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Indice

Introduzione ................................................................................................i
Letteratura profana
La letteratura in verso ..........................................................................1
Letteratura in prosa .............................................................................29
Narrativa ..............................................................................................43
Mirabilia Romae ...................................................................................48
Antiquaria .............................................................................................56
Letteratura di viaggio ...........................................................................68
La politica, la storia: epistole, discorsi, avvisi .....................................90

Trattatistica accademica
Grammatica ..........................................................................................132
Filosofia ................................................................................................141
Scienze matematiche, fisiche e naturali ...............................................153
Musica ..................................................................................................163
Medicina ...............................................................................................170
Teologia ................................................................................................183
Diritto canonico .........................................................................197

Letteratura religiosa
Libri liturgici ........................................................................................211
La devozione e la piet: i libri religiosi a Roma ...................................214
Canonizzazioni: i santi spagnoli e leditoria romana
del Cinquecento ....................................................................................237
Oratoria sacra: sermoni .......................................................................247
Istituzioni pie, ordini cavallereschi, ordini religiosi ............................265

Conclusioni ..................................................................................................272
Repertorio ....................................................................................................285
Bibliografia ..................................................................................................505
Indice onomastico ......................................................................................537
i

Introduzione

La presente tesi si occupa della presenza spagnola a Roma nel


Cinquecento per quanto riguarda la storia del libro a stampa. Il titolo Il libro
spagnolo a Roma nel XVI secolo gi convoglia in s alcuni problemi di metodo e
struttura che sar opportuno risolvere in sede preliminare. Anzitutto, la nozione
di libro spagnolo: cosa si intende con essa? Ogni pubblicazione il cui autore
sia spagnolo, verrebbe da rispondere. Si pensato inizialmente di includere nel
repertorio solamente le edizioni di autori spagnoli pubblicate a Roma, tanto in
lingua castigliana come in traduzione italiana. Tuttavia, ci si resi ben presto
conto che, limitandosi a questo, non si sarebbe data ragione dellesatta
proporzione del fenomeno. Sarebbero rimaste fuori, per esempio, le edizioni in
latino di autori spagnoli, che costituiscono il gruppo pi numeroso. Bisognava
poi includere nella categoria di libro spagnolo anche tutte quelle opere, non
necessariamente scritte da un autore spagnolo, ma in qualche modo vincolate
alla presenza spagnola nella citt di Roma. Questa pi ampia accezione di libro
spagnolo introduce al concetto di fazione spagnola, espressione mutuata
dagli studi storiografici ed ampiamente utilizzata nel corso di questo lavoro,
intesa come insieme organico di uomini e donne dei diversi ordini sociali, legati
da interessi perlopi di natura materiale, sostenitori a diversi livelli degli
interessi della monarchia ispanica nella sede papale1. Ci ha permesso di poter
inserire nel repertorio autori ed edizioni non immediatamente identificabili
come spagnole, come nel caso di autori italiani o daltra nazionalit che scrivono
di cose di Spagna, o ancora opere di argomenti diversi ma dedicate a personaggi
influenti della comunit iberica a Roma o allo stesso sovrano spagnolo.
Unaltra precisazione in questa sede doverosa: per ragioni strutturali il
lavoro di ricerca si concentrato su Roma non in quanto luogo di conservazione
libraria, bens quale centro di produzione editoriale. Non si optato, in altre
parole, per lanalisi e studio di un fondo librario antico di provenienza spagnola,
o di una serie di fondi iberici in una delle biblioteche storiche della citt. Ci
perch si giudicato pi pertinente, ai fini della ricostruzione della fitta trama di

1
Sulle fazioni, cfr. Steffen SCHMIDT - Laura GUASTI - Carl H. LAND, Friends, followers and
factions, Berkeley, University of California Press, 1977.
ii

relazioni tra ambienti cittadini e fazione spagnola, lanalisi di ci che si


stampava nella Roma di quegli anni, piuttosto che lo studio di un fondo
bibliotecario che poteva essersi costituito altrove ed importato solo in un
secondo momento. Ci ha permesso di mettere in comunicazione il mondo
delleditoria capitolina con la comunit iberica della citt, la curia papale, il
pubblico dei lettori e lagenda politica della corona spagnola a Roma.
Le ragioni della fortuna del libro spagnolo nella citt eterna dipendono in
larga parte dal ruolo svolto dalla Santa Sede come polo dattrazione per
diplomatici e dignitari di corte. Ci fa di Roma la residenza di una nutrita e
consolidata enclave ispanica composta da religiosi e laici, costituente per
estrazione sociale e per interessi culturali un pubblico privilegiato di lettori ed
acquirenti, e al contempo di promotori in prima persona di iniziative editoriali.
La documentazione sul profilo storico dei rapporti fra Spagna e Roma stata
fondamentale per la ricostruzione dellambiente entro il quale si sono mosse le
figure chiave per la diffusione del libro spagnolo a Roma. Storia e storia del libro
hanno fin dallinizio intrecciato i loro fili, rivelando trame ed interconnessioni,
influenze e sviluppi paralleli. La nazione spagnola costituisce la comunit non
italiana pi numerosa nella Roma del Cinquecento, sia per quanto riguarda la
comunit cristiana che quella ebraica. Roma riveste un ruolo fondamentale per
la Spagna, soprattutto per due fattori principali: la politica imperialista della
casa dAustria, imperniata idealmente sulla difesa del cattolicesimo, implica un
certo appoggio o, perlomeno, una neutralit della curia romana, cosa non
sempre facile da ottenere, come dovranno constatare Carlo V prima e Filippo II
poi. Strettamente legati alla questione dellappoggio papale sono poi gli interessi
spagnoli nella penisola italiana, principalmente il ducato di Milano, strategico in
quanto alla frontiera con la Francia, dipendente dallimpero, soggetto alla
politica austriaca dopo la morte di Carlo V anche se governato dagli Austria di
Madrid, ma anche il Regno di Napoli, feudatario della Santa Sede. I pontefici
sono s principi della penisola italiana, ma col potere di legittimare moralmente
i governanti spagnoli. Consci di questo ruolo nei confronti della Spagna almeno
quanto della loro dipendenza da essa, non mancheranno di rimarcare questa
posizione di dominio, esaltata nella cerimonia del chinea, il dono di un cavallo
bianco che il vicer di Napoli faceva al papa in segno dobbedienza. La
iii

reciprocit per il mantenimento di questo equilibrio, sovente assai precario,


fondamentale: i papi hanno bisogno dellappoggio spagnolo per mantenere il
loro potere in Italia e in Euopa, oltre che per conquistare nuovi spazi al
cattolicesimo nei mondi nuovi che i viaggi e le scoperte geografiche rendono
raggiungibili; i sovrani spagnoli necessitano il favore papale per legittimare il
proprio governo, ma anche per poter esercitare il patronazgo real sulle diocesi
dei loro territori incamerandone i beni in caso di sede vacante oltre che per
proporre persone a cui assegnare dignit ecclesiastiche, benefici e prebende.
Inoltre, una ulteriore fonte di introito, fondamentale per sostenere le ingenti
spese militari della corte di Madrid, rappresentata dalle tre gracias,
percentuali delle rendite ecclesiastiche sui domini spagnoli lasciate dal pontefice
nei forzieri del sovrano spagnolo per sua concessione e denominate cruzada,
subsidio, excusado2.
Fondamentali si sono rivelate le ricerche affini a quella qui condotta: dai
lavori storiografici dellAssociazione Roma nel Rinascimento, confluiti nelle
numerose pubblicazioni dellomonima casa editrice a quelli di Maria Antonietta
Visceglia sulle presenze spagnole a Roma, o di Manuel Vaquero sulla comunit
orbitante attorno alla chiesa ed ospedale di San Giacomo degli Spagnoli. A
questi si affiancano quelli della storiografia statunitense sulle aspirazioni
imperialistiche della Spagna nella prima et moderna; storici come Thomas J.
Dandelet hanno definito la Roma del Cinquecento come una Avignone
spagnola. Sul piano delle relazioni storico-culturali, Nicasio Salvador Miguel si
occupato e si occupa dei rapporti tra Spagna e Santa Sede durante lepoca dei
Re Cattolici, immediatamente precedente a quella qui presa in esame, studiando
i rapporti storici e la produzione culturale nella Roma di quegli anni. Luis Gotor,
durante ricerche pluriennali, ha sovente analizzato le relazioni ispano-italiane
tra Cinque e Seicento, soprattutto dal punto di vista della conservazione libraria.
Di conservazione, sia a stampa che manoscritta, si sono altres occupate Mara
Teresa Cacho Palomar, con lo studio dei ricchi fondi iberici delle biblioteche
storiche, prima in Toscana ed ora a Roma, e Mara Luisa Cerrn Puga, con lo
studio del Fondo Urbinate della Biblioteca Alessandrina. Di intersezioni ed

2
Cfr. Thomas J. DANDELET - John A. MARINO, Spain in Italy. Politics, Society, and Religion
1500-1700, Leiden, Brill, 2007, pp. 181-195.
iv

aspetti puntuali delle presenze letterarie spagnole a Roma e in Italia si pure


occupato Matteo Lefvre, soprattutto sul fronte della lirica.
Sulla scorta di questi studi si deciso di prendere in esame la citt di
Roma non tanto come centro di conservazione quanto, piuttosto, come luogo di
produzione di opere spagnole. Il processo di espansione e controllo da parte
della fazione spagnola sulla vita politica, economica e sociale a Roma si riflette
nel mondo del libro a stampa, cos come la produzione libraria a stampa
contribuisce al consolidamento del dominio spagnolo sulla citt. Il lavoro si
articola in due fasi: in primo luogo si appronta un repertorio delle edizioni
spagnole a Roma nel XVI secolo, dallanno 1500 allanno 1599, comprendente
testi in lingua spagnola, in traduzione italiana ed in latino di autori spagnoli. Il
repertorio, per una pi agile consultazione, viene ordinato alfabeticamente per
autore o, nel caso di opere anonime, per la prima parola del titolo. Per la sua
compilazione ci si avvalsi delle notizie dei cataloghi di biblioteche, dei
repertori storici del libro spagnolo in Italia come la Biblioteca Hispana di
Nicols Antonio, il Manual del Librero Hispano-americano di Palau o
la Bibliografa Espanyola d'Italia di Toda i Gell, dei moderni repertori
informatizzati come l'indispensabile EDIT 16, nonch degli annali tipografici dei
maggiori impressori romani e degli studi storico-letterari. Per ciascuna voce di
repertorio vengono fornite oltre ad autore, titolo e data di edizione una
sintetica descrizione fisica (formato, numero di pagine o di volumi), le fonti in
cui si possono rinvenire le notizie e, infine, le localizzazioni nelle biblioteche
italiane. Queste ultime vengono ricavate direttamente dai principali Opac del
Sistema Bibliotecario Nazionale; qualora nessun esemplare fosse presente in
Italia, ledizione viene localizzata in almeno una biblioteca estera; Il repertorio
cos costruito si compone di circa 500 entrate, con una netta preponderanza di
opere di autori spagnoli in lingua latina: si va dalla celebre traduzione della
Celestina (Roma, Eucharius Silber, 1506) alledizione del sermone per le esequie
di Filippo II, pronunciato da Alfonso de Cabrera o alle pubblicazioni per i fedeli
in vista dellanno giubilare 1600.
Al repertorio viene fatto precedere uno studio in cui si analizza
qualitativamente il dato quantitativo; durante questo secondo momento lesame
diretto degli esemplari ancor oggi conservati, ove possibile, si rivelato
v

fondamentale: attraverso i testi e, soprattutto, gli elementi peritestuali, insieme


con l'ausilio degli studi storiografici e di storia del libro, si ricostruiscono le
vicende attorno alle pubblicazioni, le finalit dell'autore, quelle dell'editore, i
dedicatari dell'edizione, l'orizzonte di attesa che quell'edizione vuol raggiungere
ed ogni altro dato che la materialit dell'edizione pu fornirci sulla propria
storia. Per comodit di studio si pensato di organizzare questa sezione in aree
tematiche, al cui interno si sono seguiti criteri cronologici, per fornire un quadro
diacronico della produzione libraria durante il secolo. Le aree tematiche sono
state approntate in base alla sistematizzazione del sapere che proprio nel
Cinquecento vede i suoi esordi, spesso al fine di allestire biblioteche secondo un
sistema di classificazione universale. Cos, ad esempio, le ventuno classi in cui
Conrad Gessner divide il conoscimento del mondo nelle sue Pandectarum sive
Partitionum universalium libri XXI (Zrich, Christoph Froschauer, 1548), sono
servite da base di partenza, con gli opportuni adattamenti, per allestire la nostra
ideale biblioteca del libro spagnolo a Roma nel XVI secolo. Troviamo quindi
letteratura profana, trattatistica accademica e letteratura religiosa. All'interno
della prima categoria, distinguiamo tra letteratura in verso, che vede presente a
Roma solo rare edizioni e letteratura in prosa, articolata in narrativa, Mirabilia
Romae, storia ed antiquaria, relazioni di viaggio, relazioni politiche, epistole. La
trattatistica accademica scaturisce dall'ambiente intelllettuale dello Studium
Urbis e si articola secondo la partizione disciplinare delle arti liberali:
grammatica, filosofia, scienze naturali, musica, medicina e teologia, al cui
interno una sezione a parte dedicata a diritto canonico e teologia morale.
Infine la letteratura religiosa si suddivide in libri liturgici, libri religiosi e opere
devozionali, opere sulle canonizzazioni, sermoni, statuti di arciconfraternite,
ordini cavallereschi ed istituti religiosi, in diversa misura legati alla comunit
spagnola.
La Roma del Cinquecento non solo il luogo di ispirazione di artisti e
letterati spagnoli, che apprendono nella citt eterna i modi e gli stili
dellantichit classica, ma anche un luogo in cui depositare le tracce del proprio
passaggio, un theatrum mundi in cui accrescere prestigio e fama, sia a livello
personale che come membri di una pi ampia entit collettiva, la nazione
spagnola. La nutrita comunit ispanica di ogni ordine e grado sociale presente
vi

in citt contribuisce, seppur in modi e con finalit diverse, allo sviluppo della
vita culturale cittadina. Dal pellegrino al ricco curiale ognuno di questi
personaggi rappresenta per gli operatori del libro un potenziale interlocutore, i
cui bisogni vanno essere individuati ed attesi. Nel corso del secolo si assiste a
sconvolgimenti politici e culturali che inevitabilmente si ripercuotono anche sul
mercato del libro: il sacco di Roma, che segna una profonda depressione
economica e culturale, dalla quale tuttavia la citt di riprende nel giro di poco
tempo. Lo scisma luterano, con il Concilio di Trento e la Controriforma, segnano
per il mondo del libro una deriva sempre pi netta verso la produzione di opere
religiose, edificanti e, in ogni caso, al riparo dalla censura inquisitoriale. Lo
scopo di tale lavoro proprio quello di ricostruire questa molteplicit di piani e
livelli, studiando come essi si riflettano nella produzione libraria attraverso le
testimonianze vive delle edizioni sopravvissute fino ai nostri giorni.
Letteratura profana

La letteratura in verso

Quello della letteratura strictu sensu non certo lambito dove si registra
la pi alta densit di libri spagnoli nella Roma del Cinquecento. Se si prende poi
in esame la letteratura in verso, troviamo per tutto il secolo pochi titoli di poesia
narrativa dargomento storico, in spagnolo ed in latino, tre titoli di genere lirico,
alcuni versi dargomento religioso, tutti in spagnolo. Si tratta, ad ogni modo, di
una produzione estremamente significativa sul piano qualitativo, che si rivolge
allampia comunit iberica della citt e non solamente alle lite colte.
Si pubblica a Roma la Historia parthenopea di Alonso Hernndez
(tienne Guillery, 1516), poema in spagnolo sulla figura di Gonzalo Fernndez
de Crdoba, il Gran Capitn, protagonista della guerra franco-spagnola per la
riconquista del Regno di Napoli (1501-1504), vicer fino al 1508 e morto solo
nove mesi prima delledizione. Il verso impiegato dallautore la copla de arte
mayor, in omaggio al Laberinto de Fortuna di Juan de Mena, conterraneo del
Gran Capitn e poeta per il quale Alonso Hernndez nutre viva ammirazione1.
Con questo impianto tradizionale fonde motivi e temi di ispirazione classica,
prendendo a modello i poemi di Omero e Virgilio, massimi esponenti dellepica,
connotando il protagonista delle guerre di Napoli come un eroe dellantichit
classica, con tanto di estemporanee interferenze di divinit del pantheon greco-
romano nei luoghi teatro dei combattimenti2. Di qui il giudizio estremamente
negativo di Marcelino Menndez Pelayo che lo chiam msero poeta3 e di
Croce, che segnala con ironia le stravaganti commistioni di elementi classici e
moderni e la continua oscillazione fra storia e poesia4.

1
Nel libro VIII presente una strofa in lode a Juan de Mena.
2
Cfr. Benedetto CROCE, Di un poema spagnuolo sincrono intorno alle imprese del Gran Capitano
del Regno di Napoli: la Historia parthenopea di Alonso Hernndez, in Archivio Storico per le Province
Napoletane, a. 19 (1894), fasc. III, pp. 532-549: 538; unanalisi stilistica meno severa in Encarnacin
SNCHEZ GARCA, El mito del Gran Capitn en Edad carolina: de Hernn Prez del Pulgar a Paolo
Giovio, in Fra Italia e Spagna. Napoli crocevia di culture durante il vicereame, Napoli, Liguori, 2011. p.
147 sgg.
3
Marcelino MENNDEZ Y PELAYO, Historia de la poesa espaola en la Edad Media, Madrid,
Librera general de Victoriano Surez, 1916, vol. III, p. 122.
4
Cfr. Benedetto CROCE, Di un poema spagnuolo cit., p. 538.
2

Gli unici cenni biografici sullautore li fornisce la sua stessa opera: nato a
Siviglia, Alonso Hernndez trascorre gran parte della sua vita a Roma, dove
ottiene la protezione dellinfluente cardinale Bernardino Lpez de Carvajal
(1456-1523), titolare di Santa Croce in Gerusalemme, che lo fa nominare
protonotario apostolico. Ledizione dellopera di Hernndez esce a cura del
chierico napoletano e scrittore apostolico Luis de Gibralen, secondo quanto
risulta dal breve papale datato Roma, 11 settembre 1516 inserito alla fine
dell'opera ed indirizzato al Dilecto filio Magistro Aloisio de Gibralen clerico
neapolitano, scriptori et familiari nostro. Ci ha dato luogo ad equivoci, in
quanto per lungo tempo sui repertori sono comparse due voci indipendenti con
la notizia della Historia parthenopea, una attribuita ad Hernndez, laltra a
Gibralen, come se si trattasse di due opere distinte5.
Alla fine del testo il curatore delledizione scrive unavvertenza, nella
quale spiega al lettore il suo rapporto con il poema di Hernndez, chiarendo che
si tratta di unopera pubblicata postuma: Por aver seydo el autor privado de la
presente vida antes que acabar pudiese de limar y bien pulir su elocuente poema
[...]6. Gibralen afferma inoltre che, dopo quest'opera, ci sar la pubblicazione
di altre dello stesso autore: la Vita Christi, dodici libri De la Esperanza, ed altri
dodici De la Justicia, otto libri De Educatione Principis e Siete Triumfos de las
siete Virtudes, oltre a diversi trattati de varias cosas no desapacibles 7. In
realt questo lunico scritto di Hernndez ad essere stampato, n si conoscono

5
La prima documentazione di questo equivoco si ritrova nella Historia del combattimento de
tredici italiani, Napoli, Lazzaro Scoriggio, 1633 e rist. Felice Mosca, 1721. Lopera anonima narra le
vicende della disfida di Barletta e alle pp. 168-173 si leggono alcuni brani della Historia parthenopea,
assurta al ruolo di fonte e ritenuta di Luis di Gibralen. Lerrore trova ampia diffusione anche nei
repertori bio-bibliografici e negli studi storici: nella Bibliotheca Hispana Nova di Nicols ANTONIO, dove
in I, pp. 22-23 si menziona per la prima volta la Historia parthenopea e poi in II, p. 35 si ripete sotto il
nome di Gibralen (cfr. N. Antonio, Bibliotheca Hispana nova [1672], Rist. anast. dell'ed. di Madrid del
1783-1788, Torino, Bottega dErasmo, 1963). Cos anche in Bartolom Jos GALLARDO et al., Ensayo de
una biblioteca espanola de libros raros y curiosos, Madrid, Imprenta y Estereotipia de M. Rivadeneyra,
1863-1889, III, pp. 175-76 e sotto Gibralen nello stesso volume, p. 40-41. Ancora in Bartolomeo
Capasso, Le fonti della storia delle provincie napolitane dal 568 al 1500, in Archivio Storico per le
Province Napoletane, II 2.(1877), pp. 3-48: p. 14 n; ugualmente Eduart TODA I GELL, Bibliografa
Espanyola dItalia, Barcelona, Castell de Sant Miguel d'Escornalbou, 1927-1931, n. 2280 (Hernndez) e
2785 (Gibralen). Ristabilisce i rapporti di responsabilit dellopera B. CROCE, Di un poema spagnuolo
cit., pp. 532-549.
6
Alonso HERNANDEZ, Historia parthenopea [...] compuesta por el muy eloquente varon Alonso
Hernandes clerigo ispalensis prothonotario dela Santa Sede apostolica., (Ympresso en Roma por
Maestre Stephano Guilleri de lo Renno ao. de nuestro Redentor de mill y quinientos. XVI. a los diez y
ocho de Setiembre), f. [160].
7
Alonso HERNANDEZ, Historia parthenopea cit., f. [161].
3

i manoscritti delle altre opere annunciate. Sul frontespizio, troviamo


unincisione con lo scudo del Gran Capitn sorretto da putti e contornato dai
seguenti versi:

Es el muy real blasn


Delas armas que aqu van
El estirpe y subcesin
Del clarssimo varn
Ylustre Gran Capitn
Por muy alta ensea estn
De sus muy claras victorias
Donde claro mostraron
Las musas que cantaron
Sus grandes triunfos y glorias.

Il titolo si trova sul retrofrontespizio, mentre al f. 2 si legge la dedica,


allinterno di una pagina orlata, al cardinale Bernardino Lpez de Carvajal,
protettore del nostro autore. Per comprendere le ragioni delledizione
fondamentale analizzare pi da vicino la figura del potente cardinal Santa
Croce8.
Dopo aver svolto lincarico di rettore presso luniversit di Salamanca,
Carvajal giunge a Roma durante il pontificato di Sisto IV con la benedizione del
potente cardinal Pedro Gonzlez de Mendoza (1428-1495), figlio quintogenito
del marchese di Santillana, arcivescovo di Toledo e consigliere di Castiglia per i
Re Cattolici9. Durante il soggiorno a Roma comincia ad occuparsi di tutelare gli
interessi della monarchia ispanica insieme allinquisitore Juan Ruiz de Medina.
Inizia cos per Carvajal una folgorante carriera ecclesiastica: durante il triennio
1485-1488 diviene collettore in Spagna per Innocenzo VIII; in seguito vescovo
di Astorga (1488), di Badajoz (1489), e di Cartagena (1493). Juan Ruiz de
Medina, che gli succede come titolare delle diocesi, lavora insieme a lui a Roma

8
Per una biografia completa con riferimenti bibliografici, cfr. la voce del DBI a cura di Gigliola
FRAGNITO, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, vol. 21,
1978.
9
Soprannominato el gran cardenal, si diceva di lui che fosse il terzo re di Spagna, dopo
Fernando e Isabella. Una dettagliata biografia, con riferimenti bibliografici, in: Antonio HERRERA
CASADO, La huella viva del Cardenal Mendoza, Ed. de AACHE - Ayuntamiento de Guadalajara, 1995.
4

in funzione antifrancese, per riavvicinare Innocenzo VIII e Ferrante di Napoli.


Come i suoi successori nel corso del XVI secolo, Carvajal interpreta il suo
compito di ambasciatore spagnolo a Roma in unottica di esaltazione
dellimmagine della corona spagnola agli occhi della citt: si occupa, ad
esempio, dei festeggiamenti per la presa di Granada nel marzo 1490. Anche in
quelloccasione viene pubblicata unopera celebrativa: lumanista Paolo
Pompilio gli dedica il panegirico De triumpho Granatensi (Roma, Eucharius
Silber, 1490). Morto Innocenzo VIII, lelezione di Alessandro VI costituisce una
nuova spinta per la sua carriera; alla morte del cardinal Mendoza, suo facoltoso
patrocinatore, nel 1493 il papa Borgia lo nomina cardinale con il titolo di Santa
Croce in Gerusalemme e vescovo di Sigenza. Lavora come legato pontificio e
come ambasciatore spagnolo, impegnandosi soprattutto sulla questione del
Regno di Napoli. In questi anni Johann Burckard, maestro di cerimonie
pontificio gli dedica il suo Ordo missae (composto nel 1495 e pubblicato a
Roma, da Johann Besicken, nel 1502) 10 . Il dissidio tra il papa Borgia e il
cardinale scoppia con la calata di Luigi XII in Italia. Carvajal irritato
dallatteggiamento ambiguo del papa nei confronti dei francesi e si espone molto
durante questi anni, provocando le ire del pontefice.
Durante il conclave del 1503 tra i papabili, ma alla fine viene eletto
Giuliano Della Rovere. Giulio II gli affida la custodia di Cesare Borgia, recluso
ad Ostia, in attesa della restituzione delle rocche di Cesena, Bertinoro e Forl.
Carvajal tuttavia, con laiuto del Gran Capitn, organizza la fuga del Valentino,
che ripara a Napoli. Dopo essere stato protagonista del Conciliabolo di Pisa,
secondo tentativo sfortunato di farsi eleggere papa, in seguito alla cacciata dei
francesi da Milano cura le trattative di pace con la Spagna nel 1513. A seguito dei
torbidi accadimenti del conciliabolo, la sua posizione di forza a Roma
fortemente compromessa e durante il pontificiato di Giulio II viene allontanato
dalla corte. Viene riabilitato da Leone X dopo linsubordinazione pisana, anche
se il rapporto con Fernando il Cattolico resta in parte compromesso, a seguito
dei repentini cambi di fronte cui le contingenze della politica romana e gli
interessi personali lo obbligano. Ambisce per la terza volta al papato alla morte

10
LPEZ DE CARVAJAL, Bernardino (ed.), Burckardt, Johann, Ordo Missae, (Romae, per Iohannem
de Besicken, 1502. die XXIX [29] mensis Augusti).
5

di Leone X ma con scarso seguito, nonostante le preghiere: lambasciatore


veneto Marino Sanuto racconta nei suoi Diari che con voce humile et effetti
compasionevoli da spagnolo supplicasse i cardinali del conclave Domini mei
reverendissimi! Accedatis, accedatis ad me!11. Nonostante le speranze deluse,
accoglie nella basilica romana di S. Paolo fuori le Mura il papa neoeletto
Adriano VI, nel 152212; spera per la quarta volta in unelezione quando nel 1523
il conclave elegge Giuliano de Medici col nome di Clemente VII e, trascorsi due
mesi, il Carvajal muore: sepolto nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme.
Alla luce della biografia del dedicatario ledizione della Historia
parthenopea assume connotati di azione politica, come parte di un progetto che
vede fondersi lautocelebrazione, la realizzazione delle pi ambiziose aspirazioni
e la ricerca di legittimazione dellazione politica e militare della Spagna in Italia,
insieme allesaltazione della monarchia spagnola e dei suoi pi alti esponenti13.
Oltre allazione congiunta per la liberazione di Cesare Borgia stato evidenziato
un altro vincolo diretto del Carvajal con il Gran Capitn, che dal 1504 aveva
beneficiato il porporato dei beni confiscati al principe di Melfi a Napoli e a
Capua 14 . Nel Libro VIII troviamo il panegirico di Gonzalo Fernndez de
Crdoba, dove lautore porta allattenzione dei lettori limmenso contributo dato
dal condottiero spagnolo al riscatto dellimmagine della Spagna agli occhi del
mondo. Grazie a lui, divenuta una potenza europea:

Que no solamente ytalia has librado,


en estas vitorias, que as tantas avido,
mas ha todo el mundo mejor conoscido
la ciega opinin que stava engaado
de fama francesa que avia usurpado

11
Marino SANUTO, I diarii, Bologna, Forni, 1969-1979, vol. XXXII, col. 413.
12
Trova ancora lentusiasmo per denunciare i mali della Chiesa e prospettarne una riforma nel
discorso pronunciato dinanzi al nuovo papa. Cfr. Pio PASCHINI, Una predica inefficace (propositi di
riforma ecclesiastica alla fine del secolo XV), in Studi romani, I (1953), pp. 31-38. Lorazione,
pronunciata nel 1522, rimane manoscritta, segno della ormai inesorabile decadenza del personaggio.
Edizione moderna in Concilium Tridentinum, XII (1930), pp. 18-21.
13
Il movente politico delledizione messo in rilievo sia da B. Croce, Di un poema spagnuolo cit.,
p. 539 passim, che da E. SNCHEZ GARCA, La imagen del Gran Capitn cit., p. 146, dove afferma: su
publicacin a los pocos meses de la muerte del Gran Capitn invita a pensar que hubo razones de tipo
poltico para dar a la imprenta este texto mediocre.
14
Jos Enrique RUIZ-DOMNECH, El Gran Capitn. Retrato de una poca, Barcelona. Atalaya,
2002, p. 371.
6

so sy el dominio del gran universo,


y el fin verdadero es contrario, diverso
de tal error ciego, qual he recontado.

Agora ya el mundo ha claro sabido


que fueras potentes del gran ocidente
de yspanos, yo digo, despaa y su gente
que a fueras francesas las han sometido [...]15

Nellepoca dei Re Cattolici vanno ricercate le basi dellinfluenza spagnola


sulla citt di Roma, con linsediamento di rappresentanze diplomatiche stabili e
la definizione di precise mire espansionistiche sulla penisola italiana. Le qualit
di Bernardino Lpez de Carvajal, unanimemente considerato brillante, di vasta
cultura e dottrina, giustificano in pieno la sua azione editoriale, con la
pubblicazione di numerose opere sin dai primi anni trascorsi a Roma (la prima
edizione a suo nome risale al 1482), fino allultimo scritto contro Lutero
indirizzato a Carlo V (v. oltre). Cos si rivolge Hernndez al suo protettore:

T, gran cardenal, quel real estandarte


dEspaa lo tienes debaxo de tu mano []
ya cuantos en Roma se an oy hallado
te somos perpetuos en obligacin16.

Lautore dei versi encomiastici si riferisce al salvataggio di molti spagnoli,


tra i quali probabilmente si trova anche Hernndez, dalle persecuzioni e dalle
violenze nei confronti della comunit iberica scoppiate a Roma alla morte di
Alessandro VI17.
Il Gran Capitn una figura storica di successo nelle lettere spagnole, che
sovente lo hanno ritratto18: composto a Roma ma pubblicato a Napoli, troviamo

15
A. HERNNDEZ, Historia parthenopea cit., f. [155 r].
16
Ivi, f. [2 r].
17
Cfr. B. CROCE, Di un poema spagnuolo cit., pp. 539-540. Sui tumulti scoppiati a Roma in
seguito alla morte del pontefice, resta preziosa testimonianza in Francesco GUICCIARDINI, Storia dItalia,
ed. Costantino PANIGADA, Bari, Laterza, [1929] ed. anast.1967, vol. II, p. 97.
18
Per una panoramica generale degli usi della figura del Gran Capitn nella letteratura spagnola
rinascimentale e barocca, cfr. Marcelino MENNDEZ PELAYO, Las cuentas del Gran Capitn, in Estudios
sobre el teatro de Lope de Vega, vol. V: crnicas y leyendas dramticas de Espaa, in Edicin nacional
de las bras completas de M. Menndez Pelayo, Santander, Aldus, 1949, pp. 326-334; Andrs SORIA, El
7

primo in ordine cronologico il poema epico di Giovanni Battista Cantalicio,


De bis recepta Parthenope. Gonsalvia (Napoli, Mair, 1506), scritto in verso
eroico latino; gi con esso si mettono in evidenza gli stretti legami tra lambiente
poetico romano e la situazione politica della citt di Napoli. Il poema pu essere
considerato el texto oficial que el Gran Capitn, virrey de Npoles, avala en
1506 como la versin verdadera e sus hechos y hazaas en Italia19.
Ripete ancora la biografia del condottiero, pur non trattando delle guerre
di Napoli, la Breue parte de las hazaas del excelente nombrado Gran Capitn
di Hernn Prez del Pulgar (Siviglia, Jacobo Cromberger, 1527), scritta su
sollecitudine dellimperatore in persona 20 . Lo stesso autore dedica una
monografia alla guerra nellItalia meridionale con ledizione della Cronica
llamada Las dos conquistas del reyno de Napoles (Zaragoza, Miguel Capilla -
Agustn Milln, 1559)21.
Il mito delleroe di tante guerre sopravvive anche nel secolo seguente:
Francisco de Trillo y Figueroa scrive la Neapolysea (Granada, Baltasar Bolvar y
Francisco Snchez, 1651) poema eroico e panegirico di Gonzalo nei toni
dellencomio barocco. La lista di autori che si dedicata a questo personaggio
storico potrebbe continuare a lungo: basti citare qui, tra i gli storici ed i letterati
contemporanei, Gonzalo Fernndez de Oviedo, Torres Naharro, Paolo Giovio,
Guicciardini e, pi tardi, Lope de Vega, Miguel de Cervantes o Antonio
Summonte.
Il poema di Alonso Hernndez pu collocarsi allinterno di una ben
precisa tradizione di genere, di discreta fortuna nella Spagna a cavallo fra XV e

Gran Capitn en la literatura, Granada, Universidad de Granada, 1954; Encarnacin SNCHEZ GARCA,
El mito del Gran Capitn en Edad carolina: de Hernn Prez del Pulgar a Paolo Giovio, in Fra Italia e
Spagna. Napoli crocevia di culture durante il vicereame, Napoli, Liguori, 2011. pp. 151-179.
19
Encarnacin SNCHEZ GARCA, La imagen del Gran Capitn en la primera mitad del
"Cinquecento": textos latinos, espaoles e italianos, in Npoles - Roma 1504. Cultura y literatura
espaola y portuguesa en Italia en el quinto centenario de la muerte de Isabel la Catlica, Salamanca,
Universidad de Salamanca, 2005, pp. 139-162: 144; Elena VALERI, Espaa las armas y Italia la pluma.
La Vita di Consalvo di Cordova di Paolo Giovio (1526-1549), in Carlos Jos HERNANDO SNCHEZ
(coord.), Roma y Espaa Roma y Espaa un crisol de la cultura europea en la Edad Moderna (actas del
Congreso Internacional celebrado en la Real Academia de Espaa en Roma del 8 al 12 de mayo de 2007),
Madrid, Sociedad Estatal para la Accin Cultural Exterior, 2007, vol. I, pp. 323-334.
20
Cfr. E. SNCHEZ GARCA, La imagen del Gran Capitn cit., p. 151.
21
J. GALLARDO, Ensayo cit., II, Apndice, p. 112 dichiara che lautore di questopera non
Hernando Prez del Pulgar ma un certo Sebastin Rodrguez, in base alla notizia di un manoscritto
rinvenuto da presso la Biblioteca Nacional di Madrid, contenente unopera dallomonimo titolo e datata
1556.
8

XVI secolo: quella delle opere storico-poetiche, spesso dal carattere


encomiastico e celebrativo, ma che non ricercano solo effetti contingenti,
vogliono invece lasciare una testimonianza dotata di valore artistico alla
posterit. Esempi del genere si possono considerare il Panegrico alla regina
Isabella di Diego Guilln de vila (Valladolid, 1509), le Valencianas
lamentaciones 22 del conterraneo del Gran Capitn Juan de Narvez, o la
Consolatoria de Castilla di Juan Barbo, vero e proprio repertorio di topoi
tardomedievali sulla monarchia, ivi compresa la pratica delle armi23.
A questo stesso ambiente riconducibile ledizione romana di epigrammi
latini in onore di Carlo V, dal titolo Ad Carolum
Caesarem Opt. Max. Monarchia di Girolamo
Borgio ( 1550 ca.)24. Raccolta di epigrammi ed
elegie per la vittoria di Pavia, Carlo V viene
presentato come rinnovatore dItalia e baluardo
contro la minaccia turca. Dorigine spagnola, la
famiglia dellautore si era trasferita nel Regno di
Napoli al seguito della corte di Alfonso il
Magnanimo, stabilendosi a Senise, in Lucania.
Fedele alla causa spagnola, il Borgio aveva
G. Borgio, Vrbis Romae combattuto contro Carlo VIII al seguito delle
renovatio, Roma, A. Blado, 1542.
truppe di Gonzalo Fernndez de Crdoba,
dedicandosi in seguito alle lettere, grazie ai contatti a Napoli con lAccademia
Pontaniana e, soprattutto, con Angelo Colocci, col quale condivide i molteplici
interessi di erudito. Alla memoria del Gran Capitano compone un Panegyricus
ad Consalvum Ferrandum Magnum Hispani exercitus Imperatorem, rimasto

22
Il Libro de las valencianas lamentaciones di Juan de Narvez circola manoscritto fino al 1889,
quando viene pubblicato come segue: Mara del Rosario MASSA Y CANDAU DE HOYOS, Las valencianas
lamentaciones y el tratado de la partida del nima , por Juan de Narvaez, con un prlogo de D. Luis
Montoto [...], Sevilla , imp. de E. Rasco , 1889.
23
Pedro M. CTEDRA (ed.), La historiografa en verso en la poca de los Reyes Catlicos. Juan
Barbo y su Consolatoria de Castilla, Salamanca, Ediciones Universidad de Salamanca, 1989, in
particolare la sua introduzione sui poemi storici e le cronache rimate alle pp. 15 sgg. La sistemazione
dellopera di Hernndez allinterno di un genere comune allepoca frutto degli studi letterari di Jos
AMADOR DE LOS ROS, Historia crtica de la literatura espaola, vol. VII, 1865, p. 269, 280.
24
Girolamo, BORGIA [BORGIO] Ad Carolvm Caesarem Opt. Max. Monarchia, (Romae, Kal:
Aprilis. M.D.XXV [1525]) [Roma, Ludovico degli Arrighi, 1525].
9

inedito e pubblicato solo recentemente25. Autore di scritti di circostanza, Borgio


pubblica il suo primo componimento nel 1517, dedicando un poema nuziale a un
nobiluomo napoletano, Juan Alfonso Enrquez 26 . La sua produzione sar
interamente doccasione e a carattere encomiastico: rispettivamente del 1535 e
1536, entrambi pubblicati a Napoli, le raccolta di liriche Africana Caesaris
victoria e Africanus Caroli V Caesaris Romae Imper. Invicti Triumphus,
dialogo questultimo in cui Mercurio esorta Roma alla resurrezione, esaltando il
pontefice e limperatore che le assicureranno un futuro degno della passata
gloria. A Roma il Borgio si trova dal 1525, immediatamente prima del Sacco.
Durante la sua permanenza si lega alla famiglia dei Farnese: ad Alessandro
dedica la Urbis Romae Renovatio (1542), lultimo dei suoi poemi in latino, nel
quale in un dialogo in esametri tra Paolo Giovio e un pellegrino lucano, alter-ego
dellautore, si descrive la Roma risorta, elencando le sventure che lavevano
svilita ed individuando in Paolo III Farnese il salvatore della citt27. E proprio
grazie al pontefice Girolamo ottiene i benefici sperati: viene eletto vescovo di
Massalubrense e gli si concedono i benefici di S. Erasmo e S. Giacomo di
Sabiano, nella diocesi di Nola. Dal 1545 cede il vescovato al nipote Giambattista,
ritirandosi a vita privata.
La scoperta dellAmerica viene intimamente associata alla figura del suo
artefice, Cristoforo Colombo. Alla fine del secolo il genere epico identifica in
Cristoforo Colombo un moderno eroe: si pubblicano poemi che ne raccontano
limpresa. Linteresse per la poesia epica neolatina va inquadrato allinterno di
una corrente poetica, assai attiva a Roma, popolata di personaggi spagnoli, che
si diletta nel produrre versi in latino come passatempo erudito nei cenacoli e
nelle accademie romane; il loro modello Torquato Tasso. Autori come
Cristbal de Mesa, Pedro Fernndez Navarrete o Baltasar de Escobar
appartengono a questo circolo e producono i loro versi durante il soggiorno
romano al seguito di notabili spagnoli o sotto la protezione di influenti

25
Una redazione anche nel codice Barb. lat. 1869 della Biblioteca Apostolica Vaticana, cc. 12r-
17v); ed. Raffaello DI FLORIO, Girolamo borgia, poeta e storico, Salerno, Tip. Fratelli Jovane, 1909, pp.
86-92.
26
Girolamo BORGIA [BORGIO], Epithalamion in nuptias Ioannis Alfonsi Herricii, Romae, in
aedibus Iacobi Mazochii, 1517.
27
BORGIA [BORGIO], Girolamo, Vrbis Romae renouatio, Romae, 1542 (Romae, per Antonium
Bladum, 1542).
10

personaggi della curia romana. Al loro ritorno in patria, si producono in prove


poetiche di genere epico, nelle quali applicano i dettami appresi alla suola
tassiana di Roma. Della loro attivit durante il soggiorno nella citt eterna si
possiedono scarse ma per ci stesso ancor pi preziose testimonianze, in due
edizioni di una justa potica organizzata in occasione della festivit della
Maddalena a S. Giacomo degli Spagnoli, sulle quali si avr modo di soffermarsi
in seguito. Un altro interessante esponente di questi circoli culturali
ispanoitaliani amanti delle lettere latine Juan de Verzosa y Ponce de Len,
agente spagnolo a Roma e primo custode dellarchivio dellAmbasciata spagnola
presso la Santa Sede, istituito per volont di Filippo II; Verzosa esplora il genere
epistolare in lingua latina; le sue lettere
vengono pubblicate postume a Palermo; per
questa ragione non si sono incluse nel
repertorio, pur essendo scaturite dalla ricca
compagine intellettuale romana28. Appartiene
al filone epico dispirazione colombina il
componimento del poeta dorigine bresciana
Lorenzo Gambara, dal titolo De nauigatione
Christophori Columbi libri quattuor,
pubblicato in due edizioni successive a Roma,
rispettivamente del 1583 e del 1585,

questultima aumentata dallautore stesso29. La L. Gambara, De navigatione


Christophori Columbi, libri
narrazione delle quattro spedizioni nelle Indie quatuor, Roma, B. Bonfadini e T.
Diani, 1583.
del navigatore genovese ripartita in Biblioteca dell'Acc. Naz. dei
Lincei e Corsiniana - Roma
altrettanti libri, uno per ciascun viaggio, essendo il poema di Gambara il solo del
genere a comprenderli tutti. Lopera indirizzata al potente cardinal Granvelle,

28
Dopo ledizione di Jos LPEZ DE TORO, Epstolas de Juan de Verzosa, Madrid, CSIC, 1945,
lopera di Juan de Verzosa stata ripubblicata in una moderna edizione: Juan de VERZOSA, Epstolas, ed.
Eduardo del PINO GONZLEZ, Alcaiz, Instituto de estudios humanistcos, Madrid, CSIC, 2006, 3 voll.,
(Palmyrenus. Coleccin de Textos y Estudios Humansticos. Serie Textos, 15).
29
Lorenzo GAMBARA, Laurentii Gambarae Brixiani De nauigatione Christophori Columbi, libri
quattuor, Romae, typis Bartholomaei Bonfadini & Titi Diani, 1583 [-1585]. Dellopera esiste anche
unedizione critica con traduzione spagnola: Manuel YRUELA GUERRERO (ed.), De navigatione
Christophori Columbi libri qvattvor, de Lorenzo Gambara de Brescia, Cdiz, Secretariado de
Publicaciones, Universidad de Cdiz, 1993.
11

portavoce di Carlo V allapertura del Concilio di Trento, in seguito al servizio di


Filippo II, che gli conferisce numerosi incarichi diplomatici speciali presso la
Curia romana, vicer di Napoli dal 1571 al 157530. Il porporato sembra essere
non solo il dedicatario, ma anche il committente dellopera di Gambara.
Come si legge nella dedicatoria, il cardinale aveva sollecitato direttamente
la composizione del poema per scopi autocelebrativi, dal momento che Nicolas
Perrenot, padre del cardinale e dignitario di Carlo V, aveva appreso
direttamente dallammiraglio le storie delle sue navigazioni, durante un
banchetto tenutosi il 7 novembre 1504 a Barcellona, al ritorno di Colombo dal
suo quarto ed ultimo viaggio31. Infatti, nel poema la voce narrante quella di
Colombo stesso, che racconta le sue gesta in prima persona. Altra fonte
dellopera, per ammissione stessa del Gambara nella sua postilla Ad lectorem
posta in calce allopera, sono le Decades de Orbe novo di Pietro Martire
d'Anghiera, amico personale dello scopritore e fonte privilegiata non solo di
questo componimento poetico, ma di tutta la letteratura in prosa sul tema, della
quale si tratter in seguito a proposito delle edizioni romane della letteratura di
viaggio32.
Lattivit poetica di Gambara appare intimamente legata alla fazione
spagnola a Roma, dalla quale ottiene privilegi e commissioni. Nel 1568 pubblica
ad Anversa presso il Plantin, tipografo vicino agli ambienti della corte filippina,
traduzioni latine di componimenti greci. La seconda antologia, dal titolo
Carmina novem illustrium feminarum si avvale della collaborazione
dellOrsini 33 e viene dedicata al cardinal Alessandro Farnese, mecenate dei
circoli intellettuali romani.

30
Per ulteriori ragguagli biografici sul personaggio e sulla sua influenza presso la corte asburgica
imperiale e spagnola, cfr. Maurice VAN DURME, El cardenal Granvela (1517-1586). Imperio y revolucin
bajo Carlos V y Felipe II, Barcelona, Ariel, 1957.
31
Lorenzo GAMBARA, De navigatione cit., p. [3].
32
Per ulteriori indicazioni circa le fonti del Gambara, cfr. Manuel YRUELA GUERRERO, El uso de
las fuentes en el De nauigatione Christophori Columbi de Lorenzo Gmbara, in Jos Mara MAESTRE Y
MAESTRE - Joaqun PASCUAL BAREA (coord.), Humanismo y pervivencia del mundo clsico: actas del I
Simposio sobre Humanismo y pervivencia del mundo clsico (Alcaiz, 8-11 maggio 1990), Cdiz-Teruel,
Instituto de Estudios Turolenses - Servicio de Publicaciones, Universidad de Cdiz, 1993, 2 voll., vol. 2,
pp. 1119-1124.
33
Cfr. Pierre DE NOLHAC, La bibliothque de Fulvio Orsini, Rome, Imprimerie de la Paix, 1883, ad
indicem.
12

Il coinvolgimento delle autorit civili ed ecclesiastiche del potere spagnolo


presso la Santa Sede risulta evidente in questo genere di operazioni editoriali,
come si evince dalle dediche. Allo stesso cardinale Gambara dedicher anche
una rielaborazione in esametri dei Pastoralia di Longo Sofista, con il titolo
Expositi34 che viene pubblicata a Napoli dal Cacchi nel 1574 e, successivamente,
a Roma, da Zanetti, nel 1581. In occasione della battaglia di Lepanto, Gambara
pubblica presso lo stesso editore un breve componimento sulla vittoria contro i
Turchi Ad Deum gratiarum pro victoria de Turcis habita, nel quale la vittoria
cattolica viene attribuita allintervento divino. Cifra comune a tutta la
produzione poetica post-tridentina ispirata ai cicli epici tassiani la rilettura in
chiave religiosa sia della materia storica che di
quella mitologica. Nel segno di questa
operazione, Gambara aveva pubblicato a
Napoli nel 1573 un volume di Epistolae in versi
nel quale, ricorrendo a immagini del repertorio
mitologico classico, si tessono le lodi di
personaggi illustri del suo tempo; tornano i
personaggi pi importanti dei circoli romani,
come Alessandro Farnese e Fulvio Orsini,
nonch lo stesso pontefice Gregorio XIII. Il
Tractatus de perfecta poeseos ratione (Roma,
Zanetti 1576), dedicato anchesso al cardinal
Farnese, ribadisce lassoluta priorit G. C. Stella, Columbeidos, Santi & C.,
1590.
dellelemento religioso su quello artistico, Biblioteca nazionale centrale
Roma
criticando Omero ed altri poeti dellantichit
classica per aver cantato ladulterio e lidolatria, promuovendo altres un uso
cristiano della materia mitologica35.

34
Lopera era uscita inizialmente con il titolo Amori di Dafni e Cloe ad Anversa nel 1569. Dopo
alcuni rimaneggiamenti in seguito alle critiche ricevute per la traduzione dellopera di Longo Sofista,
Gambara ripubblica il testo come segue: Laurentii Gambarae Expositi ad illustrissimum Antonium
Perenotum Granuelanum, cardinalem, et in regno Neapolitano proregem, Neapoli, apud Iosephum
Cacchium Aquilanum, 1574.
35
Cfr. Manuel YRUELA GUERRERO, El De perfectae poeseos ratione de Lorenzo Gmbara, in Actas
del Primer Encuentro Interdisciplinar sobre retrica, texto y comunicacin (Cdiz 9,10,11 de diciembre
de 1993), Cdiz, Servicio de Publicaciones, Universidad de Cdiz, 1994, 2 voll., vol. 1, pp. 224-233.
Importanti riferimenti al tema in ID., Mitos paganos y cristianos en los De navigatione Christophori
13

Un altro esempio di poema epico ispirato allimpresa colombina, coevo


anche questo al componimento di Gambara, rappresentato dalle Columbeidos
libri duo di Giulio Cesare Stella, poema epico che narra il primo viaggio di
Colombo in perfetti esametri virgiliani, che si pubblica in due ristampe nel 1590
e nel 1591, ad opera di Santi e Compagni 36 . Lautore un nobile romano,
membro dellAccademia fiorentina e cameriere papale sotto Clemente VIII e
Paolo V.
A soli diciotto anni Giulio Cesare Stella uno dei pi giovani latinisti a
frequentare i circoli romani; compie i suoi studi presso il Collegio Romano, dove
gli studi di retorica vengono coltivati come requisito indispensabile per
lintroduzione dei giovani allievi presso i ceti dirigenti delle illustri famiglie della
Roma papale. Composta tra il 1581 ed il 1583, la sua opera non cade nelloblio:
come testimonia Girolamo Tiraboschi nella sua Storia della letteratura italiana
le Columbeidos avevano ricevuto gli onori dei pi dotti uomini di quel
tempo37. Ci appare vero, se si pensa che il componimento poetico viene fatto
pervenire a Giacomo Castelvetro, nipote del celebre trattatista Ludovico, che in
quel momento si trova a Londra e, come editore, si occupa di promuovere
oltremanica la diffusione degli autori italiani pi in voga al tempo, tra i quali si
annoverano Paolo Giovio, Scipione Gentili e, soprattutto, lo stesso Torquato
Tasso. I perfetti esametri virgiliani del giovane Giulio Cesare Stella vengono
pubblicati nel 1585 presso John Wolfe; il luogo di edizione che appare su alcuni
esemplari Lione, ma si tratta di un falso. Ne ripubblica unedizione nel 159138.
Nel frattempo a Roma Francesco Benci, soprannominato Plauto,
professore gesuita di retorica presso il Collegio Romano e maestro di Stella,
diffonde tra gli eruditi il poema del suo allievo: Antonio Quarengo, Fulvio
Orsini, il cenacolo dellAccademia Fiorentina, Marc-Antoine Muret e Alessandro
Farnese sono fra gli estimatori della poesia latina del giovane. Il cardinal

Columbi libri IV de Lorenzo Gmbara, in Actas del VIII Congreso Espaol de Estudios Clsicos,
Madrid, Ediciones Clsicas, 1994, 3 voll., vol. 3 pp. 623-632.
36
Giulio Cesare STELLA , Ivlii Caesaris Stellae Nobilis Romani Colvmbeidos Libri Priores Duo.
Ad Philippvm Avstrivm Philippi II. Regis Cath. F. Hispaniarvm et Indiarvm Principem, Romae, Apud
Sanctium, & Soc. MD.XC (1590).
37
Girolamo T IRABOSCHI, Storia della letteratura italiana [1772-82], Molini, Landi e C., 18122, 9
voll., vol. 7 pt. 3-4, p. 1457.
38
Cfr. Andrew PETTEGREE (dir.) et al., Universal Short Title Catalogue, [risorsa elettronica]
http://ustc.ac.uk/index.php (data di consultazione: ottobre 2013).
14

Farnese, vicino agli ambienti ispanici della citt eterna si fa tramite dellincio
dellopera a Garca de Loaysa, precettore del principe Filippo, futuro Filippo III.
Colpito dalla bravura dellautore Loaysa insiste perch questi ne faccia omaggio
al principe. Dopo un intenso labor limae viene pubblicata sotto la guida di
Francesco Benci ledizione romana del poema, a Roma nel 158939.
Si noti che Benci stesso autore di un poema epico dedicato ai martiri
gesuiti in India, capeggiati da Rodolfo Acquaviva, che viene pubblicato nel 1591;
il gesuita doveva conoscere bene la materia, poich si era occupato nel
quinquenni 1586-1591 delledizione delle Annuae litterae della Compagnia di
Ges. Il legame con la corona spagnola e con listitutore dellerede al trono
evidente anche per unaltra opera di Stella, un carme allindirizzo del Loaysa
stesso, pubblicato cinque anni dopo ledizione delle Columbeidos40.
La funzione del componimento quello di proiettarne lautore verso una
brillante carriera nella curia romana: grazie al successo delle Columbeidos entra
a servizio della famiglia Aldobrandini e, con lelezione a papa di Clemente VIII,
diviene cameriere papale, incarico conservato sotto i pontificati successivi di
Leone XI, Paolo V e Gregorio XV. A partire da questo momento, lattivit
poetica di Stella indirizzata alla produzione di scritti doccasione come elegie,
epitalami, panegirici allindirizzo delle famiglie italiane e spagnole in grado di
garantirgli protezione, che amavano circondarsi di esponenti delle lite della
intellighenzia cittadina: tra il 1594 ed il 1627, anno della pubblicazione della sua
ultima opera, abbiamo scritti indirizzati ad Ascanio Colonna, il gi citato
Loaysa, al Conde de Lemos (1623); prima del 1622 ottiene linvestitura a Conte
di Castelborghese e di Castelvolturno.
Cristoforo Colombo sar protagonista di altri componimenti poetici a
carattere epico nei secoli successivi: il tedesco Vincent Placcius scrive il suo
Atlantis retecta sive De navigatione prima Christophori Columbi in Americam
nel 1659; litaliano Ubertino Carrara scrive il suo Columbus. Carmen epicum nel

39
Cfr. Nancy Elizabeth LLEWELLYN, The "Columbeis" of Giulio Cesare Stella (1564-1624),
Roman Edition, 1589, Los Angeles, University of California, 2006.
40
Giulio Cesare STELLA, Ad Garsiam Loaisam Philippi Hispaniar. principis institutorem v.c. Iulij
Caesaris Stellae nobilis Romani Carmen, Romae, ex tipographia Gabiana, 1594.
15

1715, mentre un boemo, Johan Christian Alois Mickl, redige il suo Plus ultra nel
1730 circa41.
Ultimo esempio di letteratura in verso, una serie di epigrammi dedicati
agli obelischi di Roma e pubblicati nel 1586, ricollocati e cristianizzati durante il
pontificato di Sisto V42. Lautore Juan Bautista de Aguilar, dottore in teologia e
razioniere della cattedrale di Siviglia, a Roma un protetto del cardinal
Alessandro Farnese, al quale dedica unopera in 500 versi, rimasta manoscritta
e oggi perduta, intitolata Carmen Heroicum, che celebra la vittoria di
Alessandro Farnese, duca di Parma e nipote dellomonimo cardinale, a
Maastricht contro i ribelli olandesi. Parimenti perduta unaltra sua opera,
intitolata Diversorum Carminum 43 . Lopera di Aguilar viene inserita in una
raccolta, pubblicata da Bartolomeo Grassi lanno successivo con il titolo
Obeliscus Vaticanus Sixti V [] pietate inuictissimae [] praeclaris
eruditorum virorum litteris laudatus egregie. La silloge celebrativa
sullobelisco vaticano comprende 7 opuscoli; oltre allo scritto dellAguilar,
comprende le opere di Filippo Pigafetta, Pietro Galesini, Guillaume Leblanc.
Sullimportanza dei monumenti dellantichit classica ed il loro riuso, in
particolar modo durante il pontificato di Sisto V, si avr modo di trattare in
seguito a proposito della letteratura antiquaria.
Durante il pontificato di Clemente VIII a Roma un poligrafo spagnolo
autore, fra le altre cose, di componimenti in versi di carattere encomiastico
allindirizzo di religiosi spagnoli e non. Si tratta di Francisco Cabrera y Morales;
nato a Brozas, Extremadura, compie gli studi a Salamanca, dove viene ordinato
sacerdote, e ottiene una cattedra di retorica nella stessa universit. Ancora
giovane, si trasferisce a Roma come teologo del cardinale spagnolo Pedro
Manuel de Deza. Alla morte di questi, avvenuta nell'anno 1600, Cabrera viene
nominato accolito del papa. Agli inizi del Cabrera Morales continu la storia dei
papi di Alfonso Chacn, scrivendo le biografie che vanno da Pio II a Clemente
41
Per unanalisi comparativa di questi tre poemi e di quello di Lorenzo Gambara e Giulio Cesare
Stella, dei quali ci si qui occupati, cfr. Wolfgang HAASE - Meyer REINHOLD, The classicasl tradition
and the Americas, Berlin-New York, de Gruyter, 1994.
42
Juan Bautista de AGUILAR, Ad Sanctissimvm D. N. D. Sixtvm V. Pont. Opt. Max. Joannis
Baptistae de Aguilar Doctoris Theologi ac Sanctae Hispalensis Ecclesiae portionarij. In Dedicationem
Obelisci Vaticani. Epigrammata, Romae, Ex Officina Bartholomaei Grassii. M. D. LXXXVI [1586].
43
Cfr. Diccionario histrico o biografa universal compendiada, Barcelona, en la Librera de
Narciso Oliva, 1830, t. I, p. 159.
16

VIII. (Roma, Stephanum Paulinum, 1601; n. ed. Ex Typis Vaticanis, 1630,


quest'ultima ampliata fino al papa allora regnante, Urbano VIII). Ledizione
delloggi perduta Vita & Gestae Celestini Papae II (Roma, Paolino Arnolfini
1593) 44 probabilmente un estratto della grande compilazione che Cabrera
Morales sta curando negli anni successivi alla
morte di Chacn. Durante il concistoro del 17
settembre 1593 Clemente crea quattro nuovi
cardinali, tra i quali Francisco de Toledo, il primo
cardinale gesuita, del quale si avr modo di
discorrere in seguito, e Lucio Sassi, datario; oltre
ad questi, vengono creati cardinali i nipoti del
pontefice Pietro Aldobrandini e Cinzio Passeri
Aldobrandini. Cabrera compone in tale occasione
una serie di epigrammi celebrativi, pubblicati

F. Cabrera, Epigrammata, P. nello stesso anno da Paolino Arnolfini45. Tre anni


Arnolfino, 1593.
Biblioteca nazionale centrale dopo, d alle stampe dei versi dedicati
Roma
allonomastico del cardinal nepote Pietro,
pubblicati da Luigi Zanetti46. Durante la Pentecoste del 1593 un altro oratore
spagnolo, il teologo tarraconense e cattedratico deluniversit di Barcellona
Gernimo Vidal Lobera y Sorribes, pronuncia un sermone dinanzi al pontefice,
dato alle stampe nello stesso anno per i torchi di Domenico Basa47. Tre anni
dopo, in occasione del mercoled delle ceneri, predica per il pontefice a Santa

44
Francisco CABRERA Y MORALES, Vita & gesta Celestini Papae II, Romae, apud Paulinum
Arnulphinum, Anno 1593. Viene citata da N. ANTONIO, Bibliotheca Hispana Nova cit., e da E. TODA Y
GELL, Bibliografa Espanyola cit., ad indicem.
45
Francisco CABRERA y MORALES, Ad s.d.n. Clementem VIII pont. max. De creatione IIII
cardinalium habita die 17. Septembris anno MDCXIII [1593] & de eisdem [sic] seorsum cardinalibus.
Epigrammata autore Francisco Cabrera Hisp. theologo, et olim Salmanticae, Graecae linguae
rhetoricaequae cathedratico, Romae, apud Paulinum Arnulfinum, 1593.
46
Francisco CABRERA y MORALES, Ad Ill.vm et Rever.vm Dominvm D. Petrvm Aldobrandinvm S.
R. E. Cardinal. Ampliss., Doct. Francisci de Cabrera Morales, Hispani, Patria Brocensis. Carmen
Natalitium in S. Petri die, Romae, Apud Aloysium Zannettum, 1596.
47
Gernimo Vidal de LOBERA Y SORRIBES, , Concio habita ad sanctiss. d.n. Clementem VIII pont.
opt. max. in basilica Sancti Petri in Vaticano de refulgenti Spiritus S. aduentu augustissima Pentecostes
die anno MDXCIII [1593] per Hieronymum Vitalem a Lobera, sacrae theologiae doctorem, Romae, ex
typographia Dominici Basae, 1593.
17

Sabina sullAventino, occupandosi del digiuno e delle altre forme di penitenza48.


Nel 1599 predica in occasione della Santissima Trinit 49 , dedicando il suo
sermone al datario Bernardino Paolino, del quale sappiamo attraverso i Tesori
nascosti dellalma citt di Roma di Ottavio Panciroli che si occupa delladdobbo
floreale della scala di San Michele in Sassia nel 1603.

La prima delle edizioni di poesia lirica risale al 1543; si tratta delle poesie
di Boscn con alcune di Garcilaso, come recita il frontespizio, ad opera del
tipografo Antonio Martnez de Salamanca50. Non ci troviamo di fronte ad una
selezione di poesie operata da un accorto editore, come pure era il Salamanca: la
princeps della silloge poetica era stata pubblicata a Barcellona da Carlos Amors
nel 1543, in-4. La stessa raccolta si torner a pubblicare sovente e non solo
nella penisola iberica durante il sedicesimo secolo51. A parte la differenza di
formato a Roma si pubblica in-8 ledizione di Antonio de Salamanca
identica, per quanto riguarda il testo, alla princeps di Amors, di cui ripete
anche gli elementi peritestuali, come lavviso ai lettori, dove si danno le ragioni
delledizione e se ne narrano le vicissitudini, o la Carta a la duquesa de Soma,
che funge da proemio al secondo libro e da manifiesto de escuela, secondo la
definizione data da Menndez Pelayo, per la poetica umanista di matrice
petrarchesca in lingua castigliana52.

48
Gernimo Vidal de LOBERA Y SORRIBES, , Ad Sanctissimvm Dom. Nostrvm Clementem VIII.
Pont. Opt. Max. Concio habita. In Basilica Sanctae Sabinae in Monte Aventino De Ieivnio atqve aliis
Poenitentiae signis Feria IV. Cinerum anno MDXCVI [1596]. Per Hieronymum Vitalem a Lobera et
Soribes Catalanvm Sacrae Theologiae Doctorem, Romae, Ex Typ. Vaticana MDXCVI [1596].
49
Gernimo Vidal de LOBERA y SORRIBES, De Svmma Trinitate. Sermo habitvs ad Clementem VIII
Pont. OPT. Max. Inter Missarvm solemnia Sacra Trinitatis die anno M.D.XCIX [1599]. Illvstrissimo ac
reverendissimo D. D. Bernardino Pavlino datario dignissimo dicatvs. [], Romae, ex typographia
Gulielmi Facciotti, 1599.
50
Las obras de Boscan y algunas de Garcilasso dela Vega, [], Ao M. D. XLVII [1547],
([Roma], Estampado por M. Antonio de Salamanca el Anno de 1547).
51
Oltre alledizione di Amors del 1543 se ne contano ben altre diciannove, per poi scomparire del tutto
nel XVII secolo: Anversa, Martn Nucio, 1544; Medina del Campo, Pedro de Castro, a spese di Pedro
Museti, 1544; Lione, Jean Frellon, 1549; Anversa, Martn Nucio, s.a. Medina del Campo, Alejo de
Herrera, 1553 (Valladolid, Sebastin Martnez) Medina del Campo, Juan Mara de Terranova e Jacobo de
Liarcari, 1553 (Valladolid, Sebastin Martnez); Barcellona, vedova di Carlos Amors, 1554; Anversa,
Jean Steels, 1554; Estella, Adrin de Amberes, 1555; Toledo, Juan Ferrer s.a.; Anversa, Philippe Nucio,
1569; Anversa, Pedro Bellero, 1576; Anversa, Martn Nucio, 1597; Anversa, Pedro Bellero, 1597; Alcal
de Henares, Sebastin Martnez, 1575. Il facsimile della princeps venne pubblicato a Madrid, Biblioteca
Nueva, 1936 (Coleccin Tesoro, Miguel Artigas).
52
Marcelino MENNDEZ PELAYO, Antologa de poetas lricos castellanos, t. X: Boscn, Santander,
CSIC, 1946, p. 145.
18

Lopera segna uno spartiacque nella storia della poesia spagnola, con
lingresso delle lettere spagnole nel Rinascimento. Particolarmente interessante
risulta loperazione editoriale del Salamanca: pubblica in spagnolo, per un
pubblico ispanoparlante, una raccolta di lirica che riprende forme e stili
spiccatamente italiani, fornendo nelle parti proemiali le ragioni della scelta degli
autori spagnoli di comporre canciones y sonetos a la manera de los
ytalianos53.
La Carta a la Duquesa de Soma, Beatriz de Figueroa (1523-1553)
mantiene la sua funzionalit anche nelledizione romana, non solo in relazione
al forte valore programmatico dello scritto, ma in termini di captatio
benevolentiae. Nel 1547 i Folch de Cardona, duchi di Somma, sono una delle
famiglie spagnole di maggior peso in Italia 54 . Il secondo duca Fernando de
Cardona (1522-1571) allepoca almirante del vicereame di Napoli. Era stato il
mecenate delledizione barcellonese di Carlos Amors, cos come di quella, da
parte dello stesso tipografo, delle poesie di Ausis March, del 1543 e 1545
rispettivamente55. Lascesa della famiglia nel XVI secolo vertiginosa: il padre
di Fernando, Ramn Folch de Cardona y Requesens era stato vicer di Napoli
dal 1509 al 1522; il fratello di Fernando, Antonio, sar vicer di Sardegna dal
1534 al 1549. Un discendente del ramo dei Requesens, Luis de Requesens y
Ziga, diviene ambasciatore spagnolo a Roma nel 1561-1562; il duca di Sessa,
ambasciatore spagnolo tra il 1592 e il 1606, anche duca di Somma. Non

53
Las obras de Boscan [cit.], f. XIXr.
54
I Cardona sono legati alle lettere, soprattutto le lettere catalane, da una tradizione secolare. Per
un profilo storico-bibliografico della vocazione mecenatistica della famiglia, risalente al XII secolo, cfr.
Jordi RUBI I BALAGUER, Els Cardona i les lletres, in Estudis de Literatura catalana, Barcelona,
Departament de Cultura de la Generalitat de Catalunya - Abadia de Montserrat, 1992, pp. 81-128.
55
Les obres de Mossen Ausias March: ab vna declaratio en los marges de alguns vocables scurs,
Barcelona, p. mestre Carles amoros, 1543; Les obres del [...] poeta Ausias March: Nouament reuistes y
estampades ab gran cura y diligencia: Posades totes les declarasions dels vocables scurs [...], En [...]
Barcelona, per Carles amoros [...], 1545. Sul ruolo svolto da Fernando Folch de Cardona, e per ulteriori
ragguagli bibliografici circa queste edizioni, Cfr. Marcial RUBIO ARQUEZ, Ausis March, Sobresdolor
ma tolt limaginar (Cant de Amor, XXVII): Boscn, Diego Hurtado de Mendoza y Acua, in Patrizia
BOTTA (coord.), Rumbos del hispanismo en el umbral del Cincuentenario de la AIH. vol. III. Siglo de Oro
(prosa y poesa), ed. Mara Luis Cerrn Puga, Roma, Bagatto Libri, 2012, pp. 112-123, in particolare p.
114.
56
Sul personaggio, Mario Emilio COSENZA, Biographical and bibliographical dictionary of the
Italian humanists and of the world of classical scholarship in Italy, 1300-1800, 2 ed. Boston, G. K. Hall,
1962, 5 voll.; Eduart TODA Y GELL, Bibliografa Espanyola dItalia dels origens de la imprempta fins a
lany 1900, Barcelona, Castell de Sant Miquel dEscornalbou, 1927-1931, 5 vol.; Antonio PALAU Y
DULCET, Manual del librero hispano-americano, 2 ed. Barcelona, Libreria Anticuaria de Palau, 1948-
1977, 28 vol.
19

dunque totalmente casuale che la prima edizione fuori di Spagna delle opere di
Boscn e Garcilaso sia proprio in Italia. Certo che loperazione editoriale non
dovette riscuotere un importante successo di pubblico: lunica altra edizione
italiana che si conosce quella di Venezia, nellofficina di Gabriel Giolito ed a
cura di Alfonso de Ulloa, pubblicata nel 1553, ben cinque anni dopo.
Ledizione veneziana sicuramente di maggior pregio rispetto alla
romana: stampata in elegante carattere corsivo, di formato ancor pi ridotto,
in-12. La progressiva riduzione del formato, dallin-4 delledizione spagnola,
passando per lin-8 della romana e, infine, allin-12 della veneziana, non
rappresenta soltanto un indice dei progressi dellarte della stampa nel corso del
Cinquecento, ma anche una sempre pi specifica destinazione duso
delledizione: quella della lettura privata.
Prima di ritrovare unedizione a stampa di poesia lirica in spagnolo
bisogner attendere pi di quarantanni: sono del 1591 le Excellentias de santa
Maria Madalena, curate dal padre fray Juan Bru de la Magdalena, domenicano
attivo a Roma per un ventennio come autore e curatore di opere56.
Lopera altro non che il dettagliato resoconto di una giornata di poesia
organizzata da Juan Bru in occasione della festa si S. Maria Maddalena in quello
stesso anno. Nel frontespizio si legge: Dirigidas al Illustriss. Seor D.
Hieronymo de Guzmn Mayorazgo de la casa de Oliuares. Il dedicatario
sarebbe dunque il figlio dellambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, il
potente Enrique de Guzmn y Ribera, conte duca dOlivares, che di l a poco
avrebbe lasciato Roma per andare a ricoprire lincarico di vicer di Sicilia,
cedendo lincarico diplomatico al duca di Sessa. Nella dedica leggiamo:

Entre las fiestas que he hecho a la gloriosa Mara Madalena, en los das de
su festiuidad de cada ao, que (aunque segn mi pobreza) han sido los ms de mi
vida, con la del presente me ha querido consolar N. S. en particular aqu en Roma,
de ms de la solenidad de los officios diuinos, por la interuencin de los
Illustrissimos Cardenales, que en la Iglesia de Santiago de los Espaoles se hallaros
a ella: por la assistencia del Excellentissimo Seor Duque de Sessa, y de los
Excellentissimos Seores Conde y Condessa dOliuares padres de V. S. por el
concurso de tantas p[er]sonas calificadas en la Corte por letras y Religin: y por las
excellentias, que el Padre Maestro del Sacro Palacio nos predic de la bendita
20

Santa: y las que tan buenos ingenios de Espaa, en virtuosa competencia de Iusta
literaria, publicaron en diuersas composiciones. Las una y las otras he querido
comunicar al mundo, por colmo de mi consolacion, para que los deuotos de la
Madalena se alegren, y los dems se aficionen su santidad. Esto me ha parecido
hazer debaxo de la protection de V. S. porque este librito con su nombre tenga
buena suerte, supplico a V. S. le admita a mi voluntad, fauoreciendo esta intencion,
que es de comouer todas las almas Christianas a deuocion de tan grande santa, que
ella lo reconocer V. S. supliendo lo poco que yo puedo, con rogar a N. S. guarde
su Illustrissima persona, con augmento de dones espirituales. De la Minerua. 30.
de Iulio. M. D. XCI
Besa las manos V. S.
Su Capellan
F: Iuan Bru de la Madalena57.

Da questo breve testo doccasione emergono dati piuttosto interessanti: il


fatto che Juan Bru sia solito organizzare durante il giorno consacrato alla
Maddalena una festa, che nel 1591 si celebra presso la chiesa della nazione
spagnola a Roma, San Giacomo degli Spagnoli, a Piazza Navona, luogo di
riferimento per tutta la comunit ispanica della citt non solo in quanto luogo di
culto, ma anche per la presenza dellomonimo ospedale 58 . La rilevanza
istituzionale assunta dallevento emerge anche dalla presenza dei cardinali e del
Maestro del Sacro Palazzo, tradizionalmente un domenicano come fray Juan,
nonch delle massime autorit del potere spagnolo a Roma: gli ambasciatori del
re di Spagna. Non solo presente lambasciatore in carica, ma anche colui che a
breve gli succeder, il duca di Sessa Antonio Fernndez de Crdoba. Sappiamo
che il futuro ambasciatore gi nella citt eterna in quanto Filippo II lo ha
impegnato in unambasciata straordinaria per promuovere la successione

57
Juan BRU DE LA MAGDALENA, Excellentias de santa Maria Madalena. Recogidas de la fiesta que
le hizo en Roma el p.f. Ioan Bru de la Madalena su sieruo el anno de M.DXCI [1591]. Dirigidas al
Illustriss. Seor D. Hieronymo de Guzmn Mayorazgo de la casa de Oliuares. Con facultad de los
Superiores, En Roma, en la stampa de Bartholomeo Bonfadino, 1591, pp. 3-5.
58
Jos FERNNDEZ ALONSO, Las iglesias nacionales de Espaa en Roma. Sus orgenes, in
Anthologica Annua, IV (1956), pp. 9-96; Jos FERNNDEZ ALONSO, Santiago de los Espaoles de
Roma en el siglo XVI, in Anthologica Annua, VI (1958), pp. 9-122; Manuel VAQUERO PIEIRO,
Lospedale della nazione castigliana in Roma tra Medioevo ed et moderna, in Roma Moderna e
Contemporanea, 1 (1993), pp. 57-81; Manuel VAQUERO PIEIRO, Il patrimonio immobiliare di San
Giacomo degli Spagnoli tra la fine del 400 e la seconda met del 500, in Archivio della Societ
Romana di Storia Patria, CXII (1989), pp. 269-293; Manuel VAQUERO PIEIRO, Un patrimonio
eclesistico en la Roma Moderna. La iglesia-hospital de Santiago de los Espaoles (siglos XV-XVII),
Santander, 1993.
21

dellInfanta Isabel Clara Eugenia al trono di Valois, e ci spiega la sua presenza


a Santiago degli Spagnoli.
Oltre alla cerimonia religiosa, la festa prevede anche un certame poetico,
la Iusta literaria della dedica. Fray Juan ha organizzato una competizione sul
tema della Maddalena e ad essa partecipano diversi poeti, la maggior parte di
essi spagnoli. Giovanni Caravaggi ha evidenziato lesistenza, in questo scorcio di
secolo, di un circolo tassiano, una tertulia ispanica a Roma raccoltasi attorno
alla figura ormai declinante di Torquato Tasso, imbevuta di aristotelismo e
impegnata a ricercare gli elementi definitori di un nuovo genere eroico59.

Nelledizione delle rime in onore di


Maria Maddalena troviamo i seguenti autori:
Baltasar de Escobar; il dottor Antonio de la
Parra; Miguel Lpez de Aguirre, Andrs
Vzquez; Gil Venegas de Mesa; Fernando
Prez; Otaviano Pastorello; Hiernimo
dAcoris; Alberto de la Serna; fray Juan
Palermo; Juan de Aguilar; Don Luis
Fernndez de Crdoba; Diego Daz de Soria;
Diego Pizarro Entrambos; Julio Castro;
Giovan Domenico Cozziano da Urbino;
Gonzalo Ponce de Len; Giulio Roscio Ortini;

Antonio de Oquendo; Pedro Fernndez de


Excellentia de Santa Maria
Madalena [], Roma, B. Navarrete; Pedro Pastor de Medina. Non tutti
Bonfadino, 1591.
Biblioteca comunale - San sono egualmente noti, non tutti hanno avuto
Gimignano
uguale fortuna. Un altro poeta di questo
gruppo, Cristbal de Mesa, ci ha fornito numerose notizie sulla vita culturale
romana di questi giovani intellettuali. Dopo gli studi condotti in prestigiose
universit spagnole come Alcal o Salamanca, dove peraltro anche membri
59
Giovanni CARAVAGGI, Torquato Tasso e Cristbal de Mesa, in Studi tassiani, XX (1970), pp.
47-85; ID., Studi sullepica ispanica del Rinascimento, Pisa, C. Cursi, 1974, dove fornisce anche una
descrizione dettagliata della nostra edizione; ID., Baltasar de Escobar. Mosaico storico-letterario, in
Studi Ispanici, (1978), pp.185-225. ID., Pedro Fernndez de Navarrete. Testi poetici inediti e rari, in
Anales de Literatura Espaola, I (1982), pp. 69-117;.
22

delllite romana si erano formati, lesperienza a Roma pare essere per questi
giovani una fondamentale tappa formativa, spesso ricordata anche dopo il
ritorno in patria, dove tentano di costruirsi una posizione e un avvenire sicuri,
oltre a bere alle pi pure fonti della poetica aristotelica. Il pi noto forse Pedro
Fernndez de Navarrete, il docto Navarrete delle rime del Mesa60, in seguito
canonico di Santiago, cappellano e segretario del re, consultore dellInquisizione
spagnola, consigliere e statista. Viene ricordato soprattutto per la pubblicazione
delle traduzioni di Seneca (Siete Libros de L. A. Seneca, Madrid, Imprenta Real,
1627). Allepoca segretario del cardinal Colonna, che possiamo immaginare tra
i porporati assistenti alla celebrazione per la festa della Maddalena61.
Dalla dedica scopriamo che fray Juan Bru de la Magdalena il cappellano
degli ambasciatori ordinari a Roma, i conti di Olivares al cui figlio si dedica la
raccolta. Cos anche un altro personaggio, tra i pi noti dei partecipanti alla gara
poetica, risulta legato molto strettamente alla famiglia: si tratta di Baltasar de
Escobar, citato anche da Cervantes nella Galatea 62 . Cristbal de Mesa lo
qualifica come El secretario Baltasar de Escobar, senza specificare il nome del
suo protettore; tuttavia, Giovanni Caravaggi ha potuto individuarlo nel conte di
Olivares, seguito in Sicilia dallEscobar insieme a Miguel Lpez de Aguirre, altro
concorrente della competizione poetica.
Questi elementi aiutano a tracciare il profilo di questo circolo poetico
romano, composto in larga parte proprio da spagnoli. Vi si svolgevano riunioni,
spesso in casa dei membri del circolo, durante le quali a turno ognuno leggeva ai
compagni i propri versi. Nelle sue opere Mesa torna spesso con nostalgia agli
anni romani trascorsi attorno alla figura di Torquato Tasso, passati ad elaborare

60
Cristobal de Mesa, Rimas, Madrid, 1611, Al cannigo Pedro de Navarrete, ff. 216 v. e sgg.
61
Cos Cristobal de Mesa, Ivi, f. 216 v.: Los aos corren ya tres veces siete, / despus que os tuvo
el Cardenal Colona / por Secretario, docto Navarrete. Se si considera il 1611 come anno di
composizione, il periodo di tempo celato dietro i versi rimanda proprio al 1591 (cfr. G. Caravaggi, Pedro
Fernndez de Navarrete cit., p. 73.
62
Baltasar de Escobar, que agora adorna / del Tber las riberas tan famosas / y con su larga
ausencia desadorna / las del sagrado Betis espaciosas; / frtil ingenio, si por dicha torna / al patrio amado
suelo, a sus honrosas / y juveniles sienes les ofrezco / el lauro y el honor que yo merezco. Miguel de
Cervantes, Galatea, in Obra completa, ed. Florencio SEVILLA - Antonio REY HAZAS, Madrid, Ediciones
del Centro de Estudios Cervantinos, 1994, vol. II, VI (Canto de Calope), vv. 433-440, p. 364. Si noti
anche il parallelismo di questi versi con quelli di Cristbal de Mesa: Baltasar de Escobar, que nuestro
idioma / honra en tal culto estilo estraordinario, / que a Betis en Sevilla, al Tibre en Roma / de su ingenio
enriquece el rico erario [], Cristbal de Mesa, Restauracin de Espaa, Madrid, Juan de la Cuesta,
1607, X, CXIII, 1 sgg.
23

la precettistica di una poetica fedele ai dettami aristotelici, con il plauso di


Cervantes, estimatore di Mesa63 e compagni, destinata a soccombere in patria
sotto la spinta innovatrice dei poeti del circolo di Lope de Vega64. La poesia a lo
divino del gruppo ispirata direttamente dal suo modello: di questi stessi anni
la vena pi fortemente religiosa del Tasso, con la composizione di opere come
le Stanze per le lagrime di Maria Vergine o Le sette giornate del mondo
creato65.
Tornando alla nostra Iusta literaria, ledizione di fray Juan Bru ci
fornisce altri elementi sul certame poetico. Il cartel de Iusta literaria si apre
con una enumerazione dei meriti e delle virt della santa piena di sensualit,
frequente nelle manifestazioni artistico-religiose del periodo
controriformistico66. Ecco una descrizione della Maddalena:

Dotola Naturaleza de singulares partes de hermosura, y perficionolas Madalena con


arte marauillosa, porque afin el oro rico de sus cabellos en el toque de los pies de
Christo, enriqueci la hermosura de sus ojos con las continuas perlas del llanto de
su penitencia, acrecent la lindeza de su boca con la prouechosa confessin de sus
culpas y cur sus delicadas manos con el precioso licor con que ungi a su
Maestro67.

Fray Juan viene rapito dalla belleza della santa, abrasado en diuino
amor un religioso de la [] Orden de Santo Domingo ha mucho tiempo que
sirue a esta Seora y por todas partes del mundo se llama e intitula suyo. Il

63
Cos nella Galatea: De Cristbal de Mesa os digo cierto / que puede honrar vuestro sagrado
valle; / no slo en vida, ms despus de muerto / podis con justo ttulo alaballe. De sus heroicos versos el
concierto, / su grave y alto estilo, puedem dalle / alto y honroso nombre, aunque callara / la fama dl, y yo
no me acordara. (Miguel de Cervantes, Galatea, in Obra completa, ed. Florencio SEVILLA - Antonio
REY HAZAS, Madrid, Ediciones del Centro de Estudios Cervantinos, 1994, vol. II, VI (Canto de Calope),
vv. 257-264, p. 357). Lo cita ancora nel Viaje del Parnaso: A Cristbal de Mesa vi all junto / a los pies
de Mercurio, dando fama / a Apolo, siendo dl proprio trasumpto. (Miguel de Cervantes, Viaje del
Parnaso, ed. V. GAOS, Madrid, Castalia, 1974, vv. 127-129, p. 88).
64
Cfr. G. CARAVAGGI, Studi sullepica cit., p. 276
65
Torquato TASSO, Stanze del signor Torquato Tasso per le lagrime di Maria Vergine beatissima
& di Gesu Christo N.S. Con l'aggiunta d'atri pii componimenti del medesimo autore, Roma, presso
Guglielmo Facciotti, 1594. Composto fra il 1592 ed il 1594, il poema Le Sette giornate del mondo creato
si stamper postumo nel 1607, ad opera di Girolamo Discepolo, tipografo viterbese.
66
Per uno studio dei connotati erotici della figura di Maria Maddalena nelle lettere del Siglo de
Oro spagnolo e, in particolare, nel teatro di Lope de Vega, cfr. Alicia GALLEGO ZARZOSA, Mara
Magdalena: congifuracin ertica del personaje, in Analecta Malacitana Electrnica, 32 (2012), [in
linea, http://www.anmal.uma.es/numero32/Magdalena_Lope.htm]. Data di consultazione: ottobre 2013.
67
Juan BRU DE LA MAGDALENA, Excellentias de santa Maria Madalena cit., pp. 7-8.
24

frate ripete questo atto di devozione ogni anno, e in questa occasione vuol farlo
a Roma, definita plaa uniuersal del mundo y patria comn de todas
naciones 68. Dopo avere indicato il luogo e lora della giostra letteraria il
ventidue luglio, giorno della santa, presso la chiesa di San Giacomo degli
Spagnoli allora del vespro passa ad elencare le caratteristiche delle poesie che
dovranno essere presentate, assegnando a ciascuna categoria il premio
corrispondete al migliore dei partecipanti, che sempre un libro:

Se haze saber que el de los afficionados alas coplas castellanas que mejor hiziere
ocho coplas redondillas de a diez versos en dos quinternos cada una en alabana de
la Madalena, se le dar de premio un cancionero general espaol estampado en
anuers. Al que de los poetas lricos que sobre el mismo sugeto hiziere en latn una
Ode de la compostura y medida de la de Horacio: Delicta maiorum immeritus Iues,
una Cancin de cinco o siete estancias, espaola de la medida de las de Garcilasso
en la primera Egloga de Salicio y Nemoroso, o italiana de la medida de la quinta del
Petrarca que comiena: Ne la stagion chel ciel rapido inchina, se le dar por
premio un Horatio Principe de los poetas lricos con galana enquadernacin de
Pars; y aunque el sugeto era digno de un poema mayor que los de Homero y
Virgilio, por que los poetas heroycos (que tienen la parte ms graue) tengan la suya
en esta justa, ser el premio del que en este estilo hiziera mejor quarenta versos
latinos exmetros o ocho octauas rimas espaolas o italianas una Hierusalem del
Tasso con figuras y annotaciones. Al que en verso lego mejor hiziera veynticuatro -
veinticinco dsticos latinos exmetros y pentmetros o otros tantos tercetos
espaoles o italianos, se le darn unas Epstolas dOuidio de curiosa
enquadernacin. El que no quisiere fatigar el ingenio ms que en un peigrama y
hiziere mejor seis dsticos latinos o un soneto espaol o italiano, tendr por premio
un Martial. No se escluyen de esta justa los satricos que [...] quisieren hacer una
stira contra el Phariseo Simn que hizo mofa de Christo porque admita a la
Madalena, y contra el peruerso Iudas que murmur del vnguentov que se
derramara pretendiendo robar parte del precio en que le estim, al que ms aguda
e ingeniosa la compusiere o en sessenta versos latinos o en veyntiseis o veyntisiete
tercetos espaoles o italianos, se le dar un Iuuenal de Plantino enquadernado en
Pars. Los poetas Buclicos tendrn buen sugeto para una Egloga no mayor de la de
Titiro y Melibeo en la aparicin que hizo Christo a la Madalena en figura de
ortelano [...] al que ms bien la compusiera en cualquiera de las tres lenguas se le
dar un Virgilio. Despus en la folla tendr por premio una corona de laurl el que

68
Ivi, p. 9.
25

entre todos juntos ms se sealare. El que con ms buena lengua y elegantes frases
entre todos [ms se sealare] llevar un Agnus Dei guarnecido por premio del ms
galano.

Questa testimonianza fornisce, indirettamente, una sintetica ma precisa


rassegna dei generi e degli stili della poesia spagnola in volgare e in latino sul
finire del Cinquecento, fornendo anche modelli specifici da imitare. Ciascun
premio assegnato sembra essere il riconoscimento ideale per un appassionato
del genere. Non conosciamo, purtroppo, i nomi dei vincitori.
Il padre fray Juan non era nuovo a imprese di questo tipo, come egli
stesso dichiara nel frontespizio. Nello stesso anno si pubblica a Roma, per i
torchi del Basa, un altro volume dedicato alla Maddalena69. Si tratta di una
raccolta analoga alle Excellentias, anche se meno nutrita. Questa volta riguarda
le celebrazioni della festa dellanno precedente, il 1590, pubblicate lanno
successivo forse a causa di qualche difficolt editoriale70. La dedica questa volta
indirizzata allambasciatore entrante, il duca di Sessa. Il promotore della festa
ripete quasi le stesse formule del precedente proemio, aggiungendo alcuni
dettagli. Spiega come sia abituato, da trentanni ormai, a celebrare la festivit
della Santa, che a Valencia, dove ha trascorso la maggior parte dei suoi anni da
domenicano, era divenuta una consuetudine; si pensi che quella delle justas
poticas dedicate a un santo particolare un costume piuttosto diffuso nella
Spagna del Cinquecento. Circa trentanni prima, si erano celebrate dei famosi
tornei poetici a Siviglia, di cui quelli del gennaio 1533 erano dedicati proprio a
la bienaventurada Santa Mara Magdalena71 e in seguito stampati. Sembra che
ad inaugurare questa moda fosse stato il palentino Baltasar del Ro, vescovo di
Scala, che trascorre la sua vecchiaia nella citt del Guadalquivir, avviando
questa pratica col proposito di dare occasioni ai giovani studenti di cimentarsi

69
Juan BRU DE LA MAGDALENA, Obras spirituales de diuersos en prosa y verso, enel dia y fiesta
de s. Maria Madalena recogidas per Ioan Bru de la Madalena. Dirigidas al Illustriss. y Excellentiss.
Seor Don Antonio de Cardona y Crdoua, Duque de Sessa y de Soma, Con Facultad de los Superiores,
En Roma, en la estampa de Domingo Basa, 1591.
70
Il dato si ricava dal testo. Cfr. G. CARAVAGGI, Studi sullepica cit., p. 272.
71
I testo della competizione poetica sono stati stampati a Siviglia, da Bartolom Prez, nello stesso
1533; sono stati riprodotti in appendice al Cancionero general di Hernando del Castillo nelledizione della
Sociedad de Biblifilos Espaoles, Madrid, 1882. Per uno studio dettagliato su le justas sivigliane, cfr.
Miguel GODOY GMEZ, Las justas poticas en la Sevilla del Siglo de Oro: estudio del cdigo literario,
Sevilla, Diputacin, 2004, in particolare le pp. 37-153.
26

nelle loro prime prove poetiche72. Sul personaggio di del Ro si avr modo di
tornare a proposito di una satira sulla corte papale dei primi del Cinquecento
nel capitolo dedicato alle epistole, discorsi e avvisi. A Roma liniziativa assume i
caratteri di novit; La citt, con la grandeza del lugar, contribuisce alla buona
riuscita delliniziativa, che sembra riscuotere un certo successo:

De manera que en los aos, que aqu he estado, han sido mis fiestas tan fauorecidas
con riqueza de ornamentos, presentia de Prncipes, versos en casi todas lenguas, en
alabana desta Sancta, y finalmente con sermones de hombres doctssimos, que
podr dezir con verdad, me ha templado la alegra desto el parecerme, que no
puedo ya, como he hecho hasta aqu, ir creciendo en la solennidad desta fiesta,
hauiendo sido tan grandes las destos aos73.

Lallusione agli uomini dottissimi trova ulteriore riscontro nella


continuazione del prologo: alle celebrazioni per la festivit della Maddalena del
1590 prende parte il Procuratore generale dellordine, lo spagnolo padre fray
Bartolom de Miranda, con un sermone giudicato cos ben organizzato da
meritare esso stesso di essere pubblicato74. Evidentemente il sodalizio fra i due
correligionari era di vecchia data: non questo lunico episodio che vede legati i
due nomi in unedizione legame riscontrato tra i due domenicani; ledizione di
un altro sermone di Miranda, pronunciato durante la prima domenica di
avvento dinanzi al papa Sisto V, viene pubblicato, rispondendo alle preghiere
degli amici, da fray Bru de la Magdalena, che nel 1587 ne cura ledizione per i
torchi dello stesso tipografo delle Obras, Domenico Basa75. Pochi anni dopo, nel
1593, ritroviamo il nome di Bartolom de Miranda nellimprimatur concesso ad

72
Cfr. Joaqun PASCUAL BAREA, La diversa presencia de Ovidio en nueve epigramas latinos de
estudiantes para unas justas celebradas en Sevilla hacia 1554-1558, in J. M. MAESTRE MAESTRE et. al.
(ed.), Humanismo y pervivencia en el mundo clsico: homenaje al profesor Antonio Prieto,Alcaiz-
Madrid, Instituto de Estudios Humansticos - Editorial CSIC, 2008, vol. 3, pp. 1665-1693.
73
Juan BRU DE LA MAGDALENA, Obras spirituales cit., f. I-II.
74
Il Sermn del muy reverendo P. F. Bartholom de Miranda, Procurador general de la Orden de
Predicadores en alabana de la gloriosa S. Mara de Madalena en su da y fiesta, ao 1590, si trova alle
pp. 1-41.
75
Bartolom de MIRANDA, Oratio habita coram s.d.n. Sixto V p.m. dominica prima aduentus, [...]
Quam r.p.f. Ioannes Bru prouinciae Aragoniae procurator, precibus amicorum adductus, & propriae
deuotionis causa in lucem edere curauit, Romae, apud Dominicum Basam, 1587.
27

un discorso del camerlengo pontificio Gonzalo Ponce de Len76; Miranda aveva


assunto lincarico di Maestro del Sacro Palazzo, ufficio deputato al controllo
delle edizioni a stampa e tradizionalmente affidato ad un domenicano.
Dopo il sermone in onore di Maria Maddalena, troviamo nelle Obras
alcuni componimenti di carattere encomiastico, scritti da diversi autori, alcuni
dei quali si trovano gi nelle Excellentias: Antonio de la Parra, Baltasar de
Escobar, Luis Fernndez de Crdoba, Antonio de Oquendo.
La tradizione dei certami poetici non era certo una novit in Italia, basti
pensare al Certame coronario organizzato a Firenze da Leon Battista Alberti nel
1441. Lorigine di queste gare di poesia risale alle tenzoni in lingua provenzale,
ma in Spagna, soprattutto a Valencia, citt di Juan Bru de la Magdalena, si
conosce una importante tradizione di certami poetici dargomento religioso. La
citt levantina vantava una importante tradizione di certami dargomento
mariano; tale tradizione risale al XV secolo, quando numerosi teologi-poetici
prendono parte a queste competizioni letterarie77. Con lavvento della stampa,
questi eventi danno luogo a pubblicazioni tipografiche, con un notevole successo
di pubblico 78 . Liniziativa di fray Juan si innesterebbe proprio su questa
tradizione marcatamente ispanica di organizzare competizioni di poesia
dargomento sacro. Questa voga si protrasse anche durante il XVII secolo, basti
pensare ai certami organizzati in tutta la Spagna in occasione della
canonizzazione di Santa Teresa di Ges nel 1614: La inauguracin de una
iglesia, la proclamacin de un dogma, el centenario de una batalla, el
nacimiento de un prncipe, la coronacin de un rey, la canonizacin de un santo,
eran motivos ms que suficientes para que se organizaran Justas Poticas y se
dieran cita los principales poetas de la poca79.

76
Gonzalo PONCE DE LEN, Scholastica assertio pro Disciplina Ecclesiastica [], Romae, Ex
tipographia Gabiana, 1593.
77
Particolarmente famosi i certami del 1474, 1486, 1487, 1488, tutti dargomento mariano. Cfr.
Antoni FERRANDO FRANCS, Els certmens potics valencians del segle XIV al segle XIX, Valncia,
Institut de Literatura i Estudis Filolgics - Instituci Alfons el Magnnim, 1983, p. 773.
78
Un esempio pu essere rappresentato dal certame poetico organizzato nel 1474 dal vicer Luis
Despuig, che d origine alle Trobes en lahors de la Verge Mara, incunabolo pubblicato a Valencia da
Lambert Palmart, 1474. cfr. Trobes en lahors de la Verge, ed. F. Mart GRAJALES, Valencia, Libraria
Pascual Aguilar, 1894, pp. 27 sgg.
79
Ignacio ELIZALDE ARMENDRIZ, Fiestas y certmenes poticos en Navarra con ocasin de la
beatificacin de Teresa de Jess (1614), in Cuadernos de etnologa y etnografa de Navarra, n 40
(1982), pp. 941-950: p. 941; sui festeggiamenti per la medesima occasione in Aragona e sulla tradizione
28

Da questi saggi si possono desumere i tratti salienti della poetica


tardorinascimentale di ispirazione tassiana. Anzitutto, la centralit
dellelemento religioso e morale in senso lato: la poesia, compresa quella eroico
cavalleresca, viene volta a lo divino, e luso del metro epico per tessere lelogio
della Maddalena ne un chiaro esempio. Le questioni retoriche e stilistiche, le
elaborazioni teoriche, impegnano il gruppo molto di pi di quelle tematiche:
tutti i dettami della poetica aristotelica confluivano nella Gerusalemme
Liberata, che rappresentava per il gruppo la pi elevata esperienza darte,
superiore alla stessa Eneide virgiliana80.
Sono queste le uniche, scarse tracce di poesia nella produzione a stampa
romana del XVI secolo. Maggiore senzaltro la presenza nelle raccolte
manoscritte, dai canzonieri ai componimenti teatrali, encomiastici e
doccasione. La letteratura non certo la principale attivit della fazione
spagnola presente a Roma, o perlomeno non quella che ne vede impegnato il
profilo pubblico. Forse ci giustifica la scarsa presenza di opere liriche, o
genericamente letterarie nel nostro repertorio. Lungi dallessere assente,
lesercizio delle lettere viene relegato a una dimensione privata, quasi intima,
alle tertulias ospitate nelle case di questi personaggi, durante lotium, il
momentaneo ritiro dalla frenetica vita cittadina. Ci spiegherebbe la ragione per
la quale queste prove poetiche restino perlopi manoscritte, o comunque si
pubblichino in Spagna, una volta rientrato in patria lautore. Troviamo alla
Corsiniana un canzoniere del XVII secolo con quaranta componimenti di Pedro
Fernndez de Navarrete, uno dei poeti di questo circolo tassiano di Roma81, un
altro canzoniere musicale allAccademia dei Lincei, o quello del Fondo
Boncompagni-Ludovisi della Biblioteca Apostolica Vaticana82.

in questo regno cfr. Aurora EGIDO, Los modelos en las justas poticas aragonesas del siglo XVII, in
Revista de Filologa Espaola, vol. LX n 1/4 (1978-80), pp. 159-171.
80
Cfr. G. CARAVAGGI, Studi sullepica cit., pp. 215, 226.
81
Fondo Corsini n 970, Coll. 44-A-21. Cfr. Giovanni CARAVAGGI, Pedro Fernndez de Navarrete
cit., p. 77; Jos Luis GOTOR, El ars amandi -de Ovidio y las novelas en verso de Fray Melchor de la
Serna, in I Codici della trasgressivit in area ispanica. Atti del Convegno di Verona, 12-14 giugno 1980,
Padova, Universit degli Studi di Padova, 1980, pp. 143-165: p. 150.
82
Cfr. Mara Teresa CACHO PALOMAR, El cancionero musical hispano de la Academia dei Lincei,
in An aprendo: estudios dedicados al profesor Leonardo Romero Tobar, coord. ngeles LEZAMA,
Zaragoza, Prensas Universitarias de Zaragoza, 2012, pp. 593-604; ID., El Cancionero del Fondo
Boncompagni-Ludovisi de la Biblioteca Apostlica Vaticana, in Archivo de filologa aragonesa, vol.
59-60, 2 (2002-2004), pp. 1901-1918.
Letteratura in prosa

Sotto questa generica denominazione si raccolgono tutti quelle edizioni


che non rientrano in una categorizzazione ben precisa, oppure farebbero
categoria a s, ma costituiscono tutti insieme un efficace testimone della variet
di gusti e di interessi degli autori e del pubblico spagnolo a Roma. Uno sguardo
di insieme a questo gruppo fa rassomigliare lelenco allinventario di una
libreria, o agli annali di un tipografo, della Roma tardorinascimentale, dove si
potevano trovare i titoli ed i generi pi disparati. Si fornir qui una sommaria
analisi di ciascuna edizione raccolta allinterno di questo filone tematico.
Procedendo in ordine cronologico, troviamo ben tre edizioni di un celebre
manuale per imparare a giocare a scacchi, il Libro da imparare giocare a scachi
del portoghese Pedro Damiano da Odemira, una
prima del 1512, ad opera di tienne Guillery ed
Ercole Nani1, una seconda del 1518, di Giovanni
Filippo de Nani 2 , e una terza del 1524, per i
torchi di Antonio Blado 3 . Bench Pedro
Damiano da Odemira sia portoghese, si
ritenuto opportuno inserire la pubblicazione nel
nostro repertorio poich lo stesso autore si
riconosce come appartenente a una pi ampia
comunit spagnola: poco o nulla si sa della sua

Libro da imparare a giocare a


scachi, Roma, s.n. biografia. Probabilmente Pedro Damiano
(Damio) era un ebreo portoghese, nato ad
Odemira intorno al 1480 e rifugiatosi a Roma dopo il decreto di espulsione degli
ebrei dal Portogallo del re Manuel I. A Roma si guadagna da vivere come

1
Pedro DAMIANO DA ODEMIRA, Qvesto libro e da imparare a giocare a Scachi et de le partite
(Impressum Rome per Stephanum guillereti & Herculem Nani consocios, Anno domini M.D.XII [1512]).
2
Pedro DAMIANO DA ODEMIRA, Qvesto libro e da imparare a giochare a scachi e dele partite,
(Impresso in Roma per Maestro Johanne de Philippo de Nani, Bolognese. Nel Anno del Signore Mille
cinquecento decioto [1518] e di vintiuno de Agosto).
3
Pedro DAMIANO DA ODEMIRA, Libro da imparare giocare a scachi: & de belitissimi partiti
reuisti & recorrecti con summa diligentia emendati da molti famosissimi giocatori. In lingua spagnola &
italiana. Nouamente stampato, (Stampata in Roma, per Antonio Bladi de Asula, 1524 a di XXI de
nouembre).
30

farmacista, facendosi chiamare Pedro Damiano. Comune era, peraltro, la


tendenza da parte degli ebrei portoghesi ad assimilarsi a quelli spagnoli nei
luoghi dellesilio ed usare il castigliano come lingua comune; tale fenomeno
riscontrabile anche in altre citt italiane sede di nutrite comunit ebraiche,
come ad esempio Ferrara4. La prima e la seconda edizione non presentano testi
in lingua spagnola; tuttavia, linterferenza linguistica fortissima nelluso
dellautore. Si citano qui di seguito le 8 regole doro, [Regule uniuersale]
dalledizione del 1512:

Non se debe giocare trato indarno se non necessit.


Non se debe fare errore che se dice in uulgare nostro spagnolo cegera.
Non giocare presto.
Si hai bon trato per la mano gurda se ne sia altro migliore.
Si c auantagio debe cambiare non perdendo in lo cambio.
Si hai uantagio con loquale tu poi uincere lo gioco non debe desconzare lo gioco n
abandonare lo Re per guadagnare pi una pedona.
La principal cosa che debe mettere lo Re securo saltando in bon loco.
Le due pedone che sono ala parte doue sta lo Re transportato non se deben
mouere se non per grande necessit per che molte uolte si perdeno li gioci per la
pedona del rocho o del cauallo essere andata in gi una casa che ha el Re del
contrario la intrata per l.
Debe us[ci]re con le sue petze & non stare serrato; sforcesi tener ha quatro case
delo re & a quatro case dela donna le due pedone & anchora le pedone deli Delphini
si po.
da notare per intelligentia del mouere deli scachi che lo scachero uole essere
piantato che lo rocho5.

Daltro canto, ledizione bilingue del 1524, presenta pari grado di


interferenza nelle parti in castigliano. Il testo dei problemi, scritto in italiano, si
trova nella parte superiore di ciascuna pagina, contenente dalle 4 alle 12 linee di
testo. Segue un'incisione della scacchiera, incorniciata da due, tre, o quattro orli.
Sulla parte inferiore presente il testo in castigliano; al f. 15 cominciano i
problemi, chiamati Sutilitati que entrouegnero nelo ioco utilissimi per sapere
4
cfr. Laura MINERVINI, Llevaron de ac nuestra lengua. Gli usi linguistici degli ebrei spagnoli in
Italia, in Medioevo Romanzo, XIX (1994), pp. 133-192.
5
Pedro DAMIANO DA ODEMIRA, Qvesto libro e da imparare a giocare a Scachi cit., Roma, 1512,
ff. 7-8.
31

& per suttigliare lo ingenio; nella parte castigliana si legge: Primores que
interuienen enell'ingegno utilissimas per a saber i pera suttigliar el ingenio.
Certo che, nonostanze le vacillazioni linguistiche, il libro ebbe notevole
successo: gli esperti di storia degli scacchi tendono a stabilire una connessione
tra la venuta a Roma di Pedro Damiano e la pubblicazione del suo manuale, ed il
consenso definitivo dato al gioco da parte di papa Leone X 6 , anchegli
appassionato scacchista, che contribu non poco alla diffusione del gioco nella
citt eterna. Di poco successiva alledizione del
Blado il poema del vescovo Marco Girolamo Vida,
dal titolo De ludo scachorum, pubblicato a Roma
da Ludovico degli Arrighi nel 15277.
Successivamente si pubblicano, sempre per il
Blado, nel 1544 i versi di Nicol Mutoni sul gioco
degli scacchi8. Altre pubblicazioni sul gioco degli
scacchi nel corso del XVI secolo dimostrano il
successo del gioco: si rieditano testi depoca
medievale sullargomento in traduzione italiana,

Libro da imparere a giocare a come il fortunato Liber de moribus di Iacopo da


scachi, Roma, Blado, 1524.
Cessole, composto intorno al 1300, successo
europeo con numerosi volgarizzamenti pubblicato a Venezia con il titolo
Costume delli huomini & vfficii delli nobeli 9 . Nellopera del domenicano gli
scacchi assumono un valore morale, simboleggiando le virt e le attitudini di
ogni componente della societ.

6
Mrio SILVA ARAJO, Damiano, O portugus e a sua obra, s.l., s.n., 1993.
7
Marco Girolamo VIDA, Marci Hieronymi Vidae Cremonensis De arte poetica lib. III. Eiusdem
de bombyce lib. II. Eiusdem de ludo scacchorum lib. I. Eiusdem Hymni. Eiusdem Bucolica, (Romae, apud
Ludouicum Vicentinum, 1527 mense Maio). Del poema si faranno anche due versioni italiane in rima,
verso la fine del secolo: Rime d'Ascanio Monosini da Pratouecchio nella traduttione delli duoi libri di
monsignor Vida Cremonese sopra li vermi che fanno la seta, e del giuoco de' scacchi, In Fiorenza,
appresso Giorgio Marescotti, 1586; Battaglia de' scacchi di mons. Vida, ridotta in ottaua rima da
Girolamo Zanucchi da Conigliano [...], In Treuigi, presso Angelo Mazzolini, 1589.
8
Niccol MUTONI, Guerra del giuoco degli scacchi, voltata d'heroici, in versi sciolti da m.
Nicolao Mutoni, Romae, 1544 (In Roma, per m. Antonio Blado, 1544).
9
IACOPO DA CESSOLE, Opera nuoua nella quale se insegna il vero regimento delli huomini &
delle donne di qualunque grado, stato, e condition esser si voglia. Composta per lo reuerendissimo padre
frate Giacobo da Cesole del ordine di predicatori sopra il giuoco delli scacchi,intitulata Costume delli
huomini & vfficii delli nobeli, nuouamente stampata, 1534 (Stampata in Vineggia, per Francesco di
Alessandro Bindoni et Mapheo Pasini compagni, 1534 del mese di zenaro).
32

Un altro maestro iberico del gioco degli scacchi Ruy Lpez de Segura, il cui
manuale sul gioco si pubblica a Venezia in traduzione italiana nel 158410. La
metafora della storia e delle relazioni sociali, intese come correlazioni
strategiche tra i diversi componenti, emergono ancora nella Guerra nouamente
formata sopra il giuoco delli scacchi di Gregorio Ducchi, stampata a Venezia
nel 159111. Non mancano infine i maestri italiani: del 1597 il manuale di Orazio
Gianuzio, pubblicato a Torino12.
Oltre alle tre edizioni del libro di
Damiano da Odemira precedentemente
citate, se ne conoscono unaltra pubblicata
a Venezia da Stefano Zazzera nel 1564 e
altre quattro, senza luogo e nome,
stampate sicuramente dopo il 1524 perch
sembrano copia di quella del Blado, nel
frontespizio come nellincisione, assai
simile, raffigurante una partita a scacchi
fra due gentiluomini. Non da escludere

L. Valla, Historiarum Ferdinandi regis che si tratti di edizioni pirata non


Aragonia libri treis (Roma, Silber,
1520). autorizzate 13 , uscite in seguito
Biblioteca nazionale centrale - Roma
allimmediato successo ottenuto
dallopera.
Analogamente a quanto accaduto per la Historia parthenopea, si
pubblica a Roma nel 1520 unopera dal carattere eminentemente storico, anche
se il suo autore un intellettuale di tuttaltra caratura: si tratta del celebre

10
Ruy LPEZ DE SEGURA, Il giuoco degli scacchi di Rui Lopez, spagnuolo; nuouamente tradotto in
lingua italiana da m. Gio. Domenico Tarsia, In Venetia, presso Cornelio Arriuabene, 1584.
11
Gregorio DUCCHI, Guerra nouamente formata sopra il giuoco delli scacchi, et vagamente
rappresentata con rara inuentione, & chiarezza di storie moderne. Dal sig. d. Gregorio Ducchi
gentil'huomo bresciano academico Tergemini di Ferrara, In Venetia, appresso Giorgio Angelieri, 1591.
12
Orazio GIANUZIO, Libro nel quale si tratta della maniera di giuocar'a' scacchi, con alcuni
sottilissimi partiti nuouamente composto d Horatio Gianutio della Mantia [], In Turino, appresso
Antonio de' Bianchi, 1597.
13
Per la data di queste edizioni cfr. Adriano CHICCO, Le edizioni italiane del Libro di Damiano, in
L'Esopo, 22 (1984), pp. 46-58: p. 54; Adriano CHICCO - Giorgio PORRECA, Dizionario enciclopedico
degli scacchi, Milano, Mursia, 1971, s.v. Damiano.
33

umanista Lorenzo Valla14, di cui escono a stampa dai torchi di Marcello Silber le
Historiarum Ferdinandi regis Aragoniae libri treis nel 1520 15 . Lopera ha
diverse peculiarit che vale la pena analizzare. Anzitutto, si tratta dellunica
opera storico-biografica del Valla16, nonch dellunica opera che ci trasmette la
visione dellumanista in materia di filosofia politica. Vincolato alla corte
napoletana di Alfonso il Magnanimo, Valla aveva composto la sua opera su
Fernando de Antequera intorno al 144517, offrendola al Magnanimo e lasciando
il manoscritto presso il suo bibliotecario, Tommaso Aulesa. Due suoi colleghi,
Antonio Beccadelli detto il Panormita e Bartolomeo Fazio erano entrati in
possesso del manoscritto. Il Fazio in particolare, ne aveva fatto una critica
spietata, accusando Valla di scarsa padronanza del latino e di aver inserito
materiale inappropriato nella sua opera storiografica. Ci aveva dato luogo ad
una serie di polemiche, con relativo scambio di invettive: Fazio aveva composto
le sue quattro Invective contro Valla18, cui questultimo aveva replicato con il
proprio antidoto al veleno di Fazio, difendendo la sua opera dalle accuse dei
detrattori19. Lopera del Valla era poi rimasta inedita, circolando manoscritta,
fino alledizione del Silber del 1520. Le Historiarum erano state composte per

14
Dispendioso sarebbe qui citare la sterminata bibliografia dellautore delle Elegantiae e del De
falso credita et ementita Constantini donatione; basti citare il fondamentale studio di Franco GAETA,
Lorenzo Valla: filologia e storia nellumanesimo italiano, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Storici,
1955; per ulteriori ragguagli bibliografici, con particolare attenzione al rapporto dellumanista con la
corte napoletana del Magnanimo: Valla e Napoli: il dibattito filologico in et umanistica : atti del
Convegno internazionale, Ravello, 22-23 settembre 2005, a cura di Marco SANTORO, Pisa, Istituti
editoriali e poligrafici internazionali, 2007 (Atti / Istituto nazionale di studi sul Rinascimento meridionale;
3).
15
Lorenzo VALLA, Laurentii Vallensis patritii Romani Historiarum Ferdinandi regis Aragoniae
libri treis, (Romae, in aedibus Marcelli Silber alias Franck, mense Febr. 1520). Negli stessi anni vedono
la luce a Parigi, nelledizione di Simon de Colines del 1521 e da Josse Bade nel 1528; pi tardi, nel 1546,
verranno ripubblicate a Breslau da Andreas Vingler.
16
Il re Magnanimo coltivava la speranza che Valla volesse scrivere le sue imprese delle quali
aveva partecipato in prima persona, accompagnando per esempio il re di Napoli alla battaglia di Ponza
nellagosto del 1435, condividendo forse con il sovrano anche la prigionia, caduto nelle mani dei
genovesi. Il progetto storiografico declinato dal Valla verr alla fine assegnato a Bartolomeo Fazio, che
comporr il suo De rebus gestis Alphonsi. Cfr. Lorenzo Valla, Epistole, a cura di O. BESOMI e M.
REGOLIOSI, Padova, Antenore, 1984, pp. 253-254.
17
Secondo Besomi, tra laprile 1445 e il febbraio 1445 (cfr. Laurentii Valle Gesta Ferdinandi regis
Aragonum, a cura di O. BESOMI, Padova, Antenore, 1973). Regoliosi, sulla base di unepistola di
Bartolomeo Fazio a Poggio Bracciolini, ha stabilito la redazione delle Historiarum nellestate del 1445
(Laurentii Valle Antidotum in Facium, a cura di M. REGOLIOSI, Padova, Antenore, 1981).
18
Bartolomeo Facio, Invective in Laurentium Vallam, a cura di Ennio I. RAO, Napoli, Societ
Editrice Napoletana, 1978. In particolare si vedano le pp. 61-62 dellIntroduzione, dove si specificano
le circostanze delle composizione di questinvettiva.
19
Lorenzo Valla, Antidotum in Facium cit.
34

esaltare il padre di Alfonso Magnanimo, il capostipite della dinastia aragonese


dascendenza castigliana dei Trastmara, il celebre Fernando de Antequera.
Protagonista dellassedio e riconquista di Antequera, reggente del nipote Juan II
di Castiglia, re dAragona con il compromesso di Caspe nel 1412, il personaggio
rivestiva un ruolo centrale tanto per la corona castigliana come per quella
aragonese incarnando quellunione che, nel 1520, viene a concretizzarsi con
Carlo I di Spagna.
Come per la Historia parthenopea di Alonso Hernndez, leditoria
romana mostra interesse per le cose di Napoli e, di riflesso, per quelle di
Spagna. Gi allepoca del Valla Roma e Napoli avevano vissuto un continuo
scambio di uomini, risorse ed idee, tra la corte del Magnanimo e la Curia papale.
Lo stesso Valla aveva trascorso tra le due citt momenti fondamentali della
propria vita. Come lui, altri intellettuali italiani avevano raggiunto Napoli per
poi trasferirsi a Roma al tramonto dellet alfonsina: il passaggio dal regno di
Alfonso a quello di Ferrante I, aveva segnato un cambiamento nei rapporti fra il
potere regio e gli intellettuali napoletani. Ferrante non devolveva le ingenti
risorse del suo predecessore per quegli umanisti impenati nel puro studio, ma
offriva impiego a quegli umanisti disposti a rendere alla corona servizi utili.
Durante la lotta di Ferrante per il trono di Napoli, nel 1460-61, il Panormita
scriveva a Pio II dichiarando conclusa let delloro per gli uomini di lettere con
la morte di Alfonso il Magnanimo; si diceva inoltre disposto a lasciare Napoli
per la Spagna, o per Roma, se il pontefice ha in serbo per lui un qualche
incarico20. Lorenzo Valla non aveva sperimentato questo cambiamento poich
era morto un anno prima di Alfonso il Magnanimo, nel 1457, ma gi dal 1448
aveva lasciato Napoli alla volta di Roma. Nello stesso anno Bartolomeo Fazio si
era recato a Roma per promuovere le proprie opere21. Giorgio di Trebisonda si
trasferiva a Roma per riassumere la propria carica di segretario apostolico nel
1455. Nel 1481 il prototipografo Sisto Riessinger lasciava Napoli per stabilirsi
nella citt eterna. Ancora nel 1501, con lingresso a Napoli delle truppe francesi,

20
Cfr. Jerry H. BENTLEY, Politica e cultura nella Napoli Rinascimentale, Napoli, Guida, 1995, p.
105.
21
J. H. BENTLEY, Politica e cultura cit., pp. 117-118.
35

alcuni intellettuali della corte aragonese di Napoli fuggono a Roma in cerca di


un rifugio sicuro, fra questi anche il Cariteo22.
La ragione delledizione romana delle Historiarum del Valla , per cos
dire, politica. Lopera si inserisce tra il De monarchia di Dante e la Institutio
principis christiani di Erasmo da Rotterdam, configurando un modello ideale di
governante, incarnato da Fernando de Antequera. Da Erasmo a Machiavelli, la
riflessione sulla figura del principe uno degli elementi cardine del pensiero
politico cinquecentesco e Valla offre al suo pi diretto interlocutore, il re di
Napoli, un modello di governante nel quale concorrono tutte le virt pagane di
origine grecolatina, e quelle cristiane di ascendenza medievale.
Il concetto di pacificazione, tema tanto caro ai trattatisti del Cinquecento,
soprattutto in relazione alla pax hispanica instaurata nella penisola italiana
durante il predominio spagnolo su di esso, permea anche la figura del sovrano
aragonese ritratto dal Valla. La personalit di Fernando viene esaltata, quasi
sempre in contrasto con gli altri pretendenti al trono dAragona, giustificandone
cos lelezione a Caspe. Fernando capace di farsi arbitro tra le fazioni delle
famiglie aragonesi, catalane e valenziane quando soffoca i tumulti prima e dopo
la sua proclamazione a re con il Compromesso di Caspe. In maniera analoga,
quando ormai esempio di principe cristiano che vigila sulla pace della chiesa,
si scaglia contro Benedetto XIII, in altri tempi uno dei suoi principali
sostenitori, contribuendo a mettere fine allo Scisma23. Il ruolo della storia , per
gli umanisti come Valla, quello di educare e, nel caso delle Historiarum
Ferdinandi, si mira a proporre il modello di governante ideale, impersonato da
un sovrano spagnolo: alla luce di tali considerazioni, particolarmente
significativa appare la pubblicazione di unopera con queste caratteristiche nella
Roma del primo quarto del Cinquecento.
Il Libro ureo de Marco Aurelio (1528) ed il Relox de Prncipes (1529)
rappresentano due opere di immenso successo del francescano Antonio de
Guevara. Si tratta in realt di fasi di redazione della stessa opera. Il Libro ureo
22
Cfr. Gabriella ALBANESE, Tra Napoli e Roma. Storia e cultura nel tardo Quattrocento, in RR,
(1998), pp. 79-86.
23
Cfr. Santiago LPEZ MOREDA, El modelo de princeps en la obra histrica de Lorenzo Valla, in
Humanitas, 56 (2004), pp. 401-423; dellautore, si veda anche lintroduzione alledizione spagnola
delle Historiarum: Historia de Fernando de Aragn, ed. a cura de Santiago LPEZ MOREDA, Madrid,
Akal, 2002.
36

sfugge al controllo dellautore, circolando prima alla corte imperiale come


manoscritto, poi pubblicandosi a stampa senza il nome dellautore nel 1528, per
i torchi dellimpressore sivigliano Jacobo Cromberger. La compresenza delle
due edizioni genera confusione, tanto che il Libro ureo continua a stamparsi,
nonostante il formale ripudio del suo autore. Come egli stesso afferma nel
prologo al Relox de Prncipes, la stampa del Libro ureo era stata realizzata
senza il suo consenso, ed il testo che laveva originata era stato adulterato dalle
numerose copie realizzate durante la circolazione manoscritta a corte, tanto che
egli stesso lo ripudia come non proprio.
In Italia le opere di Guevara circolano prima in castigliano; la prima
edizione conosciuta quella del Libro ureo, realizzata a Roma da Antonio
Martnez de Salamanca nel 1531 24. Appena un anno dopo, nel 1532, il testo
spagnolo usc anche a Venezia, dai torchi di Giovanni Battista Pederzano. Nel
frontespizio si dice che il libro contiene molte cose fin ad allora non stampate in
nessun altro esemplare. A testimonianza del successo di cui lopera gi godeva
in Italia, nel colophon si legge:

Estampado en la ynclita ciudad de Venecia hizolo estampar miser Juan Batistra


Pedrezano mercader de libros: por importunacion de muy muchos seores a quien
la obra y estilo y lengua Romance castellana muy mucho plaze. Corecto delas letras
que trastrocadas estauan se acabo ao del Seor 1532

A partire dal 1542, fioriscono versioni e traduzioni italiane25. A Roma si


pubblica la prima, ad opera di Mambrino Roseo da Fabriano26. Pi che di una
vera e propria traduzione, si tratta di un rimaneggiamento, una versione

24
Antonio de GUEVARA, Libro aureo de Marco Aurelio emperador y eloquentissimo orador.
Nueuamente impresso, ([Roma], Acabose la presente obra de Marco Aurelio enel anno de M. e
quynientos y treinta, e vno anno [1531] a treynta dias del mes de otobre a instancia de Antonio Martin de
Salamanca).
25
Agustn REDONDO, Antonio de Guevara (1480?-1545) et lEspagne de son Temps. De la
Carrire Officielle aux uvres Politico-Morales, Genebra, Droz, 1976, p. 575; Agustn REDONDO, Le
monarque dans les versions italiennes de l' Horloge des princes: de la matire guvarienne au quatrime
livre apocryphe de 1562, in Le Pouvoir Monarchique et ses Supports Idologiques aux XIVe-XVIIe
Sicles. Etudes runies par Jean Dufournet, Adelin Fiorato et Augustin Redondo, Paris, Publications de la
Sorbonne Nouvelle, 1990, pp. 77-89: p. 79.
26
Antonio de GUEVARA, Vita di M. Aurelio imperadore, con le alte, & profonde sue sentenze,
notabili documenti, ammirabili essempi, & lodeuole norma di viuere. Nuouamente tradotta di spagnuolo
in lingua toscana per Mambrino Roseo da Fabriano, In Roma, per Baldasare de Cartolari perugino, 1542
(In Roma, per Baldasare de Cartolari perugino, 1542).
37

compendiata, come afferma lo stesso Mambrino Roseo nella dedica a Paolo


Luciasco, capitano di ventura27, nella quale si rivendica limitazione del senso in
antitesi alla traduzione letterale28, secondo il dibattito umanista inaugurato nel
Quattrocento sulla traduzione ad verbum e ad sententiam29. La traduzione di
Mambrino Roseo, reimpressa cinque volte in soli due anni30, sar soppiantata
dalla versione di Sebastiano Fausto da Longino, pubblicata a Venezia nel 154431,
che si presentava con caratteristiche di maggior fedelt alla lettera del testo
spagnolo. Questultima traduzione finisce per imporsi come la versione pi
diffusa del Libro ureo in Italia: tra il 1544 ed il 1593 si contano ventuno
edizioni, pi altre cinque nel XVII secolo, tutte quante stampate a Venezia32. La
vicenda delle traduzioni del testo guevariano paradigmatica: molte edizioni di
opere spagnole, in traduzione come in orignale, vedono la luce in diverse citt
dItalia, fra cui Roma, per poi essere fagocitate dal pi ricco e dinamico mercato
editoriale veneziano, che ne monopolizza in qualche modo la distribuzione.
Mambrino Roseo da Fabriano si occupa, nel 1543, di quella che sembra
essere unaltra opera di Guevara, dal titolo Institutione del Prencipe
Christiano33, in realt unadattamento compendiato del Relox de Prncipes. I tre

27
Paolo Luciasco ( 1555) fu capitano di ventura. Dorigine veronese, offr i suoi servigi al duca di
Mantova, alle truppe pontificie, agli imperiali. Descritto come valoroso capitano da Mambrino Roseo
(f. 2), cos viene sintetizzata la sua biografia: Uomo pr della persona, ma di fede svergognata, mutava
spesso bandiera. Cfr. Giuseppe MOLINI, Documenti di storia italiana copiati su gli originali autentici e
per lo pi autogradi esistenti in Parigi, Firenze, Tipografia allinsegna di Dante, 1837, v. II, p. 151.
28
Su questa traduzione, cfr Paul GRENDLER, Schooling in Renaissance Italy. Literacy and
Learning, 1300-1600, Baltimore - London, The Johns Hopkins University Press, 1991, p. 422.
29
Lucia GUALDO ROSA, L'Institutio 'del prencipe christiano' de Mambrino Roseo de Fabriano
entre Antonio de Guevara et Erasme, in Actes du Colloque International Erasme (Tours, 1986). Etudes
runies par Jacques Chomarat, Genve, Droz, 1990, pp. 309-310.
30
Unaltra edizione romana della traduzione di Mambrino Roseo esce lanno successivo,
pubblicata dallo stesso tipografo della precedente: Antonio de GUEVARA, Vita di M. Aurelio imperadore,
con le alte, & profonde sue sentenze, notabili documenti, ammirabili essempi, & lodeuole norma di
viuere, tradotta di spagnuolo in lingua toscana per Mambrino Roseo da Fabriano. Nuouamente
ristampata, & dal medesimo auttoreriueduta, In Roma, nella contrada del Pellegrino per Baldassarre de
Cartolari perugino, 1543 (In Roma, nella contrada del Pellegrino per Baldassarre de Cartolari perugino,
1543. Nel mese di Maggio).
31
Vita, gesti, costumi, discorsi, lettere di M. Aurelio imperatore, sapientissimo filosofo, & oratore
eloquentissimo. Con la gionta di moltissime cose che ne lo spagnuolo non erano, e de le cose spagnuole,
che mancauano in la tradottione italiana [...], Vinegia, appresso Vincenzo Vaugris al segno d'Erasmo,
1544.
32
P. GRENDLER, Schooling cit., 1991, p. 423.
33
Antonio de GUEVARA, Institutione del prencipe christiano, di Mambrino Roseo, In Roma, nella
contrada del Pellegrino per madonna Girolama moglie che fu del q. Baldassarre de Cartolari, 1543 (In
Roma, nella contrada del Pellegrino per la moglie che fu di Baldassarre de Cartolari, 1543 nel mese di
Settembre).
38

libri del Relox vengono ridotti ad uno solo, al quale si d un titolo che richiama
la Institutio Principis Christiani erasmiana.
LInstitutione del Prencipe Christiano viene dedicata al cardinal Rodolfo
Pio da Carpi. Creato cardinale nel 1537 partecip ai negoziati di pace tra
Francesco I e Carlo V, che appoggi all'interno del collegio cardinalizio
vincolandosi alla fazione spagnola della citt di Roma, ragione che potrebbe
giustificare la dedica dellopera da parte di Mambrino Roseo 34 . Vanamente
proposto per l'elezione pontificia nei due conclavi del 1550 e del 1559, nel 1562
fu nominato vescovo di Ostia e Velletri. Nei suoi giardini del Quirinale riun una
ricca collezione di antichit35.
Il successo delle opere di Guevara raggiunge una dimensione europea, dal
momento che gli stessi curricula scolastici della fine del XVI secolo, in Italia e
non solo, comprendevano il Libro ureo de Marco Aurelio36. La fortuna, non
solo in Spagna, del Libro ureo e del Relox de Prncipes determina un
fenomeno editoriale che a stento trova paralleli: nella nostra penisola si contano
194 edizioni di sue opere, in traduzione italiana e in spagnolo, soltanto nel XVI
secolo. Ci possibile grazie ai progressi dellalfabetizzazione, che crea un
nuovo pubblico, al quale lacuto autore dellopera si rivolge.
A Guevara va infatti il merito di traghettare elementi propri
dellerudizione umanistica verso lettori di opere volgari, che non conoscono le
fonti dirette, i classici greci e latini, dai quali lautore attinge prendendosi non
poche licenze. Nelle parole di Paolo Cherchi, che proprio a Guevara ha dedicato
numerose pagine del suo celebre studio sulle pratiche di plagio e
contaminazione delle fonti, il francescano fra gli autori che contribuirono in
misura rilevante e costante allerudizione spicciola e posticcia del secondo
Cinquecento37. Questa la chiave del successo di Guevara anche in Italia: laver
diffuso presso un vasto pubblico europeo materiali che fino ad allora erano ad

34
Cfr. A. REDONDO, Le monarque cit., p. 80.
35
Claudio FRANZONI et al. (cur.), Gli inventari delleredit del cardinale Rodolfo Pio da Carpi,
Pisa, ETS, 2002, passim.
36
P. GRENDLER, Schooling cit., 1991, p. 300.
37
Paolo CHERCHI, Polimatia di riuso: mezzo secolo di plagio (1539-1589), Roma, Bulzoni, 1998,
p. 67. Il capitolo dedicato a Guevara si trova alle pp. 67-73.
39

esclusivo appannaggio di una ristretta cerchia di intellettuali specializzati,


sebbene con scarsa o nulla accuratezza filologica38.
La biografia romanzata dellimperatore inoltre
infarcita di aneddoti, lunghe digressioni ed
insegnamenti morali, che ne determinano il vasto
successo di pubblico. Limperatore filosofo scelto
dallautore per veicolare i preziosi contenuti un
sovrano dorigine spagnola, Marco Aurelio, uomo di
retti costumi in un periodo di decadenza.
Latteggiamento di Guevara riflette quello ufficiale

G. Paleotti, Libro del della corte di Carlo V, al cui servizio si trova lautore:
bene della vecchiezza,
Roma, Martinelli-Zanetti, lantipatia per cultura della Roma antica, gli ambienti
1597.
Biblioteca Angelica - sordidi e decadenti del periodo tardoimperiale,
Roma
vengono contrapposti alle virt innocenti dei barbari
(celebre il passo del villano del Danubio), fanno del libro un manifesto della
politica imperiale carolina nei rispetti della realt romana.
Il filone della letteratura didattico-morale trova con lavanzare della
Controriforma spazio sempre maggiore nei cataloghi dei librai. Un esempio del
genere giunge dalla fine del secolo, con ledizione del Libro del bene della
vecchiezza (Roma, Luigi Zanetti e Giovanni Martinelli, 1597), tradotto in
italiano dallagostiniano frate Pietro da Piombino 39 , dalloriginale latino
pubblicato due anni prima presso lo stesso Zanetti e di cui si hanno altre due
edizioni veneziane, rispettivamente del 1597 e 1598.
Il cardinale Gabriele Paleotti pu a buon titolo considerarsi uno degli
ideologi della Controriforma: tiene dei diari durante il Concilio di Trento40, ed
un prolifico autore con pi di sessanta opere a stampa a sua firma nel corso del

38
Labilit nel confondere, contaminare e mistificare le proprie fonti giunge in Guevara fino alla
pura invenzione. Incalcolabile, secondo lo studio condotto da Cherchi, il numero di errori che entrano in
circolazione a seguito del successo dellopera guevariana. Ivi, p. 72.
39
Gabriele PALEOTTI, Libro del bene della vecchiezza composto dall'illustriss. et reuerendiss. sig.
card. Paleotto. Nuouamente tradotto di latino in volgare, da maestro. f. Pietro da Piombino
Agostiniano[], In Roma, per Giouanni Martinelli, nella stamperia di Luigi Zanetti, 1597.
40
Concilium Tridentinum. Diariorum, Actorum, Epistularum, tractatuum nova collectio, edidit
Societas Goerresiana, Editio secunda stereotypa. Friburgi Brisgoviae, Herder, 1963-1976, 13 voll.: vol,
III.
40

XVI secolo; si tratta perlopi di istruzioni sulladeguamento alle nuove norme


del Concilio di Trento, che cerca scrupolosamente di far rispettare nelle sue
diocesi (Bologna, Albano e Sabina). La sua azione a Bologna pu essere
paragonata a quella del Borromeo a Milano41. Si tratta di un trattato fortemente
connotato in senso religioso su come assumere su di s il peso della vecchiaia,
conducendo una vita sana e al riparo dal peccato. Ricalca, per alcuni aspetti, i
regimina sanitatis medievali, con la particolarit che qui lautore si occupa in
special modo dellet senile, fornendo ragioni teologico morali sorrette dalle
Sacre Scritture per le sue argomentazioni, giungendo ad associare la vecchiaia,
tradizionalmente considerata dagli antichi come periodo di declino ed
anticamera della morte, come una specie di stato di grazia, definito dallautore
stesso come salutifero bene42. Il versetto biblico citato nel frontespizio, La
corona de' vecchi la dottrina grande, et l'esperienza, et la lor gloria il timor di
Dio (Eccl., 25) paradigmatico del modo di procedere dellautore. La
traduzione italiana del 1597 viene pubblicata in due edizioni, che presentano
varianti non solo nella sottoscrizione del frontespizio ma anche negli elementi
paratestuali: una delle varianti presenta, unitamente allo stemma della corona
spagnola, una dedica a Filippo II, illustre vecchio del tempo. Non si tratta di una
dedica composta dallautore n dal traduttore bens dalleditore, Giovanni
Martinelli, che ne finanzia la stampa. In essa leggiamo:

La grande, & perpetua diuotione, che ho portato, & porter sempre alla Sacra
Cattolica Real Maest Vostra, spessissime volte mi stimola, & mi fa risolvere a
dedicarle alcuna cosa di quelle che si fabricano nellarte & essercitio mio de libri.
Ma mi ritien poi il non trouarne di tali, che siano degne di comparire auanti a tanta
Maest [] E perch nel prostrarsi dinanzi alla Maest Regia i saluti, & annontij,
che si fanno, sono per lo pi di lunga vita, essendo questa una delle maggior
felicit, che in questo mondo [] si possa ricevere [] hauendo io sempre
desiderato, & desiderando tuttauia maggiormente questa istessa alla M. V. in segno
di ci ho scielto per offerirle come le offerisco, & dedico questo breue Trattato del
Bene della Vecchiezza [] Et tanto pi che sar abbracciato, quanto che si vedr

41
Paolo PRODI, Il cardinale Gabriele Paleotti (1522-1597), Roma, Edizioni di Storia e Letteratura,
1959 (Uomini e dottrine, 7), pp. 101-103. Sul cardinale come committente darte in relazione allazione
controriformistica nella citt di Bologna, v. Ilaria BIANCHI, La politica delle immagini nell'et della
Controriforma: Gabriele Paleotti teorico e committente, Bologna, Editrice Compositori, 2008.
42
G. PALEOTTI, Libro del bene della vecchiezza cit., f. 18.
41

portare in fronte lamabilissimo nome della M. V. [] cos dal suo reale esempio,
con quella solita, & vehemente inclinatione, che hanno i sudditi dimitare il lor
Prencipe, non solo in Italia, che in s gran parte le soggiace, & vniuersalmente
ladora, m tutto il mondo insieme, che la brama, e spera di veder suo Monarcha, lo
vorr leggere [] pregando N. S. Dio, che alla M. V. augumenti, & confermi tutto il
vene e felicit, chella istessa si desidera, & gode in questa sua cos prospera, &
meritatamente fortunatissima vecchiezza. Di Roma, il d 1. Maggio 1597.
Della Sacra Catt. Real M. V.
Humilissimo, & deuotissimo seruo
Gio: Martinello libraro43

Il fatto che un libraio-editore si rivolga direttamente, come qui fa il


Martinelli, al sovrano spagnolo rappresenta certamente un fatto poco usuale.
Tuttavia, bene ricordare che Filippo II stato forse il sovrano europeo pi
direttamente coinvolto e preoccupato di politiche editoriali del suo tempo, uno
dei primi a capire la portata delle innovazioni che la stampa a caratteri mobili
aveva introdotto. La sua azione non da considerarsi esclusivamente destinata
al controllo censorio, ma anche alla disciplina delle pratiche editoriali e alla
promozione di edizioni in prima persona, confrontandosi direttamente con i
maggiori tipografi dellepoca, tra i quali Plantino ad Anversa e i Giunta a
Madrid, dove verr istituita per volont del sovrano la Imprenta Real nel 159444.
I rapporti di Martinelli con il monarca dovevano essere di assoluta lealt,
se nei pochi documenti del XVI secolo sopravvissuti dellarchivio
dellAmbasciata di Spagna presso la Santa Sede si rintraccia una richiesta di
informazioni da parte del sovrano su Giovanni Martinelli, librero de Roma
che ha inviato al re e al principe varie opere e tra di esse il De senectute del
cardinal Paleotto; nel documento si legge di seguito che Martinelli avanzava
richieste di una pensione pagata dalla Spagna45; linvio dellomaggio librario

43
G. PALEOTTI, Libro del bene della vecchiezza cit., ff. 2-7.
44
William Pettas, riferendosi ai contatti fra il re e Plantino, giunge a paragonare lazione del
monarca a quella di un vero e proprio editore: [] i rapporti tra il re e Plantino, cos come la sua
decisione di concentrare il controllo della distribuzione dei libri liturgici revisionati nelle mani
dellEscorial lo resero, di fatto, un editore, ruolo davvero insolito per un monarca. Plantino eseguiva gli
ordini del re, somministrando le edizioni desiderate nella quantit richiesta, osservando le sue istruzioni
su caratteri e formati, e Filippo lo pagava per il suo lavoro e per le spese del trasporto e dellassicurazione
marittima. Cfr. William A. PETTAS, A History and Bibliography of the Giunti (Junta) printing family in
Spain: 1526-1628, New Castel (Delaware), Oak Knoll press, 2005, p. 60. [trad. italiana ma].
45
Archivo de la Embajada Espaola cerca de la Santa Sede, leg. 10, ff. 192-212.
42

dovette essere immediato, perch la richiesta di informazioni datata sette


agosto 1597. Lelogio iperbolico del sovrano spagnolo risponde certo a ragioni
contingenti e alla ricerca di favori e protezione per s e per i suoi familiari, come
lo stesso editore non manca di far notare in alcuni brani della dedica: Ma le
continue carestie, che gi si seguono per tanti anni, & il carico della mia
numerosa, & inutile famiglia, di cui il maggiore, inclinato ad essere clerico,
pena di sedeci anni [] mi resto con tutta la mia famiglia, & massime dotto
figli tutti virginelli.46
Con la progressiva differenziazione dei mestieri del libro, pi che i
tipografi che curano sempre pi il solo lato tecnico della produzione a stampa
sono gli stessi editori nelle vesti di veri e propri protoimprenditori a ricercare
aderenze presso il potere politico per garantirsi unampliamento del volume
daffari. Tali gli evidenti propositi del Martinelli, che aveva peraltro avuto
unesperienza anche a Napoli nel 158147, vale a dire sotto la diretta giurisdizione
della corona spagnola, per poi tornare a svolgere la propria attivit
prevalentemente tra Roma e Venezia.
Apertosi con ledizione del manuale scacchistico di Damiano da Odemira,
il secolo si chiude con la pesante influenza del clima controriformistico, con la
crescente necessit di produrre opere moralmente edificanti e al riparo dalle
censure inquisitoriali. proprio questo il caso del trattato di Paleotti, per citare
lultimo esempio menzionato. Il Concilio di Trento segna uno spartiacque
fondamentale nella storia delleditoria, soprattutto di quella romana, limitando
gli spazi per liniziativa degli editori e restringendo il loro ambito di
specializzazione. Mentre le opere degli inizi del Cinquecento (lHistoria
parthenopea di Alonso Hernndez, le Historia Ferdinandi regis del Valla, o il
Libro Aureo di MarcAurelio del Guevara) veicolano nella citt un discorso che
politico e culturale al contempo, e mira allaffermazione ed esaltazione della
Spagna, alla fine del XVI secolo la posizione spagnola a Roma ormai
consolidata, e la dedica a Filippo II costituisce un richiamo per il pubblico, un
valore aggiunto allopera che la accredita e la nobilita presso i lettori.

46
Ivi, ff. 2, 7.
47
Corrado MARCIANI, Editori, tipografi, librai veneti nel Regno di Napoli nel Cinquecento, in
Studi veneziani, 10 (1968), pp. 457-554, s.v. Ziletti, Francesco.
Narrativa

Come per la letteratura in verso, il genere narrativo non pu essere


annoverato fra quelli pi esplorati dalleditoria romana cinquecentesca.
Nonostante il Cinquecento segni lavvio dei Secoli dOro della letteratura
spagnola, che vedono affermarsi autori di rilievo nel panorama delle lettere
europee, il genere narrativo e, in particolare, il romanzo moderno, si trova
relegato allinterno del nostro repertorio ai primi decenni del secolo, con
soltanto uno sparuto gruppo di edizioni.
Prima fra tutte, la traduzione italiana della Celestina, ad opera di
Ordez, originario di Valencia, familiare di papa Giulio II 1 , pubblicata da
Eucario Silber il 20 gennaio 15062. Sebbene conservata in pochi esemplari3,
questa edizione ha suscitato vivo interesse negli studi celestineschi, trattandosi
della prima traduzione europea, della versione pi antica del testo conservatasi
fino ai giorni nostri (lesemplare spagnolo pi longevo ledizione di Valencia
del 1507, mentre quello burgalese del 1499 la prima stesura, la Comediain
sedici atti), ossia del primo testimone della seconda stesura della
Tragicomedia in ventuno atti. Oltre a questa, ben sei edizioni della
Tragicomedia circolano con la data 1502, anche se in realt nessuna di esse
pu ascriversi a questa data: sono state tutte stampate negli anni fra il 1510 e il
1520. Tra di esse, due delle edizioni, recanti la data Sevilla, 1502 e
Salamanca, 1502 vengono in realt stampate a Roma, tra il 1506 e il 1516,
dallo stesso Silber4. Limportanza della traduzione italiana stata ampiamente
messa in risalto, soprattuto a partire da quando se ne compresa limportanza
1
cfr. Emma SCOLES, Note sulla prima traduzione italiana della Celestina. Roma, Tipografia della
Pace, 1961 (anche in Studj Romanzi, XXXIII (1961), pp. 157-217); ID., La prima traduzione italiana
della Celestina: repertorio bibliografico, in Carmelo SAMON (ed.), Studi di letteratura spagnola, Roma,
Univ. Societ Filologica Romana, 1964, pp. 290-230: pp. 213-214.
2
Fernando de ROJAS, Tragicocomedia [sic] di Calisto e Melibea nouamente traducta de spagnolo
in italiano idioma, (Impressum Rome, in campo Flore per magistrum Eucharium Silber alias Franck,
1506 die uigesimanona Ianuarii).
3
Oltre ai tre esemplari che si trovano in Italia, censiti nel repertorio, Due esemplari sono
conservati presso la Biblioteca Nacional de Espaa e alla Biblioteca Universitaria di Valladolid.
4
Fernando de ROJAS, Tragicomedia de Calisto y Melibea [...]: nueuamente aadido el tractado de
Centurio, [Roma, M. Silber, 1506-1516]. Sulle edizioni falsamente datate 1502, cfr. Frederick John
NORTON, Printing in Spain: 1501-1520. With a note on the early editions of the Celestina, Cambridge,
University Press, 1966; J. Homer HERRIOTT, Towards a critical edition of La Celestina, Madison and
Milwaukee, The University of Wisconsin Press, 1964; Fernando de Rojas, Celestina. Tragicomedia de
Calisto y Melibea, ed. crtica a cura di M. MARCIALES, Chicago, University of Illinois, 1985.
44

allinterno della tradizione testuale dellopera: essa infatti imprescindibile per


qualsivoglia tentativo di edizione critica, trattandosi del pi antico esemplare a
stampa a noi noto5. La presenza in Spagna di edizioni romane falsamente datate
1502 testimonia ancor pi lenorme successo editoriale dellopera di Fernando
de Rojas, al punto da movimentare edizioni da un luogo allaltro per sopperire a
una incessante domanda da parte di librai e pubblico. Un fenomeno editoriale
come quello generato dalla Celestina rappresenta un caso assai raro per
unopera bene ricordarlo del XV secolo.
Oltre alle due edizioni romane, in Italia se ne contano altre sedici, la
maggior parte in traduzione italiana, tutte anteriori al Concilio di Trento: se
richiama lattenzione lesito dellopera, ancor pi deve risultare significativo
lassoluto silenzio che la circonda con lavvento della Controriforma. Si giunge
alle ultime due edizioni in spagnolo del 1553, prima che la Celestina venga
completamente dimenticata; pur non essendo messa allIndice se non nel XVIII
secolo, lopera rimane per due secoli passibile di espurgazione, subendo cos
unevidente limitazione alla sua circolazione.
Un altro sottogenere della narrativa presente nella produzione a stampa
del Cinquecento quello dei romanzi cavallereschi.
La prima edizione spagnola conosciuta dellAmads si pubblica nel 1508 a
Saragozza, ad opera di Jorge Coci, e comprende i primi quattro libri del ciclo. La
storia viene continuata dalle Sergas de Esplandin, che seguono questa edizione
con la stampa a Siviglia, da parte di Jacobo Cromberger, nel 1510. Gli altri libri,
fino al numero di dodici si stampano secondo la seguente scansione cronologica
(in base agli esemplari a noi pervenuti): Florisando (1510); Lisuarte de Grecia
(1514); secondo libro del Lisuarte (1526); Amads de Grecia (1530). I rimanenti
libri della serie dellAmads, il Florisel de Niquea, il Rogel de Grecia, ed il Silves
de la Selva si stampano tra il 1532 ed il 1551. Tutte queste edizioni si ristampano
in Italia in traduzione italiana.
Chi inaugura questo fortunato filone il tipografo-editore ed incisore
Antonio Martnez de Salamanca, di cui si gi avuto modo di parlare in

5
cfr., anche per i preziosi riferimenti bibliografici ivi contenuti, Patrizia BOTTA, Otra vez hacia
una edicin crtica de "La Celestina" (II), in Actas del III Congreso de la Asociacin Hispnica de
Literatura Medieval (Salamanca, 3 al 6 de octubre de 1989), Salamanca, Biblioteca Espaola del Siglo
XV. Departamento de Literatura Espaola e Hispanoamericana, 1994, tomo II, pp. 953-963.
45

occasione della pubblicazione delle liriche di Boscn e Garcilaso, intraprende


uniniziativa editoriale nel primo quarto del secolo volta a far conoscere al
pubblico romano, spagnolo e non solo, i romanzi di cavalleria, genere
ampiamente in voga nella penisola iberica. Tale operazione assume proporzioni
ancor pi rilevanti se si pensa che la scelta di farne pubblicazione a Roma
coincide con gli anni della comparsa delle prime edizioni a stampa in terra
spagnola: Antonio Martnez de Salamanca si occupa di rifornire il mercato
romano con edizioni di primo conio, pubblicando le novit editoriali spagnole
pi recenti, scommettendo ed investendo capitali sulla loro fortuna. La prima di
queste edizioni a noi pervenuta quella dellAmads de Gaula, licenziata nel
1519 6 . La successiva, del 1525, porta a Roma il testo delle Sergas de
Esplandin7, stavolta per iniziativa di Antonio de Salamanca in societ con il
fiorentino Iacopo Giunta, esponente dellomonima famiglia fiorentina di
tipografi e librai, un ramo della quale di l a poco si sarebbe installato anche in
Spagna, dopo aver aperto filiali a Venezia e Lione8. Si tratta delle prime edizioni
del testo in Italia, cui faranno seguito numerose altre ma in traduzione italiana,
e sar il mercato veneziano a farsene carico. A partire dal 1546 si cominciano a
pubblicare le versioni italiane, per le quali Venezia sembra essersi aggiudicato il
privilegio di stampa, e Mambrino Roseo da Fabriano lesclusiva delle traduzioni.
Va altres notato che i veneziani non si limitarono a recepire e far tradurre il
testo dei romanzi ma, entusiasmati dal successo di pubblico riscosso da queste
opere, aumentano ed aggiungono nuove avventure, guardandosi bene
ovviamente dal dire che si tratta di rimaneggiamenti9. Cos, i 12 libri degli
originali spagnoli si trasformeranno nei 25 delle traduzioni italiane. Laltra serie

6
Amadis de Gaula. Los quatro libros, [Roma], por Antonio de Salamanca, 1519 ([] impremido
por Antonio de Salamanca. Acabo se enel ao del nascimiento de nuestro saluador Jesu cristo de mill
quinientos xix. aos a xiij. dias del mes de April).
7
Las sergas del virtuoso cauallere Esplandian, [Roma], per Iacobo de Iunta & Antonio de
Salamanca, 1525 (Fue impresso el presente libro por Jacobo de junta & Antonio de Salamanca librero e
acabose primero dia de Setiembre anno del nascimiento de nuestro saluador Jesu Christo de mille e
quinientosveinte Y cinco Annos).
8
Sui Giunta, cfr. Willliam A. Pettas, History and Bibliography of the cit.
9
Spesso le edizioni veneziane recano nel frontespizio esplicite indicazioni di assoluta fedelt ad
un originale spagnolo, come ad esempio ritrovata nella lingua spagnuola e ridotta nello idioma italiano
(Aggiunta al quarto libro dellAmads [], Venezia, Tramezzino, 1563), o semplicemente tradotta dall
spagnuola nella nostra lingua (Le prodezze di Splandin, Venezia, Michele Tramezzino., 1547), o ancora
recata purhora nella nostra lingua italiana (Florisello di Nichea, Venezia, Tramezzino, 1551; Venezia,
Camillo e Francesco Franceschini, 1565).
46

di amplissima fortuna quella del Palmern de Oliva, che giunge in Italia


direttamente attraverso la traduzione che se ne fa a Venezia nel 1544 e viene
riprodotto insieme allAmads per circa un secolo, stavolta anche in lingua
spagnola. Alcune delle continuazioni composte in Italia giungono persino ad
essere rivendute come continuazioni originali agli stessi spagnoli, come ad
esempio il Primalen, il Polendo, il Platir ed il Flortir, facenti tutti parte del
ciclo di Palmern10. dagli dato il successo europeo dei cicli, gli stessi editori
francesi attingeranno da queste continuazioni italiane per soddisfare la
crescente richiesta da parte del loro pubblico11.
Cos come per altri generi anche la narrativa in prosa vede la luce
esclusivamente a seguito di iniziative tipografiche che si potrebbero definire
davanguardia, in quanto gettano un ponte tra letteratura spagnola ed italiana
scommettendo su edizioni sconosciute al pubblico di lettori romano. Tipografi
ed editori come i Silber per quanto riguarda la Celestina, o Antonio de
Salamanca, per quanto concerne i romanzi di cavalleria, tentano con alterne
fortune di diffondere presso gli ambienti cittadini, stranieri e non, opere
letterarie della penisola iberiche, vagliando le possibilit di suscitare interessi e
destare curiosit nei loro acquirenti. Il fatto che dietro queste produzioni a
stampa non vi siano importanti committenze (o almeno, non risulta dagli
apparati testuali delle edizioni) n dedicatari influenti presso cui cercare
appoggio, suggerisce che i destinatari di tali opere siano in realt i sempre pi
numerosi lettori, spagnoli e romani, che coltivano il piacere della lettura in
ambito domestico. Professionisti, artigiani, uomini e donne del popolo ma con
un adeguato livello di istruzione sono i potenziali fruitori della proposta
editoriale di coraggiosi operatori del libro che cercano di aprirsi nuove strade
nel gi congestionato mercato librario romano. Come gi segnalato al principio
del paragrafo, questi saggi di stampa non costituiscono le basi per una costante
riedizione e per un aggiornamento delle pubblicazioni nella citt di Roma:

10
Per un profilo critico-bibliografico del ciclo di Amads ed Esplandin, cfr. Jos Manuel CACHO
BLECUA, Los cuatro libros de Amads de Gaula y Las Sergas de Esplandin: los textos de Garci
Rodrguez de Montalvo, in Edad de oro, tomo 23 (2002), pp. 85-116. Per ragguagli bibliografici circa le
edizioni e continuazioni italiane di questo ciclo, cfr. Eduart TODA Y GELL, Bibliografa Espanyola
dItalia, Barcelona, Castell de Sant Miguel d'Escornalbou, 1927-1931, n. 3715-3729.
11
Thomas BETTERIDGE, Borders and travellers in Modern Europe, Farnham (Surrey), Ashgate
Publishing, 2007, p. 118.
47

restano episodi isolati, recepiti e prontamente messi a frutto da un altro


fiorentissimo mercato librario, quello veneziano, che non si lascia sfuggire le
opportunit commerciali della narrativa spagnola, togliendo di mano alleditoria
romana, sempre pi influenzata dalle inquietudini religiose del tempo, il
primato sulla stampa delle opere del genere.
Mirabilia Romae

Sotto questa denominazione si raccolta una serie di edizioni generate


dal particolare contesto capitolino. Si tratta di vere e proprie guide, secondo la
logica e la sensibilit del tempo, da non confondere con i colti libri destinati alle
lite di appassionati di antiquaria, fra i quali si annoverano pure alcuni autori
spagnoli e di cui ci si occuper in seguito. I Mirabilia erano destinati agli
stranieri in soggiorno a Roma, ai pellegrini, ai curiosi che volevano saperne di
pi sulla citt, a tutti coloro che, per un motivo o per laltro, giungevano nella
citt eterna1.
Gi dal Medioevo, i teologi distinguevano tra peregrinationes maiores,
dirette a Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela, dalle peregrinationes
minores, comprendenti tutti gli altri itinerari2. Il pellegrinaggio a Roma risulta
una delle cifre salienti della cultura religiosa del XVI e XVII secolo. Abbondano
nella letteratura spagnola testimonianze sul tema, da Lope de Vega (El
peregrino en su patria, 1604) a Cervantes (Los trabajos de Persiles y
Sigismunda, 1617), Baltasar Gracin (El Criticn, 1651).
Le origini di queste guide risale allepoca medievale, con il pi antico
testimone latino del genere tramandato allinterno del Liber polypticus di
Benedetto canonico di San Pietro (1143 ca.), testo che riappare nel Liber
Censuum di Cencio Camerario (1192 ca.). Tra XII e XIII secolo il De mirabilibus
urbis Romae di maestro Gregorio dedica particolare attenzione ai monumenti
della Roma pagana. Nel XIV inizia la diffusione delle prime versioni in volgare
romanesco (con titoli come Le miracole de Roma)3.
Lavvento della stampa segna un accrescimento dei volumi di produzione
e, conseguentemente, della diffusione di questi testi, che si allarga ad un

1
Un primo studio dedicato a questo tipo di opere, spesso disdegnate dalla storia dellarte e dalla
storia del libro, stato dedicato nel seguente lavoro: Ludwig SCHUDT - Oskar POLLAK, Le guide di Roma
Materialien zu einer Geschichte der Rmischen Topographie unter Bentzung des handschriftlichen
Nachlasses von Oskar Pollak; herausgegeben von Ludwig Schudt, Wien-Augsburg, Filser, 1930.
2
Cfr. Klaus HERBERS, Peregrinaciones a Roma, Santiago y Jerusaln, in Paolo CAUCCI VON
SAUKEN (cur.), El mundo de las peregrinaciones. Roma, Santiago, Jerusaln, Madrid, Lunwerg, 1999,
pp. 103-137: p. 104.
3
Sui materiali di epoca medievale, cfr. Maria ACCAME LANZILLOTTA, Contributi sui Mirabilia
urbis Romae, Genova, Dipartimento di archeologia, filologia classica e loro tradizioni "Francesco della
Corte", 1996; Maria ACCAME LANZILLOTTA - Emy DELLORO, I Mirabilia Urbis Romae, Tivoli, Edizioni
TORED, 2004.
49

pubblico di lettori in volgare. Ovviamente, tali edizioni venivano aggiornate o


semplicemente rinfrescate specialmente in occasione degli anni giubilari.
Come negli omonimi testi medievali, anche quelli moderni non comprendono
meri elenchi di monumenti o chiese (comera invece negli Itinerari), ma
descrizioni, di varia attendibilit e precisione, di luoghi e monumenti, con
numerosi commenti sul pregio di edifici ed opere artistiche, di notizie storiche e
leggendarie proprie sia della tradizione classica che di quella cristiana, di
deduzioni e considerazioni personali dei compilatori. Le edizioni romane del
Cinquecento dei Mirabilia Romae si configurano quindi come una serie di
stratificazioni successive, dovute a fusioni di testi, traduzioni, rimaneggiamenti
ed accrescimenti che si susseguono nel corso del XVI secolo, continuando per
buona parte del XVII. Gli inizi di questo ricco filone editoriale possono
collocarsi nel XV secolo, con la stampa di incunaboli e libri xilografici in latino
dal titolo Mirabilia Romae. Nel Cinquecento, ritroviamo una guida stampata in
caratteri gotici dal Silber nel 1508, con il titolo Indulgentie ecclesiar[um] vrbis
Rome4 si ha con la pubblicazione nel 1510 a Roma per il tipografo Giuseppe
Mazzocchi, di un opuscolo in latino Opusculum de mirabilibus novae et veteris
Urbis Romae, ad opera del fiorentino Francesco Albertini, cappellano del
cardinale di Santa Sabina ed appassionato di antichit e darte 5 . Lopera si
divide in due parti: la prima riguarda la citt antica, ed in buona parte desunta
dai Mirabilia medievali, a testimonianza della continuit con le guide moderne;
la seconda tratta della citt moderna, includendo testimonianze coeve allautore.
Nel 1519 troviamo la prima traduzione spagnola dellopera, col titolo Las
yglesias y indulgentias de Roma en vulgar castellano, pubblicata da Antonio
Blado6, che nel primo quarto di secolo risulta essere il solo tipografo impegnato
in produzioni spagnole di questo genere. La data risulta singolare, in quanto
sembra non coincidere, n essere prossima, ad un anno giubilare. Cosa potrebbe
giustificarne la pubblicazione, per giunta in spagnolo? Un anno giubilare
straordinario in realt era stato indetto da Leone X lanno precedente, nel 1518,
4
Cfr. Antonio PALAU Y DULCET, Manual del librero hispano-americano, 2 ed., Barcelona,
librera Anticuaria de Palau, 1948-1977, t. IX, p. 352.
5
Sul personaggio, si veda la voce del Dizionario Biografico degli Italiani, v. I, 1960, a cura di
Jos RUYSSCHAERT.
6
Las yglesias y indulgentias de Roma en vulgar castellano, (Stampato in Roma per mastro
Antonio de Bladix de Asula, adi III de agosto 1519).
50

ma esso riguardava la nazione polacca, impegnata nella battaglia contro il


Turco 7 , e in ogni caso ledizione del Blado
giungerebbe in ritardo. Unaltra ipotesi
potrebbe essere lelezione ad imperatore di
Carlo V, nello stesso anno 1519, con lunione
per circa cinquantanni tra corona spagnola ed
imperiale. Cade in occasione dellanno giubilare
la successiva edizione del Blado, del 1524, in
latino 8 , pubblicata per la ricorrenza religiosa
del 1525: infatti, il giubileo si apre ufficialmente
con le celebrazioni della notte di Natale
dellanno precedente allanno solare in cui esso
cade. A. Ponte, [] Elvira Ducis
Suessae Epitaphium, Roma,
Ledizione dei Mirabilia viene curata da s.n., 1525.
Biblioteca comunale Achille
Antonino Ponte, geografo e astronomo cosentino, Vergari - Nard

nominato dal vescovo di Cosenza Giovanni Ruffo suo delegato presso


lambasciatore di Carlo V a Roma9, che nel 1524 Luis Fernndez de Crdoba,
duca di Sessa 10 . Durante il suo soggiorno romano Antonino Ponte d alle
stampe altre sue opere. Si conosce unulteriore edizione dei Mirabilia a sua
cura, pubblicata assai dopo, nel 1550; abbiamo poi unopera dal titolo
Rhomitypion, trattato in tre parti sulla Roma antica e moderna, la geografia e
topografia dItalia e la cosmologia, che dedica al suo protettore il vescovo Ruffo
e pubblicata sempre presso il Blado nel 1524 11 . Per ultimo, una brevissima

7
Cfr. Antonio SAMOR, Giubilei straordinari, in Miscellanea in onore di Monsignor Martino
Giusti Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, Citt del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 1978, vol.
I, pp. 1-28: p. 2.
8
Mirabilia Vrbis Rome noua recognita, & emendata, atque in verum sensum reducta per
Antonium Pontum Virum diligentis. sicut alias nunq. fuerunt, ([] per Antonium Bladum de Asula non
minus fauste Impraessus: Anno salutis. M.D.xxiiii [1524]. Die uero .xvi. Mensis Septembris).
9
Scarne notizie biografiche sul personaggio vengono fornite in Camillo MINIERI-RICCIO,
Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, LAquila, Tipografia dellAquila di V.
Puziello, 1844. Poco aggiungono altri repertori bio-bibliografici.
10
Cfr. Carlos Jos HERNANDO SNCHEZ, Nobleza y diplomacia en la Italia de Carlos V: el II
duque de Sessa, embajador en Roma, in Francisco SNCHEZ-MONTES GONZLEZ - Juan Luis
CASTELLANO CASTELLANO (coord), Carlos V europesmo y universalidad (congreso internacional,
Granada mayo 2000), Madrid, Sociedad Estatal para la Conmemoracin de los Centenarios de Felipe II y
Carlos V, 2001, vol. 3, pp. 205-298 (5 voll.).
11
Antonino PONTE, Antonini Ponti Cosentini Rhomitypion ad reuerend. d. dominum Io. Rufum
archiepiscopum Consentinum quam dignissimum. Vbi dum omnia, quae notatu sunt digna vrbis Romae &
51

raccolta di poesie funebri, pubblicata senza sottoscrizione lanno successivo,


contenente un epitaffio dedicata alla moglie dellambasciatore, la duchessa
Elvira Fernndez de Crdoba y Manrique 12 , unica figlia superstite del Gran
Capitn, morta a Roma nel 1524 e ricordata anche nelle Batallas y
quinquagenas di Gonzalo Fernndez de Oviedo 13 . Per quanto concerne i
Mirabilia, ledizione del 1524 curata dal Ponte pu a buon diritto annoverarsi
nel repertorio dei libri spagnoli poich contiene, alle pp. XCVIII-CXX il Modus
confitendi di Andrs de Escobar, vero e proprio best-seller della letteratura
religiosa a cavallo fra XV e XVI secolo, su cui si avr modo di tornare. Lopera di
Escobar non compare nelledizione dei Mirabilia del 1550, che infatti si
compone solamente di 68 pagine, lestensione media di questo tipo di guide.
Linclusione del fortunatissimo Modus confitendi di Escobar, va chiaramente
intesa come complementare alle visite nei luoghi sacri che il viaggiatore
intraprende una volta giunto a Roma.
Alla vigilia dellanno giubilare 1525, Blado mette in commercio anche
unaltra edizione dei Mirabilia, la prima in spagnolo della nostra serie. Si tratta
della versione tradotta ed ampliata di Fernando de Salazar, ad istanza di una
non meglio identificata signora Juana de Alarcn. Notizie sul personaggio di
Salazar si desumono dagli studi bibliografici di Bartolom Jos Gallardo, che
afferma che il personaggio vive tra la fine del XV e la met del XVI secolo, ed
un noto dottore in utroque iure14. Cos anche in Palau y Dulcet, che riporta
numerose informazioni circa le edizioni dei Mirabilia Romae spagnoli15. Segue
unedizione licenziata dal Dorico, del 1536, che consta solamente nei repertori,
senza che sia stato possibile visionarne nemmerno un esemplare16. Ledizione
successiva del 1561, a spese stavolta di Francesco e Faustino Facchi, librai

noua, & uetera breuiter, & facile scribuntur. Ingeniose etiam depingitur huius mundiuarietas, insania, &
fragilitas. Habetur hic quoque totius terrae situs, aeris, & superiorum omnium cognitio. Quicquid est ab
ultima circumferentia ad centrum uniuersi. Et demum breuissima cosmographia quam adhuc nemo sic
tentauit, (Impraessum Romae, per Antonium Bladum de Asula, 1524 die primo mensis Martii).
12
Antonino PONTE, An. Ponti Consentinus Nnia in obitu rar indolis pueri d. Alexandri Victorij
virtutum omnium comitatu ornatissimi patricijque Romani. Idem. De aceri amoribus. Eluirae ducis
Suessae epitaphium, (Romae, mense Septembri 1525).
13
Cfr. Gonzalo FERNNDEZ DE OVIEDO, Batallas y quinquagenas, Madrid, Real Academia de la
Historia, 1983, vol. 1 p. 170 sgg.
14
Bartolom Jos GALLARDO, Ensayo de una biblioteca espaola de libros raros y curiosos,
Madrid, Imprenta y Fundicin de Manuel Tello, 1889, t. IV, p. 397.
15
A. PALAU Y DULCET, Manual del librero cit., t. IX, pp. 352-353.
16
Las yglesias et indulgentias de Roma en vulgar castellano, Roma, Valerio e Luigi Dorico, 1539.
52

bresciani con bottega a Roma, vicino a Santiago degli Spagnoli. Ovviamente i


librai nelle immediate vicinanze dellospedale spagnolo avevano maggiore
interesse a sovvenzionare la stampa di Mirabilia, per poter soddisfare le
esigenze della loro clientela. Ledizione del 1561 comprende anche un elenco dei
nomi delle reliquie, dei pontefici, degli imperatori e dei re di Francia, Napoli e
Sicilia, incrementando in tal modo la mole di informazioni fornite. Un ulteriore
arricchimento viene rappresentato dalla Gua romana, appendice al testo che
ensea a los forasteros a hallar las cosas ms notables de Roma17.
Ledizione del 1573 viene pubblicata dagli eredi di Antonio Blado in due
tirate distinte, una ad istanza del genero del Blado, Giovanni Gigliotti col testo
spagnolo18, laltra su richiesta di uno spagnolo, Julio del Prado, probabilmente
libraio a Santiago con testi bilingui italiani e spagnoli 19 . Come si legge dai
frontespizi, il testo porta con s una ulteriore stratificazione, con laggiunta di
unopera, le Antichit di Roma, il cui autore, Andrea Palladio, le fa pubblicare
contemporaneamente a Roma e a Venezia nel 1554.

17
Las yglesias, indulgencias, y staciones de Roma, con los nombres delas reliquas, y delos summos
pontifices, emperadores, y reyes de Francia, Napoles y Sicilia. Aadidas de nueuo algunas yglesias, y la
Gua romana, Imprimido en Roma, a costa de Francisco y Faustino hermanos libreros, iunto a Sanctiago
delos Spaoles (En Roma, por Valerio Dorico, 1561).
18
Mirabilia Romae, A donde se trata de las Yglesias, Reliquias, Stationes, y de las Indulgencias
[] Con la Guia Romana, [] Con la Antiguidad della mesma Ciudad hecha por Andreas Palladyo.
Con el Itinerario de diuersas tyerras, y con la Signifiacion, Bendicion, y Virtud de los Agnus Dei
Benditos, En Roma, Por los herederos de Antonio Bladii, l'Anno 1573. A instancia de Iuan Osmarini
Giliotto.
19
Mirabilia Romae adonde se trata delas iglesias, Reliquias, Stationes, y de las Indulgentias desta
santa Ciudad a sy dentro como fuera de sos muros. Con el catalogo dello Sumes Pontifices,
Emperadores, y de otros Principes Cristianos. Con la Guia Romana, que ensea los forasteros a halhar
las cosas de Roma mas notabiles. Con la Antiguidad della mesma Ciudad de Roma hecha por Andreas
Palladyo. Con el itinerario de diuersas tierras, y con la Sinificacion, Bendicion y Birtud delos Agnusdei
Benditos
53

Curiosamente, lintenzione dellautore proprio quella di correggere con


maggior rigore scientifico la divulgazione popolare, giudicata grossolana, che
veicola il testo dei Mirabilia, definito libreto [] pieno di estrane bugie.
Tuttavia, anche le Antichit di Roma entrano nellorbita agglutinatrice dei
Mirabilia, cominciando ad essere inclusi tanto nelle versioni in italiano come in
quelle spagnole, con la traduzione del testo del Palladio, pubblicata per la prima
volta in spagnolo nel 1573. Per quanto concerne lidentit dellautore, gli studi
sul genere hanno sempre attribuito
allarchitetto veneto la paternit delle Antichit
di Roma20. Ultimamente, si per fatta strada
una nuova ipotesi, quella che dietro il nome di
Andrea Palladio si nasconda in realt Giovanni
Tarcagnota da Gaeta, un poligrafo del
Cinquecento che collabora con diverse botteghe
di tipografi-editori romani, tra cui
principalmente quella del Tramezzino dove
lavorano, fra gli altri, Mambrino Roseo e
Antonio Massa. Tarcagnota era solito firmarsi

Mirabilia Romae, ed. Antonino con pseudonimi come Lucio Fauno, Lucio
Ponte, Roma, A. Blado, 1524.
Mauro e, fra gli altri lo pseudopalladiano21. La
questione resta aperta, il dato che qui interessa rimarcare quello relativo alla
proliferazione di testi ed autori, oltre al loro inserimento allinterno della serie
di stratificazioni successive di cui si compongono i Mirabilia. A partire da
questa edizione, i testi delle altre traduzioni spagnole tendono ad essere pi
stabili, contenendo tutti pi o meno le stesse parti; ci che varia il nome dei
tipografi che, attratti dal florido mercato, assumono lonere di mandare a
stampa nuove edizioni: si pubblicano presso Giuseppe De Angelis (due edizioni

20
Cos ancora fino al 2002, Jos Mara RIELLO VELASCO, Sobre una temprana traduccin
espaola de Palladio, in Anales de Historia del Arte, 12 (2002), pp. 93-128.
21
Cos secondo studi recenti: Gennaro TALLINI, Tra studio e bottega. Coordinate bio-
bibliografiche per Giovanni Tarcagnota da Gaeta (1499-1566), in Bibliologia, 6 (2011), pp. 15-42;
ID., Giovanni Tarcagnota, in Cinquecento plurale, (2012) [Risorsa elettronica] URL:
http://www.nuovorinascimento.org/cinquecento/tarcagnota.pdf (data consultazione: ottobre 2013).
54

nel 1575), Giovanni Gigliotti (1575), Girolamo Franzini, Alessandro Gardane e


Francesco Coattino (1589), Tito e Paolo Diani (1589)22.
Considerate dagli umanisti e dagli eruditi coevi letteratura minore
poich in volgare e diretta ad un pubblico non esperto, le edizioni Mirabilia
Romae del XVI secolo sono stati spesso scarsamente considerati e solo
recentemente hanno attirato lattenzione degli studiosi, tanto sotto il profilo
della qualit delle edizioni come su quello della ricostruzione del tessuto urbano
cittadino e della mentalit dei pellegrini e viaggiatori dellepoca23. C ancora
altro da dire su queste edizioni che, come si visto, presentano molti punti su
cui far luce. Ci in parte dovuto alla caducit di questo genere di opere, che
imponeva continui aggiornamente ed arricchimenti, sia nella parte della citt
antica, dove vengono corrette eventuali imprecisioni, che sulla parte della citt
moderna, dove si inseriscono le innovazioni urbanistiche promosse dai diversi
pontefici. Questo ultimo aspetto ricco di spunti, poich le edizioni in questione
non tralasciano di registrare le profonde mutazioni urbanistiche volute dai papi
rinascimentali, anchesse segni tangibili della rinascita di Roma dopo lo scisma
protestante e vere e proprie azioni di propaganda politica e religiosa. Ledizione
di Franzini, Gardane e Coattino (1589) contiene, ad esempio, la topografia degli
obelischi (los movimientos de las agujas), riposizionati durante il pontificato
di Sisto V dallarchitetto Domenico Fontana, cos come larticolazione
dellacquedotto Felice, cos chiamato in onore del pontefice che lo inaugura, al
secolo Felice Peretti24.
Ecco allora che queste effimere pubblicazioni, occasionate spesso dalla
concomitanza di un importante evento religioso come lanno santo, assumono
dei connotati pi complessi, si fanno riflesso dellimmagine che la nuova Roma,

22
Le ultime due edizioni menzionate riportano nel frontespizio una leggera variazione rispetto al
frontespizio, che recita: Las cosas marauillosas dela sancta ciudad de Roma, donde se trata de las
yglesias, reliquias, estaciones, indulgencias, y de los cuerpos sanctos, y el modo de ganar las
indulgencias [...].
23
Cfr. Alicia CMARA, De Espaa a Roma. Peregrinar con gua en el Siglo de Oro, in Carlos Jos
HERNANDO SNCHEZ (coord.), Roma y Espaa Roma y Espaa un crisol de la cultura europea en la
Edad Moderna (actas del Congreso Internacional celebrado en la Real Academia de Espaa en Roma del
8 al 12 de mayo de 2007), Madrid, Sociedad Estatal para la Accin Cultural Exterior, 2007, vol. II, pp.
767-780.
24
Ledizione italiana delle Mirabilia del 1595 riporta nuovamente le notizie relative agli obelischi.
Sotto Clemente VIII, papa allora regnante, si procede infatti alla cristianizzazione di tutte le steli presenti
in citt. Sullargomento, cfr. J. M. Velasco, Sobre una temprana traduccin cit., p. 118, n. 88.
55

la citt santa della rinascita tridentina vuol dare di s. Non gi la decadente


dimora di un clero corrotto, come la vorrebbe dipingere la polemistica
riformata, ma luogo dove la grandezza e gloria del passato si ripercuote senza
soluzione di continuit sul presente. Le stratificazioni cittadine corrispondono a
quelle testuali, generando una complessa commistione. Non un caso se,
inizialmente, il compito di diffondere quelle che possono a tutti gli effetti
definirsi opere di propaganda venga affidato al Blado, Stampatore Camerale,
che appone sui frontespizi delle sue edizioni lo stemma cittadino e le chiavi dei
santi Pietro e Paolo25. La Chiesa della Controriforma cambia essenzialmente il
proprio modo di comunicare, agendo su quelle pubblicazioni che possono
arrivare direttamente ai lettori del popolo, cercando con essi uninterazione
immediata. Limmagine impressa nei Mirabilia sar limmagine che rester
impressa nelle menti dei viaggiatori e dei pellegrini una volta fatto ritorno a
casa.

25
J. M. RIELLO VELASCO, Sobre una temprana traduccin cit., pp. 97-98.
Antiquaria

Parallelamente alla produzione latina e poi volgare dei Mirabilia, si


assiste, a partire dal XV secolo, alla fioritura di opere di un nuovo genere, che
affronta le antichit di Roma da una diversa prospettiva: si tratta delle
Antiquitates, scaturite dalla nuova sensibilit umanistica per lantichit classica.
Rispetto alle guide per viaggiatori e pellegrini le opere di antiquaria o proto-
archeologia rispondono ad esigenze di raccolte, collezione e studio di oggetti
antichi, monete iscrizioni e altre suppellettili, attraverso le quali poter integrare
la documentazione antica desunta dalle fonti scritte. Esempi di questa nuova
sensibilit, che trova in Roma il suo pi ideale ed immediato terreno di coltura,
sono rappresentati dalla Roma instaurata (1444-46) di Biondo Flavio, il De
Urbis Antiquitatibus (1527) di Andrea Fulvio Sabino, la Antiquae Romae
Topographia (1534) di Bartolomeo Marliani.
Testimoni e protagonisti in prima persona di questo rinnovato gusto per
lantico sono gli stessi pontefici: il trasferimento in Campidoglio da parte di
Sisto IV nel 1471 di una collezione di opere in bronzo conservate in Laterano
costituisce il primo nucleo dellopulenta collezione capitolina. Le statue riunite
nel cortile del Belvedere da Giulio II nel 1506, tra cui il gruppo scultoreo del
Laocoonte, rinvenuto in quello stesso anno, la statua del Nilo o lApollo segnano
la nascita dei Musei Vaticani.
Con loccupazione turca della Grecia nel 1456 e la conseguente parziale
interruzione dei rapporti culturali fa di Roma il principale se non lunico
tramite per una conoscenza diretta del mondo antico. Ed a partire dal XVI
secolo che il gusto per lerudizione antiquaria prende piede anche fuori dItalia.
Gli antiquari inglesi John Leland e William Camden, i francesi Guillaume du
Choul, Aymar du Rivail o Gilles de Corrozet fanno propria la lezione degli
umanisti italiani, riapplicandola alle rispettivessssss realt nazionali1.
Alcuni nomi di spagnoli sono da annoverare in questa serie, per il
contributo da loro fornito allantiquaria. Le edizioni delle loro opere si

1
Per una quadro dinsieme sullargomento,cfr. R. WEISS, The Renaissance Discovery of Classical
Antiquity, Oxford 1969, 1988; Ingo HERKLOTZ, La Roma degli Antiquari. Cultura e erudizione tra
Cinquecento e Settecento, Roma, De Luca, 2012.
57

concentrano esclusivamente nellultimo quarto di secolo ed il primo nome a


comparire nelle librerie capitoline quello di Alfonso Chacn2. Domenicano
originario di Baeza, Alfonso Chacn viene chiamato a Roma nel 1566, mentre
insegna teologia presso il Colegio Mayor de Santo Toms di Siviglia. Chi si vuole
avvalere dei suoi servigi S. Pio V in persona, che lo nomina bibliotecario della
Vaticana. Sotto Sisto V collabora al trasferimento della biblioteca papale nella
nuova sede fatta edificare dal pontefice. Clemente VIII lo nomina Penitenziere e
Patriarca dAlessandria. Alla sua morte, avvenute nel 1599, viene sepolto nella
chiesa di Santa Sabina a Roma. La sua ricca biblioteca, comprendente numerosi
manoscritti di testi classici, viene acquisita dalla Biblioteca Vaticana, sebbene
lautore avesse intenzione di farne dono a Filippo II per la sua collezione
allEscorial3.
Chacn autore di circa una ventina di opere di vario argomento,
sebbene non tutte siano state date alle stampe. La sua produzione a carattere
antiquario la Historia utriusque belli Dacici (1576) 4 , nella quale vengono
narrate le gesta dellimperatore Traiano nelle sue guerre contro i Daci
raffigurate nella colona Traiana. Ledizione, in folio, contiene 134 tavole di
incisioni che riproducono i bassorilievi, incise da Giovanni Battista Cavalieri5 sui
disegni realizzati da Girolamo Muziano6. Pittore manierista, il Muziano nato a
Brescia, lavora principalmente a Roma. Si trova sotto la protezione del potente
cardinale Alessandro Farnese7, esponente di punta della fazione spagnola in
Curia, la cui famiglia vantava vincoli di parentela diretti con Carlo V, la cui figlia

2
Alfonso CHACN, Historia vtriusque belli Dacici a Traiano Caesare gesti, ex simulachris quae
in columna eiusdem Romae visuntur collecta. Auctore f. Alfonso Ciacono hispano doctore theologo
instituti Praedicatorum, & romani pontificis poenitentiario, Romae, apud Franciscum Zanettum &
Bartholomaeum Tosium, 1576.
3
Il ms. Vat. Lat. 8185 contiene un inventario dei libri di Chacn.
4
Alfonso CHACN, Historia vtriusque belli Dacici a Traiano Caesare gesti, ex simulachris quae
in columna eiusdem Romae visuntur collecta. Auctore f. Alfonso Ciacono hispano doctore theologo
instituti Praedicatorum, & romani pontificis poenitentiario, Romae, apud Franciscum Zanettum &
Bartholomaeum Tosium, 1576.
5
Cfr. Maria Grazia PASQUALITTI, La colonna Traiana e i disegni rinascimentali della B.I.A.S.A: il
monumento traiano e il suo significato nei secoli, in Accademie e Biblioteche dItalia, 29 (1956), pp.
157-201.
6
Menzionato in Giorgio VASARI, Le vite de pi eccellenti pittori, scultori e architettori (1568), a
cura di P. DELLA PERGOLA et al., Novara 1967, vol. V, p. 214; vol. VI, p. 360; vol. VII, pp. 50, 459.
7
Sulla vocazione di Mecenate del personaggio, cfr. Clare ROBERTSON, Il gran cardinale.
Alessandro Farnese patron of the arts, New Haven-London, Yale University, 1992; in particolare, per i
suoi rapporti con Muziano, pp. 88, 196, 239, 311-314.
58

naturale, Margherita dAustria, era andata in


sposa in seconde nozze ad Ottavio Farnese,
nipote di papa Paolo III, nel 1538. Linteresse
di Chacn per la colonna Traiana non pu certo
considerarsi un precedente assoluto nella
letteratura sui monumenti della Roma antica:
essa una delle attrazioni cittadine, e non c
guida o Mirabilia che tralasci di menzionarla al
visitatore. Con linsediamento di Sisto V nel
1585, sulla sommit della colonna Traiana
verr posta la statua di S. Pietro, segno della
cristianizzazione delle vestigia dellantichit A. Chacn, Historia [], Roma,
1576.
pagana voluta dal pontefice. Tuttavia, nella Biblioteca Angelica

scelta di Chacn di occuparsi del monumento


possibile rintracciare linteresse, comune a quellepoca a molti altri suoi
connazionali, per la messa in evidenza dei meriti dei protagonisti ispanici della
Roma antica come appunto Traiano, sotto il quale limpero romano raggiunge la
sua massima estensione territoriale. Esempi di questo interesse per lorgogliosa
rivendicazione della precoce romanizzazione della penisola iberica si possono
riscontrare in numerosi autori del Cinquecento. Gi si avuto modo di mettere
in luce questo aspetto a proposito del Libro ureo de Marco Aurelio di Guevara
a proposito della scelta, con modi e finalit certo differenti, di ritrarre nella
propria opera un imperatore dorigine ispanica. Nemmeno il teatro immune al
fascino dellantica Roma: esiste un ricco repertorio di opere drammatiche
dambientazione romana, fra i cui autori spicca su tutti Lope de Vega 8 ,
particolarmente in voga a partire dal XVII secolo, ampiamente documentato da
Parducci 9 , che trova le basi per la sua diffusione proprio nella rinnovata

8
Cfr. Fausta ANTONUCCI, Un recorrido por el teatro de Lope de Vega ambientado en tiempos de
la antigua Roma: dramatizacin y solucin de los conflictos entre comedia y tragedia, in I. ARELLANO
et al. (ed.), Del poder y sus crticos en el mundo ibrico del Siglo de Oro, Madrid-Frankfurt,
Iberoamericana-Vervuert, 2013, pp. 41-57.
9
Amos PARDUCCI, Drammi spagnoli dargomento romano, in Italia e Spagna: saggi sui rapporti
storici, filosofici ed artistici tra le due civilt, Firenze, Le Monnier, 1941, pp. 263-309, dove vengono
censiti circa 210 titoli.
59

sensibilit per lantico veicolata dagli antiquari a partire dalla fine del
Cinquecento.
Al pari dei loro colleghi inglesi o francesi, anche gli antiquari spagnoli si
dedicano alla riscoperta delle presenze ispaniche nella storia dellimpero
romano. Due dei maggiori esponenti del genere, Florin de Ocampo e Ambrosio
Morales, cronisti di corte attivi il primo allepoca di Carlo V e il secondo durante
il regno di Filippo II, dedicano intere parti della loro monumentale Crnica
General de Espaa10 alla dominazione romana della penisola iberica. Entrambi
gli autori cercano, attraverso la Crnica, di rivendicare parte della gloria
dellantica Roma come merito delle popolazioni iberiche, migliori alleate di
Roma. Logica conseguenza nellargomentare degli autori la designazione dei
moderni spagnoli come i naturali eredi della potenza romana. Di qui la
legittimit a considerare Roma ed i territori italiani come una naturale
estensione del dominio spagnolo11. In tal senso, si avverte una continuit, con
un incremento della diffusione di queste idee, tra il regno di Carlo V e quello di
Filippo II. Gli antiquari dellet carolina e filippina si sono formati, nella quasi
totalit, presso luniversit Complutense, dove aveva impartito le sue lezioni
Antonio de Nebrija, uno dei primi umanisti spagnoli, che aveva utilizzato
lepigrafia come documento filologico, storico e geopolitico, occupandosi dei
monumenti romani da un punto di vista archeologico. Le prime generazioni di
antiquari si sono formati alla sua scuola; tra questi, troviamo nomi come
Jernimo de Zurita, El Pinciano e gli stessi Ocampo e Morales.
Le stesse idee concepite in Spagna le ritroviamo a Roma, con autori come
Chacn, che oltre alla storia della Colonna Traiana scrive in questi anni il De
antiquitatibus Romani e la Historica descriptio urbis Romae, rimaste
manoscritte e pubblicate soltanto in tempi recenti, ma che sicuramente hanno
avuto diffusione presso i circoli intellettuali cittadini12. Allo stesso modo, gra i

10
Florin de OCAMPO - Ambrosio MORALES, La Coronica general de Espaa. Que continua
Ambrosio Morales [...] prosiguiendo adelante de los cinco libros, que el Meastro Florin de Ocampo [...]
dexo escritos, En Alcal de Henares, En casa de Iuan Iiguez de Lequerica, en Setiembre, del ao M. D.
LXXIIII [1574].
11
Cfr. Thomas J. DANDELET, Spanish Rome, 1500-1700, New Haven-London, Yale University
Press, 2001, p. 81.
12
Unedizione del testo dellHistorica descriptio urbis Romae in Alejandro RECIO VENGANZONES,
La "Historica Descriptio Urbis Romae", obra manuscrita de Fr. Alonso Chacn, O.P. (1530-1599), in
60

primi a dedicarsi alle antichit della Roma sotterranea, in particolare alle


catacombe, lavoro continuato poi da altri antiquari come lAgustn13. Lintento
propagandistico dellopera di Chacn peraltro evidente: unaltra edizione
dellHistoria utriusque belli dacici, pubblicata dalla societ Tosi-Zanetti sempre
nel 157614, riporta insieme alla descrizione dei bassorilievi della colonna un altro
scritto, in cui Chacn si impegna a dimostrare come sia vera la leggenda
medievale per la quale papa Gregorio Magno fosse riuscito a far s che Dio
resuscitasse limperatore il tempo necessario a farlo essere battezzato,
salvandolo in tal modo dalle pene dellinferno come gli altri pagani. La stessa
leggenda era stata recepita da Dante, che pone limperatore in Paradiso (canto
XX), nel cielo di Giove, fra i sei spiriti giusti che formano locchio della mistica
aquila 15 . Lintento propagandistico filospagnolo (si noti che questa seconda
edizione viene dedicata dallautore a Filippo II), il gusto per lantichit e lo zelo
religioso si fondono nellopera di questo autore, dando vita a uno dei pi
singolari esempi di studi antiquari del tempo, con ampia diffusione presso i
contemporanei.
Un altro esponente del filone antiquario Antonio Agustn, presente in
questa sezione con tre edizioni, due in latino ed una in traduzione italiana. La
prima pubblicazione che troviamo a doppia firma, di Agustn e Fulvio Orsini,
nobile e celebre antiquario romano, la cui ricchissima biblioteca viene acquisita
alla sua morte dalla Vaticana16. Il titolo dellopera Familiae Romanae qvae
reperivntur in antiqvis nvmismatibvs ab vrbe condita ad tempora Divi
Avgvsti. Si tratta di una raccolta delle principali gens romane, compilata dalla

Anthologica Annua, 16 (1968), pp. 43-102: alle pp. 65-69 disponibile una lista completa delle opere
del domenicano.
13
Cfr. Alejandro RECIO VEGANZONES, Alfonso Chacn, O.P., Hacia una primera Roma
subterrnea (1578-1599), in Mara Dolores RINCN GONZLEZ (cur.), Doce calas en el Renacimiento y
un eplogo, Jan, Universidad de Jan, 2007, pp. 349-396.
14
Alfonso CHACN, Historia vtriusque belli Dacici a Traiano Caesare gesti ex simulachris quae in
columna eiusdem Romae visuntur collecta. Auctore f. Alfonso Ciacono Hispano doctore theologo instituti
Praedicatorum, & Romani Pontificis Poenitentiario. Cui accessit Historia ceu verissima a calumnijs
multorum vindicata, quae refert Traiani animam precibus diui Gregorij pontificis Romani a Tartareis
cruciatibus ereptam eodem auctore, Romae, apud Franciscum Zanettum & Bartholomaeum Tosium
socios, 1576. La stessa leggenda viene tradotta in italiano nel 1595 dal camaldolese Francesco Pifferi e
pubblicata a Siena, nella stamperia del Bonetto, nel 1595.
15
Michelangelo PICONE, La viva speranza di Dante e il problema della salvezza dei pagani
virtuosi. Una lettura di Paradiso XX, in Quaderni ditalianistica, vol. X, n. 1-2 (1989), pp. 251-268.
16
Su Fulvio Orsini, i suoi interessi e una ricostruzione della biblioteca, fondamentale resta il
contributo di Pierre DE NOLHAC, La bibliothque de Fulvio Orsini, Rome, Imprimerie de la Paix, 1883.
61

collezione numismatica dellOrsini. Nel frontespizio si legge: Adivnctis familiis


XXX ex libro Antoni Avgvstini Ep. Ilerdensis17. Il libro infatti diviso in due
parti: il libro dellOrsini giunge fino a pagina 296, a partire dalla pagina
successiva comincia la parte di Agustn, con il seguente titolo: Ex libro de
familiis Romanorvm Antonii Avgvstini Ep. Ilerdensis. La stessa opera viene
pubblicata nel 1592 a Lione, con il titolo De Romanorum gentibus, et Familiis
Scriptores duo prestantssim: Antonius Augustinus et Fulvius Ursinus
(Lugduni apud Franciscum Fabrum, 1592), mentre Charles Patin ne far
unulteriore edizione a Parigi nel 1663, testimoniando la lunga vigenza di questo
genere di opere nellambito dellantiquaria europea. Il fondamentale apporto di
questo studio alle discipline antiquarie e proto-archeologiche quello di aver
individuato nelle medaglie antiche non dei meri oggeti da collezione, ma dei
testimoni vivi, utili alla ricostruzione del passato18.
Autore prolifico, con ben 88 edizioni allattivo durante il XVI secolo,
pubblicate tra Italia e Spagna19, Agustn si trova in Italia dal 1535, dove va a
completare gli studi tra Bologna, Padova e Firenze, dopo essersi formato presso
le universit di Alcal e Salamanca. Acquisisce una notevole competenza in
materia di diritto civile e canonico, nella storia della chiesa, nelle lingue, in
archeologia e numismatica. Soggiorna dal 1539 presso il Collegio di San
Clemente degli Spagnoli a Bologna, cominciando a comporre opere di diritto
civile. Diviene familiare di papa Paolo III, venendo nominato uditore di Rota nel
1544 per conto del regno di Aragona. Si avvia cos ad una brillante carriera
ecclesiastica, che lo vedr nunzio pontificio in Inghilterra, teologo al Concilio di

17
Antonio AGUSTN - Fulvio ORSINI, Familiae Romanae qvae reperivntur in antiqvis nvmismatibvs
ab vrbe condita ad tempora Divi Avgvsti ex Bibliotheca Fulvi Vrsini. Adivnctis familiis XXX ex libro
Antoni Avgvstini Ep. Ilerdensis, Romae, cvm privilegio cvrantibus Heredib. Francisci Tramezini (Romae
impensis haeredum Francisci Tramezini Apud Iosephum de Angelis, M. D. LXXVII [1577]).
18
Cfr. Joan CARBONELL, Fulvio Orsini i A. Agustn, precursors de la moderna numismtica, in
Annals de lInstitut dEstudis Gironins, 32 (1992-93), pp. 169-188; J. CARBONELL - A. BARREDA,
Filologa y numismtica itlica en el ms. 12639 de A. Agustn de la BN, in Actas del XI Congreso
Nacional de Numismtica, Zaragoza, 2002, pp. 161-168; J. CARBONELL, El estudio de la iconografa
numismtica en el siglo XVI. A. Agustn malgr lui, in VII curs dhistria monetria dHispnia. Les
imatges monetries: llenguatge i significat, Barcelona, Museu Nacional dArt de Catalunya, 2003, pp.
119-135.
19
Cfr. Flix de LATASSA Y ORTN - Miguel GMEZ Y URIEL, Bibliotecas antigua y nueva de
escritores aragoneses de Felix de Latassa y Ortin ; aumentadas y refundidas en forma de diccionario
bibliogrfico-biogrfico por Miguel Gomez Uriel, Zaragoza, Calixto Ario, 1885, III voll., vol. I, s.v.;
Jos SIMN DAZ, Bibliografa de la Literatura Hispnica, Madrid, CSIC, XVI voll., vol. IV, pp. 2411-
2518.
62

Trento, vescovo di Alifa in provincia di Caserta, poi di Lrida ed infine


arcivescovo di Tarragona. Le prime opere giuridiche vedono la luce a Venezia,
ad opera dei Giunta, mentre le edizioni romane, pi che di ambito giuridico,
riflettono linteresse di Agustn per il commento dei classici romani e per
lerudizione in generale.
Antonio Agustn perfettamente inserito nei circoli romani degli eruditi e
degli appasionati dellantichit classica ed utilizza il suo lungo soggiorno
romano per formarsi una biblioteca, una raccolta numismatica che si trasforma
in prezioso strumento per le sue ricerche filologiche ed una piccola collezione di
oggetti antichi20. Ce lo testimonia lassidua collaborazione con Fulvio Orsini,
assieme al quale pubblica unaltra opera, il De Legibvs et Senatus Consultis
liber21, dove lOrsini compie delle annotazioni nella seconda parte, come consta
dalla prima pagina della seconda foliazione, che va da p. 1 a 54, al cui inizio si
legge: Fulvi Vrsini notae ad Leges et Senatus Consulta. Quae in veteribus cvm
lapidvm aerisque tum scriptorum monumentis reperiuntur. Si tratta di
unedizione di pregio, contenente 22 fogli senza numerazione di tavole ripiegate,
con raffigurazioni delle epigrafi citate. Il libro si riedita a Parigi, con l'aggiunta
di una raccolta di leggi di Iustus Lipsius, per i torchi di Jean Richer, nel 1584, ed
ivi riprodotta nel 1592. Nellopera emerge uno dei molteplici interessi di
Agustn, specialista in diritto, ma con il particolare gusto per lindirizzo storico-
critico, con lo studio ed il commento delle fonti. In questo senso Agustn pu
considerarsi come linauguratore di un metodo di indagine filologico,
improntato sullo studio della documentazione e dei testimoni materiali, intesi
come elemento fondamentale di qualsiasi interpretazione22. Prodotto di questo
nuovo approccio, la riscoperta delle catacombe, resa possibile grazie ai circoli
antiquari che vedono in Agustn un maestro, ed in Fulvio Orsini, Onofrio

20
Sulla figura dellAgustn come collezionista ed in particolare sulla sua biblioteca, cfr. la recente
ricostruzione di Juan Francisco ALCINA ROVIRA - Joan SALVAD RECASENS, La biblioteca de Antonio
Agustn: los impresos de un humanista de la Contrarreforma, Instituto de Estudios Humansticos CSIC,
Alcaiz, 2007. Sul personaggio, Michael H. CRAWFORD, Antonio Agustn between Renaissance and
Counter-Reform, London, Warburg Institute, University of London, 1993.
21
Antonio AGUSTN, Antonii Agvstini Archiepiscopi Tarraconensis. De Legibvs et Senatvs
Consvltis liber. Adiunctis Legum antiquarum & Senatusconsultorum fragmentis, cum notis Fulvi Vrsini,
Romae, Ex Typographia Dominici Basae, M. D. XXCIII), (Romae, Excudebat Franciscus Zannettus, M.
D. LXXXIII [1583]).
22
Cfr. Juan Francisco ALCINA ROVIRA, El humanismo de Antonio Agustn, [in linea]:
http://ifc.dpz.es//recursos/publicaciones/28/57/04alcina.pdf (data di consultazione, ottobre 2013).
63

Panvinio, Gabriele Faerno e Jean Matal alcuni dei suoi pi illustri membri, tutti
sotto la protezione dellinfluente cardinal Alessandro Farnese. La fortunata
stagione degli antiquari romani si apre con una iniziativa editoriale, quella della
pubblicazione dei concili ecumenici, per la quale gli eruditi che per diverse
ragioni si trovano a Roma, primo fra tutti lAgustn, iniziano un fecondo
scambio intellettuale, che porter alla nascita degli studi sullantichit classica23.
Tuttavia, lo scritto dellAugstn di maggior diffusione presso il grande
pubblico sono i Dilogos de medallas, inscripciones y otras antigedades.
Pubblicati postumi, appena un anno dopo la morte dellautore, nel 1587 da
Felipe Mey a Tarragona nel 1587, vengono
tradotti in italiano e pubblicati a Roma. Nel solo
1592 contiamo ben tre edizioni24. Come nel caso
de De Legibus et Senatus Consultis, anche in
queste edizioni vengono impreziosite da tavole
ed incisioni, raffiguranti le medaglie descritte e
studiate nellopera.
Unedizione del Facciotti esce
nuovamente a Roma nellanno 1600, con il
frontespizio rinfrescato 25 . Contrariamente a
quanto dichiara il frontespizio, nelledizione di
A. Agustn, Discorsi sopra le Ascanio e Girolamo Donangeli assente il testo
medaglie, (Roma, s.n., 1592).
Biblioteca Nazionale in spagnolo, mentre troviamo, sul verso del
Centrale - Firenze
frontespizio, unincisione raffigurante lAgustn
a figura intera, con ai piedi il proprio scudo. Segue la dedica al cardinal Caetani,

23
Sergio BERTELLI, Storiografi, eruditi, antiquari e politici, in E. CECCHI - N. SAPEGNO (dir.),
Storia della Letteratura Italiana, Milano, Garzanti, 1967, vol. V, pp. 369 sgg.
24
Antonio AGUSTN, Discorsi del S. Don Antonio Agostini sopra le Medaglie et altre anticaglie
divisi in XI dialoghi tradotti dalla lingua Spagnuola nell'Italiana. Si e messo di piv nel fine loriginale
spagnvolo per soddisfattione di molti, In Roma, Presso Ascanio et Girolamo Donangeli, M. D. XCII
[1592]; ID., I discorsi del S. Don Antonio Agostini sopra le medaglie et altre anticaglie divisi in XI
dialoghi tradotti dalla lingva spagnvola nell'italiana con la givnta dalcvne annotationi e molti ritratti di
belle e rare medaglie [], [Roma, Ascanio e Girolamo Donangeli, 1592]; ID., Dialoghi di don Antonio
Agostini arciuescouo di Tarracona intorno alle medaglie inscrittioni et altre antichita tradotti di lingua
spagnuola in italiana da Dionigi Ottauiano Sada [], In Roma (In Roma, appresso Guglielmo Faciotto,
1592).
25
Dialogi del signor don Antonio Agustini sopra le medaglie et altre anticaglie dove si ragiona se
elle sono monete et che utile se ne cavi, In Roma, appresso Guglielmo Faciotto, 1600 (In Roma, appresso
Guglielmo Faciotto, 1592).
64

camerlengo papale. Si tratta di Enrico ( 1599), fratello di quel Camillo che in


nel medesimo anno viene nominato nunzio in Spagna, dove si occupa di gestire i
delicati rapporti fra Santa Sede e monarchia spagnola nei difficili ultimi anni del
regno di Filippo II. Elevato a cardinale da Sisto V nel 1585, Enrico si occupa di
questioni di estrema delicatezza, come la missione in Francia insieme al
cardinal Bellarmino allindomani delluccisione di Enrico III di Valois.
Aperto sostentore della fazione spagnola, il cardinal Enrico giunge ad
attirarsi persino le ire del pontefice che arriva persino a tagliare i crediti al suo
legato, mettendo in seria difficolt le finanze della famiglia Caetani, a causa
dellappoggio esplicito ai Guisa, pretendenti al trono sostenuti dalla Spagna26.
La successiva edizione, ad opera degli stessi tipografi, altro non che un
rimaneggiamento di questa, con alcune piccole variazioni: si aggiungono al
principio due fogli con il frontespizio completo, inciso su rame, e nuovamente la
dedica al cardinal Caetani. Si ritaglia il centro della prima tavola della
precedente edizione, dovera presente il titolo dellopera, sostituendolo con un
altro composto con caratteri di stampa. Infine, si forma il libro, con le lamine
del precedente, per un totale di 72, le pagine di testo e le pagine finali della
tavola dei capitoli27. Il traduttore dellopera ed estensore della dedica Dionisio
Ottavio de Sada, antiquario e scrittore, nato Italia da genitori aragonesi,
originari di Huesca28.
Dato il successo dellopera e la fama del suo autore il gesuita Andreas
Schott traduce i Discorsi in latino, aggiungendone un dodicesimo, e
pubblicandoli ad Anversa nel 1617 presso Hendrik Aertssens (Henricum
Aertssium), ristampati nuovamente nel 1653 insieme al Regum et
Imperatorum Romanorum Numismata di Charles de Croy. Si contano altre
edizioni della traduzione italiana del De Sada nel XVII secolo: una nel 1625
(Andrea Fei) e unaltra nel 1650 (Filippo Rossi), questultima senza la dedica

26
Cfr. Konrad EUBEL - Wilhelm VAN GULIK, Hierarchia Catholica Medii et Recentioris Aevi,
Mnich, Sumptibus et Typis Librariae Regensbergianae, 1935; rist. Padova, Il Messagero di S. Antonio,
1960, III, 50, 53, 69 ed 81.
27
Cfr. E. TODA Y GELL, Bibliogafa cit., n. 66, 67.
28
Cfr F. de LATASSA - M. GMEZ Y URIEL, Bibliotecas antigua y nueva cit., s.v. Agustn, Antonio.
65

al cardinal Caetani. Delledizione del 1650 esce una ristampa per conto di
Michelangelo e Pier Vincenzo Rossi, Librai alla Salamandra, nel 1698.
Una nuova opera scaturisce dal circolo di antiquari orbitante attorno alla figura
di casa Farnese. Ci si riferisce al De triclinio Romano di Pedro Chacn 29 ,
pubblicato postumo nel 1588, redatto probabilmente verso la fine degli anni
Settanta. Lautore era nato a Toledo nel 1527 ed era morto a Roma nel 1581.
Aveva ottenuto un canonicato presso la cattedrale di Siviglia, potendosi in
questo modo dedicare allo studio della lingua greca e della matematica, che
coltiva a Roma. Era stato nominato da Gregorio XIII membro delle commissioni
per la revisione della Bibbia, per l'esame del decreto di Graziano e la revisione
del calendario.
Ancora una volta si riscontra la presenza, dietro ledizione, di Fulvio
Orsini, il quale si occupa dellappendice, dellavviso
ai lettori e della dedicatoria a papa Sisto V ai ff. [2-
5], nonch dellaltra dedicatoria al cardinal nepote
Alessandro Peretti, che viene omaggiato
nellAppendix 30 . Questa edizione appare
perfettamente in linea con la politica papale mirante
a cristianizzare i simboli dellantico 31 , e non solo
nelle intenzioni o negli scritti dapparato, come gli
stessi autori hanno modo di enunciare nel corso
delle loro argomentazioni. Lo studio dellantico
contribuisce, secondo quanto enunciato dallo Prado - Villalpando, In
Ezechielem explanationes []
spagnolo, a ricostruire in maniera pi fedele alcuni Roma, Zanetti, 1596,
Biblioteca dell'Acc. Naz. dei
passi della Sacra Scrittura, come la coena domini. In Lincei e Corsiniana - Roma

tal senso il contributo di questopera sar fondamentale per la produzione di


una nuova iconografia dellultima cena e dei momenti conviviali dei passi

29
Pedro CHACN, Petrus Ciacconius Toletanus De triclinio Romano. Fului Vrsini appendix,
Romae, in aedibus S.P.Q.R., apud Georgium Ferrarium, 1588.
30
Il codice Vat. Lat. 3439, conosciuto come Codex Ursinianus, contiene ai ff. 99r-114r una serie di
disegni dellOrsini raffiguranti triclini, reali e immaginari.
31
Cfr. Maria Luisa MADONNA, Sisto V e lantico, in Roma di Sisto V. Arte, architettura e citt fra
Rinascimento e Barocco,Catalogo della mostra a cura di M.L. MADONNA (Roma, Palazzo Venezia, 22
gennaio - 30 aprile 1993), Roma, Edizioni De Luca 1993, pp. 36-39.
66

evangelici, nelle quali si risente linfluenza degli studi di antiquaria di Pedro


Chacn e Fulvio Orsini32.
Linteresse per lantiquaria non si esaurisce nelle sole ricerche sulla Roma
antica. Autori spagnoli vengono espressamente inviati a Roma per poter
completare la loro opera sui luoghi simbolo delle Sacre Scritture, come il tempio
di Gerusalemme. questo il caso di Jernimo de Prado e Bautista de
Villalpando. Il primo, nato a Baeza, entra nella Compagnia di Ges nel 1572,
insegnando per sedici anni Sacre Scritture al collegio di Crdoba. L dove
pianifica la sua grande opera sul tempio di Gerusalemme, divisa secondo quanto
progettato in tre volumi. Protetto da Filippo II, si reca a Roma per pubblicarla,
reputando la citt il luogo ideale per dare alle stampe unedizione di pregio, con
tavole e illustrazioni33. La morte lo sorprende mentre lavora alla pubblicazione.
Rileva il suo compito un altro gesuita, Juan Bautista de Villalpando, che aveva
seguito Jernimo de Prado per coadiuvarlo nella redazione dellopera.
Considerato un esperto del Libro del profeta Ezechiele, che tratta diffusamente
dellantico monumento. Tuttavia, neanche Villalpando riuscir a terminare la
pubblicazione dellopera: muore poco dopo la pubblicazione del secondo e terzo
volume, nel 1604. Ledizione censita nel repertorio quella del primo tomo,
pubblicato nel 1596 presso Luigi Zanetti34. Il patrocinio della corona spagnola
esplicito; lo si rileva in ben due dedicatorie, entrambe allindirizzo di Filippo II,
una in forma di epigrafe, laltra alle pp. V-X, datata Roma, marzo 1596 a firma di
Villalpando. Nella seconda dedica si afferma come la descrizione della citt e del
tempio di Gerusalemme sia stata commissionata direttamente dal re.
Villalpando cita, parafrasandolo e rimaneggiandolo opportunamente, il profeta
Daniele (2:28): est Deus in caelo, revelans mysteria, qui indicabit Tibi Rex,
attribuendo cos al sovrano spagnolo il favore divino, mentre il versetto biblico
si riferisce a Nabucodonosor, che riceve una rivelazione in sogno.

32
Per linfluenza di queste opere e una panoramica degli studi rinascimentali e barocchi sulla
convivialit in et antica, cfr. linteressante contributo, non pubblicato di Fabrizio FEDERICI, Il triclinio
nella letteratura antiquaria tra Cinque e Seicento, [in linea]: https://www.academia.edu/2389202/; (data
di consultazione: ottobre 2013).
33
Su Jernimo de Prado, cfr. A. PALAU Y DULCET, Manual del librero cit., s.v.
34
Jernimo de PRADO, - Juan Bautista VILLALPANDO, Hieronymi Pradi et Ioannis Baptistae
Villalpandi e Societate Iesv, In Ezechielem explanationes et Apparatus Vrbis ac Templi Hierosolymitani.
Commentariis et imaginibvs illvstratvs. Opvs tribus tomis distinctum. Quid vero singulis contineatur,
quarta pagina indicabit, (Romae, Ex Typographia Aloysii Zannetti. Apud S. Marcum. MDXCVI [1596]).
67

Articolata inizialmente in tre parti, lopera in realt esce in quattro


riprese, poich il secondo volume viene pubblicato in due tomi: oltre alledizione
del 1596, si pubblicano perci altri tre volumi. Tutti riportano nel frontespizio la
data 1604 (per i tipi di Alfonso Chacn 35 , stampato da Carlo Vullietti),
contenenti rispettivamente lesegesi del profeta Ezechiele (prima e seconda
parte), e lApparatus della citt e del tempio gerosolimitano. Molto
probabilmente le edizioni non vennero pubblicate esattamente negli stessi anni
dichiarati nei frontespizi. Il quarto ed ultimo volume reca la data 1602 nel
colophon, mentre il terzo riporta il 1605. Sempre nel terzo sono presenti una
licenza dellOrdine, datata Roma, 10 marzo 1605; al f. [3] compare una nuova
dedica, questa volta a Filippo III, datata sempre Roma, marzo 1605. Molto
probabilmente soltanto alcune parti dellopera erano pronte per la
pubblicazione negli anni indicati e si era dovuto aspettare per completare il
lavoro. Nel caso delledizione di Prado e Villalpando. Lopera dei due gesuiti
rappresenta pertanto un ulteriore passo avanti in direzione di una
cristianizzazione delle discipline antiquarie, risultato della religiosit
controriformistica: cos come dai reperti antichi si possono ricostruire momenti
delle Sacre Scritture, cos i testi sacri possono contribuire a far luce sulla storia
antica, determinando cos un reciproco influsso: dalla storia al testo (biblico) e
dal testo (biblico) alla storia.

35
Alfonso Chacn, attivo come editore a Roma agli inizi del Seicento. Soprannominato nei
repertori il Giovane, per non confondere con lomonimo domenicano, di cui nipote.
Letteratura di viaggio

Le scoperte geografiche della fine del Quattrocento e del secolo


successivo restituiscono lustro ad un genere che, dopo il Milione di Marco Polo,
aveva visto un periodo di sostanziale declino: si tratta della letteratura di
viaggio. Sono queste opere che possono collocarsi a met strada fra letteratura e
trattatistica e che riscuotono un considerevole successo di pubblico, sollecitando
la curiosit del lettore per il nuovo e lesotico. Dalla scoperta dellAmerica in poi,
si assiste ad una vera e propria esplosione di relazioni, descrizioni e resoconti,
pubblicati un po ovunque in Italia ma con Venezia e Roma quali centri
principali di diffusione. I protagonisti delle opere del genere sono, in larga
parte, spagnoli; essi sono i testimoni diretti e le voci narranti dei libri pubblicati
in lingua originale o in traduzione italiana.
Per ovvie ragioni politiche e religiose, il papato nutre un particolare
interesse per ci che concerne le nuove terre che via via esploratori,
conquistatori, missionari vanno raggiungendo durante il secolo. Tale interesse si
manifesta precocemente, con la bolla di Alessandro VI Inter coetera del 1493,
allindomani dellarrivo di Colombo nelle Indie, per dirimere la questione della
ripartizione dei nuovi territori tra Spagna e Portogallo. Le bolle che si
susseguono negli anni seguenti saranno tese a risolvere questioni di
evangelizzazione e a stabilire la natura delle popolazioni americane.
Sebbene il primato della diffusione di notizie dal Nuovo Mondo spetti a
Venezia, a Roma si possiede un selezionato repertorio di edizioni americaniste.
Come il papato, anche leditoria romana si era mostrata agli esordi sensibile al
tema: del 1493, per i torchi di Eucharius Silber a spese di Giovanni Filippo Da
Lignamine, il poema di Giuliano Dati, fiorentino penitenziere in San Giovanni in
Laterano, dal titolo La Historia della Inventione delle diese isole di Canaria
indiane, che mette in ottave la relazione delle prime scoperte del navigatore
genovese inviata a Gabriel Snchez 1 , pure pubblicata a Roma nel medesimo
anno in una traduzione latina di Aliander de Cosco2.

1
Sul componimento di Giuliano Dati, cfr. Luciano FORMISANO (cur.), Cristoforo Colombo, la
lettera sulla scoperta (Febbraio-Marzo 1493) nelle versioni spagnola, toscana e latina con il "Cantare"
69

In seguito, le edizioni della letteratura di viaggio compariranno in diverse


citt3. Per ritrovare a Roma un esemplare a stampa sullargomento bisogner
attendere alcuni decenni. del 1535 la pubblicazione del terzo e ultimo libro del
Summario delle Indie Occidentali, riguardante la Nuova Castiglia, pubblicato
senza sottoscrizione del tipografo, ma sicuramente a Roma, come risulta dal
frontespizio4. Si tratta delledizione in traduzione italiana di unopera di Gonzalo
Fernndez de Oviedo, dal titolo Sumario de las Indias Occidentales (Toledo, a
spese dellautore, 1526), che come si dichiara nello stesso frontespizio
delledizione romana cavata dai libri di Pietro Martire, deve molto alle
Decades de Orbe novo di Pietro Martire dAnghiera, delle quali lopera pu
considerarsi un compendio in volgare. Ledizione pi nota in traduzione
italiana, forse ad opera del Navagero, quella di Venezia, per il tipografo
Stefano Nicolini da Sabbio 15345. Questa edizione romana del 1535 meno nota
e sembra essere sopravvissuto il solo ultimo volume. Nel 1571 si pubblicano a
Venezia in traduzione italiana a partire dalla versione spagnola di Gonzalo
Fernndez de Oviedo6.
Nel 1555 prende avvio una nuova campagna di diffusione delle opere
sulla conquista delle Indie Occidentali da parte dei fratelli tipografi-editori
bresciani Valerio e Luigi Dorico, che si realizza con la pubblicazione di due
classici della letteratura coloniale del secolo in traduzione italiana: la Prima

di Giuliano Dati, Napoli, Liguori, 1992 (Barataria, 7). Sul personaggio, la voce nel Dizionario Biografico
degli Italiani, Roma, Istituto dellEnciclopedia Italiana, vol. 33, 1987, a cura di Paola FARENGA.
2
Cfr. Paola CASCIANO et al., Indice delle edizioni romane a stampa, in Scrittura, biblioteche e
stampa a Roma nel Quattrocento, I, 2, Citt del Vaticano 1980, ad Indices.
3
Sarebbe prolisso citare qui tutte le edizioni di opere sulle scoperte geografiche stampate nei vari
centri di produzione italiani. Per un sintetico ragguaglio delle principali pubblicazioni, cfr., Giuseppe
BELLINI, La scoperta del Nuovo Mondo e la cultura italiana del Cinquecento, in La scoperta colombiana
e la cultura europea contemporanea (Erice 22-27 aprile 1992, Palermo, Accademia nazionale di scienze,
lettere e arti di Palermo, 1993 pp. 85-99.
4
Pietro Martire dANGHIERA, Libro vltimo de le Indie occidentale intitulato Noua Castiglia, In
Roma, 1535.
5
Sui contatti e le differenze tra Oviedo e Pietro Martire, cfr. Miguel ngel LADERO QUESADA, La
descripcin del Nuevo Mundo en la primera mitad del siglo XVI: Pedro Mrtir de Anglera y Gonzalo
Fernndez de Oviedo, in Catharum, n. 9 (2008) , pp. 17-28.
6
Le Historie della vita e dei Fatti di Cristoforo Colombo, per D. Fernando Colombo suo figlio,
Venezia, Francesco de Franceschi, 1571. Unedizione critica del testo, a cura di Rinaldo CADDEO,
Milano, Alpes, 1930 (rist. Milano, IEI, 1957-58, Roma, Erre emme, 1990).
70

parte della cronica del Regno del Per (1555)7 di Pedro Cieza de Len e la
Historia generale delle Indie Occidentali di Francisco Lpez de Gmara,
questultima in tre edizioni (una del 1555 e due del 1556). Il traduttore di tutte e
quattro le edizioni Agustn de Cravaliz, nato a San Sebastin, probabilmente
membro dellentourage dellambasciatore spagnolo a Roma8. La possibilit che
si tratti di un agente spagnolo sembra confermata dalla circolazione
manoscritta, sia in italiano che in spagnolo di un suo Tratado de precedencia
entre Espaa y Francia, sullannosa questione della precedenza che assillava il
protocollo della Santa Sede9.
La Prima parte della cronica di Cieza de Len viene dedicata dal
traduttore al cardinal Saraceno, Giovanni Michele Saraceni (1498-1568), di
nobile famiglia napoletana. Prima di indossare la porpora, era stato arcivescovo
di Matera e Acerenza, tra il 1546 ed il 1549 aveva partecipato al Concilio di
Trento, di cui era stato incaricato di revisionare gli atti. Da cardinale aveva
rivestito incarichi di rilievo, facendo parte, fra le altre cose, dellla Congregazione
del SantUffizio10. La dedica rivela un atteggiamento estremamente attento alle
motivazioni storiche della conquista dellAmerica da parte della Spagna, ancora
una volta esaltata come potenza militare: dopo unesaltazione della guerra come
strumento di mantenimento della concordia, secondo il topico latino si vis
pacem para bellum, Cravaliz spiega come nel costante esercizio delle armi

hanno benissimo imitato questo i Spagnoli, poi che dal tempo che di loro se ne ha
notitia, sempre son stati su le armi prima fra loro medesimi poi contra Cartaginesi,
contra i Romani, contra Gotti & altre nationi Settentrionali; & ultimamente con i
Mori [] quando per uno accidente, et quando per un altro, et ultimamente per la
santissima fede di Christo, non piacque a Dio che riposassero quelle vittoriose armi
[] & per la patientissima fatica & constantia del glorioso Christofano Colombo []
si fece da i Spagnuoli il gloriosissimo viaggio, che fu principio di acquistare quel

7
Pedro CIEZA DE LEN, Prima parte della cronica del Regno del Per tradotta dalla lingua
spagnuola nella italiana da Agostino Cravaliz, Roma, Valerio e Luigi Dorici, 1555 (Impressa en Roma
per Valerio et Luigi Dorici M.D.LV [1555]).
8
Cfr. David A. LUPHER, Romans in a New World: classical models in sixteenth-century Spanish
America, Ann Arbor, University of Michigan Press, 2006, pp 208-209.
9
Si conservano esemplari presso lArchivo General de Simancas, Estado, Roma, leg. 2014, ff.
94r-106v; Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 5154, ff. 33r-38v, Barb. Lat. 5200, ff. 173r-202r
10
K. EUBEL - W. VAN GULIK, Hierarchia Catholica cit., vol. III, pp. 32, 28, 59, 66, 72, 94, 224-
225.
71

nuouo mondo, gli habitanti del quale hauendogli prima conquistate, parte con
larmi, & parte con le prediche et ammonitioni delle sacre lettere hanno ridotto alla
Fede di Christo, al gremio della Santa madre chiesa []11.

La riputazione di grandissima Militio guadagnata in secoli, se non


millenni, di battaglie, legittima tanto la conquista americana come le guerre
dItalia dei Re Cattolici e Carlo V, pure citate. Il traduttore prosegue affermando
che si assunto il compito di effettuare la traduzione
per far s che anche coloro che non conoscono la
lingua spagnola possano apprendere le mirabilia del
nuovo mondo. La scelta di dedicare lopera al cardinal
Saracino viene motivata dalla grandezza del
personaggio, dal gusto che senzaltro prover nel
leggere le storie del Nuovo Mondo, ma soprattutto
sapendo io quanto [V. S. Illustrissima] ami quella
natione 12 , ossia la Spagna. Quello in cui Cravaliz
scrive il difficile anno del duplice conclave: viene
eletto Marcello Cervini, candidato gradito alla corona Historia di Mexico [[,
Roma, Valerio e Luigi
spagnola, che aveva svolto incarichi presso la corte Dorico, 1555.
Biblioteca nazionale
imperiale; tuttavia, il neoeletto pontefice muore dopo centrale - Roma

soli ventuno giorni. Nel nuovo conclave che ne segue il successore di designato
Gian Pietro Carafa, Paolo IV, nobile napoletano decisamente antispagnolo; i
rapporti con la corona spagnola subiscono un immediato deterioramento, che
porter alla guerra carafesca, con una nuova minaccia di saccheggio della citt
di Roma da parte delle truppe spagnole. Dato il contesto storico nel quale
avviene, la dedica assume pertanto un valore politico e pare plausibile che
Cravaliz fosse un agente spagnolo impegnato per conto dellambasciatore in
qualche delicato incarico diplomatico. Mantenere in vita una fazione spagnola
allinterno del collegio cardinalizio era forse lincarico pi importante e serio che
lambasciatore spagnolo a Roma doveva svolgere. Nella stessa introduzione, il
traduttore promette altres di dare alle stampe gli altri libri della Crnica del

11
Pedro CIEZA DE LEN, Prima parte della cronica del Regno del Per cit., pp. 2-3.
12
Ivi, p. 4.
72

Per, in realt mai pubblicati. Tuttavia, il successo dellopera di Cravaliz non


tarda a giungere. Sebbene non se ne pubblicheranno ulteriori edizioni a Roma,
ne usciranno diverse a Venezia per tutto il XVI secolo 13 , utilizzando la
traduzione di Cravaliz, che si trasforma cos vulgata in Italia della prima parte
della Crnica.
Ci che invece si pubblica la Historia generale delle Indie Occidentali
di Francisco Lpez de Gmara, che aveva visto la luce per la prima volta a
Saragozza nel 1552. La traduzione italiana della prima edizione dellopera del
1555, lo stesso anno della Crnica di Cieza de Len. Anche il traduttore lo
stesso Agustn Cravaliz cos come gli editori, i fratelli Dorico14. LHistoria di
Gmara, cappellano di Corts al rientro in Spagna del conquistador, era scritta
con testimonianze di seconda mano (lautore non aveva mai messo piede nelle
Indie) e con il chiaro intento di esaltare il proprio protettore. Lopera aveva
avuto successo, se si pensa che se ne pubblicarono ben sei edizioni in Spagna fra
il 1552 e il 1554, con variazioni nel titolo e nella composizione dei capitoli.
Nelledizione del 1553 (Medina del Campo,
Guillermo de Millis) presente una lettera di dedica
a Carlo V, Seor de las Indias y del Nuevo Mundo.
Malgrado il suo successo, Filippo II, probabilmente
sotto linfluenza di Bartolom de las Casas,
avversario di Gmara, emana una cdula real nel
1556 con la quale si proibisce la stampa dellHistoria
general de las Indias, probabilmente per linfluenza
di Bartolom de las Casas, avversario di Gmara, che

Historia del illustriss. [] valuter in ben altri termini i risultati della


Roma, Valerio e Luigi
Dorico, 1556. conquista. Ci non arresta il successo dellopera
Biblioteca nazionale
centrale - Roma allestero, e ne testimonianza questa prima

13
Le altre edizioni italiane dell'opera reperite sono in tutto cinque: Venezia, Andrea Arrivabene,
1556; Venezia, Fr. Lorenzini da Torino, 1560; Venezia, Giordano Ziletti, 1560; Venezia, Giovanni
Bonadio, 1564; Venezia, Andrea Arrivabene, 1596.
14
Francisco LPEZ DE GMARA, Historia di Mexico et Qvando si discoperse la Nvova Hispagna,
conqvistata per l'Illvstriss. et ualoroso Principe Don Ferdinando Cortes Marchese del Valle. Scritta per
Francesco Lopez de Gomara in lingua Spagnuola, & Tradotta nel volgare Italiano per Avgvstino de
Cravaliz, In Roma, Appresso Valerio & Luigi Dorici fratelli, M.D.LV [1555].
73

traduzione italiana, cui faranno seguito altre due edizioni romane, presso gli
stessi tipografi e ad opera dello stesso traduttore.
Lanno seguente si ripubblica lopera di Gmara, con delle leggere
variazioni. Conservando la tiratura della precedente edizione, si trasforma
cambiando il titolo 15 con un nuovo frontespizio, con laggiunta di otto fogli
preliminari e sopprimendo i sei finali di indice. Il successo della traduzione di
Cravaliz spinge i fratelli Dorico a pubblicare di nuovo lHistoria. A tutela dei
propri interessi gli editori si erano assicurati un privilegio papale ed imperiale di
dieci anni in occasione delledizione della Prima parte della Cronica del Regno
del Per di Cieza de Len, che non tralasciano di far constare anche sul
frontespizio di Lpez de Gmara. Nelle intenzioni dei fratelli Dorico, infatti, le
due edizioni facevano parte di un unico grande progetto editoriale sulla
letteratura di viaggio e quindi anche il privilegio ottenuto per la prima era inteso
valido anche per la seconda, come se si trattasse di un tuttuno. Cos vengono
considerate le opere di Gmara e Cieza de Len dagli editori contemporanei ai
Dorico. A Venezia, nel 1560, Giordano Ziletti pubblica lHistoria intitolandola
Seconda parte dellhistorie del Per. Una operazione simile, con ben altre
proporzioni ed esiti, la compiono in quegli stessi anni editori veneziani come
Giolito, i Giunta o lo stesso Ziletti16, cercando di organizzare una sorta di collana
sui viaggi e le scoperte geografiche. Dopo il frontespizio con il nuovo titolo, la
dedica e la tavola dei capitoli, abbiamo nuovamente il precedente frontespizio,
con il testo delledizione del 1555. La dedica allindirizzo del cardinal Rodolfo
Pio di Carpi, gi dedicatario dellInstitutione del prencipe christiano del
Guevara. Lo stesso anno si ripubblica unedizione con un titolo mutato, La
Historia generale delle Indie Occidentali 17 , secondo la variazione che aveva

15
LPEZ DE GMARA, Francisco, Historia del Illvstriss. et valorosiss. Capitano don Ferdinando
Cortes Marchese del Valle, et Qvando discoperse, et acqvisto la Nvova Hispagna. Scritta per Francesco
Lopes de Gomara in lingua Spagnuola, & hora tradotta nella Italiana per Avgvstino de Cravaliz. Col
Priuilegio del Sommo Pontefice, & della Maesta Cesarea, per anni x si come nella prima parte della
Historia del Peru si puo uedere, Impressa in Roma per Valerio, & Luigi Dorici fratelli nel MDLVI
[1556].
16
Sullazione degli editori a Venezia per la diffusione dei saperi relativi alle scoperte geografiche,
cfr. Angela CARACCIOLO ARIC, L'editoria veneziana del Cinquecento di fronte alla scoperta
dell'America, Bulzoni, Roma 1988 (Temi Colombiani, I).
17
Francisco LPEZ DE GMARA, La Historia generale delle Indie Occidentali, con tutti li
discoprimenti, & cose notabili, che in esse sono successe, da che si acquistorno fino ahora. Scritta per
Francesco Lopez de Gomara in lingua Spagnuola. & tradotta nel Volgare Italiano per Avgvstino de
74

avuto luogo anche in Spagna, con la pubblicazione della Historia general de las
Indias a Medina del Campo (Guillermo de Millis) nel 1554. Nella seconda
edizione del 1556 si tornano a sopprimere i fogli iniziali e si aggiungono
incisioni. Tuttavia, di questa stessa edizione esiste una variante, denominata nei
repertori Variante B nella quale la dedica al Cardinal di Carpi viene sostituita
da unaltra, allindirizzo di Cosimo de Medici, che nel 1555 aveva fatto
capitolare la citt di Siena, con la ratifica di Filippo II nel 1557, ponendo le basi
per listituzione del Granducato, da parte di papa Pio V, che sarebbe avvenuta
solo nel 1569, grazie anche allabilit diplomatica del figlio del signore di
Firenze, Ferdinando de Medici, cardinale dal 1562 al 1587 e poi granduca di
Toscana in seguito alla morte del fratello Francesco. Per ottenere il titolo, la
famiglia dei Medici si lega sempre pi alla fazione spagnola a Roma: i Medici
sono infatti consapevoli che, come per Siena, senza il consenso di Filippo II la
loro ascesa non sar possibile 18 . Di fatto, lottano strenuamente perch la
decisione papale sia riconosciuta dalla Spagna, cosa che avverr solamente nel
1576. La dedica del Cravaliz presente nella Variante B pu pertanto spiegarsi
alla luce di queste considerazioni.
In essa si legge che la maggior cosa dopo la creatione del Mondo, eccetto
la Incarnatione & morte del figliuolo di Iddio, che lo cre, il discoprimento
delle Indie. Si ripete il consueto topos degli indigeni nellerrore e nel peccato,
mettendo laccento sul fatto che gli spagnoli si sono presi lonere di far
conoscere il vero Dio agli indigeni. Essi,

come non conoscono il uero Iddio, sono in grandissimi peccati di Idolatria, & di
sacrificij crudelissimi di huomini uiui, & daltri abhomineuolissimi, & nefandissimi
vitij, de i quali sono gi priuati, & retirati per la gratia di Dio, & per ammonitione, &
predicatione di Spagnuoli, hauendo pigliato la fattica, & pericoli, per seruitio di
Dio, con ogni assiduit & diligentia.

Cravaliz. Co'l Priuilegio del Sommo Pontefice, & della maesta Cesarea per dieci anni; si come si puo
uedere nella prima parte della Historia del Peru, gia da noi stampata, In Roma, Per Valerio, & Luigi
Dorici, l'anno MDLVI [1556].
18
Cfr. Angela FASANO GUARINI, Rome, workshop of all the practices of the world: from the letters
of Cardinal Ferdinando de Medici to Cosimo I and Francesco I, in G. SIGNOROTTO - M. A. VISCEGLIA,
Court and politics in papal Rome, 1492-1700, Cambridge, Cambridge University Press, 2002, pp. 53-77.
75

Si aggiungono le ragioni della dedica:

Questa traduttione dellIdioma Spagnuolo, nel uolgar Italiano, ho uoluta indrizzarla


a Vostra Eccellentia non gi perche ella non sappi le cose delle Indie meglio di me,
ma perche le uegga, & legga insieme con alcune particularit tanto piaceuoli come
nuove & uerissime; & ancora perche uadi pi sicura, & con maggior auttorit sotto
il nome di Vostra Eccellentia, che la gratia, & perpetuit, la medesima Historia
gliela dar, ouero gliela leuar.

Limpresa della Spagna non conosce eguali in nessuna epoca storica.


Leggiamo infatti oltre, nella stessa dedica:

Di maniera che la nauigatione delle naui di Salamone, nel uiaggio de gli Argonauti, tanto
celenrato da Poeti, nel uiaggio di Gades fino in Arabia, fatto da Polibio, n altra fatica niuna de
gli antichi si potr mai agguagliare (come dice il Cardinal Bembo nella sua Historia Venetiana19)
a quella de i Spagnuoli20.

Il programma politico spagnolo, ben evidenziato dal traduttore nella


dedicatoria di questultima edizione, si fonde col programma editoriale dei
fratelli Dorico, dando luogo a unedizione che, se in Spagna era stata proibita,
assolve comunque alla propria funzione propagandistica allestero. A partire
dalle romane, si inaugura una fortunata serie di edizioni: oltre alle romane, se
ne contano altre sedici dal 1555 a fine secolo. Le pi importanti sono le edizioni
immediatamente successive a quella romana del 1556, tutte pubblicate a
Venezia fuori dalla portata del privilegio papale e imperiale: nel 1557 escono due
edizioni, una sottoscritta da A. Arrivabene, laltra da Giordano Ziletti; nel 1560
da Francesco Lorenzini da Torino e nel 1564 da Giovanni Bonadio. Ledizione
del 1566, ancora una volta stampata da Ziletti, fa registrare un notevole
aumento della mole dellopera: dai 211-240 ff. delle edizioni romane si passa, a
parit di formato (in-8), alle 524 di quella veneziana; tali cambiamenti si

19
Effettivamente nellIstoria Veneziana di Bembo troviamo un riferimento importante alla scoperta
dellAmerica ed al merito spagnolo di questa. Nel Libro sesto, egli dice: stimo convenevole essere []
brievemente raccontare, quale di questo fatto [i.e. la scoperta dellAmerica] che di tutti quelli che alcuna
et ha giammai veduti, il maggiore, e il pi bello, fosse il cominciamento. Pietro BEMBO, Historia
veneziana, ed. Venezia, Antonio Savioli, 1747, p. 1501.
20
F. LPEZ DE GMARA, La Historia generale delle Indie Occidentali cit., ff. 1-2.
76

riflettono nelle diverse versioni che circolavano nella stessa penisola iberica
dellopera, ampliata da Lpez de Gmara nel corso degli anni fino alledizione
saragozzana del 1554, nellofficina di Pedro Bernuz21. La presenza dellHistoria
di Lpez de Gmara in traduzione italiana riscontrabile fino alla fine del
secolo, nel 1599, con unedizione di Barezzo Barezzi.
Le Americhe non erano lunico fronte che vedeva impegnata la Spagna in
operazioni di conquista ed evangelizzazione. Negli stessi anni lAsia viene
percorsa da ambasciatori e missionari cattolici nel tentativo di evangelizzare i
popoli del lontano oriente. Si tratter in seguito delle lettere annue dal
Giappone pubblicate dalla stamperia gesuita attiva in citt nellultimo quarto di
secolo, la stamperia del Collegio Romano. Sempre uno spagnolo, gesuita, sar il
protagonista pi noto dello sforzo missionario in Asia: ci si riferisce a San
Francisco Xavier, di cui si tratter in seguito. Qui importa sottolineare il
contributo di un altro religioso, un agostiniano, Juan Gonzlez de Mendoza,
autore di una voluminosa relazione dal titolo Historia de las cosas mas
notables, ritos y costumbres, del gran reyno dela China. Originario di
Torrecilla de Cameros (Logroo), Juan Gonzlez de Mendoza entra nellordine
agostiniano presso la capitale del Messico. Di ritorno in Spagna nel 1574, Filippo
II lo invia come ambasciatore in Cina nel 1580. Al suo ritorno soggiorna in
Italia, dove ottiene lincarico di penitenziere apostolico e compie un nuovo
viaggio in America. Nel 1595 viene eletto vescovo di Lipari, nel 1607 vescovo
del Chiapas; lanno seguente di Popayn, nellattuale Colombia, dove trascorre il
resto dei propri anni fino alla morte, avvenuta nel 1618. Dallesperienza vissuta
in Cina e dai resoconti di altri religiosi nasce la pubblicazione della sua opera,
che conta sette edizioni a Roma fra il 1585 ed il 1586 ed altre sette in Italia, tra
Venezia, Genova e Bologna, fra il 1586 ed il 1590, per un totale di quattordici
edizioni nel corso del Cinquecento, dodici in traduzione italiana e due, entrambe
pubblicate a Roma, in lingua spagnola.

21
F. LPEZ DE GMARA, La historia general de las Indias y nueuo mundo : con mas la conquista
del Peru y de Mexico; agora nueuamente aadida y emendada por el mismo autor, con vna tabla muy
cumplida de los capitulos, y muchas figuras que en otras impressiones no lleua, Vendense en aragoa:
en casa de Miguel de apila mercader de libros, 1555 (Fue impressa [...] enla [...] ciudad de aragoa, en
casa de Pedro Bernuz [...], doze de Octubre 1554).
77

Il testo diviso in due parti. La prima, pp. 1-150, comprende una storia
generale della Cina. La seconda, pp. 151-340, dedicata alle missioni cattoliche
in quel regno e alle avventure dei primi missionari francescani e agostiniani.
Dalla p. 341 alla fine del libro presente, con un titolo proprio, la relazione
intitolata Itinerario del Padre Cvstodio Fray Martin Ignacio, De la Orden del
bienauenturado Sant Francisco, que paso ala China en compaia de otros
religiosos de la misma Orden, Y de la Provincia de S. Ioseph, por orden del Rey
D. Phelippe Nuestro Seor. Y de la bvelta que dio por la India Oriental y otros
Reinos, rodeando el Mundo, vale a dire lItinerario annunciato nel frontespizio.
Va ricordato che, per quanto riguarda le edizioni romane, le prime due
sono in spagnolo, con una leggera variazione nel titolo: Historia e
dellHistoria 22. In entrambe le versioni spagnole presente una lettera di
dedica, allindirizzo di Hernando de Vega y Fonseca, presidente del Consejo de
Indias fra il 1584 ed il 1591. In essa possiamo leggere:

Quando el anno de mill y quinientos y ochenta, su Magestad me mando que


passasse al Reyno de China, el Illustrissimo Don Antonio de Padilla y Meneses de
buena memoria, antecessor de V. S. Illustrissima me encomendo, que con
curiosidad notase las cosas de aquel Reyno, para hazerle amibuelta larga relacion
deloque huuiesse visto y entendido [...] Pero buelto a Espanna y hallando, que el
sennor presidente era fallecido, pareciome que cessando con su muerte el fin para
que yo auia con diligencia juntado todo lodicho, cessaua tambien la occasion de
publicarlo: hasta que uenido aesta corte, y auiendo besado el pie ala sancta
memoria del Papa Gregorio XIII, y por su mandado dadole noticia dela que yo tenia
delas cosas de aquel Reyno, conque su beatitud recibio gusto, me ordeno que
juntandolas conla mejor orden que supiesse las sacasse aluz [...] no quise dilatar la

22
GONZLEZ DE MENDOZA, Juan, De la historia de las cosas mas notables, ritos y costumbres, del
gran reyno dela China. Hechas y ordenada por el muy R. P. Maestro Fr. Ioan Gonzalez de Mendoa dela
Orden de S. Agustin, y penitenciario Appostolico a quien la Magestad Catholica embio con su real carta
y otras cosas para el Rey de aquel Reyno el ao 1580. Al Illvstrissimo S. Fernando de Vega y Fonseca
del consejo de su Magestad y su presidente en el Real delas Indias. Con vn Itinerario del nueuo Mundo.
Con Priuilegio y Licencia de su Sanctidad, En Roma, a costa de Bartolome Grassi en la stampa de
Vincentio Accolti, 1585; ID., Historia de las cosas mas notables, ritos y costumbres, del gran reyno dela
China, sabidas assi por los libros delos mesmos Chinas, como por relacion de religiosos y otras personas
que an estado en el dicho Reyno. Hecha y ordenada por el muy R. P. Maestro Fr. Ioan Gonzalez de
Mendoa dela Orden de S. Ag[u]stin, y penitenciario Appostolico a quien la Mayestad Catholica embio
con su rela carta u otras cosas para el rey de aquel Reyno el ao 1580. Al Illvstrissimo S. Fernando de
Vega y Fonseca del consejo de su Magestad y su presidente en la Real delas Indias. Con vn Itinerario del
nueuo Mundo. Con privilegio y licencia de Su Sanctidad, En Roma, a costa de Bartholome Grassi, en la
stampa de Vincentio Accolti, 1585.
78

execucion de este pensamiento hasta mi buelta a Espanna; porque la consideracion


del mal estilo conque estan escritas no le resfriase23.

Ai ff. [17-18] sono presenti due sonetti anonimi in castigliano, sulla gloria
di Roma e il destino della Cina. Sopra al primo sonetto leggiamo: Soneto de ..
en la Reduion del Reyno dela China ala Iglesia Catholica. In essi ritroviamo una
summa dei topici sulla gloria romana riproposti dal gusto antiquario della Roma
di quegli anni, su cui si gi trattato. Solo in ultimo compare la menzione della
Cina, per giustificare la presenza del sonetto. In linea con la progressione gloria
di Roma nellantichit gloria di Spagna in et moderna cos cara ai trattatisti
dellepoca, il secondo sonetto esalta i meriti della Spagna, patria dellautore,
nello sforzo di conversione di popoli cos lontani. Il suo operato resta
immortalato nella gustosa storia cui ha dato origine. Citiamo qui di seguito
entrambi i componimenti:

Inclin la ceruiz Cartago altiua Tv, que con Zelo sancto, y pecho osado

Al Imperio de Roma, al Africano (Despreciando del mar ptempestuoso

Capitan vencedor; Numancia en vano Las ondas) arribaste al poderoso

Resiste, y queda sin persona biua. Reyno, de Gente indomita abitado

Antes Marcello a Siracusa priua Y esparciendo en los pechos del elado

De libertad, y conuiolenta mano Pueblo, el licor suaue, y precioso

Cesa la Francia opprime, y al Romano Mas che Nectar, dexaste al Glorioso

Yugo, su cuello indomito derriua Estandarte de Christo enarbolado

Triumpho Roma, venciendo en toda parte; El inmortal triumpho, de tamaa

Ya la llora el Gentil, puesta en ruina, Victoria, Goza (la famosa frente

Porque ha dexado el sarificio [sic] a Marte; De Verde yedra, y arrayan zeida)

Mas buelua auer al apartado China, Tu nombre cante la felice Espaa,

Do penetra de Christo el Estandarte, Pot mill causas quedando eternamente

23
GONZLEZ DE MENDOZA, Juan, De la historia cit., f. 3 s.n.
79

Como al Baptismo la Ceruiz inclina. A tan sabrosa historia agradecida.

Nella tavola dei capitoli che segue leggiamo in molte rubriche los espaoles, o
los nuestros, diciture che si rispettano anche nelle successive traduzioni
italiane; si rimarca il fatto che questa non tanto o non solo una storia di
missionari, ma di missionari spagnoli.
In entrambe le edizioni presente un motu proprio di Sisto V datato
Roma, 1585 nel quale si concede il privilegio allo stampatore per due anni. Al
f. 5v s.n. al Lettore, dicendo che, terminato di stampare il libro, in attesa il motu
proprio di Sua Santit per tirare i ff. prel., lautore ricevette una lettera dalla
Spagna da parte del visitatore del suo ordine, fr. Pedro de Rojas, avvisandolo
che l'imperatore di Cina chiedeva missionari, specialmente agostiniani. Al f. 6
s.n., compare un avviso al lettore, nel quale lautore si scusa per la qualit del
libro, dandone la colpa alle scarse competenze linguistiche e tecniche degli
impressori italiani, augurandosi che verr ristampato in Spagna con maggior
cura. Leggiamo infatti:

Conozco en el progresso dela historia dos notables defectos, el Primero (que es de


la estampa) se disculpa con la poca intelligencia de los impressores ytalianos en la
nuestra lengua Espaola, que por ignorar la significacion delos vocablos, diuiden
silabas, que debrian juntarse, y juntan las que fuera razon distinguirse, y por
faltarle caratheres, tildes, y otros requisitos de nuestra pronunciacion, estampan
muchas diciones defectuosas y mal correctas. El segundo del mal Estilo [...]
aduirtiendo el buen zelo que me mouio, y la intencion de acertar en este discurso,
lo descuente del cargo que se me puede hazer pues para enmienda dela estampa
llegando Con el fauor de Dios, (como espero) en Espaa, prometo se tornara a
imprimir, teniendo particular cuydado con que salga demanera y tan differente que
corra parejas con mi voluntad.

Come auspicava lautore nellintroduzione, lopera esce negli stessi anni


anche in Spagna: nel 1585 a Madrid (s.n.), e lanno successivo nuovamente a
Madrid (en casa de Querino Guerardo, a costa de Blas de Robles) e a Barcellona
(en casa de Juan Pablo Manescal). A Roma si pubblicano ancora le traduzioni
italiane, con il titolo: DellHistoria della China []. Esse sono in totale cinque,
80

tutte pubblicate nel 1586, sotto le insegne di impressori distinti: Bartolomeo


Grassi, Andrea Celentano e Cesare Rasimo, Giovanni Martinelli, Giovanni
Angelo Ruffinelli, Vincenzo Pelagallo. evidente che si tratta di una stessa
edizione ripartita tra i cinque librai per la vendita e che questi vollero avere il
proprio nome sui frontespizi. Esse infatti variano nella distribuzione delle
pagine preliminari: [16], 379, [32] p. nelle edizioni di Celentano-Rasimo e
Ruffinello; [48], 379 in quelle del Grassi, del Martinelli e del Pelagallo. Ci che
varia la collocazione delle tavole, mentre alle pagine finali compare lo stesso
Itinerario della versione spagnola. Oltre a riprodurre la dedica dellautore al
presidente del Consejo de Indias che si leggeva nelloriginale, le edizioni italiana
contengono una dedica del traduttore a Sisto V,
nella quale si innalza la gloria dellordine
agostiniano per la sua missione evangelizzatrice
in Asia.
Negli stessi anni si susseguono edizioni
anche in altre citt italiane: nel 1586 un
veneziano, Geronimo Bartoli, pubblica la sua
edizione; nello stesso anno un altro editore della
Serenissima, Andrea Muschio, pubblica la sua,
riproposta nel 1588 e nel 1590; sempre Muschio
sottoscrive unedizione con un falso
J. Gonzlez de Mendoza, frontespizio, Venezia 1587, mentre invece si
Dellhistoria della China [...],
Roma, G. Martinelli, 1586. tratta di unedizione stampata a Londra da John
Biblioteca Angelica - Roma
Wolfe 24 . Francesco Tosi e Giovanni Rossi la
ristampano, rispettivamente, a Bologna e Firenze nel 1589.
Il traduttore Francesco Avanzi un personaggio di origini venete attivo a
Roma nella seconda met del XVI secolo, del quale non si potuta reperire altra
notizia se non quella relativa al suo operato di traduttore in questa occasione e
in unaltra edizione, legata come questa al nome della Spagna. Si tratta della
traduzione dal latino della biografia di San Diego de Alcal, ad opera di Antonio

24
Sul tipografo-editore londinese John Wolfe, che era solito stampare opere di italiani con false
sottoscrizioni o edizioni coperte da privilegio, cosa per la quale nel 1582 era finito in carcere, cfr.
Fernanda ASCARELLI - Marco MENATO, La tipografia del Cinquecento in Italia, Firenze, Olschki, 1989
(Biblioteca di bibliografia italiana, 116), sub voce Wolf, John.
81

Galesini; sulle canonizzazioni e sul ruolo della monarchia spagnola nei processi
di santificazione di personaggi iberici si avr modo di tornare nel corso dello
studio preliminare, allinterno della sezione di letteratura religiosa. Nel suo
avviso al lettore, posto al principio della traduzione e riportato in tutte le
edizioni, troviamo la ripetizione della storia circa la genesi dellopera, che
Gregorio XIII aveva sollecitato al Gonzlez, costringendolo a pubblicarla prima
di poter limare il suo scritto. Ci giustificherebbe qualche licenza che il
traduttore si preso nei confronti delloriginale. Egli dichiara inoltre di aver
cercato di tradurre pi ad sensum che in modo letterale,

presa lintention dellAuttore, esprimer i suoi concetti, non come suol fare il
Traduttore, che mette i piedi ne i medesimi vestigij dellinuentor delle cose, ma
come il Prafraste, che lo seguita per la medesima strada, imprimendo noui vestigij,
e cercando pi, come dice S. Gier. La sostanza del senso dal senso,che la parola
dalla parola; il che ho fatto nondimeno con grandissimo rispetto, & molto di rado,
procurando nellespression delle cose, di riseruar la laude allAuttore, &
seruendomi ne i luochi difficili, quanto pi ho potuto delle sue parole, vedendo che
le sue facende non lo haueuano lasciato esser pi diligente, poi che lobligo
cheglhaueua di publicar il libro, non patiua alcuna dilatione25.

Nelle parole del traduttore si possono scorgere gli elementi di un dibattito,


quello sulla traduzione ad literam e ad sensum che vedeva impegnati gli
intellettuali ed i letterati del tempo, che si rifanno al traduttore per eccellenza,
lautore della Vulgata, San Girolamo. Nei ringraziamenti si fa il nome di uno
spagnolo illustre, del quale si gi trattato in precedenza: Alfonso Chacn:

& duna parte di questa mia fatica rendi particola gratie al R. P. Maestro Alfonso
Chiacone, della cui esperienza, & giudicio nelle lingue, & nelle scienze risuona non
sol la Spagna sua patria, ma Roma istessa; essendomi stato consigliero, & scorta in
molti passi oscuri di questa tradottione, & tanto volontieri, chio posso dir, chegli
abbia lasciato stanco me con la sua nobil cortesia, pi che non ho stancatio lui con
la mia importunit.

25
J. GONZLEZ DE MENDOZA, Dellhistoria della China cit., (ed. B. Grassi, Roma, 1586(, f. [6].
82

probabile che sia Avanzi che lo stesso autore, il padre Gonzlez de Mendoza,
avessero contatti con il circolo di eruditi appassionati di antiquaria attivo
intorno alla figura Chacn e al casato dei Farnese; ci giustificherebbe la
presenza, nella versione spagnola dellHistoria della China, dei sonetti carichi di
riferimenti alla Roma antica. In tale direzione punta la menzione, sempre
nellAvviso del traduttore, ad un altro erudito del tempo, specializzato in studi
storici, soprattutto in materia di storia del pensiero filosofico: Angelo Rocca,
agostiniano come Gonzlez, fondatore della biblioteca Angelica, del quale si
citano i commenti ad Egidio Romano, pubblicati pochi anni prima a Roma e a
Venezia.
La successiva edizione di letteratura di viaggio ad opera di un altro
religioso, il gesuita Giovanni Botero, che nel 1588 pubblica una curiosa opera
dal titolo Discorso de vestigii, et argomenti della fede catholica ritrouati
nell'India da' portoghesi, e nel mondo nuouo da' castigliani26. Nel suo prologo
Botero reitera un topos assai diffuso allepoca, gi incontrato in altre opere del
genere: la comparazione fra antichi e moderni e la grandezza della scoperta
dellAmerica, impresa al di sopra dogni altra:

In questo nostro secolo si sono condotte fine due imprese, vna da Portoghesi,
laltra da Castigliani, paragano delle quali le prodezze de Greci, e de Romani
sono poco pi di nulla. I Portoghesi con vna nauigatione inaudita hanno scoverto, e
ricondotto sotto la lor possanza lIndia orientale, che diede anticamente tanto nome
Bacco, Hercole, & ad Alessandro Magno. I Castigliani, dietro la scorta di
Christoforo Colombo, hanno ritrouato, e messo sotto il loro Imperio vn mondo
nuouo.

Si noti che, allepoca in cui Botero scrive, Spagna e Portogallo sono riuniti sotto
il dominio della corona di Castiglia per ragioni di successione dinastica. Nel
proseguire la sua trattazione Botero inserisce un altro commento tipico della sua
epoca, volto a giustificare limpresa colonizzatrice e a certificarne gli auspici
divini sotto i quali si compieva:

26
BOTERO, Giovanni, Discorso de vestigii, et argomenti della fede catholica ritrouati nell'India da'
portoghesi, e nel mondo nuouo da' castigliani. Di Giouanni Botero benese, In Roma, appresso Giouanni
Martinelli, 1588.
83

Ma prima di passar inanzi io non voglio lasciar di dire, che assi gran segno della
verit della nostra santa fede si che nelle suette imprese, per diuina prouidenza,
non habbia hauuto parte nessun Re, il cui Regno sia macchiato dheresia; accioche
quelle genti non cadessino da vn male in vnaltro [] volse Dio che i Prencipi, cui
appartiene la gloria di si marauigliosi scuoprimenti fossino catholicissimi, e
diuotissimi [] Isabella Reina di Castiglia, che le diede il modo di far limpresa, fu
di tanta bont, e virt, e cos chiara, e celebre, che per molto chio ne dicessi ne
direi sempre poco, anzi nulla, paragone de suoi meriti.

Colombo, il navigatore che aveva disvelato agli occhi del vecchio continente il
mondo nuovo, viene descritto come uomo di profonda fede, contrariamente a
quanto si dice dei marinai:

Christoforo Colombo, inuentore del mondo nuouo, fu cos diuoto, e pio, che benche
fosse huomo chhaueua speso tutta la sua vita nel mare, non haueua per nessuno
di quei vitij, che sono proprij di cos fatta gente; era nemico della bestemmia,
detestatore dellempiet, haueua lhonor di Dio inanzi gli occhi; & in mezzo della
nauigatione nissuno accidente lhauerebbe mai indotto sarpar lancore,
dispiegar la vela ne giorni di festa.

Scopo dellopera mostrare come, per ragioni ignote, alcuni fondamenti


dottrinari della religione cattolica fossero presenti nella cultura delle civilt
asiatiche prima dessere raggiunte dai portoghesi e di quelle preispaniche prima
dellincontro con gli spagnoli. I vestigij della dottrina apostolica riguardano,
per esempio, il culto dei morti o la vita ultraterrena. Come avverte
nellintroduzione alla parte relativa al mondo nuovo, Botero ha riscontrato nelle
popolazioni americane le seguenti affinit: anzitutto, la coscienza dellarrivo
imminente dei cristiani, riscontrabile in molte profezie e premonizioni;
successivamente, alcuni elementi propri del cattolicesimo, come la resurrezione
dei morti, la fine del mondo, la ripartizione del regno ultraterreno in inferno,
purgatorio e paradiso, il diluvio universale, la confessione dei peccati; il libro
finisce con il trasformarsi in un trattato sugli usi e costumi delle civilit
preispaniche. Tali elementi non costituiscono soltanto una prova della
legittimit dellevangelizzazione dei popoli dellAsia e dellAmerica, ma anche
84

della verit della fede cattolica rispetto alla protestante, che trova un riscontro
nella sua diffusione ecumenica, antecedente rispetto al sopraggiungere degli
europei. Non a caso la confessione, uno dei sacramenti pi controversi e
osteggiati dal pensiero religioso protestante, viene fatto risalire a prima di
Colombo.
Considerando la produzione successiva di Giovanni Botero il Discorso de
vestigii viene a configurarsi come opera satellite
delle Relazioni universali, divise in quattro parti e
pubblicate a Roma tra il 1591 e il 159627. Lopera
costituisce un repertorio organico di
antropogeografia, con notizie sulla geografia, la
densit demografica, le risorse economiche, la
potenza militare e la costituzione politica di tutti gli
Stati del mondo, un manuale geopolitico indirizzato
alla classe dirigente europea. Lopera annovera un
centinaio di edizioni e traduzioni, tra le quali anche

G. Botero, Discorso de
vestigii [], Roma, G. una in spagnolo, pubblicata a Gerona nel 1603. Le
Martinelli, 1588.
Biblioteca nazionale parti che riguardano pi da vicino la presente
centrale - Roma
trattazione sono la terza, riguardante la
distribuzione delle religioni sui continenti, con notizie sulle recenti attivit
missionarie, e la quarta, dove si tratta delle religioni degli indigeni americani e
dellintroduzione della dottrina cattolica in ispanoamerica. Le relazioni del
Botero sono dedicate al Borromeo, del quale lautore stato per diversi anni
segretario, allinfante Filippo di Spagna, cui dedica la seconda parte, impressa
da Giorgio Ferrari, presso la stamperia del Popolo Romano nel 1592, mentre
chiede una pensione a Filippo II di Spagna per poter proseguire i suoi studi a
Roma libero da incombenze: lo stesso monarca si era informato su Botero
chiedendone notizie scrivendo a Joan de Vic y Manrique, ambasciatore

27
Giovanni BOTERO, Delle relationi vniuersali prima [-quarta] parte, 1: In Roma, Stamperia del
Popolo Romano], appresso Georgio Ferrari, 1591-1596. 2: In Roma, [Stamperia del popolo Romano] ad
istanza di Georgio Ferrari, 1592, (In Roma, appresso Guglielmo Facciotto, 1592). 3: In Roma, nelle case
del Popolo Romano, appresso Georgio Ferrari, 1595 (In Roma, appresso Guglielmo Facciotto, 1595). 4:
In Roma, nelle case del Popolo Romano, appresso Giorgio Ferrari, 1596.
85

spagnolo presso la Santa Sede 28 . Gli altri dedicatari sono due cardinali
filospagnoli: Simone Tagliavia dAragona, cardinal Terranova, e Pietro
Aldobrandini, cardinal nepote dellallora pontefice Clemente VIII. Botero un
autore apertamente schierato con la Spagna, come risulta da unaltra opera che
gli conferisce grande fama presso i contemporanei, il suo Della ragion di Stato,
trattato di politica nel quale la monarchia spagnola, esempio di monarchia
universale, viene esaltata come modello di governo atto a garantire stabilit29.
Oltre allAmerica e allAsia non mancano nel panorama delle edizioni
romane di letteratura di viaggio riferimenti ad altri luoghi esotici, che vedono
protagonisti autori iberici. il caso della Relatione del reame di Congo et delle
circonuicine contrade, composta dal matematico e viaggiatore vicentino Filippo
Pigafetta, sulla scorta degli appunti portati a Roma da un viaggiatore
portoghese, Duarte Lopes (Odoardo Lpez, nelle edizioni), pubblicata da
Bartolomeo Grassi nel 159130. Il compilatore dellopera era parente di Antonio
Pigafetta, viaggiatore a sua volta, sopravvisuto sullunica nave, la Victoria,
rientrata dal periplo del mondo compiuto da Magellano nel 1522 e autore del
racconto di quel viaggio, dal titolo Itinerario intorno al mondo (Venezia,
Lucantonio Giunta, 1536; Londra, John Wolfe, 1585). Un pregio della Relatione
del reame di Congo consiste nella presenza di otto lamine, posizionate in fondo
al libro, che ritraggono il Corno dAfrica, il Capo di Buona Speranza e alcuni
africani in costume tipico, piante ed animali esotici, tutte ad opera dellincisore
dalmata Natale Bonifazio da Sebenico, attivo a Roma fino al 1592, anno della
sua morte.

28
Sul personaggio, cfr. lentrata a cura di Luigi FIRPO nel Dizionario Biografico degli Italiani,
Roma, Istituto dellEnciclopedia Italiana, vol. 13 (1971), sub voce, con dettagliata bibliografia;
Montserrat CASAS, Botero Giovanni, in Francisco LAFARGA MADUELL - Luis PEGENAUTE RODRGUEZ,
Diccionario histrico de la traduccin en Espaa, Madrid, Gredos, pp. 135-136.
29
Cfr. Luigi FIRPO, Scritti sul pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma, Torino,
UTET, 2005, pp. 57-82; sulluniversalit della monarchia spagnola nel pensiero politico di Giovanni
Botero, cfr. Romain DESCENDRE, Une monarchie presque universelle. Gopolitique de lEmpire dans
les Relazioni universali de Giovanni Botero, in Franoise CRMOUX - Jean-Louis FOURNEL, Ides
dempire en Italie et en Espagne (XIVe-XVIIe sicle), Rouen, Universit de Rouen, 2010, pp. 217-232.
30
Duarte LOPES, Relatione del reame di Congo et delle circonuicine contrade. Tratta dalli scritti &
ragionamenti di Odoardo Lopez portoghese per Filippo Pigafetta. Con disegni vari di geografia, di
piante, d'habiti, d'animali, et altro, In Roma, appresso Bartolomeo Grassi, [1591].
86

La Relatione viene dedicata dal Pigafetta a monsignor Antonio Migliori,


vescovo di San
Marco in Calabria
e commendatore
di Santo Spirito
per volere di Sisto
V, che lo richiama
a Roma per
condurre il
delicato compito
della gestione

D. Lopes, Relatione del reame di Congo, Roma, B. Grassi, 1591, f. 6 dellospedale 31 .


finale.
Biblioteca Angelica - Roma Proprio Antonio
Migliori aveva dato ospitalit al romito portoghese Duarte Lopes, che si
recava da Sisto V dopo aver viaggiato per dodici anni in Africa, recandogli
unambasciata del re Alvaro I del Congo, che mirava a sottrarsi al patronato
portoghese per sottomettere il suo Regno direttamente alla giurisdizione
romana, mentre il pontefice preferir mantenere i diritti del patronato32. La
letteratura di viaggio costituisce solamente uno dei molteplici interessi di
Filippo Pigafetta, vero e proprio poligrafo: sempre in omaggio a Sisto V, con
dedica al cardinal nepote Alessandro Peretti, compone un trattatello sulle
ragioni e le modalit del trasferimento dellobelisco Vaticano, incaricata dal
pontefice allarchitetto Domenico Fontana nel 1586, dal titolo Discorso di M.
Filippo Pigafetta dintorno allhistoria della agvglia, et alla ragione del
muouerla, (Roma, B. Grassi, 1586). Allinsegna del gusto antiquario della Roma
di fine secolo, altres autore di un trattato di numismatica, il primo ad essere
pubblicato in lingua italiana, in appendice alla Grandezza di Roma e del suo

31
Tale circostanza si evince dalla dedica stessa, D. LOPES, Relatione del reame di Congo cit., f. 2v.
32
Cfr. Silvano GIORDANO (cur.), Sisto V, in Enciclopedia dei papi, Roma, Istituto
dellEnciclopedia Italiana, 2000, s.v.
87

imperio di Giusto Lipsio, volgarizzata dal Pigafetta stesso, e pubblicata a Roma


nel 1600 presso Stefano Paolini33.
Chiude la serie della letteratura di viaggio una relazione di Juan Ceverio de
Vera sul proprio pellegrinaggio in Terra Santa, pubblicata a Roma da Niccol
Muzi nel 1596 34 . Lautore originario delle Canarie, il suo bisnonno era il
conquistador Pedro de Vera, governatore dellisola, dove nasce intorno alla met
del secolo. Visita il Nuovo Mondo allet di diciassette anni, arruolandosi come
soldato. Lo si ritrova a Roma, ormai cinquantenne, presso la corte di Clemente
VIII: nel frattempo entrato nel sacerdozio. Nel 1595 intraprende il suo viaggio
in Palestina, pubblicando la relazione lanno successivo. Sollecita un canonicato
a Las Palmas de Gran Canaria, che ottiene nel 1600; morir durante un viaggio
in Portogallo nel 1605. Nel testo del Viage lautore racconta cos la sua vita:

Yo naci en la gran Canaria, la qual Isla gano mi bisabuelo el Gouernador Pedro de


Vera, para los Reyes Catholicos. Y desde alli muy moo pass a las Indias, de donde
me sac la Magestad de Dios nuestro Seor, de innumerables peligros en que
andan los soldados dellas; y passados los quarenta aos de mi vida, traxome del
secular estado indigno, a la dignidad de Sacerdote. Reparti mis pocos bienes con
mis muchos hermanos pobres, viui en Espaa ocho aos, y [...] passados los
cinquenta, vine a Roma; admitiome por su Acolito la Santidad de Clemente VIII. Yo
mal contento de ver como passauan las cosas en aquella gran Corte, determine
boluerme a Espaa; y porque cansado desseaua quietud: y passando algunas horas
en vn libro Italiano del viage santo de Ierusalem, en su leccion espiritual, tuue vna
buena inspiracion [...] y porque no me desuiassen vanos consejos y temores, hize
voto. Pidi licenia al summo Pontifice, el qual encargandome que le econmendasse
a Dios en aquellos santos lugares, con alegre rostro me la dio. Y por no hallar
compaero, solo con un vestido pardo, dexando mi ropa en san Adriano, conuento
de frayles Espaoles, de nuestra Seora de la Merced, comence mi viage35.

33
Una fotoriproduzione anastatica del trattato di Filippo Pigafetta sui sestertij antichi stata
pubblicata nel 2012 da Gilberto Padovan Editore.
34
Juan CEVERIO DE VERA, Viage de la tierra sancta, que hizo Ioan Ceuerio de Vera presbitero y
acholito de la sanctidad de Clemente VIII desde la ciudad de Roma a la sancta de Hierusalem en el ao
de 1595. Con vn Itinerario [], En Roma, en casa de Nicolas Mucio, 1596 (En Roma, en casa de Nicolas
Mucio, 1596); ed. moderna Juan CEVERIO DE VERA, Viaje de la Tierra Santa, ed. Concepcin MARTNEZ
FIGUEROA - Elas SERRA RFOLS, La Laguna, Instituto de Estudios Canarios, 1964.
35
J. CEVERIO DE VERA, Viage cit., f. 1r-2v.
88

Il convento a cui si riferisce quello di SantAdriano al Foro Romano, con


annessa chiesa, oggi sconsacrata, affidato alle cure dei mercedari spagnoli dal
1589, che restaurarono la chiesa lanno seguente. Il libro ispiratore del viaggio
potrebbe essere quello dello storico e giureconsulto belga Jean Zuallart,
pubblicato in italiano a Roma, da Francesco Zanetti e Giacomo Ruffinelli, nel
1587 con il titolo Il deuotissimo viaggio di Gerusalemme. Fatto, et descritto in
sei libri dal sig.r. Giouanni Zuallardo, caualiero del Santiss. Sepolcro di N.S.
l'anno 1586. Aggiontoui i dissegni di uarij luoghi di Terra Santa: et altri paesi.
Come per la relazione del Congo, anche le incisioni pellegrinaggio di Zuallart
erano opera del Bonifazi.
Il racconto del pellegrinaggio intrapreso da Juan Ceverio de Vera viene
ripubblicato a Madrid nel 1597 e due volte a
Pamplona, nel 1598 e nel 1613. Il trattato viene
diviso in trenta capitoli: i primi quattro narrano
il viaggio da Roma a Venezia, con il passaggio
per le citt toccate dallitinerario: Loreto,
Ancona, Fano, Rimini, Ravenna, Ferrara e
Chioggia. Da Venezia, la porta verso lOriente
dellEuropa del Cinquecento, si imbarca per
Jaffa, toccando le isole di Corf, Zante, Candia,
Limassol, ed il porto di Cipro: la narrazione del
viaggio per mare occupa i capitoli V-VII. Dal

J. Ceverio de Vera, Viage de la capitolo VIII al XXIII si narrano le tappe del


tierra Sancta, Roma, Niccol
Muzio, 1596. pellegrinaggio, mentre i restanti capitoli
Biblioteca Vallicelliana - Roma
vengono destinati a raccogliere le peripezie del
viaggio di ritorno, effettuato passando per la Siria, Famagosta, Salamina,
Candia, Corf e Ragusa. Il pellegrinaggio ed i luoghi sacri della Terra Santa non
sono largomento centrale dellopera di Juan Ceverio de Vera. Vi dedica poco pi
della met dei capitoli. Protagonista il viaggio, con le sue impressioni, che
lautore non manca di raccogliere. Cos lautore si sofferma sullambiente della
Palestina del Cinquecento, cos come sullossessionante presenza turca,
assistendo nellanno del suo viaggio alla morte di Mourad III e allascesa al
89

trono del figlio Maometto III, con lassassinio di tutti i potenziali eredi al trono
maschi da parte del nuovo Gran Turco. Lautore si lancia in audaci
comparazioni fra i popoli della Palestina e gli abitanti delle Americhe, che ha
visitato in giovent; i paragoni non si limitano ai popoli, ma anche alla fauna:
Juan Ceverio de Vera non manca di constatare la similitudine fra i coccodrilli
del Nilo e quelli visti in Nueva Granada36. Come per ledizione di Boscn e
Garcilaso ad opera del Salamanca nel 1547, anche il Viage de la tierra sancta
viene dedicato ad una discendente del casato dei duchi di Somma, Juana de
Aragn, duchessa di Sessa e Somma ( 1615), moglie dellambasciatore spagnolo
a Roma Antonio Fernndez de Crdoba y Folch de Cardona, V duca di Sessa e
III duca di Somma, della quale si esalta la devozione religiosa.

36
Cfr. Agustn MILLARES CARLO, Descripcin y estudio de los impresos de los siglos XV y XVI
existentes en la Biblioteca de el Museo Canario, Ediciones del excelentisimo Cabildo insular de Gran
Canaria, 1975, pp. 38 sgg., dove si fornisce una descrizione di un esemplare delledizione di Pamplona,
1597, conservato presso la Biblioteca del Museo Canario.
La politica, la storia: epistole discorsi, avvisi

Durante il Cinquecento si assiste alla nascita di un nuovo genere di


letteratura di ampio e rapido consumo e, conseguentemente, di maggiore
deperibilit: i fogli volanti romani o i pliegos sueltos spagnoli, opuscoli
contenenti opere teatrali, poesia profana e religiosa ma, soprattutto, notizie,
discorsi e brevi relazioni sugli accadimenti di maggior rilevanza. Questi ultimi
ricadono sotto la denominazione di avvisi. Spesso questi scritti circolavano
insieme ai dispacci diplomatici, la cui diffusione era scandita dai tempi di
percorrenza dei corrieri dei vari stati italiani, dei cursores papali e del correo
ordinario della corona spagnola, che generalmente impiegava trenta giorni per
recapitare i messaggi. Convenzionalmente, lanno della comparsa di quello che
pu considerarsi il primo avviso viene considerato il 1493, con la stampa a
Roma da parte di Stephan Plannck della lettera di Cristoforo Colombo
contenente le notizie del suo viaggio nelle Indie. Nella prima met del XVI
secolo gli avvisi escono a Roma in modo sporadico ed irregolare, ma tutte le
circa sessanta tipografie presenti in citt si dedicano a questo tipo di
produzione. Nella seconda met del secolo si assiste ad un incremento della
produzione e della tiratura, con il conseguente peggioramento della qualit della
stampa, generalmente non molto elevata negli esemplari sopravvissuti fino a
noi. Valeria Sestieri Lee descrive in questi termini le caratteristiche tecniche di
queste edizioni:

La veste tipografica dellavviso pu essere decisamente definita popolare. Essa


caratterizzata, in toto o in parte, da carta di qualit inferiore, da un formato molto
spesso ridotto (in alcuni casifino ad un ottavo di folio), dall0 scarso numero di
pagine (a volte soltanto una o due), dallassenza di spaziatura tra parola e parola e
dalla frequenza di errori tipografici. Seppure con eccezioni, il lavoro del tipografo si
deteriora progressivamente nel corso della seconda met del secolo con laumento
della produzione1.

1
Valeria SESTIERI LEE, Avvisi a stampa e manoscritti nella Roma del 500, in Quaderni
ditalianistica, vol. XII, n. I, 1991, pp. 83-92: 84.
91

Gli autori di questi avvisi vengono chiamati menanti o novellanti e in


alcuni casi possibile risalire alla loro identit, soprattutto quando gli avvisi da
note informative generalmente manoscritte per la corrispondenza privata e
talvolta segreta si trasformano in un genere di ampio consumo, grazie alla
diffusione a mezzo stampa.
Tra gli avvisi manoscritti oggi conservati i pi noti sono senza dubbio
quelli che, a partire dalla seconda met del secolo, il duca dUrbino Francesco
Maria II della Rovere riceveva settimanalmente dal proprio agente a Roma. Una
ulteriore serie degna di nota, stavolta legata al mondo mercantile e finanziario,
costituita dagli avvisi inviati da Venezia al facoltoso banchiere Ulrich Fugger di
Augusta, che copre gli anni che vanno dal 1554 al 1564. Entrambe le serie sono
attualmente conservate fra i manoscritti del Fondo Urbinate della Biblioteca
Apostolica Vaticana. Gli avvisi raccolti dai Fugger e dai Della Rovere
pervengono loro da agenti stanziati a Venezia e a Roma che, insieme alla
corrispondenza privata, li inviano con regolarit, servendosi per il reperimento
delle informazioni di personaggi che per mestiere raccolgono notizie per poi
rivenderle2.
Roma e Venezia sono in Italia i principali centri di raccolta e produzione di
questo genere di opere, per la loro centralit nelle rotte dei traffici e per gli
interessi che vi convergono. C0n lavanzare del secolo, il tono di questi scritti
assume sempre pi connotazioni propagandistiche, satiriche o provocatorie,
causando spesso la diffusione di informazioni piuttosto riservate. Per tale
motivo alcuni pontefici saranno costretti a prendere seri provvedimenti
riguardo alla circolazione degli avvisi, vietandone la stampa. Gregorio XIII e
Sisto V si scagliano con fermezza contro lArte nuova nei bandi da essi
promulgati. Famoso il bando di papa Peretti dell11 novembre 1586, Bando
contra li calunniatori e detrattori della fama et honor daltri, nel quale si
stabiliscono pene severissime per coloro che diffamano la rispettabilit dei
personaggi pubblici, tra cui la confisca dei beni, linfamia perpetua e, in alcuni

2
Cfr. Mario INFELISE, Sulle origini della stampa delle gazzette in Italia, in E. FASANO GUARINI -
M. ROSA (ed.), Linformazione politica in Italia (secoli XVI-XVIII), Pisa, Scuola Normale Superiore,
2001, pp. 59-81.
92

casi, persino la condanna a morte 3 . Tuttavia, la produzione riguardante


lattualit non sempre volta a screditare il potere costituito: nella maggior
parte dei casi gli avvisi o i libelli vengono concepiti proprio negli ambienti del
potere curiale al fine di diffondere notizie che possano in qualche modo
disciplinare il consenso ed assicurare credibilit alle istituzioni. Per tale motivo
nel 1602 si imporr una licenza per gli avvisi, che stenter a trovare
unapplicazione pratica, come dimostrato dalla reiterazione di questa stessa
norma nel Bando generale concernente il Governo di Roma del 1621, nel quale
oltre a ribadire lesigenza di controllo rispetto agli avvisi viene operata una netta
distinzione fra novellanti e libellisti, persone cio che scelgono la diffusione di
notizie per mestiere, riconoscendo a questi ultimi una legittimit.
Grazie alla presenza di questi preziosi documenti possibile percorrere le
tappe fondamentali della storia di Spagna non solo rispetto alla citt di Roma.
Per comodit di studio si ritenuto opportuno, ove possibile, raggruppare le
edizioni per nuclei tematici, al fine di favorire la costruzione di un discorso
quanto pi chiaro ed organico. Allinterno di ogni parte oltre agli avvisi si
trovano anche i libelli, i trattati di attualit politica, le raccolte di espitole o i
comunicati ufficiali, vale a dire tutto ci che si produce a Roma riguardo i
rapporti tra Italia e Spagna. Tuttavia, non stato sempre possibile ricondurre
tutto ad una medesima categorizzazione: si inizier pertanto a trattare di quelle
edizioni che non sono state riunite allinterno dei suddetti gruppi tematici.
In ordine cronologico, troviamo un interessante trattato, ad opera di un
sacerdote palentino di nome Baltasar del Ro, nominato cameriere segreto
papale ai tempi di Giulio II e Leone X: si tratta del Tractado de la corte
Romana 4 , appartenente al genere della satira contro i costumi di corte,
pubblicato da Johann Besicken nel 1504. Come fa notare Carlos Jos Hernando
Snchez in quello che si pu considerare lunico studio completo sullopera, si
tratta molto probabilmente del primo testo stampato a Roma in lingua

3
V. SESTIERI LEE, Avvisi a stampa cit., p. 90.
4
Baltasar del RO, Tractado dela Corte Romana compvesto en lengvage castellano, (en Roma [...]
por mastre Juan Besicken aleman a .xxx. dias del mes de Diciembre en el Ao del nascimiento de nuestro
saluador Iesu Christo de M.ccccc.iiii [1504]. Y primero del pontificado de nuestro muy sancto padre Iulio
por la prouidencia diuina Papa segundo).
93

spagnola5. Significativamente, lesordio della stampa di libri spagnoli nella citt


eterna si apre proprio con una feroce critica dei vizi della corte papale.
Dispendioso sarebbe citare qui tutta la letteratura, spagnola e non solo, che ha
ritratto in maniera vivida la corruzione dilagante, il mal costume diffuso, di una
citt santa e dannata al contempo. Ancor pi curioso se si pensa che, proprio in
quegli anni, ha inizio la renovatio urbis che vedr i papi rinascimentali
protagonisti del riassetto generale, sia sul profilo urbanistico che del decoro,
della geografia cittadina, mutandone irreversibilmente i connotati. A questo
rifacimento di immagine, reso possibile grazie al contributo di artisti come
Michelangelo e Raffaello, o architetti come Bramante, fa da contraltare questa
edizione dellopera di Baltasar del Ro.
Nato a Palencia da padre converso 6 ,
Baltasar entra nel sacerdozio. Si reca a Roma in
qualit di segretario del cardinal Oristano,
Jaime Serra, creato durante il pontificato di
Alessandro VI e tra i pi importanti artefici della
fazione spagnola a Roma tra la fine del XV e gli
inizi del XVI secolo 7 . Durante la sua carriera
viene nominato maestrescuela di Mondoedo
ed arcidiacono di Cesena, canonico di Santa
Catalina a Siviglia, arcidiacono di Niebla,
protonotario apostolico, cameriere segreto di
B. del Ro, De expeditione contra Leone X, beneficiario di una pensione sulla
turcos, Roma, G. Mazzocchi, 1513.
Biblioteca nazionale centrale - vicaria della chiesa parrocchiale di San Miguel
Roma
de Torres Vedres, nella diocesi di Lisbona.

5
Cfr. Carlos Jos HERNANDO SNCHEZ, Un tratado espaol sobre la corte de Roma en 1904:
Baltasar del Ro y la stira anticortesana, in C. J. Hernando Snchez (coord.), Roma y Espaa un crisol
de la cultura europea en la Edad Moderna: (actas del Congreso Internacional celebrado en la Real
Academia de Espaa en Roma del 8 al 12 de mayo de 2007), Madrid, Sociedad Estatal para la Accin
Cultural Exterior, 2007, vol. I, pp. 189-238.
6
Il nome del padre era lvaro del Ro ed era stato segretario dellarcivescovo di Siviglia Diego
Hurtado de Mendoza , per poi finire sul rogo. Cfr. Marcel BATAILLON, Erasmo y Espaa [1937], Mxico,
Fondo de Cultura Econmica, 1979, p. 700, n. 2; Juan GIL, Los conversos y la Inquisicin sevillana,
Sevilla, 2002, vol. II, pp. 50-151.
7
Su Jaime Serra, cardinal Oristano, cfr. P. IRADIEL - J. M. CRUSELLES, El entorno eclesistico de
Alejandro VI. Nota sobre la formacin de la clientela borgiana (1429-1503), in M. CHIAB et al., Roma
di fronte allEuropa al tempo di Alessandro VI, Roma, 2001, t. I, pp. 27-58: 53.
94

Nel 1509 pubblica, sempre a Roma, una lettera sulla presa di Orano,
composta da Giorgio Varacaldo, segretario del cardinal Cisneros, e diretta al
capitolo di Toledo, tradotta da Ro in italiano nel 1509 con il titolo Lettera de la
presa de Orano8. Nello stesso anno il teologo di fama Cipriano Benet aveva
proferito un discorso pronunciato in latino, traduzione di unepistola del Re
Cattolico al papa, in cui si riportavano i successi ottenuti contro gli infedeli al di
qua e al di l delloceano, stampata a Roma nel 1509, secondo quanto si ricava
dal testo9. Lanno successivo esce, per i torchi di Giacomo Mazzocchi, ledizione
in traduzione latina di una lettera di Fernando il Cattolico a Giulio II, nella
quale lo informa della presa di Bugia10.
designato oratore al V Concilio Lateranense, nel 1513, dove riceve
lincarico di scrivere lorazione dedicata a Fernando il Cattolico sulla spedizione
contro i Turchi, che minacciano in quellanno con nuove spedizioni la
cristianit. Nellorazione Ro esorta il pontefice a ristabilire la pace fra i cristiani,
per combattere i Turchi, e coglie loccasione per ricordare le gesta di Fernando il
Cattolico a Granada; lorazione viene stampata da Giacomo Mazzocchi in quello
stesso anno11. Lazione contro la minaccia islamica, che vedeva impegnata la
corona spagnola, era uno dei temi forti presentati a Roma come segno tangibile
dellimpegno della monarchia nella difesa del cristianesimo. Baltasar del Ro
fra i pochi ecclesiastici spagnoli a partecipare al Concilio, dopo i tumultuosi anni
del pontificato di Alessandro VI. Insieme a lui si trova Bernardino Lpez de
Carvajal, che insieme al cardinal Sanseverino pronuncia la sua abiura del

8
RO, Baltasar del, Lettera della presa de Orano, edita per Georgio de Varacaldo, traducida de
castellano en vulgar italiano por Baltasar del Ro, [Roma, 1509].
9
BENET, Cipriano (Ferdinando II dAragona), Ad laudem & gloriam sanctissime trinitatis & ob
honorem sacrosante matris Ecclesie, ac totius religionis christiane, cuius s.d.n.d. Iulius diuina
prouidentia papa II pont. max. est caput & princeps totius orbis sequitur epistula serenissimi ac catholici
regis eidem s. sue nuperrime transmissa de Hispanico in Latinam linguam per Ciprianum Beneti
Arragonensem Ordinis predicatorum ac sacre theologie professorem fideliter transcripta ut uniuersis in
cunctis regionibus aduersus infideles triumphus christianorum referretur, [1509]. Analogamente fa per
uno scritto di Manuel di Portogallo, incluso parimenti nel nostro repertorio (cfr. n. 101).
10
FERNANDO II DARAGONA, Epistola Ferdinandi regis Aragonum ad Iulium II. pon. max. super
expugnatione Bugi ciuitatis Africe ex Hyspano in Latinum conuersa, [Roma, Giacomo Mazzocchi,
1510].
11
RO, Baltasar del, Baltasaris del Rio Pallantini, archidiaconi Cesenat. sanctissimi d. nostri
Leonis papae decimi cubicularii oratio ad eundem dominum nostrum papam & sacrosanctum
Lateranensem Concilium de expeditione contra Turchos ineunda. Habita Romae in basilica S. Io.
Lateranensis in septima sessione celebrata die XVII Iunii MDXiii [1513] pontificatus sui anno primo,
(Romae, Impressum per Iacobum Mazochium Die octaua Iulii Anno Domini M.D.XIII. [1513]).
95

conciliabolo di Pisa, per poter essere riammesso alla dignit del suo ufficio di
cardinale. Il testo esce anchesso a stampa, nel 151312.
La fortuna di Baltasar del Ro non si era, pertanto, conclusa con il
pontificato di Alessandro VI. Favorito sia da Giulio II, che che da Leone X;
questultimo lo nomina vescovo di Scala, diocesi suffraganea di Amalfi 13 . Il
cumulo di cariche e benefici testimonia labilit di Baltasar del Ro nel farsi
strada nella curia papale, garantendosi appoggi ed aderenze che gli
permetteranno di superare lapprovazione degli statuti di limpieza de sangre e
beneficiare ugualmente di rendite e pensioni. Il celebre autore drammatico
Bartolom Torres Naharro celebra lassegnazione della diocesi in alcune strofe
del II Captulo dei suoi Captulos diversos, inclusi nella Propalladia:

Vivid, seor, sin cuidado,


pues que ya, gracias a Dios,
para sobir reposado
al alto pontificado,
la scala tenis por vos14.

Alla morte di Leone X, viene nominato custode del conclave, ottenendo


cos una nuova occasione per rendersi utile alla causa imperiale. Baltasar del
Ro resta a Roma anche durante il sacco e negli anni immediatamente dopo,
come testimonierebbe la notizia secondo cui avrebbe svolto per breve tempo
lincarico di governatore di Roma nel 153015.
Nel 1532 lo ritroviamo a Siviglia, dove continua a mantenere intensi
contatti con la corte papale e inaugura, come si accennato a proposito della

12
LPEZ DE CARVAJAL, Bernardino - SANSEVERINO, Federico, Abjuratio conciliabuli pisani
omniumq[ue] actuum inibi facte per Bernardinum de caruajal [et] Fredericum de sancto seuerino
atq[ue] aprobatio sententiarum contra eos latarum; Et in fine forma absolutionis quam sanctissimus
dominus noster Leo papa. x. eis impendit in qua illos tantunmodo ad cardinalatus honores restituit,
[Roma, s.n., 1513].
13
Cfr. Jos GOI GAZTAMBIDE, Diccionario de Historia eclesistica de Espaa, Suplemento I,
Madrid, Instituto Enrique Flrez, CSIC, 1987, pp. 647-649, s. v. RO, Baltasar del; Juan GIL, Los
conversos y la Inquisicin sevillana, Sevilla, Universidad de Sevilla-Fundacin El Monte, 5 voll., vol. I,
pp. 50-151.
14
Il poema continua enumerando le fatiche che sono costate al nostro personaggio per raggiungere
la dignit vescovile nella gerarchia ecclesiaastica la chiesa: quien tanto afanar os vio / con sudor, / os ha
de ver monseor despus de tantos reveses, Bartolom TORRES NAHARRO, Obra completa, ed. Miguel
ngel PREZ PRIEGO, Madrid, Turner, 1994, pp. 34-35.
15
J. GOI, RO, Baltasar del cit., p. 648.
96

lirica dargomento religioso, la stagione delle justas literarias sivigliane16; ha


relazioni con i maggiori intellettuali della citt andalusa, come Hernando Coln,
il poeta genovese Franco Leardo o Pedro Mexa. Nella cattedrale sivigliana fa
fondare la cappella di Nuestra Seora de la Consolacin y de los Doce Apstoles,
nella quale fa costruire il proprio monumento sepolcrale, ammirabile ancora
oggi, bench vuoto, poich il vescovo di Scala effettua un ultimo viaggio a Roma
alla fine degli anni Trenta del secolo, muore nella citt eterna e viene sepolto
insieme a suo fratello in San Giacomo degli Spagnoli.
Il Tractado de la corte romana appare nel 1504, per la stampa di Johann
Besicken, prototipografo tedesco di stanza a Roma che assume durante il
pontificato borgiano lincarico di imprimere molte opere della corte pontificia.
Ad esempio, il gi citato Ordo Missae del maestro di cerimonie Johann
Burckard, riveduto dal cardinal Santa Croce Bernardino Lpez de Carvajal17, la
Practica cancellariae apostolicae dellumanista catalano Jeroni Pau, pubblicata
in societ con Sigismondo Mayr, nel 1493, od il Sermo in publicatione
confoederationis Inter. Alexandru, VI et Romanorum et Hispaniae reges
Venetorumque ac Mediolanensium duces di Leonello Chierigati18. Queste sono
solo alcune delle edizioni che, ancor prima dellistituzione della tipografia
ufficiale pontificia, la Stamperia del Popolo Romano, con la chiamata a Roma di
Paolo Manuzio, legano direttamente il nome di un tipografo alla propaganda
della Curia romana. Poco prima di dare alle stampe il Tractado di Baltasar del
Ro, Johann Besicken pubblica, nuovamente ad istanza del cardinale
Bernardino Lpez de Carvajal, un sermone, mai pronunciato per la morte di
Isabella la Cattolica, composto dal poeta, oratore ed esperto di diritto Ludovico
Bruni nel 1505, segno pi che evidente di un legame delleditore tedesco con la

16
Cos consta dalla rubrica dellultima sezione di poesie del Cancioner di Hernando del Castillo,
dove vengono inseriti alcuni di questi componimenti per chiudere il canzoniere: Sguense ciertas obras de
diversos autores, hechas todas ellas en loor de algunos santos, sacadas de las justas literarias que se hacen
en Sevilla por institucin del muy reverendo y magnfico seor el obispo de Scalas.
17
Cfr. supra, p. n. 10.
18
Cfr. Paola CASCIANO et al., Indice delle Edizioni Romane a Stampa, in Concetta BIANCA et al.
(cur.), Scrittura, biblioteche e stampa a Roma nel Quattrocento. Aspetti e problemi (Roma 1-2 giugno
1979), Citt del Vaticano, Scuola vaticana di paleografia, diplomatica e archivistica, ad indices.
97

corte pontificia e con i rappresentanti spagnoli presso di essa19. Sono solo alcuni
esempi dei profondi legami istituzionali di questo editore, che stampa anche i
primi esemplari dei Mirabilia Romae del secolo20.
Ledizione del Tractado esce, come dichiara il colophon, dai torchi del
Besicken, stanziato presso le case del cardinal Cesarini. La menzione di
questultimo personaggio appare altres significativa ai fini della collocazione del
Tractado allinterno di quellambiente cortigiano della Roma dei Borgia che si
occupa di ritrarre in chiave satirica. Il cardinal Giuliano Cesarini, creato
cardinale lanno dellelezione di papa Alessandro VI, aveva accompagnato il
neoletto pontefice per un primo giro nei suoi possedimenti. Alla discesa di Carlo
VIII in Italia, era stato lunico cardinale che il sovrano francese aveva voluto
ricevere. Cos sar sempre lui a presenziare allincontro del re Cristianissimo
con un sofferente Alessandro VI. Inoltre le case del Cesarini, situate nei pressi di
S. Pietro in Vincoli, non ospitavano soltanto artigiani e bottegai; la stessa
amante del papa, Vannozza Cattanei, si dice abitasse in una delle sue case. Allo
stesso modo, rimasta traccia di una sua lite con il maestro di cerimonie
Johann Burckard riguardo alla costruzione da parte di questultimo di
unabitazione su un terreno di propriet del Cesarini21.
Il dedicatario del Tractado, Enrique de Toledo, viene citato anche in una
novella del Bandello, a proposito della frequentazione da parte di un nobile
spagnolo di una cortigiana romana 22. Enrique il secondogenito del I duca
dAlba e fratello di Fadrique de Toledo, II duca dAlba. Cavaliere dellordine di
San Giovanni, Enrique a Roma in occasione dellambasciata dobbedienza
della Corona di Aragona dinanzi a Giulio II nel 1507, con un magnifico seguito
di uomini di corte e cavalieri, che vedeva fra gli altri Fernando Tllez, autore di

19
Ludovico BRUNI, De obitu serenissime et catholice domine Helisabeth Hispaniarum et vtriusque
Sicilie ac Hierusalem regine oratio XXVI Febrnarij [!] anno Domini MCCCCCV [1505], [Roma, Eucario
Silber, 1505?].
20
Per ulteriori ragguagli circa lattivit tipografica del Besicken in relazione alla corte pontificia,
cfr. Carlos Jos HERNANDO SNCHEZ, Un tratado espaol sobre la corte de Roma cit., pp. 201-202.
21
Per queste notizie e per ragguagli bibliografici sul personaggio, cfr. la voce curata da Franca
Petrucci nel Dizionario Biografico degli Italiani cit., 24 (1980), s.v.
22
M. BANDELLO, Novelle (ed. di Francesco FLORA), Milano, Mondadori, 1966, III, 42, cit. da L.
LAWNER, Le Cortigiane. Ritratti del Rinascimento, Milano, Rizzoli, 1988, p. 8.
98

una relazione sullambasciata 23 , e il rappresentante diplomatico permanente


Jernimo de Vich24.
Intento dellopera quello di disingannare coloro che giungono a Roma
con ambiziose mire di carriera ecclesiastica. Nel primo capitolo si avvia un
dialogo tra due personaggi, Silvano, recentemente giunto a Roma e pieno di
speranze, e Cristino, gi da tempo stabilito nella citt eterna e pi disilluso. I
nomi di entrambi i personaggi delineano il loro carattere: ingenuo e poco
avvezzo alla vita urbana il primo, portatore di verit il secondo. Entrambi i
personaggi riflettono latteggiamento dellautore in senso diacronico: Silvano
simboleggia lattitudine di Baltasar del Ro nel giungere a Roma. Castigliano di
condizione medio-bassa, Silvano spera di poter migliorare la propria
condizione. Cristino rappresenta del Ro, ormai maturo, consapevole dei
repentini stravolgimenti della realt politica della corte romana, che vive la
costante precariet dellalternanza dei pontefici. Nelle parole del personaggio si
avverte un senso di nostalgia per i tempi di papa Borgia e linquietudine in cui
sprofonda la comunit ispana della citt alla morte di questi, dopo le violente
ritorsioni del partito avversario. Con la morte di Alessandro VI gli spagnoli
hanno perduto il potere di cui godevano: ya esta corte para los nuestros no es
la que sola, afferma Cristino al principio del secondo capitolo.
Letica che anima il Tractado quella desunta durante il Rinascimento dal
De officiis ciceroniano, che coniuga in una dimensione etica il concetto di
benficio, che deve sposarsi armonicamente con il bene comune e non essere
sottoposto alle ambizioni personali. Durante lantichit romana il concetto di
beneficio era stato ripreso e sviluppato da Seneca, nel suo trattato di etica
politica dal titolo De beneficiis, di ampia diffusione nel XVI secolo25. Il sovrano
illuminato deve elargire la propria beneficenza, innescando un meccanismo di
ocesione sociale fondato su un altro concetto cardine della societ
rinascimentale, che si richiama a quella dellantichit, che quello di liberalit,
strettamente collegato alla istituzione del beneficio. Secondo del Ro durante il

23
TLLEZ, Fernando, Razonamiento delos embaxadores de Espaa enla obediencia que dieron al
Papa, Impressa Romae, 1508.
24
Carlos C. J. HERNANDO SNCHEZ, Un tratado espaol sobre la corte de Roma cit., pp. 203-207.
25
Cfr. Trevor FEAR, Of aristocrats and courtesans. Seneca, "De Beneficiis" 1.14, in Hermes:
Zeitschrift fur klassische philologie, vol. 135, n. 4 (2007), pp. 460-468.
99

pontificato borgiano a Roma si assistito alla pi alta espressione di questi due


ideali, sviliti successivamente dalladeguamento di questi ideali alle logiche degli
interessi individuali. La critica morale comprende, come c da aspettarsi, anche
il clero, definito come ipocritamente volto alle questioni personali o del proprio
ordine, mascherate da questioni religiose26.
Lungi dalle ideali descrizioni del Cortesi nel suo De cardinalatu (1510) e
del Cortegiano di Baldassarre Castiglione (1528) la corte delineata da Baltasar
del Ro invoca la stessa immagine, ma per constatarne degradazione: la corte
non pi in grado di produrre cortigiani. Come si delinea nel terzo capitolo e
nel quinto capitolo, i signori non si prendono la dovuta cura dei loro accoliti,
sistemandoli in alloggi malconci, retribuendo inadeguatamente i loro servigi,
con un conseguente calo del livello degli stessi. Gli uomini di cultura non
interessano pi ai munifici protettori, poich tutto si basa sullapparenza. Nel
quarto capitolo si indica nel farraginoso sistema amministrativo e giudiaziario
uno dei mali maggiori della corte romana, con la conseguente dilagante
corruzione di referendari, notai, procuratori, avvocati, che lucrano annidandosi
negli interstizi della colossale macchina burocratica messa in piedi dai papi. Nei
capitoli dal sesto al nono si sviluppa il discorso intorno alla prostituzione;
riferendosi alle prostitute, si afferma che destas ay tantas que en quantidad y
qualidad: y complidas factiones y perfectiones: exceden a todas las del
mundo27. Lautore passa in seguito a declinare la geografia romana dei luoghi
deputati alla prostituzione, rimarcando le qualit ammaliatrici delle prostitute,
divise in prostitute comuni e prostitute de arte mayor, le cortigiane nel senso
pi etimologico della parola, descritte con maggior dettaglio nel settimo
capitolo, mentre lottavo passa in rassegna le donne de algunos quilates mas
baxos, appostate agli angoli delle strade in attesa dei clienti. Il protagonista fa
inoltre notare come siano maggiormente irretiti dalla seduzione di queste donne
gli stranieri, in quanto i romani, senzaltro pi avvezzi e consapevoli, se ne

26
Ivi, pp. 211-212. Sul tema della satira anticlericale nel Cinquecento, cfr. Ottavia NICCOLI,
Rinascimento anticlericale. Infamia, propaganda e satira tra Quattro e Cinquecento, Roma.Bari, Laterza,
2005.
27
B. DEL RO, Tractado dela Corte Romana compvesto en lengvage castellano, Roma, J. Besicken,
1509, f. 13v; edizione in Appendice a C. J. HERNANDO SNCHEZ, Un tratado espaol sobre la corte de
Roma cit., pp. 223-238.
100

tengono per la maggior parte prudentemente alla larga28. Nel nono ed ultimo
capitolo si torna allargomento iniziale: gli alti e bassi della corte non prevedono
compensazioni; la cosa pi logica restare ognuno nella propria terra,
compiendo cos il disegno divino.
Il trattato di Baltasar del Ro si colloca in una tradizione tanto spagnola
quanto italiana, che riprende un tema diffuso fin dallantichit classica, che in
Spagna si sintetizza nellespressione menosprecio de corte. Il precedente pi
illustre lepistola di Enea Silvio Piccolomini, che prima della sua elezione a
pontefice aveva composto il De curialium miseriis (1444), e pubblicato insieme
allerasmiano Lamento della Pace (De cmo se quexa la paz) da Jacobo
Cromberger a Siviglia nel 1520 nella traduzione spagnola di Diego Lpez,
arcidiacono di Siviglia, compagno di Baltasar del Ro nel capitolo sivigliano. Il
Tractado si inserisce cos allinterno di una pi vasta tradizione umanistica, in
stretta correlazione con il raffronto tra Roma antica e Roma moderna, che
intraprende unazione di critica dallinterno dei meccanismi che regolano la vita
di corte. Il coevo teatro di Bartolom de Torres Naharro cos come,
successivamente, la Lozana andaluza, il Dilogo de las cosas acaescidas en
Roma di Valds ed il Libro ureo de Marco Aurelio di Guevara sono elementi
successivi di questa stessa tradizione, che far propria lentourage di Carlo V,
soprattutto dopo il Sacco29.
Il periodo qui preso in esame precede immediatamente lepoca degli
Asburgo, che si inaugura con Carlo V, e vede un radicale mutamento nei
rapporti e negli equilibri con il papato. Nella Roma del Cinquecento presente
una serie di edizioni a carattere celebrativo rivolte allimperatore e re di Spagna.
Gi ci si occupati, nellambito della letteratura in verso, della raccolta di
epigrammi in onore dellimperatore asburgico ad opera di Girolamo Borgio30. Il
primo testimone in prosa relativo alla figura di Carlo V una lettera del 1530, in
spagnolo, allindirizzo di Clemente VII, riguardante gli accordi segreti fra il papa

28
Ivi, pp. 213-215.
29
Cfr. Keith SIDWELL, Il De curialium miseriis di Enea Silvio Piccolomini e il De mercede
conductis di Luciano, in Luisa ROTONDI SECCHI TARUGI (cur.), Pio II e la cultura del suo tempo. Atti del
I Convegno internazionale (1989), Milano, Guerrini, 1991, pp. 329-341; Francisco MRQUEZ
VILLANUEVA, Menosprecio de corte y alabanza de aldea (Valladolid, 1539) y el tema ulico en la obra
de fray Antonio de Guevara, Santander, Universidad de Cantabria, 1998, pp. 81-86.
30
Cfr. supra, pp VIII sgg.
101

e limperatore riguardo alla convocazione di un Concilio per dirimere la


questione luterana e pacificare la Germania, cosa che sar possibile solamente
con il potificiato di Paolo III, circa quindici anni dopo31. Sfortunatamente, non
sono sopravvisuti esemplari di questa edizione, ma solo notizie allinterno dei
repertori. Francesco Barberi individua il tipografo in Francesco Minizio Calvo e
il luogo di edizione in Roma32. Le guerre italiane che vedono schierati su fronti
opposti limperatore e Francesco I destano linteresse dei trattatisti e politici
italiani. A Roma si conoscono diverse edizioni che celebrano la pace fra le due
potenze, a tutto vantaggio della politica papale. La prima ad opera di
Francesco Speroli, originario di Camerino, vescovo di San Leone (nellodierna
provincia di Crotone) dal 1523 al 1526, che pronuncia unorazione in latino
presso Santa Maria del popolo il 6 marzo 1526, dandola alle stampe nello stesso
anno. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un prelato titolare di una diocesi
o di altra dignit ecclesiastica nel Regno di Napoli, vale a dire suddito del re di
Spagna, in questo caso limperatore Carlo V. Largomento di interesse
generale, se si pensa che due anni prima Pietro Aretino aveva pubblicato
lEsortatione alla pace, composta in forma di canzone, fra i due illustri
contendenti a Roma, per i torchi di Ludovico degli Arrighi e Lautizio Perugino.
In essa il poeta auspicava un intervento di entrambi i sovrani non gi uno contro
laltro, ma entrambi alleati a combattere la minaccia turca, sotto gli auspici del
pontefice mediceo.
Le invocazioni alla pace e alla stabilit risulteranno vane e di l a pochi
anni si sarebbe abbattuta su Roma la tragedia del Sacco. Dopo un iniziale
smarrimento, la storiografia imperiale avrebbe cercato di giustificare
lintervento militare nella citt eterna ed il conseguente saccheggio e il quasi
dimezzamento della popolazione capitolina, frutto pi che altro della perdita di
controllo delle truppe, con la punizione divina per la corruzione di Roma,
dipinta come la moderna Babilonia. Questa ad esempio la posizione sostenuta
31
Nel 1532 il papa e limperatore giungono a stipulare un accordo segreto in merito ad un
Concilio, che per non si concretizzer. Cfr. Vicente de CADENAS Y VICENT, Caminos y derroteros que
recorri el emperador Carlos V: noticias fundamentales para su historia, Madrid, Ediciones Hidalgua,
1999, p. 58.
32
CARLO V IMPERATORE, Letra a [...] Clemente septimo sobre la conuocation del Concilio, s.l.,
[Roma, Francesco Minizio Calvo, 1530]. Cfr. Francesco BARBERI, Tipografi romani del Cinquecento:
Guillery, Ginnasio Mediceo, Calvo, Dorico, Cartolari, Firenze, Leo S. Olschki, 1983 (Biblioteconomia e
Bibliografia. Saggi e studi, 17), p. 96.
102

da Valds nel suo Dilogo de las cosas acaescidas en Roma, dove si opera una
difesa dellimperatore e una sostanziale condanna delloperato del papa, che si
attirato un meritato castigo, dal quale la Chiesa potr risorgere purificata33.
La faticosa ripresa dei rapporti fra papato e impero, culminata con il
ricevimento a Roma di Carlo V nel 1536, segna una ripresa delle edizioni
spagnole nella citt eterna: protagonista nuovamente limperatore, del quale si
mettono in risalto le virt militari nella lotta contro il Turco: il poeta e
drammaturgo portoghese Francisco S de Miranda cura ledizione in italiano
della lettera che informa Giulia Gonzaga, vedova di Vespasiano Colonna, della
presa della Goletta da parte di Carlo V e dellassedio e conquista di Tunisi,
pubblicata da Antonio Blado, tipografo ufficiale della corte pontificia34.
Similmente in Spagna si pubblica una relazione sullaccaduto, allindirizzo
del capitolo di Toledo, dal titolo: Traslado dela carta que la Emperatriz y reyna
nuestra seora embio al cabildo dela sancta yglesia de Toledo enla qual se
contiene por relacion la carta q[ue] el Emperador y Rey n[uest]ro seor embio
a su Magestad dela victoria q[ue] se ouo enla entrada d'la goleta: y
vencimiento de Barabrroxa: y tomada de Tunez, senza luogo n anno ma
sicuramente del 1535.

33
Sul sacco di Roma, insuperato lo studio di Andr CHASTEL, Il sacco di Roma: 1527, Torino,
Einaudi, 1983; sulle ripercussioni del Sacco sulla comunit iberica a Roma, cfr. Manuel VAQUERO
PIEIRO, Los espaoles en Roma y el Saco de 1527, in C. J. HERNANDO SNCHEZ, Roma y Espaa cit.,
vol. I, pp. 249-266.
34
Lopera esce in tre ristampe, tutte del 1535, per lo stesso tipografo. Questo il titolo completo:
Francisco S DE MIRANDA, Copia d'una lettera diretta alla illustriss. sign. Iulia Gonzaga Colonna. In
laquale si contiene. La presa della Goletta con tutte le sue particolarita. La presa et sacco di Tunisi con
tutte le sue particolarita, esequiti dalla Cesarea Maiesta. Modo ordine di sua M. in l'accamparsi
Tunisi. Parlamento di notte in Tunisi fatto da Barbarossa alli Arabi Mori Iannizari, et Christiani
Rinegati. Christiani schiaui. 18 milia liberati per ordine della Cesarea Maiest. Entrata di sua M. in
Tunisi, et fuga di Barbarossa. Preci de mori allo Imperatore, al re di Tunisi per saluatione loro. Offerta
del re di Tunisi Cesare per saluar Tunisi. Tesoro trouato in l'alcazzaua del castello di Tunisi. Numero
di monete d'oro trouate in Tunisi [], [Roma, Antonio Blado, 1535]. La terza ed ultima edizione riporta
il seguente titolo: Francisco S DE MIRANDA, Copia de una lettera, mandata da Tunesi della presa della
Gallette. Al signor don Gasparo de Mendoza gentilhuomo dello imperadore, [Roma, Antonio Blado,
1535].
103

Levento ha unalta risonanza anche in Italia, dove si contano almeno sette


edizioni sullargomento. Una di esse firmata
da Ferrante Gonzaga, uno dei protagonisti di
quella spedizione, e ci giustificherebbe la
lettera indirizzata alla cugina Giulia, contessa di
Fondi, che era stata vittima di un fallito
tentativo di rapimento da parte del Barbarossa
durante unincursione nel basso Lazio appena
un anno prima, nel 1534, come risulta nelle
biografie della contessa35.
Il destinatario dellaltra stampa
probabilmente Don Gaspar de Guzmn y

F. S de Miranda, Copia d'una


Mendoza, secondo il nome completo, membro
lettera diretta alla illustriss. sign.
Iulia Gonzaga Colonna, [Roma, A.
di un nobile casato spagnolo, che opera come
Blado, 1557].
Biblioteca Vallicelliana - Roma
agente di Carlo V in Italia. Lo si ritrova in una
missione speciale per reclutare aiuti e mezzi
nella Lega contro la Francia presso la citt di Lucca nel settembre del 1534,
secondo quanto risulta dalla corrispondenza fra il conte di Cifuentes,
ambasciatore in Roma in quegli anni, e limperatore36.
Le vicende militari della Goletta e di Tunisi rappresentano un fatto
centrale nella parabola dellimperatore del Sacro Romano Impero. Le cronache
dellepoca, a partire da Paolo Giovio, avevano individuato nel successo militare
un evento inaugurale del papato farnesiano, con una ripresa del rapporto
armonico tra papato e impero, ridefinita alla luce di unimmagine imperiale
eroica. Con le sue imprese militari Carlo V raccoglie il testimone del suo
immediato predecessore, Fernando il Cattolico, continuando le gesta di

35
Bruto AMANTE, Giulia Gonzaga contessa di Fondi. Il movimento religioso femminile nel secolo
XVI, Bologna, Zanichelli, 1896, pp. 78-121.
36
Cfr. Pascual de GAYANGOS, (ed.) Calendar of State Papers, Spain (1886), vol. 5, pt. I (1534-
1535), 1-15ottobre1534, pp. 267-282,
(online: http://www.british-history.ac.uk/report.aspx?compid=87905), [ultima consultazione: ottobre
2013].
104

Granada. Il conflitto del Mediterraneo che aveva visto Roma e Cartagine


contrapporsi si riattualizza, nobilitandosi, nellazione del principe cristiano37.
La formale ricomposizione del conflitto tra Carlo V e Clemente VII avviene
a Bologna, con lincoronazione del 1530. Quattro anni dopo, in seguito alla
vittoria della Goletta e di Tunisi, Carlo attraversa trionfalmente lItalia, dalla
Sicilia fino a Roma, dove viene accolto da una citt festante. Risale la penisola
diretto a nord e a Firenze riceve una monumentale accoglienza dal duca e
genero Alessandro I, che poco prima era stato a Napoli al cospetto
dellimperatore per giustificarsi dinanzi a lui dalle accuse dei fuoriusciti
fiorentini, ricevendo lassoluto credito dellimperatore. Al termine della visita si
erano celebrate le nozze tra Alessandro e Margherita dAustria, figlia naturale di
Carlo V, in base agli accordi stipulati dallimperatore con Clemente VII nel
trattato di Barcellona del 1529; Alessandro deve rinunciare alleredit di
Margherita, pagando lui al suocero 120.000 scudi doro. Passato per Roma il 5
aprile 1536, il 29 Carlo fa il suo ingresso a Firenze, accolto dagli apparati
monumentali realizzati sotto la direzione di Giorgio Vasari. Il soggiorno
imperiale si protrae fino al 4 maggio, periodo durante il quale Alessandro cede
al suocero la residenza di Palazzo Medici, trasferendosi in casa Tornabuoni38.
Pochi anni dopo, nel 1541, Carlo V torna in Italia per incontrarsi con il
papa a Lucca, al fine di discutere dellimminente offensiva contro la citt di
Algeri che limperatore ha intenzione di sferrare nellottobre dello stesso anno e
che si tradurr in una sconfitta. Il 21 agosto dello stesso anno Carlo passa anche
per Milano, dove il marchese del Vasto, governatore della citt, gli tributa un
ricevimento pieno di onori39. Il corso di Porta Romana, con il percorso che va
dallingresso della citt fino a piazza del Duomo viene consacrato a via regia

37
Cfr. Maria Antonietta VISCEGLIA, Il viaggio cerimoniale di Carlo V dopo Tunisi, in Jos
MARTNEZ M ILLN (coord.), Carlo V y la quiebra del humanismo poltico en Europa (1530-1558).
Congreso internacional (Madrid, 3-6 de julio de 2000), Madrid, Sociedad Estatal para la Conmemoracin
de los Centenarios de Felipe II y Carlos V, 2001, 2 voll., vol. 2, pp. 133-172.
38
Cfr. Benedetto VARCHI, Storia Fiorentina, ed. Lelio ARBIB, Firenze, Societ Editrice delle Storie
del Nardi e del Varchi, 1844, vol. III, libro XIV, pp. 237-238.
39
Sul viaggio a Milano di Carlo V nel 1541, cfr. Amedeo BELLUZZI, Carlo V a Mantova e a
Milano, in La citt effimera e luniverso artificiale del giardino. La Firenze dei Medici e lItalia del
Cinquecento, Roma, Officina, 1980, pp. 47-59; Bruno ADORNI, Apparati effimeri urbani e allestimenti
teatrali, in Giulio Romano, catalogo della mostra (Mantova, 1 settembre-12 novembre 1989), Milano
Electa, 1989, pp. 498-501. Sul convegno di Lucca tra pontefice ed imperatore, cfr. Adolfo SIMONETTI, Il
convegno di Paolo III e Carlo V in Lucca: 1541, Lucca, A. Marchi, 1901.
105

durante il solenne ingresso. Vengono eretti quattro archi trionfali su disegno di


Giulio Romano, con allusione al modello del trionfo dei condottieri romani. In
corrispondenza del ponte sul Naviglio vengono collocate otto statue,
personificazione delle citt del ducato, mentre piazza del Duomo viene decorata
con un arco quadrifronte e la facciata della chiesa addobbata per loccasione.
Della visita imperiale a Milano e dellarrivo del papa a Lucca viene stampata una
relazione che descrive entrambi gli ingressi trionfali, per i torchi di Baldassare
Cartolari e ad istanza del gi citato Antonio Martnez de Salamanca, nello stesso
anno 154140. Contemporaneamente si pubblica a Milano la relazione dellevento,
in versi, ad opera di Giovanni Alberto Albicante, con laggiunta al racconto delle
xilografie che riproducono gli archi trionfali e le relative iscrizioni latine41. Diego
de Tavira, un traduttore portoghese, viene incaricato di stendere la relazione.
Tavira dedica lopera al conte di Oropesa, Francisco lvarez de Toledo, futuro
vicer del Per. Al servizio presso limperatore Carlo V fin dalla giovane et, il
conte di Oropesa veste nel 1535 labito dellordine militare di Alcntara e
partecipa alla spedizione contro Tunisi. Segue a Roma Carlo V nel 1536 e
probabilmente l lo conosce lautore della relazione. Resta in Italia durante la
guerra con la Francia degli anni 1536-1538, per far ritorno in Spagna solo alla
pace con i francesi. Parteciper alla spedizione che si sta preparando contro la
roccaforte di Algeri.
Se non direttamente dalla relazione di Albicante, il resoconto di Tavira
deve essere ispirato da qualche relazione coeva prodotta nel milanesato e oggi
perduta, tradotta dal portoghese in spagnolo. Dopo aver narrato lingresso a
Milano il resoconto si conclude il 25 agosto 1541, con lannuncio dellimminente
partenza del corteo imperiale per Lucca. Segue il racconto del battestimo del
governatore di Milano Alfonso dAvalos, marchese del Vasto, datato 1
settembre, cui fa da padrino lo stesso Carlo V. La relazione termina con
lincontro a Lucca fra il pontefice e limperatore, datato 20 settembre. Sempre il
Cartolari aveva stampato di questo incontro una descrizione dettagliata, in
40
La entrada de la magestad esarea en la iudad de Milan, con la declaraion de los arcos
triunfales, y a quella del papa en Lucca, y las solennes erimonias [], In Roma, per Baldasare de
Cartolari a instantia de Antonio de Salamanca, 1541.
41
G. A. ALBICANTE, Trattato dellintrar in Milano di Carlo V C. sempre Aug. Con le proprie
figure de li arvchi, e per ordine, li nobili vassalli e prencipi e signori cesarei [], Milano, Andrea Calvi,
1541.
106

italiano, sottoforma di lettera, scritta da un anonimo e diretta a Ranuccio


Farnese 42 . Probabilmente Antonio Martnez de Salamanca e Baldassarre
Cartolari, i due artefici delledizione, decidono di pubblicare insieme le due
relazioni, momenti di una stessa missione diplomatica italiana del sovrano,
entrambe nella traduzione spagnola del Tavira, dedicando la parte relativa al
pontefice al nipote di Paolo III e quella relativa allimperatore ad un gentiluomo
spagnolo che di l a poco si sarebbe imbarcato per la spedizione che Carlo V sta
concertando con il papa43.
Si conosce unaltra edizione romana di poco successiva che vede
protagonista nuovamente il conte di Oropesa Francisco lvarez de Toledo. Si
tratta dellorazione rivolta al sinodo nel 1546, riguardante i negoziati che
prevedono la nomina del cardinal Madruzzo a legato pontificio in Germania. Si
tratta di ricomporre un conflitto che aveva minato la stabilit dei rapporti tra
impero e Santa Sede in seguito al trasferimento del Concilio a Bologna che Carlo
V non riesce ad impedire. Madruzzo non ottiene lincarico in seguito
allassassinio di Pier Luigi Farnese nel 1547, per le trame del governatore
imperiale di Milano Ferrante Gonzaga, che toglie definitivamente spazio ad ogni
trattativa sul trasferimento del Concilio44.
Il giovane principe Filippo fa la sua comparsa sulla scena editoriale
romana in un avviso a stampa riguardante il suo viaggio a Genova nel 1548 in
occasione del quale i genovesi acclameranno il giovane erede al trono di Spagna,
pubblicato a Roma da Girolama Cartolari nel 154845. Il viaggio intrapreso da
Filippo cominciava da Barcellona per terminare nelle Fiandre; nel corso di
questo itinerario sono due le tappe italiane: Genova e Milano. Il viaggio era

42
La entrata della santit di papa Paulo III nella citt di Lucca, In Roma, per Baldassarre
Cartolaro, [1541].
43
Cfr. Maria Cristina MISITI, Alcune rare edizioni spagnole pubblicate a Roma da Antonio
Martnez de Salamanca, in Mara Luisa LPEZ VIDRIERO - Pedro M. CATDRA (coord.), El libro antiguo
espaol actas del Segundo Coloquio Internacional (Madrid), Salamanca, Ediciones Universidad de
Salamanca, pp. 307-323: 320-321.
44
Francisco de TOLEDO, Oratio Illvstriss. D. D. Francisci a Toleto Oratoris Caesarei ad Synodum
habita die octaua Aprilis. M.D.XLVI [1546]. Vna cum Responsione eiusdem Synodi, Romae In Platea
Parionis, Die ultima Aprilis, [Girolama Cartolari, 1546].
45
La partita da Barcellona dello illustrissimo principe & signore, el signore infante figliuolo dello
imperatore, con li particolari del suo viaggio & la sua gionta, & entrata in Genoua, con li gran triomphi
& feste celebrate per li signori genouesi, & il numero delli soldati che conduce con seco, & similmente le
strane forme de animali portati nuouamente da le Indie, nella corte felice de la sua alteza, [1548], (In
Roma, per m. Gyeronima de Cartolari perosina, adi 20 di decembre).
107

stato voluto da Carlo V per far riconoscere il proprio figlio come erede delle
province delle Fiandre. Volte al consolidamento dellalleanza con i Doria di
Genova, base strategica per il controllo del Mediterrano contro la minaccia
francese, turca e barbaresca, la tappa italiana del principe riveste una sua
importanza anche dal punto di vista dellimpatto sullimmaginario collettivo. Il
principe si intrattiene in citt ospite di Andrea Doria, che aveva ospitato Carlo V
nel 1533 e nelle sue successive visite.
Secondo quanto risulta dalla relazione, indirizzata ad un non identificato
prelato al quale lautore si rivolge con il titolo di Monsignore, il corteo giunge a
Genova il , ed composto da ottanta galee fra spagnole, genovesi, napoletane e
siciliane. Il seguito del principe comprende ottomila fanti e circa quaranta nobili
spagnoli, fra i quali il figlio del duca dAlba, il duca di Volterra, il duca di Sessa. I
drappi dorati che adornano le stanze dellillustre ospite raffigurano il viaggio in
Italia di Enea, lincontro con Didone e la discesa agli inferi. Lanonimo cronista
afferma che quei drappi erano stati di propriet di Selim, sovrano ottomano46.
Ma la cosa pi straordinaria, a detta dello scrivente, sono le ammirevoli creature
umane (chiamati satiri per la loro natura agreste) e della fauna americana che
il principe reca con s e che vengono descritti tutti insieme, come se si trattasse
della stessa cosa:

ma lacosa bellissima da uedere che con sua ccelenza sono tre satiri q[u]ali sono
stati portati nuouamente da Lyndie, che lo uno ede et circa de 40 anni & laltto de
dieci & una femina giouene de faccia bella e di persona con li capelli longhissimi
non Sattira ma diforma como laltre donne, che se iudica che sia stata robata ad
alcunloro circunuicino paese e se pascono de cibi nostri comuni & anche de carne
cruda de animali; & anccora porta una Serena presa in quelle bande, ma questa
morta e non ci se non el corpo, pieno de paglia; poi Morri, morini, Naui, nauini,
Simie, Babuini & tante altre strane forme de animali che cosa ademiratiua a
uedere47.

Lanonimo relatore passa poi ad anticipare la prossima tappa del corteo


principesco, diretto verso Milano, dove il governatore Ferrante Gonzaga ha

46
La partita da Barcellona dello illustrissimo principe cit., c. [3].
47
Ivi , c. [3-4].
108

approntato ogni sorta di arco trionfale ed apparato festivo per dare degna
accoglienza allillustre ospite.
La fama e il mito di Carlo V non scompaiono con lavvicendarsi del figlio
e del fratello alla guida della Spagna e dellimpero ma sopravvivono al sovrano.
Cos negli anni Sessanta del Cinquecento, si assiste alla pubblicazione in
contemporanea di due biografie in italiano che ne esaltano la figura e le gesta.
Cos Paolo Giovio nei suoi Elogi dhuomini illustri di guerra antichi e moderni,
tradotto in italiano da Ludovico Domenichi (Venezia, Francesco Bindoni, 1558)
dal latino (la princeps era stata pubblicata a Venezia dal Tramezzino nel 1546)
inizia la propria rassegna da Romolo e Alessandro Magno, comprendendo Carlo
V tra i pi grandi condottieri del suo tempo, riferendosi alle vittorie africane48.
Nel 1560 Ulloa pubblica la Vita dellInvittissimo Imperator Carlo V (Venezia,
Vincenzo Valgrisi, 1560, 15662, 15733), mentre Ludovico Dolce scrive la Vita
dellinvittissimo e gloriosissimo Imperatore Carlo Quinto (Napoli, appresso
Gabriel Benzone, 1561). La fama dellimperatore giunge fino ai limiti estremi del
secolo. A Roma si pubblica un Dialogo hecho en gloria, alabanza y memoria de
la S. C. C. M. del Emperador Carlos Quinto, di Juan de Montoya49. Dellautore
non stato possibile ricavare altro dato biografico se non quello relativo alla sua
origine cantabrica e allattivit di traduttore svolta a Roma. Cos risulta infatti
da unaltra pubblicazione, una Letra pastoral di San Carlo Borromeo tradotta
dallitaliano in spagnolo e pubblicata a Roma nel 1599, dove si ricavano notizie
circa la sua origine. Risulta altres una Relacin del descubrimiento de Nuevo
Mxico [] venida de las Indias a Espaa y de all mandada a Roma a Io. De
Montoya, (Roma, Bartolomeo Bonfadino, 1602)50. Questultima una cronaca
pervenuta al segretario della Real Audiencia de Mxico, Martn de Augurto e in
seguito consegnata a Roma a Montoya, come consta dal frontespizio.

48
Paolo GIOVIO, Gli elogj dhuomini illustri di guerra antichi e moderni, (Venezia, Francesco
Bindoni, 1558), p. 543-547.
49
Juan de MONTOYA, Dialogo hecho en gloria, alabanza y memoria de la S. C. C. M. del
Emperador Carlos Quinto [...], Roma, por Nicolas de Mucio, 1599. Ledizione non reperibile in alcuna
biblioteca. Ne d notizia, oltre a Toda y Gell (v. elenco repertori), Antonio RODRIGUEZ-MOINO,
Diccionario Bibliogrfico de Pliegos sueltos poticos : (Siglo XVI), Madrid, Editorial Castalia, 1970, n.
389.5.
50
George Peter HAMMOND - Agapito REY, New Mexico in 1602: Juan de Montoya's Relation of the
Discovery of New Mexico, Albuquerque, The Quivira Society 1938, rist. 1967.
109

Lepoca di Filippo II rappresenta per la stampa degli avvisi la pi ricca


come quantit e come variet dei temi trattati.
Praticamente ogni aspetto della politica
internazionale dellet filippina passer attraverso
il filtro delleditoria romana degli avvisi, pronta a
raccogliere ogni minima novit rispetto al
panorama internazionale e alla situazione
spagnola. Si inizia con la delicata questione
religiosa inglese, con la legatura del cardinal Pole
(Polo) in Inghilterra e il suo sodalizio con Maria
Tudor nella lotta per laffermazione
dellortodossia cattolica. La Copia delle lettere del
R. Pole, Ad Carolum V [] et cardinal Polo e la descrizione dellarrivo di Filippo
ad Henricum II [] de pace,
Roma, A. Blado, 1555. II in Inghilterra per contrarre nozze con Maria
Tudor sono i primi esempi del genere. La stampa romana celebra levento con la
pubblicazione di due edizioni nel 1554 sul matrimonio tra Filippo e Maria, la
prima di carattere cronachistico, la seconda con il dettaglio degli accordi
matrimoniali fra i due, che prevedevano la non ingerenza dei coniugi nei
rispettivi regni e negavano a Filippo qualsiasi pretesa ereditaria in assenza di
figli 51 . Levento ha ampia risonanza in tutta Europa, contandosi circa venti
edizioni nellanno delle nozze, in latino, inglese, francese, tedesco, spagnolo e
italiano52.
Il discorso rivolto dal legato Reginald Pole a Carlo V ed Enrico di Francia
in merito alla mediazione della pace fra i due sovrani rappresenta un segno
tangibile dellinfluenza esercitata dal prelato prima di cadere in disgrazia con
Paolo IV; del discorso si pubblicano due edizioni nello stesso anno, una in latino

51
Copia delle lettere del serenissimo re d'Inghilterra, & del reuerendissimo card. Polo legato della
S. Sede Apostolica alla santit di n.s. Iulio papa III sopra la reduttione di quel regno alla vnione della
santa madre Chiesa [], [1554]; La Vera capitulatione, e articoli passati, e conclusi infra il serenissimo
Philippo principe d'Ispagnia, e la serenissima regina Maria d'Inghilterra [], [Roma, Antonio Blado,
1554]; Reginald POLE, La partita del serenissimo principe con l'armata di Spagna, & l'arriuata sua in
Inghilterra, & l'ordine tenuto dalla regina in riceuere sua altezza, et del lietissimo sponsalitio, e
matrimonio loro, [Roma, s.n., 1554].
52
Cfr. lelenco di edizioni in appendice al seguente studio: Anna WHITELOCK - Alice HUNT, Tudor
Queenship: The Reigns of Mary and Elizabeth, London, Palgrave Macmillan, 2010, p. 252.
110

e laltra in italiano53. Cugino di Enrico VIII, Pole forse il pi strenuo oppositore


allo scisma anglicano del suo tempo e profonde tutte le sue energie nella
risoluzione del conflitto con la Chiesa di Roma; per la pubblicazione di unopera,
la Pro ecclesiasticae unitatis defensione (1536), viene esiliato dallInghilterra ed
ottiene nello stesso anno il cappello cardinalizio. Profonde le proprie energie nel
tentativo di negoziare una pace fra Carlo V ed Enrico II di Francia, sempre in
funzione di una iniziativa militare contro lInghilterra riformata. Il pamphlet
assume quindi i connotati di un trattato politico volto a ribadire lesigenza di
unit allinterno della Chiesa. Legato pontificio in Inghilterra, con lavvento di
Maria Tudor viene nominato arcivescovo di Canterbury (1556), divenendo il
principale consigliere della regina in materia religiosa. Di questo periodo si
conosce unedizione in traduzione italiana di una Oratione del Cardinal Polo in
materia di pace a Carlo Quinto Imperatore, pubblicata a Venezia, s.n., nel
1558. Si pubblica a Roma la Reformatio Angliae, serie di provvedimenti volti a
restaurare in cattolicesimo in Inghilterra (Roma, Paolo Manuzio, 1562)54.
Il matrimonio di Filippo II impegna la Spagna in una nuova guerra,
dichiarata dalla Francia di Enrico II. La vittoria militare riportata a San
Quintino rappresenta uno dei pi importanti successi militari del giovane re di
Spagna, raffigurata negli e nel quadro di . Sotto le insegne spagnole militano
anche importanti signori italiani, come Alfonso Gonzaga ed Emanuele Filiberto
di Savoia. La vittoria verr celebrata con la costruzione dellEscorial, che celebra
il giorno della vittoria di San Quintino, il 10 agosto, ricordandone i momenti
salienti nella Sala de Batallas con gli affreschi di Niccol Granello e Luca
Giordano. La stampa romana celebra la vittoria con unedizione che narra i fatti
darmi della battaglia, designando Filippo con il titolo di re dInghilterra55.

53
Edizione latina: Reginald, POLE, Reginaldi Poli cardinalis Anglici legati Ad Carolum V
Caesarem Augustum, et ad Henricum II Gallorum regem de pace. Iacobo Pholio interprete, Romae, apud
Antonium Bladum, 1555; Reginald POLE, Discorso di Pace di mons. Reginaldo Polo cardinale legato a
Carlo V imperatore, et Henrico II re di Francia, [Roma, Antonio Blado, 1555].
54
Cfr. Massimo FIRPO, Note su una biografia di Reginald Pole, in Rivista storica italiana, a.
113, fasc. 3 (2001), pp. 859-874.
55
Il successo della giornata occorsa tra l'essercito del re d'Inghilterra & quello del re di Francia
sotto la citta di San Quintino, & la presa di essa citta, col nome de tutti i signori, & capitani fatti
prigioni, cosi nella gionata, come nella citta, [Roma] si vendeno alla chiauicha di s. Lucia, [1557].
Lubicazione della libreria fa pensare a Valerio e Luigi Dorico come editori, poich i due fratelli hanno
bottega in quella zona a partire dal 1555.
111

Fra il 1556 e il 1557 ha luogo una crisi nei rapporti tra papato e monarchia
spagnola che rischia di far precipitare la citt di
Roma in un nuovo episodio di violenza analogo al
precedente Sacco del 1527. Si tratta della guerra
nota come guerra carafesca dal nome del
pontefice, Paolo IV, al secolo Gian Pietro Carafa,
dellomonima famiglia baronale napoletana, da
sempre ostile al dominio spagnolo nel Regno di
Napoli. Lazione di Paolo IV una volta eletto al
soglio pontificio nel 1555, in linea con la
tradizione familiare, improntata a minare le

Il successo della giornata [] basi del potere spagnolo in Italia, forte del
sotto la citt di San Quintino,
Roma, V. e L. Dorico, 1557. possesso di Napoli, Milano e dellalleanza con
Biblioteca Casanatense -
Roma Cosimo I de Medici. A Roma la piena autonomia
del papato compromessa dai tempi di Clemente VII e sia Paolo III che Giulio
III gi avevano cercato durante i loro pontificati di emanciparsi dal controllo
imperiale, guardando alla Francia come possibile contrappeso allo strapotere
imperiale e spagnolo. Allavvio del suo pontificato Paolo IV approfitta del
delicato passaggio dinastico della famiglia asburgo per sferrare contro di essi un
attacco: si indicono a Roma provvedimenti pontifici contro gli spagnoli presenti
in citt ed i baroni romani legati agli Asburgo, con in testa Marcantonio
Colonna, si dichiarano pronti a sollevarsi contro il papa. Nel frattempo il
cardinal nepote Carlo Carafa inizia a mobilitare lesercito pontificio, mentre
Enrico II offre il suo appoggio alla causa papale. I Colonna e gli Orsini
cominciano a fortificare i propri feudi di Paliano e Bracciano. Lipotesi di una
lega tra papato e Francia in funzione antispagnola inizia a rendersi sempre pi
concreta, con la stipula segreta (ma nota alla diplomazioa asburgica, nel
dicembre del 1555). Di fronte allintimazione papale di consegnare le loro
roccaforti, solamente gli Orsini obbediscono, mentre Marcantonio Colonna
fugge da Roma rifugiandosi con le proprie milizie nei suoi domini di Paliano,
prontamente occupati dalle truppe papali per la loro posizione strategica di
controllo sui confini meridionali dello Stato della Chiesa, dove il duca dAlba sta
112

ammassando truppe spagnole in previsione di uno scontro. Giunge la


scomunica per lintera famiglia dei Colonna, condannati in contumacia e privati
di tutti i loro possedimenti, nel 1556, con il conferimento di Paliano al conte di
Montorio Giovanni Carafa. Nello stesso anno vengono arrestati il maestro delle
poste imperiali Antonio de Tassis e lagente spagnolo Garcilaso de la Vega,
risultando vani gli sforzi dellambasciatore spagnolo Fernando Ruiz de Castro,
marchese di Sarri, il quale si vede costretto ad abbandonare Roma per
linefficacia di ogni suo sforzo di mediare una soluzione con Paolo IV, che non
oppone alcuna resistenza allabbandono del diplomatico. Tagliati ormai i
rapporti, resi inutili i tentativi di mediazione dei cardinali filospagnoli,
capeggiati da Reginald Pole e da Giovanni
Girolamo Morone per la restituzione a
Marcantonio Colonna del feudo di Paliano,
Filippo II decide di intervenire dal Regno di
Napoli, ordinando al duca dAlba
linvasione dello Stato della Chiesa.
Linvasione porta alla conquista di buona
parte della campagna a sud di Roma e
giunge fino ad Ostia, dove Paolo IV ottiene
un armistizio in attesa di un intervento
francese che non tarda ad arrivare:
Francesco di Guisa giunge in soccorso
G. Ruscelli, Della guerra di campagna
delle truppe pontifice nel marzo del 1557. [] nel pontificato di Paolo IIII,
Venezia, Gio. Andrea Valvassori, 1560.
Nel frattempo, la macchina inquisitoriale Biblioteca nazionale centrale - Roma

potenziata da Paolo IV, egli stesso inquisitore prima di divenire papa, colpisce
duramente i cardinali filospagnoli. Mentre Reginald Pole riesce a scampare
allarresto rifiutandosi di fare ritorno a Roma da Londra, dove era stato inviato
nel 1554 come legato pontificio, Morone viene arrestato dal SantUffizio in
questo stesso anno e nel processo contro di lui vengono messi in evidenza i nessi
fra politica asburgica e diffusione del protestantesimo in tutta Europa e,
particolarmente, in Italia, dove vengono coinvolti da questa nuova ondata di
processi i circoli valdesiani di Napoli. Paolo IV svolge la sua azione sul piano
politico e religioso, considerati dal pontefice un tuttuno: la dissidenza religiosa
113

e la militanza nella fazione filoasburgica e filospagnola rappresentano due facce


della stessa medaglia56.
Lesercito francese subisce una dura sconfitta presso Paliano e la citt di
Roma conosce la minaccia di un nuovo Sacco. Gettata nuovamente la citt
nellincubo della violenza, abbandonata dalle truppe francesi che si trovano a
dover fare precipitosamente ritorno a nord a seguito della sconfitta di San
Quintino inflitta dalle truppe anglo-spagnole a quelle del re Cristianissimo,
Paolo IV deve negoziare in fretta un trattato di pace con gli spagnoli, mettendo
fine al conflitto. Il 14 settembre del 1557 si firmano gli accordi per la
pacificazione in un duplice trattato: uno, pubblico, che sancisce lo scioglimento
della lega antispagnola e la revoca delle scomuniche contro i Colonna in cambio
della restituzione dei territori occupati dagli
spagnoli; laltro, segreto, che stabiliva di
concedere Paliano ad una persona non ostile al
pontefice ma scelta da Filippo II, anche se di
fatto il feudo torner in possesso dei Colonna. Ad
eccezione dellaccordo segreto, le condizioni
della pace vengono pubblicate a stampa a Roma
nel 1557 in due edizioni, entrambe di Antonio
Blado, tipografo ufficiale della curia pontificia57.
La guerra carafesca rappresenta un

episodio importante nello studio dei rapporti tra J. R. Santa Cruz, Oratio ad
Gregorium XIII, Roma, Eredi di A.
papato e monarchia spagnola poich sancisce un Blado, 1573.
Biblioteca nazionale centrale - Roma
ormai definitivo cambiamento nella gestione di
questo delicato rapporto. Se il pontefice consapevole del fatto che la Spagna,
potenza militare di livello mondiale, pu annichilire le deboli difese dello Stato
della Chiesa e dei suoi pur potenti alleati francesi, Filippo II dal canto suo sa
bene che un nuovo Sacco come quello verificatosi durante il regno di suo padre

56
Per uno studio completo dellazione politico religiosa di Paolo IV si rimanda al lavoro di Alberto
AUBERT, Paolo IV. Politica, Inquisizione e storiografia, Firenze, Le Lettere, 1999.
57
Copia de li Capitoli et Conventioni della pace, Fatta tra la Santit di Nostro Signore, & la
Maest del Serenissimo Re Catholico di Spagna, (Romae, Apud Antonium Bladum [1557]); Auuiso della
pace tra la sant. di n. s. papa Paolo IIII, e la maest del re Filippo. E del diluuio, che stato in Roma,
con altri successi, e particolarit, In Roma, per Antonio Blado stampator camerale, 1557.
114

significherebbe una sconfitta per i suoi disegni politici. sua intenzione dare
una lezione al sommo pontefice ribadendo la superiorit spagnola e la
giurisdizione sulle faccende ecclesiastiche interne al suo regno, ivi compresa la
dipendenza dalla monarchia dellinquisizione spagnola, pure messa in
discussione da Paolo IV. Tuttavia, non pu farsi sfuggire di mano la situazione
come era capitato nel 1527, poich se la Chiesa ha bisogno della protezione della
Spagna, il giovane re necessita della legittimazione del potere papale, e non pu
sollevare il braccio contro di esso. Lo sanno altrettanto bene i suoi generali, che
su sue precise istruzioni mantengono le truppe ben disciplinate: se si verificano
episodi di violenza e saccheggio a Terracina, Santo Stefano, Prassede e San
Lorenzo da parte delle truppe guidate da Don Garca de Toledo, Roma viene
comunque risparmiata. quanto emerge dai resoconti dellepoca; Alessandro
Andrea, nel suo Della guerra di campagna di Roma et del regno di Napoli dice
a proposito della condotta del duca dAlba in questa circostanza:

il Duca, uedendo che niuna cosa bastava indurril Papa giusta pace, pens
dandar far dentro Roma pi onorate capitolationi [] il Duca, fatto chiamar se
li Capitani di gente darme, uolle da ciascun di loro la parola che nella Citt oue
quella notte si doueua andare, non si permettesse di faralcuna sorte di uiolenza, n
si toccasse la roba. Perch (diceua loro) noi andaremo ad una Citt amica, chiamati
da amici, & io le ho promesso dentrarui amicheuolmente, uoglio che mi
promettiate ancor uoi di non usar forza niuno, & che gli huomini darme, et i
cauai leggieri non ismonteranno, n che i soldati entreranno in alcuna casa, senza
che sia dato loro prima il segno, & che sattenda poi ad alloggiar amoreuolmente, se
ch si pigli roba, n che si taglieggi alcuno, & io prometto di ristorari Capitani, et i
soldati tutti di tal modo, che riceuer da me liberalmente ciascuno molto pi, & con
sua maggior sodisfattione, che non haurebbe guadagnato nel sacco. Promisero tutti
dubidire, & di tener freno i soldati quanto loro fusse stato possibile58.

La lezione del 1527, malgrado i tentativi apologetici cui si avuto modo di


accennare precedentemente, sortisce i suoi effetti: Filippo non vuole ripetere
lerrore commesso dal padre e macchiarsi del sacrilegio di profanare la citt

58
Della guerra di campagna di Roma et del regno di Napoli nel pontificato di Paolo IV l'anno
1556 et 1557. III ragionamenti [...] nuovamente mandati in luce da Girolamo Ruscelli, Venetia, Gio.
Andrea Valvassori, 1560, pp. 124-125.
115

santa con lingresso di un esercito scomposto e disordinato. A differenza del


traumatico evento del Sacco, lazione diplomatico-militare svolta da Filippo II
con un sapiente dosaggio di forza e di clemenza contribuira a tenere Roma, e la
Chiesa, sotto il tallone spagnolo per sessantanni circa59.
Due anni dopo, nel 1559, la pace di Cateau-Cambresis e nuovi accordi con
Francia e Inghilterra sembrano poter garantire un periodo di pace alla penisola
italiana e allEuropa intera. La pace, stipulata a Parigi, viene salutata da due
edizioni che riportano la notizia a Roma, rispettivamente di Antonio Blado60,
versione ufficiale degli accordi, e di Girolama Cartolari61. Questultima viene
dedicata alla descrizione dei festeggiamenti compiuti a Roma e a Milano in
occasione della notizia della pace, che vedeva coinvolta la Spagna di Filippo II,
la Francia del giovane re Francesco II, marito della regina di Scozia Maria
Stuart, e lInghilterra di Elisabetta I. Per quanto concerne lItalia, la data della
pace di Cateau Cambresis viene tradizionalmente assunta come evento culmine
della preponderanza spagnola nella penisola.
Nel corso del Cinquecento si susseguono le ambasciate di obbedienza da
parte dei vari diplomatici incaricati di presentare gli omaggi reali al neoeletto
pontefice. Molte di esse lasciano traccia nella produzione a stampa romana, che
pubblica i discorsi tenuti dai rappresentanti al cospetto del pontefice. Un primo
esempio del genere il Razonamiento de los embaxadores de Espaa en la
obediencia que dieron al Papa (que hizo Fernan Tellez), pubblicato a Roma nel
1508 ed attribuito a Nebrija, ristampato a Barcellona nel 151562; quella del conte
di Tendilla, Habita Romae a Thoma Rio Belga (Roma, Antonio Blado,
1560) 63 ; quella di Juan Rodrigo de Santa Cruz, proferita in occasione

59
Cfr. T. J. DANDELET, Spanish Rome cit., p. 53.
60
La publicatione della pace, fatta fra'l re christianissimo di Francia, et il catholico re di Spagna,
li serenissimi re, et regina di Scotia delfini, et la serenissima regina d'Inghilterra, e publicata nella citt
di Parigi alli VII d'aprile 1559, (In Roma, per Antonio Blado impressore della Camera Apostolica alli
XXIIII d'aprile, 1559).
61
Di Roma et di Milano, le alegrezze, et publicatione fatte per la pace stabilita, tra il catholico re
di Spagna, & il christianissimo re di Francia & il principe & principessa Francesco, & Maria re &
regina di Scotia Delfino di Francia &c. et la regina Elisabeta de Inghelterra, del MDLIX [1559],
62
Fernando TLLEZ, Razonamiento delos embaxadores de Espaa enla obediencia que dieron al
Papa, Impressa Romae, 1508; sulla possibile attribuzione a Nebrija, cfr. C. J. HERNANDO SNCHEZ,
Roma y Espaa cit., vol. I, p. 28 n. 37.
63
Thomas RINUS, Ad Pivm IIII. Pont. Max. Oratio qvvm Philippi Hispaniar. &c. Catholici Regis
nomine Inivcs Mendocivs Comes de Tendilla obedientiam praestaret, Habita Romae a Thoma Rio Belga
postrid. Idvs Maias M.D.LX [1560], Romae, Apud Antonium Bladum Impressorem Cameralem.
116

dellambasciata condotta da Pedro Manrique de Lara, duca di Njera, a Gregorio


XIII (Roma, Antonio Blado, 1573)64; quella del teologo valenziano Jos Esteve, a
Sisto V per conto di Juan Fernndez de Velasco, duca di Fras e conte di Haro
(Roma, Alessandro Gardane e Francesco Coattino, 1586, ristampata lanno
successivo da Giovanni Martinelli)65, o quella del duca di Feria, pronunciata da
Juan Alfonso de Sossa (Roma, Luigi Zanetti, 1592)66.
Gli autori di questi discorsi sono oratori professionisti, che offrono i loro
servigi allambasciatore particolare, che a sua volta si reca a Roma in nome del
re. Tllez originario di Siviglia, membro del consiglio reale e ciambellano dei
Re Cattolici. Il conte di Tendilla, Iigo Lpez de Mendoza, porta la sua
ambasciata di obbedienza a Pio V nel 1560, appena Filippo II asceso al trono,
cos come suo nonno lo era stato nel 1486 presso Innocenzo VIII per conto dei
Re Cattolici, o lo zio Diego Hurtado de Mendoza, presso Carlo V. Il conte di
Tendilla, si avvale dei servigi di un oratore e scrittore nato a Bruges, allora
dominio spagnolo. Dellambasciata del duca di Njera possediamo una
testimonianza di Filippo II, che in una lettera al suo ambasciatore ordinario
Luis de Requesens y Ziga, datata 28 gennaio, ricevuta il 19 di febbraio del
1573, esprime tutta la sua soddisfazione al riguardo:

He visto lo que me escribs de la llegada ah del duque de Njera, y cmo di Su


Santidad la obediencia, y he holgado mucho de entender todo lo que en esto pas, y
quedo muy satisfecho de la buena manera con que vos en ello os habris
gobernado67.

64
Juan Rodrigo SANTA CRUZ, Io. Roderici a Sancta Croce. Oratio ad Gregorium XIII. P. M.
Habita nomine Philippi Hispaniarum &c. Regi Catholici Obedientiam praestante Eccellentiss. D.
Manriquio [...] Naiarensi, Romae, Apud Haeredes Antonij Bladij Impressores Camerales, Anno
M.D.LXXIII [1573].
65
Jos ESTEVE, Ad S. D. N. Sixtvm Qvintvm Pont. Max Philippi II. Potentissimi Hispaniarvm et
Indiarvm Regis Catholici nomine Obedientiam praestante Illustrissimo & Excellentissimo Viro Ioanne
Fernandez de Velasco Magno Castellae Comestabili, Duce Frias Comitesque Haro. Oratio habita a
Iosepho Stephano Valentino Doctore Theologo Canonico & Operario Ecclesiae Segobricensis. V. Id.
Mar. 1586, Apud Alexandrum Gardanum, & Franciscum Coattinum MDLXXXVI [1586]; [] Romae,
apud Ioannem Martinellum Parmen., 1587. Nel 1586 si stampa anche a Milano, presso Michele Tini.
66
Juan Alfonso de SOSSA, Ad S. D. N. Clementem VIII. Pont. Max. Philippi II Potentissimi
Hispaniarvm et Indiarvm Regis Catholicis nomine Oboedientiam praestantem Illustriss. & Excellentiss.
Vito Lavrentio Svarez, de Figueroa, et Cordvba, Dvce de Feria, etc. Oratio habita a Ioanne Alfonso de
Sossa I. V. C. ac publico Professore, IV Kal. Maij, MDXCII [1592], Romae, Apud Aloysium Zannettum,
MDXCII [1592].
67
Jos Sancho RAYN - Francisco de ZABLBURU, Coleccin de documentos inditos para la
historia de Espaa, Madrid, Imprenta de Rafael Marco y Via, 1892, tomo CII, p. 12.
117

In unaltra lettera dellambasciatore Ziga, indirizzata al suo amico


Pedro Manuel, del 6 febbraio 1573, leggiamo per unaltra versione
dellaccaduto:

En lo que pas despus con el duque de Njera, don Luis Enrquez y los dems que
aqu han ido me habrn abonado; no me ha escrito despus que de aqu parti, creo
que ha sido de miedo de que, siendo acabada su comisin, no ser tan humilde en
la respuesta. V. md. Entienda, que cuando yo me resolv en pasar porque nos
tratsemos como en Espaa, vi que me convena honrar mucho al Duque, y
encarecer la grandeza de su casa, para que los italianos no tuviesen bajeza que le
sufriese la desigualdad, pero no me aprovech para contentarle, ni para que l no
se disculpase con algunos desto, con razones de que v. md. Y los que nos conocen
todos se reiran68.

Al seguito del duca di Feria giunge a Roma Juan Alfonso de Sossa,


avvocato e professore di diritto. Delledizione di questi discorsi si fa carico, in un
primo momento, la stamperia ufficiale del pontefice, guidata da Antonio Blado e
in seguito dai suoi eredi, mentre alla fine del secolo entrano altri tipografi nel
redditizio commercio delle notizie relative alle ambasciate di obbedienza e ai
fasti che le accompagnano, come nel caso di Gardane e Coattino nel 1586 e
Zanetti nel 1592. Lambasciata dobbedienza del duca di Fras e conte di Haro
Juan Fernndez de Velasco y Tovar ha come oratore Jos Esteve, teologo e
retore dorigine valenciana, titolare di un beneficio nella cattedrale di Valencia e
canonico di quella di Segorbia. Rassegna le dimissioni per potersi recare in
Italia, dove acquisisce fama di predicatore, cercando di promuovere il culto del
Rosario alla Vergine; oltre alledizione sopra citata, autore di una Sacri Rosarii
Virginis Mariae ab haereticorum calvmniis defensio69.

68
Ivi, p. 24.
69
Jos ESTEVE, Sacri Rosarii Virginis Mariae ab haereticorum calvmniis defensio vna cvm
mysteriis et bvllis romanorvm pontificvm. Per Iosephvm Stephanvm Valentinvm. Ex avctoritate svperior,
Ex Typographia Dominici Basae, Romae, MDLXXXIIII [1584], (Romae, Typis Bartholomaei Bonfadini
& Titi Diani Soc. MDLXXXIIII [1584]).
118

Un suo trattato sulla legittimit del dominio temporale, oltre che


spirituale, del papa, viene pubblicato nel 158670. Due anni dopo autore di una
difesa delle pratiche di baciare i piedi al pontefice, della sua incoronazione e del
trasporto del medesimo sulla sedia gestatoria, tutto corredato da riferimenti ai
padri della Chiesa a alle testimonianze della tradizione 71 . Compone una
consolatio allindirizzo di Luis de Torres,
referendario del tribunale di Segnatura e futuro
cardinale, per la morte dellomonimo zio, arcivescovo
di Monreale, che slls sua morte avrebbe passato la
diocesi al nipote 72 . Pronuncia un sermone letto il
mercoled delle ceneri del 1588 coram Gregorio
XIII, pubblicato nello stesso anno73. La polemica con
la dottrina protestante e la difesa delle specificit
cattoliche rispetto a questa sembra animare la sua

Ordinatione [] sopra la
produzione, con la difesa del culto mariano, delle
pacificatione delli tumulti
della citt di Anversa,
pratiche di adorazione dei pontefici e della loro
Roma,G. Accolti, 1567.
Biblioteca nazionale centrale -
autorit temporale.
Roma La stampa di notizie e avvisi relativi alla Spagna
investe tutta la politica internazionale di Filippo II. In occasione della ribellione,
nel 1566, delle province protestanti delle Fiandre, cuore pulsante del regno di
Filippo per la produzione di lana e tela, nonch per i ricchi cantieri navali, viene
inviato il duca dAlba a pacificare la regione. Gi si avuto modo di menzionare
il duca in occasione della guerra con Paolo IV. In questa circostanza il

70
Jos ESTEVE, Iosephi Stephani [] De Potestate coactiva quam Romanus Pontifex exercet in
negotia saecularia Liber Primvs. Ad Sanctiss. D. N. Sixtvm V. Pont. Opt. Max., Ex avctoritate
Svperiorvm, Romae, Ex Typographia Iacobi Tornerij, & Bernardini Donangeli. M.D.LXXXVI [1586],
(Romae,excudebant Alexander Gardanus, et Franciscus Coattinus M.D.LXXXVI [1586]). Alcune
edizioni recano sul frontespizio la sottoscrizione di Giacomo Tornieri e Bernardino Donangeli, anche se
nel colophon compaiono i nomi di Gardane e Coattino.
71
Jos ESTEVE, Iosephi Stephani Valentini episcopi Vestani De osculatione pedum Romani
pontificis ad s.d.n. Sixtum V p.o.m. Adiecta disputatione de coronatione, & leuatione, seu portatione
papae. [], Romae, ex officina Marci Antonij Muretti, & Iacobi Brianzae bibliopolarum, 1588; altra ed.:
Romae, ex typographia Titi & Pauli de Dianis, fratrum 1588.
72
Jos ESTEVE, Iosephi Stephani Valentini doctoris theologi canonici & operarij ecclesiae
Segobricensis De luctu minuendo collectana ad Ludouicum de Torres vtriusq. signaturae referendarium,
Romae, apud Nicolaum Picolettum: typis Titi et Pauli de Dianis, 1587.
73
Jos ESTEVE, Oratio in die Cinerum coram Gregorio XIII. Pontifice Maximo, Romae, apud
Bartholomeus Bonfadini, 1588.
119

comandante non mostra la stessa prudenza avuta nellepisodio di Roma, dove


aveva scongiurato la sciagura di un nuovo Sacco, ed Anversa viene saccheggiata
e distrutta dalle truppe spagnole, generando unondata di proteste anche tra le
province del sud, solo in seguito riappacificate con Madrid. La vittoria spagnola
sulle rivolte protestanti viene celebrata a Roma con ledizione, nel 1567 e per i
torchi di Giulio Accolti, delle ordinanze emanate da Filippo ad Anversa per
domare la rivolta. Finanzia ledizione la duchessa di Parma Margherita
dAustria, figlia naturale di Carlo V, andata in sposa ad Ottavio Farnese e
governatrice dei Paesi Bassi tra il 1559 ed il 156774.
Pochi anni dopo, un altro grande successo militare vede la Spagna in
primo piano; nel 1571 i Turchi subiscono una sconfitta nella battaglia navale di
Lepanto, che vede alleate le forze cattoliche della Chiesa, di Venezia e della
Spagna. Il risalto dato allevento enorme, a Roma si susseguono in questi anni
le edizioni che riportano i particolari dellimpresa. La famiglia dei Torres con lo
zio Luis, primo arcivescovo di Monreale, era stata protagonista della nascita
della Lega Santa. Gi decano della Camera Apostolica e governatore della chiesa
di Santiago degli Spagnoli, nel marzo 1570 Pio V lo nomina legato presso Filippo
II. Deve convincere il sovrano spagnolo ad entrare insieme al papa e a Venezia
nella lega, offensiva e dif:ensiva, che si sta formando contro la minaccia Turca.
La missione un successo: Filippo nomina suoi plenipotenziari a Roma i
cardinali Granvelle e Pacheco, ed il suo ambasciatore Juan de Ziga. Ci vale a
Luis de Torres la presentazione da parte di Filippo II per larcidiocesi di
Monreale75.

74
Ordinatione et editto provisionale, fatto per sua maesta catolica sopra la pacificatione delli
tumulti della citta d'Anuersa, circa il fatto della religione, e quello che ne dipende. Fatto publicare nella
detta citta per l'illustrissima signora Margarita duchessa di Parma, e Piacenza regente, e gouernatrice di
quel paese a di XXVIII di maggio MDLXVII [1567], Roma, appresso Giulio Accolto, 1567.
75
Wenceslao SOTO ARTUEDO, Los Torres: una saga de altos eclesisticos, in Rosario CAMACHO
MARTNEZ - Eduardo ASENJO RUBIO (coord.), Creacin artstica y mecenazgo en el desarrollo cultural
del Mediterrneo en la Edad Moderna, Mlaga, Ministerio de Ciencia e Innovacin Departamento de
Historia del Arte de la Universidad de Mlaga, 2011, pp. 177-178.
120

Il successo militare ottenuto dalla Lega Santa si riverbera per tutta


lEuropa cattolica: nella sola Italia si contano pi
di venti edizioni che celebrano la vittoria. Roma,
coinvolta direttamente nella Lega, segue le
notizie allo stesso tempo che la Spagna. Gli eredi
del Blado, tipografo ufficiale, pubblicano la
prima relazione sullaccaduto, riportando nel
dettaglio lordine con il quale larmata ha salpato
da Messina e le notizie di prima mano portate da
Lope de Figueroa, capitano di fanteria, che
transita da Roma diretto in Spagna a portare la

notizia a Filippo II, con una lettera di Don Juan Raccolto di tutto il successo
seguito da che si fermo la Santa
de Austria, insieme allo stendardo della galera lega [], [Roma, eredi di A.
Blado, 1571].
Sultana, catturato al nemico durante la Biblioteca Vallicelliana - Roma

battaglia 76 . Come ricompensa, il sovrano avrebbe insignito il messaggero


dellabito di Santiago. La relazione di Figueroa viene pubblicata in spagnolo,
separatamente, dagli eredi del Blado nello stesso anno 77 . Sempre nel 1571
Antonio Blado pubblica una nuova relazione, in italiano, con nuove notizie circa
la sconfitta subita dai Turchi a Lepanto 78 ; il titolo, Raccolto, informa che
ledizione costituita da una serie di avvisi da parte di testimoni diretti
dellepisodio, giunti a Roma e messi insieme dalleditore. Una nuova edizione
del Raccolto esce nello stesso anno, con laggiunta della prosecuzione
delliniziativa militare in Levante contro la flotta ottomana del rinnegato

76
L'ordine che ha tenuto l'armata della Santa Lega, cominciando dal di che si parti da Messina,
con li nomi di tutte le galere, et di tutti li capitani di esse. Aggiuntaui ancora la relatione, che ha fatta a
sua beatitudine il signor don Lope Fighuerola nel passar per Roma, portando lo stendardo della reale
del Turco, a sua maest cattolica in Spagna, In Roma, per li heredi di Antonio Blado, stampatori
camerali, [1571].
77
Lope de FIGUEROA, Relacion dela iornada succedida alos sieie del mes de octubre mil
quinientos setenta y uno, En Roma, por los herederos de Antonio Blado, impressores camerales, 1571.
78
Raccolto di tutto il successo seguito da che si fermo la santa lega de christiani per n.s. Pio
quinto fino a questo giorno. Nel quale si contiene ogni particolar auuiso della battaglia et rotta nauale
data all'armata turchesca per il sereniss. don Giouanni d'Austria generale dell'armata di detta santa
lega. Per auuisi hauuti da sua serenita e da altri signori ritrouatisi presenti in detto conflitto, [Roma,
eredi di Antonio Blado, 1571].
121

calabrese Ulu Al (conosciuto anche come Ucciall o Occhial)79, che nel 1570
aveva riconquistato Tunisi. Il coinvolgimento di Filippo II nella Lega, come si
visto, era stato fortemente voluto dal pontefice. Laccettazione da parte del re
era avvenuta nonostante gli impegni militari spagnoli sul fronte delle Fiandre e
la crescente tensione con la Francia. Lo sforzo economico da parte della corona
spagnola ingente, a tale proposito si pubblica a Roma, ancora una volta ad
opera degli eredi di Antonio Blado stampatore camerale, la relazione sulle spese
sostenute per la lega di 200 galere, 100 navi e cinquantamila fanti80.
Del 1572 la copia di alcune lettere inviate a monsignor Paolo
Odescalchi, vescovo di Penna inviato lanno prima dal Papa come nunzio
apostolico a Messina, che alla vigilia della partenza annunciava nella cattedrale
della citt il giubileo straordinario con una solenne processione. Infatti, dopo la
vittoria di Lepanto la Lega viene rinnovata per proseguire il proprio impegno
contro il Turco a Levante. Per motivi di immagine Filippo, preoccupato per una
ripresa dei conflitti nelle Fiandre e per una rinnovata alleanza tra Carlo IX di
Francia, gli inglesi e gli olandesi, non pu comunque tirarsi indietro, pur
sapendo che la prosecuzione delloffensiva in quellarea tutela principalmente gli
interessi veneziani. Non si tratta solo di una questione di immagine, ma anche
economica: per la partecipazione della Spagna nella Lega ha ottenuto dal
pontefice la facolt di trattenere una parte delle rendite ecclesiastiche sui suoi
territori, pratica conosciuta con il nome di subsidio de galeras81.
La morte improvvisa di Pio V il 1 maggio 1572 non ferma la prosecuzione
della campagna militare della Lega nel Levante. Sotto Gregorio XIII si rinnova
Filippo II viene nuovamente esortato dal pontefice a partecipare alle azioni e nel
1572 le navi cristiane sono impegnate a Corf, dove la flotta di Ulu Al
imperversa saccheggiando le isole veneziane. Il nemico evita lo scontro diretto e
lanno passa senza che vengano riportate significative vittorie, tanto da far

79
Raccolto di tutto il successo [...] Di piu con vn raguaglio dell' Occiali, In Roma, per gli heredi
di m. Antonio Blado, stampatori camerali, [1571].
80
Relatione fatta alla maesta cattolica in Madrid alli XV di luglio, 1571, di tutta la spesa
ordinaria, che correra per la lega in 200 galere, 100 naui, & 50 mila fanti ogn'anno, In Roma, appresso
li heredi de Antonio Blado stampatori camerali, [1571].
81
Cfr. Ivan CLOULAS, Le Subsidio de galeras, contribution du clerg espagnol la guerre
contre les Infidles, de 1563 1574, in Mlanges de la Casa de Velzquez, t. III (1967), pp. 289-326.
122

rimettere in discussione lesistenza stessa della Lega che, di fatto, cessa di


esistere.
La controffensiva Turca riprende in Nordafrica e nel 1573 cade la citt
costiera di Biserta, in mano spagnola, come si visto dal 1535 insieme a Tunisi,
che capitola nel 1574 dopo una breve riconquista da parte di Don Juan de
Austria. I re posti sul trono della citt dagli spagnoli vengono spodestati dagli
ottomani82. A Roma gli stampatori camerali pubblicano notizie sulle battaglie e
sullassedio di Biserta e Tunisi. La relazione sullassedio di Tunisi di Marino di
Cristoforo, estensore di avvisi di origine ragusea del quale si conosce solo questa
edizione romana del 1574, narra del miracolo di una palla di cannone sparata
contro la fortezza della Goletta, che protegge la baia di Tunisi, che non produce
danni ma che, aprendosi, mostra di contenere al suo interno una statua della
Vergine del Rosario. Al verso del foglio [4] presente unincisione con una
mappa della citt di Tunisi e del porto della Goletta, con il titolo Il uero
disegno della citta de Tunesi & Goletta, con tutti li suoi forti & trinciere &
batterie, fatte tanto da christiani quanto da turchi, con li nomi di detti forti
come sotto il presente ritratto si uede, con una legenda in basso83.
Del 1598 la pubblicazione di una serie di edizioni su un curioso fatto
accaduto in quello stesso anno in Sicilia. Il capitano della marina turca Sinan
Bass, un rinnegato messinese che in origine si chiamava Scipione Cicala e per
questo veniva soprannominato il Cicala giunge con le proprie navi a San
Giovanni in Calabria, chiedendo al vicer di Sicilia, il duca di Maqueda, la grazia
di poter rivedere sua madre a Messina. A Roma si pubblicano le tre lettere, la
richiesta del Cicala, la lettera dello stesso alla madre e la risposta del vicer. Le
prime due lettere sono tradotte dal turco in italiano, mentre lultima in lingua

82
Il vero ragguaglio della presa di Biserta, con l'vltimo auuiso del successo di Tunisi et la
sententia data contra al Re Muley Hamida. Con la investitvra dellInfante Muliazen nuouo Re di Tunisi.
Con il disegno di quelli paesi, In Roma, per gli Heredi d'Antonio Blado Stampatori Camerali, 1573.
83
Marino DI CRISTOFORO, Relatione de Marino Di Christoforo raguseo il quale hoggi che sono li
XII di agosto 1574 e venuto in Trapani portato da un liutello ch'el duca di Terranoua haueua mandato
con letere alla Goletta & si parti dal campo de Turchi domenica la notte che furono li 15 del detto mese
d'agosto. Con vn auiso dalla goletta, scritto da un particolare al suo figliuolo in Trapani, doue se intende
d'una cannonata sparata da nemici della Goletta, la quale aperse la palla per mezzo, e in detta palla si
ritrovo la gloriosa nostra Donna del Rosario miracolo grandissimo, doue li nostri christiani difensori di
detta Goletta stanno di bonissimo animo hauendo il detto miracolo con essi, [1574] (In Roma, per gli
heredi d'Antonio Blado stampatori camerali).
123

spagnola84. Nella sua richiesta al duca di Maqueda Sinan Bass specifica la sua
assoluta non belligeranza e, a testimonianza della sua buona fede, fa portare la
missiva ad uno schiavo cristiano che, alla consegna, pu considerarsi affrancato.
Il suo unico scopo rivedere sua madre, come afferma al principio della lettera:

Questa non per altro che per farli intendere, come sapr, che cost si ritrova una
povera vedova mia madre, la qual nel fine hormai de giorni suoi desideraria
vedere, e spero challa gionta di questa mia lettera, sarete contento di mandarla in
una barca di cost, perch altro desiderio non tengo, se n di vederla senza danno
ne male alc.o, e dopo dhaverla vista rimandarla []85

Nella lettera alla madre si legge ancora una volta la testimonianza del
desiderio di rivederla per unultima volta:

Osservandiss. et amatiss. madre,


Dopo dhavervi salutato assai assai, non per altro questa mia amorevole lettera
che come sapete, gi sono trenta in quaranta anni, chio sono partito da voi, e pi
non vi ho vista, desideraria prima della morte vedervi []86.

Il vicer, mosso a piet dalla richiesta, risponde favorevolmente, ponendo


tuttavia alcune condizioni: il Cicala dovr lasciare degli ostaggi, che verranno
restituiti quando rilascer la madre. Seguir le operazioni il capitano Pedro de
Leyva, capitano generale delle galere di Spagna, Napoli e Siclia:

Excell.mo y temido entre los Turcos Sinan Vass, visir y Capitan.


Reebi buestra carta, y leyla con mucho gusto, y por ver domanda tan piadosa he
remetido a la determinacion, que queria tomar la s.ra Lucretia, que por su
xpianidad, y haber tenido tan honrado marido, y ser madre de tan valiente Capitan
la enviare en una galera de fanal accompaada con sus hijos, y nietos, con que vos
envieys qui con dos galeras de fanal buestro hijo mayor en Rehenes que star en
poder del Cap. general D. Pedro de Leyva, respettado, y honrado conforme su

84
Lettere tradotte di Turchesco in Italiano de Sinan Bass detto il Cicala, Generale dell'Armata
del Turco, che arriu 19. di Settembre in Calabria alla fossa di san Giouanni. Scritte dal Signor Duca
di Macheda Vicer di sicilia, & alla Signora Lucretia Cicala sua Madre. Con la risposta di esso Signor
Vicer al detto cicala, In Roma, Per Bartholomeo Bonfandino, M.D.XCVIII [1598].
85
Ivi, fol. [1].
86
Ibid.
124

calidad, y en seguritad doy en peo mi palabra en nombe de su mag.d, y en lo


rescate podran benir una, dos o tres Galeras, che alando vandera de seguridad se
atendr al rescate. Don Pedro de Leyva ha reebido, y envia otras tantas salutacione
[sic] y dize que muy bien se acuerda del amistad de los padres87.

Si sa che lincontro ebbe realmente luogo e che, dopo


aver rivisto la madre, Sinan Bass conduce le
proprie navi verso Tunisi, per domare una rivolta.
La stampa romana segue ancora la flotta del
capitano turco, riportando in unedizione dello
stesso anno larrivo a Malta dove, contrariamente a
quanto si aspettano le autorit dellisola, non
avviene alcun combattimento 88 . Lopuscolo con le
lettere di Sinan Bass al Maqueda venne rinvenuto
presso la Biblioteca Vallicelliana e pubblicato da
Guglielmotti nel 188289. Se ne fornisce una nuova
Relatione vera dellArmata edizione, corredata da documenti inediti rinvenuti
[], Roma, V. Accolti, 1588.
Biblioteca Angelica - Roma presso lArchivio Segreto Vaticano, nel 1897, dove si
rivela come, a seguito dellepisodio, la madre del Cicala invia al pontefice il
fratello Antonio e il nipote Vincenzo, entrambi gesuiti, per cercare di far
nuovamente convertire il figlio alla religione cattolica; il pontefice si dimostra
particolarmente interessato per ci che consentirebbe, fra le altre cose, di
indebolire nel Mediterraneo i Turchi, che nel frattempo stanno attaccando alle
porte dei domini asburgici 90. Leco della vicenda investe non solo la citt di
Roma, anche il resto dEuropa, dove laffetto filiale del rinnegato viene

87
Ivi, fol. [2].
88
Raguaglio della partita di Sicilia dell'armata turchesca. Guidata dal general Sinan Bass detto
il Cicala. Con tutto il successo del viaggio, per l'andata di Barberia. Et il mouimento, & ordine del gran
mastro di Malta, & vna lettera scritta dal gouernatore del Gozo, del successo di detta armata turchesca
dell'anno 1598. dal primo d'ottobre, In Roma, appresso Bartholomeo Bonfadino, 1598.
89
Alberto GUGLIELMOTTI, Storia della marina pontificia, Roma, Carlo Voghera, 1882, vol. VII, p.
133.
90
La Civilt Cattolica, serie XVI, vol. X, quaderno 1125 (1897), pp. 272-285.
125

paragonato a quello di Coriolano per la madre nellepisodio narrato da Valerio


Massimo; lepisodio verr raccolto in altre pubblicazioni in Europa91.
La stampa romana non riporta le sconfitte, ma solo le battaglie e gli
eventuali successi delle truppe spagnole e dei loro alleati. Una cosa analoga a
quella avvenuta in occasione della perdita di Tunisi nel 1574 avviene quindici
anni dopo in occasione della spedizione di Filippo II contro lInghilterra: nel
1588 Vincenzo Accolti pubblica lavviso circa la partenza dellInvencible armada
dal porto di Lisbona92. Cos anche il discorso di Filippo Pigafetta sullordinanza
dellarmata catholica, pubblicato nel 1588 da Santi, ad istanza di Antonio
Piccoletti 93 . Nello stesso anno la propaganda spagnola a Roma, fomentata
dellambasciatore, diffonde la notizia di una prima vittoria dellArmada sugli
inglesi, con la conquista di un porto e la fuga del Dracho, Francis Drake. La
stampa degli avvisi viene affidata sia allofficina di Bartolomeo Bonfadini che a
quella di Tito e Paolo Diani94. Le edizioni dovrebbero essere copia fedele di
lettere ricevute dallambasciatore attraverso la Francia, con la notizia della
ricongiunzione delle flotte di Medina Sidonia e di Alessandro Farnese, datate
nove agosto. Si sa che n le due flotte riuscirono mai ad incontrarsi, per una
serie di equivoci nelle comunicazioni fra i due ammiragli, n si conquist alcun
porto, oltre al fatto che la data riportata corrisponde esattamente al giorno
successivo la disfatta, avvenuta lotto di agosto. Dopo queste due edizioni non si
pubblica pi nulla riguardo limpresa, segno che la notizia della sconfitta doveva
essere pervenuta anche a Roma.

91
Si ritrova, ad esempio, erroneamente ascritta allanno 1594, in Jacques-Auguste DE THOU -
Pierre DUPUY, Historiarum suis temporis, Aurealianae, Aurelianae : apud Heredes Petri de la Rouiere,
1620, pt. V, p. 455.
92
Relazione vera dell'Armata, la quale per commandamento del Re Cattolico D. Filippo si
congreg nel porto della Citt di Lisbona l'anno 1588, et incominci ad uscire del suddetto porto a 29 di
maggio, & fin a 30 & si diede alla vela. Che nostro Signore Iddio incamini nel santo servitio suo, Roma,
nella stamparia di Vincenzo Accolti, in Borgo nuouo, MDLXXXVIII [1588].
93
Filippo PIGAFETTA, Discorso di Filippo Pigafetta sopra lordinanza dellarmata catholica,In
Roma, Appresso il Santi, & Comp. al Crocifisso: ad instanza di Nicol Picoletti, [1588].
94
Terzo auuiso d'vna letera scritta alli 9 d'agosto venuta all'illustriss. et eccellentiss. ambasciator
di Spagna in confirmatione della vittoria ottenuta dall'armata cattolica, & la presa del porto di Famor
con l'vnione dell'armate & esserciti dell'illustrissimi signori duchi, In Roma, appresso Bartolomeo
Bonfandino, nel Pellegrino, [1588]; Il terzo auuiso venuto di Parigi all'illustrissimo ambasciatore di
Spagna. Alli 25. del presente mese d'agosto: doue si conferma et verifica la vittoria hauuta da nostri
christiani; la fuga del dracho, capo dell'armata inglese; la presa del porto di Samor, et la congiuncione
del duca di Parma col duca di Medina et Sidonia, In Roma, appresso Tito et Paolo Diani in Campo di
Fiore, [1588].
126

La guerra navale tra Inghilterra e Spagna, cominciata nel 1585, prosegue


durante gli anni successivi per concludersi nel 1604 con il trattato di Londra,
dopo la morte di entrambi i sovrani che lavevano avviata. Un estensore di avvisi
a Roma che stampa alla Minerva, il trevigiano Bernardino Beccari95, riporta a
Roma la notizia di queste battaglie, che hanno luogo in Irlanda e nelle
Americhe. La posizione del Beccari chiaramente filospagnola: Elisabetta viene
chiamata lasserta regina dInghilterra 96 , mentre si riportano le sconfitte
subite a Panam da Hawkins e Drake 97 , nonch la morte di questultimo,
avvenuta nel 1596 durante i combattimenti98. Lo stesso Beccari stampa nel 1597
unesortazione a Filippo II per il soccorso del principe di Transilvania,
impegnato nella lotta contro il Turco, firmata da Girolamo Frachetta, un
informatore e agente spagnolo a Roma al soldo dellambasciatore Olivares99. Il
personaggio, coinvolto in numerose trame nella citt di Roma, soprattutto in
relazione alle guerre di religione francesi, costituisce il prototipo
dellinformatore italiano al soldo degli spagnoli. Nel 1603 deve fuggire in fretta
da Roma a causa dello scandalo suscitato dalla circolazione di una sua relazione
manoscritta contenente informazioni riservate sui singoli cardinali del collegio
ed indirizzata al nuovo ambasciatore, il marchese de Villena, per consentirgli di
svolgere il suo incarico senza commettere passi falsi100.
Lultima notizia relativa al regno di Filippo II pubblicata a Roma quella
della morte del sovrano, avvenuta nel 1598. In questo anno la stampa romana

95
Cfr. Tullio BULGARELLI, in Dizionario Biografico degli Italiani cit., volume 7, 1970, s.v.
96
Bernardino BECCARI , Relatione della guerra d'Hibernia, tra la lega de' catholici di quel regno,
& l'asserta reina d'Inghilterra, In Roma, per Domenico Gigliotto, 1596; ID., Auuiso della rotta, che ha
data il signor d'Odonnel all'essercito dell'asserta reina d'Inghilterra condotto da Giouan Noris in
Hibernia. Sul principio del mese di nouembre MDXCVI [1596], Publicato da Bernardino Beccari da
Salice alla Minerua, In Roma, per Nicol Mutij, 1596.
97
Bernardino BECCARI, Relatione del successo dell'armata d'Inghilterra, condotta da Francesco
Drac & da Giouanni Achines generali, a S. Giouanni di Porto Ricco nella noua Spagna, il d 23 di
Nouembre 1595, Publicato per Bernardino Beccari alla Minerua, In Roma, appresso Nicol Mutij, 1596;
ID., Auuiso del successo dell'armata inglese nel voler tentare l'impresa di Panama nel Per. Doue
s'intende la perdita che h fatto, & il numero de morti. Con altri auuisi delle cose d'Hibernia, Publicato
per Bernardino Beccari alla Minerua, In Roma, appresso Nicol Mutij, 1596.
98
Bernardino BECCARI, Auuiso della morte di Francesco Drac, & del mal successo dell' armata
inglese, In Roma, appresso Nicol Mutij, 1596.
99
Girolamo FRACHETTA, Oratione prima al re cattolico per essortare sua maest ad aiutare il
prencipe di Transiluania nella guerra contra il Turco. Del signor Girolamo Frachetta da Rouigo,
mandata dall'autore alla maest sua a d 2 di febraro 1596. Et publicata da Bernardino Beccari da
Sacile, In Roma, per Nicol Mutio, 1597.
100
Cfr. la voce a cura di Enzo BALDINI, in Dizionario Biografico cit., vol. 49 (1997), s.v.
127

dedica allavvenimento numerose edizioni. Beccari pubblica la sua Relatione


della religiosa morte di don Filippo secondo re di Spagna et dell'Indie seguita
d XIII di Settembre 1598101, dando successivamente alle stampe un dettagliato
resoconto dellelogio di Clemente VIII alla notizia della morte del sovrano e
della sua lettera a Filippo III102. Bonfadino pubblica la Relatione delle esequie di
Filippo II a Madrid103, mentre il portoghese Manuel Constantino, professore di
filosofia a Roma, pubblica unorazione funebre in latino104, cos come il teologo e
filosofo Giacomo Croce che la pronuncia nella cattedrale di Cremona105. Uno dei
pi influenti e fedeli artefici della politica di Filippo II a Roma, il cardinal
Ascanio Colonna, proferisce anchegli unorazione funebre in onore del
sovrano106. Tutte e tre le edizioni, cos come quella del Beccari, si pubblicano
presso lofficina di Niccol Muzi.
Con la fondazione della Compagnia di Ges nel 1540 un nuovo centro di
stampa prende vita a Roma: la stamperia del Collegio Romano, voluta da
SantIgnazio e funzionante pochi mesi dopo la sua morte107, nel 1556. Fra le
prime famiglie religiose a dotarsi di una tipografia in pianta stabile, i gesuiti
comprendono immediatamente la portata del nuovo mezzo e lo utilizzano per
diffondere notizie circa la propria attivit, pubblicando i resoconti dei
missionari impegnati in Asia e in America. La vendita di opere simili risponde
101
Bernardino BECCARI, Relatione della religiosa morte di don Filippo secondo re di Spagna et
dell'Indie. Seguita di 13. di settembre 1598, Data in luce da Bernardino Beccari alla Minerua, In Roma,
per Nicol Mutij, 1598.
102
Bernardino BECCARI, Relatione di quel che disse la santit di n. s. papa Clemente ottauo nel
concistorio delli 9. d'ottobre in lode del cattolico r d. Filippo II di Spagna. Con la copia della lettera che
ha scritto il r d. Filippo III a sua santita a d 13, di settembre 1598. Tradotta di lingua spagnuola in
italiano, Date in luce per Bernardino Beccari, In Roma, per Nicol Mutij, 1598.
103
Relatione del solenne mortorio fatto nella morte del cattolico Filippo II Re di Spagna, et
dell'Indie, nella Villa di Madril [sic], In Roma, appresso Bartholomeo Bonfadino, 1598.
104
Manuel CONSTANTINO, Oratio in funere Philippi II. Hispaniarum & Indiarum Regis Invictissimi,
qui ab hac vita migravit die 13. Mensis Septembris 1598. die Dominico ex antelucano tempore. Per
Emmanuelem Constantinum S. T. D. olim Sacri Collegii Clericum, & in Alma Urbis Gymnasio Publicum
Professorem, Romae, 1599, Apud Aloys. Zannetti.
105
Giacomo CROCE, Oratione funebre fatta dal m.r.p. Giacomo Croce nell'essequie dell'hinuittiss.
& potentiss. don Filippo II re di Spagna nella chiesa cathedral di Cremona, In Roma, appresso Nicol
Mutij: Ad instanza di Ottauiano Gabrielli, 1599.
106
Ascanio COLONNA, Ascanii. S.R. E. Diac. Cardinalis Colvmnae Oratio in fvnere Philippi II.
Cat.ci Hispaniarvm, et Indiarvm regis potentissimi, Romae, ex Typographia Nicolai Mutii, M.D.IC
[1599].
107
Cfr. Ricardo GARCA VILLOSLADA, Storia del Collegio Romano dal suo inizio (1551) alla
soppressione della Compagnia di Ges (1773), Romae, apud Aedes universitatis Gregorianae, 1973; Olaf
HEIN - Rolf MADER, La stamperia del collegio romano, in Archivio della societa romana di storia
patria, 116 (1993), pp. 132-46; John W. OMALLEY, I primi gesuiti, Roma, Vita e Pensiero, 1999, p.
127.
128

alla curiosit del pubblico per la conoscenza di luoghi esotici, nonch


allinteresse per lazione evangelizzatrice dei missionari, che spesso li espone a
seri pericoli, non privi di tragiche conseguenze. La prima edizione del genere
risale allepoca di Carlo V, con la pubblicazione nel 1535 della copia delle lettere
del prefetto di Nuova Spagna 108 . Gi si avuto modo di parlare delle cose
notabili portate da Filippo II durante il suo viaggio, gli indios e gli animali
provenienti dai possedimenti spagnoli in terra dAmerica. I progressi nella
cristianizzazione dei nuovi popoli sono fonte di prestigio per la neonata
Compagnia di Ges, che in un primo momento si avvale della collaborazione di
officine tipografiche come quella dei fratelli Dorico per pubblicare il proprio
resoconto del 1552 sulle Americhe109. Si pubblicano anche notizie riguardanti la
flotta che annualmente porta in Spagna argento, merci e notizie, sulla quale si
pubblica nel 1587 un resoconto dello sbarco, avvenuto nonostante le incursioni
inglesi110.
Nel 1558, due anni dopo lapertura della Stamperia, compaiono i primi
avvisi riguardanti il Giappone111, che si ripubblicano solo a partire dal 1581,
stavolta con cadenza pi regolare 112 e con la partecipazione di altre officine
tipografiche, come quella di Francesco Zanetti. In seguito allambasciata
giapponese a Roma del 1585, linteresse del pubblico per questa terra si fa
sempre pi vivo, soprattutto in merito alla cristianizzazione intrapresa da
francescani e gesuiti. Un esempio la relazione dellambasciata pubblicata in
questo stesso anno da Paolo Meietto a Venezia 113 , ripubblicata senza

108
Copia delle lettere del Prefetto della India la nuova Spagna detta, alla Cesarea Maesta rescritte,
[s.l., s.n. 1533?].
109
Avisi particolari delle Indie di Portugallo. Ricevuti in questi doianni del 1551 & 1552. da li
Reuerendi Padri de la Compagnia di Iesu, doue fra le molte cose mirabili, si uede delli Paesi, delle genti,
& costumi loro & la grande conversione di molti populi, che cominciano a riceuere il lume della santa
fede & Relligione Christiana, In Roma, per Valerio Dorico & Luigi Fratelli Bressani Alle Spese de M.
Batista di Rosi Genouese, 1552.
110
Vera relatione di tutto quello che la flotta della maest del r cattolico h portato, tornando
dalla terra ferma, noua Spagna, et San Domenico, l'anno 1587, In Roma, per gli heredi di Gio. Gigliotti,
8517 [i.e. 1587].
111
Avisi particolari del aumento che Iddio da alla sua Chiesa catholica nell'Indie, et spetialmente
nelli regni del Giappone [...] riceuuti dalli padri della Compagnia di Iesu, In Roma, nella casa della
Compagnia di Iesu, 1558.
112
Lettere delle Cose del Giappone. Scritta da' Reverendi Padri della Compagnia di Iesv. Dall'anno
1579 insino al 1581, In Roma, Appresso Francesco Zannetti, M.D.LXXXIII [1583].
113
Relatione del viaggio et arrivo in Europa et Roma de principi Giapponesi, venuti a dare
obedienza a Sua Santit lanno MDLXXXV [1585], In Venezia, appresso di Paolo Meietto, 1585.
129

sottoscrizione quello stesso anno ed ancora a Reggio Emilia (Hercoliano Bartoli)


e a Bologna (Alessandro Benacci). Nel 1588 si pubblicano presso Francesco
Zanetti le copie delle lettere dei gesuiti dalla Cina e dal Giappone114.
Le missioni nel continente asiatico e americano rispondono alla
medesima esigenza di evangelizzazione, esasperata dal dilagare in Europa del
protestantesimo, al fine di guadagnare nuove anime alla vera fede. Per tale
motivo, anche nella pubblicazione delle notizie a stampa, le notizie circa le
missioni nei due continenti venivano unite insieme
per fornire un organico e pi generale ragguaglio
sullo stato delle missioni: cos nel 1592 si
pubblicano le relazioni di Pedro Martnez,
provinciale per la Compagnia di Ges dellIndia
Orientale, e Pedro Daz, provinciale di Messico,
indirizzate al Padre Generale Claudio Acquaviva, e
raccolte e tradotte dal padre Gaspare Spitilli,
originario di Campli, che presso la casa generalizia
della Compagnia svolge le mansioni di segretario ed
archivista 115.
A partire da questa data le lettere iniziano ad L. Froes, Lettera del Giapone
degli anni 1591 et 1592 [],
assumere cadenza annuale e vengono pubblicate con Roma, L. Zanetti, 1595.
Biblioteca Angelica - Roma
il nome di lettere annue. Le prime ad avere tale
denominazione vengono pubblicate nel 1593 e si riferiscono agli anni 1589-
1590, nella traduzione di Gaspare Spitilli e per i torchi di Francesco Zanetti. Una
delle lettere scritta da un portoghese, Luis Froes, che morir in Giappone nel
1597; questi autore delle lettere relative agli anni 1591-1592, tradotte dal
gesuita dorigine senese Ubaldino Bartolini, pubblicate da Luigi Zanetti nel
1595 116 . Queste lettere, nella traduzione italiana del Bartolini, vengono

114
Avvisi della Cina et Giapone del fine dell'Anno 1587. Con l'arrivo delli Signori Giaponesi
nell'India, Cavvati dalle lettere della Compagnia di Gies riceuute il mese d'Ottobre 1568, In Roma,
Appresso Francesco Zannetti, 1588.
115
Raggvaglio d'alcvne missioni dell'Indie Orientali, et Occidentali. [] et raccolto dal P. Gasparo
Spitilli della medesima Compagnia, In Roma, Appresso Luigi Zannetti, 1592.
116
Luis FROES, Lettera del Giapone degli anni 1591 et 1592. Scritta al r.p. generale della
Compagnia di Giesu. Et dalla spagnuola nella italiana lingua tradotta dal p. Vbaldino Bartolini della
Compagnia medesima, In Roma, appresso Luigi Zannetti, 1595.
130

ripubblicate a Milano (Pacifico Da Ponte, 1595), Venezia (Giovan Battista Ciotti,


1595), a Mantova (Francesco Osanna, stampatore ducale, 1596).
Nel 1596 si stampano le epistole di Francisco Xavier (Francesco Saverio),
canonizzato nel 1622 insieme a San Ignacio, del quale era stato uno dei primi
compagni, giunto in Giappone nel 1549. Ledizione curata dal gesuita Orazio
Tursellino e viene dedicata a Francisco de Toledo, cardinale spagnolo, il primo
cardinale gesuita, che ha ricevuto il galero derogando per la prima volta al
divieto espresso originariamente da SantIgnazio per i membri della Compagnia
di fare carriera nelle gerarchie ecclesiastiche117.
Nel 1597 si pubblicano le lettere relative al 1592-1593, scritte dal
provinciale gesuita per il Giappone Pedro Gmez al generale Acquaviva e
tradotte dal padre Giovanni Battista Peruschi118.
Durante gli anni successivi lo zelo missionario gesuita subisce per una
significativa battuta darresto in Giappone. Il potere imperiale non tollera pi la
diffusione del nuovo credo (si stima che ci fossero circa 300.000 cristiani nel
paese a fine Cinquecento) e si d avvio a una campagna di persecuzione
religiosa. Le prime vittime si hanno nel 1597, quando ventisei cristiani, tra fedeli
e missionari, vengono crocifissi per volere dello shogun Hideyoshi. La notizia si
riverbera sulla stampa romana: il governatore delle isole Filippine invia una
relazione sullaccaduto, stampata a Siviglia nel 1597 e lanno successivo tradotta
in italiano e pubblicata dal francescano Angelo Celestino da Montecorvino,
teologo, nella quale d notizia della sola morte dei suoi sei correligionari
spagnoli119; negli annali dei tipografi romani presente unulteriore relazione,
ad opera del succitato padre Froes, riguardante i ventisei martiri, sei dei quali
francescani, tre gesuiti e diciassette giapponesi. Ancora una volta la traduzione

117
Francisci Xaverii Epistolarvm Libri qvatvor. Ab Horatio Tvrsellino e Societate Iesv in Latinvm
conversi ex Hispano. Ad Franciscvm Toletvm S. R. E. Cardinalem, Romae, Apud Aloysium Zannettum,
An. MDXCVI [1596]. Svperiorvm Permissv. (Romae, Ex typographia Aloysij Zannetti. MDXCVI [1596].
118
Pedro GMEZ, Lettera Annva del Giapone dal Marzo del M.DXCIII [1593] sino al Marzo del
XCIV [94]. Al molto R. in Christo P. N. il P. Clavdio Acquaviva Preposito Generale della Compagnia di
Gies. Tradotta dal P. Gio. Battista Peruschi Romano, della medesima Compagnia, In Roma, Appresso
Luigi Zannetti, M.DXCVII [1597].
119
Francisco TELLO, Relatione mandata da don Francesco Teglio gouernatore, e capitano
generale, dell'isole Filippine, intorno al martirio dei sei frati spagnoli, dell'Ordine di s. Francesco dell'
osseruanza. Crocefissi nel Giappone l'anno passato nel 1597 [...] In lingua spagnuola castigliana,
stampata in Siuiglia, e nell'italiana fauella, tradotta dal r.p. frat' Angelo Celestino da Montecoruino
theologo, e predicatore dell'istesso ordine, In Roma, per Nicol Mutij, 1598 (In Roma, appresso Nicol
Mutij, 1598).
131

italiana del padre Spitilli, per i torchi di Francesco Zanetti120. Nello stesso
anno il francescano Juan de Santa Mara pubblica nella traduzione italiana di
Giuseppe di Santa Maria una nuova relazione del martirio, dove si annoverano
tra le vittime sei frati francescani e venti neofiti giapponesi121. Ventanni dopo si
giunger alla definitiva messa al bando del cristianesimo dal Giappone, con la
rivolta di Shimabara del 1637: durante la violenta repressione del tumulto
scoppiato nellomonima cittadina perdono la vita oltre 40.000 persone; dopo
questo episodio ogni traccia evidente del cristianesimo verr cancellata in
Giappone; solo in pochi continueranno a praticarlo in segreto.
Nelle precedenti pagine si constatato come la sensibilit delleditoria
romana e la curiosit dei lettori per le notizie provenienti da luoghi vicini e
remoti diano vita a un ricco e vario repertorio di avvisi a stampa, lettere e
relazioni, spesso riguardanti la Spagna, protagonista della politica
internazionale di questi anni. Il genere degli avvisi, capace di raggiungere un
pubblico vasto e non per forza incolto, si configura come il principale strumento
di propaganda nella seconda met del secolo, fornendo la possibilit di
introdurre nei lettori le immagini del potere, della grandezza o della
magnanimit della Spagna, spesso in relazione ai rapporti con la Santa Sede.
questo lultimo esempio di letteratura profana in prosa dargomento letterario o
comunque destinata a una lettura dintrattenimento. Gran parte della
produzione spagnola a stampa nella citt di Roma appartiene al genere della
trattatistica o a quello religioso.

120
Luis FROES, Relatione della gloriosa morte di XXVI posti in croce per comandamento del re di
Giappone, alli 5 di febraio 1597 [] Et fatta in italiano dal p. Gasparo Spitilli di Campli della medesima
Compagnia, In Roma, appresso Luigi Zannetti, 1599.
121
Juan de SANTA MARA, Relatione del martirio, che sei padri scalzi di San Francesco et venti
giaponesi christiani patirono nel Giapone l'anno MDXCVII [1597]. Scritta dal r.p. fra Gio. di Santa
Maria [...] & tradotta dalla lingua spagnuola nella italiana, per ordine del r.p. fra Gioseppe di Santa
Maria [...], In Roma, appresso Nicol Mutij, 1599.
132

Trattatistica accademica

Nella preparazione del repertorio ci si imbattuti in un importante filone


di edizioni; non si tratta di opere destinate alla lettura dintrattenimento,
alledificazione spirituale dei fedeli o al soddisfacimento della curiosit varia del
pubblico di lettori, quanto piuttosto di testi scientifici, tecnici, storici o letterari
che svolgono metodicamente una materia o espongono principi e regole di una
disciplina, o anche saggio su qualsiasi argomento particolare. Insieme alla
poesia lirica e dargomento epico, al teatro, al romanzo e alla novella il trattato
fra i generi pi rappresentativi del Cinquecento. Limpulso per la
sistematizzazione del sapere, di cui solo in parte vengono recepiti i modelli
medievali, determina una nuova fioritura di saggi e trattati sui vari argomenti
del sapere.
In quale misura gli autori spagnoli abbiano contribuito a questa fioritura
per quanto riguarda la Roma del XVI secolo luogo di culto e meta di
pellegrinaggio ma anche fiorente centro di formazione universitaria ed
intellettuale oggetto di indagine del presente capitolo. Le opere di
trattatistica sono state raccolte ed organizzate in base allargomento da esse
sviscerato. Si optato per una distinzione che corrispondesse il pi possibile alla
suddivisione dei saperi nel Rinascimento, derivata direttamente
dallarticolazione medievale del sapere in facolt. Anzitutto le Arti del trivio e
del quadrivio, la cui vigenza ancora assoluta fra Cinque e Seicento:
grammatica, retorica, logica o dialettica da un lato, aritmetica, geometria,
astronomia e musica dallaltro. Poi le facolt superiori di diritto, medicina e
teologia. Questultima disciplina, particolarmente fiorente nella Roma
pontificia, prevede una sottosezione relativa al diritto canonico, considerato
nellordinamento degli studi una branca delle scienze teologiche.

Grammatica

Per quanto riguarda la produzione di opere di grammatica latina, si


annoverano quattro edizioni di autori spagnoli nel corso del Cinquecento, tutte
collocate nella seconda met del secolo. Le prime due sono di Antonio Agustn,
133

gi citato a proposito della letteratura antiquaria. Vero e proprio poligrafo,


Agustn dedica i suoi sforzi alla ricostruzione di classici della latinit andati
perduti, coniugando a questa riscoperta gli studi
per la grammatica e la storia della lingua latina. La
sua prima opera del genere pubblicata a Roma
ledizione del De lingua latina di Marco Terenzio
Varrone, uscita dai torchi del Blado nel 15571. Gi
alla fine del XIX secolo C. O. Mller dava notizia di
unedizione del 1554, ad opera di Vincenzo
Luchino 2 , della quale aveva rintracciato un
esemplare presso luniversit di Gttingen. Non si
tratterebbe di due edizioni identiche, in quanto
quella del 1557 contiene 72 fogli di indici alla fine

A. Agustn, M. Terentii che nella precedente mancano. Roland G. Kent


Varronis De Lingua Latina,
Roma, A. Blado, 1557. chiariva la questione, affermando che Luchino
Biblioteca nazionale
centrale - Firenze aveva finanziato la stampa a Roma delledizione del
1554, mentre Blado laveva ripubblicata con laggiunta degli indici nel 1557,
senza peraltro cambiare il frontespizio, dove consta ancora il nome
dellimpressore, mentre quello dello stampatore camerale si trova nel
colophon 3 . Unaltra ipotesi vedrebbe, proprio a partire dal 1557, Luchino e
Blado associati4.
Ledizione di Varrone doveva gi essere in progetto agli inizi degli anni
Cinquanta del secolo, come risulta da due lettere indirizzate al giurista
fiorentino Lelio Torelli, rispettivamente del 25 novembre 1551 e del 21 gennaio
1552, nelle quali Agustn manifesta il proprio interesse per due manoscritti di
Varrone conservati nella Biblioteca Laurenziana, al fine di collazionarli con le

1
Antonio AGUSTN, M. Terentii Varronis pars librorum quatvor et viginti de lingva latina. Ex
Bibliotheca Antonii Augustini, Romae, Apud Vincentium Luchinum, M. D. LVII [1557], (Romae, Apud
Antonium Bladum impressorem Cameralem 1557).
2
Karl Otfried MLLER, De lingua Latina librorum quae supersunt, Leipzig-Gttingen, 1833.
3
Roland G. KENT, Varro, On the latin language, Cambridge (Mass.), Harvard University Press,
1938; la tesi stata ripresa pi recentemente da Aldo LUNELLI, I Fragmenta Latinorum Poetarum inediti
di Antonius Augustinus con appendici di altra mano ora per la prima volta identificata: progetto di
edizione, in Rivista di Cultura Classica e Medioevale 20 (1978), pp. 1007-1019: n. 1, p. 1012
(Miscellanea di studi in memoria di Marino Barchiesi, vol. III).
4
F. ASCARELLI - M. MENATO, La tipografia del 500 in Italia, Firenze, Leo S. Olschki, 1989, p.
112, 409-410.
134

edizioni veneziane 5 . Cos il 20 settembre 1557 lAgustn pu annunciare a


Jernimo de Zurita, cronista di corte in Spagna: yo hago imprimir un Varrn
De lingua latina algo menos ruin que los passados. Y tambin embiare a v. m.
las primitias6.
Lopera di Agustn segna una pietra miliare nella tradizione testuale del
De lingua latina, gi edito a Roma nel 1471 da Pomponio Leto e nel 1474 da
Angelo Tifernate e con successive edizioni da parte di Francesco Rolandello
(Venezia 1477) Giambattista Pio (Milano, 1510), Michael Bentinus (Parigi, apud
collegium Sorbonae, 1530)7. Agustn collaziona le precedenti edizioni del testo
per la sua ma, a differenza di tutti i precedenti curatori, lo spagnolo il primo ad
osservare che le due triadi di libri conosciute come De lingua latina e De
analogia, numerate indipendentemente, altro non erano che parti di una stessa
opera. In base a tale deduzione numera consecutivamente i sei libri, a partire da
un quartus8. La posizione in merito alla scansione dei libri dellopera di Varrone
era destinata a fare scuola, giacch tutti i successivi editori, dal Vetranio (Mauro
Vetranovi) nella sua edizione del 1563 (Lione, Sebastiano Griffio, 1563) a Denis
Godefroy (Ginevra, Guillaume Laimarie, 1595) la assumono come corretta. Un
esempio della sua diffusione certificato dal fatto che trentanni dopo Francisco
Snchez de las Brozas, El Brocense, nella sua Minerva sive de causis linguae
latinae (Salamanca, Jean-Baptiste Regnauld, 1587) rielabora la teorizzazione
linguistica varroniana a partire dalledizione di Agustn.
Come si dichiara nel frontespizio, il materiale per ledizione del testo
varroniano proviene ex Bibliotheca Antonii Agustini, dalla sua infaticabile
attivit di raccolta di manoscritti antichi, confluiti poi per la maggior parte
allEscorial. Si avvale altres della collaborazione degli eruditi ed umanisti
capitolini. Nella prima pagina numerata della sua edizione si legge:

5
Cfr. Jean-Louis FERRARY, Correspondance de Lelio Torelli avec Antonio Agustn et Jean Matal
(1542-1553), Como, New Press, 1992; Cndido FLORES SELLS, Epistolario de Antonio Agustn,
Salamanca, Ediciones Universidad de Salamanca, 1980, p. 121, lettera 86.
6
C. FLORES SELLS, Epistolario cit., lettera 189.
7
Cfr. Benedetto RIPOSATI - Aldo MARASTONI, Bibliografia varroniana, Milano, Celuc, 1974, n.
49-56.
8
Cfr. Maria ACCAME LANZILLOTTA, Le annotazioni di Pomponio Leto ai libri VIII-X del De
lingua latina di Varrone, in Giornale Italiano di Filologia, vol. 50, n. 1 (1998), pp. 41-58; Giancarlo
GIARDINA, Edizioni canoniche e edizioni critiche: a proposito di alcune edizioni del De lingua latina
di Varrone, in Bollettino di Studi Latini, a. 35, fasc. 1 (2005), pp. 33-38.
135

Doctorum uirorum nomina, qui huius libri emendationi operam dederunt, infra
scripsimus: Pomponius Laetus, Angelus Tifernas, Fran. Rolandellus [sic], Aldus
Manutius, Michael Bentinus, Angelus Colotius, Octauius Pantagathus, Petrus
Victorius, Ant. Augustinus, Gabriel Faernus.

I primi cinque nomi sono i precedenti editori del De lingua latina, di cui
gi si detto. Gli ultimi cinque sono conoscenze dellAgustn, componenti dei
circoli eruditi capitolini che a vari livelli contribuiscono al lavoro dello spagnolo.
Angelo Colocci dopo la morte di Pomponio Leto era divenuto lanfitrione degli
eruditi romani. Gli Orti Colocciani della sua residenza presso sul colle Quirinale
ospitavano i cenacoli colti, mettendo loro a disposizione una importante
collezione epigrafica ed una ricca biblioteca, confluita oggi nella Vaticana.
Sebbene Colocci sarebbe morto solo tre anni dopo larrivo di Agustn a Roma,
questultimo ha comunque modo di servirsi della nutrita collezione colocciana
per la sua edizione di Varrone, autore che fa parte dei molteplici interessi
delleclettico prelato 9 . Ottavio Pantagato, definito da molti Varro nostri
temporis, Pietro Vittorio e Gabriele Faerno sono tutti umanisti del circolo
romano, in contatto con Agustn per la coincidenza dei loro interessi e per le
ricerche condotte insieme. Il maggior contributo alla sua edizione deriva
proprio dallapporto di questi personaggi, tra i quali Agustn si cita come se non
fosse sua la responsabilit principale10.
A testimonianza dellinteresse di Agustn per i grammatici latini
possediamo unaltra edizione romana, quella dei libri superstiti dellopera

9
Il codice Vat. lat 3309, appartenuto al Colocci, passa in seguito alla biblioteca di Fulvio Orsini,
altro importante collezionista romano. Tra le opere contenute nel codice presente una copia del De
lingua Latina (cfr. Pierre de NOLHAC, La bibliothque de Fulvio Orsini, Pars, Champion, 1887, ripr.
anast. Gnve, Slatkine reprints, 1976, p. 250); anche il Vat. lat. 3311 entra alla morte del Colocci nella
biblioteca dellOrsini e contiene un commento del Leto al De lingua latina (cfr. P. DE NOLHAC, La
bibliothque cit., pp. 203-204); il Vat. lat. 3415 segue lo stesso itinerario dei due precedenti codici e
contiene unaltra copia del commento di Pomponio Leto (cfr. P. DE NOLHAC, La bibliothque cit., p.
204); per ultimo, alla prima carta del Vat. lat. 3906 sono contenuti frammenti, copiati dal Colocci stesso,
del De lingua latina (cfr. Giulio ANTONIBON, Contributo agli studi sui libri 'De lingua Latina' di M.
Terenzio Varrone, in Rivista di Filologra, XVII (1888), pp. 177-221: 185); Colocci risulta proprietario,
inoltre, di unesemplare a stampa delledizione di Pomponio Leto, con annotazioni (cfr. P. DE NOLHAC,
La bibliothque cit., p. 257).
10
Sul contributo degli intellettuali dei circoli romani e le relazioni fra di essi e lAgustn cfr. Luis
Alfonso HERNNDEZ MIGUEL, Antonio Agustn varronista: un aspecto problemtico y polmico de su
labor filolgica, in Estudios clsicos, 112 (1997), pp. 49-68: 62-64.
136

glossografica di Marco Verrio Flacco, con il De verborum significatione di Sesto


Pompeo Festo, di cui si conosce ledizione commentata dellAgustn, pubblicata
a Roma nel 1582 11 , sebbene nel repertorio di Eduart Toda y Gell si citi
ledizione, uscita sempre a Roma ma sconosciuta allo stesso compilatore, del
1560 12 . Di questa precedente pubblicazione esistono tuttavia riedizioni,
stampate fuori da Roma: Parigi, Mamert Patisson e Robert Estienne 1576;
Parigi, Jerome de Marnef e la vedova di Guillaume Cavellat; Amsterdam per i
fratelli Huguetan. Esiste in realt unedizione ancora precedente. Nella
Bibliografa Hispano-latina di Menndez Pelayo si censisce unedizione dal
titolo M. Verrii Flacci quae extant, et Sexti Pompei Festi de verborum
significatione libri XX. In eumdem Festum annotationes. Index rerum obiter
dictarum. Ex Bibliotheca Antonii Augustini (cum notis ejusdem), pubblicata a
Venezia, da Giovanni Maria Bonelli nel 1559, con esemplari che recano sul
frontespizio la data 1560, con la sottoscrizione dello Ziletti. Unedizione del
1575, senza indicazione del luogo ma stampata a Venezia, apud Petrum
Santandreanum, riproduce altres le note di Antonio Agustn, con il commento
di Giuseppe Scaligero, figlio di Giulio Cesare. Questa si ripubblica con la
medesima sottoscrizione, nel 159313.
Linteresse di Agustn per gli studi di Marco Verrio Flacco, precettore
alla corte di Augusto e maggior grammatico del suo tempo, la cui opera perduta
viene ricostruita attraverso il compendio lacunoso, il De verborum
significatione, di Sesto Pompeo Festo, compilato nel II secolo d.C. Lo stesso era
stato nuovamente compendiato da Paolo Diacono allepoca di carlo Magno.
Dellopera di Sesto Pompeo Festo sopravvive il manoscritto F del codex
Farnesianus ascrivibile alla seconda met dellundicesimo secolo, allestito a
Roma o nei dintorni della citt ed oggi conservato presso la Biblioteca Nazionale
di Napoli. Il testo del compendio di Festo, di 41 fogli, comincia al fascicolo con
segnatura M ed lacunoso al principio, presentando inoltre parziali

11
Antonio Agustn, Sex. Pompei Festi De verborum significatione fragmentum ex vetustissimo
exemplari bibliothecae Farnesianae descriptum, Impressum Romae, apud Georgium Ferrarium, 1581
(Romae, apud Vincentium Accoltum, 1582).
12
Cfr. E. TODA Y GELL, Bibliografa cit., p. 28, n. 62.
13
Cfr. Marcelino MENNDEZ Y PELAYO, Bibliografa Hispano-latina, [X voll.], vol. VIII, p. 193
sgg., s.v. Verrio Flaco, in Edicin Nacional de las Obras Completas de Menndez Pelayo, Madrid, CSIC,
1952-1976.
137

bruciature. Era stato scoperto negli anni Settanta del Quattrocento e consegnato
a Pomponio Leto, che ne aveva fatto unedizione nel 1475. In seguito vengono
aggiunte le note di Giuseppe Scaligero, pubblicate nelledizione parigina del
1576. In questa stessa edizione lo Scaligero utilizza ampiamente il testo di
Antonio Agustn, per sposarne le soluzioni critiche o emendarlo. Come si pu
vedere, la selva di edizioni e linteresse che lopera del grammatico di et
augustea suscita per gli umanisti. Come per ledizione di Varrone si era rivelata
di fondamentale utilit la biblioteca di Angelo Colocci, per questa Agustn si
avvale di quella di casa Farnese, messa a disposizione dal gran cardinale
Alessandro, gi menzionato a proposito della produzione di genere antiquario.
La famiglia Farnese, vincolata per tradizione alla Spagna, non poteva non
dimostrare una buona disposizione nei confronti di uno dei membri pi
autorevoli della nazione spagnola a Roma, come era Agustn.
La seconda met del secolo vede la pubblicazione a Roma di quello che
ormai pu considerarsi un classico delle grammatiche latine per studenti:
lExercitatio linguae latinae del valenciano Juan Luis Vives14, edito due volte
nel 1585 e nel 1597 15 . Si tratta di un manuale sullinsegnamento del latino
strutturato, nel solco della tradizione umanistica di Erasmo e degli altri
intellettuali della sua epoca, come una serie di dialoghi: da qui il nome di
Dialogi, con cui pure si designa lopera. Nei venticinque dialoghi che
compongono lopera si intende arricchire il vocabolario degli studenti,
protagonisti dei colloqui nella loro quotidianit: essi vengono ritratti quando si
alzano al mattino, quando si vestono, a scuola, quando mangiano, studiano o
giocano16. Lautore aveva dedicato la sua opera al giovane principe Filippo in

14
Per una biografia completa dellautore, cfr. Juan Luis Vives. Obras completas, Valencia,
Generalitat Valenciana, 1992, riedizione della traduzione castigliana dellopera dellumanista pubblicata
da Aguilar nel 1948.
15
Juan Luis VIVES, Exercitatio linguae latinae Io. Ludouici Viuis Valentini. Eiusdemque de
conscribendis, siue componendis epistolis. Accesserunt praeterea adnotationes in singula colloquia
doctissimi viri Petri Mottae Complutensis: cum indice latino & italico vocum difficiliorem, Romae, ex
officina Iacobi Tornerij & Iacobi Brichiae, 1585 (Romae, excudebant Alexander Gardanus & Franciscus
Coattinus, 1585); ID., Exercitatio linguae Latinae [] Cum indice Latino, et Italico vocum difficiliorum,
Romae, ex typographia Gulielmi Facciotti, 1597.
16
Jean-Claude MARGOLIN, Dfense et illustration de la jeunesse scolaire d'aprs l'"Exercitatio
linguae latinae" de Juan Luis Vives, in Pierre CIVIL (coord.), Siglos dorados: homenaje a Agustn
Redondo, Madrid, Editorial Castalia, 2004, vol. 2, pp. 871-887.
138

ossequio allimperatore Carlo V, dal quale aveva ricevuto non pochi benefici,
come si legge nella breve ma intensa dedicatoria:

I vantaggi della conoscenza della lingua latina sono grandissimi, tanto in ordine
dellespressione come nel pensare in maniera retta. Infatti, essa come un tesoro di
tutte le scienze, poich grandi ed illustri geni hanno scritto in latino trattati dogni
disciplina, ai quali nessuno pu giungere se non attraverso la conoscenza della
suddetta lingua. Per questa ragione, e nonostante io sia occupato in compiti pi
gravi, coadiuver con piacere lapprendimento della giovent anche in questa
materia. Ho scritto per far fare pratica nella lingua latina alcuni esercizi elementari
di conversazione che, poich utili ai ragazzi, siccome io spero, mi parso bene
dedicarli a te, che sei Principe e ragazzo, tanto per la straordinaria benevolenza di
tuo padre nei miei riguardi, quanto perch, nel modellare il tuo spirito verso i buoni
costumi, presto il miglior servizio alla Spagna, mia patria, la cui salvaguardia
riposta nella tua rettitudine e nella tua saggezza. Ma queste idee le udirai con
maggiore ampiezza e frequenza da Juan Martnez Siliceo, tuo precettore17.

Come si evince da queste righe, profondo il debito di riconoscenza che


lega Vives allimperatore. A partire dal 1529 aveva visitato con sempre maggior
frequenza la corte di Carlo V nei Paesi Bassi, acclamando limperatore come
pacificatore deuropa, secondo quanto consta in unepistola a lui indirizzata
dallumanista valenciano nello stesso anno. Carlo V, dal canto suo aveva elargito
nel 1532 a Vives una modesta somma di denaro per sopperire alla condizione di
estrema povert in cui si trovava negli ultimi anni. Nel 1531 Vives aveva cercato
la protezione di Joo III di Portogallo, dedicandogli il suo De disciplinis,
ricevendo anche da questi una remunerazione18.
Non si conosce la data esatta delleditio princeps del fortunato manuale.
Probabilmente era stato pubblicato nel 1537 a Basilea con il titolo Familiarum
colloquiorum formulae, sive linguae latinae exercitatio. Ci che si sa con
17
Francisco CALERO CALERO, Los Dilogos de Juan Luis Vives: ("Linguae latinae exercitatio),
Valencia, Ajuntament de Valencia, 1994, p. 1 [traduzione dallo spagnolo mia]. Sullattivit educativa di
Vives, in relazione alla corte imperiale, cfr. Leticia LPEZ, Los clsicos en el Renacimiento. La labor
educativa de Juan Luis Vives, Ciudad de Mxico, Universidad Autnoma de Mxico, 2006, in particolare
pp. 57 sgg.; sui rapporti dellumanista valenciano con il giovane principe Felipe, Pilar GARCA RUIZ,
Estudio de un ejemplar escurialense de la "Linguae Latinae exercitatio" de Juan Luis Vives: un regalo a
Felipe, el prncipe nio?, in J. M. MAESTRE MAESTRE et al. (coord.), Humanismo y pervivencia del
mundo clsico cit., vol. 2, pp. 545-554.
18
ngel GMEZ-HORTIGELA AMILLO, Luis Vives entre lneas. El humanista valenciano en su
contexto, Valencia, Bancaixa, 1993, p. 261-262.
139

sicurezza che aveva visto la luce a Basilea (Robert Winter) e simultaneamente


a Parigi (Jean Foucher & Vivant Gaultherot) cinquantanni prima delle edizioni
romane, vale a dire nel 153919. Da allora le edizioni si erano moltiplicate in
diverse citt europee: al momento sono state identificate 620 edizioni, nei primi
cinque anni abbiamo 23 edizioni in sette citt diverse. Dopo quindici anni il
numero sale a 70, in diciotto citt diverse, compresa Citt del Messico, dove nel
1544, a sei anni dalla sua apparizione in Europa, Francisco Cervantes de Salazar,
uno dei fondatori della Universidad de Mxico, ne prepara unedizione in cui
aggiunge sette dialoghi suoi 20 . Pedro Mota, scrittore di origine aragonese e
discepolo di Nebrija, redige nel 1544 una serie di annotazioni allopera di Vives,
pubblicate insieme ad un indice latino-hispano delle voci pi difficili, compilato
da un certo Juan Ramrez21. Il numero di annotazioni, commenti e traduzioni
nelle diverse lingue europee fornisce le proporzioni della fortuna raggiunta dal
trattato di grammatica. Nelledizione di Anversa, datata 1552, si trova un
vocabolario trilingue francese, tedesco e spagnolo.
A testimonianza della fortuna dellopera, e dellosmosi tra editoria
spagnola e italiana di quegli anni nei domini spagnoli della nostra penisola,
troviamo che la prima edizione italiana contemporanea alla prima edizione in
lingua originale pervenuta fino a noi. Si tratta di una stampa del 1539,
pubblicata a Milano da Giovanni Antonio Castiglione. Segue nel 1543 ledizione
veneziana di Bernardino Bindoni, corredata da un indice. Nelledizione di
Firenze del 1568 si aggiunge un vocabolario dei termini difficili in italiano, come
lo troviamo nelle successive edizioni romane. In totale, si registrano in Italia per
il XVI secolo 47 edizioni dellopera. Nel 1571 Johann Thomas Freigius, discepolo
di Petrus Ramus (Pierre de la Rame) pubblica a Norimberga un nuovo
commentario, mentre si traduce in italiano, spagnolo, tedesco, polacco, inglese e
catalano, stampandosi spesso in edizione bilingue per facilitare lapprendimento
del latino. Pratica diffusa in queste edizioni, riscontrabile anche in quella

19
Vctor GUTIRREZ RODRGUEZ, Los dilogos de Vives y la imprenta. Fortuna de un manual
escolar renacentista (1539-1994), Valencia, Instituci Alfons el Magnnim, 1999, studio introduttivo.
20
Cfr. Charles FANTAZZI, A companion to Juan Luis Vives, Boston, Brill, 2008, pp. 380-381.
21
Juan F. ALCINA - Jos ANTONIO GONZLEZ, Las primeras anotaciones a los Dilogos de
Vives en Espaa de Pedro Mota a Juan Maldonado, in Ferran GRAU I CODINA (coord.), La Universitat de
Valncia i l'humanisme: Studia Humanitatis i renovaci cultural a la Europa i al nou mn, Valencia,
Universidad de Valencia, 2003, pp. 3-34.
140

romana, la pubblicazione dellExercitatio insieme al De conscribendis epistolis,


altra opera di ampia fortuna dellumanista valenciano22.

22
Cfr. Manuel BREVA CLARAMONTE, La didctica de las lenguas en el Renacimiento: Juan Luis
Vives y Pedro Simn Abril: con seleccin de textos, Deusto, Universidad de Deusto, 2009, pp. 23-24.
141

Filosofia

Nellambito delle discipline oggetto di studio presso luniversit di Roma


occupa un posto di rilievo lo studio della filosofia, chiamata logica o dialettica
nel trivio. Dallavvento del cristianesimo in poi la disciplina si trova
intimamente connessa con la teologia, considerata superiore ad ogni dottrina
del pensiero. Ci particolarmente vero a Roma, soprattutto in et
controriformistica. Molti dei maggiori studiosi delle discipline logiche sono al
contempo eminenti teologi, con una sempre
maggiore ingerenza da parte dei teologi sulle
questioni filosofiche.
Un primo esempio del genere
rappresentato, per quanto riguarda gli spagnoli,
rappresentato da Cipriano Benet, teologo
domenicano nato intorno al 1460 in Aragona e
morto fra il 1520 ed il 1530. Nell'anno 1500 si
trova a Parigi, dove pubblica varie opere di
teologia e filosofia. Dal 1509 a Roma, dove
insegna alla Sapienza prima logica, poi teologia.

C. Benet, Clare et non minus Polemista antiebraico nella discussione sulla


compendiosa introductio ad
logicam, Roma, G. A. de riforma del calendario, di cui pure si avr modo di
Caneto, 1509.
Biblioteca nazionale centrale trattare in seguito nella presente sezione, altres
- Firenze
autore di alcuni trattatelli sul primato pontificio,
inseriti nella sezione di diritto canonico, nonch di opere dargomento teologico,
parimenti censite nel nostro repertorio.
La Clara et compendiosa introductio ad logicam di Benet viene
pubblicata per la prima volta a Roma nel 1509, per i torchi di Giovanni Antonio
de Caneto1 e sotto la supervisione del libraio Evangelista Tusini, con bottega a

1
Cipriano BENET, Clare et non minus compendiose introductiones ad logicam cum quibusdam
regulis et cautelis ad bene disputandum et respondendum requisitis. A Magistro Cypriano Beneti ordinis
predicatoris Doctore Parrisiensi ec sermocionalis scientie in Gimnasio Urbis cathedram gubernante
[], Romae, 1509 (Impressum Rome : per Ioannem Antonium de Caneto papiensem, 1509 die xii
Martij). Lopera in formato in-4, e non in-8 come erroneamente dichiarato da TODA Y GUELL
(Bibliografa cit., p. 243 n. 660), che a sua volta desume il dato da Flix de LATASSA e Miguel GMEZ
URIEL (Bibliotecas antigua y nueva de Escritores Aragoneses de Latassa, aumentadas en forma de
142

Campo de Fiori. Il trattatello viene dedicato dal suo autore al protonotario


apostolico e referendario Ottavio Arcimbaldo, come si legge nel frontespizio.
Lanno successivo si pubblicano il Compendium terminorum pro nouitiis
dialecticam2 e le Figurae quaedam de praeeminentia logices3, brevi trattati atti
a formare i giovani allievi dello Studium Urbis. Lintento didascalico e la
funzione di compendio per lesercizio della memoria si deduce anche dalla
pubblicazione, nel 1514, della Clauis argentea totius logices4. Cipriano Benet
cura una nuova edizione romana del De vera philosophia del cardinale Adriano
Castellesi, mentre la prima era stata pubblicata a Bologna nel 1507. Lopera del
porporato a cura di Benet viene stampata per i tipi di Giacomo Mazzocchi nel
1514, e si ristampa nella stessa data, per i torchi di Marcello Silber5.
In questo trattato si ribadisce la necessit di un ritorno allo studio delle
Scritture e della prima teologia cristiana, senza compromessi dottrinari e
concessioni al metodo critico della filologia umanistica. Benet assicura di aver
utilizzato lopera per confutare Platone, Aristotele e altri filosofi con successo
tale che gli studenti gli avevano chiesto di curarne una nuova edizione6.
Degli stessi anni, e precisamente del 1514, ledizione dellopera di un
importante personaggio nel panorama degli studi filosofici, ancora una volta un
religioso: Sancho Carranza de Miranda, di cui si conosce un Libellus de
alterationis modo ac quiditate in paradoxum Augustini Niphi Suessani, nel
quale confuta le tesi del peripatetico del XIII secolo Agostino Nifo, dedicando la
prova di abilit dialettica al cardinal Carvajal7. Sancho Carranza de Miranda,

Diccionario bibliogrfico-biogrfico por Don Miguel Gmez Uriel, Zaragoza, Calisto Ario, 1884, v. I,
n. 46.
2
Cipriano BENET, Compendium terminorum pro nouitiis dialecticam sectantibus nuperrime
editum, [Roma, Etienne Guillery, 1510 ca.].
3
Cipriano BENET, Figurae quaedam de praeeminentia logices: ac de modo quo intellectus
materialia appraehendit et spiritualia una cum compendio terminorum, s.n. [Roma, Etienne Guillery,
1510 ca.].
4
Cipriano BENET, Clauis argentea totius logices a magistro Cypriano Beneti doctore Parisiensi
nuperrime confecta, (Impressum Rome, Per Stephanum) [Etienne Guillery, 1514].
5
Adriano CASTELLESI, De vera philosophia ex quattuor doctoribus Ecclesiae, Impressum Romae,
per Iacobum Mazochium Romane Achademie Bibliopolam, 1514; Adriano CASTELLESI, Hadrianus
cardinalis De sermone Latino, [Roma, Marcello Silber, ca. 1514].
6
Cfr. Maria Grazia BLASIO, Cum gratia et privilegio. Programmi editoriali e politica pontificia,
Roma 1487-1527, Roma, Roma nel Rinascimento, 1988 (RR Inedita, 2), p. 54.
7
Sancho CARRANZA DE MIRANDA, Libellus de alterationis modo ac quiditate in paradoxum
Augustini Niphi Suessani a Santio Mirandensi editus, Rome, per Iacobum Mazochium, 1514 die XIII
mensis Iunij.
143

nato a Miranda de Arga, in Navarra, zio del futuro arcivescovo di Toledo


Bartolom de Carranza, il cui processo per eresia diverr un caso internazionale
tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo. Dopo aver studiato in Spagna e a
Parigi, diviene canonico di Calahorra. Come cappellano di Bartolom Mart,
vescovo di Segorbe, visita Roma durante il pontificato di Alessandro VI, dinanzi
al quale predica un sermone il 22 maggio del 1496 intitolato De divino amore,
dato alle stampe nello stesso anno presso il Silber. Nel sermone Carranza ha
modo di manifestare al pontefice il desiderio innato di Dio manifestato dalle
popolazioni non cristianizzate. Tornato in Spagna, diviene professore di filosofia
e teologia ad Alcal dal 1510 al 1518. Nel 1513 diviene membro del Colegio de
San Ildefonso, per volere del cardinal Cisneros. Qui insegna in un primo tempo
arti (grammatica, retorica e dialettica) e poi teologia. Dal 1528 inquisitore di
Navarra e Calahorra, mentre viene eletto negli stessi anni cannigo magistral di
Siviglia, arcidiocesi dellinquisitore generale Alonso Manrique, incarico che
ricopre fino alla sua morte, avvenuta nel 15318.
Lopuscolo del 1514 riguarda la disputa sostenuta da Carranza con
Agostino Nifo, esponente dellaverroismo aristotelico9, protagonista in quegli
stessi anni di unaccesa disputa con Pietro Pomponazzi e con Pico della
Mirandola circa limmortalit dellanima. Originario di Sessa Aurunca, Nifo si
era formato a Padova, da dove era stato allontanato per le sue idee averroiste. In
seguito era stato insegnante di fisica presso lo Studio napoletano e medico del
vicer Gonzalo Fernndez de Crdoba, avvicinandosi al circolo dellAccademia
pontaniana. Giunge a Roma su invito di Leone X, che lo nomina titolare della
lectura ordinaria di filosofia, incarico ricoperto dal 1514 al 1519. Nella disputa
che origina ledizione del 1514 Carranza mette in discussione la lettura di
stampo averroista del pensiero aristotelico propugnata dal Nifo, opponendo ad
essa la lettura Scolastica propria di San Tommaso dAquino. Nifo avrebbe di l a
poco cominciato a diffondere le proprie idee allinterno del gruppo degli
8
Per ulteriori ragguagli sulla biografia del personaggio ed indicazioni bibliografiche dettagliate,
cfr. Ricardo GARCA VILLOSLADA, La Universidad de Pars durante los estudios de Francisco de Vitoria,
Romae, apud Aedes universitatis Gregorianae, 1938, pp. 374-375; Lu Ann HOMZA, Religious authority in
the Spanish Renaissance, Baltimore-London, The Johns Hopkins University Press, 2000, pp. 65-66; Peter
G. BIETENHOLZ - Thomas Brian DEUTSCHER, Contemporaries of Erasmus: a Biographical Register of the
Renaissance and Reformation, Toronto, University of Toronto Press, 2003, 3 voll., vol. 1, pp. 273-274.
9
Su Agostino Nifo, cfr. Edward P. MAHONEY, Two Aristotelians of the Italian Renaissance:
Nicoletto Vernia and Agostino Nifo, Aldershot, Ashgate, 2000.
144

spiritualisti napoletani come Vittoria Colonna, Girolamo Seripando, Galeazzo


Florimonte, Ferrante e Isabella Sanseverino durante la presenza a Napoli di
Juan de Valds10.
Un discepolo di Sancho Carranza de Miranda al Colegio de San Ildefonso,
Juan Gins de Seplveda, autore a Roma di una serie di trattati dargomento
filosofico. Il primo in ordine di apparizione il Dialogus de appetenda gloria,
opera conosciuta anche con il nome di Gonsalus. Ci troviamo di fronte ad una
delle innumerevoli declinazioni che nel campo delle humanae litterae ha
assunto il personaggio storico del Gran Capitn, sul quale gi si avuto modo di
soffermarsi in merito alla poesia narrativa. Qui non si esaltano le gesta militari
del condottiero spagnolo, quanto piuttosto si prende spunto dalla sua vicenda
personale per impostare un ragionamento di tipo filosofico, sulla ricerca della
gloria, soprattutto di quella delle armi, da parte delluomo. Seplveda dedica la
sua opera a Luis Fernndez de Crdoba e a sua moglie Elvira, duchi di Sessa.
Ci spiega il sottotitolo di Gonsalus, il capostipite dei duchi di Sessa che, alla
sua morte nel 1516, aveva ceduto il titolo alla figlia Elvira. Seplveda compone il
Dialogo in omaggio ai suoi protettori nellestate del 1523, dopo la sua uscita dal
Collegio spagnolo di San Clemente a Bologna, assumendola come otium erudito
nel corso del suo lavoro di traduttore e commentarista delle opere di Aristotele.
Improntato sullo stile del dialogo filosofico di stampo ciceroniano, in auge dai
tempi del Petrarca e mutuato dagli umanisti iberici attraverso la cosciente
imitazione di umanisti illustri come Enea Silvio Piccolomini, Lorenzo Valla e
Pietro Bembo, il Dialogus di Seplveda fa dellautore uno dei principali
esponenti spagnoli della corrente ciceroniana insieme a Juan Luis Vives, come
attestato da Menndez Pelayo11.
Il tema trattato riguarda la liceit morale del desiderio di gloria,
argomento largamente dibattuto nei circoli intellettuali dellepoca; in Spagna il
tema affonda le radici nel passato medievale. Lida de Malkiel si occupata della
questione della fama e del dibattito scaturito sul tema in Spagna, sottolineando

10
Cfr. Gennaro TALLINI, Agostino Nifo e la sua influenza sulle idee religiose di Vittoria Colonna,
Girolamo Seripando, Galeazzo Florimonte e dei gruppi riformatori napoletani (1531-1536/7), in Nuova
Rivista Storica, vol. XCV, n. 1 (2011), pp. 265-294.
11
Marcelino MENNDEZ PELAYO, Historia de los heterodoxos espaoles [1880-1881], Santander,
Aldus, 1947, pp. 107-109.
145

come contro largomentazione sostenuta da SantAgostino o San Tommaso il


letterato medievale attribuisce al desiderio di fama la capacit di attivare azioni
virtuose le quali vengono immortalate dai poeti12. In Italia, il tema della gloria
personale ha radici classiche e viene riscoperto con il rifiorire degli studi
umanistici, soprattutto in relazione allopera di Sallustio, autore della latinit
che si era occupato del tema, soprattutto nel Catilina, esempio negativo della
spasmodica ricerca di gloria personale. Uno dei primi umanisti, Pier Paolo
Vergerio aveva scritto fra il 1400 e il 1402 il De ingenuis moribus ac liberalibus
studiis, che pu considerarsi il primo trattato sulla corretta educazione dei
principi, inaugurando una fortunata serie nellambito della trattatistica
dargomento pedagogico, assai diffusa soprattutto nel XVI secolo. La ricerca
della gloria personale rappresenta un punto cardine delleducazione del
principe, e va coniugata con le istanze morali ed il perseguimento della virt. In
questo ambito, il tema della gloria personale si coniuga direttamente con quello
della pedagogia. Gli umanisti fiorentini si erano a lungo interrogati sul
significato della gloria personale, dando luogo ad un dibattito duraturo, ripreso
nel corso del XVI secolo dagli studi di teoria e prassi pedagogica e politica, con
autori come Leonardo Bruni, Machiavelli o Guicciardini13. La cupido gloriae era
considerata, fin dai tempi del De civitate Dei di SantAgostino, uno dei tratti
salienti della romanit14.
Juan Gins de Seplveda affronta il tema della liceit della cupido gloriae
dascendenza classica prendendo come punto di riferimento la figura del Gran
Capitn. In un parallelismo con la romanit classica pi evidente per il lettore
erudito dellepoca di quanto non risulti oggi il nostro autore parte dallassunto
che gli spagnoli sono un popolo avido di gloria. Ci nonostante la scarsezza di
scrittori e la poca importanza che la nobilt castigliana ha tradizionalmente

12
Cfr. Mara Rosa LIDA DE MALKIEL, La idea de la fama en la Edad Media Castellana, Mxico,
FCE, 1952, in particolare le pp. 156-158.
13
Felix GILBERT, Machiavelli e Guicciardini: pensiero politico e storiografia a Firenze nel
Cinquecento, Torino, Einaudi , 1970, in particolare pp. 190 sgg.
14
Sul tema della cupido gloriae in ambito umanistico, cfr. Carlo VAROTTI, Gloria e ambizione
politica nel Rinascimento: da Petrarca a Machiavelli, Milano, Mondadori, 1998, pp. 158 sgg.
146

accordato agli intellettuali, occupata sempre in fatti darmi, ha determinato la


penuria di testimonianze letterarie di questa brama di gloria15.
In unaltra opera dello stesso autore, il De conuenentia militaris
disciplinae cum christiana religione dialogus qui
inscribitus Democrates, pubblicata sempre a Roma
nel 1535 da Antonio Blado, Seplveda torna sul
tema della gloria aggiungendo nella prefazione che,
grazie alla pace instaurata dai Re Cattolici, molti
giovani nobili castigliani hanno cominciato a
perseguire la gloria delle lettere 16 . Larrivo di
umanisti alla corte di Ferdinando e Isabella forma
una nuova generazione di cortigiani; un esempio
del genere rappresentato da Pietro Martire
dAnghiera, il cui voluminoso Opus epistolarum si
converte nel testo di riferimento dei giovani J. G. de Seplveda, De
convenientia militaris
membri della corte, gli stessi che trover Carlo V disciplinae, Roma, A. Blado,
1535.
quando diverr re di Spagna e che saranno tra i Biblioteca nazionale
centrale - Firenze
membri pi competenti entourage. La sua fama gli
fa ricevere la nomina nel 1535 a cappellano e cronista da parte di Carlo V, che lo
designa in seguito fra gli istitutori del giovane principe Filippo, al quale insegna
la storia di Spagna e la geografia17. Allinterno della sua produzione, maggior
risalto gli avrebbe dato, suo malgrado, la pubblicazione del Democrates alter, o
De justis belli causis apud indos (1547), che si inserisce nel dibattito sulla
conquista dellAmerica, la dignit degli indios e le modalit della loro

15
Quello della mancanza di autori che tramandino le gesta militari degli spagnoli un tema diffuso
nelle lettere ispaniche. Esempi de genere si riscontrano nella Crnica de Enrique IV di Diego Enrquez
del Castillo (ed. Biblioteca de Autores Espaoles desde la formacin del lenguaje hasta nuestros das,
Madrid, Rivadeneyra, 1846-1888, t. LXX, p. 99), in Fernn PREZ DE GUZMN, (Loores de los claros
varones de Espaa, strofe 11-13, in Nueva Biblioteca de Autores Espaoles, Madrid, Bailly-Baillire,
1905-1918, vol. XIX, t. I, p. 707), nel Prlogo delle Generaciones y semblanzas di Fernn Prez de
Guzmn e in Juan de Mena (Laberinto de fortuna, strofa IV e-h (vv. 29-32).
16
Juan Gins de SEPLVEDA, Io. Genesii Sepvlvedae Cordubensis Artium & Theologiae doctoris.
De conuenentia militaris disciplinae cum christiana religione dialogus qui inscribitus Democrates,
(Impressum Romae apud Antonium Bladum, Anno Domini, M.D.XXXV [1535]), Praefatio.
17
Cfr. Ludwig PFANDL, Niez y juventud de Felipe II. Documentos inditos sobre su educacin
civil, literaria y religiosa y su iniciacin en el gobierno (1527-1574), 2 voll., Madrid, Ministerio de
Asuntos Exteriores, 1941, passim; Rafael ALTAMIRA, Ensayo sobre Felipe II, hombre de Estado: su
psicologa general y su individualidad, Alicante, Fundacin Altamira, 1997, p. 74.
147

sottomissione 18 . Circa le proprie idee in merito, che avevano suscitato una


sequela di polemiche, Seplveda si vedr costretto a pubblicare nel 1550, a
Roma, unApologia delle idee esposte nel Democrates alter, allindirizzo di
Antonio Ramrez, vescovo di Segovia ed inquisitore e commissario apostolico
per il regno di Valencia ed il principato di Catalogna, che avrebbe ottenuto la
condanna delle sue tesi da parte delle Universit di Salamanca ed Alcal. Il
vescovo di Segovia aveva infatti presentato unaccusa contro lopera di
Seplveda. In una lettera datata 26 agosto 1549 ad Antonio Agustn, uditore
della Rota romana, Seplveda invia il proprio libro, chiedendo un parere sulla
propria opera ad Agustn e ad altri letterati romani:

He publicado un libro en el que expongo mi tesis. Me agradara conocer tu juicio


sobre esta obra y saber si merece o no tu aprobacin y la de tus colegas en la
profesin. Se trata de un asunto sumamente importante. Por ello las personas
llamadas a emitir su dictamen deben destacar en sabidura y en cargos de altsima
responsabilidad [] He hecho un resumen de mi libro a la manera escolstica, que
te envo. A este respecto te encargo lo siguiente, que estoy seguro que me hars: En
primer lugar, te ruego que, aprovechando tu profunda erudicin, hagas por tu
cuenta un estudio detallado de la obra y cotejes las razones, que pesan a favor de mi
tesis, con las de mis adversarios. En segundo lugar, deseara consultases a las
personas, que, tanto por su sabidura como por su honorabilidad, consideres
llamadas a emitir un dictamen sobre este asunto. En tercer lugar, mucho me
interesara que procurases elegir tales personas entre los ms eminentes telogos y
canonistas, sobre todo entre los que, como t, pertenecen al colegiado tribunal de
la Rota, cuyas decisiones tanto pesan en el mundo cristiano. Rene el parecer de
todos, tanto sus motivos de aprobacin como de condenacin de la obra, y
finalmente dame tu opinin ltima sobre si es o no procedente la edicin del libro.
Seguir en todo tu dictamen, y, si consideras que la obra es condenable por todos
los conceptos, me abstendr de publicarla. Pero si, como espero, merece tu
aprobacin y la consideras como una pieza utilsima para el esclarecimiento de la
verdad en asunto de tanta trascendencia para el pueblo fiel, me apresurar a darla a
la imprenta19.

18
Bloccata la sua pubblicazione in seguito alle polemiche suscitate, il Democrates alter di Juan
Gins de Seplveda verr edito solo tre secoli dopo da Marcelino MENNDEZ PELAYO, in Boletn de la
Real Academia de la Historia, Madrid, t. XXI (ottobre 1892), pp. 257-369.
19
ngel LOSADA, Epistolario de Juan Gins de Seplveda (seleccin), Madrid, Cultura Hispnica,
1966, pp. 164 sgg.
148

Per interesse dello stesso Agustn lanno successivo si pubblica


lApologia, che consente a Seplveda di difendersi, seppur inutilmente, facendo
in modo che al pontefice pervenga lo scritto prima che i suoi detrattori possano
aver modo di intercedere presso di lui. La condanna far s che Seplveda,
amareggiato dalla vicenda, si ritiri a vita privata nel suo paese natale,
Pozoblanco in provincia di Crdoba, dove termina i suoi giorni nellisolamento.
Di segno divergente, per quanto riguarda la scuola di pensiero filosofica,
la produzione di Leone Ebreo, che pure conosce una discreta fortuna a Roma,
sebbene il suo platonismo sar destinato a soccombere sotto il peso del neo-
scolasticismo aristotelico della imminente et controriformistica. Castigliano di
origine portoghese, Leone Ebreo (Jehudah Abravanel) una delle vittime pi
illustri dellespulsione decretata dai Re Cattolici nel 1492. Leone in realt
potrebbe rimanere: stimato medico di corte, re Ferdinando gli intima di far
battezzare il proprio figlio; Leone rifiuta e fugge in Portogallo da dove, dopo
aver nascosto il figlio, scappa a Napoli. Le autorit spagnole rintracceranno il
giovane, costringendolo ad un battesimo forzato e Leone non lo rivedr pi. A
Napoli riprende gli studi di medicina e filosofia ma le turbolente vicende del
Regno, conteso tra francesi e spagnoli, lo costringono a fughe repentine, cos
come i provvedimenti antiebraici che si emanano via via nelle principali citt
italiane in cui cerca rifugio. Diviene medico personale di Gonzalo Fernndez de
Crdoba, il Gran Capitn, che lo protegge finch non cade in disgrazia. Temendo
una ritorsione da parte di Fernando il Cattolico, fugge a Venezia, dove collabora
con il padre agli studi filosofici. Nel 1520 il vicer di Napoli Ramn de Cardona
lo richiama in citt, dove la sua fama di medico lo pone al servizio del cardinal
Raffaele Riario e dello stesso vicer, che con rescritto di Carlo V concede ampi
favori a Len Abravanel y su casa y todos que son comprehendidos en su
linage. La sua influenza gli consente di far s che non si imponga agli ebrei
napoletani lobbligo di portare il berretto giallo come ormai era consuetudine in
altri stati italiani. Non si conoscono la data ed il luogo esatti della sua morte,
sebbene questa doveva avvenire prima che i suoi Dialogi dAmore venissero
stampati a Roma nel 153520.

20
LEONE EBREO, Dialogi d'Amore di Maestro Leone medico Hebreo, (Stampata in Roma per
Antonio Blado d'Assola.Del M. D. XXXV [1535]).
149

Ledizione romana dei Dialogi dAmore, per i torchi del Blado, viene
curata da Mariano Lenzi, gentiluomo senese, e dedicata alla gentildonna,
anchessa di Siena, Aurelia Petrucci. Opera scritta secondo testimonianze coeve
in italiano, alcuni pensano ad una versione originale in spagnolo o in ebraico21.
Largomento amoroso viene affrontato in senso platonico, tentando di conciliare
le dottrine di Platone e dellAristotele interpretato da Avicenna e Averro, con
elementi della Cabala ebraica in linea con le ricerche di altri platonisti italiani
come Giovanni Pico della Mirandola22. Queste idee sono gi in odore di eresia
nel momento in cui vengono formulate: le Conclusiones di Pico della Mirandola
verranno condannate da Innocenzo VIII nel 1486, facendo di esse il primo testo
a stampa a subire la censura ecclesiastica nonch il pubblico rogo, tenutosi a
Venezia lanno successivo23.
Ledizione romana dellautore, di nascita spagnola, viene tuttavia seguita
da importanti intellettuali dorigine senese presenti a Roma. Mariano Lenzi
nipote di Claudio Tolomei, senese anchegli, vescovo di Tolone e al servizio del
cardinal Ippolito de Medici che sempre presso il Blado aveva stampato la sua
Oratione de la pace nel 1534. Al servizio del cardinale Ippolito de Medici. Lo
stesso Tolomei si interessa nel 1534 presso il segretario di brevi Blosio Palladio
per la pubblicazione dellopera, secondo quanto consta da documenti rinvenuti
da James Nelson 24 . Qualunque sia stata la lingua della stesura originale
dellopera, accertato che ledizione di Blado sia stata corretta dal Lenzi

21
Sulla toscanizzazione della lingua dei Dialogi, in detrimento delle forme latineggianti della prosa
filosofica a cavallo tra Quattro e Cinquecento, cfr. James W. NELSON NOVOA, Appunti sulla genesi
redazionale dei Dialoghi dAmore di Leone Ebreo alla luce della critica testuale attuale e la tradizione
manoscritta del suo terzo dialogo, in Quaderni dItalianistica. Revue officielle de la Socit Canadienne
pour les tudes italiennes, n. 1 (2009), pp. 45-66. Sulla probabile prima stesura dellopera in una lingua
diversa dallitaliano, cfr. Carlo DIONISOTTI, Appunti su Leone Ebreo, in Italia Medievale e Umanistica,
II (1959), pp. 409-428.
22
Sulle analogie tra Leone Ebreo e Giovanni Pico della Mirandola, cfr. Rossella PESCATORI,
Elementi cabalistici in Giovanni Pico della Mirandola e Leone Ebreo, in Annali dItalianistica, n. 26
(2008), pp. 97-110.
23
Cfr. Maria Grazia BLASIO, Privilegi e licenze di stampa a Roma fra Quattro e Cinquecento, in
La Bibliofilia, XC, n. 2 (1988), pp. 146-159: 154.
24
James NELSON NOVOA, New documents regarding the publication of Leone Ebreos Dialoghi
damore, in Hispania Judaica 5 (2007), pp. 271-282.
150

secondo i criteri individuati da Bembo nelle sue Prose della volgar lingua
(1525)25.
Nello stesso anno Benedetto Giunta pubblica a Roma unedizione parziale
del secondo dialogo, curata da Leonardo Marso dAvezzano, umanista di origine
abruzzese, professore a Siena e a Roma26. Il titolo dellopera De lamore divino
et humano; essa viene commissionata a Leonardo Marso da un prelato,
anchegli di origine abruzzese, di nome Bernardino Silverio de Piccolomini, il
quale aveva richiesto lintera opera in traduzione latina, cosa che Leonardo
Marso non aveva potuto fare, pubblicando solo il secondo dei Dialoghi. Cos si
legge nellintroduzione:

E perch prima che sia data lultima limatura a la sua perfezione (ancor che d e
notte si lavori) ci va tempo assai, ho voluto frettolosamente mandare per ora fuore
uno de suoi Quattro rami, acci che la studiosa giovent, visto tanto splendore in
un membro solo, possi giudicare e quale e quanto ne lintegro corpo stia nascosto, e
per dimostrare pi chiaro quel che sotto al velo delle parole di cuopre27.

Degno di nota, infine il fatto che, trattandosi di un autore della diaspora,


la sua opera, pubblicata per la prima volta in Italia e, verosimilmente, in
italiano, raggiunga la penisola iberica solo in un secondo tempo, grazie alla
traduzione spagnola del 1590 ad opera di Garcilaso de la Vega el Inca28.
Lultimo autore di opere filosofiche in ordine di pubblicazione il
cardinal Francisco de Toledo, di cui gi ci si occupati a proposito della
pubblicazione delle epistole di San Francisco Xavier, di cui dedicatario. Della
sua Introductio in Dialecticam Aristotelis si conoscono almeno tre edizioni
romane, a partire da quella del 156029. Toledo, originario di Crdoba, era gi

25
Rossella PESCATORI, I Dialoghi damore di Leone Ebreo: una nuova traduzione in inglese.
Considerazioni sul testo e sulla lingua, in Bruniana & Campanelliana. Ricerche filosofiche e materiali
storico-testuali, a. XIV (2008/2), pp. 495-509: 501.
26
Cfr. Elena Ofelia BELLINOTTO, Un nuevo documento sobre los Dialoghi damore de Leone
Ebreo, in Arquivos do centro cultural portugus, (1974), pp. 114-141.
27
Lettera introduttiva a LEONE EBREO, Libro de l'amore diuino et humano [Roma, Benedetto
Giunta, non oltre il 1535], f. 2.
28
Cfr. Damian BACICH, Writing outside the lines: Inca Garcilaso de la Vega and the Spanish
translations od Leone Ebreos Dialogues of Love, Tesi dottorale, Los Angeles, University of California
Los Angeles, 2005.
29
Francisco de TOLEDO, Introdvctio in Dialecticam Aristotelis. Per Magistrum Franciscum
Toledum Sacerdotem Societatis Jesu, ac Philosophiae in Romano eiusdem Societatis Collegio
151

professore di filosofia quando entra nel noviziato della Compagnia di Ges a


Simancas nel 1558. Terminati gli studi, viene mandato al Collegio Romano, dove
risiede dal 1560, anno della sua prima pubblicazione. In questo anno lettore di
Logica, mentre dal 1564 al 1569 lettore di teologia. Negli anni Ottanta del
secolo raggiunge una fama tale da essere uno dei principali predicatori della
cappella pontificia. Nello stesso periodo viene nominato membro del collegio di
esaminatori episcopali. Nel 1592 viene nominato cardinale da Clemente VIII,
primo gesuita ad essere insignito di tale titolo. Filippo II lo aveva sostenuto
nella sua ascesa, concedendogli una pensione in Spagna30. Tuttavia, significativo
appare il fatto che, vicino sia al monarca spagnolo che al pontefice, in un
momento di contrasto tra i due poteri, in occasione della assoluzione di Enrico
IV, Francisco si schieri nettamente con il papa, perorando la causa francese
nellinteresse della chiesa cattolica, che vedeva minacciato il suo primato in
Francia. La sua benevolenza nei confronti della Francia far s che alla sua
morte, nel 1596, si celebrino solenni funerali anche a Parigi31.
Lopera del cardinal Toledo segna la definitiva sconfitta tanto del
platonismo come dellaristotelismo laico degli averroisti ed alessandristi,
entrambi condannati gi dal 1512 dal V Concilio Lateranense, contrario alla
concezione della doppia verit secondo la quale lossequio alla verit teologica
poteva convivere con lammissione di una diversit filosofica. Ci che trionfa e si
impone come unica verit, di fede e di pensiero laristotelismo scolastico, che
vede in San Tommaso dAquino il principale interprete. Alla luce di questa
considerazione, e del profondo impegno dellautore presso il Collegio Romano,
trova giustificazione la successiva edizione della Logica aristotelica commentata,
pubblicata a Roma presso Vittorio Eliano ad istanza di Michele Tramezzino32. Si

Professorem, Romae, In Officina Vincentij Lucchini, 1561, (Romae, Apud Valerium Doricum. Cum
licentia Superiorum. Anno. Domini. MDLX [1560]); Romae, Ex Officina Vincentij Lucchini, MDLXV
(1565); Romae, Apud Victorium Helianum, M.D.LXIX (1569).
30
T. J. DANDELET, Spanish Rome cit., p. 142 sgg.
31
Sullazione politica di Francisco de Toledo oltre al lavoro di T. J. DANDELET citato nella
precedente nota, cfr. Macarena MORALEJO ORTEGA, El cardenal Francisco de Toledo S.J. (Crdoba,
1532 - Roma, 1596). Nuevos anlisis a la luz de su papel en la Corte Pontificia, in Cristina BRAVO
LOZANO - Roberto QUIRS ROSADO (ed.), En tierra de confluencias. Italia y la monarqua de Espaa
(siglos XVI-XVIII), Valencia, Albatros ediciones, 2013, pp. 187-200.
32
Francisco de TOLEDO, Iesvs Maria. In Vniuersam Aristotelis Logicam Commentaria, Vna cvm
Quaestionibus. Per Doctorem Franciscum Toletum, Societatis Iesv. De Dialecticae Scriptoribus, &
152

tratta della prima edizione del testo, ripubblicato in ben dieci edizioni tra il 1576
ed il 1603, tutte a Venezia. Le ultime due, quella el 1597 e del 1603
(rispettivamente Giorgio Angelieri e Melchiorre Sessa) vengono pubblicate con
delle aggiunte da parte di Ludovico Carboni da Costacciaro, maestro di teologia
nello Studio perugino nonch autore di un Compendium absolutissimum totius
Summae Theologiae D. Thomae Aquinatis (Venezia, Damiano Zenaro e ivi,
Giovanni Varisco e Paganino Paganini, 1587)33.

eiusdem vtilitate, (Romae, Apud Victorium Aelianum, Ad instantiam Michaelis Tramezini. M.D.LXXII
[1572]).
33
Sul personaggio, cfr. Euro PULETTI, Ludovico Carbone da Costacciaro. Vita, pensiero ed opere,
Gualdo Tadino, Accademia dei Romiti, 2013.
153

Scienze matematiche, fisiche e naturali

Per quanto riguarda la produzione a carattere scientifico possibile


individuare alcuni nuclei tematici centrali attorno ai quali si concentra la
produzione a stampa di autori spagnoli. Procedendo in ordine cronologico,
troviamo i lunari di Bernardo Granollachs, veri e propri best-seller della
letteratura scientifica del tempo, che in Spagna si stampano continuativamente
dalla fine del Quattrocento sino al 1623. Si contano in totale di 88 edizioni
dellopera, di cui 40 sono incunaboli. Si pubblica in latino, catalano, castigliano,
italiano e in citt come Roma, Barcellona, Lione, Burgos, Firenze, Coimbra,
Parigi, Valladolid. Nella classifica realizzata
nel 1937 da George Sarton degli autori pi
pubblicati nella storia della stampa degli
incunaboli allundicesimo posto troviamo
Granollachs, insieme ad autori come Alberto
Magno, Aristotele o Ippocrate1.
Appartenente ad unimportante famiglia di
medici della piana di Vich, legata alla corona
aragoneses, Bernardo Granollachs studia
medicina a Barcellona. Tra il 1453 ed il 1461
prima luogotenente, poi cancelliere
massima autorit accademica dellEstudi
B. de Granollachs, Lunarium, Roma, dArts i Medicina di Barcellona. Granollachs
A. Blado, 1516.
Biblioteca nazionale centrale - svolge anche una intensa attivit politica;
Roma
eletto membro del Consell de Cent di
Barcellona tra il 1455 ed il 1459, come esponente del partito delle classi
popolari, soprannominato la Busca2.
Pur non divenendo mai un astronomo professionista, si dedica a scrivere
unopera divulgativa di ampio successo. I suoi lunari e calendari si diffondono

1
George SARTON, The Scientific literature transmited through the incunabula, in Osiris, V
(1938), pp. 42-245.
2
Per riferimenti biografici su Bernardo Granollachs, cfr. il lavoro introduttivo di Jordi RUBIO I
BALAGUER, El Lunari de Bernat de Granollachs, introduccin y edicin facsmil, Barcelona, Les Belles
Edicions, 1948.
154

ben oltre i confini della Catalogna. La prima copie del Lunari di cui si ha notizia,
in catalano, viene stampata a Barcellona nel 1485; lunico esemplare conservato
si trova presso la Biblioteca de Catalunya. La prima edizione in castigliano viene
stampata da Johann Hurus intorno al 1488, traduzione dal testo catalano. Di
essa si conserva un esemplare presso la Biblioteca dellEscorial. In Italia, la
prima edizione viene pubblicata nel 1485, ossia contemporaneamente alla
princeps catalana. La prima edizione italiana non ha nome di luogo ma
probabilmente esce a Gaeta, dominio catalano-aragonese. Il testo viene tradotto
in italiano. Cos si legge nella prima pagina:

De la nobilissima arte et scientia de astrologia e stato tracto lo presente sumario


per lo egregio & sapientissimo astrologo maistro Bernardo de granollachs maistro
in arte & medicina dela inclita cita de Barcelona. In lo quale sumario sono le
coniunctioni & oppositioni, cioe li giramenti & le piene dela luna sumato per
ciaschun mese & per ciaschuno anno del presente che contano .M.cccclxxxv [1485]
fino al anno Mille cinquocento & cinquanta secundo largamente e manifesta se
demonstra in lo presente libro [] Cussi medesmo seranno in lo presente libro
tucte le feste mobile, cioe quante semane hauera de Natale a carleuare [sic]: In che
mese e a quanti di sera Septuagesima. Lo martdi de carnual. Pasca. La letania. La
ascensione. Penthecoste. La trinita. Corpus christi. Quanto hauerimo de auro
numero. Qual sera la letera dominicale. E qual sera anno de bisesto. Le quale feste
seranno notare in ciaschuno anno al pede del compto dela luna3.

La stessa rubrica qui citata la troviamo nelledizione di Giovan Battista


Sessa a Venezia nel 1499, contenente incisioni con diagrammi di eclissi. Alla fine
di questa e delle successive edizioni italiane troviamo una tavola con le
variazioni dora delle pi importanti citt italiane in relazione allora di
Barcellona. In Spagna lopera di Granollachs viene incorporata allinterno di un
altro almanacco, il Reportorio de los tiempos, scritto dal converso Andrs de Li
e pubblicato a Zaragoza da Pablo Hurus nel 14924. La stampa italiana sembra

3
Bernardo GRANOLLACHS, Lunarium ab anno 1485 ad annum 1550, Gaeta, Jodocus Hohenstein,
1485, carta a1r.
4
Cfr. Laura DELBRUGGE, From Lunar Charts to Li: consideration of marketability and concepts
of authorship in the evolution of Bernat de Granollachs Lunari, in Catalan Review: international
journal of Catalan culture, n. 22 (2008), pp. 219-228.
155

impermeabile a questa contaminazione e il Lunari di Granollachs continua a


pubblicarsi indipendentemente nella nostra penisola.
Un elemento determinante per il successo del Lunari che questo non
intende rivolgersi ad un pubblico specializzato quanto piuttosto a settori pi
ampi della societ. unopera di astronomia in quanto contiene la previsione
esatta e delle eclissi, tanto solari come lunari; altres un calendario, poich
individua i cicli lunari, fondamentali in tutta una serie di operazioni, dalla
nautica con il calcolo delle maree allagricoltura, con i periodi della semina.
, infine, un calendario, poich al suo interno vengono specificate, per ognuno
dei 66 anni presi in esame (1485-1550) il numero aureo, la lettera domenicale
corrispondente a ciascun anno, la data della Pasqua e di tutte le feste mobili ad
essa associate, dalla Pentecoste al Corpus Domini5. Linteresse della Roma a
cavallo fra i due secoli per lastrologia testimoniato dallopera di un altro
medico catalano, Gaspar Torrella, di cui si avr modo di occuparsi nella sezione
riguardante la letteratura medica; si conoscono infatti alcune edizioni di tale
argomento pubblicate nei primi anni del Cinquecento. Al servizio di papa
Alessandro VI, che lo chiama a Roma in qualit di suo medico personale,
Torrella eserciter la sua professione anche sotto il pontificato di Giulio II. Dal
1494 vescovo di Santa Giusta in Sardegna. Nel 1507 pubblica un trattato di
astronomia organizzato in forma di raccolta di portenti, tra cui le eclissi solari e
lunari, opera dedicata a Cesare Borgia, anchegli nel novero dei suoi pi illustri
pazienti6.
Numero aureo e lettera domenicale sono termini legati alla scansione del
tempo secondo il calendario giuliano. Una delle sfide pi grandi per la scienza
5
Sul valore scientifico dellopera di Granollachs e sulla sua esattezza da un punto di vista
astronomico per quanto riguarda la previsione delle eclissi, cfr. Jos CHABS BERGN - Antoni M. ROCA
ROSELL, Contenido astronmico del Lunari de Bernat de Granollachs (1485), in Javier ECHEVERRA
EZPONDA - Marisol DE MORA CHARLES (coord.), Actas del III Congreso de la Sociedad Espaola de
Historia de las Ciencias (San Sebastin, 1-6 de octubre de 1984), Guipzcoa, Editorial Guipuzcoana, vol.
III, pp. 205-214. Sulla fortuna del lunario di Granollachs, cfr. El lunari de Bernat de Granollachs. Edici
de 1513. Reproducci facsmil de lexemplar existent a la Biblioteca e Catalunya, prlogo de Jordi RUBI
I BALAGUER, Barcelona, Les Belles Edicions, 1948; Paolo VENEZIANI, Note su tre incunabuli spagnuoli,
in La Bibliofilia. Rivista di Storia del Libro, 80 (1978-1979), pp. 52-72; Jos CHABS BERGN et al.,
El Lunari de Bernat de Granollachs. Alguns aspectes de la histria de lastronomia a la Catalunya del
Quatre-cents, Barcelona, Fundaci Salvador Vives Casajuana, 1985, con edizione facsimile; ID., Early
printing of astronomy: the Lunari of Bernat de Granollachs, Denmark, Centaurus, 1998.
6
Gaspar TORRELLA, Judicium uniuersale. De portentis: praesagis: & ostentis: rerumque
admirabilium: ac solis & lunee [sic] defectibus, & cometis, Romae, per Johannem Besicken Alemannum,
1507.
156

del XVI secolo sar proprio quella di approntare la riforma che porter
alladozione del calendario gregoriano. Si cercher anzitutto di riassumere i
termini della questione: il calendario giuliano, in vigore fino alla riforma
gregoriana, presentava una asimmetria rispetto al calendario solare che, nel
corso dei secoli aveva portato ad un ritardo di circa dieci giorni nel computo
della Pasqua, le cui regole erano state stabilite dal Concilio di Nicea del 325, che
gi si era posto il problema legato alluso del calendario giuliano. La Pasqua
sarebbe dovuta cadere la prima domenica dopo il plenilunio di primavera, la cui
lunazione comincia il giorno dellequinozio di primavera o nei giorni
immediatamente successivi. La data della Pasqua prevede come date estreme il
22 marzo ed il 25 aprile ma a causa del ritardo di dieci giorni cadeva spesso
nella data sbagliata. Questo sar il motivo che spinger alcuni pontefici a
consultare astronomi ed uomini di scienza per approntare una riforma al
calendario volta ad ovviare il problema, di natura eminentemente religiosa. Gli
spagnoli avranno un ruolo importante in questo processo, avviatosi con
lincarico di Sisto IV al Regiomontano, astronomo di fama, la cui morte mette
un freno allambizioso progetto del pontefice. Poco dopo viene incaricato il
cattedratico di astronomia dellUniversit di Salamanca, Rodrigo Basurto, di
assolvere al delicato e complesso compito. Leone X consulter in seguito
eminenze dellateneo salmantino per risolvere il problema, tra i quali Nebrija ed
il gi menzionato Juan Gins de Seplveda7.
Solamente con Gregorio XIII il progetto di riforma diviene effettivo.
Viene designato un professore di Perugia, Luigi Lilio, al quale si affiancano lo
spagnolo Pedro Chacn ed il tedesco Christoph Clavius. Morti i primi due, sar
Clavius a redigere il testo definitivo e a presentarlo al pontefice, che a sua volta
lo sottopone ad un gruppo internazionale di esperti. Tra questi presente
lUniversit di Salamanca, che riceve gli incartamenti sotto gli auspici di Filippo
II che si interessa personalmente con una cedola reale affinch si risponda con
la massima seriet alla richiesta del pontefice8.

7
Cfr. Jos Mara LPEZ PIERO, Ciencia y tcnica en la sociedad espaola de los siglos XVI y
XVII, Barcelona, Labor, 1979, p. 192.
8
Cfr. Gordon MOYER, El calendario gregoriano, in Investigacin y Ciencia, 70 (luglio 1982),
pp. 86- 93.
157

La riforma gregoriana entra in vigore il 15 ottobre 1582, dopo la


soppressione di dieci giorni del calendario, con il passaggio da gioved 4 a
venerd 15 ottobre9. La campagna di riforma del calendario di Gregorio XIII
segue quelle meno fortunate di alcuni suoi predecessori. Sotto il pontificato di
Leone X viene indetto il V Concilio Lateranense, durante il quale si sente pi
urgente una riforma che consenta di ripristinare lordine esatto dei cicli lunari e
la corrispondenza con la Pasqua in base ad essi. Tra gli incaricati di trovare una
soluzione vi Paolo di Middelburg, il quale durante i lavori conciliari (1512-
1517) pubblica il suo Paulina de recta Paschae celebratione: et De die passionis
Domini nostri Iesu Christi (Fossombrone, Ottaviano Petrucci, 1513), capolavoro
darte tipografica nel quale espone, con lausilio di tavole, la sua teoria per la
riforma del calendario. Fa seguito un primo Compendium, pubblicato tra il 1514
ed il 1515, nel quale riassume brevemente la propria idea. Incontra la ferma
opposizione del gi menzionato teologo domenicano Cipriano Benet, che
pubblica in risposta a Paolo di Middelburg il suo Tractatus de non mutando
Paschate10. Dellopera di Benet si pubblica una seconda edizione riveduta nello
stesso anno, alla quale viene aggiunto lAculeus contra seruile pecus Iudeorum,
violenta invettiva contro gli ebrei, giudicati corresponsabili, secondo lautore,
della corruzione morale in cui gli astrologi volevano far precipitare la Chiesa
riformando il calendario11. A questultima pubblicazione partecipa in qualit di

9
Per alcune note sulla riforma del calendario, cfr, Umberto ECO, Il pendolo di Foucault, Milano,
Bompiani, 1988, pp. 71 sgg.
10
Cipriano BENET, De calendario et de Paschate non mutando ad nuper impressas propositiones
breuis & compendiosa responsio, [Roma, Etinne Guillery, 1515].
11
Cipriano BENET, Fr. Cypriani Beneti, Ord. Praedicat. Tractatus de non mutando Paschate &
contra seruile pecus Iudeorum aculeus a magistro Cypriano Beneti doctore Parisiensis nuperrime editus,
(Impressum Romae, in Campo Florae per Marcellum Silber, alias Franck [] Ioannis Valer Rosilionensis
[] opera & impensis 1515 Idibus Maii). Lappellativo di Doctor Parisiensis ha tratto in inganno
Demetrio Marzi, il quale ritenne che lautore fosse francese. Cfr. Demetrio MARZI, La questione della
riforma del calendario nel quinto Concilio Lateranense (1512-1517), Firenze, Tip. G. Carnesecchi e
Figli, 1896, pp. 95, 173, 176-178, 183, 187, 205-209, 220.
158

editore il rossiglionese Juan Vilar, per i torchi di Marcello Silber. Lattacco di


Benet d luogo ad unaccesa disputa con Paolo di Middelburg, che pubblica un
Secundum Compendium a Roma nel 1516 (M. Silber) e la Parabola Christi de
correctione calendarii, pubblicata per la prima volta a Fossombrone nello
stesso anno (da Ottaviano Petrucci). In essa Paolo di Middelburg opera una
traslazione metaforica della parabola del grano e della zizzania per polemizzare
con Benet, giudicato un seminatore di discordia. Il domenicano non aspetta a
replicare e pubblica il suo Ad secundum compendium et parabolam Christi de
calendario alia brevis et compendiosa responsione12. Terminato il Concilio la
Parabola verr nuovamente pubblicata a Roma
(M. Silber, 1523). Nonostante gli sforzi di
Paolo da Middelburg e si dovrebbe ritenere
grazie anche allaspra polemica intavolata da
Cipriano Benet che, come si avuto modo di
osservare in precedenza, era tenuto in grande
considerazione a Roma, la riforma del
calendario non verr attuata nel corso dei
lavori conciliari. Per averla, bisogner
attendere il pontificato di Gregorio XIII.
Alla stesura della bozza presentata dalla
C. Benet, Tractatus de non mutando commissione di esperti di nomina pontificia,
Paschate, Roma, M. Silber, 1515.
Biblioteca nazionale centrale - Firenze Pedro Chacn, gi menzionato a proposito
delle edizioni di antiqaria, si incarica di compendiare il lavoro di Lilio e Clavius,
che viene pubblicato nel 1577 con il titolo di Compendium novae rationes
restituendi kalendarium13 e diffuso in tutti i regni cattolici affinch gli esperti
diano un loro parere sulla proposta di riforma. Altri personaggi spagnoli della
curia romana prendono parte alla preparazione del nuovo calendario e ad
unaltra importante riforma del periodo quella dei libri liturgici, del Breviario e
del Messale, unificati per tutte le diocesi cattoliche, in base al nuovo calendario.
12
Cipriano BENET, Ad secundum compendium et parabolam Christi de calendario alia brevis et
compendiosa responsio, [Roma, Marcello Silber, ante 1521].
13
Pedro CHACN, Compendium nouae rationis restituendi kalendarium, (Romae, apud haeredes
Antonij Bladij impressores camerales, 1577). Il censimento delle cinquecentine italiane EDIT 16
attribuisce erroneamente la paternit dellopera ad Alfonso Chacn, omonimo di Pedro. Per la corretta
attribuzione, cfr. Louis-Mayeul CHAUDON, Nouveau Dictionnaire historique [1766], s.v, Ciacconio I, II.
159

Uno di questi personaggi Pedro Ruiz de la Visitacin, al secolo Pedro Ruiz


Alcoholado, chierico entrato in seguito ad un naufragio nellordine dei minimi di
S. Francesco da Paola. Gregorio XIII lo coinvolge nella preparazione del
Breviario Romano, mentre Clemente VIII lo chiama per quella del Messale.
Vive a Roma durante molti anni, rifiutando la nomina a vescovo e
lamministrazione di importanti diocesi come Velletri ed Ostia. Muore nel 1601
nel monastero di S. Andrea a Roma14. Di Pedro Ruiz si conoscono due edizioni
romane, rispettivamente del 1592 e del 1593. La prima un calendario perpetuo,
dedicato al cardinal Deza, importante membro della fazione spagnola a Roma ed
organizzatore, di l a pochi anni, del giubileo del 160015. La seconda ancora un
calendario perpetuo, nel quale si inseriscono le feste mobili ed i criteri per
calcolarle conformemente alla riforma del calendario gregoriano, oltre allordine
del Nuovo Ufficio Divino, secondo la riforma che il frate stesso aveva contribuito
a produrre16. Si pubblicher alcuni anni dopo un Ordo Missae a sua cura nella
citt di Genova, da Giuseppe Pavoni, nel 1637.
Negli anni di Leone X presente a Roma un matematico di fama
internazionale, Juan de Ortega, avente allattivo unedizione della sua Summa
de arithmetica, pubblicata in italiano nel 151517. Il trattato esce per la prima
volta a Lione dai torchi del catalano Nicolaus de Benedictis, nel 1512. Riedizioni
castiglianev a Siviglia, per Jacobo Cromberger nel 15354, 1537, 1542 e 1552, con
altre in numerose citt spagnole. Ledizione romana contiene solo le prime tre
parti, mentre lopera completa in quattro parti verr stampata nel 1522 da
Giorgio e Petruccio Spira a Messina. Si tratta di uno dei primi libri di aritmetica
commerciale pubblicati tra Italia e Francia ed il suo autore nel testo propone un
nuovo metodo per lestrazione delle radici quadrate, basato sulle frazioni

14
Cfr. Antonio PALAU Y DULCET, Manual del librero hispano-americano, Barcelona, Libreria
Anticuaria de Palau, 1948-1977, s. v. Ruiz/Ruiz Alcoholado, Pedro.
15
Pedro RUIZ ALCOHOLADO, Kalendarium Romanum Perpetuum. Illustrissimo, ac Reuerendissimo
Domino D. Petro Deza Card. Amplissimo, Suus Minimus clientulus Fr. Petrus Ruyssius e Visitatione F.
P. O., Roma, ex Typographia Vaticana, 1592.
16
Pedro RUIZ ALCOHOLADO, Kalendarium Romanum perpetuum, a fratre Petro Ruyssio de
Visitatione HispaniGallo [sic] presbytero Toletano [...] in breuissimam hanc formam pro studiosioribus
redactum: cum correctione Kalendarij Gregoriani, et festis nuper additis. In quo Ordo recitandi Officium
Divinum in perpetuum curiose proponitur, Romae, ex typographia Vaticana, 1593.
17
Juan de, ORTEGA, Summa de arithmetica, geometria practica utilissima, ordinata per Iohane de
Ortega spagnolo palentino, (Impresso in Roma per Mastro Stephano Guilleri de Lorena anno del nostro
Signore 1515 ad 10 de Nouembre Regnante Leone Papa decimo in suo Anno tertio).
160

continue18; aut prodesse, aut delectare, lautore accompagna la trattazione con


elementi di carattere ricreativo e divertimenti matematici per stimolare
lapprendimento delle regole aritmetiche19.
Il titolo ed il contenuto dellopera di Ortega ricalcano da vicino quello di
un altro matematico, contemporaneo dello spagnolo: fra Luca Bartolomeo de
Pacioli, che nel 1494 pubblica a Venezia, presso Paganino Paganini, la sua
Summa de arithmetica, geometria, proportioni e proportionalit, contenente
un trattato generale di aritmetica e di algebra, ma soprattutto elementi di
aritmetica utilizzata dai mercanti, con un
riferimento alle monete, pesi e misure
utilizzate nei diversi stati italiani. Nel
capitolo intitolato Tractatus de computis et
scripturis vengono presentati la partita
doppia e il bilancio, che si diffonder in
seguito in tutta Europa 20 . Un confronto
puntuale tra il testo di Pacioli e quello di
Ortega potrebbe far emergere nuovi
elementi riguardo ad un eventuale rapporto
fra le due opere.
A. Ortega, Suma de arithmetica, Il trattato di Ortega, nelledizione
Roma, Guillery, 1515.
Biblioteca Angelica - Roma romana del 1515, dedicato al potente
Agostino Chigi, come si legge al f. 2. Detto il Magnifico (cos chiamato nella
dedica), Agostino Chigi proprietario a Roma, dal 1502 di una banca; viene
nominato tesoriere della Chiesa, ottenendo gli appalti delle dogane, delle saline
e delle cave di allume di Tolfa. Facoltoso mecenate, apre a Roma una tipografia,
dalla quale nel 1515, lo stesso anno del trattato di Ortega, esce il Pindaro, il

18
Cfr. Jos BARINAGA, Sobre los ejemplos de Fr. Juan de Ortega, in Revista matemtica hispano-
americana, 14 (1932), pp. 194-208, 244-246; J. M. Lpez Piero, Materiales para la historia de las
ciencias en Espaa cit., pp. 12-16.
19
Cfr. Recreaciones matemticas en la Aritmtica (1512) de fray Juan de Ortega, in Epsilon.
Revista de la Sociedad Andaluza de Educacin Matemtica Thales, n. 84 (2013), passim.
20
Cfr. Antonio PIN, La partita doppia di Luca Pacioli. Conquista del mercante medievale assurto
ad imprenditore e base dellodierno sistema formativo dimpresa, in Studi e Note di Economia, 3
(1999), pp. 7-44.
161

primo libro greco stampato a Roma21. A p. 41 delledizione romana compare il


seguente titolo: In lo tractato denanti scripti se mostrara como se tornara vna
moneta in altra de que si voglia paese o regno et como se fodrera vn panno in vn
altro cosi per integro come per rutto per diuersi modi; cos come per gli altri
trattati dellopera il titolo viene succeduto dallo
scudo di Spagna, il che farebbe pensare ad una
qualche ufficialit della pubblicazione, o per
quanto riguarda la committenza, o per quanto
riguarda i destinatari che si intende ricevere. Allo
stesso modo a p. 85 si legge: Nel sequente
tractato se demostrara como se ha da conoscere la
fineza de qual se voglia sorte de oro ho argento.
Infine, a p. 97 una nota recita: Del sequente
tractato se demostrara como se a de mesurare
ogni figura Geometrale practicamente. Sono
B. Perera, De Communibus intercalate al testo alcune incisioni raffiguranti
omnium rerum naturalibus,
Roma, V. Tramezzino, 1576. figure geometriche.
Biblioteca nazionale centrale
- Firenze. Il libro di scienza per antonomasia, la
Fisica di Aristotele, viene continuamente riletto e reinterpretato dalle pi illustri
personalit del mondo scientifico romano. Tra di essi sono presenti alcuni nomi
di spagnoli soprattutto in relazione allimportante attivit educativa del Collegio
Romano, emanazione della neonata Compagnia di Ges. Uno di questi Benito
Perera; originario di Valencia, professa i voti di ingresso nella Compagnia nel
1552. Trascorre la sua intera vita nel Collegio Romano, dove tiene la cattedra di
grammatica e retorica. Una volta ottenuto il grado di dottore in Teologia, riceve
labilitazione allinsegnamento delle Sacre Scritture 22 . Nelle sue opere
pubblicate dopo il 1599 si dedica a combattere la superstizione e lastrologia,
nonch tutte quelle scuole di pensiero considerate devianti dallortodossia
teologica. Esempio del genere lopera polemica contro leclettismo di Annio da
Viterbo, il cui influsso ancora presente dopo circa un secolo, che insieme con

21
Cfr. Antonio PINELLI, Let delloro. Agostino Chigi il Magnifico e gli splendori della Roma di
Raffaello, Roma-Bari, Laterza, 2008.
22
Cfr. Diccionario enciclopedico hispano-americano de literatura, ciencias, artes, Barcelona,
Simn y Montaner, 1912, t. XVI, s.v. Perera, Benito.
162

le Disputationes Selectissimae super libro Apocalipsis Beati Ioannis Apostoli va


a comporre il III volume delle Selectarum Disputationum in Sacram
Scripturam, stampate ad Ingolstadt, da Adam Sartorius, nel 1601. Del trattato
polemico sulle su Annio da Viterbo, si pubblica unedizione a Roma, ad opera di
tienne Guillery, nel 1607. Alle superstizioni e alla pseudoscienza astrologica
Perera contrappone le solide basi dellenunciato scientifico aristotelico,
pubblicando tre edizioni degli otto libri della fisica da lui commentati, usciti
rispettivamente nel 157623 e nel 158524.
Sullo stesso genere troviamo il contributo al commentario della Fisica del
cardinal Francisco de Toledo, personaggio gi menzionato a proposito della
produzione a carattere filosofico, diviso in otto libri e tratta i temi di natura,
concetto di corpo e movimento, spazio e tempo, forme del movimento. La prima
edizione del testo in Italia ad opera dei Giunta di Venezia e si pubblica nel
1573, mentre una riedizione successiva quella romana del 1590, pubblicata dal
Ruffinelli ad istanza di diversi editori librai. Il fatto che nel corso di uno stesso
anno diverse botteghe richiedano la stessa opera rende le giuste proporzioni del
successo dellopera, utilizzati negli insegnamenti impartiti nel Collegio Romano
e nello Studium Urbis, che garantiscono un sicuro smercio alle librerie. Tra gli
editori che finanziano la stampa troviamo: Pellegrino Amadori; Giacomo
Bericchia; Girolamo Franzini; Marco Antonio Moretti; Giovanni Martinelli;
Giovanni Angelo Ruffinelli; Giacomo Tornieri. Tutti si servono della tipografia
di Giacomo Ruffinelli25. La stessa edizione giuntina viene ripubblicata cinque
volte tra il 1573 ed il 1600.

23
Benito PERERA, Benedicti Pererii [...] De Communibus omnium rerum [...] Qui plurimum
conferunt [...] Adiecti sunt huic operi [...] Omnia vero in hac quarta editione denuo diligentius recognita,
& emendata. Cvm privilegio, et facvltate svperiorvm, Romae, Ex Typographia Iacobi Tornerij, &
Bernardini Donangeli, M.D.LXXXV [1585], (Romae, excudebant Alexander Gardanus, et Franciscus
Coattinus, M.D.LXXXV [1585]).
24
Benito PERERA, Benedicti Pererii [...] De Communibus omnium rerum [...] Qui plurimum
conferunt [...] Adiecti sunt huic operi [...] Omnia vero in hac quarta editione denuo diligentius recognita,
& emendata. Cvm privilegio, et facvltate svperiorvm, Romae, Ex Typographia Iacobi Tornerij, &
Bernardini Donangeli, M.D.LXXXV [1585], (Romae, excudebant Alexander Gardanus, et Franciscus
Coattinus, M.D.LXXXV [1585]).
25
Francisco de TOLEDO, D. Francisci Toleti Societatis Iesv Commentaria vn cum Quaestionibus,
in octo libros Aristotelis de Physica Avscvltatione. Ab eodem Authore emendata nunc denuo in lucem
editam. Permissv Svperiorvm, Romae, Apud Bernardinum Donangelum, MDXC [1590], (Romae, Apud
Iacobum Ruffinellum M.D.LXXXX [1590]), con le varianti di sottoscrizione sopra elencate.
163

Musica

Dagli anni Novanta del Quattrocento si incrementa progressivamente il


numero dei cantori spagnoli alla Cappella Sistina, probabilmente dovuto
allinflusso del pontificato di Alessandro VI. Ci a scapito dei cantori provenienti
dallEuropa del nord, che vedono ridurre sensibilmente la propria presenza alla
corte papale. Questi nuovi cantori introducono innovazioni nellesecuzione della
Passione e delle Lamentazioni di Geremia; con la morte del papa, tale presenza
di spagnoli torna a ridursi1. Durante il pontificato di Giulio II, la mancanza di
una scuola dove preparare i cantori locali, con la conseguente necessit di far
venire a Roma cantori stranieri, principalmente francesi e spagnoli, condurr
alla creazione della Cappella Giulia, vera a propria scuola di formazione per
giovani cantori destinati a servire presso la corte papale2. Dal 1513 si d avvio al
progetto, che prevede la presenza di dodici cantori e dodici fanciulli, un maestro
di musica, uno di grammatica e un canonico. Viene adottato il criterio per il
quale il numero di cantori francesi e spagnoli deve essere di pari numero.
Giovanni Pierluigi da Palestrina e Francesco Soriano faranno raggiungere a
questa istituzione, seconda solo alla Cappella Pontificia, un pieno sviluppo3.
Il fenomeno dei musicisti spagnoli a Roma documentabile per tutto il
Cinquecento. Tuttavia, dellattivit di compositori e cantori come Alfonso
Rodrigo de Fras o Juan de Ylianas, risalenti al tempo di Leone X, restano
solamente testimonianze manoscritte. Con lelezione al soglio pontificio di Paolo
III Farnese nel 1534, si ha una nuova fioritura in campo musicale. Vengono
riorganizzate sia la cappella Sistina che la Giulia con ordinamenti e funzioni
proprie. A partire dal 1535 ha inizio la serie dei Diarii Sistini, con notizie relative

1
Christopher A. REYNOLDS, Papal patronage and the music of St. Peters, 1380-1513, Berkeley,
University of California Press, 1995, pp. 56-58.
2
Ivi, p. 1.
3
Arianne DUCROT, Histoire de la Cappella Giulia au XVIe sicle depuis sa fondation par Jules II
(1513) jusqua sa restaurationi par Grgoire XIII (1578), in Mlange dArcheologie et dHistoire,
LXXV (1963), pp. 169-240; 467-559; Richard SHERR, A Note on the Biography of Juan del Encina, in
Bulletin of the Comediantes, 34 (1982), pp. 159-172. Giancarlo ROSTIROLLA, Gli ordini della Cappella
musicale di S. Pietro in Vaticano (Cappella Giulia), in Note dArchivio, n.s. IV (1986), pp. 227-230;
Richard SHERR, The Spanish Nation in the Papal Chapel, 1492-1521, in Early Music, 20 (1992), pp.
601-609,
164

alla vita di questa istituzione 4 . Durante il pontificato di Paolo III i cantori


spagnoli godono di un particolare favore: Fa scalpore la nomina, voluta
direttamente dal papa, senza ricorrere al consueto concorso, del chierico
zamorano Bartolom de Escobedo, che provoca la vivace protesta dei musicisti
francesi e fiamminghi, che alla cerimonia di insediamento non si presentano in
segno di disapprovazione e reiterando plateali atti di protesta nei giorni
seguenti, tanto da rendere necessarie sanzioni pecuniarie, in seguito revocate5.
Nel 1563 Johannes Parvus confeziona il codice 39, contenente ai fogli 103v-129r
la Missa Philippus Rex Hispaniae a sei voci di Bartolom de Escobedo,
composta in occasione dellincoronazione di Filippo II6.
Nel 1540 viene assoldato il sivigliano Cristbal Morales, che svolge
lincarico di cantore della cappella pontificia dal
1540 al 1545, per poi tornare in Spagna come
canonico e maestro della cattedrale di Crdoba,
poi di Marchena per il duca di Arcos ed infine a
Mlaga. autore di numerose opere rimaste
manoscritte nei codici sistini. Come accade in
seguito per Escobedo, anche Morales mette le sue
doti di compositore al servizio della politica: nel
1538 compone il suo Jubilate Deo omnis terra,
per celebrare la pace di Nizza, stipulata tra Carlo
V e Francesco I ma considerata un successo della
mediazione svolta da Paolo III7. Vengono invece
C. Morales, Missarum liber
dati alle stampe due libri di messe da lui secundus, Roma, V. e L. Dorico,
1544.
composte nel 1544, per i torchi dei fratelli Museo Internazionale e
Biblioteca della Musica -
Dorico: il primo viene dedicato ad Eleonora di Bologna.

Toledo, figlia del vicer Pedro de Toledo; il secondo a Paolo III8. Entrambi i libri

4
Cfr. Richard SHERR, Papal music and musicians in Late Medieval and Renaissance Rome,
Oxford, Oxford University Press, 1998, pp. 188-189.
5
Cfr. Raffaele CASIMIRI, I Diarii sistini, in Note dArchivio, I (1924), p. 268.
6
Jos Mara LLORENS, Le opere musicali della Cappella Giulia. I. manoscritti e edizioni fino al
1700, Citt del Vaticano, Biblioteca ApostolicaVaticana, 1971 (Studi e testi, 265), pp. 79-80.
7
Cfr. BASSO, Alberto (dir.), Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti. Le
biografie, vol. V, Torino, UTET, 1988, p. 183-189: 185.
8
Cristbal MORALES, Cristophori Moralis Hyspalensis Missarum liber primus, Romae,
(Impressum Rome, per Valerium Doricum et Ludouicum fratres, 1544); ID., Christophori Moralis
165

facevano sicuramente parte del repertorio della cappella Giulia9. In seguito, nel
1562, vengono pubblicati a Venezia, i Magnificat composti dal Morales, per i
tipi di Antonio Gardane. Il registro delle spese della cappella pontificia, che per
il 1581 indica tra le uscite il costo della nuova rilegatura delle opere di Morales,
segno evidente che i libri andavano soggetti ad usura per luso costante che se ne
faceva10. Allievo di Morales, Juan Navarro, originario di Marchena (Siviglia)
maestro di cappella prima presso la cattedrale di vila e, in seguito, presso
quella di Salamanca. probabile che abbia trascorso un periodo a Roma,
sebbene la raccolta delle sue composizioni venga pubblicata, con il titolo di
Psalmi, hymni ac Magnificat solamente dopo la sua morte, ad opera di un
nipote giurista presso la corte pontificia11.
Va altres notato che linfluenza dei compositori spagnoli non si limita
alla sola citt di Roma. Le loro composizioni si diffondono in tutto il centro
Italia, con una irradiazione pi capillare nei domini diretti dello Stato della
Chiesa. Il Missarum Liber primus di Morales presente nellinventario delle
musiche della cattedrale di Orvieto, datato 20 marzo 1551. In un successivo
inventario del 1583 presente anche il Missarum liber secundus di Francisco
Guerrero, pubblicato a Roma nel 1582 da Francesco Zanetti e Domenico Basa12.
I due libri di messe di Morales si ritrovano nellinventario del patrimonio
librario della cattedrale di Todi, stilato intorno al 1570 13 , cos come
nellinventario generale dei libri della cattedrale di Spoleto, compilato dal

Hyspalensis missarum liber secundus, Impressum Rome per Ualerium Doricum et Ludovicum fratres
anno salutis MDXLIIII [1544]. Cum gratia & privilegio.
9
Cfr. Jeffrey J. DEAN, The repertory of the Cappella Giulia in the 1560s, in Journal of the
American Musicological Society, XLI (1988), pp. 465-490: 482.
10
A. DUCROT, Histoire de la Cappella Giulia cit., p. 254.
11
Juan NAVARRO, Joannis Navarri Hispalen. psalmi, hymni ac Magnificat totius anni secundum
ritum Sanctae Romanae Ecclesiae quatuor, quinque ac sex vocibus concinendi. Necnon beatae
semperque Virg. Dei Genitricis Mariae diversorum temporum antiphonae in fine horarum dicendae,
Roma, Giacomo Tornieri, ed. Francesco Coattino, 1590.
12
Francisco GUERRERO, Missarum Liber secundus. Francisci Guerreri in Alma Ecclesia
Hispalensi Portionarii et Cantorum Praefecti, Romae, Ex Typographia Dominici Bassae, 1582, (Romae,
apud Franciscum Zanettum). Per le notizie relative agli inventari, cfr. Galliano CILIBERTI, La creazione di
un importante centro musicale nella provincia pontificia: la cappella del duomo di Orvieto dal 1550 al
1610, in B. BRUMANA- G. CILIBERTI, Orvieto. Una cattedrale e la sua musica (1450-1610), Firenze,
Olschki, 1990, pp. 41-98: 49.
13
Valeria SARGENI, Musica e musicisti nel duomo di Todi dal XV al XVII secolo, tesi di laurea,
Universit degli Studi di Perugia, Corso di Laurea in Lettere, a.a. 1990/1991, p. 199, doc. n. 73.
166

canonico Gerolamo Carianni nel 157614 ed in quelli dei repertori musicali della
cattedrale di Fermo del 1578, 1596 e 159815.
Nei manoscritti della cappella pontificia redatti durante il pontificato di
Paolo III compare il nome del giovane compositore Diego Ortiz, in seguito
maestro di cappella del vicer di Napoli. Una raccolta di sue composizioni viene
pubblicata con il titolo Tratado de glosas dai fratelli Dorico nel 1553, in edizione
spagnola ed italiana16. Analogamente a quanto accade per Morales, anche Ortiz
pubblica a Venezia con Antonio Gardane: esce nel 1565 il Musices liber primus
himnos, Magnificas, salves, motecta, psalmos, aliaque diversa cantica
complectens. Anche questultima edizione veneziana compare nel
summenzionato inventario della cattedrale di Spoleto.
Un altro compositore che si avvale dei torchi per la diffusione delle sue
creazioni Francisco Guerrero, del quale si conoscono quattro edizioni,
pubblicate tra il 1559 ed il 158517. Nato a Siviglia, allievo di Morales e nel 1546
viene nominato maestro di cappella della cattedrale di Jan, dove rimane per tre
anni. Tornato a Siviglia, diviene cantore della cattedrale, grazie allinfluente zio
Pedro Guerrero, compositore anchegli. A sessantanni compie un viaggio in
Terra Santa e transita per lItalia. Pur trascorrendovi poco tempo, tra Roma e
Venezia, si occupa della stampa di alcune sue composizioni musicali, lasciandole
in carico a Giuseppe Zarlino. Ritroviamo il suo Liber vesperarum, pubblicato
nel 1584 a Roma da Domenico Basa presso Alessandro Gardane, nellinventario
della cappella del Sacro Convento di Assisi, compilato intorno al 1600, insieme

14
Luigi FAUSTI, La cappella musicale del duomo di Spoleto, Perugia, Unione Tipografica
Cooperativa, 1916, p. 10.
15
Lavinio VIRGILI, La cappella musicale della chiesa metropolitana di Fermo, in Note
dArchivio, VII (1930), pp. 24, 33, 36, 74-77.
16
Diego ORTIZ, Trattado de glosas sobre clausulas y otros generos de puntos en la musica de
violones, Roma, Valerio e Luigi Dorico, 1553; ID., El primo libro di Diego Ortiz tolletano nel qual si
tratta delle glosse sopra le cadenze ed altre sorte di punti, Roma, Valerio e Luigi Dorico, 1553.
17
Francisco GUERRERO, Psalmorum quator vocum. Liber primus. Accedit Missa Defunctorum
quator vocum, Roma, apud Antonium Bladum, 1559; ID., Missarum Liber secundus. Francisci Guerreri
in Alma Ecclesia Hispalensi Portionarii et Cantorum Praefecti, Romae, Ex Typographia Dominici
Bassae, 1582, (Romae, apud Franciscum Zanettum); ID., Liber Vesperarum. Francisco Guerrero
Hispalensis Ecclesiae Magistro Auctore, In Roma, ex officina Dominici Bassae apud Alexandrum
Gardanum, 1584; ID., Passionis D. N. Jesu Christi secundum Matthaeum et Joannem more hispano,
Franciscus Guerrero Almae Ecclesiae Hispalensis Magistro, Romae, apud Alexnandrum [sic] Gardanum,
1585.
167

al Missarum liber secundus di Morales18. Delle opere veneziane di Francisco


Guerrero, si conoscono i Mottetti (fino ad otto voci, Antonio Gardane, 1570;
Giacomo Vincenzi, 1589 e 1597) e le Canciones y Villanescas espirituales (fino a
cinque voci, Venezia, Giacomo Vincenzi, 1589) ed un Canticum beatae Mariae
(fino ad otto voci, Venezia, Angelo Gardane, 1583). Nei frontespizi delle edizioni
veneziane Guerrero viene citato come Maestro de Capilla y Raionero de la
Sancta Yglesia de Seuilla. Nelle Canciones y Villanescas, dedicate
allarcivescovo di Siviglia Don Rodrigo de Castro, al f. [3] si trova la lettera del
licenciado Cristbal Mosquera de Figueroa, Uditore generale dellarmata ed
esercito del re, al maestro Guerrero, in cui si legge:

Muchos dias que el Maestro Francisco Guerrero pudiera hauer sacado a luz las
Caniones y Villanescas Espaolas que andan suyas de mano; per mouido de mas
alto aspiritu a que su inclinaion le ha lleuado, le parecio emplear su ingenio en
exericio tan loable y digno premio elestial, como fue auer compuesto los libros
que vemos estampados, y que por toda la Iglesia vniuersal se cantan en los diuinos
oficios, assi en honra de la Virgen Santisima, a quin dedic un volumen, como de su
hijo Sacrosanto, a quien consagro otro de Motetes en honra suya y de sus Santos y
daxando aparte los libros que ofreio a sus Vicarios Apostolicos Pio .5. y Gregorio
.13. Y no pudiendo resistir a la importunaion de sus amigos y gente curiosa y
afiionada a Musica, que hicieron instancia con l para que sacara en publico este
libro, porque andando de mano en mano, se yva con el tiempo perdiendo en sus
obras la fidelidad de su compostura, o no quedaua en ella mas que el nombre del
autor; fuele foroso condeender con lo que todos le pidieron, con condiion que
las Caniones profanas se convirtiesen a lo diuino; y otras que por ser morales se
quedaron en su primer estado19.

Nellultimo quarto del secolo compaiono nel repertorio della cappella


pontificia le opere di Toms Luis de Victoria, acquistate per la cappella Giulia
tra il 1581 ed il 1583, secondo quanto consta dai registri di pagamento20. Tra i
pi importanti compositori del suo tempo, Toms Luis de Vitoria giunge
18
Cfr. Galliano CILIBERTI, Diffusione delle opere sacre dei compositori iberici e circolazione dei
musicisti spagnoli nello Stato Pontificio nel XVI secolo, in Revista de Musicologa, vol. 16, n. 5, Del
XV Congreso de la Sociedad Internacional de Musicologa: culturas musicales del Mediterrneo y sus
ramificaciones, vol. 5 (1993), pp. 2614-2629: 2627.
19
Francisco GUERRERO, Canciones y villanescas espirituales a tres y a quatro y a cinco vozes,
Venezia, Giacomo Vincenzi, 1589, f. [3].
20
A. DUCROT, Histoire de la Cappella Giulia cit., p. 524.
168

giovane in Italia, dove studia con Escobedo e Morales per seguire poi i dettami
del Palestrina. Nel 1573 viene nominato maestro del Collegio Germanico di
Roma e due anni dopo della chiesa di S. Apolinnare. Tornato in Spagna, riceve il
titolo di cappellano reale. autore di sette edizioni pubblicate a Roma tra il 1581
e il 159221. Come per gli altri suoi colleghi, ritroviamo sue opere negli inventari
relativi al patrimonio librario di importanti
chiese dei domini pontifici, come in quelli della
cattedrale di Perugia, compilati nel 1591 e nel
1624, dove si menzionano insieme ai Liber
missarum di Morales mottetti e messe di
Victoria22. Opere a stampa di Guerrero, Victoria
e Morales sono altres presenti nellinventario
della Santa Casa di Loreto e nella cappella della
cattedrale di Modena23.
Il compositore Sebastin Raval, di
famiglia nobile (firma le sue edizioni

gentilhuomo spagnuolo) originaria di


T. L. de Victoria, Hymni totius
anni, Roma, D. Basa, 1581. Cartagena, membro dellOrdine di San
Museo Internazionale e
Biblioteca della Musica - Bologna Giovanni di Malta. Trascorre un periodo alle
dipendenze del duca dUrbino come maestro di cappella, finch il duca di
Maqueda, vicer di Sicilia, non lo chiama a Palermo, dove viene nominato
maestro della cattedrale. Durante la permanenza a Palermo trascorre un
periodo a Roma, dove si pubblicano i suoi Motectorum quinque vocum nel
159324, le Lamentationes Hieremiae nel 159425 e in italiano i Madrigali, nel

21
Cfr. i numeri 574-580 del repertorio.
22
Biancamaria BRUMANA, Dai maestri fiamminghi agli autori di madrigali: la cappella musicale
del duomo di Perugia nel secolo della sua costituzione, in B. BRUMANA- G. CILIBERTI, Musica e
musicisti nella cattedrale di S. Lorenzo a Perugia (XIV-XVIII secolo), Firenze, Olschki, 1991, pp. 57-62,
67-69.
23
Floriano GRIMALDI, I codici musicali della cappella di Loreto, Loreto, Ente Rassegne Musicali,
1984, pp. 10-11, 14-18; Gino RONCAGLIA, La cappella musicale del duomo di Modena, Firenze, Olschki,
1957, pp. 80-81.
24
Sebastin RAVAL, Motectorum quinque vocum d.d. Sebastiani Raval [...] Liber primus, Romae,
Apud Franciscus Coattinus, 1593
25
Sebastin RAVAL, Lamentationes Hieremiae prophetae quinque vocum d.d. Sebastiani Raval
nobilis hispani [...], Romae, Apud Nicolaum Mutium, 1594.
169

159526. Di questi ultimi la parte a cinque voci era gi stata pubblicata a Venezia
da Giacomo Vincenzi nel 1593) insieme al Primo libro di canzonette a quattro
voci, dello stesso anno e presso il medesimo tipografo. A Palermo si pubblicano
infine il Primo libro di ricercari a quatro voci e i Motecta, pubblicati entrambi
da Giovanni Antonio de Franceschi, rispettivamente nel 1596 e nel 1600. I
compositori spagnoli attivi a Roma nella seconda met del Cinquecento
contribuiscono in maniera sostanziale alle istanze di uniformit liturgica
invocate dal Concilio tridentino e attuate dai papi, i quali coinvolgono nel
rilancio di nuove forme comunicative il canto che accompagna le celebrazioni
sacre. Non a caso lOratorio di San Filippo Neri, una delle massime espressioni
del nuovo assetto ideologico e culturale della Controriforma, si avvarr
largamente del supporto della musica, con loratorio musicale e attraverso la
produzione musicale profana, mediante il procedimento del travestimento
spirituale27.

26
Sebastin RAVAL, Madrigali a tre voci composti per il s. Sebastian Raual gentilhuomo
spagnuolo dell'ordine di s. Giouanni Battista hierosolimitano. Con due madrigali a cinque voci, et un
madrigale ad otto voci, che cantano in quattro parti, Eco, in Canon all'vnisono in ciascuna parte, In
Roma Appresso Nicolo Mutij, 1595
27
Cfr. Saverio FRANCHI, Stampatori ed editori musicali a Roma dal 1550 al 1608: vicende e
osservazioni, in Recercare, vol. 11 (1999), pp. 5-50; Barbara TELLINI SANTONI, Biblioteca
Vallicelliana. Guida breve, Roma, Retablo, 2001, pp. 66 sgg.
170

Medicina

Nel novero delle arti liberali, un posto di rilievo occupato dalla


disciplina medica; per quanto riguarda gli autori spagnoli in tale ambito, nei
cataloghi dei tipografi romani sono presenti durante tutto il secolo titoli di
interesse. Il primo autore in ordine cronologico quel Gaspar Torrella del quale
gi ci si occupati a proposito di astrologia, disciplina che spesso si associa alla
professione medica, come si avuto modo di osservare nel caso di Bernardo
Granollachs. Torrella nasce a Valencia intorno alla met del Quattrocento, da
una famiglia che vantava una tradizione nel campo medico: esercitava questa
stessa professione suo padre e lo faranno altri due suoi fratelli; uno di essi,
Jernimo, anche alchimista. Giunto a Roma al servizio del cardinal Rodrigo de
Borja, ha in cura anche Innocenzo VIII. Con lelezione al soglio pontificio del
suo protettore diviene medico di camera; curer in seguito anche Giulio II,
scampando alle persecuzioni messe in atto dal successore di Alessandro VI nei
confronti degli accoliti e dei familiari, soprattutto se di origine iberica, del papa
Borgia1. I suoi servigi come medico alla corte dei papi fanno s che accumuli nel
corso della sua carriera un discreto numero di cariche e benefici: ottiene nel
1494 la diocesi di Santa Giusta in Sardegna; sar lultimo vescovo ad averne la
titolarit, in quanto alla sua morte verr accorpata con quella di Arborea. Nello
stesso anno viene nominato giudice delle appellazioni di tutte le cause
ecclesiastiche della Sardegna; nel marzo del 1498 governatore e castellano di
Todi, decano di Tortosa, di Cagliari e di Dole, canonico di Bosa e di Ottona,
arciprete di Sulci, commendatario della chiesa parrocchiale di San Bartolom a
Valencia2.
La prima edizione romana del Torrella dargomento medico di cui si ha
notizia risale al 1497, con il trattato Tractatus cum consiliis contra

1
Cfr. Gaetano MARINI, Degli archiatri pontifici, Roma, Stamperia Pagliarini, 1784, vol. I, pp.
257-280.
2
Cfr. Anna Maria OLIVA - Olivetta SCHENA, I Torrella, una famiglia di medici tra Valenza,
Sardegna e Roma, in M. Chiab - A. M. Oliva - O. SCHENA (cur.), Alessandro VI. Dal Mediterraneo
allAtlantico. Atti del convegno (Cagliari, 17-19 maggio 2001), Roma, Pubblicazioni degli Archivi di
Stato - Roma nel Rinascimento, 2004, pp. 115-145.
171

pudendagram seu morbum gallicum, stampato da Pietro della Torre3, cui fa


seguito la prima cinquecentina, il Dialogus de dolore cum tractatus de
ulceribus in pudendagra evenire solitis, stampato nel 1500 da Johann Besicken
e Martino da Amsterdam4. Si noti che il termine pudendagra un latinismo
di conio del nostro autore, che lo inventa in sostituzione di un altro termine
utilizzato fino a quel momento, cos come spiega nel suo Tractatus del 1497: Et
ideo erit baptizada nomine pudendagra, quia primo incipit in pudibundiis5.
Come testimoniato dai suoi esordi editoriali, si specializza inizialmente
nella cura della sifilide, male assai diffuso a corte. Fra i personaggi pi noti
afflitti dal morbo gallico in cura presso di lui vi senzaltro Cesare Borgia,
dedicatario del Dialogus del 1500, indirizzato allIllustrissimo et virtuosissimo
D. meo D. Cesari Borgiae6. Sullargomento d alle stampe un ulteriore trattato,
il De morbo gallico, edito da Besicken nel 1505 7 . Nel 1503, a seguito della
discesa in Italia di Carlo VIII con le sue truppe, divampa la peste nel regno di
Napoli. Lanno successivo Torrella pubblica a Roma un fortunato trattato, un
consilium su come difendersi e, in caso di contagio, curarsi dalla peste8.
Come era stato per la sifilide, nel 1505 Torrella dimostra ancora una volta
il suo interesse per le malattie di recente diffusione. Pubblicato
contemporaneamente a Roma (Johann Besicken) e a Salamanca (Hans Gysser)
nel 1505, il Consilium de egritudine pestifera & contagiosa ouina si occupa
della malattia, proveniente dalla penisola iberica, conosciuta con il nome di

3
Cfr. Karl SUDHOFF - Charles SINGER - Henry E. SIGERIST, The earliest printed literature on
Syphilis, being ten tractates from the year 1495-1498. in Complete Facsimile with an introduction and
other accessory material, adapted by Charles Singer, Firenze, Lier, 1925 (Monumenta medica, 3).
4
Gaspar TORRELLA, Dialogus de dolore cum tractatu de vlceribus in pude[n]dagra euenire
solitis, Impressus Rome, Per Johannem Besicken et Martinum de Amsterdam, die vltima Octobris sedente
Alexandro sexto Pontifice maximo.Roma, J. Besicken e M. da Amsterdam, [31-10-1500].
5
Gaspar TORRELLA, Tractatus cum consiliis contra pudendagra seu morbo gallicum, Roma, P. De
laTorre, segn. a2v. Il termine syphilis, mal serpentino viene coniato da Girolamo Fracastoro pi tardi,
nel 1530, con il suo poema Syphilis seu morbus gallicus.
6
Il Valentino era stato gi dedicatario di unopera di astronomia del Torrella, di cui ci si
occupati nella precedente sezione.
7
Gaspar TORRELLA, De morbo Gallico, Roma, [Johann Besicken 1505]. Cfr. Jon ARRIZABALAGA,
Medical Responses to the French disease in Europe at the turrn of the sixteenth century, in Kevin SIENA
(ed.), Sins of the Flesh: responding to sexual disease in early modern Europe, Toronto, Centre for
Reformation and Renaissance Studies, 2005, pp. 33-57;
8
Gaspar TORRELLA, Qui cupit a peste non solum preseruari sed & curari hoc legat consilium,
(Finit consilium de preseruatione & curatione & pestilentia: editum a magistro Gaspare Torrella natione
valentino episcopo sancte Juste. Anno .M.ccccciiij [1504]. die vero tertia Augusti. Sedendo Julio .ij.
pontifice maximo nationem Januense ad omnipotentis dei laudem & gloriam sempiternam. Amen.
Impressum Rome per magistrum Johannem Besicken).
172

modorrilla9. Lopera viene ripubblicata a Pavia, da Bernardino de Garaldis, nel


1521, un anno dopo la morte dellautore e a Strasburgo, in forma anonima, nel
1542. Lopera viene dedicata dal Torrella a Fernando lvarez Abarca, professore
della facolt di Medicina dellUniversit di Salamanca, medico del Re Cattolico e
collega di Jernimo, un fratello di Gaspar Torrella. La dedica viene giustificata
alla luce del fatto che Fernando lvarez aveva manifestato il proprio interesse di
medico per le nuove malattie. Lopera viene scritta su istanza di Juan Lpez de
Ybar, un medico di origine basca, probabilmente in servizio sulle navi spagnole
dirette verso le Fiandre che Fernando il Cattolico aveva inviato per riportare in
Castiglia sua figlia Giovanna insieme al marito Filippo il Bello in seguito alla
morte di Isabella di Castiglia e alla conseguente vacanza del trono. Secondo
quanto affermato da Torrella, lepidemia di modorrilla si era diffusa proprio a
bordo di quelle navi a causa dellingestione da parte dellequipaggio di acqua
non pulita e cibi andati a male, causando un gran numero di vittime, mentre i
superstiti lavrebbero diffusa una volta fatto ritorno in Spagna. La malattia viene
cos chiamata dal popolo in analogia con i sintomi della patologia cerebrale
ovina (da cui il nome scientifico egritudo ovina datole dallautore dallautore)
chiamata modorro, dovuta alla presenza di un parassita nel cervello degli
animali, che provoca sbandamenti e movimenti sussultori, nonch la morte. Nel
caso degli umani essa provoca febbri pestilenziali che li conducono rapidamente
alla morte; questa variante della peste, seppur associata ad essa, viene
considerata dallautore come una malattia assolutamente nuova, in base al
principio ippocratico della variazione delle malattie a seconda delle epoche e dei
luoghi10.
Lanno successivo Torrella pubblica un libro, il Pro regimine seu
preseruatione sanitatis, dedicato a Giulio II11. gi dal titolo pu essere inserito

9
Gaspar TORRELLA, Consilium de egritudine pestifera & contagiosa ouina cognominata nuper
cognita quam Hispani Modorrillam vocant, ([] Impressum Rome per Joannem Besicken Alemanum.
Anno Salutis M.D.V. [1505]. Sedente Julio .ij. Pon. max. Anno Secundo).
10
Cfr. Juan ARRIZABALAGA, El Consilium de Modorrilla (Roma y Salamanca, 1505): una
aportacin nosogrfica de Gaspar Torrella, in Dynamis, 5-6 (1985), pp. 59-94: 67-68.
11
Gaspar TORRELLA, Pro regimine seu preseruatione sanitatis. De loculentis & poculentis
dialogus, [Roma] (Finit Dyalogus pro regimine sanitatis valde vtilis: editus a magistro Gaspare torrella
natione valentino episcopo Sancte Juste: ac S. d. n. Julij .ii. medico ac prelato domestico: cum quo
modum cognoscendi complexiones tam esculentorum quam poculentorum docet. Anno a nativitate
domini .M.D.VI [1506]. Impressum per magistrum Jo. Besicken).
173

nella tradizione dei regimina sanitatis inaugurati durante il medioevo dalla


scuola medica salernitana e riproposti in molteplici varianti nel corso dei secoli
da famosi medici iberici, primo fra tutti Arnau de Vilanova. In questo trattato si
occupa, tra le altre cose, dei vegetali commestibili dal punto di vista igienico
sanitario dando sfoggio, oltre che di erudizione medica, di competenze in campo
botanico12.
Proseguendo oltre nel corso del secolo, troviamo due edizioni di carattere
medico opera di Francisco Delicado, pi noto per il suo protoromanzo La
Lozana andaluza, composto a Roma ma pubblicato a Venezia nel 1528, dove
lautore si era rifugiato in seguito ai tumulti legati al Sacco di Roma. Prima di
lasciare la citt, aveva avuto modo di pubblicare un
breve trattato, oggi perduto: il De consolatione
infirmorum 13 , menzionato anche nellApologia
della Lozana, dove lautore dice: y si por ventura os
viniere por las manos otro tratado, De consolatione
infirmorum, podis ver en l mis pasiones para
consolar a los que la fortuna hizo apasionados como
a m14.
Afflitto anchegli dalla malattia, Delicado
comporr a Venezia un trattato sulla cura della
sifilide intitolato Il modo de adoperare el legno de

India occidentale salutifero remedio a ogni piaga e A. Laguna, Il rimedio delle


podagre, Roma, G. M. Scotto,
mal incurabile, et si guarisce il mal Francese, 1552.
Biblioteca Angelica - Roma
pubblicato a Venezia nel 1529, nel quale illustra
luso terapeutico del guayaco, o palo santo, legno di un albero proveniente da
Haiti, ritenuto particolarmente adatto alla cura della sifilide, la cui efficacia
viene garantita dallautore per essere guarito in prima persona.

12
Cfr. Romualdo PIROTTA - Emilio CHIOVENDA, Flora romana, in Annuario del R. Istituto
Botanico di Roma, a. X (1900), fasc. I, pp. 38-39.
13
Francisco DELICADO, De Consolatione infirmorum, [Roma, 1525]. Cfr. Jos HERNANDEZ ORTIZ,
Francisco Delicado, tratadista de medicina en la Roma del Renacimiento, in Tauta, 1 (1972). - 17-
29.
14
Ed. Antonio PREZ GMEZ, Valencia, Tipografa Moderna, 1950
174

Il medico segoviano dorigine conversa Andrs Laguna trascorre almeno


dieci anni in Italia, tra il 1545 ed il 1554, anni che marcano la sua maturit come
medico e trattatista scientifico. A Roma riesce a crearsi una posizione, grazie
alla protezione dellallora ambasciatore di Carlo V, il cardinal Francisco de
Bobadilla y Mendoza. Dopo aver ottenuto il titolo di dottore a Bologna, Laguna
si reca a Roma in qualit di medico personale del potente porporato, ottenendo
di l a poco il cavalierato di San Pietro, con un beneficio annuale sulle miniere di
allume di Tolfa. Il titolo ottenuto consta nel frontespizio del primo trattato
pubblicato in citt da Laguna, il De victus et exercitii ratione maxime in
senectute, trattato contenente consigli su come affrontare i problemi della
vecchiaia15. Da Giulio III ottiene lonorificenza di medico paple, esibita su ogni
frontespizio delle opere pubblicate in seguito. Lopera che lo rende pi celebre,
in patria come allestero, la traduzione spagnola del De materia medica di
Dioscoride, pubblicata ad Anversa nel 1555 ed a Salamanca nel 1556. Nel 1551 a
Roma si pubblica un trattato con il titolo De articulari morbo commentarius16.
In esso, oltre a trattare delle patologie articolari, inserisce una sua edizione di
un dialogo di Luciano, la Tragopodagra, coniugando cos secondo una
sensibilit tipicamente umanistico-rinascimentale linteresse per la trattatistica
tecnico-scientifica con quello per lantitchit classica. Lanno immediatamente
successivo il testo viene ripubblicato in traduzione italiana, con il titolo Il
rimedio delle podagre sempre insieme al dialogo lucianeo17. Nel 1551 era uscito
anche un altro trattato, sulle caruncole del collo e la loro estirpazione, dove
compare la menzione di medico del cardinal Mendoza e del papa18.

15
Andrs LAGUNA, De Victus & exercitii ratione (maxime in senectude) observanda. Ad SS. D. N.
Paulum III. Pont. Max. Andreae a Lacuna Secobien. Doctoris Medici nec non militis S. Petri Perioche,
Romae, s.d., (Romae : apud Antonium Bladum impressorem cameralem, 1547).
16
Andrs, LAGUNA, De articulari morbo commentarius [...] author Andrea Lacuna [] Cui
accessit Tragopodagra Luciani juxta fidem exemplarium Graecorum per eundem Andream Lacunam in
Latinam linguam conuersa, Romae, Excusum apud Valerium, & Aloysium Doricos fratres Brixienses,
M.D.LI [1551].
17
LAGUNA, Andrs, Il rimedio delle podagre dell'eccellente medico m. Andrea Lacuna. Con la
Tragopodagra di Luciano dal medesimo in latino fedelmente tradotta, e nouellamente fatti volgari,
Roma, Ad instantia de Gio. Maria Scotto, M.D.LII [1552], (In Roma, appresso m. Antonio Blado ad
istantia di m. Gio. Maria Scotto d'Amadio f. il primo di d'agosto 1552).
18
Andrs LAGUNA, Methodus cognoscendi, extirpandique nascentes invesicae collo carunculas,
authore Andrea Lacuna Segobiensi, Iulii III pont. max. illustrissimique et reuerendiss.d.d. Francisci a
Mendozza card. Burgen. doctoris medici, Romae, apud Valerium & Aloysium Doricos, 1551.
175

Pochi anni dopo esce a Roma un altro trattato destinato a riscuotere un


importante successo di pubblico, nonch
molto aprezzato per la sua qualit tipografica.
Lanatomista e medico spagnolo Juan
Valverde de Amusco19 pubblica nel 1556 la sua
Historia de la composicin del cuerpo
humano, presso Antonio Salamanca ed
Antoine Lafrery20, che verr pubblicata pochi
anni dopo anche in versione italiana,
traduzione dalloriginale spagnolo 21 . La
carriera di Valverde , per certi aspetti simile a
quella di Andrs de Laguna. Medico spagnolo
J. de Valverde, Anatomia del corpo nato in provincia di Palencia, studia medicina
humano, Roma, A. Salamanca e A.
Lafrery, 1560. a Padova e in seguito viene nominato medico
National Library of Medicine,
Bethesda (MD). dallarcivescovo di Santiago Juan de Toledo,
che in seguito sar cardinale, e che gi viveva a Roma22. Lopera di Amusco
rappresenta una sintesi della produzione libraria a Roma: la prima edizione in
spagnolo e sono tutti o quasi spagnoli gli attori che partecipano alla sua
realizzazione. Formatosi a Padova alla scuola del belga Andrea Vesalio (Andr
Vsale), medico personale di Carlo V e Filippo II, e del cremonese Realdo
Colombo. Entrambi i maestri sono autori di opere riguardanti la medicina e
lanatomia. La pi famosa opera di Colombo il De re anatomica libri XV
(Venezia, Nicol Bevilacqua, 1559), che segna linizio della revisione delle teorie
galeniche riguardo la circolazione del sangue. Il Vesalio era stato autore di un
precedente trattato di anatomia, il De humanis corporis fabrica libri septem
(Basilea, Johann Oporinus, 1543). Il successo degli insegnamenti del belga e

19
Per riferimenti bio-bibliografici esaustivi sul personaggio, cfr. Francisco GUERRA, Juan de
Valverde de Amusco, in Clio Medica, 2 (1967), pp. 339-362.
20
Juan de VALVERDE DE AMUSCO Historia de la composicion del cuerpo humano, escrita por Ioan
de Valuerde de Hamusco, En Roma, impressa por Antonio Salamanca, y Antonio Lafrerij, Ao de
M.D.LVI [1556].
21
Juan de VALVERDE DE AMUSCO, Anatomia del corpo humano composta per m. Giouan Valuerde
di Hamusco, & da luy con molte figure di rame, et eruditi discorsi in luce mandata, In Roma, per Ant.
Salamanca, et Antonio Lafrerj, 1559 (In Vinegia, appresso Nicol Beuilacqua trentino); altra ed.: Ant.
Salamanca, et Antonio Lafrerj, 1560 ((In Vinegia, appresso Nicol Beuilacqua Trentino).
22
Luis ALBERTI, La anatoma y los anatomistas espaoles del Renacimiento, Madrid, CSIC, 1948,
pp. 81-130.
176

questa importante pubblicazione gli valgono il prestigioso incarico in Spagna,


dove si reca come medico di corte nel 1544. Dopo aver preso il posto di Vesalio a
Padova, Colombo insegna a Pisa tra il 1545 ed il 1548, chiamato da Cosimo I,
mentre a partire dal 1549 professore di anatomia a Roma nello Studium Urbis,
dove Paolo III lo nomina archiatra pontificio.
LHistoria de la composicin del cuerpo umano di Juan de Valverde,
pubblicato nel 1556, prima del trattato del suo maestro, in realt gi pronto
due anni prima, come si legge nella lettera dedicatoria al f. [2], indirizzata al
cardinal Juan de Toledo, arcivescovo di Santiago e come si gi detto
protettore ed assistito di Valverde, datata per lappunto 13 settembre 1554. La
prima edizione gode del privilegio di Paolo IV e tre anni dopo la bottega romana
di Salamanca e Lafrery stampa la traduzione italiana. Il traduttore Antonio
Tab, medico filosofo e letterato di Albenga che esercita la professione medica
in quegli anni a Roma. Valverde dedica la versione italiana della propria opera a
Filippo II, lasciando inalterata quella al cardinale, che nel frattempo era morto.
In questa dedica, datata Roma 20 maggio 1559 possiamo leggere cosa era
successo nellarco di tempo che separava la princeps spagnola dalla traduzione
italiana; scrive infatti Valverde:

Havendo io scritta lhistoria della composition del corpo humano in lingua


Spagnuola qui in Roma ad instanza della buona memoria del cardinal san Iacomo
mio patrone; & seruitomi in essa per la maggior parte delle figure del Vessalio, per
parermi pi degne dimitazione, che di biasimo: Successe dapoi, che molti non
intendendo la lingua Spagnuola, & vedendo le mie figure non molto diuerse da
quelle, cominciarono dire chio hauea tradotta lhistoria del Vessalio. []
Auuenga che nel tradurla per essermi la lingua Italiana straniera mi son molto
seruito della fatica di Antonio Tabo da Albenga familiar mio, giouane assai pi
virtuoso, che fortunato: conferendo nondimeno sempre questa con quella, accioche
nel tradurre non ui si commettesse errore alcuno; ne ui si aggiungesse, leuasse
nulla, fuor che quello, che me parea altrimenti. Et haureila pi uolentieri fatta
latina, se non mi fusse paruta la fatica inutile, per hauer scritto in quella lingua si
diffusamente il Vessalio; & per essere di poca importanza al medicare (che il fine
al quale in questa historia si mira) le cose, che di nuouo oltre quelle, che esso ha
scritte, si ritrouano. Et massimamente, che Realdo Colombo, eccellente
Anatomista, & mio precettore in quella facult, ha in ordine unaltra anatomia
177

medesimamente latina, laqual mander molto presto fuori. Al che si aggiunto,


lesser io piu tenuto alla natione Italiana che niunaltra dalla Spagnuola in fuori.
Hor uolendo io mandar questo mio libro sotto un buon appoggio, non ho potuto
trouare un altro piu proposito, che la Maesta vostra, essendo ella comun padrone,
& protettore dellItalia tutta[]23.

Dalla dedica si evince in primo luogo che, dopo circa undici anni, si sta
finalmente per pubblicare il De re anatomica di Realdo Colombo, il maestro di
Valverde. Tuttavia il medico cremonese non riuscir a vedere i frutti del proprio
lavoro, in quanto lo sorprender la morte proprio mentre a Venezia si sta
componendo il libro per la stampa, come annunciano i figli di Colombo nella
dedica a Pio IV (fol. [2] r). Il riferimento al Vesalio altres significativo. Il
medico belga, con il suo trattato anatomico in latino, ha infatti rivoluzionato per
sempre il modo stesso di divulgare la scienza anatomica, introducendo le
illustrazioni quale complemente indispensabile per lo studio della disciplina.
Per tale motivo Valverde si trova quasi obbligato ad inserire delle tavole
illustrate, per un totale di 42, nella propria opera. Al contrario, nelledizione di
Colombo non prevista nessuna illustrazione, e ci probabilmente contribuir
alla scarsa fortuna della sua opera e alla difficolt di pubblicarla in quanto poco
appetibile per il mercato editoriale.
La scelta di pubblicare la prima edizione in spagnolo viene cos motivata
nella dedica al cardinal Juan de Toledo, tradotta anchessa nella versione
italiana ed inserita dopo la dedica a Filippo II. In essa leggiamo:

Considerando io Illustrissimo Monsignore la gran carestia che ha la nation nostra


dhuomini, che sintendano di Anatomia, si per esser cosa brutta tra Spagnuoli
tagliare i corpi morti, si anchora per esser pochi quelli che uenendo in Italia, doue
la potrebbono imparare, non amino piu tosto occuparsi in altri essercitij, che in
questo, per non esser usi ueder simili spettacoli; & uedendo ancora il danno, che
di cio ne seguiua tutta la natione Spagnuola; parte per che gli Chirurgi ( i quali
piu mancamento fa lesser prui di essa) intendono poco il latino; parte per hauerne
il Vessalio scritto si oscuramente, che con difficult pu essere inteso [] Pareami
cosa molto conueneuole scriuere questa historia nella nostra lingua; accioche
quelli, per i quali io la scriuo, potessero meglio godere della mia fatica. [] Ma

23
Juan de VALVERDE DE AMUSCO, Anatomia del corpo humano cit., fol. a1r-v.
178

riguardando dallaltra parte alle poche cose di dottrina, che in questa lingua sono
scritte, & insieme alla poca auttorit, che tra i Spagnuoli hanno le cose volgari, non
mi daua il cuore di farlo; fin che il comandamento di V. S. Illustriss. (al quale io
come suo seruitore, non potea replicare) fece che io posto da banda tutto quello,
che alcun potesse di questa mia fatica inconsideratamente giudicare, guardassi solo
quello, che V. S. mimponeua, & che alla nostra natione era piu necessario, cio
criuere questa historia della composition del corpo humano; [] Et se alcuno sar
tanto diligente, che non contento dellhistoria sola voglia anche intendere le
differenze, che sono state tra coloro che di quella hanno scritto, legga insieme il
Vessalio, alqual non solo non penso io di fare ingiuria con questo mio libro,
bandirlo di Spagna, ma piu tosto disponere glintelletti che piu facilmente possano
intendere (ancorche non veggano lAnatomia) tutto quello, che egli ha scritto.
Ilqual senza dubbio niuno ha superato tutti e suoi predecessori in questa cosa. Et
certo penso che Dio lhabbi inspirato questo, accioche resuscitasse questa parte
della medicina si dimenticata, come necessaria [] Anzi tutto lvtile, che di questo
mio libro risulter, non meno si ha da attribuire ad Andrea Vessalio, che Realdo
Colombo mio precettore in questa faculta; Il quale penso non sar picciolo,
massimamente essendo accompagnato dal fauore di V. S. Illustrissima; La cui uita
N. S. lungo tempo conserui con accrescimento di stato, & di felicit24.

Dalle pagine di questa dedicatoria emerge anzitutto il rapporto di


Valverde con i suoi illustri colleghi e maestri, Vessalio e Colombo. Il rapporto
con il medico belga di deferenza, ma allo stesso tempo di contraddizione, in
quanto a pi riprese, in questa come nellaltra dedicatoria, lamenta la troppa
oscurit della sua trattazione, oltre ovviamente a tesserne le lodi e a
considerarlo come un punto di riferimento. Per quanto riguarda Colombo, come
stato fatto notare da Andrea Carlino in un suo studio sulle ragioni editoriali
dallAnatomia di Juan de Valverde, lallievo non osa invadere il campo
delimitato dal maestro e, onde evitare sovrapposizioni, pubblica il suo scritto in
spagnolo e poi in italiano, lasciando lambito della trattatistica in latino allo
sfortunato progetto editoriale del De re anatomica di Colombo. Nelle intenzioni
dellautore il trattato avrebbe dovuto concorrere con la Fabrica di Vesalio quale
testo latino di riferimento per gli studi anatomici. Tuttavia, alla morte del
medico cremonese Valverde rompe gli indugi e cerca di pubblicare la sua opera
presso lo stesso editore del maestro, quel Nicol Bevilacqua che compare nel
24
Ivi, fol. a3r-a4r.
179

colophon delle traduzioni italiane, mentre nel frontespizio rimane la


sottoscrizione di Salamanca - Lafrery. Il vincolo con Colombo emerge anche in
occasione della agognata edizione in latino del trattato anatomico di Valverde,
pubblicata dai Giunti di Venezia nel 1589 e della quale si incarica Michele, uno
dei figli di Colombo25.
La figura del cardinal Juan lvarez de Toledo, assume nelle pagine
dedicatorie connotati ben pi complessi di quelli del mero protettore-mecenate
da ossequiare con lomaggio della propria fatica intellettuale. Il figlio del duca
dAlba uno dei cardinali della fazione spagnola di maggior peso nella Roma di
quegli anni. Vescovo di Santiago ed Inquisitore generale dal 1551 non soltanto
il patrocinatore dellopera di Valverde, ma anche lispiratore e lideatore, colui
che ne ha sostenuto e desiderato la composizione. Presso la casa del cardinale
nel rione Parione ha sede peraltro la bottega di Antoine Lafrery, coeditore
insieme ad Antonio Martnez de Salamanca delle edizioni dellAnatomia di
Valverde. Si viene cos a configurare un progetto culturale, volto ad innalzare
limmagine degli spagnoli nella Roma di Paolo IV, dove sempre pi frequenti
sono le tensioni tra papato e monarchia spagnola, che sfociano proprio in quegli
anni nella cosiddetta guerra carafesca, dove proprio il potente padre del
cardinale, il duca dAlba, a minacciare la citt di Roma di un nuovo sacco.
Oltremodo delicata quindi la posizione del cardinale spagnolo, che svolge un
ruolo di intermediario fra i due poteri in conflitto.
Il sodalizio tra Antonio Salamanca ed Antoine Lafrery, a partire dal 1553,
vede lavvio di una produzione di livello dedicata soprattutto alla pubblicazione
di tavole, disegni ed incisioni, destinate ad un pubblico specializzato di pittori,
collezionisti, studiosi e mecenati. Esempio di questo proposito, la raccolta
denominata Speculum Romanae Magnificentiae, che Lafrery pubblica durante
la seconda met del XVI secolo in societ con altre botteghe librarie, ivi
compresa quella del Salamanca a Campo de Fiori, luogo di ritrovo per artisti ed
eruditi in cerca di stampe di antichit romane, storie, ritratti e monumenti26.

25
Cfr. Andrea CARLINO, Tre piste per lAnatomia di Juan de Valverde: logiche dedizione,
solidariet nazionali e cultura artistica a Roma nel Rinascimento, in MEFRIM. Mlanges de l'cole
franaise de Rome - Italie et Mditerrane, 114 (2002), pp. 513-541.
26
Cfr. Valeria PAGANI, Documents on Antonio Salamanca, in Print Quarterly, vol. 17 n. 2 (june
2000), pp. 148-155.
180

Lassociazione tra arte e studi anatomici tuttaltro che inconsueta, se si


pensa allinteresse che in tutto il Rinascimento dimostrano gli artisti per lo
studio dei muscoli del corpo umano ai fini di una sua pi corretta
rappresentazione. Nel frontespizio del De re anatomica troviamo lunica
illustrazione presente nellopera di Colombo, una xilografia raffigurante una
dissezione anatomica durante una lezione universitaria. Oltre alla schiera di
medici e studenti che presenzia alla lezione nella parte in basso a sinistra si
trova un artista, nellatto di tracciare un
bozzetto del corpo che si studia. Allo stesso
modo, Valverde compie un esplicito
riferimento agli artisti per mettere in luce
limportanza e gli ambiti applicativi dello
studio anatomico. A proposito dellimportanza
della conoscenza dei muscoli, afferma
nelledizione spagnola: Quanto esto sea
verdad nos lo an hecho ver en nuestros
tiempos Miguel Angel Florentin, y Pedro de
Rubiales estremeo, los quales por averse

J. de Valverde, Anatomia del corpo dado ala Anatomia juntamente conla pintura
humano, Roma, A. Salamanca e A.
Lafrery, 1560. an venido ser lo mas excellentes y famosos
National Library of Medicine,
Bethesda (MD). pintores que grande tiempos se avisto 27 .
Laccostamento tra il celeberrimo pittore italiano e lo spagnolo va interpretato
nella logica di esaltazione degli esponenti della nazione spagnola che parte
integrante della produzione editoriale intorno allAnatomia di Valverde.
Autore dei disegni delle tavole di Valverde Gaspar Becerra, pittore che
collabora con i discepoli di Michelangelo a Roma e che al suo ritorno viene
insignito da Filippo II del titolo di pintor real, collaborando fra le altre cose
allaffrescatura di alcuni ambienti dellEscorial28. Il debito del pittore spagnolo

27
J. de VALVERDE DE AMUSCO Historia de la composicion cit., fol. M IIv.
28
Su Gaspar Becerra, cfr. Manuel CAPEL MARGARITO, Gaspar Becerra o el miguelangelismo
espaol, Jan, M. Capel, 1998; Gonzalo REDN MICHAUS, Sobre Gaspar Becerra en Roma. La capilla de
Constantino del Castillo en la iglesia de Santiago de los Espaoles, in Archivo Espaol de Arte, t. 75
n. 298 (2002), pp. 129-144; Manuel ARIAS MARTNEZ, Miscelnea sobre Gaspar Becerra, in Boletn del
Museo Nacional de Escultura, n. 11 (2007), pp. 7-15.
181

con lartista fiorentino particolarmente evidente in alcune incisioni


dellAnatomia, come ad esempio in quella della prima tavola del secondo libro,

J. de Valverde, Anatomia del corpo humano, Roma, A. Salamanca e A. Lafrery, 1559.


Biblioteca Nazionale Centrale Roma.
dove un uomo scuoiato che tiene in mano la propria pelle va interpretato
come un omaggio al San Bartolomeo del Giudizio Universale michelangiolesco.
Lincisore, il lorenese Nicolas Beatrizet, autore di numerose riproduzioni di
sculture antiche e di opere di Michelangelo 29 . In linea con linteresse per
lantiquaria di tutto il circolo orbitante attorno alledizione, il busto
rappresentato nella figura XXI della quarta tavola del libro III, ripreso dalla
Fabrica di Vesalio, unanatomia del Torso del Belvedere, confluito nella
raccolta papale intorno agli anni Venti del secolo30.

29
Michael BURY - Katharine LOCKETT, Batrizets Last Judgement, after Michelangelo, in the
Courtauld Gallery, in Print Quarterly, vol. 28 n. 3 (2011), pp. 266-271.
30
Cfr. A. CARLINI, Tre piste cit., pp. 534 sgg.
182

La fortuna dellopera di Valverde, nonostante le polemiche suscitate e le


accuse di plagio, documentata dalle edizioni italiane e dalle traduzioni, non
solo nella nostra lingua, ma anche in latino e in olandese nel corso del XVI e del
XVII secolo. Tra le pi importanti edizioni si annoverano quella di Anvera del
1566, con il titolo Vivae imagines partium corporis humani aereis formis
expressae, per i torchi del Plantino e replicata nel 1568 e 1579; lAnatomie
olandese, pubblicata ad Anversa, sempre dal Plantino, nel 1568; lAnatomia del
corpo umano, a Venezia, nella stamperia dei Giunti, 1586. Ledizione latina
Anatome corporis humani, pubblicata dai Giunti di Venezia nel 1589 e
ristampata nel 1607. Ledizione cronologicamente pi estrema lAnotomia
stampata a Venezia da Nicol Pezzana nel 1682.
183

Teologia

La produzione libraria della Roma del Cinquecento un posto di rilievo


occupato dalle opere dargomento teologico. Roma non infatti solamente la
citt meta del pellegrinaggio di innumerevoli fedeli o il luogo dove gli artisti
trovano un pi autentico punto di contatto con lantico. Essa , anzitutto, il
centro nevralgico della cristianit, il luogo dove Dio si rivela agli uomini che
elaborano il pensiero cristiano e dove si stabilisce lortodossia della dottrina.
Il primo teologo spagnolo di fama a pubblicare assiduamente nella Roma
del XVI secolo Juan de Torquemada. Nato a Valladolid, entra nellordine
domenicano a quindici anni. Nel 1417 si reca al Concilio di Costanza, e da l
viene inviato a studiare a Parigi, dove nel 1423 consegue il dottorato in teologia.
Tornato in Spagna, viene eletto priore dei conventi di Valladolid e Toledo, finch
il papa Eugenio IV lo chiama a Roma nel 1431, come maestro del Sacro Palazzo
Apostolico, incarico tradizionalmente affidato a un membro dellordine
predicatore. Strenuo difensore del principio di autorit pontificia, nel 1437 si
reca al Concilio di Basilea in qualit di teologo papale; allargomento dedica un
importante trattato, il De potestate papae et concilii generalis, pubblicato per la
prima volta a Roma da Eucharius Silber nel 14891. Lavora in questi stessi anni
alla risoluzione dello scisma con la chiesa greca e viene in seguito inviato in
Francia per porre fine alle guerre con gli inglesi. Nominato vescovo di Palestrina
nel 1439 e nello stesso anno creato cardinale da Eugenio IV, partecipa al
Concilio di Basilea schierandosi fra quanti si oppongono al dogma Immacolata
Concezione. Morto nel 1468 le sue opere a stampa vengono pubblicate durante
gli ultimi anni di vita o postume, riscuotendo un ampio successo fra il pubblico
specializzato, presente numeroso nella corte papale. Delle sue Meditationes si
contano sette edizioni fra il 1467, anno della princeps, ed il 1498, anno
dellultima produzione incunabolistica2.

1
Cfr. CENTRO NAZIONALE DINFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE, Indice generale degli incunaboli
delle biblioteche dItalia, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, 1943-1981,
vol. V, n. 9885.
2
Cfr. C. BIANCA et al., Scrittura, biblioteche e stampa cit., ad indicem.
184

Il primo trattato di Torquemada a vedere la luce nel Cinquecento il


Tractatus de aqua benedicta, stampato nel 1504 da Johann Besicken3 e prima
del 1524 nuovamente edito da Etienne Guillery4. Lopera era stata pubblicata nel
secolo precedente, con una prima edizione nel 1474 e unaltra lanno successivo
ad opera di Bartholomeus Guldinbeck. Torna a pubblicarla Stephan Plannck nel
1488 ed ancora tra il 1491 ed il 1500, anno in cui la pubblica anche Johann
Besicken 5 . La ripresa della questione immacolistica durante il Concilio di
Trento, che tuttavia non si esprime a favore n contro e lascia in sospeso la
delicata questione, potrebbe essere alla base
della riedizione nel 1547, ad opera di Antonio
Blado, di un trattato del Torquemada sulla
questione, dal titolo Tractatus de veritate
Conceptionis beatissime Virginis, redatto dal
domenicano per essere presentato al Concilio
di Basilea nel 14376.
Il gi menzionato Cipriano Benet,
domenicano anchegli, pubblica insieme alle
opere filosofiche e sulla riforma del calendario,
opere dargomento teologico. La prima opera

J. de Torquemada, Tractatus de
del genere che vede la luce a Roma lo
veritate conceptionis beatissime
virginis, Roma, A. Blado, 1547.
Spiritualis sapientie Breuiloquium siue
Biblioteca nazionale centrale -
Roma.
Dialogus, uscito nel 1510 per tienne
Guillery7. Il titolo richiama il Breviloquium di
San Bonaventura e si occupa della fallacia della gloria mondana, esaltando la
ricerca della perfezione spirituale secondo il motivo medievale del contemptu
mundi. Ad esso segue unopera sul sacramento dellEucarestia, pubblicata nel

3
Juan de TORQUEMADA, Tractatus de aqua benedicta, [Roma, Johann Besicken, ca. 1504].
4
Juan de TORQUEMADA, Tractatus de aqua benedicta editus per reuerendum patrem & dominum
Johannem de Turrecremata cardinalem sancti Sixti incipit feliciter, [Roma, Etienne Guillery, ante 1524].
5
Cfr. C. BIANCA et al., Scrittura, biblioteche e stampa cit., ad indicem.
6
Juan de TORQUEMADA, Tractatvs de veritate Conceptionis beatis sime [sic] Virginis, [...],
Romae, apvd Antonivm Bladvm asulanum. M.D.XLVII [1547].
7
Cipriano BENET, Spiritualis sapientie Breuiloquium siue Dialogus. A Cypriano Beneti diui
dominici ordinis professoris: ac Doctoris parisien nuperime editus, (Impressum Rome apud Sctum.
Thomam per Magistrum Stephanum Guillereti de Lothoringia. Die XXVI Junii M.CCCCCX [1510]).
185

1512 e poi nel 1521, rispettivamente dal Mazzocchi e dal Silber8. Cipriano Benet
famoso per essere stato il primo a spagnolo a scrivere contro Lutero fuori di
Spagna. La polemica contro i protestanti avviata dal domenicano presente gi
in questo trattato dal titolo De Sacrosancto Eucharestiae sacramento: la
riedizione del 1521 trova in queto senso la sua giustificazione, in quanto si
pubblica quando la controversia luterana assume i caratteri definitivi di una
scissione, con la condanna di Lutero nella Dieta di Worms. Delle invettive
antiluterane di Benet ci resta manoscritta una Oratio contra dogmata Lutheri,
pronunciata a Roma durante una solennit, di
cui parla diffusamente Quetif-Echard 9 . Dopo il
1521 anche il cardinal Santa Croce, Bernardino
Lpez de Carvajal, pubblica un suo scritto
antiluterano, indirizzato a Carlo V e dedicato al
duca di Sessa Luis Fernndez de Crdoba10.
Marcello Silber stampa nel 1518 una
raccolta di opere di Cipriano Benet di vario
argomento, che intrecciano i temi della teologia,
come un trattato De excellentiae sacrae
theologie, con quelli della politica, come quello

B. Lpez de Carvajal, Epistola, sulla preminenza di Carlo V sugli altri monarchi


[Roma, s.n., post 1521].
Biblioteca Apostolica europei. In questa raccolta troviamo ancora
Vaticanaa
trattati pedagogico-morali sulleducazione dei
principi e della prole in genere, il tutto corredato da osservazioni di carattere
teologico11. La serie di trattati viene inserita al volume VII della Bibliotheca

8
Cipriano BENET, De sacrosanto Eucharistie sacramento & de eiusdem ministro noua admodum
& facillima quotlibeta. Per Cyprianum Beneti Aragon. Or. Praed. Professorem & Sacre Theologie
Doctorem Parisien. Nuperime edita, (Impressum Rome in uico Pelegrini per accurantissimum
bibliopolam Iacobum de Mazocchis die decima Octobris Salutis Anno Millesimo duodecimo &
Quingentesimo [1512]); altra ed.: [Roma, Marcello Silber, 1521].
9
Jacques QUETIF - Jacques ECHARD, Scriptores ordinis praedicatorum recensiti natis historicis et
criticis illustrati auctoribus Jacobo Quetif et Jacobo Echard, Parisiis, apud A. Picard, J. Vrin, 1910-1934,
vol. II, sgg.; sulla polemica di Benet con Lutero, cfr. Melquiades ANDRS, Adversarios espaoles de
Lutero en 1521, in Revista Espaola de Teologa, 19 (1959), pp. 175-185.
10
Bernardino LPEZ DE CARVAJAL, Epistola reuerendiss. domini car. s. [Crucis] ad inuictis.
Carolum in imp. e. sup. declaratione m. suae contra Luth. facta, [Roma, s.n., post 1521].
11
Cipriano BENET, Magistri Cypriani Beneti doctoris Parrisiensis Dyalogus nouiter editus. Agitur
de utilitate et excellentia sacrae theologie et contra obtrectatores illius multa. De Karoli catholici regis
186

maxima pontificia (1695-1699), opera del domenicano Juan Toms de


Rocabert, dove si raccolgono i pi importanti scritti prodotti a Roma sul
primato papale e della Santa Sede.
La ripresa delle idee tomiste nellEuropa cattolica alla vigilia della
Controriforma segna una nuova fioritura di temi tipici del Medioevo, epoca di
cui la dottrina teologica dellAquinate era figlia. Nel De fortitudine animi et
perfecta arte militari la disciplina militare e la spirituale si fondono, secondo un
ideale che ricalca da vicino quello del cavaliere medievale 12 . Gli attacchi ad
Erasmo impegnano diversi teologi spagnoli, con esiti e modalit distinte tra di
loro 13 . Uno dei pi agguerriti polemisti
antierasmiani senza dubbio Jaime Lpez de
Ziga, sacerdote e professore di teologia presso
l'universit di Alcal de Henares, che si reca a
Roma in pellegrinaggio e vi pubblica i suoi libelli
ferocemente critici nei confronti degli intenti
riformatori dellumanista olandese. Suoi sono
titoli come Erasmi Roterodami blasphemiae et
impietates, o Conclusiones principaliter suspecte
et scandalose que reperiuntur in libris Erasmi
Roterodami, pubblicati rispettivamente dal Blado

S. Carranza de Miranda, nel 1522 e dal Silber nel 152314. Nel 1520 Arnao
Opusculum [], Roma, Ariotto
da Trino, 1522. Guilln de Brcar aveva pubblicato a Siviglia un
Biblioteca Angelica - Roma.
libro dello stesso autore intitolato Annotationes

Hispaniarum preeminentia magestatis. De generis vanitate et quem parentum proles magis sectetur. De
principis meliori ad regendum unitate. De clementia et erga pupillos et viduas maxime obseruanda. Cum
cuiusdam questionis circa istud decisione [...], (Impressum Rome, opera & sumptu Marcelli Silber al's
Franck, 1518 octauo Kal. Februarij).
12
Cipriano BENET, De fortitudine animi et perfecta arte militari, [Roma, Etinne Guillery, 1518].
13
Cfr. Marcel BATAILLON, Erasmo y Espaa [1937], trad. Antonio ALATORRE, Mxico, FCE,
19562.
14
LPEZ DE ZIGA, Jaime, Erasmi Roterodami blasphemiae et impietates. Per Iacobum Lopidem
Stunicam nunc primum propalatae ac proprio volumine alias redargutae, (Impressum Romae : per
Antonium Bladum de Asula, Anno Domini M.D.XXII [1522]).; dellopera si conosce unedizione del
medesimo tipografo e dello stesso anno, con un frontespizio leggermente diverso, che recita: Iacobi
Lopidis Stunicae Libellus trium illorum voluminum praecursor quibus Erasmicas impietates ac
blasphemias redarguit, (Impressum Romae, per Antonium Bladum de Asula, 1522); ID., Conclusiones
principaliter suspecte et scandalose que reperiuntur in libris Erasmi Roterodami per Iacobum Lopidem
Stunicam excerpte, [Roma, Marcello Silber 1523].
187

contra Erasmum Roterodamum in defensionem translationis Novi Testamenti.


Ziga nei suoi scritti non lesina allumanista le critiche, sia sul piano delle
conoscenze dottrinarie e linguistiche (gli rimprovera la mancata conoscenza
della lingua ebraica), giungendo persino agli insulti personali15.
Un altro spagnolo, Sancho Carranza de Miranda, produce sempre nel
1522 un ulteriore opuscolo antierasmiano, dal titolo Opusculum in quasdam
Erasmi Roterodami annotationes16. Il canonico spagnolo si trova a Roma tra il
1520 ed il 1522, dove svolge lincarico di postulatore per conto della Chiesa
spagnola. Carranza dedica la sua opera a Juan de Vergara, consigliere imperiale
ed amico fraterno di Erasmo. Svuotato dai toni di aspra polemica di altri censori
dellumanista come Jaime Lpez de de Ziga, Carranza si propone di mettere
in luce la mancanza di competenza che Erasmo ha in materia di teologia,
confutandone le proposte esegetiche di alcuni passi evangelici. Carranza lo
assimila inoltre a Lutero per quanto riguarda le sue idee sul matrimonio, del
quale nega lessenza di sacramento. Ne nasce unaccesa disputa, nella quale
Erasmo contesta le accuse di Carranza, chiamandolo os impudens17.
Juan Gins de Seplveda, gi menzionato a proposito degli scritti
filosofici e allievo di Carranza ad Alcal, pubblica uno scritto contro Lutero. Nel
1526 d alle stampe il De fato & libero arbitrio libri tres, dedicato a Juan de
Toledo, arcivescovo di Crdoba, ed indirizzato contro Lutero proprio sui temi
che rendevano pi aspro il dissidio con la chiesa di Roma18. In questi anni si
assiste alla penetrazione delle idee riformate tanto in Italia quanto in Spagna,
con la conseguente repressione inquisitoriale, affiancata dagli sforzi da parte dei
teologi di confutare le tesi luterane sul piano intellettuale, al fine di dimostrarne
la loro sostanziale scorrettezza dottrinaria. La Riforma incider profondamente

15
Francisco L. LISI, La polmica entre Erasmo y los humanistas espaoles sobre su edicin del
Nuevo Testamento, in Acta Musei Nationalis Pragae. Series C- Historia Litterarum, vol. 57, n. 3
(2012), pp. 89-93.
16
Sancho CARRANZA DE MIRANDA, Sanctii Carranzae a Miranda, theologi Opusculum in quasdam
Erasmi Roterodami annotationes, (Romae, impressit Ariotus de Trino, impensis Ioannis Mazochi
Bergomatis, die primo Martii 1522).
17
Cfr. Marcelino MENNDEZ Y PELAYO, Historia de los heterodoxos espaoles [1880-1886], rist.
Madrid, La Editorial Catlica, 1978, vol. IV, pp. 699 sgg.
18
Juan Gins de SEPLVEDA, Ad amplissimum Patrem & principem illustrissimum Ioannem
Toletanum Epm. Cordube, Io. Genesii Sepuluedae de fato & libero arbitrio libri tres, quo in opere
dogma nefarium Martini Lutheri de cunctarum actionum, euentorumque necessitate tum naturalibus tum
theologicis rationibus doctissime ac elegantissime confutatur, (Impressum Rome. M.D.XXVI [1526].
Mense Iunio).
188

sui rapporti tra impero e papato; i due poteri non mancheranno di utilizzarla in
modo strumentale per ridurre a pi miti consigli la controparte. Redondo
evidenzia come, ai tempi delle tesi di Wittemberg, lambasciatore don Juan
Manuel consigliasse a Carlo V in una lettera inviatagli da Roma di mostrare
favore nei confronti dellagostiniano, al fine di convincere il papa a rinunciare
alle proprie alleanze con la Francia ed avvicinarsi maggiormente
allimperatore19. Campione dellortodossia cattolica, Seplveda dirige le proprie
invettive anche contro Erasmo, prendendo le difese di uno dei suoi principali
oppositori in Italia, Alberto Pio conte di Carpi, il quale accusava lolandese di
contiguit con le dottrine riformate luterane 20 . Seplveda dedica la sua
Antapologia, in risposta allApologia erasmiana, al nipote del conte, il cardinal
Rodolfo Pio, scagionando lo zio dallaccusa mossagli da Erasmo, quella di non
essere il vero autore della censura operata dal Carpi nei XXIII libri, pubblicati
postumi a Parigi nel 1531.
Un importante gruppo di opere rappresentato dalla produzione della
Compagnia di Ges, che vede nei propri teologi i fautori di un nuovo modo di
evangelizzare e di concepire il messaggio cristiano, che genera instabilit sulla
scena della dottrina teologica, tradizionalmente dominata, a Roma come
altrove, dai domenicani. Il gesuita Cristbal de Madrid inaugura nel 1557
lattivit della Stamperia del Collegio Romano con un trattato, il De frequenti
usus Sanctissimi Eucharistie Sacramenti, unica opera pubblicata a Roma del
gesuita, ma di notevole importanza per le implicazioni dottrinarie e per la sua
diffusione21. Tra i primi compagni di SantIgnazio, riceve nel 1556 insieme a
Juan Polanco il governo ordinario della Societ, di cui in seguito diviene
Assistente dItalia. Due anni prima Ignacio aveva commissionato un trattato
apologetico per difendere la Compagnia dai numerosi attacchi circa la pratica

19
Cfr. Agustn REDONDO, Luther et lEspagne, in Mlanges de la Casa de Velzquez, 1 (1965),
pp. 109-165: 112. Ulteriori approfondimenti sul luteranesimo in Spagna e la sua repressione in Jos
Ignacio TELLECHEA IDGORAS, La reaccin espaola ante el luteranismo (1520-1559), in Dilogo
Ecumnico, 6 (1971), pp. 325-341; Thomas WERNER, La represin del protestantismo en Espaa. 1517-
1648, Lovanio, Leuven University Press, 2001.
20
Juan Gins de SEPLVEDA, Io. Genesii Sepvlvedae Cordvbensis Artium & Theologiae Magistri.
Antapologia pro Alberto pio Comite Carpensi in Erasmum Roterodami, (Romae Apvd Antonivm
Bladvm. anno. M.D.XXXII [1532]. Mense Ianvario).
21
Cristbal MADRID, De freqventi vsv Sanctissimi Eucharistiae Sacramenti Libellus. Per R. P.
Christophorum Madridium Doctorem Theologum Societatis Iesv, Romae, in aedibus Societatis Iesv, 1557
189

della frequente comunione, uno dei capisaldi della disciplina gesuita, insieme
al sacramento della confessione, e al contempo uno degli elementi di maggior
sospetto da parte degli ordini antagonisti, primo fra tutti quello dei
domenicani. Dopo alcuni avvicendamenti alla stesura di questa importante
opera, si dedica ad essa il padre Cristbal de Madrid, che ne pubblica una prima
stesura a Napoli nel 1555 e poi la versione definitica, opportunamente corretta e
modificata, per le stampe del Collegio Romano nel 1557. Lopera viene in seguito
pubblicata a Venezia, da Damiano Zenaro nel 1571 e da Francesco Rampazetto
nel 1572, acclusa al Breve directorium ad confessarii confitentis del Padre
Polanco, a riprova della importanza che i sacramenti delleucarestia e della
confessione rivestono nelle pratiche quotidiane della Compagnia. A partire da
questa edizione le due opere si pubblicano insieme; tra la fine del XVI e gli inizi
del XVII secolo escono a Venezia a pi riprese: presso Giacomo Leoncini nel
1574, Damiano Zenaro, allinsegna della Salamandra, nel 1576, presso Giovanni
Battista Bonfadino nel 1586 e senza sottoscrizione del tipografo nel 1605.
Lopera verr anche tradotta anche in francese e in olandese. Ci che rendeva
particolarmente sospetto luso della frequente comunione era il fatto che un
eccessivo uso del sacramento aumentava la possibilit di una profanazione. Il
trattato si articola sulla base delllimitazione di Cristo propugnata da San
Ignacio, che a sua volta riprende il celebre scritto De imitatione Christi,
composto tra il XIV e il XV secolo, nella quale il quarto libro interamente
dedicato allunione spirituale con Cristo attraverso il sacramento
delleucarestia22.
Troviamo nuovamente un predicatore nel 1565, con la pubblicazione da
parte degli articoli di San Tommaso in versi, per una pi facile memorizzazione,
da parte di Juan de Ochoa, domenicano inviato a Roma da Filippo II per
negoziare questioni di interesse della corona spagnola23.

22
Cfr. John W. OMALLEY, The First Jesuits, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 1993,
pp. 152-153.
23
Juan de OCHOA, Omnes primariae conclvsiones omnivm et singvlorvm articulorum, partium Divi
Thomae Additionumque quibus titulis quaerentibus respondetur, in carmen redactae, quo facilius
memoriae mandare possunt. Avtore R. P. F. Ioanna Ochoa Dominicani instituti ac Sacrae Theologiae
Professore, Romae, Apud Antonium Bladum Impressorem Cameralem, M.D.LXV [1565].
190

Circa dieci anni dopo, nel 1574, si pubblica a Roma un manuale di


confessione ad opera di Domingo de Soto, importante giurista e confessore di
Carlo V24. In esso lautore si concentra particolarmente sul segreto, o sigillo
sacramentale, enunciando i principi sottesi a questo importante obbligo per i
ministri del culto25. L'opuscolo sulla confessione era stato precedentemente
pubblicato a Venezia, allinterno del commentario di
Soto al quarto dei Libri quattuor Sentiarum di
Pietro Lombardo, che tratta per lappunto dei
sacramenti: Commentariorum F. Dominici Soto
Segobiensis. Theologi, Ordinis praedicatorum,
Caesareae Maiestati a sacris confessionnibus,
publici apud Salmanticenses professoris, in
quartum sententiarum. [...], Venezia, Giovanni
Zenari, 1598. L'editore dedica l'opera al cardinal
Antonio Carafa. Tra il 1659 e il 1665 usciranno a
Roma, per i tipi di Nicol'Angelo Tinassi, cinque

D. de Soto, De ragione volumi del Cursus Philosophici ex doctrina


tegendi et detegendi
secretum, Roma, Aedibus sapientissimi Mag. Fr. Dominici de Soto [...]
Populi Romani, 1574.
Biblioteca nazionale collectus per Fr. Cosmam de Lerma eiusdem Ordinis
centrale Firenze
Sacrae Theologiae Magistrum, una raccolta degli
insegnamenti filosofico teologici di Domingo de Soto raccolti di un suo
correligionario, il burgalese Cosme de Lerma26.

24
Domingo de SOTO, Relectio F. Dominici Soto Segobiensis Theologi Ordinis Praedicatorum
Caesareae Maiestati Caroli V. a sacris confessionibus. De ratione tegendi Et detegendi secretum. Cvm
privilegio. Et Licentia Superiorum, Romae, In Aedibus popvli Romani, MDLXXIIII [1574].
25
Cfr. Vicente BELTRN DE HEREDIA, Domingo de Soto: estudio biogrfico documentado,
Salamanca, Editorial San Esteban, pp. 714 sgg.; Juan Ramn GARCA MORATO SOTO, La necesidad de la
confesin de los pecados en Domingo de Soto. Extracto de la Tesis Doctoral presentada en la Facultad
de Teologa de la Universidad de Navarra, Pamplona, Servicio de publicaciones Universidad de Navarra,
1988.
26
Per ulteriori ragguagli storici e biografici su Domingo de Soto, in particolare sotto il profilo degli
studi teologici, cfr. Juan BELDA PLANS, Domingo de Soto y la defensa de la Teologa Escolstica en
Trento, in Scripta Theologica: revista de la Facultad de Teologa de la Universidad de Navarra, vol, 27,
fasc. 2 (1995), pp. 423-458.
191

Con gli anni Ottanta del Cinquecento, si assiste allinasprimento della


divisione della teologia in scuole, che determina scontri tra gli ordini religiosi e
laumento del volume di trattati dargomento teologico pubblicati dalle
tipografie romane27. Un altro predicatore spagnolo concentra la propria attivit
nellultimo del XVI secolo. Si tratta di Domingo Bez, professore di teologia ad
vila, Alcal, Valladolid e Salamanca, discepolo
di celebri teologi domenicani quali Melchor
Cano, Diego de Chaves e Pedro Sotomayor. Ad
vila confessore di Santa Teresa di Ges e le
sue opere hanno ampia diffusione in tutta
lEuropa cattolica 28 . Acceso sostenitore del
ritorno alla tomistica, la prima pubblicazione di
Bez che si realizza a Roma sono gli Scholastica
commentaria in Primam Partem Angelici
Doctoris D. Thomae, nelledizione di Giacomo
Ruffinelli del 1584 29 . Nello stesso anno erano

D. Bez, Scholastica stati pubblicati a Salamanca da Matias Gast. Due


commentaria in primam partem
d. Thomae, Roma, G. Ruffinelli, anni dopo si pubblica a Roma il suo commentario
1584.
Biblioteca nazionale centrale - sulle virt teologali dedicato al re Filippo II, dal
Roma.
titolo De fide, spe, & charitate, presso Tito e
Paolo Diani. La stessa opera era stata pubblicata a Salamanca nel 1584 e poi di
nuovo nel 1586 da Antonius Renaut. Se ne fanno edizioni anche a Venezia nel
1586, una licenziata da Bernardo Giunta e laltra da Francesco Ziletti; poi nel
1602 da Pietro Maria Bertano. Le virt teologali vengono esaminate nella
seconda parte della Summa di San Tommaso, e sempre nel 1586 i Giunta di
Venezia pubblicano lintero commento del Bez alla prima parte dellopera
dellAquinate diviso in due tomi, con il titolo Scholastica commentaria in
vniuersam primam partem. Il trattato sulle virt teologali conosce una nuova

27
Cfr. Franco BUZZI, Teologia, politica e diritto tra XVI e XVII secolo, Genova, Marietti, 2005.
28
Cfr. Antonio OSUNA FERNNDEZ-LARGO, Domingo Bez, in Maximiliano FARTOS MARTNEZ
(coord.), La filosofa espaola en Castilla y Len: de los orgenes al Siglo de Oro, Valladolid,
Universidad de Valladolid, Secretariado de Publicaciones e Intercambio Editorial, 1997, pp. 369-382.
29
Domingo BEZ, Scholastica commentaria in Primam Partem Angelici Doctoris D. Thomae
usque ad sexagesimam quartam quaestione complectentia. [], Romae, apud Jacobum Ruffinellum,
MDLXXXIIII [1584]
192

edizione a Lione nel 1588, dallitaliano Stefano Michele, ed infine a Douai da


Peter Borremans, nel 1615. La pubblicazione quasi simultanea delle sue opere a
Salamanca, a Roma ed in altre citt dItalia e dEuropa ben descrive lampia
diffusione dei suoi scritti e la fama dellautore
come teologo. Nel segno del rinnovato interesse
per gli studi teologici che caratterizza questultima
parte del secolo, troviamo la controversia de
Auxiliis, con Luis de Molina, che vedeva in Bez e
nella sua elaborazione la principale controparte.
Uno dei principali meriti del domenicano stato lo
sforzo di assimilare con una interpretazione
coerente il pensiero di San Tommaso in un
contesto culturale e filosofico ben diverso da
quello in cui era vissuto il Dottore Angelico30.
Un importante nome nel panorama degli
studi teologali dei domenicani spagnoli appare agli
B. dos Martyres, Stimulus
inizi degli anni Settanta del secolo: quello di fray pastorum, Roma, Eredi
dellAccolti, 1572.
Luis de Granada. Gli eredi di Giulio Accolti Biblioteca nazionale
centrale - Roma.
stampano nel 1572 lo Stimulus pastorum ex sententiis patrum concinnatus,
opera dellarcivescovo di Braga, Bartolomeu Fernandes dos Martires 31 .
Domenicano anchegli, il ruolo svolto dallarcivescovo nella sua diocesi per
certi aspetti paragonabile a quello di San Carlo Borromeo a Milano, con una
forte spinta evangelizzatrice e missionaria, rivolta soprattutto ai ceti pi poveri.
Il vademecum pastorale composto dallarcivescovo braghense trova un
complemento nellopera inclusa nella seconda parte delledizione romana; si
tratta del sermone predicato da fray Luis in occasione della consacrazione a
vescovo di Miranda di Antonio Pinheiro, il 21 giugno 1564, compendio teologico
e pratico dellazione pastorale, additato come esempio dallo stesso San Carlo
30
Jos ngel GARCA CUADRADO, La obra filosfica y teolgica de Domingo de Bez (1528-
1604), in Anuario de Historia de la Iglesia, n. 7 (1998), pp. 209-229.
31
GRANADA, fray Luis de, apud BARTHOLOMEU DOS MARTYRES, Stimulus pastorum ex sententijs
patrum concinnatus, in quo agitur de vita et moribus episcoporum aliorumque praelatorum, per
reuerendiss. d. d. Bartholomaeum a Martyribus archiepiscopum Bracharensem, et Hispaniae primatem,
[pt. 2]: Explicatio copiosior concionis habitae in consecratione reuerendissimi d. Antonij Pinarij [...] Per
reuer. Ludouicum Granatensem ordinis beati Dominici professorem, Romae, apud haeredes Iulij Accolti,
1572.
193

Borromeo in pi di unoccasione32. Va altres notato che Antonio Pinheiro di l a


un ventennio avrebbe palesato le sue simpatie per la monarchia castigliana nel
passaggio dinastico che vedr Filippo II sul trono
portoghese33.
Oltre ad essere autore di opere legate agli
studi di antiquaria il domenicano Alfonso
Chacn frequenta a Roma anche il pi
impegnativo genere teologico. A volte concilia il
suo interesse archeologico con quello pi
propriamente spirituale e dottrinario, come nel
caso del De signis sanctissimae crucis, trattato
sul segno della croce e sul suo significato storico
in Francia ed Inghilterra, dedicato
allambasciatore di Filippo II, il duca di Sessa. Nel A. Chacn, De signis
sanctissimae crucis, Roma,
1591 si pubblica uno studio storico-teologico di A. e G. Donangeli, 1591.
Biblioteca nazionale
Chacn sulla dignit cardinalizia di San centrale - Firenze

Girolamo34. La chiesa di San Girolamo dei Croati, o degli Schiavoni, era stata
istituita da Pio V nel 1566. Nel 1570 viene affidata alla custodia del cardinal
Felice Peretti da Montalto, futuro Sisto V, che durante il suo pontificato la fa
demolire e ricostruire, consacrandola nel 1589 ed affidandola ai croati, da cui il
nome. Nellanno in cui Chacn pubblica il suo trattato, il titolare di San
Gerolamo uno spagnolo, il gi menzionato cardinal Pedro de Deza, eletto
cardinale nel 1578 e risiedente a Roma per circa un ventennio, fino al 1600 anno
della sua morte. Nel solco della stessa tradizione che vede spiritualit e storia
fondersi insieme, come avviene nellarcheologia cristiana che proprio in quegli
anni si riscopre a Roma, Chacn pubblica un trattato sul martirio di 200 monaci
presso il monastero di San Pedro de Cardea, nella diocesi di Burgos, forse il
primo cenobio benedettino in terra iberica, avvenuto nel IX secolo durante

32
Sui rapporti epistolari ed i contatti dottrinali fra San Carlo Borromeo e fray Luis de Granada, cfr.
lvaro HUERGA, Fray Luis de Granada y San Carlos Borromeo, una amistad al servicio de la
restauracin catlica, in Hispania Sacra, 11 (1958), pp. 1-59.
33
Cfr. Joaquim VERISSIMO SERRO, Portugal e a Monarquia hispnica: causas prximas e
remotas da unio ibrica em 1580, in Felipe RUIZ MARTN (coord.), La proyeccin europea de la
monarqua hispnica, Madrid, Editorial Complutense, 1996, pp. 25-38: 30.
34
Alfonso CHACN, De Sancti Hieronymi Cardinalis dignitate, Romae, 1591.
194

linvasione araba35. Ad una analoga ricerca di spiritualit nella storia risponde la


pubblicazione di un altro trattato, dove si illustra lusanza del digiuno presso gli
antichi36.
Il gesuita Jos de Acosta si trova a Roma
nel 1589, al ritorno dai viaggi americani che lo
renderanno celebre, per ordine di Filippo II che lo
nomina suo agente presso la Santa Sede con il
mandato di esercitare pressioni sul papa per la
convocazione di una congregazione generale della
Compagnia di Ges, al fine di ottenere per i
gesuiti spagnoli lo statuto di provincia autonoma,
contrariamente a quanto propugnato dal Padre
generale Claudio Acquaviva. Durante il suo
soggiorno a Roma si pubblicano qui due edizioni
di sue opere. Non si tratta degli scritti americani

J. de Acosta, De temporibus frutto dellosservazione naturalistico-


novissimis, Roma, G. Tornieri,
1590. antropologica dei suoi anni da missionario che
Biblioteca nazionale centrale -
Roma. tanto successo gli avrebbero procurato, con
ledizione nel 1588 del De procuranda Indorum salute e nel 1590 della sua
Historia natural y moral de las Indias, per la quale ancor oggi ricordato come
il Plinio del Nuovo Mondo. A Roma si pubblicano due opere dargomento
teologico nelle quali Acosta ci consegna il suo pensiero, influenzato dallattivit
di missionario e di missionologo. Tale produzione rimasta fino ai giorni nostri
pi in ombra rispetto a quella indigenista ma intimamente collegata a
questultima. Acosta deve succedere a Francisco de Toledo nellinsegnamento
presso il Collegio Romano quando ciene incaricato di occuparsi della missione
gesuita in Per nel 1571, dove diviene provinciale. Nel 1578 si trova coinvolto nel
processo contro il domenicano Francisco de la Cruz che, sotto linfluenza degli
ideali gioachimiti nati a cavallo fra XIII e XIV secolo, predica lavvento di una
35
Alfonso CHACN, De martyrio ducentorum monachorum s. Petri a Cardegna ordinis s.
Benedicti Hispaniarum Burgensis diocesis. Commentarius f. Alfonsi Ciaconis, Romae, typis
Bartholomaei Bonfadini, 1594.
36
Alfonso CHACN, De ieiuniis et varia eorum apud antiquos obseruantia. Auctore F. Alfonso
Ciacone Biacense Ord. praed. doct. theologo, et poenitentiario apost., Romae, apud Stephanum
Paulinum, 1599.
195

Nuova Gerusalemme oltreoceano, libera dalle istituzioni politiche e religiose del


vecchio continente37. Tale fatto obbliga il padre Acosta a porsi degli interrogativi
sul modo di fare missione, alluso dellescatologia come espediente per
catechizzare quei popoli ed ai risultati ottenuti in tale processo. Allansia
escatologica ed ai battesimi di massa contrappone lesercizio delle virt cristiane
e lazione sacramentale. La preoccupazione per linsegnamento agli indios una
costante della riflessione di Acosta, che nel 1585 risulta coautore di un
catechismo trilingue (spagnolo, quechua e aymara), pubblicato a Lima a seguito
dei lavori del terzo concilio provinciale 38 . Nel breve trattato De temporibus
novissimis, pubblicato a Roma da Giacomo Tornieri nel 1590, al ritorno
dallesperienza in Per ma concepito probabilmente gi in terra americana
Acosta cerca di riscattare lidea della fine dei tempi e del giudizio universale
dalla speculazione conversionistica,
proponendo una visione intimistica della fine
dei tempi, la cui presenza nella storia umana
immanente e non rappresenza un fine verso cui
lumanit deve tendere, quanto piuttosto una
consapevolezza da applicare al vissuto
quotidiano di ciascun credente 39 . Tale
concezione comporta una revisione non solo
dellApocalisse di Giovanni, ma degli stessi
passi evangelici in cui si annuncia la fine dei
tempi, operazione condotta nel breve trattato J. de Acosta, De Christo revelato,
Roma, Giacomo Tornieri, 1590.
pubblicato a Roma 40 . Nel suo De Christo Biblioteca nazionale centrale -
Roma
revelato, pubblicato a Roma nello stesso anno e

37
Sul processo al domenicano ed il coinvolgimento di Jos de Acosta, cfr. Marcel BATAILLON, La
hereja de fray Francisco de la Cruz y la reaccin antilascasiana, in Estudios sobre Bartolom de las
Casas, Barcelona, Ediciones Pennsula, 1976, pp. 353-367.
38
Cfr. Aurora JUNEZ BLANQUER, El proemio del Tercer Catecismo de Lima, o cmo ensear a
los Indios, in ID., Collectanea de estudios filolgicos (Lingstica, Lxico, Lrica y Retrica), Granada,
Universidad de Granada, 1994, pp. 301-311.
39
Jos de ACOSTA, Josephi Acostae ex Societate Iesu, De Temporibus Novissimis. Libri Qvatvor,
Roma, Ex Typographia Iacobi Tornerii, M. D. XC [1590].
40
Cfr. Alessandro SALERNO, Evangelo e ultimi tempi secondo Jos de Acosta, S.J. (1540-1600), in
Las, XI/1 (2002), pp. 22-33.
196

presso il medesimo editore41, Acosta torna sul tema della profezia, verso il quale
sta orientando i propri studi un altro suo correligionario, anchegli spagnolo,
Francisco de Ribera, il quale pubblica contemporaneamente, sempre presso
Tornieri, una serie di Commentarii ai profeti nella quale analizza le profezie da
un punto di vista storico, morale ed allegorico42. Francisco de Ribera dedica la
sua opera allomonimo Juan de Ribera, arcivescovo di Valencia e patriarca di
Antiochia, protagonista in quegli anni del rinnovamento spirituale della diocesi
levantina, in linea con gli insegnamenti predicati nello Stimulus pastorum di
Bartolom de los Mrtires e del sermone di fray Luis de Granada sulla figura
ideale del prelato, osservati in precedenza in questo stesso capitolo. La posizione
che accomuna Ribera e Acosta quella di un ripensamento della profezia, vista
secondo unottica morale e concreta, in antitesi con le idee millenariste. Il
trionfo di Cristo va attuato secondo lo spirito originario della Compagnia di
Ges, attraverso lazione evangelizzatrice e senza luso della coercizione o della
violenza delle armi, ma mediante lesempio e con lausilio di governanti giusti. Il
De Christo revelato viene ripubblicato nel 1595 a Lione da Jean-Baptiste
Buysson, quando ormai il gesuita si ritirato a Salamanca in seguito alla
sconfitta del progetto perseguito durante il suo soggiorno a Roma e trascorre i
suoi ultimi anni curando ledizione di alcuni commenti di Francisco de Ribera43.
In tale ottica va letta altres la pubblicazione sempre nel 1588, presso il Tornieri
e nel 1590 in una nuova edizione ad opera della Tipografia Vaticana, del
commento al Vangelo secondo Giovanni ad opera di Francisco de Toledo, gi
menzionato a proposito degli scritti filosofici, che Gregorio XIII aveva incluso
tra i revisori della Vulgata44.

41
Jos de ACOSTA, Josephi Acostae e Societate Iesv, De Christo Revelato Libri Novem, Romae,
Apud Iacobum Tornerium, M. D. XC [1590]. Permissu Superiorvm, (Apud Iacobum Ruffinellum, M. D.
XC [1590]).
42
Francisco de RIBERA, Francisci Riberae [.] In librum duodecim Prophetarum Commentarii.
Sensvm eorvndem Prophetarvm Historicum, & Moralem, persaepe etiam Allegoricum complectens. []
Ad Ioannem Riberam Patriarcham Antiochenum, Valentinorumque Archiepiscopum. Svperiorvm
Permissv, Romae, Ex Typographia Iacobi Tornerii, M.D.XC (1590).
43
Cfr. Alessandro SALERNO, Evangelo e ultimi tempi cit., p. 33.
44
Francisco de TOLEDO, Doctoris Francisci Toleti, Cordvbensis, e societate Jesu. In sacrosantum
Ioannis evangelivm Commentarii. [] Ad S. D. N. Sixtvm V. Pont. Max., Romae, apud Jacobum
Tornerium, M.D.XIIC [1588]. Cvm privilegio. Et facvltate Svperiorvm, (Romae, Excvdebat Franciscvs
Zannetvs. Anno Domini M.D.LXXXVIII [1588]; altra ed.: Romae, Ex Typographia Vaticana, MDXC
[1590].
Diritto canonico

Tradizionalmente considerato una branca della teologia, il diritto


canonico conosce una delle stagioni pi vivaci per quanto riguarda la
produzione a stampa nella Roma della Controriforma. Il nuovo pensiero
cattolico va conciliato con le consuetudini e le prassi legali della chiesa di Roma
e un notevole impulso a questo genere di studi viene dato proprio da autori
spagnoli. Il diritto canonico tridentino rimarr infatti in vigore fino al XIX
secolo inoltrato, determinando la fisionomia della chiesa cattolica per circa tre
secoli1.
Il primo autore di diritto canonico che si incontra in questo breve
excursus il catalano Jeroni Pau, nato a Barcellona, studioso di diritto e
canonico della cattedrale di Vich e poi della sua citt natale. Si reca a Roma in
qualit di cameriere di papa Alessandro VI, per poi essere nominato
bibliotecario della Vaticana. Qui coltiva le humanae litterae, la poesia e gli
interessi per lantichit, in particolare per le epigrafi 2 . Nel XV secolo si
pubblicano due sue edizioni, una dal titolo De Fluminibus & Montibus
Hispaniarum libellus, sulla geografia della Spagna e dedicata al cardinal
Rodrigo de Borja, stampata dal Silber o dallHerolt intorno al 1495. Laltra,
precedente di un anno rispetto a questa, il Prouinciale omnium
ecclesiarumque, stampato dal Besicken. Questa importante opera sulluso della
cancelleria apostolica verr in seguito ristampata nel XVI secolo; conosciamo
unaltra edizione del Besicken del 15033 e una di Marcello Silber del 15144.

1
Cfr. Javier HERVADA - Pedro LOMBARDA, El derecho del Pueblo de Dios. Hacia un sistema de
derecho canonico, Pamplona, EUNSA, 1970, pp. 59-144; Luciano MUSSELLI, Storia del diritto canonico:
introduzione alla storia del diritto e delle istituzioni ecclesiali, Torino, Giappichelli, 1992, 20072, pp. 88
sgg.; Paolo PRODI, Il Concilio di Trento e il diritto canonico, in Giuseppe ALBERIGO - Iginio ROGGER
(cur.), Il concilio di Trento nella prospettiva del terzo millenio, Brescia, Morcelliana, 1997, pp. 267-285.
2
Cfr. Xavier ESPLUGA, Els interessos epigrfics de lhumanista catal Jeroni Pau ( 1497), in
Studia Philologica Valentina, n. 13 (2011), pp. 267-280.
3
Jeroni PAU, Prouinciale omnium ecclesiarum exemplatum a libro cancellarie apostolice,
(Impressa Rome, per Iohannem de Besicken, 1503).
4
Jeroni PAU, Prouinciale omnium ecclesiarum cathedralium uniuersi orbis: cum practica stilo &
formis Cancellarie Apostolice iuxta morem Ro. Cu. per litteras alphabeti descriptorum, (Rome, impressit
Marcellus Silber alias Franck, 1514 die X mensis Nouembris).
198

Ad esse fa seguito quella di Baldassare Cartolari del 15435, che lanno


successivo replica. Nel 1594 la Practica
Cancellariae viene inclusa nella Praxis
beneficiorum del francese Pierre Rebuffi,
pubblicata in due edizioni da Geronimo
Franzini a spese di Guglielmo Facciotti6; un
anno dopo il Facciotti stampa nuovamente la
Praxis con il trattato di Pau ad istanza di un
altro operatore del libro romano Marco
Antonio Moretti 7 , a testimonianza della
vigenza nel lungo periodo del trattato del
giurista catalano. La Practica Cancellariae si
P. Rebuffi, Praxis beneficiorum, pubblica anche in edizioni parziali,
Roma, G. Facciotti, 1595.
Biblioteca nazional centrale - contenenti ad esempio il solo elenco delle
Roma.
province ecclesiastiche. questo il caso
delledizione veneziana di Egidio Regazzola e Domenico Cavalcalupi, uscita nel
1572. In altre occasioni la stessa opera veniva arricchita con nuovi contenuti,
come ad esempio nelledizione lionese del 1549 di Guillaume Rouill, con
lelenco delle province ecclesiastiche ed i principali cambi monetari. La
tradizione dei Libri provincialium risale ai tempi di Celestino III e del
camerarius Cencio Savelli, poi Onorio III, autore del Liber provincialis, nel
quale si contenevano le province ecclesiastiche. A questo si allega ben presto

5
PAU, Jeroni, Provinciale Omnivm Ecclesiarvm Cathedralium vniuersi orbis, Cum Practica, stylo,
& formis Cancellariae Apostolicae iuxta morem Romanae Curiae per literas Alphabeti descriptarum.
Nuper a Libro Cancellariae Apostolicaae excerptum. Omnibus in Rom. Cu. versantibus vtilem, &
necessarium, Romae in Vico Peregrini, M.D.XLIII [1543], (Romae In Vico Peregrini apud Vxorem
Balthasaris Cartularii. Anno Domini M.D.XXXXIII [1543] Mense Augusto).
6
Jeroni PAU, Practica cancellariae, in REBUFFI, Pierre, Praxis beneficiorum D. Petri Rebuffi
Montispessulani [...] his etiam adiecta est practica cancellariae apostolicae D. Hieronymi Pauli
Barchinensis cum indice locupletissimo, Romae, apud Hieronymum Franzinum, excudebat Gulielmus
Facciottus, 1595 (1594).
7
Jeroni PAU, Practica cancellariae, in REBUFFI, Pierre, Praxis beneficiorum D. Petri Rebuffi
Montispessulani [...] His etiam adiecta est practica Cancellariae apost. d. Hieronymi Pauli Barchin. Cum
indice locupletissimo, Romae, apud Marcum Antonium Morettum, excudebat Gulielmus Facciottus,
1595.
199

anche il censo che ciascuna delle province tenuta a pagare, dando vita cos al
Liber censuum. Nellopera di Cencio camerario si raccolgono anche i primi
ordinamenti sulla cancelleria, nucleo originario del Liber cancellariae. Con il
progressivo irrobustimento dellapparato burocratico voluto dai papi
rinascimentali, in linea con le tendenze delle pi importanti monarchie europee,
ben si comprende limportanza di questo genere
di manuali per chi avesse intenzione di far
carriera presso la curia o anche semplicemente
presentare istanze.
Un altro importante personaggio allinterno
della fazione spagnola a Roma, che vanta una
lunghissima permanenza a Roma, Francisco
Pea, uno degli uomini di punta di Filippo II
presso la Santa Sede. Nato a Villarroya de los
Pinares, in Aragona, studia all'universit di
Valencia presso le Facolt di Filosofia, Teologia e
Diritto, fino al grado di dottore, e ottiene un
N. Eymerich, Directorium canonicato a Saragozza. Nel 1588 si trasferisce a
inquisitorum, Roma, In
Aedibus Populi Romani, 1587. Roma come uditore di Rota per la corona
Biblioteca nazionale centrale
- Roma d'Aragona, e gli vengono concesse le onorificenze
di priore di San Bartolomeo, consultore di varie Congregazioni, cappellano del
papa, giudice apostolico, delegato e promotore dei processi di canonizzazione di
Diego de Alcal, Ramon de Peafort, Carlo Borromeo e Francesca Romana. Nel
1604 viene nominato decano di Rota. Muore a Roma, lasciando una nutrita
biblioteca, incorporata alla Vaticana8. Pea viene ricordato essenzialmente per
la pubblicazione a sua cura delle opere di importanti trattatisti di diritto e
procedura penale canonici, come Nicols Eymerich, Bernardo da Como 9 o

8
Italo MEREU, Storia dellintolleranza in Europa, Milano, Gruppo editoriale Fabbri, 1988, pp. 26
sgg.
9
Francisco PEA, Lucerna Inqvisitorvm haereticae pravitatis R. P. F. Bernardi Comensis Ordinis
Praedicatorum: Et eiusdem Tractatus De strigibus Cum annotationibus Francisci Pegae Sacrae
theologiae & iuris vtriusque doctoris. [], Romae, cvm licentia svperiorvm, Ex Officina Bartholomaei
Grassi, M.D.LXXXIV [1584]), (Romae, Excudebat Vincentius Accoltus, M.D.LXXXIIII [1584]).
200

Ambrogio Vignati10. Linsigne teologo si dedica con una tenacia instancabile a


pubblicare e ripubblicare il Directorium inquisitorum, opera del domenicano
Nicols Eymerich, inquisitore del regno dAragona nel XIV secolo. Le edizioni
conosciute stampate a Roma sono in tutto quattro: 1578, 1585, 1587, 1595 le
prime tre presso la Stamperia del Popolo Romano11, lultima a Venezia, presso
Marco Antonio Zaltieri. Quella del 1587 contiene un'importante precisazione: il
testo dell'opera non deve essere assolutamente mutato, i trasgressori saranno
puniti severamente.
Sono infatti questi gli anni in cui si fa pi aspra la polemica intorno al
Directorium soprattutto in relazione alle accuse mosse da Eymerich nel suo
vademecum dellinquisitore nei confronti della dottrina e del pensiero lulliani.
In quegli stessi anni i lullisti, ivi compreso re Filippo, esercitano pressioni sul
pontefice ed i cardinali per ottenere la canonizzazione dellilluminato
maiorchino. La pubblicazione del trattato cos apertamente contrario a Llull,
insieme alla controversa bolla di condanna nei confronti di Llull emanata
daGregorio XI nel 1576, vera spina nel fianco della causa lulliana di quegli anni.
I cardinali ai quali viene dedicata il Directorium sono pi o meno sempre gli
stessi nelle tre edizioni, tutti occupanti incarichi nella Congregazione del
Sant'Uffizio: Giacomo Savelli, vescovo di Porto; Giovanni Francesco de
Gambara, vescovo di Palestrina, Giovanni Antonio Facchinetto, poi papa
Innocenzo IX; Giovanni Battista Castagna, poi papa Urbano VII; Pedro de
Deza12.
Lautore pi prolifico in materia di diritto canonico senza ombra di
dubbio Martn de Azpilcueta. Chiamato anche Doctor navarrus, giureconsulto,
teologo, filosofo ed economista, uno dei pi importanti intellettuali del suo

10
Francisco PEA, Elegans ac vtilis tractatvs de Haeresi. Editvs per praeclarvm et famosissimvm
Ivr. Vtr. Doc. D. Ambrosivm de Vignate, [...], Romae, Ex Typographia Georgii Ferrarii, [1581], (Romae :
apud Vincentium Accoltum, MDLXXXI [1581]).
11
Francisco PEA, (ed.), Nicols EYMERICH, Directorivm Inqvisitorvm. R. P. F. Nicolai Eymerici
Ord. Praed. & Theol. Mag. Inquisitoris haereticae prauitatis in Regnis Regis Aragonum. Denvo ex
collatione plvrivm exemplarivm emendatum, & accessione multarum literarum Apostolicarum, officio
Sanctae Inquisitionis deservientium, locupletatum, Cum scholiis seu annotationibus eruditissimis D.
Francisci Pegae Hispani, S. Theologiae & Iuris Utriusque Doctoris. Accessit rerum & verborum
multiplex & copiosissimus Index, Cum priuilegio, & superiorum approbatione, Romae, In Aedibus Pop.
Rom.,
12
Cfr. Lorenzo PREZ MARTNEZ, La causa luliana en Roma durante el reinado de Felipe II, in
Anthologica Annua, 10 (1962), pp. 193-249: 198.
201

tempo, appartenente allillustre famiglia da cui proviene anche San Francisco


Xavier, uno dei suoi nipoti. Nel 1509 inizia gli studi di filosofia e teologia nella
neonata Universidad de Alcal, dove rimane quattro anni e consegue entrambe
le lauree. In seguito, si trasferisce alluniversit di Tolosa, dove studia Diritto
canonico e, allet di 26 anni, diviene cattedratico di questa disciplina. Durante
il soggiorno francese si fa sacerdote e, al ritorno in Navarra nel 1523, si ferma a
Roncisvalle dove, per influenza del priore Francisco de Navarra, suo
conterraneo, prende labito dellordine dei canonici regolari di S. Agostino. Nel
1524, in compagnia del priore di Roncisvalle, si trasferisce alluniversit di
Salamanca, dove viene nominato cattedratico di diritto canonico, incarico che
mantiene per quattordici anni. Per ordine di Carlo V e su richiesta di Joan II di
Portogallo, si trasferisce presso luniversit portoghese di Coimbra, di recente
fondazione. Il re Joo III gli concede una cattedra di diritto canonico e altre
rendite annuali. Durante i sedici anni di docenza, diviene confessore e
consigliere di personalit di rilievo, lo si consulta ad esempio per le cause
dibattute nel tribunale inquisitoriale cittadino. Nel 1555 va in pensione,
trascorre un periodo in Navarra e poi a Valladolid, e viene infine inviato a Roma
da Filippo II nel 1567. Trascorre a Roma gli ultimi venti anni della sua vita,
pubblicando qui gran parte delle sue opere. A Roma viene nominato consultore
del Supremo Tribunale della Penitenzieria, su proposta di Pio V e di Carlo
Borromeo. Anche i pontefici Sisto V e Gregorio XIII tengono in gran stima il
canonista, ricorrendo spesso durante il loro pontificato ai suoi servigi.
Uomo dal carattere battagliero, si dedica alla strenua difesa del Carranza,
riuscendo a dimostrare dinanzi all'Inquisizione che le opinioni dell'alto prelato
non hanno relazione alcuna con le idee eretiche dei protestanti luterani.
Nonostante la stessa Congregazione riconosca, in seguito alla brillante difesa del
Doctor Navarrus, che nessuna dottrina dell'Arcivescovo di Toledo sia macchiata
di eresia, Carranza viene comunque costretto ad abiurare pubblicamente gli
errori che non aveva commesso. Indignato da tutto ci, Azpilcueta si ritira dalla
vita pubblica, chiudendosi nella sua casa di Roma, declinando ogni tipo di
onorificenza e incontrando soltanto sporadicamente il papa, che spesso si reca a
bussare alle sue porte. Dedica il resto della propria vita alla scrittura e
correzione delle sue opere che, come da supporre, furono soggette a correzioni
202

da parte dell'Inquisizione spagnola. Sui frontespizi delle sue edizioni fa sempre


constare le sue origini navarre, delle quali evidentemente va assai orgoglioso, da
cui il suo appellativo. Una volta morto, secondo quanto stabilito nelle sue ultime
volont, viene sepolto nella chiesa di SantAntonio dei Portoghesi13.
Azpilcueta dedica lultima parte della sua lunga vita alla revisione
completa degli scritti concepiti nei vari atenei dove ha impartito i suoi
insegnamenti di diritto canonico, da Salamanca a Coimbra. Roma assume cos
per il navarro la dimensione del luogo in cui consacrare il proprio nome alla
storia degli studi teologici sul diritto, teatro della pi importante corte che di
quel diritto faceva il proprio statuto regolamentare e ne irradiava i principi a
tutte le diocesi cattoliche. Sarebbe qui unimpossibile pretesa esplicare la nutrita
produzione a stampa del Doctor Navarrus nella citt di Roma, che conta
cinquantatr edizioni in un arco cronologico piuttosto breve, meno di un
trentennio, dal 1568 prima del suo arrivo documentato a Roma fino al 1592,
continuando pertanto postuma alcuni anni dopo la morte dellautore, avvenuta
sei anni prima 14 . Si preferir qui concentrarsi su un aspetto puntuale della
ricerca di Azpilcueta, quello riguardante i redditi ecclesiastici, che lo vedr
contrapposto ad altri giuristi del tempo.
Azpilcueta esordisce nel panorama editoriale romano proprio con il suo
famoso Tractatvs de Reditibus Beneficiorum Ecclesiasticorum, stampato da
Giulio Accolti nel 1568 con privilegio papale, della corona di Spagna e del
Senato veneto. Fino a questo momento il trattato circola a stampa in spagnolo,
nelle edizioni di Valladolid (Adrian Ghemart, 1566) Coimbra (Joo de Barrera,
1567), Anversa (viuda y herederos de Juan Steelsio [Joannes Steels], 1568).
Lautore ne cura personalmente la traduzione latina in vista della pubblicazione
a Roma. Lanno immediatamente successivo compare a Roma, sempre in
unedizione dellAccolti, un trattato con un titolo quasi identico, De Redditibus
Ecclesiasticis, ad opera di Francisco Sarmiento de Mendoza, giudice della
cancelleria di Valladolid, residente a Roma in qualit di uditore di Rota e

13
Per ragguagli biografici esaustivi sul personaggio di Martn de Azpilcueta, cfr. Jos LPEZ ORTIZ, Un
canonista espaol del siglo XVI: el Dr. Navarro, D. Martn de Azpilcueta, in La Ciudad de Dios, 152
(1941), pp. 275-280; Estudios sobre el doctor Navarro en el IV centenario de la muerte de Martn de
Azpilcueta, Pamplona, EUNSA, 1988, in particolare la Primera parte, pp. 21-122.
14
Per un panorama completo dei titoli pubblicati da Azpilcueta a Roma, v. repertorio, nn. 30-82.
203

referendario della Segnatura15. Malgrado la somiglianza tra i titoli le opere sono


di segno esattamente opposto e Sarmiento inaugura una polemica con il Doctor
Navarrus destinata a durare a lungo e ad uneco importante nelle pagine
stampate.
La questione dei redditi ecclesiastici forse la pi famosa delle
controversie affrontate da Azpilcueta come canonista. Ci che viene messa in
discussione non la liceit dei benefici, sulla quale concordano entrambi gli
autori, quanto piuttosto il loro uso ed il diritto dei beneficiati rispetto ai proventi
ottenuti mediante i benefici. Azpilcueta rappresenta il pensiero tradizionale
della chiesa, che non considera il beneficiato proprietario dei frutti, non
consentendogli di disporre di essi mediante un atto inter vivos o per testamento.
In base a tale concezione se il beneficiato destinasse somme del reddito del
beneficio a finalit superflue, profane o moralmente dubbie non solo
incorrerebbe in peccato mortale, ma sarebbe obbligato a restituire il maltolto.
Sarmiento assume una posizione decisamente distinta, definendo il beneficio
come patrimonio del coetus clericorum; in base a tale assunto di partenza il
beneficio rappresenta una quasi proprietas del beneficiato 16 . La dottrina
precedente era concorde nel ritenere che i beni non fossero propriet del
beneficiato: in merito ai diritti cera per che sosteneva che fossero analoghi a
quelli dellusufruttuario, mentre altri paragonavano il beneficiato
allamministratore.
Nel 1571, a seguito delle polemiche suscitate dal suo trattato, Azpilcueta si
vede nella necessit di dover pubblicare un Apologia Libri de Reditibvs
Ecclesiasticis, stampata a Roma da Giuseppe de Angelis17 e nel 1574 da Plantin
ad Anversa e lanno successivo a Lione, presso Guillaume Rouill. Sarmiento
replica a sua volta con il Defensio libelli de redditibus ecclesiasticis ab
impugnationibus D. M. Navarri, stampato a Burgos, da Felipe de Junta (Filippo

15
Francisco SARMIENTO DE MENDOZA, De Redditibvs Ecclesiasticis [], Romae, Romae, Apud
Iulium Accoltum, 1569.
16
Per una sintesi della posizione di Azpilcueta, cfr. Eloy TEJERO, Relevancia doctrinal del Doctor
Navarro en el mbito de las ciencias eclesisticas y en la tradicin cultural de Europa, in Prncipe de
Viana, XLVII (1986), pp. 571-607: 578 sgg. Riguardo alla posizione di Franscisco Sarmiento, cfr. Luigi
DE LUCA, La teoria di Francisco Sarmiento relativamente ai diritti dellinvestito sui beni e sui redditi
beneficiari, in Rivista Italiana per le Scienze Giuridiche, s. III, vol. VIII (1954), pp. 379-404: 401-403.
17
Martn de AZPILCUETA, Apologia Libri de Reditibvs Ecclesiasticis [], Romae, M.D.LXXI
[1571], Apud Iosephum de Angelis.
204

Giunti), nel 1573, cui fa seguito nello stesso anno il Propugnaculum apologiae
libri de reditibus ecclesiasticis, ulteriore risposta di Azpilcueta, pubblicato
presso Vittorio Eliano, pubblicato nuovamente nel 1574 18 . Nonostante la
posizione di Azpilcueta sia accolta con maggior favore poich si riallaccia alla
tradizione, malgrado il riconoscimento da parte
dello stesso Sarmiento di una minore possibilit
di devianze nella dottrina di Azpilcueta, il
diverbio avuto con il celebre canonista fa s che
Sarmiento possa pubblicare altre due edizioni a
Roma, due raccolte di interpretazioni di diritto
canonico indirizzate al pontefice, pubblicate
entrambe nel 157119.
La questione dei redditi tuttaltro che
peregrina, se si pensa al fatto che una delle
maggiori armi per assicurarsi aderenze presso la
M. de Azpilcueta, Apologia de Curia papale proprio la concessione, da parte
reditibus ecclesiasticis, Roma, G.
De Angelis, 1571. dei monarchi spagnoli, di pensioni, rendite e
Biblioteca nazionale centrale -
Roma. benefici ecclesiastici in Spagna e nel Regno di
Napoli, per i quali i sovrani hanno diritto di presentazione presso il pontefice in
virt del patronato regio sulla chiesa di Spagna ed i suoi domini 20 .
Nellambito della sua vasta produzione Azpilcueta ha modo di dedicarsi, per
circa un trentennio ad altri argomenti di cruciale importanza per le sorti del
papato e della chiesa cattolica. Un esempio rappresentato dai suoi studi in
merito alla potest papale e alle origini del potere civile del pontefice. A tale
proposito, risulta fondamentale il contributo alla riflessione in materia
apportato dalla Relectio Cap. Novit de Iudiciis, trattato pubblicato per la
prima volta a Coimbra nel 1548 presso Joo de Barreira e Joo Alvares.
Azpilcueta aveva sposto le sue teorie dinanzi allauditorio della prestigiosa
18
Martn de AZPILCUETA, Propugnaculum apologiae libri de reditibus ecclesiasticis, Romae, apud
Victorium Elianum, 1573; altra ed.: Romae, Apud Victorium Elianum, 1574.
19
Francisco SARMIENTO DE MENDOZA, Selectarvm interpretationvm libri tres, Romae, apud Iulium
Accoltum, 1571; ID., Selectarum Interpretationum libros VIII, Romae, apud Iulium Accoltum, 1571,
questultima edizione andata perduta e presente solo nelle voci di repertorio di TODA Y GELL
(Bibliografa Espanyola cit., n. 4634, e Nicols Antonio, Bibliotheca Hispana Nova cit., ad indices.
20
Sul Patronato real, cfr. William E. SHIELS, King and Church. The rise and fall of the Patronato
Real, Chicago, Loyola University Press, 1961.
205

universit lusitana, ripubblicato poi a Roma nel 1575 da Giuseppe de Angelis, a


Lione nel 1576 presso Guillaume Rouill e nuovamente a Roma nel 1585
dallofficina di Giacomo Tornieri e Giacomo Bericchia, nonch in tutte le
edizioni della sua opera completa. La questione della potest laica del pontefice
viene affrontata da Azpilcueta facendo sfoggio di tutte le conoscenze di diritto e
di Sacre Scritture, con lelaborazione di un complesso sistema di teorie volte a
giustificare il potere temporale dei papi. La potest ecclesiastica
eminentemente spirituale, il ministero petrino stato conferito ai successori
dellapostolo Pietro da Cristo stesso e abbraccia direttamente solo la realt
soprannaturale. Per il conseguimento del fine soprannaturale della Chiesa, il
potere dei papi abbraccia quindi in maniera indiretta anche la realt
naturale, poich essa necessaria e funzionale alla finalit soprannaturale. In tal
senso la potest temporale del pontefice viene legittimata, seppur
indirettamente e subordinata a quella spirituale. Tale concezione anticipa la
concezione del cardinal Bellarmino, che si fonda proprio sulle considerazioni di
Azpilcueta a tale rispetto21.
Nella stessa direzione puntano gli studi su questioni dattualit per il
periodo in cui vengono composti. Uno di essi riguarda il diritto di spoglio nei
confronti dei chierici da parte dei pontefici, cui dedica un trattato destinato a
riscuotere ampio successo presso la critica coeva, pubblicato a Roma presso
Vittorio Eliano nel 1572 22 . Questo trattato verr incluso in altri scritti
dargomento patrimoniale pubblicati dallAzpilcueta negli anni successivi: il
Commentarius de alienatione rerum Ecclesiasticum, pubblicato a Roma da
Bonfadino e Diani nel 1584 23 ; ed il Tractatus diversorum de Spoliis
Ecclesiasticis uscito dalla tipografia di Andrea Fei nel 1619, ristampato per i tipi
di Giovanni Pietro Bona nel 1650.

21
Sulla potest indiretta del papa nella trattazione di Azpilcueta, cfr. Eudoxio CASTAEDA, El Dr.
Navarro Martn de Azpilcueta, y la doctrina del poder indirecto, in Archivo Teolgico Granadino, V
(1942), pp. 62-93; ID., La doctrina del origen de la autoridad en el Dr. Navarro, D. Martn de Azpilcueta,
in Scriptorium Victoriense, XVI (1969), pp. 34-66.
22
Martn de AZPILCUETA, Commentarivs de Spoliis Clericorvm, Svper cap. non liceat Papae XII.
qvaes. II. Martino ab Azpilcueta Doctore Navarro Autore. Ad Illustriss. & Reuerendiss. Card. Alciatum,
Romae, Apud Victorium Helianum, M.D.LXXII [1572], Cum licentia Superiorum.
23
AZPILCUETA, Martn de, Commentarivs de Alienatione Rervm Ecclesiarvm in principium, &
gloss. summae 12. q. 2. Et de Spoliis Clericorum super cap. non liceat Papae. ead. cau. & quaest. [],
Romae, In Officina Iacobi Tornerii et Iacobi Bericchiae, MDLXXXIIII [1584], (Ex Typographia
Bartholomaei Bonfadini, & Titi Diani, MDLXXXIIII [1584]).
206

La ricca produzione a stampa del Doctor Navarrus comprende anche


rapide ed efficaci incursioni sul terreno pi propriamente teologico.
Innumerevoli le edizioni del suo Enchiridion sive Manvale Confessariorvm et
Poenitentivm, stampato per la prima volta a Coimbra nel 1549 e nel 1552, presso
Joo de Barreira e Joo lvares, poi a Medina del Campo, Juan Mara de
Terranova & Jacobo de Liarcari, 1554, nello stesso anno a Toledo presso Juan
Ferrer, a Saragozza presso Pedro Bermuz nel 1555, a Salamanca presso Andrea
de Portonariis nel 1556 e nel 1557, a Valladolid presso Francisco Fernndez de
Crdoba nel 1566 e nel 1570 (questultima edizione presso la libreria di Antonio
Suchet), per approdare infine a Roma, nella traduzione latina dellautore, in una
prima edizione del 1573 da Vittorio Eliano24. A questa fa seguito la giuntina
venziana del 1579, recante nel colophon la sottoscrizione di Pietro Deuchino.
Ledizione uscita a Brescia, per i torchi di Vincenzo Sabbio nel 1583, vede il
Tractatus de usuris, sempre dellAzpilcueta, aggiunto in fondo allopera; il
trattato sullusura conoscer una propria diffusione autonoma, anche se spesso
lo si trova allegato allEnchiridion. Una nuova edizione romana si stampa nel
1584 a carico di Giorgio Ferrari25, mentre nel 1593 esce postumo il Compendium
manualis Navarri et commentariis eiusdem de usuris ad opera del gesuita
Pedro Alagn y Givara26. L'edizione di questo Compendio era stata pubblicata
dal gesuita nel 1591 a Brescia e contemporaneamente a Palermo. La traduzione
italiana del Compendio usc a Torino, a instanza di Giovanni Domenico Tarino.
Sul frontespizio risulta traduttore Camillo Decamilli. Al fol. 2, contiene la
dedicatoria al cardinal Sfondrato di Girolamo Franzini, datata Venezia, 30
marzo 1591.

24
Martn de AZPILCUETA, Enchiridion sive Manvale Confessariorvm et Poenitentivm [...], Apud
Victorium Elianum. Cum licentia Superiorum, 1573.
25
Martn de AZPILCUETA, Enchiridion sive Manvale Confessariorvm et Poenitentivm [], Romae,
Permissu Superiorum, M. D. LXXXIIII [1584], Ex Typographia Georgij Ferrarij, (Romae, Apud
Vincentium Accoltum, M. D. LXXXIIII [1584]).
26
Martn de AZPILCUETA, Compendivm Manvalis Navarri. Et Commentarij eiusdem De Vsuris. Ad
commodiorem vsum, tum Confessariorum, tum Poenitentium, compilatum. Petro Alagona ex Societate
Iesv Theologo Auctore. Et ab eodem auctum, atq. recognitum, Romae, Ex Typographia Dominici Basae,
MDXCIII (1593).
207

Lamministrazione della penitenza uno dei temi centrali del dibattito


controriformistico e in esso Azpilcueta percorre i sentieri delle teologia morale,
offrendo spunti per importanti sistematizzazioni. I primi dieci capitoli dellopera
sono unesposizione dei criteri ordinatori del sacramento della penitenza e degli
atti del penitente e del confessore. I successivi dieci espongono i doveri morali
emanati da ciascuno dei dieci comandamenti. Dopo aver esposto i precetti della
chiesa si tratta nel XXI e XXII capitolo dei doveri legati ai sacramenti,
esponendo con maggior dettaglio quelli riferentisi al matrimonio. Nel XXIII
capitolo si tratta della superbia e dei peccati capitali, mentre nel XXIV delle
opere di misericordia; nel XXV i peccati delle diverse classi sociali, primi fra
tutti i re, mentre lultimo capitolo sulla censura
della chiesa.
Lintento pastorale maggiormente
evidente che in altri trattati del genere, basti
pensare al Modus confitendi del portoghese
Andrs de Escobar. Azpilcueta qui si rivolge sia
al confessore che al confitente, cercando di
sintetizzare unopera ad alta densit teologica
ma allo stesso tempo leggibile per il grande
pubblico. Non a caso lEnchiridion diviene uno
S. Magno Ramloteus, Vita dei primi manuali utilizzati nei Seminari
excellentissimi iuris monarcha
Martini ab Azpilcueta [], Roma, diocesani istituiti dal Concilio di Trento27.
V. Eliano, 1575.
Biblioteca Apostolica Vaticana. Unopera del Doctor Navarrus conosce
una discreta fortuna sia nella versione latina che in quelle castigliana ed italiana.
il trattato di diritto liturgico De Silentio in divinis officiis, pubblicato in una
prima edizione romana in latino nel 1580 presso la Stamperia del Popolo
Romano, con sottoscrizione di Vincenzo Accolti nel colophon28; poi nel 1584,
ancora in latino, da Giacomo Tornieri e Giacomo Bericchia, con la sottoscrizione

27
Cfr. Emilio DUNOYER, LEnchiridion confessariorum del Navarro, Pamplona, Editorial Gurrea,
1957.
28
Martn de AZPILCUETA, Commentarivs de Silentio in divinis Officijs praesertim in choro
seruando super cap. In loco benedictionis. 5. q. 4. Martini ab Azpilcueta Doctoris Nauarri ab ipsomet de
sumptus ex Enchiridio, siue Manuali de Oratione, & Horis canonicis. Exhortante ad id qvodam Illustri
admodum Reuerendissimoque Domino, cuius nomen tacitum esse voluit, Romae, In Aedibus Populi
Romani, M.D.LXXX [1580], (Romae, Apud Vincentium Accoltum M,D,LXXX [1580]).
208

nel colophon dei tipografi Bartolomeo Bonfadino e Tito Diani29. Tra queste due
edizioni compaiono la versione castigliana, con il titolo El silencio ser
necessario en el choro y otros lugares, do se cantan y rezan los Divinos
Officios, stampato nel 1582 da Giorgio Ferrari e Vincenzo Accolti, che danno in
luce nello stesso anno la versione latina30. La traduzione italiana, pubblicata nel
1583 presso Giorgio Ferrari, con sottoscrizione diversa nel colophon, che vede
menzionato Vincenzo Accolti, dal titolo Che'l Silentio e necessario ne l'altare et
choro, et altri lvoghi dove si cantano li divini Offitii. La traduzione viene
dedicata a Doa Mara Pimentel y Fonseca, moglie dellambasciatore ordinario,
il conte di Olivares, nella quale leggiamo:

La traducion deste librillo, de Silentio, in Diuinis Horis seruando, de Latin en


Lengua Castellana, que offresco a V. Exc. es pequea obra, y tanto menos polida,
quanto su author se menos exercita en polir lo que haze, que en hazerlo. Pero oso
ofrescerla. Parte por no tener al presente aparejada otra en lengua Castellana y por
juzgar muchos, que pareceria bien, que vno de mi edad, que en diuersas partes, a
diuersas peronas ha muchos libros dedicado, y tantos a sido Cathedratico de
muchas Cathedras, y aun de prima de la muy gloriosa Vniuersidad de Salamanca.
Parte por que muchos la desean ver traduzida en lengua vulgar y siendo V. Excel.
dedicada en la Castellana, mas comun de Espaa, passara mas segura a la mas
comun de la Ytalia 31.

Lattivit di studioso e teologo si salda cos con il potere istituzionale cittadino,


additato quale interlocutore privilegiato dallAzpilcueta per accreditare il
proprio lavoro e conferirgli il prestigio e lufficialit di cui necessita. La fama
raggiunta a Roma vasta e non mancano i seguaci. Uno di essi, Simon Magnus
Ramlotaeus, di origine belga, scrive una biografia del Doctor Navarrus spesso

29
Martn de AZPILCUETA, Martini Azpilcveta Doctoris Navarri Commentarius de Silentio in diuinis
Officijs, praesertim in choro servando, svper cap. In loco benedictionis. 5. q. 4. ab ipsomet desvmptvs ex
suo Enchiridion, seu Manuali de Oratione et Horis canonicis, Romae, Ex Officina Iacobi Tornierij, et
Iacobi Bericchiae, M.D.LXXXIIII [1584], (Romae, Ex Typographia Bartholomaei Bonfandini, & Titi
Diani. M. D. LXXXIIII [1584]).
30
Martin de AZPILCUETA, El Silencio ser necessario en el choro, y otros lvgares, do se cantan y
rezann los divinos Officios, prueuan estas veynte razones. Sacadas por el Doctor Martin de Azpilcueta
Nauarro de su Manual de Oratione, y pvestas a manera de comento del Capitulo, In loco benedictionis.
5. q. 4., En Roma, Con Licencia de los Superiores, M.D.LXXXII [1582]. Por George Ferrari. (en las casas
de Vicente Accolto Impressor. M.D.LXXXII, [1582]).
31
Martn de AZPILCUETA, El Silencio cit., fol. [2].
209

acclusa alle sue pubblicazioni ed edita anche separatamente32. Canonico di San


Pietro, Ramlotaeus altres autore di elegie inserite ai fogli preliminari delle
edizioni di Azpilcueta, come nel caso del Propugnaculum Apologiae libri de
reditibus ecclesiasticis.

32
Simon Magnus RAMLOTAEUS, Vita excellentissimi Iuris Monarchae Martini Azpilcueta Doctoris
Navarri. Simone Magno Ramloteo Belga, J. V. Doctore, Auctore, Romae, Apud Victorium Elianum,
M.DLXXV [1575].
210

Letteratura religiosa

Una delle peculiarit della citt di Roma quella di essere, tra le molte
altre cose, uno dei luoghi simbolo della cristianit. La religione riveste a Roma,
pi che altrove, una importanza tale da investire, in maniera sempre pi
pervasiva nel corso del XVI secolo, tutti gli aspetti della vita cittadina. Questa
religiosit diffusa si acuisce con lavvento della Controriforma. In risposta
allimmagine aberrante che protestanti e riformati danno della citt eterna, la
Roma post-tridentina ridisegna il proprio profilo esaltando il suo ruolo di citt
santa, luogo della spiritualit e della glorificazione del sentimento religioso,
ribadendo il proprio ruolo di guida in quanto sede papale. Questa accentuazione
dellimmagine di una Roma citt santa viene veicolata anche attraverso la
produzione libraria a stampa, con una profusione di opere religiose che non
conosce pari in Europa. Per quanto riguarda il libro spagnolo, ma lo stesso
discorso potrebbe applicarsi agli autori italiani, gi si visto come questa deriva
a lo divino, si ripercuote sulla produzione dargomento profano con
lintroduzione dellargomento religoso ad esempio nella lirica o con
lindirizzamento dellinteresse per gli studi di antiquaria verso larcheologia
cristiana. Nel presente capitolo si vedr come il rilancio della religiosit viene a
coincidere con lesaltazione della monarchia spagnola, baluardo del
cattolicesimo, unitamente con lattuazione del programma politico spagnolo
nella penisola italiana ed in relazione alla Santa Sede.
In questa categoria si voluto includere tutta quella produzione a stampa
riguardante la pratica religiosa e devozionale del tempo. La sezione comprende
le opere liturgiche, i libri devozionali su particolari culti, sullimpartizione dei
sacramenti o per la meditazione e la preghiera individuale. Sono parimenti
presenti le pubblicazioni relative alle pratiche religiose da espletare in occasione
degli anni santi, quelle riguardanti le canonizzazzioni o le confraternite e gli
ordini religiosi. Non mancano poi i sermoni e le prediche tenuti coram
Sanctissimo, alla presenza del Sommo Pontefice, spesso venduti dopo essere
stati pronunciati per la lettura da parte dei fedeli.
211

Libri liturgici

Linsieme delle cerimonie sacre del culto, con le preghiere, le letture, il


complesso formulario rituale della chiesa cattolica, sono oggetto di completa
revisione e sistematizzazione nel corso del Cinquecento. Uno dei maggiori
meriti del Concilio tridentino stato proprio quello di esprimere un cultu
uniformato e una liturgia comune per tutti i regni cattolici. Prima del Concilio
uno dei pi diffusi testi liturgici lOrdo Missae del maestro di cerimonie del
Sacro Palazzo Johannes Burckard, nelledizione curata dal cardinal Santa Croce,
pi volte menzionato nel corso di questo studio, Bernardino Lpez de Carvajal1.
Lopera esce a stampa dai torchi di Johann Besicken nel 1502; la sua importanza
pu essere testimoniata dal fatto che nel 1559, dopo la Controriforma tridentina,
Antonio Blado, il tipografo ufficiale della curia, ne pubblica una riedizione
castigata2. Al fol. 87r comincia il De Aqua benedicta, fortunato trattato di Juan
de Torquemada3, gi menzionato a proposito della trattatistica accademica, dato
alle stampe intorno al 1524.
Nellambito della liturgia pretridentina, troviamo unedizione di un
Breviario Romano 4 datata 1535, a cura del cardinal Francisco de Quiones,
importante prelato al servizio degli interessi imperiali a Roma ai tempi di Carlo
V. Nato a Len, figlio di Diego Fernndez de Quiones, primo Conte di Luna, e
di Juana Enriques, figlia del Conte di Alba de Liste. Entra nell'Ordine
francescano, giungendo ad essere eletto Ministro generale nel 1522. Papa

1
Bernardino LPEZ DE CARVAJAL (ed.),, Burckardt, Johann, Ordo Missae, (Romae, per Iohannem
de Besicken, 1502. die XXIX [29] mensis Augusti).
2
Juan de TORQUEMADA, in Burckardt, Johann, Ordo missae pro informatione venerab.
Sacerdotum. Autore R.P.D. Ioanne Burcardo [...] nuper a mendis omnibus castigatus [...] interpositis de
Prparatione ad sanctiss. sacramentum [...] necnon in fine Expositione & Virtutibus eiusdem Miss, ac
Defectibus, periculis, & disturbationibus [...] Item ultimo loco de quatuor Coloribus [...] Necnon de Aqua
benedicta, Rom, apud Antonium Bladum impressorem cameralem, 1559 (Rom, apud Antonium
Bladum impressorem cameralem, 1559.
3
Juan de TORQUEMADA, in Burckardt, Johann, Ordo missae pro informatione venerab.
Sacerdotum. Autore R.P.D. Ioanne Burcardo [...] nuper a mendis omnibus castigatus [...] interpositis de
Prparatione ad sanctiss. sacramentum [...] necnon in fine Expositione & Virtutibus eiusdem Miss, ac
Defectibus, periculis, & disturbationibus [...] Item ultimo loco de quatuor Coloribus [...] Necnon de Aqua
benedicta, Rom, apud Antonium Bladum impressorem cameralem, 1559 (Rom, apud Antonium
Bladum impressorem cameralem, 1559.
4
Francisco QUIONES, Breviarium Romanum Ex sacra potissimum Scriptura et probatis
sanctorum historiis constans, MDXXXV [1535], (Romae apud Antonium Bladum asulanum anno domini
M.D.XXXV [1535] Calend. Martii).
212

Clemente VII lo nomina nel 1529 cardinale 5 . Il Breviario viene redatto con
laiuto del canonico salmantino Diego de Neyla, seguendo gli ordini di Clemente
VII circa l'unificazione dei libri liturgici per gli ecclesiastici, fino ad allora diversi
non solo in ciascuna nazione, ma anche in ciascuna diocesi e in ciascuna
congregazione o monastero all'interno di uno stesso ordine religioso. Il libro
viene pubblicato con tutte le sanzioni che dovevano corroborare la sua autorit.
Il 5 febbraio 1535 il papa Paolo III concede a Tommaso e Benedetto Giunta,
Antonio Blado e Antonio Salamanca, tipografi romani, un privilegio di stampa
della durata di tre anni. Il doge di Venezia lo dona per due anni ad Lucantonio e
Benedetto Giunta. Il re di Francia lo concede per cinque anni a Galiot du Pr,
libraio di Parigi. Il Breviario compilato dal cardinal Quiones rester vigore
finch San Pio V non ordiner la riforma decretata dal Concilio di Trento. Nello
stesso anno si pubblica un opuscolo, dal titolo De Salominis proverbis, ad opera
del toledano lvaro Gmez, dedicato al cardinal Quiones, alla cui stampa
collabora un altro toledano di stanza a Roma, Diego Zapata6.
Oltre al Breviario, a seguito del Concilio viene redatto un catechismo
uniformato, che prende il nome di Catechismo Romano. Per la sua redazione,
sancita nel 1562, vengono incaricati insigni teologi: larcivescovo Leonardo
Marino di Lanciano, Muzio Calidi di Zara, il vescovo di Modena Egidio Foscarini
e il domenicano portoghese Francisco Fureiro. La supervisione del lavoro viene
affidata ai cardinali Borromeo per il testo originale italiano, portato a
compimento nel 1564, Guglielmo Sirleto per il riesame dello stesso, mentre gli
umanisti Paolo Manuzio e Giulio Poggiani si occupano della traduzione latina7.
Il testo cos preparato esce nel 1566 per volere di Pio V nelledizione in latino e
in italiano. Si replica nel 1567 e nel 1569: tutte e tre le edizioni si pubblicano
presso la stamperia manuziana del Popolo Romano. La sessione XXIV del

5
Juan MESEGUER FERNNDEZ, El P. Francisco de los ngeles de Quiones al servicio del
Emperador y del Papa, in Hispania: Revista Espaola de Historia, n. 73 (1958), pp. 651-689.
6
lvar GMEZ, De Salomonis proverbiis. Opvscvlvm Alvari Gomes domini oppidi del Pozo
ditionis Toletanae, Romae, Apud Antonium Bladum Asulanum, Anno Domini M.D.XXXV (1535).
7
Cfr. Andrs GALLEGO BARNS, La vulgarizacin de la liturgia en el ambiente del Concilio de
Trento. Una fuente privilegiada por Juan Lorenzo Palmireno: el Rationale divinorum officiorum de
Guillaume Durand, in Criticn, numero monografico dedicato a La transmisin de una conviccin o un
saber religioso, n. 102 (2008) pp. 21-35; per un inquadramento generale dei lavori del Concilio di Trento,
cfr. Jos MARTNEZ MILLN, El Concilio de Trento, in Feliciano NOVOA PORTELA - Francisco Javier
VILLALBA RUIZ DE TOLEDO (coord.), Historia de Europa a travs de sus documentos, Barcelona,
Lunwerg Editores, 2012, pp. 84-101.
213

Concilio, De Reformatione al capitolo VII, ne decreta la traduzione in tutte le


altre lingue8. Nei catechismi romani compare il privilegio di Filippo II per il
Regno di Napoli, poich sappiamo che per la stampa dei libri liturgici da
destinare ai domini peninsulari e doltreoceano, la cui distribuzione viene
affidata al controllo dei girolamini dellEscorial, il monarca si serve da Cristophe
Plantin e in seguito dai Giunta di Madrid9.

8
Cfr. Hubert JEDIN, Storia del Concilio di Trento, Brescia, Morcelliana, 1973-1981, vol. IV, t. II,
pp. 343 sgg.
9
Cfr. Marco SANTORO, I Giunta a Madrid: vicende e documenti, Roma-Pisa, Francesco Serra,
2013.
214

La devozione e la piet: libri religiosi a Roma

In questa categoria si voluta far rientrara tutta quella produzione


destinata al pubblico dei fedeli e ad un uso edificante o pratico. Non si tratta,
pertanto, di edizioni che si rivolgono ai curiali o agli studenti dei collegi e dello
Studium urbis, anche se quasi sempre gli autori di queste opere sono importanti
esponenti dellintellighenzia cattolica, teologi o predicatori affermati. Per tale
motivo la lingua utilizzata in questo genere di
opere assai di rado il latino, molto pi spesso
litaliano e, nel caso specifico, lo spagnolo.
Anche il formato delle edizioni prova della
loro destinazione duso: generalmente, queste
edizioni non superano lin-8, garantendo ai
fruitori maneggevolezza e trasportabilit per la
lettura privata. Lintento apostolico di questi
scritti evidente e la loro produzione vede un
incremento incrementa, come c da aspettarsi,
con lavvento della Controriforma.

Andrs de Escobar, Modus Agli inizi del secolo troviamo un primo


confitendi, Roma, 1510-1527.
Biblioteca nazionale centrale - esempio del genere: si tratta del Modus
Roma
confitendi di Andrs de Escobar. Sebbene
lautore sia portoghese e non spagnolo, si deciso di inserirlo ugualmente nel
repertorio, in quanto per lungo tempo il nome di Andreas Hispanus con il quale
era conosciuto ha tratto in inganno molti studiosi, che lo hanno considerato
spagnolo. Ci sono altre ragioni che inducono ad inserirlo nel repertorio del libro
spagnolo a Roma, e sono la sua nomina a vescovo di Ciudad Rodrigo nel 1408
ed i buoni rapporti con il re dAragona Fernando de Antequera, che nel 1413 lo
invia come legato per i negoziati in Italia sullunificazione della chiesa, durante i
quali viene messo sotto arresto dallantipapa Giovanni XXIII. Ci, unitamente
alla lunga presenza a Roma come penitenziere (vi trascorrer quattro pontificati
in questo ruolo), lo inserisce a pieno titolo in quella che nel secolo successivo
diverr la fazione spagnola a Roma. Sulla sua data di nascita esistono pareri
discordanti, che la fanno oscillare fra il 1348 ed il 1367, mentre il luogo per
215

tutti Lisbona 1 . Dopo lingresso nellordine domenicano passa a quello


benedettino, e si addottora in Teologia presso luniversit di Vienna. Nei
decenni trascorsi presso la corte pontificia durante i difficili anni dello Scisma
adotta posizioni conciliariste, impegnandosi pi sul versante della riforma
morale della chiesa che su quello delle contese per la cattedra di Pietro. La
nomina a vescovo di Ciudad Rodrigo gli viene conferita da Gregorio XII nel
1408 (anche se la diocesi occupata da un altro vescovo), mentre Benedetto
XIII lo nomina vescovo di Tabor. Nel 1422 diviene vescovo di Ajaccio e infine di
Megara, nel 1428.
Lopera di Escobar perlopi manoscritta e dargomento teologico. Prende
parte alla questione scismatica con il suo Colles reflexi (1407-1408), dove
rivendica la legittimit dei papi di Roma di fronte a quelli di Avignone. Redige in
seguito unopera apologetica antiebraica, il De publicatione haeresum
contentarum in libro Talmud (1418), mentre si occupano di questioni
conciliariste il De Schismatibus (1417-1418, scritto durante il Concilio di
Costanza), gli Avisamenta sacrorum conciliorum (1435) ed il Gubernaculum
conciliorum (1435, dedicato al cardinal Giuliano Cesarini, legato di papa
Eugenio IV). Il De Decimis, scritto fra il 1425 ed il 1426, con addizioni del 1437,
e il De Gracis errantibus (1437-1438) vertono su questioni canoniche. Tuttavia,
il principale interesse, per il quale Escobar viene ricordato anche in futuro,
legato alla sua attivit di penitenziere apostolico e riguarda il sacramento della
confessione, sul quale scrive diverse opere. La Confessio maior, composta tra il
1415 ed il 1416, durante il Concilio di Costanza, il Lumen Confessorum, scritto
nel 1429 e unopera dal carattere mistico-poetico, le Laudas e cantigas
espirituais e oraoes, scritta a Firenze nel 1435, secondo quanto si ricava dal
manoscritto pergamenaceo conservato presso la Biblioteca Nacional di Lisbona
(cod. 61, seo iluminados)2.
Tra i suoi scritti sulla confessione, quello destinato ad aver maggior
fortuna senzaltro la Confessio minor, pi nota con il nome di Modus

1
Circa la data di nascita cfr. Antonio DOMINGUES DE SOUSA COSTA, Mestre Andr Dias de
Escobar, figura ecumnica do Sculo XV, Braga, Editorial Franciscana, 1967.
2
Per unedizione moderna della Lauda, cfr. Mrio MARTINS, Laudes e cantigas espirituais de
Mestre Andr Dias, Lisboa, Oficinas de Ramos, Afonso e Moita, 1951.
216

confitendi, scritta nel 1415, con una versione successiva composta dopo il 14293.
La produzione di questi manuali si inserisce in una tradizione che abbraccia i
secoli XIII e XV, per poi continuare nel corso del XVI secolo. Dal IV Concilio
Lateranense il sacramento della confessione assume unimportanza centrale
nella pratica religiosa cristiana, con lobbligo per i fedeli a confessarsi almeno
una volta lanno, mentre prima di allora la confessione si amministrava solo in
circostanze particolari4. Allo scopo di aiutare i sacerdoti nel delicato compito
inizia a fiorire il genere dei manuali della confessione, scritti in latino, ad uso dei
confessori. Uno dei pi antichi e forse il pi celebre probabilmente il Templum
Dei del teologo inglese Roberto Grosseteste, redatto allo scopo di educare il
clero allamministrazione del sacramento della penitenza, sopravvissuto in oltre
novanta manoscritti dal Duecento al Quattrocento. Nel Manipulus curatorum
di Gui de Montrocher presente un capitolo speciale sulla confessione. In
Spagna non mancano esempi del genere, come la Summa de casibus
poenitenciae di Ramon de Peafort o, successivamente, la Suma de confesin di
Alfonso de Madrigal El Tostado, della met del XV secolo, con innumerevoli
copie manoscritte e a stampa.
Sulla linea dei precedenti dello stesso genere, anche il Modus confitendi di
Andrs de Escobar si articola secondo una scansione comune: partendo dai sette
peccati capitali, passa ad analizzare i dieci comandamenti e la loro
trasgressione; seguono i dodici articoli di fede, i sette sacramenti, le sette virt, i
sette doni, i dodici frutti dello Spirito Santo e le otto beatitudini. Segue una
regola mnemotecnica per non dimenticare i peccati mortali, basata sulla parola
SALIGIA (Superbia, Avaritia, Luxuria, Ira, Gula, Invidia, Accidia) e alla fine
indica una preghiera da pronunciare dopo la confessione5. Le edizioni romane
sono coeve a quelle spagnole, inaugurate dalledizione del Parix a Segovia, nel

3
Esistono versioni manoscritte del Modus confitendi conservate a Parigi, Vienna e Roma. Per i
manoscritti romani, custoditi presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, cfr. Horacio SANTIAGO-HOTERO,
Manuscritos de los telogos medievales espaoles en el Fondo Reginense Latino de la Biblioteca
Vaticana. Siglos XII-XV, in Repertorio de Historia de las Ciencias Eclesisticas en Espaa, Salamanca,
Instituto de Historia de la Teologa en Espaa, 1967, pp. 360-362.
4
Enrique DENZINGER, El magisterio de la Iglesia. Manual de los smbolos, definiciones y
declaraciones de la Iglesia en materia de fe y costumbres, Barcelona, Herder, 1963, n. 437, p. 148.
5
Cfr. Fermn DE LOS REYES GMEZ, El Modus confitendi de Andrs de Escobar, in Andrs de
Escobar, Modus confitendi, manual para la confesin (Segovia, Juan Prix, c. 1473), [ed. facsimile],
Burgos, Fundacin Instituto Castellano y Leons de la Lengua, 2004, pp. 27-61: 20-21.
217

1472-73: Ulrich Han pubblica il Modus confitendi nel 1473-74,


contemporaneamente a Johann Gensberg. Il genere dei confessionali gode di
ampia fortuna nella Roma del XV secolo, dove si contano ben 78 edizioni di
opere del genere, 33 di queste del Modus confitendi6. Nel XVI secolo, si riusciti
a rintracciarne altre sette, pubblicate dal Besicken prima e dal Silber poi, prima
della definitiva scomparsa del manuale nel 1527.
Una ricca voce del repertorio di letteratura devozionale strettamente
legata allistituzione della Compagnia di Ges, la cui fondazione da parte di
Ignacio de Loyola e dei suoi compagni viene ratificata da Paolo III nel 1540 con
la bolla Regimini militantis ecclesiae. Otto anni dopo esce dai torchi di Antonio
Blado la prima edizione romana nonch la prima edizione a stampa degli
Exercitia spiritualia di SantIgnazio7. Composti in lingua spagnola tra il 1522,
durante lesperienza ascetica di S. Ignacio a Manresa, ed il 1535, quando lautore
si trova a Parigi nel tentativo di dar corpo al suo progetto religioso di
predicazione in Terra Santa, essi circolano manoscritti per lungo tempo 8 .
Sembra che ledizione a stampa sia stata voluta da San Ignacio per evitare che
circolassero testi troppo corrotti dei suoi esercizi.
Lautografo spagnolo degli Ejercicios andato perduto; oggi si possiedono
i manoscritti di due traduzioni latine, la antiqua versio latina, manoscritta, una
versione letterale del testo degli Exercitia probabilmente fatta dallo stesso S.
Ignacio. Possediamo unaltra traduzione latina, conosciuta con il nome di
vulgata, viene incaricata ad Andr Freux (Andrea Frusio), originario di
Chartres, entrato nella Compagnia nel 1541, dopo aver sentito predicare il padre
Lanez, che succeder a San Ignacio come preposito generale dellOrdine 9 .
Depone a favore di una circolazione manoscritta degli esercizi ignaziani, persino

6
cfr. C. BIANCA et al., Indice delle Edizioni Romane a Stampa, in Scrittura, biblioteche e stampa
cit., ad indicem.
7
Ignacio de LOYOLA, Exercitia Spiritvalia, M.D.XLVIII [1548], (Romae, apud Antonium
Bladum. XI. Septembris M.D.XLVIII [1548].
8
Cfr. Ignacio IGLESIAS, Ignacio de Loyola, escritor, in Quintn ALDEA VAQUERO (coord.),
Ignacio de Loyola en la gran crisis del siglo XVI. Congreso internacional de historia (Madrid, 19-21
noviembre de 1991), Madrid, Universidad Complutense de Madrid - Mensajero, 1993, pp. 55-58; Pietro
ZOVATTO, Storia della spiritualit italiana, Roma, Citt Nuova editrice, 2002, p. 249.
9
Sul padre Freux, cfr. Giuseppe Antonio PATRIGNANI, Menologio di pie memorie d'alcuni
religiosi della Compagnia di Gesu raccolte dal padre Giuseppe Antonio Patrignani della medesima
Compagnia, e distribuite per quei giorni dell'anno, ne' quali morirono. Dall'anno 1538 sino all'anno
1728, Venezia, Niccol Pezzana, 1730, vol. IV, pp. 187-189.
218

successiva alle edizioni a stampa, lepilogo delledizione degli Exercitia del 1576
(pubblicata presso il Collegio Romano), dove si legge: Quae ab aliis impressis
Exercitiorum exemplis variant, e utroque nostro exemplari manuscripto. In
mysteriis autem vitae Christi, etiam ex editionibus vulgata, emendata sunt10.
Sia la versio antiqua che la vulgata vengono sottoposte nel 1548 a Paolo III, che
nomina tre esaminatori, i quali approvano entrambe le versioni, autorizzandone
cos la stampa. Si decide di dare alle stampe la vulgata del padre Freux, in
quanto pi aderente agli stilemi del tempo per quanto riguarda luso del latino11.
Unedizione a stampa spagnola si avr solamente nel 1615, pubblicata
ancora una volta a Roma, per i torchi della Stamperia del Collegio Romano, a
cura di Bernardo De Angelis, segretario della Compagnia di Ges. La princeps
latina del 1548 viene finanziata da Francisco Borja, duca di Ganda, vicer di
Catalogna, uomo di corte spagnolo che di l a due anni sarebbe entrato nella
Compagnia come uno dei principali collaboratori di San Ignacio, divenendo
preposito generale nel 1565, e santo della Chiesa cattolica nel 167012. Insieme
agli Exercitia si pubblica il breve Pastoralis officii di Paolo III (31 luglio 1548),
nel quale il pontefice spende parole di encomio per lopera di Ignacio.
Oltre a quella del 1576 se ne fa una nuova edizione nel 1596, anchessa
pubblicata dalla Stamperia del Collegio Romano come la precedente. Il
problema della fedelt alloriginale dettato ignaziano degli Esercizi Spirituali
comunque avvertito: nello stesso 1596 il Collegio Romano pubblica insieme agli
Exercitia una postilla critica, dal titolo Loca quae ex diligenti cum Hispanico
autographo collatione adnotata sunt in hac postrema editione13. La data ed il
luogo di edizione si ricavano dalla lettera introduttiva del padre Giacomo
Domenici, futuro rettore negli anni 1612-1615 del Collegio Romano, allepoca
segretario del Padre Generale. In essa si ribadisce la volont di restituire il testo
originale dellautografo ignaziano. Questa lultima edizione romana del secolo.

10
Ignacio de LOYOLA, Exercitia Spiritvalia Ignatij de Loyola, Cum Facultate Superiorum, Romae,
In Collegio Societatis Iesu, M.D.LXXVI [1576].
11
Henri WATRIGANT, S.J., La gense des Exercises de Saint Ignace de Loyola. Extrait des tudes,
Amiens, Imprimerie Yvert et Tellier, 1897, pp. 11 sgg.
12
ngel ALCAL GALVE, Francis Borgia. Grandee of Spain, Jesuit, Saint Louis, The Institute of
Jesuit Sourches, 1993 John W. O'MALLEY, I primi gesuiti, Milano, Vita e pensiero, 1999, p. 141.
13
Loca quae ex diligenti cum Hispanico autographo collatione adnotata sunt in hac postrema
editione, [Roma, Tipografia del Collegio Romano, 1596].
219

A partire dal 1599, anno della pubblicazione a Firenze da Filippo Giunta, poi
nuovamente nel 1605. dalla medesima famiglia di tipografi.
Comprendenti meditazioni sul peccato e metodi pratici di preghiera, gli
Exercitia mirano a condurre, attraverso unesperienza di quattro settimane, alla
conversione coloro che li praticano. Sono destinati come una sorta di manuale
duso alla meditazione ignaziana ad i direttori, coloro che coordinano gli esercizi
e guidano gli esercitanti con consigli spirituali e spinti per la preghiera e la
meditazione. Nelle annotazioni preliminari agli esercizi lo stesso Ignacio a
chiarirci il significato e lo scopo della sua opera:

por este nombre, exercicios spirituales, se entiende todo modo de examinar la


consciencia, de meditar, de contemplar, de orar vocal y mental, y de otras spirituales
operaciones [...] Porque as como el pasear, caminar y correr son exercicios corporales; por la
mesma manera, todo modo de preparar y disponer el nima para quitar de s todas las
afecciones desordenadas y, despus de quitadas, para buscar y hallar la voluntad divina en la
disposicin de su vida para la salud del nima, se llaman exercicios spirituales14.

Il testo ignaziano segna una pietra miliare nella produzione devozionale e


rimane ancor oggi il testo sul quale i novizi della Compagnia ed i membri pi
anziani arricchiscono la loro esperienza spirituale. Altre opere di San Ignacio,
come le Costituzioni della Compagnia di Ges, saranno oggetto di studio nel
capitolo a proposito di congregazioni ed ordini religiosi.
Tra i primi compagni di Ignacio troviamo Juan Polanco, nato a Burgos nel
1516, da una famiglia di facoltosi commercianti burgalesi. Polanco decide di
entrare nella Compagnia nel 1541, dopo aver fatto gli esercizi spirituali con il
padre Lanez a Roma. Nellordine svolge dapprima il ruolo di segretario di San
Ignacio, in seguito procuratore generale della Compagnia, vicario generale e
provinciale di Siclia. Proveniente da una famiglia di facoltosi commercianti
burgalesi, abbandona la promettente carriera di scriptor apostolicus per la
Compagnia di Ges, divenendo in breve il braccio destro dei primi tre Generali
del nuovo ordine, Ignacio de Loyola, Diego Lanez e Francisco de Borja.

14
I. de LOYOLA, Ejercicios espirituales, a cura di Bernardo DE ANGELIS, Roma, nella Stamperia
del Collegio Romano, 1615,, p. 1; sulla concezione degli esercizi e sulla spiritualit ignaziana in genere
cfr. Manuel RUIZ JURADO, Para encontrar la voluntad de Dios: gua de ejercicios espirituales, Madrid,
Biblioteca de Autores Cristianos, 2002
220

Profondo conoscitore degli esercizi spirituali, egli sar molto pi di un


segretario, svolgendo un ruolo determinante come teologo per laffermazione
della spiritualit ignaziana. Si trasforma anche in voce e memoria dei primi anni
della Compagnia, con la strutturazione dellArchivio e lelaborazione, negli anni
senili del suo Chronicon Societatis Iesu, (1538-1556) ad oggi una delle fonti
primarie pi importanti per la ricostruzione dei primi anni del nuovo ordine15.
Limpegno sul piano teologico e pi generalmente religioso di Juan
Polanco riscontrabile nelledizione di un nuovo manuale di confessione, il
Breue directorium ad confessarii et confitentis, che conta quattro edizioni a
Roma tra il 1554 ed il 1585. Dopo la prima edizione del Blado del 155416, si
ristampa presso la Stamperia del Collegio Romano nel 1568, lanno successivo
presso gli eredi Dorico, e nel 1585 da Giacomo Ruffinelli. Fuori da Roma,
numerose sono le edizioni veneziane, la prima di Giacomo Leoncini nel 1569,
seguita da altre dello stesso editore, e di Giovan Battista Bonfadino. Sempre
nella Serenissima, Damiano Zenaro pubblica la traduzione italiana nel 1579,
ristampandola in copia identica nel 1589. La fortuna dei manuali di confessione
interessa anche altri autori spagnoli della met del secolo: nel 1558 il cappellano
di Filippo II, Garca Lpez de Alvarado, arcidiacono di Villaviciosa, pubblica a
Roma per i torchi di Vincenzo Luchino un Breue compendio de confession, in
spagnolo, nel quale si illustra il sacramento della confessione ai fedeli17.
Sulla stessa linea editoriale, troviamo un Methodus ad eos adiuvandos qui
moriuntur, altro manuale religioso che riguarda il trapasso, lestrema unzione e
le cerimonie funebri. Di esso conosciamo unedizione romana del 1577, per i tipi
di Vittorio Eliano18, anche se da supporre che lopera sia uscita prima, poich

15
Sulla centralit della figura di Juan Polanco nella Compagnia e sui meriti intellettuali di questa
figura troppo spesso rimasta in ombra, cfr. Jos GARCA DE CASTRO, Polanco: el humanismo de los
Jesuitas, (Burgos 1517-Roma 1576), Madrid, Universidad Pontificia Comillas - Sal terrae - Mensajero,
2012.
16
Juan POLANCO, Breve directorivm ad Confessarii ac Confitentis munus rit obeundum
concinnatum. Per M. Ioannem Polancum Theologum Societatis Iesv, Romae, Apud Antonium Bladum,
Impressorem Cameralem, M.D.LIIII [1554].
17
Garca LPEZ DE ALVARADO, Breue compendio de confession, compuesto por Garcia Lopez de
Aluarado Arcediano de Villa uicios, y capellan dela sacra catholica real M. De don Philipe Rey de Spana
y de Inglaterra, & ce. nuestro senor. Puesta in luz a honrra de Dios y utilidad de todo fiel christiano,
(Imprimido en Roma, por Vincentio Luchino, 1558).
18
Juan POLANCO, Methodvs ad eos adivvandos, Qvi morivntvr: Ex complvrivm Doctorum, ac
piorum scriptis, diuturnoque; vsu, & observatione Collecta. Auctore R. P. Ioanne Polanco, Theologo
Societatis Iesv. Cum facultate Superiorum, Romae, Apud Victorium Aelianum M.D.LXXVII [1577].
221

si conosce unedizione maceratese del 1575, delleditore Sebastiano Martinelli.


Damiano Zenari stampa a Venezia il libro nel 1577 e nel 1579. Lungi dallessere
un trattato di argomento teologico e di carattere specialistico, oltre alle funzioni
legate alle pratiche funerarie lopera contiene un compendio di dottrina, tanto
da assumere il titolo di Dottrina christiana nella stampa veneziana in
traduzione italiana operata da Francesco Rampazetto nel 1570. Lo stesso
formato, in-12 e persino in-16 nel caso delledizione maceratese e della prima
traduzione italiana, depone a favore di un uso destinato alla lettura di laici e
religiosi destrazione popolare. I teologi gesuiti non disdegnano il grande
pubblico, cercando una nuova forma di comunicazione che sfrutti i nuovi mezzi,
primo fra tutti quello della stampa per raggiungere un maggior numero di
persone, in linea con lo zelo missionario e la vocazione comunicativa della
Compagnia di Ges.
Lo stesso genere di pubblicazioni vede una fioritura notevole nel corso
della seconda met del XVI secolo, laddove la propaganda controriformistica
inizia a considerare con sempre maggiore interesse la pubblicazione di questo
genere di opere in volgare, guadagno sicuro per i tipografi in quanto al riparo
dalla scure della censura. Ancora una volta troviamo nei gesuiti i principali
diffusori di questo genere di letteratura religiosa dal carattere edificante. Un
esempio del genere rappresentato dal padre Gaspar Loarte, gesuita che
trascorre quasi tutta la sua carriera di ecclesiastico in Italia, essendo rettore dei
collegi di Genova e Messina. La fortunata stagione editoriale delle opere
devozionali del padre Loarte si inaugura con la pubblicazione, nel 1570 per i
torchi della Stamperia del Collegio, delle Instrutione et auisi per meditare la
passione di Christo nostro redentore19, riediti nel 1571 con aggiunte di nuove
meditazioni da parte dello stesso autore20. Lopera di Loarte conosce immediato
successo e riedizioni in Italia, come quella di Venezia (Francesco Ziletti, 1572),
Bologna (Alessandro Benacci, 1576) e Brescia (Vincenzo Sabbio). Unedizione

19
Gaspar LOARTE, Instruttione et auisi, per meditare la passione di Christo nostro redentore; con
alcune meditationi di essa. Per il p. Gaspar Loarte [], In Roma, nel Collegio della Compagnia di
Giesu, 1570.
20
Gaspar LOARTE, Instruttione e Avertimenti per meditare la Passione di Christo Nostro
Redentore: con alcune Meditationi intorno ad essa; Raccolti per lo R. P. Gasparo Loarte Dottor
Theologo, della Compagnia di Gies. Ristampato e corretto con alcune altre meditationi agionte di
nuouo dal medesimo authore, In Roma M.D.LXXI [1571].
222

aumentata viene pubblicata a Venezia da Francesco Ziletti nel 1582, dove ai ff.
77-95 viene inserito il Breve discorso sopra lAmor di Dio, del padre Juan de
vila, uno dei promotori della Compagnia di Ges in Spagna, beatificato nel
175921.
Le Istrutione et avertimenti per meditar i Misterij del Rosario, escono
presso Giustina de Rossi in unaccurata edizione corsiva, corredati da sedici
incisioni in rame a pagina intera, raffiguranti la Passione, la morte e la
Resurrezione 22 . Una nuova edizione si pubblica nel 1587 presso Vincenzo
Accolti23 . Lmportanza della pratica del Rosario durante la Controriforma
centrale, associandosi spesso alla devozione mariana. San Pio V, campione
dottrinario del rilancio cattolico, promulga nel
1569 la bolla Consueverunt Romani Pontifices,
ancora oggi vigente, nella quale si definisce la
forma del Rosario. Nel 1572, un anno prima
delledizione dellopera di Loarte, si celebra la
prima ricorrenza della battaglia di Lepanto,
dedicata a Santa Maria della Vittoria, mutata
lanno successivo in festa del Santo Rosario, in
quanto Gregorio XIII, succeduto nel frattempo
al Ghislieri, ritiene che sia stata la recita di
questo a determinare la sconfitta dei turchi. A

J. Ledesma, Dottrina Christiana tale proposito, val la pena di notare come


breve, Roma, L. Zanetti, 1594.
: Biblioteca Angelica - Roma questa decisione del pontefice sia strettamente
legata agli interessi spagnoli, come

21
Cfr. Jos Eugenio DE URIARTE, Catlogo razonado de obras annimas y seudnimas de Autores
de la Compaa de Jess pertenecientes la antigua Asistencia espaola, Madrid, Establecimiento
tipogrfico Sucesores de Rivadeneyra, Impresores de la Real Casa, 1904, (5 voll.), vol. I, p. 80.
22
Gaspar LOARTE, Istrvtione et avertimenti per meditar i Misterij del Rosario, della Santissima
Vergine Madre, Raccolti per il Reuerendo P. Gasparo Loarte Dott. Theologo della Compagnia di Gies,
in Roma, M. D. LXXIII [1573], ([Roma], M.D.LXXIII [1573]. Appresso Justina de Rossi).
23
Gaspar LOARTE, Instruttione per meditare il rosario della Madonna. Raccolti per il r.p. Gasparo
Loarte della Compagnia di Giesu, In Roma, appresso Vincentio Accolti, in Borgo, 1587.
223

dimostrerebbe la pubblicazione in spagnolo del ragguaglio sulle indulgenze


concesse da papa Boncompagni ai rosari benedetti nel 1580 24 , nel 1581 in
occasione della congregazione generale della Compagnia di Ges per la
rielezione del preposito, indulgenza su istanza dei gesuiti della provincia di
Spagna25, e quella per i rosari benedetti su richiesta di Doa Mara Pimentel y
Fonseca, contessa di Olivares, nel 158326, tutti pubblicati presso gli eredi del
Blado. Ad ulteriore testimonianza dellinteresse del pubblico per il tema del
Rosario utile citare la pubblicazione in traduzione italiana nel 1588 dellopera
del cistercense Luis de Estrada, rettore del collegio di San Bernardo presso
luniversit di Alcal, dal titolo Rosario della Madonna, et sommario della vita
di Christo27, dove si affianca la pratica devozionale del rosario allo sforzo di
divulgazione dottrinaria per la catechizzazione popolare. Lefficacia e
limportanza del rosario assumono una maggiore centralit in contrapposizione
alla dottrina protestante, verso la quale la chiesa cattolica rivendicava il ruolo
salvifico della preghiera e la possibilit di rimettere i peccati con lausilio di
Cristo. Lopera missionaria del padre Loarte prosegue con pubblicazioni sui pi
disparati temi della pratica religiosa quotidiana: si va dai trattati contro le
tentazioni e per la preservazione dal peccato28 alle prescrizioni per i religiosi

24
GREGORIO XIII, Indulgencias concedidas por Gregorio XIII a las Coronas, Rosarios, y granos,
bendezidos en primero de settiembre 1580, En Roma, por los Herederos de Antonio Blado, 1580.
25
GREGORIO XIII, Indulgencias concedidas por nuestro muy sancto padre Gregorio XIII. a las
cuentas beneditas a instancia delos padres dela Compagia de Iesus dela provincia de Spaa que
vinieron ala congregation general deste ao de 1581 primero de mayo, En Roma, por los herederos
d'Antonio Blado impressores camerales, 1581.
26
GREGORIO XIII, Indulgencias concedidas por nuestro muy santo padre Gregorio XIII a las
coronas, rosarios, cuentas y granos que bendixo a instancia de doa Maria Pimentel de Fonseca
condessa de Olivares a 8 de julio, ao de M. d. LXXXII [1582], Roma, haer. Antonio Blado, 1583.
27
Luis de ESTRADA, Rosario della Madonna, et sommario della vita di Christo. Composto per il
padre fra Luigi di Strada [], In Roma, appresso Domenico Basa, 1588.
28
Gaspar LOARTE, Trattato delli rimedij delle tentationi. Cauato del libro del essercitio della vita
christiana. Composto per il r.p. Gaspar Loarte dottor theologo, della Compagnia di Iesu, con li rimedij
contra la bestemmia et altre cose di nuouo aggiunte dall'istesso autore, In Roma, appresso Iustina d
Rossi, [1573].
224

sulle medecine da somministrare ai penitenti 29 , dal manuale di


pellegrinaggio30 allo stigma contro il peccato della bestemmia31 o della carne32.
Un altro gesuita, Jaime Ledesma, talvolta menzionato nei repertori come
Diego de Ledesma, docente di umanit e teologia presso il Collegio Romano,
pubblica nel 1571 un fortunato trattatello dal titolo Dottrina Christiana breue
per insegnar in pochi giorni per interrogatione, a modo di Dialogo, fra'l
Maestro e Discepolo, che conta sette edizioni fino al 1594, ad opera di officine
tipografiche diverse33. Se prendiamo in considerazione lintera penisola italiana,
le edizioni ammontano a oltre trenta unit per il solo XVI secolo. Lopera vanta
innumerevoli traduzioni, tra le quali una in albanese ad opera dellalunno del
collegio greco Luca Matranga, pubblicata a Roma nel 1592.
Avanzando nel XVI secolo, troviamo una delle figure pi importanti della
letteratura religiosa del tempo, fray Luis de Granada. Originario dellomonima
citt, il suo cognome paterno era Sarri. Nel 1525 veste l'abito domenicano
presso il convento di Santa Cruz, passando a studiare a Valladolid nel 1529. Fa
ritorno alla citt natale nel 1534, con fama di teologo e sacro oratore. Svolge
diversi incarichi in Spagna e in Portogallo, dove provinciale dell'Ordine e
confessore della regina Doa Catalina de Austria, sorella di Carlo V. Nel 1564 si
stabilisce presso il convento di Lisbona, dedicandosi a scrivere le sue opere pi

29
Gaspar LOARTE, Conforto de gli afflitti, doue si tratta de i frutti, e remedij delle tribulationi;
Utile cos per seclari, come per religiosi: massime Confessori, donde potranno cauare conforti, &
medecine d'aplicare a i penitenti. Composto nuouamente per il R. P. Gaspar Loarte, Dottor Theologo,
della Compagnia di Gies, In Roma, appresso Vincentio Accolto, 1574, (In Roma, appresso Vincentio
Accolto, 1573).
30
Gaspar LOARTE, Trattato delle Sante Peregrinazioni. Doue s'insegna il modo di farle con molto
frutto spirituale, et si tratta anchora delle Stationi, & Indulgentie, che nelle peregrinazioni si sogliono
guadagnare. Composto nuouamente per il R. P. Gaspar Loarte, Dottor Theologo, della Compagnia di
Giesv, In Roma, appresso Giuseppe degli Angeli, alla Minerua, 1575.
31
Gaspar LOARTE, Trattato delli remedii contra il gravissimo peccato della bestemia. Doue ancora
si tratta del giurare, e spergiurare, e giocare, che sono vitij, che schiffar si debbono. Composto per il R.
P. Gaspar Loarte, D. Theologo, della Compagnia di Giesv, Con licenza de' Svperiori, In Roma, Appresso
Domenico Piolato, M.D.LXXX [1580].
32
Gaspar LOARTE, Alcuni rimedii generali contra tutti li peccati, & altri particolari contra il
peccato della carne. Cauatti dal Trattato delli rimedij di tutte le tentationi. Composto per [...] Gaspar
Loarte [...] & augumentati dal [...] preposito di San Fedele, In Roma, appresso Vincentio Accolti, 1584.
33
Jaime LEDESMA, Dottrina Christiana breue per insegnar in pochi giorni per interrogatione, a
modo di Dialogo, fra'l Maestro e Discepolo. Composta per il D. Ledesma, della Compagnia di Iesu,
Nuouamente stampata in Roma, con Licenza de' Superiori. M.D.LXXI [1571]; altre edizioni: eredi di
Antonio Blado, 1573; Stamperia del Collegio Romano, 1582; Domenico Basa, 1589; Luigi Zanetti, 1593;
Domenico Basa, 1594; Luigi Zanetti, ad istanza di Antonio Facchetti.
225

importanti, e l muore34. Tra gli autori spagnoli uno di quelli con il maggior
numero di pubblicazioni in Italia. Le edizioni delle sue opere si susseguono fino
al XVIII secolo. La maggior parte di esse vengono tradotte in italiano, godendo
di ampia diffusione presso il pubblico dei fedeli. Lesordio presso la stampa
romana avviene nel 1572, con la pubblicazione del Rosario della Gloriosa
Vergine Maria, pubblicato da Giuseppe De Angelis, contenente opere di
Granada raccolte e tradotte dal correligionario Andrea Gianetti, originario di
Sal, provinciale di Terra Santa35. Ledizione inaugura una fortunata serie che si
ripubblica anche in altre citt dItalia. lanno successivo se ne fa una nuova
edizione a Romadello stesso tipografo della precedente, nella quale si registrano
il culto tributato da Pio V e la nuova festivit istituita da Gregorio XIII36. In
questa edizione sono presenti venti lamine, opera dellincisore Adamo da
Mantova, raffiguranti i venti misteri e posti allinizio di ogni decina 37 . Del
Rosario si contano quindici edizioni durante il XVI secolo, pubblicate tra Roma,
Venezia e Brescia, nella traduzione e sistemazione del padre Gianetti. La
successiva edizione romana del 1576, ad opera di Giuseppe De Angelis, ad
istanza di Lorenzo Oderico e dellincisore Giovan Battista Cavalieri, presenta un
frontespizio monumentale inciso, le lamine con i misteri modificate, da
supporre, per mano dello stesso Cavalieri. Al fol. 2 inoltre presente la dedica al
generale dei domenicani, padre Serafino Cavalli da Brescia, citt dove Gianetti

34
Per maggiori ragguagli bio-bibliografici su fray Luis de Granada, cfr. Vida y obra de Fray Luis
de Granada, Urbano ALONSO DEL CAMPO, Salamanca, Editorial San Esteban, 2005; Documentos A:
Genealoga cientfica de la cultura, n. 4 (1992), (numero monografico dedicato a: Fray Luis de
Granada: una visin espiritual y esttica de la armona del Universo),
35
Fray Luis de GRANADA, Rosario della Gloriosa Vergine Maria. Raccolto dall'Opere di Luigi di
Granata, per il R. P. Andrea Gianeti da Salo, Roma, Gius. degl'Angeli, 1572.
36
Fray Luis de GRANADA, Rosario della Sacratissima Vergine Maria Madre d'Iddio Nostra
Signora. Raccolto dalle opere Del Reuerendo P. F. Luigi di Granata dell'Ordine de Predicatori. Per il
Reverendo Padre F. Andrea Fianetti da Sal, [] Con la confirmatione di Pio V. & Institutione della
festa di N. S. Papa Gregorio XIII. Seguendo per ordine le deuote contemplationi di suoi quindici Misteri
rappresentati con bellissime figure, e compresi in fine da breui & affettuose Orationi, come si puo uedere
dal libro, & dalla seguente Tauola, (In Roma, MDLXXIII [1573]. Appresso Giuseppe de gl'Angeli); per
le illustrazioni delledizione, cfr. Pamela ARANCIBIA, La funzione delle immagini nel Rosario della
sacratissima Vergine Maria madre di Dio nostra signora, in Erminia ARDISSINO - Elisabetta SELMI,
Visibile teologia. Il libro sacro figurato in Italia tra Cinquecento e Seicento, Roma, Edizioni di Storia e
Letteratura, 2012, pp. 179-190 (Temi e Testi, 101).
37
Sullincisore Adamo da Mantova, cfr. Carlo DARCO, Di cinque valenti incisori mantovani del
XVI secolo e delle stampe da loro operate, Mantova, Ferdinando Elmucci, 1840, in particolare pp. 38 sgg.
226

aveva professato i voti38. Una nuova edizione dellopera si pubblica nel 1585, per
i torchi di Domenico Basa, con alcune sensibili modifiche rispetto alle
precedenti edizioni. Al fol. 2 presente la dedicatoria alla signora Porzia
dell'Anguillara, mogli in seconde nozze di Federico Cesi, marchese di Monticelli
e signore di Acquasparta, redatta da Antonio Ciccarelli, dottore in teologia
originario di Foligno e datata Roma, 1 aprile 1585. Questa edizione riproduce
alcune lamine dell'edizione di Roma 1573, e ne contiene altre nuove, incise
sempre in rame39. Bernardo Giunta licenzia a Venezia due edizioni del Rosario,
rispettivamente nel 1587 e nel 1593, con linserto di alcune meditazioni sul
Padre nostro, sette orazioni per ciascun giorno della settimana, composte da
Andrea Gianetti da Sal. Ad esse aggiunse anche una serie di miracoli compiuti
dalla Vergine per virt del Rosario, con le Bolle ed indulgenze concesse dai
Sommi Pontefici fino a Sisto V alla Compagnia del Rosario. Non mancano le
figure in rame, e nel frontespizio si legge che il testo [...] accommodato a
potersi dire senza la Corona per via di alcuni sententiosi versetti della Sacra
Scrittura, ciascuno de' quali s'ha da acompagnare con una Aue Maria.
L'edizione viene curata dal padre Girolamo Beruardi, domenicano, lettore del
convento dei SS. Giovanni e Paolo a Venezia. L'edizione contiene in totale
ventitr lamine, incise da Giacomo Franco, diverse dalle precedenti edizioni. Di
Granada conosciamo, inoltre, le edizioni della Copia di vna lettera scritta dal

38
Fray Luis de GRANADA, Rosario figurato della Sacratissima Vergine Maria Madre di Dio nostra
Avocata. Dall'Opere del Rv. P. F. Lvigi di Granata dell'Ordine de' Predicatori. Raccolto per il R. P. F.
Andrea Gianetti da Sal dottore Theologo dell'istesso Ord. et Provinciale di Terra Santa. De nuovo
ristampato et con alqvante belle figvre de varie inventioni dalle prima variato, [Roma], Con Licencia de'
Superiori A instancia de Gio. Baptista de Cavalieri et Lorenzo Oderico compagni. MDLXXVII [1577],
(In Roma, Appresso Giuseppe de gl'Angeli. M.D.LXXVI [1576]).
39
Fray L. de GRANADA, Rosario della Sacrat. Vergine Maria Madre di Dio. n. Avocata. Dall
Opere del R. P. F. Lvigi di Granata del Ordine de Predicatori. Racolto per il R. P. F. Andrea Gianetti
Teologo, Di nvovo ristampato, et con alqvante figvre dalle prime variato, Con le Meditationi d'Antonio
Ciccarelli da Foligni Dottore in Teologia, Romae, Ex Typographia Dominici Basae, MDLXXXV [1585].
227

m.r.p. fra Luigi di Granata all'illustrissimo & reuerendiss. monsig patriarca


d'Antiochia, & arciuescouo di Valenza40. Il destinatario Juan de Ribera, figlio
del vicer di Catalogna e di Napoli Perafn de
Ribera. San Pio V aveva definito larcivescovo
lumen totius Hispaniae. Per ordine di Filippo
III, larcivescovo rivestir anche lincarico di
vicer di Valencia, assumendo su di s il potere
temporale e spirituale della ricca arcidiocesi
levantina. Verr canonizzato nel 1960 da
Giovanni XXIII41. Nella lettera si illustra la vita di
suor Mara de la Visitacin, religiosa di Lisbona
in odore di santit. Dellopera si conoscono due
edizioni romane, la prima del 1584, ad opera di

Luis de Granada, Copia duna Giacomo Ruffinelli, ed unaltra del 1585, di


lettera [], Roma, G.Ruffinelli,
1954. Giovanni Gigliotti 42 . A Roma esce ancora
unedizione di fray Luis de Granada, il Trattato del R. P. M. F. Lvigi di Granata.
In materia dalla gravezza dello Scandalo43, dove per scandalo, in base alla
definizione che ci d lautore stesso in un capitolo della sua opera, si intende
non gi lo stupore suscitato per un misfatto, quanto piuttosto si intendono
parole come opere, con lre quali si d occasione altrui, di peccare di ritirarsi
dal bene 44 . Elemento curioso, nellopera si traducono le citazioni latine,
dimostrando il traduttore una notevole consapevolezza rispetto ai destinatari

40
Fray L. GRANADA, Copia di vna lettera scritta dal M. R. P. Fra Lvigi di Granata All'Illustriss. et
Reverendiss. Signor Patriarcha di Antiochia & Arciuescouo di Valenza, alli 18 di Marzo 1584. Et
confirmata dalli Inquisitori Generali di Lisbona. In la quale si contiene la vita miraculosa di Suora
Maria della Visitatione, Monacha dell'Ordine di S. Domenico, nel conuento dell'Anuntiata di Lisbona, In
Roma Appresso Giacobo Rufinello, 1584. Con Licentia delli Superiori.
41
Cfr. Marco Antonio CORONEL ROMANOS, Presentacin, in Studia Philologica Valentina, vol
15 n.s. 12 (2013), I-IV, pp. I-III-
42
Fray L. de GRANADA, Rosario della Sacrat. Vergine Maria Madre di Dio. n. Avocata. Dall
Opere del R. P. F. Lvigi di Granata del Ordine de Predicatori. Racolto per il R. P. F. Andrea Gianetti
Teologo, Di nvovo ristampato, et con alqvante figvre dalle prime variato, Con le Meditationi d'Antonio
Ciccarelli da Foligni Dottore in Teologia, Romae, Ex Typographia Dominici Basae, MDLXXXV [1585].
43
Fray L. de GRANADA, Trattato del R. P. M. F. Lvigi di Granata. In materia dalla gravezza dello
Scandalo: dell'vtile che da quello si pu cauare: insiema con vna breve, et necessaria instruttione per
christianamente viuere. Trasferito della Spagnuola nella lingua Italiana da Gioan Domenico Florentio
Rom., In Roma, Nella Stamperia di Tito & Paolo Diani, M.D.LXXXIX [1589]
44
Fray L. de GRANADA, Trattato cit., p. 35.
228

delledizione da lui curata, quel grande pubblico che, verosimilmente, poteva


anche non conoscere la lingua delle lite colte.
La devozione francescana, particolarmente attenta alle istanze spirituali di
matrice popolare, rappresentata da due
religiosi spagnoli che pubblicano a Roma. Il
primo Alonso de Madrid, la cui opera pi
celebre, lArte para bien servir a Dios,
pubblicata in Spagna per la prima volta nel
1521, conosce ampia fortuna nella seconda
met del XVI secolo. La traduzione italiana
del 1558 e si pubblica contemporaneamente a
Venezia, presso Francesco Rampazetto, e a
Roma, per i fratelli Dorico45. Al fol. 79 compare
unaltra opera dellautore, probabilmente tirata

anche a parte dai Dorici, dal titolo Specchio Alonso de Madrid, Arte per servire
il Signore [], Roma V. e L. Dorico,
delle persone illustri, opera di carattere morale 1558.
Biblioteca comunale Paroniana
dove i precetti dellArte vengono raccomandati Rieti
ai personaggi illustri. Alle due opere del
francescano si associa, in alcune edizioni veneziane, lepistola di San Bernardo
sulla perfezione della vita spirituale46. Pubblicato per la prima volta a Burgos nel
1524, lo Specchio viene composto a petizione di Doa Mara Pimentel y Fonseca,
moglie dellambasciatore il conte di Olivares, che si pone per questi autori come
una munifica mecenate e promotrice in prima persona di iniziative editoriali.
Un altro membro dellordine di San Francesco ngel del Pas, studioso di
teologia all'Universit di Alcal, predicatore a Figueras, cattedratico a Vich e a
Tortosa, guardiano del convento di Tortosa e definitore della provincia. Si
unisce ai minori, allora introdotti in Catalogna, e nel 1579 viene eletto custode e
provinciale della riforma. A causa delle difficolt incontrate con i francescani
osservanti, si reca a Roma, dove il generale dell'ordine lo invia a Genova e, due

45
Alonso de MADRID, Alfonso Frate de Madrid, Arte per servire al Signor Nostro Dio, composta
da Frate Alonzo de Madrid, dellordin di S. Francesco, con le additioni fatte dal medesimo, per lequali la
detta arte molto meglio sintender, Roma, impressa nella stampa dei Dorici, M. D. LVIII [1558].
46
Alonso de MADRID, Specchio delle persone illustri, In Roma, per Valerio Dorico, 1558.
229

anni dopo, a Palermo. Il soggiorno genovese vede la pubblicazione di due opere


a carattere religioso: la Divinae Scholasticaeq; Theologiae ed il Tractatus de
restituenda disciplina vetusta Religionis S. Francisci. Nel 1586 Sisto V lo
chiama a Roma, incaricandolo di continuare a scrivere i suoi libri. Per quanto
riguarda la produzione romana dellautore, troviamo il Breve trattato
dell'oratione Giacvlatoria47, pubblicata dagli stampatori camerali con privilegio
di Clemente VIII per due anni, come si legge sul verso del frontespizio. Al foglio
2 compare la dedica alla badessa e alle consorelle del Collegio di S. Bernardo da
parte del canonico di Santa Maria Pietro Fulvio, arciprete di Santa Maria della
Rotonda, nella quale leggiamo:

Hauendo conferito con il sempre R. P. Fr. Angelo del Pas, del Ordine de Minori di
S. Francesco, nel Conuento di S. Pietro in Montorio, mi concesse libert pigliasse
quel che volesse delli suoi scritti, dei quali per adesso elessi tre trattati, cio il
presente trattato dell'oratione Giaculatoria, & anco quelli del cognoscere, & amare
il S. Iddio, & della preparatione, che si deue fare per riceuer il Santissimo
Sacramento dell'Eucharistia, gi molto tempo fa composti da S. P. M. R. quale [...]
li h fatto stampare benefitio publico.

Al foglio 3, la dedica dellautore, rivolta a Bernardina Tremarchi,


gentildonna messinese. Il Breve trattato del conoscere et amarIddio esce su
istanza della badessa e delle monache di San Bernardo dellordine cistercense, e
gli Stampatori Camerali ne seguono le tappe editoriali48. Lautore la dedica a
Claudia Rangoni, nobildonna modenese che intrattiene scambi epistolari con
alcuni religiosi e letterati dellepoca, mentre il Breve trattato della Preparatione
del Santissimo Sacramento dell'Altare, pubblicato nel 1595, viene dedicato alla
messinese Antonina La Rocca49. La nobildonna appartiene ad uno dei lignaggi

47
ngel del PAS, Breve trattato dell'oratione Giacvlatoria. Composto dal molto R. P. F. Angelo
del Pas, de Perpignano dell'ordine de Minori di S. Francesco, In Roma, Appresso i Stampatori Camerali,
1595.
48
ngel del PAS, Breve Trattato del Conoscere et amar'Iddio. Composto dal molto R. P. F.
Angelos del Pas, da Perpignano, dell'ordine de' Minori di S. Francesco. Ad instanti dell'Illustrissima
Signora Claudia Rangona l'anno 1586. Et hora Stampato ad instantia delle reuerende Madri Abbadessa,
et Monache di S. Bernardo dell'ordine Cisterciense in Santa Svsanna di Roma. Con licenza de' svperiori,
In Roma, appresso li Stampatori Camerali, 1596, (In Roma, Appresso i Stampatori Camerali, M.D.XCV
[1595]).
49
ngel del PAS, Breve trattato della Preparatione del Santissimo Sacramento dell'Altare:
Composto dal molto R. P. F. Angelo del Pas, da Perpignano, dell'Ordine de' Minori di S. Francesco: Ad
230

pi antichi della nobilt di Messina, la cui origine risale al periodo aragonese.


Della donna, si conosce unaltra iniziativa pia, legata alla costruzione, nella citt
siciliana, del noviziato dei gesuiti, istituito nel 1574 grazie alle sue donazioni50. I
legami con la Spagna non si esauriscono nella dedicatoria alla nobile messinese:
i funerali del francescano, sepolto sullaltare di San Pietro in Montorio, onore
solitamente riservato ai santi, vengono pagati nel 1596 dallambasciatore
spagnolo, Antonio de Crdoba y Cardona, duca di Sessa51.
Domingo de Soto uno degli autori pi noti fra quelli qui censiti. Esperto
di diritto e teologo dellordine dei Predicatori, assiste al Concilio di Trento ed
professore a Salamanca e confessore di Carlo V52. Si pubblica a Roma nel 1586
in traduzione italiana un trattato sullabuso del giuramento53, nel quale lautore
enuclea il problema del peccato mortale del giurare, operando una distinzione
fra giuramento assertorio, considerato peccato in quanto si chiama Dio a
testimone di un qualcosa che potrebbe anche essere falso, e quello promissorio,
prodotto sulla base di unintenzione che nella contingenza reale e sincera. Il
tema, particolarmente sentito dallacuita sensibilit religiosa del tempo, viene
esteso ai limiti della filosofia morale. Johann Steelsius aveva pubblicato ad
Anversa, nel 1569, il trattato in lingua spagnola. Largomento era affrontato con
ancor maggiore profondit nellottavo libro del De Iustitia et Iure (1553),
definendo gli elementi successivamente condensati nel trattato in volgare. Il
prolifico teologo segoviano conosce ampia fortuna nellItalia post-tridentina: si
contano trentacinque edizioni delle sue opere, ivi compresi i suoi interventi
durante il Concilio, pubblicate tutte a Venezia tra il 1547 e il 1590. Solo nel
secolo successivo, tra il 1659 e il 1665, usciranno a Roma, per i tipi di

instantia della Signora Antonina la Roccha Gentildonna Messenese, l'anno 1586. Et hora stampato ad
instantia delle Reuerende Madri Abbadessa & Monache di S. Bernardo in Santa Susanna, In Roma,
Presso a Guglielmo Facciotti, 1595. Con Licenza de' Superiori.
50
Cfr. Giuseppe LA FARINA, Messina ed i suoi monumenti, Messina, G. Fiumara, 1840, p. 46.
51
Cfr. T. J. DANDELET, Spanish Rome cit., p. 147.
52
Per essenziali riferimenti bibliografici su Domingo de Soto si rimanda qui ad alcune opere di
ordine generale, facenti parte della ricca bibliografia sul personaggio: Domingo de Soto y su obra,
Segovia, Colegio Universitario, 1996; Antonio OSUNA FERNNDEZ-LARGO, Domingo de Soto, in
Maximiliano FARTOS MARTNEZ, La filosofa espaola en Castilla y Len: de los orgenes al Siglo de
Oro, Valladolid, Universidad de Valladolid, Secretariado de Publicaciones e Intercambio Editorial, pp.
281-302; Juan CRUZ CRUZ (coord.), La ley natural como fundamento moral y jurdico en Domingo de
Soto, Pamplona, Universidad de Navarra, EUNSA, 2007.
53
Domingo de SOTO, Instruttione del r.p.f. Domini Soto [...] a lode del nome di Dio come s'ha da
schivar l'abuso del giuramento, In Roma, per Gio. Osmarino Gigliotto, 1586.
231

NicolAngelo Tinassi i cinque volumi del cinque volumi del Cursus Philosophici,
ordinato dal correligionario fray Cosme de Lerma.
Con lavanzare della Controriforma il filone della letteratura didattico-
morale dargomento religioso trova sempre maggiore spazio nei cataloghi dei
librai. Un esempio del genere giunge dalla produzione libraria di fine del secolo,
con ledizione del Libro del bene della vecchiezza (Roma, Luigi Zanetti e
Giovanni Martinelli, 1597), tradotto in italiano dallagostiniano frate Pietro da
Piombino 54 , dalloriginale latino pubblicato due anni prima presso lo stesso
Zanetti e di cui si hanno altre due edizioni veneziane, rispettivamente del 1597 e
1598. Il cardinale Gabriele Paleotti pu a buon titolo considerarsi uno degli
ideologi della Controriforma: tiene dei diari durante il Concilio di Trento55, ed
un prolifico autore con pi di sessanta opere a stampa a sua firma nel corso del
XVI secolo; si tratta perlopi di istruzioni sulladeguamento alle nuove norme
del Concilio di Trento, che cerca scrupolosamente di far rispettare nelle sue
diocesi (Bologna, Albano e Sabina). La sua azione a Bologna pu essere
paragonata a quella del Borromeo a Milano56. Si tratta di un trattato fortemente
connotato in senso religioso su come assumere su di s il peso della vecchiaia,
conducendo una vita sana e al riparo dal peccato. Ricalca, per alcuni aspetti, i
regimina sanitatis medievali, con la particolarit che qui lautore si occupa della
sola et senile, fornendo ragioni teologico morali sorrette dalle Sacre Scritture
per le sue argomentazioni. Il versetto biblico citato nel frontespizio, La corona
de' vecchi la dottrina grande, et l'esperienza, et la lor gloria il timor di Dio
(Eccl., 25) paradigmatico del modo di procedere dellautore.
La traduzione italiana del 1597 viene pubblicata in due edizioni, che
presentano varianti non solo nella sottoscrizione del frontespizio ma anche negli
elementi paratestuali: una di esse presenta, unitamente allo stemma della
corona spagnola, una dedica a Filippo II, illustre vecchio del tempo. Ovviamente

54
Gabriele PALEOTTI, Libro del bene della vecchiezza composto dall'illustriss. et reuerendiss. sig.
card. Paleotto. Nuouamente tradotto di latino in volgare, da maestro. f. Pietro da Piombino
Agostiniano[], In Roma, per Giouanni Martinelli, nella stamperia di Luigi Zanetti, 1597.
55
Concilium Tridentinum. Diariorum, Actorum, Epistularum, tractatuum nova collectio, edidit
Societas Goerresiana, Editio secunda stereotypa. Friburgi Brisgoviae, Herder, 1963-1976, 13 voll.: vol,
III.
56
Paolo PRODI, Il cardinale Gabriele Paleotti (1522-1597), Roma, Edizioni di Storia e Letteratura,
1959 (Uomini e dottrine, 7), pp. 101-103.
232

non si tratta di una dedica composta dallautore, n dal traduttore, ma


dalleditore Giovanni Martinelli. In essa leggiamo:

La grande, & perpetua diuotione, che ho portato,


& porter sempre alla Sacra Cattolica Real Maest
Vostra, spessissime volte mi stimola, & mi fa
risolvere a dedicarle alcuna cosa di quelle che si
fabricano nellarte & essercitio mio de libri. Ma mi
ritien poi il non trouarne di tali, che siano degne di
comparire auanti a tanta Maest [] E perch nel
prostrarsi dinanzi alla Maest Regia i saluti, &
annontij, che si fanno, sono per lo pi di lunga
vita, essendo questa una delle maggior felicit, che
in questo mondo [] si possa ricevere []
hauendo io sempre desiderato, & desiderando

tuttauia maggiormente questa istessa alla M. V.


G. Paleotti, Libro del bene della
vecchiezza, Roma, L. Zanetti, in segno di ci ho scielto per offerirle come le
1597. offerisco, & dedico questo breue Trattato del
Biblioteca nazionale centrale
Firenze. Bene della Vecchiezza [] Et tanto pi che sar
abbracciato, quanto che si vedr portare in fronte lamabilissimo nome della M. V.
[] cos dal suo reale esempio, con quella solita, & vehemente inclinatione, che
hanno i sudditi dimitare il lor Prencipe, non solo in Italia, che in s gran parte le
soggiace, & vniuersalmente ladora, m tutto il mondo insieme, che la brama, e
spera di veder suo Monarcha, lo vorr leggere [] pregando N. S. Dio, che alla M.
V. augumenti, & confermi tutto il vene e felicit, chella istessa si desidera, & gode
in questa sua cos prospera, & meritatamente fortunatissima vecchiezza. Di Roma,
il d 1. Maggio 1597.
Della Sacra Catt. Real M. V.
Humilissimo, & deuotissimo seruo
Gio: Martinello libraro57

Lesaltazione della figura del sovrano spagnolo risponde certo a ragioni


contingenti e alla ricerca di favori e protezione per s e per i propri familiari,
come del resto lo stesso editore non manca di far notare in alcune parti del
testo: Ma le continue carestie, che gi si seguono per tanti anni, & il carico
della mia numerosa, & inutile famiglia, di cui il maggiore, inclinato ad essere

57
G. PALEOTTI, Libro del bene della vecchiezza cit., ff. 2-7.
233

clerico, pena di sedeci anni [] mi resto con tutta la mia famiglia, & massime
dotto figli tutti virginelli []58 . Tuttavia, appare significativo il fatto che si
proceda allesaltazione del monarca spagnolo da parte di un editore romano, che
potrebbe cercare una pi immediata protezione nella munificenza di un illustre
porporato o nello stesso pontefice. La presenza di una nutrita e potente fazione
spagnola a Roma fa comprendere perch leditore si rivolga a Filippo II per
ottenere favori alla corte papale.
Cos come il favore regale poteva estendersi fino Roma, formalmente fuori
dalla giurisdizione spagnola, anche lo sdegno del monarca raggiunge chi cerca
riparo nella citt del papa. Un esempio del genere pu essere rappresentato da
Jernimo Gracin de la Madre de Dios. Nato a Valladolid, figlio del segretario di
Carlo V, Diego Gracin de Alderete, le prediche di Santa Teresa lo spingono ad
entrare nell'ordine dei carmelitani, presso il cui convento di Pastrana veste
l'abito nel 1572. Incontra la riformatrice del Carmelo, della quale sar
confessore e compagno nella predicazione e promozione di nuove fondazioni. I
suoi scritti vengono tacciati di eresia, e viene processato dall'Inquisizione, con la
conseguente espulsione dal suo stesso ordine. Due delle sue opere, il Concepto
del divino amor e le Diez lamentaciones del estado miserable de los ateistas,
vengono condannate e messe all'Indice espurgatorio. Gracin si reca allora a
Roma per giustificarsi, ma il papa su pressioni di Filippo II e del suo
ambasciatore il duca di Sessa si rifiuta di riceverlo, e i conventi carmellitani gli
negano ospitalit. Va allora in Sicilia dove il vicer, il conte di Olivares, lo
accolse presso l'ospedale di S. Giacomo, dove compone alcuni dei suoi scritti. Il
papa gli ordina di andare a Roma a rinchiudersi in un convento agostiniano, ma
durante il viaggio per mare viene fatto prigioniero dai corsari, che lo portano a
Tunisi. L'ebreo Simone lo riscatta e lo invia a Genova. Di l va, a piedi, fino a
Roma, dove nel frattempo Clemente VIII mitiga la sua durezza nei confronti del
religioso, durezza in un certo senso imposta dalla corona spagnola, che non
vuole che si contraddica a Roma una sentenza emessa dallinquisizione spagnola
nei confronti di un eterodosso. Il pontefice, grazie alla fama assunta da Gracin
grazie ai suoi scritti, riconoscendo l'assoluta ortodossia delle sue opere, con la

58
Ivi, ff. 2, 7.
234

conseguente riammessione nellordine del Carmelo, stabilendo che venisse


ospitato presso il convento dei calzati di San Martino in Montibus. Da l part
come missionario per Tetun e, fatto ritorno in Europa, muore a Bruxelles.
Lesperienza romana si rivela fondamentale nella complessa vicenda
autobiografica di Jernimo Gracin, grazie alle importanti amicizie contratte
nella citt eterna, fra le quali si annoverano numerosi porporati e personalit
come San Filippo Neri. Il suo pi importante protettore a Roma senza dubbio
il cardinal Pedro de Deza, che lo fa nominare teologo per il SantUffizio, compito
nel quale ha modo di difendere lortodossia dottrinaria durante il processo per
la canonizzazione di Teresa di Ges59.
Le sue pubblicazioni a Roma sono numerose e sorpassano il limite
cronologico del XVI secolo, sconfinando nel
successivo con diverse traduzioni italiane60. Lansia
per la conversione e lo spirito popolare dellordine
del Carmelo fanno s che la maggior parte dei suoi
scritti non sia in latino, lingua che Gracin
maneggia comunque con disinvoltura. La prima
edizione che troviamo a Roma del 1596 e
dimostra come per quellanno Gracin sia gi ben
inserito allinterno della fazione spagnola romana,
riuscendo ad ottenere maggior favore che in patria.
In questo anno si pubblica un sermone sulle
tentazioni della carne pronunciato nella chiesa
G. Gracin de la Madre de della nazione spagnola a Roma, Santiago de los
Dios, Sommario
delleccellenze delo glorioso S. Espaoles la prima domenica di Quaresima 61 .
Giosef, Roma, Luigi Zanetti,
1997. Lopera esce dai torchi del tipografo di origine
Biblioteca Angelica - Roma
veneziana Luigi Zanetti e lanno successivo questi

59
Per ulteriori ragguagli bio-bibliografici su Jernimo Gracin de la Madre de Dios, cfr. Mara
Pilar MANERO SOROLLA, La peregrinacin autobiogrfica de Anastasio-Jernimo (Gracin de la Madre
de Dios), in Revista de Literatura, LXIII, 125 (2001), pp. 21-37.
60
Cfr. E. TODA Y GELL, Bibliografa Espanyola cit., ad indicem.
61
Fray Jernimo GRACIN DE LA MADRE DE DIOS, Cerco spiritual de la consciencia tentada.
Sermon en que se tracta de quarenta fuentes de las tentaciones del mundo, carne, y diablo. Predicado in
Santiago de los Espaoles de Roma. Dominica 1. Quadragesima, Por fray Geronimo Graian de la
Madre de Dios natural de Valladolid, In Roma, appresso Luigi Zannetti, MDXCVI [1596].
235

pubblica il Summario de las Excelencias del glorioso S. Ioseph Esposo de la


Virgen Maria 62 , tradotto nello stesso anno in italiano da Sulpizio Mancini,
tipografo romano che stampa per il Martinelli e il Pelagallo, e pubblicato presso
la stessa officina tipografica 63 . Lesperienza di un anno e mezzo nel bagno
tunisino, avvenuta tra il 1593 e il 1595, alla base della pubblicazione del
Tratado de la redempcion de cativos, pubblicato sempre nel 1597 presso il
tipografo libanese di religione maronita Giacomo Luna, stampatore al servizio
della Tipografia Medicea Orientale specializzato nella composizione in caratteri
arabi64. Nel trattato si mette in risalto limportanza del riscatto dei prigionieri
turchi esaltando il ruolo svolto dalle istituzioni pie e dai privati preposti a tale
delicato compito. Al seguito del cardinal Deza, promotore del giubileo del 1600,
si occupa delle celebrazioni religiose in occasione dellanno santo. In tale
contesto si inquadrano le due opere sul tema pubblicate a ridosso dellanno
giubilare, nel 1599, al fine di esaltare lazione svolta dallinfluente protettore,
che gli garantir la possibilit di fare ritorno in patria nel 1600, per andare a
proclamare il giubileo tra i cristiani dellAfrica settentrionale. La prima delle due
edizioni in spagnolo e illustra al pellegrino le preghiere da recitare per
guadagnare lindulgenza; la seconda la traduzione italiana e si intitola Trattato
del Giubileo dell'Anno Santo del p.m.f. Girolamo Gratiano carmelitano, e
teologo dell'illustriss. card. Deza65. Il nome del cardinal Deza viene menzionato
nel titolo per accreditare lautore e allo stesso tempo conferire una veste di
ufficialit allo scritto, rafforzata dalla presenza dello scudo di Clemente VIII

62
Fray Jernimo GRACIN DE LA MADRE DE DIOS, Svmmario de las Excelencias del glorioso S.
Ioseph Esposo de la Virgen Maria. Recopilado de diuersos Auctores por el Maestro Fr. Geronimo
Gracian de la Madre de Dios, de la orden del Carmen, naural de la ciudad de Valladolid, En Roma, por
Antonio Zannetti, MDXCVII [1597].
63
Fray Jernimo GRACIN DE LA MADRE DE DIOS, Sommario dell'eccellenze del glorioso s. Giosef,
sposo della vergine Maria. Cauate da diuersi autori, per [...] Girolamo Gratiano [...] Tradoto di
spagnuolo nell'idioma italiano per Sulpicio Mancini, In Roma, appresso Luigi Zannetti, 1597.
64
Fray Jernimo GRACIN DE LA MADRE DE DIOS, Tractado de la redempcion de captiuos. En que
se cuentan las grandes miserias, que padescen los christianos, que estan en poder de infieles y de quan
sancta obra sea lade su Rescate, y de algunos medios y appuntamientos para ello. Por fr. Geronymo
Gracian de la Madre de Dios de la primitiua horden de nuestra Senora del Carmen, natural de
Valladolid, que fue captiuo de Mammi Corzo Bexa de Tunez, En Roma, en casa de Giacomo Luna, 1597.
65
Fray Jernimo GRACIN DE LA MADRE DE DIOS, Trattato del Giubileo dell'Anno Santo del p.m.f.
Girolamo Gratiano carmelitano, e teologo dell'illustriss. card. Deza. Nel quale si dichiara che cosa sia
giubileo, si spiegano le cagioni, e gli effetti suoi, e si mostra come degnamente guadagnar si debba.
Tradotto di spagnuolo in italiano da Iacomo Bosio agente ordinario della sacra religione, et illustriss.
militia di s. Giouanni Gierosolimitano nella Corte di Roma, In Roma, appresso Luigi Zannetti, 1599 (In
Roma, appresso Luigi Zannetti, 1600).
236

inciso sul frontespizio. Il traduttore il cavaliere di San Giovanni e agente a


Roma per i gerosolimitani Giacomo Bosio, autore di alcuni scritti sulla storia ed
i privilegi del suo ordine cavalleresco. Sullo stesso argomento escono nel 1600
alcune edizioni sia in italiano che in spagnolo dal titolo Al devoto pellegrino (Al
deuoto peregrino), stampate da Stefano Paolini, Andrea Fei ed Antonio
Facchetti, riedizioni del testo di Jernimo Gracin.
237

Canonizzazioni: i santi spagnoli e leditoria romana del


Cinquecento

La sempre pi intima connessione fra discorso politico e spirituale fa s


che, dalla seconda met del Cinquecento, si avverta sempre pi forte lesigenza
da parte spagnola di porsi nei confronti della Roma papale come sola ed unica
potenza in grado non solo di difendere militarmente le ragioni dellortodossia
cattolica, ma anche di considerarsi il pi devoto dei regni. Il concetto di
devozione si lega indissolubilmente alla piet, parola questa che, nella sua
accezione pi vicina alletimologia latina, implica linstaurazione di vincoli non
solo religiosi, ma anche sociali, politici e di condivisione di orizzonti culturali.
Limmagine della Spagna a Roma passa anche attraverso la carit elargita alla
popolazione romana, di nazionalit spagnola e non. Ricchi commercianti e
notabili come don Constantino del Castillo, il commerciante portoghese Antonio
Fonseca, Garca Snchez, tutti appartenenti alla fazione spagnola, vissuti e
morti a Roma, inaugurano a partire dagli anni Sessanta del secolo la pratica di
lasciare rendite per costituire doti da devolvere a giovani ragazze povere in et
da marito, pratica assai diffusa presso la comunit spagnola a Roma1. Tale uso
tipico della comunit spagnola e del papa, che affida a partire da Sisto V il
compito dellelargizione allarciconfraternita del Gonfalone, che lo fa in una
cerimonia solenne celebrata a Santa Maria sopra Minerva. Nelle testimonianze
raccolte dagli storici, non mancano i testamenti di spagnoli deceduti a Roma che
lasciano una parte dei propri beni ad istituzioni pie. La chiesa di Santiago degli
Spagnoli , ovviamente, una delle istituzioni che pi beneficiano di tali lasciti.
stato notato come, in una rete di rapporti clientelari, anche i lasciti testamentari
divengono un modo per stabilire esplicitamente o implicitamente vincoli di
obbedienza e scambi di favori 2 . Un buon esempio di interconnessione tra
attivit caritatevole ed azione politica si ha alla morte di Sisto V. Il pontefice
appena scomparso non era di certo stato sempre dalla parte degli spagnoli, e

1
Sulluso di dotare le ragazze povere da parte della comunit spagnola romana e sul ruolo della
chiesa di Santiago de los Espaoles in questa pratica, cfr. Manuel VAQUERO PIEIRO, La renta y las
casas: el patrimonio inmobiliario de Santiago de los espaoles de Roma entre los siglos XV y XVII,
Roma, LErma di Bretschneider, 1999, pp. 38 sgg.
2
Cfr. T. J. DANDELET, Spanish Rome cit., pp. 107 sgg.
238

Filippo II vuole assolutamente scongiurare leventualit dellelezione di un altro


papa ostile. Quando nel 1590 si riunisce il conclave, fa dirigere da Napoli verso
Roma truppe e navi spagnole. Tutti i cardinali filospagnoli appendono le
insegne di Spagna fuori dai propri palazzi, per dimostrare allambasciatore,
occhi ed orecchie di Filippo II a Roma, la loro fedelt agli Austria. Lelezione
papale non tarda a giungere: sale al soglio pontificio un sicuro alleato di Filippo,
Giovan Battista Castagna, col nome di Urbano VII. Tuttavia, questi muore dopo
soli dodici giorni, vanificando gli sforzi della fazione spagnola. Filippo II a
questo punto fa pervenire un messaggio ai cardinali nuovamente riuniti in
conclave: lelezione si dovr svolgere fra uno dei candidati a lui favorevoli,
nessun altro verr accettato dai suoi rappresentanti diplomatici in citt. Delle
navi cariche di grano, in partenza dalla Sicilia, salperanno non appena il
consesso di porporati avr preso una decisione. Roma, da sempre dipendente
dalle riserve dellItalia meridionalie per il suo rifornimento di cibo, si trova nel
pieno di una crisi alimentare: il conclave elegge il cardinal Sfondrato, che
assume il nome di Gregorio XIV, segno della continuit con il pontificato
filospagnolo di papa Boncompagni. Le navi possono salpare dalla Sicilia, Filippo
II viene acclamato come il salvatore di Roma dallincubo della carestia e la
Spagna distribuisce una serie di pensioni ai cardinali alleati come ricompensa
per il loro operato3.
Tuttavia, uno degli elementi di maggior rilevanza per quanto riguarda la
devozione spagnola a Roma nel XVI secolo resta quello delle canonizzazioni di
santi spagnoli. Come per il sacramento della confessione, esaminato in
precedenza a proposito del libro religioso, anche il culto dei santi si configura
con la Controriforma quale elemento peculiare della dottrina cattolica in antitesi
con quella luterana e viene cos rilanciato come elemento di distinzione dalle
devianze protestanti. Oltre a ci, lo storico Peter Brown ha evidenziato come il
ruolo svolto dal santo protettore ricalca sul piano spirituale quello svolto dal
ricco e facoltoso protettore nellambito dei rapporti clientelari che sorreggono la
societ rinascimentale, tanto in Spagna come in Italia. Per Dandelet tale

3
Cfr. Jean DELUMEAU, Vie conomique et sociale de Rome dans la seconde moiti du XVIe sicle,
Paris, De Boccard, 1957-1959 (Bibliothque des coles Franaises dAthnes et de Rome, fasc. 184), t.
II, p. 619.
239

mentalit giustifica la spasmodica ricerca di canonizzazioni da parte della


Spagna in questi anni e per tutto il secolo successivo, al fine di garantirsi una
degna rappresentanza, un patronazgo da invocare per la vita ultraterrena4.
Il Seicento il secolo dei santi spagnoli, che si aggiudicano il 60% delle
canonizzazioni 5 , con quindici santi su ventisei proclamati nei cento anni; la
causa di questo fenomeno, circoscritto agli anni della preponderanza spagnola
in Italia da ricercare nellultima parte del Cinquecento. La quantit di
canonizzazioni appare ancor pi inusitata se si considera che dal 1198 al 1431 il
solo santo spagnolo Santo Domingo de Guzmn, il fondatore dellOrdine dei
Predicatori, la cui canonizzazione nel 1234 avvenne peraltro su pressione dei
suoi seguaci francesi e italiani, pi che per volont delle autorit spagnole. Il
tentativo durante il Medioevo da parte dei re dAragona di far santificare Ramon
de Peafort fallisce miseramente e bisogner attendere il 1601 per ottenere
questo riconoscimento.
La fortunata serie dei santi spagnoli det moderna viene inaugurata nel
1588, con la canonizzazione di San Diego de Alcal, frutto della diretta azione
della monarchia ispanica sulla congregazione cardinalizia romana. Tutto nasce
dalle virt miracolose attribuite al corpo del santo nella guarigione del principe
Carlos, gravemente ferito in seguito ad una caduta nel palazzo reale di Alcal. La
salma del francescano spagnolo viene portata nella stanza del principe, che al
solo contatto con la reliquia inizia a manifestare segni di miglioramento. Tra il
1562 e il 1563 iniziano a pervenire ai papi le prime istanze per la canonizzazione
da parte della corona. Tuttavia il processo durer venticinque anni: ben tre papi
(Pio IV, Pio V e Gregorio XIII) rimanderanno la sentenza chiedendo maggiori
prove e testimonianze. Va ricordata la critica generale al culto dei santi
maturata in seno alla Chiesa nella prima met del Cinquecento, soprattutto a
seguito delle controversie religiose seguite alla riforma protestante. Tuttavia, nel
1563 il Concilio di Trento ribadisce lassoluta vigenza della venerazione dei santi
e delle loro reliquie, attribuendo ai soli papi la facolt di canonizzare. Nel caso di

4
Cfr. Peter R. BROWN, The cult of the Saints, Chicago, University of Chicago Press, 1981, in
particolare pp. 65 sgg.; T. J. DANDELET, Spanish Rome cit., p. 165.
5
Cfr. Miguel GOTOR, Le canonizzazioni dei santi spagnoli nella Roma barocca, in Roma y
Espaa cit., vol. II, p. 621.
240

Diego de Alcal la riluttanza dei papi potrebbe essere attribuita al fatto che la
vita del santo non molto ben documentata.
Lambasciatore spagnolo a Roma Luis de Ziga scrive alla corte di Madrid
sollecitando linvio di una biografia scritta di Diego, nella quale comparisse la
data di morte ed i registri del processo intrapreso in Spagna. Viene incaricato di
ci lo storico regio e professore di Alcal Ambrosio de Morales 6 , il quale
compone una biografia piuttosto scarna, di circa sei pagine. In essa si delineano
le origini incerte del frate, probabilmente nato nella diocesi di Siviglia agli inizi
del XV secolo, la sua vita da eremita, lamore per la povert, lingresso
nellordine francescano e lattivit missionaria nelle isole Canarie, il suo viaggio
a Roma in occasione del giubileo del 1450 e gli ultimi anni trascorsi ad Alcal
fino alla morte, avvenuta con tutta probabilit intorno al 1463, seguita dalla
riesumazione della salma nel XVI secolo 7 . In mancanza di una vita santa
solidamente documentabile, i procuratori della causa di San Diego de Alcal
optano per lattestazione dei miracoli avvenuti dopo la morte, per sua
intercessione. Ovviamente, la testimonianza pi importante quella del
principe Carlos, ma nei venticinque anni della causa verranno prodotte circa
130 attestazioni. Altro segno della santit del religioso, lincredibile stato di
conservazione della salma riesumata dal sepolcro del convento di San Hilario ad
Alcal.
Tutto questo fermento intorno alla causa di canonizzazione del
francescano spagnolo si ripercuote sulla produzione a stampa romana, con
alcune edizioni che consentono di individuare in alcune figure chiave gli attori
principali di questo successo sul piano politico e diplomatico, prima ancora che
religioso.

6
Lo stesso Ambrosio de Morales intraprende per ordine di Filippo II un viaggio nel nordovest
peninsulare in cerca di notizie circa il culto locale di santi e reliquie per lEscorial. Del viaggio, effettuato
per volont del sovrano nel 1572, resta traccia in una relazione scritta, rimasta inedita e pubblicata nel
XVIII secolo con il seguente titolo: Ambrosio de MORALES, Viage de Ambrosio de Morales por orden del
rey D. Phelipe II a los reynos de Len, Galicia y Principado de Asturias, para reconocer las Reliquias de
Santos, Sepulcros Reales, y Libros manuscritos de las Cathedrales y Monasterios [], ed. Enrique
FLREZ, Madrid, Antonio Marn, Madrid, 1765.
7
Cfr. T. J. DANDELET, Spanish Rome cit., pp. 171-175.
241

Il pi importante Francisco Pea, del quale gi ci si occupati a


proposito delle opere di diritto canonico, in quanto curatore delle edizioni del
Directorium inquisitorum di Nicols Eymerich. Luditore di Rota rappresenta
un vero e proprio punto di riferimento per gli affari della corona spagnola a
Roma. In un documento rinvenuto da Miguel
Gotor, datato 22 settembre 1591, una memoria
diplomatica sui negocios que quedan
pendientes hoy a Roma si legge che il
riferimento per lo stato di avanzamento dell
cause di canonizzazioni lauditore di Rota
Francisco Pea, sul quale bisogna fare
affidamente per assicurarsi il buon esito dei
processi8.
Lauditorato di Rota rappresenta uno dei
passaggi chiave per determinare il successo di

F. Pea, Di S. Diego de Nicolo del una causa di canonizzazione e gli spagnoli,


Puerto, F. Zanetti, 1588.
Biblioteca Angelica - Roma profondi conoscitori dei meccanismi burocratici
che regolano la vita romana, ben sanno che il decano del tribunale, insieme con i
due uditori pi anziani, svolge il delicato compito di revisione di tutti i processi,
curandone la fase istruttoria per la Congregazione dei Riti, occupandosi della
diffusione delle lettere remissoriali, nonch della determinazione delle priorit
nellordine di dibattimento delle cause. Tra Cinque e Seicento gli uditori di Rota
si trasformano, nelle in Gli auditori di Rota si trasformarono in autentici
professionisti della santit, in veri e propri fabbricatori di santi e agenti ufficiosi
del re di Spagna a Roma9.
Nel 1588, anno della canonizzazione di Diego, Francisco Pea d alle
stampe un trattato in italiano, dal titolo Di S. Diego de S. Nicolo del Puerto, o de
Alcal di Henares [] Canonizatione. Qui il santo viene denominato secondo il
luogo di nasciata, San Nicols del Puerto, nella diocesi di Siviglia. Lopera si
compone di due parti, che seguono una numerazione distinta. Alla breve
descrizione della vita del santo e del processo di canonizzazione seguono la

8
Cfr. M. GOTOR, Le canonizzazioni dei santi spagnoli cit., p. 621.
9
Ivi, p. 624.
242

relazione del cardinal Marco Antonio Colonna, lorazione di Pompeo Arrigoni,


avvocato concistoriale incaricato di perorare la causa, e la risposta di Antonio
Boccapadule, segretario apostolico10. Gli scritti in merito alla canonizzazione di
questi ultimi tre vengono pubblicati nel 1588, a spese della Santa Sede e per i
torchi di Francesco Zanetti, in due edizioni gemelle, una in spagnolo e laltra in
italiano, ad ulteriore testimonianza della risonanza dellevento11. La descrizione
di Pea viene riproposta in latino, opportunamente ampliata ed arricchita, con
il titolo De Vita Miracvlis et Actis Canonizationis Sancti Didaci. Libri tres. A
Francisco Pegna Sacri Palatii Apostolici Auditori descripti, con dedica a
Filippo II 12 . Se ne conosce anche una traduzione spagnola ad opera del
francescano Cristbal Moreno esce nel 1594 per i torchi di Jaime Cendrat, con il
titolo Tratado de la maravillosa Vida, Mverte y Milagros del glorioso S. Diego
Confessor.
Un altro protagonista del processo di canonizzazione il benedettino
Pietro Galesini, autore di unaltra relazione sul santo, pubblicata sempre nel
1588 dalla Tipografia Vaticana13. Lanno successivo Domenico Basa ne pubblica
la traduzione italiana, ad opera di Francesco Avanzi, scrittore friulano cittadino
di Venezia, che aveva in precedenza tradotto la relazione sulla Cina
dellagostiniano Gonzlez de Mendoza. Come in tutte le relazioni tra papato e
monarchia spagnola, anche quello della canonizzazioni diventa terreno di
scambio tra i due poteri. Come ribadito dal Concilio lultima parola in materia di
santificazione spetta infatti al pontefice. Sisto V ha diverse motivazioni per

10
Francisco PEA, Di S. Diego de S. Nicolo del Puerto, o de Alcal di Henares, Dell'Ordine di S.
Franc. dell'Osservanza, Canonizatione, da Sixto V. 2 luglio; Brevemente descritta dal D. Franc. Pegna.
[...], In Roma, per Francesco Zannetti, 1588.
11
Relacion dela canonizacion del sancto fray Diego de Alcala de Henares. [...] Con la relacion del
[...] senor card. Marco Antonio Colonna [...] Y con la oracion de Pompeo Arigone abogado [...] y la
respuesta de Antonio Boccapadul[i] secretario de su Sanctidad, En Roma, en la estampa de Francisco
Zannetto, 1588; Relatione della Canonizatione di San Diego di Alcala di Henares. Del Ordine di S.
Francesco della Osservanza, Che fece la Santita si N. S. Papa Sisto V. alli 2. di Luglio 1588. Con la
Relatione dell'Illustriss. & Reuerendiss. Sig. Card. Marco Antonio Colonna sopra di ci fatta auanti sua
Santit nel Concistorio celebrato alli 20. di Giugno. 1588. Et oratione di Pompeo Arigone [] con la
risposta di Antonio Boccapadule Secretario di Sua Santit, In Roma, Per Francesco Zannetti, in piazza di
Pietra, 1588.
12
Francisco PEA, De Vita Miracvlis et Actis Canonizationis Sancti Didaci. Libri tres. A Francisco
Pegna Sacri Palatii Apostolici Auditori descripti. Ad Philippvm II. Hispaniarum Regem Catholicum,
Romae, In Aedibus Populi Romani, MDLXXXIX [1589]. Apvd Georgivm Ferrarivm.
13
Pietro GALESINI, Sancti Didaci Complutensis canonizatio quam Sixtus V pont. opt. max [...]
celebrauit VI nonas Iul. anno MDXXCVIII [1588], a Pet. Galesinio [...] descripta [...], Romae, ex
Typographia Vaticana, 1588.
243

essere favorevole alla causa di San Diego de Alcal. Innanzitutto, anche il papa
appartiene allordine francescano, ma soprattutto fin dallinizio del suo
pontificato Sisto V ha manifestato spesso lesigenza di unazione militare da
parte della Spagna nei confronti dellInghilterra protestante. Non dunque
casuale che la canonizzazione avvenga proprio alla vigilia della spedizione
dellInvencible Armada. La relazione di Galesini mette in rapporto diretto i due
fatti, dichiarando che la canonizzazione del papa vuol inviare laiuto di Dio
sullimminente attacco contro leresia riformatrice14.
La canonizzazione di San Diego de Alcal rappresenta un successo perch
vede coinvolta lintera comunit spagnola, non solo la corona, che se ne fa
promotrice, ma anche le alte gerarchie ecclesiastiche, come larcivescovo di
Toledo, i vescovi di Alcal, il Generale dei francescani spagnoli, le quali sposano
immediatamente la causa, e la piet popolare, che immediatamente rivolge le
sue preghiere al francescano in odore di santit. A questo pubblico si rivolge la
pubblicazione a Roma, nel 1588, della Cancin a San Diego de Alcal, inno di
devozione al santo appena entrato nel calendario cattolico15. Il coinvolgimento
degli alti prelati spagnoli, soprattutto di quelli presenti a Roma, risulta evidente
anche nella solenne celebrazione della cerimonia di canonizzazione a San Pietro,
alla quale secondo la relazione di Galesini presente non solo Pompeo Arrigoni,
ma anche il potente cardinal Deza, uno dei principali esponenti della fazione
spagnola presso la curia16.
A seguito della causa di San Diego de Alcal Sisto V decide di centralizzare
ancor pi il processo di canonizzazione, istituendo la Congregazione dei Riti per
disciplinare e controllare i processi, stabilendo cos una procedura comune da
seguire in tutte le cause. Gli spagnoli sapranno approfittare meglio di altri delle
aderenze presso la curia, sfruttando la conoscenza dei meccanismi che
determinavano il funzionamento della Congregazione, affinati proprio durante il
lungo processo per la canonizzazione di San Diego. Cos Filippo II riesce a far
riaprire nel 1598 la causa di Ramon de Peafort, che verr canonizzato sotto
14
Pietro GALESINI, La vita, i miracoli, & la canonizatione di San Diego d'Alcal d'Henares diuisa
in tre parti et tradotta nella lingua italiana dal signor Francesco Auanzi venetiano, dalla latina di mons.
Pietro Gallesini [...], In Roma, appresso Domenico Basa, 1589, p. 95.
15
A San Diego d'Alcal. Cancion, (In Roma, per Santi et compagni, al Crocifisso, M.D.LXXXVIII
[1588]).
16
P. GALESINI, La vita, i miracoli, & la canonizatione di San Diego d'Alcal cit., pp. 201 sgg.
244

Filippo III nel 1601. Questa volta il compito di promozione delle istanze regie e
la preparazione dellopinione pubblica viene affidato alleditoria romana, che
non si limita a celebrare il successo dellazione congiunta di diplomatici e prelati
spagnoli. Gi nel 1595 viene nominato un procuratore, il domenicano Miguel
Llot de Ribera, il quale fa pubblicare a Roma un memoriale allindirizzo di
Clemente VIII con un resoconto circa la vita e le opere di Peafort17. In questo
caso lazione processuale potr procedere in maniera pi rapida, in quanto la
biografia del domenicano senzaltro meglio documentata 18 . Tuttavia, le
pratiche editoriali che seguono la canonizzazione sono piuttosto simili: ad
esempio Francisco Pea produce nel 1601 una
agiografia del nuovo santo (far lo stesso nel
1610 in occasione della canonizzazione di Carlo
Borromeo), mentre un italiano, Girolamo
Ceccotti da Cotognola, pubblica un resoconto
su alcuni miracoli del santo. In maniera
analoga, la canonizzazione del gesuita
Francisco Borja, avvenuta nel 1670, viene
coadiuvata dalla pubblicazione, gi a partire
dal 1596 di opere riguardanti la vita del santo,
come De vita Francisci Borgiae, traduzione

P. de Ribadeneyra, De vita latina di Andreas Schott dellopera spagnola del


Francisci Borgiae, Roma, A.
Zanetti, 1596. padre Pedro de Ribadeneyra, pubblicata a
Biblioteca nazionale centrale -
Roma Madrid nel 1592 e dedicata a Filippo II,
finanziata da Pedro de Borja, duca di Ganda, uno dei figli del futuro santo, che
aveva preso i voti in et matura 19 . Il traduttore, il belga Andreas Schott,

17
Miguel LLOT DE RIBERA, Ad S. D. N. Clementem VIII Pont. Maximum. De Laudabili Vita, & de
Actis hactenus in Curia Romana, Pro Canonizatione R. P. F. Raymundi de Penia Forti Enarratio.
Auctore R. P. F. Michaele Llot Sac. Theol. Doct. Ord. Praeed., Svperiorvm Permissv, Romae, Ex
Typographia Dominici Gilioti, M.D.XCV. [1595].
18
Sulle due canonizzazioni, cfr. M. A. VISCEGLIA, La citt rituale. Roma e le sue cerimonie in et
moderna, Roma, Viella, 2002, pp. 211-212 (La corte dei papi, 8).
19
Pedro de RIBADENEYRA, De Vita Francisci Borgiae Societatis Iesv Praepositi Generalis ab
Ignatio Tertij. Libri qvatvor. A Petro Ribadeneira Presbytero eiusdem Societatis, Hispanice conscripti.
Latinitate nunc donati, opera Andreae Schotti Societatis eivsdem Sacerdotis. Ex Avctoritate Svperiorvm,
Romae, Apud Aloysium Zannettum, M.D.XCVI [1596]. Il titolo originale dellopera era Vida del P.
Francisco de Borja, que fue Duque de Gania y despues religioso y III General de la Compaia de Iesus,
Madrid, en casa de Pedro Madrigal, 1592.
245

discepolo di Justus Lipsius e vive in Spagna negli ultimi quindici anni del secolo.
Dal 1580 professore di retorica a Toledo, in seguito a Saragozza. Professa nella
Compagnia proprio durante il suo soggiorno in Spagna e passa ad insegnare
retorica a Ganda, citt natale e dominio di Francisco Borja, dove il generale dei
gesuiti e futuro santo aveva istuito un collegio. Da l passa a Roma sul finire del
Cinquecento20. Analogamente, il gesuita Francisco de Ribera, uno dei direttori
spirituali di Santa Teresa dvila, compone e d alle stampe a Salamanca nel
1590, presso Pedro Lasso, una agiografia della riformatrice del Carmelo,
tradotta in italiano dalloratoriano Giovanni Bordini nel 1599 e stampata da
Guglielmo Facciotti21. Anche in questo caso la pubblicazione prepara il terreno
per la successiva canonizzazione di Teresa, che avver il 12 marzo 1622 in quello
che si pu definire un tripudio della santit spagnola, con la proclamazione in
un solo giorno, insieme alla monaca abulense, di San Ignacio de Loyola, San
Francisco Xavier, San Isidro Labrador, patrono di Madrid, e San Filippo Neri,
lunico non spagnolo del quartetto, tanto da indurre il popolo ad osservare che
in quella data erano sati canonizzati quattro spagnoli e un santo.
La convergenza di interessi dottrinari legati alla Controriforma,
laffermazione del prestigio degli ordini religiosi, sempre pi governati da criteri
simili a quelli della nascente Ragion di Stato22, nonch dallesigenza politica
della monarchia ispanica di riaffermare una supremazia non solo militare ma
anche spirituale e procedere allo scambio reciproco di favori con Roma, fanno s
che le pratiche di canonizzazione rivestano unenorme importanza nella
regolazione dei rapporti fra Santa Sede e corona spagnola. I processi del santo
complutense e del domenicano spagnolo contribuiscono a definire i meccanismi
giuridici della canonizzazione, elemento di forza dellazione spagnola in tale
ambito, unitamente allistituto della beatificazione, che consente di affermare,
almeno a livello locale, culti particolari. La diretta azione dei sovrani
contribuisce infine a rafforzare il loro legame con la sacralit, legittimandone in

20
Cfr. Joseph FABRI, Un ami de Juste Lipse, lhumaniste Andreas Schott, in Les Etudes
Classiques, XXI (1953), pp. 188-208.
21
Francisco de RIBERA, Vita della m. Teresa di Gies fondatrice delli monasteri e delle monache,
et frati Carmelitani scalzi della prima regola. Tradotta dalla lingua spagnuola nell'italiana, dal
reuerendiss. monsig. Gio. Francesco Bordini della Congregatione dell'oratorio, arciuescouo et
vicedelegato d'Auignone, In Roma, appresso Guglielmo Facciotto, 1599.
22
Cfr. M. GOTOR, Le canonizzazioni dei santi spagnoli cit., p. 631.
246

questo modo lautorit divina. I pontefici dal canto loro autorizzano tali pratiche
con la disciplina delle procedure senza precludersi la possibilit di prendere la
decisione finale in una cos delicata materia. Il ruolo delle canonizzazioni
assume cos una funzione strategica e sia il pontefice che i sovrani sono
pienamente coscienti di questo, cos come delle caratteristiche che ciascun
candidato santo deve possedere affinch i processi diano lesito sperato23.

23
Cfr. Pierre DELOOZ, Sociologie et canonisations, Lige, Facult de Droit, 1969; Peter BURKE,
How to become a Counter-Reformation saint, in ID., The historical anthropology of Early Modern Italy:
essays on perception and communication, Cambridge, Cambridge University Press, 1987, pp. 48-62;
Marina CAFFIERO, Istituzioni, forme e usi del sacro, in Giorgio CIUCCI (cur.), Roma moderna, Roma-
Bari, Laterza, 2002, pp. 141-152.
247

Oratoria sacra: sermoni

Il sermone, la parola predicata, trae origine dai primi profeti biblici. Con
lavvento del cristianesimo e nel corso dei secoli, ai fini morali e al contenuto
religioso si combina la tecnica retorica ereditata dagli autori greci e latini, con
lassunzione del modello tripartito di docere, movere et delectare proprio della
classicit. In et moderna il sermone il mezzo di comunicazione pi diffuso per
la trasmissione di idee non solo relative alla fede, ma anche ai costumi e
allordine sociale promosso dalla monarchia ispanica 1 . A Roma, citt santa,
lomiletica assume caratteristiche particolari dovute alla presenza del papa, che
attira un gran numero di teologi e predicatori desiderosi affermarsi presso la
curia grazie alle proprie doti oratorie. Allo stesso tempo loratoria veniva
praticata per la proclamazione dei discorsi tenuti in occasioni pubbliche come le
ambasciate di obbedienza, gi viste nel precedente capitolo, o le aperture dei
conclavi. La predicazione coram sanctissimo e loratoria di corte generano ben
presto una ricca produzione a stampa, che mira a diffondere i contenuti dei
sermoni predicati per ledificazione morale del pubblico dei lettori oltre che per
la promozione sociale degli autori2.
Il primo autore in ordine di apparizione Bernardino Lpez de Carvajal,
cardinal Santa Croce, gi citato a proposito della produzione a carattere profano
e per la trattatistica. Sua lHomelia doctissima habita coram maximo
Maximiliano Cesare semper augusto. Di fronte alla minaccia di uninvasione
dellItalia da parte dellimperatore, Giulio II nomina il cardinal Carvajal suo
legato a latere, e questi raggiunge nel 1507 a Innsbruck la corte imperiale,
negoziando una proficua alleanza per conto del pontefice3. Carvajal segue la
corte imperiale nelle Fiandre e a Malines il 14 ottobre 1508 in presenza di

1
Per una sintetica ma esaustiva introduzione sullorigine e i modelli dellomiletica nella tradizione
cristiana, cfr. Bernarda URREJOLA, Este sermn es moneda de todo valor: la circulacin de un saber de
buena ley en la oratoria sagrada novohispana de principios del siglo XVIII, in Acta Literaria, n. 43 II
sem. (2011), pp. 61-77: 61-63.
2
Sullevoluzione delloratoria sacra a Roma nel primo quarto del XVI secolo ,cfr. John W.
O'MALLEY, Praise and blame in Renaissance Rome : rhetoric, doctrine, and reform in the sacred orators
of the papal court, c. 1450-1521, Durham (NC), Duke University press, 1979; per una panoramica pi
generale, STANISLAO DA CAMPAGNOLA et al., Oratoria sacra: teologie ideologie biblioteche nell'Italia
dei secoli XVI-XIX, Roma, Istituto storico dei Cappuccini, 2003.
3
Cfr. L. VON PASTOR, Storia dei papi cit., vol. III, p. 728.
248

Massimiliano, Margherita dAustria, Carlo e le sue tre sorelle, prinuncia lomelia


in questione, credimando il futuro imperatore Carlo V, che allepoca ha meno di
otto anni. Larcivescovo di Nazareth Juraj Dragii (Giorgio Benigno Salviati),
che accompagna Carvajal nella legazione, si occupa delledizione dellomelia a
Roma, stampata dal Besicken nello stesso 15084. La pubblicazione diviene cos
un mezzo per celebrare lesito dellazione diplomatica del cardinale e della
politica estera di Giulio II, in questo momento volta a limitare il potere della
Serenissima nella penisola italiana.
Proseguendo in ordine cronologico, troviamo un illustre personaggio
dellepoca tra gli annali tipografici del Mazzocchi. Questi nel 1513 pubblica
lorazione pronunciata nella cappella del sacro palazzo il mercoled delle ceneri,
dinanzi a Leone X e al collegio cardinalizio, dal teologo agostiniano Dions
Vzquez, confessore di Carlo V, primo lettore si Sacra Scrittura ad Alcal, voluto
dal cardinal Cisneros per la sua conoscenza delle lingue orientali, nonch uno
dei migliori predicatori del suo tempo5. La docenza ad Alcal costituir ben
presto una vera e propria scuola di predicazione, che alla freddezza della
predicazione scolastica, fatta di nozioni, distinzioni e divisioni come se si
trattasse di un articolo della Summa dell'Aquinate affiancher il calore umano,
la capacit espressiva e la penetrante comunicativit di uno stile che potrebbe
definirsi spagnolo La predicazione dotta, in latino, rivolta ad un pubblico
illustre, come quello dei sovrani o dello stesso papa, fa da modello per la
predicazione al popolo, in volgare, che attinge ai nuovi modi e ai nuovi stili.
Questo nuova modalit di predicare appare ancor pi lungimirante se si
considera che si d prima dell'avvento controriformistico. Lo stesso Dions
Vzquez utilizza in Spagna il castigliano per la sua predicazione, trasferendo le
conoscenze e le raffinatezze retoriche in questa lingua, dando cos il suo

4
Bernardino LPEZ DE CARVAJAL, Homelia doctissima cardinalis Sancte Crucis habita coram
maximo Maximiliano Cesare semper augusto, [Roma, Johann Besicken, 1508].
5
Dions VZQUEZ, Fratris Dyonisii Vasques a Toleto Hispani Sacre Theologie Magister ex
Augustiniana Eremitanei familia congregatione castelle oratio habita Rome in apostolica sacri palatii
capella in die cinerum nona februarii Anno domini 1513, Impressum Rome per Magistrum Iacobum
Mazochium, Anno Domini M.D.XIII [1513] Die uero otaua Mensis Martii.
249

contributo all'evoluzione a all'arricchimento che lo spagnolo sperimenta in


quegli anni6.
La formazione di Dionisio Vzquez, avviatasi probabilmente a Salamanca,
viene completata a Roma, dove allievo di fra' Egidio da Viterbo, generale degli
agostiniani. L'apprezzamento da parte del pontefice delle virt oratorie di
Vzquez trova riscontro nella nomina a predicatore pontificio, che ottiene
durante gli anni del suo soggiorno a Roma, di cui si pu individuare perlomeno
una data di inizio nel 1513, anno in cui pronuncia la summenzionata orazione.
Lorazione viene ripubblicata cinque anni dopo dallo stesso tipografo 7 .
Largomento trattato dal sermone uno dei leitmotiv dellattivit di predicatore
di Vzquez, grazie al quale ottiene gran fama. Si tratta delle sue osservazioni in
merito alla duplice natura di Cristo, pur nellunit della sua persona, articolata
in quattro aspetti: il divino, il beato, il profetico e lumano. I primi due hanno a
che vedere con la dimensione divina, mentre gli ultimi sono relativi alla sua
incarnazione.
La seconda edizione del sermone di Vzquez contiene inoltre una lettera di
Leone X, datata Roma, 21 dicembre 1517, in cui si raccomanda lautore al
cardinal Adriano Castellesi. Il porporato uomo legato alla fazione spagnola;
come si visto nel capitolo a proposito della filosofia, Cipriano Benet aveva
curato il De vera philosophia, stampata sempre dal Mazzocchi nel 1514. Si
configura cos un rapporto tra un gruppo di religiosi spagnoli, il cardinal
Castellesi e Mazzocchi, libraio delluniversit e stampatore camerale, al servizio
delle autorit religiose cittadine. Nel 1513 leditore bergamasco pubblica la gi
menzionata orazione di Baltasar del Ro, altro uomo della corte di Leone X
legato alla monarchia ispanica, pronunciata durante il Concilio Lateranense ad
invocare la spedizione contro i turchi. Lossessione turca continua ad essere
presente nei disegni politici del papa Medici anche negli anni successivi al
Concilio Lateranense. Nel 1517 Egidio da Viterbo, il generale degli agostiniani

6
Cfr. Flix G. OLMEDO, S.I. (cur.), Dionisio Vzquez. Sermones, Madrid, Espasa-Calpe, 1956
(Clsicos castellanos, 123), pp. XXII-XXXII.
7
Dions VZQUEZ, De vnitate & simplicitate personae Christi in duabus naturis. Oratio
preclarissima fratris Dionysii Vasquij Augustiniani ordinis & Sacrae theologiae professoris: ac catholici
regis Caroli praedicatoris: ad Sanctissimum in Christo patrem & Dominum, N. D. Leonem Papam X. &
Sacrum Cardinalium senatum, (Impressum, Romae apud Iacobum Mazochium. Die XVI. Ianuarii.
M.D.XVIII [1518]).
250

gi mentore di Dions Vzquez, si reca come ambasciatore straordinario per


conto del pontefice presso Carlo V, al fine di indurlo ad intraprendere unazione
militare contro limpero ottomano.
Lelezione di Adriano VI d adito a due edizioni, ad opera del canonico di
Santiago de Compostela Arnaldo de Velasco, che pubblica presso il Silber nel
1522 un trattato sullautorit pontificia come tutore della chiesa, dal titolo De
comunione pontificia, in cui gli auspici per lazione riformatrice interna
prospettata dallelezione di Adriano da Utrecht, patrocinata da Carlo V, si
ispirano alla ricerca di una rinnovata unit della chiesa8 di fronte allo scisma
prospettato da Lutero. Nello stesso anno, sulla medesima linea ideologica del
precedente trattato, si invoca la pronta venuta del neoeletto pontefice per sanare
i mali che in quel momento affliggono la cristianit9. Adriano viene appellato
cardinalem Dertusensem, poich dal 1515 Carlo V gli aveva assicurato la diocesi
di Tortosa, nominandolo lanno successivo inquisitore generale del regno di
Aragona. Tuttavia il pontificato dellolandese sar troppo breve per poter
condurre agli esiti sperati. Un esponente della famiglia del cardinal Bernardino
Lpez de Carvajal, il nipote Rodrigo, a cui beneficio lo zio cede
lamministrazione della diocesi di Foligno, alla morte di papa Adriano VI
pronuncia unorazione sullelezione del nuovo pontefice pronunciata dinanzi al
sacro collegio e pubblicata da Giacomo Mazzocchi nello stesso 152310.
Per trovare una nuova edizione di oratoria sacra da parte di un autore
spagnolo dobbiamo attendere gli anni del Concilio di Trento, quando la
Controriforma porta in auge il genere, in un crescendo di edizioni verso la fine
del secolo. Roma diviene la cassa di risonanza del concilio tridentino e nella
citt, oltre agli atti conciliari, verranno pubblicate anche le prediche ed i
sermoni letti in occasione delle festivit religiose celebrate durante le sessioni. Il

8
Arnaldo de VELASCO, De Comunione pontificia e dignitates ad Passioni Christi et Martirium et
Dolores Eclesiae servanda. Oratione Arnaldi de Verlasco [sic], Roma, Apud Magistrum Marcellum,
MDXXII [1522].
9
Arnaldo de VELASCO, Exhortatio Arnaldi de Velasco Hispani decani Compostellani de celeri in
Romam aduentu ad reuerendissimum in Christo patrem d.d. Adrianum cardinalem Dertusensem nuper in
summum pontificem electum, [Roma, Marcello Silber, 1522].
10
CARVAJAL, Rodrigo de, Oratio de eligendo summo pont. Adriano VI vita functo ad sacrum
patrum collegium habita per Rodericum Caruaial kalendis Octobris anno a natali Christi MDXXIII
[1523], [Roma, Giacomo Mazzocchi, 1523]. Per leditore, cfr. Fernanda ASCARELLI, Annali tipografici di
Giacomo Mazzocchi, Firenze, Sansoni antiquariato, 1961, pp. 154-156.
251

celebre teologo Domingo de Soto, confessore di Carlo V e tra i pi illustri


partecipanti al Concilio, pronuncia nel 1546 un sermone sul giudizio finale in
occasione della prima domenica avventizia; largomento appare significativo, in
quanto oggetto di controversie tra cattolici e riformati. Il sermone viene
prontamente pubblicato a Roma da Girolama Cartolari nello stesso anno11.
Il gesuita Pedro Juan de Perpi costituisce un vero e proprio modello di
predicazione. Originario di Elche, nella diocesi di Valencia, entra nel noviziato
della Compagnia di Ges nel 1551. Le sue lezioni di eloquenza di Coimbra e
Roma hanno notevole successo, cos quelle sulle Sacre Scritture a Lione e a
Parigi, citt dove trascorre gran parte della sua vita. Una prima raccolta di
orazioni di Perpia esce a Roma nel 1565, dove vengono pubblicate le Orationes
quinque, una raccolta di cinque orazioni composte dal gesuita 12 . Lanno
seguente vengono ristampate a Colonia con laggiunta di una nuova orazione,
con il titolo di Orationes sex. Nel 1580 il tipografo bresciano Pietro Maria
Marchetti ristampa le Orationes quinque, mentre la prima edizione a contenere
tutte e diciotto le orazioni del Perpi viene licenziata a Roma nel 1587, con il
titolo Orationes duodeviginti13. Sul modello della stampa romana verranno poi
esemplate le tre edizioni apparse nel 1588 a Ingolstadt, Parigi e Tournon,
mentre il Marchetti la riproduce nel 1589.
In appendice alledizione romana delle Orationes duodeviginti vengono
pubblicate le Orationes aliorum, nella quale figurano in versione integrale gli
Acta consistorii legatis Iaponiis publicae exhibiti (c. 15v-24v) relativi alla prima
celebre ambasciata giapponese in Europa, di cui si gi avuto modo di parlare
nellambito della letteratura di viaggio. Dopo i Litterarum exempla regum
Iaponiorum ad Gregorium XIII. Pont. Max, compare unorazione pronunciata
in quelloccasione da Gaspar Gonalves, gesuita originario di Coimbra morto a
Roma nel 1590. Nellappendice alle Orationes aliorum si trovano poi

11
Domingo de SOTO, Concio fratris Dominici Soto Segobien. Theologi, Ordinis praedicatorum De
extremo iudicio prima Dominica Adventu, ad Legatos, et Synodum, Tridenti habita, (Romae, in Platea
Parionis), [Roma, Girolama Cartolari, 1546]
12
Pedro Juan PERPI, Petri Ioannis Perpiniani Sacerdotis Societatis Iesv. Orationes Qvinqve,
Romae, Vincentius Luchinus Excudebat, M.D.LXV [1565].
13
Pedro Juan PERPI, Petri Ioannis Perpiniani Valentini e Societate Iesv Orationes duodeuiginti.
Addita sunt acta Legationis Iaponicae cum aliquot orationibus, quarum auctores [], Romae, Apud
Zannettum, & Ruffinellum, M.D.LXXXVII [1587], (Romae, Impensis Iacobi Tornerij, Apud Zannettum,
& Ruffinellum. M.D.LXXXVII [1587]).
252

unorazione tenuta da Alfonso Salmern, tra i primi compagni di San Ignacio,


co-fondatore del collegio gesuita di Napoli. Lorazione era stata pronunciata da
Salmern nel 1547, al Concilio di Trento, dove il gesuita aveva partecipato in
qualit di teologo, e si era pubblicata allora per i torchi di Stefano Nicolini da
Sabbio 14 . Segue nellappendice unorazione di Stefano Tucci, altro
correligionario del Perpi, professore di retorica a Messina, di teologia a
Padova e al Collegio Romano. Lorazione del padre Tucci era stata pronunciata
per le esequie di Gregorio XIII nel 1585, ed in essa nuovamente ricordata la
legazione giapponese, come uno dei meriti del pontificato di papa
Boncompagni. Infine, presente lorazione pronunciata da Francesco Benci,
professore di retorica, per la morte di Marc-Antoine Muret avvenuta nel 1585. Il
volume si apre con una dedica dello stesso Benci a Odoardo Farnese contenuta
al fol. [2], cui fa seguito una nota sociis eloquentiae studiosis del geuita
Orazio Torsellino. Le orazioni del Perpia riguardano vari argomenti, in
particolare la gestione dei ginnasi dei Gesuiti e linsegnamento della retorica. La
vigenza degli insegnamenti del padre Perpi si mantiene inalterata per quasi
due secoli; un'altra raccolta delle sue orazioni viene pubblicata a Verona, Ex
Typographia Petri Antonii Berni Bibliopolae, nel 1732. L'opera omnia venne
pubblicata a Roma, nel 1749, Typis Nicolai et Marci Pallearini, a cura del gesuita
Pietro Lazeri, bibliotecario del Collegio Romano, in seguito teologo-bibliotecario
del cardinale spagnolo Francisco Javier Zelada, curiosamente noto per la sua
azione a favore della soppressione dei gesuiti e la loro conseguente cacciata dalla
Spagna15.
Durante il pontificato di Sisto V, e in quelli successivi, si assiste ad un
progressivo incremento del volume di edizioni da parte di autori spagnoli.
Domingo Len de Alava, rappresenta un importante esempio di come lingresso
nella fazione spagnola da parte dei nobili esponenti dellalto clero romano
comporta il circondarsi di collaboratori e familiari di nazionalit iberica, la qual
cosa garantisce un pi serrato controllo sulloperato di vescovi e cardinali da
14
Alfonso SALMERN, Oratio reverendi patris magistri Alphonsi Salmeronis de Societate Iesv
theologi nuper in Concilio tridentino habita. In qua ad exemplar Diui Ioanni Euangelistae vera
Praelatorum forma describitur, Romae, per Stephanum Nicolinum Sabiensem Chalcographum
Apostolicum, cum Priuilegio ad Decennium. Anno MDXLVII [1547],
15
Gaetano MORONI, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia, Tip. Emiliano, 1840-
1878, vol. CIII,460-469
253

parte della corona. Come consta dai frontespizi delle sue edizioni e dai repertori
bio-bibliografici, il teologo spagnolo diviene infatti familiare del cardinale
Marcantonio Colonna e consultore della Congregazione dellIndice, di cui il
cardinale prefetto 16 . Dellautore possediamo unedizione di un sermone
pronunciato il mercoled delle ceneri del 158817, e due edizioni del sermone
tenuto la domenica di Pentecoste del 1589, rispettivamente ad opera di
Francesco Coattino e Giacomo Ruffinelli18. Nel 1591 Domenico Basa pubblica
una raccolta di cinque orazioni tre delle quali pronunciate dinanzi a Sisto V, due
al cospetto di Gregorio XIII19, mentre il medesimo tipografo pubblica in questo
stesso anno la predica tenuta di fronte a Innocenzo IX, pontefice per soli due
mesi20.
Sotto il pontificato di Sisto V abbiamo ledizione di unorazione
pronunciata in occasione della prima domenica davvento coram sanctissimo, il
cui autore, il domenicano Bartolom de Miranda, un uomo di fiducia del papa,
nominato da questi procuratore e vicario generale dei Predicatori, nonch
Maestro del Sacro Palazzo, preposto fra le altre cose al controllo censorio sui
libri per conto della Congregazione dellIndice 21 . Delledizione si fa carico il
correligionario di Miranda, fray Juan Bru de la Magdalena, organizzatore delle
justas poticas in onore di Maria Maddalena, del quale si avuto modo di
parlare a proposito di poesia lirica. Due anni dopo il teologo Diego del Castillo
pubblica a Roma unorazione pronunciata dinanzi al pontefice il giorno di San

16
Cfr. A. PALAU Y DULCET, Manual del librero cit., s.v. Len de Alava, Domingo/Alava, Len de.
17
Domingo LEN DE LAVA, Concio habita coram S. D. N. Sixto V. Pont. Max. Feria quarta
Cinerum Anni M.DLXXXVIII [1588]. Per Dominicum Leon de Alava Hispanum Merimnensem Sacrae
Theologiae Licencitum, atque Illustriss. & Reverendiss. Cardin. Congregat. Indicis Librorum
prohibitorum Theologum Consultorem pro Illust. ac Reverendiss. Arcanii Card. Columnae beneplacito,
Romae, apud Alexandrum Gardanum, & Franciscum Coattinum socios, M.D.LXXXVIII [1588].
18
Domingo LEN DE LAVA, , Concio habita coram S. D. N. Sixto V. P. O. M. Dominica
Pentecostes anno M.D.LXXXIX [1589]. Per Licentiatvm Dominicvm Leon de Alaua Theologum,
Illustrissimi ac Reuerendissimi et Marci Antonij Cardinalis Columnae familiarem, necnon
Congregationis Indicis Consultorem, Permissv svperiorvm, Romae, Apud Franciscum Coattinum,
M.D.LXXXIX [1589]; altra ed.: Romae, apud Iacobum Ruffinellum, 1589. Come consta dal repertorio le
due edizioni, identiche nel frontespizio, differiscono per numero di fogli.
19
Domingo LEN DE ALAVA, Tres Orationes in Urbe habitas ad Sixtum V. dua, ad Gregorium
XIII. unam, Romae, 1591.
20
Domingo LEN DE LAVA, Conciones ad s.d.n. Innocentium IX p.o.m. et ad ampl.mos s.r.e.
cardinales per Dominicum Leon de Alaua, sacrae theologiae licentiatum, atque ill.mi ac r.mi d. Marci
Antonij cardinalis Columnae familiarem, Romae, ex typographia Dominici Basae, 1591.
21
MIRANDA, Bartolom de, Oratio habita coram s.d.n. Sixto V p.m. dominica prima aduentus, ab
admodum r.p.f. Bartholomaeo de Miranda, magistro in sacra theologia, [], Romae, apud Dominicum
Basam, 1587.
254

Giovanni, per i torchi di Francesco Coattino22. Lesposizione procura al teologo


salmantino una discreta fama, e nel 1592 ripete il sermone, opportunamente
rimaneggiato, dinanzi a Innocenzo IX, immediatamente ripubblicato da Ascanio
e Girolamo Donangeli 23 . Ledizione viene dedicata a Lucio Sassi, vescovo di
Ripatransone, diocesi suffraganea di Ascoli, e datario dei pontefici che in
maniera convulsa si avvicendano in quegli anni. Nato a Nola ed educato a
Napoli, Lucio Sassi veste il galero nel 159324, anno della comparsa di una nuova
edizione dei due sermoni di Diego del Castillo, stavolta ad opera di Luigi
Zanetti 25 . Nellanno 1600 pronuncia una nuova orazione in occasione della
visita al papa in segno dobbedienza del vicer Fernando Ruiz de Castro, conte
di Lemos, pubblicata nello stesso anno da Nicol Muzi.
Bartolom de Miranda e Diego del Castillo non sono gli unici oratori sacri
dei quali si pubblicano le opere nella Roma di quegli anni. Un altro nome
illustre che compare nei cataloghi librari Francisco de Osuna, francescano, che
nel corso della sua carriera ecclesiastica diviene provinciale delle Indie, pur
senza mai viaggiare in America. Osuna rappresenta un interessante punto di
contatto tra la teologia dogmatica e la spiritualit mistica. famoso per il suo
Abecedario espiritual, pubblicato in sei parti tra il 1528 ed il 1554. Il Tercer
Abecedario diviene unopera fondamentale per la spiritualit spagnola,
soprattutto dal momento in cui Santa Teresa lo adotta quale opera di
riferimento, individuando in Osuna un maestro. In Italia se ne pubblica la
traduzione italiana della prima parte, a Venezia, per i torchi di Francesco Ziletti
nel 1583, quando ormai lautore morto da circa quarantanni. Esce sempre
postuma, stavolta a Roma, la sua raccolta di sermoni, nella quale questa
intersezione tra teologia e mistica trova piena espressione, dal titolo Partis
meridionalis, in due tomi, ad opera di Domenico Basa, nel 1590. Lopera viene

22
Diego del CASTILLO, Oratio sive concio habita in die divi Ioannis Evangelistae per Didacum del
Castillo, (Romae, apud Franciscum Coattinum, 1589).
23
Diego del CASTILLO, Orationes dvae de Divo Ioanne Evangelista Habitae in Capella Pontificia
sub Pont. Maximis, Sixto V. et Innocentio IX. Per Didacvm del Castillo Salmanticen. Doctorem
Theologum. Ad Illvstrissimvm et Reverendissimvm Dominvm Lucivm Saxvm Episcopum Ripanvm [].,
Romae, Ex Typographia Ascanij et Hieronymi Donangeli M.D.XCII [1592].
24
C. EUBEL - G. VAN GULIK, Hierarchia Catholica cit., vol. III, p. 285.
25
Diego del CASTILLO, Orationes dvae de Sancto Ioanne Evangelista Habitae in Capella
Pontificia sub Pont. Maximis, Sixto V. & Innocentio IX. Per eundem Didacum del Castillo,
Salmanticensem Doctorem Theologum, Permissv Svperiorvm, Romae, Apud Aloysium Zannettum, 1593.
255

pubblicata con una dedica, firmata dal medico milanese Girolamo Visconti e
firmata Treviso, gennaio 1590, allindirizzo del cardinal Sarnano, Costanzo
Torri, correligionario di Osuna e primo cardinale con il titolo di San Pietro in
Montorio, chiesa di propriet della corona spagnola. Predicatore apprezzato,
prima di vestire la porpora Sarnano aveva insegnato teologia a Padova, Perugia
e, tra il 1585 ed il 1586, alla Sapienza di Roma26. La silloge di oratoria sacra era
stata pubblicata per la prima volta a Parigi nel 1533 da Guillaume Le Bret,
mentre nel 1536 era uscita ad Anversa presso Symon Cock la Partis occidentalis,
riedita a Venezia nel 1572 da Giacomo Simbeni, nel 1583 da Giovanni Antonio
Bertano e nel 1585 da Damiano Zenari.
Gli anni del pontificato di Sisto V vedono la presenza in curia in qualit di
oratore e cameriere del potente cardinal Ascanio Colonna di un altro spagnolo,
Sancho de Sandoval. Originaria di Beas de Segura, la famiglia Sandoval una
delle pi importanti della provincia di Jan. Imparentati con i Guerrero ed i
Godnez, si faranno promotori della penetrazione della spiritualit carmelitana
nella loro terra, contribuendo a fondare la prima istituzione dei riformati scalzi
in Andalusia nel 1575, il convento di San Jos del Salvador. Finanziano lopera
Catalina e Mara Godnez y Sandoval che coinvolgono la stessa Santa Teresa, la
quale si reca a Beas de Segura per seguire da vicino la fondazione del convento.
Da non confondere con lomonimo corrispondente di Quevedo, senzaltro pi
giovane del nostro teologo, che in realt lo zio paterno27. Una volta a Roma
Sancho de Sandoval, oltre a porsi sotto la protezione del cardinal Colonna mette
le sue doti di predicatore al servizio del pontefice, pronunciando unorazione
coram sanctissimo sulla figura di San Giovanni apostolo il 6 gennaio del 1589,
stampata da Giovanni Martinelli lanno successivo 28 . Il 15 luglio del 1590
predica nuovamente dinanzi al pontefice, trattando della dottrina trinitaria; nel

26
Cfr. G. MORONI, Dizionario cit., vol. V, pp. 261-262.
27
Cfr. Mercedes SNCHEZ SNCHEZ, Don Sancho de Sandoval, corresponsal de Quevedo: fortuna
de su coleccin de cartas, in Mara Cruz GARCA DE ENTERRA - Alicia CORDN MESA, Actas del IV
Congreso Internacional de la Asociacin Internacional del Siglo de Oro (AISO), Alcal de Henares, 22-
27 de julio de 1996, Alcal de Henares, Servicio de publicaciones de la Universidad de Alcal, 1998, pp.
1471-1478.
28
Sancho de SANDOVAL, Ad Sixtum V pont. opt. max. Oratio Sanctii de Sandoual theologi de
Sancto Ioanne apostolo, & euangelista habita in sacello Vaticano VI kal. Ianuarij MDXXXIX [1589],
Romae, apud Ioannem Martinellum, 1590.
256

1591 Gaspare Ruspa si incarica della nuova pubblicazione29. Negli stessi anni
escono le traduzioni spagnole di entrambe le omelie, edite rispettivamente da
Diego Ruffinelli e Gaspare Ruspa 30 . Le versioni spagnole contengono anche
delle dediche: lorazione di San Giovanni dedicata alla madre dellautore,
Leonor Guerrero, che nel 1572 scrive a Francisco de Borja raccomandandogli il
figlio per lingresso nella Compagnia di Ges, cosa che a quanto si sa non in
seguito avvenuta 31 . Lorazione della Trinit viene dedicata a Costanza de
Sandoval, nipote dellautore, sorella del suo omonimo, e Leonor Godnez,
appartenente anchessa alla famiglia.
Loratore spagnolo pi prolifico dellultimo decennio del Cinquecento
senza dubbio il valenciano Vicente Blas Garca: si contano ben nove edizioni tra
il 1591 ed il 1594. Professore di retorica, si forma alla scuola di Lorenzo
Palmireno presso luniversit della sua citt natale, ereditando la cattedra di
retorica alla morte del maestro. Si reca nel 1589 a Roma, dove ottiene la cattedra
di retorica dello Studium Urbis, rimasta vacante alla morte di Paolo Manuzio.
Resta a Roma fino al 1594 anno della sua utima edizione romana. La malattia lo
sorprende mentre si sta recando a Bologna per occupare una nuova cattedra di
retorica presso lAlma mater, ed costretto a fare ritorno in patria, dove
trascorre gli ultimi anni insegnando a Valencia32. Lautore stato incluso in
questa sezione e non in quella relativa alla retorica ed oratoria profana in
quanto secondo gli studi biografici condotti da Ximeno, Garca sarebbe stato
sacerdote, dato che sembrerebbe avallato dallargomento dei suoi discorsi

29
Sancho de SANDOVAL, Sanctii de Sandoual theologi De sanctissima trinitate ad Sixtum V pont.
max. oratio habita in sacello Vaticano XV kal. Iul. anno salutis humanae MDXC [1590], Romae, apud
Gasparem Ruspam, in via Parionis, 1591.
30
Sancho de SANDOVAL, Sermon que ala sanctidad de nuestro muy sancto padre Syxto V pontifice
maximo. Hizo don Sancho de Sandoual el dia de san Iuan Euangelista del ao 1589 en la capilla
Vaticana. Traduzido de lengua latina en castellana. Y dirigido ala muy illustre seora doa Leonor
Guerrero y Luna, En Roma, por Diego Ruffinello, 1590; ID., Sermon de la sanctissima Trinidad que hizo
ala sanctidad de nuestro muy sancto padre Xisto V pont. max. don Sancho de Sanduoual camerero del
illustriss. card. Ascanio Colonna. Traduzido de lengua latina en castellana y dirigido alas muy illustres
senoras donna Gostanza de Sandoual y donna Leonor Godinez, En Roma, por Gaspar Ruspa, [post
1590].
31
Cfr. Miguel MELLINA TALAVERA, Conferencia. Beas a travs de las cartas de Quevedo a
Sancho de Sandoval. Beas de Segura, 26 de noviembre de 2011, [in linea],
http://www.sandovaldelareina.com, [ultima consultazione; ottobre 2013].
32
Cfr. Vicente XIMENO, Escritores del Reyno de Valencia, chronolgicamente ordenados desde el
ao 1238 de la Christiana conquista de la misma ciudad hasta el de 1747, Valencia, 1747-1749, 2 voll.,
vol. I, p. 275-277. Jos RICO VERD, La retrica espaola de los siglos XVI y XVII, Madrid, C.S.I.C.,
1973, p. 92.
257

pubblicati a Roma, oltre che dalla progressiva perdita di laicit dello Studium
Urbis, che da istituzione municipale passa a convertirsi in istituzione
ecclesiastica, con una sempre maggiore presenza di chierici nel ruolo di
docenti33.
La maggior parte dei discorsi pubblicati a Roma da Vicente Blas Garca ,
dunque, dargomento religioso. La sola eccezione
unorazione, pronunciata nel 1593 e pubblicata
dagli eredi di Giovanni Gigliotti 34 . Il discorso
viene pronunciato nello Studium Urbis,
designato come Accademia Romana, il 16
luglio 1592 e viene dedicato al cardinal Ascanio
Colonna, definito saeculi nostri Mecenate. Il
cardinal Colonna rappresenta il tipico esempio
di cardinale appartenente alla nobilt romana,
formatosi nelle universit spagnole di Salamanca
e Alcal, vincolato da legami e interessi con la

V. Blas Garca, Oratio, Roma, Spagna, beneficiato con pensioni e prebende di


Roma. G. Gigliotti, 1593.
: RM0267 - Biblioteca diocesi iberiche e del Regno di Napoli. Le
nazionale centrale - Roma
insegne del cardinale fanno mostra di s sul
frontespizio delledizione; nel corso del suo discorso Vicente Blas Garca ha
modo di lodare lazione di Clemente VIII, che contribuisce a rilanciare il
prestigio dellistituzione convocando a Roma illustri studiosi.
Per quanto riguarda le orazioni dargomento religioso, si conosce
unedizione del 1591, pubblicata da Vincenzo Accolti, che saluta lelezione del
nuovo pontefice Gregorio XIV 35 il quale, come si visto, stata frutto
dellespressa volont di Filippo II. La celebrazione avviene dopo poco pi di un

33
Emanuele CONTE, Professori e cattedre tra Cinque e Seicento, in Paolo CHERUBINI (cur.), Roma
e lo Studium Urbis. Spazio urbano e cultura dal Quattro al Seicento, Atti del Convegno (Roma, 7-10
giugno, 1989), Roma, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Ufficio Centrale per i Beni
Archivistici, 1992, pp. 186-199.
34
Vicente Blas GARCA, Vincentii Blasii Garciae Valentini. Oratio, habita pro se ipso in Academia
Romana XVI. Kal. Iulii anno ab humana salutis exordio M.D.XCII [], Romae, Apud Heredes Ioannis
Lilioti, M.D.XCIII [1593].
35
Vicente Blas GARCA, Vincentii Blasii Garciae Valentini De felici s.d.n. Gregorii XIV pontificatu
ad ampliss. s.r.e. card. oratio habita in basilica S. Petri XV idi. Ianuarij anno salutis humanae
M.D.LXXXXI [1591], Romae, Apud Vinc. Accoltus, in Burgo, 1591.
258

mese dallelevazione del nuovo papa, avvenuta l8 dicembre dellanno


precedente, ed la prima occasione di celebrarla dopo le festivit natalizie.
Lanno successivo compare lorazione funebre per lo stesso Gregorio XIV, morto
dopo soli dieci mesi di pontificato. Lorazione viene pronunciata dinanzi al
Sacro Collegio e si fa carico della sua pubblicazione la Stamperia Camerale,
diretta da Paolo Blado 36 . Il 17 luglio 1592, il giorno successivo allorazione
dedicata al cardinal Colonna, Garca tiene presso lo Studium Urbis un nuovo
discorso per celebrare il pontefice Clemente VIII, eletto quello stesso anno, che
viene pubblicata da Luigi Zanetti37. Ledizione avviene sotto gli auspici del duca
di Sessa, Antonio Fernndez de Crdova y Cardona, uno dei pi longevi
ambasciatori a Roma, incarico ricoperto dal 1590 al 1604, al servizio di Filippo
II prima e di Filippo III poi.
Durante lo stesso anno pronuncia lorazione funebre di Louis de Bar,
sotto-datario del cardinal Contarelli (Matthieu Cointerel)38 durante le esequie
tenutesi nella chiesa di San Luigi dei Francesi, ristrutturata dallo stesso
cardinale. Nel discorso Garca tesse le lodi del curiale, ricordando la sua
legazione in Francia al seguito del cardinal Ippolito II dEste, in seguito in
Spagna con Ugo Boncompagn, futuro papa Gregorio XIII. Ledizione viene
dedicata a Marcello Vestri Barbiano, Referendario di Segnatura, Segretario
Apostolico e familiare di Gregorio XIV; ancora una volta la Stamperia Camerale
si incarica della pubblicazione 39 . Lanno successivo pronuncia il discorso
funebre in occasione delle esequie del vescovo di Melfi Orazio Celsi, pubblicate

36
Vicente Blas GARCA, Vincentii Blasii Garciae Valentini. Oratio in exeqviis Gregorii XIV. Pont.
Max. Habita in Basilica B. Petri ad Sacrum Collegium. VIII Kal. No. Anno M.D.LXXXXI [1591]. Ad
Pavlvm Sfondratum Cardinalem, eiusdem Gregorii XIV. fratris filium, Romae, Apud Paulum Bladum
Impressorem Cameralem, M.D.XCI [1591]. Svperiorvm Permissv.
37
Vicente Blas GARCA, Vincentii Blasii Garciae Valentini. Ad Illustrissimos & Reverend. S. R. E.
Cardinales. Oratio, qua gratias Deo agit, pro novo Pontifice Clemente VIII. habita in Accademia
Romana 17 Kal. Julii 1592, Romae, Apud apud Aloysium Zannettum, M.D.XCII [1592].
38
Le uniche notizie che si sono potute raccogliere sul personaggio, a parte quelle fornite dallo
stesso Garca nel suo discorso funebre, si trovano nella seguente pubblicazione: Pierre BLET, Girolamo
Ragazzoni, evque de Bergame, nonce en France. Correspondance de sa nonciature (1583-1586), Roma,
Gregorian Biblical Book Shop, 1962, p. 151.
39
Vicente Blas GARCA, Vincentii Blasii Garcias Valentini. Oratio habita in exeqviis Lvdovici de
Bar Senonensis in Aede Sancti Lvdovici Gallorum. Ad Marcellum Vestrium Barbianum, Vtriusque
Signaturae Referendarium, & Secretarium Apostolicum Domesticum S. D. N. Gregorii XIIII Pont. Max.,
Romae, Apud Paulum Bladum Impressorem Cameralem. M.D.XCII [1592].
259

dagli eredi di Giovanni Gigliotti 40 . Le aderenze di Garca con la nobilt


capitolina di fazione spagnola non si limitano solamente al cardinal Colonna. Si
conosce ledizione dellorazione funebre pronunciata in occasione della morte di
Alessandro Farnese, duca di Parma e Piacenza, condottiero a Lepanto e
governatore per conto di Filippo II delle Fiandre41. Francesco Maria Farnese
far ripubblicare lorazione nel 1645 a Roma da Manelfo Manelfi, in occasione
della sua creazione a cardinale e come omaggio ad un illustre antenato al
servizio della corona spagnola, quando ancora linfluenza della Spagna a Roma
forte. Lultima edizione romana conosciuta quella delle litanie e preghiere in
vista dellanno giubilare 1600, pubblicata nel 1594 e dedicata a Clemente VIII42.
Il secolo si chiude con la morte di Filippo II, il sovrano spagnolo che pi di
tutti fino a quel momento ha mantenuto saldi i rapporti tra Spagna e Santa
Sede. A Roma si pubblica un sermone del padre Alonso de Cabrera, domenicano
di origine cordobese, predicatore del re Filippo, vicario generale della Provincia
di Andalusia nel corso della sua carriera ecclesiastica. Cabrera lo pronuncia
durante la cerimonia solenne delle esequie del re, tenutesi a Santo Domingo el
Real lultimo giorno di ottobre de 159843.
Si chiude un epoca e Cabrera presenta un bilancio dellet filippina, dal
punto di vista di chi lo ha vissuto dallinterno della corte e ha conosciuto
personalmente il monarca. Non scevro di elogi dal carattere puramente
encomiastico, lorazione funebre risulta tuttavia interessante per rendere lidea
della visione che di s possedeva la corte madrilena, la coscienza del proprio
ruolo come monarchia dalle aspirazioni universalistiche. Cabrera inaugura una
importante tradizione di opere di pulpito in volgare, miranti ad edificare il
fedele, ma anche a perfezionare luso della lingua volgare per trattare di temi di

40
Vicente Blas GARCA, Vincentii Blassii Garciae Valentini. Oratio funebris in laudem Alexandri
Farnesii Serenissimi Parmae & Placentiae Ducis, Romae, Apud Haeredes Ioannis Lilioti, M.D.XCIII
[1593]
41
Vicente Blas GARCA, Vincentii Blassii Garciae Valentini. Oratio funebris in laudem Alexandri
Farnesii Serenissimi Parmae & Placentiae Ducis, Romae, Apud Haeredes Ioannis Lilioti, M.D.XCIII
[1593].
42
Vicente Blas GARCA, Vincentius Blasius Garcia Valentinus. Litaniae et Preces in Celebratione
Jubilei Clemente pp. VIII, Romae, Apud Heredes Ioannis Lilioti, M.D.XCIV [1594].
43
Alfonso de CABRERA, Sermon qve predico el Maestro Fray Alonso Cabrera Predicador de Sv
Magestad del Orden de Predicadores. A las honras de Nvestro Seor el Serenissimo, y Catolico Rey
Filippo segundo, que est en el Cielo: que hizo la Villa de Madrid en S. Domingo el Real vltimo de
Otubre 1598, (En Roma, Con licencia de los Superiores, Impresso por Luys Zaneti, M.D.XCVIII [1598]).
260

estrema complessit. Nellorazione funebre a Filippo II e negli altri suoi scritti


Cabrera si dimostra un buon conoscitore della lingua spagnola, sa dominare la
retorica ed un buon prosatore. C persino chi afferma riguardo a lui: Es fr.
Alonso de Cabrera, entre nuestros maestros del siglo XVI, el hombre que ha
hablado mejor y ms bien conversado en lengua castellana, el que la ha
manejado con ms garbo y gentileza y, al proprio tiempo, con ms llaneza y
naturalidad44.
Il sermone si apre con la citazione di un versetto dalla prima lettera di San
Paolo a Timoteo (1, 17): Regi saeculorum, inmortali, invisibili, soli Deo honor
et gloria in saecula saeculorum. Amen. Lautore sviluppa nel corso della sua
orazione il versetto paolino, citando altri passi delle Sacre Scritture, episodi
biblici e classici della latinit, come lEneide di Virgilio:

Tres puntos pienso tratar: la eminencia del Rey del cielo sobre todos los de la tierra,
que sealadamente se manifiesta en esta muerte; la obligacin que de ah nos
resulta de honrarle y servirle ms que a ellos; cuan bien cumpli con esta
obligacin nuestro seor el rey45.

Tra i regni di Carlo e Filippo vi lo stesso rapporto intercorso tra quelli di


David e Salomone:

A David sucedi Salomn, y Carlos Felipe II. Ecce plusquam Salomon hic. Fuele
parecido: Lo primero en la sabidura, en que Salomn fue sin fin entre los nacidos.
Cundo se vio tan sabio rey, tan capaz, tan prudente, tanta inteligencia y
comprehensin de negocios, tan prvido, tan gran consejero, tan memorioso, tan
advertido en todo? [...] nada se le escap. Ha sido admirable en esto su majestad;
que juntamente abarcaba y comprehenda los negocios ms arduos de estado, de
guerra, de gobierno, y atenda otros muy domsticos y muy particulares, sin que
la grandeza de los unos estorbase la pequeez de los otros, ni al contrario46.

44
Miguel MIR, Discurso preliminar, in Predicadores de los siglos XVI y XVII, t. I, Sermones de p.
fr. Alonso de Cabrera, Madrid, Librera Editorial de Bailly-Baillire Hijos, Madrid, 1906 (Nueva
Biblioteca de Autores Espaoles dirigida por Marcelino Menndez y Pelayo, 3), p. XVIII.
45
Le citazioni sono tratte dalla seguente edizione integrale dellorazione funebre di Alonso de
Cabrera: Sermones de p. fr. Alonso de Cabrera cit., (pp. 693-694).
46
Ivi, p. 701.
261

Come Salomone inaugura un periodo di pace dopo il suo predecessore David,


cos Filippo mantiene la pace dopo il sangue sparso durante il regno di suo
padre. Tale pace stata assicurata non solo alla Spagna ma anche all'Italia,
dichiarata qui nel suo insieme, come se fosse un tutto sotto il diretto dominio
spagnolo:

Habitabatque Juda et Israel absque timore ullo, unusquisque sub vinea sua et sub
ficu sua cunctis diebus Salomonis. Viva el pueblo de Jud y el de Israel sin temor
alguno, cada uno debajo de su parra y de su higuera, todos los das de Salomn.
Quien no ha visto las violencias de las guerras, las talas de los campos, el
malogramiento de los frutos, la ruina de los edificios, la desolacin de los lugares,
las rapias de los bienes, las muertes de los hombres, las fuerzas de las mujeres, los
estupros de las vrgenes, no puede estimar el bien que es vivir cada uno seguro
debajo de su parra y su higuera, gozando de sus bienes libremente y sin recelo. Esto
ha gozado Espaa y Italia en los das de nuestro rey47.

Cabrera traccia un lusinghiero ritratto di prosperit della Spagna, sebbene


scorga le prime avvisaglie della profonda depressione in cui poco a poco sarebbe
sprofondata nei secoli successivi:

Y porque el ocio de la paz es madre de las letras, nunca ha habido en Espaa tantos
y tan grandes letrados, telogos y juristas y de todas facultades; nunca las artes ms
floridas; nunca tanto libro sacado luz, y nunca los hombres doctos y eminentes
han sido tan favorecidos y premiados; y sobre todo, nunca las religiones tan
reformadas en este reino, ni en tanto punto de observancia como lo han estado y
estn por el patrocinio y providencia de nuestro rey, que no se puede decir la
puntualidad con que esto acuda.

Interessante notare come per Cabrera la misura del progresso sia data anche dal
volume di pubblicazioni che si attestano durante l'et filippina, fatto certamente
vero se comparato all'epoca di Carlo V e se si tiene in considerazione l'impegno
profuso dal monarca nel disciplinare i processi editoriali sia in Spagna che nelle
colonie, e di commissionare egli stesso numerose edizioni. Cabrera elenca nel
suo discorso gli illustri antenati del re, tra i quali, ricorda, si annoverano otto
santi canonizzati.

47
Ivi, p. 702.
262

Ad essi aggiunge il re Don Pelayo e Fernando III il Santo, a suo giudizio non da
meno dei santi ufficialmente riconosciuti. Dei domini immensi del re Filippo,
dice quanto segue:

El mayor seoro que se sabe; ciendo con ambas Indias la longitud del mundo, y
ac en Europa, seor de los Estados Bajos y de lo mejor de Italia, y sobre todo seor
de todas las Espaas, que es gran excelencia de nuestro rey haber ajuntado esta
corona el reino de Portugal48.

Come preannunciato nella dichiarazione di intenzioni dellautore, si esaltano le


doti di difensore della religione del monarca; la sconfitta dellArmada viene
ridotta a mero incidente di percorso, che non pregiudica n invalida le pie
intenzioni del monarca:

Y en los das de los pecadores, en estos tiempos calamitosos en que los infieles y
herejes han prevalecido y multiplicndose como langostas, l solo hizo espaldas la
piedad. Quin ha hecho rostro al Turco, enemigo comn de toda la cristianidad?
Quin quebrant su orgullo en Lepanto con la victoria ms insigne, ms famosa,
que ha habido sobre aguas de la mar? [...] Quin descerc a los caballeros de
Malta? Quin ha socorrido las fronteras de Hungra? Quin defendi los catlicos
de Francia? Quin se ha opuesto la furia de Inglaterra? Qu rey ni prncipe en
esta era ha peleado las batallas del Seor y defendido la causa comn de la Religin
y de la Iglesia, sino nuestro rey? Y aunque algunas destas guerras no hayan tenido
prsperos sucesos, no por eso se menoscaba su gloria; porque suele Dios, por sus
ocultos juicios, probar sus amigos en las adversidades y dar a sus enemigos la
victoria49.

Infine, Cabrera prospetta un futuro propizio per la Spagna, grazie all'opera di


Filippo II che lascia un erede degno del suo nome:

Ultimamente, ms que Salomn en el sucesor que nos deja tan bien instruido. [...]
Son los hijos la muestra del pao, del ndice, la mano del reloj que descubre la vida
concertada del padre. [...] No es lugar este de lisonjas, ni yo acostumbro decirlas,
pero es forzoso decir esto para consuelo deste reino y de toda la cristianidad, que en
una prdida tan general y tan desolada nos ha socorrido la Providencia divina con

48
Ibidem.
49
Ibidem.
263

darnos tal sucesor, heredero de la fe y virtudes de sus esclarecidos progenitores [...]


por muchos aos y buenos sea el sentarse en la silla, el ponerse caballo en este
caballo del reino de Espaa, brioso, firme, castizo, corredor, de buena ley, de linda
boca, dispuesto para hacer en l mayores gentilezas que Alejandro en su Bucfalo50.

In questo rapido excursus delle edizioni di oratoria sacra a Roma si messo in


evidenza come i predicatori spagnoli siano in larga misura presenti nei centri
nevralgici della formulazione del pensiero cattolico, e di quanto la letteratura di
pulpito riscuota successo nei cataloghi editoriali romani. Gli spagnoli sono
autori assai prolifici, e molto altro potrebbe essere ancora detto su questo
genere di pubblicazioni e sugli interessi che vi gravitano attorno: economici, di
prestigio, di ricerca di protezione ma anche dottrinari. Fin quasi alla met del
XX secolo si ritenuto che la deriva mistica, ai limiti delleresia e della
superstizione, assunta dalla religione in Spagna avesse reso quasi impossibile
lesistenza di una retorica sacra51. A partire dalla Nueva Biblioteca de Autores
Espaoles di Menndez Pelayo, contenente una sezione speciale per i
predicatori dei secoli XVI e XVII, si potuto iniziare ad avere un quadro pi
della letteratura di pulpito in Spagna. La cattedra di retorica istituita ad Alcal
avrebbe costituito nel corso del Cinquecento una vera e propria scuola di
predicazione che alla freddezza della predicazione scolastica, fatta di nozioni,
distinzioni e divisioni, sul modello della trattazione accademica della nuova
Scolastica, affiancher il calore umano, la capacit espressiva e la penetrante
comunicativit di uno stile che potrebbe definirsi spagnolo52. La retorica sacra
si spoglia dei riferimenti eruditi, delle citazioni dai padri della chiesa e di ogni
appesantimento teologico per avvicinarsi alla gente comune e rilanciare lo
sforzo evangelizzatore. Il ruolo della curia romana in questo senso
fondamentale quale momento formativo essenziale per questi predicatori. La
predicazione dotta, in latino, rivolta ad un pubblico illustre come quello dei
sovrani o dello stesso papa, fa da modello per la predicazione al popolo, in

50
Ivi, p. 709.
51
Il primo esempio di questo tipo di conclusioni si pu trovare in George T ICKNOR, Historia de la
literatura espaola, ed. Pascual de GAYANGOS - Enrique de VEDIA, Madrid, M. Rivadeneyra, segunda
poca, cap. XXXVII.
52
Cfr. le notazioni sulla predicazione in Spagna e sullazione di Dions Vzquez, in Flix G.
OLMEDO (cur.), Dionisio Vzquez. Sermones, Madrid, Espasa-Calpe, 1956, p. XXXII (Clsicos
castellanos, 123).
264

volgare, che attinge ai nuovi modi e ai nuovi stili. Questo nuova modalit di
predicare appare ancor pi lungimirante se si considera che si d prima
dell'avvento controriformistico. Lo stesso Dionisio Vzquez utilizza in Spagna il
castigliano per la sua predicazione, trasferendo le conoscenze e le raffinatezze
retoriche in questa lingua, dando cos il suo contributo all'evoluzione
linguistico-stilistica e all'arricchimento che lo spagnolo sperimenta in questi
anni.
265

Istituzioni pie, ordini cavallereschi, ordini religiosi

Nello scandagliare i repertori delle antiche edizioni spagnole ci si resi


conto di come le istituzioni pie, le confraternite laiche, gli ordini cavallereschi e
gli stessi ordini religiosi avessero diffuso nella citt non solo opere di letteratura
devozionale o di divulgazione religiosa, ma anche le loro stesse costituzioni, gli
ordinamenti, la compilazione dei benefici e dei privilegi accumulati nel corso
della loro storia. Gli ordini cavallereschi spagnoli, Santiago, Alcntara e
Calatrava, al pari dei benefici ecclesiastici, servono a rinsaldare le relazioni della
fazione spagnola con il patriziato romano, insignito spesso di tali onorificenze.
In questa sezione verranno elencate alcune delle edizioni reperite su tale
argomento.
In primo luogo, ci si imbatte in una serie di pubblicazioni legate
allinsediamento e crescita della Compagnia di Ges in seguito alla sua
approvazione avvenuta nel 1540. Dopo gli Exercitia spiritualia, le
Constitutiones della Compagnia sono il testo pi pubblicato a Roma. Tutte le
edizioni conosciute sono state licenziate dopo la morte del fondatore, avvenuta a
Roma nel 1556. La prima edizione delle Constitutiones del 1558 e se ne
faranno edizioni fino al 15831, per un totale di dodici edizioni in un trentennio
circa, considerando sia le edizioni contenenti il testo della Declarationes che
quello contenente lExaminis generalis. Gi a partire dallanno immediatamente
successivo alla loro prima edizione compaiono le Declarationes, precisazioni
sulle Constitutiones, pubblicate sia singolarme che compe corredo alle
costituzioni2. Dalla prima edizione compaiono insieme alle Constitutiones gli
Examinis generalis3, contenenti anche la formula dei voti semplici. Durante
lesame vengono date informazioni sulla Compagnia a coloro che desiderano
farne parte; lEsame contiene le stesse norme delle Constitutiones. A carattere
normativo sono anche le Regulae, che disciplinano la vita privata, quella in

1
Ignacio de LOYOLA, Constitvtiones Societatis Iesv, Anno 1558, Romae, in Aedibus Societatis
Iesv, 1558, (Romae, in Aedibus Societati Iesv, Anno Domini MDLIX [1559].
2
Ignacio de LOYOLA, Declarationes et Annotationes in Constitutiones Societatis Iesv, Romae, in
Aedibus Societatis Iesv, 1559.
3
Ignacio de LOYOLA, Constitvtiones et Declarationes Examinis generalis Societatis Iesv, Romae,
M.D.LXX [1570], Apud Victorium Haelianum. Cum facultate Superiorum.
266

comune e la condotta pubblica dei membri della Compagnia4; esse si iniziano a


pubblicare dal 1580. Le Constitutiones erano state scritte da San Ignacio in
spagnolo, per poi essere tradotte in latino da Juan Polanco (del quale si gi
parlato a proposito di opere devozionali) ed utilizzate come manuale di
meditazione. Nel 1595 il padre Polanco pubblica un sommario delle indulgenze
raccolte dalla Compagnia 5, gi pubblicato in precedenza da un altro gesuita
spagnolo, Diego Jimnez, nel 1578, in seguito riedito nel 15846.
I privilegi non sono ad appannaggio esclusivo degli enti ecclesiastici,
anche le istituzioni laiche dispirazione religiosa ne godono. Per esempio, del
1581 ledizione in spagnolo del Sumario de las indulgencias que gana la
Archiconfradia del Confaln, nel quale si specificano i privilegi delle compagnie
che si associano allantico sodalizio romano7. Nello stesso anno Gregorio XIII
conferisce a questa pia istituzione lincarico di occuparsi della redenzione degli
schiavi cristiani in terra musulmana, trasformandola di fatto in unassociazione
assistenziale8.
Nel 1585 gli eredi di Antonio Blado stampano un nuovo Sommario,
stavolta in latino, delle indulgenze ottenute dallArciconfraternita grazie alla sua
azione nel Mediterraneo, mentre lanno prima erano stati stampati da
Bonfadino e Diani gli statuti. Repertori di indulgenze ottenute
dallarciconfraternita si stamperanno ancora nel 1598 (Iesi, s.n.), e nel 1602
(Roma, Stamperia Camerale).

4
Ignacio de LOYOLA, Regvlae Societatis Iesv, Romae, In Collegio eiusdem Societatiis, MDLXXX
[1580].
5
POLANCO, Juan, Indvlgentiae nonnvllae, qvas personae Societatis Iesv consequi possunt Virtute
communicationis Priuilegiorum, & Gratiarum, quam habent cum alijs Religionibus & piis locis, Romae,
In Collegio Societatis Iesv, M.D.LXIX [1569].
6
Diego JIMNEZ, Literae Apostolicae, qvibvs Institvtio, Confirmatio, et varia priuilegia
continentur Societatis Iesv, Romae.
7
ARCICONFRATERNITA DEL GONFALONE, Summario de las indulgencias que ganan los Confrades
de las Confradias agregadas, o que se aggregaren a la Archiconfradia del Confalon de Roma concedidas
por nuestro Sanctissimo padre Gregorio papa X, Romae, apud haeredes Antonii Bladii Impressores
Camerales, 1580; sullistituzione, cfr. Anna ESPOSITO, Le confraternite del Gonfalone (secoli XIV-
XVI), in Luigi FIORANI (cur.), Le confraternite romane: esperienza religiosa, societ, committenza
artistica, colloquio della Fondazione Caetani (Roma, 14-15 maggio 1982), Roma, Edizioni di Storia e
Letteratura, pp. 91-104.
8
Cfr. Salvatore BONO, LArciconfraternita del Gonfalone di Roma e il riscatto degli schiavi dai
musulmani, in Capitolium 32 (1957), pp. 20-24; ID., I corsari barbareschi, Torino, ERI, 1964 (Saggi,
39), pp. 299-300 e 465-499. La lettera di Gregorio XIII con il conferimento dellincarico viene stampata a
Roma da Antonio Blado nel 1581.
267

Un altro religioso, Garca Toledo, compila e fa pubblicare un Compendio


delle grazie riservate allordine dei gerolamini di Spagna, dei quali procuratore
a Roma. Dotati di sempre maggiore potere e capacit decisionale9 dal monarca, i
gerolamini ottengono in affidamento la cura del monastero dellEscorial nonch
il controllo sulla circolazione dei libri del Nuovo Ufficio Divino promulgato dopo
il Concilio di Trento e sul commercio librario con le Americhe. Come si
anticipato, gli ordini militari sono funzionali in questepoca alla creazione di
diretti legami con la persona nominata; oltre agli ordini di Spagna, vi sono
anche quelli italiani, come lOrdine Costantiniano o di San Giorgio, la cui sede
nel Regno di Napoli; proprio a questordine dedica Turiel de Rojas la sua
pubblicazione in traduzione spagnola, uno studio sullorigine dellistituzione
cavalleresca della quale fa parte lo stesso Filippo II.
Tuttavia, la pia istituzione pi importante per la nazione spagnola a
Roma rappresentata dallArciconfraternita della Santissima Resurrezione, con
sede nella chiesa di San Giacomo degli Spagnoli 10 . Gi si avuto modo di
osservare, a proposito delle prove poetiche del circolo tassiano in onore della
Maddalena, il ruolo della chiesa nazionale spagnola come luogo che catalizza su
di s lattenzione della comunit, ospitando iniziative intellettuali dargomento
edificante. Il ruolo di collante sociale dellArciconfraternita, la sua funzione di
proiezione sulla citt dellimmagine che di s vuol dare la Spagna, unitamente a
quella di strutturare la coscienza nazionale della collettivit spagnola, stato
messo in evidenza dagli studi storici11.
LArciconfraternita della Resurrezione viene fondata nel 1579 per diretta
iniziativa dellambasciatore Ziga, che ne diviene il membro di spicco e il
principale protettore. Il diplomatico la dota di 1500 scudi di rendita, oltre a

9
Garca TOLEDO, Compendium omnium priuilegiorum et gratiarum summorum pont. quibus
fratres Ordinis s. Hieronymi Hispaniae gaudent, collectum per f. Garsiam a Toleto, eiusdem Ordinis in
Rom. curia procuratorem, monasterijque b. Mariae de Guadalupe professum, Romae, apud Paulum de
Dianis, 1591.
10
Gli statuti vengono pubblicati nel 1603, come segue: Estatutos de la Archicofradia de la SS.
Resurrecion de Christo nuestro Redentor, de la nacion espaola de Roma, en Roma, por Esteuan Paulino,
1603; sulla storia della pia istituzione, cfr. Jos FERNNDEZ ALONSO, Santiago de lo Espaoles y la
archicofrada de la Santsima Resurreccin en Roma hasta 1754, in Anthologica Annua, 8 (1960), pp.
279-329.
11
Si veda a tale proposito il contribuo di T. J. DANDELET, Constructing Spanish identity at the
center of the Old World: the Spanish nation in Rome (1555-1625), in The Journal of Modern History,
march-december (1997), pp. 489-511.
268

benefici prelevati dalle chiese del Regno di Napoli, con il beneplacito di Filippo
II. La proiezione dellArciconfraternit sulla citt e il suo rilievo ben
esemplificato dalledizione nel 1596 di un opuscolo, opera di Girolamo Accolti,
autore di studi storici, dal titolo La festa et ordine belissimo che tiene la natione
di Spagna, nel far la processione del Santissimo Sacramento la domenica di
Resurretione, pubblicato da Domenico Gigliotti12. Uno dei compiti assolti dalla
pia istituzione quello di organizzare, la domenica di Pasqua, una solenne
processione, che si snoda in Piazza Navona, di fronte alla chiesa nazionale di
San Giacomo. Tutta la citt pu assistervi ed apprezzare la ricchezza dapparati
esibita in tale occasione.
Girolamo Accolti dedica lopera allambasciatore il duca di Sessa,
protettore e primo dignitario dellArciconfraternita. Cos si esprime lautore
nella dedica:

[] essendo che quei fuochi apparati, Musiche, Machine, & lumi, altro non ci
dimostrano, & dichiaranno che allegrezza, & giubilo per la Resurretione, & trionfo
di Christo S.N. Et per che ho giudicato, che V. E. si pigli non poco contento di cos
bella festa, & particolarmente in questanno che grandissima, fatta da quella
Natione della quale ella Protettore, mi parso bene di farla stampare sotto Felice
nome dellEccell. Vostra, hauendo pigliato ardire di dedicargliela, si per la
Deuotione che tengo allEccell. Sua, s anco per lamor che porto quella
Nobilissima Natione13.

Lautore prosegue nella descrizione della festa, spiegando la sua scelta di


raccontarla con il fatto che la solennit del 1596 supera di gran lunga tutti i fasti
delle precedenti. Si noti che il 1596 lanno della terza bancarotta di Filippo II:
nei momenti di maggior difficolt la Spagna profonde tutte le proprie energie
per dare al resto dEuropa unimmagine di splendore e prosperit. Tali
meccanismi si ripeteranno ancota nel XVII secolo, durante i regni di Filippo III
e di Filippo IV, quando limmagine della nazione spagnola verr ancor pi

12
Girolamo ACCOLTI,, La festa et ordine belissimo che tiene la natione di Spagna, nel far la
processione del Santissimo Sacramento la domenica di Resurretione, In Roma, presso Domenico
Gigliotti, 1596.
13
Girolamo ACCOLTI,, La festa et ordine belissimo cit., fol. 1.
269

esaltata in cerimonie civili e religiose, nonostante il declino ormai inarrestabile


della Spagna quale potenza europea.
Accolti ci fornisce i nomi dei due artefici di cos grandi festeggiamenti. Si
tratta di Pedro de Deza, arcidiacono di Calatrava, omonimo nipote del cardinal
protettore di Castiglia14. Per la corona portoghese, si incarica dei festeggiamenti
un altro illustre personaggio, Jernimo Fonseca, capostipite insieme al fratello
Antonio della ricca dinastia di mercanti portoghesi di stanza a Roma. Jernimo
era stato il primo a stabilirsi in citt, dove lo troviamo gi nel 1575. Cinque anni
dopo chiama alcuni parenti per aiutarlo nella gestione degli affari, tra i quali il
cugino Antonio. Si noti che, bench portoghesi, anche i Fonseca si considerano
appartenenti ad una pi ampia comunit spagnola, che racchiude in s le
diverse provenienze iberiche. Il contributo dei Fonseca alla prosperarit della
fazione spagnola assai significativo. Sebbene non manchi testimonianza di
loro donazioni alla chiesa di SantAntonio dei Portoghesi, si conosce un
importante lascito di 400 scudi serve a finanziare la cappella intitolata alla
Santa Resurrezione in San Giacomo degli Spagnoli, dove vengono sepolti
Antonio, sua moglie ed il figlio Manuel. Tale percezione non era propria solo dei
Fonseca: nel resoconto di Accolti si registra un altro contributo alla festivit
religiosa da parte di un portoghese, di nome Antonio Barreto, che si incarica
dellallestimento dellaltare presso la chiesa di SantAgnese in Agone, dove la
processione fa tappa.
Girolamo Accolti descrive sia linterno della chiesa di San Giacomo,
adornato con candele, quadri ed arazzi per loccasione, sia la parte esterna,
Piazza Navona, illuminata con torce, drappi e festoni. Ovunque compaiono i
simboli del potere: ma quel che pi vaghezza dimostra sono li festoni, & fregi
colorato co lArme della Maest Cattholica & Sommo Pontefice, che adornano le
porte, doue h da vscir il Santissimo Sacramento 15 . Nel descrivere la
processione, Accolti non pu fare a meno di nominare alcuni fra i pi illustri
personaggi che vi prendono parte, il cui ruolo trasportare il Santissimo
Sacramento:

14
Cfr. ngel FERNNDEZ COLLADO, La catedral de Toledo en el Siglo XVI: vida, arte y personas,
Toledo, Diputacin Provincial -Univ. de Castilla-La Mancha, 1999, p. 74.
15
Girolamo ACCOLTI,, La festa et ordine belissimo cit., fol. 2.
270

[] la Procession del Santissimo Sacramento portato dal Molto Illustr. &


Reuerendissimo Monsignor Don Andrea de Cardona, Auditor di Rota, sotto un
ricchissimo Baldacchino di tela doro, & argento, li cui bastoni sostengono
lEccellentissimo Signor Duca di Sessa, li
Eccellentissimo Sig. Don Pietro de Medici fratello del
Serenissimo Gran Duca di Toscana, & lIllustrissimo
sig. Conti di Saluatiera, & altri Signori titolati di detta
Natione16.

Per quanto riguarda gli illustri personaggi, va


anzitutto detto che Accolti commette un errore nel
nome delluditore di Rota. Forse per influsso del
cognome dellambasciatore Crdoba y Cardona, lo
chiama Andrs de Cardona, quando in realt si
tratta di Andrs Fernndez de Crdoba y Carvajal.

Le pratiche religiose che si definiscono a G. ACCOLTI, La festa et ordine


belissimo [], Roma, D.
Roma vengono importate anche in Spagna: Gigliotti, 1596.
infatti curioso il fatto che Andrs Fernndez de
Crdoba, divenuto nel 1602 vescovo di Badajoz, istituir nella sua diocesi la
Cofrada de Nuestra Seora de la Consolacin, il cui momento pi importante
era la processione con limmagine della Vergine organizzata la domenica di
Resurrezione. Il Conte di Salvatierra Antonio lvarez de Toledo y Beaumont, V
duca dAlba e V conte di Salvatierra de Tormes, nel 1596 quasi trentenne, del
quale tuttavia non si conoscono indizi di una permanenza in Italia in questo
periodo, dato che la sua nomina a vicer di Napoli avverr con Filippo IV nel
1622.
Nel drappello, lunico italiano menzionato dal cronista Pietro de
Medici, figlio del Granduca Cosimo e fratello di quel Ferdinando, prima
cardinale e poi anchegli Granduca, che a Roma si era formato intellettualmente
e, soprattutto, politicamente. Personaggio controverso, Pietro aveva trascorso
un lungo periodo di tempo alla corte di Filippo II. Come il fratello Ferdinando,
era infatti figlio di Leonor lvarez de Toledo, figlia di un vicer di Napoli,

16
Ibidem.
271

appartenente alla casa dAlba e pertanto parente del conte di Salvatierra


Antonio lvarez de Toledo y Beaumont, se la proposta di identificazione pu
considerarsi accertata. In questo momento Pietro si trova a Roma poich stato
allontanato da Madrid per volont dello stesso Filippo II in seguito agli scandali
che la sua condotta immorale ha suscitato a corte. Viene quindi inviato dal
sovrano a Roma da Clemente VIII nello stesso 1596, dove lo ritroviamo a
sorreggere il baldacchino della processione di Pasqua. In realt Pietro, una volta
a Roma, ne approfitta per accampare pretese nei confronti dei beni del fratello,
dal quale esige una pensione ed altre rendite, riuscendo infine a strappare, per
intercessione del papa, la concessione di un assegno mensile. Tuttavia Clemente
VIII cerca di rimandarlo quanto prima a Madrid, poich la sua presenza inizia a
farsi scomoda anche per gli ambienti curiali17.
In questa commistione di sacro e profano non stupisce trovare, in mezzo
alle macchine ed artifici dargomento religioso (immagini di Cristo, del diavolo,
degli angeli), anche un galeone che combatte per due ore sulla piazza con altri
quattro, buttando fuoco e scintille:

Discorrendo auanti la Processione vi sar un Galeone pendente da quattro funi


contro il quale si moueranno dalli quattro cantoni della piazza quattro galere che
gagliardamente combatteranno con esso sparando molta quantit di Tiri, & il
Galeone a guisa di una fortissima Rocca si difender redendo grandissimo
rimbombo mandando fuori grandissima quantit di tiri, raggi, girandolini, roti &
scoppi aguisa di mortaletti, & la battaglia tra essi durer circa dui hore [] 18.

Il 1596 lanno dellintervento militare della Spagna in Irlanda nel corso della
guerra con gli inglesi, ed il riferimento alla battaglia navale non certo casuale
n innocente. Accolti termina il suo racconto con lesaltazione della generosit
spagnola, che allieta grazie alla magnificenza di questa festa gli animi dei
romani e rafforza il loro sentimento religioso.

17
Cfr. la voce Medici, Pietro de, a cura di Paola VOLPINI in Dizionario biografico degli italiani
cit., vol. 73 (2009).
18
Girolamo ACCOLTI, La festa et ordine belissimo cit., fol. 5.
Conclusioni

Questo excursus attraverso la produzione a stampa romana permette di


visualizzare nel suo insieme il variegato e complesso panorama editoriale del
Cinquecento da una prospettiva particolare, quella del libro spagnolo, con tutte
le criticit, specifiche e distinzioni che questa denominazione comporta e che si
sono analizzate nellintroduzione.
Lintreccio costante delle tematiche editoriali con quelle prettamente
storiche ha costituito la base per poter organizzare un discorso strutturato
allinterno delle centinaia di voci inventariate nel repertorio. La Roma spagnola
si configura come spazio ideale per la ricerca di quella coscienza unitaria a
difficolt realizzata pi spesso imposta allinterno della penisola iberica, che
trova una sua pi piena legittimazione e una pi felice riuscita nel mosaico di
nazionalit che popolano la citt eterna. Lequilibrio dei rapporti fra la Santa
Sede e la corona spagnola stato spesso sbilanciato dal peso politico e militare
della Spagna di quegli anni. Tuttavia il concetto di pax hispanica, intesa come
sostanziale condiscendenza da parte degli Stati italiani alla politica egemonica
spagnola, stata gi problematizzata dagli studi storiografici1.
Pi che di una dipendenza unilaterale del papato nei confronti della
monarchia ispana sarebbe pi opportuno parlare di uninterdipendenza, dove
ciascuna delle parti necessita dellaltra per legittimare e garantire la propria
esistenza. Infatti, se vero che lautorit papale ha bisogno della potenza
militare spagnola per poter affermare le proprie ragioni in Italia e in Europa, in
special modo dopo la Riforma protestante, altrettanto vero che il potere
monarchico in Spagna, soprattutto con Filippo II, vincola la propria sussistenza
al favore papale. Lelemento religioso viene concepito dal sovrano e dai suoi
successori come strumento di controllo politico e sociale delle forze centrifughe
interne. Il patronazgo real sulla Chiesa di Spagna, la concessione da parte
papale delle gracias (cruzada, subsidio, excusado), oltre al rapporto vassallatico
del vicereame di Napoli verso il pontefice, contribuiscono a riequilibrare i
rapporti di forza tra Madrid e Roma, fornendo a questultima validi argomenti

1
Cfr. Michael LEVIN, Agents of Empire: Spanish ambassadors in sixteenth century Italy, Ithaca-
London, Cornell University Press, 2005, pp. 3 sgg.
273

di contrattazione con gli spagnoli. A sua volta, la corte romana attinge,


attraverso i benefici ecclesiastici concessi ai propri membri, alle ricchezze
spagnole per mantenere il proprio sfarzo. Cos come i pontefici, i sovrani
spagnoli comprendono appieno, dal canto loro, la piena rilevanza degli affari
romani. Significativo in questo senso appare il fatto che questioni relative ai
rapporti con la Santa Sede non vengano dibattute nel Consejo de Italia, organo
politico-amministrativo deputato al governo delle cose della nostra penisola. Di
Roma si discute nel Consejo de Estado, istituzione di rango superiore, dove si
dirimono le questioni pi importanti e delicate per la vita della monarchia
ispanica2.
Il disegno imperiale messo in atto dalla Spagna del Cinquecento,
preconizzato gi dai Re Cattolici, la vocazione universale che assume su di s la
monarchia ispanica in questo periodo non possono prescindere da Roma: quali
naturali eredi della gloria imperiale romana e difensori dellortodossia religiosa
gli spagnoli devono garantirsi una presenza solida e stabile nella citt degli
imperatori e dei papi. N Filippo II n tantomeno i suoi successor Filippo III e
Filippo IV risulta che abbiano mai messo piede a Roma: appare quindi evidente
la centralit del ruolo dellambasciatore come esecutore della volont del re e
curatore dei suoi interessi. In effetti, gran parte dei successi e degli insuccessi
spagnoli dipendono, a ben vedere, dalla maggiore o minore capacit
dellambasciatore di svolgere il proprio ruolo3. Quale elemento chiave della
presenza spagnola a Roma, pi vicino alla figura di un vicer che a quella di un
semplice rappresentante diplomatico, lambasciatore compare spesso nelle vesti
di committente, ma soprattutto di dedicatario, delle edizioni a stampa. Tale il
caso di importanti ambasciatori come Luis de Ziga, il conte di Olivares o il
duca di Sessa.
La presenza spagnola a Roma si riflette nel mondo del libro, o sarebbe
meglio dire che il mondo del libro si fa, in qualche modo, riflesso e portavoce di
tale presenza. Non sfugge, infatti, alle autorit spagnole laiche e religiose
presenti a Roma la potenziale importanza della stampa nella realizzazione di

2
Cfr. T. J. DANDELET, Spanish Rome cit., pp. 92 sgg.
3
Sulla figura dellambasciatore residente nel Rinascimento, cfr. Paolo PRODI, Il sovrano
pontefice. Un corpo e due anime: la monarchia papale nella prima et moderna, n. ed., Bologna, Il
Mulino, 20062, pp. 312-313.
274

questo disegno. Inoltre, la presenza di una nutrita comunit ispanoparlante, la


pi numerosa enclave straniera sul territorio cittadino, non manca di attrarre
gli operatori del libro, intenzionati ad aprirsi nuovi spazi di mercato.
Possiamo suddividere il secolo in diverse fasi, con due episodi storici che
segnano, in qualche misura, degli spartiacque fondamentali nella storia delle
relazioni fra Roma e la Spagna. Il primo senza dubbio il Sacco di Roma, evento
traumatico che non cessa di proiettare la propria ombra sinistra sui rapporti tra
papi e sovrani spagnoli nei decenni successivi del secolo. Il secondo il Concilio
di Trento, che muta radicalmente gli equilibri tra sacro e profano, sbilanciando
a favore di questultimo la vita intellettuale della citt di Roma. Dal 1545 il peso
del libro religioso diviene assoluto nei confronti di qualsiasi altro genere e ogni
ambito ne viene investito.
La presenza di letteratura dargomento profano indubbiamente
maggiore nel primo trentennio del secolo, con una produzione poetica
significativa, soprattutto in relazione alla figura del Gran Capitn. Con lavvento
della Controriforma, il genere poetico tende a scomparire, o a subire delle
modifiche: le prove poetiche di fine Cinquecento, nel solco del magistero
esercitato da Torquato Tasso sui poeti spagnoli, vedono un sostanziale
orientamento verso largomento religioso, come il caso del certame poetico in
onore della Maddalena organizzato da fray Juan Bru. Levento del Sacco segna
una brusca interruzione dellattivit per molti tipografi. Nel 1527 abbiamo una
sola edizione, stampata da Eucario Silber, quella dei Commentari di Alessandro
di Afrodisia ad Aristotele, opera di Juan Gins de Seplveda. In tutto lanno si
stampano a Roma solamente 24 edizioni, alcune delle quali direttamente
collegate con il tema del Sacco, come le bolle pontificie in cui si concede la piena
indulgenza a chi prender le armi contro lesercito invasore, quella riguardante
lelezione papale in caso di morte in cattivit del pontefice, o il Romanae Urbis
excidium di Pietro Corsi, il cui titolo riecheggia il De excidio Urbis Romae di
SantAgostino. Per avere le proporzioni, solo due anni prima, nel 1525, i titoli
pubblicati a Roma sono quasi il doppio: si contano 53 edizioni; nel 1528, ce ne
saranno soltanto 8. Per ritrovare unedizione spagnola dovremo attendere fino
al 1530: dopo tre anni di silenzio, emblematicamente la stampa di libri spagnoli
riprende con la Letra a [...] Clemente septimo sobre la conuocation del Concilio,
275

scritta da Carlo V, stampata da Francesco Minizio Calvo, uno dei pochi tipografi
a sopravvivere agli eventi del Sacco4.
Tra i sopravvissuti, dobbiamo annoverare Antonio Martnez de
Salamanca, uno dei casi editoriali pi interessanti della Roma del Cinquecento.
Spagnolo di nascita, tra i pochi tipografi ed editori che cercano di diffondere
presso il pubblico romano le lettere spagnole5. Attivo dal 1519 al 1560, pubblica
a Roma opere come il Libro ureo di Guevara (1531), le opere poetiche di
Garcilaso e Boscn (1547). Per il genere cavalleresco, lAmads (1519) e, in
collaborazione con Iacopo Giunta, le Sergas de Esplandin (1525). Salamanca
anche un editore di stampe illustrate: dalla sua attivit in societ con Antoine
Lafrry nasce ledizione della Historia de la composicin del cuerpo humano
(1556) di Juan de Valverde, ristampata altre due volte in traduzione italiana con
il titolo di Anatomia del corpo humano (1559 e 1560, rispettivamente).
A met strada fra opere profane e dargomento sacro, possiamo collocare
una delle produzioni pi interessanti e peculiari a Roma, quella dei Mirabilia
Urbis. Come si visto nel capitolo dedicato, tali edizioni attraversano quasi
interamente il secolo, concentrandosi soprattutto in prossimit degli anni
giubilari. Appannaggio praticamente esclusivo del Blado nella prima parte del
secolo, tali produzioni divengono oggetto di concorrenza di parte di pi tipografi
nel corso della seconda met del Cinquecento. In esse la devozione del
pellegrinaggio si fonde con lesigenza di conoscere i fasti della vecchia e della
nuova Roma, messi quasi in lettura sinottica per guidare i visitatori attraverso
un percorso cittadino strutturato.
Di ben altro segno, adatte ad un pubblico pi erudito, le opere di genere
antiquario sperimentano altres un cambio di orientamento in direzione
religiosa con lavvento della Controriforma. Si passa dunque dallinteresse tutto
umanistico per il mondo classico a quella moralmente pi confacente alle

4
Cfr. Francesco BARBERI, Le edizioni romane di Francesco Minizio Calvo, in Miscellanea di
scritti di bibliografia ed erudizione in memoria di Luigi Ferrari, Firenze, Leo S. Olschki, 1952, pp. 57-
98.
5
Nonostante la lunga attivit, le notizie biografiche su Antonio Martnez de Salamanca sono
piuttosto scarne. Cfr. Maria Cristina MISITI, Antonio Slamanca: qualche chiarimento biografico alla luce
di unindagine sulla presenza spagnola a Roma nel 500, in Marco SANTORO (cur.), La stampa in Italia
nel Cinquecento, Atti del convegno. Roma, 17-21 ottobre 1989, Roma, Bulzoni, 1992, vol. 2, pp. 545-
563; Jos Luis GONZALO SNCHEZ-MOLERO, Antonio de Salamanca y los libros espaoles en la Roma
del siglo XVI, in C. J. HERNANDO SNCHEZ (coord.), Roma y Espaa cit., pp. 335-366.
276

rinnovate esigenze spirituali rappresentata dagli studi sullarcheologia cristiana,


con la scoperta ed i sondaggi allinterno delle catacombe. Roma muta
radicalmente il proprio aspetto nel corso del Rinascimento anche grazie a
questa rinnovata sensibilit verso lantico e al tentativo di conciliarlo con le
moderne esigenze religiose, fatto reso emblematico dalla cristianizzazione delle
guglie, gli obelischi, e delle colonne, che ornano le principali piazze romane.
Il maggiore centro della cristianit non pu non interessarsi alle scoperte
geografiche, che forniscono alla Chiesa di Roma nuovo slancio evangelizzatore,
particolarmente necessario soprattutto dopo la frattura con la Chiesa riformata.
Gli ordini religiosi con questo particolare carisma (domenicani e francescani in
un primo momento, affiancati poi dai gesuiti) diffondono a Roma le notizie
relative ai progressi nellevangelizzazione delle terre oggetto del nuove scoperte.
Molti di essi, spagnoli di nascita, operano nelle Indie occidentali, anche se non
mancano incursioni nellestremo oriente. La Compagnia di Ges provveder
allinstallazione di una tipografia allinterno del Collegio Romano, per
consentire la diffusione delle lettere e dei resoconti di viaggio dei missionari,
comprendendo appieno le potenzialit messe a disposizione dalla tecnica a
stampa per una pi rapida diffusione delle notizie.
Il genere pi diffuso nellambito della letteratura profana, ed il genere di
maggior peso in tutto il repertorio, rappresentato dalle epistole, dai discorsi
dargomento politico e dagli avvisi a stampa. Spesso a Roma si diffondono
notizie relative alla politica spagnola. Uno dei tipografi pi attivi in questo senso
indubbiamente Nicol Muzi che pubblica innumerevoli avvisi, grazie anche
alla collaborazione con lautore ed editore Bernardino Beccari. Si pu dire che
ogni atto ufficiale compiuto dalla Spagna a Roma, soprattutto nelle cerimonie
pubbliche, venga registrato dagli annali dei tipografi romani. Di particolare
interesse anche la politica estera spagnola, con attenzione alle relazioni tra papa
e sovrano: emblematico il caso della guerra carafesca, in cui lo spettro del Sacco,
ancora vivo nella memoria dei romani, viene scongiurato grazie al contributo in
questo senso fonrito dal sovrano spagnolo, che dimostra piena coscienza dei
rischi che un atto violento nei confronti di Roma avrebbe potuto comportare per
limmagine della Spagna. Viene altres seguito con estremo interesse il conflitto
277

che vede contrapposte la Spagna e lInghilterra, il cui momento pi disastroso


quello della sconfitta dellInvencible Armada da parte delle forze inglesi.

Letteratura profana
genere n. di edizioni valore percentuale
Letteratura in verso 14 2,35%
Letteratura in prosa 10 1,68%
Narrativa 4 0,6%
Mirabilia Romae 12 2,02%
Antiquaria 9 1,51%
Relazioni di Viaggio 16 2,63%
Epistole, discorsi, avvisi 109 20%
Totale 174

In ambito accademico, tutto lo scibile dellepoca viene investito da


esemplari di provenienza iberica. Riveste unimportanza centrale la teologia: il
diritto canonico, branca della teologia, il genere di maggior peso allinterno del
genere accademico. Il dato appare significativo, soprattutto se comparato alla
situazione nel resto dEuropa, in quanto definisce la realt religiosa romana
come pi propensa ad occuparsi di norme e prescrizioni concrete pi che di
speculazione teologica pura. Il Doctor Navarro Martn de Azpilcueta trascorre
parte della sua vita a ripubblicare la propria opera, avvalendosi della
collaborazione di suoi discepoli e ammiratori come il belga Simon Magno
Ramloteo.

Trattatistica accademica
genere n. di edizioni valore percentuale
Grammatica 5 0,84%
Filosofia 18 3,03%
Scienze MM FF NN 22 3,70%
Musica 19 3,19%
Medicina 13 2,18%
Diritto 4 0,67%
Teologia 65 10,94%
Diritto canonico 104 17,50%
278

Totale 250

Allinterno della letteratura religiosa si impongono le opere devozionali e


il libri religiosi in generale come pi pubblicati, seguiti a breve distanza dai
sermoni e dalle opere di oratoria sacra, disciplina assai praticata in ambito
curiale. I teologi spagnoli rivestono spesso ruoli chiave allinterno della
compagine curiale, come ad esempio quello di referendario di Segnatura,
uditore di Rota o Maestro del Sacro Palazzo. Tali incombenze rendono pi facile
la possibilit di predicare dinanzi al pontefice, ma anche quella di vedere
pubblicato il proprio sermone, spesso ad opera della stessa Stamperia Camerale,
organo ufficiale della sede apostolica. La santificazione di San Diego de Alcal
inaugura la fortunata serie di santi spagnoli, che proseguir soprattutto nel
secolo successivo, generando una serie di edizioni di ambito diverso, dalle
preghiere e gli inni al santo recentemente canonizzato, alla pubblicazione degli
atti del processo di canonizzazione.

Letteratura profana
genere n. di edizioni valore percentuale
Libri liturgici 6 1,01%
Libri religiosi e opere