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LA PERCEZIONE DI S, GLI EFFETTI NEUROFISIOLOGICI DELLA PRATICA MEDITATIVA

E ALCUNE CONSEGUENZE DI QUESTI

Questo piccolo studio dedicato a Shri Mataji, Colei da cui sgorga tutta la conoscenza: tutto ci che di vero o interessante vi si pu incontrare viene da Lei solo, mentre ogni errore o imprecisione dato dai limiti dellautore. Vorrei ringraziare tutti i ricercatori che lungo il cammino mi hanno offerto preziosi spunti di riflessione; sempre pi sono convinto che ognuno debba percorrere da s la via: solo cos potr scoprirne il senso; altres vero che lo specchio che gli altri ricercatori ci offrono insostituibile e solo la loro compagnia rende il percorso gioioso e percorribile.

Jay Shri Mataji

INDICE

LA PERCEZIONE DI S, GLI EFFETTI NEUROFISIOLOGICI DELLA PRATICA MEDITATIVA E ALCUNE CONSEGUENZE DI QUESTI ............. 4 1. Le percezioni del corpo.................................................................................. 4 2. La nascita del senso del s e dei sentimenti: importanza della percezione del corpo e delle mappe corporali............................................................................ 6 3. Introduzione alla meditazione ........................................................................ 9 4. Effetti fisiologici e neurofisiologici della meditazione .................................... 13 5. Valore scientifico dellesperienza meditativa e introduzione al sistema Samkhya Yoga............................................................................................................ 18 6. Cosa avviene nella meditazione. ................................................................... 22 6.1. La percezione vibratoria. ....................................................................... 25 6.2. La meditazione e la dopamina................................................................ 30 6.3. La consapevolezza senza pensieri........................................................... 32 ALLEGATI ....................................................................................................... 35 A - Descrizione della Kundalini nei testi classici indiani..................................... 36 B Alcune considerazioni sul pensiero e sul suo uso ........................................ 46 C - Le scoperte scientifiche e la consapevolezza senza pensiero......................... 54 D Limportanza della dopamina .................................................................... 56 D.1. I processi decisionali: perch facciamo ci che facciamo?...................... 56 D.2. La dopamina e la scelta degli scopi........................................................ 59 D.3. I desideri e la felicit (impossibile)......................................................... 65 D.4. La dopamina e la sua influenza sul processo conoscitivo........................ 71 E Considerazioni generali sullo sviluppo delle capacit cognitive e del senso del s ................................................................................................................... 75 E.1. Lo sviluppo delle capacit cognitive...................................................... 75 E.2. Il senso del s....................................................................................... 78 BIBLIOGRAFIA ............................................................................................... 82

LA PERCEZIONE DI S, GLI EFFETTI NEUROFISIOLOGICI DELLA PRATICA MEDITATIVA E ALCUNE CONSEGUENZE DI QUESTI

Noi animali siamo le macchine pi complicate e pi perfettamente disegnate delluniverso noto. Se la mettiamo cos, difficile capire perch qualcuno studi qualcosaltro.1 Richard Dawkins

1. Le percezioni del corpo

In condizioni normali lessere umano elabora, nel sistema nervoso centrale, continue mappe corporali che gli forniscono indicazioni precise sullo stato del proprio corpo, sia la condizione interna che la sua collocazione nello spazio esterno: lo stato della propria omeostasi, la sensazione di caldo o di freddo, la percezione dello stato del suo milieu interno, la frequenza cardiaca, la concentrazione delle varie sostanze nel sangue, ecc. Queste sono in gran parte percezioni inconsapevoli che continuamente il cervello registra per regolare le varie funzioni del corpo: una diminuzione della concentrazione di ossigeno nel
1. Richard Dawkins, Il gene egoista, Mondadori, Milano 1992.

sangue comporta tutta una serie di risposte, fra le quali un aumento del battito cardiaco; un leggero calo della giusta quantit di glucosio nel sangue viene subito registrato dallipotalamo favorendo la liberazione di ormoni che scatenano lappetito; lipotalamo in grado di reagire anche alle minime variazioni di temperatura del sangue, attivando tutti i processi quali, la sudorazione, se fosse troppo caldo, o laumento di contrazioni muscolari per generare calore, nel caso fosse troppo freddo; nel caso vi fossero delle invasioni di batteri, allora lipotalamo in grado di reagire aumentando spontaneamente la temperatura corporea, generando la cosiddetta febbre in grado di sconfiggerli: i batteri sono molto sensibili allaumento di temperatura e questa spesso sufficiente a debellarli; una volta battuti i batteri, lipotalamo rifavorisce la sudorazione per ribassare la temperatura: spesso labbondante sudorazione dopo la febbre un segnale dellimminente guarigione. Altre percezioni, chiamate sensazioni propriocettive, cio ricevute da dentro, vengono portate alla coscienza, quali la posizione del proprio corpo nello spazio, attraverso continui segnali che dalle diverse regioni, dai muscoli, dai tendini, dalle varie giunture arrivano alle aree somatosensitive: senza dover osservare, noi siamo consapevoli della posizione del nostro ginocchio, di dove e come si situa il piede o la mano; tutto questo viene poi elaborato, ad esempio per permettere la postura eretta in un giusto equilibrio: senza un continuo, incessante lavorio muscolare, leggere contrazioni e decontrazioni comandate automaticamente, non sarebbe possibile mantenersi stabili in piedi. A queste si aggiungono poi le percezioni chiamate esterocettive, che giungono dallesterno, attraverso i cinque sensi; questi trasmettono segnali altamente complessi e che necessitano di grande elaborazione: basti pensare al senso della vista, che fra tutti occupa la maggiore area cerebrale, nella parte occipitale, data la sua assoluta importanza; oppure prendiamo ad esempio il senso del tatto: la pelle umana possiede circa duecentomila terminali nervosi per la temperatura, mezzo milione per il tatto o la pressione e tre milioni per il dolore; ognuno di questi specializzato nel suo compito e trasmette ad una regione specifica del cervello solamente il segnale dedicato.

2. La nascita del senso del s e dei sentimenti: importanza della percezione del corpo e delle mappe corporali

Tutte queste percezioni vengono registrate in aree celebrali predisposte alla formazione delle mappe corporali. Fin dalla nascita il bambino comincia lentamente a prendere coscienza di queste sensazioni e della percezione del proprio corpo, anche in relazione allo spazio che lo circonda. I bambini nei primi mesi di vita hanno la messa a fuoco visiva fissa a circa 20 centimetri e questo permette loro di vedere il volto della madre durante lallattamento e le proprie mani; la continua osservazione di queste aiuta a creare il senso dello spazio, mentre la registrazione delle sensazioni interne, dei propri ritmi, dei propri stimoli, unita alla memoria, favorisce la nascita della percezione del tempo. Recenti indagini nel campo delle neuroscienze stanno indagando fenomeni quali le emozioni e i sentimenti, fino ad ora avvolti nel mistero e di difficile comprensione. Ci riferiamo qui in particolare alle ricerche di Damasio2 e della sua equipe; ci che riteniamo pi interessante lanalisi che questo neuroscienziato ha posto sullo sviluppo del sentimento e sulla sua percezione. Damasio, osservando anche interessanti analogie con il pensiero di Spinoza, sottolinea come i sentimenti nascano dalla percezione del corpo: il sentimento lidea che il corpo sia in un certo modo e i contenuti del sentimento consistono nella rappresentazione di un particolare stato del corpo3 e i sentimenti sono percezioni, e io propongo che la loro percezione trovi il necessario supporto nelle mappe cerebrali del corpo. Una variazione del piacere o del dolore un contenuto costante di quella percezione
2. Damasio Antonio, Alla ricerca di Spinoza, Emozioni, sentimenti e cervello, Adelphi, Milano 2003. 3. Ibid., pag. 108.

che chiamiamo sentimento4. Diversi esperimenti citati da Damasio, che utilizzano anche le nuove tecnologie offerte dalla scienza, quali la tomografia a emissione di positroni (PET) in grado di misurare lattivit delle singole aree cerebrali, provano come la percezione dei sentimenti sia anticipata da attivazioni maggiori nelle regioni somatosensitive5; in particolare, come anche Spinoza aveva anticipato, i sentimenti di piacere e di dolore sembrano essere alla base degli altri sentimenti: La gioia, il dolore e gli altri sentimenti sono, in larga misura, idee del corpo mentre esso si orienta verso stati di sopravvivenza ottimale. La gioia e il dolore sono rivelazioni mentali dello stato in cui versano i processi vitali.6 Come visto queste mappe corporali possono essere consapevoli o nella maggior parte dei casi inconsapevoli ed il corpo ha gi elaborato tutta una serie di meccanismi automatici che non richiedono la coscienza e la volont umana (per nostra fortuna) per fornire risposte adeguate. I sentimenti, che per definizione sono consapevoli, hanno invece il compito di elaborare risposte per tutte le situazioni che richiedono una complessit maggiore, ad esempio quelle che concernono i comportamenti sociali. Ricordiamo a proposito che i sentimenti per Damasio corrispondono alle emozioni una volta che queste vengono portate allattenzione cosciente: una volta che ci avviene la mente cosciente li elabora in moltissimi modi e varianti. Da qui deriva la complessit dei sentimenti, capaci di far fronte alla complessit della vita sociale e di renderla ricca, degna di essere vissuta; anche Spinoza, aveva dedicato una grande attenzione nella terza parte dellEtica nel descrivere in dettaglio ogni singolo sentimento e ancora illuminante, a distanza di tre secoli e mezzo, osservare la sua profonda capacit introspettiva: si rimanda a questa per uno studio pi approfondito.

4. Ibid., pag. 109. 5. Diverse, e localizzante in differenti punti nellarea celebrale, sono le regioni somatosensitive (soma una parola greca che significa corpo); fra queste vi sono lipotalamo, la corteccia del cingolo, le aree S2 e S1l; la pi significativa ai fini della percezione dei sentimenti sembra essere la corteccia insulare. 6. Ibid., pag. 170.

Damasio allora precisa la sua definizione di sentimento: La percezione di un certo stato del corpo, unita alla percezione di una particolare modalit di pensiero nonch di pensieri con particolari contenuti. I sentimenti sono quindi le emozioni esplicitate alla coscienza, la trascrizione dei messaggi del corpo e dei pensieri relativi portati alla consapevolezza. Fondamentale diviene per lessere umano il riuscire a comprendere se stesso e i propri sentimenti: maggiore la consapevolezza delle emozioni e dei sentimenti, del come nascono e agiscono, maggiore la capacit di far fronte alla complessit della vita sociale. Rimando al testo in Appendice E per unanalisi pi dettagliata circa lo sviluppo delle capacit cognitive, del senso del s e delle loro implicazioni a livello personale, sociale e di fitness. Nel mondo animale il livello di comunicazione limitato a pochi soggetti e anche nelle comunit con un grande numero di individui, i rapporti sono elementari; basti osservare unape: questa, per vivere la propria comunit, ha a disposizione circa 95.000 neuroni cerebrali, contro i cento miliardi presenti nel cervello umano (circa un milione di volte pi numerosi). Luomo, grazie a ci e alla presenza delle emozioni e dei sentimenti, riesce a gestire centinaia di rapporti interpersonali. Ogni rapporto implica la conoscenza dellaltro soggetto, cosa si pu comunicare e cosa no, fino a quanto si pu spingere il livello di socialit o dintimit, quali conoscenze si possono condividere o no, quanto e di chi ci si pu fidare; infine, il rapporto sociale implica un livello di intelligenza emozionale sempre pi sviluppato e complesso. Nel mondo primitivo le relazioni si limitavano ai componenti del clan, inizialmente non pi di 50/100 individui, per poi aumentare gradatamente fino a 150/200 soggetti7; ancor oggi se si osserva attentamente il numero delle persone con le quali si riesce ad avere uno scambio sociale di una certa qualit si pu verificare che questo si limita a circa 250 soggetti, retaggio del nostro passato. Con laumento della tecnologia, dei mezzi di comunicazione,

7. Luigi Luca Cavalli Sforza, La specie prepotente, Editrice San Raffaele, Milano 2010.

delle nuove tipologie lavorative, le possibilit di interscambio sociale sono molto aumentate e questo numero tende ora ad aumentare. Ricordiamoci che lobiettivo principale del nostro corpo il mantenimento dellomeostasi, di un perfetto equilibrio psicofisico. Nel mondo contemporaneo occidentale, grazie anche alla tecnologia e alle continue scoperte della scienza, molto pi facile superare le difficolt che riguardano il semplice accumulo di energia, cio il cibarsi. Come visto questa era la necessit primaria che ha spinto lessere umano, ed ogni altro essere vivente, lungo il cammino evolutivo, selezionando le qualit che portavano maggiore fitness: non si dimentichi che in natura nessun pasto gratis. Ora invece il benessere umano riguarda fenomeni enormemente pi complessi: superati i diretti problemi del corpo fisico e la necessit di accumulare energia (cibo), ci che pi interessa la mente e le sue proiezioni. Il benessere in occidente ha molto pi a che fare con le aspettative, con i bisogni culturali, con i riconoscimenti sociali, che non con la pura e semplice almentazione. In questo quadro, pi precisa questa mappa del corpo, sviluppatasi nelle regioni somatosensitive del nostro cervello, maggiore la conoscenza di s, delle proprie emozioni e sentimenti e maggiore la capacit di far fronte a tutto ci.

3. Introduzione alla meditazione

Vorrei ora provare a formulare unipotesi e osservare in dettaglio la sua verificabilit: alcuni tipi di meditazione hanno la possibilit di influire sulle aree somatosensitive, aumentando la capacit percettiva, di introspezione e la capacit di elaborare mappe di s pi precise. Esistono differenti tipi di meditazione e intendo fin da subito sgombrare il campo da eventuali equivoci. Per diversi anni, in particolare a partire dallottocento con le prime traduzioni dal sanscrito dei pi antichi e significativi testi filosofici e sacri indiani per opera degli

studiosi inglesi e tedeschi8, passando attraverso il periodo della rivolta giovanile del 68 fino ad oggi, lOriente, le sue tradizioni e le sue pratiche di meditazione hanno colpito nel bene e nel male limmaginario collettivo occidentale. Il pi delle volte, parlando di meditazione, si rischia di cadere in modelli stereotipati che confondono, pi che chiarire: effettivamente loccidente ha sofferto linvasione di una grande quantit di informazioni o di pseudo maestri che pi che spiegare cosa possa essere una pratica meditativa, hanno contribuito a generare e a diffondere immagini distorte. Qui per meditazione non intendo il sedersi con le gambe incrociate, lassumere posizioni contorte o entrare in stati di trance, ma bens una pratica specifica che possa favorire una percezione pi attenta del proprio corpo, del proprio s: una tecnica in grado di condurre lattenzione del praticante ad un livello di consapevolezza differente, che per ora mi limito a definire pi profonda, ma che in seguito sar meglio compresa. Per esempio nel Yogasutra troviamo Dallapplicazione di quella luce che inerisce allattivit (del senso interno) proviene la conoscenza di cose sottili o nascoste o remote9 e Shri Mataji dice : Portate la vostra attenzione verso linterno il nostro corpo deve servirci per farci stare a nostro agio internamente, non esteriormente; Buddha poi consigliava di raccogliere lattenzione dai cinque sensi che sono voltati verso lesterno, per direzionarla verso di s interiormente, cos come la tartaruga ritrae le quattro zampe e la testa nel proprio guscio, a conferma che lobiettivo della ricerca di colui che pratica la meditazione uno conoscenza precisa del proprio corpo: in termini moderni potremmo dire delle mappe corporali e del s.

Schopenhauer stesso era un attento lettore delle Upanishad e aveva dichiarato che queste erano state la consolazione della sua vita. Aggiungo che la traduzione che aveva a disposizione non era particolarmente precisa, ma era sufficiente a dare unidea della profondit del pensiero filosofico indiano. 9. Patanjali, Yogasutra, Gli aforismi sullo yoga, con il commento di Vyasa, Boringhieri, Torino, 1978, III,25, pag. 156.

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Recenti studi scientifici riconoscono la meditazione come uno stato fisiologico particolare, con unattivit metabolica ridotta, differente dallo stato di sonno, che amplia il rilassamento fisico e mentale ed in grado di stabilizzare un maggiore equilibrio psicologico ed emozionale10. Katia Rubia, ricercatrice del Kings College University di Londra, sottolinea che gli effetti soggettivi riscontrati mediamente nella pratica meditativa si possono riassumere in: 1) a livello fisico: un sentimento di rilassamento profondo e di riduzione dello stress; 2) a livello cognitivo: un miglioramento della capacit di concentrazione e attenzione, un aumento dellautocontrollo e dellauto-osservazione, una maggiore abilit a inibire le interferenze irrilevanti, interne ed esterne; 3) a livello emozionale: uno stato danimo positivo, una stabilit emotiva, una maggiore resistenza allo stress e agli eventi negativi della vita (distacco); 4) a livello psicologico: la personalit cambia e raggiunge una stabilit psico-emozionale globale11. Ci non toglie che difficile orientarsi fra i vari metodi di meditazione; nella maggior parte di questi per si pu riscontrare un comune denominatore: mirano a sviluppare unattenzione pi precisa, una maggiore coscienza di s e il raggiungimento di un livello di consapevolezza che trascende il pensiero. Questo nuovo stato di attenzione denominato in sanscrito nirvichara samadhi (consapevolezza senza pensieri) un aspetto estremamente importante e vi ritorneremo pi avanti in un apposito paragrafo; basti qui notare che mentre nella psicologia occidentale sono riconosciuti tre stati differenti di coscienza (il sonno, il sogno e lo stato di veglia) nella tradizione orientale viene descritto un quarto stato, e precisamente la consapevolezza senza pensieri; in questo possibile essere consapevoli di tutto ci che avviene, come nello stato di veglia, ma senza linterferenza dei pensieri. Patanjali, nello Yogasutra, ci ricorda che lo yoga avviene con la soppressione delle modifiche della mente. Anche la tradizione giapponese zen poneva come obiettivo primario il raggiungimento dello
10. Jevning et al. 1992, The Phisiology of Meditation a Review a wakeful hypometabolic integrated response. Neuroscience and Biobehavioral Reviews 16 (3), 415-424. 11. Rubia K., The Neurobiology of Meditation and its Clinical Effectiveness in Psychiatric Disorders, Biol. Psychol. (2009), doi:10.1016/j.biopsycho.2009.04.003

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stato di percezione completa oltre i pensieri, e per giungere a questo alcune volte il maestro sottoponeva il discepolo a dei quesiti apparentemente senza risposta, affinch la mente razionale potesse percepire i propri limiti; una volta raggiunto il punto di empasse, il discepolo era costretto ad abbandonare il pensiero per percepire la realt senza questo12. Possiamo quindi operare una distinzione fra alcuni tipi di meditazione che mirano ad un semplice rilassamento e quelle che invece riescono a portare il praticante ad un livello di consapevolezza senza pensieri. Per raggiungere questo stato la maggior parte di queste tecniche ricerca una maggiore focalizzazione dellattenzione, un miglioramento delle capacit di concentrazione, limitando quindi la distrazione mentale e cercando losservazione dei propri pensieri e sentimenti, come se si fosse un testimone degli stessi e perdendone il coinvolgimento emotivo. La possibilit di entrare in questo stato definito nirvichara samadhi stata ben descritta attentamente da vari praticanti la meditazione, ma fino a pochi decenni fa queste testimonianze, pur valide e affascinanti, rimanevano una percezione soggettiva e come tali soggette a differenti interpretazioni. Gli studiosi pi scettici bollavano dette esperienze come semplici e ingenue infatuazioni illusorie; i pi benevoli, pur accettandole, non sapevano bene come rapportarsi con queste e spesso venivano interpretate come fenomeni mistici difficilmente valutabili e riproducibili. Un grande salto nella conoscenza obbiettiva di questo stato di coscienza invece arrivato in questi ultimi anni proprio dalla scienza, che inizialmente si era posta in modo ostile, attraverso le registrazioni effettuate con i pi sofisticati strumenti di ricerca. Finalmente le per-

12. La letteratura giapponese ricca di aneddoti e storie che bene illustrano questo aspetto. Una fra tutte quella che racconta del maestro Mokurai che dopo aver battuto le mani emettendo un suono, chiede al discepolo quale sia il suono di una sola mano. Questa si pu ritrovare in: 101 storie Zen, a cura di Nyogen Senzai, Adelphi 1975 (settima edizione 1981), (21), pag. 37.

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cezioni personali soggettive hanno avuto un chiaro riscontro oggettivo e di questo osserver meglio nel prossimo paragrafo. Sono ancora pochi gli studi scientifici dedicati allosservazione oggettiva dei risultati neurofisiologici su soggetti praticanti la meditazione, ma questi registrano importanti cambiamenti e significativi risultati che meriterebbero una maggiore attenzione. Ci appoggiamo ora allinteressante sintesi proposta da Katia Rubia, che permette una panoramica generale degli studi pi recenti, per poi prendere in considerazione una particolare tecnica di meditazione per verificarne gli effetti.

4. Effetti fisiologici e neurofisiologici della meditazione Rubia osserva13 gli effetti della meditazione sul sistema nervoso periferico e mostra come studi recenti14 indichino una riduzione sostanziale dellattivit del sistema nervoso simpatico, che sappiamo importante per tutti i meccanismi di difesa e di reazione, ed un aumento sostanziale dellattivit del sistema nervoso parasimpatico, deputato al rilassamento e al riposo. In particolare stato dimostrato che attraverso la tecnica di meditazione di Sahaja Yoga (un tipo di yoga che permette il raggiungimento dello stato di consapevolezza senza pensieri) si registrata una riduzione della frequenza cardiaca, della frequenza respiratoria, del metabolismo dellossigeno, dellacido lattico sanguineo e dellacido vanilmandelico (urinary vanilly mandelic acid - VMA), un aumento della resistenza galvanica della cute e una regolarizzazione della
13. Rubia K., op. cit. 14. Cahn, B.R., Polich J., 2006. Meditation states and traits: EEG, ERP, and Neuroimaging Studies. Psychological Bulletin 132 (2), 180-211. Rai et alter, 1988, Some Effects of Sahaja Yoga and its role in the Prevention of Stress Disorders. Journal of International Medical Science 19-23. Young J.D., Taylor E., 2001. Meditation as a Voluntary Hypometabolic state of Biological Estivation. News in Physiological Sciences 13, 149-153. Jevning et al., op. cit.

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pressione sanguinea: tutti effetti relazionati allincremento dellattivit del sistema nervoso parasimpatico e quindi ad un rilassamento fisiologico.15 Ci influisce direttamente sulla dimostrata prevenzione di malattie collegate allo stress, allipertensione e ai problemi cardiovascolari16. La dott. prof. Valeria Baldelli, dellUniversit di Modena, ha osservato un abbassamento della glicemia nei pazienti diabetici e, sebbene i suoi studi non siano ancora pubblicati, sembrano indicare, anche in questo caso, un significativo aumento dellindice di rilassamento. Un altro studio molto interessante del dott. Towia Libermann17, mostra come la meditazione yoga sia in grado di modificare i geni, incidendo direttamente sul DNA cellulare, favorendo quindi una trasformazione non limitata al singolo momento meditativo, ma bens protratta nel tempo. Il dott. Ivano Hammarberg F. cita queste ricerche e conclude che a) la meditazione influenza lespressione dei geni che controllano linfiammazione e lapoptosi cellulare e la risposta ai radicali liberi (lo stress attiva geni proinfiammatori) e b) la modificata espressione genica pu scatenare effetti fisiologici a lungo termine.

Ancora pi interessanti, ai fini della nostra ricerca, sono gli studi elettrofisiologici o di neuro immagine funzionale (fMRI) che hanno osservato le attivit cerebrali durante la meditazione. In particolare una caratteristica comune a molte pratiche di meditazione che aspirano alla consapevolezza senza pensieri un aumento significativo delle onde di frequenza bassa quali theta e alfa18. Molto precisi a tal riguardo
15. Rai et alter, op. cit. 16. Cahn et al., op. cit. 17. Libermann T. et al., Genomic Counter-Stress Changes Induced by the Relaxation Response, Plos One 3 (7): e2576, DOI: 10.1371/journal.pone.0002576. 18. Le onde elettromagnetiche cerebrali possono avere differenti frequenze, misurabili in hertz e corrispondenti alle diverse attivit della mente: 1) onde delta: con frequenza da 0.1 a 3,9 hertz, corrispondenti ad uno stato di sonno profondo; 2) onde theta: vanno dai 4 agli 7,9 hertz, presenti nel sonno REM e negli stati di meditazione profonda con consapevolezza senza pensieri; 3) onde alfa: da 8 a 13,9 hertz, stato di veglia ad occhi chiusi e prima di addormentarsi; 4) onde beta:

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sono gli esperimenti che Aftanas e Golosheykin19 hanno condotto con soggetti praticanti Sahaja Yoga: misurazioni accurate hanno permesso di osservare un particolare aumento delle onde theta e alfa nella regione frontale sinistra, in coincidenza con lo stato di nirvichara samadhi sentimenti di gioia profonda. Questo risultato in sintonia con il fatto che il lobo frontale sinistro correlato con sentimenti di gioia, mentre il lobo frontale destro maggiormente relazionato con esperienze negative o di tristezza; ritorneremo pi avanti su questo interessante aspetto. Secondo Rubia laumento di onde teta nella parte frontale originato a partire dallarea limbica e dal cingolo anteriore e dalla corteccia prefrontale. Aree queste che gli studi di Damasio hanno gi dimostrato essere somatosensitive e alla base della percezione del proprio corpo, dei sentimenti e del senso di s. Interessante che, congiuntamente allaumento delle onde theta nelle aree frontoparietale, si registra anche una riduzione nella complessit caotica, suggerendo un rinforzo della rete (network) di attenzione, con linibizione dei processi mentali irrilevanti, attivando i circuiti frontolimbici legati allattenzione interiorizzata. Questi studi, per ora ancora abbastanza pionieristici, mostrano che lesperienza soggettiva del silenzio mentale e di emozioni positive durante la meditazione presentano delle significative correlazioni neurofisiologiche molto precise, nellattivazione e connettivit di particolari regioni celebrali che mediano lattenzione internalizzata. Anche altri studi condotti utilizzando la tomografia a emissione di positroni

da 14 a 30 hertz, corrispondente allo stato di veglia cosciente; 5) onde gamma: da 30 a 42 hertz, presenti nello stato di particolare tensione e reazione. 19. Aftanas L., Golosheykin S.A., 2001, Human Anterior and Frontal Midline Theta and Lower Alpha Reflect Emotionally Positive State and Internalized Attention: Highresolution EEG Investigation of Meditation. Neuroscience Letters 310 (1), 57-60. Vi sono altri importanti studi di Aftanas e Golosheykin negli anni successivi (2002, 2003, 2005) e sono richiamati nella bibliografia. Golosheykin un ricercatore russo che attualmente lavora in un progetto di ricerca presso lUniversit Bocconi di Milano, per verificare gli effetti della meditazione nella riduzione dello stress in ambito manageriale.

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(PET)20 con praticanti Nidra Yoga hanno registrato un aumento di attivit nella regione prefrontale sinistra e nellarea limbica, confermando gli studi di Aftanas e Golosheykin. Rubia prende in considerazione anche altri studi sviluppati con altre tecniche, quali la tomografia a emissione di singolo fotone o la risonanza magnetica funzionale (fMRI) con differenti tipi di meditazione che portano lattenzione focalizzata su diversi oggetti esterni, mantra, punti interiori, quali parti del corpo o respiro: in tutti questi si nota che un maggior livello di esperienza meditativa relazionato con uno stato mentale pi calmo, cos che unattenzione pi stabile risulta in uno sforzo minore. Ulteriori esperimenti hanno supportato lipotesi che la meditazione attivi particolarmente larea limbica: in particolare gli studi di Kiajer21 con la tomografia a emissione di positroni (PET) hanno mostrato una diminuzione dei traccianti radioattivi legati agli elementi che competono con la dopamina endogena nello striato ventrale; lelaborazione di questi dati ha permesso di stabilire un aumento di circa il 65% della dopamina endogena rilasciata nellarea limbica. Si ricorda che la dopamina strettamente legata al senso di piacere ed lelemento fondamentale nella creazione degli scopi e delle motivazioni. Rimando alla parte in Appendice D per un approfondimento delle interessanti tematiche legate alla dopamina, al suo valore per lindividuazione degli scopi e della sua fondamentale importanza per lo sviluppo di una vita piena e soddisfacente. Altre ricerche hanno evidenziato anche un aumento della melatonina e della serotonina nel plasma sanguineo. Rubia sottolinea limportanza di questi due neurormoni nella stabilizzazione dellumore, nella prevenzione dello stress e nei disordini affettivi, quali la depressione. In particolare la melatonina svolge un importante ruolo nello stimolare il sistema immunitario e il sistema di difesa antiossidativo e antistress, ritardando gli effetti dellet: tutte qualit
20. Lou H.C., Kjaer T.W., Friberg L., Wildschiodtz G., Holm S., Novak M., 1999, A O-15-H20 PET Study of Meditation and the Resting State of Normal Consciousness. Human Brain Mapping 7 (2), 98-105. 21. Kjaer T.W., Bertelsen C., Piccini P., Brook D., Alving J., Lou H.C., 2022. Increased dopamine tone during meditation-induced change of Counsciousness. Cognitive Brain Resource 13 (2), 255-259.

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queste che si possono riscontrare oggettivamente nei soggetti praticanti la meditazione. Il dott. Ferri cita
uno studio condotto dal prof Ram Mishra presso la mcMaster Univeristy di Toronto, ha dimostrato che la meditazione sahaj, a confronto con il semplice riposo, stimola un significativo aumento della secrezione delle beta endorfine fino a misurarne un aumento del 70% nel sangue dei soggetti maschi della sperimentazione. Il dato importante poich le beta endorfine, che son oppioidi endogeni secreti dalla nostra ipofisi nellipotalamo, son associati alla percezione di emozioni positive come la gioia.

Altre ricerche22 mostrano importanti effetti anche nella modificazione neurofisiologica a lungo termine, ad esempio un aumento dello spessore nella corteccia cerebrale frontale, prefrontale e nellinsula in coloro che praticano la meditazione da alcuni anni; gli studi hanno gi dimostrano la correlazione fra la corteccia prefrontale e lattenzione focalizzata e fra linsula e lattenzione interocettiva (cio voltata allinterno di s). Lo spessore della corteccia cerebrale tende a diminuire con let, ma nei soggetti di 40-50 anni praticanti la meditazione lo spessore della stessa equivalente ai giovani di 20 anni non praticanti. Altri studi di Aftanas e Golosheykin con lelettroencefalogramma (EEG) mostrano che le onde lente theta e alfa, che si possono osservare nello stato meditativo, proseguono anche nello stato di sonno, come se i praticanti la meditazione possano continuare in uno stato semimeditativo durante il sonno stesso. In particolare interessante notare che i praticanti la meditazione di Sahaja Yoga hanno mostrato una limitata asimmetria degli emisferi anche durante il sonno, quando nei soggetti normali di controllo vi una pronunciata asimmetria, con lemisfero sinistro pi attivo rispetto al destro. Questo mostra un
22. Hoelzel B.K., Ott. U., Hackl A., Wolf K., Stark R., Vaitl d:, 2007, Differential Engagement of Anterior Cingulate and Adjacent Medial Frontal Cortex in Adept Meditators and Non-meditators. Neuroscience Letters 421 (1), 16-21.

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maggiore equilibrio generale che persiste anche dopo la meditazione stessa. quindi registrata e confermata una persistenza dello stato di maggior equilibrio psicologico, fisiologico e dellattivit elettrofisiologica nei soggetti praticanti Sahaja Yoga, favorendo un maggior distacco emotivo dagli eventi stressanti della vita quotidiana. Anche la risposta allosservazione di film convoglianti messaggi stressanti si dimostrata molto pi equilibrata rispetto a soggetti di controllo. Ad esempio si registrata una ridotta risposta degli indicatori autonomi di stress, quali i livelli di resistenza dei potenziali della pelle e una ridotta attivit delle onde gamma nella regione cerebrale frontale: una maggiore attivit delle onde gamma nella regione frontale indice di un maggiore coinvolgimento emotivo e di reattivit, cause queste di stress.

5. Valore scientifico dellesperienza meditativa e introduzione al sistema Samkhya Yoga

Abbiamo avuto modo di osservare come lobiettivo primo della meditazione sia il raggiungimento di uno stato di consapevolezza senza pensieri, o per lo meno con attivit mentale ridotta. In seguito osserveremo meglio perch ci avviene, secondo la tradizione indiana, e quali sono le implicazioni pratiche nellesperienza della consapevolezza di s. importante, prima di iniziare questa parte, chiarire cosa si intende per esperienza personale e quindi quale valore, anche scientifico, vi si pu attribuire. In generale, nel passato, si intesa la meditazione come fenomeno di introspezione individuale e quindi difficilmente condivisibile; questo ha impedito per molto tempo di trattarla come unesperienza soggetta a verifica, con caratteristiche scientifiche di

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prevedibilit e riproducibilit23. Ho per avuto modo nel paragrafo precedente di mostrare le recenti evidenze scientifiche, permesse anche dalle nuove strumentazioni e apparecchi di misurazione offerti dalla scienza. Non vorrei qui entrare nella polemica di cosa rientri nel campo della scienza e cosa no, per esempio se alcuni aspetti della scienze biologiche, quali lo studio dellevoluzione, non facilmente riproducibili visti i lunghissimi tempi in gioco, siano o no scienza; come si suol dire, nessuna rosa ha mai visto morire il proprio giardiniere. In questa fase chiedo gentilmente la pazienza di seguirmi nellanalisi, senza idee di giudizio preconcette, disposti a verificare ogni singola affermazione: stiamo entrando in un campo in cui cerco di conciliare le esperienze soggettive con gli insegnamenti tramandati dalla tradizione orientale e le evidenze scientifiche strumentali di cui sopra. Richiamo le parole di Anna Berti che confermano limportanza dellesperienza personale come dato oggettivo:
anche se molti autori rimangono scettici sullattribuire un ruolo causale alla coscienza, la convinzione che i resoconti in prima persona, raccolti in modo rigoroso e controllato, possano essere utilizzati come dati viene ora largamente accettata. Bisiach (1992) sostiene che il sospetto che la coscienza (qui intesa come esperienza fenomenica) non sia un oggetto legittimo di ricerca scientifica radicato nel pregiudizio culturale secondo cui la fisica assunta come paradigma scientifico per eccellenza. Se cos , tanto peggio per la fisica, sembra concludere lautore: lutilizzo dei resoconti soggettivi pone sicuramente dei problemi metodologici, ma, se attraverso di essi si ottiene una presa sul significato dei contenuti dellesperienza cosciente, gli scienziati dovranno accettare di estendere il paradigma della scienza oltre i limiti imposti dalla fisica tradizionale.24

23. Si noti anche la parte finale del testo A in appendice. Qui Gyaneshwar (sec.XIII) conferma che lesperienza meditativa profonda non comunicabile, giacch conduce oltre il pensiero, in territori mentali di unificazione, ove il linguaggio, basato sul dualismo, non ha possibilit di espressione. 24. Berti Anna, op. cit., 2010, pag. 24. Anna Berti professoressa di Neuropsicologia presso lUniversit di Torino.

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Innanzi tutto, per incamminarci su questo sentiero, fondamentale fornire alcuni accenni, sebbene superficiali, sulla complessa visione del mondo e delluomo cos come intesa in Oriente. chiaro che parlando di Oriente si rischia di fare altrettanta confusione fra le differenti visioni che possiamo incontrare in Giappone, o in Cina, o in India o in ogni altra grande tradizione di questo vasto continente asiatico. Nel nostro caso prender in considerazione la tradizione indiana, e pi in particolare il sistema Yoga, strettamente legato al sistema Samkhya, (gi studiato a fondo da Piero Martinetti25) tanto da definirsi sistema Samkhya-Yoga; questo visto nella sua descrizione pi attuale cos come presentato da Sahaja Yoga26. La parola yoga significa unione: unione fra lattenzione individuale e lenergia che tutto pervade; unione fra il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico (il sistema nervoso centrale gi normalmente collegato con il sistema nervoso autonomo; ci che qui si intende che ora la mente diviene consapevole delle energie presenti in questultimo, le pu percepire e decodificare, come meglio spiegato in seguito; pu inoltre percepire le energie fuori e dentro il corpo stesso e dello stato di equilibrio o meno). Per gli obiettivi di questo capitolo sufficiente ricordare che secondo questa tradizione, oltre al nostro corpo fisico, esiste un sistema energetico che pervade tutto lessere umano27. Questo composto principalmente da tre canali di energia, nadi, che corrono longitudinalmente a lato della colonna vertebrale, e da sette centri, chiamati chakra, posti su questi canali in corrispondenza dei plessi nervosi, a partire dal primo chakra Muladhara, in corrispondenza con il plesso
25. Martinetti P., Il Sistema Samkhya, Studio sulla filosofia Indiana, Lattes e C., Torino 1896. 26. Sahaja significa nato con, cio spontaneo; il termine Yoga invece deriva dalla radice indoeuropea yeug, che si ritrova anche nel latino iungere (giungere) o nellitaliano giogo, con il significato di unire, legare; questo lo stesso significato della parola religione, che deriva dal latino relegere, raccogliere, ma anche da religare, unire insieme. Sahaja Yoga vuol dire quindi unione spontanea. 27. Per una descrizione secondo i testi canonici si rimanda al testo A in appendice. Vengono qua tradotti i testi di Shri Adi Shankaracharya e di Jnaneshwar, considerati i pi autorevoli dalla maggior parte degli studiosi.

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pelvico, fino al settimo centro Sahasrara localizzato nellarea celebrare. Ogni canale ed ogni chakra svolgono allinterno del corpo umano delle funzioni ben precise tanto che, in linea teorica, ogni azione, ogni pensiero e ogni emozione o sentimento sono effetto e causa di modificazioni energetiche; i centri energetici e tutti gli organi del corpo fisico ad essi collegati possono essere pi o meno equilibrati e quindi azioni, pensieri e emozioni sono la causa diretta e nello stesso tempo conseguenza dello stato di equilibrio o meno di questi. In questa visione possibile proporre unetica ed una scala di valori particolare: positivo e giusto tutto ci che favorisce il corretto equilibrio energetico, lomeostasi, e negativo e da evitarsi tutto ci che non favorisce ed anzi contrario al benessere; azioni, pensieri ed emozioni non positivi sono dunque quelli che alterano lequilibrio energetico di questi centri e canali sottili e di conseguenza il naturale equilibrio psicofisico. Questo argomento meriterebbe un approfondimento, ma ci porterebbe troppo lontano dagli obiettivi di questo breve testo. Secondo la tradizione dello yoga, durante la meditazione la sensibilit aumenta e finalmente possiamo percepire le energie sottili che regolano il corpo umano. Come gi detto, per non uscire dallobiettivo di questo capitolo, descriveremo ora in modo semplice il processo che avviene durante la meditazione.

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6. Cosa avviene nella meditazione.

Non so come io appaia al mondo, ma per quel che mi riguarda mi sembra di essere stato solo come un fanciullo sulla spiaggia che si diverte nel trovare qua e l una pietra pi liscia delle altre o una conchiglia pi graziosa, mentre il grande oceano della verit giace del tutto inesplorato davanti a me.28 Isacc Newton

Innanzi tutto la pratica meditativa inizia con il risveglio di unenergia che risiede in uno stato latente allinterno dellosso sacro; questa energia, denominata Kundalini, ha il potere di salire lungo tutto il canale centrale, Sushumna nadi, di aprire e riequilibrare le energie dei vari chakra che incontra al suo passaggio; la Kundalini attraversa poi larea della fontanella nella sommit della testa, il settimo chakra, fuoriuscendo dal capo; per far questo attraversa anche il sesto centro, in prossimit del chiasma ottico, e stimola larea limbica. Per stato di meditazione intendo quindi la nuova consapevolezza raggiunta quando la Kundalini ha attraversato il sesto chakra e ha pervaso larea limbica; prima di ci possiamo parlare di tentativo di essere in meditazione, ma non di meditazione vera e propria. Questa quindi non una pratica, ma uno stato nel quale si entra ogni qualvolta lenergia Kundalini attraversa il sesto centro Ajnya chakra. Nei testi classici indiani richiamati e tradotti in appendice A, risalenti al VIII sec. e al XIII sec., si ritrova una descrizione del fenomeno meditativo e del risveglio della Kundalini corrispondente alle espe28. Newton I., Philosophiae Naturalis Principia Matematica.

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rienze confermate dai praticanti moderni, e qui in particolare mi riferisco ai soggetti che utilizzano Sahaja Yoga, da me studiati. Sto ora introducendo un nuovo importante fenomeno, cio il risveglio dellenergia Kundalini, che sebbene ampiamente conosciuto e ricercato nella tradizione indiana, non lo altrettanto in quella occidentale. Possiamo individuare e registrare la presenza di questa energia per via indiretta, attraverso le sue manifestazioni, che come spiegher in seguito sono molteplici e anche registrabili, ma a tuttoggi non si ancora tentato un esperimento che fosse in grado di misurarla in modo oggettivo e riproducibile. Non sono in grado di dire se questa energia o sar mai misurabile oggettivamente e ho il sospetto che dobbiamo accontentarci di osservarne le manifestazioni. Ci che si richiede quindi un atteggiamento scientifico e aperto a valutare unipotesi, quella della presenza dellenergia Kundalini, sapendo che possiamo riconoscerla solo per via indiretta, se vogliamo parlare di prove riproducibili; oppure per via diretta, come direbbe il soggetto praticante la meditazione, ma in questo caso ci si dovrebbe porre in osservazione introspettiva osservandola dentro di s. Mi successo di vedere ad occhio nudo una chiara pulsazione fisica sulla colonna vertebrale, allaltezza dellombelico, in un soggetto meditante in cui la Kundalini si stava alzando ed rimasta concentrata in un chakra particolare, il terzo centro corrispondente al plesso solare, dovuto ad un blocco energetico; ma credo che dovremo aspettare per avere una conferma scientifica della presenza dellenergia Kundalini. Per ora ci limitiamo ad osservare le sue innumerevoli manifestazioni e le coincidenze di queste con la tradizione indiana. Vi sono diverse manifestazioni personali, ma anche oggettive come abbiamo osservato nei paragrafi precedenti, del fatto che lenergia Kundalini sia risvegliata e che il meditante sia entrato in uno stato di consapevolezza senza pensieri. I soggetti studiati sono in grado di descrivere ci che avviene dentro di s durante la meditazione e, cosa singolare, senza conoscere o avere riferimento delle descrizioni antiche, confermano le stesse percezioni. Anche diversi soggetti, senza relazione fra loro, confermano la stessa esperienza, o comunque percezioni e fenomeni simili.

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Abbiamo osservato e anche in seguito osserveremo in dettaglio alcuni degli effetti della meditazione e del risveglio di questa energia, ma comunque interessante sottolineare un aspetto che ancora non perfettamente chiaro o spiegabile dalla nostra scienza medica. Gli esperimenti citati hanno gi ampiamente dimostrato come la Kundalini attivi maggiormente il sistema nervoso parasimpatico, il sistema preposto allaccumulo di energia, nella parte finale della giornata, alla decontrazione e al rilassamento; eppure alcune manifestazioni registrate durante la meditazione non coincidono con questa interpretazione e necessitano sicuramente di studi pi approfonditi, ad esempio il fatto che la pupilla si dilata, i bronchi si stringono, le mani si rinfrescano; questi sono fenomeni che dovrebbero essere relazionati con lattivazione del sistema simpatico, eppure rispondono allattivazione del sistema parasimpatico. Le mani dovrebbero riscaldarsi a seguito della dilatazione dei vasi sanguinei e del conseguente aumento del flusso di sangue: invece tendono a raffreddarsi, come dimostrato dagli studi del dott. Ramesh Manocha; singolare che nella maggior parte dei sistemi di meditazione che propongono solo una concentrazione focalizzata le mani tendono a scaldarsi, mentre con la meditazione sahaja yoga, che attiva il risveglio dellenergia Kundalini, le mani tendono a raffreddarsi. Uninterpretazione che propongo, che meriterebbe sicuramente degli studi pi approfonditi, che il risveglio dellenergia Kundalini nello stato di meditazione, attiva maggiormente il sistema nervoso parasimpatico, ma riequilibra anche il sistema simpatico, permettendo a questi di svolgere meglio le proprie funzioni. Una conferma di questo pu venire dal fatto che durante questa meditazione i bronchi si stringono, come confermato dal dott. Ferri, ma, a dispetto di ci che ci si pu aspettare, i soggetti sofferenti di asma trovano un subitaneo sollievo che perdura poi nel tempo; molto interessanti a riguardo sono gli studi pionieristici portati avanti dal prof. Rai.29
29. Rai U.C., Seti S., Singh S.H., 1988. Some Effect of Sahaja Yoga and its Role in the Prevention of Stress Disorders. Journal of International Medical Sciences, 19-23. Chug D., Rai U.C., Gupta S. (1989) Role of Sahaja Yoga in the Management of Bronchial Asthma and a New Hypothesis to Explain its Pathogenesis. Proceedings of the

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Mi permetto di far notare come il sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico, che giustamente si chiama autonomo perch non direttamente comandabile dalla mente cosciente, pu venire ora regolato ed equilibrato, durante la pratica meditativa; mi permetto di indicare questo come un ulteriore campo di indagine per ricerche future. Sebbene le manifestazioni siano molteplici e osservabili da vari punti di vista, dopo questa rapida esposizione ritengo ora importante soffermarmi su alcuni aspetti che sicuramente meriterebbero studi pi approfonditi, sia dal punto di vista scientifico che filosofico, e che trovano un chiaro riscontro anche nei testi classici: 1) la nuova capacit di percezione vibratoria; 2) laumento della stabilit emotiva, del distacco dalle situazioni stressanti, una percezione di gioia diffusa, dovuto allincremento di alcuni neurotrasmettitori, quali la melatonina, la dopamina, ecc.; 3) la possibilit di una nuova consapevolezza senza pensieri.

6.1. La percezione vibratoria.

Il risveglio, cio una maggiore attivazione, della regione limbica porta alcune conseguenze molto interessanti e ben definibili: molto importante, come gi abbiamo avuto modo di osservare, i pensieri si fermano pur mantenendo, anzi approfondendo, il livello di consapevolezza, raggiungendo cos lo stato di nirvichara samadhi, la consapevolezza senza pensieri; i muscoli e le tensioni del corpo tendono a decontrarsi, dovuto allattivazione del sistema nervoso parasimpatico; il soggetto meditante percepisce un ampliarsi della propria capacit percettiva, diviene cosciente delle energie sottili che regolano il suo corpo, riuscendo a percepirle come vibrazioni delicate, inizialmente sul

16th World Congress on disease of the chest and 55th annual scientific Assembly. Boston ,USA

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palmo delle mani e successivamente sulla testa e sul resto del corpo30. In particolare pu percepire, anche con la mano, la vibrazione dellenergia Kundalini fuoriuscire dal capo, in corrispondenza dellarea della fontanella, il pi delle volte sotto forma di una leggera brezza31, pi calda o pi fresca a seconda dello stato di equilibrio del corpo. Il soggetto pu inoltre percepire lo stato energetico delle singole parti del proprio corpo. Ad esempio, ponendo lattenzione sul proprio fegato, quando queste energie sono equilibrate, si percepiscono come fresche e fluenti in modo armonioso; quando invece vi un problema di squilibrio energetico, ancorch non ancora manifestato fisicamente, si possono percepire come squilibrate, pi calde, come bloccate e stagnanti. In condizioni normali noi non siamo in grado di riconoscere lequilibrio sottile dei nostri organi, cio non possiamo percepire quanto ad esempio il nostro fegato o la nostra milza siano in buona salute o no; possiamo percepirli fisicamente, cio attraverso le mappe corporali elaborate dalle regioni somatosensitive, solo quando sono ad un livello di malattia o infezione avanzata, tanto da manifestare gravi disturbi fisici, non quando stiamo bene. Secondo la tradizione orientale un problema fisico ad un organo del corpo deriva da uno squilibrio energetico. Anche la scienza occidentale sembra che stia lentamente prendendo coscienza di questo; il dott. Ferri cita i lavori pionieristici di Luc Montagnier32, premio Nobel per la medicina 2008, sulle caratteristiche elettromagnetiche di varie malattie. Montagnier ha osservato che ogni organo del corpo emette una certe frequenza elettromagnetica e ad ogni specifica malattia associa30. Possiamo osservare la descrizione che ci viene data da Jnaneshwar (Appendice A) che ben somiglia allesperienza del risveglio della Kundalini, cos come spiegata da Sahaja Yoga. 31. La Kundalini viene considerata lenergia vitale, che rigenera, nutre e d la vita; questa percepita come vento. Pu essere interessante notare che anche nellantica Grecia lo Spirito veniva chiamato pneuma, cio vento, soffio, dalla radice indoeuropea pnein. 32. Fra gli altri lavori: Montagnier L. et al., 2011 J. Phys., DNA Waves and Water, conf.ser. 306.012007.

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ta ad una differente frequenza; questo ricercatore ha preparato una lista di molte patologie con le relative frequenze elettromagnetiche, dimostrando la variazione dai soggetti sani. Ferri richiama anche altri studi:
A fronte di queste osservazioni il prof. Popp, dice che: Tutti i processi vitali vengono controllati da oscillazioni elettromagnetiche e che La malattia prima

di manifestarsi in sintomi organici da vedersi come un disturbo del campo elettromagnetico. Le oscillazioni patologiche inducono lo squilibrio, la malattia. In contemporanea il prof Bellavite, collega docente di patologia di Verona dichiara che: il nostro organismo, le sue funzioni e processi biologici
sono regolati da campi elettromagnetici che trasmettono energia ed informazioni.

La nostra sensibilit grossolana ci permette di percepire il problema solo quando questo ha raggiunto un livello di espressione fisica, cio quando si oramai manifestato come malattia, ma non ci permette di percepire lorgano quando questo nel suo stato di salute o nello stato intermedio. Differente sarebbe se fossimo in grado di percepire le energie sottili del nostro corpo, gli equilibri e gli eventuali squilibri, prima che questi ultimi si esprimano in un problema fisico.

Lipotesi che formulo che il riconoscimento dello stato delle energie del corpo possa essere percepito attraverso le regioni somatosensitive del cervello umano e che queste si manifestino alla consapevolezza umana, una volta che larea limbica venga illuminata dallenergia Kundalini. Lattivazione di questa energia Kundalini, una volta giunta nella regione limbica33, sembra stimoli queste aree e le predisponga ad un nuovo livello percettivo. Mi sembra di poter osservare tre differenti possibilit che meriterebbero essere studiate: la prima prevede che le aree somatosensitive per la prima volta vengano attivate a percepire queste energie; unaltra potrebbe essere che da sempre queste energie vengono registrate dalle regioni somatosensitive, ma che fino ad ora
33. Vista limportanza che questa area riveste per il mio studio, mi permetto di inserirne, in appendice A, una descrizione del dott. Ivano Hammarberg Ferri.

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questi segnali non erano mai stati portati alla consapevolezza umana, cos come non siamo consapevoli di come queste aree percepiscono una mancanza di ossigeno nel sangue fin tanto che il cuore non accelera i suoi battiti; la terza possibilit che la Kundalini attivi realmente aree e altre capacit percettive fino allora non attivate e non utilizzate. Nella tradizione indiana larea limbica e larea della fontanella corrispondono al settimo chakra, chiamato sahasrara; sahasrara vuol dire mille, come mille sono i petali del fiore di loto attraverso cui generalmente simboleggiato questo centro. Ricordiamo che anche il Buddha viene generalmente rappresentato con una protuberanza sul capo e alcune volte con un fiore di loto allaltezza dellarea della fontanella, nel punto in cui la Kundalini esce dalla testa. Nei testi classici si dice che la Kundalini illumina, cio attiva, questi mille petali gradualmente, prima pochi e poi sempre pi, e a causa di ci si risvegliano anche molte altre qualit e potenzialit dellessere umano e nuove capacit percettive. Alla luce della tradizione indiana sembrerebbe che il risveglio di questa energia attivi maggiormente queste regioni somatosensitive connesse allarea limbica, che a loro volta stabilizzano nuove connessioni neurali. Questo processo in parte inconsapevole, ma in gran parte viene portato alla coscienza, man mano che lesperienza si stabilizza e permette un nuovo livello di percezione: potremmo chiamarlo sesto senso, gi che si aggiunge ai cinque sensi gi esistenti, ma nella sua accezione pi fisica, intendendo un reale nuovo senso che si apre alla percezione sensibile del mondo vibratorio, energetico, dentro e fuori di noi. Sto scrivendo ora di equilibrio o squilibrio energetico e della possibilit di percepire questi stati; questi termini potrebbero lasciare spazio a uninterpretazione semi misticheggiante, un qualcosa di esoterico e non ben definito o, peggio ancora, capacit di percezione extrasensoriale (ESP). Vorrei anche qui sgombrare il campo dai dubbi e spiegare che intendo indicare un fenomeno che possiede aspetti sia soggettivi che oggettivi, empirici e quindi aperti a sperimenti e prove scientifiche. Immaginiamo di avere un apparecchio radiofonico: que-

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sto in grado di cogliere certe frequenze e non altre, allinterno di uno spettro abbastanza limitato; non che tutte le frequenze elettromagnetiche si limitano a queste colte dallapparecchio radio, ve ne sono molte oltre, dallultravioletto allinfrarosso: solo che il nostro apparecchio non stato predisposto per queste. Cos lhomo sapiens: i cinque sensi che questi ha sviluppato nellarco dellevoluzione biologica gli hanno permesso di sopravvivere ed espandersi egregiamente nel proprio ambiente, ma limitato credere che possano percepire tutto lesistente. Questi ci connettono con il mondo esterno, ci permettono di interpretarlo e si sono sviluppati in modo da ottimizzare la nostra fitness, la nostra capacit di sopravvivere, accumulare energia, cio cibarci, e riprodurci. Io credo che il nuovo senso vibratorio, invece, non abbia tanto un valore di sopravvivenza, quanto di conoscenza. Come la fisica moderna ha oramai chiaramente osservato, la realt nella quale siamo immersi, la materia tutta formata da atomi; questi sono composti da un nucleo, formato da protoni in differente numero a seconda dellelemento e neutroni, e da elettroni, in numero proporzionato ai protoni, che gli ruotano vorticosamente intorno. Se paragoniamo il nucleo, come dimensioni, ad un pallone di calcio posto al centro del campo, gli elettroni in proporzione sono come piccole mosche che girano velocissime nel parcheggio tutto intorno allo stadio; lo spazio fra questi ed il nucleo vuoto; la materia formata da piccolissime particelle subnucleari e da spazi immensi di vuoto. Einstein poi, allinizio del secolo scorso, ha dimostrato con la sua formula E=mc2 che questa stessa materia, queste piccolissime particelle, sono solo energia: la massa si pu trasformare in energia e viceversa. Lesistenza degli atomi, di questa grandissima quantit di energia, di questo vuoto che separa le particelle subnucleari, erano gi stati descritti nei testi classici indiani. La domanda che ci si pu porre se questa nuova percezione delle vibrazioni, dentro e fuori di noi, in qualche modo in grado di registrare qualcosa di questa energia e vibrazione della quale siamo fatti e nella quale siamo immersi.

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Inizialmente la percezione di queste energie sotto forma di vibrazioni, a seconda della condizione dello sperimentatore, pu essere molto sottile e delicata, alcune volte quasi impercettibile, altre talmente manifesta da lasciare stupefatti. Generalmente il modo pi semplice per sentire le vibrazioni di questa energia percepirle sulle mani34; ogni centro energetico si manifesta in diverse parti del corpo e sono percepibili sia sulla testa, che sulle dita e sul palmo delle mani e dei piedi.

6.2. La meditazione e la dopamina

Un altro fenomeno molto interessante che meriterebbe pi approfonditi studi, e che ci ricollega ai nostri primi capitoli, riguarda le regioni cerebrali predisposte al rilascio di dopamina. Ritengo estremamente importante uno studio pi approfondito sul valore della dopamina e degli altri neurotrasmettitori al fine della conoscenza di s e di una piena e pi profonda soddisfazione. Mi permetto quindi di aggiugere in Appendice (testo D) alcuni studi e considerazioni per possono stimolare una riflessione a riguardo. Abbiamo gi osservato come durante la meditazione siano stati registrati aumenti fino al 65% della quantit di dopamina endogena; credo che questo fenomeno sia ulteriormente incrementato dallo stimolo offerto dallenergia Kundalini, una volta raggiunta larea limbica; questa, oltre a stimolare i centri somatosensitivi, attiva fra laltro le zone dopaminiche, favorendo il rilascio di questa sostanza e di altre molecole, quali le endorfine e la melanina, deputate a fornire e stabilizzare un senso di maggior benessere. Questo potrebbe essere il motivo per cui durante la pratica della meditazione si sperimenta una gioia intensa, profonda, soddisfacente: uno stato di beatitudine che non si limita al solo momento meditativo,
34. Verr mai il giorno in cui sentiremo con le dita della mano, i grandi segreti che percepiamo solo con le dita della fede?. Kalil Gibran, I segreti del Cuore.

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ma che si prolunga nel tempo. La tradizione indiana insegna che nessun desiderio umano pu condurci alla soddisfazione, a parte il desiderio di essere uno con lenergia Kundalini: una volta ottenuta lunione con questa il ricercatore entra in uno stato di profonda beatitudine, raggiungendo un appagamento che cancella ogni altro desiderio; ogni aspirazione o necessit perde importanza e rivela la sua vacuit di fondo di fronte alla luce della Kundalini. Singolare che nei testi vedici si racconti di come i sacerdoti celebranti i riti e i meditanti ricercassero una sostanza particolare gi chiamata soma35, identificata con la fonte della beatitudine. Alcuni studiosi sono propensi a vedere nel soma il succo estratto da una determinata pianta, forse della famiglia delle Ephedra36, capace di alterare lo stato percettivo. Mi limito a far notare luguaglianza del nome con la parola greca soma che indica il corpo: io credo molto verosimile che il soma ricercato dagli antichi saggi indiani non sia una sostanza esterna, quanto reali neurotrasmettitori e ormoni chimici rilasciati dal proprio corpo nello stato meditativo quando la Kundalini stimola le aree cerebrali e favorisce la nuova percezione del corpo stesso. Aldous Huxley, nel suo romanzo Il nuovo mondo,37 usa il termine soma per indicare la sostanza che gli uomini del duemila avrebbero assunto come pillole per procurarsi il piacere necessario, per sconfiggere il dolore e il malumore. In questo caso la sostanza tanto bramata era vista come un palliativo per cancellare altri desideri o per rendere dipendente il popolo sottomesso.

35. Noi abbiamo bevuto il soma e siamo divenuti immortali. Noi abbiamo raggiunto la luce, abbiamo incontrato gli Dei. Che cosa pu fare a noi la malvagit delluomo mortale o la sua malevolenza, o Immortale?, Rg Veda, VIII 48,3. Si ricorda che la tradizione vedica, inizialmente orale, viene fatta risalire al III millennio a.C. 36. Mahdihassans, Identifying Soma as Ephedra, The Pakistan Journal of Forestry, 1963. 37. Huxley Aldous, Il nuovo Mondo, Mondadori, Milano 1991 (1933). Titolo originale dellopera: Brave New World, 1932.

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6.3. La consapevolezza senza pensieri


Se, per eternit, sintende non infinita durata nel tempo, ma in temporalit, vive eterno colui che vive nel presente.38 Ludwig Wittgenstein

Abbiamo visto alcune conseguenze dellattivazione dellarea limbica, ma importante ora soffermarsi su quella che fra le pi significative e caratteristiche: quando la Kundalini attraversa il sesto centro, allaltezza del chiasma ottico, i pensieri rallentano sino a fermarsi e il soggetto meditante entra in uno stato di consapevolezza senza pensieri, chiamato in sanscrito nirvichara samadhi. In questo stato lo yogi perfettamente cosciente delle funzioni del proprio corpo, percepisce le vibrazioni, i messaggi energetici che giungono dalle varie parti del corpo, ma non pensa: registra, ma non svolge attivit mentale39. Ho gi osservato come la tradizione orientale descrive lesistenza del corpo energetico ed in particolare di tre canali di energia: a) Sushumna nadi, il canale centrale ove scorre la Kundalini, in corrispondenza alla colonna vertebrale, che comincia dallosso sacro (vi sarebbe motivo di indagare per quale ragione gli antichi greci definirono questo osso come sacro) e termina nellultimo centro sahasrara, fino a fuoriuscire dal capo; b) Ida nadi, il canale sinistro, che scorre longitudinalmente alla colonna vertebrale nella parte sinistra del corpo, comincia nel primo centro Mooladhara chakra e termina nel sesto centro Ajnya chakra, nellemisfero celebrale destro; c) Pingala nadi, il canale destro che corre longitudinalmente alla colonna vertebrale nella parte destra del corpo, comincia nel secondo centro Swadistana chakra e termina nel sesto centro, nellemisfero celebrale sinistro. Questa descrizione dei canali di energia e dei chakra si ritrova nei pi antichi testi indiani,
38. Wittgenstein L., Tractatus Logico-Philosophicus, Arnoldo Mondadori, Milano 2008, 6.4311, pag. 153, a cura di Amedeo G. Conte. 39. In appendice (B e C) presento alcune considerazioni riguardo al pensiero.

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eppure cos singolarmente attuale: basti osservare come ogni chakra corrisponda esattamente ad un determinato plesso nervoso o come i canali di energia laterali, sinistro e destro, arrivati al livello del sesto centro, nel chiasma ottico, si spostino nellemisfero celebrale opposto, rispecchiando esattamente il fatto che lemisfero sinistro controlla la parte destra del corpo e viceversa. Ho gi osservato come lascesa della Kundalini tenda a rilassare il corpo e le tensioni muscolari ed infatti il canale centrale corrisponderebbe principalmente al sistema nervoso parasimpatico, cos che la sua attivazione (per mezzo della Kundalini) stimola tutte le attivit relazionate a questo. I canali laterali invece, Ida e Pingala, corrispondono al sistema nervoso simpatico e la loro energia, per quanto grande comunque limitata: un sovra utilizzo della stessa porta il canale relativo in esaurimento. Secondo la tradizione indiana, ed in particolare il sistema SamkhyaYoga, lattenzione umana durante le sue attivit quotidiane tende ad utilizzare lenergia dei canali laterali Ida e Pingala: tutti i caratteri umani, le personalit sono direttamente influenzati da questi e sono uno specchio delle differenti combinazioni; in particolare quando lattenzione identificata con lenergia del canale sinistro i pensieri si relazionano al passato e latteggiamento generale verso la vita pi passivo ed emotivo; quando invece lattenzione maggiormente identificata con il canale destro Pingala Nadi il contrario, il pensiero proiettato verso il futuro, pi attivo, pianificante, razionale. Ho gi osservato come le ricerche scientifiche abbiano dimostrato che la corteccia prefrontale sinistra, corrispondente alla parte terminale del canale destro, collegata al senso degli eventi positivi e pi attivi, mentre la corteccia prefrontale destra manifesta gli eventi tristi e la passivit, esattamente come spiegato dallantica tradizione indiana. per questo motivo che, fin tanto che la Kundalini non si risveglia e non attiva il canale centrale, i pensieri rimangono sempre legati ai canali laterali e quindi al passato e al futuro: impossibile per lattenzione vivere il presente, il qui e ora. Tutto questo meglio os-

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servato nel testo B in appendice al quale si rimanda per un approfondimento. Quando la Kundalini arriva nel sesto centro, a livello del chiasma ottico, separa i due canali laterali e permette allattenzione di stabilizzarsi nel Sushumna nadi, nel presente, e nel presente non vi sono pensieri, solo consapevolezza pura.

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ALLEGATI

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A - Descrizione della Kundalini nei testi classici indiani. Il nome Kundalini deriva dal sanscrito kundal, spira, perch tradizionalmente viene rappresentata come una serpente femmina avvolta su se stessa in tre spire e mezzo. La Kundalini descritta nei sacri testi indiani, come il Markandeya Purana, fin dai tempi pi antichi. Vi una bellissima descrizione poetica, ricca di simbolismi, scritta da Shri Jnaneshwar (chiamato anche Shri Jnanadev), nato nella regione del Maharashtra nel tredicesimo secolo e considerato uno dei maggiori santi indiani; traduco qui una piccola parte del VI libro che descrive lascesa della Kundalini, dal suo risveglio fino al settimo centro, sahasrara chakra:
... cos, a causa del caldo creato nel corpo dalla posizione yogica, la energia denominata Kundalini si risveglia. Cos come una giovane serpente (femmina) bagnata nel rosso kumkum (polvere preparata con la curcuma e colorata di rosso con aggiunta di succo di limone, etc.) dorme avvolta su se stessa, nello stesso modo la energia Kundalini risiede (addormentata) in uno stato di sonno con il volto verso il basso, in tre spire e mezzo, come una serpente femmina. Lei... appare brillante come un anello di lampi o di fiamme di fuoco, o come una barra di oro luccicante. Lei (la Kundalini) si risveglia attraverso la posizione chiamata Vajirasana. La Kundalini si srotola, si scuote di dosso la letargia e si mantiene eretta nellombelico come se fosse una stella brillante mossa dal suo seggio... La Kundalini infatti consuma completamente lelemento terra nel corpo e poi similmente i fluidi dello stesso. Consumando entrambi gli elementi del corpo, Lei si sente soddisfatta e cos, un poco contenta, riposa vicino al Sushumna Nadi (il canale centrale). Sentendosi soddisfatta e felice vomita lacqua dalla bocca, ma quella stessa acqua si trasforma in nettare che salva il vento di vita Prana. Il vento di vita emerge dal fuoco del vomito e crea una sensazione rinfrescante nel corpo, sia internamente che esternamente... Poi i passaggi di aria, denominati Ida e Pingala (i canali sinistro e destro), che corrono attraverso le narici sinistra e destra, si incontrano mentre i tre nodi si allentano e le connessioni fra le sei ruote (i primi sei chakra) si chiudono. Dopo ci il vento che corre attraverso i passaggi delle narici, che sono come il sole e la

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luna (Ha - Tha , canale solare e canale lunare, Pingala e Ida nadi), si calma a tal punto che non potrebbe causare nemmeno il movimento della fiamma di una lampada ad olio Lenergia Kundalini sale la scala del canale centrale chiamato Sushumna nadi e raggiunge il cuore. La dea Kundalini in verit la Madre dellUniverso (Jagadamba) e la grandezza della suprema maest dellanima, la forma protettrice del risveglio del germogliante OM (la sillaba sacra, il suono primordiale). Lei il seggio del profondo grande Nulla, il Vuoto A questo punto non resta nulla da fare, come conquistare la mente, o chiudere il vento delle vibrazioni, o affidarsi alla meditazione. Non rimangono idee o desideri (nirvichara samadhi, la consapevolezza senza pensieri). Questo stato in realt dovrebbe essere considerato come il crogiuolo per sciogliere i cinque elementi grossolani Il nome Kundalini poi scompare e il nome Maruta (Maruta il vento; ora la Kundalini si manifesta e la sua energia pu essere percepita come vento, una brezza fresca) occupa il suo posto. Questo mantiene il suo potere fino a che assorbito nel Brahman supremo. Abbandonando la postura Jalandhara, Lei apre il passaggio del vento chiamato sushumna (il canale centrale in cui scorre la Kundalini) e entra nel Brahmarandhra (lapertura di Brahma, cio lultimo chakra, il sahasrara) Rendendosi stabile nel Brahmarandhra, allarga le sue braccia nella forma della consapevolezza: Io sono il supremo Brahma, e abbraccia il supremo Brahma. Lo schermo illusorio dei cinque sensi cade gi (ora i cinque sensi si raccolgono e tacciono, non trasmettendo pi le sensazioni illusorie materiali) ed entrambi, il vento di vita (lenergia Kundalini, manifesta come brezza, aspetto femminile) e il Supremo (aspetto maschile), si incontrano ed il vento, con il cielo, si assorbe nel Brahma supremo divenendo uno con lui. Cos come lacqua del mare diviene pura nelle nuvole (attraverso levaporazione) si versa nei fiumi e finalmente si riunisce nel mare, nello stesso modo lanima individuale, con laiuto della forma umana, entra nel Supremo e acquisisce lunione con questo (avviene finalmente lunione, lo yoga, fra lanima individuale e lAssoluto, fra laspetto femminile e il maschile). A questo livello non rimane traccia o ombra di dubbio sul superamento della dualit e dellassoluta unit inscindibile; lo stato di immergersi nel vuoto assoluto pu essere ben compreso solo da colui che lo ha speri-

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mentato. impossibile trovare parole che possano tradurre o descrivere tale stato Allora nulla rimane delloggetto della conoscenza (non vi pi dualismo) e qualsiasi cosa sia detta, detta invano. Questo stato, da dove le parole tornano indietro, dove tutti i desideri o idee vengono distrutti, dove anche la pi remota traccia di pensiero non pu avere accesso, questo stato la vera bellezza del quinto livello, nel quale la mente viene assorbita e nel quale lemancipazione dellanima viene raggiunta. 40

Questo testo del tredicesimo secolo il primo commento alla Bhagavad-gita scritto in lingua volgare e cio in marathi, lidioma del Maharashtra. Fino allora i testi potevano essere letti solamente in sanscrito (lingua che era gi scomparsa dalluso comune) dai brahmani, casta sacerdotale che deteneva il potere religioso e che, infatti, aveva aperto una chiara lotta contro Jnaneshwar. Lo stesso successo in occidente con la Bibbia che era tramandata solamente in latino o in greco, ad uso e consumo della classe ecclesiastica: solo con Martin Lutero nel XVI secolo si avuta la prima traduzione in volgare e anche qui in aperto conflitto con le autorit religiose. Cambiano le latitudini, i paesi e i modi, ma lessere umano uguale nel suo arroccamento al potere. Molto interessante anche la descrizione che ci offre Shri Adi Shankaracharya nel Dakshinamurti Stotra, con il commento del suo discepolo Suresvaracharya:
I nadi sono dei fili, come dei tubi, di materia eterea nel corpo. attraverso queste nadi che tutti i sensi, accompagnati dalla mente in una delle sue forme, passa ai rispettivi oggetti del mondo esterno. Quando questa passa dallo stato di sushupti allo stato di jagrat, di coscienza risvegliata, questi sensi degli organi rifiutano le sensazioni fisiche, occhi, orecchie, ecc. (cio si ritirano le percezioni sensoriali esterne e lattenzione si stabilizza allinterno).

12. La parte centrale del corpo chiamata Muladhara (il supporto della radice), il primo seggio; si trova a due pollici (circa 5 centimetri) sopra lano e due pollici sotto il pene.
40. Jnaneshwar, Bhavartha Dipika o Jnaneshwari, Samata books, Madras 1954. Cap. VI, pag. 140 147. La traduzione e i commenti fra parentesi sono miei.

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13-14. triangolare, con la punta rivolta verso il basso, come lorgano generativo di una giovane; l risiede Para-Sakti, la forza suprema chiamata Kundalini, la madre di Prana, Agni, Bindu e Nada; Lei chiamata anche Saraswati.
La Kundalini la deit o lintelligenza nel Muladhara. Lei cos chiamata perch si manifesta nella forma di un serpente. Questa Forza Suprema, denominata anche Mulaprakriti, illuminata dalla luce dellAtman supremo, genera il Prana, ecc. Prana Vayu (Vayu il vento, il modo in cui si manifesta lenergia Kundalini), o la Forza universale dellattivit, entrando in ogni essere individuale, con lasua vitalit nelle cinque funzioni di questo. Agni (il fuoco) in una delle sue forme, il potere digestivo dello stomaco. Agni e Prana sono menzionati insieme negli Yoga-sastra (i testi sacri sullo yoga) con la denominazione di sole e luna. Queste sono le Devata (le energie) del canale Ida e Pingala, che saranno visti pi avanti. Bindu il suono non manifestato e Nada in generale il suono manifestato, lOmkara (il suono primordiale, cio il suono del Big Bang iniziale della creazione)che il suono base di tutti i suoni e che si pu sentire chiudendo entrambi le orecchie. Tutti questi sono generati e alimentati dalla Kundalini. Lei anche chiamata Saraswati quando, in uno dei suoi aspetti come prana, si manifesta in nada e poi nella forma del suono articolato. Il Muladhara, il seggio primario dei tre grandi nadi, cos stato descritto affinch il ricercatore che cerca lilluminazione vi possa meditare.

14-15. cominciando dallapice del Muladhara, il Sushumna (il canale centrale in cui scorre la Kundalini) raggiunge il Brahamarandhra (lapertura di Brahma, la sommit del capo ove fuoriesce la Kundalini); come un bamboo tagliato a met alla radice, e che ha sei supporti (i sei chakra)
Il Sushumna si manifesta allapice del Muladhara e si estende fino alla cavit della testa. interamente uniforme, lungo e diritto, visibile solo agli yogi. I sei supporti del Sushumna, chiamati chakra, hanno ognuno una forma particolare e un posto particolare (segue la tabella con la descrizione dei singoli chakra).41

41. Shri Adi Shankaracharya, Dakshinamurti Stotra, Samata Books, Madras (India) 1978. Cap. IV, pag. 82-84. Adi Shankaracharya un grande santo, filosofo e riformatore nato nellattuale regione del Kerala nellVIII sec. (788 820). Il commento di Suresvaracharya in carattere minore. La traduzione ed i commenti (fra parentesi) sono miei..

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Credo sia molto interessante sottolineare come molte di queste intuizioni della tradizione classica orientale (risalenti nei testi scritti almeno a pi di un millennio fa, ma che si rifanno a conoscenze orali ben anteriori allera cristiana) trovino ora unesatta corrispondenza con le scoperte della medicina occidentale. Ad esempio la correlazione fra il sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico, e il sistema dei canali di energia: sushumna, ida e pingala nadi; oppure la perfetta corrispondenza fra i chakra, ruote di energia, ed i plessi nervosi osservati dalla medicina: ogni chakra posto lungo la colonna vertebrale nellesatta posizione di ogni singolo plesso, ad esempio il muladhara chakra corrisponde al plesso pelvico, il nabhi chakra al plesso solare, lanahata chakra al plesso cardiaco, il vishuddi chakra al plesso cervicale, lajnya chakra al chiasma ottico, al punto in cui i due canali laterali, ida e pingala nadi, si incrociano nella testa; questo crea unaltra correlazione: il canale destro, pingala nadi, che controlla il lato destro del corpo, a livello del chiasma ottico si sposta e occupa lemisfero celebrale sinistro, esattamente come indicato dalla medicina occidentale, e il canale sinistro esattamente lopposto. Unaltra considerazione interessante, almeno degna di nota, che lenergia Kundalini risiede alla base della colonna vertebrale, inizialmente addormentata come gi abbiamo visto, nellosso triangolare, descritto con la punta rivolta verso il basso e che corrisponde allosso sacro; ci sarebbe da domandarsi come possibile che gli antichi greci avessero definito questo osso sacro, unico esempio nel nostro corpo: forse gi erano a conoscenza di questa energia? Un aspetto che non stato ancora studiato a fondo, ma che meriterebbe una particolare attenzione da parte della scienza medica occidentale, giacch predetto in modo chiaro dalla tradizione indiana, la descrizione precisa che il sistema Samkhya ci offre dei canali di energia. In particolare il sistema nervoso autonomo corrisponde ai canali nadi e alle qualit guna descritti da questo: il canale centrale, sushummna nadi (sattwa guna), al sistema parasimpatico; il canale destro, pingala nadi (rajo guna) al sistema simpatico di destra e il canale sinistro, ida nadi (tamo guna) al sistema simpatico di sinistra. La medicina occidentale riconosce la profonda differenza fra i sistemi simpatico e pa-

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rasimpatico, ma ancora non in grado di riconoscere le differenze, se ve ne sono, fra il sistema simpatico di destra e quello di sinistra: questo potrebbe essere un rilevante futuro campo di ricerca, in grado di offrire importanti risultati medici e fisiologici. Unipotesi da studiare ad esempio la possibilit che il canale destro sia maggiormente collegato con lipofisi e il canale sinistro con lepifisi. Secondo il sistema Samkhya, ed anche secondo Sahaja Yoga, queste differenze esistono e sono fondamentali nellessere umano: la loro conoscenza permetterebbe di spiegare una grande variet di fatti, di comportamenti umani e linsorgenza di eventuali malattie. Semplificando al massimo, per non ampliare troppo largomento, posso far notare che il tamo guna rappresenta nellessere umano il desiderio, la passivit, la letargia, lemotivit, il passato; il rajo guna muove le energie dellazione, esprime cio in azione il desiderio del tamo guna, si muove verso il futuro, il dinamismo; il sattwa guna dona alluomo la ricerca della conoscenza, la pace, la stabilit, lequilibrio. Lattenzione umana si muove come un pendolo, da un lato allaltro, e difficilmente riesce a stabilizzarsi nel centro, poich ogni azione genera una reazione, in una catena infinita. Lessere umano quindi il risultato delle forze che si agitano dentro di s: una conoscenza di queste ben lo aiuterebbe nel proprio equilibrio psicofisico. Ben consigliavano i nostri padri latini quando dicevano: ricerca il giusto mezzo. Abbiamo anche visto come la Kundalini si manifesti appieno nel momento che raggiunge e pervade larea limbica; vista la fondamentale importanza di questa per i nostri studi, per meglio comprenderla mi permetto qui di richiamarne la descrizione che ci offre il dott. Ivano Hammarberg Ferri:
Il sahasrara, o settimo chakra, costituito da un insieme di strutture che formano i margini interni della corteccia cerebrale. In senso astratto si pu pensare ogni emisfero cerebrale, come una sfera di materia grigia con un foro attraversato dalle fibre nervose che lo connettono con le strutture sottocorticali dellencefalo basale. Questo foro circondato da un anello di materia corticale e non che nel complesso formano il sistema limbico. Le aree corticali del sistema limbico sono suddivise in meno strati rispetto ai

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sei della neocorteccia e vengono denominate allo-corteccia o archicorteccia (ippocampo e bulbo olfattivo). Nellinsieme il sistema limbico considerato il secondo cervello in ordine evolutivo di comparsa, dopo di quello rettiliano, e prima di quello recente corticale. Sarebbe il cervello mammifero antico. Le seguenti strutture sono attualmente considerate parti del sistema limbico:

Amigdala: Implicata nella segnalazione alla corteccia cerebrale di stimoli motivazionali associati a reazioni di paura e ricompensa. Sembra implicata nelle reazioni emotive e nell'attrazione sessuale. Ippocampo: Implicato nella formazione delle tracce di memoria a lungo termine e nell'orientamento spaziale tramite mappe cognitive. Giro paraippocampale: Gioca un ruolo nella formazione della memoria spaziale. Giro del cingolo: Controllo corticale del battito cardiaco e della pressione sanguigna e implicazioni cognitive specialmente nell'attenzione volontaria. Fornice del cervello: Trasporta i segnali dall'ippocampo ai corpi mammillari, implicato nella memoria a lungo termine. Ipotalamo: Controllo sul sistema nervoso autonomo e sulle vie neuroendocrine tramite la ghiandola ipofisi. Coinvolto anche nelle reazioni emozionali e di paura, nei correlati fisiologici agli stati emotivi, ai ritmi circadiani (nucleo sopra chiasmatico) e in alcuni comportamenti stereotipati. Talamo: La stazione di recezione e ritrasmissione della corteccia cerebrale. Corpi mammillari: Importanti per la formazione della memoria a lungo termine. Ghiandola ipofisi: Costituita da Neuroipofisi e Adenoipofisi con origine embriologica differente, secrezione di ormoni in grado di influenzare la risposta ormonale del sistema endocrino e di regolare l'omeostasi. Giro dentato: Coinvolto nella formazione di nuove tracce mnemoniche.

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Corteccia Entorinale: Essenziale per il corretto funzionamento del circuito ippocampale, rappresenta la porta di entrata e di uscita del sistema. Corteccia Piriforme: Coinvolta in funzioni olfattive. Giro del fornice: Regione comprendente l'Ippocampo, il giro cingolato e il giro paraippocampale. Bulbo olfattivo: Recezione degli stimoli di natura olfattiva. Nucleus accumbens: Parte dello striato ventrale (Nuclei della base) sede dei circuiti Cortico-Striato-Talamici del sistema limbico. Corteccia orbitofrontale: Coinvolta nella presa di decisione, parte della corteccia prefrontale.

Rappresentazione del settimo chakra, Sahasrara, cio mille, per indicare come questo centro abbia molteplici petali, vale a dire connessioni neuronali che pervadono tutta larea limbica. Immagine tratta da: Mistici Indiani Medioevali, UTET, 1979.

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Immagine tratta da: Mistici Indiani Medioevali, UTET, 1979.

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Rappresentazione schematica del corpo energetico, cos come descritto dalla tradizione indiana. Si possono notare: i sette chakra, raffigurati come fiori di loto; losso triangolare sede della Kundalini; il canale centrale, sushummna nadi (sattwa guna), sistema nervoso parasimpatico, il canale destro in colore giallo, pingala nadi (rajo guna), sistema nervoso simpatico di destra e il canale sinistro in colore azzurro, ida nadi (tamo guna) sistema nervoso simpatico di sinistra.

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B Alcune considerazioni sul pensiero e sul suo uso

Su ci di cui non si pu parlare, si deve tacere.42 Ludwig Wittgenstein

Recita un classico detto orientale: Se investighi la mente con la mente, come puoi evitare la grande confusione? Anche Eduardo Boncinelli, pur partendo da posizioni ben differenti, arriva alla stessa conclusione:
un ultimo commento riguarda la pretesa di molti pensatori di ieri e di oggi di capire il mondo, e in particolare la mente, usando la mente. Questa stata forgiata e si evoluta per farci sopravvivere, non per comprendere se stessa. Certamente raggiunger lobiettivo, ma solo a patto che riconosca i propri limiti intrinseci e si appoggi sulle due grandi risorse che si saputa nonostante tutto procurare: linterazione con le menti degli altri individui e gli strumenti materiali della scienza e della tecnica.43

Non possiamo che essere daccordo con la sua analisi, ma mi permetto di aggiungere unaltra grande risorsa che ci permetter di indagare la mente: lintrospezione attraverso la meditazione. Vorrei quindi qui proporre un semplicissimo esercizio di attenzione e provare ad osservare il pensiero per identificarne alcune caratteristiche. Proviamo innanzi tutto a prenderne consapevolezza. Siamo cos abituati a pensare che il pi delle volte ci identifichiamo con il nostro pensiero e non riusciamo ad osservarlo in modo distaccato; trattandosi per del nostro pensiero, posto dentro di noi, e non di qualcosa di esterno, possiamo cercare di prenderne coscienza qui e adesso.

42. Wittgenstein L., Tractatus Logico-Philosophicus, a cura di Amedeo G. Conte, Arnoldo Mondadori, Milano 2008, (7) pag. 155. 43. Boncinelli E., Il cervello, la mente e lanima, le straordinarie scoperte sullintelligenza umana, Mondadori, Milano 1999, pag. 245.

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Chiudiamo per un istante gli occhi e cerchiamo di osservare il pensiero, o, meglio ancora, cerchiamo di rimanere per alcuni istanti senza pensare. Si nota di primo acchito quanto sia difficile, o il pi delle volte impossibile, rimanere senza pensieri; non solo, possiamo anche osservare come non siamo consapevoli del momento in cui un pensiero occupa la nostra attenzione: quando ci accorgiamo del pensiero, questo gi dentro in noi. Possiamo quindi percepirlo quando gi si installato in noi, o quando sta per finire, mai quando inizia. Con ci iniziamo ad annotare una particolarit: in genere noi non possiamo controllare i nostri pensieri, anzi, sono loro a controllare noi, e, come dicono gli orientali, il pensiero un ottimo servo, ma un pessimo padrone. Cartesio aveva scritto che: non c nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri, ma forse non c nulla di pi errato di questo suo detto.

Si pu credere che linsistenza di un pensiero sia proporzionale alla sua importanza e che quindi, avendo sempre qualcosa di rilevante su cui riflettere, sia giusto concentrarsi su quel determinato aspetto. In realt, se osserviamo con attenzione i nostri pensieri, possiamo notare come questi si autoalimentano e si auto generano senza soluzione di continuit, ininterrottamente, a prescindere dalla loro importanza. chiaro che il valore di un pensiero un fenomeno assolutamente relativo, ci che importante per me pu non esserlo per un'altra persona. Eppure, se noi, in un giorno tranquillo, senza preoccupazioni di sorta, senza nulla di tanto importante su cui riflettere, senza assilli quotidiani, proviamo a rimanere per alcuni istanti senza pensieri, noteremo come questi invadono la nostra mente nello stesso modo. Possiamo osservare come ci fissiamo su particolari insignificanti e lo stesso pensiero, che riconosciamo senza valore o importanza per noi, continua a rimbalzare nella nostra testa; se poi scompare, lo fa per lasciare il suo posto ad un altro pensiero altrettanto insignificante.

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Ci ci porta ad osservare unaltra particolarit: i pensieri si accavallano nella testa, ininterrottamente, auto generandosi e autoalimentandosi, a prescindere dalla loro relativa poca importanza.

Richiudiamo i nostri occhi ancora per alcuni istanti ed osserviamo nuovamente i nostri pensieri, cerchiamo di percepire ci che scorre nella nostra testa. Possiamo allora renderci conto che esiste qualcosa in noi che osserva i pensieri ed i pensieri che vengono osservati. Questo ci porta ad una terza particolarit: noi non siamo i nostri pensieri. Questa unipotesi che merita di essere valutata e che direttamente ci riporta alla questione primaria: cosa il s? Il s che osserva i pensieri? Molto spesso siamo cos schiavi dei nostri pensieri, dei nostri sbalzi di umore, di ci che avviene nella nostra mente, che finiamo per identificarci totalmente con questi. Nella vita quotidiana accettiamo tutto ci che avviene nella nostra testa, come se ci fosse noi stessi, senza, il pi delle volte, rendersi conto che in realt i pensieri sono una sovrapposizione, un mito. Proviamo invece a rallentare un poco il ritmo frenetico della vita, a dare ad ogni esperienza il suo giusto tempo, proviamo ad assaporare il gusto delle piccole cose e a porre la nostra attenzione in uno stato di maggiore vigilanza; lasciamo che lattenzione recuperi il momento nella sua singolarit, separandolo dallautomatismo senza concentrazione in cui i pensieri spingono le nostre azioni; se smettiamo di pensare ad altro, per lo pi a cose inutili, possiamo riappropriarci del sorriso del bimbo che ci passa accanto, o del colore delle foglie in autunno, o del rumore della pioggia che cade nei prati. Cerchiamo nuovamente di osservare i nostri pensieri per alcuni istanti, dove ci portano? A cosa realmente stiamo pensando? Possiamo cos percepire una quarta particolarit: i pensieri portano la nostra attenzione nel passato o nel futuro; i pensieri non riescono a tenerci nel presente, nel qui e ora.

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Questo un aspetto fondamentale che merita molta attenzione. Tutti i pensieri sono sempre relazionati ad un futuro, per quanto prossimo, o ad un passato, fosse anche di qualche istante fa; il pensiero non riesce ad essere nel qui e ora, non mai nel presente. Eppure, il futuro deve ancora venire, non esiste nella realt; il passato gi stato, acqua che gi fluita in noi e che non esiste pi, solo un ricordo e anche questo non realt. Ebbene, quando noi pensiamo, praticamente per tutta la nostra vita, noi viviamo con lattenzione in stati non reali, passati e futuri. Per esempio, quando siamo di fronte ad un bel tramonto, o ad uno spettacolo della natura, cosa avviene nel cervello umano? Alcuni cominciano a ricordarsi di quando hanno assistito, nel passato, a tale manifestazione di bellezza in compagnia della persona cara, o dellultimo tramonto simile assaporato durante un viaggio in montagna o in luoghi remoti; questo atteggiamento tipico di coloro la cui attenzione pi coinvolta nel canale sinistro Ida nadi. Altri cercheranno la macchina fotografica per immortalare tale bellezza, per immagazzinare limmagine, portarla a casa per un futuro, mostrarla agli amici e ricordarsi del momento e questo invece riscontrabile in coloro che vivono maggiormente con lenergia del canale destro Pingala nadi. Il momento magico qui, adesso, la natura si svela a noi meravigliosa e unica in tutta la sua bellezza e cosa succede? Invece di gioirne e assorbirla, la confrontiamo con i ricordi o la proiettiamo nel futuro, quando ne godremo come ricordo. Non assurdo tutto ci? Eppure noi lasciamo che i pensieri si intromettano continuamente tra noi ed i nostri figli, le persone care o meno, tra noi e la bellezza della natura 44, tra noi e la realt che ci circonda. Ci ricorda Schopenhauer

44. Wordsworth nel poema The Tables Turned scrive: Sweet is the lore which Nature brings Our meddling intellect Mis-shapes the beauteous forms of things: We murder to dissect Dolce lincanto della Natura, il nostro intelletto intromettendosi ne altera la bellezza delle cose: noi uccidiamo per sezionare (N.d.R.)

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Assaporare piuttosto in ogni momento il presente nel modo pi sereno possibile: questa saggezza di vita. Ma per lo pi facciamo il contrario: progetti e preoccupazioni per il futuro o anche la nostalgia del passato ci tengono occupati in modo talmente continuo e duraturo che il presente perde quasi sempre qualsiasi importanza e viene trascurato; eppure soltanto esso sicuro, mentre il futuro, e perfino il passato, sono quasi sempre diversi da come li pensiamo. Cos ci inganniamo per tutta la vita.45

Questo ci porta ad osservare una quinta particolarit: i pensieri si intromettono come filtri fra noi e la realt e ci impediscono di percepirla nella sua integrit. La percezione della realt che ci circonda sempre filtrata dai condizionamenti, che derivano del passato, o dalle proiezioni mentali, su come dovrebbe essere il futuro. Lhomo sapiens vive costantemente in stati immaginari, elaborati dai continui pensieri: la vita un incessante stato mentale. Tutto ci, naturalmente, solo fino a che i pensieri si interpongono fra noi e la realt. come se avessimo davanti agli occhi delle pesanti lenti colorate: a seconda del colore delle lenti, cos noi percepiamo il mondo circostante. Se gli occhiali hanno lenti gialle (giallo il colore del canale nadi destro dellazione) allora il mondo apparir giallo; le lenti davanti ai nostri occhi potrebbero essere blu (blu il colore del canale nadi sinistro dellemotivit) e la natura a noi intorno sembrer tale: a seconda dellintensit del colore delle lenti il mondo apparir di un piacevole azzurro oppure, in diverse gradazioni, potr sembrare scuro e cupo, senza gioia. Ci che luomo percepisce quindi solo unimmagine sbiadita della realt, unombra proiettata sulla propria mente. Platone ben aveva descritto lincapacit umana di percepire la realt: luomo perennemente incatenato sul fondo della caverna e ci che pu percepire sono so-

45. Schopenhauer A., Larte di essere felici, Adelphi, Milano 1997, pag. 60.

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lo le ombre che vengono proiettate sulle pareti dellantro, non gli oggetti che creano queste illusioni46. Si potrebbe obiettare che ci non vero, che la capacit di relazionarsi con lesterno talmente grande, forse totale, a tal punto che luomo riuscito a dominare la natura circostante, riuscito a mandare sonde sui pianeti lontani, a sondare gli abissi del mare, a scrutare dentro gli atomi o a proiettarsi nella vastit delluniverso: quale prova migliore per dimostrare la capacit penetrante del pensiero e della logica umana? Questa conoscenza in verit parziale, limitata. Ad esempio luomo ancora poco conosce le energie che lo muovono, poco controlla il suo pensiero. Se si deve comporre una poesia, godere della bellezza di un paesaggio, o percepire la dolcezza di una sonata di Mozart, il pensiero razionale non necessario: sufficiente appoggiarsi alle proprie emozioni e sentimenti. Nello stesso tempo, il pensiero indispensabile se si deve pianificare una serie di azioni da svolgersi nel futuro, per predire fenomeni fisici, per fare un calcolo matematico o far volare un aereo: in tal caso le emozioni non solo non sarebbero di alcun aiuto, ma sarebbero di intralcio. Allo stesso modo i pensieri, ma anche le emozioni, non sono affatto utili se desidero penetrare ad un livello di consapevolezza pi profondo. Difficile convincere il pensiero della propria limitatezza: dovremmo utilizzare il pensiero per portarlo ad accettare i propri limiti ed anche lidea che talvolta preferibile ritirarsi; anche questo appare come un controsenso, stimolare il pensiero per convincerlo a lasciar libera la nostra attenzione. Ricordando ancora il gi citato detto orientale: Se investighi la mente con la mente, come puoi evitare la grande confusione?, possiamo ora provare il cammino della meditazione: questa favorisce la percezione del corpo, delle sue emozioni, dei suoi sentimenti, delle sue vibrazioni energetiche, dello stato dei suoi centri sottili chakra; mette in comunicazione i vari aspetti del corpo con la consapevolezza
46. Platone, La repubblica, libro VII, 514-517.

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cosciente e rende vere le parole di Spinoza: La mente non conosce se stessa, se non in quanto percepisce le idee delle affezioni del corpo.47 Lascesa della Kundalini di cui si scritto sviluppa questa capacit e la capacit di rallentare i pensieri, fino a sospenderli, e stabilizzare una nuova consapevolezza di s. Ci aiuta a superare gli schemi e schermi mentali: il senso di causaeffetto, dello spazio e del tempo; questi, come gi notato, sono il frutto e nel contempo i condizionamenti del pensiero: velano lassoluto, che si nasconde dietro Maya, lillusione. Causa ed effetto, spazio e tempo: cosa esiste dietro di tutto ci? Nelle scritture sacre indiane si possono incontrare alcune risposte. sorprendente notare come gi nelle Upanishad il saggio indiano indichi chiaramente ci di cui parla Kant pi di due millenni dopo. Kant ci spiega di come tutti i pensieri e percezioni umane siano condizionati dallidea del tempo, dello spazio e della legge di causalit. Per questo noi possiamo percepire solo il fenomeno e la via al noumeno ci preclusa: per definizione questo inconoscibile. Invece secondo la tradizione dello yoga, la via al noumeno aperta dalla Kundalini, il Sushumna nadi ne il cammino e il Brahmarandra ne la porta di accesso. Nel Shree Ganesha Atharva Shirsha, chiamato anche Ganesha Upanishad, troviamo la descrizione di Shri Ganesha, il dio della saggezza: Twam guna trayaatitah, Twam deha trayaatitah, Twam kala trayaatitah.48 Che tradotto significa:

47. Spinoza, op. cit. E4 P23. 48. Shri Ganesha Atharva Shirsha, Ganesha Upanishad, qui da me tradotta e interpretata. Questa Upanishad, chiamata anche Ganapati Upanishad, si pu ritrovare in unaltra versione anche in: Upanishad, Utet, Torino 1983, nella versione tradotta da Carlo Della Casa, che fu professore di sanscrito alla Universit Statale di Milano.

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Tu sei Colui che al di l delle tre gunas, cio al di l della causa ed effetto (i gunas rappresentano il legame al karma, alla legge di causalit); Tu sei Colui che al di l delle tre dimensioni dello spazio (deha); Tu sei Colui che al di l delle tre dimensioni del tempo (kala).

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C - Le scoperte scientifiche e la consapevolezza senza pensiero.

Ci son pi cose in cielo e in terra, Orazio, che non nella tua filosofia Shakespeare, Amleto, atto I, scena V

Ad un primo sguardo superficiale si pu immaginare che tutte le grandi scoperte scientifiche siano frutto di intensi momenti di pensiero; ci non sempre vero, anzi, molto spesso esattamente il contrario. Eminenti scienziati raccontano di esperienze abbastanza simili e ci dicono che il grande momento creativo arriva quando meno ce lo si aspetta, non si sa bene da dove. chiaro che a monte vi tutta una preparazione, uno studio intenso e uno sforzo razionale che permette di cogliere il frutto dellintuizione: eppure, lattimo magico nel quale si riesce a superare gli schemi ripetuti e nel quale tutto si chiarisce alla mente del genio, generalmente descritto come un momento di consapevolezza senza pensieri. Einstein scopre la relativit mentre osserva le bolle di sapone nel suo giardino; Archimede intuisce la legge della galleggiabilit dei corpi mentre rilassato fa il bagno; la teoria gravitazionale colpisce la mente di Newton, cos come la famosa mela, mentre questi era sdraiato nel giardino ad osservare la natura. Richiamo qui la descrizione che Fermi ha dato al grande astrofisico indiano Subrahmanyan Chandrasekhar riguardo la sua scoperta della propriet dei neutroni lenti, che poi gli valse i premio Nobel:
Le racconter come arrivai a fare la scoperta che credo sia la pi importante della mia carriera. Stavamo lavorando molto intensamente sulla radioattivit indotta dai neutroni e i risultati che stavamo ottenendo erano incomprensibili. Un giorno appena arrivato al laboratorio, mi venne in testa che avrei dovuto esaminare leffetto prodotto da un pezzo di piombo piazzato davanti ai neutroni incidenti. E contrariamente alle mie abitudini, misi un grande impegno nel preparare un pezzo di piombo lavorato con grande

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precisione. Ero chiaramente insoddisfatto di qualcosa: cercai ogni scusa per tentare di rinviare la disposizione di quel pezzo di piombo al suo posto. Quando finalmente con grande riluttanza stavo per collocarlo, mi dissi: No! Non voglio questo pezzo di piombo, ci che voglio un pezzo di paraffina. And proprio cos, senza nessuna premonizione e nessun precedente ragionamento conscio. Presi immediatamente un pezzo di paraffina che trovai sul momento a portata di mano e lo collocai dove avrebbe dovuto essere disposto il pezzo di piombo.49

49. De Maria M., Fermi, un fisico da via Panisperna allAmerica, Le scienze, Scientific American, Milano 1999, pag. 47, corsivo mio.

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D Limportanza della dopamina

D.1. I processi decisionali: perch facciamo ci che facciamo?

Abbiamo visto nel quarto capitolo come e quanto la quantit di dopamina pu cambiare a seguito della meditazione, secondo le pi recenti ricerche scientifiche. Ora interessante osservare qual la funzione della dopamina, cos da poter meglio comprendere quali influenze possano derivare nella vita pratica dallesercizio della meditazione stessa. Ai fini di questo capitolo possiamo considerare lessere umano innanzi tutto come unespressione biologica che ricerca la propria sopravvivenza; tutte le forme di vita, dalle pi elementari alle pi complesse la ricercano come prima condizione: devono vivere il pi a lungo possibile e devono perpetuare i propri geni. Come ricorda Spinoza Ciascuna cosa, per quanto ad essa possibile, spinta a perseverare nel suo essere50 e nessuna potenza si pu concepire anteriore a questa (cio alla pulsione di preservare se stessi)51. Il corollario alla stessa proposizione ci dice che la pulsione a conservare se stessi il primo e unico fondamento della virt. Infatti, nessun altro principio si pu concepire anteriore a questo e, senza di esso, non si pu concepire nessuna potenza. Per ottenere ci tutti gli esseri viventi seguono alcune regole principali: la prima, giacch ogni organismo per mantenersi in vita consuma energia, la ricerca di questa, sotto forma di nutrimento. La regola doro prevede quindi di riuscire a procurarsi il massimo di cibo, cio di energia necessaria per vivere, cercando di consumarne il meno possibile. Per sopravvivere, inoltre, lorganismo vivente deve cercare di non essere eliminato da diversi fattori esterni quali mutamenti clima50. Spinoza, Etica, Mondadori, Milano 2007, traduzione di Mignini F, E 3P VI. 51. Ibid., E 4 P XXII.

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tici, nemici potenziali vari, ecc. La maggior parte degli esseri viventi diviene cibo per altri esseri viventi e, mentre cerca di evitare che ci avvenga, deve cercare di nutrirsi; affinch il corpo possa vivere, lenergia spesa per procurarsi il cibo deve essere minore o uguale allenergia guadagnata con questo. Laltra regola fondamentale altrettanto importante che i propri geni possano vivere e perpetuarsi il pi possibile, attraverso un meccanismo riproduttivo. Questo conatus di sopravvivenza si esprime attraverso il processo di omeostasi, o meglio, di omeodinamica52. Scrive Damasio che tutti gli organismi viventi, dallumile ameba allessere umano, nascono dotati di meccanismi progettati per risolvere automaticamente, senza bisogno di alcun ragionamento, i fondamentali problemi della vita, e precisamente: il reperimento di fonti di energia, lincorporazione e la trasformazione di quellenergia nellorganismo, la conservazione di un equilibrio chimico interno compatibile con la vita, la conservazione della struttura dellorganismo mediante la riparazione dei danni o prodotti dallusura, la difesa da agenti esterni causa di malattia e danni fisici. Il termine omeostasi un modo comodo e conciso per indicare linsieme dei sistemi di regolazione e lo stato di vita, caratterizzato da processi ben regolati, che ne risulta.53 Possiamo osservare come la natura, attraverso la selezione naturale, abbia diversificato continuamente, con una fantasia quasi infinita, le risposte a queste necessit: lenorme diversit biologica e le innumerevoli specie viventi sono il frutto visibile di come la natura si esprima, delle risposte che la vita ha dato per riuscire a perpetuare se stessa. Tutto ci che vive attualmente ha attraversato miliardi di anni di evoluzione ed il risultato del processo di una selezione naturale molto accurata ed efficiente: tutto ci che esiste ha dovuto passare e sta passando infinite prove di sopravvivenza. Il fatto che una specie ani52. Damasio spiega come il termine omeodinamica coniato da Steven Rose sia pi appropriato di omeostasi perch prevede lequilibrio come una continua ricerca di un adattamento e non come un punto fisso raggiunto per sempre. 53. Damasio A., Alla ricerca di Spinoza, Emozioni, sentimenti e cervello, Adelphi, Milano 2003, pag. 43.

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male o vegetale sia presente sulla terra la prova che questa sia perfetta e che ha scoperto le proprie risposte alle tre questioni fondamentali: come procurarsi energia (cibo), come sopravvivere ad eventuali pericoli esterni (difese da cambiamenti climatici, predatori, ecc.), come perpetuare i propri geni (sesso). Spinoza definisce questi impulsi primari come appetiti: fame, sete, sesso, gioco, curiosit; possiamo osservare come questi siano tipici anche della maggior parte delle specie animali. Spinoza per riconosce una differenza di stato di questi impulsi nel momento in cui divengono consapevoli, cio quando lessere umano ne diviene conscio e li riconosce in s e negli altri: in questo caso li definisce desideri. Tutti gli esseri viventi capaci di mobilit rappresentano ancor meglio lenorme immaginazione creatrice della natura, o alcuni direbbero la cieca forza della diversificazione casuale e della selezione naturale. Fra questi in particolare i mammiferi e alcune specie di uccelli sembra abbiano sviluppato una spiccata capacit cerebrale che permette loro di rispondere in modo ancor pi efficiente agli stimoli esterni. Ogni azione comporta una reazione, un effetto, cos che ogni agire produce necessariamente una conseguenza nellambiente esterno e su se stessi; la capacit di prevedere le conseguenze delle proprie azioni quindi un ottimo strumento di sopravvivenza e di risposta alle tre necessit vitali appena osservate. Coloro che riescono con una sempre maggiore capacit predittiva ad anticipare gli avvenimenti e ad agire di conseguenza per giungere ai propri scopi, hanno una maggiore fitness, una maggiore potenzialit di vita: la natura non pu che premiare, attraverso i meccanismi di selezione naturale, questa peculiarit. Creare degli scopi e avere la capacit di perseguirli ancora lo strumento principe per la sopravvivenza. Osserva Montague: Per un essere vivente capace di muoversi, scegliere non facoltativo. Tutti i risultati, compreso il non far niente, sono scelte. 54 Lhomo sapiens, lanimale con la pi alta capacit cerebrale, frutto di milioni di anni di selezione naturale, ha imparato a sfruttare al meglio
54. Read Montague, Perch lhai fatto?, Cortina Editore, Milano 2008, pag 2. Titolo originale Why Choose this Book? How we make decisions 2006

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la potenzialit della predizione, di elaborare scopi, di formulare scelte e agire in funzione di queste. Per una migliore conoscenza di se stessi e della propria azione importante riuscire a comprendere il perch degli scopi, il perch lessere umano fa ci che fa, cosa lo spinge a desiderare e quindi ad agire in un determinato modo. Le recenti ricerche nel campo delle neuroscienze hanno aperto nuovi orizzonti di comprensione e favorito alcune interessanti osservazioni. Particolarmente significativi sono ad esempio gli studi di neuroscienze computazionali condotti da Montague e collaboratori sulla funzione svolta da alcuni neurotrasmettitori ed in particolare sullimportante ruolo della dopamina nei processi decisionali, nella capacit di operare scelte ed azioni. Senza voler entrare troppo nei dettagli di queste ricerche, riguardo ai quali si rimanda direttamente al testo di Montague ed ai testi citati nella sua ampia bibliografia, cercher di riassumere brevemente le ultime scoperte, evidenziando maggiormente ci che interessa la nostra analisi. importante innanzi tutto chiarire che lo studio qui richiamato, cio la funzione della dopamina nei processi decisionali, solo uno dei molti svolti in questi anni recenti nel campo delle neuroscienze e che la dopamina solo uno dei molti neurotrasmettitori presenti nellarea cerebrale; ho deciso di soffermarmi su questo aspetto proprio perch direttamente influenzata dalla pratica meditativa.

D.2. La dopamina e la scelta degli scopi

Allinterno dellarea cerebrale esistono molti tipi differenti di sostanze che trasmettono i segnali da una cellula allaltra: queste sono chiamate neurotrasmettitori e vengono indirizzate da lunghi assoni a specifiche regioni bersaglio, target; oltre la dopamina, fra le pi importanti troviamo lacetilcolina, la serotonina, listamina, la melatonina, ognuna con la propria funzione specifica.

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In particolare la dopamina pu essere liberata solo da un numero molto limitato di neuroni, chiamati dopaminici, raccolti a grappolo in piccole isole nel mesencefalo, parte del tronco encefalico, struttura molto antica presente in tutti gli animali vertebrati. Sappiamo che tutti gli animali discendono da un unico progenitore; nel corso dellevoluzione si formato, partendo da un semplice raggruppamento di cellule specifiche, un proto sistema nervoso che andato sempre pi ampliandosi (come gi scritto unape possiede circa novantacinquemila neuroni cerebrali, contro i circa cento miliardi presenti nellessere umano) e specializzandosi, nellarco delle varie ere; tutti gli animali vertebrati gi possiedono il sistema dopaminergico, possono elaborare scopi e sono spinti a determinate azioni che favoriscono lalimentazione, la protezione di s, dei propri geni e la procreazione. Il numero dei neuroni dopaminici negli esseri umani molto piccolo, da circa quindicimila a circa venticinquemila unit, il che quasi un nulla se paragonato ai circa cento miliardi di neuroni cerebrali e se si considera che sotto ogni millimetro di corteccia cerebrale vi sono circa duecentocinquantamila neuroni. I neuroni dopaminici distribuiscono direttamente la dopamina attraverso i lunghi assoni a diverse regioni dellencefalo. Una scarica dopaminica viene percepita come un effetto piacevole il cui significato la ricompensa supera le aspettative. Una pausa nella trasmissione dopaminica invece crea un effetto delusione, della serie: la ricompensa inferiore allattesa; e infine, una assenza di variazioni significa: la ricompensa equivale a quanto ci si aspettava55. Per esempio, ci che avviene nel caso della ricerca di alimento che questo funge da scopo, il sistema dopaminico calcola continuamente un errore di predizione per il cibo, e le fluttuazioni dopaminiche che ne derivano guidano le azioni selezionate per raggiungere lo scopo. 56 Queste scariche dopaminiche sono associate inizialmente, in tutti i vertebrati al soddisfacimento dei bisogni primari di cui si accennato, al conseguimento di alimento, acqua, protezione, sesso, cio allaccumulo di

55. Ibid., pag. 107. 56. Ibid., pag. 112.

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energia e alla diffusione dei propri geni, elementi base per la preservazione di s. Sarebbe importante a questo punto comprendere cosa si intende per piacere e dolore: ritornando al concetto di omeostasi o di omeodinamica possiamo dire che tutto ci che la favorisce genera piacere e tutto ci che la impedisce o ci allontana da ci genera dolore; le manifestazioni di questi stati sono percepibili in quasi tutti gli animali e si esprimono in messaggi biochimici e anche comportamentali ben definiti. Gli esseri umani sono anche in grado di descrivere questi stati in s e osservarli negli altri, compartecipando dei piaceri e dei dolori; base questa per una maggiore e intensa socialit, di cui ho avuto modo di osservare in un altro capitolo. Scrive Damasio, in merito al piacere, che il cervello reagisce al buon funzionamento dellorganismo proprio come reagisce ai problemi. In assenza di disturbi o impedimenti, quando pu procedere finalmente alla trasformazione e allutilizzo dellenergia, lorganismo si comporta in un modo particolare: lapproccio verso gli altri risulta facilitato; si assiste a un rilassamento e a unapertura della struttura fisica; compaiono espressioni facciali di fiducia e benessere; sono prodotte alcune classi di sostanze chimiche, come le endorfine, invisibili a occhio nudo proprio come lo sono certe reazioni tipiche dei comportamenti legati al dolore e alla malattia. Linsieme di tutte queste azioni e dei segnali chimici associati rappresenta la base oggettiva dellesperienza del piacere.57 Sono stati condotti esperimenti molto accurati sul cervello delle scimmie per verificare la trasmissione di dopamina; questi possono sembrare molto crudeli e intollerabili alla sensibilit di molti: a parziale scusante conviene ricordare che larea cerebrale completamente insensibile e il paziente non prova dolore durante lesperimento stesso, ma tralasciamo di pensare a ci che avviene prima e dopo. Comunque, fatte queste dovute considerazioni, passiamo direttamente allesperimento: vengono posti nel cervello della scimmia in questione dei precisi rilevatori di dopamina collegati ai neuroni dopaminici, in grado di misurare la scarica della stessa. Si osservato che o57. Damasio, op. cit., pag. 47.

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gni qualvolta un poco di succo di frutta viene offerto alla scimmia attraverso una cannuccia, si registra contemporaneamente un rilascio di dopamina in determinate aree cerebrali e questa associato ad un senso di piacere e soddisfazione. Se la scimmia fosse libera, ricercherebbe le situazioni che le permetterebbero di riprovare la stessa esperienza di piacere e ricercherebbe il succo di frutto che stimola il rilascio di dopamina. Molto interessante ora osservare che se il suono di una campanella precede di qualche istante la somministrazione del succo di frutta, dopo qualche ripetizione del fenomeno la scarica di dopamina nellarea cerebrale della scimmia si verifica non pi alla presenza del succo, bens al suono della campanella. La scimmia ha cio elaborato un processo associativo suono-succo, ed il suono ha assunto il valore del succo; si cio creato un trasferimento di significato dal succo stesso al suono della campanella e questo genera lidea del succo, della ricompensa e permette la scarica dopaminica, il senso di piacere. Se il suono della campanella viene poi preceduto da una luce di colore particolare, dopo qualche ripetizione, la dopamina, che significa soddisfazione, verr rilasciata nellarea cerebrale della scimmia in corrispondenza della luce che ha il valore del suono della campanella che prelude il succo di frutta. Vi un forte e chiaro trasferimento di significato e valore dal succo alla luce colorata, per passaggi intermedi. Letologia ci porta infiniti esempi di come gli animali perseguono uno scopo che favorisca la sopravvivenza propria e dei propri geni: in tale quadro la dopamina lo strumento principe elaborato dalla natura. Basterebbe osservare i complicatissimi rituali di ogni specie animale ai fini della riproduzione, in grado di scegliere il partner con le migliori caratteristiche per garantire la perpetuazione dei propri geni; anche questi riti di accoppiamento sono sublimazioni della ricerca di dopamina. Oppure osserviamo, giusto per portare un altro esempio fra i molti, il nuovo leone dominante che riesce a vincere e scacciare il vecchio leone dominante: fra le prime azioni che compie vi luccisione di tutti i cuccioli presenti nel branco; dopo di questo le femmine divengono subito fertili, pronte a raccogliere e diffondere i geni del nuovo capo branco. In questo caso al leone dominante non

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interessa la prosecuzione della specie, quanto la diffusione dei suoi propri geni. Queste azioni istintive, automatiche, dettate dalla selezione naturale, rispondono sempre alla stessa legge.

Possiamo ora pensare a ci che avviene nellessere umano: questi ha una corteccia cerebrale molto pi sviluppata e complessa, rispetto a qualsiasi animale vertebrato, cos che la propria capacit di trasferire significato da un oggetto ad un altro, da un fenomeno ad un altro straordinariamente maggiore. Ci gli permette di fare predizioni in una catena quasi infinita, proiettando una serie di significati ad azioni di per s senza molto senso; ad esempio pu scavare un buco in un terreno, poi tagliare rami e frasche per coprire tale buco, pu unirsi ad altri uomini per spingere in determinati modi e determinate stagioni differenti animali verso tale fossa affinch vi cadano dentro e possa, alla fine, con bastoni uccidere tali animali anche pi veloci, o pi grandi e pi forti di lui e trasformarli in cibo, cio energia destinata alla sopravvivenza, cio scariche di dopamina di soddisfazione. Tutto ci senza contare gli altri innumerevoli passaggi che lo hanno portato a scavare una fossa, mentre inizialmente approfittava di quelle naturali, o a tagliare dei rami dagli alberi, mentre inizialmente si limitava a raccogliere quelli che trovava per terra, o ad acuminare i bastoni, per renderli molto pi letali. Tralasciando inoltre il passaggio pi importante, che lo ha portato ad unire le proprie forze a quelle di altri uomini, in una socialit che ha permesso non di sommare le forze, ma di moltiplicarle. La maggiore attivit cerebrale fa si che la capacit di sublimazione sia sempre pi raffinata, cos da ottenere piacere, cio scariche di dopamina, anche da attivit molto distanti dai bisogni originari, al punto che spesso non si riesce pi a scorgere gli stessi. Lessere umano infatti lunico animale che riesce a generare idee per le quali pronto a morire. Un animale pu sacrificare la sua stessa vita per salvare la propria prole, ma luomo arriva al punto di farlo per un ideale: la patria, la bandiera, lonore, unidea politica, ecc.

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altres possibile indurre questo stato di piacere in modo artificiale, ad esempio attraverso lassunzione di farmaci o droghe: sostanze come la caffeina o la cocaina hanno la caratteristica di influenzare direttamente il sistema dopaminico. La cocaina in particolare agisce direttamente sui neuroni dopaminici, superando le difese del cervello che generalmente sono in grado di bloccare lafflusso delle varie sostanze esterne, stimolando intense scariche di dopamina e creando forti sensazioni di piacere. I burst prodotti sono superiori alle normali scariche e il corpo spinto a ricercarle in ogni modo; a causa del processo di trasferimento di valori, ogni colore, locale, suono, abbinato allassunzione di cocaina, richiama il piacere e la necessit di ottenere quella scarica; la dipendenza della sostanza accompagnata cos dalla dipendenza di idee collegate alla stessa. Il problema della cocaina che questa, agendo direttamente sulle aree cerebrali, diviene estremamente stimolante, creando una dipendenza difficile da superare; inoltre questa opera forti scariche artificiali che il corpo non in grado di gestire per lungo tempo: ci vuol dire che i neuroni dopaminici tendono a soffrire e a danneggiarsi, cos che per riprovare gli stessi effetti si costretti ad incrementare la quantit di sostanza; non solo, leffetto ha una sempre minore durata cos da richiedere lassunzione con maggiore frequenza, aumentando ancor pi il problema, in un circolo vizioso senza uscita. Il numero molto limitato di queste cellule dopaminiche e limpossibilit di queste di rigenerarsi rende il problema molto acuto. Coloro che soffrono del morbo di Parkinson presentano una riduzione sostanziale di dopamina: fra i vari sintomi vi anche una rigidit dovuta allincapacit di prendere decisioni. La meditazione invece favorisce il rilascio spontaneo della dopamina, stimolando uno stato di profonda gioia, senza creare la dipendenza. In questo caso non si registra leccitazione tipica dello stimolo artificiale esogeno, ma uno stato di maggior calma e rilassamento. Abbiamo gi visto come si attivi il sistema nervoso autonomo parasimpatico, che decontrae, e vi un incremento delle onde cerebrali lente theta e alfa.

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D.3. I desideri e la felicit (impossibile)

Ho gi scritto di come il conato universale di sopravvivenza, cos ben descritto da Spinoza, sia la forza principe che guida il desiderio e lazione dellessere umano. Il cibo, lacqua, il sesso rimangono i bisogni primari selezionati in milioni di anni, con uno status speciale nel nostro sistema nervoso: da questi derivano poi, attraverso il processo di delega dei valori, tutta una scala di ideali e di scopi, anche molto lontani dai desideri originari. Il cibo sulla terra non offerto in modo libero e neppure uniforme, come si suol dire nessun pasto in natura gratis: gli organismi capaci di provare attrazione e in grado di muoversi sono grandemente privilegiati nella lotta per la sopravvivenza e possono attraversare con maggiore facilit le innumerevoli prove della selezione naturale. Anche esseri unicellulari privi di sistema nervoso, quali lEscherichia coli, hanno la capacit di muoversi con rudimentali strumenti di locomozione verso la fonte di cibo, o di reagire con la fuga da fonti di vibrazioni o da oggetti acuminati che possano forarne la membrana;58 senza dimenticare le piante che cercano di coprire il sole le une alle altre.
58. il desiderio creato in un minuscolo animale, ad esempio unameba, attraverso lo stimolo della fame. Pensateci: non ha cervello; ha solo un piccolo nucleo, ma pu percepire che ha fame. Deve mangiare qualcosa per crescere, sa anche che deve riprodursi e cos comincia la ricerca. consapevole anche di come assorbire il cibo, ma non di come lo digerisce: questa parte non gli compete. Anche per noi (esseri umani) lo stesso. Cos la ricerca comincia in una minuscola ameba; lintera evoluzione si basa sulla ricerca, migliorando gradualmente le vie ed i mezzi di ricerca, mentre il desiderio rimane quello per il cibo. Vi anche un altro desiderio, o si potrebbe definire, unemozione, nella piccola ameba: il senso di autoconservazione: consapevole dei pericoli che possono mettere a repentaglio la sua esistenza. Quando poi la minuscola ameba diviene essere umano in milioni e milioni di anni, allora la ricerca si trasforma. Allinizio comincia naturalmente con la ricerca di cibo, questa la base: dovete avere cibo per cominciare. Chiaramente i metodi per la ricerca del cibo sono cambiati, migliorati, evoluti e vi anche una grande comprensione di come preservare voi stessi ed il vostro gruppo sociale. Il

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Dagli organismi unicellulari allhomo sapiens il passo evolutivo enorme, ma il conatus di sopravvivenza lo stesso. I meccanismi di fondo della natura possono cambiare un poco per adattarsi sempre meglio ai fattori esterni, ma quando un meccanismo funziona, e nel caso specifico la dopamina che stimola il desiderio e lo scopo funziona bene, i meccanismi della selezione naturale fanno in modo che continui indefinitamente. Montague spiega bene come ci avviene ed importante ai fini della comprensione di questo capitolo sottolineare nuovamente alcuni aspetti fondamentali: i neuroni dopaminici computano e distribuiscono uno dei pi importanti segnali critici del cervello offrendo il miglior esempio biologico di gruppo di neuroni in grado di calcolare segnali di errore per predizione della ricompensa. Questi neuroni codificano tale errore di predizione di ricompensa sotto forma di scariche (burst) e pause delle stesse, che vengono poi distribuite per tutto il cervello dai loro lunghi assoni. Tali neuroni emettono di continuo informazioni, anche quando non modificano la frequenza di riferimento degli impulsi59; una codifica facile da rappresentare gi che vengono trasmessi tre tipi di segnale. Le scariche di dopamina significano: La ricompensa supera le aspettative; le pause: La ricompensa inferiore alle aspettative; infine, lassenza di variazioni nel flusso di impulsi che generalmente continuo: La ricompensa equivale a ci che ci si aspettava. Le scariche burst di dopamina indicano quindi un errore di predizione e offrono ad esempio una sensazione di piacere quando lo stimolo adeguato e supera laspettativa. La scarica di dopamina registra un valore differenziale fra ci che ci si aspettava e ci che arrivato: non
vivere sociale comincia fin dai primordi, anche le formiche lo capiscono. Cos comprendono che si deve avere una comunit unita, integrata, se si desidera una migliore protezione. Questa ricerca di coesione e di unit sociale si sviluppa gradualmente negli esseri umani e lespressione di ci si pu incontrare nellesigenza di preservare se stessi unita alla esigenza di sentirsi parte di gruppi sociali Shri Mataji Nirmala Devi, What Are We Seeking?, discorso tenuto a Caxton Hall, London, 24.07.1979. 59. Montague, op. cit., pag. 107

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un valore assoluto, ma un valore relativo, condizionato da tutto un passato. I burst trasmettono una sensazione di piacere, la letizia spinoziana, quando lo stimolo supera laspettativa, mentre segna una pausa, sperimentata come tristezza, quando il risultato inferiore alle aspettative e rimane invariato quando ci che avviene rispecchia le aspettative, cio lidea di ci che deve essere. In questo senso la gioia e la tristezza sono sensazioni misurabili in termini computazionali, come pi o meno: la gioia indica un avvicinamento allomeostasi, al benessere generale del corpo, la tristezza un allontanamento da questo. Impressiona osservare come Spinoza avesse intuito tutto ci e anticipato le grandi scoperte delle neuroscienze; nella terza parte dellEtica il filosofo affronta direttamente questo tema: nelle definizioni stabilisce innanzi tutto che per affetto intende le affezioni del corpo, dalle quali la potenza di agire dello stesso corpo aumentata o diminuita, favorita o inibita e, simultaneamente, le idee di queste affezioni. Se dunque possiamo essere causa adeguata di qualcuna di queste affezioni, allora per affetto intendo unazione, altrimenti una passione60. Spinoza evidenzia come il corpo il primo terreno su cui si incentrano gli affetti, in secondo luogo la mente con le sue idee. Nel successivo postulato Spinoza precisa che il corpo pu essere affetto in molti modi, dai quali la sua potenza di agire aumentata o diminuita, e anche in altri modi che non rendono la sua potenza di agire n maggiore n minore61. Nella proposizione XI il filosofo osserva poi come la mente viene a modificarsi a seguito di questo: Lidea di tutto ci che accresce o diminuisce, favorisce o inibisce la potenza di agire del nostro corpo accresce o diminuisce, favorisce o inibisce la potenza di pensare della nostra mente e nello scolio relativo specifica: Vediamo che la mente pu patire grandi cambiamenti e passare ora a
una maggiore ora invece a una minore perfezione. Tali passioni ci spiegano

60. Spinoza B., Etica, E3defIII 61. Spinoza B., Etica, E3posI

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gli affetti della gioia e della tristezza. Per gioia dora in poi intender la passione per la quale la mente passa a una perfezione maggiore. Per tristezza, invece, la passione per la quale la stessa passa a una perfezione minore. Inoltre chiamo piacere o allegria laffetto della gioia riferito insieme alla mente e al corpo; quello della tristezza, invece, dolore o malinconia Cosa sia la cupidit lho spiegato nello scolio della P962 di questa parte, e oltre a questi tre non riconosco nessun affetto primario.

Straordinaria e degna di nota anche lanticipazione che offre Schopenhauer delle ultime scoperte delle neuroscienze, in merito allaspettativa che lessere umano si crea dellevento futuro:
Soltanto nel punto in cui si producono, questi cambiamenti ci colpiscono con una commozione straordinaria, sia di profondo strazio o di vivo giubilo: ma la commozione svanisce presto, perch non era che leffetto dunillusione. Infatti: ci che la suscita non la gioia o il dolore presente, ma la prospettiva di un diverso avvenire, che anticipiamo col pensiero. E ci che alla commozione permette di assumere proporzioni anormali, non dipende che da quanto la gioia e il dolore prendono in prestito dallavvenire: donde la ragione della sua poca durata. 63

Importante per noi ora portare lattenzione sulle fondamentali conseguenze di questo fenomeno. Vorrei sottolineare innanzi tutto come il sentimento di piacere, di gioia, sia relativo e non dipenda tanto dalloggetto e dallo stimolo che provoca quanto dal soggetto e dal62. Questa pulsione, quando riferita soltanto alla mente, si chiama volont; ma quando riferita insieme alla mente e al corpo si chiama appetito. Questo non altro che la stessa essenza delluomo, dalla cui natura segue necessariamente ci che serve alla sua conservazione; perci luomo determinato a fare tali cose. Inoltre, tra lappetito e la cupidit non vi altra differenza se non che la cupidit si riferisce per lo pi agli uomini in quanto sono consapevoli dei loro appetiti, e perci pu essere cos definita: la cupidit lappetito con la coscienza di s. Da tutto ci reso evidente che noi non siamo spinti verso qualcosa, non lo vogliamo, non lappetiamo n desideriamo perch giudichiamo che sia buono; ma giudichiamo buono qualcosa perch siamo spinti verso di esso, lo vogliamo, lo appetiamo e lo desideriamo. Spinoza, Etica, 3P9sc 63. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione, Mursia, Milano 1969, pag. 357, corsivo mio.

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lo stato di chi riceve lo stimolo. abbastanza chiaro e semplice da comprendere che un bicchiere dacqua ha un valore differente per colui che nel deserto e per chi invece si incontra in una fresca vallata di montagna ricca di ruscelli; come un poco di pane pu offrire allaffamato un piacere molto maggiore che non la pietanza pi ricercata per colui che non ha fame. Ci conduce ad un altro aspetto fondamentale: se il burst, la scarica dopaminica che dona la sensazione di piacere, avviene solo quando lo stimolo supera laspettativa, la conseguenza che bisogna spostare sempre pi in alto lasticella degli stimoli per provare la stessa intensit di piacere. Gli economisti, come tutte le persone di buon senso, sono ben consapevoli che i desideri non si possono soddisfare e che tutta leconomia si basa su questo principio e necessit: bisogna consumare sempre di pi per mantenere lo stesso livello di appagamento e di piacere, in una corsa infinita. Questo fenomeno stato ben studiato anche dal neuroscienziato Gregory Berns che giunto nelle sue ricerche64 alla conclusione che la soddisfazione totale irraggiungibile, che luomo non concepito per ottenerla ed destinato ad una continua ricerca senza fine: questa anche la forza che lo spinge a cercare di migliorarsi sempre pi. Lacquisto di unautovettura ultimo modello un classico esempio di ci di cui sto scrivendo: il compratore difficilmente consapevole che questo rappresenta probabilmente una ricerca di status che dovrebbe soddisfare il proprio bisogno di apparire, di essere riconosciuto e apprezzato; a sua volta questa necessit esprime il bisogno di prevalere in ambito sociale, cio di avere maggiori possibilit di cibarsi e accoppiarsi; eppure, pochi giorni dopo il nuovo acquisto diviene scontato, non pi stimolante e la soglia per far scattare il piacere viene spostata sul modello pi nuovo o pi potente. Lo stesso vale per i condizionamenti positivi: molto facile abituarsi a condizioni di vita piacevoli e molto pi difficile dovervi poi rinunciare.
64. Berns, G.S. Satisfaction, Halt, New York 2005

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Per sperimentare e mantenere il piacere bisogna impiegare uno sforzo sempre maggiore, ma il risultato e gi determinato in partenza: non possibile in un mondo finito ottenere incrementi di piacere infiniti; anzi, pi si sale nella conquista del piacere, maggiore dovr essere la conquista successiva o la ricaduta nella tristezza, che segue il limite dellespansione dellazione. Ricorda, infatti, Schopenhauer, nel suo modo cos preciso di scrivere, che:
Siccome il dolore essenziale alla vita, e siccome anche il suo grado fissato dalla natura del soggetto, chiaro che le variazioni subitanee, essendo sempre di natura estrinseca, non possono modificarne le proporzioni; risulta da ci che leccessiva gioia e leccessivo dolore riposano sempre su qualche errore o su qualche illusione, e che lintelligenza deve saper evitare questa sovreccitazione del sentimento, sia in un senso che nellaltro. Ogni gioia smisurata (exultatio, insolens laetitia) nasce sempre dallillusione che ci fa credere di aver trovato nella vita cosa non possibile trovarci: la soddisfazione duratura dei desideri che ci tormentano e che rinascono sempre di nuovo, il rimedio di ogni affanno. Ora, ogni illusione di questo genere dovr pi tardi infallibilmente svanire; e allora ci sar fonte di dolore amarissimo, e molto pi intenso che non la nostra primitiva gioia. Sotto un tale aspetto, la gioia simile ad una vetta scoscesa da cui non si pu discendere che a precipizio; evitiamola dunque; ogni dolore subitaneo e smisurato non che una caduta di questo genere, un dileguare di simile illusione.65

Aggiungo che tutto ci conferma come la felicit non dipenda dalla quantit e qualit di oggetti e ricchezze possedute; ogni bene, ogni avere dopo poco diviene acquisito e necessit di continui aumenti e cambiamenti. La gioia dipende molto pi da ci che avviene dentro di noi, che da ci che fuori di noi66; solo una consapevolezza maggiore
65. Schopenhauer, op. cit., pag. 359, corsivo mio. 66. Si noti che nelluomo la gaiezza e la tristezza non sono determinate da circostanze esteriori, non dalla ricchezza, n dallo stato sociale: incontriamo, infatti, almeno tanti visi gai fra i poveri, quanti fra i ricchi. Osserviamo anche i suicidi: quanto ne sono diversi i motivi!... La causa perch la nostra gaiezza o tristezza non sempre uguale, non va dunque cercata nel cambiamento delle condizioni

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e una pi profonda conoscenza di s possono appagare il desiderio e condurre allacquiescientia in se ipso:67 la meditazione, come visto, pu decisamente offrire un valido contributo.

D.4. La dopamina e la sua influenza sul processo conoscitivo

Osservo ora alcune delle conseguenze che le recenti scoperte riguardanti il sistema dopaminico possono portare alla teoria della conoscenza. Abbiamo avuto modo di notare come la scarica di dopamina doni il piacere e la soddisfazione e sia una condizione ricercata negli animali vertebrati al punto da determinare gli scopi dellagire. Montague fa notare quanto importante sia questa capacit di reagire al segnale e si osservato come il suono di una campanella, oppure una luce di un determinato colore, anticipando il rilascio del succo di frutta, possano stimolare la scarica dopaminica. Avviene cio che il suono agisca come segnale anticipatore del succo di frutta, della ricompensa e diviene esso stesso una ricompensa. Montague dice: Lo schema dei valori delegati effettivamente impiegato dal cervello fa di esso un sistema anticipatore anzich reattivo... Questa anticipazione consente al cervello di costruire e impiegare modelli del valore futuro di azioni che sta prendendo in considerazione68; permette quindi di pianificare comportamenti e operare scelte. Il sistema dopaminico si trova alla base della capacit di valutare quale azione, idea, comportamento possa offrire la pi alta possibilit di ottenere cibo, acqua, migliore rifugio, riparo dai nemici, compagno/a di accoppiamento, insomma, maggiore indice di sopravvivenza e riproduzione. Il cervello dei vertebrati era gi predisposto con il sistema dopaminico ben prima che lhomo sapiens apparisse sulla terra: gli esseri umani
esteriori, ma in quello dello stato interiore, delle disposizioni fisiche. Ibidem, pagg. 357-358. 67. Spinoza, op. cit., E5 PXLII scolio 68. Montague, op. cit., pag. 115.

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si sono limitati ad ereditarlo dai primi vertebrati dai quali discendono. naturale che la nostra corteccia cerebrale ben maggiore e complessa, ampia fino a quasi mezzo metro quadrato (sotto ogni millimetro quadrato vi sono circa duecentocinquantamila neuroni), ha permesso di operare un trasferimento di valori, dai bisogni primari alle proiezioni mentali pi distanti, molto pi complesso. Mentre nella maggior parte dei mammiferi la legge della sopravvivenza facilmente osservabile dietro ad ogni comportamento, nellhomo sapiens questa percezione molto pi nascosta, dissimulata, lontana dal bisogno primario. Colui che cerca il successo o il potere ha proiettato il valore dellessere capo branco che cerca maggiori possibilit di cibo e accoppiamento. Quando le idee e ideali divengono molto complessi e distanti si arriva addirittura a non comprendere la spinta originaria e talvolta si ricerca il potere fine a se stesso, cos come lavaro accumula ricchezze, dimenticando che il denaro solo effetto illusorio del trasferimento di significato dei bisogni primari.

La conseguenza di questa capacit di anticipare i fenomeni, anzich limitarsi semplicemente a reagire agli stessi, porta interessanti conseguenze anche nel campo della teoria della conoscenza. La filosofia occidentale, in particolare la filosofia moderna dopo Cartesio, si pi volte interrogata sul valore della scienza e della sua capacit predittiva, cio sulla sua reale possibilit o meno di prevedere i fenomeni. Lo sforzo di matematizzazione dei fenomeni, iniziato con Galilei, ha aperto capacit di predizione impensabili prima, eppure Hume ha mostrato chiaramente come il metodo induttivo non garanzia di certezza; il fatto che se proiettiamo in aria un sasso per novecentonovantanove volte, questo cade a terra attratto dalla forza di gravit altrettante volte, non ci garantisce che al millesimo lancio il fenomeno si ripeta, che cio la pietra cada a terra invece di volare verso il cielo. Possiamo avere una grande probabilit, che si avvicina al mille per mille, ma mai una certezza assoluta. Il fatto che un avvenimento avvenga costante nel tempo non ci garantisce il suo ripetersi nel futuro. Per vivere, per sopravvivere, per

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mangiare e accoppiarsi sufficiente, anzi fondamentale, che ci si comporti come se fosse una certezza. Russell69 ci racconta linteressante storia del tacchino che viene nutrito per tutto lanno con cura e attenzione dal contadino: ogni giorno, per trecentosessantaquattro giorni, il tacchino vede la mano che gli porta il cibo e sa che la mano vuole dire alimento, cio energia, cio dopamina, cio piacere. Lultimo giorno dellanno la mano del contadino, fino a quel momento prodiga di cibo, gli tira il collo e lo trasforma in un ottimo piatto natalizio. Alla luce delle recenti scoperte delle neuroscienze, sembra di dover ammettere che il cervello umano sia gi predisposto ad osservare la realt che ci circonda con occhi induttivistici; connaturato con il nostro modo di percepire perch la possibilit di comprendere la realt in modo induttivo ci permette di saltare vari passaggi nel processo conoscitivo e predittivo e collega direttamente la luce al suono della campanella e al succo di frutta. chiaro che non sar sempre cos, che vi sar il giorno in cui alla luce non seguir il suono, oppure se anche vi sar il suono non vi sar il succo di frutta; vi sar cio il momento in cui la catena con i vari passaggi di valore e significato verr interrotta per qualsiasi motivo e la predizione risulter falsa; eppure, in termini di sopravvivenza, lessere vivente in grado di associare il suono della campanella al cibo, cio di effettuare un processo induttivo sebbene non ve ne sia la certezza, avr maggiori probabilit di successo. Non solo, maggiore la sua capacit di predire fenomeni, cio di allungare sempre pi la catena di associazioni, e maggiore la sua percentuale di successo, cio di sopravvivenza. La natura ha gi scelto, attraverso la selezione naturale, gli organismi, le specie viventi che si fidano, che hanno cio la capacit di saltare i molti continui passaggi conoscitivi e la capacit di abbinare direttamente un segnale ad un risultato anche lontano, la capacit di predire. Come gi spiegato questa non la strada della certezza assoluta, ma della maggiore efficienza. Nella corsa dei grandi numeri non importante se un solo elemento abbia avuto ragione a dubitare dei
69. Bertrand Russell, matematico, logico e filosofo gallese (1872 1970)

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collegamenti e abbia salvato il collo non fidandosi, come il tacchino di Russell avrebbe dovuto fare, a costo di rimanere senza cibo; in termini di sopravvivenza ben pi ottimale avere una tendenza naturale alla comprensione induttiva della realt e riconoscere nel suono della campanella la possibilit del cibo, preparandosi per questo.

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E Considerazioni generali sullo sviluppo delle capacit cognitive e del senso del s

E.1. Lo sviluppo delle capacit cognitive

Lessere umano, al pari di ogni essere vivente, programmato per sopravvivere, cio accumulare energia, cibo e acqua, e procreare per diffondere i propri geni. Per avere maggiori probabilit di successo, esprimere cio una fitness superiore, utile che sia in grado di costruire modelli anticipatori di ci che avverr, anche in conseguenza di scenari sempre mutevoli. Pi elevata la capacit di organizzare modelli mentali di ci che deve avvenire, sia in precisione che in estensione temporale e spaziale, maggiore la possibilit di sopravvivenza. La selezione naturale che agisce sempre e comunque, nel corso dei millenni, ha gi provveduto ad operare una perfetta scelta delle specie migliori e con maggiori capacit adattative; quelle che non sono riuscite ad adeguarsi ai cambiamenti e a questi schemi sono lentamente scomparse o stanno scomparendo. Tale capacit negli esseri umani, grazie anche alla complessit della corteccia cerebrale, enormemente pi grande che in qualsiasi altro essere vivente. Simulare cosa potrebbe accadere una capacit cruciale per lapprendimento, fondamentale per rappresentare se stesso e gli altri, ed un modo efficace per sapere come e quando condividere informazioni.70 La nascita della coscienza facilita linterpretazione e la comprensione del mondo che ci circonda e rende i nostri comportamenti pi adattativi.71

70. Read Montague, Perch lhai fatto?, Cortina Editore, Milano 2008, pag 69. Titolo originale Why Choose this Book? How we make decisions 2006. 71. Berti Anna, Neuropsicologia della conoscenza, Bollati Boringhieri, Torino 2010, pag. 56.

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Gli esseri umani, pi di ogni altra specie, sono animali sociali, in grado di sviluppare lempatia, cio la capacit di percepire i sentimenti interiori altrui, e con questa una serie di qualit che permettono la socialit. Aristotele aveva definito luomo come animale razionale e sociale, che solo nel convivio con gli altri pu dare il massimo di s e Spinoza ricordava che nulla, dunque, pi utile alluomo che luomo stesso.72 Noi condividiamo con lo scimpanz quasi il novantanove per cento del patrimonio genetico; ci si potrebbe chiedere come possibile che un limitato un per cento di differenza genetica crei una tale differenza da permettere allessere umano di posare il piede sulla luna, di dipingere la Gioconda, di comporre o saper apprezzare i Concerti Brandeburghesi di Bach, di interrogarsi su se stesso e la creazione, mentre lo scimpanz appena riesce con grandi difficolt ad utilizzare pochi rudimentali strumenti. chiaro che in questo un per cento di differenza genetica non possono essere racchiuse tutte le differenze fisiche fra lessere umano e questo primate ed anche i neuroni deputati a questo salto cognitivo; ma questo importante un per cento sufficiente per favorire lo sviluppo di qualit apparentemente semplici: la capacit di riconoscere laltro essere umano come portatore di intenzionalit e quindi la capacit di identificarsi con gli altri esseri umani. Michael Tomasello, uno dei pi esperti primatologi, scrive che la fondamentale capacit sociocognitiva alla base della cultura umana la capacit di identificarsi con gli altri.73 Questi fa notare come il bimbo fino a nove mesi di et non presenta caratteristiche cognitive molto differenti dagli altri primati. Al nono mese invece si verifica una vera rivoluzione cognitiva che giustifica tutta una serie di fenomeni fondamentali dellessere umano, quali la formazione della cultura, del linguaggio, del senso del s, lo sviluppo dellego e tutto ci che ne consegue. Fin dai primi giorni di vita il bambino in una fase, chiamata diadica, nella quale la madre, e in misura minore il padre o altri soggetti, in72. Spinoza, Etica, Mondadori, Milano 2007, traduzione di Mignini, pag. 646. 73. Michael Tomasello, Le origini culturali della cognizione umana, Il mulino, Bologna 2005, pag. 114.

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staurano una forma di comunicazione duale, composta di sguardi, segni, ammiccamenti, di protolinguaggio; in questa fase il rapporto strettamente a due e non vi sono interferenze da parte di oggetti esterni. Al nono mese di vita invece il bimbo entra in una fase definita triadica nella quale entrambi i soggetti, ad esempio madre e bambino, riescono a portare contemporaneamente lattenzione fra di loro e su un oggetto esterno. Il bambino cio inizia a percepire il soggetto di fronte a s come portatore di unintenzionalit pari alla propria e ci permette unattenzione congiunta. Ad esempio, fino al nono mese, quando la madre entra nella stanza, il bimbo la fissa con lo sguardo e cerca una specie di comunicazione a due; fenomeno questo riscontrabile anche nella comunit degli scimpanz. Dopo il nono mese invece il bimbo in grado di osservare la madre che entra nella stanza, di portare successivamente lo sguardo alla palla posta nellangolo e poi ancora alla madre e cerca con il proprio sguardo di direzionare lo sguardo della madre verso la palla. Il bimbo ha ormai compreso che la madre portatrice di intenzionalit e cerca di guidarle lattenzione e la volont nella direzione da lui desiderata. Questo gi un passaggio che, dice Tomasello, gli scimpanz e gli altri primati ancora non riescono a fare pienamente. Gli scimpanz, i pi evoluti fra i primati, riescono a impiegare strumenti vari, comprendono la relazione fra gli oggetti, la causalit fisica, le relazioni sociali pi complesse e anche gli altri scimpanz come agenti autonomi. Gli esseri umani, a partire dal nono mese invece, riescono a comprendere gli altri come agenti intenzionali capaci di elaborare piani e progetti per raggiungere determinati scopi, al pari di s; riescono a imitare e non solo ad emulare; condividono unattenzione congiunta circa un oggetto terzo, passando dalla fase diadica a quella triadica; riescono a comprendere la dissociazione fra mezzi e scopi, cio riescono a usare mezzi differenti per raggiungere lo stesso scopo e quindi hanno la comprensione del valore strumentale delle azioni intermedie; comprendono le propriet dinamiche degli oggetti e quindi astraggono il valore simbolico di questi; i bambini operano uno scambio di ruolo comunicativo con ladulto.

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Come detto, il passaggio fondamentale quando il bambino riconosce ladulto come agente intenzionale, ma non solo, anche come agente che ha intenzione comunicative; cos la capacit di attenzione congiunta diviene un punto focale: il bambino riconosce lagente che portatore di intenzioni comunicative e in unattivit di attenzione congiunta portano entrambi lattenzione su un determinato oggetto e ne fanno oggetto di comunicazione. A tal punto, scambiando il proprio ruolo con ladulto, cerca di esprimere ci che ladulto comunica a lui, in un continuo processo di verifica. Lattenzione triadica verso loggetto esterno, la realt esterna, permette la crescita della relazione, una comunicazione inizialmente fatta di sguardi, poi gestuale e sempre pi simbolica, fino alla nascita del linguaggio. Anche Dennett sottolinea la fondamentale capacit del bambino di comprendere laltro come portatore di intenzionalit, fino a differenti livelli
che implica credenze relative a credenze (o credenze relative a desideri, o desideri relativi a credenze, ecc.), ma non esistono (ancora) evidenze che qualche animale non umano possa volere che voi crediate che lui pensi che vi siete nascosti dietro lalbero a sinistra anzich a destra (intenzionalit di terzo grado). Daltra parte gi in et prescolare i bambini si divertono a fare giochi in cui un bambino vuole che un altro finga di non sapere cosa il primo vuole che laltro creda (intenzionalit di quinto livello): tu eri lo sceriffo e mi chiedevi da che parte erano andati i banditi!.74

E.2. Il senso del s

Ribadisco limportanza, nel processo cognitivo e di evoluzione culturale e sociale, di questa capacit di comprendere gli altri come agenti
74. Dennet Daniel C., Rompere lincantesimo- La religione come fenomeno naturale, Raffaello Cortina Editore, Milano 2007, pag. 119.

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portatori di intenzionalit, capaci di giudizi e quindi di valori, di percezioni e intenzioni che possono influenzare se stessi. Tomasello e altri studi anche pi recenti sui primati, in particolare sugli scimpanz e sui bonobo, mostrano come questi abbiano in nuce queste capacit e talvolta riescono a manifestare alcune conseguenze di ci, ma solo negli esseri umani che questo fenomeno assume caratteristiche cos pregnanti. Il bimbo in questo processo arriva a comprendere come il proprio comportamento in grado di controllare e modificare gli atteggiamenti emozionali degli adulti con i quali si confronta e con quel particolare adulto che osserva il bimbo stesso. Cio, il bambino diviene in grado di comprendere il punto di vista delladulto e scopre che ladulto osserva lui: comincia a vedersi attraverso gli occhi di questi, gli occhi dellaltro, sviluppa il senso di s.
Solo quando il bambino pu accorgersi che gli altri, pur separati e distinti da lui, possono avere e conservare uno stato mentale simile al suo, egli in grado di condividere lesperienza soggettiva e, di conseguenza, appare lintersoggettivit. Il bambino giunge a formarsi non solo la teoria che esistono menti separate, ma anche la teoria che menti separate possono avere uninterfaccia comune 75.

Vede se stesso riflesso negli occhi degli altri e comincia a vivere di questo riflesso, limmagine che gli altri hanno di s diviene importante, fondamentale per il suo sviluppo, e si sviluppa lego. interessante osservare che verso la fine del primo anno di vita il bambino comincia a provare timidezza e una naturale ritrosia di fronte allo specchio. Questa nuova comprensione di ci che gli altri provano nei miei confronti apre la strada allo sviluppo della timidezza, dellautocoscienza e del senso di autostima76.

75. Per uno studio della nascita del senso del s nel bambino sono molto interessanti gli studi di Daniel Stern, professore di psicologia a Ginevra. Di questo autore si consiglia il libro Il mondo interpersonale del bambino, Bollati Boringhieri, Torino, 2004 (1987), qui a pag. 134. Titolo originale The Interpersonal World of the Infant, 1985 Basic Book, New York. 76. Tomasello, op. cit. pag. 114.

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In questi ultimi anni le neuroscienze stanno indagando possibilit di comprensione di questi fenomeni sempre maggiori. Molto interessanti per largomento da noi trattato sono le ricerche di Rizzolati e Sinigaglia77 sui neuroni specchio. Queste spiegano come possibile che nelluomo sia innata questa capacit di provare empatia e di sentire come nostre le azioni degli altri. Si scoperto che esistono nellarea celebrale dei neuroni particolari, chiamati neuroni specchio, che si attivano quando il soggetto osserva un altro essere umano compiere determinate azioni. Ad esempio se si osserva qualcuno che solleva il braccio, o che sposta una tazza, questo provoca nei neuroni specchio una scarica identica a quella che si verificherebbe se il soggetto facesse gli stessi movimenti; vi quindi una capacit di comprendere e di partecipare alle azioni degli altri esseri umani che va oltre la consapevolezza e si attiva spontaneamente, automaticamente. Nelluomo questo fa parte della spinta irrefrenabile a diventare membro di una collettivit e cio a far parte del gruppo umano con esperienze soggettive potenzialmente condivisibili. La selezione naturale ha privilegiato lassociazione in gruppi delle specie sociali: la natura ha cos favorito i differenti modi per lo sviluppo della soggettivit degli individui e con questa del vivere sociale, al fine del miglioramento della fitness e della sopravvivenza. Il valore di sopravvivenza dellintersoggettivit potenzialmente enorme78. Letologia e la teoria dellattaccamento ci hanno precisato gli schemi comportamentali che servono a garantire allindividuo la combinazione di elementi fisici e psicologici che favoriscono lo sviluppo di questo. Tutto ci mostra come lessere umano frutto di continue interazioni sociali: senza di queste non potrebbe mai sviluppare la propria potenzialit e la personalit. Noi siamo il frutto vivo di tutte le generazioni che ci hanno preceduto e solo attraverso la relazione con i no-

77. Giacomo Rizzolati e Corrado Sinigaglia, So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Cortina Editore, Milano 2006. 78. Stern, op. cit. pagg. 145-146.

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stri simili, specialmente nellet della formazione, possiamo divenire ci che siamo79. Non vi sono sostanziali differenze genetiche fra noi e gli uomini di trentamila anni fa: il salto tra la clava ed il computer lo si deve unicamente al vivere sociale e alla cultura figlia di questo. Lo stupore che questi provavano di fronte al sorgere del sole o alle forze della natura la stessa meraviglia, base della spinta indagatrice, che ancora oggi ci assale; a dispetto, e forse grazie, a tutto il nostro sapere, quando indaghiamo su noi stessi non possiamo non far nostre le parole di Teeteto: Eppure, per gli dei, Socrate, sono straordinariamente stupefatto di cosa mai siano queste questioni e talvolta, se le fisso con lo sguardo mi vengono veramente le vertigini.80

79. Newton si rendeva conto della grandezza delle proprie idee, ma riconosceva il debito nei confronti di tutta la tradizione e conoscenza precedente, e citando Bernardo di Chartes nella lettera a Robert Hooke, scrive: se ho visto pi lontano, perch stavo sulle spalle di giganti. 80. Platone, Teeteto, in Dialoghi Filosofici di Platone, volume secondo, a cura di Cambiano G. UTET, Torino 1981, 155 c,pag. 244.

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