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GABRIELE MANDEL I NOVANTANOVE NOMI DI DIO NEL CORANO - SAN PAOLO EDIZIONI Introduzione Secondo la teologia musulmana i Nomi

di Dio - rappresentazione vocalizzata dei S uoi attributi - sono quattromila. Mille di questi sono conosciuti solo da Dio; m ille da Dio e dagli angeli; mille da Dio, dagli angeli e dai profeti; e mille da Dio, dagli angeli, dai profeti e dai credenti. Di questi ultimi mille, trecento sono menzionati nella Thor, trecento nei Salmi, trecento nei Vangeli e cento nel Corano. Di questi cento, novantanove sono noti ai fedeli comuni, mentre uno nas costo, segreto e accessibile solo ai mistici pi illuminati (si veda all'ultimo ca pitolo). Dei novantanove Nomi (nome: ism; plurale sm' o smy) parla il Corano stesso: "A Dio appartengono i Nomi pi belli [alAsm alHusn]. Invocatelo con questi, e distog lietevi da coloro che bestemmiano i Suoi Nomi" (VIII, 180). "Dio, non altro dio che Lui. A Lui i Nomi pi belli" (XX,8), "Sia che Lo invochiate "Dio", o che Lo invochiate "Clemente", con qualsiasi Nome Lo invochiate, Suoi sono i nomi pi belli" (XVII, 110). Il profeta Maometto disse: "Vi sono novantanove Nomi che appartengono solo a Dio . Colui che li impara, li capisce e li enumera entra in paradiso e raggiunge la salvezza eterna". E il mistico Tosun Bayrak, shaikh della Jerrahiyya: "I bei Nomi di Dio sono la prova dell'esistenza e dell'unicit d i Dio. O voi che siete arsi e turbati per il peso e la sofferenza del mondo mate riale, possa Dio far s che i Suoi bei Nomi siano un balsamo lenitivo per i vostri cuori feriti. Imparate, capite e recitate i bei Nomi di Dio. Cercate le tracce di questi attributi di Dio nei cieli, in terra e in ci che vi di bello in voi ste ssi. Cos troverete beneficio, a seconda della grandezza della vostra sincerit. Col permesso di Dio, chi dubita trover sicurezza, l'ignorante trover conoscenza, chi nega affermer. L'avaro diventer generoso, i tiranni chineranno il capo, il fuoco n el cuore degli invidiosi si spegner". In effetti capire "l'essenza" di questi attributi rende quieto l'animo, infonde fiducia e arricchisce spiritualmente. Ecco perch, sul piano strettamente pratico, consuetudine ripetere i Nomi facendo scorrere tra le dita un rosario composto d i novantanove grani (o di trentatr, ripetuti tre volte). Questo rosario si chiama subha in arabo e tashb (o anche komboloy) in turco. possibile che esso derivi da quello buddhista, di centootto grani, in uso nell'Asia centrale e orientale fin dal IV secolo; a sua volta quello musulmano pu aver dato origine, per imitazione , al rosario cattolico, adottato sul finire del XII secolo e pi tardi definito ne lla forma attuale. Anche a livello psicologico dimostrato che far scorrere i grani di un rosario fr a le dita calma, blandisce e aiuta a superare l'ansia e la tensione. Per l'Islm l'essenza divina indefinibile. Comporta realt che sfuggono ai limiti de lla mente umana, quali Eternit, Unicit, Infinito...; tuttavia, pur essendo "Assolu to invisibile" anche se "Realt onnipresente", l'Essenza divina manifesta nei Suoi

fenomeni grazie all'attribuzione di un Nome a ciascuno di essi. Quindi ogni Nom e simbolo di un attributo dell'Essenza divina nella Sua quiddit, che riflesso del la realt di Dio; mentre in effetti Dio ancora di sopra e oltre a tutto ci. Il Nome ha sempre rivestito un valore di considerevole importanza presso gli antichi po poli semitici. Nell'Antico Testamento Mos parla con Dio e dice: "Mi chiederanno: Qual il Suo nome? Che cosa risponder loro?". Nella lettura privata della Thor il n ome di Dio, Jhwh, non veniva pronunciato; era detto in sua vece: Ha shem (il nom e). E Ges: "Ho manifestato il Tuo Nome agli uomini che mi hai dato dal mondo" (Gv 17,6); e poi, nel Pater noster: "Sia santificato il Tuo Nome". Nell'Antico e ne l Nuovo Testamento Dio stesso che impone il nome ai profeti maggiori. Nell'Islm "i pi bei Nomi" (alAsm alHusn, detti anche alAsm alIlhiyyah: i Nomi divini) hanno dato luogo a uno studio specifico, a un capitolo della teologia, alla disc ussione fra teologi e settari sul loro valore e sui problemi che pongono; ma ne parleremo nell'ultimo capitolo, dopo l'elencazione commentata e ragionata dei no vantanove Nomi coranici. Va considerato infine che per l'Islm ogni raffigurazione di Dio assolutamente vie tata. Dio non raffigurabile; anzi: la Sua essenza, causa prima di ogni esistenza , talmente superiore a ogni concetto umano, che perfino il tentativo di spiegarL o a parole produce soltanto un balbettio informale e inadeguato. Oltre a ci, nei luoghi di preghiera sono vietate le immagini di esseri umani e di animali, affin ch le anime semplici non si lascino indurre alla tentazione di adorarle. Nessun C orano, perci, contiene immagini o illustrazioni: solo decorazioni geometriche, ve getali e calligrafiche. per errato il concetto occidentale secondo il quale le immagini sono del tutto vi etate. Numerose miniature persiane, turche e indiane - per citare solo le scuole principali ricche di capolavori raffinati e sensibili - dimostrano che il mondo islamico ricchissimo di raffigurazioni. comunque vero che la civilt, l'arte e la cultura dell'Islm sono opera di popolazio ni nomadiche (quelle turche, essenzialmente) e il nomade, per la natura della vi ta che conduce, tendenzialmente aniconico. Quando, dopo i primi duecento anni di dominio arabo in cui l'arte islamica fu solo un'appendice del Tardoantico (alla stregua delle arti bizantina, armena e paleocristiana), le popolazioni turche i nvasero l'Occidente asiatico, africano ed europeo, sintetizzarono la loro "arte delle steppe" nell'unione con quella bizantino-armena e diedero finalmente all'I slm arte, civilt e cultura autonome. Ecco quindi giustificata la preponderanza ani conica, dovuta al gusto del nomade e non a un divieto coranico, che appunto nel Corano non si trova. Un ulteriore contributo alla civilt dell'Islm venne dato dai popoli dell'Asia cent rale nell'ambito della speculazione mistica, con la costituzione di varie corren ti e confraternite, ricche di apporti filosofici, letterari e poetici. Sono ques te le scuole dei sufi (i mistici dell'Islm), ai quali si far spesso riferimento ne lle pagine seguenti. Per le ragioni suddette, in luogo d'una impossibile "raffigurazione" di Dio si u s scrivere "Dio" (in arabo: Allh) e come parte della tipica decorazione islamica l a calligrafia acquist importanza considerevole. Persiani e turchi tracciarono pag ine calligrafate in cui presente tutto il valore dell'arte figurativa; da persia ni e da turchi trassero insegnamento altri popoli, con elaborati che mai raggiunsero l'importanza dei maestri. Ecco dunque che anche "i pi bei Nomi" vennero devotamente calligrafati, unendo fervore d'arte a fervore r eligioso. Nei tempi bui della decadenza dovuta al dominio colonialista, i popoli che si trovarono distaccati dall'impero ottomano (arabi o arabofoni, e in modo minore alcuni popoli dell'Asia centrale) mutarono la religione in fanatismo e la scienza in magia; usarono allora "i pi bei Nomi" come semplici amuleti, come por tafortuna correnti, deprivandoli quasi dei loro profondi significati e della ven erazione che meritano.

Tuttavia i "Nomi di Dio" - e l'esegesi musulmana non cess mai di rammentarcelo non sono Dio; sono una semplice identificazione della realt divina adattata ai li miti umani, che simbolizza in modo insufficiente la Sua essenza, a noi invisibil e pur nella Sua realt. Jalal alDn Davn (o Dawwn), filosofo ishrq' (1427-1502), nel cel bre commento a Shihboddin Sohravard (Arz-Namh) definiva appunto "il Nome" come uno strumento per la comprensione umana, e null'altro: "Il Suo Nome: ossia quello co n cui conosciuta la Sua essenza, il Nome come inteso nell'uso che ne fanno i fil osofi, non la semplice parola che Lo designa! Il Suo Nome domina il cerchio dell e Intelligenze". Qui Davn us il termine "cerchio" intendendo che le "Intelligenze a ccerchiano tutto ci che di sopra da esse". Ogni singolo essere umano pu raggiungere una conoscenza di Dio, re e solo di una conoscenza a dimensione umana, non a dimensione indi i Nomi, che non sono a misura di Dio, superiore a tutto ci iunque non sia Dio. Questi Nomi sono di aiuto all'essere umano e umano, per il quale svolgono una duplice funzione: ma si tratter semp di Dio. Ecco qu che pensato da ch solo all'essere

a) indicano la via per avvicinarsi a Dio e lo aiutano a percepire per quanto pos sibile l'identit trascendente di Dio, creatore della creazione e perci dei Nomi st essi, che pertanto non Lo possono contenere; b) indicano la via da percorrere per migliorarsi: nel desiderio di capire Dio, a ll'uomo rimane solo la sperimentazione delle qualit divine su di s; per cui la med itazione dei Nomi (o la "rammemorazione", il dhikr dei sufi) una via per la real izzazione del s (alInsn alKmil: l'uomo universale). Cos, ad esempio, contemplando una delle qualit di Dio simbolizzata nel Nome alRahm anu (il Misericordioso), giungiamo a percepirne la misericordia e ad essere noi stessi misericordi. Si pu passare da simile considerazione a una pi dilatata: prer ogativa, essenza della Sua "identit" divina l'essere Creatore; e noi viviamo ques ta vita materiale per sperimentare una delle qualit, uno degli aspetti di Dio ("C apirlo significa avvicinarsi a Lui", scrisse il maestro sufi Nr alDn Isfaryin, 12421317 c.). Ovvero: "vivendo" nella Sua creazione, conosciamo la Sua qualit creativ a grazie alla sperimentazione diretta. Il fatto stesso che il Corano insista sull'Unicit di Dio, a null'altro simile, po rta ai seguenti cinque attributi: Qidam (Egli prima del prima. il "non venuto", il "sempre stato"); Baqa (Egli dopo il dopo, Egli sar sempre); Wahdaniyyah (Egli unico, senza compagni che Gli somiglino, la causa di tutto. Tu tto ha necessit di Lui, Egli non ha necessit di nulla); Mukhalafatun lilHawadith (Egli il Creatore, e non simile al Suo creato. il Creat ore [alKhliqu] di tutte le cose, l'Iniziatore assoluto [alBad'u]); Qiyam biNafsihi (Egli l'Autosussistente, che non necessita di nulla. L'Apparente [alZhiru] e il Nascosto [alBtinu]). Ci ha dato origine a una serie di disquisizioni dotte e di dispute fra dottori in teologia delle varie scuole e fra teologi e mistici (i sufi). necessaria allora una digressione per chiarire il concetto di Dio nella teologia nell'Islm. La scienza tradizionale concernente Dio la 'ilm alKalm, o 'ilm al Tawhd. Le varie scuole principali furono (con gli Omayyadi) i murji'iti, i qadariti, i jabbriti; poi, soprattutto, i mu'taziliti; infine, a partire dal X secolo, gli ash'ariti e gli hanafiti/mturditi. La teologia si avvalse quindi della "scienza degli hadth" (

i "detti" del profeta Maometto) e della "scienza del tufsr" (interpretazione eseg etica). Il Tawhd si bas essenzialmente sull'esistenza di Dio (Wujd Allh); sugli attributi di Dio (siftAllh) - basati sui rapporti dell'essenza e degli attributi, sulla lista degli attributi e sugli attributi controversi - e sui versetti ambigui, ossia qu elli che davano un'immagine antropomorfa (mutashbih) di Dio. L'esistenza di Dio , naturalmente, alla base di tutto e si esplicita nel dogma un ico: La allh ila Allh (Non c' altro dio che Dio). La lista degli attributi universa lmente accettata; solo la natura degli attributi sar variamente discussa, e avrem o: 1) attributi dell'essenza (sifat alDht), concernenti l'esistenza non distinta dal l'essenza; 2) attributi essenziali (dht, o nafs), spesso distinti in attributi detti "escluden ti", che sottolineano la trascendenza divina (ad esempio eternit, permanenza, aut osufficienza), e attributi ma'n (di qualit), che aggiungono un concetto all'essenza (come onnipotenza, volont, scienza, vita, parola, udito, vista, percezione); 3) attributi di qualificazione (ma 'nawiyya), ossia attributi ma'an presi verbalm ente (Onnipotente, Volente, Conoscente); 4) attributi d'azione (sift alAf'l), che designano una "possibilit" di Dio, attivab ile ma non sempre attiva (come creazione, comando e ogni tipo di decisionalit) Ol tre a ci, dal momento che alcuni attributi possono affermando una qualit (per cui hanno azione di attributo affermante), negarne il contrario (azione di attributo escludente), alcuni Nomi di Dio che testimoniano Sue qualit possono avere interp retazioni dalle sfumature varie, come vedremo ai singoli casi. Per ci che riguarda i versetti ambigui (mutashbih) - in particolare quelli che cit ano il volto di Dio, l'occhio di Dio, Dio si siede sul trono - alcune scuole, so prattutto all'origine, consideravano reale l'antropomorfizzazione di Dio, addiri ttura negando la possibilit di interpretazione. il momento in cui la teologia anc ora in mano agli arabi (gli abitatori della penisola arabica, gli altri popoli e ssendo "arabofoni", ma non etnicamente "arabi". Si pensi, ad esempio, che il san gue degli algerini mauro e vandalo, con scarsa presenza greca e romana, mentre i n loro il sangue arabo pressoch irrilevante). L'avvento dei turchi e dei persiani, pi acculturati e con civilt millenarie alle s palle, determin un considerevole balzo in avanti della teologia e si ebbero inter pretazioni illuminate - spesso in chiave esoterica - della parola coranica (gli sciiti, poi, negarono del tutto l'attendibilit degli hadth). Secondo grande argomento della teologia musulmana fu lo studio degli "atti di Di o" (af'luhu ta'l), la cui conseguenza furono le diatribe riguardo il libero arbitri o, predicato dai mu'taziliti, e la "decisione totale di Dio", predicata dagli as h'ariti; il che diede naturalmente luogo a numerose opere pro e contro, facendo nascere scuole e ramificazioni varie. Tutto ci condusse l'insieme della teologia islamica a speculazioni, a scuole diff erenti e a concetti talora in contrasto. Principali correnti furono l'indirizzo teologico sunnita, l'indirizzo teologico ism'ilita, la falsafa, il kalm e il tasaw wuf. La teologia ism'ilita - la corrente che forse pi d'ogni altra si diversific dalla t radizione - comprende la via Khrijita e quella Sh'ita, in cui si mescolano teologi a tradizionale, neoplatonismo e filosofie precipue dell'Irn. L'accento posto, qui , sul mistero inconoscibile di Dio, fino al sistema emanatista di Nasaf (per cui

sussiste l'intermediazione dell'Intelletto universale), fissandosi su un insieme di ipostasi gnostiche, con abbondante interpretazione allegorica dei passi cora nici. La falsafa (filosofia) studia in senso positivistico le questioni riguardanti il concetto di Dio, con una derivazione aristotelica e neoplatonica abbastanza evi dente (Dio il Pensiero che si pensa; il Bene supremo che necessariamente si ama) . Abbiamo cos un Islm che giunge a Dio con il ragionamento da un lato e con l'intu izione dall'altro, secondo la dimostrazione del turco Avicenna (noto in Occident e soprattutto come medico). Naturalmente i falsifa furono avversati dai teologi t radizionalisti. Il kalm fu in un certo senso la reazione ragionata dei teologi sunniti ai filosof i. Se ne conoscono due scuole principali: quella mu'tazilita e quella ash'arita, che - con disquisizioni, arguzie sottili e bizantinismi eccessivi - tendono sop rattutto a discostarsi dall'accettazione "alla lettera" del Corano caratteristic a dei cosiddetti "pii antichi" (salaf), per quanto rimangano formalmente legate alla tradizione. Il tasawwuf, ovvero il sufismo, la punta di diamante, il concetto supremo del mi sticismo islamico. Furono sufi i maggiori pensatori, scienziati e poeti dell'Islm , esprimendo ciascuno, con assoluta libert, i valori principali della propria per sonalit, pur nel totale abbandono al Dio unico. Ci avvenne non senza opposizioni, anche violente, da parte dei teologi, come insegna il martirio di alHallaj (ucci so dai tradizionalisti a Baghdad nel 922). I sufi si organizzarono in confratern ite ed ebbero peso e importanza anche negli affari politici delle varie nazioni musulmane. Essenzialmente le linee principali della ricerca mistica si basarono su due concetti: l'unicit della Testimonianza (wahdat alShuhd), espressa dal sufi in unione d'amore con Dio; e l'unicit dell'Esistenza (wahdat alWujd), per cui null a esiste se non Dio. A Dio solo quindi i mistici tendono, fino all'integrazione finale. Vediamo ora i novantanove Nomi e i loro significati. Seguiremo l'elencazione pi d iffusa e ortodossa; ne vedremo in seguito le varianti in altre elencazioni. I Nomi dal 2 al 14 seguono l'ordine con il quale sono menzionati nel Corano (LIX , 22-24): " un Dio tale che non v' altro dio che Lui, il Conoscitore dell'invisibile e del v isibile. Lui il Misericordioso, il Misericorde. un Dio tale che non v' altro dio che Lui, il Sovrano, il Santo, la Pace, il Pacifico, il Protettore, il Potente, il Costringente, il Consapevole della Sua grandezza. La Sua purezza di l da ogni associato che certuni Gli danno. Dio Creatore, Protettore, Formatore. A Lui i pi bei Nomi. Tutto ci che nei cieli e sulla terra canta la Sua purezza. Lui il Potente, il Saggio". I nomi successivi, invece, sono stati raggruppati per l'assonanza e l'eufonia, a l fine di ricordarli meglio. I nomi da 21 (alQbidu) a 26 (alMudhillu) non si trovano nel Corano nella loro for ma letterale, ma vengono desunti tradizionalmente da radici presenti nel Corano. Sono in coppia per opposizione o per correlazione. V' poi una distinzione fra i "Nomi dell'Essenza" (Asm Dhtiyah), quali Uno, Santo, I ndipendente, che esprimono la trascendenza divina e sono in relazione diretta co n l'Essenza di Dio; e i "Nomi della Qualit" (Asm syftiya), quali Misericordioso, Ge neroso, Pace, che esprimono immanenza e trascendenza divine. A questi ultimi si aggiungono i "Nomi delle attivit divine" (Asm af'liya), quali Colui che d la vita, C olui che d la morte.

importante tener presente che a volte la traduzione diretta di un Nome in italia no presenta difficolt; per la ricchezza espressiva e lessicale della lingua araba , i termini che derivano dalle radici possono avere sfumature difficili da resti tuire in altre lingue e significati (per non parlare delle significanze) perfino apparentemente in contrasto. Un ultimo richiamo: alla fine del commento d'ogni singolo Nome ho posto il nome che se ne ricava anteponendovi il termine 'abd (servo, schiavo, devoto. Esempio: 'Abd alAllah = Abdullah, ovvero "Servo di Dio"). Si ha cos una serie di novantan ove nomi che sono tra i pi imposti ai neonati, nella speranza che il nome influis ca sul comportamento e rammemori negli atti terreni una qualit essenziale di Dio. Infine: secondo la consuetudine, dopo l'enumerazione dei Nomi va pronunciata la frase "Jalla Jallluhu wa taqaddasat 'Asm'uhu" (Che la Sua maest sia proclamata e i Suoi Nomi santificati).

Bismi lLahi alRahmani alRahmi Con questa formula, detta basmala, e che significa: "Nel nome di Dio, Misericord ioso, Misericorde", inizia ogni sura del Corano (eccetto la nona) e ogni azione di ogni buon musulmano. "Nel nome di Dio" ritorna spesso anche nelle liturgie ebraica e cristiana (Sal 2 0,8; 118,10-12; 124,8; Mt 23,39; ecc.). Per gli antichi popoli semiti il "nome" il nominato stesso; cos Dio ha scelto un luogo "per farvi dimorare il Suo Nome" ( Dt 12,11; 16,2 e 6); "glorioso e terribile" (Dt 28,58), ecc. Il "nome di ogni cosa" ha un particolare valore per i musulmani, secondo il pass o coranico (II,31-33): "[Dio] insegn ad Adamo i nomi, tutti; poi li present agli angeli e disse: "Informa temi dei nomi loro, se siete veridici". Dissero: "Purezza a te. Noi sappiamo sol o ci che Tu ci hai insegnato. Sei Tu il Sapiente, il Saggio [al'Almu, alHakmu]". Di sse: "Adamo, informali dei loro nomi". Poi, quando li ebbe informati dei nomi, D io disse: "Non vi avevo detto che Io conosco l'invisibile dei cieli e della terr a, e che Io so quel che voi divulgate e quel che voi nascondete?". Bismi (in arabo: bsm) detto significare: bah, bellezza; san, grandezza; mamlaka, r egno. La basmala dunque la pi ripetuta in tutto il mondo islamico; calligrafata in mini atura e ogni altro genere di pittura e soprattutto in ceramica; eseguita con tut te le tecniche della scultura, sia scultura d'arte sia d'artigianato. Un'intera esegesi ha elaborato teorie essoteriche ed esoteriche partendo dal punto che in arabo caratterizza la lettera b. Ma non essendo il caso di dilungarci qui in mod o specifico sulla basmala, torno all'argomento principale del testo.

Nota per la corretta lettura dei Nomi. I Nomi vengono dati con l'articolo (al) che, precedendo le cosiddette lettere lu nari (a, b, j, h, kh, ', f, q, k), si pronuncia immutato; ma precedendo le lette re solari (t, th, d, dh, r, z, s, sh, s, t, th, l, n) modifica la elle nella let tera solare stessa (esempio: alShamsu: il sole, si legge ashShamsu). Sono inoltr e dati con la desinenza vocalica del nominativo (u). Nella lingua parlata le des inenze vocaliche delle declinazioni (nominativo: u; accusativo: a; casi fratti: i) non si leggono; nella recitazione dei Nomi di Dio la u del nominativo va inve ce pronunciata; tuttavia questa regola non sempre seguita.

1 ALLHU: Dio Da al, articolo, e Ilahu: Dio. Per contrazione conforme alla regola della "frequ enza d'uso" alIlahu diventato Allhu. Al plurale (liha: le divinit), come nome divin o del tutto impersonale, gi presente nella poesia araba preislamica. A molti studiosi occidentali non sfuggita la somiglianza con l'ebraico El (esemp io: El-okim, Dio di giustizia), mentre per altri potrebbe derivare dall'aramaico Alh. Per indicare una divinit, il termine Il, El (rare volte Elim) presente in tut te le lingue semitiche (Israel: combattente di Dio; Immanu-el: con noi Dio; Bb-El : la porta di Dio; ecc.) a partire da: "Ivi (Giacobbe) eresse un altare e lo chi am El, Dio d'Israele" (Gn 33,20), fino all'invocazione di Ges sulla croce: El, El, l em sabachthan? (Mt 27,46), che in aramaico significa: "Dio mio, Dio mio, perch mi h ai abbandonato?". Il Dio degli ebrei detto anche Elohim: El al plurale. In particolare Il la desin enza del nome delle divinit sudarabiche preislamiche; comunque una divinit detta A llh era gi conosciuta alla Mecca prima della nascita del profeta Maometto. L'esegesi musulmana s' abbondantemente espressa nei secoli a proposito di questo Nome e vari studiosi hanno proposto altre derivazioni, una decina, tra cui: la r adice 'Ih (adorare); Iyh, da cui lha (essere elevato, nascosto), opinione preferi ta dai Basriani; Iwh, da cui lha (creare); 'wl e 'yl, che rappresentano un concet to di "preminenza". Ab alBaq' alKaffaw riteneva che Allh si fosse formato da h' (nome indicante "maggiorit", e pronome della terza persona), e lm, suffisso di possesso . Del tutto errato, comunque, il concetto espresso da alcuni studiosi occidentali secondo il quale Allhu il nome specifico del Dio dei musulmani; per cui la traduz ione appropriata dar in italiano al termine Allh il suo significato precipuo: Dio. Il concetto di Dio che ne pu avere l'essere umano per forza costantemente limitat o, a causa dell'imprescindibile limitatezza dell'essere umano stesso. Esso compr ende il tawhd e il sift-Allhf. Tawhd "l'unicit divina", che si basa sull'esistenza di Dio (wujd Allh); il sift-Allhf l'elencazione degli attributi di Dio, senza per ques to diventare un "corporeista" (mujassima, detti per disprezzo hashwiyya). Occorr e cio non cadere mai nell'errore gravissimo di comparare Dio con le Sue creature (errore detto tashbh), ma procedere al tanzh: l'affermazione che Dio "non corpo, n sostanza (jawhar), n accidente, n localizzabile..." e cos via. In effetti Dio bil ka yf wa l tashbh: senza commento n comparazione. In definitiva Dio "mistero" (ghayb), Dio "indefinibile". I sufi, che nell'Islm espressero i pensieri pi alti nel difficile cammino verso "l 'unione con Dio", consideravano le Enneadi di Plotino "documento d'un sufi prima del verbo muhammadico" ("Bevemmo di quel vinoprima che la vigna fosse piantata" , scrisse 'Omar bn Fridh [1118-1235] in AlKhamriya). Di Dio Plotino scrisse: Poos onv meis lgomen per auto..., ovvero "Ma perch allora parliamo di Lui? In verit noi di ciamo solo qualcosa di Lui, ma non affermiamo nulla di Lui e di Lui non possedia mo n conoscenza n pensiero. E come dunque possiamo parlare di Lui se non Lo possed iamo? vero: non Lo possediamo con il raziocinio, non Lo possediamo in modo compl eto; ma Lo possediamo in modo tale da poter parlare di Lui anche se in modo inad eguato" (Enneadi V,3;14). tuttavia possibile intuirne l'eternit, l'unicit e l'universalit. Egli non appare ai nostri occhi e, nella Sua ipseit totale, nemmeno alla mente umana pi illuminata; tuttavia assolutamente "il Presente" in ogni particella dell'infinito. I fenomen i che noi percepiamo e dei quali abbiamo cognizione precisa, in effetti sono nul la, mentre Dio, anche se non siamo in grado di considerarLo evidente, l'Evidenza , la Realt unica. Forse il modo migliore per capirLo reale considerare le leggi c he regolano, innumerevoli, la complessa e interdipendente vita dell'universo; le ggi perfette che mai la materia di cui l'universo fatto avrebbe potuto concepire . Il Corano - e tutto il Corano , in definitiva, dedicato a Dio - tenta di darne un'immagine, ad esempio, con i versetti 22-24 della LIX sura, pi sopra citati. 'ABD-ALLAH (Abdullah). Nome che tende a far rammentare a chi lo porta l'unicit e

l'unit di Dio. Grazie ad esso il "servo di Dio" dovrebbe rammentarsi dei benefici che Dio costantemente gli elargisce manifestandosi in lui con tutti i Suoi attr ibuti.

2 alRAHMANU: il Misericordioso (dalla radice r-h-m: essere compassionevole, buono, clemente, misericordioso) Nel Corano compare centootto volte, oltre alla formula "Nel nome di Dio Misericordioso, Misericorde", che (a esclusione della nona) appare in test a tutte le sure senza tuttavia farne parte; eccetto la prima, della quale invece fa parte come primo versetto. Ad esempio: I,2-3; II,163; XX,90; XLI,2; LVII,29; LIX,2. Anche il Nome successivo, alRahymu, viene dalla stessa radice, per cui indicher " il Misericorde", nel senso della "qualit essenziale precipua di Dio", mentre alRa hmanu indicher "il Misericordioso" nel senso dell'Azione" di misericordia che Egl i compie. Da confrontare la formula ebraica rahom v hann: Dio di piet e misericordi a (Es 34,6-7; ecc.). In iscrizioni giudaico-sabee Rahman (il Misericordioso) des igna il Dio del monoteismo assoluto; mentre per alGhazzl quasi un nome proprio esc lusivo di Dio, essendo solo Sua la volont del bene totale (iradat alKhair), come appunto dice il Corano (VII, 156): "La Mia misericordia ricopre ogni cosa". Per l'essere umano la misericordia non si pu limitare alla compassione, alla piet as, essendo tale solo se in grado di eliminare le pene di coloro che soffrono. L a misericordia di Dio imperscrutabile; infatti il Profeta ha detto: "Se colui ch e non si trova nel bisogno invoca la misericordia di Dio rischia di attirarsi in vece la Sua collera". Per questo Ibn 'Arabi ha scritto: "La misericordia che Dio prodiga alle Sue creature l'essenza stessa dei Suoi Nomi: misericordia pura, co me sono puri un cibo lecito e un godimento naturale non macchiati dal biasimo. u na misericordia derivata dai Suoi Nomi e non allo stato sublime; come una medici na, che forse sgradevole quando la si prende, ma che poi guarisce [...]. Cos Dio gratifica il Suo servo attraverso il Nome alRahmanu, allora il dono libero da og ni sorta di contaminazione pur se contaminato colui che lo riceve o la sua inten zione". 'ABD-ALRAHMAN. Colui che porta questo nome incentivato a esprimere la misericord ia creatrice di Dio e ad essere buono secondo le proprie possibilit. Nome che ill ustra il detto del Profeta: "Dio ha creato l'essere umano nella forma della Sua misericordia".

3 alRAHYMU: il Misericorde (Nel Corano compare ottantadue volte, oltre alle osservazioni date per il Nome precedente. Tra queste: I,2-3; II,163; XX,90; XLI,2; LVII,29; LXIX,2) Dio, essendo tale, possiede la qualit "il Creatore", ma la Sua creazione partecip a in se stessa della sua Qualit "il Misericorde", per cui alcuni teologi hanno de tto: "La Sua misericordia (rahmaniyya) ha fatto s che tutto il creato sia stato c reato per il genere umano". Questa naturalmente una riduzione dell'identit di Dio , ma pu rendere l'aspetto di "generosit" insito in questo Nome. Altri teologi hann

o optato per una presenza Rahmanu nel mondo fenomenico e Rahymu nel mondo dello spirito (Mujahid), sino a giungere a pregare Dio chiamandoLo: "Oh Rahmanu di que sto mondo e Rahymu dell'aldil!". Comunque la presenza della rahmaniyya divina sulla terra conduce l'essere umano alla generosit, alla capacit d'essere compassionevole, soffocando l'orgoglio ed es primendosi con le buone azioni, prima di tutte l'astensione assoluta dal nuocere agli altri e l'uccidere. Ci comporta anche la sopportazione dell'ingratitudine e l'abbandono di qualsiasi forma d'arroganza, di vanagloria, di vanteria per il bene compiuto, poich l'esser e umano soltanto strumento di Dio. Del pari i gratificati ringrazieranno in defi nitiva Dio per l'aiuto ricevuto dai loro simili. 'ABD-ALRAHYMU. La persona che porta questo nome incentivata a perfezionarsi di c ontinuo nella ricerca di Dio, con devozione e religiosit. Il suo nome rammenta co s al prossimo la compassione e la bont di Dio.

4 alMALIKU: il Sovrano, il Re Allotropi: Mliku, Malyku (Corano: III,26; LIV,55; ecc.). (Corano: I,3; II,258; III,26; III,II4; XV,23 XCII,13) Dall'antica radice semitica m-l-k; ebraico melekh, aramaico malk; accadico malku; assiro malku, maliku. Plurale: mulk Ha un senso assoluto, poich solo a Dio compete in effetti tale titolo. AlMaliku h a valore di attributo escludente (Dio indipendente da ogni cosa) e di attributo attivo (ogni cosa dipende da Dio). attributo di potenza da intendersi come indic azione di potere assoluto e nello stesso tempo ha carattere sociale di rilevante importanza: solo Dio sovrano, solo Dio "proprietario" dell'essere umano; l'esse re umano non deve riconoscere sovrano o padrone di fuori da Dio. Il Corano (III, 26) afferma: "Di': Dio, Sovrano della regalit, Tu dai la regalit a chi vuoi e stra ppi la regalit a chi vuoi; e dai il potere a chi vuoi, e umilii chi vuoi. Il bene nella Tua mano. S, Tu sei Onnipotente". D'altro canto molte correnti teologiche, considerando il versetto coranico XLII, 38 ("per quelli che rispondono al loro Signore, compiono la preghiera rituale, " si consultano fra di loro per deliberare", ed elargiscono ci di cui li gratifichi amo"), lo interpretano come l'invito a organizzare i governi terreni in repubbli che. A questo proposito si stabilisce una differenza fra il "califfo" (capo reli gioso e politico di tutta la comunit islamica, tenuto alla piet e alla dirittura m orale), il "sultano" (organizzatore dell'impero e capo della sua organizzazione, ma non "padrone" dell'impero) e gli altri tipi di governanti non soggetti a un parlamento eletto. Risulterebbe quindi non coranico - e per conseguenza non isla mico - un regno assolutistico; vi comunque differenza fra lo strapotere dei re d ell'Arabia Saudita (lo sharf della Mecca si autoproclam "re dei paesi arabi" nel 1 916 e venne accettato come re del Hijz da Gran Bretagna e Francia) e il potere de l re di Giordania, equo perch regolato dalle necessit del popolo. Comunque nessuno all'infuori di Dio riuscir mai ad essere re in senso totale, e c io dei cieli e dei mondi, del visibile e dell'invisibile. Dio un Re in assoluto a nche per il fatto che il Creatore del regno, e l'unico conoscitore dell'estensio ne, della realt e del senso escatologico del regno. D'altro canto il regno del tu tto dipendente dal suo Monarca, ed sotto questo punto di vista che va intesa la realt del giorno ultimo, o giudizio finale: come alta corte di giustizia relativa al regno. Da qui, due necessit: l'obbligo di far buon uso dei beni terreni, dati in usufrutto a noi in qualit di "incaricati del Re" (ossia "califfi" di Dio), pr ecipua di ogni essere umano; e il giudizio finale per poter rendere conto al Mon arca di questa fideiussione terrena.

Importante anche la considerazione che Dio, e solo Dio, il Re della vita e della morte (Corano: II,258; XV,23; XCII,13; ecc.). Nel Corano si legge: "Purezza a Colui che tiene nella mano la Sovranit [malakt] su ogni cosa (XXXVI,83)". Il malakt inteso dai sufi come "il regno angelico e mondo spirituale", in parallelo con l a "natura essenziale di Dio": alHht. 'ABD-ALMALIK. Chi porta questo nome incentivato a considerare che qualsiasi tipo di potere possegga, esso va esercitato entro i limiti del regno di Dio. Pertant o il suo compito arduo, poich uno dei doveri pi difficili sulla terra quello di sa per governare con equit e giustizia, senza lasciarsi corrompere da un potere che troppe volte tenta l'essere umano trascinandolo nella negativit e arrecando lutti e dolori.

5 alQUDDUSU: il Santo (Sacro, Puro, Perfetto, Senza limiti) (Corano XLIX,23; LXII,I) In diretta analogia con taqaddus, taqdys: lo stato di santit, di carattere sacro, trascendente; Mu-qaddas: la cosa sacra. Da ci si evince che tradurre jihad (lo s forzo) con "guerra santa" un errore gravissimo. Nel Corano in analogia con Qayyumu: il Sussistente, e Qlmu biDhtihu: Colui che sus siste per sua propria essenza (XX, 111; LXIV,72). Indica al contempo sia che Dio esente da ogni imperfezione (concetto umano), sia che il Suo mistero di l da ogn i possibile interpretazione o sguardo umani (realt unicamente di Dio). l'equivalente dell'affermazione-attributo mukkalafatun lilHawadit ("Che non reca in Se alcuna rassomiglianza con il creato"): una delle cinque essenze di non so miglianza di Dio con cosa alcuna. Disse alGhazzl: "La perfezione del carattere sac ro e della trascendenza possibile unicamente per l'Uno Vero" (Ihya, IV,162) e: " Per esistere, l'universo ha necessit di un Creatore, e per questa sua propria nec essit proclama la trascendenza del suo Creatore" (Ihya, I,92). Infatti le qualit d i Dio alQuddsu non sono comparabili a qualit analoghe che si possono attribuire a esseri umani anche nella loro elevazione massima, perch sfuggono alla comprension e umana per il fatto stesso che sono qualit "eterne". La comprensione di questa v erit porta l'essere umano al desiderio di lodare Dio per la perfezione che non am mette antropomorfismi o raffigurazioni di alcun genere. Per lo stesso fatto la p reghiera a Dio solo e puro atto di adorazione, e non richiesta di beni materiali , altrimenti diventa shirk: politeismo; poich si associa Dio al concetto di un re ale "protettore", anche se di grande potenza e qualit. Essendo il Protettore in a ssoluto, non Gli va chiesta l'azione del proteggere, essendo in se immanente, to tale, eterna. Ci indica anche il grado di fede che il credente chiamato a raggiun gere: pura comunicazione con il Creatore, comunicazione esente da desideri mater iali, da condizionamenti, da devianze psichiche quali il complesso edipico, il t artufismo o il pietismo. Essendo quindi l'attributo "Santo" qualit esclusivamente di Dio, l'Islm strettamen te coranico riconosce a uomini eminenti (a molti maestri sufi, ad esempio) il va lore di una vita esemplare, ma mai il titolo di "santo", usato invece correnteme nte dalla massa semplice, non evoluta, che il pi delle volte ha solo una superfic iale infarinatura teologica. 'ABD-ALQUDDUS. Chi porta questo nome incentivato ad accogliere nel proprio cuore solo Dio, e pertanto a condurre una vita il pi possibile esente da macchia e da desideri mondani, seco ndo il detto tradizionale: "Non Mi troverai nei cieli e sulla terra, ma nel cuor e dei Miei servi fedeli".

6 alSALAMU: la Pace (Corano: XXXIII,44; LIX,23) Come attributo escludente indica che Dio il possessore di una Pace assoluta; com e attributo attivo "Colui che d la pace e la salute" pre e post-creazione; come a ttributo della Parola Egli dar la pace salutando la Sua creatura. Questo Nome indica forse pi di ogni altro che i Nomi di Dio sono essenze desidera te e per quanto possibile perseguite dagli esseri umani, che tuttavia non sono i n grado di raggiungerle in questa vita; la pace uno stato che si potr raggiungere solo nella vita futura. La pace comunque possibile non come qualit sorta d'impro vviso nel cuore del fedele, ma attraverso una via di evoluzione costante, con la ricerca non del perfezionamento in assoluto (errore di presunzione), ma dell'eq uilibrio; attraverso la ricerca non della felicit (sentimento solo episodico) ma della serenit: uno stato raggiungibile e perfino continuo, a condizione di essere sempre preparati a riaggiustare il proprio equilibrio interiore tra i costanti squilibri del mondo esterno. Tosun Bayrak cita a questo proposito un vecchio proverbio turco: "Non appoggiart i a un albero, perch pu inaridire e putrefarsi; non dipendere dagli uomini, che po ssono solo invecchiare e morire... Colui che dipende da Dio alSalmu non avr mai ti more. La forza di Dio si manifester in lui e gli dar la forza della fede. Questa l a manifestazione del Nome alSalmu". Mi viene da citare un altro proverbio turco: "La pazienza la chiave della serenit", poich in effetti la pace e la salute dello spirito si raggiungono perseguendo con pazienza la via della comprensione dei va lori del mondo. 'ABD-ALSALM. Questo nome viene conferito nel desiderio che chi lo porta sia prote tto dal dolore, dalla necessit e viva una vita equilibrata e pacifica. 7 alMU'MINU: il Fedele nel senso di "avente la Fede", cio di Colui che detentore della Fede e la dona a chi Egli vuole (altro senso: il Rassicurante) (Corano: LIX,23; titolo della XXIII sura) Come principio di forma (muf'il) il termine pu avere due sensi, insiti entrambi n ella radice -m-n ("essere in sicurezza" e "credere"), per cui pu significare sia " protettore" sia "credente". Certi autori musulmani che non conoscono bene le fin ezze della lingua araba hanno considerato assurdo il senso di "credente, fedele" come Nome di Dio. Prendendo il termine in senso assoluto il significato pi diret to quello che corrisponde all'idea di quiete e di sicurezza accordata da Dio all e Sue creature, come ha dimostrato Si Hamza Boubakeur. La radice -m-n evoca l'ide a di fiducia e di sicurezza, per cui mu'min , nel mondo fenomenico, il credente s incero, mentre dalla radice s-l-m abbiamo muslim: "Colui che si sottomette [a Di o]", il musulmano (e al masdar della IV forma: Islm). Sinonimi sono: dalla radice kh-l-s (essere puro, non mescolato) mukhlis, "Colui che pratica con sincerit il culto puro"; e ikhls, "Colui che lontano da ogni politeismo"; hanf: il fedele che credeva in un solo Dio gi prima dell'Islm coranico; mentre yaqn (certezza) evoca la fermezza nella fede. Da mu'minu il plurale mu'minna: i fedeli, i credenti, quind i la comunit dei musulmani; considerando per, come dice Si Hamza Boubakeur (Le Cor

an, Paris 1979, p. 1012) che: "Il messianismo di Ges e di Maometto , in effetti, u niversale nel tempo e nello spazio. Si rivolge a tutti gli uomini: agli idolatri (mushrikn), ai miscredenti (kfirn), agli erranti (dlln), cos come ai credenti (mu'min )". Il contrario di mu'min dunque kfir. Circa il doppio significato "Rassicurante, Fedele", i pi importanti e illuminati commentatori hanno considerato solo il primo valore; alcuni invece hanno afferma to che assurdo attribuire il secondo significato di questo termine a Dio. Altri invece preferiscono il secondo significato, seguendo il commento di alYj [nota], per il quale "Dio il Credente in quanto aggiunge fede a se stesso e al Suo invia to, grazie alla Sua suprema veracit. Ci sia testimonialmente, perch, essendo, affer ma Se stesso e i Suoi inviati (attributo della parola); sia operativamente, crea ndo la prova miracolosa (attributo attivo)" (Kitb alMawqif). Si pu ancora considerare Dio come il Credente in relazione al fedele, essendo per questi fonte di sicurezza e di protezione (amn). necessario distinguere comunque "fede" da "religione". Fede pulsione connaturata, la spinta dell'essere umano verso il suo Creatore, qu alsiasi sia la sua posizione, il suo tempo e la sua cultura; mentre religione la burocratizzazione della fede, e comporta una cultura, uno spazio temporale e ge ografico, e una ritualistica specifica. Secondo il Corano Dio accoglie "tutti" g li uomini nella fede, e li suddivide nelle religioni; e chieder a ciascuno conto della fede e del comportamento, non della specificit comportamentale in relazione a una specificit religiosa. In questo senso il Nome alM'minu acquista il suo sign ificato completo: Dio, essendo il possessore della fede, ed essendo la fede il d ono pi grande che l'essere umano possa ricevere da Dio - pi della salute, dell'int elligenza, della ricchezza e della serenit familiare - il solo in grado di dare l a fede a chi vuole, come appunto afferma pi volte il Corano. Egli per contro Colu i che protegge e conforta quanti si rifugiano in Lui. Chi veramente ha fede non teme la morte, n nutre tutte le paure che derivano dall'inadeguatezza della condi zione umana; e del pari chi ha fede non cade nel pericolo del fanatismo, che un modo errato di sentire la religione avvertendone in modo rigido solo i dogmi, in condizionatamente fissati a un momento passato, generalizzando ci che va invece i nteso secondo costanti distinzioni. La fede come un grande fiume che scorre muta ndo le proprie onde pur rimanendo se stesso; l'impeto delle acque trascina le sc orie e purifica i pensieri, mentre il fanatismo come un fiume, in cui i pesci so no morti assiderati. Gli esseri umani e la loro fede hanno nemici multipli che nuociono: l'egoismo, l 'interesse, gli orpelli del mondo che seducono i deboli. Il male ha aspetti suad enti e la parte negativa dell'essere umano facilmente cade preda di questo aspet to diabolico del mondo fenomenico. Sorgono allora le tirannie, gli egoismi, le m alvagit e le guerre con il loro amaro seguito di sventure. La civilt del benessere allarga i suoi confini e la fede viene meno. Quando, per fuggire tutto ci, uno d ice: "Mi rifugio in Dio", si rifugia in questo Nome di Dio: alM'minu; si rifugia nella fede, il dono che lo pone al riparo da ogni tentazione diabolica. Sar allora opportuno completare questa conoscenza sapendo quali sono i tre gradi della fede secondo l'Islm. Primo grado: conferma della propria fede con le parole (che sono: la shariha, la preghiera, la lettura del Corano), affinch anche gli altri sappiano che chi le p ronuncia "crede in Dio" ed musulmano. Secondo grado: conferma della propria fede con gli atti, secondo il precetto cor anico (II, 177): "La religiosit non consiste nel volgere il vostro volto verso or iente o verso occidente [ossia nel pregare secondo il rito di questa o di quella religione]. La religiosit consiste [...] nel dare dei propri beni ai parenti, ag li orfani, agli indigenti, ai pellegrini, ai mendicanti, e per la liberazione de gli schiavi, nell'osservare la preghiera, nel versare l'elemosina legale. Sono c aritatevoli coloro che restano fedeli agli impegni assunti, che sono perseverant i pur nelle avversit, nel dolore e nel momento del pericolo. Ecco le genti sincer e". Terzo grado: conferma della propria fede nel cuore. Ci che essenziale la fede nel cuore. Colui che mostra fede con le parole ma non l a possiede nel cuore un mentitore; colui che la conferma con le azioni ma

non la possiede nel cuore un ipocrita; colui che la possiede nel cuore senza dic hiararlo a parole quando non pu esprimerle per un motivo qualsiasi (ad esempio pe r l'incolumit della propria persona in circostanze particolari, altrimenti diverr ebbe partecipe e complice dei danni che altri gli possono procurare), o senza di chiararlo con gli atti quando ne impossibilitato, ad esempio non potendo fare la carit per circostanze particolari (rammento: carit anche dare un sorriso o una pa rola buona), e rimane comunque un fedele gradito a Dio. "Colui che ha fede sa di trovare un sicuro rifugio in Dio alM'minu: e per questa ragione tutti possono trovare rifugio presso colui che ha fede, poich colui che h a veramente fede amico di tutti, sollecita il bene, aiuta coloro che fuggono dal male, una persona fidata" (Tosun Bayrak). 'ABD-ALMU'MIN. Chi porta questo nome si comporti dunque come un sicuro rifugio p er quanti affidano a lui onore, beni, vita e sia di esempio agli altri con la pr opria serenit e la propria sicura fiducia nella bont del Signore.

8 alMUHAYMINU: il Vigilante (Corano: XLIX,23) Termine d'origine siriaca. Secondo l'attributo della scienza va inteso come il T estimone onnipresente, la Cui conoscenza veglia su ogni cosa; secondo l'attribut o della parola va inteso come l'assoluto Sincero, il Veridico nella Sua parola, in accostamento col termine amen. Colui che vigila su tutto ha in Se la qualit suprema di Guardiano e di protettore di tutto. Poich tutto perch Egli , essendo Egli il principio dell'energia con cui si fa il mondo fenomenico che solo in Lui trova creazione e sostanza, implicitam ente nulla sfugge alla Sua realt, nemmeno per un istante. In senso assoluto dunqu e tutto coordinato da regole (e vi sono leggi fisiche di sopravvivenza - come il circolo di Krebbs in medicina - che superano ogni possibilit d'essere state orga nizzate dalla materia che esse stesse regolano), per cui la vigilanza costante d i Dio si identifica con l'attuazione stessa delle infinite complicatissime leggi fisiche grazie alle quali il mondo fenomenico, da un qualsiasi atomo infinitesimo ai com posti di galassie, deve la sua sussistenza. Trascendendo il piano fisico, del pa ri presente a Dio ogni minuscola azione delle Sue creature, compreso il corollar io di ragioni fisiche, psichiche e ambientali che hanno condotto a tale azione. Tuttavia la "vigilanza" non implica "ingerenza": la creatura di Dio libera nelle sue decisioni e nelle sue azioni, sapendo che solo alla fine del tutto ne rende r ragione. La "vigilanza" di Dio necessaria anche ad altri Suoi attributi-Nomi, in particol are alla "retribuzione", alla "giustizia", alla "equanimit", in un tutt'uno che inglobandosi - ci fa capire come Dio sia Uno nel pi alto dei modi e solo noi sia mo costretti a suddividerne l'essenza in Nomi per poterci avvicinare alla grande zza del Suo mistero. Si pu giungere a cogliere un riflesso della qualit del Nome alMuhayminu cercando i n noi stessi la consapevolezza vigilante dei nostri pensieri, azioni, parole e s entimenti. 'ABD-ALMUHAYMIN. Nome che tende a conferire a chi lo porta l'incarico di ben vig ilare su se stesso e sugli altri, difendendoli dalle ingiustizie e aiutandoli ne lla ricerca del retto sentiero.

9 al'AZZU: il Prezioso (valore recente del termine: Caro, nel senso di amico amato) (Nel Corano frequente. Ad esempio in: III,62; VI,96; XI,66; XXXV,23; LVIII,22; L XII,1; LXXXV,8) Come attributo d'azione indica che la potenza di Dio pu punire con forza chi Egli vuole e per sottinteso ch'Egli il Signore della retribuzione. Secondo alGhazzl, c ome attributo escludente ha il senso di Raro, Preziosissimo, Difficile da ottene re, e pertanto - essendo Dio "il Raro per eccellenza" - l'Unico in senso assolut o. Egli necessario al punto che senza di Lui nulla sussiste ed cos inaccessibile che solo Lui pu conoscere Se stesso. Per alYj indica che Dio non ha padre n madre, che nessun luogo Lo pu contenere e che nulla Gli simile. Il termine appare spesso nel Corano in versetti che parlano della punizione divi na. La potenza di Dio legata allora alle Sue qualit di giustizia e di misericordi a; inoltre Egli in grado di frenare la propria potenza con equilibrio. quindi il Vittorioso che nessuna forza pu sopraffare ma che non viene sopraffatto dal desi derio della propria forza. Come nome grammaticalmente attributivo, ha senso di "sufficiente qualitativament e a se stesso", ci che ha dato origine a particolari dissertazioni filosofico-gra mmaticali, in particolare quella di alJl: " Si distinguono comunemente nell'uomo d ue categorie di qualit: quelle che gli sono inerenti (come la vita) e quelle che emanano da lui (come ad esempio la generosit). Un gruppo di sufi, detti "Coloro c he realizzano la verit" (alMuhaqqiqn), suddivide i Nomi di Dio in due gruppi. Il p rimo gruppo costituito dai Nomi che sono qualitativamente sufficienti a se stess i (detti in grammatica nomi attributivi): sono i Nomi dell'Essenza, come Uno (al Ahad), l'Unico (alWhid), il Singolare (alFard), l'Impenetrabile (alSamad), il Sub lime (al'Adhmu) e il Vivente (alHayy), il Glorioso (al'Azz). Il secondo gruppo co stituito dai nomi qualitativi, come quelli che si riferiscono alla Scienza (al'I lm) e alla Potenza (alQudrah); oppure qualit dette della Persona (alSift alNafsiya h); o anche alle attivit divine (alSift alFaliyah)". 'ABD-AL'AZIZ. Colui che porta questo nome incentivato ad affidarsi a Dio perch lo ponga al sicuro da ogni attacco e da ogni prevaricazione del potere terreno. Ch i d questo nome a un figlio desidera che sia forte ma che non eserciti negativame nte la sua forza n si abbandoni alla vendetta.

10 alJABBRU: l'imperioso, l'inaccessibile (il Fortissimo, l'oppressore) (Corano: LIX,23) Dalla radice j-b-r: riordinare, restaurare; quindi il Nome pu essere inteso come: Colui che secondo il proprio volere coordina tutto ci che necessario per l'umani t, lasciando a questa la libert di scoordinare quest'ordine. Secondo il caso un at tributo o d'azione oppure escludente e affermativo insieme. Sinonimo il Nome 'Ad himu (n. 34), inteso nel senso "Esente da ogni mancanza". Inteso correntemente come "Colui che pu unire ci che spezzato", indica quindi la q ualit di ristabilire l'ordine. Per Ibn al'Arab con questo nome Dio offre un grande dono alle Sue creature, fornendo loro l'ambiente in cui sussiste tutto ci che ne cessario loro, secondo il coordinamento delle leggi cosmiche che trascendono la

stessa comprensione umana. Le leggi dell'ordine cosmico sono quindi, per Ibn al' Arab, un grande dono dato da Dio all'umanit. Quando l'essere umano in cerca di una definizione escatol ogica della propria vita giunge a chiedersi: " tutto qui?", implicitamente afferm a: "Qui c' tutto". Se qui c' tutto, c' tutto ci di cui abbiamo bisogno e ci sono le risposte a ogni nostro interrogativo: basta saper capire. Allora si capir anche l 'apparente disinteresse di Dio nelle imprese degli esseri umani, dal momento che essi hanno tutto ci che loro necessario per fare e per disfare, e dal momento ch e Dio ha offerto loro tutto il necessario. Si consideri, ad esempio, che secondo la legge divina cosmica la terra obbligata a ruotare su se stessa e intorno al sole, che quindi non pu "non sorgere di nuovo" al prossimo giorno; e il vento sof fia, n pu sottrarsi alla pienezza della forza del coordinamento divino. L'essere u mano invece pu scegliere di seguire la legge naturale o di sottrarvisi. Dipende d a lui. AlGhazzl considerava alJabbru il "qualificativo per partecipazione" (la ragione per la quale era stato incaricato della sua missione da Dio) del profeta Maometto; e alGhaffru (l'indulgente, n. 15) il "qualificativo per partecipazione" del profe ta Ges. 'ABD-ALJABBR. Colui che porta questo nome dovrebbe riflettere sulla forza di Dio, dominarsi e accettare di buon grado il volere di Dio in ogni accadimento della vita.

11 alMUTAKABBIRU: il Superbo (il "Consapevole della propria grandezza") (Corano: LIX,23) Secondo alGhazzal: "Tutto vile a fronte della Sua essenza", con la connotazione d i "consapevolezza" divina della grandezza della propria realt. Per Yj alJurjn il sen so del Nome comparabile a quello di 'Adhmu (n. 34), come il precedente. Il Nome , nel Corano, in un passo fra i pi importanti per la comunit dei musulmani e in particolare dei sufi (LIX,22-24): "Egli, Dio, di fuori dal quale non v' divi nit, Conoscitore dell'invisibile e del visibile. Egli, Misericordioso [Nome n. 2] , Misericorde [n. 3]. Egli, Dio, di fuori dal quale non v' divinit, il Sovrano [n. 4], il Santo [n. 5], la Salute [n. 6], il Fedele [n. 7], il Protettore [n. 8], il Potente [n. 9], il Consapevole della propria grandezza [n. 10]. Purezza a Lui , cui nulla associabile. Egli, Dio, il Creatore [n. 12], l'innovatore [n. 13], i l Formatore [n. 14]. A Lui i Nomi pi belli. Tutto ci che nei cieli e in terra canta la Sua gloria. Egli il Potente [n. 9], il Saggi o [n. 20]". Secondo Sayf alDn alAmid Dio crea l'universo per il fatto stesso che ci manifestazi one del Suo Nome alMutakabbiru; considerazione giustamente criticata da altri st udiosi. Accettata invece l'opinione che Satana (rammento che per l'Islm non un an gelo - creato di luce - caduto, ma un aspetto del mondo fenomenico, creato di fu oco) tende a considerarsi alMutakabbiru e riesce a deviare molti allettandoli co n l'idea della potenza (peccato di superbia abbondantemente descritto anche in a ltre religioni) nel campo politico, intellettuale e finanziario: "La pioggia non rimane sulle alte cime ma scende nelle valli profonde; i doni di Dio non gratif icano chi s'erge superbo ma chi si prostra umile" (G.M.kh). 'ABD-ALMUTAKABBIR. Nome che dovrebbe indicare a colui che lo porta la vanit delle glorie terrene, l'effimero degli sforzi umani volti al benessere materiale, fug gendo l'egotismo e l'orgoglio e comprendendo d'essere, noi tutti, un semplice e momentaneo riflesso dell'Unico veramente Supremo.

12 alKHLIQU: il Creatore (Corano: VI,102; XXV,2; XXXV,3; XL,62; et passim; XXIV,54 nel Corano di Kfa) il Nome forse pi intimamente collegato - dal punto di vista della comprensione um ana - alla realt di Dio, poich essendo tale, la qualit specifica che dimostra la Su a essenza divina la creativit. Quindi l'universo - che il Corano definisce "non c reato per caso" ma con una finalit nota solo al Creatore - emanazione "costante" dell'essere Egli Dio; e del pari costante la testimonianza che l'universo reca d ella Sua divinit. In effetti tutto ci che parte di questo mondo fenomenico ha un p rincipio e una fine; e tutto ci ha bisogno di un Creatore. Tutto ci che viene crea to vive il momento della sua creazione: prima di quel momento non esisteva, e si trova cos ad avere un principio. Il Creatore, se avesse un inizio, avrebbe a sua volta un creatore; per cui logica la frase di alHallaj: "Il Creatore sussiste d alla preeternit alla posteternit". Da Dio procede il perpetuo divenire (maser, che per i sufi diventa il divenire del mistico che tende a Dio grado dopo grado) della c reazione, che ha uno scopo, una finalit ed differenziata solo in apparenza, compo sta com' da quanta energetici primari, chiamati da Fakhr alDn Rzi, teologo morto ne l 1210 (XVII,9): jz l tatajj (parti indivisibili). Sulla teoria della creazione (Corano X,3) sono in opposizione l'esegesi sunnita, la scuola mu'tazilita e la setta ismailita. Una dettagliata spiegazione delle d ifferenti opinioni si legge in Si Hamza Boubakeur. Per i sufi la creativit di Dio (e il suo potere di risuscitare) si manifestata co n il profeta Ges figlio di Maria Vergine, giusto quanto dice Ges stesso in un vers etto del Corano (III,49): "In verit vi porto un segno da parte del Signore: forme r per voi con il fango un uccello, vi soffier sopra, e con il permesso di Dio sar u n uccello [vivo]". Per il collegamento di questo Nome con i due susseguenti si veda la citazione di alGhazzal a proposito del Nome alMusawwiru (n. 14). 'ABD-ALKHLIQ. Chi porta questo nome dovrebbe sentirsi incentivato a compiere tutt o ci che necessario al suo prossimo in accordo con quanto Dio gli ispira.

13 alBRI'U: il Promotore, il Plasmatore (eguale senso del precedente) (Corano: II,54) L'essere umano nulla: la sua identit risiede in Dio e Dio non ha bisogno di confe rmare la propria ipseit n di affermare la propria esistenza. Il mistico che per ev oluzione propria trascende alla fine l'immanente, giunge a capire che il mondo f enomenico - e lui compreso - un riflesso transitorio d'una qualit precipua di Dio : la creativit (alKhliq alBri'). "Tutto nulla" (Corano, LV,26), solo Dio esiste; noi siamo forma transitoria crea ta, e il divino che in noi parte (e quindi valore nei due sensi di marcia) "escl usivamente" di Dio. Questo concetto pu venir simbolizzato dal Nome alBri'u. Indica la qualit divina di disporre ogni cosa in armonia con tutte le altre, in una con tinua corrispondenza-dipendenza, per cui anche l'umanit legata da un continuo mov

imento di scambi reciproci; colui che danneggia un suo simile per il proprio tor naconto prima o poi vedr ricadergli addosso (a lui o ai suoi figli e seguaci) la conseguenza delle sue male azioni. Anche nell'ambito della psiche d'ogni singolo individuo le azioni sono conseguenti fra di loro e dipendenti l'una dall'altra: non si pu degradare un aspetto della vita umana senza inquinarne altri, poich gli Ambiti del lavoro, della salute e degli affetti sono in definitiva "vasi comuni canti". In ultima analisi, chi distrugge ci che fuori di se, o una parte anche mi nima e a lui lontana della terra, finisce col distruggere se stesso; e chi si di sinteressa delle sofferenze del prossimo dovute alla mancanza di libert d'azione positiva si trover coinvolto nelle conseguenze di queste sofferenze stesse. 'ABD-ALBRI'. Colui che porta questo nome incentivato a sfuggire l'incoerenza dell 'errore, dell'ingiustizia e della confusione. incentivato ad agire e a produrre in armonia con tutto ci che lo circonda.

14 alMUSAWWIRU: il Foggiatore delle forme, il Coordinatore delle forme (Corano: VII, 11; LIX,24; LXIV,3) Questi tre ultimi Nomi (ai numeri 12, 13 e 14) si riferiscono ad attributi d'azi one. Per alGhazzl connotano il passaggio dalla non esistenza all'esistenza di ogni inci dente fenomenico; il Nome alKhaliqu indica la determinazione e la misura del decr eto divino (qadar); il Nome alBri'u indica come assolutamente reale l'esistenza d i Dio (wujd) e il Nome alMusawwiru indica che Dio il coordinatore armonico delle forme. Da qui prende forma il concetto di predestinazione, di destino (qadar), a rgomento facile da capire se affrontato con intelligenza e cultura, ma spinoso s e accolto alla lettera (Qadar il titolo della novantasettesima sura, in cui si c elebra la notte della prima rivelazione). Si Hamza Boubakeur spiega: "Dio, essendo onnipotente, onnisciente e creatore, es istente di fuori dallo spazio e dal tempo, non pu ignorare - altrimenti sarebbe i mperfetto - le azioni umane che hanno come base tempo e spazio, n fare una eccezi one, in tutto il Suo creato, in favore dell'uomo accordandogli la facolt d'essere completamente indeterminato, e quindi del tutto libero nei suoi atti... L'uomo non pu scegliere l'etnia, l'epoca in cui vivere, il sesso, le condizioni fondamen tali che pesano sulla sua nascita (condizione sociale, ambiente in cui nasce, li ngua materna, ecc.) come nemmeno il colore della pelle, l'intelligenza, le capac it, il fisico, ecc. libero per di scegliere la sua strada. Posto ad un bivio, appa rentemente libero di scegliere - tenuto conto dei conflitti dei motivi - il camm ino che vuole seguire" '. Il problema stato esposto pi direttamente in un hadth del profeta Maometto: "Un uo mo che voleva lasciare la sua cammella senza pastoie disse al Profeta: "Se desti no che se ne vada e si perda, la pastoia del tutto inutile. Se destino che riman ga e non si perda, perch impastoiarla?". Al che il profeta rispose: "La cammella, tu impastoiala; e la tua fiducia, riponila in Dio" ". Per ritornare al valore specifico di questo Nome indubbio che la qualit di Dio si riconosce per il fatto che Egli foggia senza partire da un modello, e non foggi a due cose del tutto eguali. Ognuno di noi una creazione individuale (basta guar darsi le impronte digitali per capirlo), mentre ogni creazione umana dipende da strumenti o da processi precedentemente ideati. 'ABD-ALMUSAWWIR. Colui che ha questo nome incentivato a compiere le proprie oper e sforzandosi d'essere in accordo con la qualit divina della bellezza e dell'armo nia, consapevole del fatto che nulla pu sussistere che sia in contrasto o di fuor i dalla bellezza divina.

15 alGHAFFRU: l'indulgente Allotropi: Ghafru; Ghfiru. (Nel Corano compare centoventidue volte, tra cui: II,173, II,182, II,192 II,199; II,218; II,225; II,235; II,284; III,31, X,107; XX,82; XXXVIII,66) I Nomi precedenti sono elencati secondo la sequenza in cui appaiono nei versetti del Corano LIX,22-24, sopra citati. Questo Nome, e i cinque che lo seguono, ven nero raggruppati secondo l'eufonia, al fine di una pi facile rammemorazione. Masdar del verbo ghafara: perdonare. AlGhafru (il Clemente, n. 35) intende "il Pe rdonatore", mentre alGhaffru "Colui che non cessa di perdonare", il Tawwbu (dalla radice t-w-b: tornare) "Colui che ritorna continuamente verso il peccatore che s i pente" e al'Afwu (n. 82) "Dio che perdona in quanto cancella l'atto negativo " . Dio cancella i peccati (af), cio li assolve, ed Egli solo pu farlo, poich Egli solo c onosce l'insieme dei meccanismi circostanziali che hanno determinato la devianza ed quindi in grado di stabilire la giusta punizione. A Lui soltanto quindi ci s i pu rivolgere per ottenere il perdono. Secondo Ibn al'Arab, se la creatura di Dio si trova nello stato di meritare il castigo e si pente, Egli la protegge dal ca stigo; e se si trova nello stato di non meritare il castigo, Egli la preserva da l subirlo. Il Nome molto simile a alGhafru: il Clemente (n. 35). Va comunque considerato che in effetti uno solo il peccato reale per l'Islm, l'is hrk: associare a Dio altri che Lui, cio il politeismo e il totemismo. Tutto il res to pu definirsi una devianza volontaria dalla retta via, dal comportamento etico; in effetti il Corano insiste pi sul comportamento etico che sulla pratica d'una ritualistica religiosa: "La religiosit non consiste nel volgere il vostro volto v erso oriente o verso occidente [compiere cio i riti secondo i precetti ebraici, o cristiani, o musulmani]: la religiosit consiste nel credere in Dio...; nel dare dei propri beni ai prossimi, agli orfani, agli indigenti, ai pellegrini, ai mend icanti, e per l'affrancamento degli schiavi; nell'osservare la preghiera, nel ve rsare la zakt. Sono religiosi quelli che rimangono fedeli agli impegni assunti, p erseverano nelle avversit, nel dolore e nel momento del pericolo. Ecco le genti s incere". L'etica dei sufi Jerrahy considera poi peccato pi grande distruggere l'armonia in se e attorno a se, e Tosun Bayrak afferma: "Un peccatore come un poveraccio cad uto in una fogna. Qual la prima cosa che deve fare? Non pu presentarsi agli altri in quello stato, n pu resistervi egli stesso: deve lavarsi, ripulirsi, a meno che per causa di pazzia sia inconsapevole del suo stato sgradevole. Il sapone e l'a cqua con cui lavare il nostro intimo il pentimento". Comunque la teologia tradizionalista ha elencato, per ordine di importanza, i "peccati" - e nel Tawba le condizioni e modalit del perdo no divino - anche se varie divergenze sono sempre sorte. Per Ibn 'Abbs (?-688) i peccati erano settecento, divisi in peccati d'anima (capitali) e peccati di sens o o di lingua (veniali). Per Ibn Mas'd (?-650), Ibn 'Umar (?-693) e seguaci i pec cati capitali sono quelli esplicitamente indicati da un versetto del Corano, cio: ishrk (politeismo o idolatria); ghayba (calunnia); qadf alMuhsant (delazione calu nniosa delle donne oneste); ridda (apostasia); isrr (persistenza nel male); qunt ( negare la misericordia di Dio); rib (usura); zr (falsa testimonianza); 'am min makr i alLh (disprezzo dei castighi divini); sihr (stregoneria, magia); qatl (assassin io); 'akl mali alyatm (dilapidazione dei beni dell'orfano); 'uqq alwlidn (ingratitud ine verso gli ascendenti); zin bi mar'ati alJr (fornicazione con la moglie d'altri ). Sono violazioni delle leggi eterne per motivi di godimento effimero. 'ABD-ALGHAFFR. Chi porta questo nome incentivato ad essere indulgente verso gli e rrori altrui, indicando la via del pentimento e non colpevolizzando ma comprende ndo, aiutando, insegnando.

16 alQAHHRU: il Soggiogatore (il Costringente; il Dominatore, l'Invincibile) (Corano: VI,18; XII,39; XIII,16; XIV,48 XXXVIII,65; XXXIX,4; XL, 16) Da qahr: la costrizione. Attributo d'azione escludente: Colui che soggioga quals iasi forma di potere universale, sia esso impero terreno o astro sfavillante nel cielo, non potr mai essere soggiogato da alcunch. AlQahhru viene contrapposto al N ome alLatfu (n. 31) per dare l'idea di Dio, vigoroso nel soggiogare ma delicato n el Suo amore. Di ci testimonia l'intera creazione che, per essere materia, necess ita di positivo e di negativo, della luce e del buio, del bene e del male. Pertanto la parte materiale dell'essere umano capisce pi chiaramente l'infinito i ncomprensibile di Dio attraverso questi contrasti alQahhru-alLatfu, perch - essendo egli stesso soggetto a contrasti - considerando questi Nomi ritrova se stesso, e ritrovando se stesso trova la sovradimensione di ci che lo sovrasta. Occorre ca pire contrasti simili per comprendere che le cause ascendenti e discendenti sono limiti da superare, identificando Dio - s econdo la nostra ben limitata possibilit di comprensione - di l da tutto ci. 'ABD-ALQAHHR. Chi porta questo nome dovrebbe impegnarsi per contrastare la tirann ia e porsi al riparo da imposizioni negative, riuscendo a individuare e a seguir e la via della giustizia.

17 alWAHHBU: il Donatore (per senso acquisito: il Dispensatore d'ogni grazia) (Corano: III,8; XXXVIII,9) Senso attivo, come ha compiutamente commentato Ibn al'Arab: "Egli Colui che dona di continuo e gratuitamente, poich colui che riceve non Lo deve compensare con az ioni di grazia o di merito, dato che Dio non ha bisogno di ricompensa alcuna, e tutto in Lui". In effetti cos andrebbe intesa la preghiera: atto di adorazione de lla creatura verso il Creatore, non una richiesta di aiuto poich Egli in assoluto e per sempre Colui che aiuta. D'altro canto, essendo Egli l'Onnisciente, sa chi merita il dono, e come, e quale tipo di dono il pi appropriato, e quando elargir lo. Intendendo bene il valore di questo Nome, ogni buon musulmano dovrebbe esser e incentivato a diventare egli stesso, secondo i propri mezzi, un donatore; e in effetti nei secoli sono state numerosissime le personalit sia politiche sia dell a finanza o della cultura che hanno fondato istituzioni caritatevoli e di utilit pubblica, quali i grandi waqf ottomani, persiani e uzbeki. 'ABD-ALWAHHB. Colui che ha questo nome dovrebbe predisporsi per essere veicolo di Dio, elargendo quanto nelle sue possibilit agli altri esseri umani, senza aspett arsi in cambio ricompensa o gratificazione, e in giusto equilibrio senza mai esa gerare neanche nel bene.

18 alRAZZQU: il Dispensatore (il Nutritore) (Corano: XXII,58; XXXV,3; XXXIX,17; LI,58; LXII,9; LXII, 11) Attributo d'azione. Anche se rizq designa i viveri, le provvigioni, e in aramaic o specificatamente il pane (si confronti il Pater Poster: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano", MI 6,11; e Pro 30,8-9), il verbo razaqa con Dio per soggetto s ignifica "dotare gli esseri viventi di tutto ci che necessario loro per vivere". Per alJurjn, rizq tutto ci che necessita ad ogni essere vivente per i bisogni fisic i (infatti il cibo sulla terra basterebbe per tutti, se alcune nazioni non se ne accaparrassero oltre le necessit lasciando di proposito altre a morire di fame); mentre per alGhazzl comprende anche il nutrimento necessario alla psiche e all'an ima. Egli pose l'accento pi su questa necessit spirituale che su quella materiale. In effetti occorrerebbe considerare che Dio fornisce tutto ci che necessario al sostentamento dell'intera creazione con le leggi che regolano l'esistenza della materia, ma l'essere umano, con il libero arbitrio, a volte altera anche i n modo fortemente negativo l'ambiente naturale, sovvertendone l'equilibrio. In definitiva il cibo necessario alla materia la presenza di Dio e il miglior ci bo dell'anima la consapevolezza della Sua esistenza. Il sostentamento che viene da Dio puro, ma l'essere umano sa a volte contaminarlo, non riconoscendo da dove viene o alterandolo di proposito. Per il sufismo, Maria Vergine manifesta la qu alit alRazzqu di Dio, giusto il versetto coranico XIX,24-26: "Non affliggerti. Il Signore ha messo ai tuoi piedi una sorgente. Scuoti verso di te la palma: cadran no su di te datteri freschi e maturi. Mangia, bevi e rallegrati". 'ABD-ALRAZZQ. Dando questo nome, si auspica che Dio renda ricco chi lo porta, per ch a sua volta elargisca parte dei propri beni per le varie forme di carit, non so lo materialmente ma anche con la cultura, l'arte e le buone parole.

19 alFATTAHU: Colui che apre, disserra e risolve; il Separatore (l'Arbitro, il Vittorioso, il Rivelatore) Nel Corano ricorrente. (Ad esempio: VII, 40; XXXIV, 26; XXV, 2) La radice f-t-h (aprire, conquistare) signific dapprima "arbitrare un conflitto" e con questa accezione usualmente presente nel Corano (VII,40 ecc.). A seconda d elle variazioni connotative della radice e della sua posizione, nel contesto il termine ha tre sfumature, e pertanto come attributo attivo ha valore di Vittorio so; come attributo della parola il Giudice che pronuncia la sentenza; come attri buto di volont il Giudice che decide; e secondo alGhazzl il Rivelante che porta a c onoscenza degli esseri umani quel che era nascosto loro. In Corano XXXIV,26 Colui che separa i buoni dai cattivi", in collegamento con il Nome alJmi'u (il Radunatore, n. 87); in Corano XXXV,2 il senso piuttosto di "Ela rgitore": "Nessuno trattiene ci che Dio dischiude della Sua misericordia agli uom ini, e nessuno dopo di Lui pu donare ci che Egli trattiene". In Corano VII,40: "No, le porte del cielo non verranno aperte a coloro che dichi arano menzogneri i nostri segni e si gonfiano d'orgoglio, e non entreranno nel p aradiso fintanto che un canapo non sar entrato nella cruna dell'ago. Cos retribuia mo i criminali". Va quindi inteso nel senso di "Colui che apre il dono della generosit e dischiude

ci che legato, indurito". Si potrebbe anche dire allora "Colui che scioglie i no di e gli ostacoli", sia materiali (indigenza, mancanza di lavoro) sia psichici ( disperazione, dubbi e paure). Dio risolutore di profondi blocchi psicologici e d i conflitti indica la via della pace nei problemi della famiglia, incentivandoci ad aprire, per imitazione, le porte della misericordia e della generosit. L'emin ente donna sufi Rabi'a ud un giorno un predicatore enunciare agli allievi: "Batte te, e vi sar aperto", ed essa di rimando: "No! La porta di Dio sempre aperta. Egl i alFatthu". 'ABD-ALFATTH. Chi porta questo nome dovrebbe aiutare il prossimo sforzandosi di s ciogliere i nodi e aprire i cuori induriti; dovrebbe inoltre manifestare generos it e incentivare tali doti negli altri.

20 al'ALMU: l'onnisciente (il Conoscitore [di tutte le cose]). Allotropo. 'Allmu (Nel Corano ricorrente. Ad esempio: II,115, II,181, II,221, II,255 III,69; III,73; III,119; III,154; IX,28; XV,86; XXXIII,51, XXXVI,79, LXXVI,30) Il nome-aggettivo 'alm significa "conoscitore, sapiente"; applicato a Dio prende la connotazione sostanziale di Onnisciente, Colui che conosce perfettamente tutt o, Colui al quale la sapienza appartiene in assoluto. Il Corano indica che la sc ienza si estende a tutto con il verbo 'ahta seguito dalla particella bi (particip io attivo: muht), che significa "abbracciare", avvolgere, accerchiare, comprender e. La formula "Certo Dio Colui che avvolge tutto" (con la Sua scienza), viene pe r solito resa con: "La scienza di Dio si estende a tutto". Riferito a un essere umano "sapientissimo" si trova nella forma 'allma, termine che non pu riferirsi a Dio dal momento che indica un sapere acquisito gradualmente, vasto ma non illimi tato; mentre la scienza di Dio innata e assoluta. Un hadth del profeta Maometto dice: "A colui che percorre una via cercandovi una scienza, Dio spianer una via verso il paradiso". Egli disse anche: "Andate a cerc are la scienza, doveste per questo andare sino in Cina"; e ci in collegamento dir etto con i versetti 3-5 della sura XCVI: "Leggi, perch il tuo Signore il Generosi ssimo. Egli ha insegnato con il calamo, ha insegnato all'umanit quel che l'umanit non sapeva". Par giusto citare qui il detto latino: "Nam sine doctrina vita est quasi mortis imago" (La vita senza il sapere quasi l'immagine della morte). La dipendenza da Dio in relazione al sapere ovvia. Ogni esistenza creata da Dio, per cui - per la nota legge in base alla quale ogni cosa creata inferiore al su o creatore - noi possiamo conoscere della sapienza (e di Dio) solo una minima pa rte. Pur essendo su questa terra da millenni, l'umanit ne conosce ben poco. Per c apire meglio il divino, i sufi fuggono anzitutto il limite d'una descrizione ant ropomorfizzata di Dio, riconoscendone gli attributi e i Nomi come indicazioni in relazione alla possibilit di comprensione degli esseri umani e non in relazione a Dio. D'altra parte, di questo immenso bagaglio di cose che si possono conoscer e, abbiamo la parte essenziale: secondo l'assunto "nascere conoscere", sin da qu ando nasciamo abbiamo l'intuizione della presenza divina. L'istinto ci porta all a fede, pulsione terziaria naturale da non confondere con la religione, che ne l a codificazione burocratica, anche se necessaria. Spesso per l'intellettualismo e la presunzione di conoscere molti fenomeni dell'universo fisico conducono scien ziati materialistici ad allontanarsi dal proprio istinto di fede e a deridere le religioni che lo coordinano. il suadente "materialismo" insito nella materia, pe r semplicit emblematica chiamato satana, che il Corano dichiara creato di fuoco, a differenza degli angeli che sono creati di luce (l'ansia del sapere e delle pa

ssioni brucianti in contrapposizione alla luminosit del bene e della conoscenza s pirituale, come disse Rm III, XXIV,16). "E Satana ne devia molti", si legge nel Co rano. Il grande valore dell'onniscienza divina espresso nel Corano dalla quantit di ver setti che vi si riferiscono: Dio Colui che sa tutto (159 versetti); Egli conosce il mistero e ci che nascosto (32 versetti); Egli solo conosce l'ora del giudizio (7 versetti); conosce i giusti e i credenti (8 versetti); conosce quelli che so no ben diretti (8 versetti); conosce gli ingiusti e le loro male azioni (23 vers etti); conosce i pensieri e il contenuto dei cuori (27 versetti); le azioni degl i uomini (14 versetti); "il bene che fate" (5 versetti); quel che gli uomini nas condono e quello che divulgano (21 versetti); informato perfettamente (44 verset ti). Il Nome al'Alimu, direttamente legato all'attributo di scienza ('ilm), un attrib uto dell'essenza (dht); mentre per Jurjn si tratta di un attributo di natura (haqq). 'ABD-ALALM. Chi porta questo nome incentivato ad acquisire il sapere dello spirit o, il sapere detto irfan; e a conoscere la verit grazie alla sensibilit del cuore e non attraverso gli studi razionali della mente.

21 alQBIDU: il Limitante (testualmente Colui che trattiene, per cui, per estensione: il Parsimonioso, Colui che afferra, Colui che costringe) (Corano: XLII,27) Questo Nome va recitato assieme al successivo. Con le due alternanze (egli d, egl i toglie), in questo Nome v' anche un senso di punizione e di castigo, e nel succ essivo di perdono e di grazia. Inteso in senso negativo per l'essere umano, Egli Colui che pone la sua creatura alla prova (tenuto conto comunque che non sono p rove insostenibili: "All'impossibile nessuna anima tenuta", Corano II,233; "Dio obbliga ognuno secondo le sue capacit", Corano VII,42; XX,286; XXIII,62); ma inte ndendo questo Nome in senso positivo, Egli Colui che impedisce l'eccesso di tent azioni e di contrariet. Questo Nome e i cinque che lo seguono non si trovano letteralmente nel Corano, m a si riferiscono a radici presenti, per cui sono stati introdotti nella lista de i novantanove Nomi in qualit di "nomi tradizionali", e in particolare perch sottolineano l'assoluta "gratuit" dei doni di Dio. 'ABD-ALQBIDU. Colui che non si abbandona a intemperanze, che si sa controllare co n misura e a volte anche con severit, opponendosi - soprattutto con l'esempio del la propria vita parsimoniosa - agli eccessi e agli sprechi.

22 alBSITU: il Prodigo (anche: Colui che dilata [i cuori o le vite dei Suoi servi]) (Corano: II,254; XLII,27)

Il Corano (XLII,27) dice: "Se Dio fosse stato del tutto prodigo con i Suoi servi , questi si sarebbero ribellati sulla terra; ma Egli elargisce secondo una Sua m isura; e dei Suoi servi del tutto informato, e li osserva". Il Nome precedente e questo, equilibrandosi a vicenda, ci indicano che Dio l'equ ilibrio dell'infinito, mentre nel mondo fenomenico sussiste il limite. A fronte di Dio senza limiti, noi alterniamo il giorno alla notte, il bene al male, il te mpo della carestia (qabd) al tempo del benessere (basi). Abbiamo ricevuto da Dio il dono di disporre a nostra scelta del bene e del male, poich con il Nome alBsit u egli elargisce con abbondanza ci che con il Nome alQbidu equilibra e coordina. C os abbiamo tutto: il silenzio di una notte stellata, il fascino di un deserto, la prorompente suggestione di una foresta tropicale... e abbiamo anche le qualit dello spirito per poter gustare pr ofondamente tali bellezze. L'umanit possiede per anche la capacit e i mezzi per dis truggerle e per impedire, a causa della propria rapacit, che altri esseri umani n e godano serenamente, in pace. Tuttavia, con l'equilibrio e con il giusto comportamento (adab) affronteremo i p eriodi di benessere e di tranquillit senza dimenticare Dio e senza abbandonarci a i piaceri, all'arroganza, alla precaria sicurezza del denaro; e nei tempi di cos trizione ne trarremo la forza per rinforzare la fede, riconoscendo ancor pi in qu esto equilibrarsi di prodigalit e parsimonia il valore di Dio, nostro rifugio sic uro. 'ABD-ALBSIT. Nome che induce alla prodigalit in consigli, esempi, buone parole e s orrisi: la vera elemosina che allieta i cuori e non pretende riconoscenza o plau so. Chi porta questo nome dovrebbe manifestare con serenit i propri valori interi ori e offrirli senza avarizia ai suoi simili.

23 alKHFIDU: l'Abbassante (Corano: II,253; III,55; VI,83; LVIII,11; LXIII,II) Da recitare assieme al Nome seguente. indubbio che ogni dominio, ogni potere in questo mondo terreno nascono, crescono , diventano considerevoli... poi decadono e si spengono. Pensiamo ai grandi impe ri sorti sulla terra: quello dei mongoli gengiskhanidi (il pi vasto), quello di A lessandro Magno, di Roma o di Napoleone; consideriamo gli Stati Uniti d'America o l'Unione delle Repubbliche Sovietiche. L'incapacit del potere di equilibrarsi n ell'utilit umana anzich abbandonarsi alla prevaricazione sistematica conduce inelu ttabilmente alla caduta di tutti i colossi. La tirannia ha su questa terra stess a il suo castigo, se solo vi poniamo caso. Ogni potenza terrena dovrebbe nascere per aiutare gli esseri umani, e con il lor o consenso; l'arroganza di chi non riconosce con umilt il proprio compito di coor dinatore dell'umanit pari a quella di colui che non riconoscente a Dio per i Suoi benefici, e si rammenter di Lui solo quando Ne sentir il bisogno. Dio anche il Mi sericorde e ritarda il Suo castigo affinch colui che lo merita possa ravvedersi e riparare; ma anche, e necessariamente, alKhfidu: l'umiliante. L'umanit tutta vivr ebbe in maggiore armonia se i capi di governo - non potenti di per se stessi n pa droni, ma rappresentanti della potenza di Dio e Suoi servi - lo rammentassero di continuo senza ipocrisia n pietismo. 'ABD-ALKHFID. Lo "schiavo dell'umiliante" rammenter "che ogni beneficio viene da D io e che ogni male viene da lui stesso", come ebbe a dire 'Al, genero del profeta Maometto.

24 alRFI'U: l'innalzante, Colui che eleva in dignit e potere (Corano: II,253; III,55; VI,83; LVIII,11; LXIII,11) Da recitarsi assieme al Nome precedente. Ogni potere sulla terra transitorio, e solo il potere concesso da Dio (in ragion e del bene e del trionfo dello spirito, in definitiva, per cui si tratta di una grandezza spirituale e non materiale) ha conseguenza anche dopo la morte. L'inna lzamento ha luogo secondo valori che toccano l'individuo, il suo intimo. Gli ess eri realizzati non sono dominati dall'egoismo, dall'egocentrismo e si elevano qu indi lungo il corso dei valori reali, lontani dalle lotte politiche e dalle guer re, le cui conquiste sono solo innalzamenti fittizi e altamente deleteri. Quale vero innalzamento sussiste per quanti, ascesa la scala sociale, nuocciono all'um anit e alle bellezze del creato ? 'ABD-ALRFI'. L'innalzato innalza. "Chi ha superato le montagne di questo mondo in costante" giunge a vedere nelle bellezze del mondo la bellezza del Creatore e tende a mostrarle anc he al suo prossimo. Ne ricava a volte una notoriet, che valore autentico perch div enta simbolo e aiuto per quanti cercano al par di lui la verit.

25 alMU'IZZU: l'onorante, Colui che attribuisce il potere; Colui che d onore e forza (Nel Corano il Nome viene desunto dalla radice, che presente pi volte, ad esempio in III,26) Da recitare assieme al Nome seguente. In Corano (III,26): "Di': Dio, Signore della regalit, Tu dai la regalit a chi Tu v uoi, e strappi la regalit a chi Tu vuoi; Tu dai il potere a chi Tu vuoi, e umilii chi Tu vuoi. Il bene nella Tua mano. S, Tu sei onnipotente ". Questa piena accettazione della potenza di Dio espressa venti volte nel Corano, nei versetti che indicano come a Dio solo sia di competenza guidare chi Egli vuo le guidare, e smarrire chi Egli vuole smarrire. Pi che di un potere terreno si dovrebbe forse parlare di onorabilit, d'una elevazi one in fatto di dignit: una piena manifestazione dell'onore della persona che cap isce il valore della propria fede, della propria intelligenza, e la gioia d'aver e quanto necessario per il godimento delle proprie capacit, il compiacimento per la comprensione della re tta via. In questi valori implicita una salvaguardia contro le sventure, determi nata dalla misura in cui "l'onorato da Dio" sa valutare la propria posizione nel mondo, non si gonfia d'orgoglio e non vive di ostentazioni presuntuose: "Dio no n ama in verit l'incorreggibile presuntuoso, pieno di vanagloria [...] e quelli c he spendono dei loro beni con ostentazione" (Corano IV,36-38). Colui che ha ottenuto rispetto e onorabilit sa che l'assoluto dei valori in Dio, e che solo Dio in verit degno di lode, per cui non si lascer corrompere dall'orgog lio n svilire dalla presunzione. 'ABD-ALMU'IZZ. Colui che porta questo nome chiamato a considerare che il pi grand

e onore la dirittura, cui tiene seguito un comportamento adeguato ai doni ricevu ti da Dio.

26 alMUDHILLU: l'umiliante (Corano: valgono le osservazioni per il Nome precedente) Da recitare assieme al Nome precedente. Nel Corano si legge: "Dio non esita a coniare un qualsiasi esempio: da un moscer ino o ancor meno. Coloro che credono sanno qual la verit divina, e coloro che non credono dicono: "Che cosa ha voluto dire, Dio, con un esempio come questo?". Eg li ne fa smarrire molti, e molti ne guida; ma in effetti Egli fa smarrire solo i perversi" (II,26). Sul piano psicosociale, la distinzione espressa per il Nome precedente ha qui ri scontro in relazione a quanti onorano e venerano personaggi potenti nel mondo de lla politica e della finanza, di fronte ai quali in definitiva si sviliscono e d ai quali sono tiranneggiati e umiliati: verranno degradati con loro. Si pu intend ere con questo Nome anche un particolare "castigo" che Dio impone a un essere um ano sulla terra: lo stato patologico di masochismo psichico, che conduce l'esser e umano allo svilimento pi insano, allo stato continuo di perdente, alla timidezz a ostentata quale conseguenza forse di un inconscio arrogante, che disprezza o m isconosce Dio e la Sua bont. In relazione a questo Nome vi fu una categoria di sufi, i malamatiyi (quelli del biasimo) che, rifuggendo gli orpelli terreni e considerando vana ogni gloria, a ssumevano lavori umilissimi, perfino degradanti e, vestiti di stracci, incorreva no nel disprezzo del prossimo. 'ABD-ALMUDHILL. Nome abbastanza raro. Nel padre che d questo nome va riconosciuto il desiderio che il proprio figlio sia del tutto umile di fronte all'Incommensu rabile. Lo si pu considerare nome esclusivo di alcuni sufi malamatiyi.

27 alSAMY'U: Colui che ode [tutto] (o Colui che ascolta, nel senso di: Colui che, ascoltando, esaudisce ci che Gli viene richiesto) (Corano: II,127; II,137; II,181; II,224; II,256; III,34; III,35; III,121; IV,148; V,76; VI,13; VII,200; VIII,17; VIII,42; VIII,53; VIII,61; IX,98; IX,103; X,65; XII,34; XXI,4; XXIV,21; XXIV,60; XXVI,220; XXIX,5; XXIX,60; XLI,36; XLII,II; XLIV,6; XLIX,1) Nel Corano appare quasi sempre assieme al Nome al'Alymu (n. 20). Sami' era nome proprio di una divinit dell'Arabia preislamica. Da recitarsi assieme al Nome seguente (il Vedente), entrambi "attributi d'essenz a", cio da identificare come superiori alla comprensione umana immediatamente raz ionale, dal momento che Dio non possiede n orecchie n occhi, ed di l da qualsiasi t ipo di identificazione antropomorfica. Ascoltare non significa semplicemente "udire". Saremmo paranoici se gi credessimo di udire tutto: v' il suono dei pianeti, delle fronde degli alberi, dei fiori ch e crescono, dei quanta di energia che ruotano in ogni

atomo. Fruscii e passi di formiche che non sono meno importanti nel mondo dell'e sistenza dei nostri stessi pensieri. Ascoltare significa coordinare, regolare, c apire, vigilare, esaudire... A livello dell'essere umano, significa possedere un grado di comprensione e di adattamento al volgere universale della vita che int orno a noi, ma intenderne anche le ragioni, il mistero. Sentire le tracce del di vino per capirle, quindi per ammirare e amare il Creatore di tutti i suoni "espr imenti" e delle nostre "orecchie dell'anima". Pensiamo solo alla bellezza della musica, a tutte le implicazioni che comporta l 'ispirazione di chi compone e di chi interpreta, al valore suggestivo dei suoni che creano un momento magico impalpabile e ci portano a considerare ci che ha det to Jalal alDn Rm: "Lo strumento il corpo materiale, e il suono che se ne ricava l'a nima. La musica fatta per farci capire l'esistenza di Dio". O l'inizio del suo M athnav: "Ascolta ci che dice il flauto di canna. Si lamenta per la separazione sub ita: / "Da quando m'han tagliato via dal canneto, con i miei gemiti induco al pi anto uomini e donne. Cerco un cuore lacerato dalla separazione per raccontargli il dolore della mia nostalgia / perch chi viene staccato dalla sua radice ritorna col pensiero al tempo in cui le era unito"...". Impareremo allora a essere grat i a Colui che ci ha dato una parte infinitesima del Suo Nome l'udente, se grazie a questa parte infinitesima che noi possiamo godere del miracolo d'arte che la musica. Un celebre hadth cita queste parole come ispirate da Dio stesso: "Il Mio servo si avvicina a Me con la sua devozione continua, sicch lo amo; e quando Io lo invest o di questo amore divento le orecchie con le quali egli ode, e divento gli occhi con i quali egli vede, e divengo la lingua con la quale egli parla, e divengo l a mano con la quale egli tiene". 'ABD-ALSAM'. Il "sentire" che si augura al bambino cui viene posto questo nome il sentire le cose divine, il raggiungere un ascolto dell'infinita bont di Dio che si esprime in tutti i rumori dell'universo.

28 alBASRU: Colui che vede [tutto] (l'Onnivedente). (Nel Corano ricorre quarantaquattro volte, tra cui: II,23; II,96; II,110; V,71; XVII,1; XXXI,28; XLII,11) Da recitarsi assieme al Nome precedente. D'altronde valgono per questo Nome le s tesse considerazioni sull'attributo dell'essenza esposte per il Nome precedente. Noi sappiamo che, oltre alle azioni, parte importante del nostro essere sono i p ensieri; nessuno all'infuori del singolo individuo pu penetrare in lui e "vedere" i suoi pensieri. Si tratta di una percezione che sfugge all'immanentismo della vista materiale, dell'occhio che vede. Di l ancora da questa capacit e da questa v alenza del termine, in tutte le sue significante, sta quella capacit divina che p ossiamo simbolizzare con la Vista. Una vista dunque che non quella degli occhi. Dice Tosun Bayrak alJerrahy: "Egli vede tutto ci che stato, tutto ci che , tutto ci che sar; sino alla fine del tempo, dal tempo in cui mise in moto il mare del null a in alam al-lahut sino al giorno successivo al giorno del giudizio ultimo. Inol tre Egli ha dato alle Sue creature la capacit di guardare la Sua creazione. Alcune Sue creature vedono form e, colori e movimenti meglio di quanto non lo possano fare gli uomini [si pensi all'aquila e alla lince], ma ha dato all'uomo un occhio del cuore per vedere pi p rofondo di quel che incontra l'occhio: un occhio profondo per vedere l'interno d i se stessi. Quell'occhio detto basirah. Anche se non possiamo vedere Dio - solo Lui pu vedere Se stesso - col basirah possiamo vedere noi stessi. Facendo cos sap remo che, pur se non Lo possiamo vedere, Egli guarda noi, vedendo non solo ci che al nostro esterno, ma anche quel che nelle nostre menti e nei nostri cuori. Col

ui che vede se stesso e conosce se stesso sa che Dio lo vede" (op. cit.). Allora perch dar seguito a pensieri negativi con atti che nuociono al prossimo? P erch compiere nell'intimit dell'essere misfatti che a conoscenza dell'umanit sono d all'umanit stessa condannati? Nel buio d'una stanza profonda l'assassino, il ladr o, lo stupratore credono di non incorrere in condanne perch nessuno li vede, ma i l loro "occhio interno" della consapevolezza del se - che alcuni chiamano coscie nza - ineluttabilmente li vede; e quando la consapevolezza del se offesa si inne sca un processo di degrado psichico che porta alla distruzione in terra delle qu alit spirituali, purtroppo trasmettendo tale degrado psichico all'intera famiglia e ai figli, spesso chiamati a pagare le colpe dei padri. Nelle sedute di psicot erapia ci appare evidente quasi per ogni paziente. 'ABD-ALBASR. Nome che incentiva la consapevolezza d'una vista di l dalle cose mate riali, penetrando con devozione continua nelle cose dell'universo che cantano la gloria di Dio, come dice l'hadth citato nel Nome precedente.

29 alHAKAMU: il Giudice [nel Suo atto di decisione sovrana] L'Arbitro Allotropo: Hkimu (Nel Corano ricorre cinquantasei volte, tra cui II,32; II,129, II,260, III,6 III ,18; III,62) Significato accostabile a quello del Nome alFatthu (n. 19). Unisce in se il conce tto di saggezza e di provvidenza (non sempre possibile rendere in italiano le sf umature e la molteplicit di valenze significali dei termini arabi quali si sono e voluti dopo che la lingua entr a contatto con il pensiero e le filosofie dei turc hi e dei persiani, e da questi venne coordinata in modo da rispondere alle elabo razioni mistico-trascendenti dei sufi). Per alGhazzl il concetto espresso dal term ine va legato agli attributi della scienza, della parola e dell'atto di Dio. HaLam (l'arbitro che dirime un litigio) viene dal verbo haLama (giudicare), che ha dato hakim: il detentore d'una qualsiasi autorit generale, dal magistrato giud iziario al governatore di provincia. Sinonimo tecnico correntemente usato mahakk am (da hakkama: compromettere), da cui tahkm: l'arbitraggio, il compromesso legal e. Questi valori derivano dal fatto che nell'Arabia preislamica la legge era aff idata ad arbitri scelti dalle parti di comune accordo quando le parti non poteva no o non intendevano esercitare il diritto di giustizia privata o comunque non g iungevano a un accordo privato diretto. Il Corano intervenne stabilendo leggi e procedure etiche, e quindi istituendo un corpo di dottori della legge che erano anzitutto dottori in teologia. Solo Dio in grado di conoscere l'infinita serie di circostanze e di causalit conc omitanti che hanno portato l'essere a un atto di ingiustizia (reale o apparente) , per cui ben difficile poter giudicare in terra con assoluta equit. Dio il solo giudice portatore di giustizia e di verit, quindi i Suoi decreti non vanno critic ati, dal momento che nessuno di noi in grado di capirli. Tuttavia gli esseri uma ni sono incentivati ad essere buoni giudici; anzitutto di se stessi, amando se s tessi anzich odiandosi, comportandosi secondo l'etica e non secondo egoismo, cons apevoli del valore delle proprie azioni e responsabili di ci che si compie, senza cercare capri espiatori. Il giudizio equilibrato su se stessi forse il giudizio pi difficile da esprimere. Si evidenziano cos vari campi di "giudizio": giudicare sulla fede e sulla religio ne compete solo a Dio, e nessun essere umano pu arrogarsi il diritto di definire qualcuno "un buono o un cattivo fedele", nessuno possedendo tutti gli elementi n

ecessari per farlo. Giudicare atti umani relativi alla comunit un dovere sociale, ammesso che venga tenuto conto del valore etico e del valore religioso del giud izio, con serena umilt e del tutto liberi da preconcetti e da devianze psichiche, ci che naturalmente non sempre facile. Infatti per il Corano e quindi per l'Islm uno degli esseri pi abbietti fra quanti seguono le orme di Satana il giudice corr otto, il giudice interessato e malversatore. 'ABD-ALHAKAM. Colui che porta questo nome incentivato a compenetrarsi nell'equil ibrio di un'avveduta giustizia terrena, per quanto limitata essa possa essere.

30 al'ADLU: l'Equo (Corano: VI, 115) Nell'uso comune del termine, al'Adlu indica un giudice assolutamente equo nell'a tto della sua decisione inappellabile. Per Ibn al'Arab, Dio al'Adlu distribuisce ogni cosa esattamente secondo il merito, la collocazione precipua e i valori rag giunti; soprattutto collegando a questo Nome quello di alMuqsitu (il Giusto, n. 86). Come attributo escludente intende che da Dio nulla di cattivo pu venire; all o stesso modo che la vera giustizia in terra l'opposto assoluto della tirannia. Pertanto la giustizia assicura pace, ordine e armonia. Per questo motivo la tira nnia, sotto qualsiasi aspetto, considerata nell'Islm illegale anche dal punto di vista religioso. Etimologicamente il termine si presenta come sostantivo e come aggettivo, senza che per questo i due valori corrispondano: come sostantivo significa "giustizia" ; come aggettivo significa "rettilineo, giusto, equilibrato". L'aggettivo usato sostantivamente indica la persona di buona moralit (plurale 'udt). Si applica cos agli esseri e alle cose. Nelle due forme si trova in testi religiosi, teologici, filosofici e giurisprude nziali. Nella dottrina muta'zalita l'adlu di Dio costituisce uno dei cinque "dog mi fondamentali" (usl) del sistema. La qualit di 'aditi, cio l'adla, uno stato di pe rfezione morale e religiosa cui giungono solo persone eccezionali. Nei tempi rec enti ha perso il significato assoluto, per designare una persona di buona morali t. In questo caso ha per antonimo fsiq. Il problema della giustizia contrapposta alla tirannia implica nell'Islam una se rie di considerazioni etico-filosofiche basate sulla distribuzione dei compiti e dei doveri (un buon padrone con operai responsabili; un buon maestro con alliev i studiosi; un buon coordinatore con coordinati che l'aiutano...), tutto secondo "gratitudine, lealt e fiducia" (shukr, rida, towakkul), e naturalmente l'accetta zione dello stato in cui ciascuno si trova, considerando che migliorare la propr ia situazione auspicabile e lecito, a condizione di non danneggiare il prossimo. Quindi la giustizia divina non un'irrealizzabile eguaglianza demagogica ma equa suddivisione armonica, secondo 'adla. L'equit indubbiamente una delle aspirazioni pi alte e imperiose dell'essere umano, che nell'infanzia (all'incirca attorno agli otto anni) attraversa un periodo di amore intenso per la giustizia e un acuto desiderio di viverla. Una serie di co mpromessi con la realt terrena e le persuasioni diaboliche della materia corrompo no questa sete di giustizia, che tuttavia rimarr sempre una ben tenue parvenza di quella divina anche nei momenti pi elevati. 'ABD-AL'ADL. Con questo nome si incentiva il figlio a comportarsi come un delega to di Dio nella difesa della giustizia, agendo sempre in modo equo, pur accettan do anche quanto di negativo incontra lungo il cammino della vita.

31 alLATFU: il Benevolo; il Pieno di Grazia; il Delicato; l'inafferrabile; l'imponderabile (Corano: VI,103; XII,100; XXXI,16; XLII,19; XLVII,14) Latyf pu avere due significati distinti: a) fine, tenue, sottile (tale per alGhaz zl lo spirito psichico: "Un corpo sottile la cui sorgente la cavit del cuore carnal e", Ihya III,3) e per esteso i sottili artifici del diavolo; b) gentile, delicat o, benevolo (secondo il senso coranico: "Dio assolutore misericordioso", Corano VI,54, ecc.; "Benevolo verso i Suoi servi", Corano XLII, 19). Al femminile, laty fa (plurale lat'if) : finezza, sottigliezza; sinonimo di daqyqa; realt sottile, fin e, tenue. Come attributo d'azione indica che Dio crea per le Sue creature una grazia benev ola (lutf) per venire loro in aiuto; secondo Fakhr alDn Rzi (morto nel 1210), come attributo della scienza indica che Dio, il Sottile, conosce le cose pi nascoste; secondo Zamakhshari (morto nel 1134) indica "Colui che non viene colto dagli sg uardi". Secondo l'Ordine sufi dei Jerrahy il termine indica piuttosto che Dio po ssiede una qualit suprema di Bellezza al medesimo tempo conoscitrice e dispensatr ice di bellezza. Da questa Bellezza assoluta procedono le bellezze degli spiriti , la bellezza stessa di cui fatta l'armonia del creato e le categorie dell'estet ica intesa come godimento intellettuale e spirituale. 'ABD-ALLATF. Colui che porta questo nome incentivato a cogliere la sottile strugg ente realt che tende a Dio e che si manifesta soprattutto nella bellezza del crea to, poich Dio ha di Se abbellito l'universo intero.

32 alKHABRU: il Sagace, il Beninformato (Corano: VI,103; XI,1) Per tradizione preferito il primo significato (il Sagace), per questo il Nome po sto in correlazione con al'Almu (l'onnisciente, n. 20). attributo di scienza e st a a indicare che Dio conosce tutti i segreti pi intimi d'ogni Sua creatura. Come attributo della parola indica Colui che sceglie liberamente. La realt di Dio quella creativit dalla quale tutto dipende, pertanto Egli penetra tutto e giunge sino ai pi reconditi angoli dell'universo, tutto conoscendolo nei minimi dettagli. Cos tutte le cose sono collegate l'una all'altra, interdipendent i e perfettamente coordinate in un legame di causa-effetto costantemente mutabil e. Ci non solo in relazione all'attimo presente, ma nel coordinamento globale di tutto ci che stato e di tutto ci che sar, in una conoscenza la cui sola immagine gi supera incommensurabilmente le capacit di pensiero dell'essere umano. Cos Dio alKhabru anche Colui che sa tutto, quindi inutile operare il male in segre to, perch lo conosce chi lo compie e Dio ne sempre a perfetta conoscenza. 'ABD-ALKABIR. Nome adatto a chi si vuole agile di mente per afferrare il corso d egli eventi e i suoi significati. Colui che lo porta incentivato a un grado supe riore di consapevolezza sia per le azioni presenti sia per le loro conseguenze a venire.

33 alHALMU: Longanime, Magnanimo (Corano: XVII,44; XXII,59) Come attributo escludente pu avere il senso di "Colui che lento nel punire", da q ui dunque il senso di "Indulgente". V' tuttavia in questa lettura da parte degli esseri umani il loro desiderio d'avere pi tempo a disposizione per evolvere, pent irsi e modificare se stessi. In effetti, se Dio fosse pronto nella Sua punizione il peccatore non sempre avrebbe tempo per riflettere e per ravvedersi, dovesse per questo occorrere tutta la vita, dal momento che ravvedendosi ottiene una con seguenza enormemente superiore a quel che pu dare una punizione. Hilm (longanimit) era una delle qualit, o grandi virt, che gli arabi preislamici co nsideravano quasi con venerazione, vantandola ('irch nelle loro competizioni poe tiche dette maikhyr. 'ABD-ALHALM. Ci si aspetta che chi porta questo nome si comporti con dolcezza e b uon carattere, preferendo il perdono alla punizione, agendo con indulgenza anche verso gli errori degli altri che possano offenderlo o nuocergli. Cos, grazie all a naturale bont d'animo, sar sempre sereno, quindi un vincente.

34 al'ADHMU: Sublime (Splendido, Immenso, Incommensurabile) Trascrizione italiana usuale: Azm (Nel Corano frequente. Ad esempio: II,255; XLII,4) Applicato a Dio, il termine si tradurr con "Inaccessibile"; relativo al Nome, si render con "Sublime"; relativo alla Grazia di Dio, sar reso meglio con "Incommensu rabile"; applicato a Dio quale Elargitore della ricompensa e della serenit della vita futura, verr reso con "Illimitato"; relativo al castigo infernale, potr tradu rsi con "Terribile". Molti inseguono un ideale di grandezza terrena. Il regno pi vasto stato quello de i mongoli gengiskhanidi, ma anche la gloria di Gengis Khn, oppure quella di Aless andro Magno o di Napoleone sono poca cosa davanti al tripudio di un tramonto inf uocato. Qualsiasi grandezza umana relativa e sicuramente non fondata sul benesse re di tutti. Ogni essere umano pu fare grandi cose, ma solo Dio pu dare la vita a una persona, che in definitiva non una delle cose pi grandi del creato. Persino u n umile filo d'erba canta la gloria di Dio, perch ogni singolo filo d'erba un lab oratorio chimico che supera le possibilit umane. Quando il Buddha, prossimo a morire, per scegliere il suo successore chiese agli allievi di spiegargli il senso del buddhismo, tutti si sforzarono di formulare le frasi pi sostanziose ed elaborate. Ananda in silenzio colse un fiore e lo most r al Buddha, che gli disse: "Tu s, sei un illuminato! ". Colui che capisce quel ge sto capisce il senso della Gloria di Dio. 'ABD-AL'AZM. Colui che porta questo nome incentivato a capire la gloria di Dio e, pur chiamato a imprese importanti, non se ne glorier, riuscendo invece a scorger e la bellezza del Creatore nelle Sue opere e nelle opere belle di tutti gli esse ri umani.

35 alGHAFURU: il Clemente (Nel Corano frequente. Ad esempio: II 173, IV,110, IX,90 XLVI,8; LVIII,12; LXII,i2) Secondo albi alJurjn (op. cit.), questo Nome collegabile a alGhaffru (n. 15: il Lon ganime), allo stesso modo in cui sono collegati fra di loro alRahmnu e alRahmu. Pe r alGhazzl, alGhaffru ci indica la bont di Dio che perdona anche i peccati in cui si incorre di continuo, mentre alGhairu indica in modo incontrovertibile l'infinita qualit di Dio perdonatore. Il primo atto della clemenza di Dio consiste nel nascondere le colpe di colui ch e, avendo peccato, per in grado di capire la mala azione e di pentirsene, affinch questo pentimento possa procedere. Per iniziare la via del pentimento in effetti pi utile giungere a vergognarsi nel profondo del proprio intimo, che essere espo sti al disprezzo del prossimo. La vergogna che finalmente prova il deviato potre bbe, se troppo forte, porlo in uno stato di prostrazione estrema, impedendogli o gni forza per uscirne. Tutti questi valori psicologici vanno misurati, valutati, equilibrati, e questo compito impossibile ad ogni sing olo possibilit divina di Dio alGhalru. 'ABD-ALGHAFUR. Anche Dante Alighieri ha dedicato un passo della Divina commedia alla "clemenza di Tito", come espressione di grande valore. chiaro il valore mor ale e sociale di colui che si dimostra clemente, come questo nome invita ad esse re.

36 alSHAKURU: il Riconoscente (senso vicino: il Ricompensatore) Allotropo: alShkiru (Corano: III,145) Dal termine shukr (riconoscenza). Il Nome va inteso in senso metaforico: come at tributo d'azione "Colui che d una ricompensa grande in cambio di un poco di bene" ; come attributo di parola "Colui che proclama la lode di chi Gli obbedisce". Cos come detto nei Vangeli a proposito del piccolo seme di sesamo, un bene pu prod urre un bene molto pi grande. Di conseguenza, un iniziale sorriso pu dare origine a un periodo generale di serenit, cos come una cattiva azione, per quanto minima, che si lascia correre, pu causare una guerra devastante e vasta. L'aspetto di Dio alShakru indica agli esseri umani il sentiero della gratitudine, la via del bene dato anche in piccole dosi, secondo le possibilit personali, senza grandiosit ipo crite. Di contro, colui che prova gratitudine felice anche del poco e correttame nte impiega i doni che ha ricevuto, non solo materiali ma anche psichici e spiri tuali. Cos si fuggiranno i pericoli dell'avarizia e dell'egoismo, dell'aridit e de ll'accidia. Sapersi accontentare equilibratamente un dono infatti che, liberando dall'ansia del possesso e delle perdite, conduce alla serenit e rende quieti, li berandoci dalle frustrazioni. 'ABD-ALSHAKfJR. Chi porta questo nome incentivato ad accorgersi di tutto il bene del mondo e a capire che il bene viene da Dio. Pu allora essere serenamente in u n reale stato di gratitudine e di conseguenza godere il favore di Dio.

37 al'ALIYYU: il Supremo, il Sommo (allotropo superlativo al'A'l: il Pi elevato; sinonimo di alMutakabbiru: il Superbo, n. 11) Trascrizione italiana usuale: Al (Corano: II,255; IV,34; XXII,62; XXXI,30; XXXIV,23, XL,12, XLII,4, XLII,51. al'A'l: XXXVII,I; LXXXVII,I; XCII,20). Per alGhazzl il Nome che pi indica la qualit superiore di Dio, Causa prima di tutte le cose, dal momento che tutto dipende da Lui. Corrisponde al concetto di Dio es presso da alHallaj: "Se tu dici "quando?", il Suo essere ha preceduto l'istante. Se tu dici "prima", il prima dopo di Lui. Se tu dici "Lui", la elle, la u e la i sono Sua creazione. Se tu dici "come?", la Sua essenza sfugge alla descrizione per il Suo modo d'ess ere. Se tu dici "dove?", la Sua esistenza ha superato quel luogo. Se tu chiedi "Chi ?", la Sua ipseit ne del tutto distinta ". Egli il Supremo: superiore in assoluto a tutto ci che gli esseri umani possono im maginare di superiore, di grandioso, di incommensurabile; superiore ad ogni attr ibuto, superiore in tutto ad ogni azione che gli possa venire attribuita dagli e sseri umani. Muhyi alDn Ibn al'Arab (in Fusus alHikam) ha una disquisizione filoso fico-mistica a questo proposito: "Uno dei Nomi di perfezione di Dio l'Altissimo. Ma in rapporto a che cosa Altissimo, dal momento che non c' altri che Lui? Altis simo in senso essenziale o in rapporto a qualcosa? Tutto Lui; per cui l'Altissim o in Se stesso. D'altronde, poich l'Essere di tutto ci che esiste, anche le esiste nze effimere sono elevate nelle loro essenze, dal momento che sono essenzialment e identiche a Lui. Dio l'Altissimo senza relativit, poich le essenze, in se non es senti e nelle quali questa condizione immutabile, non hanno di per se stesse nem meno la parvenza dell'esistenza; rimangono come sono nonostante la molteplicit de lle loro forme nelle realt manifestate, mentre la determinazione essenziale dell' Essere unica in tutto e per tutto. La molteplicit esiste solo nei Nomi che sono r elazioni e realt non esistenti. La sola determinazione unica l'Essente, che Altis simo in Se stesso, senza relazione di sorta". 'ABD-AL'ALIYY. Nome conferito a colui che si desidera stimato per le virt, l'inte lletto, la generosit, il sostegno e l'aiuto incondizionato elargiti al prossimo.

38 alKABRU: il Grande (Corano: XXXI,30) Kabr (grande, plurale kibr) ha come superlativo akbar (grandissimo), che fu ad ese mpio nome del pi grande imperatore moghul dell'India. Tuttavia kabr applicato a Di o supera ogni forma di superlativo, pur se grammaticalmente non lo : ogni Nome di Dio va sempre inteso in modo assoluto, non solo insuperabile ma anche imparagon abile, cos come va implicitamente inteso ogni termine che gli esseri umani posson o applicare a Dio.

Per aliti sinonimo dei Nomi alMutakabbiru (n. 11) e al'Alyyu (n. 37); per alGhazzl invece sinonimo di al'Adhmu (n. 34) e sottolinea la perfezione assoluta dell'esse re di Dio, da Cui dipendono tutte le creature. L'intero creato prova della grand ezza incommensurabile di Dio. Anche l'applicazione umana del termine "infinito" all'universo, o al tempo, una concezione errata, poich nulla pu essere in effetti l'infinito" quanto Dio; e la Sua grandezza supera ogni possibile concezione di m isura raggiungibile dall'umanit. Un semplice pensiero del sufi Muhammad bn Srn (mor to nel 728) pu darcene un'idea: "Pensate a un cubo di roccia grande come tutta la terra. Ogni mille anni vi si posa sopra un passero, che si pulisce il becco sfr egandolo per un istante sulla roccia. Quando questo sfregamento avr consumato tut to il cubo di roccia, per l'infinito universo in cui siamo immersi sar passato so lo un istante; e quell'istante sar nulla, in confronto all'infinit dell'essenza di un solo gesto di Dio, che crea e ricrea ad ogni istante. Fortunatamente per noi Dio alKabru anche il Misericordioso, il Misericorde, il Generoso, l'Amorevole, a ltrimenti noi tutti saremmo annientati contemplando unicamente la sua grandezza" . Ci indica anche che quando qualcuno impiega i suoi sforzi per impetrare l'aiuto d i un grande di questa terra, in definitiva si prostra davanti a un semplice serv o dell'Altissimo. 'ABD-ALKABIR. Chi ha questo nome dovrebbe considerarsi soggetto alla grandezza d i Dio, vivendo umilmente anche se Dio, al Quale solo debitore, gli ha concesso p otere e ricchezza.

39 alHAFDHU: il Preservatore; il Vigilante Trascrizione italiana usuale: Hafz (Corano: XI,57; XV,9; XXXIV,21; XLII,6; LIX,23) Come attributo esclusore indica che la vigilanza di Dio sull'universo - pur esse ndo continua e senza soste - totalmente globale e non comporta la vigilanza di " ogni" cosa un momento dopo l'altro. Come attributo d'azione indica che la Sua vi gilanza totale e continua assicura a ogni creatura la sua forma e la sua sostanz a senza pericolo di dissoluzione. Secondo aliti questo Nome complemento di al'Alm u (n. 20), dato che la vigilanza (hafz) l'opposto della negligenza, per cui ha l a sua sorgente nella conoscenza ('ilm: conoscenza delle cose divine. Plurale 'ulm ). Se si trattasse di un essere umano, diremmo che "colui che si ricorda di tutti i suoi atti, dal pi importante all'infinitesimamente piccolo"; ma non si pu diminui re Dio attribuendoGli qualit umane per cui, formulato questo concetto, occorre su perarlo per giungere a capire il senso della vigilanza di Dio. Dio alHafdhu fornisce quindi a tutte le Sue creature l'istinto di sopravvivenza e l'istinto di conservazione della spec ie, che si manifestano sul piano materiale (lavoro, cibo, repulsione per i velen i), in quello psichico e in quello spirituale (reazione agli stress, fuga razion ale da preconcetti e coercizioni, repulsione per il comportamento antisociale ch e va dalla droga all'adulterio, dal gioco d'azzardo alla calunnia, dall'arroganz a all'ipocrisia, dal tradimento alla coercizione, all'imbroglio); e in tutto ci c he contro le leggi divine. Oltre a queste naturali tendenze, cui la parte negati va della materia attenta di continuo, vi sono poi, grazie ai Nomi alGhaffru e alR azzqu (n. 15 e 18), gli aiuti costituiti dalle parole dei profeti e dei maestri. 'ABD-ALHAFZ. Nome dato per invocare la protezione di Dio su chi lo porta; protezi one dalle avversit materiali ma anche da pensieri malvagi e soprattutto da amiciz ie pericolosamente fuorvianti. La piet popolare, narrando la vita del sufi 'Abdal hafz Abu Sulayman Daran, racconta che i suoi allievi dimorarono trent'anni con lui

senza soffrire mai di avversit e di sentimenti negativi grazie al "nome protetti vo" del loro maestro.

40 alMUQTU: Il Sostentatore; il Determinatore; il Presente (Corano: IV,85) Le quattro sfumature del termine arabo si prestano a considerazioni varie: il Nu tritore, nella sua qualit di Creatore d'ogni tipo di nutrimento materiale e spiri tuale, e in questo caso per alGhazzl sinonimo di alRazzqu (il Dispensatore d'ogni b ene, n. 18); il Determinatore, perch decreta e fissa il destino, e in tal caso at tributo della potenza (Kudra) di Dio; il Testimone (allotropo: Shahd), perch conos ce il mistero (alGhayb), e in tal caso attributo della scienza di Dio; il Presen te, perch immanenza eterna senza la quale nessuna creatura sussiste. Il nutrimento divino argomento essenziale d'ogni religione. Naturalmente l'esser e umano ha tutte le possibilit di nutrirsi, ma deve "ottenere" il nutrimento, alt rimenti si abbandonerebbe facilmente all'ignavia e alla neghittosit, come i figli viziati da madri eccessivamente protettrici dimostrano ampiamente. Ci comporta c he ancor pi grave del furto e della malvagit il peccato di quanti - esseri umani, nazioni, governi - per arricchire accumulano il cibo degli altri impedendo loro di accedervi. 'ABD-ALMUQT. Questo nome incentiva chi lo porta a considerare le necessit del suo prossimo, cui d soddisfazione con oculato equilibrio, nel tempo giusto e nella mi sura corretta.

41 alHASBU: il Sufficiente; Colui che non manca ad alcuno (Altro senso ammesso: Colui che regola i conti) (Corano: III,173; VIII,62) Come attributo attivo indica che Dio crea per le Sue creature quanto ad esse nec essita. Come attributo della parola indica che Dio chiede conto di quello che ci ascuno ha fatto. In entrambi i casi ci evidenzia la capacit di Dio di tenere in c onsiderazione ogni minima parte del creato e di conoscere la somma d'ogni calcol o relativo a tutte le vicende che nel creato hanno luogo. Il giorno ultimo - il "giorno del giudizio finale", quando Ges sar il giudice inca ricato da Dio (e rammento che per noi musulmani Ges un profeta) - viene anche chi amato "il giorno del rendiconto" ed a questo rendiconto che si riferisce il conc etto di "Colui che regola i conti". Nel medesimo istante compariranno davanti al giudizio un numero infinito d'anime e il numero dei rendiconti completi sar infi nito. Tutti dovranno rendere conto dei talenti, dei capitali, di quanto stato sciupato o acquisito. "Temete il giorno in cui nessuna anima potr essere utile a un'altra; in cui non v err accettata intercessione alcuna; e nessuno potr presentare giustificazioni. Non avranno aiuto" (Corano II,48). Ci induce ciascuno di noi a rendersi conto del va lore d'ogni istante della propria vita e a non sciuparlo. Alcune scuole sufiche considerano "il giorno del rendiconto" solo un simbolo, di particolare valore, come il simbolo del paradiso che descritto particolareggiat amente nel Corano (II,25), ma che seguito dal versetto: "Dio in verit non esita a coniare una parabola: da un moscerino o ancor meno. Coloro che credono, sanno q ual la verit da parte del Signore; e coloro che non credono dicono: "Che ha volut

o mai dire Dio con questa parabola?". Cos molti ne smarrisce e molti ne guida. Ma solo i malvagi si smarriscono" (Corano II,26). 'ABD-ALHASIB. Nome che dovrebbe indurre chi lo porta a far buon uso della vita, dei pensieri, dei mezzi materiali e spirituali e ad essere grato a Dio per quant o Egli dona con misurato equilibrio. 42 alJALLU: il Maestoso; il Degno di venerazione Non compare nel Corano come termine specifico, ma come concetto nella sua radice in forma nominale o verbale. inserito nell'elenco dei novantanove Nomi per accordo unanime della 'Ijm' (il consesso della comunit islamica rappresentata dai teologi). Come senso prossimo ai Nomi alMutakabbiru (n. 11) e al'Adhmu (n. 34) ma, secondo alGhazzl, con l'accento posto sulla bellezza dell'Essere divino. Per Yj sinonimo st esso di alMutakabbir, e per Jurjn qualifica gli attributi della maest (jall) e della bellezza (jamt). Per Tosun Bayrak "la Sua Maest relativa a una grandezza che non attiene n assomiglia a energia, materia o tempo di sorta: la trascendenza stessa" . La Maestosit di Dio dovuta alla completezza delle Sue qualit, simbolizzate da tutt i i Suoi Nomi; e ogni Maestosit sulla terra solo un riflesso della Maestosit divin a. I turchi e i persiani, e con essi tutti i popoli che hanno dipeso dalla loro cul tura e dalla loro arte (essendo queste sole le arti e le culture specificatament e islamiche) hanno portato la calligrafia a livelli d'arte; arte maggiore che ha soddisfatto il gusto aniconico del turco e del mongolo, gusto an iconico per l'appunto precipuo di tutte le popolazioni nomadiche, ivi comprese l e popolazioni barbariche che invasero l'Europa alla fine degli imperi romani. Al lorch in queste composizioni viene artisticamente calligrafato uno dei Nomi di Di o, vi viene solitamente aggiunta la frase "Jalla Jalluhu", congegnata in modo da non disturbare la parte principale costituita appunto dal Nome. E cos anche, term inata la recitazione dei novantanove Nomi, d'uso pronunciare la frase: "Jalla Ja lluhu wa taqadasat 'Asm'uhu" ("Che la Sua Maestosit sia proclamata e i Suoi Nomi sa ntificati"). Si Hamza Boubakeur, citando questo Nome, si scaglia contro i contemporanei reucc i della penisola arabica che, "nella loro ipocrisia manifesta, corrotti dai godi menti terreni, non si peritano di farsi chiamare jallatu l-mlik l-mu'adhdham (sua maest il re sublime)". 'ABD-ALJALL. Nome dato per infondere nella persona che lo porta e in chi la frequ enta il naturale timore reverenziale per la gloriosa Maest di Dio, affinch una min uscola scintilla di questo splendore li sfiori.

43 alKARIMU: il Generoso Allotropo superlativo: al'Akramu, XCVI,3 (Corano: XLIV,49; LXXXII,6) Questo Nome ha quattro sfumature che si prestano a varie considerazioni: a) come attributo dell'azione indica che Dio "ha in Se la dote della liberalit"; b) come attributo della potenza indica che Dio "fissa la misura della liberalit"; c) com e attributo della relazione indica che procede da Dio ogni tipo di nobilt; d) e p er conseguenza spettano solo a Dio la qualit e il potere di perdonare ogni mancan za.

Karam, la generosit (Cos come la nobilt), era una qualit molto apprezzata dagli arab i preislamici e tema fra i pi ricorrenti nelle loro tenzoni poetiche. Il nobile ( sharf, plurale shuraf) doveva questo attributo al censo - come si conviene a un po polo di mercanti sedentari - e non alla stirpe, concetto, quest'ultimo, precipuo delle popolazioni nomadiche delle steppe dell'Asia centrale. chiaro quindi che il mercante, tendenzialmente egoista e parsimonioso, se non avaro, raramente ela rgiva con generosit. Da qui l'apprezzamento per i generosi. Dio, nella Sua sconfinata bont (anche in Dante troviamo: "Ma la bont divina ha s gr an braccia... ") lento nella punizione e lascia generosamente il tempo necessari o per il ravvedimento. Per questo, nonostante la preghiera debba essere in effet ti solo un atto di adorazione (dal momento che Dio sa perfettamente quel che occ orre e che compete a ogni singolo essere), Egli accetta anche che il fedele spro vveduto Gli si rivolga invece chiedendo e postulando quasi ad ogni momento della preghiera. Pu essere considerata irriguardosa la petizione, ma Dio il Generoso p assa oltre e accoglie. D'altronde colui che ha ricevuto con generosit dovrebbe dimostrarsi grato e non i nsuperbirsi, come spesso avviene. comune che l'essere umano gratificato da doni divini o da aiuti terreni si dimostri del tutto ingrato; chi stato generoso con lui se ne adombra e gli toglie l'aiuto; Dio invece e permane generoso nonostante tutto. Ecco quindi che non bisogna mai dubitare della generosit di Dio. Nel Corano (LXXXII,6-8) si legge: "O uomo! Chi mai potr ingannarti a proposito de l tuo Signore, il Generoso? Egli Colui che ti ha creato, costituito, equilibrato ; composto nella forma stessa ch'Egli ha voluto". Si dice che 'Omar (califfo dal 634 al 644), udendo questi versetti, abbia esclam ato: " la Tua generosit stessa che mi ha creato!". 'ABD-ALKARM. Chi porta questo nome, generoso egli stesso, dovrebbe recare al pros simo testimonianza della generosit di Dio, accettando le colpe e le inadeguatezze della gente comune.

44 alRAQBU: Colui che veglia; Colui che osserva (il Guardiano) (Corano: IV,1; V,117; XXXIII,52) Ha un significato prossimo al Nome alHafdhu (Preservatore, Vigilante, n. 39), ed del pari in collegamento con la qualit di al'Almu (l'onnisciente, n. 20). Per alGh azzl ha piuttosto il significato di Guardiano scrupoloso, vigile, attento". La protezione onnisciente di Dio comporta l'attenta vigilanza e al contempo la p erfetta conoscenza di tutto lo svolgimento universale delle azioni anche minime, a causa delle ripercussioni e delle conseguenze. Noi stessi, sulla terra, sappi amo che il male un potenziale bisognoso di risoluzione e che ogni risoluzione co nduce ad altri problemi. Naturalmente dobbiamo agire sulla base di dati insuffic ienti ed entro un perimetro considerevolmente ristretto; tuttavia "abbiamo comun que l'obbligo di fare del nostro meglio", come scrisse Sheldon Koop. L'azione di Dio di ben pi vasta e complessa portata, al punto che non ne possiamo nemme no c oncepire lo svolgimento, ma ci resta la possibilit di avvicinarcisi tramite il No me alRaqbu. 'ABD-ALRAQlB. Pi di ogni altro colui che porta questo nome deve abbandonarsi con fiducia a Dio, consapevole del fatto che nessuno meglio di Dio potr aver cura di lui; e, sapendo questo, avr la sicurezza assoluta che nulla di quanto egli compie verr perduto.

45 alMUJBU: Colui che accoglie [le preghiere]; Colui che esaudisce (Corano: XI,61) Il senso espresso anche in Corano II,186: "E quando i Miei servi ti interroghera nno su di Me: in verit io sono Colui che vicino; rispondo al richiamo di colui ch e chiama, quando, credendo in Me, Mi chiama. Rispondano dunque al Mio richiamo. Credano in Me. Saranno ben diretti". Partendo da questo versetto alGhazzl interpreta il Nome come "Colui che s'affretta ad esaudire le necessit delle Sue creature, addirittura prevenendole". indubbio che Dio conosce tutte le necessit dell'Infinito universo, Sua creatura, mentre per gli esseri umani ci limitato alla loro comprensione. Teologi ed eseget i coranici si sono sforzati di comunicarci che Dio vicino tanto al mistico pi ele vato quanto al minimo pulviscolo di sabbia nel deserto; gi ne conosce e provvede a tutte le necessit nell'ambito del coordinamento generale sapendo quali saranno le conseguenze d'ogni pi piccola azione; ma l'essere umano ha bisogno di sentirse lo ripetere, per tener presenti i valori dello spirito. Il Nome quindi in rappor to ideale con alKarmu (il Generoso, n. 43), alMuqtu (il Nutritore, n. 40) e alHafdh u (il Preservatore, li. 39). 'ABD-ALMuJIB. Chi porta questo nome sappia in modo particolare che Dio il Genero so, il Nutritore, d con larghezza a chi si rivolge a Lui con cuore puro. Esaudisc a allora con la stessa benevolenza quanti si rivolgono a lui. Un hadth dice: "Il giorno della risurrezione Dio allevier una pena a colui che in questo mondo ha al leviato la pena di un fedele; e in questo mondo e nell'altro Dio verr in aiuto a colui che venuto in aiuto a chi si trova nell'indigenza" (alNaww, 36). Ognuno pu da re aiuto al suo prossimo, secondo i suoi mezzi, fosse solo con un sorriso, come dice un hadth: "Anche una buona parola un'elemosina" (alNaww, 26).

46 alWSI'U: il Vasto (l'Esteso, l'onnipresente) (Colui che tutto abbraccia e comprende) (Corano: II,255; VI,80; VII,156) Nel Corano il versetto II,255 uno dei pi importanti in relazione all'argomento di questo libro: "Dio! Nessun dio se non Lui, il Vivente, il Qayymu (termine di dif ficile traduzione, che si pu rendere con "l'Assoluto, Colui che sussiste in se e nel Quale tutto sussiste", vedi n. 64). Non Lo colgono n sonnolenza n sonno. Suo t utto ci che nei cieli e tutto ci che nella terra. Chi pu intercedere presso di Lui senza il Suo permesso? Egli conosce ci che davanti a loro e ci che hanno dietro di loro. Della Sua scienza essi colgono solo quanto Egli vuole. Il Suo seggio pi va sto (Wsi'u) dei cieli e della terra, la cui conservazione non gli costa fatica al cuna. Ed Egli l'Altissimo, l'immenso". Il Nome alWsi'u indica quell'immensit senza limiti che mai mente umana potr concepi re e contemporaneamente il senso dell'infinit d'ogni qualit di Dio, simbolizzata d a tutti i Suoi Nomi, quelli che conosciamo e gli altri che ancora non conosciamo . Nelle esegesi di Ibn al'Arab questo Nome indica l'onnipresenza di Dio, Che tutto comprende e Che estende la Sua generosit a tutto ci che esiste, la Sua scienza a t utto ci che conoscibile, la Sua potenza a tutto ci che possiede determinazione. Tu tto questo, secondo Jurjn, senza che Gli pesi in modo alcuno, o senza che ci costit

uisca per Lui un lavoro. Pi limitatamente alcuni teologi hanno applicato questo Nome all'infinita tolleran za di Dio, in confronto alla quale le colpe degli uomini sono un atomo nell'infi nito e nulla pi. Segno di questa vastit , per Tosun Bayrak, l'infinita variet delle creature: " Non un volto, un carattere, una vicenda in tutta la vita della terra sono mai stati eguali: semmai solo simili". 'ABD-ALWSI'. Chi ha questo nome incentivato ad allargare sempre pi i confini della conoscenza, aspirando a raggiungere una grande cultura, allo stesso tempo modul ata dalla saggezza e dalla spiritualit.

47 alHAKMU: il Saggio (Nel Corano frequente. Ad esempio: III,62; IX,28; XI,1; LXXVI,30) Come indica Yj, un aggiuntivo di al'Almu (l'Onnisciente, n. 20), poich Dio, dotato di saggezza, ha la comprensione totale delle cose e delle azioni. Questo Nome si presta tuttavia ad altri significati: a) il Prudente nelle Sue de cisioni, visto che non pu essere altrimenti la perfezione della Sua provvidenza n ella conduzione dell'universo e i benefici conseguenti all'applicazione dei Suoi decreti; b) l'Arbitro, che arbitrer in materia di fede per distinguere le vere d ottrine dalle false (secondo Rzi, XVII,4); c) Colui che giudicher in modo perfetto , in corrispondenza coi Nomi alKhabru (il Bene informato, n. 32) e al'Adlu (l'Equ o, n. 30). Ancora secondo Rzi questo Nome indica che "non pu essere distrutto dall 'acqua o dal fuoco, modificato dal tempo; immutabile". Tabar (XI,80) opta per una lettura come muhkam, termine che indica solidamente stabilito, perfetto nella s ua realizzazione (come anche frequentemente indicato nel Corano LXXVI,30 ecc.) e potrebbe significare aDio nella Sua qualit di giudice supremo per eccellenza". Hikma, la Saggezza, per la Bibbia e per il Corano una conoscenza precipua di Dio , oltre che una rettitudine morale e un dono divino elargito ai profeti, nel qua l caso indica anche una luce interiore e una regola di condotta. Per Baidaw (Comm ento II, 129) anche la conoscenza corretta degli obblighi religiosi. Secondo Ibn al'Arab, infine, il termine designa tutto ci che salutare nel momento specifico. Per la maggior parte dei commentatori la saggezza divina un concetto complesso c he comprende in assoluto i valori di ragione, intelligenza e sapienza. Ci ramment a il passo di Dionigi l'Areopagita (IV-V secolo) ne I Nomi divini (VII,4, 872C): "Le Sacre Scritture celebrano Dio come Ragione, non solo perch distribuisce la r agione, l'intelligenza e la sapienza, ma anche perch comprende in antecedenza e i n maniera uniforme in S tutte le cause di tutte le cose e perch procede attraverso tutte le cose in quanto penetra, come dice la Sacra Scrittura, sino al fine di tutte le cose, e pi ancora, perch la saggezza divina si semplifica di sopra da ogn i semplicit ed sciolta da tutte le cose stando di sopra da esse in modo sovrastru tturale ". La saggezza di Dio incommensurabile, ma altra cosa dalla saggezza cos come viene intesa dall'umanit. Comporta il concetto che Dio ha elargito all'essere umano la possibilit di agire nel bene e nel male, tenuto conto alla fine della Sua miseric ordia. La scelta del bene o del male non relativa a Dio, ma alla persona umana, in cui sussiste la capacit di riconoscere la validit di quelle leggi proposte sia dall'Islm sia da tutte le religioni rivelate: leggi che indicano i buoni comporta menti e proibiscono ci che dannoso, in stretto rapporto con l'ordine e l'armonia materiale e spirituale del singolo individuo. La saggezza - intesa in senso globale - di ogni singolo individuo comprende anch e conoscenze che sono inconsce e inconsciamente operano in lui, e conoscenze acq uisite la cui evoluzione tende comunque al bene. Non saggio, in verit, derogare d alle regole di vita che ogni religione rivelata indica. 'ABD-ALHAKM. Il nome pone l'accento su un tipo di comportamento umano raggiungibi

le solo attraverso una serie ponderata di esperienze e di meditazioni, nella con tinua ricerca d'un equilibrio interno tra i costanti squilibri del mondo esterno . La saggezza un bene valido per l'individuo nella sua integrit ma diventa anche esempio per tutti coloro che al comportamento equilibrato tendono e per quanti, perplessi, dubbiosi o malguidati, hanno bisogno d'una bussola che indichi loro i l cammino corretto.

48 alWADUDU: l'Amorevole; l'Affettuoso; altro senso ammesso: il Beneamato (Corano: LXXXV,14) Va inteso nel senso di "Colui che ama le Sue creature" e pertanto organizza le l eggi in modo che possano avere il massimo del bene e il Bene finale. anche un at tributo elogiativo che si d a un "fedele perfetto" e, presso i mistici, indica il tipo di ricompensa che Dio d a questo fedele: "Il ritorno dell'emanato (del crea to) a Lui". Questo Nome posto in parallelo con alGhafru (il Clemente, n. 35). chiaro che sulla terra il "vero amore" : 1) incondizionato (ovvero non amore quan do si dice: "Ti amo se sei bravo; ti amo se mi accontenti"); 2) continuo (non si pu amare solo a momenti, o in particolari occasioni); 3) unidirezionale (per cui dice: "Ti amo", ma non chiede: "Mi ami?"); 4) non pu essere patologicamente poss essivo. Invece "l'amore di Dio" , naturalmente, un amore particolarissimo: non pe r l'oggetto, non inquinato dal possesso, non condizionato, come lo sono gli amori umani: un amore che si effonde in pari tempo donando all'amato l'amore per l'Amorevole; ed amore del tutto libero da affievolimenti e da gelosie. L'effusi one divina (faid, plurale fuyd, fuydt) percepita da colui che ha nel cuore la fede; ma l'essenza del Nome chiara anche in un versetto della religione ind: "Dall'Amo re procede ogni creazione, con l'Amore si mantiene, all'Amore tende e all'Amore ritorna". La comprensione di Dio-Amore non esclusiva delle religioni rivelate. Il concetto anche espresso nel hadth riferito da Muslim (in alNawaw: Riyd alSlihn): " L'inviato di Dio disse: "Nessuno di voi dica: mio Dio perdonami, se vuoi"; mio D io usami misericordia, se vuoi. Sia determinato nel dare rilievo alla sua richie sta, poich nulla di ci che Egli concede Gli di peso". Dell'amore divino come di un amore assoluto parl il grande mistico alHallaj (857922): "Gente! Quando la Verit si impadronita di un cuore / lo vuota di tutto ci ch e non Lei. / Quando Dio sceglie un uomo / uccide in lui tutto ci che non Lui. / Q uando ama uno dei Suoi fedeli / incita gli altri ad odiarlo / affinch il Suo serv o si avvicini solo a Lui / per essere tutto in Lui". Naturalmente dell'amore divino, dell'estasi che si raggiunge attraverso l'amore per Dio e della completezza dell'essere umano quando toccato dall'amore di Dio s ono testimonianza un gran numero di poesie emblematiche e misteriche dei sufi, d a alHallaj a Rm, da Omar Khayyam ai giorni d'oggi. Basti, per tutti, una quartina di Rm: "Ciascuna delle mie fibre porta la traccia del Beneamato. / Con ogni partic ella del mio corpo parla il Beneamato. / Sono come un'arpa appoggiata al Suo pet to / e il mio lamento prodotto dalle dita del Beneamato". Lo shaikh Muzaffer Ozak alJerrahi' scrisse questo significativo racconto: "Un gi orno Ges incontr un giovane che gli chiese: "O Messaggero di Dio! Prega per me l'A ltissimo affinch mi conceda un atomo del suo amore". Ges rispose: "Ti dico che non potresti sostenere un atomo dell'amore di Dio che tanto desideri". Ma il giovan e insistette: "Allora chiedigli di concedermi appena la met di un atomo del Suo a more". Ges giunse le mani supplicando la Divina Unit: "O Signore, esaudisci e conc edi a questo giovane la met di un atomo del Tuo amore". Poi part. Qualche tempo do po Ges pass di nuovo da quel posto in cui aveva incontrato il giovane e, non veden dolo, chiese dove fosse. Gli risposero: "O Profeta di Dio, quel giovane andato s ulle montagne, o forse vaga nei deserti: non abbiamo notizia di lui, n dove si tr

ova, n che fa". Ges preg l'Altissimo di fargli trovare quel giovane ed ecco che ven ne ispirato, seppe dove si trovava e vi and. Vedendolo seduto su un masso, in con templazione, lo chiam, ma quegli non gli rispose affatto. Lo chiam di nuovo gridan do il proprio nome, ma ancora non ottenne risposta. Allora Dio gli ispir: "Come c i si pu aspettare che un uomo con mezzo atomo del mio amore nel cuore oda le voci degli uomini? Anche se tentassero di tagliarlo a met con una sega, o di bruciarl o col fuoco, nulla potrebbero, e nulla egli sentirebbe" ". 'ABD-ALWADUD. Chi porta questo nome incentivato a una compassione globale per tu tte le creature, tutte accettando e tutte capendo, nella consapevolezza che l'am ore di Dio si diffonde a tutte le creature, per cui ogni creatura tenuta ad amare ci che Dio ama. Cos facendo, si sentir prossimo a Dio in una delle Sue qualit pi ineffabili.

49 alMAJDU: il Glorioso (Corano: XI,73; LXXXV,15) "La lode spetta a Lui solo". "Solo i Suoi atti sono degni di gloria". Queste due frasi vennero ripetutamente calligrafate sulle pareti di molte regge, per ramme ntare ai monarchi la caducit delle glorie terrene. Certo che nulla Lo tocca, n gli sguardi, n i pensieri, come pi volte dice il Corano. Tuttavia, "nella Sua gloria" , di cui parlano anche i Vangeli riferendosi al giorno del giudizio, Egli vicino ad ogni Sua creatura, perfino la pi umile: la gloria non contaminata dalla vanag loria, che tanto inquina le azioni terrene. D'altronde ogni creazione canta la S ua gloria, non solo con la bellezza ma anche con le leggi complicate che la regg ono (pensiamo al silenzio profondo d'una splendida notte stellata). Dove vanno a llora a finire l'arroganza, la spocchieria e l'intolleranza degli esseri umani? 'ABD-ALMAJD. Nome che incentiva chi lo porta a perfezionare sempre pi il comportam ento e il carattere, non esercitando una sorta di falsa modestia, ma nella compr ensione dei limiti umani, con un senso di donazione del se per recare bene e pac e, per diffondere serenit e sicurezza.

50 alB'ITHU: il Risuscitatore (altro senso ammesso: l'Inviatore) (Corano: XVIll,12) In Corano XVIII, 12, in cui si narra la vicenda dei sette dormienti nella cavern a, detto: "Poi li abbiamo risuscitati... ". In effetti il Nome non presente in a ssoluto nel Corano, ma si desume dall'azione e dai contesti relativi al giorno d el giudizio finale, cio alla risuscitazione ultima, "risuscitazione" che ha dato luogo, presso i sufi, a un gran numero di interpretazioni mistiche e misteriche. La risurrezione dopo la morte una delle sette affermazioni di fede del musulmano . Si pu dire che sia uno dei motivi essenziali del Corano: "S, Dio! La verit Lui. S: Lui che d la vita ai morti. Egli l'Onnipotente, si; e l'ora volge - nessun dubbi o su questo - n ch'egli risusciter coloro che sono nelle tombe" (XXII,6-7). "Dalla

terra vi abbiamo creati, ad essa vi riporteremo, e da quella ancora vi faremo u scire" (XX,55). "Dio! Lui che vi ha creati, poi vi ha nutriti, poi vi dar la morte, e po i vi dar la vita... " (XXX,40). Indubbiamente il concetto della risurrezione uno dei pi difficili da capire, se p reso nel senso strettamente letterale. Alle critiche che i Meccani rivolgevano a Maometto in proposito risposero i versetti: "Coniando per Noi un esempio, e dim enticando la propria creazione, l'uomo dice: "Chi ridar la vita alle ossa quando sono cariate?" Di': "Ridar loro la vita Colui che le ha create una prima volta, p oich Egli conosce tutta la creazione"" (XXXVI,78-79). Per un'altra interpretazione (quella dei sufi Chishtiyy) si veda il Nome alMuhyi (n. 61). Non va comunque dimenticato che nel Corano la vita (hayt) paragonata alla conosce nza ('ilm, plurale 'ulm) e la morte (mawat) all'ignoranza (iaht). Colui che risus cita anche Colui che ha dato il "calamo" all'umanit, fornendola degli strumenti n ecessari per uscire dalla tomba dell'ignoranza. 'ABD-ALB'ITH. La risurrezione cui questo nome invita quella che si ottiene purifi cando il cuore e la mente grazie all'amore per la conoscenza e il distacco dalle cose mondane, e chi porta questo nome incentivato a rinascere nella luce della conoscenza ancor prima di morire a questo mondo.

51 alSHAHDU: il Testimone Colui che d testimonianza [di S] (Corano: III, 18; III,98, IV 33, IV,79, IV,85 V, 117 VI,19; X,46; XXII,17, XXXIII,55; XXXIV,41; XLI,53; LVIII,6; LIX,II; [LXIII,1]; LXXXV,9). AlShahd indica ci che presente, apparente; in opposizione a alGhayb: ci che nascosto . Ha quindi valore assoluto di testimonianza per la sua stessa tangibilit, quindi di Testimone, ma anche di Colui che conosce il mistero (confrontare il terzo si gnificato del Nome alMuqtu, n. 40). AlGhazzl afferma: "Mia madre e l'imm sono due te stimoni che dicono sempre la verit" (alQiats alMustaqym, 71). Ha quindi anche valo re di "prova", come ancora alGhazzl dice: "Le prove (shawhid) della Legge rivelata e dell'insegnamento trasmesso" (Ihya, I,4); ma si pu anche intendere con valore d i: Presente, Constatabile. Lo shahd anche il profeta, in quanto testimone per il popolo cui stato inviato. Come termine riferito a Dio, indica la Sua onnipresenza in ogni cosa e in ogni a ccadimento nel medesimo tempo in tutti i tempi, in accordo con il detto precipuo a tutte le religioni rivelate: "Anche se nessuno ti vede, Dio ti vede". Sar quin di il "Testimone in assoluto", il giorno del giudizio finale. A questo proposito, in relazione al grado spirituale della "perfezione nell'agir e" (ahsn), Ibn al'Arab disse: "Quando Gabriele chiese a Maometto in che consiste l a perfezione nell'agire, il Profeta rispose: "Adora Dio come se Lui ti vedesse; se tu non Lo vedi, Egli ti vede". La prima parte di questa frase si riferisce al grado spirituale della contemplazione (mushhada) in senso assoluto, perch colui c he vi si trova non condizionato dall'operato, dato che in quel momento vede che le opere provengono da Lui nell'attualizzazione della loro sussistenza. La secon da parte della frase si riferisce alla stazione spirituale dei puri, di coloro c he dedicano le loro opere a Dio con sincerit totale". AlHallaj, uno dei pi grandi mistici dell'umanit (858-922), scrisse: "Tu sei il Sol o nella solitudine dell'Eternit. / Tu sei l'Unico a testimoniarTi dall'alto del s eggio della veracit; / e la Tua testimonianza Giustizia, senza che Tu debba dimos

trare che giusta". 'ABD-ALSHAHD. Colui che porta questo nome incentivato a testimoniare la verit, e a ricercarla in ogni cosa, poich ogni cosa pu testimoniare l'esistenza di Dio, se s olo si sa indagarla consapevolmente.

52 alHAQQU: la Verit (il Reale; il Vero assoluto) Antonimo: alBtilu (Nel Corano frequente. Ad esempio: X,32; XX,114; XXII,6, XXXI,30. Nel senso di Colui che vero: XX,114. In LI,19 indica "un diritto") Il valore d'origine della radice h-q-q andato sfumando, in arabo, ma si pu ricorr ere alla corrispondente radice ebraica che significava: a) intagliare, incidere; b) iscrivere, scrivere, descrivere; c) prescrivere o emettere un decreto, una p rescrizione, una legge; d) il dovere verso Dio e verso gli uomini. Nella poesia preislamica haqq ha valore di giusto, reale (nelle iscrizioni sudar abiche: hqt, hq). Signific poi "fatto stabilito", "corrispondente al reale", con antonimo btil (vano, irreale), cui opposto con senso di verit nel Corano. Indica a nche ogni cosa vera, reale come il castigo finale e ogni altro articolo di lede. Inteso a volte, erratamente, anche come "il Creatore" per l'allitterazione con khalq (creazione). In effetti ci che essenzialmente vero anche essenzialmente reale, per cui significa (soprattutto n ei molti trattati dei sufi sulla verit) tanto la Verit quanto "il Reale", cio sempr e Dio. Il termine alHaqqu pu essere usato come sostantivo e come aggettivo. Riferito a D io, rinforzato dal Nome al'Adlu (l'Equo, n. 30); come verit ontologica indica che Dio essenza necessaria; in relazione alla Verit assoluta Egli totalmente veridic o nella Sua parola (le rivelazioni), mentre con la Sua essenza rende manifesta l a Verit. Secondo alGhazzl il termine, nella qualit sostantiva, ha valore di "diritto giurisprudenziale", di "cosa dovuta": "La saggezza ha il suo diritto e i suoi u omini; d dunque il dovuto a tutti coloro che ne hanno diritto" (Ihy, I,33, ecc.). La Verit, intesa in senso assoluto, spesso invece, per i sufi, sinonimo di "Dio", e meta ultima della ricerca mistica. Nulla simile alla Verit trascendente, l'uni ca reale, l'unica sussistente e quindi superiore a tutto il creato stesso. Per i l fatto stesso che Dio Verit, tutto l'universo ha un ordine perfetto e impeccabil e, e una ragione coordinata. La verit non ha bisogno di prove e per essere tale i n modo assoluto deve essere eterna e immutabile, altrimenti solo una verit parzia le che d una conoscenza limitata. Gli esseri umani sono costretti a prendere gran di decisioni sulla base di verit parziali e di conoscenze parziali; tuttavia hann o il dovere di fare del loro meglio. Il Vero, l'Essere costitutivo, il Reale, rende il concetto di "ben fondato, legi ttimo, consistente". Ancora alGhazzl (Ihy' 'ulm alDn, I,32; II,257; II,347) rifiuta i l concetto di alHallaj (857-922): "Io sono la Verit", che intendeva un contatto d iretto con l'oggetto conosciuto e l'immedesimazione naturale in Dio, dal momento che invece ognuno di noi parte di Dio, quindi siamo tutti Dio in minima parte. Per a lGhazzl la "Verit" tale in quanto essa la manifestazione della "Presenza divina" (h adra) della Maest di Dio. Quando il termine haqq usato in diretta contrapposizione a la'ib acquisisce valo re di jidd, indicando tutto ci che serio (Corano XXI,55: letteralmente "Sei venut o con la verit o sei nel novero di coloro che scherzano", per intendere: "Parli s eriamente o scherzi?"). 'ABD-ALHAQQ. Colui che porta questo nome chiamato a ricercare sempre il fine ult

imo delle cose secondo la loro qualit obbiettiva e la loro collocazione nel conte sto di tutte le cause e di tutti gli effetti.

53 alWAKILU: il Gerente (il Curatore; la Garanzia) (Nel Corano frequente. Ad esempio: III,173; IV,81; LXXIII,9; Colui che si incarica di tutto: VI,102; Dio la Garanzia: XI,12) Il termine in se significa garante, procuratore; riferito a Dio indica Colui al quale tutto affidato, Colui che si prende carico di tutte le necessit delle creat ure. Egli veglia su ogni cosa e in Corano XII,66 e XXVIII,28 il "Garante" d'una parola data. Nel senso di "Colui cui si pu dare fiducia incondizionata" Colui che non lascia n ulla di incompiuto, che fa tutto senza che nessuno debba fare qualcosa per Lui. D'altro canto ovvio pensare ch'Egli possa sostituire ogni parte dell'universo me ntre nulla nell'universo pu sostituire Lui. Nessun potere pu forzarLo a fare altro da ci che ha stabilito, anche se il fatto sfugge alla nostra comprensione, limit ata a uno "Ha stabilito", mentre nella dimensione divina il concetto stesso di e sprimere una volont e di prendere una decisione non sussiste. Del pari ha valore l'estrema fiducia, l'abbandono totale (Islm) di ogni singola c reatura a Dio, nel Quale va posta in assoluto la fiducia. Qualsiasi fiduciario s ulla terra ha necessit di un compenso, mentre a Dio non diamo compenso alcuno. Ta le fiducia (tawakkul, definizione anche di uno stato mistico) non deve essere ci eca e supina acquiescenza; il Corano continua ad affermare: "Chiunque ha creduto in Dio, nel giorno ultimo, e compiuto opera buona..." (II,2). Credere non basta, occorre anche agire correttamente, "compiere opere buone". No n curarsi delle cause e dei loro effetti, non contrastare il volgere delle cose, soprattutto quando sono negative, pigrizia e ignavia, e se per l'Islm aver fiduc ia in Dio un obbligo, l'essere ignavi e pigri una forma di "negazione di Dio" e di tutti i Suoi Nomi. 'ABD-ALWAKL. Chi porta questo nome incentivato ad abbandonarsi con fiducia a Dio, ispirando fiducia nel suo prossimo con un comportamento integro. Sar allora un " fiduciario" (kalifa) degno di fede, cui si potr ricorrere tranquillamente, e che realizza cos in se un po' della fiducia da porsi in Dio.

54 alQAWIYYU (alQaw): il Vigoroso; il Forte (Colui che ha potere su tutte le cose) (Corano: VIII,2; XI,66; XXII,40; XXII,74; XXXIII,25; XLII,19, LVII,25 LVIII,21; LIX,23) La connotazione del termine, in alcuni passi del Corano, richiama la qualit divin a precipua dell'Antico Testamento, Dio di vendetta e di giustizia: "E cos fu per le genti di Faraone e per quelli che avevano misconosciuto i segni di Dio. Poi D io li colse, per i loro peccati. S, Dio Forte, Severo nelle sanzioni" (VIII,52). "Poi, quando venne il Nostro ordine, grazie a una Nostra misericordia salvammo d all'ignominia di quel giorno Slih e quelli che avevano creduto con lui. Il tuo Si

gnore! Lui il Vigoroso in verit, il Potente" (XI,66). La vera forza non quella ch e declina con gli anni, o che viene meno per interferenze psicologiche, o che po rta ad eccessi. Questa solo una forza umana transitoria. Inoltre la Forza di Dio si esprime nella creativit: un semplice filo d'erba e migliaia e migliaia di gal assie nell'infinito universo. Una forza inesauribile che al tempo stesso elimina e protegge, castiga e perdona, in un ineffabile equilibr io. 'ABD-ALQAW. Colui che impone questo nome a ut bambino si augura che si possa mani festare in lui il potere di Dio, sconfiggendo la concupiscenza e l'ambizione, po ich l'uomo davvero forte mantiene un sano equilibrio grazie al quale rispettato, temuto, ma anche preso ad esempio. 55 alMATNU: Colui che solido; il Robusto (Corano: LI,58) Il termine ha anche valore di "impassibilit", "imperturbabilit". Riferito a Dio, i ndica la perfezione del Suo potere senza limiti ma anche la veemenza con cui tut to l'universo pervaso dalla Sua essenza. Per i sufi la qualit necessaria per ragg iungere l'imperturbabilit davanti agli allettamenti del mondo fenomenico, e quell a dirittura di pensiero e di carattere che distingue il grado di evoluzione ragg iunto nel lungo cammino del misticismo. 'ABD-ALMATIN. Poich la forza di Dio pervade tutto, colui che porta questo nome in centivato ad accorgersi che da Dio viene il bene, ma anche la punizione. Nessuna difficolt dovr farlo desistere dalla retta via, nessuna fatica dal lodare Dio; e nessuno potr intimorirlo s'egli porr totalmente la sua fiducia nella forza inattac cabile di Dio.

56 alWALIYYU: Colui che governa (Colui che detiene l'autorit) (da non confondersi con alWli n. 77) (Corano: II,107; VI,51; XIII,11; XVIII,44) A volte il termine reso anche con Maestro, Padrone ("Non sai che in verit il regn o dei cieli e della terra di Dio, e che di fuor da Lui non avete Padrone n alcuno che vi soccorra?", Corano II,107). Nell'ambito della religione applicabile a Di o ma anche ad ogni mistico contemplativo, colui che in Occidente chiamato "santo ", come dice Ibn al'Arab nel Futbt atMakkiyah: "La walya la santit suprema, l'amicizi a divina". Dh alNn alMisr, maestro sufi morto nell'860, scrisse un brano esoterico variamente commentato dai seguaci: "Io sono il wal di chiunque mi obbedisce. Chiunque mi obb edisce ponga quindi la sua fiducia in me e prenda me come norma. Per la mia onni potenza! Se allora mi chieder la fine del mondo, io vi metter fine per lui". Quand o Dh alNn parl della sua iniziatrice al misticismo, la turca Fatima di Nshapr (morta nell'838), disse: " una waliyya, del novero degli "Amici di Dio"". In generale si interpreta questo Nome come l'indicazione "dell'affetto e della p rotezione" che Dio accorda a coloro che Lo adorano con cuore puro e dedizione to tale. Il loro distacco dai beni e dagli orpelli terreni trova riscontro nella bu ona riuscita delle loro opere in favore dell'umanit, e nella forza consapevole e costante che applicano nelle loro imprese. Poich essi sanno che tutto viene da Di

o, vivono con fiducia e nulla manca loro, poich di Sull'altro hanno bisogno se no n della walya di Dio. 'ABD-ALWAL. Con questo nome si vuole incentivare in un uomo l'amore per tutti col oro che vivono nella contemplazione di Dio, egli stesso incentivato a ricercare questa santit, a compiere opere che siano di utilit per la crescita spirituale del suo prossimo.

57 alHAMDU: il Lodato; il Glorificato (il Degno di lode) (Corano: XI,73; XXII,24; XXXV,15; XLII,42) Nome implicitamente espresso nel secondo versetto della prima sera: "Gloria a Di o, Signore dei mondi". Si tratta di una qualit "per eccellenza" di Dio, e il Nome o il concetto sono ric orrenti in tutti i testi dei maestri sufi. Si intende anche che Dio il "pi lodato " nei secoli, da tutte le genti, da tutto il creato, e per conseguenza pone l'ac cento "sull'adorazione" di Dio e sull'obbligo di adorarLo. In effetti la preghie ra del buon musulmano non fatta per chiedere a Dio benefici o ricompense, come g i spiegato nel Suo Nome alKarmu (n. 43), ma come puro atto di adorazione del Creat ore. Il Nome anche inteso come "prototipo" delle qualit positive del creato: tutt o il creato glorifica Dio, ma la "qualit" del creato in se stessa la lode pi alta a Dio. un attributo di relazione. Secondo Ibn al'Arab la qualit di "santo" viene raggiunt a quando l'essere umano compenetra le qualit divine esemplate dai Nomi alWaliyyu e alHamdu (n. 56 e 57), quest'ultimo designante il prototipo stesso delle qualit p ositive del creato. L'adorazione implicita nell'armonia dell'universo e nel "vivere" del mondo fenom enico, dal momento che tutto ci creazione di Dio e che tutto ci ha la Sua bellezza , se solo la si voglia vedere. Usando le materie di cui siamo sostentati, automa ticamente adoriamo pur senza avvedercene Colui che questa materia crea. Questo c oncetto di "adorazione", di "lode a Dio" ha costituito un tema costante nelle op ere dei mistici dell'Islam, in ci all'unisono con quelli cristiani, come ci esemp lifica Juan de Ypes y Alvrez, detto san Giovanni della Croce (1542-1591): "Adorar Ti in silenzio quando vieni verso di noi; / adorarTi in silenzio, come un'acqua che scende / e dilaga ad ondate quando le dighe si rompono![...] / O Signore! Vi eni a me perch io ne sia ubbriacato. / O splendore che m'avvince: al pari d'una d onna semplice / chinata sul proprio sposo, permettimi in tutta libert / di scopri re il Tuo segreto, di penetrare nel Tuo ascolto, / e d'ubbriacarmi di cielo come un folle". Anche per questo la negativit massima non l'essere ateo, il non avere fede (dal m omento che Dio d la fede a chi Egli vuole, e non la d a chi Egli non la vuole dare , come ripete pi volte il Corano), ma l'associare altre divinit a Dio. 'ABD-ALHAMD. Nome che incentiva il riconoscimento di tutta la bellezza di Dio, ch e di sopra e di l da tutte le bellezze da Lui create. Chi lo porta dovrebbe cerca re di rendersene degno, facendo s che tutti i suoi atti siano la degna conclusion e di una ponderata disamina dei valori che rendono valida ogni azione.

58 alMUHSHI: Colui che computa (Corano, come azione di Dio: XXXVI,12; LVIII,6; LXXII,28)

In corrispondenza con al'Almu (l'onnisciente, n. 20) indica che Dio comprende in Se e conosce omnicomprensivamente tutte le cose computate; e in corrispondenza c on alQdiru (il Forte, n. 69) indica ch'Egli ha ogni potere su di esse. Con alKhabr u (il Bene informato, n. 32) conosce i fatti e i pensieri interiori anche pi segr eti; con alShahdu (il Testimone, n. 51) Egli testimone per tutto ci che , anche il pi piccolo atomo. Quindi "Dio possessore di tutta la conoscenza quantitativa" ed Egli "vede e conosce ogni singola cosa nella sua realt". Anche la pi piccola parti cella dell'universo cos conosciuta analiticamente, nella sua natura, azione, posi zione e corrispondenza. In Corano XXXVI, 12: " S, Noi diamo la vita ai morti e iscriviamo quel che si son preparati e le loro tracce. Abbiamo computato ogni cosa in un preciso registro" . Nulla quindi perduto d'ogni pur minima azione, che consegue ricompensa o casti go. D'altro canto noi stessi immagazziniamo ogni nostra azione, pur se non siamo in grado di sollecitarne la rammemorazione: tutto perfettamente archiviato nell a nostra corteccia cerebrale; e quando si procedette sul tavolo operatorio a sti molazioni elettriche d'una cellula qualsiasi del pallio (mantello cerebrale) in operazioni a calotta cranica scoperta, la memoria latente immagazzinatavi, cos so llecitata, emerse. I sensi di colpa inconsci, elaborati dall'archeopsiche, tengo no computo di tutte le nostre azioni meglio e pi della nostra parte conscia (neop siche). Analizzare in noi stessi le nostre azioni ci porta ad assumercene in pieno e in prima persona la responsabilit, consapevoli che "nessuna anima potr pagare checche ssia per un'altra; e non verr accolta nessuna sua intercessione, e non le verr acc ettato alcun equivalente. Nessuno verr soccorso" (Corano II,48). Sulla base di questo Nome, nel giorno del giudizio finale "la terra briller della luce del Signore, mentre il registro verr posato, profeti e testimoni verranno a dunati, e verr deciso con equit. Nessuno verr leso, e ogni anima sar ripagata per tu tto quello che ha fatto. E Dio sa meglio di tutti ci che hanno fatto" (Corano XXX IX,70). Ognuno di noi ha obiettivamente la possibilit di fare i propri conti ora, prima d i quel giorno finale. 'ABD-ALMUHS. Nome che incentiva chi lo porta a conoscere tutto ci che possibile in estensione e in profondit, sia attorno a lui ma ancor pi particolarmente dentro d i lui, analizzando i propri atti e il proprio modo di vivere.

59 alMUBDIU: Colui che ricomincia (l'Iniziante; l'Innovatore; il Precorritore) (Corano: il senso esplicitato in VII,29; XXIX,20; XXX,11; LXXXV,13) Ha il doppio valore di "Colui che crea dal nulla gli esseri" e di "Colui che pre viene i desideri con le sue attenzioni". Da pronunciarsi assieme al Nome seguent e, cui legato per senso. Secondo il Corano (VII,29), "A Lui ritornerete cos come Lui vi ha dato inizio". P er 'Ab Ja'far Tabar, teologo del X secolo (VIII, 157), questa frase del Corano ha il senso forse troppo restrittivo di "Ritornerete a Lui come la predestinazione ha determinato". In effetti questo versetto pu dar testimonianza a una corrente d i teologi della predestinazione, alla quale non ci si pu sottrarre, ma il versett o immediatamente seguente ha dato invece motivo ai muta'ziliti di confermare il libero arbitrio ('ikhtiyr): "Gli uni sono nella buona direzione, e altri nell'err ore poich in verit hanno preso i diavoli come padroni in luogo di Dio, e credono d 'esser loro, veramente, i ben guidati" (Corano VII,30). A seconda delle sfumature cui il Nome si presta, Dio l'originatore di tutto, fuo ri da schemi e da modelli, conferendo una forza prodigiosa alla materia (la cari ca del protone e dell'elettrone ad esempio); Dio unica fonte dell'energia necess

aria alla materia per essere; oppure il dispensatore delle grazie e della vita, della Legge e delle ricompense, e ci supera la realt della materia stessa. D'altro nde chi volesse considerare l'essere umano esclusivamente come un costrutto di m ateria, si chieda come mai questa materia ha la possibilit di pensare cose sublim i e sensibili e di sentire passioni anche altamente trascendenti. 'ABD-ALMUBD. Chi porta questo nome chiamato a considerare l'origine di se stesso e di tutte le cose, per riconoscere la fonte di tutte le cose e l'origine prima dei nostri pi sublimi sentimenti.

60 alMU'IDU: il Rigeneratore; il Vivificatore (Corano: il senso alla stessa stregua e unitamente al Nome precedente esplicitat o in VII,29; XXIX 20; XXXI 1; LXXXV 13) Da pronunciarsi assieme al Nome precedente. Rafforzante l'onnipotenza di Dio, co me in Corano, XXIX,20: "Di': percorrete la terra, e guardate come Egli ha inizia to la creazione. Poi Dio far risuscitare la creazione un'ultima volta. Dio, in ve rit, Onnipotente". E nel versetto LXXXV,13: "S, Lui che crea e che rigenera ". La risurrezione, pilastro della religione islamica cos come lo per l'ebraismo, pe r il cristianesimo e per altre religioni, comunque variamente interpretata. Anch e i Testimoni di Geova, e nell'Islam le anime semplici e non acculturate, credon o che si tratti di un vero e proprio ritorno al corpo materiale. I sufi per cont ro considerano questo concetto un simbolo - che si presta a varie interpretazion i - e intendono le frasi relative nel Corano come una spiegazione della potenza di Dio mediante immagini che possano essere capite dagli spiriti semplici.

Gi al tempo del profeta Maometto - quando il concetto di anima e di sopravvivenza era piuttosto vago e per nulla definito - la risurrezione era contrastata e cri ticata, e molti versetti del Corano intervengono su questi dubbi, come in LXXV,1 -11: "No! Lo affermo per il giorno della risurrezione! Ma no! Lo affermo per l'a nima che rimprovera! Crede forse l'uomo che Noi non riuniremo mai le sue ossa? M a s: Noi siamo in grado di rimettere a posto le sue giunture. L'uomo preferisce v ivere da libertino e chiede: "Vi sar il giorno della risurrezione?". Quando il su o sguardo sar abbagliato, e la luna si eclisser, e sole e luna cozzeranno, in quel giorno l'uomo dir: "Dove fuggire?", ma non vi sar rifugio". E in Corano XXII,5-7: "Genti! Se siete in dubbio circa la risurrezione, ebbene, Noi vi abbiamo creato dalla polvere, poi dallo sperma, poi dall'embrione, poi di carne, formata e non formata (per spiegarvi tutto) e Noi deponiamo nelle matric i ci che Noi vogliamo, sino al termine stabilito; poi vi facciamo uscire neonati e in seguito raggiungete la pienezza delle forze. Alcuni di voi son fatti morire giovani, ed altri condotto alla pi tarda et al punto che non ricorda pi ci che sape va. Cos tu vedrai la terra spenta, ma se vi facciamo cadere la pioggia si anima, si gonfia, e ne spuntano cose gradevoli, a coppie. S, Dio! Egli verit. S, Egli d la vita ai morti; Egli l'Onnipotente. S: l'ora avanza senza dubbio alcuno, s, e Dio r isusciter quelli che sono nelle tombe". Per molti maestri sufi il giorno del giudizio finale simbolo d'una armonia e di un equilibrio che l'essere umano evoluto cerca inutilmente sulla terra confidand o nel momento in cui tutto ritorner a Dio. l'annientamento di se nella Sua luce, dopo aver sperimentato sulla terra uno degli aspetti di Dio: la creativit che porta all'esistenza della materia. Il mondo della materia vive nella dualit di cariche positive e negative e l'anima incarnata nella materia vive la dualit di bene e di male. Ma nel mondo dello spirito, emanazione e parvenza di Dio, indubbio che verr raggiunto l'equili

brio di l da ogni dualit. Per molti maestri (come Ibn Khaldun, sociologo e storico tunisino, 1332-1406) la "reincarnazione" , nel contesto terreno, il simbolo del continuo rifluire delle culture, delle civilt, i "corsi e ricorsi della storia", secondo quanto chiaramente espresse anche il filosofo italiano Giovan Battista V ico (1668-1744). 'ABD-ALMU'ID. Chi ha questo nome dovrebbe tendere a capire ci che mette in moto l e civilt della terra, i cicli continui di cui si fanno le civilt della terra e le cose del mondo, che nascono, sorgono, muoiono, per ripresentarsi di nuovo.

61 alMUHYI: Colui che d la vita; Colui che rid la vita; il Creatore della vita (Corano: II,258; III,156; VI,133; VII,158; IX,116; XV,23; XXIII,80; XL,68; XLIV,8; LIII,44; LVII,2; LXVII,2) Da pronunciarsi assieme al Nome seguente; anche nel Corano i due Nomi (61 e 62) sono quasi sempre associati. "Dio Colui che d la vita e la morte". Questa capacit di ridare la vita ai morti, E gli la pu comunque conferire anche ai Suoi profeti, come disse Ges: "S, per voi mod ello col fango la figura di un uccello, poi vi soffio sopra, e col permesso di D io un uccello. E guarisco il cieco nato e il lebbroso, e risuscito i morti con i l permesso di Dio" (Corano III,49). Inoltre nel Corano troviamo definite tre qualit differenti di vita: una vita fisi ca, scientificamente descritta ("Dall'acqua abbiamo creato ogni essere vivente", XXI,30; "Dio ha creato tutti gli esseri viventi a partire dall'acqua", XXIV,54); una vita dello spirito, a fronte della quale vai bene la pena di abbandonare ogni orpello umano in questa lunga meravigliosa via che cond uce a Dio; una vita futura, condizionata dal modo di vita sulla terra e perci det erminata dalle nostre scelte individuali di cui - dice spesso il Corano - noi so li siamo completamente responsabili. Per i sufi dell'ordine Chishtiyya - fondato in India da Mu'n alDn Muhammad Chisht ( morto nel 1236) - e per alcuni sufi appartenenti ad altri ordini, il problema de lla vita e della morte descritto pi volte nel Corano come un alternarsi continuo conferisce credito alla loro opinione di una reincarnazione susseguente, sino al livello di purezza e di comprensione massime. Una reincarnazione che, diversame nte da quella buddista o induista, ha luogo solo da essere umano a essere umano, perch solo l'essere umano responsabile in toto delle sue azioni e delle proprie scelte. Questi sono i relativi passi del Corano: "Tu fai entrare la notte nel gi orno e Tu fai entrare il giorno nella notte. Tu fai uscire il vivo dal morto e T u fai uscire il morto dal vivo" (III,27); "Egli fa uscire il vivo dal morto e il morto dal vivo. Egli vivifica la terra morta. Cos vi far risorgere" (XXX, 19); "I n verit Noi diamo vita ai morti" (XXXVI,12). Per concludere, una quartina di Omar Khayyam (1048-1131): "La distanza che separ a l'incredulit dalla fede un soffio; / quella che separa il dubbio dalla certezza del pari un soffio; / passiamo dunque serenamente questo prezioso spazio di un soffio / perch anche la nostra vita separata dalla morte da un soffio". 'ABD-ALMUHYI. Chi porta questo nome incentivato a superare il peccato, simbolo d el buio e della morte, purificandosi nel Nome di Dio che Vita.

62

alMUMTU: Colui che d la morte (Corano: II,258; III,156; VI,133; VII,158; IX,116; XV,23; XXIII,80; XL,68; XLIV,8; LIII,44; LVII,2; LXVII,2)

Da pronunciarsi assieme al Nome precedente, cui strettamente connesso. Per il musulmano la morte solo un transito (intiq: dalla "dimora pi vicina" (alDr a lDuny, la vita terrena, la vita presente) all'ultima dimora" (alDr alAkhira, la vi ta futura, l'aldil). "Ogni anima guster la morte" (III,185). "Ognuno muore nell'or a fissata e con il permesso di Dio; nessuno sa quel che accadr domani, nessuno sa in quale terra morir: Dio il Conoscitore, il Beninformato" (XXXI,34). Ci aiuta il buon musulmano ad accettare il decreto di Dio, l'ineluttabilit della morte fisic a, senza rimpianto egoistico per il distacco dai nostri cari che muoiono; e acce ttando con la nostra morte le rinunce e gli abbandoni che essa comporta. In definitiva il credente grato per la vita che Dio gli ha dato e pazientemente sopporta ci che vi di negativo, conoscendo il detto del califfo 'Al: "Il bene che tu hai ti viene da Dio, il male che tu hai viene da te stesso". In effetti "la v ita Verit, e la Verit Dio: quindi solo Dio Vita" (Jalal alDn Rm). La morte quind esa come necessaria per giungere alla verit: "Con lo stordimento della morte verr la verit" (Corano L, l9). Probabilmente anche per questo e indubbiamente per la fede in Dio intesa in modo chiaro e compiuto, ben raro il suicidio nel mondo musulmano. Unico esempio famo so quello di Ibn Sab'yn (1217-1271), filosofo noto anche in Europa per aver dato risposta alle Domande inviate a saggi dell'Islam dall'imperatore Federico II di Svevia (AllAgiba 'an alAs'ila alSiqilliyya: Risposta alle domande siciliane, 124 0 c.). Sulla morte, sulla fragilit della vita (il lume di una candela che un minimo alit o di vento pu spegnere da un momento all'altro) hanno scritto molti poeti musulma ni. Bastino fra i tanti due esempi di Omar Khayyam (1048-1131): "La ruota del cielo corre verso la mia morte e la tua. / Amico, cospira contro l a mia anima e la tua. / Vieni, vieni a sederti sul prato, perch poco tempo ci res ta / prima che un altro prato nasca dalla mia polvere e dalla tua". "Quando la mia anima e la tua ci avranno lasciati / poseranno due mattoni sulla mia tomba e sulla tua. / Poi, per coprire le tombe d'altri con dei mattoni, / me tteranno nella fossa del mattonato la mia polvere e la tua". 'ABD-ALMUMT. Questo nome dovrebbe far riflettere colui che lo porta sulla nostra fragilit, sulle molte forze negative che portano al cuore dell'uomo la negativit, sulla transitoriet della gloria e delle ricchezze; ma anche sulla luce divina che ci attende oltre la morte.

63 alHAYYU: il Vivente (altro senso accettato: Colui che fa vivere e morire) (Corano: II,255; III,2; XX,111; XXV,58; XL,65) uno degli attributi essenziali, il cui senso palese. Per Yj significa che Dio cos tantemente agisce e percepisce, mentre nulla in modo assoluto pu agire su di Lui, nessuno Lo pu vedere senza prima morire. Per alGhazzl il Vivente al pi alto e pi com pleto grado della vita, in ragione della perfezione del Suo agire e del Suo perc epire. In effetti Colui che d la vita, Colui che eterno il solo Vivente, poich vive di vi ta propria e d la vita a tutto il creato. Egli ha creato vite differenti, in un'a rmonia complessa, d'una complessit costantemente interdipendente. La vita vegetale ha consapevolezze limitate; ha possibilit relative, anche se una quercia vive pi a lungo di un essere umano. La vita animale pi libera e noi pensi amo che sia superiore a quella vegetale. L'umanit possiede tuttavia altre possibi

lit, memoria e intelletto, per cui responsabile delle proprie azioni. Questo climax stato espresso chiaramente da Jalal alDn Rm, il pi grande poeta mistic o delle genti turche (1207-1273): "Che fatica, che fatica ha compiuto il sasso p er diventare filo d'erba; e il filo d'erba per diventare albero; e l'albero per diventare uomo; e l'uomo per diventare angelo. E che fatica, che fatica ha compi uto l'angelo per diventare pietra". E ancora: "All'istante stesso in cui sei venuto al mondo, dell'esistenza venne p osta dinnanzi a te una scala per permetterti di fuggire. Dapprima tu fosti miner ale, poi vegetale, poi sei diventato animale: come ci pu essere nascosto ai tuoi o cchi? Dopo di che diventasti uomo, dotato di conoscenza, di ragione e di fede. V edi come questo corpo diventato un tutto, pur essendo una parte di questo mondo di polvere. Quando avrai viaggiato a partire dalla condizione d'uomo, senz'altro diventerai un angelo. Quando avrai terminato con la terra, la tua dimora sar il cielo. Supera il livello dell'angelo: penetra in questo oceano, affinch la tua go ccia d'acqua divenga un mare pi ampio che cento mari di 'Omn. Rinuncia a questa no zione di "figlio", e di', con tutta l'anima: "Dio Uno"". Tuttavia ben pochi sono gli esseri umani che sfruttano anche solo in parte le gr andi potenzialit date loro. Nella scala dell'evoluzione spirituale coloro che dan no al mondo bellezza e pensiero, gli artisti, i mistici, manifestano differenti modi di "essere vivi" e di compenetrare, capire e rappresentare la vita. Per null a di tutto ci eterno, assoluto, completo. 'ABD-ALHAYY. In contrapposto alla vita in assoluto di Dio, colui che porta quest o nome incentivato a uccidere in se i desideri terreni giungendo a conoscere se stesso, e in se il su o Creatore, vero riflesso della vita eterna.

64 alQAYYUMU: il Sussistente (di per Se); Colui che sussiste per Suo proprio essere (altri sensi accettati: il Costante, l'Attento, lo Stabile, l'Immutabile) (Corano: II,255; III,2; XX,111) Come attributo escludente indica "Colui che perdura in Se stesso senza altra rag ion d'essere che Se stesso" (quimu biDhtihu). Con questo Nome si intende anche "C olui che regge e coordina il creato e nulla pu sussistere senza di Lui" (in Fakh alDn Rz, VII,5-8; e 'Ab fa 'far Tabar, III,5-6). Dio pertanto l'archetipo eterno dal Quale procedono tutte le forme: se le forme mancassero, la creazione ricomincere bbe a rispecchiare l'immagine dell'archetipo eterno che non manca mai. Dal momen to quindi che ogni forma di vita il riflesso dell'immutabile Vivente, la pi bella adorazione di Dio nella Sua qualit di alQayymu per ogni essere umano predicare la pace e la concordia, e adoperarsi ad allontanare per quanto possibile il flagello delle guerre dal mondo. 'ABD-ALQAYYUM. Colui che porta questo nome invitato a testimoniare che tutto esi ste perch Dio esiste e a manifestare il Vivente seminando la pace nel mondo.

65 alWJIDU: il Constatatore (Colui che incontra; Colui che ti trova ovunque tu sia) Altre interpretazioni accettate:

l'opulento; il Perfetto (Corano: il Nome viene desunto dalla radice, presente pi volte. Ad esempio: XCIII,6; XCIII,7) Come attributo escludente ha a volte il senso di "Colui al quale nulla pu mancare e Cui nulla pu essere necessario ". La presenza di Dio dovunque, e nello stesso istante. In Dio, creatore del tempo e dello spazio, non c' n tempo n spazio, ma solo infinito, onnipresenza. Egli quind i "Colui che incontra" per eccellenza, poich in realt tutto alla Sua presenza: sia mo noi soli che progrediamo verso di Lui e a volte ci sentiamo pervadere dalla S ua verit al punto che ci sembra di averLo raggiunto. Cos, anche essendo Egli simul taneamente presente a tutto di fuori dalle contingenze di spazio e di tempo prec ipue alla materia, Egli "Colui che consta fa". Cos dobbiamo considerare che nessuna nostra azione, anche la pi insignificant e, compiuta senza la Sua constatazione. Quando il fedele ha qualche necessit, gli basta dire: "Signore, sono alla Tua presenza; e le mie necessit Ti sono note pi a ncora di quanto non siano note a me". indubbio che ciascuno di noi ha sempre bisogno di qualcosa; sarebbe paranoico pe nsare il contrario. Fa parte della natura umana e dei suoi limiti. Ma sapere che Dio "Colui che incontra", "Colui che ti incontra ovunque tu sia" e che il Const atatore della nostra presenza e della nostra ipseit porta l'essere umano a concor dare con il mistico alHallaj (857-922), che esclama: "Sono io? Sei Tu? Lungi da me il pensiero d'affermare: Due! C' una ipseit Tua nel fondo del mio nulla, per se mpre; e il mio tutto, di sopra da tutte le cose, crede di scorgere un doppio vol to. Dov' mai la Tua essenza di fuori da me, perch io possa veder chiaro? E pi si ch iarifica la mia essenza e pi essa perde la sua sostanza. Fra Te e me c' un "sono i o" che mi tormenta: questo "sono io" che di fuori da Noi due". La comprensione della nostra identit in Dio e con Dio fu cos forte e presente in a lHallaj che afferm: "Io sono la Verit" (vedi al Nome alHaqqu, n. 52). L'identifica zione assoluta con Dio venne considerata blasfema dagli integralisti del tempo, che lo condannarono a morte per crocefissione dopo lunghe torture. 'ABD-ALWJID. Colui che porta questo nome condotto a cercare in se stesso la prese nza di Dio e a riconoscerla in ogni cosa e in ogni essere umano.

66 alMJIDU: il Nobile; l'illustre (allotropo di alMajdu: il Glorioso; n. 49, Corano, LXXXV,15) (Corano: XI,73) Come attributo di relazione accostabile ad al'Alyyu (il Supremo, n. 37); come att ributo attivo indica il pieno possesso della sovranit e del potere. Rinforza il v alore del Nome precedente, acquisendo in filigrana il valore di "Colui che suffi ciente a Se stesso", "Colui che non ha mai bisogno di aiuto". Lo shaikh Muzaffer Ozak alJerrahi alHalveti (1916-1986) ci disse una sera: "Non solo colui che accumula ricchezze senza porle a disposizione del suo prossimo un reprobo: ha perduto la retta via anche colui che insegue solo la gloria e ad es sa tutto sacrifica nell'illusione d'affidare il suo nome all'eternit". V' anche una breve novella persiana che parla della madre d'Alessandro Magno, giu nta alla porta del regno delle ombre per poter parlare col figlio morto. Chiese: "Dov' Alessandro?". Le venne risposto: "Quale Alessandro? Qui ce ne sono a migli aia". "Alessandro il re". "Qui ci sono Alessandri re, a centinaia". "Alessandro Magno, il grande conquistatore, il re glorioso". Le fu risposto: "Qui ci sono de cine di Alessandri, grandi conquistatori, gloriosi. Di' semplicemente "mio figli o", e allora lo troveremo". 'ABD-ALMJID. Colui che porta questo nome sa che nulla vale pi del rendere onore a

Dio; e dovrebbe essere incentivato ad accogliere con eguale animo sia la notorie t sia il silenzio sul proprio nome.

67 alWHIDU: l'Unico (alAhadu: l'Uno; per questo si veda anche alAwwalu, n. 73) (Nel Corano ricorrente. Ad esempio: II,133; II,163; VI,19; VII,70; IX,31. Per alAhadu: CXII,1; CXII,4)

La maggior parte degli elenchi dei novantanove Nomi indica qui alWhidu, mentre al tri (si veda per anche alAwwalu, n. 73) pongono invece alAhadu (l'uno). AlGhazzl e alYj, ad esempio, preferiscono alAhadu, attributo essenziale per eccellenza. La d ifferenza fra due Nomi eguali consiste nell'interpretare alAhadu come "la sempli cit assoluta dell'essenza, insuperabilit e inimitabilit dei Nomi divini", e alWhidu "il Dio unico; non ci sono altre divinit oltre a Lui". Assieme al Nome seguente (alSamadu), il Nome alAhadu nella sura della pura fede, cuore stesso del Corano: "Di': Egli, Dio Uno. Dio, l'Assoluto. Non generante e non generato; e nulla eguale a lui" (CXII, di quattro versetti). L'unicit di Dio, Dio Uno, il dogma di base dell'Islm. Per diventare musulmano occo rre che l'essere umano pronunci davanti a due musulmani la shahad: "Ashshadu inna l allh il Allh; ashs hadu inna Muhammad rasl Allh" ("Attesto che non c' altro dio che Dio; attesto che M aometto un profeta di Dio"). Il Nome esclude ogni concetto e ogni tipo di "dio r ivale" (nazr); stabilisce la non dualit e la non divisibilit. L'essere umano che gi unge per intuizione a questa non divisibilit giunge a capire che tutto dipende da Dio, tutto in Dio e Dio - in modo assoluto - il Tutto. Tuttavia la whidiyah (l'u nicit) di Dio si sottrae a ogni tentativo di conoscenza differenziante, mentre la ahadiya (l'unit) appare nel differenziato, cos come appare in essa la differenzia zione dei princpi. I sufi hanno scritto molte e molte pagine sull'unit e sull'unicit. In Nur alDn Isfa rayn (1242-1317) leggiamo, a proposito dei due Nomi: "Noi invochiamo il primo dic endo "l'Unico", cio: Signore, Puro, senza eguali. Invochiamo il secondo dicendo " Uno", cio: l'Uno che la dualit non tocca, e del Quale nessuno condivide la proprie t e la sovranit. Questi due attributi essenziali sono menzionati da noi quando pro nunciamo "Non c' dio se non Dio", in cui "non c' dio" vuol dire che nessuno qualif icabile cos, e "se non Dio" significa "tranne solamente Dio". [...] Quando la lin gua rammemora l'Essere vero (alHaqqu) attestandogli l'unit (wahdat) divina, il cu ore la conferma attestandone l"'unitudine" (yagnag)". L'unicit considerata dai sufi la "quiddit" di Dio. Il towhd (unit e unicit) la formu a pronunciata dall'apprendista durante la sua iniziazione. Simbolizza la sequenz a di questi valori: Dio uno/unico, Egli non ha eguali. Egli Uno/Unico nella Sua essenza, tutto il re sto Sua creazione. Egli Uno/Unico nei Suoi attributi, e nulla Lo pu eguagliare. E gli Uno/Unico nelle Sue azioni, e nulla senza di Lui. Egli Uno/Unico nei Suoi No mi, e la Sua unicit indivisibile. 'ABD-ALWHID. Nome attribuito per solito non a un neonato, ma a un maestro di gran de qualit, che abbia penetrato il valore di tutti i Nomi di Dio e li consideri ri assunti in questo, che diventa la chiave di volta di tutte le essenze divine. No n raro per il caso di falsi maestri che si attribuiscono da s questo nome, in un e vidente stato di devianza paranoica.

68 alSAMADU:

l'Assoluto; l'Impenetrabile; l'implorato; l'Aterno (Corano: CXII,2) In particolare il Nome centrale della sura della pura fede: "Di': Egli, Dio, l'U nico, Dio alSamadu, non generante e non generato, e nulla eguale a Lui" (CXII, 1 -4). Il termine non facile da tradurre in un'altra lingua; in linea di massima si pu r endere con "l'Impenetrabile", ma anche con "Colui che possiede la dignit pi eccels a". Come attributo di relazione vale come "Maestro", o come "Colui che regna"; c ome attributo escludente ha senso prossimo ad alHalmu: "Colui che non viene turba to n emozionato dagli atti dei Suoi avversari"; come attributo di relazione "Colu i che si prega e che si supplica"; e come negazione formale "Colui che non possi ede mancanze di sorta", derivando tale concetto dall'impossibilit di separarLo in parti o di unirLo a checchessia. In definitiva si potrebbe ipotizzare un vocabolo che dia il concetto di un Tutto assoluto", senza mancanza alcuna, da Cui quindi tutt o ci che creato dipende e che l'Esistente per eccellenza, nulla esistendo se non creato da Lui. anche il Possessore di tutto, il solo che possa tutto concedere e che conceda se nza rifiutare, dal momento che il bisogno stesso di colui che necessita contempo raneo all'elargizione di Colui che d ed entrambi sono contemporanei alla conserva zione, al giudizio, al castigo, al premio. Unit assoluta non contemporanea ma sen za tempo, la Cui essenza facile da intuire ma alla Cui comprensione pochi in eff etti arrivano. 'ABD-ALSAMAD. Nome che incentiva chi lo porta a considerare tutte le "grazie" ch e Dio elargisce al genere umano, agli universi: l'armonia e la concomitanza cost anti di cui si fa quella realt grandiosa che l'Infinito tutt'intero.

69 alQDIRU: il Potente (Nel Corano ricorre 140 volte. Ad esempio: II,20; II,106; II,109, II,148, II,165 II,209; II,220; II,228; II,240; II,259; II,260; I,284) Da pronunciarsi assieme al Nome susseguente, che ne allotropo intensivo. evidente il significato del Nome, che nell'Islam sottolinea soprattutto la quali t creatrice di Dio: creazione senza fatica, senza necessit di riposo. Egli , come d ice il Corano, "non colto mai da sonnolenza o da sonno" (II,255). La potenza di Dio di l da ogni immaginazione umana, infinita oltre ogni limite, ma anche manife sta nelle qualit d'ogni cosa creata, come l'ossicino dell'orecchio che con il tim pano ci permette di udire, o il complesso della fonazione che ci permette di par lare. AlQadr anche la predestinazione, nella misura della potenza inerente a una data cosa. Cos si legge in Ibn al'Arab: "Che l'esaudimento di una domanda sia immediato o differito, dipende dalla sua misura predestinata da Dio; se la domanda fatta nel momento predestinato alla risposta, questa immediata; e se l'esaudimento pre visto per un tempo ulteriore, sia in questo sia nell'altro mondo, la risposta sa r differita: intendo l'esaudimento effettivo della domanda, e non - sia chiaro la risposta divina: "Sono presente!""'. 'ABD-ALQDIR. Testimonia con il suo nome la potenza di Dio, detta in modo popolare "la mano di Dio". Uno dei personaggi pi importanti con questo nome fu l'emiro Ab d alQder (1807-1883), sventurato re d'Algeria, autore di un Kitb alMawqif, raccolta di scritti spirituali altamente mistici.

70 alMUQTADIRU: l'Onnipotente; il Capace (Corano: sempre legato al Nome precedente) Da pronunciarsi assieme al Nome precedente, del quale allotropo intensivo. Non e ra compreso in origine nell'elenco dei "pi bei Nomi"; vi venne aggiunto poi - com e disse Makhlf Muhammad ('Asm'u-l-Lahihusn) - per consenso unanime dei teologi appu nto perch citato nel Corano assieme al Nome precedente. Di significato evidente, l'onnipotenza di Dio essendo celebrata in tutte le reli gioni. L'Islm tuttavia puntualizza il totale abbandono dell'essere umano alla pot enza di Dio con il proprio nome stesso: infatti Islm significa "abbandono" [incon dizionato a Dio]. Certo: la sua onnipotenza totale, assoluta, giusto il versetto : " di Dio tutto ci che nei cieli e tutto ci che sulla terra. Sia che manifestiate ci che in voi, sia che lo nascondiate, Dio ve ne chieder conto. Poi perdoner a chi Egli vorr perdonare, e castigher chi Egli vorr. Dio Onnipotente" (II,284). Questo Nome affiancato da alQahhru (il Soggiogatore, n. 16) e da alDrru (il Temibi le, n. 91). Nel Corano, al versetto sopracitato segue il versetto II,286: "Dio o bbliga solo secondo la capacit di ciascuno: a costui ci che ha compiuto, e contro costui quello che ha compiuto. Signore, non essere contro di noi se ci capita di dimenticarti, o di commettere errore. Signore, non caricarci d'un peso greve co me hai caricato quelli che ci hanno preceduto. Signore, non imporci ci che le nos tre forze non possono sopportare. Assolvici, perdonaci, abbi misericordia di noi . Tu sei il nostro protettore, dacci soccorso contro la miriade dei malvagi". Vi furono, nella storia, sovrani prepotenti, musulmani solo di nome, prevaricato ri violenti, che assunsero il nome "alMuqtadir", l'Onnipotente, in effetti spett ante solo a Dio. In particolare il califfo di Baghdad che si rese tristemente fa moso per aver ordinato la tortura (taglio delle mani, dei piedi, crocifissione) e la susseguente decapitazione d'uno dei pi grandi poeti mistici dell'umanit tutta : alHallaj (858-922). 'ABD-ALMUQTADIR. Nome di colui che incentivato a sottomettersi all'onnipotenza d i Dio, con la propria umilt e la propria disposizione alle azioni utili alla conc ordia fra le genti.

71 alMUQADDIMU: Colui che avvicina (l'Avanzatore; il Presentatore; Colui che accelera; Colui che assegna l'eccellenza) (Corano: incluso fra i novantanove Nomi per la presenza della sua radice) Da pronunciare assieme al Nome seguente. "Egli Colui che avvicina a S o allontana da S chi Egli vuole, poich Egli anche colu i che dona la fede a chi Egli vuole, e non la dona a chi Egli non vuole" (Hamdn a lNsbr, ?-885). Nome suscettibile di varie interpretazioni nell'ambito fenomenico. Ad esempio al Muqaddimu inteso come "Colui che fa proseguire" l'umanit verso la verit globale, u na parte della quale Egli rivela gradatamente, e una parte ispira a uomini di sc ienza dopo momenti di buio e di opacit generali. Alcuni esseri umani realizzano u na fede pura e brillano come luce per quanti vogliono vedere, ma al contempo son o ostacolati dalle tenebre del conservatorismo. Interpretato come "Colui che ass egna l'eccellenza", spiega perch alcuni servi di Dio godono di una notoriet consid erevole per la loro fede e altri vivono costantemente nell'ombra nonostante sian

o qutab alNr: poli di luce; perch alcuni potenti della terra vengano osannati e al tri presto dimenticati. In relazione al fatto che alcuni di noi sono ricchissimi e altri poveri, alcuni artisti famosi e altri, pur valendo ancor pi, sono ignorati, questa interpretazio ne viene posta in correlazione con l'assunto che "ricchezza, gloria, potere" son o solo prove da superare, alla stessa stregua della povert, dell'impotenza e dell a disconferma. Io preferisco l'interpretazione che vede Dio come il "Signore del la via" lungo la quale ci si avvicina alla luce, alla verit e si diventa "degli a vvicinati" (muqarrabn). "Le brezze della prossimit divina (qurb) hanno soffiato nel suo cuore, profumate come se venissero dalla terra di Drn. Egli spera allora che "Colui che avvicina" l o avvicini a S, nonostante l'imperfezione umana allontanatrice" (Dh alNn alMisr, 771 -861). Interrogato sulla "prossimit", Sari Saqat, primo maestro sufi a Baghdad, ove mor ne ll'867, disse: "L'unica nostra possibile prossimit a Lui l'obbedienza (t'a)! ". Ab alHussan Ahmad Nr, morto del pari a Baghdad nel 907, scrisse: "Credevo che "l'appro ssimazione" fosse la concentrazione del mio essere nell'estinzione di me stesso. Che errore! Avvicinarsi a Te, pu venire solo da Te". 'ABD-ALMUQADDIM. Si d questo nome nella speranza che chi lo porta sia sempre prot etto da Dio, possa avvertirne continuamente la presenza e in pari tempo faccia c apire agli altri l'inutilit di porsi alla testa delle genti, di avvicinarsi alle glorie del mondo, quando l'unica vicinanza che si possa desiderare la vicinanza a Dio.

72 alMU'AKHKHIRU: Colui che allontana; Colui che fa ritardare; Colui che degrada (Colui che fa indietreggiare) (Corano: XI,104) Da pronunciarsi assieme al Nome precedente. Nel Corano il Nome citato in relazione al giorno ultimo ("Noi lo ritardiamo per un termine stabilito"). In generale inteso in relazione a quanti vengono ritarda ti nel compimento delle loro imprese, sia per un disegno divino generale e imper scrutabile, sia perch tali imprese possono avere conseguenze negative al "grande disegno inconoscibile", oppure hanno intenzione o applicazione impure. In tali c asi si invoca la "vicinanza" a Dio ('ibadh: fare cose che piacciono a Dio; plural e 'ibadt: i rituali di adorazione di Dio da parte dell'adoratore, 'abd, in partic olare presso i sufi Zhiri) e si accetta ci che Dio fa ('ubudiyyah). Ci comporta un aspetto particolare della speculazione mistica: la presenza e l'assenza (shuhd e ghabat) del mistico, testimone cosciente nel primo caso, e testimone non coscien te, non "attualizzato", nel secondo caso. Nella sua qualit di testimone presente il mistico si rammemora costantemente dell'identit di Dio, in quanto specchio rif lettente Dio, e percepisce la vicinanza di Dio secondo il detto tradizionale: "A dora Dio come se Lo vedessi, perch se tu non Lo vedi, Egli ti vede". "Colui che allontana" e "Colui che avvicina" sono due Nomi carichi di significat i esoterici per i sufi, che in generale sono anche chiamati "gli approssimati", "quelli della prima fila, del primo banco" (ahl alSuffa; da cui alcuni autori ri tengono che derivi il termine stesso di "sufi"; mentre per altri deriverebbe da saf', purezza, o da sf, lana): coloro che Dio ha avvicinato a Se pi di qualsiasi al tro fedele. Ci ha dato luogo alla dottrina della concentrazione (fame e della sep arazione (ta-friqa). Un maestro sufi, rimasto ignoto (circa il IX secolo), scrisse: "Li ha avvicinati

a Lui conducendoli a riconoscere la loro impotenza, e li ha allontanati da Lui quando l'hanno cercato partendo da se stessi. Cos, andare alla Sua ricerca attrav erso le cause secondarie porta alla dispersione e si ottiene la concentrazione q uando Lo si contempla in tutti i Suoi valori". E ancora: "La concentrazione li h a privati dell'esistenza, come per essi nell'eternit; e la separazione ha dato lo ro l'esistenza, per un tempo limitato e senza efficienza. La loro anima svenuta e il suo svenimento che essi sono privati d'esistenza in presenza dell'Essere su l Quale si sono concentrati, fuori dall'umanit. La loro concentrazione fuori dagl i attributi della forma per essi l'annientamento delle modificazioni dovute all'altruit che a veva questa forma. Per essi il tempo uno stato che sparisce nella loro eternit, l dove erano stati nascosti, senza forma, da Colui che l'oggetto della loro concen trazione. Sino a che arriva loro, nella separazione, ci che era stato destinato l oro da parte Sua quando Gli erano presenti. L'avvicinamento la loro incoscienza stessa, e l'allontanamento la loro presenza a se stessi. , a seconda dei punti di vista, esistere o essere privi d'esistenza" '. Concludiamo con un dittico di Dh alNn alMisr (771-861): "Tu hai spaventato il mio c uore con la separazione e io non ho provato nulla di pi amaro e di pi doloroso. Pi la separazione pone lontananza fra di noi, pi ne sono spaventato. E poi mi fai gu stare il sapore dell'unione e fai crescere sino al pi profondo del mio essere il mio desiderio di Te. Ammirevole l'amante la cui unione prende un'ampiezza sempre pi raggiante e il cui amore s'innalza pi alto ancora dell'unione". 'ABD-ALMU'AKHKHIR. Colui che porta questo nome incentivato a rammentare la vanit della presunzione e a esprimere gratitudine per quanto Dio gli d. Il compito d'og ni credente d'essere se stesso e d'essere fedele a Dio, dando il giusto valore a lle vanit inappaganti e transitorie.

73 al'AWWALU: il Primo (per alAhadu: l'Uno, posto qui da qualche autore; si veda in alWhidu: l'Unico, n. 67) (Corano: LVII,3)

Va pronunciato assieme al Nome seguente. Da wahed: uno; femminile l, plurale aw'il. " Lui il Primo e l'Ultimo, l'Apparente e il Nascosto, mentre Egli conosce bene ogni cosa" (LVII,3). Nella sura CXII, detta La pura fede (alIkhls), c' tutto il concetto islamico di Di o. Essa comincia affermando: "Di': Egli, Dio, Uno" (Qui: H, Allhu, Ahadu); prosegu e: "Allhu alSamdu (n. 68), non generante e non generato, e nulla eguale a Lui". Scrisse Muhyi alDn Ibn al'Arab in Fusus alHikam: "L'Unicit di Dio che si rivela in rapporto ai Nomi divini postulanti la nostra esistenza l'unicit del multiplo (aha diyat alKuthrah), e l'Unicit di Dio con la quale Egli indipendente da tutti noi e dai Nomi l'unicit essenziale; l'una e l'altra sono comprese nel Nome alAwwalu". Come termine filosofico, alAwwalu designa Dio nel senso di "Essere primo"; accan to all'espressione "l'Essere necessario" il Nome di Dio pi usato, da solo o - ite rativamente - assieme a "Principio primo" (alMabda'u alAwwalu). Tale concetto ve nne introdotto nel pensiero islamico dai traduttori di Aristotele e di Plotino, rendendo i termini greci prtos e arka. l'Essere Primo, il Primo creato, che troviamo nelle Enneadi di Plotino: " T n pnta ka ond n. Arkh gr pntoon ou panta, ll'kenoos panta..." ("L'Uno tutte le cose e non

a di esse, poich il principio di tutto non "il Tutto". Lui il tutto, in quanto tu tto ritorna a Lui; se nell'Uno non si trova si ritrover. Ma come pu il tutto deriv are dal semplice Uno, dato che in questo non si pu manifestare nessuna variet n mol teplicit? Cos: proprio perch tutto in Lui, tutto pu derivare da Lui", Enneadi V,2;1) . Cos troviamo nelle Ikhwn alSai', poi nel Budd al'rif e nelle Domande siciliane (al Agiba 'un alAs'ila alSiqilliyya) di Ab Muhammad Kutb alDn, detto Ibn Sab'n (1217-126 9 c.), il termine alQasd alAwwal per esprimere la casualit prima derivata da Dio. Questo concetto venne ampliato dai Mu'tazaliti, da alKind, da alFrab e tramite il g rande filosofo e medico turco Ibn Sin (Avicenna) pass anche al pensiero occidental e. Per alGhazzl il "Primo che non mai stato generato", il Primo innanzi tutto, il Primo in assoluto (in alQists alMustaqm, 52). Naturalmente tutti i filosofi che si sono occupati "intensamente" di questa qualit esclusiva di Dio hanno anche messo in guardia dall'accettarla sprovvista di un senso emblematico assoluto, dal mom ento che Egli va inteso come "Primo" cui non segue nel modo pi assoluto "nessun s econdo". Per Muhyi alDn Ibn al'Arab (in Fusus alHikam), "il Nome "il Primo" compet e a Dio perch da Lui dipende sia la manifestazione del servo sia quella de gli at ti del servo. Quando tu vedi una creatura, contempli il Primo e l'Ultimo, l'Este riore e l'Inferiore". Per questo fatto, esistendo solo Dio (Unico, alWhid; e Uno, alAhad), l'universo fenomenico - tra cui la terra - "l'ombra di Dio". Cos come l 'ombra di un corpo proiettata solo se quel corpo esiste, non essendo nulla di pe r se stessa disgiunta da quel corpo, non essendo quel corpo e non potendo sussis tere senza l'esistenza di quel corpo. 'ABD-ALAWWAL. Colui cui stato dato questo nome incentivato ad adorare Dio come s 'egli fosse il primo dei Suoi adoratori, il fedele che si trova in prima fila, d avanti agli altri; e - tenendo presente il Nome alMu'akhkhiru (n. 72) - sar consa pevole che in qualsiasi posizione si trovi ci sar sempre chi prima di lui e chi d opo di lui.

74 alKHRU: l'Ultimo (Corano: LVII,3) Da pronunciarsi assieme al Nome precedente. "Egli l'Alfa e l'omega", dice il cristianesimo, e "il Primo e l'Ultimo" ha quest o stesso significato. In effetti indica il concetto che Dio non ha inizio n fine: Egli l'Eterna. "la causa prima, efficiente, finale di tutte le cose", secondo a lGhazzl, per il quale il Nome va inteso come attributo escludente. Egli quindi l'e mblematico cerchio perfetto senza inizio e senza fine, di fuori dal tempo e dall o spazio, mentre tutte le cose create hanno tempo, spazio, inizio e fine, e tutt o ritorna a Lui. Per Muhyi alDn Ibn al'Arab (in Fusus alHiLam) "Non pu venir chiama to il Primo nel senso temporale, perch secondo questo stesso valore sarebbe allor a anche l'Ultimo; le Sue possibilit di manifestazione non hanno fine: sono inesau ribili. Se Dio chiamato l'Ultimo, perch tutto torna a Lui dopo essere stato rappo rtato a noi: la Sua qualit di Ultimo cos essenzialmente la Sua qualit di Primo, e i nversamente". Il termine al femminile (khira) indica nel Corano la vita futura, intendendosi co n alDr alkhira la dimora ultima, l'aldil; e con alDr alDun la vita vicina, questo mond o. L'antitesi espressa anche con i termini dr alBaq: la dimora dell'immortalit; e dr alFan': la dimora transitoria. 'ABD-ALAKHR. Chi porta questo nome incentivato a capire che tutto finisce, tranne Dio; per cui fuggir il materialismo e coltiver le qualit dello spirito in attesa d i ritornare all'Unico Eterno.

75 alDHAHIRU: l'Evidente; l'Apparente (Possibile senza ombra di dubbio l'Esterno; Colui che Si manifesta) (Corano: LVII,3) Da pronunciarsi assieme al Nome seguente. Come attributo di relazione significa "Conosciuto per prova decisiva"; e come at tributo attivo: "Che domina in modo manifesto tutte le cose". Il termine viene impiegato come aggettivo e come sostantivo (plurale dhawhir), e quasi sempre in unione con il Nome susseguente (alBtinu: il Nascosto). Il contras to dhhir-btin (evidente-nascosto) ha particolare importanza nelle speculazioni mis tico-filosofiche relative alla realt psicologica: parallelismo fra i sensi intern i ed esterni; parallelismo fra conoscenza sensibile e conoscenza intellettuale, quindi facolt intima di chiaroveggenza o appercezione e facolt esterna di visione reale; tra l'immagine nascosta dell'essere umano (vita psicologica) e l'immagine esterna che d di se, cio gli atti. Indica anche la vita apparente nell'aldiqu e la vita a noi nascosta nell'al dil. Il termine dhhir si trova in coppia anche con altri allotropi, i cui signific ati sono stati esposti da alGhazzl nel Ihya. D'altronde Dio chiaramente evidente per coloro che hanno la fede nel cuore e del tutto nascosto per coloro che preferiscono ritenersi atei. "Manifesto" a colui che lo prega, pur rimanendo "Nascosto" altrimenti l'essere umano Ne sarebbe anni entato. fa luce che rende tutto visibile, ma che non pu essere vista a causa del suo splendore. Tuttavia Egli si palesa chiaramente nelle opere della Sua creazio ne. Per i sufi il numero delle "evidenze" di Dio infinito, ma si possono tutte raggr uppare sotto cinque "presenze" (hadart) o manifestazioni di base, dette: Presenza della non manifestazione assoluta; Presenza della manifestazione terminata; Pre senza della non manifestazione relativa; Presenza della manifestazione assoluta; Presenza totale. Per gli 'oraf' (coloro che professano la gnosi sciita, 'irfn-e s h'), dhhir e btin corrispondono all'aspetto essoterico ed esoterico di Dio, per cui si riferiscono anzitutto al senso apparente e al senso nascosto delle rivelazion i divine. Molla Sadr Shrz ha consacrato a questo tema importanti pagine nei suoi Com menti a Kolayan. Da qui un concetto della missione profetica di Maometto (haqqat m uhammad'ya) in una doppia dimensione: evidente e nascosta, e ciascuno di questi aspetti ha le sue manifestazioni rispettivamente nella figura del profeta Maomet to e nelle figure degli imm. Ci ha permesso alla teosofia sciita di unire compiuta mente la gnoseologia e la profezia: avendo come corollario la polarit dhhir-btin, e ssa pose la meditazione filosofica in una posizione privilegiata, di grandissimo valore per la speculazione mistica. 'ABD-ALDHHIR. Nome che incentiva in chi lo porta la comprensione della grandezza e della realt di Dio. Egli pertanto condotto a vedere la manifestazione dell'Alti ssimo in tutte le opere del creato, opere che cantano la gloria del Signore, pur che si voglia ascoltare.

76 alBATINU: il Nascosto (il Celato) (Corano: LVII,3) Da pronunciare assieme al Nome precedente. Come attributo escludente indica che Dio velato ai nostri sensi; e come attribut o della scienza indica che Dio conosce perfettamente tutte le cose celate. Dio h a manifestato il Suo attributo alBtinu nel profeta Adamo, simbolo dell'umanit, ed scritto nel Corano che Dio svel ad Adamo il nome di tutte le cose, rendendogli co s possibile sia la scienza sia la perfezione nella fede. D'altronde gi nell'apolog ista cristiano Quinto Settimio Tertulliano (155-225 ca.) si legge: "Ci che ci fa capire Dio proprio il non poterLo capire; perch la potenza della Sua grandezza Lo rende palese e nascosto agli uomini". Come il Nome precedente, alBtinu ha dato luogo a una lunga serie di speculazioni mistico-esoteriche di grande portata. Shihb alDn Suhraward (1144-1234) scrisse nel Libro dei templi della luce: "L'Eterno sussistente essenzialmente Co lui che Si manifestato a Se stesso da Se stesso, manifestato con un'intensit tale che velato dall'intensit stessa della Sua manifestazione". E Sayyed Haydar Amol, nel Testo dei testi, commenta: "Dio, l'Altissimo, Si epifanizza in secondo luogo con il Suo nome alDhhiru, cos come Si epifanizzato in primo luogo con il Suo Nome alBtinu. Ci che pi straordinario, che Egli non Si manifesta in nessuna delle Sue f orme epifaniche senza essere velato da queste stesse, e non velato da alcuna sen za precisamente manifestarSi in esse". Come per il Nome precedente, unitamente al quale comunque va sempre inteso, l'es egesi ha riempito pagine e pagine. In Ab Bakr Kalbdh (?-995) leggiamo: "La rivelazio ne sollevare i veli della condizione umana (bashariyya) senza che vi sia variazi one alcuna nell'essenza dell'Essere divino - Egli troppo Maestoso, troppo Glorio so, troppo Elevato -; e l'occultare risiede nel fatto che la condizione umana os tacola la presa di consapevolezza del mondo nascosto (ghayb). Togliere i veli de lla condizione umana significa che Dio ti permette di mantenerti sotto l'affluss o delle realt del mondo nascosto che si manifestano a te, perch la condizione uman a non pu resistere ai modi del mondo nascosto. Occultamento altro da quello che s egue la rivelazione, perch in questo caso le cose sono occultate a te, di modo ch e tu non le puoi vedere" (Kitb alTa'arruf..., 58). In effetti non esiste un "Nascosto", ma sono i limiti delle nostre capacit umane a non permetterci di renderLo manifesto a noi. Rimane il fatto che pur non poten do contenere tutto l'oceano in un secchiello, se di quell'acqua riempiamo il sec chiello, dall'oceano che essa viene. Cos possiamo giungere a capire il tutto dalla parte e, pur senza pote r abbracciare il tutto, averne una idea parziale; ad esempio considerando nel lo ro valore essenziale i novantanove Nomi di Dio nel Corano. Un'altra interpretazi one ci fa intendere che Dio si cela nella materia ch'Egli ha creato: osservando il mondo fenomenico possiamo giungere a scoprirLo, poich il mondo fenomenico non Lui ma senza di Lui non pu sussistere. D'altronde il mondo fenomenico per se stes so il proprio velo, e quindi vedendo se stesso non pu vedere Dio, non partecipand o "dell'autonomia" di Dio. Naturalmente, procedendo dai Nomi alDhhiru e alBtinu, i sufi distinguono una scien za apparente e una nascosta: al'Ilm alBtin (scienza interiore, esoterica, sufica) e al'Ilm alZhir (scienza essoterica, dei teologi). Anche l'essere umano ha un pe nsiero interno e azioni esterne. Da qui se ne ricava una corrispondenza tra l'Es teriore e l'Ultimo, e tra l'Interiore e il Primo (alDhhiru-alkhiru; alBtinu-alAwwal u). 'ABD-ALBTIN. Nome dato a colui che si vuole incentivare alla contemplazione dei s egreti divini, perch diventi strumento di purificazione fra gli esseri umani.

77 alWL: il Reggitore (il Santo; il Patrono; l'Amico; l'Amministratore. Secondo alYj: Colui che regna) (Corano: II,257; III,68; XIII,11; XLV,19) Nella pratica comune il termine indica un funzionario di stato, soprattutto nei governi turchi ottomani (vali: prefetto; e vitayet provincia, prefettura), da cu i wilya (o walya): governo, potere temporale. Plurale awliya. La radice w-l- indica un senso di prossimit, di contiguit, ci che ha dato per il suf ismo tutta una serie di considerazioni sulla "prossimit" (qurb) del mistico a Dio : "L'amico desidera incontrare l'Amico". Da qui la teoria dell'incontro (liq), at tuabile con il dhikr (pratica sufica basata sulla "rammemorazione" di Dio e dei Suoi Nomi, durante la quale il mistico giunge ad avvertire intensamente la prese nza dell'Amico). Il termine diventa quindi sinonimo di "credente modello" (antnom o: 'adw: nemico), pertanto, per gli sciiti, di "guida, o capo, spirituale". Per a lGhazzl il wl l'essere privilegiato, dotato di conoscenze particolari, modello di co mportamento pratico: qualcosa di pi del saggio o del sapiente, in quanto la sua c onoscenza non gli giunta con lo studio ma per ispirazione divina. Per Ibn al'Ara b (La saggezza dei profeti), la qualit divina che deriva dall'aspetto di Dio espre sso in questo Nome viene assimilata da colui che ha realizzato lo stato di santi t. Allora, scrive Fakr alDn alRz (?-1210), "quando il wl vede, vede i segni di Dio; qu ando ascolta, ascolta i versetti di Dio; quando parla, loda Dio; quando si muove , si muove al servizio di Dio. [...] Un tale uomo wl, un amico di Dio, e per lui D io un Amico. Dio l'Amico di coloro che credono; li fa uscire dalle tenebre verso la luce" (alTafsr alKabr, 17,126). Per gli sciiti la walyat il carisma spirituale dei dodici a'imma (plurale di imm), o guide dello sciismo duodecimano, parte imprescindibile del pensiero sciita as sieme alla profetologia, alla gnoseologia profetica e all'immologia stessa; per c ui abbiamo numerosi testi che trattano dell'immagine di Dio proiettata in questa particolare guida-reggenza (walyat, appunto). Si giunse cos al concetto espresso (forse per la prima volta) da Nr alDn Isfaryin (1242-1317), che "non vi regno se non governato dalla religione, e non vi sovrano o sultano migliore di un wl: una guid a spirituale. La walyat diventa allora una sorta di "rango dello stato mistico" e ci che i profeti occultano (stirnand), gli awliy' svelano (kshifnand); i profeti indi cano la via, gli awliy' la compiono e la fanno compiere; l dove i profeti iniziano , gli awliy' concludono". 'ABD-ALWL. Colui che porta questo nome incentivato a ben governare se stesso e qua nto o quanti sono affidati alle sue cure, secondo i precetti di Dio, quindi con bont e giustizia.

78 alMUTA'L: l'Altissimo (Corano: XIII,9) Sinonimo di al'Alyyu (n. 37), con una sfumatura aggiuntiva di glorificazione, di trionfo. Inteso dai sufi come "Colui che di sopra dall'effimero". Indicativo di

una realt inesauribile, inesauribile in tutte le forme di donazione, di elargizio ne, di glorificazione: la sorgente da Cui tutto proviene e che mai si esaurisce. Inteso anche come "Colui che di sopra da ogni avversario che lotti contro di Lu i" ("Se si unissero tutte le forze, se convergessero tutte le menti e tutte le a rmate dell'universo intero, esse nulla potrebbero prenderGli con la forza, neppu re un granello di senape senza il Suo permesso e la Sua volont", ha scritto lo sh aikh Tosun Bayrak alJerrahy, 1985). Dice il Corano: "Tutto sulla terra nulla, mentre eterno il tuo Signore, Maestoso , Munifico" (LV,26-27). Pi volte il Corano richiama alla transitoriet delle glorie terrene, alle grandi civilt sorte e cadute, le cui rovine sono ancora l per ramme ntare agli esseri umani la precariet delle grandezze umane. Tutto sulla terra tra nsitorio ed effimero, eppure abbiamo l'obbligo di fare del nostro meglio e di tr ovare continuamente soluzioni, nonostante i pochi dati imprecisi a nostra dispos izione e ben sapendo che ogni soluzione di un problema genera altri problemi. In definitiva viene data la possibilit di scegliere: credere in Dio e nella Parola che indica un comportamento equilibrato, consapevole e corretto; o credere in se stessi, nel mondo, nelle gioie, nei piaceri, nel valore transitorio delle ricch ezze e degli orpelli che spesso vengono eretti a divinit e adorati. "Da secoli la luna in cielo; / da secoli consuma / nella ruota del mondo. / Ma sulla terra le grandezze sorgono / senza domani: eterna / solamente la mediocrit. / Oh mondo, triste mondo di pericoli, / nulla che valga all'ombra della luna" Il Corano chiarissimo nell'indicare quale sia la maggior gloria per l'essere uma no: "Genti! Vi abbiamo creati da un maschio e da una femmina, e vi abbiamo disti nti in nazioni e trib. S, il pi nobile fra voi tutti, presso Dio, quello che maggio rmente pio. In verit Dio Sapiente e Beninformato" (XLIX,13). E ancora nel Corano: "Di': Signore, fa' che possa aumentare la mia conoscenza" ( XX, 113), per cui, nei valori terreni, stabilito un grado di superiorit alla cono scenza, al sapere. Dicono due hadth: "A colui che percorre una via di ricerca della scienza Dio appi aner la via al paradiso" (alNaww, 36); e: "Questo mondo transitorio, e transitorio quel che vi si trova, ad eccezione della rammemorazione di Dio alMuta'l, di ci che viene da Lui, del sapiente, di colui che ha studiato" (Ab Huraya, 55,22). 'ABD-ALMUTA'ALI. Colui che ha questo nome incentivato a riconoscere la grandezza e la gloria di Dio soprattutto attraverso lo studio e la comprensione del Coran o; e, approfondendo almeno una disciplina, essere generoso di scienza e di conos cenza verso coloro che non possono studiare.

79 alBARRU: il Buono (Corano: sottinteso in LXXX,16: nelle mani di scribi buoni, caritatevoli) Inteso come "Colui che opera nel cuore degli esseri umani la pietas" (birr: esse re benevolo; mentre piet hann, sofaqat; e compassione, misericordia rahmat). La pi etas umana, quella sviluppata dai sufi, detta invece taqw. Il significato di ques to Nome avvicinabile quindi a alLatfu (Benevolo, n. 31) e alRahmanu, alRahmu (Colu

i che misericordioso, Colui che d misericordia, n. 2 e 3). Nel Vangelo di Matteo leggiamo: "Ed ecco, un tale gli si avvicin e disse: "Maestr o, che cosa debbo fare di bene per acquistare la vita eterna?". Egli a lui: "Per ch mi interroghi sul buono? Uno solo il buono"" (19,16-17). L'episodio ripreso in Marco (10,18): "Gli disse Ges: "Perch mi chiami buono? Nessuno buono, all'infuori di uno solo: Dio""; e sono le stesse parole in Luca (18,19). Anche nei Salmi (1 42,10) detto: "Insegnami a fare la Tua volont, perch Tu sei il mio Dio; il Tuo spirito buono sia la mia guida verso una terra piana". Cos Dante: "Orribil furon li peccati miei; / ma la bont divina ha si' gran braccia, / che prende ci c he si rivolge a lei" (Purgatorio, III,121-123). La bont di Dio cos connaturata con il concetto di Dio a partire dal cristianesimo che pleonastico aggiungere altro, e d'altronde ben strano considerare come molti che si credono buoni fedeli siano tanto sprovvisti di questa qualit. Anche un se mplice sorriso un atto di bont, e non costa nulla. Disse il profeta Maometto: "Un atto di bont incombe all'uomo per ogni sua articolazione ogni giorno su cui sorg e il sole. Se metti equamente pace fra due persone un atto di bont; se aiuti uno sconosciuto a salire a cavallo o a collocarvi il suo carico un atto di bont. Una buona parola un atto di bont. Ogni passo che tu fai per andare a pregare, o se to gli un ostacolo dalla strada, sono atti di bont" (alNaww, 26). Anche non avere invi dia per i benefici che gli altri ricevono un atto di bont. 'ABD-ALBARR. Le qualit del bene sono di natura materiale e spirituale. In colui c he porta questo nome dovrebbero equilibrarsi tutte le ragioni del bene, ed egli dovrebbe essere incentivato a compiere atti di bont materiali e spirituali.

80 alTAWWBU: il Perdonatore (Colui che Si volge ancora verso chi si pente) (Corano: II,128; II,160; IX,104; XLII,25) La radice t-w-b indica il pentimento e il ritorno. Termine collegabile quindi al Nome alGhaluru (il Clemente, n. 35): Colui che incessantemente torna al peccato re pentito. Tba 'ala si dice di Dio che si volge verso l'uomo colpevole; tba 'il 'A llh si dice del pentito che torna a Dio: "Dio, per Sua propria bont, per Suo propr io grande favore, si volge ai Suoi servi, se essi si volgono a Lui pentiti dei l oro errori" (alTabar). Per gli 'ulam' il pentimento causato da una trasgressione non riguardante il diri tto umano valido se: 1) chi ha errato smette di compierla; 2) ne prova rimorso; 3) ha la ferma intenzione di non ricadervi pi. Se la trasgressione riguarda anche il diritto umano occorre inoltre la riparazione. Nel Corano pi volte ripetuto: " Implorate il perdono dal vostro Signore; pentitevi a Lui. Il Signore Misericordi oso, Amorevole" (XI,90). "Tornate pentiti (twbw) a Dio, tutti voi credenti; ed avrete forse la bu ona riuscita" (XXIV, 11). "Credenti, tornate pentiti a Dio, d'un pentimento sinc ero. Forse il vostro Signore canceller i vostri errori" (LXVI,8). Anche il profeta Maometto disse: "Io chiedo perdono a Dio, e torno pentito a Lui pi di settanta volte al giorno" (Riyd alSlihn, 2.1). Ges adombr la bont divina nella arabola del "buon pastore"; e il profeta Maometto disse: "Dio gioisce del pentim ento del Suo servo quand'esso torna pentito a Lui, pi intensamente di quanto non gioisce colui al quale, trovandosi in un deserto, fuggita la cammella portandosi sulla groppa cibo e bevanda; egli si dispera, va ad una pianta, si sdraia sotto la sua ombra pensando di non riavere pi la sua cammella ed essa proprio allora t orna vicino a lui, ed egli la prende per la cavezza" (Riyd alSlihn, 2.8). comunque normale per l'essere umano il pentimento in momenti di debolezza o di s

conforto, e la ricaduta in momenti di superficialit e di leggerezza; come un'erba che si taglia quando rigogliosa, ma che - se non se ne estirpa la radice - torn er a tracimare. Il miglior pentimento lo sforzo che tende ad una pulizia interna; ed essa facilitata dalla capacit dell'essere di perdonare a sua volta le offese che i suoi simili gli hanno recato. Tuttavia anche necessario da un lato non dub itare mai della misericordia di Dio e dall'altro, al tempo stesso, non approfitt arne. 'ABD-ALTAWWAB. Nome che incentiva chi lo porta ad abbandonare i desideri vani, l e illusioni del mondo, per tornare incessantemente alla Verit una e unica. Incent iva a distinguere i valori delle azioni compiute per giungere a perdonare le leg gerezze altrui, e a chiedere perdono per le leggerezze proprie.

81 alMUNTAQIMU: il Vendicatore (Corano: III,4; XXX,47; XLIII,41) Dalla radice t-q-m. Il Nome inteso, per la maggior parte dei teologi, nel senso di "Colui che castiga quanti Gli disobbediscono". Va considerato che per la teol ogia islamica la retribuzione (far) un favore (fadl), e la vendetta divina (intiqm ) una giustizia ('adl). Dice infatti il Corano: " certo: abbiamo inviato prima di te dei profeti ad ogni popolo, cui portarono prove. Dopo di che Ci vendicammo d 'ogni popolo che commetteva crimini, competendo a noi di soccorrere i credenti" (XXX,47). Si tratta quindi di coloro che, pur essendo stati avvertiti "con prove", reitera tamente per scelta malvagia e consapevole commettono crimini; inoltre col loro c omportamento sono un esempio pericoloso per coloro che si comportano lodevolment e, fermi nella loro fede. Poich Dio anche bont e misericordia, Perdonatore verso c olui che Sentitamente torna a Dio, il crimine di questi malvagi definitivo e del la massima violenza. Solo allora Dio si manifesta come quel "Dio di vendetta" ch e l'Antico Testamento celebra e invoca: "Per il giorno della vendetta e della re tribuzione, per il tempo in cui vaciller il loro piede: perch vicino il giorno del la loro rovina, si affretta il destino, per loro" (Dt 32,35). La storia ci ha insegnato che tiranni, prevaricatori, popoli malvagi e corrotti che, pur avendo avuto il tempo per ricredersi, pentirsi e rimediare, non l'hanno fatto, sono alla fine giunti ad una caduta ineluttabile. Come altrimenti punire quei tiranni e quei popoli prevaricatori e malvagi che spargono il sangue dei g iusti, incuranti delle libert altrui che calpestano, dei genocidi che commettono, delle lacrime di madri i cui figli essi hanno ucciso? Contro questi "nemici del genere umano" alle persone semplici vien naturale invocare, pi ancora che la giu stizia di Dio, la Sua vendetta. Tutti noi comunque dobbiamo rammentare che il pi grande nemico d'ogni essere umano l'egoismo, generatore di malvagit. 'ABD-ALMUNTAQIM. Colui che porta questo nome dovrebbe porre in evidenza le malva git umane, predicando la bont e il Verbo divino, portando conforto e soccorso agli oppressi, e rammentando a prevaricatori e a tiranni la parola di Dio.

82 al'AFUU: il Perdonatore, l'indulgente (l'Assolutore) (Corano: IV,110)

Nel Corano scritto: "Chiunque agisce male o manca a se stesso ma poi implora da Dio il perdono, trover Dio Perdonatore, Misericordioso" (IV,110). Nome che temper a la risolutezza del precedente, e quasi simile a alGhafru (il Clemente, n. 35), ma di significato pi intenso: con il primo, Dio indulgente riguardo le mancanze d egli esseri umani, con il secondo, le cancella del tutto; se ci una grazia di Dio . Egli l'accorda a chi Egli vuole. A Dio appartiene una grazia immensa" (Corano, LVII,21). opinione comune, comunemente accettata; ne parl ad esempio Sadr alDn Qnaw, che insis teva sulla differenza tra la maghfira (che ha per conseguenza la trasformazione degli atti cattivi in atti buoni, come dice il Corano, XXV,70) e il 'afw, che ha l'effetto di "cancellare" le cattive azioni (Sharh alAhdith alNabawiyya). " come l'invito da parte di un uomo ricco, generoso e compassionevole che dice: " Le porte sono aperte, le tavole imbandite; entrate ed accomodatevi", accogliendo chi accetta l'invito ma non rimproverando chi non lo accetta" (shaikh Tosun Bay rak alJerrahy). In relazione alla giustizia e all'armonia organizzata, doti precipue di Dio, il perdono e la cancellazione di peccati parte di un disegno generale; rientra negl i equilibri di tutto un insieme di forze che coinvolge l'universo intero e di cu i a noi sfuggono i perch, le relazioni, i valori; solo Dio pu cogliere questa real t nel suo insieme universale. "Riconoscere questa azione di grazia riconoscere Ch i il Dispensatore di benefici, professare la Sua sovranit" scrisse Ab Sa'id alKhar rz (?-899). 'ABD-AL'AFW. Nome che incentiva ad amare Dio non tanto per la paura della Sua pu nizione, ma nel timore di perderNe le grazie. Poich dobbiamo accettare il bene e il male che ci vengono da Dio, il primo come elargizione generosa, il secondo co me giusta punizione o come prova, chi porta questo nome perdoner chi gli fa del m ale e sar generoso con chi gli fa del bene. 83 alRA'UFU: il Compassionevole (il Pietoso) (Corano: II,207; III,30) Secondo alGhazzl il significato prossimo a quello di alRahmn (il Compassionevole, n . 2); per molti altri teologi a quello di alGhafru (il Clemente, n. 35). AlNawaw riporta questo hadth: "Dio, l'Altissimo, ha cento parti di misericordia; m a una sola ne ha distribuita fra gli spiriti, gli uomini, gli animali e i rettil i. Da questa si origina il reciproco affetto del simile per il simile, da questa si origina la reciproca compassione. Grazie ad essa la belva si volge amorosa a l suo cucciolo" (Riyd alSlihn, 51.9). Tuttavia vi sono esseri umani, e purtroppo no n pochi, che non provano sentimenti positivi nei riguardi dei propri figli. Ci no n mai avvenuto, non avviene, n mai avverr da parte di Dio nei confronti d'ogni Sua creatura, che si pu affidare in tutta fiducia alla Sua indulgenza pi volte e pi vo lte, e pi volte ancora. E questo nonostante Dio non abbia bisogno alcuno della Sua creazione n tantomeno d'una parte infinitesima di essa. Il perfetto equilibrio tra giustizia, punizione e indulgenza sta solo in Dio, Misericordioso, Misericorde. Agli animali non data la consapevolezza; sono quindi ben lontani dal reale "libe ro arbitrio", poich non compete loro scegliere tra bene e male. Essi tuttavia san no per istinto dove avventurarsi, come muoversi, come non oltrepassare i limiti, come curare la loro discendenza. Vi in ci un segno dell'ordinamento di Dio, ma a nche della Sua clemenza verso tutte le creature. Basta renderci conto del valore del versetto coranico: "Ho creato tutto e ogni cosa per voi". davvero una Misericordia di Dio la possibilit e la capacit di riconoscere al giust o valore le nostre potenzialit, per saperle sfruttare. Inoltre, riconoscendo i no stri limiti saremo indulgenti verso i limiti degli altri, pur consapevoli che ma i eguaglieremo Dio nella Sua indulgenza. 'ABD-ALRA'UF. Colui che porta questo nome incentivato a rammentare i benefici di Dio e in particolare la Sua clemenza. A comportarsi quindi di conseguenza, cons

iderando che anche il castigo e la punizione sono un beneficio, perch cancellano la colpa. Potr quindi essere d'aiuto ai condannati che hanno espiato la loro cond anna.

84 MALIKU alMULKI: il Re del regno; il Detentore della regalit; il Possessore del Suo regno Allotropo: alMliku (n. 4) (Corano: III,26; XXXVI,83)

Secondo alGhazzl, "Egli dispone in assoluta indipendenza di tutto il creato e di c iascuna creatura". Il creato un composto unitario, con singole parti differenti fra loro, ma non indipendenti; cos come le mani, i piedi, il cuore, le unghie e i capelli di un essere umano sono differenti fra loro ma dipendenti da un tutto u nico. La totalit degli elementi che compongono un individuo si trova anche nell'u niverso e tutti gli elementi dell'universo si trovano in un individuo. In noi su ssiste anche il segno di Dio, nostro creatore. Dio organizza, amministra, coordi na questo universo, la cui perfetta conoscenza, i cui limiti e le cui realt non p ossono venir capite da un essere umano. D'altronde ci indica anche - a livello po litico - che solo Dio Signore e padrone d'ogni essere umano (si veda anche alMal iku, n. 4). Questo "regno" di Dio ha dato luogo a una lunga serie di ricerche filosofiche. D alla radice m-l-k abbiamo mulk e malakt. Mulk, il regno, indica il mondo fenomeni co (sinonimo shahda); gli allotropi malakt e ghayb indicano il mondo intelligibile , e con questi valori ricorrono nel Corano. La natura essenziale di Dio (alHht) co mprende: la natura divina (alLht), la potenza divina (alJabart), il regno spiritual e e angelico (alMalakt) e il mondo fenomenico (alNst). I termini sono stati abbonda ntemente usati dai sufi nelle loro speculazioni mistiche. Hanno distinto gerarch icamente l'universo in mulk, malakt, jabart e lht: mondo fenomenico; mondo invisibil e, o delle anime, o mondo celeste; mondo invisibile dell'invisibile, o della pot enza di Dio; mondo sovrasensibile, della condizione o natura divina. AlGhazzl scrisse: "Se ti si aprisse la porta della relazione che intercorre tra mu lk e malakt, ti si aprirebbe una porta immensa nella conoscenza della relazione c he esiste tra il mondo del "Regno della visione sensibile" da un lato, e il mond o del "Regno del Nascosto" dall'altro" (alQists alMustaqm, 69). Jabart "la Sovranit" , o "la Potenza" di Dio, per cui partecipa dei due mondi. Il lht, l'elemento divin o, particolarmente avvertito da Sihboddin Yahy Suhravard (1155-1191) come chiave di volta dell'imamato iraniano (si veda alRashdu, n. 98). Inoltre leggiamo nel suo Rislat alAbrj: "Ecco l'irradiazione del sole del lht alzarsi sulla terrazza dell'ess ere che non un essere in se stesso. Sino a quando vi attarderete nei recessi ten ebrosi dei vostri corpi materiali? Sino a quando sarete al servizio di templi co rporei, come se serviste idoli? Felice colui che uscito dalla miseria del propri o corpo, che entrato nel tempio della fede e ha abbandonato le tenebre dell'acce camento e della disperazione. A voi di mantenervi sulla soglia e di partecipare alla Sua vicinanza. Perch non si perde colui che Lo cerca; non si dispera colui c he Ne fa il suo scopo". I quattro termini acquistano comunque valori alternativi o intercambiabili press o i vari mistici; e a loro volta possono acquistare, sempre presso i mistici ira niani (ad esempio Nur alDn Isfaryin, 1242-1317) sei tipi di significati differenti: mondo essoterico umano; mondo esoterico umano; mondo essoterico sovrannaturale; mondo esoterico sovrannaturale; mondo esoterico fra la "distanza dei due archi" ; mondo esoterico del "pi vicino" (mulk-i 'lam-i insani; malakt-i 'lam-i insani; mul k-i 'lam-i ghayb; malaknt-'lam-i ghab; maloqt-i qb qawsayn; malakt-i aw adn). A ques ndi corrispondono vari gradi di perfezione - e quindi di appartenenza - della vi

a mistica: quelli che sono al riparo; quelli che si espongono al biasimo; quelli che ricevono il carisma; quelli che raggiungono lo svelamento; quelli che sono i pi vicini; quelli che raggiungono la meta (rispettivamente: salmatyn, mlmatyn; kar mukshain; muqarrabn e wsiln). Il "potere sovrafformale" si chiama invece qawwatun mal aktiyah. 'ABDMALIK-ALMULK. Colui che porta questo nome dovrebbe rendersi testimone della Sovranit di Dio, esserNe il rappresentante, e quindi saper governare se stesso, p oich questa la cosa pi difficile che un essere umano possa compiere. D'altronde eg li sa anche che solo Dio il Signore e Padrone d'ogni essere umano.

85 DHU alJALLI WA alIKRM: il Possessore della Maest e della Generosit (l'Augusto degno di venerazione) (Corano: la glorificazione di Dio espressa dall'intero libro) Nel Corano, ad esempio, si legge: "Tutto ci che nei cieli e sulla terra canta la gloria di Dio, il Sovrano, il Santo, il Potente, il Saggio" (LXII, 1). Dhu significa "Colui che detiene, che ha" (Dhu alQarnan: "Colui che ha le corna", come Mos, ad esempio; o Alessandro Magno, nel Corano, perch in Egitto era detto " figlio di Giove Ammone", divinit raffigurata come ariete). Ossia colui che dotato di un talento, di una qualit, di una capacit. AlYj e alAmid considerano il valore di questo Nome composito pari a quello di alJa llu (il Maestoso, n. 42). ovvio che non v' perfezione che non Gli appartenga, e che Egli di sopra da ogni l ode e da ogni glorificazione. Glorificare Dio una necessit umana, l'impeto che mo sse i maestri sufi a scrivere le pi alte pagine mistiche. Forse per questo motivo molti sufi proclamano che questo il pi bel Nome di Dio in assoluto. Ma in defini tiva tutto il creato nel suo insieme proclama la Gloria di Dio. Cos i poeti dichiarano che parlare di Dio con cuore ispirato lodarne la Maest. A p roposito di questo Nome, Muhyi alDn Ibn al'Arab (1165-1240) scrisse: "Egli mi loda , e io Lo lodo; Egli mi serve, e io Lo servo. / Con la mia esistenza Lo affermo; / e quando sono io che scelgo Lo nego; / Egli mi conosce, anche quando Lo nego, / poi Lo riconosco e Lo contemplo. / Dove dunque la Sua indipendenza, quando so no io che Lo glorifico e Lo aiuto? / Del pari, quando Si manifesta a me, / Gli c oncedo una scienza e Lo manifesto, / ed ci che vi insegna il messaggio divino; / ed in me che il Suo volere si compie" (Fuss alHikam). E Hosein Mansr alHallj: "Il T uo posto nel mio cuore tutto il mio cuore: solo Tu vi hai posto. / Il mio spirit o Ti tiene fra la mia pelle e le mie ossa. / Se Ti perdessi, come farei? Quando cerco di nasconderTi il mio amore / il mio inconscio lo dichiara con le lacrime che nascondevo" (Dwn: muqatta'at 35). 'ABD DHULJALALI WALIKRAM. Nome raro, atto a incentivare in chi lo porta il conce tto che solo Dio d e toglie, solo Dio il Padrone; quindi nulla deve distoglierlo dal tributare venerazione a Dio, solo a Lui chinando il capo e solo Lui seguendo .

86 alMUQSITU: il Giusto (Corano: XLIX,9)

Vi un momento, nell'infanzia, in cui si sente fortemente il desiderio di giustiz ia. Poi le convenzioni, gli insegnamenti, gli adattamenti condizionano gli indiv idui e li allontanano poco o tanto dal senso di equit, di giustizia connaturato i n loro. Molti comunque nella vita cercano il meglio e non lo trovano mai, perch t utto potrebbe essere fatto meglio, e poi meglio ancora, e ancor meglio; mentre i nvece raggiungibile l'equilibrio, sussistendo un solo e unico punto di equilibri o, che per varia a causa degli squilibri costanti dell'ambiente. Cercare la giust izia e cercare l'equit sempre stato il desiderio degli "uomini di buona volont". I n questo mondo di pericoli l'ingiustizia incombe e troppi hanno sete di giustizi a. Nessun altro giusto se non Dio e solo Dio la fonte alla quale tutti gli asset ati di giustizia possono abbeverarsi. Solo da Dio possiamo aspettarci equit, poic h solo Lui conosce tutte le circostanze e tutte le necessit, mentre nessuno di noi ha informazioni complete.

AlJurjn ci fa notare che la radice di muqsit: q-s-t, a seconda delle declinazioni verbali significa giustizia e ingiustizia. Certo: Dio sar equo il giorno del giud izio finale, rammenta alGhazzl; ma il nome suggerisce piuttosto agli esseri umani il rispetto per l'equit e il giusto, secondo i continui richiami del Corano. 'ABD-ALMUQSIT. Nome che incentiva a rispettare l'equit e la giustizia. Merita que sto nome colui che ha un senso preciso della misura, che esige giustizia per i s uoi simili ingiustamente trattati; colui che protegge chi deve essere protetto e agisce con equilibrio, invitando gli altri ad imitarne l'esempio.

87 alJMI'U: il Radunatore (il Riunificatore) (Corano: XXXIV,26; XLII,29; LXXV,9)

Secondo alGhazzl Dio colui che raduna gli esseri a seconda delle loro similitudini , delle loro differenze o delle loro opposizioni; secondo alYj alJurjn il giorno de l giudizio universale Dio raduner gli avversari. AlJam'yat alIlhiyah la "sintesi di vina" e anche l'unicit di Dio, in virt della quale ogni essere partecipe della qua lit divina, da essa trae sostanza e ad essa ritorna. L'aspetto di questo "raduno" delle qualit divine (alJanb alIlh) si pone accanto alla Realt delle realt (haqqat alH quiq). Ne deriva che la ariunificazione" effettiva, la vera Jmi'yyah, ingloba tut ti i ricettacoli (qawbil) del mondo, dando il "Logos". Il Corano dice: "Il nostro Signore far di noi un raduno, poi ci separer con giusti zia, poich Lui il grande Separatore, il Sapiente". Abbiamo perci significati su due piani: quello reale, d'una azione che consideria mo a venire il giorno del giudizio finale; e quello metafisico, che intende Dio come unione del Tutto, su tutti i piani, intendendo il Tutto come creato da Lui, Sua immagine ma non Sua identit. Secondo un'ulteriore spiegazione, di carattere ayurvedico, l'universo un compost o delle quattro corrispondenze sensibili della natura, di derivazione ippocratea (attive: caldo, freddo, umido, secco; passive: fuoco, acqua, aria, terra; cui c orrispondono i colori rosso, giallo, blu, verde). Con i tre colori primari blu, rosso e giallo si compongono tutti i colori; e con i tre non colori nero, bianco , grigio tutte le relative sfumature. Le combinazioni basate sui sette colori de ll'arcobaleno caratterizzano alcuni metodi spirituali e i colori sono basilari n ell'escatologia iraniana; ma tutto parte dal concetto che "radunando" l'insieme dei colori si ottiene la luce (si veda alNru, n. 93). Del pari alcuni studiosi interpretano questo Nome come indicativo del potere di

Dio di radunare la polvere in cui s' mutato il corpo umano dopo la sua morte; e d i radunare gli atomi per crearne cellule, e le cellule per crearne corpi. Da qui anche l'unit delle Sue azioni, in un'armonia universale che presiede alla vita d i tutto il creato. 'ABD-ALJMI. Nome che incentiva nel cuore di chi lo porta l'unione delle azioni mo rali visibili a tutti e delle verit nascoste che albergano nell'intimo, affinch fr a le azioni e il pensiero non vi sia disunione.

88 alGHANIYYU: il Ricco (il Sufficiente a Se stesso) (Corano: II,263; II,267; III,97; IV,131; VI,133; X,68; XIV,8; XXII,64; XXVII,40; XXIX,6; XXXI,12; XXXI,26; XXXV,15; XXXIX,7; XLVII,38; LVII,24; LX,6; LXIV,6) Ha in se il senso di "Indipendente", di "Colui al quale nulla manca": ghan binafs ihi. La Realt divina infatti illumina tutte le possibilit relative del mondo, senz a che queste aggiungano alcunch alla Sua completezza. L'immagine non va intesa co me una "chiusura in Se stesso" e nemmeno come una espansione di fuori di Se, alt rimenti sarebbe un'effusione, un'emanazione sostanziale, mentre l'Essere non pro cede fuor di S, essendo l'infinito Tutto. Secondo il Corano "tutto ci che sulla te rra, nei cieli, e in mezzo ad essi appartiene e ritorna a Dio" (II,29 e X,55-56) . Questo Nome, assieme ad altri comunque, esprime la sovrana sovrabbondanza della Realt divina che arricchisce il mondo essendo ricca in Se stessa; mentre l'esiste nza dell'universo non aggiunge nulla alla Sua Infinit. Indica anche l'indipendenz a d'ognuno dei Suoi Nomi, poich Dio del tutto indipendente in tutto. Dice il Corano: a Chiunque rimane avaro, nulla pi: rimane avaro per sua scelta: D io al riparo da tutto, e siete voi i bisognosi! Se Gli volterete le spalle, vi s ostituir con un altro popolo; che allora non sar pari a voi" (XLVIII,38). Come rimanere allora arroganti e presuntuosi? Come arricchirsi Moderatamente all e spalle di chi costretto al bisogno e all'indigenza? Ogni essere umano ha bisog no di cibo per il corpo e di spiritualit per l'anima, ma tutto entro una misura n on eccessiva. Dio ha elargito a tutti quanto necessario; e ha inviato numerosi p rofeti per le necessit spirituali di tutti gli esseri umani; ma vi sono uomini e nazioni che distruggono perfino il pianeta nel quale noi e i nostri discendenti siamo posti a vivere questa vita terrena. Vogliono forse competere con la ricche zza di Dio? Per l'essere umano la vera ricchezza la fede, e oggi pi che mai lo si capisce appieno. 'ABD-ALGHANY. Chi porta questo nome si appaghi di quanto ha, e aumenti la propri a conoscenza nel sapere e la propria fede in Dio, rammentando il detto di quel s aggio: "Omnia mea mecum porto" (Tutte le mie ricchezze le porto con me).

89 alMUGHN: l'Arricchente (Colui che mette al riparo) (Corano: XXIV,32; XCIII,8) Il termine inteso, nel Corano, come attributo d'azione, in senso materiale: "Se si trovano nel bisogno, Dio, con la Sua grazia, li metter al riparo" (XXIV,32); e

rivolgendosi al profeta Maometto: "Non ti ha trovato orfano? E ti ha dato dimor a. Non ti ha trovato perduto? E ti ha guidato. Non ti ha trovato dipendente? E t i ha arricchito. Per cui non opprimere l'orfano, non respingere il mendicante, e racconta i benefici che hai ricevuto dal Signore" (XCIII,6-11). Rammentiamo inoltre che il Corano considera non solo la povert una prova, ma anch e la ricchezza: "Sappiate che le vostre ricchezze e i vostri figli sono una prov a per voi, e la ricompensa magnifica presso Dio" (Corano, VIII,28). Per i pensatori dell'Islam la ricchezza ha dato luogo a ben precise distinzioni. Vi la ricchezza (m') e il capitalismo (rasmliyya). La prima abbondanza di beni, c orrispondente ai bisogni degli esseri umani e giuridicamente lecita; il secondo un sistema di produzione che positivo solo se non sfrutta la mano d'opera e le r isorse a beneficio di pochi. "Credenti, molti esperti e associati divorano i beni delle genti, in nome del fa lso, e sviano dal sentiero di Dio. Annuncia del pari a coloro che tesaurizzano o ro e argento senza distribuirne come vuole Dio un castigo doloroso" (Corano, IX, 34). La ricchezza vera di Dio, ed Egli ne concede agli esseri umani perch ne goda no secondo giustizia e misura, dispensandone ai bisognosi: "Dai quanto giusto al parente, al povero, al viandante. Ma non sperperare scialacquando. S, gli sperpe ratori sono fratelli dei demoni" (Corano, XVII,26). La ricchezza corruttrice (XI, 16) e Dio mette in guardia affinch non diventi un f ine (III,180). La generosit e l'ospitalit sono incoraggiate (LXXVI,7-9) e gli avar i disprezzati (IX,34; CIV,1-3). Il Corano (XXVIII,76-82) narra la storia di Cor ( il cugino di Mos, che spinto dalla smodata sete di ricchezze derise Mos stesso e v enne poi inghiottito dalla terra) per ammonire quanti ammassano ricchezze senza pensare al prossimo. Nel corso dei secoli i dottori in giurisprudenza hanno elaborato teorie e leggi di protezione della ricchezza privata: "Concetti profondamente musulmani - dice Si Hamza Boubakeur - pur se innegabilmente influenzati dal pensiero greco e, in tono minore, da quello iraniano. Concetti morali, giuridici e sociali che esigev ano una forza politica a sostegno, pur se la dottrina, coerente dal punto di vis ta materiale, si appoggiava del tutto a un punto di vista spirituale". Cos la pro priet immobiliare privata tutelata al punto ch'essa non sequestrabile nemmeno per moro sit o insolvenza fiscale e non pu venire espropriata neppure per usucapione. D'alt ro canto sono condannate le forme di ricchezza determinate da isti'mr (imperialis mo) e da ishtirkiyya (collettivismo comunista). Quanto ai sufi, essi fanno voto di povert (faqr), preferendo "la vicinanza di Dio a ogni altra ricchezza". Infatti si chiamano anche fuqar: poveri (singolare faqr; in persiano darwsh, singolare darwsh; da cui l'italiano fachiro e derviscio). Ab al Hysayn Ahmad Nr (?-907) scrisse: "Il carattere del sufi la serenit nella povert, e a nche quando ha qualcosa preferisce elargirla ad altri pi bisognosi di lui". Ab Sa'd alKharrz (?-899) scrisse: "Perch i ricchi non possono venire in aiuto dei sufi? P er tre ragioni: ci che hanno non puro; i loro demeriti impediscono loro di aiutar e il prossimo; i sufi debbono essere provati perch in loro possa compiersi ci che Dio vuole". E Fris, il compagno di alHallaj: "Un sufi non chiede elemosina a un ri cco, perch se questi gliela rifiuta commette peccato, ma un peccato in cui stato spinto dal sufi". Fra i personaggi cristiani il pi ammirato dai sufi Francesco d'Assisi (1181-1226) , che entr in contatto col sufismo alla corte di Kamil Muhammad (1218-1238), sovr ano ayyubide di Egitto. Francesco cos scrisse a proposito della povert: " una virt c elestiale per la quale tutte le cose terrene e transitorie si calpestano, e per la quale ogni impaccio si toglie dinnanzi all'anima, affinch ella si possa libera mente congiungere con Dio eterno" (Fioretti). 'ABD-ALMUGNI. Chi ha questo nome incentivato ad essere soddisfatto di ci che ha e ad elargire al prossimo secondo le sue possibilit, fosse anche la ricchezza di u n sorriso. Potr cos essere d'esempio a tutti coloro che soffrono i tormenti del de siderio e della cupidigia.

90 alMNI'U: l'Impeditore (il Protettore, il Difensore) (Corano: il Nome viene desunto dalla radice che presente pi volte) Con il senso di "Difensore tutelare" correlativo a alHafzu (il Guardiano, n. 39), che sottolinea il concetto di Protezione accordata", mentre alMnitu ha concetto di "eliminazione degli ostacoli", dai quali quindi protegge. Ci porta ad un'altra osservazione: a pi riprese il Corano parla degli angeli (mal'i ka, singolare malak) che Dio invia sulla terra per proteggere i credenti. Possia mo quindi pensare che parte della protezione relativa a questo Nome avvenga graz ie all'intermediazione di "entit" protettrici, su ordine specifico di Dio. Questo almeno il concetto d'una parte nutrita di teologi iraniani, sulla base dell'ang iologia di Shihboddn Yahy Suhravard (1155-1191). Secondo lo studio specifico di alGh azzl, gli angeli (che sono fatti di luce, mentre Satana non un angelo, essendo fat to di fuoco, il fuoco delle passioni che bruciano gli uomini) si dividono in tre categorie. Alla prima appartengono Gabriele (Jibra'l), Azraele (Izr'il), Michele (Mik'il), e Isrfil. Alla seconda i diciannove guardiani dell'inferno. Alla terza un numero infinito di angeli che si occupano di ci che succede in terra e sono ac canto ad ogni essere umano. In generale tuttavia questo Nome inteso in senso pi ampio come "Colui che allonta na i danni morali e fisici dalla Sua creazione"; e nello specifico allontana dal l'essere umano il compimento di desideri nocivi in un futuro che l'essere umano non in grado di prevedere ma Dio s. Per questa ragione non otteniamo sempre quel che desideriamo, anche se vi ci si applica con impegno, anche se le circostanze ci paiono favorevoli e i nostri meriti determinanti. Cos come un padre perfetto a llontana dal figlio i pericoli che questi non pu capire data la sua inesperienza, cos Dio allontana pericoli che possono diventare gravi per l'individuo o per gli altri, a causa di conseguenze che l'individuo non pu prevedere, come dice il ver setto: "Pu darsi che abbiate avversione per una cosa che invece per voi benefica, e che amiate una cosa nociva invece per voi. Voi non sapete, Dio sa" (Corano, I I,216). 'ABD-ALMNI'. Nome che incentiva in chi lo porta la volont di proteggere il suo pro ssimo e di consigliarlo a non compiere azioni dannose anche se possono sembrare attraenti. Spesso le ricchezze, la fama, la bellezza e perfino la gioia possono rivelarsi in seguito dannose. Meglio affidarsi a Dio e cercar di valutare per qu anto possibile le probabili conseguenze reali e oggettive delle nostre azioni.

91 alDRRU: il Temibile (Colui che affligge; Colui che pu nuocere) ( Corano: inserito nell'elenco dei novantanove Nomi per accordo unanime della 'Ijm', sulla base del versetto VI,42) Pu essere inteso anche come "il Creatore del male" e allora va letto assieme al N ome seguente: "il Creatore del bene". Il passo del Corano (l'unico in cui Dio esprima un corruccio di tipo biblico) di ce: "Sicuramente abbiamo inviato alle comunit altri prima di te, poi le abbiamo c olpite con avversit e sventura perch umilmente supplicassero" (VI,42). Da queste sole parole stato desunto il Nome alDrru, e il significante relativo. P ensando a questa qualit temibile, tuttavia legata a quella del nome seguente, rag

ioneremo allora sul fatto che il cibo salutare, nutre e d vita, ma pu anche essere nocivo e fonte di malattie e di dolore se assunto in quantit eccessiva e con sre golatezza. Del pari una medicina, un veleno: ci che salutare pu anche essere morta le. Dio non il creatore del male, ma del mondo fenomenico, che nella sua materialit ha il ben e e il male come possibili: sta all'essere umano scegliere, avendo egli la capac it discriminante. Naturalmente colui che, scelto il male, persiste e nuoce al suo prossimo non pu credere che le sue azioni rientrino nell'armonia dell'universo e che Dio se ne compiaccia. Solo per lui Dio alDrru. Chi compie il male pu ricreder si e porvi rimedio. Alla nostra passionalit difficile accettare il lasso di tempo che ai malvagi comunque concesso perch si ravvedano. Anche questo una prova, com e una prova sono l'indigenza ma anche la ricchezza, il dolore ma anche la felici t. Un apologo racconta: gli abitanti di un piccolo villaggio volevano che un uomo ricco, malvagio ed egoista che abitava fra di loro venisse cacciato, ma un sagg io si opponeva, dicendo che un giorno avrebbe potuto ravvedersi. E gli abitanti ribatterono: " S, come il muraglione del paese che s' inclinato, e che dobbiamo sm antellare prima che crolli". Anche a questo, per, il saggio si oppose e alla fine , pressato da tutte le parti, disse: "Non smantellate il muraglione oggi: fra du e giorni". Nella notte un uragano terribile s'abbatt sul villaggio e la forza del vento fu tale da raddrizzare il muraglione, che da allora non minacci pi di cader e. Non sta a noi giudicare le decisioni di Dio, sta a noi non incorrere nella Su a qualit alDrru. 'ABD-ALDRR. Chi ha questo nome incentivato a testimoniare dell'assoluta libert d'a zione e di giudizio di Dio. Si limiter quindi a distinguere il bene dal male dent ro di se.

92 alNFI'U: Colui che utile (Corano: inserito nell'elenco dei novantanove Nomi per accordo unanime della 'Ij m', sulla base del versetto XL,85) Va inteso nel senso di "Creatore del bene" e allora va pronunciato assieme al No me precedente. Nel Corano leggiamo: "Non la loro opinione fu utile quando giunse il Nostro rigore. Questa la condotta precedente di Dio verso i Suoi servi; e al lora i miscredenti persero" (XL,85). Da questo, e da molti altri passi di valore consimile si enuclea che seguire i p recetti divini utile, invece seguire le pur suadenti indicazioni della nostra pa rte diabolica nocivo. Il sufi Ab Sa'd alKharrz (?-899) disse: "L'azione della grazia riconoscere Chi il d ispensatore dei benefici e, cos facendo, si testimonia anche la Sua Sovranit". In effetti fra i doni divini c' l'intelletto, la consapevolezza, la coscienza e, don o supremo, la fede. Grazie a questi siamo in grado di distinguere l'utile dal da nnoso, di discriminare, insomma; e la discriminazione essenziale nella vita di ogni essere umano. La generalizzazione - ben noto in ps icologia - conduce alla devianza psichica o mantiene nello stato di devianza psi chica, mentre distinguere di volta in volta ci permette di operare la scelta pi a deguata o la risoluzione ottimale di un problema. Non per nulla il Corano anche chiamato alFurqn: la Distinzione. 'ABD-ALNAFI'. Questo nome dovrebbe rammentare a chi lo porta che la cosa pi utile al mondo seguire i precetti divini. Cos il suo cuore sar invaso dalla serenit e da lla quiete, dal momento che sar sicuro della Forza e della Potenza di Dio, ma anc he della Grazia e dei benefici che Egli concede di continuo alle Sue creature.

93 alNURU: la Luce (Corano: XIV,40; XXIV,35; XXXIX,69) Il Nome inteso correntemente come: a) manifestazione evidente di Dio all'univers o e di Dio a Dio stesso: Dio Luce; b) l'evidenza delle cose operate da Dio quand o Egli le fa passare dal non esistente all'esistente. Il classico versetto della Luce forse il pi bello di tutto il Corano: "Dio la Luce dei cieli e della terra. La Sua Luce come una nicchia in cui si trova una lampada, lampada entro un vetr o, vetro come un astro scintillante; ha luce da un albero benedetto: un ulivo n d ell'oriente n dell'occidente, il cui olio illumina quasi senza che un fuoco lo to cchi: luce su luce. Dio guida alla Sua Luce chi Egli vuole; e Dio conia per le g enti delle parabole. Egli l'onnisciente" (XXIV,35). ad illustrazione di questo versetto che molti tappeti da preghiera (sejjad) turch i e persiani raffigurano una nicchia con una lampada sotto un arco, tra due colo nne. "Luce sfavillante" detto anche del Corano, secondo l'interpretazione del ve rsetto IV,174: "Genti: s, un'evidenza giunta da parte del vostro Signore. E Noi vi abbiamo inviato una l uce manifesta". N-w-r, da nara, brillare, designa la luce in senso metaforico, mentre la luce in senso reale detta daw', con il suo allotropo diy (luce). Il concetto della "Luce " stato svolto, nell'Islm, da teologi, filosofi, mistici e matematici, con tale a mpiezza da sfiorare una realt dottrinale. Il senso originale della parola s' trova to pertanto caricato di simbologie, pienamente islamiche (kalm, avicennismo, sufi smo, farabismo, ghazzlismo, mu'tazilismo, eccetera), ma anche recupero di concezi oni preislamiche (neoplatonismo, aristotelismo, zoroastrismo, plotinismo, giudai smo, manicheismo, eccetera). La "Luce" riveste una particolare importanza per il grande sufi-martire Shihb alDn Yuahy Suhraward (o Sohravard; 1155-1191) e per i mistici esoterici iraniani che da lui derivarono. Egli elabor il concetto della soltn nr: potenza, sovranit della luce , concetto preesistente nell'Avesta quale "Luce di gloria" (xvarnah), e cos comme ntato da Jalal alDn Davn' (1427-1502): "Bisogna intendere con questo termine la mo dalit della Luce che attualizzata per il pneuma a partire dall'anima pensante. Gr azie a questa modalit il pneuma diventa capace delle forme emananti dal Donatore delle Forme". Tra i libri scritti da Suhravard, due in particolare trattano quest o problema: Il libro dei templi della Luce e Il libro dei raggi della Luce (Kitb HayLil alNr e Partow-Nmeh). Egli fu anche il portaparola della profetologia sh'ita della Nr Muhammad: la "Luce maomettana" che assunse la funzione di ci che nella pro fetologia giudaico-cristiana era detto Verus Propheta, o Christus aeternus. Nel libro dei templi della Luce scrisse: "Accade che le anime che hanno provato la Thosis siano scosse da una emozione sacrale. Allora s'alza su di loro l'aurora della Luce divina. Cos come puoi constatare che un pe zzo di ferro divenuto incandescente simile al fuoco stesso con il quale entrato in contatto e che pu adempiere alle stesse funzioni cui adempie il fuoco, non mer avigliarti dunque se, quando su un'anima sorge la Luce dell'Oriente mistico, qua ndo illuminata e resa incandescente dalla Luce divina, le creature Le obbediscon o come obbediscono agli esseri sacri. E fra i pellegrini dell'Oriente mistico (m ostashriqn) ve ne sono alcuni il cui viso si volge al Padre sacro (Ab-him alMuqadd a), quasi annuncio della visita dell'ospite attorniato da lampi. In verit, la gui da di Dio (hidyat Allh) giunge al gruppo di eletti che, con le mani aperte, accolg ono il cibo celeste. Quando i loro occhi si aprono incontrano Dio, avvolto nel m antello della Magnificenza inaccessibile. Il Suo Nome domina il circolo del Giab art, e sotto i raggi della Sua Luce v' un intero popolo in attesa". Il tema venne ripreso in particolare dai seguaci Moll Sadr Shrz (1571-1640) e Ab Ja'far Kolayn. D'altro canto facile capire anche come tutte le religioni abbiano abbinato il co ncetto della Luce al concetto di Dio. Citer un solo esempio fra i mille, la misti ca cattolica Ildegarda di Bingen (1098-1179), che scrisse: "La Luce che vedo non

circoscritta in un punto, ma splendente ben pi d'una nuvola che circondi il sole . Non ne posso valutare l'altezza, n la lunghezza, la larghezza; la chiamo "ombra della Luce vivente". E come il sole, la luna e le stelle si riflettono nell'acq ua, cos le Scritture, i discorsi, le virt e le molte opere dell'uomo, prendendo fo rma ai miei occhi, risplendono in questa Luce". Nella metafisica della Luce l'opposto la tenebra: barzakh (Corano XXIII,100). Nel dualismo viene opposta alla Luce il buio (dhulma ), designando cos il mondo dello spirito e il mondo della materia. Per la metafis ica la Luce solo luce divina origine d'ogni esistenza e si tratta di una Luce in se, da cui ogni essere ha origine ma che non si Stacca" dal Se sostanziale, oss ia Dio, per cui ogni sostanza in realt " illusoria" (come la Maya vedantica). Dic e al proposito Muhyi alDn bn 'Arabi (1165-1240) in Fusus alHiLam: "L'ombra resa n ota nella misura in cui l'Essere divino si proietta sulle essenze permanenti del possibile, e la percezione dell'ombra ha luogo in ragione del Nome divino alNru [...]. Dio si rivela alle possibilit proiettando la Sua ombra, sicch esse appaiono nella realt come ombra di Dio, nel Suo Nome divino alNru, ci che si avvera nel mon do fenomenico, dal momento che non sussiste ombra se non in presenza di luce. Ec co dunque che tutto Lui, e null'altro che Lui". L'imprescindibile necessit della luce per la sopravvivenza sulla terra (si pensi alla fotosintesi) si pu paragonare all'altrettanto imprescindibile necessit spirit uale che ogni essere ha di Dio. Il termine "luce" non stato assunto dai mistici dell'Islm con significato unico di "emanazione divina". Ab Bakr Sirj alDn scrisse: " Come i raggi del chiaro di luna cadono sui vari oggetti materiali che li riflett ono a seconda delle loro capacit, cos l'intuizione colpisce le facolt dello spirito che, se hanno ricevuto la dottrina in modo giusto, rinvieranno una luce di cons apevolezza; questa luce significa che una consapevolezza puramente mentale dell' insegnamento dottrinale in un certo senso confluita nella "Conoscenza della Cert ezza"". La simbologia della luce si dunque diffusa - come si diffonde la luce - in tutta la letteratur a islamica e i brevi accenni qui mostrati bastino per capirlo. 'ABD-ALNUR. Colui che ha questo nome incentivato a riconoscere in Dio la vera Lu ce che d vita e pone in evidenza i colori e la bellezza. Luce che ci fa uscire da l buio amorfo dell'indistinguibile e ci conduce alla comprensione della nostra v era natura, e del fine ultimo di ciascuno di noi. A tutto ci si riferiva l'esclam azione del profeta Maometto: "Signore, fa' che io sia una luce! ".

94 alHAD: la Guida (Corano: I,5; VI,84; XXII,54; LXXVI,3; LXXXVII,3) In senso generale si intende che Dio alHad guida ogni essere verso la sua meta ul tima. Nel Corano: "Glorifica il nome del Signore, l'Altissimo, che crea, poi met te in buon ordine, determina, e poi guida, e fa crescere i pascoli e poi ne fa f ieno scuro" (LXXXVII,1-5) Secondo 'Ab Ja'far Tabari (?-923) e i teologi che ne seguirono, Dio crea la giust a direzione (alHud) nel cuore degli esseri umani. Si tratta quindi della "guida" in senso religioso, secondo i versetti coranici: "Questo fu l'argomento che acco rdammo ad Abramo contro il suo popolo. Noi innalziamo di rango chi vogliamo. S: i l tuo Signore saggio, sapiente. E abbiamo dato a lui Isacco e Giacobbe; li abbia mo guidati tutti. E abbiamo guidato prima No, e fra i suoi discendenti anche Davi de, Salomone, Giacobbe, Giuseppe, Mos, Aronne. Cos ricompensiamo chi fa il bene. E cos Zaccaria, e Giovanni Battista e Ges, ed Elia; ognun di loro nel novero dei g iusti. E cos Ismaele, Eliseo, Giona, Loth. A ciascuno di loro abbiamo dato la pri orit sui mondi. E cos a una parte dei loro antenati, dei loro discendenti, dei lor o fratelli, che abbiamo eletto e guidato sul giusto cammino. Ecco la Guida, con

la quale Dio conduce chi Egli vuole fra i Suoi servi" (VI,83-88). Al versetto XX,50 Mos dice: "Il nostro Signore colui che ha dato forma ad ogni co sa, e poi l'ha guidata". La "guida" quindi va soprattutto intesa come la strada giusta, la strada della fede. Dio ha dato a ogni essere umano la possibilit di se guire questa via. D'altronde Egli non pu condurre fuori strada, nell'errore, nell 'annientamento dei valori: lo fa di sua propria scelta l'essere umano che devia. Cos la prima sura del Corano, l'Aprente, preghiera essenziale dell'Islm recitata pi di ogni altro passo coranico, dice: "Nel nome di Dio, Misericordioso, Miserico rde. Gloria a Dio, Signore dei Mondi, il Misericordioso, il Misericorde. Sovrano della Retribuzione. Te adoriamo, da Te invochiamo soccorso. Guidaci sulla giust a via, la via di coloro che Tu hai beneficato, non di quelli che sono incorsi ne lla Tua collera, n di quelli che si smarriscono". Dalla radice h-d-y (l'azione di guidare compiuta da Dio) deriva il termine mahd: il ben guidato; appellativo che venne assunto da vari "santoni", capi teologopol itici e mestatori. noto soprattutto il mahd Muhammad Ahmad bn 'Abdallah, politico e rivoluzionario riformista che nel 1881 fondava nel Sudan egiziano la Mahdiyya . 'ABD-ALHADI. Chi ha questo nome deve sforzarsi di percorrere la via della verit, pregando Dio d'aiutarlo a non incorrere nell'errore e nella devianza.

95 alBAD'U: il Novatore, l'ideatore (Colui che d origine) (Corano: II,117; VI,101) Come aggettivo sostantivo badi' rende l'idea di primigenio; in senso attivo sign ifica creatore, promotore (per cui diventa un attributo di Dio nel senso di Idea tore assoluto, Innovatore primo); in senso passivo significa ideato, inventato e fu impiegato per designare le innovazioni dei poeti 'abbsidi nell'ambito delle " figure rettoriche". Badyha la spontaneit, l'assenza di esitazione; e si dice dell a rapidit con cui ha luogo la Presa di coscienza" di una cosa (bi badyha, o 'ala badyha: spontaneamente). Per alGhazzl (Mustasfa, 29) "occorre solo uno spirito in cui si imprimano concetti singolari e una facolt pensante che metta in rapporto questi concetti singolari gli uni con gli altri. La ragione si manifesta allora spontaneamente per formula re il giudizio di veridicit e di non veridicit". Il nome rinforza ulteriormente il concetto del potere di Dio che crea ex novo og ni forma d'origine; da qui deriva la realt assoluta dell'unicit di Dio, non Genera to (lam yalid) n Creato, non Generante (lam ylad) ma Creatore (Corano, CXII,3). 'ABD-ALBADI'. Chi ha questo nome incentivato a riconoscere la Creativit assoluta di Dio l'Altissimo e a ideare, scoprire, costruire - nel campo delle scienze o d elle arti - facendo uso soprattutto d'una sensibile percezione.

96 alBQ: il Perdurabile (Corano: XX,73; LV,27) Qualit inscindibile di Dio, l'essere eterno per la Bibbia il concetto stesso dell

a divinit e al termine "Dio" pi volte aggiunto "l'Eterna" (ad esempio: Leolam Vahe d, regna in eterno). Per l'Islm il senso pleonastico sfuma in quello di "Immutabi le", "Sempre sussistente". Eterno in effetti si dice abad', khlil, dhal, mukhlad e cos via. Dice il Corano (LV,26-27): "Tutto sulla terra nulla, mentre eterno il volto del Signore, Maestoso, Nobile" (da notare che quest'ultimo appellativo - il Nobile [ alYkrmu] - non incluso nei novantanove Nomi). Nulla eterno, tranne Dio: ogni altra essenza stata creata, quindi ha avuto un'or igine. Per questo stesso fatto nulla simile a Dio. Vi al proposito una tendenza filosofica che considera l'anima mortale pur essa e quindi temporale (hudth), a f ronte della generale considerazione che l'anima eterna (qidam); e questa identif icazione dell'anima con lo spirito appunto per non porre nulla che possa in qualche modo competere con l'Eternit di Dio. In effetti con la creazione Dio ha determinato una realt fenomenica spaziale, qui ndi soggetta alla legge del tempo; eppure prima della creazione il tempo non esi steva, ma Dio esisteva. La creazione finir e quindi il tempo, ma non finir Dio. Ec co quindi la scelta: o legarci passionalmente al mondo transitorio, o legarci pa ssionalmente a Dio l'Eterna. Tuttavia la qualit delle nostre azioni nella vita te rrena avr valore anche nella vita eterna. 'ABD-ALBQ. Chi ha questo nome dovrebbe por mente alla transitoriet delle cose terre ne (come sottolinea il versetto coranico "Tutto sulla terra nulla"); e quindi vo lgere le sue aspirazioni maggiori alla propria evoluzione spirituale.

97 alWRITHU: l'Erode (Corano: XV,23; XIX,40; XXVIII,58; LVII,10) Questo Nome intende: a) che Dio permane dopo l'estinzione (fan') del creato; b) c he a Dio torna tutto ci ch'Egli ha creato. "In verit Noi erediteremo la terra e coloro che l'abitano, e tutti saranno ricond otti a Noi" (XIX,40). Per Muhyi alDn Ibn al'Arab "con il suo Nome alWrithu Dio ci indica che Egli Colui c he attinge nell'origine, Colui che in un solo attimo contempla tutti i ranghi di creature, dall'origine del creato alla sua fine ". Il Nome ci conduce inoltre a meditare sulla transitoriet del creato, per capire c ome sia necessario avere un'attenzione costante per giungere a intendere che all a fine dobbiamo ereditare non la vacuit del mondo fenomenico, effimero in se stes so, ma la "contemplazione di Dio", autentica ricchezza per ogni anima. Non possi amo essere negligenti: Dio l'erede del tempo e a noi ne concede una parte; in ge nerale siamo solo i custodi temporanei di quanto Dio ci ha concesso per il godim ento della vita terrena. Sta a noi non sciupare le possibilit insite in ci, in vis ta della vera eredit finale, consapevoli del fatto che come Dio l'erede finale co s l'essere umano l'erede di Dio. 'ABD-ALWRITH. Colui che ha questo nome incentivato a considerare che Dio ci offre in godimento il Suo regno terreno e il Suo regno di l dalla morte fisica, e che in tutto, anche nelle conseguenze oltre la vita fisica, noi siamo "le Sue creatu re".

98 alRASHDU: Colui che dirige (il Giusto?)

Allotropo: alHad (la Guida, n. 94) (Corano: il Nome viene desunto dalla radice presente pi volte. Ad esempio: XVIII,10)

Si intende - in senso attivo - che con la Sua grazia Dio ci permette di seguire la giusta via sulla terra. Nella Fatiha, la sura aprente il Corano, obbligatoria mente pronunciata in ogni preghiera, si invoca: "Guidaci sul retto sentiero" (hdi n alSirta alMustaqm, versetto 5). Questo Nome anche inteso come "Colui che guida co n giustizia, dirittura". anche ulteriormente inteso come l'incentivo, per ogni e ssere umano, a coltivare la conoscenza della religione e dell'etica, poich essere musulmani non basta: occorre anche agire bene, ci che comporta l'approfondimento delle indicazioni divine relative. Questo Nome acquista valore particolare per i sufi, chiamati a compiere un "viaggio" verso Dio, scopo della loro vita e dell a ricerca mistica, anche se in questo viaggio pur necessaria una guida terrena. Un altro Nome con significato simile, alHdi, ha pur esso una duplice valenza: nel l'aspetto tokwn ha senso universale, sussistendo all'interno della creazione; nell 'aspetto tashr' si riferisce ad ogni rivelazione inviata con i profeti. Il Nome al Rashdu intende invece una "guida" soggettiva: Dio prende per mano (si fa per dire ) il mistico e lo aiuta nelle scelte se egli correttamente determinato. Ha quind i un valore pi intimistico. Per i sufi la guida delle guide sulla terra il Khidr (o Khadir, detto anche "il Verde"), per solito identificato con il profeta Elia, secondo i versetti del Cor ano nei quali guida Mos nella ricerca della fonte della vita (Corano, XVIII,60-82 ). Il Khidr immortale e appare di tanto in tanto agli iniziati per guidarli nel loro cammino spirituale. Per i sufi sciiti le guide per eccellenza sono i dodici imam nascosti e se ne pu avere un quadro abbastanza esauriente leggendo le Disse rtazioni sull'Imamato (Risla fi alImmat) di Moll Sadr Shrz (1571-1640). Un ulteriore a profondimento della guida sovrannaturale , per i sufi iraniani, descritto nel Wridt wa Taqdst di Shihb alDn Yahy Suhraward (1155-1191): "Dio purifica un'anima che ha pre so coscienza dell'Elemento superiore che in lei e che rinnova il suo impegno con l'Angelo-Spirito Santo, misericordiosa guida all'Altissimo. O Angelo-Spirito Sa nto, nessuno pi misericordioso di te; tu sei la nostra guida sul cammino verso il Dio dell'Essere nella Sua totalit. Se non ci guidi tu, mai Lo conosceremo; e se tu non ci avessi impartito l'ordine di adorarLo, a noi poveri esseri prigionieri della realt materiale mai sarebbe stato possibile rammemorare Dio n entrare al Su o servizio ". 'ABD-ALRASHD. Nome che compete piuttosto a un maestro spirituale e che quindi inc entiva a seguire la via della conoscenza mistica, per essere sempre pi Vicino a D io-Guida e ai Suoi profeti.

99 alSABURU: il Paziente (Nel Corano il concetto evidenziato pi volte, particolarmente in: II,153; III,200; X,109; XI,49; XVI,127; CIII,3) Nel Corano sussiste come radice, non come Nome; integrato per consenso unanime d ei teologi, posto in relazione ad alHalmu (il Mansueto, n. 33). La radice, s-b-r, suggerisce il senso di pazienza, costanza virtuosa, perseveranza nel bene, sott omissione al volere di Dio. Attribuito a Dio, il termine ha anche valore di: "Le nto nel castigo per lasciare al colpevole il tempo di pentirsi e di rimediare". In quasi tutte le religioni la pazienza considerata spiritualmente necessaria. C onfucio (551-497 a.C.) scrisse: "Parole scaltre possono gettare la virt nel disor dine, e la mancanza di pazienza pu mandare in rovina le pi grandi azioni" (Lun-yu, XV,26). Per l'Islm "la pazienza una virt salutare. una forza d'animo, una resiste

nza alle avversit che permette di trionfare sugli ostacoli, di rimanere sempre se stessi nonostante gli alti e bassi della vita e la malvagit degli uomini. Essa in se stessa una forma eletta di saggezza" (Si Hamza Boubakeur: Il Corano). Infatti il Corano cita la pazienza, in forma nominale o verbale, cento e una vo lta. "Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera" (II,45); "Il modo migliore di c omportarsi d'avere pazienza e benevolenza" (III,186); "Credenti: pazientate! Sfo rzatevi d'esser pazienti, e temete Dio. Allora sarete vincitori" (III,200); "Cer to: l'uomo nella perdizione tranne coloro che credono, compiono opere buone, si prescrivono l'un l'altro la giustizia e una paziente resistenza" (CIII,3); "Siat e perseveranti: Dio con coloro che hanno pazienza" (VIII,46)... Oltre ai versetti coranici, molti musulmani leggono i numerosi hadth che il profe ta Maometto pronunci sulla pazienza. Molti detti popolari esaltano di conseguenza la pazienza ("La pazienza la chiave della serenit"); e anche in Italia c' il detto: "La pazienza la virt dei forti". D h alNn alMisr (771-861) disse: "Vi sono tre segni della pazienza: stare in disparte quando si hanno difficolt, aver fiducia in Dio quando si soffocati dall'angoscia a causa di una prova che bisogna sopportare e vivere come se si fosse ricchi qu ando la povert ha colpito l'esistenza materiale". Per lui il pi infedele " colui ch e, senza pazienza, cerca di affrettare una conclusione ". In Ab Bakr Kalbdh (?-995) leggiamo: "La pazienza il modo pi elevato di servire Dio"; e ancora: "Siate costanti e pazienti seguendo i comandamenti di Dio, e siate cos tanti e pazienti nell'obbedire alle regole di Dio; poich la pazienza pura, e perc i purifica tutte le cose". Il poeta sufi Ab alQsim Samnn (?-915), detto "l'Innamorato" (alMuhhib), ci lasci que sti versi: "Ho ingoiato le molte miserie del tempo come se fossero state dei fav ori; e quando il tempo mi presenta l'otre, io bevo. Quante angosce mi hanno abbe verato con le loro coppe; ed io ho fatto bere loro l'oceano della mia pazienza. Ho indossato la corazza della pazienza contro le vicissitudini che mi avviluppav ano, e ho detto alla mia anima: "Pazienta, altrimenti muori". E cos ho saputo sop portare calamit il cui urto avrebbe potuto sbriciolare le montagne pi grandi". E Ibn al'Arab disse che "met della fede sono le buone azioni, e l'altra met la pazi enza". D'altronde alSabru l'ultimo nell'elenco dei novantanove Nomi coranici; cui si giunge appunto con la pazienza che tutto corona. 'ABD-ALSABUR. Nome che incentiva l'equilibrio intimo, la moderazione, suggerendo l'attesa onde poter agire al momento giusto, con la forza giusta. Colui che paz iente lotta ogni giorno con le negativit della sua parte in ombra e persevera nel l'adempimento dei suoi doveri, qualsiasi sia la realt esterna che gli propone l'a mbiente.

Conclusione Oltre ai novantanove Nomi coranici l'esegesi islamica ne usa altri, detti "descr ittivi d'attributo", come Rabb (Maestro), Mun'im (Benefattore), Mu't (Colui che c oncede), Sdiq (Sincero, Veridico), Sattr (Colui che protegge e che vela), Qadm (Ant eriore), 'Azal (Eterno), Dim (Durevole), Qarb (Colui che accanto). Questi, e altri ancora, si trovano in liste non ortodosse, che superano il limite di novantanove appellativi (in ambienti popolari sunniti s' voluto creare un parallelismo, elen cando "i divini nomi" del profeta Maometto, ad esempio: il Puro, l'Unico, il Pro feta, il Perfetto, il Servo di Dio, il Martire, la Lampada, la Guida, la Gloria degli arabi... Tale elenco comprende ben duecentouno nomi-attributo, l'ultimo de i quali Shib alFaraj: la Sorgente della consolazione). Sui Nomi coranici comunque l'esegesi islamica si prodigata ad usura, non con lib ri specifici ma nei vari trattati di teologia; e nessuno di questi testi stato a tutt'oggi tradotto in lingue occidentali, per quanto ne so. Naturalmente gli ul ama intesero i Nomi alla lettera, mentre i sufi interpretano il numero novantano ve

pi uno (i novantanove Nomi coranici pi il "Nome segreto") come simbolo, e i quattr omila Nomi totali come un aspetto del limite umano: "I Nomi di Dio sono infiniti , altrettanti "specchi" in cui si riflette l'infinita Essenza divina, per Sua na tura di l da ogni possibilit di identificazione" ('Abd alWahhb alSha'rni, 1493-1565) . D'altronde gi Dionigi detto l'Areopagita (IV-V secolo) aveva scritto: "Alla Cau sa di tutte le cose, superiore a tutte le cose, non si addice alcun nome e si ad dicono tutti i nomi delle cose che sono" (I,7,596C); e il maestro sufi Nimatalla h Wal (1331-1431): "Per tutti i Nomi di Dio l'Essenza una. In realt dunque tutti i Nomi di Dio sono Uno". Di questa unicit assoluta della fonte, comunque espressa dai Nomi, tenta di figur arci il concetto 'AbdAllah alBalabn (XIII secolo) nel Risaltu alAhadiyah (Trattato dell'Unit, detto di Ibn al'Arab): "Gloria a Dio, che possiede l'Unit (alWahdniyyah), senza antecedenti se non Lui, che il Primo (Qablu); dopo la Singolarit (alFardniy yah), per il fatto che non c' nessun "dopo", se non Lui che anche il Seguente (Ba 'adu). E di questo "Lui" non c' n prima n dopo, n alto n basso, n vicino n lontano, n me, n perch, n dove, n quando, n successione di istanti, n tempo, n spazio, n identit eriale alcuna (Kawn). come era; l'Unico, il Domatore (alWbidu, alQahhru). l'Unit ( lWbidiyyah). il Singolo (alFard) senza singolarit (alFardniyyah). Non composto di N ome e di nominato, perch il Nome Lui e il nominato sempre Lui. Non c' altro Nome c he Lui (Hu), non c' nominato se non Lui. il Primo (alAwwalu) senza anteriorit. l'U ltimo (alAkiru) senza ultimit, ossia senza conclusione assoluta. l'Evidente (alDhb iru) senza esteriorit. l'Occulto (alBtinu) senza l'interiorit. Intendo dire che l'esistenza delle Lettere (Haruf) dell'esterno come l'esistenza di quelle dell'i nterno. Non vi esterno n interno se non Lui, e ci senza che le Lettere si cambino per divenire Lui, o che Egli si cambi per divenire le Lettere [...]. Lui solo si vede e nessuno Lo pu vedere; nessuno Lo pu cogliere, Egli solo si pu cogliere; nes suno pu conoscerLo, Egli solo si conosce. Solo Lui vede Se stesso, solo Lui conos ce Se stesso, nessun altro che Lui Lo pu vedere, nessun altro che Lui Lo pu coglie re. La Sua Unicit il Suo stesso velo impenetrabile. Null'altro che "Lui" Lo dissi mula. La Sua stessa esistenza il Suo velo. velato dalla Sua Unicit in modo inespl icabile, e nessun altro che Lui Lo vede: n un profeta inviato, n un santo perfetto , n un angelo vicino ". Per questo Ibn al'Arab inizi la Saggezza dei profeti (Fusus alHikam) con queste pa role: "Dio volle vedere le essenze dei Suoi Nomi perfettissimi, ossia volle vede re la Sua propria essenza, in un oggetto globale che, dotato d'esistenza, riassu messe l'ordine divino, al fine di manifestare cos il Suo mistero a Se stesso". Co s i Nomi avrebbero determinato, nella loro qualit, la nascita dell'essere umano. A lcuni mistici vanno oltre: per loro ogni fenomeno del creato manifestazione di u n Nome, di questa manifestazione-Nome ne l'essenza e a questa manifestazione-Nom e ritorner. Cos l'angelo manifestazione del Nome alQuddsu (il Santo); il cielo mani festazione dei Nomi alBq (il Permanente) e alRfi'u (l'Elevatore); gli animali sono manifestazione dei Nomi alSam'u (l'udente) e alBasru (il Vedente); l'uomo manifest azione del Nome pi grande, o centesimo Nome, il Nome segreto. A questo riguardo constateremo che i pareri tra le scuole mistiche e quelle dell a teologia comune sono discordi. Ad esempio secondo una di queste scuole ogni No me implica una negativit: l'impossibilit di attribuire a Dio il Suo contrario (ad esempio l'Equo - al'Adlu - comporta che in Dio non sussista ingiustizia). Su que sto fatto i sufi intervengono negando "che in Dio possa mancare qualcosa", per c ui ogni attributo che comporta un opposto (l'Essere e il non Essere) da riteners i ipotizzato dall'uomo per il fatto che gli esseri umani vivono in un mondo feno menico nel quale sussistono gli opposti, mentre Dio di l e di sopra dal mondo fen omenico, per cui Egli comprende in Se il mondo fenomenico, che senza la Sua esse nza non sussisterebbe. Quindi, essendo il mondo fenomenico in Lui, sono in Lui l e qualit del mondo fenomenico stesso, per cui anche gli opposti, e ci purtuttavia rimanendo Egli superiore, e intaccato da tutto ci, cos appunto come anche sulla te rra ogni creatore di oggetti superiore all'oggetto che ha creato, e permane dal tutto differente da lui. In effetti "le diversit sussistono nel contingente, che transitorio; ma Dio non essendo n contingente n transitorio l'origine e l'essenza di tutto senza dal tutto essere toccato" (Abu Abdallh Tirmidh, ?-898: Khatam alHakm iyya).

Un'altra scuola di teologia comune afferma che gli attributi principali cui si r ifanno i Nomi sono sette: Vita, Scienza, Potenza, Volont, Ascolto, Visione, Parol a. Sono Suoi nell'eternit, per il fatto che costituiscono il carattere della Sua Essenza, ottava qualit che ingloba tutte le altre. L'opinione dei sufi in questo caso (e ci stato espresso compiutamente soprattutto da Farid alDn Attar) che, pur avendo questi attributi una portata affermativa, designano realt fenomeniche del tutto distinte l'una dall'altra; ma dal momento che si riferiscono tutte all'Ess enza, in effetti nulla ad essa aggiungono, quindi non ne sono differenti. Perci o gni Nome pu venir considerato come identificazione autonoma di "tutta" l'identit d i Dio, distinguendovi due qualit: una assoluta ed eterna (l'Esistenza in senso pr oprio) e una relativa e temporale (nel senso che "appare" ai nostri sensi e illu mina noi, esseri relativi e temporali). I limiti della comprensione di un'unicit assoluta dei Nomi, dell'eternit assoluta di Dio che comporta l'eliminazione di og ni possibile o ideata oggettivazione, il limite precipuo della nostra natura uma na. A questo proposito definitiva l'affermazione di Sayyed Haydar Amol, il mistic o sciita di Amol: "Dio l'Altissimo si manifesta in secondo luogo con il Suo Nome "Il Manifestato" (alDhhim), cos come si manifestato in primo luogo con il Suo Nom e "Il Nascosto" (alBtinu). La cosa straordinaria che Si manifesta nelle Sue forme svelate essendone da queste velato, e che non velato da alcuna, purtuttavia sen za che in alcuna d'esse Si sveli". Naturalmente le posizioni dei fondamentalisti e dei mistici furono - almeno per i primi secoli dell'Islm - in contrasto non solo sul piano metafisico. Lo sforzo di accordare le vedute dei teologi e quelle dei sufi venne compiuto - o quanto m eno tentato - da Ibn al'Arab (1165-1240): grazie alla sua opera i sufi non venner o pi considerati dei semplici e temibili "liberi pensatori" dagli ulama ufficiali . Nel Fusus alHikam (La saggezza dei profeti) egli scrisse: "Bench i Nomi divini siano indefiniti quanto alla loro moltitudine dal momento che li si conosce solo per ci che ne deriva, che del pari indefinito, essi sono tuttavia riducibili a u n numero dato di "radici", origine dei Nomi divini; o alle "presenze" che integr ano i Nomi. In effetti vi una sola e unica "Realt essenziale" (haqqah), che assume tutte queste relazioni e tutti i rapporti designati con i Nomi divini. Orbene: questa Realt essenziale fa s che ciascuno di questi Nomi che si manifesta infinitamente c omporti una verit essenziale grazie alla quale si distingue dagli altri Nomi. Que sta verit distintiva, e non ci che ha in comune con gli altri, determina la precip uit del Nome. Lo stesso si pu dire per i doni divini che, a causa della distinzion e dei Nomi divini stessi, si distinguono gli uni dagli altri per la loro natura personale, anche se provengono tutti da una sorgente unica. D'altronde certo che "questo" non "quello". A causa della Sua infinit, nella Presenza divina non c' as solutamente nulla che si ripeta, e questa una verit fondamentale". L'acquetamento dei contrasti fra fondamentalisti e mistici - o almeno una sorta di quieto "lasciar vivere" da parte dei primi nei confronti dei secondi - permis e una pi ampia o almeno pi divulgata esegesi dei Nomi. Fu normale esprimere libera mente opinioni anche in contrasto con l'ortodossia, gi presenti fra i sufi sin da l X secolo. AlHallaj aveva scritto: "Alcuni Nomi possono apparire in contrasto, ma l'assoluto di ciascuno di essi elimina ogni opposto in assoluto, senza che ne lla pienezza di tale interezza vi possano essere dei contrasti, poich un Tutto as soluto, in cui tutto , senza che sia "quel Tutto" [...]. Solo in Lui non c' possib ilit di contrasto pur se i Suoi attributi possono apparirlo. nascosto nella Sua m anifestazione e manifesto nella Sua occultazione, perch il Manifesto e il Nascost o, il Prossimo e il Lontano; e cos viene impedito alle Sue creature di trovarGli qualcuno che Gli assomigli". E Ab Bakr Kalbdh, maestro sufi del Khorasan (morto nel 995), nel suo notevole trattato sul misticismo islamico: "Gli attribu ti sono essenze attive d'ogni suo Nome. La divergenza dei sufi sui Nomi divini p erci solo apparente; e alcuni hanno sostenuto, come per gli attributi, che i Nomi non sono n Dio n altri che Lui; e altri hanno sostenuto che i Nomi di Dio sono Di o". Ci in accordo con Farid alDn Attar: "I Suoi attributi sono identici alla Sua e ssenza; e se tu guardi bene, Egli tutta essenza". Ancora Farid alDn Attar diede, nello stesso libro, un'opinione sostanziosa sulla vacuit delle diatribe: "Se tu e

numeri i novantanove Nomi di Dio con noncuranza, non farai altro che giocare con un guscio: di tutti i Nomi non uno lascer traccia in te, e di questi cento-menouno non ne conoscerai la centesima parte. Che intendi mai con questa enumerazion e che si pu indifferentemente riferire all'adorato e all'adoratore? Dio non conta la quantit enorme di bont che prodiga. Vorresti tu contare i Suoi Nomi come un us uraio? Dio non ha dato accesso al Suo Nome; come potremmo quindi celebrarLo con dei nomi? Poich la Sua Essenza non la puoi dire con una sola parola, meglio vale non pronunciarne alcuna" (canto VII: Il muezzin e il pazzo). D'altro canto il valore dei Nomi, l'Essenza divina racchiusa in essi, e purtutta via il limite intrinseco in essi di rappresentare Dio, eran gi noti ancor prima d ell'Islm. Dionigi detto l'Areopagita (IV-V secolo) per parlare di Dio enumera anc h'egli una serie di Nomi: ""Io sono Colui che , sono la Vita, la Luce, Dio, la Ve rit"; e gli autori sacri Lo celebrano con molti nomi presi da tutte le cose, in q uanto causa di tutte le cose. Lo celebrano con molti nomi presi da tutte le cose create, come Buono, Bello, Sapiente, Amorevole, Dio degli di, Signore dei signor i, Santo dei santi, Eterno, Esistente, Autore dei secoli, Elargitore della vita, Sapienza, Intelligenza, Verbo, Onnisciente, Potenza, Potente, Re dei re, Antico dei giorni, Non soggetto a vecchiaia n a cambiamento, Salvezza, Giustizia, Santi ficazione, Redenzione, Colui che tutto supera in grandezza". I sufi non ignorarono - per quanto riguarda i Nomi - questi bizantinismi della p atristica cristiana, le visioni dei filosofi neoplatonici e apocalittici e gli a scetismi sasanidi. Cos si giunse a speculazioni estreme, come quelle proposte da Najam alDn Kobr (o Kubr, ?-1221) e quella esoterica di Ibn al'Arab. Kobr part dal punto di vista che i Nomi si possono dividere in due categorie, appa rizioni della Luce divina: le Luci di Maest e le Luci di Bellezza, che rispettiva mente ci dichiarano il "Dio rivelato" e il "Dio nascosto". Abbiamo cos la "Maest i naccessibile della Bellezza" e la "Bellezza fascinante della Maest inaccessibile" . Ci porta alla sussistenza negativa e alla sussistenza positiva della divinit - d ando risposta ai contrasti apparenti pi sopra citati -, a una sorta di identit mas chile e a un'identit femminile interferenti per necessit di creazione (in collegam ento con il concetto tantrico, o con quello di yin e yang), o pi esattamente "all a luce bianca e alla luce nera" e alle varie categorie intermedie di Luce, in sc ala evolutiva, che sono espresse dalla sequenza dei Nomi e che costituiscono la "via" evolutiva del misticismo per molte scuole sufiche. Come risulta evidente d al contesto, questa posizione dilata l'essenza stessa dell'Islm e lo porta a ingl obare teorie orientali che possono apparire perfino in contrasto con i dettami della teologia comune. Posizione che ha portato Sohra vard (1155-1191) a scrivere il Libro dei templi della Luce (Kitb alNr), qui citato al Nome alNru (n. 93). Dal canto suo Ibn al'Arab tracci una mappa delle correlazioni tra ventotto Nomi e ventotto "stazioni" della luna. Ognuna d'esse corrisponde a una lettera dell'alf abeto arabo e costituisce il simbolo d'una manifestazione speciale; mentre la to talit dell'alfabeto restituisce l'ordine cui obbedisce l'universo intero. In base al tracciato zodiacale cos ottenuto, il sufi giunge alla verticale nadir-zenit, acquisendo consapevolezza dell'eternit divina, della permanenza dell'Identit dell' Unico attraverso la molteplicit dei modi e degli aspetti esistenziali. Raggiunta questa consapevolezza (stazione sovrannaturale dell'anima), prende ulteriormente coscienza dell'armonia che unisce tutte le cose dell'universo e le trascende pe r capire l'Uno. Ad ogni Nome collegata una lettera dell'alfabeto, secondo il cod ice esoterico ilm alAbjad (scienza delle lettere), a sua volta legato alla numer ologia e alla divinazione (vedi tavola a parte, pag. 275). I ventotto Nomi sono distribuiti nel cerchio dei dodici segni zodiacali, a parti re da Ariete. Essi sono: 1 alBad'u (n. 95: il Novatore). Il Primo, l'Intelletto, il Clamo. Lettera: alef. 2 alB'ithu (n. 50: il Risuscitatore). L'Uno che fa nascere, l'Anima universale, la Tavola celeste. Lettera h. 3 alBtinu (n. 76: il Nascosto). Il Segreto, la Natura universale. Lettera 'ain.

4 alWjidu (n. 65: Colui che incontra). L'Ultimo, la Sostanza universale. Lettera kh. 5 alDhhiru (n. 75: l'Apparente). Il Manifesto, il Corpo universale. Lettera ghain. 6 alHakmu (n. 47: il Sapiente). Il Beninformato, la Forma. Lettera h. 7 alMu'du (n. 60: il Rigeneratore). Colui che circonda tutto, il Trono. Lettera qf. 8 alShakru (n. 36: il Riconoscente). Il Gradito, la Base, il Piedestallo. Lettera kf. 9 alGhaniyyu (n. 88: il Ricco). L'Indipendente, l'Autonomo. Il cielo attorno allo Zodiaco. Lettera jm. 10 alMuqtadiru (n. 70: Il Capace). Il Potente. Il cielo delle stelle fisse. Lettera shn. 11 alRabbi (il Maestro, il Signore, f. t.) Il Signore. Primo cielo, Saturno dimora di Abramo. Lettera i. l 2 al'Almu (n. 20: l'Onnisciente). Colui che sa. Secondo cielo, Giove dimora di Mos. Lettera dhd. 13 alQahhru (n. 16: il Soggiogatore). Il Vittorioso. Terzo cielo, Marte dimora di Aronne. Lettera lm. 14 alNru (n. 93: la Luce). L'Illuminazione mentale, la Chiarezza, il Fuoco. Quarto cielo, il Sole dimora di Ermete. Lettera nn. 15 alMusawwiru (n. 14: il Formatore). Il Datore di forme. Quinto cielo, Venere dimora di Giuseppe. Lettera r. 16 alMuhsh (n. 58: il Numeratore). Colui che enumera, reputa e considera. Sesto cielo, Mercurio dimora di Ges. Lettera th. 17 alM'minu (n. 7: il Rassicurante). Colui che evidenzia. Il settimo cielo, la Luna dimora di Adamo. Lettera dl. 18 alQbidu (n. 21: Colui che restringe). Colui che provoca contrazione. La sfera dell'etere e delle meteore. Lettera t. 19 alHayyu (n. 63: il Vivente). Colui che esiste. L'aria. Lettera zi. 20 alMuhyi (n. 61: il Vivificatore). Colui che d la vita. L'acqua. Lettera sn.

21 alMumtu (n. 62: Colui che fa morire). Colui che uccide. La terra. Lettera sd. 22 alShahdu (n. 51: il Testimone). Il Prezioso. Minerali e metalli. Lettera z. 23 alRazzqu (n. 18: Colui che nutre). Colui che nutre. Le piante. Lettera th. 24 alMudhillu (n. 26: l'Umiliatore). Colui che umilia. Gli animali. Lettera dhl. 25 alQawiyyu (n. 54: il Vigoroso). Il Vigoroso. Gli angeli. Lettera f. 26 alLatfu (n. 31: il Grazioso). L'Indefinibile, il Misterioso. I jinn. Lettera b. 27 alJmi'u (n. 87: Colui che raduna). Colui che raduna e riunisce. L'uomo. Lettera mm. 28 alRfi'u (n. 24: Colui che innalza). Colui che possiede i livelli sublimi. I gradi gerarchici dell'esistenza nella loro essenza e non nelle loro ma nifestazioni. Lettera uu.

Entriamo cos nel dominio del valore esoterico dei Nomi e del loro uso nelle prati che di elevazione mistica dei sufi, sia attraverso la "rammemorazione" (dhikr) d ei Nomi, sia attraverso "stati" (ahwl) e "stazioni" (maqmt) specifici, corrisponden ti a Nomi a loro connessi. Le tappe del dhikr, che consiste inizialmente nella ripetizione quantificata d'u no o pi Nomi di Dio, anche con l'aiuto di rosari che possono avere fino a mille p alline, sono state cos descritte da Javad Nurbakhsh, shaikh della Nimatallahiyya: "Vi sono diverse tappe nel dhikr: 1) c' il dhikr che si limita alla ripetizione d'uno dei Nomi solo con la lingua, senza la presenza del cuore. Secondo alcuni s haikh anche questo genere di dhikr potrebbe avere un certo effetto; 2) nella sec onda tappa anche il cuore partecipa assieme alla lingua al ricordo di Dio attrav erso il Suo Nome [...]; 3) nella terza tappa il dhikr domina il cuore ed forteme nte radicato nel cuore [...]; 4) nella quarta tappa il Rammemorato che viene a d ominare il cuore". I gradi e le stazioni dell'evoluzione dei sufi attraverso i Nomi sono stati rias sunti in un testo del maestro 'Abd alKarm alJl (nato nel 1336), che ritengo utile c itare per intero. Si tratta del Disvelamento (tajall) dei Nomi divini, capitolett o dall'opera AlInsn alKmil (L'uomo universale, o L'uomo realizzato): "Quando Dio l 'Altissimo Si rivela a uno dei Suoi servi con un Nome, questo servo rapito fuor da se stesso dalle folgorazioni del Nome divino, di modo che, se tu invochi Dio con questo Nome, sar il servo a risponderti, poich il Nome divino s'applicher orama i a lui. "Il primo grado in quest'ordine spirituale la contemplazione di Dio che Si rivel a come "Colui che reale" (alMajdu), ed ecco che questo Nome si riferisce all'adora tore stesso. Oltre questo grado Dio Si rivela anzitutto col Nome "L'Unico" (alWhi du), poi col Nome ALLHU. A questo punto il servo sviene a causa dell'irradiazione divina, la montagna si fende e Dio verit (alHaqqu) lo chiama dall'alto del Sinai nella Sua Realt essenziale (haqqah): "In verit Io sono Dio; non v' altra divinit se non Me. AdoraMi" (Corano XX, 14); e Dio cancella il nome del servo e pone in suo luogo il Nome Dio (Allhu), di modo che se tu dici: Allhu il servo ti risponde: "S ono ai tuoi ordini". "Poi, se il servo s'eleva ancora e Dio lo rafforza e lo conferma, dopo la sua es

tinzione (fan), nello stato di sussistenza (baq), Dio stesso risponder a chiunque i nvocher questo servo. Cos ad esempio quando tu dici: "O Maometto!", Dio stesso ti risponde: "Sono a tua disposizione". "Poi, se il servo prosegue nella sua evoluzione, Dio Si rivela a lui con il Nome di "Misericordioso" (alRahmnu), poi con quello di Signore (alRabbu), poi col Nom e di Re (alMaliku), poi col Nome di Conoscitore (al'Almu), poi col Nome di Potent e (alQdiru). Ciascuno di questi Nomi implica una rivelazione superiore a quella c onferita dal Nome precedente, perch Dio Si manifesta in modo sempre pi chiaro rive landoSi distintamente: quando Si svela al Suo adoratore come Clemente, differenz ia Cos la Sua manifestazione totale espressa dal nome Dio; cos quando Si manifesta come Signore differenzia la Sua manifestazione - relativamente globale - quale Misericordioso in virt del nome Re. Quest'ordine l'inverso di quello che si appli ca alle manifestazioni dell'Essenza in Se stessa, manifestazione la cui eccellen za diminuisce dall'universale al particolare, Misericordioso essendo superiore a Signore, e Dio superiore all'uno e all'altro. In virt di questa analogia inversa tra la gerarchia delle rivelazioni nominali, l'adoratore esaurisce le rivelazio ni dei Nomi - la cui realt intrinseca sempre l'Essenza - subendo ciascuno di loro perch ogni Nome divino lo esige di volta in volta e si applica a lui come al sog getto stesso. Allora l'uccello della sua intimit canter sui rami della sua santa r ealt: "A colui che invoca i nomi della mia amata rispondo: / io chiamo, e Layla r isponde al mio grido. / cos perch noi siamo uno spirito solo; / ed bizzarro: voi c i chiamate due corpi. / Siamo come una sola persona con due nomi e una sola esse nza. / Con qualsiasi nome tu invochi l'Essenza, con quel nome ti visiter. / La mi a essenza la Sua Essenza, e il mio nome il Suo Nome. / La mia relazione con lei che io mi anniento nell'unione. / In realt non siamo due essenze in un solo esser e: / ma l'amante egli stesso l'Amara". "Cosa strana: l'essere umano che riceve le rivelazioni dei Nomi divini contempla solo l'Essenza pura senza esser cosciente del Nome che gliela rivela; tuttavia si discerne il Nome divino che lo domina perch il contemplativo si riferisce all' Essenza grazie al Nome che regge al tempo stesso la sua contemplazione dell'Esse nza. "In questa contemplazione per mezzo dei Nomi divini gli esseri umani differiscon o gli uni dagli altri. Parler di alcune delle loro vie pur senza descriverle tutt e, visto che impossibile enumerare tutti i Nomi divini e a maggior ragione le vi e d'approccio a ciascuno di questi Nomi; perch gli esseri umani che ricevono la r ivelazione divina con un solo e medesimo Nome divino differiscono tuttavia nelle loro attitudini. Accenner solo, di tutto ci, a quel che mi capit nel mio viaggio s pirituale in Dio; d'altronde non racconter nulla, in questo libro - n di me n di altri -, senza averlo provato io stesso nel tempo i n cui percorrevo in Dio la via dell'intuizione (alKashfu) e della visione diretta (alMu'yanuh). Torniamo dunque a ci che intendevo dire dei vari modi con cui gli esseri umani ricevono le rivelazioni dei Nomi divini. Ad alcuni Dio Si rivela come l'Antico dei giorni (a lQadmu), e giungono a questa rivelazione con l'intuizione della loro preesistenza nella Conoscenza divina: riconoscono che sussistevano prima della creazione per il fat to stesso che la Conoscenza divina, di cui essi sono l'oggetto, eterna. Dio per Sua essenzialit conoscitore; ebbene, l'oggetto della conoscenza non potrebbe esse re separato da lei, dal momento che la conoscenza conoscente in relazione al suo oggetto; ossia la conoscenza dell'oggetto definisce la natura del soggetto conoscente, di modo che, se la conoscenza eterna, anche il suo oggetto deve essere eterno; da cui deriva che gli esseri preesistono nella Conoscenza divina. Certi tornano dunque a Dio in virt del Suo Nome l'Antico dei giorni; quando l'Antichit dell'Essenza Si svela ad essi, la loro esistenza effimera svanisce ed essi sussi stono eternamente in Dio, inconsapevoli della loro condizione temporale. "Ad altri Dio Si rivela come Verit (alHaqqu) ed essi vi giungono perch Dio rivela loro la Verit divina espressa nella parola coranica: "Noi abbiamo creato con Veri

t i cieli, la terra e quel che si trova fra loro" (XV,85 e XLVI,2-3). Quando l'Es senza Si svela grazie al Suo Nome Verit, la natura creata dal contemplativo svani sce e sussiste solo la Sua Essenza santa e trascendente. "Ad altri Dio Si rivela col Nome l'Unico (alWbidu) e li conduce a questa rivelazi one mostrando l'unicit intrinseca del mondo, che procede dall'Essenza divina come le onde provengono dall'oceano. Contemplano la manifestazione di Dio nella molt itudine delle creature che si differenziano in virt dell'unicit divina. Allora la loro montagna si fende: colui che invoca cade in deliquio; la sua molteplicit si fonde nella Unicit dell'Unico; le creature sono come se mai fossero state e Dio a ppare come Colui che mai termina. "Ad altri Dio Si rivela col Nome il Santissimo (alQuddsu) ed essi giungono a ques ta rivelazione comprendendo intuitivamente il segreto della parola divina "quand o, formatolo completamente, gli avr insufflato il Mio Spirito" (Corano XV,29 e XX XVIII,72). Dio insegna loro che lo Spirito di Dio Dio stesso, e ch'Egli Santo e Trascendente. Orbene, non appena Dio Si svela nel Suo Nome il Santissimo, il ser vo spogliato delle impurit dell'esistenza e sussiste in Dio, trascendendo ogni ca ducit. "Ad altri Dio Si rivela col Nome l'Apparente (alDhhiru). Essi hanno l'intuizione della Luce divina che Si manifesta nelle cose fisiche e riconoscono in ci che Dio solo appare. Ebbene: quando Dio Si svela come l'Apparente, il servo si spegne c on tutta la creazione - non essente in se stessa - nella manifestazione dell'Ess ere divino. "Ad altri Dio Si rivela col Nome l'Inferiore (alBtinu) e vi accedono intuendo che le cose sussistono grazie a Dio, loro Realt interiore. Quando Dio Si rivela come l'Inferiore, la manifestazione del servo, proiettato dalla Luce divina, si speg ne. Dio diventa l'interiorit del servo e questi l'esteriorit di Dio. "Per ci che concerne la rivelazione divina col Nome Dio (Allhu), la via che vi con duce non pu essere delimitata, come d'altronde in effetti per ogni altra rivelazi one grazie ai Nomi divini, come detto sopra: non potremmo delimitare del tutto l e vie che conducono a queste rivelazioni dal momento che le loro modalit variano in ragione delle disposizioni degli esseri umani. Quando Dio Si rivela al Suo se rvo con il Nome Dio, l'anima del servo si spegne, Dio Si pone al suo posto, puri ficando il suo tempio dalle pastoie dell'effimero e spezzando i legami che lo fi ssano alle esistenze. Allora egli solo essenza e solo qualit, non riconoscendo pa dre e madre ("Ricordati di Dio e Dio si ricorder di te"; "Contempla Dio e Dio ti contempler"). Allora, con la lingua del suo stato, canta: "Essa [la Realt divina, alHaqqah] mi attira, / sostituendosi a me in me; / e mi ha sostituito, certo, ma dove sono io ora? / Io divento Lei, ed Essa me stesso. / Per Essa non esiste nes sun unico che La desidera. / Sussisto grazie a Lei in Lei; non sussiste un 'tu' fra di noi. / Il mio stato con Lei fu nel passato come sar in avvenire; / perch ho elevato la mia anima ed Essa ha tolto la barriera. / Mi sono destato dal sonno, mi sono alzato dal letto. / Essa mi ha mostrato a me stesso con l'occhio della mia realt essenziale, / ed sulla fronte della Bellezza che io leggo questi caratt eri. / Ho levigato la mia bellezza interiore perch diventasse lo specchio / sul q uale incidere i tratti della Completezza. / Le Sue qualit sono le mie, la mia ess enza la Sua, / e nelle Sue virt albeggia per me la Bellezza: / il mio nome verame nte il Suo Nome, e il Nome della Sua Essenza il mio". "Ad altri ancora Dio Si rivela con il Nome il Misericordioso (alRahmnu). Dio, riv elandoSi ad essi col Nome Dio (Allhu), li dirige con la Sua Essenza verso il grad o divino supremo, che sintetizza gli aspetti della Gloria e che penetra tutte le esistenze. la via che conduce alla rivelazione dell'Essenza tramite il Nome il Misericordioso. In questo stato in cui il divino Si svela, la spiritualit del ser vo, che pur sempre legato alla materia, richiede che i Nomi divini discendano in lui l'uno dopo l'altro e che ne riceva secondo quanto della propria Luce essenz iale Dio depose in lui. I Nomi si succedono sino a che il servo riceve la rivela zione divina col Nome il Signore (alRabbu). Allora discendono in lui i nomi dell a Persona (alNafs) divina, che si trovano sotto il dominio del Nome il Signore e che sintetizzano gli aspetti del divino e del creato, quali il Conoscitore (al' Almu), il Potente (alQadru) e analoghi. La loro susseguenza conduce al nome il Re (alMaliku); e quando il servo riceve questo Nome e Dio Si rivela a lui essenzial

mente, tutti gli altri Nomi, in tutta la loro pienezza, discendono del pari in l ui l'uno dopo l'altro sino al Nome il Sussistente (alQayymu). Quando il servo ric eve quest'ultimo Nome e Dio Si rivela a lui con questo, passa dal "disvelamento dei Nomi divini" al "disvelamento delle qualit divine"". Dir, per inciso, che le qualit divine, penultima tappa dell'ascesa mistica che si conclude con il "disvelamento dell'Essenza (alDhet)" di Dio, sono: la Conoscenza (al'ilm), la Vista (alBasar), l'Udito (alSam'), la Parola (alKalm), la Volont (al Irdah), l'onnipotenza (alQudrah). Le irradiazioni mistiche che scaturirono nel corso dei secoli dalle speculazioni dei sufi non rimasero limitate alla loro cerchia ma illuminarono altri ricercat ori dello spirito, in Oriente e in Occidente, nei tempi passati e ancor oggi. Ne sia esempio maggiore il testo del mistico ebreo spagnolo Bahya bn Paqda, che nel 1080 (tempo felice in cui nella Spagna musulmana convivevano serenamente le tre religioni rivelate) scrisse in arabo una Introduzione ai doveri del cuore. Al c apitolo decimo (Gli attributi di Dio secondo la ragione e secondo la Scrittura) dice: "Gli attributi divini, intelligibili o rivelati, che hanno qualificato il Creatore [...], possono raggrupparsi in attributi d'Essenza e in attributi d'azi one. Chiamiamo attributi di Essenza quelli che esistevano in Dio prima della cre azione e sussisteranno sempre in Lui, convenendo alla Sua sola Gloria. Sono l'es istenza, l'unit e l'eternit [...]. Gli attributi d'azione derivano dalle opere di Dio [...]. Possiamo classificarli in due gruppi: il primo comprende attributi ch e esprimono una similitudine o una forma corporea [...]; i secondi comprendono q uelli che esprimono movimenti o atti materiali [...]. I Libri sacri traducono qu esti concetti usando parole molto concrete e familiari agli uomini. Se qualifica ssero Dio con gli attributi che Gli convengono, se esprimessero le cose dello sp irito con linguaggio spirituale, noi non ne capiremmo n le parole n lo spirito. im possibile adorare un Essere che non conosciamo, rendere un culto a ci che ci scon osciuto. necessario dunque che le parole e quel che traducono siano a misura del l'intelligenza degli uomini cui si rivolgono. Le realt penetrano nei cuori anzitu tto sotto la forma materiale espressa dalle parole. Poi dobbiamo sforzarci di co noscerne la saggezza, di scoprirne il senso, con intelligenza e penetrazione, pe r riconoscere che si tratta solo d'espressioni approssimative e di figure retori che. In effetti il significato autentico troppo sottile, elevato, vasto e profon do perch noi possiamo capirne la simbologia divina. L'uomo dotato di intelligenza si sforzer di spogliare le parole dalla loro scorza corporea per scoprire la rea lt che esprimono. Il suo spirito si elever di grado in grado fino a raggiungere, s econdo la sua forma, la realt dell'essere (...). Dio chiede all'uomo di fare solo ci che in grado di fare, secondo la forza del suo spirito, della sua intelligenz a e dei suoi mezzi ".

Il centesimo Nome di Dio In margine all'esegesi dei novantanove Nomi di Dio, e come conclusione di quest' ultima parte del libro, chiniamoci ora su un aspetto particolare d'un islamismo che non si disgiunge da quell'irrazionale di cui si nutre il nostro inconscio e che fa parte comunque della vita d'ogni essere umano, al pari della sua sete di Dio e delle sue paure della morte. Il gusto per l'immaginifico e per il favolist ica, precipuo delle popolazioni orientali, turche, mongole, cinesi o a queste af fini, ha creato una parabola-emblema particolare: il concetto che nel Corano i N omi di Dio non sono novantanove, ma cento. Il centesimo nascosto, noto solo ai m istici illuminati, e chi conosce il "centesimo Nome", pronunciandolo ha il poter e di dare vita o morte. Alcuni trattatisti hanno accolto questi racconti favolis tici, o per contro hanno parlato di un centesimo Nome che emerge dalla conoscenz a e dal raggiungimento d'un alto grado di consapevolezza mistica. Rammentando che - caratteristica precipua dell'Asia - attraverso le favole e le parabole i sufi veicolano verit spirituali profonde, eccovi ora due di questi rac conti. Nell'Elahi-Nameh (Il Libro divino) di Farid alDn Attar (1140 c.-1230) leggiamo (S ettimo canto, 1):

"Ges il Pi Grande Nome. Un giorno un tale chiese a Ges quale fosse il pi grande Nome di Dio. Ges rispose: "Tu non sei degno di saperlo. Perch desiderare una cosa quan do non la si merita?". L'uomo tuttavia insisteva perch Ges gli rivelasse il Nome. Alla fine Ges glielo insegn, accendendo nel cuore di quell'uomo una fiamma di gioi a come una candela. Ebbene, l'uomo, attraversando un giorno il deserto con passo rapido come il vento, vide d'improvviso nel bel mezzo della pista una fossa col ma di ossa. Ci pens su e poi decise di far ricorso al Pi Grande Nome, per provarne il potere. Invocando il Nome chiese a Dio di rianimare quelle ossa. Come ebbe p ronunciato il Nome le ossa si riunirono tornando in vita. Da esse sorse un leone che lanciava fiamme dagli occhi e che con un sol colpo degli artigli uccise l'u omo rompendogli la schiena con la violenza del suo attacco. Dopo aver divorato l 'uomo che aveva ucciso, ne lasci le ossa nel bel mezzo della pista, di modo che l a fossa che prima aveva contenuto le ossa del leone ora contenne quelle del pove r'uomo... ". Una vicenda analoga raccontata anche da Jalal alDn Rm (Masnav, II, vv. 141-155 e 457 -473). In Saggezza islamica (Edizioni Paoline, Milano) io stesso ripresi la favolistica dei sufi intesa nella mia infanzia: "Al tempo del grande imperatore Akbar viveva in India un maestro sufi, famoso pe rch - conoscendo il centesimo Nome di Dio - aveva potere di vita e di morte su tu tte le cose. "Ora avvenne che un giorno un venerabile shadu (asceta) hind and da lui e gli diss e: "Io sono un mistico; ho passato tutta la vita in meditazioni e digiuni. Per i miei allievi sono un grande maestro e compio opere buone in tutto il paese. Dov resti svelarmi il centesimo Nome di Dio, perch lo merito e me ne avvarr per compie re prodigi salutari". "Certo - rispose il maestro sufi. - Tuttavia debbo sottopo rti a una prova per sapere se davvero meriti che te lo confidi. Cos pretese il mi o maestro. Si tratta di questo: mattino; va' alla porta della citt e restaci sino a che verr chiusa, al calar della sera. Poi torna da me, e io sapr quel che avr da fare". "Una cosa cos semplice? Io rimango in meditazione, immobile, anche intere giornate. Non mi sar difficile!", rispose l'altro. E se ne and. "Ritorn a sera, e subito disse: "Maestro, come vedi sono rimasto davanti alla por ta della citt tutto il giorno, perci puoi dirmi il Nome segreto. Anzi, pensa: se l 'avessi gi saputo, poco fa avrei gi potuto operare secondo giustizia. Infatti, men tre stavano per chiudere la porta della citt, ecco che venuto dai monti un vecchi o, scarno, stanco, con un carico di legna che aveva raccolto nella giornata. La guardia della porta gli ha chiesto di pagare il dazio per la legna. Il vecchio h a risposto: 'Ora non ho denaro, ma se mi fai credito, vado in citt a vendere la l egna, poi torno e pago'; ma la guardia, urlando arrabbiata, ha risposto: 'E che? ! Credi di prendermi in giro? Volevi passare senza pagare il dazio, perci io ti s equestro la legna'. E infatti l'ha fatta scaricare nella sua garitta e ha caccia to quel vecchio fuor dalle mura, nel freddo e nel buio della notte. Vedi, davant i a un sopruso del genere avrei pronunciato il Nome segreto inviando la morte su quella guardia, ed avrei fatto cos un'opera di giustizia aiutando quel povero ve cchio. Merito bene di sapere il Nome". "Ne sei proprio sicuro? - ribatt il maestr o sufi. - Vedi: anch'io ho avuto un maestro, che a tempo e luogo mi ha insegnato il Nome segreto . E sai chi stato il maestro? Quel vecchio che tu hai visto col carico di legna alla porta della citt, e che ora fuori nella notte, al freddo e al buio"". Per Nur alDn Abdurrahmn-i Isfaryin (1242-1317 c.) il centesimo nome di Dio il Parlan te (Mutakallim), come dice nel suo Kshif alAsrr (Lo svelatore dei misteri): "Per quale ragione segreta l'Eletto ha totalizzato in Lui questi novantanove Nom i e non il centesimo? Tutti conoscono l'hadth trasmesso con la testimonianza di A b Huraya: "Dio ha novantanove Nomi; cento meno uno; [colui che li conosce a memor ia diventa l'impari che entra in paradiso] Dio ama il numero dispari". Ma Dio ha svelato a questo Suo umile servo che l'unico Nome mancante per completare il ce ntinaio quello che distingue ogni profeta, e cio il Parlante (Mutakallim). Ci prov ato dal fatto che gli otto attributi dell'Essenza regale sono contenuti nei nova ntanove Nomi, eccezion fatta per gli attributi il Preesistente (Qadm), il Parlant e (Mutakallim) e Colui che vuole (Murd), dal momento che nessuno pu conoscere il S

ignore nel Suo attributo Parola (Takallum: Colui che parla) se non il profeta; e il fatto che questo attributo divino il termine iniziale della profezia provato dal fatto che Gabriele apparve per la prima volta a Maometto portandogli la Par ola dicendo: "Recita nel Nome del tuo Signore". indubbio che i profeti hanno con sapevolezza di come Dio parla loro, mentre tutti gli altri esseri non hanno la p ossibilit di accedere a questa conoscenza. Ed pur vero che certi iniziati afferma no che Dio ha detto loro la tale o la talaltra cosa, o che da Lui l'hanno udita, ma questa un'immagine che designa quel che si chiama "ispirazione" (ilhm), che g iunge al loro cuore; e c' una grande differenza fra Parola inviata e Ispirazione. Tuttavia solo Dio onnisciente ". Sempre a proposito del "Nome segreto", il gran Nome (ism Allh alA'zam), Ibn al'Ar ab, nella sua agiografia sugli atti e le opere del grande mistico Dh alNn alMisry, morto nell'860 (alKawkab alDurry fy manqib Dh alNn alMisry: L'astro sfavillante dei titoli di gloria di Dhlnn) riporta: "Ab al'Abbs al'Abbsy testimonia: Quando [dopo un suo miracolo] la folla si disperse, l'abbordai e gli chiesi: "Vedo che possiedi il centesimo Nome". "Lasciami", mi disse. "Non ti lascer se non me lo avrai inse gnato", insistetti. Allora si volse a me e mi disse: "Uomo, quando il tuo cuore sar diventato limpido, chiamalo come vorrai e sar questo il centesimo Nome". [Anch e Ahmad bn Saydabn port questa testimonianza:] Mi trovai in sua presenza e gli chi esi quale il Grande Nome di Dio. Raccolse un sasso e me lo scagli contro senza pr offerir parola. Capii: quando il servo sincero ed divenuto perfetto, ecco! Si ra cconta la storia analoga di Ab Yazyd alBistmy, che avrebbe detto: "Mostramene il P i Piccolo, e io ti far vedere il Pi Grande". Poi, gridando, disse: "I Nomi di Dio s ono tutti Grandi, ma sii sincero, e potrai scegliere qualsiasi Nome"". D'altronde anche Jafar Sadeq ha detto: "Libera il tuo cuore da tutto ci che non l a rammemorazione di Dio. Allora chiama Dio con un Nome qualsiasi, e quello diver r "Il Pi Gran Nome"". E per concludere leggiamo una muqatta't di alHallaj: "Un Nome che Lo ricolleghi a lla Sua creazione? Quanti l'hanno cercato ansiosamente, per conoscere questo, de lla Sua essenza. Ma non saremo in grado di passare direttamente da Dio a una cau sa creata che manifesti di forza Colui che l'ha manifestata".

Tavola della "Scienza delle lettere" (Ilm alAbjad) FUOCO 1 h5 t9 m40 f80 ARIA b2 6 10 n50 zh90

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ACQUA j3 z7 k20 s60 q100

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Tavola della "Scienza delle lettere" (abjad hurat)

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Benvenuto lettore! Questo libro stato digitato per lei a cura del: Progetto SATHYA - ANANDA. Le verit che danno gioia. E' cordialmente pregato di diffondere la nostra iniziativa ma non faccia uso improprio del libro. Esso stato trascritto per i privi della vista ed esclusivamente per loro, per cui qualsiasi altro uso non legale ed soggetto alle leggi vigenti sui diritti d'autore. Ci si raccomanda all'onest del lettore, anche perch se questa iniziativa non sar interpretata da chi legge in maniera lecita, la giusta reazione delle case editrici ci costrigerebbe nostro malgrado ad interromperla con evidente scapito per tutti. Per eventuali suggerimenti i nostri lettori possono scriverci via Internet al seguente indirizzo reperibile anche nel sito della Fondazione Galiano: pistluca@ats.it. Grazie per aver prelevato il nostro file e buona e proficua lettura. FONDAZIONE EZIO GALIANO HTTP://WWW.GALIANO.IT AVVERTENZE Questa trascrizione in formato elettronico stata curata e/o resa disponibile dalla Fondazione Ezio Galiano al solo scopo della lettura personale dei privi della vista. Solo ed esclusivamente a questo fine, il testo contenuto in questo archivio stato adattato alle necessit dei mezzi di lettura informatizzata utilizzati dai Ciechi. Tutti i diritti dell'opera letteraria sono riservati ai legittimi detentori. Qualsivoglia altro uso improprio e ne diffidato l'impiego. Fanno naturalmente eccezione le opere per le quali i diritti sono decaduti (e cio le opere letterarie di autori dei secoli scorsi)

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