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SCIENZE

IL CERVELLO … DOVE NASCONO I SOGNI

“Se puoi sognarlo puoi farlo”, questa la famosa frase che ha portato Walt Disney alla realizzazione
del suo sogno. Ma …. da dove nascono i nostri sogni?
I sogni sono opera del nostro cervello.

IL CERVELLO

Il cervello è l'organo principale del sistema nervoso centrale, presente nei vertebrati e in tutti gli
animali a simmetria bilaterale, compreso l'uomo. Nei vertebrati il cervello è situato all'interno del
cranio. Il termine corretto per indicare l'insieme delle strutture contenute all'interno della scatola
cranica è encefalo, di cui il cervello ne costituisce la porzione più estesa e maggiormente
specializzata.

L’encefalo è uno degli organi più grandi del corpo umano (pesa circa 1,3 Kg), è estremamente
complesso per struttura e funzioni ed è composto da tre strutture principali:

1. cervello - tutt’oggi considerato l’organo più complesso e misterioso del nostro organismo,
in grado di controllare molteplici funzioni molto diverse tra loro e alla base della vita di
tutti noi, quali la memoria, il linguaggio, i movimenti di braccia e gambe e il funzionamento
in genere di tutti gli organi presenti nel corpo con conseguente regolazione ad esempio del
respiro e del battito cardiaco;
2. cervelletto - situato al di sotto del cervello, appena sopra il tronco encefalico, coordina i
movimenti corporei;
3. tronco encefalico - connette il cervello al midollo spinale, controlla i livelli di coscienza e
di attenzione ed è a sua volta costituito da tre porzioni macroscopiche: mesencefalo, ponte
e bulbo o midollo allungato.

Il cervello è costituito a sua volta dalle strutture del diencefalo e del telencefalo:
 il diencefalo - posto al centro della scatola cranica, tra il telencefalo e il tronco encefalico, è un
insieme di strutture nervose che costituiscono la “centrale di controllo” del cervello. Il
diencefalo agisce da stazione, di elaborazione e di smistamento di informazioni che intercorrono
tra il cervello, il tronco encefalico e il midollo spinale; inoltre, è coinvolto in numerose funzioni
fondamentali alla vita, come per esempio il controllo dei sistemi sensoriali (a eccezione di
quello olfattivo), la regolazione dell'ipofisi, l'apprendimento, la memoria e la regolazione del
ciclo sonno-veglia.
Il diencefalo è costituito, a sua volta, dai seguenti nuclei:
o epitalamo - contiene la ghiandola pineale denominata “epifisi”;
o talamo - sono due e trasmettono ed elaborano informazioni sensitive;
o ipotalamo - contiene centri coinvolti nel controllo delle emozioni, delle funzioni
autonome e nella produzione di ormoni;
Tutti i fasci diretti da o verso il telencefalo, ad eccezione delle informazioni olfattive, passano
necessariamente attraverso questi nuclei.

 Il telencefalo è la porzione di cervello che ci caratterizza e ci rende unici. Ha una forma


grossomodo ovoidale ed è suddiviso in tre strati che si susseguono dall’esterno all’interno, e che
rispettivamente sono:
o la corteccia celebrale o pallium - è la superficie del cervello composta da sostanza (o
materia) grigia contenente neuroni privi di mielina. È in grado di controllare i movimenti
volontari, ma è anche la sede del linguaggio, dei sensi, del pensiero e della memoria. I
neuroni che formano la corteccia cerebrale possono avere connessioni con neuroni di
altre aree della corteccia stessa, o con strutture più interne dell’encefalo, come il talamo,
il cervelletto o i nuclei della base.
o la sostanza bianca intermedia - costituita da fasci di fibre nervose mieliniche che
servono a permettere lo scambio di informazioni e la comunicazione tra la sostanza
grigia della corteccia cerebrale con il midollo spinale e quindi con la periferia del corpo;
o i nuclei della base, sono ammassi di sostanza grigia situati nello strato più profondo alla
base di entrambi gli emisferi cerebrali e densamente interconnessi con la corteccia
cerebrale, il talamo e il tronco dell’encefalo, ma non con il midollo spinale. I gangli della
base sono coinvolti principalmente nel controllo del movimento.
Il telencefalo è costituito da due grandi masse di neuroni che prendono il nome di emisferi,
destro e sinistro, messi in comunicazione tra di loro grazie al corpo calloso, una struttura piatta
e molto densa composta da tantissimi assoni responsabili del collegamento tra queste due parti.

Ogni emisfero riceve ed invia impulsi alla metà opposta del corpo: l'emisfero destro riceve ed
invia le sensazioni del lato sinistro del corpo, mentre per l'altro emisfero vale il contrario.
Gli emisferi sono ulteriormente suddivisi in lobi in base alla funzione e alla posizione di un
determinato distretto. I lobi in cui è suddivisa la corteccia telencefalica prendono il nome
dall’osso cranico con cui sono confinanti e ciascun lobo è specializzato per una certa funzione:
o Lobo frontale (anteriore) – controllo volontario della muscolatura scheletrica;
o Lobo parietale (superiore) – percezione delle sensazioni somatiche-sensitive primarie
come il dolore, la temperatura, il tatto (permette di comprendere le dimensioni, la forma
e la consistenza di un oggetto), la pressione e le vibrazioni;
o Lobo temporale (laterale) – percezione degli stimoli uditivi, olfattivi,
dell’apprendimento e della memoria;
o Lobo occipitale (posteriore) – percezione degli stimoli visivi;
o Lobo insulare/ insula (coperta dal lobo temporale e in parte da quello frontale) -
percezione degli stimoli gustativi. Coinvolta in alcuni processi legati all’emotività, alla
memorizzazione e alla conversione dei segnali in sensazioni come la fame. Molti studi,
anche recenti, stanno delineando un possibile ruolo dell’insula nello sviluppo e nel
mantenimento delle dipendenze (es. fumo di sigaretta, droghe);
o Lobo limbico - Un altro complesso molto importante del telencefalo è il Sistema
Limbico o “cervello emozionale” che assicura il soddisfacimento dei nostri bisogni
primari (quando ad esempio mangiamo dopo aver avuto fame o dormiamo dopo una
giornata faticosa). È un raggruppamento FUNZIONALE più che anatomico perché vi
partecipano diverse aree cerebrali ed è implicato nel sistema di ricompensa che il nostro
cervello mette in modo in seguito al raggiungimento di uno scopo preciso.

Nonostante l’assegnazione di una determinata funzione ad una regione della corteccia è sempre
imprecisa (esistono infatti delle sovrapposizioni e una regione può svolgere diverse funzioni),
da più di un secolo, le varie zone della corteccia sono state studiate e rinominate cercando di
associare ad ogni area la relativa funzione. A tal proposito, la “cartografia cerebrale” ancora
oggi più utilizzata, risale al 1909. Scritta dall’anatomista tedesco Korbinian Brodmann creò
una mappa del cervello che individuava 52 aree funzionali distinte in base alle loro differenze
citoarchitettoniche (dimensioni e forma dei neuroni, spessore della corteccia). Questa mappa
chiamata mappa di Brodmann, ha costituito il punto di riferimento di tutti i più importanti
tentativi di mappatura successivi.
Il telencefalo costituisce pertanto il centro di integrazione supremo dell’uomo, quello che con la
sua funzione dà i comandi a tutto il nostro sistema nervoso.
È la fonte delle passioni, dei progetti, dei ricordi, dei comportamenti e dei sogni.
I SOGNI

Quando gli occhi si chiudono e si perde contatto con il mondo esterno gli esseri umani diventano,
per quasi due ore a notte, spettatori di immagini fantastiche proprio come davanti a un film
dall'impatto fortemente emotivo. I muscoli del corpo si paralizzano mentre il cervello, in
corrispondenza di alcune precise fasi del sonno, torna a essere molto attivo.

Considerando che un uomo passa circa sei anni della propria vita a sognare per un totale di
circa 50 mila ore e che i sogni sono la terza attività della mente, diversa dal ragionare (a mente
sveglia) e dal dormire profondamente, l’umanità li ha sempre considerati fondamentali,
domandandosi che senso avessero.

L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI NELLA STORIA

Il riscontro più antico che abbiamo, ragionando di sogni e della loro interpretazione, risale a circa
4000 anni fa, si tratta del “Libro dei sogni ieratico” che fu scritto in Egitto nel 2052-1778 A.C. È
una specie di dizionario dei sogni, un’opera pensata per la consultazione veloce in cui sono
affrontate e spiegate le immagini che appaiono più di frequente in sogno. L’idea di fondo per gli
egizi era che il sogno servisse per comunicare con il mondo dei defunti o con le divinità, ma già
allora si considerava che le immagini potessero nascere come conseguenza di uno stato particolare
del sognatore, di una condizione che egli stava vivendo. I sogni potevano inoltre contenere profezie
per il futuro e notizie dei defunti, quelli dei sovrani configuravano anche le vicende politiche,
contenevano verità e saggezza ed erano la voce degli Dei che si rivelava solo all’intelligenza
dell’esperto.

I Romani e i Greci credevano nel valore predittivo dei sogni, distinguendoli per precauzione in
“sogni d'avorio” (quelli veritieri) e “sogni di corno” (quelli menzogneri).

Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, ovvero molti anni prima dell'avvento delle neuroscienze,
Sigmund Freud aveva regalato al sogno dignità di fenomeno scientifico. Per il padre della
psicanalisi i sogni soddisfano i nostri desideri, sono “lettere inviate a sé stessi”, ovvero messaggi
con cui l'inconscio porta a conoscenza della parte consapevole della mente umana tutta una serie di
desideri e impulsi rimossi. Per Freud, in alcuni casi i sogni permettono di superare violenze e
episodi negativi che durante il giorno vengono per lo più rimossi per mantenere l'equilibrio mentale;
senza la valvola di sfogo dei sogni, i desideri proibiti di ognuno produrrebbero nevrosi ed episodi
psicotici (ipotesi peraltro smentita da successive ricerche).

Intorno al 1953 gli scienziati Aserinsky e Kleitman furono i primi studiosi che scoprirono la
presenza dei movimenti oculari rapidi durante il sonno (R.E.M. - Rapid eye movement) e
ipotizzarono la correlazione tra fase rem e sogni.

Nel 1963 Kleitman e Dement descrissero per la prima volta l'alternanza, durante il periodo di sonno,
del sonno REM e NREM (non REM) in cicli, introducendo il concetto di architettura del sonno e
di fasi del sonno. Dement sosteneva che “ciò che sogniamo accade veramente nei nostri cervelli”,
tanto è vero che se una persona sta sognando di assistere a una partita di tennis, i suoi occhi, sotto le
palpebre, si spostano da sinistra a destra come farebbero nella realtà. In quest'ottica il fatto che si
stenti a ricordare i sogni, secondo alcuni ricercatori, può essere un meccanismo di protezione del
cervello: rischieremmo altrimenti di confonderli con la realtà, con serie conseguenze per il
benessere psichico di ognuno.

LE AREE DEL CERVELLO INTERESSATE DAI SOGNI

Negli anni '70, da due ricercatori di Harvard, J. Allan Hobson e Robert McCarley sostennero che i
sogni non sono altro che impulsi nervosi del tutto casuali. Grazie a strumenti, come la Pet o la
tomografia a emissione di positroni, capaci di mappare le diverse aree del cervello, essi formularono
un'ipotesi chiamata “attivazione e sintesi”. La fonte dei sogni sarebbe una scarica di impulsi nervosi
che parte dal “ponte”, una piccola area alla base del cervello, e “attiva” le cellule della corteccia
cerebrale (preposta alla maggior parte delle funzioni cerebrali superiori). Queste scariche provocano
immagini e sensazioni che poi il cervello “sintetizza” secondo un significato fortuito.

Nella difficoltà di accettare l'ipotesi in cui i sogni sono tessere di un mosaico messe a caso, altri
ricercatori hanno affermato che sì, gli impulsi nervosi che partono dal ponte forse sono casuali, ma
con ogni probabilità vanno a stimolare solo alcune cellule nervose, quelle più attive durante il
giorno.

Incalzati dall'idea che mentre si sogna il cervello dell'uomo cambia, alcuni scienziati hanno provato
a guardare dentro il cervello di chi dorme. Pierre Maquet, ricercatore all'università di Liegi, ha
sottoposto a una Pet alcuni volontari per verificare quali aree cerebrali fossero attive durante il
sonno. Ha così confermato che gli impulsi tipici della fase REM darebbero luogo ai sogni più
“movimentati”: le zone più "bombardate" della corteccia si trovano a dover dar senso a una specie
di tempesta elettrica, e lo fanno creando un sogno, cioè assemblando nel modo più coerente
possibile frammenti di immagini e di sensazioni che si trovano già nella memoria, prese dalla vita
reale. Nelle fasi intermedie - invece - sono più attive le zone associative frontali e parietali della
corteccia, sedi dei ragionamenti. In queste fasi del sonno predominerebbe un tipo di sogno più
pensieroso e ragionato.

Una ricerca condotta tra USA, Svizzera e Italia e pubblicata a giugno 2017 su Nature Neuroscience
ha individuato le aree coinvolte nel processo del sogno con una precisione tale da riuscire a
"predire" quando i volontari coinvolti negli esperimenti stessero sognando. Ci sono riusciti
osservando la distribuzione dei diversi tipi di onde cerebrali generate nelle varie fasi del sonno.

I test hanno coinvolto 46 partecipanti che hanno accettato di indossare un casco per
elettroencefalogramma (EEG) mentre dormivano. La tecnica non invasiva che consiste nel
posizionare 256 elettrodi sullo scalpo, permette di monitorare numero e ampiezza delle onde
cerebrali, studiando l'attività elettrica del cervello. Per concludere al meglio questa ricerca i
volontari si sono prestati a essere svegliati più volte a notte, quando i monitor rivelavano sequenze
interessanti, e a raccontare se e cosa stessero sognando in quel momento. Complessivamente, ci
sono stati oltre mille risvegli. L’équipe ha scoperto che durante l’esperienza onirica una parte del
cervello tende ad attivarsi in maniera significativa. Questa “zona calda” è localizzata nella regione
parieto-occipitale della corteccia cerebrale. L'attività del sogno è risultata coincidere con una
riduzione delle onde a bassa frequenza - tipiche del sonno - in un'area nel retro del cervello,
ribattezzata posterior cortical hot zone ("zona calda posteriore corticale").

La correlazione tra sogni e abbassamento di queste onde è così forte, che solo osservando i tracciati
EEG (casco per elettroencefalogramma mentre dormivano) i ricercatori hanno capito se quella
persona stava sognando nel 91% dei casi. Questa sorta di ricerca ha permesso di capire quanto
effettivamente si sogna: dai test su 7 volontari monitorati in 5-10 notti di sonno è emerso che questa
attività occupa il 95% di tutta la fase REM (monitoraggio dei movimenti oculari oscillatori durante
la notte) e il 71% di quella non-REM. Si tratta di ore e ore di "girato", delle quali ricordiamo solo
pochi minuti.

LA STRUTTURA DEL SONNO

Basandosi sull'analisi dei parametri elettroencefalografici (EEG), elettromiografici ed


elettrooculografici, con cui è possibile monitorare gli stati di coscienza che si susseguono durante il
sonno, gli studiosi hanno potuto classificare il sonno in 5 stadi: 4 stadi N-REM e uno stadio REM
(che costituisce circa il 25% della durata totale del sonno).

L'EEG mostra un tracciato che riflette le onde cerebrali emesse dall'encefalo, in questo modo si
evidenziano le variazioni delle funzionalità encefaliche durante il sonno:

o Il sonno non è uniforme, ma è suddiviso in diverse tipologie di attività psicofisica che si


alternano tra loro, indicate come cicli, fasi e stadi;
o I cicli del sonno hanno una durata media di 90 minuti. Se si considera quindi un sonno di
circa otto ore, esso sarà composto da cinque cicli;
o Ciascun ciclo è suddiviso in due fasi, in ordine cronologico: fase N-REM (non REM) e fase
REM;
o Solitamente tra un ciclo e l'altro è presente un breve risveglio, di durata variabile tra pochi
secondi e qualche minuto, detto microrisveglio. I microrisvegli sono localizzati in genere al
termine di ogni fase REM, ma possono comunque occorrere occasionalmente durante o
prima della stessa. Probabilmente sono più frequenti negli ultimi cicli, in cui il sonno è
progressivamente più leggero, procedendo verso il risveglio finale del mattino;
o Il sonno N-REM è più profondo di quello REM. Ad ogni ciclo che passa la durata dalla fase
N-REM si accorcia e la fase REM si allunga in misura complementare.

Il tutto può essere agevolmente esposto in questo Ipnogramma, ovvero un grafico


rappresentante la struttura di un sonno medio di otto ore in una persona adulta:

È stato notato che la durata percentuale del sonno REM è massima nel feto, subisce una netta
riduzione alla nascita e poi permane nell'infanzia con un quantitativo maggiore rispetto a quello
dell'età adulta, per poi diminuire ulteriormente negli anziani. Anche il sonno profondo subisce delle
variazioni quantitative che tendono alla diminuzione col passare degli anni: esso dura pertanto di
meno negli anziani e oltre la sessantina di anni può occasionalmente mancare del tutto.
Se fino a qualche decennio fa si pensava che i sogni fossero associati solamente alla fase REM,
diversi studi condotti in laboratorio a partire dalla seconda metà del secolo scorso hanno dimostrato
l'indiscutibile presenza di produzioni oniriche (produzioni di sogni) anche durante le fasi N-REM:

o Nello stadio S1 mancano sogni veri e propri, ma è già possibile apprezzare in questo stadio
l'insorgenza del sonno grazie all’alterazione del dialogo interiore;
o Nello stadio S2, con il procedere del sonno, il dialogo interiore si fa ulteriormente
frammentario ma le illusioni ipnagogiche diventano in un certo senso più “concrete”, fino a
dare origine ad una produzione allucinatoria, paragonabile per alcuni versi ai sogni;
o Negli stadi del sonno profondo S3 e S4 la produzione onirica è in genere quasi del tutto
assente, come la persistenza della coscienza. Secondo alcuni studi e varie esperienze dirette
tuttavia si è arrivati comunque alla conclusione che anche in questo stato si possa trovare
qualcosa di riconducibile ad eventi onirici, anche se non si tratterebbe comunque di sogni
veri e propri, ma di sensazioni pure e astratte. Inoltre è proprio nel sonno profondo che
hanno origine gli incubi, produzioni oniriche di carattere particolare. Gli incubi
prenderebbero origine negli stadi più profondi del sonno S4.

Il sonno REM però è e rimane sempre lo stato in cui, per antonomasia, si ottengono i sogni meglio
strutturati, dettagliati e di maggiore impatto emotivo, in una parola quelli qualitativamente migliori.
In essi è presente una trama ben definita, che si espleta secondo una "logica narrativa", simile a
quella a cui la nostra coscienza si appella nello stato di veglia, che va a costituire un "episodio" che
al risveglio può essere più facilmente ricordato e ricostruito come un racconto; il soggetto si ritrova
proiettato in un ambiente onirico molto vivido, e in esso ha piena facoltà di muoversi, agire e
interagire.

COME SI COMPORTA IL CERVELLO DURANTE IL SOGNO?

Tanto nella fase REM, quanto in quelle non-REM, è stato visto un aumento di onde cerebrali ad alta
frequenza nelle aree normalmente attive durante la veglia, come se quella persona stesse davvero
vedendo facce, o orientandosi in un labirinto, e non solo sognando di farlo.

È durante la fase REM del sonno, detta anche di sonno paradossale, che avviene l'attività onirica e
che il cervello lavora più intensamente, nonostante lo stato di incoscienza.

PERCHE’ SOGNIAMO

Una cosa è certa: sognare è necessario.

A questa tesi si è giunti sperimentando su alcuni volontari la privazione di sogni: svegliate non
appena iniziava in loro la fase Rem (quella in cui si sogna più intensamente) le cavie umane
tendevano successivamente a compensare sognando di più.

Nel tempo si sono fatte numerose ipotesi. Secondo alcuni la loro funzione è prettamente
neurologica. Senza i sogni, che hanno il compito di mantenere al minimo il “motore cerebrale”, il
cervello faticherebbe a tornare in esercizio dopo il “coma” notturno. Secondo altri, come il
neurofisiologo Allan Hobson, attraverso i sogni il cervello rielabora il materiale immagazzinato
durante la giornata e fissa nella memoria a lungo termine i dati dell'esperienza più recente.

Agli inizi degli anni '80 Francis Crick - vincitore del premio Nobel per la determinazione della
struttura del Dna- e Graeme Mitchinson, proposero un'ipotesi innovativa: sogniamo per
dimenticare. La fase Rem servirebbe a pulire il cervello da ricordi "sporchi", informazioni inutili,
fatti sconvolgenti o sgradevoli che potrebbero avere conseguenze negative, oppure connessioni
neuronali indesiderate che si sono sviluppate durante il giorno.
Recentemente Deirdre Barrett, psicologa dell’Harvard Univeristy, ha illustrato la sua teoria,
presentata nel 2010 presso l’Associazione Psychological Science di Boston, secondo la quale le
nostre ore di sonno possono aiutare a risolvere i problemi che ci hanno afflitto durante le ore diurne.
Gli aspetti visivi e spesso illogici dei sogni li rendono perfetti per il cosiddetto “out of the box” (un
modo creativo di pensare fuori dagli schemi) che è necessario per risolvere alcuni problemi. La
Barret per argomentare la sua teoria ha legato il sognare all’evoluzione, il suo scopo è quello di
dimostrare che i sogni non sono un semplice sottoprodotto dello stato REM, ma il frutto di una
lunghissima storia evolutiva che ha dotato i viventi per uno scopo ben preciso. Così, mentre i sogni
possono essere stati originariamente sviluppati per un scopo, sono probabilmente stati perfezionati
nel tempo per più attività, tra cui aiutare il riavvio del cervello e aiutare a risolvere i problemi.

PERCHE’ CI DIMENTICHIAMO I SOGNI?

La regione cerebrale che permette di ricordare un sogno è diversa da quella che consente di farlo.
Infatti in un test su 10 soggetti si è visto che riuscire a ricordare un sogno era collegato a una
maggiore attività nella corteccia prefrontale, associata alla memoria, durante il sonno.

Uno studio condotto in collaborazione da un


gruppo di ricercatori italiani delle Università
“La Sapienza” di Roma, dell’Aquila e Bologna,
ha individuato le cause del ricordo del sogno al
risveglio nella frequenza delle oscillazioni
elettriche della nostra corteccia cerebrale
durante la fase REM del sonno. Affinché la
persona possa ricordare quello che ha sognato le oscillazioni devono essere presenti nelle aree
frontali medie con una frequenza compresa fra i 5 e i 7 Hz. Solo se la corteccia cerebrale presenterà
delle oscillazioni elettriche lente durante la fase REM del sonno, le persone ricorderanno il sogno.