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OLGA CHIAIA. IL SONNO E IL SOGNO. Parte prima. 1. I bioritmi.

Il mondo naturale scandito da ritmi precisi: l'alternanza del giorno e della notte, il respiro delle maree, il succedersi delle stagioni. Anche gli esseri viventi hanno una sorta di orologio interno che impone un tempo alle loro funzioni vitali: generalmente questo ritmo biologico, o bioritmo, in armoniosa sincronia con quello astronomico. Per capire i bioritmi nell'uomo, alcuni ricercatori hanno compiuto degli studi su individui che hanno vissuto per lunghi periodi isolati dalle influenze degli orologi esterni, come la luce, la temperatura, ecc. Pur in assenza di tali condizionamenti, come ad esempio in una grotta sotterranea, il ritmo di molte funzioni, tra cui il sonno e la veglia, resta invariato, in media della durata di ventiquattro ore, la stessa della rotazione terrestre. Un individuo su venti presenta un ritmo di quarantotto ore. Questo ritmo detto circadiano (circa: pi o meno; dies: giorno) e riguarda l'alternarsi del sonno e della veglia, la temperatura del corpo (che si abbassa durante le prime ore del mattino per poi salire nell'arco della giornata sino al suo picco massimo nel pomeriggio-sera), il metabolismo del glucosio e molti altri eventi fisiologici. Alcuni ormoni che influenzano il tono dell'umore (come la melatonina), o il rendimento mentale, hanno un ciclo analogo; in alcune malattie e nei disturbi mentali spesso si nota una ciclicit del peggioramento dei sintomi nell'arco della giornata. Esistono poi i ritmi circamensili, come ad esempio le mestruazioni nella donna, che hanno una durata media di 29,57 giorni, quasi coincidente con il ciclo delle fasi lunari di 29,59 giorni; ed i ritmi circannuali. E' stato osservato, inoltre, un ciclo di attivit-riposo (Basic Rest-Activity Cycle, BRAC), che fa parte dei ritmi ultradiani, cio inferiori alle 24 ore, come, ad esempio, il respiro o il battito cardiaco: N. Kleitman, importante studioso del sonno, ha osservato nel feto e nel neonato una periodicit di circa sessanta minuti per quel che riguarda l'attivit mentale e somatica; probabile che anche gli adulti conservino, pur senza esserne consapevoli, un'analoga fasicit latente che permane anche durante il sonno e si manifesta con l'alternanza, circa ogni novanta minuti, di sonno profondo e sogni. A volte la sincronia con i ritmi naturali si spezza: ad esempio dopo un viaggio aereo intercontinentale si pu provare quel tipico disagio chiamato jet lag o sindrome da fuso orario, che proprio determinato da uno sfasamento tra ritmi interni ed esterni (ore dei pasti, abitudini sociali, ecc.) e dura finch l'organismo non riesce a risincronizzarsi. Una discordanza della periodicit pu verificarsi anche a seguito di stress emozionali prolungati, e pu riguardare due oscillatori interni che iniziano a fluttuare nello stesso individuo in modo del tutto discorde: questo fenomeno spesso legato all'insonnia, e aumenta la vulnerabilit ad ulteriore stress ed alle malattie. La sincronia dei ritmi, all'interno dell'organismo e con quelli naturali, sociali e cosmici, in parte innata ed in parte voluta. Serve a sfruttare meglio le risorse dell'ambiente e le potenzialit energetiche dell'organismo: dormire di notte pu rappresentare una protezione, poich con l'oscurit i pericoli aumentano ed e il momento in cui numerosi fattori ormonali, di temperatura, di metabolismo, concorrono ad una minore efficienza. 2. I metodi per lo studio del sonno. Il sonno occupa un terzo del tempo della nostra vita: quindi naturale che da sempre l'uomo abbia cercato di studiarne i segreti. La difficolt principale nello studio del sonno che il soggetto addormentato si sveglia ad ogni tentativo di osservazione pi accurato. Nel 1930 sono state messe a punto delle tecniche di registrazione delle onde cerebrali che hanno finalmente consentito un'analisi accurata di ci che avviene durante il sonno, senza per interferire

con esso. FIGURA. Un laboratorio per il sonno. Un soggetto dorme in una stanza (sopra) mentre uno sperimentatore nella stanza accanto (sotto) controlla le registrazioni. La figura illustra schematicamente gli elementi essenziali per ricerche sul sonno durante l'intera notte di un uomo. A seconda della natura dell'esperimento, si possono introdurre delle apparecchiature pi complesse e si pu usufruire di un maggior numero di stanze. L'apparecchiatura essenziale consiste di un poligrafo o di un elettroencefalografo per la registrazione continua dell'attivit elettrica durante il sonno, e di un sistema di comunicazione a due vie che comprende di solito un registratore per lo scambio di comunicazioni e per la registrazione della descrizione dei sogni se questo fa parte della ricerca. Sono sorti numerosi Laboratori del Sonno, organizzati con comode camere da letto, collegate tramite fili elettrici ad un locale centrale dove sono situati gli apparecchi di registrazione. I volontari, per lo pi studenti, vengono invitati a recarsi a letto alla solita ora, compiendo i rituali che farebbero a casa propria; vengono loro fissati alcuni elettrodi sulla pelle dello scalpo e del viso, per rilevare l'attivit elettrica cerebrale (elettroencefalogramma, EEG), il movimento degli occhi (elettrooculogramma, EOG), e la contrazione muscolare (elettromiogramma, EMG). Dagli elettrodi partono dei fili che si riuniscono in un fascio come una coda di cavallo, lunghi abbastanza da consentire una buona libert di movimento al dormiente. L'altro capo dei fili collegato ad un apparecchio, situato al di fuori delle camere, chiamato poligrafo, che registra tutto ci che avviene, sotto forma di onde tracciate sulla carta. Si controllano cos i pi importanti parametri del sonno; possibile poi manipolare alcuni fattori, come la temperatura dell'ambiente, le luci o inserire dei suoni, e poi studiarne l'effetto. Lo studio del sonno si avvale anche dell'osservazione di animali da laboratorio, sui quali vengono effettuati interventi chirurgici o iniettate sostanze per analisi pi complesse. 3. Dall'addormentamento al risveglio. La prima sensazione quella di rilassamento, di abbandono graduale delle tensioni muscolari e psicologiche. L'attivit mentale inizia a modificarsi, si perde il controllo volontario sul pensiero, che diviene fluttuante e libero. Subito prima dell'addormentamento a volte si presentano dei flash visivi, colori ed immagini bizzarre: sono le allucinazioni ipnagogiche. L'addormentamento vero e proprio invece caratterizzato dalla perdita della consapevolezza: improvvisamente l'individuo diviene incapace di rispondere nel modo consueto agli stimoli ambientali. E' un fenomeno immediato, anche se viene percepito come graduale. Dalla sensazione di abbandono passa ad un diverso stato in cui non pi consapevole. Si possono talvolta osservare, nei primi cinque minuti, delle piccole contrazioni piuttosto brusche, come dei sobbalzi, che arrivano perfino a svegliare il soggetto; sono chiamate mioclonie, forse reazioni sproporzionate a stimoli disturbanti interni o esterni. Non appena inizia il sonno, cominciano dei lenti movimenti degli occhi da un lato all'altro. Il respiro ed il battito del cuore diventano sempre pi lenti e regolari, tutta la muscolatura si rilassa. Ecco le caratteristiche dei vari stadi. Stato di veglia: Onde cerebrali BETA 21/12 cicli sec. Occhi aperti. Sensi attenti. Pensiero logico/razionale. Tensione. Pre-sonno: Onde cerebrali ALFA 12/7 cicli sec. Coscienza interiore. Rilassamento Psico-fisico. Pensiero intuitivo/creativo. Sonno: Onde cerebrali TETA 7/4 cicli sec. Incoscienza. Sonno profondo: Onde cerebrali DELTA 4 e mezzo ciclo sec. Durante la veglia le onde cerebrali, misurate attraverso

l'elettroencefalogramma, sono rapide: da quattordici sino a venti al secondo. Quando l'individuo, ancora sveglio, chiude gli occhi e si rilassa, le onde beta, tipiche dell'attenzione, vengono sostituite dalle onde alfa, pi lente. Con l'addormentamento, le onde cerebrali rallentano ulteriormente e compaiono delle onde dette theta, della frequenza di quattro-sette Hertz o cicli al secondo: lo Stadio 1, dal quale si passa dopo pochi minuti allo Stadio 2, nel quale predominano le onde theta, i fusi del sonno (scariche di onde regolari) e i complessi K (parossismi di onde). Poco dopo si discende allo Stadio 3, caratterizzato dalla comparsa di onde molto pi brevi. A questo punto, l'elettroencefalogramma comincia a mostrare delle onde rapide dalla caratteristica forma a dente di sega, e gli occhi cominciano a muoversi in modo molto rapido e marcato: iniziata la prima fase REM. La sigla REM sta per Rapid Eye Movement, movimenti oculari rapidi. La scoperta di questa fase del sonno si deve a N. Kleitman ed E. Aserinsky, i quali nel 1953, nei laboratori dell'Universit di Chicago, osservarono per la prima volta questo strano fenomeno. Fino ad allora il sonno era stato sempre considerato un periodo di completa inerzia e passivit di tutto l'organismo. Lo studio della fase REM ha invece rivelato che esiste una successione di periodi di intensa attivit elettrica cerebrale, simile a quella caratteristica della veglia e quindi desincronizzata, che si alternano ciclicamente alle fasi di sonno profondo, chiamato NREM, cio non-REM, in cui le onde elettriche sono invece sincronizzate. La prima fase REM dura una decina di minuti. Tornano poi i quattro Stadi NREM, discendenti ed emergenti. Poi si presenta una seconda fase REM, e cos via. Durante la notte, la fase REM aumenta progressivamente la sua durata, per passare dai dieci minuti iniziali a quasi sessanta minuti, andando verso il mattino. Tutta la durata del sonno passa cos nel succedersi di stadi NREM e fasi REM, secondo un'oscillazione ciclica piuttosto invariabile di circa settanta-centodieci minuti. Questa potrebbe riflettere il ritmo ultradiano di attivit-riposo (BRAC, Basic Rest-Activity Cycle), che si estende sia attraverso la veglia che attraverso il sonno. Ogni fase REM seguita da un periodo refrattario, prima del termine del quale impossibile che si verifichi nuovamente: dura venticinque-trenta minuti. Dopo trenta-sessanta minuti la refrattariet parziale, nel senso che potrebbe verificarsi una fase REM, ma le probabilit che ci avvenga sono basse; dopo ottanta minuti le probabilit salgono invece quasi al cento per cento. 4. Sonno ortodosso e sonno paradosso. Il sonno ortodosso, o NREM, caratterizzato dai suoi quattro Stadi di onde sempre pi lente ed ampie, regolari e sincronizzate. Gli Stadi 3 e 4 sono pi lunghi nella prima parte della notte, e tendono poi ad abbreviarsi sin quasi a scomparire via via che si espandono invece i periodi di sonno paradosso, o REM, in cui il tracciato elettroencefalografico rapido e desincronizzato. Verso la fine del sonno, pu succedere di passare direttamente dallo Stadio 2, nel quale sono ormai diminuiti i fusi e scomparsi i complessi K, alla fase REM. Il sonno REM rappresenta il venticinque per cento del sonno totale, e si verifica all'incirca quattro-sei volte per notte, all'interno dei cicli di sonno di novanta minuti. Questo secondo tipo di sonno, chiamato anche sonno attivo, completamente diverso dal primo, ed invece simile per molti versi allo stato di veglia. Oltre ai movimenti rapidi degli occhi, avvengono piccole contrazioni dei muscoli dell'orecchio medio, del tutto analoghe a quelle che si verificano durante la veglia in risposta alle varie intensit ed altezze dei suoni. Vi sono inoltre delle rapide scosse muscolari, nell'uomo si ha un'erezione del pene (osservabile anche nel neonato), nella donna la lubrificazione della vagina, pur senza che sia presente alcun contenuto onirico erotico. Questi fenomeni sono chiamati fasici. La loro densit crescente nelle fasi successive alla prima. E' probabile che ad attivarli sia un evento elettrico, denominato PGO, che stato studiato nel gatto. La punta PGO un'onda prodotta dalla attivit elettrica di alcune zone cerebrali: il ponte, i corpi genicolati e la corteccia occipitale. Queste zone coinvolgono le vie visive e sono quindi connesse ai

movimenti oculari; non per stato sinora possibile osservare direttamente punte PGO nell'uomo, per limiti metodologici. Il respiro ed il battito cardiaco divengono pi frequenti ed irregolari, aumenta il metabolismo ed il flusso sanguigno al cervello, la pressione sale. Nonostante tutto ci il sonno molto profondo ed difficile provocare il risveglio: da qui la definizione di sonno paradosso. I grandi muscoli sono invece immobilizzati, atonici. Il cervello praticamente isolato: non riceve stimoli, n risposte ai suoi comandi. Questo spiega quella sensazione, che a volte si prova nei sogni, di non riuscire a correre o ad urlare. E' durante questo periodo in cui il cervello isolato che si verificano i sogni. 5. Accenno alla neurofisiologia e alla biochimica del sonno. Per localizzare specifiche funzioni del cervello, per esempio per identificare la sede dell'interruttore del sonno, i neurofisiologi utilizzano l'osservazione di individui con lesioni, generalmente dovute ad incidenti o a malattie: il deficit che presentano, a livello comportamentale o psicologico, pu essere messo in relazione con la funzione dell'area lesa. E' stato per notato che le funzioni cerebrali non hanno una sola e delimitata localizzazione, in quanto i centri deputati a svolgere un dato compito sono pi d'uno, e si prestano anche ad una certa compensazione reciproca quando uno di essi viene a mancare. Inoltre le lesioni sono spesso piuttosto imprecise per consentire un'analisi che differenzi porzioni cerebrali confinanti, spesso microscopiche. A questo fine si preferisce utilizzare, allora, lo studio di animali, a cui vengono praticate ad hoc delle lesioni circoscritte. Degli elettrodi infissi nel cranio, segnalano lo stato elettrico. Questa pratica piuttosto cruenta ha fatto luce sull'anatomia di molti eventi fisiologici, che si ipotizza siano analoghi per l'uomo. I meccanismi regolatori dell'attivit ciclica del sonno sono situati principalmente nel tronco cerebrale: una piccola zona che collega il midollo spinale col resto del cervello. Nel 1949, le ricerche di Moruzzi e Magoun hanno chiarito l'importanza di una struttura, chiamata formazione reticolare, situata nel tronco encefalico. La formazione reticolare controlla il ciclo veglia-sonno, indipendentemente dai fattori ambientali, che possono quindi solo agevolare o ostacolare tali eventi. Pi precisamente, l'attivit della formazione reticolare mantiene lo stato di veglia, mentre la sua inattivit determina il sonno. Durante le fasi REM, una porzione di essa nuovamente attivata. In passato si pensava che il sonno fosse determinato dalla mancanza di stimoli afferenti agli organi di senso, quale si verifica quando ci si pone in condizione di riposo. E' stato invece dimostrato che possibile indurre il sonno stimolando determinate aree del cervello: si tratta quindi di un fenomeno attivo. Il sonno pu essere attivato o precluso manipolando le sostanze chimiche biologiche, gli ormoni e i neurotrasmettitori. Gi nel 1913 H. Piron aveva tratto da un cane privato di sonno le ipnotossine, che iniettate in un altro erano in grado di addormentarlo di colpo. Pi recentemente, M. Jouvet ha provato ad inibire la produzione di un trasmettitore, la serotonina, nel gatto, col risultato di un'insonnia persistente. Dopo alcuni giorni l'animale riprendeva a dormire normalmente, ma comparivano delle fasi REM durante la veglia. L'ipotesi che la serotonina svolga un ruolo ipnoinducente e di barriera tra sonno REM e veglia. E' interessante notare che gli schizofrenici in fase acuta presentano spesso un deficit di serotonina e le loro allucinazioni potrebbero essere spiegate come sogni da svegli: ma sono ricerche ancora in fase di approfondimento, e si tratta quindi solo di ipotesi. J.A. Hobson, professore di psichiatria all'Harvard Medical School, ha identificato con pi precisione il ciclo biochimico dei due tipi di sonno e della veglia. Egli descrive tre stati, denominati V (veglia), S (sonno sincronizzato, o NREM), e D (sonno desincronizzato, ma anche dreaming, cio sognante). Solo durante lo stato S, e quindi mai durante la veglia, i fenomeni

biochimici innescano attivamente e ciclicamente lo stato D, il terzo stato del cervello. I neuroni sono le cellule elementari del sistema nervoso. Comunicano fra di loro tramite alcune sostanze chimiche endogene, cio prodotte dall'organismo: i neurotrasmettitori. La funzione del sognare, durante la fase REM O stato D, determinata dall'attivit di gruppi di neuroni, situati nel ponte (una porzione del tronco encefalico), che comunicano fra di loro tramite il neurotrasmettitore acetilcolina, e stimolano la corteccia cerebrale, determinando cos visioni e percezioni che nulla hanno a che fare con gli stimoli esterni, ma derivano integralmente dalle reazioni biochimiche che agiscono sul cervello. Iniettando farmaci che aumentano il tasso di acetilcolina in un individuo addormentato, questi entra immediatamente in fase REM. Hobson propone una descrizione del meccanismo generatore del sogno tramite il modello dell'interazione reciproca, secondo il quale l'azione di questi neuroni, detti colinergici perch sono eccitati dalla acetilcolina, inibita da neuroni antagonisti, che comunicano, tramite due neurotrasmettitori diversi: la noradrenalina e la serotonina, prodotti rispettivamente nei locus coeruleus e nel rafe, che sono dei nuclei di cellule, sempre situati nel tronco. Via via che questi neurotrasmettitori aumentano, l'acetilcolina diminuisce ed il sonno D viene soppresso. Quando invece la loro presenza cala al minimo, subentra l'attivit dei neuroni colinergici e si innesca la fase REM. L'inibizione reciproca spiega la ciclicit ultradiana del ritmo REM-NREM. Durante il sonno paradosso, ogni input sensoriale proveniente dall'ambiente fasicamente bloccato, mentre la formazione reticolare del ponte attiva, sempre fasicamente, cio a scariche discontinue, il sistema oculomotore e vestibolare (deputato al mantenimento dell'equilibrio). L'isolamento dalle influenze esterne consente la comparsa della punta PGO. Il locus coeruleus, nel ponte, ed il bulbo (situato fra ponte e midollo), sono responsabili dell'inibizione tonica dei riflessi spinali e degli output motori. Probabilmente questo blocco ha la funzione di proteggere l'individuo che potrebbe fare o farsi del male se fosse libero di muoversi durante le fasi REM. Infatti, nel 1962, M. Jouvet trov che, se nel gatto venivano lese le regioni inibitorie del ponte, l'animale agiva nel sonno, presumibilmente i contenuti del suo sogno (ma questa un'inferenza, non possiamo in realt saperlo!). 6. Il sogno: REM e NREM. Il sonno REM un quarto del sonno totale. La sua ciclicit e la sua durata sono determinati da meccanismi biochimici complessi, determinati forse in modo genetico. M. Jouvet ha trovato che gemelli monovulari, che hanno cio un identico corredo genetico, presentano una frequenza e una durata di fasi REM molto simili. Alcuni, pur vivendo a migliaia di chilometri di distanza, riportano episodi onirici con analogie impressionanti. Durante i periodi di sonno paradosso si sogna. Svegliare un individuo durante una fase REM significa, nell'ottanta per cento dei casi, riuscire ad ottenere il resoconto di un sogno con vivaci immagini visive. Quindi non esistono individui che non sognano mai, solo l'oblo al risveglio che d ad alcuni questa convinzione. In effetti la memoria non attivata durante il sogno, che non viene quindi registrato, se non nell'immediato risveglio durante una fase REM. Pare assodato che si sogni in ciascuna delle quattro o cinque fasi REM di una notte: raro tuttavia conservare il ricordo dei sogni di pi di una fase, a meno che non vi siano dei risvegli immediatamente successivi, quali vengono provocati appositamente nei Laboratori del Sonno per studiare i sogni. La rievocazione dei sogni pare seguire la regola del tutto o niente: quando al risveglio emerge l'impressione del sogno, basta una distrazione perch sfugga tutto. Moruzzi e altri nel 1965 hanno distinto il periodo REM in fasico e tonico. Secondo alcuni ricercatori, quando predomina l'aspetto fasico, caratterizzato dall'insieme di fenomeni di attivit descritti prima, i sogni sarebbero esperienze visive pure, mentre durante il momento tonico, in cui il tono

muscolare bassissimo ed anche i movimenti oculari sono assenti, prevarrebbe un'attivit simile al pensiero. Dai racconti particolareggiati di numerosi soggetti, emersa la possibilit che i movimenti oculari, lungi dall'essere casuali, siano in relazione con il contenuto visivo onirico. Se le palpebre sono tenute aperte da nastro adesivo, sembra davvero che l'individuo addormentato stia guardando qualcosa. Si tratta dell'ipotesi degli occhi che seguono (Scanning Hypothesis), ed avvalorata dall'osservazione di individui ciechi dalla nascita, che non presentano movimenti oculari rapidi e riportano invece contenuti ricchi di suoni. La questione per ancora controversa, perch tecnicamente assai difficile ottenere dati sperimentali certi; inoltre i gatti presentano dei movimenti oculari cos regolari ed a scatti da escludere ogni analogia con la visione normale. J.A. Hobson ha perfino ipotizzato che sia vero il contrario: non sono gli occhi a seguire l'immagine onirica, ma l'immagine onirica ad essere determinata dai movimenti oculari, causati da fortuite scariche bioelettriche. Potrebbe sembrare che gli stadi di sonno NREM siano periodi di vuoto mentale. Studi approfonditi hanno indagato questo aspetto, utilizzando il solito metodo dei risvegli mirati: quando, grazie al poligrafo, il ricercatore identifica lo stadio oggetto di interesse, sveglia il soggetto e lo interroga. Da un elevato numero di resoconti si trae il materiale per ipotesi ulteriori. Il problema la difficolt di definire un criterio univoco per discriminare un sogno da un pensiero. I resoconti rispecchiano l'idea che il soggetto ha di cosa un sogno: alcuni ad esempio riferiscono come fossero pensieri coscienti eventi mentali avvenuti inequivocabilmente durante una fase identificata dall'EEG, dall'EMG e dall'EOG come REM. Tra il 1957 ed il 1961 N. Kleitman e W. Dement hanno trovato una percentuale di rievocazioni di sogni in periodo NREM di appena undici-quattordici per cento. Nel 1962 D. Foulkes ha analizzato moltissimi casi di risvegli durante gli Stadi 2, 3 e 4 ed ha trovato una percentuale del cinquantaquattro per cento. In realt egli aveva ampliato la definizione di sogno a qualsiasi evento mentale si verificasse nel sonno, a differenza dei ricercatori precedenti, per i quali un sogno doveva possedere peculiari caratteristiche di vividezza, articolazione e bizzarra. Effettivamente, mentre certo che il sonno ortodosso non una pausa di vuoto, pare che i sogni in questa fase siano assai sporadici e di qualit pi concettuale, pi plausibile: pi simili al pensiero che al sogno vero e proprio. Un vero sogno pi visivo, emotivo e vivido, e probabilmente si verifica solo in fase REM. Parte seconda. Il sonno negli animali. La filogenesi il processo di sviluppo della specie. Lo studio filogenetico del sonno presenta alcune difficolt: come stabilire parametri unitari di definizione di tale fenomeno in animali dall'anatomia e fisiologia completamente diverse fra di loro? I pesci, ad esempio, si fermano in posizione di riposo sul fondo sabbioso o in anfratti della roccia; i tonni e i pescecani nuotano di continuo, limitandosi a rallentare il movimento delle pinne in alcune ore della giornata: in entrambi i casi non per riscontrabile un vero e proprio stato di sonno con caratteristiche elettroencefalografiche distinte. Anche gli anfibi presentano dei cicli di attivit e di riposo, ma solo con i rettili che si rilevano i tipici parametri del sonno lento o NREM. Il sonno REM sembra essere una caratteristica evolutiva degli uccelli e dei mammiferi primitivi, ma non dei rettili, che sono la branca comune da cui si sono distaccate queste due specie. Si tratta per di ipotesi, poich i dati sono contrastanti. Negli uccelli si pu in effetti osservare una rudimentale forma di sonno REM, privo di movimenti oculari, della durata di qualche istante. E con i mammiferi, in particolare nel sonno dei cuccioli, che si presenta una

quota elevata di vero sonno REM, con la caratteristica attivit elettroencefalografica, l'assenza di tono muscolare e i movimenti oculari rapidi. Nel gattino l'unica forma di sonno. C' un parallelismo fra la capacit di memoria a lungo termine che, salvo rare eccezioni, come la tartaruga, pu essere osservata solo a partire dagli uccelli, e la presenza di sonno REM. E' possibile che quest'ultimo abbia una funzione nel consolidamento della memoria. Esiste anche un rapporto, il cui senso non stato spiegato, fra peso corporeo, peso cerebrale, metabolismo, e quantit di sonno REM: il topo ne ha dieci minuti in totale, l'elefante centottanta. Quando si notano delle correlazioni, come quelle appena citate, ad esempio, o quella fra capacit di apprendimento e percentuale di sonno REM, si ricerca la possibilit che vi sia una connessione causale, e non un semplice parallelismo: questa spesso per solo un'ipotesi, messa in forse da eccezioni. Per le specie predate il sonno un momento molto pericoloso, in particolare il sonno REM, durante il quale i muscoli sono impossibilitati a muoversi. E' forse per questo motivo che il loro sonno assai breve e polifasico, cio frammentato nell'arco delle ventiquattro ore. La giraffa si sdraia per brevi periodi durante la notte: il suo sonno totale non supera le due ore, e se viene svegliata impiega appena dieci secondi per alzarsi e fuggire. Inoltre i ruminanti, gli erbivori e i roditori, poich si nutrono con un alimento poco energetico, forse hanno bisogno di un lungo tempo di veglia: per alimentarsi. I carnivori predatori dormono molto di pi, ed hanno una percentuale assai pi alta di sonno REM. Il leone, ad esempio, presenta complessivamente duecento minuti di sonno REM al giorno, contro i dieci-quindici minuti di un erbivoro. C. Vaughin, un fisiologo americano, ha cercato di capire se gli animali sognano, quando sono in fase REM. A tal fine ha addestrato alcune scimmie a premere una leva per arrestare una lieve scarica elettrica che veniva loro somministrata ad intervalli, abbinata ad un'immagine proiettata. Dopo un certo periodo egli ha potuto osservare che, durante una fase REM, molte scimmie mimavano il movimento di premere la leva, forse in risposta al sogno dell'immagine associata alla scossa, vista tante volte nella veglia. Sembra dunque probabile che alcuni animali sognino; i cani e i gatti danno spesso proprio questa impressione, quando li si osserva dormire, ma non del tutto certo. Il delfino, pur essendo un mammifero, non ha fasi REM; non si conosce il motivo di questa eccezione. Inoltre, esso dorme con met cervello alla volta. La sua respirazione infatti volontaria e non automatica come per l'uomo: quando un emisfero dorme, l'altro resta sveglio e controlla la respirazione. Durante la veglia i due emisferi sono invece perfettamente sincronizzati. 2. Il sonno nelle et della vita. Nella vita intrauterina il sonno REM occupa il novantacinque per cento del sonno totale del feto: l'attivit prevalente. E' stato osservato un sincronismo fra periodi di sonno REM della madre ed attivit fetale; successivamente il ritmo fetale diviene progressivamente distinto, sino ad arrivare quasi ad una opposizione di fase, rispetto ai cicli materni. Secondo M. Bertini, professore di psicofisiologia all'Universit di Roma, il sonno REM potrebbe rappresentare una primordiale modalit di comunicazione materno-fetale. I neonati dormono da un minimo di quattordici ad un massimo di diciannove ore al giorno, seguendo un ritmo polifasico: il sonno cio interrotto periodicamente, per soddisfare le necessit alimentari o per stimoli interni fastidiosi o dolorosi. La soglia percettiva del neonato piuttosto alta rispetto a quella dell'adulto e lo protegge da fonti di disturbo ambientali, che sono quindi raramente motivo di risveglio. Durante la prima settimana di vita si osservano sette-otto cicli di sonno nell'arco delle ventiquattro ore, che scendono a quattro durante il primo mese e a tre nel primo anno. A quattro anni in media il ritmo diventa bifasico; difficile indicare un'et precisa in cui il ciclo veglia-sonno diviene monofasico e ricalca quello giorno-notte; infatti le influenze ambientali e le

idiosincrasie individuali, hanno molto peso da questo periodo dello sviluppo in poi: alcuni adulti, ad esempio, mantengono l'abitudine di riposare nel primo pomeriggio. Il cinquanta-sessanta per cento del sonno totale del neonato di tipo REM. Nei prematuri, la percentuale sale addirittura al settantacinque per cento, anche se in realt prevale una forma di sonno misto REM e NRFM, definito continuo e atipico o sismico. A differenza che nell'adulto normale, il neonato pu avere un periodo REM appena addormentato. Inoltre non presenta l'inibizione muscolare propria di questa fase, ma anzi mostra movimenti e tutta la gamma di espressioni mimiche facciali delle emozioni. Gradualmente queste diminuiscono nel sonno attivo; compaiono invece nella veglia e servono a costruire la comunicazione con la madre. E' probabile che una quota cos alta di sonno REM, riscontrata anche nei cuccioli di altri mammiferi, sia necessaria alla maturazione prenatale e postnatale del cervello. Come ha osservato W. Dement, un neonato che presenta pochissimo sonno REM quello della cavia, che ha una maturazione gi completa alla nascita. L'attivazione della corteccia cerebrale durante il sonno paradosso pu essere ricondotta alla necessit di organizzazione di schemi preordinati. Crescendo, la quota di sonno REM diminuisce, a cominciare da quello diurno che gradualmente scompare; la percentuale di sonno NREM aumenta notevolmente, e al termine del primo anno uguale a quella dell'adulto. Verso i due anni, il periodo REM in media pari ad un quarto del sonno totale, in cui prevale ora lo Stadio 4 NREM. La riorganizzazione graduale del ciclo sonno-veglia e del ritmo ultradiano NREM-REM, determinata essenzialmente dalla maturazione del sistema nervoso: le abitudini mediate dall'ambiente possono solo accompagnarla. La quantit di sonno inversamente proporzionale all'et. Via via che si cresce, si dorme e si sogna sempre di meno. Si passa dalle quattordici-dodici ore dei bambini di uno-due anni, alle dodici ore verso i quattro anni. Gli adolescenti dormono dalle otto alle tredici ore: la variabilit individuale molto alta, anche in relazione alle diverse abitudini. Gli adulti dormono dalle sei alle nove ore, le persone anziane a volte anche meno. Le fasi REM restano circa il venticinque per cento del sonno totale. 3. La deprivazione di sonno. Quale ne sia la funzione, il sonno pare essere una componente fondamentale del benessere dell'organismo. Uno dei primi studi scientifici sulla deprivazione di sonno negli animali risale al 1894, quando Marie de Manaceine osserv dei cani neonati tenuti in stato di veglia forzata per un periodo di quattro-sei giorni. I cuccioli morirono, e dall'autopsia risultarono delle alterazioni cerebrali. Una replica successiva dell'esperimento, ad opera di N. Kleitman, utilizz un gruppo di controllo, costituito da cani che vivevano nel medesimo ambiente e nelle identiche condizioni di quelli sottoposti alla prova, ma a cui veniva consentito di dormire. Anche in questi cuccioli furono riscontrate alterazioni cerebrali, che quindi non dipendevano dalla veglia prolungata, e non ne spiegavano l'effetto letale. Nel 1922 N. Kleitman inizi degli esperimenti sulla privazione di sonno nell'uomo. Gi nel 1896 G.T.W. Patrick e J A. Gilbert avevano analizzato le reazioni di tre ragazzi svegli da novanta ore: diminuzione della capacit di reazione, della acuit sensoriale, della memoria. C'erano per molte carenze metodologiche, e misurazioni insufficienti. Quello che Kleitman cerc di fare era separare gli effetti della mancanza di sonno da altre variabili: i soggetti dovevano quindi andare a letto, alla solita ora, ma non dormire. Questo aspetto dell'esperimento si rivel presto impossibile: necessaria un'attivit fisica, muscolare, quasi continua per restare svegli. I soggetti quindi trascorsero la notte impegnati in varie attivit. Il momento peggiore risult essere verso le tre del mattino, quando il sonno diventa molto insidioso e la temperatura corporea scende al minimo; superata questa fase, legata al ritmo circadiano, diventa pi facile essere desti. Anche nel periodo successivo, la notte era il momento di peggiore sonnolenza. Durante il giorno i soggetti riuscivano a

compiere alcune attivit, soprattutto se erano brevi, motivanti e relativamente complesse: un compito troppo semplice o monotono scatenava immediatamente il sonno. Dopo tre giorni, quasi tutti manifestarono uno stato confusionale, tremori, calo visivo e lentezza di riflessi. Alcuni ebbero delle allucinazioni visive ed acustiche: si comportavano come se vivessero un sogno che credevano reale e noto a tutti. Nel Medioevo, alcune condanne a morte erano eseguite impedendo al prigioniero di chiudere occhio. E' invece una pratica moderna quella del lavaggio del cervello, in cui vengono associati alla veglia forzata delle forti pressioni emotive e un isolamento totale. Questo insieme di elementi pu provocare alterazioni della personalit e gravi disturbi mentali, quali sintomi psicotici, in individui sensibili o predisposti. L.J. West, psichiatra dell'Universit della California, aveva studiato gli effetti psicologici dell'utilizzo della privazione del sonno come metodo di coercizione da parte di alcune polizie o nei confronti di prigionieri di guerra. Nel 1957, insieme a W. Dement, segu il caso di un discjockey radiofonico di New York, Peter Tripp, il quale rest sveglio per duecento ore, in una cabina di vetro in Times Square, per condurre una trasmissione volta a raccogliere fondi per una marcia contro la poliomielite. Verso la fine della lunga veglia, Tripp incominci a parlare in modo confuso e con frequenti errori, e nella notte ebbe un episodio di paranoia: diceva che nei cibi e nelle bevande erano state aggiunte sostanze per farlo addormentare. Nel 1965 W. Dement ed un collega dell'Universit di Stanford seguirono un caso che sembra per contraddire le deduzioni che si potrebbero trarre da quanto esposto. Randy Gardner, uno studente di liceo diciassettenne di San Diego, aveva iniziato un lungo periodo di veglia nell'ambito di un progetto interno alla sua scuola volto a superare il record mondiale. Egli rimase sveglio per duecentosessantaquattro ore, cio per undici giorni, seguito e controllato dai due ricercatori. Combatteva la sonnolenza con l'intenso esercizio muscolare, quasi continuo, che gli era consentito dalla sua ottima forma fisica, ed in pi era sostenuto da una forte motivazione a resistere, poich la stampa e la televisione avevano dato molto risalto al suo caso, e si sentiva un po' una celebrit. Dopo la lunga veglia, dorm per quattordici ore, la notte successiva otto, poi riprese iI normale ritmo: il sonno perduto non si recupera. N durante la veglia n dopo Randy diede prova di alterazioni mentali, anzi si mantenne sempre in buono stato di integrazione psicofisica. Questo sembra dimostrare che la privazione di sonno pu provocare degli scompensi solo in soggetti gi predisposti o vulnerabili, e non ha invece conseguenze negative quando vi sono condizioni di efficienza fisica e di motivazione ottimali. E' per stata appurata l'esistenza di un fenomeno che non stato controllato adeguatamente nel caso appena descritto. Si tratta dei microsonni, momentanee interruzioni dello stato di veglia, che, sommate fra loro, potrebbero sostituire una quota di sonno essenziale. Solo un continuo monitoraggio dello elettroencefalogramma potrebbe escluderne la presenza. Sono state studiate inoltre le deprivazioni di sonno parziali. Controllando il tracciato dell'elettroencefalogramma, dell'elettromiogramma e dell'elettroculogramma, il ricercatore sveglia il soggetto quando inizia la fase di sonno prescelta per l'eliminazione. Si osservato, ad esempio, che se si sveglia sistematicamente un individuo non appena inizia lo Stadio 4 del sonno lento, gli effetti dopo tre giorni sono simili a quelli della deprivazione totale. Inoltre, nella notte successiva si verifica un aumento considerevole dello Stadio 4: questo fenomeno chiamato effetto di rimbalzo (rebound effect). La deprivazione selettiva delle fasi REM ottenuta con il medesimo procedimento: al primo manifestarsi del tracciato EEG tipico della fase REM, il soggetto viene svegliato. Dopo qualche tempo, si nota che l'individuo entra rapidamente in fase REM, in stadi prematuri, sempre pi spesso, al punto da dover essere svegliato anche venti o trenta volte per notte: sinch inizia a

verificarsi addirittura dopo pochi minuti dall'addormentamento, e per una durata assai lunga, come se ci fosse un recupero del tempo perduto. Dopo una prolungata mancanza di sonno REM, alcuni fenomeni fasici possono manifestarsi nella veglia, accompagnati da turbe della memoria, disturbi dell'apprendimento, ansia, irritabilit e allucinazioni. Le ricerche hanno dato per risultati controversi sugli effetti della deprivazione selettiva di sonno REM; a volte i disturbi riscontrati (o addirittura la morte in alcuni animali) sono spiegabili con lo stress dei continui risvegli o, quando la soppressione dipende da malattie o da farmaci, con altre variabili: in molti casi, inoltre, non si riscontra alcun effetto negativo a seguito dell'esperimento di soppressione. Secondo W. Dement, alcune malattie mentali possono avere una relazione con l'invasione di fasi REM nella veglia; esiste per una barriera che separa questi stati che si rivelata difficile da superare. Appare comunque costante l'effetto di rimbalzo, in termini molto cospicui ed evidenti, che ne dimostra l'alto valore omeostatico, vale a dire di mantenimento dell'equilibrio, per l'organismo. E' quindi possibile che vi sia un bisogno specifico di sonno REM, anche se la sua reale funzione controversa. 4. Memoria e sonno. E' stato constatato che il sonno ha un effetto positivo sull'apprendimento. La memorizzazione del materiale viene facilitata e aumenta la capacit di ricordarlo a distanza, se il periodo di ritenzione viene trascorso nel sonno, in particolare in quello notturno. Questo fenomeno chiamato sleep effect. Oltre al dormire, probabilmente sono in gioco altre variabili sincronizzate con lo stesso ritmo circadiano: ad esempio la temperatura corporea, quando al minimo, pare avere un analogo effetto facilitante. Lo sleep effect stato spiegato in vari modi. La teoria del decadimento sostiene che l'oblo avviene in seguito alla tendenza delle tracce neurobiologiche a decadere, per normali processi legati al metabolismo, che durante il sonno, o quando la temperatura corporea bassa, rallentano notevolmente. Secondo la teoria dell'interferenza, invece, l'oblo dovuto a nuove informazioni che si sovrappongono a quelle assunte precedentemente, cancellandole in parte. Il sonno ha dunque la funzione di proteggere le tracce neurali, impedendo qualsiasi interferenza retroattiva. Durante il sonno, e ancor pi nelle fasi REM, Si verifica nel metabolismo un aumento della sintesi proteica. Alcuni ricercatori hanno collegato questo fenomeno al passaggio delle informazioni nuove dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine, cio al consolidamento dell'apprendimento. La teoria del consolidamento darebbe un ruolo attivo alla biochimica del sonno. La relazione tra sonno REM e memoria a lungo termine pare suffragata dal fatto che quest'ultima si pu osservare a livello evolutivo solo a partire dagli uccelli, i quali mostrano di avere una sia pur rudimentale forma di sonno REM, a differenza delle specie pi arcaiche come gli anfibi o i rettili. La privazione selettiva di sonno REM riduce la memoria a lungo termine negli animali; inoltre, dopo l'apprendimento la sua durata aumenta, mentre quella del sonno totale resta invariata. Non sempre per gli stessi dati sono stati riscontrati anche nell'uomo. Il premio Nobel Francis Crick, scopritore della doppia elica del Dna, ha proposto, insieme al matematico Mitchison, la teoria del reverse leaming, cio dell'apprendimento al contrario, secondo la quale il sogno ha invece una funzione addirittura opposta: esso serve a ripulire il cervello da un eccesso di informazioni incamerate durante il giorno, che impedirebbero di tenerne in memoria altre pi utili. Funzionando a circuito chiuso, il cervello viene stimolato in modo stocastico, cio ricorrente e casuale, dall'attivit dell'onda PGO, e questo libera le reti neurali da abitudini parassite. Si pu per obiettare che i soggetti privati di sonno REM (ad esempio per l'effetto di farmaci che lo sopprimono) non manifestano disturbi particolari cognitivi o della memoria.

Sono stati fatti dei tentativi di sfruttare il tempo trascorso dormendo per apprendere nuove nozioni, oppure una lingua straniera: una voce registrata viene ascoltata tutta la notte, a volume tale da non disturbare ma da raggiungere la soglia uditiva. Si tratta dell'ipnopedia: i risultati lasciano comunque assai perplessi. 5. Il contenuto dei sogni. Ci che determina l'atto di pensare impossibile stabilirlo: nella veglia l'attenzione catturata dagli stimoli esterni, ma spesso vaga fluttuando secondo dinamiche per lo pi impredicibili. A volte un'esperienza emotiva intensa colora di s tutti i pensieri. Anche nel sogno si verifica un certo infiltrarsi di eventi significativi vissuti durante il giorno. Ad esempio, i sogni di chi dorme per le prime volte in un Laboratorio del Sonno sono spesso specchio dell'ansia dovuta alla situazione nuova ed inconsueta, alla presenza degli elettrodi, ecc. Residui di eventi del giorno trascorso e dettagli insignificanti, sono spesso la fonte principale delle immagini del sogno. Ma non sempre: un giovane divenuto paralizzato continua talvolta a sognare di giocare a pallacanestro. Degli stimoli, percepiti durante una fase REM, possono venire incorporati nel sogno. Alcuni ricercatori hanno provato a somministrare suoni, luci intermittenti, un sottile getto d'acqua fredda inviato con una siringa ipodermica, con un'intensit appena inferiore a quella necessaria per provocare il risveglio. Il resoconto del sogno includeva talvolta, in modo pi o meno riconoscibile, lo stimolo in questione. E' esperienza comune che anche gli stimoli interni, come ad esempio la fame, la sete o il freddo, vengano incorporati nel contenuto del sogno, che cerca di soddisfare il bisogno o eliminare il fastidio al suo interno. I sogni femminili sembrano avere caratteristiche diverse da quelli maschili, sia come contenuti che come dinamica interna. Gli uomini tendono a vivere esperienze oniriche pervase da aggressivit e competitivit, con pi estranei, in luoghi aperti; inoltre i sogni sessuali paiono essere pi frequenti. Le donne sognano pi frequentemente luoghi e persone note, interni e atmosfere amichevoli; l'aspetto verbale ed emotivo in primo piano, i colori hanno un ruolo pi importante. Sono osservazioni emerse dall'analisi di centinaia di protocolli di sogni di entrambi i sessi: per probabile che queste distinzioni siano destinate a cambiare, poich la vita delle donne si andata trasformando radicalmente, e forse anche la loro maniera di sognare. Quanto pi il sogno si allontana dal momento dell'addormentamento, tanto pi sembra perdere i legami con le vicende diurne, e attinge invece alla memoria remota e ad esperienze infantili, secondo alcuni addirittura perinatali. E. Facchinelli, psicoanalista, scrive che: le fantasie e i sogni che raffigurano in modo non equivoco un soggiorno nell'utero, perlopi associato alla nascita, esistono e sono anzi un reperto frequente nell'ambito analitico. 6. I sogni dei bambini. Non possibile sapere se prima dei tre anni si verificano dei sogni: la mancanza del linguaggio verbale non consente di averne prove certe. Come stabilire infatti se i sorrisi che possiamo osservare nel bimbo piccolo che dorme sono dovuti ad automatismi sensomotori o ad esperienze oniriche? Dopo i tre anni compare la capacit di raccontare, ma manca ancora la maturit cognitiva che consente di elaborare il concetto di sogno, e di distinguerlo dalla fantasia della veglia. Secondo Freud i sogni infantili sono estremamente chiari, brevi, coerenti: molto facile capirli, poich il loro contenuto trasparente. Si tratta in genere dell'adempimento di un desiderio diurno, o la copia fedele di vicende familiari e scolastiche. E' solo dalla terza infanzia che, a seguito dello sviluppo psicosessuale e dello strutturarsi della personalit, inizia a formarsi il sogno simbolico, con contenuti mascherati e spesso enigmatici come quello degli adulti. Studi di psicologia cognitiva hanno osservato che intorno ai tre anni il

contenuto dei sogni pare essere piuttosto statico: la partecipazione personale scarsa, poche le interazioni sociali, prevalenza di animali. Negli anni successivi l'elaborazione del sogno segue le fasi dello sviluppo cognitivo e affettivo: compaiono personaggi fantastici, luoghi immaginari. Il pensiero si fa pi astratto e si condensa in simboli. E' facile che il bambino, anche molto piccolo, abbia degli incubi, che non sa nemmeno raccontare. A volte si verificano dei sogni ricorrenti, quasi a riflettere un blocco che non riesce a superare. E' importante in questi casi accogliere le sue associazioni spontanee, cio tutte le notazioni e le impressioni che aggiunge di sua iniziativa: farlo raccontare, fargli disegnare il racconto, lasciar emergere il nocciolo dell'angoscia dell'incubo. Soprattutto cercare di evitare di alimentare la paura dei sogni, come fa la bambinaia in un racconto di E.T.A. Hoffmann, riferendosi ad una popolare credenza anglosassone: Non sai chi sia il Mago Sabbiolino? E' un uomo cattivo che viene dai piccini, quando questi non vogliono saperne di andare a nanna, e getta loro delle manate di sabbia negli occhi, finch questi sgusciano via dal capo tutti sanguinolenti; allora egli se li butta nel sacco e al chiaro di luna li porta in cibo ai suoi piccolini; questi stan nel nido e hanno il becco storto come i gufi; con esso si beccano gli occhi dei bimbi disobbedienti. Parte terza. 1. Sonno e malattia. Il sonno il barometro della salute fisica e mentale dell'organismo. Il sogno, in particolare, uno specchio in grado di riflettere il funzionamento psicofisico. La sua funzione non chiara: secondo alcuni, esso solo il sottoprodotto di un processo fisiologico. Una ricercatrice anglosassone, A. Faraday, ha proposto un'interessante analogia tra sogni ed urine. Pur essendo meri prodotti di rifiuto del corpo, senza alcuna funzione di per s, le componenti delle urine hanno da sempre grande valore diagnostico per il medico, in quanto forniscono utili indicazioni sullo stato di salute. Nello stesso modo, i sogni possono portare alla nostra attenzione molte scorie della nostra personalit, ma anche dell'accadere somatico. I sogni si pongono come un ponte fra corpo e mente: possono rappresentare una scorciatoia per giungere ad una diagnosi insospettata, od offrire sorprendenti rivelazioni sul decorso della malattia. Oliver Sacks, professore di neurologia a New York e autore di numerosi libri, convinto che i sogni siano un sensibile indicatore delle funzioni neurali, del tutto sottovalutato dalla moderna diagnostica. Nella sua esperienza i disturbi neurologici sono costantemente accompagnati da alterazioni quantitative o qualitative del sonno, e da sogni particolari. Nell'emicrania, ad esempio, la percentuale di sonno REM assai elevata e gli incubi sono frequenti. Spesso gli attacchi sono integrati nell'esperienza del sogno, che assimila i fenomeni visivi del disturbo nella sua logica: i fosfeni o gli scotomi divengono esplosioni nucleari o fuochi d'artificio. Altre volte il disturbo compare in modo diretto, come colori abbaglianti lampi o difetti del campo visivo. I sogni neurologici tipici sono quelli in cui la sensazione dolorosa o abnorme viene combinata nell'ordito dell'accadere onirico, che la raffigura e in qualche modo la spiega. Alcuni pazienti hanno sognato l'insorgere della malattia, prima che alcun sintomo di essa si fosse presentato nella realt: il giorno successivo essa si manifestava effettivamente e in modo grave. Secondo Sacks, ognuno di questi casi ci permette di ipotizzare che la malattia aveva gi colpito le funzioni neurali e che la mente inconscia, la mente sognante, era stata sensibile a questo fenomeno pi della mente vigile. Questi sogni premonitori, o meglio precursori, possono avere anche un contenuto e un esito felici. Non sono rari i casi, infatti, di sogni di remissione, che precedono il reale regresso della malattia. A volte il sogno non si limita ad anticipare la guarigione, ma ne indica addirittura la via. Nell'antica Grecia e nell'antica Roma l'interpretazione dei sogni era praticata da medici e sacerdoti. Nel secondo secolo vi erano quasi trecento templi

dedicati ad Esculapio, il dio della medicina, dove si praticava l'incubazione dei sogni: dopo una preparazione rituale, il paziente dormiva nel tempio. Il dio gli indicava nel sogno la cura da seguire per tornare in salute. Sacks racconta di essere stato in grave difficolt quando, in seguito ad una ferita ad una gamba, dovette passare dall'uso di due stampelle ad una: vari tentativi falliti l'avevano convinto dell'impossibilit di farlo, quando sogn di compiere in assoluta tranquillit tutti i gesti necessari, e di avviarsi sicuro per il corridoio. Appena sveglio fu in grado di ripeterli, di alzarsi e andare. La mente razionale non era stata capace di risolvere il problema motorio-neurale, mentre il sogno l'aveva affrontato e l'aveva risolto sotto forma di azione, ripetizione, prova psichica: in breve, un atto di apprendimento. 2. Sonno e disturbi psicologici. La malattia mentale si accompagna sempre a disturbi del sonno: l'insonnia lamentata quasi costantemente, e si perfino pensato che potesse essere una concausa dell'esordio della psicosi. In molti casi la deprivazione di sonno prolungata ha infatti dimostrato di procurare sintomi psichiatrici: si pensi all'annunciatore radiofonico Peter Tripp, che dopo duecento ore di veglia cominci ad esprimersi confusamente e si convinse di essere vittima di un complotto, o ai prigionieri di guerra studiati dal dott. L.J. West. Esistono per anche delle eccezioni, come quella del giovane Randy Gardner, che conserv una perfetta integrit psicologica dopo undici giorni di veglia ininterrotta. Pare quindi necessaria una predisposizione o una particolare vulnerabilit psicologica perch l'insonnia persistente sfoci in un disturbo mentale, senza considerare che spesso l'insonnia, pi che la causa, ne un sintomo. Oltre all'impossibilit di dormire, frequente trovare negli schizofrenici resoconti di incubi legati a situazioni di emergenza, con pericoli ambientali e danno fisico: sogni di terremoti, soffocamento, mutilazioni, ecc. Tra allucinazioni e sonno REM ci sono molte analogie; il processo che li sottende sembra essere il medesimo. Si visto come, mentre il sonno NREM non viene recuperato che molto parzialmente dopo una privazione, il sonno REM perso invece ritorna con un effetto di rimbalzo. I barbiturici e alcuni antidepressivi sopprimono le fasi REM, e infatti alla loro sospensione si assiste all'allarmante effetto di rimbalzo, con incubi ricorrenti. Anche l'alcool sopprime in una certa misura il sonno paradosso: nel delirium tremens durante l'astinenza il REM pu arrivare al cento per cento del sonno totale e le allucinazioni si presentano al passaggio dal sonno REM alla veglia. In un esperimento di M. Jouvet, un gatto, trattato con una sostanza chimica che sopprime un neurotrasmettitore, la serotonina, presentava un'insonnia persistente; dopo alcuni giorni, riprendeva a dormire, ma le componenti fasiche e l'onda a punta PGO tendevano a comparire nello stato di veglia, insieme ad un comportamento da sognatore desto. A seguito di deprivazione selettiva di sonno REM, il gatto non mostrava invece alcun rimbalzo. Anche gli psicotici in fase attiva, dopo una deprivazione selettiva di sonno REM, non presentano alcun fenomeno di rimbalzo. Forse in questi sognatori desti, in cui si riscontrato una carenza di alcuni neurotrasmettitori, fra cui la serotonina, il REM sfocia nella coscienza vigile. E come se il sogno, con i suoi deliri e le allucinazioni credute reali dal soggetto, avesse superato la barriera della veglia, invadendone i confini. Secondo il modello dell'interazione reciproca di Hobson (v. parte quarta, cap. 3), esiste un complesso meccanismo di inibizione e attivazione di cellule nervose, orchestrato da diversi neurotrasmettitori antagonisti fra di loro, che regola in modo ottimale l'oscillazione dei ritmi biologici. Grazie ad esso il ritmo circadiano attivit-riposo interagisce con quello ultradiano sonno-sogno, che pu evidenziarsi solo quando il primo nella fase adeguata. Nella schizofrenia le oscillazioni periodiche sono mantenute, ma sono fuori fase, a causa dell'alterazione dei neurotrasmettitori implicati. La cronobiologia e la biochimica potrebbero in futuro portare ad importanti sviluppi terapeutici. Anche per la depressione, sia pure ad un livello minore, Hobson parla di

cronopatologia: la quota di sonno REM pi elevata della norma, le latenze sono pi basse, a causa della carenza di catecolamine, sostanze coinvolte nel meccanismo di influsso reciproco di neurotrasmettitori che regola i ritmi biologici. Dopo una deprivazione di REM sono stati riscontrati miglioramenti clinici. La possibile spiegazione che la deprivazione intervenga in questo gioco bilanciato di sostanze, ristabilendone una pi giusta interazione: la deprivazione di REM equivale fisiologicamente al trattamento con farmaci antidepressivi triciclici, in quanto entrambi innalzano il livello delle catecolamine. Un comune meccanismo neurobiologico pu sottendere sia il sonno sia l'umore. 3. I disturbi del sonno. Le cliniche per i disturbi del sonno sono molto simili ai laboratori di ricerca. Le camere sono insonorizzate, ovunque regna il silenzio e le persone si muovono con movimenti felpati. Il primo laboratorio del sonno stato fondato in Italia a Bologna da Elio Lugaresi, direttore della clinica neurologica. Chi soffre per problemi di sonno viene invitato a dormire per un periodo nel laboratorio, dove il suo riposo viene osservato ed analizzato con l'ausilio di telecamere, tracciati poligrafici e raggi X. Nulla sfugge al minuzioso controllo degli osservatori che registrano letteralmente ogni respiro. L'enorme mole di dati serve a condurre il medico ad una diagnosi precisa, e viene poi archiviata per costituire una banca dati utile per la ricerca. L'intero campo dei disturbi del sonno ancora poco esplorato. In passato essi venivano combattuti con farmaci, senza che la loro causa primaria fosse stata identificata. Tuttora la tendenza quella di affidarne la cura a medici generici, spesso per proseguirla in modo anarchico, con l'effetto di cronicizzarli o aggravarli. Tra i disturbi del sonno, il pi frequente e noto l'insonnia. Negli Stati Uniti colpisce un individuo su sei, ed stata istituita una commissione nazionale di ricerca sull'insonnia. Un terzo degli italiani ne soffre, le pi colpite sono le donne. La necessit di indagini oggettive, quali quelle rese possibili dalla registrazione poligrafica, dovuta alla difficolt di identificare il disturbo dal solo resoconto soggettivo di chi ne soffre. Ogni paziente esortato a tenere un diario molto preciso del suo sonno e della sua veglia, in cui ne indica la durata, la qualit, ecc. E' sorprendente constatare la frequenza di casi in cui l'autovalutazione sincera del proprio disturbo da parte del paziente, in completa discrepanza con i dati reali evidenziati dai tracciati. Spesso cio chi lamenta di dormire pochissimo o di non dormire affatto presenta invece a propria insaputa un sonno del tutto normale e regolare: la pseudo-insonnia. Non chiaro il perch della sensazione di dormire poco e male e di essere distrutti di giorno. Sarebbe comunque inutile e anzi assai dannoso curare con i farmaci questo tipo di problema. E' il caso opposto a quello degli insonni sani, o shortsleepers: individui che dormono pochissime ore per notte, ma riferiscono di sentirsi bene al risveglio e di non accusare nessuna sonnolenza diurna. Il loro per non un problema: in effetti il fabbisogno di sonno varia da individuo a individuo, forse su base genetica. La qualit della veglia fa da spartiacque fra insonni sani e insonni tormentati. Esistono poi i long sleepers, con una necessit di sonno superiore a quella media di sette-otto ore, il cui problema pi che altro di natura organizzativa e sociale. L'insonnia si accompagna di frequente all'ansia e alla depressione. Raramente chi ne soffre la mette in relazione con i problemi che sta attraversando: di solito viene vissuta come una malattia inspiegabile, che pervade con i suoi effetti non solo la notte, che diventa un momento temuto, ma anche la veglia, sempre pi faticosa e inaffrontabile. L'insonnia gradualmente si trasforma nel perno problematico della vita di chi ne soffre, un'ossessione da affrontare con ogni arma. Questo atteggiamento amplifica il problema e ne rende ardua la soluzione. A volte crea un vero e proprio disturbo da quella che poteva forse

essere solo una fase transitoria: il caso dell'insonnia farmaco-dipendente. Il cinquanta per cento dei casi di insonnia, secondo W. Dement, indotta da farmaci. Quando il sonno disturbato sintomo di un malessere psicologico, pi che esserne la causa, una psicoterapia pu essere la strada migliore per uscirne prima che si instauri un circolo vizioso. L'insonnia organica primaria molto rara, per fortuna. Infatti il suo esito mortale. L'quipe del prof. Lugaresi ha scoperto dieci anni fa l'insonnia familiare letale, che tende a ripresentarsi nella stessa famiglia. Praticamente il sonno manca completamente, e con esso qualsiasi ritmo circadiano, come quello della temperatura, degli ormoni, ecc. Non si sopravvive che per uno, massimo tre anni. Un fattore organico specifico di insonnia la sindrome delle gambe senza riposo, che obbliga l'individuo che ne soffre a muovere impazientemente gli arti inferiori; si tratta di un disturbo di origine familiare che tende ad intensificarsi con l'et. Spesso l'insonnia secondaria ad altre patologie, come la depressione, l'ansia, i postumi dell'alcolismo, o in campo neurologico il morbo di Parkinson e l'epilessia. Anche l'asma bronchiale, l'artrite, l'ischemia miocardica e qualsiasi forma di dolore, possono disturbare il sonno. In questi casi quando la causa primaria viene risolta anche l'insonnia scompare. Altre volte lo stile di vita dell'individuo a determinarla: assunzione eccessiva di eccitanti come t, caff e coca cola, diete sbilanciate, inadeguata gestione dell'ansia, scarso rispetto per i propri ritmi e bisogni, orari incostanti. I piloti, i turnisti e i lavoratori notturni hanno frequentemente problemi col sonno. Negli Stati Uniti, dove il numero di lavoratori notturni elevato, alcune ricerche hanno evidenziato inoltre un'incidenza di disturbi cardiocircolatori e digestivi doppia rispetto ai diurni. A parit di quantit di sonno, comunque, la qualit della veglia inferiore: i riflessi e la vigilanza non sono ottimali. E' stato calcolato che, dalle dodici alle quattro, si commettono cinque volte pi errori rispetto all'arco dell'intera giornata. Esperimenti con luce pseudosolare sul luogo del lavoro notturno hanno mostrato che questa migliora l'adattamento. I ritmi circadiani, con il loro delicato meccanismo di bilanciamenti biochimici reciproci, sono sicuramente responsabili dell'insonnia; alcuni farmaci, simili come struttura ai neurotrasmettitori prodotti naturalmente dall'organismo, potrebbero influire sul complesso equilibrio biochimico degli orologi interni ristabilendone l'oscillazione armoniosa. Ma la ricerca ancora lontana da questo risultato. Attualmente le migliori cure per l'insonnia sono quelle che ne identificano la natura nel modo pi chiaro possibile, ed intervengono di conseguenza. Nella gran parte dei casi, la terapia pi idonea ricorre il meno possibile, e comunque in modo estremamente controllato, ai farmaci, e incide invece sulle abitudini globali di vita dell'individuo. Meno frequente dell'insonnia e opposta come caratteristiche la narcolessia, una sindrome che consiste in repentini ed incontrollabili attacchi di sonno durante il giorno. Chi ne soffre viene preso alla sprovvista e letteralmente piomba addormentato senza preavviso, spesso in concomitanza con emozioni forti o stress, ma anche con una risata, una sorpresa o con l'eccitazione sessuale. L'aspetto pi grave la cataplessia, che consiste in una paralisi muscolare totale o parziale che si accompagna a questi attimi di sonno. Come si pu immaginare un fenomeno rischioso, che se si verifica alla guida o in situazioni che richiedono padronanza dei movimenti, pu risultare fatale. Al momento dell'addormentamento sopraggiunge una Paralisi da sonno: il soggetto si accorge di non potersi muovere. Spesso si verificano delle allucinazioni ipnagogiche, visioni molto vivide simili a sogni. Per molto tempo la narcolessia stata trattata con la psicoterapia, ed interpretata come sintomo nevrotico. Nel 1962, la registrazione con il poligrafo dei parametri del sonno di un paziente narcolettico, ha rivelato l'istantanea irruzione di sonno REM sin dall'inizio, senza il normale passaggio preliminare per gli stadi NREM. Durante la fase REM si verifica normalmente una paralisi degli arti e del tronco, dovuta alla forte influenza inibitoria di alcuni nuclei cerebrali: l'immobilit

garantisce che l'intensa attivit cerebrale del sonno paradosso non si tramuti in azioni. Nel narcolettico questo processo inibitorio insorge durante la veglia, probabilmente a causa della carenza di alcuni neurotrasmettitori, le catecolamine, che generalmente fanno da barriera alla fase REM. Infatti le anfetamine (ora evitate a causa degli effetti collaterali e della tolleranza che sviluppano) o i farmaci antidepressivi triciclici, sono in grado di controllare la cataplessia, poich agiscono proprio in modo da aumentare il livello di tali neurotrasmettitori. Per gli attacchi di sonno si prescrivono di solito dei pisolini programmati, che sono seguiti da un periodo refrattario in cui almeno si sicuri di non addormentarsi. Attualmente non esiste una cura che guarisca completamente la narcolessia. Non una sindrome rara come si potrebbe pensare; l'et di insorgenza fra i dieci e i venti anni, probabilmente le sue cause sono genetiche ed ereditarie. Un altro problema che ha come sintomo prevalente l'ipersonnia, cio il sonno eccessivo, quello dell'apnea durante il sonno, scoperto grazie alla osservazione attenta in laboratorio di pazienti che lamentavano una forte e inspiegabile sonnolenza. Dalla registrazione del respiro, emerso che queste persone non possono respirare e dormire contemporaneamente, per cui, non appena si addormentano, smettono di respirare per un tempo variabile dai sessanta ai novanta secondi (pi o meno un minuto o due!): a quel punto, il livello di ossigeno nel sangue sceso ad un livello talmente basso che sopraggiunge per fortuna un repentino risveglio, che consente loro di riprendere affannosamente fiato. Poco dopo si riaddormentano, ma il ciclo si ripete. Alcuni di questi pazienti non sono consapevoli del problema respiratorio, n della frammentazione del loro sonno. Sentono solo una grande inspiegabile stanchezza durante il giorno, ovviamente dovuta ai continui risvegli: possono essere anche cinquecento per notte. Altri, circa un terzo, si accorgono di svegliarsi e lamentano infatti come disturbo, al contrario, l'insonnia. Solo un'attenta analisi consente di individuarne la vera causa. Le apnee prolungate e ripetute sottopongono il cuore ad uno sforzo notevole, come se l'individuo si immergesse ogni notte centinaia e centinaia di volte. Si ipotizzato che un disturbo analogo, se presente sin dalla nascita, possa essere responsabile del fenomeno della morte infantile improvvisa, la cosiddetta sindrome della morte nella culla. L'et media di chi soffre di apnea durante il sonno per elevata, intorno ai cinquant'anni. Non si conosce la causa che ostacola il riflesso respiratorio, forse il collasso dei muscoli delle vie aeree eccessivo, e non permette l'inspirazione. C' un'opera teatrale in cui si racconta della maledizione di Ondin: una ninfa che, tradita da un mortale, gli tolse la capacit di respirare quando dormiva. Sono state tentate terapie farmacologiche, ma l'unico intervento efficace sembrava essere praticare un'apertura chirurgica della trachea. Attualmente si utilizza con buoni risultati un compressore che attraverso una mascherina, invia aria forzatamente ai polmoni: il sollievo immediato. Molto meno gravi sono i guai di chi russa; la qualit del loro sonno per rovinata dalla carente e faticosa ventilazione, per cui spesso, pur dormendo un numero di ore normale, il riposo non soddisfacente. Il pertugio fra lingua e faringe si restringe per la posizione, il velopendulo vibra e fa rumore. Un uomo su quattro e una donna su sei russano; dopo i sessant'anni questa abitudine si estende al sessanta per cento degli uomini e al quaranta per cento delle donne. Piuttosto comuni fra gli anziani maschi con disturbi neurologici cronici, sono i disturbi comportamentali del sonno REM; il sistema di inibizione che blocca i muscoli durante le fasi REM non funziona e il sogno viene agito in modo spesso impressionante, con movimenti agitati e urla. C' poi una serie di disturbi del sonno che riguardano per lo pi i bambini e sembrano molto gravi e allarmanti, ma in realt non lo sono affatto: uno di questi il terrore notturno o pavor noctumus che, a differenza degli incubi, si verifica in stadio NREM. Dura solo uno o due minuti, ma provoca urla terrorizzate e il risveglio del piccolo, che spesso non poi in grado di raccontarne alcunch. Per il resto il bambino perfettamente normale, e pu non

ricordare nulla dell'episodio. Sono fenomeni, come quello dell'enuresi notturna (bagnare il letto), che generalmente scompaiono da soli e non oltrepassano la soglia dell'adolescenza, ma scatenano grosse preoccupazioni da parte degli adulti. I trattamenti tentati di solito tranquillizzano i genitori ma aumentano l'ansia del bambino: meglio non intervenire e avere pazienza. Lo stesso si pu dire del sonnambulismo, un risveglio parziale del cervello, per cui il soggetto pu compiere una serie di movimenti coordinati senza per alcuna consapevolezza e senza memoria successiva di essi. Il sonnambulo si alza e fa delle cose, come cercare da mangiare o esplorare la casa. Se viene svegliato bruscamente non sa perch si trova dov' e non ricorda nulla. Il fenomeno si manifesta sempre durante gli stadi 3 e 4 del primo sonno lento profondo. Non ha relazione con il sogno, come si potrebbe pensare: infatti durante il sonno REM, in cui si sogna, i muscoli sono del tutto paralizzati e il movimento sarebbe impossibile. Non si sa molto delle sue cause. Forse si tratta di conflitti emotivi repressi durante la veglia e liberati dalla caduta di difese del sonno profondo, o forse l'emergere di semplici manifestazioni fisiologiche in un momento di vuoto psichico. La sua incidenza del dieci per cento, tra i bambini, pi rara negli adolescenti e negli adulti. Anche l'enuresi e il sonniloquio (parlare nel sonno) sono disturbi che si verificano nel sonno NREM; essi tendono a ripresentarsi nella stessa famiglia. 4. I farmaci. I sonniferi e gli ansiolitici sono i farmaci pi venduti in occidente, Italia compresa. La crescita annua dell'undici per cento. Essi rappresentano una scorciatoia veloce e certa verso la tregua del sonno, e presto diventano un'abitudine irrinunciabile. Spesso i farmaci per dormire non vengono prescritti da uno specialista in base ad un'analisi individuale precisa del problema, ma sono bens consigliati in modo indiscriminato, e assunti secondo criteri del tutto soggettivi. Il rischio di questo tipo di approccio alla farmacoterapia maggiore di quanto si pensi. Come si detto, il cinquanta per cento dei casi di insonnia dovuto a dipendenza da farmaci. I pi diffusi sino a poco tempo fa erano gli ipnotici (dal greco hypnos: sonno, cio sonniferi), sedativi che hanno l'effetto di deprimere globalmente l'attivit del sistema nervoso centrale. Possono essere di origine naturale o di sintesi; essi agiscono diminuendo la vigilanza e la coscienza, e sono molto rapidi: in breve tempo rendono meno sensibili agli stimoli esterni ed interni (pensieri o emozioni disturbanti, dolori fisici ecc.) e provocano l'addormentamento. I barbiturici sono sedativi potenti: agiscono sulla formazione reticolare, sui muscoli e sui nervi e inducono il sonno. Sono responsabili di moltissimi casi di suicidio, parte per la loro facile reperibilit, parte perch inducono uno stato confusionale in cui il soggetto, non riuscendo ad addormentarsi, pu assumerne una dose mortale senza rendersene conto. La dose tossica infatti non lontana da quella terapeutica, inoltre i suoi effetti sono potenziati dall'alcool. Il problema di questi farmaci che inizialmente risolvono l'insonnia in modo immediato e semplice, ma ben presto inducono tolleranza: non funzionano pi, c' assuefazione e dosi sempre crescenti, e sempre pi vicine alla soglia di pericolosit, sono necessarie per ottenere il medesimo effetto. L'organismo si abitua ad assumere una sostanza per addormentarsi, e inizia a richiederla, a non poterne pi fare a meno. E' la dipendenza fisica, che si accompagna alla dipendenza psichica, per cui la convinzione di aver bisogno di un aiuto esterno fa s che non si riesca pi a liberarsene. Ci si ritrova in breve intrappolati in un'abitudine che, iniziata per curare un disturbo transitorio, diventa essa stessa il problema. E' un circolo vizioso, aggravato dal fatto che, il sonno indotto dagli ipnotici, non fisiologico, cio la percentuale di sonno REM ridotta e alcuni sopprimono lo stadio 4 di sonno profondo. La sospensione del farmaco produce un cospicuo e repentino aumento del sonno REM, per effetto di rimbalzo, con incubi opprimenti. Ovviamente questo induce il soggetto a riprenderne immediatamente l'uso. La

sospensione brusca pu anche essere molto pericolosa. La scelta pi idonea sarebbe una riduzione molto graduale, con pazienza verso gli inevitabili disturbi, sino a che l'organismo non recupera il suo equilibrio fisiologico. Anche i tranquillanti e gli ansiolitici sono spesso usati per facilitare il sonno. La loro azione pi lenta e blanda rispetto a quella degli ipnotici. Le benzodiazepine, la cui azione ansiolitica stata scoperta nel 1960, hanno quasi del tutto sostituito i barbiturici. La loro azione pi selettiva, non compromette la vigilanza e i riflessi: i rischi di suicidio sono infatti molto ridotti, perch anche a dosi elevate possibile risvegliare il soggetto. Esse sono state trovate nel cervello di uomini morti prima della comparsa delle benzodiazepine industriali, sono quindi sostanze prodotte anche dall'organismo o assunte con particolari cibi. Nel mondo occidentale vengono usate abitualmente dall'1,8 al 5,8 per cento della popolazione, a seconda della nazione. Raramente necessario aumentare le dosi, come per i sedativi: non si sviluppa cio tolleranza n assuefazione. E' invece ormai appurato che danno dipendenza, ma si continua ad abusarne: si pensa di minimizzarne gli effetti negativi adottando un basso dosaggio, ma ci che conta in realt che l'uso sia mirato e circoscritto. Bastano quattro mesi perch si instauri dipendenza: andrebbero quindi usati solo per periodi brevissimi e in caso di reale bisogno. Con l'astinenza si pu sperimentare insonnia, incubi e ansia grave. Il sonno che gli ansiolitici facilitano riduce lo Stadio 4 e la fase REM: non esistono farmaci che inducano un sonno fisiologico. Si tende a tacere questi aspetti, per ragioni di interesse economico delle case farmaceutiche pi che per disinformazione. Altre strade per combattere l'insonnia sono altrettanto deleterie dei farmaci autoprescritti, ad esempio l'uso dell'alcool, che anch'esso sopprime il sonno REM e provoca tolleranza e dipendenza. Altri ancora usano il cibo come tranquillante: effettivamente alcuni alimenti (patate, riso, lenticchie, soia, ecc.) contengono benzodiazepine naturali, e inoltre sin dalla nascita il cibo associato con l'affetto e la tranquillit. Capita cos che se ne sfrutti l'effetto di rassicurazione simbolica e di rilassamento neurovegetativo per tranquillizzarsi quando ci si sveglia in preda all'insonnia. Questo comportamento se diventa un'abitudine crea problemi diversi ma non meno gravi. Di solito chi utilizza sostanze per dormire tende ad utilizzare sostanze anche per star sveglio, secondo la stessa logica di sfiducia e non rispetto verso le capacit autonome del proprio organismo. E quindi usa in modo continuativo caff, eccitanti, fumo, sino alle anfetamine e alla cocaina. M. Jouvet ed i suoi collaboratori stanno mettendo a punto dei nuovi farmaci definiti eugregorici, dal greco eu, buon egregor, risveglio, mirati a migliorare la qualit della veglia, in particolare per quelle professioni in cui richiesto un alto grado di vigilanza e per cui un colpo di sonno sarebbe fatale, come guidatori di auto, treni e aerei, guardiani, ecc. Queste sostanze non danno n tolleranza n dipendenza e possono essere usate anche nella cura delle ipersonnie. Recentemente si stanno diffondendo numerosi rimedi alternativi rispetto alla medicina ufficiale, molto diversi fra di loro ma tutti con una tradizione antichissima alle spalle. Si tratta dell'agopuntura, dell'omeopatia, della fitofarmacologia (farmaci derivati dalle piante). Mancano dati precisi sul risultato di tali approcci sui disturbi del sonno, ma almeno certo che mancano effetti nocivi, ed gi qualcosa. I disturbi del sonno vanno comunque capiti e gestiti, abbracciando la situazione globale e non solo sopprimendo il sintomo. I meccanismi che regolano il sonno sono molto delicati e complessi, e qualsiasi intervento rischia di alterare ulteriormente il sistema, che invece ha spesso delle potenzialit di autoguarigione che vanno rispettate e facilitate Il ciclo del sonno e dei sogni, come anche l'umore, sono regolati da sostanze chimiche, i neurotrasmettitori, prodotte dall'organismo: un'alterazione nel loro equilibrio viene sperimentata come insonnia, ansia o depressione. Di solito si cerca di intervenire con altre sostanze chimiche, introdotte dall'esterno, in grado di imitare, potenziare o inibire l'azione di quelle endogene.

E' per interessante notare come non sia solo la chimica ad influenzare il comportamento e l'umore, ma anche viceversa: un profondo rilassamento o dei pensieri molto positivi provocano l'aumento di alcune sostanze endogene. Secondo l'affascinante ipotesi di P. Pancheri, pu forse esistere la prospettiva di una farmacoterapia endogena: dopo uno specifico addestramento, l'individuo pu arrivare a manipolare i propri neuromodulatori a scopo terapeutico e preventivo. Training autogeno e tecniche di rilassamento, da sole o nell'ambito di una terapia cognitiva, sono gi utilizzate per disabituare gradualmente dall'uso di sonniferi, perch una volta apprese hanno un buon effetto ansiolitico ed ipnoinducente. 5. Dormire bene. ...la voce popolare definisce il sonno come il fratello minore della morte. Ogni volta che ci addormentiamo ci esercitiamo a morire. Addormentarsi presuppone allentamento da ogni controllo, da ogni intenzione, da ogni attivit, richiede da noi disponibilit e fiducia, capacit di abbandonarsi a ci che sconosciuto. Non possibile addormentarsi attraverso la costrizione, l'autocontrollo, la volont e lo sforzo. Ogni volont attiva il modo pi sicuro di impedire il sonno. Noi possiamo soltanto creare le premesse pi favorevoli per il sonno, ma poi dobbiamo aspettare pazientemente che il sonno si decida a scendere su di noi. Non riusciamo neppure a osservare questo processo, perch l'osservazione ci impedirebbe di addormentarci. L'insonne non riesce ad abbandonare l'attivit e la controllata razionalit diurna, e ad affidarsi alla notte. Sonno e orgasmo sono piccole morti, e comportano un analogo pericolo per chi ha paura di interrompere il predominio della mente vigile per tuffarsi nell'inconscio. I trucchi per addormentarsi, come quello di contare le pecore, hanno lo scopo di annoiare, con la loro monotonia, la mente razionale, l'emisfero sinistro, e consentire tramite la sua distrazione, l'emergere del polo opposto, passivo, notturno, governato dall'emisfero destro. All'opposto, chi dorme troppo rivela un desiderio di fuga dalle responsabilit quotidiane, un bisogno di rifugiarsi nell'inconscio, nei sogni, nella dipendenza dell'infanzia: come l'addormentarsi simile al morire, lo svegliarsi una piccola nascita che avviene ogni giorno. Anche questa pu fare paura. L'equilibrio saper vivere l'alternanza naturale dell'abbandono nel sonno e dell'attivit nella veglia, dando valore ad entrambe nello stesso modo: accettare la ciclicit necessaria del succedersi di questi stati cos come della vita e della morte. Il sonno una funzione spontanea, come il sesso: il pensarci la altera. Sforzarsi volontariamente, di addormentarsi o di eccitarsi o di avere un orgasmo, in genere serve solo a rendere proprio queste cose impossibili. Tutti noi nasciamo sapendo perfettamente come e quanto dormire. Il sonno dei bambini un esempio di abbandono totale. Ad un certo punto per pu accadere di perdere la capacit di fidarsi del proprio organismo e della sua innata saggezza e non si pi in grado di dormire bene. Se si impongono delle regole a se stessi, come di dormire un certo numero di ore o di farlo in un determinato momento e non in un altro, il rischio che l'orologio interno si alteri, a furia di non venire ascoltato. Obbligarsi a dei ritmi o avere poco rispetto per le proprie necessit di sonno, come quando si fanno le nottate per studiare o per finire un lavoro importante, sono tutti atti di presunzione che prima o poi si pagano: siamo animali ed abbiamo bisogno di dormire. Solo l'ascolto e il rispetto dei propri bisogni animali porta il benessere e la salute. Quando si parla di combattere l'insonnia, o il sonno durante la veglia, si utilizza una metafora guerresca che illumina sulla distanza dall'atteggiamento di accettazione e di accoglienza verso i propri istinti naturali. Il corpo sa gi cosa fare e come, basta smettere di frenare e discutere le sue manifestazioni e permettergli di funzionare. Altrimenti si ribeller e opporr una sana resistenza alle pressioni che gli vengono imposte e che gli nuocciono. Spesso si schiavi di abitudini, e si pensa di dover dormire pi di quanto

effettivamente necessario per il proprio benessere. Il bisogno di sonno, come quello di cibo ed altre esigenze naturali, tende ad un ottimo, non ad un massimo: una quantit inferiore o eccessiva rispetto al livello di saziet, perniciosa. Questa logica, propria dei sistemi viventi, assai diversa da quella della societ e del profitto; il bisogno di denaro ad esempio tende al massimo, non all'ottimo, nel senso che si pensa che pi se ne ha meglio . Le ore di sonno necessarie dipendono dall'et e dall'individuo, come il fabbisogno di cibo: c' chi ingrassa con lo stesso numero di calorie che per un altro sono appena sufficienti. La media statistica di otto ore, ma l'importante la qualit del sonno, la durata cio del sonno profondo (Stadi 3 e 4) e delle fasi REM. Alcune persone sostengono di dormire pochissimo, due o tre ore per notte, ma di essere poi del tutto riposate. Salvador Dal ha raccontato di adottare questo sistema: Mi siedo con in mano un cucchiaio sospeso sopra un piatto metallico appoggiato per terra. Appena mi capita di addormentarmi, il cucchiaio mi sfugge di mano e, andando a battere sul piatto, mi sveglia. La durata del sonno sembra essere geneticamente programmata in ciascun individuo, e per sapere se si dorme abbastanza bisogna osservare la qualit della veglia: sonnolenza, distrazione, torpore sono segni che si dormito poco, oppure troppo, come accade a volte nei giorni di festa. E' comunque fondamentale dormire a sufficienza, soprattutto per i bambini, perch durante il sonno viene liberato l'ormone della crescita; ma anche per gli adulti e per gli anziani, importante rispettare le richieste dell'organismo, anche quando non ricalcano le abitudini e le convenzioni comuni. Aver rispetto del proprio sonno significa comunque creare le condizioni ottimali per esso. Ad esempio aver cura che il proprio habitat lo protegga: la camera da letto rispecchia sempre un po' l'atteggiamento verso il dormire del suo abitante. Dovrebbe essere silenziosa, buia, con una temperatura ottimale, priva di elettrodomestici e specchi, orientata secondo i campi elettromagnetici pi favorevoli, con oggetti personali affettivamente importanti e simboli protettivi, usata solo per dormire e far l'amore, e naturalmente dotata di un letto perfetto, ad acqua, oppure duro, o soffice e molleggiato, grande o monacale purch sentito come il proprio letto ideale. Naturalmente non sempre possibile seguire questi suggerimenti, e forse non sono nemmeno cos importanti. Lo stesso si pu dire degli innumerevoli consigli per una buona notte: fare un bagno caldo, possibilmente con un'essenza rilassante e profumata secondo i dettami dell'aromaterapia, bere una tisana di biancospino, melissa, fiori d'arancio, valeriana o anche una camomilla o del latte caldo, comprare il fitocuscino, imbottito di piante officinali o mettere qualche goccia di lavanda sulle lenzuola, curare la dieta (un risveglio alle tre del mattino pu indicare disturbi epatici), e cos via. Si osservato per che alcuni accorgimenti possono effettivamente facilitare il sonno e migliorarne la qualit. Ecco alcuni punti di igiene del sonno raccomandati dai principali esperti: 1. Evitare orari irregolari. 2. Dopo mezz'ora di tentativi di dormire, alzarsi e fare altro per un po, poi riprovare. 3. Fare esercizio fisico quotidiano. 4. Evitare di fare troppo movimento fisico o lavoro mentale la sera prima di andare a letto. 5. Evitare di assumere eccitanti (t, caff, coca cola), alcool (che apparentemente facilita il sonno, ma in realt ne altera la qualit), farmaci anoressizzanti, farmaci per dormire o per star svegli. 6. Non mangiare troppo prima di coricarsi, n troppo poco. 7. Non usare il letto per altre attivit, come guardare la Tv o lavorare. 8. Non cercare di recuperare il sonno perduto con sonnellini pomeridiani, ed evitare di addormentarsi davanti alla Tv. 9. Aver cura dell'ambiente in cui si dorme. 10. Cercare sempre di capire le cause di eventuali disturbi del sonno: osservarne la natura e decodificare gli indizi per coglierne il motivo

(conflitti profondi che non si vogliono affrontare, problemi somatici, ambiente non sereno, ecc.). 11. Coltivare dei rituali personali prima di andare a letto (lavarsi i denti, ascoltare musica rilassante, leggere, ecc.). Tutto ci che permette alla mente di staccare e rilassarsi, come dei massaggi, fare l'amore, pregare, sognare ad occhi aperti, facilita l'avvento del sonno, che come una colomba: se si stende la mano tranquillamente, essa vi si poggia sopra. Se si cerca di afferrarla, fugge via. Rilassarsi una capacit innata, ma spesso viene perduta e si pu impararla, con l'esercizio. Anche per prevenire i disturbi psicosomatici, oltre che quelli del sonno. Esistono delle tecniche di rilassamento, che si apprendono in terapia o in corsi specifici: il training autogeno, il rilassamento muscolare progressivo, il biofeedback, l'autoipnosi o alcuni esercizi mutuati dallo yoga e dalla meditazione che consentono di recuperare la capacit di abbandonarsi felicemente al riposo. La differenza fra di loro sull'accento che danno alla respirazione, all'autosuggestione oppure all'immaginazione o al rilassamento delle contratture e dei blocchi muscolari. E' importante soprattutto trovare ci che funziona per s, al di l delle regole comuni: il proprio modo di prepararsi al riposo. 6. Ricordare i sogni. Un terzo della vita viene trascorso dormendo. Ogni notte si sogna per un periodo che va da una a due ore; inoltre ormai appurato che non si sogna solo nelle fasi REM, ma anche durante il sonno lento, e addirittura nel periodo dell'addormentamento. I sogni REM sono in genere per i pi vividi ed espressivi, ed occupano circa un quarto del sonno totale. Nessuno ricorda tutti i sogni, ma solo frammenti. Per ricordare i sogni il primo passo decidere di volerlo fare. Conoscere i contenuti e le forme di questa vita parallela a quella diurna, anche senza per forza capirne il senso, rappresenta comunque un arricchimento. L'ottanta per cento delle persone sostiene di ricordare i propri sogni, alcuni invece credono addirittura di non sognare affatto: questo impossibile, ma frequente l'incapacit di conservare delle tracce di essi. Secondo Freud questo dovuto alla rimozione e serve a proteggere il sognatore da contenuti inconsci che sarebbero inaccettabili per il suo equilibrio psichico. Ci sono comunque altre spiegazioni del fenomeno, legate alla biochimica e alla fisiologia. E' anche possibile che in alcuni casi non si voglia ricordare, a causa dell'impressione lasciata da sogni traumatici fatti nell'infanzia, per diffidenza verso contenuti sgradevoli che, secondo le statistiche, sono in effetti pi numerosi e frequenti di quelli piacevoli, oppure semplicemente per disinteresse. Capita per spesso di sentirsi al risveglio inspiegabilmente tristi, o inquieti, o euforici, e queste sensazioni derivano dai sogni: sarebbe allora meglio conoscerne il messaggio nascosto. La capacit di rievocazione onirica dipende anche dalla personalit del sognatore e dalla sua disponibilit e interesse a ricordare; le donne sognano di pi degli uomini. A volte chi soffre di disturbi del sonno ha pi sogni, perch i risvegli durante la notte sono frequenti. In laboratorio si utilizza l'accorgimento di svegliare bruscamente il soggetto quando si trova, a giudicare dai tracciati obiettivi del poligrafo, in fase REM: il risultato quasi sempre un racconto ricco ed articolato del sogno in corso. Nella vita quotidiana si possono applicare alcune tecniche che consentono di aumentare la consapevolezza dell'attivit onirica. La capacit di ricordare i sogni migliora con la pratica e la crescente sensibilit dell'attenzione ad essi. Nell'antichit, i Greci usavano l'incubazione, che consisteva nell'invocare nei templi del dio della guarigione un sogno curativo. E' possibile concentrarsi intensamente durante la fase di transizione fra la veglia e il sonno sulla volont di ricordare un sogno, o di riceverne un messaggio. Nello stato ipnagogico, infatti, la mente molto ricettiva e suggestionabile. E' bene poi puntare la sveglia mezz'ora prima del momento di alzarsi. Infatti i

sogni pi facili da ricordare ed anche i pi lunghi sono quelli fatti nelle prime ore del mattino o appena prima di svegliarsi. Attenzione che il suono della sveglia sia discreto: le radio sveglie uccidono i sogni con l'invadenza di musica e parole. A volte pu essere utile riprendere la stessa posizione in cui si stava sognando, e rimanere ad occhi chiusi senza alzarsi subito. Se proprio non si riesce a ricordare, si suggerisce di restare a riflettere almeno sulle sensazioni, i sentimenti e le immagini avute appena svegli, o addirittura di inventare un sogno. Di solito l'oblo sopraggiunge entro dieci minuti dal risveglio, per cui si consiglia a chi veramente motivato ad intraprendere un'analisi dei propri sogni, di tenere accanto al letto un quaderno a fogli mobili e una penna, per annotarne immediatamente qualsiasi frammento. Bisogna scrivere tutto, anche i dettagli e le sfumature minime, usando il presente e la prima persona (ad esempio: sto camminando...). E' bene segnare anche le associazioni di pensiero pi immediate e le sensazioni verso ci che si scritto. Si possono appuntare inoltre i sentimenti provati al risveglio, il luogo, i ricordi reali coinvolti, i colori dominanti, le frasi chiave, ecc. Si scrive poi la data ed un titolo. Alcuni utilizzano un registratore, ma la voce del dormiveglia spesso confusa, e poi bisognerebbe trascrivere tutto. Se si tiene un quotidiano diario dei sogni, si pu osservare come nell'arco di poco tempo affiorano tematiche e schemi ricorrenti. Alcuni lo arricchiscono con poesie, foto e disegni, e creano un dizionario dei simboli personali. Il diario diviene uno specchio o una mappa del paesaggio interiore, che si chiarisce sempre pi. I metodi di dreamwork: elaborazione o analisi onirica, sono molteplici. Conoscere i propri sogni serve ad armonizzare l'aspetto diurno e quello notturno della vita, e a trovare una guida interiore: nel sogno non c' niente all'infuori del sognatore, i personaggi e gli eventi che si presentano sono parti di lui. Come utilizzarli e comprenderli dipende dall'obiettivo che pi sta a cuore. Pu essere la conoscenza di s, lo sviluppo della creativit tramite il contatto con un potenziale pi ampio, la soluzione di problemi o la liberazione da paure. Pu essere un divertimento, come un rebus da risolvere o un puzzle da ricostruire; comunque una sorpresa. Parlare dei propri sogni con il partner o con amici un'abitudine diffusa ovunque: pare quasi esista un bisogno specifico di raccontare i sogni pi intensi. Sin nelle culture primitive la condivisione dei sogni era un momento importante. Recentemente sono sorti numerosi gruppi di analisi onirica, con o senza la guida di un esperto. Sono stati organizzati fra i carcerati, negli ospedali psichiatrici, fra studenti, in corsi di recitazione, o tra persone semplicemente interessate a conoscersi meglio. Di solito sono composti da quattro-sei membri, che si riuniscono per due ore un paio di volte al mese per analizzare, con diversi metodi e obiettivi a seconda degli interessi, i sogni pi recenti. La confidenzialit fondamentale, poich si arriva a toccare delle sfere molto intime. Non si tratta di terapia: piuttosto un'attivit creativa condivisa volta alla crescita personale e all'autoconoscenza. Il dreamwork pu essere fatto anche con il proprio partner. Sia che si utilizzino delle tecniche, sia che avvenga a livello informale, importante, quando si ascolta un sogno, evitare di dare consigli e interpretazioni, o criticare: solo il sognatore in grado di dare un senso e un valore al suo racconto, e l'unico significato valido quello che gli appartiene. Le interpretazioni che si tentati di dare di un sogno altrui spesso riflettono solo i sentimenti di chi le fa e possono essere dannose. Ascoltare i sogni dei propri figli pu migliorare la comunicazione con loro, facendo s che i genitori ne seguano lo sviluppo emotivo e ne conoscano le aree di tensione che spesso li riguardano. Condividere un sogno comunque una forma di contatto profondo con l'altro, cos come ricordarlo lo con se stessi. Parte quarta. 1. La funzione del sonno e del sogno.

Le ipotesi e le teorie sulla funzione del sonno nell'economia vitale dell'organismo sono innumerevoli. Molte di esse sono confermate dai dati emersi dalla ricerca, ma quasi sempre vi sono anche dati che paiono confermare anche la teoria opposta, oppure l'interpretazione dello stesso insieme di dati cos controversa da aprire il varco a possibilit di lettura antitetiche. Alcuni importanti studiosi del sonno sono giunti a concludere che esso non ha addirittura nessuna funzione. A. Rechtschaffen, professore di psicologia all'Universit di Chicago, riassume brillantemente la situazione: Pu darsi che il sonno non abbia una funzione. Forse, come ho discusso con certi miei studenti, si dovrebbe accettare l'insuccesso nell'individuarla come prova della mancanza di un suo significato specifico; ma difficile credere che quasi un terzo della vita trascorra in una condizione comportamentale inutile. E' difficile credere che la continua disposizione al sonno dopo che ne siamo rimasti privi, non sia opera di un sistema, sensibile ai bisogni, che reagisce prontamente ed energicamente alla privazione. Se il sonno non ha una funzione indispensabile per la vita, allora potrebbe rappresentare l'errore pi grosso compiuto dalla evoluzione. Il sonno impedisce la ricerca ed il consumo di cibo. E' incompatibile con la procreazione. Ci rende vulnerabili agli attacchi dei nemici. Interferisce con ogni atto motorio volontario adattivo che fa parte della categoria dei meccanismi omeostatici. La selezione naturale, con la sua logica inflessibile, come avrebbe potuto permettere che il mondo animale fosse soggetto al sonno senza nessun valido motivo? L'atto di dormire infatti cos apparentemente maladattivo che ci si pu chiedere perch non si sia sviluppata qualche altra condizione che lo sostituisca nel soddisfare una qualche necessit. Il sonno soltanto un residuo sopravvissuto alla sua utilit funzionale? Probabilmente no. Come avrebbe potuto conservarsi immutato, come un vestigio terribilmente inutile, inadatto, nel corso dell'intera evoluzione dei mammiferi mentre nello stesso tempo la selezione conseguiva la mirabile finezza e differenziazione nella forma delle mani e dei piedi? Prima di tutto utile notare che la quantit del sonno non in relazione proporzionale con la fatica sostenuta: si dorme all'incirca lo stesso numero di ore anche quando il corpo stato essenzialmente in riposo totale. Un esperimento della fine degli anni Cinquanta riporta una certa riduzione di sonno, dalle sette alle tre ore, in soggetti tenuti in condizioni di completo riposo ventiquattro ore al giorno: erano infatti immersi in ambiente idrodinamico, cio seduti e ondeggianti in acqua a temperatura corporea. W. Dement riferisce per che gli astronauti del progetto Apollo, in condizioni di mancanza di peso durante i viaggi spaziali, dormivano poco meno dell'abituale numero di ore, pur non compiendo alcun lavoro muscolare. E' chiaro che il corpo si riposa durante il sonno, ma la sua funzione fondamentale sicuramente altra, oltre a quella ristorativa. Si sa che durante il sonno aumenta la produzione di GH (growth hormone, l'ormone della crescita). Inoltre il dormire durante la notte pu aver rappresentato una protezione evolutiva nei confronti dei pericoli del buio. Se manca una spiegazione del perch si dorme, rispetto al perch si sogna c' un mistero forse ancora pi fitto. Il sogno rappresenta un momento di grande vulnerabilit, poich il corpo come paralizzato e il risveglio difficile, eppure esso appannaggio delle specie pi evolute della scala filogenetica. Probabilmente il sonno REM ha un ruolo nel consolidamento della memoria e nell'apprendimento. Osservando come esso costituisca l'ottanta per cento del sonno del feto, alcuni ricercatori hanno supposto che fornisca la stimolazione necessaria al sistema nervoso in un periodo in cui gli stimoli ambientali sono ancora insufficienti: sicuramente l'attivit REM di grande importanza per la maturazione prenatale e postnatale del cervello (W. Dement). Pur essendo ormai stato descritto in modo abbastanza accurato, il fenomeno continua comunque a sfuggire ad una giustificazione funzionale chiara ed univoca. Molte ipotesi sono state avanzate, a partire dai tempi antichi, sino a

Freud ed ai moderni neurofisiologi e psicofisiologi. Il linguaggio e l'ottica utilizzati sono diversissimi, e questo rende difficile paragonare le diverse teorie o immaginarne un'integrazione. La ricerca sempre pi parcellizzata e lontana dall'ambito clinico, i paradigmi utilizzati sono inconciliabili. L'ambizione di trovare un linguaggio comune tra descrizione scientifica dei processi biologici e interpretazione degli eventi psichici, ha portato a dei tentativi di dialogo. Ad esempio si cercato di accostare teorie suggestive, ma basate su inferenze e metafore, ad ipotesi estremamente riduzionistiche, fondate su dati operazionali ed osservabili: i risultati sono interessanti, ma spesso un po' forzati. Se l'interdisciplinariet non pu portare ad una teoria unitaria, si cerca almeno di evitare che ci siano contraddizioni fra i diversi livelli di analisi. Ma anche questo il pi delle volte non possibile. Il criterio scientifico di scelta di un'ipotesi rispetto ad un'altra generalmente quello del principio di parsimonia: si opta per quella che spiega pi aspetti utilizzando meno passaggi concettuali; ma esistono anche altri criteri, come la coerenza interna, il fascino o l'utilit pratica di una teoria, che sono in fondo altrettanto legittimi. 2. La teoria psicoanalitica. La pi famosa teoria dei sogni si deve a S. Freud. L 'interpretazione dei sogni del 1899, ed l'opera che egli ha amato di pi. La sua apparizione non ebbe una risonanza particolare, con grande delusione del suo autore. L'anno dopo Freud compose un libro divulgativo chiamato Il sogno, in cui riepilogava con entusiasmo le sue scoperte. Durante il suo lavoro di analisi con i pazienti, Freud si era imbattuto frequentemente nel racconto di sogni: gli venne dunque l'idea che questi potessero avere un significato nel risalire al chiarimento di una formazione patologica, anzi che i sogni stessi potessero essere considerati alla stregua dei sintomi e venire analizzati con il medesimo procedimento. Si dedic allora all'analisi dei sogni, partendo dai propri, e scopr che conducevano a miniere insospettabili di significati. La teoria medica del tempo considerava il sogno come un inutile fenomeno di disturbo del sonno e l'espressione di un'attivit mentale ridotta e carente: Freud si ritrov ad essere pi in sintonia con le credenze popolari disprezzate dagli uomini di scienza, le quali da sempre hanno attribuito valore ai sogni. Le esperienze oniriche dunque hanno un importante significato e sono quasi sempre interpretabili. La loro traduzione nel linguaggio della ragione avviene per secondo modalit del tutto diverse rispetto a quelle consigliate dai Libri dei sogni, che associavano ogni frammento onirico a simboli noti. Il metodo utilizzato da Freud tanto per la cura delle nevrosi quanto per l'interpretazione dei sogni quello delle libere associazioni. Ci implica una preparazione psicologica del paziente: dobbiamo mirare a produrre in lui due mutamenti, cio un aumento dell'attenzione per le proprie percezioni psichiche e l'eliminazione della critica che generalmente vaglia i pensieri che gli vengono. Affinch egli possa concentrarsi sull'autosservazione, utile che egli si distenda in una posizione riposante e chiuda gli occhi. Egli deve adottare un atteggiamento completamente imparziale di fronte a ci che gli viene in mente, poich proprio la sua critica che lo rende incapace, nel corso ordinario delle cose, di raggiungere l'auspicata spiegazione del suo sogno o dell'idea ossessiva o di qualunque cosa possa essere. Freud applicava questo metodo anche con se stesso, aiutandosi con lo scrivere tutte le idee che gli venivano in mente. Nelle sue opere egli ha analizzato principalmente i suoi sogni, a costo di dover svelare aspetti intimi della propria vita: ma ci teneva a far notare l'applicabilit della sua scoperta con un soggetto non patologico. Il sogno va diviso in frammenti separati: ciascun pezzo poi sottoposto al sistema delle libere associazioni. Saranno queste a condurre, dal racconto del sogno cos come viene fatto dal sognatore, cio dal contenuto onirico manifesto, al suo messaggio profondo, il contenuto onirico latente.

Nei sogni dei bambini il contenuto manifesto e quello latente coincidono: Freud riporta vari esempi di sogni dei suoi stessi figli, che in effetti sono di lampante interpretazione. Secondo Freud il sogno serve ad appagare un desiderio, e cos facendo protegge il sonno; la piccola Anna, ad esempio, a diciannove mesi, dopo un giorno di digiuno forzato sogn di mangiare fragole e altra pappa. Nell'adulto per assai raro trovare sogni altrettanto trasparenti. I desideri coscienti della vita quotidiana non sono sufficientemente intensi da provocare un sogno, come per i bambini. I desideri pi profondi dell'adulto sono remoti, risalgono all'et infantile e non sono coscienti. Hanno radici biologiche e istintive, generalmente il loro contenuto di tipo sessuale ed per questo che durante la veglia vengono rifiutati dalla coscienza razionale e mantenuti nell'inconscio dal meccanismo della rimozione. Essendo inaccettabili per la mente cosciente vengono cio repressi. Durante il sogno, l'inconscio riemerge, ma il desiderio viene espresso e appagato in modo mascherato, affinch il suo aspetto sconveniente non disturbi il dormiente, il quale, infatti, non lo riconoscer al mattino dopo. Il sogno mette in scena il desiderio inconscio e ne scarica l'eccitazione, ma protegge dalla vergogna e dalla paura al risveglio tramite i suoi mascheramenti. C' una forte resistenza da parte della coscienza ad accettare e vedere questi desideri erotici inconsci, e quindi metter in atto una serie di meccanismi volti a rimuoverli. Quest'operazione di censura porta all'oblio dei sogni, o consente di ricordarne solo alcune parti; inoltre si occupa del mascheramento del contenuto tramite il lavoro onirico, che compie le trasformazioni necessarie a renderlo irriconoscibile. Quest'ultimo segue delle regole assai diverse da quelle del pensiero vigile. Gli elementi importanti che hanno dato origine al sogno vengono concentrati in un'unica immagine che li contiene, occultamente, tutti: infatti da ogni frammento di essa si dipartono numerosissimi fili associativi. Questo aspetto chiamato condensazione. Lo spostamento accentua invece particolari indifferenti e irrilevanti, tratti dal giorno precedente (residui diurni) o dalla memoria pi remota, per rappresentare contenuti latenti invece molto importanti. La rappresentabilit impone di tradurre in immagine qualsiasi forma verbale, che dunque si condensa in simboli e metafore: Se immaginiamo di dover affrontare il problema di rappresentare le argomentazioni di un articolo politico di fondo o i discorsi di un avvocato davanti alla corte in una serie di immagini, potremo facilmente renderci conto delle modificazioni che il lavoro onirico deve necessariamente eseguire. Questi mezzi figurativi sono rappresentazioni indirette di significato, e costituiscono i simboli, cos importanti nelle favole, nei miti e nel folclore. Alcuni di essi sono universali, e a questi attinge il metodo popolare di traduzione dei sogni; pi spesso per necessario cercarne la chiave tramite le personali associazioni. Secondo Freud alcune immagini oniriche ricorrenti sono chiaramente riconducibili a simboli sessuali: qualsiasi contenitore (scatole, borse, case) in realt una vagina, ci che oblungo o penetrante un pene, un simbolo fallico. Anche gli animali sono simboli genitali, mentre molte azioni rappresentano l'atto sessuale. Queste interpretazioni quasi a priori devono per necessariamente essere sempre integrate nel contesto personale del soggetto, e rispettare le sue associazioni idiosincrasiche. I pensieri del sogno si impongono sotto forma di immagini sensoriali, simili alle allucinazioni: Freud attribuisce questo fenomeno ad una regressione, vale a dire al ritorno da parte dell'apparato psichico a un modo di espressione primitivo, antico sia come forma che come contenuti. Un ulteriore allontanamento dal contenuto latente del sogno avviene con l'elaborazione secondaria, cio con le modifiche che chi racconta il proprio sogno apporta inevitabilmente nel descriverlo. E' infatti naturale aggiungere dettagli anche minimi per dare forma e senso a del materiale altrimenti troppo sfuggente per essere ricordato o espresso in parole. Il lavoro analitico di decifrazione deve ripercorrere in senso inverso il percorso compiuto dal lavoro onirico. Interpretare un sogno non sempre

possibile, spesso molto difficile. La spiegazione di questo la resistenza ad entrare in contatto col proprio inconscio: essa serve a difendere la coscienza dall'accesso a contenuti inconsci traumatici. Riuscire a superarla significa poter progredire nella conoscenza dei propri sogni e di se stessi. Freud ribadisce che i sogni hanno la funzione di soddisfare un desiderio inconscio, ed applica questa spiegazione anche a quelli pi angosciosi e apparentemente meno appaganti, spiegandone la natura penosa e spiacevole con l'ipotesi che esprimano un conflitto tra desiderio e paura di punizione, o addirittura che il desiderio sia appunto quello di essere puniti. In seguito introdusse il concetto di coazione a ripetere, secondo il quale si tende a rivivere situazioni spiacevoli del passato, in modo ripetitivo e inconscio, sinch il conflitto profondo non viene risolto: in analogia col sintomo, il sogno a volte ripropone lo stesso film finch non si sblocca l'ostacolo emotivo interno. La focalizzazione esclusiva delle sue interpretazioni sui contenuti erotici infantili risente del clima della sua epoca a Vienna. Il rigido moralismo vittoriano che portava alla repressione sistematica della sessualit lo indirizz verso una visione eccessivamente focalizzata su quest'aspetto, e quindi unilaterale. La psicoanalisi successiva ha dato enfasi ad altre componenti del lavoro di Freud, che comunque ha rappresentato una coraggiosa innovazione. Il sogno, da sottoprodotto di disturbo del sonno, ne divenuto il guardiano. Esso inoltre stato riconosciuto come ricco di significato: nei fatti psichici non c' nulla di arbitrario, ma tutto determinato in un modo che si pu ricostruire seguendo le associazioni dei pensieri. Il sogno la via regia per accedere all'inconscio, e dunque un importante strumento terapeutico e conoscitivo. Da queste premesse essenziali gli psicoanalisti successivi si sono poi allontanati a volte radicalmente dall'ortodossia freudiana, addirittura disconoscendone l'impalcatura, ad esempio negando al sogno la funzione di appagamento di desiderio. Tutti per concordano sul fatto che, anche quando tratta di dettagli insignificanti, il suo segreto sempre serio e importante. Secondo C.G. Jung, psicologo svizzero discepolo di Freud, lo stesso metodo psicoanalitico, e non soltanto la psicoanalisi praticata esplicitamente da Freud, consta essenzialmente di numerose analisi dei sogni, poich i sogni portano successivamente a galla, nel corso del trattamento, i contenuti dell'inconscio per esporli alla forza disinfettante della luce del giorno riscoprendo anche elementi importanti creduti perduti. Dopo un periodo di grande ammirazione per il suo maestro, Jung si allontan dalla sua teoria, pur avendo fatto tesoro delle scoperte di Freud relative all'importanza dell'inconscio e al valore dei sogni come via di comunicazione con esso. Per Jung per la libido energia psichica e non solo istinto sessuale; e cos i sogni non esprimono solo l'appagamento di un desiderio, ma possono avere molte altre funzioni, poliedriche come la mente umana. Il criterio ermeneutico fondamentale la situazione concreta del sognatore, non c' una norma di interpretazione fissa. La teoria di Jung ha allargato gli orizzonti e modificato i confini dei concetti originari in un modo che per Freud era inaccettabile. Jung ritiene che i sogni non mascherino l'inconscio ma lo esprimano direttamente nel suo linguaggio. La loro complessit spesso enigmatica non sarebbe allora dovuta al lavoro deformante della censura, ma alla sintesi di tanti elementi di origine diversa, individuale, culturale, universale. Le libere associazioni possono allontanare dal significato vero, che va invece avvicinato esaminando il contenuto effettivo del sogno. Il sogno in se stesso non mira a niente; raffigura semplicemente se stesso, un puro dato di natura, come lo zucchero che si rintraccia nel sangue del diabetico o la febbre degli ammalati di tifo. Soltanto noi, se siamo perspicaci e sappiamo interpretare correttamente i segni della natura, possiamo trarne un ammonimento. Egli utilizzava una tecnica, chiamata amplificazione, che prevede l'espansione e l'elaborazione dettagliata di alcuni elementi onirici chiave, sino

all'identificazione chiara del simbolo, che viene interrogato (chi sei? cosa vuoi?) e osservato. Secondo Jung la funzione del sogno correggere il modo di vedere e di interpretare gli eventi da parte del sognatore, compensando l'ottica diurna con quella inconscia. Il sogno, consentendo l'accesso alla sorgente inconscia, riequilibra la personalit, che pu integrare i suoi aspetti negati, la sua ombra. L'energia data dal bilanciamento dei contrari. Quando il lato conscio dell'individuo tende a polarizzarsi eccessivamente su certe caratteristiche, quelle opposte emergeranno a livello inconscio nei sogni, portando un messaggio nascosto in cui scritta la via per l'equilibrio e la direzione della propria crescita. A volte il messaggio dei sogni non viene ascoltato, perch incomprensibile o troppo debole, e allora sar riproposto alla coscienza in modo pi dirompente, con un sintomo, un evento particolare o un incidente. Ecco perch comprendere i sogni utile e terapeutico. In alcuni sogni non solo l'inconscio personale a parlare, ma quello collettivo: l'intera esperienza umana dai primordi contenuta in esso. Nel sogno compaiono i resti arcaici di questa memoria universale, gli archetipi, tendenze istintive dotate di energia che si manifestano con immagini simboliche. Quando un archetipo attivato possono verificarsi strane coincidenze, troppo notevoli per essere casuali, eppure inspiegabili nei termini della comune razionalit. E' un fenomeno spiegato da Jung con il concetto di sincronicit, l'imprevisto parallelismo di eventi fisici e psichici, che hanno un contenuto o un significato analogo. La simultanea comparsa di uno stesso simbolo in un sogno e in diverse circostanze reali della giornata successiva, avviene perch esso collega e attrae gli eventi secondo il suo significato. Per Jung, ancor pi che per Freud, importante cercare di rendere conscio l'inconscio, tramite l'interpretazione dei sogni. Questi contengono la spiegazione di molti disturbi e anche la chiave per il loro trattamento, e sono lo strumento migliore per l'autoconsapevolezza e la crescita. Egli introdusse la tecnica dell'immaginazione attiva, che consiste nel completare la trama del sogno nella veglia, specialmente quando risulta incompleto o con una fine spiacevole: il collegamento tra il sogno e la veglia un percorso a doppio senso e assumere il controllo e creare delle opzioni positive nella vita onirica si riflette nella vita reale. L'inconscio ed il conscio dovrebbero comunicare il pi possibile, per il benessere profondo dell'individuo. Bisogna alimentare il contatto fra di essi, poich l'uno illumina la situazione dell'individuo di una luce estremamente caratteristica, estranea all'altro, che educa e fa progredire nella direzione dell'individuazione, cio di quel processo di dispiegamento dell'intera potenzialit della persona. Come si vede le differenze rispetto alla teoria freudiana sono notevoli; interessante notare come i sogni sembrino sempre dare ragione alla teoria con cui si cerca di interpretarli, qualsiasi essa sia. Inoltre, come nota lo psicoanalista E. Facchinelli, ...quel fenomeno di eco che si verifica spesso in analisi, nel momento in cui un'interpretazione o una serie di interpretazioni di un certo tipo, e persino l'attesa di un certo tipo di interpretazione, inducono nella persona in analisi risposte che, come un gioco ad incastro, si attagliano perfettamente al dire dell'analista. E' in s il fenomeno abbastanza banale per cui si dice che un paziente in cura presso un analista freudiano sogna freudiano, mentre un paziente in cura presso un analista junghiano sogna junghiano. 3. Il modello di attivazione-sintesi. E' possibile applicare le stesse regole di descrizione e di funzionamento sia al corpo che alla mente? L'ipotesi che vi sia uno stesso linguaggio che comprenda entrambi gli aspetti, leggendone la coincidenza nei vari fenomeni, affascinante e ambiziosa. Quest'idea si riferisce alla concezione dell'isomorfismo mente-corpo (isomorfismo: stessa forma), e non recente. Gi Freud, in un suo manoscritto

del 1895 intitolato Psicologia per neurologi (pubblicato postumo nel 1950 col nome di Progetto di una psicologia scientifica) intraprese un tentativo, poi abbandonato, di collegare teorie psicologiche e dati neurobiologici. Nel 1977, R.W. McCarley e J.A. Hobson, entrambi neurofisiologi e psichiatri, hanno ripreso la stessa audace impostazione, che li ha portati innanzitutto a mettere in discussione il modello freudiano; secondo loro infatti esso rispecchia tutti i limiti della neurobiologia del 1890: le moderne scoperte relative alla fisiologia e alla biochimica del processo onirico illuminano la completa infondatezza delle teorie di Freud. Il modello proposto dai due ricercatori si avvale invece, a loro parere, del puro rispetto dei dati certi. L'ipotesi di attivazione-sintesi descrive lo stato D (desyncronised o dreaming) come un processo di attivazione autonoma di una porzione cerebrale chiamata tronco encefalico ad opera di alcuni gruppi di neuroni, che comunicano tramite diversi trasmettitori biochimici. Questa attivazione generata in modo periodico (l'alternanza di fasi REM e NREM, sconosciuta ai tempi di Freud), secondo un ritmo e una durata determinati da un orologio interno che nulla ha a che fare con desideri inconsci: l'energia che crea lo stato di sonno paradosso prodotta dal sistema nervoso, autonomamente e attivamente. Diviene superfluo e arbitrario allora ipotizzare, come motivo del sognare, l'emergere di un istinto inconscio. Secondo gli autori, Freud stato costretto ad utilizzare dei concetti non necessari per spiegare fenomeni che le conoscenze scientifiche dell'epoca non consentivano di comprendere pi semplicemente. I residui diurni e i desideri fanno parte dei sogni ma in nessun caso possono causarli. Durante il sonno REM tutti gli input sensoriali esterni vengono bloccati, gli output motori sono inibiti, ad eccezione dei movimenti oculari e delle contrazioni muscolari fasiche del pene e degli arti; l'attivazione delle cellule del tronco encefalico funziona come un generatore interno di informazioni sensoriali, che produce immagini, emozioni e sensazioni in modo del tutto casuale e motivazionalmente neutro. La memoria a lungo termine fa una sintesi fra queste informazioni bizzarre e slegate da cui viene bombardata e quelle immagazzinate nel suo deposito. Il sogno il risultato di un processo sintetico costruttivo, in cui i dati casuali derivati dall'attivazione richiamano gli elementi pi adeguati possibili dal bagaglio di esperienza della memoria, la quale cerca di riconoscerli, e probabilmente li riveste anche di desideri e conflitti; ma qualcosa di simile a quanto avviene nella percezione delle figure ambigue dei test proiettivi, in cui il soggetto vede ci che psicologicamente rilevante per lui in quel momento, ed ben diverso dal lavoro onirico di mascheramento del desiderio ad opera della censura di cui parla Freud. Per esempio, quando i movimenti oculari vengono attivati, essi seguono un percorso casuale: non stanno cio esplorando l'immagine onirica; poi la corteccia cerebrale sintetizza l'immagine visiva ad essi appropriata. Analogamente, il sistema vestibolare, che regola il movimento coordinato degli occhi col capo, l'equilibrio e la postura, genera autonomamente delle informazioni sul movimento del corpo e sulla sua posizione nello spazio. Cosi i sogni di volare possono rappresentare un modo diretto, logico e non simbolico di sintetizzare delle informazioni endogene generate dal sistema vestibolare durante il sonno D. Alla luce di questa spiegazione, ragionevole e diretta, sembra gratuito interpretare come sessuale il sensuale sogno di volare. La formazione dei sintomi e le frequenti bizzarre giustapposizioni di sensazioni nel corso del sogno possono essere un riflesso del grado di attivazione di molteplici canali sensoriali che si ha nel sonno D rispetto alla veglia. La difficolt di ricordare i sogni pu essere spiegata con l'alternanza dei tassi dei neurotrasmettitori antagonisti acetilcolina e adrenalina (modello dell'interazione reciproca) piuttosto che con la teoria della rimozione. La teoria dei sogni di Jung sembra essere pi impermeabile all'attacco dei dati della moderna ricerca, anche perch manca il confronto sul piano neurofisiologico, che invece Freud aveva cercato. L. Pinkus, professore di Psicologia Clinica all'Universit di Roma, ha inserito la visione di Jung in una

prospettiva interdisciplinare, per verificare eventuali incongruenze tra questa e teorie pi formali, come quella dell'attivazione-sintesi di Hobson e McCarley. Egli nota come l'archetipo, che la riproduzione psichica dell'istinto ed considerato quasi un ponte fra la mente e il corpo, richiami l'archisleep di cui parla M. Jouvet riferendosi alla parte pi antica del cervello in termini evolutivi. La funzione sintetica del processo onirico, descritta da Hobson e McCarley in termini formali, potrebbe vedere coinvolti gli archetipi, in una prospettiva non dissonante con l'altra ma pi attenta a ci che apporta significato. Il modello di Hobson e McCarley si propone come sintesi unitaria ed esaustiva: in realt stato da pi parti accusato di essere esclusivamente formale, di trascurare gli aspetti emotivi e di significato innegabilmente connessi all'esperienza onirica. Pur avendo la pretesa di inglobare il lato psicologico, il risultato tende ad essere invece riduzionistico: studiare la grammatica di un linguaggio non lo stesso che studiarne le basi biologiche. Non si discute che vi sia un continuum mente-corpo, ma che sia praticabile una strada che per analizzarli globalmente ne annulla le peculiarit. Forse, come sostiene M. Mancia, c' un equivoco epistemologico per cui si confondono livelli diversi: la mente non consiste nell'attivit dei suoi neuroni, ma una funzione, un prodotto di questa, che la trascende differenziandosene qualitativamente. Essa va quindi studiata con approcci e metodologie completamente diverse. Non sottovalutando per il rischio di riprodurre un dualismo mente-corpo obsoleto. 4. L'ipotesi della riprogrammazione genetica. M. Jouvet, neurofisiologo e docente all'Universit di Lione, si occupa da anni di onirologia: eppure dopo migliaia di ricerche e notevoli progressi ci tiene a sottolineare che il mistero delle funzioni del sonno e del sogno pi fitto che mai. La ricerca avanza in modo non programmabile nelle sue conquiste: in pochi mesi si possono fare passi da gigante, per poi restare fermi per anni a lavorare su esperimenti senza che nulla di nuovo venga trovato. La curva del progresso non sempre progressiva: le nuove scoperte innescano sempre una relazione dialettica tra processi costruttivi e processi distruttivi, che smontano le vecchie costruzioni per ripartire quasi da zero. Esiste una costellazione di condizioni sufficienti che devono tutte essere presenti perch si instauri il sonno REM: di volta in volta l'ultima scoperta stata indicata come causa di esso. Attualmente, pur sapendo molto del come, non si sa ancora quasi nulla del perch. La vera funzione non ancora stata identificata. Jouvet concorda con la descrizione di Hobson e McCarley, pur ridimensionando l'approccio della biologia molecolare in favore della neurofisiologia. I neurotrasmettitori non possono da soli spiegare l'innesco del sogno. Esiste un aspetto energetico che ne consente la sintesi e il rilascio, e che affidato al sonno NREM. Quest'ultimo sarebbe il custode e il prerequisito del sonno paradossale. La teoria di Jouvet risale al 1978, e ingloba contributi di vari ricercatori. Non ha ancora ricevuto una convalida scientifica. Egli partito dalla osservazione di gemelli monozigoti, dotati cio di un corredo genetico identico, allevati in luoghi diversi. Pur avendo vissuto in ambienti lontani e avendo ricevuto un'educazione differente, i gemelli presentano delle impressionanti somiglianze, non solo per quel che riguarda le malattie a cui sono soggetti, spiegabili con la predisposizione metabolica a svilupparle, ma anche nell'impronta psicologica. Egli riferisce il caso di gemelli riuniti in et adulta che, con enorme stupore di tutti, si erano sposati entrambi con una donna chiamata Betty, negli stessi anni avevano avuto figli a cui avevano dato lo stesso nome, avevano i medesimi hobby, ecc. E inoltre avevano gli stessi sogni ricorrenti. Spiegare l'ereditariet di caratteristiche psicologiche difficile: le cellule del sistema nervoso, a differenza di quelle del resto dell'organismo, una volta completata la loro maturazione, non si riproducono pi, e quindi non possono ricevere dal DNA informazioni durante lo sviluppo. Dovrebbero allora avere nel

proprio programma tutti i particolari ereditari, determinati una volta per tutte alla nascita. Questo richiederebbe un ingombro di connessioni stabili che non pu essere presente, inoltre si sa che il cervello molto plastico e l'influsso dell'ambiente modifica continuamente le connessioni. La funzione del sonno paradosso, secondo Jouvet, potrebbe essere quella di ristabilire periodicamente delle connessioni, alterate dal contatto con l'ambiente, secondo il programma genetico originale. Nello sviluppo filogenetico il sonno REM compare in concomitanza con un'altra caratteristica, l'omeotermia: la capacit di conservare la propria temperatura corporea, cos come il fenomeno del sonno paradosso, proprio degli uccelli e dei mammiferi. Pesci, anfibi e rettili (i cosiddetti animali a sangue freddo) sono eterotermi, la loro temperatura varia in funzione dell'ambiente. Le loro cellule nervose possono riprodursi (neurogenesi permanente), e la conservazione dell'individuazione genetica viene cos assicurata. Gli omeotermi invece concludono la neurogenesi alla nascita o poco dopo: il sogno potrebbe costituire, nell'uomo e negli animali, una programmazione genetica iterativa, una sorta di apprendimento endogeno genetico, con la funzione di cancellare o rinforzare gli influssi ambientali della veglia, al fine di preservare la componente innata o ereditaria della personalit. I programmi di specifiche funzioni e di comportamenti vengono ribaditi periodicamente, mettendo in attivit dei circuiti sinaptici, stimolati dall'onda PGO. I gattini osservati durante il sonno REM che, a seguito di lesioni specifiche dei nuclei inibitori, possono muoversi e agire il sogno, mettono in atto comportamenti legati alla specie (specie-specifici), anche quando non hanno avuto modo di osservarli in altri gattini prima. L'influsso dell'ambiente sulla personalit innegabile, ma arriva sino ad un certo punto, oltre il quale a dettar legge la componente genetica, protetta dal sogno. Jouvet ipotizza che alcune tecniche di manipolazione della personalit, da parte del KGB verso i dissidenti, ad esempio, mirano a rendere l'individuo pi condizionabile e per far ci sopprimono il sogno con farmaci. 5. Una teoria cognitiva. La tradizione neurofisiologica del passato ha sempre parlato del sonno in negativo, come fenomeno necessario ma non significativo rispetto all'attivit mentale importante, quella della veglia. Anche fra la gente un atteggiamento diffuso considerarlo una perdita di tempo, di cui si farebbe volentieri a meno. I progressi recenti hanno messo in luce le ipotetiche funzioni del sonno REM in relazione alla memoria e all'apprendimento, o alla riprogrammazione genetica, e ne hanno quindi affermato l'importanza. Gi Freud, seppure per ragioni diverse, aveva valorizzato i sogni: le recenti visioni cognitive del processo onirico arrivano a coglierne in pieno la peculiarit e il rilievo, complementare rispetto allo stato di veglia, sottolineando come le sue funzioni possano essere comprese in modo non contraddittorio pur usando un'ottica interdisciplinare e psicofisiologica. Infatti il sogno ancorato nel suo apparire e riapparire ciclico al suo versante biologico ed pure espressione di finalit psicologiche molteplici, come gli sviluppi post-freudiani hanno chiarito. Lo stato di veglia con la modalit di pensiero razionale sempre stato contrapposto all'irrazionale, alogica modalit del sogno, considerato l'altro estremo dello stesso continuum di consapevolezza. E' stato per notato che il sogno e la veglia sono in realt due dimensioni differenti, con linguaggi e funzioni specifiche, e sono presenti contemporaneamente in misura diversa e complementare. Si pensi ad esempio ai microsonni, o alle fantasticherie (daydreaming) durante la veglia. Nella letteratura, nella scienza e nell'arte, sono state proposte varie dimensioni dicotomiche che grossolanamente riflettono aspetti della dualit emisferica destra-sinistra. Molte di queste sono presentate nella figura come poli opposti dell'antico simbolo cinese dello yang-ying, ai ragionamenti logici a volte presenti durante il sonno. La separazione fra i due stati di coscienza non cos netta, si tratta piuttosto di una prevalenza ciclica dell'uno o dell'altro, secondo un ritmo oscillatorio biologicamente determinato, circadiano

e ultradiano. I due stati interagiscono in modo diverso non solo a seconda del momento (notte o giorno, sonno o sogno), ma anche a seconda del grado di sviluppo individuale e della specie, e delle caratteristiche particolari della persona. Infatti, crescendo, la veglia e il sonno vanno differenziandosi e separandosi sempre di pi; non va per persa la compresenza simultanea, a livello di funzionamento mentale, di aspetti logici e sequenziali e irrazionalit anarchica. M. Bertini, descrivendo questo modello, ricorda la figura dello Yin e Yang, simbolo antichissimo della complementariet di tutte le dicotomie, femminile/maschile, notte/giorno, freddo/caldo ecc. che sembra riprodurre la bipartizione del cervello in due emisferi differenziati, il sinistro specializzato nelle funzioni logico-matematiche e verbali, il destro espressivo e iconico. Durante il sonno paradosso si verifica un'attivit anarchica di sblocco dei circuiti logici che si attivano in modo non pi sequenziale ma simultaneo. Grazie al gioco del caso dell'attivazione, di cui parla Hobson, si vengono a creare associazioni nuove e connessioni inedite. La funzione del sogno sarebbe quella di riprogrammare in modo attivo i processi cognitivi, rielaborando le esperienze della veglia da un lato, ribadendo gli schemi genetici interni dall'altro. La veglia sarebbe deputata all'azione, all'esecuzione dei programmi, mentre il sonno proteggerebbe questa fase di riorganizzazione che avviene nel sogno. La plasticit dei programmi genetici richiede infatti un lavoro di adattamento all'ambiente, descritto da J. Piaget nei termini di accomodamento e assimilazione. Jouvet ha evidenziato come il sonno paradosso assicuri la continuit della specie negli animali omeotermi: il gattino con lesioni al locus coeruleus, il centro inibitore degli impulsi motori, agisce durante il sonno REM dei comportamenti specie-specifici, dovuti all'attivazione di centri arcaici del cervello. Gli psicoanalisti moderni, analogamente, parlano del riaffiorare di pulsioni impregnate di memoria istintuale antichissima, che emergono dall'allentamento delle funzioni logiche proprie della veglia e fungono da nuclei motivazionali col potere di riorganizzare il sistema. Ma non solo il passato che influenza con i suoi schemi il presente: gli accadimenti della veglia influenzano a loro volta le connessioni interne. L'adattamento costituito nel suo processo da una dialettica interattiva, per cui l'interno imprime una forma all'esterno e viceversa. Conscio e inconscio si incontrano nel simbolo, scambiandosi reciprocamente significati: ci avviene in un momento, il sonno, in cui la perdita di controllo sulla realt non crea nessun problema. Vien fatta la metafora del negozio, che di giorno aperto e impegnato nello scambio con l'ambiente esterno, mentre di notte si utilizza l'orario di chiusura per fare le pulizie e l'inventario delle esperienze. Il punto di vista cognitivo assegna dunque all'attivit onirica la funzione di autopoiesi mentale: essa costituisce un sistema endogeno specializzato che periodicamente si instaura entro l'ordine mentale e lo sottopone a processi di molteplice natura (attivit oniriche), il cui fine complessivo di restaurare, mantenere e laddove possibile innovare, l'ordine mentale stesso. All'interno di tale prospettiva, le funzioni di ciascun sogno possono essere molteplici, adattive, creative, di espressione di un bisogno, ecc., e ci si riflette nel suo aspetto stratificato ed eterogeneo. Esso composto da numerosi mondi mentali virtuali, creati e dissolti, consumati continuamente. I diversi codici di cui sono costituiti i sogni, affettivo-emotivo, visuale, verbale, ecc. sono latori di messaggi diversi, comunque di grande importanza per la vita mentale. Il fatto di non ricordarne i contenuti un fenomeno naturale che non toglie valore al processo, decisivo di per s, anche quando non percepibile. Il ricordo inspiegabile e chiaro di alcuni sogni pu essere considerato un'integrazione della sua funzione. Le emozioni provate in un sogno hanno un ruolo effettivo nel catalizzare progressi o impedire eventi, consentono cio di rimodellare la vita mentale senza dover esperire in modo reale tutti i passaggi. W. Dement racconta, ad esempio, di aver sognato, in un periodo in cui fumava moltissimo, di scoprirsi

un tumore al polmone. Il sogno gli present in modo cos realistico l'angoscia di questa malattia inguaribile, della morte imminente e il rimorso di non aver smesso di fumare in tempo, che nel sollievo del risveglio decise di lasciare davvero le sigarette per sempre. Parte quinta. 1. La via dei sogni nella storia. La storia del sogno risale alle origini dell'umanit. Da sempre l'uomo si interroga sul significato dell'esperienza onirica, attribuendogli valore secondo prospettive assai diverse a seconda del periodo storico. La corrente metafisica che vede nel sogno l'attivit errante dello spirito che abbandona il corpo, perdura fino ai giorni nostri tra i beduini del Nilo e le trib Masai. Ma tutte le principali religioni hanno anche considerato il sogno come veicolo di messaggi di di o demoni. Alla fine del VI secolo avanti Cristo, in Grecia e poi a Roma, medici e sacerdoti interpretavano i sogni nei templi dedicati ad Esculapio, dio della medicina. I fedeli praticavano l'incubazione e richiedevano un messaggio terapeutico attraverso il sogno. Questa pratica si conservata per quasi un millennio. Sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento sono riportati dei sogni profetici, che ricorrono anche nelle vite di numerosi santi; Maometto ebbe molteplici visioni oniriche che preannunciavano eventi, trasmettevano rivelazioni e lo guidavano nelle azioni. Nel II secolo d.C. ci fu un fiorire di teorie mistiche, mediche ed analitiche, e una copiosa letteratura di oniromanzia (dal greco oneiros: sogno, enanteia: predizione). Artemidoro ha lasciato un famoso testo di onirocritica, il Libro dei sogni, in cui avanza tre etimologie del termine oneiros, che ne mostrano la natura e la funzione: to on eirei : ci che dice l'essere, e dice ci che gi implicito nello svolgersi del tempo e che avverr; oreinei : ci che agisce sull'anima e la plasma; inoltre nella parola oneiros si riconosce il nome del mendicante di Itaca, Iro, che andava ad annunciare messaggi quando lo mandavano. Nel 314 d.C. la Chiesa, con il Concilio di Antiochia, condann la divinazione per mezzo dei sogni. A differenza che in altre parti del mondo, in Occidente c' stato un allontanamento crescente dalla cultura del sogno che pur rivalutata dal romanticismo, ha finito col restare confinata alle credenze popolari. Alla fine del Settecento sono diffuse le Smorfie, opuscoli che servivano a tradurre i sogni in numeri da giocare al lotto. La fine del diciottesimo secolo, con il razionalismo, segna il massimo declino del prestigio del sogno, analizzato ora in termini fisiologici e considerato come una coscienza di serie B. Con l'opera di Freud (L'interpretazione dei sogni del 1889) si ricomincia a dare valore a quest'ampia e misteriosa porzione dell'esistenza. Con la scoperta, nel 1953, dei movimenti oculari rapidi (REM) ad opera di E. Aserinsky e N. Kleitman, i progressi nell'analisi del fenomeno sono stati sorprendenti. Le nuove tecnologie hanno consentito di fare luce su aspetti neurochimici molto promettenti. Ogni luce diversa apre per nuove prospettive e distrugge le certezze su cui si basavano le teorie precedenti. La ricerca avanza per grossi balzi in avanti per poi fermarsi o procedere molto lentamente, anche perch i fondi dedicati all'onirologia sono pochi: un tema che richiede molto tempo e pazienza e non porta a guadagni immediati. 2. Antropologia dell'uso dei sogni. In numerose culture cosiddette primitive, il sogno ha un valore sacro e il suo messaggio spirituale viene utilizzato dalla comunit in svariati modi. Vita onirica e vita da svegli sono considerate entrambe reali e hanno confini permeabili, per cui ad esempio se si fa un torto a qualcuno in sogno, nella vita diurna si cerca di riparare. Antropologi e psicologi hanno studiato in modo approfondito la sofisticata cultura onirica dei Senoi, nome che significa: uno di noi, aborigeni che abitavano le giungle della Malaysia prima della seconda guerra mondiale. I loro

metodi basati sull'uso dei sogni, consentivano la crescita e la realizzazione di ciascun individuo. Attualmente, dopo una violenta invasione del loro territorio e l'introduzione del denaro come mezzo di pagamento, i Senoi hanno perso gran parte dello spirito di cooperazione e della loro cultura armoniosa. A Los Angeles sorta una comunit che ha cercato di ispirarsi agli stessi princpi, anche se forse questi sono difficilmente compatibili con il mondo tecnologico. Sin dall'infanzia i Senoi venivano addestrati ad affrontare con coraggio il pericolo nei sogni, senza fuggire o svegliarsi: era loro spiegato come in sogno non vi fosse nulla da temere o da perdere, poich anche morire significava in realt rinascere in un corpo migliore, e i nemici si trasformano in alleati. La famiglia lodava i piccoli per aver sognato, li incoraggiava a raccontare i propri sogni e li istruiva su come comportarsi, nel sogno come nella veglia. Si trattava di apprendere a vivere pienamente tutte le emozioni, a gestirle senza reprimerle o evitarle, con il sostegno e le indicazioni dei genitori e del gruppo. Anche le sensazioni positive non andavano temute, ma godute pienamente: il sognatore era incoraggiato a dirigersi verso le esperienze d'amore dei sogni erotici e ad apprezzarle profondamente sino a raggiungere l'orgasmo. Ogni personaggio del sogno era considerato una parte di chi sogna, da avvicinare, amare ed integrare. Spesso veniva suggerito di chiedere un dono all'amante, o anche ai nemici vinti. Se si sognava una minaccia inanimata, come un incendio o un'alluvione, si doveva cercare un dono al suo interno: si trattava di ripetersi questa intenzione prima di addormentarsi, o di farlo al risveglio se non si era riusciti a farlo dormendo. Un'altra pratica utilizzata era quella di dare sempre un lieto fine ai sogni. L'esperienza onirica consente l'onnipotenza: se si sta precipitando si pu farsi spuntare un paio d'ali o atterrare su un morbido pagliaio in cui nascosto un dono... Basta ricordarsi che si pu fare tutto! Anche se si fa appena svegli, questo esercizio un ottimo allenamento a fare analoghe luminose inversioni (almeno a livello psicologico) nella vita reale. I racconti dei sogni coinvolgevano l'intera comunit, che partecipava a quelli pi importanti con danze oniriche in stato di trance guidate dal sognatore, o con disegni e poesie. Anche per gli indiani Iroquois il sogno era un fatto comune e pubblico. Essi credevano che attraverso i sogni l'anima esprimesse in forma mascherata i suoi innati desideri, e qualora questi non fossero stati capiti e soddisfatti, essa si sarebbe vendicata con malattie o addirittura con la morte. Per comprendere il desiderio espresso nel sogno si utilizzavano delle libere associazioni o si chiedeva l'aiuto di un chiaroveggente. La somiglianza della prospettiva degli Iroquois, che risale al XVII secolo, con la teoria di Freud, sorprendente. Essi per rispettavano il sogno come un dio e passavano, dopo l'interpretazione, alla rappresentazione simbolica o pi spesso letterale del desiderio, con la partecipazione di tutta la comunit, che faceva in modo che il sogno si avverasse. Alcune tecniche di dreamwork suggeriscono di mettere in scena i sogni con l'aiuto di un gruppo di analisi onirica, oppure di provare a fare davvero ci che avveniva nel sogno, ovviamente con precauzione. 3. Come utilizzare i sogni. Il messaggio dei sogni, quale ne sia l'origine e il senso, consente un contatto profondo con una sorgente interna di significati. Molteplici possono essere gli obiettivi di chi vuole mantenere una comunicazione con la propria sfera onirica: si va dall'uso religioso a quello terapeutico, a quello meramente conoscitivo, volto all'esplorazione di dimensioni sconosciute della propria psiche, alla ricerca di una guida o di ispirazione, alla crescita e all'autocambiamento. Da soli, con l'aiuto di un esperto, o in gruppo, dai sogni si possono ottenere dei doni, basta decidere che ci possibile e stabilire quali. Le vie praticate sono diverse e nessuna ha un valore scientifico superiore alle altre, ma tutte hanno un senso per chi le pratica. Si pu seguire il classico metodo psicoanalitico delle libere associazioni, e registrare quindi, per ciascun elemento del sogno, tutto ci che affiora alla mente; oppure applicare le tecniche introdotte da Jung, citate nella parte

quarta, cap. 2: l'amplificazione degli elementi chiave, che vengono poi interrogati e fatti agire, e l'immaginazione attiva, con cui si porta a termine la trama del sogno, lasciando che emerga un finale adeguato. Inoltre, le immagini dei sogni possono essere disegnate, per far affiorare emozioni, associazioni e indizi importanti. Per Jung, la pittura rappresenta meglio delle parole i contenuti inconsci: il codice lineare del discorso mal si addice alle intuizioni simultanee delle scene oniriche. Anche l'indirizzo cognitivo utilizza, per accedere al significato onirico, le libere associazioni, e considera l'emozione del sogno uno degli elementi pi attendibili per la sua comprensione, una specie di stella polare. I sogni riflettono e catalizzano un cambiamento psicologico; sono un modo diretto per incontrare la propria conoscenza emozionale. L'interpretazione per sempre una costruzione di significato, fatta da soli o in collaborazione con un terapeuta, a partire da uno spunto, che potrebbe essere pure, e risultare altrettanto efficace, un'immaginazione. Infatti, a volte viene utilizzato nello stesso modo il sogno da svegli guidato, una tecnica inventata nel 1938 dal francese Robert Desoille, che consiste nell'esplorazione in stato di rilassamento della propria fantasia sotto la guida verbale di una traccia standard. Il soggetto deve confrontarsi con alcuni temi, ad esempio la discesa in una cava, l'incontro con il mago o la strega ecc. Egli segue la sequenza delle scene, si confronta con ci che emerge naturalmente nella sua mente, scopre parti di s e affronta in modo nuovo, anche se in immaginazione, situazioni che gli creano paure o conflitti. Oppure si pu provare a eseguire le pratiche dei Senoi, o degli indiani Iroquois, o inventarne altre. Sono esercizi che non mirano tanto all'interpretazione del contenuto del sogno, quanto ad utilizzarlo per catalizzare un contatto con le proprie emozioni e, col tramite onirico, un cambiamento nella vita reale. In questa prospettiva si pone anche l'approccio della terapia della Gestalt (forma), fondata all'inizio del Novecento in Germania da F. Perls. La consapevolezza del presente racchiude in s un'enorme potenzialit terapeutica: non necessario, come per la psicoanalisi, scavare nel passato per trovare le radici dei conflitti, basta interrogare con attenzione ci che c' dentro di s qui e ora, cosa si prova davvero, e assumersene la responsabilit. Il sogno viene raccontato al presente, e il soggetto impersona ogni elemento di esso, animato e inanimato, uno per volta, in dialogo, spesso conflittuale, con ciascuno degli altri. Ogni personaggio ha modo di parlare ed esprimere la sua: sono tutte parti dell'individuo che divengono cos interamente consapevoli e possono essere sentite emotivamente, riconosciute, integrate. Il sogno uno specchio di se stessi; forse anche la vita lo . Questa tecnica riesce meglio se un partner o un terapeuta dirige e gestisce la conversazione tra i vari elementi. Si pu altrimenti scrivere il sogno sotto forma di copione teatrale, creando alla fine una conclusione soddisfacente. Secondo uno studioso americano contemporaneo, J. Hillman, l'interpretazione uccide il sogno, come la vivisezione uccide l'animale studato. Tradurre il mondo onirico nei termini di quello della veglia, richiede un lavoro di mediazione da parte della coscienza vigile, necessario a recuperare alla luce le ombre, figure libere da un'effettiva incarnazione, che popolano il sogno. Ma questa operazione introduce un perturbante elemento di volont cosciente in un contesto che pu mutare solo in s: non bisogna rafforzare il predominio dell'Io a scapito del mondo dell'anima. Hillman propone di fare invece il percorso inverso e di andare l, fra le ombre, in un viaggio avventuroso in un territorio con coordinate tutte diverse. Il sogno non un messaggio da decifrare, un enigma il cui potere dato dal solo suo stesso misterioso comparire nel senso interiore. Pu essere un arricchimento anche il solo ricordarlo, sentirlo come un momento vivo. Comunque si interagisca con i propri sogni, pu giungere da essi una trasformazione profonda. Come accade a Sigismondo, nel dramma di Caldern de la Barca, La vita sogno: BASILIO: La tua saggezza lascia tutti stupiti.

ASTOLFO: Com' mutato il suo carattere! ROSAURA: Com' assennato e prudente! SIGISMONDO: Di che vi meravigliate? Di che vi stupite? Non vedete che stato mio maestro un sogno, e che sto temendo di risvegliarmi e di trovarmi un'altra volta nella mia chiusa prigione? E se anche ci non dovesse avvenire, mi basta sognarlo. Ho compreso che tutte le felicit umane si dissolvono come un sogno. Oggi voglio goderne per il tempo che dureranno, mentre chiedo perdono dei nostri errori: proprio dei nobili cuori concedere il perdono. 4. Affrontare gli incubi. Gli incubi possono essere cos spaventosi da provocare il risveglio. Se sono ricorrenti si comincia addirittura a temere il sonno. Di solito si verificano durante la fase REM, e anche se sembrano interminabili non durano mai pi di quindici-venti minuti. Le spiegazioni del fenomeno sono varie: in passato si credeva che fosse dovuto all'invasione di spiriti maligni sessuati (l'incubus che voleva giacere con la donna, il succubus con l'uomo), per Freud era la libido emergente che incontrava l'istanza repressiva. E' una forma di autopunizione della psiche, oppure una manifestazione dell'ombra di cui parla Jung, la parte rifiutata dell'individuo che assume le spoglie di personaggi terrorizzanti del suo stesso sesso: un pazzo, un assassino, una strega. Secondo altri, gli incubi sono premonitori di sventure, o diagnosticano malattie che stanno per arrivare. La moderna ricerca ha fatto luce sui correlati neurofisiologici di alcune sensazioni spaventose, come quella di non potersi muovere per fuggire o di non riuscire ad urlare, dovute al blocco degli output motori propri della fase REM. Si sa anche che la sospensione brusca di alcuni farmaci, come i sonniferi, o dell'assunzione di forti quantit di alcool, provoca un rimbalzo REM che si sperimenta come un'invasione di incubi. Ma soprattutto quando i temi sono ricorrenti, ci si continua a chiedere quale sia il loro significato, e come liberarsene. In un momento di grande vulnerabilit come il sonno, l'esperienza del sopravvento di contenuti spaventosi molto traumatizzante: pu per essere vista come l'irruzione di una parte della personalit che lotta per uscire, con le sue esigenze emotive che chiedono attenzione e priorit. In questa prospettiva gli incubi sono una sfida che, una volta accettata, pu condurre ad una crescita psicologica reale. Pu essere utile, da svegli, riscrivere il sogno dal punto di vista del personaggio terrorizzante (io sono il mostro, o l'incendio, e voglio...). Ma, come facevano i Senoi sin da bambini, l'importante affrontare la paura nel sogno. A volte solo il decidere di affrontare il mostro modifica l'incubo: se non ci si spaventa esso perde il suo potere. Sovente per si sfugge svegliandosi. L'ideale sarebbe restare nell'esperienza onirica e, ricordando che nel sogno non possibile farsi male, approfittarne per imparare a resistere alla paura e a gestirla. Si possono poi inventare e chiamare in aiuto gli amici del sogno, e chiedere loro dei doni; oppure chiedere a ci che pi terrorizza: Chi sei? Che cosa vuoi? Perch sei qui, cosa vuoi dirmi? Non impossibile usare queste tecniche di sogno lucido, ma non nemmeno facile. Si pu allora esercitarsi con il rientro nel sogno: al risveglio, invece di accendere la luce e cercare di distrarsi, si riprende la posizione del sonno e ad occhi chiusi si conclude l'incubo interrotto o se ne modifica il finale: ricordandosi questa volta che si detentori di tutti i poteri. 5. Il sogno lucido. E' possibile, mentre si sogna, avere la consapevolezza di star sognando? Il sogno lucido un'esperienza affascinante, stata paragonata ad un viaggio astrale o ad eventi mistici. L'accorgersi di star sognando non interrompe il sogno, ma consente di continuarlo in modo controllato: la mente pu operare qualsiasi trasformazione, per cui possibile attingere ad uno sconfinato potere, e creare esperienze senza limiti. Per i monaci buddisti tibetani, il controllo dei sogni fa parte da secoli

dell'istruzione religiosa. Essi devono esercitarsi a mantenere una consapevolezza ininterrotta sia nella veglia che nel sogno. Dopo la morte, nello stato del bardo di cui si parla nel Libro tibetano dei Morti, il Bardo Thodol, aver imparato a conservare la consapevolezza. Ci consente di non ingannarsi con visioni spaventose o piacevoli, ma di uscire dal ciclo delle rinascite. Bisogna ricordare continuamente a se stessi che tutto un sogno, anche durante il giorno. E' vero, possiamo dire che tutto illusione, come un sogno. Ma anche un sogno, finch dormiamo, per noi reale. Quando ci svegliamo, finalmente scopriamo che tutto quello che abbiamo pensato, visto e fatto non era reale ma solo un sogno. Allo stesso modo, la vita pu essere considerata un grande sogno, e la morte il momento in cui ci svegliamo. Quando si parla di bard (bardo), lo stato intermedio, solitamente si intende la fase di passaggio fra la morte e la rinascita, ma ci sono altri tipi di bard, uno dei quali il bard fra la nascita e la morte (slye shi bar do): la vita, la nostra visione umana. E solo quando moriamo che scopriamo la sua irrealt. La consapevolezza dello star sognando, sia che si estenda anche alla veglia, in un'ottica tipicamente orientale, sia che si eserciti nel sogno, d un potere liberante dalle paure e dai limiti da cui si condizionati usualmente. Ma davvero possibile sognare lucidamente? Nel 1867 Saint-Denis espose nei suoi entusiasmanti dialoghi questa possibilit. Carlos Castaneda parla del suo maestro, don Juan, che gli aveva insegnato come prendere fra le mani il controllo degli avvenimenti del sogno e di come ci si fosse rivelato divertente, e il pi delle volte accadeva, senza che dipendesse dalla sua volont e senza che si sforzasse a ricordare di farlo, e questo gli dava il controllo sul sogno; poi lo perdeva, e si immergeva nei comuni sogni imprevedibili. Il passo successivo, comune anche alle pratiche tibetane, consiste nell'imparare a viaggiare, proponendosi intensamente e ripetutamente una meta precisa. Con lo stesso sistema di autoinduzione, cio di chiaro proponimento e di visualizzazione dell'obiettivo, fatta principalmente all'addormentamento ma anche ad ogni risveglio notturno occasionale, si pu riuscire a volare. Sebbene le teorie di Hobson abbiano spiegato come l'esperienza del volo non sia altro che il risultato dell'attivit autonoma di centri vestibolari deputati al mantenimento dell'equilibrio, resta una delle sensazioni pi misteriose e piacevoli. A volte pu capitare di fare un sogno lucido senza esserselo prefisso. Ad esempio quando una paura troppo intensa, pur senza svegliare del tutto il soggetto, fa per penetrare il dubbio che sia tutto un sogno, o quando qualche particolare incongruo risulta improvvisamente cos poco plausibile da far pensare: ma impossibile!. E' comunque un fenomeno abbastanza raro: circa il dieci per cento delle persone sostiene di fare sogni lucidi. Tra i resoconti dei sogni, solo l'uno o il due per cento rientra in questa categoria. Ci sono inoltre vari livelli di lucidit, ed difficile appurare la veridicit dei racconti. M. Jouvet ha studiato il fenomeno con l'ausilio del poligrafo. I soggetti dovevano fare dei piccoli segnali concordati, come alzare un dito per due volte e poi per tre, per dimostrare di essere coscienti durante il sogno. Il sogno avviene durante la fase di sonno paradosso o REM, che chiaramente riconoscibile dai tracciati e non assolutamente simulabile. Effettivamente alcuni di essi riuscirono ad inviare il cenno prestabilito mentre si trovavano in una fase inequivocabilmente REM. Egli stesso ha raccontato che gli capitato di sperimentare personalmente, dopo anni di incredulit, questa straordinaria esperienza soggettiva. Uno scienziato inglese, Keith Herne, ha ideato una macchina in grado di accorgersi di quando l'individuo entrato in fase REM, e di stimolarlo con piccole scosse elettriche in modo da avvisarlo che sta sognando senza per svegliarlo. Durante gli stadi NREM la coscienza pare essere del tutto sospesa: al risveglio non ci si ricorda nulla, nemmeno che si stava dormendo; nel trenta per cento dei

casi c' il racconto di vaghi pensieri astratti. Durante la fase REM invece, c' coscienza di ci che avviene, esattamente come nella veglia: il sogno vissuto come fosse reale, si crede completamente a quello che appare, come avviene nelle allucinazioni, e anche nella veglia. Come riassume Havelock Ellis: I sogni sono veri finch durano. Si pu dire di pi della vita? Durante il sogno lucido, si ha coscienza di ci che avviene, ma in pi si ha coscienza che ci che avviene un sogno: quindi un livello molto particolare di consapevolezza, correlato ad un buon livello di salute mentale e di sviluppo personale, e che a sua volta promuove la crescita della maturit psicologica ed emotiva. E' una facolt che pu essere utilizzata a vari livelli: per vincere la paura negli incubi, per prolungare sogni erotici, per dare finali diversi a situazioni ripetitive o sgradite, per esplorare nuovi territori psichici o anche solo per gioco. Le potenzialit date dal poter agire senza i rischi dell'azione reale sono molteplici, e tutte promuovono un arricchimento che si comunica all'atteggiamento della veglia. 6. La creativit. Moltissime opere d'arte sono state concepite in sogno: poesie, romanzi, sonate. Frequenti sono anche le testimonianze di scoperte scientifiche ottenute, dopo anni di laboriosa applicazione e sterile ricerca, da una rivelazione onirica. Gli aneddoti in proposito non si contano, molti sono spuri, ma la possibilit di un dono creativo insito nei sogni un fatto accertato. Non solo rispetto a ci che comunemente si intende per arte, o alla soluzione di problemi scientifici, ma anche al delinearsi di nuove scelte esistenziali, alla chiarificazione di bisogni profondi e del modo per soddisfarli. Molti progressi in terapia non sono solo testimoniati ma anche catalizzati da un sogno: il suo messaggio consente di trovare prospettive inedite, di plasmare schemi di risposta originali, di far emergere la propria unicit. Pu capitare anche che questioni assai quotidiane e banali siano risolte in maniera sorprendente e brillante grazie ad un sogno. L'aiuto creativo da parte di un sogno si verifica pi spesso di quanto si creda: il difficile riuscire a riconoscere l'esistenza di un messaggio e saperlo decodificare. Inoltre spesso si tratta con poco rispetto il proprio sonno (orari irregolari, abuso di eccitanti o alcool, levatacce, ecc.), e questo dimostra indifferenza o disprezzo anche verso i propri sogni. Sono stati compiuti degli esperimenti per appurare l'efficacia dell'uso deliberato e consapevole del sogno per la soluzione di problemi, per lo pi di tipo logico-matematico (M. Schatzmann, 1983,1987). Essi hanno dimostrato che il sogno utilizzabile come metodo attivo di problem solving. W. Dement, a Stanford, ha compiuto analoghe ricerche, senza per ottenere risultati altrettanto chiari, forse per difficolt sperimentali: infatti importante, perch si abbia un sogno creativo, che il problema che il soggetto si programma, all'addormentamento, di risolvere durante la notte, sia di grande rilevanza per lui, e che gi vi abbia ragionato su abbastanza a lungo. Si pu provare ad utilizzare il metodo dell'incubazione: nello stato che precede immediatamente il sonno, si formula in modo chiaro la domanda che pi sta a cuore, e al risveglio si cerca di scrivere fedelmente tutto ci che si ricorda dei propri sogni. Molte persone hanno cos ottenuto delle illuminanti intuizioni, e forse anche i casi famosi, come quello della scoperta della struttura del benzene da parte del chimico tedesco A. Kekul che seppe riconoscerla nell'immagine onirica di sei serpenti intrecciati, sono avvenuti grazie ad un meccanismo analogo, fatto di forte motivazione, programmazione del cervello focalizzata in una certa direzione, abbandono fiducioso alla passivit del sonno e magari risveglio attento per la preoccupazione di ci che si va cercando. Le teorie cognitive sui processi di problem solving e di creativit concordano nell'affermare che il pensiero logico-razionale, proprio dell'emisfero sinistro, limitato, qualora non venga usato in complementariet con il pensiero libero, simbolico e immaginativo proprio dell'emisfero destro e tipico dei sogni. Nell'affrontare la soluzione creativa di un problema, si dovrebbe adottare un ritmo che vede l'alternarsi ciclico di fasi di concentrazione e di distensione.

La creativit non pu essere raggiunta con lo sforzo o la volont: necessario che il nuovo pensiero possa nascere dal caso, dal fortuito associarsi di idee lontane e apparentemente incongruenti. Ma il pensiero sequenziale e logico, detto anche verticale, esercita un rigido controllo che blocca l'accesso alle informazioni nuove. L'eccessiva concentrazione determina un prepotere del pensiero verticale, che si traduce in rigidit sterile. A questo punto, importante riuscire a distrarsi, e porsi in una condizione di attesa passiva, fiduciosa e vigile, durante la quale ci si occupa di tutt'altro: il caso non mancher di manifestarsi, e dall'evento fortuito pu nascere l'intuizione nuova. E' un esempio di applicazione del pensiero laterale, un atteggiamento mentale che si serve del caos ed fondamentale per la creativit. Lo psicologo E. de Bono si dedicato allo studio del pensiero laterale, complementare ma sovente sottovalutato rispetto a quello verticale. Per apprendere a svilupparlo, sostiene l'importanza di cercare di pensare usando solo immagini visive, per liberarsi dall'effetto coartante delle denominazioni stereotipate e dei concetti; inoltre suggerisce di intraprendere ricerche da prospettive volontariamente aberranti o assurde, di ribaltare le coordinate dei problemi, di usare il caso come fonte inesauribile di associazioni impensate. Come si vede, le tecniche per coltivare il pensiero laterale ricalcano le dinamiche e le caratteristiche naturali del sogno. La logica serve poi, in un'ulteriore successiva fase concentrativa, a selezionare, valutare e sistematizzare le idee vivificanti e spesso rivoluzionarie emerse con il pensiero laterale. La moderna ricerca psicofisiologica concorda con tale prospettiva, e mostra la plausibilit delle potenzialit creative oniriche. Scrive Hobson: Il riconoscimento del gioco del caso nella generazione del processo onirico non spoglia il sogno di significato, come temono spesso gli oppositori della nuova teoria. Piuttosto vi si pu vedere un fenomeno di liberazione, con implicazioni per la base biologica della creativit. Solo attraverso il gioco del caso, si possono costruire nuovi arrangiamenti dell'informazione biologica e questi, da tempo, sono riconosciuti come l'essenza stessa della creativit. E' un fatto ben assodato che la mutazione, cio la variazione casuale dell'informazione genetica, rappresenta il fattore creativo nell'evoluzione. Io propongo che le mutazioni capitino anche nel regno dell'elaborazione dell'informazione specialmente nei sogni. Dall'armoniosa integrazione di entrambi i poli, quello notturno, con i suoi processi liberi, incontrollabili e creativi e quello diurno con la sua logica e la sua razionalit, nasce un equilibrio meraviglioso e un'alchimia feconda. Come dice P. Curie, significa saper fare di questa vita un sogno, e di questo sogno una realt. Fine. Glossario. Le definizioni seguenti sono tratte da vari dizionari e manuali e non si propongono di essere esaustive ma solo di orientare il lettore nella terminologia utilizzata nel testo. Alfa, ritmo: Attivit elettrica ritmica dell'EEG, costituita da un succedersi di onde di frequenza 8-13 Hz, che nasce dalle regioni posteriori del cervello. Il ritmo alfa appare quando il soggetto sveglio ma mentalmente inattivo e a occhi chiusi. Antagonisti, neuroni: Gruppo di neuroni la cui attivit si contrappone a quella di altri gruppi di neuroni. Apnea durante il sonno: Temporanea interruzione della respirazione, generalmente in periodi REM, di durata superiore ai 10 secondi. La frequenza e la durata dell'apnea, se eccessive, configurano un fenomeno patologico. Barbiturici: Gruppo di sostanze sedative, analgesiche e, a dosi maggiori ipnotiche. Beta, onde: Onde di piccola ampiezza e grande frequenza tipiche della veglia e dell'attenzione. Biofeedback: Tecnica di autocontrollo di variabili e funzioni fisiologiche usualmente al di fuori del controllo volontario.

BRAC (Basic Rest-Activity Cycle, ciclo fondamentale di riposo attivit) Ritmo basale di attivit e riposo esteso sia attraverso il sonno che attraverso la veglia, di particolare interesse e significato psicosomatico. Bulbo o midollo allungato: Parte di tessuto nervoso a forma di tronco di cono interposta tra ponte e midollo spinale. Cataplessia: Improvvisa e accentuata caduta del tono muscolare e perdita di alcuni riflessi. In genere nei soggetti che ne soffrono innescata da una forte attivazione emotiva o da un movimento brusco. Catecolamine: Gruppo di importanti mediatori con struttura chimica simile che comprende la dopammina, la noradrenalina e l'adrenalina. Ciclo: ogni evento psicobiologico che si presenta con una data periodicit rappresentato da un processo circolare che ha un punto di origine ed un ritorno a tale punto. Circadiani, ritmi: Bioritmi con periodo di circa 24 ore (dal latino circa diem), che persistono anche quando il soggetto privato di punti di riferimento orari (ad es. la temperatura corporea, il ciclo sonno-veglia, ecc.) Circamensili, ritmi: Bioritmi con periodo di circa 29 giorni. Circannuali, ritmi: Bioritmi con periodo di circa 365 giorni. Complessi K: Parossismi di onde di notevole ampiezza che nell'EEG si stagliano contro un'attivit di fondo di bassa ampiezza. Corpi genicolati laterali: Addensamento di cellule nervose che collegano le cellule gangliari della retina e la corteccia visiva: da quest'area sono state registrate nel gatto durante il sonno REM onde a punta di grande ampiezza, le punte PGO. Corteccia occipitale: Porzione posteriore e basale della corteccia cerebrale dove arrivano e vengono elaborate le informazioni visive. In quest'area possibile registrare nel gatto le punte PGO durante il sonno REM. Cronobiologia: Studio della periodicit funzionale della materia vivente (bioritmi). D, sonno: Sonno REM; D sta sia per dreaming (del sogno) che per desincronizzato. Delirium tremens: Stato mentale caratterizzato da allucinazioni, deliri transitori, tremori e agitazione, successivo alla sospensione improvvisa di abuso di alcolici. Delta, onde: Onde lente di frequenza 0,5-3 Hz, che compaiono nell'EEG quando il soggetto dorme profondamente (sonno ortodosso o NREM). Desincronizzato: riferito al tracciato encefalografico indica onde cerebrali a frequenza irregolare che corrispondono ad un'attivit di scarica delle cellule cerebrali irregolare nel tempo (desincronizzata). Riferito al sonno sinonimo di sonno REM, o attivo, o paradosso. Dipendenza: Dipendenza da una sostanza, il cui uso altera la biochimica del corpo e del cervello in modo tale che questi sistemi hanno bisogno di essa per funzionare normalmente. Dreamwork: Elaborazione e analisi dei sogni condotta con varie tecniche. EEG (Elettroencefalogramma): Registrazione dell'attivit elettrica cerebrale effettuata mediante elettrodi collocati in varie posizioni sullo scalpo. EMG (Elettromiogramma): Registrazione dell'attivit elettrica del muscolo, che mostra i potenziali elettrici generati nelle fibre muscolari. Endogeno: Prodotto dall'organismo al suo interno. Enuresi: Incontinenza non episodica delle urine nella terza infanzia, nell'adolescenza e pi raramente negli adulti. EOG (Elettrooculogramma): Registrazione poligrafica dei movimenti oculari. Fasici, eventi: Fenomeni fisiologici ricorrenti e di breve durata in contrasto con quelli tonici. Nel sonno sono le onde PGO, i movimenti oculari rapidi e le mioclonie del sonno REM. Filogenesi: Sviluppo evolutivo delle specie. Formazione reticolare: Rete neuronale al centro del tronco encefalico nella quale sono localizzati molti dei meccanismi del sonno e della veglia. Fusi del sonno: Onde molto regolari, ripetitive e monomorfe, con frequenza di 12-14 cicli al secondo, che compaiono nell'EEG del sonno NREM, in particolare nello Stadio 2, ma anche in quello 4, se si filtrano le onde lente.

Hertz: Unit di misura che indica la frequenza di fenomeni periodici come le onde EEG, espressa in cicli al secondo. Inconscio: In psicoanalisi, l'inconscio quella parte della vita psichica di cui l'individuo non consapevole direttamente, ma che pu manifestarsi indirettamente attraverso i sogni, i lapsus o gli atti mancati. Essa costituita da desideri, fantasie e pulsioni che non possono essere accettati coscientemente dall'individuo per il loro intenso potere ansiogeno. Input: Entrata, ingresso: l'insieme di informazioni che giungono ad un sistema. Interferenza retroattiva: Effetti di interferenza del nuovo apprendimento su quello precedente. Ipnagogiche, immagini: Vivide immagini sensoriali di tipo onirico che si verificano nello stato di dormiveglia che precede il sonno. Latente, contenuto: Nella teoria freudiana del sogno, i significati del sogno (e di altre produzioni inconsce) rivelabili dall'interpretazione psicoanalitica del suo contenuto manifesto. Esso consiste in un'organizzazione di pensieri che esprime uno o pi desideri. Lavoro onirico: Nella teoria freudiana del sogno, complesso delle operazioni che trasformano i materiali del sogno (stimoli somatici, residui diurni) in un prodotto: il sogno manifesto. Locus coeruleus: Regione del tronco cerebrale ad elevato contenuto di noradrenalina. Manifesto, contenuto: L'esperienza del sogno cos come viene rievocata e/o raccontata dal sognatore. Melatonina: Ormone prodotto dalla ghiandola pineale la cui sintesi inibita dalla luce e favorita dall'oscurit. Mioclonia: Breve contrazione involontaria di uno o pi muscoli. Narcolessia: Malattia caratterizzata da attacchi improvvisi e incontrollabili di sonno REM durante il giorno e da cataplessia. Neurone: cellula nervosa. Neurotrasmettitori o neuromediatori: Sostanze chimiche endogene in grado di inibire o di eccitare l'attivit di ghiandole o di gruppi di cellule nervose o muscolari. NREM: Non REM, Stadi 1, 2, 3 e 4 del sonno, detto anche sonno lento, o ortodosso. Omeotermi: Animali con la capacit di conservare costante la propria temperatura corporea, a differenza degli eterotermi, detti anche impropriamente animali a sangue freddo, come i rettili e i pesci, la cui temperatura varia in relazione all'ambiente esterno. Onde a dente di sega: Onde tipiche dell'EEG dell'uomo durante le fasi REM, spesso precedute o sovrapposte a scariche di movimenti oculari. Ontogenesi: L'insieme del processo di sviluppo di un organismo, dal feto o uovo all'individuo adulto. Output: L'insieme dei messaggi in uscita da un sistema. PGO, onde: Potenziali monofasici rapidi a punta registrabili nel gatto prevalentemente durante il sonno REM, prodotti dall'attivit del ponte dei corpi genicolati e dalla corteccia occipitale. Sono in stretto rapporto con altri eventi fasici come i REM e le mioclonie. Non sono rilevabili nell'uomo. Poligrafo: Apparecchio elettronico usato per amplificare e registrare contemporaneamente su carta in movimento, diverse variabili elettrofisiologiche (EEG, EMG, EOG). Ponte: La porzione pi piccola del tronco encefalico, situata tra il bulbo e il mesencefalo. Contiene i neuroni del rafe e quelli del locus coeruleus. Rafe: Serie di gruppi di neuroni ad elevato contenuto di serotonina, situati lungo la linea centrale del tronco cerebrale. Rebound effect: Aumento immediato e compensatorio della quantit di sonno REM che segue immediatamente un periodo di deprivazione REM causato da farmaci (ad es. amfetamine o barbiturici), alcool eccessivo o risvegli sperimentali. REM (Rapid Eye Movements), fasi: Periodi o fasi caratteristiche del sonno durante le quali il soggetto presenta movimenti oculari rapidi, caduta del tono muscolare, tracciato EEG desincronizzato e, sul piano soggettivo, comparsa di

un'attivit onirica. Il sonno REM detto anche attivo, paradosso o D. Residuo diurno: Nella teoria psicoanalitica del sonno, esperienze dei giorni precedenti che compaiono nei resoconti del sogno e nelle associazioni libere del sognatore. Rimozione: In psicoanalisi, operazione psichica con cui si cerca di mantenere nell'inconscio rappresentazioni legate a pulsioni inaccettabili alla coscienza. Schizofrenia o psicosi: Malattia psichiatrica caratterizzata da perdita del contatto con la realt e da alterazioni qualitative della comunicazione, da disturbi formali del pensiero (dissociazione ideativa, pensiero delirante) e da perdita di controllo sulla sfera pulsionale. Sistema nervoso autonomo o vegetativo: Parte del sistema nervoso che controlla il funzionamento automatico o semiautomatico della muscolatura liscia e dell'attivit ghiandolare del corpo. E' diviso nelle sezioni del simpatico e parasimpatico, con azione antagonista a livello periferico. Sistema nervoso centrale: il cervello e il midollo spinale. Stadi del sonno: Momenti tipici del sonno NREM, individuati dalla registrazione poligrafica. Stadio 1: Fase di passaggio, caratterizzata da tono muscolare abbastanza sostenuto e da EEG desincronizzato. Stadio 2: Prevalente nel sonno dell'adulto, caratterizzato dalla presenza di fusi e complessi K. Stadio 3: Fase di passaggio, caratterizzata dalla presenza modesta di onde lente e molto ampie, chiamate delta. Stadio 4: Detto anche sonno profondo, caratterizzato dalla prevalenza di onde delta. Stocastico, processo: Ricorrenza periodica di un fenomeno dovuto in parte al caso. Theta, onde: Onde di 4-5 cicli al secondo, tipiche degli Stadi 1 e 2. Tonici, eventi: Fenomeni fisiologici prolungati, come nel sonno REM la caduta del tono muscolare e la desincronizzazione EEG. Tono muscolare: Stato di contrazione parziale dei muscoli che aiuta a mantenere la postura. Tranquillanti: Farmaci usati per calmare o rilassare una persona senza deprimere il livello di coscienza o di vigilanza. Tronco cerebrale o encefalico: Zona alla base dell'encefalo che collega il midollo spinale col resto del cervello: comprende il mesencefalo, il ponte e il bulbo. Ultradiani, ritmi: Bioritmi con periodo inferiore alle 24 ore (ad es. il respiro, i cicli REM, ecc.). Vestibolare, sistema: Apparato che controlla la posizione dell'organismo nello spazio, l'equilibrio e il movimento coordinato degli occhi col capo. Fine.