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Archeologia TP 1440 p.

Beltrn Arturo

ARCHEOLOGIA
CRISTIANA

p. Beltrn Arturo

Archeologia cristiana. Un introduzione.

1.1 Definizione.

Dovremmo cominciare lo studio dellarcheologia cristiana delimitando il suo oggetto, le sue caratteristiche e la sua
funzione nel campo degli studi di teologia. Voi siete studenti di teologia e questa materia vi pu aiutare a capire meglio il
cristianesimo degli origini, lo sviluppo della teologia e anche la comprensione dei vangeli.
Etimologicamente archeologia lo studio delle cose antiche, un termine che proviene dal greco arjaios (vecchio,
antico) e logos (discorso, trattazione). Il Grande Dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia, definisce
larcheologia come Scienza dellantichit che studia sotto laspetto dellarte, le istituzioni, delle religioni, dei costumi, delle
lingue in quanto espressione da monumenti figurati, edifici e soggetti duso civile e religioso. Cos la nostra materia
sarebbe lo studi dellantichit, che abbraccia tutti i tipi di resti: architettura, pittura, scultura, mosaico che servono a
conoscere e capire la cultura che li ha prodotti in un area e in un tempo limitati.
Il termine archeologia fu usato per la prima volta da Tucidide nel mondo greco, da Dionisio di Alicarnasso nel mondo
romano, e da Flavio Giuseppe nel mondo giudaico. Nella civilt romana equivaleva alla storia delle cose antiche, il rebus
antiquis. Soltanto alla fine dell800 il termine archeologia si concretizz nello studio dei resti di civilizzazioni antiche. In
questo senso larcheologia, come gi abbiamo detto, si concretizzo nello studio dei resti delle culture antiche.
Esistono molti tipi di archeologia, perch molte sono state le culture durante la storia dellumanit. C la archeologia
preistorica, larcheologia greca, larcheologia romana, larcheologia precolombiana. E per noi larcheologia cristiana. Si pu
parlare veramente di archeologia cristiana? Penso di si perch le prime persone che si sono convertite alla nuova religione
predicata da Ges hanno creato utensili, edifici, opere darte frutto della sua esperienza spirituale che ci aiutano a capire
meglio la sua fede, come vivevano, come capivano il mondo Questo il campo dellarcheologia cristiana, studiare tutte le
testimonianze lasciate dagli antichi cristiani. Pero non come frutti di una cultura, il cristianesimo non un fatto culturale ma di
fede, perch il cristianesimo si sparse per tutte le culture dellantichit fuori del mondo ellenistico romano. Cos non si pu
identificare larcheologia cristiana come un periodo della tardoantichit, perch molto pi amplia. Noi nel nostro corso
parleremo delle fonti letterarie, dei riti funerari, delle catacombe, le basiliche, mosaici, pitture, sarcofagi. Cio di elementi
letterari, artistici e culturali visti attraverso lottica della fede.
Secondo alcuni autori non si deve parlare di una archeologia cristiana, ma di un arte cristiana primitiva, perch questa
si sviluppa in un periodo in cui gi possediamo molti documenti scritti che ci aiutano a capire meglio i monumenti ritrovati, ma
il monumento, il dato archeologico, ci pu aiutare a capire e a conoscere meglio anche il dato scritto, perch non sempre queste
dice la verit. Tutti sappiamo quanto soggettivo possa essere uno scritto,e quanto possa indurre a errore prendere come assoluta
linformazione data da uno determinato documento, per questo ogni verit soprattutto si antica, cio se la troviamo scritta
in un documento, testimoniata in qualche elemento deve essere capita. La verit qualcosa che si deve cercare,
comprendere Ogni periodo della storia, soprattutto per i periodi pi antichi, ha una comprensione della realt che
necessariamente no come la nostra. Secoli fa, e non tantissimi si accettava completamente la schiavit, e si pensava che
anche fosse voluta da Dio, e invece adesso ci sembra uno scandalo.
Per parlare di archeologia non soltanto dobbiamo andare allantichit, attualmente nella nostra societ postindustriale,
tecnologica, si parla anche di Archeologia industriale, come maniera di conservare le prime fabbriche industriali, i primi
magazzini, le prime macchine che obsolete nel suo uso rischiano di sparire e che si perda una parte dei manufatti che hanno
creato una cultura e che a noi non ci sembrano importanti, forse soltanto ferraglia ma che sono testimonianza della cultura e
dellattivit di un epoca passata.
Ma larcheologia ha dei limiti che non possono essere superati. Mai su pu andare oltre un limite dentro dellambito
del ritrovo archeologico, non possiamo farli dire quello che non ci pu dire, anche se ci piacerebbe. Esempio di una pentola, un
vasoci possono indicare il livello artistico o tecnologico al quale arrivato una societ, ma non ci potr dare il nome delle
persone che lo hanno utilizzato, forse se c un iscrizione ci pu indicare il padrone, ma non le persone che hanno bevuto in
quel vaso, forse si molto consumato potremmo intuire che stato usato molte volte ma mai sapremmo si stato usato solo da
una persona Allo stesso modo un oggetto ci pu dare molti dati sulla cultura che lo ha creato. Per esempio i reperti trovati
nella fabissa del Tempio di Mater Matura e della Fortuna nel Foro Boario a Roma ci danno molti dati sul livello culturale e
commerciale della Roma del VII-VI secolo a.C.
Questo ci fa capire come dobbiamo avvicinarci ad un reperto archeologico, cio dobbiamo andare senza pregiudizi,
senza idee preconcepite, per esempio gli archeologi del XIX secolo che volevano che nelle piramidi fossero scritte molte cifre

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come la distanza del sole alla terra, di questa alla luna., e ci furono scandali, quando le misure reali non corrispondevano alle
misure desiderate e si manomettevano gli edifici per farli entrare nelle misure preconcepite. Questa attitudine ha portato
lungo la storia dellarcheologia, e anche dellarcheologia cristiana, a molte errori irreparabili come quello fatto durante lo
scavo della Tomba di Pietro in Vaticano, quando gli archeologi cercavano un sarcofago con una croce doro data da Costantino,
appoggiati anche dalle testimonianze degli operai che durante la fine del 500 avevano lavorato alla costruzione dellattuale
altare di Clemente VIII, che dicevano di aver visto fra le crepe la croce doro di Costantino. Dopo aver scavato per parecchi
metri sotto laltare no hanno trovato niente, ma il sito stato sconvolto irrimediabilmente e non si pu fare nessun altro scavo.
Un esempio di scavo archeologico ben realizzato, lultimo scavo realizzato in Campidoglio durante i lavori fatti nei Musei
Capitolini, dove si potuto stabilire il pranzo funerario fatto durante il seppellimento della Romuletta.
Riassumendo, larcheologia cristiana una parte dellarcheologia generale, che nel suo esercizio usa gli stessi metodi
scientifici e tecniche, anche se ha un aspetto che non si deve dimenticare, la fede, perch soltanto cos si possono capire bene i
reperti archeologici. La fede non si vede, non si tocca ma ha delle conseguenze nei reperti e negli edifici dei cristiani. Un
esempio chiarificante lo possiamo trovare nellipotetico caso che si trovasse nello scavo archeologico i resti di una chiesa che
stata distrutta durante una calamita, si pensi alleruzione del Vesuvio nel 79 d.C., se si trovasse del pane azzimo dentro una
nicchia, non che si volesse conservare il pane per mangiare ma perch quel pane per i cristiani il corpo di Cristo e viene
conservato con cura e rispetto.
Si pu parlare dellarcheologia cristiana come luogo teologico? Come luogo di rivelazione di Dio pari alle Sacre
Scritture e a gli scritti della Tradizione? Forse no perch i dati archeologici si interpretano alla luce della rivelazione e della
tradizione, e ci possono aiutare a capire meglio questa rivelazione. Il resto archeologico viene interpretato dal testo della
rivelazione e non al rovescio.

1.2- Ambito cronologico e spaziale.


In teoria lambito cronologico dellarcheologia cristiana andrebbe dalla nascita di Ges, o se vogliamo dalla nascita
della prima comunit cristiana, fino al pontificato di Gregorio Magno (590-604) per lOccidente, mentre in Oriente arriva fino
allimpero di Giustiniano +565 perch dopo di lui inizia il periodo chiamato bizantino, per lafrica e lEgitto possiamo parlare
delle invasioni arabe del VII secolo. Ovviamente questi limiti non vengono presi in senso assoluto, perch mai nella storia i
limiti sono assoluti e si segnalano come un criterio di orientamento. Per esempio la scoperta dellAmerica, la Rivoluzione
Francese Ma fissare un vero inizio temporale dellarcheologia cristiana non un compito facile. Anni fa si voleva far risalire
allet apostolica lorigine dellarcheologia cristiana, attualmente si sono fatti grandi passi avanti verso un chiarimento degli
origini, ma ancora non rimangono del tutto chiari, perch larte cristiano nato pian piano dentro del contesto della cultura
romana. Certamente i primi cristiani, da Ges a gli apostoli hanno lasciato delle testimonianze che non sono pervenute fino a
noi o se si sono pervenute non sono state capite, perch i cristiani vivevano immersi nella sua cultura, si seppellivano come le
altre persone, abitavano nelle stesse case la stessa tomba di Ges una tomba come quelle che si trovavano nella Palestina
del suo tempo, e la tomba di San Pietro una anonima tomba terranea nella Necropoli Vaticana lungo la Via Triunfalis.
Il cristianesimo ebbe le sue prime espressioni culturali nella letteratura, prima di tutto nelle lettere di Paolo e nei
raccolti di detti di Ges, chiamata Fonte Q; seguirono la redazione dei vangeli e delle altre lettere canoniche, insieme a opere
di riflessione e di esperienza cristiana, alcune di queste opere sono contemporanee alla stesura dei vangeli, come la Didaje o il
Pastor di Ermas; segu una abbondante letteratura con molti scritti apocrifi, diversi vangeli e opere attribuite ad autori pi o
meno conosciuti e autorevoli, e poi gli autori apologisti Per arrivare ad una archeologia cristiana propriamente detta
dovremmo aspettare alla fine del II secolo/inizi III, ci sono alcuni casi discussi prima di questa data. logico pensare che
prima del III secolo cerano cristiani, che nascevano, vivevano e morivano e, come gi abbiamo detto, usavano gli stessi
strumenti dei pagani, ma non sono arrivati a noi o se sono arrivati non si differenziano dagli altri, e per questo non possono
essere facilmente riconoscibili. Soltanto a inizi del III secolo la comunit cristiana ha un maggiore numero di membri e una
maggiore coscienza di se. Si pu affermare che larte cristiano inizia con i Severi (Settimio Severo 193-211, Caracalla 211-
217, Elagabalo 218-222, Alessandro Severo 222-235), quando grazie al clima storico di tolleranza verso tutte le religioni, il
cristianesimo si pu diffondere ampiamente fra tutte le classi sociali dellimpero. Prima di questo secolo abbiamo pochi resti
sicuri di elementi propriamente cristiani, ci sono molte tradizioni antiche su i luoghi della vita e della predicazione di Ges, sul
luogo dellUltima Cena, sul luogo della sua nascita, sul Santo Sepolcro, sulla Casa di Pietro a Cafarnaum, sulla Casa di Efeso,
sulla Tomba di Pietro ma non abbiamo testimonianze dirette di resti architettonici sicuri.
Le prime manifestazioni artistiche propriamente cristiane dunque le troviamo alla fine del II-inizi III secolo. Abbiamo
parecchie notizie scritte sui luoghi di raduno dei cristiani negli Atti degli Apostoli e nelle lettere di Paolo: i cristiani andavano
al Tempio di Gerusalemme Atti 2,46, frequentavano insieme assiduamente il tempio ogni giorno e spezzavano il pane di casa
in casa, Pietro dopo la sua liberazione miracolosa si reca a casa di Maria, madre di Giovanni, soprannominato Marco, dove
molti erano radunati e stavano pregando Atti 12,12, Paolo raduna i cristiani nelle case ICor 16,19, vi salutano Aquila e
Priscilla con la chiesa che in casa loro, Paoloal caro Filemone e al nostro compagno darme Archippo e alla chiesa che
si riunisce in casa tua Filemone 1,2. Ma non abbiamo testimonianze sicure di queste case, perche erano case normali, senza
decorazione propria e senza un organizzazione. Anche nel caso di San Clemente, la tradizione e la Passio vogliono che la casa
appartenesse al terzo successore di Pietro, Papa Clemente (91ca.-101ca.), ma larcheologia ci conferma dati molto diversi su
questa casa. Il primo caso di una domus ecclesiae che abbiamo documentato si trova a Dura Europos nella Siria, citt
distrutta dai Persi nel 256, si tratta di una casa costruita intorno al 232/233 e trasformata in luogo di culto cristiano verso il 240
e interrata nel 256.
Allinizio larte cristiano aniconico e molto semplice, una colomba, un pesce anche se a partire del III secolo, con
linnalzamento del livello culturale ed economico del cristianesimo cominciamo a trovare i primi elementi di arte cristiano.

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Lambito spaziale nel quale si sviluppa larcheologia cristiana si trova quasi interamente dentro dei limiti dellantico
Impero Romano, anche se troviamo molte tradizioni antiche sulla predicazione di San Matteo e San Tommaso in luoghi lontani
come lIndia, ma forse si tratta pi di un dato teologico posteriore che un dato archeologico sicuro, anche se Eusebio di
Cesarea corrobora questo dato. Soltanto possiamo dire che fino al momento non abbiamo trovato dati archeologici di una
presenza cristiana nellIndia in epoca tanto antica, ma la porta pu rimanere aperta, perch sempre si possono trovare prove di
presenza cristiana, per esempio una tomba con un iscrizione caratteristica, un segno.

1.3 - Larcheologia cristiana come scienza.


Linizio di una ricerca archeologica cristiana possiamo attribuirla a Papa Damaso (366-384), non niente strano che
quando i cristiani hanno riesco ad inserirsi nella societ romana e vivono in pace, editto di Milano del 313 comincino a pensare
nella sua storia, nei suoi origini. Papa Damaso cerc le tombe dei martiri per onorare i suoi corpi e abbellire le sue tombe con
carmi damasiani, cerco i dati storici sicuri, e anche ebbe interviste con uno dei carnefici dei martiri. Cio cera una coscienza
storica, di conoscenza dellantichit cristiana. Nasce un culto ai martiri e alle catacombe. Quando queste non si useranno pi a
partire del VI secolo, si creeranno percorsi di visita per venerare i corpi dei martiri e dei santi.
Presto questo interesse decade, nel VI secolo avvengono le invasioni barbariche e sorgono altri problemi pi urgenti
da attendere. Durante il medioevo lantichit cristiana si vedeva come un luogo di magia, di miracoli, i corpi dei martiri erano
importanti in quanto santi, in quanto intercessori davanti Dio, per questo i Papi del VIII-IX secolo si preoccupano di
salvare i corpi dei martiri che si trovavano incustoditi nelle catacombe e portarli dentro la citt, protetti dalle mura e venerati
dentro delle chiese. E conosciutissimo il caso di San Giacinto, si credeva che il suo corpo fosse dentro la citt, ma durante uno
scavo nel 1851 la sua tomba fu trovata intatta, lunica tomba di martire trovata non violata, per varie circostanze era stata
seppellita e quando furono a cercare il suo corpo i ricercatori sbagliarono di corpo prendendo il corpo di un altro cristiano
per quello di Giacinto. Durante il medioevo la ricerca storica dellantichit cristiana si limitava a cercare corpi di santi per fare
reliquie e portarli nelle diverse chiese. Chi avesse il corpo del santo pi importante aveva una maggiore importanza.
Lo studio delle antichit cristiane ha un suo primo inizio scientifico nel XV secolo, ma non considerato come
disciplina a se, ne occupa un luogo di rilievo accanto allarcheologia classica che in questo periodo sta nascendo. Nella met
del 400 con la nascita dellumanesimo e il suo ritorno allantico si cominciano a ricuperare le catacombe, manoscritti
antichi pero non si considera ancora larcheologia cristiana come una disciplina indipendente ne occupa un posto di certa
importanza insieme a gli artisti che volgevano lo sguardo verso larcheologia classica e verso i suoi monumenti pi
rappresentativi. lepoca in cui cominciano a studiarsi e a disegnarsi i monumenti romani. Alla fine del 400, il pittore
Giacopo Ripanda, con corde si cala dalla Colonna Traiana e disegna tutto il bassorilievo con le Guerre Daciche condotte da
Traiano fra il 101-102 e 104-106.
Con la fondazione dellAccademia Romana da parte di Pomponio Leto e dal Platina si dar un impulso alla ricerca
delle antiche testimonianze cristiane, il suo gruppo di umanisti far celebrazioni e raduni allinterno delle catacombe, di queste
gite restano iscrizioni e graffiti nelle catacombe di San Callisto, Santi Marcellino e Pietro, Priscilla. In questi anni si scoprirono
le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro nella Via Casilina. Ma questo gruppo fin per destare sospetti e furono processati da
Paolo II (1464-1471). Di questepoca abbiamo la figura di Ambrogio Traversani, che scopre alcuni cimiteri antichi e copia le
iscrizioni che trova allinterno di questi, ma purtroppo la sua raccolta andata persa. In questo periodo si da una maggiore
rinascita del tema dellepigrafia, forse meno pericoloso, si fanno le prime raccolte di iscrizioni cristiane. Si fa una raccolta di
iscrizione offerte allimperatore Carlo VIII nel 1494 circa.

1.3 Inizio dellArcheologia Cristiana come scienza.


Dalla seconda met del XV secolo inizia un cambio di mentalit in letteratura e filosofia, conosciuto con il nome di
Rinascimento umanista, che si caratterizza per un grande interesse per la cultura dellantichit, specialmente per la filosofia.
Nasce un grande interesse per lo studio dei monumenti romani antichi che vengono studiati e disegnati.
Uno di questi investigatori fu Giulio Pomponio Leto (1428-1497), astrologo e professore di letteratura nella Sapienza di
Roma. Cominci ad interessarsi con un gruppo di amici per lantichit classica, fino a costituire nel 1460 una societ
conosciuta con il nome di Accademia Romana, la sua finalit era linvestigazione numismatica, topografica e principalmente
conoscere ed studiare i costumi degli antichi. Sappiamo che Pomponio Leto visit qualche catacomba perche il suo nome si
trova iscritto a carbone in alcune catacombe. Questa accademia romana sembr un po sospetta a Paolo II (1464-1471) che la
chiuse e ranchiuse in carcere alcuni dei suoi membri fra questi Bartolomeo Platina.
I teologici non mostrarono nessun interesse per le catacombe, cos che rimassero ancora dimenticate, soltanto alcune
catacombe: San Lorenzo, San Sebastiano, San Pancrazio e Santa Agnese si visitavano per devozione.
Con la nascita della Riforma le cose cambiano, Lutero, Calvino e Zuinglio, presentato la Riforma come un ritorno alla
chiesa primitiva e alla predicazione degli apostoli, attaccando ai cattolici di aver deformato il vero messaggio di Cristo. Con le
idee della nuova dottrina Mattia Flacio Illirico, insieme con Juan Wigand, Mateo Judex e Basilio Faber cominciarono lo studio
della storia della Chiesa partendo dalla premessa che il periodo medievale rappresentava labbandono delle pratiche cristiane
pi antiche che bisognava riscattare e conoscere. Questo gruppo si radunava a Magdeburgo. Volevano studiare tutti i dati
esistenti della Chiesa dei primi 5 secoli. Lopera fu divisa in 5 parti, ognuna comprendeva cento anni, ossia una centuria. Ogni
centuria iniziava per uno studio generico del periodo corrispondente, seguito da appartati ordinati sistematicamente che
abbracciavano i campi teologici, liturgici e morale. Questo lavoro ricevette il nome di Centurie di Magdeburgo, e furono
pubblicate in 8 volumi a Basilea fra il 1559 e il 1576. Il suo nome completo Storia ecclesiastica che abbarca lidea integra
della Chiesa di Cristo secondo il chiaro ordine di ognuna delle centurie, radunata con singolare diligenza e fede dei pi

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antichi e migliori storici, dei padri e di altri scrittori, per alcuni pii studiosi uomini della citt di Magdeburgo . Questopera
una apologia del protestantesimo contro il cattolicesimo, il suo tono molto violento.
Le Centurie di Magdeburgo sono molto partidiste, e usano poco i dati archeologici, che tra laltro erano pochi e mal
conosciuti. In realt pi che uno studio storico rigoroso un attacco alla Chiesa cattolica con idee preconcette. Ma queste
attacchi provocarono la reazione cattolica e alcuni studiosi cattolici si misero a investigare i dati archeologici e storici per
rifiutare le idee protestanti. Tra altri autori San Pietro Canisio (1521-1579) scrisse due trattati contro le Centurie intitolali: De
verbi Dei corruptelis e De Maria Vergine incomparabile, sono opere polemiche nelle quali fa una grande esposizione della
dottrina cristiana, soprattutto sulla giustificazione e la difesa di Maria, ma non parla di archeologia cristiana. Ma costituisce un
primo paso nella ricerca cattolica.
Larcheologia cristiana inizia il suo cammino grazie alliniziativa di un grande santo, San Filippo Neri, il quale fonda
lOratorio come luogo di raduno e di preghiera. Filippo Neri gradiva restare in preghiera nella Catacomba di San Sebastiano,
dove ricevette alcune grazie mistiche. Vicino ai filippini cera anche lagostiniano Onofrio Panvinio che scrisse una serie di
lavori sulle chiese romane e la loro storia, utilizzando in modo sistematico le tracce storiche, liturgiche e archeologiche. Forse
uno dei primi studiosi scientifici di questa materia. Dedic anche una grande attenzione alle catacombe, per quel fascino che
avevano di tomba di martiri e della vita dei primi secoli della chiesa.
Il vero studioso della storia della Chiesa sar il cardinale Cesare Baronio (1538-1584), appartenente allOratorio di San
Filippo Neri, si dedicher allo studio delle catacombe e della storia i primi secoli della chiesa per opporre conclusioni
scientifiche alle interpretazioni che presentavano in campo protestante gli archeologi e teologi luterani. Scrisse gli Annali
Ecclesiatici, opera in 12 volumi che complet con un Martirologio Romano. E molto importante per i dati che da sui
monumenti e sulle catacombe, alcune delle quali viste per la prima volta.
Alcuni disegnatori importanti di questepoca sono Alonso Chacn (1550-1599) e Filippo de Whinghe che copiarono molte
delle pitture che trovavano nelle catacombe al momento della loro scoperta e che adesso no si conservano, questo ci permette
conoscere alcune pitture sparite, anche se le sue copie non sono tanto fedeli alloriginale, e traducono alcune forme
rinascimentali della sua epoca.
Durante i secoli XVII y XVIII si da un grande sviluppo della investigazione archeologica, si pubblicano in Italia molte
opere di investigazione archeologica sulle catacombe e monografie su diversi temi. Si discute molto apologeticamente e si
tenta di interpretare i dati che escono dallo scavo delle catacombe. La figura pi importante di questo periodo Antonio Bosio
(1575-1629), il quale sotto linflusso di Pompeo Ugonio, un altro studioso dellantichit, si dedic allo studio e alla conoscenza
delle catacombe. Nel 1632 pubblic la sua opera pi importante Roma Sotterranea. uno studio rigoroso delle catacombe
con piante, riproduzione di sarcofagi e affreschi oggi perduti. Anche se aveva metodo scientifico il suo intento era ancora
apologetico. Antonio Bosio pu essere considerato come liniziatore del metodo archeologico, la sua opera ancora oggi
valida per lo studio dellarcheologia cristiana.
Durante i secoli XVII e XVIII non si fecero molti altri avanzi nel settore dellarcheologia cristiana perch lintento
principale era apologetico e si visitavano le catacombe cercando reliquie dei martiri e argomenti in favore della Chiesa, pi che
uno studio scientifico delle antichit cristiane.
Sar nel secolo XIX quando si faranno le grandi scoperte con lo sviluppo dellarcheologia classica e lintroduzione
delle diverse scienze ausiliari nellinvestigazione archeologica. Cominciano a sorgere grande archeologi che hanno uno spirito
critico e metodo scientifico e larcheologia cristiana comincia a uscire del suo isolamento, gi non il luogo venerato che si
cerca ma la espressione di una fede, di una cultura. Si cominciano a collegare le scoperte laiche con quelle cristiane, anche se
gli studiosi cattolici erano contrari a vedere un collegamento delle pratiche cristiane con quelle pagane. Questo rinnovamento
degli studi comincia con il gesuita Giuseppe Marchi (1795-1860), che scrisse lopera intitolata Monumenti delle arti cristiane
primitive, pubblicato nel 1844, rimasto soltanto al primo volume. un opera importantissima che ci aiuta a capire tutta la
tipologia dei monumenti cristiani perch traccia un disegno metodico dei vari tipi di monumenti cristiani, risale alle origini e
forma le prime classificazioni, accompagna lindagine con dei rilievi illustrativi, applica ai suoi studi criteri assolutamente
nuovi e rigorosi.
Un suo discepolo sar il vero maestro dellarcheologia cristiana, Giovanni Battista di Rossi (1822-1894). Il primo
interesse del De Rossi erano le iscrizioni cristiane, la sua ricerca lo port a visitare con frequenza le catacombe, e questo fecce
crescere in lui linteresse per le antichit cristiane. Nel 1849 trov la Catacomba di San Callisto, la Cripta dei Papi. Poi si
dedic a scoprire parte delle 60 catacombe cristiane che esistono a Roma. Con lui larcheologia cristiana arriva ad un livello
scientifico come non era arrivato prima. Lui diede allarcheologia cristiana il suo rango di disciplina indipendente. Pubblic
varie opere tra cui Roma sotterranea cristiana, uscita in tre volumi fra il 1864 e il 1877; questopera un vero studio sulle
catacombe dove si analizzano le catacombe, le gallerie, i cubicoli, i tipi di sepoltura, le pitture, i sarcofagi tutto sostenuto da
un riesame delle fonti e della letteratura anteriore, e inizi la grande opera Inscriptiones christianae Urbis Romae VII saeculo
antiquores, il Bollettino di archeologia cristiana
Discepoli del De Rossi sono Orazio Marucchi, Mariano Armellini, Joseph Wilpert, che continuarono gli studi e
lapprofondimento dellarcheologia cristiana. Con lavanzare degli studi e dellarcheologia si aperto anche lo spazio
geografico, se durante secoli larcheologia cristiana stata centrata quasi totalmente a Roma, adesso si aperto a tutto il bacino
Mediterraneo, e a confrontare scoperte, metodi di ricerca con altre scienze e altre fede cristiane per poter ricercare e
conoscere meglio la realt dei primi cristiani.

1.4 Oggetto dellarcheologia cristiana.

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costituito di tutti i monumenti dellantichit che possono rivelare qualche aspetto delle antiche comunit cristiane.
In genere lo studio dellarcheologia cristiana dentro dellambito del suo oggettivo materiale si propone dare un panorama delle
diverse classi di monumenti cristiani dal punto di vista archeologico come di quello della storia dellarte.

1.4 Rapporti dellarcheologia cristiana con altre scienze.


1.4.1 Con la storia della Chiesa
Larcheologia cristiana e la storia della Chiesa hanno senza dubbio un oggetto materiale diverso. Larcheologia
cristiana studia direttamente i monumenti prodotti dai cristiani, la storia della Chiesa si occupa dellevoluzione interna ed
esterna della Chiesa, ma tra queste due discipline esiste un grande rapporto in maniera che si pu dire che larcheologia
cristiana ausiliare della Storia della Chiesa.
Qualsiasi espressione artistica, esprime il sentimento del suo autore, la cultura dei ricettori, lambiente in cui si
muove Larte sempre ci pu aiutare a capire gli uomini, la sua cultura, le sue concezioni lArcheologia cristiana aiuta a
comprendere come vivevano i primi cristiani, quale era la sua fede.

1.5 Larcheologia cristiana come luogo teologico.


Nel 1925 Pio XI fond lIstituto di Archeologia Sacra, nel Motu proprio di fondazione diceva: I monumenti
dellantichit cristiana sono testimonianze venerate della fede e della vita religiosa dellantichit, e allo stesso tempo fonti di
primissimo ordine per lo studio delle istituzioni e della cultura cristiana dai tempi pi vicini allepoca apostolica.
Ma larcheologia non deve essere intessa come un apologia per i dogmi cristiani. Evidentemente i primi cristiani non
vollero esprimere nelle loro iscrizioni, pitture e sculture un riassunto di tutta la dottrina rivelata, non possibile incontrarla in
questi documenti. Questi testimoniano soltanto le verit che manifestavano fra di loro. Le fonti della dottrina cristiana sono la
Sacra Scrittura, la Tradizione, gli scritti dei Padri e il Magistero Ecclesiastico. I monumenti paleocristiani pi che un luogo
teologico sono una illustrazione della fede, anche se sono il riflesso della sua fede: vita ultraterrena, aiuto di Dio, valore della
preghiera importante non trovare alcuni temi come linferno.

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BIBLIOGRAFIA

- AA.VV. , Dizionario patristico e di antichit cristiane, ed Marietti, 1983. (esiste un edizione in spagnolo, editorial
Sgueme)

- Alvarez, Jess, Arqueologa cristiana, ed BAC, Madrid, 1998.

- Cabrol, F. Leclercq, H., Dictionaire dArcheologie et de Liturgie, Paris, 1924-32.

- Deichman. Friedrich W., Archeologia cristiana, ed Lerma di Brestschneider, 2002.

- Iiguez Herrero, Jos Antonio, Arqueologa Cristiana, ed Eunsa, Navarra, 2000 (esiste un edizione in italiano, ed
Paoline, 2003).

- Liccardo, giovanni, Introduzione allo studio dellarcheologia cristiana. Storia, metodo, tecnica, ed San Paolo, 2004.

- Testini, Pasquale, Archeologia cristiana, ed Edipuglia, Bari, 1980.

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Le fonti dellarcheologia cristiana.

1.- Premessa generale.

Lo studio dellarcheologia cristiana, come ogni scienza storica, si basa sulla conoscenza dei fatti e degli elementi
forniti dalle fonti. Considerate nella loro natura, le fonti storiche della nostra disciplina si possono distinguere in due classi:
monumentali e letterarie. Ma anche possiamo distinguere tra fonti volontarie, lasciate volontariamente per testimoniare una
dottrina, delle idee, un idea, e fonti involontarie, lasciate per caso senza pensare che potevano costituire motivo di studio. Nel
nostro caso fra le fonti volontarie troviamo i vangeli, scritti volontariamente per diffondere la fede cristiana, le lettre degli
apostoli, la decorazione delle basiliche fra le fonti involontarie possiamo parlare dei graffiti nelle tombe dei martiri.
Le fonti letterarie sono molto importanti perch ci aiutano a capire il monumento nel suo contesto culturale e
funzionale dandoci notizie su la sua cultura, i suoi costumi, corredo storico indispensabile allindagine scientifica sul
monumento. La lettura delle fonti letterarie pu aiutarci a interpretare meglio un edificio.

2.- Le fonti dellarcheologia cristiana.


2. 1 Fonti monumentali.
Le fonti monumentali sono gli edifici prodotti da una cultura determinata nel corso della storia, questi monumenti ci
possono dare molti dati sul livello culturale, tecnico, commerciale raggiunto da una determinata cultura, ma sono limitati e
non sempre possono dire tutte le cose che linvestigatore vorrebbe. Una scala ci pu indicare il livello tecnico raggiunto da una
cultura, anche se si tratta di materiale locale o di importazione, si stata molto transitata o no, si stata riparata lungo la sua
vita ma non ci pu indicare chi salito per essa.
Alcuni archeologi pensano che i monumenti sono oggetto di studio archeologico e non le fonti in se stesse. Fonti
sarebbero soltanto gli scritti che ci danno notizie dei monumenti.

2.2 Fonti letterarie.


Non ci sono arrivati gli autografi degli autori antichi perch gli originali si sono persi nel corso del tempo, ma in
genere, ci sono arrivate attraverso copie medievali o rinascimentali, anche si alcune opere, solo le conosciamo attraverso di
riferimenti di altri autori o frammenti conservati delle stesse. Nellantichit copiare un opera su pergamena era molto caro, un
po meno caro copiare su papiro, ma era molto meno duraturo. Soltanto si trascrivevano per la sua conservazione le opere
considerate importanti e che valeva la pena fare una inversione economica per conservarla. Fra i documenti trascritti e copiati
nel medioevo troviamo per primo la Bibbia, e poi gli scritti dei Santi Padri. Lalto prezzo della pergamena ha avuto per noi
anche un vantaggio, perch grazie a questo sono nati i palinsesti che consisteva in prendere una pergamena gi scritta, di solito
un autore pagano o considerato meno importante, si grattava il testo gi scritto e si faceva tutta una procedura in maniera che si
poteva tornar a scrivere sopra un altro testo. Attualmente attraverso le moderne tecniche investigative si in grado di scoprire il
testo che c sotto. Cos si sono conosciute alcune opere di autori classici che sembravano perse per sempre.
Nelle fonti letterarie possiamo distinguere fra fonti cristiane e fonte pagane, perch ambedue ci possono aiutare a
capire meglio il tempo nel quale nacque e si svilupp il cristianesimo. Iniziamo dalle fonti cristiane perch le possiamo
considerare pi importanti.

2.2.1 Fonti cristiane.


2.2.1.1 La Bibbia.
inutile sottolineare che fra le fonti letterarie per lo studio dellarcheologia cristiana la pi importante la Bibbia, e
soprattutto il Nuovo Testamento. Dai vangeli, gli Atti degli Apostoli e le lettere degli apostoli possiamo conoscere meglio
lambiente nel quale si nacque e si svilupp il primo cristianesimo, e anche la struttura della chiesa primitiva. Questi testi ci
danno molti dati su gli usi e costumi delle prime comunit. Allo stesso tempo la bibbia fondamentale per capire il repertorio
iconografico che troviamo rappresentato nelle catacombe e negli edifici di culto dei cristiani.

2.2.1.2 Didach.
Uno dei testi pi antichi non canonici la Didach, sembra sia redatta in Siria prima del 150, alcuni autori la fanno
risalire alla fine del I secolo. Anche se non un opera omogenea uscita dalla mano di un solo autore, ma piuttosto si tratta di
una compilazione anonima di fonti diverse derivate dalla tradizione viva di varie comunit ecclesiali ben definite. Un autore
sconosciuto giudeo-cristiano, ma che sindirizzava a comunit nelle quali erano presenti cristiani provenienti del paganesimo,
ha riunito in un manuale alcuni testi che gli sembravano utili per ledificazione dei convertiti. Lopera contiene prescrizioni di
carattere didattico, liturgico e disciplinare. Sembra rievocare la costituzione della Chiesa degli Apostoli.
il testo pi importante del periodo che segue gli apostoli. Per gli archeologi assumono un carattere esenziale alcuni
passi relativi alla sinassis eucaristica e allamministrazione del battesimo. Ci mostra gi come il cristianesimo si separato
dalla sinagoga, parla della domenica come giorno del Signore, parla anche del battesimo, del digiuno, della preghiera e
delleucaristia.

2.2.1.3 La Tradizione apostolica.


Dopo la Didach, la Tradizione Apostolica di Ippolito la pi importante delle costituzioni ecclesiastiche
dellantichit. Si chiama cos un piccolo scritto che figura senza titolo ne autore nelle collezioni canoniche latina, copta, araba
ed etiopica. Non si conosce il testo originale in greco ma si pu ricostruire il tenore partendo dalle varie versioni in copto,

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arabo ed etiopico. In questo scritto si possono riconoscere tre parti: la prima descrive il rituale delle ordinazioni e
delleucaristia, la seconda il rituale del battesimo e la terza comprende delle prescrizioni diverse contenenti tra laltro la
comunione portata ai malati, il digiuno, lagape, le assemblee del mattino, la sepoltura, la preghiera delle ore, il segno della
croce.
Di particolare importanza per larcheologo la seconda parte che descrive minuziosamente il rituale del battesimo e
della confermazione e la terza che si occupa delle pratiche liturgiche. Ci da importanti elementi per conoscere la distribuzione
degli edifici nei quali si realizzavano le cerimonie liturgiche.

2.2.1.4 I testi dei Padri Apostolici.


Si intende per Padri Apostolici quelli autori cristiani che ebbero rapporto reale o letterario con gli apostoli o si ritiene
che ne abbiano avuto. I testi di questi Padri vengono studiati dalla patrologia. Di questa fonte possiamo prendere un immensit
di dati sulle usanze, edifici di culto, liturgia, vita
Fra tutti i Padri Apostolici possiamo risaltare:
- Clemente Romano, secondo la lista dei papi data da Ireneo di Lione, sarebbe il terzo successore di Pietro. Scrisse
una lettera alla comunit di Corinto conosciuta come Lettera di Clemente ai Corinzi. un documento di capitale importanza
per la conoscenza della teologia e della liturgia romana della fine del I secolo. Rivela lesistenza di una precisa e forte
coscienza del diritto che la chiesa di Roma possedeva gi alla fine del I secolo che li dava autorit per intervenire negli affari
interni di un'altra comunit per dirimere in una questione.
- SantIgnazio di Antiochia. Vescovo di Antiochia, morto martire verso il 110 nel periodo di Traiano. Durante il suo
viaggio verso Roma scrisse alcune lettere alle comunit di Efeso, Tralli, Magnesia, Filadelfia, Smirne e a Policarpo, e alla
chiesa di Roma.
- Il Martirio di Policarpo. Vescovo di Smirne, mor martire il 23 febbraio del 167. Si conservano alcune sue lettere ai
cristiani di Filippi. Verso il 160 venne a Roma per parlare con il papa Aniceto (155-166) sulla celebrazione della Pasqua,
perch la Chiesa di Roma la celebrava sempre di domenica, mentre a Smirne si celebrava ancora il 14 Nissan, secondo il
calendario ebraico dipendendo del giorno in cui cadesse. Il racconto del suo martirio fu composto come lettera mandata alla
chiesa di Filomelio. Descrive il martirio di Policarpo nel fuoco. la prima ad usare il termine di martire (testimone) per
designare un cristiano morto per la fede.

2.2.1.5 Padri apologisti.


Sono gli autori cristiani che scrivono nel secolo II e difendono la religione cristiana dalle accuse e dalle persecuzioni
dei pagani. Gli scritti di questi autori rappresentano una fonte importante per larcheologia gi che offrono molti elementi
indispensabili per la comprensione del simbolismo e delle prime manifestazioni artistiche cristiane.
- San Giustino. il pi eminente, mor martire nel 165, sotto Marco Aurelio. Scrisse due apologie, dedicate a gli
imperatori, la prima ad Antonino Pio e la seconda a Marco Aurelio. In queste apologie fa una descrizione della sinassi liturgica
che si teneva al suo tempo in forma di spiegazione. Il suo racconto dei raduni eucaristici domenicali ci porta agli ambienti delle
famose domus ecclesiae. Nei capitoli 65-67 della sua Prima Apologia descrive il culto cristiano: racconta come si
amministrava il battesimo, e come si celebrava il raduno settimanale. Possiamo capire come in questo tempo gi si era fissata,
a grande linee, la liturgia eucaristica con le varie parti che la compongono anche attualmente: la lettura (come nella sinagoga), i
canti e lomelia; seguiva leucaristia che iniziava con lofferta del pane, del vino e dellacqua, alla quale seguiva la grande
preghiera e la comunione.
- Tertulliano. Un altro importante padre apologista. La sua attivit possiamo metterla tra la fine del II secolo e inizi del
III. Tertulliano visse e scrisse a Cartagine, dato che ci da un indicazione sulle usanze e tradizioni delle quali ci parler. A
Cartagine il cristianesimo assunse dallinizio delle caratteristiche speciali che si esprimono in uno spirito di autonomia e
talvolta di particolarismo. Tertulliano parla nella sua opera Contro Valentiniano di una casa dei cristiani in opposizione ai
locali dove gli eretici avevano i loro raduni, dice: la casa della colomba (dei cristiani) semplice, sta sempre in luoghi alti e
visibili, orientata verso est. Non si sa se Tertulliano parla di una casa specifica di Cartagine o di una casa in generale, ma per il
contesto sembra dedursi che si tratti di una vera e propria casa di culto dei cristiani.
- Lattanzio. Fra gli autori che parlano degli edifici di culto dei cristiani troviamo a Lattanzio, nella sua opera De
mortibus persecutorum parla della distruzione delledificio di culto cristiano di Nicomedia.

2.2.1.6 Scritti apocrifi.


Apocrifo significa segreto e si riferiva ai libri che non si leggevano nei raduni dellassemblea ma personalmente. Nel
linguaggio ordinario della chiesa vengono chiamati apocrifi i libri di autori ignoto, o attribuiti ad autori conosciuti e famosi, ma
che non sono scritti da loro. Alcuni di queste opere si volevano far arrivare fino agli apostoli. Non sono entrati nel Canone, cio
nellelenco che la Chiesa da come libri rivelati. Se ne conosce solo una parte di quelli che cominciarono ad apparire fin dal
secolo II.
La conoscenza di queste opere importante perch ci parlano delle tradizioni e della societ dei secoli IV-VI e sono
una fonti per capire molti programmi iconografici che troviamo nelle catacombe e nelle chiese paleocristiane, e durante tutto il
medioevo. Questi libri non sempre furono considerati apocrifi, fino alla conclusione definitiva del canone alcuni opere erano di
incerta accettazione, in alcuni elenchi li troviamo dentro il canone e in altri fuori. Per molte persone questi libri non erano
apocrifi ma libri veri che parlavano di Ges, della Madonna, dei santi e riempivano il vuoto lasciato dai vangeli nella vita dei
principali protagonisti evangelici. Sono una fonte di ispirazione per gli artisti per le rappresentazioni della vita di molti
personaggi biblici e di molti santi.

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2.2.2 Fonti pagane.


Il mondo greco e romano aveva sviluppato una buona storiografia, molti autori si erano dedicati a scrivere la storia del
popolo romano e a conservare i successi storici principali.
- Tacito (54/55-120). Il primo autore pagano a parlare del cristianesimo Tacito. Negli Annali parla due volte dei
cristiani, la prima Annali XIII, 32. quando parla di Pomponia Grecina, moglie di Aulo Plauto, generale che combatte in
Britanni, fu accusata di superstizione straniera. Anche se non si capisce bene a che si riferisce, sembra che si tratte del
cristianesimo, avvalorato dalle iscrizioni cristiane che nel terzo secolo esaltano i membri della famiglia Pomponia. Una
seconda volta parla in Annali XV, 44, quando racconta della moltitudine di cristiani fatti sacrificare da Nerone dopo lincendio
del 64, fra questi la tradizione parla anche di San Pietro e San Paolo. Dice Tacito: furono arrestati dapprima quelli che
confessavano [di essere cristiani], poi, sulla base della loro testimonianza, fu riconosciuta colpevole una grande moltitudine.
- Suetonio (70-140). Anche lui parla due volte dei cristiani, una prima nella vita di Nerone, XVI, dove come Tacito,
dice che furono condannati al supplizio dei cristiani, dediti a una nuova e malefica superstizione, e una seconda nella Vita di
Claudio XXV, 4 dove dice che espulse i giudei di Roma, che provocavano continui disordini su istigazioni di un certo
Cresto. Si tratto di Cristo o di un altro personaggio? Non lo possiamo sapere, ma questo ci indica che verso il 41-54, anni del
regno di Claudio, i cristiani gi dovevano essere numerosi a Roma, anche se ancora non si differenziavano dai giudei.
- Plinio il Giovane (61 ca.-113). Si tratta di una lettera che scrisse Plinio il Giovane mentre era governatore nella
Bitinia (Epistola X a Traiano) nella quale chiede come attuare con i cristiani che si trovano nella su provincia, Plinio parla di
templi deserti, cerimonie rituali ormai da tempo interrotte, la carne dei sacrifici che non si vende il che ci indica la diffusione
che aveva il cristianesimo in quella regione. La risposta di Traiano importante perch dopo costituir una base legale per le
persecuzione contro i cristiani.

3 - Fonti derivate del culto dei martiri o destinati al rituale liturgico.


3.1 Fonti martiriali.
3.1.1 Atti e passiones dei martiri.
Largomento proprio dellagiografia, ma sono importanti per capire tanti dati della vita dei primi cristiani. Il
processo ad un personaggio era un atto legale e come tale pubblico, per nulla dissimile nella sostanza da quelli che vengono
celebrati nelle moderne aule giudiziarie. Allora come oggi il processo veniva celebrato da un magistrato assistito da uno
speciale funzionario, avente lincarico di trascrivere letteralmente le domande rivolte allimputato, le risposte di queste e le
eventuale testimonianze al suo carico o discarico. Questi atti erano depositati negli archivi pubblici, dove qualunque privato
poteva prenderne visione o ricopiarlo. Molti di questi documenti che noi conosciamo come Acta dei martiri sono copie di atti
ufficiali o di resoconti degli stessi testimoni oculari.
Il pi antico il Martirio di Policarpo del quale gi abbiamo parlato. Il primo documento in lingua latina riguarda
gli Acta martirum Scillitanorum, di Scilli in Numidia, dove 12 martiri furono decapitati a Cartagine nel 180. Riproduce
linterrogatorio del giudice in forma testuale. Ci sono altri processi nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea come
quello della vergine Potamiena, del soldato Basiliche e tanti altri. La chiesa romana non possiede nessun atto di martiri perch
la persecuzione di Diocleziano non lasci documenti che si riferissero ai cristiani. Papa Damaso (366-384) per scrivere le sue
poesie sui martiri costretto a chiedere e a trarre dati dalla tradizione orale, e in qualche caso degli esecutori della sentenza.

3.1.2 Passio e Martiria.


Sono diversi degli atti dei martiri che si riferiscono ai verbali dei processi, le Passio e i Martiria hanno come contenuto
la relazione degli ultimi giorni e la morte del martire. Molte volte con una riflessione teologica scritta da autori cristiani. Hanno
un carattere devozionale e moralistico per incoraggiare i cristiani di fronte a le difficolt. I protagonisti hanno visioni di Ges
che li rassicura e conforta prima di soffrire i tormenti. Una passio molto famosa quella di Perpetua e Felicit.
Non tutte le passioni sono vere perch lo sviluppo del culto dei martiri a partire del VI secolo voleva conoscere pi
dati sui protagonisti, sul suo martirio, sulle sofferenze subite e si arricchirono con dati leggendari per far fronte a questa
richiesta.

3.1.3 Leggende.
Con lo sviluppo del culto dei martiri, a partire del VI secolo, la mancanza o linsufficienza di dati fecce che molti
cristiani desiderosi di conoscere pi notizie del martiri al quale erano devoti, o al quale volevano volgere le sue preghiere, o per
avere un racconto che alimentasse la sua piet, o che servisse a giustificare una presunta origine apostolica della propria chiesa,
o anche per farlo patrono e protettore di un ufficio determinato, si creano delle leggende o vite dei santi del tutto fantasiose, ma
che riempiono queste necessit. Per fare questo si ricorre a vari espedienti gi sia giocando con la fantasia per inventare
situazioni, storie, aneddoti, luoghi dove stato il santo e molte volte desumendo da nomi noti leggende che riguardano un
santo.
Nonostante qualche reazione contraria pi intellettuale, con il passare dei secoli fu molto favorita dallo spirito
monastico perch aiutava a diffondere e mantenere i valori spirituali. La diffusione di queste leggende sempre si arricchiva di
successi e tormenti di ogni genere, fino a creare vere enciclopedie di santi come la Legenda Aurea o la raccolta di vita di
santi.

3.1.4 Calendari.

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La consuetudine di celebrare con feste liturgiche lanniversario dei martiri, (dies natalis) indusse le comunit a
compilare una lista di tali ricorrenze che raccoglieva il nome del martire, la data di sepoltura (depositio) e il luogo del sepolcro.
Gi Tertulliano, Gregorio di Nissa e Cipriano attestano che era usanza dei cristiani tenere una specie di registro dei martiri e dei
vescovi per celebrare il giorno della loro ricorrenza, proprio come le famiglie conservavano il ricordo dei loro cari defunti.
Ebbero cos origine speciali almanacchi denominati calendari e martirologi, di varia stesura e contenuto, limitati ad una singola
chiesa oppure comprendenti menzioni di martiri di altre chiese, e persino della chiesa universale. Il pi antico anniversario
conosciuto quello di Policarpo di Smirne martirizzato il 23 febbraio del 167.
Il pi antico esemplare conservato di un calendario cristiano sono le Depositiones martyrum et episcoporum redatte
a Roma e inserite nel Cronografo romano del 354 o Filocaliano, perch redatto da Furio Dionisio Filocalo, segretario di papa
Damaso. La sua datazione si basa nei dati che da dei fasti consolari, dalle liste dei prefetti di Roma e dei papi. Ha lo scoppo di
regolamentare la celebrazione dellanniversario dei defunti dei quali riporta il nome. Nella Depositio episcoporum il primo
vescovo che viene commemorato Dionigi, il 27 dicembre (VI Kal. Ian.) senza dare lanno, ma lultimo papa della lista
Silvestro morto il 31 dicembre 335 si deduce che la sua compilazione si arresta nel 336. la Depositio martyrum segue la stessa
logica, riguarda i martiri che erano celebrati a Roma o nelle immediate vicinanze. Accanto il martire o vescovo sempre c la
menzione del cimitero dove si trova sepolto e quando si conosce la data del martirio o della morte. In realt forma un
calendario unico perch i due elenchi si completano a vicenda e servirono alle ricorrenze e alle celebrazioni della comunit di
Roma. Anche se ha altri documenti molto diversi: la dedica a un Valentiniano non ben identificato, la raffigurazione simbolica
di Roma, Costantinopoli, Alessandria e Treveri, immagini e tabelle astronomiche compresso un computo della Pasqua dal 312
al 354.
Esistono altri martirologi come il Martyrologium Carthaginiense, nel quale appaiono i martiri e i santi venerati a
Roma, Napoli, Milano, Spagna e Calcedoni.

3.1.5 I Martirologi.
Altro gruppo importante di fonti sono i martirologi. Si assomiglia al Calendario perch anche un elenco di martiri
seguendo lordine del calendario romano. Ma il calendario riporta ogni giorno il nome di un martire appartenente ad una
chiesa, invece il martirologio in genere da ogni giorno parecchi nomi e raccoglie le feste qualunque sia lorigine del martire.
Allinizio il martirologi riportavano soltanto il nome del martire e il luogo della sua sepoltura, durante il medioevo si sono
arricchiti di alcuni particolari della vita o del martirio del santo.
La prima compilazione martirologica a carattere generale il Martirologio Siriano composto a Nicomedia intorno al
360/62, abbraccia la parte orientale dellimpero romano. Il Martyrologium hieronymianum, stato composto nellItalia
settentrionale, forse in Aquileia, tra il 431 e il 450, ha un carattere universale. Si basa in tre fonti principali: La Depositio
Martyrum e la Depositio Episcoporum romane, il Martirologio Siriano e lantecedente del Martirologio di Cartagine che risale
al 505-523/35. Da questo dipendono tutti i martirologi posteriori.
Il Martirologio Romano attuale si basa essenzialmente sulla revisione fatta dal Cardinale Cesare Baronio alla fine del
500 per iniziativa di Gregorio XIII (1572-1585) nel 1582.

3.1.6 Sinassari e Menologi.


Sul tipo di calendari e dei martirologi occidentali, circolarono in Oriente compilazioni particolari che, oltre a
presentare una sintetica raccolta di dati relativi alle commemorazioni dei martiri, contengono notizie interessanti sul culto, in
modo che possono essere considerati veri e propri libri liturgici.
I Sinassari erano libri destinati alla sinassi o riunioni liturgiche quotidiane, raccolgono per ogni giorno dellanno
ecclesiastico la menzione del santo da commemorare, lelogio relativo da leggersi nellufficio e la chiesa dove specialmente era
celebrata la festa.

3.1.7 Sacramentari.
I sacramentari sono antiche raccolte di benedizioni e preghiere della messa. Rappresentano i nuclei embrionali dei
moderni messali. Oltre alle preghiere fornisce notizie sui cimiteri, tombe dei martiri e le loro feste. Nelle preghiere si possono
trovare molti riferimenti topografici, situazioni locali
I sacramentari pi antichi portano il nome del pontefice che si credeva li aveva redatto: Leone Magno (440-461),
Gelasio I (492-496), Gregorio Magno (590-604). Il sacramentario pi antico quello chiamato Leonino o Veronese,
probabilmente compilato a Roma nella prima met del VI secolo utilizzando fonti pi antiche dei secoli VI e V. Troviamo
preziose notizie sui cimiteri, tombe dei martiri Il Sacramentario Gelasiano, proviene di un primo nucleo redatto a Roma
prima del secolo VII, che giunto nella Gallia venne fuso con un testo analogo improntato alle formule della liturgia locale. Il
Sacramentale Gregoriano costituisce invece essenzialmente un sacramentario stazionale, un messale, concepito per essere
usato a Roma da servire nei giorni di festa o solennit.
Sempre sono importanti anche altri libri di carattere locale per conoscere i santi e i martiri sepolti e venerati in una
regione concreta.

4- Fonti medievali.
Sono di carattere descrittivo-antologico.

4.1 Liber Pontificalis.

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Si tratta di una raccolta di biografie, di disuguale valore, relative ai vescovi di Roma da San Pietro a Martino V (1417-
1431), composta attraverso i secoli da vari redattori. Durante molto tempo si pens fosse stata redatto da una sola mano e
attribuita a Papa Damaso (366-384), adesso si sa che dovuto alla mano di parecchi redattori.
La prima edizione fu compilata nella prima met del VI secolo utilizzando il Catalogo Liberiano contenuto nel
Cronografo Romano, ha una unitariet compositiva, si interrompe con la vita di Felice IV (526-530). Una seconda edizione si
chiude alla fine del VII secolo, con la vita di papa Silverio (536-537), e una terza a gli inizi del VIII. Dopo la collezione fu
aggiornata per persone che avevano conosciuto i pontefici.
La prima volta che noi troviamo un interesse per la vita dei pontefici e dei martiri nel pontificato di papa Damaso,
per i papi anteriori si rif allelenco dei vescovi romani dato da Ireneo di Lione. Il cristianesimo diventa religione di stato con
Teodosio nel 380.
Questo codice importante per conoscere la storia del papato e la storia di Roma, perch oltre alle informazioni
consuete relative alla provenienza del papa o agli anni di pontificato, spesso vi si trovano notazioni concernenti la costruzione
di edifici di culto, interventi di restauro a chiese gi esistenti, ricordi di donazioni con cui i pontefici arricchivano il corredo
delle basiliche, oltre alla menzione e indicazioni topografiche e toponimi che contribuiscono a una miglior e conoscenza del
tessuto urbano di Roma. Uno dei temi che ritornano continuamente quello del restauro delle chiese.
Il valore di questo libro dal punto di vista storico molto diverso, perch le prime biografie furono compilate molto
tempo dopo la morte dei papi dei quali parlano, basandosi su documenti non originali, la tradizione e le leggende. Soltanto
dalla fine del V secolo con il pontificato di papa Anastasio (496-498) le notizie si rivelano presse dallarchivio ecclesiastico e
sono pi sicure come fonte storiche. molto interessante perch oltre alle notizie storiche porta molti dati su i lavori datti nelle
basiliche, ristrutturazioni, fondazione di nuovi titoli, donazioni Anche le chiese di Napoli e Ravenna compilarono un proprio
Liber Pontificalis.

4.2 Itinerari e cataloghi topografici.


Le fonti cui ora accenneremo rivelano uno dei fenomeni storici pi interessanti verificatosi a partire del IV secolo,
nasce il fenomeno del pellegrinaggio. Schiere di pellegrini attraversano lEuropa e il mare per recarsi ai luoghi sacri di
Gerusalemme e di Roma.
Per la grande quantit di pellegrini che venivano a Roma, stupefatti dinanzi alla bellezza delle basiliche ed emozionati
davanti alle reliquie dei martiri, si sent il bisogno di tracciare semplici guide che fornissero le indispensabili informazioni
topografiche e i nome dei martiri che si veneravano in ogni catacomba per poter visitarli chi avesse devozione o volesse
chiedere un favore a un martire determinato dando luogo al genere letterario che si conosce con il nome di guide e diari di
viaggio. Questi documenti hanno una considerevole importanza per la topografia paleocristiana.
Questi guide le possiamo dividere in: Itinerari Palestinesi e Itinerari Romani. A noi interessano soltanto gli Itinerari
Romani. Gli itinerari romani sono guide pratiche che in genere al pregio della chiarezza e della semplicit uniscono lesattezza
delle indicazioni. Questo si riferisce soprattutto a gli itinerari pi antichi, perch con lavanzare del medioevo la fantasia dei
compilatori, dovuto anche alle attese dei suoi ascoltatori amava riempire queste guide con dati leggendari di ogni specie.
Gli itinerari che conserviamo dalla citt di Roma non risultano anteriori al VII secolo, anche se conservano una grande
importanza per la topografia delle catacombe romane e delle tombe dei martiri. Nel VII secolo le catacombe erano ancora
curate e visitate e i compilatori delle guide annotavano quello che vedevano e meritava essere visitato, senza tralasciare
particolari che adesso si trovano irrimediabilmente persi o alterati, in modo che non possiamo riconoscerli. Grazie a questi
documenti larcheologia cristiana ha potuto ricostruire la storia degli antichi cimiteri, fare una classificazione cronologica,
distinguere in ciascuna catacomba le regioni pi antiche. Lesattezza delle indicazioni topografiche autorizza a pensare che la
compilazione di quelle guide avvenne a Roma e che il redattore aveva familiarit con le vie, i cimiteri e le basiliche che
indicava ai pellegrini.
Alcune di queste sono:
4.2.1 De locis santis martyrum quae sunt foris civitatis Romae
Questopera appartiene alla met del VII secolo, forse aveva una prima parte che si riferiva alle basiliche e ai luoghi
dei martiri che si trovano dentro la citt. Non si pu considerare un vero itinerario, ma piuttosto un elenco dei sepolcri dei
martiri e dei luoghi santi del suburbio di Roma divisi per strade consolari. Litinerario una guida abbastanza completa, inizia
dal Vaticano e proseguendo sulla sinistra tocca lAppia fino ad Albano e termina con la Catacomba di San Valentino sulla via
Flaminia.

4.2.2 Notitia ecclesiarum Urbis Romae


di poco posteriore allanteriore ma di grande valore archeologico fu rinvenuta in un codice che si trovava a
Salisburgo e ora si trova nella Biblioteca Nazionale di Vienna. Fa il giro dei santuari di Roma in senso orario, cominciando
dallunica chiesa entro le mura che conteneva reliquie dei martiri, la chiesa dei santi Giovanni e Paolo sul Celio, va
esattamente in senso contrario al De locis, gi che comincia dalla Flaminia, dalle catacombe di San Valentino e termina
girando a destra nella Basilica Vaticana. Le descrizione che da vengono fatte con minuziosa diligenza, senza neppure trascurare
particolari di poco conto, spesso passando da una via consolare allaltra attraverso la viabilit secondaria, il che giova molto
alla conoscenza dello stato dei monumenti in quellepoca. Si tratta di un vera guida per i pellegrini.

4.2.3 Itinerario di Einsiedeln (Svizzera).

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Questa guida porta il nome del monastero dove fu trovato il manoscritto, ossia Einsiedeln, in Svizzera, contenuto in
un volume miscellaneo, composto di 5 parti, scritte ognuna da una mano diversa rilegate insieme verso la fine del XIII secolo.
Per i dati che si possono dedurre dal manoscritto si tratta di un pellegrino che visit Roma al tempo di Carlomagno, cio a gli
inizi del IX secolo. Dimostra di aver visitato personalmente Roma e di aver studiato i suoi monumenti dei quali copi
parecchie iscrizioni. Anche ci da la testimonianza di aver partecipato ad alcune cerimonie pagane che fa premura di rievocare.
Lambiente di produzione sembra essere stato composto nello scriptorium del monastero di Reichenau nel lago di Costanza.
Litinerario vero e proprio composto da 10 percorsi che attraverso la citt di Roma, sono trattate tutte le porte della
citt meno la Porta Ostiense che porta alla Basilica di San Paolo, per questa ragione sembra che manchi una parte. Lun
undicesimo percorso non sembra orinale di questa guida, ma un aggiunta che si fatto in questopera miscelanea, perch una
incompleta elencazione dei luoghi sacri extraurbani.
Si pensava che litinerario sia in connessione con una pianta della citt di Roma che lo accompagnava. C chi aveva
pensato che questa ipotetica pianta fosse rotonda. Attualmente questa teoria in crisi. Adesso si pensa che non si tratti tanto di
una guida itinerario come di un documento elaborato in ambienti ufficiali dellamministrazione romana per localizzare nella
citt alcune categorie di edifici, in particolare le chiese titolari e le diaconie, che sono citate quasi al completo, mentre i
toponimi e i monumenti antichi sono citati come punto di riferimento. Si pu ipotizzare che ci fossero altri descrizioni della
citt che sono andate perse.

4.2.4 Itinerario Malmesburiense.


Questo itinerario conosciuto attraverso un manoscritto del XII secolo. Fu utilizzato da Antonio Bossio, il primo
esploratore della Roma sotterranea cristiana. Lantichit della fonte da cui si ricav la copia medievale si rivela dalle precisione
con la quale vengono menzionate le porte e le vie suburbane, e soprattutto la posizione dei singoli cimiteri che nel XII secolo
erano gi caduti nelloblio o avevano cambiato nome.
Insieme con queste itinerari di Roma, cerano itinerari di Terra Santa. Fra questi c lItinerarium Burdigalense, che
descrive un viaggio da Bordeaux a Gerusalemme, e il suo ritorno attraverso Roma fino a Milano.

5 - Cataloghi.
Sono fonti di minore importanza, fra questi possiamo distaccare:
5.1 Depositio Martyrum.
Gi abbiamo parlato di lui.

5.2 Index coementeriorum vetus.


un documento redatto probabilmente a inizi del VII secolo. Ci da un succinto elenco di diciassette cimiteri con
indicazioni della strada lungo la quale sorgevano. Non un catalogo molto completo perch soltanto ci da il nome dei cimiteri
pi importanti. Cerano tanti altri cimiteri pi piccoli o meno importanti, che non sono conosciuti perch non avevano la tomba
di qualche martire o perch appartenevano a una famiglia, molte volte si trovano grazie a una frana o alla costruzione di un
edificio.

5.3 Papiro di Monza.


Catalogo veramente prezioso. Il suo nome Notula de olea ss. Martyrum qui Romae in corpore requiescunt. Si
tratta di un elenco di oli prelevati dalle lampade che ardevano sui sepolcri dei martiri pressi da un prete chiamato Giovanni per
incarico della regina longobarda Teodolinda al tempo di papa Gregorio Magno (590-604).
Da tutti conosciuto lamore, o forse meglio la devozione in senso miracoloso, che godevano le reliquie durante il
medioevo. Per preservare le tombe e i corpi dei martiri i papi avevano dato tassative proibizioni di smembrare i corpi dei santi.
I devoti soltanto potevano usare dei brandea, pezzi di tela passati sulla tomba del martire, od olio che si prendeva dalle
lampade che ardevano vicino alle tombe dei martiri.
Questa fu una pratica incoraggiata dallo stesso Gregorio Magno, il quale in una lettera del 598 scritta al ex console
Leonzio diceva che era stato molto gradito il dono dellolio levato dallaltare della Santa Croce e donato, appunto, come
reliquia perch come dice San Gregorio, questo olio basta che sia toccato per ricevere la benedizione. Teodolinda, dopo la sua
conversione alla religione cattolica, prima era ariana, chiede a papa Gregorio Magno lolio che bruciava nelle lampade vicino
ai martiri, e per questa raccolta manda un suo presbitero chiamato Giovanni. Il messaggero regale adoper delle ampolle di
vetro per prendere e conservare questi oli e alleg a ognuna una striscia di papiro sulla quale scrisse il nome del martire e del
cimitero dove ardeva la lampada, dopo riagrupp i nomi in ordine topografico, e fecce un elenco generale. Queste ampolle
furono mandate a Monza, capitale del regno Longobardo, dove ancora si trovano.
Noi abbiamo ancora i pittacia originali posti in ogni ampolla. Questo fatto risulta molto interessante perch ci mette in
evidenza il nome delle pi importanti chiese di quellepoca a Roma. Analizzando paleograficamente queste pittacia si potuto
comprovare che corrispondono allinizio del VII secolo, cio allepoca di Gregorio Magno e Teodolinda., in conseguenza sono
contemporanei alla sua asportazione di Roma. Per quanto riguarda alla notula, ossia allelenco degli oli presi a Roma si data
qualche anno pi tarde, verso la seconda met del VII secolo, cio 670/680. Questo fatto abbastanza comprensibile, perch
dopo alcuni anni che gli oli erano arrivati a Monza, morti i protagonisti principali si voluto lasciare costanza scritta perch
non si perdesse la memoria.

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Gli altari da cui sono stati presi gli oli sono: il primo San Pietro, ma nella notula scritto S. Pietro e S. Paolo, a che
dovuto questo? A che quando si scritta la notula cera soltanto una ampolla avendosi perch laltra si era rotta, ma forse anche
perch si voluto mettere insieme i due principi della Chiesa, poi c San Pancrazio, San Grisante, San Giasone, San
Saturnino, San Ippolito, San Lorenzo

5.4 Sillogi.
Le sillogi sono raccolte di iscrizioni sorte in un primo tempo a scopo prevalentemente devozionale e a corredo degli
itinerari. A partire del VII secolo, si smembrano e si inseriscono in antologie poetiche ad uso letterario e scolastico. Sono molto
importanti perch riportano spesso testi persi che si trovavano nelle chiese, catacombe e monumenti pagani. La maggior parte
delle sillogi conservate interessano i monumenti di Roma e sono cimiteriali e basilicali.
Questi sillogi molte volte permettono ricomporre delle iscrizioni che si trovano durante gli scavi in maniera
frammentaria, perch durante il tempo queste tombe sono state saccheggiate e i suoi reperti rotti e dispersi.

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BIBLIOGRAFIA

- Accade, Maria DellOro, Emy, I Mirabilia Urbis Romae, ed Tored, 2004.

- Le Liber Pontificalis: Texte, introduction et commentare. Voll. I-II a cura di Duchesne, L., Paris, 1886-1892.

- Pellegrinaggi a Roma. Il Codice di Einsiedeln, Litinerario di Sigerico, Litinerario MalmesburienseCitt Nuova,


Roma, 1999.

- Stopani, Renato, Gli itinerari, in Romei e giubilei. Il pellegrinaggio medievale a San Pietro (350-1350), a cura di
Mario DOnofrio, Electa, 1999, pp. 137-141.

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Ambiente storico nel quale nasce il cristianesimo.

1.- Ambiente storico.


Paolo nella lettera ai Galati ci parla della nascita di Ges nella pienezza del tempi Quando venne la pienezza del
tempo, Dio mand suo figlio, nato da donna, nato sotto la legge per salvare quelli che erano sotto la legge Gal 4,4-5, vedendo
la situazione sociale e religiosa del secolo I a.C. e I d.C. possiamo costatare che si tratta di due secoli di crisi. Una crisi
profonda di tutto lOccidente che lo porter ad aprirsi a tutte le correnti spirituali che venivano da Oriente.

1.1- La situazione di Oriente prima e dopo la conquista di Alessandro Magno.


Per capire le radici e lo svolgersi di questa crisi dobbiamo andare molto indietro prima della conquista di Oriente che
fa Alessandro Magno (336-323 a.C.). Quando Alessandro Magno inizia la conquista dellOriente nel 335 con la presa di Tebe
tutto lOriente stava in crisi, si trovava immerso in una apatia politica e una stanchezza culturale. Di questepoca conserviamo
poche fonti letterarie, perch non c neanche una grande produzione culturale, frutto di questa indifferenza intellettuale nella
quale si trova Oriente. Queste regioni erano state conquistate da imperi dispotici e autoritari con una politica di repressione
culturale che inizia con limpero Assiro nel XIV secolo a.C., continua con il regno babilonese e il regno persa fino, alla
distruzione di queste da parte da Alessandro Magno nel 331 nella battaglia di Gaugamela che porter alla conquista di
Babilonia.
Alessandro Magno in poco pi di 4 anni riesce a conquistare un gigantesco impero senza trovare quasi resistenza nella
popolazione, soltanto Tiro e Gaza, citt fenicie, che sempre erano state in contrasto contro i greci, creano qualche resistenza. I
sudditi di queste terre erano abituati a formar parte del bottino del conquistatore. Una prassi corrente dei nuovi padroni era
sempre quella di spostare le popolazioni conquistate di un luogo ad un altro per evitare ogni pensiero di autodeterminazione e
una possibile sommossa. Questo fa che nel IV secolo a.C. la popolazione si abituasse ad accettare un padrone o un altro senza
importarli pi altre idee.
Questi fattori porteranno alla creazione di un sincretismo religioso, gi iniziato con la conquista persa di Babilonia. I
persi rompono lunione fra religione e politica che era un cardine dellimpero babilonese. Gi non ci sar la religione ufficiale
dellimpero alla quale si allaccer il potere politico, a partire di questo momento la religione dovr cercare un proprio prestigio
nella spiritualit e nel proprio fascino. Il culto religioso antico si trasforma in una ideologia astratta. Con la conquista
macedone entrer in gioco la filosofia greca che porter il concetto del logos, e concetti astratti, in somma, una maggiore
razionalizzazione della cultura e della religione. Tutti questi fattori contribuiranno ad un cambiamento profondo della mentalit
e delle pratiche religiose in Oriente, che l porteranno ad una grande maturit religiosa e spirituale.
Questo periodo, che va dalle conquiste di Alessandro Magno fino alla venuta di Augusto chiamato ellenismo.
Durante i primi tre secoli dellellenismo, nei regni seleucida e Ptolemaico, c un grande predominio della cultura greca, che
pian piano sar assimilata dalla cultura orientale e dai suoi culti religiosi, creando un sincretismo religioso-spirituale molto
ricco che si espander verso occidente fra la fine del I secolo a.C e gli inizi del I secolo d.C. Non sar un risorgimento
dellantica cultura orientale, che era morta, ma qualcosa molto pi profonda: un nuovo principio spirituale creato con gli
antichi simboli del pensiero orientale e la nuova cultura greca. Si crea un sincretismo che si pu stendere a tutti.
Manifestazioni di questo influsso orientale lo possiamo vedere nella espansione del giudaismo ellenico e della
filosofia giudeoalessandrina, nel diffondersi dellastrologia babilonia e della magia, nella diffusione dei culti misterici e nella
nascita di altri nuovi, nella diffusione del cristianesimo, dei movimenti gnostici, nellapparizione della filosofia trascendentale
come il neopitagorismo e la scuola neoplatonica. Tutti questi movimenti sono molti diversi fra di se, ma hanno alcuni punti in
comune che vengono da questa culla orientale come: le mitologie orientali, le dottrine astrologiche, la religione iraniana. Tutti
questi movimenti sono di carattere spirituale, tutti cercano o danno una salvezza, hanno una visione trascendente di dio, hanno
un dualismo

1.2.- La situazione di Occidente (Grecia) prima e dopo le conquiste di Alessandro Magno.


Quando Alessandro Magno inizia la conquista di Oriente, lOccidente, (intendendolo come la cultura greca) molto pi
avanzato culturalmente, ma politica, religiosa e socialmente si trova in una grande crisi, che forse cerca il suo sfogo nelle
nuove conquiste e nelle nuove culture che avevano un livello filosofico inferiore.
Dobbiamo tenere in conto che nel mondo antico politica e religione vanno unite. La sfera dello religioso si sviluppa in stretto
contatto con la sfera politica, il cambio di questultima porta anche a cambiamenti religiosi. La crisi politica nella Grecia inizia
con un vuoto nella vita privata e pubblica del cittadino. Lo spirito greco, soprattutto quello ateniese, inizia a cedere. Da tempo
il senso religioso comincia a svanire davanti a dei incapaci di difendere la citt e la societ. Le Guerre Persiane del (500-479),
e la Guerra del Peloponeso (431-404) avevano creato una crisi nello spirito delluomo greco. Le scorrerie spartane, lo
sminuzzamento dei campi, le guerre che distruggevano i raccolti e gli alberi di frutto, le imposta di guerra fanno che i
contadini abbandonino i campi e vadano alle citt, dove la vita anche molto difficile. Ai tempi di Clistere (600-570) la
maggioranza degli atenesi abitavano in campagna, ma lo smembramento della propriet e le continue guerre portano in crisi a
questo gruppo di popolazione. La crisi agricola lancer luomo greco, soprattutto attico, a cercare il guadagno nel commercio.
LAttica piena di porti di mare e queste la circonda da tutte le parti. Questa circostanza apre la mente degli uomini attici a
nuove culture e a grandi guadagni. Tutto si aggraver con larrivo dei conquistatori macedoni Filippo II (359-336) e Alessandro
Magno (336-323) che apriranno lorizzonte delluomo greco, e porteranno alla creazione dellellenismo.
Tutte queste circostanze fanno che si crei un relativismo, lo stato vuole salvare la religione. I dei non spariscono ne sono
sostituiti da altri. Si continua il culto, ma non era qualcosa viva, si mantengono le forme vuote, senza parlare delle critiche che
la filosofia razionalista far a questi dei e al suo culto. La citt si difende attaccando alcuni filosofi come Socrate.

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Il vuoto lasciato dai culti tradizionali riempito da altre forme religiose, che se caratterizzano per avere un indole pi
entusiastico e misterico. Questi culti si uniranno allo sviluppo della astrologia e della magia. La filosofia non sar una
riflessione teorica se non che si andr verso un esistenzialismo, una riflessione pi spiritualista.
Con le conquiste di Alessadnro Magno si crea un panellenismo che mina politicamente la Grecia, perdendo la sua caratteristica
di polis, e morendo politicamente la Grecia, si arriva allo scomparire delle libert politiche, scompare il senso di patria nelle
singole citt, idea che nella patria-polis avevano trovato la loro ragione di essere. La situazione cambia con i successori di
Alessandro che soffocano le strutture fino a fare delle citt semplici centri amministrativi.
C un cambiamento politico e culturale, i giovani sono resi amorali dalle dottrine filosofiche di moda, le libert e la
vita politica si spengono, lantica fede senza credenti, fattori che fanno avvenire un crollo che accade con una apparente
indifferenza. Si pu dire che alla fine del IV secolo la polis muore. Col crollo della polis cadde anche la religione. Alla
mancanza di controllo sociale risponde la mancanza di controllo dello spirito. Si perde la comunit religiosa e politica che
erano i due centri tra cui si svolgeva la vita quotidiana degli uomini. Venendo a mancare queste, luomo rimane solo, senza la
tradizione secolare che lo guidava da secoli; rimane solo, come un naufrago, senza appoggi

1.2.1 - Lidea di vita contemplativa.


Sorge cos un bisogno di andare verso la vita contemplativa, la vita solitaria, pi o meno spiccata dal III secolo a.C. in
poi. Si cerca il ritiro. Aristotele (384-322) il primo a chiamare luomo ai nuovi orizzonti nel suo Protrettico, andando nel
mondo dellutopia, fuori della vita politica. Isocrate vede un umanit stanca, e la chiama alla contemplazione, alla conoscenza
filosofica. Ma ormai luomo non segue pi il vecchio ideale attico, vive in un mondo nuovo, in una societ in cui gli interessi
non sono pi limitati alla polis, ma si fanno universali. Presto anche lui sar superato dalla contemplazione platonica.

1.2.2 - La scoperta delluomo.


I sofisti (maestri di sapienza). Intendono diffondere la cultura per rendere i giovani attivi a prendere parte alla vita
pubblica, mediante lesercizio della retorica, della dialettica e delleducazione civica. Principale esponente Protagora di
Abdera, sostenitore del soggettivismo e del relativismo, luomo la misura di tutte le cose. E possibile soltanto lopinione
sensibile. La virt labilit del pi forte.
Socrate (469-399). Fondatore della filosofia antropologica. Contrappone alluomo-sensazione luniversalit della
ragione, conosce te stesso. Mediante il metodo induttivo, ironia e maieutica, attraverso il dialogo, induce alla ricerca
delluniversale (concetto), perch luomo possa uniformare le proprie azioni alla virt che conoscenza del bene. Una voce
interiore la vera guida morale (demone) . Religiosit morale. Lopposizione alla classe politica dominante e lappello al
divino della coscienza gli attirano laccusa di empiet e di corruzione dei giovani. Al suo rifiuto di difendersi viene condannato
a bere la cicuta nel 399 a.C.. La sua fine narrata in celebri pagine dai discepoli Senofonte e Platone.
Aristotele di Stagira (384-322). Fondatore del Liceo di Atene, (scuola peripatetica) e maestro di Alessandro Magno.
il sistematore della scienza e il primo legislatore della Logica. Alla trascendenza platonica delle idee contrappone
limmanenza delle forme nella materia sensibile. Il divenire passaggio dalla potenza allatto come tensione dialettica verso un
dio-motore immobile dellUniverso. La ricerca dellEssere astratto (concetto) si integra con lEssere reale (sostanza). Tra le
sue opere si trovano: Organon, Metafisica, Fisica, Etica.
Le scuole di pensiero pi importante in questo IV-III secolo a.C. sono lepicureismo e lo stoicismo, anche se ancora
seguivano essendo molto importanti le idee platoniche e aristoteliche, che in seguito saranno rielaborate. La caratteristica pi
importante stabilita dalle scuole filosofiche ellenistiche lindividualismo. Senza laiuto degli dei era necessario trovare
soluzioni per poter portare a termine il destino e affrontare la vita senza soprasalti. Letica sar il centro delle preoccupazioni
dei filosofi, convertiti in medici dellanima.
Alcune delle principali scuole di pensiero sono:
Platonismo: Prende il nome del filosofo Platone (427-347) fondatore dellaccademia in Atene (387). Supera il
concetto socratico contrapponendo al mutevole e fallace mondo fenomenico, il mondo trascendente dellEssere, in cui sono,
archetipi eterni, le idee. Lanima caduta da esso anela a tornarvi attratta dallamore risvegliato dalla reminiscenza delle Idee
(metempiscosi). Lo stato ideale si fonda sulle quattro virt cardinali rette dalla giustizia. Opere principali: Convito, Fedone,
Apologia di Socrate, Convito, Fedone, Repubblica, Timeo Un suo discepolo, Senocrate, svilupper le idee del suo maestro
rispetto ai due mondi, e i demoni come intercessori fra gli dei e gli uomini. Parlando di demoni buoni che ci aiutavano a fare
del bene e demoni cattivi che ci facevano fare atti cattivi. Questo argomento sar molto utilizzato per gli apologisti cristiani per
parlare dei demoni cattivi che hanno creato una simulazione dei vaticini e della rivelazione per ingannare gli uomini.
Epicureismo. Epicureo di Samo (342-271). E molto difficile di ricostruire il suo pensiero perch si sono perse le sue
opere tranne tre lettere e si trovano molto frammentarie le opere dei suoi discepoli. Predicavano la necessit di appartarsi dalla
vita pubblica, di non temere la morte e gli dei, di accettare il dolore, di lottare con la ragione le passioni. Furono considerate
dai suoi contemporanei atei, perch sostenevano che lunico esistente la materia. Infatti avevano una visione atomistica della
realt, credevano che luniverso era composto di atomi in continuo movimento nello spazio vuoto, ed erano eterni e
indistruttibili. Parlavano dellimprevedibilit del moto degli atomi rendendo impossibile la previsione del futuro. Non cera
spazio per gli dei perch non ne avevano bisogno. Significava la caduta della religione.
Epicureo non nega lesistenza degli dei, ma rifiuta ogni interferenza nella vita degli uomini. Non c una realt
spirituale fuori del mondo materiale. I dei esistono lontani, non c luogo per la preghiera, i sacrificinon servivano a niente.

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Sorse una corrente che diceva che la vera felicit leudaimonia, e il piacere consistente nellassenza di ogni
turbamento con un senso profondo di felicit; ma una felicit terrena perch non accettavano una vita ultraterrena. La morte era
la scomposizione del corpo nei suoi elementi. Ebbe un grande influsso nellantichit, soprattutto nelle persone pi colte. Ebbe
grandi problemi con il paganesimo e poi con il cristianesimo, ma rimasse in vita fino al IV secolo d.C.
Stoicismo. Fondato da Zenone di Cizico (336-263) . Presenta alluomo delle possibilit per superare linsicurezza
della sua esistenza. Ha una visione totalmente materialista del mondo, ma non vede landare del mondo come qualcosa
totalmente meccanica, accetta un principio universale, razionale, rettore di tutto: il logos, la ragione, la nozione basica del
sistema. Il dio stoico si identifica con il fuoco, che presente in tutto, il che fa di questa tendenza filosofica un panteismo. I
diversi dei non sono che vari nomi per un'unica ragione. Questa ragione guida il mondo conforme a un piano razionale ed
dovere degli uomini sommettersi a questo piano, alla provvidenza. Il fine della etica stoica segnalare il cammino che conduce
alla pace interiore e al compimento del dovere voluto degli dei, cio dal logos. Pensavano che il bene morale bastava per
procurare la eudaimonia, la felicit. La felicit non dipende di niente sterno a noi, ricchezze, salute, potere ma sta dentro
di noi.
La differenza con gli epicurei che questi, non cercano il ritiro del mondo ma il contatto con le cose del mondo ma
senza essere presse da loro. Luomo deve lottare contro gli affetti, la meta della filosofia come medicina dellanima cerca la
totale espulsione degli affetti.
Durante limpero il pensiero stoico trov una grande ripercussione come ci ricordano personaggi come Seneca,
Epiteto, Marco Aurelio. Nel pensiero di tutto questi personaggi troviamo idee relative allinsicurezza della vita umana, ad
ascoltare la voce interiore della coscienza e una religiosit marcatamente monoteista, che non rinunciava al panteismo ma che
aveva un dio paternale. Il pessimismo della vita si supera con una fede nella provvidenza e con la moralit della vita.
Queste idee sono fondamentali per conoscere levoluzione del pensiero nel periodo intermedio tra il classicismo e
lapparizione della dottrina cristiana, ma formano parte di un ristretto gruppo di intellettuali, non appartengono al popolo che
aveva tutto un altro pensiero e tutte altre preoccupazioni.
Cinici. Sono un gruppo meno intellettuale degli anteriori e pi vicini al popolo. Sono i discepoli di Diogene di Sinope,
fondatore del cinismo. Erano uomini che si dedicavano a una predicazione popolare diretta ai non iniziati, il cui contenuto era
pi una forma di vita che teorie filosofiche. Rifiutavano tutto convenzionalismo sociale, insistendo nella bont di seguire le
norme naturali di comportamento. Buona parte della sua attivit era al servizio degli altri, dando aiuto e consolazione tanto
spirituale come materiale.
Questi filosofi mendicanti e predicatori diffondono fra la gente idee e conoscenze su luniverso e luomo che
altrimenti sarebbero state chiuse nei ristretti circoli dei filosofi.Come abbiamo visto i filosofi pagani del IV al II a.C. secolo si
preoccuparono molto degli insegnamenti religiosi. La filosofia imponeva molte obbligazioni morali e intellettuali, con un
ascetismo moderato.
Nei secolo III e II a.C. la filosofia prende ogni volta un carattere pi religioso. Questa evoluzione comincia prima di
Socrate e appare chiara negli ultimi scritti di Platone. I filosofi si convertono in guide spirituali, che insegnano a gli uomini il
cammino divino. I filosofi di questo periodo influenzeranno molto gli insegnamenti religiosi. Ammettevano lesistenza di Dio.
La sua teologia non derivava dal culto o dal mito, anche se rastrellavano le sue idee nelle vecchie leggende interpretate
allegoricamente. I miti avevano per i filosofi un senso religioso applicando il metodo allegorico, i filosofi di et imperiale non
leggevano tanto ad Aristotele, stava passato di moda, come Teofanes, Platone

Neoplatonismo.
Il neoplatonismo ebbe un grande influsso nel cristianesimo. A partire del I secolo a.C. la dottrina etica di
Platone ebbe un forte contenuto stoico. La dottrina neoplatonica pi originale che dellUno o il Bene, principio e origine
della realt trascende. Lessere il pensiero, per tanto, incognoscibile. Plotino parla di un Uno, incorporeo, semplice, situato in
altro luogo nel tempo, oggetto di desiderio e dellamore degli uomini, origine della creazione. Definisce luomo come lanima
che usa un corpo, e dice che lanima immortale.

1.2.3 Il culto del sovrano.


Questa una delle idee caratteristiche del periodo postclassico. un idea nuova nel impero greco, nato come
conseguenza della conquista di un grande impero con genti e culture diverse, per governarle era necessario creare un punto di
unione e queste si trov nella figura del monarca divinizzato. Gli antecedenti li possiamo trovare nel proprio ambito ideologico
greco e soprattutto nella figura divinizzata di Alessandro Magno, che trova nelle culture egizie e del Prossimo Oriente un
sostrato ideologico. Nella Grecia classica cera il culto delleroe, ma si trattava di personaggi morti che erano venerati per i
servizi prestati alla citt o allo stato. La realizzazione di atti positivi per gli essere umani era una prova seria di divinit, cos si
apr lo spiraglio che personaggi vivi che avevano dato molti servizi allo stato potessero essere venerati come divinit. Le
opposizioni erano molte, come si vedono nella reazione che i macedoni avranno in tributare onori divini ad Alessandro. Ma
lavanzo delle scienze che vede nelluomo la misura di tutte le cose, come dice Protagora, la figura del sapiente fanno che
cominci a restringersi il margine tra luomo e la divinit, stendendosi lidea che uomini dotati di una grande aret potevano
convertirsi in dei. Evemero di Messene, dice nella sua opera che i dei erano stati prima dei re, aprendo la strada per riconoscere
nei monarchi ellenistici dei. Tra laltro lidea de trovare nella terra dei e dirigersi a loro per chiedere degli aiuti era un idea
molto attrattiva per personaggi che avevano abbandonato le antiche credenze sostituite per la scienza e il pensiero razionalista.

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Se bene queste idee erano pi sviluppate nei pensieri pi coltivati della classe alta, la grande massa del popolo era pi
tradizionalista nelle sue credenze. Questo non impedir che Cesare sar divinizzato da Augusto nel 42 a.C. Un essere mortale
che diventa dio; prima cerano i casi degli eroi, e soprattutto delleroe per eccellenza ossia lEracle greco, Ercole latino, che
per le sue virt e il suo sforzo, le 12 fatiche, entrer a formar parte degli immortali, non dobbiamo perdere di vista che questa
figura pagana nel rinascimento si convertir in una figura cristiana, come luomo che attraverso il suo sforzo arriver
allimmortalit. A partire della divinizzazione di Cesare gli imperatori successivi saranno tutti divinizzati, al meno fino al
secolo III che con la crisi dellimpero gi non si pensa a divinizzare gli imperatori. C un idea non molto sviluppata in
Augusto, forse torna indietro per motivi politici, di divinizzazione in vita, lesempio il Panteon. Augusto dopo la sua morte
sar divinizzato.

1.2.4 - Lidea monoteista.


La approfondimento degli avanzi scientifici, le teorie cosmologiche, antropologiche ed etiche portate avanti
dalle diverse scuole filosofiche hanno una ripercussione nellemergenza de un pensiero monoteista, che si va stendendo nel
popolo grazie alla divulgazione portata avanti da alcuni predicatori itineranti, circostanza alla quale dobbiamo unire il
debilitamento della fede negli antichi dei tradizionali. Non tutti potevano ammettere lesistenza di una causalit meccanica
universale, era pi facile concepire un universo perfetto guidato da una mente suprema organizzativa di tutto, cio Dio. Questa
idea non era del tutto nuova, gi era stata formulata da pensatori come Socrate e alcuni dei suoi discepoli, ma non significa
labbandono del politeismo.
La diffusione di questa idea di un dio direttore delluniverso, aiuter allaffermazione di un potere politico
forte in mano di un sovrano, idea verso la quale andava la cultura e la societ ellenistica, che si convertir in idea universale
con larrivo dellImpero Romano. Questo parallelismo tra il governo di Dio e quello dellimperatore sar manifestato
ripetutamente da Dion Cristostomo (40?-112 d.C.), e arriver al sua apice con Eusebio di Cesarea con Costantino e tutto il
cesaropapismo del medioevo.

1.2.5 - La religione solare.


Lidea di un dio coordinatore e direttore di tutto luniverso presto porter a identificarlo con il sole. Il culto al
dio sole oggetto di venerazione fra molte culture e popoli antichi della terra quasi assente nel culto greco, anche nel mondo
babilonico il suo culto secondario rispetto alla luna, ma in Egitto era un culto centrale, dove arriv ad essere dominante in un
certo periodo unito a teorie politiche. Ma saranno i greci quelli che collocheranno le basi teoriche per un culto solare
universale. Oltre le osservazioni semplici da parte di qualche persona sui benefici del sole sulle piante e sulla vita umana, gi
abbiamo parlato dellidentificazione stoica del logos con il fuoco e per tanto con il sole. Ma soprattutto si svilupper nelle
diverse utopie sviluppate dai filosofi e dallambiente letterario di questo periodo, dove il sole occupa un posto centrale. Attalo
II (159-138 a.C.), figlio illegittimo di Eumene II fonda uno stato solare, heliopoli, secondo ci dice Strabone.
Cesare nel 46 a.C decide passare da un calendario lunisolare che era stato in vigore fino a quel momento ad
un calendario solare che si mantiene fino ai nostri giorni. Le ragioni furono di carattere politico perch le interdizioni, aggiunte
temporali (giorni) allanno solare per farlo coincidere con lanno astronomico solare erano controllate dai pontefici e dalle
famiglie dominante che li mettevano quando faceva loro comodo, provocando scompiglio nella politica e nel popolo. Cos un
anno che prima faceva riferimento alla luna a partire di questo momento far riferimento al solo.
Tutte queste idee alla fine dellepoca ellenistica saranno i presupposti scientifici, filosofici, astrologici e
politici che aiuteranno allo stabilimento del culto unico cristiano. Tutti questi antecedenti non portarono alla sparizione della
religione tradizionale romana, questa si mantenne dentro di un marco politeista. Molti culti tradizionali soltanto avevano la
forma o i riti prescritti per il giorno della loro festa, ma la gente non li sentiva come propri. La religione romana era vuota
spiritualmente ma aiutava al mantenimento della coesione nelle citt e nelle comunit, per questo Augusto si dedicher al
ripristinare le antiche festivit romane e a restaurare gli antichi templi la maggioranza dei quali si trovavano in rovina.

1.3 La situazione politica e sociale dellimpero romano.


La situazione che troviamo a Roma e nellimpero di una crisi profonda, dovuto ai cambiamenti che erano
avvenuto nei due ultimi secoli. Quando sorge Roma una piccola citt-stato con una economia e una divisione sociale meno
complessa che le altre citt etrusche o delle colonie greche. Nel 509 i romani proclamano la repubblica e iniziano una politica
espansionistica, che inizia con la conquista di Veio nel 396 a.C., e continuer con la guerra contro Pirro nel 280 a.C., con la I
Guerra Punica 264-241 a.C. e finir con al II Guerra Dacica condotta da Traiano fra il 104-106, quando Roma arriver al suo
maggiore livello espansionistico con la conquista della Dacia, attuale Rumania. Durante 400 anni di guerra Roma riuscita a
creare un vasto impero che andava dalla Spagna alla Mesopotamia, dal nord dellAfrica ed Egitto alla Britannia e al Danubio.
Roma ha conquistato tutto il Mediterraneo che chiamer Mare Nostrum.
Nello sviluppo di queste guerre si mescolano gli interessi di tutti, perch tutti voglio trarre guadagno di
queste guerre espansionistiche. Durante i secoli III-II a.C. non ci sono conflitti sociali perch Roma impegnata nella
conquista dellimpero. Roma passa di essere una repubblica cittadina a capitale di un grande impero. Questa circostanza
porter ampi cambiamenti nelleconomia e nella societ che porteranno alla caduta della repubblica e alla creazione
dellimpero.
Le guerre di conquista lontane dellItalia provocheranno limpoverimento della grande massa di contadini
che lontani da casa non possono curare i suoi campi e devono venderli a basso prezzo alla nobilt senatoria che lavorer la

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terra con schiavi; oltre questo le guerre di conquista acquistano per Roma terre molto fertili in Spagna, Sicilia, nord dellAfrica
circostanza che fa affluire grandi quantit di frumento a prezzo molto basso. Questa situazioni roviner la classe contadina. I
contadini si rivolgeranno sulla capitale in cerca di sostento mettendosi sotto la protezione di qualche personaggio potente,
convertendosi in clientes. Si former una grande massa innestabile che sar usata dai diversi personaggi politici del I secolo
a.C. nella ricerca del proprio potere personale.
I conflitti sociali iniziano con Mario, brillantissimo generale romano. Queste fu eletto console fra il 104 e il
100 a.C., consolato che approfitt per riformare lesercito e accordarlo ad un generale con prestigio e carisma, precedente
molto pericoloso che porter poi allaccesa di Augusto. Nel 89 a.C. per lottare contro Mitridate di Ponto il Senato da potere
straordinari a Silla, ma il Comizio da gli stessi poteri straordinari a Mario. Silla prende lesercito che si trovava pronto a
imbarcare per andare a Oriente e si diresse contro Roma. Era la prima volta che un esercito romano si rivolgeva contro la
propria citt e contro i propri cittadini. Mario fugge e si rifugia nel nord dellAfrica, e Silla va in Oriente dove sconfigge
Mitridate. Nel frattempo Mario ritorna a Roma e massacra tutti gli avversari che trova. Nel 83 a.C. ritorna Silla vittorioso ma
Mario era morto nel 86 a.C., ma questo non impedisce che Silla prenda il potere e stabilisca una dittatura e elimini tutti gli
avversari politici.
Silla muore nel 78 a.C., ma la sua eredit sar presa da altri politici avidi di potere: Pompeio, Crasso e
Cesare. Nel 60 a.C. si crea il primo triunvirato, ossia la spartizione del potere politico fra Cesare, Pompeo e Crasso. Nel 53
a.C.muore Crasso durante la battaglia di Carre contro i parti, nella quale perde anche le insigne romane, sar Augusto nel 20
a.C. a riprendere queste insigne con trattative politiche con i parti anche se lui lo fa propagandare come una grande vittoria.
Propriamente lAugusto di Prima Porta, una immagine trionfale ed eroica di Augusto, forse copia della statua che si trovava
nella sommit del suo mausoleo nel Campo Marzio, ritrae questo episodio.
Nella lotta per il potere nel 49 si arriv alla rottura definitiva e alla guerra civile fra Cesare e Pompeo, nel 49
a.C. nella Battaglia di Farsalo vince Cesare e Pompeo che viene ucciso nellEgitto. Cesare rimane come capo indiscusso della
politica italiana. Realizza varie riforme nella societ romana, e fra queste riform il calendario. Nelle sue riforme Cesare and
troppo rapido verso un potere assoluto, quasi regale, il che spavent molti senatorie e personaggi politici, e li provoc la morte
negli Idi di marzo del 44 a.C., cio il 15 marzo.
Il successore di Cesare il suo figlio adottivo Ottavio, il cui vero nome Caio Ottavio, ma quando venne
adottato da Cesare cambia il nome per Caio Giulio Cesare Ottavio. Con Ottavio/ Augusto si produrranno i cambiamenti pi
importanti nella societ e nella politica romana che porteranno alla creazione dellimpero.
Quando Cesare fu assassinato Ottaviano aveva 19 anni e si trovava in Apollonia nella Macedonia,
rapidamente fecce ritorno a Roma e si proclam come erede. La situazione politica a Roma era molto tesa. Ottaviano tenta
lappoggio dei veterani, della plebe e dal Senato. Viene ammesso a partecipare nel Senato senza prima aver ricoperto nessuna
carica, fatto inaudito, e non sar il primo nella vita di Augusto. Nel 43 a.C. Antonio, Ottaviano e Lepido stabiliscono il secondo
Triunvirato, e iniziano le proscrizioni dei nemici, 300 senatori e 2000 cavalieri furono proscritti. Poi inizia la vendetta contro i
cesaricidi ai quali vinse nella Battaglia di Filippo nel 42 a.C. Ottaviano divinizzer suo padre adottivo, sar il primo cittadino
romano in essere divinizzato, e lui firmer Ottavio divi filius. Dopo questi avvenimenti Ottaviano continua la sua ascesa
sposando nel 38 Livia Drusilla. Nel 36 a.C. Augusto sentendosi pi forte decide attaccare Sesto Pompeo, figlio di Gneo
Pompeo, sconfitto da Cesare nel 48 a.C., che con le sue barche pirati difficoltava lapprovvigionamento granaio di Roma, vince
nelle battaglie di Milazzo e Nauloco nel 36 a.C., ora il Mediterraneo era libero e la folla romana poteva mangiare grazie ad
Augusto. Marco Antonio, e alcune vecchie famiglie senatorie erano preoccupate per laumento di potere di Augusto, e inizia
una grande tensione fra i due. Augusto imposta una campagna propagandistica contro Marco Antonio fino ad arrivare allo
scontro diretto nella Battaglia di Azio nel 31 a.C., che finisce con la sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra e la conquista di
Egitto, che si converte in una provincia romana. Augusto lunico che rimasto, Lepido si era ritirato quando comprende le
ambizioni politiche di Augusto. Con questa guerra si mette fine alle guerre civili, si chiudono le porte del Tempio di Gianno, e
Augusto visto come il grande trionfatore. Certamente non voleva lasciare il potere acquistato, cos decide di conservare il
potere cercando nuove forme politiche che nella forma facciano credere che rispetta tutte le istituzioni repubblicane, ma nella
pratica lui ha tutti i potere sopra il Senato.
Nel 28 a.C. Augusto nominato Princeps Senatus. Nel 27 si crea un nuovo titolo che non richiami troppo la
regalit, e si decide dare il titolo di Augusto. Nel 12 a.C. riceve il titolo di Pontifex Maximus e nel 2 a.C. Pater Patriae.
Finalmente nel 14 d.C. morir Augusto dopo quasi 50 anni di governo che hanno portato a un grande cambiamento. Li
succeder il suo figlio adottivo Tiberio, senza che la classe senatoria riesca a opporci fortemente.

2 - I culti misterici.
In questo processo di profonda trasformazione dei sentimenti religiosi che si esperimenta dallet ellenistica
fino al trionfo del cristianesimo le religioni orientali hanno una grande importanza nellesperienza religiosa delle persone. Le
cause le possiamo vedere nelle novit che introducono nel rapporto delluomo con la divinit, che implicano novit nelle forme
esteriori dei sentimenti religiosi e anche nei riti. Questi riti orientali furono accettati dentro della rigida tradizione religiosa
romana, perch come abbiamo detto, il mondo e la mentalit stavano in fermento, in cambio. Questi nuovi riti creeranno una
simbiosi cos forte con lantica religione romana, che nel secolo IV quando si dar la lotta della religione romana contro la
religione cristiana, i culti orientali saranno i pi accaniti nemici del cristianesimo.
Non possiamo vedere nei culti orientali una sorta di preparazione, o spianamento della strada per il
cristianesimo, ma frutto di una maturit dei tempi, o di una risposta simile a problemi simili, nella ricerca di una esperienza

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pi intima della religione romana. Il cristianesimo e i misteri si assomigliano perch proporzionano soluzioni affini alle
necessit spirituali sorte nel mondo romano. Il cristianesimo allinizio non sar altro che un'altra opzioni fra i tanti culti
orientali esistenti gi nellimpero.
Per culto misterico dobbiamo intendere una dottrina occulta e incomprensibile per i non iniziati. Di fatto i
culti misterici si caratterizzano per essere iniziatici, cio richiedono una catechesi, una formazione del neofito e la
superazione di prove per essere ammesso nel gruppo. Questi gruppi sono privati, in modo che si mantengono occulti ai non
iniziati, in conseguenza non sono pubblici; sono soteriologici, cio promettono una salvezza e una vita ultraterrena; non hanno
un culto in templi aperti a tutti, ma solo a gli iniziati; il suo luogo di raduno non consacrato da una speciale cerimonia, si
radunano in qualsiasi posto: una terma, una casa privata, una caserma; alliniziato si chiede il segreto sulla dottrina e le
pratiche che ha ricevuto, e in compenso li viene offerta la salvezza personale. Forse non una salvezza come la intendiamo
noi, ma era un mettersi al margine del fatum, del destino inesorabile che prendeva oggi uomo nei capricci del destino e che
neanche i dei potevano cambiare. I dei orientali sono pi forti di questi dei romani e si mettono sopra il destino, riescono a
sfuggire la morte e a darla ai suoi seguaci.
Probabilmente il nome viene dal verbo greco myeio, che significa: chiudo la bocca, non parlo, mantengo il
segreto. Il termine mysteria venne usato nel senso generico di occulto o riservato. Per indicare i riti segreti si usarono anche i
termini greci orgia e teletai o il latino inizia. Con questo termino gli antichi indicavano una esperienza religiosa
profonda, che toccava la fede dellindividuo, la sua condotta su questa terra, le sue speranze nellaldil. Dire misteri nel mondo
antico infatti significava parlare di riti segreti, di cerimonie solitamente notturne, che procuravano a coloro che venivano
ammessi a partecipare una mistica esperienza divina, un contatto individuale con la divinit grazie al quale liniziato si
attendeva una peculiare salvezza.
Parlare tuttavia di misteri in senso generico significa anche semplificare in modo eccessivo un fenomeno che
ebbe una storia lunga e diversificata, con diversi riti e liturgie, secondo il mutare dei luoghi e delle circostanze. Per un ateniese
i misteri erano quelli celebrati ad Eleusi in onore di Demetra.
Possiamo parlare di alcune caratteristiche comuni a tutti i culti misterici, di solito il culto misterico presenta
una divinit che ha sperimentato un esistenza di carattere umano, ha vissuto una vita personale, che il modello dei suoi
seguaci; soffre dolore, amore, disperazione, ma tutto sar superato e vincer sul destino, vittoria che dar anche al suo iniziato.
I rituali e la liturgia del culto si separano del freddo rituale classico romano. Gli uomini partecipano
ampiamente e coscientemente nel culto dei dio, possono arrivare anche a esperienze estatiche. Liniziazione la partenza di
una nuova vita. Si inizia un cammino verso una felicit ultraterrena. Il neofito dovr condurre una vita morale, superare delle
prove per essere degno di questa nuova vita. Forse questi precetti non erano molto lontani di quelli che vivevano i seguaci di
altre correnti filosofiche della sua epoca. Le forti critiche che ricevono tanto da pagani come da cristiani, ci fa vedere che non
dovevano rispettare gli impegni promessi con molta perfezione. Non possiamo sapere in che cosa consistevano questi
impegni perch il carattere misterico e laccanimento che ebbe il cristianesimo su tutti questi riti misterici ci hanno privato di
molti documenti e fonti per la sua conoscenza.

2.1 I Misteri di Eleusi.


Sono i culti misterici pi antichi, il suo origine si trova nella citt di Eleusi a 20 chilometri di Atene. Il dio
principale Demetra, che un antica divinit della terra, una grande madre della vegetazione. Larea di Eleusi molto fertile, e
Demetra aveva dato la prima spiga e insegnato larte dellagricoltura al figlio del re di Eleusi.
La storia di Demetra e Proserpina ci raccontata in un inno di Eleusi del VII secolo a.C. Demetra aveva una
figlia che rapita da Ade (Plutone), dio degli inferi, per farla sua sposa. La madre disperata va in cerca della sua figlia, e trova
una buona accoglienza nella citt di Eleusi. Addolorata per la separazione non fa germogliare i campi e la fame si abbatte per
tutto il territorio. Alla fine interviene Zeus e fa che Demetra riabbia la sua figlia, ma Ade prima di lasciar partire Proserpina li
da un chicco di melagrana, ragione per la quale non potr mai ritornare a tempo pieno nella terra dei vivi, sua madre ottiene
soltanto che stia con lei 2/3 dellanno. Poi Demetra va a Eleusi e in ringraziamento per laccoglienza li rivela i misteri, che
saranno custoditi dai cittadini.
Questi misteri erano tanto importanti che quando la citt di Eleusi fu conquistata da Atene mantenne la
celebrazione di questi misteri.
Nelliniziazione cerano diversi gradi:
- Primo grado di iniziazione. Durante i mesi di febbraio/marzo si realizzava una preparazione del candidato ai
misteri. Si raccontava e si vivevano diverse manifestazioni con la storia di Demetra. Si sottoponevano a diverse cerimonie e
purificazioni, digiunavano e offrivano sacrifici alle divinit. Solo quelli che avevano portato una vita retta potevano essere
ammessi.
- Secondo grado. Si teneva il mese di settembre/ottobre, duravano 9 giorni. Iniziava con una processione che
da Atene andava a Eleusi, nel corso della quale si celebravano diversi sacrifici e preghiere. I miste portavano un maialino,
simbolo di fertilit, il maiale un animale molto prolifico, che era lavato nel mare e offerto in sacrificio, gettandolo nelle crepe
del terreno, ovviamente si tratta dei resti di un sacrificio di fertilit della terra. La leggenda racconta che quando Proserpina
stata rapita da Ade cera una mandria di maiali che sono caduti nella crepa aperta da Ade.
Poi iniziava la processione che da Atene porta la comitiva a Eleusi, 20 chilometri di distanza. Il corteo
arrivava alla citt al calare della sera e durante la notte si da il rito delliniziazione. Si mostravano diversi elementi al miste: un
melograno, un serpente alla fine della cerimonia si promette alliniziato una nuova nascita adesso e dopo la morte la vita
eterna. Dopo il giorno del Telesteion, gli iniziati si radunavano in un grande banchetto con le nuove vesti, vesti di iniziato di

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vita nuova e felice. Lanima delliniziato non sar mai un ombra triste, come dice Omero, ma chiamato a un esistenza
superiore che non finisce con la morte. La vita dopo la morte si concepiva come una festa eterna.
Le affinit con il cristianesimo sono abbastanza chiare, prima di tutto il grano di frumento che muore e da
frutto, Giov. 12,24; la felicit eterna promessa, la comunione con la divinit, labito nuovo simbolo della nuova vita, la
comunione con gli altri iniziati Tutto questo non pass inosservato a gli antichi cristiani, che in numerose occasioni parlano
dei misteri di Eleusi dimostrando la grande importanza di questo culto. Clemente di Alessandria, (II secolo) termina la sua
opera contro i pagani con limmagine del cristianesimo come vero mistero e Cristo come il vero consacrante degli iniziati.

3. 2 Il culto della Magna Mater o Cibele.


Ci troviamo di fronte a una dea della fertilit, resto di quelle dee della fertilit del Neolitico i cui esempi pi
caratteristiche sono le chiamati Venere. Il suo culto attestato nella penisola Anatolica dal 4.000 a.C., Come signora della
natura legata alla crescita, alla fioritura e alla morte della vegetazione. Accanto a lei, c Attis, un giovane bello che deve
morire, ma la dea riesce a portarlo in vita dagli inferi per un periodo dellanno.
La Dea Cibele venerata insieme ad Attis nella citt Frigia di Peseunte, forse il suo simulacro era un meteorite. Le
fonti letterarie parlano del suo culto nelle citt greche nel VI-V secolo a.C., dove viene chiamata mater. Sembra che il culto si
fece misterico sotto linflusso greco.
Le versioni che ci sono arrivate del mito sono molto diverse e confuse, sembra che il suo tronco originario si trova
nella castrazione di Attis. Nella versione di Erodoto, Attis muore durante una caccia al cinghiale sotto un pino, e viene sepolto
e lamentato da Cibele, Pausanias da un'altra versione, facile la sua identificazione con Adonis.
Le feste della Magna Mater si celebravano nella primavera dal 15 al 27 di marzo. Il nucleo della festa iniziava il 22
marzo con la festivit chiamata arbor intrat giorno nel quale i dendrofori portavano un pino adornato di violette e nastri,
questo albero rappresentava Attis morto. Il 24 era il giorno principale di dolore e lamento per la morte di Attis, era il giorno
chiamato dies sanguinis, in cui i sacerdoti e i devoti della Magna Mater si lamentavano, piangevano la morte di Attis, si
laceravano, si punivano fino al sangue con il quale spruzzavano laltare, nellorgia di canti, musica, balli, sangue alcuni
addetti si eviravano e si convertivano in galli, cio sacerdoti della dea, offrendo i testicoli a Cibele. La grande festa era il 25
marzo, giorno della risurrezione, del ritorno di Attis, che si celebrava con grande gioia, banchetti, feste.
Il suo culto venne introdotto a Roma nel 204 a.C., in occasione della II Guerra Punica con grosse connotazioni
politiche, al meno nella versione riportata da Ovidio. Conserviamo anche un racconto di Tito Livio pi oggettivo. Come culto
romano, Pesiunte si trova vicino a Troia e Roma stata fondata da due discendenti di Enea, avr un luogo di culto dentro il
pomerio, cio il recinto sacro dentro la citt dove non potevano entrare culti stranieri, proprio nel Palatino, vicino al Lupercale.
Questo culto anche se stato adottato dai romani mai ha avuto un gran consenso, un po dovuto ai suoi origini frigi, ma
soprattutto alle sue pratiche cultuali che prevedevano il versamento del sangue e la castrazione rituale. I suoi sacerdoti castrati
erano derisi dal popolo, anche se le sue ricche cerimonie, i suoi vestiti orientali, le sue processioni erano ammirati con
curiosit, ma sempre furono tenuti di occhio dal potere romano che non vedeva di buon occhio questi eccessi durante le
celebrazioni.
Durante il II secolo il culto si contamina con altri culti orientali, come il culto di Mitra, e si stabilisce la cerimonia
chiamata del taurobolio, nel quale un personaggio riceve un battesimo del sangue di un toro. La prima notizia che abbiamo
di un taurobolio durante il regno dellimperatore Antonio Pio, per la salute dellimperatore. Dopo si va evoluendo e si va
verso una salute personale, verso una purificazione personale.

4.3 Culto di Dionisos.


Il culto di Dionisos un culto molto antico che viene dalla Frigia, probabilmente una divinit della natura
selvaggia, delle montagne, della foresta e della vegetazione; oltre che i tralci di vite un suo attributo ledera dei boschi. Il suo
rapporto con il vino molto antico, secondo la tradizione, Dionisos dio della vegetazione, della natura e del vino, da agli
uomini il vino che libera gli effetti delle pene e dona il sonno delloblio e delle ansie quotidiane. Assume delle caratteristiche
proprie delle zona dove viene accolto. Ma nella societ greca non ebbe luogo fino allepoca dei tiranni, secolo VII a.C.
Dionisos figlio di Zeus e di Semele, questa muore durante la gravidanza perch chiede a Zeus di mostrarli
la sua gloria, e quando queste si mostra nella sua potenza Semele rimane folgorata. Zeus porta a termine la gravidanza
conficcando il piccolo Dionisos nella sua coscia. Nato il bambino fu allevato dalle ninfe per paura di Era. Torn nella Grecia
accompagnato da ninfe, satiri e sileni. Le menadi presse da furore ammazzavano gli animali selvatici del bosco. Furore,
animalit, follia e delirio sono le caratteristiche di Dionisos, per questo non si adatta bene alla religione tradizionale olimpica di
Omero, che lo conosce per non lo nomina.
Nella Grecia classica, in effetti, Dionisos, era un dio del culto civico, venerato pubblicamente con feste
invernali collegate alla coltivazione della vite e alla fertilit della natura. Al contempo, esisteva anche un culto dionisiaco di
forma privata, realizzato dai tasi, che senza vincoli con particolari santuari, senza riti di ammissione, formule esoteriche e
cerimonie segrete, pure esprimeva una religiosit di tipo mistico, caratterizzata da una particolare esperienza del divino vissuta
direttamente dai fedeli. Dionisos era detto infatti anche Bacco, signore dellestasi, della divina mania che si propaga quasi
contagiosamente da un individuo allaltro. Nei miti, egli era concepito come una divinit itinerante, che nel suo peregrinale
aveva insegnato luso del vino e trasmesso ai fedeli lesaltazione che deriva dal suo consumo, era il dio che rende diversi e
confonde i ruoli, il dio che invita le donne ad abbandonare i valori femminili e farsi baccanti, cio a lasciarsi trasportare dalla
follia divina.

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E linvasamento, la trance estatica, rendeva presente il dio tra i suoi seguaci, che a somiglianza del dio si
chiamavano bacchi, nel senso appunto di estatici, invasi dal furore divino. Cos, accanto alle feste statali, che celebravano
larrivo del dio ed esaltavano i suoi aspetti fecondanti, vi erano nella Grecia antica anche le orge celebrate da piccoli gruppi,
che promettevano a chi partecipava unevasione controllata dalla realt ordinaria, nella quale erano protagoniste soprattutto le
donne. Di queste orge celebre la descrizione che fecce Euripide nelle Baccanti, messe in scena nel 405 a.C. ad Atene con un
coro di donne possedute dal dio al punto da infrangere ogni regola, fino allomicidio e alluso alimentare della carne cruda. Di
esse, parimenti, reca testimonianza la ceramica attica, che gi nel VI secolo utilizza i temi del banchettare come elemento
decorativo per i recipienti da vino.
Luso del vino si abbina al piacere sessuale mentre il furore estatico diventa fine a se stesso, offrendo una
salvezza che equivale ad un evasione temporanea della realt. Da questo intreccio di esaltazione della vita in comune e del
suo annientamento prendono dunque origine i misteri dionisiaci, che tuttavia solo con lellenismo realizzano a pieno il
passaggio da forme mistiche a quelle propriamente misteriche. Quando ci avvenne, per di pi, lesperienza dei seguaci di
Bacco si era gi confusa con quella dei gruppi detti orfici fin dal VI secolo organizzati in confraternite che predicavano una
vita ascetica ed esaltavano le forze spirituali delluomo.
Questi hanno origine nello stesso mito di Dionisos, secondo racconta la leggenda quando Dionisos era
bambino i Titani sintrodussero nella sua casa attirando lattenzione del bambino con inganni e con uno specchio, preso lo
fecero a pezzi per mangiarlo. Misero le membra del bambino in un calderone, le bollirono e poi li conficcarono sugli spiedini
per arrostirle. Zeus fulmin i Titani con i suoi raggi. Solo era sfuggito alla cottura il cuore del quale Zeus ottenne la
risurrezione di Dionisos. Con le ceneri dei Titani colpiti Zeus fecce gli uomini, per questo nelluomo c una parte divino
spirituale dovuta alla scentilla divina di Dionisos, e la parte irrazionale,umana, dovuta ai Titani. Gli orfici fin da quella colpa e
dai peccati personali vivono lesperienza di una purificazione e lesperienza di una vita terrena svalutata, in cui il corpo il
sepolcro dellanima. Questa deve riscoprire la propria natura divina e cercare di liberarsi dai legami corporali, vi riesce soltanto
con ladesione alla vita orfica, fatta di piet, di estasi e di un regime vegetariano. Quando poi giunger lora della morte,
lanima delliniziato sapr orientarsi negli inferi grazie alle istruzioni che avr appreso nei riti iniziatici, cos essa potr uscire
dal ciclo delle rinascite e ritrovare il suo posto tra gli dei. Se lanima non si pu giustificare davanti a gli dei inferi, se ancora
ha bisogno di giustificazione dovr vivere un'altra vita.
Gli orfici anche insegnavano il dualismo di spirito e materia, luomo si deve purificare, solo liniziato
purificato gradito a gli dei. Fra questi cerano i portatori di tirso, i pi severi che portavano una vita austera, identificando a
Orfeo con un redentore universale. Gli orfici rinunciavano alla carne e alla macellazione degli animali, i suoi sacrifici erano di
incenso.
Nel V secolo a.C., soprattutto nella Magna Grecia, il circolo orfico si mescola con quello dionisiaco in forme
di banchetti, che pur non coincidendo perfettamente utilizzano lentusiasmo divino come strumento psichico di una esperienza
mistica, accanto al vegetarianismo che rappresenta lo strumento ascetico. Dionisos viene scelto quale garante dellevasione
dalla realt terrena, dal vivere civile e mondano, mentre si utilizzano i riti della possessione come via duscita dalla condizione
umana in cui si caduti col nascere. Si evidenzia anche una netta distinzione tra la sorte triste che attende nellaldil ai non
iniziati e quella felice dei purificati. Si sviluppa, parimenti, una cultura orfica delle formule, la cui antichit e diffusione
eloquentemente confermata dallarcheologia con il ritrovamento di tavolette dosso in tombe del V secolo da Olbia Pontica,
fondazione di Mileto, sulle quali compaiono parole di significato salvifico come vita (terrena)-morte-vita (vera), e le relative
copie di opposti menzogna verit-corpo-anima.
Sullorganizzazione di questi tiasi, anche per via del segreto misterico, siamo male informati. Le iscrizioni
della Magna Grecia offrono per qualche indicazione: gli adepti si chiamavano puri o santi e con diversi titoli
distinguevano il loro livello di adesione. E logico immaginare che nei riti, celebrati di notte, avesse buona parte la
rappresentazione del dramma vissuto da Dionisos, lo svelamento di un immagine fallica e la rivelazione di formule per laldil.
Gli autori cristiani fanno poi supporre la persistenza anche di un rito dionisiaco in cui si consumava carne cruda (omofagia), al
quale alludono gi Euripide e Aristofane, come rappresentazione simbolica e rituale della morte del dio, fatto a pezzi dai Titani,
oppure di Orfeo, sbranato dalle Menadi.
Con lellenismo i tiasi orfici e dionisiaci conobbero una rinnovata diffusione; non senza modifiche e
alterazioni. Un immagine frequente nelle fonti letterarie e archeologiche quella dei sacerdoti itineranti detti orficolesti, che
giravano per le citt recando libri e utensili sul dorso di un asino e che danno sovente limpressione di ciarlatani profittatori
della credulit popolare, che vendevano a poco prezzo ricette per purificare le coscienze, oracoli e formule magiche.
Confraternite intitolate a Dionisos continuarono a celebrare i loro misteri fino alle soglie dellera cristiana. Un iscrizione
ateniese del tempo di Adriano ci testimonia la presenza nella citt di un circolo di iobacchi con un preciso regolamento
interno, a Creta il ritrovamento di una lamina orfica in una tomba di Eleuterna documenta luso di tale formule ancora al tempo
degli Antonini e una scoperta analoga a Roma, nella tomba di Cecilia Secondina (I-II secolo d.C.) dimostra la loro diffusione
anche nella capitale dellimpero.
Quanto ai riti estatici propriamente intitolati a Dionisos, lesistenza di comunit organizzate per celebrarli
documentata non solo dal fiorire di un apposito simbolismo bacchico nellarte funerario (vasi, sarcofagi, stele) della Campania
e della Lucania, e in quelle decorativa (per esempio negli affreschi della cosiddetta Villa dei Misteri a Pompei, ma anche dalle
molte notizie sui circoli che un po ovunque consentivano di sperimentare la salvezza bacchica. Due testimonianze relative
allEgitto tolemaico e alla Roma repubblicana ci danno anche la misura del rischio sociale rappresentato dal ritualismo della
possessione dionisiaca, per la sua carica trasgressiva.
La prima offerta da un papiro della fine del III secolo a.C., contiene leditto col quale Tolomeo IV fece
censire tutti gli addetti ai circoli bacchici in Egitto, allo scopo di controllarne lulteriore espansione. Il secondo episodio noto

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come laffare dei Baccanali, che vennero vietati in tutta lItalia nel 186 a.C., con un apposito senato consulto. Si apprende da
Tito Livio e da una tavola in bronzo contenente il decreto senatoriale che i riti notturni in onore di Bacco erano stati istituiti a
Roma da un praticante di riti e indovino, venuto dalla Grecia e che furono repressi per la loro sfrenata lussuria.
Ma lepisodio e la sua condanna non fermarono la diffusione del culto, che ricondotto in forme non eversive
rientr infine tra le tante associazioni religiose riconosciute dallimperatore. Fornisce riprova di ci liscrizione del Tiaso di
Tore Nova, a sud di Roma, che sul finire del II secolo raccoglieva attorno alla nobile Agripinilla ben 400 aderenti. E ancora
larcheologia per concludere, a testimoniarci che quando gli scrittori cristiani lanciavano le loro accuse di oscenit contro i riti
di Dionisos e Orfeo, larte cristiana si era da tempo impadronita di queste figure salvifiche e aveva trasformato entrambi, gi
negli affreschi delle catacombe, in simboli del Cristo vincitore sulla morte.

4.4 Il culto di Isis e Osiris.


Il culto di Iside e Osiride un culto della fertilit e della madre. Iside figlia di Geb e Nut, il cielo e la terra,
in origine era una dea primigenia, una grande madre. In origine era un culto del delta del Nilo, ma poi si sparse per tutto
lEgitto.
Il mito di Iside centrato sulla figura di Iside, sposata con il fratello Osiride, mentre laltro fratello Seth ha
sentimenti di ostilit verso questi. Durante una festa lo fa mettere in una bara e lo getta nel Nilo, le lacrime della moglie Iside,
faranno gonfiare il fiume ogni anno. Sapendo che si trova a Biblos va in cerca del marito, trovando il corpo del marito, Osiride,
lo ricondusse in Egitto. Ma Seth, il fratello assassino, di nuovo si impadronisce del cadavere, lo fa a pezzi e lo disperde per
tutto lEgitto, Iside va in ricerca dei pezzi di suo marito, li ritrova tutti meno il membro virile che mangiato da un pesce. Con
laiuto di Anubis, dio con la testa di cane, protettore degli imbalsamatori, ricompone e imbalsama il marito, mentre con la
figura di un falco li da la vita e ha un figlio dal marito morto/risorto, Horus. Osiride si convertir nel dio degli inferi.
Iside da al figlio, Horus, il latte materno, diventando grande e forte vendicher il padre ammazzando Seth.
Lotta di due forze, acqua e terra, deserto e Nilo, bene e male..
Nellantico Egitto questo racconto sintreccia con lideologia regale: ogni divino faraone sul trono
sidentifica con Horus, e il suo predecessore defunto con Osiride. Ma presto la democratizzazione del culto osiriano consent di
estendere il significato salvifico di questo mito anche agli altri egiziani: ogni morto poteva confidare didentificarsi col dio,
mediante opportune formule magiche, e come novello Osiride superare il disfacimento corporale per vivere in un oltretomba
sereno.
Iside appare in Grecia gi prima di Alessandro Magno, la testimonianza pi antica un iscrizione del Pireo
che verso il 350 a.C., ricorda lerezione di un santuario della dea da parte dimmigrati, ma con i Tolomei, successori in Egitto
del generale macedone, che si assiste a un capillare diffusione dei culti egiziani in tutto il Mediterraneo. Ma Osiride non era pi
precisamente il dio faraonico, giacch sidentificava in parte con Dionisos e in parte venne assimilato da una nuova divinit:
Serapide. Qusta fu appositamente creata al tempo di Tolomeo I (305-284 a.C.) nellintento di raccordare la religiosit greca
con la tradizione egiziana. Il nome di Osiride venerato a Menfi in forma di toro, Apis, fu allora modificato e trascritto in greco
come Osiris-Apis, poi Osirapis e infine Serapis o Serapide. Con questo nome, dunque, e con una religiosit tipicamente greco-
egiziana, il nuovo dio conquist lEgitto tolemaico e lintero Mediterraneo. Serapei sorsero ad Alessandria, nella stessa Roma e
in tutto limpero sostituendo Osiride al fianco di Iside. Il nuovo dio rappresentato come un dio barbuto, come Zeus, con uno
staio di grano, segno di fertilit, Iside sar identificata con Demetra e Serapide con Zeus.
A Roma troviamo le prime testimonianze verso l80 a.C. ma il fascino esercitato dai riti egiziani sugli
appartenenti agli strati sociali pi basi venne spesso interpretato tra le cause delle sedizioni che agitavano il popolo in quegli
anni, sicch nella Roma repubblicana e nel primo periodo imperiale, la pratica di tale culto venne ripetutamente proibita. La
persecuzione non imped comunque che Iside reclutasse devoti anche tra le classi pi elevate, era un suo seguace il poeta
Tibullo, e la situazione mut poi radicalmente con Caligola (37-41) e Caracalla (211-217), che guardarono con favore ai culti
egiziani. La venerazione di Iside e del suo compagno si diffuse allora in tutto limpero, e nella stessa Roma conquist spazi
importanti della religione pubblica, un aula Iliaca si trova sul Palatino, un tempio nel Campo Marzio, e isei in vari quartieri di
Ostia, mantenendosi attivi fino al IV secolo d.C.
La grande popolarit degli dei egiziani si spiega in parte con il carattere suggestivo del loro culto che, a
somiglianza dei riti orientali ma diversamente da quelli greci e romani, era costituito anzitutto da un servizio quotidiano: la
statua della divinit veniva svegliata, lavata, profumata, vestita e adornata ogni mattino, quindi servita con pasti ed esposta
alladorazione dei devoti, infine riposta per la notte. Iside, poi, era dea specializzata in guarigioni e a lei si ricorreva in caso di
malattia. Un fascino particolare avevano inoltre sia il clero egiziano, per le teste rasate, le veste di lino e i libri geroglifici, sia la
grandiosa ripetizione delle peregrinazioni di Iside nelle feste di marzo, il Vascello di Iside, e di novembre, il ritrovamento di
Osiride, sia infine i riti iniziatici per luna o laltra divinit, forse articolati per gradi come suggeriscono le iscrizioni,
distinguendo vari titoli per i devoti. Iside divenne la dea delle matrone romane.
Anche Iside e Serapide avevano un culto misterico che proteggeva gli uomini con l a sua forza e li
risvegliava nellaldil, come aveva svegliato Osiride. Come tutti i culti orientali la dea voleva la dedizione degli uomini, cosa
che non succedeva con di culti Eleusi.
I papiri di Ossirinco, le dediche votive, i testi letterari, presentano Iside come la dea per eccellenza del
paganesimo, con innumerevoli titoli: regina del cielo e della terra, signora delle leggi e della giustizia, patrona dellagricoltura,
della navigazione, dellamore, degli affetti materni, dispensatrice di grazie
Ma le notizie maggiori sui misteri egiziani vengono dalla Metamorfosi di Apuleio, I-II secolo d.C., che
narrano la storia di un tale Lucio trasformato in asino e restituito alla forma umana tramite cerimonie misteriche. Stando a

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questa descrizione un po romanzesca, il candidato si preparava al rito digiunando, purificandosi e istruendosi per due
settimane circa. La parte centrale delliniziazione era costituita da un viaggio simbolico del devoto nelloltretomba fino alla
frontiera della morte. Tale viaggio imitava la vicenda di Osiride ed era mimato con uno improvviso di espedienti terrificanti e
bagliori di luci nella notte. Allo spuntare del giorno, rivestito di uno splendido costume, egli era mostrato alla folla come un
rinato Osiride.
Liconografia mostra la presenza, tra i simboli misterici, di una cista mistica, cio di un paniere che serviva
a contenere il vaso con lacqua sacra del Nilo, utilizzata per le purificazioni.
Non erano dunque riti cruenti a contrassegnare la salvezza iliaca, bens una grande fede nei poteri della dea,
che alla certezza del suo aiuto nella vita presente aggiungeva liete speranze per quella futura. Un graffito che un miste lasci
nel II secolo d.C. nel sacello della dea sottostante la chiesa di Santa Sabina a Roma consiglia ad esempio Credi in lei, non
mancare (di fede), purch tu non sia colpevole, stai di buon animo. E Apuleio, nella Metamorfosi, fa dire a Iside: Quando
avrai concluso la tua vita, mi ritroverai splendente nel buio del Acheronte, Regina delle regioni pi profonde dello Stige. Vivrai
nei Campi Elisei e frequentemente mi adorerai, perch ben disposta io sono verso di te.

4.5 Il culto di Mitra.


Il culto di Mitra tra i pi importanti della tarda religione romana perch a partire del III secolo si
identificher con il dio sole, che sar la divinit principale del panteon romano del III-IV secolo, e allo stesso tempo sar il dio
contro il quale il cristianesimo lancer i suoi pi affilati dardi per le somiglianze che ha con il culto cristiano.
Il culto di Mitra come noi lo conosciamo, cio come culto misterico, molto diverso del culto originario nato
nella zona dellattuale Iran intorno al XIV secolo a.C. Il suo nome significa ordine, contratto. Troviamo riferimenti ad un dio
chiamato Mitra nei libri dellAvesta, e nei libri Veda. Nella religione iraniana laiutante del dio supremo della luce Aura
Mazda, che ha un suo contrapposto in Ariman, dio delle tenebre e del male. Con il tempo questo aiutante del dio Aura Mazda
riesce a scalare posizioni e diventa un dio pari al dio principale. Nel secolo VII-VI a.C. entrer nella storia persiana un
personaggio enigmatico chiamato Zarathustra che realizzer una riforma religiosa e metter nuovamente al dio Mitra come un
dio subalterno.
Con la conquista persa della Mesopotamia cambiano le cose. Limpero persiano era fondato sui rapporti
interpersonali di fedelt tra il re e il satrapo, tra queste e i suoi guerrieri e i sudditi. Tutti i significati dei rapporti interpersonali.
Patto, amicizia e giuramento erano rappresentati da Mitra che garantiva i legami. Con i persiani il culto di Mitra conobbe uno
sviluppo, e questi giuravano invocando Mitra come testimone. Ciro fondatore dellimpero persiano si identificher con Mitra
ambedue avevano simboli e leggende comuni. Durante questo periodo il culto di Mitra si convertir in un culto astrale, legato
allo zodiaco. Sotto il dominio greco laristocrazia persiana continu a venerare Mitra. Il culto si manterr vivo fino alla
conquista romana di tutti questi territori. La prima volta che i romani sentirono parlare del culto di Mitra fu quando Pompeo
nel 67 a.C. sconfisse i pirati cilici. Questi adoravano uno strano dio, anche se i suoi veri origini possiamo vederli
nellaffermarsi dellimpero. Questo culto andava molto bene al nuovo potere che si stava affermando e che si manteneva sulla
fedelt dellesercito. Dione Cassio ci racconta come Nerone si paragona a Mitra quando incorona il re armeno Tiridate, il quale
si inginocchia davanti a Nerone e lo adora come a Mitra.
Al contatto con Roma il culto di Mitra si convertir in un culto misterico, che da una parte conserva alcuni
elementi originari della religione persiana, ma da altra rimescola con concezioni filosofiche greche e con la dottrina platonica.
Mitra era la divinit dei rapporti personali e di fedelt, non solo tra pari ma anche tra potenti e deboli, questo tipo coincideva
con il sistema sociale romano, soprattutto con lorganizzazione sociale dellesercito, per questo il culto era molto diffuso
presso lesercito e lamministrazione imperiale, e forse fu molto favorita da questa. La maggioranza dei mitrei li troviamo a
Roma, Ostia, e nel limes dove si trovava dislocato lesercito. A Roma, i fedeli di Mitra venivano in buona parte dalla famiglia
imperiale, intessa in senso largo, cio delle migliaia di persone che limperatore utilizzava per i diversi compiti
dellamministrazione. In uno sguardo rapido sulla societ romana si nota che il culto di Mitra era funzionale alle idee di questi
uomini perch contiene lidea del raggruppamento e della fedelt al patrono o al capo.
La leggenda di Mitra racconta come queste nasce allorigine del mondo in una grotta da un fulmine che
colpisce una rocca, di questo scontro nasce un bambino che sempre rappresentato nudo, con in una mano una fiaccola e
nellaltra un pugnale, con il berretto frigio in testa. Subito verranno alcuni pastori a curarlo. Il giorno della nascita di Mitra il
25 dicembre, che a partire del III secolo si convertir nella grande festa dellimpero.
Conosciamo poco della storia di Mitra, ma abbiamo la rappresentazione della sua storia in diversi mitrei,
principalmente quello di Marino, dove si narra le vicende di Mitra. Nei riquadri si vede Mitra che nasce dalla roccia, che con
una freccia fa sgorgare lacqua dalla roccia, poi la sua amicizia con il toro bianco, poi queste scappa, e Mitra riceve lordine del
dio Aura Mazda di uccidere il toro, Mitra riporta il toro alla grotta sopra le sue spalle e lo uccide. Questo il momento
culminante del culto mitraico, la scena pi rappresentata in tutti i mitrei, il sangue che da la vita.
I devoti del culto mitraico dovevano passare 7 gradi: corvo, ninfo, miles, leo, persa, eliodromo e pater, il
passo di ogni grado era attraverso alcune prove, non sappiamo molto della sua teologia e del suo culto perch il cristianesimo
attacc molto questo culto per le somiglianze che aveva con il cristianesimo, possiamo risaltarne i pi evidenti:
- Il mitraismo un culto personale, si adora ad un dio persona e il devoto si identifica con lui, con la sua
forza e la sua fedelt. Di cui anche forse il suo fascino per i pagani.
- Mitra il dio del sole, della luce, anche nel cristianesimo Cristo si identificher con la luce.
- Il mitraismo apre lorizzonte del credente ad una gioiosa prospettiva escatologica. Il miste aspetta di
acquistare un'altra vita felice, anche il cristianesimo.

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- I ritraici celebrano il suo culto principale con un banchetto nel quale, in teoria mangiano la carne del toro
immolato a Mitra, nella realt mangiano polli, maiali secondo i resti trovati nei mitrei, per i cristiani leucaristia il centro di
tutta la celebrazione.
- I ritraici no hanno un luogo determinato inaugurato e consacrato da un sacerdote e distinto da un tempio, si
radunano nei sotterranei delle terme, nelle camerette delle caserme, nelle case private; i cristiani avranno i suoi primi luoghi di
culto nelle case.
E tanti altri punti che si possono trovare.
A gli apologisti cristiani non sfuggono queste coincidenze e attaccano il mitraismo come una credenza
demoniaca, creata dal diavolo prima della venuta di Cristo per ingannare le persone. Giustino dice nella Prima Apologia 66,3-4
Gli apostoli , nelle loro memorie, che si chiamano vangeli, hanno tramandato che stato dato loro questo comando: Ges
dopo aver preso il pane e reso grazie, disse: Fate questo in memoria di me, questo il mio corpo, allo stesso modo, dopo
aver preso il calice e reso grazie, disse: Questo il mio sangue, e lo distribu solo a loro. Proprio questo hanno imitato i
cattivi demoni, nella tradizione dei misteri di Mitra: voi, infatti, sapete, o comunque potete imparare che nelle cerimonie di
iniziazione si pongono un pane e un calice dacqua accompagnando il rito con alcune formule., se le forme sono simili vero
che il fondo molto diverso, e questo limportante. Origene conosceva bene il mitraismo e cerc ci combatterlo, e afferma
che si arriva ad essere seguaci di Mitra per una errata conoscenza della verit. Nella sua opera contro Celso dice:
Nellaccogliere le dottrine bisogna seguire la ragione ed una guida razionale, perch chi accoglie il pensiero altrui senza
questa precauzione sicuramente passibile di inganno. I cristiani invece fanno proprio come quelli che, contro i principi della
ragione, prestano fede ai sacerdoti questuanti di Cibale, agli indovini, ai vari Mitra e Sabadii e al primo venuto.
Il cristianesimo perseguit tanto i mitraici che appena ci sono rimaste tracce di questo culto, e certamente nessun
documento diretto.

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BIBLIOGRAFIA

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Riti funerari.

Prima di entrare nel vivo del nostro tema necessario anzitutto analizzare quale era la concezione della tomba, della
morte e dei defunti presso i pagani e presso i cristiani, perch da questo presupposto si pu meglio capire il perch di alcuni riti
e usanze in campo funerario. E molto interessante risalire al significato primitivo della formula "sit tibi terra levis" che
troviamo presso le tombe dei pagani e che evidenzia la loro forte ripugnanza a calpestare le ossa dei propri cari. In effetti, in
tutte le epoche dell'antichit fu ritenuto tristissimo sacrilegio il violare la pace dei morti e peggio ancora, il negare la tomba agli
stinti, maggiormente se erano periti per azione generose, in tal caso dovevano essere venerati con onori pari a quelli degli dei.

1.- Le credenze dei romani sullaldil.


Ogni cultura mette come termine della propria esistenza il momento della morte. un momento che sempre si ha
tentato di rimandare ma che non si potuto riuscire mai. In conseguenza le civilt antiche hanno fatto della vita terrena lunico
ambito in cui luomo poteva muoversi, e la morte assumeva un carattere tragico perch priva luomo di tutte le cose di questa
vita: gli affetti, i piaceri,
Per gli etruschi e i romani la credenza di una sopravvivenza dellanima in un aldil antica e sedimentata nella sua
cultura come lo era per i greci, anche se nel corso del I secolo a.C. e I d.C. alcune correnti filosofiche, come lo stoicismo e
lepicureismo negavano questa realt ultraterrena. Questi correnti filosofiche difendevano che lanima materia e che dopo la
morte si decompone e sparisce o si perde nellimmensit delluniverso. Troviamo alcune iscrizione che riflettono questidea:
Sumus mortales, immortales non sumus. Ma questi pensieri sono una minoranza. Per la maggioranza dei romani cera la
considerazione che dopo la morte ci fosse lades, una specie di parcheggio di anime nella quale si conservava il nome e una
certa personalit, ma si era privo di qualsiasi sentimento e gioia. NellIliade Achille dice a Ulisse che preferirebbe essere un
servo sulla terra, piuttosto che re nellAde. Ma durante la tarda repubblica e linizio dellepoca repubblicana comincia a
diffondersi lidea di una sopravivenza oltre la morte dove si viveva in felicit se avevano portato una vita degna e avessero
rispettato determinate condizioni.
I romani credevano anche che la condotta di vita e le azioni di una persona realizzate in questo mondo esercitavano
un influsso sul suo destino ultraterreno. Il ricordo e lelenco dei meriti e delle virt dei defunti che si trovano negli epigrafi e
nei rilievi funerari rappresentando gli uffici svolti in vita, servivano a che si ricordasse la sua memoria con gioia e potesse
vivere allegre nei Campi Elisi. Anche pian piano fra i romani si va affermando la coscienza che dopo la morte dobbiamo
aspettare un rendiconto e un giudizio della nostra condotta in questo mondo e dove otterremo il premio o la punizione. Come
esempio abbiamo un poema scritto da Properzio in onore di Cornelia, moglie di Lucio Emilio Paolo censore nel 22 a.C., dove
viene chiamata a giudizio ed elenca tutte le sue virt, anche famoso il livello che Seneca scrive contro Claudio, chiamato
Apokolokyntosis, nel quale lo fa andare nellinferno dove si trova con Caligola.
Questa idea di immortalit la vediamo riflettuta nellarte funerario, dove nei sarcofagi, urne funerarie o affreschi
decorativi troviamo temi matrimoniali, processioni trionfali di Dioniso, scene di caccia, uccisioni di animali selvatici, scene di
combattimento e di vittoria, mandrie che pascolano pacificamente in paesaggi idillici tutti simboli per significare il trionfo
sulla morte e la vita beata che gode il defunto.
Ma anche cera una credenza molto radicata fra i romani, ed era che le anime dei defunti potevano influire sui vivi
positivamente se erano debitamente propiziati e curati nelle tombe, ma se erano trascurati o non avevano ricevuto sepoltura,
anche un semplice epitaffio, si convertivano in Lemures o Larvae, e davano fastidio ai vivi. Questo bisogno fortissimo di avere
un luogo di riposo dopo la morte testimoniato da molti affreschi raffiguranti dei morenti che implorano supplichevolmente di
essere composti nel sepolcro. Si pensava, infatti che coloro ai quali ci non era concesso, traevano oltre la vita mortale una
tristissima esistenza, vagando affannosamente nei regni bui finch le ossa non trovassero pace sotto un piccolo tumulo di terra.
Era considerato sacrilego lasciare abbandonati i cadaveri in cui uno si abbattesse, senza coprirli anche solo di poca terra.
Ma dove abitavano i morti? Il primo autore che ci da una testimonianza in questo senso Virgilio, il quale nellEneide
traccia una complicata divisione tripartita dellAde. Dopo le porte dellAde si trova il limbo, dove stanno radunati i bambini e
le persone morte prima di tempo, poi c linferno, dove i criminali e le persone che no hanno vissuto daccordo ad una morale
sono sottoposte a tortura e infine troviamo i Campi Elisi dove gli eroi liberi da ogni dolore godono di tutti i piaceri. Ma per i
romani questo sempre ha rappresentato una raffigurazione letteraria e non una realt a la cui credere, in seguito viene usata da
latri poeti. Per la maggioranza dei romani i defunti, i Manes, abitavano nella terra, la madre terra li riteneva nel suo seno. I
famigliari e gli amici tentavano di ringraziarsi e tenere contenti questi defunti alimentandoli e facendoli partecipi dei banchetti
celebrati in suo onore, per questo si praticavano fori nelle tombe dove versare vino, latte, miele, olio o si facevano cattedre
in onore dei morti che durante i banchetti rimanevano vuote perch il defunto potesse sedersi. Un'altra concezione vedeva la
tomba come ultimo luogo di abitazione del defunto, per questo decoravano come una casa i mausolei con rappresentazioni di
fiori, stucchi e molti colori, per farlo sentire come a casa. Altri collocavano la dimora ultraterrena dei morti nel cielo, e altri,
infine, li collocavano nelle isole beate oltre lOceano.

2.- La sepoltura presso gli antichi romani.


I romani avevano un rispetto e un onore per i morti che portavano radicato nel profondo del cuore unito al culto dei
Penati, "Penates", tradizione che portano anche quando fondano le colonie in terre straniere.
Nell'antica Roma una legislazione in rapporto con i morti era gi elencata nel 451 a.C. nella Legge delle XII Tavole,
anche se senza dubbio questa usanza rimonta a una tradizione ancora pi antica. Si diceva "Hominem mortuum in urbe ne
seppellito neve urito", cio "Il morto non pu essere seppellito ne bruciato dentro le mura della citt". Questa separazione
assoluta tra la dimora dei vivi e dei defunti si era imposta per ragioni magiche e religiose. Tutti conosciamo alcune eccezioni,

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perch la stessa legge romana permetteva il seppellimento dentro le mura della citt del generale che aveva celebrato il trionfo:
si ricordi i casi di Cesare bruciato nel Foro Romano, le fonti narrano che subito dopo la morte di Cesare il Senato decret che,
nel luogo dove il suo corpo fu arso, con un rogo improvvisato davanti alla Regia, fosse innalzata una colonna di marmo
numidico con l'iscrizione "parenti patriae" e recante davanti un altare. Due anni dopo il Senato decret la costruzione di un
tempio a Giulio Cesare divinizzato realizzato 8 anni dopo da Ottaviano, che lo dedic il 18 agosto del 29 a.C.; lo stesso caso
per Traiano (98-117) che ebbe la sua sepoltura nella Colonna Traiana.
Come i romani non potevano essere seppelliti nella citt tentavano di seppellirsi il pi vicino a questa, cos i sepolcri
sorgevano lungo le vie consolari, le pi importanti avevano i sepolcri delle famiglie pi poderose e ricche, soprattutto la Via
Appia, ne aveva parecchi, ma anche le altre vie erano piene di sepolcri, si pensi alla Via Ostiense che da Porta Ostiense fino a
Ostia era piena di sepolcri, un chiaro esempio lo troviamo nella Necropoli Vaticana dove sorse una necropoli lungo la Via
Triunfalis, cosi anche in tanti altri casi.
La proibizione data nella legge delle XII Tavole ci da anche un ulteriore notizia, perch ci parla dell'esistenza di un
doppio rito: quello dell'incinerazione e quello dell'inumazione. Non possiamo stabilire quale fu il rito autoctono realizzato dai
romani. Gli etruschi praticavano le due tradizioni. Nel Foro Romano a gli inizi del secolo durante lo scavo dell'area si trov il
residuo di un sepolcreto arcaico che doveva occupare tutta l'area e posto in relazione con gli antichi abitanti del Palatino e del
Campidoglio, le tombe pi antiche sono a incinerazione e risalgono fino al XIV secolo a.C., poi alcune pi recenti di bambini a
inumazione con sarcofagi realizzati in un tronco di albero. In alcuni casi le urne cinerarie sono raffigurano le capanne dove
vivevano, ma anche erano collocati senza queste urne, ci sono altri esempi nell'ambito laziale. In generale nella Roma di et
repubblicana dal V secolo a.C. in poi, fino al I secolo d.C. il rito corrente era quello della cremazione. Ai tempi di Augusto
c'erano indifferentemente le due modalit, si pensa che si usasse una o l'altra secondo tradizione famigliari o voglie particolari.
La gens Cornelia si inumana, il primo membro della famiglia ad essere incinerato fu Silla, e proprio abbiamo la tomba dei
Cornelii Scipiones allinizio della Via Appia dove si trovano i sarcofagi dei membri della famiglia morti tra gli inizi del III
secolo e la met del II secolo a.C. Augusto, potenzia pi lincinerazione come un costume romano, e come sappiamo lui nella
sua politica tenta di potenziare tutto quello che era romano. Possiamo vedere anche una ragione per l'incinerazione nella
mancanza di posto, tutti sappiamo che l'inumazione occupa pi posto che l'incinerazione, e in una citt in continua espansione
come Roma verso la fine della Repubblica con le continue conquiste il suolo arriv a prezzi veramente esorbitanti.
Limbalsamazione non era molto praticata a Roma, abbiamo alcuni esempi per esempio il caso di Poppea, moglie di
Nerone che fu imbalsamata, e la bambina la cui tomba fu trovata nel 1964 lungo la Via Cassia databile alla met del II secolo
d.C., ma sembra che era figlia di un governatore romano a Palmira, ma sempre era considerato un rito non romano. Possiamo
pensare che qualche devoto dei riti misterici di Iside e Se rapide si facesse imbalsamare alla maniera egizia, abbiamo
testimonianza di mummie trovate a Roma al tempo di Sisto IV (1471-1484) e di Alessandro VI (1492-1503), ritornate a
seppellire perch il popolo credeva che erano corpi di santi.
Verso il III secolo d.C. sembra si ritorni all'inumazione, forse per influsso della cultura orientale, pensiamo che erano
le province pi ricche economica e culturalmente dell'impero, e anche per influsso del cristianesimo che durante questo
periodo si espande molto.
La seconda indicazione che ci da questa legge delle XII Tavole quella di non essere seppelliti dentro la citt, anche
se abbiamo quei due casi straordinari. Attualmente si possono trovare delle sepolture dentro il perimetro delle mura della citt,
si pensi al Foro Romano, al Quirinale, al Esquilino, ma questo dovuto al estendersi della citt. In origine le mura erano molto
pi ristrette di quelle che noi conosciamo adesso, quelle imperiali nate durante il regno di Aureliano (270-275), queste mura
hanno un perimetro di 19 chilometri, mentre quelle Serviane, fatte da Servio Tullio nel VI secolo a.C. e restaurate dopo
l'invasione galla del 390 a.C., avevano un perimetro di 11 chilometri, e prima di queste cera anche la Roma quadrata di
Romolo che comprendeva il Palatino e il Campidoglio. Pensiamo che l'Esquilino era una enorme necropoli con
abbondantissimi sepolcri, risanata soltanto in tempo di Augusto grazie al lavoro e dedizione del suo amico Mecenate, che ne
fecce un giardino privato, la famosa Villa di Mecenate, dove erano ospitati artisti e poeti. Solo nel periodo medievale tali leggi
furono definitivamente infrante.
Tutti gli uomini in et romana indistintamente dalla sua condizione sociale, avevano diritto a una sepoltura. I pi
ricchi ovviamente si facevano costruire grandi e sontuosi mausolei e i pi poveri erano sepolti in tombe terragne anonime o si
univano in un collegia funeraria per poter avere diritto a una sepoltura. La sepoltura oltre a conservare il corpo del defunto
aveva la funzione di perpetuare il ricordo del personaggio, per questo sorgevano lungo le vie consolari pi importanti.
Esisteva nella legislazione romana un "ius sepulcrum", cio un diritto al sepolcro che era valido per tutti, anche quelli
che erano stati giustiziati avevano diritto ad essere seppelliti. Per questo Giuseppe di Arimatea appellandosi a questo principio
pot chiedere il corpo di Ges e seppellirlo, lo stesso succeder dopo con la comunit cristiana che riuscir a seppellire i corpi
di Pietro e di Paolo anche se erano stati giustiziati.
Quando si seppelliva qualcuno in un luogo il pezzo di terra diventava sacro e non poteva essere profanato, era
consacrato ai dei Mani, per questo tutte le tombe pagana, e all'inizio anche alcune tombe cristiane per abitudine, portavano la
consacrazione a questi dei con le lettere D.M. Il luogo religioso consacrato ai Mani dei morti ha un carattere strettamente
inmobiliario nella tradizione giuridica romana, e su questo si fonda il principio di inamobilit assoluta delle tombe. Il giurista
Gaio, vissuto nel II secolo d.C., nella sua opera "Istituzioni" ci dice: "ognuno pu creare per la sua volont un luogo religioso,
portando un morto in un luogo". La deposizione provvisoria era consentita nella legislazione per quelli che morivano lontani
dalla patria e dovevano essere trasferiti, ma la violazione di una tomba era considerata un fatto gravissimo, un "sacrilegium";
per togliere i morti da un luogo si voleva un permesso espresso del Pontifex Maximus.
Durante il periodo romano, severissime pene (compresa quella di morte) proteggevano le sepolture da eventuali furti o
profanazioni. Il "locus religiosus", ovvero l'area che conteneva anche solo una tomba, era considerato inviolabile. Un

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documento curioso su questo punto lo troviamo nella corrispondenza di Plinio il Giovane con Traiano, Epistola 68. Plinio
consulta l'imperatore come Pontificie Massimo, su il caso degli abitanti delle province orientali che lui governa: quando una
tomba minaccia rovina o si trova in un corso d'acqua, si dovr permettere il trasferimento delle ossa o si dovranno rispettare le
leggi romane? Nella sua risposta Traiano dice che sarebbe troppo rigoroso esigere a questi provinciali il ricorso
all'amministrazione religiosa della capitale, il proconsole potr giudicare dalla sua ragione e secondo i casi dare o negare il
permesso di traslazione delle ossa. Ancora vivi, gli antichi romani si
preoccupavano di costruire la propria ultima dimora, spesso senza badare a spese, ornandole con sfarzose decorazioni e ricchi
particolari architettonici. Nel rispetto del defunto, la stessa cosa poteva essere eseguita dai parenti del caro estinto, qualora
questi, per qualche motivo, non avesse avuto modo di pensarci in tempo debito.
Anche i pi poveri ambivano al possesso di una tomba. I lavoratori erano divisi in corporazioni, queste le possiamo
comparare con i nostri attuali sindacati, ma non era per difendere i diritti dei lavoratori contro il patrono, ma contro le altre
corporazioni, e soprattutto si preoccupavano della solidariet con i membri della corporazione. Quando moriva un membro si
faceva una colletta per aiutare alla famiglia nelle prime difficolt e si preoccupavano del seppellimento. Questo era molto
importante per quelle persone che non avevano una famiglia che si occupasse di loro dopo la morte. Durante tutto l'impero si
contano numerose associazioni funebri, composte sempre da gente povera, che sotto il patrocinio di qualche divinit e
autotasandossi, riuscivano ad arrivare ad una cassa sociale, che unita al magnanimo contributo di qualche facoltoso, permetteva
di acquistare un appezzamento di terreno sul quale costruire i sepolcri e il luogo in cui seguire la conviviale funebre.
Per gli antichi romani non poteva esistere una sventura pi grande di quella di vedersi privati della propriet della propria
tomba, allo stesso modo, gravissimo era per un vivo negare la sepoltura ad un morto. Essi erano convinti che l'anima, una volta
lasciato il corpo, vagasse disperata qualora non fosse stata costruita una tomba e quindi, quando si dava per certa la morte di un
individuo del quale per non era stato rinvenuto il cadavere si costruiva un cenotafio, che ovviamente rimaneva vuoto, e con
canti particolari, si invitava ad abitarlo.
Il pericolo di profanazione di una tomba era evidente, forse per rubare quello di valore che ci poteva essere, gioielli,
doni, regali o anche, pi frequente, per occupare il posto con un altro defunto. Per difendersi di queste profanazioni i
proprietari collocavano iscrizione nelle quali maledivano quelli che avessero violato la tomba come "Tu che profane la mia
tomba avrai la tua punizione". Non si sa quanto potere effettivo avessero queste maledizioni; altri usano altre difese come il
pagamento di multe, "Chi profane la mia tomba dovr pagare 2.000 sesterzi alle Vestali", forse questo sistema era pi efficace
perch c'era qualcuno interessato in prendere dei soldi.
Le iscrizioni indicano come gli eredi non avevano diritto alla tomba, cio potevano disporre dei beni mobili o
immobili del defunto ma non della sua tomba per collocare altri defunti o toglierli per mettersi lui. In alcune tombe troviamo le
seguenti iniziali: H.M.H.N.S. "Hoc Monumentum haeredem non sequitur", (questo monumento non appartiene a gli eredi.)
3.- Credenze pagane su i morti.

I romani credevano che i dei mani erano delle entit occulte e misteriose, i doppi dei defunti chiusi nella loro
abitazione sotterranea. Se il cadavere non era ben fermato in una tomba la sua anima poteva venire a tormentare e spaventare i
vivi. Quando un corpo non era ritrovato si costruiva una tomba vuota perch potesse riposare l'anima del morto.
I romani anche onoravano i loro morti in diversi momenti lungo l'anno con una mescolanza di amore verso i loro cari,
ma anche con molto timore e superstizione verso questi. Le date pi importante sono
- Il giorno dell'anniversario della nascita del defunto, giorno nel quale di solito si faceva una piccola festa nelle
vicinanze della tomba del defunto nella quale si mangiava e si beveva in ricordo della memoria del defunto, questa era una
festa famigliare e intima.
- Le parentalia. Era festa sociale, 9 giorni di festa che iniziavano il 13 febbraio e finivano il 21 con i Feralia e il 22 con
i Caristia o Cara Cognatio. La durata di 9 giorni rispetta la novendalia che veniva osservato alla morte di una persona e che
andava dal momento della sepoltura a quello di un altra cerimonia comprendente un sacrificio e un banchetto in memoria del
defunto. Era un festivit riservata ai morti della famiglia, agli antenati. La festa si svolgeva in ambito sia pubblico che privato.
Nel primo caso i parenti si radunavano presso i sepolcri dei propri cari dove offrivano corone floreali, farro, grani di sale, pane
inzuppato in vino e posto in un coccio abbandonato sulla strada insieme a delle viole, ma soprattutto si facevano preghiere e
piet filiale, come sottolinea Ovidio. Pubblicamente c'era un sacrificio offerto a Quirino-Romolo, padre dei romani, offerto
dalle Vestali. Il 21 febbraio c'era la festa dei Feralia, da ferre (portare), in riferimento ai doni che si portavano ai morti in questa
data. Tutto finiva il giorno seguente, 22 con la festivit della Caristia o Cara Cognatio, cio "i cari consanguinei", questa festa
era destinata a risaldare e rinnovare i legami di parentela con i famigliari vivi, eliminando eventuali discordie sorte durante i
mesi trascorsi, e fare una sorta di censimento dei componenti famigliari superstiti. In occasione di questa festa si facevano
riunioni famigliari con banchetti solenni, ai quali contribuiva ogni membro e si rinnovava il culto dei Lares familiares, questi
venivano venerati offrendo loro uva, grano, favi e focacce, ma anche vino, incenso, fiori e maiali.
- Lemurie. E l'altra grande festa dedicata ai morti durante il 9, 11 e 13 maggio. una sorta di cerimonia di esorcismo
che avveniva in varie sessioni. Le Lemures erano le ombre vaganti di uomini morti anzitempo, che in questo periodo
invadevano il mondo dei vivi e quindi andavano controllati medianti riti apotropaici. Erano gli spiriti di coloro che non
avevano ricevuto sepoltura. La tradizione voleva che questa feste fosse stata istituita da Romolo per placare lo
spirito di Remo, da lui ucciso prima che potesse aver compiuto tutta una serie di azione, come fondare la citt, creare una
famiglia... Se Romolo era il "parens" per eccellenza, Remo era il prototipo delle larve vaganti (lemures) che essendo morte
prematuramente potevano ancora insidiare il mondo dei vivi. Come gi abbiamo visto i romani davano una grande importanza
alla sepoltura, chi non aveva ricevuto sepoltura, perch nascosto, introvabile, uccisi... si convertiva in lemure, ossia in anima

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dannata. Il rituale che si realizzava in questa occasione lo conosciamo attraverso la descrizione che ci da Ovidio (Fasti V,
129ss.). Nel rituale prima si faceva un esorcismo dentro casa, perch queste lemurie venivano nelle case a disturbare i
colpevoli della non sepoltura. Il capofamiglia a mezzanotte a piedi scalzi faceva schioccare le dita per allontanare gli spiriti e si
lavava le mani con acqua pura, poi si riempiva la bocca di fave nere e le lanciava indietro una ad una dicendo "con queste fave
redimo me i miei", la fave erano l'alimento dei morti nell'antichit. Compiuto questo si lavava nuovamente le mani per calmare
la fame di queste lemurie. Poi con oggetti contundenti faceva un grosso rumore dicendo "Mani paterni andatevene". Dopo
questa cerimonia si faceva un altra pi spettacolare, i fedeli andavano in processione per le strade della citt in zig-zag
percuotendo oggetti metallici e facendo un grande rumore, fino ad arrivare al Ponte Sublizio dove gettavano nel fiume delle
fave e altri oggetti in modo di calmare questi spiriti
Oltre a queste feste in altri periodi dell'anno, il 24 agosto, il 5 ottobre e l'8 novembre si apriva a Roma il mundus, cio
la porta del mondo infernale e i morti usciti dalla terra, invadevano la citt e sedevano ai banchetti in compagnia dei viventi. La
loro presenza era simbolicamente contrassegnata dai posti vuoti.
- I Mani erano gli spiriti dei morti. Essi erano in genere considerati buoni ma, se in vita avevano ricevuto dei torti, in
quelle occasioni potevano vendicarsi. Ad ogni anniversario della morte, dunque, si eseguivano riti propiziatori e soprattutto
offerte, per placarli. Intorno al defunto, ed al cadavere di questo, erano sorte gi dai primi anni di Roma delle leggende e
superstizioni. I Romani, pur onorando i propri morti con sontuose funzioni religiose e ricchi sepolcri, nutrivano una certa paura
per ci che il cadavere potesse rappresentate. Alcuni avvenimenti catastrofici potevano essere legati, secondo loro, alla
presenza nefasta e malefica di un cadavere.

4.- Riti funerari dei romani.


Tutto il rito che andava dalla morte del personaggio fin a gli ultimi cerimonie successive alla sepoltura era chiamato
funus. Tutto il rito funerario era influenzato dal concetto che la morte comportava contaminazione e richiedeva una
purificazione e spiatine da parte dei vivi, e che tutto cadavere doveva essere seppellito per dare riposo allanima e non
disturbare i vivi. Il rito che riguardava il funerale romano era abbastanza articolato e scenografico ma, sotto certi aspetti, non
tanto dissimile da quello moderno, specialmente di alcune zone del meridione.
Al morto aspettavano esequie e sepoltura determinata dal rango, dal grado, dalla fama, delle imprese compiute a
favore di Roma e del Popolo Romano e dalla nobilt del casato, della "gens". Ai romani eccellenti e benemeriti dello Stato
venivano riconosciuti gli stessi onori che gli erano stati riconosciuti in vita, celebrando un articolata cerimonia funebre, con
l'iscrizione sul sepolcro che ricordava tutte le gesta che aveva realizzato il defunto in vita.
Quando un romano eccellente esalava l'ultimo respiro il parente pi stretto tra i presenti li dava lultimo baccio per
trattenere lanima, e prendere la patria potestas, diventava "pater" a tutti gli effeti al nuovo pater aspettava il seggio nella
Curia, lo stesso parente li chiudeva gli occhi e dopo di che tutti i parenti lo chiamavano tre volte per il suo nome
(conclamatio) . Poi li si sfilava dall'anulare sinistro l'anello suo con il sigillo personale e lo si spezzava. Lo sfilamento e la
rottura dell'anello personale aveva un doppio senso per una parte dichiarava morto il "pater familias" e apriva alla successione
con l'interruzione della "patria potestas", e allo stesso modo impediva postume dichiarazioni di volont capaci di immediati
effetti giuridici. Latto successivo era quello di solevare il corpo del letto e poggiarlo per terra (depositio). La notizia della
morte correva per la citt e tutti i parenti, liberti, schiavi... piangevano la morte del defunto.
Poi arrivavano gli operatori delle pompe funebri, i libitinari, che avevano la sua sede dietro il tempio di Venere
Libitina, si prendevano cura del cadavere per prepararlo alle cerimonie imposte dal rituale funebre, gia ben codificato. I
libitinari lavavano il cadavere, lo cospargevano di profumi e lo coprivano con una sottile pellicola di miele ad evitare la puzza
e la corruzione. E lo vestivano con la toga nel caso si trattasse di un cittadino romano di sesso maschile, veniva posta una
corona sul capo, soprattutto se ne aveva meritato una in vita, e veniva messa una moneta in bocca per pagare a Caronte il
viaggio sulla barca. Poi il corpo cos preparato era portato dal cubicolo all'atrio della propria casa nel "lectus funebris", dei
quali abbiamo bellissimi esempi nel museo etrusco, con i piedi volti alla porta ad indicare il morto deciso a lasciare la casa,
ormai non pi sua, perch gi occupata da un altro "pater familias"; circondato di famigliari e amici riceveva gli onori
tradizionali. Si adornava di fiori, dei possibili trofei militari, artistici o ginnici, come diplomi o corone. Delle donne venivano
pagate per urlare dal dolore, lamentarsi, piangere (preficae) e ricordare i meriti del morto, insieme ai cari. Un braciere nell'atrio
elevava profumi di incenso. Al lato del stipite sinistro della porta d'ingresso piantavano un cipresso nero, ad indicare la
presenza del cadavere nella casa e per avvertire al Pontificie Massimo di non varcare la soglia della casa per non contaminarsi.
In origine il morto veniva sepolto nello stesso giorno del decesso, perci l'esposizione durava soltanto un giorno, se il decesso
avveniva durante la sera il defunto veniva vegliato durante la notte, ma per diverse ragioni, soprattutto per la lontananza di
alcuni famigliari che dovevano partecipare al funerale, l'esposizione poteva prolungarsi per alcuni giorni, in et imperiale di
solito erano sette giorni.
All'ottavo giorno si celebrava il funerale. Un banditore ne dava annuncio in tutta la citt. Per tradizione il costume
romano vovleva che Il funerale si svolgesse di notte, allal uce di torce, che continuavano a portarsi anche se in et imperiale il
funerale si svolge di giorni. Il funerale di bambini e dei poveri si svolgeva di notte. Iniziava la processione dalla casa del
defunto al Foro Romano (la terminologia exsequiae e prosequi, derivano dalluso di seguire il cadavere fino alla tomba),
davanti ai Rostri dai quali si teneva in lode del morto l'elogio funebre, "laudativo funebris". La processione funebre era aperta
dai portatori di immagini, cio le immagini degli antenati eccellenti del morto, che tolti da gli edicole della famiglia
accompagnavano il defunto nel suo ultimo viaggio, seguivano i penatisi adagiati anch'essi come il morto su feretri riccamente
addobbati, seguivano i titoli delle magistrature, diplomi, corone di fiori.... e infine avanzava il cataletto portato a spalla dai
parenti maschi del morto o dai magistrati in carica che ne facevano dovere e seguiti dal corteo di parenti e amici, tutti vestiti

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con la toga-pulla, una veste scura in segno di lutto, gli uomini con il capo coperto e le donne con le chiome sciolte. di solito
questo corteo si svolgeva di notte alla luce di torce, seguendo l'antica usanza romana.
Arrivati al Foro Romano le personalit e le autorit salivano su i Rostra, era il momento di celebrare la "laudatio
funebris" che aspettava al figlio primogenito dichiarato erede dal morto e ora "pater" al posto del defunto, o ad un altro
famigliare o amico intimo. L'oratore poneva fine al suo discorso invitando i presenti ad accompagnare il morto al crematorio,
ustrina, che si trovava nel Campo Marzio o al sepolcro di famiglia per darli l'ultimo saluto.
Arrivati al luogo della sepoltura o del rogo i libitinari collocavano la salma sul ripiano alto della macchina lignea della
pira che con i suoi piani, addobbi, profumi.... conclamava la gloria del morto e la potenza della famiglia. Sul rogo venivano
accumulate vesti, armi e i simboli delle magistrature esercitate dal morto in vita, cani e cavalli e gli animali cari al defunto e
profumi, e cibi e olio. Ai parenti maschi era il compito di dar fuoco alla pira, questi davano via alle fiamme infilando fiaccole
accese ai quattro angoli con i volti indietro perch il morto non vedesse chi attizzava il fuoco alla pira e non riconoscesse chi
alimentava il fuoco distruttore.
Sui carboni e sulle ceneri finali si versava vino a spegnere il fuoco, i becchini procedevano a raccogliere i resti di ossa
e ceneri , raccolte, lavate con vino e sparse di oli profumati venivano disposte dentro di olle funerarie. Chiusa l'urna, sigillata,
era purificata dal sacerdote spargendo acqua lustrale, erano presenti al rito chi aveva contratto impurit per il contatto con il
cadavere, le ossa o le cenere del defunto. Poi si faceva un nuovo corteo per accompagnare il morto al luogo della deposizione.
Nella casa del defunto i parenti tornati dalla cremazione procedevano alla purificazione della casa contaminata dalla
presenza del cadavere. Questa veniva fatta durante le "Feriae Novendiales" con le quali si chiudeva il lutto strettissimo, al nono
giorno. Durante questi giorni nella casa restava spento il fuoco, il cibo veniva portato da parente o amici. Il periodo di lutto che
seguiva la sepoltura comportava diverse celebrazioni in onore del defunto il 3, 7 o 9, 30 o 40 giorno della morte, che di solito
erano dei banchetti in onore del morto, nessuno poteva asportare le vivande poste sul tavolo in onore del defunto. I pagani
celebravano il giorno della nascita del defunto, non della sua morte che era considerato un giorno nefasto. In onore di morti
eccellenti si davano anche giochi gladiatori.
Poi si realizzava un ritratto del defunto, di solito grazie a una maschera funebre, che era conservato in appositi armadi
negli atri delle dimore patrizie, per poi ingrossare gli antenati famigliari. Questa usanza non fu accettata per i cristiani.
Anche si facevano banchetti in onore del morto vicino alla tomba dove era seppellito.
Se per un caso il defunto non poteva essere seppellito subito si realizzava il rito del dell'ossilegio, che prevedeva il
seppellimento di un osso del morto e si considerava gi tutto il morto seppellito. Il periodo di attesa era considerato nefasto per
la famiglia, per i parenti e per coloro che abitavano nella zona dove si era verificato il decesso, per annullare tale momento
negativo, che poteva essere pi o meno lungo, si tagliava un ossicino dal cadavere e lo si gettava nella fossa... bastava il gesto
insomma. Abbiamo un esempio di questa pratica ben rappresentato nel Colombario di Pomponio Hylas, l in un botola scavata
nel pavimento coperta da una lastra marmorea, sono state rinvenute centinaia di ossicini appartenuti a cadaveri che per qualche
motivo avrebbero dovuto attendere un certo periodo prima di essere cremati.
Questi riti si facevano nei casi dei cittadini pi ricchi, per i pi modesti o poveri si realizzava in maniera pi intima e
povere, in genere si bruciavano, le sue ceneri erano raccolte in appositi vassoi in terracotta e poi deposti in un colombario. Di
solito le persone povere o modeste non avevano una sepoltura propria ma prevedevano a questa attraverso un associazione o
gruppo di persone, perch il terreno in et romana era molto caro e non tutti si potevano permettere un mausoleo. Molti liberti
erano seppelliti insieme con i suoi padroni come attestano molti iscrizioni sepolcrali, perch erano considerati come parte della
famiglia anche dopo la sua affrancatura.
Se il plebeo moriva giustiziato per reati comuni il cadavere poteva essere richiesto da famigliari o amici ed essere
sepolto secondo la tradizione, ma si moriva per reato di lesa maest contro Roma o contro il popolo romano o contro
l'imperatore veniva lasciato in una fossa comune.
Il mestiere del becchino era considerato il pi vile in assoluto e coloro che lo esercitavano erano visti con disprezzo.
Venivano chiamati con un appellativo dispregiativo, vespillones, ed identificati con la stessa immagine della morte.

5.- Il culto dei morti fra i cristiani.


Rispetto al culto dei morti all'inizio i cristiani non hanno fatto altro che continuare le usanze di pagani rispetto al
funus, cio, tutte le pratiche che si seguivano fino al momento della sepultura, solo col tempo si cre un comportamento
diverso rispetto alla morte. Prima degli inizi del III secolo non abbiamo particolari indizi archeologici e letterari di una propria
tradizione sepolcrale cristiana, ci sono alcuni testi di Ippolito di Roma che non fanno riferimento a una particolare liturgia
funeraria, neanche Tertulliano porta specifiche pratiche funerarie cristiane.
I cristiani dei primi due secoli non avevano cimiteri propri. Erano seppelliti nella tomba della famiglia, probabilmente
sullesempio di quelle ebraiche, e soltanto a partire del II secolo le comunit cristiane si preoccupano di avere dei luoghi di
sepoltura riservati ai fedeli. Il luogo di sepoltura dei cristiani fu chiamato cimitero dal greco dormitorio che
significa dormitorio. Si esprime cos una pi chiara manifestazione di fede nella risurrezione, i pagani si seppellivano nelle
necropoli (citt dei morti), i cristiani dei cimiteria (luogo dove si dormiva, si riposava).
I cristiani abbiamo una concezione completamente diversa fin dall'inizio rispetto ai pagani a proposito del cadavere
dei propri morti, la morte per i cristiani era il giorno della risurrezione. I primi cristiani erano convinti che il corpo si sarebbe
ricongiunto un giorno all'anima attraverso la resurrezione, in attesa di questo evento occorreva dunque preservare il corpo e
non cremarlo come facevano i pagani. Minucio Felice dice nel suo Octavius come l'inumazione una "consuetudine antica e
migliore". Per i cristiani il corpo non moriva ma semplicemente riposava. Per questo motivo le epigrafi tombali portano spesso
la precisazione "hic dormit" o "depositus", sono i termini scelti per il luogo in cui il cadavere veniva deposto nel cimitero.

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In rapporto con il rito, visto che i cristiani non nascono nel seno di una famiglia e appartengono a diverse culture, i
primi cristiani continuano a comportarsi secondo le regole e le tecniche funebri della societ nella quale vivevano. Possiamo
dire che all'inizio non esisteva un rito particolare che facesse differenze, se non regolamenti generali che venivano eseguiti. Il
funerale cristiano si caratterizzava per la preghiera, quando il defunto doveva lasciare questa vita si recitavano le
raccomandazione dell'anima prima e dopo la morte, ma il rito del funerale era in sostanza quello pagano, si continuava a
celebrare il rito della conclamatio, che ancora osservato in occasione della morte del Sommo Pontefice, poi gli si chiudono gli
occhi e la bocca e viene lavato e profumato e veniva avvolto con un lenzuolo. I cristiani non si lamentavano come facevano i
pagani, ma i parenti e amici sono invitati a cantare salmi. Sembra che le preghiere fossero riservate al sacerdote.
Il corpo veniva esposto nella casa adornato con fiori, usanza che dest la riprovazione di Tertulliano (de Cor. 10,13;
Clemente di Alessandria Paed II, 73,1; Minucio Felix, Octavius 38,3), ma fu molto usata dai cristiani (Eusebio H.E. VI, 5,6;
Gregorio I Dial 4,47). Poi il corpo si portava nella chiesa, a somiglianza delle usanze monastiche. Si accendevano delle luci e
si bruciava incenso. La si pregavano salmi e preghiere diverse. Dopo si realizzava il corteo funebre, all'inizio seguendo la
tradizione romana si faceva di notte, come attesta Cipriano (Act. Cypr. 5,6) ma poi durante il IV secolo si comincia a seppellire
di giorno. La salma raggiungeva il cimitero trasportata con una carretta a quattro ruote, la carruca, chi aveva un importante
ruolo ecclesiastico veniva trasportato a spalle dei vescovi. Il corpo era coperto da una stoffa, ma la testa era scoperta. Se il
corpo era di un martire dopo la cerimonia si facevano delle brandea di questa stoffa. Durante il percorso si cantavano salmi e
inni e i fedeli portavano ceri accessi.
Arrivati al cimitero la barella viene deposta a terra, la famiglia si congeda con il morto baciandolo e il corpo viene
avvolto in un panno di tela, spesso legato con una cordicella che venivano tranciate molto fortemente, tanto che alcune
rappresentazioni ci fanno pensare a una mummia, ma non si tratta di un imbalsamazione per la sua conservazione. Questa
maniera si vede in alcune rappresentazione della resurrezione di Lazzaro. Dopo il corpo viene collocato nella tomba su un letto
di fiori e comparso di uno strato di calce viva onde evitare possibili contaminazioni. In un secondo periodo tale rito viene
ridotto enormemente, si spargono sul cadavere solo poche gocce di mirra o balsamo. Poi la tomba viene chiusa e sigillata. Per
riconoscerla viene apposto un contrassegno, che pu essere un iscrizione sulla lastra di chiusura con l'indicazione del nome del
defunto, del giorno e del mese di deposizione, talvolta anche dell'anno. Infine si appoggiava di fronte al loculo una lucerna
accesa per ricordare la luce eterna della fede.
Anche se i cristiani per il modello di semplicit di vita che aveva scelto fuggirono degli aromi e profumi , e anche dei
fiori non sempre fu mantenuta questa premessa, conosciamo una disputa che si ebbe fra un tale Ottavio e Sicilio propriamente
rispondendo a Sicilio Ottavio disse "Tu mi accusi a me e ai cristiani di non usare fiori, ma noi celebriamo i nostri morti con la
stessa serenit con la quale ci siamo comportati in vita, e di fatto noi non abbiamo corone di fiori perch si seccano".
Difendendo l'inutilit de la esteriorit per affermare i principi della spiritualit che il principio fondamentale del funerale
cristiano che all'inizio fu molto semplice. Ma con il tempo si dimenticano queste costumi e si ritornano alle costumi pagane
con i morti pi ricchi sepolti con corredo, abiti di oro.
Mentre mancano quasi del tutto oggetti preziosi, si nota che, specialmente verso gli ultimi anni dell'impero, i cadaveri
venivano seppelliti con vesti ricche e sontuose, non che piccoli oggetti come collane, monete, gemme, medaglioni, e per ci
che concerne le tombe di bambini, giochi, giocattoli, dadi in osso, bambole, burattini e specchi.
La cerimonia funebre religiosa comprendeva anche il sacrificio eucaristico, secondo quanto ci dice Agostino dei
funerali di sua madre (Confessioni IX,12), e il banchetto funebre o refrigeri celebrato nelle vicinanze chiudeva il funerale, che
parleremo dopo.
Il periodo di lutto fra i cristiani era come quello pagano, 3, 7/9 e 30/40 giorno della morte, ma celebravano un
banchetto e una celebrazione eucaristica. Poi ogni anno si celebrava il "dies natalis" o giorno della morte, come nascita alla
nuova vita del cielo e anche nei giorni dei Parentalia, il giorno 22 febbraio dedicato ai Caristia, dove le famiglie si
riconciliavano la Chiesa gi all'epoca della Depositio Martyrum, il pi antico calendario della Chiesa di Roma, del 336 circa,
colloca la festa in Natale Petri cathedra. Tutte le feste prevedevano il sacrificio eucaristico e il banchetto funebre.

6.- Il banchetto funebre in onore del dei morti.


La morte non rompe i legami, si pu continuare ad avere un rapporto con la persona amata defunta, che passata a un
altra vita, ad un altra dimensione. Il pranzo funebre realizzato da parenti e amici presso la tomba del defunto al quale si
riteneva che partecipasse lo stesso defunto, era un atto religioso in ricordo del morto, ma anche con un grande valore sociale in
quanto era una occasione per risaldare i vincoli famigliari. Anche aveva un carattere caritatevole. Paolino di Nola ricorda il
grandioso banchetto che nel 397 Pammachio aveva offerto ai poveri di Roma nell'atrio di San Pietro. Ep XIII,11. Questo
refrigerio fu arricchito dalla tradizione cristiana con una connotazione escatologica, diventando un augurio di felicit celeste
per il defunto, come possiamo vedere in numerose iscrizioni sepolcrali
Gli antichi romani celebravano banchetti in onore dei defunti, loro pensavano questo pranzo come un dono al defunto.
Due furono i motivi che determinarono la nascita di tale usanza: si presentava in primo luogo la necessit di riconciliare i
partecipanti del rito funebre, visto che la funzione era in genere piuttosto lunga, in secondo luogo durante il banchetto si
invocava pi volte l'anima del morto affinch potesse unirsi a loro in quell'occasione.
Un primo banchetto avveniva subito dopo la sepoltura, seguiva quello del nono giorno a concludere il periodo di lutto
e poi in occasione degli anniversari della nascita e della morte del caro estinto. Per questo scopo si costruirono strutture idonee
o sui tetti dei monumenti sepolcrali oppure, qualora questo non fosse stato possibile, nelle immediate vicinanze, in genere
davanti all'entrata. I commensali sedevano sul kline, un largo bancone sul quale era anche possibile sdraiarsi ed appoggiare le
vivande.

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Accanto al banchetto funebre si continu a realizzare l'usanza della libagione, cio dell'offerta di alimenti al defunto.
Se i refrigeria era un banchetto con connotazioni famigliari e escatologiche, le libagioni erano un atto puramente religioso, con
l'idea di dare sollievo al defunto introducendo nella tomba attraverso dei fori appositamente realizzati bevande e cibi, secondo
un rituale molto usato nel mondo romano. Sant'Agostino ci da una preziosa testimonianza di questo rito quando narra la visita
di sua madre, Santa Monica "ad memorias sanctorum" a Milano, secondo l'usanza africana, ma fu cacciata dal custode del
cimitero per ordine di Sant'Ambrogio che aveva proibito questa usanza pagana.
L'atteggiamento della Chiesa di fronte a questa abitudine funeraria pagana chiamata silicenium, fu generalmente
tollerante, la gente era molto abituata a questa devozione, ma a gli inizi del III secolo, in Africa questa pratica non era accettata
per essere considerata pagana secondo ci dice Tertulliano nel De Spectacoli XII,4 e per l'immoralit alla quale si arrivava in
certe occasioni, dobbiamo pensare che nelle feste in onore dei morti pagane c'era tutto meno il dolore, si scherzava e anche
qualche volta grossolanamente, e il banchetto passava a degenerare in incredibili abbuffate e ubriacature. Possiamo supporre
che nei refrigeria cristiani la situazione non fosse molto dissimile, e per questo Cipriano nella sua Epistola LXVII.6 no li vuole
accettare. Ma poco dopo quest'uso ha dovuto essere accolto dalla Chiesa, forse per l'insistenza di molti cristiani, come si pu
desumere dai graffiti lasciati da molti cristiani nella "Memoria Apostolorum". Se Agostino ci dice che si tratta di una
concessione temporanea pur stigmatizzandola Epistola XXII,6, a questa partecipavano anche dei vescovi, come il caso del
vescovo spagnolo di Menda del quale ci parla Cipriano in una lettera, Epistola LXVII. L'ostilit della chiesa verso questa
pratica si fu facendo ogni volta pi esplicita, fino a condannarla esplicitamente nel 385. I banchetti funebri furono condannati
da Sant'Ambrogio a Milano nel 385, e nel 397 un concilio di Cartagine ne viet la pratica ai vescovi limitandosi a sconsigliarla
ai laici. Ma per le fonti letterarie possiamo affermare che questa abitudine si mantenne fino al VII secolo, dovuto a gli
interventi dei vescovi e dei pontefici che troviamo fino a quest'epoca.
Mentre mancano testimonianze monumentali degli spazi destinati ai riti religiosi del funerale, certamente presenti nei
cimiteri paleocristiani, forse perch si sviluppavano nella zona sopraterra della catacomba, che andata distrutta, dovuto a che
l'ambiente angusto, buio senza luce ne aria delle catacombe impedivano il raduno di un gruppo consistente di cristiani dentro
delle catacombe. Nelle Confessioni di Sant'Agostino, IX,32 abbiamo la descrizione dei funerali di Santa Monica. Abbiamo una
testimonianza di questa usanza nell'atrio esterno all'ipogeo dei Flavi, nelle catacombe di Domitilla, le cui strutture, dopo la
cristianizzazione e l'ampliamento del nucleo primitivo, si arricchirono, con la creazione di una grande sala con bancali, di un
vano con pozzo e una cisterna, in funzione della celebrazione delle riunioni conviviali in onore del defunto. Anche in alcune
catacombe si riconoscono alcuni ambienti destinati alle celebrazioni in onore dei defunti. Interi ambienti, privi di sepolture,
decorati con rivestimenti marmorei, con bancali alle pareti, come troviamo nel ipogeo degli Acilii nella catacomba di Priscilla,
o in alcuni cubicoli dotati di una bella mensa rivestita di marmo nelle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro.
Forse possiamo collegare all'usanza pagana delle libagioni ai defunti con il corredo che troviamo in molte tombe. In
alcune sepolture, soprattutto nelle catacombe possiamo vedere fondi di vasi dorati spezzati, che sempre sono stati interpretati
come segno di riconoscimento della tomba della persona cara stinta o come resto di un oggetto caro usato dal defunto, per
facendo attenzione ai refrigeria in onore del defunto e all'usanza apotropaica della rottura mistica dell'oggetto usato durante il
pasto funebre possiamo. Anche l'inserimento di un piccolo dono, gi sia una moneta dentro della tomba del defunto come
pagamento a Caronte che fa passare l'anima per la laguna Esfingia, o alcune monete collocate nella malta della tomba o altri
utensili personali usati dal defunto che pu essere un simbolo di riconoscimento, o avere una valenza apotropaica di difesa
della tomba della persona cara.
A partire della met del secolo III compaiono nelle pareti delle catacombe scene di refrigeria nelle quale in occasioni
partecipa anche il defunto, forse anche come allusione al convito celeste.
I cristiani, apprezzavano solamente il motivo primo della riunione a mensa. Ricalcarono dunque gli aspetti pi puri e
il loro convito, che ben presto prese il nome di agape funebre , assunse nuovi principi. I cibi dei cristiani differivano poco dai
pranzi dei suoi contemporanei, tolto soltanto per una maggiore frugalit e la scelta di alimenti poveri, fra i cristiani di solito si
mangiava: pane, pesce, vino, acqua, talvolta latte. Si dovevano evitare gli alimenti che stuzzicano l'appetito, ma era permesso
far uso di cipolle, olive, legumi, latte, formaggio e di vivande cotte, ma senza salse. Il vino poteva essere usato ma con
moderazione, seguendo i costumi dell'epoca si beveva il vino mescolato con acqua, 3/5 o 2/3. Ci lo ricorda Clemente
Alessandrino in un capitolo del suo "Pedagogo", che era un sorta di buon comportamento del cristiano, dice "Se gli altri uomini
vivono per mangiare no mangiamo per vivere, per questo la nutrizione deve essere sempre estremamente semplice, mai
raffinata, facile da assumere e propizia alla digestione, per evitare qualsiasi indisposizione e per mantenersi sani e sobri".
I paganti avevano la costume di versare sulla tomba dei loro cari alimenti solidi, latte, vino o
miele sulla tomba del loro caro stinto, c'erano dei tubi appositamente disposti che arrivavano fino al luogo dove
riposava il morto, ci sono molti casi di questi. Per far questi pratiche i parenti e amici pagani del defunto si radunavano presso
il sepolcro su una terrazza costruita al di sopra di esso adornata di giardini, pozzi...
Il convito cristiano pur mantenendo la dinamica e le manifestazioni esteriori di quello pagano, acquista un nuovo
spirito, quello di giovare all'anima del defunto. I pasti si celebravano nel giorno della morte del defunto, ossia del "dies natalis"
al cielo. La presenza del defunto era molto sentita in questi momenti come testimoniano i reperti archeologici rinvenuti.
I cristiani per erano pur sempre romani, alla fin fine la loro cultura non era certo tanto dissimile da quella pagana.
Ecco dunque che dopo un certo periodo anche le loro agapi funebri si tramutarono in orge sfrenate, dimenticando velocemente
il senso religioso della riunione conviviale. Vano fu il tentativo di abolire, da parte dei padri della chiesa tali usanze,
condannandole ripetutamente. Abbiamo diverse attestazioni di Tertulliano e Agostino che alla fine del IV secolo tentano di
ridimensionare il fenomeno, per sin prendere provvedimenti definitivi che potrebbero creare molti disaggi e un ritorno al
paganesimo di alcuni cristiani.

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Con il tempo questi pranzi famigliari diventano feste della comunit e pian piano, si passa a fare banchetti di carit
dando da mangiare ai poveri, con il pretesto di onorare l'apostolo Pietro, si organizzava quotidianamente un convito nei portici
o nell'atrio di una basilica, moltissimi poveri e vagabondi potevano rifocillarsi un po'. San Paolino di Nola ci ricorda il pranzo
dato da Pammachio a vedove, orfani e poveri in occasione di un banchetto che egli organizz a San Pietro in Vaticano nel 397,
in suffragio dell'anima della moglie Oltre ai cibi veniva distribuito il vino, e naturalmente da questo all'ubriacatura il passo
brevissimo. Ci nonostante, tale antica usanza si perpetu fino al XIV secolo. Ancora oggi, soprattutto in alcune zone del
meridione, l'usanza del pasto funebre regolarmente seguita ma per fortuna non sembra arrivi alla degenerazione causata dai
fumi del vino.
8.- Culto dei martiri.
Martire, un termine greco che significa "testimone", cio il martire il testimone per eccellenza perch ha
testimoniato con la vita la sua fede. Dal primo martire, Cristo, ci sono stati molti martiri nella Chiesa, Stefano (atti 6-7), gli
apostoli, il primo Giacomo Atti 12, 1-3), i martiri romani della persecuzione di Nerone, i martiri di Domiziano Dopo in
tempi di Traiano, Marco Aureli... Persecuzioni di tutta la Chiesa contro i cristiani come tali soltanto ce ne sono tre: 250, 258,
303-305.
I martiri si convertono in santi patroni che intercedono davanti a Dio per i vivi, e intorno alle loro tombe si sviluppa
un culto martiriale molto forte, tutti i cristiani volevano essere seppelliti vicino alla tomba di un martire. Questo fa che vicino
ai luoghi dove era deposto qualche martire la catacomba sia pi sfruttata, e in molti casi sia andata pi in rovina che altre parti,
questo un indizio per supporre l'esistenza di una tomba venerata. I cristiani andavano alle tombe dei martiri per pregare,
chiedere aiuto e protezione. Quando le catacombe a partire del V secolo non furono pi in uso per seppellire si mantennero
soltanto come luogo venerato come tomba di martiri, si facevano dei percorsi obbligatori che i pellegrini dovevano realizzare.
Vicino alla tomba di un martire i fedeli lasciavano dei graffiti per testimoniare il suo passaggio e la sua petizione a questo o
all'altro martire. Questo stato molto utile per gli archeologi per identificare il luogo dove si trovava un martire.
Tute le tombe dei martiri durante i secolo VIII-1X furono portate dentro la citt perch la campagna era diventata
insicura dovuto alle invasioni, alla caduta del potere amministrativo della citt... e i Papi decisero di portare le reliquie dei
martiri a luoghi pi sicuri. Tutti i martiri, meno uno furono portati dentro le mura di Roma, dico meno uno perch nel 1845 si
ebbe una fortunata scoperta. In quest'anno si scopr la Catacomba di San Ermete sulla Via Salaria Vecchia. Si tratta del caso di
San Giacinto, l'eccezionalit deriva che nel 1845 fu ritrovata intatta la sua tomba, l'unica tomba di un martire intatta che sia
mai ritrovata, ancora chiusa con la latra marmorea originale; l'iscrizione era molto semplice e toglie ogni dubbio sull'identit e
qualifica del defunto, dice: "Deposto 11 settembre il martire Giacinto", pur non specificando l'anno si risale facilmente, tramite
le fonti letterarie, al 258, durante la persecuzione di Valeriano. Giacinto era stato sepolto vicino al fratello Proto, ma la sua
tomba si trovava in basso, al livello del pavimento della cripta, spesso soggetta ad allagamenti per infiltrazioni idriche. Si
pens quindi di rialzare il piano con terra e calcestruzzo, cos che il sepolcro venne occultato alla vista. All'epoca delle
traslazioni, pur essendo la presenza di quel loculo segnalata da un epigrafe fatta apporre dal prete Leopardo alla fine del IV
secolo, erroneamente si portarono via le reliquie di un fedele comune, che giaceva vicino alla tomba di San Proto,
scambiandole per quelle di San Giacinto.

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BIBLIOGRAFIA

- AA.VV: Mistero di una fanciulla, ed Skira Editore, Roma, 1995.

- Arce, Javier, Los funerales romanos: problemas y perspectivas in Les syncrtismes religieux dnas le monde
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Catacombe cristiane.
Anche se nel corso della storia le catacombe sono state caricate da aneddoti e da leggende sui primi cristiani
e queste sono fortemente radicate nella cultura popolare, pur non essendo confermate dai risultati degli studi scientifici
moderni, i cimiteri paleocristiani costituiscono una testimonianza interessante e suggestiva della chiesa antica. Abbiamo visto
come i cristini non diferiscono molto nelle sue abitudini e negli usi funerari dalle usanze dei loro coetanei pagani. I cristiani
assorbirono quasi integralmente gli usi e i costumi funerari dei popoli in cui penetrarono, in modo speciale prendetero, come
gi abbiamo visto, gli usi funerari dei romani, cultura predominante nellepoca nella quale nacque il cristianesimo. Nelle
usanze funerarie, le consuetudini dei diversi popoli compresi nellorbe romano presentano un fondo comune che la nuova
religione muter soltanto in alcuni aspetti secondari, limitandosi nel suo sforzo iniziale a correggere o a tralasciare ci chera in
contrasto con la propria dottrina. Un aspetto importante era che tra i cristiani per motivi teologici, cio aspettavano la
risurrezione del corpo, non si usava lincinerazione ma sempre si usava linumazione. Un punto di attenzione possiamo farlo
verso il giudaismo, del quale il cristianesimo un diretto erede, perch i giudei adottarono sempre il rito dellinumazione
usando vari tipi di sepolcri, dagli ambienti scavati nella roccia, come la sepoltura di Ges, a sarcofagi, tombe terranee. A Roma
sono attestate 5 catacombe ebraiche.
I cristiani a differenza dei pagani si seppelliscono nei cimiteri. Qui gi troviamo una differenza teologica nel
termine, che viene da una diversa concezione della morte. I pagani si seppelliscono nelle necropoli, letteralmente citt dei
morti (necros in greco vuol dire morte e polis citt). Cimitero anche un termine greco proveniente dal verbo Koimao,
koimeterion, coemeterium in latino, in senso comune era il cubicolo, il luogo dove si dormiva, ma viene usato nel senso di
luogo di sepoltura dei morti tra i cristiani. Questo termine era estraneo ai pagani, dovuto al senso che aveva tra loro la morte.
Nel rescripto di devoluzione dei possedimenti cristiani fatto da Galieno nel 260 e riportato da Eusebio di Cesarea nella Storia
Ecclesiastica VII, 11,10 e 13 si dice: i cos detti cimiteri, perch non riuscivano a capire.
Questo termine sar molto usato negli scritti cristiani, per esprimere la fede nella risurrezione. La morte non
altro che un sonno, e un giorno dovremmo svegliarci. Per questo in molte tombe cristiane si trova il termine depositus,
depositato, vuol dire lasciato per alcun tempo in attesa della risurrezione. Trovare questo termine in una tomba, anche se si
tratta di una necropoli, gi ci sta indicando che si tratta di una tomba cristiana. Un esempio lo troviamo in una tomba del
Mausoleo degli Egizi nella Necropoli Vaticana. Anche per i pagani la morte era un sonno e cos la vedono alcuni poeti e si vede
in molte decorazioni sepolcrali pagane, ma mai ha la profondit e gli sviluppi cristiani della fede.

1.- Vari tipi di cimitero.


1.1 Cimiteri subdialis o sopra terra.
Nei primi momenti quando i cristiani non erano molto abbondanti, ne di strazione particolarmente alta
(patrizi, ricchi commercianti...), soprattutto nella citt di Roma, si usava seppelirsi nei luoghi dinterramento insieme con i
pagani senza nessun problema. Forse gli esempli pi importanti sono quelli di Pietro sepolto nella Necropoli Vaticana e quello
di Paolo sepolto nella Necropoli Ostiense. Anche altri cristiani erano sepolti in aree famigliari con altri parenti pagani, come
dimostra il Mausoleo degli Egizi nella Necropoli Vaticana. Il formulario delle iscrizioni e i simboli non mostrano ancora
caratteri distintivi, e perci qualora tali sepolcri siano sopravvissuti non disponiamo di elementi per identificarli.
La soluzione che al problema funerario hanno dato i fedeli dei primi due secoli portando i loro morti nelle aree
comuni dei pagani rende difficile stabilire lorigine dei cimiteri comunitari cristiani. Specialmente nelle aree sepolcrali subdiali
si inseriscono e ben presto nascono cimiteri cristiani. La tipologia delle tombe allinizio non presenta differenze. Anche nei
cimiteri sotterranei oggi non si vede pi quella netta divisione dal mondo pagano quale era concepita dagli archeologi del
passato. Nuclei familiari allorigine non cristiani sono stati individuati ad esempio a Roma nella catacomba di Domitilla e nella
Necropoli Vaticana. Soltanto nella seconda met del II secolo cominciano a incontrarsi alcune differenziazioni nelle dediche
della tomba.
La formazione di cimiteri cristiani, in quanto aree proprie ben distinte da altre di appartenenti a religioni diverse,
avvenne probabilmente verso la met del II secolo. Senza dubbio, nel difficile studio dellorigine dei cimiteri cristiani occorre
tenere molto conto della beneficenza privata. Ricchi proprietari convertiti dovettero ben presto offrire un terreno alla chiesa per
seppellire i propri adetti. Innumare dignitosamente i morti di una grande collettivit comportava lutilizzazione di spazi non
piccoli e si sa che le aree vicine alle grande citt avevano forti costi.
Allinizio i cristiani si sepelivano in cimiteri subdiali, (sub divo) cio sotto il cielo, cio a cielo aperto. Si
iniziava occupando un area ben definita e recintata, per circuitum, con un operazione di misura onde tutte le missure
dellarea dedicata a sepoltura erano ben definite a traverso di cipi disposti negli angoli. Un chiaro essempio di questo lo
troviamo nella sepoltura di Aulo Irzio e Gaio Vibio Pansa nel Campo Marzio, attualmente sotto il Palazzo della Cancelleria.
Tale sistema era in uso tra i pagani, ma fu presso anche dai cristiane per delimitare i sui cimiteri, anche si mancano le
testimonianze di questi cippi terminali, certamente circuirono il campo cimiterale con opere murarie come fu accertato a san
Callisto.
La denominazione di queste aree funerarie cristiane era generica. In Africa erano chiamate area, areae
cristianorum, la distinzione delle diverse aree era per il suo nome area Macrobii Candidiani, area Evelpi, in alcune
occasioni quando il terreno era coltivato a giardino si chiamava anche hortus.
Le carateristiche dellinumazione in un area cimiteriale sopra terra ripetono in sostanza quelle delle necropoli
pagane. Si trovano sepolture singole, tombe moltipli, costruzioni pi costose, anche se per questo fra i cristiani dovremmo
aspettare al avanzato III secolo. Il sistema pi facile ed economico per seppelire un defunto nel cimitero allaperto consisteva
nello scavare una fossa nel suolo a misura della salma a deporre, dopo si colmava la cavit e si ricopriva con tegole o mattoni,
e la cos detta tomba a capuccina. Questa con tutta possibilit era la forma di interramento dei primi cristiani, e cos fu

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interrato Pietro in Vaticano. Un altra forma di sepoltura molto diffusa era lutilizzo di anfore per ottenere la tomba. Lanfora
veniva spaccata in senso longitudinale e il corpo era sistemato nella cavit. Naturalmente una sola anfora bastava per il corpo
di un bambino, per una persona adulta si dovevano usare due o tre anfore, opportunamente troncate alle estremit.
Luso da parte dei cristiani di aree subdiali o sotterranee per la sepoltura dei soli fedeli con esclusione degli
altri, risale solo agli ultimi decenni del secolo II, o almeno solo da quellepoca abbiamo le prove sicure della loro esistenza. La
notizia letteraria pi antica in riferimento a un luogo esclusivo di interramento dei cristiani la abbiamo in Tertuliano Ad Scap, 3
dove parla di area sepulturarum nostrarum la cui propriet avevano suscitato lostilit della plebe pagana. La protesta del
popolo con i termini areae non sint, areae eorum non fuerunt, fa pensare che listituzione di quei cimiteri comunitari non
rimontasse ad epoca molto antica. Lo stesso autore in Apolo 39,5-6, scritto intorno al 197, testimonia il modo con cui i fedeli,
mediante una cassa comune alimentata da offerte mensili volontarie, finanziavano il seppellimento dei poveri. Ad Alessandria
lesistenza di un cimitero collettivo attestato nei primi decenni del III secolo, come si deduce da un passo di Origine (Homm
in Jer. IV, 3,16).
Anche a Roma, pi o meno negli stessi anni, troviamo la prima menzione di un area comunitaria di
seppellimento: il cimitero fondato da Papa Zeferino (199-217) il cui primo amministratore fu il diacono e futuro Papa Callisto
(217-222), il quale li ha dato anche il nome. Per prima volta si testimonia in un documento il termine to koimeterion per
indicare larea funeraria comunitaria cristiana.
Anche sotto laspetto monumentale, nessuna scoperta permette di risalire ad unepoca anteriore. Il progresso
degli studi infatti ha modificato le datazione al I o alla prima met del II secolo che in passato venivano frequentemente date a
prodotti dellarte funeraria paleocristiana. Concordemente le fonti letterarie e le testimonianze monumentali collocano il primo
apparire di aree funerarie collettive ed esclusive delle comunit cristiane in questepoca. Anche le recenti scoperte di ossari
palestinesi del I secolo d.C. con segni di cristianit non hanno mai rivelato lesistenza di cimiteri comunitari di quellepoca, ma
al pi di singole sepolture cristiane in aree comuni.
Lesigenza di disporre di aree funerarie esclusive della comunit cristiana dovette sopraggiungere allo scorcio
del II secolo e fu motivata da vari fattori: in primo luogo la crescita numerica della comunit. Sotto Settimio Severo la
comunit cristiana aumenta molto di numero, dalla consapevolezza di costituire una collettivit religiosa compatta e solidale
che andava oltre la morte, dalla volont di disporre di spazi propri per la celebrazione dei riti funerari, dalle istanze caritative e
sociali, gi esistenti fra i romani, che mirava a garantire a tutti, e soprattutto ai fratelli pi poveri, una degna sepoltura cristiana,
e come no, da una maggiore disponibilit economica e organizzativa delle comunit cristiane che poteva consentire la
realizzazione e la gestire delle aree funerarie.

1.2 - Le sepolture sotto terra o catacombe.


La prassi di creare ambienti ipogei da adibire ad uso funerario non fu certo invenzione delle prime comunit cristiane
di Roma, essa era gi diffusa, come noto, in varie civilt e culture del mondo antico, specialmente laddove la natura del
sottosuolo consentiva una agevole escavazione e una tenuta affidabile delle strutture sotterranee. Come si sa la campagna
romana possiedi larghi strati di tufo e di argilla. Il tufo diviso in tre tipi:
- Tufo litoide, compatto e solido, adoperato dal tempo di Servio Tullio (VI secolo a.C.) per la costruzione delle mura.
- Tufo granulare, detto anche pozzolana, che mescolato con la calce spenta fornisce una eccellente malta per la
costruzione.
- Tipo di mezzo, pi o meno resistente che permette lapertura di ambienti di modeste dimensioni.
Nel Lazio, cimiteri ipogei, pi o meno ampli, furono creati gi dagli etruschi, dai Sabini e dagli stessi romani. In
questarea geografica la sepoltura sotterranea era straordinariamente facilitata dallottimo tufo locale, facile a lavorare e
piuttosto affidabile staticamente.
Con lincremento demografico dei cristiani durante il II secolo, si dovettero cercare nuovi luoghi di sepoltura,
gi che il cristianesimo come abbiamo indicato non poteva usufruire dellincinerazione, comportava sempre una maggiore
richiesta di terreno di seppellimento. Gi Cicerone nel I secolo a.C. aveva ricordato come le aree pi ricercate, poste in
vicinanza della citt o in luoghi particolarmente favorevoli, fossero oltremodo costose e oggetto di frequenti speculazioni. Il
fenomeno di dovette accentuare durante let imperiale dovuto allaumento della popolazione, pensiamo che Roma al tempo di
Traiano e Adriano (prima parte del II secolo d.C.) contava con un milione duecento/trecentomila abitanti. Per far fronte a
questa situazione alcune famiglie e associazioni funerarie romane, tra la fine del I secolo e gli inizi del II, aveva fatto ricorso
alla sepoltura sotterranea, scavando piccoli ipogei al di sotto dei mausolei di superficie. Per legge romana il possessore di un
terreno in superficie era possessore anche del terreno in profondit, cos lo sfruttamento del sottosuolo attraverso una razionale
e intensa utilizzazione degli ambienti forniva la possibilit di incrementare notevolmente lo spazio a disposizione per le
inumazioni. Numerosi sono gli esempi di ipogei funerari pagani del suburbio di Roma: sulla via Latina abbiamo le famose
Tombe della Via Latina, ma anche ne troviamo altre sulla Via Portuense, sulla Via Flaminia, sulla Via Latina.... Hanno come
caratteristica una stensione limitata, non troppo stesa da riconnettere con una committenza famigliare o di associazione
funeraria. Di solito sono rivestite da pitture e affreschi che le decoravano, il che toglie la possibilit di un ampliamento.
Anche la comunit cristiana di Roma quando ebbe necessit di spazio ricorse alla soluzione ipogea che
garantiva una maggiore economicit della sepoltura. Il numero abbondante dei cristiani, e il logico aumento dei defunti lungo il
tempo determin la caratteristica tipologica dei cimiteri cristiani che sono distinti per la loro ampiezza.
Con il termine catacomba, oggi siamo soliti indicare gli antichi cimiteri sotterranei cristiani o ebraici, di
solito di grande estensione, caratterizzato da una fitta e articolata concatenazione di gallerie e cubicoli intensamente utilizzati a
interramento. Luso del termine attestato per prima volta nel Lazio, concretamente a Subiaco, alla fine del X secolo, in

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riferimento a un cimitero ipogeo. Per gi nel IX secolo la parola si trova impiegata a Napoli, con senso derivato, per indicare
lambiente sepolcrale in cui era stato traslato il corpo di uno degli antichi vescovi della citt.
Il termine nacque in maniera casuale come riferimento topografico romano alla zona compressa nel II miglio
della Via Appia, concretamente tra le Catacombe di San Sebastiano e il Mausoleo di Cecilia Metella. Questa zona gi nel IV
secolo era denominata ad catacumbas con questo termine si indicava una zona caratterizzata dalla presenza di avvalamenti e
ampie cavit arenarie. Catacumbas proviene dal greco kata kumbas = presso le cavit. In quellarea a partire dal III secolo
viene scavato uno dei pi importanti ed estesi cimiteri sotterranei della citt: le Catacombe di San Sebastiano, chiamato dalle
fonti cymiterium catacumbas. Limportanza e la notoriet che assunse questarea funeraria durante il primo medioevo e la
circostanza che dopo labbandono delle catacombe, avvenuto nel basso medioevo, secolo VII-VIII, essa risultasse una delle
poche ancora accessibili e regolarmente visitata, spiegano il passaggio del nome, al meno dallalto medioevo, dal monumento
dellAppia a tutti gli altri luoghi di sepoltura che presentavano le stesse caratteristiche.
Nellantichit il nome dei cimiteri sotterranei paleocristiani era diverso, come ci attestano alcuni visitatori di
questi luoghi santi come San Girolamo o il poeta spagnolo Prudenzio, tra la met del secolo IV e inizi del V, erano designate
semplicemente come cryptae. Questo termine lo troviamo anche in alcune epigrafi trovati nelle gallerie delle catacombe, ed
effettivamente questo termine designava gallerie o ambienti ipogei adibiti a uso funerario.
Generalmente quando si parla di catacomba si pensa subito a Roma. Forse in questa citt dove ci sono pi
esempi di catacombe, dove si pu studiare meglio il suo origine, sviluppo e abbandono, ma furono in uso in altre citt italiane e
non, come Napoli, Siracusa, Malta e Africa proconsolare.
Allepoca delle prime scoperte moderne del XVI-XVII secolo, cominci a diffondersi la curiosa credenza che
le catacombe avessero avuto funzione di luoghi di abitazione o di rifugio dei primi cristiani al tempo delle persecuzioni. Tale
leggenda era alimentata, tra laltro, dalla deformata interpretazione di alcuni fonti antiche, come i passi del Liber Pontificalis
che alludeva al soggiorno di alcuni pontefici nei cimiteri, ma da intendersi evidentemente nel significato pi esteso del
termine, comprendente le fabbriche esistente nel sopra terra, o le notizie relative alluccisione nellarea della catacomba di San
Callisto, durante la persecuzione di Valeriano, il 6 agosto del 258, del Papa Sisto II con i suoi diaconi in cimitero. In realt le
catacombe furono esclusivamente aree funerarie adibite alla sepoltura e al culto funerario dei membri delle prime comunit. Le
condizioni ambientali di umidit, area stagnante, presenza di cadaveri, poca illuminazione, lesiguo spazio degli ambulacri non
permettono in alcun modo il soggiorno di persone. Di solito erano usate come luogo di preghiera per i cari defunti o davanti la
tomba dei martiri e per la celebrazione del rito del refrigerio; leucaristia e il battesimo si tenevano sempre nelle aule di culto
nella citt. Pu anche darsi che per circostanze eccezionali esse siano servite di rifugio temporaneo, ma sempre dobbiamo
tenere in conto che erano luoghi conosciuti dal potere civile. Non dimentichiamo che i cristiani in origine erano paragonati alle
associazioni a scopo funerario pagane. Ricordiamo come Papa Sisto II e i sei diaconi furono fatti prigionieri e martirizzati
mentre si trovavano nelle catacombe di San Callisto nel 258. Cos che dobbiamo toglierci della testa quelle immagini create
dalla letteratura romanziera del XIX secolo e alimentate dalle credenze popolari.
Lorigine delle aree sepolcrali cristiane molto diversificato, ci sono casi di un ricco credente che ha ceduto
alla comunit un terreno o il denaro per lacquisizione di queste per la costruzione di un cimitero, questa donazione si ha
fossilizzato nel nome di alcuni cimiteri cristiani che richiama allesistenza di queste proprietario o donatore: Priscilla,
Commodilla, Prestestato, Ottavilla... Alcuni di questi nobili possiamo trovarli in membri della nobilt pagana convertitossi al
cristianesimo, il caso dei Flavii allorigine della Catacomba di Domitilla. NellAlgeria c un epigrafe proveniente dellarea
di Evelpio a Cherchel dove espressamente si testifica questa donazione. Anche si trovano alcune aree sepolcrali riferibili a un
utenza particolarmente abbiente in prossimit di alcuni cimiteri collettivi. Si tratta di ipogei famigliari, riccamente decorati, di
limitata estensione, come il caso dellIpogeo degli Acili e del criptoportico sorti in prossimit della regione dellarenario di
Priscilla. verosimile che alcuni di questi ipogei e sepolcri pi monumentali, connessi con le aree sotterranee ad utilizzazione
intensiva fossero in connessione con i fondatori delle aree funerarie. Altri cimiteri nacquero iniziati e gestiti dalla comunit
cristiana per un uso comune, come testimonia il primo nucleo delle Catacombe di San Callisto con una pianta a graticola dove
mancano sepolture famigliari, per sfruttare completamente il terreno a disposizione, gi che questo era molto costoso. Lo
stesso succede nelle catacombe ad duas lauros sulla Via Labicana. Pu darsi anche che in una stessa area sorgano ipogei
indipendenti appartenenti a vari proprietari, i quali nel successivo svilupparsi del cimitero si avvicinano tra loro e con
lavanzarsi delle gallerie arrivano a communicarsi creando enormi catacombe come il caso di San Callisto, Domitilla e
Priscilla. Alcune catacombe anche hanno il suo origine nellutilizzo di cave di pozzolana abbandonate, in questi casi il tracciato
della pianta molto irregolare, le gallerie sono molto larghe con pareti a grande curva, frequentemente occorsero rinforzi in
muratura nelle pareti per evitare frane; niente da vedere con luso razionale del terreno delle catacombe. Gli arenari sono pochi
di numero rispetto alle gallerie scavate nel tufo.
Anche se lorigine delle catacombe in occasioni pu essere un mausoleo famigliare pagano, sviluppato
quando entrato in possesso della comunit cristiana, nelle regioni pi antiche delle catacombe si possono rilevare
caratteristiche del tutto nuove rispetto alle coeve aree ipogee pagana, la prima la estensione, erano previste non per una
famiglia o associazione funeraria, ma per un gruppo sempre crescente di cristiani. Di solito sono costituite da gallerie
comunicanti disposte secondo un regolare schema di sfruttamento massimo e razionale del terreno. Si veda la pianta originaria
delle catacombe di San Callisto e delle regioni pi antiche delle catacombe.
Nella cosi detta Area I di San Callisto, quella alla cui gestione era stato preposto Callisto, un terreno di
superficie di 75 x 30 metri (250 x 100 piedi) viene delimitato da un recinto, fu occupato nel sottosuolo da un sistema di gallerie
disposte a graticola costituito da due ambulacri principali paralleli (A-B), serviti da scale proprie, situati ai confini dellarea e
raccordati da una serie di gallerie secondarie ortogonali, poste a distanza grossomodo regolari. Tutto limpianto fu
evidentemente programmato sin dallinizio, prevedendo i successivi prolungamenti delle due gallerie matrici e lapertura delle

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trasversali. Tombe a loculo disposte su pilae verticali occuparono tutto lo spazio a disposizione sulle pareti. Settori di tufo
furono lasciati privi di sepolture sul fondo delle gallerie da prolungare e nei punti in cui era prevista lapertura delle
diramazioni. evidente la volont dei fondatori di realizzare in questo modo un cimitero collettivo di vaste dimensioni, dal
carattere fortemente ugualitario, le sepolture sono tutte della medesima tipologia. Era capace di ospitare centinaia di
inumazioni e suscettibile di continui ampliamenti. Solo a partire del 235 cinque cubicoli furono aperti lungo una delle due
arterie principali e nella prima delle diramazioni, essi costituirono i primi spazzi privilegiati dotati da sepolcri pi
monumentali e anche di una ricca decorazione pittorica, uno di essi ospit entro la fine del III secolo le tombe di ben nove
vescovi di Roma.
Lo stesso schema hanno altre catacombe come quello di Calepodio sullAurelia.
Le sepolture si caratterizzano per una marcata uniformit tipologica, tutte sono tombe a loculo. Questi sono
buchi molto grandi, chiusi con lastre di marmo o con laterizi, ben allineati sulle pareti e intervallati da ampi diaframmi di tufo.
Sepolcri pi monumentali, nicchie per sarcofagi, tombe a mensa, arcosoli... o spazi esclusivi per una famiglia, cubicoli, talvolta
decorati con pitture, risultano piuttosto rari. Tale marcata uniformit delle sepolture evidentemente in linea con lideologia
fortemente egualitaria della nuova religione.
Lepigrafia di questi primi nuclei funerari, daltra parte, si conforma al carattere per lo pi indifferenziato
delle tombe: gli epigrafi di norma sono incisi sulle lapidi o dipinti in minio sui laterizi che chiudevano i loculi, o sulla malta
che li rivestiva esternamente e chiudeva il loculo. Di solito si registra soltanto il nome del defunto, raramente si riporta il nome
del dedicante o un augurio di pace, si omettono tutti quegli elementi biografici retrospettivi che caratterizzano lepigrafia non
cristiana contemporanea. una scelta consapevole, un modo di collocare il fedele in una dimensione escatologica unificante
secondo i dettami pi genuini della risocializzazione propugnata dal cristianesimo. Tuttavia si trovano alcuni casi di cubicoli o
loculi un po' pi decorati o belli, segno di una estrazione elevata del committente.
La gestione di questi cimiteri collettivi doveva essere coordinata dallautorit ecclesiastica, come si evidenzia
da un passo della Tradizione Apostolica di Ippolito, e dal decreto che restituiva i beni ecclesiastici di Gallieno nel 258, che
vengono restituiti ai vescovi come capi di questi Collegia funeratizia.
Il possesso di un area funeraria legata ad una fondazione privata doveva essere garantito dalle pi elementari
norme del diritto romano probabilmente il vescovo rispondeva di davanti allo stato romano delle propriet collettive, in
assimilazione dei collegia religionis causa.
Oltre che negli spazi funerari collettivi ed esclusivi della comunit, in ogni caso, i singoli fedeli potevano
sempre scegliere di essere sepolti nei sepolcri famigliari o individuali nellambito delle grandi necropoli pagane. La sepoltura
nei cimiteri comunitari non fu obbligatoria per tutti, c il passo di Cipriano nel quale racconta di un vescovo che ha voluto
seppellire i propri figli in una necropoli. A Roma ci sono sepolture cristiane in alcune necropoli, soprattutto abbiamo vari casi
nella Necropoli Vaticana.

2.- Sistema di escavazione e nomenclatura cimiteriale.


Il primo elemento a costruire fu di solito la scala di accesso. Nel IV secolo allo scopo di permettere un pi
rapido e comodo accesso alle tombe dei martiri, nei cimiteri si aprirono nuove scale, normalmente pi ampie del solito ditte
appunto per la loro funzione, introitus ad martyres. Le rampe cimiteriali si presentano scavate nel tufo e spesso con grandini
rivestiti di mattoni.
Raggiunta la quota adatta allo scavo, gli operai, o fossori, iniziavano lo sbancamento della terra, lavorando
specialmente di piccone fossaria dolabra, la cui punta ha lasciato i segni dei colpi e con ci la testimonianza del modo con
cui ha proceduto lopera. Le galleria di solito hanno una volta piatta, le pareti di solito non superano in media, al meno in
origine, i due metri di altezza e sono larghe normalmente 80-90 centimetri, anche se in alcuni casi come nella Catacomba di
Commodilla la presenza di un ottimo materiale ha quadruplicato laltezza.
La denominazione delle gallerie e delle camere fu rispettivamente cryptae e cubicula. Come gi abbiamo
visto il termine cryptae in origine indicava il complesso di tutta la catacomba, nel linguaggio tecnico dei fossori ogni
ambulacro veniva numerato per motivi di organizzazione: crypta prima, crypta seconda...
Per la sepoltura dei defunti venivano di solito utilizzate le pareti sia della galleria che dei cubicoli, i sepolcri
venivano disposti in ordine verticale a gruppi di quattro o cinque, in linguaggio corrente erano chiamati pila.
Il tipo di sepolcro di gran lunga pi diffuso era costituito da una cavit rettangolare con il lato lungo a vista,
chiamato locus, nel linguaggio moderno viene chiamato loculus, meno frequente la tomba a forno, scavata cio in
profondit, lasciando in vista soltanto il lato corto. Di questi se ne trovano alcuni esempi nelle catacombe ebraiche di Villa
Codina. Ciascun sepolcro poteva contenere uno o pi cadaveri, onde i diversi nomi: monosomus, bisomus, trisomus,
quadrisomus...
La chiusura si effettuava mediante tegole o lastre di marmo per i pi ricchi, sopra questa si incideva o si
dipingeva liscrizione. In molti casi si prefer tracciare segni o lettere sulla calce ancora fresca, non di rado si metteva alcun
oggetto appartenente al defunto che fu utilizzato in vita: una bambola, un fondo di bicchiere, monete...
Cera un tipo di sepoltura, pi nobile rispetto al loculo e perci meno frequente, fu larca scavata nel tufo o
formata di lastre di marmo o altro materiale fittile. Larca era chiusa orizzontalmente da una tabula detta mensa, sopra la
sormontava una nicchia quadrilunga o arcuata, chiamata arcosolio. Di solito conteneva due corpi, ma poteva avere anche una
capacit maggiore.
Una preoccupazione normale che certamente dovette sentire chi aveva un parente deposto in una delle
gallerie di una vasta rete cimiteriale fu quella di poter sempre riconoscere il sepolcro che cercava. La localizzazione poteva

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essere facilitata quando il sepolcro era un arcosolio o un cubicolo, ma quando si trovava in un anonimo corridoi di loculi era di
difficile riconoscimento, per questo si collocava nella malta fresca alcuni segni come oggetti, simboli...

3.- I fossori
Per la escavazione delle gallerie cerano delle persone addette a questo lavoro chiamate fossori. Il nome
viene dal latino fodio, scavare; un termine propriamente cristiano per indicare gli addetti alla escavazione e mantenimento del
cimitero. Erano diversi del becchino fra i romani, perch fra questi lufficio di becchino era considerato il pi vile in assoluto e
coloro che lo esercitavano erano visti con disprezzo. Venivano chiamati con un appellativo dispregiativo, vespillones, ed
identificati con la stessa immagine della morte. Con il cristianesimo lufficio di becchino viene trasformato in vera carit
umana.
Lattivit del fossore andava dal taglio e escavazione delle gallerie dei cimiteri, la decorazione pittorica o
musiva dei loculi, alla sepoltura dei cadaveri e a qualsiasi aiuto avessero bisogno i parenti dei defunti. stato calcolato che i
fossori, nellarco di tempo di pochissimi secoli dettero degna sepoltura a pi di quattro milioni di cristiani. Loro evidentemente
erano organizzati in corporazioni, da identificarsi, per il periodo pi antico, con i Collegia tenuiorum. La loro classe sociale
poteva essere considerata alla stregua degli edili, pensiamo che dovevano scavare gallerie molto profonde e lunghe che
dovevano essere sicure, per cui si voleva un minimo di conoscenza architettonica e geologica. Una loro organizzazione era
costituita da un capomastro (mensor, il mensore o ingegniere), il cui ufficio era quello di tracciare i limiti dellarea, stabilire i
punti di scavo, indicare il cardo e il decumanus della sotterranea rete cimiteriale, e gli artifices ovvero le varie specialit di
operai che andavano dagli scallpellini ai pittori, dai mosaicisti agli addetti al trasporto delle terre scavate. Anche se il corpo dei
fossori raggruppava tutti i membri di una citt, era suddiviso in gruppi o squadre che divennero fisse, specialmente per i grandi
complessi delle vie Appia, Salaria ed Ardeatina, come indicano le peculiarit dellarchitettura, la tipologia delle tombe, i
formulari epigrafici, le tecniche decorative, nei diverse cimiteri. Ma erano anche le guida nei cimiteri, nessuno meglio di loro
poteva essere una guida valida per i parenti che periodicamente si recavano in devoto pellegrinaggio alle tombe dei loro cari o
a venerare le tombe dei martiri, solo essi conoscevano centimetro a centimetro il fitto intreccio di gallerie della catacomba
della quale erano responsabili. Altra sua attivit era quella di sorvegliare il cimitero e conservare le loro tombe.
Per la ristrettezza delle galleria non potevano lavorare gruppi di pi di 5 o 6 lavoratori alla volta.
Il loro compito principale era comunque quello di scavare le gallerie e i loculi. Per far questo essi
utilizzavano semplici strumenti di taglio: la dolabra fossoria, il mazzuolo, lo scalpello il compasso, la pala, larpione per la
lucerna, la groma.
Lo stipendio dei fossori veniva attinto dalla cassa comune della comunit cristiana. Nel momento in cui il
cristianesimo divenne unica religione e le catacombe divennero meta di molti interramenti e di pellegrinaggi, il numero e il
potere sociale dei fossori aument sensibilmente, anche se la qualit del loro lavoro andava scadendo, e acquistarono molti
privilegi, per far fronte alla maggiore quantit di persone da seppellire e da accompagnare nei labirintici condotti.
Prima il becchino in epoca pagana disprezzato e malamente allontanato, poi fossore nei primi anni della
cristianit, queste persone, dopo il IV secolo, divennero improvvisamente ricchissime e diventarono i padroni effettivi dei
cimiteri, in modo che gestivano direttamente la compravendita dei sepolcri.. Da semplici operai i fossori divennero veri e
propri amministratori dei cimiteri cristiani e il loro potere crebbe a dismisura. Su alcune tombe compare addirittura il contratto
di vendita del loculo con tanto di nomi di compratori, quelli dei testimoni allatto ed anche il prezzo concordato che da una sola
moneta doro poteva arrivare anche a sei. Tanto era pi vicina la tomba al martire, tanto pi si doveva pagare. Per assicurarsi
un buon posto ad sanctos non rimaneva dunque altra soluzione che corrompere i fossori. Pi si pagava, pi si poteva
acquistare una forma nei pressi della tomba del martire.
Particolari raccomandazioni e corruzioni erano allordine del giorno, questo fecce che i membri del clero
prendessero la responsabilit dellamministrazione cimiteriale, i fossori del V-VI secolo dalla fama di uomini integri e pii quali
erano conosciuti durante il III secolo tornarono ben presto alla disonorevole fama di vespillones. Il papa Gregorio Magno (590-
605) nel 597 abol ogni sorta di tassa sulle sepolture proprio per porre un freno agli abusi di costoro.
Luso di rappresentate il fosore nelle pitture e nelle incisioni su lastra va collocato nella tendenza espressiva
realistica, propria dellarte plebea italica, che dal III secolo ebbe uno sviluppo notevole nellintero orbis antiquus, esplicandosi
in quadretti immediati e spontanei , tratti dalla vita quotidiana e dunque anche dallattivit professionale. Per questo nei
cimiteri paleocristiani, accanto a rare scene di panificazione, di compravendita di vino, ortaggi e botti o ad altre, ancora pi
sintetiche, che riproducono soltanto gli arnesi di lavoro, compaiono i fosori colti proprio nel momento dello scavo Secondo
questa iconografia possiamo conoscere labbigliamento dei fosori, il suo abito era costituito da una tunica corta, priva di
maniche e cinta sui fianchi.
La notevole ricorrenza del fosore nelle arti figurative suggerisce un significato particolare per queste
rappresentazioni, che supera la primitiva ragione realistica per giungere ad una qualche valenza simbolica, che farebbe
intendere le figure, come un genius locis cristianizzato, ovvero unallegoria del biblico Tobia padre o, infine la
personificazione dellantinomia vita-morte.

4.- Sviluppo dei cimiteri sotterranei nella seconda met del III secolo.
Il numero e lestensione dei cimiteri comunitari assegnabili alla prima met del III secolo costituiscono una
testimonianza evidente dellimportanza e della rilevanza numerica che aveva raggiunto la comunit cristiana a Roma intorno al
250. Anche le fonti confermano, in quegli anni, i progressi numerici e organizzativo del cristianesimo nella citt. Una famosa
lettera dei Papa Cornelio (251-253) scritta al vescovo di Antiochia Fabio, ricorda come la Chiesa di Roma disponesse ormai di
un clero numeroso e delle mansioni diversificate: esso era costituito da 46 presbiteri, 7 diaconi, 7 suddiaconi, 42 accoliti, 52

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esorcisti, vari lettori e custodi di luoghi di culto, la stessa lettera menziona la presenza di pi di 1.500 tra vedove e poveri la cui
sussistenza era garantita dalla carit collettiva; Roma gi dallepoca di papa Fabiano (236-250) come attesta il Catalogo
Liberiano disponeva di una suddivisione territoriale ecclesiastica in sette regioni, parallela a quella civile augustea, finalizzata
ad una pi efficace e capillare capacit di intervento assistenziale nei quartieri cittadini, il papa ne aveva affidato la
giurisdizione ai sette diaconi. Secondo va decadendo i servizi assistenziale del potere centrale romano, si ricordi il panem e
circenses, aumenta lasistenza della Chiesa verso i pi necessitati.
Lepoca della piccola pace della Chiesa, periodo compresso tra la persecuzione di Valeriano del 258 e
quella di Diocleziano 303-304, facilit ulteriormente il potenziamento numerico e organizzativo della comunit. Il
cristianesimo penetr capillarmente nei pi diversificati strati sociali, esso venne ad integrarsi sempre pi profondamente nelle
strutture dirigenziali dellimpero, negli ideali e nella cultura del mondo romano.
Le aree cimiteriali del suburbio registrarono in questo periodo un notevole incremento. Le regioni della prima
met del secondo aumentarono la loro estensione, altre aree si aggiunsero in vicinanza di quelle gi esistenti, nuove catacombe
sorsero in vari luoghi del territorio extraurbano.
Le denominazioni di alcuni dei cimiteri creati in questo periodo, generica, come Cementerium Maius, o
connessa al santo che vi era deposto: Agnese, Gorgoni,... potrebbe far ipotizzare una fondazione di origine collettiva di queste
aree, non strettamente legata a una donazione particolare.
Nel 250 si fonda una nuova catacomba sulla via Nomentana, il Cimitero Maggiore, anche costituito da due
regione contigue con gallerie disposte a graticola, accessibili da due scale indipendenti, larea fu occupata da semplici
sepolture a loculo, solo in una fase successiva, intorno agli anni 270-280 ospit alcuni cubicoli, ci cui uno decorato con pitture.
Durante la seconda met del III secolo e nei primi anni del IV sembrano particolarmente diffusi gli impianti
planimetrici detti a spina di pesce, per sepolture comuni. Una scala d accesso, direttamente o attraverso una trasversale, ad
una lunga galleria sulla quale si aprono ortogonalmente e affrontate, una serie di diramazioni, realizzate a pochi metri in modo
di occupare tutto lo spazio a disposizione razionalmente. Questo schema si trova nella catacomba di San Pamphilo nella Salaria
Vetus.
La presenza di sepolture monumentali (arcosoli, nicchioni) e di spazi riservati (cubicoli) si fa in effetti pi
rilevante in questepoca. I cubicoli, in particolare, mostrano un evoluzione verso forme sempre pi articolate. Negli esempi pi
antichi, essi risaltano di modeste dimensioni, coperti a tetto piano e interessati semplicemente da loculi o tombe a mensa, negli
ultimi decenni del III secolo e nei primi anni del IV le camere assumono proporzioni pi ampie, non di rado sono coperte con
volte a botte, rischiarate da grande lucernari, e accolgono sulle pareti tombe ad arcosolio.
Il culto rivolto alle tombe dei martiri e dei vescovi non pare tradursi ancora in questo periodo in interventi
monumentali significativi. Le sepolture dei papi che dal 235/36 fino al 283 occuparono la cripta omonima dellArea I di San
Callisto erano costituite da semplici loculi, solo il vescovo martire Sisto morto nel 258 fu inumato probabilmente in una tomba
a mensa che occupava da sola la parete di fondo dellambiente.
Le trasformazioni subite dai sepolcri dei martiri a seguito dello sviluppo del loro culto, a partire soprattutto
della seconda met del IV secolo, solo in casi eccezionali ci permette di apprezzarne la struttura originaria. Semplici loculi
sistemati in gallerie o cubicoli ospitarono le tombe di San Callisto, Gennaro,....

5.- Il potenziamento delle catacombe durante il regno di Costantino e i pontificati di Giulio (337-352) e Liberio (352-
366).
La pace religiosa del Editto di Milano (313) dopo la Battaglia di Ponte Milvio (312) segn come noto una
tappa decisiva nella storia del cristianesimo. Costantino diede alla chiesa tutta una serie di provvedimenti legislativi e di
elargizioni materiali che consentirono alla Chiesa per la prima volta di disporre di mezzi idonei per la realizzazione della sua
missione. Le conseguenze di questa svolta furono enormi ai fini della conquista alla nuova religiose di masse sempre pi
numerose di fedeli. Anche i cimiteri sotterranei crebbero notevolissimamente in quel periodo le sue dimensioni in linea con le
sempre pi crescenti conversioni.
Ampliamenti notevoli si registrano nella prima met del secolo IV in molte catacombe romane e in alcune
catacombe si trovano spazi riservati a commitenze ricche. Rispetto ai secoli anteriori lo sviluppo di molte catacombe
denunciano in genere una pi marcata presenza di aree a connotazione monumentale, che si manifesta essenzialmente e
soprattutto nella adozione sempre pi diffusa dei cubicoli famigliari, la cui architettura si fa sempre pi grandiosa ed elaborata.
La monumentalit e la decorazione dei cubicoli rinvia in molti casi ad una commitenza ricca, da ricollegarsi, almeno in parte,
ai ceti pi alti dellaristocrazia romana, le cui conversioni crescenti in questo periodo ci testimoniata dalle fonti, anche se
grossi settori della nobilt romana si mantennero pagani oltre lEditto di Teodosio del 492, anche se tanti altri settori delle
catacombe sviluppati in questo periodo ci rimandano anche a una commitenza di livello pi modesto.
Le tombe dei martiri, nella prima met del IV secolo, sembrano oggetto di una cura monumentale ancora
discreta. Solo il sepolcro di San Lorenzo, uno dei santi pi venerati della citt, gi sotto il regno di Costantino, fu interessato da
una serie di interventi strutturali importanti, mirati ad abbellirne laspetto e a facilitarne la frequentazione da parte dei devoti,
secondo li Liber Pontificalis furono create scale di discesa e di risalita che portavano alla tomba, il sepolcro fu circondato da
plutei, decorato con marmi, illuminato da lampade e candelabri, enfatizzato da una struttura absidata. Prima degli interventi di
papa Damaso, le tombe dei martiri o dei vescovi vennero fatte oggetto di lavori pi modesti.

6.- Let damasiana e il culto dei santi.

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Con gli anni 60 del IV secolo lescavazione delle catacombe, sembra volgere al declino. Il pontificato di papa
Damaso (366-384) si caratterizza per interventi monumentali nelle tombe dei martiri finalizzati a favorirne la devozione. Si
vuole porre fine alla divisione che era entrata nella Chiesa con la sua elezione.
Scrisse pi di 60 iscrizioni metriche che poste nelle loro tombe esaltando le gesta di questi eroi con un grande
valore catechistico, di supporto alla sua missione pastorale. Questo era anche una manifestazione del culto ufficiale dei martiri.
Di questo culto dei santi riflesso lo sviluppo del santorale romano, dai primi 46 martiri e vescovi la cui festa era ricordata
nella tarda et costantiniana dai calendari contenuti nella Depositio Martyrum e nella Depositio Episcoporum, si passa nei
primi decenni del V secolo, alle oltre 150 celebrazioni annotate dal Martirologio Geronimiano.
Questo sviluppo del culto dei martiri e dei santi port anche a un altro fenomeno, quello dei pellegrinaggi alle
tombe dei santi, che nella seconda met del secolo IV ebbe un grande sviluppo, anche se gi si era manifestato in senso
embrionale nella seconda met del III secolo. Questo viene attestato oltre dai monumenti, da varie testimonianze letterarie.
La promozione del culto dei santi porto a un sviluppo delle sepolture ad sanctos, cio il voler essere sepolti
vicino a un martire o ad un santo, fenomeno che gi si era manifestato informe discrete nei decenni precedenti, ma a partire
dellepoca damasiana assunse dimensioni pi rilevanti. Tutto si basava nella credenza che la vicinanza al sepolcro di un martire
comportasse per i defunti un qualche beneficio ai fini della ricompensa eterna, insieme con labbondanza di preghiere che
riceveva il defunto delle persone che andavano a pregare vicino alla tomba del martire. Questa credenza provoc una specie di
gara tra i fedeli per acquistare la sepoltura pi vicina al martire. Questo accorgimento ci pu aiutare a capire lo sviluppo
smisurato di alcuni settori dei cimiteri dei martiri potenziati da papa Damaso, come successe nelle Catacombe di Priscilla,
vicino alla tomba dei santi Nereo e Achilleo, dove nei piani inferiori si crearono tre nuove regioni.
La promozione del culto martiriale in et damasiana comport anche, sempre pi frequentemente, la
creazione di piccole aree retro sanctos, situate in prossimit e a ridosso dei sepolcri venerati. Esempi di tali settori
privilegiati, costituiti da gallerie e cubicoli inseriti spesso a forza nella gi esistente rete degli ambulacri, sono attestati, tra
laltro a ridosso della cripta dei papi e dei sepolcri di Cornelio e Gaio in San Callisto.... Questi retro sanctos, come mostra in
modo eclatante lesempio del cubicolo creato alle spalle della tomba di papa Gaio in San Callisto, splendidamente decorato con
marmi e mosaici.
Indipendentemente di questi spazi pi sviluppati per ragioni devozionali, le catacombe romane a partire degli
anni 60-70 del IV secolo non sembrano in effetti, aver registrato un incremento pari a quello che caratterizza i decenni
precedenti. Settori utilizzati in questo periodo certamente sono attestati in vari cimiteri, e anche lestensione di nuove regioni.
Certamente in questo periodo gran parte delle sepolture comunitarie dovevano trovare posto nelle grandi basiliche funerarie e
negli spazi contigui, creati nel sopraterra verso la met del secolo: San Pietro, San Sebastiano, SS. Marcellino e Pietro, San
Lorenzo...
La scelta di essere sepolti allinterno di queste chiese e nelle aree circostanti dovette provocare lentamente,
labbandono delluso di inumare nelle catacombe. La preghiera si svolgeva negli edifici, la protezione fornita dalla loro
sacralit, possono aver giocato un ruolo determinante nella scelta.
Nelle catacombe le iscrizioni datate rinvenute non sembrano attestare, al di fuori degli spazi particolari e
limitatissimi interessati dalle tombe dei martiri, una continuit di utilizzazione oltre i primi decenni del V secolo.

7.- Ultima frequentazione e abbandono delle catacombe.


Nel corso del V e del VI secolo le catacombe furono in effetti frequentate quasi esclusivamente a scopo
devozionale, nelle limitatissime zone interessate dalla presenza delle tombe dei martiri. I percorsi di visita gi attivati nel IV
secolo che portavano alle tombe venerate furono restaurati e potenziati con strutture che rendevano pi sicuro il cammino.
Nuovi itinera ac sanctos si crearono in altre catacombe, essi insistevano su gallerie, le cui pareti erano rinforzate da strutture
in murature, talvolta rivestite di intonaco, gli ambulacri erano spesso rischiarati da lucernari, che sistemati in punti strategici,
suggerivano con una sorta di effetto-luce il cammino ai devoti, strutture murarie sbarravano laccesso alle altre gallerie
circostanti, ormai inutilizzate, creandosi veri e propri percorsi obbligati che facilitavano il cammino.
Dopo le Guerre Gotiche e le invasioni barbariche dei secoli VI-VII fecero che la campagna non fosse pi sicura, che
diminuisse considerevolmente gli abitanti della citt e che non ci seppellisse fuori ma dentro le mura della citt nei diversi
monumenti che erano rimasti inserbibili come Il Templum Pacis, la Cripta Balbi I papi del VIII secolo vanno a ricercare le
ossa dei martiri per proteggerle dentro le chiese della citt, famoso il caso di Pasquale I (817-824) che misse le ossa di pi di
2000 martiri dentro sarcofagi paleocristiani nella Basilica di Santa Prassede. Quando le catacombe gi non sono luogo di
sepoltura e non conservano i resti dei corpi santi perdono interesse e pian piano cadono nelloblio, solo servono come cave di
materiale da bruciare o per costruire e il suo ricordo si perde. Solo si ricordava la sua esitenza nelle leggende dei martiri ma la
localizzazione di molte di queste si era persa, soltanto a partire del 500 inizier la sua scoperta e studio.

BIBLIOGRAFIA

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- Ferrua, Antonio, Catacombe sconosciute. Una pinacoteca del IV secolo sotto la Via Latina, ed Cardini Editore, 1990.

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- De Santis, Leonella Biamonte, Giuseppe, Le catacombe di Roma, ed Newton Compton Editori, Roma, 1997.

- Fiocchi Nicola, Vincenzo Bisconti, Fabrizio Mazzoleni, Danilo, Le catacombe cristiane di Roma. Origine,
sviluppo, apparati decorativi, documentazione epigrafica, ed Schenell & Steiner, 1998. (Versione italiana, spagnola, inglese e
francese).

- Herling, L. Kirschbaum, E., Le catacombe romane e i loro martiri, Editrice Gregoriana, Roma, 1992.

- Marucchi, Orazio, Le catacombe romane, Libreria dello Stato, Roma, 1933.

- Pergola, Philippe, Le catacombe romane. Storia e topografia, ed Carocci, Roma, 2002.

- Stevenson, J., La civilt delle catacombe, ed Club del libro Fratelli Melita, Roma, 1987.

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Edifici di culto prima della pace costantiniana.

1.- I primi edifici di culto.


Per parlare degli edifici di culto prima della Pace Costantiniana non disponiamo di una abbondante
documentazione archeologica, ci sono pochi casi rimasti, di tutti questi il pi importante quello di Dura Europos nella Siria,
perche con levoluzione delle cominit cristiane i primi luoghi di culto furono ampliati, ristrutturati e modificati nel corso dei
secoli, come suceso con tutta probabilit con il Titulus Equizii o San Martino ai Monti. Cos dovremmo affidarci soprattutto
allanalisi delle fonti letterarie.
1.1 La sala dellUltima Cena.
Il primo edificio di culto, cio il primo luogo dove si radunata una comunit cristiana per la celebrazione
delleucaristia e per pregare stato ledificio dove Ges ha celebrato lUltima Cena con i suoi discepoli, ci parlano gli
evangelisti: Mc 14-12-31; Lc 22, 7-38; Mt 26, 17-35. Secondo i vangeli la stanza si trova in una casa anonima, una sala
importante, amplia, lastricata e disposta per accogliere la gente. In greco viene chiamata anagaion mega stromenon e San
Girolamo nel secolo IV traduce per cenacula; anagaion in greco significa messa in un luogo importante non
necessariamente una stanza in un piso alto come era il significato di cenacola nel secolo IV quando Girolamo fa la traduzione.
Noi oggi diremo il salone della casa o anche la sala di pranzo, dove si raduna la famiglia per mangiare, che di solito una sala
ampia perche deve stare il tavolo e tutto larredo. Ledificio sicuramente era un albergo o un edificio che aveva una sala dove
dei gruppi si potevano radunare per celebrare dei pranzi. Questo si pu dedure dai seguenti fatti:
- era una sala troppo ampia per considerarla la sala di una casa normale di quel tempo.
- sicuramente non era luogo di propriet di un seguace o simpatizante di Ges, perche i suoi discepoli non
conoscevano il proprietario ne il luogo, forse Ges la conosceva di sentito dire.
- era un edificio a pochissima distanza dalle mura di Gerusalemme, sulla strada per Betlemme, fuori le mura.
In questa stanza Ges celebra la prima eucaristia. Questi sono gli unici dati che abbiamo di questo primo edificio di culto.

1.1.2 I luoghi di raduno dei primi cristiani.


Dopo questa testimonianza dobbiamo andare a gli Atti degli Apostoli, fonte importantissima per conoscere la
vita della prima comunit cristiana, per conoscere il luogo dove si radunava la prima comunit per pregare. Attraverso questa
fonte possiamo dire che i primi cristiani, non avendo ancora rotto tutti i legami con il giudaesimo, questo soltanto si dar verso
la fine del secolo I come e molto ben indicato nel vangelo di Giovanni, andavano al tempio a pregare Att 2,46; 3,1; 5,12; 5,20-
21... ma per la frazione del pane, cio per la celebrazione delleucaristia e altre preghiere si radunavano nelle case. La scelta di
una casa dove i cristiani si radunavano per pregare una scelta apostolica. Il primo rifferimento che abbiamo si trova in Att
1,13-14 dove ci parla di una sala superiore dove aloggiavano abitualmente el gruppo dei discepoli e dove pregavano, in Atti
1,15, si pu intuire che doveva essere una sala amplia perche cerano radunate 120 persone, anche se forse essagera un po, ma
a noi ci interessa il luogo, una sala ampia. In Att 2,1-2, si parla di un luogo comune di raduno e dopo di una casa, sicuramente
anche qui ci troviamo nel salone di una casa di un padrone acomodato economicamente.
Passando a leggere Atti 2, 46 gi troviamo la refferenza di raduni eucaristici nelle case, cio diversi luoghi di culto
nelle abitazioni. Probabilmente cera una certa stabilit della prima comunit, loro erano abituati a radunarsi nelle case
formando una comunit di culto e di preghiera. Le assemblee avevano luogo in un giorno fisso probabilmente la domenica
Giov 20,19 e 26; Atti 20,7. Quando Paolo vuole rifferirisi ad un gruppo di cristiani radunati in una citt cita il nome del
proprietario della casa dove si radunava la comunit, cos dice: vi salutano mlto nel Signore Aquila e Prisca, con la comunit
che si raduna nella loro casa Icor 16,19; salutate anche la comunit che si riunisce nella loro casa Rom 16, 3.5....
San Paolo quando a Efeso non pot pi parlare nella sinagoga, prese in affitto il locale di un retore chiamato Tiranno
Att 19,9. Dove era possibile si predicava nelle sinagoghe, a Damasco Anania predicava nelle sinagoghe Att 9,20, Paolo e
Barnaba, secondo labitudine, a Iconio parlarono nella sinagoga e con molto sucesso Att 14,1....
La comunit che si raduna nelle case una ecclesia, la casa di raduno variavano secondo le occassioni, ma questa
non si convertiva in sacra. ovvio che esiste una diferenza fra il gruppo che si raduna e ledificio. Di fatto la parola ecclesia
nel I secolo si riferisce a una comunit di persone e non alledificio, il gruppo di cristiani che si raduna nelle case ecclesia,
assemblea dei fedeli 1Cor 11,12; 12,28 che per estensione pi tarde designar ledificio. I cristiani no hanno un nome per
definire ledificio di raduno. Sempre nelle fonti viene segnalato che la casa di Dio il gruppo di fedeli, la ecclesia di Dio si
trova nello spirito dei credenti, non qualcosa costruita. Cercare nei primi secoli della chiesa refferenze a una struttura fisica
ilogico.
Il battesimo lo celebravano non in un luogo concretto ma nei luoghi dove cera una fonte o scorreva un fiume
o ruscello, come facevano gli ebrei per costruire le sue sinagoghe, ancora i cristiani conservano la sua tradizione ebraica, Judit
12,7-8, Ez 1,1-3; Dan 12,5-6... Att 16,13 La sinagoga di Ostia era costruita in riva al mare. Nei primi anni del cristianesimo i
cristiani anche si battezavano nei fiumi e nelle fonti, Tertuliano de Bapt 4,3. La Didach contiene norme precise per regolare il
modo di battezzare: il battesimo va fatto nellacqua viva. Lacqua viva quella corrente di fiume o di fonte 7,2.
Quando la chiesa crebbe e si diffusse in altre citt, i raduni dei cristiani si davano nelle diverse case, a
Corinto nella casa di Gaio, Rom 16,23; a Gerusalemme nella casa di Maria, madre di Marco Act 12,12; a Efeso nella casa di

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Aquila e di Prisca ICor 16,19; a Laodicea nella casa di Nymphas Col 4,15; a Colossi nella casa di Filomene Philem 2, a Troia
in una sala del terzo piano Atti 20,8-9.
La liturgia veniva celebrata ora nelluna ora nellaltra casa. Tale consuetudine continua per tutto il secolo II.
Ad Antiochia Teofilo, che aveva molto influsso sui concittadini celebrava nella sua casa la liturgia cristiana. Quella casa
divenne una grande chiesa agli inizi del III secolo.
chiaro che alla fine del I secolo, chiarita la posizione del cristianesimo di fronte al giudaismo, le comunit
cristiane si organizzano indipendentemente dalla sinagoga in ambienti propri che si adattano al loro culto, nasce cos la
Domus Ecclesiae.

2. La Domus Ecclesiae.
Prima della Pace della Chiesa e dellEditto di Tolleranza del 313, una parte della popolazione dellimpero si era
convertita al cristianesimo, e in conseguenza sicuramente gi disponevano di edifici di culto, forse allinizio non molto stabili
ma con il paso del tempo lo diventano.
Alla fine del I secolo i cristiani si radunavano per la liturgia dove si poteva, probabilmente nelle case dei cristiani pi
facoltosi che si convertivano con le loro famiglie, la cui casa era pi amplia e pi isolata, anche se il numero di adepti della
nuova religione non era molto rilevante; certamente anche se erano pocchi non si potevano radunare nelle insulae, edifici
abitativi a sfruttamento intensivo con sovraposizioni di quattro o cinque piani che raggiungevano un altezza di 16/18 metri.
Lassemblea liturgica in una di queste insulae avrebbe recato disturbo con tutti i pericoli che ne avrebbero derivati. Quindi le
domus Ecclesiae non sono sorte come edifici religiosi bens in case private adattate al servizio liturgico, e soprattutto da
notare che queste case non subivano alcuna ristrutturazione in relazione alla nuova funzione per la quale erano
occasionalmente utilizzate. In un'unica sala si ascoltava lomelia, si celebrava leucaristia e si davano gli avvisi. Questo
dovuto a che i primi cristiani, analogamente a gli ebrei, non riconoscevano la presenza della divinti in una immagine di culto
o in un luogo consacrato, e quindi non avvertivano la necessit di uno spazio o di un edificio sacro che servisse da scrigno o da
dimora di Dio. Al contrario dei templi o degli edifici di culto pagani, santificati dalla presenza del dio, il cui servizio si
svolgeva allaperto. In contrario il servizio cristiano si svolgeva sempre in ambienti chiusi. Come gi abbiamo visto la dimora
di Dio ogni cristiano.
Per avere un idea di domus ecclesiae di questo tempo basta far riferimento ad una comune sala da pranzo. Linterno
della domus che serviva al culto non doveva avere una specifica suppellettile, erano sufficiente una tavola per laltare e un
panchetto per la liturgia della Parola. La peculiarit dellantica casa greco-romana si prestava molto bene al culto cristiani
infatti era composta di un ingresso (fauces), un atrio con portico, intorno al quale cerano le stanze da letto (cubicola), e dietro
una sala chiamata tabullarium, il triclinio o sala da pranzo e altri ambienti. Cos i diversi ambienti si potevano suddividere nelle
varie categorie dei credenti: fedeli, catecumeni e penitenti.
Un elemento importante era laltare simbolo che trova la sua reale espressione in una tavola. Le testimonianze che
abbiamo sulla posizione dellaltare sono tardive. Ignazio di Antiochia nota la mutualit dellaltare e del vescovo, intendendoli
appunto come simboli dellunit della Chiesa. La comunit antica non ha altari, e come abbiamo accennato, si serviva di tavole
(1Cor 10,21). Lara avrebbe richiamato i sacrifici del Vecchio Testamento e quelli pagani. Questo spiega un passo del De
spectaculis di Tertulliano Spect 13,3-4. Non aveva senso il richiamo alla tradizione, per Ireneo laltare nei cieli ove si
dirigono le preghiere dei cristiani, che hanno un carattere pubblico e unitario. Origine, polemizzando contro Celso, dice che se
i cristiani non hanno templi, altari ed are bisogna approfondire i motivi, per non scendere a considerazioni superficiali. Il
migliore santuario quello della nostra mente e del nostro cuore, luomo simulacro pi nobile che si possa immaginare.
Queste domus nelle grandi citt, come Roma, erano disperse nei vari quartieri abitativi, e soprattutto non si notavano
esternamente, perch, come abbiamo detto non si alterava la sua struttura interna ne sterna.
Con la crescita della comunit e le esigenze di un organizzazione sempre pi complessa si stabil finalmente lutilizzo
costante di alcuni edifici, forse dati dalla famiglia che in origine accoglieva la comunit nella sua casa o comprati dalla
comunit stessa. Allinizio si procedette ad attuare alcune modifiche allinterno della casa per adattarle alle nuove esigenze
liturgiche, forse si ampliavano alcune sale per accogliere un numero maggiore di credente e poter dare un svolgimento pi
comodo alle celebrazioni, forse si disponeva un luogo pi adatto per il battessimo e per le diverse funzioni della liturgia
cristiana, come poi verremmo meglio a Dura Europos. Cos possiamo riassumere il passaggio della domus ecclesiae
occasionale a quelle stabili.
Presto queste domus ecclesiae si trasformano in edifici solenni. Dalla fine del II secolo e per il III si hanno veri e
propri edifici di culto della comunit cristiana. Non si pupo credere ad un cristianesimo di allora del tutto clandestino, anche se
bisogna approfondire le cose e distinguere zona per zona, per la parte orientale dellimpero abbiamo testimonianze chiare e
sicure di edifici di culto cristiano. Ci dice Tertulliano, scrittore cristiano dellinizio del III secolo, scrive in proposito che i
luoghi dove si riunivano i cristiani si distinguevano per le dimensioni imponenti (Adv. Valentinum 2,3). Pian piano ledificio di
raduno della comunit cristiana prender il nome di domus dei, domus ecclesiae o anche semplicemente ecclesiae.
Putroppo a Roma, e nel resto dellimpero, non abbiamo tracce di questa trasformazione di dimora abitativa a casa di
culto (togliendo il caso di Dura Europos), anche se sono ben documentate dalle fonti scritte coeve e da numerosi acceni nelle
pi tardi passioni dei martiri romani. Le testimonianze monumentali sono quasi nulle, perch hanno sparito nel corso della
creazione delledilizia cristiana.
A Roma esiste un unico esempio, anche se alcuni studiosi hanno dei dubbi, caso di domus ecclesiae conservato, si
tratta della casa celimontana dei Santi Giovanni e Paolo, attualmente nellomonima basilica. Si tratta di un complesso costituito
da due case di abitazione e commercio, sul clivo Scauro, e da una ricca domus. Nelle case a botteghe tra la fine del III secolo e

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gli inizi del IV si insedi un luogo di culto cristiano, una domus ecclesiae. Si trovano alcune pitture di carattere chiaramente
cristiano che possiamo datare a questepoca.
Le testimonianze letterarie sono molto pi abbondanti di quelle archeologiche, una delle pi antiche la troviamo nella
Didach, dove si dice essendovi radunati nel giorno di domenica, spezzate iol pane e date grazie Didach 14,1; in
questopera del raduno eucaristico si parla anche del battesimo e della confesione, pertanto da supporre in noce un
presbiterio, ove officiavano i ministri del culto e un nartece. Termine greco che proviene dal vaso che conteneva i
medicamenti, il nartex, per metonimia, seguit ad indicare il luogo ove erano raggrupapti i penitenti. Altra testimonianza
importante la troviamo nelle lettere di SantIgnazio, morto martire al tempo di Traiano, ricorda laltare simbolo dellunit della
Chiesa, legato alleucaristia Philad. 3,2. Il Pseudo-Clemente con tono paccatto e sereno ammonisce i cristiani a ritrovarsi
spesso tra loro, per progredire con gli stessi ideali nei precetti del Signore. Vuole che i fedeli ritornando a casa, non si lascino
prendere da desideri mondani.
San Giustino da particolari sulla celebrazione delleucaristia nella Prima Apologia 65,1 e da dettagli
sullesistenza di un battistero vicino alla sala dove si teneva il raduno eucaristico. La sala dove si celebrava il mistero
eucaristico era diversa di quella dove si impartiva il battesimo ma questultima doveva appartenere allo stesso edificio o essere
molto vicino; anche ci da informazione sul giorno di raduno e celebrazione, dicendo che i cristiani si radunano il giorno del
sole, Prima Apologia 67,3, dice: Il prefetto (Rustico) disse: dove vi radunate? Giustino risposse: Dove ognuno preferisce e
pu, immagini senza dubbio che tutti ci raduniamo in uno stesso luogo. Ma non cos gi che il Dio dei cristiani non
circoscritto a un luogo. Il prefetto Rustico disse: Dimmi dove vi radunate, voglio dire, in quale luogo raduni i tuoi discepoli?
Giustino risposse: Io in casa di un certo Martino, vicino alle terme di Timiotino e questa stata la mia residenza tutto il tempo
che sono stato questa seconda volta a Roma. Non conosco altro luogo di raduni se non questo.
possibile che in questi primi anni i cristiani si radunano anche vicino al corpo di qualche martire nella
necropoli, o pi probaiblmente in qualche mausoleo familiare che poi si svilupper in un cimitero, ma per questo come gi
abbiamo detto, dovremmo aspettare al secolo III.
Ippolito nel Commentario al libro di Daniele, apparso verso il 204 dice penetrano (i persecutori) nelle case di Dio,
quando varie persone pregano e lodano Dio, prendono un certo numero di persone, li portano via e li tentano dicendogli:
venite, fate come noi, date culto ai dei, pech si rifiutate noi testimonieremo contro di voi, e nella Tradizione Apostolica,
verso il 215, si parla anche di un luogo di culto: Dopo il battesimo si vestano e si siedano nella chiesa. Sono riferimenti
chiari ad assemblee che si tengono in luoghi ben determinati.
Nel III secolo delle circostanze storiche favoriscono lespansione e laffermazione del cristianesimo, il regno
di Commodo (180-192) e i primi anni di Settimio Severo furono pacifici dando una grande vitalit alla chiesa. Attualmente la
storiografia moderna non tende a mettere in dubbio le notizie della Vita Alexandri di Lampidio nella quali ci parla di un
aneddoto molto interessante per la nostra materia, si tratto della disputa tra un gruppo di pagani e una comunit cristiana che
volevano un grosso edificio, dopo molte dispute arrivarono allimperatore Alessandro Severo (222-235) il quale prefer darla ai
cristiani dicendo pi utile che sia un luogo di preghiera piuttosto che una bettola Historia Augusta, Vita Alexandri Severi
49,6. Un altra testimonianza merita particolare attenzione, nellOctavius, Minucio Felix porta le lamentele di un pagano
chiamato Cecilius che dice ...per universum orbem sacraria ista taeterrima impiae coitionis adolescunt, in questo termine
sacraria si pu leggere un luogo di culto, forse cristiano.
Dalla seconda met del II secolo e a tutto il III secolo le comunit cristiane hanno varie fasi di crescita.
Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica 5,21, allepoca di Comodo i cristiani venenro a trovarsi in una situazione
quasi di pace quando si ebberomolte conversioni di ogni categoria sociale.
Dalla fine del II secolo e per tutto il terzo non si pu parlare solo di case private occasionali dove si svolgeva
il culto cristiano, ma di ben appositi edifici di culto, chiese, per la liturgia cristiana. Il termine chiesa comincia ad essere usato
nel vocabulario dei Padri in senso di un luogo di culto. Clemente di Alessandria negli Stromatra dice: Io non chiamo con il
nome di chiesa ledificio materiale, io riservo questo termine allassemblea dei fedeli radunati.
Per tutto il III secolo si ha un crescendo continuo di loca ecclesiastica, come si chiamavano le propriet collettive
dei cristiani sia cultuali che funerarie. Il Chronicon Edessenum, del 201 da notizia di un innondazione che aveva distrutto il
templum Ecclesiae Christianorum; Gregorio il Taumaturgo verso il 245 fecce innalzare a Cesarea una chiesa che resistette ai
terremoti, ne parla San Gregorio di Nissa (Vita Gregorius Thaumaturgus (P.G. 46, 924). Durante questo secolo le menzioni alle
chiese sono poco dettagliate, non esiste mai una descrizione delledificio di culto, per arrivare a questo punto dovremmo
attendere il IV secolo.
Allepoca di Diocleziano cessato per sempre, ove esisteva lesercizio del culto nelle case private. In ogni
parte dellimpero i cristiani si riuniscono ormai nelle chiese: nella Palestina Eusebio M.P. 13,11; in Bitinia Lactantio Div. Inst.
5,2,2; Eusebio Cesarea Hist.Ecc. 8,5; nel Ponto Eusebio Cesarea, His.Ecc. 10, 8, 15; nella Spagna Prudentio Perist. 4, 105-109.
Abbiamo un passo molto interessante in Lattanzio nella sua opera De mortis persecutorum dove ci narra la distruzione
delledificio della comunit che ci da molti dati su come era realizzata. Per i termini usati fa pensare ad un edificio di notevoli
dimensioni, e non un esagerazione retorica. Alle prime luci dellalba i due vecchi erano consoli uno per lottava, laltro
per la settima volta improvvisamente alla luce ancora incerta [del primo mattino] il prefetto si presenta alla chiesa con
ufficiali, tribuni e funzionari delle finanze. Scardinano le porte e cercano la statua di un dio; trovate le Scritture, le bruciano;
ognuno pu prendere quello che vuole: si rapina, il panico, tutto sossopra. I principi, intanto osservano quello che succedeva
(la chiesa infatti appariva in alto rispetto al palazzo) e non facevano altro che discutere se era meglio darle fuoco. Prevalse il
parere di Diocleziano, che temeva che un grande incendio potesse bruciare pure una parte della citt, dato che tuttintorno[alla
chiesa] cerano molte case grosse. Allora arrivarono i Pretoriani in formazine da combattimento, furono mandati in tutti i punti
[delledificio], e con asce e altri arnesi di ferro rasero al suolo in poche ore quel tempio cos rinomato.

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Nelle fonti letterarie non troveremo molti elementi che si possano riferire agli ambienti. Li dobbiamo dedurre, come
abbiamo cercato di fare. Gli autori sono invece presi da unlinguaggio simbolico che esprime il profondo della loro anima. lo
spirito del culto, pi delluogo stesso, che interessa loro. Celebrare il giorno del Signore vivere secondo Cristo.

2.1 I titoli.
Quando la chiesa acquisisce degli edifici stabili per la celebrazione eucaristica sorgono nellambiente romano i titoli
che traducendo il termine a categorie attuali sarebbero le attuali qualcosa come una parrocchie. Il titulus si riferirebbe ad una
chiesa parrocchiale della citt di Roma il cui servizio religioso era assicurato da uno o pi sacerdoti. Allinizio la creazione di
un titolo era legata alliniziativa di un pontefice, allinizio era il papa che dava la sua casa o comprava una casa attraverso la
coletta dei fedeli, ma dopo la morte di papa Damaso (384) si legarono alle generose donazioni dei ricchi benefattori.
Il nome del titulus, in genere, fa riferimento al fondatore o ad un santo martire. Attualmente lidea de che i titoli
sorgano dalle antiche case dove si radunavano le prime comunit, che come propriet privata avevano vicno alla porta
dingresso della casa una tavoletta con il nome del proprietario. In realt nella sua accezione legale titulus il termine legale
per indicare latto costitutivo di fondazione di una parrocchia, con il capitale necessario, i suppellettili e la dotazione di terreni
o case per mantenere lilluminazione e il clero. Dei titoli pi antiche raramente si hanno riscontri archeologici. Di solito le
piante dei titulus sono irregolari perch sono adattamenti di strutture preesistenti utilizzate senza molte modifiche poich non
era indispensabile una struttura specifica. Fino al V secolo, i tituli godevano di una completa indipendenza economica rispetto
allamministrazione centrale del Laterano. Le informazioni principali sui tituli ci vengono da due sinodi romani tenuti nel 499
e nel 595 dove i presbiteri partecipanti firmano nominando il titulus di appartenenza. Lattribuzione in massa dei 25 titoli
esistenti data dal Liber Pontificalis a 4 papi: Anacleto o Cleto (79-91), Evaristo (100-109), Urbano (222-230) e Marcello (306-
308) una proiezione nel passato di una situazione del V-VI secolo. Fra i due sinodi cambiano il nome e il numero dei titoli,
soltanto 12 rimangono, ma diminuiscono di numero, senza che si sappia se sono stati annulati o inglobati dentro di un altro
titolo.
Dobbiamo tenere in conto che la citt di Roma era densamente costruita dentro le mura, tanto che non avevano
appenna spazi liberi per nuove costruzione, per questo forzosamente si dovettero usare le antiche domus abbandonate per
mancanza di soldi per mantenerle. Dopo il Sacco di Roma di Alarico del 410 le offerte di domus da vendere enorme. Qualche
volta alcuni ambienti della domus venivano abbattutti per realizzare ex novo laula di culto, ma molte volte si riutilizzavano gli
ambienti della domus, abbattendo muri e ampliando stanze, secondo le necessit della comunit in quel momento.
I tituli sono ben testimoniati a partire della seconda met del IV secolo. Erano complessi autosufficienti e definiti
topograficamente con costruzioni adibite ad alloggio e per servizi, con mezzi di sostentamento propri, avuti da donazioni o da
rendite provenienti ca case in affitto o tenute agricole. Svolgevano una funzione caritativa, parrocchiale ed administrativa,
avevano un edificio di culto non necessariamente a pianta basilicale.

3.- Dura Europos.


Dura Europos una citt della Siria, vicina a Nisibi, patria di Taziano lapologeta; questa citt era un centro
caravaniero de fondazione ellenistica, costruita sotto Seleuco I nel IV secolo a.C. Il nome li viene dal sirio dur che significa
castello y Europos, che il nome della citt natale di Seleuco. La citt fu fiorente centro di grandi scambi commerciali, perch
era centro ubbligato del commercio con la Mesopotamia. Siria era molto attiva e ricca nel periodo ellenistico. La citt fu
conquistata da Traiano nel 116 e incorporata nella provincia romana della Siria, continuer a essere un centro fiorente di
commercio. Limportanza di questa citt striva in che si trova nella frontiera fra limpero romano e il regno persa. Nel 161 ebbe
un terremoto che danneggi molto la citt. I restauri fatti sotto Lucio Vero nel 165 dimostrano il possesso romano della citt.
Nel III secolo la citt aveva delle dimensioni notevoli, con una grande quantit di templi a tutte le divinit, troviamo una
sinagoga, un tempio al dio Mitra, un tempio dei dei Palmireni, perche era una citt militare e commerciale come tale aveva la
rappresentanza di tutti i culti.
In questa citt si he trovato anche un luogo di culto cristiani, che si salvato perch la citt fu al centro di una
battaglia decissiva nel 256. In quellepoca si trovava in mani romane, queste per diffendersi meglio dellimminente invasione
persa, rinforzarono le mura che davano verso il deserto, per fare questo pressero una linea di case che davano verso queste
mura le distrussero in parte e le riempirono di terra per fare di rinforzo delle mura. Disgraziatamente non serv a niente perch
la citt fu conquistata dai persi che scoprirono dei passaggi sotterranei che arrivavano al centro della citt dal sottosuolo. Si
ebbe una grande battaglia che fu persa per i romani, e la citt fu abbandonata. Questa circostanza a permesso la conservazione
di tutti i reperti archeologici e la linea di case che era stata abbattuta e interrata sotto la sabbia per difendere meglio la citt. A
partire del 1920 si inizi lo scavo della citt, durante gli scavi si sono trovati questi sotterranei con i corpi dei soldati morti.
Si sono trovati i resti di una sinagoga con due fasi di costruzioni realizzata allinterno di una casa di abitazione, e
anche una casa di abitativa trasformata in un edifcio di culto cristiano, lunica Domus ecclesiae sicura. Come struttura e
tipologia ci sono le prove delle trasformazione della casa per essere edificio di culto. La forma la tipica casa romana con
peristilio. La sala pi importante, della quale si era raddoppiata la estensione abbatendo un muro divisorio, era quella che
occupava lintero lato affacciato sulla corte, utilizzata come luogo della celebrazione cultuale con resti di pedana e sedili..
Questa era in comunicazione con un'altra sala in corrispondenza del lato corto del quadrilatero, probabilmente destinata ai
catecumeni, a sua volta commuinicata con un'altra sala stretta e lunga dove si trova la basca battesimale in mattoni, appoggiata
al muro e sottostante ad un baldacchino sostenuto da due colonne. Le pareti di questa sala una volta erano ricoperte di
affreschi, con chiaririfferimenti alla morte e risurrezione delluomo nuovonel battesimo, si trova la rappresentazione del Buon
Pastore con la pecora sulle spalle e il gregge davanti, e sotto in dimensioni pi piccole Adamo ed Eva, in altro registro cerano
rappresentati Pietro salvato dalle acque di Ges nel Lago Tiberiade e le tre Marie mirrofore che si reccano al sepolcro.

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4.- Il luogo di culto romano.


Lelemento fondamentale del culto romano ernao gli altari, e non il templo come ci verrebbe a pensare, le libagioni,le
offerte, i sacrifici cruenti e tutti i riti che costituivano il momento centrale delle celebrazioni pagane si svolgevano intorno ad
un ara.
I primi luogh sacri dei romani si trovavano nei boschi, presso le fonti o dove si sentisse la presenza divina, poi con la
progressiva urbanizzazione si costruirono i templi che si costituirono in aedes o casa degli dei, ma tutto il culto si svolgeva
davanti il tempio nellaltare che si trovava di solito di fronte alla scalinata, o se non cera spazio nella scalinata stessa. Il
numero di altare a Roma in et storica era altissimo. Di tutti questi soltanto rimane, anche fuori luogo, lAra Pacis Augustea.
Gli edifici di culto per eccellenza erano i templi, e sono sempre quelli che noi e limmaginario collettivo
identifichiamo meglio con il culto e la religione romana. Il termine pi usato per riferirsi ad un tempio era propriamente, come
gi abbiamo detto aede, che ha il significato originario di focolare (dallindoeuropeo aido brucio), passando poi a
quello di casa e pooi a edificio sacro in quanto dimora del dio.
Il termine italiano tempio deriva da templum, che un altro termine molto usato in latino, spesso come sinonimo di
aedes, ma la cui accezione originaria era quella di spazio delimitato. Il templum era infatti un area, circolare o
quadrangolare, della volta celeste o della superficie terrestre, ritualmente inaugurata, cio delimitata secondo le prescrizioni
augurali, entro la quale gli auguri interpretavano gli auspicia in base al volo degli uccelli o alle nuvole del cielo. Un edificio
sacro sempre doveva essere un templum ma non sempre era una aedes, templum erano i comizio, la curia e anche i luoghi dove
sorgeva una aedes, che semplicemente era la casa materiale del dio.
Per costruire un tempio cera una rigida regolamentazione, che non poteva essere cambiata ne alterata sotto pena di
arrabbiatura del dio e inconseguenza disgrazie personali o cittadine. Lerezione di un tempio prevedeva tre fasi fondamentali:
Votum, locatio e dedicatio a cui potevano aggiungersi inauguratio e consecratio.
Il votum era la promessa di costruire un tempio in onore a una determinata divinit generalmente pronunciato come
pegno per una supplica o come ringraziamento per una vittoria o un scampato pericolo come una pestilenza. Il diritto di votare
un tempio aspettava solo ai magistrati cum impero, generalmente i consoli o i dittatori. Il secondo paso era la locatio,
comprendeva tutte le fasi per la realizzazione del progetto, dalla scelta del sito su cui edificare il tempio allappalto dei lavori.
Prima di iniziare i lavori di costruzione avveniva la iauguratio ad opera degli auguri. Il luogo necessario per la costruzione
del tempio forse poteva essere occupato da un'altra divinit che non si conosceva, per evitare di indisponerla contro la citt o il
personaggio che votava il tempio si delimitava uno spazio e si liberava da ogni anteriore divinita. C un caso in cui due
divinit non voglio partire quando Tarquinio Prisco volle inaugurare il terreno per la costruzione del Tempio di Giove
Capitolino, due divinit non vollero abbandonare larea e queste erano: Trminus e Giuventas, cos ebbero dentro del tempio
dedicato alla Triade Capitolina due altari,uno per Terminus e un altro per Giuventas.
Una volta terminato ledificio il Pontifex Maximus realizzava la consacratio, cio il rito con cui si rendeva il luogo
sacro e consacrato agli dei. Finalmente avveniva lultimo passaggio, la dedicatio, la dedica ufficiale alla divinit che doveva
essere compiuta dal magistrato in carica. Nel rito il Pontifex Maximus pronunciava la formula dedicatoria. Il giorno della
dedica veniva considerato il dies natalis, cio la festa della divinit a cui era consacrato il tempio. In questo giorno si facevano
diverse cerimonie in quel tempio. Conosciamo quasi tutti i dies natalis dei templi di Roma perch erano riportati nel calendario
come adesso oggi si riportano le festivit dei santi del giorno.
Tutte queste cerimonie di inauguratio e consecratio si perderanno con le nuove religione che entreranno nel culto
romano a partire del III secolo a.C., anche se il suo sviluppo si dar nel I secolo a.C. e I secolo d.C., ossia i riti misterici e il
cristianesimo. Un punto in comune, fra i tanti, che queste nuove religioni non prevedono la consacrazione di un luogo alla
divinit, si possono radunare in qualsiasi luogo: una casa privata, una terma, una caserma ci stanno indicando gi il
cambiamento di mentalit nel mondo romano, gi non dipende tanto del luogo sacro come delle persone che vanno a questo
luogo.

BIBLIOGRAFIA

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- Nestori, A., Riflessioni sul luogo di culto cristiano precostantiniano, Rivista di Archeologia Cristiana, 75 (1999), pp.
695-709.

- Quacquarelli, A., La societ cristologia prima di Costantino e i riflessi nelle arti figurative, Istituto di Letteratura
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- Quacquarelli, A. I luoghi di culto e il linguaggio simbolico nei primi due secoli cristiani in Rivista di Archeologia
Cristiana 42 (1966), pp. 237-266.

- Valentini, G. Baronia, G., Domus Ecclesiae. Ledificio sacro cristiano, Patron, Bologna

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Gli edifici di culto dopo la pace costantiniana.

Dopo lEditto di Milano del 313 che da libert di culto ai cristiani, la chiesa, sostenuta dallimperatore Costantino,
inizia un vero e proprio programma edilizio per la costruzione dei nuovi luoghi di culto, capaci di manifestare la gloria e la
potenza di Cristo, e allo stesso tempo la forza a lautorit del sovrano che quelle opere commissionava. In realt non fu
certamente Costantino lunico committente della prima edilizia religiosa cristiana, oltre lui vanno ricordate tante comunit
cristiane che autonomamente avviarono la costruzione delle loro chiese, edificandole secondo le proprie necessit e possibilit.
A Costantino possiamo direttamente attribuire la costruzione delle basiliche romane di San Giovanni in Laterano, San Pietro,
Santa Croce in Gerusalemme, una piccola cappella per San Paolo fuori le Mura, una memoria per San Lorenzo al Verano, e le
basiliche di Betlemme e la Anastasis di Gerusalemme. Ma Basiliche sorsero in ogni regione dellimpero, incaricate da
differenti committenti, secondo una pluralit di modelli i quali traevano origine dal genus basilicale.
Con Costantino confluiscono la tradizione architettonica romana della basilica forense e la tradizione cristiana di
radunarsi nelle domus ecclesiae, determinando una nuova fase delledilizia romana, ossia la basilica cristiana.
Il nome di basilica cristiana evoca, infatti la confluenza di due diverse tipologie di edifici che, gi prima del loro
incontro, avevano vissuto una lunga parabola evolutiva arrivando a questo ritrovo con una certa maturit: da una parte la
basilica romana e dallaltra la domus ecclesiae. La storia port a incontrarsi questi due tipi di edifici cos diversi per funzione e
interpretazione, nel tentativo di creare uno spazio architettonico per il raduno dei cristiani. La pace offerta da Costantino
obblig ai cristiani a cercare unarchitettura per creare i luoghi di raduno. La basilica cristiana divenne linguaggio
architettonico comune presso i cristiani e il primo edificio costruito da Costantino, la Basilica di San Giovanni in Laterano e la
Basilica di San Pietro, daranno inizio ad una serie di ripetizioni in tutto loccidente.
Le prime basiliche cristiane, lunghi dallesere facilmente riconducibili ad un identico linguaggio architettonico,
mostrarono fin da subito la feconda dialettica fra lo spazio sacro longitudinae e quello a pianta centrale. Le due soluzioni, alle
quali possibile ricondurre lo spazio cristiano di tutti gli edifici costruiti fino ai nostri giorni, possono essere utilizzate come
schemi planimetrici per le due parti dellimpero. In oriente prevarranno col tempo le chiese a pianta centrale, che troveranno in
Santa Sofia a Costantinopoli la loro principale espressione; in occidente si stabilizzeranno le basiliche a pianta longitudinale
secondo la pianta creata dagli architetti di Costantino. Questo spazio cos codificato fin per imporsi a tutta la cristianit
occidentale, sia per la rilevanza e il carattere simbolico che i primi edifici avevano pe la fede cristiana, sia per le minori
esigenze costruttive che una basilica latina necessitava rispetto alle costruzioni orientali dove le grandi volte in pietra e le
poderose murature richiedevano un ingente sforzo di lavoro, materiali e tempo.
Limporsi della pianta basilicale non fu immediato in tutto loccidente, abbiamo gli esempi di Santa Croce in
Gerusalemme, la basilica di Aquileia, e di Cimitile presso Nola. Pian piano la pianta basilicale creata da Costantino divenne
riferimento sempre pi evocato fino ad imporsi in tutto loccidente. Oltre a le facilitazioni architettoniche, cerano idee
teologiche molto evidenti, perch la basilica cristiana nella sua forma di aula allungata innerva un asse funzionale visivo-
simbolico che ha il suo centro nellaltare, luogo del sacrificio eucaristico, e dove tutti i cristiani si trovano radunati in un'unica
aula, partecipando di un'unica celebrazione.

1.- La basilica romana.


La basilica romana in genere costituita da un alta e spaziosa navata centrale coperta delimitata da un colonnato o da
una fila di pilastri, in modo di creare una grande nave centrale e due navate laterali pi piccole. Questa sar la pianta scelta da
Costantino per creare la tipologia del nuovo edificio di culto in occidente. Lorigine di questo modello architettonico, stata a
lungo tempo attribuita alla cultura ellenistica, e precisamente a quella (portico regale) che in suolo greco serviva
come luogo nel quale veniva amministrata la giustizia.
Questa basilik sto resta comunque uno dei possibili rifferimenti per gli architetti romani quando codificarono lo
spazio basilicale, a questo dobbiamo unire la casa ellenistica con i grandi giardini ipostili. A Roma per un semplice portico
non poteva bastare per rendere, anche tramite larchitettura, laccresciuta potenza che i latini avevano acquistato sul
Mediterraneo, ne era capace di accogliere tutte le numerose funzioni di tribunale, mercatoche si dovevano svolgere al suo
interno.
Questa teoria sullorigine greca della basilica romana stata recentemente messa in discussione, in quanto appare
documentato che il rapporto con la cultura greca si avvenuto in un certo senso in maniera inversa. Cos come gi aveva fatto
per lanfiteatro, i romani avrebbero dato un nome ellenizzante ad un modello proprio, nato spontaneamente con i
solennizzarsi degli elementi giudiziari della vita politica e sociale. Livio parla nel 184 a.C. di una basilica chiamata Porcia, poi
Emilia. Sarebbe la prima basilica a prendere il nome del magistrato che in essa svolgeva le proprie funzioni giuridiche. Non
la prima basilica esistente a Roma, ma si la prima che prende il nome del magistrato.
Le basiliche romane che pi si assomigliano ad un confronto con la ricezione di questo modello in ambito cristiano
sono la Basilica Giulia costruita da Cesare nel 54 a.C.. Questo edificio era rettangolare, diviso da una serie di pilastri in cinque
navate. Un altro esempio la Basilica Ulpia, costruita da Traiano nel suo foro fra il 107-113 d.C., ledificio era diviso in cinque
navate tramite quattro file di colonne che giravano anche nei lati minori, e delimitato da due absidi impostati lungo i lati corti.
La Basilica di Massenzio, molto interessante perch anche se fu iniziata da questo imperatore fu finita sotto Costantino, ed
lultimo edificio pagano prima della costruzione delle grandi basiliche di San Giovanni in Laterano e San Pietro. Ledifico
una grande navate centrale, delimitata da un abside che dal 313 ospit la gigantesca statua dello stesso Costantino. Coperta con
tre grandiose volte a crociera impostate su otto colonne, creva una grande navata centrale e altri due navate laterali minori,

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costituite da tre ambienti comunicanti, affiancavano la prima ed erano coperte da pesanti volte a botte cassettonate. Questo
caso un unicum, perch in genere, per ragioni di praticit e di economia, si preferiva la pi leggera e veloce copertura a
capriata lignea.
I romani avevano la pianta basilicale, descritta anche da Vitruvio nel suo De Architettura, ma la applicavano molto
liberamente come dimostrano le testimonianze archeologiche arrivate abbondantemente fino a noi.
Non possiamo tralasciare le chiamate Basiliche private che nella tarda antichit sorgono nei palazzi signorili, che
anche se di minori dimensioni non appaiono minori nella decorazione e nella pretesa di magnificenza. La pianta era uguale
come quelle pubbliche: avevano sempre una navata centrale pi alta e una fila di colonne che delimitavano lo spazio.
Tutte queste variante giunsero al loro pieno sviluppo nei primi secoli dellera cristiana, ed quindi normale ritenere
che gli architetti delle basiliche cristiane fecessero riferimento nei loro progetti a questa pluralit di scelte, tentando di
prediligere gli elementi pi accordi con le necessit dei cristiani.

2.- Origine della basilica cristiana.


Con il trionfo del cristianesimo sorge la necessit di creare un edificio ufficiale per il nuovo culto cristiano. Larchitettura
romana si trovava al su apice, e aveva una grande scelta di edifici: templi, teatri, terme o basiliche. Questa scelta spinse i
cristiani verso lultima soluzione, perch aveva meno connotazioni pagane e si adattava moto bene alle loro necessit. Il
tempio romano logicamente potrebbe essere il pi immediato punto di riferimento ma rischiava di non far cogliere la novit del
cristianesimo, e come abbiamo visto, il culto romano era tutto sterno, essendo laedes la casa della divinit e non un luogo di
raduno dei devoti.
La derivazione della basilica cristiana dalla basilica forense romana, gi fu fatto nel XVI secolo da Leon Battista Alberti,
ma nel secolo XIX fu molto contestata e si cercava lorigine della basilica cristiana nella casa romana, nel palazzo imperiale e
anche nella pianta della sinagoga ebraica. Tutte queste ipotesi non danno un chiaro riferimento allorigine della basilica
cristiana, cos possiamo pensare che quando gli architetti romani si trovano a creare un nuovo edificio di culto per il
cristianesimo uniranno la esperienza architettonica romana della basilica giudiziaria e gli antichi edifici di culto cristiani
creando un nuevo edificio di culto: la basilica cristiana, che chiaramente si inserisce nella ricca tradizione edilizia della basilica
romana dalla quale prende alcuni elementi, ne elabora alcuni e ne tralascia altri, attuando con grande libert, secondo le sue
esigenze liturgiche. Gli stato sufficiente modificare la pianta e in particolare disporla secondo un asse su un punto focale
fornito dallaltare o dalla tomba sacra. Dobbiamo pensare che gli stessi architetti e lavoratori che costruirono la Basilica di
Massenzio, lavorano anche nella costruzioni delle due grandi basiliche romane: San Giovanni in Laterano e San Pietro.
Ledificio cristiano, del resto, apparteneva alla categoria di basilica perch era un luogo di raduno di persone e poich era il
luogo di presenza di Cristo, il basileus per eccellenza.
Costantino sceglier il modello basilicale di divisione delle navate a colonne, la copertura a botte, come quella di
Massenzio, richiedeva molto tempo e ingente spesse di materiale e di manodopera per uguali risultati. Per questo si preferirono
la divisione a colonne e la copertura a capriata che aveva bisogno di pareti molto pi sottili e si poteva ampliare in lunghezza e
larghezza facilmente secondo le necesitt.
Costantino realizz una grande attivit edilizia a Roma e in altre parte dellimpero, inizia cos una fioritura di edifici di
culto cristiani che in due secoli cambier il volto architettonico del vecchio mondo romano. Costantino a Roma costruisce la
Basilica di San Pietro, la Basilica del Salvatoris e il Patriarchio, la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, la Basilica di San
Lorenzo... anche fuori di Roma costruisce una basilica a Nazaret, il Martyrion e lAnastasis a Gerusalemme, lApostoleion e la
prima Santa Sofia a Costantinopoli., e altre chiese a Capua, Napoli, Cirta, Treveri, Antiochia, Nicomedia... e piano piano tutto
il vacino Mediterraneo si riempie di edifici di culto cristiani.

3. - Divisione delle basiliche: titolari, diaconie, cimiteriali.


Le basiliche cristiane dallorigine hanno avuto una diversa funzione secondo la sua fondazione e le possiamo dividere
in:

3.1 Basiliche titolari.


Sono le chiese urbane rivolte al servizio del popolo per poter servire alle necessit pastorali e al servizio dei
sacramenti, sarebbe un antenato delle nostre parrocchie. Qui la pastorale dei fedeli era affidata ai presbiteri titolari, aiutati da
altri membri del clero: accoliti, lettori, esorciti, ostiarium. Allinizio non disponevano di battistero, tutti i battesimi si
realizzavano nella cattedrale di Roma, ossia la Basilica di San Giovanni in Laterano, dove tutti ricevevano i sacramenti
delliniziazione cristiana da mani del vescovo di Roma la notte della Vigilia Pasquale: il battesimo, la cresima e la comunione.
Forse dalla seconda met del IV secolo o inizi del V, dovuto allaumento di fedeli sorse la necessit di realizzare dei battesimi
in altre periodi dellanno e di moltiplicare gli impianti battesimali, per questo si crearo dei nuovi nei titoli. Nella distribuzione
dei disversi titoli vediamo che non si trovano distribuiti equamente fra tutte le regioni di Roma, ma troviamo una
disomogeneit distributiva, dovuta sicuramente alla diversa dislocazione della popolazione di Roma. Di fatto vediamo che
nelle zone dove cera una maggiore concentrazione abitativa si trovano pi titulus, anche se in questo caso potevano influire
sicuramente le donazioni e la disponibilit di case.

3.2 Basiliche cimiteriali.


Di solito si trovano fuori il perimetro delle mura delle citt, perch sono costruiti sopra o molti vicino alla tomba di un
martire specialmente venerato. A Roma tutte le basiliche cimiteriali si trovano fuori il perimetro delle mura: San Pietro in

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Vaticano, San Paolo fuori le Mura, San Pancrazio, San Lorenzo, Santa Agnese, San Lorenzo... Possiamo distinguere due tipi di
martirya o chiese cimiteriali; quelle costruite sopra le tombe dei santi e quelle sorte su luoghi santi. I primi sono costruiti sopra
la tomba di qualche martire o santo e gli altri sopra luoghi che commemorano episodi della storia di Ges: la Anastasi, la
Basilica di Betlemme....

3.3 Le diaconie.
Il nome deriva del terminie greco che significa servire, significato che nel linguaggio neotestamentario e
cristiano assunse uno spiccato senso sociale, cio mettersi al servizio degli indigenti. Lattivit caritatevole della chiesa
antica, gi gli Atti degli Apostoli parlano dellattivit caritativa della prima comunit (Atti 2,44-45; 6,1-6) e gi alla met del II
secolo si effettuava la raccolta festiva per le opere di carit. A partire del IV secolo i papi creeranno funzionari e uffici appositi
per lazione caritatevole.
Lorigine della diaconia sicuramente orientale. Questa continua in un certo senso il costume romano delle pubbliche
distribuzioni, che ripressa dal cristianesimo quando il potere romano non in grado di gestirlo, ma aggiungendo una
assistenza integrale, cio soccorsi in natura e in denaro, ospitalit e via dicendo, e lautonomia economica nonch
amministrativa, come il possesso dei beni, la capacit di negozi commerciali e una struttura autonoma. Le prime notizie
storiche sullistituzione diaconale segnalano in Egitto parecchi centri fiorenti di carit, servite dal clero secolare e ma
soprattutto dai monaci.
A Roma la prima menzione di diaconie risale alla vita di papa Benedetto II (684-685) contenuta nel Liber Pontificalis,
ma sicuramente la sua istituzione e la sua funzione sono anteriori. Abbiamo alcune citazioni nelle epistole di Gregorio Magno
(590-604). Solo nella prima met del VIII secolo troviamo nelle fonti riferimenti espliciti a diaconie di cui si precisa il nome,
ma le testimonianze archeologiche ci indicano che esistono da prima.

4- Elementi basilari di una basilica cristiana.


Come abbiamo visto non si pu parlare dellesistenza duna basilica cristiana come prototipo, ma piuttosto di
variazioni del genus basilicale. La creazione di unarchitettura una prattica complessa e condizionata, forse pi di altre arti,
da una serie di elementi: le tecniche costruttive, i materiali disponibili, la cultura dellepoca, le disponibilit finanziarie,
larchitetto, gli stili decorativi di riferimento..., che a seconda di come si presentano e si amalgamano tra di loro possono
determinare o meno il carattere e la qualit sia di una singola costruzione sia della produzione di un lungo periodo.
Nellimpero di Occidente si svilupper una tipologia basilicale in genere di tipo rettangolare sul modello delle basiliche
principali create da Costantino, condizionata da problemi economici e politici spesso devastanti, appare sotto molti aspetti
conservatrice, con soluzioni spaziali e costruttive che si distaccano poco dalle forme di riferimento come possibile rivelare
dalle basiliche romane. In Oriente si diffonde attraverso limpero bizantino una particolare pianta centrale e copertura a cupola,
che in epoca romana caratterizzava alcuni edifici, principalmente terme, anche se in Occidente non mancano alcuni edifici a
pianta centrale come il Mausoleo di Costanza o la tomba di Santa Elena.
Mi sembra quindi opportuno fornire un analisi dei vari organismi strutturali, che si possono incontrare in essa,
sebbene per s non siano presenti in ogni caso particolare, ci ha lo scopo di condurci alla comprensione e allinterpretazione
dei monumenti nelle varie regioni dellOrbis Christianus.

4.1 Lorientamento.
In genere lorientazione della basilica non fu determinato da regole fisse e immutabili. Spesso gli architetti tennero
semplicemente conto del terreno in cui la basilica doveva sorgere, soltanto quelle basiliche cimiteriali venivano erette e
indirizzate verso la tomba preesistente del martire. Ma lorientamento delle basiliche per tradizione, gi appare nelle
Constitutiones Apostolicae, nella quale si prescribe lorientamente delledificio di culto verso lest, in omaggio alla regola di
pregare col viso rivolto verso Oriente, la cui origine risale a tradizione giudaiche come molti altre prassi dellorganizzazione
cristiana, e anche perch secondo la tradizione cristiana Cristo quando rittorner nella sua seconda venuta verr dallOriente.
Orientare una basilica verso Oriente sta a significare latessa, laspettativa orante. A partire del secolo VIII lorientamento
verso oriente diventa generale e a partire del XI una regola fissa nelle chiese romaniche.

4.2 Laula della basilica.


Una delle forme di aula pi frequenti quella di uno spazio longitudinale e rettangolare, dove perci i lati sono pi
lunghi della fronte. Uno spazio longitudinale si sviluppa in genere secondo un asse centrale orizzontale. Tale asse parte
dallingresso principale, che si trova di solito sul lato breve, e corre verso il punto focale della costruzione, che si trova
generalmente non dentro ma davanti labside, collocata sul lato breve opposto. La presenza dellaltare unico, ha influito
sulerezione dellingresso sul alto corto.
Questo spazio rettangolare pu rimanere indiviso, come sucede nella Basilica dei Santi Cosma e Damiano, ma di
regola viene distinto da file parallelle di colonne o di pilastri che dividono laula in navate. In tal modo si crea una navata
centrale pi larga, fiancheggiata da quelle laterali, che sono sempre pi strette e pi basse. Il numero di navate in conseguenza
sempre dispari e pu variare da tre a nove. Di solito sono tre, in alcuni casi cinque o sette. A Cartagine cera la Basilica de
Santa Monica con sette navate e la Basilica Maiorum con nove navate.
Nelle basiliche del IV secolo il rapporto di larghezza tra la navata centrale e quelle laterali di due a uno, il che
significa che la navata centrale uguale alla somma delle due navate laterali. A partire del V secolo si nota la tendenza a
diminuire la larghezza della navata centrale e ad aumentare quella delle navate laterali.

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Le colonne sono collegate tra loro ingenere da archi o talvolta anche da travi orizzontali come a Santa Maria
Maggiore o a Santa Prassede.
Sopra gli archi, autonomamente sostenuti dalle colonne o pilastri, vengono costruiti dei muri. Quelli della navata
centrale si alzano al di sopra delle navate laterali. Nellalto dei muri della navata centrale si trova una fila di finestroni, uno per
ogni intercolunnio. Il rialzo della navata centrale permette un abbondante illuminazione della basilica. Questa cura della luce
in constrasto col tempio pagano, in cui la cella, adibita soltanto per la collocazione della statua del dio, era sempre semibuia.
Per temperare per lintensit luminosa si mettevano nelle finestre delle transenne in marmo traforate e si collocavano
sottilissime lastre di marmo traparente o vetro colorato.
Alcune basiliche cristiane hanno sopra le navate laterali ancora un altro piano, che corre lungo la loro lunghezza e
talvolta anche lungo la parte interna della facciata principale. Si tratta di una specie di tribuna, in forma di U. Queste gallerie
avevano la medesima larghezza delle navate laterali ma erano meno alte e mostrano una galleria di colonne aperta in direzione
della navata centrale. Generalmente si da a questo organismo il nome di matroneo, in quanto sarebbe stato riservato alle
donne (matronae). Per pi che una funzione pratica, esso, al meno nellOccidente, sembra essere stato un arrichimento
architettonico della fabbrica. Infatti soltanto la prima fila delle persone eventualmente situate nel matroneo, poteva vedere
laltare. Lacesso alla tribuna era una scala nel nartece, o nella torre presso la facciata, talvolta anche in un ambiente accanto
allabside. A Roma si trova nelle basilcihe cimiteriali di SantAgnese e di San Lorenzo.
Il pavimento della basilica era di solito il mosaico, tema che rientra nello studio delliconografia.

4.3 Gli organismi della facciata.


La facciata un simple muro piatto, cosicch in profilo rispecchia la divisione interna della basilica con le diverse
altezze delle navate. Da una fino a tre porte servivano come ingresso, corrispondenti alle tre navate. Non di rado si trovano
anche ingressi sui lati lunghi, il che avrebbe dato origine alle costruzione con le due absidi contraposte.

4.3.1 Nartece. uno stretto spazio obliquo, che comprende lintera larghezza della basilica. Il nartece pu trovarsi davanti
alla faccia esterna della basilica, in quel caso si chiama esonartece, o direttamente dietro questa, che prende il nome di
endonartece. Eccezionalmente si hanno due narteci, come a Santa Sofia di Costantinopoli. Il nartece pu essere uno spazio
chiuso come nelle basiliche della Grecia, ovvero aperto sul lato principale nella forma di un portico come in alcune basiliche di
Roma. Il collegamento tra il nartece e le navate di regola attraverso delle porte. Tuttavia a Roma, secondo quanto mostrano
gli scavi, alcune basiliche non avevano porte nella facciata bens delle grandi arcate. Come si vede nella facciata della basilica
di San Clemente, ma resta il problema della chiusura della basilica per lo quale si sono date varie ipotesi, ma nessuna sembra
soddisfacente. Il nartece sembra essere stato destinado ai catecumeni e ai penitenti, dopo labolizione del catecumenato, e
certamente a partire del VII secolo, sparisce o riceve un altra funzione.

4.3.2 Atrio. Alcuni nartece si sviluppano su gli altri tre lati formando un portico o quadriportico elemento che appare molto
diffuso in et costantiniana in tutte le basiliche del vacino mediterraneo. Tutto intorno il cortile cera un ambulacro formato da
colonne, da alcune descrizioni di Eusebio di Cesarea (H.Ecc. X, 4, 38; e da San Paolino di Nola Camen XXVIII, 44-49); si sa
che gli intercolunni erano muniti di cancelli lignei per la chiusura a forma di reticolato in modo da isolare praticamente i portici
dallatrio, la chiusura probabilmente non era in muratura, ma in legno e velari. Si capisca che quando si dice atrio si deve
intendere un recinto chiuso da quatro bracci.
Al centro dellatrio si trova frequentemente il cantharus, la vasca per le abluzioni o una fontana, in alcuni casi si
trovavano 4 fontanelle negli angoli. Lo spazio interno in molti casi venne coltivato a giardino per cui molte volte viene
nominato come paradiso.
Talvolta latrio ha anche un piano superiore, come nella Basilica della Anastasis a Gerusalemme. Dal lato esterno era
chiuso con un muro, ovvero era del tutto aperto con una galleria di colonne come a San Pietro. Queste pu collegarse subito
alla basilica o al nartece.

4.4 Gli organismi interni della basilica.


4.4.1 Navate.
Costituiscono il corpo della chiesa, suddividendola in spazi articolati intercomunicanti. Una parte dellorganismo
basilicale viene riservato ai ministri, il clero, il resto al popolo. Queste due parti della chiesa non ebero mai una divisione fissa
e uniforme dappertutto, di norma la divisione venne indicata da un recinto o dallarco trionfale se esisteva il transetto.
Il numero delle navate sempre dispari: tre, cinque, sette. Di solito erano a tre navate, si conoscono poche di nove
navate, quella di Cartagine, di cinque cera lantica San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo... Nel sistema pi comune,
quello ternario, le navate comprendono un vano centrale di maggiori dimensioni e due bracci parallelli detti navatelle o
porticus, secondo la terminologia usata dal Liber Pontificalis, le navate lateralli di solito erano pi strette, pi basse per
permettere linserimento di finestre nella navata centrale per illuminare la chiesa.
La divisione tra le navate si ottiene con una serie di colonne o pilastri sorregenti archi a tutto sesto, pi comune, o una
traveazione continua, detta pittabanda. a Ravenna comincia a sorgere, e poi si stendera per limpero un elemento di transizione
tra il capitello e larco, chiamato pulvino che conferisce uno slancio particolare alle strutture. Luso del pilastro al posto della
colonna non sempre dipende del gusto del costruttore della chiesa, ma pu essere imposto dalle condizioni ambientali, come la
mancanza di marmo, o da criteri di economia, minore costo della muratura rispetto ai rocchi marmorei, ma pu derivare anche
dalla necessit di assicurare adeguati sostegni alla mole delledificio, o per ottenere una maggiore visibilit riducendo al
massimo il numero di sostegni aumentando il loro spessore.

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Lo sviluppo longitudinale della navata si trova in diretta relazione con la lunghezza delledificio, per la larghezza le
basiliche del secolo IV mantengono un rapporto tra navata maggiore e navatelle aggirantesi su 2:1, ossia, ogni navatella
ampia quanto la met di quella centrale. Tale proporzione tende ad alterarsi nel corso del V secolo. La preminenza della navata
centrale si evidenza anche per la maggiore altezza.
Particolare cura si ebbe nella basilica cristiana ad illuminare gli ambienti interni. A differenza dei templi pagani
raccolti nella penombra della cella, larghe e frequenti aperture inondavano di luce le navate. di solito corrispondeva una
finestra per ogni arco della navata centra.e. Transenne marmoree nei vani delle finestre mitigavano talora i forti raggi del sole o
le correnti daria, in altri casi si aveva una chiusura con vetri colorati, sottili lastre di marmo traslucidoe pi tarde con selenite.
Nella maggior parte delle costruzioni nessuna finestra si apriva nellabside, vi sono casi per in cui due o tre aperture
illuminano il presbiterio, che in tal modo acquistava una luminosit che normalmente non possiede.
Anche la notte la basilica cristiana veniva illuminata con grande sfarzo.. Lampade pendevano dai soffitti, dalle pareti,
dagli archi ed architravi, candelabri ad uno o pi bracci ornavano laltare. Nei giorni solenni naturalmente lilluminazione
diventava pi sfarzosa e doveva accrescere lo splendore dei velari e delle stoffe prezione che addobbavano le maggiori
basiliche.

4.4.2 Transetto.
Nella basilica cristiana talvolta si trova lungo il lato breve posteriore delle navate uno spazio, contenuto dentro i muri
perimetrali delle navate, ovvero sportente oltre i muri laterali, il chiamato transetto. Quando la navata trasversale sporge dai
muri esterni e interseca le navate ad angolo retto, si arriva a un apianta della basilica a forma di T, ossia nella forma della
croce. Il transettto ne costituisce il braccio corto. In genere il transetto chiuso ai lati minori da un muro lineare, ma ci sono
casi in cui termina con absidi nei lati brevi. Il transetto va considerato come un organismo affatto particolare dellarchitettura
cristiana, contenuto in poche chiese, e per questo presenta un grande numero di varianti. Si poosono identificari vari tipi di
transetto:
Si trovano molti varianti nel tipo di transetto. Possiamo distinguerne almeno due fondamentali basandoci sulla
relaizone tra aula basilicale e transetto:
Transetto indipendente, quando le divisioni delle navate si arrestano al punto di incroccio con il transetto. In conseguenza
le colonnate e i muri sopra stanti, che dividono laula in navate, non entrano nello spazio del transetto. anche allora si possono
trovare due tipi:
- Transetto indipendente continuo, cio senza alcuna divisione interna.
- Transetto indipendente e tripartito, cio diviso internamente per mezzo di colonne e archi in tre
parti distinte ma collegate tra loro.
Transetto a navate avvolgenti, quando le navate laterali con la colonnata continuano in modo interrotto lungo il muro
perimetrico del transetto.
Il transetto deriverebbe dalla necessit di rendere visibile laltare al maggior numero possibile di fedeli, cos da
origine allarco trionfale e al tiburio e poi della cupola, in quanto era necessario illuminare lo spazio del transetto, ma nelle
basiliche antiche non c ne tiburio ne cupola.
- Arco trionfale. Il punto di incrocio fra il transetto indipendente e la navata dellaula basilicale segnato in alto da
una parete trasversale, che sull anave mediana sincurca a guisa di grande arcata. Larco trionfale situato al termine della
navata centrale, presuppone la presenza dun transetto e quindi la possibilit di passarvi sotto in modo solenne da parte del
trionfatore, senza che si incontri subito con un muro.
- Abside. In genere la basilica cristiana aveva un solo abside situato nellasse centrale delledificio, al termine della
navata centrale. Queste si trova nella parete di fondo, dove anche la sedia del vescovo, fiancheggiata dai subsellia o seggi
dei sacerdoti. Un numero ristretto di antiche basiliche aveva tre absidi, quello centrale pi grande e due pi piccoli in
corrispondenza con le navi laterali. In alcune chiese del nord dellAfrica, della Spagna e dei Balcani, si trova talvolta di fronte
allabside un controabside posto in un ambiente anteriore o allinizio della navata centrale.
Di solito labside sporgente, cio sporge allesterno dal muro perimetrico dellaula, che il caso pi frequente. Pu
essere anche che labside sia costruito nellinterno della basilica, e che la sua curva esterna appoggi sulla parete di fondo della
basilica.
Di solito labside ha un apianta semicircolare, ricoperta da una semicupola. In Egitto e in Siria si possono trovare
absidi di forma rettangolare. A partire del V secolo, e soprattutto del VI, si pu trovare la parete esterna dellabside a forma
poligonale.
Il soffito semisferico interno dellabside chiamato conca o catino. A Roma di solito le basiliche antiche non hanno
finestre nellabside, soprattuto perche la luce avrebbe impedito a coloro che entravano di vedere bene laltare. Esse furono
inserite tra lVIII e IX secolo, quelle di Santa Sabina sembrano essere state aperte in periodo tardivo.
Il motivo dellabside gi lo troviamo nellarchitettura romana, nellarchitettura cristiana servirebbe per inquadrare
laltare in uno sfondo plastico rialzando la sua importanza.
Un problema particolarmente difficile resta infine quello delle controabsidi. Un certo numero di basiliche nellAfrica,
nella Spagna e nella Peninsula Balcanica, presentano generalmente un cotroabside rivolto ad oriente si oppone generalmente ad
un altra orientata in senso contrario, non si sa bene lorigine, anche pare che sia di origne funeraria e sorta in Africa.
- Presbiterio. Il nome deriva dal termine greco presbiteros, indica lo spazio tra labside e le navate, riservato
unicamente al clero per le funzioni liturgiche. Per evidenti ragioni di visibilit si trova spesso sopraelevato rispetto alla quota
delle navate con uno o pi gradini. Lo spazio viene chiuso da cancelli o da latre forme di recinzione che ne assicurano

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lisolamento. Il tipo, lampiezza, le caratteristiche del presbiterio dipendono soprattutto dagli orgnaismi che lo compongono,
altare, abside, cattedra, banchi del clero, ambone, cancelli e cripta.
- Altare. Si pu dire che il punto di convergenza dellintero complesso architettonico, illuogo nobile, sacro per
eccelenza, dove si compie il sacrificio della messa. Si chiama anche mensa, ara,...
Si pu trovare in quattro tipi diversi:
*Altare a mensa, consiste in una lastra generalmente marmorea, sorretta da un supporto centrale ovvero da quattro o
pi angolari.
*Altare a blocco, fatto in muratura. Talvolta fu semplicemente un unico masso di marmo, pietra o materiale affine, ed
ebbe funzione di soporto a una tavola che si poneva quando occorreva.
*Altare a sarcofago, simile cio, come indica la stessa denominazione, alla forma di un arca funeraria.
*Altare a cofano, forma desunta dalla teca, dalla cassetta custodia, un essempio di epoca posteriore.
C un essemplare a tripode, rappresentato nella cappella dei Sacramenti del Cimitero di San Callisto, la singolarit
della forma e lantichit dellaffresco si vuole ritenere come il prototipo della mensa sacrificale, laltare tipo delle primitive
comunit.
Laltare poteva essere di marmo, pietra, legno e muratura, rivestito di mettalo prezioso: oro, argento, brozo.; fisso o
mobile. Si era mobile senza dubbio era in legno, si pensa che cos doveva essere nella domus ecclesiae e negli ambienti
cimiteriali.
- ciborio. il simbolismo della copertura di una tomba, di un trono, del tabernacolo Ess 10, 15-17) fu sicuramente noto
presso i popoli antichi. Il ciborio o baldachino consisteva in un padiglione quadrangolare poggiato su quattro colonne che
servivano di sostegno alla copertura superioree a portare i veli che venivano tirati per nascondere laltare al momento della
consacrazione
- Cattedra. La cattedra, detta anche solium forma con labside un insieme inscindibile, che si esprime simbolicamente
nella doppia immagine della cathedra Christi-cathedra episcopi, onde la basilica diventa la sala del trono divino. Essa si trova
nelle chiese episcopali, titolare o monastiche nella forma di una sedia con spalliera e bracciuoli, sopraelevata con gradini, viene
costruita inmattoni e marmo, decorata con escene dellAntico e Nuovo Testamento. Lunica catedra mobile esistente e quella
del vescovo Massimiano di Ravenna, che in avorio. Ai lati della catedra cerano i banchi dove sedevano i presbiteri. Anche
questi erano in legno o in muratura e potevano comprendere uno o pi ordini sovrapposti.
- Solea o schola cantorum. Come il suo nome stesso indica, si tratta di un recinto rettangolare spesso sopraelevato da
uno o due gradini, situato immediatamente dinanzi al santuario nel quale prendevano posto i cantori o il clero. Spesso larea
del presbiterio e della solea formavano tutto un recinto delimitato dai cancelli, che per creare il posto necessario si avanzavano
fin nella navata centrale.
Lorigine di un corpo di cantori e listituzione di un posto fisso nellambito del presbiterio risalgono certamente ad una
gase matura della liturgia, difficilmente prima del VI secolo. Lessempio pi antico stato identificato nella basilica di San
Marco, anche a Castelfunsano se ne conosce iltracciato di una scuola, la prima menzione di quella di San Pancrazio si deve a
San Gregorio di Tours. Un forte impolso di questa struttura si dovette dare con Gregorio Magno che rifform il canto
ecclesiastico.
- Ambone. Sorta di tribuna sopraelevata dalla quale venivano lette al popolo le sacre scritture, si annunciavano le feste
mobili, si cantavano alcuni versetti. Un tipo pi evoluto avrebbe avuto invece una duplice rampa di accesso con tre o quattro
gradini. Il modello pi diffuso e monumentale venne costruito in muratura, munito di due rampe rivolte una ad este e laltra ad
ovest, rivestito di lastre di marmoree ornate di rilievi simbolici, di solito si trova nella navata cnetrale vicino allaltare.
4.4.3 La copertura della basilica.
Il tipo di copertura delledificio a tetto in due falde con doppio spiovente. Infatti le disposizioni e le dimensioni delle
pareti appaiono adatte soltanto alla resistenza delle azioni verticali. Un lato debole infatti del tipo basilicale la grande fragilit
dei muri alti e sottili sovrastanti alle colonne, non resisterebbero un altro tipo di copertura. Pertanto essi vengono in genere
imbrigliati dalle capriate del tetto le quali pessano, ma non spingono.
La copertura delle navate nella basilica paleocristiana comunemente quella lignea, con rivestimento di embrici. La
maggior parte delle chiese del bacino del Mediterraneo adopera il sistema di travi incatenate a forma di triangolo, consistente
in forti elementi trasversali, su cui poggiano traverse spioventi, sistema a capriata. Le travi potevano rimanere visibili
allinterno, come a San Paolo fuori le Mura, come a San Pietro... o venivano mascherate da un soffitto piano, decorato a
lacunari dorati. Con laffermarsi della cupola si diffonde dal V secolo in poi un altro tipo di copertura, alquanto infrequente in
epoca anteriore salvo talune regioni, come la Siria centrale assolutamente priva di risorse lignee: la volta. Essa per pone
problemi di altra natura, derivati dal peso e dal complicato gioco delle spinte e dei controforti in relazione ai sostegni.
La capriata una incastellatura triangolare, prevalentemente in legno, che sostiene il tetto. La catena della capriata
un unico pezzo di legno. Sulla capriata poggiano gli arcarecci, cio le travi disposte longitudinalmente per sostenere i travetti o
il mato di copertura. La copertura a tetto, sostenuta da capriate, era nascosta da un soffitto a lacunari. Ci risulta anche dallo
studio dei mosaici dellarco absidale o di quello trionfale, che dimostrano una composizione in linea orizzontale.

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BIBLIOGRAFIA

- Coarelli, Filippo, Roma, Mondatori, 1994.

- Crippa, M.A.- Zibawi, M., Larte paleocristiana, ed Jaca Book, Milano, 1998.

- Duval, N. Ledificio di culto in Dizionario Patristico di Antichit Cristiane, Marietti, Casale Monferrato, 1983, pp.

- Krautheimer, R., Architettura sacra paleocristiana e medievale, Bolati Boringheiri, Torino, 1993.

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Arte dei primi cristiani. La pittura.


1.- Origini delle immagini cristiane.
Il cristianesimo nasce come una religione non slegata dal suo contesto storico, come abbiamo avuto opportunit di
studiare lungo tutto il corso. La rappresentazione in immagini della divinit era in uso da millenni nel Medio Oriente dove
nato il giudaesimo e dove nasce anche il cristianesimo. Forse i giudei in contrasto con questi popoli pagani e politeisti, per
mantenere la sua diversit e la sua caratteristica da gli origini non accettano le immagini come un precetto dato da Dio stesso
come si legge nellEsodo e nel Deuteronomio, in Esodo 20,4 si legge Non ti farai idolo ne immagine alcuna di ci che lass
nel cielo e ne di ci che quaggi sulla terra, n di ci che nelle acque sotto terra, anche Dt 4,15-18. Soltanto si potevano
fare immagini di cherubini 1Re 6,23-30. Anche se probabilmente si riferiva alle figure di Yahv.
I costumi del popolo giudeo furono determinanti per i cristiani, gi che Cristo si sottomessi a queste, anche i primi
cristiani e missionari della nuova dottrina furono giudei nella grande maggioranza, e lentrata di nuove cristiani provenienti del
paganesimo creer molti problemi perch avevano una mentalit diversa e non accettavano tanto facilmente i precetti giudei
Atti 11,1-18; 15,6-12 Alla fine anche se i pagani saranno ammessi alla religione cristiana, Atti 15,19-21, continuer una forte
cultura giudea dentro il cristianesimo, in conseguenza nei primi secoli c una grande opposizione a ogni forma di idolatria, e
in conseguenza a tutte le rappresentazioni di persone umane e di animali. Si vedeva lidolatria come creazione del diavolo,
come dice Paolo nelle sue lettere Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinit sia simile alloro,
allargento e alla pietra, che porti impronta dellarte e dellimmaginazione umana1Cor 10,19, Gal 4,8.
Verso la met del II secolo, quando il cristianesimo si sta affermando nella societ romana, si profila un opposizione
degli intellettuali pagani contro il cristianesimo. I cristiani si difendono e sorgeranno i chiamati Padri Apologisti. Questi autori
sferrano duri attacchi contro gli idoli pagani, divinit di legno, oro o metallo che non rappresentano la divinit di Dio. Nella
Lettera a Diogneto si dice: Forse che luno non volgare pietra, come quella che si calpesta, e laltro non bronzo, non
migliore dei recipienti fusi per il nostro uso A Diogneto 2,2. Tertulliano nella sua opera SullIdolatria II,2-3 dice: Il demonio
ha ispirato nel mondo i fabbricanti di statue, di immagini e di ogni genere di rappresentazioni. In tal modo larte di fabbricare
idoli diventata lorigine stessa dellidolatria. Ha poca importanza che sia uno scultore a modellarla, un cesellatore a
plasmarla, un tessitore a tesserla. Poco importa la materia, gesso, colori, pietra, bronzo, argento o filo di cui fatto lidolo.
Parimenti anche poca importanza ha ci che viene rappresentato, perch non bisogna credere che labbia unicamente se si tratta
di un idolo dedicato a un soggetto antropomorfo. Se cos fosse un popolo sarebbe meno idolatra se consacrasse limmagine di
un vitello al posto di quella delluomo. Tutti gli apologisti, greci e latini, usano gli stessi argomenti contro gli idoli pagani.
Questo rifiuto delle immagini fecce che fossero rifiutati alcuni uffici per il pericolo di idolatria che comportavano, soprattutto
era vietati lufficio di scultore. Dice Ippolito nella sua Tradizione Apostolica: avvertito di non fare idoli: o smetta o sia
allontanato. Ma nelle catacombe troviamo un incisione figurata su un epitaffio cristiano dedicato a un tale Eutropos, che
riporta la figura del defunto al lavoro mentre scolpisce sarcofagi a soggetto neutro, nel rispetto delle norme sullidolatria. Da
tutti anche conosciuto la storia dei 5 martiri cristiani: Claudio, Nicostrato, Castorio, Semproniano e Simplicio, scultori
cristiani, martirizzati in Pannonia ed affogati nel Sava perch si erano rifiutati di scolpire la statua di Esculapio richiesta loro da
Diocleziano. Questo rifiuto delle immagini porter ad un ritardo nella creazione di un iconografia cristiana.
Alle immagini statiche degli idoli si oppongono le immagini vive degli uomini, immagini di Dio alle quali si Santi
Padri chiedono di manifestare nella propria vita limmagine di Dio. Ireneo di Lione nella sua opera Contro le Eresie dice: O
uomo non sei tu a fare Dio ma Dio a fare te. Se dunque tu sei opera di Dio, aspetta pazientemente la mano del tuo Artista, che
compie ogni cosa al momento opportuno. Presenta a lui un cuore tenero e docile, e conserva la forma che si ha dato lArtista,
avendo in te lacqua che ti viene da Lui, e in mancanza della quale indurendoti, non portereste le impronte delle sue dita. I due
primi secoli della Chiesa sono molto ricchi di autori e di testimonianze teologiche e spirituali, ma i cristiani non hanno lasciato
nessuna testimonianza artistica. I Santi Padri non manifestano nessun interesse per la scultura e la pittura, non hanno nessuna
considerazione sulla natura e sulla funzione delle immagini.
Verso la fine del secolo II-inizi III comincia timidamente a sorgere un piccolo arte cristiano, fatto da piccole opere.
Non ostante tutta questa controversia contro i pagani, i diavoli e lidolatria, nel mondo cristiano comincia ad aprirsi uno
spiraglio per liconografia e larte. Se molti autori cristiani rifiutano completamente la cultura greca, altri accettano quello che
di buono ha in se, come Giustino e Clemente Alessandrino e in seguito molti autori della Scuola Alessandrina. I Santi Padri
nelle sue catechesi, omelie e dottrina, usano molto i simboli dellAntico Testamento: albero, bastone di Mos e anche i
simboli pagani, tratti dalla filosofia greca. Sia in Oriente che in Occidente i cristiani prendono le forme e i metodi dellepoca
per ornare le proprie tombe e i propri luoghi di culto. I primi artisti sono eredi della tradizione dominante con le caratteristiche
dellarte tardoantico. Logicamente la conversione al cristianesimo di un individuo non porta ad una nuova vita fuori della sua
cultura nella quale ha vissuto fino a quel momento.
Questo arte, senza arrivare alla profondit teologica e spirituale della letteratura patristica permeata da un
umanesimo cristiano che si diffonde con lassimilazione della cultura classica da parte della nuova religione. La cultura pagana
per una parte viene rigettata, ma per altra viene assimilata insieme allespandersi della nuova religione fra le fasce pi colte
della societ. Abbiamo gli esempi di Giustino, filosofo convertito che user tutta la sua sapienza filosofica per difendere il
cristianesimo. Questa simbiosi conosce il suo apogeo sul finire del II secolo con gli scritti di Clemente Alessandrino. Questo
autore confronta i miti greci con le Scritture, si fanno parallelismi fra gli eroi dei miti greci e latini con i grandi personaggi
dellAntico Testamento.
Questa apertura alla cultura pagana non comporta ancora un uso delle immagini, ma cominciano le prime brecce.
Clemente Alessandrino permette luso di alcuni segni iconografici: i fedeli possono usare una colomba, o un pesce, una nave
spinta dal vento, oppure un lira, strumento utilizzato da Policrate, o un ancora marina, come quella incisa da Seleuco
Pedagogo III, 59,2.

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Una volta dato il primo passo aperta un po la porta ai segni, allinizio del III secolo comincia a cadere la proibizione
delle immagini. La comunit cristiana comincia a decorare le sue aule di culto e i suoi luoghi di interramento con lapparato
iconografico offerto dal paganesimo, ma dando un nuovo significato alle immagini. I primi cristiani vivevano in un mondo
dove limmagine come motivo di pubblicit e diffusione di una ideologia era onnipresente, baste pensare ai Fori Imperiali, ai
grandi monumenti imperiali in tutte le citt dellimpero, alle monete, alle effigi dellimperatore, ma anche ai monumenti
privati, alle terme, ai diversi templi con le loro statue di culto.

2.- Le prime decorazioni cristiane.


Larte cristiana trova le sue prime manifestazioni secondo una diffusione simultanea in Oriente e in Occidente, che fa
difficile individuare quale siano state le prime sedi di gestazione dellarte cristiano, come i prototipi culturali e grafici del
repertorio figurativo paleocristiano. Larte paleocristiano, e in conseguenza anche la pittura paleocristiana, non una pratica
autonoma, originale e fortemente connotata che la faceva indipendente dalle altre espressioni artistiche come si pensava fino
agli anni 70 di questo secolo. Allinizio della sua iconografia i cristiano hanno un primo periodo di prova, cercano nel
repertorio iconografico contemporaneo, cio giudeo e pagano, elementi per manifestare la sua fede, poi maturando creeranno
un repertorio iconografico con tematica propriamente cristiana, soprattutto biblica.
Larte cristiana spesso riprese, specialmente a livello schematico, molte immagini elaborate dalla materia mitologica.
Sono emblematiche le corrispondenze tra le figure di Endimione dormente e Giona sotto personal, tra Mos che si scioglie i
calzari ed Hermes che si allaccia il sandalo, tra lascensione di Elia ed Helios sul carro di fuoco, tra Sansone ed Eralce che
uccide il leone Nemeo. Altri mito sono ricuperati integralmente dallarte pagana. Questo dovuto alla cultura popolare nella
quale si muoveva la nuova dottrina, cultura ricca di racconti, leggende e miti che potevano servire per comunicare la nuova
fede. Il mito di Ulisse che si fa legare allalbero maestro della nave per fuggire al canto delle sirene, richiama la figura di Cristo
sulla croce. Un caso importante quello di Orfeo, mitico cantore trace che con il suono della lira domava la natura. Fra i
cristiani fu assimilato a Davide e a Cristo, come vediamo in alcune sinagoghe e nelle Catacombe di Domitila. Gi Clemente
Alessandrino aveva identificato Orfeo con il Logos capace di addomesticare le bestie selvatiche nel Protreptico 1,3, Eusebio di
Cesarea nella Laudatio Costantini 14. Un mito particolarmente felice nella cultura paleocristiana quello della Fenice, simbolo
di risurrezione e di immortalit.
Alcuni animali simbolo estremamente famosi entrano nel linguaggio comune nellet paleocristiana, come il pesce,
lagnello,la colomba che appaiono precocemente e che si prestano quasi subito al fenomeno delle sostituzioni zoomorfe della
persona di Cristo. Un altro simbolo importante lalbero, che viene identificato con Cristo. Si trova nelle lettere di San Ignazio
di Antiochia, nelle Ode di Salomone e in altri testi come Giustino. Il simbolo dellacqua corrente, tanto importante per la
teologia giudaica, che troviamo nellAntico Testamento: Ezechiele 47,1-12, e anche in molti testi del Qumram, lo ritroviamo in
Giovanni 6,4, 7,37-39. Come non possiamo dimenticare un simbolo molto frequente nei Padri della Chiesa come la barca
ripreso dallArca di No, il pesce, lancora Un altro simbolo quello del pavone, che ebbe molto esito nelliconografia
paleocristiana, la sua fortuna proviene dalla sua bellezza che rimanda al paradiso e da una leggenda ricuperata dai cristiani
secondo la quale la carne del pavone non si decomponeva. Un altro simbolo molto importante quello del cervo, che prende
limmagine dal salmo 41,2 Come il cervo desidera la fonte lanima mia ti cerca Dio mio. Tutta questa simbologia serve per
sostenere la liturgia e la preghiera dei primi, cercando anche di abbellire il suo di culto dove si radunavano, oltre che
comunicare e manifestare la fede attraverso le immagini.
Le prime manifestazioni dellarte cristiano sono di inizi del III secolo. Fine di un processo di maturazione iniziato,
come gi abbiamo detto, con laccoglienza della cultura pagana e pian piano anche dei suoi simboli, mai dei simboli degli
idoli. Quasi tutta larte paleocristiana pervenuta a noi esclusivamente cimiteriale, cio si tratta della decorazione delle
catacombe, senza dubbio che anche cera una decorazione cultuale come ci offre lesempio di Dura Europos, ma tutta la
decorazione degli edifici di culto stata distrutta dal paso del tempo, e soprattutto dei diversi allargamenti e ricostruzioni. Le
vestigia arrivate a noi sono un ridotto insieme di immagini e disegni destinati a decorare i luoghi di culto e cimiteri. Non
conosciamo immagini anteriori alla met del III secolo, anche se abbiamo alcune testimonianze scritte, come Ireneo di Lione
che ricorda la presenza di opere religiose raffiguranti il Cristo tra gli eretici sincretismi, dice: Possiedono alcune immagini
dipinte, altre fatte in varie maniere, perch sostengono che un ritratto del Cristo venne dipinto da Pilato allepoca in cui Ges
viveva tra gli uomini. Incorniciano queste immagini e le espongono insieme a quelle dei filosofi profani, cio con quelle di
Pitagora, Platone, Aristotele, rendendo a esse tutti gli altri onori in uso tra i pagani Contro le Eresie I,25,6. Secondo lo storico
Elio Lampridio, Alessandro Severo avrebbe nel suo larario statue dei cesari divinizzati pi religiosi, da Apollonio di Tiana e
anche Cristo, Abramo e Orfeo, Storia Augusta, Alessandro Severo 29,2. Le esortazioni che danno i Santi Padri ai cristiani di
fare un immagine dentro di s, limmagine di Cristo, e da altri dati simili, fanno pensare ad un uso tra i primi cristiani di
immagini di Cristo, come gi era abitudine fra i pagani di avere immagini dei dei ai quali erano devoti. Se ancora a gli inizi del
IV secolo ci sono alcuni autori contrari alle immagini, come Eusebio di Cesarea che secondo un aneddoto quando Costanza,
sorella di Costantino e vedova di Licinio, li chiese un immagine di Cristo (a Eusebio di Cesarea), queste li rispose con un netto
rifiuto.
Ma i tempi stavano cambiando anche nella chiesa ufficiale, e gi il canone 36 del Concilio di Elvira, celebrato intorno
il 306 in Spagna, risponde alle esigenze delle immagini e alle sue continue trasgressioni, proibendo dipingere negli edifici di
culto, ma queste era un divieto non adeguato alla realt del tempo, ormai era una consuetudine molto diffusa di decorare chiese
e sepolcri.
Le prime opere cristiani le possiamo trovare in alcuni edifici, soprattutto cimiteriali come catacombe, mausolei e la
domus ecclesia di Dura Europos.

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2.1 Lipogeo degli Aureli.


Forse il monumento romano che megli rappresenta questa connessione l?ipogeo degli Aureli, monumento da collocare
nella prima met del III secolo. La sua difficolt interpretativa dovuta allantichit e alloriginalit della sua decorazione ha
fatto sorgere molte teorie. La sua decorazione spesso pu essere interpretata come carattere cristiano, come carattere pagano, e
anche eretico. Queste incertezze provengono probabilmente dal fatto che la nobile famiglia che ha realizzato questo ipogeo non
aveva abbracciato soltanto una sola di queste forme religiose, ma aveva presso particolari spunti delle diverse correnti religiose
che si stavano propagando elaborando una particolare sintesi privata, con una mescolanza delle diverse religioni.
Lambiente di accesso presenta nella parte di fondo un paesaggio ameno con due scene alle estremit: a sinistra
Adamo ed Eva con il serpente e a destra la creazione delluomo. Quelli che vogliono interpretare il programma decorativo in
maniera pagana riconoscono Eracle nel giardino delle Esperidi e il Demiurgo creatore. Nelle pareti laterali, contro fondali
urbani sono rappresentate figure di filosofi intenti alla lettura. Tutta la decorazione di questo ipogeo ambivalente, le scene, le
figure, gli elementi iconografici non sembrano ricondursi a una forma religiosa specifica, ma sembrano formulate con un
linguaggio figurativo misto e neutro tipico delle elaborazioni sincretistiche di un momento di passaggio storico, come questo
periodo dei secoli III e IV. Gli Aureli vollero manifestare la sua cultura multireligiosa e vollero anche esibire la loro
conoscenza dei misteri e degli strumenti per accedere nellaldil. Possiamo pensare che in questo ipogeo si vuole manifestare
una concezione religiosa eclettica, composita e neutra, dove il cristianesimo non ancora cultura prevalente.
La tomba degli Aureli rappresenta un emblematico anello di congiunzione tra la cultura romana antica e tradizionale
con quella tipica dei secoli del tardoimpero, quando anche laspetto stilistico dellarte risente dei profondi cambiamenti, che si
stanno vivendo a livello storico, economico e sociale. Nel programma decorativo lipogeo, infatti alterna figure ancora
improntate sullimpianto e le forme dellarte classica, e immagine dipinte rapidamente con incoerenza figurativa. Questultima
particolarit, che qui appena si affaccia, diverr uno dei codici fondamentali dellarte simbolico del cristianesimo, che si
esprimer, specialmente con essenziali e sintetici segni, ricchi per di profondi e rivoluzionari significati.

2.2 Dura Europos.


Il complesso architettonico della domus ecclesiae gi lo abbiamo studiato nel capitolo dedicato alledificio di culto
precostantiniano, ma adesso lo studieremo dal punto di vista della decorazione pittorica degli edifici di culto. Questo edificio
distrutto dai persi nel 256 conserva un antica aula di culto e soprattutto un battistero decorato con pitture della met del III
secolo, la pi antica decorazione di un edificio di culto cristiano che possediamo. Questo il monumento pittorico che meglio
rende conto dellesordio della pittura cristiana e del rapporto con le culture religiose vicine.
Comparando i programmi decorativi della domus ecclesiae e della sinagoga ritrovati a Dura Europos ci accorgiamo
come ci mostrano alcune differenze sostanziali proprio nel modo di concepire i programmi iconografici ma anche nella stessa
espressione figurativa. La decorazione della sinagoga privilegia laspetto ciclico narrativo, con evidenti intenti didattici e
aulici, di concezioni grafiche di tipo monumentale, di cifre stilistiche estremamente forti e marcate, in linea con la decorazione
del mitreo e del tempio dei Dei Palmireni, anche se non mancano raffigurazioni sintetiche e abbreviate con un denso
linguaggio figurativo nel baldacchino della torah con la raffigurazione del candelabro delle 7 braccia, il cedro del Libano, il
tempio e il sacrificio di Isacco.
Il programma decorativo della domus ecclesiae realizzato nellambiente del battistero, ha un linguaggio pi sintetico
rispetto agli affreschi della sinagoga con una predilezione per i temi delliniziazione cristiana e della risurrezione, combinati e
riuniti dal nodo unificante della salvazione e della vita paradisiaca. Qui la decorazione acquista un andamento orizzontale e
tripartito secondo lespediente della tripartizione cara alla decorazione delle domus romane; anche se come nella sinagoga non
rinuncia a un centro di interesse con un baldacchino che risalta la basta battesimale. Allinterno del baldacchino si ricrea una
volta alludendo alla concezione fototropica dellilluminazione che troveremo anche nelle catacombe. Sopra il fonte battesimale
il Buon Pastore appare con la pecorella sulle spalle, ai suoi piedi, come la terra che calpesta si trovano Adamo ed Eva,
rappresentati in piedi a scala ridotta. Lunione di queste due scene in una sola immagine evoca la salvezza dellumanit operata
da Cristo sul peccato dei nostri primi padri.
Sulle pareti si trovano tre registri sovrapposti: il settore inferiore, di solito riservato alla decorazione di finto marmo,
qui occupato da una solenne teoria di donne variamente interpretato, gi come le donne che accorrono al sepolcro, se si
interpreta la struttura come un grande sarcofago, o si se vuole vedete una tenda, vedendo nella parte bassa i piedi di alcune
figure, pu far pensare alla parabola delle vergini sagge (Mt 25,1-13). Sopra questo registro, separato da una cornice di
tradizione ellenistica, si snodano alcuni passi evangelici impregnati da un primitivista stilo naf, con azioni di salvezza e alcuni
miracoli di Cristo. Gli avvenimenti si susseguono in un unico spazio. Il Cristo leva un braccio in direzione del paralitico steso
sul suo letto, e queste gi si alza portando sulle spalle il giaciglio a guarigione avvenuta (Gv 5,5-9), Accanto a questa scena una
barca si staglia sullacqua, davanti agli occhi dei discepoli, in piedi sulle acque si trova Ges mentre tende la mano per
afferrare Pietro (Mt 14,24-33).
Lungo laltra parete la tripartizione non seguita, ci sono due porte, per lo quale si optato per realizzare alcune
scene dalle quali ancora leggibile la Samaritana davanti al pozzo e Davide vincitore su Golia. interessante costatare che
questi due motivi li troviamo anche in altri luoghi molto ravvicinati nel tempo, a Roma in un cubicolo delle Catacombe di
Domitilla e in un affresco delle Catacombe di San Gennaro a Napoli, e la Samaritana in un cubicolo dei Sette Sacramenti delle
Catacombe di San Callisto.
Non ostante il suo carattere rozzo e provinciale, la pittura appartiene al grande filone greco-orientale dellepoca,
testimoniato da altri edifici dipinti nella stessa Dura Europos. Il progetto decorativo della domus ecclesiae di Dura Europs
mostra un organizzazione dei materiali iconografici gi ben definiti in senso cristiano, anche per un desiderio di differenziarsi
dalle contemporanee espressioni culturali.

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2.3 Necropoli di Cimitele.


Cimitelle un famoso complesso cimiteriale e basilicale della Campania. In questa citt viveva un gruppo di cristiani, che
durante le persecuzione fu costretto a celebrare il suo culto case private e poi nelle catacombe, divenendo luogo di incontro dei
cristiani nolensi. Nella necropoli di Cimatele troviamo una selezione tematica e una organizzazione iconografica molto simile a
quella di Dura Europos. Alcune tombe di questa necropoli, per lo pi in arcosolio, hanno conservato tracce di decorazione
pittorica con elementi essenzialmente lineari, composizioni floreali e finto marmo, ma due conservano anche scene ispirate al
repertorio biblico. Nelle lunette ad arcosolio di una tomba si trova la raffigurazione di Adamo ed Eva dopo il peccato e la scena
di Giona che viene inghiottito dal mostro marino.
Questa decorazione si pu mettere nei primi anni del secolo III, per la sua coincidenza schematica, tematica e di stile
con la decorazione pittorica dellIpogeo degli Aureli, e con quelle pi antiche del cimitero di San Gennaro a Napoli.

2.4 Mausoleo M, dei Iulii o Cristo Sole.


Un esempio molto interessante di prima decorazione cristiana lo troviamo nella Necropoli Vaticana nel Mausoleo M,
dei Iulii o di Cristo Sole. Di origine pagano, databile alla met del II secolo, dopo verso linizio del III secolo la sua
decorazione fu trasformata in una decorazione cristiana, coprendo tutto il mausoleo con una decorazione a mosaico di carattere
cristiano. Gran parte delle tessere della decorazione sono cadute ma rimasta limpronta di queste e la sinopia del disegno
ancora riconoscibile. Sulla parete di sinistra possibile riconoscere limmagine del Buon Pastore, sulla parete di fondo la scena
del pescatore, Cristo o Pietro che getta lamo a cui un pesce abbocca mentre un altro fugge, simbolo delle anime che accolgono
o rifiutano la salvezza. Sulla parete destra si riconosce la scena di Giona inghiottito dal mostro marino, e nel soffitto troviamo
la rappresentazione di Cristo-Sole che ascende al cielo su una quadriga di cavalli bianchi in mezzo a un lussureggiante
intreccio di rami di vite.

3.- La decorazione delle catacombe.


La pi antica e migliore decorazione cristiana che noi abbiamo proviene dalle catacombe ed di natura
esclusivamente cimiteriale dove luso di decorare la tomba come una seconda casa, gi era diffuso nel mondo pagano. Sorge la
domanda di quale funzione potevano avere le pitture nelle catacombe. Perch si sono decorati profusamente tanti cubicoli con
scene soprattutto bibliche? E chiaro che limmagine trasmette un messaggio comprensibile soltanto per tutti quelli che stanno
in sintonia con la dottrina di chi ha dipinto la scena e che vuole trasmettere, cio manda una informazione cristiana ai cristiani
che visitano le catacombe, chiaramente questo messaggio un messaggio di salvezza e di speranza.
La decorazione dei primi luoghi di interramento, specialmente al momento delle origini, costituisce per artisti e
committenti un vero e proprio laboratorio sperimentale dove vengono selezionati temi e schemi, che talora possono risultare
anche inadatti o difficili, per cui spariscono e appaiono pi tarde.
Si vuole rievocare attraverso le immagini imezzi per i quali la fede assicura la salvezza al fedele. Le immagini dei
defunti prendono posto nellambiente bucolico, i ritratti dipinti realizzati secondo un modello idealizzato, si presentano spesso
incorniciati secondo una decorazione architettonica a carattere scenografico. La morte trasformata in una eterna primavera.
Secondo ci dice Cirpriano nel Sulla morte, Godono le dolcezze della tranquillit e della libert allorch, sottratti ai tormenti
del mondo, giungono al rifugio del soggiorno e della sicurezza eterni, quando infine, una volta oltrepassata la soglia della
morte, accedono allimmortalit. Solamente allora lanima trova la vera pace, il riposo totale, la sicurezza duratura e perpetua.
Dal punto di vista formale questa pittura si inserisce dentro della corrente artistica tardoantica, dentro di una profonda crisi
economica, politica, sociale e spirituale che scosse il mondo romano durante il III secolo, e assume il suo carattere
popolareggiante che privilegia al massimo il contenuto e il valore espressivo dellimmagine a discapito del rigore formale e
della corretta organicit di tradizione classica.
La pittura catacombale nasce gi matura, perch prende tutte le tecniche e gli avanzi della pittura romana. I primi
esempi di una trasformazione nella concezione organizzativa della decorazione pittorica si avvertono negli edifici domestici
come si vede bene in alcune domus ostiense, dove riferendosi al chiamato IV Stile pompeiano, si crea una nuova stagione
decorativa. Possiamo richiamare il Casseggiato degli Aurighi, quello di Temistocle, le Case delle volte dipinte, quella delle
pareti gialle. Siamo cronologicamente tra la tarda et antonina e il maturo periodo Severiano, cio nel tempo della nascita della
pittura cristiana.
A Roma le prime manifestazioni pittoriche le troviamo nei primi decenni del III secolo nella decorazione parietale di
cubicoli e di gallerie delle catacombe. Lo stile di questo primo periodo di tipo ornamentale illusionistico di linee rosse e verdi
su fondo bianco, con decorazione a forma di edicole, riquadri, medaglioni, lunette Dentro si trovano figure ornamentali
realizzate con una tecnica impressionistica rapida e disinvolta, con accostamenti cromatici vivi ed essenziali, senza volume e
particolari. La tematica incentrata sul concetto di salvezza con immagini come il Buon Pastore (tema preso dal repertorio
plastico pagano, in concreto dalla figura di Orfeo) o lorante (immagine delliconografia pagana che rappresentava la piet del
personaggio defunto e anche nelle monete la piet dellimperatore), e le prime raffigurazioni bibliche come quelle di Daniele
fra i leoni, la storia di Giona che sar uno dei personaggi biblici che ebbero pi fortuna nella pittura delle catacombe e nelle
rappresentazione dei sarcofagi per la sua prefigurazione di Cristo; una delle poche composizioni cicliche delliconografia
cristiana. Di solito lo troviamo strutturato in tre o quattro scene: Giova che viene gettato nel mare dai marinai della barca e
inghiottito dal mostro marino, poi viene rigettato sulla spiaggia e finalmente che giace sotto una pergola di zucche per
difendersi del sole. Altre scene veterotestamentarie sono i tre giovani nella fornace ardente, No dentro dellarca. Fra i temi
neotestamentari troviamo: lAdorazione dei Magi, il Battesimo di Ges, il miracolo della rupe, la risurrezione di Lazzaro, la
guarigione del paralitico Cominciano a comparire alcune rappresentazioni di banchetto, sul cui significato realistico o

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simbolico si scritto molto. Il pi famoso quello della frazioni panis dipinta sullarcone della Cappella greca nella
Catacomba di Priscilla. Un tema importante quello del pane e i pesci che troviamo nelle Catacombe di San Callisto e in
quelle di Domitilla. Un unicum che troviamo nelle Catacombe di Priscilla la prima rappresentazione della Madonna, dove
compare con il Bambino in braccio dinanzi ad un profeta. Esempi di questo stile li troviamo nella Cripta di Lucina e nei
Cubicoli dei Sacramenti nella Catacomba di San Callisto, nel cubicolo della Coronatio nella Catacomba di Protestato. Di solito
nei primi tempi gli episodi dellAntico Testamento sono pi frequenti di quelli del Nuovo Testamento.
A met del III secolo si da un arricchimento del repertorio figurativo grazie allo sviluppo delle catacombe. Larioso
stile rosso verde tende a farsi sempre pi illusionistico e a perdere coerenza compositiva attraverso la progressiva inserzione di
elementi sospesi e di riempimento che tendono a frazionare la sintassi lineare e a distruggere gli spazi liberi. Gli episodi si
riducono a vignete estremamente abbreviate, creando un linguaggio criptico fatto da simboli. Cominciano ad apparire temi
nuovi pressi dalla Sacra Scrittura come Adamo ed Eva, Davide con la fionda, Tobia con il pesce, Elia assunto al cieli nel carro
di fuoco, il sacrificio di Isacco; un personaggio molto rappresentato Giobbe, questi temi sono presi dallantico Testamento.
Dal Nuovo Testamento si prendono alcuni miracoli di Ges come la guarigione del lebbroso o del cieco, Esempi di questa
pittura li troviamo nel cubicolo del Buon Pastore nelle Catacombe di Domitilla, la Cappella Greca nelle Catacombe di Priscilla
Dagli ultimi decenni del III secolo, fino allet costantiniana sorge un altro periodo caratterizzato da uno schema
parietale lineare e da un impianto delle figure solido e ben costruito, con ornati floreali e geometrici accanto ad una progressiva
trasformazione delle linee delo schema ornamentale del III secolo in fascioni quali cornici delle scene raffigurate, divenute
elemento essenziale della decorazione. Si introducono nuovi temi vetero e neotestamentari con la rappresentazione dei fossori
al lavoro, scene di banchetto. Esempi di questo stile li troviamo nelle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro.
Con la pace religiosa si introduce nelliconografia la visione trionfalistica per esprimere il rango acquisito. Si
diffondono immagini della reggia celeste col Cristo al centro attorniato dai suoi discepoli, che va introducendo il tema
dellorigine divina dellimpero. Si mette in risalto il trionfo di Cristo e si esalta anche il sovrano terreno. Si celebra il primo
concilio della Chiesa, il Concilio di Nicea del 325. Si ricupera il plasticismo e una riconsolidamento delle forme contenute in
marcate linee di contorno, le figure appaiono entro pannelli delimitati da cornici sempre pi spesse, con volti frontali e
tondeggianti, occhi grandi e dilatati. Nascono nuovi temi, forse per la maggiore libert della committenza, fra questi temi
troviamo la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso, lofferta dei doni di Caino e Abele, la fuga di Lot di Sodoma. Lesempio
pi importante sono la Catacomba anonima di Via Latina.
In questo periodo si riscopre lordine naturale del ciclo, adoperato anche per la decorazione delle navate delle
basiliche, purtroppo nella grande maggioranza perdute, ma ricostruibili nelle linee essenziali attraverso le notizie lasciate dai
Padri della Chiesa. Si riscopre il gusto della successione delle storie bibliche, interpretate da vere e proprie didascalie iscritte,
come nel cubicolo dei due banchetti nelle Catacombe dei Santi Pietro e Marcellino.
Lultimo periodo della fine del IV secolo e degli inizi del V caratterizzato da un accentuato linearismo. Comincia a
declinare la sepoltura nelle catacombe, queste solo sono usate per la venerazione e il culto dei martiri, in conseguenza si lascia
il carattere funerario della pittura e si cerca la glorificazione dei martiri e la regalit del Maestro ispirandosi ai moduli grandiosi
degli edifici di culto. I caratteri stilistici dellepoca si evidenziano nelle figure allungate, nei volti ieratici, negli occhi a
mandorla, nelle capigliature ad elmo, nellaccentuato linearismo delle forme, smaterializzate in una atmosfera astratta.

4.- Tecnica e stile.


Il livello artistico delle pitture delle catacombe non alto perch ad realizzare le pitture erano proposti gli stessi
fossori. Nei dipinto catacombale si osserva una diversit di livello tecnico e di realizzazione che fa pensare a una
collaborazione a pi mani anche nellambito di uno stesso cubicolo. In alcune catacombe, come nella Catacomba di Marcellino
e Pietro, attestato per un certo periodo la presenza di un medesimo gruppo di pittori, se non di una stessa persona, cos come
nella cosiddetta Cappella Greca delle Catacombe di Priscilla si ipotizzato lintervento di due diverse generazioni di
maestranze.
Di solito non conosciamo il nome degli artisti che realizzarono i dipinti e solo raramente qualche artista uscito
dallanonimato che caratterizza larte cristiana. Possiamo ricordare Musico e i suoi lavoranti, che lasciarono il loro nome
graffito sullo stucco di un arcosolio nelle Catacombe di San Sebastiano, il pittore Pirsco menzionato dalliscrizione funeraria
che si trova rimpiegata nellambone della basilica di San Lorenzo fuori le mura ed Eudosio, pictor imaginarius di un
sarcofago della catacomba ebraica di Vigna Randanini a Roma. Una lastra tombale di un tale Felice, morto a 22 anni, ha incisi
alcuni strumenti del suo lavoro: due pennelli, con compasso e lo stilo, strumenti del pittore.
Le tecniche pittoriche erano naturalmente quelle gi conosciute da tempo e che i cristiani prendono senza nessun
riparo, e che Plinio il Vecchio descrive nella sua Naturalis Storia, soprattutto si usa laffresco, pi frequente, e la tempera,
meno frequente; lencausto (tecnica pittorica che prevedeva lo scioglimento della pittura nella cera calda) non fu usato nelle
catacombe per la sua elaborazione e soprattutto per il suo alto costo. Soltanto fu usato per la realizzazione di alcune icone della
Madonna, fra le pi antiche conservate a Roma.
La pittura a fresco richiede una preparazione remota della parete con larriccio, calce, sabbia e pozzolana, e una
preparazione vicina o supporto sul quale si realizzer la pittura, formata da un impasto di calce e polvere di marmo. Per la
realizzazione dellaffresco si richiede lumidit, ma negli ambienti ipogei delle catacombe questa eccessiva, per assorvire
lecceso dacqua si usava il coccio pesto, cio resti di vasellame tritato, molto usato dai romani nelle cisterne e negli
acquedotti. Una accurata preparazione dellintonaco era garanzia della buona riuscita dellaffresco. La preparazione era
realizzata attraverso vari strati di intonaco, lultimo si metteva su il precedente perfettamente asciutto e si doveva dipingere
mentre ancora era umido, fresco, da cui il termine. Con una reazione chimica i colori si fissano definitivamente con lintonaco.

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Questa tecnica deve essere realizzata in fretta, nelle cos dette giornate, cio mentre lo strato di calce ancora umido, perch
una volta asciutto troppo tarde per dipingere.
Per la pittura a tempera occorrevano un supporto ben levigato e asciutto, e colori stemperati in lattice di fico o bianco
e rosso duovo, che fungevano da collante. Ma la deperibilit di questo sistema sconsigliarono luso di questo procedimento in
catacomba.
Il fondo delle pitture in prevalenza bianco, anche se in alcuni casi poteva ricevere una tinta rossa o gialla stessa
previamente. I colori, tutti vegetali, minerali(ocre e cinabro) e artificiali come il bianco di piombo e il nero fumo. La gamma in
uso non era molto ricca: bianco, giallo, rosso, bruno e verde, cinabro, azzurro, grigio e nero. Limmediatezza della tecnica a
contrasti vivi ed i toni vivaci favorivano la resa ottica e la freschezza dellinsieme. Non erano sconosciuti certi espedienti come
le ombreggiature o le lumeggiate che mettevano in risalto alcuni particolari.
La tecnica quella compendiarla, ottenuta mediante vivi contrasti sul fondo totalmente bianco, poich era
fondamentale la leggibilit dellimmagine dipinta in un ambiente poveramente illuminato.

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BIBLIOGRAFIA

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- Bisconti, Fabrizio (a cura di) Temi di iconografia paleocristiana, ed Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana,
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- Cervellin, Luigi, Larte cristiana delle origini, ElleDiCi, 1998.
- Danieolou, Jean, I simboli cristiani primitivi, Arkeios, 1997.
- Mazzoleni, Danilo, Larte delle catacombe in Archeo 8 (1985) pp. 1-66.
- Grabar, Andr, Le vie della creazione nelliconografia cristiana, Milano, Jaca Book, 1999.
- Muzj, Maria Giovanna, Visione e presenza. Iconografia teofania nel pensiero di Andr Grabar, la Casa di Matrona,
Milano, 1995.
- Prigent, Pierre, Larte dei primi cristiani. Leredit culturale e la nuova fede, Arkeios, 1997.

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La decorazione in mosaico.

La storia della decorazione mosaicistica nelle basiliche romane e nelle chiese di pianta longitudinale offre un punto di
vista privilegiato per lo studio di questa forma di decorazione cristiana. Questarte sempre fu sorretta e alimentata da una forte
teologia e spiritualit, i cristiani di tutti i tempi hanno trovato nel percorso decorativo della basilica nella quale partecipava alla
liturgia o realizzava la sua preghiera un percorso di fede che si svolgeva lungo tutta la basilica e che culminava nellabside,
luogo del mistero centrale della fede cristiana, cio dove si celebrava leucaristia.
Nel nostro percorso andremmo dalla nascita del mosaico al suo uso nella Roma imperiale e il suo uso nel mondo
cristiano, e in conseguenza il nuovo senso dato a questo dalla fede cristiana. Molti mosaici cristiani sono stati distrutti dal
tempo, da eventi traumatici come terremoti, abbattimenti e soprattutto da restauri realizzati nelle basiliche. Per fortuna molti
sono conosciuti attraverso diverse descrizioni o copie fatte da questi prima della sua distruzione. Anche se si conservano un
numero discreto di mosaici antichi possiamo cogliere lautorevolezza che avevano questi manufatti e come in alcuni casi si
sono conservati come reliquie antiche, come successo nei casi di San Giovanni in Laterano e in Santa Maria Maggiore.

1.- Origine della decorazione musiva.


Per ornamento mosaistico si intende una decorazione fatta con piccole tessere di pietra, marmi, pezzi di terracotta,
pasta vitrea che cerca la riproduzione di decorazione geometrica o un pittura.
Le origini di una decorazione con frammenti marmorei, di ceramica o di terracotta, di dimensioni pi o meno grandi,
non ha una facile collocazione n per quanto riguarda il tempo ne per i luogo, o meglio luoghi, perch sono vari i posti dove
sono stati ritrovati i primi rudimentali esempi di questa tecnica decorativa. La patria di origine del mosaico salta di volta in
volta tra vari paesi: lEgitto, la Sicilia, la Grecia, la Turchia, la Spagna o Cartagine si contendono questo primato. Davanti a
questi problemi sembra che si possa parlare di un origine multiple per il mosaico, e che forse lopera musiva sia stata inventa,
dimenticata e poi reinventata a pi riprese in diverse regioni dellarea mediterranea 1. Tra gli esempi pi antichi di pavimenti
musivi vengono citato gli esempi dei cortili dei palazzi assiri di Arslan-Tash e Til. Barsib nel nord della Siria, risalenti al IX
secolo a.C. I primi mosaici non sono eseguiti con tessere ma con ciottoli 2. E una tecnica antichissima e praticamente senza fine,
perch sopravvive ancora nelle tecniche decorativi di molti giardini e piazze moderne. Lorigine del mosaico tale e come noi lo
concepiamo possiamo situarlo nella Magna Grecia nel VI secolo a.C., dove troviamo la ricca serie di mosaici di Olinto.
Sembra che il mosaico fosse un origine un sostituto del tappeto, per le caratteristiche: maggiore resistenza a gli
elementi, soprattutto allacqua, la facilit di pulizia come si pu evidenziare del suo confronto con i pi antichi tappeti
conservati, e come si osserva nei mosaici pavimentali messi in et imperiale nei cubicula delle case. A Pella, in Macedonia, nei
secoli IV-III a.C. dove la tecnica musiva ha acquistato una evidente raffinatezza. Qui troviamo mosaici di una grande
raffinatezza. In questi mosaici troviamo lapplicazione intelligente e sensibile alla tecnica della decorazione pavimentale dei
grandi principi elaborati dalla pittura ellenistica. Troviamo ciottoli di diversi colori, fino adesso la gamma cromatica era ridotta
a bianco e nero, in modo da ottenere contrasti di colore e soprattutto di produrre gradazioni di ombra per dare volume alle
figure i cui contorni sono ottenuti con sottili lamine di piombo che marcano i confini delle figure. C un variato repertorio di
figure e di situazioni naturalistiche. Forse il pi famoso la caccia di Alessandro Magno al leone. Possiamo trovare altri
mosaici con ciottoli a Delo, Olinto, Eretria, Sicione, Rodi anche se hanno le stesse caratteristiche.
In una seconda fase si tende a levigare la superficie e a inserire fra i ciottoli vere e proprie tessere, anche se non si pu
parlare di una transizione verso il modello di mosaico che conosciamo, ma certamente una tecnica mista. Un esempio di
queste il mosaico ritrovato a Shatby in Alessandria di Egitto, datato nella prima met del III secolo a.C. Alcuni esempi di
mosaici a ciottoli datanti nella seconda met del III secolo a.C. sono stati trovati in Sicilia.
Il mosaico in tessere artificiali colorate sicuramente un invenzione greca, Plinio il Vecchio non aveva nessun dubbio,
il quale ci parla di un tale Sosos, moisacista greco che ha inventato il tipo di pavimento non spazzato, lunico nome di
artista moisacista greco del II secolo a.C. che conosciamo. Centri mosaicistici importanti sono Pergamo ed Alessandria, e da
questi centri si esportano motivi e mosaicisti per tutto il Mediterraneo, principalmente nelle zone di influsso della cultura
greca.
Il mosaico parietale, invece, nasce verso la fine della Repubblica in edifici scavati nella roccia, interrati o
completamente artificiali simili alle grotte delle muse, cio una fontana ornata da una vasca di acque vive, questi scenari hanno
una grande importanza dato il nome di mosaico. Questo nuovo modello di decorazione parietale ebbe subito un rapido sviluppo
ed un amplio campo di utilizzo in diversi contesti architettonici: ninfei, terme, piscine, giardini la scelta del suo trionfo fu
che era una decorazione che pi duratura rispetto allo stucco o alla pittura. Ben presto i mosaici parietali passarono ad altri
edifici come decorazione come aule, sale di rappresentanza passando dal dominio dellutilitas al de decor con un rango
maggiore.
Abbiamo accennato alle due principali utilizzazioni del mosaico, che sono progressive (mosaico pavimentale e
mosaico parietale), ma che quasi subito divengono parallele e vedono il maggiore utilizzo in quello parietale. I due diversi
generi vengono chiamati:
- opus tessellatum, che prende il nome della tessella, ovvero il cubetto di pietra che viene utilizzato per i mosaici
pavimentali.
- opus musivum, che prende il nome non del materiale di cui composto, che lo stesso che lanteriore, ma dal fatto
che un mosaico parietale.
1
Lavagne, H., Il mosaico attraverso i secoli, Longo Editore, Rabean, 1996, p. 40.
2
Bertelli, Carlo (a cura di) Il mosaico, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1996, pp. 9-16.

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Le varianti con cui questi due generi fondamentali si presentano sono diverse, e traggono la loro diversit dal
materiale di cui sono fatti: pietra, terracotta, pasta vitrea, marmo dalle loro dimensioni, dalla loro valenza decorativa. Queste
diversi varianti, pi che semplici variazioni tecniche, costituiscono pian piano vere e proprie scuole musive, facilmente
localizzabili. La prima differenza vede contrapposti il mosaico orientale da quello romano u occidentale.
Il mosaico orientale segue la matrice ellenistica e ha conservato la tradizione del pavimento a quadro, con un
emblema, cio un riquadro centrale con una scena ben distinta e incorniciata, spesso realizzato a piccole tessere, posta al centro
di una stanza come uno specchio, inserito nel tapetto geometrico e attorniato da semplici elementi, la cui funzione di attirare
lattenzione verso il centro. Questo tipo di rappresentazione ha un orientamento privilegiato. Il mosaico occidentale, invece,
rompe con la struttura centripeta dei mosaici orientali, e si presenta come un complesso di figure illimitatamente estensibili,
che si possono vedere dai quattro angoli. Come si vede nella disposizione del mosaico delle Terme dei Cisarii a Ostia. Il
repertorio geometrico delle province orientali greche ed ellenistiche risulta abbastanza limitato e per lo pi ripreso dalla
tematica tradizionale delle decorazioni architettoniche, ma in compenso ha un repertorio figurativo estremamente ricco, erudito
e ispirato su leggende mitologiche. Lassenza di un vasto repertorio geometrico dato dal fatto che, come abbiamo detto, la
cornice che inquadrava il mosaico aveva una funzione univocamente centripeta. Il mosaico romano, al contrario, riproduce
temi figurati di natura mitologica ma che ben presto divengono stereotipati. Un moisacista romano quindi il pi delle volte
pensa ad una visione globale del tutto, in cui anche il quadro centrale divine una parte del mosaico e non necessariamente
quella principale.
Una differenza che divide le due scuole e riguarda la scelta del tema musivo in base al luogo in cui sar posto. Il
carattere funzionale del mosaico tipico della scuola occidentale, mentre straneo alla scuola orientale, e implica una certa
possibilit di entrare in armonia con lutilizzazione del locale. Si pensi alle scene di atleti nelle terme, al cane nel vestibolo
delle case pompeiane, i pavimenti non spazzati (asaroton) Naturalmente la regola non assoluta e i legami non sono
sempre evidenti, spesso la scelta del tema legata alla fantasia o al gusto del proprio committente. Qualche volta il mosaico da
idee sullutilizzo dellambiente.
Queste due grandi e divergenti tendenze, che mantengono le loro caratteristiche durante lalto impero, per poi
unificarsi durante il basso. Ma anche possiamo parlare di una scuola romana moisacistica, che si caratterizza da un proprio
stile, sceglie come proprio mezzo espressivo il mosaico in bianco e nero e lo far trionfare in tutto loccidente, con la sola
eccezione dellAfrica dove continuer il mosaico coloristico. La scelta fondamentale nellevoluzione del mosaico italiano si
verifica nel periodo adrianeo, intorno al 120-130 d.C. in cui fa la sua comparsa lo stile bicromico, bianco e nero. Operare con
soli due colori significava acquistare una maggiore rapidit desecuzione e ricorrere a materiali facilmente reperibili in loco. Di
conseguenza il pavimento bicolore diventa la soluzione pratica ideale per il rivestimento delle enorme superficie romane, nelle
terme, nelle basiliche e nei grandi mercati. Altro vantaggio era che si poteva affidare a operai di modesto livello professionale,
ben diversi dei grandi maestri moisacisti ellenistici. Si inventa un nuovo repertorio decorativo geometrico dando vita ad un
programma ornamentale, basato sulla curva e su un fogliame tanto stilizzato quanto immaginario. Questa tecnica bicolore sar
una maniera soltanto italiana, se ne trovano pochi esempi fuori dellItalia. Dal secolo III in poi ritorner il mosaico a colori
come si vede bene nelle Terme di Caracolla, anche se non si abbandoner totalmente il mosaico bicolore.
Ben presto ogni provincia dellimpero svilupper una propria scuola musiva, con un originalit che affiancher quella
romana, possiamo cos parlare di uno stilo gallo-romano, africano romano, e anche di uno stile musivo originale per la
Germania, la Britannia e la Penisola Iberica.

2.- I primi mosaici cristiani.


Un nuovo e notevole impulso alla tecnica musiva, che la render come tale vera pittura per leternit viene
dallincontro di questultima non pi con una regione geografica dellimpero, ma con una nuova religione: il cristianesimo. La
comparsa di un arte cristiana nel campo del mosaico, come in altri campi, relativamente tarda, non appare prima del IV
secolo con le grandi costruzioni costantiniane e dei ricchi vescovati, ma indipendente dal repertorio pagano, al meno nel
momento iniziale, poi si realizzeranno diverse contaminazioni. Sebbene larte e limmagine sacra abbia trovato nella chiesa
primitiva notevoli difficolt per essere accettata diverr alla fine della disputa un elemento esenziale nella decorazione degli
edifici di culto.
Le prime forme di arte musiva cristiane reinterpretano immagini pagane, come nel caso del Mausoleo M o del Cristo
sole, nella Necropoli Vaticana dove si vede il carro del Dio-Sole come immagine di Cristo, anche le prime rappresentazioni di
Cristo con i suoi apostoli sono riprese dalla rappresentazione del filosofo con i suoi allievi. Un'altra opera musiva antica molto
interessante costituita dal mausoleo di Costanza, che fu edificato intorno al 360 da Costanza, figlia di Costantino, i mosaici
della cupola rappresentavano nella parte inferiore scene dellAntico Testamento e in quella superiore del Nuovo, e nella volta
del corridoio anulare sono rappresentati elementi di tipo dionisiaco con scene di vendemmia ed erotti che giocano fra i tralci.
In questo mausoleo il mosaico murale aveva raggiunto una notevole tecnica e sviluppato metodi sofisticati.
Il mosaico cristiano si svilupper nei pavimenti, nelle pareti e nei catini absidali delle nuove basiliche, sostituendo alla
pittura nella decorazione delle chiese, perch ha vari vantaggi rispetto alla pittura: meno fragile, resiste meglio lacqua, pi
duraturo, si pulisce con facilit, da un maggior prestigio alledificio.

2.1 Mosaici pavimentali.


Il mosaico pavimentale era in netto trionfo nel mondo romano, ci sono numerosissimi esempi di mosaici pavimentali
in tutto il mondo romano, tanto in bianco nero come a colori, con motivi sia figurati che geometrici. Nella decorazione dei
pavimenti delle basiliche cristiane non sembra esservi differenziazione tipologica fra i pavimenti destinati a edifici pubblici
civili di quelli religiosi, soltanto c una differenza nei motivi figurati che spesso assumo una valenza simbolica. Si segue

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linflusso dei grandi pavimenti musivi nordafricani, che vengono esportati in Italia attraverso i cartoni o dalle stesse
maestranze. Di solito si usano riquadri o elementi geometrici circolari, ottogonali, esagonali contenendo ognuno al suo
interno un elemento figurato. Come si vede nella decorazione pavimentale della Basilica di Aquileia, si alternano motivi a
semplice funzione decorativa con elementi simbolici come il Buon Pastore, le storie di Giona
I mosaici geometrici presentano generalmente una policromia molto limitata, basata sul contrasto fra toni caldi, rosso-
rosa, e freddi, bianco-azzurri; sono molto diffusi i pavimenti a riquadri affiancati con motivi simili disposti in diagonale,
alternando generalmente un motivo a rosone a un motivo a tappeto.
Se il mosaico parietale risultava relativamente omogeneo dovuto alla sua committenza aulica legata a gli schemi di
corte, il mosaico pavimentale pi libero e legato ai gusti locali e del committente. Cos troviamo nei mosaici pavimentali il
ritratto del donante, del suo nome, elementi rappresentando leucaristia, fino il piano di una regione

2.2 Il mosaico absidale.


Nella basilica cristiana dallepoca costantiniana, labside costituisce il culmine del percorso verso laltare, e in
conseguenza il punto pi importante di tutto ledificio sacro. E il punto di maggiore suggestione visiva.
Appare chiaramente sin dalle prime opere musive absidali, lincontro con la centralit permanente e assoluta del tema
teofanico3. E importante mostrare come fin dalle prime opere basilicali cristiane si ha la volont di inscenare nellabside
lapparizione di Cristo. In tutte le rappresentazioni mosaicistiche troviamo due elementi permanenti:
- La centralit del soggetto Cristo, sempre protagonista in tutti gli edifici di culto cristiano. Anche se ci sono altri santi
intorno, Cristo si trova al centro dellabside circondato dagli altri santi.
- Nei diversi mosaici absidali esistenti hanno come centro Cristo o una elemento pienamente cristologico come pu
essere la Croce gemmata o il busto clipeato, come a San Giovanni in Laterano.
Labside allinterno delledificio cristiano rappresenta il luogo sacro per eccellenza, posta ad Oriente, in direzione
verso cui tutta la basilica cristiana tende, attendendo la nuova venuta di Cristo 4. Possiamo notare come il fedele allinterno
della basilica cristiana sia guidato pedagogicamente ad entrare in comunione col mistero stesso di Cristo, ecco perch il suo
percorso si svolgeva attraverso diverse stazioni: atrio, ingresso, navata, abside, in cui vi era un diverso trattamento
decorativo, che appunto accompagnasse il fedele verso lincontro con Dio 5 che sacramentalmente avveniva nellabside. Pian
piano il Bello diviene espressione del mondo divino e trascendente dellimmagine religiosa oltre ad assumere una funzione
didattica dammaestramento e davvicinamento alle Sacre Scritture. La basilica si presentava come un complesso organico ben
strutturato, con blocchi spaziali e funzionali ben distinti, ma inseriti armoniosamente e fusi in un unica opera architettonica,
tutta liturgicamente ideata. La navata del Laterano ad esempio, in epoca costantiniana e post-costaniniana, aveva ricevuto solo
un rivestimento in marmi preziosi, ben inferiori in cromatismo e luminosit rispetto allesplosione di luce che avveniva attorno
allaltare.
Gli elementi statuari no hanno trovato mai nelle absidi cristiane il loro adeguato spazio di collocazione, a differenza
delle absidi degli edifici civili, in cui vi era sempre posta la statua del potente. La motivazione di questa scelta legata a due
ragioni: una la necessit di un adeguato spazio libero, necessario per luso liturgico a cui labside era riservata, e laltra a che
la presenza di Cristo non si poteva manifestare attraverso statue, ma con la fede nelleucaristia, che si celebrava in quel luogo.
La realizzazione del mosaico absidale seguiva le stesse tecniche di quello pavimentale, ma la tecnica si perfezion con
il passo del tempo. Il materiale costitutivo delle tessere era il vetro in un amplia gamma di colore e sfumature. Il vetro era
tagliato in piccoli cubetti regolari, allincirca di un centimetro quadrato, le tessere doro venivano fatte con vetro traslucido
ricoperto da uno strato da una foglia doro, e per proteggerla veniva ricoperta da un altro strato di vetro.
Non sappiamo quanti fossero gli artigiani che esercitavano il mestiere di mosaicisti, forse in una citt come Roma
dove cera molto lavoro possibilmente aveva le sue botteghe di mosaicisti fisse che lavoravano nei diversi cantieri, per i luoghi
pi piccoli cerano cantieri itineranti che lavoravano dove cera bisogno di lavoro, come faranno nel medioevo i diversi
artigiani, che ricorrevano le strade europee in cerca di lavoro. In alcune grandi opere mosaicistiche possiamo vedere la
diversit di mano, il che evidenza la partecipazioni di vari artisti. La realizzazione di un mosaico non soltanto prevedeva la
partecipazione di vari mosaicisti, ma la fornitura di grosse quantit di vetro e pasta vitrea, il che richiedeva una notevole
complessit di organizzazione del lavoro.

3.- La nascita di una scuola musiva romana: i mosaici di Santa Pudenziana, Santa Maria Maggiore e dei SS. Cosma e
Damiano.
Una delle chiese pi antiche di Roma la basilica di Santa Pudenziana, che la tradizione vuole far arrivare fino a San
Pietro e alla sua predicazione a Roma. Questa basilica sarebbe sorta nella casa del senatore Quintus Cornelius Pudens.
Troviamo il titolo di questa chiesa nei documenti del IV secolo come Ecclesia Pudentis. Forse lorigine della basilica possiamo

3
La legenda racconto come il giorno dellinaugurazione della Basilica Lateranense apparve dopo la consacrazione di questa
limmagine del Salvatore nel centro dellabside dellaltare.
4
C una tradizione secondo la quale Cristo nella sua seconda venuta verr da Oriente, cos come simbolo di attesa, la basilica
cristiana orientata verso oriente.
5
Andarolo, M Romano, S. Limmagine nellabside in Arte e iconografa a Roma, ed Jaca Book, 2002, pp. 93-124.

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trovarlo nellOratorio di Santo Pastore, che era decorato con un mosaico rappresentando Pietro tra due pecore nella parte sopra
e sotto una figura centrale sbarbata che viene identificato con Cristo e a destra e sinistra altre due figure. Alcuni pensano che
questo mosaico fosse addirittura della fine del IV secolo, secondo altri contemporaneo a quello del catino absidale. Questo
mosaico fu distrutto nel XVI secolo per la costruzione dellattuale Cappella Caetani, ma conserviamo alcuni disegni della
decorazione a mosaico. Questo ci sta indicando che forse la chiesa aveva una decorazione a mosaico lungo tutta la navata come
a Santa Maria Maggiore.
Nel catino absidale abbiamo una delle decorazioni musive pi antiche conservate a Roma, anche se non nella sua
ampiezza originaria ma con notevoli integrazioni, risale al pontificato di Innocenzo I (403-417) 6. Questo mosaico segna un
capitolo nel quale il debito dei mosaicisti cristiani verso la scuola pagana si affievolisce sempre pi, mentre i mutamenti tecnici
ed espressivi profondi, si prospettano come spinta del mosaico come arte autonoma. In questo mosaico troviamo rappresentato
il tema teofanico: Cristo siede su un trono gemmato fra gli apostoli e due figure femminili: lEcclesia ex Gentibus e lEcclesia
ex circumcisione. Attorno a Cristo si distribuiscono gli apostoli, mentre nel fondo si vede il Golgota e la citt santa di
Gerusalemme.
Il catino absidale di Santa Pudenziana per la frontalit e la postura sopraelevata del Cristo, la prima opera
monumentale musiva nella quale si esprime il carattere trionfale delle raffigurazioni cristiane, che esprimono la Vittoria di
Cristo. Ci si evidenza dalle insigne regali proprie dellimperatore che in questo caso sono attribuite a Cristo: il trono gemmato
con cuscino purpureo, il nimbo, la tunica e il pallio dorati. Dietro Cristo non troviamo edifici generici ma rappresentazioni
concrete: si possono riconoscere le rappresentazioni del Martyrion e dellanastasis di Gerusalemme, e la Basilica della Nativit
a Betlemme.
In questo ben connesso sistema ideologico, che si traduce in viva fede e salda speranza, la rappresentazione absidale
sembra unirsi con i fedeli che nella basilica partecipano alla sinassi liturgica.
La profondit del campo non ottenuta mediante il contrasto dei colori, ma col sovrapporsi e moltiplicarsi dei piani
nei quali si sviluppa la scena e nella diversa inclinazione delle linee nelle quali sono disposti gli apostoli, gli edifici di culto e il
porticato intermedio7. Oltre i diversi rifacimenti possiamo notare la capacit pittorica, le modulazione cromatiche in cui risalta
la luminosit del cielo.
Altro mosaico importante poco posteriore a questo, di 20/30 anni quello realizzato in Santa Maria Maggiore da papa
Sisto II (432-440). La decorazione a mosaico che Sisto II realizz nella basilica prevedeva la decorazione dellabside, dellarco
trionfale, della navata centrale e della controfacciata. Di tutto questo insieme ci rimasto larco trionfale e 27 dei 36 pannelli
originali con scene della Genesi e del Libro dellEsodo che si trovavano lungo la parte alta della navata centrale. Forse i
mosaici pi interessanti per la sua disposizione sono quelli della navata centrale perch questi mosaici sono gli eredi della
tradizione della tradizione tardoantica con il senso della spazialit e i colori vivi dellarte antica romana. In alcune scene
troviamo vedute viste dallalto, a volo di uccello come troviamo nelle colonne storiate romane come quella di Traiano (115)
e quella di Marco Aurelio (180), e anche negli affreschi della catacomba anonima di Via Divo Compagni, datati nella seconda
met del IV secolo. Anche alcune scene hanno lorizzonte come spazio, cio un senso naturalistico del cielo. Questo enorme
ciclo non ha confronti immediati, si vuol vedere linflusso delle miniature che decoravano i vangeli e alcune opere pagane
dellepoca.
La controfacciata era decorata con una lunga iscrizione che spiegava tutto il senso della decorazione, come ancora si
conserva nella basilica di Santa Sabina nellAventino. La decorazione dellarco absidale segue pi la tradizione delle figure
paleocristiane, con un fondo oro, inserimento delle figure in edifici architettonici, le figure hanno movimento e volumi. Il
catino absidale era decorato con la figura della Madonna, ma il mosaico originale fu distrutto da Nicol IV (1288-1292) per
ampliare la zona dellabside. Non sappiamo con certezza che cosa cera, per liscrizione che si trovava nella controfacciata si
pensa ad una rappresentazione della Madonna attorniata da santi e martiri, forse seguendo un schema che sar tradizionale
nella decorazione degli absidi, cio con varie figure di santi in piedi ai lati della figura centrale, in questo caso la Madonna.
Non certa la presenza esplicita di Cristo nellabside.
Un altro mosaico importantissimo quello dei Santi Cosma e Damiano 8, eretta durante il pontificato di Papa Felice IV
(526-530). Questa basilica si inserisce dentro laula della biblioteca del Forum Pacis, costruito da Vespasiano tra il 71-75 d.C.,
e il chiamato Tempio di Romolo e dedicato ai due fratelli medici: Cosma e Damiano. Fu il primo edificio di culto cristiano
inserito fisicamente dentro del Foro Romano, cio nel cuore economico, politico e religioso della Roma pagana. Nel catino
absidale della biblioteca, riutilizzato senza nessun adattamento fu inserito un mosaico, opera capitale dellarte romana 9.
Rappresenta una teofania di Cristo che sembra scendere dal cielo blu intenso attraverso una scala di nuvole policrome, ai lati si
trovano i due Principi della Chiesa, Pietro e Paolo, che presentano i due titolari della basilica, Cosma e Damiano, a la sinistra si
trova Papa Felice IV, che presenta un modellino della basilica, e alla sinistra S. Teodoro. In questo caso gli edifici classici
hanno lasciato il posto allo spazio dellempireo, dominato dal cielo blu. E importante notare qui, che il fondo dei mosaici
romani osciller quasi esclusivamente dal fondo blu intentisissimo, notturno, figura del cielo, che rispecchia una tradizione
6
Vitaliana, Tiberia Il mosaico di Santa Pudenziana a Roma. Il restauro, Roma, 2003, pp. 270.
7
Dal Soglio, P. Evoluzione del mosaico nellincontro col cristiansimo, Pontificia Universit Lateranense, Roma, 1970, p. 70.
8
Chioccioni, Pietro La Baslica e il Convento dei Santi Cosma e Damiano in Roma, Curia Generalizia dellOrdine, Roma,
1963, pp. 171.
9
Vitaliano, Tiberia, Il restauro del mosaico Della Baslica dei Santi Cosma e Damiano a Roma, ed Ediart, Perugia, 1991, pp.
86.

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prettamente romana, e quello oro di matrice bizantina. Il fondo blu conserver sempre una traccia pi o meno marcata di vena
fenomenica, unito alla curvatura dellabside e alla presenza pip o meno naturalistica delle nuvole, evocher con naturalezza il
cielo, il fondo oro, invece essendo un non colore e una non superficie, viene utilizzato come cassa di risonanza della
composizione figurale.
Lo schema della rappresentazione costituito di 7 figure, sempre con Cristo al centro. E difficile trovare uno schema
con sette figure prima di questa rappresentazione, sicuramente cerano altri esempi ma che non si sono conservati. Abbiamo un
disegno del mosaico absidale di SantAndrea in Catabarbara, questa decorazione fu fatta quando ancora non era edificio di
culto cristiano ma semplicemente la Basilica di Giuno Basso, e poi verso il 470 divenne edificio di culto dedicato a
SantAndrea. Il catino absidale era decorato con 7 figure molto semplici con il Cristo al centro e ai lati 6 apostoli in gruppi di
3. Queste sarebbe un precedente, ma il precedente assoluto, che andato perduto e del quale non abbiamo neanche un disegno
medievale, si trovava nellabside della Basilica di San Marco, realizzata da papa Marco (336). In origine aveva una
decorazione assolutamente identica, cio con il Cristo al centro, i due principi degli apostoli, due santi martiri che in quel caso
erano Felicissimo e Agapito e poi cera papa Marco, donante della chiesa.
Il mosaico della basilica dei Santi Cosma e Damiano, rappresenta magnificamente levoluzione dellarte
paleocristiana, le figure in piedi risaltano su un fondo turchino, in una prospettiva ascensionale al centro dellabside, Cristo
emerge dalle nuvole collocato in alto rispetto alle altre figure.
Il mosaico presenta da un lato una straordinaria limpidezza come una grande forza esecutrice nel concepimento e
nellespressione, una maestria nella tecnica che pochi mosaici possiedono, ci si nota nellaccorta minuziosit del digradare dei
colori e delle tinte con effetti splendidi di luci.
Il mosaico dei Santi Cosma e Damiano diverr il modello riproposto in tutte le sue componenti per i mosaici absidali
posteriori, di esso, non solo sar trasposta la scena delladmissio dei martiri a Cristo da parte dei Principi degli Apostoli,
compresa la figura del papa offerente, ma verr anche ricalcato il contenuto del titulus, che corre alla base del catino.

4.- Gli influssi bizantini.


Nei mosaici del V-Vi secolo la decorazione absidale aveva acquistato uno schema ben preciso, lo spazio musivo si era
pian piano affolato di figure, ordinate secondo uno schema prevalentemente a sette elementi. Questo schema decorativo fu
interrotto dalla penetrazione bizantina, a partire dalla met del VI fino al VIII secolo, infatti le absidi del VI secolo, (Santa
Agnese, presentano uno schema figurativo in cui il numero degli elementi viene bruscamente ridotto e portato da cinque o sette
a sole tre figure, le quali inoltre si assottigliano e diminuiscono di volume a fronte del fondo oro. Con let Carolingia la scuola
musiva romana riacquister la sua autonomia artistica con la creazione di vari mosaici da parte di papa Pasquale I (817-824):
Santa Cecilia, Santa Prassede, Santa Maria in Domenica, dove il mosaico absidale della basilica dei Santi Cosma e Damiano
diviene il modello riproposto in tutte le sue componenti.
Labside di SantAgnese rientra tra quelle opere musive che hanno subito un notevole influsso bizantino presente in
tutte le tessere del mosaico stesso, e visibile sia nella scelta dello schema figurativo, che nellesecuzione. Il mosaico esprime
perfettamente larte cristiana dellalto medioevo. Al centro del catino absidale si stagli ala figura, algida e smaterializzata della
santa titolare, Agnese, famosa martire romana della quale viene evocato il martirio con gli elementi simbolici del fuoco e la
spada posti ai suoi piedi. Ai lati si trovano specularmene le figure dei due pontifici che si differenziano soltanto per ci che
recano in mano: il personaggio di sinistra con il modellino della chiesa, che si deve identificare con papa Onorio I (625-638),
committente dellopera, quello di sinistra lo possiamo associare ad un altro papa, probabilmente papa Gregorio Magno (590-
604). Sopra le tre figure sono posti quattro cerchi di stelle, e al di sopra ancora il chiaro splendore che emana da Dio, la cui
mano scende dal cielo costellata di stelle, con in mano la corona doro, premio per la giovane martire. Santa Agnese irreale
nella sua posa, sorregge con le mani un rotolo ed rappresentata come una sovrana bizantina, con un abito ricchissimo. Il
fondo tutto oro, privo di qualsiasi elemento paesaggistico o illusionistico, in ricerca di quello sfondo aureo in cui le figure
divengono sempre pi piatte, immobili e stilizzate.

5.- I mosaici di Pasquale I e i mosaici della riforma gregoriana.


Durante il VI secolo in Italia diminuisce il potere bizantino e aumenta quello dei longobardi, di conseguenza tutta
latmosfera romana subisce linflusso delle infiltrazioni barbariche che influenzeranno sulla vita e i costumi dellambiente
romano. Grande influsso daranno i codici miniati carolingi e ottoniani.
Il periodo che segue lincoronazione di Carlomagno come re a Roma viene chiamato Rinascita carolingia, perch
con la sicurezza politica ed economica che da questo nuovo imperatore Roma tenta una rinascita culturale che viene portata
avanti fortemente da papa Pasquale I (817-824) con la costruzione di varie chiese a Roma: Santa Prassede, Santa Maria in
Domenica, Santa Cecilia, si tenta un ritorno allantica moisacistica romana ma se anche i mosaici appaiono splendidi di colore,
sono poveri nella forma, con figure piatte e senza rilievo plastico con una scarsa tecnica musiva, come si pu vedere nei
mosaici realizzati in questepoca.
Con la Riforma Gregoriana, secolo XI, la scuola musiva romana torna al suo splendore, esempi magnifici sono i
mosaici di San Clemente e di Santa Maria in Trastevere. Il papa si fa baluardo di un rinnovato ritorno alle origini della chiesa
apostolica, tentando di ricuperare questa antica tecnica decorativa cristiana. Rinasce una vena artistica che si fermer
bruscamente a gli inizi del XIV secolo quando Clemente V abbandoner Roma per andare ad Avignone.

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6.- Il mosaico nella catacomba.


Abbiamo visto il valore che il mosaico ebbe nella decorazione degli edifici di culto cristiani per il suo colorito, la sua
lucidezza, la sua durevolezza nel tempo ma, allo stesso tempo, proprio per le sue caratteristiche tecniche pu causare alcuni
inconvenienti, se non sono osservate determinate condizioni di luce, di ambiente asciutto, e di buona messa in opera. Per
questo in catacomba non fu mai largamente adoperato. Probabilmente anche per il fatto che era molto pi costoso che la pittura
e richiedeva maestranze specializzate.
Tuttavia rimane qualche rarissimo esempio, per lo pi in cattivo stato di conservazione, che ci permette di affermare
che, pur se non ebbe mai molta diffusione, qualche committente fu per spinto a prediligerlo, grazie anche alla maggiore
impressione di ricchezza e al risalto che alla decorazione veniva dato con questo procedimento.
A differenza dei mosaici parietali delle aule di culto, certo pi preziosi, a tessere dorate, argentee e vitree, quelli in uso
nelle catacombe si valevano per lo pi di tessere litoidi, cio di pietre di marmo, e smalti di colori carichi e vivaci, che
dovevano supplire la mancanza di illuminazione, che ne avrebbe altrimenti compromessa la lettura, gi negativamente
influenzata dal punto di osservazione estremamente ravvicinato. Teoricamente era una pittura con colori solidi che avrebbe
dovuto resistere il paso del tempo, ma in realt sub pi facilmente gli attacchi del clima troppo umido e della precariet del
supporto, al quale le tessere, per mezzo di un letto di cemento, erano fissate alla parete.
Gli esempi superstiti si datano non prima della seconda met del IV secolo, non prima della diffusione del mosaico
nelle aule di culto. Ad un primo confronto, i temi dei mosaici catacombali risulterebbero essere leco delle antiche
composizioni basilicali. Si sono conservati pochi esempi e molto deteriorati. Un esempio si trova in un arcosolio delle
Catacombe di Domitilla, datato da P. Ferrua fra il 350-360, dove troviamo il Cristo docente, Magister, seduto su un trono con
un ampio cuscino e ai suoi piedi, la cesta coi volumi, simbolo della dottrina cristiana. Ai lati Pietro e Paolo, anchessi seduti su
troni e colti in gesti acclamanti verso Ges. Lintera figura di Cristo circondata da un grande disco luminoso di tono verde. Il
tono della composizione rivela la conoscenza da parte dellartista delle figurazioni absidali romane.
Da questo esempio possiamo dedurre che decorazioni musive dovevano ornare anche altri ambienti cimiteriali, come
si pu ipotizzare per alcuni piccoli resti nella cripta del Papa Eusebio (310) nelle Catacombe di San Callisto. Troviamo anche
qualche lacerto di mosaico nellipogeo degli Acili nelle Catacombe di Priscilla.
Oltre alle decorazioni figurate, il mosaico venne anche impiegato per le iscrizioni funerarie e votive, sporadicamente a
Roma, ma pi frequente in Africa. Lunico esempio di mosaico pavimentale in ambito romano quello del primo ambiente
sotterraneo dellipogeo degli Aureli, ove in un pannello incorniciato, si leggono i nomi dei proprietari, appartenenti alla gens
Aurelia. Pi frequente luso delle iscrizioni musive e del mosaico in genere in Africa dove troviamo si trovano alcune
catacombe con decorazione a mosaico.
Fuori dellambito romano un altro esempio ben documentato quello della Catacomba di S. Gaudioso a Napoli, dove
in un arcosolio si trova una decorazione di carattere simbolico, come una grande croce centrale racchiusa in un clipeo,
sormontata forse da un aquila e affiancata da due agnelli con tutto attorno tralci vitinei e pampini. La composizione si data in
un arco cronologico compresso tra il V e il VI secolo. Nella medesima catacomba in un ambiente ad arcosolio dove si
conservavano le reliquie di San Gaudioso si trova rappresentato il busto del santo in un medaglione centrale incorniciato da
volute e trecce.
Dalle Catacombe di San Gennaro provengono, invece, i ritratti musivi, datati nel V secolo, di alcuni vescovi della
Chiesa di Napoli, nella cosiddetta Cripta dei Vescovi, presso il sepolcro di San Gennaro. Limmagine pi bella quella
dellarcosolio relativo probabilmente a Quodvultdeus (letteralmente ci che vuole Dio), vescovo di Cartagine sfuggito alle
persecuzioni vandaliche e morto a Napoli nel 454. In un clipeo a fondo oro, egli rappresentato coperto da un ampia tunica
bianca, con dei tratti fisionomici propri di un africano: nero di pelle, glabro, le labbra carnose, le grandi iridi scure, cui il
moisacista ha conferito una profonda espressivit. Ha in mano il codex (libro) gemmato con una ricca croce ed i simboli dei
quattro evangelisti. Attorno al clipeo, su un bel fondo azzurro cupo, racemi spiraliformi in verde chiaro ed arancio.

7.- Dallo stupore alla contemplazione.


Nel nostro percorso dentro le piccole migliaia di tessere che costituiscono il mosaico ci siamo addentrati in un mondo
affascinante e nella poliedrica bellezza del suo essere, come ogni espressione artistica il mosaico racchiude il mistero di un
ineffabile e inenarrabile esperienza personale, e di una rivelazione trascendente che nascendo dallo stesso stupore vuole
giungere allelevazione.
Stupore ed elevazione divengono le coordinate essenziali in cui la tecnica artistica ha spazio e luogo in cui compiere il
miracolo visivo. Il mosaico non finisce mai dinterpellare lo spettatore ad andare oltre il semplice unirsi figurativamente delle
pietre li presenti, ed oltre la realt stessa verso lEterno ed invisibile mistero che il mosaico cerca di rivelare. Nel nostro
percorso ci siamo avvicinati ed abbiamo intravisto il percorso del mosaico nel mondo cristiano, dinanzi a Santa Pudenziana e
ai Santi Cosma e Damiano, dove lelemento teofanico apre lo sguardo dal reale al divino. Se la tecnica artistica fortemente
legata alla rappresentazione classica, e perci figurativa, il tema teofanico nella sua esecuzione apre lo sguardo al futuro e oltre
il tempo, inuna duplice dimensione di tensione esistenziale verso lincontro con Cristo nella vita del singolo che guarda il
mosaico e di tensione scatologica verso quellevento definitivo che dar inizio alla ricapitolazione di tutto in Cristo.

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BIBLIOGRAFIA

- Andarolo, M Romano, S., Limmagine nellabside in Arte e iconografia a Roma. Da Costantino a Cola di Rienzo,
ed Jaca Book, Milano, 2002, pp. 266.
- Bertelli, Carlo. Il mosaico, Arnaldo Mondatori editore, 1996, pp. 359.
- Crippa, M. A. Zibaudi, M., Larte paleocristiana, ed Jaca Book, Milano, 1998, pp. 496.
- Dal Soglio, P., Evoluzione del mosaico nellincontro col cristianesimo, Pontificia Universit Lateranense, Roma,
1970, pp. 134.
- Donati, Angela (a cura di) La forma del colore. Mosaici dallantichit al XX secolo, ed Electa, 1999, pp. 189.
- Lavagne, H., Il mosaico attraverso i secoli, ed Longo, Ravenna, 1996, pp. 154.
- Lavagne, H. (direttore), Mosaique. Trsor de la latinit. Des origines nos jours, ed Ars latina, 2000, pp. 627.

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Sarcofagi cristiani.

Parlare di sarcofagi cristiani e di scultura cristiana delle origini significa delineare un quadro che inizialmente pu
apparire un po' deludente. Anche se dei sarcofagi cristiani abbiamo un numero abbastanza notevole, circa 2.500 esemplari
interi o frammentari, che ci permettono tracciare e studiare la sua evoluzione dal suo origine a gli inizi del secolo III fino a gli
ultimi sarcofagi di et onoriana del secolo V. Della scultura cristiana antica possediamo pochissimi esempi, anche se le fonti
letterarie pi volte parlano di opere plastiche marmoree e bronzee che dovevano adornare edifici pubblici e privati, religiosi e
non, di citt grandi e meno grandi dellimpero, da Roma ad Alessandria, da Efeso a Cartagine, in realt ben poco oggi si
conserva della statuaria di questo periodo storico. In ambito cristiano ci si limita ad annoverare alcune repliche del IV secolo
d.C. del tipo del Buon Pastore con lagnello sulle spalle, una statuetta del Cristo giovane seduto, conservata al Museo
Nazionale Romano, e pochi esemplari raffigurante la storia di Giona, oggi conservati a Cleveland.
Eppure basta leggere, ad esempio, la Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea per apprendere che nella citt
di Cesarea di Filippo, presso le sorgenti del Giordano, esisteva un gruppo bronzeo raffigurante un miracolo di Cristo, quello
dellemorroissa, che era avvenuto proprio in quel luogo. Il medesimo autore, nella Vita di Costantino, allude a immagini simili
relative al profeta Daniele e al Buon Pastore che decoravano fontane nelle citt, mentre il Liber Pontificalis, afferma che ai
tempi del Papa Silvestro (314-335) furono collocate nel Battistero Lateranense statue auree e argentee raffiguranti il Cristo.
San Giovanni Battista, cervi e agnelli. Di tutto questo, purtroppo, nulla ci pervenuto.
Gi abbiamo parlato nel tema della pittura la paura dei primi cristiani per liconografia umana e animali,
come questi seguendo i precetti giudaici non volevano la rappresentazioni di animali e persone per paura allidolatria, e come
molti Santi Padri scrivevano contro questa usanza. Questo ha fatto che la scultura cristiana non si concentri tanto nella
statuaria, che ebbe una produzione molto limitata rispetto allarte romana, ma si limitassi quasi unicamente nellambito dei
sarcofagi.

1.- Il sarcofago: origine e sviluppo.


Il sarcofago una custodia fabbricata in qualsiasi materiale: legno, terracotta, pietra, marmo, piombo... per
contenere un cadavere. Rispetto alletimologia della parola, Plinio il Vecchio nella sua Historia Naturalis si fa eco di una
leggenda per la quale ad Assok, nella Troade, i sarcofagi ricavati da una certa pietra locale avevano la virt di consumare in
breve, quasi divorare il cadavere, da cui il nome di sarcofago, sarx carne e fago, magiare, cio pietra che mangia la carne,
indubbiamente dei cadaveri.
Indiscutibilmente il sarcofago cristiano dipende dal sarcofago pagano, per le sue implicazioni di nobilt,
rappresentanza e ricchezza, non dobbiamo dimenticare mai che la realizzazione di un sarcofago in marmo era estremamente
costosa e solo se lo poteva permettere un ristretto settore della societ romana molto ricca, di ambito nobiliare o dellalta
borghesia, per questo molto interessante che una pratica pagana tano mondana sia entrata pienamente nella cultura cristiana,
il che una dimostrazione della romanizzazione che soffre il cristianesimo nei primi secoli.
Per meglio comprendere gli antefatti e il contesto in cui sorsero i primi sarcofagi che si possono definire
cristiani, intorno alla met del III secolo d.C., indispensabile tracciare prima un sintetico quadro della produzione pagana
coeva, gi che la scultura cristiana germoglia nellambito artistico dellarte tardo-antica, opportuno conoscere, prima di
vedere lapparire della plastica cristiana, quale era la decorazione delle casse litiche pagane. Il sarcofago sorge nella cultura
romana alla fine del secolo II e gli inizi del III d.C., quando cominciano a cambiare i modelli di seppellimento, e si passa dalla
pratica dellincinerazione a quella dellinumazione.
Le officine degli artisti fabbricarono i sarcofagi primi con una decorazione in origine di tema mitologico greco e
romano, prevalentemente di miti tragici. Le poche iscrizioni e uno scrutinio attento del materiale ci suggeriscono che questi
miti sono stati riportati nella decorazione dei sarcofagi come essempla vitae o come esempio dellinevitabilit della morte
anche per gli eroi. Sono motivi di conforto e anche un paragone con le virt e la bellezza del morto o della defunta, e se mai si
pu vedere anche una speranza di una vita nellaldil, come si potrebbe cogliere dal mito di Alceste 10 e di Dioniso, Ippolito 11,

10
Alceste era figlia bellissima di Pelia e di Anaxibia. Spos il re Admeto. Questi, in occasione del matrimonio, trascur di
sacrificare ad Artemide, che ne fu molto irritata. Apollo lo riconcili con la dea e ottenne dalle Morie che in cambio della vita
di lui accettassero quella del padre o della madre o della moglie di lui. Avendo i primi due rifiutato di morire invece del figlio,
Alceste che amava intensamente suo marito si sacrific per lui. Ma Eracle, scese agli Inferi e riprese Alceste e la riport con
suo marito, malgrado lopposizione di Ade
11
Ipolito figlio di Teseo e dIppolita, regina delle Amazzoni. Fedra, sua matrigna, innamoratasi di lui e da lui respinta, lo
accus a Teseo di aver tentato di sedurla. Teseo allora maledisce il figlio ed incov contro di lui il furore di Positone. Un girono
mentre Ippolito guidava il proprio cocchio sulla riva del mare, usc improvvisamente dalle onde un mostro marino, il quale
fece imbizzarrire i cavalli. Il cocchio si ribalt ed Ippolito mor. Fu poi riconosciuta la sua innocenza; Fedra, tormentata dal
rimorso si uccise. Risuscitato da Asclepios, Ippolito fu da Artemide portato nel Lazio, dove secondo alcuni regn sotto il nome
di Virbio, ad Aricia.

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Meleagro12, Adone, Endimione, Fetone, Oreste, Medea, lAmmazzanomachia. Oltre ad essi si prediligevano temi come muse e
stagioni o giochi di eroti.
Limpressione che questa raffigurazione dei miti tradizionali siano stati scelti sia per la loro prestigiosa
bellezza, sia per un riferimento, anche generico, alla vita e al destino inevitabile del defunto, sottolineato dal fatto che spesso
molte figure del mito rappresentato portano il ritratto del proprietario e dei suoi famigliari. Le rappresentazioni del mito sui
sarcofagi diminuiscono notevolmente a cavallo tra il II e III secolo, e solo di rado si trova durante il III secolo. Il mito che fino
adesso aveva dominato il mondo delle immagini sta palesemente perdendo la sua vitalit e la sua capacit di visualizzare e
esprimere con i simboli la necessit di una intera societ di identificarsi con un mondo consueto delle immagini. In questo
periodo troviamo la fine della scultura ideale con il lento esaurirsi delluso di copiare e variare i modelli della scultura classica
ellenistica, con il tempo prevalentemente mitico e religioso. Questi fenomeni che hanno una portata di grande conseguenza per
larte romana del periodo imperiale sono un inconfutabile indizio di cambiamento profondo della cultura e dei valori della
societ svoltosi durante il periodo Severiano. Questo processo da limpronta al secolo III.
Testimonianza di questa nuova visione della vita e del mondo il cambiamento dei motivi e delle immagini
nellambito sepolcrale, e si fanno sempre pi strada nuovi motivi con temi personalizzati che si riferiscono alla vita, alla
carriera pubblica, reale o presunta del defunto, alle aspirazioni e agli ideali dellimmaginario della gente. Scene di battaglia, di
matrimonio con il concordia coniugale, il procesus consulares e altre funzioni pubbliche che dimostrano la posizione
sociale del committente, come la caccia, che simboleggia il rango quasi aristocratico del defunto e della sua virt, figure di
filosofi e letterati e immagini di vita agreste, personificazioni delle stagioni e soprattutto scene bucoliche e marine. Si trovano
rappresentate nei sarcofagi fino alla fine del III secolo.
Queste immagini si riferiscono gi per la natura della loro tematica direttamente al defunto, ai suoi ideali e
alla sua aspettativa di eventuale vita ultraterrena. I numerosi ritratti distribuiti liberamente intorno alla figura di filosofi e di
pastori sui sarcofagi di questo periodo sottolineano il significato personalizzato di queste rappresentazioni e dimostrano una
crescente preoccupazione dellindividuo per il suo modo di vivere, la sua felicit e il compimento della sua esistenza. Non
accaso troviamo solo adesso durante la seconda met del III secolo, in questo ambiente dellarte sepolcrale i primi tentativi di
dare una espressione visiva ai concetti di fede cristiana. Il clima culturale e spirituale del tempo, e anche le condizioni formali
dellarte sepolcrale contemporaneo con la sua espressione di speranza e aspettative personali si prestava a concretizzare i primi
concetti cristiani.
Frederik Gerke divide quattro periodi nella produzione dei sarcofagi:
1.- 190-220 si snodano i temi guerrieri. I sarcofagi riempiono i loro fregi con un atmosfera incandescente di
battaglia, resa vicinissima della tumultuosa animazione della scena e dal groviglio dei corpi. In esse si esaltano le virt eroiche
del defunto, che domina al centro, trionfatore, in un aurea di intoccabilit. Troviamo esemplari di questa tematica durante tutto
il III secolo.
2.- 220-250, sorgono i temi venatori. un tema che gi era stato molto di moda durante il secolo precedente:
caccia mitologica al leone o al cinghiale con finale tragico, Ippolito e Fedra, Adone e Meleagro... Anche se in questi sarcofagi
esaltata la valentia del personaggio sono molto legati con la filosofia della morte. Si esaltano le virt morali delluomo ma allo
stesso tempo si enfatizza la sua morte. Verso il 260 nei sarcofagi strigilati non rappresentata soltanto la caccia al leone, ma le
protomi di leone che azzannano la preda, simbolo della morte.
3.- 250-280 appaiono i temi filosofici. Sono scene di lettura o di musica, dove si esalta la vita intellettuale. Si
esaltano i valori spirituali, la ricerca della vera sapienza fatta nello studio e nel silenzio che porta allincontro con lEssere
supremo. I sarcofagi appaiono divisi in vari scomparti con scene di lettura, filosofi...
4.- Infine tra il 280-310, appaiono i temi bucolici o maritimi, che trasmettono scene di pace. Appaiono scene
di vita quotidiana: caccia alla lepre, pescatori, pastori...

2.- I primi sarcofagi cristiani.


In questi temi bucolici e filosofici, di una vita impregnata di filosofia e di lettura, simboli di un esistenza felice e
serena, cominciano ad inserirsi le prime immagini del Vecchio e del Nuovo Testamento, limitate a poche rappresentazioni
come la storia di Giona e il Battesimo di Cristo.
Una massiccia produzione di sarcofagi a rilievi interamente occupate da tematiche cristiane, continuazione
della produzione di sarcofagi romani del periodo imperiale comincia solo con il regno di Costantino dopo lEditto di Milano
del 313. Anche questo fenomeno, come gli altri osservati della produzione di sarcofagi del periodo imperiale, denota un
marcato cambiamento delle usanze sepolcrali strettamente legato e favorito dalla situazione della societ contemporanea. Le
conversioni di massa, il nuovo ruolo nella societ romana della comunit cristiana, sono senza dubbio allorigine di questa

12
Meleagro, figlio di Eneo, re di Calidote, e di Altea, famoso specialmente come eroe principale. Partecipo alla campagna delgi
Argonauti. Meleagro uccise il Cinghiale Calidonio che devastava il suo regno, ma dopo sorse una disputa che port
alluccisione dei fratelli di sua madre, e questa in dispetto lo fecce morire del modo seguente. Quando da poco era nato
Meleagro li apparvero le Parche a Altea, e mettendo un tizone nel focolare, le dissero che la vita del bimbo sarebbe durata
quanto quel tizzone. La madre si affret a spegnerlo, ma dopo luccisione dei suoi fratelli, in un impeto di ira rimese sul fuoco
il tizzone e Meleagro si consum con esso e con esso fin. Pentita troppo tardi, Altea si uccise, mentre Cleopatra, moglie
amatissima di Meleagro, moriva di dolore.

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produzione di sarcofagi in grande numero e in maggioranza esemplari importanti e riccamente decorati con rilievi e
raffigurazioni che potevano soddisfare anche i desideri e le necessit di rappresentanza sociale e di prestigio.
Rimane sempre sorprendente, e degno di nota, che questa usanza prestigiosa e rappresentativa di seppellire in
sarcofagi riccamente decorati e costosa, tipica della societ romana agiata e alto locata dellimpero romana, stata ripresa in
pieno dai cristiani. Ci dimostra chiaramente quanto profondamente questo fenomeno fosse radicato nella cultura e nella
costituzione della societ romana. Seguire questi costumi stato per lemergente societ cristiana una pratica quasi ovvia,
imposta dalla cultura e dallambiente della societ contemporanea con le sue necessit e la sua strutturazione consolidata nei
secoli passati.
Il percorso piuttosto limitato, suggestivo della produzione dei sarcofagi cristiani antichi fa emergere anche taluni
aspetti della religiosit e della fede di coloro che facevano parte delle comunit dei primi secoli. Tutto questo tenendo conto del
fatto che il sarcofago, al contrario della pittura delle catacombe, si rivolse sempre ad una committenza di elite, che poteva
permettersi lacquisto di un prodotto indubbiamente costoso e non alla portata di tutti. Si avr, comunque modo di vedere che il
linguaggio figurativo non presenta in fondo differenze sostanziali da quello degli affreschi cimiteriali, rientrando in un unico ed
innovativo repertorio iconografico.

2.1 Le botteghe dei marmorari.


Se vero che, quando si pensa ai sarcofagi, la mente va subito a quelli marmorei decorati, vero anche che le
casse provviste di ornamentazione erano in fondo una minoranza, mentre erano commerciate con maggiore frequenza anche di
minore pregio, in calcare, travertino, arenari, e anche terracotta o piombo, levigate, ma in molti casi prive di qualsiasi rilievo e
anche di iscrizione.
Le officine marmorarie si concentravano specialmente a Roma, anche se non soltanto esistevano a Roma. A
riprova di questo commercio del marmo sta il ritrovamento di diverse navi onerarie naufragate, come quelle individuate al
largo del Libano, a Punta Scifo in Calabria, a Torre Sgarrata e a San Pietro di Bevagna lungo le coste pugliesi. Questultima
imbarcazione affondata con il suo carico nella prima met del III secolo d.C. trasportava centocinquanta tonnellate di pezzi
grezzi e inoltre ventiquattro sarcofagi di diverse forme, a vasca e a cassa, con il rilievo solo sbozzato, inviati dalle cave della
Grecia a Roma e mai giunti a destinazione. Comunque, per quanto concerne i sarcofagi marmorei, si sa che i blocchi gi
svuotati e sagomati giungevano sulle coste laziali dalle cave di Luni, della Grecia o dellAsia Minore via mare e poi risalivano
il Tevere su barconi fino al grande porto fluviale. Proprio l vicino, lungo la via che ancora oggi si chiama Marmorata, si
trovavano molte botteghe di artigiani, che provvedevano alla lavorazione dei pezzi fino a giungere ai prodotti finiti. Altre
officine erano ubicate verosimilmente lungo le principali vie consolari, dove sorgevano le pi importanti aree funerarie. Pure
nel Nord dellItalia, specialmente a Milano si producono sarcofagi paleocristiani, soprattutto negli ultimi decenni del IV
secolo. Anche Ravenna, per quanto si riferisce ai sarcofagi paleocristiani, succede a Roma nel tempo, ed eredita da
Costantinopoli stile e tematica. A partire della fine del IV secolo troviamo sarcofagi di produzione locale. A Costantinopoli,
successora di Roma si ebbe anche un importante centro di produzione di sarcofagi, sfortunatamente conosciamo solo una
piccola parte dei sarcofagi prodotti dalle officine di Costantinopoli. Limportanza di questo centro si conosce pi per la sua
influenza in altre regioni dellimpero.
Fuori dellItalia i centri di produzione dei sarcofagi li troviamo nel sud della Francia soprattutto ad Arles e
successivamente in Aquitania fra il V e il VI secolo. Nel sud della Francia esisteva un altro centro di produzione a Marsiglia
nella prima met del V secolo, che poi nel V-VI secolo passer a Tolosa. Nella Spagna, specialmente a Tarragona i primi
sarcofagi dovettero essere importati da Cartagine, un altro importante centro di produzione, in seguito dovettero trasferirsi a
Tarragona alcuni artigiani di Cartagine.
Si sa anche esistevano anche marmorari itineranti, che lavoravano laddove il mercato lo richiedesse.
Numerose testimonianze epigrafiche confermano lesistenza di questi scultori che, provenendo in genere dallOriente furono
sepolti a Roma, basti ricordare lo Zenone originario di Afrodisia nella Caria, che aveva conservato la sua nazionalit e si
vantava di aver prestato la sua opera in molte citt, finche la morte lo colse nellUrbe. Una lapide delle catacombe di Ciriaca,
poi, ricorda un altro artigiano, Aurelio Agathias, che proveniva dalla Siria.
I marmorari erano per lo pi copisti o rielaboratori, difficilmente ritrattisti, che lavoravano nelle botteghe,
tramandandosi spesso il mestiere di padre in figlio. Illoro salario non era per elevato: secondo lEditto sui prezzi di
Diocleziano percepivano giornalmente 60 denari, mentre i pittori potevano giungere a 150 denari. Comunque, la
remunerazione di uno scultore dipendeva naturalmente dal fatto che fosse lui stesso proprietario dellofficina, oppure semplice
dipendente, o apprendista, o addirittura schiavo.
Si ignora i nomi di coloro che lavoravano tanti sarcofagi cristiani, perch normalmente queste opere non
erano firmate. La loro decorazione veniva fatta su ordinazione, o come accadeva spesso, rientrava nella norma e attivit della
bottega, che preparava un certo numero di casse, lasciando eventualmente la rifinitura dei ritratti, over fossero previsti, a
momento dellacquisto. Ci dimostrato da un discreto numero di esemplari, che presentano i volti ancora sbozzati,
probabilmente per la fretta del committente che non pot attendere la loro rifinitura, oppure adattamenti curiosi.
Non siamo certi a quali regole corrispondeva la distribuzione e collocazione delle differenti scene decorative,
se si riferiscono a un manifesto disegno di conseguire una certa unit di contenuto nel simbolismo religioso, unit che suole
evidenziarsi a volte anche stilisticamente mediante una distribuzione simmetrica e ritmica di volumi e linee. Si stanno tuttavia
ancora risolvendo alcuni problemi da una tale evidente presenza di un principio ordinatore delle scene, giacche non sappiamo
con precisione a chi attribuire un determinato ordine di ogni caso, ne se in esso interviene la gerarchia ecclesiastica. e pure
poco chiaro a chi va diretto il messaggio religioso della decorazione simbolica. Forse dovuto al committente, a una
particolare devozione, a disposizioni date dalle gerarchie ecclesiastiche, un tema che ancora si sta studiando.

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Un celebre riscontro in merito a questo si ha nel sarcofago dei due fratelli, del Museo Pio Cristiano, in cui i
busti del clipeo centrale, destinati a due coniugi, furono adattati a due ritratti di personaggi maschili barbati dalle sembianze
simili, forse appunto due fratelli. Il singolare intervento di correzione, per si limit a modificare i volti, poich uno dei due
busti mostra ancora vesti femminili. Il sarcofago di Lot a San Sebastiano fu invece acquistato incompiuto, con il registro
inferiore destro appena sbozzato e le atre parti gi leviate e colorate.
Per quanto riguarda gli strumenti utilizzati nelle officine per la lavorazione dei sarcofagi, i principali erano
costituiti dalla subbia, una ferro con una punta pi o meno acuminata usato per la sgrossatura dei blocchi, da vari tipi di
scalpelli e dalla gradina, provvista di un tagliente dentato, che lasciava solchi piccoli e paralleli. Si possono ancora ricordare la
mazza per battere i ferri, la martellina, la squadra, la livella per ottenere piani perfetti, e soprattutto il trapano a manovella, che
produceva un moto rotatorio, o quello corrente, che doveva essere manovrato da due operai. A seconda di un maggiore o
minore uso di trapano e scalpello sulle fronti decorate si hanno effetti stilistici e chiaroscurai diversi, che spesso sono indizi
utili a determinare una pi precisa cronologia del sarcofago, specie nel corso del IV secolo.
Si sono potute ricostruire anche le diverse fasi di lavorazione di queste arche marmoree nelle botteghe: dopo
aver sbozzato il blocco, si procedeva alla realizzazione di un bozzetto, incidendo i contorni delle raffigurazioni.
Successivamente si passava prima al bassorilievo, modellando le figure, le vesti ed i panneggi con lo scalpello, e poi
allaltorilievo, usando soprattutto il trapano e asportando progressivamente il materiale che occupavano gli spazzi fra le singole
forme. Si rifinivano poi i dettagli e il rilievo veniva levigato, lucidato ed infine dipinto. Pu sembrare strano che i sarcofagi
fossero normalmente colorati a tinte vivaci e non lasciassero il marmo bianco, come noi oggi lo vediamo nella maggior parte
dei casi, ma questa usanza non fu certo peculiare dei cristiani, bens riprese una tradizione ampiamente documentata nella
scultura classica, etrusca e italica.
I colori vegetali o minerali, erano fissati alle superfici con una miscela comprendente calce e caseina che
fungeva da collante, oltre a cera, per dare un effetto di brillantezza, ma restavano facilmente dilavabili. Perci accade
raramente che si siano conservati fino ad oggi resti di questo rivestimento policromo, talora purtroppo asportato anche per
incaute puliture eseguite in passato. In ambito cristiano, comunque, sufficiente ricordare il caso di un sarcofago a soggetti
pastorali del Museo Pio Cristiano, di un altro della catacomba di Pretestato, di due celebri frammenti del Museo Nazionale
Romano e del gi citato sarcofago di Lot nel complesso di San Sebastiano sulla via Appia Antica. Solitamente si usavano pochi
colori, disposti secondo il gusto personale dellartefice, a completamento dellopera eseguita con scalpello e trapano, per
potenziarne ed incrementarne leffetto finale, o talvolta per supplire con il cromatismo alla carente plasticit delle forme. I
colori pi diffusi erano il giallo, il rosso nelle tonalit dal cinabro al bruno (usato soprattutto nei solchi delle pieghe e nei
contorni), lazzurro che accentuava lombra del fondo e aumentava il contrasto con i toni chiari, ed infine loro, adoperato sulle
capigliature, sulle barbe, sugli oggetti metallici e sui gioielli. Meno di frequente erano invece utilizzati il verde, il viola ed altri
toni intermedi. In taluni casi i colori si riducevano a linee o strisce, che marcavano solo determinati dettagli; in altri la stesura
cromatica interessava tutta la composizione, assimilandosi completamente al rilievo. Lintento della policromia sembrerebbe
in tal caso quello di evidenziare i valori espressivi.
Tornando ai sarcofagi disponibili nelle botteghe, se i prodotti di prima qualit erano costituiti da casse
monolitiche, il cui trasporto era sempre problematico per il peso ingente, con landar del tempo si fece un uso sempre pi largo
di sarcofagi pi economici, formati da pezzi connessi tra loro, cementati e fissati mediante grappe metalliche . Con il
medesimo procedimento veniva sigillato il coperchio, che poteva avere forme diverse, essere piano o a forma di squadra, con
terminazioni ad acroterii, oppure a spioventi, in diversi casi era anchesso decorato. Non di rado poi si riutilizzavano coperchi
anche di materiale o di misure differenti, cercando di adattarli in qualche modo alla nuova cassa.
Per quanto riguarda le forme adottate nei sarcofagi, esse sono fondamentalmente due: a vasca (o tinozza) e a
cassa. In ambito cristiano il secondo tipo fu di gran larga pi frequente del primo. Linventiva dei marmorari si esplicava per
gi nella grande variet degli schemi compositivi, che si potevano adottare per la decorazione della fronte, e nel caso in cui
fosse previsto, anche dei lati minori e della parte postica. Si pensi che una classificazione di massima dei tipi conosciuti ha
portato a distinguere, in tutto larco di produzione delle botteghe romane, una quarantina di varianti differenti, in cui lo spazio
poteva essere occupato da un fregio continuo, o essere scompartito in pannelli scolpiti con scene o semplicemente strigilati
(cio con un motivo a S simile allo strumento che gli atleti usavano per detergersi), oppure ancora essere suddiviso in un
doppio registro, talora scandito da un colonnato sorreggente arcate di tipo diverso, in cui si disponevano gli episodi scolpiti- I
sarcofagi potevano poi avere pi collocazioni: o erano interrati, o situati allinterno di mausolei, oppure quando utilizzati nelle
catacombe, potevano essere sistemati sotto grandi arcosoli, se non in cubicoli.
Si dibattuto a lungo il problema della possibile esistenza di officine operanti esclusivamente per una
clientela cristiana. Se in un primo tempo furono certo artefici pagani a lavorare per entrambe le comunit, in seguito con il
progressivo diffondersi della nuova religione e la conseguente aumentata richiesta di esemplari con soggetti biblici, probabile
che cominciassero ad essere attive botteghe con maestranze specificamente cristiane, visto anche il contemporaneo
decadimento delle produzioni di sarcofagi profani.

3.- Cronologia dei sarcofagi cristiani.


Lorigine dei primi sarcofagi cristiani molto difficile di stabilire giacch allinizio il cristianesimo era una
religione non riconosciuta, forse accettata, ma non ufficialmente. Il periodo di transizione che caratterizz il secondo quarto del
III secolo sembra essere lepoca di nascita della plastica paleocristiana, quando le botteghe dellimpero cominciano a lavorare i
primi sarcofagi cristiani.

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Il repertorio iconografico dei sarcofagi pi esteso di quello delle pitture cimiteriali, e, per alcune scene, che
ogni tanto formano veri cicli, rivela tradizioni figurative esclusivamente proprie. Ci non impedisce che per il resto
dellevoluzione dei suoi temi sia parallela a quella degli altri generi darte.
Dal punto di vista stilistico, invece, pur tenendo conto del fatto che il periodo in esame caratterizzato da
corsi e ricorsi, ossia dal maggiore o minore impiego di elementi apparentemente contrastanti in un ristretto ambito cronologico,
si pu notare che nella prima met del III secolo d.C. si cerc una composizione sempre pi centralizzata, con un
organizzazione gerarchica delle figure; ma nello stesso tempo, proprio intorno al 250 si afferm progressivamente la tendenza
a dissolvere la forma corporea e si cominci ad avvertire leffetto del rilievo negativo, prodotto dalluso accentuato del trapano.
Cos negli esemplari di questo periodo iniziano ad apparire forellini nelle pupille, agli angoli degli occhi e delle bocche, tutte
caratteristiche che portano ad accentuare i valori ottici, con pi spiccati effetti chiaroscurali. Naturalmente i primi sarcofagi
cristiani si crearono in officine di sarcofagi pagani. Tra i temi pagani sono frequenti nel III secolo, come abbiamo detto, quello
del filosofo e i temi bucolici, pure con le figure del filosofo, dellorante o del pastore. I primi sarcofagi presentano alcune
scene bibliche e insieme ai citati temi pagani, ma soltanto quelli che sono accettati dai cristiani per la sua interpretazione
cristiana come pu essere il tema del Buon Pastore (eventualmente Orfeo), lOrante ed il clipeo con il ritratto del defunto. Fra
questi sarcofagi cristiani predomina il tema prettamente simbolico di carattere idilliaco, tutto fatto per evocare un atmosfera
paradisiaca. Il gruppo pi antico di sarcofagi cristiani, individuabili in pochi esemplari, fu denominato del paradiso per la
visione idillica delle scene che ne decoravano la fronte, ambientate in un contesto non reale, ma ultraterreno. Una parte degli
studiosi non ritiene alcuni di questi esemplari cristiani, altri li denominano criptocristiani, posticipando il sorgere di una vera
e propria scultura cristiana alla fine del III secolo d.C. In realt una simile posizione, forse eccessivamente prudente, non pare
da condividere, visto che salvo pochissimi casi, gi in diversi esemplari della seconda met del III secolo si allarga il quadro
pastorale e le scene bibliche cominciano a penetrare negli insiemi esistenti, insieme con temi che si potrebbero definire
neutri o reintrepretati dai cristiani, troviamo episodi certamente di derivazione biblica, come la storia del profeta Giona, il
battesimo di Cristo nel Giordano e la resurrezione di Lazzaro.
Sul primo sarcofago cristiano conosciuto, quello di Livia Pimitiva, lartista ha ripreso il tema bucolico del
pastore, interpretato gi come simbolo cristologico, perci lo glossa con simboli criptici di salvezza: il grande pesce e lancora.
Il pastore con la pecorella sulle spalle, che sui sarcofagi pagani sintetizzava lidea della vita beata arcadica o di philanthropia,
amore per luomo, interpretato come amore degli dei per gli uomini. Linterpretazione evangelica facilitava la sua
interpretazione cristologica. Pian piano al pastore cominciano ad fiancheggiarsi altre figure simboliche, anche presse dal
paganesimo come protomi di leoni, simbolo della morte dalla quale ci salva Cristo.
Sul volgere del III-IV secolo questa tendenza si stabilisce e lattenzione si va fissando in simboli e scene che
servono ad esprimere la speranza cristiana nellaldil, concentrandosi sopratutto sulleroe che rende possibile tale speranza,
cio Cristo. Questo periodo documentato da pocchi esemplari, ma inaugura, con scene simmetriche largamente sviluppate, la
serie dei sarcofagi ornati sclussivamente con scene bibliche, che nel periodo costantiniano avranno la loro pi ricca fioritura.
Non che in questo periodo sparisca il sarcofago strigliato. Questo tipo di sarcofago realizzato con una decorazione
a forma di strigile, cio lutensilio che usavano gli atleti per pulirsi del sudore e dellolio che si avevanop messo prima della
gara, un tipo caratteristico di decorazione dei sarcofagi che si manterr fino alla fine del secolo, conservando perfino i suoi
vecchi motivi. A partire dellEditto dei Tolleranza, Editto di Milano del 313 il numero di sarcofagi cristiani aumenta
notevolmente. Roma produce e sporta molti sarcofagi in tutto limpero. In questi, generalmente ai due lati della figura centrale
dellorante si succedono, compresse, scene dellAntico e del Nuovo Testamento, con scene di San Pietro ispirate a narrazione
apocrife. La gran maggioranza dei sarcofagi dispone ora le scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, spesso in due registri
sovrapposti e talvolta secondo un programma ideologico ben studiato. Un esempio molto conosciuto il chiamato Sarcofago
dogmatico. Nellestremit del fregio si trovano frequentemente il Miracolo della fonte, la risurrezione di Lazzaro, il sacrificio
di Abramo. Tra le scene del Nuovo Testamento primeggia il ciclo di San Pietro, le guarigioni del cieco nato e del paralitico, i
Miracoli di Cana e della moltiplicazione dei pani, sono pi frequenti di quelle del Vecchio Testamento, ove ritornano pi
sovente il Sacrificio di Abramo, Daniele tra i leoni, il peccato di Adamo ed Eva. Nellultimo periodo costantiniano le fronti dei
sarcofagi si presentano divise con colonne che sostengono architravi o archi, a volte colonne e archi sono sostituiti da alberi.
Verso il 340 si introducono nuove scene chiamate della Passione, di Cristo in un primo tempo e degli apostoli
Pietro e Paolo in seguito. Queste scene hanno un senso escatologico di trionfo di Cristo sulla morte, simultaneamente si vedono
apparire esempi della Traditio Legis. Nasce cos lidea del Cristo glorioso e della trionfale continuazione della sua missione in
seno alla Chiesa.
Alla met del IV secolo si avverte a Roma una rinnovata influenza delle tendenze artistiche greche con
peculiare preferenza per il culto della forma, della plasticit e della composizione armoniosa. Si conservano alcuni esemplari
come il Sarcofago dei due fratelli e quello di Giuno Basso.
Larte pretedosiana e teodiosiana, ultimo terzo del IV secolo nelliconografia sei sarcofagi si avverte
linfluenza di temi solenni e trionfali che in questi anni sono gi familiari in mosaici e pitture delle basiliche e dei battisteri: il
trionfo di Cristo sulla morte, Cristo il Signore, Ges circondato dagli apostoli o in atto di ricevere corone dalle loro mani.... Si
servir sempre pi delle figure degli apostoli per formare una corte intorno a Cristo, sia che si trovino intorno a lui, sia che lo
acclamino, sia che gli portino le corone della vita. Cristo, con barba e lunghi capelli, seduto in trono come Maestro o in piedi
nella Traditio Legis, o reggendo la croce trionfanle. Non spariscono del tutto le scene classiche di et costantiniana. Lo stile
manieristico, si perde nuovamente il gusto per le forme plastiche e ritorna limpiego, con una certa profusione, del trapano.
Dal principio del V secolo le officine romane decadono per poi cessare del tutto. Lattivit passa al nord dellItalia,
specialmente a Milano, dove continueranno a prodursi sarcofagi cristiani soprattutto negli ultimi decenni del IV secolo. Ma
sar soprattutto a Ravenna, ultimo redatto dellimpero romano di Occidente dove continueranno a prodursi sarcofagi cristiani.

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Ormai il motivo ornamentale prende sempre pi il sopravvento, le stesse scene figurate vi appaiono soggette alla medesima
tendenza decorativa, sia per la loro disposizione simmetrica, sia per la ripetuta frontalit della figura isolata, sia per il largo
fondo unito sul quale campeggiano le figure. Tranne qualche scena biblica i temi prescelti sono quelli rappresentativi come la
Traditio legis, il Cristo acclamato Ma per la maggior parte la figura umana viene sostituita dal simbolo: lagnello sul monte
tra due pecore, i cervi della mistica fonte, le palme del paradiso, la croce, il chrismon. Ad un dato momento dello sviluppo, il
simbolo, ormai meno ben compreso tende a diventare puro ornato, come risulta dal ripetersi uniforme di croci, vasi, viticci,
uccelli.
La fine della scultura cristiana e della produzione di sarcofagi sar lenta ma inesorabile, Con la caduta
dellImpero Romano di Occidente nel 476 segner la fine dellimpero romano di Occidente e di una cultura, gi dalla fine del
IV secolo tutta lattivit scultoria si trasferisce a Costantinopoli, dove a partire del V secolo cominciano una produzione di
sarcofagi con una decorazione figurativa e a scene di sarcofagi con figure e a colonne. In Italia sar Ravenna la ereditiera della
tradizione romana e costantinopolitana nella produzione dei sarcofagi per stile e tematica. I sarcofagi pi antichi datano dalla
fine del IV secolo. La plasticit delle figure, ladattamento dei vestiti alla forma del corpo, il fondo liscio... sono caratteristiche
della scuola greca. Piano piano si va affermando lelemento decorativo e simbolico che quello che va a imporsi dalla met del
V secolo dominando poi la produzione per tutto il VI e prolungandosi attraverso le trasformazioni politico-culturali dei secoli
VII e VIII. Possiamo ricordare la decorazione di colonne, croci, palme, cristogrami, pavoni....

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BIBLIOGRAFIA

- Bovini, Giuseppe, Sarcofagi paleocristiani. Determinazione della loro cronologia mediante lanalisi dei ritratti, ed
Vaticana, 1949, pp. 357
- Bovini, Giuseppe, I sarcofagi paleocristiani di Ravenna. Tentativo di classificazione cronologica, Ctitt del Vaticano,
1954.
- Grousset, Ren, tude sur lhistoire des sarcophages chrtiens, ed Ernest Thorin Editeur, Paris, 1885, pp. 107
- Mazzoleni, Danilo, Sarcofagi cristiani in Archeo 138 (1996) pp. 50-77.
- Turcan, Robert, Messages doutre-tombe. Licongraphie des sarcophages romains, ed De Boccard, Paris, 1999, pp.
194.
- Wilper, G., Sarcofagi cristiani antichi, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Roma, 1929, pp. 194.

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Epigrafia cristiana.

- Lepigrafia cristiana si occupa delle iscrizioni antiche su qualsiasi materiale.


- In latino e in greco.
- Scienza relativamente giovane nata con Giovanni Battista di Rossi.
- Inizi la pubblicazione del Inscriptiones Cristiane urbis Romae septimo speculo antiquores
- La maggioranza sono di origine e tematica funeraria.
- Non troviamo iscrizioni cristiane prima della seconda met del II secolo.
- A Roma abbiamo pi di 45.000 iscrizioni.
- Chiave per conoscere il mondo in cui viveva e si sviluppato il cristianesimo.
- Contengono: dediche di chiese, iscrizioni martoriali, preghiere ma anche epitaffi con sentimenti, dati personali.

1.- Primi testi cristiani epigrafici.

- Grande semplicit.
- Pian piano, si inseriscono il nome del dedicante, parentela
- Si inserisce la data di deposizione nella tomba.
- Quantit di iscrizioni cristiane nettamente inferiore a quelle pagane.
- Qualit molto pi scadente, si vada pi al contenuto che alla forma.
- Iscrizioni inserite in qualsiasi materiale: marmo, mattone, anche malta fresca.
- Troviamo levoluzione del latino verso la lingua volgare.
- Alcune volte troviamo le lettere D M
- Influssi pagani in alcuni carmi cristiani, di scarso valore poetico.

2.- Nomi e sopranomi.

- I nomi di persone si rivelano specchio di mode, usanze, credenze


- Iscrizioni antiche fonte inesauribile dal punto di vista onomastico.
- I pagani usavano il prenome (il nostro nome), il nome di famiglia o gentilizio (cognome) e il cognome che era
individuale.
- I cristiani continuarono a portare nomi profani.
- Non troviamo molto frequentemente nomi biblici come Maria, Susanna, Giovanni
- I Titoli sono distribuiti lontani dal centro della citt.
- Troviamo altri nomi, non molto numerosi, come Agape, Anastasia, Benedetto
- Troviamo anche nomi di umiliazione: porcella, asellus.
- e anche nomi di animali: vespula
- Alcuni nomi ci possono indicare il luogo di origine, soprattutto di barbari o centroeuropei.
- Troviamo anche dei sopranomi, detto anche, chiamato.
- In occasioni si usano i monogrammi per non scrivere tutto il nome della persona.

3.- Mestieri e professioni.

- Un dato importante che queste iscrizioni ci danno anche le professioni dei defunti.
- Si trova a partire del IV secolo, ed pi rara prima.
- Molte volte si trova la raffigurazione dellufficio del defunto.
- Troviamo tutti i lavori, anche quelli che non erano considerati adatti ai cristiani.
- I mestieri pi numerosi erano i piccoli artigiani, dei pi svariati mestieri.
- Rare sono le iscrizioni menzionanti pittori.
- Non troviamo iscrizioni di mimi, attrici, pantomimi, gladiatori
- Ma ci sono testimonianze epigrafiche di aurighe, pantomimi,
4.- Matrimonio e famiglia.

- Molti iscrizione funerarie parlano del matrimoni, della moglie e del marito.
- Possiamo dedurre molti dati sociologici di questi epigrafi: et in cui si sposava, tempo passato insieme, numero di
figli.
- Prima di tutto sono la testimonianza della piet famigliare e dei legami affettivi e religiosi della famiglia.
- Esistono pi iscrizioni messe dal marito per la moglie.
- Meno dei figli per i genitori.
- Ci sono molte iscrizioni dei genitori per i figli.
- Si usano termini molto teneri: ottimi, mite, affabile, benigno
- Appaiono in un secondo momento, prima sporadicamente e poi con maggiore frequenza.
- Troviamo tutte le funzioni del clero: vescovi, presbiteri, diaconi
- Il matrimonio era basato su due persone in uguaglianza di condizioni.

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5.- Nellambito della chiesa.

- Le iscrizioni ci parlano anche delle relazioni vissute dentro la chiesa.


- Ci parlano dei diversi gruppi: vergini, vedove
- Nellambito del clero troviamo epigrafi di tutti i gradi: esorcisti, lettori, accoliti, diaconi, e vescovi.
- Si vede come molti presbiteri fossero sposati.
- Ci sono pochi epigrafi dei vescovi romani.

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La Tomba di San Pietro.

1.- Introduzione.
La tradizione della Chiesa Cattolica da sempre ha creduto e continua a credere che le spoglie mortali dellapostolo
Pietro, il pescatore di Galilea, siano sepolte sotto laltare maggiore dellattuale omonima Basilica, costruita da Costantino come
enorme mausoleo per il Principe degli Apostoli e restaurata a partire del 1506 da Giulio II. Ma, diversamente da quanto
accaduto per altri illustri personaggi, per il principe degli apostoli spesso si messo in discussione, oltre allimpossibilit di
affermare che i resti mortali di Pietro siano sotto la basilica Vaticana, anche che Pietro abbia messo piedi a Roma. In queste
pagine tenteremo di studiare i dati che attestano la presenza di Pietro a Roma e il suo martirio nella medesima citt. Facendo
grande attenzione a gli scavi realizzati per volont di Pio XII a partire del 1941 e riassunte in un informe dato allo stesso papa
dagli archeologi scavatori13.

1.- San Pietro a Roma.


La questione della presenza a Roma delle spoglie dellApostolo Pietro no ha un carattere solo devozionale, ma anche,
e soprattutto, teologico. I primi a negare tale tradizione furono fra i secolo XI e XIII i Catari e i Valdesi, qualche secolo dopo
nel XVI, in modo pi incisivo furono i protestanti. Altri attacchi degli di nota si registrarono in Olanda agli inizi del XVIII
secolo. Tra i XVII e il XX secolo si sono alternati negazioni e riconoscimenti su questa realt.
Le prove della presenza di Pietro a Roma e del suo martirio in questa citt sono poche nellepoca antica, ma
cominciano a essere pi consistenti a partire del III-V secolo. Il dato pi importante che nessuna comunit cristiana, eccetto
quella di Roma, si vant mai di possedere nella sua citt la tomba di Pietro, anche nellapice della rivalit di Costantinopoli
contro Roma, se ci fosse qualche dubbio su questa realt si avrebbe contestato questo privilegio.

1.1 Fonti letterarie che parlano della presenza e del martirio di Pietro a Roma.
La prima fonte LApocalisse di Pietro, un opera anonima scritta in greco, che si conosce da un papiro conservato
oggi a Vienna, la sua composizione si pu datare lungo il II secolo d.C.. Appartiene a quella letteratura profetica molto in voga
dalla fine del I secolo d.C. fino alla met del II secolo d.C. Parla del martirio di Pietro a Roma sotto Nerone. Un altro
documento lAscensione di Isaia che possiamo collocare anche nel II secolo d.C.; pi interessante forse la Lettera di
Clemente ai Corinzi, scritta verso la fine del I secolo d.C. dove allude alla persecuzione neroniana e ricorda gli apostoli Pietro
e Paolo come vittime della persecuzione di Nerone insieme a una grande moltitudine di eletti.
Se ci addentriamo nella letteratura del III e IV secolo le testimonianze sul martirio di Pietro in Vaticano diventano pi
numerose e pi specifiche.

2.- La zona del Vaticano.


Vaticanum un termine di origine etrusca della quale ci parla Plinio nella sua Naturalis Historia 14. Questa zona
conosciuta nellantichit come Montes Vaticani, in realt un insieme di colline delle quali ancora oggi possiamo vedere i
dislivelli guardando la zona dei Palazzi Vaticani o dei Musei Vaticani, che si sviluppa dal Giannicolo fino a Monte Mario.
Questa zona sempre fu marginale alla citt, Augusto la incorpor nella sua divisione in 14 regioni della citt ma non dentro le
mura. La parte in collina ricca di banchi di argilla e di sabbia sfruttata per la fabbricazione di mattoni e vasellame vario, la
zona pi a valle era paludosa e malsana. Nella zona cerano vigne, anche se produceva un vino bassa qualit e molto
scadente15. Nella prima met del I secolo d.C. fu bonificata e dedicata a giardini da Agrippina Maggiore madre di Caligola che
vi costru un circo. Oltre a gli Horti di Agrippina, cerano altre ville come gli Horti Scapulani, gli Horti Domitiae, gli Horti di
Aquilio Regolo. A questa zona si accedeva attraverso il Ponte Neroniano, i cui ruderi su possono vedere attualmente vicini
allattuale Ponte Vittorio.

2.1 Il Circo di Caligola Nerone.


Sappiamo da diverse fonti dellesistenza di un circo nella zona del Vaticano. Questo circo fu iniziato a costruire da
Caligola e finito da Nerone, da cui il suo nome di Circo di Caligola-Nerone. Nacque come circo privato. Era di circa 300 metri
di larghezza, forse non tutto costruito in muratura, orientato est-ovest, si trovava a destra dellattuale basilica, le carceres si
dovevano trovare nellodierna Piazza Pio XII. Al centro della spina si trovava lobelisco, che fu fatto venire direttamente da
Egitto da Caligola. Fu il primo obelisco portato a Roma. Nel 1586 per ordine di Sisto V (1585-1590) larchitetto Domenico
Fontana trasfer lobelisco al centro della piazza, si trovava davanti alla rotonda di SantAndrea, dietro lattuale Arco delle
Campane.

2.2 Vie Consolari.


In zona esistevano tre vie, delle quali ci parlano le fonti, non dovevano essere molto lontane una dellaltra perch le
fonti le confondono. San Girolamo che la tomba di San Pietro si trovava sulla Via Trionfalis 16 , il Liber Pontificalis ci dice che

13
Apollonj Ghetti, B.M. Ferrua, Antonio Josi, Enrico Kirschbaum, Engelbert, Esplorazioni sotto la Confessione di San
Pietro in Vaticano, Stato Citt Vaticano, 1951.
14
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia XVI, 237
15
Maziale, Epigrammi X, 45,5.

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la tomba si trovava sulla Via Aurelia 17. La Via Corneli andava verso ovest, e probabilmente attraversava la zona a nord
dellattuale basilica; la Via Triunfalis partiva dal Ponte Neroniano e seguiva verso nordoevest . In vari periodi diversi scavi
hanno portato alla luce resti di vie antiche in Borgo Santo Spirito, sotto la Piazza di San Pietro E chiaro che la tomba di San
Pietro sorge vicino a una via consolare, come dal resto sorgevano tutte le tombe in et romana.

3.- Il Vaticano come zona di necropoli18.


3.1 I mausolei rotondi vicino alla Basilica di San Pietro.
Nel luogo dove esisteva il Circo di Caligola-Nerone, dopo che queste cadesse in disuso sorsero due sepolcri circolari
databili nella prima met del III secolo. Dopo la costruzione della Basilica Vaticana saranno trasformati in cappelle: la
Cappella di SantAndrea e la Cappella di Santa Petronilla.

3.2 Necropoli sotto lautoparco.


Tra il 1956 e il 1958 lo scavo per le fondazioni dellautoparco Vaticano, mise in luce resti di edifici funerari e
sepolture di vario tipo. Larea sepolcrale si stendeva su un ripido pendio. I colombari e le sepolture si dispongono lungo
percorsi in terra battuta che seguono le curve del sovrapponendosi in maniera caotica e occupando ogni angolo libero. Le
tombe pi antiche sono di et neroniana.

3.3 Necropoli sotto la Annona.


Nello state del 1930 durante i lavori di costruzione delle fondazioni per la costruzione della Annona Vaticana, venne
alla luce parte di una necropoli che doveva continuare sotto ladiacente edificio della Tipografia Vaticana a ovest e sottola via
della Tipografia e del pellegrino a nord e a sud, mentre a est non sembrano tracce di sepolcri.

3.4 La Necropoli sotto la Basilica Vaticana.


Parleremo pi avanti di questi mausolei.

4.- Vita e martirio di San Pietro.


Abbiamo pochi dati della vita di San Pietro, sappiamo che nacque a Betsaida, a nord del Lago di Genesaret, figlio di
Giona dove esercitava lofficio di pescatore. Quando Ges lo chiam era sposato. La posizione di primo piano fra tutti gli
apostoli risulta dalla sua presenza in molte occasioni e avvenimenti importanti della vita e della predicazione di Ges. Nei
primi capitoli degli Atti degli Apostoli una figura dominante. Predic a Gerusalemme e comp miracoli. Fu messo in prigione
e incatenato per ordine do Erode Agrippa, ma fu liberato da un angelo Atti 12,5-17. Forse a causa della persecuzione voluta da
Erode, forse perch Giacomo, il fratello di Ges era diventato pi influente, lasci Gerusalemme. Secondo una tradizione
soggiorn per 7 anni ad Antiochia, poi venne a Roma e sub il martirio in questa citt.
Non sappiamo quando e di chi fu fondata la prima comunit di Roma, ma di fatto quando verso il 60 Paolo scrisse a
questa comunit la sua Lettera ai Romani parla ad una comunit gi costituitaRom 16,1-23, e quando arriva alla citt cerano
molti cristiani che vanno ad accoglierlo Atti 28,15.
Il fatto che scaten la persecuzione contro i cristiani fu lincendio di Roma scoppiato la notte del 18 al 19 luglio del 64
d.C. che per sei giorni distrusse due terzi della citt di Roma. Tacito ci da una drammatica descrizione di questo incendio nel
libro degli Annali19, ma ci parlano anche altri autori dellepoca. Anche se non chiaro le cause dellincendio, lo stesso Tacito
lancia qualche accusa contro Nerone, dice incerto se la calamit fosse dovuta al caso o alla colpa del principe (Nerone)
Annali XV, 38. Ma certamente Nerone seppe raggirare la rabbia della gente e le accuse che lo facevano a lui causa, o al meno
istigatore di questo incendio che li permise di costruire la nuova Roma e la sua Domus Aurea, verso i cristiani. Subito dopo a
Roma esplose una persecuzione contro i cristiani le cui vittime pi illustri, oltre una grande quantit di cristiani, secondo ci
dice lo stesso Tacito, cos come i supplizi che inflisse ai cristiani nel Circo di Caligola-Nerone, alcuni furono gettati alle belve,
altri bruciati e altri crocifissi, (Annali XV, 44) fra questi la tradizione mette lo stesso San Pietro.

5.- La Necropoli Vaticana.


Sotto lattuale Basilica Vaticana esisteva una necropoli i cui resti si sono ritrovati in varie riprese durante i lavori di
costruzioni della nuova basilica, ci sono varie testimonianze scritte (vedere pianta documento 1). Nella necropoli si distingue
una doppia fila di monumenti indicati con le lettere dellalfabeto da gli archeologi che scavarono la zona fra il 1938-1949. La
fila di mausolei percorreva la linea dellattuale basilica e si doveva stendere a est e ovest della basilica. Tutti i mausolei
appartengono ad un tipo uniforme con grande stanze coperte a volta, databili verso il II e il III secolo d.C. Visse durante 200
anni, poi fu distrutta e seppellita da Costantino per costruire la basilica di San Pietro, e scoperta nel XX secolo, cio stata per
1600 anni.

16
San Gerolamo, De Viris Illustribus 1.
17
Liber Pontificalis, edizione Dchense, Paris, 1886-1892, Vol I, p. 118.
18
Liverani, Paolo, La topografia antica del Vaticano, Citt del Vaticano, 1999.
19
Tacito, Annali XV, 38

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Gli scavi si fecero in condizioni realmente difficili, da una parte cera con lacqua perch si trovavano a livello della
falda freatica che tanti problemi caus in antico alla basilica e port allinnalzamento del livello pavimentale della basilica
grazie a Antonio da Sangallo il Giovane; daltra parte cera il pericolo di crolli nella basilica, perch si scavava nelle
fondazioni di questa, e anche cera la pressione del papa Pio XII per trovare le ossa di San Pietro.
A chi appartenevano tutti questi edifici sepolcrali? Appartenevano a liberti imperiali, che in alcuni casi avevano
ricoperto incarichi importanti nell'amministrazione pubblica. Tutti erano borghesi ma non appartenenti alla nobilt romana,
altrimenti Costantino non avrebbe potuto distruggere tutto questo.

5.1 Mausoleo Z o degli Egizi.


un mausoleo privo della fronte perch stato demolito quando fu costruito un muro di fondazione della basilica
costaniniana. un po pi recente della linea di mausolei che si trova nella fila nord, che si trovano dietro questa tomba. Si data
a gli inizi del III secolo. E chiamato cos perch ha rappresentata limmagine di Horus con la testa di falco e altre divinit
egizie, fra altre si vede la rappresentazione di Kebehsenuf, divinit egizia dei morti che veniva messa a guardia
delloltretomba. Nelle pareti ci sono degli arcosoli con dei sarcofagi. In questi mausolei pi moderni rispetto a quelli che
troveremo pi a nord, prevale il rito dellinumazione in quelli pi antichi ci sono le due tradizioni: inumazione e incinerazione.
Verso la fine del II secolo i romani cominciano a cambiare lincinerazione per linumazione anche se la prima non scomparve
mai del tutto. La fronte di un sarcofago decorata con il mito di Dionisos sul carro e il rinvenimento di Ariana abbandonata da
Tesseo nellisola di Nasso. Ma questo mausoleo pagano al suo interno ha delle sepolture cristiane, in una tomba si potuto
leggere il termine depositus che la attesta come una tomba cristiana.

5.2 Mausoleo Psi o dei Marci.


Dopo un piccolo passaggio in ascesa si trova il Mausoleo dei Marci. Si trova un grande sarcofago con il nome del
proprietario Q. Marcius Hermes sibi et Marciae Thrasonidi dignissimae coniugi vibis posuit. Il sarcofago molto bello, dei
pi belli trovati nella necropoli.
Dietro i due mausolei appena visitati, si trova una stradina in salita che corre da est a ovest davanti la quale si aprono i
mausolei pi importanti, tutti datati nella prima met del II secolo d.C., i pi antichi solo quelli verso est, e risalendo la strada
verso la tomba di San Pietro. Questa stradina si trova esattamente sotto la navata centrale dellattuale Basilica di San Pietro,
certamente continuava verso lattuale Piazza San Pietro e Via della Conciliazione fino ad arrivare ai margini del fiume.
Tutti i mausolei si affacciano verso sud seguendo questa stradina di terra battuta in salita del Colle Vaticano.

5.3 Mausoleo A o di Caio Popilus Heracla.


Non stata scavato, nel suo titulus porta il nome del proprietario e un riassunto del suo testamento, dove dice che
vuole che li sia costruito un mausoleo vicino a quello del suo amico Ulpio Nacisso vicino al circo Vaticano, dato importante
per la collocazione del Circo di Calicola-Nerone. Si trova al limite della zona scavata.

5.4 Mausoleo B o di Fannia Redempta.


Liscrizione che aveva nella facciata si persa, ma una lapide trovata al suo interno ci ricorda il nome della defunta
Fannia Redempta. E diviso in due ambienti, il primo ambiente ha una scaletta che portava ad un livello superiore. Nelle pareti
del primo ambiente si trovano due file di nicchie per le urne cinerarie. Nel secondo ambiente si trovano nicchie per
lincinerazione e nicchie per linumazione. Le pareti sono decorate con affreschi rappresentando fiori e animali.

5.5 Mausoleo C o di De L. Tullius Zethus.


Datato nella seconda met del secolo II o alla fine di queste. Conserva il titulus sopra la porta per il quale sappiamo
che il padrone si chiamava L. Tullius Zethus. E fra i pi ricchi per la decorazione. Apparteneva ad un liberto. Nel pavimento
troviamo un bel mosaico policromo e a bianco e nero. Ha il doppio rito di seppellimento: incinerazione e inumazione. Nel
fondo del mausoleo in epoca posteriore sono stati collocate in periodo successivo due urne di marmo con elementi tipicamente
cristiani.

5.6 Mausoleo D o ad Opus recticulatum.


No conserva lingresso originale, in conseguenza non conosciamo il titulus ne il nome del proprietario. Prende il nome
della caratteristica struttura delle pareti in opus retticulatum, tipica tecnica di costruzione romana. Nelle pareti si trovano
molte nicchie per le urne cinerarie, non contiene tombe a inumazione. Durante i lavori costantiniani fu realizzata una
conduttura per far defluire lacqua che gi allepoca creava dei problemi.

6.7 Mausoleo E o di T. Aelius Tyrannus.


Non conserva il titulus. Il suo nome viene da una lapide trovata allinterno dellarcosolio della parete sinistra. Il
proprietario era un liberto che aveva disimpegnato un carico pubblico, esattore delle tasse, nellamministrazione della
provincia della Gallia Belga; il fratello era un archivista dellimperatore. Si trovato il sarcofago di Ostoria Chelidon, defunta
che fu imbalsamata. Il mausoleo presenta una bella decorazione a stucco e pittura e dentro le nicchie furono trovati due
splendidi vasi di alabastro destinati alle ceneri dei defunti. Fra la decorazione due pavoni, uccelli e una reticella di fiori chiusa
da due tibie incrociate.

6.8 Mausoleo F o di M. Caetennius Antigonus.

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Fu il primo in essere scoperto perch la sua parte superiore emergeva sul pavimento delle Grotte. uno dei pi grandi
e dei pi ricchi di tutta la necropoli. Si sa il nome dei proprietari perch figurano su un ara funeraria collocata al centro del
mausoleo. Il mausoleo ha una decorazione molto ricca con stucchi e pitture con rappresentazioni mitologiche, frutti e animali.
Sul fondo si pu vedere il mito della nascita di Venere, elemento logico perch veniva considerata patrona delle forzi vitali e
della vita rinascente. Come tradizione di sepoltura troviamo insieme lincinerazione e linumazione. Al meno c una tomba
cristiana, quella di Aemilia Gorgonia, la cui epigrafe esalta la sua bellezza e castit che mor vedova ai 28 anni. Questa tomba
conserva alcuni simboli cristiani: una donna che attinge acqua da un pozzo, due colombe che portano nel becco un ramo di
ulivo e le parole dormit in pace.

6.9 Mausoleo G o Del Docente.


Il mausoleo piccolo. Costruito allepoca dellimperatore Adriano. La decorazione molto fina. Sulla parete di fondo
si ammira un affresco rappresentando due figure umane, un personaggio pi maturo con barba e davanti a lui un personaggio
pi giovane, che alcuni hanno voluto interpretare come il maestro e il suo alunno, in realt si tratta di una scena contabile, del
padrone con il suo schiavo. Sopra vediamo una decorazione con un nastro del quale pendono due ampolline di vetro con
profumi. Uno studio di Margherita Guarducci ha dimostrato come nei sepolcri molto spesso accanto alla rappresentazione di
fiori ci sono delle reticelle con allinterno delle rose (Mausoleo E), anche delle ampolle con profumi o in strumenti musicali,
con lintenzione di rendere pi accogliente la tomba con la delizia dei profumi e i piaceri della musica, come ci ricorda Orazio.

6.10 Mausoleo H o di C. Valerius Herma.


Ha un primo ambiente con una lapide nella quale si trova il nome de proprietario, appartiene alla famiglia dei Valeri,
liberti imperiali che crearono una famiglia molto importante. La cortina laterizia elegantissima. il mausoleo pi grande e
forse pi importante ritrovato. Al suo interno poteva contenere 250 sepolture. Viene datato allepoca di Marco Aurelio (161-
180), Margarita Guarducci vuole identificare una delle figure in stucco con limmagine dellimperatore Marco Aurelio
divinizzato.
Ha una decorazione molto ricca. Nelle nicchie si trovano rappresentati in stucco gli antenati della famiglia dei Valeri,
la decorazione si completa con altre rappresentazioni in stucco: Oceano con lancora e la Terra con la cornucopia, e altri figure
di Menadi danzanti. Margarita Guarducci vidi una scritta a carboncino con una preghiera rivolta a San Pietro per quelli che
erano sepolti presso la sua tomba, e i ritratti di San Pietro e San Paolo, attualmente non si vede niente. Questo mausoleo ha il
doppio rito: inumazione e incinerazione. Forse si trova qualche sepoltura cristiana come quella di Valerinus Vasatulus.
Davanti al mausoleo troviamo un recinto antistante con le cellette per le urne cinerarie.

6.11 Mausoleo I o della Quadriga.


Si data negli anni centrali del II secolo. Prende il nome del mosaico in bianco e nero che c sul pavimento che
rappresenta Mercurio che tiene le briglie dei cavalli che portano una quadriga sulla quale si trovano Plutone e Proserpina. Sulle
pareti raffigurato il misto di Acesti . Le pareti sono decorate con scene campestri pieni di animali: anatra, uccelli e fiori.

6.12 Mausoleo L o dei Caetenni Minores.


Non chiara la sua relazione con il Mausoleo F, anche dei Caetenni, questo pi piccolo da qui il nome, simile a
questo in quanto stile e costruzione. Il titulus della facciata ci ricorda il proprietario. Il suo interno stato occupato da un muro
di contenimento costantiniano. Nelle pareti interne si possono intravedere alcune urne cinerarie e arcosoli per linumazione.

6.13 Mausoleo M o dei Iulii o del Cristo Sole.


Nel III secolo stato creato questo piccolo sepolcro chiudendo una stradina che collegava questa strada con una strada
pi importante che passava pi a nord e che possibilmente portava alla tomba di San Pietro. No un vero mausoleo perch in
realt sfrutta i muri dei mausolei L e N. ricoperto di una volta con una piccola curva che fu lasciata dai lavoratori di
Costantino durante la distruzione della necropoli. Chiaramente un mausoleo cristiani; completamente decorato in mosaico.
Nella volta si trova la rappresentazione di Cristo-Elios i mosaico, le altre tessere sono cadute ma rimane la sinopia con il
disegno che si identifica chiaramente, sulla parete di fondo rappresentato il pescatore, in chiaro riferimento cristiano, sulla
parete destra rappresentato Giona inghiottito dal mostro marino, mentre sulla parete sinistra si trova una rappresentazione del
Buon Pastore. Si scoperto che appartiene ad un bambino chiamato Iulius Tarpeianus. Sono state trovate nella parte inferiore,
decorata ad affresco le lettere greche omega, teta e un'altra lettera che non si capisce bene. Questo mausoleo fu scoperto nel
1574 durante i lavori di costruzione della nuova basilica rinascimentale, c una testimonianza scritta di Alfarano e del
Grimaldi.

6.14 Mausoleo N o degli Aebutii.


Si data a gli inizi del II secolo, in et traiana (117-138). Conserva la facciata originale realizzata con una buona cortina
di mattone e il titulus che ci informa che apparteneva a due famiglie. Fu costruito da Marcus Aebutius Chiarito e acquistato per
met da l afamiglia dei Volusii. Le pareti interne della tomba sono scandite da nicchie semicircolari e quadrate per le urne
cinerarie, nella parete di fondo si apre un grande arcosolio nella parte inferiore e una nicchia con una calotta a conchiglia in
alto. La decorazione pittorica sobria costituita da ghirlande e motivi floreali dipinti sopra lintonaco bianco. Al centro si
trova una urna cineraria con resti ossei.

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6.15 Mausoleo O o dei Matucci.


Si data allepoca del imperatore Traiano (117-138). Conserva la lapide con il titulus nel luogo originale, sappiamo che
appartiene a la famiglia dei Matucci, famiglia di mercanti di stoffe e di lino. un mausoleo molto vicino alla tomba di San
Pietro ma non ha nessun simbolo cristiano ragione per la quale deve considerarsi pagano. Aveva una scala davanti la facciata
che portava al piano superiore. Decorato con grande austerit con svecchiature verdi e gialle separate da una fascia purpurea
con al centro ghirlande vegetali. Soltanto si trovano urne cinerarie. La facciata di fattura molto curata.

6.16 Mausoleo T. De Trebellena Flaccilla.


Costruito insieme con quello U addossato al muro di recensione del Mausoleo O. si data in et Antonina (138-161) Ha
una pianta quadrata e non conserva loriginaria volta a crociera. Non conserva il titulus. Sul piano di sopra dellarcosolio di
fondo si trova lurna cineraria di Trebellena Flaccilla dentro della quale si trov una moneta del tempo di Massenzio datata
verso il 318. Dovrebbe essere una delle ultime tombe di questa necropoli, e soprattutto una delle ultime tombe a incinerazione.
Le pareti sono decorate in giallo e rosso, con nicchie dipinte in rosso al centro delle pareti laterali dove al centro si
trova una testa bacchica, nella parte bassa ci sono arcosoli con scene varie. C anche una decorazione di uccelli e festoni di
fiori (come in tanti altri mausolei) per simboleggiare la pace e la tranquillit desiderata ai defunti.

6.17 Mausoleo U o di Lucifero e di Vespero.


La facciata del mausoleo nascosta dalle fondazioni del 500. La cella ha in basso grandi arcosoli per linumazione e
in alto absidiole inquadrate da colonnine di stucco e nicchie quadrate e semicircolari per le olle cinerarie. Dentro delle nicchie
si trova la raffigurazione in bianco su fondo rosso Lucifero, la stella del mattino, e Vespero, la stella della sera.

6.18 Mausoleo S.
Non si conosce il nome del proprietario. Si conserva la soglia con una tamponatura di epoca costantiniana. Linterno
di questo edificio sepolcrale stato occupato da una fondazione seicentesca della prima colonna del Baldacchino berniniano
entrando a sinistra.
Quando si fecero le fondazioni per la costruzione del Baldacchino di Bernini si costitu una commissione che la
fattibilit dellimpressa, il Baldacchino ha un peso enorme. Venne fatta una relazione su tutto quello che si trov facendo questi
scavi vicino alla tomba di San Pietro per il quale sappiamo che furono trovati alcuni mausolei pagani con alcune iscrizioni.

6.19 Mausoleo R.
Non si conosce il nome del proprietario. Fu molto danneggiato quando fu costruita la cripta medievale, fu visto nel
1615 durante la costruzione della confessione e finalmente fu distrutto per la costruzione della fondazione del pilone
sudoccidentale del baldacchino. Il muro sud, quello della porta dingresso, fu distrutto per la costruzione dellabside dellantica
basilica di San Pietro. Il sepolcro presenta in basso sepolcri ad inumazione e in alto nicchie per le urne cinerarie. Linterno era
decorato con decorazione a stucco.

6.20 Campo Q.
Stato molto sconvolto dai lavori della costruzione della basilica costantiniana di San Pietro e per la fondazione di
una colonna del baldacchino berninino. Non si conosce il nome del proprietario ne la sua decoraizne. Si accedeva a questo
campo attraverso una scala fra il Muro Rosso e il Mausoleo R, sotto questa correva un canale per far decollare lacqua piovana
del Campo Q. Si conservano alcuni resti della porta di acceso. Linterno era pavimentato in mosaico con tessere in basalto.
Tutte le tombe sono arcosoli per seppellimenti a inumazione. Forse era un luogo allaperto.

7.- Campo P. Tomba di San Pietro.


Dietro il Mausoleo R e del Muro Rosso si trova il Campo P, luogo che corrisponde alla tomba di San Pietro. Dopo il
suo martirio Pietro fu sepolto in una semplice tomba, non sappiamo come perch non rimasto niente di questo primitivo
luogo di sepoltura. Alla fine del I secolo questa tomba viene restaurata per evitare che la sabbia che scendeva della colina
sotterrasse questa tomba; si conservavano alcuni resti di questo restauro realizzato in mattoni e decorato con intonaco bianco e
rossa, che gli archeologi chiamarono muro m1; si tratta della restaurazione pi antica della tomba.
In questo campo si sono trovate fino a 37 tombe, ma nessuna di queste invade il punto dove si trova la tomba di San
Pietro, certamente era un punto che volevano conservare intatto. Le tombe pi antica antiche sono quattro: la tomba , datata
verso il 69-79, la tomba pi antica che si trova vicino a San Pietro; poi c un'altra tomba chiamata la tomba segue il
percorso del Muro rosso, ma sarebbe anteriore a queste, si data in torno al 100. Poi troviamo la tomba , in realt una
scatola fittile in mattone con un tubo che comunicava con il morto per realizzare le libagioni, chiaramente un rito pagano ma
che potrebbe trattarsi di una tomba cristiana che ancora conserva qualche rito pagano, forse per le abitudini degli stessi
famigliari. Si data intorno a gli anni 115-123. La tomba mutila perch stata tagliata dalla costruzione del Muro rosso,
quindi anteriore alla costruzione di queste, cio anteriore al 160.
Quando verso il 160 i proprietari del Mausoleo R voglio recintare la sua propriet, alzano un muro perimetrale che
dipingono di rosso nella parte interna e in quella esterna, gli scavatori lo chiameranno Muro Rosso che va ai limiti della
tomba di San Pietro ma quando arrivano a questo punto forse i cristiani si mettono daccordo con i proprietari e realizzano una
nicchia e le fondamenta del muro non sono tanto profonde intenzionalmente. Questo muro si pu datare con certezza perch

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contemporaneamente si realizza una scala con sotto una fogna di scarico della acque piovane del Campo Q, che ha tre mattoni
con i timbri che indicano la sua fabbricazione fra e il 160-175.
Con la costruzione di questo muro i cristiani possono abbellire la tomba di San Pietro con la creazione del chiamato
Monumento di Gallo, che un presbitero romano del tempo di papa Zeferino (199-217) il quale nella risposta che da
alleretico Proco che si vantava di avere in Asia Minore le tombe di et apostolica, queste li risponde in una lettera riportata da
Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica: Io posso mostrarti i trofei degli apostoli. Se infatti vorrai uscire vero il
Vaticano o sulla via Ostiense, vi troverai i trofei di coloro che fondarono questa chiesa 20. Questo trofeo un piccolo altare
di 150 metri di altezza costituito da 2 piccole colonne e una lastra di marmo che poggia su queste addossato al muro
perimetrale del Mausoleo R (Muro Rosso). Sotto il Trofeo di Gaio si trova un loculo che non segue lorientamento del
Muro rosso, dato che ci indica il primitivo orientamento della tomba di San Pietro, che anteriore alla costruzione di questo
muro. Dopo la costruzione del Muro rosso si realizz una sistemazione del loculo sottostante il Trofeo di Gaio che segue
lorientamento del Muro Rosso, chiamato dagli archeologi Muro m2.
In questo loculo si trovava qualche elemento che in data imprecisata fu tolto a forza brutta. C una teoria che vuole
vedere come durante la persecuzione dellimperatore Valeriano, 258, le reliquie di San Pietro furono salvate e portate ad un
luogo sicuro, insieme con quelle di San Paolo, nelle Catacombe di San Sebastiano o Memoria Apostolorum. Questo
spiegherebbe perch l sopra i tre mausolei pagani c quella triclinia dove i cristiani si radunavano per realizzare refrigeria e
celebrazioni in onore di San Pietro e San Paolo, celebrazioni che soltanto si facevano nel luogo dove si trovava il corpo del
martire.
Quando queste reliquie furono tolte con la forza dal suo luogo originario apparve una crepa nel muro rosso, nella
parte a sinistra del Monumento di Gaio; per evitare il crollo del muro fu fatto un muretto perpendicolare di sostegno di queste,
che fu chiamato da gli scavatori Muro G, contemporaneamente si fecce un altro muro parallelo a destra, per dare simmetria,
ma pi sottile, chiamato da gli scavatori con il nome di Muro S.
Passato il pericolo queste reliquie sono ritornate al suo posto, non tutte perch le teste di San Pietro e San Paolo
furono messe in una teca reliquiario sopra laltare della Basilica Lateranense, cattedrale di Roma, luogo dove si trovano
tuttoggi. Forse in questo momento quando le ossa di San Pietro ritornano al suo posto, ossia al loculo che si trova nel vano
sotto il trofeo di Gaio, che gli scavatori chiamarono Nicchia O dove si sono trovati alcuni resti di ossa fotografati dal P.
Kirschbaum durante gli scavi. Poi al tempo di Costantino quando si distrugge la necropoli e si costruisce la nuova basilica si
prendono le ossa e si mettono in un loculo fatto nel Muro G dove furono trovate da gli scavatori e identificate come le ossa di
San Pietro da Margherita Guarducci.
Come abbiamo detto lunico accesso al Campo P era da nord, per questa ragione il Muro G che si trova a nord pieno
di graffiti lasciati dai pellegrini che venivano a venerare il ricordo di San Pietro, per questo viene anche chiamato Muro dei
graffiti. In questo muro si trovano una grande quantit di graffiti latini incisi sullintonaco dai fedeli che si accostarono alla
tomba di San Pietro tra la fine del III e gli inizi del IV secolo. Qui troviamo incisi in maniera caotica nomi, invocazioni e
simboli cristiani di difficile interpretazione. Nel loculo di questo muro furono trovati dei resti ossei avvolti in un drappo di
porpora intessuto con fili doro. Qui rimassero le ossa fino quando furono scoperti dagli scavatori e lasciati dimenticati in una
scatola di legno. Fino a che Margherita Guarducci interpret i graffiti e concluse che si trattava delle reliquie dellapostolo
Pietro. Nel 1968 furono collocate in quel loculo 19 teche trasparenti con le ossa attribuite a San Pietro, mentre 9 frammenti di
quelle ossa sono custodite in un reliquiario di argento che si trova nella cappella privata del papa.
Nel 312 ci fu la Battaglia di Ponte Milvio nella quale si confrontarono gli eserciti di Massenzio e di Costantino, che
termin con la vittoria di questultimo. Poco dopo Costantino nel 313 proclam la libert della Chiesa con lEditto di Milano, e
lo stesso Costantino si dedic a costruire molte basiliche, fra le pi importante che costru a Roma si trovano la Basilica di San
Giovanni in Laterano e la Basilica di San Pietro. Per costruire questa basilica Costantino deve affrontare dei problemi di natura
tecnica e giuridica notevoli. Il primo di tipo tecnico perch deve far livellare la doppia scesa del colle Vaticano, che scendeva
da nord verso sud e da est verso ovest, quindi dovette creare delle grosse mura di contenimento, sfondare i tetti dei mausolei
esistenti e riempire tutto di terra per realizzare una piattaforma sulla quale edificare la basilica.
Un altro problema che deve affrontare di natura giuridica, Costantino costruisce la nuova basilica seppellendo parte
di una necropoli; questo un atto importante che certamente non lo rendeva popolare e si giustifica soltanto con il desiderio e
la necessit di costruire propriamente in questo punto concreto, che certamente Costantino riteneva essere la tomba di San
Pietro. Costantino pu fare questo perch come imperatore era anche Pontifex Maximus, e aveva potere per distruggere una
necropoli, altrimenti non avrebbe potuto. significativo che durante gli scavi non si sono trovati i calcinaci allinterno dei
mausolei, anzi allinterno di un edificio sepolcrale sono stati trovati uno sullaltro diversi sarcofagi, probabilmente messi l con
grande cura, e si ipotizza che siano stati come ossari per raccogliere le ossa che venivano trovate durante le demolizioni.
Alcuni proprietari no hanno il titulus, quindi possiamo pensare che Costantino abbia dato la possibilit ai proprietari di questi
edifici di costruire altrove questi sepolcri, e anche la possibilit di portare via anche le iscrizioni poste sulle tombe.
Lidea di Costantino era mettere al centro del transetto della nuova basilica, sotto labside, come punto focale della
nuova costruzione la tomba di San Pietro. Per fare questo tagli il muro rosso e rase al suolo i mausolei Q, R e S, lasciando
soltanto in piedi il Monumento di Gaio che racchiuse in una scatola di marmo. Quando uno entrava nella Basilica
Costantiniana vedeva al centro della basilica una grande scatola di marmo nella quale stava chiuso il monumento di Gaio con i
due muri laterali, ma tutto si trovava nascosto dentro questo rivestimento marmoreo.

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Eusebio di Cesarea, Storia Eclesistica 2, 25, 6-77.

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BIBLIOGRAFIA

- Apollonj Ghetti, M. Ferrua, A. Josi, E Kirschbaum, E.,Esplorazioni sotto la Confessione di San Pietro in
Vaticano, Citt del Vaticano, 1951.
- Basso, Michele, Guida della Necropoli Vaticana, Fabbrica di San Pietro in Vaticano, 1986.
- Bavoillot-Laussade, Colette, Una tomba sulla Collina Vaticana, ed Libreria Editrice Vaticana, 1997.
- Fasola, Umberto M. Orme sulla roccia: Pietro e Paolo a Roma, ed Vision Editrice, 1980.
- Guarducci, Margherita, Guida ai sotterranei della Basilica Vaticana, Piemme, 1996.
- Guarducci, Margherita, Le reliquie di Pietro sotto la confessione della Basilica Vaticana, Libreria Editrice Vaticana,
1965.
- Zander, Pietro, La Necropoli Vaticana, Elio de Rosa Editore, Roma, 2002.

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