Sei sulla pagina 1di 23

Latina del secondo millennio

Lo Spirito Santo nella Tradizione


TD 2225

Lo Spirito Santo
nella Tradizione Latina
del II millennio
Lezione 4
dall’Ecclesia Sponsa all’Ecclesia Spiritualis

PUTTI – Lezione 4
n LA PNEUMATOLOGIA DI GIOACCHINO DA FIORE
n L’ESITO STORICO DELL’INTERPRETAZIONE TEOLOGICA
n IL CONCILIO LATERANENSE IV

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

Atti degli Apostoli 4


31 Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati
tremò e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di
Dio con franchezza.
32 La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore
solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli
apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. 33 Con grande forza
gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore
Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia.
34 Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano
campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato
venduto 35 e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva
distribuito a ciascuno secondo il bisogno.
PUTTI – Lezione 4

36 Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che


significa «figlio dell'esortazione», un levita originario di Cipro, 37 che
era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l'importo
deponendolo ai piedi degli apostoli.

2
2

1
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
La Parusia
e la questione del terzo stato
A dare conferma di quanto supposto dalla teologia
gioachimita sullo spostamento d’accento salvifico della
Parusia, viene il lavoro condotto da H. Grundmann dal titolo
Studi su Gioacchino da Fiore
Lo studioso tedesco prende in esame l’interpretazione
forzata addotta dall’Abate florense, in cui egli si confronta
con gli scritti di Sant’Agostino chiamandolo a testimone
sulla questione del «terzo stato».
L’Abate calabrese cerca infatti garanzia delle sue teorie nella

PUTTI – Lezione 4
Tradizione dei Padri per non trovarsi in discontinuità con
essi e forse proprio per dare legittimità a quanto dichiara.
Cfr. H. GRUNDMANN, Studi su Gioacchino da Fiore, 98-104.

3
3

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

Nella prospettiva storico-teologica gioachimita anche la


Scrittura rimane in uno stadio anteriore alla patristica: infatti
ad essa si attribuisce una graduale maturazione che porta a
compimento il rivelarsi divino. Secondo Gioacchino da Fiore
la Scrittura si sviluppa sul piano storico interpretativo: l’Antico
Testamento è un «locus tenebrosus et quasi coelum
obscurum» rispetto al Nuovo. In esso si può riconoscere il
percorso in continuo divenire attribuito, in tale prospettiva,
alla Rivelazione nella storia: la perfezione non è data neppure
dopo Cristo, come una realtà raggiunta completamente. H.
GRUNDMANN, Studi su Gioacchino da Fiore, 104.
Cristo sarebbe Colui che ha saputo introdurre l’uomo nel
tempo nuovo sciogliendo i sigilli per i meriti della sua
PUTTI – Lezione 4

morte.
Cfr. GIOACCHINO DA FIORE, Libro della Concordia, II, 1,5. cit. in
H. GRUNDMANN, Studi su Gioacchino da Fiore, 104. Cfr. Ap 5,9.

4
4

2
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Una tale argomentazione pone diversi interrogativi, e
proprio su questo si focalizzarono le domande e poi le
accuse rivolte all’Abate florense. Gli esperti parigini prima
e la commissione di Anagni poi, si rifecero, infatti, a
queste affermazioni per contestarne la posizione.
Cfr. Protocollo della Commissione di Anagni, nn.118-119.

Ai due testamenti, l’Antico e il Nuovo, ne sarebbe


seguito un Terzo, non scritturistico, ma manifestato
nello Spirito.
Si aspettava, cioè, un superamento di questa temporalità,
non però nella contingenza spazio-temporale storica; si
intendeva piuttosto parlare di una risoluzione secondo le

PUTTI – Lezione 4
categorie della fede: nel porsi dinanzi a Dio non ci
sarebbe stato più bisogno di mediazioni annunciando
l’imminente età dello Spirito Santo.

5
5

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

Raggiungere Dio
perfezione come relazione diretta
Il bisogno di raggiungere Dio e stabilire una relazione
diretta tra divino ed umano, mise in ombra la figura
dell’unico mediatore, Cristo, in quanto si cercava di
giungere alla perfezione senza la sua mediazione. Si
pose quindi un duplice problema:
uno dottrinale — in relazione alle persone divine ed
alla loro azione congiunta e personale —
ed uno propriamente ecclesiologico, perché veniva
PUTTI – Lezione 4

meno il principio di continuità della mediazione di


Cristo attraverso la sua Chiesa.

6
6

3
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
L’avvento dello Spirito nella storia
L’attesa della fine è qui intesa come attesa dello Spirito, cioè di un
suo avvento nella storia:
la perfezione ricercata nell’austerità della vita, nella professione
dei consigli evangelici, nella sequela perfetta di Cristo con fedeltà
al vangelo e all’ideale di un cristianesimo possibile, sarebbe stata
preludio di un tempo storico di pienezza, in cui lo Spirito Santo
sarebbe finalmente entrato nella storia.
Una tale prospettiva è palesemente erronea. Affermare questo
significherebbe contraddire l’annuncio evangelico compiuto da
Cristo e la Rivelazione dello Spirito. Gesù Cristo, Parola definitiva

PUTTI – Lezione 4
del Padre, ha compiuto ogni Rivelazione.
Quanto affermato da Gioacchino da Fiore divenne occasione di riflessione per i suoi
epigoni, i quali affermarono ed accentuarono le posizioni gioachimite, taluni
esageratamente come si può evincere dalla storia spirituale del XIII secolo. Cfr. 1Tm 6,14;
Tt 2, 13; DV 4; DH, 4204.
7
7

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

Un esempio è dato da Arnaud de Villeneuve, umanista e


medico vissuto tra il 1234-1313 il quale, prendendo spunto dagli
scritti di Gioacchino da Fiore e P. J. Olivi, scrisse sulla venuta
dell’anticristo nella sua Expositio Apocalypsis e nel De adventu
Antichristi. Cfr. R. MANSELLI, «La religiosità di Arnaldo da
Villanova», 1-100.
Da quanto asserito potrebbero sorgere alcune domande:
1. come mai gli scritti di Gioacchino, gli eventi legati alla sua
storia e quanto da lui affermato, sono stati oggetto di studio
soprattutto in ambito protestante?
2. Forse si cercavano, nei suoi passi, le orme di chi ha precorso
le posizioni scismatiche che qualche secolo più avanti si
sarebbero discusse?
3. Gli studi condotti sul parallelismo tra Gioacchino da Fiore e
PUTTI – Lezione 4

sant’Agostino, sulle argomentazioni circa i concetti di


inabitazione e giustificazione, e ancor più, su quanto si è
voluto affermare riguardo alla Chiesa gerarchica.

8
8

4
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Aspetto salvifico/escatologico
L’unico punto fortemente incidente con la nostra ricerca è
quello salvifico/escatologico, sul ruolo dello Spirito Santo, e
quindi riguardo alle ripercussioni che una tale attesa
apocalittico-millenarista poté suscitare in quel tempo.
Su questo aspetto Tommaso d’Aquino, nella Summa I-II,
questione 106, articolo 1, ebbe a ribattere che lo Spirito Santo
è lo stesso Spirito di Cristo e per questo, proprio tramite
l’umanità di Cristo, noi uomini possiamo attingere ai doni divini.
Tommaso, nel suo trattatello sulla “lex Evangelii”, insiste tanto nel
collegare la morale evangelica più allo Spirito Santo che a Cristo
stesso, e che in questo suo insistere sul carattere pneumatologico

PUTTI – Lezione 4
della morale cristiana, non ha potuto non tener presente le teorie di
Gioacchino, sia per opporvisi sia per appropriarsene.

Cfr. TOMMASO D’AQUINO, Summa Teologica, I-II, q. 106, a.1.


M. GIGANTE, San Tommaso e la storia della salvezza, 30.
9
9

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

Nell’articolo 4 della stessa questione, San Tommaso contrasta l’Abate


florense sulla concezione di Regno e, quindi, sul senso dell’attesa del
Regno che deve venire ritenendo essere «cosa stoltissima» dire che il
Vangelo di Cristo non sia il Vangelo del Regno.
Questo argomento non venne approfondito poiché le polemiche sulla
teologia di Gioacchino si indirizzarono a confutare l’idea cristologica, che
appariva più pericolosa, piuttosto che quella pneumatologica o
ecclesiologica, sebbene quella sullo Spirito fosse apertamente erronea.
Tale rilevante trascuratezza ha prodotto due effetti: favorì il proliferare
di sette spirituali che portarono avanti un’idea ingannevole dello Spirito
Santo e della sua azione di grazia, e, indirettamente, mise in secondo
piano la cristologia, compromettendo uno sviluppo corretto della
pneumatologia.
PUTTI – Lezione 4

«Si noti la severità con la quale S. Tommaso condanna questa opinione.


Ciò si spiega col fatto che quest’ultima contraddice apertamente
l’affermazione contraria del rivelatore per eccellenza, che è Gesù
Cristo»: T. S. CENTI «Commento alla q. 106 offerta dal curatore», in
TOMMASO D’AQUINO, Summa Teologica, XIII, 36.
10
10

5
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Aspetti teologici controversi
Gioacchino da Fiore, pur stimandosi servo fedele della Chiesa,
egli si avvicina ai fondamenti della dottrina trinitaria ed
ecclesiastica con degli approcci esegetici e dei punti d’arrivo
dottrinali assai discutibili. Inizia, col suo sistema teologico, una
frattura storica fra il tempo del Cristo e quello dello Spirito; tale
spaccatura, a suo giudizio riscontrabile proprio nella Scrittura e
da lui applicata alla teologia, segnerà i limiti dei tempi della
Rivelazione divina che distinguono le differenti fasi
dell’evoluzione della storia dell’umanità.
Siamo dinanzi ad un passaggio determinante, una frattura che
sarà elemento decisivo per comprendere gli aspetti più

PUTTI – Lezione 4
controversi della teologia gioachimita e dei suoi successori. Ciò
può essere detto per l’idea della pienezza della libertà e per la
cristologia che propone nel Tractatus super quatuor Evangelia,
214a, 21-215a-6; T 215a, 10-216a, 4 (ed. E. Buonaiuti, Roma
1930).
11
11

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

Del pensiero di Gioacchino


non fu quello che scrisse ad essere in questione, ma fu guardato
con timore l’effetto che il suo pensiero avrebbe causato
successivamente a livello ecclesiale ed istituzionale.
Se, infatti, ci si sofferma a valutare i contenuti teologici,
separandoli dagli effetti che essi provocarono dopo la morte del
loro autore nell’ambito ecclesiale, distingueremo con maggiore
chiarezza l’uomo, i suoi ideali e le sue opere dalle accuse, più o
meno giustificabili, a lui mosse.
Dai più Gioacchino fu accusato d’essere l’iniziatore di
PUTTI – Lezione 4

un’intransigente opposizione all’istituzione ecclesiastica; in realtà


vi fu una profonda strumentalizzazione dei suoi scritti, inoltre
vennero a lui attribuite indebitamente idee e azioni, che però la
storia ha giudicato opera di terzi.

12
12

6
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Facciamo un passo indietro
• La figura e l’opera di Gioacchino da Fiore va inquadrata nel
trapasso dalla teologia monastica alla teologia scolastica che
rimanda ad un vero e proprio cambiamento culturale epocale
che ha influito su tutti gli ambiti del sapere. Per capire la portata
di questo passaggio ed il legame esistente tra questi due ambiti
della cultura, serve collocare gli eventi nel loro contesto storico;
ciò è necessario per la nostra considerazione poiché quel
passaggio determinò un mutamento radicale dei modelli della
teologia e dei suoi ambiti di studio. Infatti, l’elaborazione della
fede si trasformò gradualmente: nelle università, teologi,
maestri e scolastici proponevano questioni filosofiche e

PUTTI – Lezione 4
teologiche rigorose nel loro argomentare che, poggiando sulla
ragione, si contrapposero alla teologia proposta dai monaci che
sviluppava, invece, i temi della fede partendo dalla Sacra
Scrittura, attraverso la lectio e la collactio monastica.
13
13

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

«La teologia monastica si costruisce all’interno del mondo


sacro costituito dagli insiemi culturali: attraverso il simbolismo
liturgico le realtà cosmiche entrano in gioco, come le realtà
della storia attraverso il trattamento allegorico: nell’uno e
nell’altro caso, sacralizzazione in cui la materia prima, natura e
storia, è trasfigurata, grazie ad una trasposizione mentale in
cui non agiscono più le leggi autonome della sua densità
terrena. Il mondo in cui vive il monaco non è che un cosmo
simbolico; il tessuto scritturistico non è luogo teologico che
nella sua interpretazione liturgica, e la collatio rimane un
elemento dell’apparato dell’ufficio divino. [...] all’allegoresi
monastica, quella della natura e quella della storia, è la
rifrazione letteraria ed esegetica di uno stato di vita
PUTTI – Lezione 4

integralmente dominato dalla prospettiva escatologica, che


schiaccia le causalità e le durate terrene»
M.D. CHENU, La teologia del XII secolo, 391.

14
14

7
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Nell’introduzione a La manifestazione dello Spirito secondo
Gioacchino da Fiore, H. Mottu ha preso in considerazione le
ricerche sull’approccio ecclesiale e pneumatologico di
Gioacchino eseguite da E. Benz e da E. Buonaiuti (del quale
però si mostrò critico sull’interpretazione prevalentemente
mistica del pensiero di Gioacchino) traendone un dato
certo:

ai loro occhi l’Ecclesia spiritualis raffigura essenzialmente,


a titolo di simbolo permanente,
il polo spirituale del cristianesimo,
sempre respinto e represso dalla Chiesa ufficiale,
la cattiva coscienza della Chiesa,

PUTTI – Lezione 4
la Chiesa nella Chiesa.

H. MOTTU, La manifestazione dello Spirito, 59.

15
15

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

L’aver posto l’accento su questa contrapposizione,


Chiesa spirituale e Chiesa istituzionale, ha inibito lo
studio dei temi forti e più controversi che lasciarono
un’eredità longeva nella teologia.
Questi temi, furono manipolati da coloro che si
ritennero continuatori del pensiero di Gioacchino da
Fiore, e anche furono negati e volutamente sminuiti dai
teologi più accreditati del tempo, impegnati ad impedire
i presunti effetti di un intuibile indebolimento
dell’immagine istituzionale.
I temi più delicati in riferimento allo Spirito Santo, alla
sua azione nella Chiesa e nella storia, furono poco
PUTTI – Lezione 4

approfonditi e per questo sono esigue le analisi


teologiche specifiche a riguardo.

16
16

8
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Cristologia e pneumatologia

La teologia di Gioacchino da Fiore presenta alcuni aspetti


controversi sino ad ora poco studiati. Alcuni di essi sono
stati sottovalutati, come accennato per la pneumatologia,
che è stata considerata solo riguardo al suo effetto in
riferimento agli spirituali ed invece non studiata a fondo
per il suo contenuto specifico.
Riguardo al pericolo di una deriva dottrinale che
sostituisse l’Avvento della seconda venuta del Cristo con
l’era dello Spirito, si esplicitò un’attesa apocalittica, sulla

PUTTI – Lezione 4
scia della teologia gioachimita operata nei movimenti degli
Spirituali francescani, fra questi ne fu esempio Dolcino da
Novara.

17
17

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

Si temeva, pertanto, che l’Ecclesia spiritualis, pur


incarnando gli ideali evangelici, sottovalutasse gli
elementi costitutivi propri dell’istituzione divina.
Una tale impostazione avrebbe indebolito la Chiesa
quale istituzione, con immediato danno alla continuità
della Tradizione.
Effetto di questa posizione si ebbe negli studi teologici
successivi, i quali si focalizzarono sulla Cristologia e si
riferirono alla strutturazione del pensiero teologico
PUTTI – Lezione 4

sulla Chiesa ed i sacramenti.

18
18

9
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Nel Liber figurarum si salda la vicenda umana alle sue
radici eterne e si coglie il procedere della storia non come
sospeso nel nulla, ma radicato nelle persone divine.
L’originalità di questa visione non è da riconoscere in una
volontà che divida le Persone, ma nella possibilità di porre
degli spazi temporali determinati nella storia della salvezza,
tramite i quali comprendere il fluire del tempo passato e
presente e, quindi, conoscere l’avvenire.
Gioacchino da Fiore definisce tre età: quella del Padre, tempo della
legge e del Testamento Antico, fino all’Incarnazione; l’età del Figlio, cioè
il tempo della grazia e del Testamento Nuovo, fino al tempo della
Chiesa; l’età dello Spirito, l’età ultima.

Il cui inizio era riconosciuto nel 1260, numero simbolico citato nel libro

PUTTI – Lezione 4
dell’Apococalisse (11,3; 12,6), prefiguratore di un tempo di concordia e
di pace.

19
19

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

Una teologia della speranza


In una prospettiva spirituale e religiosa la teologia di Gioacchino
da Fiore può essere vista come una teologia della speranza,
sotto forma di teologia dello Spirito, maturata nell’influenza
dell’apocalittica neotestamentaria. In una prospettiva salvifica,
invece, si deve attestare che la fede della Chiesa si è sempre
fondata sulla pietra angolare che è Cristo e su quanto la
testimonianza degli Apostoli e dei loro successori hanno
tramandato e custodito del suo insegnamento. Il Credo può
essere considerato l’esplicitazione con maggiore pregnanza
dell’azione di Dio.
PUTTI – Lezione 4

Cfr. J. RATZINGER, Introduzione al cristianesimo, 274.

20
20

10
Sono molteplici i temi teologici trattati e alcuni difficili da

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione
investigare, come per esempio, il tema dell’unità nella Trinità
affrontato nel Tractatus, da cui si evince l’ortodossia di
Gioacchino da Fiore nell’ambito della teologia trinitaria che non
presenta alcuna novità o approccio eterodosso. E. Buonaiuti
ritenne che
«La preoccupazione nettamente dominante negli scritti di Gioacchino non è
mai una preoccupazione teologica, bensì un puro intento morale ed
escatologico. Anche là dove egli muove in guerra contro i sistemi teologici del
suo tempo, tutti polarizzati verso una interpretazione gnoseologico-razionale
del mistero trinitario, egli non è mai sospinto dal proposito di contrapporre un
proprio sistema agli altri, bensì unicamente dal bisogno, più o meno
consapevole, di eliminare le interpretazioni che possano fare risultare i dettami
della fede incompatibili con le visioni panoramiche della sua filosofia della
storia»: E. BUONAIUTI, Gioacchino da Fiore, 209-210.

PUTTI – Lezione 4
Questo approccio sembra essere troppo positivista e
conservativo della teologia di Gioacchino da Fiore: volendo
salvaguardare in toto ogni espressione, non si può infatti separare
la teologia di un autore dall’uso che ne fa e dagli insegnamenti
che propone. 21
21

questioni
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione

Nella pneumatologia o nella trinitaria in sé, può essere


contestato a Gioacchino ciò che egli attribuisce alla Trinità
nel corso della storia, tanto che Herry Mottu, pur
volendone riabilitare la dottrina, afferma: «fu eterodosso
nell’uso della trinitaria e non nella dottrina stessa».
L’ermeneutica e il metodo di interpretazione della Scrittura
era affiancato dall’uso del metodo simbolico restituito alla
sua essenza. Questa prospettiva introduce un metodo
nuovo di interpretazione che, consapevole della distanza
esistente tra gli eventi biblici e la storia dell’uomo
medievale, e avvalendosi della storicizzazione delle
PUTTI – Lezione 4

immagini e degli eventi narrati, usa frequentemente


l’analogia. Tanto che lo indicherà come l’iniziatore della
storia del cristianesimo.

22
22

11
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Una tale fusione dell’ordine dei concetti simbolici e delle
riflessioni concettuali contenute nel messaggio biblico,
insieme all’applicazione delle valenze emozionali e
immaginifiche dei simboli stessi, renderà questa
interpretazione sempre aperta all’attualizzazione del
contenuto biblico, e riscoprirà l’ermeneutica originale
dell’inizio del cristianesimo. Non avendo l’intenzione di
addentrarci in una valutazione specifica su questo tema,
che esulerebbe dall’obiettivo tematico della nostra ricerca,
ci soffermiamo a valutare un esempio che fa al nostro caso
e che riguarda proprio la pneumatologia di questo autore.
Cfr. D.J. LECLERCQ , Cultura umanistica e desiderio di Dio, 70-86; 179-218.

PUTTI – Lezione 4
23
23

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

Gioacchino Da Fiore risale alle fonti pre-redazionali dei Vangeli,


riprende l’apocalittica ebraica e nel Tractatus super quatuor
Evangelia esalta la persona dello Spirito Santo, annunciato da Gesù;
tale esaltazione avviene in modo così enfatizzato da farlo apparire il
soggetto principale delle narrazioni evangeliche, sia dei sinottici che
del quarto vangelo.
Sarebbe lo Spirito ad essere annunciato da Gesù, il quale, invece, è
visto come preparatore; la figura di Gesù, profeta del Regno, è
identificata con la figura del Battista: la sua opera è sì nuova, rispetto
al passato, ma è vecchia rispetto all’avvenire.
Gesù infatti non fa che annunziare l’età della pienezza dello Spirito.
Questa prospettiva di lettura dei vangeli mostra come si sia di fronte
ad una esasperazione dei testi che, peraltro, tradisce la verità in essi
contenuta; ne sono esempio l’analogia tra Gesù e il Battista, la nuova
iniziativa storica che si instaura sotto la signoria dello Spirito, la
simbolizzazione della figura di Elia profeta e, infine, il tempo della
PUTTI – Lezione 4

pienezza, contrapposto a quello dell’attesa.


Ciò va tenuto presente, nonostante lo studio di Crocco che ha voluto
interpretare cristologicamente la pneumatologia di Gioacchino da
Fiore, cfr. A. CROCCO, «L’Età dello Spirito», 728-742.
24
24

12
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Le persone divine anticipano l’esperienza storica, per
cui Gioacchino applica in modo prolettico questo
assunto trinitario alla sua idea della storia distinta in tre
età. Sarà l’applicazione del gioco dei parallelismi, tanto
nell’ermeneutica quanto nella teologia della storia, a
metterlo in errore;
infatti, le tre persone divine vengono riferite ai tre
ordini di simboli e ai tre stadi del mondo,
allontanandosi dalle posizioni teologiche tradizionali;
egli ritenne, infatti, di poter dedurre la storia del
mondo dal mistero trinitario, ma così facendo andò a

PUTTI – Lezione 4
configurare il mistero trinitario alla logica della storia.

25
25

Lo Spirito Santo nella


Tradizione Latina del
secondo millennio

Una novità
nel metodo della concordia
H. Mottu attribuisce a Gioacchino da Fiore una novità riguardo
al suo metodo della concordia, affermando che in esso si può
riconoscere una storicità radicale della Scrittura. Il testo sacro
restituisce il fondo arcaico della profezia apocalittica ed
introduce una visione che tenga conto della storia dei testi
considerati nell’ottica dell’effusione dello Spirito;
Gioacchino ha messo in relazione – quindi in armonia e
concordia – tre aspetti della Scrittura:
lettura, allegoria e tipologia
nel tentativo, per forza di cose complesso, di concordare i tre
PUTTI – Lezione 4

centri ermeneutici e storici delle tre età. Per questo Mottu


ritrova nella storia e nel carattere rivelativo della Parola di Dio
accolta nella storia stessa il fondamento dell’insegnamento
dogmatico di Gioacchino.
26
26

13
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Sembra giusto ricordare, però, che dopo Gioacchino da Fiore
anche Bonaventura da Bagnoregio volle riprendere questi
contenuti e rileggerli in chiave cristologica. Secondo J.
Ratzinger si deve porre l’accento sull’apertura mostrata
dall’autore dinanzi all’autorevolezza della storia quale luogo
privilegiato per la comprensione della Rivelazione e
dell’economia salvifica al fine di rendere comprensibile il
presente ed il futuro della Chiesa a partire dal suo passato.
San Bonaventura, nel proporre la propria teologia della
storia, vuole contrapporre Antico e Nuovo Testamento:
«Antico e Nuovo Testamento si rapportano l’uno all’altro
“come albero ad albero, come lettera a lettera, come seme a
seme. E come l’albero ha origine dall’albero, il seme dal seme
e la lettera dalla lettera, così anche il Testamento dal

PUTTI – Lezione 4
Testamento”».
SAN BONAVENTURA, Collationes Hexaëmeron, XV, 22, 401b; J. RATZINGER, San
Bonaventura, 43-46.

27
27

Latina del secondo millennio


Lo Spirito Santo nella Tradizione

In questa lettura comparata l’obiettivo di Bonaventura


sarà quello di conoscere l’avvenire: per poter cogliere le
profezie contenute nella Rivelazione ed affrontare il
tempo presente, è necessario mettersi in ascolto. Non ci
troviamo dinanzi ad un approccio apocalittico, siamo
dinanzi ad un modo differente di affrontare il presente,
che non intende cioè privarlo della ricchezza del passato.
Bonaventura vorrà porre in chiave cristocentrica una
lettura della Rivelazione e della storia per ricostruire una
continuità tra passato, presente e futuro della vita
cristiana. La teologia di Bonaventura supererà i limiti del
gioachimismo e orienterà i suoi contemporanei a valutare
PUTTI – Lezione 4

con equilibrio il valore della Scrittura nel divenire della


storia.

28
28

14
Lo Spirito Santo nella
Tradizione Latina del
secondo millennio
L’uso del termine “avvenire”
va inteso nel senso neotestamentario ed evangelico di Mt 16, 1-12.

Gioacchino da Fiore, ritenendo di poter dedurre la storia


del mondo dal mistero della Trinità e riferendo le tre
persone divine ai tre ordini di simboli e ai tre stadi del
mondo, si avviò ad una comprensione pericolosa della
Trinità:
«Vi sono due modi egualmente micidiali di separare
Cristo dal suo Spirito: sognare un regno dello Spirito
che porterebbe al di là di Cristo, immaginare un Cristo

PUTTI – Lezione 4
che riporterebbe sempre al di qua dello Spirito».
H. DE LUBAC, Esegesi medievale, 558.

29
29

Lo Spirito Santo nella


Tradizione Latina del
secondo millennio

Sogno di cambiamento
Gioacchino volle cercare nell’età dello Spirito il momento
favorevole per la realizzazione del proprio sogno di svolta,
al centro della storia dell’umanità: si tratta, secondo H.
Mottu, che segue quanto già osservato da E. Bloch, della
realizzazione di un ideale, che chiama sogno desto nel
quale si persegue la costruzione di un avvenire migliore, un
sogno possibile ripartendo da ciò che dia una speranza
credibile.
Ecco che la teologia scompare dinanzi all’attualizzazione
concreta di un ideale. Qui la prassi sorpassa i principi
PUTTI – Lezione 4

teologici scegliendo di superare il Cristo nell’attesa di uno


Spirito che liberi l’uomo innalzandolo ad una sapienza
elevante ed alla conoscenza della ‘verità tutta intera’. Cfr.
H. MOTTU, La manifestazione dello Spirito, 258.
30
30

15
Lo Spirito Santo nella
Tradizione Latina del
secondo millennio
Se il passaggio tra teoria e prassi è stato breve, l’effetto invece è stato
durevole: «Per cui una volta che lo Spirito si separa da Cristo nel cuore e
nella mente degli uomini, può avvenire qualsiasi cosa. […] È proprio
questo ciò che hanno chiaramente intuito i due principali Dottori del
tredicesimo secolo Bonaventura e Tommaso d’Aquino».

Più che di un passaggio si è trattato di un rovesciamento dei contenuti


cristologico-pneumatologici: l’attesa di una pienezza, di una perfezione
e di una libertà, data dallo Spirito, viene a dare compimento
all’incompletezza del presente e del passato.
H. DE LUBAC, La posterità spirituale, II, 498. In questa appendice del 27
vol. dell’Opera Omnia, H. De Lubac esprime con determinazione la
propria posizione sulla teologia pneumatologica di Gioacchino da Fiore
e sulle posizioni della teologia scolastica a suo riguardo, che non è stata
considerata con egual rilevanza da H. Mottu.

PUTTI – Lezione 4
31
31

Lo Spirito Santo nella


Tradizione Latina del
secondo millennio

H. MOTTU, La manifestazione dello Spirito, 257-258.

• «È chiaro: se lo Spirito serve a superare “la crisi del regno del


Figlio”, se inoltre il rapporto tra Cristo e lo Spirito, in ultima
analisi, coincide con la relazione ermeneutica littera/spiritus
(vista nell’ottica della promessa e del compimento), se infine
l’opera di simbolizzazione (Elia) fa uscire il gioco delle
appropriazioni fuori dai limiti dell’ortodossia, ciò significa che lo
Spirito, invece di confermare il nesso del Padre con il Figlio e
quello dei credenti con Dio (nexus Patris et Filii o vinculum),
rappresenta l’istanza teologica suprema e forse indipendente
dell’avvento di una Chiesa spirituale sulle soglie della terza
PUTTI – Lezione 4

età»:

32
32

16
Lo Spirito Santo nella
Tradizione Latina del
secondo millennio
Un terzo stato
Tertius ergo status erit Ci sarà dunque un terzo stato
circa finem seculi verso la fine del secolo:
iam non sub velamine litterae, già non più sotto il velo della lettera,
sed in plena spiritus libertate, ma nella piena libertà dello spirito,
cum quando,
evacuato et destructo annientato e distrutto
pseudoevangelio lo pseudo Vangelo
filii perditionis del figlio della perdizione,
et prophetarum eius e dei suoi profeti
hi qui ad iustitiam erudient multos coloro che istruiranno molti
erunt sicut splendor firmamenti nella giustizia saranno come

PUTTI – Lezione 4
et quasi stellae lo splendore del firmamento
in perpetuas eternitates. e quasi stelle per tutta l’eternità.

33
33

Lo Spirito Santo nella


Tradizione Latina del
secondo millennio

In tale visione il ruolo degli eletti si colloca proprio come


punto di unione: nell’Ecclesia spiritualis gli uomini spirituali,
che sono prescelti, rappresentano l’anello di congiunzione
tra la seconda e la terza età.
L’ordine monastico, voluto da Gioacchino da Fiore
rappresenta e sintetizza le diverse visioni bibliche dei
messaggeri del millennio, riconosciuti come realizzatori delle
potenzialità spirituali del cristianesimo.
L’aspetto settario di uomini prescelti ed unici detentori della
verità, perché aperti all’azione libera dello Spirito, rende
l’esperienza di questi monaci, agli occhi dei loro
contemporanei, come una provocazione pericolosa.
PUTTI – Lezione 4

34
34

17
Lo Spirito Santo nella
Tradizione Latina del
secondo millennio
La cronotassi, cioè la disposizione del tempo che
Gioacchino aveva ordinato, spaventava: si aveva
timore che i viri spirituales potessero avvalersi
dell’imminenza del tempo dello Spirito per
rivoluzionare l’ecclesiologia costituitasi nella storia.
Se il linguaggio degli scolastici era così competente ed
era rivolto ad un uditorio specializzato, diversamente il
linguaggio monastico, per la sua immediatezza e la sua
forma battagliera, si rivolgeva a quanti ricercavano una
vita spirituale più autentica e, perciò, era più temuto

PUTTI – Lezione 4
perché poteva suscitare una contestazione in grado di
mettere in difficoltà intere strutture istituzionali.

35
35

Lo Spirito Santo nella


Tradizione Latina del
secondo millennio

L’attesa di una età dello Spirito, alla fine dell’età del Figlio,
rompeva, come ritenne Chenu, l’unità dell’intera economia
salvifica dell’Incarnazione:
Abbiamo di proposito trascurato un’ulteriore ripartizione e
specificazione della storia, stabilite a partire
dall’appropriazione a ciascuna delle persone della Trinità:
l’era del Figlio, inaugurata dall’Incarnazione, l’era dello
Spirito realizzatore della promessa del Figlio.
Questa visione nuova costruita su elementi solidamente
tradizionali, e già enunciata dai più perspicaci Padri della
Chiesa, presenta una profonda consistenza teologica; ma ci
allontana decisamente dalle categorie storiche e noi, nel
PUTTI – Lezione 4

secolo XII, non potremmo fare altro che enunciarne dei


testimoni espliciti, tra l’altro di alta qualità, e con mentalità
allora completamente opposte, Rupert di Deutz, negli
ambienti monastici conservatori, e Anselmo di Havelberg,
negli ambienti canonici innovatori. 36
36

18
Lo Spirito Santo nella
Tradizione Latina del
secondo millennio
Ma questa visione teologica dell’economia assumerà presto,
nell’ultimo quarto di secolo, a causa di una indebita
estrapolazione operata da Gioacchino da Fiore, un valore
storico considerevole, riducendo concretamente negli spazi
cronologici i dati biblici originali. Si sa quale seducente e
sconcertante elucubrazione ha condotto Gioacchino e i suoi
discepoli a considerare l’epoca dello Spirito come quella
destinata a succedere prossimamente a quella del Figlio,
decisamente finita e chiusa. Questo significa infrangere
l’unità dell’economia dell’Incarnazione e danneggiare il
tempo della Chiesa. L’Evangelismo degli anni 1200 troverà
proprio lì, in mezzo ai valori autentici, un fermento di
corruzione che costituirà il travaglio, per più di un secolo,
delle generazioni degli “Spirituali”. Occorreva almeno

PUTTI – Lezione 4
menzionare, nelle diverse teologie della Storia, questa
concezione letteralmente rivoluzionaria.
M.D. CHENU, La Théologie au Douzième Siècle, 81-82
37
37

Lo Spirito Santo nella


Tradizione Latina del
secondo millennio

Siamo dinanzi ad un elemento di


indebolimento della pneumatologia che si
presentò agli occhi della Scolastica con delle
affermazioni inaccettabili, che non vennero
ricercate né confutate per il loro contenuto
perché certamente sembrò più preoccupante la
deriva ecclesiologica e cristologica che una tale
impostazione avrebbe potuto provocare.
PUTTI – Lezione 4

38
38

19
Lo Spirito Santo nella
Tradizione Latina del
secondo millennio
Questa eredità — che non è tanto di Gioacchino, ma
degli Spirituali che a lui si rifacevano — ha
rappresentato, nell’età successiva, la motivazione di
una crisi di obiettività sul ruolo dello Spirito in
ambito teologico; la pneumatologia sarà studiata in
modo assai diverso nelle accademie e nei monasteri.
Una impostazione bipartita, invece di moltiplicare i
contenuti ed i confronti, favorì uno studio limitato
degli argomenti correlativi o dipendenti al tema
dell’azione dello Spirito; un esempio può essere dato
dall’ascetica e mistica, separate fra loro e divise anche

PUTTI – Lezione 4
dalla teologia spirituale.

39
39

Lo Spirito Santo nella


Tradizione Latina del
secondo millennio

La condanna del Lateranense IV


La condanna delle sue posizioni teologiche fu resa pubblica dal
Concilio Lateranense IV del 1215: DH, 803.
Condanniamo, quindi, e riproviamo l’opuscolo o trattato che l’abate
Gioacchino ha pubblicato contro il maestro Pier Lombardo sulla
unità o essenza della Trinità, dove lo chiama eretico e stolto, per
aver detto nelle sue Sententiae: “Vi è una realtà suprema che è il
Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ed essa né genera, né è generata,
né procede”. [...] Ma egli ritiene che questa non è vera e propria
unità, bensì qualcosa di collettivo e analogico come quando si dice
che molti uomini sono un popolo e che molti fedeli sono una
chiesa, secondo l’espressione della Scrittura: “la moltitudine di
PUTTI – Lezione 4

coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un’anima
sola” (At 4,32) [...]. In realtà, egli dice, i fedeli del Cristo non sono
una cosa sola, cioè una realtà comune a tutti, ma essi sono uno
perché formano una sola chiesa a causa dell’unità della fede
cattolica e finalmente un solo regno per l’unità indissolubile della
carità. 40
40

20
Noi, con l’approvazione del sacro concilio universale, crediamo e

Lo Spirito Santo nella


Tradizione Latina del
secondo millennio
confessiamo, con Pietro Lombardo, che esiste una sola realtà
suprema, incomprensibile e ineffabile, la quale è veramente
Padre, Figlio e Spirito Santo, le tre persone insieme, e ciascuna di
esse singolarmente. In Dio, quindi, vi è solo una Trinità, non una
quaternità, poiché ognuna delle tre persone è quella realtà, cioè
sostanza, essenza o natura divina, la quale soltanto è principio di
tutte le cose, e fuori della quale non si può trovare nient’altro.
Chiaramente la difesa dell’ortodossia di Pietro Lombardo e la
condanna delle opinioni di Gioacchino misero in chiaro la
posizione della Chiesa istituzionale. Resta però indiscusso il
riconoscimento della volontà dell’Abate florense di sottoporre al
giudizio della Sede Apostolica tutti i suoi scritti. Va ricordato
altresì che le opere, pubblicate dopo la morte dell’Abate,

PUTTI – Lezione 4
arrivarono alla cattedra degli esperti per mediazione di terze
persone non sempre disinteressate, come nel caso del minorita
Gerardo di Borgo San Donnino, il quale scrisse il suo Liber
Introductorius in Evangelium Aeternum e lo inserì, come
commento all’edizione delle opere di Gioacchino. DH, 804. 41
41

Lo Spirito Santo nella


Tradizione Latina del
secondo millennio

La visione di Giocchino aveva delle priorità


dottrinali equivoche:
la pretesa di introdurre in divinis una ‘sostanza’,
oltre le Persone della Trinità,
introducendo un principio di quaternità,
al fine di fuggire i pericoli dell’arianesimo e del
sabellianesimo che predicavano l’assoluta
uguaglianza delle persone ed il riconoscimento
della trinità delle sostanze divine.
PUTTI – Lezione 4

42
42

21
Lo Spirito Santo nella
Tradizione Latina del
secondo millennio
A riguardo di quest’opera i censori parigini sottolinearono ben 31
proposizioni erronee. In seguito, la seconda condanna verso
l’Abate florense fu portata avanti nel 1255 da Alessandro IV, che
riconobbe eterodosso il libro della Concordia di Gioacchino.L’eco
degli insegnamenti di Gioacchino da Fiore si ritrovò in molti
movimenti e gruppi religiosi che si andavano costituendo
durante il XIII secolo.
La teologia scolastica prese le distanze dalla teologia gioachimita,
ma lo fece a volte in modo implicito. L’orientamento però aveva
obiettivi differenti per ciascun autore.
«È merito del Benz aver posto magistralmente in luce la dichiarata ed
esplicita opposizione di san Tommaso a Gioacchino da Fiore ed al
Gioachimismo. (Cfr. E. BENZ, Joachin Studien. III, in Zeitschrift fur

PUTTI – Lezione 4
Kirchengeschichte, 53/1934, 52-116). (…) esso risalta in tre quaestiones
della Summa teologica (II,1qq.106-108) da lui poste in luce, in maniera
nitidissima: egli ne rifiuta il falso profetismo, la teoria delle tre età,
l’idea infine di una età dello Spirito Santo»
R. MANSELLI, La “Lectura super Apocalipsim”, 130-131. 43
43

Lo Spirito Santo nella


Tradizione Latina del
secondo millennio

concludendo
• Attorno a tali valutazioni teologiche si può notare il
passaggio e le differenziazioni tra la teologia monastica e
quella scolastica: gli scolastici infatti, osservando lo
spostamento della riflessione pneumatologica sui temi
della vita di grazia, iniziarono ad utilizzare i dinamismi
della vita teologale descrivendola con concetti assoluti,
senza partire più dall’aspetto esperienziale della relazione
tra l’uomo e Dio.
• Pian piano, invece di parlare dell’azione dello Spirito nella
vita dell’uomo, si avvalsero del tema della grazia increata,
PUTTI – Lezione 4

attuando una sistematizzazione analitica dell’agire di Dio


e delle disposizioni dell’uomo con una terminologia
astratta, che contribuì all’indebolimento della
pneumatologia in favore del trattato de Gratia.
44
44

22
Latina del secondo millennio
Lo Spirito Santo nella Tradizione
Bibliografia
• Per la Lettura
MOTTU H., La manifestazione dello Spirito secondo Gioacchino
da Fiore, Casale Monferrato 1983, 9-68; 245-276.
GRUNDMANN H., Studi su Gioacchino da Fiore, Genova 1989, 98-
119.
BLOCH E., Il principio speranza, Milano 2005, 99-125.

PUTTI – Lezione 4
PUTTI A.M., Il difficile recupero dello Spirito, Roma 2016, 69-98.

45
45

23