguente della forma pi antica della preghiera: E degno di essere glorificato da tutte le bocche, confessato da tutte le lingue, adorato ed esaltato da tutte le creature, il nome adorando (?) e glorioso, che ha creato il mondo per la sua grazia, gli abitanti per la sua clemenza, e ha salvato gli uomini per la sua misericordia e ci ha fatto a noi mortali una grande grazia. Noi ti rendiamo grazie Signore, noi tuoi servitori deboli, fragili e infermi, perch tu ci hai dato una grande grazia che non pu essere pagata in cambio, perch tu hai rivestito la nostra umanit, per vivificarci con la tua divinit. Tu hai elevato la nostra bassezza e ci hai rilevati dalla nostra caduta. Tu hai risuscitato la nostra mortalit, hai perdonato le nostre colpe e hai rimesso i nostri peccati. Tu hai illuminato la nostra intelligenza ed hai vinto il nostro nemico, Signore Dio, e tu hai fatto trionfare la piccolezza della nostra debole natura per le misericordie abbondanti della tua grazia. E per tutti i tuoi aiuti e le tue grazie nei nostri riguardi, noi ti rendiamo lode, onore, confessione e adorazione, adesso e sempre e nei secoli dei secoli, amen.. La preghiera, poi, prosegue con queste parole: Noi, Signore, tuoi servitori, fragili, deboli e infermi, ci siamo riuniti e stiamo davanti a te in questo momento. Abbiamo ricevuto per tradizione il mistero che viene da te. Ti glorifichiamo, ti esaltiamo e commemoriamo e celebriamo questo grande mistero tremendo della passione, morte e risurrezione del nostro Signore e salvatore Ges Cristo. Ai nn. 3-4 prosegue dicendo: 3. E venga, Signore, il tuo spirito santo che posi su questa oblazione dei tuoi servitori, che la benedica e la santifichi perch sia in vista del perdono e della remissione dei peccati per la grande speranza della risurrezione dai morti e della vita nuova nel regno dei cieli, con tutti quelli che sono stati graditi ai tuoi occhi. 4. E per questo grande ed ammirabile piano che ci riguarda noi ti lodiamo e ti glorifichiamo senza fine nella tua Chiesa riscattata dal sangue prezioso del tuo Cristo. A voce alta e a viso scoperto noi indirizziamo lode, onore, confessione, adorazione al tuo nome vivente e vivificante, adesso e sempre nei secoli dei secoli, amen.

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In merito si possono fare diverse osservazioni: in primo luogo, dal punto di vista della terminologia, a due riprese viene adorato il nome di Colui che ha creato il mondo, che si trova nellultima parte. Questo modo di esprimersi tipico delle lingue semitiche, perch il nome designa la persona che nel nostro caso riguarda Dio creatore. Dunque, si tratta di una perifrasi di rispetto per designare la persona di Dio. Anche gli Ebrei nellAT non osano usare il nome proprio di Dio, ma lo esprimono in un modo perifrastico, adoperando la parola nome riferendosi a Colui che ha fatto le cose. In secondo luogo, se si osserva linsieme di questa preghiera, si pu notare che si tratta di una preghiera di glorificazione: le parole ed i verbi di glorificazione sono piuttosto abbondanti, come ad esempio, glorificato, confessato, adorato ed esaltato. Tra laltro, alla fine troviamo lespressione Ti lodiamo, ti glorifichiamo. Dunque si tratta di una vera e propria lode che la possiamo inserire nel contesto delle preghiere eucaristiche pi antiche, nel senso che questo modo di esprimere la preghiera eucaristica il pi antico. Di fronte a Dio si presenta luomo, del quale viene sottolineata la fragilit, la debolezza, linfermit. Ladorazione rivolta a Dio fatta dagli uomini nel loro stato creaturale. Anche questa adorazione espressa in modo sinonimo dei termini lode, onore, confessione, adorazione. Anche il modo di descrivere lopera redentrice, non lo in termini giuridici, secondo i quali, ad esempio, ad ogni colpa corrisponde una pena, ma in termini redentivi, cio Dio ha rivestito la nostra umanit della sua forza per vivificarci 25. Per, dietro a questa soteriologia, che descrive lopera di salvezza, c unantropologia, cio un certo concetto delluomo che in tutte le sue componenti viene redento ed assunto verso Dio. Poi, verso la fine troviamo unepiclesi con lespressione: Venga il tuo Spirito Santo, riponi su questa oblazione, la benedica e la santifichi. Per tutto questo viene reso grazie a Dio. Da tutti questi elementi c un evidente carattere semitico di questa preghiera, non solo a causa di alcuni vocaboli tipicamente semitici, ma anche per la costruzione di frasi con ripetizioni, parallelismi e sinonimi accumulati, che sono caratteristici, in modo particolare della preghiera giudaica. In questa preghiera di Addai e Mari abbiamo un esempio della berrak in veste cristiana. Rimane interessante notare che il nome di Cristo non compare, ma si parla semplicemente del Signore. Si tratta, dunque, di una preghiera cristiana perch presente linvocazione dello Spirito Santo. Soltanto in una occasione troviamo il termine Cristo, quando dice Signore e nostro salvatore Ges Cristo, immediatamente prima dellepiclesi. Il riferimento, senza dubbio alla passione, morte e risurrezione del Signore. Le articolazioni principali di questa preghiera sono: 1) la lode per la creazione; 2) la lode per la redenzione, 3) la preghiera per la venuta dello Spirito Santo sulle offerte; 4) ripresa della lode a modo di conclusione. Se cerchiamo di collocare tale preghiera nel suo ambiente geografico e culturale, possiamo fare un confronto con la Didach, la quale proviene dalla Siria occidentale ed lingua greca. Invece, la preghiera di Addai e Mari proviene dalla Siria Orientale, di espressione semitica, dove le comunit ebraiche erano abbastanza numerose e vive. Qui interessante notare un fatto di natura archeologica, poich nella regione, nella Siria orientale, stata ritrovata la Domus ecclesiae di Dura Europos. Anche se non si pu dire che questa preghiera di Addai e Mari non provenga direttamente da questa citt, si pu comunque affermare che provenga dalla medesima regione, confinante con la Persia, il cui limite lEufrate, come confine tra i due imperi romano e persiano. E anche per questo motivo che la preghiera si diffusa in queste parti orientali dellimpero persiano e pi tardi tra i Sassanidi, sino allIndia. Questa ricostituzione sopra esposta rimane effettivamente unipotesi, perch si possono presentare altre tesi relative alla arcaicit delle preghiere pi antiche. Secondo il prof. Saxer questa ricostituzione tiene conto di un certo numero di parametri storici e geografici con i quali si potrebbe riscontrare una certa somiglianza. Unaltra preghiera conservata in un papiro26 e custodita nella Biblioteca nazionale e universitaria di Strasburgo. La sua prima pubblicazione avvenne nel 192827, a cura di due specialisti, i professori Andrieu e Collomp. Questo papiro stato datato tra il IV ed il V secolo ed considerato la forma pi antica dellanafora alessandrina di S. Marco. Circa il contenuto di questa preghiera, dopo le formule iniziali di azione di grazia, viene sviluppato il tema della lode di Dio per lopera e la creazione che culmina con luomo creato ad immagine somiglianza di Dio. Questa opera stata compiuta dal Figlio di Dio, Cristo. Segue, poi, la menzione del sacrificio spirituale (Tusia loghike), in quanto leucaristia viene considerata come il compimento della profezia di Malachia 1,11 (dove si parla di un sacrificio spirituale che viene celebrato in tutta la terra sino agli estremi confini della terra). Seguono poi le intercessioni per i vivi ed i defunti: espressamente viene menzionata la recitazione dei nomi, che equivarr pi tardi alla recita dei dittici, cio di quelle tavolette di cera sulle quali venivano scritti i nomi dei morti dei

25 Tu hai rivestito la nostra umanit per vivificarci dalla tua divinit. Hai elevato la nostra bassezza e rilevato la nostra caduta, hai risuscitato la nostra mortalit, hai perdonato le colpe hai rimesso i peccati. Hai illuminato la nostra intelligenza. 26 Si tratta del papiro greco n. 254. 27 Cfr. Frammento papiro dellanafora di S. Marco, in Rivista , vol. VIII 2, 228, pp. 489-515.

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quali si faceva menzione. La formula conclusiva conservata. Si tratta di una dossologia cristologica, non trinitaria, ma molto vicina a quella relativa allepistola ai Corinti di Clemente romano. Di questa preghiera si pu notare una struttura ternaria che sviluppa tre parti: a) la lode; b) lazione di grazia; c) lintercessione con la dossologia finale. In questa prece sono da notarsi delle assenze importanti: non ci sono, infatti, il Sanctus, il racconto dellistituzione eucaristica e lepiclesi. Se consideriamo il modo in cui si presenta questo papiro si pu pi o meno valutare quale poteva essere la sua estensione primitiva. Allora si potrebbe pensare che allinizio mancavano forse il dialogo preparatorio gi attestato nelle preghiere eucaristiche della Traditio apostolica, allinizio del III secolo. Il papiro, allinizio e alla fine guasto ed sano solo nella parte centrale corrispondente a tutto il corpus della preghiera: la sostanza della preghiera sembra essere conservata. Da diverse considerazioni importanti di alcuni studiosi, si arriva, per, a dire che non ci si trova dinanzi ad una forma primitiva dellanafora di S. Marco, perch tale preghiera da considerarsi di intercessione, il che vuol dire che pu essere attestata soltanto alla fine del IV e allinizio del V secolo. In essa non si trova, come si detto prima, n il racconto dellistituzione delleucaristia, n lepiclesi: per questa parte, certamente, la preghiera sembra essere pi antica, ma per la presenza delle preghiere di intercessione, sembra essere pi recente. La redazione, come conservata nel papiro, risale al V secolo, anche se certi elementi presenti provengono da una forma pi arcaica di preghiera. Unaltra considerazione da farsi che questa prece prossima alle berakot ebraiche, in modo particolare con le preghiere di Addai e Mari e della Didach: in questo senso possiamo scorgere una maggiore arcaicit della preghiera eucaristica. Unaltra preghiera eucaristica arcaica conservata negli Atti apocrifi degli Apostoli. Di tutte queste preghiere eucaristiche una significativa ed importante raccolta stata fatta da Vogel nel 1980 e pubblicata nella rivista Augustinianum, Vol. XX, pp. 401-410. Tali preghiere sono state estratte dagli Atti apocrifi di Giovanni (120-150) e dagli Atti apocrifi di Tommaso (200-250): esse venivano recitate sia sul pane solo, sia sul pane e sullacqua e sia sul pane, sul vino e sullacqua. Gi la materia delleucaristia si diversifica dalla forma tradizionale, perch accanto alleucaristia vera e propria (pane e vino) si trovano altre eucaristie di diversa fattura (solo pane, oppure pane e acqua). Di queste usanze eucaristiche, Harnack aveva fatto uno studio allinizio del nostro secolo dal titolo Pane e acqua. Daltra parte vi erano dei cristiani che gli eresiologi avevano chiamato gli acquarii, i quali celebravano leucaristia con il pane e con lacqua, escludendo del tutto il vino. Questo uso, abbastanza diffuso in quel tempo, confermato dallo stesso Cipriano che nellEpistola 63 conferma la presenza di questi acquarii. Ci costituisce un fatto preciso che riguarda in primo luogo la materia eucaristica, per vi un secondo fatto che riguarda la preghiera di consacrazione di questi elementi sopra accennati (il pane e lacqua), che sono di diverso tipo. Alcuni di questi sono da considerarsi totalmente aberranti ed estranei alla tradizione classica dellEucaristia, mentre altri tipi sono pi vicini alla medesima. Tra questi possiamo prendere in considerazione la preghiera che lapostolo Giovanni avrebbe pronunciato sulla tomba di una certa Domiziana (?), una donna che sarebbe stata risuscitata per essere battezzata. Per la sua formulazione la preghiera una prece di ringraziamento indirizzata a Cristo salvatore, senza alcuna allusione al pane e al vino. Dunque, potrebbe trattarsi di un ringraziamento non eucaristico, per le formule sono eucaristiche, come appare dal testo qui sotto riportato: Glorifichiamo il tuo nome che ci ha convertiti dallerrore e dalla crudele menzogna. Noi ti glorifichiamo, tu che ci hai fatto vedere con i nostri occhi quello che abbiamo visto 28. Noi ti rendiamo testimonianza per la bont che tu ci manifesti in diverse maniere. Noi lodiamo il tuo nome potente, Signore, tu che giudichi quelli che hai gi rimproverati. Noi ti rendiamo grazie perch siamo convinti della tua immutabilit. Ti rendiamo grazie perch assumendo la nostra natura tu hai voluto che sia salvata. Noi ti rendiamo grazie perch ci hai dato una fede imperturbabile. A te, che sei adesso e sempre, i tuoi servitori rendono grazie a giusto titolo perch sono stati radunati ed eletti da te. Questo ringraziamento fatto per la salvezza accordata da Cristo, mentre non vi alcun riferimento alleucaristia, anche se questa preghiera viene fatta sul pane e sullacqua. Quindi, tematicamente la prece potrebbe essere un ringraziamento qualsiasi, perch il solo legame con leucaristia rimane proprio questo pronunciamento sul pane e sullacqua. Riepilogando un po tutto il discorso relativo alle diverse preghiere eucaristiche, bisogna, ora, concludere che non esiste ancora una regola fissa e definitiva, il che vuol dire che lEucaristia primitiva comportava un elemento fisso, cio il ringraziamento per la creazione e per la redenzione o salvezza. Ma il legame tra questa tematica soteriologica e questa eucaristia del Signore non accennato. Ci non vuol dire che non ci possa essere lepiclesi: un esempio concreto lo abbiamo con la preghiera di Addai e Mari, dove si trova unepiclesi di consacrazione eucaristica. Se rivediamo questa preghiera nel contesto di queste preci, sopra citate, non si esclude che questa epiclesi sia frutto di unaggiunta posteriore.
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Questa parte della preghiera riecheggia la forma della 1Gv.

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Ma ci troviamo soltanto nel campo delle ipotesi, per cui c semplicemente il fatto dellesistenza di questa linea al di fuori della tradizione comune. A questo proposito le preghiere tratte dagli Atti apocrifi degli Apostoli ci danno una conferma indiretta della loro esistenza, almeno in certi ambienti, fuori della grande tradizione. Allora ci troviamo davanti ad una tradizione molto variabile e multiforme, secondo gli ambienti culturali, geografici e religiosi, come se il messaggio evangelico fosse stato percepito in modo diverso. A tale riguardo, dobbiamo volgere il nostro sguardo alle preghiere che saranno considerate come lespressione vera della tradizione ecclesiastica. Queste preghiere le possiamo conoscere mediante alcuni frammenti che ci fanno comprendere come nel tempo esse saranno considerate secondo la tradizione. Un primo frammento di Ireneo nelle cui edizioni del secolo scorso si trovano altri frammenti pubblicati Harvel (?) con il titolo di Sancti Irenei episcopi lugdunensis libros V, Adversus haereses, stato pubblicato per la prima volta da Pfaff, uno studioso tedesco, al quale non si prestata una grande attenzione. C da dire che landamento della preghiera in esso contenuta tipicamente eucaristica, come appare da queste parole: Noi offriamo a Dio il pane e il calice di benedizione, rendendoli grazie del fatto che abbia comandato alla terra questi frutti per il nostro nutrimento. Poi avendo compiuto lofferta noi invochiamo lo Spirito Santo, affinch manifesti in questa vittima che il pane il corpo ed il calice il sangue di Cristo, di modo che quelli che riceveranno questi antitipi ottengano la remissione dei loro peccati e la vita eterna. Infatti quelli che compiono questa offerta in memoria del Signore non seguono i precetti dei Giudei, ma compiendo una liturgia spirituale meritano il nome di figli della saggezza29. Una prima osservazione che Ireneo non riproduce il testo stesso della preghiera eucaristica, ma ne d un riassunto che ci fornisce la sostanza della preghiera stessa, che lo stesso autore avrebbe potuto usare. Se ci fosse vero tale testo ci riporterebbe negli anni 200 circa che rimane un riferimento cronologico significativo. Secondo Ireneo, la preghiera comportava una offerta ed una invocazione dello Spirito Santo. La parola offerta designa, secondo Ireneo, questa parte della preghiera eucaristica nella quale si incontra il verbo offrire (prosferomen) ed i suoi sinonimi che spesso esprimono lofferta fatta dopo il racconto eucaristico. Anche nel canone della messa romana, precisamente nella preghiera eucaristica n. 1, troviamo lespressione offerimus (offriamo) che presente anche in preghiere eucaristiche del IV-V secolo30. Questa offerta unazione di grazia, perch il verbo offriamo spesso accompagnato dal participio facendo unazione di grazia (eucaristuntes), cio si offre ringraziando per i doni che Dio ha fatto produrre alla terra, come il pane ed il vino. Nella preghiera attuale delloffertorio ripresa questa idea con lespressione: Noi ti offriamo il pane, frutto della terra e del lavoro delluomo. Lo presentiamo a te perch diventi cibo di vita eterna. Noi ti offriamo il vino, frutto della vite e del lavoro delluomo perch diventi bevanda di salvezza. Da ci si pu notare che questa prece , in realt, la preghiera della berrakot giudaica. Lultima riforma eucaristica ha ripreso queste due preghiere alla luce della tradizione giudaica al tempo di Ges che rimettono in risalto il fatto che ritorna a Dio ci che Lui ha dato alluomo come dono. Questi doni sono offerti a Dio perch diventino il corpo ed il sangue di Cristo. In questa preghiera riassunta da Ireneo, il corpo ed il sangue di Cristo sono doni di Dio, non nella loro forma consacrata, ma come elementi che costituiscono il sacrificio. Per tale ragione si ringrazia il Signore che esprime il senso proprio dellEucaristia. Si tratta del ringraziamento del pane e del vino che diventano il corpo ed il sangue di Cristo. In realt questo ringraziamento rientra nellopera creatrice perch pane e vino sono creati da Dio, per cui, in un certo senso si ringrazia il Signore per la sua opera di creazione. Ma bisogna notare che Ireneo non fa allusione a questa estensione del ringraziamento. Il riassunto di Ireneo si riferisce solo al pane ed al vino per i quali si ringrazia Dio. Non c alcuna allusione al resto della creazione, ma un altro fatto importante che possiamo trovare nel riassunto di Ireneo che fa seguire subito dopo linvocazione allo Spirito Santo, il quale manifester la trasformazione avvenuta. Coloro che comunicheranno al Pane e al Vino riceveranno questi antitipi che per Ireneo sono unespressione corrente: questi antitipi rispondono al tipo (tupos) al corpo e al sangue di Cristo. Essi sono le immagini e le rappresentazioni del tipo, cio una rappresentazione figurativa che rende presente il corpo ed il sangue di Cristo, o meglio rinnovano la loro presenza. Questo modo di spiegare il termine diventa molto importante perch arriva alla radice del vero significato del termine rappresentare. Tra laltro, questa offerta viene fatta in memoria del Signore, secondo anche il richiamo della parola evangelica: Fate questo in memoria di me. Questo commemorare il Signore non si fa secondo i riti giudaici, i quali si svolgono con i sacrifici di vittime vere e proprie, ma secondo unofferta spirituale in conformit alla profezia di Malachia, che fu uno dei profeti contrari alle usanze dei sacrifici cruenti dellAT e che predic una liturgia spirituale. Per il cristiano, effettivamente, questa eucaristia realizza questa offerta, o meglio questa liturgia spirituale. Per dare un giudizio dinsieme si pu notare la presenza dei prodotti della terra che Dio ci d in nutrimento che conferma lantichit della preghiera di Ireneo che potrebbe risalire ad una data anteriore allo stesso Ireneo. Allo stesso modo il termine antitipo che si ritrover in Tertulliano, in Ippolito e in Ambrogio, anche una attestazione del carattere molto arcaico di questa preghiera di Ireneo.

29 30

Harv, Vol. II, Cambridge 1857, pp. 502-505. Cfr. Martimort, La Chiesa in preghiera, Vol. II, p. 116 (edizione francese).

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Un secondo frammento riguarda unaltra preghiera conservata interamente nel suo testo. Si tratta della preghiera eucaristica di Ippolito della cosiddetta Traditio Apostolica, contenuta nel cap. IV, pp. 11-17 nella edizione del Bott. Il testo seguente inserito nel rituale dellordinazione del vescovo, ma probabilmente una preghiera che si usava anche nellambito della celebrazione eucaristica. La preghiera incomincia con il famoso dialogo: Il Signore sia con tee con il tuo SpiritoIn alto i vostri cuoriLi teniamo verso il SignoreRendiamo grazie al SignoreQuesto degno e giusto. Il testo che segue il seguente: Noi ti rendiamo grazie o Dio per il tuo Figlio ben amato Ges Cristo che ci hai inviato in questi ultimi tempi come salvatore, redentore e messaggero del tuo disegno di salvezza. E il tuo Verbo inseparabile per il quale hai tutto preparato. Nel tuo buon piacere lhai inviato dal cielo nel seno di una Vergine. Essendo stato concepito si incarnato e si manifestato come tuo Figlio, nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine. E lui che per compiere la tua volont e acquistarti un popolo santo ha esteso le mani mentre soffriva per liberare dalla sofferenza quelli che hanno creduto in te. Consegnandosi volontariamente alla sofferenza ha distrutto la morte, ha rotto le catene del diavolo, ha calpestato con i piedi linferno, ha condotto i giusti alla luce, ha stabilito lalleanza ed ha manifestato la sua risurrezione. Poi prese il pane ti rese grazie e disse: Prendete e mangiate, questo il mio corpo rotto per voi. Similmente prese la coppa dicendo: Questo il mio sangue versato per voi. Quando farete questo fatelo in memoria di me. Ricordandoci, dunque, della sua morte e risurrezione, noi ti offriamo questo pane e questa coppa in azione di grazie perch ci hai giudicati degni di tenersi in tua presenza e di essere al tuo sacro servizio. E noi ti domandiamo di inviare il tuo Spirito Santo sullofferta della tua Santa Chiesa. Radunala per dare a tutti i partecipanti di essere riempiti dallo Spirito Santo, confermati nella loro fede, nella verit, affinch possiamo lodarti e glorificarti per il tuo Figlio Ges Cristo. Per lui a te gloria e onore con lo Spirito Santo nella Santa Chiesa adesso e nei secoli dei secoli, amen. C, poi, un altro passo che riguarda leucaristia domenicale. Il compilatore della Traditio Apostolica fa notare che questa preghiera, proposta da lui, non obbligatoria. Dice infatti al capitolo 9 che il vescovo renda grazie, secondo il dialogo di introduzione sopra esposto, per non necessario che pronunci le stesse parole che sopra sono state dette, come se si sforzasse di dirle a memoria, ma ognuno preghi secondo le sue capacit. Se qualcuno capace di fare una lunga preghiera solenne una cosa buona. Se qualcuno fa una preghiera misurata che non ne sia impedito, purch la sua preghiera sia di una sana ortodossia. Dunque la preghiera eucaristica della Traditio apostolica un esempio di quelle che si facevano ed un modello per coloro che non sono capaci di improvvisare o di comporre da loro stessi. In questo senso si pu dire che il testo proposto da Ippolito sia esemplare. In primo luogo abbiamo il dialogo preparatorio con il quale il celebrante associa alla sua preghiera quella dei fedeli. Nello stesso modo, quando la preghiera terminata i fedeli danno il loro consenso con lamen finale, che gi stato segnalato una prima volta da Giustino il filosofo. Inoltre, rispetto al frammento di Ireneo, la Traditio Apostolica non fa iniziare la prece con lazione di grazia, ma passa subito ai benefici dellIncarnazione e della redenzione. Anzi, i termini di questa preghiera sembrano molto vicini a quella di una professione di fede. Inoltre, il racconto dellIstituzione messo in relazione con la passione del Signore. Ci avviene con una certa insistenza: Estende le braccia durante la sua passione, Si consegna alla sofferenza. Cos vengono pronunciate le parole dellistituzione eucaristica, anzi il pane rotto, il sangue versato sono il memoriale di questa sofferenza secondo lespressione: Fate questo in memoria di me. Dunque, leucaristia di Ippolito di ispirazione essenzialmente soteriologica. Tra laltro, dopo aver riportato il racconto dellistituzione eucaristica, Ippolito inserisce lanamnesi a cui segue loblazione con lazione di grazia. Questi ultimi sono tutti presenti anche nel frammento di Ireneo. C da dire poi che questa azione di grazia non personale al celebrante, neppure nella formula, quando dice Noi stiamo in tua presenza e al tuo servizio sacro, perch in un certo senso tutti i fedeli, durante la preghiera eucaristica si trovano alla presenza del Signore e partecipano alla preghiera eucaristica. In un certo senso essi riempiono il ministero sacro della lode del Signore, in virt della loro partecipazione al sacerdozio comune dei fedeli, cio al sacerdozio regale di Cristo (2Pt 2,9). Segue poi lepiclesi che non espressamente consacratoria, mentre lo effettivamente la preghiera riassunta da Ireneo. Ippolito esprime una invocazione a Dio per chiedere che venga lo Spirito Santo sulle offerte. E una vera e propria domanda, il che vuol dire che la santificazione del pane e del vino opera dello Spirito Santo, allo stesso modo dellIncarnazione di Cristo. Ci riproduce in modo misterioso lincarnazione del Signore. Lepiclesi anche una domanda fatta in favore della Chiesa perch sia radunata: una domanda fatta in favore dei fedeli affinch siano confortati nella verit. Ci allude ai pericoli delleresia e dello scisma. La dossologia finale non ha nulla di particolare, ma bisogna notare che questa preghiera la prima di una serie: la sola completa prima della pace della Chiesa. La preghiera eucaristica n. 2 una versione ammodernata di quella di Ippolito. ____Note Personali Studio_________________________________________________________________________ di

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[PC 513.11] Nella lezione precedente abbiamo visto delle anafore eucaristiche che le possiamo considerare tra quelle tradizionali, cio quelle che hanno avuto il sopravvento su altre forme anaforiche che oggi sembrano aberranti perch non contenevano elementi che noi siamo abituati a vedere in un anafora. Esse iniziano generalmente con il rendimento di grazie sviluppando il tema eucaristico. Esse rendono grazie, in primo luogo, per la creazione ed in secondo luogo per la redenzione. Ora, tra gli atti della redenzione, il tipo tradizionale mette anche listituzione eucaristica che si conclude generalmente con la raccomandazione del Signore: Fate questo in memoria di me. Dopo di che lanafora continua con l'anamnesi cio il ricordo della passione e risurrezione di Ges. Generalmente si ripete formalmente un atto di offerta del pane e del vino che sono stati eucaristiati, cio consacrati in modo che non c' pi il pane ed il vino, ma il corpo ed il sangue di Ges. Questi elementi vengono presentati al Padre. Segue immediatamente, in modo normale, l'epiclesi perch il Padre mandi lo spirito per santificare il pane ed il vino stessi. Lepiclesi, nel suo senso etimologico, una invocazione a Dio perch mandi il suo Spirito. Le preghiere eucaristiche classiche, cio quelle che sono conservate a partire dal IV secolo, aggiungono un quarto elemento, cio le preghiere di intercessione in favore di certe persone vive e defunte. Queste preghiere non sono attestate nel III secolo. Talvolta lepiclesi non proprio consacratoria, ma preparatoria, cio di preparazione alla comunione. Viene, allora espressa unaltra intenzione che comporta la santificazione dei fedeli affinch manifestino nella loro vita e nella loro comunione l'unit della Chiesa radunata dalle estremit della terra nel regno unico di Dio. La preghiera si conclude con una dossologia che generalmente allinizio e cristologica, mentre a partire dalla fine del IV secolo questa dossologia diventa trinitaria. Di queste anafore possiamo prendere in considerazione quella usata da Origene della quale non conserva il testo, ma lalessandrino ne d un a sola testimonianza31. Ora questa anafora Origene la presentata nel modo seguente: L'anafora si fa sempre a Dio onnipotente per Ges Cristo, in modo che si attribuisca al Padre la divinit di Ges Cristo (sarebbe stato pi normale attribuire a Ges Cristo la divinit del Padre). Non si faccia l'anafora in due volte, ma che si faccia a Dio per Dio. Forse sarei o sembrerei audace quando dico di rispettare queste regole della preghiera. Dunque la specificit di questa anafora sta nel fatto di una tradizione fondamentale nell'anafora eucaristica perch tradizionalmente indirizzata a Dio Onnipotente per Ges Cristo. Questa regola fondamentale la vediamo ripetuta alla fine del IV secolo da Agostino stesso. Vuol dire che esistevano a quel tempo, tra il III ed il IV secolo delle anafore che o preghiere eucaristiche che non rispettavano queste regole, ma che erano ancora liberamente fatte dai celebranti senza un testo fisso. Talvolta la preghiera era indirizzata a Ges Cristo invece del Padre. Dunque, questa regola, a Dio per Ges Cristo, ricordata da Origene, ma questa formulazione sembrava insufficiente ed ambigua a Origene stesso perch non si affermava espressamente la divinit di Ges Cristo. Perci volle proporre una formulazione pi precisa, nel senso che lanafora doveva essere indirizzata a Dio per Dio, cio a Dio Padre Onnipotente per Ges Cristo. Ma si sa che questa formulazione di Origene non fu pi presa in considerazione tanto che si continu a pregare Dio per mezzo di Ges Cristo, come avviene anche oggi. Ogni preghiera fatta a nome della comunit, sia che si tratti delle collette segrete post

Cfr. Vogel nel suo studio sulle anafore pre-eucaristiche pre-costantiniane e cfr. (?), Lettere e scrittori cristiani del II e III secolo. Parigi 1961.

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comunione, sia delle diverse preghiere eucaristiche: esse sono indirizzate allo stesso modo a Dio per mezzo di Ges Cristo. Sotto questa forma tradizionale attestata da Ireneo e dalla tradizione apostolica e anche da Origene, la preghiera eucaristica si imposta come tradizione apostolica se ci riferiamo allopera omonima di Ippolito. Ci vuol dire che tale tradizione risaliva agli Apostoli e aveva dunque lautorit degli Apostoli. Allora, adoperando una formula scolastica vediamo applicata la regola che la lex credendi conforme alla lex orandi. In sostanza la regola di fede uguale alla regola liturgica, cio quella della preghiera, o viceversa le preghiere devono conformarsi alla fede ed esprimere in un certo modo la fede tradizionale della Chiesa. Per riassumere tutto quello che stato detto sulle preghiere eucaristiche lanafora comportava sempre, il dialogo iniziale di introduzione 32 , a cui segue leucaristia, cio il ringraziamento propriamente detto che ha per oggetto la creazione e la redenzione, a cui si aggiunge il racconto dell'istituzione eucaristica che occupa un posto centrale, come perno tra l'eucaristia antecedente e le preghiere che seguono che sono l'anamnesi, loblazione e l'epiclesi. Poi, per ribadire la regola fondamentale a Dio per Ges Cristo, segue la dossologia che proprio concepita in questo senso, cio si tratta della preghiera indirizzata a Dio Padre in comunione con lo Spirito Santo per mezzo di Ges Cristo. In ultima analisi, nessuna di queste preghiere eucaristiche del III secolo fa allusione al canto del Sanctus. Ci vuol dire che il Sanctus stato introdotto nella preghiera nel corso del IV secolo. Alcune riflessioni conclusive su tutto il culto cristiano: 1) Circa le origini del culto cristiano abbiamo visto che esso affonda le sue radici nella preghiera giudaica ed ebraica. La sua originalit e la sua specificit risiedono nel fatto che il culto riferito ai detti e ai fatti di Cristo, che sono fondatori in quanto creano un nuovo modo di rendere culto a Dio. Per quanto si pu sapere, le prime attestazioni riflettono le prime usanze delle comunit cristiane primitive. E difficile, invece, risalire mediante le prime comunit cristiane ai detti e ai fatti di Ges perch negli scritti pi antichi del NT, che sono le lettere paoline, troviamo un eco di quello che si praticava nelle comunit alle quali erano indirizzate tali comunit. Generalmente, almeno in alcuni casi precisi, Paolo si riferisce esplicitamente a queste usanze e dice, del resto che era stato lui ad insegnarle. Prima che esistesse uno scritto biografico dei detti e dei fatti di Ges, sotto forma di Vangeli, esisteva una tradizione orale che ha determinato anche le forme della preghiera del culto. In alcuni casi possiamo cogliere sul vivo il modo in cui queste comunit pregavano e celebravano il culto. Sin dall'inizio i primi cristiani si sono trovati confrontati con le usanze giudaiche. Da una parte avevano coscienza di essere di tradizione giudaica, mentre dallaltra sentivano il bisogno di affermare la specificit della loro fede cristiana. Sicch c o si crea una specie di tensione fra la fedelt giudaica e la nuova fede cristiana. Si tratta di una tensione che a volte si risolveva o in favore della continuit ebraica, soprattutto nelle comunit giudeo-cristiane e, dallaltra, e la fedelt alla novit della fede cristiana. In tal senso possiamo notare la polemica di Paolo contro coloro che vedono nel cristianesimo una forma del culto ebraico. Quindi si crea una continuit ed una frattura con il giudaismo. Soprattutto questultima la possiamo avvertire in alcuni fatti precisi. La rottura quasi immediata sul giorno cultuale, perch per gli Ebrei il giorno del culto era il sabato, ma la tradizione ebraica era fortemente risentita nel I secolo poich se ne era separata lusanza cristiana per la quale il nuovo giorno di culto era la domenica e non il sabato. In modo pi preciso il giorno in cui si ricordava e si ricorda la passione e la risurrezione del Signore. Quindi il riferimento settimanale, in funzione del quale si sviluppa questa settimana, non il pi il sabato che era il giorno conclusivo, ma la domenica, come primo giorno della settimana. Dunque, anche il concetto di intendere il culto cambia nel senso che ci troviamo dinanzi ad un nuovo inizio cultuale. Si tratta del nuovo modo di rapportarsi con Dio nellambito cultuale e in quello della preghiera. Un altro punto sensibile la Pasqua annuale che cre divergenze tra i gli Ebrei ed Giudeo-cristiani, da una parte, ed i pagani-cristiani dallaltra. Infatti i giudeo-cristiani continuarono a celebrare la Pasqua come gli Ebrei, cio il quattordicesimo giorno del primo mese dellanno, il 14 di Nisan, che avviene in base alla coincidenza del ciclo lunare con quello solare 33 . Invece i cristiani di origine pagana presero labitudine di celebrare la Pasqua alla domenica successiva il 14 di Nisan: ' una reazione tipicamente cristiana quella di mantenere il primato della domenica rispetto a un qualsiasi giorno della settimana. Il 14 di Nisan poteva coincidere con la domenica, ma poteva anche coincidere con un qualsiasi altro giorno della settimana. Dunque, i cristiani affermarono la primazia della domenica. Questo problema divenne acuto nella seconda met del II secolo e si risolse in favore della celebrazione pasquale annuale alla domenica, giorno del Signore. Un altro punto di continuit e di rottura quello del bagno rituale: certamente un aspetto meno evidente rispetto agli altri perch gli Ebrei, soprattutto i Giudei del tempo di Ges, praticavano abluzioni parziali o bagni completi parecchie volte al giorno, in modo particolare il lavarsi prima di ogni pranzo o il lavarsi le mani dopo un contatto con un qualcosa di impuro (es., un animale morto o un animale ritenuto impuro). Tra questi bagni, uno in particolare prese una certa importanza quando fu predicato dal Battista: si tratta del bagno di penitenza che si faceva una volta che il preludio del battesimo cristiano in vista della remissione dei peccati. Quindi si viene a creare una differenza
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Tale dialogo attestato interamente per la prima volta dalla Traditio apostolica. Si tratta di due cicli paralleli che ben difficilmente coincidono tra loro.

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fondamentale fra gli Ebrei e Giudeo-cristiani, da una parte, e i Pagani-cristiani, dallaltra, sulla ripetibilit di questo bagno, nel senso che presso gli Ebrei si poteva fare pi volte, mentre tra i cristiani di origine ellenistica lo si poteva fare una sola volta. Inoltre questo bagno unico riferito a Cristo perch lui che ci ha meritato il perdono dei peccati nella sua morte e risurrezione. Un altro punto divergente fu quello dei pasti cultuali. I Giudei e gli Ebrei, al tempo di Ges, facevano un pranzo rituale ogni sabato, cio iniziava al venerd sera e si prolungava durante tutta la notte. Ma, in particolare tra questi pasti primeggiava quello pasquale che aveva un rituale molto pi solenne e complesso. Proprio questa cena prese modello leucaristia cristiana. Ci lo possiamo vedere molto bene nel Vangelo di Giovanni, dove levangelista mostra questa continuit e questa peculariat delleucaristia cristiana, in riferimento con la Pasqua del Signore. Uno dei temi giovannei che Cristo lagnello di dio che toglie i peccati del mondo. Quindi, da una parte c una continuit perch leucaristia cristiana riproduce ante litteram il formulario della berak ebraica, cio le preghiere di benedizioni che accompagnavano il pranzo di Pasqua. La rottura consistette dal fatto che la celebrazione cristiana dellEucaristia si stacc gradualmente nella seconda met del I secolo dal pranzo divenendo cos a se stante. Tra il culto cristiano e quello ebraico si venne a formare un doppio rapporto che, come abbiamo visto, da una parte esprime una certa continuit, mentre dallaltra si trova allorigine di una certa rottura. Questa dialettica avr un suo significato alla persona di Cristo che costituisce il ricordo dei suoi fatti e dei suoi detti che serve da regola al culto cristiano che sta costituendosi. Dunque i fatti e i detti di Cristo sono considerati come fondatori di un culto nuovo, nel fatto che Ges si trova allorigine di questa novit. Per questa ragione possiamo parlare di culto cristiano. A nome di Cristo sono battezzati credenti secondo anche la testimonianza degli Atti degli Apostoli. Segue dapprima una formula esclusivamente cristologica34 e successivamente troveremo una formula trinitaria del battesimo che sembra essere pi tardiva, ma gi attestata alla fine del I secolo nella Didach35. Il riferimento a Cristo anche sensibile ed evidenziato nel culto cristiano, poich questo culto eucaristico celebrato in memoria di Ges finch ritorni. Gi a partire dalla prima generazione cristiana questi fatti sono evidenziati: ' importante accertare questo fatto perch collega il culto cristiano con la persona di Ges. I primi cristiani avevano il sentimento e la convinzione che celebrando il battesimo e celebrando leucaristia loro ubbidivano al comandamento di Cristo, secondo le espressioni: Andate e battezzate (Mt), Fate questo in memoria di me (Mt, Mc, Lc, 1Cor). Levoluzione forse un po meno celere nel fatto della domenica, nel senso che soltanto due generazioni cristiane dopo la morte di Ges, si inizia a parlare del giorno del Signore, come primo giorno della settimana. Evidentemente questo primo giorno della settimana si riferisce al modo giudaico di contare la settimana nel senso che per i Giudei la settimana si concludeva con il sabato, sicch il primo giorno della settimana il primo giorno cristiano di contare la settimana stessa. Soltanto alla fine del primo secolo i cristiani inizieranno a parlare del giorno del Signore: la pi antica attestazione la troviamo nell'Apocalisse di San Giovanni apostolo. C voluto, poi, un po di tempo perch si giungesse a capire e ad esprimere la specificit della domenica, come giorno del Signore. Il processo fu ancora pi lungo per la Pasqua annuale. La pasqua cristiana si stacc dalla pasqua ebraica in un tempo relativamente pi lungo. La Pasqua quartodecimana sembra essere la prima forma della Pasqua, probabilmente collegata con le tradizioni ebraiche e giudeo-cristiane. Dunque i cristiani hanno portato nelle loro consuetudini lusanza ebraica senza cambiamento alcuno e celebrando la Pasqua lo stesso giorno degli Ebrei. Il che vuol dire che i cristiani misero pi tempo a riflettere sul concetto della pasqua annuale. Solo nella seconda met del II secolo abbiamo una riflessione cristiana pi forte e specifica che viene dettata dal bisogno di distinguersi dagli Ebrei per affermare la propria identit cristiana. Una testimonianza significativa labbiamo proprio da Melitone di Sardi con il quale presente la riflessione sulla passione e sulla risurrezione di Cristo che richiama alle origini cristiane quando Paolo fa una riflessione simile nelle sue lettere. Ma la fissazione della Pasqua annuale, diverso dal 14 di Nisan la si vede non prima della seconda met del II secolo. Questo sforzo di avere una Pasqua propria distinta da quella ebraica non fu sentito, per, con la stessa urgenza e allo stesso modo dai cristiani ubicati nelle diverse parti dell'Impero, tenendo conto anche del fatto che una parte di essi, nelle zone orientali, come Efeso e Smirne rimasero fedeli alla tradizione giudeo-cristiana. Si tratta proprio della regione dellAsia. In quel periodo intervenne la Chiesa di Roma non solo per favorire luso della domenica, ma anche per evitare il pericolo di uno scisma vero e proprio. Comunque questi diversi esempi permettono di isolare una terza influenza che si manifestata nel culto cristiano: si tratta dell'esperienza cristiana. Come si fissata questa tradizione cristiana ce lo dimostrano i diversi testi che abbiamo potuto vedere in questo corso. Possiamo, dunque, dire che questa esperienza cristiana la possiamo seguire sin dallinizio a partire delle prime comunit cristiane, fino al II secolo. A tale riguardo, possiamo ricordare alcune tappe: 1) Paolo nella 1Cor 11,17-34 non indica nessuna periodicit nella celebrazione eucaristica, ma menziona semplicemente lesistenza di riunioni eucaristiche di cui non indica il giorno.

Probabilmente ti battezzo a nome di Cristo, che non ancora trinitaria, la formula pi antica del battesimo che possiamo trovare. Tale formula presente in alcuni passi degli Atti degli Apostoli. 35 Essere battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
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2) negli Atti 2,46 la fractio panis era quotidiana nella prima comunit gerosolomitana 36. Ogni giorno i cristiani si riunivano nelle loro case per la fractio panis. In confronto con gli stessi Atti, si pu notare che Paolo non indicava in quale giorno si celebrava leucaristia. 3) Secondo la testimonianza di Atti 20,7, dove si parla della missione di Paolo, la celebrazione eucaristica diventa settimanale e viene fissata proprio il primo giorno della settimana. 4) La stessa periodicit settimanale attestata, poi, dalla Didach al cap. XIV,1 e nella Lettera ai Magnesiani Cap. VI,1. Da questi elementi abbiamo una progressiva fissazione della celebrazione comunitaria, indeterminata in Paolo, quotidiana nella comunit di Gerusalemme e settimanale il primo giorno della settimana nelle comunit paoline. Le osservanze anche se possono essere cronologicamente disposte indicano tuttavia delle usanze leggermente diverse secondo le comunit, in modo particolare quella Giudeo-cristiana di Gerusalemme e quella pagano-cristiana di Paolo. Ma tra tutte queste tradizioni prevarr quella di Paolo per la semplice ragione che i pagani-cristiani saranno molto pi numerosi rispetto ai cristiani di tradizione giudea. Questi fatti storici e sociologici vanno presi in considerazione per capire meglio levolversi del culto cristiano, a partire proprio dai primi secoli di vita della Chiesa. Ora, lo stesso percorso lo possiamo fare per quanto riguarda alcuni riti precisi come il battesimo e leucaristia, dove l'esperienza cristiana diventa fondamentale. Il battesimo stato amministrato per la prima volta nel giorno della Pentecoste (At 2,38-41), ma gli altri passi degli Atti degli Apostoli, dove si parla di altri battesimi, come quello dei Samaritani (At 8,12,17) e quello delleunuco (At 8,26-39), permettono di individuare certi elementi costitutivi come il bagno dacqua e luso della formula, a nome di Ges, seguita dallimposizione delle mani per il conferimento dello Spirito Santo. Questi elementi indicano una certa materialit dei riti, ma qual il loro significato? In tal senso Pietro, proprio il giorno della Pentecoste, afferma che Ges stato risuscitato e che gli Apostoli sono divenuti testimoni di questo fatto. Cos chiarisce per la prima volta il battesimo nel suo significato, cio la remissione dei peccati che legata al messaggio cristiano della buona novella, cio la rivelazione di un Dio Padre misericordioso disposto a perdonare, ma la misericordia accordata da Dio legata alla passione e alla morte di Cristo. Questa mistica Paolo la approfondisce quando parla dellunione dei cristiani con Cristo tramite il battesimo. I neofiti sono, in un qualche modo, innestati in Cristo, come il tralcio alla vita, per la somiglianza della morte e risurrezione di Cristo. Il battesimo una specie di comunione del battezzato con le sofferenze e la risurrezione di Cristo. Si tratta di un linguaggio molto concreto riferibile ad un linguaggio della viticultura, per assume un significato spirituale, nel senso che il cristiano, spiritualmente, innestato alla vite di Cristo. Lo stesso si pu dire dell'eucaristia: Per Paolo partecipazione al corpo e al sangue di Cristo (1Cor 10,16-17). Ma con quali gesti si ottiene questa partecipazione? La si ottiene con riti precisi sul pane e sul vino che divengono corpo e sangue di Cristo. A questo primo significato ne abbiamo un altro della Didach, nellimmagine dei grani di frumento e di uva raccolti dalle estremit della terra per essere riuniti nel corpo e del sangue di Cristo, allo stesso modo di come si sono formati il pane ed il vino. A questa eucaristia la traditio apostolica di Ippolito che d il suo vero e pieno significato, insieme alle informazioni che ci d sul formulario e sui riti stessi. 2) C' un carattere evolutivo del culto cristiano: esso particolarmente sensibile nel periodo delle origini ed percepibile a partire dal II secolo. Allora se confrontiamo le testimonianze del II secolo con quelle del I secolo, si pu notare questo sviluppo graduale delle istituzioni cultuali. Questa evoluzione non riguarda solo i riti e le formule stesse, ma anche la natura delle fonti del II secolo, che sono diverse da quelle del I secolo le quali consistono nel proclamare il Vangelo, cio la buona novella della salvezza. La caratteristica di questa letteratura neotestamentaria kerigmatica. Il Kerigma la proclamazione del messaggio evangelico. Questo kerigma viene precisato in modo diverso ed in primo luogo in forma apologetica. Gli apologisti, come Giustino, descrivono i riti cristiani nei loro scritti indirizzati alle autorit romane per difendere meglio il culto cristiano contro gli attacchi sistematici dei pagani e degli Ebrei. Su questo punto l'esempio di Giustino molto significativo. Un altro aspetto, messo in risalto dagli apologisti, il fatto che questi riti sono tradizionali e risalgono allorigine apostolica, anzi corrispondono alla volont di Cristo stesso. Quindi si pu notare negli apologisti questo sforzo di riattaccare le forme cultuali del loro tempo agli atti fondatori di Cristo stesso. Questa convinzione condivisa anche dai celebranti nella maniera in cui si esprimono nelle preghiere. Infatti essi non sono dei legislatori, ma osservano una tradizione che indipendente da loro nella quale si inseriscono. Essi vivono questa tradizione come ci mostra chiaramente Clemente romano nella sua lettera ai Corinti, che ha delle reminiscenze eucaristiche, come pure la preghiera di Policarpo di Smirne che presenta una forma liturgica evidente ed ispira la sua piet personale 37.

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Si tratta esplicitamente di unusanza gerosolimitana. S. Policarpo prega personalmente come quando pregava a nome della comunit, usando la formula

eucaristica.

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Dunque, questa evoluzione dei riti percepibile nel II secolo nelle testimonianze di Giustino, nella Traditio Apostolica di Ippolito e nella didascalia degli Apostoli siriaca del III secolo. Se mettiamo insieme queste testimonianze possiamo vedere molto bene questo sviluppo dell'iniziazione cristiana e dell'eucaristia che prenderanno una consistenza sempre pi grande. Cos per liniziazione cristiana vediamo apparire nel II secolo un catecumenato e dei riti precisi nellatto del battesimo, che non sono attestabili anteriormente, come ad esempio la benedizione dellacqua battesimale, la benedizione degli oli di unzione, la rinuncia a Satana. Ci non significa che tali riti non esistessero prima di allora, ma probabilmente pur avendo unorigine pi antica rispetto ai documenti che li illustrano, non venivano ancora usati. Lo stesso discorso vale anche per l'istituzione eucaristica perch i formulari pi antichi mostrano una forma pi o meno precisa, come ad es., la formula eucaristica della Didach che, confrontata con la preghiera eucaristica della Traditio apostolica, lascia intravedere un certo progresso del culto cristiano: se nella Traditio apostolica la preghiera eucaristica comporta quasi tutti i suoi elementi costitutivi ed essenziali, nella preghiera eucaristica della Didach sono praticamente assenti. Ora, di questi testi primitivi non c' stata una posterit: sono testi arcaici senza discendenza, come ad esempio la preghiera di Addai e di Mari che stata usata durante un arco di tempo molto lungo, dal III secolo sino ai nostri giorni, e si arricchita di elementi assenti nella forma pi arcaica della preghiera stessa, come listituzione eucaristica e lepiclesi. Dunque, questi testi non hanno avuto alcuna discendenza perch non erano adatti alle usanze posteriori. Questa loro mancanza stata allorigine della loro sparizione. Lunica preghiera che si conservata quella di Addai e Mari perch stata completata. Questo fatto comport il disuso di formule arcaiche le quali sono state sostituite con formule pi complete secondo questo schema: 1) leucaristia per la creazione e per la redenzione; 2) il racconto dellistituzione; 3) lepiclesi con anamnesi ed oblazione. Il fatto caratteristico di queste preghiere nuove il loro riferimento all'opera salvifica di Ges come redentore e come mediatore: per mezzo di Ges la preghiera indirizzata a Dio Padre. In Occidente si insiste su questo aspetto dellopera redentrice di Cristo, mediante la sua morte e la sua passione, mentre in Oriente il centro di gravit della preghiera eucaristica insiste sulla epiclesi, cio l'intervento dello Spirito nell'opera di santificazione delleucaristia, allo stesso modo in cui lo Spirito stato agente durante lincarnazione di Ges, sicch l'eucaristia una specie di incarnazione prolungata ed estesa a tutta lumanit. Luomo battezzato innestato in Cristo. Questo tipo nuovo gi attestato da Ireneo ed sopravvissuto sino ai nostri giorni.

_____Note Personali di Studio_______________________________________________________________________