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Paolo Santangelo. STORIA DELLA CINA.

Bench l'immagine della Cina sia da tempo presente nella storia europea, essa ha assunto per lo pi una dimensione esemplare - in senso positivo o negativo -, per cui rimane spesso qualcosa di indefinito. Una prima definizione ci riconduce ad un'ampia area geografica dell'Asia orientale e al tempo stesso al complesso concetto storico di civilt cinese. Se si considera l'estensione dell'attuale territorio cinese (quello della Repubblica Popolare di circa 9.600.000 km2 quello di Taiwan di circa 36.000 km2), risulta immediatamente chiara la sua dimensione continentale. All'interno di tale territorio per necessario distinguere aree geografiche diverse, la cui caratterizzazione storica appare strettamente collegata con l'evoluzione del concetto di frontiera, e quindi di civilt cinese, concetto che si andato determinando e definendo nel corso di oltre tre millenni. Cos l'attuale Repubblica Popolare comprende, oltre ai territori abitati prevalentemente da popolazioni di lingua cinese (la Cina propriamente detta), una serie di regioni periferiche, tuttora abitate da popolazioni parlanti proprie lingue specifiche, e con una storia culturale autonoma (Mongolia interna, Xinjiang e Tibet). Le tre province del Nord-Est (Manciuria), pur costituendo oggi un'area quasi integralmente cinese, sono entrate a far parte della Cina propriamente detta solo in tempi relativamente recenti, in seguito a una serie di ondate migratorie awenute soprattutto a partire dalla fine del XVIII secolo. Inoltre la frontiera meridionale si venuta spostando gradualmente col processo di colonizzazione delle regioni meridionali e il parziale assorbimento di popolazioni distinte per lingue e tradizioni. Fondamentalmente diversa stata la frontiera settentrionale e nord-occidentale, che si contraddistingue per la contrapposizione fra due economie e civilt contrastanti ma anche complementari, quella agricola e sedentaria cinese, e quella nomade, fondata sull'allevamento del bestiame e sulla caccia. Tale interI Per un quadro generale sulla civilt cinese si rimanda il lettore all'introduzi one del volume a cura di Mario Sabattini e Paolo Santangelo, Storia della Cina. Dalle or igini alla fondazione della Repubblica, Roma-Bari, 1989 (2). relazione si pu sintetizzare nel fatto che i nomadi (parlanti lingue altaiche o siberiane) dipendevano economicamente, tecnologicamente e culturalmente dai sedentari, ma possedevano una superiorit militare dovuta alla mobilit della cavalleria, che per potevano far valere a condizione di superare la tradizionale frammentazione tribale. Il concetto di frontiera si associa ad una peculiarit della storia cinese, la sua implosione rispetto alla esplosione europea: la Cina non ha fatto ricorso come l'Europa alle armi della cavalleria, delle flotte d'alto mare e delle missioni religiose; in compenso la sua introversione ha portato alla concentrazione e acculturazione interna in tutti i settori. Questo carattere non imped owiamente alla civilt cinese di irradiarsi, dal bacino del Fiume Giallo - dove videro la luce le prime forme di organizzazione statale tra la fine del m e gli inizi del 1l millennio a.C. - alle aree circostanti, interagendo con le culture delle diverse etnie con cui venne a contatto. A tale periodo la tradizione scritta fa risalire la prima delle tre dinastie ereditarie (Xia, Shang e Zhou, che si sarebbero succedute al governo della Cina tra il XXII e il 1ll secolo a.C.), la dinastia Xia, di cui tuttavia non abbiamo alcuna documentazione scritta certa. Il ritrovamento di numerose ossa oracolari con iscrizioni in una lingua cinese arcaica hanno fornito nume-

rose informazioni sulla Corte e la societ Shang (circa XVI-XI secolo), ed hanno confermato le informazioni contenute nei testi posteriori della tradizione scritta, e in particolare nella grande storia universale (Shiji, o Memorie di uno storico) redatta da Sima Qian (circa 14590 a.C.) sotto la dinastia degli Han Occidentali. Si potuto dedurre altres che la stirpe reale Shang era costituita da sciamani, che derivavano il proprio potere e la propria legittimazione dal rapporto diretto con i propri antenati. Le ossa oracolari costituiscono una testimonianza della comunicazione fra la stirpe reale e l'oltretomba. Sappiamo che gli Shang ricorrevano alla divinazione con notevole frequenza, e che essa si inquadrava all'interno di un insieme di rituali sciamanici, in cui un peso rilevante avevano i canti, le danze e le libagioni. I membri della casa reale Shang gestivano l'amministrazione dello Stato. Il territorio era diviso in tre zone: attorno all'area centrale, sotto il diretto controllo del sovrano, vi era una seconda zona amministrata da autorit nominate dal sovrano Shang, e infine una terza pi periferica di Stati-cuscinetto. Ai margini occidentali del territorio Shang, nel bacino del fiume Wei, sono state rinvenute numerose testimonianze relative alla cultura di una popolazione (i Zhou), che aveva rapporti di carattere tributario con gli Shang. Intorno all'xl secolo a.C. furono proprio i Zhou a sottomettere gli Shang. A questo periodo probabilmente risale la prima formulazione della concezione del Mandato Celeste: i Zhou sostennero di avere ricevuto il potere dalla divinit suprema (il Cielo, identificato a sua volta con Shangdi, la divinit suprema degli Shang), mentre gli Shang ne sarebbero stati privati in quanto se ne erano dimostrati indegni. I re Zhou assunsero il titolo di Figli del Cielo, e tale titolo sarebbe stato tramandato a tutti i successivi sovrani della storia cinese. I Zhou regnarono dall'xl al 1ll secolo a.C. su un territorio che corrisponde grosso modo all'attuale Cina settentrionale, fino ai bacini inferiori del Fiume Giallo e del fiume Huai. Tale periodo, in cui la Cina conobbe profonde trasformazioni politico-istituzionali, sociali e culturali, convenzionalmente diviso in due grandi fasi: la prima detta dei Zhou Occidentali (sec. Xl-VIII a.C.), e la seconda dei Zhou Orientali (sec. Vlll-lll a.C.), per il trasferimento della capitale, awenuto nel 770 a.C., da Hao (presso Xi'an, nell'odierna provincia dello Shaanxi) a Luoyi (odierna Luoyang, nella provincia dello Henan). Anche sotto i Zhou Occidentali, come sotto gli Shang, i rapporti di parentela costituivano il fondamento della struttura dello Stato, ma il controllo del territorio venne regolato da un articolato sistema di norme con valore religioso, rituale e giuridico. La struttura gerarchica basata sul sistema detto zongfa prevedeva che, ai vari livelli, i gruppi familiari appartenenti ai rami secondari avessero uno status subordinato rispetto a quello dei gruppi appartenenti ai rispettivi rami principali. Il dominio di un lignaggio su un territorio era legittimato dal re Zhou, e l'assegnazione veniva consacrata da una cerimonia solenne che da molti stata paragonata a quella dell'infeudamento. Il rapporto che ne derivava tra il sovrano e i signori capi di lignaggio implicava una serie di obblighi reciproci: il re delegava parte del suo potere, mentre i signori a loro volta si impegnavano a versargli i tributi e a fornigli un sostegno militare. A differenza per del sistema feudale europeo, i rapporti fra il sovrano e il signore si basavano su una lealt di tipo familiare pi che su obbligazioni legali, erano diretti e rari erano i casi di una catena gerarchica intermedia (del tipo di vassalli, valvassori, ecc.). Il periodo dei Zhou Orientali corrisponde alla fase di decadenza della dinastia: il sovrano perse progressivamente ogni potere effettivo, anche se rimase la suprema autorit religiosa, in seguito alla disgregazione dell'assetto politico-istituzionale e al consolidamento di una serie di principati periferici, che finirono col turbare l'ordine

istituzionale preesistente. Tale processo venne accelerato dagli enormi progressi conseguiti a livello tecnologico. Le esperienze acquisite nella fusione del bronzo indussero gli artigiani cinesi a lavorare il ferro (intorno al Vll secolo) con procedimenti sempre pi avanzati e totalmente diversi da quelli che venivano utilizzati nella medesima epoca in Occidente. L'elevato tenore di carbonio ottenuto mediante una soffiatura adeguata, faceva s che il ferro raggiungesse il punto di fusione a 1130C invece che a 1525C, come awiene con il ferro puro, per cui gli artigiani cinesi non dovettero passare 12 - STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI attraverso la fase della forgiatura, che in Occidente rimase la tecnica dominante sino al Medioevo. La produzione in serie di utensili agricoli mediante la colata di ferro fuso in matrici sovrapposte ebbe un enorme impatto sull'agricoltura, permettendo il dissodamento di estensioni di terreno sempre pi vaste, e favorendo imponenti lavori di canalizzazione e grandi opere pubbliche. Ci favor una trasformazione progressiva del sistema economico, che vide l'affermazione della famiglia contadina come unit produttiva fondamentale, in contrapposizione alle comunit della Cina arcaica, organizzate sotto la supervisione dei rappresentanti del principe, secondo antichi rituali volti a regolare il lavoro collettivo. Le nuove risorse furono utilizzate in misura sempre pi massiccia nell'organizzazione di grandi eserciti, costituiti da soldati contadini e dotati ormai di armi in acciaio sempre pi sofisticate, come la balestra (v secolo a.C.). Di conseguenza, il tradizionale complesso di consuetudini e rituali, che presiedevano alla regolamentazione della societ e alla distribuzione dell'autorit tra i diversi rami familiari dell'aristocrazia, non erano pi in grado di garantire l'ordine in entit statali sempre pi complesse e conflittuali. I poteri dei sovrani Zhou erano ridotti ormai a figure cerimoniali, mentre le lotte tra i principi finirono col divenire vere e proprie guerre di annientamento. Tale crisi politicoistituzionale e i profondi mutamenti in campo sociale ed economico furono accompagnati da una grave crisi ideologica, che, grazie anche alla frantumazione politica del territorio e la relativa libert di movimento da uno Stato all'altro, diede vita al prodigioso fiorire delle COSiddette Cento Scuole, di fondamentale importanza nella storia del pensiero dell'umanit. Il periodo degli Stati combattenti (453-222 a.C.) vide lo sviluppo di entit politiche sempre pi indipendenti, in continua lotta fra loro, e i sovrani dei principati pi potenti assunsero il titolo di re (wang), sfidando apertamente l'autorit della dinastia Zhou. A partire dal IV secolo, si and affermando il predominio del regno periferico di Qin (il suo centro era nell'attuale provincia dello Shaanxi), grazie anche all'efficacia delle riforme politiche realizzate e al grande sviluppo della produzione agricola. La Cina del Primo Impero La data del 221 a.C. segna una cesura nella storia antica della Cina, in quanto il re Ying Zheng del regno di Qin, una volta completata la conquista di tutti gli staterelli cinesi, assunse il titolo di Huangdi, generalmente tradotto come imperatore. Attraverso tale titolo, il sovrano si poneva sullo stesso piano dei primi mitici sovrani che avrebbero dato vita alla civilt cinese. Veniva cos istaurato un sistema imperiale burocratico, con un nuovo assetto istituzionale, che si imponeva, seppure in parte, sul precedente ordine patrimoniale. Il LA CINA DEL PRIMO IMPERO 13

Primo Imperatore di Qin (Qin Shi Huangdi) pose le basi della strut-

tura del governo centrale, struttura tripartita che sarebbe rimasta fondamentalmente per tutto l'Impero: il Primo Ministro-Grande Consigliere (chengxiang), a capo dell'amministrazione centrale, divisa in sezioni-ministeri, e di quella periferica, il Grande Maresciallo (taiwei), a capo dell'organizzazione militare, e il Grande Censore (yushi dafu), con poteri di controllo. Al di sotto di questo triunvirato vi erano i Nove Dignitari (Jiuqing) con varie funzioni, alcune di tipo amministrativo, altre ancora legate alla corte interna e alla figura del sovrano. Allo scopo di realizzare l'unificazione politica e militare della Cina, il Primo Imperatore adott una serie di misure rigorose, che investirono l'organizzazione sociale, l'economia e la cultura. L'antica aristocrazia venne totalmente esautorata, e l'intero territorio fu suddiviso in governatorati e distretti retti da funzionari di nomina imperiale. Le misure di peso, di capacit e di lunghezza furono unificate, e la moneta di Qin fu imposta in tutto l'Impero. Analogo prowedimento venne adottato per la scrittura, che fino ad allora aveva conosciuto numerose varianti locali. Inoltre, furono realizzate grandi opere pubbliche e venne intrapresa la costruzione di nuove strade, che misero in collegamento aree geografiche molto distanti tra loro; unificato fu pure il passo carrabile delle principali vie di comunicazione. Fu proprio in questo periodo che gli eserciti imperiali iniziarono a penetrare nelle regioni meridionali, spingendosi sino all'attuale Vietnam settentrionale, mentre al Nord veniva eretta, collegando le fortificazioni costruite precedentemente dai principati settentrionali, la Grande Muraglia, un'opera imponente lunga oltre 5000 chilometri, che dall'odierna provincia del Gansu giungeva sino alla penisola del Liaodong. La politica centralizzatrice del Primo Imperatore si espresse, sul piano culturale, in una serie di misure autocratiche, ispirate al legismo, che avrebbero ricevuto la severa condanna di tutta la storiografia posteriore, di impronta confuciana. Nel 213 a.C. egli decret che tutti gli antichi testi, fatta eccezione per quelli di argomento scientifico e tecnieo e per gliAnnali dello Stato di Qin, venissero bruciati. Fu conservata solo una copia dei testi distrutti nella Biblioteca imperiale, ad uso delle massime autorit del governo. Il rogo dei libri aveva come obiettivo la cancellazione della memoria del passato: chiunque avesse criticato il presente invocando la tradizione sarebbe andato incontro a pene severe. Il Primo Imperatore mor nel 210 a.C., lasciando un mausoleo, a Lintong, che pu essere annoverato fra le meraviglie del mondo: un intero esercito di statue di terracotta, a grandezza naturale, era schierato a difesa del eorpo di eolui che si era considerato il Supremo Antenato di una dinastia ehe avrebbe dovuto regnare per dieeimila ] 4 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI generazioni. Invece la dinastia Qin non soprawisse alla morte del Primo Imperatore. Una serie di rivolte popolari e una guerra civile portarono sul trono, nel 206 a.C., un uomo di umili origini, Liu Bang, che fond la dinastia degli Han (206 a.C.-220 d.C.). Il nuovo imperatore, come ricompensa per coloro che lo avevano sostenuto nella lotta contro il proprio rivale, Xiang Yu, il ribelle che aveva abbattutto la dinastia Qin, distribu titoli nobiliari e territori. Ma il sistema amministrativo centralizzato, introdotto da Qin Shi Huangdi, non venne abbandonato, e si sarebbe imposto come il modello di governo dominante su tutto il territorio imperiale, nonostante i contrasti che scoppiarono nei primi decenni fra regni e marchesati da un lato e potere centrale dall'altro. Ma il consolidamento della dinastia si sarebbe avuto con l'imperatore Wu (Wudi, 140-87 a.C.) l'artefice di una politica di grande

espansione verso l'esterno e di centralizzazione all'interno. Gli Han, che inizialmente si erano limitati a perseguire una politica di contenimento nei confronti dei Xiongnu (il cui nome stato collegato con quello degli Unni, una popolazione nomade di allevatori stanziata nell'attuale Mongolia e in Asia centrale), awiarono con l'imperatore Wu una nuova politica espansionistica. Nel giro di pochi anni l'Impero afferm la propria autorit sull'Asia centrale (mediante l'insediamento di una serie di guarnigioni militari), la cui importanza strategica ed economica era apparsa sempre pi evidente, per gli intensi traffici commerciali che si svolgevano nella regione attraverso le oasi del bacino del Tarim. Con l'obiettivo di accerchiare i Xiongnu, fu realizzata inoltre la conquista della Manciuria meridionale e della Corea settentrionale. E per controllare le vie commerciali dirette verso Occidente, fu attuata una progressiva conquista dei territori meridionali, le attuali province del Sichuan e dello Yunnan attraverso cui si svolgevano le comunicazioni con l'India e con l'Asia centrale. In tale occasione furono conquistati lo Stato di Dian, nello Yunnan, che aveva elaborato una propria cultura originale, e quello di Nanyue (o Yue Meridionali; in vietnamita: Vietnam). Nel campo istituzionale, gli Han, nonostante le riforme attuate da Wudi, e poi all'inizio della seconda parte della dinastia, mantennero la tripartizione a capo dell'amministrazione e i Nove Dignitari. Le maggiori modifiche furono, oltre alla creazione delle Tredici Sezioni (cao), l'emergere di una Segreteria privata (shangshutai) che col tempo sarebbe divenuta un organo di governo ufficiale a spese del Grande Consigliere. A livello locale, un grosso problema rimase il controllo delle forze centrifughe, rappresentate, nel primo secolo della dinastia dai regni e marchesati (wangguo, houguo), e poi, dopo il loro ridimensionamento, grazie soprattutto alla decisa politica di Wudi, dall'emergere delle grandi famiglie. Queste avrebbero coLA CINA DEL PRIMO IMPERO 15

stituito la contraddizione principale negli ultimi tempi, in quanto gli stessi alti funzionari che avrebbero dovuto agire nell'interesse dello Stato erano membri di quelle famiglie i cui interessi erano in contrasto con il governo centrale. Proprio contro di esse era rivolta la politica interna dell'imperatore Wu, con una serie di misure centralizzatrici (monopoli statali della coniazione monetaria, del sale, del ferro e dell'alcol), mirate a indebolire i mercanti, i quali erano andati accumulando enormi fortune, e a riempire, nello stesso tempo, le casse dell'erario gravate dalle massicce spese militari. Pur essendo di fatto il pi legista degli imperatori Han quanto alla pratica di governo, l'imperatore Wu adott il confucianesimo come dottrina ufficiale, e ne fece il cardine su cui fondare l'unit ideologica e culturale dell'Impero. A differenza del Primo Imperatore Qin, pur considerandosi l'iniziatore di un'era nuova, egli non intendeva affermare il proprio dominio in contrapposizione al passato, ma riponeva il fondamento della legittimit dinastica nella pi remota antichit. Trov nella scuola confuciana, considerata da secoli come interprete delle antiche tradizioni, la giustificazione della perpetuit delle istituzioni imperiali. Il principale ideologo degli Han, Dong Zhongshu, integr inoltre la dottrina confuciana con elementi di altre dottrine, come quella dello yin e dello yang e dei Cinque Elementi, quella taoista e quella legista, pervenendo a una sintesi in cui l'etica si combinava con la cosmologia e con la filosofia della storia: la missione dell'imperatore era di suscitare la bont nell'uomo e di trasmettere la volont celeste, di cui egli era la stessa personificazione. A lui solo spettava di sacrificare al Cielo e alla

Terra. Per poter svolgere le sue funzioni il sovrano avrebbe dovuto essere un modello di virt; la sua empiet avrebbe infatti turbato l'armonia del cosmo, provocando la comparsa di portenti e lo scatenarsi di calamit naturali. Spettava ai letterati di interpretare tali fenomeni, sotto la guida dei Classici, per illuminare il sovrano sui contenuti dei messaggi celesti. Durante il regno dell'imperatore Wu venne compilata inoltre una grande storia universale, la prima opera di questo genere apparsa in Cina, che avrebbe costituito il modello di tutte le storie dinastiche redatte nelle epoche successive. In tale opera monumentale - lo Shiji o Memorie di uno storico -, i princpi etico-politici di epoca {Ian venivano proiettati nel pi lontano passato, e la dottrina del Mandato Celeste e della successione dinastica ritrovava i suoi presupposti pi autentici in una visione globale, in cui gli Han trovavano posto accanto a quei mitici personaggi che venivano considerati gli artefici della civilt umana. Nel 124 a.C. l'imperatore Wu istitu l'Universit Imperiale, in cui un gruppo di Cinque Eruditi avrebbe tenuto lezione sui Classici confuciani ai giovani proposti dalle autorit locali. Il numero degli 16 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI studenti sarebbe cresciuto progressivamente sino ad arrivare a tremila alla fine del I secolo a.C. Questo sistema, che divenne un canale di reclutamento e di formazione dei funzinari, in epoca Han si basava fondamentalmente sulla raccomandazione. Almeno in teoria, rispondeva all'esigenza - ampiamente diffusa sin dal periodo degli Stati Combattenti - che i funzionari avrebbero dovuto essere scelti in base al merito e non alla nascita; molti di essi infatti provenivano da quegli impiegati negli uffici locali che avevano iniziato la loro carriera al di sotto del livello burocratico. Anche se nel periodo degli Han Posteriori fattori determinanti divennero di fatto il censo e le connessioni familiari, tuttavia la dinastia Han aveva affermato, nella pratica come nel principio, il criterio del merito attraverso l'esperienza amministrativa. Dai Song in avanti, tale merito si sarebbe valutato istituzionalmente invece che sulla base dell'istruzione e dell'assimilazione dei testi e dei valori confuciani. Nella societ Han, al di sopra del popolo, suddiviso idealmente in quattro ordini (letterati, contadini, artigiani e mercanti), si collocava la classe privilegiata costituita da una nobilt ereditaria e dall'alta burocrazia imperiale. L'aristocrazia comprendeva i membri della dinastia regnante e le famiglie delle imperatrici. Possiamo affermare tuttavia che la classe dirigente coincise in gran parte con quella dei letterati. Il loro status sociale non era pi una prerogativa esclusiva connessa con la nascita, ma veniva legato alla pratica amministrativa, all'apprendimento di alcune arti nobili e all'interiorizzazione delle virt fondamentali acquisite nello studio degli antichi testi. Secondo la teoria confuciana, l'uomo moralmente superiore il junzi - costituiva una personalit modale, attraverso l'esempio personale e l'indottrinamento del popolo. Non esistendo una classe sacerdotale, ai letterati competeva, oltre alla funzione burocratica, anche il ruolo di depositari dei rituali e del culto imperiale. Su una popolazione in maggioranza contadina, nel primo periodo della dinastia Han una buona parte era costituita da piccoli proprietari. Alle donne incombevano i lavori domestici e quelli tessili. per il fabbisogno familiare. Bench formalmente all'ultimo gradino della scala sociale, i mercanti potevano esercitare una certa influenza a livello locale se riuscivano ad accumulare ingenti ricchezze, e i pi ricchi sarebbero prepotentemente emersi sulla scena politica ed economica nei periodi di crisi. Dopo la morte dell'imperatore Wu, le istituzioni imperiali conob-

bero un progressivo declino. Mentre a corte gli eunuchi e i parenti delle imperatrici si contendevano il potere, a livello sociale si andava acuendo il conflitto tra i piccoli contadini e le grandi famiglie di proprietari fondiari e di mercanti. Una tendenza che and delineandosi in questo periodo fu la progressiva scomparsa della piccola propriet, e ci si rivel esiziale per le finanze dello Stato che da essa LA CINA DEL PRIMO IMPERO ]7

avava le maggiori entrate. Le famiglie contadine, sottoposte a numerose imposte, oltre alle periodiche corVe e all'obbligo militare per i maschi adulti, videro peggiorare sensibilmente le loro condizioni negli ultimi secoli della dinastia. Costretti ad indebitarsi e a vendere le loro terre, i piccoli coltivatori si ridussero spesso a servi o salariati di qualche grande proprietario, ingrandendo le fila dei clienti e dipendenti delle grandi famiglie. Numerosi di questi servi venivano utilizzati per i servizi domestici, nei lavori agricoli, o in alcune attivit di ricreazione (musicisti, acrobati, danzatori) o ancora come guardie private. Gli schiavi statali erano impiegati nei cantieri e nelle fabbriche imperiali, nei lavori pubblici o al servizio della corte. Molte delle grandi famiglie si formarono verso la fine della dinastia degli Han Occidentali, nell'ambiente dei funzionari, dei grossi mercanti, dei maggiori proprietari terrieri, dei grandi imprenditori che organizzavano la produzione di manufatti di vario genere, controllavano miniere e fonderie, conducevano i traffici all'interno e all'estero: esse avevano approfittato della crisi socio-economica per trarre grandi fortune. Oltre a costituire spesso delle entit anche economicamente autonome, disponevano sovente di forze armate private. I tentativi di Wudi e poi, come vedremo, di Wang Mang di ridurre il loro livello di vita, di ridimensionarne la potenza economica e di impedire loro l'acquisto di latifondi, mediante i monopoli statali, le riforme monetarie, le leggi suntuarie, le confische e altre misure, alla lunga si dimostrarono inefficaci, con il conseguente emergere di una serie di forze centrifughe, di grandi interessi contrastanti e l'insorgere di rivolte popolari. Nel 9 d.C., Wang Mang, il nipote di un'imperatrice, assunse il titolo imperiale, fondando una nuova dinastia (xin, Rinnovamento). Egli cerc di giustificare l'assunzione del potere in base alla teoria del Mandato Celeste, invocando la restaurazione dell'antico dominio dei Zhou, ed esaltando il confucianesimo originario. Tale ideologia serv a giustificare una politica centralizzatrice (venne abolita la propriet privata della terra e vennero imposti una serie di monopoli statali), indirizzata contro il crescente potere delle grandi famiglie. Il tentativo di Wang Mang era destinato per a fallire totalmente. Una serie di rivolte popolari segnarono la rapida fine della nuova dinastia. L'usurpatore Wang Mang venne trucidato e, nel 25 d.C., un grande proprietario fondiario che apparteneva a un ramo collaterale della famiglia imperiale Han, assunse il potere, restaurando la precedente dinastia. Poich la capitale venne trasferita dall'odierna Xi'an (provincia dello Shaanxi) a Luoyang (provincia dello Henan), la nuova fase pass alla storia come il periodo degli Han Orientali, mentre quello precedente venne indicato come il periodo degli Han Occidentali. 18 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI Gli Han Orientali abbandonarono ogni tentativo di politica centralizzatrice in campo economico. Non si tent pi di stabilire un controllo diretto sui coltivatori, ma fu consentito che un numero sempre pi elevato di essi lavorasse alle dipendenze dei grandi proprietari. Il l

censimento del 57 d.C., che registrava unicamente i sudditi soggetti all'imposta, dava una popolazione di 21 milioni di abitanti, poco pi di un terzo di quella censita nell'1 d.C.: tali dati hanno un significato pi fiscale che demografico. In politica estera, la dinastia cerc di risolvere il problema delle frontiere settentrionali attraverso la progressiva sinizzazione delle popolazioni barbare. A tale scopo gruppi di Xiongnu furono autorizzati a stanziarsi al di qua della Grande Muraglia. Tuttavia, l'Asia centrale non venne abbandonata grazie all'azione di un grande generale, Ban Chao, fratello dell'insigne storico Ban Gu. Venne riaffermato il controllo imperiale sulla cosiddetta via della seta, che poneva in comunicazione Oriente e Occidente. Nel 97, Ban Chao giunse sino al Mar Caspio, e di qui invi Gan Ying, uno dei suoi aiutanti, alla ricerca del sovrano di Da Qin, un regno di cui gli Han avevano solo vaghe notizie, e che non era altro che l'Impero Romano. Ma Gan Ying non pot arrivare al Mediterraneo: giunto nei pressi del Golfo Persico o del Mar Nero, fu sconsigliato dal proseguire per le enormi difficolt che avrebbe incontrato. I Parti, che controllavano il traffico della seta cinese importata da Roma, non potevano tollerare che i due Imperi stabilissero contatti diretti. Sotto gli Han Orientali si ebbe un ulteriore sviluppo delle tecniche metallurgiche e di quelle tessili (soprattutto per quanto riguarda il principale prodotto di esportazione: la seta), e si perfezion, inoltre, una delle pi importanti invenzioni dell'umanit, quella della carta, che rispondeva a un'esigenza particolarmente sentita in uno Stato in cui un'amministrazione complessa richiedeva la redazione di un numero sempre pi elevato di documenti e in cui il testo scritto assumeva un valore quasi sacrale nell'ambito dell'ideologia dominante. Tra il I e il 1l secolo, presso la corte Han, si moltiplicarono le lotte intestine tra gli eunuchi e i parenti delle imperatrici, favorite dal fatto che sul trono imperiale si succedettero una serie di sovrani minorenni. Gli eunuchi sembrarono infine prevalere nonostante la ferma opposizione dei letterati che facevano capo all'Universit Imperiale. Intanto per la crisi sociale and inasprendosi, aggravata dalle insurrezioni delle trib barbare insediate all'interno dei confini imperiali. Nel 184 scoppi infine la grande sollevazione dei Turbanti Gialli, ispirata da una setta taoista che proclamava l'imminente ritorno a un'et dell'oro (la Grande Pace), in cui l'umanit avrebbe conosciuto una situazione di uguaglianza universale, senza pi differenze fra ricchi e poveri. La rivolta gett l'impero nella pi completa anarchia. Bench veIL MEDIOEVO 19

nisse rapidamente repressa, il sistema istituzionale sub una crisi inarrestabile. Furono i capi militari, i quali avevano eliminato i Turbanti Gialli, ad assumere ben presto tutto il potere, contendendosi il controllo della corte attraverso continue lotte intestine. Le devastazioni che ne derivarono sconvolsero il tessuto sociale ed economico dell'Impero, provocando il declino delle grandi citt e dei commerci, lo spopolamento delle campagne e, come conseguenza, la trasformazione dei possedimenti delle grandi famiglie in unit politiche ed economiche autosufficienti. n MediOEVo Nel 220, la dinastia Han ebbe formalmente fine, e con eSsa aveva termine anche l'unit dell'Impero. Quando Cao Pi esautor l'ultimo imperatore Han, fondando la dinastia Wei, gi si erano costituiti altri due Stati indipendenti, il primo situato nel Sud, con capitale

nell'odierna Nanchino, e il secondo nell'attuale provincia del Sichuan, con capitale Chengdu. Bench nel 280 la nuova dinastia dei Jin riuscisse per un breve periodo a ricostituire l'unit imperiale, l'epoca che ebbe inizio con la caduta degli Han e termin alla fine del Vl secolo, con l'awento della dinastia Sui, appare caratterizzata dalla frammentazione e dalla divisione del territorio imperiale. A partire dall'inizio del IV secolo, il Nord venne governato dalle lites delle popolazioni barbare che si erano stanziate al di qua della Grande Muraglia fin dal periodo degli Han Orientali, mentre nel Sud si succedettero una serie di dinastie cinesi, sotto il controllo delle grandi famiglie che avevano abbandonato i territori settentrionali in seguito agli sconvolgimenti sociali ed economici. Ci signific che il reclutamento nei vari Stati al Sud come al Nord fu monopolizzato dalIe grandi famiglie aristocratiche, e il giudizio degli organi preposti alla raccomandazione si basarono ora sul rango della famiglia a cui apparteneva il candidato (diviso in nove gradi). Perci l'alta nobilt si perpetu nelle alte cariche, mentre la piccola nobilt si dovette contentare dei posti inferiori. Soltanto nelle cosiddette cariche fuori ruolo (liuwai) prevaleva il principio del merito, e su queste gli imperatori si appoggiavano per limitare il potere dell'aristocrazia. Nonostante la ripresa della patrimonialit delle cariche politiche, si deve segnalare un'importante evoluzione istituzionale che prefigur la struttura fondamentale della burocrazia cinese per pi di un millennio. Durante la dinastia Jin, l'ufficio della Segreteria Imperiale (Shangshutai) che era stata sotto la dinastia Han un consiglio privato dell'imperatore, acquist progressivamente poteri amministrativi fino a divenire il Consiglio degli affari di Stato (Shangshusheng), cio l'ufficio centrale dell'amministrazione statale, a capo dei Sei Ministeri (liubu), che sarebbero rimasti sino alla fine dell'Impero. 20 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI Da un confronto tra la situazione determinatasi in Cina dopo il crollo dell'Impero Han e quella avutasi in Occidente dopo la caduta dell'Impero Romano, possiamo osservare che le due pi estese formazioni statali dell'antichit si disgregarono sotto la spinta di fattori interni ed esterni, travolte dalle contraddizioni che la loro stessa crescita aveva generato. In entrambi i casi si ebbe un declino istituzionale accompagnato a quello dell'ideologia che era stata alla base della formazione dei due Imperi. Sia in Occidente che in Cina due religioni straniere e universalistiche (rispettivamente il cristianesimo e il buddhismo) vennero a colmarne il vuoto, indicando la via della salvezza e della redenzione individuale. Inoltre, i barbari contribuirono, in Europa come in Cina, dapprima all'abbattimento dell'antico sistema, e poi alla creazione di un nuovo sistema, dominato da una aristocrazia guerriera che rappresentava una sfida costante nei confronti del potere centrale. La frammentazione dello Stato trov riscontro nell'atomizzazione della societ in enclaves territoriali chiuse e autosufficienti, in cui lo status di ciascun individuo era determinato da vincoli ereditari. Nonostante ci, l'ideale imperiale continu a soprawivere, e di esso si fecero interpreti, da una parte i barbari, e dall'altra coloro che si consideravano gli eredi legittimi della tradizione romana e di quella Han: gli imperatori bizantini e i sovrani delle dinastie meridionali che si succedettero a Nanchino. Tali analogie possono per servire per porre in risalto le differenze tra le due diverse situazioni storiche. Se il Medioevo occidentale vide la nascita e lo sviluppo, sulle rovine dell'Impero Romano, di un sistema istituzionale e sociale del tutto originale, noto col nome di feudalesimo, in Cina non si ebbe invece la comparsa di un'alternativa coerente all'Impero centralizzato. In Occidente il feudalesimo cre le condizioni per la formazione degli Stati nazionali, mentre in

Cina lo stato di frammentazione politica e sociale rappresent solo una fase di transizione verso la rifondazione di strutture socio-economiche adatte alla ricostruzione dell'Impero centralizzato. Va inoltre rilevata la differenza dei ruoli assunti dal cristianesimo e dal buddhismo nei diversi contesti storici. La chiesa buddhista, pur avendo acquisito una notevole potenza politica ed economica, non riusc mai a porsi come potere autonomo nei confronti dello Stato, e la Cina non conobbe mai un fenomeno paragonabile all'aspro conflitto che oppose in Occidente la Chiesa cattolica all'Impero. In questo periodo la Cina settentrionale e la Cina meridionale conobbero una evoluzione culturale, politica e sociale profondamente diversa. Nel Nord, popolazioni di origine barbarica si sovrapposero alla popolazione cinese, dapprima dominandola con le armi, e poi instaurando dei regimi che realizzarono una sintesi tra elemen IL MEDIOEVO 21

ti culturali cinesi e elementi barbarici. Gradualmente i barbari e i Cinesi finirono con il fondersi, perdendo entrambi le proprie caratteristiche originarie. Un analogo fenomeno si verific nel Sud, allorch i Cinesi del Nord, per sfuggire alle devastazioni delle loro terre d'origine, si trasferirono in quelle regioni. A quell'epoca, infatti, la Cina meridionale era ancora in larga misura una zona coloniale: soprattutto nelle aree pi a Sud l'agricoltura era poco sviluppata e la popolazione in maggioranza ancora non cinese. Sulle coste meridionali erano stanziati popoli di lingua thai, mentre nel Guizhou e nello Yunnan si trovavano popoli che parlavano lingue tibeto-birmane. I Cinesi del Nord, abituati a nutrirsi di cereali asciutti come il miglio e il frumento, dovettero adattarsi ad un tipo completamente diverso di cucina, fondato sul riso. Ma il Sud era potenzialmente pi ricco del Nord, ed essendo la situazione climatica pi favorevole all'agricoltura, il surplus prodotto permetteva all'lite condizioni di vita pi agiate rispetto a quelle del Nord. Quando le grandi famiglie settentrionali si sovrapposero alla popolazione locale, i rapporti con l'lite meridionale non furono all'inizio senza contrasti. Gli immigrati continuavano a mantenere forti legami sentimentali con i loro luoghi di origine, ed significativo che essi abbiano cercato di mantenere in vita il dialetto di Luoyang, che era stato usato dai loro antenati. Ma anche nel Sud la sovrapposizione si risolse in una sintesi, che avrebbe caratterizzato l'evoluzione successiva della cultura meridionale. A differenza che nelle regioni meridionali, la classe dominante sinobarbarica settentrionale attribuiva grande rilievo alle arti marziali, alla destrezza fisica e ad attivit come la caccia e l'equitazione, ed era aperta alle influenze provenienti dall'Asia centrale e occidentale. Nonostante le grandi differenze esistenti, il Nord e il Sud erano tuttavia accomunati, oltre che dalla fede buddhista, dall'idea di Impero. Ma fu nel Nord che vennero poste le basi della ricostruzione dell'impero centralizzato. Lo Stato di Wei (Wei Settentrionali), fondato dalla popolazione Tuoba nell'odierna provincia dello Shanxi (336), dopo l'occupazione di Luoyang (423) e la conquista di tutta la Cina del Nord (439), intraprese una politica sistematica di sinizzazione e di centralizzazione: la lingua e i costumi Tuoba vennero vietati e si cerc in tutti i modi di generalizzare l'uso dei cognomi cinesi, incoraggiando i matrimoni misti. L'aristocrazia medievale di origine cinese faceva risalire i propri privilegi ereditari alle funzioni ricoperte dai propri antenati nell'amministrazione dell'Impero Han. L'altra componente dell'aristocrazia medievale era di origine barbarica, e si rifaceva a un complesso di valori largamente estranei al mondo cinese, valori che in parte sarebbero rimasti in vita tra gli strati aristocratici del primo periodo Tang.

Dalla fusione di queste due nobilt ebbe origine la nuova aristocrazia sino-barbarica che, non soltanto controll l'apparato burocratico 22 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI dei vari Stati medievali, ma diede anche vita prima ad un nuovo assetto socio-economico, e poi al nuovo Impero unitario. Il controllo sui coltivatori e sulla terra coltivabile venne attuato attraverso varie forme di gestione burocratica del possesso della terra (in particolare la perequazione agraria) tendenti ad impedire la concentrazione della propriet e l'evasione fiscale. L'idea di servizio che legittimava l'origine e l'esistenza stessa delle grandi famiglie nobili, giustificava in questo modo il loro usufrutto delle terre. Queste venivano in via di principio assegnate temporaneamente alle famiglie di coltivatori in base al numero dei componenti attivi perch le lavorassero, e ai funzionari nel periodo dell'incarico perch ne ricevessero gli introiti in cambio del loro impegno in campo amministrativo, cio del monopolio delle cariche statali; nominalmente erano dello Stato, a cui dovevano essere restituite alla fine del servizio. Sul piano economico-sociale, infatti, i Wei Settentrionali si posero l'obiettivo di incoraggiare lo sviluppo agricolo e di ristabilire delle solide basi fiscali per l'Impero. Il sistema adottato - detto della perequazione agraria - mirava a legare nuovamente i contadini alla terra e a riaffermare il controllo dello Stato sulla produzione agricola. Esso fu applicato principalmente alle terre abbandonate, che nel Nord costituivano una parte consistente del territorio, dopo l'emigrazione a Sud delle grandi famiglie e dei piccoli proprietari. Fondato sul principio della propriet statale della terra, il sistema prevedeva che gli appezzamenti destinati alla coltivazione dei cereali fossero inalienabili e dovessero essere ridistribuiti al momento della morte o al compimento del sessantesimo anno di et dei titolari. Le imposte erano calcolate sulla base del nuovo assetto agrario, che prevedeva un'accurata registrazione della popolazione. Nelle regioni in cui le terre coltivabili erano insufficienti, i contadini erano autorizzati a trasferirsi in altre localit, purch prowedessero a registrarsi nuovamente nel nuovo distretto di residenza. Quote di terra erano attribuite inoltre ai funzionari locali in relazione al proprio rango. Quando essi lasciavano il servizio, era previsto che le trasmettessero a coloro che prendevano il loro posto. Tale sistema sarebbe rimasto in vigore, con una serie di modifiche, per quasi tre secoli, e avrebbe costituito il fondamento economico della grande espansione delle dinastie Sui e Tang. Le dinastie del Sud, invece, non riuscirono a risolvere il problema del controllo sulle grandi propriet. Le grandi famiglie - la cui cultura era contrassegnata da una maggiore raffinatezza rispetto a quelle settentrionali - continuarono in generale a dominare la societ e l'economia, e ci fu reso possibile dalla notevole disponibilit di terre e di risorse propria delle regioni meridionali. A partire soprattutto dal v secolo, il potere delle grandi famiglie cominci per ad essere indebolito dal grande sviluppo dell'attivit mercantileche IL NUOVO IMPERO E LA GLORIOSA DINASTIA TANG 23

influ sull'assetto agrario, e introdusse nuovi meccanismi di ridistribuzione della ricchezza.

n nuovo Impero e la gloriosa dinastia Tang La dinastia degli Wei Settentrionali nel Vl secolo conobbe una serie di conflitti intestini che portarono alla divisione del territorio da essa controllato. Dopo un periodo di instabilit e divisione politica, un esponente dell'aristocrazia del Nord-Ovest, Yang Jian, nel 581 fond la dinastia Sui (581-618), che nel 589 port a termine la conquista dell'ultimo degli Stati meridionali, ristabilendo in tal modo, dopo quasi tre secoli, l'unit imperiale. La dinastia Sui ebbe breve vita, ma fu di fondamentale importanza per il consolidamento del nuovo Impero. L'opera di unificazione fra il Nord e il Sud venne favorita dalla realizzazione di una delle costruzioni pi imponenti della storia dell'umanit, il Canale Imperiale, che, lungo complessivamente 2500 chilometri, diede vita, insieme ai corsi d'acqua naturali, ad una rete di vie navigabili volta ad assicurare al governo centrale le risorse di tutte le aree pi produttive dell'Impero, e a permettere inoltre il rapido rifornimento degli eserciti impegnati nella difesa delle frontiere settentrionali (collegava la regione di Luoyang con l'odierna citt di Hangzhou, nel Zhejiang). La grande espansione economica conosciuta dalla Cina in epoca Tang non sarebbe stata possibile senza questa imponente costruzione realizzata sotto i Sui. La nuova dinastia tent di affermare, attraverso un'attiva politica estera, l'autorit imperiale su tutti i paesi confinanti. A Nord l'Impero si volse contro i Turchi, i quali nel Vl secolo avevano costituito una vasta confederazione tribale, che controllava un'area compresa tra la Manciuria e i confini della Persia, mentre a Sud ristabil il dominio cinese sull'area di Hanoi. Tuttavia, le dispendiose campagne lanciate in funzione anti-turca contro un regno nord-coreano di Koguryo si risolsero in un fallimento, e suscitarono una serie di ribellioni all'interno della stessa aristocrazia imperiale, aggravate a loro volta dallo scoppio di rivolte popolari. Nel 618, un altro esponente dell'aristocrazia del Nord-Ovest, Li Yuan, fond la dinastia Tang (618-907). I Sui e i Tang non fecero altro che portare a termine l'opera iniziata dai Wei Settentrionali, per il tramite dell'aristocrazia sino-barbarica del Nord-Ovest. Ma la storiografia cinese tradizionale, per ragioni ideologiche e politiche, ha voluto porre in ombra i fattori di continuit per riallacciarsi all'epoca del primo Impero centralizzato. Gli storici Tang furono i primi a tracciare un parallelo fra la dinastia Qin e la dinastia Sui per esaltare l'analogia fra la dinastia Han e la dinastia Tang. In entrambi i casi, una dinastia di breve durata, caratterizzata da un governo crudele ed efferato, aveva preparato l'ascesa di una grande dinastia, che aveva riportato l'ordine universale. 24 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI La riunificazione, anche se conserv il sistema ascrittivo, ha comunque prodotto mutamenti di grande rilievo sul piano economicosociale come su quello politico. L'integrazione delle regioni meridionali, e in particolare del bacino dello Yangzijiang, avrebbe finito col pesare in modo sempre pi decisivo sull'evoluzione dell'Impero unificato. Sotto le dinastie del Sud, tale area aveva conosciuto un notevole sviluppo della produzione agricola, e per la prima volta si era cominciato a sfruttare in modo intensivo le sue grandi risorse naturali, grazie all'apporto della massa di immigrati provenienti dal Nord. In epoca Tang, una serie di innovazioni tecnologiche introdotte nella risicultura determinarono un'ulteriore espansione dell'economia della regione, e questa fin col divenire il granaio dell'Impero e il suo potenziale centro economico. Il progressivo affermarsi di una classe dirigente meridionale e il graduale declino dell'aristocrazia del Nord-Ovest costituirono la conseguenza pi significativa sul piano politico e sociale di tale processo. Quando, all'inizio del x secolo, la

dinastia Tang giungeva al suo termine, l'Impero presentava ormai un volto profondamente diverso da quello che aveva avuto all'epoca della sua ascesa. Fra i nuovi strati emersi nella societ medievale, la comparsa di religioni organizzate con un proprio clero distinto dai funzionari civili port all'ascesa degli ordini buddhisti: i monaci istruiti parteciparono al mondo intellettuale, talvolta a quello imprenditoriale e politico, e godettero di alcune esenzioni fiscali. Ma la loro posizione privilegiata sarebbe ben presto decaduta con le persecuzioni contro i monasteri e il buddhismo. Si and poi allentando, con lo sviluppo economico della fine della dinastia Tang, il controllo statale esercitato su gran parte degli artigiani, il cui status non era originariamente dissimile dalle condizioni dei non liberi del popolo basso (jianmin, in contrapposizione ai liberi, liangmin popolo buono). Sottoposti ad una serie di controlli e a limitazioni personali, appartenevano al popolo basso i discendenti dei condannati, i musicisti, le prostitute, gli inservienti governativi, i servi e gli schiavi pubblici e privati. Sotto il suo secondo imperatore, Li Shimin (Taizong, 626-649), la dinastia Tang riprese la politica espansionistica dei Sui. I Turchi vennero sottomessi, e nel 630 Taizong venne proclamato loro capo supremo col titolo di Qaghan Celeste. Stabilito un saldo dominio sulle regioni dell'Ordos e dell'odiernaongolia interna, l'Impero estese la sua diretta influenza sull'Asia centrale, dove venne stabilito un Protettorato generale, che controllava, oltre al bacino del Tarim (nell'odierno Xinjiang), anche parte dell'odierno Kirghizistan. Vennero stabiliti inoltre i primi rapporti diplomatici con una nuova potenza sorta tra il vl e il vll secolo: il regno tibetano. Nel 641, il re dei Tibetani ottenne in sposa una principessa imperiale, e alcuni membri della famiglia reale tibetana furono inviati a studiare a Changan IL NUOVO IMPERO E LA GLORIOSA DINASTIA TANG 25

(odierna Xi'an), la capitale dei Tang. Il prestigio dell'Impero e la sua fama di grande potenza varcarono ogni confine. A Chang'an, divenuta ormai una metropoli internazionale - la pi popolosa citt del mondo, con oltre un milione di abitanti - giunsero missioni tributarie provenienti da ogni parte dell'Asia. Nel 638 giunse il principe persiano Firuz, inviato dal padre Yazdegard 1ll, l'ultimo sovrano della dinastia sassanide, allo scopo di ottenere l'appoggio cinese contro gli Arabi che stavano minacciando la Persia. Taizong non intervenne nel conflitto, ma il principe Firuz rimase a Chang'an, dove costitu una corte persiana in esilio. Nel 643 Taizong ricevette inoltre un'ambasceria del re di Fulin (Siria), che si ritiene sia stata inviata dall'imperatore bizantino Costante 1l. La questione coreana venne risolta dal successore di Taizong, il quale riusc, grazie ad un'accorta politica di alleanze, ad imporre l'egemonia imperiale sulla penisola. Il regno sud-coreano di Silla, che riunific l'intera Corea, grazie all'appoggio Tang, sub profondamente l'influenza culturale cinese. Le sue istituzioni erano modellate su quelle dell'Impero Tang, e cinese era la lingua scritta di cui si serviva la sua classe dirigente. Attraverso la Corea il modello culturale dei Tang fu trasmesso in Giappone, dove venne emulato con entusiasmo e adattato alle realt locali. Alla met del Vll secolo, l'Impero Tang si spingeva orrnai sino alla frontiera persiana. Difficolt logistiche e di approwigionamento rendevano tuttavia il dominio cinese sui nuovi territori estremamente labile, e nel giro di pochi anni essi sarebbero nuovamente sfuggiti al controllo del governo centrale. Alla met dell'vln secolo, si profil la minaccia araba alla frontiera occidentale. Dopo avere conquistato la Persia, essi si erano impadroniti delle citt-Stato del Tukaristan e

della Transoxiana, sulle quali in passato l'Impero cinese aveva imposto il suo protettorato, e nel corso di una storica battaglia, ingaggiata sul fiume Talas nel 751, le truppe cinesi furono sconfitte: da allora il processo di islamizzazione dell'Asia centrale non avrebbe pi incontrato ostacoli. Gravi problemi vennero posti anche dall'ascesa della potenza tibetana e dalla ribellione di alcune trib turche nel nord dell'odierna provincia dello Shanxi. Inoltre, alla fine del Vll secolo, una nuova minaccia si profil a Nord-Est, in seguito alla ribellione del popolo proto-mongolo dei Qidan, che abitava le regioni occidentali del Liaodong. N di gran rimedio si dimostr, all'inizio dell'vlll secolo, la riorganizzazione dell'intero sistema militare e territoriale attraverso la nomina di governatori militari (iedushi) permanenti e la formazione di eserciti professionali in luogo delle milizie di coscritti (sulle quali sin dall'epoca Sui era fondata l'organizzazione militare). La riforma permise solo una temporanea pacificazione delle frontiere mentre a lungo andare fu foriera di gravi problemi interni. La ribellione di An Lushan (755-763), un generale di origine 26 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI per met sogdiana e per met turca, che aveva il comando di due regioni militari del Nord-Est, rese ormai insostenibile la difesa delle frontiere settentrionali. Per proteggere la capitale dai ribelli, il governo centrale si trov costretto a richiamare il grosso delle truppe stanziate nel Nord-Ovest, con l'abbandono di tutti i territori dell'Asia centrale. La ricostruzione dell'Impero centralizzato si riflesse anche sul piano ideologico e con i Sui si ebbe un primo tentativo di richiamarsi alla tradizione imperiale Han, attraverso l'utilizzazione di una serie di idee, di pratiche rituali e di valori propri del confucianesimo, che continuava ad essere, nella coscienza generale di allora, strettamente connesso con la concezione imperiale. Bench tentativi di restaurare la tradizione confuciana fossero stati gi compiuti da alcuni imperatori delle dinastie del Nord, e, anche nel Sud, i rituali confuciani fossero stati mantenuti in vita da dinastie che si consideravano le eredi legittime dell'impero Han, la tradizione confuciana era rimasta per di fatto soffocata da nuovi valori e da nuovi atteggiamenti che erano andati sviluppandosi con la diffusione del buddhismo e del taoismo. Gli imperatori Sui diedero cos nuovo vigore ad alcuni aspetti della tradizione confuciana (particolarmente significativa l'importanza attribuita al Classico della piet filiale, considerato come uno strumento sufficiente per governare lo Stato). Non ignorarono per l'importanza del buddhismo, che era allora largamente diffuso in tutti gli strati sociali, sia del Nord che del Sud, e, a pi riprese, riaffermarono il loro ruolo di difensori e protettori della religione. Nel complesso, l'ideologia Sui appare caratterizzata da una tendenza sincretica, in cui si cercava di conciliare le diverse esigenze espresse da quelle che venivano considerate come le Tre Dottrine: il confucianesimo, il buddhismo e il taoismo. I Tang ripresero tale tendenza, anche se nel corso del loro lungo periodo di regno fu attribuita di volta in volta una diversa importanza a ciascuna delle tre dottrine. Taizong, pur riconoscendo la rilevanza del buddhismo (patrocin ad esempio l'imponente opera di traduzione delle scritture buddhiste intrapresa dal grande pellegrino Xuanzang, 600-664), promosse la religione taoista, tanto da stabilire la precedenza dei monaci taoisti su quelli buddhisti in tutte le cerimonie imperiali. Inoltre si verific nel corso del periodo Tang la rinascita del confucianesimo, cui fece riscontro l'inizio dell'inarrestabile decadenza del buddhismo in quanto religione organizzata. Connessa con il peso crescente del confucianesimo, fu l'importanza attribuita alla compilazione storica,

che, per la prima volta, divenne una vera e propria funzione burocratica svolta nell'ambito dell'Ufficio Storiografico: esso esercitava una forma di controllo nei confronti dell'imperatore in quanto avrebbe tramandato ai posteri la sua immagine storica. IL NUOVO IMPERO E LA GLORIOSA DINASTIA TANG 27

Con la presa del potere della vedova dell'imperatore Gaozong (649-683), Wu Zhao, si giunse nel 690 alla fondazione di una nuova breve dinastia (si tratt dell'unica volta, in tutta la storia cinese, in cui una donna sia ascesa al trono imperiale). L'imperatrice tent di fare del buddhismo la religione ufficiale dell'Impero, ma, dopo la restaurazione della dinastia Tang, awenuta nel 705, il taoismo venne nuovamente sostenuto: lo stesso imperatore Xuanzong (712-756) compil un commentario al Classico dellaa e della RIVOLUZIONE, e nel 747 questa stessa opera fu proclamata il pi importante dei testi canonici. Negli anni successivi, divennero sempre pi pressanti i tentativi del governo di sottoporre la comunit buddhista ad uno stretto controllo: col crescere delle difficolt finanziarie dello Stato, le ricche propriet dei monasteri divenivano sempre pi oggetto di attenzione da parte del governo. Di carattere pi squisitamente ideologico furono altri prowedimenti, come quello del 736, che poneva il controllo della chiesa buddhista sotto la responsabilit di un organo governativo che si occupava dell'ospitalit riservata ai dignitari stranieri. Esemplare a questo proposito il famoso memoriale inviato al trono nell'819 dal grande letterato Han Yu contro la chiesa buddhista. Infine, negli anni 843-845 venne lanciata una grande persecuzione contro il buddhismo, accusato di essere una religione barbara che minava la morale e corTompeva il popolo. L'imperatore Wuzong (840-846), il quale diede inizio alla persecuzione, era un fervente taoista, ma il primo ministro Li Deyu era un convinto confuciano, ed significativo che egli intendesse servirsi delle ricchezze confiscate ai templi buddhisti per rafforzare il culto dei grandi imperatori del passato e per restaurare i templi imperiali. Almeno per la prima met della dinastia, l'imperatore esercit il suo effettivo potere su un territorio ancora pi ampio di quello controllato dagli Han, attraverso una macchina burocratica ben organizzata, bench la sua autorit non fosse cos vasta, a causa della presenza delle famiglie aristocratiche. L'amministrazione centrale era ripartita in tre uffici: il Consiglio degli Affari di Stato (Shangshusheng), la Segreteria (Zhongshusheng) e la Cancelleria (Menxiasheng). Il primo, come si gi notato, era a capo dei sei ministeri (riti, personale, opere pubbliche, finanze, guerra e giustizia). La SegTeteria, che derivava dall'evoluzione di un ufficio di redattori durante la dinastia Han, aveva il compito della redazione dei documenti ufficiali e degli editti imperiali. La Cancelleria, che a sua volta aveva dei precedenti sotto gli Han in un corpo di consiglieri dell'imperatore, rivedeva e controllava le formulazioni politiche del Segretariato. In pratica, la Segreteria formulava le decisioni politiche, la Cancelleria le rivedeva, e il Consiglio le smistava per l'esecuzione ai ministeri competenti. Poi, i presidenti e vicepresidenti di questi tre uffici, assieme ad altri alti dignitari, si riunivano una volta al giorno alla presenza dell'imperatore per stabilire le linee fondamentali della politica imperiale. Fra gli altri uffici centrali, vi erano le Direzioni, di cui la pi importante era quella delle Scuole della capitale, che, bench mirasse a tutelare l'influenza delle famiglie aristocratiche costitu l'embrione di quel sistema degli esami basati sul merito (capacit letterarie e assimilazione ideologica) che avrebbe contribuito a sconvolgere le basi del sistema patrimoniale. Tale sistema, introdotto per la prima volta con la dinastia Sui anche

se i suoi precedenti storici venivano fatti risalire all'epoca Han e all'istituzione dell'Universit imperiale, da mettere in relazione con l'esigenza di consolidare le strutture statali dell'Impero, attraverso la formazione di un corpo di funzionari votato all'interesse pubblico e consapevole del valore superiore della cultura come strumento di elevazione sociale. La selezione attraverso gli esami permetteva di accertare il grado di conoscenza dei Classici confuciani, e aweniva di regola una volta l'anno. I pi importanti esami richiedevano una vasta erudizione fondata sui testi confuciani e un notevole ingegno letterario. Altri esami a livello inferiore accertavano l'abilit calligrafica o le conoscenze matematiche e giuridiche, ma, in generale, non consentivano l'accesso a cariche elevate. Il 736 segn una svolta nell'evoluzione del sistema: la supervisione degli esami pass dal Ministero del Personale a quello dei Riti. Questo cambiamento istituzionale significava la fine della vecchia pratica di selezione del personale sulla base della pratica amministrativa degli impiegati locali a livello non burocratico; d'ora in avanti il criterio di scelta si sarebbe basato piuttosto sullo studio dei Classici e sull'abilit letteraria. Tuttavia altri criteri di reclutamento continuavano a svolgere un ruolo predominante, come la segnalazione da parte di funzionari in servizio - che in molti casi consisteva in una forma di promozione dalla condizione di impiegato locale allo status di funzionario regolare -, o il privilegio ereditario, che permetteva di acquisire lo status di funzionario, anche se non necessariamente una carica effettiva. Se dunque la burocrazia di epoca Tang continu ad avere almeno ai suoi pi elevati livelli, un carattere aristocratico, essa subi tuttavia un graduale processo di trasformazione, determinato dall'ascesa di uomini nuovi che derivavano la propria autorit unicamente da motivazioni di ordine etico e culturale, e non dalla nascita. Grazie al prestigio di cui godevano, i funzionari prowisti di titoli accademici, bench costituissero una minoranza all'interno della burocrazia, finirono col monopolizzare le cariche pi elevate, che in passato erano state appannaggio dell'alta nobilt. Un'altra importante innovazione rispetto al periodo Han, che venne emergendo nell'amministrazione locale e che si sarebbe consolidata nei periodi successivi, riguarda la separazione sempre pi netta fra carriera hurocratica centrale e locale - e impieghi subalterni negli uffici: a causa anche 28 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI CIORNI IL NUOVO IMPERO E LA GLORIOSA DINASTIA TANG 29

del sistema degli esami coloro che erano entrati negli uffici locali sotto e al di fuori del livello burocratico ebbero sempre meno possibilit di una mobilit ascendente che permettesse loro un'integrazione nella carriera burocratica. Il sistema della perequazione agraria, introdotto dagli Wei Settentrionali, venne ripreso con alcune modifiche dalla dinastia Sui e dalla dinastia Tang, ed esteso formalmente all'intero territorio imperiale. Tale sistema intendeva ribadire il controllo statale sulla terra, e al tempo stesso il principio che il diritto di sfruttamento della terra derivava esclusivamente dal servizio prestato nei confronti dello Stato. In secondo luogo, il sistema mirava a evitare l'eccessiva concentrazione fondiaria per garantire una base fiscale stabile, e impedire al tempo stesso che si creassero le condizioni di gravi squilibri sociali. In realt, probabile che l'applicazione del sistema abbia interessato principalmente la Cina del Nord, in quanto esso mal si adattava alle condizioni della risicoltura nelle regioni meridionali, e in particolare nell'area dello Yangzijiang, dove era necessario un notevole investimento umano per la realizzazione di canali di irriga-

zione e di terrazzamenti, e per il livellamento dei terreni; tale investimento sarebbe stato scoraggiato da una ridistribuzione periodica delle terre. L'efficacia della perequazione agraria, che si fondava su un complesso sistema di registrazioni, cominci a entrare in crisi tra la fine del Vll e gli inizi dell'vlll secolo. Ma l'awenimento che contribu maggiormente a sconvolgere il sistema fu la rivolta scatenata nel 755 da An Lushan, che insanguin l'Impero per quasi un decennio, e segn l'inizio di una fase nuova del periodo Tang e della storia cinese nel suo complesso. L'aristocrazia del Nord-Ovest, e pi in generale l'aristocrazia settentrionale sinobarbarica, conobbe da allora un declino inarrestabile. Sul piano istituzionale, venne meno la struttura centralizzata, e la regionalizzazione del potere contribu allo sviluppo della mobilit sociale. In questo contesto le regioni meridionali, in particolare del bacino dello Yangzijiang, accrebbero il loro peso economico nell'ambito dell'Impero. La dinastia Tang pot soprawivere proprio in quanto mantenne il proprio dominio su tali regioni, dalle quali ormai provenivano la maggior parte delle entrate fiscali, essendo le aree pi ricche del Nord ormai in larga misura al di fuori del controllo diretto del governo centrale. In questi anni, inoltre, la crescita della produzione agricola fu favorita proprio dal processo di concentrazione fondiaria, in quanto i grandi proprietari potevano realizzare investimenti consistenti per la valorizzazione delle loro terre, e gli stessi contadini affittuari erano spinti a introdurre nuove colture che permettessero un doppio raccolto (la rendita infatti interessava unicamente il raccolto principale). Il governo reag con una radicale riforma fiscale, che negava il principio stesso su cui in precedenza si era 30 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI basato il sistema della riscossione delle imposte. Con il sistema della doppia imposta - cos detta perch doveva essere riscossa in estate e in autunno - (780), si riconosceva ormai l'esistenza della propriet fondiaria e quindi quello della sperequazione fiscale, e si procedeva verso un crescente ruolo delle imposte reali, che investivano direttamente la terra o la ricchezza familiare. Il secondo periodo Tang vide anche gli inizi di una rivoluzione commerciale, i cui maggiori effetti si sarebbero rilevati nelle epoche successive. L'espansione dei traffici, le cui origini sono riconducibili, almeno entro certi limiti, alle origini della dinastia, da collegarsi all'apertura delle vie commerciali con l'Occidente, e ai grandi progressi compiuti nell'artigianato. In seguito al crollo del sistema della perequazione agraria, allorch la situazione finanziaria si era fatta estremamente critica, il governo mut il proprio atteggiamento nei confronti delle attivit mercantili, e persero valore quelle misure adottate nel primo periodo Tang per limitare e controllare il commercio, considerato come una perenne minaccia per l'ordine sociale. Ad esempio, in passato il mezzo di scambio pi importante era costituito dalla seta, ma alla fine dell'vlll secolo essa venne gradualmente sostituita con verghe d'argento nelle maggiori operazioni commerciali (la stessa doppia imposta prevedeva un parziale pagamento in danaro). Il governo non coni monete d'argento e lasci completamente nelle mani dei privati la regolazione del mercato relativo a questo metallo, rinunziando al controllo della circolazione monetaria. I mercanti usarono per la prima volta nelle grosse transazioni certificati di credito - denominati moneta volante - che si ottenevano in cambio di danaro contante in speciali agenzie, ed erano riconvertibili presso una serie di altre agenzie situate nelle principali citt dell'Impero. La decentralizzazione del potere politico e la liberalizzazione del commercio ebbero un effetto dirompente sulla situazione economica e la parziale autonomia finanziaria delle

regioni permise una concentrazione di risorse su scala locale che sarebbe stata impensabile nel periodo precedente. Una serie di centri commerciali e industriali and sorgendo l dove in passato c'erano stati solo centri amministrativi o militari, o intorno a stazioni di posta situate nei punti di raccordo tra le pi importanti vie di comunicazione. All'epoca Tang risalgono le origini di due delle pi importanti invenzioni della storia dell'umanit: la stampa e la polvere da sparo. La stampa deriva dalla tecnica dei sigilli, nota sin dalla pi remota antichit, ed ebbe origine dalla riproduzione su carta delle iscrizioni su pietra, in uso sin dal IV secolo. Sembra che la tecnica di riproduzione tramite matrici lignee risalga alla dinastia Sui o ai primi anni della dinastia Tang. Dopo`avere scritto il testo o disegnata la figura su un foglio di carta sottile e trasparente, lo si incollava su una tavola IL NUOVO IMPERO E LA GLORIOSA DINASTIA TANG 31

di legno, che quindi veniva intagliata lungo i caratteri o le figure, che apparivano cos a rilievo, in negativo. La tavola intagliata diveniva quindi una matrice da spalmare con l'inchiostro per la stampa. I buddhisti si servirono ampiamente di questa tecnica per la loro propaganda religiosa (nella biblioteca murata di Dunhuang stato trovato un intero volume stampato nell'868, comprendente brani del Sutra del Diamante, un testo sacro buddhista tradotto in cinese nel v secolo), ma gi nell'vlll secolo essa era impiegata a fini commerciali, con la vendita di riproduzioni xilografiche, almanacchi, opere di agricoltura o di medicina. Furono stampati inoltre i primi certificati di credito e le prime ricevute. La polvere da sparo, poi, - la cui invenzione da mettere in relazione con le ricerche alchimiche dell'elisir dell'immortalit - cominci ad essere usata per scopi militari sin dal periodo Tang. Alla fine dell'vlll e nel corso del IX secolo, il governo centrale attravers un processo di indebolimento, aggravato da una serie di gravi conflitti intestini, in cui un ruolo determinante venne svolto ancora una volta dagli eunuchi. Questi controllavano le uniche truppe rimaste sotto il diretto comando del governo centrale - le guardie imperiali -, ed erano pertanto in grado di influire non solo sulla politica governativa, ma anche sulla nomina degli imperatori. L'apparato burocratico, mentre cerc in pi occasioni di fronteggiare la potenza degli eunuchi, dall'altro si divise spesso in gruppi organizzati in lotta fra loro, strumentalizzati di volta in volta dagli eunuchi stessi. Il deterioramento della situazione politica si accompagn all'aggravamento delle contraddizioni sociali, conseguenza indiretta di una crescita produttiva e commerciale che aveva visto, accanto all'incremento della popolazione, una progressiva concentrazione delle terre nelle mani di un numero sempre pi ristretto di proprietari. Nell'875 esplose nello Henan una ribellione di vaste proporzioni capeggiata da un mercante di sale di nome Huang Chao, che si spinse sino a Canton, dove migliaia di musulmani e di cristiani furono trucidati. Poi, conquistata la capitale, Huang Chao si proclam imperatore. Soltanto grazie all'appoggio dei Turchi stanziati nello Shanxi settentrionale, la rivolta fu repressa, ma la dinastia non fu in grado di riaffermare la propria autorit, mentre i vari comandanti regionali rafforzavano dei regimi indipendenti e in lotta fra di loro. Bench il vertice della societ Tang fosse occupato dalla cosiddetta nobilt sino-barbarica del Nord-Ovest - a cui apparteneva la stirpe imperiale Sui e Tang -, e ad essa si affiancassero i quattro prestigiosi clan dello Shandong del Nord-Est - che si consideravano al di sopra della stessa famiglia imperiale -, e le grandi famiglie del Sud, attraverso la revisione dei registri nobiliari, si giunse progressivamente ad

un ridimensionamento di parte dell'aristocrazia, specie dei clan dello Shandong, ad un adeguamento fra grado di nobilt e posizioni effet32 STORLDELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI tivamente tenute nella burocrazia. Inoltre i registri genealogici Tang, a differenza dei precedenti, non vennero utilizzati per il reclutamento dei funzionari. Questa aristocrazia era comunque di tipo burocratico, carattere che si era rafforzato con l'introduzione, sotto i Sui, del sistema degli esami. Lo sviluppo del sistema di reclutamento attraverso gli esami letterari rappresent la condizione per un'ulteriore evoluzione, oltre che alla formazione di una nuova coscienza burocratica e ascrittiva. Esso permise infatti l'accesso al vertice dell'amministrazione di nuovi elementi in funzione anti-nobiliare, anche se artigiani e mercanti erano esclusi dalla prova. Questa burocrazia aristocratica manteneva ancora tutto il suo potere nei confronti dell'imperatore, che non poteva non tener conto delle grandi famiglie. Solo con l'indebolimento e poi l'estinzione di queste ultime, i caratteri della buroerazia sarebbero eambiati; e sarebbe cambiato contemporaneamente anehe il rapporto fra lo Stato, il suddito e la terra: eol pieno rieonoseimento della propriet privata, lo Stato avrebbe rinunziato al eontrollo diretto sulla popolazione e in sostituzione si sarebbe affermata la tendenza di dare una base reale all'imposizione fiseale - in un lento processo che si sarebbe eompletato con l'ultima dinastia Qing. Le nuove eondizioni soeiali ed economiche che si vennero determinando verso la seconda met della dinastia Tang furono all'origine del declino inarrestabile dell'aristocrazia medievale. La societ si fece sempre pi complessa e sorsero le prime citt moderne. La rivoluzione soeiale eulminata eon l'awento dei Song e l'ascesa della nuova classe della genby avrebbe aperto un nuovo capitolo nella storia soeiale della Cina. n modemo Stato burocratico Song Dopo il breve periodo di frantumazione politica (denominato delle Cinque Dinastie e dei Dieei Stati) inaugurato dalla caduta dei Tang (907), nel 960 il comandante dell'esercito dei Zhou Posteriori (951-960) - una delle dinastie settentrionali - si impadron del potere con un colpo di Stato, fondando la dinastia Song, con capitale a Kaifeng. Nel corso di una quindicina d'anni, il nuovo governo riusc a portare a termine l'unificazione del territorio cinese, attraverso l'annessione della Cina meridionale, che ormai costituiva l'area pi progredita dell'Impero, sia eeonomieamente che culturalmente. Inutili furono invece i tentativi di rieonquistare i territori controllati dai Qidan. Infatti nel frattempo si erano stabilite sul territorio dell'attuale Cina altre formazioni statali sino-barbariche: l'Impero Qidan, a Nord - una confederazione di otto trib stanziate originariamente lungo il corso superiore del fiume Liao, che nel 936 giunse a imposIL MODERNO STATO BUROCRATICO SONG 33

sessarsi della stessa area di Pechino -, e a Sud, nella provincia dello Yunnan, il regno sino-thai di Dali, suceeduto nel 907 al regno di Nanzhao, che si era gi costituito in epoea Tang. Venuta meno la spinta espansionistica verso Nord e verso Ovest, ehe aveva caratterizzato la politica estera della dinastia Tang al momento del suo apogeo, and crescendo invece l'interesse verso Est e verso Sud. La dinastia Song, pur essendo stata fondata da un militare, e pur disponendo di un esercito tra i pi progrediti dell'epoca per l'organiz-

zazione e per gli armamenti, si limit a usare le sue potenzialit a scopi essenzialmente difensivi in funzione dello sviluppo produttivo e dell'espansione commerciale. In effetti, i Song dovettero affrontare una serie di grandi potenze militari, che in parte avevano assunto come modello per la propria organizzazione interna lo stesso Impero cinese, e che dalla tradizione cinese avevano tratto i fondamenti della propria legittimit. Si gi accennato ai Qidan, che nel 947 avevano assunto un titolo dinastico cinese (Da Liao, Grande Liao, dall'omonimo fiume della Manciuria), e che avevano esteso il proprio dominio dal Mare del Giappone ai Monti Altai, spingendosi a Sud fino allo Hebei. Nel 1005, i Song giunsero alla firma di un trattato di pace con i Liao, accettando il principio del mutuo riconoscimento, e impegnandosi inoltre al pagamento di un tributo. Era la prima volta che una dinastia cinese ammetteva l'esistenza di due Figli del Cielo e che per di pi accettasse la condizione di Stato tributario. Ma dal punto di vista economico, l'accordo era favorevole ai Song, in quanto permetteva di risparmiare le spese necessarie per il mantenimento di un grosso esercito ai confini settentrionali, e inoltre gran parte dell'argento versato dai Song come tributo ritornava in loro possesso grazie alla favorevole bilancia commerciale. Un'altra potenza con cui i Song si confrontarono, questa volta ai confini nord-occidentali, era quella dei Xixia, o Xia Occidentali, che controllavano l'attuale Shaanxi settentrionale e il Gansu sud-orientale, cio le vie di comunicazione con l'Occidente. Con una popolazione di Tanguti, Tibetani, Uiguri e Cinesi, essi si scontrarono con i Song dall'inizio dell'xl secolo sino alla stipula della pace del 1044, in base alla quale i Song si impegnavano a pagare un tributo, mentre i Xixia si riconoscevano loro vassalli. Questi ultimi a loro volta riconobbero anche la supremazia dei Qidan, coi quali si erano alleati nella guerra contro i Song. L'equilibrio stabilito dai Song alle frontiere settentrionali con gli Imperi Liao e Xixia venne rotto dalla comparsa, nel Xll secolo, di una nuova potenza, quella cui diedero vita le trib nomadi dei Nuzhen, di lingua tungusa, stanziate originariamente nel bacino del fiume Sungari e lungo il corso medio e inferiore dello Heilongjiang, le quali, dopo essere state vassalle dei Liao, avevano assunto nel 1115 il nome dinastico di Jin. I Song si allearono inizialmente con i Jin per attaccare l'esercito Liao, che venne annientato nel 1125. I Jin si volsero per subito dopo contro gli ex alleati, conquistando nel 1127 la capitale Kaifeng, e facendo prigioniero lo stesso imperatore. I Song trasferirono allora la capitale a Sud, dapprima a Nanchino e poi a Hangzhou, e continuarono la resistenza fino a che non si giunse alla pace nel 1142, in base alla quale la dinastia riconosceva un rapporto di vassallaggio nei confronti dell'Impero Jin, e accettava la frontiera lungo la valle del fiume Huai, impegnandosi inoltre a pagare un tributo annuo in argento e seta. La pace dur circa un secolo, anche se interrotta a varie riprese su iniziativa ora dell'una ora delI'altra parte. Il periodo compreso tra il 1127 e la caduta della dinastia, awenuta nel 1279 per opera dei Mongoli, passato alla storia col nome di periodo dei Song Meridionali. La dinastia Song costituisce nella storia cinese un periodo di estrema importanza per le rilevanti trasformazioni in campo sociale ed economico che sono ad essa associate, anche se i loro inizi risalgono all'ultimo periodo Tang. Un vero e proprio balzo demografico port la popolazione alla soglia dei cento milioni, grazie ai progressi tecnici realizzati nell'ambito della produzione agricola, che si accompagnarono all'introduzione di nuove colture e a ingenti investimenti in capitali e lavoro. La produzione mineraria e manifatturiera conobbe un incremento non meno rilevante. La sostituzione del carbone di

legna con il carbon fossile, l'impiego di esplosivi nelle miniere, i progressi in campo metallurgico resero possibile la realizzazione di grosse industrie statali con migliaia di operai. Per avere un'idea del fenomeno, basti pensare che la quantit di ghisa prodotta in Cina nel 1078 era quasi doppia rispetto a quella prodotta in Gran Bretagna nel 1788. Il volume degli scambi e lo sviluppo delle reti di distribuzione connessi con la crescita generale dell'economia possono far parlare di una vera e propria rivoluzione commerciale. Si verific l'ascesa di grandi mercanti che operavano su scala continentale, mentre altri si impegnarono nei traffici internazionali, per via marittima, accanto ad Arabi e Persiani. Le nuove colture, come il cotone, accelerarono il processo di commercializzazione dell'agricoltura e aprirono nuove prospettive economiche. L'incremento dell'economia monetaria nel Sud favor il fenomeno dell'urbanizzazione, con la conseguente creazione di grandi centri di produzione e di consumo all'interno di una ramificata rete commerciale. L'aumento della domanda interna si tradusse nell'espansione del terziario e nella diffusione dell'istruzione, che contribuirono al sorgere di una nuova mentalit. Conseguenza di tutto ci fu l'emergere di una borghesia urbana, originata da ricchi mercanti e proprietari fondiari. Il trasferimento del centro economico da Nord a Sud, gi iniziato in epoca precedente, conobbe un'ulteriore accelerazione sotto i Song, anche a causa della mutata situazione politica alle frontiere settentrionali. Fu nel Sud che si venne diffondendo in questo periodo la coltura del cotone, che rivoluzion l'industria tessile per il suo alto livello di economicit e commerciabilit, e fu nel Sud che si andarono formando i maggiori centri di scambio, nell'ambito del grande commercio oceanico, che poneva in relazione la Cina con il Giappone, il Vietnam, la Malesia, il Bengala e l'Africa. La Cina divenne la maggiore potenza marittima su scala mondiale, e mantenne questo primato sino agli inizi del xv secolo. Senza dubbio, l'invenzione della bussola (il cui uso originario da collegarsi con le pratiche dei geomanti sin dal IV secolo a.C.), il cui impiego nella navigazione attestato in documenti del Xll e del Xlll secolo, svolse un ruolo non irrilevante nell'ampliamento dei traffici marittimi. Esigenze di ordine pratico furono all'origine anche degli sviluppi di un'altra precedente invenzione, la polvere da sparo. I problemi connessi con l'approwigionamento di cavalli, le cui aree di allevamento pi importanti erano ormai al di fuori del controllo diretto della dinastia, mossero le autorit militari Song a intensificare le ricerche nell'ambito degli armamenti per tener testa alle agguerrite cavallerie degli Imperi settentrionali. In alcuni testi vengono descritti i nuovi tipi di armi da fuoco, con l'indicazione delle formule per la composizione della polvere da sparo. Ben presto non ci si limit a fabbricare armi incendiarie, ma si cominci a sfruttare la propriet esplosiva della polvere da sparo, alterando la percentuale degli ingredienti. Le cosiddette catapulte tuonanti furono usate per difendere Kaifeng durante l'assedio delle truppe Jin. Successivamente venne sfruttata la forza propulsiva della polvere da sparo: comparvero quindi le lance di fuoco e le lance sputafuoco, costituite da tubi di bamb che lanciavano fiamme e pallottole. Uno speciale ufficio governativo si occupava dell'industria delle munizioni, che comprendeva oltre quarantamila operai distribuiti in undici grandi officine. La struttura statale di epoca Song conobbe un'evoluzione significativa sulla base delle premesse poste gi nell'epoca precedente. Per far fronte alle notevoli trasformazioni sociali, lo Stato si interess direttamente ai problemi economici e finanziari, e la sua organizzazione divenne pi articolata e sofisticata. I tre uffici dell'amministra-

zione centrale mantennero la loro esistenza, ma si indebolirono per la creazione della Commissione Finanziaria (Sansi) e del Consiglio Militare (Shumiyuan). Di fatto poi, anche dopo la decadenza della Commissione Finanziaria, il potere reale era passato nelle mani dei Grandi Consiglieri (Zaixiang). Questi divennero i supervisori delI'amministrazione e i consiglieri dell'imperatore, ed ebbero a disposizione numeroso personale, compresa l'assistenza dell'Accade36 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI mia Hanlin (in origine, sotto i Tang, un ufficio privato alle dipendenze dell'imperatore). Inoltre, il sistema degli esami, introdotto sotto i Sui e i Tang, raggiunse sotto i Song un'importanza senza precedenti nell'ambito della selezione e della nomina dei funzionari. Il privilegio ereditario e la segnalazione, ancora praticati, furono ridimensionati, e comunque riservati per lo pi alle cariche non elevate, essendo quelle pi alte destinate ai vincitori degli esami. Una serie di prove scritte dovevano mettere in evidenza i meriti e le conoscenze dei candidati migliori. Tali prove erano articolate a vari livelli: i candidati che superavano una prima selezione praticata nelle prefetture accedevano agli esami che si tenevano nella capitale. Si richiedeva una conoscenza approfondita dei Classici confuciani e dei testi storici e legislativi. La graduatoria finale, estremamente importante ai fini della carriera burocratica, veniva stabilita al termine dell'esame di Palazzo, che si sarebbe dovuto svolgere, in teoria, alla presenza dell'imperatore. Per assicurare l'imparzialit nel giudizio e la correttezza nello svolgimento delle prove, i candidati venivano rinchiusi in cellette isolate, e gli elaborati dovevano essere del tutto anonimi al momento della correzione, che era condotta da due diversi commissari. La diffusione di questo sistema port al suo totale compimento il processo di separazione fra carriera burocratica centrale e locale - e impieghi subalterni negli uffici, iniziato dopo la dinastia Han. Questa evoluzione avrebbe portato i gravi problemi della corruzione e inaffidabilit dei dipendenti locali, sui quali comunque il funzionario doveva basarsi per le loro conoscenze della lingua e realt sociale del posto. Declassati e privati spesso di entrate ufficiali, costretti per corVe, questi servitori dello Stato non avevano pi alcuna prospettiva di promozione per meriti ed esperienza nella carriera ufficiale, riservata quasi esclusivamente ai vincitori di concorso, dopo lunghi anni di studio e di esercizi letterari. Lo sviluppo del sistema degli esami da collegarsi con il pi generale contesto ideologico in cui la cultura letteraria si impose come prima condizione per l'acquisizione del prestigio sociale. L'aristocrazia guerriera di epoca Tang era ormai quasi del tutto scomparsa, e si pu affermare che tra la fine della dinastia Tang e l'inizio dei Song si verific in Cina una rivoluzione sociale di grandissima portata, che ha pochi riscontri nella storia delle civilt premoderne. Se si confrontano i dati di cui disponiamo relativi alla classe dirigente (o almeno della sua componente emergente) di epoca Tang con quelli che si riferiscono alla dinastia Song, emerge un quadro che merita un'attenta riflessione. Delle 1194 personalit eminenti dell'epoca dei Song Settentrionali, che hanno una propria biografia nella Storia Dinastica dei Song (Songshi), soltanto 32 discendevano dalle 48 grandi famiglie che avevano dominato la societ medievale e la societ Tang; soltanto il due per cento degli alti funzionari dell'inteIL MODERNO STATO BUROCRATICO SONG 37

ro periodo dei Song Settentrionali avevano un'origine aristocratica. Come conseguenza, il potere imperiale d'ora in avanti avrebbe acquistato maggiori spazi, non pi limitato dalle potenti famiglie ari-

stocratiche. Anche il potere militare sarebbe rimasto subordinato al sovrano sino alla grave crisi istituzionale della fine dell'ultima dinastia e della militarizzazione della societ 2. In questo periodo, in connessione con l'affermarsi del sistema degli esami, and emergendo una nuova classe dirigente, la cui caratteristica costituita dal possesso di uno status privilegiato non ereditario ma basato sul merito, per la quale viene mutuato il termine gentry. Essa cooperava con le autorit nella direzione dei lavori pubblici, organizzava e finanziava servizi di assistenza (scuole, orfanotrofi, dispensari), di soccorso e di difesa civile. Collaborava inoltre con la giustizia nei casi penali, ed esercitava soprattutto un'opera di arbitrato e di conciliazione nei confronti delle dispute locali. Di particolare importanza era la funzione della gentry nell'ambito dei clan, i quali, fondandosi sui legami familiari veri o fittizi, collegavano numerose famiglie di una o pi regioni appartenenti a strati sociali diversi colmando in una certa misura il vuoto che si era creato a livello iocale, in seguito alla decadenza e alla scomparsa delle grandi famiglie aristocratiche dell'epoca precedente. I clan avevano una propria struttura e una propriet comune, possedevano e gestivano scuole, templi, istituti di assistenza, ecc. La gentry si collocava al vertice di tali organizzazioni, ed esercitava un vero e proprio controllo ideologico, che interessava la diffusione della cu]tura superiore confuciana, e, al tempo stesso, la conservazione delle culture locali. Se la gentry ricavava il suo status dalla cultura, derivava il proprio sostentamento e il proprio benessere essenzialmente dalla propriet fondiaria. Nell'ambito della complessa societ Song, un peso economico sempre pi consistente venne assunto dai mercanti, per lo pi residenti nelle citt, in cui era andato sviluppandosi un settore terziario di notevole rilievo sia in termini quantitativi che qualitativi. Le crescenti esigenze culturali dei nuovi strati sociali emergenti sono da collegarsi con l'espansione di una nuova industria, quella della produzione di libri. La tecnica della stampa, le cui origini risalgono alla dinastia Tang, venne ulteriormente perfezionata ( dell'xl secolo l'invenzione dei caratteri mobili); ci determin una crescita imponente del mercato editoriale, soprattutto nel Sud, grazie anche alla diffusione delle scuole e delle biblioteche pubbliche e private, e alla partecipazione di un numero crescente di candidati agli esami di Stato. Le stamperie non si limitarono per alla pubblicazione di 2 Si veda il fondamentale studio di Philip A. Kuhn, Rebellion and Its Enemies i n Late Imperial China. Militarization and Social Structure, 1796-1864, Cambridge-London 1970. 38 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI opere classiche, filosofiche, storiche, ma favorirono anche in larga misura la diffusione di una nuova letteratura popolare che trovava ampio seguito presso un nuovo pubblico borghese nelle citt. Sino al XVlll-XIX secolo, l'editoria ebbe quindi uno sviluppo sconosciuto in Europa, dove i costi (la carta, la tecnica legata all'uso dei caratteri mobili) e il mercato (incomparabilmente superiore in Cina, per ragioni linguistiche, demografiche e culturali) giocavano un ruolo pi sfavorevole. La dinastia mongola All'inizio del Xlll secolo, si venne costituendo nell'attuale regione di confine tra la Repubblica popolare cinese, la Mongolia e la Russia asiatica, una nuova potenza, originata dall'unificazione delle trib nomadi Shatuo e Tatare. L'artefice di tale coalizione fu Temujin

(1167-1227), passato alla storia col titolo di Gengis Qan (Sovrano Universale), che riusc a conferire unit al mondo frastagliato delle steppe, dando vita all'Impero mongolo. Ma i Mongoli non si limitarono all'obiettivo primario della conquista della Cina, divisa all'epoca fra l'Impero Jin a Nord e l'Impero Song a Sud, ed estesero le loro campagne verso Occidente, spingendosi sino all'Ucraina e alla Polonia. La dinastia Jin venne liquidata nel 1234 dal successore di Gengis Qan, Ogodai. Anche in questo caso i Song commisero il medesimo errore che avevano compiuto in passato, nella speranza di poter opporre un barbaro contro l'altro, e sostennero i nuovi conquistatori contro l'antico nemico settentrionale: l'Impero Jin. Occupata la Cina del Nord, i Mongoli estesero e consolidarono le proprie conquiste dal Mare del Giappone al Mar Nero, creando i Qanati del Turkestan e dell'Orda d'Oro (nell'Europa orientale), e infine l'Ilqanato (che comprendeva Iran, Afghanistan e Pakistan). Quindi Qubilai Qan, salito sul trono nel 1260, attacc l'Impero Song. Nel 1276 venne conquistata Hangzhou, e nel 1279 furono annientate le ultime resistenze. I Mongoli, e la coalizione di popolazioni da essi dominata, erano certamente pi numerosi dei nomadi che precedentemente avevano invano tentato la conquista dell'Impero. Ma il loro vantaggio derivava soprattutto dalla superiorit dell'organizzazione militare e della tecnica bellica. Si pensi ad esempio all'uso su larga scala dell'artiglieria che veniva a rinforzare una cavalleria giustamente famosa in tutto il mondo per la sua mobilit e disciplina. Per quanto riguarda il rapporto con i Cinesi, va rilevato che la gentry fu compensata della perdita del potere politico con il mantenimento della propriet terriera, e una parte pass a servire la nuova dinastia. Solo un certo numero di letterati si ritir dalla vita pubblica, rinunciando ad ogni impegno ufficiale, e si dedic alla coltivazione interiore, conducendo una vita di solitudine. Questi eremiti confuciani si distingueLA DINASTIA MONGOLA 39

vano da quelli buddhisti e taoisti per l'atteggiamento di protesta politica implicito nella loro scelta. Qubilai Qan fu sensibile all'esigenza di esercitare sulla Cina un tipo di govemo affatto diverso rispetto agli altri territori conquistati. E significativo che nel 1271, ancor prima dell'annessione del territorio Song, egli abbia assunto il nome dinastico cinese di Yuan, Origine. Rest invece peculiare dell'ordinamento multietnico mongolo la pluralit del sistema giuridico in base alle diverse categorie in cui era divisa la popolazione: i Mongoli, che costituivano il gruppo etnico privilegiato; i semuren, che comprendevano numerose etnie diverse, alleate dei Mongoli e provenienti dagli altri territori sottoposti al loro dominio (dai Turchi ai Persiani ai Russi); gli hanren, vale a dire gli abitanti della Cina settentrionale (dai Cinesi del Nord ai Nuzhen, ai Qidan, ecc.); i manzu, o barbari del Sud, che indicavano gli abitanti dell'Impero dei Song Meridionali. Questi ultimi non soltanto erano discriminati nell'accesso alle cariche pubbliche, ma sostenevano anche il maggior carico finanziario dell'Impero, perch il grosso della produzione agricola era concentrato nel Sud, essendo il Nord impoverito e spopolato. Nonostante la recessione di molte istituzioni imperiali Tang e Song, il carattere multinazionale dell'Impero, l'esigenza di mantenere la supremazia della minoranza mongola e il peso delle tradizioni tribali

influenzarono la struttura dello Stato. A ci si pu fare risalire tra l'altro la preminenza dell'elemento militare nell'organizzazione governativa. Il sistema degli esami fu introdotto solo tardivamente (1314), mentre in precedenza il reclutamento dei funzionari era avvenuto comunemente attraverso le segnalazioni ufficiali e mediante il sistema del privilegio ereditario. Vari fattori favorirono un'intensa corrente di scambi fra l'Occidente e la Cina, in questo periodo, con notevoli conseguenze per l'intera storia mondiale. La pax mongolica, imposta nel continente euroasiatico attraverso la creazione dei Qanati, aveva favorito lo sviluppo delle vie di comunicazione, in cui un ruolo importante fu svolto dal sistema cinese tradizionale delle stazioni di cambio esteso su tutto il territorio dei domini mongoli. I traffici furono inoltre facilitati dal carattere multinazionale dell'amministrazione, che impiegava uomini provenienti da ogni parte del mondo: Arabi, Turchi, Persiani, Russi, Qidan, Nuzhen e, inoltre, Veneziani e Genovesi. L'interesse europeo a stabilire un'alleanza con i Mongoli in funzione antimusulmana fu all'origine di una serie di missioni che, per la prima volta, posero in comunicazione diretta l'Occidente e la Cina. Basti ricordare la missione di Giovanni dal Pian del Carpine ( 1182-1252), inviato nel 1245 da papa Innocenzo IV, O quella successiva ( 1253) del fiammingo Guglielmo di Ruysbroeck, inviato dallo stesso pontefice e dal re di Francia Luigi IX. Nel 1307, Giovanni da Montecorvino 40 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI (124?-1328), giunto in Cina per iniziativa del papa Nicol IV, veniva nommato arcivescovo di Pechino. Di grandissimo interesse il resoconto di viaggio redatto dal francescano Oderico da Pordenone, tornato in Italia nel 1330. Senza dubbio, per, il viaggiatore pi famoso dell'epoca Marco Polo, il quale, col suo Milione, ci ha trasmesso un documento di primaria importanza sulla Cina dell'epoca (e non soltanto sulla Cina), dal quale risaltano la raffinatezza culturale, il grande sviluppo urbano, l'efficienza delle istituzioni e la grande espansione produttiva, che caratterizzavano quel lontano paese. Grazie a questi scambi e all'opera di mediazione da parte dei Mongoli, notevoli furono le influenze in Occidente delle scoperte tecniche e scientifiche realizzate in Cina. L'introduzione nei domini mongoli occidentali dei tessuti stampati, delle carte da gioco e della cartamoneta fu determinante per la comparsa della xilografia in Europa, e, successivamente, per lo sviluppo della stampa. Le armi da fuoco furono portate in Occidente dai Mongoli. Influenze cinesi furono anche presenti nel mondo arabo e persiano, e in quello russo, in campo istituzionale, mediante l'Ilqanato in Persia e il Qanato dell'Orda d'Oro. Anche in Cina, grazie a questo intenso flusso di scambi, si realizzarono notevoli progressi nel campo dell'astronomia, del calendario, della matematica, delle scienze mediche e farmacologiche, attraverso l'introduzione della cultura persiana e araba. Baster ricordare che probabilmente gli Elementi di geometria di Euclide vennero tradotti in cinese per la prima volta in quell'epoca Se il neoconfucianesimo di epoca Song costitu per i letterati cinesi l'ideologia dominante, i Mongoli mostrarono interesse principalmente per le correnti e i movimenti religiosi, sia cinesi che stranieri. Sotto Gengis Qan venne favorito il taoismo; successivamente, dopo la penetrazione mongola nel Tibet, dalla met del Xlll secolo, fu il buddhismo lamaista, con i suoi importanti elementi magici, ad esercitare un'influenza prevalente (la stessa scrittura mongola venne modellata su quella tibetana). Nel complesso tuttavia, i Mongoli si dimostrarono tolleranti verso ogni corrente religiosa, e, in questo periodo, si diffusero in Cina senza alcun ostacolo il cristianesimo (in

particolare il nestorianesimo), l'islamismo, l'ebraismo, il manicheismo. Quest'ultimo si mescol con credenze buddhiste, contribuendo all'evoluzione di nuovi complessi dottrinari popolari, presenti in alcune societ segrete. Lo splendido Impero Ming Gli ultimi decenni della dinastia Yuan furono contrassegnati da una crescente tensione nelle campagne, accompagnata da un'inflazione massiccia, la quale aveva la sua origine nell'uso spregiudicaLO SPLENDIDO IMPERO MING 41

to della cartamoneta da parte dell'amministrazione mongola. Nel corso del XIV secolo, si susseguirono una serie di rivolte popolari, spesso provocate da gravi calamit naturali (come le inondazioni del Fiume Giallo e del fiume Huai, verificatesi nel 1351). Un ruolo sempre pi incisivo venne svolto, nell'ambito di queste rivolte, dalle societ segrete, tra le quali emergeva la setta del Loto Bianco, la cui dottrina combinava elementi manichei con una fede millenaristica di ispirazione buddhista. Collegati con la setta del Loto Bianco erano i Turbanti Rossi, che scatenarono una rivolta nell'attuale provincia dell'Anhui tra il 1351 e il 1366. Tra questi ultimi, si distinse ben presto per le sue capacit organizzative Zhu Yuanzhang (Hongwu 3,1328-1398), che si impose rapidamente sui rivali, grazie anche ai legami stabiliti con alcune societ segrete, nonch con letterati ed esponenti della gentry. Infine, nel 1368, egli proclam a Nanchino la nuova dinastia Ming, luce, titolo che si richiamava a quella tradizione manichea che aveva influenzato la setta del Loto Bianco. Dopo avere ricacciato i dominatori in Mongolia, e avere eliminato le ultime sacche di resistenza mongole, Hongwu procedette quindi al consolidamento dell'organizzazione statale, inaugurando una politica centralistica e autoritaria, che superava il retaggio del precedente dominio mongolo. Pur affidandosi ai letterati confuciani per il governo dell'Impero, egli continu a guardarli con diffidenza fino agli ultimi anni della sua vita, e ricorse spesso a violente epurazioni e alla censura per eliminare ogni forma di dissidenza. La riforma dello Stato da parte di Hongwu tendeva a frazionare l'autorit dei responsabili centrali militari e` civili, abolendo il Consiglio degli Affari di Stato, creando cinque Commissioni militari, ostacolando la formazione di un potente Grande Consigliere. La concentrazione dei poteri sulla persona dell'imperatore rimase una delle caratteristiche delle ultime dinastie, anche nei successivi e inevitabili aggiustamenti. Una conseguenza fu l'emergere di un Consiglio Interno (neige), inizialmente inteso come un consiglio privato; solo col tempo (verso la fine del XVI secolo) esso divenne esterno, l'organo centrale della burocrazia, prendendo di fatto il posto del soppresso ConsigLio degli Affari di Stato, ma mantenne la sua anomalia iniziale, aggravata dal basso rango dei Grandi Consiglieri nell'ambito della gerarchia burocratica. A livello locale, poi, la tendenza alla centralizzazione port alla progressiva formazione di un unico ufficio di governatorato per provincia affidato a un Ispettore, che inizialmente aveva compiti di controllo straordinari, in un processo che si complet nel corso della Tale deneminmione o le o erOei,m/l,enome dell'anne~) veni aabilile dallo stesso sovrano per un periodo di alcuni anni oppure per tutto il suo regno . 42 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI

dinastia Qing. Le province, che risalgono alle suddivisioni Yuan, a loro volta si suddividevano in circuiti, prefetture e quindi in distretti. Un atteggiamento non meno deciso fu assunto da Hongwu nei confronti delle sette religiose non ortodosse, incluse quelle di ispirazione buddhista e manichea, nonostante (o forse proprio per) i suoi trascorsi legami con la setta del Loto Bianco. I suoi interventi in campo culturale erano finalizzati alla creazione di strutture perenni per il reclutamento di una burocrazia organicamente legata al potere imperiale e da esso dipendente, coadiuvata da una genTy strettamente legata all'organizzazione statale. Egli si rifece quindi al modello Song nell'istituzione del sistema degli esami di Stato e nella fondazione di scuole a livello locale, ampliando e articolando capillarmente tale modello in una misura senza precedenti. L'ortodossia confuciana venne imposta sulla base dell'elaborazione che ne era stata data in epoca Song, con l'enfasi posta sul rapporto autoritario familiare. Gli unici testi ammessi erano i commentari neoconfuciani dei Classici, e in particolare quelli di Zhu Xi (1130-1200), cui si aggiungevano gli editti e le esortazioni imperiali. La diffusione delle scuole confuciane contribu inoltre ad accrescere l'importanza degli esami come mezzo di ascesa sociale. In campo economico-sociale, il fondatore della dinastia Ming si impegn nel tentativo di favorire la ripresa e lo sviluppo dell'agricoltura, che aveva conosciuto una grave crisi produttiva durante la dinastia mongola. Egli procedette alla confisca delle grandi tenute dei principi mongoli, e ne assegn una parte, assieme alle terre abbandonate, ai contadini poveri, cui furono distribuiti anche gli strumenti di lavoro, le sementi e il bestiame. La restaurazione della piccola propriet fu accompagnata da un tentativo di perequazione fiscale: in tale prospettiva venne attuato un sistema di controllo capillare della popolazione attraverso i cosiddetti registri gialli, che censivano i sudditi su base familiare, e mediante un dettagliato catasto fondiario finalizzato al calcolo dell'imposta. La popolazione rurale era organizzata in gruppi di centodieci famiglie chiamati li, ciascuno dei quali era suddiviso in dieci jia. Le dieci famiglie pi ricche di ogni li svolgevano funzioni direttive, ruotando un anno ciascuna in questa responsabilit. Per favorire la stabilit sociale e per garantire allo Stato entrate fiscali costanti, il primo imperatore Ming, rifacendosi all'esperienza mongola, suddivise la popolazione in tre categorie professionali, cui corrispondeva una branca specifica dell'amministrazione. I contadini dipendevano dal Ministero delle Finanze, i soldati dal Ministero della Guerra, e gli artigiani dal Ministero delle Opere Pubbliche. Nell'ambito di ciascuna categoria veniva sancita l'ereditariet della professione. Come in epoca Song, la gentry occupava una posizione dominante a livello locale e svolgeva un ruolo di intermediazione fra LO SPLENDIDO IMPERO MING 43

apparato governativo e singole comunit, tra cultura ufficiale e culture locali. I rapporti con i contadini presentavano un carattere complesso e ambiguo, e si fondavano principalmente su una serie di legami associativi, come il clan e le associazioni di viDajggio. Non sempre i rapporti tra la genhy e l'autorit imperiale furono di completa collaborazione. Subito dopo la fondazione della dinastia, il governo tent inutilmente di indebolire una parte deDa potentegenhy meridionale, ricorrendo anche a deportazioni e aDa confisca dei latifondi. Nel complesso, per, la sua politica di tipo fisiocratico fu bene accolta dalla genTy, che di fatto si identificava cn la classe dei proprietari terrieri. Il successore di Hongwu, Yongle (141)3-1424), salito al trono dopo

aver spodestato il legittimo successore, trasfer h capitale da Nanchino a Pechino, dimostrando cos di avere particolarmente a cuore il problema della frontiera settentrionale. La proclamazione deDa nuova capitale awenne soltanto nel 1421, dopo anni di grandi lavori di edificazione, per i quali furono mobilitati circa 250.000 artigiani e un milione di contadini. Fu realizzata inoltre un'opera di ripristino del Grande Canale, che aveva l'importante funzione di coDegare il Sud al Nord. La politica estera di Yongle fu volta decisamente verso l'obiettivo di affermare l'autorit dell'lmpero su tutte le aree circostanti. Furono consolidati i rapporti di tipo tributario con molti regni vicini (Corea, Ryukyu, Champa, Thailandia, ecc.) fino aD'arcipelago e alla penisola malesi. Nel 1406 fu inviata una spedizione nel Vietnam settentrionale e centrale, che venne sottomesso aD'Impero per circa due decenni. Ma il problema principale rimase queDo mongolo: Yongle organizz diverse campagne contro gli antichi dominatori, ma senza riuscire a stabilizzare la situazione a causa deDe lotte intestine scoppiate tra le varie trib. In questo periodo, nell'ambito di questa intensa attivit diplomatica si collocano le famose spedizioni marittime comandate daD'eunuco Zheng He (1371-1434), che organizz sette viaggdal 14()5 al 1433 nel Mar Cinese meridionale e neD'Oceano Indiano, sino al Golfo Persico e al Mar Rosso. Verso la met del xv secolo, l'Impero Ming conobbe una fase di ripiegamento, che coincise con l'affermarsi in Mongolia di nuove confederazioni nomadi, tra cui queDe dei Tatari e degli Oirati. La crescente pressione mongola aveva reso necessario l'arretramento delle difese a sud della Grande Muraglia, riedificata tra il 14U3 e il 1435 sul tracciato di quella Sui. Resti consistenti di tale imponente struttura sono ancora oggi oggetto di meraviglia in tutto il mondo. Nel 1449, nel corso di una imprudente azione militare condotta dalle truppe cinesi, gli Oirati riuscirono perfino a fare prigioniero l'imperatore, infliggendo una grave umiliazione aDa dinastia Ming. Gli scontri ripresero verso la met del XVI secolo, quando i Mongoli 44 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI invasero il territorio cinese, giungendo a minacciare la stessa Pechino (1550). Vent'anni dopo si giunse a stipulare un nuovo trattato di pace che garantiva ai Mongoli la libert di commercio, ma ci non serv a risolvere definitivamente il problema della frontiera settentrionale. Nel Nord-Est, infatti, si andava consolidando un nuovo potere, costituito dai Mancesi, che appartenevano alla stessa stirpe dei Nuzhen, i quali, alcuni secoli prima, avevano fondato la dinastia Jin e conquistato la Cina del Nord. Una minaccia pi immediata venne dalla campagna coreana del condottiero giapponese Hideyoshi (1536-1598), il quale, attraverso la conquista della Corea - il pi fidato regno tributario della dinastia Ming - mirava a impadronirsi dello stesso Impero cinese. I Ming intervennero massicciamente nella penisola e, dopo lunghe e costose campagne, riuscirono, tra il 1595 e i11598, a respingere l'invasore. Il conflitto ebbe per conseguenze disastrose per l'Impero, travolto da una crisi finanziaria sempre pi grave. In seguito all'abbandono del mare da parte del governo imperiale e ai vincoli sempre pi stretti imposti al commercio oceanico, si erano aperti spazi sempre pi ampi per i traffici illegali e per la pirateria. Sia Giapponesi che Cinesi del Sud tenevano sotto il loro controllo un sempre pi fiorente contrabbando di metalli preziosi, esplosivi, rame e seterie tra le coste cinesi, da un lato, e il Giappone, le Filippine, il Vietnam, la Thailandia e i territori malesi, dall'altro. Il tentativo governativo di stroncare la pirateria si scontr con l'opposizione dellagenTy delle province costiere del Zhejiang e del Fujian, che da

essa ricavava enormi profitti. L'arrivo degli Europei contribu a complicare ulteriormente la situazione. Nel 1517 i Portoghesi sbarcarono a Canton e ottennero la concessione ufficiale per esercitare il commercio, ma ben presto incontrarono l'opposizione delle autorit cinesi che li espulsero dal territorio imperiale. Soltanto verso la met del secolo fu loro consentito di insediarsi nell'isoletta di Macao, ed in breve violenta divenne la competizione fra gli Europei per il predominio sul commercio nel mare della Cina. Gli Spagnoli, che nel 1565 avevano occupato le Filippine, giunsero nel 1626 a controllare il porto taiwanese di Jilong. Ma da qui vennero presto cacciati per opera degli Olandesi, che stabilirono le proprie basi sulle coste settentrionali dell'isola. Tali basi furono utilizzate per un intenso scambio commerciale, che consisteva nella vendita in Cina di spezie e di altri prodotti del Sud-Est asiatico, e nell'acquisto di seta che poi veniva rivenduta in Giappone in cambio di argento. Nell'ambito dei rapporti tra gli occidentali e i Cinesi, in questo periodo, un ruolo di particolare importanza venne svolto dai gesuiti Fra di essi si distingue il fondatore della missione in Cina, Matteo Ricci (1552-1610), che, giunto a Macao nel 1582, ottenne nel 1601 l'autorizzazione a stabilirsi definitivamente a Pechino. Egli seppe LO SPLENDIDO IMPERO MING 45

adattare il proprio linguaggio alle condizioni cinesi, facendosi interprete della civilt europea contemporanea. Dall'abito buddhista, indossato inizialmente sul modello dei missionari in Giappone, allo scopo di propagandare in Cina la dottrina cristiana, Matteo Ricci pass a quello del letterato confuciano, essendosi convinto che la cristianizzazione dell'Impero poteva passare soltanto attraverso la mediazione della classe dirigente. A tal fine egli si present a corte e ai funzionari come portatore di nuove conoscenze in campo matematico e astronomico. Profondo conoscitore della lingua e della cultura cinese, egli con i suoi studi contribu al formarsi in Occidente di una nuova visione della Cina, che avrebbe avuto un'influenza notevole sull'evoluzione intellettuale e la pubblicistica europee nel secolo successivo: una grande monarchia ordinata, con un numero di abitanti circa 10 volte superiore a quello del paese europeo pi popolato, governata da una classe colta e illuminata. Nel corso del XVI secolo, le istituzioni imperiali subirono un declino progressivo, anche a causa di una serie di contraddizioni sociali, determinate da fattori di crescita economica. Lo sviluppo della produttivit agricola, cui avevano contribuito la specializzazione regionale e l'introduzione di nuove culture provenienti dall'Occidente e dalle Americhe, segn un incremento imponente delle attivit mercantili e della circolazione monetaria, soprattutto nell'area economica pi sviluppata, che aveva il suo centro nel bacino inferiore dello Yangzijiang. Ci determin un processo di urbanizzazione ancora pi accentuato di quello di epoca Song, con lo spostamento di masse sempre pi consistenti di contadini verso le citt, l'emergere di strati di contadini ricchi, l'impoverimento di larghi settori marginalizzati della popolazione, e con la formazione di una grossa borghesia imprenditoriale legata alla burocrazia imperiale e agli eunuchi. A seguito di tali profonde trasformazioni, il sistema della registrazione obbligatoria divenne inadeguato, e l'intera organizzazione fiscale e militare dello Stato, stabilita da Hongwu, entr in crisi, e a nulla valsero tentativi di riforma, come quello realizzato verso la fine del XVI secolo, che inglobava in un'unica imposta, pagabile in argento, le molteplici imposizioni che gravavano sulle campagne. Questa importante riforma, detta dell'unica sferza (yitiao bianfa) non riusc tuttavia a migliorare il deficit fiscale, eliminare le evasioni e sanare la

crisi finanziaria. Essa infatti ovviava in parte agli inconvenienti derivati dallo sviluppo demografico e dalla crescente mobilit sociale, che avevano reso sempre pi difficile la registrazione della popolazione e avevano di conseguenza favorito il fenomeno dell'evasione fiscale e gli abusi dei funzionari a livello locale. In passato l'efficacia del sistema era apparsa sempre strettamente collegata con il controllo capillare della popolazione da parte dello Stato, in quanto oggetto principale dell'imposizione era sempre stato l'individuo, piuttosto 46 SToRIA DELIA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI che la terra. La riforma dell'unica sferza aveva avuto l'obiettivo di riordinare i vari tipi di imposizione esistenti precedentemente, stabilendo un'unica imposta pagabile in argento. Tuttavia essa non era ancora una imp(xsta esclusivamente reale ma continuava ad essere costituita da varie voci, inclusa quella coilegata con gli obblighi di cor~ee. Le trasformazioni dell'economia e della societ ebbero una serie di effetti destabilizzanti all'interno dell'apparato statale. In particolare, ne risentirono il sistema fiscale, fondato su una capillare registrazione della popolazione, e il sistema militare, che poggiava su milizie contadme reclutate all'interno di famiglie che si tramandavano la professione del soldato. La crisi non risparmi neppure il vertice dello Stato, che aveva visto il progressivo affermarsi del potere degli eunuchi, i cui compiti dapprima limitati agli affari di corte, si erano progressivamente estesi fino a interessare importanti settori delI'amministrazione. La burocrazia, d'altro canto, appariva sempre pi scossa dal fenomeno delle lotte di fazione, che nell'ultimo periodo della dinastia aveva finito col generare gravi conflitti istituzionali. Tale crisi di enormi dimensioni, che influenz notevolmente la Cina tardo-lmperiale nei suoi aspetti politici, sociali ed economici, era quindi espressione di una crescita che si manifestava in una rivoluzione commerciale incentrata nelle coste meridionali che segn il coinvolgimento della Cina nel mercato mondiale, e nello stesso tempo m un grande sviluppo economico e monetario che caus un allentamento dei controlli statali sull'economia, un aumento della competitivit sociale, e un miglioramento dello status dei coltivatori. Rinessi in campo intellettuale si manifestarono con l'emergere di nuove idee eterodosse e con lo sviluppo della nota produzione letteraria. Questa rivoluzione port, da un lato, alla specializzazione regionale e alla formazione di tre principali centri economici (del Grande Canale, al Nord, del basso Yangzijiang, a Sud-Est, e delle coste meridionali), e dall'altro alla creazione di mercati rurali che alterarono l'a~setto della gerarchia urbana formatosi in epoca Song e facilitarono la diffusione della cultura urbana nelle aree rurali. L'azione politica ed economica degli eunuchi costitu uno dei maggiori problemi politici dell'ultimo periodo Ming. Inizialmente le loro competenze erano state limitate all'amministrazione del Palazzo Imperiale, ma poi erano andate progressivamente estendendosi ai principali affari delIo Stato: le finanze, la sicurezza interna, la difesa, i rapporti con l'estero. Nel 1604, si venne organizzando, tra i letteratifunzionari, una vera e propria opposizione incentrata nell'Accademia del Bosco Orientale (Dong~n), la quale, invocando la restaurazione dell'ortodo~sia neoconfuciana, propugnava una lotta decisa LA DINASTIA MANCESE QING 47

contro la corruzione e lo strapotere degli eunuchi. I conflitti intestini al vertice dell'amministrazione furono complicati dal progressivo aggravamento della crisi finanziaria e dallo scoppio di rivolte in tutto l'Impero. L'insurrezione che doveva rivelarsi decisiva per le sorti dei

Ming fu quella di Li Zicheng (1605?-1645): questi, dopo avere occupato Luoyang e Xi'an, aveva proclamato una nuova dinastia e organizzato un nuovo governo, stabilendo i vari uffici burocratici e istituendo gli esami di Stato. Poco dopo marci su Pechino, che si arrese senza resistere nell'aprile 1664. L'ultimo imperatore Ming si impicc sulla Collina del Carbone, dietro il palazzo imperiale. Ma pur di sbarazzarsi degli insorti, Wu Sangui, che comandava le truppe imperiali di stanza sul passo che collegava lo Hebei al Liaoning, ricorse all'intervento delle truppe della nuova potenza mancese che si era andata affermando lungo i confini nord-orientali dell'Impero. La dinastia mancese Qing Le trib Nuzhen - cui appartenevano i Mancesi (popolazione che parlava una lingua tungusa della famiglia uralo-altaica) -, in seguito alla caduta dell'Impero Jin nel Xlll secolo, si erano trovate successivamente sotto la giurisdizione prima dei Mongoli e poi dei Ming. Stanziati a Nord-Est dell'Impero, i Mancesi erano riusciti a COStitUire, nella seconda met del xvl secolo, una forte federazione tribale, che, grazie all'opera di Nurhaci (1559-1626), aveva finito con l'assumere una posizione dominante nell'attuale Manciuria. Dopo alterne vicende, in cui fasi di relativa tranquillit, fondata su fiorenti traffici commerciali, erano seguite da momenti di tensione e di scontro, anche militare, Nurhaci diede vita ad una forte confederazione tribale basata sulle bandiere. In un primo tempo furono organizzate quattro bandiere, alle quali nel 1615 se ne aggiunsero altre quattro. Questo nuovo sistema sconvolse l'assetto tribale e permise la formazione di uno Stato centralizzato sul modello cinese. In effetti, I'organizzazione delle bandiere si modellava su quella delle guarnigioni di frontiera Ming, nelle quali le funzioni militari erano connesse con quelle civili, per cui, quando non erano impegnate in operazioni militari, dovevano dedicarsi ad attivit produttive per prowedere al proprio sostentamento. Attraverso una intelligente politica diplomatica, Nurhaci, che nel 1616 aveva fondato la dinastia dei Jin Posteriori, ottenne l'appoggio dei Mongoli Orientali e procedette nella ristrutturazione politica e sociale del proprio popolo. Il figlio di Nurhaci, Abahai, port avanti l'opera del padre: alle otto bandiere mancesi furono infatti aggiunte otto bandiere mongole e otto bandiere cinesi, costituite dai Cinesi emigrati in Manciuria. Nel 1636 venne assunto il nuovo titolo dinastico di Da Qing, o Grandi Qing, e fu accelerato il processo di sinizzazione con una struttura 48 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI governativa modellata su quella Ming e con un numero sempre pi elevato di Cinesi ai vertici dell'amministrazione. Nel 1644, in seguito alla proclamazione del nuovo imperatore ribelle a Pechino, il generale Wu Sangui, che comandava l'esercito imperiale di stanza al confine con la Manciuria, prefer accordarsi con i Mancesi, facendoli penetrare in territorio cinese, e procedendo con essi contro le truppe degli insorti. I Mancesi poterono cos insediarsi a Pechino, e Wu Sangui, dopo avere dato un contributo determinante all'eliminazione delle ultime sacche di resistenza dei lealisti Ming, si trov a dover affrontare l'esercito Qing. La cosiddetta rivolta dei tre feudatari, iniziata da Wu Sangui nel 1673, sarebbe finita miseramente nel 1681 con il suicidio del suo successore Wu Shifang. Gli ultimi lealisti furono eliminati nel 1683, quando venne occupata l'isola di Taiwan, dove si era rifugiato il condottiero sino-giapponese Coxinga (Zheng Chenggong, 1624-1662) nel 1661, minacciando con frequenti incursioni le coste del Fujian e del Guangdong. L'occupazione della Cina da parte dei Qing, se paragonata a quel-

la dei Mongoli, dimostra una superiore abilit di adattamento e di organizzazione dei Mancesi che avevano gi subito un processo di sinizzazione. Il problema che si trovarono ad affrontare fu quello di integrare la propria organizzazione, tipica di uno Stato di frontiera, con quella di un grande Impero centralizzato. Il territorio mancese originario conserv la propria autonomia, e la popolazione ivi residente, costituita da Mancesi, da Mongoli, e da Cinesi, venne ad assumere le caratteristiche di un gruppo ereditario privilegiato, organizzato nell'ambito delle bandiere, un vero Stato dentro lo Stato. Al vertice dell'apparato venne affermato il principio diarchico della ripartizione delle responsabilit fra Mancesi e Cinesi, mentre ai livelli inferiori dell'amministrazione i posti direttivi erano occupati principalmente dai Cinesi (nel 1667 ben 28 dei 29 posti di governatore erano occupati da membri cinesi delle bandiere). La nuova Sovrintendenza per le Dipendenze, che traeva origine dall'Ufficio Mongolo, e trattava le relazioni ufficiali con i Mongoli, i Tibetani, le citt-Stato dell'Asia centrale (anche i rapporti con i Russi avrebbero successivamente fatto capo al medesimo ufficio), era esclusivo appannaggio di Mongoli e Mancesi; essa assunse il carattere di un vero e proprio ministero, sottraendo la gestione delle relazioni con i popoli del Nord-Ovest al Ministero dei Riti, che tradizionalmente aveva la competenza della politica estera dell'Impero. Questo fatto d la misura, da una parte, del carattere multietnico del dominio Qing e, dall'altra, dell'esigenza di controllo sui centri vitali dell'Impero da parte del nuovo gruppo dominante. L'adattamento dei conquistatori alla situazione cinese risulta anche dalle scuole che furono stabilite per educare le lites delle banLA DINAS~A MANCESE QING 49

diere, alle quali veniva insegnato sia il mancese che il cinese, e che venivano preparate a sostenere gli esami di Stato. Il mecenatismo adottato dai maggiori imperatori della dinastia non soltanto permise la realizzazione di immani compilazioni, ma contribu notevolrnente alla stessa legittimazione Qing. All'imperatore Qianlong ad esempio si deve il patrocinio di un imponente lavoro editoriale in campo storiografico, con la pubblicazione nel 1747 delle Ventuno Storie Ufficiali, che avrebbero dovuto fornire una interpretazione ortodossa della successione dinastica, quale era andata verificandosi nelI'intero arco della storia cinese. In campo letterario, nel 1782 vedeva la luce la pi vasta collezione libraria di tutta la storia cinese, la Collezione completa di opere nelle Quattro Categorie, comprendente classici, opere storiche, filosofiche e letterarie. Tale interessamento per la cultura, se da un lato era volto a preservare i testi fondamentali della tradizione cinese, rappresent anche un vero e proprio intervento censorio, che aveva come obiettivo la soppressione di tutte quelle opere il cui contenuto fosse ostile direttamente o indirettamente alla dinastia. Durante i lavori di compilazione della Collezione, migliaia di opere considerate eterodosse vennero distrutte, e un gran numero di letterati dovette subire la persecuzione delle autorit imperiali (la cosiddetta inquisizione letteraria, 1772-1788). Il sistema concorsuale per l'accesso alla burocrazia rimase fondamentale, e una serie di riforme per ridurre la corruzione, responsabilizzare maggiormente i funzionari, restringere i privilegi dellagent~y, e intensificare i canali di informazione fra centro e periferia rese pi efficiente la macchina amministrativa. Lo sviluppo economico-sociale incise anche sulla mobilit: I'accresciuta competizione agli esami

rese sempre pi necessaria la diversificazione delle entrate nell'ambito della stessa famiglia, con un maggiore ricorso agli investimenti mercantili, per cui si venne assottigliando la separazione fra letterati e mercanti. Uno dei grossi problemi che lo Stato dovette affrontare fu la relativa scarsit di funzionari a livello di distretto, di fronte all'aumentata popolazione: alla burocrazia riusciva a mala pena il disbrigo della giustizia (penale), il mantenimento dell'ordine pubblico e l'esazione fiscale, per cui divenne sempre pi importante la collaborazione informale della gentry a livello locale. L'autocrazia imperiale rimase solida, senza alcuna limitazione da parte della burocrazia e dell'aristocrazia mancese (almeno dalle riforme del terzo imperatore, Yongzheng); anzi, la cura con cui gli imperatori si occuparono direttamente degli affari dello Stato li differenzi notevolmente dallo stile di governo istaurato dagli ultimi sovrani Ming, e caratterizzato da una generale indolenza. Ma nel suo insieme, I'organizzazione statale, che aveva tanto affascinato gli occidentali, era molto complessa, essendo il risultato della interazione di una strut50 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI tura dispotica, con poteri di polizia e di esazione fiscale, costituita da una macchina burocratica reclutata su basi universali e meritocratiche, e di una serie di associazioni locali sub-burocratiche di base animate dalla gentr(dan, corporazioni, comunit di villaggio, associazioni religiose, e persino societ illegali e segrete). La dinastia Qing non si discost molto dalla precedente per la politica economica, in particolare i monopoli e le finanze. L'incoraggiamento a nuovi insediamenti e allo sfruttamento intensivo dell'agricoltura contribuirono ad un certo benessere e a un'espansione demografica senza precedenti: fra la met del XVII e la met del XIX secolo, la popolazione cinese triplicata, passando da 1OO/150 a 400 milioni, mentre raddoppiata nello stesso periodo la superficie della terra coltivata. L'enorme crescita demografica, che indice, oltre che dell'aumento del tasso di natalit, anche di una contemporanea diminuzione di quello di mortalit (non a caso nel 1757 l'et pensionabile per i funzionari pass da 55 a 65 anni), avrebbe per pesato negativamente sulla vita dell'Impero, non essendo accompagnata come in Europa da una adeguata trasformazione dell'economia. Il primo grande sovrano Qing, Kangxi (1662-1722), fu sostenitore della tradizione confuciana, e al tempo stesso delle tradizioni della sua stirpe. Tra il XVII e il xvlll secolo, il problema pi grave, a Nord, era rappresentato dai Mongoli Occidentali, tra i quali si erano andati affermando gli Zungari, stanziati nel Turkestan orientale. Essi, sotto la guida di Galdan (1644-1697), che si era fatto interprete e sostenitore del lamaismo, e aspirava a stabilire, grazie a tale politica religiosa, il proprio dominio sull'intera Asia centrale, dalla Mongolia al Tibet, avevano assunto la protezione del Dalai Lama. Allo scopo di isolare gli Zungari, Kangxi giunse a un compromesso con i Russi, i quali nel corso del xvll secolo si erano spinti, nella loro colonizzazione della Siberia, fino alla costa del Pacifico. Si giunse cos al trattato di Nercinsk (1689), il primo stipulato tra la Cina e una potenza europea. Il testo venne redatto in latino, mancese e russo. L'impiego del latino, la cui versione faceva fede circa la corrispondenza testuale delle altre due, si spiega con la partecipazione dei gesuiti Pereira e Gerbillon nell'ambito della delegazione del governo Qing. In base a tale trattato, la Cina riprendeva possesso della riva sinistra dello Heilongjiang. La soluzione definitiva del problema degli Zungari si sarebbe avuta nel 1757, sotto l'imperatore Qianlong (1736-1795). L'esercito imperiale infranse la resistenza zungarica, conquistando la regione dell'Ili, e di questa trib venne cancellato persino il nome. Successivamente le truppe Qing soffocarono anche la ribellione del-

le popolazioni musulmane stanziate a sud della catena del Tianshan, portando cos a compimento la conquista dell'intera regione del Turkestan cinese, che, alla fine del xlx secolo sarebbe diventata una nuova provincia col nome di Xinjiang, o Nuovi Territori. Nel XVIII LA DINASTIA NCESE QING 51

secolo, l'Impero Qing era giunto al consolidamento delle sue frontiere: nel Tibet la sovranit era esercitata attraverso un Residente e dei contingenti militari; il Xinjiang era retto da un Governatore Militare; la Mongolia era sottomessa attraverso i rapporti di sudditanza dei capi tribali nei confronti dell'imperatore; la Corea, la Birmania e il Vietnam erano Stati tributari sotto il protettorato cinese. Il confronto fra Cina e Occidente ebbe inizio sotto Kangxi, con una questione eminentemente religiosa, anche se non priva di connotati politici. Dopo la caduta dei Ming, i gesuiti erano rimasti a Pechino, ponendosi al servizio dei nuovi dominatori (assunsero tra l'altro la direzione dell'Ufficio Astronomico). Nel loro tentativo di conformarsi alla realt cinese, di cui erano profondi conoscitori, i gesuiti tendevano a considerare le cerimonie in onore di Confucio e degli antenati perfettamente lecite e conformi alla dottrina cristiana. Diversamente, gli ordini missionari rivali dei gesuiti, domenicani e francescani, denunciarono pi volte alla Santa Sede l'atteggiamento della Compagnia di Ges come un cedimento intollerabile all'idolatria pagana dei riti cinesi, riuscendo infine ad ottenere, nel 1704, una dichiarazione di condanna da parte del papa Clemente Xl. Le polemiche sulla questione dei riti provocarono un grande malumore a corte, in quanto non era tollerabile per le autorit cinesi che il papa intervenisse sulle questioni religiose dell'Impero, e diedero spazio ai settori pi intransigenti antioccidentali della burocrazia imperiale. Alla morte di Kangxi, in circostanze poco chiare, ascese al trono il quarto figlio, Yongzheng (1723-1735), il quale, per consolidare il proprio dominio, si adoper per ridurre progressivamente l'influenza politica dell'aristocrazia mancese, che in passato aveva costituito sempre un fattore importante nel processo decisionale della corte, stabilendo uno stretto controllo sull'aristocrazia mancese. Per stabilire uno stretto controllo sull'amministrazione, Yongzheng da un lato si serv del sistema dei memoriali, e dall'altro trasform di fatto la struttura del governo imperiale. Il sistema dei memoriali, che prevedeva che una serie di funzionari provinciali, scelti direttamente dall'imperatore, gli inviassero periodicamente dei rapporti confidenziali circa il funzionamento dell'apparato e l'attuazione della politica imperiale, aveva un carattere segreto. Anche il vertice delI'amministrazione fu riformato mediante l'attribuzione di vere e proprie funzioni di governo (anche se le sue funzioni ufficiali erano limitate alla stesura dei decreti imperiali e alla trasmissione dei memoriali) ad un organo non ufficiale, il Consiglio di Stato (Junjichu), mentre il Consiglio Interno (Neige) veniva ridotto a funzioni puramente operative. Le sue attivit erano svolte con la massima segretezza, al di fuori del controllo dell'Ufficio del Censorato, cui era sottoposta l'amministrazione regolare. Anche le scuole locali finirono col diventare uno strumento di 52 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI propaganda governativa. Solo le accademie che si conformvano ai modelli stabiliti dal sovrano potevano ricevere il suo sostegno, mentre le altre dovevano subirne il boicottaggio e l'interdizione. Nella Cina tardo imperiale la percentuale delle entrate pubbliche (delle quali, nel XVIII secolo, il 74% derivavano dall'imposta fondiaria e il 12% da quella sul sale) si aggirava sul 4-8% del reddito

nazionale, grosso modo come gli Stati europei premoderni. Nel campo finanziario, Yongzheng port avanti la riforma fiscale, con l'estensione alla grande maggioranza delle province della nuova imposta diding, che comprendeva in un'unica voce l'imposta fondiaria e quella gravante sulle persone fisiche dei maschi adulti (quest'ultima era gi stata congelata da Kangxi nel 1713 nelle quote provinciali dell'imposta personale ding, per cui non si teneva pi conto dell'aumento demografico). Essa costituiva un ulteriore progresso nel processo di razionalizzazione del sistema fiscale, iniziato in epoca Ming, con l'introduzione della cosiddetta imposta dell'unica sferza. Inoltre lo Stato Qing cerc di evitare il pi possibile di gravare la popolazione con le corve o con il costo dei lavori pubblici relativi, mirando invece a raggiungere dei compromessi con i proprietari terrieri interessati e con le comunit locali. Ma la vasta opera del controllo delle acque, mirante al mantenimento dell'ambiente ecologico, richiedeva un maggiore intervento dello Stato: gli investimenti e la direzione politico-tecnica della burocrazia si dimostrarono insufficienti rispetto alla spinta centrifuga degli interessi privati locali e alle pressioni dell'esplosione demografica. Alla fine l'equilibrio ecologico venne travolto dall'incapacit della burocrazia di mediare fra gli interessi particolari, dalla corruzione, dalla selvaggia coltivazione di argini, dalle ristrettezze finanziarie, e una serie di disastri naturali si abbatterono sulle campagne. La politica finanziaria di Yongzheng non si limit comunque al settore fiscale, ma mir pi in generale a razionalizzare tutti i conti dello Stato, cercando di colpire ogni forma di corruzione e di sperpero. A tal fine, proprio a titolo di incoraggiamento all'onest, gli stipendi dei funzionari vennero aumentati e furono legalizzate le maggiorazioni alle imposte riscosse precedentemente in modo arbitrario dai magistrati locali. A Yongzheng succedette il quarto figlio, che regn col titolo di Qianlong (1736-1796).1 sessanta anni di regno di Qianlong corrispondono, per numerosi aspetti, a una fase di apogeo della dinastia, ma al tempo stesso segnano l'inizio del suo declino. Qianlong eredit un impero prospero con un'amministrazione relativamente efficiente, e con un tesoro che poteva contare su un surplus di 24 milioni di tael (unit di peso usata per l'argento, pari a 37,3 grammi). Nonostante i gravosissimi costi sostenuti in questo periodo per le campagne militari, e nonostante il rilevante aumento delle spese affrontate dalla corte (si pensi che i sei viaggi compiuti dall'imperaLA DINASTIA MANCESE QING 53

tore in periodi diversi nella valle dello Yangzi costarono all'erario 200 milioni di tael), nel 1786 il tesoro aveva ancora un surplus di oltre 72 milioni di tael. Tale situazione, in parte dovuta alle misure adottate da Yongzheng durante il suo regno, ben presto si deterior anche a causa dell'aggravamento della corruzione a tutti i livelli. Scarsi risultati ebbero i successivi tentativi di riordinare la situazione dell'erario, fattasi sempre pi difficile nell'ultimo periodo del regno di Qianlong, anche in seguito ai costi per il mantenimento dell'ordine e la repressione di una serie di rivolte nel Guizhou e nello Hunan tra la popolazione aborigena dei Miao, nello Hubei e Sichuan per una ribellione ispirata dalla setta del Loto Bianco, e lungo le coste meridionali nella lotta contro la pirateria. Nel corso del XVIII secolo, i traffici commerciali tra la Cina e l'Occidente, nonostante gli ostacoli frapposti dal governo imperiale, avevano conosciuto una crescita progressiva soprattutto per iniziativa della Compagnia britannica delle Indie orientali, che, dalle sue basi di Canton, vendeva tessuti di cotone, stagno e piombo, acquistando dalla Cina soprattutto t e porcellane. Gli scambi erano decisamente

a favore della parte cinese, e la Compagnia aveva pertanto accumulato un pesante saldo passivo sulla propria bilancia commerciale. Allo scopo di stabilire relazioni regolari e di incrementare gli scambi, nel 1793 giunse a Pechino un'ambasceria britannica, guidata da Lord George Macartney. Pur essendo accolta con grande cortesia, essa non consegu nessuno degli obiettivi che si era prefissi. L'imperatore Qianlong si degn invece di inviare una lettera a Giorgio m, in cui lo esortava a governare il suo popolo con saggezza. Altre missioni successive non portarono a migliori risultati. Tuttavia era ormai in corso quel processo di integrazione economica su scala mondiale, iniziato con lo spostamento dell'equilibrio militare ed economico a favore dell'Europa: le grandi esplorazioni e l'espansione coloniale europea nel mondo, in cui la Cina era stata coinvolta sin dall'ultimo secolo della dinastia Ming. E infatti in questo periodo che ha inizio un unico mercato mondiale integrato, con la divisione internazionale del lavoro e la partecipazione attiva di vaste aree. Il confronto con l'Occidente avrebbe tuttavia subito un radicale mutamento nei primi decenni del XIX secolo. Essendo fallito ogni tentativo di aprire in Cina un mercato per i tessuti di cotone inglesi, le ditte britanniche, allo scopo di pareggiare la bilancia commerciale, ricorsero in modo sempre pi massiccio allo smercio dell'oppio, che veniva prodotto nel Bengala dalla Compagnia delle Indie orientali. La diffusione dell'oppio nel territorio imperiale aveva creato gravi problemi di natura economica e sociale, come anche di natura morale. Non solo l'incremento delle vendite dell'oppio aveva determinato un crescente drenaggio di argento, contribuendo a squilibrare il sistema monetario cinese, ma aveva anche favorito il dilagare della 54 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI A DINASTIA MANCESE QING 55 corruzione tra il personale amministrativo e tra i funzionari piccoli e ell'ambito del sistema monetario cinese. Gli squilibri provocati damedi. Alla fine degli anni Trenta, fin col prevalere a corte l'ala interventi delle potenze e dalla concorrenza delle loro industrie intransigente, il cui esponente pi rappresentativo era Lin Zexu va iniziato quel processo di deindustrializzazione relativa che (1785-1850), il quale venne inviato a Canton come commissario imort alla regressione della produzione artigiano-industriale cinese periale plenipotenziario. I suoi decisi interventi contro il traffico ispetto a quella mondiale. E proprio a causa della decadenza deldella droga valsero a scatenare quella che passata alla storia come rtigianato familiare, il livello di industrializzazionepcapi~e cinela prima Guerra dell'Oppio (1839-1842), che si concluse col Trattato e, che intorno al 1800 equivaleva a quello dell'Impero Russo, nel di Nanchino integrato da quello di Humen (1843). Tali convenzioni, orso del xlx secolo scese a met del valore precedente. oltre ad imporre alla Cina il pagamento di una consistente indennit, matore della rivolta fu Hong Xiuquan (1813-1864) di origine stabilivano la cessione di Hong Kong alla Gran Bretagna, e l'apertuakka, comunit le cui condizioni sociali ed economiche erano in ra al commercio dei porti di Canton, Shanghai, Ningbo, Xiamen e enere inferiori a quelle del resto della popolazione. Dopo avere Fuzhou, dove i mercanti inglesi erano autorizzati a risiedere ed erinutilmente tentato di superare gli esami imperiali, in seguito a congere costruzioni. Da tali basi sarebbero sorte le cosiddette concesti avuti con missionari e alla lettura di testi di propaganda cristiasioni, amministrate direttamente dagli stranieri. Nel 1844 gli Stati Hong aveva elaborato una propria dottrina religiosa, con forti Uniti e la Francia ottennero privilegi analoghi, fra cui quello della lementi sincretistici (cristiani, taoisti, buddhisti e menciani). Pro-

| L I n gli ave p r l'a s c Ani H g i tat na, e

nazione pi favorita, che garantiva l'estensione automatica di tutti si fratello minore di Ges Cristo, egli propugnava un modeli vantaggi ottenuti dalle altre potenze. o di societ egualitaria, fondata sulla comunione dei beni. Nel 1853 Forse si esagerato nel valutare il ruolo traumatico della Guerra insorti occuparono Nanchino, fondando il Regno Celeste della dell'Oppio: essa in effetti modific, non inaugur, i rapporti di intee Pace (Taiping tianguo). Accesamente anti-mancesi, i Taiping grazione della Cina nell'economia mondiale moderna, gi esistenti arono nei territori conquistati una serie di riforme radicali, che dal XVIII secolo, e caso mai ne fu una conseguenza. Probabilmente la revedevano l'inquadramento della popolazione in gruppi di famiprima Guerra dell'Oppio sarebbe rimasta un episodio di peso limitalie, nell'ambito di una struttura che presentava al tempo stesso un to nell'ambito della storia cinese, se non si fosse accompagnata a una arattere religioso, militare, amministrativo e produttivo. Attaccato serie di gravi fattori di crisi dell'assetto sociale e politico dell'Impeontemporaneamente dalla Francia e dalla Gran Bretagna (seconda ro, determinati in parte dall'incremento demografico e in parte da uerra dell'Oppio, 1856-1860), il governo imperiale non fu in grado gravi fenomeni di corruzione, che avevano portato al decadimento i reagire alla nuova minaccia. La riscossa ebbe luogo ad opera dei del sistema di canalizzazione, su cui si reggeva l'economia di intere otabili locali, i quali arruolarono e organizzarono proprie milizie regioni. Certamente, e per gli effetti psicologici, e per quelli socioel nome dell'ortodossia confuciana e per la salvaguardia dell'ordieconomici a lungo terrnine legati all'ulteriore apertura del paese, essa e tradizionale. Un ruolo preminente nell'organizzazione di tali formise in moto un processo di cambiamenti in vari settori, che tuttavia e fu svolto da Zeng Guofan (1811-1872), uno dei maggiori esponensi dimostrarono lenti a confronto della rapida reazione verificatasi in i della nuova classe dirigente di origine provinciale, che avrebbe Giappone in seguito alla spedizione militare del commodoro Perry entato di conferire nuovo vigore alla dinastia Qing nell'ultima fase (1853). ella sua storia. I Taiping vennero infine sconfitti nel 1864, ma nel Alla fine del XVIII secolo, una serie di rivolte aveva insanguinato rattempo altre insurrezioni avevano investito l'Impero,larivoltadei diverse province, ad opera di minoranze nazionali e di movimenti ian nel Nord (1853-1868), quella dei musulmani del Sud-Ovest millenaristici, ispirati dalla setta buddhista del Loto Bianco, che 1855-1873), quella dei Miao nel Guizhou (185~1873), quella di aveva riacquistato il proprio vigore dopo un periodo di apparente aqubBeg(1820-1877)nelXinjiang(1862-1877).Nell8601etruppe riflusso. Poco dopo la conclusione della Guerra dell'Oppio, un'altra ccidentali inflissero un'ulteriore grave umiliazione alla Cina, occuinsurrezione, ben pi imponente delle precedenti, avrebbe portato do Pechino e distruggendo quel Palazzo d'Estate che nel l'Impero sull'orlo del collasso: la rivolta Taiping, fra le cui cause si ecolo era stato ampliato con l'apporto determinante dei gesuiti. annovera il malcontento della popolazione del Guangdong per lo Dilaniato dai conflitti interni e dall'attacco delle potenze occidenspostamento dei traffici nel bacino inferiore dello Yangzijiang, nonali (anche la Russia, nel 1858, era riuscita ad annettersi oltre ch le crescenti difficolt economiche in cui versavano i contadini kmq di territorio sulla riva sinistra del~o Heilongjiang), l'Imper l'aggravamento dell'imposizione fiscale dovuto anche agli effetti ero Qing comp un estremo tentativo di ripresa, avviando un prodel mutato rapporto tra il valore del rame e quello dell'argento esso di ricostruzione materiale, morale e ideologica. La nuova era

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STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI

Tongzhi (1862-1874) ebbe inizio all'insegna della restaurazione, sotto la guida di esponenti dellagent7y, emersi nel corso della repressione delle rivolte popolari: Zeng Guofan, Zuo Zongtang (18121885), Li Hongzhang (1823-1901). Essi intrapresero grandi opere di bonifica agricola, lavori idraulici, e la rimessa a coltura delle superfici devastate dalle insurrezioni e dalle guerre, riducendo l'imposizione fiscale sulle terre nel quadro di una ricostruzione, sia materiale che morale e ideologica. Nel contempo venne introdotta la tecnologia occidentale per rinforzare lo Stato e ricostituire le basi militari dell'Impero. Sul piano ideologico e morale, si cerc di intervenire nel reclutamento dei funzionari, riorganizzando il sistema degli esami e ribadendo il ruolo fondamentale del confucianesimo nella societ cinese mediante l'apertura di nuove scuole e accademie. In questo periodo, il rapporto fra Mancesi e Cinesi nell'ambito dell'amministrazione and modificandosi a deciso favore dei secondi. Alla morte di Tongzhi, una serie di nuove umiliazioni (la sconfitta nel conflitto con la Francia in occasione dell'intervento di quest'ultima in Vietnam, 1883-1885, e quella subta ad opera del Giappone negli anni 1894-1895, che comport fra l'altro la perdita dell'isola di Taiwan) determin una sensibile accelerazione dei mutamenti politici, e port alla ribalta un gruppo di intellettuali modernisti che puntava sulla riforma istituzionale come condizione necessaria per la rinascita del paese. Ma il progetto di riforma (1898), il cui maggiore esponente era Kang Youwei, non ebbe modo di realizzarsi a seguito del colpo di Stato compiuto dopo solo 100 giorni dall'imperatrice Cixi, con l'appoggio del generale Yuan Shikai, comandante del nuovo esercito moderno che era stato realizzato nell'ambito della politica di autorafforzamento militare. Causa di ulteriori disastri fu il movimento popolare anti-straniero dei Boxer (termine usato dagli Inglesi per indicare la societ segreta Yhequan, Pugni della Giustizia e dell'Armonia, che costituiva una ramificazione della setta degli Otto Trigrammi, collegata a sua volta con la setta del Loto Bianco), che l'imperatrice Cixi tent di utilizzare per consolidare le sorti dell'Impero. Con il segreto appoggio del governatore Li Bingheng, una parte del movimento perse il suo carattere antidinastico per concentrare il proprio attacco contro gli stranieri. Il famoso assedio delle legazioni a Pechino (1900), ad opera degli insorti, termin per miseramente in seguito all'intervento di un corpo internazionale contro cui inutilmente l'imperatrice aveva tentato di mobilitare l'esercito e le autorit governative. Col protocollo del 1901 le potenze assunsero ormai il controllo delle finanze imperiali, e la Cina pot evitare il dominio coloniale diretto in virt soltanto dei gravi contrasti esplosi tra i vincitori. Le riforme awiate tardivamente dall'imperatrice, che portarono all'abolizione degli esami imperiali nel 1905 e all'istituzione di nuovi UNA SOCIETA FRA TRADIZIONE E MODERNITA 57

organi rappresentativi, non riuscirono a impedire il crollo della dinastia Qing. L'emergere di un movimento rivoluzionario repubblicano (che aveva il suo centro politico nella Lega cinese, fondata nel 1905) e lo sviluppo di nuove forze centrifughe a livello provinciale furono i fattori che portarono allo scoppio della Rivoluzione del 1911, data di inizio del nuovo periodo repubblicano. Una societ fra tradizione e modemit La mobilit sociale attraverso la via ufficiale degli esami di Stato o

le vie non ufficiali dello sviluppo della produttivit, del mercato e l'urbanizzazione, e la crescita demografica sono due fra le principali costanti che caratterizzano la societ imperiale cinese dell'ultimo millennio. Lo sviluppo demografico conosciuto dalla Cina dalla seconda met della dinastia Ming alla dinastia Qing (dovuto senza dubbio al miglioramento delle condizioni economiche generali, cui avevano contribuito l'introduzione di nuove colture come quelle della patata, dell'arachide e del granturco, l'aumento della produzione agricola, e l'ampliamento della rete di distribuzione) si impone all'attenzione degli storici per la sua ampiezza: gli abitanti dell'Impero, che sotto i Ming avevano superato i cento milioni, erano gi centocinquanta verso la met del XVIII secolo, e avrebbero raggiunto i trecento all'inizio del XIX. Secondo la classificazione tradizionale, come si accennato, la popolazione cinese era suddivisa in quattro ordini, classificazione che non potendo corrispondere naturalmente alla complessa struttura sociale della Cina tardo-imperiale, era rimasta piuttosto come modello sociale. Al di sopra del popolo, rimaneva la nobilt che tuttavia non pu essere assolutamente paragonata all'aristocrazia europea. L'appartenenza alla nobilt, per quanto comportasse una serie di privilegi, di carattere sia economico che giudiziario, non implicava di per s alcun potere politico o amministrativo. Tale potere era privilegio esclusivo dei membri della burocrazia. E vero che numerosi esponenti della nobilt potevano entrare a fare parte di quest'ultima per nomina imperiale o attraverso il superamento degli esami. In alcuni casi, anzi, uno dei privilegi concessi ad alcuni gradi nobiliari era proprio quello di sottoporsi agli esami con un programma pi semplice di quello stabilito per gli altri candidati. Va rilevato, comunque, che esisteva una netta distinzione fra lo status di nobile e quello di funzionario, e che solo quest'ultimo era connesso con l'esercizio del potere. Il processo di passaggio dall'ascrittivit alla mobilit della societ, con la diffusione del sistema degli esami e la caduta della nobilt tradizionale, consolidatosi con l'awento della dinastia Song, conob58 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI be un'ulteriore accelerazione nei periodi Ming e Qing. Gli intellettuali vennero a costituire la dasse dirigente istituzionalmente riconosciuta. n sistema degli esami di Stato non si limitava a selezionare i membri della burocrazia, ma, pi in generale, svolgeva la funzione di determinare uno status sociale privilegiato. Con questo fenomeno da mettere in relazione non solo la formazione della gentry, ma un profondo mutamento nello stesso istituto del matrimonio. Come hanno dimostrato gli studi di Patricia Ebrey, fino a met della dinastia Tang, il sistema finanziario alla base del matrimonio si basava'sul dono che la famiglia dello sposo faceva a quella della futura sposa dono che sarebbe servito per la dote, non avendo le figlie diritto, come in Europa, all'eredit. Verso la fine dei Tang, col rallentamento dei controlli statali sulla terra e con lo sviluppo dell'economia monetaria, e soprattutto con la sostituzione della classe dirigente dalla nobilt alla gent y, la dote divenne un trasferimento di ricchezza oltre i limiti della discendenza patrilineare, dalla famiglia della sposa a quella dello sposo, che permetteva alla prima di assicurarsi legami familiari con personaggi influenti nell'ambito dei concorsi statali. Il termine gent~y corrisponde come noto alle parole shenshi o ~angshen, che indicavano quello strato di persone abilitate a portare un certo abbigliamento in seguito al superamento di almeno il primo livello degli esami di Stato. Ci significa che si trattava di un'lite il

cui status non era ereditario ma basato almeno teoricamente sul merito. Lagendeve essere distinta dalla burocrazia e dai proprietari fondiari. Certamente, la burocrazia aveva le stesse origini della gent~y, in quanto la scelta dei funzionari veniva realizzata all'interno di coloro che avevano superato gli esami di Stato, ottenendo determinati risultati. La collocazione sociale era per diversa, in quanto i membri dell'apparato statale si inquadravano in una struttura piramidale che aveva il suo perno nel governo imperiale, mentre i membri della gersvolgevano le loro funzioni dirigenti (culturali, religiose, ideologiche ed economiche) a livello locale, nei riguardi della popolazione. Pur essendo del tutto autonomi nei confronti dello Stato, essi dovevano i propri privilegi al riconoscimento dello status stesso. Normalmente la posizione economica era legata alla propriet fondiaria, ma non tutti i proprietari fondiari facevano parte della gent~y. Altre entrate provenivano dai servizi professionali privati e pubblici (arbitrati, insegnamento, gestione di opere pubbliche, ecc.). Lagenbcostituisce in pratica un fattore di connessione fra lo Stato e la societ, fra la vita politica e quella sociale: essa impersona il modello morale, sociale e culturale, ed il simbolo, nell'ambito del clan del quale fanno parte contadini e gente comune, della benevolenza paternalistica e dell'armonia familiare. La genhy occupava una posizione intermedia, rappresentando lo Stato (con tutte le sue UNA SOCIETA FRA TRADIZIONE E MODERNITA 59

funzioni culturali, ideologiche, religiose ed economiche) nei riguardi della popolazione, e, al tempo stesso, la popolazione nei confronti dello Stato. Da qui deriva una notevole dose di ambiguit. Se si considera che, per una consuetudine consolidata nel corso dei secoli, i funzionari non potevano operare nella propria provincia di origine, si pu desumere quale importanza avesse tale strato sociale, i cui esponenti assommavano insieme la conoscenza relativa alle diverse localit, la capacit di intervenire all'interno delle singole comunit e il prestigio necessario per indirizzare l'opinione pubblica. Proprio tale carattere di ambiguit permetteva alla gentry di svolgere un importante ruolo di stabilit nei momenti in cui il potere statale era forte e autorevole, ma poteva anche, quando il potere centrale fosse debole o vessatorio oltre ogni limite di tollerabilit, esprimere esigenze centrifughe e guidare una vera e propria opposizione antistatale, pur salvaguardando i rapporti fondamentali della societ tradizionale. La struttura dello Stato e della societ cinesi presenta dunque nel periodo della maturit imperiale una duplice articolazione. Le funzioni dirigenti sono attribuite in toto agli intellettuali, i quali possiedono una formazione comune e sono collegati da comuni aspirazioni e dal medesimo modello culturale. Tali funzioni sono svolte per concretamente su due piani distinti, a livello centrale e a livello locale. E proprio nell'equilibrio fra questi due poli che si realizza la dialettica del potere sotto l'insegna del neoconfucianesimo. La burocrazia presentava anche un carattere complesso. Essa era suddivisa secondo una gerarchia di nove doppi livelli cui corrispondevano divise particolari, con propri colori e disegni. L'accesso alla carriera burocratica aweniva principalmente attraverso gli esami di Stato. Tale sistema di selezione, che aveva conosciuto un primo sviluppo sotto le dinastie Sui (581-618) e Tang (618907), divenne il canale pi importante per il reclutamento dei funzionari dal periodo Song (960-1279). Nel periodo Qing, gli esami erano tenuti regolarmente ogni tre anni. Il primo livello era costituito da quelli che si svolgevano nei capoluoghi delle province. I candidati provenivano dalle scuole confuciane di distretto o di prefettura (in

questo caso avevano il titolo di shengyuan, o diplomato), e, prima di essere ammessi, venivano sottoposti ad una prima selezione da parte degli Ispettori Provinciali per l'Istruzione. Lo status di candidato comportava gi una serie di privilegi, come ad esempio l'esenzione dalle cor~e. In un certo senso si pu ritenere che tale condizione costituisse una fase di passaggio tra la gente comune e la classe dirigente, con importanti funzioni di intermediazione tra i due settori della societ. E significativo tuttavia che tale status non presentasse un carattere permanente, e per il suo mantenimento fosse necessario sottoporsi a controlli periodici. Il superamento degli esami 60 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI provinciali permetteva l'ingresso regolare nella classe dirigente. Il titolo acquisito di studioso presentato (juren) aveva un carattere permanente, ed era sufficiente per accedere ai livelli inferiori e medi della burocrazia. Grazie a tale titolo era possibile comunque essere ammessi al livello superiore degli esami imperiali, quello metropolitano. Per poter occupare cariche di prestigio nell'ambito della burocrazia era necessario acquisire il titolo di studioso introdotto (jinshi). Le prove per ottenere tale titolo si svolgevano nella capitale e comprendevano due livelli, quello dell'esame metropolitano e quello dell'esame di Palazzo, che si svolgeva alla presenza dell'imperatore, e che aveva la funzione di classificare i vincitori in gruppi secondo il merito. I posti pi elevati nell'amministrazione erano riservati a coloro che risultavano ai primi posti di questa graduatoria. L'abolizione degli esami di Stato e poi la fine dell'Impero, nel xx secolo, avrebbe portato al mutamento della classe dirigente, sempre pi legata al possesso della nuova cultura, al potere militare e alla ricchezza finanziaria. Nell'ambito di una societ come quella cinese tradizionale, caratterizzata da una struttura gerarchica fortemente radicata, in cui lo status appariva ideologicamente giustificato dalla concezione neoconfuciana che gli forniva un supporto ontologico attraverso la distinzione fra purezza e torbidit dell'energia umana, il sistema degli esami garantiva un notevole grado di mobilit, in quanto quasi tutti i sudditi avevano la possibilit formale di accedere attraverso tale canale ai livelli pi elevati della classe dirigente. Secondo alcuni studi statistici condotti sui registri dei vincitori, coloro che non avevano ascendenti diplomati ammontarono, durante la dinastia Qing, al 36,6% del totale. I funzionari rientravano nella categoria dei letterati (shi), che costituiva nel suo complesso lo strato superiore della societ, in quanto, come aveva affermato il filosofo confuciano Mencio nel IV secolo a.C.: C' chi lavora con la mente e chi con la forza fisica. Quelli che lavorano con la mente dominano sugli altri, e quelli che lavorano impiegando la forza fisica sono dominati dagli altri. E questo un principio riconosciuto universalmente. Un privilegio storicamente connesso con lo status di letterato era quello dell'esenzione da qualunque forma di lavoro obbligatorio, che era parte integrante degli obblighi fiscali di ciascun suddito. Secondo la concezione confuciana, erano i contadini, in quanto lavoratori della terra, a ricoprire lo status pi eminente nella gerarchia sociale, dopo quello dei letterati. La figura del contadino veniva in genere esaltata e descritta sotto una luce ideale nei testi ufficiali e in quelli destinati al popolo. Poich esso svolgeva quella che era considerata l'attivit fondamentale, appariva come il pilastro dell'Impero, costituiva il popolo buono per eccellenza. La stabiliUNA SOCIETA FRA TRADIZIONE E MODERNITA 61

t dell'Impero dipendeva in larga misura dalla pace rurale, e di questa era garante il contadino. Esso era inserito in un meccanismo di relazioni personali, familiari e di mutui rapporti, che potevano restare saldi sino a che erano salvaguardate le basi della sua sussistenza. Va considerato d'altro canto che all'interno dell'ordine cui faceva riferimento l'ideologia confuciana esistevano una serie di profonde differenziazioni sociali: alla medesima categoria appartenevano i grandi proprietari fondiari, nel caso in cui non possedessero titoli accademici, i piccoli proprietari e i fittavoli. La maggior parte dei contadini in epoca Ming-Qing erano proprietari, anche se di piccoli appezzamenti. La situazione tuttavia era resa complessa dal fatto che essi spesso possedevano dei minifondi che coltivavano in proprio, e altri fondi che davano in affitto, per cui nello stesso tempo erano piccoli coltivatori e fittavoli. Secondo dati relativamente tardi, i ricchi proprietari, che costituivano il 10% della popolazione, possedevano il 60% della terra, i medi proprietari (20%) ne possedevano il 20%, mentre i poveri, che rappresentavano gran parte della popolazione, ne possedevano il restante 20%. In generale, comunque, era soprattutto nel Sud che si aveva un'ineguale distribuzione delle terre, anche per la maggiore potenza dei clan, perch questi ultimi investivano ingenti mezzi finanziari nella terra per accrescere il patrimonio collettivo. In generale, l'affittanza risultava pi estesa nel Sud che al Nord, dove la rendita era prevalentemente pagata in natura (per lo pi il 60% del raccolto); al Sud prevaleva invece la rendita fissa e in danaro, che offriva ai fittavoli maggiore incentivazione all'aumento della produttivit. I coltivatori erano generalmente liberi di subaffittare i terreni, di ipotecare o alienare il proprio diritto, senza sottostare al parere del proprietario, purch continuassero a pagare la rendita originaria. Accanto alle terre private, esistevano quelle pubbliche, che includevano le tenute assegnate alla nobilt e le terre attribuite alle bandiere e agli uffici, nonch quelle che facevano capo a organizzazioni o istituzioni collettive: le terre dei clan, la cui rendita serviva per il mantenimento dei templi degli antenati, per il finanziamento delle cerimonie comuni, o per l'assistenza dei membri pi poveri, quelle destinate al mantenimento delle scuole di villaggio o al finanziamento della manutenzione di opere pubbliche, o quelle dei monasteri, delle corporazioni, ecc. Un'importante attivit collaterale dei contadini era quella artigianale, che andava dai lavori necessari per la manutenzione degli attrezzi agricoli alla produzione tessile, cui si dedicavano le donne soprattutto in determinate regioni, fino ad una vera e propria partecipazione alla produzione di grandi aziende sia urbane che rurali, la quale aweniva attraverso un'emigrazione stagionale, nei periodi di stasi dei lavori agricoli. Come nel caso dei contadini, anche l'ordine 62 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI degli artigiani si collegava a uno strato sociale estremamente vario e complesso, di cui facevano parte i lavoratori delle manifatture imperiali, gli imprenditori e i bottegai privati, nonch i dipendenti di questi ultimi. Gli artigiani erano in genere organizzati in corporazioni professionali, con propri regolamenti interni che prevedevano il pagamento di una quota di iscrizione e di contributi per le varie attivit, stabilivano multe e punizioni in caso di trasgressione (ad esempio era considerata una grave infrazione la collaborazione con gli estranei), fissavano i limiti e l'ambito di attivit di ciascun membro (ad esempio era proibito dedicarsi al commercio). Le corporazioni avevano inoltre il potere di decidere sul numero delle botteghe e sull'ammontare dei prezzi, sul salario degli artigiani e sul trattamento degli apprendi-

sti. La normativa relativa a questi ultimi era complessa e ricca. Ad esempio, nelle corporazioni tessili di Suzhou, gli apprendisti provenienti da famiglie estranee al settore dovevano pagare il doppio degli altri per la propria istruzione. Sempre a Suzhou, nelle botteghe di carta gli artigiani non potevano assumere apprendisti prima di un periodo di almeno dieci anni dall'inizio della loro attivit. Gli apprendisti avevano l'obbligo di lavorare presso le botteghe per tutto il tempo pattuito e di aiutare i loro proprietari. Era previsto inoltre che pagassero una forte somma (pari grosso modo al salario medio di un artigiano) per ottenere il diploma. La normativa delle gilde aveva un carattere cogente, e la sua violazione era seguita dall'applicazione di sanzioni, difficilmente evitabili, in quanto la corporazione era in grado di provocare anche la rovina degli artigiani inadempienti. Un fenomeno di rilevante importanza, connesso con le trasformazioni del tardo periodo Ming, fu quello relativo all'emigrazione nelle maggiori citt di un numero crescente di produttori rurali marginali, i quali vendevano sul mercato la loro forza lavoro. Si venne cos a creare un libero mercato del lavoro su basi economiche di una certa dimensione. Per quanto concerne l'ordine dei mercanti, va ricordato che, in generale, nel corso di tutta la storia cinese, l'atteggiamento ufficiale nei suoi confronti sempre stato ambiguo se non ostile. In particolare, il neoconfucianesimo disprezzava il commercio come disonorevole, parassitario e pericoloso, e condannava il perseguimento del profitto come egoistico, e proprio degli uomini dappoco. Per queste ragioni i mercanti rimanevano formalmente relegati all'ultimo posto della gerarchia sociale, e la loro attivit era considerata secondaria. D'altro canto, anche la categoria dei mercanti comprendeva nella realt persone che occupavano differenti livelli sociali e si trovavano in condizioni economiche estremamente diverse: dai ricchi commercianti, i quali giungevano a esercitare, grazie ai propri UNA SOCIETA FRA TRADIZIONE E MODERNITA 63

mezzi finanziari, un'influenza notevole in seno alla societ, sino ai piccoli venditori ambulanti, i quali vivevano in condizioni economiche molto precarie. A partire dai secoli xv e XVI, con la ripresa dell'economia monetaria e del processo di commercializzazione delle campagne, si era imposta una nuova mentalit nei confronti della ricchezza, cui si connetteva un diverso atteggiamento riguardo ai mercanti. Questi ultimi, interessati sempre pi ai traffici interregionali, presero a dedicarsi ad attivit finanziarie, divenendo creditori dei proprietari fondiari, e prendendo spesso il posto di questi ultimi nel controllo dell'usura nei confronti dei contadini. I mercanti erano in grado, infatti, di offrire prestiti a interessi concorrenziali rispetto ai proprietari, in quanto avevano maggiori e pi vantaggiose possibilit di smaltire le scorte di riso ricevute dai contadini per estinguere i debiti e non erano obbligati a ricorrere ad intermediari, avendo una buona cognizione delle fluttuazioni del mercato nelle varie aree. Sotto Yongzheng e Qianlong il governo imperiale sembr mostrare maggiore fiducia verso i meccanismi commerciali, e in numerosi casi venne awiata una politica di cooperazione con i mercanti. Nel 1748, l'imperatore Qianlong giungeva a osservare che era meglio lasciare al popolo gli affari commerciali e garantire la libera circolazione delle merci, perch l'interferenza del governo aveva effetti pi negativi che positivi. Anche in campo ideologico si ebbero interventi significativi da parte soprattutto del movimento della conoscenza pratica. Ad esempio, Huang Zongxi si spinse sino a considerare il commercio alla stessa stregua dell'agricoltura, cio come un'attivit

primaria. Anche nei settori dell'economia direttamente controllati dallo Stato vennero stabilite forme sempre pi strette di cogestione, in cui i mercanti erano delegati a operare con i propri capitali e con il proprio spirito imprenditoriale, sotto la supervisione o dietro autorizzazione della burocrazia. Si arriver in tal modo, verso la fine del XIX secolo, a istituzionalizzare tale rapporto nell'ambito del sistema del guandu shangban, gestione mercantile sotto la supervisione dello Stato. I ricchi mercanti avevano proprie residenze separate dai luoghi d'affari, ed erano in genere in possesso di una discreta istruzione. Spesso gestivano attivit che richiedevano ingenti investimenti di capitali (agenzie di cambio, commercio del sale, scambi internazionali, grosse imprese di produzione). Essi tendevano a diversificare i propri investimenti, e oltre a dedicarsi ad attivit commerciali ad alto rischio, acquistavano terreni, come si accennato, sia per assicurarsi profitti pi modesti ma pi sicuri, sia per accrescere il proprio prestigio sociale. Un altro importante investimento, che era collegato direttamente con l'obiettivo di migliorare il proprio status, era quello che consisteva nell'awiare i propri figli agli studi e alla carriera burocratica, senza contare la possibilit di acquistare - so64 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI prattutto nei momenti di difficolt per l'erario pubblico - i titoli accademici di livello inferiore. Una posizione privilegiata, all'interno della classe mercantile, era quella occupata dai mercanti del sale. Alla fine del periodo Ming, alcuni mercanti di Yangzhou avevano acquisito il monopolio della distribuzione di questo prodotto, trasformandolo in un privilegio ereditario. Sotto i Qing, essi avrebbero finito col costituire dei potenti gruppi finanziari con patrimoni superiori ai dieci milioni di tael. Era inoltre loro assicurato il privilegio di iscrivere i figli in un registro speciale, che dava loro diritto di accedere alle scuole governative nell'ambito di un numero riservato di posti, e comportava facilitazioni per il raggiungimento del grado di studioso introdotto. Come nel caso degli artigiani, anche i mercanti erano per lo pi organizzati in corporazioni, con propri regolamenti e statuti, e con settori specializzati di attivit. Le corporazioni svolgevano un ruolo importante nell'ambito dei rapporti con le autorit, che in generale sostenevano quelle pi potenti e dominate dai ricchi commercianti. Al di sotto dei quattro ordini esisteva, nell'ambito della societ cinese tradizionale, uno strato sociale inferiore, i cui componenti svolgevano occupazioni o avevano origini implicanti una valutazione morale di impurit. Tale strato sociale, definito popolo basso (jianmin), era discriminato rispetto al resto della popolazione, chiamato il popolo buono (liangmin), in numerosi ambiti della vita sociale, quali il matrimonio, la partecipazione agli esami statali, le condanne penali. Il codice Qing comprendeva un elenco dettagliato delle categorie del popolo basso: ne facevano parte i servi domestici e statali, i musicisti, i mendicanti, i battellieri, i discendenti di criminali, le minoranze etniche del Sud. Nel popolo basso rientravano anche altre categorie, come quelle dei macellai, delle prostitute e degli attori. La categoria pi numerosa era quella dei servi, i quali operavano alle dipendenze dellagent~y, dei proprietari terrieri e dei ricchi mercanti. Nelle campagne essi venivano generalmente impiegati nei lavori agricoli. I servi non ricevevano un salario, in quanto erano considerati parte della famiglia, e i loro rapporti con il padrone erano di tipo familiare e paternalistico, secondo il diritto consuetudinario confuciano. Alcuni servi potevano acquisire un potere notevole, soprattutto

nella amministrazione dei possedimenti agricoli, giungendo a svolgere un ruolo di veri e propri procuratori generali dei loro padroni. In taluni casi essi intrattenevano anche rapporti con la burocrazia, assumendo la funzione di impiegati locali, e riuscendo ad iscrivere i loro figli - nonostante il divieto legislativo - nelle scuole e nelle accademie, per awiarli alla carriera burocratica. Anche tra le prostitute si verificavano casi di ascesa sociale, a causa dei rapporti che UNA SOCIETA FRA TRADIZIONE E MODERNITA 65

esse potevano stabilire con i propri clienti pi potenti. Alcune cortigiane erano dotate di una raffinata educazione, ed erano in grado di conversare su ogni argomento, di suonare strumenti musicali, di cantare e comporre poesie. Seppure emarginate dalla societ a causa della propria professione, godevano di una libert maggiore rispetto alle altre donne, e possedevano lussuose abitazioni in cui ricevevano i clienti soltanto dietro presentazione. L'imperatore Yongzheng (1723-1735) emancip il popolo basso abolendo le discriminazioni legali connesse con il suo status. Di tale prowedimento beneficiarono anche i discendenti dei prigionieri di guerra e degli schiavi mancesi addetti al lavoro delle terre delle bandiere. In realt, molte delle discriminazioni consuetudinarie vennero comunque mantenutej come risulta dalle stesse fonti legislative successive. Una tendenza costante che si riscontra nell'arco dell'intera storia della societ cinese quella aggregativa. Anche sotto l'ultima dinastia, tale tendenza ha avuto modo di esplicarsi sotto forme diverse, sia in senso trasversale che in senso longitudinale. La struttura di base era quella familiare: la famiglia costituiva il vincolo originario fra l'individuo e il suo status sociale, in quanto era il nucleo tramite il quale egli veniva a fare parte di un determinato strato e di un complesso sociale pi ampio. Essa costituiva anche un'unit di produzione e di consumo, che condivideva certe pratiche rituali comuni. I legami erano del tipo patrilineare: la massima autorit era esercitata dal padre, che era l'unico rappresentante della famiglia ed era titolare del diritto-dovere di eseguire le cerimonie per gli antenati. La convivenza di pi generazioni nell'ambito della famiglia estesa era considerata il modello di vita familiare. La famiglia estesa comprendeva pi famiglie nucleari legate da vincoli di consanguineit: essa poteva essere composta dai genitori, dai figli non sposati e dai figli sposati con i rispettivi nuclei familiari. In questo caso venivano a stabilirsi una serie di complessi rapporti interpersonali, che si fondavano sull'ideologia confuciana, di cui erano espressione quelle che erano considerate le virt fondamentali, come la piet filiale, la fedelt della moglie, estesa anche alla vedova, la castit della donna. Legata alla norma ereditaria familiare era la tendenza al frazionamento della propriet, che aweniva secondo l'ordine dei rami familiari, e interessava solo i figli maschi, indipendentemente che la loro madre fosse la moglie principale o una concubina. La condizione della donna, a partire dalla transizione fra i Tang e i Song, sub un notevole deterioramento, come dimostrano due nuovi elementi, uno di carattere morale e uno di carattere erotico: l'intensificarsi delle pressioni perch la vedova non si risposasse e la pratica della dolorosa fasciatura dei piedi. Col tempo, la castit vedovile pass da virt a decenza, e la fasciatura dei piedi da oggetto di attrazione di cortigia66 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI ne a pratica eomune per le donne di famiglia elevata. E eomunque probabile che la castit vedovile sia da mettere in relazione con la dote.

Strettamente eonnessa eon l'organizzazione familiare, ehe in Cina sempre stata rivestita della massima importanza sul piano sia politieo ehe ideologieo, la struttura del clan, uno dei fenomeni di aggregazione sociale pi caratteristici della societ cinese tardo-imperiale. Il clan, le cui origini, nella configurazione da esso assunta nell'ultima fase della storia cinese, risalgono all'epoca Song (960-1279), eon la decadenza dell'aristocrazia del Medioevo, era un gruppo sociale unito da legami di parentela reali, ma pi spesso presunti, legittimati dalle genealogie familiari, e consacrati per lo pi dalla presenza di un tempio ancestrale. Ciascun clan possedeva un proprio regolamento e dei terreni comuni. I membri vivevano generalmente nella stessa area geografica, ma potevano abitare in localit molto distanti tra loro. In taluni casi, il clan veniva a coincidere con un villaggio, per cui il suo capo era anche il capo del villaggio e il nome corrispondeva a quello dell'agglomerato. Il clan, nonostante le differenze economiche esistenti fra i gruppi familiari che ne facevano parte, garantiva una protezione collettiva e la soluzione delle contraddizioni interne. Per il mantenimento della coesione, un'importanza rilevante era a~tribuita alla compilazione dei registri genealogici, che rappresentavano la storia del clan con riferimenti ai principali eventi relativi alla sua nascita, al suo sviluppo, alle migrazioni dei suoi membri, e con ampie descrizioni delle sue propriet e dei suoi centri ancestrali. La diffusione dei riti funerari e di quelli ancestrali fra la popolazione comune, iniziati proprio durante la dinastia Song, diede impulso alla formazione dei nuovi clan. La fama di un clan era direttamente proporzionale alla fama e all'antichit dei suoi antenati. Col sostegno dei membri pi facoltosi, erano istituite anche scuole comuni destinate soprattutto all'educazione dei giovani meno abbienti e pi capaci, i quali difficilmente avrebbero potuto godere di opportunit diverse. L'aumento dei membri dotati di cultura e in grado di accedere alla carriera burocratica era infatti una condizione essenziale per la crescita del clan sotto il profilo del prestigio e del potere in seno alla societ. Da questo punto di vista il clan appariva come un'organizzazione estremamente vivace e soggetta a continue trasformazioni per adattarsi ai mutamenti storici e sociali. Una funzione importante del clan, nell'ambito della societ e dello Stato cinesi, era connessa con l'esigenza del rispetto della legge e della risoluzione delle contese. A tal fine, venivano formulati i regolamenti interni, che definivano il comportamento etico, sociale ed economico del clan, come entit autonoma politico-religiosa. Tali regolamenti includevano di frequente citazioni dai Classici confuciani, dai testi neoconfuciani, dagli editti imperiali, ed erano periodicaUNA SOCIETA FRA TRADIZIONE E MODERNITA 67

mente letti e commentati nelle assemblee comuni, svolgendo cos la funzione di canale di diffusione dell'ideologia e della morale ortodosse. Veniva in tal modo codificato il compromesso tra le esigenze dello Stato e la salvaguardia dei valori locali. Tutto ci faceva del clan un fattore di stabilizzazione sociale e di mediazione politica. Il controllo esercitato sul singolo e su ciascun gruppo familiare all'interno del clan era molto pi efficace, ai fini del mantenimento dell'ordine sociale, di quello compiuto dagli ufffici burocratici, e di gran lunga maggiore era la flessibilit del clan nella soluzione dei contrasti sociali. Ci nonostante, era possibile che sorgessero, a causa di conflitti di interesse, contraddizioni di diverso tipo, oltre che tra clan e clan, anche tra ciascun clan o gruppi di clan e lo Stato. Di qui l'esigenza da parte del governo di intervenire in taluni momenti per limitare e controllare la compilazione delle genealogie e l'edificazione dei

templi. Il governo cerc anche di incanalare meglio le funzioni sociali del clan, utilizzando diverse strutture esterne al clan, come il baojia, organizzato su base decimale, ma coincidente per lo pi con il villaggio naturale. Strutture come il baojia avevano come obiettivo quello di garantire l'ordine mediante il mutuo control~o e il criterio della responsabilit collettiva, e ad esso erano attribuite anche talvolta responsabilit fiscali. Per lo pi, a capo dei baojia venivano posti gli stessi capi dei clan. Eppure, anche se la vita quotidiana del contadino si svolgeva nell'ambito del villaggio, questo non costituiva un'unit autarchica n culturalmente o politicamente autonoma. Infatti, era piuttosto un tassello di quei sistemi interrurali descritti da W. Skinner, disposti a raggera come cellette d'alveare attorno a una citt mercato. Tendenzialmente aperti in una complessa rete di intensa comunicazione, i villaggi potevano alternare periodi di chiusura in circostanze di crisi e difficolt. Alle aggregazioni legali e ortodosse, di cui il clan costituiva senza dubbio la pi importante forma organizzativa, dopo la famiglia, si contrapponevano altre forme associative di carattere volontario, che venivano considerate generalmente illegali ed eterodosse, in quanto portatrici di idee e di valori sediziosi. I legami interni tra i membri di tali aggregazioni, definite per lo pi sette o societ segrete, erano spesso sostitutivi o integrativi di quelli tradizionali della famiglia e delle relazioni sociali ortodosse. Nell'ambito di tali associazioni, i membri trovavano soccorso e protezione, assistenza economica, soddisfacimento delle esigenze religiose. Anche se permanevano in esse strutture di tipo gerarchico, le relazioni fra i membri presentavano un carattere pi egualitario che nella societ esterna. Il fattore cerimoniale svolgeva una funzione importante anche nelle societ segrete: i riti di iniziazione, soprattutto, avevano il duplice 68 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI scopo di rigenerazione religiosa e di creazione di un legame di sangue fra il nuovo adepto e i membri della societ. I riti e l'impiego di simboli esoterici rinforzavano la coesione interna e contribuivano a creare i presupposti per l'obbedienza e la dedizione verso i dirigenti. Le societ segrete si articolavano in strutture celllari con base prevalentemente locale. Alcuni dei loro membri erano privi di una propria famiglia, oppure sradicati dalla societ originaria, e spesso svolgevano professioni particolari (come quelle dei minatori o dei battellieri), oppure attivit ai margini della societ civile, come nei settori del gioco d'azzardo o della prostituzione. Anche le donne facevano parte a pieno titolo di queste societ, ed erano attivamente inserite all'interno della loro organizzazione, godendo spesso del medesimo trattamento degli uomini. Per lo pi i ruoli dirigenti erano svolti da membri dell'intellighenzia che si erano trovati in una posizione marginale rispetto alla propria classe, in quanto, pur possedendo gli strumenti culturali, non erano riusciti ad acquisire titoli ufficiali, oppure erano rimasti ai livelli pi bassi della gerarchia, pur avendo ambizioni elevate. Ispirate talvolte a concezioni millenaristiche di origine buddhista integrate da elementi dottrinali taoisti e anche confuciani, le societ segrete, che in tempi normali limitavano la propria attivit a funzioni di mutua assistenza o a compiti di propaganda religiosa, anche se spesso per il proprio sostentamento facevano ricorso ad attivit illegali, potevano diventare, nei periodi di maggiori difficolt economiche e di malessere sociale, un punto di riferimento e in alcuni casi anche un centro organizzativo per i movimenti di rivolta nati dal malcontento popolare. La storia cinese, e anche quella dell'ultima dinastia, appare costellata da una serie di interventi delle societ

segrete sia a livello sociale che politico, in qualche caso anche con carattere decisivo, ogni volta che si creassero i presupposti per lo sviluppo di movimenti antigovernativi. La decadenza delle condizioni delle campagne cinesi assieme alla penetrazione straniera e alle pressioni esterne fu indubbiamente la causa degli squilibri strutturali alla fine del secolo xlx. La superficie coltivata era progressivamente diminuita a causa delle devastazioni awenute durante le numerose insurrezioni scoppiate negli ultimi decenni, e la sua produttivit continuava ad essere estremamente bassa a causa della mancanza di capitali. La rovina delle istituzioni tradizionali e il conseguente abbandono delle opere pubbliche e di manutenzione del sistema idrico avevano provocato continue calamit naturali in zone sempre pi estese. Ad aggravare la situazione economica dei contadini erano intervenuti del fattori indotti dall'esterno, come il gi citato squilibrio nel rapporto fra il valore dell'argento e del rame, e la crisi dell'artigianato domestico a causa delle importazioni di filati e di tessuti di cotone dall'estero. Se poi la LA REPUBBUCA 69

crescita dei traffici internazionali aveva accelerato la commercializzazione dell'agricoltura con il conseguente arricchimento di una parte dei contadini, ci aveva provocato la diminuzione della produzione alimentare. Analoghi squilibri si erano verificati nel settore dei trasporti tradizionali, in seguito allo sviluppo delle ferrovie e della navigazione a vapore. L'impoverimento delle campagne e l'eccessiva espansione demografica trovavano dalla met del XIX secolo solo un parziale sollievo nel fenomeno migratorio (oltre un milione di coolies cinesi negli anni compresi tra il 1875 e il 1914), favorito dalla richiesta di manodopera a basso prezzo nelle miniere e nelle piantagioni cubane e sudamericane, nell'Asia sud-orientale, nel Pacifico e nel Sudafrica. Questa emigrazione avrebbe portato conseguenze sociali ed economiche rilevanti in quanto avrebbe contribuito a formare all'estero una classe mercantile di Cinesi d'oltremare, con stretti legami con la madre patria. Questi avrebbero investito in Cina, favorendo la crescita economica delle regioni d'origine (spesso aree costiere) ed avrebbero svolto importanti funzioni di mediazione culturale. La rottura dell'equilibrio dei rapporti sociali nelle campagne significava, come per il passato, la fine della dinastia. Alla fine del secolo XIX la dinastia Qing appariva pertanto destinata a perdere quanto prima il Mandato Celeste, n valsero le tardive e contraddittorie riforme o il tentativo di sfruttare a proprio vantaggio il malcontento diffuso fra gli strati popolari contro la presenza degli occidentali. La Repubblica La penetrazione economica e finanziaria da parte delle potenze straniere si fece massiccia nel primo decennio del xx secolo grazie al controllo stabilito sugli uffici doganali, in seno all'amministrazione postale, ai vertici dell'esercito e dell'organizzazione finanziaria. Gli investimenti furono raddoppiati da 788 milioni di dollari nel 1902 a 1610 milioni nel 1914, e furono completate le reti ferroviarie per le quali erano state ottenute le concessioni alla fine del secolo: la Transmanciuriana e la Sudmanciuriana, la ferrovia tedesca dello Shandong, le linee Shanghai-Nanchino e Shanghai-Ningbo, la ferrovia francese dello Yunnan, e la linea Pechino-Hankou. Fu inoltre consolidato il controllo sulle miniere e venne riaffermato il monopolio, soprattutto inglese e giapponese, sulla navigazione a vapore. Nel frattempo erano sorte le prime banche moderne, fondate sulla coge-

stione burocratico-mercantile, e apparvero industrie nazionali nel settore tessile. Queste ultime dovevano affrontare una difficile situazione, per l'insufficiente protezione del governo, nella concorrenza delle ditte occidentali, e per l'aggravio delle imposte interne di consumc- da cui erano esentate le merci di importazione. Non soltanto 70 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI lo sviluppo dell'intero settore moderno dell'economia venne condizionato dalle esigenze del capitale straniero (concentrazione delle ferrovie nel Nord e lungo le coste) ma lo stesso territorio minacci di essere diviso in aree di influenza. L'Impero evit la completa colonizzazione solo a causa degli aspri conflitti fra le potenze rivali. Esemplare la guerra che negli anni 1904-1905 oppose la Russia al Giappone per il controllo della Manciuria. Nonostante la vittoria del Giappone, i vantaggi che esso si aspettava furono limitati dall'intervento delle altre potenze. Rilevante sarebbe stato l'impatto ideologico ed emotivo su vasti strati della popolazione cinese, essendo la prima vittoria di una potenza asiatica su un Impero europeo. Il progressivo distacco della classe dirigente locale dalla dinastia, lo screditamento degli strumenti tradizionali di reclutamento dei funzionari statali, e l'impatto con l'Occidente, la cui influenza destabilizzante aveva interessato e la nuova borghesia e gli strati rurali mutando gli equilibri sociali tradizionali avevano contribuito ad allentare i rapporti tra potere politico e cultura tradizionale. Ci favor l'emergere, all'interno dell'lite locale, di notabili non letterati, privi di qualunque legame di solidariet con la burocrazia imperiale e di intellettuali sempre pi estranei alla realt sociale del paese. Un ruolo sempre maggiore nei movimenti politici fu svolto dagli studenti cinesi all'estero. Il numero degli studenti recatisi in Giappone aument dai 271 del 1902 ai 15.000 del 1907. A questi studenti vanno aggiunti quelli che frequentavano le universit cristiane, e i giovani iscritti negli istituti nelle aree sotto influenza straniera, come le zone ferroviane giapponesi e russe in Manciuria, la penisola del Liaodong, Shanghai, Qingdao. Ulteriori problemi sarebbero sorti dalla stessa riforma delle forze armate. Col declino degli eserciti imperiali tradizionali, basato sulle cosiddette bandiere e i battaglioni verdi (truppe cinesi operanti a livello locale con prevalenti funzioni di polizia), la sola organizzazione militare efficiente era rimasta quella creata dai notabili locali nella repressione dei movimenti insurrezionali del corso del XIX secolo. Le accademie militari moderne non nacquero in funzione di una prospettiva nazionale, ma interessarono essenzialmente le truppe provinciali, come l'Armata del Nord, sotto il controllo del Governatore Generale del Zhili, Yuan Shikai (1860-1916), e l'Armata dello Hubei, sorta grazie all'attivit di Zhang Zhidong. Anche le riforme istituzionali sollevarono grossi problemi nella loro attuazione. Istituita l'Assemblea nazionale consultiva, e le Assemblee provinciali ( 1907), il 22 settembre 1908 venivano pubblicati i Princpi costituzionali e veniva fissato un termine di nove anni per i lavori preparatori della costituzione e la convocazione di un parlamento. Pi innovativa si dimostr la costituzione delle Assemblee LA REPUBBLICA 71

provinciali e degli organi di autogoverno locale, i cui regolamenti vennero promulgati fra il 1908 e il 1910. Contro i monarchici costituzionali - come Kang Youwei (18581927), che, fuggito in Giappone nel 1898 insieme con il suo seguace Liang Qichao (1873-1929), aveva costituito la Societ per la prote-

zione dell'imperatore, Baohuanghu -, sorsero numerosi raggruppamenti radicali e occidentalisti, che si fecero portatori di un nuovo concetto di nazione cinese, di influenza occidentale. Il movimento repubblicano e nazionalista, tuttavia, si rifece anche al tradizionale lealismo Ming, ancor presente tra le societ segrete della Cina meridionale, che facevano capo alla cosiddetta Triade. La dinastia mancese era il dominio tirannico di una stirpe straniera, e solo la loro cacciata avrebbe permesso l'abbattimento dell'autocrazia e dei privilegi nobiliari, premessa per raggiungere la forza dell'Occidente. Il radicale Wang Jingwei (1883-1944) recependo il concetto di nazione sulla base dei criteri del sangue, della lingua, del territorio, dei costumi e della religione, negava ai Mancesi la cittadinanza cinese. Liang Qichao invece ricorreva agli stessi criteri per dimostrare che i Mancesi e i Cinesi costituivano insieme una sola nazione: era consapevole che un nazionalismo radicale minacciava in ultima analisi l'unit del paese, escludendo le numerose minoranze. Nel 1905 a Tokyo fu fondata la Lega cinese, Zhongguo Tongmenghui, che nacque dall'incontro di varie associazioni antimancesi a base essenzialmente locale, come la Societ della rinascita cinese (Huaxinghui) dello Hunan, e la Societ per la rinascita della Cina (Xingzhonghui), fondata nel 1894 da Sun Zhongshan (Sun Yat-sen, 1866-1925) tra gli emigrati cinesi di Honolulu. Medico di formazione, convertito al cristianesimo ed educato in una scuola missionaria inglese delle Hawaii, Sun Zhongshan si convinse della necessit di una rivoluzione per la salvezza della Cina. Falliti vari tentativi insurrezionali, riusc a richiamare l'attenzione internazionale sulla questione cinese, e ottenere oppoggi anche finanziari attraverso i contatti con le comunit cinesi d'oltremare, gli occidentali e le societ segrete. Negli anni 1903-1905 Sun Zhongshan diede una prima formulazione dei cosiddetti Tre princpi del popolo (nazionalismo, democrazia e benessere del popolo). In essi tra l'altro elaborava la teoria sincretica dei cinque poteri, in cui, accanto ai tre classici poteri della dottrina politica moderna (esecutivo, legislativo e giudiziario) poneva due istituzioni tradizionali cinesi: il sistema degli esami (per il reclutamento dei funzionari) e il censorato (organo di controllo dell'apparato statale). Il manifesto della Lega cinese (1906) si poneva gli obiettivi di scacciare i barbari mancesi, restaurare la sovranit cinese con un governo repubblicano, e perequare i diritti sulla terra. Tale governo inizialmente sarebbe stato di tipo militare, secondo il principio della tutela politica, esercitata dal 72 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI partito rivoluzionario nei confronti del popolo, e solo in seguito sarebbe stato costituzionale. Ma la caduta della dinastia Qing, pi che ai tentativi insurrezionali della lega, da ascrivere alla disgregazione interna dell'apparato imperiale e alla crisi intellettuale e istituzionale. Nell'ottobre del 1911 scoppi una rivolta militare a Wuchang (provincia dello Hubei), organizzata dalla Societ degli studi letterari, un gruppo politico che aveva la sua base nella Nuova armata dello Hubei. Essa trasse origine dallo scoppio di un conflitto fra interessi economici locali e centrali, a proposito della nazionalizzazione delle linee ferroviarie provinciali, nel corso del logorante confronto tra le Assemblee provinciali e il potere centrale per la convocazione di un parlamento (il cosiddetto movimento delle petizioni). Nel maggio 1911 era scoppiata la controversia fra l'Assemblea provinciale del Sichuan e il governo centrale sulla decisione di quest'ultimo di nazionalizzare tutte le linee ferroviarie provinciali: le autorit centrali intendevano costruire, sulla base di un prestito internazionale, le linee SichuanHankou e Hankou-Canton; ma la linea Sichuan-Hankou era gi in

corso di costruzione per opera di una compagnia ferroviaria provinciale, controllata dal presidente dell'Assemblea provinciale del Sichuan, finanziata da contributi volontari e da tasse locali. Le nuove istituzioni rappresentative introdotte dai Princpi costituzionali avevano consentito ai notabili di assumere il ruolo di legittimazione che fino ad allora era stato privilegio del sovrano. Altre province aderirono al nuovo governo militare repubblicano prowisorio con capitale a Wuchang, proclamando l'indipendenza dal governo di Pechino, tanto che alla fine di novembre la corte controllava soltanto la Cina nord-orientale, con l'Armata del Nord (Beiyang) sotto il comando dell'ex governatore del Zhili, Yuan Shikai (18601916). Quest'ultimo, che era stato allontanato dal potere, fu richiamato dalla corte con la carica di Primo Ministro. Dopo alcuni interventi vittoriosi, Yuan Shikai mise termine improwisamente all'offensiva, con l'obiettivo di giungere a un compromesso con i ribelli. L'arrivo di Sun Zhongshan valse a eliminare i contrasti che si erano sviluppati tra i delegati delle province insorte, i quali nel frattempo si erano spostati da Wuchang a Nanchino; il primo gennaio 1912 il Consiglio delle province lo nominava quindi Presidente prowisorio della nuova Repubblica cinese. Ma il nuovo governo repubblicano controllava di fatto soltanto l'area del basso Yangzi, mentre le stesse province insorte mantenevano una completa autonomia. In tale situazione di estrema confusione, Yuan Shikai assunse l'iniziativa, costringendo la corte a conferirgli l'autorit per costituire un governo repubblicano, proclamando l'abdicazione dell'imperatore bambino Puyi (editto del 12 febbraio 1912). Sun Zhongshan si dimise dalla carica di Presidente ed anche il Consiglio delle province, che LA REPUBBLICA 73

nel frattempo si era costituito in parlamento prowisorio (6 marzo 1912) fin col riconoscere la presidenza di Yuan Shikai. Secondo la costituzione prowisoria promulgata il 10 marzo, il Presidente avrebbe condiviso il potere esecutivo con un governo presieduto da un Primo Ministro, nominato con il concorso del parlamento. Con le sue dimissioni dalla carica di Presidente della Repubblica, Sun Zhongshan aveva cercato di favorire la riunificazione del paese, nella convinzione di condizionare al tempo stesso Yuan Shikai attraverso i nuovi organi costituzionali. Come molti altri rivoluzionari occidentalisti del periodo, Sun Zhongshan si illudeva che sarebbe bastato un cambiamento istituzionale per la rinascita della Cina: mentre in passato la superiorit occidentale era stata identificata con la mera tecnologia, ora essa veniva messa in relazione con l'assetto istituzionale. In questo periodo, Song Jiaoren, uno dei principali dirigenti della Lega cinese, sostenitore dell'introduzione in Cina del sistema bipartitico inglese, si adoper per la costituzione di un forte partito che potesse condizionare il potere presidenziale. Cos nacque il Guomindang, o Partito nazionalista, che fondeva diversi gruppi presenti all'interno del Parlamento prowisorio, con l'obiettivo di vincere le imminenti elezioni. La fusione con altre forze politiche aveva portato all'abbandono di alcuni obiettivi originari della Lega cinese, come l'eguaglianza dei diritti fra uomini e donne e l'istruzione obbligatoria, provocando tensioni con l'ala radicale del movimento. Il principale awersario del Guomindang era il Partito repubblicano (Gonghedang), costituito nel maggio del 1912 dalla fusione dei differenti gruppi che facevano capo rispettivamente a Li Yuanhong, a Zhang Binglin (1868-1936), che aveva aderito in passato alla Lega cinese, e a Liang Qichao. I contrasti personali, quelli derivati dai diversi interessi locali, e i vari legami di gruppo connessi con le origini, l'educazione e la parentela, contribuirono in modo

decisivo alla proliferazione delle diverse formazioni politiche. La vittoria del Guomindang alle elezioni generali del 1913 dimostrava che gli elettori (il 5% circa della popolazione con i requisiti richiesti di istruzione e di censo) sostenevano il cambiamento istituzionale e l'autonomia provinciale di cui esso si era fatto portatore. Yuan Shikai, che diffidava dei partiti, considerati alla maniera tradizionale come fazioni, era ancor pi ostile nei confronti del Guomindang, che mirava a ridurre i poteri presidenziali. Dopo l'assassinio di Song Jiaoren (1913), Yuan Shikai, il quale aveva ottenuto un ingente prestito internazionale, cerc con ogni mezzo di neutralizzare l'opposizione del Guomindang che aveva minacciato di metterlo in stato di accusa. Appoggiandosi alle formazioni politiche presidenzialiste, che avevano dato origine a un nuovo partito, il Partito progressista (Jinbudang), egli consolid il proprio potere destituendo i Governatori provinciali legati al Guomindang. La rivolta militare 74 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI che ne segu (la Seconda Rivoluzione, del luglio-settembre 1913) fu soffocata e Sun Zhongshan fu costretto a fuggire in Giappone. Il 4 novembre il Guomindang veniva sciolto per motivi di sicurezza e il 10 gennaio 1914 era la volta anche del parlamento. L'obiettivo di Yuan Shikai era quello di restaurare l'Impero, fondando una nuova dinastia. Ma la reazione degli interessi provinciali e la situazione internazionale contribuirono a far fallire i suoi piani. Le Ventuno richieste che il Giappone present nel gennaio 1915 (approfittando dell'impegno delle potenze occidentali nella guerra mondiale) lo posero in una condizione di estrema debolezza all'interno e all'estero. Esse costituivano un diktat che imponeva il riconoscimento degli interessi giapponesi nella Cina settentrionale, nelle province costiere sud-orientali e nella valle dello Yangzi. Alla fine del 19151O stesso Partito progressista che in precedenza era stato sostenitore di Yuan Shikai diresse un largo fronte antimonarchico. Una rivolta militare si estese dallo Yunnan, che proclam la propria indipendenza, ad altre province, e a Yuan Shikai non rest che rinunziare al suo progetto. La morte di Yuan Shikai (1916) aggrav la crisi politica che aveva investito la Cina, accelerando il processo di smembramento. Da un lato i vari capi militari dell'Armata del Nord, i cosiddetti Signori della guerra, si contendevano con le armi il controllo del governo di Pechino, divenuto ormai un semplice strumento nelle loro mani. Dall'altro, gli interventi delle potenze straniere - che detenevano di fatto il controllo delle finanze del governo centrale attraverso la riscossione diretta dei dazi doganali, versandoli al governo che esse riconoscevano come legittimo dopo avere detratto indennit e interessi - non fecero che aggravare i conflitti interni. Ciascuna potenza infatti cercava di affermare la propria influenza sul territorio cinese a scapito delle altre, e per questo si appoggiava su l'una o l'altra delle varie cricche militari. Quando la Conferenza di pace di Versailles stabil di assegnare al Giappone le basi tedesche dello Shandong, esplose in Cina quel vasto movimento di protesta, promosso da studenti e intellettuali, che viene chiamato Movimento del 4 maggio (1919). I suoi promotori si ricollegavano al Movimento di nuova cultura, sorto nel 1915 e affermatosi presso l'universit di Pechino. Quest'ultimo esaltava l'importanza della scienza e della democrazia, e giungeva sino a ripudiare la cultura tradizionale cinese. Nel frattempo, sul piano internazionale, l'affermazione del principio della porta aperta, che comportava una uguale opportunit di stabilire accordi di carattere commerciale e industriale con la Cina, ridimensionava la posizione del Giappone.

Nel 1920 Sun Zhongshan si trov a presiedere un nuovo governo a Canton, sostenuto dai capi militari locali, che intendevano servirsi LA REPUBBUCA 75

della sua figura per consolidare il proprio dominio sul Guangdong, e contrastare i Signori della guerra del Nord. L'esperimento per fall nel giugno del 1922. Nel frattempo l'evolversi della situazione internazionale contribu a modificare i rapporti di forza a favore di Sun Zhongshan. Nel 1920 la 1ll Internazionale, costituita dalla Russia sovietica, aveva adottato le tesi leniniste sulla questione nazionale e coloniale, nelle quali si affermava la necessit di sostenere i movimenti di liberazione nazionale delle colonie e dei paesi arretrati. In questo contesto, Sun Zhongshan divenne l'interlocutore ideale del nuovo potere sovietic, che si accinse a sostenere il suo tentativo di contrastare i Signori della guerra e di fondare un nuovo governo nazionale. Tornato a Canton nel febbraio del 1923, Sun Zhongshan ottenne l'appoggio di un gruppo di consiglieri russi, guidato da Michael Borodin, e il Guomindang venne interamente riorganizzato e modellato sul Partito comunista sovietico. Al Guomindang aderirono su base individuale i membri del Partito comunista, che era stato fondato a Shanghai nel luglio 1921, in seguito all'intervento del delegato dell'Internazionale Vojtinskij. Nel 1923, nel corso del 1ll Congresso del partito, il delegato del Comintern Maring era riuscito a fare approvare la politica del fronte unito con il Guomindang contro i Signori della guerra e le potenze imperialiste. In seguito all'appoggio sovietico, i Tre princpi del popolo di Sun Zhongshan vennero totalmente reinterpretati alla luce delle tesi dell'Internazionale: il principio del nazionalismo, che in origine era stato concepito in funzione anti-mancese, acquis un nuovo significato alla luce dell'analisi leninista dell'imperialismo; il principio della democrazia venne collegato col concetto di libert della nazione, mentre quello del benessere del popolo venne associato al controllo del capitale (nazionalizzazione delle industrie di base). Il Guomindang assunse il carattere di un'organizzazione di massa, con una complessa struttura cellulare, un solido apparato, un corpo di propaganda. Inoltre, grazie all'assistenza dell'Unione Sovietica, che invi propri consiglieri, nel maggio del 1924 pot disporre della famosa Accademia militare di Whampoa (nella pronunzia cantonese, cio Huangpu), col compito di formare un corpo di ufficiali fedeli alle direttive del partito, e un nuovo esercito efficiente e disciplinato, sul modello dell'Arrnata rossa. A capo dell'Accademia fu nominato Jiang Jieshi (Chiang Kai-shek, 1887-1975). Nell'ambito del Guomindang, per, alla sinistra, che sosteneva l'alleanza con l'Unione sovietica e accentuava gli obiettivi antimperialistici e sociali della rivoluzione nazionale, si contrappose in modo sempre pi netto la destra, che contestava sia l'alleanza con l'Unione Sovietica che con il Partito comunista. Con la morte di Sun Zhongshan (12 marzo 1925) i contrasti si radicalizzarono, anche in seguito allo scoppio del cosiddetto Movimento del 30 maggio, provocato 76 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI dall'assassinio di un operaio cinese in un cotonificio giapponese della Concessione Internazionale di Shanghai. Nel 1926, Jiang Jieshi, forte del comando dell'Accademia militare di Whampoa, dopo avere eliminato l'influenza dei comunisti all'interno delle forze armate, ottenne la nomina di comandante supremo dell'Esercito nazionale rivoluzionario. Subito dopo egli diede il via alla spedizione contro i Signori della guerra del Nord. Mentre il governo del Guomindang, presieduto dal massimo

esponente della sinistra del Partit, Wang Jingwei, si trasferiva a Wuhan, Jiang Jieshi procedette con le sue truppe verso Shanghai, che nel frattempo era stata occupata dalle milizie operaie controllate dai comunisti. Con l'aiuto della potente societ segreta della Banda verde, le milizie vennero disarmate e venne soffocato nel sangue ogni tentativo di resistenza (12 aprile 1927). Jiang Jieshi costitu dunque un nuovo governo a Nanchino in contrapposizione di quello di Wuhan. Dopo che anche quest'ultimo ebbe posto fine all'alleanza con i comunisti e con l'Unione Sovietica, nel settembre del 1927 i rappresentanti del governo di Wuhan e del governo di Nanchino si accordarono sulla costituzione di un Comitato speciale per ristabilire l'unit del partito. Nel febbraio 1928 Jiang Jieshi assumeva le cariche di Presidente del comitato esecutivo centrale del Guomindang e di comandante supremo dell'esercito, e successivamente quella di capo dello Stato. Il processo di militarizzazione della classe politica, iniziato con la crisi sociale della seconda met del XIX secolo, e che successivamente si era espresso nel dominio dei Signori della guerra, ora si riproduceva nel nuovo regime (nel 1929, pi della met dei membri del Guomindang era costituito da soldati, e nel 1935 il 43~o dei membri del Comitato esecutivo centrale erano ufficiali). Jiang Jieshi, dopo avere rafforzata la sua posizione nel governo di Nanchino, riprese la spedizione contro il Nord, e in pochi mesi raggiungeva Pechino, riuscendo a sottomettere anche la cricca militare della Manciuria Dopo la repressione delle insurrezioni militari di Nanchang (agosto 1927) e di Canton (dicembre 1927), organizzate dai comunisti, i superstiti delle forze contadine guidate da Mao Zedong nello Hunan e i resti delle truppe insorte a Nanchang, sotto il comando di Zhu De, iniziarono la formazione di una nuova forza militare comunista Sotto il comando di Mao Zedong, i comunisti si insediarono nella provincia del Jiangxi, estendendo progressivamente l'area sotto il proprio controllo, che, alla fine del 1931 contava una popolazione di circa dieci milioni di abitanti. La vittoria di Jiang Jieshi sui Signori della guerra settentrionali non signific un'effettiva unificazione del paese. Jiang Jieshi dovette affrontare una serie di aspri conflitti con i propri rivali. I compromessi raggiunti con vari capi militari provinciali mostrarono i loro limiti LA REPUBBLICA 77

con la nascita dei Consigli politici provinciali, solo nominalmente dipendenti dal Consiglio politico centrale di Nanchino. Dopo una serie di scontri militari fra il 1929 e il 1930, Jiang Jieshi, grazie all'appoggio del Governatore della Manciuria, Zhang Xueliang, riusc ad avere la meglio su una coalizione che il primo settembre 1930 aveva costituito un nuovo governo a Pechino. L'anno successivo una nuova coalizione a Canton costituiva un nuovo governo presieduto da Wang Jingvei, e solo l'invasione della Manciuria da parte del Giappone (1931) spinse le fazioni del Guomindang a raggiungere un compromesso. Pieno successo ebbero invece le campagne contro i comunisti stanziati nel Jiangxi: le campagne di annientamento ebbero inizio alla fine del 1930 e si prolungarono fino al 1934, quando, forzando il blocco nemico, Mao Zedong, alla testa di centomila uomini, intraprese quella che sarebbe passata alla storia come la lunga marcia. Negli anni immediatamente precedenti, il Partito comunista cinese era stato travagliato da un duro scontro tra la direzione urbana del partito (capeggiata prima da Li Lisan, e poi dai cosiddetti<ventotto bolscevichi, cio gli studenti rimpatriati che avevano studiato a Mosca) e la corrente di Mao Zedong che controllava l'area del

Jiangxi e aveva costituito la cosiddetta Repubblica sovietica cinese. Li Lisan e i 28 bolscevichi consideravano prioritaria l'azione rivoluzionaria nelle citt, mentre Mao riteneva che le campagne costituissero il centro della strategia rivoluzionaria. Dopo una serie di continui fallimenti, i 28 bolscevichi si trasferirono nel Jiangxi e riuscirono temporaneamente a scalzare Mao Zedong dalla carica di Presidente della Repubblica sovietica cinese e dalla posizione di capo effettivo delle forze armate. Nel gennaio 1935, durante la lunga marcia, a Zongyi, Mao Zedong riprendeva il comando delle forze armate e veniva al tempo stesso nominato presidente del partito. Incalzati dalle truppe nazionaliste, i comunisti cinesi giunsero infine a Yan'an (Shaanxi), dove tentarono di riorganizzare le proprie forze. Il periodo 1934-1936 fu quello in cui il Guomindang raggiunse il culmine della sua potenza in Cina, estendendo il suo controllo anche sulle province meridionali. Durante le campagne d'annientamento contro i comunisti, Jiang Jieshi era riuscito a stabilire il proprio controllo sulle province dello Hunan, del Guizhou, dello Yunnan e del Sichuan, e nel 1936 anche del Guangdong. Il regime del Guomindang poteva cos per la prima volta esercitare la propria autorit su 11 delle 18 province della Cina propriamente detta. Esso avrebbe potuto sperare in un progressivo consolidamento del suo predominio, se non fosse intervenuto un fatto nuovo: l'invasione giapponese, iniziata formalmente con il cosiddetto incidente di Marco Polo (7 luglio 1937). Sono certamente frutto di propaganda politica e di schematismi 78 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI ideologici piuttosto che di una serena analisi storica le aeeuse di feudalesimo al governo di Nanehino, o le affermazioni seeondo eui il Guomindang sarebbe stato espressione del eapitalismo buroeratieo di aleune grandi famiglie, oppure della borghesia compradora. E vero invece che durante il decennio di Nanchino la Cina ha goduto una libert ehe non aveva mai sperimentato in preeedenza, e di una grande vitalit in tutti i eampi. Non si pu negare che Jiang Jieshi raggiunse inoltre una serie di realizzazioni economiche che gli avrebbero permesso il consolidamento del potere se non fosse intervenuto il conflitto cino-giapponese. In particolare, grazie al suo crescente intervento fiscale e finanziario e l'incremento della rete ferroviaria, il governo di Nanchino ottenne rilevanti risultati nel settore moderno dell'economia, con una crescita industriale, fra il 1931 e il 1936, del tasso annuo del 6,7%. Jiang Jieshi rimand invece l'attuazione delle urgenti riforme sociali, politiche ed economiche a dopo la vittoria sulla minaccia dei comunisti da un lato e dei giapponesi dall'altro. Il Guomindang manc ad esempio di una politica agricola che facesse fronte alla crescente miseria nelle campagne, dovuta alla fuga dei capitali verso le citt, alla progressiva riduzione dei redditi fondiari e alle distruzioni causate dagli eventi bellici (si consideri che nel 19331'80% della popolazione era ancora impiegata nell'agricoltura e produceva il 65% del prodotto nazionale). Le uniche misure legislative prese a favore dei coloni nel 1930 non ebbero pratica applicazione. D'altra parte, bench gli uomini d'affari di Shanghai avessero sostenuto Jiang Jieshi all'epoca del suo colpo di mano contro i comunisti, lo stesso Jiang Jieshi si trov in alcuni casi in contrasto con i rappresentanti del capitale industriale e finanziario cinese Come si accennato, fu l'intensificarsi dell'aggressione militare nipponica che ridiede fiato al Partito comunista, le cui scelte strategiche sotto la guida di Mao Zedong si sarebbero mostrate alla lunga vincenti. Iniziata nel 1931 con l'invasione della Manciuria, e proseguita con l'attacco a Shanghai nel gennaio 1932, l'offensiva nipponica port allo scoppio della guerra nel luglio 1937, e alla costituzione

nel 1940 del governo collaborazionista di Nanchino sotto Wang JingIl primo fatto nuovo fu la ripresa della collaborazione fra il Guomindang e il Partito comunista in nome di un fronte unito antigiapponese. All'origine della svolta c'era stato il cosiddetto incidente di Xi'an (12 dicembre 1936): Zhang Xueliang, comandante dell'esercito governativo impegnato nelle operazioni militari contro le forze comuniste che avevano appena concluso la lunga marcia, aveva fatto arrestare Jiang Jieshi in visita a Xi'an per l'ispezione delle truppe, e, in cambio della libert, gli aveva imposto di attuare una politica di riconciliazione in funzione anti-giapponese. Dopo lo SCOpplO del conflitto, i Giapponesi procedettero rapidamente nelLA REPUBB~CA 79

l'occupazione del territorio cinese dalla Manciuria al Golfo del Tonchino. Solo le regioni occidentali della Cina, dal Gansu allo Yunnan, rimasero soggette al controllo, ora effettivo ora nominale, del governo nazionalista, che si era trasferito a Chongqing, nel Sichuan, nell'ottobre del 1938. I comunisti nel frattempo avevano stabilito il proprio controllo su varie aree rurali, dietro le linee controllate dai Giapponesi. La loro politica a favore di una riforma agraria in alcune aree settentrionali favor il consolidamento dei consensi delle campagne nei loro confronti. Dopo aver subito un`a serie di gravi perdite militari ad opera delle truppe nipponiche, il governo nazionalista concentr le sue forze contro i comunisti, convinto che la sconfitta giapponese sarebbe stata solo questione di tempo in seguito alla partecipazione statunitense al conflitto. Si interruppe cos, nel 1941, il breve periodo di parziale collaborazione del Guomindang con i comunisti. La strategia di Jiang Jieshi si muoveva in effetti su tre fronti, e mirava a logorare al minimo le sue truppe pi fedeli, in quanto teneva presente, oltre agli awersari esterni ed interni, i contrasti tuttora vivaci in campo nazionalista. Le truppe comuniste, invece, pur evitando di affrontare direttamente le forze d'occupazione, riuscirono a presentarsi all'opinione pubblica come in prima fila nella lotta antinipponica, accrescendo il loro prestigio. Esse mostrarono una crescente vitalit di fronte alle incertezze e ai contrasti delle forze nazionaliste e si presentarono unite e ben coordinate. Dal 1937, in cui l'Ottava armata di marcia era stata organizzata nel quadro dell'accordo del Fronte unito, al 1940, essa era decuplicata da 40 mila a 4~0 mila uomini, passando poi alla cifra di 600.000 unit. Con la resa del Giappone (1945) Si apr una fase totalmente nuova nella storia cinese. Gli obiettivi per i quali i nazionalisti avevano combattuto per mezzo secolo parvero finalmente raggiunti: su1 piano internazionale la Cina otteneva un seggio come membro perrnanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e rientrava in possesso dei territori ceduti al Giappone in seguito alla guerra sinogiapponese del 1894-95. Inoltre nel 1943 erano gi stati abrogati i cosiddetti trattati ineguali che la Cina era stata costretta a firmare dopo le Guerre dell'Oppio, in quanto Gran Bretagna e Stati Uniti avevano rinunziato ai diritti di extraterritorialit. In Cina fallirono tutti i tentativi di risolvere pacificamente il contrasto tra il Guomindang e il Partito comunista. Dopo una visita di Mao Zedong a Chongqing nell'agosto 1945, il 10 gennaio 1946 si riun qui una Conferenza politica consultiva, che approv la ristrutturazione del Consiglio di Stato, la riduzione delle forze armate e la loro indipendenza dai partiti politici, e la convocazione di un'Assemblea nazionale In realt per i contendenti cercavano frattanto di occupare militarmente il maggior numero di localit strategiche. Bench

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STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI

l'Unione Sovietica riconoscesse ufficialmente il governo nazionalista, dopo avere dichiarato guerra al Giappone (1945), occup la Manciuria, permettendo di fatto ai comunisti di attingere ai rifornimenti militari lasciati dai giapponesi. L'organizzazione militare comunista riusc ben presto a controllare gran parte della Cina settentrionale. Fallito un ulteriore tentativo di mediazione, nell'aprile 1948 le truppe comuniste attraversavano lo Yangzijiang, mentre i militari governativi si dibattevano in un clima di contrasti e rivalit, e a novembre, quando ancora gli eserciti nazionalisti erano impegnati nella guerra civile, Jiang Jieshi si ritirava a Taiwan con tutte le sue truppe scelte. Si preparava a ritornare a Pechino, in attesa di un ulteriore intervento americano, questa volta contro i comunisti. Nel frattempo, nel settembre 1949 si tenne a Pechino una nuova Conferenza politica consultiva, che stabil la Legge organica del Governo centrale e il Programma comune, la bandiera nazionale e la capitale (a Pechino). Il primo ottobre, il nuovo capo dello Stato, Mao Zedong, annunciava la fondazione della Repubblica popolare cinese (RPC). La Repubblica popolare cinese Sul piano politico, il nuovo ordine si basava teoricamente sulla cooperazione delle cosiddette quattro classi rivoluzionarie (cio, secondo la definizione di Mao Zedong nella Nuova democrazia del 1940, proletariato, contadini, piccola borghesia e capitalisti nazionali, rappresentate nelle quattro stelle della nuova bandiera) sotto la guida del Partito comunista cinese. Al di l degli organi istituzionali dello Stato (Congresso nazionale del popolo, Consiglio di Stato, ecc.) il partito il vero responsabile del funzionamento politico, amministrativo, economico e sociale dello Stato, direttamente, o indirettamente attraverso le sue cinghie di trasmissione (sindacati e varie associazioni). La legittimazione del potere del Partito comunista cinese su tutta l'organizzazione dello Stato si basa sull'ideologia marxista-leninista. Nei rapporti internazionali, la nascente Repubblica si trov in gravi difficolt con lo scoppio della guerra di Corea il 26 giugno 1950. Conseguenza del conflitto fu il rafforzamento della posizione del governo nazionalista a Taiwan, che pot contare su un pi deciso sostegno militare degli Stati Uniti e sul riconoscimento internazionale come governo legittimo della Cina in luogo di quello di Pechino. Ci fece s che il governo di Taiwan potesse continuare a occupare il seggio di membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'oNu sino al 1971. Per una ventina d'anni la RPC Si vide ignorata diplomaticamente dalle maggiori potenze, fatta eccezione per i paesi del blocco orientale, alcuni Stati neutrali asiatici e europei, e la Gran BretaLA REPUBB~CA POPOLARE CINESE 81

gna. Grazie all'abilit di uno statista come Zhou Enlai, la RPC riusc per a conquistarsi uno spazio diplomatico in Asia (si pensi all'accordo sino-indiano del 1954, la partecipazione alla Conferenza internazionale di Ginevra sul Vietnam, e a quella afro-asiatica di Bandung del 1955). In queste condizioni, comunque, la colonia britannica di Hong Kong svolse l'importante funzione di sbocco commerciale e finanziario con l'Occidente. Nella politica interna, si pu rilevare un'alternanza tra momenti di radicalizzazione rivoluzionaria e momenti in cui prevalevano tendenze di tipo prgmatico. La legittimazione rivoluzionaria serv a

giustificare, come nell'Unione Sovietica, le periodiche epurazioni, e la discriminazione e persecuzione degli awersari del regime, definiti nemici di classe e controrivoluzionari. L'ambizione dell'utopia maoista di trasformare il paese attraverso la creazione di un uomo nuovo ha costituito l'ideale trainante del primo periodo del regime, e ha riscosso in certi momenti largo seguito. Le campagne dei cinque anti e dei tre anti, fra il 1951 e il 1952, mirava a tener vivo lo spirito rivoluzionario e militante contro i funzionari corrotti, gli speculatori e i loro complici. Il 27 febbraio 1957, il discorso di Mao Zedong Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo sembrava segnare una geniale apertura a seguito della riflessione seguita ai fatti di Ungheria del 1956. Seguiva in aprile il triplice movimento di rettifica (zhengfeng) contro il burocratismo, il settarismo e il soggettivismo. In campo culturale, faceva eco la campagna dei cento fiori, che sembrava incoraggiare una molteplicit delle tendenze intellettuali e artistiche dopo un periodo di stretto controllo burocratico sugli intellettuali. Ma il nuovo corso venne presto troncato nel giugno 1957, con l'editoriale del Quotidiano del Popolo che lanciava il nuovo movimento contro la destra. Sotto l'etichetta di uomo di destra venne classificato chiunque avesse esternato nel breve periodo precedente critiche al regime. Sui giornali vennero pubblicate lunghe liste di colpevoli, che, dopo estenuanti interrogatori, accuse, autocritiche, nel migliore dei casi venivano inviati ai lavori forzati nelle campagne. L'antica formula di tolleranza religiosa differenti strade portano allo stesso fine (yitu tonggui) venne condannata come reazionaria. La mancanza di libert nell'ambito culturale ha portato al conformismo, all'impoverimento in ogni settore artistico. In campo economico, oscillante fu la priorit attribuita ora al settore industriale urbano ora a quello agricolo e artigianale. Nei primi anni della RPC, durante la fase di ricostruzione (1949-52) e del primo piano quinquennale (1953-57), fu l'industria pesante a ricevere il grosso degli investimenti e delle risorse, sul modello della politica economica sovietica, per la realizzazione di uno sviluppo industriale sotto il diretto controllo statale, e nell'ambito di un sistema di piani82 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI ficazione centralizzata. Il piano quinquennale stanziava 25 miliardi diyuan per l'industria pesante contro solo 3 miliardi per l'agricoltura, e favoriva i progetti di grandi complessi come le acciaierie di Anshan e di Wuhan, e i centri petroliferi di Yumen e di Karamai. Nel frattempo, nel 1952, era stata realizzata la riforma agraria, che aveva distribuito la terra a centinaia di milioni di contadini poveri organizzati nei gruppi di aiuto reciproco. Gi nel 1955 ebbe per inizio un processo di collettivizzazione nelle campagne, che port al progresslvo annientamento del ceto imprenditoriale. Nel periodo del Grande balzo in avanti (1958-60), venne attuato un tentativo di creare condizioni di sviluppo uniformi in tutto il territorio cinese e non solo nelle aree che tradizionalmente avevano conosciuto una crescita industriale. Per questo motivo si cerc di utilizzare ogni risorsa per interessare anche le regioni pi arretrate al processo di industrializzazione. Fu in questo periodo che venne ulteriormente accelerata la col~ettivizzazione delle campagne con la creazione delle Comuni popolari, che, secondo le parole d'ordine lanciate a quell'epoca, avrebbero dovuto portare alla creazione di una societ comunista. Ognuna di queste nuove organizzazioni polivalenti comprendeva al suo interno una quindicina di brigate di produzione, costituite da ~7 squadre ciascuna, e ogni squadra era formata da 20-40 famiglie, per CUI ad essa facevano capo complessivamente circa 20 mila persone. La squadra costituiva l'unit fondamentale di produzione, e al

suo interno la retribuzione aweniva sulla base dei punti-lavoro, basati su vari criteri, fra cui il lavoro svolto e la produzione complessiva. Le Comuni assunsero anche funzioni di amministrazione politica, di gestione dei servizi sociali, di organizzazione di polizia e di difesa locale. Ma il costo economico e umano del Grande Balzo fu altissimo. A partire dal 1961 fu tentata una correzione di rotta, con l'obiettivo di ristabilire un equilibrio nella produzione, riducendo il peso dell'industria pesante e incoraggiando parzialmente l'industria leggera in vista di un allargamento dei consumi. Nello stesso tempo si cerc di ridimensionare alcune delle misure di collettivizzazione realizzate precedentemente, attraverso un approccio pi pragmatico n campo politico ed economico. Nel frattempo si era determinata una nuova fase nei rapporti con l'Unione Sovietica. Pechino venne a trovarsi sempre pi in opposizlone a Mosca, condannata ideologicamente come revisionista: le due concezioni si confrontarono sulla strategia della politica estera (coesistenza pacifica e ruolo delle lotte armate nel Terzo Mondo) sui rapporti tra i partiti comunisti, sullo sviluppo economico. Nell'agosto del 1960 l'Unione Sovietica giunse a ritirare migliaia di esperti e ad annullare diversi accordi di cooperazione, in un momento di grave crisi economica per la Cina. L'isolamento internazionale della Cina fu aggravato anche dal conflitto con l'India, dopo la repressioLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE 83

ne della rivolta nel Tibet del 1959, fino allo scoppio di scontri armati sui confini, awenuti nel 1962. Alla fine del 1965 Mao Zedong, il cui peso politico era stato progressivamente ridimensionato, in seguito al prevalere di tendenze politiche pi pragmatiche, riprese l'iniziativa, con l'appoggio delle forze armate, che erano allora sotto il controllo di Lin Biao. In minoranza nel partito, Mao Zedong tent di riaffermare il proprio controllo politico ricorrendo alla mobilitazione di massa. Nel 1966 esplodeva la Grande rivoluzione culturale, all'insegna dell'inquietante slogan: la borghesia sta nel Partito comunista!. Questa sfida contro la burocrazia di partito, lanciata da Mao e dai suoi con la Grande rivoluzione culturale, si present all'epoca come uno sforzo titanico nella storia dell'umanit per l'attuazione intransigente degli ideali rivoluzionari di uguaglianza e di giustizia, il primato dell'ideologia e della mobilitazione permanente su ogni ostacolo economico e sociale. Essa tuttavia rappresenta anche il limite maggiore dell'esperienza maoista: nella pratica, non si sottratta alle tragiche conseguenze che ogni imposizione utopica ha dimostrato nella storia: l'umiliazione dell'uomo reale in nome di una Causa per quanto elevata possa apparire. Perci la Rivoluzione culturale - al di l dell'oleografia con cui venne presentata dalla propaganda cinese e accreditata da molti intellettuali occidentali - fu di fatto un insieme di autoritarismo e anarchismo, di spinte eversive e rabbia giovanile, di strumentalizzazioni e repressioni, che provoc dieci anni terrificanti (shinian haojie) di intolleranze, violenze, persecuzioni. Emblematica proprio la figura di Mao, il Giano bifronte della rivoluzione, promotore della rivolta e al tempo stesso capo supremo del potere. La lotta, a cui presero parte larghi strati della giovent urbana, invest dapprima le istituzioni culturali, poi l'industria, il partito ai suoi vertici come alla periferia. Grave fu il prezzo anche economico pagato dalla Cina alla fine di questo periodo turbolento, che si concluse praticamente con la morte di Mao (9 settembre 1976): la paralisi delle scuole e delle universit, la forzosa deportazione di milioni di giovani in campagna, la crisi della produzione agricola e industriale (ad esclusione di settori di punta come quelli astrofisico e nuclea-

re). In questa situazione, si venne radicalizzando il conflitto ideologico anti-sovietico - il culmine della tensione si raggiunse nel 1969, con gli incidenti sino-sovietici dell'Ussuri. Nel 1971 Lin Biao, il principale protagonista della Rivoluzione culturale dopo Mao Zedong, precipit - secondo la versione ufficiale - in un aereo partito alla volta dell'Unione Sovietica. Si tratta senza dubbio di uno degli episodi pi oscuri della Rivoluzione culturale. E possibile che Lin Biao intendesse approfittare della disgregazione del Partito comunista per affermare il proprio potere personale. E certo comunque che egli 84 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI divenne negli anni successivi il principale hersaglio degli attacchi portati avanti dagli organi di propaganda. Nuove prospettive Si aprirono alla Cina allorch l'amministrazione Nixon impost una nuova strategia internazionale fondata sul tripolarismo. Nel 1971 Kissinger si rec a Pechino, e in quello stesso anno la RPC prendeva il pOStO del governo nazionalista, insediato a Taiwan, nel Consiglio di Sicurezza dell~oNu. Nel 1972 lo stesso presidente americano Nixon si recava nella RPC (ma i rapporti diplomatici ufficiali fra i due paesi sarehbero stati stahiliti alla fine del 1978). La normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti port ad una progressiva modificazione della politica estera cinese nei confronti dell'Occidente. I rapporti con l'URSS si sarebbero normalizzati solo verso la fine degli anni Ottanta. Dopo la morte di Mao, l'ala radicale del Partito comunista, capeggiata dalla vedova del presidente, Jiang Qing, venne esautorata, e ripresero gradualmente il soprawento i pragmatici con alla testa Deng Xiaoping. La svolta si ebbe al IV Plenum del Comitato centrale del dicembre 1978, col compromesso fra le forze liberali e quella conservatrici, che si impegnarono rispettivamente, le prime ad accettare la centralit del partito e il sistema socialista, e le seconde a non opporsi ad una politica di riforme economiche: la restaurazione fu ripresa nelle mani dei dirigenti vecchi e nuovi del Partito con l'appoggio dei quadri rurali e degli strati tecnici, amministrativi e burocratici urbani. Deng Xiaoping promosse le cosiddette quattro modernizzazioni in campo economico, e ristabil con fermezza il potere del partito, riaffermando la dottrina della dittatura del proletariato nel quadro ideologico marxista-leninista-maoista. Cos, da un lato emargin il resto dei maoisti moderati, dall'altro si oppose ad ogni tendenza di liberalizzazione. Gradualmente per si venne costituendo per la prima volta nella RPC un movimento politico che invocava l'introduzione di princpi democratici sul modello dei paesi occidentali. Tale fenomeno di dissenso in parte legato a quella generazione che era stata bruciata dalla Rivoluzione culturale. Questi giovani, frustrati dall'esperienza nelle campagne che li avevano rifiutati, si ritrovavano emarginati in una societ urbana non pi rivoluzionaria, ma che richiedeva quella specializzazione e professionalit di CUj spesso erano sprowisti - in seguito alla paralisi quasi totale del sistema di istruzione nel corso della Rivoluzione culturale. Inoltre le sollecitazioni economiche della politica di Deng finirono col mettere in moto un processo che in poco tempo avrebbe travolto la strutture basilari del regime. Una dopo l'altra, le componenti del modello economico sovietico e di quello maoista sono andate crollando, e se non si pu parlare di alcun tipo di vera democratizzazionc si andato evidenziando tuttavia il passaggio da un sistema totali~ario aduno autoritario: eroso il fondamentalismo maoista a seguito degli insuccessi economici (resi pi evidenti dalla maggiore apertura verso l'eLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE 85

sterno), e caduta la legittimazione ideologica del controllo degli apparati su ogni campo della vita civile, la funzione di questi ultimi si andata limitando, professionalizzando e specializzando. E cresciuta la richiesta di riforma e responsabilit di tali organi. E infatti il Partito potr soprawivere solo nella misura in cui sar in grado di gestire questa difficile transizione verso lo sviluppo economico e la pluralit politica. In campo economico, soltanto dalla fine degli anni Settanta la politica verso il capitale nazionale e quello straniero si progressivamente evoluta, sino agli ultimi prowedimenti che mirano ad attirare gli investimenti esteri, inclusi quello dei cinesi d'oltremare e di quelli di Taiwan. Si ricorder che nel 1979 venne approvato lo schema di legge sulle joint ventures, nel 1981 Deng Xiaoping enunciava la politica di un paese, due sistemi, nel 1984 vennero aperte alcune citt costiere agli investimenti stranieri, e l'emendamento apportato alla Costituzione nel 1988 permetteva la propriet privata dei mezzi di produzione. Ma la stessa linea di riformismo economico sotto la direzione del partito finisce col provocare una serie di problemi nel controllo politico. Lo stesso regime dei prezzi si venuto sempre pi articolando, con la crescita d'importanza del mercato a scapito dei prezzi politici e di quelli parzialmente flessibili. Altrettanto rilevanti sono stati i cambiamenti in campo agricolo. Nel ventennio fra il 1957 e il 1978, nonostante una crescita annua media nell'agricoltura di oltre il 3% e nell'industria di oltre 1'11%, i miglioramenti del tenore di vita dei contadini erano stati limitati: ad una diminuzione nel consumo giornaliero medio di cereali e di oli vegetali, faceva riscontro l'aumento di consumo della carne. Dopo l'abolizione delle Comuni fra il 1981 e il 1982, la famiglia contadina tornata ad essere l'unit di produzione basilare, e daM985 iniziata praticamente la privatizzazione delle campagne. Un'altra conseguenza della nuova politica di Deng Xiaoping stata l'abbandono della politica egualitaria che aveva finito col frenare lo sviluppo dei settori pi avanzati dell'economia cinese. Come conseguenza della svolta di Deng, oltre 100 milioni di contadini hanno cambiato lavoro. In poco tempo si avuta un'accentuazione della divaricazione nelle condizioni di vita fra regione e regione, nonch una crescente, talvolta selvaggia, differenziazione sociale e generazionale per reddito e per status. Se nel complesso la popolazione, specie quella rurale del Sud e dell'Est, ha tratto vantaggio da questa politica (dalle statistiche pi recenti risulta che la crescita media annua della produzione nell'agricoltura salita all'8,4%, mentre i consumi alimentari e di beni si sono pure elevati di due o tre volte, rispetto alle contrazioni precedenti), grosse contraddizioni stanno emergendo fra aree lanciate nella corsa capitalistica e aree sommerse dal sottosviluppo (ne indice ad esempio la sommossa contadina 86 STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI nel Sichuan del giugno 1993). Un ulteriore elemento di instabilit costituito dall'insofferenza dei settori conservatori del Partito e dell'esercito, i cui interessi consolidati si sentono vieppi minacciati. In compenso, dove esplosa una vera e propria rivoluzione produttiva, sono sorte innumerevoli e ricche imprese rurali (20 milioni con oltre 100 milioni di addetti). Ulteriori contraddizioni sono presenti nelle aree urbane. Qui l'emigrazione spesso illegale di popolazione marginale e della manodopera eccedente provenienti dalle campagne ha ingrossato una massa che trova solo in minima parte sbocco in attivit autonome come il commercio e l'artigianato, il settore terziario e dei servizi, oppure nelle piccole industrie private. Un'altra parte assorbita dall'industria pubblica, che tuttavia nella nuova situazione richiede una ri-

strutturazione e una diminuzione drastica di personale. Inoltre l'aumento dei prezzi agricoli e dei consumi aggrava ulteriormente il processo inflazionistico, uno dei maggiori fattori di destabilizzazione sociale e di tensione a causa dello squilibrio fra il blocco dei salari e l'elasticit delle entrate delle categorie emergenti. Tutte queste repentine trasformazioni stanno minando il sistema sociale. Attualmente un'incognita il futuro dei pilastri del regime, la burocrazia e l'impresa di Stato, che contano rispettivamente 34 e 150 milioni di addetti, e dalla riforma che investir tali apparati dipender il futuro della Cina. Un parziale tentativo di riforma del sistema politico in senso pi liberale venne awiato dal nuovo segretario del Partito Hu Yaobang (rimosso agli inizi del 1987), e successivamente dal suo successore Zhao Ziyang, entrambi portati al vertice del partito da Deng Xiaoping. Le timide aperture dei riformatori finirono per col provocare un ulteriore squilibrio a livello politico, in quanto incoraggiarono presso gli studenti e gli intellettuali pi ampie esigenze di riforme democratiche. Si giunse cos alle dimostrazioni di piazza Tian'anmen, che si conclusero con una repressione sanguinosa da parte dell'esercito nel giugno 1989. Lo stesso Zhao Ziyang fu allontanato dalla carica di segretario del partito. Negli anni pi recenti, le tendenze riformiste sembrano destinate a riprendere progressivamente il soprawento, grazie al sostegno di Deng Xiaoping, il quale ha mantenuto intatto il suo prestigio all'interno dell'esercito e dell'apparato. Nel suo complesso, dopo 45 anni, la RPC ha raggiunto il primo posto mondiale nella produzione del carbone, del cemento, dei cereali e della carne, del tabacco e della seta, il terzo per i fertilizzanti, il quarto nella produzione di elettricit, acciaio e fibre chimiche, il quinto in quella del petrolio; la durata media della vita passata da meno di 40 a circa 70 anni, mentre l'alfabetizzazione salita dal 15% al 72%, SU una popolazione che nel frattempo pi che raddoppiata LA REPUBBLICA Dl CINA A TAIWAN 87 (da circa 542 a circa 1200 milioni di abitanti). Infine, dal 1992, contemporaneamente alla brusca accelerazione della politica riformistica, si manifestato un boom economico che ha superato le stesse previsioni ufficiali. Dopo che Mao Zedong, nonostante i gravi errori politici, era riuscito ad assicurare una dignit internazionale alla Cina salvaguardandone l'unit territoriale, Deng Xiaoping pare aver conseguito un certo successo nella composizione di una paradossale contraddizione fra il mantenimento della dittatura del Partito comunista e l'introduzione di un'economia di mercato, seguita al fallimento del sistema comunista. E stata pertanto a tutt'oggi impedita un'effettiva democratizzazione del paese, democratizzazione che sembra invece riuscita nel rivale regime di Taibei. Ma lo stesso sviluppo dell'economia attuale e l'esigenza di una maggiore apertura al mondo esterno rendono sempre pi urgente un progressivo cambiamento delle strutture politiche, se si vuole evitare il pericolo che la compressione delle tensioni porti alla disintegrazione del paese. La Repubblica di Cina a Taiwan L'isola di Taiwan, la cui colonizzazione in grande stile era iniziata nel XVII secolo, a partire dal periodo della presenza olandese (16241661), quando la Compagnia delle Indie orientali aveva incoraggiato l'immigrazione di contadini dal Fujian, conobbe una crescita ulteriore della presenza cinese durante il governo di Coxinga (1661-1683) e nei primi decenni del controllo Qing. La popolazione cinese infatti

sal da circa 120.000 persone nel 1680 a 1.944.000 nel 1811 e a 2.546.000 nel 1893. Il processo di espansione agricola e di assegnazione di terra ai nuovi venuti fu travagliato da una serie di conflitti fra questi ultimi, i Cinesi residenti e gli aborigeni. Come si visto, nel 1895 Taiwan era stata ceduta al Giappone, per tornare sotto la sovranit cinese nel 1945. Con la vittoria dei comunisti, il governo nazionalista ripar nell'isola di Taiwan. Il nuovo governo nazionalista a Taiwan si trov di fronte alla lotta per la soprawivenza a livello internazionale, e soprattutto, all'interno, alla sfida di modernizzare una societ agraria. Esso riusc a realizzare una serie di obiettivi che aveva mancato sul continente. Fra il 1951 e il 1962 venne portata a termine una riforma agraria modello: condotta senza alcuna violenza, ma con determinatezza ed efficacia, essa ha rafforzato la stabilit sociale, ha contribuito ad aumentare la produzione agricola e il livello di vita dei contadini (la produzione di riso per ettaro passata da tonnellate 1,5 nel 1949 a 4 nel 1991), rendendo possibile lo sviluppo industriale. Grazie alla politica economica realizzata dal governo e agli aiuti americani, dal 1965, l'industria ha superato l'agricoltura nella formaXTnRInFI I A rlNn~r I F nRIf'.lNI1 Nn~TRI rlnRNI I LA REPUBBLICA Dl CINA A TAI WAN 89 zione del prodotto nazionale lordo. La produzione industriale, che cresce ad un ritmo superiore al 12% annuo, si venuta differenziando nel campo dell'elettronica, dei tessili, degli alimentari, ecc., e ultimamente ha raggiunto livelli molto sofisticati. Essa passata dal soddisfacimento delle richieste interne all'esportazione internazionale, e sta portando Taiwan fra i paesi a sviluppo avanzato. Dal punto di vista politico, possiamo distinguere tre fasi. La prima fase, autoritaria, si conclude con la morte di Jiang Jieshi (1975), e coincide col monopolio politico e militare del Guomindang (KMT), giustificato giuridicamente dal mantenimento di una legislazione d'emergenza introdotta nell'isola-nel 1949 a causa della guerra civile. Sia l'Assemblea nazionale che la Corte legislativa furono in gran parte congelate e le loro funzioni di fatto svolte dal potere esecutivo. La seconda fase, di transizione, ha inizio con l'ascesa alla presidenza della repubblica del figlio di Jiang Jieshi, Jingguo, il quale introdusse una serie di caute misure in senso riformatore, che consentirono l'ascesa a posti di crescente responsabilit dei cinesi originari di Taiwan. In questo quadro, nel 1984, Li Denghui, ex governatore della Provincia di Taiwan, venne eletto vice-presidente. In seguito alla morte di Jiang Jingguo (1988),1O stesso Li Denghui assunse la presidenza della repubblica, e da allora il processo di democratizzazione andato avanti speditamente. Nel 1991 venne definitivamente abolita la legislazione di emergenza che aveva sospeso le libert costituzionali, e venne modificata la stessa Costituzione in modo da rendere possibile il totale rinnovo degli organi legislativi. A seguito di queste riforme, nel dicembre del 1991 si tennero le prime elezioni completamente libere dell'Assemblea nazionale, nel corso delle quali il Guomindang ha ottenuto il 71% dei suffragi. Il maggiore partito d'opposizione rappresentato dal Partito democratico progressista (Minzhujinbudang), che era stato costituito nel 1986 dai militanti di formazioni che dagli anni Settanta avevano operato in condizioni di semi-illegalit. Contemporaneamente sono stati allacciati una serie di rapporti a livello ufficioso con il continente, per consentire un pi rapido sviluppo dei rapporti economici, gi awiati da alcuni anni a seguito dei massicci investimenti col realizzati dagli imprenditori taiwanesi. In entrambe le societ cinesi, quella comunista e quella nazionalista, le tendenze autoritarie a livello politico-burocratico e l'atteggia-

mento moralistico a livello ideologico hanno svolto un ruolo di freno nei confronti del processo di democratizzazione e liberalizzazione. Frutto di un trend secolare, la ricerca di ricchezza e potere attraverso un riformismo autoritario stato un costante obiettivo e ideale delle forze politiche. Eppure, in entrambe le societ si sono manifestate spinte dal basso per una maggiore libert economica, intellettuale, politica. Il retaggio di una societ monolitica e l'ideale dell'armonia hanno spesso ostacolato la formazione di una societ aperta, un pluralismo di idee e di gruppi sociali, l'accettazione della competizione di gruppi di interesse differenti, e hanno di frequente permesso che i rispettivi centri politici reprimessero le spinte innovative, cercando di mantenere il controllo delle scelte economiche, intellettuali e politiche. La differenza fra i due tipi di societ, per, sta nel fatto che in una sono prevalse le tendenze conservatrici, mentre nell'altra sono prevalse quelle riformatrici. Nella RPC l'ideologia e la prassi maoista hanno obiettivamente rafforzato l'apparato politico a scapito dell'azione del singolo, hanno ostacolato la circolazione di nuove idee e delle stesse dottrine tradizionali, hanno subordinato il mercato alla politica; la concezione marxista dell'avanguardia e del centralismo democratico, la lotta alle idee borghesi, il moralismo radicale delle mobilitazioni di massa hanno contribuito ad una visione integralistica e assolutistica della vita sociale. L'ideologia e la prassi del Guomindang, invece, sin dalle iniziali ambiguit di Sun Zhongshan, si sono presentate pi realistiche, prammatiche, eclettiche. La stessa contraddittoriet ideologica e il sincretismo politico, nonostante il bando del marxismo e l'autoritarismo dei primi decenni, costituivano le premesse per un possibile sviluppo democratico. L'accettazione, inizialmente teorica, dei princpi democratici, l'apertura alle concezioni occidentali, il rispetto di organizzazioni volontarie, delle relazioni familiari, delle associazioni religiose, il culto dell'autonomia morale confuciana, lo sviluppo della libert di mercato costituiscono i fattori che hanno contribuito a limitare sempre pi le tendenze autoritarie e integralistiche, e ad estendere i margini della societ civile rispetto allo Stato. fine.