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Appunti di Storia della Chiesa IV Dalle lezioni del prof. C. Naro e dalla bibl. consigliata 0.

PER UNINTRODUZIONE
Let contemporanea : let di una partecipazione sempre pi ampia delle persone attraverso i diritti fondamentali rivendicati; let dellideologie, con progetti di organizzazione della societ che spesso partivano dalla rottura totale con la tradizione cristiana, con una concezione delluomo totalmente nuova; let delle grandi guerre (tra cui quelle mondiali o totali) con lutilizzo delle tecnologie distruttive pi avanzate (spesso le guerre sono in relazione al progetto di far partire ex novo lumanit); let delle grandi rivoluzioni per riformare il tutto; let della secolarizzazione: estraneamento graduale della societ dagli ancoraggi religiosi [riguarda le istituzioni (le istituzioni pubbliche si svincolano dalla tradizione cristiana e si organizzano in proprio; lo Stato diventa aconfessionale, con la fine del processo di confessionalizzazione dello Stato cominciato con la pace di Augusta del 1555 che porta il principio cuius regio eius et religio) scadendo in modo chiaramente anticristiano, ma riguarda anche i costumi ed il modo di pensare, con una secolarizzazione del costume pi evidentemente anticristiana]; Dal punto di vista ecclesiale levento pi importante il Concilio Vaticano II, che rappresenta una rottura ed una fuoriuscita dallet costantiniana, dallet tridentina, dallintransigentismo della Rivoluzione francese.

0.1. LET

COSTANTINIANA

Let costantiniana una formula ideologica elaborata nellimmediato postconcilio, con la quale si indicava la continua commistione fra potere politico e potere ecclesiale, iniziata con Costantino. Questa formula presuppone che prima di Costantino la Chiesa non cercasse il rapporto col potere politico, e che dopo Costantino non vi siano stati problemi in questo rapporto. Sicuramente il Concilio Vaticano II ha rappresentato una desacralizzazione del potere politico dei sovrani. Costantino, da imperatore pagano, diviene cristiano. Limperatore pagano divus, divino, pontifex: gli idoli non sono pi dei, limperatore non pi Dio, ma limperatore, come figura religiosa, viene potenziato dal cristianesimo. Limperatore figura sacra perch espressione di una forza e, col cristianesimo, diventa luogotenente del potere divino, figura vicariale del Cristo per limpero e per la Chiesa (cfr. Teologia di Eusebio di Cesarea). Limperatore si fa super-vescovo in quanto ha giurisdizione illimitata, come uno degli apostoli. Con la rivoluzione francese lo Stato rinuncia al potere religioso. Il Concilio Vaticano II si svolge come fatto intraecclesiale, senza riferimento al potere politico. Si pu dire che il Concilio Vaticano II fuoriuscita dallet costantiniana anche in un altro senso: negli anni 60 finisce il processo di colonizzazione che legava il cristianesimo a una determinata cultura.

0.2. LET

CONTRORIFORMISTA

Let controriformista pu essere sinteticamente vista come let di un cristianesimo cattolico polemico e controversistico. caratterizzato da una centralit del prete mai vista fino allora. Anzi, al centro della riforma c il prete. Secondo Lutero 1

lordine non un sacramento, bens solo un ministero: quando non si poteva o non si voleva pi, si lasciava. Secondo Trento, invece, si deve vivere il livello trascendente della grazia. Let controriformistica let del prete. Il Concilio Vaticano II fuoriuscita perch finisce la dimensione polemicacontroversistica e finisce la centralit del prete. De Lumeau sostiene che sia cattolici che protestanti hanno lavorato al medesimo scopo dellevangelizzazione delle campagne, con esperienze che convincano tanti cristiani riguardo alla misericordia di Dio. La lotta tra protestanti e cattolici era una lotta concorde. Chattelier ha lidea del cattolicesimo tridentino come uno sforzo dei missionari popolari che cercavano di fare devoti: ecco le confraternite che rendono stabili le missioni popolari. Con l800 si ha lurbanizzazione e la conseguente secolarizzazione della mentalit. Alla fine, per, la medicina della misericordia. Col Concilio Vaticano II la centralit del prete viene ripresa e corretta.

0.3. INTRANSIGENTISMO

I cattolici transigenti erano per un dialogo con la Rivoluzione francese e le sue idee. I cattolici intransigenti rifiutano, invece, lo stato moderno. L intransigentismo lopposto del transigentismo, ossia il rifiuto del mondo moderno dal punto di vista politico. Con lintegralismo, invece, si rifiuta il mondo moderno con lunica preoccupazione dellintegrit della fede. opposto allintegralismo il modernismo, con il modernizzare le discipline ecclesiastiche. Il Concilio Vaticano II fuoriesce dallintransigentismo, soprattutto dalla non accettazione dello stato laico. Dignitatis Humanae afferma che la visione ideale di stato quella dello stato laico. Lo spirito del Concilio Vaticano II sarebbe poi quello di dialogo e dapertura. Si pu dire che il Concilio Vaticano II fuoriesce da questa situazione? Emile Poul sostiene che il dialogo non annulla lalterit della Chiesa rispetto al mondo laico. Questo lelemento di continuit.

I. LE CONSEGUENZE DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE PER LA STORIA DELLA CHIESA. SCHEMI DI RAPPORTO FRA CHIESA E STATO
I.1. LEREDIT
DELLA

Il confronto della Chiesa con leredit della Rivoluzione francese un aspetto della Mirari vos.1 In particolare, vediamo che: 1. la Rivoluzione francese costitu una svolta senza precedenti: fine dellunit di fede, di governo e di legge; 2. acquisizione, da parte della Chiesa, del regime concordatario; 3. la questione del potere temporale della Chiesa.

RIVOLUZIONE

FRANCESE

I.1.1.
Tutto lAnciem regime teorizzava e realizzava un principio di unit di governo e di legge a partire dallunit di fede. Con la Rivoluzione francese si ebbe una rottura: cambi il sistema politico ma si diede un governo ed una legge unica a fronte di confessioni di fede diverse. La separazione Stato-Chiesa viene ad essere: pura; ostile; non ostile; concordataria.

I.1.2.
I concordati cerano stati da sempre (persino nel 400, con un accordo fra la Santa Sede e sovrani cristiani), ma non erano mai stati prassi auspicata, e poi erano fatti con sovrani cristiani. Nell800 per ci sono delle novit: i concordati vengono effettuati con un potere che si autolegittima, laico, per volont della nazione (il concordato deve essere effettuato con un potere non derivato da Dio); gli accordi vengono fatti tra lo stato laico e la religione della maggior parte, la religione della tradizione, la religione della nazione (lo Stato non riconosce che quella religione vera, ma solo che in molti la seguono); il vertice della Chiesa viene riconosciuto nel Vescovo di Roma (il Papa): prima le Chiese Cattoliche si riconoscevano attorno alla figura del re, e non del Papa (questo finisce col concordato di Napoleone del 1801; sembrava che i concordati riprendessero lidea del rapporto fra sacerdotium ed imperium: da qui le liti: ma non erano due principi a concordarsi, bens due poteri che si confrontano per il controllo delle persone della nazione (il concordato viene fatto con la Chiesa, perch gli riconosce un certo controllo sociale, un vasto consenso: la lotta per il controllo dellopinione pubblica); il concordato viene fatto dalla Chiesa, che per non riconosce il modello dello stato laico (che valore ha il concordato? La Chiesa fa un concordato perch pensa di salvaguardare spazi sulla via dello Stato confessionale, residui che possono diventare avanguardie);

I.1.3.
Il potere temporale nasce nel 754, con tutta lorganizzazione allinterno dellImpero carolingio. Ora, se tutto fondato sul consenso popolare e non su Dio, come si regge tutto ci? Il potere temporale viene messo in questione. Lo Stato pontificio non era lunico governo della Chiesa. Per es., in Germania cerano stati in cui il principe era il vescovo. Questi stati vennero aboliti con Napoleone. Lo stesso Napoleone abol lo Stato Pontificio. Aveva in mente una condizione di tipo carolingio: il potere temporale doveva sottostare a quello francese. Il Papa non era daccordo: ribadiva la necessit di avere un
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Cfr. pag. di questa dispensa.

potere temporale uguale a quello dello stato laico. La questione poi decadde, in modo totalmente nuovo. Si ha in particolare la riconversione del tema del potere temporale attraverso tre linee: 1. risalendo allantichit si difendeva lo Stato pontificio in riferimento al diritto internazionale; 2. uno stato pontificio garantiva il potere spirituale ed il Papa nei confronti degli altri governi; 3. il potere temporale rappresentava lunico caso di uno stato confessionale, stato ideale a cui riferirsi. Continu e si approfond poi lidea del papato come difensore del buon diritto e della civilt. Esaltare la difesa di un Papa vittima delle truppe francesi signific identificarlo con le vittime di violenze simili in Europa.

I.2. LULTRAMONTANESIMO

Oltre i monti della Francia, c lItalia, Roma. La corrente che si diffonde fra i cattolici e che guarda a Roma come centro organizzativo delle Chiese Cattoliche lultramontanesimo, movimento di cui il culmine il Concilio Vaticano I, che afferma anche il primato giurisdizionale del Papa nelle Chiese locali. Tale primato viene preparato da questo movimento. Esso nasce intanto dalla crisi della chiesa regalista, a cominciare da quella gallicana. Si distinguono: 1. gallicanesimo regale; 2. gallicanesimo democratico; 3. gallicanesimo imperiale. Il gallicanesimo regale vede una chiesa che sorganizza attorno alla figura del re: il defensor fidei e questo gli d dei diritti. Con la Rivoluzione francese, cadendo il re, cade anche questa sua prerogativa e potere. Il gallicanesimo democratico tentato con la Rivoluzione francese. Nasceva una chiesa francese slegata da Roma, in cui la gerarchia veniva eletta democraticamente, con uno statuto civile del clero. Non ottenne il successo sperato. Polemica interna tra la chiesa francese che guarda a Roma e la chiesa dei giurati: una spaccatura profonda. Infine si ha il gallicanesimo imperiale. Napoleone previde uno stato laico con la benedizione e lapprovazione del Papa. Il Papa una sorta di cappellano dello Stato laico. Lo stesso Stato Pontificio aveva cos la possibilit di esistere. Questo gallicanesimo fin con la fine di Napoleone, ma fece per nascere lultramontanesimo. Napoleone si sforz di far coincidere le diocesi con i distretti e questa riforma poteva essere effettuata solo dal Papa, da Roma, che acquist questo potere. Lultramontanesimo nasce poi dallaffermazione dei governi radicali antiliberali che caratterizz l800. Fin dal primo 800 si ebbe in Sicilia una polemica infra-cattolica nei confronti della legazia pontificia del re, considerata uningerenza del sovrano contro il diritto del Papa. Il re poi abol questa legazia dopo lunit dItalia e, chiaramente, il potere deve necessariamente passare al Papa. Inoltre, lultramontanesimo un fenomeno che nasce dal basso del mondo cattolico, che il papato intercett. Il movimento verso Roma ebbe tre principali modalit: 1. il pellegrinaggio a Roma, come visita ad limina, da sempre esistito, diventa videre Petrum, con un rapporto centrale del Papa; 2. la raccolta di offerte per il Papa e le sue opere, specialmente per le opere missionarie attribuite tutte al Papa (a questo si collega anche lobolo di San Pietro, che stabilisce un legame nuovo col vescovo di Roma); 3. la devozione personale al Papa, al Santo Padre, con fatto tipicamente moderno. 4

Lultramontanesimo propagandato da grandi figure, che vedono il papa capace di garantire addirittura assetti politici. Tra queste Lamennais. Lultramontanesimo culmina col Concilio Vaticano I che, per, sancisce la fine del potere temporale. E per, nel momento in cui il Papa perde il potere temporale, emerge con pi chiarezza il suo potere spirituale ed emerge la sua figura dinanzi ad ogni ceto. Si riconosce una ecclesiasticizzazione del cristianesimo: essere cattolico significa far parte non pi di uno stato ma di unorganizzazione. Linflusso dellUltramontanesimo anchesso un aspetto della Mirari vos.

II. LA CHIESA E LA RESTAURAZIONE. IL CATTOLICESIMO LIBERALE: IL CASO LAMENNAIS E IL NEOGUELFISMO ITALIANO2


II.1. DE LAMENNAIS (1782-1854)
De Lamennais passa dallultraregalismo allultramontanesimo al cattolicesimo fuori dalla Chiesa. Distinguiamo nella sua storia tre fasi: 1. fase ultramontana (1817-1829); 2. fase cattolico-liberale (1829-1832); 3. fase democratica (1833-1854). Il filo comune di tutte queste idee che il cristianesimo si debba realizzare in una forma politico-sociale particolare: ecco perch cambia di volta in volta.

II.1.1. FASE ULTRAMONTANA


Nel 1817 De Lamennais pubblica il Saggio sullindifferenza in materia di religione, con una polemica contro lautorit dellevidenza dimostrata dalla ragione. Dice che piuttosto ci vuole levidenza dellautorit (il tradizionalismo di De Bonald diceva la stessa cosa: le cose ragionevoli si attingono dalla tradizione). Nel 1825 pubblica Sulla religione nel suo rapporto col potere politico e civile, in cui si separa dallancien regime. Inoltre, si dice: Senza papa niente Chiesa, senza Chiesa niente cristianesimo, senza cristianesimo niente religione e senza religione niente societ. Allora senza Papa niente societ. Il Papa, come in De Maistre, diventa il perno.

II.1.2. FASE CATTOLICO-LIBERALE


Nel 1829 ecco Sui progressi della religione e sulla guerra contro la Chiesa. La restaurazione fallita: la Chiesa ha tutto da guadagnare in un regime in cui la libert garantita per tutti. Anzi, la Chiesa deve farsi portatrice di questa idea di libert. Pubblic Lavvenire, portabandiera del cattolicesimo liberale francese, e si forma attorno a lui un sodalizio con Montalambert, Lacordaire, Gerbet. Lidea : La Chiesa non ha bisogno che di una cosa: la libert. Polemiche a mai finire in Francia, cos Lamennais chiede al papa di esprimersi chiaramente sulla questione. Va a Roma con i suoi amici per parlare con Gregorio XVI, e la risposta arriva con la Mirari vos.

II.1.3. FASE DEMOCRATICA


Nel 1833 pubblica Parole di un credente. La vera libert di Cristo si attua nella democraticit dei popoli, nella loro libert. Il papa ancora zavorrato dal passato. Nel 1834 il papa condanna questo testo.

II.2. IL NEOGUELFISMO
Il Neoguelfismo il tentativo di congiungere il papato italiano, con la rivendicazione della identit nazionale (Risorgimento) e con il cattolicesimo degli italiani. Vi sono diverse anime: il rifiuto delloccupazione di tutti gli spazi da parte dello stato moderno (esso non ha potere illimitato); si differenzia lo Stato dalla nazione: non sempre coincidono; la vera civilt ha unanima cristiana. A livello ecclesiologico si guarda ad un cattolicesimo di popolo di Dio e, dunque, ad una necessaria riforma della Chiesa. Vediamo adesso alcune figure fondamentali. Distinguiamo: una linea teologico-politica, che sottolinea il potere politico del papa; una linea etico-civile, che sottolinea il suo ruolo di guida culturale. Per la linea teologico-politica vediamo De Maistre. Scrive Sul papa. C un nesso fra infallibilit del papa e sovranit: il vero sovrano insindacabile, infallibile e, dunque, il papa il vero sovrano della civilt, fonte di ogni
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Questultimo anchesso aspetto della Mirari vos.

potere politico. In modo particolare questo vale per lItalia. Un movimento di unificazione italiana non poteva non tenere conto del potere del papa. Lidea era abbastanza eversiva, una sorta di rivoluzione teocratica, col rischio di un appiattimento dellidentit cristiana sul piano politico. Per la linea etico-civile citiamo Manzoni. In Osservazioni sulla morale cattolica ed in Discorso sopra alcuni punti della dominazione longobarda in Italia, afferma che il cristianesimo agisce come morale sulla civilt. C una distinzione fra Stato e nazione, cos come lo Stato longobardo nella nazione latina. inoltre, il papato d sostegno etico alla nazione oppressa dallo Stato oppressore, alla stessa maniera della nazione latina sostenuta da Roma al tempo dei Longobardi. La posizione pi conciliabile con il liberalismo. Il rapporto del cristianesimo sulla societ si esercita a livello morale, nellopera di convinzione delle menti e di formazione dei costumi (ethos). La distinzione fra nazione e stato la vede realizzata nel periodo longobardo.

II.2.1. GIOBERTI
Gioberti scrive tra gli anni 30 e 40 Il primato morale e civile degli italiani. un momento di sintesi fra i due: il papato si rapporta allo Stato mediante la nazione. Il ruolo del papa riguardo allItalia si realizza nella forma dell arbitrato. La modernit ha rappresentato una forte autonomia del potere politico nei confronti della Chiesa. In tutto questo per il carattere della sacerdotalit del popolo italiano deve conciliarsi con la nuovo forma politica. Il papa ha s un ruolo civile, ma esercitato come arbitrato, come presidenza morale. Il papa, cos, asseconda il processo di unificazione italiana, ma accetta di fare da arbitro: il papato perde il potere temporale, ma passa ad una sorta di potest civile e morale su tutta la nazione italiana. lautorit morale della nazione italiana.

II.2.2. TAPARELLI DAZEGLIO


Nel 1840 scrisse il Saggio teoretico di diritto naturale appoggiato sul fatto. Si devono distinguere, nella nazione, elementi essenziali ed elementi contingenti. Da un lato la lingua, la cultura, la religione. Dallaltro il territorio, listituzione politica. La nazione resta nonostante i cambiamenti delle cose contingenti. Costitutiva lunit religiosa, bene supremo di un popolo. Nel caso italiano, questo fatto d alla Chiesa una supremazia non solo morale, bens anche giuridica. La separazione fra Stato e Chiesa nociva ed impensabile. Si parla di un neoguelfismo antiliberale perch contro le forme di separazione ostili.

II.2.3. ROSMINI
Rosmini scrive ed elabora costituzioni liberali. Lidea dominante quella dellantiperfettismo. La Rivoluzione francese aveva puntato a costruire una societ perfetta: la politica va avanti con le promesse. C dunque unidea di perfettismo che deriva dallaver messo da parte la dottrina del peccato originale. In realt, luomo non perfetto, per cui impossibile costruire, con forme politiche, una societ perfetta. Altro punto che non ci pu essere civilt senza cristianesimo, ma in modo che il cristianesimo non venga assorbito come opera civilizzatrice. Allora pensa al riformismo. La Chiesa dellancien regime deve essere riformata perch devessere liberata. La politiva, poi, va giocata sul piano della persona umana e sulla sua dignit. Alla luce di questo la soluzione politica.

II.2.4. CONCLUSIONI
un tema a cavallo fra intransigentismo e cattolicesimo liberale. Lequilibrio sempre instabile ed il tema pu essere cavalcato sia a destra che a sinistra. un tema che si ritrova anche oggi, ma anche con un certo rischio. Infatti, lItalia ha un dato sociologico indubitabile: un paese di matrice cattolica, con un cattolicesimo popolare. Il rischio che il tema della religione rischia di essere assorbito dalle radici civili e sociali e dalle questioni. Una sorta di cattolicesimo civile, di religione civile. 7

III. IL MAGISTERO DELLA CHIESA ED IL MONDO MODERNO DALLA MIRARI VOS DI GREGORIO XVI ALLA DIGNITATIS HUMANAE DEL CONCILIO VATICANO II
III.1. IL MAGISTERO
DELLA

MIRARI

VOS DI

GREGORIO XVI

Cominciamo con la Mirari vos di Gregorio XVI (1832) contro Felicit de Lamennais, portabandiera del cattolicesimo liberale (o transigente) che vedeva nello Stato uscito dalla Rivoluzione francese una chance per la Chiesa. Si afferma che la prospettiva del cattolicesimo liberale non pu essere abbracciata (cfr. in tal senso la scheda). Vediamo come dalla condanna dello Stato laico si passer alla posizione del Concilio Vaticano II che, apparentemente, contraria. 1. LEnciclica si apre con un tipico tono pessimista e di risentimento nei confronti dellandamento culturale. Il quadro di totale distruzione. 2. Lamennais sosteneva che anche la Chiesa sarebbe dovuta essere riformata dallinterno (la stessa posizione era sostenuta da Rosmini). Si condanna perci come assurdo e ingiurioso ogni tentativo di restaurazione, perch la Chiesa istruita dal suo stesso fondatore, Cristo. Tanto pi che spetta al solo Romano Pontefice aggiustare qualcosa. 3. Lindifferentismo una causa piena di male per il presente della Chiesa: crede che si possa acquistare la salvezza eterna con qualunque professione di fede, se si rimane entro il limite dellagire retto. 4. Si condanna la libert di coscienza come derivata dalla dottrina dellindifferentismo. Analizziamo il terzo ed il quarto punto. Si condanna la libert di coscienza derivata dallindifferentismo e, dunque, la matrice filosofica di riferimento che minaccia lassolutezza della verit. Il Papa individua il pericolo dello Stato democratico moderno. 5. Viene condannata lassoluta libert di stampa e pensiero. 6. Non ci si pu ribellare allautorit dei sovrani. 7. Non si pu rompere lunione fra Chiesa e Stato, salutare per entrambi i campi da sempre. Lultimo documento che esamineremo Dignitatis Humanae. Non c contraddizione fra i due momenti, ma solo una comune condanna dellindifferentismo. Le conseguenze della Mirari vos sono: 1. la Chiesa si assesta su un intransigentismo senza sfumature n differenze (da Pio IX fino a Pio XII ci si mosse in questa direzione); 2. la Chiesa fin con lallontanarsi dai valori e dal significato dello Stato liberale (il Concilio Vaticano II recuperer lo stato liberale come lo stato ideale, con unaccettazione di principio pi che reale e di fatto; 3. questo allontanamento permise un ripensamento delle basi su cui si fondava la giustezza dello Stato liberale (Gregorio XVI vide bene che lidea dello Stato liberale era fondata sullindifferentismo e, per questo motivo, non pot accettarlo; Dignitatis Humanae, invece, accetta lo Stato liberale sulla base della libert di religione e di dignit umana, basi pi omogenee alla dottrina cristiana).

III.2. IL MAGISTERO

DEL

SILLABO

DI

PIO IX

III.2.1. IL CONTESTO DELLA PUBBLICAZIONE


Il Sillabo di Pio IX un elenco dei principali errori del tempo, come appendice alla Quam cura (8 dicembre 1864). Sono 80 errori condannati, tratti da vari interventi di Pio IX. Nel 1849 Pio IX vide un elenco analogo di un vescovo francese, mons. Pie, e cerc di fare altrettanto, con fasi alterne nella redazione. Tuttavia, nel settembre 1864 vi era stato un accordo fra il governo di Francia ed il governo italiano (convenzione di settembre): il governo italiano simpegnava a spostare 8

la capitale da Torino a Firenze per salvaguardare i confini del rimanente Stato pontificio, ormai lasciato dai francesi di Napoleone III che avevano abbattuto la Repubblica romana e fatto rientrare Pio IX da Gaeta. Tutto questo avvicinamento era un accurato preludio alla breccia del 1870: Antonelli lo cap bene. Antonelli pens cos di pubblicare il documento da settembre a dicembre, con molta fretta, per morire in piedi, dando lultima voce sicura di condanna da parte del Papa.

III.2.2. IL CONTENUTO DEL TESTO


Il testo, secondo il Martina, lo dividiamo in quattro parti: 1. I XVIII + XXII errori sul liberalismo in genere; 2. LVI LXXIV errori sulla morale cristiana; 3. XIX LV + LXXV LXXVI errori sul rapporto tra Chiesa e Stato; 4. LXXVII LXXX sintesi. III.2.2.1. Tra gli errori lindifferentismo III.2.2.2. Gli estensori intendono combattere la morale laica con una distinzione tra bene e male che non ha fondamento in Dio. Molta importanza viene data al matrimonio, che riceve spinte laiciste (matrimonio civile) e attacchi (divorzio), allindomani della Rivoluzione francese. La Chiesa non detiene pi il potere sul matrimonio. Alla proposizione LX la condanna del suffragio come creatore (con le elezioni) dellautorit: lautorit non pu derivare dal suffragio. Strana pure la proposizione LXI: lingiustizia di un mezzo non lede la liceit di uno scopo. Non bisogna usare un mezzo cattivo per un buon fine. III.2.2.3. Sono proposizioni importanti. La XIX condanna la considerazione della Chiesa come una societ dipendente e riconosciuta dal potere civile. La XXXIX condanna lo Stato illimitato che interviene in ogni questione. III.2.2.4. La proposizione LXXVII condanna di fatto il liberalismo. La proposizione LXXVIII condanna la tolleranza di qualsiasi culto. Ovviamente in forza del principio della verit unica, alla base della difesa dello stato confessionale. La proposizione LXXIX colpisce i cattolici liberali che ritengono che anche la libert di culto non corrompa i costumi e gli animi e che non propaghi lindifferentismo: in realt il Magistero di Pio IX fu profetico in quanto si verificarono in seguito le corruzioni deplorate nel Sillabo. La proposizione LXXX condanna la possibilit di conciliazione col liberalismo.

III.2.3. IL VALORE DEL TESTO


Il Sillabo un documento variegato e il valore dovrebbe essere relativo ad ogni proposizione. Non si dice di che entit e di che genere siano gli errori condannati: sta tutto nello stesso generico piano. Si tratta di proposizioni strappate dai loro contesti originari, molto diversi fra loro. Tanto pi che lintero documento solo appendice alla Quam cura. Poi si tratta di errori condannati, e la verit si deve dedurre con la proposizione contraria: non esplicitata. Il documento esprime pi che altro un sentimento generale del momento, con un legame preciso allandamento storico.

III.2.4. LE TRE INTERPRETAZIONI


III.2.4.1. DOPANLOUP Il vescovo Dopanloup scrisse un pamplet di spiegazione che, con Pio IX, divenne la spiegazione ufficiale La convenzione del 15 settembre e lanarchica dell8 dicembre. In Che cosa penso del Piemonte si considerano i conquistatori come dei briganti e si deplora la Francia che la appoggia. In seguito sinvita la Francia a tornare a Roma a 9

difendere il papa, rinnegando la convezione. Il papa non pu non resistere a quello che sarebbe un suicidio obbligato. Nella seconda parte si criticano i giornalisti che non hanno capito il papa, e si spiega la sua possibilit di intervenire nella societ. Si fissano poi quattro principi nel cap. III della parte II dellopera: 1. la condanna di una proposizione non implica necessariamente laffermazione della sua contraria (che spesso pu essere un altro errore), ma solo della sua contraddittoriet (contraddittorie sono luniversale affermativa e la particolare negativa); 2. una proposizione condannata nella sua universalit e nel senso astratto pi assoluto; 3. bisogna pesare attentamente tutti gli interventi su cui verte la condanna; 4. bisogna distinguere la tesi dallipotesi (ripresa da vari autori, tra cui p. Curci): la tesi e la situazione ideale, su cui si fonda il progetto di Dio e che nellinterno delle cose; lipotesi la situazione di fatto che tuttaltra, ma che bisogna accettare come male minore (i pontefici condannano secondo la tesi e non secondo le ipotesi: la massima generale va cos modificata perch si trattano casi concreti). Nel cap. IV il vescovo francese afferma che il Sillabo non condanna affatto la ragione, ma la sua assolutizzazione rispetto alla fede. Nel cap. V il papa non accetta solo quello che c di male nel mondo moderno. Al cap. VI sostiene che il papa condanna lindifferentismo ma non la tolleranza. Nel cap. VII si difende il papa dallaccusa di condannare le elezioni. III.2.4.2. MARET Il pensiero di Maret lo troviamo in cinque punti in un memoriale privato a Pio IX: 1. bisogna precisare bene le dottrine esposte in modo negativo, sforzandosi di vedere in positivo ci che la Chiesa condannava; 2. la distinzione fra tesi ed ipotesi non solo capziosa, ma rischia di porre i credenti in una posizione ipocrita; 3. bisogna fondare le libert dal punto di vista cristiano e, dunque, parlare in positivo delle moderne libert; 4. bisogna tenere presente il radicale cambiamento avvenuto col 1789: si deve distinguere fra un ordine legale ed un ordine morale (non tutto ci che legale per il regolamento della societ anche morale: si deve considerare che le moderne libert hanno come limiti lordine pubblico e la morale pubblica; 5. sinvoca un concilio dal papa. III.2.4.3. NEWMAN Pubblica la Lettera al duca di Norfolk in cui affronta il problema dellobbedienza al papato del Sillabo. Cinteressano solo i capp. 5, 6 e 7. Nel quinto capitolo troviamo due elementi che ci interessano: 1. la distinzione fra vera e falsa coscienza; 2. la coscienza il luogo in cui parla Dio. Dunque, non si pu condannare la libert di coscienza, bens soltanto il libertinaggio (spesso indicato con questespressione). Nessuna opposizione fra la coscienza e linfallibilit papale. Nel cap. sesto si tratta dellenciclica del 1864 con due questioni importanti: 1. un argomento ad hominem circa il liberalismo inglese (anche nella legislazione inglese cerano state tante limitazioni alla libert religiosa); 2. la libert condannata dal papa ( solo quella senza limiti, a ragione condannata da Pio IX). Nel settimo capitolo si parla del Sillabo: non un atto pontificio ufficiale, bens solo appendice; il valore di ogni affermazione relativa al contesto da cui tratta; 10

il documento pontificio, come altri, non intende affrontare le questioni pratiche, bens solo i fondamenti teorici; il papa viene superato da chi, nel mondo inglese cattolico, pi papalino di lui.
DI

III.3. IL MAGISTERO

III.3.1. LENCICLICA IMMORTALE DEI (1885)


Se anche tra i liberali alcuni dicono che luomo in dipendenza da Dio a livello personale, perch questo non deve essere valido anche per unintera societ? Certo il problema anche in quale religione riconoscersi: ed il papa afferma che chiarissimo che la vera religione quella cattolica. una posizione chiaramente antiliberale. E questargomento cos sintetizzabile: la sovranit di Dio si estende dal singolo allintera societ. La religione ha a che fare col bene comune. Una societ bene organizzata deve tendee al bene comune, ed in questo bene comune rientra la pratica della religione con il compimento dei doveri verso Dio. Uno Stato non pu non favorire anche la religione. In questo caso prevale unaccezione platonica del bene comune, mentre oggi il bene comune viene portato a livello sociale-economico. III.3.1.1. LA CONCEZIONE GELASIANA DEL POTERE Dio volle che il governo fosse ripartito fra due potest, quella ecclesiastica e quella civile. Queste sfere sono autonome, ma devono essere convenientemente ordinate fra di loro. Escludendo lo Stato giurisdizionalista e lo stato clericale, propende per uno stato concordatario: su qualche punto in particolare i reggitori civili ed il Romano pontefice si mettono daccordo. La visione comunque antiliberale, perch esclude la possibilit di uno stato indipendente dalla realt religiosa.

LEONE XIII

III.3.2. LENCICLICA LIBERTAS (1888)


La separazione fra Chiesa e Stato inaccettabile perch irragionevole, in quanto lindividuo singolo in s religioso e non si vede perch non debba esserlo unintera societ. Troviamo una lotta ai diritti umani in nome dei diritti di Dio: luomo libero di avere il diritto di non credere, ma secondo Leone XIII c anche un diritto di Dio ad essere adorato. E questo diritto prevalente su quello di qualsiasi uomo. questo il cuore di tutta limpostazione di Leone XIII. Con la sensibilit odierna non si pu parlare di un diritto di Dio se non in senso molto analogico: i diritti umani vengono riconosciuti e tutelati dalla legge perch possono essere violati e messi in difficolt, ma nel caso di Dio non si pu dire assolutamente questo. Leone XIII risente ancora di una vecchia impostazione in cui la societ ancora in relazione a Dio. Per quel che riguarda lidea gelasiana di Leone XIII, essa tenta di oltrepassare senza riuscirci lormai avvenuta divisione totale fra Stato e Chiesa. Ormai bisogner accettare quel che accaduto, cercando di assicurare la libert reciproca delle due parti. Queste due idee si trovano nella Immortale Dei. Nella Libertas, invece, la separazione fra Chiesa e Stato viene considerata inacettabile perch lintera societ devessere considerata religiosa come il singolo uomo (estensione dei diritti di Dio alla societ) e, inoltre, perch la religione devessere considerata come un bene comune della societ. Leone XIII comincia a distinguere sulla libert di coscienza. Il concetto positivo fare tutto quel che piace. Quello negativo sta nel non subire impedimenti per scegliere la propria religione dentro uno Stato laico: questa libert si pu tollerare in base alla distinzione fra tesi e ipotesi. Non conforme a verit e giustizia dare a tutti la libert religiosa, ma viene tollerata tale situazione per via dei tempi gravi che si percorrono, ed in ragione della salvaguardia del bene comune. 11

III.3.3. LENCICLICA DIUTURNUM (1881)


La Chiesa non fa preferenza di regime politico, purch esso rispetti il diritto di Dio. Attraverso un modo di elezione non si d la potest (che viene solo da Dio), ma si stabilisce soltanto chi debba essere a gestirlo, chi debba tenerlo.

III.3.4. LENCICLICA GRAVES DE COMMUNI


Leone XIII, nel 1901, scrive anche la Graves de Communi, in cui il papa accorda una certa preferenza alla democrazia, ma intesa in senso cristiano come actio benefica in populum, nei confronti del popolo.

III.3.5. ALCUNI PUNTI DI LEONE XIII CHE AVRANNO FUTURI SVILUPPI


Confronto con la situazione storica, sereno e aperto, che porta ad uno sviluppo dottrinale. Un accento nuovo sulla coscienza come soggetto di diritti inalienabili, senza impedimenti, con focalizzazione sulluomo. Graduale affermarsi della centralit della persona umana, che trover apice pieno nella Rerum novarum. Distinzione fra societ e Stato: c il popolo e c lapparato governativo. La Chiesa non si rapporta esclusivamente allo Stato, ma soprattutto al popolo, alla societ civile. In questo modo viene fatta salva la sua possibilit di intervenire nella societ. Il tono paternalistico, tipico di un aristocratico nativo dellex Stato pontificio, con mentalit ancorata allancien regime. Un giudizio pessimistico sullimpreparazione delle masse (imperita moltitudo). Unidea piuttosto platonica di bene comune, non relativo a ci che le moderne societ intendono. Resistenza alla separazione fra Stato e Chiesa per via della sua esperienza drammatica di scissione.
DI

III.3.6. LIMITI DI LEONE XIII


III.4. IL MAGISTERO

Il senso globale del suo insegnamento: allantico nesso Dio-autorit si sostituisce il nesso Dio-diritti della persona. Non pi omnis potestas a Deo, ripetuto anche da Leone XIII, perch i regimi totalitari negavano di fatto questo nesso. Laccento viene spostato sui diritti inalienabili della persona. Contribu anche la Prima Guerra Mondiale, che Pio XI definisce inutile strage. Sono tre gli aspetti contenutistici del magistero di Pio XI: 1. anche i pubblici poteri sono soggetti alla legge morale; 2. si deve distinguere una libert della coscienza (condannata perch assoluta libert di fare ci che pare e piace) da una libert delle coscienze (diritto di procurarsi il maggior bene spirituale sotto il magistero e lopera formatrice della Chiesa, accettata come scritto in Non abbiamo bisogno del 1931); 3. c un diritto dei fedeli di trovare nella societ civile la possibilit di vivere in conformit ai doveri della coscienza.

PIO XI

III.5. IL MAGISTERO

DI

Sintetizziamo tre spunti con attenzione ai diritti della persona: 1. lo Stato in funzione della persona (si supera il paternalismo di Leone XIII) e fondamentalmente uno stato di diritto, per garantire i diritti di tutti; 2. il concordato serve per garantire una stabile condizione di diritto, e non per avere privilegi; 12

PIO XII

3. lunico modo per accettare la libert religiosa quello di intenderla come diritto negativo, fondato prevalentemente sulle esigenze di una convivenza pacifica.

III.6. IL MAGISTERO

DI

Quattro sono i concetti fondamentali del magistero di Giovanni XXIII: 1. bisogna distinguere fra i presupposti filosofici ed i sistermi economicofinanziari; 2. bisogna distinguere fra errore ed errante; 3. si parla dei diritti della coscienza retta, ed abbiamo tre interpretazioni: 1. una persona pu vantare dei diritti se la sua coscienza in linea con la verit oggettiva; 2. la coscienza retta quella che eventualmente ed invincibilmente erronea; 3. non ci si addentra volutamente nella distinzione, da parte del papa; 4. si ammette la possibilit di collaborazione, per un cattolico, con dei noncattolici (questo in base ai primi due punti).
DEL

GIOVANNI XXIII

III.7. IL MAGISTERO (DH)

CONCILIO VATICANO II

CON LA

DIGNITATIS

HUMANAE

In sintesi, relativamente al magistero del Concilio Vaticano II vediamo: 1. continuit evolutiva del magistero (DH, 1); 2. carattere negativo della libert religiosa e dimensione giuridico-civile della libert (DH, 2); 3. luguaglianza dei cittadini senza discriminazione sul piano giuridico (DH, 6); 4. ammissione di uno speciale riconoscimento di una particolare religione, questione a fondamento del regime concordatario (DH, 6); 5. i limiti della libert religiosa: lonesta pace pubblica e lordinata convivenza (DH, 7); 6. il riconoscimento delle colpe della Chiesa (DH, 12); 7. il principio della libertas Ecclesia (DH, 13: La Chiesa gode di tanta libert dazione quanto ne richiede la cura della salvezza degli uomini).

III.7.1.
Dalla constatazione che tutti i paesi hanno regime democratico, i vescovi traggono elementi nuovi in armonia con le affermazioni del passato.

III.7.2.
La persona umana ha diritto alla libert religiosa, in senso da non essere impedito ad agire secondo la sua coscienza. Un contenuto meramente negativo. Inoltre, questo diritto deve essere stabilito a livello giuridico-civile, cio allinterno delle leggi dello Stato. Non c continuit quanto allo Stato confessionale, ma tale continuit sussiste sul piano della condanna dellindifferentismo.

III.7.3.
Luguaglianza dei cittadini senza discriminazione sul piano giuridico deve essere garantito, di conseguenza, a tutti coloro che appartengono alla societ civile.

III.7.4.
I concordati sono accettabili se corrispondono a determinate condizioni: questo perch non deve limitare il diritto alla libert religiosa di tutti.

III.7.5.
La base il concetto di bene comune: adesso lonesta pace pubblica e lordinata convivenza. linsieme delle condizioni di salvaguardia dei diritti della persona umana e 13

di adempimento dei suoi doveri. Il bene comune non ha pi legame con il diritto di Dio (Leone XIII), ma con i diritti delluomo. Lobbligo della ricerca della verit rimane sul piano religioso, ma sul piano civile rimane la libert di scelta. Lo Stato deve garantire la libert religiosa di chiunque, ma in relazione al criterio dellordine pubblico.

III.7.6.
Di quando in quando si sono avuti modi di agire non conformi al vangelo, nonostante lispirazione alla libert religiosa sia stata sempre affermata.

III.7.7.
La Chiesa deve godere di quella libert che necessaria allassicurare la salvezza agli uomini, anche contravvenendo alle leggi dello Stato.

III.7.8. LO STATO LAICO


Lo Stato laico viene considerato diversamente: in conformit con la libert proclamata nel vangelo. Conformemente a Gregorio XVI e a Pio IX si ha laffermazione dellerrore dalla libert di coscienza. In relazione a Leone XIII, ci si discosta: lo Stato pienamente incompetente in materia religiosa. Inoltre, linsegnamento non basato sui diritti di Dio, bens sui diritti delluomo. C anche un pi franco riconoscimento della libert di tutte le comunit religiose.

III.7.9. LA PASTORALE
Relativamente alla pastorale, vediamo cinque punti essenziali: 1. la pastorale della Chiesa ha dovuto cambiare atteggiamento: da una pastorale della conservazione ad una pastorale missionaria; 2. oscillazione fra pastorale parrocchiale (residentale) e pastorale movimentista; 3. confronto con il problema delle nuove generazioni e con lincremento dellurbanizzazione; 4. fra la cura delle devozioni e la valorizzazione della liturgia; 5. conservazione della centralit della figura del sacerdote. III.7.9.1. La secolarizzazione innanzitutto delle istituzioni pubbliche che si sganciano dalla dimensione religiosa. La pastorale non pi per quelli che sono sicuramente cristiani, bens deve andare incontro a tutta la vita dellintera societ. III.7.9.2. Trento impose la residenza ai parroci ed anche ai fedeli (che ora sono residenti), ma si avverte che non si ha pi uno scontato legame col territorio: ecco che nascono i movimenti. Si organizza il movimento cattolico che riunisce insieme associazioni che si preoccupano di venire incontro a certi bisogni che non possono essere soddisfatti dalla parrocchia. Il movimentismo ha una dimensione sovradiocesana molto efficiente. Discorso analogo per le nuove congregazioni maschili e femminili. Ma anche per i movimenti di pensiero (biblico, liturgico, ecc.) si ha questa trasversalit transparrocchiale. Si pensi poi alla risposta di assistenza alla mobilit. III.7.9.3. I processi di mobilit influenzano particolarmente le nuove generazioni che non seguono i genitori n per il lavoro, n per la residenza: la Chiesa deve inventarsi nuove forme. Per es. loratorio, che non pi quello di Filippo Neri, viene creato per i ragazzi che cercavano lavoro e si spostavano. Non ha scopo catechistico, ma ricreativo e professionale, per aiutare la nuova generazione, i ragazzi di strada. Vince la prassi benignista, viene abbandonato il rigorismo. dovuto al processo di urbanizzazione, che smonta la rigidit del 700. Alfonso Maria de Liguori viene proclamato dottore della Chiesa.

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III.7.9.4. Resta lelemento devozionale, elaborato e diffuso nel 700. Nell800 vengono coltivate in modo particolare la devozione al papa, quella a Maria e quella allEucaristia. La devozione a Maria la risposta di semplicit ai razionalismi ottocenteschi. Diffusi sono i congressi eucaristici, con lelemento nuovo della mobilitazione delle masse: si ha una politicizzazione della devozione, che diventa elemento da far valere nei confronti del mondo, per dimostrare la vita del cristianesimo. La devozione del papa labbiamo vista. In tutto questo si colloca il movimento liturgico, con una vera e propria riscoperta della liturgia, in due filoni. Da una parte la linea popolare, che nasce dallesigenza di mobilitar il mondo cattolico e di farlo partecipare consapevolmente alla liturgia. Dallaltra un filone archeologico, che riscopre, ad opera di alcuni studiosi, elementi liturgici antichi e chiede che vengano ammessi allinterno della liturgia. La fusione delle due linee avviene nella riforma liturgica del Concilio Vaticano II. III.7.9.5. Tutta la riforma tridentina nasce dalla crisi del ministero presbiterale e tutta la storia della controriforma la storia del clero. Nellet contemporanea questa centralit del clero rimane, ed in modo dominante. Caratteristica importante un rapido succedersi di modelli sacerdotali diversi, e che delineano anche una riforma, un cambiamento. Tre sono gli elementi che caratterizziamo prima della Rivoluzione francese: 1. il legame con la vita religiosa: Trento tent di dare qualit spirituale al ministero, guardando in modo spontaneo al mondo religioso (capitava che alcuni regolamenti di seminario venissero redatti da religiosi); 2. la predicazione: non pensiamo alle parrocchie, vista la grande variet pastorale; Trento: o a livello dogmatico, afferm il carattere sacramentale del ministero; o a livello spirituale non impose un solo modello, perch la spiritualit data dalla figura del maestro, da una figura carismatica evidente; o a livello pastorale, il ministero era coniugabile con una grande variet di attivit, ed i modelli di ministero erano estremamente diversificati; (ora, riferendoci alla prevalenza del modello apostolico, il modello pi apprezzato quello del predicatore, prevalentemente prete diocesano) che, itinerante, svolgeva le missioni popolari; 3. lascesi e la carit: il prete si realizzava nellascesi e nella carit, e veniva apprezzato per questo motivo (cfr. le biografie dei santi) (la carit significava la dimensione cittadina del prete che istituiva nellambiente opere sociali, come collegi, scuole ed altro, e cos significa la carit un ruolo pubblico del prete, una funzione sociale). Con l800 e la soppressione degli ordini religiosi, viene meno tutto questo. Crollano anche le istituzioni tradizionali del clero diocesano, come le parrocchie. Nel nord Italia si ebbe un tentativo di ridare un ruolo al prete, dandogli una funzione politica, al parlamento. Prevale, per, il modello del prete della carit. Esempio tipico don Bosco, apprezzato dallautorit civile e amico di Rattizzi. Tre sono gli elementi costitutivi del prete della carit: 1. la carit: l800 fece emergere in tutta Europa grandissime fasce di povert (anticamente la povert dipendeva unicamente dalle annate, in oscillazione, mentre adesso il ritmo dato dai mercati, dalla domanda e dallofferta, senza alcuna tutela. In questa societ liberale liberista, che determina nuove povert, la Chiesa cerca di sovvenire alle necessit dei poveri, facendo s che si realizzi nel prete un ruolo sociale ufficiale); 15

2. la santit personale: si spendono fattivamente ma hanno fama di santit gi in vita; 3. il legame con lintransigentismo: sono tutti intransigenti, molto spesso papalini (Don Bosco) e difendono il magistero ad oltranza (si pu per immaginare che lintransigentismo si sposi molto bene con la radicalit personale abbracciata da queste figure). Il modello della carit non ebbe poi successo perch comunque rimane una risposta ad alcune precise esigenze, e coinvolge per altro un elite di preti. Tanto pi che nasce il movimento cattolico che cerca di rinnovare la societ in modo globale, al di l dei bisogni individuali. Emerge, invece, il modello del prete sociale, con tre elementi caratteristici: 1. il confronto con la modernit: cercano di inserirsi nella societ moderna, sapendo che deve cambiare laspetto pastorale per portare la vita della grazia ai fedeli (non c una ricomprensione secolarista del ministero, non preti modernisti, ma unespansione alla modernit che risponde ad alcune esigenze attuali; 2. la dimensione apologetica: se hanno un ruolo sociale, lo fanno per difendere la Chiesa (questo spiega la loro obbedienza alla gerarchia); 3. la divaricazione fra spiritualit e pastorale: non hanno prodotto santi. Il prete della carit risentiva del legame con la spiritualit tipico dell ancien regime, mentre adesso sul livello pastorale questi preti si spendono pur rimanendo con una spiritualit settecentesca. Altro modello che si diffonde quello del prete spirituale, dei quali mettiamo in evidenza tre caratteristiche: 1. la loro spiritualit, molto tradizionale: un modello centrato sul culto e la preghiera, che risponde alla prima guerra mondiale, che aveva dimostrato come si era consumata una frattura fra la vita e la fede, e la tradizione cristiana (bisognava ricatechizzare il popolo: non serviva pi lidea del prete sociale inserita dentro un popolo che credeva ed in uno Stato nemico; ora lo stesso popolo che non crede pi e, conseguentemente, si ha la necessit di catechizzare); 2. sono obbedientissimi, non pi in chiave apologetica, bens con valore gerarchico: nei superiori si rileva la volont di Dio, per cui lobbedienza a Dio, e a Dio soltanto attraverso la gerarchia; 3. la-modernismo: questo periodo a cavallo della prima guerra mondiale caratterizzato, a livello clericale, dal tentativo di aggiornare la dogmatica ecclesiale con risvolto di una spiritualit inquieta ed incerta (la reazione dogmatica fu lanti-modernismo, mentre la reazione spirituale fu lamodernismo, diffuso dal Tarozzi con lo scritto Industrie spirituali, dove si esaltava soprattutto la fedele obbedienza e la spiritualit tradizionale). La figura del prete spirituale ha dominato fino al Concilio Vaticano II.

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