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M.

BASSOTTI GIUSEPPE,
SUPERIORE GENERALE DEI BARNABITI

SAN CARLO
E I BAR.NABITI
lettera ai co nf ratelli

Roma 198.1

IC.XC. +

Cari Confratelli,

al termine dell'anno carolino, nel corso del quale si sono svolte in pir) parti celebrazioni commerrorative in onore del Santo, anch'io desidero sottoporre alla vostra considerazione una breve ricerca storica sr,ri numerosi e profondi rapporti di collaborazione, stima, simpatia, amictziae venerazione intercorsi tra S. Carlo Borromeo e i nostri primi Confratelli. A motivo della considerevole parte che egii ebbe nella nostra nascente Congregazione in termini cii presenzaspirituale e fisica,di sollecitudine ed assistenzzr, giustamentenoi lo consideriamo<< SecondoFondatore > e lo veneriamocorne Patrono Secondai^io. Dal canto loro, i Barnabiti non hanno mai clisatEssi hanno sempredimostrato teso le sue aspettative. larga disponibilitd alle sue richieste, profonclasensibilitn alle sue ansie di riforma, illimitata generosith unita a serietA,competenza e santitd nei moltel;lici e spesso delicati servizi apostolici a cui essi erano chiamati. Scrivendo a Mons. Niccold Ormaneto, suo Vicario Generale,il 6 agosto 1567, a meno di due anni dal suo ingresso in diocesi,S. Carlo cosi si espriineva: <<Voi sapetequanto grande D il seruiziocbe il Signore Itldio riceue in questa mia Cbiesadai Paclri cli San

Barnaba, e quale i la protezione che ne tengo io, per la uita incolpdtae santi eserciziloro >>' . Questo altissimo elogio pud certo recar sorpresaa noi che, meritato > z a distanzadi quattro secoli, abbiamo perso la dimenstorico d'un rapporto che fu insione e 1o spessore in mutua stima e venerazione. Si fa allotensissimo, ra naturale il desiderio di soflerrnarcia documentare la ftrnzione cl-rela Provvidenza ha assegnatoai Barnabiti: quella ciod di esserestati non soltanto i precursori, ma anchei fattivi collaboratoridel Borromeo nella riforma della Chiesa Milanese. Le pagine cl-reseguono non ofTrono spazio aIIa fantasia,alle congetture,aile interpretazionipersonali, ma tutto attinge a documentate fonti storiche, ampiamenteriportate nella bibliografia.E stata mia 'soggettivo' per far emergere il solo premLlra evitare il 'oggettivo'. Il Santo Fondatore e lo stessoSan Carlo e mandino ad effetto, per il bene di tutti, benedicano questo rnio desiderio.

1. I Barnabiti prirna di San CarXo di Milano, S. Carlo Eletto arcivescovo nella sua sede tendo recarsi immediatamente minb Vicario Generale Mons. Niccold Ormaneto, gi) Vicario Generale di Giovan Matteo Giberti a Vcrona ed estimatoredei Barnabiti, che aveva conosciutoin quella citt) prima del bando veneziano.Cid spiega
l. Sar-a Antonio, Biogralia di S. Carlo Borromeo, M17ano, 1858, p. 250. I1 capitolo sui Barnabiti (pp. 250-288) b quasi tutto del nosro P. Gobio, a lui commissionato dal P. Provinciale Minola su richiesta dello stesso Sala. 2 . O n s a u r c o C e s a r e ,V i t a d i S . C a r l o B o r r o m e o , I , N { i l a p. 160. no 19(r5a, tl

come, appena giunto in Milano, egli si servisse dei Barnabiti ancor prima dell'arrivo di S. Carlo. Inoltre, essendola riforma dei monasteri uno dei primi punti su cui S. Carlo aveva dato ordini precisi, fu lieto di constatare che, nell'universale scadimento regolare,le Angeliche - sorelle dei Barnabiti - erano I'unico monastero che brillava in Milano per la San Carlo fu avvisato di cib da perfetta osservanza. Mons. Lino, convisitatoredell'Ormaneto)dopo la viHo finito la visita aile lvionasita dei luglio 1565: << quale ho speso dodici giorni. nella che di S. i)aolo, parere, d il rnigliore e il mio a rnonastero, Questo piil vicino alla perfezione, di quelli che io ho conosciuto. Perciocch6,quanto all'osservanzadella regola la clausurad e dei voti, non c'i niente da aggiungere; strettissima, pa'rlanorare volte... e hanno molti br-roni 3. esercizi per estirpare i vizi ed acquistar le virtil >> Questi due fattori fecero entrare i Barnabiti nel che si servi di essi come visimirino dell'Orr-naneto, tatori e riformatori di monasteri, come esaminatoridi. come confessoridi casi riservati. Di cid monacande, fanno fede numerose sue lettere conservatenell'archivio di S. Banraba, come per esempioquesta del 10 settembre 1565, dalla quale veniamo a sapereche i Barnabiti hanno collaborato alla revisione e alla steNlolto Rev. Padre sura di alcune bozze di decreti: << (Marta) mio osservandissimo: ancorchdio sappia le grandi occupazioniche sono al presente nella vostra casa, nondimeno sono certo che si contenterh di pi gliare anche questa poca briga, ciod di vedere l'inclusa scrittura,Ia quale ho da mandareal signor Cardinale, pregandola di aggiungere,e togliere, e dire tutto il suo parere liberamente,in tlltto. Ii-roltre avrei caro di poter parlare con quel Rev. Padre che ha fatto

Biografia..., 3. S,tlrr, P. 25).

quelle diligenze De ollicio Parochi; percid La prego ad esserecontenta di mandarmelo. Verrei io da Lei, ma sono qui incatenato.E raccomandanclomi alle sue orazioni, prego N. S. Iddio che ce La conservi lungamente> -. Va notato che, prima ancora delf ingresso di S. Cario, non solo i Barnabiti erano impiegati dai Vescovi nella riforma dei monasteri (per esempio il P. Besozzi,nelle diocesi di Pavia, Piacenzae Cremona), ma anche r-rn rimasuglio di qr-relli che erano stati i 'Coniugati' del S. Fondatorerisultano vivi e operanti ne l 1563: b del 1 l s e tte m b red i q u e l l ' a n n ou na l ertera del P. Besozzi a S. Barnaba, nella quale parla dell'ottima azione riformatrice che le signore Paola Cusani e Sr:sanna Piola stavano svolgendo in un monastero di Pavia, e supplica ii capitolo di lasciarle continuareancoraper un po' di tempo in qrrellasanta impresas. Nessunametavigliaquindi che S. Carlo, fatto I'ingressoin Milano iI 23 settembre 1565 - nella quale occasione noi Barnabiti abbiamo smessoil copricapo rotondo per assllmere la berretta quadrata 16p2n46 sia stato inforrnato della preziosaopera dei Barnabiti e se li sia associatisubito quali collaboratori.

2. I Bamabiti << Coadiutores Episcopo{um )> Fa una certa impressioneil sentire che, durante l a vita di S. Carlo, i Barnabiti sacerdotisuperavano distribuiti in otto comunit), di poco la cinqr-rantina,

4. Srt,a, Biogralia..., pp. 253-254. 5, Gonro Innocente, Vita del Ven. Giampietro Besozzi, Iv{ilano 1861, p. 157. 6. La decisione era stata prcsa capitolarmente il giorno prima. Roma, Arch. Genelalizio, S. V, f. 9.

()

compresaquella piccolissimaattorno a S. Alessandro Sauii in Corsica. L'intera Congregazione,comprendendo padri, chierici, fratelli e novizi, toccava il centinaio. La comunit) di S. Barnaba, che era Ia pii nlrmerosae sede del Generale, constava di I4-I5 sacerdoti. Fa meraviglia quindi che un cosi piccolo nurnero abbia coadiuvttto tanto validamente S. Carlo I1 segreto va forneil'azione pastoralepiil qr-ralificata. >> che i Padri si erano competenza se ricercato nelia << culturale e spiprocacciata con una seria preparazione P. Gabr-rzio: < Conobrituale. Dice il contemporaneo bene I'azionepastorabero quei Padrt chc per svoJgere aria una le e per ben seguirela vita religiosaera necess forte cultura, dicendo S. Gregorio Nazianzeno che l'azione senzadotrina d carente come la dottrinll senz^ azione>>7 . San Carlo, profondo conoscitore degli uomini, capi subito il valore di cluel piccolo, umile drappello, e 1o tesoreggidper il regno di Dio, ren)>: {rase fadendoli veri <,coadiutores episcoporlrm mosa che passbpoi nelle Costituzioni del 1579. Sauli a) .1. Alessarcdro Colui che piil coadiuvb il Botromeo fu senz'altro S. AlessandroSauli. Da Pavia egli fu chiamatoa Milano per il Primo Concilio Provinciale, ove ebbe parte non piccola corne teologo relatore della sezione De contractibus illicitis 8 e come revisore dei libri, assieme al giovanissimoP. Bonfanti n. Nello stessoCon-

7. Genvzto Giovannantonio, Historia Congr. Clerr. Reg.g. S . P a u l i , R o m a 1 ' 8 5 2 ,p . I 4 1 . B. GrussnNr-Or-rnoccHt, De uita et rebus gestis S. Caroli Borromei, Milano 1757, p. '145 nota A; MnNorocto dei B a r n a b i t i ,X , p . 9 5 . 9. Genorr. Giacinto Sigismondo, Vita di S. Alessandrct .\auli, Milano 1861, pp. 41'42.

cilio Provinciale, tutto il materiale concernentela fiforma dei monasteri fu preso di sana pianta dalle Angeliche, come dice Paolantonia Sfondrati nella storia del monasterodi S. Paolo: << Le nostre csservanze furono riputate tanto utili e ben istituite, che dai primi ministri dell'Illustrissimo Card. Borromeo, nel principio della sua residenza,furono scelte per ordinare il Concilio Provinciale nella causa delle lnonache, come loro stessici dicevanoe voi stesscsapere; stando che, nelle cose del1aclausuraparticolare,nella manieradelle grate e dei parlatoi, tLrtto era qr-riin uso fin da principio; il tipo delle visite ai forastieri, le strette licenzedel1esuperiorenosme, il modo delI'officiare, la maniera dell'orazionementale e la misuta di due volte aI giorno, il vivere comune con l'abdicazionedi ogni proprieti, e simili: tlltto era in pratica. Del che tlltto potete voi dar testimonio e quanto che non furono tanto piil di cuore mantenere, cose a voi nuove >tlo. I1 periodo pir) intenso di collaborazionedel Sauli con S. Carlo fu senz'altrodal 1567 al 1570, ciob da quando fu eletto generale a quando fu preconizzato vescovo.Gi) dal 1566 egli era spesso chiamatoa Milano dal Santo, e i Superiori destinaronoappunto a Pavia il P. Bonfanti affinch6 lo supplissenelf insett. Dal 1567 il trengnamentodurante queste assenze tatreenne P. Sauli divenne il consigliere dell'Arcivescovo, che in una lettera dell'l1 gennaio 1570, parlando di L-ri all'Ormaneto, loda < il prudente consi12. glio suo, del quale mi valgo quasi ordir-rariamente >> E quando il Sauli fu fatto vescovo,S. Carlo chiese al Generale dei Gesuiti di far risiedere a Milano il

p. 255. 1 0 .Sara, Biograt'ia..., p. 165. 1 1 .Gonro,Vita... Besozzi, p. 278. 12. Sr\LA, Biografia...,

nuovo Provinciale P. Leonetto, perch6 <(per la partenza di Mons. Vescovo d'Aleria ho fatto elezione di lui per consigiiarmie per consultareseco le cose mia, nelle occasionidi pin irnportandella coscienza za r, tt. Del resto i biografi del Borromeo fanno notare che nel t568, quando S, Carlo stette lungo tempo a Mantova e Mons. Castelli cadde malato, il Sauli fu in pratica ii Vicario Generaledell'archidiocesi mil a nes e' a:l' ar c hiv io d i S . B a rn a b ac o n s e rv ad e l l e l ettere del Borromeo a lui, in cui ci sono lunqhe liste di pratiche da sbrigare nel governo della diocesirs. Molto il Sauii fu adoperatodal Borromeo, e pii potuto disporne ancoral'avrebbe adoperato,se avesse piil a lungo. Quando a Bergamo le famiglie degli Albani e dei Brembani erano in lite, frr inviato lr-ria stabilire la pacetu. Quando il Bomomeo destb r,rnvespaio nel convento milanesedi S. Marta perchd voleva ridurre le grate dei loro parlatoi allc dimensioni di quelle delle Angeliche, fu il Sauli a temperare lo zelo del santo Pastore, consigliandolo a non insisteperch6non d essenziale che i parlatoi siano fatti re << in un modo piuttosto che in un altro >r17.Nel lJ6B il Santo, che era a Mantova per delicati afrafi riguardanti la fede e la disciplina religiosa, scrisseil 13 Da un pezzo ho desiderio di matzo al P. Besozzi: << generale,e la comoditd che ho fare una confessione maggiore qui che a Milano, quanto al tempo, m'invita a faila di presente,e desidero faria col consiglio 18. Gli mandarono il Sauli, anche perch6 vostro >>

p. 275. Biografia..., 1J. Snr-n, De uita...,p. 415, nota A. 14. Grusserur-Orrnoccut, p. 277 dal Ser-a, Biografia..., tspubblicata 1,5.Una di esse De uita...,p. 445 nota A. 16. GrussnNr-OrrRoccan, p. 279. 17. Sara, Biografia..., 18. Grnorr-, Vita... Sauli, p. 60 nota 1.

c'etano complicatedecisionic{aprenclere circa I'eresia degli Amadeiti; e il Borromeo, scrivendo a Costanza Tasscni,dice: << Avendo dirnandatouno dei PaCri di S. Barnaba,mi hanno mandatoil Prevosto medc'simo, con mia grandissima soddisfazloner>1e e fu in quelI'occasione che il Santo propose di vivere piir povei:ementee di compiere un ritii:o spirituale ogni sei mesi20. lig1i avrebbe voluto che il Sar-rlirenesselezioni sulle Epistole di S. Paolo nella cappellaarcivescovile, rna i Padri cli S. BarnabagentilmentedeclinaronoI'invito, a motirzodella salutedel Sauli, che nel primo anno di generalatoera caduto malato ed era stato in fin di vita 21. <,Quando gli fr,r data I'archibugiata scrirre il Sauli r:iferenclosial famiqera.toattentato deeli Umiliati conro il Santo - io ero fuori di Milano. Ritornato, sr-rbito lo andai a trovare. Essendoegli in una la lascid; e condottomi in camera,mi congregazione, chiese che frutto spirituale mi pareva che da quel fatto egli dovessecavareper I'anima sua. Io gli dissi che aveva occasionedi umiliarsi e di considerarese Iddio avessepermessocid per qualche suo difetto; e anche di esaminarebene la coscienzasua, oer vedere se era prepatato a presentarsial giudizio di Dio, 22. nel caso che la botta avesseavuto ef{etto >> Quando San Pio V concepi il disegno di mettere a capo delle diocesi pir) bisognosedei .,'escovi intelligenti e santi tratti dagli ordini religiosi, anche la - ben nota al pontefice- donostra Congregazione vette fare il sacrificiodel suo Generale.Il papa, per

p. 276. Biograt'id..., 19.Ser-,q, 20. GrusseNr-Olrnoccur, De uita..., p. 1,52. p p .5 6 -5 7 . 21. G pnor r ,V ita ... Sa u l i , pp. 279-280. 22. Srrt, Biograt'ia..., 10

mezzo del Card. Alessandrino,diede incarico a S. Carlo di comunicarela notizia alf interessatoe ai Padri piil anziani; ma questi, iI 23 dicembre 1569, appena 1o seppero,si gettarono in ginocchiodavanti al di interporre tutti i suoi buoSanto, scongiurandolo 23. Il Santo sciagura>> ni uffici per evitare quella << scrisseallora al suo agentein Roma Mons. Ormaneto lettera, che E un vero panegiricodella nola seguente Avendo io fatto sapere al Prestra Confpegazione:<< di Nostro Signore posito di S. Barnabala risoh-rzione di dargli ia cr:ra della Chiesad'Aleria in Corsica,egli, per I'umile sentimento che lra di s6 medesimo, ha allegatodi non essereidoneo: il che non gli ho amio molto bene le quaiit) sue. Permesso,conoscendo cib ho atteso a formare il processoe a fare il resto che mi commette Mons. Illustrissimo Alessandrino in nome di Nostro Signore; e lo manderb ccn l'alro che pocorriere ordinario, insieme con I'infornrazione trb avere sullo stato di quella Chiesa. trntanto non posso mancaredi sottoporre a Sua Santiti l'affanno grande nel quale si trovano i Padri vecchi di questa ai quali ho comunicato la ccsa. per Congregazione, grande che ciicono essereper seguire nella il danno loro, la quaperdita di quest'r-romo alla Congregazione le ora dipende dal prudente governo di lui ed d air-rtata assai dalIa sua dottrina, nella quale, per dire il e nemvero, non ha egualenella sua Congregazione; meno c'b persona adatta come lui al governo, perch6 alcuni Padri per la loro vecchiezzasi rendcno meno abili alla fatica, e gli altri non hanno quella matura et} che si conviene per questo effetto. E pare loro anche, che questo esempio di cavare fuori uomini per irnpiegarli nel governo di vescovadi,possa porta-

2J. Gennrr,Vita...Sattli,pp. 64-65. 11

re nocumento all'umilti e bassezza di spirito, in cui questa Congregazione b stata piantata e cresciuta sinora; e mi hanno pregato di far presente qr-resta loro afiTrzione a Nostro Signore. Io poi so quanto ne patiri anchein universalequesta citt), alia quale il Preposito b utilissimo in molte maniere, sia nelle lezioni e confessioni, sia in altri privati trfrizi spirituali, sia nel prudente consiglio sr-ro, del qr,rale rni valgo quasi ordinariamente.Se poi, intese queste cose, Nostro Signore giudica maggiore il servizio che fari a Dio in questa nuova vocazione, egli d figlio d'ubbidienan '. za >>

I due Santi avevano bisogno di raccoglimento: I'uno, per meditare sullo scampato pericolo dell'archibr-rgiata, l'altro per stornare da s6 la << sciagura>> del vescovato. E si recarono ambedue aIIa Certosa di Carignano, ove passaronogiorni < dolcissimi>>totalmente immersi in Dio, come sappiamoda una lettera del 22 fet:braio 1570 di CostanzaColonna Sforza, marchesa di Caravaggio,al Sauli: < Ebbi una sua, a ffle gratissima quanto si possa dire, intendendo la vita dolcissima che ha fatto in Carignano con Mon2s.E fu a Carignano signore nostro Illustrissiilo >> che il Sauli fu raggiunto dall'ordine di S. Pio V di accettate senzastorie il vescovato. San Carlo ne informd I'Ormaneto 1123 gennaio 1570: << Avendo inteso la ferma risoluzione di Sua Beatitudine di dare la cura d'Aleria al Prevosto di S. Barnaba,il quale si trova qui fuori con me alla Certosadi Carignano, 1'ho esortato a pigliar volentieri questa croce per amor di
Dio 26. >>

La consacrazione avvenne nel duomo di Milano il

2 1. 25. 26.

71, nota.

t2

12 marzo, per mano di S. Carlo, di Mons. Girolamo Ragazzonivescovo di Bergamo e di Mons. Ippolito Rossi vescovo di Pavia, che si era autoinvitato. San Carlo pensd anche ai paramenti per la cerimonia2T. per lettera la sua Dalla Corsica il Sauli continr-rb amicrziacol Santo: l'Ambrosiana di Milano conserva un buon numero di queste lettere, in parte inedite. Ne scegliamodue, le piil significative. La prima, in doppia missiva (aprile L570), riguarda Ia sede del Sauli in Corsica: < Al Vescovo d'Aleria. Io lingrazio Ia Signoria Vostra Reverenda dell'amorevolezzacon cui mi ha dato nuove di sd e delle calrseche la trattengono in Genova, per poter passarepoi pii sicuramente e con qualche buona provvisione per le occorrenzedella sua Chiesa. I1 tutto ho inteso con quel contento che devo, come lei sa ch'io l'amo e che desidero ogni sua maggior soddisfazione.Voglio poi credere che all'arrivo di questa si trover) vicino alla pattenza)onde non mancherb di far memoria di lei nelle mie deboli orazioni. Qr-rantoal monastero che V. S. disegna di eleggersiper sede slra in questo principio, corne piil frequentato luogo della sua diocesi, scrivo a qr-relMinistro l) come conviene e che non manchi di trccomodarnela:e qui allegata avri la lettera. Nel resto desidero che V. S. abbia rnemoria di me nelle sue orazioni, e che continui in questa dt avvisarmi del suo buon stato. E con amorevolezza t 28.La lettera alletlltto l'animo me le raccomando < N{inistro degli Zoccalanti. Al : gata E la seglrente il Vescovo d'Aleria ha dimio carissimo: Rer'. Padre

27. Pnr:ruolt Orazio, Llna lettera di .\. Carlo Borrrtrnco intorno a .\. Alessandro Sauli, in < S. Carlo Borromeo nel Terzo Centenario delia Canontzzazionet>, Milano 1908-10, pp. 439-440; MeNorocro dei Barnabiti, X, p. 96. 28. Milano, Ambrosiana, P/5 inf ., f. 205v.

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segnato di fare la residenza sla nel L-rogodi Corte, come il piil abitato della sua diocesi; ma non essendovi abit azione per lui, perch6 i vescovi suoi p-,redecessori abitavano in Bastia, ricerca Vostra Reverenza di accomodarlonel vostro convellto, che d capacedi molte persone,ma che, per la qualiti dei tempi, non ts abitato se non da quattro o cinque frati al pir). E siccome ogni comodo del Vescovo sari comodo mio proprio, amandolo come fo, so che non mancherete di riceverlo voientieri, anche per arnor mio. Ed egli alf incontro sari pronto, con la solita sua cariti, ad esserer-rtile- in quanto alle lettere - a quei frati che vi stanno: la quale occasione dovete stimare infinitamente,essendoegli Prelato di molta dottrjna e cognizione delle Sacre Lerrere. Questa comcdit) che darete a Monsignore sari per non molto tempo, ciob sino a che si piglia qualche forma alla restaurazione della sua Chiesa, come gi) si disegna.E il Signore Dio vi benedica> 2e. La seconda d del J0 ottobre I57I: se ne rrascrive solo il brano bellissimoin cui S. Carlo ventila un possibile trasferimento del Sauli in una diocesi di Lombardia: << Mi d capitato di sentire da pir) parri che il talento di Vostra Signoria E come sprecato!n questa \/ostraChiesa,per la quaiiti del paesee delle pcrsone male avvezzee poco obbedienti al loro Pastore . Onde, se Nostro Signore venissein pensiero di impiegarla altrove, dove potesse far maggior servizio a Dio e alle anirne, e se questo avesse ad essere in qualche Iuogo di questa Frovincia rnia, pud pensare quanto io I'avrei a cafo ,r 3i'. Ma il Sauli non ambiva sedi migliori. Pitr tardi, cluandoGregorio XIII voleva tta-

2 9 . Anrbrosiana, Pl5 inf., fi. 20Jv-206. , / 6 i n f. , f . 6 1 7 . 30. Ambrosiana P

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sferirlo a Voghera, scrisse: << Sono apparecchiato ur l a sci arqui le os s a,>t' . I due Santi ebbero piil volte occasione di ir-rcon'godersi', trarsi e di come si esprime S. Carlo in proposito tt. Nel 1581, mentre il Sauli faceva un po' di vacanza coi Barnabiti a Zuccone, S. Cario lo invitd a Vimercate, ove era in visita perstorale; e sentendo presto andato a Mila"no,scrisse che sarebbe al suo Vicario Generaleche s'ingegnasse di trattenere il Sauli in citt), pregandolo in nome suo di tenere alcune prediche in duomo 33.E la famosaprocessione di penitenza fatta da S. Carlo durante la peste nell'ottobre 1,57 6 ha ripreso di sana pianta la processione penitenzialeche il Sauli svolsein Corsica nei primi mesi di quell'anno, in occasionedel giLrbileoesteso cla G.regorioXIII a tLrtta la cristianit) 34. Verso la fine della vita, S. Carlo, a chi eli chiedeva in Roma di suggerirela personaFiil adatta per la sede arcivescovile di Genova, rispose che l'unico era il Sauli3s; ma costui fu trasferito alla secledi Pavia solo da Gregorio XIV, suo ex alunno36. Morto il Borromeo, il Sauli prese Farte vivamentnilanese, te al h-rttodei Barnabiti e dell'archidic-',cesi rammz'lricato solo di non aver potuto partecipareai funerali; piil tarcli, congratlrlandosi coi Bascapbche ne stava scrivendola Vita, gli comunicb un elencodi <,perch6 - scrifattr importanti da non tralasciare, veva da Campoloro il 18 giugno 15B:- - insino al I5 70 pos s odir e anc h ' i o ta n te c o s e ,p e r l a c o m u ni ca-

V i t a . . .S a u l i , p p . 1 0 1 - 1 0 2 . 11. Gnnorr-, P . /11 inf,. f. )88 Pl2r ini., I. f. 118 J2. Ambrosiana p. 4-15, De u i t a . . . , lJ. Gruss,qNt-Olrnoccttt, n o t , rA . 1 4 . G n n o r l , V i t a . . .S a u l i , p p . 1 0 8 - 1 0 9 . p. '14),nota A. , e uita..., 35. GrussaNt-OllnoccrrD l(r. CasrlNo Luigi, Gregorio X I V , T o r i n o 1 9 5 7 . p p 34-35.

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zione che quella Santa Anrma ha fatto meco delle 37. cose pir) notabili che gli sono occorse>> b) Ven. Carlo Bascapi Dopo il Sauli, il P. Bascapb d certamenre cohri che ha scrvito il santo Arcivescovo con pir) dedizione ed e{Ticacia. Noi non ripeteremo cid che E gi} noto. giacchd di lui parlano ampiarnentesia i biografi del Rorromeo, sia gli storici nostri; raccoglieremo solo qualche notizia mcno conosciuta o addirittura inedita. Il Bascapd, avviato alla carriera ecclesiastica e al servizio di S. Carlo dal nostro P. Omodei 38,aveva ricevuto in S. Barnaba I'abito clericale,la tonsura e gli Ordini l\4inori, divenendo poi canonico del duomr e Visitatore Generaledell'archidiocesi. Era tanto stimato che, sebbenenon ancor sacerdote, durante il Provinciale (I57 6) tenne un cliscorQuarto Cor-rcilio so s uile r es pons a b i l i tid e i Ve s c o v 3 i e .N e l 1 5 7 8, durante un corso di Esercizi Spiritr-rali fatto in S. Barnaba sotto la direzionedel P. Omodei, prese la risoluzione di entrare fra i Barnabiti: il P. Manzini, nel suo vahdissimostr-rdio, pr-rbblica la lettera del t7 marzo con cui il Bascapbchiese a S. Carlo l'autorizzazione a compiere qliesto passoao. Il Santo strlva attendendo lui pure agli Esercizi Spirituali nella Certosa di Carignano.Tornato a Milano, prima sncoia di andare in episcopio, si r'ecb a S. Barnaba,ovc esaminb seriamente la vocazionedel

p. 275. Biogralia..., J7. Sar-4,


JB. Cnrrs,r Innocenzo, Vitc del Ven. Cdrlo Bcscapi, I, N,filano 1858, pp. lc)-20. -19. Enc.{ Anclrea, S. Carlct Borromeo e i Barnabiti, NIilar-ro 1965, p. 15. .{0. MlNzrxr Luigi, J. Carlo e il Ven. Bascapi, Mon;:a 1910,pp. 15-16.

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giovane Monsignore. Vistolo deciso e perseverante, alludendo a quanto aveva fatto in passatoil P. Omodei, disse al P. Generale Facciardi: << Voi Barnabiti me l'avete dato, a voi ora lo restituisco; a qLlesto patto perd: chc possa adoperarlo quando ne avrd bisogno> ar. Aveva finito da poco 1I noviziato, che fu dal Santo mandato ambasciatorea Filippo II di Spagna. Un'amba::ceria diiTicile,eseguitaquasi alla chetichella, perch6i reggentisi:agnoliin Itaiia - contro i soprusi dei qr,raliessa era f65ss1ocolti di sorplesa e non potessefopassareal contrattacco;un'ambasceria piename nte riuscita, come attestano concordemente gli studiosi, tanto che, dopo di essa,chi riccrreva al tribunale regio contro il Cardinale si sentiva rispondere: Bisogna obbedile all'Arcii,escovo. << Inauditum ante^ responsum!>>, commenta il Giussani42.Il Bascapb stessoce ne hzr lasciato Lrn ampio resoconto, pr-rbblicato cla Aristide Sala nei Documenti per la Vita di S. Carlo 43. Da quel giorno il P. Bascapd divenne il consigliere e il btaccio destro di S. Carlo. Irnpossibileenumerare, anche solo per sommi capi, le incombenze che gli furono aflidate.Fu lui che, nel 1581, per ordine di S. Carlo accompagnd l'imperamice Matia d'Ar-rstriae il figlio Massimiliano da Lodi a Genova, per informarli delle trattative avvenute nella decorsa q. ambasceria e per rassodarele posizioni ragcir:nte Fu lui che ebbe dal Santo I'incarico di curare l'edizione italiana delle Prediche del P. Ludovico da Granata, col quale aveva fatto amicizia a Madrid duran-

p. 447,nota A. De uita..., 4tr.GrussaNr-Orrnocc:nr,


4 2 . D e u i t a . . . , p . 5 6 4 ; I ' i n t e r a a m b a s c e r i aa l l e p p . 5 5 2 - 5 6 8 . 41. Sara Aristide, Documenti circa la uita e le gesta di S. Carlo Borrorueo, II, Milano 1857, pp. 70-76 e 97-106. 44. Gruss.qnr-Olrnoccan, De uita..., p. 575.

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a-s. Lui fr-r scelto dal Santo a revisore te I'ambasceria del testo di tutte le commedie rappresentate in Milano, nonchd dei libri pii iinpegnativi che venivano dati alle stampe,di cui dava semprerelazionescritta aI Santo*; anzl, pet corlpiacei'eil Borromeo, compose 1'operetta De choreis et spcctaculisin f e stis diebus, che arrivd fin nelle mani del papa.,come sappiamo da una lettera del Santo allo Speciano. subito dopo la Pasquadel 1580: < I1 P. Bascapb c{ellaCongregazionedi S. Paolo Decollzito i quello che fece 'consiglio' quel intorno ai balli, che io lasciai a Sua Santiti. E persona di teligiosissimavita. lf anche dottor di legge, e giudizioso,e berreinformlto delle ,>47. cose di questa Chiesa milanese Nel 758I, quando il Santo fu Visitatore a Brescia, volle con s6 in qualit) di teologo il Bascapb, degli stl^p^zzi cadde malato proche in conseguenza prio al momento di ripartire. Il Santo ne era inconsolabile.Un giorno, toccatala copertaCel letto e parendogli troppo leggera,ne fece subito levare una migliore dal proprio letto e la fece stenderesu quello scrisseuna lettera al del Padreas.In quel1'occasione P. GeneraleTornielli che d un capolavorodi delicamaterna e che non possiamo non trascritezza qr-rasi vere, anche perchd d tuttora inedita. << Molto Rev. Padre come Fratello. Menre io stavo per rimandare a Milano il Padre Don Carlo, gli sopraggiunse otto giorni fa un poco di febbre, la quale ci parve cosl leggiera, che stimammo che non fosse per passare pir) oltre. ma che dovesse essere ttn'alterazionebreve, come hanno avuto alcuni altri dei miei nel me-

De uita...,p. 147, nota f \ . 45. GrussaNr-OrrnoccLrr, p. 282. Biograt'ia..., 46. Ser-4, p. 280. 47. S,tr.t, Biogralia..., De uita...,p. 447, nota A . 48. GrussaNr-OrrnoccHt,

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desimo tempo. Nondin-renola febbre va p'-ri' continuando, n6 mai ne b stato libero completamente; anzi, da due giorni in clua pare un poco piil rlggravato. E sebbene 1a febbre sizrlenta e non molto graVe, tuttavia si dubita che il mak: sia n-racgiore di dentro, che non di fuori, consideratosoprattutto che egli ordinariamente non suole essereinolto sanc. Ed ora si duole alquzrnto deilo stomaco,ed b anchemolestato da r-rnpoco di czltan:o,come intendo che gli b accadutoanche cjuestaestate passata;ed ha Fena e inqr,rietudine cl-renon lo lascianomolto riposare nd di di, n6 di notte. Siccoineio sto pei partire di ora in ora da Brescia,avevo deliberatodi farlo condurre a Milano in lettiga, principalmenteper la comodit) poichd qui tengono un nrodo di rnedicare dei rneci.ici, assaidifferente cla quello di costi. Ma dubitando che questo moto gli faccssefastidio, dal filomento che egli d debole e fiacco, ho pensato di lasciarlo q,,ri fintanto che gr-rarisca: e fard in modo che se ne abbia particolaree diligente cura. Intanto ho voluto dar di lui questo avviso a V. R., poichd imnragino che le sa.ri caro aver notizia dello stato suo; ed anche lui ae. E me le raccomando ha mostrato di desidera.rlo. >> Parleremoaltrove di quanto S. Carlo e il Bascapd hanno fatto per le Costituzioni della nostra Congregazione. Ora va detta una parola per quclle delle Angeliche.In un primo tempo il Bascapbaveva dato forma ai loro regolamenti interni, come apprendiamo da questo brano di lettera scritta.gli dal Santo nel settembre1581: < I{o caro che abbiateridotto in ordine i Ricordi delle Madri di S. Paolo. Ora potrete mettervi a stendereanchele CostituzionideJlestesse. secondoche a voi parri, perch6 rivedrb poi io ogni

P/21 inf., I, fI. 409-409v. 49. Ambrosiana,

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cosa insieme con voi. Frattanto vi prego da Dio ogni s0. E quando le Costituzioni furono pronte grazia>> (1'autografo, come si sa, d conservatonel nostr(' Archivio Generalizio),il Santo le accompagnb con la bellissima lettera che fu poi stampataanche ali'inizio di quelle rivedute sotto il Card. Federico Borromeo nel L626: << Essendola Congregazione delle Angeliche di San Paolo Converso sempre pura- e santamenteperseveratanella disciplina regolare fin da quando fu approvata dal Sommo Pontefice Paolo IItr, acciocch6 per I'avvenire medesimamentesi mantengano nel dritto cammino della vita regolare, abbiamo giudicato espediente far stenderee stabilire le presenti Costituzioni, acciocchdle cose che gii da loro sono praticate, assieme ad alcune altre aggiunte con la partecipazione di loro medesime,possanoecc.r>st. gli occhi Toccb al Bascapbla fortuna di chir-rdere al Santo, il 3 novembre 7584, e di stendereuna precisa rclazione della sua morte, sr-rbito stampata da cinque diversi tipografi s2. Altri incarichi, a lui commessidal Borromeo, furono port^tr a termine dopo la di lui morte, quasi come ctrlto alla sua memoria. Cosi fu per L'Istruzione dei Chierici, di cui egli scrive al Vicario Generale Ho pordella diocesi iI 12 lr,rglio 1589 da Monza: << tato meco l'Istruzione de' Chierici: Ia rivedrb e la manderb subito a Milano, perchd V. S. se ne possa s3.Cosi fu per il Rituale o Sacramentale Amservire >>

p. 255. 50. Sarn,Biografia..., p. 230; Snrn,Biografia..., p. 51. Gonro,Vita...Besozzi, 21 6. SiS. )2. Bnscepi Carlo, Della morte dell'Illustrissimo
Cardinale S. Prassetle. Milano, Michele Tino, 1584, pp. 20; R o m a , E r e d i d ' A n t o n i o B l a d o , 1 5 8 - 1 ,p p . 1 6 ; P i a c e n z a , G i o vanni Bazzacchi, 1)84, pp. 8; Venezia, presso i Giolitti, 1584, pp. 12; Brescia, Vincenzo Sabbio, 1584, pp. 8. 5 3 . S e r a , B i o g r a t ' i a . . . ,p . 4 4 0 .

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brosiano, finito di stamparenel I5B9 e che gli costb non poca fatica, come egli scrisseallo stessoVicario Ho finito di far stampareil Sacramentale Generale: << Ambrosiano, principale fra tutte le memorie del defunto Cardinale: e Iddio sa quante fatiche vi ho posto gi) da sette e pii mesi, per dare all'opcra quel compimento che ho saplito, conforme al suo bisoil. In ricordo del Santo, il Bascapd- che algno >> lora era Genetale - ne rnandb copia a tutie 1e case con una circolare in barnabitiche, accolnpagnanciola questo Sacrcinentalesitt pet << cui si diceva: Ancorch6 esso contieneisruziotuttavia Ambrosiana, la Chiesa che possoe ai sacramenta.li, ni intorno ai sacramenti s'5. no servire con molto frutto ancheal R.ito Rornano,> Doveva porre mano anche al Messale Ambrosiano, ma vi rinuncid, sia perch6 molto preso daile brighe del generalato, sia perch6 amareggiatodal moc{o di com'egli scrisprocederedi aicuni del clero milanese, se al Vicario Generale il 12 luglio 1589: <,|Jo'n so se m'impiccerb n6 del Messale, n6 d'altro piir, ve,>st. dendo questi modi di procedere - oltre al fattirro e decztpolavoro Invece il sr-ro cisivo contributo per la canonizzazione dei ilorromeo - fu la Vitd del Santo,che dopo varie traversie vi<lela luce a Ingolstad nel 1592. Ancor vivo il Borrorneo, il celebre P. Luigi da Granata, con sua lettera del 20 giugno 7581, aveva consigliatoil Bascapb a sctiverne la Vita: < Si ricordi Vostra Siguoria clle, ancor vivendo S. Bernardo, alcr,rnisuoi devoti ne scrisserola Vita. E poich6 il Signore ha ci';lto^ V. S. uno stile tanto elegante,non sarebbefr-rordi cosa di ..imia fare qr,ralche luogo che lei cominciasse

p. 28i e 139-440 5 4 . Srr,r, Blografia..., p. 2Bl. 5r.Sarn, Blogralia..., p. 440. 5 6 . SN-tt,Biogralia...,


II

le, circa le virtir e le opere dell'Illustrissirno Card. Borromeo )>-i7.Il desiderio divenne impegno subito dopo Ia morte del Santo. Raccolte norizie autenriche da ogni dove, il Bascapd ci ha dato quel monumento di storia e spiritualit) che ancor oggi E insuperato e che b stato ripubblicato anche ai nostri giorni: nel 196j e l c t 93. c) M. Asinari Gregorio

S. Carlo I'aveva in particolare simpatr^ e io ammirava non solo per la sua virtr)) mer anche per la sua cuituia. Qr-rando, fin dal 1572, si pensava agli stalli per il coro del duomo, S. Carlo scrisseil 6 settembre al Vicario Generale Mons. Castelli: << Dite al Padre Don Gregorio che conferiscacon prete llieronimo Acqueo i disegni della vita di S. Ambrogio per le sedie del coro, se forse egli avesseda ricordare alcun altro misterio di detta vita, che fosse alltentico ed approvato. Mi scrive messer FrancescoCastello che in Milano si ha notrzia di molte cose di S. Ambrogio, le quali non sono mattate dagli auroti dai quali noi abbiamo tolto i sr-rddetti misteri. [lo visto alcune memorie d'esso Don Gregorio sopra diverse s8. materie,pertinenti al serviziodella nostra Clrjesa >> Nel 1571 S . C a rl o e ra m a l a to . Il P. As i n a ri , per desiderio del Santo, si trattenerra giorno e notte nel palazzoarcivescovile.Il P. Generale Ornodei, ternendo che 1'Asinali imprudentemente ne abusasse, dopo r-urpo' di gicrni gli rnandd a dire che era ora di tornare a S. Barnaba; ma) invece clell'.dsinari. si vide zrrrivarecluestobiglietto del Vicario Generale: << Vostra llevercnz^ darebbe troppo dis.gusto al Sig. Car-

5 7 . S , l r - 4 ,B i o g r a l i a . . . , p . 2 8 0 . 58. Ambrosiana. P/l inf .. f . 506.

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dinale mio, facendovenire a casail P. Don Greeorio, e lo perch6 il Cardinale gode della slra conversazione la notte nella giorno, ma anche vuole non solo di sua camera: il che non concedead alcuno. Onde io la prego, per la salute del mio Cardinale,che si contenti che con bnona grazta sua il P. Don Gregorio a consolareSua Signoria Illusmissipossaperseverare tna. Lc bac io la t n a n o,, s n . Quando S. Carlo andava in visita alla diocesi, alzarci Lrmava condurre con s6 I'Asinari. Costui sole.ret battere l'acciarinoaicune ore avanti il per tempo e << giorno ,>. Acceso il lume, il Santo si alzava; quindi i punti dell'orazio<(pregavanoinsierne,n-reditavano ne e impiegavanoi1 resto del tempo nel preparare i discorsi da fare al popolo n til. Era tanta la loro intimit), che S. Carlo si permetteva talvolta di prenderlo in giro bonariamente.I biografi del Borromeo accolgonola candida testimonianzadel P. Spinola, nella quale iron si sa se pit) ammirare la poverta e se m plic it i dell' A si n a ri ,o I' a m a b i l i t) d e l Sa n to . D i ce spesso s e c on e l l a vi i n fa t t i: < ,S . Car lo l o c o n d u c e v a confessare e predi:;ita alla Diocesi, pel catechizzare, nel dire, rnolta facilit) anche se avvisaavendo care, Avel,t.tpreso tanto a genic queto irnplovvisainente. sto Padre, che soleva dire cli compiacersimolto delperchdlo conosceva umile, molla sua conversazione, to dato alla penitenz^e al dispregiodi s6. Cavalcava sr-rbito dopo il Cardinale,senzastivali, senzamantel1.r,senzasperoni.Portava in seno un breviario grande irr-folio,perchd aveva la vista corta; e I'Illustrissimo Cardinalea,llevolte gli domandava,come per ischeril suo diurno, intendend-o il brezo, che gli prestasse

tc). Gr'.p.rrr-, Vitt... Suttli, p. 27 nota 6 0 . E n n A , S . C a r l o . . . ,p 1 8 .

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'diurno' 6r. Per chi non 1o sapesse, viario >> il era il breviario ridotto, in formato piccolo, per le Ore minori: qualcosacome le Horae Diurnae anteriori alla riforma Jiturgica. Da tre lettere del Santo al P. Asinari ut veniamcr a sapereche nel I57 4-75 egli aveva la responsabiliti del Seminariodella Canonica, giacchdin esseS. Carlo lo autorizza ad accogliervi il diacono Ercoie Buzio e un certo Brumo, nonch6 a scegliere fta quei chierici i piil qualificati da deputare ai vari benefici. Cosi pure dalle stesse lettere risulta che I'Asinari era esaminatore del Clero, o da solo, o in compagniadel P. Morales63. Per questa sua dimestichezza col Borromeo, il Bascapd, quando stava componendo la Vita del Sanro, ricorse a lui, scrivendoglida Roma il 16 dicembre 1589: << Desidero che V. R. rni scriva tutti i particolari che si ricorda, degni di farne inernoria nella n. Vita; e si contenti di farlo quanto prima >> d) Il P. Giampietro Besozzi Di tutt'altra natura b la collaborazione del P. Besozzi.Costui, assieme ai PP. Berna, Omodei, Facciardi, Soresinae Asinari, si adoperd attivamenteper la riforma dei monasteri di monache,specic nei primi anni di governo del Santo. I monasteriinfati erano uno dei punti dolenti della Chiesa d'allora, anche a motivcr di certi usi sociali, per cui spessofini'.ranonei conventi ragazzesenzavera vocazione:la storia della

B i o g r u l i a . .p . ,p . 2 5 L ) - 2 6 0 . 61. Sar.n, 62. Ambrosiana, P/10 inf., f . 11i; PlIl inf., tl. 729c l-18. .I ,, p . 1 2 7 , 61. Vedi anche Sare, A r i s t i d e ,D o c t t m c n t i . . I n.69. p. 260. rn. Biograliu.... 64. S,t

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<(M()nacadi Monza >> non b tutta romanzo.Noi pos. siamc immaginarele brighe infinite e le odiosit) che 'Visitatori', si tiravano addossoquesti plenipotenziari del Santo, che dovevano riformare case e persone tutt'altro che intenzionatea farsi riformare. Per ricostrllire quel clima, ricordiamo cosa accadde ailo stessoBorromeo, quando vo]le entrare nel Monastero Maggiore di Milano o in quello di S. Maria Maddalenadi Lecco, per promulgarvi i decreti de1 P;:imcr Concilio Provinciale sulla riforma dei mo;rasrcri: < Appena mise piede sulla soglia,lo stuolo garrulo e maleducatodi tr-rttequelle monachegli sbarrd la stradu, con parole grosse sia all'indirizzo delio stesso Cardinaie,sia conmo i nuovi regolamenti;e gli proibirono I'ingresso facendo mLrro coi ]oro stessi corpi ,, ot. Non parliamo poi delle protesre dei loro parenti, tutti nobili e membri del senaro,i quaii ricc'rsero alla S. Sede accusando l'Arcivescovo di volere ancor pir) crocifiggere quelle loro figliuole si) ranto sacrificate. Quindi la riforma dei monasterifu il punto piil difiicile clel governo di S, Cailo. Ci volle rurra la pazienzaslla, dei suoi Vicari Ormaneto e Lino, nonch6 dei suoi collaboratoribarnabiti e non barnabiti. Lo stessoPio IV, cluandoil Santo gli chiesela bolla di autorizzttzioneper la riforma Cei monasteri, rivoltosi aI Cardinale di Como esclamb: << Quesro mio nipote vuole caricarsidi un peso piir grande del*. Comprendiamoquindi le parole I'Etna >> delle due Angeliche rnandate dal Santo a riforrnare il rnonasteio di S. Martino in Monza; nelle loro lettere al Borromeo esse si firmavano cosi: < Le Angeliche cbe sta nn o iu c r oc a a Mo n z a > > . E n o n d i v e rs a m e nte si

65. Grussaur-Olrnocctu,De uita.... pp. 966-967. De uita...,p. 104. nota A 66. GrussaNr-Or.'rnocctrr,

2'

e:{pr;meva l'Arciprete di quella cittadina: < Queste Iteverende di S. Paolo sono venute qui a far: penitcnza dei peccati d'altri > 67. Questa parentesi era necessatia per comprendere le fatiche clei Nosri. Ii P. IJesozzi non era nuovo a simili incnrichi, essendo stato deplrtato a tale ministero dai Vescovi di Pavia, Piacenza e Cremona prima ancor? dell'arrivo di S. Carlo a l,{ilano. Il Borromeo ne venne forse a conoscenza qualche mese dopo il suo ingresso, cicb cluando, dopo la Pasqua del 1566, per 1a prirni'r volta si ritird in S. Barnaba per alcuni giorni, facendc vitur comune coi Fadri, partecipando alle loro ricreazioni e pe rfino lavando con loro le scodelle. E I'irnno siiccessivo, appena i\ Besozzi scadcle da Gencrale con l'elezione del Sauli, subito lo nominb Visitatore e Riformatore dei monasteri dclla diocesi. Il Re:,ozzi, plrr essendone gi) pratico, senti il bisogno di ritirzirsi per venti gicrni a 7,uccone, pef studiarsi benc i clecreti del Tridentino e quelli del Primcr Concilio Provinciale, in fatto di monache. Poi, col P. Facciardi, il 9 maggio 1167 inizib il primo di quei h-rnglri .viri cli < Visite a catena )>, per docr-rrnentare i quali ci sot-rolimaste scarsissime memorie, salvo alcunc iettere. Comincib dal monastero pii facile, ciob dalle Bencclettine di S. N{aria in Lambrugo, che aveva riformr.to fin dal 1560 in compagnia del P. Sacchi &3. Da ciui, alla fine cli maggio, i clue passzrrono alle Benedettinc del S. Monte di Varese; qr-rindi a Bizzozzero, Bernaga, Gavirate, ove perb arnbech-resi amnalarono. Aiia fine di giugno fer:ero ritorilo a Milano e dieCelo i:elazione rrl Santo di tutto il loro ope-

67. Sara, Biografia..., p. 255, nota. 68. Gosro, Vita... Bcsozzi, p. 331.

zo

rato, sot[oponendo alla sua approvazionei provvedimenti presi 6e. Non d possibile seguire il Besozziin tutti i monasteri ai quali 1o invid S. Carlo. Sappiamoche nel luglic 1569 attendeva alla riforrna delle Benedettine di S. Martino in Pavia e che nel serrembre-ottobre era 70.Nel l5l0 ata Cremona per incombenze analoghe tendevaalla riforma d'un monasteroa Busseto,come lui stesso scrive al P. Generale Sauli il 6 giugno: << Sono stato a Bussetocon Mons. Vicario, alla visita di un monasierodi Mons. Illustrissimo Borrclmeo,di 71.Nel 1)7l era ancora presso sua cornmissione >> le Benedettinedi Lainbrugo 72.Ma dal voh:me delle Lettere Spirituali, srampatedal Besozzinel L578, sappiamo che egli attese alla riforma di almeno questi altri monasteri: S. A4aria del Cappr-rccio in Milano; S. Caterir-ra in Voghera; S. Marra, S. Giovanni Nuovo e SS. Annunziata in Cremona; S. Chiara, S. Andrea, S. Gregorio e S. Martino a Pietralatain Pavia; S. Benedetto in Brueora. Certo il P. Besozzi doveva essere dotato di un particolarecarismaper questo diflicile ministero. Cid appare evidente da questa gustosn lettera del Card. Sfondrati (fut'.rro Gregorio XIV) mandata da Cremona ai P. Generale Sauli il 16 semembre 156c): < Tr o ppo r igor os o e s a tto res i d i mo s tra Ia R . V . col farmi subito instanzache io le rimandi il Rev. P. Don Gio..'anpietro, ricordandomiche gii b vicino il fine del lrese, per il c1r-rale tempo esso Padi:erni fi-r conceduto da ]\,{cns.IllrrstrissirnoBorromeo e da lei. E vero

pp. 171-I7L); 69. Gosro, Vita... Besozzi, Slr-a,Biogrttfia.. pp. 257-258. pp. iB0-182. 70. Gonro, Vita... Besozzi, . ,. 2 5 8 . 7 1 . S A I A ,B i o g r a l i u . . p 7 2 . G o s r o ,V i t a . . .B e s o z z ip , . 191.

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che V. R. me 1o imprestd con questa conciizione. Ma si ha perd da lasciare imperfetta cosi buona e cosi sarita impresa, com'd questa nella quale io l'ho impiegato? Io non vi conosco, Paclre Preposito mio, cosi poco zelante dell'onore e servigio di iiio, n4. cosi poco amorevole di me, che io creda che la R. V. non sia per farmi grtzia del detto Padre pcr qualche giorno ancota, atteso tna.ssimamenteche senza i'opra, irresenza e mezzo di lui, non solamente non potrei condurre a perfezione la riforma di questi miei monasteri di monache, ma anzi sono sicuro che qr-rella buona opera che vi si d fatta fino a qui con grande progiesso, tutta andrebbe perduta, e sarebbc da temere grandemente che nouissirua t'ieretzt peiora prioribus. Laonde prego strettissimamente la R. V. e la scongiuro, per qLranto ha cafo il servizio di Dio e I'onor mio, che tni conceda questo nostro Padre per un poco di ternpo ancora; e io le prometto di rimandarglielo subito appena sari terminata I'opera nella quaie l'ho impiegato. Il che tzlnio piir facilmente lei mi deve concedere, quanto a questa vostra onorata e santa Congr:egazione sari di non poca iode, chc uno dei vostri Padri sia stato esecutore di cosi santa Rimando il P. Don Gioopera >. E, un mese dopo: << vanpietro tanto malvolentieri, quanto V. R. pub immaginare, avendo lui, in quel poco tempo cl-re d stato presso di me, fatto cose che io non avrei neppllre osato desiderare. Ne resto col maggior obbligo che si possa esprimere a V. R. e la prego, poichd io sono stato cosi r-rbbiciientenel rimandarlo, che si contenti di concedermelo qualche altra volt ^ ,r ". E I'anno seguente il Besozzi sari addirittura destinato a Cremona.

,p . 1 8 1 - 1 8 2 . 7 1 . G o r r o , V i t a . . .B e s o z z ip

2B

dr tale der\ppena S. Carlo venne a conoscenza stinazione fatta daI Capitolo Generale del 1570, da Canegrateove si trovava scrissesubito al P. Generale che intendo esOmodei ii 18 aprile: <<Larisoh-rzione sere fatta in codestoCapitolo, di mandarea Cremona il P. Don Giampietro, sarebbe troppo pregiudiciale al beireficiospirituale delle Monache di S. Paolo, quaPercib desideroche non se ne faccia lora si eseguisse. altro, o almeno che il Padre non parta da Milano, o da Pavia se vi si trovasse,fino al mio ritorno: chd Vostra Reverenzame ne fari molto piacere. A bocca le dirb appieno tutto cid che mi occorreri in questo fratianio alle sue oraparticolare,raccomandandomi 74.I1 P. Besozzi parti ugualmente per Ctemozioni >> na. E questo ci dimostra: sia che il Santo l-rariconosciuto valide le ragioni dei Padri, sia che I'obbedienza is. cli costoro non b tnai stata servilismo peste di S. Carlo, 1a quale Durante Ia famosa 1l P. Generale Facciardi infieri negli anni 1576-71 , sequestrd a Zuccone i piil anziani e i pii giovani dei Barnabiti, sotto la tesponsabilit)del settanratreenne P. Besozzii6.Costui, vedendo I'eroismo dei propri confratelli e del Cardinale nell'assisteregli aopestati, avrebbe voluto accorrere,ma I'obbedtenza1o bloccava a Zuccone.Allora ricoidb che tre anni addietro il Santo. avendo veduto il manoscritto dei discorsi sr-r San Paolo che egli aveva fatto alle Angeliche, nc: 77. aveva caldamente raccomandato la pr-rbblicazione Infatti il libro vide la luce in qr-rello stesso7573, dedi-

75. Per alcuni aspetti minori dei rapporti del P. Besozzi p. 169; Strt,tr, Docttcon S. Carlo, cfr. Gosro, Vita... Besozzi, r n e n t i . . .I,I , p . 4 1 3 , n . 2 1 . p. 21,7. 76. Gosro, Vita... Besozzi, p. 209. 77. Gosro, Vita... Besozzi,

p. 257; Gonro,Vita... Besoz:i, 7.1. Snr,+,Biograt'ia..., P. 18 ' 1.

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cato al Santo con parole che gii arieggiano il Seicento: < La qual opera m'd parso di dedicarea Vostra Signoria Illustrissima, ... perch6 Ella ha prima visto il libro, e poi esortato a darlo fuori, a consola:,ione spirituale dei fedeli... D6gnisi dunque Vostra Signoria Illustrissima di accettarvolentieri, per sua bonti, il picciol dono che io suo picciol servo posso darle, non tanto mirando alla basse zza del dire, quanto alL'altezzadel soggetto e alla mia devozione verso di Lei. i.a quale, poichd ha giudicatol'opera non al tutto indegna d'esser letta e avuta cala da cluelle religiose Madri (- le Angeliche), desidero, a maggior sodc-lisfazione loro, che la ricevano anche dalla mano sacra e dall'autorit) di Vostra Signoria Ilh-rstrissima, alle cui sante orazioni e sacrifici umilmente mi raccomando. Da S. Barnaba di Milano, 19 dicembre 1 5 7 3> > 7 8 . Pensandoa questo avvenimento,il Besozziticordd che da molto ternpo il CardinaleI'aveva esortato a lnettere per iscritto il frutto della sua lunga esperrenza di rifolnatore dei rnonasteri, componendo un uademecunzche aiutasse le monache e perseverare nei loro santi propositi. Avendo ora abbastarva tempo disponibile, si diecle a scrivere gh Auucrtinzcnii per le Monache,che videro la luce in Milano nel 1578, coi tipi di Giacomo Piccaglia.E siccorne1'appetito vien mangiando,egli prepard anche la secondaedizione dei Discorsi intorno alla uita di S. Maria Maddalena,gih pubblicati a Venezia nel 1575 e ripubblicati a Milano nel i 577 7'. Poi, per cooperarealineno

78. Bnsozzr Giovan Pietro, Discorsi iniorno alla uita di S. Paolo Apostolo, Milano, Paolo Gottado Ponzio, 1573, pp. V-VIII. 79. Borr,rro Giuseppe, .\crittori Barnabiti, II, Firenze 79)3, p. 205.

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indirettamentecon S. Carlo nell'azionepastorzlle, mise in ordine le nr-rmerose Lettere Spiritttali da lui spedite a diversepersonee monasteri,le cluali poi videro la luce irr Milano nel 1578. Anche quest'operai dedicataa S. Carlo, con parole in cui il Besozziesprime il rammarico di non poter essereal fianco dei sr-ro Arcivescovonel servizio agli appestati: << r\vendo, per continLla esperienza, sempreconoscir-rio il santo zelo e le grandi fatiche di Vostra Signoria lllustrissima come br-ronPastorc intorno alla cr-rriidelie sue pecorelle,specialmente in questi travagliosi tempi cli peste (poich6 per provvederead esseha"irnpiegato non solo le sostanze , a l a v i t a s t e s s ap m . "ontemente), d avvenuto che anch'io mi sono di continuo sentito spingereda non mediocre desideriodi essere di tal valore e forze, che potessi aiutare anch'io in qualche maniera questo suo santo intento. Ma non valendo io pir) che tanto, essendo aggravato dalla vecchiezza e dalla infermit), ho voluto almcno - a'l r-rtilit) e consolazior-re di qualcunadelle sue pecorelleraccogliere e porre insiemeil presentevolume di Lettere Spirituali; le quali, avendo io nei tempi precletti di peste (nei quali alquanto di ozio piir del solito mi fr,r concesso)trascorso e corretto, ora le cledico a Vostra Signoria Ilh-rstrissima. So che il dono b picciolo ecc. Da S. Barnaba in Milano, 20 arqostc) 1 579 > 80. Il P. Besozzimori cinque mesi prima di S. Carlo, i1 77 giugno 1584. Appena il Santo venne a sapereil suo grave stato, fu sr-rbito a S. Barnaba.Gii si mise amorevolmenteal fianco, rimase a lungo con lui, e prima di partire gli diede Ia benedizionein articulo

80. Brsozzr Giovan Pietro, Letterc spirituali sopra alcune leste e sacri tempi dell'anno, Milano, Paolo Gottaclo Ponzio, 7578, pp. III-IV.

3r

lzxortis. Ai Padri, che 1o vedevanopensieroso, disse: << Gran passo b la mortel Gran passo! >>.Uscito il Santo, enmb ne1lacamera del morente il P. Nazario Provera, allora semplice chierico. Chiese: << Padre, > E, i [ Be s o z z i :< P i i l ni ente, l ra br s ogno di qua l c o s a ? pir) niente >>. A dimostrare che la visita del suo santo amico I'aveva reso felice8r. e) Il P. Paolo M. Omodei I1 Giussani dice che b difiicile esprimere quanto sia stato l'affetto che S. Carlo ha portato al P. Omodei 82,r-rnodei primi compagni del S. Fondatore. Si servi di lui per la ri{orma dei monasteri,come attesta una confidenzialee quasi scanzonat a lettera mandatagh dal Vicario Generale Mons. Castelli il 9 luglio 1570: < Poich6 non possovenire io personalmente, mi son messo a scrivere qllesta: e cosi orego V. R. che si contenti di darmi due confessoristaordinari pet le monache,i quali ho pensatoche m'aiutino ancoraa visitare i monasteri.E perch6io desidero ancora essere compiaciuto di persone a gllsto mio, desideroe prego avere Vostra Reverenzacome primo; come secondo vorrei che in ogni modo fosse Don Gregorio (- Asinari), e 1o dico sul serio, credendo che egli fari molto frutto, per la bont) e il valore sllo; e non sar) di poco gr,radagno. Avrb caro che V. R. rni faccia sapere quanto prima che m'abbia compiaciuto. E con questo finisco e me le raccoman8't. do cli cuore >> pii Ma che almo S. Carlo si servi del P. Omodei

p. 335; Sara, Blogralia..., p. 81. Gonro, Vita... Besozzi, 283; MEr.rorocro dei Barnabiti, ViII, p. 23. Dc uita...,p. 4.18,nota B. 82. Grussrrxr-Orrnoccut, p. 259. Biogralia..., 8J. S.qLa,

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per aflari molto riservati e delicati, come anche dice il P. Gabuzio: << Eum unice diligebat, atque eius consilio et opera multis in rebus ad animarum salutem utebatur )>8{. A lui infatti aveva commessoi'assistenza ai Marchesi di Caravaggio- FrancescoSforza e CostanzaColonna nel 1570: anno in cui i rapporti fra i dr,reconiugi erano entrati in una fase criti ca. A lui inf at t i sc ri v e v a i l 1 1 a g o s ro :< M i b stato caro assai che V. P. abbia consolato quei Signori Marchesee Marchesa.E poichd ella vede che con la presenzasua pud esserc causa di molto bene, sari atto della carit) sua a visitarli talvolta > 8s.I1 P. Omodei vi era gi) stato altre volte in precedenza, come sappiamoda una lettera scritta dal Santo iI 28 luglio: << Desidero che V. R., per carit) e per amor mio, si pigli di nuouo Ia fatica d'andare a Caravaggio, a visitare in mio nome qr-reiSignori, e massime la Signora Marchesa > 85.Le cose sembrano essersi aggrzlvatepir) tardi, allorch6 il Santo cosi scrisseal P. Omo dei 1121 giugn o 1 5 7 2 : < < [H o s a p u to ] d i q ual che rnala soddisfazione che passatra la Signora Costanza hlarchesa di Caravaggio e il Marchese suo consorte,non senzamio dispiaceree meraviglia.Voglio pregareV. R. chc sia contenta di fare un passo fin 1) e far visita da parte mia a detta Siunora,con I'allegatamizr credenziale in lei, proclrrandod'intenclerel'origine di questi disgusti,e facenCo i soliti suoi buoni uffici per riunire e quietare gli animi loro; rrel cl're- oltre che 1ei fari cosa conforme alla sua solita pieti e carit) - io riceverd particolaresoddisfazionc.aspettandopoi da V. IL. minuto raegr,raglio

8 1. I lis t or iu. .o. .. 221.


85. Arlbrosiana, P/;

inf., f. -1.{0; S.rr-n, Blogralia..., p.

28). 86. S\ t ,t. Biogt'tli,t p . 2 8 2

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E7. di tutto questo negozio >> Assiemc a questa, il Santo mandava Ia lettera per la Marchesa, vero capolavoro di carit) e di prudenz^, anche per la frase canAcciocch6 Vostra Signoria Illustrissima non cellata: << pensasse che, sebbene ic mi sono allontanato per un poco di tempo dalle bande nostre, mi sia scotdato di lei e dell'afiezione e amorevolezza sua meco, ho voluto mandare costa il P. Omodei, il qr,ralele dari la presente e le fari visita in mio nome. Le piaceri dunque veclerlo volentieri (sey,ue sottct cancellatura: e credergli in tutto quel che le diri, come farebbe a me stesso). Rimettendomi io a lui, resto con raccomandarmi a Vostra Signoria Illustrissima e al Sig. Marchese, ptegando loro dal Signore Dio ogni consoIazione e contento ,, 88. Tr-rtto si accomodb. E ztncora nel 1174 11 Santo poteva scrivere a Nlons. Speciano: < A Caravaggio quei Signori e il popolo desideranir infinitamente qlresti Padri di S. Barnaba >ts. Altre volte il Santo commise al P. Omodei delicati affafi de11'Inqr-risizione,come sapiriamo da duc sue lettere del novembre 1574: << Rev. Padre, il P. Inqr-risitore di Milano far) sapere a V. R. un negozio, che desidero passi per le mani sue. La prelgo a pigliarsi volentieri questa fatica per amorc del Signore, che anch'io I'avrd molto accetta ,>e0. E qualche giorno dopo: < Molto Rev. Padre, ho inteso qrranto mi scrive per conto di quello che ha fatto col P. Inquisitore di Milano. E poich6 V. R. si rimette a parlar el. Evidentemenmene a bocca, ora non le dird altro >> te la cosa era talmer-rtedelicata o complicata, da non potef essere affidata allo scritto.

P/7 rnf., f . )36. 87. Ambrosiana, P/7 tnf., f . 336. BB. Ambrosiana, p. 214. 89. Goero, Vita... Besozzi, P , /11 inf., t. 462. 90. Ambrosiana P ./11 inf., f . 2i6. 91. Ambrosiana

)+

Negli anni in cui ii P. Omodei era superiore e Pavia, il Santo (come faceva spesso anche con altri dei Nostri) gli indirizz^va per direzione spirituale i giovani studenti che si recavanoa quella Universit). Tra queste lettere di racccltr-randazione spirituale, ne scegliamouna del L6 aprile 157 Rev. Padre, 4: << l'esibitoredi questalettera szrr)messerPietro, fratello sebbenesi sia addotdel curato di Merate, il qr-rale, torato da poco in Pavia, vi ritorna per continuare per qualche mese le lezioni. Mostrando egli inclinazione alTavita ecclesiastica, desidero che, mentre egii si fermer) costi, V. R. 1o aiuti nella via deilo Spirito, massime quanto alla frequenza clei Sacramenti, alla quale mi ha promessodi volersi dare; perchd,secondo ch'io lo vedo ben confermato e infervorato cii seguitare la vocazioneecclesiastica, saprd come governarmi seco.Egli d restato d'accordocon me cii mettersi nelle mani sue e di averlo per suo padre spirituale; percid potr) anche incarnminanlo quanto all'otazione e ai libri spirituali che dovri leggere>>e2. Piil tardi, fondato il < Collegio Borromeo )>in Pavia, il Santo vorr) che i confessorifosserol3arnabiti; anzi, cib venne inserito nel Regolarnentodel Coliegicr (parte II, cap. 7") con qlresteparole: < Ut vero qui in Collegio sunt probatos confessarios habeant, administrator - de Rectoris consilio - duos aut tres ex CongregationeS. Pauli Decollati deiiget >>:r-rfiicio che i Nostri tennero fino alla soppressione napoleonicae-t. lla I'avvenimentoche piil ha unito il P. Ornodei a S. Carlo d la fondazionedel monasterodelle Capdi S. Prassede:opera conclusa bensi dal San1'ruccine to, nfl preparatae avviata dai Barnabiti, come am-

e)

92 Arnbrosiana., Pl10 inf., f. 217. p. 282. S.r.ra,Bzogralia...,

)5

piamente documenta il P. Cernuschi nella Cronaca di S. Barnabae+.Anche i nostri stolici ne trattano ampiamente e i biografi del Santo ne accettano senz'altto Ia narrazione''t. I n s int es i, s i u ^ tta d i q u e s to . V e rs o i l 1570 Marta Piantanida,convertita da una predica del Sauli 06,si diede a vita spirituale,mettendosisorto la direzione del P. Michiel, che la allenb a una rude disciplina di croce, nello spirito delle nostre origini. Q,.esto fece perch6, sapendoche il P. Bernzrvagheggiava la {andazione di un monastero ri.gidissimoin cui far rivivere le pratiche dei nostri Fondatori, desiderava che clucil'animaeletta ne divenissela pierra fondamentale; e nel frenare la sua sete di noftifrcazione, le diceva: << |.lon dubitate, figliuola; in avvenire farete penitenzemaggiori di quanto non pensiate >>. Deceduto il P. Michiel il 28 novembre 1573, la Piantanida si pose senz'altrosotto la direzionedel P. Rerna; ma essendoanche costui morto eroicamentenel servire gli appestatiil 17 novembre 1576, come vedremo, la Piantanidapassd sotto la direzione del P. Omodei, che piil tardi informb S. Carlo sia dei progetti dcl defunto P. Berna, sia del clesideriodella Piairtanicla. Il Santo temporegglib alquanto; Dfl, saputo che il P. Berna aveva gi) tr:ovatodue benefattori disposti a finzrnziatela costruzionc del lnonastero, volle conosccrepersonaimentc le diciannove giovani che a Porta Romana gii conducevanovita coiusiemr:alla Piantanida.Le fece mLlnee povet'issiii'la, venire processionalmente a S. Barnaba,preceduteda Llna croce portata dal nostro converso Fr. Carlo e

9 - { . N I i l a n o , A r c h . S t o r i c c ' rS . B a r n a b a , C a r t . B / 1 , {I. (r-B dell'autografo. 9 5 . ( } u s s a N r - O r - r ' n o c c : H r ,D e u i t a . . . , p . 4 2 8 , n o t a f \ . 96. Gnnorr-, Vit't... Sauli, pp. 20-22.

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seguite dal P. Omodei loro direttore spiritr,rale. Dopo una breve preghiera, rI Santo si sedette nel confessionale del P. Omodei e le esamind ad una ad una, approvandone lo spirito e la particolare vocazione; quindi le rimandd a casa nello stesso ordine. Fatte poi venire, nel 1579, quattro suofe cappuccineda Perugia, diede intzio con gran solenniti al monastero di S. Prassede,cosi chiamato dal proprio titolo cardrnahzio. La cura spirituale fu afridata ai Padri Omodei e Besozzi. Quest'ultimo vi si recava ogni settimanaa pr:edicare, e ancoraal tempo del P. Cernuschi l'archivio di S. Prassede conservava molte lettere spirituali che 1l Besozzi scriveva loro, a mo' di predica, quando stava poco bene e ncn poteva re,, ot. carsi al monastero f) Il P. Gerolamo Marta Fra i Barnabiti pii accetti a S. Carlo c'd il P. Marta, superiore di S. Barnaba quando il Borromeo fece f ingressoin Milano. Valga per tutte la testimonianza di S. Alcssandro Sauli, il quale scrisseal Bascapdche stava stendendo la Vita del Santo: .<Quando V. R. tratteri della collaborazione dei Barnabiti all'opera del Card. Borromeo, pud parlare in rnodo speciale di Don Gerolamo M. Marta, allom proposto, che il Cardinale amd grandissimamente. Infatti, fra l'altro, gli chieseche gli rnettesse per iscritto tutte le cose che, a suo giudizio, occorrevanoalla Chiesa milanese: il che egli fece, con molta soddisfazione dell'Arcivescovo, il quale gli commise poi infinite altre cure, come per esempio quella di mettere per iscritto un piano di riforma degli Umiliati, per

97. Gonto, Vita... Besozzi,pp.2c)l-292; S.tra, Biogralta..., p.257; S,rr-,r A .r . , D o c u r n e n t i ,I , M i l a n o 1 8 5 7 , p p . 3 5 1 e 3 5 5 .

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il loro Capitolo di Caravaggio.Ed essendouna volta andati noi due a trovarlo, ricordo che il Cardinale quasi sospirando;Lasciadissea lui, in mia presenza, tevi vedere spesso, caro Paclre,e aiutatemi a portare e8. Anche 1o Spinola, nella bioerafia questo carico >> del Marta, dice che <,il Santo, appena conosciutolo, lo elessea minisro nelle soilecitudini della sua Chiesa, conferendogliampiissimafacolti di assolver:e dai casi a lui riservati e di predicare la Parola di Dio nella congregazioneprivata che il santo Pastore teneva spessocon le pcrsonepiil sceltecii Milano > ee. g) Il P. Tiruoteo Faccitirdi Poco sappiamo di cib che il Facciardi ha operato nel seminariodi Arona, l) mandato da S. Carlo prima colne confessore, poi coffle fettofe, fino a quando fu sostituito dai Gesuiti, avendo il nosrro Capitolo Generale del 1570 proibito la direzione dei seminari r00. Vi stette qr-rasi due anni, dal 1559 al 1571101 e a lui S. Carlo scrissefrequentemente, per dare ordini circa I'accettazione e il rattamento di alcuni chiericilo2. Nel Capitolo Generale del 1579 il P. Facciardi, malandato in salute, fece vive istanze per ritirarsi a vita privata nella nostra casa di Pavia; ma il Santo, che a quel Capitolo partecipavacome Delegato Apostolico per la promulgazione delle Costituzioni, perslrasei Padri <(a non privarsi di un uomo cosi prudente, mortificato e zelante della regolare discipli-

p. 274. 98. Srrn, Biografia..., 99. N{ervorocro dei Barnabiti, II, p. 8. De aita..., p. 448, nota B; 100.GrussaNr-Olrnoccur, GeRorr., Vita...Sauli,p. 108. p. 260. 101.Sara,Biografia..., 102.Ambrosiana. P/5 inf.. fr. 277 bis e 295. 38

na )>)per cr-rilo costrinsero ad accettarela carica di Visitatore e di Proposto di Cremona103. h) Il P. BasilictBonlanti Meno ancora sappiamo del P. Basilio Bonfanti, d'intelligenza str^ordinaria, ma purtroppo morto giovanissimo nel 157l. F,ra stato mandato a Pavia nelI'apriie 7565, per supplire (e poi per sostituir:e)il P. Sauli, che spessoera chiamato a Milano da S. fu dato come aiutante a CarlolM. L'anno successivo Mons. Bonomi, che per commissionedel Borromeo attendevaallo studio delle leggi canonichee alla reil cui tevisione dei libri degli scrittori ecclesiastici 10s. sto era stato deturpato nelle edizioni protestanti Si sa che S. Carlo 1o stimava molto e che piir volte lo fece predicare nella cappella dell'arcivescovado, presentelui stessocoi suoi famigliari16. i) I Padri Soresina e Michiel I1 P. Battista Soresinab uno di quelli che, dal 1569, fu mandato da S. Carlo a riformare i monaai P. PietropaoloD'Alessano: ciod con steri, assieme con le sue rime, celebravale saggeclispocolui che, sizioni disciplinari che il Santo veniva emanando107. Nel 1573 il P. Soresina attendeva alla ri{orma del monasterodella Stella, in Porta Tosa. < In soli tre mesi - dice 1o Spinola - con si rara destrezza

101. MENorocto dei Barnabiti, II, p. 64. 1 0 . 1 .G o s r o , V i t a . . . B e s o z z i , p . 1 6 5 . 105. Gosro Innocente, Cenni biogralici del P. Basilio Bonfanti, Milano 1859, p. 51. '196. 106. Gosro, Vita... Besozzi,p. 107. Gosro Innocente, Cenni biogralici e uersi del P. Pietro PaoLo D'Alessano, Milano 1858, p. 20.

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giose >>Io8.

ridusse a perfezione l'opera impostagli, che ancor oggi ne conservano memoria quelle divote reli-

Anche il P. Pietro M. Michiel, al dire del Gabuziot0', b uno dei Padri a cui S. Carlo afiidavacli freqrrente incombenzeparticolari. Fr-rlui che il Santo chieseper la propria confessione generale,nel 15(r8, mentfe si trovava a Mantova l'0. l) Il Fratel Geroiamo Vaianrl Fratel Getolamo aveva professatoi Voti a 46 anni, il 6 agosto 7576. Quasi subito s'ammalddi peste. Venne a faryli visita S. Carlo, e appenail Santo ebbe levato la destra per benedirlo,I'infermo si senti sollevato e in pochi giorni guari perfettamente,tr. San Carlo ne ammirava I'umile bonti. Quando si recavaa S. Barnaba1o voleva vicino a s6 e si intratteneva con lui in discorsi spirituali, spcciahnentc sulla preghiera preparatoria alla S. Comr_rnione. Fratel Gerolamo ne parlava sempre cosi altamente e con cosi tanto fervore, che il Santo ebbe a dire ai padri: < Ogni volta che dico Messa, vorrei che fosse con me Fratel Gerolamo, a suggerirmi le sue preghiere r12. di apparecchio >> Il santo Arcivescovo soleva raccomandarsi alle sue preghiere e additandolo diceva aL Padri: ..< Voi avete in casa un santo>. Uno dei Padri, trent'anni dopo, ricordandoqllestafrase del Cardinale,esclamd:

110. Gonro fnnocenre, Vitd del P. pietro M. A[icbiel.lt4ilano 1859, -p. 23; Msxor-ocro dei Barnabiti, XI, p. 385.' 111. Ganuzro, Historio..., pp. 199-200. 112. Gosro Innocenre, Memorie intorno ella uita dd Ven. Gerolarnct Vaiano, Milano 1859, p. 22.

108.Snrn,Biografia..., p. 259. 109.[Iistoria..., p. I53.

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< E che avrebbedetto S. Carlo, se fosse vissuto pit a lungo e avessepotuto vedere Fr. Gerolamo negli ultimi anni della sua vita, nei quali veramente semb ra v a es s er s t i r as fo rm a to in angelo? ,> 1 1 3 . n r) E t ant a s im poti a ... Si pud dire che, al tempo di S. Carlo, non ci sia stato Barnabita che non abbia goduto le sue simpatie. Raccogliarno, a mo' di conclusione, i pochi ricordi che ci sono giunti. I1 P. Innocenzo Chiesa, nella sua ar_rtobiografia, dice che, essendorimasto orfano di entrambi i g.nitori nella sua tenera et), fu preso da S. Clrlo sotto la sua custodia. Gli fece dare la prima educazione, gli amministrd lui stessola Cresima e lo mandd alI'universita di Pa"riadove, laureatosicon Alessandro Rho, s i f ec e poi b a rn a b i ta rraD . e l P . Gi o v a n b atri sta Pioltini e detto che < collabord tanto inrimamenrc con S. Carlo >>1r'5. Il P. Gabuzio si meritd gli elogi del Santo per il bel discorsodi aperruradel Capitolo Ge ne r ale 1579, all a p re s e n z ad e l S a n to 1 1 61 . 1 V en. Dossena, ancorapostulante,nel IrB3, ebbe l'onore di servire S. Carlo nell'ultima sua permanenzaa Zuccone, ove egli di frequente si recavaper un t-.o'di riposo; ed il Santo fu ammirato della delicatezzadt servizio di quel rude ex soldato dalla corporatura 1r7. colossale I Barnabiti della nuova generazione po-

I I J . G o e r o, M c m o r i e . . . , p p . 3 0 - 3 1 . 114. MnNol<rcro dei Barnabiti, X, p. 52. 115. Mervor.ocro dei Barnabiti, iV, p. 61. 1J6. Mer.rolocro clei Barnabiti, I1I. p. 123. 117. GnvrrNrr Bartolomeo, Vita del Ven. Cosimo Dossena, Milano 1860, pp. 29-30. Il Gabuzio (flistoria, p. 237) ci fa sapere che nel luglio 15Bl il Santo si trovava a'Zuccone << ut colligendis variis virtutum exemplis et sententiis ad con-

4I

tevano tutti vantarsi, chi piir chi meno, di aver ricevuto gli Ordini Sacri dal Borromeo; quelli della vecchia generazione,ne zeleranno la memoria o ne solleciterannola canonizzazione.

3. La <(peste di San Catlo > la peste che nel I576-17 devastb Tutti conoscono la peste di S. Carla Lombardia e che fu chiamata<< lo >. E una delle pagine pii fulgide della cariti cristiana e i Barnabiti hanno vivamente collaborato ^ scriverla. Quando il Santo fece ai religiosi il famoso discorso con cui li invitava a ofTrire eroicamente la loro molti dei nostri si vita in servizio degli appestatirrs, e uno a Monza fuoffrirono; ma solo due a Milano nei lazzarettt. Gli altri per l'assistenza rono prescelti gli nelle vie e nelappestati ad assistere limitarono si le case,salvo i pir) vecchi e i pii giovani che furono spediti a Zuccone sotto la cura del P. Besozzi,come gii s'b visto. Fra di questi c'era ancheil giovanissimo P. Tornielli, che si trovava presente al discorso di S. Carlo, terminato il quale s'era subito offerto; ma il P. Generale Facciardi, d'accordo col Santo. non lo permiserle.Gli almi religiosi di S. Barnabasi prodigarono come n-regliopoterono nel loro rione, e i primi due che s'ammalaronodi contagio furono il P. Gerolamo M. Cioccae il Fr. Gerolamo Vaiano. Essi,

cionatorum commoditatem una cum ipsis Patribus operam daret >>. 118. B,tscnrii Carlo, De uita et rebus gestis Caroli S. Rom. Ecclesiae Cardinalis tit. S. Praxedis, Milano 1983, pp. 359365. 119. Mer.ror-ocro dei Barnabiti, VI, p. 57.

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visitati e benedetti da S. Carlo, superarono il male e poterono riprendere, ormai immunizzati, il loro santo servizio l2o. Invece il P. Berna e il P. Croce vi lasciaronola vita. Il Berna B forse il pir) santo dei primi Barnabiti. Di vita austerissim^, era portato al rigore per s6 e per gli aimi. Nel L576 avevano dovuro toglierlo da superiore di Vercelli, perchd imponeva alla comunith delle penitenze che i religiosi anche buoni trovrvano 121. esagerate Abbiamo gi) visto che egli vagheggiava un monastero di vita penitenzialedurissima: cib che fu poi rcalizzatoda S. Carlo con le Cappuccinedi S. Prassede. Nessunameraviglia quindi che, all'invito del santo Arcivescovo, egli abbia risposto con gioia ed entusiasmo, felice di dare la vita in servizio dei fratelli. S. Carlo lo stimava e amava.Di lui s'era servito pir) volte, in circostanzepiuttosto delicate. Da lui voleva fare la sua confessione generalee di lui certamente si servi in Mantova, come scrisseal P. Besozzi 1l 13 maruo 1568: << Rev. Padre mio onorando: da un pezzo ho desideriodi fare una confessione generale... Se V. R. pensasse che fosse buono l)on Giacomo Maria, che d a Nonantola, mi servirei di lui, arrendo in ogni modo da farlo venire qua per altre cose.E insieme mi dica se io posso adoperarlonel giudizio di alcuni di questi versati nelle cose scolasiiche, per ln. quelle pir) importantr >> Che il Berna sia realmentestato al servizio di S. Carlo in Mantova, lo sappiamo da una Jettera di

. 127. Milano, Arch. della Casa di S. Barnaba,Atti Capitolari dal 1571 al 1579,f. 3lv. p. 276. I22. Snrn, Biogrot'ia...,

120.MnNol-ocro dei Barnabiti, XI, p. 467.

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Mons. Bonomi al Sauli del 21 marzo 1568, la quaDel P. Don le d piena di lodi per I'umile religioso: << per ora, se non altro le dird non Maria Giacomo che, avendolomandato a Mantova da Mons. Illustrissimo Borromeo, poich6 Sua Signoria Illustrissima me 1o aveva chiesto per dieci o qr-rindicigiorni, ne tengo ora grandissimo bisogno e maggior desidetio, oerch6 d santa; conoscoveramenteche la sua conversazione e siccomeio, all'incontfo, sono perverso,per questo 123. E a Nlantova vorrei cut?t sdncto sanctus lieri ,> lo scrupolo anno, con stesso ritornd nell'aprile dello per tranquillizzarlo, dell'obbedienza: {uori di trovarsi il Santo scrisse al P. Generale Sauli il 25 aprile: << Rev. Padre Prevosto: essendo tornato qui con Mons. Bonomi il P. Don Giacomo Maria, gli ho detto di volerlo tenere qui meco per dieci o quindici giorni, per il bisogno che io ho di lr.ri, acquientandolo coi dire che V. R. avrebbe approvato questa risoluzione mia e obbedienza sua. Oltre aI bisogno del comodo suo' mio, c'd anche la considerazione quale si trova. neila per I'eti e la debole complessione mia e per soddisfazione R. che, V. Prego dunque per quiete di Don Giacomo Maria, voglia con una sua lettera approvare tutto questo, che ci sar) di t21 . grandissimacontentezza>> I1 P. Berna, definito dal S. Fondatore <(amante fin dal lJ39 LT, era maturo per tlna mordel patire >> te eroica.Dopo il famosodiscorsodi S. Carlo, egli attird dalla sua il giovane P. Cornelio Croce, ordinato sacerdoteI'anno precedente: e insieme si ofierscro al pronti ad ogni rischio e a serSanto, professandosi<<

121.Gsnlrr, Vita...Sauli,pp. )7-58,nota. pp. 274-275. Biogralia..., S.qr.a, 1211. 125.ZrcctnrrrS. AntonioMaria,Cli Suitti, Roma1975, p.79.
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vire in qualunque iuogo egli avessecomandate >>126. S. Carlo li comunicd di slra mano e li destind al Gentilino: un lazzaretto poco fuori di Milano, fra Forta Ticinesee Porta Ludovica. I1 P. Croce vi giunse1126 ottobre e il P. Berna due giorni dopo: e vi iniziarono quell'eroico servizio di cariti che in breve li trasse ambeduealla tomba. Quando S. Carlo seppedel loro grave stato, 1I 17 novembre, corse subito al Gentilino, ma trovb il P. Croce gi) dececlutodal 15 novembre. Invece pot6 amministraregli ultimi Sacramenti al P. Bcrna e assistere alla sr-ra santamorte. Lo aveva in tanta venerazione,che volle per s6 la sua corona del Rosario e la conservbsempre come reliquia. La cedette solo sul letto di morte, consegnandola come cosapreziosissima a una sua nipote che stava per enr27. trare fra ie Cappuccine di S. Prassede A Monza invece il P. Antonio Nlarchesi si era bensi o{1erroa S. Carlo per servire nei Iazzaretti,ma il P. GeneraleFacciardi temporeggiava a corrcedergii il permesso.Ci vollero delle lettere di sollecito da parte cli S. Carlo, per far radunare il Capitolo di S. Banraba il 10 settembree pei deciderela bella lettera cli licenza che ci d stata conservatanegli Atti: ( Al P. Don Antonio Marchesi.Rev. Frarelio iir Cristo, essendostato ricercatodi nuovo da Mons. Illustrissimo con grande instanza,affinchi vi dia iicenza di andai'e a confessaregli appesrati; <lal i.rornento che voi rti dimostrate pronto a qllesto, non allegando altro in conffario se non che fiiiora non aycte avuto buona ltcenzadai vostri Superiori, e che altro non desideratese non la rlia benedizione;io vi r:eplico quello che allora vi scrissi,ciob cl-re, se vi conoscete chiamatoda Dio a tale effetto, fzicciate qr_rello che eeli

126. Mer'rorocrodci Barnabiti,Xi, p. 2'10. 127. MExoroc;tcr XI, pp. 24(l-213. dei Barnabiti,

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vi ispira. E, questa d la licenza che mi sento Ci potervi dare, poicl-16,come sapete, io nd ve lo posso comandare, n6 ve 1o posso impedire. Il risolvendovi voi di andare, andate nel notle del Sigr-rorc. L,-ri sia quello che vi benedica e vi ccnservi da ogni rrericolo. Don Timoteo Facciarcli Prep. Gen. r>rI. I1 P. Marchesi era stato il i:rin-ro di tutti i Barnabiti ad offrirsi per qLtesta santa impresa. E fu anAccorche il piil fortunato, perch6 ne usci iiieso. << feva senza alcuna risciva e in ogni momenlo. Pregato a contenef si, per potere pin ir-ingalriente P'ristar servizio al prossimo, rispondeva di aver deposto ogni preoccllpazione neila Provvidenza divina e che cloveva ad ogni costo esercitarsi in quel ministero irnpostogii dall'obbedrertza, perchd il bisop;iro era troppo urgente, e troppo evidente il pericolo delle anime. Armato di questar fidr,rcia,superd ogni pericolo e sopravvisse ancora per h-inghi anni ,>12e. Un uomo cosi collaudato, era tt:oppo prezioso per nolr essere ulteriormente adoperato drl Santo, che di 1i a poco lo indicheri ai Sr-rperiori per unzr missione a Malta col P. Maletta. Inta.nto a S. Barnaba la comunitz\, rispondendo a ulr accorato invito del santo Arcivesccrro che era il prirno a darne I'esemlrio, assunse un regime di vitzr assai penitente e orante, per propiziare il Cielo sulla generale calamitt\. A pelicolo passato, ecco (lLr?lnNel to ne dicono gli Atti della Caszrdi S. Barnaba: << tenrpo della peste, per tr,rtti i venti me si che essa durb, in cluesto collegio - 6111salla recita corale delle Ore Canoniche ogni giorno si sono recitati i

128. Milano, Arch. della (las:rcli S. Barnaba, Atti Cultitolari dal L571 al 1579, f . )3v. p. 268; IvIp,Nor-ocro c{ei Barnabiti. 129. Sera, Biograt'ia..., X, p. 222.

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Salmi Penitenziali subito dcpo le Lodi, e qllilrrro volte al giorno si sono recitate, in ginocchio, le Litanie dei Santi con le preci annesse; ogni giorno si b farro meditazione per due ore e mezzo; per i morti d.i peste si d recitato ogni giorno I'intero Ufficio dei Defunti con Vespro, Matutino e Lodi, ancl"renel giorno di Pasqua; si b digiunato ogni lunedi, mercoledi e venerdi; negli altri giorni, eccetto la domenica, si d fatto astinenza dalle carni; anzi, per setrcj mesi interi si d fatto digiuno tutti i giorni, eccetro Ia donrcnica. Fu questo il tempo in cui dr-re nostri confratelli di santa memoria, ciod il P. Giacomo l,{. Berna c il P. Cornelio Crocc, spinti dalla loro grandissinir cariti verso il prclssiiro, essendosi spont2lnexmente offerti col pernlesso dei Superiori per assistere g1i appestati r-rel lazzaretto, morirono di peste per Cristo, non avendo ancora tfascorso Lln firese nel lor"o santo ministero, nel c1-raletuttaviit impiegarono oqni loro farztt fino all'estierno della vita. E, colre noi pensizrrno che Ia loro morte eroica non sia divelsa drr oueila clei martiri, cosi pensiamo che Dio li abbia premiati gi) con corona non dissimile. e che orir in cielo intercedano senza fine per la loro e nostra Congrel3o. gazionc >> Si sar) notato I'ecluiparazione, che plii Atti fanno, del servizio agli appestati con il martirio. Era un'opiuione comune allora, condivisa ancl-re da S. Carlo13', che I'aveva ribadita nel sno famoso cliscorso ai religiosi r32. La base storico-dogmatica di tale convincimento era che il Martirologio Romano, l'ultimo giorno di febbraio, fa. memoria quali tnar/iri cli coioro

110. Milano, Arch. della Casa di S Barnaba, Atti deL Collegio dal 1580 al 1593, f . 2. 1 1 1 . G r u s s a N r - O r - r n o c c t t t , D e u i t a . . . , p . 3 1 1 , n o t aA . 1 1 2 . B n s c a p E , D c u i t a . . . ,p . ) 6 5 .

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cl-rein Alessandriad'Egitto hanno dato la vita. nel r33.Eppure, cinquant'anni pit servizio agli appestati opera storico-teologica del notardi, la rnonumentale siro P. Marcleini sulla peste del 1630 sar) messaalche la I'Indice, proprio perch6 in essaegli sosteneva lxorte incontrata nel volontario servizio agh appestati e r a equipar abi l e a l ma rti ri o l l ra .

4. La rnissione a Malta Non d nostra intenzione farne la storia, gii arnpiamei-rte narrata dal P. Premoli r3s,tna solo vogliamo sottolinearela parte che vi ebbe S. Carlo. Egli era Protcttore dei Cavalieri di Malta fin dal 1560 e di decadenza segr-riva con trepidazionela progressiva qLrelglorioso Ordine Militare, a motivo delle contese i n te r ne. 'tt'che fu S. Carlo a sollecitarne Il Giussaniafferma XIII e dal Cardinale di Corno la da papa Gregorio il P. Maletta, prodesignarvi lr-ri a fr-r riforma, e che curatore gcneritledei Barnabiti ed esperto di praticl-rep:ciitiche, a lui ben noto fin dal 1566. Nella quaresima del 1,57I lo avrebbe voluto presso di di Cremona c lo richiese al sr,rperiore s6 a A4ilar-ro
133. Glluzto, IIistoria..., p. I98 Marlyrologiunt ll.rtm* nutit. 28 febbraio: < Aicxandriere commemoratio SS. Ptesbvterorllm, Diaconorum ct erliorumplurimorum qui, tempore Vag r a s s a r c t u r .n t o r h o leriani I mpcrlt<lris.cLlnr peste sacvissinra laborantibus ministrantes,Iibcntissimemortenr oppeticrc: quos ucl,ut Murtyres religiosa piorum fidcs venerari consuevit'. dei Bollandisti, febbraio, iom. Ili, pp. Cfr. Acta Sttnt-tr.trurn 120-723. 1 1 . 1 .M e n c l l r N I I r i l i b e r t o , B c l l i c l i u i n i s i u e p a s t i l c n t i . r t e m poris uccurdl(1 et lttculeitta specttlatio, Firenze 1633. Ilt. Pnnuror-r Orazio, Storia dei Barnabiti nel Cinquc' ( ( u 1 o , R o t r r l t 1 911 , p p . 3 1 0 - 3 1 6 . il6. Alle pp. '148 nota B e 5c)5.

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P. Besozzi,il quale gli rispose desolato: < Che il P. Don Paolo abbia a partirsi proprio in questi giorni, d cosa dolorosa,perchd b un confonderetutta questa pov e r a c hies a, > r 37 in : fa tti c ra i l Pa d re p i i d i n ami co della comuniti, e ben lo sapevaS. Carlo, che 1o aveva adoperatoper stabilire i Barnabiti in Monza, Cremona e Vercelii. Con precisionesappiamoche S. Ca.rlo nel 1578 affidd al Maletta I'rstituzione di tr,n'opeiapia in Milano. Dice infatti r-rnalettera del 30 luglio: < Rev. Padre, sento con molta consolazione che siano piaci uti gli O r dini c he i o l e n ra n d a ip e r l a C a s r d e ! S occorso, ai cluali ho gir-rdicato che sia bene di aggir-rngere anche qr-relliper Santa Sofia, perch6, visti gli uni e gli altri, si possa meglio istituire costi cluelI'opera che si desidera.Percid glieli mando qui alle138. gati, raccolnandandomialle sue orazioni >> Il N{aletta era un tipo prarico, esperro nel disbrigo degli aflari: non per nulla fu il primo nostro Procuratore Generale! Afiinch6 la missione avesse buon esito, occorrevaun altro Padre profondamente spirituale: e il Santo indicd il P. Antonio Marchesi, a lr,ri ben noto per il servizio agli appesrariin Monza qualificato come <(Lromo di e da lui pr-rbblicamente Dio > 13e. A Malta proprio di qlresto c'era bisosno: politica e forte carica spiritr-rale. accortezza Fu forse per questo che I'intricata sitr-razione maltese si sciolse presto. A1la fine del 1582 una lettera del P. Maletta annunciavaa S. Carlo i consolanti progressi della riforma 1{.

1J7. Gosro Innocenre,Vitd del P. Paolo Maletta, Milan o 1 8 5 9p , .25. 1lB. Ambrosiana, P11.5inf.. ff. 505-505v. 139. Msr.ror,ocro dei Barnabiti, X, p. 224. 140. Grussaur-Orrnoccttr, De uita...,p. 634; MeNolocro dei Barnabiti,II, p. 269; Gwuzto, Historia..., p. 224.

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Il P. Maletta rimpatrib nel maggio 1583, a motivo della c^ttlva salute; invece il P. Marchesi rimase a Malta un altro anno, a completare la rifotma spirituale dei Cavalieri. Sostatoalquanto a Roma, sempre a motivo della salute, prosegui poi per Milano, dove cliede conto di tutto sia al P. GeneraleTornielli, sia a S. Carlora'. Fu appunto in cluestapermanenzamilanese e in seguito a un'incombenza affidatagli da S. Catlo, che il P. Maletta incontrd la morte. Trovandosi infatti in fin di vita un membro della famiglia Visconti, ma imparenlato coi Bomomeo, S. Cario pregd il P. Maletta di recarsi ad assisterlo,in una villa presso Varese. I1 Padre obbedi prontamente e non lascid il moribondo fino a che non ebbe reso I'anirna a Dio. Tornato a Nlilano, ragguaglib cli tutto il santo Arcivescovo; ma appenagiunse a S. Barnaba fu assalito cla una febbre violenta. Strapazzt del viaggio o contagio? Non s'd mai potuto sapere.S. Carlo, appena venne informato del caso, fu al capezzaledelf infermo. Lo benedisse,lo esortb a consumareil sacrificio che di s6 aveva gii fatto con 1a ptofessionereligiosa, e partendo usci in queste parole: < Felice maTattia, 142. contratta in servizio del prossimo! >>

5. Gli Umiliati Tutti sappiamo dalla storia quanta e quale sia di questo ramo benedettino, ridotstata la decadenza to nel Cinquecento a I70 religiosi con 94 prepositure. Non esisteva pir) vita regolare. Le prepositure

p. 69. Maletta, Vita... Gonro, 1.trl. p. 283; Gonro,Vita... Maletta, Biografia..., I42. Sd.t.rr, II, p. 269. dei Barnabiti, pp. 69-70; Mnruorocro

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erano appannaggiodi prepositi che mai vi risiedevano e che se le passavano fra di loro come in successione ereditaria, scialacquandone i beni coi propri parenti. Il papa ne era preoccllpatissimo e S. Carlo, loro Protettore, er^ deciso a porvi rimedio. I Barnabiti s'imbatterono negli Umiliati prima ancora dell'arr:ivodi S. Carlo in diocesi. I1 nostro P. Besozzi,a Pavia, avevaquasi convertito Mons. Luigi Bascapb, prepositoumiliato di S. Giacomo di Cremona senza mai avervi risieduto: 1'aveva convinto alla residenza, a dare ai poveli (e non ai parenti, come aveva fatto selxpre) le rendite della prepositula, e a iniziare in s6 e nei pochi benintenzionati delJ'Ordine quella riforma che il rinnovamento del Concilio Tridentino non solo auspicava,ftd imponeva. Per questo 1o raccomanddal P. D'Aviano, che era a Cremona,in una lettera del luglio 1563: << Viene ad abitare a Cremona al sr:o luogo Mons. Bascapd, prevosto bianco, il qr-rale per sua bonti e per desiderio che tiene di servire Nostro Signore a tutto suo potere nella propria vocazione, ffii ha preqato di scrivervi questa mia, con pregarvi che siate contento di avere arnicizia e conversazione con sua Signoria ed avere cura dell'anima sua; e vorrebbe avere questo contento, che gli foste di appoggio spirit,:ale> 1a3. I1 P. D'Aviano nell'agosto successivo lo descriveva cosi al P. GeneraleAdarta: << MonsignoQuesto re b preposito di S. Giacomo. E uomo di circa 46 anni, tiene due servitori e due frati da Messa; mostra essereamorevole di natura. Non ha fatto mai la residenza,ma b stato nel secolo al governo dei figliuoli d'un suo fratello. Vorrebbe che io fossi suo confessore e anche dei suoi due frati. fo non ho voluto

143.S,rrn,Biogralia..., p. 262.

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pigliar tal carico senzavostro consentimento.Pertanto vi prego a darmi risposta quanto pii presto po" . trete >> Ben presto si rivelb quanto fosse velleitaria la conversionedi Mons. Bascapd; ma il P. D'Aviano non si scoraggid,anche se in capo a un anno riconoscevadi aver ottenuto ben poco frutto, come scrisse al P. Generaleil 6 giugno 1561: < Ieri parti per Milano Mons. Preposito,e penso che vetr) a trovarMulta dicit et quasi nihil opevi. Ve 1o raccomando. >>14s. ratur. Sono dubbioso an eunx relinqueredebeanz Per fortuna non lo abbandonb,e a poco a poco Monsignore comincid a pensare seriamente alla riforma sua e del suo Ordine. Oltre ai due frati che aveva con s6, ne fece venire altri dal Piernonte e tutti li afiidb alTadirezionespirituale del P' D'Aviano' Fu perb un tentativo isolato, che non riusci ad avere sequito. Mons. Bascapdne era tanto desolato, cl-re :.rel 1565 chiese di farsi Barnabita. Naturalmente i Padri non ne vollero sapere, ch6 sarebbe stato tln rinunciare definitivamente alla riforma degli Umiliati. Il Bascadue Barnabiti. pd chiese allora che gli concedessero Gli furono mandati il P. Maletta (suo lontano p^' rente) e il P. Berna, con I'impegno di condurre vita comunitaria col Bascapbe i suoi, secondo le osservanze barnabitiche: e San Giacomo divenne casa di 16. stretta ossefvanza Venuto a Milano S. Carlo - che, ccme s'E detto, era Protettore degli Umiliati - fu felicissimo di venire a conoscenzadi tutte queste notizie e sperd di condurre in porto la riforma degli Umiliati facen-

144. Gosro Innocente, Vita del P. Niccolb D'Auiano, Milano 1858, pp. 50-5I. 145. Gonro, Vita... D'Auiano, P. 52. 146. Goero, Vita... D'Auiano, pp. 54-55.

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do leva su questa iniziativa barnabitica. Radund il Capitolo Generale nel L567 nella prepositura di S. Abbondio a Cremona. Lo presiedettelui stessc,per disposizione della S. Sede,e con la facolt) apostolica di cui era munito elesse Generale 1o stesso l\(ons. Luigi Bascapd.< L'ho eletto - scrisseil 10 qiugnc-r 1567 - essendocertificato delle buone qualiti sue e della vita spirituale che tiene, per testimonio di molti uomini d'ar-rtoriti e di fede, e di due Padri di S. Barnaba che egli da sei o sette mesi in qua mantiene in casasua, con notabile servizio di Dio in questa citt) e con molta soddisfazione di Mons. VescoVo ,r tot, che era il Card. Sfondrati, futuro papa Gregorio XIV. Ma il nuovo Generale pot6 fare bcn pcco. Buona volontd e saggi provvedimenti rimangono sterili, se cadono in terreno reftattario. Fu tale e tanta I'insofferenzadegli Umiliati, che un complotto di prepositi decisedi uccidereil santo Cardinale,Ne ebbe 'il I'incarico Gerolamo Donati, detto Farinr'. L'attentato doveva avvenirenella chiesadi S. Barnabara8, ma poi fr-rpreferita la cappelia del palazzo arcirrescovile, ove il Santo ogtri sera si riuniva assierneat familiari per la preghiera. E Ia famosa archibugiata parti iI 26 ottobre 1569. Il Santo scampbper miracolo, ma I'indignazione fu generale.Egli intercedette per gli ar-rtori del complotto. Uno di essi,il preposito Tonso, malato di cuore, fr-rda h-ri messo in S. Rarnaba perch6 i Padri 1o curassero e convertisserorae. A Roma il papa comincid a pensare seriailente degli Umiliati, ma S. Carlo non si alla soppressione

. ,. 2 6 1 ; G E n n r r , V i t a . . . S a u l i ,p . 1 4 7 .S n r a , B i o g r a l i a . .p .18, nota. Basc'rpi, De uita...,p . 1 7 9 ; G I u s s . t u - O l r n o c c H r , 1.18. p. 185. De uita..., 1 4 9 .G r u s s a N r - O r r n o c c uDe nota. r , uita...,pp. 203-20-i,

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diede per vinto e sperd che l'Ordine si potesse salvare fondendosi coi Barnabiti. Ne parlb al P. Generale Sauli e ai sr-roiDiscreti, ma ne ebbe un netto rif,uto, per questeragioni: 1. cid sarebbestato fonte interminabile di litigi e di tensioni, perchd gli Urniliati odiavanoi Barnabiti fin dal loro capitolo generale del L567 15c;2. gli Umiliati erano superiori dr numero, quindi non contenibili; 3. sarebbe segr-rito 1o l'tt. sfacelo completo dello spiriro della Congregazione Ancora nel 1t70 iI Santo speravanell'unione,magari forzata da una ingiunzione pontificia, come scrisse al Generale degli Umiliati: < Circa il particolare della incorporazionecon la Congregazione dei Fadri di S. Barnaba,se ben essi mi levarono gii ogni speranza di dovervi consentire,quando io ne tratt^i con loro altre volte, tuttavia ata) andando io ftiori in Visita, ho commessoa Nfons. Castelli che in mio nome ne faccia di nuovo ulTicio con detti Padri, qudlorct Sua tsz. Santiti deliberassedi f arla >> Ma il pap^, che era il domenicanoS. Pio V e che conosceva bene i frati, era contrario alla fusione, non avendo fidr-rcia in essa; e Nfons. CesareSpecianone scrissea chiare lettere al Borromeo, da Rorra, il 23 settembre It70: < Sapendo io quanto quelii Padri di S. Barrrebasiano alieni clall'unirsicon qliesti, come arrcheVostra Signoria Illustrissimane d informata meglio cli ogni altro, resto coll'opinione che d di tuttzl trLomzr, ciob che Sua Santiti sopprirner) questa r'53. religione >> I1 Santo fini pcr riconoscere valide le ragioni dei Barnabiti e scrisseall'Ormaneto, suo asente in

150. Lettera del P. D'Aviano al P. Sauli: S,tr.R-Biog r t t l i a . . .p , .253. 151. Genlrr, Vita... Sauli, p. 49 ss. 152. Ambrosiana, P/5 lnf ., f . 531. 1 5 J . S . t r - i r ,B i o g r a l i a . . . , p . 2 6 1 .

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Roma, di non premere piil per l'unione, presso il gli Umiliati con bolla delpontefice. Pio V soppresse l'8 febbraio 1571. Per interessamento di S. Carlo, tre piepositure degli Umiliati vennero a noi: ii Carrobiolo di Monza, S. Cristoforo di Vercelli e S. Giacolno di Cremona, ove i nostri gi) facevano vita comune con Mons. Bascapb.Costui, per la profonda amicizia che ormai aveva contratto coi Barnabiti, ottenne di ritirarsi in S. Barnaba, dove, pur scmpre vestito del suo abito bianco, fece vita regolare con la comr-rniti fino alla rnorte, ciob fino al L59l15+. Questevicendedimostranocome S. Carlo puntasse forse troppo sulle possibilit) dei Barnabiti, urtando stranamentecontto il sllo proverbiale senso di conpretenderequasi I'imcretezzae di realismo.Qr-resto possibile da noi b forse l'espressione pii aka della
slla stima.

6. La missione in Svizzera

La narcazionedi cib che il nostro P. Domenico Boerio ebbe a soflrire in Svizzera rischia di frenare il nostro entusiasmoecumenico.Ma in quel clima da Roma, la forza e il calclo di recente separazione spicciola sopl'usoerano spessoI'unica giustificazione d c l l e n u o v ei d e e . A1 P. Generale Totnielli S. Carlo aveva chiesto ile P. Bo e ri o , s i a p e rc h 6n e l 1 tB 1 egl i esp r es s am ent gii in Svizzeracon Mons. Bonomi, cluando stato era costLli dovette provvedere al nuovo Vescovo di Coi-

V it a ... D ' Au i d n op , p . 5 9 -6 0 . 1 54. G os r o,

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fdt", sia perch6 l'anno precedente, sempre al seguito di Mons. Bonomi nunzio a Vienna presso I'imperat o r e R o d o l f o I I , s i e r a c o r n p o r t a t o e g r c g i a r n e n t e ,r i solvendo con molta abilit) materie controverse e intricate rs5.I missionari erano me : il gesuita F. Adorno, I'oblato P. Grattarola e il nostro. Partiti il 3I dicembre 1583, giunsero a Chiavenna il 1" gennaio e subito diedero rmzio al sacro ministero. Dopo una settimana di cahna il Comn-rissario governativo, che era un pfotestante dei pir) accesi, chiarab in gitrctrizio i tre Padri e intimb ad essi lo sfratto clal paese. E,ra il giorno dell'Epifania. I Padri chiesero di poter alfireno celebrare la Messa ai fedeli che attendevano in chiesa, ma non fu loro concesso. Scoppid un tllmulto. Alla forza i cattolici intcndevano rispondere con la forza, in difesa dei loro legittimi diritti; mzl i rnissionari preferirono evitare fatti che potessero dare appiglio a interpretaziom interessate: e fra ie lagrime dei cattolici lasciarono il paese. Invano attesero trc giorni a Domasco, sperando che la ragione avesse il sopravvento sulla forztt e venisscro richi:imati. Dovettero tofnare a Milano, con due settinranc lmrrre dzi esporte al santo Cardinale. Sappiamo tr'ltto qr-restoda una minuta rcIazione del P. Boerio. nubblicata dal Sala nella Vita del Santol5t.

,. 306, n. 1), basandos i 5 t . l l P r : e n r o l(iS t o r i u . . .p si u l l c r Steffens, dice che il Boerio non fr: mai a Coira col Bononri; inveceil Boerio stesso, scrivendo a S. Carlo il 25 i;iugno158.1. lo aflerma con qlresteparolc: << Io conoscoalcuni di qucsti Signori (della Dieta di Coira), con occrisione di r\{ons. Revcrendissimo di Vcrcclli (: Bonoml)col qualc fui altre volte a Coira>> (Ambrosiana,F/168 inf., f . 314v); anche il Sala (Biogralid..., p. 262) aficrmala presenza dcl Boerio a Coira quale teologodella nunziatura,pur l-ronproclncenclo alcun d,'rcumento. 1 5 6 .P n n n r o u ,S t o r i a . . .p , . 307. 1)7. Alle pp. 132-$8. 56

Il tentativo, terminato cosi ingloriosamente,tu ripreso dal solo P. Boerio nel febbraio dello sresso anno. Oltre alla relazione suddetta, da questo punto in poi noi possediamo un fitto epistolario {ra lui e S. Carlo: da esso possiamoseguire1o :;nodarsideila missione,che raggiunse momenti davvero epici. Nella prima settimanadi Quaresirna. r-rna cielcgazione cattolica di Poschiavoera venLitada S. Carlcr a chiedereun missionario,che affiancasse il parroco del luogo nella ilorganizzazione della .,'ira ca,ttclica. San Carlo diede subito il P. Boerio, che parri con la delegazione stessa.Il 2 matzo 158-tr, una prin-la interessante lettera del P. Boerio ragguagliava 1'Arcivescovo sulla situazione: << Non potemmo arrivare prima di domenicadopo il pranzo, per il venro che avemrno contrario sr-rl lago di Cotlio; tuttavier non n-rancai di fare ragionamentoal popolo dopc il Vespro, perch6 questi uomini sono desiderosidi udire la Parola di Dio. Ma il demonio non hr mancatodi suscitarei sr-roirninistri, poichd il maitedi fui chiamato dal Podesti uolxo nen'ricissinro alla parte cattolica fui costretto a comparire. Era attorniato dal Consiglio, nel qr-ra1e per ora ci sono pocl-rissimi cattolici, e m'interrogd se io cro Gesuita o Teatino o Barnabino (sic!), e mi fece gir-rrare. Io gir-rrai di non esseren6 Gesuita, nd Tea.tino; tacqui il Barnabino,n6 fui richiesto d'altro. i\{r volcvr Dresciivere il modo di predicare, mzi io gli risposi che non era competenzasua, e che la veriti cattolica lzr volevo predicareliberamente.Egli non replicd altro. Ci furono altri ragionamenti,che tralascio. Questa di sti nz ionedi G esu i ti e T e a ti n i e B a m a b i n i I' h anno imparata dal conte Ulisse Martineneo, che fa peggio di tutti gli altri contro la religione cattolica. Non solo ha condotto qui un loro predicante,ma mantiene dei giovani di questo paeseche egli viene ammae57

strando nell'eresia, acciocch6 diventino predicanti. Abita a Sondrio, ma scorrazz^per tutta la regione. Il numero dei cattolici qui b maggiore che altrove, ma molti sono freddi e pieni di vili paure e ^ttaccati a interessi mondani, e percib non ardisconodifendere alla libera la religione cattolica. Invece gli avversari sono a'rdaci. Vengono volentieri alla ptedica, e con loro vengono gli eretici. Piaccia a Nostro Signore di 1s8. faccia qualche bene >> concedermispirito, acciocch6 La lettera conlinua sottoponendor.ll'Arcivescovo alcuni casi particoiari di morale e di disciplina eccleper cogliere il siastica.I1 brano citato E su{Ticiente clima dell'ambiente e il carattete vivace del rnissionario. Solo Lln temperamento allegro e quasi spregiudicato, coir'cia queilo del P. Boerio, poteva rescottanteprima linea. in qr,rella sistei:e La secondalettera, del 'tr matzo) espone al Borromeo la bufTa situazione in cui si veniva a trovare la Valtellina a motivo del nuovo calendario.E noto che, per corleggereil calendariocivile e raccordarlo a quello solare,Gregorio XIII aveva deciso nel 1582 di abolire i dieci giorni di ritardo che c'etanosul corso del sole, saltando dal '{ ottobre (festa di S. Francesco) al 15 ottobre (festa di S. Teresa).La correzione, basata sr-rrigorosi calcoli scientifici, fu accettata dal mondo; ila i protestanti Ia ostacolarono,perch6.'. fatta dal papal Quindi le autoritd prorestanti Ci Popr-rr avendo la popolazione gi) fatto il carschiz.rvo, nevale e iniziata la Quaresima, diedero ordine di rifare il calnevale secondo il vecchio calendario e di I1 P. Boerio sembra molla Qr-raresima. rico:ni.nciare lse. to divertito nell'esporrecid a S, Carlo

1 5 8 .A m b r o s i a n aF , l168 inf., f. 14. F/1(r8 inf., f . )2. 159. Ambrosiana,

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Il L9 marzo) una lettefa recava al Santo notizie consolanti dei primi successi pastorali: << Per grazia di Dio, alcuni eretici sono tornati alla santa e cattolicafede. Molti e molti poi, che erano dubbiosi e che pendevanodalla parte contraria, sono tornati e, per quel che si vcde, confermati e stabiliti. Ogni giorno vedo e sento qualcosadi buono, non ostante che gli avversari non manchino di far quello che possono per impedire I'opera di Nostro Signore. prima ne venivano rnolti aila predica, ma ora cluasi piir nessuno,perchd cosi hanno deciso,per iniziativa del loro predicante. F{o saputo che hanno siuraio davanti a lui di star saldi neile loro opinioni e di non accettaremai altra fede. Fanno quello che possono! E sempre vanno macchinandoe calunr-riando chi predica la verite cattolica. IRigr-rardo al ca-lendario] qui a mezza Quaresima s'b fatto di nuovo il carnevale, ma non dai nostri, i quali sono stati se.ldi. NJoifaremo la Pasqua al tempo del calendario nuDvo, col pretestodella luna; e la faremo con non molta solenirit), per non cagionaredisordini > lm. Come si vede, il P. Boerio procedevacon prudenza, anche per consiglio di S. Carlo, che non voleva offr'ire ai protestanti nessun appiglio di accusa. Non potendo biasimarela sua condotta n6 le sue dottrine, da lui solidamenteprovate con la S. Scrittura, si diedero a fraintendere le sue pre'Jiche o ad attribuirgli espressionida lui mai pronunciate: ed egli, con santa y'>azienza, ribatteva dal pulpito osni acgiacchdpredicavaalmeno tre volte la settimacLisa) na rur. Allora fecero circolare uno scritto, nel quale erzrnoaccumulateogni sorta di accusecontro papa,

160.Ambrosiana, F/168 inf., f. 158. 161. A m br os ianF a/1 . 6 8 i n f.. f. 1 5 8 v .

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vescovi, sacerdoti e concili. Il P. Boetio ne conobbe I'autore e lo invitb a un pubblico contraddittotio; non restb al Padre che ma essendosi costui eclissato, controbattere ogni punto in una predica rimasta famosa. In seguito ci fu una vera sfida ufiiciale, lanciata dal predicantecontro il P. Boerio, al quale non parve vero di accettare. Si stabili ii giorno e la chiesa. Ma quando fu I'ora, una quarantinadi armati impealla chiesaconvenuta.L'indirono al Padre l'accesso contro fu rinviato, ma un ordine del Podest) 1o proibi. Di tutto questo veniva avvisato S. Carlo 162. c i c a tto l i c i s te s sigi us i a rro v e n ta v a L' at m os f er a dicarono prudente una parentesi, prendendo a scustl le ioro scarsefrnanze.Il P. Boetio ne avvisb S. Carlo: < E tanto povera questa cittadina, che non pouebbe essetlo di piil. Qui dicono di non tiuscire a mantenere due preti (: il parroco e il P. Boerio). IIo fatto capire a qr,restiuomini che io non prenderd da loro neanche un soldo, anzi neanche un pr-rntaledi stringa; e che, a parte la spesaper il mio vitto, che ho voluto sempreparco e modesio,non chiedo altro. Alcuni vorrebbero tenermi, altri rimangono sospesi. Avrebbero caro d'avere uno che di continuo predicasse,ma i poveri uomini non possono molto r>163. E cos) alla fine d'aprile tornd a Milano, per ragguagliare di tutto il santo Arcivescovo.I protestanti fecero girare la voce che era fuggito per paurarn. Ma a Milano, ai primi di maggio,S. Carlo fu raggiunto da lettere sia del Cardinaledi Como, sia dei cattolici, nelle quali lo si supplicavadi far tornare a Poschiavoil P. Boerio. E il Santo fu felice di rimandarvelo. Comiirciaora la fase pir) acllta e interessante

pp. 4)4-135. r(>2.Sern, Biografia..., F/168 inf., ff. 158-158v. 1 6 3 .Ambrosiana, p. 435. t 6 4 . Snrn, Blograt'ia...,

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della missione.I protestanti fecero buon viso al Padre, che se ne meraviglid e subodorb il tranellc: difatti stavanopresentando alla Dieta di Coira una lista di accuse, per ottenere il banclo definitivo del Padre. Non essendoneancora a conoscenza,il missionario aveva ripreso con entusiasrnoil sr-ro soiito rninistero, informando periodicarnenteil Santo sui principali avvenimenti. Il pin clamoroso fu la conversioneclel figlio d'un frate apostata,che i luterani cercaronodi dissuadere <(ofa con carezze e promesse, ora con minacce e battiture )>, ma che resistette risolutamente, riuscendo dopo molte peripezie a raggir-rngcre in NtIilano il Cardinalel6t. Raccomandd ancheun poveretto, accusato di magia e di incantesimi,fuggito dalle carceri dell'Inquisizione milanese,il quale desiderava essere giudicato direttamente dall'Arcivescovo: gtazia che il Boerio rir-rsci ad ottenere165. Il 2i giuuno lo informd di un riuscito pellegrinaggioda lui organizz^to: << Persuasi il popolo cattolico ad, andare processionalmente alla Madonna benedettadi Tirano, e cosi si b fatto il lunedi dopo la Pentecoste, secondo il calendario antico. Furono in seicento circa, fra uomini e donne; buona parte di essi si sono confessati e comunicati. Ci venne incontro una qrossaCompagnia di Tirano in processione,con mclta consolazione dei cattolici e confusionedegli avversari.Si ottenne licenza dal PodestAdi Tirano che io potessi predicare, e cosi feci. Trattai dell'intercessione dei Santi, con esortazione alla devozione alla Beata Vereine, con quello spirito che il Signore mi concesse. Fu molto il concorso dei paesi circonvicini, con consolazione dei cattolici, dai quali fui instantementcpregaro

165. Ambrosiana,F/168 inf ., f . 1 B l . 166. Ambrosiana, F/168 inf., f . 777, 29 maggio L584; cfr. anchei fr. 3B7v e 410v.

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di andare col) qualche volta a fare qualche predica. In questo farb quello che Vostra Signor:ialllustrissi167. ma mi commetter), e non pii oltre >> Nella stessaiettera 1o informd delle tralne calunniose che i protestanti stavano ordendo alla Dieta di Coira, e chiedendolicenza di poter andare a difenSono consigliato e molto soldersi, cosi scriveva: << lecitato dai cattolici, che sono pratici e amici, ad andare a Coira, perch6 gli avversari hanno seminato molte bugie contro di rne, come sempre sogliono fare contro tutti i ministri cattolici, accib possa difendermi ed essi sottomano non mi facciano qualche sgambetto,dal momento che ci va il loro predicante di qui e alcuni dei maggiori nemici che abbia in qr-rea.d altri prediste parti la religione cattolica,assieme canti luterani di Valtellina. Quindi ho penssto di andare,perchd anche il Rev. Curato me ne fa tstanza. Credo che non sari vana questamia andata,per molti motivi: primo, perch6 cercherb di tenere in riga uno dei due eletti di qui che b cattolico (il cornpagno invece d luterano), afiinch6 non taccia per rispetto umano; inoltre io conosco alcuni di questi Signoti di Mons. Reverendissi[della Dieta], con occasione rno di Vercelli (: Bonomi), col quale fui altre volte a Coira. Non mancherd come meglio il Signore mi ispireri, di sollecitarei cattolici, e anche il Rer,'erendissimo di quella citt), a fare il debito loro sia con 7a parte cattolica, sia con quella contraria, acciocch6 si ottenga quanto si desidera per conto della religione: ciod la liberti e I'uso di essanella Valtellina e ru8. nel contado di Chiavenna>> I1 Santo fu senz'altro favorevole; anzi, gli com-

167. Ambrosiana, F/1,68inf., ff. )74-374v. 168, Ambrosiana,F/168 inf., f. 374v.

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mise alcune faccendeda sbrigare a Coira16r.Gli indubbi successidel P. Boerio avevano contasiatc anche il santo Cardinaie,che in un momento di entusiasrnogli aveva scritto iL 13 giugno: << Atendete a far frutto , e a convertire perfino le pietre, e a liquefare i ghiacci: il che voi vedrete e proverete. con quello Spirito querfl Doruinus dat euangelizantibus in 17o ueritate! >> . La scena che si svolse nella sala d'as.oettodella Dieta di Coira fu veramentedisgusrosa. Itr p. Boerio cos) la descriveal Santo: << mattina che doveQuella vo plesentarmi avanti a quei Signori a prrlare, si congregarono molti predicanti e altti avversari lA dove, per un'ora quasi che mi toccd aspettare, rni furono dette tante ingiurie da non potersi crerlere.Mi. nacciaronodi bruciarmi, mi volevano gertare gir) dalle scale,mi venivano con le dita fin su gli occhi. Io non risposi mai, e il Signore per sua misericor.ciia mi diede tanta costanza, che non solo mi trattenni, ma interiormente sentivo consolazione, e temevo pii di qualr71. che vanit) che di altro >> Ammesso all'udienzadella Dieta, gli furono opposte tutte le accuse.I cattolici 1o difesero validamente. < Alla fine - smive il Padre - anch'io difesi la calrsa mia e dei nosri in modo tale. che gli avversari furono convinti, e non mi fr,r detto neDDLlre una minima parola dai congregati in Dieta, anzi mostrarono di restar soddisfatti di me. Con rutro cib, hanno ordinato che io e il Rev. Curato dobbiamo 172. partire da Poschiavo>> Era un sopruso e i cattolici non ne tennero con-

1(r9. Sara,Biografia..., p. 435. 170.Ambrosiana, Pl24 inf., f. 387v. 1 71.A m br os ianF a/1 , 7 0i n f.,f. 1 0 4 v . 172.Ambrosiana, F1170inf., f . 104,13 luglio 158.{.

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to. Tuttavia il P. Boerio credette bene in{ormarne subito S. Carlo, che gli rispose < di stare saldo e di costanteil pcpolc catma che tenesse non partirsene, della cattolica Chiesa e liberti la difendere nel tolico Confortato dalla parola del suo i suoi diritti > 173. Pastore, il Padre continub imperterrito nell'ezione pastoraleancora per tre mesi, tenendo minutamente informato I'Arcivescovodi quanto accadeva. intenzionati come Le tensioni perd aLlmentavano, da Poschiavo il erano i protestanti ad ailontana.re giustificaz:ione una uovarono Padre e il Curato. A cid L533, chc del decreto dirnenticato giuridica in un Il Curato e preti forestieri. ar residenz^ la proibiva il P. Boerio non erano del posto; quindi." Approfittarono di un giorno in cui i due si erano recati ad assisteredei rnaiati fuori dell'abitato' Era armatL, il 1' ottobre 158'{. Un drappello di sessanta con a capo il Podesti, li arrestaronoe cercaronodi trad'rli in carcere;ma i cattolici, accortisi,stlonarono le campane a stormo e vennero in difesa. Le cose stavano per volgersi al peggio, anche perchd i protestanti erano inferioti di numero. Ci volle tutta la energiadel P. Boerio per imporre la calma. Promise di partirsene, ma volle la contropartrt^, impegnando con giuralnentole autorit) protestanti e rispettarela chiesa cattolica e le sacre supellettili17a. Segui una settimana di pace atm^t^, giacch6 quattrocento cartolici in armi vigilavano a turno la .urn parrocchiale. Ma bisognava pur mantenere la parola data! Citato in Consiglio, il P' Boerio ebbe un giorno di tempo per partire e la proibizione di celebrare la Messa. La celebrd sulla via del ritorno, donne nel santuario di Tirano, ove trovb sessanta

p. 437. 17J. S,qre,Biogralia..., p. 418. 174. Srr,t, Biogralia...,

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che erano venllte scalze da Poschiavo per impetrare dalla Vergine che il P. Boerio non fosse allontanato. Ma da tempo costui non si facevapii illusioni, e fin dal 16 agosto aveva scritto a S. Carlo: << Se palesse a Vostra Signoria Illustrissima di provvedereun almo che predicasse qui, nel caso che io fossi cosmetto '7't. a pattfte, sarebbebene >> Giunse a Milano il 11 ottobrc. Avrebbe voluto recarsi subito dal Santo, ma seppeche era occupato. Gli scrisseuna lettera per chiederglir-rclienzaii6. Ma intanto il suo cuot:eera angustiatoper la sorte dei cattolici di Poschiavo.Col P. Besozzisi interessd per trovare subito un religioso indigeno. che potesse risiedere lassr) con pieno diritto: e su indicazione di un medico della Vaiteilina, riusc) a trovarlo ncl cappuccino Padre Borrnio. Fu subito segnalato a S. Carlo, che con I'usara soilecitudine lo chiese immediatamenteaI P. Generale dei Cappuccini: < Molto Rev. Padre come Fratelio: i cattolici della Valtellina si trovano senz^ predica, per una proibizione fatta dai Grigioni che non si ammetta alcuno a predicare cattolicamentein quella valle, che non sia del loro paese.In tanta loro necessiti spirituale desideranoinstantementeil P. Bormio, e m'hanno fatto pregare di volerglielo impetrare da Vostra Paternit), alla quale credo che basti solo far presente il bisogno di q',reipoveri cattolici, perch{ lei, per sua cariti e per lo zelo dell'onor di Dio, sappia rovare la via di soddisfaili, quando per avvenrura il detto P. Bormio fosse impiegato altrove. Io ne la prego e stard aspettando rispostae buona risoh-rzione ,, 't.

1 7 5 .A m b r o s i a n aF , 1 1 7 0 ,f . 3 9 2 . 1 7 6 .A m b r o s i a n aF , l17I, f . 332. 177. Sera Ar., Docuntenti..., II, p. +Zt

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7. Le Costituzioni del 1579 Le Costituzioni lasciateci dal S. Fonclaiore non furono mai promulgate r-rfiicialmente, anche se furono sempre un chiaro punto di riferimento e i-,iir volte r78. Solo nel 1152 i oggetto di revisione capitolare scritta: breve, Barnabiti si diedero una Costitr-rzioi-re '7e. essenziale,ma completa, per ailora almeno Ma la Congregazione ha zrvuto un forte incremento dal I5t4 aI 1570, percid senti presto il bisogr-rodi nlrove Costituzioni. A cluesta determinazione non fu estraneo S. Carlo che, stimandoci come ci stimava, voleva che la Congregazione sllperasse qr-rella str,-rttllrzl locale e quasi casalinga che aveva, per inserirsi in una prospettiva piil larga, di vero Ordine religioso a dimensione rnondiale. L'insu{Ticienztrdelle Costiturzioni del 1)J2 fu sentita per la prima volta dal Capitolo Generale iei It66. e si inFu stesa una lista di punti ormai insr-rfficier-rti ''0. Ma nel Capitolo caricd il P. Marta cli compietarla Generale dell'anno seglrente (fino al 1179 i Capitoli Generali erano annuali) il nuovo P. Generale Sar-rli esortd a non prendere decisioni aiTrettate. Qr,resti ripensamenti portarono, nel I570, alla convinzione che fosse meglio accingersi a elaborale un testo nuovo, pir-rttosto che riformare e completare il vecchio testcl del 7552: e l'incarico fu affidato ar Padri Asinari, Bonfanti e D'Alessano, chiamati lepidamente < il r8r. Ma I'improvvisa morte del P. BonTrir-rmvirato >> fanti prima, poi Llna catena di ostacoli imprevisti,

178. Le 1( 8). 16)_ 1 7 9 .L e 180. Le I8l. Le 66

Costituziortidei Bn'rtabiti, Irircn;ze197(r, pi.i. C o s t i t u z i o n i . .p . ,p . ( 2 4 ) - ( 2 6 ) . p. (35). Costituzioni..., C o s t i t u z i o n i . .p . ,p . ( 1 6 ) ( i 8 ) .

peste di S. Carlo >> frenarono e quasi e infine la << arenarono il lavoro, con non piccolo disappunto della Congregazione 182. Forse era anche questione di uomini. Il P. Generale Facciatdi, dolcissimo e un-rilissimo, non aveva il polso necessario a condurre sollecitamente a termine I'impresa. Per questo il Capitolo Generalc del 1578 ricorse al vecchio ma energico P. Besozzi, eleggendolo nuovamente Generale. E,gli si accinse subito aii'impresa con grande vigore, ma anche con estrema accortezza, perch6 in Congregazione s'era velluta a creare una corrente contraria a nuove Costituzioni, con la scllsa che esse avrebbero cambiato la {isionomia dell'Ordine, creando Lln caso di coscienzt tn chi, avenclo professato i Voti secondo 1e antichc, veniva a trovarsi vincolato da norme da lui nemmeno immaginate in precedenza r83. Fr-r gran merito del P. Besozzi l'aver sapilto sfruttare abilmente Ltn insieme di circostrnre f,trr.revoli e I'aver sr-rbito capito che S. Carlo era l'uom,', provvidenziale che avrebbe tr-rtto lisolto. D'intesa col Borromeo, fece in modo che il Card. Giovannantonio Serbelloni, Protettore deiia Congregazione, deleqasse a cid il suo santo cugino. Felice il Serbelloiri di scaricarsi una briga indesicierata, felice S. Carlo di assistere in un momento cosi delictrto la Congregazione a lui tanto cara) e felici i Barnabiti di ripararsi all'on-rbra di un cosi santo amico18a. Il Serbeiloni ne avvertiva i Padri il 26 luglio l57B: < Clacchd non posso intervcnire presenzial-

1 8 2 . L e C o s t i t u . z i o r t l . .p . ,p . ( 3 9 ) - ( 4 0 ) . 183. La Costituzioni...\ ,tp. (40) (11). 1811. Per una tratazione esauriente della Storia delle Co stituzioni: Pnnuor-r, Storiu..., pp. 282-295; Gonro, Vita... B e s o z l i , p p . 2 1 8 _ - 2 6 7 ;G . russeNr-Olrnoccnr, De uita..., pp. 1-Ic)-451; SAra, Biogralia..., pp. 268 273.

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mente alle cose della Congregazione, massimein questa riforma che le Signorie Vostre stanno per farc delle Costituzioni, ho preso espedientedi subdelegare in luogo mio costi Nlons. Illustrissimo di S. Prassede, il quale, sia per la sua bonti, sia per la particolare afrezione che porta alla loro Congregazione, eseguird in beneficio loro molto piil cli qucllo che 165. avrei potuto e saputo fare io stesso >> Anche il Santo, il 17 settembre,comunicavaalla CongregazioneI'avvenuta delega e convocava il Capitolo Generale Straordinario per i primi qiorni di Essendomi stata delegata per mezzo di novembrc: << Mons. Illustrissimo di S. Giorgio la cura di artendere allo stabilirnento e riforma delle vostr:e Costituzioni, ho voluto con questa mia far intendere a Vostra Revetenzache quattro o cinque giorni dopo la festa d'Ognissantiprossima voglia rirovarsi qui per questo effetto, con un altro di codesti Padri, il quale sia eletto dal vostro Collegio secondoi vosrr Ordini; ed abbiano mandato suf;icienteper porer comprovare ed accettare in nome di tlttto codesto Collegio quello che qua si risolverh. Subito che Vostra Reverenza avr) ricevuto lzr presente mia, la legger) e notifichei'i a rutta la Casa, acciocch6ciascunopossa, e in comune e in particolare,dare quegli avvisi l8u. e ricordi che occorreri in questa occasione >> I1 piano dei lavori fu ben concordatodal P. Besozzi con S. Carlo. Dapprima si doveva stabilire un testo preciso; successivamente il testo sarebbestato riveduto dalle comunit) per gli opportuni emendamenti; infine, il Capitolo Ordinario del 1579 avrebbe definitivamente approvato il testo e iniziato I'osser-

1 8 5 . R o n - r a ,A r c h . G e n e r a l i z i o , 2 . a . 6 . 8 . 186. Ambrosiana, Fl53 inf ., tr. 236-236v.

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vanza dei nuovi regolamenti. Lo svolgimento reale dei fatti ci b stato trasmessoin un lungo strllmento notarile di Giovan Battista Oldoni, canonicodi S. Nazario e vicecancelllere di Curia, scelto dal Santo per rSi. una maggior oggettivit) nelia verbaltzzazione La pfima fase inizib col Capitolo Generale apertosi il 7 novemb're7578. Il Santo fu a S. Barnaba, celebrd la Messa e diede inizio ai lavori con un breve discorso, nel c1uale parld della delesa ricevuta e del metodo da seguirenei lavori. Quindi il notaio Oldoni, per ordine del Santo, lesse il tesro della lettera di deiega. Tennero dietro brevi parole dcl P. Besozzi, che in nome della Conglegazionenon solo ilngraziava il Borromeo di avere accettato l'incarico, fita explicitis uerbis mostrava la gioia di aver lui, cosi benevolo verso i Barnabiti, a guidare tale importante impresa. I capitolari si unirono alle parole del Besozzi applaudendo e b'.rttandosi in ginocchiorB8. Nel pomeriggiodi quel 7 novembreS. Cario volle parlare a tll per tu con tutti i 22 panecipai-rti al Capitolo; quindi, rientrati in aula a1 suono della campana e verificate le patenti di elezionedei Soci dei Prepositi, si abbordb il vero lavoro delie Costituzioni. tradurre una frase importante, Qui d necessario dal latino dello strumento notarile dell'Oldoni, nella quale si dice che il Besozziconsegnbal Santo quartro tipi di suitture: < Le Costituzioni cornpilate dai Padri a cid depurati durante tr1lianni precedenti; le Costituzioni redatte in forma piil breve, per ordine dato da Sua Signoria Illustrissirna dopo aver ricevuro la delega; le piccole Costituzioni antiche della Congre-

187. L'originalesi trova nell'Arch. Generalizio dt Roma: 2.a.7. 188. Roma, Arch. Generalizio, 2.a.7, fr. 1-1v.

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rSe.Gli ultimi g zione; alcuni Canoni Penitenziali>> due scritti qui citati, altro non sono che le Costituzioni del 1552 e i Canoni Penitenziah approvati dal Capitolo Generale del 1578 tec.Lo suitto nominato per primo, era il testo voluminoso Celle Costituzioni che le varie commissioni elette dai Capitoli Generali avevano laboriosamenteapprontato dal 1570 aI 1578. Tale tesro non ci d noto. nd 1o sar) mai, perch6 il Santo, alla fine del Capitolo, si fece consegnare tutti gli esemplaridelie Costituzioni nelle varie fasi della loro elaborazione,e finora non se n'b trovato copia alcuna n6 negli archivi dei Barnabiti, n6 in quello della Curia Milanese, nd all'Ambrosiana. Invece 1o scritto nominato per secondo,alttc non b che il sunto del primo, ordinato dal Santo dopo il 26 luglio. Avendo egli visto la mole delle Costituzioni, se ne spaventb e ne chiese Lrn sllnto, eseguito in elegante latino dal P. Carlo Bascapd,allora semplicenovizio. Vista la splendidari'.rscitadi questo lavoro, il Santo convinse i Padri ad assumerlo e a condurre slr di esso i iavori cacome testo-base pitolari. Egli segui il Capitolo nei gion-ri 7 e 8 noin sanvembre, lasciandopoi che i Padri discutessero Sabato8 novembre.Radunato di nuovo ta liberti: << il Capitolo, Sua Signoria Illustrissima trattb coi Padri i punti principali delle Costiti,rzioni, chieclendo I'intera giornail parere di ciascuno;e questo occr-rpb ta. Fece prendere nota di ogni conclusione,ad una ad una. Inoltre diede ai Padri le Costituzioni sunteggiate (Cottstitutionesabbreuiatas) afrinch6,durante il Capitolo e prima di ritornare ai propri Collegi, le

189. Rorna, Arch. Generalizio,2.a.7,f. 4v. 190. Le Costituzioni..., p. 64, n. 145.

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esaminassero e prendessero nota di cid che arrrebbero voluto poi proporre a lui personalmente. Qr-rin. di, dcpo alcuni giorni (post uonnullos dies) Sria Signoria Illustlissima prese visione di rutro cic\ che i Padri avevano annotato, come era stato loro imnosto; e approvate qr-relle cose che g1i parevano giuste, colrsegnb al P. Preposto sia queste annotaziotti, sia le conclusioni fatte precedentemente, affinch6 r'enissero r'1. tlrtte inserite nel testo breuior delle Costituzioiri >> A noi francamente sarebbe piaciuto che 1'Olcloni, invece di qr-rel post nonnullos dies, avesse scritto chiaramente il giorno esatto in cui tutto cid avvenne; rna forse non 1o sapeva nemmeno lui, perch6 con 'annotazioni' moita probabiliti I'analisi delle non avjn vcnne seduta capitolare. Noi possiamo ricostruire le cose con bnona probabiliti. Innanzitlrtto sappiamo da due lettere del P. Besozzi al Santo, conservare nelI'Ambrosiana, che il Borromeo tardb a concludere il Capitolo. La prima b del 12 novembre: < Si d atteso con diiigenz^ a rivedere le Costituziani e a fare le annotaziani che a ciascuno d piaciuto. Poi, secondo l'ordine di Vostra Signoria Illustrissima, ci siamo radunati alqr-iante volte ^ ffattare sopra queste annotazioni (lasciando da parte i punti gih trattati innar-rzi a le|); e sino a quest'ora abbiamo d-eciso tLrtte o Ia maggior parte deilc cose. Speriamo di finir di rivedere entro oggi il restante delle Costitr,rzioni, e domani il libro della domestica disciplina e i Canoni Penitenziali. Alcuni dei Padri mi sollecitano di concludere e di lasciarli tornare ai loro Collegi: il che non ho voluto concedere senza Ttcenza di Vostra Signoria Illustrissima r>1e2.Il 16 novembre, con altra lettera, il P. Besczzi repTicd il contenuto deila prima,

1 9 1 . R o m a ,A r c h . G e n e r a l i z i o , 2 . a . 7 f ., 4 v . 192. Ambrosiana, FlI44 inf., f . 2lI.

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pensando che essa non fosse stata consegnata al San1e3. La tato, giacch6 non ne aveva ricevuto risposta gione invece era che il Boruomeo era partito da Milano l'11 novembre, diretto a A{erate e paesi vicini, dove certamente ricevette una o ambedue le lettere, dal momento che il Giussani dice che il Santo tornb a Milano nel pomeriggio di mercoledi 79 settembre << e non scese da cavallo fino a S. Barnaba, dove rimase col P. Adorno fino a notte taicla, pel trattare molti punti dclle Costituzioni della Congrega.zione di S. Paolo, come afietila egli stesso in una sua let1e+. tefa >> Quando i capitolari tornarono alle proprie sedi, ciascuno portava una lettera del Santo, con la c1uale informava le comuniti sui lavoro svolto, avvertiva che era in aliestimento il testo definitivo e imponeva preghiere intensificate, ciob il raddoppio del tempo del1a meditazione al mattino e alla sera, nonchd un mese ignaziano di Esercizi Spirituaii, che oqni Barnabita doveva svolgere entro la Pasquares. Alla fine di gennaio del 1579 le Costituzioni erano ormai pronte, trascritte in piil copie. Il Santo ne mandd una ad ogni comuniti, accompegnandola con Ia seguente lettera: << Vi si manda la minr-rta delle Costituzioni della vostra Congregazione, accomodata secondo i rilievi e la comune volonti dei Padri nel Capitolo Generale celebrato innanzi a fire. Vosra Reverenza potri farct farc sopra considerazione in questa vostra casa, e le cose che si saranno nota.te le mander) prima della Quaresima in mano mia senz^ fallo, acciocchd io abbia comoditi di vederle e di porvi l'uitima mano prima del Capitolo Generale che

F/I44 inf., f. 235. 191. Ambrosiana, De uita...,p. 405, nota A. 194. GrussaNr-Ortnoccttt, pp. (45)-(46), nota 185. lD. Le Costituzioni...,

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si fard dopo Pasclua > re". Ci furono ancorrl degli emendamenti, che il Santo fece inserire nel testo ie7. Lo storico Capitclo della prornr-rlgazione si aperse 1125 mag.gio1579. I Padri accolsero il Cardinalea1la porta della chiesa e dopo una breve adorazioneal Sacramento si recarononell'aula capitolare.Qui. dopo le preghieredi rito, il P. Gabuzio sfoderd il suo latinissimo discorso che ciascunopub leggereiir appendicc alla sua Historiare3.Quindi vennc letto per intero il testo delle Costituzioni e dei Canoni Penitenziali, rirranendo cosi uf{icialmente promulgate. Quindi il Can. Oldoni, d'ordine del Santo, le consegnd ed intimb in forma giuridica al P. Besoz-zi e alla Congregazione. Fu a cluestopllnto che il Santo si fece consegnare tutte le copie delle Costituzioni,il cui testo non fosse quello definitivo e promulgaforee. Fu un bene per i Barnabiti d'allora, che non poterono perdersi in inutili paragoni e ripensamenti; ma ai Barnabiti di adessod rimasta una gran voglia non tanto di sapere quali fossero i pr-rnti controversi, bensi di conoscereil testo nzaior che venne sunreggiato dal Bascapd. Il giorno seguente,26 maggio, comincib il Capitolo Generale vero e proprio, secondo le prcscrizioni delle nlrove Costituzioni. Il Sanro si limitb ^ escluderei Soci di Monza e di Casale, perchd privi dei requisiti richiesti dalle Costituzioni; poi dichiarb legittima I'assemblea, anche se mancavanodi Assistenti e i Visitatori, che erano ancora da eleggere.

196. Ambrosiana, P/17 inf ., f . 45. 197. Roma, Arch. Generalizio,2.a.7,lI. 6-6v. 198. Alle pp. 31r-326. 7c)c). < Iussit idem Illusrrissimus sibi tradi quiclquid vet e r l r m C o n s t i t u t i o n u m a p u d P a t r e s r e m a n s i s s eo t ' Romi, Arch. Gen.. 2.a.7. f. 15v.

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Quindi lascid I'aula, afiinch6 i Padri trattasserole 2Yr. cose loro in piena libert) il Capitolo. Vi ritornd il 4 giugno, per conch-rdere Gii fu data rcIazione di tlitto cid che si era ttattato, del rnodo in a norma delle Costituzioni, specialmente cui si erano svolte le elezioni. Il Santo < lodd grandemente i Padri, perch6 avevano compillto ogni cosa 2rr; qr-rindi stette a con gran pace e buona volonti ,> sentire il bel discorsolatino composto e recitato dal professoda neansuo beniatnino,il P. Carlo Bascapb, m es e' ot . ch e un ovviamente, fu riservata al SanLa conclusione. to. Raccomandba tutti, specialmentear Superiori, delle Costituzioni e invitd a guardare I'osservanza avanti, dimentichi delle discussionipassate.Oramai le Costituzioni erano, per loro, sicura Volonth di Dio. Ar-rcheal Concilio di Trento si era tan[o discusdei decreti; ma, una volta so, in fase di elaborazione promulgati, I'inatteso consensogenerale fece sperimentare a tutti la pacificantepresenza dell'azionedi Dio. Anche i Barnabiti, d'ora in poi, avrebberodole Costituzioni <(tamqtiam divinitus vuto considerare
datae >, 203.

200. << Capitulum legitimum declaravit et postmodttm cliscessit, pracdictis Patribus pergentibus in celcbratione Capituli sui >>: Roma, Arch. Gen., 2.a.7, f. 8'{v. 201. < Illustrissinr.rs megnopcrc commendavit praefatos Fatres, quod tanta pace et tam prompto animo ea omnia execr,iti essent>: Roma, Arch. Gen.,2.a.7, f. 85. 202. F, incclito. Nel verbale dcll'Oldoni occupa i fI. 85-88v. Illustrissimus ipsas l-lovirs 203. < Ad extremum, praefatr-rs Constitutiones omnibus, praesertim Officialibus, et ea.rulxpcrpetuam obscrvantiam comlnendavit, hortatusque (]st ut, onnia oblivisccntes qllae in eis stabiliendis disputata f uerant, t:os tamcluam divinitus datas acciperent et habcrent, , proposito eiiam excmplo eorum quae acciderant in clecretis Sacri Conc i i i i T r i d e n t i n i c o n s t i t u e n c i i s ,i n q u i b u s , c u m m u l t a v a t i e e t
1A
I A

Il Capitolo Generaledel 1579 b forse il pit importante nella storia della nostra Congregazione. Sotto la spinta di S. Carlo, i Barnabiti, pochi di numero e ancorasffetti attorno alla casamadre di S. Barnaba, si son dati ordinamenti di largo respilo, come se fossero gi) divisi in province (che verranno solo nel 1608). Di r-rnapiccola famiglia, che s'ostinavaa 'congregazione'chiamarsi clr,rindisemplice 'comllnit)' S. Carlo ha voluto farne un Orditzeche. senza perdere ia sr-ra invidiabile intimit) nativa, si estendessenel mondo a servizio della Chiesa.Per cluesro i Barnabiti lo veneranoquale secondo{ondatore.

8. Le case dei Barnabiti L'interessedi S. Carlo per la fondazionedi nuove case della Congregazione era pati, se non snperiore, a quelio dei Barnabiti stessi.Spessoera lui che consigliava le vie da seguire percl-r6 nella complicata butocrazia vaticana ie pratiche avessero.lr-ronesito. E I'afietto per i religiosi si traducevain attaccamento 204. anche per le casein cui abitavano Cominciamo da S. Barnaba, la casa iladre. Nel 1567, essendo morto ai primi d'agostoAntonio Gritti, il suo nipote Attilio si presentba S. Barnaba,dichiarandoche quella chiesaspettavadi diriro a lui: e ne esibi le l-ettere Apostoliche che lo dicl-riaravano 2cs.S. Carlo, fatte esaminare quelle lettcre da Mons. Castelli e Mons. Martorano che le tro\,arono

rnrgn:l cor'rteniione rIisprrtarenlLrr, postrello tilincn omnia prcificum exituir habebar-rt, ut divir-ram virtutcr.r-r oirncs faiilc allnoscerent >>: Roma, Arch. Gen., 2.a.7, 1T. 8Br'-89.

20-{.Sare, Biograf ia..., pp. 265-267. 2 0 1 . P n r r , r o u ,S t o r i a . . .p ,p. 210-212.

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volle dirimere la questione alla radice surrettizie206, e scrisseall'Ormaneto il 6 agosto: < Vorrei che supplicaste Sua Santit) in nome inio, che si degni di fare questl prequestaparticolaregraziaa rne)di applicare Padri di dei alla casa perpetuo in e unirla positr,rra S. Barnaba,che certo n6 da Sua Santit) posso ricevere in questo governo maggior favore n6 aiuto piil 207. desiderato, n6 da voi pi,) rile'rante servizio >> E l'Ormaneto, il 20 ottobre, gii rispondevache la grazia eta fattazctt. per S. S. Carlo ebbe uno specialeattaccamento erano da passavano da Milano Barnaba.I prelati che moindicandola come la chiesa, h-riinvitati a visitare del1o di qr-rella pulizia e decoro che sono doverosi Il 5 settembre1l(r8, menre pasper ogni tempio 20e. savaqualchegiorno pressodi noi, com'erasolito, volle consacrareil nuovo altare maggiore in marmo vero2'0. nese, che sostituiva il vecchio altare di tregno L'anno segllente regalb Lin magnifico reliquiario, a lui donato dallo zio Pio IV. L'Aluocchi dice che lo S. AlessandroSauli di tutte le fece per ricompensare 2rr,ma il sue fatiche apostolichein favore di Miiano decreti emanr.to dei egli Giussani spiegache, avendo non si dodei Santi le reliquie che con cui stabiliva privati, ma solo nelle chiese di in casa vesserotenere a pubblic^ venerazione,volle egli per primo darne I'esempio; e pensandoche in S. Barnaba avrebbero ricevuto qr-rellavenerazioneche si desiderava, 7e attribui ai Barnabiti2tz.Il reliquiario fr-r collocato sul-

p. 2 6 5 . Biogralia..., 205. S,qLa, 207. Gnnur, Vita... Satili, p . 5 5 . p . 443, nota B. De uita..., 208. GrussaNI-OtTnoccHr, 209. Gpnlrr, Vita... Sauli, p . 1 6 . , . 217, nota 2. . rt,o r i a . . .p 2 1 0 . P n r . r r a o rS p . 145, nota A. De uita..., 211. Gruss,+ur-OLTnoccHt, Da uita...p , . 863. 2 12. Gruss.tnt-Or,tnocctlt,

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L'aItarc maggiore e nel Seicento vi fu applicata la scritta << Saoum Pii Quarti P. A,{. ac Divi Caroli do''-t. Oggi esso si num >> trova nella cappella del S. Cuore2la. S. Barnabaha Ia fortuna di conservare la maggior parte delle reliquie del Santo, possedutedai Barnabiti. Fino al 1957 conservavaanche 7a stanzache il Santo abitava cluando veniva presso di noi 2rse che fu usata anche da S. Francesco di Sales.Aristide Sala, nei suoi Docurnenti, pubblica la bella lapide che vi si leggeva ancora nell'Ottocento e che riassurneva tutta la storia delle relazioni dei Barnabiti con S. Carlo 216. F,ra stata trasformatain cappella,nel 1644, dal superiore della casa P. Giovannantonio Piatti, che per primo vi celebrd la Messa217. Di cid che S. Carlo ha fatto per la casadi Monza si p ar la gi) in E co d e i Ba rn a b i ti ,3 -4 /1 9 8 4 , p p I-4. Ancl-re al Carrobiolo S. Carlo aveva la slla stanza, ove pii tardi fu apposta la scritta: << Divo Carolo Borromeo, Patrono munificentissimoet Hospiti aman2r8.S. Carlo vi tissimo, gratl animi monumentum>> perchd <(sono numerosele volte era ospitato spesso, in cui gli Atti del Camobiolo annotano qualche visira del Santo, con I'immancabilesermoncinoai novizi. Si conserva ancor oggi la poltrona dalla quale il Borro2te.Il Santo aveva anche meo parlava>> intenzionedi erigere un seminario presso il Carrobiolo e di afri-

nota1. 215. l,{,tnrrxoxr Virginio, Le reliquie di S Carlo, in ERn,tS , a n C a r l o . . .p , . 29. 2i6. S.,\r.n Ar., Documenti..., II, pp. 221-22j. 217. N{eNor-ocro dei Barnabiti,YII, p. 262. 218. Snr.,q, p. 283. Biografia..., 219. Casrnacnr Giuscppe,San Carlo e i Barnabiti a p. 33. Mctnza, in Enea, San Carlo...,

21J .G B nnr rV , i ta ... S a u l ip , . 45. 214.E nnn, p . 1 9 ; Pn n u o l r, S auC a rl o ..., S to ri a ..., p. 212,

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. . ) --" x l f1cl

dare ai Barnabiti I'insegnamento letterario dei chie-

Oltle Monza, S. Carlo aveva ottenllto dal papa per la Congrega zione anche le case di Cremona e di Vercelli, gii prepositure degli Umiliati, come s'b visto. Nel settembre 1570 il presider-ite del senato di Casale, Rolando Della Va'lle, che aveva un figlio Barnabita, invitd iar Congregazione ad aprire un collegio nelia sua citti22'. Appena S. Carlo 1o seppe, strbito volle appoggiare la nuova fondazione pl'esso Guglielmo Gont^gJ,, dtlca di Mantova e l"{onferrato' Gli scl.isseinfatti il 6 0ttobre: o Intendendo che ctr-resti miei Paclri reverendi di S. Barnaba, della Congregazione di S. Paolo, sono ricerchi di fondare un iuogo in Casale, non ho potuto fare che io non mi rallegri ben di cLrore con I'Eccellenza vosffa, fzlcendo quella cittir un simile acquisto. Ferchf essendo es:;i a mc sr-ra di molto aiuto nel governo di cluesta mia Chicsa con la esemplare vita loro, colle confessioni, pr:ediche cd altre giovevoIi e pie ope re, si pub evidente mente comprendere il beneficio che faranno anche li. Percid li raccomando strettamente all'Eccellenza Vostra >':2. S. Carlo d anche all'origine dei cordiali rapporti che in Casale i Barnabiti ebbero con S' Luigi Gonzaga, il qr,rale, come si sa, desiderb farsi Barnabita. Secondo 1o storico casalese C. h{onferrato. che ha studiato a fondo qlresto periodo della vita Ci S' Luigi, il piccolo Gonzaga d stato tnditizza'to ai Rarr-labiti da S. Car:lo, cluando, ., alcune settimane prima di giungere a Casale, si era trattenuto a Castiglione 223. col santo Arcivescovo ,,

220. Casrnt'cur,San Cn"lo...,p. 32. 227. Gosro, Vita... Besozzi,pp. 190-191. Vita... Maletta,p. 31; GenotL, Vita... .\trtili, 222. G<-tnto, Biografia..-, Saln, p. nota; 5), ' .p.. .2Q6 , I, p. 162. dei BarnabitiV 223.MoNot.ocro
7 Q I ()

iriel 1578 i Barnabiri cercavano un luoiSo lrer il noviziato, noit essendoci ancora quello di A4onza. Il Card. &{arcantonio Colonna offerse a1 p. Generale llesozzi un slro fondo a Zagatolo, e per facijir:are la fondazione scrisse a S. Carlo 1l li agosro 1578: < ll buon nome che sempre ho inteso dei Pac.lriclella Congregazione di S. Paolo Decollato rli he fatto clcsiderare molto tempo fa di cedcre ioro r,rn iuogo in q,-,esta cittadina, sperando che questo popolo ne riceverebbe gran frutto; ed anche quella Congresazione ne resterebbe con soddisfazione e comocliti, per essere cosi vicina a Roma. Ora, per non tardar pii, ne scL.ivo al P. Generale, pregandolo di accettare qLtesro luogo; e sapendo qr-ranto Vostra Signoria Ilh_isuissima .gli possa comandare, la supplico che per carite e anco per amor mio voglia disporlo e lar opra che I'accetti>. S. Carlo passd la lemera al P. Besoz;i, iacendogli presente anche la raccomandazione del Card. Alciati, che caldeggiava quelJa fondazione. Il p. Besozzi cosi rispose al Santo: < Agli Illusmissirni cai:clinali Colonna e Alciati rescrirzo, scusandomi sop..,ra la povert) dei soggetti, sopra il non volere accettaf parrocchie, e il non voler accettar luo.go che non possa sostenere un collegio formato; atteso che, dove sono poche persone, ncn si pud osservare la regolare disciplina, non osservandosi la quale le co:ie ncn vanno bene. E per piil sicr,rrezza, con questa ie manclo le lettere aperte, se le vorri vedere, per conto della rispo_ sta ch'ella vorr) farc all'Illustrissimo Colc,nua ,rltt. Soltanto dopo I'apertura d'una casa a Ronia fur accolta I'oficrta del Card. Colonna. A Zagarclo i Barnabiti cominciarono la vita comunitaria nel IJc)i r rl novi_ ziato nel 1602. S. Carlo ar\/evilanche rentato di cancellare dalla
221. Gosro, \/itd sozzi,p. 223.

7r)

banstoria dei Barnabiti le maccedi quel famigerato << poi aveva I55I in dal )> cl-re venete terre do dalle tanto condizionato la vita della Congregazione'L'occasione era n^ta da una richiesta dei vescovo di Viinsisteva per Lln ritorno cenza}.,{atteoPrir-rli,il qr-rale dei Barnabiti nella sua citti. Possiamo immaginare lusingati i Padri, ancor legati quanto ne rimanessero a Yicenza dal ticordo del S. Fondatore e della prima loro esperienzamissionaria.Ma nel Dominio Veneto essi volevano tornare non come dei tollerati, bensi reintegrati reella pienezzadella loro digniti. Ne informarono S. Carlo, presentandogliLtn memoriale, con la nanazione minuta dei fatti come s'erano svolti (memoriale che d ancora conservatonell'Archivio della Curia Arcivescoviledi Milano); poi ne trattarono in Capitolo. Alla fine pregaronoil Santo di trasmettere al Priuli la loro risposta,non priva di una certa scrive il {terezza:< Questi Padri di S. Barnaba si sono congregatiinSanto il 18 maggio 1569 e l-ranno Vostra Sigr-roria di la richiesta sietne sopra questo in modo: che prerisponda le io risoh-rto che code sta Ilh,rstrissima che lei scrive, come supposto, Signoria Veneta si contenti che detti Padri possano l)ominio, essi abitare in tutte le terre del Serenissimo si contenterannocl-reDon Giacomo M. Berna venga a servire Vostra Signoria in Vicenza per il .governo tempo, non essendocodei monasteri per qr-ralche stume di questi Padri lasciare alcuno dei fratelli lunSe poi gamente da solo fuori della Congregazione. e chiedi trovar casa Signoria dar) I'animo a Vostra quattro o potessero stare dove in Vicenza, sa conroda cinque di loro congregatiinsieme,in tal caso dicono che a quel tempo le faranno sapere la risoluzione 25. loro >>
225. Ger.r;rr, Vittt... Sartli, p . 5 5 , n o t a ; S A L A ,B i o g r a l i a . . pp. 68 e 200-202. p. 267; Gosro, Vita... Basozzi,

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Anche la fondazione di Roma d dovuta a S. Carlo. Infatti 1123 settembre 1573 era morto a Milano GiovanfrancescoCavenaghi,lasciando ai Padri la sua tenuta della Torretta, fuori porta Vercellina, con l'obbligo di fondarvi una casa.Ma la localit) era essaiinsalubre per le nlrmerose paludi e troppo isolata, in piena campagna.I Padri, che desideravanouna casa a Roma per il disbrigo delle pratiche con la S. Sede, pensarono di chiedere la commurazionedel fine dell'eredit) e ne parlarono al Santo, che nel luglio 1,57 4 aveva gi) risolto la cosa. Scriveva infatti al P. Generale Omodei il 20 luglio: << M. R. Padre, la lettera sua del di B e anteriore alla mia scritta al P. Don Gianpietro (Besozzl),con la quale gli ho dato avviso dell'ofiicio che ho fatto a Roma per il negozio della Torretta, per il quale penso che sar) aiutato ogni desiderio della Congregazione>>26. Nel successivoottobre furono inviati a Roma i Padri Tito Degli Alessi e Domenico Boerio, che con I'appoggio di potenti amici e dello stesso S. Carlo u riuscirono ad avere la chiesa e \a casadi S. Biasio all'Anello 28.

9. La venerazione al Santo ., Oggi, 7 di novembre 1584, si andb alla processione del funerale dell'Illustrissimo e Reverendissimo Sig. Cardinale di S. Prassede,Arcivescovo di Milano e ora di eterna memoria, tutti con le torce accesein mano. Alla slla morte si trovb presente il P. Don Carlo Bascapd,preposito del Collegio di S. Barnaba, il quale gli serrb gli occhi e la bocca: che fu ai I del

2 2 6 . Ambrosiana , P/10 inf ., f . 397. pp. 266-267. 2 2 7 , Sarr, Biograt'ia..., pp. 257-264. 2 2 8 . Pnrnrorr, Storia...,

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detto mese di novembre, alle tre ore di notte (circa le pro21), in sabato venendo la dornenica.Alla qr-rale cessionefu por';ata la croce da Don Onorio Bonfanti, e i due candelieri da Don Silverio Losio e Don Damiano Fornario, tutti e tre chierici professi, e i dr-rc ultrni accoliti>. Cosi si esprimonogli Atti della casa di S. Barnabane. e il Da quel giorno, si pub dire, la venerazione culto dei Barnabiti per il loro grande amico non cesdella sb di alimentarsi. Il Bascapb,dopo Ia re.lazione morte subito data alle stampe, mise mano alla Biografi.a,che fece conoscere il Santo a tutta la Chiesa e lo avvib all'onore degli altari. Il BascapEancora fu rino dei due vescovi inviati ambasciatoria Roma dal Settimo Concilio Provinciale Milanese per zelar ne ufficialmente la canonizzazionen0. Divenuto Santo, il Borromeo ha avuto subito nei Barnabiti i devoti pii convinti ed attivi. Ad essi va il primato di aver eretto al Santo la prima chiesa nel rnondot3', seguita a ruota da quella di Foligno, e di averne celebrato per primi la festa&. Le reliquie del Santo sembranoessersiammassate per le varie tutte a S. Barnaba,da dove sciamarono chiese della Congregazione. Quelle rimaste ancora in S. Barnaba (oggi nella cripta del S. Fondatore) sono state descritte dal P. Martinoni nel stto interessante invece,dal quelle rimaste in S. Alessandro, studio 233;
229.M1lano, Arch. della Casa di S. Barnaba, Atti r!e! C o l l e g i o d a l 1 5 8 0 a l 1 6 1 2 , 1 T .1 8 - 1 9 . ZiO. GnarrARoLA M. Aurelio, Sttccessi Maraaigliosi della aeneratione di S. Carlo Card. di S. Prassede, Mrlano 1614, pp. 157-l5B e 1'66-170. 2 1 1 . G n a r r A R o L A , S u c c e s s i . . . ,p p . 3 7 8 - 4 0 1 . 232. BnnErt-r Francesco Luigi, Memorie tlell'origine, lon' dazione, aDanzamenti, successi ed uomini illustri in lettere e della Congregazione dei Chierici Regolari di S. in toniiti Paolo, II, Bologna 7707, P, 209. 23). In: Ense, San Catlo..., PP. 2l-29.

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P. Volonteriolt.La chiesadi S. Carlo ai Catinari, oltre alla pfeziosamitra del Santo che viene espostaogni anno il 4 novembre, possiede il martello con cui il Borromeo ha aperto la Porta Santadi S. Maria Maggiore nell'anno santo 1575: mattello usato anche dal nostro Card. ln{origia per aprire la stessaPorta nell'anno santo 1700 x5, Delle alte reJiquie,disseminate un po' dovunque, i documenti ci danno queste a Napoli, la indicazioni: a S. Maria di Portanr-rova, berretta cardinalizia del Santo, ottenlrta dal P. Gennaro Boccalupi che I'aveva chiesta al P. Generale Dossena'*; a S. Frediano di Pisa, la corona del Rosario, donata dal P. Aurelio Bonfanti ttt; n S. Marco di Novara, un pezzo della fune che il Santo portd al 238; r S. Sebasticno di Licollo al ternpo della peste vorno, parte della veste cardinalizia del Santo, ottenuta dal P. GeneraleCrivelli t'; n S. Carlino di Fi renze, la mozzettae parte della rteste cardinalizja, ot24; a tenute dai Padri Generali Crivelli e Cavalcani Spoleto,un manipolo del Santoto'; a Genov.r S. Bartolomeo, i1 calottino2ot; a Perugia S. Ercolano, un manipolo bianco ricamatoin oro, parte d'una dalmatica pontificale,la federa d'una pianeta e parte della tela in cui fr-r avvolto il corpo del Santo nel sepol-

231.Iui, p. )0. )>,marzo-maggio 1950,p. 57. 2)5. dei Barnabiti "Eco VII, p.77 e YIII, p. 2)1. dei Barnabiti, 216. MEnorocro
lrl. lvlENoLocto dcl .|ldfnanltl, I i. p. l'rl.

2JB. N,IsNol-ocro clei Barnabiti, X, r. 14. di Livorno, Atti del Collegio, 2)9. fuch. di S. Sebastiano r. f. 28. supellectilis 2-10.Roma, Arch. Generalizio,Ecclesiasticae Inuentarium.Kalendis Septembris Collegii S. Caroli Flct,-entiae 16)5. II, p. 297. 2.11. B,lnnrrr, Metnorie..., 212. Arch. di S. Bartolomeo in Genova, Indice dell'Arcbixio. sez.HH, p 46), n. 20.

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cro 2'3;a S. Carlo di Foligno, una borsa da cuj il Santo distribuiva I'elemosina, Llna pianet^, trna.dalmatica, un camice, i caTzai pontificali, parte della fune portata in tempo di peste e parte del giubbone che indossava durante 1'attentato: reliquie tutte pfocurate dal P. Gavanti 24 e portate processionalmeute nella nostra nuova chiesa di Foligno col rito slaruoso descritto dal Grattarol62a5i'1 Vienna, una dalmaMcrche, alcuni indumenti e una tica2as; a Sanseverino spugna inzuppata nel sanguedel Santo quando fu seoolto 2at. Ma piir che questo elenco, che d indice d'una devozione Tegataa una mentalit) oggi non pir) condivisa, a noi preme segnalateil decreto con cui il Capitolo Generale del 1614 ha proclamato S. Carlo patrono de11aCongregazione,subito dopo S. Paolo. 11 testo d del P. Gavanti, cancelliere del Capitolo, e paga il suo tibuto alla moda esftosa e scapigliatadel Seicento letterario. Noi perd, pensandoa quanto il P. Gavanti ha fatto per zelare il culto del Santo subito 2r8, dopo la canonizza.zione pensiamo che certe espfesda quella della gioia caLrsata anche segno sioni siano Pro coronide uero Decretcrum decisionecapitolare: << buius Capituli Generalis, quod est Congregationiscaput et sapientiort'm Patrum coro|'ta,iidem Patres precoronatum gloria tiosiorem sibi coronam desiderantes, S. Carolum Card. Borromeum elegerttnt unattimes in Pattoitun Congregationispost S. PaztluruApostoluw,

243. Btnztrt, Menzorie...,II,p. 310; per la solennetraslazionedi esse dalla cattedralea S. Ercolano: Gurr.enore, pp. 427-413. Successi..., II, p. 389. 244. Bttnrlrt, hfemorie..., pp. 464-484. 245. Gnarrenort, Successi..., 2.16.MpNorocro dei Barnablti, IV, p. 132; Banrrrr, Il, p. 562. Mernorie..., II, pp. 81. B.rnprrr, Memorie..., 2,17. pp. 377-387e 464-484. 248. Gn,trr.lnorl-, Successi...,

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ut quemadmodum Eo apostolico delegato Constitutiones nostrae luerunt stabilitae, ita et eius suflragantibus meritis earuntdenzrnagis ac magis apud nos uigeat in dies obseruantia, atque hoc titulo celebrabunt aostri lestum S. Caro:l.iritu duplicis secundae classis>>24e.

10. Conclusione Cari Confratelli, il breve caroseilo di antichi e cari ricordi di famiglia sar) di qualche utiliti, se ci spinger) ad emulare in santit) e dottrine i nostri primi Confratelli che, pieni di amore per Dio e per il prossimo, hanno speso le loro esistenzenel servizio apostolico; se ci aiuter) ad approfondire sempre pir) il nosfto carisma religioso; se rinnover) I'entusiasmo e la gioia della nostra consacrazione;se, infine, ci render) pronti per un rinnovato ed efiicace apostolato. E, bene sottolineare la felice, anche se parziale, coincidenzadell'anniversario carolino con il -150' della nostra Congregazione,da tutte le comuniti spiritualmente celebrato; e anche la coincidenza con 7a promulgazione del nuovo testo delle Costituzioni che, proprio nell'anno celebrativo di S. Carlo, trovano la continuazione ideale con quelle del 1579, condotte a termine, come abbiamo visto, sotto la guida e la fattiva assistenza del Santo. Ci auguriamo che S. Carlo Borromeo torni ad essere,come quattro secoli fa, di casafra i Barnabiti,

249. Roma, Arch. GeneraLzio, Acta Capituli Generelis 1614,26 aprile, pomeriggio.

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e che con la sua santa presenza e intercessione li guidi sulla strada della conversione e della riforma. Preghiamolo, perch6 tolga da noi I'oscuta patina del tempo e ridesti le antiche virtr), a gloria di Dio e a beneficiodei fratelli. Roma, 8 settembre 1984.

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I N D I C E

SaN Canlo s, r BnRNnsrrr 1. I Barnabiti prima di San Carlo 2. I Barnabiti < Coadiutores Episcoporum )> a) S. Alessandro Sauli b) Il Ven. Carlo Bascapd c) Il P. Gregorio Asinari d) Il P. Giampietro Besozzi e) Il P. Paolo M. Omodei f) Il P. Gerolamo Marta g) I1 P. Timoteo Facciardi h) Il P. Basilio Bonfanti i) I Padri Soresina e Michiel l) Il Fr. Gerolamo Vaiano m) E tanta simpatia peste di 3. La << San Carlo >

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4. La missione a Malta 5. Gli Umiliati 6. La missione in Svizzera 7. Le Costituzioni del 1579

48 50 55 66 15 81 85 87

B. Le case dei Barnabiti 9. La venerazione al Santo 10. Conclusione Ixnrce

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