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Studi lombardi, 4

collana diretta da Serena Romano


Valorosa vipera gentile
Poesia e letteratura in volgare attorno ai Visconti
fra Trecento e primo Quattrocento

a cura di
Simone Albonico, Marco Limongelli e Barbara Pagliari

viella
Copyright 2014 Viella s.r.l.
Tutti i diritti riservati
Prima edizione: luglio 2014
ISBN 978-88-6728-310-1

Il volume raccoglie gli atti del seminario Poesia e letteratura in volgare attorno
ai Visconti tra fine Trecento e primo Quattrocento, Universit di Losanna, 22-23
giugno 2012, promosso e curato da Simone Albonico nellambito della ricerca Con-
structing identity: visual, spatial, and literary cultures in Lombardy, 14th to 16th
centuries, CRSII1_132488 5 (Sinergia).
Lopera pubblicata grazie al finanziamento B-0010_151010 del Fonds national
suisse de la recherche scientifique, che si ringrazia per il sostegno.

viella
libreria editrice
via delle Alpi 32
I-00198 ROMA
tel. 06 84 17 75 8
fax 06 85 35 39 60
www.viella.it
Indice

Simone Albonico
Premessa 7
Cristiano Lorenzi
Fazio degli Uberti a Milano
(con una nota sulla tradizione settentrionale di alcune rime) 23
Nadia Belliato
I Visconti nel Dittamondo di Fazio degli Uberti 37
Roberta Manetti
Vannozzo e il Conte di Virt: una relazione virtuale? 57
Marco Limongelli
Poeti e istrioni tra Bernab e Gian Galeazzo 85
Barbara Pagliari
Per il testo dei Funerali di Pietro Canterino da Siena 121
Simone Albonico
Un testo pavese in prosa del primo Quattrocento 147
Teresa Nocita
I rimatori di ambito visconteo nel quadro della poesia trecentesca 169

Appendice
Barbara Pagliari
Il perduto (?) Canzoniere di Giovanni de Bonis dArezzo 185

Indice dei nomi e delle opere anonime 235


Indice dei manoscritti e dei documenti darchivio 247
Sigle e abbreviazioni

BLIMT = Teresa Nocita, Bibliografia della lirica italiana minore del Trecento (BLIMT).
Autori, edizioni, studi, Roma, Salerno, 2008.
DBI = Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana,
1960-.
GDLI = Grande dizionario della lingua italiana, fondato da Salvatore Battaglia e
poi diretto da Giorgio Brberi Squarotti, Torino, UTET, 1961-2008, 21 voll. e 2
supplementi.
MGH = Monumenta Germaniae Historica inde ab anno Christi quingentesimo usque ad
annum millesimum et quingentesimum, edidit Societas aperiendis fontibus Rerum
Germanicarum Medii Aevi, Hannover-Berlin-Leipzig-Mnchen,1826-.
OVI = Opera del Vocabolario Italiano, in corso presso lIstituto del CNR Opera del
Vocabolario Italiano, Firenze (<http://www.ovi.cnr.it>).
RIS = Rerum Italicarum Scriptores, Ludovicus Antonius Muratorius collegit, ordinavit et
praefationibus auxit, Mediolani, ex typographia Societatis Palatinae in Regia Curia,
1723-1751, 25 voll.
RIS2 = Rerum Italicarum Scriptores. Raccolta degli storici italiani dal cinquecento al
millecinquecento, nuova edizione con la direzione di Giosu Carducci, Citt di
Castello, Lapi - Bologna, Zanichelli, 1900-1934, 34 voll.
TLIO = Tesoro della Lingua Italiana delle Origini, in corso presso lIstituto del CNR
Opera del Vocabolario Italiano, Firenze (<http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/>).

Dante, Commedia = D. Alighieri, La Commedia secondo lantica vulgata, a cura di


Giorgio Petrocchi, Seconda ristampa riveduta, Firenze, Le Lettere, 1994, 4 voll.
Petrarca, Rvf = Francesco P., Canzoniere, edizione commentata a cura di Marco Santagata,
Mondadori, Milano 1996.
Storia di Milano Treccani = Storia di Milano, Milano, Fondazione Treccani degli Alfieri,
1953-1966, 17 voll.
Cristiano Lorenzi

Fazio degli Uberti a Milano


(con una nota sulla tradizione settentrionale di alcune rime)

Fazio degli Uberti giunse a Milano verso la met degli anni 40 del Trecen-
to. In precedenza era stato per quasi un decennio presso la corte scaligera, dove
con tutta probabilit aveva conosciuto Ghidda Malaspina, la donna cantata in
tutte le sue poesie erotiche. Non sappiamo la data precisa del suo passaggio in
Lombardia, ma di certo negli anni 1345-1346 era gi al servizio dei Visconti e
presumibilmente non da poco, se vero che essi gli assegnarono unimportante
missione diplomatica: Fazio fece infatti parte della delegazione milanese inviata
da Luchino a Genova per favorire la pacificazione delle fazioni nobiliari della
citt ligure sotto il governo del doge Giovanni da Murta. Ce ne d conferma in-
diretta lo stesso rimatore pisano in una terzina del suo Dittamondo, parlando di
Genova: Io ero stato al tempo de la guerra | de lo doge da Murta per que valli, |
s chio sapea l cammin di serra in serra (III v 85-87).1
Alla corte viscontea lUberti rimase probabilmente anche dopo la morte di
Luchino (1349), durante gli anni della signoria dellarcivescovo Giovanni, am-
piamente elogiato nel Dittamondo (Tutti questi son morti, fuor che uno, | cio
Giovanni, e costui conduce | s ben, chal mondo non so par niuno. | E non pur sol
del temporale duce, | ma questa nostra chericia dispone | come vero pastore e
vera luce, III iv 70-75), e forse fin oltre la nomina a reggitori della citt di Ber-
nab e Galeazzo, ai quali come vedremo dedic la canzone Lutile intendo pi
che lla rettorica, recante una serie di precetti per il buon governo.
Fazio, noto, visse dalla maturit alla morte lontano dalla Toscana, sostan-
zialmente ramingo per le corti delle grandi signorie padane.2 Non poche nella sua
poesia sono le tracce della fruttuosa assimilazione delle sollecitazioni provenienti
dai centri culturali settentrionali (su tutti Verona e Milano): spiccano, in parti-
colare, glinflussi sotto laspetto metrico, come ad esempio la scelta di adottare
il sonetus semiliteratus o la preferenza accordata a un genere come quello delle

1.Si cita il Dittamondo dalled. Corsi 1952; per il testo delle rime di Fazio mi avvalgo delledi-
zione critica da me allestita, che nel frattempo ha visto la luce (Fazio degli Uberti, Rime, ed. critica e
commento a cura di C. Lorenzi, Pisa, Ets, 2013), dalla quale provengono anche alcune osservazioni
che avevo anticipato nella mia relazione.
2.Per una breve nota biografica si rimanda a Corsi 1969, pp. 224-25.
24 Cristiano Lorenzi

disperate.3 Daltro canto, lUberti si propone al contempo quale continuatore


e imitatore dei modi e dei temi danteschi e stilnovistici in generale, seppur con
accenti e modulazioni personali: per questo, quindi, la sua figura di poeta risulta
decisiva per la divulgazione al Nord della raffinata tradizione lirica toscana. Si
pensi proprio al caso di Milano e della sua corte (ambiente sotto questo aspetto
ancora piuttosto arretrato), presso cui Fazio contribu, ancor prima di Petrarca,
alla circolazione e alla conoscenza della grande poesia toscana due-trecentesca.4
Tuttavia, i testi dellUberti che possiamo con assoluta certezza ascrivere agli
anni milanesi e che si mostrano legati, anche tematicamente, alla cerchia viscon-
tea presentano caratteristiche peculiari e risultano molto distanti dai tpoi della
lirica dintonazione stilnovista proposta dal poeta pisano in molte delle sue can-
zoni (lode di madonna, descrizione delle bellezze muliebri, ecc.). Si tratta infatti
di componimenti doccasione, per lo pi scambi con altri rimatori dellentourage
milanese prestigiosi come Bruzio Visconti o addirittura lo stesso Luchino ,
dagli accenti salaci e quasi giocosi (i sonetti Ohi lasso me, quanto forte divaria,
Fam di voi, signor, che siete giusto e Non so chi sia, ma non fa ben colui) oppu-
re dai toni didascalici (la citata canzone Lutile intendo). Daltronde, non af-
fatto escluso che alcuni dei testi erotici di Fazio siano stati composti durante il
soggiorno lombardo, ma mancano indizi stringenti per avanzare datazioni preci-
se.5 Per questo motivo vorrei dunque soffermarmi solo sui quattro componimenti
elencati, che meglio mettono in luce il rapporto non solo poetico instaurato da
Fazio con i signori milanesi.

La canzone Lutile intendo pi che lla rettorica dedicata a Bernab e Gale-


azzo II Visconti, figli di Stefano, che nel 1354 alla morte dello zio, larcivescovo
Giovanni, ottennero assieme al fratello Matteo II la signoria di Milano, di Genova
e di tutti gli altri possedimenti piemontesi e lombardi del casato. Secondo Corsi
la canzone sarebbe stata scritta quando i due fratelli divennero signori della citt
lombarda nellottobre del 1354; ma dato che Fazio si rivolge unicamente a Ber-
nab e Galeazzo e li esorta ad aiutarsi lun laltro (e lun per laltro voi del tutto

3.Per quanto riguarda il sonetto semiletterato fondamentale lampia ricognizione di Duso


2004, che dimostra come i primi campioni del genere siano di area settentrionale, anzi quasi esclu-
sivamente veneta; e sempre nelle corti del Nord si inquadra la nascita e la diffusione del genere
delle disperate, la cui paternit tradizionalmente assegnata al Beccari.
4.Sullambiente poetico visconteo si vedano Medin 1885, Medin 1891 e Viscardi, Vita-
le1955, pp. 598-628 (sul ruolo decisivo di Fazio a Milano vd. in particolare quanto si afferma a
p.598: Possiamo ritenere che portatore in Milano di questa tradizione [scil. letteraria toscana] sia
stato particolarmente Fazio degli Uberti che prima dellavvento del Petrarca era stato il poeta e il
letterato della corte viscontea).
5.Per quanto riguarda i componimenti di argomento politico, lunico che sembra risalire agli
anni milanesi la canzone Di quel possi tu ber che bev Crasso (da datare con tutta probabilit agli
anni 1354-1355, dunque cronologicamente vicino a Lutile intendo), che per non esibisce evidenti
legami con lambiente visconteo, trattandosi di una violenta invettiva contro limperatore Carlo
IV, reo di aver abbandonato lItalia dopo lincoronazione a Roma e di averla depredata delle sue
ricchezze.
Fazio degli Uberti a Milano 25

mettere, v. 51), probabile piuttosto che il testo, come proponeva Renier, sia
posteriore alla morte di Matteo, avvenuta nel settembre 1355 in circostanze poco
chiare (forse, narrano le cronache dellepoca, avvelenato dai fratelli): dunque,
anche vagliato laccenno alla giovane et dei due signori (v. 3: giunti per tempo
ad alte cose intendere; mio il corsivo), presumibilmente tra la fine del 1355 e
linizio del 56.6
Nella canzone Fazio dispensa ai fratelli alcuni precetti per il buon governo
(scegliere i giusti amici e una donna onesta, vivere sobriamente, comportarsi in
modo magnanimo e misericordioso, ecc.), assecondando cos la sua inclinazione
per la letteratura didascalico-morale e inserendosi in un genere gi codificato nel
Trecento e destinato a godere di ampia fortuna anche in seguito.7 interessan-
te rilevare, per, che notevoli affinit lessicali (ripresa di concetti e rimanti) si
scorgono segnatamente con due canzoni, Valor move con senno qui principio di
Simone Serdini e Ne lintellecto nuovo pensier formasi di Ciano da Borgo San
Sepolcro,8 che, a differenza di altri testi congeneri, non sono indirizzate ad altri
gradi di comando repubblicano (rettore, podest, capitano del popolo, ecc.), ma
sono vlte ad ammonire ed educare proprio il dominus. Entrambe le canzoni,
come quella di Fazio, sono interamente composte di versi sdruccioli: la coinci-
denza non pare casuale e anzi prospetta lipotesi di un legame diretto con il testo
dellUberti. Se poi si analizzano gli schemi metrici, si noter che la canzone del
Serdini ha lo stesso schema di unaltra di Fazio (la ben nota Ahi donna grande,
possente e magnanima), mentre la canzone di Ciano ha schema ABBCABBC
CddEeFfGG, molto vicino a quello di Lutile intendo (uniche differenze, lag-
giunta di un endecasillabo in ciascun piede e lo scambio tra settenario e endeca-
sillabo nei primi due versi della sirma). Resta il problema delle datazioni: se di
Valor move con senno certa la posteriorit rispetto alla nostra canzone, qualche
dubbio si pu affacciare per Ne lintellecto nuovo pensier, che, contenuta nel co-
dice 222 (gi Phillipps 8826) della Beinecke Rare Book and Manuscript Library
dellUniversit di Yale, sicuramente anteriore al 1368, terminus ante quem per

6.Il carattere prettamente didascalico del componimento sembra addirsi al primissimo perio-
do della signoria dei due fratelli, tanto pi che a partire dal 1358 Fazio non sar pi a Milano, ma a
Bologna presso Giovanni Visconti dOleggio.
7.In proposito fondamentale Gorni 1983, in particolare pp. 367-69.
8.Per i due testi si fa riferimento rispettivamente alle edd. Pasquini 1965, pp. 159-61 e Migna-
ni 1974, pp. 114-17 (nelle citazioni ho distinto u da v). Questo lelenco delle parole-rima comuni a
Lutile intendo (tra parentesi il numero del verso nella canzone di Fazio): per il Saviozzo reggere
10 (34), animo 25 (49), magnanimo 28 (46), ordine 30 (56 e 61), nobile 31 (8), (gran) pericoli 34
(in Fazio il sing. gran pericolo 30), mobile 35 (9), dicoli 36 (Fazio: dicolo 29), magnifico 47 (67),
subita 64 (Fazio: subito 53), dubita 67 (Fazio: dubito 54), misericordia 68 (40), pratica 71 (21),
intendere 74 (3), pecunia 79 (10), merito 86 (45), preterito 87 (44), promettare 90 (48); per Ciano
mobile 4 (9), nobile 8 (8), grazia 10 (62), sazia 11 (63), tessere 14 (17), essere 15 (20), intendere
17 (3), animo 31 (49), magnanimo 32 (46), regola 38 (58), pegola 42 (57). Per quanto riguarda la
vicinanza dei precetti espressi si confrontino Valor move con senno, vv. 25-28 e 76-78 con Lutile
intendo, vv. 46-49 e 39-40 e Ne lintellecto nuovo pensier, vv. 41-42, 77 e 79-82 con Lutile intendo,
vv. 56-60, 9-10 e 50.
26 Cristiano Lorenzi

la compilazione del manoscritto.9 Di minore utilit per circoscrivere la data di


composizione del testo il fatto che il congedo sia dedicato agli Scaligeri (Can-
sone, va su la scala magnifica | del lombardo emisperio, vv. 86-87), poich non
si danno indicazioni che permettano di desumere a quale signore veronese Ciano
si rivolgesse. Considerato per che la rima sdrucciola prerogativa ubertiana,
lanteriorit di Lutile intendo assai probabile; e non sembra neppure azzardato
supporre che la canzone per i Visconti avesse in qualche modo inaugurato un
genere, e che chi in seguito ebbe ad affrontare lo stesso tema non potesse fare a
meno di confrontarsi con lesempio offerto da Fazio, riprendendo lartificio delle
sdrucciole e schemi metrici a lui cari.

Il sonetto Ohi lasso me, quanto forte divaria, anchesso su rime sdrucciole,
rientra nel genere del plazer-enueg, ed tutto giocato sulla contrapposizione tra la
ricca e raffinata Milano, metropoli medievale, e Como, citt di provincia e luogo
insalubre e poco ospitale (in proposito si vedano anche le dure parole riservatele
da Fazio in Dittamondo III v 4-6: Esperti eravam noi de la contrada, | dove Adda
fa il suo lago, e stati a Commo, | che qual va l sotterra par che vada):10 del resto,
come ricorda Suitner, tale genere aveva spesso a oggetto la citt.11 Lorigine
del testo sar quasi certamente da ricondurre a una missione del poeta pisano nel
contado comasco per conto dei Visconti.12
Si osservino ora le due quartine:
Ohi lasso me, quanto forte divaria
Como da Milano in tutte lovere!
L bel tempo e qui pur sento piovere;
l si sana e qui inferma laria;
l prudenzia e qui tutta contraria;
l ricchezza e qui le genti povere;
l si pu ire e qui non si pu muovere,
per li gran poggi e laghi che lla svaria;

In esse, in accordo con la prassi del plazer-enueg, spicca una serie di antitesi
chiuse nel giro di un solo verso (vv. 3-7), con insistita anafora (l qui): a Mila-

9.Cfr. infatti Ciociola 1976, p. 759, che corregge Mignani 1974, p. 13.
10.Sulla povert lariana si ricordi anche laccenno di Bonvesin da la Riva, De magnalibus
IV i 46-47.
11.Suitner 1985 [2005], p. 116.
12.Daltro canto, da fonti notarili abbiamo notizie di altre missioni svolte da Fazio quando si
trovava a Bologna al servizio di Giovanni Visconti dOleggio. In proposito si vedano i documenti
dellArchivio di Stato di Bologna raccolti da Sighinolfi 1901: in uno (datato 12 settembre 1358) si
accenna a un viaggio di Fazio con Albizzo degli Ubaldini presso il castello di Capreno, nei dintorni
di Bologna, pro quibusdam factis domini nostri; in altri due si fa riferimento a suoi soggiorni di
cui non fornita motivazione a Mantova di un mese e a Ferrara di quattro giorni, tra il gennaio
e il febbraio del 1359; nellultimo, infine, si registra la partecipazione dellUberti alla delegazione
inviata nellagosto del 1359 per un controllo del canale della Muzza, in vista di imminenti lavori
di fortificazione.
Fazio degli Uberti a Milano 27

no si concentrano ricchezza e prosperit, mentre a Como si trovano aria malsana


e indigenza. I due terzetti, poi, articolano maggiormente il discorso, che si disten-
de nella icastica descrizione delle donne delle due citt (l si son donne dilicate
e morbide, | vezzose nel parlar, pi vaghe e tenere | che qual par figlia e qual soror
di Venere; | e qua son magre, vizze, secche e torbide, | col gavon grosso e con la
buccia rancica: | ortica pare a chi lor carni brancica!), secondo modalit propria-
mente giocose, che non mancano di richiamare le contrapposizioni di ambienti
e di persone nelle corone dei mesi di Folgore da San Gimignano e Cenne della
Chitarra (in particolare si osservi una certa analogia di tono con le antitetiche ter-
zine finali dei sonetti di giugno dei due rimatori duecenteschi: e le genti vi sien
tutte amorose, | e faccianvisi tante cortesie, | cha tutto l mondo sieno grazose
e le genti vi sian nere e gavinose, | e faccianvisi tante villanie | che a Dio ed al
mondo sano noiose).13
Lo schema del sonetto (ABBA, ABBA, CDD, CEE) ci conferma linteresse
di Fazio per una certa sperimentazione metrica, testimoniata anche dalluso in
tempi piuttosto precoci di metri come la frottola, il capitolo ternario o, restan-
do nellambito del sonetto, del sonetus semiliteratus e di quello monoperiodale,
e dovuta molto probabilmente alla lunga frequentazione con i principali centri
culturali padani, veneti in particolare.14 Nel nostro caso rilevante la struttura
del sestetto finale (adottata da Fazio anche per alcuni dei sonetti della corona dei
vizi: I son la mala pianta di superba, I son la magra lupa davarizia, I son la
scellerata di lussuria, E io invidia, quando alcuno sguardo), con una sola rima re-
plicata da terzina a terzina e due rime baciate. Si tratta di uno schema scarsamente
frequentato, assente nella classificazione del sonetto antico di Biadene 1889, che
ha, a mia conoscenza, i soli antecedenti del sonetto Con sua saetta dor percosse
Amore, inviato da Gherardo da Reggio a Cino (il quale, significativamente, non
risponde per le rime n adotta lo stesso schema), e dello scambio tra Giovanni
Quirini e un amico (Vui che pianzette perch Amor sadiri e Quandonque lezio i
amorossi diri):15 ancora una volta, si noter, rimatori di area padana.16
Non mi soffermer troppo a lungo sul secondo sonetto milanese, Fam
di voi, signor, che siete giusto, gi oggetto di recente di unedizione con com-

13.Per il testo dei due sonetti cfr. Contini 1960, vol. I, rispettivamente pp. 411 e 428.
14.Dellimportanza del Veneto per la diffusione del sonetto semiletterato si gi detto alla
nota 3; per quanto riguarda la rara tipologia del sonetto monoperiodale, che avr qualche esempio
anche in Petrarca, essa trova attestazioni in rimatori settentrionali come Giovanni Quirini, Nicol
de Rossi e Antonio da Ferrara (Renzi 1988 [2010], pp. 485-86); andr infine ricordato che anche le
prime testimonianze della fortuna della terza rima sono collocabili proprio in area veneto-emiliana,
e che lo stesso Quirini fu con tutta probabilit il precursore delluso del capitolo isolato per la ma-
teria religiosa (Duso 2002, pp. lxxviii-lxxix).
15.Si leggono rispettivamente in Marti 1969, pp. 796-97 e in Duso 2002, pp. 192-95.
16.A conferma di quanto detto si osservi che lo schema si trover poi anche in Nicol de
Rossi (Brugnolo 1977, p. 308, dove si rileva che pure lanalogo sestetto CDC, DEE, altrettanto
prediletto da Fazio, risulta diffuso presso poeti settentrionali come lo stesso de Rossi e Antonio
Beccari).
28 Cristiano Lorenzi

mento a cura di Maria Antonietta Marogna.17 Il sonetto rivolto niente meno


che a Luchino Visconti (che risponde con Se stato fussi proprio quello Agusto),
nei confronti del quale il poeta pisano si lamenta per alcune sue spettanze in-
feriori alle attese. Casali riteneva che lufficio di Fazio fosse collegato al suo
soggiorno a Como, documentato come visto dal sonetto Ohi lasso me; Corsi
pensava invece che si trattasse del servizio prestato per Luchino a Genova tra
il 1345 e il 1346, a cui si accennava in apertura.18 Ipotesi, questultima, pi
allettante, ma non confortata dal testo dei sonetti di Fazio e del signore mila-
nese, nei quali si parla genericamente di un salar (Se stato fussi, v. 12) per
una qualche mansione. Resta comunque probabile anche qualora il motivo
contingente non fosse lepisodio genovese che Fam di voi sia da assegnare
ai secondi anni 40, quando Fazio era alle dipendenze di Luchino presumibil-
mente da un certo lasso di tempo e poteva aver maturato una confidenza tale da
permettersi di lagnarsi pubblicamente nei suoi confronti, seppure con allusioni
un po criptiche (vv. 3-5: e per mille M, non che per dua C, | degli effi che son
gialli e vaghi al guso, | far non dovresti onde fussi combusto, con riferimento
al mancato pagamento: gli effi indicano i fiorini). Sia la proposta che la risposta
del Visconti, peraltro, si caratterizzano per una certa oscurit, dovuta da un
lato allo stato della copia che conserva lo scambio (il cinquecentesco Vaticano
lat. 3213, testimone unico, mostra numerosi errori) e dallaltro alla presenza di
riferimenti puntuali che dovevano essere familiari ai due interlocutori, ma che
oggi ci sfuggono (cos Giorgio al v. 9 del sonetto di Fazio sar probabilmente
un personaggio della cerchia viscontea a noi ignoto).

Qualche osservazione in pi necessita il terzo sonetto in esame, Non so chi


sia, ma non fa ben colui, inviato da Fazio a Bruzio Visconti, e del quale sfortuna-
tamente non possediamo la risposta: lUberti, forse per replicare alle maldicenze
di qualcuno (se cos si vogliono intendere i primi due versi: Non so chi sia, ma
non fa ben colui | che di noi uno voglia far due parte), professa il suo amore sin-
cero per il figliastro di Luchino, dichiarandosi nella chiusa addirittura suo sodale
(ondio v per signor e per amico, v. 14).
Nella prima terzina (Non mi pasce speranza n parole: | pi amo nel mio
pugno uno smerletto | chun gran falcone che per laria vole, vv. 9-11) Fazio
sembra comunque in qualche modo dare giustificazione del proprio comporta-
mento, che aveva fatto pensare, evidentemente a torto, che il poeta, fisicamente
lontano dallamico, avesse rinnegato Bruzio preferendogli altri (fuor di metafora
si potrebbero intendere cos i tre versi: io non mi posso pascere solo di speranze
e discorsi: ho bisogno di avere tra le mani qualcosa di concreto, anche se modesto
[lo smerletto], anzich le vostre grandi promesse [il falcone]).
Ad ogni modo, indubitabile lo stretto legame che un i due, non solo dal
punto di vista personale, ma anche sotto laspetto letterario e poetico, se vero

17.Marogna 2011.
18.Cfr. rispettivamente Casali 1949, p. 21 e Corsi 1952, vol. II, p. 396.
Fazio degli Uberti a Milano 29

che Fazio si pu considerare alla stregua di un modello o di un punto di riferi-


mento ideale per Bruzio,19 come confermano le numerose e puntuali consonanze
con lopera dellUberti rintracciabili nelle rime del Visconti.20
Quanto alla possibile datazione dello scambio, Renier dichiarava: a me pia-
cerebbe assegnarlo al tempo in cui Bruzio, ancora giovane, tornava trionfante di
Germania;21 ma rilevava gi Corsi nel 1336 il poeta pisano si trovava quasi
certamente a Verona ed difficile che potesse aver conosciuto e stretto amicizia
con il Visconti.22 Pare dunque da preferire, piuttosto, la datazione agli anni 40
proposta da Piccini quando, essendo Luchino dominus di Milano, Bruzio poteva
esser detto signore da Fazio (cfr. il v. 14).23
Ma il sonetto in questione, a differenza dei precedenti, ci permette di fare
qualche osservazione anche sotto laspetto filologico (Fam di voi , come detto,
in testimonianza unica, mentre per Ohi lasso me non si danno elementi utili a una
ricostruzione dei rapporti fra i manoscritti latori del sonetto). Il componimento
trdito da cinque codici non descripti, vale a dire i seguenti: Firenze, Bibliote-
ca Medicea Laurenziana, Redi 184 (sec. XV m.); Firenze, Biblioteca Nazionale
Centrale, Palatino 181 (sec. XV); Milano, Biblioteca Trivulziana, 1058 (1425);
San Piero in Bagno, Coll. Privata, Codice della Libreria di Cesare Portolani (sec.
XV2); Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chigi L.IV.131 (secc.
XVI-XVII).
La situazione ecdotica non facilmente razionalizzabile entro uno stemma,
a causa dellesigua porzione di testo su cui esercitare il metodo degli errori.24
Sembra per che per via indiziaria il Trivulziano si possa considerare come uni-
co rappresentante della tradizione settentrionale contro le restanti testimonianze
(presumibilmente tutte posteriori, poich risalenti alla met del sec. XV o oltre),
che costituirebbero la pi tarda tradizione toscana: il testo, daltro canto, fu redat-
to a Milano, e in ambito visconteo ebbe di certo la prima diffusione. Il codice mi-

19.Piccini 2007, p. 27.


20.Sono rigorosamente segnalate da Daniele Piccini nel suo commento alle Rime di Bruzio
(minima integrazione al catalogo era da me proposta nella recensione al volume in Giornale sto-
rico della letteratura italiana, CLXXXVII [2010], pp. 135-39, a p. 139). Tra le non poche remini-
scenze letterali se ne segnalano almeno un paio relative anche al Dittamondo: si confronti infatti
Senza la guerra di Fortuna ria 15 (non creda alcun che gentil cor paventi) con Ditt. I xxv 4
(Non creda alcun che questi mortal beni) e Quasi come imperfetta creatura 29 (non maraviglia
pare alintelletto) con Ditt. IV xxiii 46 (Maraviglia non pare, a chi pon mente). E pi in generale
si rammentino gli influssi di Fazio su temi e scelte stilistiche del figliastro di Luchino (si vedano in
particolare nella canzone Mal dAmor parla chi damor non sente il tpos della descriptio puellae e
linserzione di riferimenti mitologici in ciascuna stanza, elementi che rimandano alle scelte operate
dallUberti rispettivamente in Io guardo i crespi e i biondi capelli e in Si savessi formar quanto
son begli).
21.Renier 1883, p. clxxiv.
22.Cfr. Corsi 1952, vol. II, p. 401.
23.Piccini 2007, p. 27.
24.Andr infatti ricordato che la tradizione delle rime di Fazio si caratterizza per unestrema
frammentariet, tanto che necessario indagare singolarmente per ciascun componimento i rappor-
ti tra i testimoni, approntando di volta in volta stemmi diversi.
30 Cristiano Lorenzi

lanese infatti il solo a conservare nel verso esordiale la lezione verosimilmente


corretta Non so chi sia, ma non fa ben colui (eco lampante del dantesco Non
so chi sia, ma so che non solo di Purg. XIV 4), laddove gli altri leggono, con
perdita dellallusione, Non so chi se (da interpretarsi, con tutta evidenza,
s). Peraltro, lo stesso codice salvaguarda, al netto di un banale scorso di penna
(ravolgera, con caduta di una i), la lezione corretta nellaltro luogo problematico
del sonetto, al v. 6 (dal ben di voi rivolgeria le carte), confermando dunque di
attingere a una buona fonte; come il Trivulziano in questo caso si comporta solo
il codice di San Piero in Bagno (il Palatino assicura il condizionale, seppure mu-
tato: voglierei le carte; mentre il Rediano e il Chigiano, tra loro strettamente
apparentati, virano su un poco perspicuo imperfetto: ravolgeva le carte).
Sar quindi il caso di soffermarsi sul ben noto codice Trivulziano: il mano-
scritto, che si apre con la Vita Nova a cui fa seguito unampia raccolta di rime di
autori trecenteschi, specie di ambito stilnovista (in primis Dante, ma spiccano, tra
gli altri, Petrarca, Cino da Pistoia, Boccaccio, Sennuccio del Bene, Lapo Gianni e
Dino Frescobaldi), tutto di mano di Niccol Benzoni da Crema, che ne comple-
t la trascrizione nel 1425 a Treviso (a c. 103v: Mccccxxv die xxvj maij (con)
pletus fuit liber iste i(n) triuisio; e nella stessa c. pi oltre: Liber iste completus
fuit anno d(omi)nj curente Mccccxxv die vigessimo quinto Maij in treuixio per
me N. B. de crema), dove nel 1423 era riparato con il fratello Venturino e il
padre Giorgio, gi signore di Crema, per sfuggire a Filippo Maria Visconti, che
aveva recuperato e annesso al suo ducato la cittadina lombarda.25
Benzoni anche mediocre poeta in proprio, e aggiunge in calce alla tra-
scrizione del codice e negli spazi rimasti in un primo tempo vuoti qualche suo
scadente sonetto composto a Treviso e a Brescia, come ci informano le rubriche
apposte alle cc. 73v e 105r-v:26
c. 73v: Nicolaus benzonus die xxvij february mccccxxvi Intrevixio (introducendo il
suo sonetto Gentil dona mia per la vostra beltate)
c. 105r: Nicolaus benzonus i(n) treuixio facto. Questo soneto p(er) una dona da
treuixio el sup(ra)scritto sonetto (a seguire il suo son. Negli ati honesti e nel parlar
cortese)
c. 105v: Nicolaus benzonus i(n) brixia27 (prima del son. Dil tuo amore i son fatto
s(er)uente)

25.Su Giorgio Benzoni e i suoi rapporti dapprima pacifici e poi conflittuali con i Visconti si
vedano Ingeborg 1966 e Albini 1988, in particolare pp. 850-52, dove si fa cenno dei ripari a Ve-
nezia, Treviso e Verona delle famiglie guelfe cremasche, tra cui quella dei Benzoni; e anche Porro
1884, p. 122. Unica notizia certa su Niccol, secondogenito di Giorgio, quella relativa alla con-
cessione da parte della Repubblica veneziana nel 1432 dei beni confiscati ai ribelli in Valcamonica
per una rendita di 50 ducati allanno (Predelli 1896, p. 168).
26.Essendo i sonetti del Benzoni a mia conoscenza inediti, ne do trascrizione in appendice.
27.A Brescia assai probabile che Niccol si trovasse al seguito del padre, il quale faceva
parte dellarmata veneta che, sotto la guida del Carmagnola, prese Brescia il 27 marzo 1426 (lipo-
tesi gi prospettata da Porro 1884, p. 122).
Fazio degli Uberti a Milano 31

Nel Veneto di inizio Quattrocento Niccol Benzoni non peraltro nome di


secondo piano tra il novero dei copisti per passione di opere volgari: nellottobre
dello stesso 1425, sempre a Treviso, ultimava infatti un altro interessante codice,
contenente i Trionfi petrarcheschi e la Leandreride del veneziano Giovanni Giro-
lamo Nadal, oggi conservato nella Biblioteca Civica di Trieste (ms. Petrarchesco
Piccolomineo I.27 [Braun I.LII]), ma di cui in passato si erano perse le tracce.28
Tornando a Fazio, non si pu escludere dunque che Niccol, che pure nel
confezionare le proprie sillogi si valse certamente anche di fonti venete (alme-
no per la Leandreride e forse pure per la raccolta petrarchesca) e fiorentine,29
nel suo trasferimento dalla Lombardia al Veneto avesse recato con s alcuni dei
materiali a cui aveva avuto accesso durante la sua permanenza a Crema: codici,
magari, gravitanti attorno allambiente visconteo. Daltro canto, potrebbe essere
significativo in tal senso il fatto che il Trivulziano sia il solo rappresentante del-
la tradizione settentrionale anche per quanto riguarda, ad esempio, la canzone
Quasi come imperfetta creatura di Bruzio Visconti, altro rimatore della cerchia
milanese.30
Tra le altre rime di Fazio, trdite in grande parte da codici fiorentini e pi in
generale toscani, un caso anologo di opposizione tra tradizione settentrionale e
tradizione toscana si ha per il capitolo ternarnio in lode alla Vergine O sola eletta
e pi di ogni altra degna, che esula dal perimetro milanese tracciato nel nostro
discorso, ma che avviandoci alla conclusione varr la pena di prendere breve-
mente in considerazione.
Del componimento non possibile avanzare una datazione neppure som-
maria, bench sia assai probabile che la sua composizione faccia almeno seguito
al soggiorno veronese, quando Fazio venne a contatto con le esperienze venete
nelluso della terza rima e conobbe di certo le prove offerte dal veneziano Gio-
vanni Quirini.
Il testo presenta una tradizione piuttosto scarna, di tre soli testimoni utili: il
Riccardiano 1764 (sec. XV m.), il Chigiano L.VII.266 (1448-1464) e il codice
SC-MS. 1161 della Biblioteca Civica Gambalunghiana di Rimini (post 1477).
Questultimo di mano del condottiero Gaspare Broglio di Tartaglia da Lavello,
al servizio dei Malatesta negli anni tra il 1443 e il 1468, che vi trascrisse la sua
Cronaca universale, compilata a Rimini, dove il Broglio visse fino alla morte

28.Ricostruisce brevemente la storia del codice Gargan 1980, pp. 155-56 n. 32; per la descri-
zione e la tavola si veda Zamponi 1984, pp. 85-88. Altre notizie, specie sul contenuto, si ricavano
anche da Benedetti 2005, pp. 46-51; il manoscritto il testimone pi autorevole della Leandreride
secondo la ricostruzione fornita da Lippi 1996.
29.Cfr. Strada 1998-1999, pp. 621-22; per quanto riguarda le fonti toscane la Strada ipotizza
che il tramite possa essere stato il padre Giorgio, che tra il 1424 e il 1426 era stato prigioniero alle
Stinche di Firenze (per insolvenze economiche), dove notoriamente i detenuti erano impiegati nella
copia di codici.
30.Cfr. Piccini 2007, pp. 48-50 (e in particolare a p. 50 si trova lo stemma tripartito in
cui il nostro cod. costituisce da solo un ramo). Pi in generale, comunque, grande limportanza
del Trivulziano per tutte le rime di Bruzio, in quanto si tratta dellunico testimone sopravvissuto di
origine settentrionale ( dunque decisivo per la caratterizzazione linguistica).
32 Cristiano Lorenzi

(avvenuta dopo il 1483). Il testimone gambalunghiano si isola nello stemma dagli


altri due, tra loro apparentati, e risulta nel complesso ben pi corretto e autorevole
della coppia di testimoni di mano di copisti fiorentini (Leonardo di Ser Bonac-
corso di Piero Bonaccorsi per il Riccardiano e Filippo Benci per il Chigiano),
ancorch (di poco) pi antichi. Si conferma dunque, anche in questo caso, come
per Non so chi sia, ma non fa ben colui, lipotesi della poziorit della tradizione
padana.
Fazio degli Uberti a Milano 33

Appendice

Fornisco qui trascrizione semi-interpretativa (gli interventi sono limitati alla


suddivisione della parole, allo scioglimento delle abbreviazioni, allintroduzione
di diacritici e interpunzione e alla distinzione di u da v; tra parentesi quadre even-
tuali integrazioni) dei tre sonetti di Niccol Benzoni contenuti nel cod. Trivulzia-
no 1058, avvertendo che limperizia del rimatore scoraggia qualsiasi tipo di cor-
rezione nei frequenti casi di versi ipermetri e ipometri o di irregolarit rimiche.

1.
Gentil dona mia per la vostra beltate
mi strugo, moro, piango, languischo, strido,
e questo adiven perch mi rifido,
in voy sperando di troar pietate;
per, madona, la vostra humeltate
verso de m alquanto sia gratiosa,
credando may non trovar pi cosa
cal mio core sia pi suavitate.
Adoncha cum lieta fronte lonestate
vostra prego che al fidel amante
vi piaccia di rescriver, Deo dante,
per darmi un poco di amenitate:
se cos come vi scrivo me fariti,
dal Signior amor e merito averiti.

2.
Negli ati honesti e nel parlar cortese
non me nganai del mio primo concetto,
chal verno yo vezzo indoppiar leffetto
del vostro valor che n[i]un ponto comprese.
Lo spirito sotil ben presto intese
ovio manchava e quant l mi diffetto:
providenza velocie al mi intelletto
yo lasso vinto, larme a voy sola son rese.
Ben debbio pur per voy tuto l mio tempo
far zi che l vostro cor brama e rechiede,
et certo io far di tempo in tempo:
yo dono a voy il mio amore e la mia fede,
la qual firma star per ogni tempo,
perch a miglior di voy dar non mi crede.
34 Cristiano Lorenzi

3.
Dil tuo amore i son fatto servente,
dil tuo amore i son fatto benignio;
il tuo amore col suo alto ingignio
m fatto di robusto divenir piacente.
Questo stato il viso rilucente,
la gran bellezza col to cauto ingignio,
spesso mirandomi col cauto cigno,
col dolce sguardo e col real sembiante.
Per ringratio lamore il possente,
chi di te, madona, s m fatto dignio,
unde cum grande speranza mi atignio
chi delamoroso disio mi faray contente:
pi ringratiar lo dolce signor mio,
quando avray fatto contento il grande desir mio.
Fazio degli Uberti a Milano 35

Abbreviazioni bibliografiche

Albini 1988 = Giuliana A., Da castrum a citt: Crema fra XII e XV secolo, in Societ e
storia, XLII (1988), pp. 819-54.
Benedetti 2005 = Roberto B., Percorsi tra manoscritti umanistici, in Le collezioni del
museo petrarchesco piccolomineo nella biblioteca A. Hortis di Trieste, a cura di
Alessandra Sirugo, Firenze, Olschki, pp. 27-60.
Biadene 1889 = Leandro B., Morfologia del sonetto nei secoli XIII e XIV, in Studj di
filologia romanza, IV (1889), pp. 1-234 (rist. anast. in vol. Firenze, Le Lettere,
1977).
Brugnolo 1977 = Furio B., Il canzoniere di Nicol de Rossi, II. Lingua, tecnica, cultura
poetica, Padova, Antenore.
Casali 1949 = Marino C., La lirica di Fazio degli Uberti, Domodossola, Antonioli.
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Corsi 1952 = Fazio degli Uberti, Il Dittamondo e le Rime, a cura di Giuseppe C., Bari,
Laterza, 2 voll.
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della morte, Treviso, 31 agosto-3 settembre 1979, Venezia, Stamperia di Venezia,
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36 Cristiano Lorenzi

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Renier 1883 = Liriche edite ed inedite di Fazio degli Uberti. Testo critico preceduto da
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Renzi 1988 [2010] = Lorenzo R., La sintassi continua. I sonetti di un solo periodo nel Pe-
trarca: c, ccxiii, ccxxiv, cccli, in Lectura Petrarce, VIII (1988), pp. 187-220 (poi in
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Padova, Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti-Ente Nazionale Francesco
Petrarca, pp. 469-502, da cui si cita).
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Suitner 1985 [2005] = Franco S., Linvettiva antiavignonese del Petrarca e la poesia in-
famante medievale, in Studi petrarcheschi, n.s., II (1985), pp. 201-10 (poi, con il
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antica, Firenze, Cadmo, pp. 113-28, da cui si cita).
Viscardi, Vitale 1955 = Antonio V., Maurizio V., La cultura milanese nel secolo XIV, in
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Zamponi 1984 = Stefano Z., I manoscritti petrarcheschi della biblioteca civica di Trieste.
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