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MICHELANGELO TBET

COLLECTANEA BIBLICA

A CURA DI
EUSEBIO GONZLEZ

Roma 2014

EDUSC

T
IL SACERDOZIO DI CRISTO E IL SACERDOZIO MINISTERIALE
NEL NUOVO TESTAMENTO*

Nella relazione che mi stata proposta per il convegno che celebriamo, faremo
riferimento prevalentemente al sacerdozio in quanto ordinamento salvifico esercitato
da Ges e istituito da lui per la sua Chiesa; un sacerdozio che emerge come punto
di arrivo e pienezza del sacerdozio stabilito dallantica legge1. Occorre osservare,
infatti, che il Nuovo Testamento contiene due serie di testi sul nostro argomento,

* In S.M. Manelli/S.M. Lanzetta (a cura di), Il sacerdozio ministeriale: lamore del Cuore di Ges,
Casa Mariana, Frigento 2010, 19-46.
1
La bibliografia sul nostro tema abbondante e comprende, oltre agli studi generali sul sacerdozio e i
diversi articoli dei dizionari biblici, i commenti biblici soprattutto alla Lettera agli Ebrei, per quanto
riguarda il sacerdozio di Ges, e allApocalisse, in riferimento al sacerdozio comune dei cristiani.
Opere pi specifiche sono, tra le altre: J. Delorme (ed.), Le ministre et les ministres selon le Nouveau
Testament, Seuil, Paris 1974; P. Grelot, Le ministre de la nouvelle alliance, Cerf, Paris 1967; M.
Guerra et al., El ministerio en los primeros siglos, Teologa del sacerdocio 11, Aldecoa, Burgos 1979;
Ph. Rolland, Les ambassadeurs du Christ. Ministre pastoral et Nouveau Testament, Cerf, Paris 1991;
K. Romaniuk, Il sacerdozio nel Nuovo Testamento, EDB, Bologna 1970 (orig. fr.: Xavier Mappus, Le
Puy 1966); H. Schlier, Grundelemente des priesterlichen Amtes im Neuen Testament, ThPh 44 (1969)
161-180; G. Schrenk, , ThWNT III, 257-265; M. Tomasovik, Melchisedek e il sacerdozio di
Cristo. Saggio di teologia biblica, Messaggero, Padova 1993; A. Vanhoye, Testi del Nuovo Testamento
sul sacerdozio, Pontificio Istituto Biblico, Roma 1982; Idem, Sacerdoti antichi e nuovo sacerdote secondo
il Nuovo Testamento, Elle Di Ci, Leumann 1990; Idem, Sangue di Cristo e sacerdozio dei fedeli nel Nuovo
Testamento, in F. Vattioni (a cura di), Sangue e antropologia nella teologia. Atti della VI Settimana di
Studi (Roma, 23-28 novembre 1987), Pia Unione Preziosissimo Sangue, Roma 1989, II 771-785; Idem,
Il sacerdozio della nuova alleanza, EDB, Bologna 1992; Idem, La novit del sacerdozio di Cristo, CC 149
(1998/1) 16-27; Idem, La Lettre aux hbreux: Jsus-Christ, mdiateur dune nouvelle alliance, Descle,
Paris 2002; A. Vanhoye/F. Manzi/U. Vanni, Il sacerdozio della nuova alleanza, Ancora, Milano 1999.

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Parte III: Nuovo Testamento

che prospettano realt diverse sebbene relazionate: ai testi che parlano dellistituzione
sacerdotale veterotestamentaria adoperando la nota terminologia biblica2, si affiancano
altri passi che si riferiscono al sacerdozio in quanto istituzione della nuova economia
di salvezza. In questo secondo caso, il vocabolario adottato, tranne che in alcuni
contesti determinati, differisce da quello dellAntico Testamento, come esporremo
pi avanti. Ci spiega, ad esempio, perch gli scritti narrativi del Nuovo Testamento
(Vangeli e Atti) non applicano mai a Ges e ai ministri da lui istituiti i titoli sacerdotali
della tradizione biblica. Tale terminologia invece usata in tutta la sua ampiezza nella
Lettera agli Ebrei, dove lautore intento a dimostrare che Cristo non soltanto
la vittima immolata per i nostri peccati, ma stato e sar per sempre il Sacerdote
supremo e definitivo fra Dio e gli uomini, il Sommo Sacerdote della nuova alleanza,
piena realizzazione e sublimazione del sacerdozio antico, cos come il tabernacolo e il
tempio di Gerusalemme hanno raggiunto la sua pi piena sublimazione nel Santuario
celeste in cui Ges esercita il culto mistico ed eterno, unico e perfetto, di valore infinito,
del suo sacrificio redentore. A questa lettera perci dedicheremo un posto speciale,
dopo aver esaminato il tema negli altri scritti neotestamentari.

1. Il sacerdozio di Cristo nella tradizione narrativa,


nelle lettere di Paolo e nelle lettere cattoliche
a) La questione terminologica
Gli scritti che adesso esaminiamo, come abbiamo appena indicato, non applicano
mai a Cristo le espressioni veterotestamentarie sul sacerdozio. Tali forme linguistiche
vengono utilizzate unicamente in rapporto allordinamento ebraico3. Il fatto richiede
una spiegazione, che non pu essere ricondotta semplicemente al contrasto negativo
che si cre fra Ges e i rappresentanti del sacerdozio israelitico a causa della loro
opposizione alla novit cristiana; anche perch il summenzionato sacerdozio non di rado
tratteggiato positivamente. Di sicuro, latteggiamento generale dei sommi sacerdoti
fu piuttosto ostile contro Ges, motivo per cui Egli annunzia in diverse occasioni che

2
Si tratta specificamente dei termini (sacerdote) e (sommo sacerdote). Nel NT
indica di norma il sacerdote levitico, sebbene nella Lettera agli Ebrei venga applicato anche a
Cristo e nellApocalisse ai cristiani. La voce attestata 30 volte; 14 nella Lettera agli Ebrei. Il termine
attestato circa 100 volte tra Vangeli e Atti, e 17 volte in Eb. Nei testi narrativi l
quasi sempre il capo del sinedrio. Nella Lettera agli Ebrei il termine viene applicato specialmente a
Cristo, sommo sacerdote della nuova alleanza. Il titolo sacerdote sar applicato al sacerdozio del
Nuovo Testamento verso la met del sec. II, quando gi non cera possibilit di confusione con il
sacerdozio giudaico o pagano.
3
Tranne At 14,13 che applica il termine sacerdote a un pagano, al sacerdote di Zeus che in Listra
voleva offrire un sacrificio a Paolo e Barnaba.

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Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento

doveva soffrire molto da parte di loro, come parimenti dagli anziani e dagli scribi (Mt
16,21 par.; 20,18 par.). Tutti questi tre gruppi giocarono, come sappiamo, un ruolo
negativo di primo piano nel processo contro Ges (Mt 26,62-66; 27,1.20 par.). Inoltre,
altrettanto vero che Ges entr chiaramente in polemica contro il sacerdozio israelitico
perch mancante di vera spiritualit, contrapponendo al ritualismo del tempio il culto
in spirito e verit (Gv 4,23s). Tuttavia, Luca racconta nella seconda sua grande
opera ecclesiale che anche una gran folla di sacerdoti aderiva alla fede (At 6,7) e nei
Vangeli vengono attestati, sia la dedizione e integrit di alcune figure sacerdotali al loro
ministero, come ad esempio Zaccaria padre di Giovanni Battista, vissuto nella fede e
al servizio dellevento salvifico (Lc 1,5-25), sia il riconoscimento della loro funzione da
parte di Ges, come accade nel caso del lebbroso cui Ges comanda di presentarsi ai
sacerdoti e di offrire lofferta prescritta da Mos (Mt 8,4 par.; Lc 17,14).
Per tutto ci, il motivo per cui Ges non utilizz per se stesso al pari degli
evangelisti il termine sacerdote occorre ricercarlo necessariamente in una
comprensione pi profonda della tradizione evangelica. Come ha segnalato Albert
Vanhoye, e losservazione ci sembra giusta, ci avvenne perch n la persona
di Ges n il suo ministero n la sua morte corrispondevano al concetto antico di
sacerdozio4. Ges non era infatti della trib di Lev, alla quale era stato riservato il
sacerdozio, ma della trib di Giuda, clan che aveva ricevuto bens il ruolo di comando
secondo la tradizione attestata in Gn 49,10-12 e 1Cr 5,2. Egli, poi, non pretese mai
durante la sua vita di essere ritenuto kohen nel senso tradizionale del termine n
esercit propriamente nessuna funzione prescritta per i sacerdoti dalla Torah. Nelle
pagine bibliche la sua figura appare in modo pi determinante come quella di un
profeta simile a Mos, come verr segnalato da Pietro (At 3,22) citando un celebre
brano messianico (Dt 18,15-19). Come i profeti dellantica alleanza, Ges predicava,
si esprimeva con azioni simboliche, faceva dei miracoli che evocavano quelli di Elia e
di Eliseo, denunziava con forza il formalismo religioso della classe dirigente, spiegava
la giusta valorizzazione da dare alla purezza rituale e alle altre prescrizioni legali come
quella del sabato, ecc. Non meraviglia perci che Ges fosse proclamato abitualmente
dalla gente come profeta, o meglio ancora, come un grande profeta (Lc 7,16.39;
cf Mt 21,11.46; Gv 4,19; 6,14). Significativa la risposta dei discepoli quando Ges
domand loro, mentre si trovavano nella regione di Cesara di Filippo: La gente chi
dice che sia il Figlio delluomo?. Essi risposero: Alcuni Giovanni il Battista, altri
Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti (Mt 16,1-15). Anche altri titoli vennero

4
A. Vanhoye, Sacerdozio, NDTB, 1393. Il tema specialmente sviluppato nellarticolo dello stesso
autore, La novit del sacerdozio di Cristo, CC 149 (1998/1) 16-27.

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Parte III: Nuovo Testamento

attribuiti a Ges: Maestro, Figlio di Davide, Figlio delluomo, Messia, Signore, come
pure quello di Figlio di Dio (Mt 14,33; 27,54; Gv 11,27); ma mai il titolo di sacerdote
o sommo sacerdote. Si pu aggiungere che la morte di Ges veniva in qualche modo
a contraddire una certa immagine popolare sul culto sacrificale della religione antica:
essa apparve come lesecuzione di una condanna infamante (Dt 21,22s; Gal 3,13),
realizzata fuori dellambito sacro del tempio, fuori della Citt santa.
In sintesi, alla domanda iniziale sul perch nella tradizione narrativa nonch nelle
lettere paoline e cattoliche non si rinvengono titoli sacerdotali applicati a Ges, sembra
si possa rispondere che una tale terminologia, se usata da Ges o in riferimento a Ges,
poteva risultare fuorviante, sia poich lo avrebbe associato a un gruppo molto connotato
del giudaismo, sia perch non dava ragione sufficiente della sua missione; anzi, poteva
prospettare una falsa immagine di essa. Vanhoye precisa che questassenza dei termini
[sacerdotali applicati a Ges] indica chiaramente la consapevolezza, da parte della
Chiesa primitiva, di una novit tanto forte che non era possibile, in un primo momento,
esprimerla con le parole antiche. stata necessaria una radicale rielaborazione delle
categorie sacerdotali perch la loro applicazione al mistero di Cristo diventasse
possibile. Tale rielaborazione richiese parecchi anni. La sua utilit per si rivel di
primaria importanza per lapprofondimento della fede in Cristo. Il risultato finale che
il solo trattato metodico di cristologia presente nel Nuovo Testamento un trattato di
cristologia sacerdotale, che si trova nella Lettera agli Ebrei5.

b) Manifestazioni del sacerdozio di Cristo


Negli scritti che esaminiamo si scoprono, tuttavia, episodi in cui Ges svolge
indubbiamente funzioni tipicamente sacerdotali, come proclamare con autorit la
parola di Dio spiegandola e interpretandola (Mt 5,20-48; 22,34-40), rivolgersi a Dio
con preghiere dintercessione per i suoi (Gv 17), e applicare a se stesso parole legate
allidea del re-sacerdote come quelle del Sal 110, salmo ritenuto messianico nella
tradizione ebraica (Mt 22,41-46 e par.). Tale fatto viene evidenziato specialmente
quando Ges parla della morte che gli verr inflitta e che egli accetta offrendola
come sacerdote che porge la vittima per lespiazione dei peccati: Il Figlio delluomo
infatti egli afferma , non venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria
vita in riscatto per molti (Mc 10,45). Episodio di eccezionale significato in questo
contesto levento dellUltima Cena. In quella circostanza Ges, dopo aver consacrato
il pane, prendendo il calice disse: Questo il mio sangue dellalleanza (Mt 26,28).
Un tale gesto non era previsto nel rituale antico della cena pasquale, costituendo

5
La novit del sacerdozio di Cristo, 17.

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Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento

uninnovazione imprevedibile. Il rapporto fra sangue e alleanza richiamava, daltra


parte, il patto realizzato nel Sinai, in cui Mos aveva agito come il grande mediatore
di salvezza fra Dio e il suo popolo (Es 24,6-8). Esso imprimeva inoltre una decisa
determinazione sacrificale allatto compiuto in quel momento da Ges e quindi alla
sua morte, anticipata da quel preciso atto6. La stessa data della morte di Cristo ne
suggeriva inoltre il suo carattere sacrificale, perch la collocava in stretta relazione
con limmolazione dellagnello pasquale (Mt 26,17-19; Gv 13,1). La tradizione biblica
neotestamentaria, riflettendo su questi aspetti, ritorna spesso sulla morte di Cristo
presentandola sotto simboli sacrificali veterotestamentari, come ad esempio quello
dellagnello pasquale stata immolata la nostra pasqua, Cristo, dir san Paolo
(1Cor 5,7), del servo sofferente, realt che emerge dallinno cristologico della Lettera
ai Filippesi (Fil 2,6-11), oppure del propiziatorio (Rm 3,25), segno della presenza di
Dio nel santuario, sul quale, il giorno dellespiazione, il sommo sacerdote aspergeva
il sangue delle vittime per ristabilire il rapporto di alleanza con Dio (Lv 16,14-17;
Rm 3,25s; Ef 5,2; Col 1,20, 1Gv 2,2; Eb 9,5ss; ecc.). Queste immagini riappaiono
nellinsegnamento paolino riguardante la comunione col sangue di Cristo (1Cor
10,16-22) e la redenzione in virt di questo sangue (Rm 5,9; Ef 1,7; 2,13; Col 1,20).
La presentazione della morte di Ges come sacrificio per eccellenza e atto da
Egli offerto personalmente con gesto sacerdotale, appare anche negli altri scritti
neotestamentari, bench, per motivi gi visti, non attribuiscano a Ges i noti titoli
riguardanti il ministero giudaico della tradizione biblica. Cos 1Pt, come noto,
applica a Cristo unespressione molto significativa del rituale antico: Agnello senza
difetti e senza macchia (1Pt 1,19; cf Lv 14,10; 23,18) ed evoca la morte di Ges
come il sacrificio del Servo di YHWH consegnato alla morte ma risuscitato da Dio
perch portasse la benedizione a tutte le nazioni (At 3,13-16.25s; 4,27.30; 1Pt 2,22-
25), considerazione che riportano anche altri testi neotestamentari (At 8,32s). Per
quanto riguarda gli scritti giovannei, si pu notare che tutto il racconto della passione
appare come un grande atto sacrificale ad incominciare dalla maestosa preghiera
sacerdotale (Gv 17), in cui Ges si presenta come il sommo sacerdote che sta per
offrire il sacrificio di salvezza universale7. Espressive sono le parole di Ges nellUltima
Cena rivolte a tutti coloro che crederanno: Per loro Io consacro () me stesso
(Gv 17,19); espressione che implica unoblazione mediante il sacrificio. Il verbo

6
Cf A. Vanhoye, Sacerdozio, NDTB, 1394.
7
Su questo tema cf I. de La Potterie, La passione di Ges secondo il vangelo di Giovanni, Paoline,
Cinisello Balsamo 1988, specialmente pp. 13-29.

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Parte III: Nuovo Testamento

(consacrare) esprime, infatti, lidea di riservare per Dio, fare sacra una
cosa, richiamando, data limminenza della morte di Cristo, il suo sacrificio redentore.

2. Il sacerdozio di Cristo nella Lettera agli Ebrei8


a) Cristo, Sommo Sacerdote per sempre secondo lordine di Melchsedek
A differenza della letteratura biblica sopra considerata, nella Lettera agli Ebrei si
scopre una teologia ampiamente sviluppata e ben articolata su Cristo come sommo
sacerdote. Lautore della lettera ha affrontato con grande forza e originalit il tema,
precisando che Cristo non solo stato vittima sacrificale per i peccati degli uomini (10,1-
17), ma anche sommo sacerdote del suo proprio sacrificio, espressione che ricorre pi
di 10 volte nella lettera applicata a Ges, talvolta con laggiunta per sempre (7,3.17.28).
Largomento si sviluppa attraverso una valutazione dellintenzione profonda del
legislatore biblico riguardante lantica istituzione sacerdotale e un riesame della ricchezza
innovatrice del mistero redentore di Cristo. Si potrebbe affermare che la concezione della
Lettera agli Ebrei sul sacerdozio caratterizzata dallimpressione profonda lasciata dalla
vita di Cristo obbediente, misericordioso, consacrato a Dio, dalla sua morte vista alla luce
della sua glorificazione nonch dalla rivelazione veterotestamentaria di Melchsedek; il
sommo sacerdozio levitico dellAntico Testamento con le sue funzioni essenziali (colte
nella liturgia del giorno dellespiazione) serv da sfondo alla rappresentazione9. Brano
fondamentale il seguente: noto infatti che il Signore nostro germogliato dalla trib
di Giuda e di essa Mos non disse nulla riguardo al sacerdozio. Ci risulta ancora pi
evidente dal momento che sorge, a somiglianza di Melchsedek, un sacerdote differente,
il quale non diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza
di una vita indistruttibile. Gli resa infatti questa testimonianza: Tu sei sacerdote per
sempre secondo lordine di Melchsedek. Si ha cos labrogazione di un ordinamento
precedente a causa della sua debolezza e inutilit la legge infatti non ha portato nulla
alla perfezione e si ha invece lintroduzione di una speranza migliore, grazie alla quale
noi ci avviciniamo a Dio (7,14-19).
Se da una parte il brano segnala che non possibile attribuire a Cristo il sacerdozio
rituale antico perch Ges non era della stirpe di Lev alla quale fu vincolato tale
sacerdozio, dallaltra, precisa che occorre accreditare il sacerdozio di Cristo in virt
di quel solenne annunzio profetico che proclamava il sorgere di un sacerdozio futuro

8
Oltre alla bibliografia citata, cf C. Marcheselli-Casale, Lettera agli Ebrei, LBNT 16, Paoline, Milano
2005, specialmente gli excursus: Sommo sacerdote grande e perfetto (pp. 683-690); Alla maniera di
Melchisedek (pp. 691-696); Compie espiazione e riconciliazione (pp. 696-701); mediatore di un patto
migliore, nella continuit (pp. 701-706).
9
Cf J.B. Bauer, Sacerdozio, DTB, 1269.

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Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento

secondo un nuovo e pi perfetto ordine: Tu sei sacerdote per sempre secondo


lordine di Melchsedek (Sal 110,4). La prova scritturistica, introdotta in 5,6 e ripresa
in 5,10 e 6,20, spiegata dettagliatamente in 7,1-28. Sulla scia della tradizione ebraica,
garantita poi dai vangeli sinottici (Mt 22,41-46; 26,63-66), lautore della lettera fa
un ampio uso del salmo 110 fin dallinizio del suo scritto (cf anche Eb 1,3.13; 8,1;
10,12; 12,2). La formula secondo lordine di Melchsedek precisata in funzione
del modo in cui la tradizione biblica presenta il summenzionato personaggio e la
prospettiva con cui si contempla il sacerdozio di Cristo. La mancanza di riferimenti
riguardanti lorigine familiare nonch la nascita e la morte di Melchsedek percepita
dallautore di Ebrei come prefigurazione implicita del sacerdozio di Cristo glorioso,
il quale non dipende da una qualsiasi genealogia umana e non ha limiti temporali,
poich il sacerdozio del Figlio di Dio incarnato che ha vinto la morte e vive per
sempre (7,3-24). La specificazione sacerdote nellinciso sacerdote secondo
lordine di Melchsedek si spiega, a sua volta, ricorrendo al modo in cui Ges port
a termine lopera della salvezza: Nei giorni della sua vita terrena egli offr preghiere
e suppliche, con forti grida e lacrime, a colui che poteva salvarlo da morte e, per il
suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, impar lobbedienza
da ci che pat e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che
gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di
Melchsedek (5,7-10).
Cosa sia e come venga esercitato questo nuovo sacerdozio stato evidenziato,
infine, nella lettera, alla luce di alcuni concetti che possono descriversi riassuntivamente
nel seguente modo: i) Cristo, il Figlio di Dio incarnato, stato intronizzato presso il
Padre sedendosi alla sua destra (1,13; cf Sal 110,1); ii) Egli al contempo fratello degli
uomini, con i quali si mostrato pienamente solidale fino alla morte (2,5-18); iii) essendo
pienamente unito a Dio, perch Dio, Egli anche pienamente unito agli uomini, perch
uomo; iv) i cristiani, quindi, non si trovano in una situazione inferiore a quella dei giudei,
anzi, vivono in una situazione molto pi splendida, perch hanno un Sommo Sacerdote
sempre vivente per intercedere per loro (7,25). La funzione sacerdotale di Cristo non
deriva quindi soltanto dal fatto che egli fosse da sempre il Figlio di Dio: proviene dal
suo essere anche vero uomo; dal fatto che egli, essendo Dio, partecipa al contempo della
natura umana, avendo preso su di s le prove, le sofferenze e la stessa morte. Egli
diventato infatti, realmente, in tutto, uomo fra gli uomini, tranne che nel peccato. Cos
divenne il mediatore perfetto. Perci, segnala lautore della lettera: Doveva rendersi in
tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede
nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo (2,17).

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Parte III: Nuovo Testamento

b) La novit del sacerdozio di Cristo


Si possono precisare ancora di pi le idee sopra accennate tenendo presente
che lautore della Lettera agli Ebrei ha sviluppato il suo pensiero sulla falsariga del
sacerdozio levitico, volendo mostrare la maggiore dignit ed efficacia del sacerdozio
di Cristo10. Esiste infatti, da una parte, una somiglianza fra i due sacerdozi poich, a
somiglianza della figura del sommo sacerdozio levitico che, scelto fra gli uomini e per
gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici
per i peccati, cos Cristo non attribu a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma
colui che gli disse: tu sei mio figlio, oggi ti ho generato, gliela confer come detto
in un altro passo: Tu sei sacerdote per sempre, secondo lordine di Melchsedek
(5,1.5). Ma le differenze sono ragguardevoli:
I sommi sacerdoti levitici, a causa dei loro peccati (5,3; 7,27; 9,9), dovevano offrire
costantemente sacrifici per i peccati come oblazioni gradite, per se stessi come per il
popolo. Ges, invece, perch stato reso perfetto per mezzo della sua oblazione (5,9;
cf 2,10; 7,28) e perch resta per sempre (7,24), sorge come il sommo sacerdote che
ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i
cieli. Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno prima
per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo
se stesso (7,27). Perci, egli pu salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si
avvicinano a Dio: egli infatti sempre vivo per intercedere a loro favore (7,25).
Anche a differenza del sacerdozio levitico, che offriva come offerta cose temporali
(cibi, bevande, sangue di capri e vitelli, ecc.), potendo perci ottenere soltanto una
purificazione carnale, esteriore, non la purificazione interna, della coscienza (9,9-
10), Cristo ha offerto se stesso (9,14) una volte per sempre (10,10), come vittima
senza macchia (9,14), in sacrificio di espiazione, offrendo la possibilit di liberare la
coscienza dal peccato per servire il Dio vivente: Egli, venuto come sommo sacerdote
dei beni futuri, attraverso una tenda pi grande e pi perfetta, non costruita da mano
di uomo, cio non appartenente a questa creazione, egli entr una volta per sempre
nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virt del proprio
sangue, ottenendo cos una redenzione eterna. Infatti, continua a dire lautore della
Lettera agli Ebrei, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa
su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, quanto pi il
sangue di Cristo il quale, mosso dallo Spirito eterno, offr se stesso senza macchia
a Dio purificher la nostra coscienza dalle opere di morte, perch serviamo il Dio
vivente? Per questo egli mediatore di unalleanza nuova, perch, essendo intervenuta

10
Seguiamo J. Baehr, Sacerdote - , DCBNT, 1617-1620.

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Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento

la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro
che sono stati chiamati ricevano leredit eterna che era stata promessa (9,11-15).
Il brano citato riprende, sia il tema della Croce come sacrificio di espiazione, sia
quello della nuova alleanza instaurata, ma concentra la sua attenzione sulla funzione
di Cristo come sommo sacerdote nellofferta di questo sacrificio e come mediatore.
Egli il sacerdote unico ed eterno, che ha compiuto il suo sacrificio nel tempo una
volta per sempre (7,27; 9,12.25-28; 10,10-14). Egli ormai intercessore per tutti gli
uomini lungo tutta la storia (7,24s), il mediatore della nuova alleanza (8,6-13; 10,12-
28). Questo sommo sacerdozio, esercitato da Cristo gi durante la sua vita terrena,
lo continua ora, dopo la risurrezione, e lo completer al momento della sua seconda
venuta (Eb 9,28). Nel sacerdozio di Cristo vengono quindi implicati lattivit terrena
svolta nel tempo, quella presente del glorificato e quella di Colui che ritorner.
I testi citati mettono anche in rilievo un elemento di fondamentale importanza,
lattuazione dello Spirito: Quanto pi il sangue di Cristo il quale, mosso dallo
Spirito eterno, offr se stesso senza macchia a Dio, purificher la nostra coscienza
dalle opere di morte, perch serviamo il Dio vivente (9,14). Largomento a fortiori
dimostra lefficacia della mediazione di Cristo perch agisce a livello interiore grazie
allazione dello Spirito.
Per quanto riguarda il luogo e il tempo, lautore della lettera precisa che
il sacerdozio levitico era imperfetto perch svolgeva il suo officio in un santuario
terreno (9,1), figura del santuario celeste, in cui Cristo esercita adesso la sua funzione
di sommo sacerdote in eterno (8,2.5; 9,11.24). Lelevazione di Cristo viene dunque
interpretata come unentrata nel vero e celeste santuario e come una presenza
costante davanti a Dio a favore dei credenti. Cristo, leterno e celeste sommo sacerdote
di coloro che conservano la fede in lui, garantisce gi fin dora laccesso immediato a
Dio e, nel futuro, lentrata nel mondo celeste11.
Ci sono diversi altri aspetti delleminenza di Cristo in confronto al sacerdozio
levitico che per non posso evidenziare in questa sede se non brevemente12: i) il
sacerdozio antico era vincolato al culto ma non intervenne direttamente nella
realizzazione dellalleanza, effettuata da Mos senza lintervento dei sacerdoti; quello
di Cristo, invece, appare in diretto rapporto con lalleanza: egli venne come mediatore
di una nuova alleanza (Lc 22,20 e par.); ii) in questo senso, deve essere messa in
risalto la funzione di Cristo come mediatore, scelto fra gli uomini e per gli uomini

11
Ibidem, 1620.
12
Vengono esaminate ampiamente da A. Vanhoye nellarticolo gi citato La novit del sacerdozio di
Cristo.

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Parte III: Nuovo Testamento

nelle cose che riguardano Dio (Eb 5,1), titolo non utilizzato per i sacerdoti dellantica
legge e che viene applicato a Cristo per tre volte, e sempre con laggiunta di alleanza
(mediatore di alleanza, : 8,6; 9,15; 12,24); iii) mentre i sacerdoti
dellantica alleanza erano segregati dal resto delle nazioni e dallo stesso popolo per
mezzo di legami familiari e separazioni rituali (Es 29; Lv 8-9), nel sacerdozio di Cristo
troviamo una solidariet esistenziale: egli per diventare sacerdote misericordioso e
degno di fede nelle cose che riguardano Dio, si reso in tutto simile ai fratelli
(2,17), frase che si riferisce non solo alla natura umana, ma a tutti gli aspetti della
nostra esistenza, anche a quelli pi penosi e umilianti.
In questo quadro acquista un significato speciale il sacrificio di riconciliazione
operato da Ges, poich le sue sofferenze, accettate con splendida magnanimit, in un
atteggiamento di piena obbedienza verso suo Padre Dio e di solidariet fraterna con
gli uomini, resero perfetto il sacrificio redentore da Lui stesso offerto come sommo
sacerdote: Egli, infatti, pur essendo Figlio, impar lobbedienza da ci che pat e, reso
perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono (5,8-9).
Cristo allo stesso tempo Sacerdote consacrato e Vittima immolata (cf 1Cor 5,7; Ef 5,2;
1Pt 1,19). In questo evento egli non rimasto passivo, ma ha cooperato attivamente
allopera divina, sotto limpulso dello Spirito: Mediante lo spirito eterno ha offerto se
stesso senza macchia a Dio (Eb 9,14). La sua offerta non ha soltanto valore di sacrificio
di consacrazione sacerdotale, ma anche di sacrificio di espiazione (9,26ss) e di alleanza
(9,15-22). Sostituisce tutti i sacrifici antichi (10,5-10) e fa passare da un culto rituale,
esterno e inefficace, a un culto esistenziale che prende tutto luomo per unirlo a Dio e
ai fratelli. In conclusione diventa evidente che la passione di Cristo non soltanto un
vero sacrificio, ma lunico vero sacrificio pienamente riuscito: gli altri erano tentativi
inefficaci. Similmente Cristo non soltanto va riconosciuto quale sacerdote, ma lunico
sacerdote autentico, lunico mediatore di Dio e degli uomini (1Tm 2,5), i sacerdoti
antichi non facevano altro che prefigurarlo, in modo molto imperfetto13.

3. I ministri del sacerdozio di Cristo


Contro laffermazione di una certa teologia di matrice protestante per cui il Nuovo
Testamento parlerebbe soltanto del sacerdozio generale della Chiesa nel suo insieme e
non di quello riguardante singoli uomini investiti da uno specifico ufficio sacerdotale,
sembra doversi affermare che i testi del Nuovo Testamento propugnano che la mediazione
di Cristo si rende presente fra gli uomini per mezzo di ministri scelti da Lui e sollevati

13
A. Vanhoye, Sacerdozio, 1396.

706
Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento

a cos alta missione per mezzo di doni specifici della grazia divina14. Si constata, infatti,
nella lettura dei testi biblici, una consapevolezza da parte degli apostoli di essere stati
chiamati grazie a un dono divino per svolgere un servizio di mediazione tra Dio e gli
uomini e, quindi, sacerdotale; non solo predicando la parola, ma anche trasmettendo la
salvezza efficacemente, come attesta Paolo: Questa la fiducia che abbiamo per mezzo
di Cristo davanti a Dio. Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come
proveniente da noi, ma la nostra capacit viene da Dio, il quale anche ci ha resi capaci di
essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perch la lettera
uccide, lo Spirito invece d vita (2Cor 3,4-6). Le idee espresse in questo brano appaiono
diffusamente in diversi altri scritti dellApostolo e il suo messaggio risulta eloquente
(1Cor 15,10; Gal 1,11-24). Egli sa di essere stato costituito ministro della nuova economia
della salvezza grazie ai doni divini elargiti da Dio per mezzo di Ges Cristo; doni che lo
hanno reso idoneo per continuare la missione svolta da Ges.
Prima, per, di sviluppare questidea, occorre precisare fin dallinizio il perch
coloro che furono costituiti da Cristo ministri di una nuova alleanza non ricevono
nelle pagine bibliche il titolo di (sacerdote), secondo la tradizione ebraica.
La risposta stata gi in parte esaminata, ma sembra opportuno seppur brevemente
ritornare sul tema. Unosservazione di Vanhoye ci sembra molto chiarificatrice:
La cosa si capisce egli afferma senza difficolt: i titoli dei dirigenti della chiesa
primitiva furono scelti in un tempo in cui la dottrina del sacerdozio di Cristo non
era stata ancora elaborata; siccome le loro funzioni erano molto diverse da quelle dei
sacerdoti del tempo, ebrei o pagani, lidea di chiamarli sacerdoti non poteva venire
in mente. Dopo per lelaborazione della cristologia sacerdotale, una comprensione
sacerdotale del ministero cristiano diventava possibile, anzi necessaria: essa si fece
strada in modo quanto mai naturale nei tempi posteriori al Nuovo Testamento15.
Si constata, tuttavia, che non pochi passi neotestamentari sottolineano listituzione
del sacerdozio da parte di Ges: chiam i Dodici per affidare loro la responsabilit di
governo della sua Chiesa (Mt 16,17-19; 18,15-18; At 1,8), li prepar per il servizio della
parola (Mt 10; Lc 10,1-20), gli trasmise i suoi poteri di ammaestrare e santificare tutte
le genti (Mt 28,18-20; Gv 20,21-23), affid loro sino alla consumazione dei secoli
(Mt 28,20) il potere di perdonare i peccati (Mt 18,15-18; Lc 24,47; Gv 20,22s), cio,

14
Per una prospettiva biblica sul sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento, cf K. Romaniuk, Il
sacerdozio nel Nuovo Testamento, 61-236. Una riflessione pi ampia, fra la molteplice bibliografia al
riguardo, si pu trovare in Commissione teologica internazionale, Il sacerdozio ministeriale, EDB,
Bologna 1972; J. Saraiva Martins, Il sacerdozio ministeriale: storia e teologia, Pontificia Universit
Urbaniana, Roma 1991; G. Ferraro, Il sacerdozio ministeriale. Dottrina cattolica sul sacramento
dellordine, Grafite, Napoli 1999.
15
A. Vanhoye, Sacerdozio, 1398a.

707
Parte III: Nuovo Testamento

il ministero della riconciliazione, come viene designato da Paolo (2Cor 5,18), e di


rinnovare il sacrifico eucaristico (Mt 26,26-29 par.) nonch altre prerogative; compiti,
tutti questi, specifici del sacerdozio cristiano. I ministri scelti da Ges, poi, anzich
limitarsi a proclamare la remissione dei peccati, li rimettevano realmente (At 2,36-41;
3,19-4,4; 10,43-48; ecc.)16; non solo parlavano della morte sacrificale di Cristo ma
la rendevano di fatto presente nella celebrazione dellEucaristia (1Cor 11,17-34)17;
imponendo poi le mani trasmettevano realmente lo Spirito Santo (At 8,15-17; 19,1-7).
In questo contesto esistono due passi molto eloquenti. Il primo, 1Cor 9,13-14,
afferma: Non sapete che quelli che celebrano il culto, dal culto traggono il vitto, e quelli
che servono laltare, dallaltare ricevono la loro parte? Cos anche il Signore ha disposto
che quelli che annunziano il Vangelo vivano del Vangelo. Il brano esprime un rapporto
di somiglianza tra i sacerdoti antichi e i ministri della nuova alleanza. La missione di
questi prospettata come una azione cultuale a cui applicare, conseguentemente, una
prassi analoga a quella dei sacerdoti del culto antico. Il secondo passo, Rm 15,15-16,
legge: Tuttavia, su alcuni punti, vi ho scritto con un po di audacia, come per ricordarvi
quello che gi sapete, a motivo della grazia che mi stata data da Dio di essere ministro di
Cristo Ges tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il Vangelo di Dio
perch le genti divengano unofferta gradita, santificata dallo Spirito Santo. In questo
secondo testo lApostolo definisce in termini cultuali e sacrificali la propria vocazione.

16
Nel Nuovo Testamento, la remissione dei peccati era unita abitualmente al Battesimo: Pentitevi e
ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Ges Cristo per il perdono dei vostri peccati (At 2,38),
afferma lapostolo Pietro nel suo discorso la mattina di Pentecoste. Anche perci nella professione
di fede che il cristiano recita abitualmente nella messa domenicale, si afferma di credere in un solo
battesimo per la remissione dei peccati. infatti nel Battesimo dove per primo, con il perdono del
peccato originale e degli altri peccati commessi prima di ricevere tale sacramento, muore luomo
vecchio con i suoi peccati e le sue concupiscenze e nasce luomo nuovo creato secondo Dio.
17
Lespressione Cena del Signore utilizzata da san Paolo in 1Cor 11,17-34 (v. 20), assieme a quella di
frazione [del pane] (At 2,42; cf Lc 20,7.11; 24,30.35; 27,35; 1Cor 10,16) sono le formule neotestamentarie
che indicano ci che la Chiesa ai nostri giorni chiama abitualmente Eucaristia o celebrazione
eucaristica. Il vocabolo Eucaristia derivato dal verbo rendere grazie () utilizzato da Ges
nellistituzione del sacramento (Mt 15,36 par.), testimoniato gi da antico dalla Did. 9,1.5. In 1Cor 10,21
Paolo parla anche della mensa del Signore in contrapposizione alla mensa dei demoni. Ambedue
le espressioni (Cena del Signore e mensa del Signore) stabiliscono un collegamento profondo e
molteplice: Cena e mensa sono del Signore perch egli vi presente e attivamente partecipe, cosicch i
credenti entrano in comunione con Lui (10,16-22), con il suo Corpo e il suo Sangue, strumenti di una
nuova alleanza (1Cor 11,24-25); la sua presenza attiva al punto da proclamare un giudizio di condanna
su chi, mangiandone indegnamente, si rende colpevole verso il suo corpo e il suo sangue (vv. 27-28). Al
di l di possibili affinit con il linguaggio cultuale greco contemporaneo, il contesto remoto e prossimo
di Paolo a offrire il senso della terminologia eucaristica paolina. La cena rituale di cui parla Paolo del
Signore: perch istituita da lui e da lui lasciata ai discepoli come sua memoria (vv. 23-26); perch in essa
egli spezza il pane e lo dona come suo Corpo e porge il calice offrendolo da bere come suo Sangue (vv.
24.25b.27 e 10,16). Si tratta di una realt cristologica e soteriologica.

708
Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento

Egli si presenta come ministro di Cristo Ges, come liturgo (


), qualificando quindi la sua azione come quella di un sacerdote che
compie il suo sacrificio cultuale a favore dellinsegnamento evangelico, ossia come
servizio sacerdotale18. Lespressione offerta gradita sottolinea lidea che gli stessi
pagani, a cui viene rivolta la predicazione, sono prospettati come un dono da presentare
a Dio. Paolo, quindi, intende la propria opera missionaria come opera di culto, come
svolgimento di un servizio cultuale-sacerdotale, e perci asserisce che se dovesse soffrire
il martirio lo considererebbe un supplemento del sacrificio offerto a Dio nella comunit
dei fedeli e si rallegrerebbe di immolarsi per dare compimento a questo servizio divino:
Ma, anche se io dovessi essere versato sul sacrificio e sullofferta della vostra fede (
), sono contento e ne godo con
tutti voi (Fil 2,17-18). Se lApostolo non prende il termine (sacerdote), poich
rischiava di provocare un equivoco come abbiamo pi volte segnalato, adopera tuttavia
una lunga perifrasi che descrive la sua missione come un ministero sacerdotale di genere
completamente nuovo: lufficio sacro dellannunzio evangelico di Dio perch i pagani
divengano unoblazione gradita, santificata dallo Spirito Santo (Rm 15,16). Appare cos
il ministero apostolico come un compito dindole sacerdotale, partecipe del sacerdozio
di Cristo a servizio di tutti gli uomini.
Gli apostoli, convinti di essere ministri di Cristo e amministratori dei misteri
di Dio (1Cor 4,1), trasmisero la loro missione a fedeli prescelti, con limposizione
delle mani e della preghiera, tramite cui agiva lo Spirito Santo (At 14,23; 20,28;
1Tm 4,14; 5,22; 2Tm 1,6). Per coloro che agivano con fedelt, in conformit con la
missione a loro affidata, si chiedeva che fossero trattati con grande onore, come viene
accennato in 1Tm: I presbiteri () che esercitano bene la presidenza
siano trattati con doppio onore, soprattutto quelli che si affaticano nella predicazione
e nellinsegnamento (1Tm 5,17). Questi collaboratori apostolici erano designati

18
Se nel suo significato originario la parola (ministro, servo) non era un termine riservato al
sacerdozio, nel Nuovo Testamento essa acquista un profondo significato di ministro liturgico, ministro
del santuario, espressione che viene applicata a Cristo (Eb 8,2). Presentando se stesso come ministro
di Cristo, Paolo sembra suggerire che egli si considera un officiante al servizio cultuale di Cristo,
come suggerisce linciso: esercitare un officio sacro, soprattutto se si tiene presente il contesto in cui
lApostolo attribuisce la partecipazione laicale al culto dei pagani convertiti: Perch i pagani divengano
una oblazione gradita, santificata dallo Spirito Santo. A differenza del sacerdozio veterotestamentario,
Paolo concepisce la sua missione come quella del sacerdote nuovo che santifica gli uomini comunicando
loro, gi non un fuoco materiale come avveniva per gli animali sacrificati nellantica legge, ma il fuoco
dello Spirito Santo: Da qui deriva tutta la differenza fra il ministero di Paolo e il sacerdozio rituale
antico: una differenza enorme. Si comprende quindi che Paolo non abbia preso per s il titolo di hierus,
ma si sia preoccupato di cercare circonlocuzioni per meglio definire il suo ministero (A. Vanhoye, Il
sacerdozio ordinato, in A. Vanhoye/F. Manzi/U. Vanni, Il sacerdozio della nuova alleanza, 129).

709
Parte III: Nuovo Testamento

frequentemente come (custode, sorvegliante) oppure come


(anziano, dirigente)19. In tre casi si parla di diaconi (Fil 1,1; 1Tm 3,8.12). Ma la
terminologia adoperata negli scritti apostolici pi ampia e diversificata20. I testi
neotestamentari utilizzano infatti un linguaggio variegato in riferimento a coloro che
presiedevano le comunit, come si osserva nei testi citati in seguito. Se nel racconto del
primo viaggio missionario di Paolo (45-49 d.C.) si afferma che lApostolo, dopo aver
pregato e digiunato, stabil presbiteri in ciascuna delle comunit da lui fondate,
affidandoli al Signore, nel quale avevano creduto (At 14,23), lo stesso autore degli
Atti narra poco dopo che verso lanno 58 Paolo ebbe a feso un emotivo incontro di
congedo con i vescovi della regione, designati per anche come presbiteri (At
20,17.28). Nelle lettere paoline pi antiche, le quali non usano il vocabolo presbiteri,
si parla di preposti nel Signore (1Ts 5,12) oppure colui che presiede [nel Signore]
( : Rm 12,8). Nella Lettera agli Ebrei si afferma invece: Ricordatevi

19
Il termine presbitero un comparativo del termine greco con il significato originario di pi
vecchio, pi anziano. Negli ambienti ebraici di lingua greca il vocabolo si era trasformato fino ad
acquisire un significato pi denso di contenuto, cio fino a designare i membri del consiglio incaricato
di dirigere la comunit, la quale, in genere, era formata da uomini anziani. Divenne quindi un titolo per
designare i dirigenti. Dalle comunit ebraiche lappellativo pass alle comunit cristiane, anche quelle
paoline, per indicare un ministro ordinato caratteristico della struttura della Chiesa. Se un tale uso per
la logica della narrazione non presente nei Vangeli, si avverte gi negli Atti degli Apostoli (At 14,23;
20,17) e nelle Lettere canoniche. San Pietro, nella sua Prima lettera afferma: Esorto i presbiteri che
sono tra voi, quale presbitero come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che
deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri
secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi
affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparir il pastore supremo, riceverete la corona
della gloria che non appassisce (1Pt 5,1-4). Il testo esprime la coscienza che il servizio del presbitero
una funzione di pastore, cio, di guida del popolo di Dio. Inoltre, molto significativo il rapporto che
Pietro stabilisce tra i pastori e Cristo, definito come pastore supremo, cio, arcipastore, termine
che in greco fa pensare alla parola arcisacerdote (, sommo sacerdote). Anche Paolo,
quando scrive a Tito (1,5-9), parla dellorganizzazione della Chiesa citando presbiteri e vescovi (cf A.
Vanhoye, Il sacerdote ordinato, 125s).
20
Su questa terminologia, cf C. Spicq, Les pitres pastorales, Gabalda, Paris 19694, I 65-83; 426-455.
Per uno studio contestualizzato sullargomento, cf M. Guerra, Episcopos y presbyteros. Evolucin
semntica de los trminos - desde Homero hasta el siglo segundo despus de
Jesucristo, Aldecoa, Burgos 1962 (specialmente pp. 261-350). Lautore, consapevole della fluidit della
terminologia neotestamentaria, ritiene tuttavia come probabile designazione per il vescovo come
figura gerarchica i seguenti testi: At 20,28; Fil 1,1; 1Tm 3,2ss; Tt 1,7. Per quanto riguarda i presbiteri,
invece, i testi, pi numerosi, vengono classificati in presbiteri della chiesa di Gerusalemme (At 11,30;
15,2.4.6.22.23; 16,4; 21,19), della diaspora (Gc 5,14), delle comunit paoline dellAsia Minore (At 14,23;
20,17; 1Tm 5,17.19) e di altre Chiese (1Pt 5,1.5; Tt 1,5). Infine, come proiezione dellorganizzazione
comunitaria terrestre su quella celestiale enumera: Ap 4,4.10; 5,5.8.11.14; 7,11.13; 11,16; 14,3; 19,4. Cf
anche Ch. Rico, Episcopoi, Presbyteroi et Diakonoi dans la Bible et la littrature chrtienne des deux
premiers sicles, RB 115 (2008) 127-134; Idem, Ladresse de lptre aux Philippiens:
(Ph 1,1), RB 116 (2009) 262-271.

710
Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento

dei vostri capi ( ), i quali vi hanno annunziato la parola di Dio;


considerando attentamente lesito del loro tenore di vita, imitatene la fede (Eb
13,7.17.24). Una terminologia pi tecnica e univoca apparir successivamente21;
tuttavia, si pu notare che nel saluto iniziale della Lettera ai Filippesi (Fil 1,1) si distingue
fra i vescovi e i diaconi ( )22, come fa analogamente la Prima
lettera a Timoteo, che specifica i diversi ruoli degli uni e degli altri nella comunit
(1Tm 3,2.8.12), aggiungendo poi un riferimento ai presbiteri (4,14; 5,17). Riguardo
allistituzione dei diaconi a tutti noto il celebre brano At 6,1-623.
Ci che in ogni caso emerge dai testi neotestamentari che a questi dirigenti delle
comunit venivano conferite funzioni e autorit quasi apostoliche, quali presiedere la
comunit, vegliare su di essa, predicare la dottrina e difenderla di fronte ai falsi profeti
(At 20,17-35; 1Pt 5,1-5; e passim in 1-2Tm e Tt), come anche di compiere azioni
propriamente sacramentali (Gc 5,14s), e che tale potere era conferito dal collegio dei
presbiteri mediante limposizione delle mani e la preghiera, come precisa un passo
di 1Tm: Non trascurare il dono spirituale che in te e che ti stato conferito, per
indicazioni di profeti, con limposizione delle mani da parte del collegio dei presbiteri

21
Nelle lettere di santIgnazio di Antiochia ( 107) troviamo per la prima volta la tripartizione vescovi,
presbiteri, diaconi in forma tecnica, nella forma in cui oggi in uso nella Chiesa cattolica. Un brano
celebre il seguente: bene per voi procedere insieme daccordo col pensiero del vescovo, cosa che gi
fate. Infatti il vostro collegio dei presbiteri, giustamente famoso, degno di Dio, cos armonicamente
unito al vescovo, come le corde alla cetra. Per questo nella vostra concordia e nel vostro amore
sinfonico Ges Cristo cantato. E cos voi, ad uno ad uno, diventate coro, affinch nella sinfonia della
concordia, dopo aver preso il tono di Dio nellunit, cantiate a una sola voce (Eph. 4,1-2). Dalla lettera
di santIgnazio ai Romani invece questaltro brano: Similmente tutti rispettino i diaconi come Ges
Cristo, come anche il vescovo che limmagine del Padre, i presbiteri come il sinedrio di Dio e come
il collegio degli apostoli. Senza di loro non c Chiesa. Sono sicuro che intorno a queste cose la pensate
allo stesso modo. Infatti ho accolto e ho presso di me, un esemplare della vostra carit nel vostro
vescovo, il cui contegno una grande lezione, come la sua dolcezza una forza. Credo che anche gli atei
lo rispettino. Poich vi amo mi trattengo, potendo scrivere con pi severit sulla cosa. Non arriverei col
pensiero a tanto da comandarvi come un apostolo essendo, invece, un condannato (3,1-3).
22
Cf Ch. Rico, Ladresse de lptre aux Philippiens: (Ph 1,1), RB 116 (2009)
262-271.
23
Nella Prima lettera a Timoteo 3,1-12 oltre a vescovi e presbiteri e in parallelo con i diaconi Paolo
cita le donne (vv. 11-12), richiedendo che siano dignitose, non pettegole, sobrie, fedeli in tutto.
Queste donne avevano probabilmente il ruolo di diaconesse, come lo era Febe, diaconessa della
Chiesa di Cencre (cf Rm 16,1), ma il loro servizio, come si segue dallesame esegetico dei testi, non era
certamente ministeriale. Sul tema, cf P. Grelot, La donna nel Nuovo Testamento, San Paolo, Cinisello
Balsamo 1996 (orig. fr.: La condition de la femme daprs le Nouveau Testament, Descle de Brouwer,
Paris 1995). Lufficio delle diaconesse fu certamente dichiarato non sacramentale nel primo Concilio
di Nicea (325), canone XIX: Riguardo alle diaconesse che sono in questa posizione ricordiamo ai
responsabili della chiesa che esse non possiedono ordinazione, ma devono essere considerate nel
laicato con ogni rispetto. Nella Chiesa cristiana dei primi secoli la diaconessa era quindi una donna
cui era affidata la cura dei malati e dei poveri oltre che taluni uffici liturgici.

711
Parte III: Nuovo Testamento

(1Tm 4,14; cf 5,22; 2Tm 1,6). Di questo rito abbiamo unampia testimonianza nel
sec. II. Si pu inoltre segnalare: i) che verso la seconda parte del primo secolo cerano
dei ministri nelle diverse chiese locali con piena autorit apostolica (At 20,17.28; Tm
3,1-2; Tt 1,5.7; Ap 2-3); e ii) che sebbene nessun termine preciso esistesse nel Nuovo
Testamento in riferimento allepiscopato monarchico, la funzione corrispondente
appare delineata nel ruolo dei Dodici e successivamente in alcuni membri della
comunit stabiliti dai Dodici come Timteo e Tito, i / di Filippo
o Efeso, oppure i di Eb 13,7. Perci, al di l di una imprecisione terminologica
originale, lesame attento dei testi del Nuovo Testamento rivela unorganizzazione dei
ministeri ecclesiastici che annunzia quella che prevarr nella Chiesa dei primi secoli.
In sintesi si pu asserire che nel Nuovo Testamento la figura del sacerdozio della
nuova economia salvifica appare delineata in funzione di una specifica vocazione
divina, ricevuta come dono spirituale (1Tm 4,14), mediante il quale coloro che erano
chiamati diventavano partecipi del sacerdozio di Cristo, unico ed eterno sacerdote (Eb
7,24s), per lopera della santificazione della Chiesa. La missione sacerdotale viene cos
esaltata come ministero divino, continuazione necessaria dellopera salvifica di Ges.
Da tale suprema dignit derivavano doveri di santit e di abnegazione, specialmente
inculcati nelle Lettere Pastorali, in modo di far crescere la grazia della vocazione in
una continua corrispondenza alla volont divina (2Cor 4,6; 2Tm 1,6.14), per condurre
una vita di santit irreprensibile (1Tm 4,12ss). Appare anche una chiara distinzione
di ministeri allinterno dellistituzione sacerdotale, sebbene una terminologia precisa
e univoca non fosse ancora del tutto stabilita.

4. Il sacerdozio comune di fedeli


Il Nuovo Testamento prospetta ancora un altro modo di vivere il sacerdozio
di Cristo, un modo che raggiunge tutti i fedeli e che non vanifica minimamente il
sacerdozio ministeriale, ma piuttosto lo richiede, cos come il sacerdozio comune
del popolo di Dio dellantica economia di salvezza non rendeva vano ma richiamava
listituzione del sacerdozio levitico. Infatti, cos come lintero Israele era investito
di una missione sacerdotale tra i popoli (Es 19,6), cos anche tutti i cristiani sono
chiamati a vivere il sacerdozio regale (1Pt 2,5) mediante la loro partecipazione al
sacerdozio regale di Cristo, suggellata nel carattere battesimale e cresimale24. Tale

24
Sulla riflessione biblica riguardante il sacerdozio comune dei fedeli, cf K. Romaniuk, Il sacerdozio
nel Nuovo Testamento, 41-59; P. Dacquino, Il sacerdozio del nuovo popolo di Dio e la Prima lettera
di Pietro, in G. Canfora (a cura di), San Pietro. Atti della XIX Settimana Biblica, Paideia, Brescia
1967, 291-317; M. Adinolfi, Il sacerdozio comune dei fedeli, Antonianum, Roma 1983; U. Vanni, La
promozione del regno come responsabilit sacerdotale dei cristiani secondo lApocalisse e la Prima lettera

712
Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento

sacerdozio era stato preannunziato in certo qual modo dai profeti, che parlavano del
sorgere in Israele, ai tempi della salvezza escatologica, di un sacerdozio rinnovato
(Is 56,7; 60,7; 61,6). La sua esistenza stata proclamata dal Concilio Vaticano II con
parole che fanno emergere i pi centrali testi biblici neotestamentari al riguardo:
Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini (cf Eb 5,1-5), fece del nuovo
popolo un regno e sacerdoti per il Dio e il Padre suo (Ap 1,6; cf Ap 5,9-10). Infatti,
con la rigenerazione e lunzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati
per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte
le attivit del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle
tenebre li chiam allammirabile sua luce (cf 1Pt 2,4-10). Tutti quindi i discepoli di
Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (cf At 2,42-47), offrano
se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio (cf Rm 12,1), rendano dovunque
testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che in
essi di una vita eterna (cf 1Pt 3,15). Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio
ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado,
sono tuttavia ordinati luno allaltro, poich luno e laltro, ognuno a suo proprio
modo, partecipano dellunico sacerdozio di Cristo. Il sacerdote ministeriale, con la
potest sacra di cui investito, forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio
eucaristico nel ruolo di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo; i fedeli, in
virt del loro regale sacerdozio, concorrono allofferta dellEucaristia, ed esercitano il
loro sacerdozio col ricevere i sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la
testimonianza di una vita santa, con labnegazione e la carit operosa25.
Tre testi, come si pu osservare, si trovano al centro della dottrina del sacerdozio
comune dei fedeli. Nel passo della Lettera ai Romani, Paolo adopera il linguaggio sacrificale
per esprimere lideale della vita cristiana. Egli non fa uso del termine sacerdozio, per
descrive la realt: Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri
corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; questo il vostro culto spirituale. Non
conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di
pensare, per poter discernere la volont di Dio, ci che buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,1-2). Si tratta dellofferta a Dio, non gi di solo cose esterne come era determinato
nellantica legge, ma di tutta la persona nella sua esistenza concreta; una donazione totale
di se stesso, in modo tale che la vita divenga un sacrificio vivente, gioioso e continuo
a Dio. Tale culto spirituale, aldil delle forme esteriori e convenzionali, deve essere

di Pietro, Greg 68 (1987) 34-50; F. Mosetto, Sacerdozio regale (1Pt 2,4-10), in A. Sacchi e coll., Lettere
paoline e altre lettere, Elle Di Ci, Leumann 1996, 571-582; L. Campagnoli, Il sacerdozio comune dei
battezzati. Bilancio storico e prospettive future, Apostolato della preghiera, Roma 2007.
25
Lumen Gentium 10.

713
Parte III: Nuovo Testamento

vissuto, insegna lApostolo, lasciandosi trasformare dallazione dello Spirito Santo, in


modo tale che lo stesso modo di pensare si svolga nel desiderio di discernere quale sia in
ogni circostanza la volont di Dio, per poter cos agire in ogni circostanza in conformit
con ci che gradito a Dio, con continue manifestazioni di lode e dimpegno nella carit,
di ringraziamento e di preghiera (Eb 13,15-16).
Lapplicazione di un titolo dindole sacerdotale alla comunit dei credenti appare
ancora pi esplicita nella Prima lettera di Pietro. Il principe degli Apostoli si rif
alla traduzione greca di Es 19,6, che modifica leggermente il testo ebraico. Questo si
potrebbe tradurre nei seguenti termini: Voi sarete per me un regno di sacerdoti e
una nazione santa. Al posto del plurale sacerdoti la versione greca trae un nome
collettivo, , con il significato di corpo sacerdotale26. Il termine viene
ripreso da 1Pt 2,5.9 per qualificare la Chiesa: Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata
dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche
voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo ( ) e per offrire
sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Ges Cristo []. Voi siete stirpe eletta,
sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si acquistato perch proclami le
opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
1Pt trasferisce quindi la prerogativa veterotestamentaria di sacerdozio regale al
popolo di Dio della nuova economia di salvezza. Alla comunit dei credenti sono
applicati perci tutti quei titoli religiosi (elezione, sacerdozio, sacralit, acquisto
completo da parte di Dio, testimonianza per gli altri popoli) che erano stati riservati
alla comunit dellesodo (Es 19,5-6); fatto che, se da una parte sottolinea la continuit
del nuovo popolo di Dio con quello dellalleanza antica, dallaltra, evidenzia la
specifica caratteristica del nuovo popolo di Dio: Offrire sacrifici spirituali graditi a
Dio, mediante Ges Cristo. Viene proclamata cos lattuazione nella Chiesa di Cristo
della splendida promessa fatta a Israele e loriginalit di questa realizzazione. Quale
popolo sacerdotale, questa nuova stirpe deve annunciare le opere meravigliose di Dio,
che lautore della lettera descrive cos: Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece
siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete
ottenuto misericordia (v. 10). Altrettanto importante nel testo di 1Pt che il concetto
di elezione non viene ristretto in senso individualistico. Le pietre vive vengono
inserite nelledificio spirituale. Il sacerdozio dei credenti si realizza allinterno
della struttura ecclesiale (Ef 2,19-21; 4,11-16). I fedeli, immessi quali pietre viventi
nelledificio di un tempio costruito nello Spirito Santo, di un sacerdozio santo eletto da

26
Sul tema cf J.H. Elliot, The Elect and the Holy. An Exegetical Examination of 1 Peter 2:4-10 and the
Phrase , NT.S 12, Brill, Leiden 1966.

714
Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento

Dio e a lui appartenente, debbono offrire un sacrificio compiuto e determinato dallo


Spirito che abita in loro, un sacrificio grato a Dio attraverso Ges Cristo.27. Sebbene
i sacrifici spirituali non vengano precisati, la dottrina generale della lettera fa capire
che consistono, come afferma Vanhoye, in una condotta bella (2,12) e santa (1,15),
conforme allobbedienza di Cristo e allispirazione dello Spirito (1,2)28.
LApocalisse, infine, illumina la dottrina segnalata del sacerdozio comune dei
fedeli in tre testi fondamentali29. Un primo brano sispira alla promessa divina di Es
19,6, facendo per una traduzione diretta dellebraico: [A Colui che] ha fatto di noi
un regno di sacerdoti () per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli
dei secoli. Amen (1,6). Pi avanti il libro descrive il cantico di lode della corte celeste
rivolto allAgnello per questa sua opera: Cantavano un canto nuovo: Tu sei degno di
prendere il libro e di aprirne i sigilli, perch sei stato immolato e hai riscattato per Dio,
con il tuo sangue, uomini di ogni trib, lingua, popolo e nazione, e hai fatto di loro, per
il nostro Dio, un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra (Ap 5,9-10). Il nostro
tema viene infine proclamato allinterno di una beatitudine che riguarda i martiri:
Beati e santi quelli che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha
potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con
lui per mille anni (20,6). I testi citati, se esaminati attentamente, hanno un interesse
singolare nel nostro studio: essi non solo proclamano lesistenza di un sacerdozio dei
fedeli redenti da Cristo che si prolunga nella Gerusalemme celeste, ma anche di un
rapporto esistente fra questo sacerdozio e la dignit regale del cristiano. Come spiega

27
J.B. Bauer, Sacerdozio, DTB, 1277-1278.
28
A. Vanhoye, Sacerdozio, 1397b. noto che Lutero fece un uso polemico del brano che abbiamo
esaminato per fondare i suoi attacchi contro il sacerdozio ministeriale della Chiesa cattolica. Nella sua
esegesi egli veniva ad affermare che tutti i cristiani sono sacerdoti a uguale titolo e che, in conseguenza, i
sacerdoti e i vescovi non possiedono nessun potere speciale n alcuna autorit se non quella concessa dai
fedeli. Il testo, invece, se ben esaminato, mette in risalto la partecipazione di tutti i credenti al sacerdozio
di Cristo nella Chiesa senza voler negare lesistenza di diversi livelli di partecipazione al sacerdozio
di Cristo, e quindi, salvando il sacerdozio ministeriale. Il fatto che Pietro non faccia riferimento
esplicitamente in questo passo agli apostoli o ai responsabili della comunit, come troviamo in altri
testi che parlano della Chiesa come comunit edificata nel Signore (Rm 12,1-8; Ef 2,19-20; 4,11-12),
dovuto alla finalit che egli si propone nel brano esaminato e non sarebbe lecito inferire che egli abbia
voluto escludere se stesso dal sacerdozio ministeriale insieme con gli altri responsabili della comunit.
Il senso del testo di Pietro quindi che tutti i credenti sono uniti nello stesso organismo sacerdotale;
organismo che ha come fondamento lo stesso Cristo. Un po pi avanti, verso la fine della sua lettera,
Pietro attester esplicitamente lesistenza di una struttura nellorganismo sacerdotale (1Pt 5,1-4).
29
Per i commenti dei testi, cf fra gli altri le recenti opere di G. Biguzzi, Apocalisse. Nuova versione,
introduzione e commento, LBNT 20, Paoline, Milano 2005; e U. Vanni, Apocalisse, libro della
Rivelazione. Esegesi biblico-teologica e implicazioni pastorali, SRivBib 17, EDB, Bologna 2009; Idem,
Il sacerdozio dei cristiani nellApocalisse, in A. Vanhoye/F. Manzi/ U. Vanni, Il sacerdozio della
nuova alleanza, 85-99.

715
Parte III: Nuovo Testamento

Vanhoye, il contributo specifico dellApocalisse consiste nellinsistenza sullunione


della dignit regale e di quella sacerdotale. In circostanze difficili, che mettevano i
cristiani in una situazione di vittime e di condannati, Giovanni li invita a riconoscere
arditamente che, grazie al sangue di Cristo, sono in realt sacerdoti e re, che godono,
cio, di un rapporto privilegiato con Dio e che questo rapporto esercita unazione
determinante nella storia del mondo. La dignit regale e sacerdotale dei cristiani viene
presentata come il culmine dellopera redentrice di Cristo (1,6; 5,10). Daltra parte, la
piena attuazione di questa duplice dignit appare come il colmo della felicit e della
santit (20,6). Questa prospettiva deve incoraggiare i credenti nelle loro prove. La loro
speranza magnifica. Nella Gerusalemme nuova ci sar il trono di Dio e dellAgnello
e i suoi servi a lui presteranno culto (22,3) e regneranno nei secoli dei secoli (22,5).
In questa maniera la vocazione delluomo sar perfettamente adempiuta30.
Dai testi sorge quindi la prospettiva precisa del sacerdozio comune dei fedeli. I
cristiani, con il loro sacerdozio, devono partecipare del sacerdozio gradito a Dio per
mezzo di Ges Cristo. Solo compiendo questa funzione possono partecipare anche del
sacerdozio celeste di Cristo.

Riflessioni conclusive
Nel Nuovo Testamento occupa quindi come abbiamo osservato un luogo centrale
la prospettiva riguardante il sacerdozio di Ges. Linsegnamento fondamentale lo
troviamo nella Lettera agli Ebrei, che costituisce un momento basilare dello sviluppo
della teologia del sacerdozio di Cristo. Questa lettera, com stato segnalato, fa una
lettura liturgica della persona e dellopera redentrice di Ges con riferimento alla
liturgia che si svolgeva nel tempio di Gerusalemme nel giorno dellespiazione31. Cristo
definito come il Sommo Sacerdote di una nuova economia di salvezza, Pontefice di
un santuario non fatto da mani duomo, ma celeste, e non per offrire se stesso pi
volte, come il sommo sacerdote dellantica legge che doveva entrare nel santuario
ogni anno con sangue altrui. In questo caso, segnala lautore della Lettera agli Ebrei,
Ges avrebbe dovuto soffrire pi volte dalla fondazione del mondo. Ora invece
una volta sola, alla pienezza dei tempi, apparso per annullare il peccato mediante
il sacrificio di se stesso (Eb 9,24-26). In contrapposizione al sacerdozio levitico,
legato ai sacrifici di animali e al ritualismo del tempo, la nuova economia di salvezza
ci parla dunque di un nuovo sacerdozio, quello di Cristo, realizzato nellofferta di

30
A. Vanhoye, Sacerdozio, 1397b; cf Idem, Il sacerdozio regale, in A. Vanhoye/F. Manzi/U. Vanni, Il
sacerdocio della nuova alleanza, 65-83.
31
Cos nellintroduzione alla Lettera agli Ebrei della Bibbia CEI del 2008.

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Il sacerdozio di Cristo e il sacerdozio ministeriale nel Nuovo Testamento

se stesso al Padre per la nostra salvezza. La Lettera agli Ebrei sottolinea inoltre
lassoluta superiorit del sacerdozio di Cristo, Sommo Sacerdote secondo lordine di
Melchsedek; un sacerdozio fondato sul mistero dellIncarnazione e che ha raggiunto
tutto il suo splendore e dispiegato tutta la sua efficacia quando Cristo, risorto dai
morti, si seduto sul trono della gloria, alla destra del Padre, diventando causa di
salvezza per quanti credono in lui.
Ma lopera di Cristo non si compie nella solitudine dellisolamento: Egli venuto
al mondo per unire a s gli uomini e insieme lodare il Padre, insieme celebrare il suo
amore, insieme offrirsi a lui per compiere la sua volont. Cos il sacerdozio di Cristo
non svuota ma fonda il sacerdozio di tutti i redenti, chiamati a partecipare al suo
stesso ministero. Tutti i battezzati, con Cristo e in quanto sono ammessi a partecipare
alla sua vita e alla sua missione, sono sacerdoti. Ogni redento, nella misura in cui
partecipa alla vita di Cristo, partecipa anche al suo sacerdozio. E lintera Chiesa, che
linsieme dei redenti in Cristo, quindi una comunit sacerdotale e profetica32.
Questo sacerdozio comune dei fedeli, per, non solo non invalida, ma esige a
viva voce il sacerdozio ministeriale instaurato da Ges. Cristo ha lasciato sulla terra
la possibilit che ministri consacrati potessero continuare la sua opera santificatrice
partecipando del suo sacerdozio, in modo che la sua Chiesa fosse governata, ammaestrata
e santificata con un potere divino. Il sacerdozio ministeriale, grazie alla potest sacra
di cui investito, chiamato a servire il popolo sacerdotale specialmente mediante il
sacrificio eucaristico che realizza in nome di Cristo e che offre a Dio in nome di tutta la
comunit cristiana. I fedeli, in virt del loro regale sacerdozio, concorrono a loro volta
allofferta dellEucaristia ed esercitano il loro sacerdozio col ricevere i sacramenti, con la
preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, con labnegazione
e la carit operosa33. Difatti lofferta dei battezzati non potrebbe unirsi oggi allofferta
di Cristo, se non esistesse un sacerdozio ministeriale col compito di rendere presente
oggi tra noi loblazione e il sacrificio di Cristo stesso: quello che avviene nei segni
della celebrazione eucaristica e, in genere, in ogni azione propriamente liturgica.
Risulta chiaro perci che tra sacerdozio battesimale e sacerdozio ministeriale esiste
una profonda differenza, qualitativa e di funzione, fondata sul carattere sacramentale
del battesimo e dellordine. Ma resta chiaro che il sacerdozio ministeriale risponde al
concetto di funzione, in vista e a servizio del sacerdozio battesimale, comune a tutta
la Chiesa, e che quindi ha anche valore di fine34.

32
J. Baehr, Sacerdote, DCBNT, 1622.
33
Cf Lumen Gentium 10.
34
J. Baehr, Sacerdote, DCBNT, 1622.

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