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tudia tud ia issionalia issiona lia

vol . 62 vol. 2013

One faith, various ways of communicating it. Some significant examples in the history of Christianity
Ambrogio Bongiovanni Trasmettere la fede cristiana nella quotidianit con la parola e la vita: i fedeli laici protagonisti

&

GREGORIAN & BIBLICAL PRESS

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Trasmettere la fede cristiana nella quotidianit con la parola e la vita: i fedeli laici protagonisti
AMBROGIO BONGIOVANNI

Testimonianza cristiana e mondo contemporaneo: il punto di vista di un laico cristiano A mezzo secolo dal Concilio Vaticano II, le cose sono enormemente cambiate nello scenario mondiale, a livello globale, in termini di risorse, di approccio alla realt e di aspettative. Tuttavia le grandi intuizioni del Concilio restano ancora illuminanti per lumanit e per la Chiesa stessa e segnano un cammino ancora da realizzare pienamente. Cos come anche la stagione del laicato, che ha avuto, in seguito alla spinta conciliare, uno slancio formidabile nei decenni scorsi in quanto ad autonomia e a conversione, oggi forse meriterebbe una riflessione pi profonda ed una riconsiderazione degli aspetti teologici pi importanti. Il ruolo dei laici cristiani (definiti fedeli laici nella Esortazione Apostolica post-sinodale di Giovanni Paolo II, Christifideles Laici) non assolutamente un argomento marginale nella missione della Chiesa perch esso va a toccare lo stesso essere e divenire di tutta la comunione ecclesiale ed il futuro della nuova evangelizzazione e della missione ad gentes. I laici sono personalmente chiamati dal Signore, il quale affida loro una missione per la Chiesa e per il mondo1. Se non vi pi dubbio sullimportanza e sulla dignit dei laici2, va posta la domanda su come trasmettere la fede cristiana oggi nella quoti1 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Post-sinodale Christifideles Laici, Citt del Vaticano 1988, n. 12. (da qui in poi sinteticamente riportata con la sigla CHL) 2 I sacri Pastori, infatti, sanno benissimo quanto contribuiscono i laici al bene di tutta la Chiesa. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, Citt del Vaticano 1964, n. 30. (da qui in poi sinteticamente riportata con la sigla LG)

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dianit, su cosa significhi oggi essere cristiani quando i modelli tradizionali sono sconvolti. Insomma, quale missione in risposta alla modernit? Tale riflessione va affrontata tenendo presente il contesto mondiale, e non pi solo locale, nei vari ambiti secolari in cui i laici testimoniano la fede cristiana e che vengono indicati come luoghi pi connaturali di impegno quotidiano. Prima di tutto non possiamo trascurare alcuni aspetti certamente positivi del tempo presente: la crescita della consapevolezza di interdipendenza, della necessit di una solidariet che si esprima a livello globale; il risveglio spirituale di alcune societ; il confronto religioso scaturito sia da una delusione delle persone dalle promesse redentrici di scienza e tecnologia sia dalle nuove teorie fisiche e cosmologiche della meccanica quantistica. Infine, guardando alla Chiesa, laccresciuta seriet di scelte dei laici cristiani e delle organizzazioni laicali in vari campi sociali, educativi e pastorali fino allo studio teologico, che vede oggi numerosi laici impegnati nella ricerca e nellinsegnamento al pari di chierici e religiosi. Siamo tutti parte di un organismo complesso ed interdipendente, con il quale la dimensione religiosa deve misurarsi e dove la Missione della Chiesa ha da dare e da dire molto, se si riscoprono la Chiesa come Corpo di Cristo e la missione cristiana come edificazione della comunit e di quanti condividono un destino comune. Vi sono altres diversi fattori esterni ed interni che ostacolano il cammino di fede e che meritano di essere evidenziati. In primo luogo il liberalismo moderno - economico, politico e morale in contrasto con la Dottrina Sociale della Chiesa e talvolta avallato purtroppo anche da una parte di laici cattolici impegnati in politica o alla guida di Stati, attraverso la progressiva costruzione di societ basate su una corsa al profitto, sul benessere materiale e sul progresso tecnologico. Aspetti del liberalismo portano il vivere umano, personale e relazionale, a conseguenze disastrose, giustificando e tollerando a volte enormi squilibri sociali e ingiustizie in nome del libero mercato e delle libert individuali. Luomo trascorrendo la propria vita correndo e lavorando freneticamente in nome di una mobilit esasperata, alla ricerca di un illusorio ben-essere, centra la propria esistenza solo sui mezzi materiali, indebolendo il suo tessuto relazionale e comunitario, in primis quello familiare, disgregando il sistema valoriale, creando frustrazioni e instabilit, generando un individualismo autosufficiente e giungendo perfino alla crisi della propria identit e ad una infelicit profonda. Tale sistema inquina anche le societ dei cosiddetti Paesi emergenti nel loro cammino irrefrenabile verso lo sviluppo, come attestato dalle testimonianze missionarie e dai documenti conservati nelle Chiese loca-

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li di quei Paesi. Le conseguenze dellapproccio liberista sono problematiche per il vivere umano ma anche minano alle radici la fede cristiana in particolare, e religiosa in generale, senza peraltro aver risolto le cause del permanere dellingiustizia sociale nel mondo, del divario e dello squilibrio socio-economico di ampi strati dellumanit, del fallimento di talune politiche dello Sviluppo. Cos come si registra una lentezza ed una inadeguatezza della politica nel gestire i problemi ambientali e la profonda crisi della dimensione etica in economia. Questa preoccupazione e questa crisi profonda del sistema investono anche altri ambiti religiosi, cristiani e non. Molti colleghi ed amici di altre tradizioni religiose, con i quali sono in dialogo da anni, sarebbero probabilmente in accordo con questanalisi. Il tempo presente, che potremmo definire di seconda secolarizzazione, ha dunque conseguenze sulla religiosit delle persone sempre pi ripiegata sulla propria esperienza individuale e segnata da numerose fragilit.3 In secondo luogo - e questo in particolar modo per lEuropa - la comprensibile preoccupazione della Chiesa Cattolica per la perdita di identit cristiana del tessuto culturale europeo e la negoziazione di spazi di visibilit della fede cristiana si prestano a fraintendimenti da parte di alcuni settori del mondo laicista con il quale il laico cristiano deve interagire quotidianamente. A tal proposito mi permetto di esprimere una piccola osservazione sullItalia, che rappresenta un paese particolarmente importante per i rapporti e gli equilibri generali tra il laicato e la Chiesa Cattolica e tra Stato e Chiesa, frutto anche di esperienze e contatti personali. Si intravedono alcuni rischi di una confessionalizzazione dello Stato che addirittura gli atei devoti o atei clericali, come li chiama Enzo Bianchi4, i cosiddetti ateocon, pur con sfumature diverse, quasi auspicano o guardano al cristianesimo come una sorta di religione civile, utilizzando, a mio parere, il discorso cristiano in maniera strumentale per rafforzare posizioni ideologiche e politiche. Talvolta ci che apparentemente potrebbe sembrare un dialogo tra mondo secolare e mondo cristiano, in realt, dialogo non . A volte, la percezione di essere minacciati dalla situazione di pluralismo religioso e culturale, fatto totalmente nuovo che molte realt tradizionalmente monoculturali stanno affrontando, rallenta il percorso di dialogo o pone ostacoli alla relazione con l altro, il diverso, lo stra3 D.TETTAMANZI, Comunione. Fondamento e dimensione della Missione, in Comunione e corresponsabilit per la Missione. Atti 3 Convegno Missionario Nazionale. Motesilvano 27-30 settembre 2004. Editrice Missionaria Italiana, Bologna 2006, p. 41 4 Cfr. E. BIANCHI, Insieme. La differenza cristiana. Per unetica condivisa. Laltro siamo noi, Giulio Einaudi Editore, Torino 2010.

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niero, a volte usando i segni religiosi come strumenti di rivendicazione identitaria. Questa debolezza, quando investe anche alcune realt laicali cristiane o comunit ecclesiali, tradisce profondamente lo spirito di apertura e carit evangelica e nega la fiducia alla forza dello Spirito Santo che guida la comunit verso il Regno di Dio. Infine, bisognerebbe accennare allesperienza di molti movimenti ecclesiali sorti dopo il Concilio, che hanno contribuito in maniera significativa al cammino della Chiesa ma che oggi mostrano una battuta darresto ed un punto di crisi del laicato. Purtroppo il laicato coinvolto in alcune organizzazioni, talvolta immerso nella gestione degli aspetti pi secolari e condizionato dalle logiche del tempo, ha messo in secondo piano la dimensione spirituale o almeno la radicalit evangelica e la coerenza tra prassi sociale e prassi evangelica, perdendo la sua forza carismatica e profetica e talvolta negoziandola con la logica del potere e dellistituzionalizzazione. Da questa analisi sintetica sorge dunque la necessit che i laici cristiani diano pi apertamente una testimonianza di fede negli ambienti in cui vivono la loro quotidianit, compresa la comunit ecclesiale di appartenenza, che prendano posizioni e affermino con coraggio le proprie convinzioni, sempre con spirito di dialogo ed evitando di cadere nel fondamentalismo, tentazione e pericolo altrettanto frutto della post-modernit5. La testimonianza va data dopo e attraverso un serio discernimento dei segni dei tempi della nostra epoca in relazione alle esigenze del Vangelo, ed in particolare attraverso una topologia plurale dei segni dei tempi6, riflettendo sulla fede attraverso la guida dello Spirito Santo che agisce nella storia. Senza tale discernimento risulta difficile ripensare la testimonianza cristiana oggi, perch mancherebbe un nesso fondamentale tra annuncio del vangelo e contesto attuale di significato dei destinatari, nel rispetto della loro soggettivit e peculiarit, come ci insegna il Concilio Vaticano II.7 Ma cosa sono i segni dei tempi secondo luso della nozione magisteriale? Linterpretazione ed il discernimento dei segni dei tempi hanno, secondo Comblin, come obiettivo il sapere che fare della propria epoca perch si realizzino i tempi annunciati da Ges8, ed un servizio importantissimo che la teologia pu offrire prima di tutto a se stessa e al cammino della Chiesa verso il Regno.
Cfr. A. BONGIOVANNI, Fondamentalismi, Editrice Missionaria Italiana, Bologna 2011. D.TETTAMANZI, op. cit.. 7 V. R. AZCUY, Lo Spirito e i segni dei tempi, in P. D. MURRAY, D. IRARRAZAVAL, M. C. BINGEMER (eds), il Signore e d la vita: lo Spirito di Dio oggi, Concilium, 4/2011, Editrice Queriniana, Brescia 2011, 123-126. 8 J. COMBLIN, I segni dei tempi in Concilium 4/2005, 102. Citato in V. R. AZCUY, op. cit., 125.
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Sostiene Azcuy:
In tempi difficili per le chiese, il discernimento teologico rappresenta un servizio indispensabile per orientare la conversione pastorale, il passaggio dalle strutture caduche ai processi di rinnovamento missionario. Siamo chiamati ad ascoltare con attenzione e discernere ci che lo Spirito dice alle chiese (Ap. 2,29) attraverso i segni di questi tempi, per poter nascere dallalto in questa storia.9

Le luci e le ombre che caratterizzano questo inizio del terzo millennio andrebbero affrontate con questa speranza. Paolo VI proponeva profeticamente, nella sua lettera enciclica Ecclesiam Suam, di pensare al futuro della Chiesa in una prospettiva dialogica sia con il mondo esterno che allinterno della comunit ecclesiale; prospettiva che resta profetica anche oggi, in un tempo in cui il coraggio della testimonianza e della profezia pu venir meno a causa delle prove e della stanchezza. Modalit principale che la testimonianza e la missione debbono dare grande attenzione alla cultura e alle culture con le quali entrare in contatto.

Il laico cristiano La riflessione sulla trasmissione della fede nella quotidianit non va disgiunta da quella sul ruolo dei laici cristiani allinterno della Chiesa, perch tocca lo stesso essere e divenire della Chiesa stessa e non pu esaurirsi certamente in alcune battute; ne prova la lunga discussione post-conciliare sul tema fino a giungere alle norme del nuovo codice di diritto canonico (1983) e alla Esortazione Apostolica Christifideles Laici (1988). Prima di tutto andrebbe distinto ci che teologico da ci che una forma di sviluppo nella storia che diventa prassi della comunit ecclesiale; ci che lattuale applicazione del Concilio da ci che il Concilio voleva dire. Infine sarebbe anche il caso di guardare a come le varie chiese locali hanno poi tradotto queste riflessioni. Ma appare evidente che, nonostante i segnali positivi, tuttora lo sviluppo di questa riflessione non sia ancora completamente chiaro o recepito allinterno della Chiesa.

V. R. AZCUY, op. cit, 135.

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Con il Concilio Vaticano II si afferma un nuovo paradigma per la Chiesa che supera la visione di una Chiesa gerarchica che lasciava pochissimo spazio ad un laicato maturo e ad una dinamica comunionale tra i suoi membri, se non nel riferimento al centro. Soffermandoci in particolare sulla Costituzione dogmatica Lumen Gentium, in essa la Chiesa definita come sacramento o segno10, ma nello stesso tempo, in analogia al mistero del Verbo incarnato, essa come organismo sociale [] serve allo Spirito di Cristo11 per la salvezza di tutto il genere umano. Come si pu comprendere qui, segno e mistero sono intimamente uniti. estremamente significativo il fatto che il capitolo II del documento, dedicato al Popolo di Dio, preceda quello dedicato alla costituzione gerarchica ed in particolare allEpiscopato, e ribadendo come il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale siano ordinati luno allaltro12 e che la chiamata a formare il popolo di Dio sia universale13. A questa cattolicit sono chiamati tutti gli uomini: ad essa in vario modo appartengono o sono ordinati sia i fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo, sia infine tutti gli uomini senza eccezione, che la grazia di Dio chiama alla salvezza.14 Tale capitolo afferma anche la funzionalit della struttura e della gerarchia stessa ad un concetto pi ampio di Chiesa, nel quale il posto preminente quello dei battezzati - laici e chierici. Il tutto in una dimensione comunionale: ciascuno ha un dono da portare, ciascuno dono per laltro e per tutta la Chiesa, cos come anche ciascun popolo dono per laltro. Traspare cos una forte interdipendenza, una necessit ontologica di essere in relazione ed aperti agli altri che stabilisce gi i presupposti antropologici per limpegno per il dialogo interculturale ed interreligioso15.

10 [] la Chiesa , in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dellintima unione con Dio e dellunit di tutto il genere umano []. LG 1 11 LG 8. 12 Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati luno allaltro, poich luno e laltro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dellunico sacerdozio di Cristo. LG 10 (b). 13 Tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio. Perci questo popolo, pur restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinch si adempia lintenzione della volont di Dio, il quale in principio cre la natura umana una e volle infine radunare insieme i suoi figli dispersi (cfr. Gv 11,52). A questo scopo Dio mand il Figlio suo, al quale confer il dominio di tutte le cose (cfr. Eb 1,2), perch fosse maestro, re e sacerdote di tutti, capo del nuovo e universale popolo dei figli di Dio. LG 13 (a). 14 LG 13 (e). Si veda anche LG 14-17. 15 Cfr. A. BONGIOVANNI, Il dialogo interreligioso. Orientamenti per la formazione, Edizione Missionaria Italiana, Bologna 2008. Si veda anche il cap. IV Il ruolo dei laici nel dialogo interreligioso del libro di M. L. FITZGERALD, Dialogo interreligioso. Il punto di vista cattolico, Edizioni S. Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2007, 75-84.

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Queste espressioni evidenziano dunque una dinamica relazionale interna ed una pi universale che possibile solo se esiste una comunit-Chiesa, luogo concreto che risponde ad una vocazione, dove ognuno ne segno e testimonianza (Missione) e che costituisce lunit nella diversit. La riflessione specifica sui laici cristiani presentata al capitolo IV di Lumen Gentium, in cui si riconosce la loro condizione e missione16 di sacerdoti-re-profeti17, la loro piena dignit nella missione della Chiesa e ne stabilisce la relazione con i chierici18. La missione salvifica della chiesa opera comune dei pastori e dei laici. I Pastori [s]anno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della missione salvifica della Chiesa verso il mondo19. al paragrafo 31 che si trovano alcune problematicit in relazione allidentificazione di un proprium del laico nel saeculum, introducendo sia la dicotomia laico-clero, sia quella religioso-secolare, complicando lidentificazione chiara del laico20. In particolare lespressione al n. 44, che tratta della natura e limportanza dello stato religioso, a proposito della consacrazione cita: ma per poter raccogliere in pi grande abbondanza i frutti della grazia battesimale, con la professione dei consigli

16 LG 30. Un dubbio resta sul motivo dellinciso a motivo delle speciali circostanze del nostro tempo. 17 LG 31. 18 LG 33-38. 19 LG 30. 20 Il carattere secolare proprio e peculiare dei laici. [mio il grassetto] Infatti, i membri dellordine sacro, sebbene talora possano essere impegnati nelle cose del secolo, anche esercitando una professione secolare, tuttavia per la loro speciale vocazione sono destinati principalmente e propriamente al sacro ministero, mentre i religiosi col loro stato testimoniano in modo splendido ed esimio che il mondo non pu essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle beatitudini. Per loro vocazione proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cio implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dallinterno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carit. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore. LG. 31 Cfr. LG 43b e con LG 44. Si vedano anche CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, Citt del Vaticano 1964, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, Citt del Vaticano 1965, n. 43. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto sullApostolato dei Laici, Apostolicam Actuositatem, Citt del Vaticano 1965, nn.2,9,10,29. (da ora sinteticamente riportate con le sigle GS e AA).

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evangelici nella Chiesa intende liberarsi dagli impedimenti che potrebbero distoglierlo dal fervore della carit e dalla perfezione del culto divino, e si consacra pi intimamente al servizio di Dio. Lespressione liberarsi dagli impedimenti evidenzia chiaramente laccezione negativa della dicotomia sacro-mondo, come se il vivere nel secolare producesse degli impedimenti. Dunque il laico che vive nel secolare non potrebbe raggiungere mai la pienezza e la stabilit di un rapporto con Cristo e con la Chiesa? Evidentemente questa interpretazione rappresenterebbe una contraddizione con molte altre parti del documento che enunciano e chiariscono una chiamata universale alla santit per tutti i battezzati21 e il ruolo dei laici di santificare il mondo. Ogni laico deve essere davanti al mondo un testimone della risurrezione e della vita del Signore Ges e un segno del Dio vivo22. Questo aspetto ripresentato anche nella Christifideles Laici quando si parla di indole secolare dei laici23. In realt la secolarit ha a che fare con lincarnazione della fede nel mondo e questa a sua volta dipende dalla forza della Parola che noi proclamiamo nel mondo e nella Chiesa stessa e dalle resistenze del mondo ad essa. necessario riflettere di pi sul rapporto Chiesa-mondo e Regno-mondo ripreso dalla Lettera Enciclica Redemptoris Missio di Giovanni Paolo II. La Chiesa in cammino nella Storia e nel mondo e dialoga con queste realt per essere a servizio del Regno. Tutti i battezzati sono pienamente inseriti nel mondo (guai se non lo fossero!) ma con carismi diversi, attraverso una integrazione e complementariet nella strutturazione differenziata delle varie membra e funzioni. Come conseguenza appare necessario ed urgente ridefinire il concetto di ambito secolare cos come tradizionalmente concepito. La dicotomia fra sacro e saeculum che stabilisce un concetto di Chiesa, vista come societ perfetta, opposta al mondo pieno di difetti, non appare pi uno scenario soddisfacente. Nel Vangelo non c unopposizione al mondo in quanto tale ma c una spinta a guardare ai valori e al mondo riferiti a Cristo. Se importante chiedersi se la prospettiva trascendente escatologica essere nel mondo ma non del mondo appartenga a tutti, ancora pi importante chiedersi su come venga vissuto nella quotidianit e nellambito del proprio ruolo il riferimento alla croce di Cristo, alla sequela di Cristo, al superamento della logica del mondo. Infatti il Concilio stesso ad offrire il concetto di storia di salvezza allinterno e

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LG 40. LG 38. CHL 15,36,55,64.

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non in contrapposizione alla storia umana. Ricordiamo come i lavori conciliari siano stati sostenuti dallenciclica Ecclesiam Suam che proponeva una visione di Chiesa n al di sopra, n a lato del mondo, ma allinterno, ad intendere che non esiste una vicenda umana separata dallazione di Dio, ma c un Dio, sempre presente nella situazione umana e che vi entra in modo definitivo in Ges Cristo. Forse non era nelle intenzioni dei Padri Conciliari che questa dicotomia avesse delle conseguenze sul piano pastorale24. Per limportanza del laicato, nonostante i grandi cambiamenti avvenuti, trova lento riconoscimento allinterno delle strutture ecclesiali e non trova sempre spazio in termini di responsabilit, soprattutto nellambito decisionale. Il laico quasi sempre visto collaboratore del clero, spesso anche quando ha maggior titolo del chierico. Questo, se appare in parte giustificato a volte da un atteggiamento di disimpegno e di delega vissuto da alcuni fedeli laici, non fa completa giustizia ai molti che invece da tempo hanno dedicato la loro vita alla causa del Vangelo. Tuttora strutture e ruoli di responsabilit dipendono in massima parte dai ministri ordinati ed il riferimento allimpegno laicale ecclesiale si fa spesso per sopperire alla crisi di vocazioni religiose o per colmare spazi dove i religiosi non sono ammessi. C da sperare che in questa contingenza lo Spirito aiuti a cambiare la mentalit e latteggiamento del clero e dei religiosi verso i laici cristiani che dedicano tutta la loro vita alla testimonianza e allevangelizzazione. Oggi, pur ribadendo queste difficolt che emergono dallanalisi di tante esperienze in vari contesti, pi che rivendicare si deve parlare in termini di corresponsabilit della missione della Chiesa e di condivisione di responsabilit nel lavoro ecclesiale. Questo aiuter la Chiesa ad essere pi efficace, pi vera, pi fraterna e vicina al Popolo di Dio. Lo stesso Concilio Vaticano II richiama ad una collaborazione fraterna: [] essi [vescovi, parroci, religiosi] lavorino fraternamente con i laici nella Chiesa e per la Chiesa, ed abbiano una cura speciale dei laici nel loro lavoro apostolico 25. Questa necessit stata chiaramente evidenziata recentemente anche da Benedetto XVI nel 2009, durante il Convegno ecclesiale della diocesi di Roma che aveva per tema Appartenenza ecclesiale e corresponsabilit pastorale26.

Cfr. Y. M. J. CONGAR, Per una teologia del laicato, Morcelliana, Brescia 1967. AA. 25. 26 Benedetto XVI: i laici corresponsabili nella missione della Chiesa articolo apparso sulla rivista Zenit. Il mondo visto da Roma. 27 maggio 2009. http://www.zenit.org/it/articles/ benedetto-xvi-i-laici-corresponsabili-nella-missione-della-chiesa.
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Comunque, le tristi vicende recenti interne alla Chiesa denunciate pi volte da Papa Benedetto XVI pongono in risalto che la povert umana ed i rischi di contaminazione mondana sono per tutti: chierici, religiosi e laici. La non fiducia nei laici da parte della gerarchia, perch immersi nel mondo, in realt pu essere superata guardando alle povert dello stesso clero, proprio perch entrambi sono accomunati dalla natura umana, i cui elementi di debolezza possono essere redenti solo dalla grazia e dalla misericordia di Dio. Ci necessita che la valutazione sulla opportunit di incarichi ministeriali e di apostolato dipendono da fattori spirituali e dalla qualit delladesione alla chiamata del Signore. Proprio perch i redattori di Lumen Gentium probabilmente hanno dato una definizione del laico non di natura teologica ma piuttosto di natura tipologica, bisogna ripartire dal superamento della dicotomia chierico-laico per giungere a quello di comunit e corresponsabilit che aiuter la Chiesa a rispondere in maniera pi efficace alle sfide della post-modernit.

Contributo e prospettive per una teologia del laicato in missione Una proposta per definire meglio la figura del fedele laico ed il suo ruolo nella testimonianza nella quotidianit nella Chiesa e nel mondo a mio parere basata sul metodo interpretativo suggerito dallantropologia culturale. Capire cio come il laico cristiano si auto-comprende alla luce della sua esperienza missionaria e di apostolato nel secolare (ascesi laicale), come la comunit cristiana rielabora la propria visione di servizio al Regno di Dio in seguito alla chiamata specifica dello Spirito. Solo il dialogo intra-ecclesiale con lo sguardo verso il punto fisso del Risorto che invia e ci dona il suo Spirito, pu aiutare alla comprensione dei diversi ministeri e carismi, e lanelito per la comunione. Al di l della disputa teologica, il nostro tempo chiama noi, laici cristiani, alla responsabilit di accogliere questo appello di Ges Risorto vivendolo pienamente e fino agli estremi confini della terra, dando testimonianza di seriet e fedelt negli impegni quotidiani della vita e nellapostolato, e avendo fissa lesperienza kenotica della Croce, guida per il servizio allumanit e al Regno. Accogliere lappello di Ges significa partecipare al ministero di Ges stesso: sacerdotale, profetico e regale, conferitoci nel Battesimo, che ci ha ricordato il Concilio Vaticano II. Lessere sacerdoti richiama lunit a Cristo Ges e al suo sacrificio, offrendo noi stessi e tutte le nostre attivit per servire la Chiesa nella carit e nella giustizia del Vangelo. Essere

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profeti impegna i laici ad annunciare il Vangelo con la parola e con le opere nella vita famigliare e sociale, orientati alla giustizia, non esitando a denunciare con coraggio il male e le strutture di peccato. Essere re, infine, significa vivere la chiamata di Ges Cristo Signore e Re dellUniverso al servizio del Regno di Dio e alla sua propagazione nella Storia, continuamente impegnati nel combattimento spirituale contro il peccato nel mondo. Tutto ci rappresenta la risposta alla chiamata alla santit! Questa la condizione perch la missione si compia e perch le opere che si realizzano siano credibili. In particolar modo, come ben ricorda Redemptoris Missio, bisogna dare pi risalto alla missione ad gentes: senza la missione ad gentes la stessa dimensione missionaria della Chiesa sarebbe priva del suo significato fondamentale e della sua attuazione esemplare27. Si scriver nel documento Mi sarete testimoni. Il volto missionario della Chiesa di Milano (2003):
La missione ad gentes , dunque, paradigma della missionariet evangelizzatrice propria di ogni comunit ecclesiale. Ma che significa paradigma? Significa, attraverso un vivo e costante riferimento alla missione ad gentes, lasciarci richiamare ad alcune fondamentali attenzioni che devono segnare in modo pi abituale e profondo la nostra azione pastorale quotidiana e ordinaria. Cos, tra laltro, la gratitudine profonda e umile per il dono della fede che abbiamo ricevuto, rispetto alle moltitudini di genti che ancora non conoscono Ges Cristo. Cos la percezione gioiosa della novit, sempre viva e intramontabile, che ci sorprende ogni volta che ascoltiamo o comunichiamo il Vangelo. E ancora: la ricerca missionaria di spazi non cristiani presenti anche allinterno delle nostre comunit di credenti; laccoglienza, il dialogo, la testimonianza e lannuncio della fede nei riguardi dei tanti immigrati spesso non cristiani che provengono dalle diverse parti del mondo e che si trovano tra noi, anche stabilmente; il richiamo pressante alle nostre comunit perch, superando indebiti localismi, allarghino il proprio sguardo e interesse verso un orizzonte planetario 28. (n. 95)

27 GIOVANNI PAOLO II; Lettera enciclica Redemptoris Missio, circa la permanente validit del mandato missionario, Citt del Vaticano 1990, n. 34 (da qui sinteticamente espressa con la sigla RM). 28 Cfr.D.TETTAMANZI, Mi sarete testimoni. Il volto missionario della Chiesa di Milano, Centro Ambrosiano, Milano 2003.

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La responsabilit missionaria dunque di tutti - Fedeli laici, persone consacrate, famiglie, operatori pastorali, ministri ordinati sono tutti chiamati a vivere la grazia e limpegno dellannuncio del Vangelo secondo questa apertura propriamente universale - secondo gli stessi compiti affidati da Ges Cristo ai discepoli e secondo una visione universale.29 In particolar modo la missione ad gentes assume una specificit riguardando popoli, gruppi umani, contesti socio-culturali in cui Cristo e il suo Vangelo non sono conosciuti, o in cui mancano comunit cristiane abbastanza mature da poter incarnare la fede nel proprio ambiente e annunziarla ad altri gruppi.30 Conseguenza di questo dinamismo la nascita di una particolare forma di laicato, quello missionario ad gentes, che vivo personalmente insieme alla mia famiglia, che si costruisce intorno ad una spiritualit di frontiera, che non intende limitare il soffio dello Spirito, che pu spingerci dovunque. Il laicato missionario nasce da unesperienza comunitaria che genera un movimento da-verso, con lansia apostolica di raggiungere tutti gli uomini, per una ricerca dei semi del Verbo ed una loro manifestazione nelle attivit di tutti gli uomini. un dono della comunit a tutta la Chiesa e al mondo. un dono che non si ferma a dare il superfluo ma si lascia interrogare dal bisogno dellaltro, acquisendo cos un ruolo profetico. Attraverso questa esperienza di vita si realizza una comunione di destini tra gli uomini, cristiani e non, che rende possibile uno scambio reciproco di beni spirituali (e che permette ai poveri di donare i loro beni ai ricchi). la scelta di chi fa lo sforzo di passare dalla logica del dare per riempire i vuoti della propria vita, a quella del darsi. I laici cristiani missionari che accolgono il mandato missionario non sono solo persone che danno qualcosa, ma persone che sono chiamate ad un particolare stile di vita e che si assumono la responsabilit di rivoluzionare il mondo con lamore di Ges Cristo e con una grande passione per il Vangelo: uomini e donne appassionati per il Regno di Dio. Appassionati vuol dire per me aiutare come i profeti ad accendere le coscienze: motivazione forte che permette a uomini e donne del nostro tempo di donare la propria vita alla missione evangelizzatrice affidata da Ges alla Chiesa, sia ad intra che ad extra. Intorno a queste scelte sono mosse dallo Spirito tante energie e risorse che vanno controcorrente, contro le mode, la razionalit cieca dei calcoli e degli schemi delleconomia, gli interessi politici di un mondo che ha un approccio sempre pi individualista ed edonista.
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Ibid.. RM 32-33.

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Unaltra dimensione da considerare che oggi pi che mai lambito di impegno sempre pi pluralista dal punto di vista culturale e religioso.
Anticipata nelle misteriosa visita dei Magi, la missione di Ges rivolta a un destinatario molto variegato la Galilea delle genti (Mt. 4,15) -, immerso nelle tenebre e nellombra di morte (cfr. Mt 4,16) che per attende e vede una grande luce: il Vangelo del Regno (cfr. Mt 4,17).31

Ma non bisogna temere: questo diventato un luogo di salvezza e di verit ed kairs, tempo in cui si manifesta la provvidenza di Dio32.
S, la missione della Chiesa deve ritornare a questo luogo originario, non deve temere che il suo ambiente o contesto sia un panorama di popoli, culture e religioni diverse. [] [I]n questo caleidoscopio, c un punto di incontro sicuro, dove Ges attende i suoi: il monte, il luogo cio dellincontro con il Dio dellalleanza, dove si collocano i momenti pi alti della vicenda di Ges [] Dunque, lo spazio spirituale della missione segnato dal contesto pluralistico (delle genti) e da un punto di incontro (con Dio). Sono questi i due elementi che si pongono il terreno della missione.33

I laici nella loro secolaritpossono vivere in un pellegrinaggio alle radici della fede non solo nostra ma anche di tanti milioni di uomini e donne che ancora non hanno incontrato Ges Cristo come Redentore delluomo o che appartengono ad altre tradizioni religiose. I primi seguaci di Ges parlavano di s stessi ed erano indicati come gente della via (At. 9,2;18,25s.; 19,9.23; 22,4; 24,14.22). [] I primi discepoli di Ges considerarono se stessi come gente sulla via di un mondo migliore, ideale che chiamavano il Regno o il regno di Dio. Si stavano muovendo lungo un cammino che era stato segnato dalla vita e dalla morte di Ges di Nazaret.34

D.TETTAMANZI, Comunione. Fondamento e dimensione della Missione, op. cit., 40. C. M. MARTINI, Vivere i valori del Vangelo, Giulio Einaudi Editore, Torino 1996, 58. 33 D.TETTAMANZI, Comunione. Fondamento e dimensione della Missione, op. cit., 41. 34 A. NOLAN, Essere Cristiani oggi, in S. SCATENA, A. T. QUEIRUGA, L. C. SUSIN, F. WILFRED (edd), Essere Cristiani oggi, Concilium 2/2011, Queriniana, Brescia 2011, 62-63.
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AMBROGIO BONGIOVANNI

La comunit cristiana: comunit umana alternativa Davanti a questo scenario cos complesso si presenta una possibilit ed una opportunit nuova su come trasmettere la fede cristiana nel nostro tempo. La comunit cristiana, dove i laici vivono il loro cammino di comunione, deve essere capace di rispondere ai segni dei tempi, ai bisogni concreti delle persone, ma anche necessario che diventi testimonianza di una vita vissuta in uno stile di povert, radicata nella contemplazione e capace di riflettere il volto di Dio, vero valore dellumanit. Accogliere le sfide dal contesto significa anche un approccio profetico alla realt, andando al di l delle logiche del potere, del mercato e delle strutture istituzionali spesso conservative. Penso che prima di tutto vada richiamata la koinona, pienezza della compattezza interiore della comunit35: la Chiesa la comunit dei discepoli di Ges. Il Concilio Vaticano II ha presentato la Chiesa come comunione di credenti con la Trinit e fra di loro, che condividono proprio la vita di Dio e sono uniti da vincoli di amore effuso nei cuori dallo Spirito del Cristo Risorto. Questa comunit di fede, speranza e amore, deve essere il seme, segno e strumento del Regno di Dio sulla terra e continuare la sua missione in tutte le nazioni e fra tutti i popoli del mondo. Dunque necessaria una conversione comunitaria; pi che la preoccupazione del numero, che forse ricorda a persone di altre tradizioni religiose la minaccia del proselitismo, si deve puntare a costruire comunit alternative dove vivere la fede e la vocazione cristiana con lo sguardo al particolare contesto religioso, culturale e storico nel quale si chiamati a vivere, qui e ora. Cio diventare una comunit dialogica, verso linterno e verso lesterno, senza idealizzare le culture ma comprendendole alla luce della tensione corrente tra tradizione e modernit.
La storia che noi viviamo non solo una storia di idee e visioni, ma di povert e ricchezza, di strutture oppressive e liberanti, di lotte e movimenti creativi della gente. Linculturazione perci deve guardare pi verso il presente e il futuro piuttosto che verso il passato. Deve essere impegnata nelle dure realt della vita.36

Ci che si scopre al di fuori della Chiesa, deve diventare una sfida per la vita della comunit. Le sfide dellinculturazione, dellinterculturalit e dellinterreligiosit vengono da un approccio creativo verso la realt e non solo insistendo sulla memoria del passato. Comunit alternative
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C. M. MARTINI, op.cit., 29. M. AMALADOSS, Inculturation in religious life, Vidyajyoti, volume 55, n.9, pp. 507-516.

I FEDELI LAICI PROTAGONISTI

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possono essere nuove esperienze di vita, pi orientate al mondo al quale il cristiano inviato come testimone, guardando verso il futuro, e forse un po meno preoccupate della conservazione della struttura. La missione della buona notizia [] richiede comunit contro-corrente che non credono nel potere del denaro o anche della verit, ma nel potere dello Spirito e nella loro stessa chiamata a servire37.

Conclusioni La riflessione esposta in questo articolo ha voluto presentare alcuni elementi di spiritualit e di riflessione che caratterizzano la prassi laicale e le potenzialit gi in atto nella Chiesa, evidenziando cos la centralit del servizio laicale nella testimonianza e nellannuncio evangelico, nel contesto attuale e nellambito della missione ad gentes. Ne sono stati esposti anche i punti di debolezza e le prospettive che scaturiscono dalle sfide del tempo presente. Dopo il rinnovamento introdotto dal Concilio Vaticano II con una nuova visione del laico cristiano e con il riconoscimento del suo ruolo nella missione della Chiesa, vi la necessit di compiere una rivisitazione. Questa possibile attraverso il discernimento dei segni dei tempi, degli elementi fondamentali della teologia del laicato e della introduzione di elementi nuovi che scaturiscono dalla lunga e articolata esperienza postconciliare, per andare oltre e progredire nel cammino ecclesiale. Il ruolo del laico cristiano ancora adombrato da paradigmi e stereotipi teoricamente superati ma che permangono nella prassi ecclesiale in diversi ambiti e che potrebbero indurre a scoraggiamenti e ad un raffreddamento della comunione. Le parole di Ges a Nicodemo indicano la necessit di un cambiamento di prospettiva: In verit, in verit ti dico, se uno non rinasce dallalto, non pu vedere il regno di Dio. [] Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dallalto (Gv 3,3.7). Lo Spirito Santo susciter nuova linfa e nuove modalit che se accolte, sia dal laicato che da tutta la comunit ecclesiale, potranno aiutare la Chiesa a rendere una testimonianza pi viva ed autentica dellAmore di Dio a tutta lumanit.

37 M. AMALADOSS, Mission in a postmodern World A call to be counter cultural, SEDOS Bullettin 1996, nn. 8-9, 235-242.

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