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PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB.

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Settimo Tema: I Rituali – Introduzione Generale di carattere storico.

SETTIMO TEMA

I RITUALI
1. Introduzione Generale di carattere storico

Il IV Concilio di Toledo (a. 633) con il suo can. 26 prescriveva che il presbitero al
momento di essere assegnato ad una parrocchia, ricevesse dal suo vescovo un «officiale
libellum» in modo da non incorrere in errori nella celebrazione dei «divini sacramenti».
Ammesso che un tale libro debba identificarsi in qualche modo con il Rituale, di fatto
bisognerà attendere il sec. XII prima di trovare un libro del genere, e anch’esso in uso di un
monastero: è il Rituale di S. Floriano, finché al sec. XIV cominceranno ad apparire libri
sotto nomi diversi, ma di contenuto più o meno identico:
Agenda, Ordinarium, Manuale, Liber agendorum. Ma in pratica si deve ritenere che
i presbiteri in cura d’anime si approntassero privatamente un proprio rituale. Il primo libro,
che aprirà la via al nostro Rituale, sarà il Sacerdotale del Castellani del 1555, che, notato
come i vescovi abbiano il loro «liber pontificalis», pensò bene di raccogliere «in un libro
che si dice sacerdotalis tutto quello che concerne l’ufficio dei presbiteri in cura d’anime».
Il Rituale dunque parte dallo stesso principio da cui ebbe origine il Pontificale:
creare una raccolta rituale (al di fuori delle formule del Messale) che possa essere di guida
e di aiuto alle celebrazioni liturgiche dei presbiteri in cura d’anime. In questo senso, dal
punto di vista della storia della Liturgia locale, il Rituale è un libro del massimo interesse.
D’altra parte proprio questo suo carattere eminentemente «locale», che implica spesso tutta
una serie di adattamenti, rende difficile una classificazione dei manoscritti che rimangono.
Non per nulla ancora si attende e forse si dovrà attendere per molto tempo ancora tanto
l’inventario dei Rituali già reperiti o ancora da reperire, quanto la loro analisi e la loro
classificazione.
A livello storico, i Rituali hanno conosciuto quattro stadi:
- stadio dei libelli;
- stadio dei Libri composti;
- Rituali puri;
- Rituali stampati.
Di ognuno di essi, è bene fare una sintesi.
— Libelli. Quando per una data azione liturgica, le orazioni tratte dal sacramentario
vengono raccolte insieme alle rubriche tratte da un ordo, il risultato è un libellus che
ha, in un certo senso, la funzione di un rituale. Questi primi libelli furono redatti
principalmente per i riti della penitenza, l’unzione dei malati e i funerali; c’erano
occasioni in cui la liturgia non veniva celebrata in chiesa, dove il sacerdote aveva a
disposizione tutti i libri necessari, ma nella casa del malato, perciò nacque l’esigenza
di avere un libretto da portare facilmente con sé durante queste visite pastorali.
— Libri composti. A partire dai secc. X e XI, un rituale più completo viene spesso
unito ad un collettario o ad un processionale. Questi libri composti provenivano
principalmente dai monasteri, e mostrano il rapporto tra la vita conventuale e la cura
pastorale delle anime. Il sacerdote-monaco aveva bisogno di un libro in cui fossero
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raccolte tutte le orazioni necessarie all’ufficio divino, i rituali per il suo ministero
sacerdotale al servizio dei suoi confratelli del monastero, e le preghiere per l’ufficio
pastorale fuori della clausura. Un libro simile poteva contenere: 1) il collettario per
l’ufficio, 2) il rituale, in cui venivano descritti riti come quelli per i malati e i
moribondi, per i funerali, riti della professione monastica, del battesimo, della
penitenza e del matrimonio, e 3) il processionale, che conteneva la benedizione
domenicale dell’acqua santa e le benedizioni per le varie stanze del monastero. I
rituali venivano anche uniti ai sacramentari, ai martirologi e ad altri libri”.
— Rituali «puri». A partire dal sec. XII, si diffusero in maggior misura dei rituali
indipendenti da qualsiasi altro libro liturgico. L’influsso monastico è ancora forte, sia
perché i membri del monastero erano impegnati a svolgere l’attività pastorale nelle
zone circostanti, sia perché avevano a disposizione lo scriptorium, dove il libro
veniva copiato per il sacerdote della diocesi locale. Un ben noto esempio di questo
tipo di libro è il Rituale di S. Floriano. Durante il sec. XIII, i rituali gradualmente
cominciano ad essere usati al di fuori del contesto monastico, e sempre più nella
parrocchia. Una delle ragioni di questo è l’insistenza di vari sinodi diocesani che
esigevano che il sacerdote della parrocchia possedesse un manuale. Anche durante il
sec. xiii, come già detto, nel pontificale furono eliminati quei riti che non erano
riservati ai vescovi. Questi testi vennero raccolti, poi, nei rituali; nel sec. XIV il
vescovo diocesano divenne il maggior responsabile della pubblicazione di un rituale
per la sua diocesi. Ne è un esempio il Rituale del vescovo Enrico di Breslau (1301-
1319). Nel sec. XV continuarono ad essere pubblicati rituali dal contenuto molto
variabile, tanto che non se ne trovavano due esattamente uguali. Il sec. XVI, al
contrario, fu un periodo di standardizzazione.
— Rituali stampati. I rituali stampati prima della riforma tridentina erano molto simili
ai manoscritti precedenti, ma dopo il Concilio di Trento, si aspirò all’uniformità.
Vennero pubblicate tre edizioni italiane che precedono il Rituale Romanum del 1614:
1) il Liber sacerdotalis di Alberto Castellani (1523), che viene opportuna-mente
diviso in tre parti: Sacramenti, Benedizioni e Processioni, 2) il Sacerdotale di
Samarino (1579) basato sull’opera di Castellani, e 3) il Rituale di Santori (1584-
1602)”. Papa Gregorio XIII (1572-1585) diede l’incarico a Santori di preparare un
rituale che soddisfacesse in modo più completo le necessità pastorali del tempo e
seguisse le norme della riforma tridentina. Santori cominciò a lavorare al progetto,
ma il papa morì nel 1585. I suoi successori Sisto V (1585-1590) e Clemente VIII
(1592-1605) s’interessarono alla sua opera, ma lo stesso Santori morì nel 1602,
mentre si stava stampando il rituale. Papa Paolo V (1605-1621) decise di non usare
l’edizione di Santori, ma promulgò una versione semplificata (sebbene contenesse
molti elementi dell’opera di Santori): il Rituale Romanum del 1614. Comunque
questo rituale non venne mai reso obbligatorio, e si continuò perciò ad usare molti
rituali locali. Nel sec. XX, vennero pubblicate due nuove edizioni del Rituale
Romanum: una nel 1925 da Pio XI, per effettuare i cambiamenti necessari occasio-
nati dal Codice 1917, e nel 1952 da Pio XII, quando fu aggiunta un’appendice che
conteneva molte benedizioni. Ciò che è avvenuto nel caso del pontificale, si ripete
nel caso del rituale: nelle riforme liturgiche posteriori al Vaticano II, i vari riti che
competono al sacerdote sono stati raccolti e pubblicati in fascicoli separati.
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2. Il Liber Sacerdotalis di Alberto Castellani

Il rituale di Castellani e il rituale di Santori sono i più importanti rituali stampati


prima del Rituale Romanum del 1614.
Il Liber Sacerdotalis di Castellani fu stampato a Venezia nel 1523.
Come i vescovi avevano il loro liber pontificalis, Castellani1 pensò di raccogliere in
un libro detto liber sacerdotalis tutto ciò che concerne l’ufficio dei presbiteri in cura
d’anime.
Anche se è un libro stampato, la scrittura utilizzata è ancora quella che si chiama
gotica libraria o gotica testualis. Castellani fu del parere che se i vescovi avevano i loro
Pontificali, anche i sacerdoti dovevano avere un libro specifico al loro ufficio. In questo
modo, nacque l’esigenza di creare un nuovo Libro Liturgico.

Guardando al frontespizio, si può leggere:


«Il Libro Sacerdotale precedentemente raccolto dai Libri della Santa
Chiesa Romana e di alcune altre Chiese, dagli antichi manoscritti della
Biblioteca Apostolica, dalle Sentenze dei Tribunali, dagli scritti di ecclesiastici
Dottori, composto a comodità dei reverendi Padri Sacerdoti parrocchiali e di
coloro che hanno la cura di anime, approvato per autorità del nostro
Santissimo Padre Leone X nel quale sono contenuti gli uffici di tutte le
cerimonie e le risoluzioni di tutti i dubbi che le riguardano e tutte le altre
azioni che possono essere fatte dai sacerdoti. A quanto tutto ciò sia bello lo si
può vedere dall’indice».

Guardando sempre al frontespizio, al di sopra del titolo, si nota una stilografia


molto bella, dove vi è raffigurato il Papa con tre Cardinali, che consegna il Liber
Sacerdotalis ad un ecclesiastico, accompagnato – a sua volta – da altri tre ecclesiastici. In
sostanza, questa stilografia è la rappresentazione del Breve di Papa Leone X del 2
Novembre del 1520, benché il Liber Sacerdotalis venisse stampato e pubblicato circa tre
anni dopo, nel 1523. In questo Breve il Papa lodò l’opera compiuta dal Castellani,
raccomandando a tutti gli ecclesiastici, in virtù della santa obbedienza, di seguire tutte le
prescrizioni liturgiche che tale Libro indicava. Il Castellani, non nascose la grande fatica
che incontrò nella composizione di questo nuovo Libro liturgico, ma ebbe a dire che
ricevette un grosso aiuto dal Prefetto e di altre persone dotte nelle diverse discipline
ecclesiastiche. Così ebbe modo di verificare la sua opera, prima ancora di consegnarla a

1
Alberto Castellani era un frate domenicano che aveva preparato un’edizione del Pontificale nel 1520 e
l’aveva dedicata a Papa Leone X, il quale gli chiese di preparare un altro libro liturgico, il Sacerdotalis, che
ebbe un grande successo. Successivamente uscì un rituale cosiddetto Sacerdotalis, nel quale si troveranno due
Ordines del battesimo: accanto ad un Ordo che comprende i sette scrutini, un altro Ordo unisce gli scrutini al
rito battesimale. Già nel PRG è stato visto, accanto all’Ordo degli scrutini un secondo Ordo nel quale i riti
del catecumenato sono uniti con quelli del battesimo. Il rituale di Castellani segue questo ordinamento che
riprenderà il Rituale di Paolo V nel 1614. Per una bibliografia sul Liber Sacerdotalis si può consultare: E.
CATTANEO, Il Rituale Romano di Alberto Castellani, in Miscellanea Liturgica in onore di S. E. il Card.
Lercaro, II vol. Roma 1967, 629-647. E’ un articolo molto ben fatto che dà utili e significative informazioni
del Liber Sacerdotalis di Alberto Castellani.
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Papa Leone X. Però, al momento della consegna il Papa morì e Padre Castellani presentò
l’opera al Papa Adriano VI.
Consultando le fotocopie, fornite dal Docente nelle Dispense Fontes Selecti de Ritu
Initiationis Christianae, si possono notare almeno tre parti:
 nel foglio 10 si trova il De Sacramento Baptismi Instrutionis;
 nel foglio 15v-18v si trova l’Ordo baptizandi vulgatus secundum usum sanctae
Romanae Ecclesiae;
 nei fogli successivi si trova un Ordo ad Caticumenum faciendum secondo il
Patriarcato veneziano.
Da questi elementi, si può dedurre che ci sono due riti diversi:
1. Ordo baptizandi secundum curiam Romanam, vulgatus et impressus
2. Ordo baptizandi masculum secundum romanam curiam et patriarchinum / Ordo
baptizandi feminam secundum eosdem.

Al foglio 18 v (l’ultima pagina) Castellani dice:


«Ordo prescriptus in diversis libellis baptismalibus impressus fuit et
vulgatus cum titulo secundum consuetudinem Sanctae Romanae Ecclesiae.
Verumtamen ego recensens libros antiquos et novos de hac materia tractantes
in sacra biblioteca apostolica, nusquam inveni talem ordinem secundum
dictam ecclesiam, sed in libro nuovo quo sanctitas domini nostri papae utitur
in divinis, repperi sequentem ordinem inscriptum secundum consuetudinem
Sanctae Romanae Ecclesiae. Positus igitur hic fuit uterque modus ut omnibus
satisfiat» (v. foglio 18v).

Dalla traduzione del brano sopra riportato si può leggere:


«Questo ordo che si trova in vari libelli battesimali fu stampato e diffuso
con il titolo: secundum consuetudinem Sanctae Romanae Ecclesiae. Ma
controllando nella santa biblioteca apostolica i libri antichi e nuovi che
trattano di questa materia, non ho trovato tale Ordo della sopramenzionata
chiesa in nessun luogo. Ma nel libro nuovo, che Sua Santità, il nostro Signore
Papa, utilizza per le sacre cerimonie, ho trovato l’Ordo che segue con lo stesso
titolo: secundum consuetudinem Sanctae Romanae Ecclesiae. Tutti e due sono
inclusi qui, perché tutti siano soddisfatti».

Dunque abbiamo nel Sacerdotale del Castellani due riti: uno romano ed uno
veneziano.

Quali sono questi due ordini? Essi sono:


1. Il secondo Ordo è preceduto da questa rubrica: Et hic idem Ordo servatur in
patriarchatum Venetianum. Ci sono molti elementi diversi e interessanti in questo rito,
ma è chiaro che non è una fonte diretta per il rito del RR 1614.
2. Il primo Ordo è quello che interessa per il nostro studio.
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Il primo ordo:Ordo baptizandi vulgatus (foglio 15v.).


Questo Ordo ha subito, in primo luogo, diversi cambiamenti:
1. Infans ante ianuam ecclesiae. Tale dicitura indica il Luogo: gli infanti davanti alle
porte della chiesa.
2. Segue, un dialogo nel quale viene chiesto il nome del battezzando ed il motivo che lo
ha spinto a farsi battezzare: quomodo vocaris?Quid petis? Fidem. Fides, quid tibi
praestat? Vitam aeternam. Haec est vita aeterna. Seguono, poi i due comandamenti
principali che contraddistinguono la vita del cristiano: Amare il Signore con tutto il
cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze ed amare il prossimo come se stessi. A
questi segue successivamente il riferimento all’insegnamento di Gesù: Non fare agli
altri quello che non si desidera si facesse a noi stessi.
3. Sempre nel foglio (15v) si possono individuare gli elementi rituali che precedono il
Battesimo:
a) l’ Insufflatio;
b) il Segno della croce sulla fronte e sul petto;
c) l’ Orazione: Omnipotens sempiterne Deus (GeV 285).
4. (v. foglio 16) Segue, di nuovo una insufflatio con lo stesso significato ma con una
formula diversa, rispetto a prima. Ad essa seguono alcune orazioni. La prima è attinta
dal GeV 286: Preces nostras quaesumus domine clementer exaudi…; la seconda è
attinta dal GeV 287: Deus qui humani generis ita es conditor ut….
5. Segue, poi, l’Esorcismo e benedizione del sale: Exorcizo te creatura salis in nomine
dei patris omnipotentis: et in caritate domini nostri Jesu Christi et in virtute
Spiritus  Sancti. Exorcizo te per deus vi vus: per deum verum: per deum san
ctum…In merito alla benedizione del sale si ha la seguente espressione: Proinde
rogamus te domine deus noster, ut hanc creatura salis…san ctifices et benedicendo
bene dicas, ut fiat omnibus accipientibus perfecta medicina….
6. Successivamente si svolge il rito dell’imposizione del sale (v. foglio 16v),
accompagnato con l’orazione Deus patrum nostrorum deus universe conditor veritatis
te supplices exoramus, ut hunc famulum respicere digneris propitius et hoc primum
pabulum…Anche questa Oratio è stata ereditata del GeV 290, compreso il rito
dell’imposizione del sale.
7. Seguono, poi, gli Esorcismi2 sui maschi (super masculum) che riguardano il 1º gruppo
ed il 2º gruppo (v. foglio 17r), mentre quelli delle femmine (super feminam) riguardano
il 1º gruppo, il 2º gruppo, ed il 3º gruppo (v. foglio 17 v). Seguono, anche due orazioni
conclusive: Aeternam ac mitissimam (GeV 298)3 Audi maledicte Satanas (GeV 294).
8. Si svolge, poi, l’imposizione della mano con l’orazione Nec te lateat Sathanas
imminere tibi poenas, imminere tibi tormenta… che ha la sua origine nel GeV 419 (v.
foglio 17v).
9. Un elemento nuovo che si può scorgere è il Vangelo secondo Matteo19, 13-15: Oblati
sunt parvuli ad Iesum ut manus eis imponeret…. La novità consiste nel fatto che nel
rito dell’imposizione della mano viene introdotto un passo preciso del Vangelo (v.
2
Nel foglio 16 v, si trovano la preghiera (Deus Abraham, deus Ysaac, deus Iacob…) e la minaccia a Satana
(Ergo, maledicte diabule, recognosce sententiam tuam et da honorem deo vivo et vero…) che sono attinte
rispettivamente dal GeV 291 e 292.
3
Nel GeV 298 si trova il termine iustissima, anziché mitissima. Malgrado questa differenza, il senso di
contenuto non cambia e lascia inalterata l’origine dell’Orazione.
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foglio 18), che precede il rito dell’effeta. Tutto questo si svolge ancora fuori dalla
Chiesa, per cui seguirà poi un’ammonizione.
10. Il sacerdote, dunque invita ad entrare in chiesa: Deinde sacerdos introducit eum in
ecclesiam. Segue subito la recita del Credo e del Padre Nostro che, di fatto precedono il
rito vero e proprio dell’effethà. L’ammonizione di cui si diceva nel punto 9, precede, di
fatto, la cosiddetta redditio symbolorum, la redditio del Credo e del Padre Nostro:
pervenerit sacerdos ad medium ecclesiae ponut infantem in pavimento et dicto Pater
Noster et Credo in deum…In questo modo il sacerdote introduce direttamente al rito
dell’effeta: …elevant puerum et sacerdos cum sputo suo tangit aures et nares infantis
dicens: Effeta quod est adaperire aures et nares in odorem suavitatis… (v. foglio 18).
11. Finalmente avviene la Rinuncia a Satana, seguita, dopo l’unzione, dall’interrogazione
sui tre articoli principali della Fede cristiana: Tunc sacerdos interroget…Abrenuntias
Sathanae…
12. Segue, l’Unzione pre-battesimale con la formula Et ego te lineo oleo salutis pectus et
scapulas in Christo Iesu Domino nostro, ut habeas vitam aeternam et vivas in saecula
saeculorum. Amen.
13. Un altro elemento molto significativo è il recarsi dei candidati al fonte battesimale: Et
venientes super fontem sacerdos interrogat nome pueri dicens: Quo nome vocaris?
14. Segue, dunque, l’interrogazione sui tre principali articoli di fede: Credis in deum
patrem omnipotentem creatorem caeli et terrae…Nell’Ordo baptizandi del Sacerdotalis
del Castellani, il candidato viene chiamato per nome.
15. Un elemento non nuovo è quello di chiedere al candidato o per il candidato se vuole
essere battezzato: Vis baptizari? Volo (v. foglio 18 e foglio 18v).
16. Avviene poi il rito vero e proprio del Battesimo con la triplice immersione oppure con
l’infusione dell’acqua sul capo secondo le consuetudini, secondo la seguente formula:
Et ego te baptizo in nomine Patris  et semel [im]mergat, et fi lii et secundo
immergat, et Spiritus  Sancti. Amen tertio immergat.
17. A questo punto segue l’unzione post-battesimale, accompagnata dall’orazione Deus
omnipotens che trova la sua origine nel GeV 450.
18. Viene poi consegnata la veste bianca: accipe vestem candidam.
19. Un elemento nuovo è la consegna della candela: accipe lampadem ardentem.
20. Infine, avviene il Congedo da parte del sacerdote verso i neo battezzati: vade in pace,
et Dominus sit tecum. Amen.

Riassumendo:
C’è, in primo luogo, un effetto cumulativo:
 A. Il PRG-X è la base del rituale del Liber Sacerdotalis del Castellani.
 B. Poi vengono accettate anche le aggiunte alla seconda parte (del PRG-X) fatta
dal PR-XII. Di conseguenza, si può ritenere che questo rituale contenga qualche
elemento del Pontificale del XIII secolo.
 Vengono accettate anche le aggiunte alla prima parte fatte dal PR-XIII.
 Sullo schema si vede che questo rituale di Castellani recupera tutta la tradizione
precedente con alcune novità. Si tratta di elementi che dai Pontificali sono passati ai
Rituali, tanto da divenire norma comune. In merito a queste novità, si può dire:
 La chiarezza delle tre stazioni:
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1. Alle porte della chiesa;


2. Al centro della chiesa;
3. Al fonte battesimale (queste stazioni sono state già indicate, almeno
parzialmente, nel PR-XIII).
 Alla fine delle azioni rituali che si svolgono alle porte della chiesa c’è l’aggiunta di
una lettura del Vangelo secondo Matteo (19,13-15) «e dopo avere imposto loro le
mani, se ne andò». É una novità propria per accennare la teologia dell’infanzia
spirituale per corrispondere al battesimo dei bambini. Nella tradizione abbiamo
visto nell’OR X nº 31 alla fine del primo scrutinio si trova un testo simile: Mt 11,
15-20 (Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra.....). Questa novità sarà
mantenuta dal Cardinale Santori, ma sarà omessa dal Rituale Romano (RR) del
1614.
 Manca la benedizione del fonte battesimale e non c’è alcun riferimento alla Pasqua
del Signore, per cui si può pensare già ad un rito isolato.
 Non c’è più la Confermazione, né il riferimento all’Eucaristia.
 L’immersione rispecchia ancora la prassi comune.

L’importanza di questo libro sta nel fatto che raduna in se elementi della tradizione
antica, secondo quanto dice Cattaneo: in effetti, questo rituale, secondo il Cattaneo, raduna
in se leggi canoniche dei secoli precedenti che adesso vengono collocate in modo
appropriato per ogni sacramento, così da istruire non soltanto circa l’amministrazione, ma
anche da suggerire criteri pastorali per un vantaggioso profitto dei fedeli.
Così, prima di un sacramento, c’è un’istruzione come si può notare al foglio 10, per
quanto riguarda il Battesimo; al foglio 30 si trova l’istruzione per quanto riguarda il
sacramento del Matrimonio, mentre al foglio 42, si trova l’istruzione per il sacramento
della Penitenza. Dunque, l’elemento pastorale assumerà sempre di più un’importanza
centrale.
Certamente nel rituale del Castellani è significativo, quanto importante, l’elemento
delle benedizioni, come ad esempio, la benedizione dell’oro, dell’incenso e della mirra nel
giorno dell’Epifania. Si tratta di una benedizione che dopo si perderà. Questo rituale
contiene in sé anche un ricco processionale, insieme ad un benedizionale.
Tutti questi elementi visti, manifestano un rituale che ormai diventa prassi più o
meno comune che, da una parte, vuole conservare il carattere della Tradizione, mentre,
dall’altra, intende manifestare la romanicità dei suoi elementi.
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3. Il Rituale Sacramentorum Romanum


del Cardinale Giulio Antonio Santori del 1583
edito col nome di Papa Gregorio XIII

Ci si trova già dopo il Concilio di Trento. Papa Gregorio XIII (1572-1585),


successore di San Pio V, incaricò il Cardinale Santori ( 1602) il 26 aprile 1575 di
preparare un rituale che rispondesse più pienamente alle necessità pastorali e alle norme
tridentine. Si trattava, infatti, del nuovo rituale romano.
Il Cardinale Giulio Antonio Santori fu uno dei protagonisti della Riforma voluta dal
Concilio di Trento e fu grande collaboratore di diversi Pontefici e nacque a Caserta nel
1532. Fu nominato Vicario Generale di Caserta e successivamente di Napoli. Più tardi,
però, nel 1563, Pio V lo chiamò a Roma come consultore del Sant’Uffizio, lo fece vescovo
e Cardinale di Santa Severina e morì a Roma.
In merito a questo nuovo rituale, nel 1584 il Santori presentò al Pontefice una bozza
già stampata di una parte del Rituale, ma a causa della morte del Papa, egli mise da parte il
Rituale stesso. Il cardinale morì nel 1602, prima che l’opera intera fosse pubblicata.
Saranno i suoi successori a pubblicare la sua opera per intero. Quando Santori cominciò a
lavorare, per la composizione di questo nuovo libro liturgico, Gregorio XIII morì nel 1585.
I suoi successori, Sisto V (1585-1590) e Clemente VIII (1592-1605), si
interessarono al progetto ma Santori morì nel 1602 mentre il Rituale era ancora sotto
stampa. Fu portato a termine privatamente dagli eredi del Santori il quale lavorò per circa
trent’anni per la compilazione del Rituale Sacramentorum Romanum.
A Roma si trovano alcuni esemplari da consultare nella Biblioteca della Pontificia
Università Gregoriana, nella Biblioteca Angelica, nella Biblioteca Apostolica Vaticana,
Biblioteca Casanatense, Corsiniana, Angelica, Lateranense4.

 Criteri ispiratori dell’opera:


1. Il lavoro appare più un’opera di compilazione che una riforma guidata da criteri
teologici o pastorali.
2. Il Santori si propose di offrire ai sacerdoti un vasto assortimento di riti liturgici,
non un manuale tascabile dunque ma un ricco libro liturgico.
3. Raccoglie tutto quanto era stato tramandato dalla tradizione perché nulla
andasse perduto. In questa logica viene inserito il recupero degli scrutini
battesimali antecedenti, che erano andati in disuso.
4. Il Santori vuole comporre un rituale romano.
5. È possibile individuare anche nella composizione dei riti una certa ricerca
dell’effetto spettacolare; si tratta di un indizio su un certo gusto che si svilup-
perà nei secoli seguenti.
6. Il lavoro manifesta un grande amore per la tradizione liturgica.

4
G. ZANON, Il catecumenato e il battesimo nel rituale del Card. G.A. Santori, tesi dottorale difesa nel PIL,
Roma 1983-1984; di questa tesi c’è un riassunto: G. ZANON, L’iniziazione cristiana secondo il Rituale del
Santori, in G. CAVALLOTTO (a cura di.), Iniziazione cristiana e catecumenato. Divenire cristiani per essere
battezzati, EDB, Bologna 1996, 169-196. Zanon, in questa tesi enuncia i criteri fondamentali dell’opera del
Santori.
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 Riguardo al battesimo abbiamo una grande varietà di riti collegata al battesimo.


Rispetto al Rituale del Castellani, che riportava due riti, uno romano ed uno veneziano, il
Rituale del Santori manifesta una ricchezza di riti collegati al Battesimo. A tale riguardo si
può sviluppare uno schema secondo questi punti:
1. Praenotanda che corrispondono al Concilio di Trento.
2. Ordo Baptismi parvulorum.
3. Praenotanda.
4. De Scrutiniis Cathecumenorum et solenni ordine baptizandi in Sabbato Sancto
Paschae.
5. Processione al Battistero, dopo i Vespri di Pasqua e nei sei giorni seguenti (Questo
elemento viene dagli Ordines).
6. Il battesimo solenne a Pentecoste con i suoi scrutini.
7. L’anniversario del battesimo.
8. Tre lunghi trattati sull’iniziazione cristiana:
 De recipiendis et instruendis catechumenis (RR 125-140);
 De neophytis instruendis atque iuvandis (RR 141-184);
 De infidelium conversione procuranda (RR 185-240).

Si nota, così, una riscoperta del catecumenato previo al Battesimo ed un recupero


significativo della mistagogia. Dunque, innanzitutto ci sono due ordines, uno più breve,
Ordo Baptismi Parvulorum, e l’altro più esteso, Ordo Baptismi cathecumenorum5. Il primo
rituale accennato è quello che prepara al rituale del 1614, perché il rito per gli adulti segue
fondamentalmente il PRG – X.

Esamineremo il primo rituale che prepara il Rituale Romanum del 1614 perché il rito
per adulti, come è già stato detto, segue fondamentalmente il PRG-X, come primo rituale,
ma è da notare che questo rituale non è stato accettato nel Rituale Romanum del 1614

Ordo Baptismi Parvulorum


C’è, in primo luogo, una linea direttissima tra il primo rituale battesimale di
Castellani e l’Ordo Baptismi parvulorum di Santori. (v. foglio 8). Esso riunisce in un’unica
cerimonia tutto l’antico complesso catecumenale ed iniziatico.
Consultando le fotocopie della Dispensa già citata per il Rituale di Castellani, si
può notare la seguente struttura:

 Viene precisato il LUOGO: «Sacerdos itaque stans in limine Ecclesiae, et


conversus ad infantem, qui foris ante ipsum super dextro deferentis brachio teneatur,
interroget, masculus sit, an foemina…». Indica, dunque, l’ingresso alla chiesa ed è chiaro
che, prima di procedere al rito del Battesimo, il sacerdote chiede se l’infante è maschio o
femmina, mentre è tenuto in braccio (v. foglio 8). Inizia, successivamente il dialogo con il
battezzando, secondo quanto segue:
1. (v. foglio 9) C’è la richiesta del nome del battezzando: Quo nomine vocaris?

5
La dizione più completa è la seguente: De scrutiniis cathecumenorum et solenni ordine baptizandi in
Sabbato Sancto Paschae.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 164
Settimo Tema: I Rituali – Il Liber Sacerdotalis di Alberto Castellani.

2. Segue la Richiesta della fede: «Quid petis ab Ecclesia Dei? Fidem. Sacerdos:
Fides, quid tibi praestat? Vitam aeternam. Sacerdos: Si vis habere vitam
aeternam, serva mandata» A questo vengono indicati i due comandamenti
principali della vita cristiana: «Diliges Dominum Deum tuum ex toto corede tuo
et ex tota anima tua et ex tota mente tua; et proximum tuum, sicut te ipsum
(Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con
tutta la tua mente ed il prossimo tuo come te stesso) ».
3. Dopo questo primo e significativo dialogo il sacerdote procede al rito della
Exsufflatio: «Deinde ter leniter esufflet in faciem eius, ter dicens…».
4. Segue, poi, la Signatio crucis: «Accipe signum crucis tam in fronte , quam in
corde , summam scilicet fidei coelestium praeceptorum; talis esto moribus, ut
templum Dei iam esse possis». In sostanza, come è stato già visto in precedenza,
viene posto il segno della croce sulla fronte e sul petto.
5. Poi, il sacerdote pronunzia due orazioni che vengono dal Gelasiano: «Preces
nostras, quaesumus Domine, clementer exaudi…» (GeV 286) e «Deus qui
humani generis ita es conditor, ut sis etiam reformator…» (GeV 287).
6. Dopo le due orazioni, avviene l’imposizione della mano con l’orazione, vista
più volte, dell’Omnipotens sempiterne Deus (GeV 285); rispetto al Rituale del
Castellani l’orazione è stata spostata, perché in quest’ultimo è posta subito dopo
l’unzione post-battesimale. Tale orazione ha origine dal GeV 450.
7. Seguono successivamente l’esorcismo e la benedizione del sale: «Exorcizo te
creatura salis, in nomine Dei Patris omnipotentis , et in charitate Domini
nostri Iesu Christi , et in virtute Spiritus sancti . Exorcizo te per Deum
vivum , per Deum verum …».
8. (v. foglio 10) Il sacerdote fa, poi, l’imposizione del sale con la seguente
orazione: «Deinde Sacerdos leviter immittat modicum salis benedicti in os
infantis dicens. N. Accipe salem sapientiae: propitiatio tibi sit in vitam
aeternam. Amen. Pax tibi…Deus patrum nostrorum, Deus universae conditor
veritatis, te supplices exoramus, ut hunc famulum tuum N. respicere digneris
propitius, et hoc primum pabulum salis gustantem…». Questa orazione attinge
dal GeV 290.
9. Seguono successivamente gli esorcismi sui maschi che riguardano il 1º gruppo
[Sine Oremus. Exorcismus. Audi maledicte Satana, adiuratus per nomen aeterni
Dei, et Salvatoris nostri Iesu Christi filii eius, cum tua victus invidia…], il 2º
gruppo[Sine Oremus. Exorcizo te immunde spiritus in nomine Patris , et Filii
, et Spiritus Sancti ,; ut exeas, et recedas ab hoc famulo Dei N. ipse enim
tibi imperat maledicte damnate…] ed il 3º gruppo [Ergo maledicte Diabole
recognosce sentetiam tuam, et da honore Deo vivo et vero; da honorem Iesu
Christo filio eius et Spiritui Sancto; et recede ab hoc famulo Dei N. quia istum
sibi Deus…] (v. foglio 11). C’è da notare che il 1° ed il 2° esorcismo sono
previsti senza orazione, ad esclusione del 3°, dove si trova anche l’indicazione
relativa alla signazione sulla fronte del battezzando: …[Hic pollice signet eum
in fronte] et hoc signum sanctae crucis , quod nos fronti eius damus, tu
maledicte Diabole numquam audeas violare. Seguono anche gli esorcismi sulle
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 165
Settimo Tema: I Rituali – Il Liber Sacerdotalis di Alberto Castellani.

femmine che riguardano il 1º gruppo [Super Foeminam tantum. Oremus.


Oratio. Deus coeli, Deus terrae, Deus Angelorum, Deus Archangelorum…te
invoco Domine super hanc famulam tuam N. ut eam custodire, et perducere
digneris ad gratiam baptismi tui] il 2º gruppo [Sine Oremus. Exorcismus. Ergo
maledicte Diabole recognosce sententiam tuam, et da honorem Deo vivo et
vero; da honorem Iesu Christo filio eius…et recede ab hac famula Dei N. quia
istam sibi Deus et Dominus noster Iesus Christus ad suam sanctam gratiam et
benedictionem fontem…](v. foglio 11), ed il 3º gruppo [Exorcismus. Exorcizo te
immunde spiritus per Patrem , et Filium , et Spiritum Sanctum , ut exeas,
et recedas ab hac famula Dei N. ipse enim tibi imperat maledicte damnate, qui
caeco nato oculos aperuit…], preceduto dall’orazione: Deus Abraham, Deus
Isaac, Deus Iacob, Deus qui tribus Israel…te supplex deprecor Domine, ut
liberes hanc famulam tuam N. et perducere eam digneris ad gratiam baptismi
tui (v. foglio 12).
10. A questo punto segue una nuova imposizione sui maschi e sulle femmine [Tunc
imponit manum super caput infantis et dicit. Super masculum, et Foeminam.
Oremus. Oratio: ] della mano con l’orazione: Aeternam ac iustissimam
pietatem tua deprecor Domine Sancte Pater, omnipotens aeterne Deus, auctor
luminis et veritatis, super hunc famulum tuum N. ut digneris eum illuminare…
Anche tale orazione è tratta dal GeV 298. Si può notare che, rispetto al Rituale
del Castellani, manca l’esorcismo Audi maledicte…6 e l’imposizione delle mani
con l’orazione, Nec te latet Sathanas imminere tibi poenas, iminere tibi
tormenta, iminere tibi…che è spostata dopo la redditio symboli e Pater Noster.
11. Successivamente viene pronunziato il Vangelo secondo Matteo19, 13-15: «In
illo tempore: Oblati sunt Iesu parvuli, ut manus eis imponeret, et oraret.
Discipuli autem increpabant eos. Iesus verò ait eis: Sinite parvulos, et nolite
eos prohibere ad me venire: talium est enim regnum coelorum…» (v. foglio 12).

Si procede nel rito del Battesimo entrando in Chiesa.


 LUOGO: in Ecclesiam (corrisponderebbe al centro della Chiesa ma non viene
precisato).
12. Subito dopo il Vangelo, segue il gesto con la stola che viene fatto per condurre
gli eletti in chiesa; esso sarà ripreso dal RR 1614: «Tunc sacerdos imposita
super infantem extrema parte stolae, introducet eum in Ecclesiam dicens:
Ingredere in templum Dei, ut habeas partem cum Christo, in vitam
aeternam...Amen». Il luogo specifico però non viene indicato (v. foglio 12).
13. “Supra pavimentum” si fa la redditio del Symbolum e del Pater noster (v. fogli
12 e 13).
14. Segue, poi, l’imposizione della mano con l’esorcismo: Nec te latet Satana,
inminere tibi…che è tratta dal GeV 419.

6
Per essere più precisi, l’orazione, «Audi maledicte Satana, adiuratus per nomen aeterni Dei…» si trova
soltanto all’inizio del rito degli esorcismi, nel 1° gruppo, mentre nel Rituale del Castellani è posta subito
dopo l’orazione: «Aeternam ac mitissimam pietatem Domine Sancte Pater…Sempre nel Castellani, a questa
formula segue quella del Nec latet Sathanas…».
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 166
Settimo Tema: I Rituali – Il Liber Sacerdotalis di Alberto Castellani.

15. Finalmente si svolge il rito dell’Effeta: Epheta, quod est adaperire; deinde ad
nares: in odorem suavitatis. Postea ad aurem sinistram. Tu autem effugare
Diabole; appropinquabit enim iudicium Dei.
16. Segue, poi, la domanda sul nome e la rinuncia a Satana, secondo la triplice
formula.
17. Il sacerdote compie, successivamente, l’unzione pre-battesimale: Ego te linio
oleo salutis in pectore , et inter scapulas  in Christo Iesu Domino nostro, ut
habeas vitam aeternam. Amen. Subito dopo si procede all’unzione con il pollice
per procedere poi al Battesimo vero e proprio.

A questo punto il sacerdote, con i candidati (infantes) i padrini e le madrine si reca


al fonte battesimale, che è il terzo luogo del rito del Battesimo.
 LUOGO: Deinde procedunt ad fontem Baptismi (v. foglio 14).

18. Il sacerdote chiede di nuovo il nome: Quo nomine vocaris? A tale domanda,
risponderà il padrino o la madrina.
19. Segue finalmente la Triplice professione di fede, sotto forma di triplice
interrogazione: N. Credis in Deum Patrem Omnipotentem, creatorem coeli et
terrrae? R. Credo. Credis et in Iesum Christum…et in Spiritum sanctum,
sanctam Ecclesiam catholicam, sanctorum communionem, remissionem
peccatorum, carnis resurrectionem, vitam aeternam? R. Credo. Successiva-
mente si chiede la volontà di essere battezzato: Vis baptizari? Per l’infante
risponderanno sempre il padrino o la madrina.

Dopo la triplice professione di fede segue il rito vero e proprio del BATTESIMO,
accompagnato dalla triplice immersione, dopo che il sacerdote ha chiesto nuovamente il
nome al bambino: de ea (aqua) ter fundat super caput infantis in modum crucis…N. Ego
te baptizo in nomine Patris  fundat primo, et Filii , fundat secundo, et Spiritus Sancti 
fundat tertio. Ubi consuetudo est baptizari per mersionem…. L’infusione è divenuta la
prassi normale, ma l’immersione è concessa dove le usanze sono diverse. Inoltre, c’è la
presenza di una formula per il battesimo sub condizione: N. Si baptizatus es, non te
rebaptizo, sed si nondum baptizatus es, ego te baptizo in nomine Patris , et Filii , et
Spiritus Sancti . Si tratta di una formula che rispecchia la teologia del Concilio di Trento.

Segue, subito dopo, l’Unzione post-battesimale [Deinde intingat pollicem dextrum


in sacro Chrismate, et pollice… ungat infantem in vertice, seu summitate capitis in modum
crucis dicens], con l’orazione: Deus omnipotens, Pater Domini nostri Iesu Christi qui te
regeneravit ex aqua et Spiritu Sancto… (GeV 450). Nei riti post battesimali non ci sono
novità, che – invece - sono da cercare nelle rubriche che le accompagnano.

Per quanto riguarda i Riti connessi ecco i seguenti elementi (v. fogli 14 e 15):
1 Avviene la consegna della veste bianca: «Accipe vestem sanctam, candidam,
immaculatam, quam perferas ante tribunal Domini nostri Iesu Christi, ut
habeas vitam aeternam. Amen».
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 167
Settimo Tema: I Rituali – Il Liber Sacerdotalis di Alberto Castellani.

2 Avviene, poi, la consegna della candela: «Accipe lampadem ardentem et


irreprehensibilem; custodi baptsmum tuum…» (v. foglio 15).
3 Infine avviene il Congedo: «Postremo dicat. N. vade in pace, et Dominus sit
tecum. Amen».

 SINTESI O CONCLUSIONE.
La si può tracciare attraverso questi brevi punti:
a) la novità dei Rituali si trova nella riproposta degli scrutini battesimali,
considerata quasi una ripresa archeologica, tanta è la fedeltà al passato. Ciò
costituisce un elemento archeologico molto interessante, perché ad un certo
punto sono iniziate ad esistere le case per i catecumeni a Roma. Ciò
rispecchiava tutta una teologia e tutta una pastorale;
b) gli scrutini vengono presentati come un esame sulla fede, sulla scia della
Lettera di Giovanni a Senario;
c) un’altra grande novità si trova nella proposta di catecumenato che partendo da
un’esperienza in atto, mostra un tentativo originale di impostare l’iniziazione
cristiana in un determinato contesto storico;
d) una delle grandi innovazioni è la reintroduzione del termine cathecumeni che
era ormai comunemente sostituito dal termine infantes;
e) il trattato De recipiendis et instruendis catechumenis (RR 125-140) è il primo
trattato sistematico sul catecumenato e sulla mistagogia;
f) il rituale di Santori non fu molto conosciuto, né divulgato nelle parrocchie, anzi,
in queste, rimase quasi sconosciuto per il tutto il Seicento, per cui costituiva una
grande novità. La Commissione che lavorò sul Rituale del 1614, come frutto del
Concilio di Trento, riuscì ad averne un’esemplare, dal momento che gli altri
esemplari sono andati distrutti;
g) la prassi battesimale della Chiesa postridentina sarà regolata non dal Rituale del
Santori ma dal Rituale Romanum di Paolo V, ma a tutti i membri della
Commissione che preparava il nuovo rituale furono distribuite nel 1612 copie
esistenti del Rituale del Santori;
h) il Rituale del Santori è una ricca proposta liturgica con diversi elementi, dove si
trova il filo conduttore che porta al nostro Rituale odierno. Di esso, colpisce la
ricchezza dei riti, collegata al Battesimo, con l'intento di mantenere la
Tradizione e di creare nuovi elementi, quando alla fine del ‘600, si avvertì
maggiormente l’importanza del catecumenato.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 168
Settimo Tema: I Rituali – Il Rituale Romanum di Paolo V – Iussu editum.

4. Rituale Romanum Pauli V Pont. Max. Iussu editum


Roma 1614

L’esemplare si trova nella Biblioteca Apostolica Vaticana, Stamp. Barberini B


VII.17; edizione in microfisc: CIPOL, Paris 19737.
Paolo V riprendendo (talvolta ad litteram) nella propria introduzione a questo
rituale, interi passaggi del rituale del Santori, non volle sentir parlare di quest’ultimo e anzi
ne fece distruggere gli esemplari. Per fortuna se ne salvarono alcune copie, moltiplicate in
seguito dalla famiglia del Santori.
Il decreto di promulgazione del Rituale Romanum del 1614 non ha abrogato i rituali
precedenti, ma piuttosto ha consigliato hortamur in Domino di osservarli. Nei decreti di
promulgazione degli altri libri liturgici post tridentini notiamo, invece, una forma più rigida
riguardo la loro osservanza: nel decreto per la promulgazione del Pontificale Romanum si
trova l’espressione praecipimus et mandamus; nel Breve di Paolo V, in vista della
promulgazione del Missale Romanum, invece, si trova l’espressione statuimus et
ordinamus.
Camillo Borghese, Papa Paolo V (1605-1621) non approvò l’edizione di Santori,
ma pubblicò il 20 giugno 1614 il Rituale Romanum riveduto con molti elementi presi
dall’opera di Santori, in primo luogo, una buona parte dell’Ordo baptismi parvulorum ed
una parte considerevole dell’Ordo baptismi adultorum.
Di questo nuovo Rituale abbiamo i Praenotanda dei seguenti Titoli ed i seguenti
capitoli:

Titulus I
Caput unicum
De iis quae in administratione sacramentorum generaliter servanda sunt

Titulus II
De Sacramento Baptismi

Caput I
De Sacramento Baptismi Rite administrando

Caput II
Ordo Baptismi Parvolurum

Caput III
De Baptismo Adultorum

Caput IV
Ordo Baptismi Adultorum

Caput V
Ordo Supplendi omissa super Infantem Baptizatum

7
L’esemplare che sta per uscire nel De Monumenta Liturgica Tridentina, si trova già nella Biblioteca
Apostolica Vaticana.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 169
Settimo Tema: I Rituali – Il Rituale Romanum di Paolo V – Iussu editum.

Caput VI
Ordo Supplendi omissa super Adultum Baptizatum

Caput VII
Ritus servandus cum episcopus baptizat

Caput VIII
Benedictio Fontis

Titulus III
De sacramento confirmationis

Da quello che appare sopra, dunque, il rito del battesimo è il primo rito che ci
presenta il Rituale Romanum; esso è preceduto da un unico capitolo del titulus I, che ha la
funzione di fare l’introduzione generale al libro. Il titulus II è dedicato al battesimo ed è
suddiviso in otto capitoli:
1. Caput I: Praenotanda de sacramento Baptismi rite administrando
2. Caput II: Ordo Baptismi parvulorum.
3. Caput III: Praenotanda de Baptismo adultorum.
4. Caput IV: Ordo Baptismi Adultorum.
5. Caput V: Ordo supplendi omissa super infantem baptizatum.
6. Caput VI: Ordo supplendi omissa super adultum baptizatum.
7. Caput VII: Ritus servandus cum episcopus baptizat.
8. Caput VIII: Benedictio fontis Baptismi extra sabbatum paschae et pentecostes cum
aqua consecrata non habetur.
Dobbiamo ammettere che la suddivisione in un Ordo per bambini e un altro per
adulti, significa un progresso considerevole nella storia dello sviluppo del rito. L’idea di
una suddivisione in due Ordines ha avuto origine nel Sacerdotale Romanum del Castellani
dell’anno 1523. Questo libro, che è da considerare decisivo per lo sviluppo del Rituale
Romanum, conosce già due riti per il battesimo, ambedue, però, sono dedicati ai bambini.

Ordo Baptismi Parvulorum

Il Rituale Romanum del Papa Paolo V deve la maggior parte del suo Ordo Baptismi
parvulorum al Rituale del Cardinale Santori che abbiamo esaminato. Il rito per il battesimo
dei bambini è stato preso quasi per intero dal rituale del Santori. Di esso si possono
esplicitare i seguenti punti:
1. I praenotanda sono molto più sviluppati sia per la teologia che per le rubriche.
2. C’è l’omissione di alcune preghiere e l’omissione del Vangelo Mt 19, che
giustificava l’infanzia spirituale.
3. C’è solo un esorcismo preso dall’antico catecumenato e dal III° gruppo del
rituale del Santori, anziché i tre soliti esorcismi, che abbiamo potuto vedere
anche nel Rituale del Santori.
4. Ci sono diversi elementi nuovi:
a) la seconda stazione non è più al centro della chiesa, ma alla soglia
del battistero. C’è un rito alle porte della chiesa, poi si procede al
fonte; durante la processione c’è la recita del Credo e del Pater;
scompare praticamente l'uso di porre a terra il bambino;
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 170
Settimo Tema: I Rituali – Il Rituale Romanum di Paolo V – Iussu editum.

b) al battistero la rinuncia a Satana è fatta volgendo le spalle al fonte.


C’è, poi, un nuovo esorcismo;
c) si cambia il colore della stola prima di entrare nel battistero dal
colore viola al bianco;
d) non segue il Sacramento della Confermazione, né la celebrazione
dell’Eucaristia.
5. Per il resto segue esattamente il Rituale del Santori.

Ordo Baptismi adultorum

Dell’Ordo Baptsimi Adultorum (Caput IV) c’è da notare un altro elemento che
suona come novità: se si consulta la p. num. 20 della Dispensa Fontes Selecti de Ritu
Initiationis Christianae, si nota un elemento corale. Si inizia con la stessa modalità
dell’ufficio di un’ora minore. C’è da dire anche che il rito per il battesimo degli adulti è
basato sul rito per il battesimo dei bambini. Di questo Ordo, in sintesi, si possono
raccogliere i seguenti elementi consultando le pagine da 20 in poi:
1. È preceduto da una specie di ora minore con l’antifona Effundam, i Salmi 8, 28
e 41, le litanie e la preghiera.
2. Deinde sacerdos procedit ad fores ecclesiae. Il battezzato non è degno ancora di
entrare nella casa di Dio, per cui il sacerdote procede verso l’esterno della
chiesa (v. rubrica n° 5, p. num. 24).
3. «Tum Sacerdos interrogat Catechumenum (singulariter singulos, si plures,
usque ad Orationem Te dèprecor exclusive): Quo nomine vocaris? ». Seguono,
poi, la richiesta del nome del battezzando, la richiesta della fede, il dialogo con
il catecumeno, come avviene per il battesimo dei bambini, dopo i quali c’è
un’ammonizione dei due comandamenti: «si vis habere vitam aeternam, serva
mandata. Diliges Dóminum Deum tuum ex toto corde tuo, et ex tota anima tua,
et ex tota mente tua, et próximum tuum sicut te ipsum». Tale ammonizione
vuole essere una sintesi di quanto si deve credere (l’Unità e la Trinità di Dio) ed
operare (amore di Dio e del prossimo).
4. Segue, poi la rinuncia a Satana, secondo la triplice formula (v. rubrica n° 6 p.
num. 24).
5. Dopo la rinunzia avviene la professione di fede, secondo i tre articoli di fede (v.
pp. num. 24 e 25).
6. Avviene poi l’Insufflazione: «Tunc Sacerdos exsufflat ter in faciem ejus, et dicit
semel. Il sacerdote alita in forma di croce sul volto del catecumeno dicendo:
Accipe Spiritum bonum per istam insufflationem, et Dei bene dictiónem. Pax
tibi».
7. Dopo l’exsufflactio, il sacerdote si accinge alla «Signatio crucis: Accipe signum
Crucis tam in fron te, quam in corde: sume fidem caeléstium praeceptórum.
Talis esto móribus, ut templum Dei jam esse possis: ingressúsque (ingréssaque)
ecclésiam Dei, evasisse te láqueos mortis, laetus (-a) agnósce». Il segno della
croce era il gesto classico dato sulla fronte, che a Roma si accompagnava con la
formula: Accipe signum crucis tam in fronte quam in corde (v. p. num. 25).
8. Seguono successivamente alcune orazioni per ogni singolo oppure per più
candidati contemporaneamente: «Te deprecor, Domine sancte…ut huic fámulo
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 171
Settimo Tema: I Rituali – Il Rituale Romanum di Paolo V – Iussu editum.

tuo N. qui (famulae tuae N. quae)…/ Te deprecor, Domine sancte…ut his


fámulis tuis N. et N., qui (his famulábus tuis N. et N. quae)… ». Queste
preghiere, però, si rivolgono anche a tutta la famiglia cristiana, resa partecipe
del rito battesimale che si sta per svolgere. Essa intende assumere anche un
carattere universale (v. p. num. 26).
9. Segue, poi, una nuova signatio: si segnano i sensi, la fronte, le orecchie, gli
occhi, le narici, la bocca, il petto, le scapole, ed infine si fa un segno di croce
per indicare tutto il corpo: «Deinde pollice signat Electum (singulos Electos)
signo crucis in fronte dicens (singulariter singulis): Signo tibi front tem…
Signo tibi au res…Signo tibi ócu los…Signo tibi na res… Signo tibi os,
…Signo tibi pe ctus…Signo tibi scápulas…In toto corpore, illud non tangens,
manu producit signum crucis et dicit: Signo te totum in nómine Pa  tris, et Fi
lii, et Spiritus Sancti, ut habeas vitam aetérnam, et vivas in saecula
saeculorum. Amen» (v. rubrica n° 11 pp. num. 26 e 27).
10. Segue, poi una prima orazione che segue la forma per ogni singolo candidato e
collettivamente: «Preces nostras, quaesumus, Domine, clémenter exáudi et
hunc Electum tuum N. (hanc Electam tuam N.)…/ Preces nostras, quaesumus,
Domine, clémenter exáudi et hos Eléctos tuos N. et N. (has Eléctas tuas N. et
N.)… ». Tale preghiera ha la sua fonte nel GeV 286 e si trova anche nell’OICA
87 (v. p. num. 26).
11. Segue, successivamente, una seconda orazione di carattere più universale:
«Deus, qui humani generis ita es cónditor, ut sis étiam reformátor, propitiáre
pópulis adoptivis, et novo testaménto sóbolem novae prolis adscribe…». Tale
preghiera, come si è visto anche in precedenza, attinge dal GeV 287 ed è
presente nell’attuale OICA 149 (v. p. num. 27).
12. Il sacerdote procede, poi, all’imposizione della mano con l’orazione:
«Omnipotens sempiterne Deus…respicere dignare super hunc fámulum tuum
N., quem (hanc fámulam tuam N., quam) /super hos fámulos tuos N., et N.,
quos (has dámulas tuas N., et N., quas) ad rudimenta fídei vocare dignatus
es…». Come si è già visto essa è tratta dal GeV 285, e si tratta della preghiera di
Benedizione del Sale, per quanto riguarda i formulari d’entrata al catecumenato.
(v. p. num 27).
13. Segue, subito dopo, l’esorcismo e la benedizione del sale: «Exorcizo te,
creatura salis, in nomine Dei  Patris omnipoténtis, et in caritate Dómini
nostri Jesu  Christi, et in virtute Spiritus  Sancti. Exorcizo te per Deum 
vivum, per Deum  verum, per Deum  sanctum, per Deum , qui te ad
tutelam humáni géneris procreávit, et populo venienti…». Tale esorcismo ha la
sua fonte nel GeV 288 (v. rubrica n° 13, p. num. 28).
14. Immediatamente dopo con il pollice e l’indice della mano destra il sacerdote
impone il sale sul catecumeno e dice: «Accipe sal sapiéntiae: propitiatio sit tibi
in vitam aeternan. Amen. Sacerdos Pax tibi. R. Et cum spiritu tuo».
15. Alla Datio salis o imposizione del sale, segue successivamente l’orazione:
«Deus patrum nostrorum, Deus univérsae cónditor veritatis, te supplices
exorámus, ut hunc famulum tuum N., (hanc famulam tuum N.) / ut hos famulos
tuos N., et N. (has famulas tuas N. et N.) respicere dignéris…». E’ la preghiera
del GeV 290 (v. la Benedictio post datam sale, Sezione XXXII).
16. Seguono, poi, gli esorcismi che si succedono intercalati da ripetuti segni di
croce fatti dal padrino sul catecumeno, da genuflessioni e dalle imposizioni di
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 172
Settimo Tema: I Rituali – Il Rituale Romanum di Paolo V – Iussu editum.

mano. Anche in questo caso ci sono 3 gruppi prima per gli uomini (v. pp. num.
30-34) e poi per le donne (v. pp. num. 35-39 e v. lo schema del Rituale del
Santori fogli 11 e 12).
17. Segue una nuova imposizione della mano con l’orazione: Aeternam ac
iustissimam del GeV 298 (è la preghiera conclusiva degli esorcismi – v. p. num.
40, n° 28).
18. A questo punto la rubrica dice che il battezzando venga introdotto in chiesa, su
invito del sacerdote, il quale mettendo un lembo della stola sul petto dice:
«Ingredere in sanctam ecclesiam Dei, ut accipias benedictiónem caelestem a
Dómino Jesu Christo, et habeas pertem cum illo et Sanctis ejus». Il sacerdote
prende uno degli eletti per mano oppure gli porge un estremo della stola e
introduce tutto il gruppo in chiesa fino alla soglia del battistero. Il gesto
compiuto esprime l’accettazione ufficiale e definitiva da parte della Chiesa della
volontà dichiarata dal candidato di essere ammesso al Battesimo.
19. Successivamente gli eletti si prostrano a terra: «Et ingressus Electus procumbit,
seu prosternit se in pavimento, et adorat (si plures, omnes simul) ».
20. Si alzano e il sacerdote impone la mano: «Deinde surgit (si plures omnes
simul), et Sacerdos imponit manum super caput ejus (singulorum, si plures), et
Electus cum eo recitat Symbolum Apostolorum, et Orationem Dominicam». Nel
frattempo gli eletti recitano il Credo e il Padre Nostro. Nessuna cerimonia
richiama la loro Traditio.
21. Con le spalle verso il fonte il sacerdote impone la mano e fa un esorcismo: Nec
te latet, sátana, imminere tibi tormenta…Si tratta dell’esorcismo della mattina
del Sabato Santo, preso dal GeV 419 (v. rubrica n° 33, p. num. 41).
22. Segue poi il rito dell’effeta: «Postea Sacerdos pollice accipit de saliva oris sui
(quod omittitur quotiescumque rationabilis adest causa munditiei…). Tangendo
vero aurem dexteram et sinistram, dicit: Ephpheta, quod est, Adaperire.
Deinde, tangendo nares, dicit: In odórem suavitátis. Tu autem effugáre,
diábole; appropinquábit enim judicium Dei» (v. rubrica n° 34, p. num. 42).
23. Il sacerdote, fa nuovamente la richiesta del nome, con la solita domanda: Quis
vocáris Et ipse respondet: N.
24. A questo punto segue la rinuncia a Satana, secondo la triplice formula. C’è da
dire che queste due cerimonie, appena descritte, costituiscono l’ultimo
esorcismo, il più solenne, che precedeva il rito del battesimo durante il Sabato
Santo.
25. Segue successivamente l’Unctio olei: «Tunc Sacerdos intingit pollicem dextrae
manus in Oleo sancto Catechumenorum, et inungit Electum (singulos Electos)
primum in pectore, deinde inter scapulas in modum crucis, dicens: Ego te lineo
 óleo salútis in Christo Jesu Dómino nostro in vitam aetérnam. Amen». Come
precisa il testo, l’unzione pre-battesimale viene fatta con l’olio santo dei
catecumeni: il sacerdote con il pollice della mano destra unge prima il petto e
poi le spalle del catecumeno.
26. A questo punto si svolge l’esorcismo finale: «Exi, immunde spiritus, et da
honorem Deo vivo e vero. Fuge, immúnde spíritus, et da locum Jesu Christo
Filio ejus. Recéde, immúnde spíritus, et da locum Spiritui Sancto Paráclito».
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Settimo Tema: I Rituali – Il Rituale Romanum di Paolo V – Iussu editum.

27. Segue, dunque, la terza stazione: si tratta dell’ingresso al battistero, per il quale
il sacerdote deponendo il piviale e la stola di colore violaceo, si mette il piviale
e la stola di colore bianco. Successivamente invita i catecumeni in Battistero: In
Baptisterio.
28. Il sacerdote chiede di nuovo il nome a ciascun candidato: Quis vocaris?
29. Segue, poi, la professione di fede secondo la triplice formula, già in precedenza
descritta.
30. Dopo la professio fidei, il sacerdote fa appello alla volontà di ciascun candidato
e gli chiede se vuole essere veramente battezzato: Quid petis? Baptismum. Vis
baptizari? Volo (Questa domanda compare anche nel Pontificale romano-
germanico n° 375).
31. Anche in questo Rituale, il Battesimo si svolge in forma di triplice infusione sul
capo (v. la rubrica n° 45: essa descrive anche il battesimo per immersione) 8.
Dalla lettura del testo c’è la possibilità che il battesimo possa avvenire per
immersione di tutto il corpo: in tal caso si prevedeva la nudità completa dei
candidati, ma sembra, però, che la prassi ecclesiale preferisse il battesimo per
infusione evitando la nudità dei candidati medesimi e simulando la spoliazione
dopo l’atto battesimale.
32. Dunque, anche in questo Rituale c’è la possibilità del battesimo sub-conditione
(v. la nota 67 di questa Dispensa).
33. A questo punto, segue l’Unctio chrismatis: «Et cum Electus surrexerit de
Fonte, patrinus vel matrina cum linteo in manibus suscipit eum de manu
Sacerdotis: et Sacerdos, intincto pollice dextero in sacro Chrismate, illum in
vertice in modum crucis perungit, dicens: Deus omnipotens, Pater Domini
nostri Iesu Christi…» (v. rubriche n° 41 e n° 46). Si tratta dell’unzione post-
battesimale.
34. Successivamente segue il rito della consegna della Veste bianca 9: «alba vestis in
modum pallioli, seu candidum linteolum, et dat illi vestem candidam, dicens
(singulis, si plures): Accipe vestem cándidam, quam pérferas immaculátam ante
tribúnal Dómini nostri Jesu Christi, ut habeas vitam aeternam. Amen. La
vestizione della vestis alba è preceduta dalla depositio degli abiti propri: Et
electus deponit priores vestes et induitur novis albi coloris…» (v. le rubriche n°
42, n° 47 e n° 48, p. num. 45).
35. Avviene, poi, la consegna della Candela accesa, simbolo della fede ricevuta:
«Postea dat ei Sacerdos cereum, seu candelam accensam in manu dextera,
8
La rubrica così recita, al n° 45: «In ecclesiis autem, ubi Baptismus fit per immersionem, sive totius corporis,
sive capitis tantum, Sacerdos accipit Electum per brachia prope humeros, et superiore parte corporis
nudatum, reliqua honeste contectum, ter illum, vel caput ejus immergendo, et toties elevando, baptizat sub
trina immersione, sanctam Trinitatem semel tantum sic invocando: N. Ego te baptizo in nómine Pa  tris,
immergit primo, et Fi lii, immergit iterum, et Spiritus  Sancti, immergit tertio; patrino, vel matrina vel
utroque eum tenente, vel tangente».
9
Come si può notare dalla lettura del Rituale, la rubrica n° 39 parla del battesimo facendo inchinare il capo
sul fonte, perché il neofita venga battezzato con l’acqua aspersa sul capo, mentre la rubrica n° 45 accenna del
battesimo per immersione di tutto il corpo o di una parte di esso. E’ interessante la rubrica n° 40 dove si
accenna al battesimo sub-conditione: «…Verum si probabiliter dubitetur, an Electus fuerit alias baptizatus,
dicat Sacerdos: N. Si non es baptizátus (-a), ego te baptizo in nómine Pa  tris, et Fi lii et Spiritus 
Sancti». Per quanto riguarda, invece, il momento della consegna della veste bianca, e della candela accessa,
che fanno seguito all’unzione post-battesimale, il rituale dedica le rubriche 42 e 43, per quanto riguarda il
battesimo descritto dalla rubrica n° 39 e dedica le rubriche 46, 47, 48 e 49 per quanto riguarda il battesimo
descritto dalla rubrica n° 45 (v. pp. num. 44 e 45).
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dicens (singulis, si plures): Accipe lámpadem ardéntem, et irreprehensibilis


custódi Baptismum tuum: serva Dei mandáta, ut cum Dóminus vénerit ad
núptias, possis accurrere ei una cum ómnibus Sanctis in aula caelésti e vivas in
saecula saeculorum. Amen» (v. le rubriche n° 43 e n° 49, p. num. 45).
36. Infine, avviene il saluto o congedo da parte del sacerdote verso il neo battezzato
o i neo battezzati: N. vade in pace, et Dóminus sit tecum. Amen (v. rubrica n°
50).

 Un elemento da non trascurare è quello che offre la rubrica n° 52 che così recita:
«si adsis Episcopus ab eo Neophyti Sacramento Confirmationis initiantur. Deinde
si hora sit congruens celebratur Missa, cui Neophytii intersunt, et Sanctissimam
Eucharistiam devote suscipiunt». Tale rubrica accenna alla condizione secondo la
quale la presenza del vescovo permette anche l’amministrazione del Sacramento
della Cresima, nonché la celebrazione dell’Eucaristia. Ciò fa comprendere che il
rito del battesimo può essere celebrato separatamente oppure può essere seguito
dalla Confermazione qualora sia presente il vescovo.

Cosa si può dire?


1. Dagli elementi raccolti finora, non c’è nessun rapporto tra l’Ordo Baptismi
Adultorum del RR 1614 e il Rituale per gli adulti fatto dal Santori, contenente
tutti i sette scrutini, da farsi durante la Quaresima, e tutte le solenni cerimonie
corrispondenti.
2. Dunque, la linea di questa tradizione antica si conclude con il PRG-X, anche se
questo rito non si utilizzava quasi mai.
3. Come base, questo rituale ha avuto il rituale dei bambini con delle aggiunte di
elementi tratti da altri rituali e sempre avendo come riferimento principale
l’OR X.

SINTESI CONCLUSIVA
Dagli elementi emersi dal contenuto di questo rituale, per quanto riguarda
l’Iniziazione Cristiana, si possono esplicitare i seguenti punti:
Il catecumenato effettivamente morì con il PRG-X. Si capisce, dunque, il perché i
Padri del Concilio Vaticano II hanno proposto di riprendere la tradizione antica del
catecumenato. Ma si sa che a Roma, in quell’epoca si conosceva un’istituzione riformata
del catecumenato con tutti i suoi gradi, determinando, in un certo senso, lo sviluppo della
pastorale. La creazione e lo sviluppo delle cosiddette “case dei catecumeni” o “collegium
neophytorum” indica che i catecumeni e le celebrazioni solenni dell’iniziazione non erano
così rare come di solito si pensa. Paolo III con la bolla Illius qui (1543) riconosceva
ufficialmente la nascita di due case dei catecumeni nella città di Roma, una per gli uomini,
l’altra per le donne, con lo scopo di ospitare gli ebrei ed i musulmani che desideravano
prepararsi al battesimo. Le case furono condotte dai padri Gesuiti. Molto presto le case per
i catecumeni nacquero in altre città dell’Italia, come Venezia, Bologna, Napoli, Ferrara,
Reggio Emilia e Firenze.
Il Rituale di Paolo V e il suo predecessore, il Rituale del Cardinale Santori, hanno dato
una grande opportunità per il ristabilimento del catecumenato antico nei paesi di missione,
ridotti ad una sola celebrazione.
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L’assemblea La comunità perse il suo ruolo di soggetto della celebrazione: tale


ruolo venne ripristinato soltanto nel nostro secolo con il rinnovamento liturgico, voluto
dalla riforma omonima. In questo rituale si fa riferimento soprattutto alle persone che
portano il bambino al battesimo, ai padrini e ad uno o più chierici che assistono il
sacerdote. Questo fatto spiega che la preoccupazione principale del rituale è piuttosto la
giusta amministrazione del sacramento. Infatti, il capitolo primo del titulus II afferma che il
battesimo è necessario a tutti per la salvezza, secondo il linguaggio del libro; i fedeli non
celebrano il sacramento, ma lo ricevono. La Preoccupazione principale del rituale è la
salvezza del bambino che deve ricevere, il più presto possibile, il sacramento stesso:
«Sacrum Baptisma, christianae religionis et aeternae vitae ianua, quod inter alia novae
Legis Sacramenta a Christo instituta primum tenet locum, omnibus in re vel saltem in voto
necessarium esse ad salutem».
Ai padrini sono dedicati ben cinque numeri (RR II, 1,22-26). Il loro compito è
quello di accogliere il bambino dal fonte battesimale e quello di istruirlo – se necessario –
circa i rudimenta fidei (RR II, 1,25).
In primo piano nel battesimo dei neonati sono coinvolti non i genitori, ma i padrini
e le madrine. In effetti, il ruolo del padrinato nel battesimo medievale acquista un
significato rilevante, tanto da attirare l’attenzione degli storici. Cattaneo scrive che la
responsabilità dei genitori è scomparsa forse per voler distinguere nettamente la
generazione soprannaturale da quella naturale.

La celebrazione si concentra unicamente sul bambino che viene battezzato e sul


padrino il quale ha dei compiti ben circoscritti, anche nello svolgimento delle cerimonie. Il
suo ruolo diventa indispensabile per il rito del battesimo e, dato che non ci sono altri
interlocutori, il padrino è l’unico che, accanto al sacerdote, porta avanti la celebrazione,
rappresentando attivamente la Chiesa che accoglie e accompagna i battezzandi. Gli altri
che hanno portato il bambino e di cui parla il capitolo I del secondo titolo, non compaiono
più nel rituale: essi sono semplicemente presenti e assistono pregando a ciò che succede.
Nel rito prevale la preoccupazione per la salvezza del singolo.
Il rituale conserva l’usanza di battezzare pubblicamente nella Veglia Pasquale e in
quella di Pentecoste, in cui si dovrebbero battezzare almeno gli adulti (RR II,1,27). È,
però, lecito conferire il battesimo in ogni tempo praesertim si urgeat necessitas (RR II,
1,27).

ACCUMULAZIONE DEI SIMBOLI

Consideriamo il cosiddetto principio del simbolismo accumulato come uno dei


motivi principali della disintegrazione del rito in questione. Nel corso dei secoli, infatti, la
celebrazione dell’iniziazione cristiana diventò un amalgama di diversi riti che si
aggiungevano uno dopo l’altro. Le diverse cerimonie del catecumenato e dell’iniziazione si
concentravano in un’unica celebrazione. Quando l’ambiguità dei riti si fece intensa e
dominante, la base architettonica del rito cominciò a crollare. Gli studi di P. Ricoeur
dimostrano lo stesso fenomeno per il linguaggio verbale: polysemy of language.
Si può parlare anche della perdita dell’intelligenza del simbolo perchè i diversi
segni e simboli nel processo dell’iniziazione diventarono con i secoli non più intelligibili.
Persa l’eloquenza e l’intelligenza dei simboli sacramentali, la teologia e la liturgia si
dedicano più alla percezione razionalistica dei segni e dei simboli. Si passa così dalla
celebrazione attraverso segni e simboli alla cerebralizzazione dei segni sacramentali10, cioè
al loro discernimento razionalistico. Tale approccio ai sacramenti non permette più un
10
Prendiamo in prestito il termine “cerebralization” da N. MITCHELL, Christian Initiation: Decline and
Dismemberment, Worship 48 (1974) 3 / 4 , 477.
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contatto diretto e personale con i simboli e i segni; in tal senso la Teoria di P. Bradshaw 11
pone in evidenza alcuni punti:
1. se le interpretazioni di un rito o segno liturgico si accumulano e si distinguono
molto dalle interpretazioni originarie, è ovvio che il rito o segno in discussione
ha perso il vero senso.
2. il testo liturgico veniva molto spesso copiato anche a lungo dopo che il rito
veniva a cessare nella prassi liturgica.

Per i riti della vestizione, il Rituale di Paolo V unisce due riti simbologicamente
ben distinti: la spoliazione e la vestizione, in un unico atto di cambiare le vesti. Si perde
così la possibilità di interpretare il rito come un processo che ha il suo inizio nella
spoliazione pre battesimale, la sua continuazione ed estensione nel passaggio (transitus)
attraverso il fonte battesimale e, infine, il suo culmine e compimento nella vestizione della
veste candida.
Il rito per il battesimo dei bambini, malgrado una certa diversità attraverso i secoli,
ha mantenuto, allo stesso tempo, una continuità straordinaria dal Supplemento del
Gregoriano (IX secolo), tramite il PR-XII, PR-XIII, i rituali di Castellani e di Santori, ed
infine il Rituale Romanum del 1614, fino al 1969.

CONCLUSIONE
Commentava così P. Nocent:
«L’iniziazione cristiana aveva perso il suo carattere unitario, al
punto che per ogni sacramento, trattato a parte, si faceva una catechesi
consistente in un atto a sé stante, senza apertura all’iniziazione, termine
ormai divenuto inusitato» (NDL coll. 685).

11
P.F.BRADSHAW, The Search for the Origins of Christian Worship: Sources and Methods for the Study of
the Early Liturgy, New York-Oxford, 1992, 70-75.