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Costantino Nella Storiografia Italiana Su Roma in Enciclopedia Costanti...

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Costantino Nella Storiografia Italiana Su Roma in Enciclopedia Costantiniana

Costantino nella storiografia italiana


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Enciclopedia Costantiniana (2013)


di Federico Santangelo
Costantino nella storiografia italiana su Roma
Sommario: LEnciclopedia Italiana Santo Mazzarino Salvatore Calderone
Arte, diritto, storiografia Due imprese collettive Sviluppi recenti
Costantino e il suo tempo rappresentano banchi di prova fondamentali per il farsi
della disciplina storica in Italia. Bastino due esempi, di diversa natura e portata:
lopera di Lorenzo Valla sullautenticit della donazione di Costantino e lindagine
con la quale Scipione Maffei prova la falsit della tradizione, allepoca accettata
anche dal papato e dallimperatore, che attribuisce a Costantino la fondazione
dellordine costantiniano1 . La rilevanza di queste controversie filologiche coesiste,
per, con un dato di lungo periodo: Costantino , sino a tutto il primo quarto del
Novecento, un tema periferico nel campo degli interessi della storiografia italiana.

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Periferico, anche se non trascurabile.


Gli studi su Costantino nella storiografia dellOttocento italiano sincentrano
prevalentemente su aspetti particolari e sulla discussione di problemi
interpretativi ben definiti. Non esistono sintesi paragonabili alla grande opera di
Jacob Burckhardt2. Uneccezione rappresentata dalla monumentale monografia
di un polemista gesuita di origine catalana, ma vissuto per lo pi in Italia, Francesc
Gust (Francesco Gusta, 1744-1816)3. La discussione muove dallassunto della
grandezza di Costantino e dal suo fondamentale contributo allascesa del
cristianesimo, ma ambisce a offrire una valutazione serena e criticamente
informata, disposta a riconoscere anche le mancanze dellimperatore. Gusta pu
contare su unampia conoscenza delle fonti primarie e unapprezzabile familiarit
con il dibattito storiografico dellepoca, da Gibbon a Tillemont. La sua lettura ,
per, rigida e unidimensionale. Costantino viene presentato come un imperatore
saggio e moderato, che si converte al cristianesimo durante la battaglia di ponte
Milvio e informa la propria azione di governo a principi rigorosamente cristiani,
scegliendo per di non rivelarli immediatamente per ragioni di opportunit
politica. I suoi nemici e oppositori sono immancabilmente divorati dallambizione
e condotti sulla cattiva strada dalla superstizione pagana. Molta parte della
discussione di Gusta dedicata al ruolo, che si vuole attivissimo quanto illuminato,
dellimperatore nella gestione del concilio di Nicea.
In un quadro in cui mancano discussioni dinsieme intellettualmente ambiziose e
in cui il dibattito appare in generale pi arretrato di quanto sia in altre tradizioni
storiografiche, alcuni studi di dettaglio meritano comunque attenzione.
Lantiquario Celestino Cavedoni (1795-1865) si occupa della comparsa di motivi
cristiani sulla monetazione di Costantino, reagendo alla tesi secondo la quale i temi
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del suo regno4. Riprendendo una suggestione di Joseph Hilarius Eckhel, sostiene
che le legende pagane scomparvero gi dal 323. Lapparizione di temi cristiani
sarebbe per successiva alla fondazione di Costantinopoli. Le tesi di Cavedoni sono
contrastate da Raffaele Garrucci (1812-1885) in uno studio che apre una polemica
serrata: secondo Garrucci, il numero di monete ascrivibili a Costantino sarebbe ben
pi elevato e i simboli cristiani apparirebbero sulle sue monete prima del 3305.
linizio di una disputa che prosegue sino alla morte di Cavedoni e coinvolge anche
Giovan Battista De Rossi (1822-1894)6.
Amedeo Crivellucci (1850-1914), uno storico che dedica la maggior parte dei
propri studi al rapporto fra Stato e Chiesa nellalto Medioevo da un punto di vista
anticlericale, si occupa tangenzialmente anche dellet costantiniana: in particolare
della storicit delleditto di Milano, che egli difende contro le tesi di Otto Seeck, e
dellaffidabilit storica della Vita Constantini di Eusebio7. Egli sostiene che alcuni
documenti citati come autentici nellopera di Eusebio, quale leditto ai provinciali
della Palestina e la lettera al re di Persia, siano in realt falsi. Tali argomenti si
fondano su precise considerazioni linguistiche e stilistiche, che testimoniano
ladesione di Crivellucci a un metodo rigorosamente filologico. La tesi solleva un
ampio dibattito nellambito della storiografia tedesca, ricevendo le adesioni
(seppur in diversa misura) di studiosi come Theodor Mommsen, Victor Schulze,
Otto Seeck e dello stesso Burckhardt8. Crivellucci si occupa anche di altri aspetti
dellepoca costantiniana: in uno studio di grande impegno sul monogramma e sul
labaro che apparvero sugli scudi dellesercito di Costantino al ponte Milvio,
sostiene che si tratti di simboli pagani e non cristiani, dato che nel 312 Costantino
non ha ancora aderito al cristianesimo; saranno i cristiani ad appropriarsi, dopo la
vittoria di ponte Milvio, di emblemi che hanno ampia circolazione in ambito
pagano. Invece di un Costantino che attribuisce al dio dei cristiani la propria
vittoria, vediamo qui i cristiani attribuire al loro dio la vittoria di Costantino e
iscrivere limperatore e il suo esercito tra le loro fila9. Il filologo Augusto Mancini
(1875-1957) persegue una linea analogamente critica riguardo alla Vita eusebiana,
ispirata a unanalisi ancora pi marcatamente filologica, e anzi critico-testuale10.
Anchegli conclude che leditto ai provinciali e quello agli orientali costituiscano dei
falsi, ma ne attribuisce la paternit ad ambienti cristiani dai quali Eusebio
trarrebbe scientemente documenti spurii11.
Su posizioni molto distanti si colloca il grande erudito Pio Franchi de Cavalieri
(1869-1960), a lungo scriptor della Biblioteca Vaticana. Un suo lungo saggio del
1916 discute le modalit della sepoltura di Costantino e il contesto topografico e
monumentale nel quale essa ha luogo12. Il contributo sottintende una discussione
pi generale dei riti funerari nella tarda antichit, che si legge in filigrana nelle
ricchissime note a pi di pagina La discussione si estende anche alla sepoltura della
santa imperatrice Elena, che Franchi de Cavalieri pone a Roma, sulla via
Labicana. Egli scrive dal punto di vista di uno studioso cattolico, che non esita a
definire il paganesimo come idolatria, mostrando comunque una lucida
consapevolezza del carattere composito della societ dellepoca costantiniana, un
contesto non pienamente cristianizzato, nel quale le onoranze funebri al primo
imperatore cristiano rappresentano un problema politico. Lerudito ritorner su
altri problemi costantiniani in due notevoli lavori scritti negli anni Trenta, ma
pubblicati in volume soltanto nel 1953: uno sulla visione di ponte Milvio e uno
sullattribuzione a Eusebio della Vita Constantini13. Nel primo saggio, Franchi de
Cavalieri reagisce alla critica del racconto di Eusebio offerta da Henri Grgoire,
giungendo alla conclusione che allinizio della battaglia di ponte Milvio Costantino
decide di rimettersi alla protezione del dio dei cristiani, del quale riconosce
prontamente i meriti dopo la sua vittoria. La conversione sopraggiungerebbe
soltanto dopo il ponte Milvio. Anche il secondo saggio una risposta alle tesi di
Grgoire, in difesa dellattribuzione a Eusebio della Vita Constantini. Lo studioso
reagisce allassunto di fondo dellopera di Grgoire, che spiega la politica religiosa

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di Costantino e dei suoi rivali con una logica di potenza e di controllo sui territori
orientali dellImpero, abitati per lo pi da popolazioni cristiane: una
riproposizione del modello del Christianismus politicus burckhardtiano, al quale si
oppone, da un lato, la sincerit della conversione e, dallaltro la tesi secondo la
quale, allinizio del IV secolo, il cristianesimo sarebbe ampiamente diffuso anche
nelle province occidentali dellImpero.
A Costantino e al suo contributo alla vittoria del cristianesimo dedicato
lultimo capitolo della importante opera di Alfonso Manaresi (1881-1968) sulla
storia del cristianesimo sotto lImpero romano14. Manaresi, insegnante nel
seminario di Bologna, accusato di modernismo e censurato dalle autorit
ecclesiastiche nel 1910. Lasciato il sacerdozio alcuni anni dopo, avr poi una
fortunata carriera come autore di manuali scolastici15. Nel suo ampio quadro
storico, la fine delle persecuzioni dioclezianee e la politica di apertura perseguita
da Galerio e Costantino sono conseguenza della potenza spirituale e morale che il
cristianesimo ha guadagnato in secoli di oppressione. Costantino ha un ruolo
decisivo, e anzi rivoluzionario, e le sue intenzioni riguardo al cristianesimo sono
senzaltro sincere. Non bisogna per illudersi, secondo Manaresi, riguardo ai
motivi della sua conversione: egli un grande capo militare e politico, uomo
darmi e di sommaria coltura, animato dalla superstizione pi che da profondi
slanci religiosi. Per questo, se pure Costantino sceglie di porsi sotto la protezione
del dio dei cristiani, la sua condotta non immune dallequivoco dei mezzi
termini, n egli sa informare la sua condotta ai dettami evangelici. Ci non toglie
che in lui si debba riconoscere il fattore principe della prosperit politica del
cristianesimo, liniziatore dei tempi nuovi.
Intorno al 1913, nellanniversario del cosiddetto editto di Milano, vi unintensa
produzione di opuscoli variamente celebrativi: brevi opere a carattere divulgativo
o moralistico, dinteresse pi ecclesiale che storiografico. Le migliori menti storiche
di quellepoca, peraltro, si misurano con altri periodi e altri temi: le origini di
Roma, il farsi dellItalia romana, la schiavit nel mondo antico. La voce su
Costantino nel Dizionario epigrafico, redatta da Ermanno Ferrero (1855-1906),
non offre che un rapido schizzo biografico e si occupa prevalentemente di
titolatura ufficiale 16. Il massimo storico di quel periodo, Gaetano De Sanctis
(1870-1957), un cattolico fervente, ma forse anche per questa ragione si
occupa soltanto occasionalmente della storia del cristianesimo antico e dellepoca
costantiniana. A lui si deve uno studio originale e di grande rigore sulla Historia
Augusta, che egli data allepoca di Diocleziano e Costantino, contro la tesi di
Hermann Dessau, che la ritiene una falsificazione pi tarda, composta verso la fine
del IV secolo17. Largomento e silentio che sottende questa convinzione di
carattere eminentemente storico: con Costantino lImpero attraversa una fase di
cambiamento profondissimo su tutti i piani, di unintensit paragonabile a quello
indotto dalla Rivoluzione francese; la Historia Augusta non recherebbe che tracce
sparse e incerte di tale metamorfosi politica, religiosa e culturale. Al di l di questo
problema significativo, ma particolare, De Sanctis non si occupa di Costantino che
tangenzialmente, e per lo pi in alcune delle numerose recensioni che pubblica
nella Rivista di Filologia e di Istruzione Classica nellarco di alcuni decenni. In una
breve nota su un opuscolo di Ernesto Maass sulle stele che Giustiniano rimosse da
Hagia Sophia e che originariamente sostenevano le immagini di imperatori e dei
pagani poste da Costantino nella basilica, egli osserva cursoriamente che queste
immagini erano una delle prove pi singolari delle concessioni che faceva alla
tradizione pagana il suo cristianesimo alquanto zoppicante18. In una discussione
del libro di Robert Grosse sugli ordinamenti militari del tardo Impero, De Sanctis
osserva che le riforme di Diocleziano e Costantino, che sostituiscono eserciti di
trincea con eserciti di manovra, pronti a intervenire sui fronti in cui la loro
presenza sia necessaria, sono tardive: gli eserciti stanziali hanno infatti ormai
perduto la prestanza e la sagacia tattica delle antiche legioni19. Nella splendida

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recensione alla Social and Economic History of the Roman Empire di Michael
Ivanovitch Rostovtzeff, egli esprime vari punti di dissenso, ma si trova in accordo
con lo storico russo sul fatto che le riforme di Diocleziano e Costantino non
portano ad alcuna soluzione dei gravi nodi sociali del terzo secolo e non aprono
certo una fase di democratizzazione o di riduzione delle gravi distanze fra i ceti
sociali20.
Nel 1932 una breve nota critica al libro di Andr Piganiol, Lempereur Constantin,
Paris 1932, parte dallassunto che la ricchezza desperienze del presente ha
fortemente giovato agli studi su Costantino, che rifuggono ormai sia da eccessi
confessionali sia da svalutazioni politicistiche; prosegue esprimendo una
preferenza per il libro di N. Baynes, apparso lanno precedente, Constantine the
Great and the Christian Church, London 1931; e si chiude suggerendo che il
volume di Luigi Salvatorelli (1886-1974) su Costantino il Grande, apparso nel 1928,
non sia inferiore allopera di Piganiol, anche se risente di unenfasi eccessiva sugli
aspetti religiosi21. Il giudizio forse ingeneroso verso Piganiol, che offre una
sintesi ampia e ragionata dellet costantiniana, non concentrata esclusivamente
sugli aspetti biografici. Lopera di Salvatorelli ha intenti diversi e pi modesti:
unagile sintesi biografica, senza note, scritta da uno dei pi acuti e originali storici
del cristianesimo del suo tempo, che negli anni Venti aveva per iniziato a
dedicarsi soprattutto al giornalismo e alla pubblicistica politica. Vi si incontrano
comunque spunti interpretativi di rilievo: una discussione dellaffermarsi del
principio dinastico alla fine della stagione tetrarchica; un riferimento al concetto
dellImpero come propriet personale da trasmettere ai figli; lidea secondo la
quale la tolleranza scelta inizialmente da Costantino fosse sufficiente in un
Occidente dove i cristiani erano ancora rari nantes in gurgite vasto; la tesi per
cui Costantino sarebbe stato inizialmente cultore di un dio supremo non
identificabile con quello dei cristiani; la necessit, pi ancora che la scelta, per
Costantino di essere coinvolto nelle dispute interne al cristianesimo; infine lipotesi
che la conversione al cristianesimo possa datarsi soltanto intorno al 320, con la
scomparsa del motivo del sole dalle monete di Costantino, dopo anni di politica
cristianofila sempre pi accentuata. Peraltro, anche dopo la sua evoluzione in
imperatore cristiano, Costantino non avrebbe perseguito una linea di imposizione
coatta del cristianesimo; al contempo, era convinzione profonda dellultimo
Costantino che la soluzione ai mali dellImpero potesse giungere soltanto dalla
protezione divina e dalla prosperit della Chiesa cattolica.
Peraltro, la lettura di Costantino proposta dal Salvatorelli era senzaltro pi ricca di
sfumature e innovativa di quella di Giuseppe Costa (1875-1949), un allievo di
Giulio Beloch, che pochi anni prima aveva pubblicato una storia del rapporto fra
religione e politica nellImpero romano, in cui la politica religiosa degli
imperatori veniva letta come un fenomeno per lo pi strumentale 22. Costantino il
sostenitore della religione monoteistica del padre, contro il paganesimo allora
riconosciuto come religione ufficiale; la sua lotta con Massenzio non un
momento dimportanza dirimente per lo sviluppo spirituale della civilt, ma lo
scontro fra due uomini politici di valore impari. La politica religiosa di Costantino
improntata a una ragionevole linea di tolleranza, che mira a rimediare ai pesanti
danni, anche economici, causati dalle persecuzioni. Verso la fine della propria vita,
per, Costantino avrebbe abbandonato la sua adesione al culto solare, in favore di
unadesione al cristianesimo, determinata dai pesanti rimorsi per i suoi gravi
delitti: la tesi avanzata in alcuni ambienti pagani viene cos accolta acriticamente.
Ladesione al cristianesimo avrebbe reso gli atti politici dellultima parte del regno
di Costantino meno lucida e coerente. La lettura di Costa ha, se non altro, il pregio
delloriginalit, e costituisce un tentativo di non leggere lopera di Costantino sotto
una luce meramente elogiativa. In questo, per, raggiunge anche esiti estremi, che
ne limitano fortemente il valore.

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LEnciclopedia Italiana
La voce su Costantino nellEnciclopedia Italiana redatta da Alberto Olivetti
(1890-1934), uno studioso pisano di origine ebraica, allievo di Achille Coen23. Si
tratta di una prudente e ordinata esposizione della biografia dellimperatore, con
alcune utili precisazioni interpretative: lascesa al potere del giovane Costantino
giustamente considerata come una forzatura del sistema tetrarchico; la sua linea
politica identificata nel rafforzamento del potere monarchico, gi avviato da
Aureliano e Diocleziano; della politica economica e monetaria si nota soltanto un
fiscalismo eccessivo24. La politica religiosa di Costantino letta nei termini di
una graduale evoluzione da un paganesimo aperto e tollerante a una adesione al
cristianesimo che si fa sempre pi chiara dopo il 312; la storicit delleditto di
Milano ribadita, contro Seeck e con Crivellucci. Il giudizio di fondo su quello che
viene definito lultimo grande imperatore romano positivo.
Una svolta di grande qualit nel panorama storiografico italiano segnata dalla
pubblicazione della voce su Roma in et imperiale di Arnaldo Momigliano
(1908-1987) nel ventinovesimo volume dellEnciclopedia, apparso nel 193625. In
questo saggio Costantino e il suo posto nella storia dellImpero sono discussi in una
prospettiva originale, che rifugge sia da facili modelli provvidenzialistici e
confessionali sia dalla riduttiva valutazione del Christianismus politicus del
Burckhardt. Costantino spiegato sullo sfondo della crisi del III secolo e della
vigorosa reazione pagana che contraddistingue quel periodo. Le tensioni della
storiografia dei decenni precedenti sono risolte in una formula brillante: il
cristianesimo conquista lanima e il senso di opportunit politica di Costantino.
Al contempo, questi inteso alla luce di tentativi precedenti di venire incontro alle
istanze cristiane e, insieme, di reagirvi: lemergere del monoteismo pagano e la
tendenza a sostituire il culto imperiale con una teoria del diritto divino a
fondamento del potere imperiale. Diocleziano un riformatore sistematico, anzi
geometrico; al centro della sua azione sta la preoccupazione di sistematizzare i
meccanismi della successione e ridurre al minimo i rischi dinsubordinazione degli
eserciti. Nessuno dei due obiettivi centrato, e lipotesi di un Impero su base
cristiana si profila come unalternativa ragionevole e desiderabile: a capirlo fra i
primi Galerio, che nellaprile 311 decreta la libert di culto per i cristiani.
Costantino opera, dunque, su un terreno gi preparato da altri. Momigliano non si
avventura nellesplorazione della sua psicologia e del debito che il suo
cristianesimo pu avere verso il monoteismo pagano; pragmaticamente, per,
riconosce che Costantino , dalla battaglia di ponte Milvio in poi,
fondamentalmente al servizio di Cristo. Al tempo stesso, lo studioso chiarisce
che il conflitto con Massenzio non ha come tema lapproccio verso il cristianesimo:
fra i due contendenti vi pieno consenso sulla necessit di assicurare la tolleranza.
Nel servizio a Cristo, Costantino ha, per, un compito gravoso da assolvere: egli si
attribuisce un ruolo decisivo nella risoluzione dei conflitti nellambito della Chiesa,
e la Chiesa cui deve fare fronte divisa riguardo alla prospettiva di una piena
integrazione con lo Stato imperiale26. Momigliano non d un giudizio enfatico o
entusiastico su Costantino: riconosce, tuttavia, il suo ruolo di pioniere del
cesaropapismo e stabilisce unanalogia fra la rapidit della sua campagna in
Italia del 312 e quella delle guerre napoleoniche 27. poi molto chiara la sua
valutazione su quale sia lo spostamento di equilibri fra Impero e cristianesimo: il
connubio voluto da Costantino ha successo, ma la sua vittoria passa per una chiara
prevalenza della nuova religione. La tensione e il conflitto sono per destinati a
durare: Stato e Chiesa assurgono al rango di autorit universali e la loro
coesistenza diviene ancora pi difficile di quanto gi fosse quella fra lo Stato
pagano e la comunit cristiana.
Momigliano attribuisce poi grande rilevanza agli interventi amministrativi di
Costantino, che nuovamente rivela una logica opposta a quella seguita un paio di

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decenni prima da Diocleziano: invece di dedicarsi al consolidamento delle


strutture provinciali, Costantino si occupa precipuamente di quelle centrali, con
particolare attenzione ai ranghi dellamministrazione finanziaria. La scomparsa del
corpo dei pretoriani parte di un piano pi generale, nel quale Roma cessa di
essere la capitale unica dellImpero, e la fondazione di Costantinopoli un
passaggio necessario nella costruzione di un cosmo imperiale rinnovato.
Momigliano sembra ritenere che lintento di Costantino sia quello di promuovere,
attraverso la fondazione di una seconda capitale, la piena riunificazione di un
Impero capace di risolvere cos la propria complessit. La nuova Roma, per, non
produce altro effetto che agevolare e offrire nuovi motivi alla divisione gi in atto
fra Occidente e Oriente; una divisione che presto si estende, contro le intenzioni di
Costantino, anche al cristianesimo stesso. La fondazione di Costantinopoli ha poi
un effetto secondario, che anchesso anticipa tendenze di lungo periodo. Essa
completa il processo di declino dellItalia nellambito dellImpero; al contempo,
per, apriva a Roma una prospettiva nuova come sede del grande centro di potere
e autorit religiosi rappresentato dalla corte papale 28. Momigliano afferma con
nettezza che tutti i caratteri fondamentali della storia del basso Impero, la sua
fisionomia, trovano precisa definizione nel regno di Costantino.
Non stupisce che, secondo la testimonianza di Momigliano stesso, Benedetto Croce
abbia molto ammirato questa voce in particolare fra le molte che Momigliano
scrisse per lEnciclopedia Italiana29. La discussione storica passa attraverso il
confronto preciso con nodi teorici e filosofici di lunga durata e di massima
importanza soprattutto per chi si trovava a lavorare e a scrivere nel clima
statolatrico degli anni Trenta. Momigliano definisce i termini del problema con
una precisione che non ne elude la gravit, senza al contempo indicare soluzioni
prescrittive: in questo senso, la sua discussione un modello di enciclopedismo.
Per gli intenti pi limitati della nostra lettura, basti sottolineare come lanalisi di
Momigliano abbia un grado di completezza, chiarezza e originalit che in Italia
nessun altro studioso aveva raggiunto prima30.
Santo Mazzarino
Il posto di Costantino nella storiografia italiana ridefinito, verso la met del
Novecento, dal contributo di Santo Mazzarino (1916-1987)31. Lo storico catanese si
dedica in pi occasioni a Costantino e il suo tempo, nellarco di un itinerario
scientifico e intellettuale pluridecennale; il suo interesse emerge chiaramente gi
in Aspetti sociali del quarto secolo, dove pure la discussione ha una struttura
tematica, impostata sullanalisi di sviluppi di lungo periodo32. In questopera si
ritrovano le linee di fondo dellinterpretazione dellet tardoantica di Mazzarino:
linteresse per i nodi della periodizzazione, e per il concetto stesso di basso
Impero; lidea secondo cui i testi fondamentali per linterpretazione di questo
periodo sarebbero la Historia Augusta e il De rebus bellicis; la centralit di alcune
grandi opposizioni storiche (moneta aurea versus moneta bronzea; civilitas versus
dimensione rurale). In Aspetti sociali si trova gi anche il nucleo
dellinterpretazione di Costantino come imperatore rivoluzionario, che ritorner
in altri contributi successivi. Mazzarino parla di una tendenza costantiniana
nella storia economica e monetaria del tardo Impero, che privilegia gli interessi
dello Stato rispetto a quelli della popolazione diffusa; e di una tendenza
giulianea, pi attenta al contenimento dellinflazione, pure in un sistema legato
alla monetazione aurea. Gli aspetti rivoluzionari della politica di Costantino sono,
per, letti entro una prospettiva in cui hanno grande peso anche i fattori di
continuit: le riforme militari di Costantino sono il compimento di tendenze
rivoluzionarie tipiche del III secolo, in cui Costantino il grandissimo esponente
di un fenomeno dalle grandissime proporzioni.
Le linee fondamentali dellinterpretazione di Mazzarino si riconoscono, e sono

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sviluppate pi distesamente, nella discussione che egli riserva a Costantino nella


sua opera sullImpero romano, lunica grande sintesi sulla storia imperiale
prodotta in Italia dopo larticolo di Momigliano nellEnciclopedia Italiana33. La
lettura di Costantino come figura dal forte profilo innovatore presentata in
termini ancora pi netti. Costantino viene interpretato quale figura rivoluzionaria,
e tutta la lettura che Mazzarino d di questo personaggio compresa sotto questa
categoria. La politica sulle immunit ecclesiastiche identificata come laspetto pi
nuovo e originale della strategia di Costantino: nei privilegi da lui garantiti alla
Chiesa vi il riconoscimento di una religione unitaria e leffetto collegato
lemergere di una classe unitaria di sacerdoti privilegiati. Accanto al
riconoscimento dimportanti principi di grande portata storica, vi anche spazio
per la dimensione dello scontro politico contingente: esprimere una chiara opzione
in favore di una Chiesa cattolica significa reagire duramente al donatismo
africano. Segnato questo punto di fondo, Costantino pu avviare un processo di
cristianizzazione che riguarda la monetazione come il diritto; la politica di Licinio
stava invece prendendo una direzione opposta, e la rottura della concordia fra i
due Augusti conduce presto a uno scontro, che Mazzarino spiega in primo luogo in
termini di dissenso religioso. La vittoria di Costantino permette il ritorno di una
monarchia terrena, che Mazzarino mette in relazione con lenfasi che egli pone
sulla natura divina della monarchia e sullunit della Chiesa. Il quadro non , per,
in tutto chiaramente definito: la posizione del potere di Costantino rispetto a
quello dei sacerdoti sfugge a facili riduzioni. Mazzarino enfatizza lespressione
episkopos ton ektos34 che egli intende letteralmente come vescovo di quelli di
fuori. Nella sua lettura, questa espressione sottende una distinzione precisa fra la
dimensione della Chiesa e quella del saeculum. Il vescovo dei laici, peraltro, non
perde occasione per ribadire la propria gratitudine al dio dei cristiani, e dunque ha
un interesse diretto negli affari della Chiesa. Per questa ragione Costantino pu
prendere parte al concilio di Nicea, in cui per non impone la propria volont. Le
sue convinzioni cristiane non vengono messe in dubbio; tuttavia, egli anche
consapevole dei propri doveri verso i propri sudditi pagani, come dimostrerebbe la
decisione di dotare Costantinopoli di templi pagani.
I capitoli precedenti dellopera di Mazzarino rappresentano un Impero in cui il
cristianesimo compie unimpressionante avanzata sin dalla met del I secolo:
Costantino rompe con una tradizione che ha sino a questo momento tentato di
dare forma pagana a un Impero largamente cristiano. Per tale motivo egli merita la
definizione di rivoluzionario, che si applica non soltanto alla dimensione
religiosa, ma anche a quella economica: la riforma monetaria, con il superamento
del denarius e lavvento dellaureus come moneta di riferimento. Lo Stato cessa di
difendere la moneta divisionale, quella dei vilia commercia, e riserva ai detentori
di moneta aurea un potere straordinario. Enormi masse sono ridotte alla rovina.
Questo rovescio sociale porta dunque a una politica dei prezzi apertamente
dirigistica per i decenni a venire, nel tentativo di contenere linflazione. Se la
valutazione degli effetti della riforma costantiniana chiara e precisa, non sono
altrettanto chiari i motivi che conducono a una riforma tanto radicale, n vengono
illustrate le intenzioni che portano Costantino a scegliere una linea di discontinuit
cos netta rispetto al passato. Mazzarino sottolinea che nel tardo Impero lo Stato si
regge su una struttura gerarchica, che discrimina fra detentori di ricchezza e
humiliores, gruppi sociali fra i quali non esiste la possibilit di una mobilit. Non
appena si interrompe la dinamica dello scambio fra denarius e aureus che tipica,
in varia misura, dellepoca imperiale, la prevalenza della moneta aurea su quella di
rame segna la fine di ogni prospettiva di mobilit sociale. Nella societ che prende
forma dalle riforme costantiniane, le differenze di ceto sono profondamente
radicalizzate: si profila una struttura piramidale, in cui si accentua anche il divario
fra citt, sede dei ceti che hanno il controllo della moneta aurea, e campagna, in cui
prevale la dimensione delleconomia di scambio35. Costantino sa leggere questo

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mutamento sociale e lo sfrutta per creare una nuova classe dirigente,


prevalentemente urbanizzata, utilizzabile nella burocrazia dellImpero; la riforma
della Chiesa, per, orienta molti uomini di talento verso la carriera ecclesiastica.
Anche lintervento di Costantino sullorganizzazione militare dellesercito
improntata a criteri rivoluzionari: rotta la tradizione che tiene i soldati lontani in
armi per ventanni, dunque tra esercito limitaneo e comitatense.
Questa lettura di Costantino ha implicazioni pi generali per linterpretazione e la
periodizzazione della storia dellImpero. Se, da una parte, la dicotomia fra
principato e dominato, prevalente nella storiografia a quellepoca, va accolta,
occorre dallaltra precisare due punti significativi: la distanza fra Diocleziano e
Costantino pi profonda di quanto si pensi; al contempo, nella vicenda di
Costantino e del basso Impero pi in generale, sopravvivono cristallizzate le
forme storiche del principato; con Costantino si ha una rivoluzione, ma in essa si
fossilizzano, e fossilizzate vivono, tutte le grandi esperienze del principato.
Costantino non dunque soltanto la figura pi profondamente innovatrice del
mondo antico, ma una figura che offre fondamentali opportunit ermeneutiche,
perch permette di vedere attributi fondamentali dellImpero attraverso la vicenda
e le scelte di un individuo straordinario.
Non sorprende che la riflessione di Mazzarino su Costantino e il suo tempo
prosegua ben oltre la redazione della grande sintesi del 1956. Riflettere su
Costantino e le interpretazioni moderne della sua opera significava anche
ragionare intorno a problemi pi generali di metodo storico, e di storia della
storiografia. In La fine del mondo antico, la lettura di Costantino come figura
rivoluzionaria si rivela un utile strumento euristico per la comprensione del
mondo antico e del suo declino36. Costantino violentemente contestato nella
cultura pagana dei vecchi ceti tradizionalisti, che trova il suo portavoce pi
lucido nellanonimo autore del De rebus bellicis, con la sua forte critica della
riforma monetaria e della riorganizzazione dellesercito, riassunta mirabilmente
nella formula secondo cui nei tempi che veramente erano doro loro non circolava
(II 8-9)37. Mazzarino ha un forte interesse verso gli storici pagani, che offrono una
lettura critica dellavanzata del cristianesimo: Zosimo pone al centro del proprio
orizzonte la decadenza di Roma e ritrae Costantino come un imperatore esoso e
responsabile di gravissimi crimini; i delitti del 326 coincidono con lassunzione
dellempiet cristiana. Egli resta peraltro una figura centrale per gli studiosi che si
concentrarono sulla difficile vicenda del declino dellImpero. Flavio Biondo
ipotizza che lo spostamento della capitale da Roma a Costantinopoli possa essere
stata la causa remota della decadenza dellImpero e che la Provvidenza divina
abbia avuto un ruolo decisivo nel determinare le decisioni di Costantino. Lopera di
Lorenzo Valla sulla donazione di Costantino fu accompagnata da una riflessione
critica sui fondamenti del potere imperiale, che radicato nella violenza. Il suo
corollario che Costantino non ha alcun diritto sul popolo romano; la critica alla
donazione si traduce dunque in una critica anticesarea. Una parte importante
della discussione del Mazzarino risiede nella rivalutazione dellopera di Johannes
Lwenclaw (Lovenclavio), che nel 1576 aveva pubblicato una Apologia in difesa di
Zosimo e del suo giudizio ostile nei confronti di Costantino. I capi di accusa che
Zosimo rivolge allimperatore cristiano sono sostanzialmente confermati. Proprio il
riconoscimento di questi aspetti profondamente critici permette poi una
valutazione storica del personaggio, della sua personalit e delle sue politiche. Nel
Lwenclaw sono presenti gli incunaboli della questione costantiniana, che si
riproporranno poi in tutta la storiografia moderna.
Nella sua esplorazione dellet costantiniana, Mazzarino va dunque alle radici della
storiografia moderna. Gli esiti di quellindagine si ritrovano anche in alcuni saggi
pubblicati in Antico, tardoantico ed ra costantiniana. Mazzarino riconosce nel
lavoro del Burckhardt latto fondativo degli studi moderni su Costantino e vi

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attribuisce il merito di avere offerto un quadro dinsieme che nessuno ha prima


tracciato con pari chiarezza38. Le radici ideologiche e storiografiche di quella
riflessione sono per profonde. Il modello del Christianismus politicus, che riduce
la conversione a una mossa politica, non nuovo: gli storici di Jena Burkhard
Gotthelf Struve e Johan Christian Hesse lo hanno gi declinato in una
dissertazione del 171339. Burckhardt lo riprende, derivandolo probabilmente da
Johann K. Manso, e lo inquadra entro una cornice interpretativa pi ambiziosa40.
Limmagine di un Costantino irreligioso coesiste, peraltro, con quella di Costantino
uomo di genio. Il lavoro del Burckhardt su Costantino , per un verso, legato alla
pi ampia riflessione sul corso della storia universale e, per laltro, alla riflessione
sul potere, che Burckhardt tiene sempre a isolare dallinteriorit e a connotare
idealmente come male. Per Mazzarino, inoltre, riflettere sul Burckhardt
significa anche riflettere sulla periodizzazione del basso Impero e della tarda
antichit: non un caso che la raccolta di saggi del 1974 si apra proprio con la
riflessione sul libro del Burckhardt e sul concetto di et costantiniana che esso
introduce nel dibattito quello di unepoca rivoluzionaria.
Altri saggi della raccolta discutono aspetti specifici dellepoca costantiniana.
Mazzarino sostiene lautenticit della Oratio ad Sanctorum Coetum, sottolineando
lenfasi con la quale rievocata la durezza della guerra di religione recentemente
vinta contro Licinio41. Il problema poi discusso nel quadro della concessione del
ius Italicum a Costantinopoli, che sottolinea una continuit delle strutture sacrali
della citt con quelle di Roma; il suolo provinciale della citt assimilato a quello
italico. Le conseguenze di tale processo giuridico sulla storia della Seconda
Roma sono profonde42. Il problema storico dellera costantiniana, i cui termini
cronologici vanno ben oltre il regno di Costantino, ha peraltro una forte
connotazione giuridica: il confronto e il conflitto tra la tradizione giuridica romana
e la lex dei cristiani, e la necessit, per un Impero divenuto ormai cristiano, di
mantenere forme giuridiche che garantiscano una certa forma di continuit degli
istituti giuridici cittadini43. Lattenzione di Costantino verso le prerogative
dellordine senatorio parte di questo orizzonte complesso44.
Nessun altro storico italiano del Novecento dedica a Costantino altrettanta
attenzione o offre uninterpretazione cos articolata e originale. Per molti aspetti, la
riflessione su Costantino nella storiografia italiana del secondo Novecento pu
leggersi come uno sforzo, talvolta fortemente critico, di reagire al paradigma
interpretativo di Mazzarino.
Salvatore Calderone
La discussione del rapporto fra Costantino e la religione cristiana al centro degli
studi di Salvatore Calderone (1915-2000), nei quali lapproccio di fondo mostra
importanti consonanze con quello dellamico e conterraneo Mazzarino, accanto a
esiti fortemente originali45. Un posto centrale occupato dalla monografia su
Costantino e il cattolicesimo46. Il punto di partenza la tensione fra il paradosso
tertullianeo cristianesimo e potere imperiale sono irriducibili e incompatibili e
laffermazione di Costantino, riferita da Eusebio47, secondo cui egli era episkopos
ton ektos48. Linterpretazione, anche linguistica, di questa affermazione
problematica, ma lepisodio un indizio chiaro della volont di Costantino di
promuovere una integrazione tra Impero e Chiesa: egli un rivoluzionario che ha
a cuore il rafforzamento dellImpero attraverso la sua cristianizzazione e la piena
integrazione, anzi, identificazione, fra Chiesa e Stato. Nellopera di Costantino la
Chiesa dunque necessariamente catholica, ovvero universale. Vi sono poi
implicazioni significative per la persona dellimperatore che, convertitosi al
cristianesimo, non pi identificabile quale presenza divina, come era stato il caso
nel culto imperiale; la qualit divina si estende per allufficio imperiale. Di nuovo,
sullo sfondo c la riflessione del Burckhardt e la lettura di Costantino come

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imperatore lucidamente irreligioso. Calderone reagisce a questo paradigma


riduzionistico, mettendo al centro lintuizione politica di Costantino. Diventa
perci necessario esplorare che cosa la ecclesia sia per Costantino, come egli ne
comprenda la funzione politica e religiosa. Calderone inquadra limpegno di
Costantino in un discorso di lungo periodo: le convergenze fra Impero e
cristianesimo sulla necessit di una politica economica volta a offrire assistenza ai
settori pi deboli della popolazione datano gi al II secolo d.C. Costantino intende
la rilevanza che il cristianesimo pu avere nel definire una politica dintegrazione
politico-economica; la riforma monetaria un sintomo della sua capacit di
penetrare lo spirito del cristianesimo, perch confina interi strati sociali alla
povert e a forme di economia naturale, e pone pertanto la carit cristiana al
centro delle dinamiche sociali ed economiche. Lintegrazione fra Chiesa e Stato
non del resto priva di difficolt. Il passaggio di rendite gi demaniali alla Chiesa e
il riconoscimento dellistituzione di erede a favore della Chiesa comporta una forte
erosione del potere e dellautorit dello Stato. Peraltro, la Chiesa un organismo
fortemente complesso e diversificato, che nel terzo secolo si per gradualmente
sottoposto a un processo di centralizzazione e di gerarchizzazione. Larga parte del
libro di Calderone dedicata proprio a un inquadramento delle dinamiche interne
alla Chiesa, in cui i sinodi giocano una parte sempre pi cospicua, nella quale larga
parte della comunicazione ha luogo per via epistolare; una struttura che
paragonabile a quella della polis come Stato e comunit, e che ne raccoglie in varia
misura il lascito.
Se la prima parte dellopera una discussione di storia della Chiesa, la seconda ha
un taglio limpidamente evenemenziale, e discute in dettaglio i passaggi che
precedono e seguirono il cosiddetto editto di Milano. Costantino d disposizioni sul
trattamento dei cristiani gi prima del suo arrivo a Milano; la legge sul
riconoscimento giuridico del corpus Christianorum emanata a Roma. Il
problema della tensione fra un cristianesimo interiore e personale ed un uso
politicistico della religione mal posto; al centro del progetto di Costantino la
costruzione di un cristianesimo cattolico, inquadrato entro una forma statuale
unitaria. Il contributo di Licinio a questo processo merita anchesso attenzione,
malgrado questi non abbia la stessa decisa coerenza di Costantino nella
controversia donatista; per questultimo la questione va risolta nettamente a favore
dellopzione cattolica, della hairesis della Chiesa di Roma49. Un altro importante
risvolto della politica costantiniana verso la Chiesa risiede nella serie di
provvedimenti per limmunit del clero, alla quale sotteso un principio di fondo:
i clerici assurgono allo statuto di ordo allinterno dello Stato, e la sua
sistematizzazione nella struttura dello Stato lindizio di una generale politica di
equilibrio. Calderone discute questo passaggio politico alla luce di pi ampie
considerazioni di filosofia della storia che vengono inserite in maniera imprevista
nel mezzo della discussione:
In verit, la storia paragonabile ad una progressione armonica: ogni accordo
equilibrio, tra un limitato numero di suoni; ma ogni accordo tende
necessariamente verso un nuovo accordo... In questa tensione, sempre
rinnovantesi, la sostanza della musica, come la sostanza della storia. Ma n la
musica n la storia possono esistere senza lesecutore, colui che scarichi nel
necessario nuovo equilibrio la tensione interna di un equilibrio precedente.
La discussione del Calderone si ferma al 323, alla vigilia dello scontro con Licinio.
Il programmato secondo volume di Costantino e il cattolicesimo non vedr mai la
luce, ma Calderone avr modo di tornare su questo periodo in altre occasioni.
Limportante capitolo sulla storia dellImpero da Costantino a Teodosio che
Calderone scrive per unopera collettiva destinata al pubblico colto, Nuove
questioni di storia antica, offre una sintesi generale che va ben al di l di un
inquadramento narrativo50. Gli spunti interpretativi del volume del 1962

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rimangono fermi: Costantino fu un imperatore cristiano, che pone la pace fra i


cristiani come un suo obiettivo fondamentale, ma non rinuncia a vedere nella
Chiesa di Roma la guida universale di tutta la cristianit. La discussione procede
poi con gli atti di Costantino dopo la vittoria su Licinio: la fondazione di
Costantinopoli; la convocazione di un concilio universale, che riflette le ambizioni
autenticamente cattoliche di Costantino e la mira a risolvere tutte le
controversie teologiche e disciplinari ancora aperte. La vicenda dei concili occupa
tutta la parte finale del regno di Costantino sino alla sua morte ed un affare
principalmente delle Chiese orientali. Costantino deve districarsi in un contesto
complesso e contraddittorio, pur essendo egli ispirato da principi lineari: quelli di
un imperatore cristiano che ambisce alla cattolicizzazione dottrinaria della
Chiesa ed disposto a compiere un forte sforzo politico per la promozione
economica e sociale della Chiesa stessa; un imperatore pronto a rivolgersi ai suoi
sudditi pagani con latteggiamento del missionario. La formula episkopos ton ektos
trova in questo contesto una conferma della propria importanza e una spiegazione
pi chiara: Calderone la interpreta come vescovo di quanti stan fuori della
ecclesia, ovvero di tutti i cristiani laici; una posizione che riconosce una forma di
distinzione alla Chiesa, ma pone Costantino al di sopra dei vescovi.
Sulla conversione di Costantino Calderone ribadisce opinioni gi sostenute nel
volume del 1962, contro la tesi di Grgoire, che vede nella scelta tra tolleranza e
persecuzione un calcolo essenzialmente politico e attribuisce a Galerio e a Licinio
la paternit di una linea di apertura verso il cristianesimo, dettata dalla sua forte
presenza in Oriente e prefigurata dalleditto di Nicomedia del 313, ripresa quindi
da Costantino per ragioni di convenienza durante la sua lotta con Licinio;
linterpretazione del De mortibus persecutorum di Lattanzio costituisce una
premessa necessaria di questa lettura. Calderone sceglie una linea diversa, non
dissimile da quella di Andreas Alfldi, secondo la quale Costantino esibisce la
propria adesione al cristianesimo gi su emissioni monetali del 312-313. Egli
sottolinea poi la continuit fra la religione solare e monoteistica degli anni in cui
Costantino si forma e i successivi sviluppi cristiani. Non vi dunque ragione di
dubitare che Costantino abbia effettivamente dichiarato la visione della croce al
ponte Milvio e che essa sia divenuta parte del discorso pubblico tenuto subito
dopo. Se la sostanziale adesione al cristianesimo datata a questa fase, anche
linterpretazione delleditto di Milano posta in termini diversi. Costantino
interessato a perseguire una politica filo-cristiana sin dalla fine del 31251.
Calderone si sofferma poi sui problemi militari e sulle conseguenze della riforma
monetaria. Seguendo Mazzarino, egli attenua il carattere innovativo degli
interventi costantiniani e parla di un lento cambiamento delle strutture militari
dellImpero, con una distinzione fra comitatenses e limitanei che non si sarebbe
pienamente compiuta sino allet di Valentiniano I e Valente. Quanto alla politica
monetaria, Calderone sostiene che Costantino parta dal fallimento del tentativo
dioclezianeo di salvare il denarius: le classi detentrici di ricchezza reale
esercitano una pressione irresistibile per il superamento dellordinamento
economico esistente, in cui lintervento moderatore dello Stato gioca un ruolo
molto significativo. dunque la rovina per le classi economicamente inferiori; la
preferenza dello Stato per la riscossione di tributi in denaro (adaeratio) piuttosto
che in natura complica ulteriormente la situazione52. Si ha perci lavvio di una
divisione della societ in una struttura piramidale, che vede al vertice i grandi
possidenti e le grandi figure della burocrazia imperiale, e di un sistema di rapporti
sociali in cui la polarizzazione fra citt e campagna destinata ad accentuarsi
attraverso i secoli. Se in questa sintesi Calderone non caratterizza Costantino come
una figura dal profilo rivoluzionario, egli non rinuncia per a spiegare le sue
iniziative politiche alla luce dei cambiamenti di lungo periodo che esse
contribuirono a creare.
Calderone torna su problemi costantiniani in un saggio apparso nel 1973 in un

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volume degli Entretiens Hardt dedicato al culto dei sovrani nel mondo antico53.
Costantino e la sua azione vengono discussi nel quadro di una riflessione pi
generale, che parte da un assunto importante: nella tarda antichit il culto
imperiale un problema di frontiera, e dunque un tema sul quale lo scontro
inevitabile, anzi, necessario: un topos negativo per i cristiani; un problema da
superare per molti pagani gi dallepoca dioclezianea. Il potere imperiale in questo
periodo si regge dunque su basi carismatiche, non religiose; pi in generale, si
esaurito il dibattito sulla dimensione concettuale del problema. Quasi
provocatoriamente, Calderone invita a non dare troppo peso a problemi particolari
quali linterpretazione del rescritto di Spello54; la rivoluzione costantiniana non
traumatica e non violenta, e lascia spazio ai fossili di un passato remoto55 . Il
carisma di Costantino consente di accogliere una dimensione di cultualit, che
trova un esempio notissimo nella decisione di collocare la propria tomba fra i
sarcofagi degli apostoli nella basilica di Costantinopoli. Costantino , una volta di
pi, in sintonia con lo spirito di un tempo animato da un forte gusto per il
trascendente. Egli stesso ha parlato della possibilit di una sua basileia dopo la
morte56. proprio in questa forte tensione verso la natura trascendente del
potere che si pu intendere la scelta di creare listituto dei quattro Caesares, e di
rimanere Augustus anche dopo la morte: scelta dalle forti conseguenze politiche e
dalle profonde radici teoriche e spirituali.
In un successivo contributo Calderone discute in maggior dettaglio il problema
della conversione di Costantino, che considera un problema definito in termini
fuorvianti, per quanto significativa sia la sua influenza sul dibattito politico e
filosofico almeno da Dante in poi: Eusebio non parla mai dellopzione religiosa di
Costantino in termini di epistrophe57. La scelta in favore del cristianesimo ,
anzitutto, la ricerca di un theos boethos, di un dio patrono al quale affidare la
tutela della propria causa e quella dellImpero pi in generale. Le dinamiche della
vita spirituale di Costantino sono inconoscibili; quello che emerge con chiarezza
un profondo senso dello Stato, che informa tutte le scelte fondamentali
dellimperatore.
Calderone torna su un tema costantiniano anche in un capitolo della Storia di
Roma, pubblicata da Einaudi, dedicato alla fondazione di Costantinopoli58. Nella
sua lettura, lidea di fondare una seconda Roma lontano da Roma non pu che
apparire un assurdo, che Costantino immagina e promuove. La fondazione della
nuova capitale va intesa nel contesto della guerra contro Licinio e degli eventi di
poco successivi del 325, con il concilio di Nicomedia e i vicennalia del regno. La
fondazione della citt radicata in unaspirazione profonda di fondare una nuova
citt, ed accompagnata da un rituale di inauguratio che si pone in continuit con
il diritto pubblico, e non in aperta contraddizione con il dettato della religione
Cristiana. La decisione di chiudere i conti con Roma, di voltare le spalle alla
capitale chiarissimo; la consecratio della citt ha luogo nel 330; lequiparazione
anche formale di Roma e Costantinopoli si sarebbe compiuta, secondo Calderone,
nel 332/333. Costantino non parla, a quanto consta, di una nuova Roma, ma di
una seconda Roma, strettamente associata alla sua persona; il progetto di
Costantinopoli, peraltro, non manca di incontrare robuste resistenze.

Arte, diritto, storiografia


Misurarsi con Costantino e il suo tempo pone, quasi inevitabilmente, seri problemi
di periodizzazione, che divengono ancora pi acuti se si adotta il punto di vista di
Costantino come imperatore rivoluzionario. Il problema del Tardoantico trae
origine dalla letteratura storico-artistica di fine Ottocento; Ranuccio Bianchi
Bandinelli (1900-1975) offre precisazioni importanti al riguardo. Egli vede senza
esitazione nellarte dellepoca costantiniana le tracce del Tardoantico e sostiene che

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il problema sia materia di consenso universale; il momento di rottura andrebbe


identificato con la generazione precedente, ovvero con let dei tetrarchi59. Alcuni
decenni pi tardi, nei suoi studi sullarco di Costantino, Antonio Giuliano (1930)
sostiene invece una prospettiva differente: i ritratti dellarco presuppongono scelte
iconografiche che associano Costantino non ai tetrarchi, ma alla tradizione
augustea e al tentativo di definire un nuovo codice di classicismo, anche attraverso
lapporto di tradizioni artistiche provinciali. Il reimpiego di materiali provenienti
da monumenti eretti da altri imperatori su una struttura costruita ex novo,
peraltro, permette a Costantino di stabilire associazioni con precedenti ai quali
intende richiamarsi60.
Per intuibili ragioni, Costantino ha un posto importante anche nella storiografia
giuridica. Il giurista Pietro De Francisci (1883-1971) dedica a Costantino alcuni
momenti della sua amplissima riflessione sui fondamenti del potere nel mondo
romano61. Nella sua visione, Diocleziano ad aprire una fase politica del tutto
nuova, definendo il paradigma di un potere imperiale assoluto e centralizzatore.
Costantino riprende e sviluppa questa tradizione, offrendo a sua volta sviluppi
originali, anzitutto nellintuizione che lo porta a integrare la Chiesa nelle strutture
dellImpero. Costantino imperatore cristiano, ma il suo debito con la tradizione
pagana resta profondo e influenza anche la sua tendenza a definire la personalit
dellimperatore in termini quasi divini. Lidea della vocazione divina
dellimperatore, peraltro, apre il campo a tensioni destinate a perdurare a lungo:
Costantino anche sostenitore del principio dinastico.
Lidea di un Costantino portatore di esiti rivoluzionari fu invece sviluppata,
indipendentemente dal Mazzarino e su linee fondamentalmente diverse, da
Biondo Biondi (1888-1966) nel suo monumentale studio sul diritto romano
cristiano62. Lassunto di fondo dellopera che, a partire da Costantino, nella
legislazione postclassica ha luogo un mutamento profondo, determinato da un
crescente influsso del cristianesimo e da una minore incidenza della
giurisprudenza classica. Biondi non discute il problema delle convinzioni religiose
di Costantino, ma riconosce che con lui lImpero diventa cristiano; la legislazione
di questo sovrano orientale e cristiano copre un ampio spettro di problemi e
rompe in maniera netta con la tradizione classica dei responsi, offrendo al
contrario disposizioni generali, coerentemente ispirate a principi cristiani. con
Costantino che si apre la tradizione di una legislazione imperiale in difesa del
cristianesimo; liniziale linea di tolleranza poi superata da una successiva, pi
chiara scelta in favore del confessionismo.
Riprendendo intuizioni che gi sono alla base degli studi di Mazzarino e di
Calderone, Lucio De Giovanni (1950) discute temi di storia religiosa e intellettuale
alla luce di problemi di natura giuridica, amministrativa ed economica63. Il punto
di partenza lanno 313: la mancata celebrazione dei ludi saeculares deve aver
avuto un forte impatto sullopinione pubblica pagana di Roma; pi in generale,
Costantino non dichiara mai di dovere la propria vittoria al ponte Milvio al
sostegno delle divinit pagane. Questa reticenza si spiega, da una parte, con il
deliberato intento di consolidare il rapporto con i cristiani e, dallaltra, con il forte
legame di Costantino con la tradizione del monoteismo pagano. poi
particolarmente degna di nota la tendenza a porre ostacoli alla pratica
dellaruspicina, che completamente abolita nei contesti privati e tollerata in quelli
pubblici (anche se in Cod. Theod. IX 16,1 definita superstitio); il chiaro
distanziarsi di Costantino dalla divinazione tradizionale visto con sospetto dagli
ambienti pagani, ed senzaltro inteso a indebolire lo statuto di questa pratica agli
occhi della popolazione di Roma e a marginalizzare una fonte di profezie che
possono indebolire il suo statuto. Opportunamente, per, De Giovanni pone le
iniziative di Costantino entro il pi ampio contesto della riflessione pagana sulla
divinazione; la tensione fra divinazione pubblica e privata ha una lunga storia.

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Alla discussione di De Giovanni sottesa una visione dellopera di Costantino


profondamente diversa da quella di Mazzarino e di Calderone: piuttosto che un
imperatore rivoluzionario, egli un buon principe cristiano, dedito ad atti di
filantropia, ma privo di una reale volont di modificare le strutture portanti
dellImpero e i privilegi delle classi dominanti. Anche la riforma monetaria, che
ha violente ripercussioni sui ceti pi poveri, pu essere letta entro questa cornice.
La distruzione di santuari come quelli di Afaca e di Eliopoli si spiega pi con
unadesione allo spirito del tempo, in cui anche alcuni pagani propugnano un
rinnovamento della loro religione, che con una radicale intento di cristianizzazione
che alcune fonti vi attribuiscono64. La persistenza di elementi del culto solare
nelliconografia costantiniana anche dopo il 313 pone poi il problema del dialogo di
Costantino con la cultura pagana da un altro punto di vista. possibile che egli
intraveda una sovrapposizione fra Cristo e Sol Invictus, e che il culto del Sole sia
legato al debito che egli avverte verso il dio dei cristiani. Vi sono poi tracce della
sopravvivenza di una religione imperiale largamente compatibile con il
politeismo pagano tradizionale. Particolare rilievo merita il rescritto di Spello,
sicuramente successivo al 326 e probabilmente datato agli ultimi mesi del regno di
Costantino, con il riferimento alle contagiose superstitionis fraudes che
minaccerebbero il culto della gens Flavia: secondo De Giovanni, lintento del
rescritto sarebbe di impedire la celebrazione di qualsiasi sacrificio nellambito del
culto pubblico, estendendo cos un principio che gi si affermato in contesti
privati. Costantino non reprime la pratica di un culto, ma non esita a chiarire quali
siano le sue preferenze. Egli ha anche un interesse a mantenere un rapporto non
antagonistico con le lite politiche e sociali pagane. Tale legame si estende anche
agli intellettuali pagani, specialmente filosofi e retori; la Oratio ad Sanctorum
Coetum dimostra come Costantino non esitati a usare il linguaggio e il repertorio
concettuale degli intellettuali pagani per sostenere una politica di graduale, ma
fermo distacco dal paganesimo. Lintento la costruzione di una classe dirigente
nuova, composta da elementi di varia estrazione sociale e diversi orientamenti
religiosi e culturali.
I rapporti fra Costantino e gli intellettuali cristiani sono posti in forte risalto nel
libro di un altro giurista di scuola napoletana, Francesco Amarelli (1944)65. La
discussione parte dallo studio della legislazione costantiniana e dalla valutazione
degli elementi di novit e di continuit. Lunico vero elemento di discontinuit la
consapevolezza della necessit di una forte collaborazione con i cristiani; lassunto
di fondo nega ogni carattere rivoluzionario al regno di Costantino e pone al centro
lambizione personale. poi dato forte peso al rapporto con Lattanzio, che egli
sceglie come precettore per il figlio Celso: un cristiano di origine provinciale,
fortemente legato alla tradizione romana e specificamente interessato a problemi
di diritto e giurisprudenza. Con Lattanzio Costantino condividerebbe una coerente
tensione ad assicurare la compatibilit fra vetustas e innovatio; si tratta, peraltro,
come ammette Amarelli stesso, pi di una coincidenza di temi e di idee che di
precise corrispondenze testuali. peraltro innegabile che la funzione di Lattanzio
a corte sia di grande preminenza e che un accostamento fra gli orizzonti
intellettuali di queste due figure sia, in linea di principio, legittimo.
I rapporti di Costantino con gli intellettuali pagani sono a loro volta legati alla sua
rappresentazione nelle fonti letterarie pagane, considerata in un attento studio di
Valerio Neri (1948)66. Il punto di vista di un intellettuale di origine africana,
Aurelio Vittore, nei Caesares, originale. Peraltro, la distinzione fra autori cristiani
e pagani ha valore relativo: non mancano spunti polemici verso Costantino anche
in autori cristiani come Gerolamo e Orosio, che peraltro mostrano un debito verso
Eutropio, mentre Festo, un autore probabilmente pagano, ha un atteggiamento
sostanzialmente encomiastico. La cifra di fondo che accomuna tutta la storiografia
del periodo, eccetto Festo e la fonte dellOrigo Constantini Imperatoris, quella di
una fondamentale ambiguit; vi una forte enfasi sullambizione personale di

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Costantino e sulla graduale degenerazione del suo regno, dopo una fase iniziale
che ha garantito pace e stabilit67. Limpegnativo studio di Neri non certo uno
sforzo isolato: dalla seconda met degli anni Sessanta in poi, le fonti letterarie
sullet costantiniana ricevono continua attenzione nella storiografia italiana.
Sarebbe impossibile riassumere le linee di questo dibattito in questa sede. A
Raffaele Farina (1933, oggi cardinale) si deve un importante lavoro sulla teologia
politica di Eusebio di Cesarea68. Sono inoltre degni di nota il lavoro di Mario
Mazza (1935) sulla rappresentazione di Costantino nella storiografia cristiana, e
specialmente ecclesiastica, dopo Eusebio69; quello di Giuseppe Zecchini (1952)
sullimportanza del tema della difesa dellImpero contro i nemici esterni e il ruolo
centrale di Costantino in Sozomeno70; e gli studi di Antonio Baldini (1950) sulle
tradizioni letterarie intorno alla conversione di Costantino71.
Due imprese collettive
Accanto a importanti studi di aspetti particolari dellopera di Costantino e della sua
epoca, la storiografia italiana del secondo Novecento ha proposto importanti
momenti di riflessione collettiva e ambiziose collaborazioni scientifiche. Due
imprese, di carattere nettamente diverso, meritano particolare attenzione: lattivit
dellAccademia Romanistica Costantiniana di Perugia, con la sua organizzazione di
unimportante serie di convegni internazionali, a partire dal 1973; e lampia
riflessione sulleconomia e la societ tardoantiche svolta negli anni Settanta e
Ottanta nellambito del Seminario di Antichistica dellIstituto Gramsci. I due
progetti hanno peraltro ambiti ben diversi: se i convegni dellAccademia perugina
riuniscono studiosi di varia provenienza e formazione, uniti dallinteresse per let
tardoantica, il lavoro del Seminario del Gramsci il frutto di una collaborazione fra
studiosi che condividono simili premesse metodologiche, e ha pertanto un diverso
grado di coerenza interna72.
Dare conto della variet di spunti, prospettive e problemi posti dai contributi
apparsi negli Atti dellAccademia Costantiniana sarebbe impossibile. Bastino due
esempi. Il convegno del 1975 dedicato alla transizione dalla tetrarchia alla
monarchia costantiniana e include numerosi contributi dedicati a Costantino: un
saggio del giurista Arnaldo Biscardi (1910-1998) sulla fondazione di Costantinopoli
e sulla sua natura di seconda Roma, fondata da un imperatore pragmatico e poco
interessato a precise soluzioni religiose e teologiche; uno di Carlo Castello
(1912-2007) sui rapporti legislativi fra Costantino e Licinio e le parti dellImpero da
loro governate; uno di Remo Martini (1935) che discute la legislazione
costantiniana in materia di parricidio; uno di Guglielmo Nocera (1907-2000) che
offre una sintesi sul passaggio da tetrarchia a monarchia, che sottolinea la forte
continuit di vedute e di approcci fra Diocleziano e Costantino, entrambi
interessati alla centralizzazione del potere e del controllo delle dinamiche
economiche e sociali. Una linea interpretativa analoga si ritrova anche nel lungo
contributo di Manlio Sargenti (1915), specificamente dedicato agli sviluppi della
struttura amministrativa dellImpero73. Gli atti del XIII convegno, tenutosi nel
1997 in memoria di Andr Chastagnol, includono altri contributi significativi, tutti
concentrati su problemi di storia amministrativa e giuridica: Vincenzo Aiello
(1957) analizza lorigine del ruolo di magister officiorum in et costantiniana,
attraverso la lettura del De magistratibus di Giovanni Lido; una nota di Francesco
M. de Robertis (1910-2003) si sofferma sul richiamo costantiniano a
unapplicazione rigorosa del ius contro laequitas; una cursoria rassegna del
Castello discute i concili della Chiesa convocati da Costantino74.
I volumi dedicati a Societ romana e impero tardoantico dal seminario di
Antichistica del Gramsci sono per lo pi concentrati sulla dimensione economica e
sociale; diversi contributi affrontano Costantino e il suo tempo75. Andrea Giardina
(1949) apre il suo ampio quadro storico sullItalia nel tardo Impero ponendo il

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difficile problema di come distinguere i diversi contributi di Diocleziano e


Costantino al processo imperiale del tempo. La discussione riprende il modello di
Mazzarino sugli aspetti rivoluzionari del regno di Costantino, opposto agli aspetti
tradizionalistici del regno di Diocleziano: entrambi i sovrani, per, sono animati da
una forte volont razionalizzatrice del controllo politico e dellorganizzazione
tributaria, che in forte discontinuit con le linee pi significative della politica
dominante nellImpero. Giardina parla infatti di una et dioclezianeocostantiniana come era di passaggio e di ricomposizione di equilibri, paragonabile
a quella augustea76. I cambiamenti pi significativi nellorganizzazione dellItalia in
provincia hanno luogo sotto Diocleziano. Un aspetto che accomuna molti dei lavori
presentati in questo volume il tentativo di dare conto di cambiamenti di lungo
periodo e degli sviluppi che preparano i cambiamenti medesimi: le fasi
dioclezianea e costantiniana, dunque, vanno comprese alla luce di sviluppi che si
avviano nei decenni precedenti. Nella riflessione di Francesco Grelle (1935) sugli
sviluppi in campo giuridico e istituzionale, i tentativi di Diocleziano di conservare
gli assetti istituzionali tradizionali attraverso una sistematizzazione giuridica sono
spiegati con un riferimento ai precedenti tentativi di Gallieno e di Aureliano77.
Vi per una chiara discontinuit sotto Costantino, che offre una risposta decisiva
e permette la sopravvivenza delle strutture imperiali. Sotto il suo regno luso del
termine lex diventa una pratica stabile: dal re scriptum, che ancora prevale sotto
Diocleziano, per cui il primato dei giuristi e delle loro interpretazioni del ius, si
passa probabilmente dopo la vittoria del ponte Milvio alluso sistematico
delledictum, ovvero di una forma enfaticamente prescrittiva e imperativa. Con
Costantino, per, si esaurisce lidea che il diritto si crei caso per caso e sintroduce
una maggiore centralizzazione anche nellesercizio della giustizia. Il problema della
qualit delle innovazioni di Costantino si pone anche per la lettura della sua
politica fiscale proposta da Tullio Spagnuolo Vigorita (1941). Sin dal dicembre 312,
Costantino mostra una forte ostilit verso i delatori in materia fiscale, che sono
puniti addirittura con la morte. La mitezza fiscale contraddistingue il regno di
Costantino e si accompagna a una pi generale disposizione conciliante verso i ceti
possidenti e i patrimoni privati78. La discussione complessiva della storia
monetaria dellImpero fra III e V secolo offerta da Elio Lo Cascio (1948) sottende
una valutazione degli effetti della riforma monetaria di Costantino. Sulla scorta di
Mazzarino, valorizzato il De rebus bellicis come un testo di penetrante analisi
economica: la tesi del trattato che Costantino inizia a coniare ampie quantit di
monetazione aurea dopo avere effettuato massicce confische a danno dei santuari
pagani; gli effetti devastanti di questa riforma sui ceti pi poveri sembrano
indubbi79.
Sviluppi recenti
Uno studio di Giuseppe Camodeca (1945) pone il problema dellimpatto
economico delle politiche di Costantino a partire da una prospettiva di storia
locale 80. Puteoli conosce una stagione di prosperit in et tardoantica; fu
beneficiaria di un contributo annonario di 150.000 modii da parte di Costantino81;
le distribuzioni sono organizzate in base alle regiones e hanno anche una
particolare rilevanza per lordo decurionum. Secondo il Camodeca, una funzione
decisiva nellattribuzione di questo beneficio esercitata dal potente patrono della
citt Lolliano Mavorzio, al quale sono dedicate varie iscrizioni puteolane; la citt
peraltro attribuisce onori a Costantino e Crispo, ed coinvolta, come Neapolis,
nella donazione di colonne per la costruzione di un grande portico sulla Mese a
Costantinopoli. La citt appare come un centro importante della Campania
tardoantica, capace di costruire legami produttivi con il centro dellImpero; le
scelte economiche di Costantino non hanno i caratteri di un disegno rivoluzionario,
ma vanno lette, accanto a esempi noti provenienti da altre regioni dellImpero, in
unottica che mirava a rendere pi sostenibile la posizione dellordo decurionum,

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in continuit con le tendenze di lungo periodo dellevergetismo antico.


Loriginale contributo di Augusto Fraschetti (1947-2007) si concentra sul difficile
rapporto fra Costantino e Roma. I panegirici non menzionano lascesa al
Campidoglio dellimperatore il 29 ottobre del 312, ormai convertitosi al
cristianesimo, durante ladventus successivo alla vittoria del ponte Milvio, mentre
testimoniano altri atti pubblici, come ladlocutio al popolo e la visita alla curia;
poich i panegirici sono pronunciati in presenza dellimperatore, lomissione della
salita al Campidoglio costituisce un dato significativo, indicativo delle intenzioni
dellimperatore stesso, addirittura di una improvvisa abolizione del ricordo.
Parlare di trionfo in un contesto non cristiano una contraddizione in termini,
anche se ladventus di Costantino, come quello di altri imperatori nella tarda
antichit, ha precisi debiti nei confronti del cerimoniale del trionfo pagano. A
testimoniare una relazione sempre pi complessa con la citt di Roma sarebbe
anche la decisione di Costantino di celebrare i vicennalia della sua ascesa
allImpero a Nicomedia nel 325 prima che a Roma nel 326; nel 326 sarebbe poi
emersa, secondo Zosimo, lostilit del Senato e del popolo romano verso
Costantino, che Fraschetti spiega con limpossibilit dellimperatore cristiano a
prendere parte a riti pagani ancora largamente praticati in citt82. quello lultimo
soggiorno di Costantino a Roma, dove egli non torna neppure per celebrare i
propri tricennalia.
Fraschetti ridiscute questi problemi in una monografia dedicata alla transizione fra
paganesimo e cristianesimo nella Roma tardoantica83. Il difficile rapporto di
Costantino con la citt di Roma diventa il punto di partenza di una discussione che
esplora il cambiamento della posizione di Roma nella struttura politica e simbolica
dellImpero. Il rifiuto delle innumerevoli associazioni pagane che attraversano il
tessuto urbano di Roma conduce Costantino a promuovere la fondazione di una
nuova capitale cristiana lontano da Roma. La discussione si basa su un assunto di
fondo: la conversione precede la vittoria del ponte Milvio e limperatore vittorioso
che fa il suo primo ingresso in Roma nellottobre del 312 deve gi fare fronte al
profondo disagio verso leredit pagana della citt che contraddistinguer tutto il
suo regno. Lesito a cui Costantino perviene la creazione di un nuovo stile di vita
cerimoniale. Il suo rifiuto di celebrare i riti trionfali propri della tradizione
pagana segna una tendenza destinata a ripetersi nei decenni successivi.
Il lavoro di Fraschetti dimostra come la datazione alta della conversione di
Costantino abbia conseguenze interpretative molto rilevanti, sviluppate non
soltanto nella storiografia italiana. In un saggio dei primi anni Novanta, Arnaldo
Marcone (1954) trae le debite conseguenze dallassunto sul quale sembra ormai
concordare larga parte della dottrina anglosassone, ovvero ladesione di Costantino
al cristianesimo sin dallinfanzia, in favore di un quadro nel quale il cristianesimo
fortemente diffuso tra le lites dellImpero sin dalla fine del terzo secolo84.
Marcone nota come, in questo modello, anche lantagonismo politico e religioso
con il Senato perda valore e tutta la vicenda di Costantino meriti di essere valutata
nella sua specificit politica, senza enfatizzare eccessivamente gli aspetti religiosi.
Il lascito politico della tetrarchia e lo spostamento del centro politico dellImpero
da Roma sono aspetti di particolare significato. I rapporti di Costantino con un
Senato nelle cui fila il cristianesimo stenta a farsi strada improntato alla piena
collaborazione, a un ideale che Marcone definisce civilitas, accompagnato a un
pieno rispetto delle prerogative istituzionali del Senato. Una legge come quella
sulla pratica dellaruspicina dimostra come non si possa parlare di una repressione
del paganesimo tout court: al contrario, la pratica dellaruspicina autorizzata nei
contesti pubblici85. Nellanalisi proposta da Marcone, la chiara e coerente
collaborazione con laristocrazia un architrave della politica di Costantino86.
A Marcone si deve anche lunica biografia di Costantino pubblicata in italiano

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nellultimo mezzo secolo87. In un agile volume privo di note, apparso nel 2000 e
destinato a un pubblico colto, offerta una precisa ricognizione della vita di
Costantino combinandola a una discussione di specifici problemi interpretativi. Il
punto di partenza la crisi del sistema tetrarchico, che rende possibile lascesa di
Costantino, il quale deve a quel sistema la sua posizione di preminenza; il debito
con leredit tetrarchica confermato dal legame che Costantino mantiene con la
citt di Treviri. Altro aspetto centrale della lettura di Marcone che la conversione
risalga al 312, sia strettamente associata alla vittoria del ponte Milvio e possa
ritrovarsi nella precisa e coerente volont di improntare le azioni politiche di
Costantino a una concessione di privilegi alla Chiesa88. Vi per anche una
riflessione di fondo sulladesione personale di Costantino al cristianesimo,
testimoniata ad esempio nella lettera al vicario dAfrica Aelafio (Ottato di Milevi,
App. III) in cui limperatore si rivolge al suo corrispondente richiamando la
comune devozione al sommo Dio e limportanza di un coinvolgimento
dellimperatore nella risoluzione delle controversie interne alla Chiesa. La chiara
opzione religiosa di Costantino diviene anche un utile punto di vista sul conflitto
con Licinio e il successivo, diretto coinvolgimento nella disputa intorno
allarianesimo. Qui Costantino mostra uno spirito pragmatico, che si rivela in altri
aspetti del suo regno: la sua preoccupazione di evitare divisioni gravi su oscuri
problemi teologici e rendere possibile un compromesso che possa raccogliere un
numero pi ragionevolmente alto di consensi. Marcone non discute la vicenda di
Costantino ricorrendo alla categoria di rivoluzione, centrale nella riflessione di
Mazzarino, n individua direttrici fondamentali di mutamento. Costantino emerge
dalla sua analisi come una figura di grande ambizione politico-strategica e di
considerevoli capacit. Egli, per, non sa gestire la propria successione, che non
in grado di affrontare coerentemente; si aggiungono alcuni fallimenti in politica
estera, specialmente sul fronte persiano. Il risultato delle titubanze di Costantino e
delle successive divisioni tra i suoi successori la fine delle prospettive della
dinastia costantinide89.
Marcone dedica ampia parte della propria lettura di Costantino allesplorazione
dei limiti dellazione politica dellimperatore; ha poi molto peso il ruolo che la
conversione al cristianesimo ha nelle sue scelte di fondo. La stessa linea
interpretativa si ritrova in un volume pubblicato dallo stesso autore un paio danni
pi tardi, nel quale la conversione di Costantino al cristianesimo e limpegno
dellimperatore per lintegrazione della Chiesa nelle strutture dello Stato romano
sono le questioni centrali e ricevono una discussione pi distesa e approfondita,
nel quadro di uno studio che non ha un taglio esclusivamente biografico, ma si
dedica a problemi di portata storica pi generale90. Il problema della religiosit di
Costantino anche al centro del libro di una studiosa prematuramente scomparsa,
Marilena Amerise (1975-2009), sulla tradizione storiografica intorno al battesimo
di Costantino, che ha il merito di mettere ordine in un dossier complesso e in larga
misura contraddittorio91 . Costantino sceglie di posporre il proprio battesimo
secondo una prassi largamente diffusa allepoca: tardando il battesimo, si ritiene
che sia possibile mantenere lo stato di purezza nellavvicinarsi alla morte. Eusebio,
per, idealizza le circostanze che conducono al battesimo di Costantino,
sostenendo che limperatore ambisse a ricevere il battesimo nel Giordano; le fonti
ortodosse mirano invece a oscurare il fatto che egli sia stato battezzato da un
vescovo ariano, Eusebio di Nicomedia. In Occidente circola poi una terza versione,
che vuole Costantino battezzato a Roma dal papa Silvestro: questa tradizione,
interamente apocrifa, ad avere maggior fortuna e a divenire prevalente nel
Medioevo, sia in Occidente sia in Oriente92.
In unutile messa a punto, Giorgio Bonamente (1947) intende non parlare di
Costantino n in termini di rivoluzione n in quelli di conversione, ma di svolta,
tornando a una lettura di Costantino come imperatore che sceglie un nuovo dio
protettore per se stesso e per lImpero, e la linea di una stretta integrazione tra

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funzione imperiale e potere episcopale; una lettura che, in parte, viene suggerita
anche dal testo di Eusebio93. Un altro studioso di scuola perugina, Roberto
Cristofoli (1970) offre un importante contributo allo studio dellautorappresentazione di Costantino, dedicando una monografia alla Oratio ad
Sanctorum Coetum. Il Cristofoli propone di considerarla come un discorso
ufficiale di Costantino pronunciato in varie forme a partire dal 312; il testo a noi
noto sarebbe successivo alla vittoria contro Licinio, ma precedente il concilio di
Nicea94. Limmagine di s che Costantino delineerebbe nellOratio, con la sua forte
enfasi sulla difesa del cristianesimo contro il paganesimo sostenuto da Licinio,
sarebbe il modello diretto del ritratto di Costantino proposto da Eusebio di
Cesarea95. Lo studio dellOratio sfocia poi in una riconsiderazione del problema
della conversione di Costantino: Cristofoli data ladesione al cristianesimo a subito
dopo la vittoria del ponte Milvio, ma al contempo disposto a rivalutare il peso sia
della ragion di Stato sia della forte consapevolezza del fallimento delle politiche
repressive e persecutorie nei confronti del cristianesimo.
La pi recente discussione dinsieme su Costantino apparsa in Italia, a opera di
Filippo Carl (1981) e di Maria Goretti Castello (1977), una collezione di alcuni
aspetti specifici, che tuttavia sottende una precisa interpretazione di fondo, che
supera nettamente il modello di un Costantino rivoluzionario in favore di letture
che privilegiano piuttosto gli aspetti di continuit rispetto alla tradizione 96. Lo
studio di Carl sulla monetazione costantiniana riduce il peso dellascesa di temi
cristiani, limpatto innovativo della monetazione costantiniana rispetto a quella dei
predecessori ed enfatizza il tema della crescente presenza del carisma
trascendente dellimperatore 97. Lanalisi della Castello sulle riforme in campo
amministrativo altrettanto scettica sulla misura dei cambiamenti introdotti da
Costantino, che vanno intesi pi come graduali strategie di aggiustamento che
come robusti tentativi di riforma complessiva. per nello studio degli aspetti
ideologici degli interventi di Costantino in materia di repressione criminale che il
vecchio dibattito sulla cristianizzazione del diritto romano viene di fatto superato.
improbabile che Costantino persegua una strategia di chiara discontinuit anche
in questo ambito; secondo Carl e Castello, la tradizione di un Costantino
consapevole cristianizzatore risalirebbe allet teodosiana, quando promosso un
recupero delleredit di Costantino, nel tentativo di definirlo un imperatore
cristiano, autorevole precursore della politica di cristianizzazione dellImpero.
Anche negli ultimi anni, dunque, la storiografia italiana ha prodotto poche sintesi
di largo respiro su Costantino e il suo tempo. per nella capacit di offrire
contributi specifici su un raggio amplissimo di temi e di proporre, a partire da essi,
spunti interpretativi pi generali che risiede tanta parte della sua ricchezza. Anche
in tempi nei quali le particolarit delle tradizioni nazionali vanno attenuandosi, la
storiografia italiana mantiene fra i suoi tratti distintivi unimpressionante pluralit
di voci e di punti di vista sullet costantiniana. Proprio sulla base di questo dato si
comprende come Costantino e il suo tempo restino temi che, nella storiografia
italiana, hanno e mantengono una rilevanza eccezionale.
1

Sulla donazione di Costantino cfr. gli studi di J. Helmrath; di Scipione Maffei si

veda De fabula Equestris Ordinis Constantini Scipionis Maffeii marchionis


epistola, Tiguri 1712; cfr. F. Ruffini, LOrdine costantiniano e Scipione Maffei, in
Nuova Antologia, s. 6, 236 (1924), pp. 130-156; A. Momigliano, Gli studi classici di
Scipione Maffei, in Id., Secondo Contributo alla storia degli studi classici, Roma
1960, p. 261.
2

J. Burckhardt, Die Zeit Constantins des Groen, Basel 1853. Il libro di

Burckhardt fu tradotto in italiano soltanto nel secondo dopoguerra (Milano 1954),


dopo avere gi esercitato uninfluenza significativa sulla storiografia italiana.
3

F. Gusta, Vita di Costantino il Grande, con un esame critico sopra alcuni punti

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principali, e vera idea della Chiesa in quellepoca, Napoli 18063; la prima edizione
apparve a Foligno nel 1786, sotto il titolo di Vita di Costantino il Grande primo
imperador cristiano con laggiunta di un esame critico sopra diversi punti pi
principali di questa parte di storia ed una vera idea della Chiesa in quellepoca.
4 C. Cavedoni, Ricerche critiche intorno

alle medaglie di Costantino il Grande e de


suoi figliuoli insignite di tipi e di simboli cristiani, in Opuscoli religiosi, letterarj e
morali, 3 (1858), pp. 37-61.
5

R. Garrucci, Esame critico e cronologico della numismatica costantiniana

portante segni di cristianesimo, Roma 1858.


6 C. Cavedoni, Appendice alle ricerche critiche intorno alle Medaglie

Costantiniane insignite delleffigie della Croce e daltri segni cristiani, Modena


1859; Id., Osservazioni sopra alcuni frammenti di vasi di vetro con figure in oro
trovati ne cimiteri de cristiani primitivi di Roma, Modena 1859; R. Garrucci,
Vetri ornati di figure in oro trovati nei Cimiteri dei cristiani primitivi di Roma,
Roma 18642, pp. 236-261; Id., Note alla numismatica costantiniana, in Id.,
Dissertazioni archeologiche di vario argomento, Roma 1865, pp. 23-30; G.B. De
Rossi, in Bulletin dArchologie chrtienne, 1, 7, Rome 1863, pp. 50-53; Id., in
Bullettino di Archeologia Cristiana, 2, 5, Roma 1864, pp. 38-39. degna di nota,
in altro contesto, anche la discussione della cronologia della monetazione dei
Costantinidi in L. Laffranchi, P. Monti, Costantino II Augusto, in Rivista italiana di
numismatica, 18 (1905), pp. 389-413.
7 A. Crivellucci, Della

fede storica di Eusebio nella Vita di Costantino, Livorno


1888; Id., Leditto di Milano, in Studi Storici, 1 (1892), pp. 239-250; Id., Gli editti di
Costantino ai provinciali della Palestina e agli Orientali (Eus. V.C. II, 24-42 e
48-60), in Studi Storici, 3 (1894), pp. 369-384, 415-422; Intorno alleditto di
Milano, in Studi Storici, 4 (1895), pp. 267-273; I documenti della Vita
Constantini (Al prof. O. Seeck dellUniversit di Greifswald), in Studi Storici, 7
(1898), pp. 411-429, 453-459.
8

Cfr. la lettera di Burckhardt a Crivellucci pubblicata in Studi Storici, 3 (1895), p.


382, scritta in un elegante italiano.
9 A. Crivellucci, Lorigine della

leggenda del monogramma e del labaro, in Studi

Storici, 2 (1893), pp. 88-104, 222-260.


10 A. Mancini, Osservazioni sulla

vita di Costantino di Eusebio, in Rivista di

filologia e istruzione classica, 33 (1905), pp. 309-360.


11

Il problema della falsificazione invece assente dallanalisi di G. Pasquali, Die

Composition der Vita Constantini des Eusebius, in Hermes, 45 (1910), pp.


369-386, che si concentra su problemi cronologici e di struttura letteraria e
retorica.
12

P. Franchi de Cavalieri, I funerali ed il sepolcro di Costantino Magno, in

Mlanges darchologie et dhistoire de lcole franaise de Rome, 36 (1916), pp.


205-261.
13

P. Franchi de Cavalieri, Constantiniana, Citt del Vaticano 1953.

14 A. Manaresi, LImpero

romano e il cristianesimo. Studio storico, Torino 1914,

pp. 481-551. Cfr. anche pp. 14-17 per una difesa del valore storico di Eusebio.
15

A essere messa allIndice, il 7 settembre del 1910, unopera che in parte

anticipa quella del 1914: LImpero romano e il cristianesimo nei primi tre secoli, I,
Da Nerone a Commodo, Roma 1910.
16 E. Ferrero, Constantinus I, in Dizionario

epigrafico di antichit romane, a cura

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di E. De Ruggiero, II/1, Roma 1900, pp. 637-655.


17 G. De

Sanctis, Gli Scriptores Historiae Augustae, in Rivista di Storia Antica, 1

(1896), pp. 90-119, ora in Id., Scritti minori, II, Roma 1970, pp. 53-83. Un simile
approccio era stato invocato poco prima in un importante saggio di L. Cantarelli,
Acolio e gli scrittori della Historia Augusta, in Bollettino di filologia classica, 1
(1894-1895), pp. 282-286.
18

Cfr. Rivista di filologia e istruzione classica, 30 (1902), p. 137, ora in Scritti


minori, VI/1, Roma 1972, p. 50. La tesi che vedeva in Costantino il cultore di un
cristianesimo approssimativo ebbe una certa diffusione nella storiografia italiana:
cfr. il gi citato volume di Manaresi e linteressante discussione manualistica di R.
Paribeni, Da Diocleziano alla caduta dellImpero dOccidente, in Storia di Roma,
VIII, Bologna 1941, pp. 61-66, 94-312.
19 Rivista

di filologia e istruzione classica, n.s., 1 (1923), pp. 27-28, ora in Scritti


minori, VI/1, cit., pp. 194-195.
20 Rivista

di filologia e istruzione classica, n.s., 4 (1926), p. 550, ora in Scritti


minori, VI/1, cit., p. 308.
21

Rivista di filologia e istruzione classica, n.s., 11 (1933), p. 134, ora in Scritti


minori, VI/2, Roma 1972, pp. 867-868. Cfr. L. Salvatorelli, Costantino il Grande,
Roma 1928; il De Sanctis allude anche, senza citarli, ad altri lavori dello stesso
autore: La politica religiosa deglimperatori romani e la vittoria del cristianesimo
sotto Costantino, in Saggi di storia e politica religiosa, Citt di Castello 1914, pp.
101-124; la recensione a J. Maurice, Constantin le Grand. Lorigine de la
civilisation chrtienne, Paris 1925, in Rivista di studi italiani, n. s., 5 (1927), pp.
166-179; La politica religiosa e la religiosit di Costantino, in Ricerche religiose, 4
(1928), pp. 289-328.
22

G. Costa, Religione e politica nellImpero romano, Torino 1923, pp. 203-268,


299-303.
23

Olivetti era stato allievo di Coen (1844-1921), uno degli studiosi pi originali
della cultura del IV secolo, che dedic un lavoro importante a un testo che
presentava una tradizione leggendaria su Costantino, il De Constantino magno
eiusque matre Helena Libellus, dimostrandone lorigine medioevale: Di una
leggenda relativa alla nascita e alla giovent di Costantino Magno, in Archivio
della Societ Romana di Storia Patria, 4 (1881), pp. 1-55, 293-316, 535-561; 5
(1882), pp. 33-66, 489-541.
24 A. Olivetti, s.v. Costantino

I, in Enciclopedia Italiana, II, Istituto della

Enciclopedia italiana, Roma 1931, pp. 601-606.


25

A. Momigliano, s.v. Roma. Et imperiale, in Enciclopedia Italiana, XXIX,

Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 1936, pp. 628-654, ora in Id., Sesto
contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico, II, Roma 1980, pp.
591-673.
26 La

posizione religiosa di Costantino venne riconsiderata in termini originali da

Paolo Brezzi (1910-1998) in un importante saggio pubblicato pochi anni dopo: La


politica religiosa di Costantino, in Studi e materiali di storia delle religioni, 17
(1941), pp. 37-71, nel quale si individua con chiarezza unopzione fondamentale
dellazione di Costantino: linclusione del cristianesimo nel meccanismo politico
dellImpero come forza produttiva e coesiva; una scelta di discontinuit rispetto
agli immediati predecessori, ma pienamente coerente con la tradizione politica e
ideologica del mondo romano, in cui linclusione selettiva di elementi stranieri e
allotri era una realt ben consolidata, e con il retroterra di misticismo che pervade
la cultura tardoantica. Cfr. anche, dello stesso autore, i meno felici Dalle

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persecuzioni alla pace di Costantino, Roma 1960, pp. 84-175, e La politica


religiosa di Costantino, Napoli 1965, pp. 89-192.
27 Della campagna in Italia si era pochi

anni prima occupato un altro allievo di De


Sanctis, M.A. Levi, La campagna di Costantino nellItalia settentrionale, in
Bollettino storico-bibliografico subalpino, 36 (1934), pp. 1-10.
28

Cfr. la cursoria osservazione di De Sanctis sulla scarsa simpatia per Roma che

univa figure tra loro molto lontane come Costantino, Giuliano e Teodosio: in
Rivista di filologia e istruzione classica, n.s., 13 (1935), p. 131, ora in Id., Scritti
minori, VI, II, cit., p. 918.
29 Cfr. A. Momigliano, Sesto

contributo, cit., p. 9; Id., Rivista di studi italiani, 93

(1981), p. 256, ora in Id. Settimo contributo alla storia degli studi classici e del
mondo antico, Roma 1984, p. 518.
30

degno di nota come soltanto uno studio in lingua italiana (quello di Crivellucci
sulleditto di Milano in Studi Storici del 1892) figuri nella bibliografia su Costantino
che Momigliano elenca in calce alla voce (p. 651). Momigliano ritorn su problemi
costantiniani in altri momenti della sua carriera, dopo lesilio del 1938,
influenzando profondamente anche tutta la storiografia anglosassone, da Peter
Brown ad Averil Cameron: su questo si veda il contributo di F. Ziosi in questa
stessa opera.
31

Unutile sintesi in V.A. Sirago, La figura di Costantino nel pensiero storico di S.

Mazzarino, in Quaderni catanesi di cultura classica e medievale, 10 (1988), pp.


208-220; cfr. anche G. Giarrizzo, Santo Mazzarino. Un maestro, in La scienza
della storia. Interpreti e problemi, a cura di Id., Napoli 1999, pp. 551-616, in partic.
597-600.
32

S. Mazzarino, Aspetti sociali del quarto secolo. Ricerche di storia tardo-

romana, Roma 1951.


33

Limpero romano, originariamente pubblicato come seconda parte di G.

Giannelli, S. Mazzarino, Trattato di storia romana, Roma 1956, poi pi volte


ristampato come monografia a s stante.
34 Eus., v.C. IV 24.
35

Il punto ribadito anche in uno degli ultimi contributi di Mazzarino:


Sullepigrafe dioclezianea di Afrodisiade Bicharactam: per linterpretazione
romana delle misure inflattive, in Scritti sul mondo antico in memoria di Fulvio
Grosso, a cura di L. Gasperini, Roma 1981, pp. 365-369. V.A. Sirago, La figura di
Costantino, cit., pp. 217-220 polemizza con questo aspetto della ricostruzione di
Mazzarino e sostiene che Costantino persegu un disegno limpidamente
liberalizzatore, volto a sostenere una robusta crescita economica, che avrebbe a
lungo andare avuto conseguenze salutari per i ceti inferiori.
36 S. Mazzarino, La

fine del mondo antico. Le cause della caduta dellImpero

romano, Milano 1959.


37 Sullimportanza storica di

questo passo e sul suo significato nella lettura del De

rebus bellicis proposta da Mazzarino cfr. il commento Anonimo, Le cose della


guerra, a cura di A. Giardina, Milano 1989, pp. XXVIII-XXX, 51-55.
38

S. Mazzarino, Burckhardt, il tardo antico e una lezione di Mommsen su


Traiano, in Id., Antico, tardoantico ed ra costantiniana, I, Bari 1974, pp. 11-31;
Burckhardt politologo. Let di Costantino e la moderna ideazione storiografica,
ivi, pp. 32-50.
39 Burkhard

Gotthelf Struve, Johann Christian Hesse, Dissertatio historico-

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pragmatica qua Constantinum Magnum ex rationibus politicis Christianum, Jena


1713.
40 J.K. Manso, Das Leben Constantins, Breslau
41

1817.

S. Mazzarino, La data dellOratio ad Sanctorum coetum, il ius Italicum e la

fondazione di Costantinopoli: note sui Discorsi di Costantino, in Antico,


tardoantico ed ra costantiniana, I, pp. 99-150.
42

Mazzarino torn su questo punto in Ius Italicum e storiografia moderna, in


Antico, tardoantico ed ra costantiniana, II, Bari 1980, pp. 188-213. Importante
sia per gli aspetti ideologici sia per la fondazione di Costantinopoli, anche L. Cracco
Ruggini, Vettio Agorio Pretestato e la fondazione sacra di Costantinopoli, in
. Miscellanea in onore di Eugenio Manni, II, Roma 1979, pp. 586-610.
43

Antico, tardoantico ed ra costantiniana, I, pp. 432-435.

44 Ivi, pp. 446-447.


45

Su questo aspetto dellopera di Calderone cfr. V. Aiello, Il Costantino di


Calderone. Linee di unevoluzione, in Salvatore Calderone (1915-2000). La
personalit scientifica, a cura di V. Aiello, L. De Salvo, Messina 2010, pp. 151-167.
46 S. Calderone, Costantino
47 Eus., v.C. IV
48

e il Cattolicesimo, I, Firenze 1962.

24.

M.R. Cataudella, La persecuzione di Licinio e lautenticit della Vita

Costantini, in Athenaeum n. s. 48 (1970), pp. 46-83, 229-250 sostenne invece la


tesi della non autenticit della Vita Constantini, a partire da unanalisi del racconto
della persecuzione di Licinio contro i cristiani, che rifletterebbe aspetti della
legislazione cristiana contro gli eretici del 380, piuttosto che una realt del primo
quarto del IV secolo.
49 Su

Licinio cfr. anche limportante contributo di R. Andreotti, in Dizionario

epigrafico, IV, 2, Roma 1959, pp. 979-1041.


50 S. Calderone, Da

Costantino a Teodosio, in Nuove questioni di storia antica,

Milano 1968, pp. 615-684, in partic. 615-639.


51

Su questo punto cfr. gi S. Calderone, - condicio nelle Litterae Licinii,

in Helikon, 1 (1961), pp. 283-294. Anche M. Sordi, Il cristianesimo e Roma,


Bologna 1965, pp. 377-404 reagisce polemicamente alle tesi di Grgoire e sostiene
sia la sincerit della conversione del 312 sia i caratteri innovativi delleditto di
Milano; cfr. Id., I cristiani e lImpero romano, Milano 1983, pp. 156-168 (in partic.
158-159 sul carattere eccezionale e rivoluzionario degli eventi del 312).
52

Unanalisi in larga misura convergente in L. Cracco Ruggini, Esperienze

economiche e sociali nel mondo romano, in Nuove questioni di storia antica, cit.,
pp. 685-813, in partic. 777-778.
53

S. Calderone, Teologia politica, successione dinastica e consecratio in et


costantiniana, in Le culte des souverains dans lempire romain, d. par W. den
Boer, Vandoeuvres-Genve 1973, pp. 215-261.
54 CIL XI 5265.
55

La bibliografia italiana sul rescritto di Spello ampia: cfr. M. de Dominicis, Il


rescritto di Costantino agli Umbri e la praetura Etruriae, in Historia, 4 (1930),
pp. 470-480; R. Andreotti, Contributo alla discussione del rescritto costantiniano
di Hispellum, in Problemi di Storia e archeologia dellUmbria, Atti del primo
convegno di studi umbri (Gubbio 26-31 maggio 1963), Perugia 1964, pp. 249-290;

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L. Sensi, Sul luogo di ritrovamento del rescritto costantiniano di Spello, in Atti


dellAccademia romanistica costantiniana, XII Convegno Internazionale in onore di
Manlio Sargenti, Spello 1998, pp. 457-477. Degno di nota anche il dibattito
settentesco sullautenticit delliscrizione, messa in dubbio, fra gli altri, da
Ludovico A. Muratori.
56 Eus., v.C. IV 67-68.
57 S. Calderone, Letteratura

costantiniana e conversione di Costantino, in


Costantino il Grande dallAntichit allUmanesimo, a cura di G. Bonamente, F.
Fusco, I, Macerata 1992, pp. 231-252. Su questo contributo cfr. G. Bonamente,
Sulla conversione di Costantino, in Salvatore Calderone (1915-2000), cit., pp.
455-469.
58

S. Calderone, Costantinopoli: la seconda Roma, in Storia di Roma, a cura di

A. Schiavone, III/1, Torino 1993, pp. 723-749.


59 R. Bianchi

Bandinelli, Spaetantike, in Enciclopedia dellarte antica VII, Roma

1966, pp. 426-427 (con ricca bibliografia). Su questa periodizzazione cfr. A.


Giardina, Esplosione di tardoantico, in Studi Storici, 40 (1999), pp. 157-180, in
partic. 164.
60 A. Giuliano, LArco

di Costantino come documento storico, in Rivista di studi

italiani, 112 (2000), pp. 441-474, con ampia bibliografia. Per un inquadramento
generale cfr. Arco di Costantino tra archeologia e archeometria, a cura di P.
Pensabene, C. Panella, Roma 1999.
61

P. De Francisci, Arcana imperii, III/2, Milano 1948, in partic. 87-114, 133-135.

Cfr. anche Id., Storia del diritto romano, III/1, Milano 1940, pp. 83-94.
62

B. Biondi, Il diritto romano cristiano, 3 voll., Milano 1952-1954. Su questa

categoria interpretativa, ormai superata, cfr. G. Crif, Categoria storiografica o


etichetta? Della kyriolexia romanistica e dei suoi rischi (a proposito del diritto
romano cristiano), in Salvatore Calderone (1915-2000), cit., pp. 429-438.
63

L. De Giovanni, Costantino e il mondo pagano. Studi di politica e legislazione,

Napoli 1977, 20032.


64 In generale

sulle confische ai templi pagani da parte di Costantino cfr. G.

Bonamente, Sulla confisca dei beni mobili dei templi in et costantiniana, in


Costantino il Grande dallAntichit allUmanesimo, cit., pp. 171-201.
65

F. Amarelli, Vetustas-Innovatio. Unantitesi apparente nella legislazione di


Costantino, Napoli 1978.
66 V. Neri, Medius princeps. Storia

e immagine di Costantino nella storiografia

latina pagana, Bologna 1992.


67 Sulla

Origo cfr. G. Zecchini, Ricerche di storiografia latino tardoantica, Roma


1993, pp. 29-38; V. Aiello, Princeps potentissimus: una biografia pagana di
Costantino il Grande, Messina 2005. Sulle fonti pagane cfr. anche N. Baglivi, Da
Diocleziano a Costantino: un punto di riferimento storiografico in alcune
interpretazioni tardoantiche, in Costantino il Grande dallAntichit
allUmanesimo, cit., pp. 59-72 e Id., Da Diocleziano a Costantino: un punto di
riferimento storiografico in alcune interpretazioni tardoantiche, in Orpheus, n.s.,
12 (1991), pp. 429-491. M. Amerise, La figura di Costantino nei Caesares di
Giuliano lApostata, in Rivista storica dellantichit, 32 (2002), pp. 127-140; Id.,
Filostorgio e la morte di Costantino il Grande, in Historia, 55 (2006), pp. 328-343.
I Panegirici 11(9) e 4(10) celebrano la vittoria di Costantino su Massenzio e
documentano il clima degli anni immediatamente precedenti lo scontro con

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Licinio: M. Lolli, Massenzio-bis in Pan. IV (X) [321 d.C.]: il monito di Costantino


imperatore al collega Licinio, in Historia, 51 (2002), pp. 501-508.
68

R. Farina, Limpero e limperatore cristiano in Eusebio di Cesarea: la prima


teologia politica del cristianesimo, Zrich 1966. Importante anche ledizione di
Eusebio, accompagnata da un ampio commento, a cura di L. Tartaglia, Eusebio di
Cesarea; Vita di Costantino, Introduzione, traduzione e note, Napoli 1981.
69 M. Mazza, Costantino nella

storiografia ecclesiastica (dopo Eusebio), in


Costantino il Grande dallAntichit allUmanesimo, cit., II, pp. 659-692.
70 G. Zecchini, Dallimperium Daciscum

alla Gothia: il ruolo di Costantino


nellevoluzione di un tema politico e storiografico, in Costantino il Grande
dallAntichit allUmanesimo, cit., II, pp. 915-933 (riedita con modifiche in
Ricerche di storiografia latina tardoantica, II, DallHistoria Augusta a Paolo
Diacono, Roma 2011, pp. 95-108).
71 A. Baldini, Il

filosofo Sopatro e la versione pagana della conversione di

Costantino, in Simblos, 1 (1995), pp. 265-286; Id., Una confutazione cristiana


della versione pagana della conversione di Costantino: ulteriori considerazioni di
storiografia, in Epigraphica, 33 (2004), pp. 217-241; Id., Il dibattito
contemporaneo sulla conversione di Costantino, in Salesianum, 67 (2005), pp.
701-735, con altra bibliografia.
72 Un bilancio in A. Giardina, Marxism and

Historiography: Perspectives on

Roman History, in Marxist History-writing for the Twenty-first Century, ed. by C.


Wickham, Oxford 2007, pp. 15-31, in partic. 20-31.
73 Accademia

Romanistica Costantiniana, Atti II Convegno internazionale, Perugia

1976; cfr. specialmente A. Biscardi, Constantinopolis nova Roma, pp. 7-34; C.


Castello, Rapporti legislativi tra Costantino e Licinio alla luce dellinscriptio e
della subscriptio di CTh., 8, 18, 1, pp. 35-47; R. Martini, Sulla costituzione di
Costantino in tema di parricidio (C. Th. 9, 15, 1), pp. 103-117; G. Nocera, Dalla
tetrarchia di Diocleziano alla monarchia di Costantino: dal Principato al
Dominato. Motivi politici e costituzionali, pp. 119-153; M. Sargenti, Le strutture
amministrative dellImpero da Diocleziano a Costantino, pp. 199-262.
74 Accademia

Romanistica Costantiniana, Atti XIII Convegno Internazionale in

memoria di Andr Chastagnol, Napoli 2001; cfr. in partic. V. Aiello, I rapporti fra
centro e periferia in epoca costantiniana. Lorigine del magister officiorum, pp.
137-163; F.M. de Robertis, Aequitas contra ius? Il fermo richiamo di Costantino al
rigor iuris contro le facile aperture nelle et precedenti alla ratio aequitatis,
pp. 359-364; C. Castello, Sui concili della Chiesa convocati da Costantino, pp.
365-371.
75 Societ

romana e impero tardoantico, a cura di A. Giardina, 4 voll., Roma-Bari

1986.
76 A. Giardina, Le due Italie nella

forma tarda dellimpero, in Societ romana, cit.,

I, pp. 1-36, 619-634, in partic. 5 ( = Id., L Italia romana. Storie di unidentit


incompiuta, Roma-Bari 1997, pp. 265-321, in partic. 266).
77 F. Grelle, Le categorie dellamministrazione tardoantica:

officia, munera,
honores, in ivi, pp. 37-70, 634-638 (= Id., Diritto e societ nel mondo romano,
Roma 2005, pp. 221-247).
78

T. Spagnuolo Vigorita, Nuovi indirizzi di politica fiscale nella legislazione di

Costantino, in Societ romana e impero tardoantico, cit., I, pp. 71-80. Questo


contributo sintetizza le linee fondamentali di unimportante monografia dello
stesso autore apparsa poco prima: Exsecranda pernicies. Delatori e fisco nellet di

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Costantino, Napoli 1984.


79 E. Lo Cascio, Teoria

e politica monetaria a Roma tra III e IV d.C., in Societ

romana e impero tardoantico, cit., I, pp. 535-557, 779-801, in partic. 551. Su


questo testo cfr. anche M.R. Cataudella, Aurum pro aere nella politica di
Costantino, in Costantino il Grande dallAntichit allUmanesimo, cit., I, pp.
283-297.
80 G. Camodeca, Ricerche su

Puteoli tardoromana (fine II-IV secolo), in Puteoli,


4-5 (1980-1981), pp. 59-129, in partic. 62-77.
81 Symm., rel. 40.
82 Zos., II 29. Cfr. A. Fraschetti, Costantino

e labbandono del Campidoglio, in

Societ romana, cit., II, pp. 59-98, 412-438, in partic. 87-98, che reagisce a una
ricostruzione di Franois Paschoud; cfr. la replica di F. Paschoud, Ancora sul
rifiuto di Costantino a salire al Campidoglio, in Costantino il Grande
dallAntichit allUmanesimo, cit., II, pp. 737-748. Zosimo pone la conversione di
Costantino al 326 e la associa agli assassini di Crispo e di Fausta: G. Marasco,
Giuliano e la tradizione pagana sulla conversione di Costantino, in Rivista di
filologia e istruzione classica, 122 (1994), pp. 340-354 pone lenfasi sugli aspetti
anticristiani di tale tradizione. Marasco ha inoltre discusso le circostanze che
condussero a questi assassini, sostenendo che un sospetto caso di incesto nella
famiglia imperiale avrebbe rappresentato unintollerabile minaccia allautorit di
Costantino, sia presso i cristiani sia presso i pagani: G. Marasco, Costantino e le
uccisioni di Crispo e Fausta (326 d.C.), in Rivista di filologia e istruzione classica,
121 (1993), pp. 297-317. Su Zosimo rimane importante B. Zucchelli, La
propaganda anticostantiniana e la falsificazione storica in Zosimo, in I canali
della propaganda nel mondo antico, a cura di M. Sordi, Milano 1976, pp. 229-251;
R. Lizzi Testa, Alle origini della tradizione pagana su Costantino e il senato
romano (Amm. Marc. 21.10.8 e Zos. 2.32.1), in Transformations of Late Antiquity.
Essays for Peter Brown, I, ed. by, P. Rousseau, M. Papoutsakis, FarnhamBurlington 2009, pp. 85-127 ha dimostrato lesistenza di una tradizione pagana,
risalente a Giuliano, che svilupp una linea fortemente critica verso le riforme
istituzionali di Costantino.
83 A. Fraschetti, La

conversione. Da Roma pagana a Roma cristiana, Roma-Bari

1999, pp. 87-108, 124-127.


84 A. Marcone, Costantino

e laristocrazia pagana di Roma, in Costantino il

Grande dallAntichit allUmanesimo, cit., II, pp. 645-658 (= Id., Di tarda


antichit. Scritti scelti, Firenze 2008, pp. 107-116).
85

In un ambito diverso, E. La Rocca, La fondazione di Costantinopoli, in


Costantino il Grande dallAntichit allUmanesimo, cit., II, pp. 553-583 ha ribadito
come i complessi rituali che condussero alla fondazione di Costantinopoli
seguirono un modello augurale e si conformarono, pi in generale, a modelli
giuridici romani.
86 L. Cracco

Ruggini, Il Senato fra due crisi (III-VI secolo), in Il Senato nella

storia, I, Il Senato nellet romana, Roma 1998, pp. 223-375, in partic. 268-283 ha
sostenuto questo punto in termini ancora pi netti: Costantino sarebbe stato il
promotore di una politica di netta discontinuit rispetto a Diocleziano e avrebbe
riconosciuto al Senato un ruolo di primo piano, che pass anche attraverso una
massiccia espansione dellassemblea, in larga parte tratta dalle fila dei senati
cittadini. Sulla collaborazione con le lite pagane cfr. gi G. Clemente,
cristianesimo e classi dirigenti prima e dopo Costantino, in Mondo classico e
cristianesimo, a cura di M. Pavan, Roma 1982, pp. 51-64, in partic. 57-58.
87 A. Marcone, Costantino

il Grande, Roma-Bari 2000. A p. vii Marcone sottolinea

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come questa assenza sia unanomalia che non ha paralleli in altre tradizioni
storiografiche.
88

Marcone sembra dare una valutazione pi sfumata in La politica religiosa:


dallultima persecuzione alla tolleranza, in Storia di Roma, III/1, cit., pp. 223-245,
in partic. 243. D. Musti, Simbologia della vittoria dallEllenismo a Costantino, in
Rivista di filologia e istruzione classica, 128 (2000), pp. 42-55, in partic. 49-54
sostiene che vi fosse una precisa coincidenza fra il simbolo pagano della Vittoria e
il segno cristiano della Croce, che al ponte Milvio Costantino rilesse in una
prospettiva cristiana; a unire i due segni sarebbe stato un comune riferimento al
numero quattro, e allidea di un nesso fra la forma quadrata e lidea di salvezza, che
Musti individua gi nelle tradizioni pagane riguardanti Nike.
89 Sullideologia dinastica delineata da Costantino

cfr. I. Tantillo, Come un bene


ereditario: Costantino e la retorica dellimpero-patrimonio, in Antiquit tardive,
6 (1998), pp. 251-264, secondo il quale Costantino introdusse lanalogia fra il
concetto di Impero e quello di patrimonio privato per sostenere lo sviluppo di un
discorso dinastico, che i suoi successori, sino a Giuliano, svilupparono a loro volta;
nella definizione di questo concetto cos innovativo, per, a giocare un ruolo
rilevante non fu il concetto romano di patrimonium, ma quello
veterotestamentario di kleronomia.
90 A. Marcone, Pagano e cristiano. Vita
91

e mito di Costantino, Roma-Bari 2002.

M. Amerise, Il battesimo di Costantino il Grande. Storia di una scomoda

eredit, Stuttgart 2005. Amerise cur anche unedizione italiana di due discorsi di
Eusebio, il Discorso per il Trentennale e il Discorso regale (Eusebio di Cesarea,
Elogio di Costantino, Milano 2005), che include una documentatissima
introduzione storico-letteraria.
92

G. M. Vian, La donazione di Costantino, Bologna 2004, pp. 78-86.

93

G. Bonamente, La svolta costantiniana, in Chiesa e Impero. Da Augusto a

Giustiniano, a cura di E. dal Covolo, R. Uglione, Roma 2001, pp. 145-170.


94 R. Cristofoli, Costantino

e lOratio ad Sanctorum Coetum, Napoli 2005; lopera

include una traduzione italiana del testo. Si veda anche il contributo dellautore in
questa stessa opera.
95

Religione e strumentalizzazione politica: Costantino e la propaganda contro


Licinio, in Istituzioni, carismi ed esercizio del potere (IV-VI secolo d.C.), a cura di
G. Bonamente, R. Lizzi Testa, Bari 2010, pp. 155-170; L. Cracco Ruggini, Un
bilancio, ivi, pp. 377-387, in partic. 382 nota che questa lettura mette in luce
unambiziosa e ben calcolata manovra politica da parte di Costantino; si
potrebbe parlare di una riproposizione, pi sottile e raffinata, del vecchio modello
del cristianesimo politico. Una difesa del valore storico di Eusebio in G.M. Vian, La
donazione, cit., pp. 23-33.
96 F. Carl, M.G. Castello, Questioni tardoantiche. Storia

e mito della svolta

costantiniana, Roma 2010. Un approccio in larga misura simile si ritrova nel


breve, ma importante saggio di D. Vera, Costantino riformatore, nel catalogo della
mostra riminese su Costantino del 2005 (Costantino il Grande. La civilt antica al
bivio tra Occidente e Oriente, a cura di A. Donati, G. Gentili, Cinisello Balsamo
2005, pp. 26-35). Il volume nel suo insieme un buon sommario dellattuale stato
degli studi, particolarmente utile per gli aspetti iconografici e archeologici.
97 In un suo

precedente lavoro (Loro nella tarda antichit: aspetti economici e


sociali, Torino 2009, pp. 124-171) Carl ha anche ridimensionato la portata della
riforma monetaria costantiana: la decisione di porre loro al centro del sistema
monetario andrebbe piuttosto attribuita a Diocleziano, e le scelte economiche di

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Costantino Nella Storiografia Italiana Su Roma in Enciclopedia Costanti...

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Costantino vanno intese in una logica continuistica; anche la dimensione


economica dellopposizione fra Costantino e Giuliano, sostenuta da Mazzarino,
andrebbe fortemente ridimensionata (pp. 184-185).

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