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Cellana fede e annuncio Ricerche di tolegia pastorale dliretta da G. CaRDAROPOLt e F. Manet A. Sractiano, Vangelo e comics G. Mario, La tenerezza di 18 TORRALBA Rose, Aver cura di sé (Cans Hanis, La Chia dla caish C. Daaes, Liberte preseate ocazioni per la pastorale ‘uta diG. Tallone BB Borsaroy I sapoce dels fede , Dio desiderbile S, Pexonsax, Qu G. Saxromterto, Senso della vitae inconto con Dio CConrexenza Eriscorate ITALIANA ~ CONSULTA ECCLESALE DEGLI ORGANISM PNZIALL~ CARITAS TALIANA~ UFTICIO NAZIONALE PERL PASTORALE »,Pepiariico Bautino G0, O1 Le grammatics dels carta curs dS. Ferdinand ‘Gaayeito bi Senana in COLLAMORAZIONE CON CARITAS ITALIANA, Badcar alla mondial Memoria profecia per 1B, Bousato, Credere fa bene cara di 8, Ferdinand Sana, La ide e non paso oltre Luciano SANDRIN LO VIDE ; E NON PASSO OLTRE Temi di teologia pastorale EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA, a Sergio Lanza, un maestro che mi ha fatto scoprire Ia bellezza della teclogia pastorale Progeto grafic: Torino Commisati Realizzaxione editerale Prohemio edivorile se, Firenze ©2015 Centro editoriale dehoniano Se Ferro, 440138 Bologna wwurw dehoniane it EDB® ISBN _978-88-10-20379-8 ‘Stampa: Tipografia Giammarioli, Frascati (RM) 2015 Introduzione Non passo oltre «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue ese ne andarono, lasciandolo mezzo morto>. Cosi inizia la celebre parabola del buon samaritano, raccontata da Luca (Le 10,25-37). Una parabola spesso ripetuta, ma che rischia di aver perso la sua cariea di forte provocazione: un ascolto frettoloso e poi via, anche noi passiamo oltre, Come il sacerdote e che non si lasciano distrarre dai loro impegni e dai loro programmi prestabilit Solo un samaritano nom passa oltre: lo vede, si lascia guidare dal cuore e si ferma, lo cura come me; sospendendo, almeno per qualche ora sggio. Si fa prossimo con tutto se stesso: lo sguardo, il cuore e le mani Un samaritano, che veniva dalle periferie rcligiose, @ diventato icona della compassione di Dio, ha dato un nuovo nome a Gest «buon samaritano». Altri cereavano Dio nel santuario, e non hanno jconosciuto nel ferito che hanno incroc ‘Nella parabola del buon samaritano ione. Come cristiani siamo chiamati ad annunciare l'amore in cui crediamo e a testimoniare la speranza che ci abita con una «fede che opera per mezzo della caritie (Gal 5,6), una fede che si incarna nell’amore. amore, nelle varie forme del prendersicuradelle persone, anche la migliore «/eo-logia»: a scoperta di un Dio che ancora oggi InaoovBone ci parla e del migliore linguaggio su di lui. E nella carita che la nostra fede e Ia nostra speranza trovano le parole per essere annunciate e le forme testimoniali pitt autentiche. Siamo chiamati ad annunciare «in parole ed opere» 'amore che ci @ stato donato e donarlo con gioia, nei vari momenti della nostra storia e nella vita di chi ci sta accanto, Ed & questo il culto che Dio pit gradisce. «E veramente iusto lodarti e ringraziarti, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, n ogni momento della nostra vita, nella salute e nella malattia, nella sofferenza ¢ nella gioia, per Cristo tuo servo ¢ nostro Redentore» (Prefazio comune VIII, Gest: buon samaritano). E tutto cid ha forti implicazioni per la pastorale, per lagire ecclesiale che siamo chiamati a esprimere come discepoli del pastore che ama la vitae si prende cura, in particolare, di quella pit fragile: «non puoi sapere se il tuo culto a Dio sia vero se non hai la possi- bilita di verificarlo sul giusto rapporto tuo con I'vomo». Possiamo faclo attraverso il dialogo, lincontro, l'amore disinteressato, la parola che salva, la celebrazione che riannoda i fii relazionali con Dio ¢ con la comunita, la cura professionale, l'impegno politico e sociale: prendendoci a cuore la persona, ma anche la sua famiglia, cercando Gi cambiare la societa e trasformare la cultura. Non dimenticando che la persona umana, nel suo essere individuale e comunitario, «@ la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione: é /a prima e fondamentale via della Chiesa, via tracciata da Cristo stesso, via che immutabilmente passa attraverso il mistero dell’incarnazione e della redenzione>? Come discepoli di Cristo, comunita da lui fondata e nella quale egli ancora oggi esprime quotidianamente Ia sua salvezza, siamo chiamati all'attenzione alle persone nei vari momenti della loro storia, alle relazioni che intessono e ai luoghi in cui vivono, cogliendo in modo particolase nelle esperienze di fragilita e di particolare vulne~ rabilith i luogo privilegiato di una cura reciproca, di uno scambio amore e di un «on-forto» abitato dallo Spirito: un'attenzione = con il linguaggio di papa Francesco ~ rivolta specialmente alle 1. DM-Turotno, Anche Dio ? inflice, Piemme, Casale Monferrato 1991, 90. 2. Giovasn Paavo I, lettera enciclien Redomptor hominis (143.1979), n. 1d: EV 6/1209, Eee Se [Non pas oltre 7 periferie del mondo e dell’esistenza, che non sono soltanto luoghi ma anche, e soprattutto, persone singole, famighie e interi gruppi sociali. Siamo chiamati a riscoprire ¢ ad approfondire una cultura dell attenzione: «1 racconti biblici dell’incontro e della guarigione dei malati e dei sofferenti mostrano ai cristiani Timportanza della scelta di una cultura dell'attenzione». E una cultura che sa vedere la sofferenza delle persone nelle sue espressioni, le loro fragilita, ma sa valorizzare anche le loro forze e le capacita di realizzare la propria vita perché «apre gli occhi su una ricchezza che spesso resta nascosta trale pieghe di una compassione a senso unico».’ E nelle espressioni di una pastorale a senso unico. E una cultura che nasce da un cuore attento, «an cuore che vede>, come ci ricorda Benedetto XVI nella Deus caritas ex: «Questo cuore vede dove c’e bisogno di amore ¢ agisce in modo conseguente». E il programma del cristiano, il programma del buon samaritano, il programma di Gesi (n. 31: EV 23/1591ss). E anche il segreto che la volpe svela al Piccolo principe: «Non si vede bene che con il cuore, ilcuore: sete di Cristo, a fare proprio il suo a sulle persone, a «fare memoria» del suo comando di annunciare ¢ testimoniare Tamore compassionevole di Dio ai molti feriti che, come lui, anche no incrociamo quotidianamente sulla nostra strada. Come cristiani, siamo chiamatia trasformare il ricordo in opere, imitazione e profezia, ¢ incontrare le persone dove esse veramente si trovano. Esse vivono nella salute ¢ nella malattia, nella gioia ¢ nel dolore, Ma @ soprattutto nei momenti in cui la vulnerabilita si fa particolarmente sentire che cercano, nella nostra accogliente pros- simita, il segno dell'ospitalita divina, la presenza compassionevole 3. CONFERENZA EPISCOPALE TEDESCA, Candividere senza impedimenti vita fede: It Regno-Documenti (2003), 311-312. Ace Saist-Exurény, I! Picaloprinipe, Bompiani, Milano 2013 (ed. fx. 1943), 98, Per una riflessione critica of E. DREWERMANN, Llssenziale invisible. Una interpretazionepsicanaitca del Picolo Principe, Quetiniana, Brescia 2008 (ed. ted. 1990), 10 Ionunone del Padre, le mani che versano sulle ferite lio dela consolazione e il vino della speranza. E nella nostra presenza Dio accetta, misteriosamente, ancora oggi di farsi trovare. Ed @ questo un compito particolare del buon ‘pastore: «ll buon pastore andra soprattutto alla ricerca di coloro che sofirono fisicamente e spiritualmente, avr un cuore soprattutto per coloro che sono materialmente e spiritualmente poveri, e che hanno bisogno del suo aiuto, della sua parola di incoraggiamento, del suo rivolge alla comunita che si scelto e che deve trovare espressioni adeguate nei vari soggetti dellazione pastorale. Le demande che le persone oggirivolgono alla comunita cris nelle sue varie espressioni e chiedono una diversa cura pastorale. Ma provocano anche una pitt attenta e «specifica rifessione teologica» cche ne esprima qui e ora tutta la riechezza. E questo il compito della teologia pastorale. Questo rale o pratica», che & «una vera e pro} ben ricorda Giovanni Paolo TI ns Nessuna pretesa da parte ia, ma solo il desiderio che nei mo- it attenzione sulla ‘eologia pastorate, co che ne guadagneri non solo la pastorale ma anche la éeologia. Wks della giv, Esistenza scerdotale ~ Servizi sacerdetae, Queri- Caritoto 1 Annunciare con gioia Una Chiesa in uscita con fiducia, a prendere il large, a inoltrarsi nel mare aperto, facendo ‘memoria grata del passato, vivendo con passione il presente ¢ apren- dosi con fiducia al futuro, attenta a decifrare cid che lo Spirito, i, le ispira.’ Radicata nella storia, nel gui e ora dello spazio, e del tempo, la Chiesa rispecchia e rivive nel suo essere ¢ nel suo agire, nel suo impegno spirituale e pastorale, i movimento stesso delfincarnazione che la chiama a camminare in compagnia degli uomini, cercando dentro le loro storie le tracce di invita a proiettarsi profeticamente verso il futuro con i s e scoprire nuovi vocabolari per dire e far comprendere la ricchezza della Parola. Gli uomini e Je donne del nostro tempo, anche se non sempre consapevolmente, chiedono a noi cristiani non solo di parlare di Gesit ma di essere testimoni, di farlo vedere (€ di lui i] Padre). «E non & forse compito della Chiesa riflettere la luce in ogni epoca della storia, fare risplendere jl volto anche » (n. 16). Per questo, (ia essere contemplatori del velto 12 Cora. 1 di dolore della croce ma anche la risurrexione delle speranze, per continuare ad annunciare dentro la storia di aggi colui che é sempre lo stesso sieri, oggi e sempre» (Eb 13,8). La contemplazione del suo volte, nei suoi lineamenti storici ¢ nel suo mistero, nella sua molte- ice presenza nella Chiesa e nel mondo, pud rivelarci il senso vero della storia e dare luce al nostro cammino, sucitare in noi un dina~ ‘mismo nuove anche nel porre mano a una programmazione pastorale ‘vedere € non passare oltre. dopo il suo discorso di Pentecoste: «Che cosa dobbiamo fare?» (At 2,37). Come tispondere alle grandi sfide del nostro tempo? Sono Je domande da cui parte la riflessione teologico-pastorale. Non si tratta, perd, di inventare un nuovo programma, perché il programma ed & quello che il vangelo ci presenta e che la viva tra ecclesiale ancora oggi ci trasmette: & Crist stesso, da conascere, amare, imitare. Ma & necessario cercarne sempre nuove traduzioni perché, dentro le coordinate universali ¢ irrinunciabili, unico programma del vangelo continui a incarnarsi nella quotidianita di un agire eccle~ siale che raggiunga le persone, plasmi le comunit, incida in profon- dita mediante la testimonianza dei valori evangelici nella societa ¢ nella cultura, e agisca sulla storia. Un entusiasmante cammino pastorale ci attende, vigilanti a non lasciarci intrappolare dalla frenesia del fare perché la partenza per «costruire la storia secondo il disegno di Dio» (n, 33) non @ il fare ma l'esere come lui, e cio’ partecipare della sua santitd, dono e compito, grazia e cammino, E il mezzo per eccellenza é la pregbiera che, in modo particolare nella liturgia, fonte e culmine dellagire ecclesiale, ci apre attraverso il Cristo € nel suo Spirito d’amore alla contemplazione del volto del Padre e all'amore verso i fratelli. ‘Ce una tentazione che da sempre insidia ogni cammino spirituale e la stessa azione pastorale: quella di pensare che i risultati dipendano dalla nostra capacita di fare e di programmare. Cert tuna reale collaborazione alla sua grazia, e dunque nel nostro servizio alla causa del Regno, tutte le nos Annuncare con gia 13 ligenza e di operativita. Ma guai a dimenticare che «senza Cristo non possiamo far nulla» (ef. Gv 15,5). Quando dimentichiamo questo non c da mera progetti pastorali vanno incontro al fallimento ¢ lasciano nellani ‘un senso di frustrazione e di amara delusione. Facciamo allora lesperienza dei discepoli nelfepisodio evange- lico della pesca miracolosa: «Abbiamo faticato tutta la notte € non mo preso nulla» (Le 5,5). E quello il momento della fede, della preghiera, del dialogo con Dio, per aprire il cuore all'onda della grazia econsentire alla parola di Cristo di passare attraverso di noi con tutta Ia sua potenza (n. 38). E quello il momento di ripetere con Pietro: «Sulla tua parola getterd le retiv, Nel contemplare il suo volto, nellincontro vitale nell'ascoltare e nutrirci della sua Parola possiamo ritrovare la gettare ancora una volta le reti, di annunciare della societa, dentro la trama complessa della vita, di rinnovare deve ser nvolto, perché chi ha incontrato veramente Cristo non pud tenerselo per sé, deve annunciarlo, imo chiamati a gettare le reti, tenendo presente la diversita dei mari nei quali la nostra barca sta navigando, nel rispetto dovuto al cammi persona ¢ nell'attenzione per le gio cristiano deve essere calato, popolo non siano rinnegati, ma purifica Ther no del terzo millennio dovra questa esigenza di inculturazione (n. 40). che gli specifict valori di ogni portati alla loro pienezza. rondere sempre meglio a La contemplazione del volto di Cristo @ esigente perché a una_programmazione pastorale che si ‘nuovo ed esigente delfamore. «Come io vi questo iamo riconosciuti, mistero, Realizzando questa comunione di amore si manifesta piena- mente come «sacramento», leggibile ed efficace «segno e strumento nere umano» ino storico, alla sari un suono 3 i (Lumen gentium, . 1: EV 1/284). Se, nel su Chiesa manchera la carita (agape), tutto sara im che non traduce la parola di Dio e non raggiunge le persone. La Chiesa ha davanti a sé, continuamente, una grande sfida pastorale se vuole essere fedele ancora oggi al disegno di Dio e rispon- dere alle attese profonde del mondo: diventare sempre pitt fa casa e la scuola della comunione, promovendo quella spiritualita che é «sguardo del cuore portato sul mistero della Trinita che abita in noi, e la luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto» (n. 43) ¢ che si esprime nelle relazioni capaci di creare spazi, servizi stratture conmunionali. Dalla comunione vissuta dentro la Chiesa, la carita si apre per sua natura al servizio universale, alla diaconia della ca amore operoso ¢ concreto verso ogni essere umano, che deve qualificare la vita cristiana, lo stile ecclesiale e la programmazione pastorale. Se siamo ripartiti davvero dalla co sto, dovremo saperlo seorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, avete dato da bere; ero fo nel volto cioé di tutti coloro che vivono il lato bile della vita. fragile e vulnera~ Questa pagina ~ sottolines Giovanni Paolo IT ~ non & un semplice alla 2 una pagina di cristologia, che proietta un fascio di Jace sl mistero di Cristo. Su questa pagina, non meno ch delfortodossia, fa Chiesa misura la sua fedelta di sposa di Cristo ache nel paragralo sucessivo, tumor sn iia 5 E anche una pagina importante di ecclesiologia, che esprime immagine di Chiesa che Cristo preferisce e un criterio fondamen- tale di riferimento per la riflessione teologico-pastorale. Sono tante, nel nostro tempo, le fragilita che interpellano la lita cristiana. Lo scenario della poverti si sta allargando. ‘istiano, che si affaccia su questo scenario, deve imparare a fare il suo atta di fede in Cristo decifrandone Lappello che egli manda da questo mondo deila poverti>, dal mondo del disagio e del dolore. Si tratta di continuare una tradizione sempre presente nella Chiesa, ma che oggi forse richiede una nuova fantasia della caritt, capace di esprimere vecchie e nuove forme di azione pastorale che siano segno palpabile di una vera e fraterna condivisione, facendo in modo sentano, in ogni comunita cristiana, come a casa loro, E. ne della buona novella ira una forza inequivo- del Regno, perché «la carita delle opere a cabile alla carita delle parole» (n. 50). Lo Spirito di Dio, che soffia dove vuol segni legal comprendere pitt profondamente il messaggio di cui siamo porta~ tori e a trovare nuove possibill traduzioni, in un reciproco scambio i doni, perché non solo diamo ma anche continuamente riceviamo suscita ancora oggi a compiere anche oggi la sua xe: «Dobbiamo avere occhi penetranti - 58), 16 __Crec10 1 Tesortazione apostolica Evangelii gaudium (La gioia del vangelo? per invitare a un'evangelizzazione caratterizzata dalla alcune vie che la Chiesa deve percorrere 1 tando di lasciarci soxprendere da Gesit divina: «Ogni volta che cerchiamo di tornace alla fonte e recuperare la freschezza originale del vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni pitt cloquenti, parole cariche jovato significato per il mondo attuale» (n. 11). E unvevangelizzazione sempre nuova, che spinge a uscire ¢ andare verso nuove periferie, che risveglia «'adesione del cuore con la vici~ nanza, l'amore ¢ la testimoni 42). La gioia del vangelo non pué essere annunciata che con gioia. «Ci sono cristiani — scrive papa Francesco ~ che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua». E una gioia che non si vive (e non deve essere annunciata) allo stesso modo in tutte le tappe e circo- stanze della vita, a volte segnate da una grande sofferenza. «Capisco — egli afferma - le persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficolta che devono patire, perd poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie» (n. 6).* La Chiesa che papa Francesco ha in mente ¢ una Chiesa missio- naria, uma Chiesa in uscita, dalle porte aperte, capace di un paziente discernimento: Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso, Molte volte & meglio rallentare il passo, mettere da parte Tansieta per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi rimasto al bordo della strada. A volte & come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perché quando ritorneta possa centrare senza diffi a Chiesa ® chiamata a essere sempre la casa aperta del Padre (nn. 46-47). 3. Franexseo, Evangel ‘ne! mondo arruale 4. CEanche E. Lows, Brescia 2008 (ed. te esortazione apostolic sulfannuncio del vangelo ide La goia nl Nuovo Testamento, Quer Annunciare con gaia Siamo chiamati e spinti a uscire per annunciare e offtire a tutti lavita di Gesit Cristo, anche quando c’é il rischio di ferirsi e di spor- carsi per essere usciti per le strade: Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca — afferma con forza papa Francesco ~ per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura c la comodita di aggrapparsi alle proprie sicurezze. [..,] Pid della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protez che ci trasformano in giudici implacabi Gesit ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Me 6,37) (n. 49). Siamo chiamati a uscire e a incontrare gli altri, nostri compagni di strada, ma soprattutto a imparare «a scoprire Gest nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste» (n. 91). Essere Chiesa vuol dire ‘Vuol dire annunciare mondo, che spesso si essere il fermento di Dio in mezzo all'um: € portare Ia salvezza di yerdonati e incorageiati a vivere secondo la vita buona del vangelo (1114). Evangelizzare vuol dire annunciare e rendere presente il regno i Dio dentro alla storia delle persone. Per questo, levangelizza- zione non pud non avere una dimensione sociale: Dal cuore del vangelo riconosciamo Tintima connessione tra evange- lizeazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi yarsi in tutta Tazione evangelizzatrice. L'accettazione del che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con , provoca nella vita della persona ndamentale reazione: desiderare, 16 Cuma | sortazione apostolic Evangelii gaudium (La gioia del vangelo perinvitare a un'evangelizzazione caratterizzata dalla gioia e indicare alcune vie che la Chiesa deve percorrere nei prossimi anni, accet- tando di lasciarci somprendere da Gesit Cristo e dalla sua creativita divina: «Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del vangelo spuntano nuove strade, metodi ‘reativi, altre forme di espressione, segni pitt eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale» (n. 11). E un'evangelizzazione sempre nuova, che spinge a uscire ¢ andare verso nuove periferie, che risveglia «l'adesione del cuore con la vici~ nanza, Pamore e la testimonianza» (n, 42). La gicia del vangelo non pud essere annunciata che con gioia. «Ci sono cristiani ~ scrive papa Francesco ~ che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua». E una gioia che non si vive (e non deve essere annunciata) allo stesso modo in tutte le tappe e circo- stanze della vita, a volte segnate da una grande sofferenza. «Capisco afferma ~ le persone che inclinano alla tristezza pet le gravi ifficolt& che devono patire, perd poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie» (n. 6)." La Chiesa che papa Francesco ha in mente & una Chiesa missio- naria, una Chiesa in uscita, dalle porte aperte, capace di un paziente discernimento: Uscite verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso. Molte volte La Chiesa é chiamata a essere sempre la casa aperta del Padre (nn, 46-47). saudium,esortaione apostoica sullsnnuncio del vangelo 13). dela fod. La gicia nel Nuovo Testamento, Queriniana, . Anmanciare on gia - Siamo chiamati ¢ spinti a uscire per annunciare e offrire a tutti la vita di Gesii Cristo, anche quando © il rischio di ferirsi e di spor- carsi per essere usciti per le strade: Pit della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle i ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Me 6,37) (n. 49), Siamo chiamati a uscire e a incontrare gli di strada, ma soprattutto a imparare «a sco} altri, nella loro voce, nelle loro richieste» (a. 91). Essere Chiesa vuol dire essere il fermento di Di € portare Ia salvezza di Evangelizzare vuol dire annunciare e rendere presente il regno di Dio dentro alla storia delle persone. Per questo, fevangelizza~ zione non pud non avere una dimensione sociale: Dal cuore del vangelo riconosciamo intima connessione tra evange- lizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi ¢ svilupparsi in tutta Pazione evangelizaatrice. Liaccettazione del ware da Dio e ad amarlo con , provoca nella vita della persona i una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri. 18 Corr0.0 1 aoe Dio, in Cristo, non redime solo a singola persona, ma anche Ie relazioni tra le persone. C’8 quindi un indissolubile legame tra Taccoglienza dell'annuncio salvifico, un effettivo amore fraterno € un'attenzione sociale: «La parola di Dio insegna che nel fratello si quotidiano, non nello spazio della chiesa. Nel dialogo, non durante la predica. Non nella preghiera e nella meditazione, ma ti dove la preghiera di prova di sé fone sfocia nella missione. Li dove si decide se nella pr ho ascoltato veramente la parola di Dio, se nello spazio della chiesa ho ricevuto realmente la carne ¢ il me che si deve prendere quando si fe papa Francesco citando i di Paolo VI (n. 29) — che «evangelizzazione non sarebbe completa se non tenesse conto xroco appello che si fanno continuamente il vangelo ¢ la vita concreta, personale e sociale, dell'uomo». E con un/afferma- zione sintetica ¢ forte il papa aggiunge: «La vera speranza cristiana, che cerca il regno escatologico, genera sempre storia» (n. 181). La speranza cristiana trasforma la nostra vita individuale e sociale. Non san, Lar demande di Dio dell worms contemporanco, Quetiniana, 2009), 170. _Annanciare con ici 19 attivamente alla prassi liberatrice di Dio per la dignita personale dell’uomo e per la sua salvezza».* «Nel cuore di Dio c@ un posto privilegiato per i poveri> (a. 197). Cosi dovrebbe essere nel cuore del popolo che si é scelto, in ognuno di noi. «Per Ia Chiesa lopzione per i poveri é una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica», Il papa desidera fortemente una Chiesa povera per i poveri. E non perde occasione per ribadire che questa dovrebbe essere Ia scelta di una Chiesa nella quale i poveri possano veramente sentirsi a casa loro, E sottolinea con forza Essi hanno molto da insegnarci. Oltre a partecipare del sensu fide, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente. E. necessario che tutti ci Iasciamo evangelizzare da loro. La nuova evangelizzazione & lun invito a riconoscere la forza salvifica delle loro esistenze e a porle al centro del cammino della Chiesa. Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle Toro cause, ma anche a essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli ¢ ad accogliere la sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro (n. 198). Sono, a pieno titolo, teologi e annunciatori. In qual jovamento o riforma, perd, dobbiamo sempre partire da Cristo ¢ ripartire continuamente da lui. Sul suo esempio, siamo chiamati ad avere cura della fragilita delle singole persone, ‘ma anche di interi gruppi sociali che vivono con grande sofferenza, izzatore per eccellenza ¢ il vangelo in persona, si ricorda che tutti noi eri fragili della Terra» (n. 209). E alle varie forme di fra € nuove, siamo chiamati a prestare attenzione e riconoscere, nelle varie persone che le vivono, il Cristo sofferente. Siamo chiamati a are oltre, avendo anche il coraggio e la forza sn, «Unesperienza iberant: impulsi per Ia teologia euro Sutuéeaez - GL. MO.ten, Dalle parte dei poveri. Tele della eologia. dell Bologna 2013 (ed. ao 20 Commo 1 ‘umano come un bene di consumo, che si pud usare e poi gettare. Per cui gi esclusi non sono solo sruttai ma rift, avanzi (cf. n, 53). feconda attraverso la realiz: (cf. n. 233). Tl papa invita dimensione sociale delfannuncio del vangelo» nelle parole e nelle izzatori che si lasciano trasformare la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio» (n. 259), rimanendo sempre la gente, al popolo in mezzo al quale ci sceglie ¢ al quale ci wa ps suo popolo» (n. 268). lui il modello di questa scelta evangelizzatrice, di un’incar- nazione che ci introduce nel cuore del popolo. La comunita evan- gelizzatrice si sin-carna> mediante opere € gesti dentro alla vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze ¢ assume la vita umana, in particolare quella pit sofferente. Gli evangelizzatori hanno adore ore e per questo le pecore li riconoscono, ascoltano la loro voce i pastori le sanno accompagnare anche nei momenti pid duri della vita (ef. n. 24). Gest vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personal o comunitari che ci permettono di mantenercia distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente di entrare contatto con altri e conosciamo la forza ella tenerezza. Quando lo facciamo, la vita ci si complica sempre meravigliosamente e viviamo Tintensa esperienza di essere popolo, Vesperienza di appartenere a un popolo (n. 270). L’amore per la gente @ una forza spirituale che favorisce Tin- contro in pienezza con Dio. E cita Benedetto XVI che, nella Deus lere gli occhi di fronte al prossimo E aggiunge: «Ogni volta che nellamore, ci met ardo a Dio. Ogni volta Annsonciare con gioia al che apriamo gli occhi per riconoscere altro, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio» (n. 272). L'altro, e la rela~ zione d'amore con lui, sono un «luogo teo-logico», nel quale cono- sciamo Dio e sentiamo ancora oggi la sua voce. Nel nostro andare missionaria verso Faltro, gi del vangelo della gioia che cercano il bene del pro: Ja sua felicita (cf. n. 272), abbiamo bisogno ch sulle persone sia, nella fede, lo sguardo di Dio: Per condividere la vita con la gente e dk bisogno di riconoscere anche che linguaggio, per la sua mentalita o per le soddisfazioni che offrire, ma perché é opera di Dio, sua creatura. Egli immagine, e riflette qualcosa della sua gloria. Ogni essere umano & ‘oggetto dellinfinita tenerezza del Signore, ed egli stesso abita nella sua vita. Gesii Cristo ha donato il suo sangue prezioso sulla croce per quella persona. Al di ft di qualsiasi apparenza, clascuno é immensa~ wostro affetto ¢ la nostra dedizione. Percid, riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo & gia sufficiente a _giustificare il dono della mia vita (n. 274). Liattenzione pastorale di papa Francesco & chiara, ma rivela anche un modo di ragionare teologico-pastorale pitt o meno espl citato, un atteggiamento che parte dall'esperienza letta con Pocchio della fede e ad essa continuamente ritorna per operare. Liopzione preferenziale per i poveri é netta ed é alla base della sua immagine di Chiesa. «La Chiesa, quale communio dei credenti, & a servizio dell'umaniti con la parola di Dio, con Tofferta sacramental della sua vivificante salvezza e con la dimostrazione dellessere-per-gli- altri di Cristo nella diaconia per i poveri, peri diseredati e per coloro ai quali é negata dig