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PONTIFICIA UNIVERSITA’ GREGORIANA

FACOLTA’ DI STORIA E BENI CULTURALI DELLA CHIESA

DIPARTIMENTO: STORIA DELLA CHIESA

1° CICLO – BACCELLIERATO – 3° ANNO

STUDENTE: CARDOSO RIBEIRO EDILMAR

MAT. 158614

LE CONFRATERNITE LAICALI IN ITALIA NEL CINQUECENTO

DIRETTORE: P. FILIPPO LOVISON

ANNO ACCADEMICO 2008-2009

-1-
1. Introduzione

Questo lavoro ha come scopo studiare le confraternite laicali in Italia nel Cinquecento.
Quando si vuole studiare queste confraternite nel loro insieme e in un arco di tempo così vasto,
gli storici sono unanimi nell’individuare due difficoltà: la prima è data dalle fonti 1, e cioè dalla
non raccolta organica del materiale archivistico, per cui molti documenti trovandosi sepolti negli
archivi delle confraternite o negli archivi diocesi o in quelli statali non sono ancora conosciuti.
La seconda difficoltà viene dalla capacità di queste istituzioni di mutare nel tempo, dalla loro
capacità di riformarsi, di cambiare radicalmente la loro attività ma anche la loro natura. Per cui
anche questo studio di carattere generale avverte queste difficoltà.
Questo studio non si basa sugli statuti delle confraternite, ciò che è indispensabile nello
studio settoriale. Esso si basa su studi di carattere generale, principalmente sull’opera Le
Confraternite italiane nel Cinquecento di Christopher Black, che è un’opera considerevole per il
periodo preso in esame, già che in questo momento della ricerca non ce ne un’altra di respiro
così ampio.
Quando si studia le confraternite, si può partire da diverse prospettive: istituzionale,
economica, sociale, religiosa, ecc. Questo studio prenderà in considerazione le confraternite a
partire della loro finalità, cioè considerando la loro attività religiosa e umanitaria, avendo come
contesto la Riforma cattolica e la Controriforma e il problema delle povertà causate dalle guerre
e dalle epidemie.
Dalle difficoltà sopradette, nel momento attuale della ricerca, rimangono molte lacune su
diversi aspetti delle confraternite, come ad esempio, l’impossibilità di precisare quante
confraternite nacquero e quante lasciarono d’esistere nel Cinquecento. Non è possibile dire con
precisione l’effettivo numero, genere delle persone che ne facevano parte, ecc.
Il primo capitolo presenterà il significato del termine confraternita e una sua definizione e
fornirà in modo sintetico alcuni accenni sulle loro origini e sviluppi.
Il secondo capitolo presenterà le confraternite propriamente nel Cinquecento. Questo
capitolo è diviso in tre parti: la prima e la seconda parte tratteranno le confraternite a partire della
loro finalità religiosa e umanitaria, cioè nella prima parte cercherà di mettere in evidenza il
contributo dato dalle confraternite nel diffondere la pietà religiosa e nella seconda parte il loro
contributo nel diffondere l’attività filantropica. Nella terza parte vedremo perché e come le
confraternite, nel svolgere la loro attività, faranno uso dell’arte cristiana, specificamente dei
dipinti. Nell’appendice verrà fornite le immagini di cui si farà riferimento in questa sezione.

1
Sul problema delle fonti cfr. Christopher F. BLACK, Le confraternite italiane del Cinquecento, Milano,
Rizzoli, 1992, pp. 34-40.
-2-
2. Definizione e origine delle Confraternite

Confraternita è un’associazione di fedeli composta principalmente da laici – anche se


alcune confraternite non escludevano gli ecclesiastici – secondo uno statuto preciso, con lo scopo
di condurre i soci ad una vita religiosa in comune. La parola "Confraternita" deriva dal vocabolo
latino frater – fratello – la quale dette origine ai termini fraternitas e confraternitas e alla parola
italiana fraternità. Nella letteratura confraternale vengono usati come sinonimo di confraternita
anche vocaboli come compagnia, fratellanza, scuola, sodalizio, ecc 2.
Non è possibile, allo stato attuale della ricerca, sapere con precisione l’origine delle
confraternite laicali 3. Probabilmente esse si originarono dai gruppi ecclesiastici che nacquero in
torno ai monasteri medioevali. Per cui questo ci permette di ipotizzare che queste associazioni
all’inizio fossero formate da ecclesiastici e da laici. Il primo documento scritto che testimonia
l’esistenza di associazioni di carattere prevalentemente laicale, è dato dal documento capitolare
presbyteris scritto nell’852 dal vescovo di Reims, Incmaro, nel quale già parla della loro
esistenza come organizzazioni laicali. In Italia le prime testimonianze di organizzazioni miste di
chierici e di laici risalgono al X secolo e provengono dall’Emilia, dalla Toscana e da Napoli.
Questi sodalizi avevano come scopo quello di assicurare la salvezza delle anime e di fare opera
di carità. Nel Medioevo queste fratellanze si svilupperanno con l’appoggio principalmente dei
domenicani e dei francescani che sostennero principalmente le confraternite dedite alla
flagellazione e alla disciplina 4.
La nascita e lo svilupparsi delle confraternite fu legato alla predicazione dei frati
mendicanti, francescani e domenicani, che favorirono il moltiplicarsi di devozioni e
appoggiarono tali organizzazioni, con lo scopo di contenere la diffusione di gruppi eterodossi.
D’altra parte le catastrofi naturali, le epidemie, le guerre incentivarono le manifestazioni
devozionali, principalmente della flagellazione. Per cui in un contesto dove la morte era così
presente, si verificherà la nascita e lo svilupparsi di compagnie laicali specializzate in cui
manifestare le devozioni: preghiere, penitenze, flagellazioni, per ottenere il perdono dei peccati,

2
Cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 41-42. Cfr. anche Giancarlo ANGELOZZI,
Le confraternite laicali. Un’esperienza cristiana tra Medioevo e età Moderna, Brescia, Queriniana, 1978, pp. 7-
11.
3
Sull’origine e sullo sviluppo delle confraternite medioevale cfr. Christopher F. BLACK, Le confraternite
italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 41-51.
4
Sulle origini delle confraternite cfr. Giancarlo ANGELOZZI, Le confraternite laicali. Un’esperienza
cristiana tra Medioevo e età Moderna, op. cit., pp. 11-16.
-3-
per placcare le catastrofi e le epidemie, infine per ottenere la salvezza non solo in questo mondo
dove la vita era costantemente minacciata, ma principalmente la salvezza dell’anima nell’aldilà 5.
Le pie confraternite avevano delle simili caratteristiche con le corporazioni degli arti e
mestieri: si costituivano e si governavano democraticamente, negli statuti di entrambe molti passi
erano simili e una persona poteva essere membro allo stesso tempo di entrambe. Ma ciò che
essenzialmente le differenziavano era la finalità. Le pie confraternite avevano uno scopo
prevalentemente religioso, spirituale, ossia la salus animarum, mentre le corporazioni di
mestieri, anche se non escludevano totalmente l’aspetto religioso, erano fondate per difendere gli
interessi dei rispettivi mestieri, ossia per difendere gli interessi materiali 6.
Le confraternite medioevali avevano un carattere palesemente democratico, tanto che
l’iniziativa per erigere un sodalizio partiva quasi sempre dai laici 7. L’amministrazione era tenuta
dai laici e al clero rimaneva solo la funzione di cappellano, di confessore, di predicatore, anche
se nel Cinquecento si trovavano anche dei confratelli laici che tenevano la predica nell’oratorio
della confraternita. Vi era possibile anche che un chierico facesse parte come membro di un
sodalizio, ma questo non poteva essere eletto a una carica. Molti sodalizi avevano il suo proprio
oratorio dove tenevano gli incontri amministrativi. Avevano anche la propria cappella per i
momenti di devozione, per cui i soci di alcune confraternite si recavano in chiesa parrocchiale
per confessarsi e per comunicarsi soltanto nelle grandi feste 8.
Riguardo ai componenti delle confraternite, teoricamente si può dire che i soci
apparteneva a qualsiasi genere e a qualsiasi status sociale: uomini donne, bambini, ricchi, poveri.
Ma dopo il Quattrocento, questo carattere democratico subirà delle variazioni, già che molte
confraternite avranno una tendenza ad accogliere persone appartenente a una determinata classe
sociale. Per cui molte compagnie basando sul genere e/o sulla provenienza sociale,
selezioneranno i loro soci. Un esempio palese di una confraternita con dei membri volutamente
selezionato lo troviamo nella compagnia dei disciplinati a Firenze, che tra il 1476 e il 1507, avrà
come soci solo ricchi commercianti, banchieri, artigiani fini, artisti, medici, notai, ecc 9.
Prima del Concilio di Trento (1545-1563), le confraternite avevano scarsi rapporti con
l’autorità ecclesiastica. Questi rapporti si intensificarono dopo il Concilio fino ad arrivare alla
prima costituzione clementina Quaecumque, del 7 dicembre 1604, dove furono sancite le regole
su come si doveva erigere una confraternita e sulla sua relazione con l’ordinario. Prima

5
Cfr. Roberto RUSCONI, Confraternite, compagnie e devozioni, in Storia d'Italia Einaudi, Anali 9, La
Chiesa e il potere politico dal Medioevo all'età contemporanea, a cura di G. Chittolini – G. Miccoli, Torino,
Einaudi, 1986, pp. 471-475.
6
Cfr. Gilles-Gerard MEERSSEMAN – Piero PACINI, Le confraternite laicali in Italia dal Quattrocento al
Seicento, in Problemi di storia della Chiesa nei secoli XV-XVII, Napoli, Dehoniane, 1979, pp. 112-113.
7
Cfr. Christopher F. BLACK, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 51-65.
8
Cfr. MEERSSEMAN – PACINI, Le confraternite laicali in Italia dal Quattrocento al Seicento, op. cit., p.114.
9
Cfr. IDEM, Le confraternite laicali in Italia dal Quattrocento al Seicento, op. cit., p.113.
-4-
raramente una confraternita chiedeva l’approvazione all’ordinario. Secondo Roberto Rusconi
questi rapporti incominciarono ad intensificarsi «già alla fine del Quattrocento per iniziativa di
alcuni vescovi riformatori, e su scala più vasta un secolo dopo, quando prevalse un orientamento
controriformista volto ad assicurare la più ampia uniformità confessionale» 10.

3. Le confraternite nel Cinquecento

Nel Cinquecento le confraternite furono coinvolte soprattutto con i movimenti di Riforma


della vita religiosa, della Controriforma e con il problema della povertà. In questo contesto le
confraternite influenzarono tali movimenti e si lasciarono influenzare. Queste confraternite erano
in pieno sviluppo, in pieno mutamento della loro natura e attività, e questo dovuto a una crisi
socio-economica e religiosa, la quale fece che le confraternite si adattassero al nuovo contesto e
rispondessero alle nuove esigenze religiose e sociali. In questo processo di riforma, alcune delle
antiche confraternite scomparvero, altre si rinnovarono, ma soprattutto nacquero delle altre
nuove confraternite. In questo senso le parole di Meerssenam traducono bene quando afferma
che le confraternite sono «piccole comunità ecclesiali come la grande ecclesia di cui fanno parte
sono sempre Reformatae et reformandae»11.
Nel finire del Quattrocento e inizio del Cinquecento, ci furono delle fondazioni di
confraternite che abbracciarono la causa della Riforma cattolica e poi anche la causa
controriformista. A Genova nel 1497, Ettore Vernazza fondò la prima di una serie di compagnia
del Divino Amore, che si sparsero in tutta la penisola dando un nuovo impulso al movimento
filantropico del Cinquecento. Contemporaneamente ci fu un notevole sviluppo delle confraternite
del Corpus Christi e del Sacramento, le quale avevano come compito principale quel di
incoraggiare i laici a fare la comunione di frequente e diffondere le devozioni dei sacramenti. Si
verificò anche in questo periodo uno sviluppo delle confraternite mariane che promuoveranno il
culto al rosario. Dopo il Concilio di Trento i vescovi daranno ancora più sostegno a queste
compagnie di carattere parrocchiale e incentiveranno altre nuove fondazioni. Un esempio palese
si verificò nel 1542, quando il vescovo di Verona, Giberti, ordinò che in ogni parrocchia fosse
fondata una confraternita del Corpus Christi 12. Per cui in questo contesto di Riforma e di
Controriforma fu palese il ruolo delle confraternite italiane:

10
Roberto RUSCONI, Confraternite, compagnie e devozioni, op. cit., p. 472.
11
Le confraternite laicali in Italia dal Quattrocento al Seicento, op. cit., p.127. Sulla riforma delle
confraternite cfr. Gilles-Gerard MEERSSEMAN, La riforma delle confraternite in Italia prima del Concilio di
Trento, in Problema di vita religiosa in Italia nel Cinquecento. Atti del convegno di storia della chiesa in Italia
(Bologna, 1-6 sett. 1958), Padova, Antenone, 1960 (Italia Sacra, 2), pp. 17-30.
12
Cfr. Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 48-49.
-5-
«Le confraternite italiane diedero il loro contributo alla Controriforma sostenendo i dogmi,
confutati dai protestati, in primo luogo quello della transustanziazione e la stessa eucaristia, il
culto della Vergine, e altre dottrine annesse, come quella dell’Immacolata Concezione, il culto dei
santi, il potere miracoloso delle reliquie – che facevano sfilare nelle processioni – oltre ad
insistere sull’efficacia della preghiera per liberare le anime del purgatorio»13.

Il Concilio di Trento non si occupo lungamente delle confraternite, ma fu determinante


nella vita dei sodalizi, perche sancì che le confraternite dovevano sottomettersi al controllo dei
vescovi e dei parroci. Per cui molte delle confraternite persero la loro autonomia, autonomia che
avevano difesa con tanta gelosia nei secoli precedenti e si sottomisero al controllo per mezzo di
visite e di investigazioni da parte dei vescovi. Di queste visite pastorale ci rimangono gli Atti,
che sono importantissimi fonti di informazione, soprattutto per la storia di questi sodalizi. Tale
controllo e interesse da parte dei vescovi per le confraternite, porterà non solo alla soppressione
di quei sodalizi obsoleti, ma motiverà tanti di essi a rinnovarsi, e anche molti vescovi riformatori
promuoveranno altre nuove fondazioni. Infine, i vescovi appoggeranno tutte le confraternite,
anche le antiche confraternite di disciplina, mariana e del Santissimo Sacramento, a patto che
esse mantenessero buoni rapporti con le parrocchie e sostenessero la politica religiosa stabilita
dal Concilio. Pertanto nella seconda metà del Cinquecento si avrà in tutte le parrocchie, almeno
in quelle più importante, la fondazione di confraternite di questo tipo 14.
Come nel quattrocento, nel periodo preso in considerazione le confraternite continuarono
a essere appoggiate dagli ordini religiosi: i domenicani e i francescani sostennero soprattutto le
confraternite devozionali come quelle del Santissimo Sacramento e mariane. I nuovi ordini nate
nel Cinquecento come i gesuiti e i cappuccini appoggiarono anche le confraternite difendendo
loro operato sia devozionale sia umanitario e servendole come guide spirituali.
In questo processo di rinnovamento, di standardizzazione e di uniformazione religiosa in
atto nel nostro secolo, è importante notare un altro fenomeno che segnerà il mondo confraternale,
e cioè la creazione delle arciconfraternite romane, che aggregavano a sé altre confraternite
analoghe presenti nelle diocesi. Queste arciconfraternite erano dotati di ampi privilegi e di
numerose indulgenze che le venivano concesse dai pontifici e che poi alla loro volta dovevano
trasferite alle altre associazioni 15.

13
IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., p. 340.
14
Cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., p. 276-298.
15
Cfr., Le confraternite laicali in Italia dal Quattrocento al Seicento, op. cit., pp. 129-132.
-6-
3.1. L’attività religiosa delle confraternite

Il periodo preso in esame, ma anche tutto il Quattrocento, fu segnato da un costante


rinnovo, nella Chiesa, negli ordini religiosi e nelle confraternite. Per adeguarsi alla nuova
esigenza religiosa e sociale, le antiche confraternite rielaborarono i loro statuti e da questa
operazione si rende palese una spiritualità dei laici fondata nell’amore a Dio e agli altri. Dagli
statuti si vede pure che le confraternite prescrivevano ai confratelli delle preghiere individuali da
dire quotidianamente: una certa quantità di Pater Noster, di Ave Maria, di Salmi penitenziali,
recitare l’officio della Madonna, un terzo del rosario, ecc. La prescrizione di devozione
personale varia o è più o meno rigida da confraternite a confraternite.
All’interno di ogni confraternita, a secondo le caratteristiche proprie di ognuna, si
svolgevano delle attività devozionali, anche se molte volte è difficile saperne i dettagli, perché di
solito le pratiche devozionali ordinarie non venivano sistematicamente documentate. Però
osservando le loro costituzioni si può ricavarne delle informazioni. In generale le feste più
importanti erano la festa di San Pietro Apostolo o San Pietro Martire, le feste della Vergine, la
festa del Corpus Christi e le feste dei santi patroni di ogni confraternita. In queste partecipavano
i membri delle confraternite ma anche il pubblico esterno. In questi periodi di feste i membri
erano invitati a confessarsi, a comunicarsi, a recitare gli uffici, a cantare inni e nelle compagnie
di disciplina a flagellarsi. Le confraternite realizzavano anche dei banchetti festivi, i quali furono
quasi del tutto vietato dall’autorità ecclesiale dopo il Concilio di Trento 16.
Alla fine del Quattrocento si era largamente diffusa la devozione mariana, per cui molte
confraternite furono intitolate alla Vergine, come ad esempio alla Vergine Annunciata. In questo
clima di rinnovamento religioso, si impone una nuova devozione, cioè la recita del Rosario, che
fu promossa principalmente dai frati domenicani. Le prime confraternite intitolate al Rosario,
avevano come scopo quello di riformare le tradizionali associazioni mariane. A partire dalla
seconda metà del Cinquecento, anche i nuovi ordini religiosi, come i gesuiti, i cappuccini
promuoveranno queste compagnie mariane, ma anche gli antichi ordini dei Francescani e dei
Domenicani continueranno a farlo. Per cui, alla fine del Cinquecento le confraternite mariane,
con diverse devozioni, erano sparse in tutta la penisola. Un fato che pure contribuì alla devozione
mariana fu la vittoria della lega Santa nella battaglia di Lepanto (1571) contro i turchi, vittoria
che fu possibile, secondo Pio V, all’intercessione della Vergine. Le confraternite mariane
contribuirono alla diffusione della devozione al rosario, prescrivendo la recita del rosario e la
contemplazione dei Misteri e la recita dei salmi mariani 17.

16
Cfr. Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 122-126.
17
Cfr. Roberto RUSCONI, Confraternite, compagnie e devozioni, op. cit., pp. 492-494.
-7-
Nel corso nel Cinquecento veniva affermandosi una nuova pietà eucaristica rivolta
all’adorazione dell’ostia per quarantore e alla comunione frequente. Grande spinta a questa
devozione diede la predicazione dei Cappuccini e dei Gesuiti e il Trattato della Comunione di
Cacciaguerra pubblicato nel 1557. Dopo il Concilio di Trento si verificò una sistematica
fondazione, in ogni parrocchia, di confraternite intitolate al Santissimo Sacramento. Un esempio
chiaro della diffusione di queste società, abbiamo in Verona, dove il vescovo Gian Matteo
Gilberti, ordinò l’istituzione in tutte le parrocchie della societas Corporis Christi 18.
Riguardo alla devozione per i morti, in generale tutte le confraternite dava una particolare
attenzione alle anime dei confratelli morti. Celebravano i morti, pregavano per loro anime perché
in Purgatorio le venissero alleggerite le pene e raggiungessero al più presto il Paradiso. L’idea
era che le preghiere dei vivi aiutavano ad accelerare il passaggio dal Purgatorio al Paradiso, cioè
alla salvezza. Le confraternite specializzate nella preghiera per le anime del Purgatorio nacquero
soprattutto alla fine del Cinquecento. Ma le confraternite si occuparono anche di accompagnare i
morti in cimitero e di curare il funerale, come vedremo più avanti 19.
Le confraternite della Dottrina Cristiana diedero pure un importante sostegno al
movimento controriformista. Pio V, con la costituzione Ex debito del 1567, stabilì che in ogni
parrocchia venisse istituita una confraternita della Dottrina Cristiana. La finalità di queste scuole
sarebbe quella di arginare le dottrine protestanti mediante un’istruzione catechetica della
popolazione. Allora nacquero molte confraternite di questo genere, e anche alcune antiche
confraternite si adeguarono a questo proposito mutando completamento la loro natura e la loro
attività, come fu il caso della Compagnia dei servi dei puttini in carità, fondata a Milano nel
1539, con una finalità filantropica e che poi mutò radicalmente la sua natura nel momento in cui
passò a dedicarsi alla strategia controriformista. Carlo Borromeo, Gabriele Paleotti e altri
riformatori, furono i principali fondatori e promotori delle compagnie della Dottrina Cristiana.
Principalmente Carlo Borromeo, il quale pubblicò nel 1570 le Costituzioni e regole delle
Compagnie e scuole della Dottrina Cristiana. Questa costituzione diverrà il modello che ispirerà
l’episcopato riformatore postridentino 20.
Tra le manifestazioni di fede di carattere prevalentemente pubblico in cui le confraternite
partecipavano o organizzavano, ricordiamo le processioni, le scene e le rappresentazioni sacre e i

18
Cfr. IDEM, Confraternite, compagnie e devozioni, op. cit., pp. 484-486. Sulla diffusione ed attività delle
confraternite parrocchiali cfr. anche Danilo ZARDIN, Le confraternite in Italia settentrionale fra XV e XVIII secolo,
in Società e Storia, 10 (1987), pp. 108-115.
19
Sulla devozione religiosa all’interno delle confraternite cfr. Le confraternite italiane del Cinquecento, op.
cit., pp. 129-144.
20
Cfr. Confraternite, compagnie e devozioni, op. cit., pp. 485-487.
-8-
pellegrinaggi 21. Le processioni che si realizzavano con sfilate a lume di candela, con canti,
flagellazioni, con esposizione d’immagini del santo onorato e di reliquie e con varie altre
dimostrazioni di devozioni. Le processioni si svolgevano principalmente nei giorni di grande
festa: santo patrono, Giovedì Santo, Corpus Christi, ma si facevano processioni anche in altre
occasioni minori, come ad esempio, la processione di ringraziamento quando veniva liberato un
carcerato, la processione per portare la comunione agli ammalati, la processione nei funerali,
principalmente nei funerali delle persone di ceto sociale importanti, la processione per chiedere
una grazia per fa cessare le disgrazie, ecc. La processione era un elemento importante della vita
cittadina, la cui era gradita al pubblico sia sul piano sociale che civile. Ma a volte le processioni
si svolgevano in un clima di tensione sociale, perche vi era lotta tra le confraternite per avere la
precedenza nelle processioni.
I pellegrinaggi organizzati delle confraternite erano in un certo modo un’estensione delle
processioni comuni, già che i confratelli si indirizzavano in una grande processione verso i
principali luoghi di devozione cristiana: Roma e i Santuario di Loreto e di Santa Maria degli
Angeli (Assisi). Si andava in pellegrinaggio per ricevere un’indulgenza, per chiedere una grazia
particolare o ringraziare per una grazia ricevuta o per penitenza.
Le confraternite organizzavano, nei giorni di festa, delle rappresentazioni sacre. Erano
rappresentate soprattutto scene bibliche sulla Passione, l’Ascensione, la Resurrezione, la vita di
Maria e sula storia della vita dei santi. Queste rappresentazioni erano utili per diffondere la pietà
religiosa, per insegnare e per raccogliere fondi che poi erano usati per fare opere di carità.
Da quanto detto sopra, si vede che le confraternite offrivano ai loro membri una
protezione religiosa. Gli concedevano tutta una spiritualità: recita degli uffici, canti e lode,
processioni, preghiera per i moribondi e per i defunti. Incentivavano i membri a seguire una certa
disciplina morale, a confessarsi, a fare penitenze ed accompagnavano i condannati alla morte.
Tutta questa attività religiosa mirava principalmente a preparare la persona alla vita ultraterrena,
alla salvezza dell’anima dei vivi dei morti e tale salvezza era possibile raggiungere proprio con le
devozioni, le preghiere, con atti di penitenza, supplicando a Dio, chiedendo l’intercessione della
Vergine e dei Santi e venerando il Corpo di Cristo.

3.2. L’umanitarismo delle confraternite

La prima metà del Cinquecento italiano fu segnata dalla povertà e dalla carestia,
situazione essa, causata dalle epidemie della peste e del tifo e dalle guerre. La risposta dei

21
Su queste tre tipo di manifestazioni prevalentemente pubbliche cfr., Le confraternite italiane del
Cinquecento, op. cit., pp. 145-162.
-9-
governi a questa situazione di miseria fu inadeguato e per questo diede spazio all’azione di
singole persone e delle confraternite 22. Davanti a questa situazione di crescente povertà, i
riformatori sia chierici sia laici avvertirono la necessità di dare risposte concrete a chi era
costretto a vivere nella povertà. Per cui le confraternite passarono a prendere sempre più cura dei
poveri, come fu il caso delle compagnie del Divino Amore che diedero una grande spinta
all’umanitarismo.
La principale fonte di ispirazione delle confraternite nell’attività caritatevole furono le
sette opere di carità (Matteo, 25) 23. Tra queste sette opere, nel XVI secolo le confraternite si
specializzarono soprattutto nella visita ai carcerati o nel seppellimento dei morti. Anche
l’educazione religiosa rientrava nell’ambito delle sette opere di carità.
Questa diffusione di confraternite specializzate nell’opera di conforto ai carcerati e ai
condannati a morte, si diffuse soprattutto con l’appoggio dei gesuiti, che furono uno dei primi ad
interessarsi di loro e ad invitare le confraternite a coinvolgersi in questo tipo di attività24.
L’assistenza ai carcerati consisteva in aiuto spirituale e materiale: accompagnavano i condannati
a morte e li preparavano spiritualmente perché si pentissero dei loro peccati e si convertissero
guadagnando così una buona morte e la salvezza dell’anima e molte volte provvedevano anche i
loro funerali. Nel caso di prigionieri per motivo di debito, pagavano i loro debiti o gli prestavano
dei soldi a interessi bassi o facevano in modo che i loro debiti venissero perdonati. Sostenevano
anche materialmente le famiglie dei carcerati in difficoltà economica.
C’erano molte compagnie che accompagnavano in processione i condannati a morte al
patibolo. Queste confraternite avevano dei piccoli quadri, che si chiamavano tavolette, che si
tenevano davanti al condannato, per ricordargli i suoi crimini commessi e per rinforzare in lui la
speranza della salvezza. Solo per citare alcune di queste confraternite, a Firenze abbiamo la
confraternita il Tempio; a Roma, San Giovanni Decollato, Gonfalone e La Pietà dei Carcerati; a
Ferrara, la Buona Morte; a Perugia, la Giustizia; e a Bologna, Santa Maria della Morte. Né tutte
le confraternite si occuparono delle condanne a morte dei condannati, come per esempio
l’Annunciazione di Lecce, la quale si occupava solo di portare aiuto materiale e conforto
spirituale in carcere. Va detto pure, che quasi tutte le confraternite si occuparono di seppellire i
morti, prima dei loro soci e familiari, ma poi si rivolsero anche a coloro all’esterno della
fratellanza, come ad esempio, intorno al 1538 fu fondata un sodalizio per raccogliere i cadaveri
abbandonati nelle campagne romane e farli seppellire dignitosamente 25.

22
Sul problema della povertà cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp.201-215.
23
Cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 221-274.
24
Sull’assistenza ai carcerati e ai condannati a morte cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento,
op. cit., pp. 280-287.
25
Cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 296-299.
- 10 -
È importante anche sottolineare in questa attività umanitaria, i Monti di Pietà che furono
finanziati e amministrate dalle confraternite. Essi si dedicarono all’attività del prestito di piccole
somme di denaro ai poveri, richiedendo un interesse minimo, con l’obiettivo di liberare questi
poveracci dalle mani degli usurari 26.
La situazione di povertà era grave e raggiungeva a un grande numero di persone:
bambini, donne giovani e anziane, ammalati, ecc. Come le confraternite non potevano aiutare a
tutti, o per motivo economico o per valutazioni di ordine morale, stabilivano un ordine di
precedenza, scegliendo i più meritevoli. In generale aveva la precedenza i bambini, gli ammalati
e le donne sia giovani sia vecchie. Anche i poveri vergognosi spesso avevano la precedenza e
furono fondate sodalizi specialmente per venire in loro aiuto, come ad esempio la Congregazione
dei Poveri fondata dal vescovo di Mantova, Gonzaga, e a Roma in San Girolamo della Carità nel
1536, la quale stabilì che si doveva aiutare tre categorie: poveri vergognosi, carcerati, ammalati e
i morti che non potevano avere un funerale decente 27.
In una società dove l’impoverimento pesava sulle famiglie, molte di queste non potevano
pagare la dote per fare sposare le loro figlie e così molte ragazze erano costrette a diventare
monache, o rimanevano zitelle senza nessuna protezione o diventavano prostitute. Davanti a
questo problema sociale, le confraternite cercarono di rispondere procurando doti alle ragazze
povere. Per cui nel XVI secolo, nelle diocesi più povere del Meridione, nacquero istituzioni
come i Monti di Maritaggio e altre confraternite che prestavano alle famiglie povere somme a
interesse basso e/o che fornivano doti alle fanciulle. Comunque non era facile ottenere una dote
da una confraternita perché la concorrenza era grande; ad esempio, nel 1535, la SS. Trinità a
Venezia decidendo di consegnare 6 doti, esaminò una lista di 93 donzelle. Le donzelle venivano
scelte in base ad un criterio interno delle confraternite: povera, vergine, onesta, figlia legittima, o
per votazione, o per sorte 28.
Negli ambiti degli ospedali, degli ospizi, degli alloggi 29, la partecipazione delle
confraternite fu notevole e complessa: una confraternita poteva mettere alla disposizione un
edificio, ne poteva finanziare l’attività, poteva gestire l’amministrazione, e lo stesso personale di
una confraternita poteva lavorare all’interno di queste strutture dando assistenza infermieristica o
confortando gli ammalati.
Negli ospizi/ospedali venivano accolti principalmente i pellegrini e i viaggiatori, ma
potevano esseri anche utilizzati diversamente seconda la necessità. Alcune confraternite

26
Cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 293-296.
27
Cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 224-233.
28
Cfr. IDEM , Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 234-240.
29
Sull’attività delle confraternite in questi ambiti cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op.
cit., pp. 240-260.
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prolungava l’ospitalità dei poveri che non avevano locande. Un esempio di questo tipo di
accoglienza prolungata abbiamo nell’ospedale di San Giobbe in Venezia, che nel 1574 era
composto da 120 case per i poveri. Alcune scuole gestivano anche dei complessi di case per i
poveri rispettabili, ad esempio San Giovanni nel 1585 gestiva 76 case, San Rocco ne aveva 44 e
la Misericordia 60. Per cui negli ospedali c’erano delle persone che non erano da considerare
ammalate, ma erano bambini abbandonati, donne bisognose di protezione, poveri incapaci di
provvedere i loro bisogni o senza famiglia.
Come sopra accennato, nell’attività filantropica delle confraternite i bambini abbandonati,
sia i neonati sia i grandicelli, avevano la precedenza. Il motivo per cui si abbandonavo i neonati
poteva essere nel caso di figli bastardi (illegittimo) o nel caso in cui i genitori si trovavano in
condizione di miseria e allora lo consegnava agli ospedali o agli orfanatrofi. Negli orfanatrofi i
bambini venivano educati e istruiti, in modo che poi, i maschi potessero diventare preti o
artigiani e le femmine brave mogli, domestiche o operaie. In queste strutture il tasso di mortalità
era alto, e capitava che molti dei bambini accolti negli orfanotrofi morissero, mortalità che aveva
anche tra le cause la mancanza di soldi per mantenere bene tali strutture o per cattiva
amministrazione. Tra tante compagnie che svolgevano tale servizio, possiamo ricordare la Casa
Santa della SS. Annunziata a Napoli, amministrata dalla Compagnia dei Bianchi dello Spirito
Santo; la Santa Maria della Misericordia e lo ospedale di SS. Pietro e Procolo a Bologna,
l’ospedale di Santa Maria della Misericordia a Perugia 30.
L’opera di assistenza era rivolta anche alle donne che si trovavano in rischio, come le
prostitute pentite, le figlie di prostitute, le vedove senza famiglie, le mogli abbandonate, le donne
vittime della guerra, ecc. A molte di queste donne fu consegnata la dote, di cui si è parlato sopra,
per ottenere un matrimonio degno e/o per entrare in un convento. Un esempio di questo tipo di
compagnia abbiamo nella Compagnia delle Vergini Miserabili di Santa Caterina dei Funari,
fondata nel 1536, con lo scopo di proteggere le figlie delle prostitute e alla persone in situazione
di miseria. A Napoli si trovavano molti conservatori di questo genere, tra cui la SS. Annunciata
gestita dai dalla Compagnia dei Bianchi dello Spirito Santo. A Ferrara, la confraternita di
Sant’Agnese organizzò nel 1554 un orfanotrofio femminile. Dal 1556, a Perugia la confraternita
l’Annunciata si occupò delle prostitute che volevano cambiare vita 31.
Nella ricerca di risolvere il problema della povertà, una politica attuata in questo periodo,
fu quella di racchiudere in ospedali e/o in alloggi i medicanti, le prostitute pentite, le ragazze in
pericolo e questo molte volte contro la loro volontà. Questa attività, fu messa in praticata

30
Cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 260-267.
31
Cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 267-274.
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soprattutto dai governi, che furono appoggiati dalle confraternite. Questo era un modo di
proteggere dal peccato i mendicati, ma era anche un modo di tenerli sotto controllo 32.
Riguardo all’educazione religiosa, la quale rientrava anche nell’ambito dell’umanitarismo
delle confraternite, si conteranno, soprattutto dopo il Concilio di Trento, molte confraternite
impegnate in questo ambito, le quale contribuiranno largamente nell’insegnamento della dottrina
voluta dal Concilio. Queste Scuole di dottrine cristiane, che furono anche tenute dai parroci e
dagli Ordini religiosi, avevano come obiettivo standardizzare l’insegnamento religioso, arginare
la dottrina protestante e imporre una disciplina morale. Questa attività di uniformazione
dell’insegnamento religiosa e morale, che di un certo modo veniva imponendosi già prima del
Concilio di Trento, fu anche un modo di controllo sociale, ma che d’altra parte liberò molta
gente dalla superstizione e dall’ignoranza. Un esempio di questo tipo di scuola è quella della
Compagnia della Dottrina Cristiana, fondata a Milano nel 1539. L’istruzione distribuita da
queste scuole comprendeva il Padre Nostro, il Credo, l’Ave Maria, i dieci Comandamenti, i
dogmi fondamentali del cristianesimo e insegnamento di ordine morale e civico. Alcune di
queste scuole insegnavano anche a leggere, come fu il caso di quelle dei gesuiti e di alcune
confraternite a Roma, Milano, Como, Lombardia, Torino e Venezia 33.
Grande impulso alla diffusione di queste scuole di dottrina cristiana diede Carlo
Borromeo, che volle che in ogni parrocchia le confraternite prendessero cura dell’educazione
cristiana. Poi anche il vescovo di Bologna, Paleotti, seguendo l’esempio di Borromeo, fondò nel
1583 la Congregazione Speciale della Dottrina Cristiana e fece in modo che anche le
confraternite del Sacramento aiutassero in questa attività. A Roma nel 1560 fu fondata le
arciconfraternite di Dottrina Cristiana con lo scopo di insegnare catechismo ai bambini. Le
confraternite collaborarono nell’istruzione cristiana non solo all’interno delle parrocchie, ma
anche negli orfanotrofi e nei conservatori.
Da quanto detto sull’attività filantropica delle confraternite, si può affermare che esse
offrirono non solo una protezione religiosa, ma anche sociale. Per cui le due essenziali
motivazioni che portavano una persona a fare parte di una confraternita, era proprio una ricerca
di sicurezza spirituale e sociale, anche se la prima sembra essere la motivazione principale,
perche l’assistenza sociale era intrinsecamente connessa con la salvezza dell’anima, cioè si
faceva un’opera di carità per salvare la propria anima e per salvare l’anima a cui la carità era
indirizzata.

32
Cfr. IDEM, Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp.276-279.
33
Sul ruolo delle confraternite nell’educazione cristiana, cfr. IDEM, Le confraternite italiane del
Cinquecento, op. cit., pp. 287-293.
- 13 -
3.3. L’arte e le confraternite

Da quanto detto sopra, è evidente che le principali attività svolte delle confraternite
furono di carattere religioso e sociale. Molte di queste confraternite pian piano si attrezzarono di
una struttura propria, cappella, oratorio, stanze di raduno, ecc, dove svolgevano le loro attività di
culto e di filantropia.
Le confraternite, per incentivare i suoi soci alla devozione e per incoraggiarli a fare opere
umanitarie, ma anche per farsi pubblicità stimolando la gente ad entrare nella fratellanza,
facevano fare all’interno delle loro strutture, soprattutto nelle cappelle e negli oratori, molte
decorazioni di scene bibliche, dell’Antico e del Nuovo Testamento, e della vita dei santi che
proteggevano ogni confraternite. Nelle sale di riunione di molte confraternite si trovavano interi
cicli narrativi sulla vita di Gesù, di Maria o dei santi protettori. Per cui nel Cinquecento, ma non
solo nel Cinquecento, le confraternite diventeranno una delle importanti committenti dell’arte
cristiana, nella pittura e nell’architettura. Va detto anche che le confraternite commissionavano
dei dipinti non solo all’interno delle proprie strutture, ma anche nelle chiese parrocchiali alle
quali erano legate. I dipinti e l’architettura sono anche una testimonianza della fede e della carità
di questi sodalizi 34. In questa sessione saranno presentati solo alcuni dipinti per mettere in
evidenza i loro caratteri pedagogici, cioè per evidenziare come questi dipinti stimolavano alle
persone alla devozione religiosa e all’attività umanitaria.
Il dipinto la Processioni in piazza San Marco (1429-1507) di Gentile Bellini (vedi in
appendice figura 1), commissionato dalla Scuola di San Giovanni Evangelista, raffigura la
solenne processione che si svolgeva in Piazza San Marco, davanti alla Basilica, in occasione
della festa del santo omonimo, alla quale partecipavano le Scuole veneziane con le loro reliquie.
Il dipinto rappresenta uno dei momenti di manifestazione devozionale, dove si vede le reliquie
essendo trasportate sotto un baldacchino, scortata dai confratelli che portano delle candele, ma
anche un momento di convivenza civica.
Nella Presentazione della Vergine al tempio (vede in appendice figura 2), commissionata
dalla Scuola Grande di Santa Maria della Carità, Tiziano mise tra i testimoni rappresentati anche
dei confratelli. Inserire dei personaggi contemporanei nelle scene, come adoratori della Vergine
o testimoni di un evento biblico o della vita di un santo, fu una caratteristica dei dipinti del
Cinquecento, che manifestava una certa vanità, ma implicava associare questi individui
all’adorazione e alla contemplazione di un episodio eccezionale. La pittura diventa prova di fede,
di culto e di partecipazione.

34
Sull’arte delle confraternite cfr. IDEM , Le confraternite italiane del Cinquecento, op. cit., pp. 309-329.
- 14 -
Nel dipinto La Madonna della Consolazione di Perugini (vede in appendice figura 3),
commissionato della confraternita di disciplina di S. Maria Novella, vediamo in fondo, alla
destra e alla sinistra della Vergine, dei confratelli incappucciati in preghiera e in adorazione. È
un dipinto che stimola la devozione mariana ed invita i confratelli alla contemplazione della
salvezza, la quale si raggiunge con la preghiera e la penitenza.

Un esempio di dipinto per diffondere la devozione del Rosario, abbiamo nella Madonna
del Rosario (vede in appendice figura 4), commissionato al Barocci dalla Confraternita
dell’Assunta e del Rosario di Senigallia per la Chiesa di San Rocco. È un’opera che unisce
elemento della tradizione dell’Assunta e del Rosario.
L'ultima cena (vede in appendici figura 5) di Tintoretto, commissionata dalla Grande
Scuola di San Rocco (Vede figura 3), è un esempio netto di dipinto fatto apposta con un doppio
scopo e cioè diffondere la devozione eucaristica e stimolare ai confratelli e chi lo guarda a fare la
carità agli affamati. Si vede chiaramente nel dipinto questa relazione tra pane eucaristico e pane
materiale: Gesù che da mangiare agli apostoli (pane eucaristico) e gli apostoli che sfama un
povero uomo e un bambino, entrambi sdraiati per terra. Chi osserva questo dipinto è invitato a
prendere parte al banchetto eucaristico e a dare da mangiare ai poveri. Così come Cristo
facendosi dono ci sfama con il suo proprio corpo, così anche noi dobbiamo farci dono per gli
altri, sfamando a chi vive nel bisogno.
Nell’opera Le sete opera di misericordia di Caravaggio (vede in appendice figura 6),
dipinto commissionato dalla confraternita napoletana del Pio Monte della Misericordia, abbiamo
la rappresentazione dell’attività svolta di questa confraternita e anche un invito a chi lo osserva a
praticare la filantropia. La novità di questo dipinto sta nel fatto che Caravaggio rappresenta tutte
le opere di carità insieme, che prima venivano rappresentate separatamente. Nella parte superiore
del dipinto abbiamo la Madonna in mezzo a due angeli che osserva e benedice le opere che
vengono svolte; il seppellire i morti è raffigurato con il trasporto di un cadavere scortato da luce
di candela di cui si vedono solo i piedi; il visitare i carcerati e il dar da mangiare agli affamati
sono rappresentati da Cimmone che condannato alla morte per fame in carcere fu nutrito dal seno
della figlia Pero; il vestire gli ignudi è rappresento dal giovane cavagliere San Martino che fa
dono del mantello ad un povero uomo nudo visto di spalle; il curare gli infermi rappresentato
dalla figura di uno storpio in basso che fa riferimento anche a San Martino; il dar da bere agli
assetati è rappresentato da Sansone che beve da un otre l’acqua fatta sgorgare miracolosamente
dal Signore; l’ospitare i pellegrini viene messa in evidenza dall'uomo all'estrema sinistra che
indica un punto verso l'esterno e dall’altro che è un pellegrino.

- 15 -
L’aspetto umanitario si vede pure nel dipinto San Rocco distribuisce le elemosine (vede
in appendice figura 7), commissionato a Annibale Carracci dalla confraternita di San Prospero a
Reggio Emilia. In questo vengono rappresentati un ammalato in barella, delle donne e dei
bambini, che sono i poveri i quali devono essere aiutati. Così come San Rocco accolse e aiutò
questa povera gente, così chi lo osserva, i confratelli devono fare lo stesso.

- 16 -
4. Conclusione

Le confraternite laicali italiane nel Cinquecento furono delle associazioni composte e


amministrate prevalentemente da fedeli laici, che si organizzavano sotto una regola precisa per
condurre una vita religiosa in comune. Anche se non è possibile definire con precisione la loro
origine, si ritiene che le prime organizzazioni si formassero intorno ai monasteri del Medioevo e
che questi gruppi fossero di carattere misto, cioè composto da laici e da chierici.
Il primo documento scritto che attesta l’esistenza di organizzazioni propriamente laicali è
dell’852, il capitola presbyteris scritto dal vescovo Incmaro di Reims. Per l’area italiana, le
prime testimonianze di questi sodalizi misti, provengono dall’Emilia, dalla Toscana e da Napoli
e risalgono al X secolo. Queste fratellanze furono fondate per svolgere una funzione
prevalentemente religiosa, cioè per la salvezza dell’anima dei vivi e dei morti. Ma questi sodalizi
svolsero anche un’attività umanitaria che si intensificò e mutò nel tempo secondo le esigenze di
ogni periodo.
È indiscutibile il contributo che diedero le confraternite al movimento di Riforma
religiosa. Alla fine del Quattrocento e durante il Cinquecento molte delle vecchie confraternite di
disciplina, mariane e sacramentali cercarono di riformarsi per rispondere a questo bisogno di
Riforma. Ma è importante notare la quantità di nuove fondazioni che nacquero proprio per
rispondere e diffondere le nuove devozioni religiose. Nel 1497 fu fondata a Genova la prima
delle confraternite del Divino Amore che poi si sparsero in tutta l’Italia. Queste compagnie
incarneranno il movimento della Riforma, diffondendo una spiritualità dei laici e dando grande
slancio alla filantropia. Contemporaneamente si verificò il rinnovarsi e la fondazione di nuove
compagnie mariane incaricate di diffondere la devozione del Rosario. Si vide pure il diffondersi
di nuove compagnie del Corpus Christi, responsabili di diffondere la devozione eucaristica con
l’adorazione delle quarantore ore della ostia e di comunicarsi con più frequenza.
Ogni confraternita, a secondo le loro caratteristiche particolari, offrivano ai confratelli
uno stilo di vita religiosa, di devozione: la recita del Pater Noster, dell’Ave Maria, dei Salmi
penitenziali, recita dell’officio della Madonna, la recita e la meditatio del rosario, le preghiere
per i morti, le diverse penitenze da fare, le opere di carità da fare, organizzavano le diverse
processioni, principalmente del Giovedì Santo, del Corpus Christi, dei Santi padrini,
organizzavano i pellegrinaggi, ecc. Le confraternite furono un importante sostegno spirituale per
le persone che ne facevano parte.
Dopo il Concilio di Trento, le confraternite dovettero sottomettersi al controllo
ecclesiastico. Sotto questo controllo molte confraternite che non rispondevano ai dettami del
Concilio furono chiuse, altre furono invitate a rinnovarsi secondo lo spirito controriformista, e
- 17 -
soprattutto furono fondate alte nuove confraternite perche collaborassero con le parrocchie nel
applicare la disciplina e la dottrina tridentina. Per questo compito di arginamento della dottrina
protestante e dell’insegnamento della disciplina e dottrina cattolica postridentina furono fondate
anche le confraternite della Dottrina Cristiana.
Il Cinquecento italiano, soprattutto la prima metà, fu segnato da una grande povertà, della
carestia, situazione questa causata dalle guerre e dalle epidemie della peste e del tifo. Davanti a
questa situazione le confraternite svolsero un’importante attività umanitaria. In questo periodo
nacquero delle confraternite specializzavate principalmente nel seppellimento dei morti e
nell’assistenza materiale e spirituale ai carcerati e ai condannati alla morte.
L’assistenza umanitaria delle confraternite era indirizzata principalmente ai confratelli
poveri, ma con l’aumento della povertà, esse si interessarono anche dei poveri all’esterno delle
confraternite. Anche se ogni confraternita faceva una selezione su chi doveva essere aiutato,
questo o per motivo economico o per motivo di ordine morale, la loro azione assistenziale aiutò
diverse categorie di poveri: gli ammalati, bambini abbandonati, le donne a rischio, i carcerati e i
condannati a morte, le fanciulle povere che non potevano pagare le doti per sposarsi, agli
indebitati prestò soldi ad interesse basso e ai morti seppellirono. Le confraternite con le loro
azioni umanitarie diedero un importante contributo alla coesione sociale, ma anche contribuirono
al controllo sociale. Sotto questo aspetto si può affermare che le confraternite furono un
importante sostegno materiale per i loro membri ma anche per gli esterni.
La seconda finalità delle pie confraternite, cioè l’azione umanitaria, fu intrinsecamente
legata alla prima, la salvezza dell’anima. Si faceva un’azione di carità nel confronto di un
povero, prima per salvare la propria anima e secondo per salvare anche quella a cui l’azione era
riferita. Nel perseguire questi due scopi, le confraternite fecero uso dei dipinti come mezzi per
promuovere la devozione religiosa, per stimolare alle persone a fare azione filantropica e anche
per fare pubblicità della propria confraternita stimolando le persone a farsene membri.

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5. Appendice

1. Gentile Bellini – Processioni in piazza San Marco (1496 )


Galleria dell’Accademia di Venezia
Tempera su tela cm 367,5x746.

2. Tiziano Vecellio – La presentazione della Vergine al Tempio (1538)


Olio su tela cm 335x775.

- 19 -
P
3. Perugino – Madonna della Consolazione (1496-1498)
Galleria Nazionale – Perugia,

4. Barocci – La Madonna del Rosario (1592)


Pinacoteca di Senigallia - Olio su tela.
- 20 -
5. Jacopo Tintoretto – L’ultima Cena – Chiesa di San Marcuola – Venezia.

6. Caravaggio – Sette opere di Misericordia (1607)


Dipinto ad olio su tela 390 x 260 cm.

- 21 -
7. Annibale Carracci – San Rocco distribuisce le elemosine (1587)
Gemaldegalerie Dresda - 331 x 477.

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6. Bibliografia

ANGELOZZI Giancarlo, Le confraternite laicali. Un’esperienza cristiana tra Medioevo e età


Moderna, Brescia, Queriniana, 1978.

BLACK F. Christopher, Le confraternite italiane del Cinquecento, Milano, Rizzoli, 1992.

- Tradotto dall’inglese da Anna Farè. La pubblicazione inglese è del 1989.

MEERSSEMAN Gerardus Gilles – PACINI Piero, Le confraternite laicali in Italia dal Quattrocento
al Seicento, in Problemi di storia della Chiesa nei secoli XV-XVII, Napoli, Dehoniane, 1979, pp.
109-132.

MEERSSEMAN Gilles-Gerard, La riforma delle confraternite in Italia prima del Concilio di


Trento, in Problema di vita religiosa in Italia nel Cinquecento. Atti del convegno di storia della
chiesa in Italia (Bologna, 1-6 sett. 1958), Padova, Antenone, 1960 (Italia Sacra, 2), pp. 17-30.

RUSCONI Roberto, Confraternite, compagnie e devozioni, in Storia d'Italia Einaudi, Anali 9, La


Chiesa e il potere politico dal Medioevo all'età contemporanea, a cura di G. Chittolini – G.
Miccoli, Torino, Einaudi, 1986, pp. 467-506.

ZARDIN Danilo, Le confraternite in Italia settentrionale fra XV e XVIII secolo, in Società e


Storia, 10 (1987), pp. 81-137.

ZARDIN Danilo, Tra Chiesa e Società laica. Le confraternite in epoca Moderna, in Storia della
Chiesa in Europa tra orientamento politico-amministrativo e struttura ecclesiastica, a cura di
Luciano Vaccaro, Morcelliana, Brescia, 2005, pp. 381-399 (Quaderni della Gazzada).

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Indice

1. Introduzione ……………………………………………………………………………………2

2. Definizione e origine delle Confraternite ……………………………………………………...3

3. Le confraternite nel Cinquecento ………………………………………………………………5

3.1. L’attività religiosa delle confraternite ………………………………………………..7


3.2. L’umanitarismo delle confraternite …………………………………………………..9
3.3. L’arte e le confraternite ……………………………………………………………..14
4. Conclusione ……………………………………………………………………...…………...17
5. Appendice ……………………………………………………………………………………19
6. Bibliografia …………………………………………………………………………………..23

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