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La vita di ognuno è un'attesa.

Il presente non basta a nessuno: l'occhio e il cuore sono sempre


avanti, oltre la breve gioia, oltre i limiti del nostro possesso, oltre le mete raggiunte con aspra fatica.
In un primo momento della nostra esperienza pare che ci manchi qualcosa; più tardi ci si accorge
che ci manca "qualcuno", e lo attendiamo...
(Don Primo Mazzolari)

L'impegno ci spinge più in là: verso qualcuno che resti anche quando noi passiamo; verso qualcuno
che ci prende in mano il cuore, se il cuore non regge al salire.
(Don Primo Mazzolari)

L'uomo non è un valido appoggio per l'uomo: nessun uomo, neanche quelli che si offrono come
maestri e guide. Non è piacevole perdere la firma di un garante, ma sulla cambiale della nostra vita
non conviene farci scrivere nomi che, alla scadenza, non possono far fronte all'impegno.
(Don Primo Mazzolari)

Se c'è una situazione che va mutata nella cristianità di oggi è quel rimanere senza convinzione e
senza amore nella casa del Padre. Piuttosto di rimanere alla finestra come tanti cristiani ci
rimangono, e vedere la vita di là come desiderabile, e avere l'impressione che questa casa del padre
sia una prigione, e non avere la gioia e la passione di questa casa: questo non è uno stare nella casa,
questo è occupare la casa con qualcosa che non gli conviene.
(Don Primo Mazzolari)

I discepoli chiusi nel cenacolo per paura,


cosa aspettavano?
Niente Aspettavano!!!
E il Signore è tornato!!!
E' questa divina ostinazione d'amore
ch'io sento come il dono più grande
Io non lo attendo e Lui viene.
Io non lo amo e Lui viene lo stesso
Forse anche voi siete nella mia stessa condizione.
Non lo aspettate, né gli volete bene, né lo volete.
Ed Egli rimane con me e con voi!
Non abbiate paura di Lui!
(Don Primo Mazzolari)

Chiedeteci: Che cosa voi proponete di essere per Cristo? E vi risponderemo: "Vogliamo essere
qualcuno per lui, come Egli più che qualcuno per noi. Come e quando si arrivi a sentire questa
scelta di Gesù nessuno può saperlo o imporlo. Ci possiamo arrivare come Nicodemo, come
Zaccheo, come Pietro o Paolo o il Buon ladrone. Egli ci attende e ci raggiunge, ci rampogna e ci
consola, sta all'avanguardia e alla retroguardia, a seconda del nostro camminare a ritroso in armonia
con noi stessi. Prendere impegno con Lui è la sua amicizia non vuol dire affatto metterLo dalla
nostra parte, adattarlo al nostro passo, misurarlo con il nostro metro, obbligarlo alle nostre strade.
Egli cammina con ciascuno su tutte le nostre strade, ma non per questo sono sue le nostre strade.
Egli cammina sui campi di battaglia, ma nessuno oserà dire che Egli li ha voluti. Ci impegniamo a
seguirLo, non a farci seguire...Questa è amicizia.
Non è necessario chiederGli che Lui ci conosca fino in fondo, come facciamo o pretendiamo tra di
noi nelle nostre, a volte, futili amicizie: una conoscenza che tante volte si rivela un vuoto d'anima.
Lui ci conosce e come...ma con amore, mai con giudizio. Siamo noi che dobbiamo chiederGLi di
farci conoscere le immense profondità del cuore del Padre, che è un vero abisso di amore. Se ci
tiene dietro, è con il cuore del Buon Pastore che ci tiene dietro: e quando siamo degli smarriti egli
nel suo amore viene sulle nostre tracce ("Impegno con Cristo").
Non resta che rispondere a questo punto alla offerta di Cristo "Vi chiamo miei amici", se siamo
entrati nel cuore di questa rivelazione o no. È questione non solo di amore, ma di felicità. Abbiamo
bisogno della sua amicizia.
(Don Primo Mazzolari)

La primavera incomincia col primo fiore


la notte con la prima stella
il fiume con la prima goccia d'acqua
l'amore col primo sogno
(Don Primo Mazzolari)

Oggi, alcuni principi evangelici, che sentiamo come fondamento della nostra vita, non possono
essere subito interamente applicati. Con questo non si vuol dire che non ci sia la possibilità di
vivere con coscienza e dignità cristiana le presenti circostanze: si vuole solo constatare che le
condizioni sono tali da obbligarci a scegliere in molte nostre azioni, non fra il bene e il male, ma fra
un male maggiore e un male minore. Ed il male minore non è sempre quello che, quantitativamente,
implica il minor danno, ma quello che lascia più largo respiro verso il vero bene, vale a dire ci avvii
a una restaurazione di tutte le possibilità cristiane.
Questa agonica alternativa prende tutti i cristiani, ma in particolare coloro che si propongono di
agire nelle grandi attività della vita moderna: l'economia, la finanza, la politica, l'arte. Essi sono
costretti, se vogliono rimanere della propria funzione e quindi nella possibilità di condurre verso il
meglio quella qualsiasi realtà che la provvidenza loro affida, non a transigere o a patteggiare, ma a
farla valere attraverso azioni che, al momento, paiono rinnegarla.
Il loro star male non può essere confortato da un'opinione cristiana, rimasta purtroppo su posizioni
ideali bellissime, ma astratte, la quale non è preparata a comprendere che ora anche un santo, posto
davanti a certe responsabilità, potrebbe agire diversamente. Egli può ritirarsi dall'attività politica o
industriale <<per salvare la propria anima>>, ma ci si può chiedere se queste abdicazioni a vivere
pericolosamente che lasciano strada libera a chi non ha bagagli di principi o interne agonie
rispondano al perdere la vita per salvarla.
(Don Primo Mazzolari)

Ci siamo indugiati su motivi di critica e su posizioni e risoluzioni troppo, se non esclusivamente,


negative, usando dei principi più per condannare che per far vivere, dimenticando che la dottrina
della chiesa è sempre un più e mai un meno rispetto a ciò che l'uomo vuole o riesce a raggiungere
con sforzo sincero.
Una critica che non superi il momento negativo e non offra una soluzione pratica migliore,
qualunque sia il suo vantaggio dottrinale, non conquista, anche se momentaneamente colpisce.
(Don Primo Mazzolari)

È mortificante ogni carità che vuol togliermi il dovere della rivolta verso un mondo che moltiplica
l'infelicità. Molti possono mangiare, bere, ruminare e divertirsi in pace, perché non sono straziati
dalle voci del dolore. C'è ancora troppa gente che s'illude che basterà una legge per regolare i guai
di quaggiù, senza impegnarci a fondo, senza impegnare la nostra coscienza contro il nostro
egoismo.
Senza una carità folle, chi potrà salvare il mondo?
(Don Primo Mazzolari)

Non è una strada già fatta, la vocazione, ma una strada da farsi, e col piccone. Essa non spiana né
davanti né dentro; soltanto rinforma il braccio che deve colpire
(Don Primo Mazzolari)
PER USCIRE DAL TUO TEMPIO MIGLIORE DI COME CI SEI ENTRATO.
Ci impegniamo noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri:
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo senza giudicare
Chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza disimpegnarci perché altri
non si impegnano.
Sappiamo di non potere nulla su alcuno
Né vogliamo forzare la mano ad alcuno,
siamo ed intendiamo rimanere devoti
al libero movimento di ogni spirito
più che al successo di noi stessi
e dei nostri convincimenti.
Ci impegniamo per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita;
una ragione che non sia una
delle tante ragioni che ben conosciamo,
un utile che non sia una delle solite trappole
generosamente offerte ai giovani
dalla gente pratica.
Si vive una volta sola
E non vogliamo essere giocati
In nome di nessun piccolo interesse.
Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa il successo di noi stessi,
né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.
Abbiamo un cuore giovane e ci fa paura
Il freddo della carta e dei marmi.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
ma per amarlo,
per amare anche quello che non possiamo
accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all'amore,
poiché dietro ogni volto e sotto ogni errore
c'è insieme una grande sete d'amore:
il volto ed il cuore dell'amore.
(don Primo Mazzolari)

Signore, sei la vita.


O Signore, ti scopro ovunque; la tua presenza brilla
come la trasparenza di un mattino di primavera.
Ha la forza e l'evidenza di una roccia che si slancia verso il cielo.
Il. mondo, segno della tua presenza,
è sicuro perchè Tu lo sostieni con la tua forza, da sempre.
Però, o Signore, vedo attorno a me anche il male...
il mio male che mi travolge, mi impaurisce, mi scoraggia.
Quello degli altri, che cancella e copre ogni traccia della tua bontà,
e così sono incapace di riconoscerti negli uomini.
Ho scoperto anche un male grande come il dolore del mondo
che non finisce mai di far sentire la sua voce,
e così sono incapace di riconoscerti nel mondo.
Ma ho scoperto anche che il male non ce la fa a coprire la tua voce,
a raggiungerti e a distruggere la tua presenza.
Rimane sempre qualcosa di Te in me, negli uomini,
nel mondo pronto a rinascere.
Sei la Vita!
Amen!

Dio ci ha creati originali, il mondo vuole renderci copie.

Chi non vede la meta del suo cammino, si attacchi alla croce ed essa lo porterà.
(S. Agostino)

Tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.
(S. Agostino)

Di fronte alle bellezze del creato ti viene spontaneo pensare che il suo Creatore sarà senz'altro "più"
meraviglioso, o non sai andare oltre?

Nel mistero della vita, della Parola, e nell'Eucaristia stessa, forse ti verrà da gridare: "Signore, non ti
vedo". Ma ti sentirai rispondere: "Non importa! Buttati! Ti vedo io. Ci sono io!"

Sono inevitabili le sconfitte, e i sogni non tutti si realizzano.


L'importante è progettare e lottare con Cristo senza scoraggiarsi,
perché un giorno "non ci sarà richiesto di aver abbattuto l'albero,
ma di essere stati trovati con la scure in mano".

Il vento non è mai favorevole per chi non sa dove andare.

Non val la pena vivere se non si ha un motivo per cui morire.


(M. L. King)

RICOMINCIARE
Ricominciare è come dire
ancora si alla vita,
per poi liberarsi e volare
verso orizzonti senza confini
dove il pensiero non ha paura
e vedere la tua casa
diventare grande come il mondo.
Ricominciare è credere all'amore
e sentire che anche nel dolore
l'anima può cantare
e non fermarsi mai.
MESSAGGIO DI TENEREZZA
Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore
e rivedevo sullo schermo del cielo
tutti i giorni della mia vita passata.
E per ogni giorno trascorso
apparivano sulla sabbia due orme:
le mie e quelle del Signore.
Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma,
proprio nei giorni più difficili della mia vita
Allora ho detto: "Signore
io ho scelto di vivere con te
e tu mi avevi promesso
che saresti stato sempre con me.
Perché mi hai lasciato solo
proprio nei momenti più difficili?"
E Lui mi ha risposto:
"Figlio tu lo sai che io ti amo
e non ti ho abbandonato mai:
i giorni nei quali
c'è soltanto un'orma sulla sabbia
sono proprio quelli
in cui ti ho portato in braccio"
(Anonimo brasiliano)

La speranza e il coraggio di pochi lasciano tracce indelebili.


(G. Vico)

E' l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi.
(Seneca)

Non basta essere sulla buona strada; se infatti ve ne starete seduti ai margini non vi porterà mai alla
meta.
(Proverbio russo)

La cosa migliore è dialogare,


che ognuno porti la testimonianza
del suo cammino verso la verità,
poiché è possibile abbracciare e trasmettere
questa pluralità di cammini.
(L. Polo)

Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi


ed egli mi rese debole per conservarmi nella mia umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese
ed egli mi ha dato il dolore per comprenderle meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto
e mi ha lasciato povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me
ed egli mi ha dato l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita
e mi ha lasciato la vita perché io potessi essere contento di tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che feci furono esaudite.
Sii lodato, o mio Signore:
fra tutti gli uomini nessuno possiede più di quello che ho io!
(Kirk Kilgour)

Domandai a Dio tutto


per godere la vita
e mi hai lasciato la vita
perché io potessi essere
contento di tutto.
Signore, non ho ricevuto niente
di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello
di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci
furono esaudite.
Sii lodato o mio Signore:
fra tutti gli uomini
nessuno possiede più
di quello che ho io.
(Kirk Kilgour)

Io non sono mia


perché mi sono data a Cristo
e alla volontà degli altri.
(beata Giuliana)

Signore,
fammi strumento della tua pace:
dov'è odio, ch'io porti amore,
dov'è offesa, ch'io porti il perdono,
dov'è discordia, ch'io porti l'unione,
dov'è dubbio, ch'io porti la fede,
dov'è errore, ch'io porti la verità,
dov'è disperazione, ch'io porti la speranza,
dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.
Signore,
fa che io cerchi
di consolare più che di essere consolato,
di comprendere più che di essere compreso,
di amare più che di essere amato,
poiché dando si riceve,
perdonando si è perdonati,
morendo si resuscita a vita nuova.
(S. Francesco)
Se qualcuno ti dice che per vivere devi strisciare, alzati e muori correndo.

METE A.C.R.
Educare il ragazzo a:
- dono di sé‚
- responsabilità
- rapporto personale con Gesù
- vivere la Chiesa

Non accontentarti dell'orizzonte ma cerca l'infinito.

Ciò che uno diventa,


lo diventa per mezzo di se stesso.
Ciò che uno è,
lo è indipendentemente da se stesso.
(Berlinger)

IL MIO SI
Io sono creato per agire
e per essere qualcuno
per cui nessun altro è creato.
Io occupo un posto mio
nei consigli di Dio, nel mondo di Dio:
un posto da nessun altro occupato.
Poco importa che io sia ricco, povero,
disprezzato o stimato dagli uomini:
Dio mi conosce e mi chiama per nome.
Egli mi ha affidato un lavoro
che non ha affidato a nessun altro.
Io ho la mia missione.
In qualche modo sono necessario
ai suoi intenti,
tanto necessario al posto mio
quanto un arcangelo al suo.
Egli non ha creato me inutilmente.
Io farò del bene, farò il suo lavoro.
Sarò un angelo di pace,
un predicatore della verità
nel posto che Egli mi ha assegnato
anche senza che io lo sappia
pur ch'io segua i suoi comandamenti
e lo serva nella mia vocazione.
(John Henry Newman)

Vi sono benedizioni di Dio che entrano rompendo i vetri...

La storia di un'amicizia comincia sempre da un incontro. Un gesto di attenzione, un impegno


affrontato insieme, possono essere il primo passo di un lungo cammino da percorrere uniti.

L'uomo si realizza nella misura in cui sa imporsi delle esigenze; e le esigenze del Signore sono il
mio bene.
Prima di fare una cosa mi chiederò: "Cosa mi direbbe Gesù Cristo se fosse qui al mio posto?"

La calma è la misura dell'uomo

I mulini di Dio macinano lentamente


(Gandhi)

Solo chi spera prova e chi crede tenta.

Il pessimismo è un freno, un'evasione, quando non è un alibi della pigrizia.

UN'ALA DI RISERVA
Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.
Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un'ala
soltanto, possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche
tu abbia un'ala soltanto. L'altra, la tieni nascosta: forse per farmi
capire che anche tu non vuoi volare senza di me.
Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora a librarmi con te.
Perché vivere non è "trascinare la vita", non è "strappare la vita",
non è "rosicchiare la vita".
Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all'ebbrezza del vento.
Vivere è assaporare l'avventura della libertà.
Vivere è stendere l'ala, l'unica ala, con la fiducia di chi sa di
avere nel volo un partner grande come te!
(Don A. Bello)

PREGHIERA DELL'EDUCATORE
Padre,
davanti a Te che mi senti e mi conosci,
io prego.
Ho scelto di seguirTi
nel servizio educativo per i ragazzi,
che mi porta, ogni giorno, a camminare con loro
in una compagnia discreta e attenta.
Di questi ragazzi conosco resistenze e dubbi,
la loro voglia di vivere, di sognare,
di correre su strade aperte e sicure.
Padre, sostienili, quando incontrano la fatica,
quando noi adulti spegniamo i loro sogni.
Fa che sappiano riconoscere la Tua voce, tra mille voci,
e dà a loro il coraggio di seguirla
con stupore e gioia.
Gesù, fratello e maestro,
che hai voluto che i fanciulli venissero a Te,
sostieni la mia fede,
aumenta la mia speranza,
e quando la mia povertà diventa pigrizia, ripetimi,
come un giorno sulle strade della Palestina:
"Alzati e cammina!"
E io ti seguirò
nella certezza di saperti incontrare
nella vita dei miei ragazzi.
Amen.
(M. P.)

Giovani, pensateci!
Voi siete destinati, che lo vogliate o no,
ad essere la più infelice di tutte le generazioni umane,
o la più felice di tutte.
Sarete i più infelici se, stupidi come in così larga misura
siamo stati noi prima di voi,
contribuirete a lasciarvi trascinare nell'insulsaggine
e nella vergogna dell'idolatria di voi stessi,
a credere che la gioia di vivere sia: Io, Io, Io,
la Mia camera, la Mia fortuna, i Miei soldi...
Guai a voi se vi trovaste ancora
in questo accecamento, in questo abominio!
Guai a voi, perché se fino a ieri
qualcuno ha potuto credere di poter conservare
il proprio benessere materiale pensando solo a sé,
per voi - ed è la vostra fortuna - questo è finito.
Ma voi potrete essere i più felici
tra i figli dell'uomo, tra i figli di Dio,
se finalmente capirete che la felicità di vivere
sta nel cercare la propria gioia
mettendosi al servizio della gioia di tutti.
Se finalmente capirete che il modo di impegnare la vita
è AMARE il prossimo come se stessi,
vale a dire servirlo prima di me,
se è meno felice di me.
(Abbè Pierre)

Se
Se sai mantenere la calma
quando tutti attorno a te la stanno perdendo...
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te
tenendo, però, nel giusto conto i loro dubbi...
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o essendo calunniato non rispondere con calunnie
o essendo odiato non dare spazio all’odio
senza tuttavia sembrare troppo buono
né parlare troppo da saggio...
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni...
Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine...
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta
e trattare questi due impostori proprio allo stesso modo ...
Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni
che ne fanno una trappola per ingenui;
guardare le cose - per le quali hai dato la vita -
distrutte e umiliarti a ricostruirle...
Se sai fare un’unica pila delle tue vittorie
e rischiarla in un solo colpo a testa e croce
e perdere, e ricominciare di nuovo senza mai lasciarti sfuggire
una parola su quello che hai perso...
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
e così resistere quando in te non c’è più nulla
tranne la volontà che dice loro: “Resistete!”...
Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà
passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale...
Se non possono ferirti né i nemici né gli amici troppo premurosi...
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo...
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante che passa...
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa
e - quel che più conta - tu sarai un Uomo, figlio mio!
(Rudyard Kipling (1865-1936))

E finché la Terra vivrà, e anche oltre, quel messaggio non morirà mai.
Anche se il vento freddo della vita può portare il gelo nel cuore degli uomini, quel messaggio, da
solo, proteggerà il cuore dalle tempeste della vita.
(Richard Paul Evans)

Prega per penetrare le nubi e correre dietro al sole; prega per dire che tu sei vivo e nulla potrà
chiuderti la bocca.
Prega per gridare che sei libero di inventare il corso della tua vita, ma tu sei solo e hai bisogno che
qualcuno cammini al tuo fianco.
Prega per piangere e cantare, per lamentarti e danzare; prega per mormorare e urlare, ma prega.
Prega per risvegliare il Potente e obbligarlo a calpestare il fango dei tuoi sentieri.
Prega per chiamare Dio come si fanno segni per attirare l’attenzione.
Prega poiché Egli ti ha gettato nell’esistenza e accolto nella sua famiglia.
Prega per essere l’uguale di Dio, poiché a Lui tu parli come ad un amico e l’amico è uguale
all’amico. Un amico nulla rifiuta a colui che ama, e Lui, Dio, sa ciò che è necessario alla tua
felicità.
Prega per dire: io e Lui ci si capisce a parole sussurrate o nei silenzi.
Prega per ricordare al Padre che tu esisti e che lui è responsabile di te.
Prega per riunirti ai tuoi fratelli e a loro legarti.
Dio, i tuoi fratelli, tu: voi insieme rinnoverete la faccia della terra.
(Charles Singer)

Signore Gesù,
ti affido i miei amici:
fa che la loro vita, come pure la mia,
non scorra superficialmente;
dona a tutti noi il coraggio di fermarci,
il coraggio del silenzio,
il coraggio di meditare nel nostro cuore
la tua parola che salva, che nutre, che consola.
Ti affido anche tutti coloro
con i quali il dialogo e la comunione
si fanno più difficili;
ti affido tutti coloro che facilmente giudico,
solo perché la pensano diversamente da me.
Tu insegnami a guardare oltre,
a riconoscere la ricchezza nella differenza
e a scoprire ciò che unisce
più che a cercare ciò che separa.
Amen.

CON TUTTO IL CUORE


Se ami Dio senza amare il prossimo,
ami soltanto un’immagine e di un amore immaginario.
L’amore di Dio che non sia nel contempo servizio del prossimo,
è un’immensa menzogna che uno racconta a se stesso...
Se ami il prossimo senza amare Dio,
che amore è questo?
E’ l’istinto del gregge e gusto del calore
e del tanfo della moltitudine,
è la paura di stare da soli, è il piacere di strofinarsi agli altri
oppure odio in comune di qualche altro gregge.
Se ami te stesso senza amare né Dio né il prossimo
questo amore è il contrario dell’amore.
Ma se ami Dio e il prossimo senza amare te stesso,
l’amor tuo non è un dono,
poiché non si può far dono di ciò che non si ama;
è il contrario di un dono: è un oblio;
è il contrario di un sacrificio: è un suicidio.
E’ perdita, non amore, poiché in te non vi è nessuno
che possa amare.
Ordunque
ama Dio per amore del prossimo e di te stesso
ama il prossimo per amore di Dio e di te stesso
ama te stesso per amore del prossimo e di Dio.
Non opporre gli opposti, anzi congiungili nell’amore.
(Lanza del Vasto)

ECCOMI
Eccomi! risponde Abramo alla chiamata del Signore.
Eccomi! è la pronta risposta di Giuseppe a suo padre.
Eccomi! sussurra Mosè al Signore del roveto ardente.
Eccomi! grida il piccolo Samuele balzando sul letto.
Eccomi, manda me! dice la generosa disponibilità di Isaia.
Eccomi, sono la serva del Signore riconosce l’umile Maria nel segreto di Nazaret.
Eccomi, vengo a fare la tua volontà! esclama Gesù davanti al Padre.
Eccomi! dice Dio a gente che non invoca il suo nome.
Eccomi! assicura di rispondere a chi lo invoca.
Eccomi! e sei presenza, disponibilità, docilità, entusiasmo, solidarietà.
Eccomi! il senso della tua vita, in una parola.
Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo: "Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere
sofferenza con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza
fisica con la nostra forza d'animo. Fateci quello che volete, e noi continueremo ad amarvi. Noi non
possiamo, in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché‚ la non-cooperazione col
male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione, e noi vi
ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo
ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case, nell'ora di mezzanotte, batteteci e
lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra
capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo
talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo anche voi, e
la nostra vittoria sarà una duplice vittoria".
(Martin Luther King, La forza di amare)

Alzo gli occhi.


Alzo gli occhi al cielo,
Dio creatore,
e vedo un magnifico cielo azzurro.
Che bello il cielo limpido!
Mi fa venire voglia di cantare,
di gridare che tu sei lassù,
Dio creatore.
Alzo gli occhi un poco,
Dio creatore,
e penso che ogni albero,
ogni fiore, ogni filo d'erba,
ogni uccello che è sui monti
è stato voluto da te,
Dio creatore.
Signore,
è facile alzare gli occhi
dove tutto mi parla di te.
Più difficile è in città,
nella confusione e nel rumore.
Signore,
donami occhi attenti
a scorgere ovunque
la tua presenza e il tuo amore,
Dio creatore.
Come sarebbe bello.
Signore Gesù,
come è bello stare insieme,
giocare, divertirsi.
Signore Gesù,
come è bello il mondo:
prati, fiumi, monti, boschi,
tutto sembra fatto apposta
per lodarti e ringraziarti.
Ma, Signore Gesù,
come sarebbe bello il mondo
se tutti dicessero la verità!
Signore Gesù,
se io non mi vergognassi mai di te,
e non negassi di conoscerti,
come sarebbe bello il mondo!
Signore Gesù,
se io dicessi sempre la verità,
se non imbrogliassi mai nel gioco,
se non mentissi mai con i miei fratelli,
come sarebbe bello il mondo!
Signore Gesù,
prometto di impegnarmi
a fare tutto ciò.
E qualora non ci riuscissi,
non negarmi mai il tuo sguardo
che vuole il pentimento
e che dona il perdono,
Signore Gesù.

È sera.
Gesù, è arrivata la sera.
Tu, alla sera, spesso salutavi gli amici
ma non andavi subito a dormire.
Andavi in un posto tranquillo
e pregavi Dio, tuo e nostro Padre.
Io tante volte mi dimentico persino
di dirti “ciao e grazie”.
Perdonami Gesù,
se oggi non mi sono ricordato di te,
se non ti ho voluto bene
come un amico,
e non ho voluto bene ai miei fratelli.
Dammi un buon riposo.
Tu e tua madre
vegliate su tutti noi.
Grazie Gesù, per questi amici.
Grazie perché mi vuoi bene.
Mi addormento tranquillo.
Buonanotte!

Giocare, con te affianco


Signore,
a chi non piace giocare?
Anche tu avrai giocato,
a Nazareth, con gli amici,
e poi la mamma ti chiamava
per dirti che la cena era pronta.
E tu andavi, felice.
Felice, perché avevi giocato.
Felice, perché Dio era sempre con te,
anche durante il gioco.
Ed eri sempre corretto,
gentile, simpatico con tutti.
E tutti volevano giocare con te
per divertirsi senza litigare.
Grazie, Signore
perché sei con me quando prego,
quando dormo, quando soffro,
ma anche quando gioco,
perché dove qualcuno sorride
tu sei sempre lì a sorridere con lui.
Aiutami a divertirmi
senza prendere in giro gli altri,
facendoli partecipi della mia gioia,
senza escludere nessuno.
Come facevi tu,
perché anche tu giocavi.
Aiutami a vincere...
Anzi, no!
Aiutami a fare sempre del mio meglio
e poi, vinca il migliore!
Con te tutto è più bello, anche il gioco!
Grazie, Signore!

Momenti difficili.
Signore,
dicono che un bambino
non può avere momenti difficili.
I grandi, loro, invece sì.
Tu lo sai, Signore,
anch'io posso essere in difficoltà:
la scuola va male,
un compagno prepotente,
un amico che non ti vuol più vedere...
Signore, non ho paura.
Penso ai miei genitori,
che mi abbracciano,
mi consolano, mi vogliono bene.
Signore,
tu che vesti i gigli del campo,
non lasciarmi mai solo.
Sì, tu sei mio Papà,
tu mi sei sempre vicino,
non mi lasci mai solo, mai,
per questo, Signore,
non ho mai paura.

Nessun uomo è un'isola


Grazie, Signore,
perché nessun uomo è un'isola!
Signore, a volte noi siamo tentati
di essere delle isole!
Preferiamo stare da soli,
preferiamo giocare da soli,
preferiamo studiare da soli.
Pensiamo: Tanto nessuno
la pensa come me,
nessuno è bravo come me,
nessuno è intelligente come me.
Grazie, Signore,
perché mi hai dato degli amici
che hanno i miei stessi ideali,
che gioiscono per le mie gioie,
che soffrono per i miei problemi.
Signore,
fammi sempre meritare
gli amici che mi doni.
E quando mi sentirò un'isola,
dammi la forza di cercare altre isole,
perché nessuno
debba mai sentirsi un'isola.

Grazie Signore, di averci regalato la tua Chiesa,


mistero di comunione missionaria
e di averci chiamato a servirla insieme.
Aiutaci ad essere tuoi collaboratori
perché diventi una Chiesa sempre più
“solidale con il genere umano e la sua storia”.
Donaci il coraggio e la gioia
per essere fedeli ogni giorno
all’opera che ci hai affidato
e di procedere nella via della fede e della santità.

Ecco l’ultima tappa per il Giubileo: “La casa dov’è”


Dopo aver seguito Gesù Cristo come strada e lo Spirito Santo come allegria, quest’anno
incontreremo Dio Padre.
“Si è a casa ogni volta che ci si sente amati e accolti”: è un contenuto semplice ma prezioso, che ci
dà la gioia di affidarci al Padre e di vedere un fratello in ogni persona che ci circonda.
Allora partiamo con entusiasmo, fidandoci di Dio, che con i suoi doni di Padre ci dà la possibilità di
accogliere e di aiutare gli altri. Coinvolgiamo i nostri fratelli, perché Dio ci vuole tutti nella sua
casa, ci vuole uniti in un unico mondo.

"I want to know God's thoughts....


....the rest are details"

Il regolamento è reale fino al punto in cui decidi di crederci.

Legge di Murphy applicata all'informatica:


"Per quanto ci si sforzi a cercare un errore in un programma, ce ne sicuramente un altro che si
nasconde ancora meglio"

Piove sul giusto e piove anche sull'ingiusto:


ma sul giusto piove di più, perché l'ingiusto gli ruba l'ombrello.
If debugging is the process of removing bugs,
then programming must be the process of putting them in.
(Dijkstra)

God is Real, unless declared Integer.

Se riuscirò ad aprire un angolo nuovo nel cuore di un uomo, anche se solo per lui, io non sarò
vissuto invano
(Gibran Khalil Gibran)

La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta,


ma di come danzare nella pioggia
(Gibran Khalil Gibran)

PREGHIERA DI SPERANZA
Padre nostro che sei nei cieli
e che continui a camminare con noi,
con la nostra storia e i nostri problemi,
facci sentire sempre la tua presenza
che ci hai rivelato in Cristo.
Non permettere mai che venga meno
la nostra confidenza in te
soprattutto quando la tristezza
ci opprime e ci sgomenta.
Facci dono di scegliere sempre
la via della vita.
Fa' che amiamo questo nostro tempo
e vi leggiamo sempre i segni del tuo amore.
Dacci la forza per vivere la vita
come un dono ricevuto dalla tua bontà
e da spendere a servizio degli esseri umani
tuoi figli e nostri fratelli e sorelle.
Giuseppe Taliercio

CRISTO È TUTTO PER NOI


In Cristo abbiamo tutto.
Siamo tutti del Signore
e Cristo è tutto per noi:
se desideri risanare le tue ferite,
egli è medico;
se sei angustiato dall'arsura della febbre,
egli è fonte;
se ti trovi oppresso dalla colpa,
egli è giustizia;
se hai bisogno di aiuto,
egli è potenza;
se hai paura della morte,
egli è vita;
se desideri il paradiso,
egli è via;
se rifuggi le tenebre,
egli è luce;
se sei in cerca di cibo,
egli è nutrimento.

LA PAROLA SI FA PREGHIERA
Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che muove le montagne, ma con l'amore.
Insegnami quell'amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai geloso, presuntuoso, egoista e
permaloso, l’amore che prova gioia nella verità,
Signore, insegnami a non parlare come bronzo risonante o un cembalo squillante, ma con amore,
sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare.

PREGHIERA
Mio Dio, ti ringrazio di tutti i doni che mi fai. Concedimi di usarne sempre per la tua gloria, per la
mia santificazione, per il bene degli altri.
Dammi un cuore lieto, benedici la mia famiglia, proteggi i miei studi, illumina i miei insegnanti,
assisti i miei compagni.
Per i meriti e l'intercessione di S. Giuseppe da Copertino, che pur provando la fatica dello studio e
l'ansia degli esami, ebbe la gioia della promozione invocando la materna assistenza della Madonna,
guida la mia mente, rendi tenace la mia volontà e generoso il mio impegno perché adempia il mio
dovere e meriti la promozione.

Signore, manda il tuo Spirito


per aiutarmi a scoprire ogni giorno
i doni di cui mi hai arricchito.
Non voglio che rimangano sepolti dentro di me,
sconosciuti e inutilizzati.
Manda il tuo Spirito, Signore,
perché sappia organizzare questi doni
in una scelta complessiva di vita
che realizzi la mia originale personalità
a servizio della felicità mia e di quanti, mi sono vicini.
Manda il tuo Spirito, Signore,
perché mi crei un modo di vivere
che mi permetta di affrontare
le varie svolte della vita,
rimanendo fedele ai tuoi doni
e allo stesso tempo modificando me stesso
per rispondere con coraggio alle nuove sfide.

ORAZIONE
Ti lodiamo, Signore Gesù Cristo, Dio salvatore degli uomini, stupendamente potente presso il
Padre; ti lodiamo, t'invochiamo, ti preghiamo; assistici con il perdono, con la clemenza facci grazia.
Suscita nei cuori desideri meritevoli di essere soddisfatti; suggerisci parole degne di essere
ascoltate; facci compiere azioni degne di benedizione.

Signore misericordioso,
Tu mi hai dato il coraggio di sentire
che hai bisogno di me,
dammi ancora la forza di amare gli esclusi
tanto quanto Tu mi ami
e hai bisogno di me.
Signore,
Tu sai che essere escluso
significa essere il più povero tra i poveri.
Un uomo ricco o una donna benestante
possono essere esclusi,
come possono esserlo i poveri
di questa piccola terra che Tu ci hai dato.
Fa' che siamo tutti ricchi
nel tuo Regno sulla terra,
sapendo che Tu hai bisogno di noi,
e che noi abbiamo bisogno
l'uno dell'altro.
Il tuo amore, la tua misericordia
e la tua presenza
sono i tesori più grandi
nella mia vita.
Amen.
(Madre Teresa)

Tu non sei un Dio


separato da noi
né noi potremmo esistere
separati da Te.
Tu sei il Dio vivente:
il rapporto con Te ci dà la vita,
l'accoglienza di Te
ci fa veramente viventi.
Senza di te
la vita è morte,
uniti a Te
la morte è vita.
Donaci perciò,
Dio della vita,
di essere aperti verso di te
a testa alta nel rischio della fede,
umili e coraggiosi nella speranza,
vivi ed operosi dell'amore
Amen. Alleluia!

Un sorriso non costa nulla ma vale molto.


Arricchisce chi lo riceve e chi lo dona.
Non dura che un istante,
ma il suo ricordo è talora eterno.
Nessuno è così ricco da poterne far a meno.
Nessuno è così povero da non poterlo dare.
In casa porta felicità, nella fatica infonde coraggio.
Un sorriso è segno di amicizia.
Un bene che non si può comperare, ma solo donare.
Se voi incontrerete chi un sorriso non vi sa dare,
donatelo voi.
Perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso,
come colui che ad altri darlo non sa.
(P. Faber)

La vita tu la prenderai sul serio


come fa uno scoiattolo, per esempio,
senza aspettarsi niente di fuori e d'aldilà.
Non dovrai fare nient'altro che vivere.
La vita non è uno scherzo,
la prenderai sul serio, ma sul serio a tal punto,
che addossato al muro, per esempio,
con le mani legate, o in un laboratorio,
con grandi occhiali,
tu morirai perché vivano gli uomini,
gli uomini di cui non avrai neppure visto il viso
e morirai, pur sapendo
che niente è più bello, niente è più vero che la vita.
Tu la prenderai sul serio, ma sul serio a tal punto
che a settanta anni, per esempio,
pianterai degli ulivi, non perché restino ai tuoi figli,
ma perché non crederai alla morte, pur temendola,
ma perché la vita peserà più forte sulla bilancia.
(N. Hikmet)

C'era una volta un vecchio che non era mai stato giovane. In tutta la sua vita, in realtà, non aveva
mai imparato a vivere. E non avendo imparato a vivere non riusciva neppure a morire. Non aveva
speranze né turbamenti; non sapeva né piangere né sorridere. Tutto ciò che succedeva nel mondo
non lo addolorava e neppure lo stupiva. Passava le sue giornate oziando sulla soglia della sua
capanna, senza degnare di uno sguardo il cielo l'immenso cristallo azzurro che, anche per lui, il
Signore ogni giorno puliva con la soffice bambagia delle nuvole. Qualche viandante lo interrogava.
Era così carico d'anni che la gente lo credeva molto saggio e cercava di far tesoro della sua secolare
esperienza."Che cosa dobbiamo fare per raggiungere la felicità?" chiedevano i giovani."La felicità è
un'invenzione degli stupidi" rispondeva il vecchio. Passavano uomini dall'animo nobile, desiderosi
di rendersi utili al prossimo."In che modo possiamo sacrificarci per aiutare i nostri fratelli?"
chiedevano."Chi si sacrifica per l'umanità è un pazzo" rispondeva il vecchio, con un ghigno
sinistro."Come possiamo indirizzare i nostri figli sulla via del bene?" gli domandavano i genitori. "I
figli sono serpenti" rispondeva il vecchio. "Da essi ci si possono aspettare solo morsi velenosi".
Anche gli artisti e i poeti si recavano a consultare il vecchio che tutti credevano saggio. "Insegnaci
ad esprimere i sentimenti che abbiamo nell'anima" gli dicevano."Fareste meglio a tacere"
brontolava il vecchio. Poco alla volta, le sue idee maligne e tristi influenzarono il mondo. Dal suo
angolo squallido, dove non crescevano fiori e non cantavano uccelli, Pessimismo (perché questo era
il nome del vecchio malvagio) faceva giungere un vento gelido sulla bontà, l'amore, la generosità
che, investite da quel soffio mortifero, appassivano e seccavano. Tutto questo dispiacque molto al
Signore, che decise di rimediare. Chiamò un bambino e gli disse: "Va' a dare un bacio a quel povero
vecchio". Il bambino obbedì. Circondò con le sue braccia tenere e paffute il collo del vecchio e gli
stampò un bacio umido e rumoroso sulla faccia rugosa. Per la prima volta il vecchio si stupì. I suoi
occhi torbidi divennero di colpo limpidi. Perché nessuno lo aveva mai baciato. Così aprì gli occhi
alla vita e poi morì, sorridendo.
A volte, davvero, basta un bacio. Un "Ti voglio bene", anche solo sussurrato. Un timido "Grazie".
Un apprezzamento sincero. È così facile far felice un altro. Allora, perché non lo facciamo?
Signore, tu mi chiami ed io ho paura a dirti di sì.
Tu mi vuoi ed io cerco di sfuggirti.
Tu mi chiedi di entrare nella mia vita, ed io mi rifiuto.
Così non capisco tutto quello che vuoi da me.
Tu ti aspetti il dono completo: questo è certo.
E io talvolta sono pronto a farlo,
nei limiti delle mie possibilità.
Quando la tua grazia mi spinge di dentro,
allora tutto mi pare facile.
Ma appena mi accorgo di quello che devo abbandonare
come è doloroso decidermi!
Allora mi fermo, esito.
O Signore, dammi la forza di non tirarmi indietro.
Aiutami a scegliere quello che vuoi tu.
Io sono pronto.
(Lebret)

Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà,


la memoria, l'intelligenza, la volontà.
Prendi, Signore,
e ricevi tutto quello che ho e possiedo.
Tu me lo hai donato, Signore,
a te io lo rendo, a te lo affido.
Tutto è tuo, Dio mio:
di tutto disponi secondo il tuo volere.
Dammi il tuo amor e la tua grazia:
questo mi basta.
Non ti chiedo altro, Signore, Dio mio.
(Ignazio di Loyola)

Il nostro errore più grave è quello di pretendere da uno proprio le qualità che non ha, trascurando di
valorizzare quelle che ha.
(M. Yourcenar)

Quelli che non sono mai contenti di nessuno sono gli stessi di cui nessuno è contento.
(J. de la Bruyèr)

Se Dio manda la lepre, manda anche l'erba.


(proverbio tedesco)

L'uomo è probabilmente l'unica creatura della terra che desidera scrutare dentro qualcun altro.
(H. Carossa)

Il mondo appare troppo vuoto se lo si vede formato solo da monti, fiumi e città.
Sapere però che da qualche parte c'è qualcuno
con cui restare in contatto anche nel silenzio...
proprio questo rende il nostro pianeta un giardino abitabile.
(J. W. von Goethe)

A voi giovani
Carissimi giovani,
da tempo nutrivo il desiderio di scrivervi per continuare il dialogo franco e diretto che ho con voi
attraverso gli incontri promossi nelle comunità parrocchiali o nelle scuole.
Di fronte al ripetersi quasi quotidiano di eventi di morte, prevalentemente conseguenza dell'uso di
droghe, di sostanze da «sballo», o dello «scriteriato» correre in moto o in auto, alla ricerca di
«eccitazione», che non hanno nulla del valore della libertà e della sapienza, come padre e maestro di
questa diocesi, affidata da Dio alle mie cure pastorali, devo dirvi con amore «vivete con saggezza e
non rattristate l'amore delle vostre famiglie».
- Conosco e apprezzo la vostra generosità, ammiro l'immediatezza dei comportamenti con cui
cercate di smascherare le paure e le falsità di noi adulti.
- Godo nel sapervi impegnati in gesti di solidale compagnia con chi è più debole.
- Sono lieto per la vostra fede che avete il coraggio di testimoniare con vivacità e franchezza.
- Prego per il vostro impegno orientato a definire la vostra identità dentro una storia che si rivela
non affatto autentica rispetto ai valori umani.
- Lotto con voi affinché abbiate una scuola maestra di formazione e poi un lavoro che dia dignità
alla vostra vocazione di uomini e donne.
- Condivido con voi l'indignazione (non assenteismo), verso una politica che non conosce nessun
vostro volto e non progetta con voi il futuro.
- So anche del vostro imbarazzo per una Chiesa che non sempre vi offre l' abbraccio e la
consolazione di madre.
- Guardo i vostri cuori spezzati quando siete costretti a dividervi l'amore dei vostri genitori che, per
ragioni che solo Dio può conoscere, hanno abbandonato la casa dove siete nati.
So tutto questo!
Per questo vi chiedo saggezza, sorgente di bene e di gioia.
Per questo vi ricordo: amate la vita, dono prezioso e inviolabile di Dio.
Vivete in un periodo storico stupendo: un tempo di abbondanza, di libertà, di ampia conoscenza.
Potete celebrare la vita decorandola con tante possibilità di rapporti interpersonali, di mezzi e di
scoperte.
Vi scongiuro: amate la vita, non sciupatela; vivete la vita, non uccidetela; godete della bellezza
della vita, non mortificatela.
Fate della vita una sorgente di gioia per voi, per le vostre famiglie, per i tanti fratelli e sorelle che
condividono con voi il pellegrinaggio terreno.
Custodite la bellezza del vostro cuore, la gioiosità del vostro amore e anche la vivacità dei vostri
sogni: tutto ciò è arte difficile e paziente.
Tutto questo ha bisogno di voi, soprattutto che voi non vi prestiate a che altri giochino su di voi e vi
facciano diventare piccoli o grandi «robot», iniettandovi «moduli» che alimentano la vita con
tecniche da illusionisti.
Vi do qualche suggerimento su alcuni percorsi o atteggiamenti di vita più sperimentati.
Amate divertirvi: bene! Ma ciò non sia mai libertà dalla responsabilità e, soprattutto, non vi manchi
mai la capacità sapienziale delle priorità. La vita non è e non sarà mai un gioco!
Vi piace la discoteca: bene! Ma perché non pensate che la discoteca non è il luogo della «pazzia
svitata»? Perché non pensate che anche il corpo ha la sua dignità e non può essere ridotto a un
oggetto da usare pur con il «consenso felice» dell'altro? Perché non pensate di tornare a casa presto,
senza «rovesciare» i ritmi naturali: la notte è fatta per recuperare le energie fisiche con il riposo e il
sonno.
Non aspettate che sia una delle tante leggi a dirvi l'ora di apertura o di chiusura di un locale: siate
voi capaci di «libertà vera» e di decidere per le ore della saggezza, coniugando divertimento sereno
e lecito con la premura delle famiglie e il rispetto della vita.
Vi piace il sogno: bene! Sappiate godere del sogno della fantasia e dell' amore, rifiutare il sogno
proibito e mortale della droga. Ogni droga è preavviso di morte e di logorio devastante della vita.
La droga è un'edera asfissiante! Liberatevi da questo abbraccio mortale e allontanate i «venditori di
morte» che con suadenti parole vi suggeriscono di «provare...», di «sballare»: lo sballo è stupidità
mortale.
Vi piace andare a correre, vi piace esser liberi: bene! Sappiate con sapienza «usare» la moto o la
macchina. Guidate con prudenza, non fate gare da irrequieti. Rispettate le tante regole che, si dice,
vi fanno studiare a scuola.
Tu guidi: non farti guidare dalla macchina.
Tu pensi: non far pensare la macchina.
Tu usi: non farti usare dalla macchina.
Vi piace «bello»: bene! Ma cercate di non coltivare solo il modello «body-building», l'estetica
«curvata», fatua produzione dei mass media ed eterea impalcatura patinata. Coltivate, piuttosto, la
vostra persona affinché sia bella: corpo e anima; estetica e bontà; bellezza e sapienza;se volete
muscoli e intelligenza.
Vi piace pensare «immenso»: bene! Abbiate il coraggio di entrare e di vivere nell'immensità
dell'amore di Dio. Dio vi ama: per amore vi ha creato; per amore vi ha perdonato; per amore vi
offre moltitudine di doni; per amore vi dona se stesso in Gesù morto e risorto per amore.
Non abbiate paura di Dio. Non abbiate paura del crocifisso e della sua logica d'amore. Abbiate,
invece, paura di chi lo ha messo in croce e di chi condanna ancora a morte tanti fratelli.
Vi ho scritto per amore vostro e delle vostre famiglie.
Vi ho scritto con amore di padre.
Vi ho scritto pensando e amando ogni vostra vita che è un bene personale e una ricchezza comune.
Vi ho scritto perché ho fiducia in voi.
Vi ho scritto con affetto.
(Mons. Edoardo Menichelli,arcivescovo di Chieti-Vasto)

Se tu credi che un sorriso è più forte di una lacrima,


se tu credi che alla potenza di una mano offerta,
se tu credi che quello che unisce gli uomini
è più forte di quello che divide,
se tu credi che l'essere diversi
costituisce una ricchezza e non un pericolo,
se tu preferisci la speranza al sospetto,
se credi che devi fare il primo passo anziché gli altri,
allora la pace verrà.
Se lo sguardo di un bambino riesce ancora
a disarmare il tuo cuore,
se l'ingiustizia fatta agli altri ti suscita ribellione
come se l'avessi subita tu stesso,
se per te l'estraneo è un fratello che ti viene presentato,
se sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
se sai accettare che un altro ti renda un servizio,
se dividi il tuo pane e sai aggiungere un po' del tuo cuore,
se credi che il perdono va più lontano della vendetta,
allora la pace verrà
Se puoi ascoltare gli infelici che ti fanno perdere tempo
e conservare il sorriso,
se sai accettare la critica ed approfittarne
senza respingerla e difenderti,
se sai accogliere un consiglio diverso dal tuo e adottarlo,
se ti rifiuti di versare sul petto altrui la tua colpa,
se per te la collera è una debolezza e non una prova di forza,
se tu preferisci essere abbandonato
anziché fare torto a qualcuno,
se tu rifiuti che dopo di te venga il diluvio,
se ti schieri dalla parte del povero e dell'oppresso
senza pretendere di essere un eroe,
se tu credi che l'amore è la sola forza della discussione,
se tu credi che la pace sia possibile,
allora la pace verrà.
(P. Gilbert)

La giovinezza non è un periodo della vita. E' uno stato d'animo che consiste in una certa forma della
volontà, in una disposizione dell'immaginazione, in una forza emotiva, nel prevalere dell'audacia
sulla timidezza e della sete dell'avventura sull'amore per le comodità.
Non si invecchia per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni, ma solo quando si
abbandona il proprio ideale.
Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, la rinuncia all'entusiasmo li traccia sull'anima. La noia,
il dubbio, la mancanza di sicurezza, il timore e la sfiducia sono lunghi lunghi anni che fanno chinare
il capo e conducono lo Spirito alla morte.
Essere giovani significa conservare a sessanta o settant'anni l'amore del meraviglioso, lo stupore per
le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi, la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti, il desiderio
insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole e lieto dell'esistenza.
Resterete giovani finché il vostro cuore saprà ricevere i messaggi di bellezza, di audacia, di
coraggio, di grandezza e di forza che vi giungono dalla terra, da un uomo o dall'infinito.
E quando tutte le fibre del vostro cuore saranno spezzate e su di esse si saranno accumulati le nevi
del pessimismo e il ghiaccio del cinismo,
è solo allora che diverrete vecchi e possa Iddio aver pietà della vostra anima.

Sono nato nudo, dice Dio


perché tu sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero,
perché tu possa considerarmi l'unica ricchezza.
Sono nato in una stalla,
perché tu impari a santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio,
perché tu non abbia mai paura di me.
Sono nato per amore,
perché tu non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte,
perché tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà.
Sono nato persona, dice Dio,
perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.
Sono nato uomo,
perché tu possa essere dio.
Sono nato perseguitato,
perché tu sappia accettare le difficoltà.
Sono nato nella semplicità
perché tu smetta di essere complicato.
Sono nato nella tua vita, dice Dio,
per portare tutti alla casa del Padre.
(Lambert Noben)

Dammi solo poco,


perché non dimentichi mai
di chiamarti il mio tutto.
Lasciami solo poco,
perché in ogni luogo
senta bisogno di te,
perché senza ritegni
possa tornare da te,
perché in ogni momento
possa offrirti il mio cuore.
Lasciami solo poco,
perché i tuoi doni
non ti nascondano mai;
dammi una sola catena
con cui possa legarmi
al tuo viso per sempre;
lascia che il tuo desiderio
inanelli la mia vita
e diventi catena per te.
(Rabindranath Tagore)

Padre nostro che stai in mezzo a milioni di affamati,


che stai nella vita di tutti gli uomini assetati di giustizia,
sia santificato il tuo nome nei poveri e negli umili.
Venga il tuo regno che è libertà, verità e fraternità nell'amore.
Si compia la tua volontà che è liberazione
e Vangelo da proclamare agli afflitti.
Dona a tutti il pane di ogni giorno:
il pane della casa, della salute, dell'istruzione, della terra.
Perdonaci, o Signore, quando dimentichiamo i nostri fratelli,
liberaci dalla costante tentazione di servire al denaro, a noi stessi,
invece che a te e ai nostri fratelli
e allontana da noi ogni male.

"Qui molta gente aveva terra, è stata venduta. Aveva casa è stata distrutta. Aveva figli, sono stati
uccisi. Aveva aperto strade, sono state chiuse. A queste persone io ho già dato la mia risposta: un
abbraccio".
(EZECHIELE RAMIN)

"Ho la passione di chi segue un sogno. Questa parola ha un tale accoramento che se la raccolgo nel
mio animo, sento che c'è una liberazione che mi sanguina dentro...".
(EZECHIELE RAMIN)

"Dopo che Cristo è morto vittima di ingiustizia, ogni ingiustizia sfida il cristiano".
(EZECHIELE RAMIN)

"La vita è bella e sono contento di donarla".


(EZECHIELE RAMIN)

"Amo molto tutti voi e amo la giustizia. Non approviamo la violenza, malgrado riceviamo violenza.
Il padre che vi sta parlando ha ricevuto minacce di morte. Caro fratello, se la mia vita ti appartiene,
ti apparterrà pure la mia morte".
(EZECHIELE RAMIN)

O mio divino Re,


che nelle piaghe della sofferenza ti ergi
dal più grande trono regale,
donami la gioia di saperti amare.
Fa che sempre mi disseti alla sorgente della tua grazia,
fa che in ogni volto sofferente
incontri la tua presenza di amico,
fa che in ogni uomo
possa ritrovare la ricchezza del tuo dono,
fa che in ogni attimo della mia vita senta la tua gioia.
Tanta luce ci sia nella mia vita
per essere faro di speranza,
un raggio di amore
di quanti si avvicinano a me.
Oggi sarai con me - mi dici,
ma tu Signore già da ora
mi fai vivere con te.
Per ogni sorriso ricevuto,
per ogni stretta di mano donata,
per ogni abbraccio sentito
Grazie mio Dio.
Fa che ogni secondo della mia giornata
sia una lode a te,
un dirti grazie.
A te che da quella croce mi ami
e mi sostieni
Sì, Signore, non sono che un moscerino
ma per tua grazia, mio Dio sono tuo Figlio. Amen

Fu creata una sola persona umana per insegnarti che se qualcuno fa morire anche una sola persona,
la Sacra Scrittura ne tiene conto come se avesse messo a morte tutta l'umanità; e se qualcuno salva
la vita di una sola persona, la Sacra Scrittura ne tiene conto come se avesse salvato tutta l'umanità.
Questo è avvenuto anche per amore della pace fra gli uomini. Nessun uomo può infatti dire ad un
altro: mio padre era più grande del tuo.
(dalla Mishnà ebraica)

Buon anno a te, che stai inchiodato su un letto e non riesci a smettere di maledire la vita che ti ha
riservato tale trattamento, il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace.
Buon anno a Te, che vedi il sole a scacchi, che pensi a tutte le cose che potrai fare quando "sarai
fuori", evadendo sulle ali della libertà verso mondi sereni e felici: il Signore rivolga su di te il suo
volto e ti dia pace.
Buon anno a te, che ti risvegli sulla solita panchina del giardino pubblico, magari più infreddolito
del solito, bestemmiando perché un altro anno comincia ma per te nulla è cambiato: il Signore
rivolga su di te il suo volto e ti dia pace.
Buon anno a te, che forse in questa ultima notte, più di altre, hai dovuto soddisfare clienti ubriachi
che tiravano il prezzo, chiedendo uno sconto per il capodanno: il Signore rivolga su di te il suo
volto e ti dia pace.
Buon anno a te, nonno e nonna, lasciato ad ammuffire triste e solitario in uno stanzone
maleodorante, in mezzo a tanti tristi simili, a te che sconti il peso della tua vecchiaia solo, senza più
amici: il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace.
Buon anno a te. mamma in difficoltà, famiglia separata, giovane che cerchi la felicità nella droga,
bambino abbandonato, fratello immigrato, papà disoccupato... il Signore rivolga su di voi il suo
volto e vi dia pace.
Infine, buon anno anche a noi tutti, discepoli del Signore Gesù: il Signore rivolga su di noi il suo
volto e non ci dia pace fino a che non capiremo che noi, oggi, siamo la sua mano misericordiosa che
si prende cura delle membra ferite della nostra umanità.

Mi abbandono, o Dio, nelle tue mani.


Gira e rigira quest'argilla,
come creta nelle mani del vasaio.
Dalle una forma e poi spezzala, se vuoi.
Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia?
Innalzato, umiliato, perseguitato,
incompreso, calunniato, sconsolato,
sofferente, inutile a tutto,
non mi resta che dire,
sull'esempio della tua Madre:
«Sia fatto di me secondo la tua parola».
Dammi l'amore per eccellenza,
l'amore della croce,
ma non delle croci eroiche
che potrebbero nutrire l'amor proprio,
ma di quelle croci volgari,
che purtroppo porto con ripugnanza...
Di quelle croci che si incontrano
ogni giorno nella contraddizione,
nell'insuccesso, nei falsi giudizi,
nella freddezza, nel rifiuto
e nel disprezzo degli altri,
nel malessere e nei difetti del corpo,
nelle tenebre della mente
e nel silenzio e aridità del cuore.
Allora solamente tu saprai che ti amo,
anche se non lo saprò io,
ma questo mi basta.
JOHN KENNEDY

E LO VESTIRONO DA PAZZO
Tempo fa mi è arrivata una telefonata strana, molto strana, dal direttore dell’ospedale psichiatrico.
“C’è da noi ricoverato uno che dice di essere suo amico. Si chiama Gildo..... Ogni giorno, più volte
al giorno, ci parla del suo amico Andrea. Ci ha fornito lui stesso il suo numero telefonico. Se vuole,
può venire a trovarlo.” “La ringrazio, direttore, gli dica che in giornata sono da lui.” E intanto
frugavo nella mente in cerca di qualche segno di squilibrio notato eventualmente in Gildo: nessuno.
Arrivo alla “Casa dei fiori.” Mi presento al direttore e gli manifesto le mie perplessità sul ricovero
del mio amico, una persona sempre tanto serena, equilibrata. Il direttore, quasi a rincuorarmi, mi
ripeteva: “succede, succede..... Ma, come vedrà, non è stato messo tra i furiosi. È nel padiglione dei
malati tranquilli, perché, nonostante indubitabili segni di squilibrio mentale, non è pericoloso, anzi è
tra i più calmi”.
Mando un’occhiata, attraverso lo spioncino, nel salone dove trascorrono il periodo della ricreazione:
vedo Gildo che gioca tranquillo a carte con altri tre.
Mi rivolgo al direttore: “prima di incontrarlo, vorrei sentir da lei quali siano i segni di pazzia che
Gildo quotidianamente manifesta.”
“Gildo - mi risponde - è venuto a visitare un amico..... ma un nostro paziente, che tutti chiamano
Furia, l’ha pestato a sangue. Non sappiamo perché, né riusciamo a capire di chi sia la colpa. Qui
non si sa mai a chi dare ragione. Ma ciò che mi ha lasciato perplesso sulla sua salute mentale, è che
Gildo si è messo a sorridergli, reazione - lo ammetterà - non affatto normale. E ancor più mi
preoccupa il fatto che, incontrando Furia, non solo torna a sorridergli, ma, parlando con lui o con
noi, sembra non ricordare per nulla l’episodio increscioso. Praticamente ha perso la memoria.
Vede quelli con cui gioca a carte? Ce n’è uno, ghiotto di caramelle, che lo insulta in continuazione:
ebbene, Gildo lo sceglie come compagno di giuoco e gli offre caramelle. Al mattino dice a tutti
buon giorno col sorriso di chi sembra felice di stare qui. Di tanto in tanto lo chiamo per chiedere
referenze sui compagni, ma parla sempre bene di tutti. Come avrà capito da questi episodi e da altri
simili - mi disse - siamo di fronte a un comportamento del tutto fuori del normale.”
Alla mia richiesta di lasciarlo uscire con me che mi sarei preso la responsabilità, rispose che un
malato con tali segni di squilibrio doveva essere tenuto sotto controllo.
“Direttore, io conosco bene Gildo: da tanti anni, da sempre, direi, è come lei lo ha descritto. Questa
è la sua normalità, e non ne guarirà mai, lo spero. Questa è la sua vita, la sua scelta: vuol vivere la
vita di un altro pazzo, che 2000 anni fa ha portato tra gli uomini questo stile di vita originale, che
rivoluziona la normalità degli uomini, un pazzo che si chiama Gesù. Anche lui dai suoi parenti era
ritenuto fuori di sé; ha detto suo il comandamento dell’amore reciproco; ha comandato di amare i
nemici, di pregare per coloro che ti maltrattano, di perdonare settanta volte sette, cioè sempre. Ha
detto che l’amore più grande è dare la vita per gli altri; a chi ti toglie il mantello ti invita a dare
anche la tunica, perché chi dona la vita la trova; chi dona tutto riceve il centuplo. Ha persino coman-
dato di porgere l’altra guancia a chi ti dà uno schiaffo, definendo beati i poveri, i perseguitati, i
sofferenti..... Gildo ha fatto sua la vita di Gesù.”
“Roba da pazzi!” - esclama il direttore.
“Ha proprio ragione! Di fatto, prima di crocifiggerlo, Gesù, lo hanno trattato da pazzo, vestendolo
da pazzo. Anche i santi dicono che l’amore vero porta ad amare fino alla follia.”
Il direttore, più che mai allarmato, mi apostrofa: “allora lei condivide la pazzia di Gildo?”
“Sì - risposi - perché la pazzia dell’amore è l’unica che fa rinsavire il mondo.”

Tutto è tuo dono


Ma tutte le cose sono doni del mio Dio,
non me le sono date da me stesso:
sono beni e, tutte insieme, costituiscono il mio io.
Dunque è buono colui che mi ha fatto,
anzi è il mio stesso bene, e io gioisco di tutti i suoi beni,
dei quali anche da fanciullo era fatta la mia esistenza.
In questo io peccavo, nel fatto di cercare non in lui,
ma nelle sue creature:
e così incappavo in sofferenze, umiliazioni, errori.
Ti ringrazio, mia dolcezza, mio vanto, mia fiducia,
ti ringrazio, Dio mio, per i tuoi doni;
ma tu conservameli.
Così conserverai anche me,
e le cose che mi hai donato
cresceranno e si perfezioneranno,
e io stesso vivrò, perché è tuo dono anche
la possibilità di esistere.

Il muro
In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. Avevano trovato due grotte che si
spalancavano vicine, una di fronte all’altra.
Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato
alla perfezione.
L’altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente. Si fermava a conversare con i rari
pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi e coloro che fuggivano. “Tutto tempo
sottratto alla meditazione e alla preghiera” pensava il primo eremita che disapprovava le frequenti,
anche se minuscole, mancanze dell’altro.
Per fargli capire in modo visibile quanto fosse lontano dalla santità, decise di posare una pietra
all’imboccatura della propria grotta ogni volta che l’altro commetteva una colpa.
Dopo qualche mese davanti alla grotta c’era un muro di pietre grigio e soffocante. E lui era murato
dentro.
TALVOLTA intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti,
le ripicche, i silenzi, le questioni irrisolte, le imbronciature.
Il nostro compito più importante è impedire che si formino muri intorno al nostro cuore. E
soprattutto cercare di non diventare” una pietra in più nei muri degli altri.

LA CONQUISTA DELLA PENNA D’AQUILA


In un villaggio indiano, il consiglio dei saggi ha deciso che la "prova di forza e coraggio" che i
giovani indiani dovranno superare l'indomani, consiste nel raggiungere in canoa la riva opposta del
lago dove, in un posto segreto, è nascosta una penna d'aquila dorata: chi la troverà, avrà vinto.
Il mattino dopo, tutti sono indaffarati nei preparativi. Quand'ecco arrivare Falco Stanco, un vecchio
indiano che abita dall'altra parte del lago. Egli si avvicina ai ragazzi e dice loro: "Devo tornare dalla
mia tribù. Se dovessi fare il giro del lago a piedi non arriverei che a notte inoltrata. Qualcuno di voi
mi potrebbe portare sulla sua canoa?".
Tutti, chi prima, chi poi, si scusano dicendo che per via della gara, hanno fretta di arrivare per
primi.
Ma uno di loro, Penna Bianca, non sa dirgli di no.
Viene dato il segnale di partenza e tutti balzano sulle loro canoe. È iniziata la grande prova.
Un po' più di fatica fa Penna Bianca che deve remare per due; la sua canoa è più pesante, ora che
con lui c'è anche Falco Stanco.
Gli altri commentano la sua poca furbizia. Proprio lui che è tra i ragazzi più abili e coraggiosi.
Anche Penna Bianca, vedendosi indietro, teme che arriverà troppo tardi. Ma poi guarda Falco
Stanco che sorride felice e sente interiormente una voce che lo rassicura: "Hai fatto bene, Penna
Bianca, hai fatto bene!".
Uno dopo l'altro tutti arrivano e corrono a cercare nei posti più impensati la "penna d'aquila dorata".
Arriva anche Penna Bianca. Teme che ormai i suoi compagni abbiano scovato il prezioso trofeo.
Ma nessuno ancora l'ha trovato.
Saluta Falco Stanco e corre anche lui alla caccia.
Ma il vecchio indiano lo trattiene:" Ieri sera, Bisonte Nero, il grande capo, mi ha detto: "A quello
dei piccoli indiani che ti porterà sull'altra sponda, consegnerai questa!"
E tira fuori, da sotto il suo poncho, fra lo stupore di tutti, una... meravigliosa penna d'aquila; la
penna d'aquila dorata!"
"Sì- continua Falco Stanco, mettendo una mano sulla spalla di Penna Bianca- hai vinto la prova
perché ciò che più vale nella vita è la forza dell'amore e tu hai dimostrato di averla quando mi hai
preso sulla tua canoa".
Se fai attenzione, t'accorgerai che chi ti sta accanto ha per te la "chiave di casa"; non puoi ignorarlo.

LA CROCE...un'opera d'arte su misura


Se tutti gli angeli e tutti i geni del mondo
avessero studiato
ciò che veramente ti è utile in questa o quella situazione,
in questo o quel dolore,
in questa tentazione o quella perdita dolorosa,
essi non avrebbero trovato
ciò che sarebbe stato più adatto per te
di ciò che ti ha colpito.
Così la Divina Provvidenza di Dio
ha pensato fin dall'inizio
di darti questa croce
quale prezioso regalo proveniente dal suo cuore.
Prima di darla a te,
Egli l'ha meditata con il suo occhio onnisciente,
l'ha pensata con la sua divina intelligenza,
l'ha esaminata con la sua saggia giustizia ,
l'ha riscaldata con la sua misericordia amorosa.
Egli l'ha pesata con le sue 2 mani,
affinché non sia
troppo grande di un millimetro
né troppo pesante di un milligrammo.
Poi l'ha benedetta
col suo santo nome,
unta con la sua grazia,
riempita con la sua consolazione
e ancora una volta ha guardato te e il tuo coraggio.
Essa viene a te addirittura dal cielo
come un richiamo di Dio
e come regalo del suo amore misericordioso,
affinché tu diventi completamente te stesso
e trovi in Dio la sua pienezza.
S.Francesco di Sales

Tu mi hai chiamato Signore,


e il tuo grido ha vinto
la mia sordità;
hai brillato
e la tua luce ha vinto la mia cecità;
hai diffuso il tuo profumo
e io l'ho respirato,
ed ora anelo a te;
ti ho gustato
ed ora ho fame e sete di te;
mi hai toccato,
ed ora ardo dal desiderio
della tua pace.
S. Agostino

LA PRIORITÀ DELLE COSE


Un giorno un anziano professore fu contattato per tenere una lezione sulla gestione efficace del
tempo ad un gruppo di manager di alcune società degli Usa nell'ambito di uno stage di
aggiornamento. Aveva a disposizione solo un'ora per svolgere il suo argomento.
Quando entrò nell'aula si fece immediatamente silenzio e dopo un cenno di saluto ai presenti
l'anziano docente si avvicinò lentamente alla cattedra e guardò ad uno ad uno i partecipanti pronti a
non perdere una parola di quello che si sarebbe detto. Disse poi loro: "Faremo un esperimento."
Prese da sotto il tavolo un grosso vaso di vetro con un'ampia imboccatura, forse di 25 litri di
capacità e una quindicina di sassi delle dimensioni di una palla da tennis. Ad uno ad uno infilò i
sassi dentro il vaso e quando questi raggiunsero l'imboccatura chiese: "È pieno il vaso?" Tutti
risposero di si.
Aspettò qualche secondo e disse: "Davvero?!"
Chinandosi prese una grossa ciotola piena di ghiaia e lentamente la versò nel vaso in modo che tutti
gli spazi tra i sassi furono riempiti fino all'imboccatura.
Chiese nuovamente: "E adesso il vaso e' pieno?" Ci fu qualche commento e borbottio e qualcuno
intuendo qualcosa disse che probabilmente non lo era.
"Bene!", disse l'anziano docente.
Si chinò ancora e prese un secchio contenente sabbia molto fine e ne riempì il vaso nuovamente
fino all'imboccatura di modo che non vi era alcun spazio ormai visibile tra i sassi e la ghiaia. Di
nuovo domandò: " E ora e' pieno il vaso?"
"No!", fu la risposta comune. Infatti il professore prese una brocca e lentamente versò acqua che
riempì tutti gli spazi rimasti tra i granelli di sabbia, fino all'orlo.
"Quale grande verità ci mostra questo esperimento?" Uno dei più audaci disse: "Se guardiamo bene
la nostra agenda possiamo sempre trovare spazi di tempo da riempire con impegni che altrimenti
dovremmo rimandare!"
"No!", fu la secca risposta del professore che disse: "Se non mettete nel vaso prima i sassi grossi
dopo non potrete più metterli se avrete riempito il vaso con cose meno importanti come la ghiaia e
la sabbia. Così quali sono le cose veramente importanti nella vostra vita? Se non le metterete al
primo posto, il senso della vita, la bellezza del creato, il tempo che vivete ora, le persone che vi
sono care o quello a cui tenete veramente, non avrete dopo più la possibilità di occuparvene, se
avrete riempito la vostra vita di cose trascurabili....."
Nel silenzio generale il docente uscì lentamente dall'aula.

Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata
vuoto e comincia a riempirlo con dei sassi, di circa 3 cm. di diametro. Una volta fatto chiese agli
studenti se il contenitore fosse pieno ed essi risposero di sì. Allora il Professore tira fuori una
scatola piena di piselli, li versa dentro il vasetto e lo scosse delicatamente. Ovviamente i piselli si
infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il
vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, dissero di sì .Allora il Professore tira fuori una scatola
piena di sabbia e la versa dentro il vasetto. Ovviamente la sabbia riempì ogni altro spazio vuoto
lasciato e coprì tutto. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e
questa volta essi risposero di sì, senza dubbio alcuno. Allora il Professore tira fuori, da sotto la
scrivania, 2 lattine di birra e le versa completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia. Gli
studenti risero.
"Ora," disse il Professore non appena svanirono le risate, "voglio che voi capiate che questo vasetto
rappresenta la vostra vita. I sassi sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra
salute, i vostri figli - le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora
piena. I piselli sono le altre cose per voi importanti: come il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra
auto. La sabbia è tutto il resto......le piccole cose."
"Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia," continua il Professore "non ci sarebbe spazio per i
piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vostra vita . Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre
energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle
cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con
gli amici. Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l'auto. Prendetevi cura dei sassi
per prima - le cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità ...il resto è¨ solo sabbia." Una
studentessa allora alza la mano e chiese al Professore cosa rappresentasse la birra. Il Professore
sorrise. "Sono contento che me l'abbia chiesto. Era giusto per dimostrarvi che non importa quanto
piena possa essere la vostra vita, perché c'è sempre spazio per un paio di birre."

Il sassolino
Il potente re Milinda disse al vecchio sacerdote: “Tu dici che l’uomo che ha compiuto tutto il male
possibile per cent’anni e prima di morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in cielo. Se
invece uno compie un solo delitto e non si pente, finirà all’inferno. E’ giusto questo? Cento delitti
sono più leggeri di uno?”
Il vecchio sacerdote rispose al re:
“Se prendo un sassolino grosso così, e lo depongo sulla superficie del lago, andrà a fondo o
galleggerà?”
“Andrà a fondo”, rispose il re.
“E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e spingo la barca in mezzo al lago, andranno
a fondo o galleggeranno?”
“Galleggeranno”.
“Allora cento pietre e una barca sono più leggere di un sassolino?”
Il re non sapeva che cosa rispondere. E il vecchio spiegò:
“Così, o re, avviene agli uomini. Un uomo anche se ha molto peccato ma si appoggia a Dio, non
cadrà nell’inferno. Invece l’uomo che fa il male anche una volta sola, e non ricorre alla misericordia
di Dio, andrà perduto”.

InterCedere
Cammino
tra vetri sparsi
di crocci che scriccriano
Scavalco corpi
a terra
fiati si alzano
urli bestemmiano
al Cielo
Mi chino leggera
su chi
giace
e raccolgo pensieri
i lamenti
i dolori
li prendo
con un bacio
dolce
si appoggiano alle labbra
Poi
quando arriva
la Notte
mi alzo
e riporto
a Lui
ogni dolore
COSA VUOLE IL SIGNORE DA NOI
Udii un anziano ragionevole e buono, perfetto e santo, dire:
Se sentirai la chiamata dello Spirito, ascoltala
e cerca di essere santo con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se però, per umana debolezza non riuscirai ad essere santo,
cerca allora di essere perfetto con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se tuttavia, non riuscirai ad essere perfetto
a causa della vanità della tua vita,
cerca allora di essere buono con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se, ancora, non riuscirai ad essere buono
a causa delle insidie del Maligno,
cerca allora di essere ragionevole con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se, infine, non riuscirai ad essere santo, né perfetto, né buono,
né ragionevole a causa del peso dei tuoi peccati,
allora cerca di portare questo peso di fronte a Dio
e affida la tua vita alla divina Misericordia.
Se farai questo, senza amarezza, con tutta umiltà
e con giovialità di spirito a causa della tenerezza di Dio
che ama gli ingrati e i cattivi, allora comincerai a capire
cosa sia ragionevole, imparerai ciò che é buono, lentamente aspirerai
ad essere perfetto, e infine, anelerai ad essere santo.
Se farai tutto questo ogni giorno, con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze,
allora io ti garantisco, fratello e sorella:
non sarai lontano dal Regno di Dio!

Preghiera di IGNAZIO IV HAZIM (Siria, XX secolo)


Senza lo Spirito
Dio è lontano,
Cristo resta nel passato,
l'evangelo è lettera morta,
la chiesa una semplice organizzazione,
l'autorità dominio,
la missione propaganda,
il culto un'evocazione
e l'agire cristiano una morale da schiavi.
Ma in lui
Il cosmo si solleva
E geme nelle doglie del regno,
Cristo risorto è presente,
l'evangelo è potenza di vita,
la chiesa significa comunione trinitaria,
l'autorità è servizio liberante,
la missione è Pentecoste,
la liturgia è memoria e anticipazione,
l'agire umano è deificato.
PREGHIERA: DAMMI CORAGGIO
Ti prego:
non togliermi i pericoli,
ma aiutami ad affrontarli.
Non calmare le mie pene,
ma aiutami a superarle.
Non darmi alleati nella lotta della vita...
eccetto la forza che mi proviene da te.
Non donarmi salvezza nella paura,
ma pazienza per conquistare la mia libertà.
Concedimi di non essere un vigliacco
usurpando la tua grazia nel successo;
ma non mi manchi la stretta della tua mano
nel mio fallimento.
(Robindronath Tagore)

Il terrorismo minaccia tutte le società. Mentre il mondo si prepara ad agire contro di esso, a tutti noi
è stata ricordata la necessità di capovolgere le situazioni che consentono la crescita di un simile odio
e di simili azioni malvagie. Dobbiamo affrontare la violenza, il fanatismo e l'odio con una
risolutezza ancora maggiore. Il lavoro delle Nazioni Unite deve continuare, e nello stesso tempo
dobbiamo impegnarci a favore delle tragiche conseguenze dei conflitti, dell'ignoranza, della povertà
e della malattia. Farlo non rimuoverà ogni fonte di odio, non servirà di prevenzione ad altri atti di
violenza. Ci saranno sempre coloro che odiano e uccidono, anche se si fosse messa la parola fine ad
ogni ingiustizia sulla terra. Ma se il mondo sarà in grado di provare che intende proseguire, che
persevererà nella creazione di una comunità internazionale più giusta, più generosa, più genuina
attraverso tutte le frontiere religiose e razziali, allora il terrorismo sarà sconfitto.
(Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni Unite)

SCOPRI L'AMORE
Prendi un sorriso
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente
fa' bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima
posala sul volto di chi non ha mai pianto.
Prendi il coraggio
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore
e fallo conoscere al mondo.
(Gandhi)
PREGARE E AGIRE
Bisogna sempre pregare
come se l'azione fosse inutile
e agire come se la preghiera
fosse insufficiente.
(Santa Teresa di Lisieux)

Se sei arrabbiato con qualcuno, e nessuno dei due fa nulla per sistemare le cose... fallo tu.
Può darsi che oggi questa persona voglia ancora essere tua amica,
e se non fai qualcosa, forse domani potrebbe essere troppo tardi.
Se sei innamorato di qualcuno, però questa persona non lo sa....diglielo.
Magari oggi anche questa persona è innamorata di te,
se non glielo dici oggi, può darsi che domani sia troppo tardi.
Se muori dalla voglia di dare un bacio a qualcuno... daglielo.
Forse anche questa persona vorrebbe avere un tuo bacio,
e se non glielo dai oggi, può darsi che domani sia troppo tardi.
Se ami ancora una persona che credi ti abbia dimenticato... diglielo.
Forse questa persona ha sempre continuato ad amarti,
e se non glielo dici oggi, forse domani sarà troppo tardi.
Se hai bisogno dell'abbraccio di un amico... chiediglielo.
Magari lui ne ha bisogno ancora più di te,
e se non glielo chiedi oggi, forse domani sarà troppo tardi.
Se hai degli amici che apprezzi veramente... diglielo.
Forse anche loro ti apprezzano,
e se lasci che se ne vadano, o che si allontanino da te,
forse domani sarà troppo tardi.
Se vuoi bene ai tuoi, e non hai mai avuto l'opportunità di dimostrarglielo...fallo.
Oggi sono lì con te, e puoi ancora dimostrarglielo,
ma se se ne andassero... domani potrebbe essere troppo tardi.

Quando la vita spesa in Cristo per gli altri ci porta al calvario e alla croce, spesso la luce della
risurrezione è talmente lontana da perdere ogni significato. La sofferenza può essere così amara e
così totalizzante da spingerci in una situazione di disperata solitudine, di fallimento senza rimedio:
la forza del Vangelo per il quale abbiamo tentato di vivere ci si vanifica in mano.
Anche i discepoli di Gesù hanno vissuto questa esperienza: Cristo che muore è ai loro occhi il segno
della fine di tutto, di una speranza delusa, di uno scacco totale. Singolare è allora la figura delle
donne sotto la croce.
Non è pensabile che a i loro occhi potessero esserci prospettive diverse.
Anche per loro Gesù muore, anche per loro il domani è nelle tenebre. Ma c'è un amore più forte
che, nel buio, le tiene ai piedi della croce: ed è a questo amore semplice ma pieno, piccolo ma
autentico, che per primo si rivela la resurrezione di Gesù.
L'amore delle donne è una strada anche per noi: tante volte ci troviamo nel buio, nella solitudine,
nello sradicamento totale, nell'assurdo, nel silenzio di Dio. Ma come le donne sono rimaste ai piedi
di un Dio che muore, così la nostra preghiera insistente e il nostro silenzio fedele di fronte a un Dio
che sembra non rispondere, ha in sé il germe della speranza: anche a noi, come alle donne, si
manifesterà la gloria di Gesù che risorge, l'amore di un Dio che non delude. L'amore di Dio è per
sempre.

Il maestro sentenziò:
Se la pietra dicesse: "Una pietra non può costruire una casa", non si avrebbero case.
E se la goccia dicesse: "Una goccia non può formare un fiume", non si avrebbero fiumi.
E se il chicco di grano dicesse: "Una spiga non può fare un campo", non si avrebbe raccolto.
E se l'essere umano dicesse: "Un gesto d'amore non può salvare l'umanità", non si avrebbero mai né
giustizia, né pace, né dignità, né felicità sulla terra.

Ci sono uomini che lottano tutta la vita. È di loro che non possiamo fare a meno
(B. Brecht)

Chi vuol fare qualcosa sul serio trova una strada.... gli altri una scusa

Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della
forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare.
Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare.

La verità dell'altro non è in ciò che ti rivela, ma in ciò che non sa rivelarti. Perciò se vuoi capirlo,
non ascoltare ciò che dice, ma ciò che non dice
(K. Gibran)

Vivere la vita è il compito più difficile; è troppo facile lasciarla scivolare sulle nostre coscienze

I giovani non sono vasi da riempire, ma lampade da accendere


(K.Gibran)

O Padre,
il fremito di violenza della terra,
gli orrori continui della storia,
le lacrime che rigano il volto dell'uomo
ci strappano il grido e la domanda:
perché? perché, Padre mio?
La Tua Parola vera e sicura
ci racconta che il mondo è ferito
perché l'uomo è scappato dal Cuore
e ha respinto l'abbraccio di Dio,
inventando il peccato
che è terra feconda di pianto e di morte.
Ma Tu, o Padre, non puoi vivere
senza abbracciare i tuoi figli.
Per questo hai inviato il Figlio dell'eternità
per cercare i figli del tempo:
Egli ha portato il Tuo Fuoco divino
nel freddo della nostra voluta distanza.
Padre, aiutaci a piangere il peccato
per sentire le tue mani che cercano,
accarezzano, perdonano e trasmettono la vita
che non avrà mai fine.
Amen!

Quando la fame e la sete ti cacciano dalla tua casa,


quando le bombe cadono sui tetti delle tue speranze,
quando i segni della Croce continuano a sanguinare sul tuo corpo,
quando tu, Abele, sei ucciso da tuo fratello,
quando tu, Caino, continui a scappare e non conosci il perdono dell'Amore,
che fare? Quale è l'Alternativa?
Il dolore del Mondo
è il pianto di un bambino
che nessuno consola più.
Chinati in basso
asciuga le lacrime
di questi Figli di Dio
e inschallah sarà Shalom
e inschallah, se Dio vuole sarà Shalom, Pace

Non per ragione,


nè per lingua,
nè per costumi
noi siamo diversi dagli altri uomini...
Viviamo in Oriente e in Occidente...
Siamo uguali nel vestito, nel cibo e nel resto,
ma testimoniamo una vita diversa.
Viviamo nella nostra patria come stranieri
partecipiamo a tutto,
da tutto siamo distaccati...
Anonimo Cristiano del II sec.

Fammi parlare sempre come fosse l’ultima parola che dico.


Fammi agire sempre come fosse l’ultima azione che faccio.
Fammi soffrire sempre come fosse l’ultima sofferenza che ho da offrirTi.
Fammi pregare sempre come fosse l’ultima possibilità che ho qui in terra di parlare con Te.
(GenVerde)

L'aragosta
Tanto tempo fa, quando il mondo era nuovo, una certa aragosta decise che il Creatore aveva fatto un
errore.
Così fissò un appuntamento per discutere con Lui la questione.
“Con tutto il dovuto rispetto” disse l’aragosta, “Vorrei protestare per il modo in cui ha disegnato il
mio guscio. Vedi, appena mi abituo al mio rivestimento esterno, ecco che devo abbandonarlo per un
altro molto scomodo. Oltretutto è una perdita di tempo!”
Il Creatore replicò: “Capisco, ma ti rendi conto che è proprio il lasciare un guscio che ti permette di
andare a crescere dentro un altro?”
“Ma io mi piaccio così come sono”, disse l’aragosta.
“Hai proprio deciso così?” chiese il Creatore. “Certo!” rispose l’aragosta.
“Molto bene” sorrise il Creatore “D’ora in poi il tuo guscio non cambierà e tu continuerai ad essere
così come sei ora”. “Molto gentile da parte tua” disse l’aragosta, e se ne andò.
L’aragosta era molto contenta di poter indossare lo stesso vecchio guscio, ma giorno dopo giorno
quel che era prima una leggera e confortevole protezione cominciò a diventare ingombrante e
scomodo. Alla fine l’animale non riusciva più a respirare. Con grosso sforzo tornò a parlare con il
Creatore.
“Con tutto il rispetto” sospirò l’aragosta, “contrariamente a quello che mi avevi promesso, il mio
guscio non è rimasto lo stesso. Continua a restringersi sempre di più!”
“No di certo” sorrise il Creatore. “Il tuo guscio è rimasto della stessa misura. Quello che è successo
è che TU sei cambiata all’interno del guscio!”
Il Creatore continuò: “Vedi, tutto cambia, continuamente. Nessuno resta lo stesso. E’ così che ho
creato le cose. La possibilità più interessante che tu hai è quella di poter lasciare il tuo vecchio
guscio, quando cresci.”
“Aaah, capisco!” disse l’aragosta. “Ma devi ammettere che ciò è abbastanza scomodo!”
“Si” rispose il Creatore. “Ma ricorda: ogni crescita porta con sé la possibilità di un disagio, insieme
alla grande gioia di scoprire nuovi aspetti di sé stesso. Dopo tutto, non si può avere l’uno senza
l’altro!”
“Tutto ciò è molto saggio!” rispose l’aragosta.
“Ogni volta che lascerai il tuo vecchio guscio” continuò il Creatore “e sceglierai di crescere,
costruirai una forza nuova in te. E in questa forza troverai nuove capacità di amare te stessa e di
amare coloro che ti sono accanto…di amare la vita stessa! E’ questo il mio progetto per ognuno di
voi.”

Realizza i tuoi sogni


C'era una volta una corsa...
...di rospini !
L'obiettivo era arrivare in cima ad una grande torre.
C'era anche una moltitudine di persone che assisteva,
tutta gente che vibrava e tifava per loro.
Cominciò la competizione.
Ma la moltitudine non credeva che i rospini potessero arrivare in cima a quella torre,
e quello che si udiva di più era:
"Che peccato !!! Questi rospini non ce la faranno...non ce la faranno..."
E i rospini cominciarono a desistere.
Ma uno di loro persisteva e continuava la salita verso la cima...
"La moltitudine continuava gridando: Non ce la farete, non ce la farete ! ..."
E i rospini continuavano a desistere, uno dopo l'altro...
eccetto quel rospino che continuava tranquillo...
nonostante fosse sempre più affannato.
Alla fine della competizione, tutti avevano desistito, eccetto lui...
che aveva conquistato la cima.
La curiosità prese allora tutti i presenti che volevano sapere
come era potuto accadere...
E così, quando andarono a domandare al rospino
come aveva fatto a concludere la prova, scoprirono che...
... lui era sordo !
Non permettere che le persone cattive consigliere,
abbattano le migliori e più sapienti speranze del tuo cuore !
Ricordati sempre: l'unico tuo consigliere sia Dio, che non inganna mai...

Un po' d'argento
"Rabbì, che cosa pensi del denaro?" chiese un giovane al maestro.
"Guarda dalla finestra", disse il maestro, "cosa vedi?"
"Vedo una donna con un bambino, una carrozza trainata da due cavalli e un contadino che va al
mercato".
"Bene. Adesso guarda nello specchio. Che cosa vedi?"
"Che cosa vuoi che veda rabbì? Me stesso, naturalmente".
"Ora pensa: la finestra è fatta di vetro e anche lo specchio è fatto di vetro. Basta un sottilissimo
strato d'argento sul vetro e l'uomo vede solo se stesso".

Ascoltami, o Dio!
M'avevano detto che Tu non esistevi
ed io, come un idiota, ci avevo creduto.
Ma l'altra sera, dal fondo della buca di una bomba,
ho veduto il Tuo cielo.
All'improvviso mi sono reso conto
che m'avevano detto una menzogna.
Se mi fossi preso la briga di guardare bene
le cose che hai fatto Tu,
avrei capito subito che quei tali
si rifiutavano di chiamare gatto un gatto.
Strano che sia stato necessario
ch'io venissi in questo inferno
per avere il tempo di vedere il Tuo volto!
Io ti amo terribilmente...........
ecco quello che voglio che Tu sappia.
Ci sarà tra poco una battaglia spaventosa.
Chissà?
Può darsi che io arrivi da te questa sera stessa.
Non siamo stati buoni compagni fino ad ora
e io mi domando,mio Dio,
se Tu mi aspetterai sulla porta.
Guarda: ecco come piango!
Proprio io, mettermi a frignare!
Ah, se ti avessi conosciuto prima.........
Andiamo! Bisogna che io parta.
Che cosa buffa:
dopo che ti ho incontrato non ho più paura di morire.
Arrivederci!
(Questa preghiera è stata trovata nello zaino di un soldato morto nel 1944 durante la battaglia di
Montecassino)

La Predica di S. Francesco
Un giorno, uscendo dal convento, san Francesco incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e
buono e san Francesco gli voleva molto bene.
Incontrandolo gli disse: «Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare».
«Padre mio» rispose, «sai che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?».
Ma poiché san Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città, pregando in
silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti. Sorrisero ai bambini,
specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con i più anziani. Accarezzarono i
malati. Aiutarono una donna a portare un pesante recipiente pieno d’acqua.
Dopo aver attraversato più volte tutta la città, san Francesco disse: «Frate Ginepro, è ora di tornare
al convento».
«E la nostra predica?».
«L’abbiamo fatta… L’abbiamo fatta» rispose sorridendo il santo.

PREGHIERA DI UN SENATORE
Tempo fa fu chiesto ad un importante Ministro di aprire una nuova sessione del Senato.
Tutti si aspettavano le solite dichiarazioni, ma questo é ciò che sentirono:
Padre Celeste, veniamo davanti a Te, quest'oggi,
per chiedere il Tuo perdono e cercare la Tua guida.
Sappiamo che la Tua Parola dice:
"Guai a chi chiama il bene, male e il male, bene";
ma questo é esattamente ciò che abbiamo fatto.
Abbiamo perso il nostro equilibrio spirituale e invertito i nostri valori.
Ti confessiamo che:
Abbiamo ridicolizzato la Verità Assoluta della tua Parola,
chiamando ciò "pluralismo";
abbiamo adorato altri dèi,
chiamando ciò "multi-cultura";
abbiamo approvato la perversione,
chiamando ciò "stile di vita alternativa";
abbiamo ucciso i nostri nascituri,
chiamando ciò "scelta";
abbiamo sparato contro gli anti-abortisti,
chiamando ciò "legittimo";
abbiamo trascurato la disciplina dei nostri figli,
chiamando ciò "formazione della stima di sé";
Abbiamo abusato del potere,
chiamando ciò "politica";
abbiamo desiderato la roba degli altri,
chiamando ciò "ambizione";
abbiamo contaminato l'ambiente con profanità e pornografia,
chiamando ciò "libertà di espressione";
abbiamo ridicolarizzato i venerandi valori dei nostri antenati,
chiamando ciò "illuminismo".
Oh Dio,
cerca e sonda i nostri cuori, quest'oggi.
Purificaci da ogni peccato e rendici liberi.
Guida e benedici
quegli uomini e quelle donne che sono stati mandati
per indirizzarci al compimento della Tua Volontà.
Te lo chiediamo nel Nome del Tuo Figlio,
il Salvatore Vivente, Gesù Cristo.

E LE CAMPANE SUONARONO A FESTA


C'era una volta in una grande città una chiesa davvero bella. Dall'ingresso principale si vedeva a
mala pena l'altare che si trovava sul versante opposto. Accanto alla chiesa si ergeva un'imponente
torre campanaria così alta che la sua guglia si confondeva con le nubi dei cielo e si poteva vedere
soltanto quando il cielo era sereno. Lassù nella torre vi era uno splendido concerto di campane, si
diceva fossero le più belle del mondo, ma mai nessuno le aveva sentite suonare. Erano campane
speciali. Potevano suonare solo la vigilia di Natale e soltanto quando fosse stato deposto sull'altare
il più bel dono al bambino Gesù.
Purtroppo da molti anni non si era avuta un'offerta così preziosa da meritare i rintocchi delle
campane. Tuttavia, ogni Natale, la gente si affollava davanti all'altare portando doni preziosi, ma
senza ottenere quello che tutti speravano.
In un villaggio abbastanza distante dalla città viveva un ragazzo chiamato Pedro, insieme con il suo
fratellino. Avevano sentito parlare delle straordinarie campane e delle offerte che venivano fatte.
Per quel Natale avevano deciso di recarsi nella splendida chiesa e di adorare il bambino Gesù.
Al mattino della vigilia, all'alba, mentre cadevano i primi fiocchi di neve Pedro e il fratellino si
misero in cammino. Al calar della notte avevano raggiunto la porta della città quando, davanti a
loro, scorsero una povera donna che era caduta nella neve, troppo stanca e malata per chiedere aiuto
e cercare asilo da qualche parte. Pedro si inginocchiò accanto e cercò di alzarla, ma non vi riuscì.
«Non ce la faccio, fratellino», disse Pedro, «è troppo pesante. Devi andare in chiesa da solo!». «lo
da solo?» esclamò. «Ma allora tu non ci sarai alla funzione di Natale». «Non posso fare altrimenti.
Guarda il viso di questa povera donna. E' simile a quello della Madonna nella finestra della nostra
cappella. Se non l'aiuto io morirà di freddo. Tutti sono andati in chiesa, alla fine della messa
porterai qui qualcuno che l'aiuti. Ah, prendi questa monetina è la mia offerta per Gesù bambino. Ora
corri!». Mentre il fratellino correva in chiesa Pedro sbatté gli occhi per trattenere le lacrime di
delusione.
Nella grande chiesa la funzione di mezzanotte era già iniziata. L'organo suonava e i fedeli
cantavano i bellissimi canti natalizi. Ricchi e poveri avanzavano insieme e deponevano la loro
offerta sull'altare. Il re percorse la navata e depose tra i doni la sua corona regale. Tutti si eccitavano
e pensavano: «Questa volta le campane suoneranno per davvero». Ma dall'alto dei campanile
echeggiò soltanto il vento carico di neve. La processione era terminata e il coro stava per intonare
l'inno di chiusura, quando all'improvviso l'organista smise di suonare paralizzato: d'un tratto dalla
cima dei campanile era cominciato a diffondersi il dolce suono delle campane.
La folla sedeva nella chiesa meravigliata e silenziosa. Poi tutti insieme guardarono verso l'altare per
vedere quale bellissimo dono aveva risvegliato finalmente le campane.
Ma non videro altro che il fratellino di Pedro che silenziosamente era scivolato lungo la navata per
deporre la monetina di Pedro ai piedi del bambino Gesù.

PREGHIERA
Squarcia il cielo e scendi.
Tu sei il Signore,
il benvenuto nel mio cuore.
Anche se sei coperto di sudiciume.
Anche se vieni da un paese straniero.
Anche se sei solo.
Anche se piangi, io ti riconoscerò.
Io ti prenderò per mano
come un amico aspettato per tanto tempo.
Tu mi dirai le parole
che io saprò comprendere, le ascolterò
e il mio cuore sarà nella gioia.
Io ti seguirò e assieme entreremo
nella casa dei miei amici e io dirà loro:
Guardate!
E' tornato colui che il nostro cuore attendeva.

Il Padre Nostro è uno stile di vita:


Non posso dire PADRE, se non mi comporto da figlio.
Non posso dire NOSTRO, se vivo chiuso nel mio egoismo.
Non posso dire CHE SEI NEI CIELI, se mi preoccupo solo delle cose della terra.
Non posso dire SIA SANTIFICATO IL TUO NOME, se non ti onoro e non ti amo.
Non posso dire VENGA IL TUO REGNO, se penso solo ai miei interessi.
Non posso dire SIA FATTA LA TUA VOLONTA', se non l'accetto quando non combacia con la
mia.
Non posso dire DACCI OGGI IL NOSTRO PANE, se non mi importa di chi ha fame.
Non posso dire RIMETTI I NOSTRI DEBITI, se continuo a conservare rancore.
Non posso dire NON CI INDURRE IN TENTAZIONE, se ho intenzione di continuare a peccare.
Non posso dire LIBERACI DAL MALE, se non combatto ciò che non è buono.
Non posso dire AMEN, se non prendo sul serio le parole del Padre Nostro.
Una luce nel cuore dell'inverno
Molto tempo fa c'era un uomo che aveva tre figli ai quali voleva molto bene. Non era nato ricco, ma
con la sua saggezza e il duro lavoro era riuscito a risparmiare un bel po' di soldi e a comperare un
fertile podere.
Divenuto vecchio cominciò a pensare a come dividere tra i suoi figli ciò che possedeva. Un giorno
decise di fare una prova per capire quale dei tre figli fosse il più saggio.
Li chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi e chiese loro di comperare qualcosa che
riempisse la sua stanza che era vuota e spoglia. Ciascuno dei figli prese il denaro e uscì per esaudire
i desideri del padre.
Il figlio più grande pensò che era un lavoro facile. Andò al mercato e comperò la prima cosa che gli
capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.
Il secondo figlio pensò per qualche minuto, poi girò per tutte le bancarelle dei mercato e alla fine
comperò delle bellissime piume.
Il figlio più piccolo rifletté a lungo sul problema e si chiedeva: «Che cosa c'è che costa solo cinque
soldi e che può riempire una stanza?». Solo dopo aver pensato per un bel po' di tempo trovò quel
che faceva al suo caso e il suo volto si illuminò.
Andò in un piccolo negozio e comperò con i suoi cinque soldi una candela e dei fiammiferi.
Tornando a casa era felice e si domandava cosa avessero comperato i suoi due fratelli.
Il giorno seguente, i tre figli si presentarono al padre. Ognuno portò il suo regalo. Il più grande
sparse la paglia sul pavimento, ma era così poca che fu appena sufficiente per coprire un angolo. Il
secondo mostrò le sue piume, ma riempirono appena due angoli. Il padre era molto deluso dei suoi
due figli maggiori. Allora si rivolse al più piccolo: «E tu che cosa hai comprato?». Il ragazzo accese
la candela con un fiammifero e la luce di quell'unica fiamma si diffuse per la stanza e la riempì.
Tutti sorrisero.
Il vecchio padre fu felice dei regalo dei figlio più piccolo. Gli diede tutti i suoi averi, perché aveva
capito che quel ragazzo era abbastanza intelligente per farne buon uso ed avere cura dei suoi fratelli.

CANTO BRASILIANO
Dio solo può dare la fede;
tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la speranza;
tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.
Dio solo può dare l’amore;
tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare.
Dio solo può dare la pace;
tu, però, puoi seminare l’unione.
Dio solo può dare la forza;
tu, però, puoi dare sostegno ad uno scoraggiato.
Dio solo è la via;
tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce;
tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la vita;
tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile;
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso;
egli, però, preferisce contare su di te.
Un giorno, quando ero una matricola al liceo, vidi un ragazzino della mia classe che tornava a casa
da scuola. Il suo nome era Kyle. Mi pareva portasse a casa tutti i suoi libri. Pensai tra me e me:
"Perché mai porta casa tutti suoi libri il venerdì? Deve essere veramente un secchione!". Io avevo il
fine-settimana già organizzato (feste ed una partita di calcio con i miei amici l'indomani) e così
alzai le spalle e continuai per la mia strada.
Mentre camminavo, vidi un gruppo di ragazzi dirigersi verso di lui. Gli buttarono tutti i libri per
terra e lo fecero inciampare così da farlo cadere nel fango. I suoi occhiali volarono sull'erba del
prato, lontani da lui. Lo guardai e vidi una terribile tristezza nei suoi occhi.
Mi commossi, e così andai verso di lui mentre strisciava per cercare i suoi occhiali. Vidi una
lacrima nei suoi occhi. Mentre gli porgevo i suoi occhiali, gli dissi: "Quei ragazzi sono degli
imbecilli!" Mi guardò e rispose sottovoce: "Grazie". Il suo viso si illuminò di un sorriso che
mostrava vera gratitudine.
L'aiutai a raccogliere i suoi libri, e gli chiesi dove viveva. Seppi così che viveva vicino a me, ed
allora gli chiesi perché non ci fossimo mai visti prima. Rispose che era andato in una scuola privata
prima di allora.
Parlammo per tutto il viaggio di ritorno a casa, ed io portai i suoi libri. Scoprii così che era un
ragazzo scherzoso e simpatico. Gli chiesi se voleva venire alla partita di calcio sabato con me ed i
miei amici. Rispose di sì. Così trascorremmo insieme il fine-settimana, e più conoscevo Kyle, più
piaceva a me ed ai miei amici.
La mattina del lunedì seguente rincontrai Kyle con l'enorme pila di libri, lo fermai e gli dissi:
"Ragazzo, ti farai davvero dei muscoli se vai avanti di questo passo!"
Lui rise e gli presi dalle mani la metà dei libri.
Nei quattro anni, successivi io e Kyle diventammo grandi amici.
Quando iniziammo a pensare all'università sapevamo che le nostre strade si sarebbero divise, ma la
lontananza non ci avrebbe mai separato.
Kyle era il migliore della classe ed io l'ho sempre stuzzicato dicendogli che era un secchione.
Doveva preparare il discorso per il diploma. Ero contento di non dover essere io ad alzarmi e a
parlare davanti a tutti. Il giorno del diploma, vidi Kyle.
Era un ragazzo alto e ben messo, e stava davvero bene con i suoi occhiali. Lui aveva più
appuntamenti di me con le ragazze, e questo qualche volta mi rendeva geloso. In questa occasione
molte ragazze lo corteggiavano. Si notava che era nervoso, e così gli diedi una pacca sulla schiena e
gli dissi "Ehi, sei grande". Mi guardò con uno di quei suoi sguardi pieni di gratitudine e
sorrise dicendomi: "Grazie".
Alla fine si schiarì la voce, e cominciando il suo discorso, disse: "Il diploma è un momento per
ringraziare quelli che ti hanno aiutato negli anni difficili. I tuoi genitori, i tuoi insegnanti, i tuoi
fratelli, forse un allenatore, ma soprattutto i tuoi amici. Sono qui per dire che dare la propria
amicizia a qualcuno è il dono più grande che si possa donare. Voglio raccontarvi una storia".
Io guardavo il mio amico incredulo mentre raccontava la storia del nostro primo incontro. Aveva
progettato di uccidersi quel fine-settimana.
Raccontò di come aveva pulito il suo armadietto in modo di evitare questo a sua madre, e così si
portò tutta la sua roba a casa. Mi guardava intensamente e mi fece un sorriso.
"Sono stata salvato. Il mio amico mi ha salvato da una tragedia."
Sentii la folla sorpresa: davanti a loro c'era un ragazzo bello e popolare che diceva a tutti del suo
momento di più grande debolezza.
Ho visto sua madre e suo padre guardarmi e sorridermi dello quello stesso sorriso carico di
gratitudine.
Solo in quel momento ne compresi la profondità .
Non sottovalutare mai l'importanza delle tue azioni. Con un piccolo gesto puoi cambiare la vita di
una persona in meglio o in peggio. Dio ci mette tutti nella vita di tutti per dare un impatto e portare
un cambiamento.
Tacere
Tacere nell’offesa
è saper conservare le proprie forze.
Tacere nella preghiera
è l’estasi della preghiera:
quando si ama molto
non lo si sa esprimere.
Tacere nella sofferenza
è adorazione,
abbandono cieco di se stessi all’Amore.
Tacere nel lavoro
è abitare anticipatamente nei cieli,
perché l’unica occupazione dei beati
è di amare in silenzio.
Tacere di se stessi
è sapersi dimenticare.
Tacere nelle contraddizioni
è umiltà.
Tacere con se stessi
è vivere in Dio,
nella solitudine infinita in cui egli abita.

I DUE BOSCAIOLI
Due boscaioli lavoravano nella stessa foresta ad abbattere alberi. I tronchi erano imponenti, solidi e
tenaci. I due boscaioli usavano le loro asce con identica bravura, ma con una diversa tecnica: il
primo colpiva il suo albero con incredibile costanza, un colpo dietro l’altro, senza fermarsi se non
per riprendere fiato e per rari secondi.
Il secondo boscaiolo faceva una discreta sosta ogni ora di lavoro.
Al tramonto, il primo boscaiolo era a metà del suo albero. Aveva sudato sangue e lacrime e non
avrebbe resistito cinque minuti di più. Il secondo era incredibilmente al termine del suo tronco.
Avevano cominciato insieme e i due alberi erano uguali!
Il primo boscaiolo non credeva a i suoi occhi: «Non ci capisco niente! Come hai fatto ad andare così
veloce se ti fermavi tutte le ore?». L’altro sorrise: «Hai visto che mi fermavo ogni ora, ma quello
che non hai visto è che approfittavo della sosta per affilare la mia ascia».

Il pacco di dolci
Lasciatemi raccontare una storia vissuta da una amica in un aeroporto, che mi fu raccontata da una
missionaria.
Aveva preso con sé nella borsa per il viaggio un pacco di dolci. Seduta nella sala d’attesa, aveva
cominciato a leggere il giornale, quando d’un tratto l’uomo seduto di fronte, cominciò a prendere un
dolce dalla scatola sul tavolo. La signora, contrariata, pensò che quell’uomo non aveva alcun
pudore. Interiormente era furiosa, ma si rimise a leggere il giornale e prese un dolce. L’uomo tornò
all’attacco prendendo un secondo dolce e poi un terzo… “Avrebbe potuto almeno chiedermi il
permesso!” pensò tra sé e si sbrigò a prendere un altro dolce. Alla fine non rimaneva che un solo
dolce. Osservò con un occhio discreto da sopra il giornale, per vedere che cosa avrebbe fatto
l’uomo. Lui prese il dolce, lo spezzò in due e ne mangiò una metà, rimettendo l’altra nella scatola e
spingendola in direzione della signora.
Era veramente troppo! La signora si alzò dal tavolo arrabbiata e disillusa. Nell’aereo continuò a
pensare a quella scena che aveva vissuto, scotendo la testa, quando improvvisamente, aprendo la
borsa, si accorse che c’era il “suo” pacco di dolci…
L’uomo di fronte a lei, aveva condiviso gentilmente con lei un pacco di dolci che apparteneva a lui!
IL TEMPO
Per scoprire il valore di un anno,
chiedilo a uno studente che e' stato bocciato all'esame finale.
Per scoprire il valore di un mese,
chiedilo a una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto.
Per scoprire il valore di una settimana,
chiedilo all'editore di una rivista settimanale.
Per scoprire il valore di un'ora,
chiedila agli innamorati che stanno aspettando di vedersi.
Per scoprire il valore di un minuto,
chiedilo a qualcuno che ha appena perso il treno, il bus o l'aereo.
Per scoprire il valore di un secondo,
chiedilo a qualcuno che è sopravvissuto a un incidente.
Per scoprire il valore di un millisecondo,
chiedilo ad un atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento.
Il tempo non aspetta nessuno.
Raccogli ogni momento che ti rimane, perchè ha un grande valore.
Condividilo con una persona speciale, e diventerà ancora più importante.

Nel Giorno della Memoria dell'Olocausto:


Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetelele ai vostri figli.
(Primo Levi "Se questo è un uomo")

Una piccola preghiera per XXXXXXXX:


O Dio dei vivi e dei viventi,
è in Te la sorgente della vita,
e solo alla tua luce vediamo la luce.
In questa luce e in quella vita
hai chiamato XXXXXXXX,
perché viva nella tua pace e nella tua serenità.
Noi siamo felici per lei,
un po' meno per noi.
Ci è rimasto un vuoto, un'assenza
che è impossibile da colmare,
se tu non vieni in nostro aiuto.
Quella luce che ora investe XXXXXXXX,
sia la luce che ci guidi ogni giorno perché
anche se abbattuti possiamo rialzarci.
Quella vita a cui hai chiamato XXXXXXXX
sia la forza e la speranza che ci sostengano in ogni momento
di questo cammino della vita
fino a quando non arriveremo a Te
e ci riabbracceremo
e tutti insieme potremo giocare.
LA VITA PER EREDITA'
Non piangete per me, perché io ho dato,
le mie mani hanno stretto mani amiche
per lasciare una terra migliore di quella che ho trovato.
Non piangete per me, non piangete per me,
perché ho amato e sono stata amata
da genitori, da sorelle e fratelli
e da tutti gli altri che ho amato;
perché non ho mai conosciuto estranei, solo amici.
Perciò non piangete per me.
Quando sentirai l'aria del mare sul tuo volto
io sarò lì;
quando il tuo cuore correrà più veloce di un aggraziato delfino
io sarò lì;
quando riuscirai a sfiorare il cuore di chi ti è vicino
come io adesso sfioro il volto di Dio
io sarò lì.
Non dovete piangere per me,
non me ne sono andata.

Tormentando il manico della borsetta, una donna diceva: "So che mio marito sa essere tenero e
affettuoso. Con il cane si comporta così".

Signore, fa di me una lampada. Brucerò me stesso, ma darò luce agli altri.

Settembre, tempo di osare


Ultimi scampoli d'estate. Si ammainano gli ombrelloni sulle spiagge, mentre in montagna si vanno
diradando gli escursionisti sui sentieri. Settembre, andiamo: è tempo di rientrare. Per milioni di
italiani le ferie 2002 entrano nell'album dei ricordi. Si torna ai ritmi consueti, i più con la pelle
abbronzata e il fisico ritemprato. Con quali sentimenti nel cuore?
C'è chi - orfano di giornate in cui ha dato sfogo a sogni e passioni con l'unico obiettivo di
trasgredire le regole della "vita normale" - vive il controesodo come l'inabissarsi in un tunnel grigio
dal quale riemergerà solo tra una dozzina di mesi, quando di nuovo prenderà il volo per evadere dal
"logorio della vita moderna". Ci sono coloro i quali considerano il lavoro la vita: per costoro la
vacanza non è altro che una parentesi nel ritmo ordinario, necessaria per ricaricare il turbo e
rituffarsi nell'arena di tutti i giorni.
Preferiamo pensare che i nostri lettori siano tra quanti durante le ferie hanno sperimentato la
dolcezza dell'ozio consapevole, la gioia del tempo vissuto come regalo, un'occasione propizia per
godersi, in pace, senza l'assedio dell'orologio, tante cose che durante l'anno abitualmente ci sono
negate: siano esse la passeggiata romantica lungo il mare, la partita a pallone con gli amici,
un'allegra tavolata o una silenziosa contemplazione delle stelle nella notte d'agosto. Ebbene: per
quanti hanno assaporato di nuovo la bellezza e l'autenticità delle relazioni (con se stessi, con Dio,
con la fidanzata, il marito, gli amici, la natura.), la sfida sta nel non archiviare tutto come se fosse
un'eccezione alla regola. Le cose che contano non sono optional di cui ci si possa privare a cuor
leggero. E se in vacanza ci siamo accorti di quanti momenti belli, di quante cose nobili abitualmente
ci priviamo sapendo che sono tali, beh. forse è tempo di far marcia indietro.
Ha scritto Abraham Joshua Heschel in un libro ("Il sabato") che è un classico sul tempo: "La gente
conosce il tempo dal punto di vista professionale, ma non lo conosce intimamente. Dobbiamo
decidere se accogliere un giorno come una sposa o come un servo; come una regina o come una
strega".
Sappiamo tutti che quando l'orologio sociale ricomincia a scandire i suoi colpi il pericolo è di
trattare il tempo come "servo", in chiave esclusivamente utilitaristica. Così come siamo
perfettamente consci che quando l'agenda torna a riempirsi di appuntamenti, gli spazi del gratuito
tendono a restringersi, lo stress rifà irrimediabilmente capolino e tutto diventa più complicato.
Maestro in umanità, Giovanni Paolo II, domenica scorsa all'Angelus ha mostrato di ben conoscere
le insidie del momento: "Il ritorno alla vita ordinaria non è sempre facile, anzi, può talvolta
comportare alcune difficoltà di riadattamento agli impegni quotidiani. È però nella "ferialità" che
siamo chiamati a conseguire la maturità della vita spirituale che consiste proprio "nel vivere in
modo straordinario le cose ordinarie".
L'invito è a osare: se in vacanza ci è stata data la possibilità - almeno per qualche ora - di assaporare
la "dimensione contemplativa della vita", è questo il momento di provare a travasarla nel
quotidiano. Operazione ardua, inutile nasconderlo. Ma guai a non provarci.
(di Gerolamo Fazzini)

Le decisioni impetuose e audaci in un primo momento riempiono di entusiasmo, ma sono poi


difficili da eseguire e disastrose nei risultati.
(Livio)

La castità sembra essere uno dei problemi che assillano maggiormente i giovani.
L’ho detto in più occasioni e lo ribadisco: ma perché non parliamo con la stessa enfasi e con lo
stesso interesse di come ci riesce difficile “amare il nostro nemico” o “perdonare”?
È incredibile, dovunque... all'università, dove lavoro, tra i miei amici, tutti appena sanno che sono
credente mi chiedono se ho fatto o meno l'amore prima del matrimonio... CHE PALLE!!!
Certo che leggendo anche il vostro interesse per l'argomento, mi sembra di essere un marziano...
sembra che l'elemento più importante, il fondamento della nostra fede sia la morale sessuale.
sembra che il problema più grande nelle coppie di credenti sia fare o meno l'amore prima del
matrimonio con la mia ragazza, sinceramente, ho problemi molto più grandi e la sessualità è solo un
fiocchetto di neve sulla punta di un iceberg.
Personalmente la vedo come la chiesa, ma basta parlarne... è come essere davanti ad un tramonto, il
più bello della storia e non riuscire a goderselo perchè c'è una zanzara che ronza... e, quando ci
chiedono di raccontare quello che abbiamo visto raccontiamo della zanzara dimenticandoci del
sole...

La provvidenza
Ricordati, o Padre, che sono tua creatura,
ricordati che tu mi hai suscitato alla vita.
Io non ero
e tu mi hai pensato;
e tu mi hai chiamato dal nulla
e mi hai fatto questo dono di rispondere:
io sono.
Tu hai guidato con segreta provvidenza
la via della mia esistenza.
Tu hai disposto le tappe del mio cammino.
Da lontano mi hai chiamato
perché io ti rispondessi vicino.
Ed ecco sono, creatura delle tue mani,
argilla deforme e immagine del tuo volto.
Ricomponi in me le tue sembianze,
o Signore,
non giudicarmi se io le ho obliate.
Io sono fragile nelle tue mani potenti,
la mia infermità è indice del tuo dominio,
ma le tue mani sono pietose,
sono pietose anche quando ci opprimono,
le tue mani sorreggono e sostengono,
le tue mani puniscono e vivificano.
Io abbandonerò ad esse la mia vita,
il dono che tu mi hai fatto, io ti confiderò;
dove niente si perde, perderò l’essere mio,
in te, o Padre, mio principio e mia fine.
(Paolo VI)

Se piace a te, sia come a te piace.


Signore,
dà quello che vuoi
e quanto vuoi e quando vuoi:
tu sai quello che è meglio.
Agisci con me come tu sai:
ponimi dove tu vuoi
e trattami in tutta libertà.
Eccomi pronto a tutto, tuo servo.
Desidero vivere non per me, ma per te.
Dammi, sopra ogni cosa desiderata,
di pacificare in te il mio cuore.
Tu, pace del cuore:
fuori di te ogni cosa è dura e inquieta.
In Te e in questa pace riposerò.
Amen.
(da: Imitazione di Cristo)

Restare con te.


Signore Gesù,
sul far della sera ti preghiamo di restare.
Ti rivolgeremo questa preghiera,
spontanea ed appassionata,
infinite altre volte nella sera del nostro smarrimento,
del nostro dolore e del nostro immenso desiderio di te.
Tu sei sempre con noi.
Siamo noi, invece, che non sempre sappiamo diventare
la tua presenza accanto ai nostri fratelli.
Per questo, Signore Gesù, ora ti chiediamo di aiutarci
a restare sempre con te,
ad aderire alla tua persona
con tutto l'ardore del nostro cuore,
ad assumerci con gioia la missione che tu ci affidi:
continuare la tua presenza,
essere Vangelo della tua risurrezione.
(Carlo Maria card. Martini)

La malattia più grave


Un giorno, a un luminare della medicina venne chiesto quale fosse la più grave malattia del secolo.
I presenti si aspettavano che dicesse il cancro o l'infarto.
Grande fu lo stupore generale quando lo scienziato rispose: "L'indifferenza!"
Tutti allora si guardarono negli occhi e ognuno si accorse di essere gravemente ammalato.
Infine gli domandarono quale ne fosse la cura.
E lo scienziato disse: "Accorgersene!"

L'amore può guarire


Ho letto sul giornale che un bambino, a Brasilia, è stato brutalmente picchiato dai genitori. Per
questo motivo ha perso la capacità di muoversi e di parlare.
Ricoverato in ospedale, è stato curato da una infermiera che ogni giorno gli diceva: "Io ti amo".
Anche se i medici garantivano che non poteva udirla e che i suoi sforzi erano inutili, l'infermiera
continuava a ripetergli: "Io ti amo, non dimenticarlo". Tre settimane dopo, il bambino aveva
riacquistato la capacità motoria. Quattro settimane dopo, tornava a parlare e a sorridere.
L'infermiera non ha mai rilasciato interviste e il giornale non pubblicava il suo nome, ma qui ne
rimane l'annotazione, affinché non dimentichiamo mai che l'amore guarisce.
(Paulo Coelho)

Dammi la mano
Guidami, luce amabile,
tra l’oscurità che mi avvolge.
Guidami innanzi, oscura è la notte,
lontano sono da casa.
Dove mi condurrai?
Non te lo chiedo, o Signore!
So che la tua potenza
m’ha conservato al sicuro
da tanto tempo,
e so che ora mi condurrai ancora,
sia pure attraverso rocce e precipizi,
sia pure attraverso montagne e deserti
sino a quando sarà finita la notte.
Non è sempre stato così:
non ho sempre pregato
perché tu mi guidassi!
Ho amato scegliere da me il sentiero,
ma ora tu guidami!
(John Henry Newman)

CHI IMPARA A PREGARE IMPARA A VIVERE


Credo che la preghiera non è tutto,
ma che tutto deve cominciare dalla preghiera:
perchè l'intelligenza umana è troppo corta
e la volontà dell'uomo è troppo debole;
perchè l'uomo senza Dio
non dà mai il meglio di se stesso
Credo che Gesù Cristo dandoci il Padre Nostro,
ci ha voluto insegnare che la preghiera è amore.
Credo che la preghiera non ha bisogno di parole,
perchè l'amore non ha bisogno di parole.
Credo che si può pregare
tacendo, soffrendo, lavorando,
ma il silenzio è preghiera solo se si ama,
la sofferenza è preghiera solo se si ama,
il lavoro è preghiera solo se si ama.
Credo che non sapremo mai
se la nostra è preghiera o non lo è.
Ma esiste un criterio infallibile per capire se è preghiera:
se cresciamo nell'amore
se cresciamo nel distacco del male,
se cresciamo nella fedeltà alla volontà di Dio.
Credo che impara a pregare
solo chi impara a tacere davanti a Dio.
Credo che impara a pregare
solo chi resiste al silenzio di Dio.
Credo che tutti i giorni dobbiamo chiedere al Signore
il dono della preghiera: perchè chi impara a pregare, impara a vivere.

APRI SIGNORE I NOSTRI OCCHI


Apri i nostri occhi, Signore,
perché possiamo vedere te nei nostri fratelli e sorelle.
Apri le nostre orecchie, Signore,
perché possiamo udire le invocazioni
di chi ha fame, freddo, paura, e di chi è oppresso.
Apri il nostro cuore, Signore,
perché impariamo ad amarci gli uni gli altri come tu ci ami.
Donaci di nuovo il tuo Spirito, Signore,
perché diventiamo un cuor solo ed un'anima sola,
nel tuo nome. Amen.
(Madre Teresa)

Rimpiangevo il passato
e temevo il futuro.
Ad un tratto il Signore ha parlato:
Il mio nome è "Io sono".
Si è fermato. Io ho atteso. Lui ha continuato:
"E' duro vivere nel passato,
con le sue colpe e i suoi rimpianti.
Io non sono lì. Il mio nome non è: Io ero.
E' duro vivere nel futuro,
con i suoi problemi e le sue paure.
Io non sono lì. Il mio nome non è: Io sarò.
E' facile, invece, vivere nel presente.
Io sono lì. Il mio nome è: Io sono”

LE QUATTRO CANDELE
Le quattro candele, bruciano, si consumano lentamente.
Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro
conversazione...
La prima diceva:
"Io sono la pace,
ma gli uomini non riescono a mantenermi: penso proprio che non mi resti
altro da fare che spegnermi!"
Così fu, e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.
La seconda diceva:
"Io sono la fede,
purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere di me, e per
questo motivo non ha senso che io resti accesa."
Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la
spense.
Triste triste, la terza candela, a sua volt disse:
"Io sono l'amore,
non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi
considerano e non comprendono la mia importanza.
Essi odiano perfino coloro che più li amano, i loro familiari."
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.
Inaspettatamente...
un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente.
Impaurito per la semioscurità disse:
"Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!".
E così dicendo scoppiò in lacrime. Allora la quarta candela impietositasi
disse:
"Non temere,
non piangere:
finché io sarò accesa,
potremo sempre riaccendere
le altre tre candele:
io sono la speranza".
Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della
speranza e riaccese tutte le altre.
Che non si spenga mai la speranza dentro il nostro cuore...
...e che ciascuno di noi possa essere lo strumento, come quel bimbo, capace
in ogni momento di riaccendere con la sua Speranza la Fede, la Pace e
l'Amore!!!

La preghiera del pagliaccio


Signore, sono un fallito, però ti amo,
ti amo terribilmente, pazzamente,
che è poi l'unica maniera che ho di amare
perché sono solo un pagliaccio.
Sono tanti anni che sto nelle tue mani,
presto verrà il giorno in cui volerò da Te.
La mia bisaccia è vuota,
i miei fiori appassiti e scoloriti,
solo il mio cuore intatto.
Mi spaventa la mia povertà
però mi consola la tua tenerezza.
Sono davanti a Te come una brocca rotta,
però con la mia stessa creta
puoi farne un'altra come ti piace.
Signore, cosa ti dirò
quando mi chiederai il conto?
Ti dirò che la mia vita umanamente
è stata un fallimento,
che ho volato molto in basso.
Signore,
accetta l'offerta di questa sera!
La mia vita, come un flauto,
è piena di buchi;
ma prendila nelle tue mani divine.
Che la tua musica passi attraverso di me
e sollevi i miei fratelli, gli uomini,
che sia per loro ritmo e melodia,
che accompagni il loro camminare,
allegria semplice
dei loro passi stanchi.

Ho pensato a te, Maria


Ho pensato a te, Maria,
e la mia solitudine si è fatta meno pesante.
Ho pensato alla tua vita in quegli anni,
quando sembrava che tutti
ti avessero dimenticata.Anche tuo Figlio.
Sembrava che lui il mondo
lo stesse salvando da solo.
Invece tu eri presente ad ogni istante.
Eri presente nel suo cuore
quando parlava e quando taceva.
Quando pregava e quando agiva.
Quando ammaestrava e quando guariva...
Ho pensato a te, Maria.
E ho scoperto che una madre
non è mai tanto «sulla breccia»,
come quando si crede inutile.
Perché la sua missione esteriore finisce.
E comincia quella della presenza
silenziosa, discreta.
Che sa sparire per anni.
E ricomparire al momento in cui
tutti gli altri abbandonano... tradiscono.
Una presenza tanto più viva,
in quanto non chiede nulla per sé.
Né tempo, né attenzioni.
E neppure il ricordo.
Oggi ho pensato a te, Maria.
E ho capito il valore
di questa mia vita,
fatta di attese, di discrezione,
di apparente dimenticanza.
Una vita fatta solo d’amore.
(Annie Cagiati)

IL RICCO E IL POVERO
Tempo fa, in un villaggio, scoppiò un incendio. Un ricco e un povero, fino a quel giorno buoni
vicini di casa, persero tutti loro averi.
Il povero rimase nella pace, il ricco invece cadde in una cupa disperazione.
"Moishele", disse allora il ricco, "come è possibile che tu sia così tranquillo quando tutto ciò che
avevamo è bruciato nell'incendio?"
"A me è rimasto il mio Dio", rispose il povero, "il tuo è bruciato con la casa".
(Storielle di rabbini mendicanti e malandrini) (Daniel Lifschitz)

Invito alla Santità


L’uomo è irragionevole, egocentrico:
non importa, amalo!
Se fai il bene ti attribuiranno secondi fini egoistici:
non importa, fa’ il bene!
Se realizzi i tuoi obiettivi troverai falsi amici e veri nemici:
non importa, realizzali!
Il bene che fai verrà domani dimenticato:
non importa, fa’ il bene!
L’onestà e la sincerità ti rendono in qualche modo vulnerabile:
non importa, sii sempre e comunque franco e onesto!
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo:
non importa, costruisci!
Se aiuti la gente, se ne risentirà:
non importa, aiutala!
Dai al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci:
non importa, continua!
(Madre Teresa di Calcutta)

Servo dei servi


Se dovessi scegliere
una reliquia della tua Passione,
prenderei proprio quel catino
colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede
cingermi dell'asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere
i nemici dagli amici,
e lavare i piedi del vagabondo,
dell'ateo, del drogato,
del carcerato, dell'omicida,
di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio
finche tutti abbiano capito nel mio
il tuo amore.
(Madeleine Delbrel)

DUE GOCCE INSIEME


Attraverso la finestra della mia camera osservavo ammirato la violenza del temporale. Le gocce
della pioggia battevano sui vetri. Ciascuna per proprio conto, pur vicinissima all’altra, accennava a
correre scivolando sul vetro; ma, dopo pochi centimetri, assottigliata, esausta, si arrestava.
Cercavo fra di me un accorgimento che le aiutasse a proseguire la corsa, e continuavo a guardare,
partecipando, per così dire, alla fatica delle loro corse separate. Mi ritrovai a tenerne d’occhio una
singola per vedere come se la sarebbe cavata. Dopo un attimo, sul vetro, un’altra goccia si
accompagnò alla prima, ed insieme completarono, veloci, la corsa.
Anche il cristiano nel suo cammino può avanzare solamente in comunione con gli altri, secondo la
promessa di Gesù di esser là dove due o tre sono uniti nel suo nome. E dove è Lui, tutto, anche ciò
che a noi appare impossibile, diventa possibile e agevole.

Donami, Signore, la pazienza


Signore,
per la centesima volta, vengo a chiederti
la grazia della pazienza.
Ma anche per questa, dovrò aspettare...
Sarei così contento che la pazienza,
come tutto il resto,
venisse dall’oggi al domani...
Signore, vorrei ritrovare un po’
il senso della natura e il senso dei suoi ritmi.
Accettare che le messi abbiano bisogno del sole.
Accettare che gli uomini abbiano bisogno di sonno.
Accettare che le risposte abbiano bisogno di riflessione
e di quiete.
.....Accettare, senza recriminare
i ritardi voluti dalla natura delle cose.
Accettare infine, Signore,
di vivere secondo la tua volontà,
e non secondo la mia.
Signore,
fa’ che ami questo scorrere noioso e fecondo
dei giorni e delle stagioni,
questo maturare continuo dei frutti e delle parole...
Concedimi di saper attendere
che venga la pazienza.
(Lucien Jerphagnon)

IL DENARO
può comprare una casa ma non un focolare;
può comprare un letto ma non il sonno;
può comprare un orologio ma non il tempo;
può comprare un libro ma non la conoscenza;
può comprare una posizione ma non il rispetto;
può pagare il dottore ma non la salute;
può comprare l'anima ma non la vita;
può comprare il sesso ma non l'amore.

MAESTRO DI SPERANZA
Signore, abbiamo allenato i nostri occhi
a leggere i segnali che indicano ciò che accadrà,
come il contadino che vedendo, il germoglio del fico,
sa dell'imminente primavera;
abbiamo affinato i nostri strumenti per prevedere e programmare;
ma ogni giorno ci ritroviamo stupiti di fronte al male e al dolore:
non lo avevamo previsto, né programmato,
ci sentiamo sconfitti.
Ci siamo dimenticati che il tuo annuncio di libertà
risuona per chi sperimenta l'amaro sapore della schiavitù.
Gesù, maestro di speranza,
insegnaci a ritrovare nella negatività dell'esperienza quotidiana
i segni del compimento della salvezza che tu ci hai donato.

RAGGI DELL'AMORE DI DIO


Aiutami a diffondere dovunque il tuo profumo, o Gesù.
Dovunque io vada.
Inonda la mia anima del tuo Spirito e della tua vita.
Diventa padrone del mio essere in modo così completo
che tutta la mia vita sia una irradiazione della tua.
Perché ogni anima che avvicino,
possa sentire la tua presenza dentro di me.
Perché guardandomi non veda me, ma te in me.
Resta con me.
Così splenderò del tuo stesso splendore
e potrò essere luce per gli altri.
(Madre Teresa)

Sovrabbondò...
Non guardare il tuo negativo,
se non credendo all'amore misericordioso.
Non vedere la tua debolezza,
se non come dimora della potenza di Dio.
Non avvertire l'altezza dell'ostacolo,
se non come segnale dell'altezza del volo.
Non sottolineare la rovinosa caduta,
se non per intensificare l'esercizio dei muscoli predisposti per rialzarti.
Non rammaricarti dell'abisso della tua caduta,
se non per gioire della profondità abissale del cielo spalancato per te.
Non guardare la gravità della tua colpa,
se non per ringraziare del dono dell'innocenza.
Non esaminare la tua miseria,
se non per esaltare la Misericordia.
Non ricordare l'abbiezione sofferta,
se non per godere degli onori che Dio-Padre ti fa al tuo ritorno a casa.
Non ricordare il senso dello sconforto,
se non per aumentare la gioia di figlio di Dio.
Non dolerti della sconfitta,
se non per gioire della fortuna di poter sempre ricominciare.
Non osservare l'abisso della valle di lacrime,
se non per bearti della vetta che la sovrasta.
Non fermarti al vuoto in cui ti senti smarrire,
se non per stupirti della pienezza del mare.
Non sottolineare la tua nuvola nera,
se non per rallegrarti dei giochi di luce che essa ti offre.
Non guardare dove abbondò il peccato,
se non per cantare che proprio là sovrabbondò la grazia.

A mani vuote
Ai tempi di re Erode, la notte in cui nacque Gesù, gli angeli portarono la buona notizia ai pastori.
C’era un pastore poverissimo, tanto povero che non aveva nulla.
Quando i suoi amici decisero di andare alla grotta portando qualche dono, invitarono anche lui.
Ma lui disse: “Io non posso venire: sono a mani vuote, che posso dare?”
Ma gli altri tanto dissero e fecero, che lo convinsero.
Così arrivarono dove era il bambino, con sua madre e Giuseppe.
Maria aveva tra le braccia il bambino e sorrideva
vedendo la generosità di chi offriva cacio, lana o qualche frutto.
Scorse il pastore che non aveva nulla e gli fece cenno di avvicinarsi.
Lui si fece avanti imbarazzato.
Maria, per avere libere le mani e ricevere i doni dei pastori,
depose dolcemente il bambino tra le braccia del pastore che era a mani vuote.
Il Signore che nasce possa colmare tutta la nostra vita
per farci portatori di un Dono sempre nuovo,
il più bello di tutti.

Sii come la fonte che trabocca,


e non come la cisterna che racchiude
sempre la stessa acqua

Caro Bambino Gesù,


ora che di nuovo nasci bambino sulla terra, ti voglio avvisare:
non nascere nella cristiana Europa: potresti finire solo solo davanti alla Tv, a mangiare pop corn e
merendine e saresti educato ad essere competitivo, un uomo di potere e di successo;
tu che sei l'Agnello mite del servizio, non nascere nel cristiano Nord America: si sta così bene che ti
verrebbe spontaneo credere di essere superiore agli altri bambini, e poi impareresti che il tempo è
denaro, che tutto può essere ridotto a business, anche la natura, che ogni uomo “ha un prezzo” e che
tutti possono essere comprati e corrotti;
tu che sei il Principe della Pace, evita l’Africa: ti capiterebbe di nascere con l'aids e di morire di
diarrea, ancora neonato, oppure di finire profugo in un Paese non tuo, per scappare a delle nuove
stragi degli innocenti;
tu che sei il Signore della Vita, evita l’America Latina: finiresti bambino di strada oppure potresti
essere sfruttato per tagliar canna da zucchero o raccogliere caffè e cacao, senza mai poter mangiare
una sola tavoletta di cioccolato;
tu che sei il Signore del creato, evita anche l’Asia: potresti essere messo a lavorare per quattordici
ore al giorno, a confezionare tappeti o scarpe, palloni e giocattoli, e tu andresti scalzo e giocheresti a
calcio con palloni di carta o pezza;
tu che sei il Re delle genti... soprattutto non nascere ... di nuovo in Palestina: là non si capiscono
più: dovresti prendere un fucile, oppure una pietra in mano e saresti anche tu portato ad odiare i tuoi
fratelli ... di stesso Padre: gli ebrei, i musulmani e i cristiani, tu che sei stato inviato dal Padre per
darci il suo Amore Misericordioso.
Caro Bambino, a pensarci bene, devi proprio rinascere in tutti questi posti, ma non nei cuori dei
bambini, dei piccoli e deboli, là ci sei già, ma nel cuore dei grandi, dei grandi e dei potenti, perché
come hai fatto tu stesso, rinascano anch’essi: piccoli, innocenti e finalmente ... deboli e...bisognosi
di te.

Il padre guardava il suo bambino che cercava di spostare un vaso di fiori molto pesante. Il piccolino
si sforzava, sbuffava, brontolava, ma non riusciva a smuovere il vaso di un millimetro.
"Hai usato proprio tutte le tue forze?", gli chiese il padre.
"Sì", rispose il bambino.
"No", ribatté il padre, "perché non mi hai chiesto di aiutarti".

Qualche tempo fa quando un gelato costava molto meno di oggi, un bambino di dieci anni entrò in
un bar e si sedette al tavolino. Una cameriera gli portò un bicchiere d'acqua.
"Quanto costa un cono super?" chiese il bambino. "Mille e duecento lire" rispose la cameriera. Il
bambino prese delle monete dalla tasca e cominciò a contarle.
"Bene, quanto costa un cono semplice?" In quel momento c'erano altre persone che aspettavano e la
ragazza cominciava un po' a perdere la pazienza. "Mille lire!" gli rispose la ragazza in maniera
brusca.
Il bambino contò le monete ancora una volta e disse: "Allora mi porti un cono semplice!". La
cameriera gli portò il gelato e il conto. Il bambino finì il suo gelato, pagò il conto alla cassa e uscì.
Quando la cameriera tornò al tavolo per pulirlo cominciò a piangere perché lì, ad un angolo del
piatto, c'erano duecento lire di mancia per lei.
Il bambino non chiese il cono super per riservare la mancia alla cameriera.

Canto brasiliano
Dio solo può dare la fede,
tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la speranza,
tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.
Dio solo può dare l'amore,
tu, però, puoi insegnare all'altro ad amare.
Dio solo può dare la pace,
tu, però, puoi seminare l'unione.
Dio solo può dare la forza,
tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.
Dio solo è la via,
tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce,
tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la vita,
tu, però, puoi far rinascere negli altri
il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile,
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso,
egli, però, preferisce contare su di te.

La sapienza eterna di Dio ha previsto fin dal principio la croce che Egli ti invia dal profondo del suo
cuore come un dono prezioso. Prima di inviartela, egli l'ha contemplata con i suoi occhi onniscienti,
l'ha meditata nel suo divino intelletto, l'ha esaminata alla luce della sua sapiente giustizia, e le ha
dato calore stringendola tra le sue braccia amorose; poi l'ha soppesata con ambo le mani se mai non
fosse d'un millimetro troppo grande o di un milligrammo troppo greve...
Poi l'ha benedetta nel suo nome santissimo, l'ha cosparsa col balsamo della sua grazia e col profumo
del suo conforto.. Poi ha guardato ancora a te, al tuo coraggio...
Perciò la croce viene a te dal Cielo, come un saluto del Signore, come un'elemosina del suo
misericordioso amore."
(S. Francesco di Sales)
Sono nato nudo, dice Dio, perchè tu
sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero perchè tu possa
considerarmi l'unica ricchezza.
Sono nato in una stalla perchè tu
impari a santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio ,perchè
tu non abbia mai paura di me.
Sono nato per amore perchè tu
non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte perchè tu creda
che posso illuminare qualsiasi realtà.
Sono nato poersona, dice Dio, perchè
tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.
Sono nato perseguitato perchè tu
sappia accettare tutte le difficoltà.
Sono nato nella semplicità
perchè tu smetta di essere complicato.
Sono nato nella tua vita, dice Dio,
per portare tutti alla casa del Padre.
(Lambert Noben)

Guidami, luce amabile,


tra l'oscurità che mi avvolge.
Guidami innanzi,
oscura è la notte,
lontano sono da casa.
Dove mi condurrai?
Non te lo chiedo,
o Signore!
So che la tua potenza
m'ha conservato al sicuro
da tanto tempo,
e so che ora mi condurrai ancora,
sia pure attraverso rocce e precipizi,
sia pure attraverso montagne e deserti
sino a quando sarà finita la notte.
Non è sempre stato così:
non ho sempre pregato
perché tu mi guidassi!
Ho amato scegliere da me il sentiero,
ma ora tu guidami!
(JOHN HENRY NEWMAN)

In questo brano del Vangelo di Matteo vediamo l'adempiersi della profezia di Geremia: "Susciterò a
Davide un germoglio giusto - dice il Signore". Giuseppe, figlio di Davide, riceve l'annuncio di
questa futura nascita, che anche Isaia aveva annunciato proclamando: "Ecco, la vergine concepirà e
partorirà un figlio".
Insieme però vediamo che l'adempimento di questa realtà, già preparata da lungo tempo, non si
attua senza un dramma personale, e molto doloroso.
Giuseppe credette di dover rinunciare a Maria, di dover rinunciare al matrimonio con lei, che era la
gioia della sua vita, ed era preparato al sacrificio che gli pareva la volontà del Signore. I grandi doni
di Dio sono abitualmente preceduti da grandi pene: Dio deve allargare le nostre anime per poterle
riempire del suo dono, che è troppo grande per noi.
E Giuseppe fu preparato così alla grazia che era non soltanto per lui, ma per tutto il mondo, per tutto
il popolo: essere chiamato a fare da padre al Salvatore del mondo, a Gesù, che salverà il popolo dai
suoi peccati. E anche a vivere nella gioia profonda e nella castità perfetta una unione spirituale,
intima, con Maria.
Possiamo ammirare la forza d'animo di Giuseppe. Egli, essendo giusto, decise di rinunciare a Maria
ma senza fare uno scandalo e accettò il sacrificio così nel silenzio. Questo è, certo, indice di una
grande forza d'animo. Però ciò che è ancora più bello, dopo, è la sua docilità alla parola del Signore.
Quando noi dobbiamo fare un sacrificio, spesso la nostra mente si irrigidisce, il nostro cuore si
chiude, ci facciamo duri e non vogliamo più sentire niente. Invece Giuseppe, pronto al sacrificio,
deciso a rimanere aperto alla parola di Dio, non era per niente chiuso in se stesso. L'Angelo del
Signore, venendo, trova un'anima aperta, alla quale può rivelare le grandi promesse di Dio, dandogli
certamente la gioia più grande della sua vita.
Chiediamo al Signore la grazia di essere allo stesso tempo forti nelle prove della vita e aperti ai
disegni di Dio, che sono sempre più belli di ciò che noi pensiamo. Siamo certi che quando Dio
sembra chiedere una cosa dura, prepara grazie grandi.
(Albert Vanhoye)

Noi viviamo di attese, Signore,


attese futili,
attese inutili,
attese illusorie
che si trasformano in delusioni,
delusioni che si trasformano in amarezze,
che ci trasformano in persone acide e vuote.
Vuote,
perché cerchiamo altrove la nostra felicità.
Fuori da noi,
lontano da Te.
Senza di Te
i dubbi sono tanti e le incertezze infinite.
Vieni, Signore Gesù, noi Ti attendiamo.
Vieni e scuotici da questo torpore che ci avvolge.
Vieni e cambia la nostra esistenza,
trasforma la nostra vita,
muta la nostra pigrizia in entusiasmo di vivere,
la nostra illusione in speranza
in un'umanità migliore e un mondo più giusto,
la nostra rassegnazione
in pazienza attiva e operosa.
Aiutaci a sperare oltre ogni speranza,
donaci la forza di vincere il male con il bene,
confermaci nei propositi buoni
sostienici nelle difficoltà di ogni giorno.
Ti affidiamo le nostre difficoltà,
le nostre responsabità, le nostre ansie,
non per liberarcene, ma per avere la forza da Te,
che sei la risposta alle nostre attese,
l'interrogativo alle nostre false certezze,
l'uomo Dio che ci fa andare sempre oltre,
sempre più lontano, sempre più in alto,
che ci fa essere sempre più.
Per questo vieni Signore Gesù.
Vieni perché quando arrivi,
uomini e donne sono trasformati
in persone nuove,
persone nuove nel guardare,
nel giudicare,
nell'operare.

Se non ci fermiamo
a cogliere luce
nel sorriso dei bambini,
se non ci fermiamo
a cogliere il cielo
nelle lacrime di chi non ha voce,
se non ci fermiamo
a cogliere il silenzio
di chi non sa pregare-
non parliamo di Natale.
Se non ci muova pietà
per chi piange solo
per chi muore innocente,
non pensiamo ai regali.
Natale sarebbe uno scherno
se non accendiamo una luce
nel segreto dell'anima
per cercare ancora
un cammino di fede,
dove la purezza dei piccoli
ci colmi di speranza
facendoci nuovi nella mano di Gesù.
(Aminah Corsini)

E ancora vieni in mezzo a noi.


Ancora nasci in mezzo all'umanità.
Il tuo Natale è un farci capire
che non sei stanco di questa gente,
di questi uomini, di questo popolo.
Ancora nasci in mezzo all'umanità.
Non sei stanco di noi,
mentre noi già siamo stanchi di tutto.
Non ci abbandoni,
quando noi preferiamo lasciar tutto e fuggire.
Ti fermi a parlare e fai parlare di Te,
quando noi preferiamo l'omertà del silenzio.
Sei presente, per supplire le nostre assenze,
sei disponibile per annullare le nostre scuse,
sei attivo per smascherare le nostre
giustificazioni.
E ancora nasci in questa umanità.
Non possiamo essere Te, piccolo bambino
del presepe,
abbiamo paura della tua nudità, sentiamo freddo,
abbiamo paura del tuo coraggio di nascere sempre,
siamo vigliacchi.
Ma pur non potendo essere Te
vorremmo essere i pastori
che pieni di stupore e senza indugio
vengono a trovarti,
o i magi che mai stanchi e indomiti
Ti cercano, nei buio e nella luce,
ma siamo noi...
stanchi di rinascere, paurosi di essere nudi,
pigri nel correre verso di Te,
incapaci di cercare, superficiali di ogni stupore,
e Tu rinasci in questa umanità.
Donaci il coraggio di accoglierti
bambino, straniero, diverso;
infondici la forza di vedere oltre,
dacci la possibilità di fare del bene.
Liberaci dalle catene dell'egoismo e
dell'indifferenza,
donaci il coraggio dell’essenziale
facci accogliere ogni uomo, come se accogliessimo Te.
Facci credere nell'incredibile,
Vedere l'invisibile,
fare l'impossibile.
(don Francesco De Luca)

E scommetto la mia vita,


fino in fondo giocherò,
dono tutti i miei giorni,
con amore li darò,
e il cammino sarà dolce,
anche il peso più leggero,
e dove c'è l'inverno,
scoppierà la primavera...
Se non offro la mia vita al mondo che gioia io avrò;
se non dono la mia vita agli altri, che pace in me verrà?
E tu sai la noia che accompagna una vita buca e amara:
a sé ti attira e ti fa sbandare,
reagisci "TU PUOI" vai via!
Ho in me un dono grande, immenso, che non posso soffocare;
questo solo mi può realizzare: "SONO FATTO PER AMARE"!

Non aver paura di amare e di lasciarti amare.


Non avere timore di perderti nell’oceano della felicità.
Non temere le onde del mare della vita.
Non fuggire il vento impetuoso dell’amore.
Non chiedere un amore grande.
Chiedi che tu sia grande nell’amore.
Abbraccia il tuo amore,
chiudi i tuoi occhi,
lanciati verso di lui
e insieme arriverete all’infinito
perché esso esploderà in voi,
in un turbine di passione e furore,
e ti riempirà e vi riempirà
l’uno dell’altro.
C’è nel cuore dell’uomo il desiderio dell’infinito,
una voglia immensa e sconfinata di amore,
un bisogno illimitato di affetto e di dare affetto.
Questo desiderio,
questo bisogno,
questa voglia
sia la tua vita.
Ama e la tua vita avrà un senso,
non aver paura di lui
e sarai radioso.
(padre Francesco De Luca)

Fa', o Signore,
che non perda mai il senso del sorprendente.
Concedimi il dono dello stupore!
Donami occhi rispettosi del tuo creato,
occhi attenti, occhi riconoscenti.
Signore, insegnami a fermarmi:
l'anima vive di pause;
insegnami a tacere:
solo nel silenzio si può capire
ciò che è stato concepito in silenzio.
Tutto è tempio!
Tutto è altare!
Rendimi, Signore, disponibile alle sorprese:
comprenderò la liturgia pura del sole,
la liturgia mite del fiore;
sentirò che c'è un filo conduttore
in tutte le cose... e salirà
il voltaggio dell'anima.
Amen
(Michel Quoist)

Credo che la preghiera non è tutto,


ma che tutto deve cominciare dalla preghiera:
perché l'intelligenza umana è troppo corta
e la volontà dell'uomo è troppo debole;
perché l'uomo senza Dio
non dà mai il meglio di se stesso.
Credo che la preghiera non ha bisogno di parole,
perché l'amore non ha bisogno di parole.
Credo che si può pregare
tacendo, soffrendo, lavorando,
ma il silenzio è preghiera solo se si ama,
la sofferenza è preghiera solo se si ama,
il lavoro è preghiera solo se si ama.
Credo che non sapremo mai
se la nostra è preghiera o non lo è.
Ma esiste un criterio infallibile per capire se è preghiera:
se cresciamo nell'amore
se cresciamo nel distacco del male,
se cresciamo nella fedeltà alla volontà di Dio.
Credo che impara a pregare
solo chi impara a tacere davanti a Dio.
Credo che impara a pregare
solo chi resiste al silenzio di Dio.
Credo che tutti i giorni dobbiamo chiedere al Signore
il dono della preghiera: perché chi impara a pregare, impara a vivere.

O Dio nostro Creatore,


Tu hai cura paterna di tutti
e hai voluto che gli uomini
formassero una sola famiglia,
si trattassero tra loro come fratelli,
e dividessero nella giustizia i beni della terra.
Oggi viviamo in un mondo
dove gli uomini dipendono
sempre più gli uni dagli altri.
Donaci la forza del Tuo Spirito
perché non ci chiudiamo in noi stessi,
ma sentiamo viva la responsabilità sociale
e la esercitiamo attivamente.
Rendici aperti e sensibili alle necessità altrui,
pronti a sacrificare qualcosa di nostro
per collaborare all'edificazione
di una società più giusta
nella quale l'uomo sia sempre più uomo.
L'amore che Cristo Tuo Figlio ha avuto per l'uomo
sia l'esempio e la sorgente del nostro impegno.

Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso
maestro di spirito. «Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile».
Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da
bere che aveva sul tavolo, dicendo: «Queste sono le tue sofferenze». Tutta l'acqua del bicchiere
s'intorpidì e s'insudiciò. Il maestro la buttò via.
Il maestro prese un'altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all'uomo, poi si
affacciò alla finestra e la buttò nel mare. La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase
esattamente com'era prima. «Vedi?» spiegò il maestro. «La cenere rappresenta i tuoi problemi, le
tue incertezze, le tue paure. Ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d'acqua o il mare».

Epifania, manifestazione del Messia


Verso la grotta di Betlemme,
guidati dalla stella cometa apparsa nel lontano cielo,
sono diretti i sapienti del tempo
per incontrare il Messia atteso dalle genti.
Lungo è il cammino che porta a Gesù Bambino,
un cammino che i santi Re Magi
ricoprono in tempi stretti
per non disperdersi in altri pensieri.
Giungono, per vie misteriose, alla Grotta del Signore
e depongono ai piedi del Salvatore,
oro, incenso e mirra, simboli del divino.
E' l'atto di sottomissione della scienza
alla fonte della vera ed unica sapienza.
Ripartono da quel luogo benedetto
carichi di meriti e di propositi di bene,
per ritornare ai paesi di origine
e narrare in termini nuovi
la buona notizia
della nascita del Redentore.
O Gesù, che nella tua manifestazione
ai popoli e alla cultura di altra provenienza
ti sei fatto fratello a tali sapienti d'Oriente
che furono spinti dal profondo desiderio di incontrarti
aiutaci a capire da quale parte è la verità
e dove è la luce che guida i nostri passi
verso nuove ed autentiche conquiste per l'umanità.
Illumina quanti operano nel campo
della ricerca e della sperimentazione
perché alla scuola dei Re Magi
possano anch'essi accostarsi al mistero dell'uomo
con grande rispetto e venerazione.
Tu che sei l'onnisciente e l'onnipotente
fa che questa umanità, pervasa dalla presunzione
di volare sempre più in alto per sentirsi grande,
possa recuperare il valore dell'umiltà,
quello che aiuta a sognare e a costruire il domani
ri-partendo da Te che sei l'unica e certa verità.
Amen

NATALE
Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti.
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è ancora chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce tra due ladri?
(Salvatore Quasimodo)

Paga il prezzo giusto


Nuxivan aveva riunito i suoi amici per una cena e stavano cucinando un succulento pezzo di carne.
Tutt'a un tratto, si accorse che era finito il sale.
Nixivan chiamò suo figlio: "Vai in paese e compra il sale. Ma pagalo un prezzo giusto: né di più né
di meno". Il figlio ne fu sorpreso: "Capisco che non devo pagarlo più caro, padre. Ma, se potrò
mercanteggiare un po' sul prezzo, perché non risparmiare qualche soldo?". "In una grande città,
sarebbe consigliabile. Ma, in un posto piccolo come il nostro, ne patirà tutto il paese".
Quando gli invitati, che avevano assistito alla conversazione, gli domandarono perché non si
dovesse comprare il sale a meno prezzo, Nixivan rispose: "Se qualcuno vende il sale a minor
prezzo, lo sta certo facendo perché ha bisogno disperatamente di denaro. Se qualcuno approfitta di
questa situazione, dimostra mancanza di rispetto per il sudore e per la lotta di un uomo che ha
lavorato per produrre qualcosa".
"Ma questo è ben poco perché un paese venga distrutto". "Anche al principio del mondo
l'ingiustizia era piccola. Ma ciascuno di coloro che vennero in seguito finì per aggiungervi qualcosa,
sempre pensando che non aveva granché importanza, e vedete fin dove siamo arrivati".
(Paulo Coelho)

LA STORIA
La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da raccontare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto o dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può cambiare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
La difficoltà nello spiegare "perché sono cattolico" consiste nel fatto che vi sono diecimila ragioni,
tutte riconducibili ad un'unica ragione: che il cattolicesimo è vero
(G.K. Chesterton)

La Chiamata
Ascolta! Il Signore ti chiama!
Il tuo cuore sussulta.
Il Signore ti chiama.
Ascolti la Sua voce ma non capisci il senso.
Puoi tu così fragile e debole fare quello che Lui ti dice?
Lui ti chiama.
Vuole usare te per portare la salvezza all'umanità.
Vuole la tua fragilità per manifestare la Sua potenza.
Vuole il tuo cuore per manifestare il Suo amore.
Vuole il tuo "si" per manifestare la Sua presenza.
Ascolta! Lui ti conosce, sa i tuoi limiti,
li conosce più di te e sa che sono più di quanto tu sai.
Ma Lui è Dio e fa cose grandi con mezzi piccoli, insignificanti.
Lui manifesta la Sua onnipotenza nella debolezza.
Se tu sai di essere debole, Lui ti può usare.
Con Dio noi faremo cose grandi.
Ascolta, non dire di no! Lui aspetta il tuo si! Non aspettare
di essere perfetto, non attendere mille certezze, non ragionare a lungo. Fidati di Lui.
Dai la tua vita, la tua debolezza, il tuo cuore, la tua mente, la tua libertà e tutto nella
tua vita sarà benedizione.
Ciò che Dio assume, perché tu gliene dai il permesso,
diventa strumento di salvezza.
Dì sì! Molti fratelli disperati aspettano te,
perché aspettano Lui.
E Lui si vuole servire di te per salvare loro.
Dì sì! Il mondo è troppo buio, senza Dio.
Lui è la luce del mondo e vuole attraverso te
illuminare ogni uomo.
(Don Salvatore Tumino, dal libro Amare è)

Credo che gli amici siano angeli silenziosi che ci aiutano a rimetterci in piedi quando le nostre ali
non si ricordano più come si fa a volare.

Abbiamo partecipato
alla mensa della tua Parola,
abbiamo ascoltato il tuo messaggio.
La tua Parola ci aiuti a proseguire
sulle strade della vita.
Sia realmente luce e lampada ai nostri passi,
perché il nostro cammino sia coerente
e senza fermate o cadute.
Acqua che ci disseta,
per accettare ciò che siamo,
senza desiderare ciò che non abbiamo.
Spada che taglia il bene e il male,
per conservare l'uno e distruggere l'altro.
Grano che porti frutto,
perché ogni nostra azione
sia un gesto d'amore.

Signore,
noi siamo i soliti fessi. Quelli che "al dunque" non si tirano mai indietro.
Quelli che non sanno mai trovare la scusa per dire "non sono potuto venire".
Quelli che dicono "ormai ci siamo impegnati, non possiamo più tirarci indietro"
Quelli che si ritrovano "sempre gli stessi" a lavorare, a sgobbare.
Quelli che devono inghiottire bocconi perché gli altri, oltre a non lavorare, ti prendono anche in
giro.
Signore…è duro.
Siamo sempre in tanti ad avere idee, a progettare, a programmare. Ma poi, a lavorare, chi scappa di
qua, chi fugge di la, chi non può, chi non si ricorda…
E noi siamo i "soliti fessi". Ci arrabbiamo, diciamo che questa è l’ultima volta…che non ci
cascheremo più.
Ma sappiamo che non è vero…noi non siamo soli. Ci sei Tu.
Tu non hai mai tagliato la corda. Aiutaci a stare in tua compagnia. Anche Tu ci sei sempre.
(T.Lasconi)

Non ho ragioni di sentirmi sola.


In qualunque circostanza
posso fare affidamento sulla vicinanza di Dio.
Tutti dovremmo, gli uni gli altri,
richiamarci a questa sua presenza e alla sua grazia,
darcene vicendevolmente sicurezza.
Forse proprio in questo momento, con giusta ragione,
posso lasciarmi confortare dalle benedizioni di Dio:
egli è accanto a me e mi predispone un buon cammino.
Mi ama senza condizioni, non mi abbandona.
Mi inonda col dono della sua pace.

Vieni Spirito Santo,


vieni e dona forza,
contro le avversità della vita
tra il frastuono e il caos di tutti i giorni,
il coraggio di saper rischiare in un mondo
pronto solo a calcolare i guadagni e i profitti;
vieni e illuminaci
perché possiamo vedere meglio la strada da percorrere,
vedere meglio gli altri e vivere nella luce.
Vieni e donaci
l’inquietudine che vince l’agitazione,
la verità che vince l’ipocrisia
e che ci toglie ogni maschera di meschinità
o di comodo compromesso;
vieni e donaci
la semplicità che vince la superficialità,
la libertà che vince ogni condizionamento,
ogni schiavitù, ogni schema, ogni rigidismo;
vieni e donaci
la prudenza che vince la faciloneria,
l’amore che vince l’indifferenza.
Vieni e donaci
il gusto vero della vita
in modo che ci apra agli altri
in un continuo dare senza riserve
perché tutti ti riconoscano
come il Signore della vita.

IN UN MOMENTO DI ONESTÁ
Signore,
quando credo che il mio cuore sia straripante di amore
e mi accorgo, in un momento di onestà,
di amare me stesso nella persona amata,
liberami da me stesso.
Signore,
quando credo di aver dato tutto quello che ho da dare
e mi accorgo, in un momento di onestà,
che sono io a ricevere,
liberami da me stesso.
Signore,
quando mi sono convinto di essere povero
e mi accorgo, in un momento di onestà,
di essere ricco di orgoglio e di invidia,
liberami da me stesso.
E, Signore,
quando il regno dei cieli si confonde falsamente
con i regni di questo mondo,
fa' che io trovi felicità e conforto solo in te.
(Madre Teresa)

Ti voglio regalare la formula della santità. Eccola: Primo: allegria. Ciò che ti turba e ti toglie la pace
non viene da Dio. Secondo: i tuoi doveri di studio e di pietà. Attenzione a scuola, impegno nello
studio, impegno nella preghiera. Tutto questo non farlo per ambizione, ma per amore del Signore.
Terzo: far del bene agli altri. Aiuta i tuoi compagni sempre, anche se ti costa sacrificio. La santità è
tutta qui.
(don Giovanni Bosco)

La pace.
LA PACE VERRA'
Se tu credi che un sorriso è più forte di un'arma,
Se tu credi alla forza di una mano tesa,
Se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li divide,
Se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo,
Se tu sai scegliere tra la speranza o il timore,
Se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l'altro, allora...
LA PACE VERRA'
Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore,
Se tu sai gioire della gioia del tuo vicino,
Se l'ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu,
Se per te lo straniero che incontri è un fratello,
Se tu sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
Se tu sai accettare che un altro, ti renda un servizio,
Se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore, allora...
LA PACE VERRA'
Se tu credi che il perdono ha più valore della vendetta,
Se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria,
Se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza,
Se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo,
Se tu credi che la pace è possibile, allora...
LA PACE VERRA'
(Charles de Foucauld)

Né un soldo Né un uomo
La mattina presto abbiamo l'abitudine, qui nell'ospedale di Emergency a Kabul, di dare una occhiata
ai titoli dei quotidiani su Internet. Dalla prima riga dell'editoriale del Corriere del 2 febbraio vengo a
sapere di essere un Signor Né- Né, neologismo coniato dal Signor Francesco Merlo nel commentare
la dichiarazione di Armando Cossutta di non essere «né con Saddam né con la guerra».
Così, additato come Signor Né-Né, ho cercato di capire meglio chi sono e come la penso leggendo
il resto dell'articolo. Dopo poche righe ho scoperto - e mi ha sorpreso - di essere una «scoria del
pacifismo», una «serpe», anzi un «lupo», di più, una astuta «volpe». Mancavano il dobermann, il
grizzly e lo squalo bianco, ma mi sono preoccupato lo stesso, specie dopo aver saputo, qualche riga
più sotto, di essere uno che «solletica il "me ne frego" irresponsabile, il qualunquismo».
Perbacco, mi sono detto, o qualcosa di simile. Se ha ragione il Signor Merlo sono davvero in una
brutta situazione. Così ho deciso di verificare se la penso davvero come il Signor Né-Né.
«Né con lo Stato né con le Br»: no, qui il signor Merlo si sbaglia. Da sempre odio il terrorismo,
sono stato contro le Br e per lo Stato. Lo sarei ancora oggi, in un momento in cui mi sembra che lo
Stato italiano e le sue istituzioni siano orientati in direzioni che non apprezzo.
Rincuorato dal non essere almeno quel tipo di Signor Né-Né, ho continuato la lettura.
«Né con la Resistenza né col fascismo»: anche qui - ma come è possibile? - il Signor Merlo si
sbaglia. Io sono sempre stato antifascista e ho un grande rispetto, e anche una grande passione, per
lo spirito della Resistenza che ha portato, tra l'altro, ad elaborare la Costituzione del mio Paese.
E sono talmente attaccato a quei valori e alla Costituzione, che mi ha indignato il vedere che vari
governi italiani – di centrosinistra e di centrodestra - hanno in passato deciso di portare il mio Paese
in guerra votando contro la nostra Costituzione, che sento anche mia.
«Né con Hitler né con gli ebrei»: come va giù pesante, Signor Merlo. Io sono nato dopo la Seconda
guerra mondiale, non ho ricordi diretti ma ho ascoltato storie, letto libri, visitato luoghi. Mi è
capitato di piangere sui luoghi dell'Olocausto - tra le tragedie più grandi nella storia dell'uomo -
come mi è successo anni dopo visitando Ground Zero, e in altri luoghi a Lei sconosciuti. Non sono
mai stato dalla parte di Hitler - in questo concordo - ma sto, per motivi che le sarebbero
incomprensibili, dalla parte delle vittime. Dalla parte degli ebrei e di tutti gli altri massacrati con
loro dalla follia nazista. Per le stesse ragioni sto dalla parte delle vittime del terrorismo. E della
guerra, Signor Merlo, che è la più diffusa forma moderna di terrorismo.
E' scandalizzato, Signor Merlo, da questa affermazione? Provi lei a trovare parola più adatta che
«terrorismo» per descrivere una «attività umana» - quale è la guerra - che uccide e mutila e ferisce e
annichilisce esseri umani, il novanta per cento dei quali civili innocenti.
Guerra a Saddam, l'anno scorso c'erano i Talebani e Osama, qualche altro «mostro» è già in
fabbricazione. Avanti, alle armi, bombardiamo tutti, per i prossimi cinquant'anni. Ogni volta, alla
fine di una delle guerre contro i «mostri»... il mostro è ancora lì. Mentre almeno il novanta per cento
delle vittime delle guerre sono civili. Povera gente, che si vede innaffiata di bombe perché il suo
Presidente, di solito, è un dittatore in disgrazia che ha litigato con gli alleati di prima.
«Effetti collaterali» vengono chiamate, non so se anche lei abbia usato quel termine. Spero di no.
Perché sono certo, Signor Merlo, che lei si indignerebbe, e soffrirebbe anche molto, nel sentire
liquidare la morte di suoi familiari sotto un bombardamento come «effetto collaterale».
Novanta per cento di vittime civili: è un dato statistico, Signor Merlo, come lei ben sa. Di tutte le
guerre nell'ultimo mezzo secolo.
Ero quasi sicuro, a questo punto, di non avere alcuna delle caratteristiche del Signor Né-Né, e
invece mi è arrivata la mazzata: «Né un soldo né un uomo». Ebbene, lo ammetto pubblicamente, su
questo punto sono un Signor Né-Né. Credo infatti che l'Italia non dovrebbe fornire né un soldo né
un uomo a nessuna guerra. Anzi credo che il Parlamento italiano dovrebbe condannare la guerra -
non dovrebbe essere difficile, la Costituzione la «ripudia» - e starne rigorosamente fuori.
Mi piacerebbe, glielo confesso Signor Merlo, che qualche membro del Parlamento presentasse una
mozione proprio come l'ha suggerita lei: «né un soldo né un uomo» per la guerra. Ci aggiungerei
solo «e neppure una base aerea né un permesso di sorvolo». Vorrei l'Italia fuori dalla guerra, vorrei
vedere etica e umanità, e senso di giustizia, nella classe politica italiana. Vorrei l'Italia fuori dalla
barbarie.
Forse vale la pena di parlare della barbarie, Signor Merlo.
Nel 1996 Madeleine Albright, allora Ambasciatore Usa all'Onu prima di diventare Segretario di
Stato, fu intervistata dalla televisione americana Cbs sull'embargo all'Iraq. «Abbiamo sentito che
mezzo milione di bambini sono morti in conseguenza all'embargo. Ne valeva la pena, era
necessario?» chiede l'intervistatore.
Risponde la Albright: «Penso che questa sia una scelta molto dura, ma la posta in gioco... we think
the price is worth it ». Pensiamo che per quella posta ne sia valsa la pena.
La barbarie, appunto. Vede, Signor Merlo, io credo che un cervello umano normale, di fronte alla
domanda «valeva la pena di ammazzare mezzo milione di bambini?» non possa rispondere «Sì».
Se invece qualcuno lo fa, come ha fatto la Signora Albright, se risponde «Sì, ne è valsa la pena», io
le assicuro, Signor Merlo, di non aver più bisogno di inventarmi mostri esotici con i quali
guerreggiare: il mostro è già lì davanti ai miei occhi.
E' stato talmente disumano quel progetto di distruzione dell'infanzia irachena che due responsabili
dell'Onu si sono dimessi «per non essere complici di un genocidio». Cinquecentomila bambini sono
stati uccisi in Iraq tra il 1991 e il 1998 a causa dell'embargo, come confermano rapporti dell'Onu,
documenti accessibili a tutti.
A proposito, di questo ha mai scritto nei suoi editoriali, Signor Merlo?
O crede anche lei che ne sia valsa la pena? In ogni caso, avendo confessato di essere un Né-Né,
almeno su una questione, mi è venuta anche qualche curiosità. Perché vede, Signor Merlo, i suoi
Né-Né sembrano un pugno di fanatici furbastri, che hanno optato per «il modo peggiore, il più
ipocrita di stare con Saddam».
Anzitutto mi piacerebbe sapere quanti italiani sono dei Né-Né. Quanti di noi sono contrari alla
guerra all'Iraq, a quanti di noi fa schifo la prospettiva di un nuovo massacro per il petrolio, senza
perciò essere sostenitori di Saddam Hussein? Perché non ce lo dice, Signor Merlo? Lei ha accesso
alle fonti, lei è l'informazione. A me, che sono semplicemente un chirurgo, risulta che ben oltre i
due terzi degli italiani sono contrari alla guerra. A lei? Questo almeno potrebbe farcelo sapere, ci
sarebbe utile, sapere quanti siamo.
Invece no. Lei preferisce il dileggio, l'insulto; e la retorica: «E' vero infatti che noi occidentali
sappiamo che il pacifismo assoluto è un'utopia infantile, perché la storia delle relazioni
internazionali è fatta di guerre, e le paci vanno difese con le armi perché rappresentano la guerra in
riposo». Ma lei, Signor Merlo, è sicuro di poter spendere concetti di questo calibro a nome di «noi
occidentali»? «Liberiamoci, dunque, del signor Né-Né. Per una volta, smascheriamolo "prima"».
Ecco: smascheriamolo, andiamo a vedere il pericoloso filoterrorista nemico della sicurezza
mondiale che si cela sotto le sembianze di Rosy Bindi.
Il che, nel codice di un certo giornalismo, significa di solito via libera all'insulto, alla menzogna,
alla calunnia preventiva: smascheriamolo «prima».
Mi spiace, Signor Merlo, è troppo tardi.
Già dal 15 febbraio, lei si accorgerà - ma in fondo lei lo sa già, è che non le va di scriverlo, o a
qualcuno non va che lei lo scriva – di quanti Né-Né ci sono in Italia e in Europa.
Sa, Signor Merlo, ho l'impressione che il partito della guerra del petrolio - quello di Bush junior
della Harken e di Bush papà del Carlyle Group (dove stanno anche un po' di parenti stretti di
Osama), quello di Dick Cheney della Halliburton, di Condoleezza della Chevron, di Rumsfeld
della Occidental, il vertice della «grande democrazia americana» tanto per capirci - non passi un
gran momento. Forse nemmeno gli amici «dell'amico George» sono messi molto meglio.
Vorrebbero portare l'Italia in guerra, un'altra volta, e la gente non ne vuol sapere. Imbavagliano
l'informazione in modo da renderla indistinguibile dalla propaganda – ne sa qualcosa, Signor
Merlo? - oppure la gente non li ascolta. Rendono i telegiornali molto simili al Carosello di buona
memoria, eppure le persone continuano a pensare, a riflettere, a porsi domande.
Arrivano al punto di predire la distruzione di Firenze in diretta tv, e un milione di persone sfila
pacificamente e solidarizza coi cittadini, tutti insieme contro la guerra.
Che cosa sta succedendo, Signor Merlo, i Né-Né sono sfuggiti di mano, hanno opinioni diverse da
quelle degli «opinionisti»? A un attento editorialista come Lei suggerirei di stare a vedere cosa
succederà in Italia, Signor Merlo, se il Governo proporrà di entrare in guerra violando la
Costituzione e se il Parlamento lo deciderà, votando contro l'opinione dell'ottanta per cento dei
cittadini italiani. Ho come la sensazione che non filerà via liscia, che i cittadini si siano stancati di
fare da telespettatori, che i padroni delle testate debbano rassegnarsi a non essere anche padroni
delle teste...
(Gino Strada)

Il significato della vita


Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito:
"Ci sono domande?".
Uno studente gli chiese:
"Professore, qual è il significato della vita?".
Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise.
Il professore guardò a lungo lo studente,
chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria.
Comprese che lo era. "Le risponderò" gli disse.
Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni,
ne tirò fuori uno specchietto rotondo,
non più grande di una moneta.
Poi disse: "Ero bambino durante la guerra.
Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi.
Ne conservai il frammento più grande.
Eccolo.
Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità
di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai:
buche profonde, crepacci, ripostigli.
Conservai il piccolo specchio.
Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino,
ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita.
Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza.
Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità,
la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza
nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno.
Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto.
In questo per me sta il significato della vita".
(Bruno Ferrero)

O Signore, hai bussato alla porta della mia vita,


visitandomi con la sofferenza.
Mi ha trapiantato in un altro mondo: il mondo dei malati.
Un’esperienza amara, Signore, una realtà dura da accettare.
Eppure ti ringrazio, perché mi hai fatto toccare con mano
la fragilità e la precarietà della mia vita;
hai infranto il cristallo dei miei sogni, e mi hai liberato da tante illusioni…
Ora vedo la vita - così bella e fragile – con occhi diversi:
quello che ho e che sono non mi appartengono.
Tutto dipende da te!
Hai umiliato il mio stupido orgoglio.
Solo ora ho infatti compreso che cosa vuol dire dipendere,
aver bisogno di tutto e di tutti, e non poter fare nulla da solo.
Ho esitato ad accettare ciò che intuivo e temevo.
Ho provato la paura, la solitudine, l’angoscia, la disperazione,
ma anche l’affetto, l’amicizia, la dedizione e l’amore di persone care.
Anche se mi è difficile, Signore, molto difficile,
ti dico: sia fatta la tua volontà!
Non ho nulla da offrirti,
tranne le sofferenze di questa mia carne
che indegnamente unisco a quelle di tuo Figlio Gesù Cristo,
e la tristezza di questi giorni amari.
Benedici coloro che mi curano e mi assistono.
E tutti coloro che dividono con me
questo duro pane della sofferenza.
E se vuoi, dona la guarigione a me e agli altri.
Ti ringrazio, Signore.

Nel prato di un giardino pubblico, con il tiepido sole della primavera,


in mezzo all'erba tenera,
erano spuntate le foglie dentellate e robuste dei Denti di Leone.
Uno di questi esibì un magnifico fiore giallo, innocente,
dorato e sereno come un tramonto di Maggio.
Dopo un po' di tempo il fiore divenne un "soffione":
una sfera, leggera, ricamata dalle coroncine di piumette attaccate ai semini
che se ne stavano stretti stretti al centro del soffione.
E quanti progetti facevano i piccoli semi!
"Dove andremo a germogliare?"
"Chissà?".
"Solo il vento lo sa".
Un mattino il soffione fu afferrato dalle dita invisibili e forti del vento.
I semi partirono attaccati al loro piccolo paracadute e volarono via.
"Addio...addio", si salutavano i piccoli semi.
Mentre la maggioranza atterrava nella buona terra degli orti e dei prati,
uno, il più piccolo di tutti,
fece un volo molto breve e finì
in una screpolatura del cemento di un marciapiede.
C'era un pizzico di polvere depositato dal vento e dalla pioggia,
così meschino in confronto alla buona terra grassa del prato!
"Ma è tutta mia!", si disse il semino.
Senza pensarci due volte,
si rannicchiò ben bene e cominciò subito a lavorare di radici.
Davanti alla screpolatura nel cemento
c'era una panchina sbilenca e scarabocchiata.
Proprio su quella panchina si sedeva spesso un giovane.
Era un giovane dall'aria tormentata e lo sguardo inquieto.
Nubi nere gli pesavano sul cuore e le sue mani erano strette a pugno.
Quando vide le due foglioline dentate verde tenero
che si aprivano la strada nel cemento.
Rise amaramente:
"non ce la farai! Sei come me!",
e con un piede le calpestò.
Ma il giorno dopo vide che le foglioline si erano rialzate
ed erano diventate quattro.
Da quel momento non riuscì più a distogliere gli occhi
dalla testarda coraggiosa pianticella.
Dopo qualche giorno spuntò il fiore,
giallo brillante,come un grido di felicità.
Per la prima volta dopo tanto tempo il giovane avvilito
sentì che il risentimento e l'amarezza che gli pesavano sul cuore cominciavano a sciogliersi.
Rialzò la testa e respirò a pieni polmoni.
Diede un gran pugno sullo schienale della panchina e gridò:
"Ma certo! Ce la posso fare!".
Aveva voglia di piangere e di ridere.
Sfiorò con le dita la testolina gialla del fiore.
Le piante sentono l'amore e la bontà degli esseri umani.
Per il piccolo e coraggioso Dente di Leone
la carezza del giovane fu la cosa più bella della sua vita.
Non chiedere al Vento perché ti ha portato dove sei.
Anche se sei soffocato dal cemento, lavora di radici e vivi!
Tu sei un messaggio.

Il valore della perdita


Vaghiamo nel mondo in cerca dei nostri sogni e dei nostri ideali.
Spesso poniamo in luoghi inaccessibili tutto quello che è a portata di mano.
Quando scopriamo l'errore, sentiamo di aver perduto tempo cercando lontano ciò che avevamo
vicino.
Allora ci colpevolizziamo per i passi falsi, per la ricerca inutile, per il dispiacere che abbiamo
causato.
Non è proprio così: anche se il tesoro è sepolto nella tua casa, tu lo scoprirai solo quando te ne
allontanerai.
Se Pietro non avesse provato il dolore della negazione, non sarebbe stato scelto come capo della
Chiesa.
Se il figliol prodigo non avesse abbandonato tutto, non sarebbe mai stato accolto con gioia da suo
padre.
Ci sono determinate cose nella nostra vita nelle quali figura un sigillo che dice:
"Capirai il mio valore solo quando mi perderai - e mi recupererai".
Non serve tentare di abbreviare questo cammino.
(Paulo Coelho)
Il medico scosse il capo deluso. Il suo paziente non dava segni di miglioramento. Da dieci giorni
ormai, l'anziano non reagiva più alle cure. Si era abbandonato sul letto di ospedale e sembrava non
avesse più voglia di lottare per la vita.
Stanco e rassegnato, il giorno dopo, il medico che lo visitava scosse nuovamente il capo...ma per la
sorpresa! Tutti i valori dell'anziano erano tornati a posto. Il vecchietto stava seduto, appoggiato ai
cuscini e aveva ripreso colore.
“Ma che cosa le è successo? - chiese il medico - solo ieri disperavamo per la sua vita. E adesso tutto
funziona a meraviglia! Si può sapere che cosa le è capitato?"
Il vecchietto sorrise. Annuì a lungo e disse: “Hai ragione... qualcosa è capitato, ieri. Ieri è venuto a
trovarmi il mio nipotino e mi ha detto: - Nonno, nonno, devi tornare subito a casa: la mia bicicletta
si è rotta! -"

DIMENTICARMI
Signore,
si, vorrei la gioia,
e la vorrei con tutte le mie forze,
ma per ora non ti so offrire
che lacrime e lacrime.
Tu però, Signore,
che sei nell'anima mia,
sai quel che voglio,
e con quanta intensità lo voglio.
Chiudo gli occhi e il cuore
a tutto ciò che passa e muta.
Aiutami tu a dimenticare.
Dimenticare, dimenticarmi, dimenticata.
Gesù, intendo oggi iniziare
una vita particolarmente nascosta in te,
una vita veramente nuova,
che intendo logorare nella perseveranza
del dovere quotidiano
sino all'eroicità,
malgrado l'oscillare della natura
e delle circostanze.
Signore, se a te piace e se lo vuoi,
dammi la gioia del soffrire per tuo amore;
ma se è nei tuoi disegni questa povertà,
sono felice così.
(SUOR MARIA TERESA DELL'EUCARESTIA)

Andiamo fino a Betlemme,


come i pastori.
L'importante è muoversi.
E se invece di un Dio glorioso,
ci imbattiamo nella fragilità
di un bambino,
non ci venga il dubbio di aver
sbagliato il percorso.
Il volto spaurito degli oppressi,
la solitudine degli infelici,
l'amarezza di tutti gli
uomini della Terra,
sono il luogo dove Egli continua
a vivere in clandestinità.
A noi il compito di cercarlo.
Mettiamoci in cammino senza paura.
(don Tonino Bello)

Quaresima.
Tra le sabbie del mio deserto,
sotto il sole infuocato del mio tempo,
cerco un pozzo che abbia acqua pulita,
capace di togliere la sete d'infinito che è dentro di me.
So che esiste da qualche parte
perchè sono inquietato dal mistero
e devo trovarlo prima che scenda la notte.
Attingo acqua dal pozzo del denaro ed ho sempre più sete;
al pozzo del piacere e sento prosciugarmi la gola.
Attingo acqua al pozzo del successo
e mi sento annebbiare la vista,
al pozzo della pubblicità e mi ritrovo come uno schiavo.
Sono forse condannato a morire di sete,
inappagato cercatore di certezze assolute?
Ma se scavo dentro di me,
sotto la sabbia alta del mio peccato;
se scavo nei segni del tempo,
sotto la sabbia ammucchiata
dal vento arruffato del quotidiano,
trovo la sorgente di un'acqua viva e pura,
che disseta in eterno,
tanto che chi ne beve non ha più sete
perchè è generata e filtrata
dal tuo amore, o Signore, generoso e gratuito,
era già promessa nei tempi antichi
ed ora è sgorgata in abbondanza nel segno della tua Parola.
Mi disseto a questa sorgente,
custodita dalla mia Chiesa,
che per questo si fa ogni giorno fontana del villaggio
per salvare tutti gli assetati del mondo.
Amen.
(A.Dini, La parola pregata)

Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro amicizie: Giuda frequentava persone irreprensibili!
(E. Hemingway)

La libertà non è una cameriera tuttofare che si può sfruttare impunemente. Né un paravento
sbalorditivo dietro il quale si gonfiano fetide ambizioni.
(Raoul Follerau)

O gli uomini impareranno ad amarsi o, infine, l'uomo vivrà per l'uomo, o gli uomini moriranno.
(Raoul Follerau)

Cristo non ha mani


ha soltanto le nostre mani
per fare il suo lavoro oggi.
Cristo non ha piedi
ha soltanto i nostri piedi
per guidare gli uomini
sui suoi sentieri.
Cristo non ha labbra
ha soltanto le nostre labbra
per raccontare di sé
agli uomini d'oggi.
Cristo non ha mezzi
ha soltanto il nostro aiuto
per condurre gli uomini a sé.
Noi siamo l'unica Bibbia
che i popoli leggono ancora.
Siamo l'ultimo messaggio di Dio
scritto in opere e parole.
(Raoul Follerau)

Io non capisco
come non ti stanchi di me.
Tu sei continuamente alla mia presenza
ed io ti guardo
solo per qualche tratto,
poi scappo
e riprendo la mia libertà,
perchè credo che solo così
sono me stesso.
Io non capisco
perchè tu non ti stanchi di me
e non mi lasci al mio destino,
ma poi so
che solo tu sei il mio destino,
solo in te mi posso rispecchiare,
solo in te sono me stesso.
Solo in te posso riposare,
solo in te posso crescere.
Senza di te posso solo seccare.
(E.Olivero, Preghiere metropolitane)

La Felicità
Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di
incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontreremo,
sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre,
ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa,
che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie di amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico
e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via
senti come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo,
ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Dare a qualcuno tutto il tuo amore non è un'assicurazione che sarai amato a tua volta!
Non ti aspettare amore indietro, aspetta solo che cresca nei loro cuori,
ma se non succede accontentati che cresca nel tuo.
Ci vuole un minuto per offender qualcuno, un'ora per piacergli,
e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze, possono ingannare.
Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso
per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto
che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere,
perché hai solo una vita e una possibilità di far le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce,
difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano,
speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto,
probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa,
soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
La felicità è ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male,
quelli che hanno provato, solo così possono apprezzare l'importanza
delle persone che hanno toccato le loro vite.
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare
bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
Quando sei nato stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai tu sorrida.
Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici,
ma i silenzi dei nostri amici.
(Martin Luther King Jr.)

Ai nostri giorni si racconta una storia molto simile a quella del Vangelo: un figlio, fuggito di casa,
come il figliuol prodigo, aveva paura di non essere riaccolto e di non ottenere il perdono dai suoi
genitori. Allora decise di scrivere una lettera al padre:
<<Vorrei tornare, ma ho paura di non essere più accettato. Se così fosse, preferisco non tornare. Per
questo, domenica prossima, passerò davanti a casa tua. Se siete disposti a riprendermi, mettete un
fazzoletto bianco su un ramo dell’albero di fronte a casa, in segno che mi perdonate. Se non vedrò il
fazzoletto, non cercherò nemmeno di entrare…>>
La domenica dopo, il giovane, nervoso, prese l’autobus che passava davanti a casa sua. Quando
stava per arrivare, temendo il peggio, chiuse gli occhi e si chinò, nascondendosi il viso nelle mani.
Allora domandò al passeggero seduto vicino alla finestra: "Siamo già arrivati all’angolo?"
"Si."
"Vede una casa verde con una porta di legno?"
"Si."
"Lo vede un grande rovere?"
"Si."
"C’è un fazzoletto bianco su uno dei rami?"
L’altro non gli rispose e il cuore del giovane venne meno. L’autobus procedeva sulla sua strada e il
giovane chiese di nuovo con angoscia: "Per favore, guardi bene se c’è un fazzoletto bianco."
"…Mio DIO, ci sono tutti gli alberi coperti di lenzuola bianche! Non ho mai visto tante lenzuola
bianche come quelle che ci sono davanti a quella casa!"

D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda
(Italo Calvino)

Ragazzi, ragazze di tutto il mondo, sarete voi a dire NO al suicidio dell'umanità. “Signore, io vorrei
tanto aiutare gli alti a vivere. Questa fu la mia preghiera da adolescente. Credo di esserne rimasto,
per tutta la mia vita, fedele... Ed eccomi al crepuscolo di una esistenza che ho condotto il meglio
possibile, ma che rimane incompiuta”.
Il tesoro che vi lascio, è il bene che io non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di
me.
(Raoul Follereau)

Un pensatore francese ha scritto: "Qualche cosa mi dice che è la parola più umile e la più difficile,
quella parola che tutto l'Occidente non hai mai potuto pronunciare, e che dobbiamo imparare a dire,
senza la quale sprofondiamo: la parola perdono." (Lacoue- Labarthe). D'accordo! 'Perdono' è una
parola che guarisce e arricchisce. Ne volete le prove? Eccole!
Il perdono porta un'ondata d'aria buona nel mondo dei sentimenti. Disinquina la nostra "pattumiera"
emotiva, troppe volte triste, fredda, aggressiva. Il perdono rallegra due persone: chi lo dà e chi lo
riceve. Rallegra soprattutto chi lo dà. Il grande oratore Henri Lacordaire era solito dire: "Volete
essere felici per un istante? Vendicatevi! Volete essere felici per sempre? Perdonate!".
Il perdono è la strada maestra del disgelo. Guai se nessuno perdonasse! La convivenza umana
sarebbe un groviglio di vipere. A cominciare dalla famiglia. Una volta un matrimonialista ha detto:
"Prima del matrimonio, aprite bene tutti e due gli occhi; dopo il matrimonio, chiudetene uno!".
Sembra una battuta, in realtà è molto di più.
Il perdono è l'ultima parola di chi ama. "Che cosa sarebbe un amore che non giunge al perdono?", si
domandava il Papa Giovanni Paolo II in un discorso alle coppie (20 settembre 1996).
Il perdono è saggezza. La legge dell'occhio per occhio non fa che aumentare il paese dei ciechi. Il
perdono interrompe la spirale dell'odio.
Ecco alcune meraviglie del perdono. A condizione - è chiaro -che sia perdono. Perdono non è
"buonismo": non è accettare il male; non è confondere il lecito e l'illecito. Perdono non è
dimenticare (chi dimentica il male, può ripeterlo), ma è mollare la preda.
Il perdono non è debolezza. Gandhi ha ragione: "Solamente chi è forte è capace di perdonare". Il
perdono autentico è un capolavoro di umanità. Quando Giovanni Guareschi tornò dai campi di
concentramento, la moglie Ennia non mancò di cogliere negli occhi del reduce un inconfondibile
lampo di fierezza, per cui gli fece osservare: "Giovannino, sembra che abbia vinto la guerra..." E lui
replicò calmo: "Sì, mi sento un vincitore perché in diciannove mesi sono riuscito a non odiare
nessuno!".

Ho imparato...
che quando sei innamorato... si vede.
Ho imparato...
che basta una persona che mi dice che gli ho migliorato la giornata... per migliorare la mia.
Ho imparato...
che è più importante essere gentili che corretti.
Ho imparato...
che posso sempre pregare per qualcuno quando non ho la forza per aiutarlo in qualche altro modo.
Ho imparato...
che anche se la vita vuole che tu sia serio... tutti hanno bisogno di un amico per divertirsi.
Ho imparato...
che a volte a una persona serve solo una mano da tenere e un cuore che capisce.
Ho imparato...
che i soldi non comprano la classe.
Ho imparato...
che sono le piccole cose nella vita che la rendono cosi'bella.
Ho imparato...
che sotto alla corazza di ognuno c'e' sempre qualcuno che vuole essere amato e apprezzato.
Ho imparato...
che dio non ha fatto tutto in un giorno... cosa mi fa pensare che io ci riesca?
Ho imparato...
che ignorare i fatti... non cambia i fatti...
Ho imparato...
che quando vuoi vendicarti di qualcuno... lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male.
Ho imparato...
che l'amore, non il tempo... guarisce le ferite.
Ho imparato...
che il modo piu' facile per crescere come persona, e' circondarmi di persone piu' intelligenti di me.
Ho imparato...
che ogni persona che conosci... merita di essere salutata con un sorriso.
Ho imparato...
che nessuno e' perfetto... finche' non ti innamori
Ho imparato...
che la vita e' dura... ma io di piu'!!!
Ho imparato...
che le opportunita' non vanno mai perse... quelle che lasci andare tu... le prende qualcun altro.
Ho imparato...
che quando serbi rancore e amarezza... la felicita' va da un'altra parte.
Ho imparato...
che bisognerebbe sempre usare parole buone... perche' domani forse si dovranno rimangiare.
Ho imparato...
che un sorriso e' un modo economico per migliorare il tuo aspetto.
Ho imparato...
che non posso scegliere come mi sento... ma posso sempre farci qualcosa.
Ho imparato...
che quando tuo figlio appena nato, tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno... ti ha agganciato per la
vita.
Ho imparato...
che tutti vogliono vivere in cima alla montagna... ma tutta la felicita' e la crescita avvengono mentre
la scali.
Ho imparato...
che e' meglio dare consigli solo in due circostanze... quando sono richiesti e quando ne dipende la
vita.
Ho imparato...
che meno tempo spreco... piu' cose faccio.

Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare.


Il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare.
E la saggezza di capirne la differenza.
(da una Preghiera Cherokee)

Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,


che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,
che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere.
(Tommaso Moro)

Signore, concedimi la serenità


per accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la sapienza per comprendere la preziosità della vita
condotta ogni giorno con serenità,
gustando ogni momento quietamente,
accettando la contrarietà come il sentiero
che conduce alla pace,
accogliendo come tu hai fatto
questo mondo peccatore così quale è,
non come mi piacerebbe che fosse.
Confidando che tu, o Signore, ordinerai tutte le cose
nella misura in cui io mi scommetterò alla tua volontà,
perché possa vivere felici questa vita
e pienamente gioioso con Te per sempre nell'altra.
(D. Betancourt)

Padre, perdona loro... perdona me.


Padre, perdona loro,
che non sanno quello che fanno:
in nome della fedeltà a Dio,
sterminano gli infedeli;
in nome della sicurezza,
seminano paura;
in nome del progresso,
ignorano le persone;
in nome dell'efficienza,
calpestano i deboli;
in nome del diritto,
uccidono la giustizia.
Padre, perdona me
che resto inoperoso a guardare
questo spettacolo disgustoso.

Questo Gesù è un provocatore!


Io mi arrabbio, e Lui mi dice: Perdona!
Io ho paura, e Lui mi dice: Coraggio!
Io ho dubbi, e Lui mi dice: Fidati!
Io sono inquieto, e Lui mi dice: Sii tranquillo!
Io voglio star comodo, e Lui mi dice: Seguimi!
Io faccio progetti e Lui mi dice: Mettili da parte!
Io accumulo, e Lui mi dice: Lascia tutto!
Io voglio sicurezza e Lui mi dice: Dona la tua vita!
Io penso di essere buono e Lui mi dice: Non basta!
Io voglio essere il primo, e Lui mi dice: Cerca di servire!
Io voglio comandare, e Lui mi dice: Ascolta!
Io voglio comprendere, e Lui mi dice: Abbi fede!
Io voglio tranquillità, e Lui mi chiede Disponibilità
Io voglio rivincita, e Lui mi dice: Guadagna tuo fratello!
Io metto mano alla spada, e Lui mi dice: Riconciliati!
Io penso alla vendetta, e Lui mi dice: Porgi anche l’altra guancia!
Io voglio essere Grande, e Lui mi dice: Diventa come un bambino!
Io voglio nascondermi, e Lui mi dice: Mostrami la tua Luce!
Io voglio il primo posto, e Lui mi dice: Siediti all’ultimo!
Io voglio essere visto, e Lui mi dice: Prega nella tua stanza !
No! Proprio non capisco questo Gesù!
Mi provoca.
Come molti dei suoi discepoli anch’io
avrei voglia di cercarmi un maestro meno esigente.
Però, anche a me succede come a Pietro:
Io non conosco nessuno,
che abbia parole di Vita eterna come Lui.

Preghiera per la pace.


Aiutami, o Signore risorto,
a sorridere alla Pasqua che oggi celebriamo,
a non pensare a ciò che ho lasciato,
ad essere felice di ciò che ho trovato.
Aiutami, o Signore risorto,
a non volgermi indietro perché l’ieri non c'è più
se non come briciola di lievito per il pane d'oggi.
Aiutami a sorridere alla vita che avanza,
sempre così ricca di sorprese e di novità.
Aiutami a sorridere alla poesia che canta nel cuore
per spingermi alla ricerca di spazi sconfinati.
Aiutami, o Signore risorto,
a sorridere ai tentativi che compio
per essere e restare creatura nuova.
Aiutami, o Signore,
che sento vivo dentro di me,
a sorridere ad ogni alba che viene,
perché ora so che,
se vengo e sto con te,
ogni giorno è Pasqua,
ogni giorno è "primo mattino del mondo".
Amen.
(A.Dini, La Parola pregata)

Ero lungo la strada,


battuta dal vento gelido
e sedevo per terra appesantito dalla noia,
vestito come un misero straccione.
Tu, Signore, sei passato, mi hai guardato
e i nostri occhi si sono incontrati.
I miei erano come spenti,
ma i tuoi erano luminosi come il sole.
Tu mi hai preso per mano e mi hai voluto con te.
Non ti conoscevo e nulla sapevo di te.
Potevi prenderti uno che ti conosceva,
uno meno sporco di me,
uno meno sbagliato di me.
Invece, no: hai voluto proprio me.
Non so proprio cosa hai visto
di interessante in me!
Non te lo chiedo nemmeno
tanto so che non valgo niente.
Eppure hai scelto proprio me,
ultimo fra gli ultimi,
per farmi diventare
un capolavoro del tuo cuore.
Come non ringraziarti, Signore,
ora che, con te, la vita
mi è diventata più preziosa
di mille pezzi d'oro fino?
Ora che i miei stracci sono cambiati
in una veste regale
e da uomo insignificante e inutile
sono diventato cellula viva
del tuo corpo, pieno di affascinante mistero,
come non cantare la tua lode,
come non adorarti presente e operante in me?
Amen.

Chi obbedisce...non sbaglia mai!


Un uomo dormiva nella sua capanna quando improvvisamente una luce illuminò la stanza ed
apparve Dio. Il Signore gli disse che aveva un lavoro per lui e gli indicò una gran roccia di fronte
alla capanna. Gli spiegò che doveva spingere la pietra con tutte le sue forze.
L'uomo fece quello che il Signore gli chiese, giorno dopo giorno. Per molti anni, da quando usciva
il sole fino al tramonto, l'uomo spingeva la fredda pietra con tutte le sue forze... ma questa non si
muoveva. Tutte le sere l'uomo ritornava alla sua capanna molto stanco e convinto sempre più che
tutti i suoi sforzi erano inutili.
Cominciò così a sentirsi frustrato, e Satana ne approfittò insinuandosi subito nella sua mente e
mettendogli forti dubbi: "Stai spingendo quella roccia da molto tempo...e non si è mossa di un
millimetro!" L'uomo pian piano cominciava a convincersi che il compito che gli era stato affidato
era impossibile da realizzare e che lui era un fallito.
Questi pensieri aumentavano sempre più la sua frustrazione e delusione. Satana infierì ancora:
"Perché sforzarti tutto il giorno in questo compito impossibile? Fa' solo un minimo sforzo e sarà
sufficiente!"
L'uomo pensò di mettere in pratica questo consiglio, in fondo fino ad allora con tutti i suoi sforzi
non aveva concluso nulla di buono, ma prima decise di elevare una preghiera al Signore e
confessargli i suoi sentimenti: "Signore, ho lavorato duramente per molto tempo al tuo servizio. Ho
usato tutta la mia forza per ottenere quello che mi hai chiesto, ma non sono riuscito a smuovere la
roccia neanche di un millimetro. Ho lavorato per niente, sono un fallito! E' meglio che mi dia da
fare dell'altro!"
Il Signore rispose con molta compassione: "Caro figlio, quando ti chiesi di servirmi e tu accettasti,
ti dissi che il tuo compito era di spingere la roccia con tutte le tue forze, e l'hai fatto. Mai ti ho
chiesto di rimuoverla. Il tuo compito era solo quello di spingerla. Non ti dovevi preoccupare di
spostarla....a quello ci penso io! Ora vieni a me senza forze a dirmi che sei fallito, ma ne sei proprio
sicuro? Chi ti ha fatto pensare ad una cosa simile? Hai dato ascolto al demonio? E' un bugiardo e
menzognero! Ma guardati: le tue braccia sono forti e muscolose, la tua schiena forte ed abbronzata,
le tue mani callose per la costante pressione, le tue gambe sono diventate dure. Nonostante le
avversità sei cresciuto molto ed ora le tue abilità sono maggiori che quelle che avevi prima di fare la
mia volontà. Certo, non hai mosso la roccia, ma la tua missione era di obbedire spingendola, per
esercitare la tua fede in me. Io so che tu non sei capace di spostare la roccia....per questo non te l'ho
chiesto....Io non do mai pesi superiori alle forze di ognuno. Tu mi hai obbedito! Sei stato fedele....e
soprattutto prima di credere al demonio ti sei rivolto a me. Bravo. Ora, caro figlio, io muoverò la
roccia".

Il grillo e la moneta
Un saggio indiano aveva un caro amico che abitava a Milano.
Si erano conosciuti in India, dove l'italiano era andato con la
famiglia per fare un viaggio turistico.
L'indiano aveva fatto da guida agli italiani, portandoli a esplorare gli angoli più caratteristici della
sua patria. Riconoscente, l'amico milanese aveva invitato l'indiano a casa sua. Voleva ricambiare il
favore e fargli conoscere la sua città. L'indiano era molto restio a partire, ma poi cedette
all'insistenza dell'amico italiano e un bel giorno sbarcò da un aereo alla Malpensa.
Il giorno dopo, il milanese e l'indiano passeggiavano per il centro della città. L'indiano, con il suo
viso color cioccolato, la barba nera e il turbante giallo attirava gli sguardi dei passanti e il milanese
camminava tutto fiero d'avere un amico cosi esotico. Ad un tratto, in piazza San Babila, l'indiano si
fermò e disse: «Senti anche tu quel che sento io?».
Il milanese, un po' sconcertato, tese le orecchie più che poteva, ma ammise di non sentire nient'altro
che il gran rumore del traffico
cittadino.
«Qui vicino c'è un grillo che canta», continuò, sicuro di sé, l'indiano.
«Ti sbagli», replicò il milanese. «Io sento solo il chiasso della città. E poi, figurati se ci sono grilli
da queste parti».
«Non mi sbaglio. Sento il canto di un grillo», ribattè l'indiano e decisamente si mise a cercare tra le
foglie di alcuni alberelli striminziti. Dopo un po' indicò all'amico che lo osservava scettico un
piccolo insetto, uno splendido grillo canterino che si rintanava brontolando contro i disturbatori del
suo concerto.
«Hai visto che c'era un grillo?», disse l'indiano.
«È vero», ammise il milanese.
«Voi indiani avete l'udito molto più acuto di noi bianchi...».
«Questa volta ti sbagli tu», sorrise il saggio indiano.
«Stai attento... ». L'indiano tirò fuori dalla tasca una monetina e facendo finta di niente la lasciò
cadere sul marciapiede.
Immediatamente quattro o cinque persone si voltarono a guardare.
«Hai visto?», spiegò l'indiano.
«Questa monetina ha fatto un tintinnio più esile e fievole del trillare del grillo. Eppure hai notato
quanti bianchi lo hanno udito?»
(dal libro L'importante è la rosa, Bruno Ferrero, Editrice Elle Di Ci)

Incapaci di vedere (immagini da una strage).


Guardali Giovanni i lugubri monti
che spezzano giustizia e legalità,
da impedire il costruire di quei ponti
che arrestano chi delinque in libertà.
Già, respiro ancora quell’aria stanca
che si fa tritolo, terra bruciata
dentro il massacro della Croma bianca,
nella nostra coscienza assassinata.
Passando Capaci, ti hanno asciugato
la mafia e la politica in connubio;
io che ero ragazzo non ho scordato,
ma i giovani, oggi sembianti d’assenzio,
non vedono ciò che conta o il suo dubbio:
la Verità, tutto il resto è silenzio.
E io…
che caldo fa quest’oggi a Palermo,
tra queste case tutte appiccicate,
ove tutto pare immobile, fermo,
tanto le ultime mosche son tacciate
in casa: s’ammazzano se si alzano,
come questo Sole che ora si appanna:
le tue ultime ore son li che danzano,
mentre la bomba sempre più s’affanna.
D’improvviso diventasti polvere,
tra la polvere di mille “giustizie”,
dei tuoi casi destinati ad involvere.
Fu subito che ripiombò la calma
tra le auto incenerite, le immondizie
nella strada e la linea della palma.
E tu…
sicuramente ti sei suicidato
con la tua auto a ben oltre centro metri,
pesanti come dei passi, Impastato,
dentro l’ardente sabbia di vetri
di spiagge lottizzate di Sicilia,
dove esplodi se tu osi ribellarti
alla brulla fosca piovra che umilia
che ti sgozza fino ad incatenarti.
Le indagini “accurate”, d’altro canto,
confermarono la tesi mafiosa
che lo fanno in tanti anche per un vanto,
ma non finisce la lotta, la storia,
di chi combatte con quest’aria afosa:
a chi non si piega la nostra gloria.
E poi…
(«PER NON DIMENTICARE» trovai incisa
su quella labile lapide invisa
e alibizza la nostra indifferenza;
sarà che abbiamo tutti un’essenza,
mastri odianti la comunicazione,
chiusi dentro a un dialogo inesistente:
non c’è quadro che dia una spiegazione
a questa paralisi persistente.
Nessuno protesta più per la strada
per ‘sti morti divenuti inutili,
su questa Terra che è ruvida e brada;
la grande Madre s’è dimenticata
di loro, per delle cose futili,
l’ha rimossi come un’unghia incarnata)
Loro vogliono…
CHE NOI NON PENSIAMO MAI A NIENTE CHE POSSA,
IN QUALCHE MODO, DESTABILIZZARE IL LORO POTERE
CONSOLIDATO… MA NOI ORA ANDIAMO AVANTI INSILENTI,
A FAR NUOVA POLITICA: NON SIAMO ANCORA IN INVERNO!

Se potessi essere Dio


(La storia è attribuita al grande rabbino Bal Shen Tov)
Si narra che si trovava in cima a una collina, con alcuni studenti,
quando vide un gruppo di cosacchi attaccare la città e cominciare a massacrare la gente.
Vedendo molti dei suoi amici che, laggiù, morivano e chiedevano misericordia, il rabbino esclamò:
“Ah, se potessi essere Dio!”
Un discepolo, colpito, si rivolse a lui:
“Maestro, come osate proferire una simile blasfemia?
Volete forse dire che, se foste Dio, agireste in maniera diversa?
Volete forse dire che Dio tante volte fa ciò che è sbagliato?”
Il rabbino guardò negli occhi il discepolo e disse:
“Dio è sempre giusto. Ma se io potessi essere Dio, potrei capire ciò che sta accadendo.”
(Paolo Coelho)

Ancora è possibile amare...


Finché ci sarà vita da vivere...
finché ci sarà un uomo da consolare...
finché ci sarà un bimbo da cullare...
finché ci sarà un malato da visitare...
finché la tristezza solcherà un volto...
finché il dolore griderà stanco...
finché l'ingratitudine scaverà trincee...
finché la disperazione genererà odio...
finché la guerra produrrà morte...
...ancora è possibile amare!
Finché avremo un giorno da vivere...
finché il sole spenderà nel cielo...
finché la terra darà il suo frutto...
finché un tramonto attirerà il tuo sguardo...
...è ancora possibile amare!

Ci hai amati per primo


Tu ci hai amati per primo, o Dio.
Noi parliamo di te come
se ci avessi amati per primo una volta sola.
Invece continuamente,
di giorno in giorno,
per la vita intera,
tu ci ami per primo.
Quando al mattino mi sveglio,
ed elevo a te il mio spirito,
tu sei il primo,
tu mi ami per primo.
Se mi alzo all’alba,
ed immediatamente
elevo a te il mio spirito e la mia preghiera,
tu mi precedi,
tu mi hai già amato per primo.
E’ sempre così.
E noi ingrati,
che parliamo di te come se tu
ci avessi amato per primo una volta sola.
(Soren Kierkegaard)

Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità
di fare le cose che vuoi fare.
(Paulo Coelho)

Cattie-Brie possiede una combinazione d'innocenza e di scherzosa cattiveria e per quanto sia dotata
di comprensione, di empatia e di compassione, anche se lo da poco a vedere, in lei c'è un aspetto di
pericolosità che intimorisce gli avversari e riempie di aspettative i potenziali amanti.
[...]
Io so cosa provo quando la guardo e credo di comprendere i sentimenti. A quel livello la cosa
sembra semplice e ovvia e tuttavia sul piano pratico diventa molto complicata.
(Drizzt Do'Urden, da "La Lama Silente", di R. A. Salvatore)

Brutta cosa l'indecisione. Soprattutto se non sei tu a scegliere.


(Gastone, Topolino …)

Sii con Dio come l’uccello che sente tremare il ramo e continua a cantare, perché sa di avere le ali.
(San G.Bosco)

Preghiera per la Pace


Signore, noi abbiamo ancora le mani insanguinate dalle ultime guerre mondiali, così che non ancora
tutti i popoli hanno potuto stringerle fraternamente fra loro;
Signore, noi siamo oggi tanto armati come non lo siamo mai stati nei secoli prima d'ora, e siamo
così carichi di strumenti micidiali da potere, in un istante, incendiare la terra e distruggere forse
anche l'umanità;
Signore, noi abbiamo fondato lo sviluppo e la prosperità di molte nostre industrie colossali sulla
demoniaca capacità di produrre armi di tutti i calibri e tutte rivolte a uccidere e a sterminare gli
uomini nostri fratelli; così abbiamo stabilito l'equilibrio crudele della economia di tante Nazioni
potenti sul mercato delle armi alle Nazioni povere, prive di aratri, di scuole e di ospedali;
Signore, noi abbiamo lasciato che rinascessero in noi le ideologie, che rendono nemici gli uomini
fra loro: il fanatismo rivoluzionario, l'odio di classe, l'orgoglio nazionalista, l'esclusivismo razziale,
le emulazioni tribali, gli egoismi commerciali, gli individualismi gaudenti e indifferenti verso i
bisogni altrui;
Signore, noi ogni giorno ascoltiamo angosciati e impotenti le notizie di guerre ancora accese nel
mondo;
Signore, è vero! Noi non camminiamo rettamente! Signore, guarda tuttavia ai nostri sforzi,
inadeguati, ma sinceri, per la pace nel mondo! Vi sono istituzioni magnifiche e internazionali; vi
sono propositi per il disarmo e la trattativa;
Signore, vi sono soprattutto tante tombe che stringono il cuore, famiglie spezzate dalle guerre, dai
conflitti, dalle repressioni capitali; donne che piangono, bambini che muoiono; profughi e
prigionieri accasciati sotto il peso della solitudine e della sofferenza; e vi sono tanti giovani che
insorgono perché la giustizia sia promossa e la concordia sia legge delle nuove generazioni;
Signore, Tu lo sai, vi sono anime buone che operano il bene in silenzio, coraggiosamente,
disinteressatamente e che pregano con cuore pentito e con cuore innocente; vi sono cristiani, e
quanti, o Signore, nel mondo che vogliono seguire il Tuo Vangelo e professano il sacrificio e
l'amore;
Signore, Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.

La guerra vista da un soldato...


In molti articoli, lettere, mail, raccolte di firme, petizioni ecc., man mano che la scadenza
dell'ultimatum si avvicina, compare questa parolina: GUERRA. Una parolina malvagia, ma, come
sapeva Giovanni quando scrisse l'Apocalisse e come molti di voi sanno, antichissima. Più che di
letteratura si tratta della Storia dell'Umanità. Se toglieste le guerre dai libri di storia, finireste col
distruggere i libri stessi. Gli
storici non avrebbero di che parlare. L'umanità passa da una guerra all'altra, e le guerre vengono
ricordate e
narrate non per rifiutarle, per imparare dagli errori, ma per allevare e crescere assassini, massacri
umani e bassezze di ogni genere.
Ma qualcuno conosce la guerra dal di dentro? Dall'interno? So che bisogna stare nel rogo per
conoscere il dolore di chi sul rogo viene bruciato. So che è necessario stare in una cella dei
sotterranei della DINA, o della GESTAPO o del KGB o di quel che volete per sentire il terrore e la
solitudine opprimente del terrore.
Per questo voglio raccontarvi qualcosa che ho vissuto, qualcosa che è mio da quasi trent'anni.
Qualcosa che non mi fa né più grande né più forte, ma che, al contrario, mi rimpicciolisce e mi
soffoca.
La guerra è il disordine delle cose. Il disordine delle cose è una irresponsabilità. La guerra quindi è
una irresponsabilità politica, sociale e criminale. Sono stato soldato per quasi 20 anni, sono passato
per tutti i tipi di truppa, come membro del corpo dei paracadutisti. Da recluta a ufficiale. Di tutti
questi anni ho ricordi di grida, di pianti, di carni straziate, di corpi fatti a pezzi dalla mitragliatrice, o
dai proiettili o dalle baionette. Carri armati che spappolavano giovani della mia età, davanti allo
sguardo impietrito dei carristi, che, lo so bene, se lo sognano ancora di notte.
La guerra è così. Il fumo che soffoca la gola, che fa bruciare gli occhi, la morte sopra di te, al tuo
fianco, sotto di te, attorno a te. Questi figli di mamma, che si sbudellano sul campo di battaglia, per
l'onore della loro patria, che ha chiesto loro troppo. Ha chiesto la tua gioventù e tu uccidi, sventri,
perché hai solo questo. La tua giovinezza, e la vuoi conservare...non importa a che prezzo.
E uccidi, fai a pezzi, bruci, mitragli, bombardi, perché altrimenti fanno la stessa cosa a te. Accoltelli
il tuo prossimo, che l'unico male che ha fatto è stato di nascere nell'altro paese, perché lo ha
mandato un ufficiale superiore, che a sua volta è stato mandato da un altro ufficiale comandato a
sua volta da un politico di quelli che se non fanno una guerra non entrano nella storia.
Quanti uomini politici conosci che hanno evitato una guerra? Che sono entrati nella storia per
evitare una guerra? Lasciamo perdere. Non è questo ciò di cui vogliamo parlare perché non c'è
tempo. Il caso vuole però che hai la possibilità di rifiutare di combattere. Ma anche questo ha i suoi
codici.
Se sei soldato al fronte e ti rifiuti di ammazzare il nemico vieni immediatamente fucilato. Ti
uccidono perché TU non vuoi uccidere! In guerra, se ne esci vivo, intero o meno, perdi l'anima.
Perdi sempre. Non ci sono vincitori in guerra: solo quelli che stanno lontano dal fronte, dal suo
fango, loro, quelli che comprano sangue e vendono armi, loro sono quelli che vincono. Gli unici
trionfatori.
E che non ti ingannino con la bandiera, con la terra o il sacro suolo della nazione: c'è sempre di
mezzo il denaro, c'è sempre un interesse monetario, sempre... E a te nel peggiore dei casi è riservato
il tuo pezzetto di terra, due metri per uno per due di profondità. E' quello che ti danno e ai tuoi
genitori una medaglia e una pergamena.
E tu cos'hai fatto? Nel frattempo hai massacrato, incendiato, distrutto, ucciso. Ho visto uomini,
ridotti a una pira umana, correre, amici miei, e soldati dell'altro campo.
Ho visto molti senza braccia tentare di alzarsi.
Ho visto un ufficiale correre sui moncherini dei suoi piedi, perché una granata gli era scoppiata fra i
piedi. Che altro? Ho visto civili. Sai chi soffre di più di quella imbecillità umana che chiamiamo
guerra? I bambini. Loro soffrono per l'imbecillità dei grandi, di quelli che dovrebbero proteggerli.
Li bombardano col napalm, con esplosivi, li mitragliano, e sai... muoiono anche i bambini, e se non
muoiono restano con un gravissimo trauma.
Io li ho visti. Io l'ho fatto. Io ero lì. E per più di 20 anni sono stato un assassino al servizio dello
Stato. Io che sono stato un operaio agricolo, un professionista del cinema e della televisione e che
oggi sono un medico oculista. Io ho ucciso più gente di quella che potrei mettere al mondo in 50
anni. E a vent'anni avevo ucciso più gente di quanti amici avessi. Io che ho visto la guerra dal di
dentro, so cos'è. Potrei stare ore a raccontarti cose una più macabra dell'altra. Ma preferisco questi
piccoli cenni, altrimenti sarebbe di cattivo gusto.
Avete visto quelle statue ai grandi uomini, al soldato eroico? Nelle piazze? Bene. Questo non ha
niente a che vedere con il balbettio del soldato che la battaglia ha sconvolto. Morto di fame, di
freddo, di sete, di paura, indolenzito, stanco, appena finisce la battaglia si butta a terra con gli occhi
fuori dalle orbite, fra i suoi compagni, amici o nemici, vivi o morti, a riposare. Ma la sua anima non
riposa.
Meno male che le madri non vedono i figli sventrati, non vedono com'è ridotta la loro faccia,
quando un proiettile gliel'ha spappolata, il suo bel viso di ragazzo o quando ha calpestato una mina
o quando una granata lo ha fatto a pezzi, tanto che neppure le scarpe sono rimaste.
Mi fa venire la nausea leggere di persone che invocano la guerra. Mi fa schifo leggere quegli
articoli di uomini politici che parlano della guerra come tu ed io parliamo di andare a fare una
passeggiata o di fare l'amore con la nostra moglie. Che parlano di come mandare alla morte migliaia
di ragazzi, come tu ed io parliamo dell'educazione dei nostri figli. E tutto per qualche pozzo di
petrolio. Sempre soldi di mezzo.
Io mi sono guadagnata una medaglia. Lasciammo litri di sangue al fronte. Io personalmente ho
assistito a 168 sepolture di ragazzi del mio reggimento. Abbiamo vinto, dissero i giornali. Ci siamo
guadagnati un trattamento da eroi. Trattamento psicologico. Ma la faccia sporca della guerra è
presente giorno e notte. E' una ferita aperta, sanguinante, purulenta sulla faccia dell'Umanità. Ma
sempre, sempre troverai degli idioti che sventoleranno la bandiera della guerra.
Troverai sempre dei giovani, ingannati, che si arruoleranno contro questo o quel sistema e andranno
in guerra. Professionisti che vivono della spada. Professionisti che studiano e investono fortune in
armi moderne, superbombe, aerei supersonici, invece di investirli nel bene dell'Umanità.
Io sono uno di questi. Né più né meno. Né il migliore né il peggiore. Ho svolto bene il mio incarico.
Ho liquidato, assassinato, sabotato, accoltellato centinaia di uomini, qualche volta un vecchio e
qualche volta una donna. Non so. Ho la mia colpa, ed è mia. Vivo insieme a lei e mai, mai ho
chiesto misericordia.
So cosa vuol dire tornare dal fronte, e già dopo due mesi non sei più l'eroe, sei quello che deve
cercare il modo di vivere con se stesso. Non ti riconosci più. Sei un altro. Un assassino. Con le tue
medaglie, i tuoi ricordi, e un gran vuoto nel cuore e un nodo allo stomaco. E una gran confusione
nel cervello. E migliaia di fantasmi nei tuoi sogni.
Solo a questo serve la guerra. Per uccidere e rendere inumano l'essere umano. Continuo a non
capire quelli che appoggiano questa barbarie. Quando vedo i documentari degli anni precedenti alla
mia guerra: Vietnam, Indocina, Sinai, Kenya, Algeria, Laos, Nicaragua, Cuba, Europa....e vedo tutta
quella gente che va a combattere con aria di trionfo: non li capisco. Non li capivo allora, e adesso
ancora meno.
Un vecchio soldato yankee, del Vietnam, mi diceva una notte di ricordi amari, a Madrid, dove
eravamo allora, nel '77: "Fratello, sul nostro viso sono segnati 30.000 anni di barbarie. Siamo i
migliori, perché siamo rimasti vivi per raccontarlo".
Adesso lo capisco, e lo racconto. Non voglio concludere questo scritto con un NO ALLA
GUERRA, perché sarebbe ripetitivo. Neppure con LASCIATECI GODERE IL MONDO, perché
suona volgare. Voglio solo dire quello che ho detto. Siamo tutti abbastanza grandi per finire come
meglio credete. Io non sono né un giudice né un giurato. Per molti anni sono stato un carnefice e
questo mi basta. L'umanità giudicherà.
(lettera di un ex ufficiale di uno Stato in guerra)

Preghiera del mattino


Questo nuovo giorno sia veramente tuo,
da te condotto nella mia vita,
secondo la tua volontà.
Che io sia guidato per mano da te.
A te affido quanto ho di più caro:
la famiglia, la vera amicizia,
il lavoro, le mie responsabilità,
i miei problemi, le mie sofferenze.
Affido a te la mia fede debole,
il mio coraggio incerto,
la mia fiducia spenta,
la mia volontà stanca,
il mio cammino disorientato.
Dammi tu l'energia per vivere con dignità,
per affrontare e superare le difficoltà
con coerenza e con coraggio.
Fammi, Signore,
strumento di pace dovunque sarò,
con chiunque mi incontrerò,
e in qualunque vicenda verrò a trovarmi.
Signore, sento che tu mi stai dicendo:
«Buon giorno!».
Grazie, Signore!
E' questo l'unico augurio
di cui ho veramente bisogno,
non solo perché sincero,
ma perché onnipotente!

È più facile dominare chi non crede in niente, e questo è il modo più facile di conquistare il potere.
(da Never Ending Story)

Tu bussi, e io non ci sono


Signore, che stai alla mia porta e bussi,
perdonami se tardo ad alzarmi,
se impreco per il disturbo,
se mi dimentico di rispondere,
se non riconosco il tocco,
se mi lamento per l'orario,
se non trovo le chiavi,
se sono così spesso fuori casa.
Tu bussi, e io non ci sono,
tu bussi, e io ti cerco dove non sei:
nei palazzi scintillanti,
nei discorsi rassicuranti,
tra le persone importanti

Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono: "Perchè?"


Io sogno le cose come non sono mai state e dico: "Perchè no?"
(Robert Kennedy)

Ti senti vecchio?
Non si diventa vecchi
perché ci sono piovuti addosso
un certo numero di anni:
si diventa vecchi
perché si sono abbandonati i propri ideali.
Gli anni solcano la pelle;
rinunciare al proprio ideale solca l'anima.
Le preoccupazioni, i dolori, i timori e la disperazione
sono nemici che, lentamente, ci piegano verso la terra
e ci fanno diventare polvere prima della morte.
Giovane è colui che è capace di stupore e meraviglia.
Come il bambino insaziabile, egli si domanda: "E poi?"
Egli sfida gli avvenimenti e trova gioia nel gioco della vita.
Voi siete giovani, quanto lo è la vostra fede,
vecchi come il vostro dubbio,
giovani come la vostra fiducia in voi stessi,
giovani come la vostra speranza,
vecchi quanto il vostro abbattimento.
Rimarrete giovani, finché vi conserverete recettivi,
a ciò che è bello, buono e grande.
Recettivi ai messaggi della natura, dell'uomo, dell'infinito.
Essere giovani, non è questione di età,
è questione di apertura del cuore al mistero, a Dio.
(generale Douglas A. MacArthur)

Gli stadi dei cambiamenti


Quando piantiamo una rosa, notiamo che rimane assopita per lungo tempo nel seno della terra, ma
nessuno osa criticarla, dicendo "non ha radici profonde", "manca di entusiasmo nel suo rapporto
con la campagna". Al contrario, la curiamo pazientemente, con acqua e concime.
Quando germoglia la nuova piantina, nessuno pensa di condannarla perché fragile, immatura,
incapace di rallegrarci immediatamente con le rose che stiamo aspettando. Al contrario: ci
meravigliamo per il processo della nascita delle foglie, seguito dai boccioli e, il giorno in cui
spuntano i fiori, il nostro cuore si riempie di gioia.
Eppure, la rosa è rosa dal momento in cui mettiamo la talea nel terreno fino all'istante in cui,
trascorso il suo periodo di splendore, finisce per appassire e muore. A ogni stadio che attraversa -
talea, germoglio, bocciolo, fiore - esprime il meglio di sé.
Anche noi, nella nostra crescita e nel nostro continuo mutamento, passiamo per vari stadi:
dovremmo imparare a riconoscerli, prima di criticare la lentezza dei nostri cambiamenti.
(W. Timothy Gallway)

Beato chi decide di perdere:


come il chicco di frumento sotto terra,
darà abbondanti frutti;
beato chi porge l'altra guancia:
spezzerà la catena della violenza;
beato chi non ricorre a metodi sleali
per far carriera:
sarà ricompensato dalla sua virtù;
beato chi non pretende d'avere il monopolio
della verità:
troverà gioia nel mendicare amore e bellezza,
nascosti in ogni essere umano;
beato chi non si scoraggia:
rimarrà giovane come il suo ottimismo;
beato chi sposa la povertà:
genererà figli innamorati della vita;
beato chi per la non violenza muore:
libero come il vento,
competerà in bellezza con le stelle
e creerà sulla terra la civiltà dell'amore.
(Don Valentino)

Una mamma e un bambino stanno camminando sulla spiaggia.


Ad un certo punto il bambino dice:
"Come si fa a mantenere un amore?"
La mamma guarda il figlio e poi gli risponde:
"Raccogli un po' di sabbia e stringi il pugno...."
Il bambino stringe la mano attorno alla sabbia e vede che più stringe più la sabbia gli esce dalla
mano.
"Mamma, ma la sabbia scappa!!!"
"Lo so, ora tieni la mano completamente aperta..."
Il bambino ubbidisce, ma una folata di vento porta via la sabbia rimanente.
"Anche così non riesco a tenerla!"
La mamma, sempre sorridendo:
"Adesso raccogline un altro po' e tienila
nella mano aperta come se fosse un cucchiaio...
abbastanza chiusa per custodirla e abbastanza aperta per la libertà"
Il bambino riprova e la sabbia non sfugge dalla mano ed e protetta dal vento.
"Ecco come far durare un amore..."

Se ti accusassero di essere cristiano, troverebbero delle prove contro di te?


(Dietrich Bonhoeffer)

Una volta un giudice giudicò chi faceva la legge.


Prima cambiarono il giudice, poi cambiarono la legge.
(Fabrizio De André)
UN AMICO DIVENTATO ATEO
Poi l’altro giorno ho incontrato un vecchio amico al quale volevo molto bene. Quanti anni erano
passati! E’ stata la prima cosa che gli ho chiesto: “Non per il mestiere che faccio ma per l’amore
che ti voglio, ecco: credi ancora in Dio?” Un lungo, perplesso, imbarazzato, dolente silenzio mi
diceva di no. Allora ti ho scritto.
Caro.... mi sento in difficoltà davanti a te come un sano che va a visitare un malato. Ho
l’impressione che la mia fede sia la mia salute. Tu invece......
Ma ti sono anche molto vicino, perché nel mio cuore fede e sospetto vogliono convivere. Altrimenti
sarebbe una fede superficiale.
E ti sono anche riconoscente per la tua incredulità, in uno speciale come te: mi costringi a stupirmi e
a ringraziare sempre per questa stranezza di essere credente!
So che tu hai rispetto per la mia fede, un po' come avresti pudore davanti al mio corpo denudato: è
infatti la fede la parte più intima di me stesso.
Ma se mi vuoi bene e vorresti riprendere la nostra conoscenza, perché non tenti, anche solo per
curiosità di me, non della fede, di spiare tra le pieghe della mia anima: sapresti meglio chi sono.
Lo sai che io ho paura. Paura della vita prima ancora che paura della morte. Ma non è forse la paura
un segno di salute mentale? E tante sicurezze davanti alla vita non sono forse sintomo di malattia?
Vorrei invitarti a condividere con me la rabbia e la ribellione contro il mistero della morte. Posso
forse io venire dal nulla e finire nel nulla.
Vorrei invitarti a ricordare la favola del Natale, raccontata dalla Nonna: non c’era forse nel nostro
cuore di bimbi la sensazione di essere vivi per un Amore più grande del nostro cuore?
Vorrei provare con te il terrore della solitudine di questo granello di polvere che è la terra, gettata,
sembrerebbe a caso, lei spenta, tra miliardi di stelle lucenti.
Vorrei prendere in braccio il tuo bimbo di pochi mesi e domandarti, mentre adori quel
mostriciattolo, se l’essenziale non è davvero invisibile agli occhi.
Vorrei domandarti perdono per tutti gli scandali dei credenti, me compreso, e lungo la Storia, che ti
fanno sentire così lontana, e forse nemica questa povera Chiesa!
Vorrei fissare con te lo sguardo negli occhi di qualche grande o comunissimo uomo, dono di Dio,
da Francesco fino alla Mamma del piano di sopra che adora il suo bimbo cerebroleso, per cogliere
se nei loro occhi visibili s’intravede la traccia di un guizzo invisibile.
Vorrei poi lasciarti, senza paura di offenderti, domandandoti il permesso, se credi, come credi, che
l’Amore valga più del denaro, della salute, della giovinezza e della carriera, allora permettimi di
considerarti a tuo modo, credente anche tu!

Spirito di Dio,
fa' della tua Chiesa
un roveto che arde di amore per gli ultimi.
Alimentane il fuoco col tuo olio,
perché l'olio brucia anche.
Da' alla tua Chiesa tenerezza e coraggio,
lacrime e sorrisi.
Rendila spiaggia dolcissima
per chi è solo e triste e povero.
Disperdi la cenere dei suoi peccati.
Fa' un rogo delle sue cupidigie.
E quando, delusa dei suoi amanti,
tornerà stanca e pentita a Te,
coperta di fango e di polvere
dopo tanto camminare,
credile se ti chiede perdono.
Non la rimproverare.
Ma ungi teneramente
le membra di questa sposa di Cristo
con le fragranze del tuo profumo
e con l'olio di letizia.
E poi introducila,
divenuta bellissima senza macchie e senza rughe,
all'incontro con Lui
perché possa guardarlo negli occhi senza arrossire,
e possa dirgli finalmente: "Sposo mio".
(don Tonino Bello, Vescovo)

Ero lungo la strada,


battuta dal vento gelido
e sedevo per terra appesantito dalla noia,
vestito come un misero straccione.
Tu, Signore, sei passato, mi hai guardato
e i nostri occhi si sono incontrati.
I miei erano come spenti,
ma i tuoi erano luminosi come il sole.
Tu mi hai preso per mano e mi hai voluto con te.
Non ti conoscevo e nulla sapevo di te.
Potevi prenderti uno che ti conosceva,
uno meno sporco di me,
uno meno sbagliato di me.
Invece, no: hai voluto proprio me.
Non so proprio cosa hai visto
di interessante in me!
Non te lo chiedo nemmeno
tanto so che non valgo niente.
Eppure hai scelto proprio me,
ultimo fra gli ultimi,
per farmi diventare
un capolavoro del tuo cuore.
Come non ringraziarti, Signore,
ora che, con te, la vita
mi è diventata più preziosa
di mille pezzi d'oro fino?
Ora che i miei stracci sono cambiati in una veste regale
e da uomo insignificante e inutile
sono diventato cellula viva
del tuo corpo, pieno di affascinante mistero,
come non cantare la tua lode,
come non adorarti presente e operante in me?
Amen.

L'aborto è il più grande distruttore della pace perché, se una madre può uccidere il suo stesso figlio,
cosa impedisce che io uccida te e che tu uccida me? Non c'è più nessun ostacolo.
(Madre Teresa di Calcutta)

È meglio accendere una candela che maledire l'oscurità.


(Madre Teresa Di Calcutta)
Se c'è soluzione perché ti preoccupi?
Se non c'è soluzione perché ti preoccupi?

Acqua...o vino?
Il signore di un castello diede una gran festa, a cui invitò tutti gli abitanti del villaggio aggrappato
alle mura del maniero. Ma le cantine del nobiluomo, pur essendo generose, non avrebbero potuto
soddisfare la prevedibile e robusta sete di una schiera così folta di invitati.
Il signore chiese un favore agli abitanti del villaggio: "Metteremo al centro del cortile, dove si terrà
il banchetto, un capiente barile. Ciascuno porti il vino che può e lo versi nel barile. Tutti poi vi
potranno attingere e ci sarà da bere per tutti".
Un uomo del villaggio prima di partire per il castello si procurò un orcio e lo riempì d'acqua,
pensando: "Un po' d'acqua nel barile passerà inosservata... nessuno se ne accorgerà!".
Arrivato alla festa, versò il contenuto del suo orcio nel barile comune e poi si sedette a tavola.
Quando i primi andarono ad attingere, dallo spinotto del barile uscì solo acqua. Tutti avevano
pensato allo stesso modo, e avevano portato solo acqua.

Un bimbo raccontava alla sua nonna che tutto andava male: la scuola, problemi con la famiglia,
malattie, ecc. Intanto, la sua nonna preparava un biscotto. Dopo averlo ascoltato, la nonnina gli
dice: “Vuoi fare merenda?” il bimbo risponde: “certamente”.
“Prendi, eccoti un poco di olio da cucinare”. “Mmm, ma non è buono da mangiare da solo!” dice il
bimbo.
“Cosa diresti di un paio di uova crude?” “Mamma mia, che disgustose saranno, nonna!” "Allora
gradisci un po’ di farina di grano, o magari un po’ di lievito?” “Nonna, sei diventata matta, tutto
questo è immangiabile”!
Allora la nonna rispose: “Sì, tutte queste cose sembrano ripugnanti, se le consideri separate. Però se
le metti tutte insieme in maniera adeguata, formano un meraviglioso e delizioso biscotto!"

Non penso mai, Signore,


che la gente, al termine della mia vita,
possa dire la stessa cosa
che ha detto di te, vedendo le tue opere:
"Ha fatto bene ogni cosa".
E nemmeno mi aspetto
che, quando giungerò davanti alla porta del cielo,
tu mi dica: "Vieni, servo fedele".
Sarebbe già tanto che la gente potesse dire:
"Ha sbagliato poche volte",
e che tu mi accogliessi dicendomi:
"Vieni lo stesso, anche se qualche volta
mi hai fatto fare brutta figura!".
Ho tanti difetti, Signore,
e non sono pochi i miei peccati.
Spesso faccio anche il sordo
quando la tua parola mi scomoda troppo.
Tocca anche me, Signore,
con la mano della tua grazia,
affinché mi cada di dosso
lo sporco e il difettoso che c'è
così che sia sempre meno indegno di te
giacché sento dentro di me
la tristezza per non essere giunto alla tua perfezione.
Tocca anche me, Signore, con la tua mano amorosa,
perché possa arrivare almeno ad una sufficienza.
Sarebbe già tanto per me! Amen.
(da A. Dini, La Parola pregata)

Vuoi le mie mani, Signore?


Vuoi le mie mani, Signore, vuoi le mie mani
per passare questa giornata aiutando i poveri e i malati che ne hanno bisogno?
Signore, oggi ti do le mie mani.
Signore, vuoi i miei piedi per passare questa giornata
visitando coloro che hanno bisogno di un amico?
Signore, oggi ti do i miei piedi.
Signore, vuoi la mia voce per passare questa giornata
parlando con quelli che hanno bisogno di parole d’amore?
Signore, oggi ti do la mia voce.
Signore, vuoi il mio cuore per passare questa giornata
amando ogni uomo solo...perché è un uomo?
Signore, oggi ti do il mio cuore.
(Madre Teresa di Calcutta)

Il bimbo e il vecchio
Eravamo l'unica famiglia nel ristorante con un bambino. Io misi a sedere il nostro piccolo Daniel su
un seggiolone per bimbi e mi resi conto che tutti erano tranquilli mentre mangiavano e
chiacchieravano.
Improvvisamente Daniel si mise a gridare dicendo: "Ciao amico!" Batteva il tavolo con le sue
manone ciccione. I suoi occhi erano spalancati per l'ammirazione e la sua bocca mostrava l'assoluta
mancanza di denti. Con molta gioia egli rideva e si dimenava. Mi guardai attorno e capii che cosa
lo stava così tanto attraendo.
Era uno straccione con un cappotto logoro sulle spalle, sporco, unto e rotto. I suoi pantaloni erano
larghi e con la chiusura aperta fino alla metà; le dita dei suoi piedi si affacciavano attraverso quelle
che furono delle scarpe. La sua camicia era sporca ed i suoi capelli non erano più stati toccati da
lungo tempo. Le sue basette erano lunghe e folte ed il suo naso aveva così tante vene che sembrava
una mappa.
Non eravamo molto vicini a lui per sentirne l'odore, ma di sicuro puzzava fortemente. Le sue mani
cominciarono a muoversi per salutare: "Ciao piccolo; come ti chiami?", disse l'uomo a Daniel. Uno
sguardo veloce tra me e mia moglie: "Che facciamo?" Daniel continuava a ridere e a ripetere:
"Ciao, ciao amico." Tutti nel ristorante guardavano noi e il mendicante.
Il vecchio sporco stava scomodando il nostro bel figliolo. Cominciarono a servirci la cena, mentre
quell'uomo continuava a parlare e a gesticolare con Daniel. Tutti ci trovavamo a disagio per
l'atteggiamento di quell'uomo. In più era anche ubriaco. Mia moglie ed io eravamo chiaramente in
imbarazzo e non sapevamo cosa fare. Mangiammo in fretta e in silenzio; Daniel invece, molto
inquieto, mostrava tutto il suo repertorio al mendicante che gli rispondeva con gesti infantili
imitando quelli dei bambini piccoli. Finalmente, finito di mangiare, ci dirigiamo verso la porta
d'uscita. Mia moglie andò a pagare il conto e accordammo di ritrovarci fuori, nel parcheggio.
Il vecchio si trovava molto vicino alla porta di uscita, ed io pregavo sottovoce il Signore che ci
facesse uscire prima che quel matto potesse avvicinarsi a Daniel. Passai vicino all'uomo, dandogli la
mia schiena e tentando di trattenendo il respiro, per non respirare l'aria che il vecchio aveva
respirato.
Mentre io facevo questo, Daniel andò rapidamente in direzione del mendicante e gli alzò le sue
braccia per farsi prendere in braccio. Prima che io potessi intervenire, Daniel saltò in braccio al
mendicante e lo abbracciò. Poi, in un atto di totale fiducia, amore e sottomissione mise la sua testa
sulla spalla del povero.
Quell'uomo chiuse gli occhi. Due grosse lacrime gli solcarono le guance. Le sue mani vecchie e
rugose, piene di cicatrici e dolore, molto soavemente accarezzavano la schiena di Daniel. Non
avevo mai visto nella mia vita due esseri volersi bene così profondamente in così poco tempo. Mi
trattenei atterrito.
Il vecchio uomo sospirò con Daniel ancora tra le sue braccia e poi, aprendo lentamente gli occhi, mi
fissò dicendomi, con voce forte e sicura: "Abbia cura di questo giovanotto!"
In qualche modo gli risposi: "Lo farò", con un immenso nodo alla gola. Egli separò Daniel dal suo
petto, lentamente, come se avesse un dolore, e me lo diede in braccio. Presi Daniel mentre il
vecchio mi diceva: "Dio la benedica, signore. Lei mi ha fatto un regalo immenso."
Riuscii a malapena a dire un sommesso grazie. Con Daniel in braccio. uscii di corsa verso l'auto.
Mia moglie si domandava perché stavo piangendo stringendomi così forte al petto Daniel, e perché
continuavo a ripetere: "Dio mio, Dio mio, perdonami."
Avevo appena assistito all'amore di Cristo attraverso l'innocenza da un piccolo bambino che non si
fermò all'apparenza e non fece alcun giudizio; un bambino che vide un'anima ed alcuni genitori che
invece videro solo un mucchio di vestiti sporchi. Ero stato un cristiano cieco, rimproverando invece
il bimbo che cristiano lo era fino in fondo.
Sentii che Dio mi stava interrogando: "Sei disposto a condividere con me tuo figlio per un
momento, quando Io l'ho fatto per tutta l'eternità?" Quel vecchio, inconsciamente, mi riportò alla
mente le parole di Gesù: "Io vi assicuro che chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non
entrerà in esso." (Luca 18,17).

Se sapessi...
Se sapessi...
che è l’ultima volta
che ti guardo mentre ti addormenti,
ti rimboccherei meglio le coperte,
e chiederei a Dio di vegliare sulla tua anima.
Se sapessi...
che è l’ultima volta
che ti vedo uscire dalla porta,
ti abbraccerei e ti bacerei
per poi richiamarti per un altro bacio ancora.
Se sapessi...
che è l’ultima volta
che sento la tua voce,
registrerei ogni gesto e ogni parola,
così da poterli rivedere, giorno dopo giorno.
Se sapessi...
che è l’ultima volta
in cui posso fermarmi per un momento per dirti "Ti voglio bene“,
invece di andarmene, dato che lo sai che ti voglio bene,
mi fermerei per dirtelo infinite volte.
Se sapessi...
che è l’ultima volta
che posso essere lì, per passare la giornata con te,
perché sono sicuro, che ci saranno ancora giorni in cui potremo farlo,
non ti lascerei nemmeno per un momento.
Ci sarà sempre una mattina
in cui dopo aver commesso degli errori
avremo bisogno di una seconda possibilità
per mettere a posto le cose...
ci sarà sempre un altro giorno
per dire "Ti voglio bene“
e ci sarà sempre un’altra possibilità
per dire “Posso fare qualcosa per te?”...
ma nel caso mi sbagliassi
e ci fosse rimasto solo oggi,
voglio dirti che ti voglio bene
e che spero che non ci dimenticheremo mai.
Il domani non è stato promesso a nessuno,
né giovane né vecchio,
e oggi potrebbe essere l’ultima possibilità
che abbiamo di tenerci stretta la vita.
Così perché non fai oggi
quello che rimandi a domani?
Domani potrebbe non arrivare mai.
Ti pentirai profondamente,
di non esserti preso del tempo
per un sorriso, un abbraccio o un bacio,
e di essere stato troppo occupato, per offrire a qualcuno
quello che poi avrebbe espresso come ultimo desiderio.
Ricordati dei tuoi cari oggi
e sussurra loro nell’orecchio,
dì loro, quanto li ami,
e quanto li amerai sempre.
Prenditi il tempo per dire "Mi dispiace“,
"Ti prego ascoltami ", "Grazie", "E’ tutto a posto"
e se non ci sarà nessun domani
non ti pentirai di quello che hai fatto oggi.

L'AMORE DELLA CROCE


Mi abbandono, o Dio, nelle tue mani.
Gira e rigira quest'argilla,
come creta nelle mani del vasaio.
Dalle una forma e poi spezzala, se vuoi.
Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia?
Innalzato, umiliato, perseguitato,
incompreso, calunniato, sconsolato,
sofferente, inutile a tutto, non mi resta
che dire, sull'esempio di tua Madre:
"Sia fatto di me secondo la tua Parola".
Dammi l'amore per eccellenza, l'amore
della Croce, ma non delle croci eroiche
che potrebbero nutrire l'amor proprio,
ma di quelle croci volgari,
che purtroppo porto con ripugnanza...
di quelle che si incontrano ogni giorno
nella contraddizione, nell'insuccesso,
nei falsi giudizi, nella freddezza,
nel rifiuto e nel disprezzo degli altri,
nel malessere e nei difetti del corpo,
nelle tenebre della mente
e nel silenzio e aridità del cuore.
Allora solamente Tu saprai che Ti amo,
anche se non lo saprò io,
ma questo mi basta.
Amen.

Apri i nostri occhi,


Signore,
perché possiamo
vedere te nei nostri
fratelli e sorelle.
Apri le nostre orecchi,
Signore,
perché possiamo udire
le invocazioni di chi ha
fame, freddo paura.
Apri il nostro cuore,
Signore,
perché impariamo
ad amarci gli uni e gli altri
come tu ci ami.
Donaci di nuovo
il tuo Spirito, Signore,
perché diventiamo
un cuor solo
e un'anima sola,
nel tuo nome. Amen.
(Madre Teresa di Calcutta)

IL SEGRETO DELLA FELICITA'


Un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti
gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello
in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.
Invece di trovare un sant'uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un'attività
frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che
suonava dolci melodie. E c'era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del
mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo
turno per essere ricevuto.
Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non
aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di
tornare dopo due ore.
Nel frattempo, voglio chiederti un favore, concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè
su cui versò due gocce d'olio. Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l'olio.
Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul
cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.
Allora, gli domandò questi, hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo?
Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le
belle pergamene della mia biblioteca?'
Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata
quella di non versare le gocce d'olio che il Saggio gli aveva affidato.
Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo, disse il Saggio. Non puoi
fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.
Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa
volta osservando tutte le opere d'arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne
circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d'arte disposta al proprio
posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva
visto.
Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato? domandò il Saggio.
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti, concluse il più Saggio dei saggi.
Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza dimenticare le due
gocce d'olio nel cucchiaino.

INTRAPRENDERE IL VOLO
C'era un uccello che ogni giorno trovava rifugio tra i rami secchi di un albero isolato in mezzo a
un'estesa pianura.
Un giorno un forte vento fece cadere l'albero.
Il povero uccello dovette volare lontano, al di là della pianura per trovare un albero su cui rifugiarsi.
Finalmente raggiunse un bosco pieno di alberi carichi di frutta.
"Se l'albero vecchio fosse rimasto in piedi l'uccello non avrebbe intrapreso il volo".

Nasci ancora, Signore Gesù,


tra difficoltà ed affanni, ma nasci,
tra silenzi indifferenti e solitudini inespresse.
Nasci ancora ai senza tetto,
Tu che hai sperimentato il freddo
di un luogo abbandonato.
Nasci ancora ai potenti del mondo,
con la Tua umile presenza
così come facesti con i re del Tuo tempo:
il mondo ha ancora bisogno di pace!
Nasci ancora ai "diversi" della cultura massificante,
Tu che sei stato di scandalo.
Nasci ancora agli esuli
sbattuti dalle onde sulle rive della mancata accoglienza,
Tu che li hai preceduti in terra d'Egitto.
Nasci ancora alle mamme di tanti uccisi,
Tu che hai annusato, fin dalla nascita,
l'odore acre del sangue innocente.
Nasci ancora ai soli delle città affollate,
trasmetti la stessa tenerezza che Tua Madre Ti ha dato.
Nasci ancora ai poveri
e rendici tali,
solo così possiamo ancora ascoltare, vegliando,
note che parlano di pace.

Spirito Santo,
che riempivi di luce i Profeti e accendevi parole di fuoco sulla loro bocca,
torna a parlarci con accenti di speranza.
Frantuma la corazza della nostra assuefazione all'esilio.
Ridestaci nel cuore nostalgie di patrie perdute.
Dissipa le nostre paure. Scuotici dall'omertà.
Liberaci dalla tristezza di non saperci più indignare per i soprusi consumati sui poveri.
E preservaci dalla tragedia di dover riconoscere
che le prime officine della violenza e della ingiustizia sono ospitate nei nostri cuori.
Donaci la gioia di capire che tu non parli solo dai microfoni delle nostre Chiese.
Che nessuno può menar vanto di possederti.
E che, se i semi del Verbo sono diffusi in tutte le aiuole,
è anche vero che i tuoi gemiti si esprimono nelle lacrime dei maomettani
e nelle verità dei buddisti,
negli amori degli indù e nel sorriso degli idolatri,
nelle parole buone dei pagani e nella rettitudine degli atei.
(don Tonino Bello, Vescovo)

L’abate deve ricordare sempre quel che è e come viene chiamato, sapendo che si esige di più da
colui al quale si è affidata maggiore responsabilità. Occorre che si renda conto esattamente della
difficoltà e delicatezza del compito che si è assunto di guidare le anime e di adattarsi, con spirito di
servizio, alle diverse necessità di molti...
Dopo essere stato eletto, l’abate pensi sempre quale peso si è assunto; pensi a chi dovrà rendere
conto del suo governo e sappia che «deve» giovare più che dominare. Per questo bisogna che sia
dotto nella legge di Dio, per sapere da quale fonte attingere «il nuovo e il vecchio». Integro, sobrio,
comprensivo, faccia sempre in modo che la misericordia la vinca sulla giustizia: e allora anche lui
otterrà di essere trattato nella stessa maniera.
I vizi li dovrà odiare, ma i fratelli li ami sempre. Anche quando si tratterà di correggere, lo faccia
con prudenza e moderazione, perché non succeda che a voler raschiare troppo la ruggine si rompa il
vaso. Consideri sempre con diffidenza la sua fragilità e si ricordi che la canna incrinata non bisogna
spezzarla. Non diciamo con questo che debba tollerare il rafforzarsi dei vizi, ma che deve eliminarli
con prudenza e carità, nel modo che giudicherà utile per ciascuno in particolare. E si sforzi di essere
amato piuttosto che temuto.
Starà attento a non diventare causa di agitazione, a non essere inquieto, pignolo, ostinato, geloso e
troppo facile al sospetto, perché non avrebbe mai pace. Nei suoi ordini sia previdente e assennato:
tanto nelle cose di Dio che negli affari temporali, si comporti con discernimento e moderazione,
tenendo presente la discrezione del patriarca Giacobbe che diceva: Se faccio camminare troppo i
miei greggi, mi morranno tutti in un giorno (Gen 33,13). In base a questo e ad altri esempi, suggeriti
dalla discrezione che è madre delle virtù, disporrà tutto in modo che i forti possano desiderare di più
e i deboli non si scoraggino.
(Regola di san Benedetto, 2,1-2; 64,7-19)

Che cosa abbiamo davanti agli occhi, contemplando il Crocifisso?


Abbiamo un miracolo nuovo.
Cristo ha fatto tanti miracoli sul mare, sui ciechi, sui lebbrosi.
Ma il miracolo nuovo è che questo Dio non fa un miracolo per sé,
rimane in agonia, con le braccia aperte al Padre e al mondo.
E noi avvertiamo, guardandoti, o Signore, che in questo abbraccio universale,
che raggiunge tutti gli uomini di tutti i tempi, ci siamo anche noi.
E le tue braccia allargate ci dicono:
«Sei anche tu nell' abbraccio dell'alleanza,
Sei anche tu nell'abbraccio della sicurezza dell'amore del Padre per te,
sei anche tu nell'abbraccio della misericordia
che supera il tuo timore, le tue colpevolezze.
Sei anche tu nell'abbraccio di questo amore gratuito, purissimo, totale:
sei anche tu in questo abbraccio sponsale, indissolubile,
che è la tua certezza di vita per sempre».
Contemplando le braccia allargate di Gesù sulla croce,
noi sentiamo che si allargano gli spazi stretti del nostro cuore
gli spazi stretti della nostra casa, della nostra società, della nostra terra.
Spazi che fanno tanta fatica ad accogliere e che devono contemplare te,
con le tue braccia aperte per sentirsi dilatare interiormente.
Tu, Gesù, un giorno avevi detto:
«Viene l'ora in cui il Figlio dell'uomo deve essere glorificato».
Noi siamo soliti intendere questo termine "glorificato"
come un ricevere onore, favori, potere, successo.
Ma guardandoti crocifisso,
noi comprendiamo che la gloria di Dio passa anche attraverso
l'insuccesso, gli insulti, le percosse.
Questa croce è il vero trono tuo e della Chiesa.
Tu avevi detto:
“Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”.
Sulla croce, sei diventato re universale di gloria, re di pace.
(Card. Carlo Maria Martini)

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,


ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi;
lentamente muore colui che non cambia marcia,
colui che non rischia e cambia il colore dei vestiti,
colui che non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il bianco su nero ed i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore
ed ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordalo sempre che essere vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità!
(Pablo Neruda)

Tu celebri il Natale di Gesù


quando credi nel suo amore,
quando vivi nella sua gloria,
quando ami nel silenzio,
quando servi con umiltà,
quando soffri con gli altri,
quando sei felice con loro,
quando accogli chi ti cerca,
quando vai in cerca di chi è solo:
perché proprio allora Dio nasce
dentro di te... e intorno a te!
(Sabino Palumbieri)

FOLLOW THAT DREAM


If your heart is restless and you can't go on
When you're tired and weary, but you can't go on
Well a distant dream is a callin' you
Then there's just one thing that you can do
Yeah, you gotta follow that dream wherever that dream may lead you
You gotta follow that dream wherever that dream may lead
Now if I walk in dreams
And if I talk in dreams
I need someone with a love I can trust
And together we'll search for the things that come to us
Baby in dreams, in dreams
Now every man has the right to live
The right to a chance to give what he has to give
The right to fight for the things he believes
For the things that come to him in dreams
Baby in dreams, I walk in dreams
I talk in dreams
I live in dreams

Nella Chiesa che va alla ricerca dei segni ci sono diversi temperamenti, diverse mentalità: c’è
l’affetto di Maria, l’intuizione di Giovanni, la massiccia lentezza di Pietro; si tratta di diversi tipi, di
diverse famiglie di spiriti che cercano i segni della presenza del Signore. Ma tutti, se sono
veramente nella Chiesa, hanno in comune l’ansia della presenza di Gesù tra noi. Esistono dunque
nella Chiesa diversi doni spirituali, da cui hanno origine diverse disposizioni: alcuni sono più
veloci, altri più lenti; tutti comunque si aiutano a vicenda, rispettandosi reciprocamente, per cercare
insieme i segni della presenza di Dio e comunicarceli, nonostante le diversità delle reazioni di fronte
al mistero. In questo episodio troviamo l’esempio di una collaborazione nella diversità: ciascuno
comunica all’altro quel poco che ha visto, e insieme ricostruiscono l’orientamento dell’esistenza
cristiana, laddove i segni della presenza del Signore, di fronte a gravi difficoltà o a situazioni
sconvolgenti, sembrano essere scomparsi…Quando manca la presenza dei segni visibili del
Signore, bisogna scuotersi, muoversi, correre, cercare comunicazione con gli altri, con la certezza
che Dio è presente e ci parla. Se nella Chiesa primitiva Maddalena non avesse agito in tal modo,
comunicando ciò che sapeva, e se non ci si fosse aiutati l’un l’altro, il sepolcro sarebbe rimasto là e
nessuno vi sarebbe andato; sarebbe rimasta inutile la risurrezione di Gesù. Soltanto la ricerca
comune e l’aiuto degli uni agli altri portano finalmente a ritrovarsi insieme, riuniti nel
riconoscimento dei segni del Signore.
(C. M. Martini)

PREGHIERA PER LA PACE


Signore, noi abbiamo ancora le mani insanguinate dalle ultime guerre mondiali,
così che non ancora tutti i popoli hanno potuto stringerle fraternamente fra loro;
Signore, noi siamo oggi tanto armati come non lo siamo mai stati nei secoli prima d'ora,
e siamo così carichi di strumenti micidiali da potere, in un istante,
incendiare la terra e distruggere forse anche l'umanità;
Signore, noi abbiamo fondato lo sviluppo e la prosperità di molte nostre industrie colossali sulla
demoniaca capacità
di produrre armi di tutti i calibri e tutte rivolte a uccidere e a sterminare gli uomini nostri fratelli;
così abbiamo stabilito l'equilibrio crudele della economia di tante Nazioni potenti sul mercato delle
armi
alle Nazioni povere, prive di aratri, di scuole e di ospedali;
Signore, noi abbiamo lasciato che rinascessero in noi le ideologie,
che rendono nemici gli uomini fra loro: il fanatismo rivoluzionario, l'odio di classe, l'orgoglio
nazionalista,
l'esclusivismo razziale, le emulazioni tribali, gli egoismi commerciali, gli individualismi gaudenti e
indifferenti verso i bisogni altrui;
Signore, noi ogni giorno ascoltiamo angosciati e impotenti le notizie di guerre ancora accese nel
mondo;
Signore, è vero! Noi non camminiamo rettamente!
Signore, guarda tuttavia ai nostri sforzi, inadeguati, ma sinceri, per la pace nel mondo!
Vi sono istituzioni magnifiche e internazionali; vi sono propositi per il disarmo e la trattativa;
Signore, vi sono soprattutto tante tombe che stringono il cuore, famiglie spezzate dalle guerre, dai
conflitti,
dalle repressioni capitali; donne che piangono, bambini che muoiono; profughi e prigionieri
accasciati
sotto il peso della solitudine e della sofferenza; e vi sono tanti giovani che insorgono
perché la giustizia sia promossa e la concordia sia legge delle nuove generazioni;
Signore, Tu lo sai, vi sono anime buone che operano il bene in silenzio, coraggiosamente,
disinteressatamente
e che pregano con cuore pentito e con cuore innocente; vi sono cristiani, e quanti, o Signore,
nel mondo che vogliono seguire il Tuo Vangelo e professano il sacrificio e l'amore;
Signore, Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.
(Paolo VI)

C'era una volta un uomo che non credeva nel Natale.


Era una persona fedele e generosa con la sua famiglia e corretta
nel rapporto con gli altri, però non credeva che Dio si fosse
fatto uomo come, secondo quanto afferma la Chiesa, è successo a
Natale. Era troppo sincero per far vedere una fede che non
aveva.
"Mi dispiace molto, disse una volta a sua moglie che era una
credente molto fervorosa, però non riesco a capire che Dio si
sia fatto uomo; non ha senso per me."
Una notte di Natale, sua moglie e i figli andarono in chiesa per
la messa di mezzanotte. Lui non volle accompagnarli. "Se andessi
con voi mi sentirei un ipocrita. Preferisco restare a casa. Vi starò aspettando."
Poco dopo la famiglia uscì mentre iniziò a nevicare. Si avvicinò
alla finestra e vide come il vento soffiava sempre più forte.
"Se è Natale, pensò, meglio che sia bianco". Tornò alla sua
poltrona vicino al fuoco e cominciò a leggere un giornale.
Poco dopo venne interrotto da un rumore seguito da un altro e
subito da altri.
Pensò che qualcuno stesse tirando delle palle di neve sulla
finestra della sala da pranzo. Uscì per andare a vedere e vide
alcuni passerotti feriti, buttati sulla neve.
La tormenta li aveva colti di sorpresa e, per la disperazione di
trovare un rifugio, avevano cercato inutilmente di attraversare
i vetri della finestra. "Non posso permettere che queste povere
creature muoiano di freddo... però come posso aiutarle?"
Pensò che la stalla dove si trovava il cavallo dei figli sarebbe
stato un buon rifugio, velocemente si mise la giacca, gli
stivali di gomma e camminò sulla neve fino ad arrivare nella
stalla, spalancò le porte e accese la luce. Però i passerotti
non entrano.
"Forse il cibo li attrarrà," pensò. Tornò a casa per prendere
delle briciole di pane e le disseminò sulla neve facendo un
piccolo cammino fino alla stalla. Si angustiò nel vedere che gli
uccelli ignoravano le briciole e continuavano a muovere le ali
disperatamente sulla neve. Cercò di spingerle in stalla
camminando intorno a loro e agitando le braccia. Si dispersero
nelle diverse parti meno verso il caldo e illuminato rifugio.
"Mi vedono come un estraneo e che fa paura", pensò. "Non mi
viene in mente nulla perché possano fidarsi di me... Se solo
potessi trasformarmi in uccello per pochi minuti, forse
riuscirei a salvarli".
In quel momento le campane della chiesa cominciarono a suonare.
L'uomo restò immobile, in silenzio, ascoltando il suono gioioso
che annunciava il Natale. Allora si inginocchiò sulla neve: "Ora
si, capisco, sussurrò. Ora vedo perché hai dovuto fare tutto
questo!"

Nel giorno decisivo del Giudizio la domanda che ci sarà rivolta dal Signore non sarà tanto: "Sei
stato credente?", quanto piuttosto: "Sei stato credibile?"

Gesù chiama Levi, un peccatore, un pubblicano, un lontano dal regno di Dio. Non ci può essere
dimostrazione più evidente che la vocazione è un fatto gratuito, un’azione creatrice. Quando Dio
chiama, crea nel chiamato la forza per rispondere: lo fa su misura per la missione a cui lo destina.
Dio non vuole l’emarginazione di nessuno. Ogni peccatore può trovare la via del bene se i buoni
sanno convivere e banchettare con lui. La missione di Gesù, e quindi anche della Chiesa, non è
quella di alzare barriere di protezione, ma di abbatterle per mescolarsi col mondo. Una società che
emargina i traviati, non è una società cristiana.

Per me sarebbe un'umiliazione tremenda se qualcuno mi domandasse: "Che stai facendo? Perché lo
stai facendo?" e dovessi rimanere a bocca aperta senza rispondere. Ed educo i miei ragazzi così, a
saper dire in qualunque momento della loro vita, che cosa fanno e perché lo fanno.
(don Lorenzo Milani)

Mi hai chiamato, Dio dei miei padri,


ad uscire dalla palude del peccato
perché volevi che io provassi la gioia luminosa di una prateria
ove è possibile giacere, saltare, correre e cantare.
Mi hai strappato dalla schiavitù antica
per farmi vivere nella libertà.
Ed io, o Signore, sono un uomo inquieto
perché la libertà è una gioia, ma anche un tormento.
Ad ogni passo sono costretto a scegliere fra il bene e il male,
fra il peccato e la grazia, fra la tua parola e quella del maligno,
fra la polvere delle stelle e il fango della terra.
Quanta fatica, o Signore,
hai messo nelle mie mani con la libertà!
Tu intanto stati in silenzio a guardare la mia libertà.
Stai a guardare le scelte che compio e i passi che faccio.
Se cado, per una scelta sbagliata,
con dolcezza mi rialzi e continui a guardarmi.
Se resto in piedi per una scelta giusta
sorridi e continui a guardarmi.
Sei un Dio fuori di ogni immaginazione!
Vuoi che cammini da me
perché non sei un dittatore o un plagiatore
e nemmeno un carceriere che impedisce ogni mio passo,
ma un Dio che ama solo e sempre chi è un uomo libero
e si fa perciò responsabile di sè e degli altri.
In Paradiso ci arriverò perché voglio
e perché faccio quello che è necessario
e non perché ci sono costretto da te.
La mia libertà di scelta
è anche la grazia più bella che mi hai offerto
perché mi fa uguale a te, Dio,
appassionato amante della libertà. Amen

DIO NEL POZZO


Una comitiva di zingari si fermò al pozzo di un cascinale. Un bambino di cinque anni uscì nel
cortile e iniziò ad osservarli.
Uno zingaro in particolare lo affascinava, un pezzo d'uomo che aveva attinto un secchio d'acqua e
stava lì, a gambe aperte, bevendo.
Finito che ebbe, si chinò e scrutò a lungo nel pozzo. Il bambino incuriosito, si alzò in punta di piedi
per cercare di vedere oltre l'orlo del pozzo che cosa stesse guardando lo zingaro.
Il gigante si accorse del bambino e sorridendo lo sollevò da terra tra le braccia.
"Sai chi ci sta laggiù?". Il bambino scosse la testa.
"Ci sta Dio. Guarda!" disse l'omone.
Là, nell'acqua ferma dello specchio, il bambino vide riflessa la propria immagine. "Ma quello sono
io!".
"Ah!" esclamò lo zingaro. "Ora sai dove sta Dio."
Non sono capace di inventare cose nuove
come aeroplani
che si muovono su ali d'argento.
Ma oggi all'alba
ho avuto un pensiero
un pensiero meraviglioso
e le parti più lise
del mio vestito
divennero a un tratto belle
splendenti per una luce
che cadeva dal cielo.
Il pensiero era questo:
che un piano segreto
è nascosto nella mia mano
e la mia mano è grande
grande a motivo di questo progetto.
Che Dio presente nella mia mano
conosce il mio segreto
il progetto di quanto
egli vuol fare per il mondo
mediante la mia mano.
(da 40 storie nel deserto di Bruno Ferrero)

Io non capisco
come tu non ti stanchi di me.
Tu sei continuamente alla mia presenza
ed io ti guardo
solo per qualche tratto,
poi scappo
e riprendo la mia libertà,
perché credo che solo così
sono me stesso.
Io non capisco perché tu non ti stanchi di me
e non mi lasci solo al mio destino,
ma poi so
che solo tu sei il mio destino,
solo in te mi posso rispecchiare,
solo in te sono me stesso.
Solo in te posso riposare,
solo in te posso crescere.
Senza di te posso solo seccare.
(E. Olivero - Preghiere Metropolitane)

Non è indispensabile correre


Il padrone di un negozio stava esponendo sulla porta un cartello con la scritta: "Si vendono
cuccioli". Questo genere di annuncio attira sempre i bambini e difatti di lì a poco un ragazzino si
presentò nel negozio chiedendo: "Quanto costano i cagnolini?"
Il padrone rispose: "Tra i 30 e i 50 Euro".
Il bambino mise la mano in tasca ed estrasse alcune monete: "Ho solo 2,37 Euro...posso vederli?".
L'uomo sorrise e fece un fischio. Dal retrobottega entrò correndo il suo cane seguito da cinque
cuccioli. Uno di questi però era rimasto molto indietro rispetto agli altri.
Il ragazzino subito indicò il cagnolino rimasto indietro che stava zoppicando: "Cosa gli è successo?"
domandò. L'uomo gli spiegò che quando era nato il veterinario gli aveva detto che quel cucciolo
aveva un'anca difettosa e che sarebbe rimasto zoppo per sempre.
Il bambino si commosse a quelle parole ed esclamò: "Questo è il cagnolino che voglio comprare!"
Ma l'uomo gli rispose: "No, non comprarlo! Se lo vuoi veramente, te lo regalo!" Il bambino rimase
molto male e guardando l'uomo diritto negli occhi gli disse: "Non voglio che lei me lo regali: vale
tanto come gli altri cagnolini e io le pagherò il prezzo intero. Se è d'accordo, le darò subito i miei
2,37 Euro e un po' ogni mese fino a quando lo avrò pagato completamente."
L'uomo rispose: "Non vorrai davvero comprare questo cagnolino, ragazzo. Non sarà mai in grado di
correre, di saltare e di giocare come gli altri cagnolini!"
Allora il bambino si piegò ed estrasse dai pantaloncini la sua gamba sinistra, malformata e
imprigionata in un pesante apparecchio metallico. Guardò di nuovo l'uomo e gli disse: "Questo non
importa: anch'io non posso correre e il cagnolino avrà bisogno di qualcuno che lo capisca."
L'uomo si stava mordendo le labbra e i suoi occhi si riempivano di lacrime... sorrise e disse:
"Ragazzo, io mi auguro e lo spero davvero che ciascuno di questi cuccioli trovi un padrone come
te."

Dio ti ama. Gli interessi personalmente, continuamente, appassionatamente, prova la tua gioia in te.
Gli sei necessario, il tuo cuore lo rallegra, la tua indifferenza lo stupisce, la tua amarezza lo strazia.
Vuole con te una relazione continua. Se non credi a questo, se non ti senti sollevato da questa
certezza significa che non hai capito che Dio è Padre.
(Louis Evely)

"Duc in altum"="prendi il largo".

L'uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa.
(William James)

ACCOGLIENZA: del Signore nell’altro.


Lc 14,12 - “Quando offri un pranzo o una cena ....invita poveri, storpi....”
Insegnami, Signore, la virtù, anzi l’atteggiamento interiore e costante dell’accoglienza: se io che
sono come sono come potrò non accogliere gli altri che sono come sono?
Tu presenti la parabola dell’invito a pranzo per svelarci i tesori dell’accoglienza. L’accoglienza a
tutti, soprattutto ai non accolti.
in ginocchio
La prima cosa che posso fare per l’Altro non è quella di aiutarlo, e neppure quella di ascoltarlo, e
neppure quella di accoglierlo, e neppure quella di volergli bene: il primo atteggiamento di fede
davanti all’altro e quello di inginocchiarsi davanti a lui, riconoscendolo immagine di Dio, abitato
Dalla Sua presenza! Il primo gesto davanti all’Altro è quello di mettermi in ginocchio. E perfino
davanti a me stesso.
Mi sento abituato a venerare l’Altro? E a venerare me stesso?
il primo pensiero
Per l’Altro posso fare sempre, assolutamente sempre qualcosa. Posso infatti sempre pregare per lui.
Non è una fuga. E’ una certezza! La possibilità di pregare per l’Altro è il primo pensiero che mi
viene in cuore quando decido di rapportami con lui, quando mi rendo disponibile ad aiutarlo?
“simpatia” non perché
Ogni Altro domanda di essere incontrato con “simpatia” non perché è così o così, ma perché
appunto è un Altro, è una Persona, è un Fratello/ Sorella, è un Figlio di Dio. E’ troppo importante
decidere che le nostre simpatie non sono “di pelle” ma “di cuore” cioè “di fede”. Allora verifico nel
mio cuore: ho deciso di voler provare una istantanea simpatia per ogni altro nel momento di ogni
incontro con lui? Poi se dovrò soffrirne, vedremo. Ma di primo acchito, decido per la simpatia, cioè
per l’Amore, per l’accoglienza.
Come giudicano gli altri vicino a me la mia capacità di “simpatia a prima vista?” Sono uno che è
facile, piacevole incontrarlo/la perché si intuisce un rapporto di voluta simpatia immediata oppure
mi si evita volentieri?
non potrete mai
l’altro non è mai un NEMICO. Ogni incontro è fatto per incontrare un fratello anche nel cuore della
persona che viene per aggredirmi. L’Altro è una persona. Lui potrà sentirsi nemico ma io lo
incontrerò sempre come Persona. L’Altro può farmi di tutto ma mai potrà costringermi a
considerarlo un nemico anche quando lui si sentisse tale. Ricordiamo la famosa sfida di Martin
Luther King: “potrete perseguitarci.... potrete segregarci.... potrete violentare le nostre spose sotto i
nostri occhi.... ma non potrete mai costringerci ad odiarvi!”.
mi incuriosisce
L’Altro mi incuriosisce sempre. E’ sempre un mondo nuovo l’Altro. Anche quando lo conosco
benissimo io posso vederlo sempre con occhi nuovi. E quando non lo conosco, lui non è una insidia
alle mie sicurezze ma sempre un mondo da scoprire. L’Altro è del colore dei miei occhi.
E se l’Altro non mi incuriosisce allora io sono vecchio, anzi, finito!
responsabile
L’Altro è qualcuno di cui io mi sento responsabile. Lui non lo sa ma il Signore, facendomelo
incontrare, in qualche modo, in qualche misura, me lo affida. “Dov’è Caino, tuo fratello?” L’Altro è
uno del quale anche io sono in qualche modo, in qualche misura, sotto qualche profilo responsabile.
Sono soprattutto responsabile della sua salvezza eterna. Mi lascio affascinare e sgomentare da
questa prospettiva?

ACCOGLIENZA: dell’altro mandato da Dio.


At 18,27 - “I fratelli scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza”.
postino di Dio
L’Altro è fonte di gioia, non per quello che mi porta, ma perché me lo manda il Signore!
Quand’anche mi portasse una croce, è comunque un dono del Signore. Ecco perché ogni Altro, ogni
Prossimo diventa fonte di gioia:
perché lo accolgo come “postino di Dio”! Sto attento a non lasciar cadere per terra il telegramma
che lui, magari inconsapevole, porta in mano.
discepolato
L’Altro è sempre Maestro della mia vita: infatti attraverso di lui il Signore mi dice sempre qualcosa
di nuovo e di utile per la mia vita. Vorrei poter fare la storia di quello che ho imparato da ciascuna
delle persone che ho incontrato. Chi non impara niente è peggio di un alunno che non vuole
studiare. L’alunno non impara la matematica, chi non impara dall’altro non impara a vivere vivo!
Mi rendo sempre e sùbito attento al discepolato dell’altro? Quali sono le persone dalle quali ho
imparato di più nella vita? Come ho manifestato ad esse la mia riconoscenza?
Come ringrazio chi mi “scortica” la pelle dell’anima per rinnovarla ed abbellirla sempre di più?
Come posso rendere sicuro l’Altro che il suo incontro mi trova sempre disposto a “imparare”, a
raccogliere i segnali che lui mi può mandare per aiutarmi a crescere?
mai di sua iniziativa
L’Altro non viene mai di sua iniziativa. Anche se lui pensa di aver pensato di incontrarmi è da più
lontano che viene l’iniziativa di questo incontro. E’ il Signore che me lo manda. E allora lo accolgo
ricordando chi me lo ha mandato anche se lui non sa Chi lo ha mandato!
di chi riceve
Perciò l’Altro mi arricchisce sempre. Credo per fede che l’Altro mi viene incontro e il Signore sta
per servirsi di lui per cambiare e maturare la mia vita. Mi rapporto con l’Altro in atteggiamento di
chi riceve anche da colui che viene per domandarmi?
Come alimento nel mio cuore e sulle mie labbra il sentimento di riconoscenza, sempre per chi
incontro?
rivelazione!
L’Altro mi rivela a me stesso. Se so guardare con occhi limpidi l’Altro diventa uno specchio per la
mia coscienza: è proprio nel suo incontro che io mi rendo conto di chi sono. Dal come lo accolgo io
mi rendo conto di chi sono. Proprio accogliendo un Altro, proprio confrontandomi con lui ecco che
prendo coscienza di chi sono. Poverino chi pensa di conoscere già abbastanza se stesso. Poverino il
tranquillo di se stesso. Poverino chi appositamente non vuol imparare più nulla di sé. Cosi l’Altro
mi diventa RIVELAZIONE!
frustrato.
L’Altro può crescere se io l’aiuto a crescere. Se lui cresce io stesso ne resto cresciuto, maturato,
cambiato. Anche dalla sua crescita dipende la mia crescita. Un po' come la crescita di un genitore
dipende dalla “riuscita” del figlio. E se l’Altro non vuol crescere il mio desiderio e il mio impegno
mi fa crescere ugualmente, davanti agli occhi del Signore! Lui potrà scrivere diritto anche sulle
righe storte della mia vita. Non ho mai ragioni per sentirmi frustrato.

ACCOGLIENZA: l’accolto salva chi l’accoglie


Eb 13,2 - “Hanno accolto degli angeli senza saperlo!”
adesso o un giorno
L’Altro è uno con il quale sono chiamato a desiderare sempre di poter adesso o un giorno pregare
insieme perché proprio nel momento della preghiera comune sperimento una comunione e una
intimità che non proverei altrimenti. Talvolta risulta impossibile, magari per anni, o per sempre:
anche allora non spegnerò quel desiderio che diventa sofferenza feconda per l’Altro che amo, e per
me che lo amo!
mi discute
L’Altro mi discute. Il suo comportamento e la sua stessa persona mi mettono in crisi di conversione,
mi verificano, rivelano le mie debolezze, smuovono le acque stagnanti della mia vita, delle mie
pigrizie, mi scampano dalla mia “santa” cioè diabolica pace! L’Altro è fonte di insicurezza. L’Altro
mi cambia le carte in tavola. L’Altro scombina gli equilibri e le paralisi della mia vita. Ecco perché
tante famiglie sono chiuse come gabbie dorate: per paura di accorgersi della differenza fra
tranquillità e felicità! Così l’Altro mi converte! L’Altro diventa il provvidenziale cilicio della mia
povera vita!
discernimento
L’Altro è un progetto, un sogno del Signore. Ma lui spesso non lo conosce. Anzi, spesso neppure lo
cerca. Allora l’Altro è uno per il quale devo domandare io quale sia il sogno di Dio per lui, per
potermi muovere non secondo la mia testa ma secondo il cuore di Gesù. Così l’Altro diventa
domanda di discernimento per me! E domandando luce per l’Altro imparo a domandare luce per me
stesso. Direttamente al Signore, e ai fratelli che stimo. Il numero dei fratelli/ sorelle ai quali posso
domandare luce per la vita di un Altro e per la mia vita sono la misura della mia compagnia o della
mia solitudine nella mia vita!
da liberare
L’Altro è un po' sempre Uno da liberare. Ciascuno di noi vive le sue paralisi, i suoi blocchi, le sue
paure. Ma la vicinanza di una persona accogliente, la presenza di un cuore caldo e sereno, ecco che
scioglie come ghiaccio al sole le nostre chiusure, i suoi strangolamenti, le sue paralisi. Io voglio
essere per chi incontro sempre meno uno che blocca, uno davanti al quale devo assumere una
maschera per essere accettato. Voglio diventare uno la cui presenza libera nell’Altro tutte le
potenzialità di bene e di bellezza che teneva racchiuse in cuore. Voglio che la mia accoglienza gli
faccia trovare il coraggio di liberare e fiorire tutti i semi buoni che il Signore ha seminato nella terra
buona del suo cuore!
novità: controllo e misura
L’Altro è sempre nuovo, anche se la sua vita è sempre uguale, perché il Signore gli rivolge sempre
parole nuove alla sua vita, anche se lui è sordo. Così io pure avrò verso di lui occhi sempre nuovi al
punto che io saprò leggere in lui quelle novità che neppure lui stesso scopre. La scoperta delle
novità nell’altro diventa così allora controllo e misura della vivezza del mio sguardo spirituale.
L’altro è perenne meraviglia! Anche e soprattutto in famiglia! Che incanto vivere accanto a chi ogni
mattina si stupisce di incontrarmi!
insofferenza,insofferenza
L’Altro chiude spesso il suo cuore al Signore e forse anche a me. Allora io trasformo l’in-sofferenza
spontanea per le sue chiusure in sofferenza perché lui chiude il cuore al Signore, al suo prossimo,
alla sua crescita. Se l’Altro mi desse uno schiaffo io non saprò soffrire perché mi ha dato uno
schiaffo ma soffrirò perché lui a dato uno schiaffo a qualcuno, e perciò al Signore. L’Altro diventa
allora sofferenza per me. La misura della mia sofferenza per lui diventa la misura della mia
passione apostolica. La misura invece della mia non sofferenza al male che uno mi fa a me, unita
alla sofferenza per il fatto che lui faccia del male a qualcuno io o altri non importa, diventa la
misura di quanto per me Dio sta prima dell’io!
l’accoglienza via alla gioia!
Ogni Altro accolto nel mio cuore, nel mio orologio, nel mio portafoglio, nella mia casa, alla mia
mensa, dilata il mio cuore. Più il cuore è grande, più è ricco, più c’è posto per la gioia e la fantasia!
Così anche per noi, come per Maria l’accoglienza diventa la via alla gioia!

AMORE: accorgersi dell'altro.


Lc 10,33: Un Samaritano, che era in viaggio lo vide e gli si fece vicino.
Grazie Signore, per questo scomunicato, che si accorge di chi incontra e gli regala la sua attenzione.
Insegna anche a me, in questo mondo frettoloso, distratto, fuggiasco dai bisogni del prossimo, a
cercare la mia gioia proprio nell'accorgermi dell'altro in difficoltà, a regalargli la mia attenzione.
Ma perché dovrei farmi attento in questo mondo di distratti e fuggiaschi!
Perché dovrei farmi attento agli altri quando ho l'impressione che gli altri si facciano così raramente
davvero attenti a me, alle mie ferite più profonde e perciò più nascoste?
Forse potrei partire dalla domanda egoistica: "E se un giorno dovesse capitare a me di trovarmi a
terra, come questa vittima dei briganti, non aspetterei forse con ansia chi osasse fermarsi?" E allora
perché non farlo io quando mi trovo dall'altra parte della barricata che divide i distratti dai colpiti?
Forse sento dentro che io stesso non sarei capace di ridere ricordandomi che tu piangi. Per questo la
gente cosiddetta normale vive dietro a 1000 paraventi!
E mi hai messo in petto un cuore che non sa darsi pace se si ricorda di essersi girato dall'altra parte,
se ha spento la TV davanti a quel servizio così diverso dalle ballerine di sempre, esclamando: "ma
intanto io non ci posso fare niente. Così va il mondo! Lascialo andare!". Per questo tanta gente
cosiddetta comune trapianta un sasso al posto del cuore!
Forse mi sento davvero più vivo quando mi lascio trafiggere e coinvolgere dai guai dell'altro. Mi si
complica la vita. Ma vivo anziché sonnecchiante come tanta gente cosiddetta comune.
Forse sento che la riconoscenza del malcapitato vale più del tempo che perdo accorgendomi di lui.
Ma se anche lui non mi ringraziasse il Tuo grazie, Signore, riscalda il mio cuore infreddolito!
Ma quando "non ci posso fare niente" mi ricordo che qualcuno che non poteva fare niente per me
mi ha regalato qualcosa che valeva più della soluzione dei miei problemi: mi aveva regalato la sua
attenzione, la sua vicinanza. E allora è un'altro vivere quando vivi la stessa croce, ma sei liberato
dal peso della solitudine!
E se il mondo gira sempre allo stesso modo, nonostante il mio scendere a cavallo per accorgermi di
te, io sento che la mia giornata valeva la pena di essere vissuta perché ho tentato quella sera, di
lasciare il mondo un po' più bello di come era al mattino.
Era soltanto una goccia dell'oceano quel mio gesto di attenzione ma era almeno quella goccia che
innaffiava il fiore della gioia nel mio cuore!
E mi sono accorto che il mio cuore diventava sempre più grande ogni volta che lo aprivo sul fratello
ferito! Ero contento ogni volta che mi fermavo scendendo da cavallo più di quando gli affondavo
gli speroni nella pancia per farlo passare avanti, girandomi dall'altra parte.
Dammi, Signore, luce e forza per fermarmi accanto allo sfortunato ricordandomi che Tu mi hai
detto di farlo. E allora di Te mi fido. Ricordandomi altresì che tu mi hai detto che in lui trovo Te. E'
lì che tu mi dai appuntamento. Non vorrei mancare mai!

AMORE: a fondo perso.


Rom. 8,36: per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno.
Fin da piccoli ci hanno sempre impressionato i racconti dei Missionari che descrivevano la partenza
dei primi loro compagni per l'Africa, ai tempi in cui le difficoltà e le malattie li candidavano a vita
breve e morte certa.
Sono queste le "cose" che convincono di te Signore, più di tanti discorsi. E convincono ancora di
più a confronto, purtroppo, dei "martiri" dell'Islam che si immolano per distruggere anziché per
costruire.
Incantami, Signore, davanti a questi giovani che non temevano di varcare i mari ed esporre la vita
per conquistarti le anime: metti anche nel mio cuore il desiderio di rimetterci con gioia un po' di
tempo e un po' di denaro per annunziare il tuo Vangelo a chi pensa che la poltrona davanti alla TV
sia il momento più felice della giornata.
Incantami, Signore, davanti a questi giovani che, in un mondo di passioni grette, piccine,
individuali, sanno albergare in cuore passioni universali: non lasciarmi mai andare ad esclamazioni
di sterile sdegno davanti ai disastri comodamente contemplati al telegiornale, tormentandomi invece
il cervello per capire cosa posso fare stasera per la vecchietta di sopra o per la mia parrocchia, visto
che non sono stato privilegiato con una vocazione "speciale" come questi ragazzi, "bruciati" per
l'Africa.
Incantami, Signore, davanti a questi giovani che sono partiti senza la certezza di "mettere le braghe
al mondo", non solo, ma senza neppure la sicura speranza di arrivare a battezzare un Africano: si
sono immolati solo per rendere gloria al tuo Nome!
Dona anche a me, Signore, la gioia di lasciarmi consumare per un sia pur piccolo ma vero ideale,
anche quando non intravedo la possibilità di raccogliere un pur piccolo ma reale risultato: dammi la
gioia di consumarmi per amore, anche per la sola gioia di consumarmi "inutilmente" per amore.
Incantami, Signore, di questi ragazzi che hanno scelto l'Amicizia solidale di altri ragazzi come loro,
e del loro fondatore, per trovare la forza di consegnarsi per Amore. Insegna anche a me a scegliere i
miei Amici tra coloro che sanno incoraggiare la mia generosità più "insensata".
Voglio vivere da forestiero e sovversivo in questo mondo.
Incantami delle persone che fioriscono gesti di bontà come la pianta fiorisce i suoi fiori senza
attenderne quei frutti che poi arrivano, proprio per questo, più abbondanti.
Insegnami a nulla esigere per la mia obbedienza alla tua Parola, neppure la stima della gente,
neppure la mia stessa gratificazione personale nascosta.
Sia tu benedetto per avermi inventato chiamandomi a costruire nella giustizia un mondo più umano,
per infondere coraggio ai disperati, per intessere comunione fra la gente, per suggerire la tua Parola
ai cuori di quanti cercano un senso ai propri giorni. Grazie, e basta!
Donaci, Signore, un impegno disinteressato, gratuito! Liberaci dal desiderio morboso di veder
conosciuto e riconosciuto il nostro impegno. Liberaci dal compiacimento di noi stessi quando ci
sentiamo non solo utili ma indispensabili. Scampaci dalla sventura di gioire per il limite degli altri
che rende necessaria la nostra persona.
Scampaci dall'antipatia e dalla solitudine che circondano chi è convinto di essere, nel suo piccolo,
veramente qualcuno e passa la vita ad attendere sofferente di vederselo riconosciuto.

Il topogogno è una rara specie animale che vive e si sviluppa a Pavia e a Piacenza.
A Pavia, in particolare, tali simpatici animaletti si annidano nei dintorni di via ferrini, e nelle viuzze
che la incrociano.
Il topogogno è un mammifero raro e particolare, infatti esiste solo nel genere femminile; rimane
tuttora ignoto agli studiosi come possa perciò sopravvivere.
nonostante tale mistero, esso prospera felice nelle sue tane stranamente somiglianti alle abitazioni
umane, ingerendo i più svariati e curiosi cibi dolci, salati e di ogni tipo mischiati insieme.
il topogogno, infine, è un animale semisociale a tratti, avendo le sue particolari preferenze in
termini di amicizie e rapporti, tra i quali predilige gli esseri umani, specie di sesso maschile.
una specie nuova, insomma, che necessiterà ancora anni e anni di studio. Gli scienziati non
demordono!

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Someday we'll die. Someday we couldn't fight, and someday we won't win. But it's not today.
Today we'll fight as good as it's possible. And today we'll win.
(Aragorn, The Lord of the Rings)

Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore, magari un giorno il
coraggio degli uomini cederà, e abbandoneremo i nostri amici e spezzeremo ogni legame di
fratellanza... ma non sarà oggi… OGGI NOI COMBATTIAMO!!!
(Aragorn, davanti ai Neri Cancelli di Mordor)

Verrà un giorno in cui tutto questo verrà meno


ma quel giorno non è oggi
oggi noi COMBATTIAMO!
(apocrifo)

PERCHÉ MAI NON SI AMA LA SOLITUDINE?


LETTERA:
Ho 18 anni e amo la solitudine. Per me, star solo non è un problema. Tutt'altro. Il mio problema,
invece, è la gente che mi dice che ho un problema perché non esco come gli altri tutti i fine
settimana, preferendo passare lunghi periodi in silenzio a leggere o meditare. Un giorno è venuto a
trovarmi un amico e si è meravigliato di non sentire la musica; preoccupato, ha voluto prestarmi una
pila di CD. Aveva compassione di me e del silenzio in cui ero immerso. È davvero comico! Anche i
miei genitori si sono allarmati: temevano che coltivassi idee tenebrose, o diventassi un egoista
chiuso e solitario. Ma credo che ora abbiano capito. Ho degli ottimi amici in compagnia dei quali
non mi annoio mai. A volte, restiamo molto tempo senza vederci, ma quando ci si ritrova è una gran
festa, come se ci si vedesse per la prima volta. Inoltre, pratico il basket per mio piacere, non per
gareggiare. Insomma, non credo di essere un egoista: amo la compagnia, rendo dei servizi e non mi
piace vivere da eremita, come fanno alcuni. Prendo atto che c'è della gente che ha sempre una gran
voglia di parlare, che non si ferma mai, che è sempre in agitazione. Costoro mi compatiscono. Ma
in realtà sono io a compatirli. Mi domando: perché mai hanno paura della solitudine, perché temono
il silenzio? Io non ho bisogno di una quota elevata di "comunicazione", lo riconosco, ma voglio che
i miei incontri siano intensi e costruttivi.
RISPOSTA
In effetti, la nostra società fa di tutto per impedire all'essere umano di ritrovarsi da solo con se
stesso. E' raro, rarissimo che si insegni ai ragazzetti e ai giovani ad apprezzare la solitudine e
provare a star soli. Al contrario, si ha l'impressione che tutta l'educazione, in famiglia o a scuola,
miri a non lasciar mai spazio al silenzio: si insegna anzi si obbliga a comunicare, a integrarsi. due
parole d'ordine un po' tiranniche della società contemporanea. Genitori e insegnanti si allarmano se
il fanciullo sta da solo, se preferisce la compagnia dei libri, degli alberi o degli animali a quella
degli uomini. Il tempo dedicato alla solitudine, tempo benedetto dove si può esplorare il proprio
giardino interiore, non ha l'approvazione degli adulti, i quali si sentono più tranquilli se il fanciullo
fa parte di un gruppo o di una banda.
Eppure, senza questo apprendistato della solitudine, un individuo rischia di essere disarcionato
come il cavaliere dal suo cavallo, e di perdere la capacità di sopportazione e/o reazione di fronte a
certi avvenimenti della vita come rotture sentimentali, lutti, perdita del lavoro o, più prosaicamente,
l'abbandono dell'attività a causa della messa in pensione. Gli si è fatto credere che senza gli altri è
nessuno, che da solo non combina niente. Non ha mai imparato a contare su se stesso, a conoscersi,
ad aver fiducia delle proprie possibilità.
La solitudine è il prezzo da pagare per essere liberi, ed è anche la ricompensa della libertà.
Dissuadere dalla solitudine è in pratica impedire di prendere coscienza di se stessi, ostacolare la
crescita, intralciare attività geniali. Il segno della libertà e della maturità è quando un individuo si
sente attore e responsabile della propria esistenza, quando non chiede agli altri di renderlo felice,
quando non accusa sistematicamente gli altri delle proprie debolezze e insufficienze, cosa che si
constata, ahimè, troppo sovente. Certamente, ci sono forme di solitudine dolorosa, soprattutto
quando la solitudine non è voluta, scelta, ma imposta, subita e quando non ci si sente compresi,
accettati, amati, o ci si sente inutili. E' anche vero che ci si può ritrovare soli per timidezza, per
ripiegamento, per rassegnazione. Ed è vero che gli amici non cadono dal cielo, occorre trovarseli,
conquistarseli. Ma non è l'amore per la solitudine che allontana e cancella gli altri, è l'egocentrismo
acuto.
Io dunque parlo della solitudine che insegna ad amare, che permette lo sbocciare e il durare
dell'amore. Chi ama la solitudine non è necessariamente un individuo privo di tenerezza, di calore,
di passione. Anche nella coppia bisogna lasciare un po' di spazio al silenzio, un posto intimo
riservato solo a sé, una zona/solitudine. Essa è come un respiro. Ed è feconda. Tutte le correnti di
pensiero valorizzano il silenzio e la solitudine come fonti di ispirazione, sorgenti di idee, strumenti
di creatività, condizioni indispensabili per la creazione artistica. Se l'incontro con gli altri è
indispensabile, l'incontro con se stessi è altrettanto necessario. Il tempo della solitudine è
un'occasione per riflettere sul modo di vivere le nostre relazioni umane e di vegliare sulla loro
qualità. Colui che vive l'inevitabile solitudine con serenità scopre nel medesimo tempo la sua
capacità di andare serenamente verso gli altri.

Un giorno un discepolo si macchiò di una grave colpa.


Tutti s’aspettavano che il maestro lo punisse in modo esemplare.
Ma passò un anno e il maestro non diede segno di reazione.
Allora, un altro discepolo protestò: “Non si può ignorare ciò che è accaduto: dopo tutto Dio ci ha
dato gli occhi!”.
Il maestro gli replicò: “È vero, ma ci ha dato anche le palpebre”.
(Apologo indiano)

Chiesi a quegli uomini: "Che cosa portate avvolto in quel lenzuolo, fratelli?"
E loro risposero: "Portiamo un cadavere, fratello".
Chiesi ancora: "Lo uccisero o morì di morte naturale?"
"Ciò che chiedi è di difficile risposta, fratello. Tuttavia, sembra essere un assassinio".
Chiesi: "E come fu assassinato, di spada o d'arma da fuoco, fratelli?".
"Non fu coltello, né arma da fuoco; è stato un crimine molto più perfetto.
Un crimine che non lascia nessuna traccia".
"Allora, come l'hanno ucciso?", insistei.
E loro risposero con calma: "Quest'uomo, lo ha ucciso la fame, fratello".

Una persona umile possiede, necessariamente, il senso dell'umorismo.


Chi non sa sorridere è troppo ingombrato dal proprio io.
(Alessandro Pronzato)

Non vi turbate al pensiero di come farete. È sufficiente che l'abbiate detto al buon Dio.
Egli ha buona memoria.
(Beata Jeanne Jugan, fondatrice della congregazione delle Piccole Sorelle dei Poveri)

Ci sono quelli che danno poco del molto che hanno e lo danno per ottenere riconoscenza, ma questo
segreto desiderio guasta i loro doni.
Ci sono quelli che hanno poco e danno molto e sono proprio quelli che credono nella vita e nella
generosità della vita. E il loro scrigno non è mai vuoto.
Ci sono quelli che danno con gioia. E questa gioia è la loro ricompensa.
i sono quelli che danno con dolore. E questo dolore è il loro battesimo.
È bene dare quando si è richiesti, ma è meglio dare quando, pur non essendo richiesti,si
comprendono i bisogni degli altri. Tutto quello che hai, un giorno sarà dato via; perciò, dà adesso,
così la stagione del dare sia la tua, non quella dei tuoi eredi.
(K. Gibran)

Di solito coloro che perdonano troppo a se stessi sono più rigorosi con gli altri.
(San Francesco di Sales)

Consolare un amico precipitato nella sventura e nell'insuccesso è facile, ma godere appieno del suo
successo e della sua fortuna è difficile, perché il tarlo dell'invidia e dell'egoismo è più forte di ogni
altra energia spirituale.
(Oscar Wilde)

Il Creatore, che è libero, potrebbe vedere se stesso solo in ciò che è libero.
Se il creatore vuole creare la propria immagine, deve crearla nella libertà.
Che Dio crei nell'uomo la propria immagine sulla terra, significa che l'uomo somiglia al Creatore
nell'essere libero.
(D. Bonhoeffer)

Persino la più piccola pozza riflette il cielo.

Da tutti i tatticismi, dai compromessi, dalle eccessive distinzioni che rischiano di spazzare via la
verità, liberaci, o Signore!

Gesù redentore dell'uomo,


ferma la mano di chi lancia sassate
verso il prossimo più vicino
per estorcere consensi
e false sicurezze.
Spesso ci facciamo giudici degli altri
per un inconscio desiderio di
perbenismo,
così i fardelli, appioppati agli altri,
ci esonerano dal toccarli con un dito.
Possa la tua infinita grazia,
o Signore, farsi redenzione
dello squallido fariseismo,
affinché tu possa scrivere
nelle nostre coscienze
tutta la verità e la carità
che ci porta
ad amare in ogni luogo,
tutta la gente.
Amen.
(don D. Zanella)

Solo quando avremo taciuto


Solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano le grandi cose della vita:
la conversione, l'amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa pure per noi, e il Cielo non risponde al nostro
grido, e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell'abbandono rischia di farci disperare, rimanici accanto.
In quel momento, rompi pure il silenzio: per dirci parole d'amore!
E sentiremo i brividi della Pasqua
(don Tonino Bello)

Se Gesù risorge nel tuo cuore,


non hai più nulla da temere.
Sarà Lui la tua forza
e la tua difesa.
Sarà Lui il tuo sostegno
e la roccia di salvezza.
Fidati di Lui e non temere
alcun male.
Egli, il Buon Pastore
ti porterà tra le sue braccia.

Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione


prenderei proprio quel catino colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede cingermi dell'asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere i nemici dagli amici
e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato,
del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio,
finché tutti abbiano capito nel mio
il tuo Amore.
(Madeleine Delbrel)

Coraggio, gente!
La Pasqua ci dice
che la nostra storia ha un senso,
e non è un mazzo di inutili sussulti.
Che quelli che stiamo percorrendo
non sono sentieri ininterrotti.
Che la nostra esistenza personale
non è sospesa nel vuoto
né consiste in uno spettacolo senza rete.
Precipitiamo in Dio.
In lui viviamo,
ci muoviamo ed esistiamo.
Coraggio, gente!
La Pasqua vi prosciughi
i ristagni di disperazione
sedimentati nel cuore.
E, insieme al coraggio di esistere,
vi ridia la voglia di camminare
(Don Tonino Bello)

Andate presto, andate a dire.


Voi che l'avete intuito per grazia
correte su tutte le piazze
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che la notte è passata.
Andate a dire che per tutto c'è un senso.
Andate a dire che l'inverno è fecondo.
Andate a dire che il sangue è un lavacro.
Andate a dire che il pianto è rugiada.
Andate a dire che ogni stilla è una stella.
Andate a dire: le piaghe risanano.
Andate a dire: per aspera ad astra.
Andate a dire: per crucem ad lucem.
Voi, che lo avete intuito per grazia,
correte di porta in porta
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che il deserto fiorisce.
Andate a dire che l'Amore ha ormai vinto.
Andate a dire che la gioia non è sogno.
Andate a dire che la festa è già pronta.
Andate a dire che il bello è anche vero.
Andate a dire che è a portata di mano.
Andate a dire che è qui, Pasqua nostra.
Andate a dire che la storia ha uno sbocco.
Andate a dire: liberate, lottate.
Andate a dire che ogni impegno è un culto.
Voi, che lo avete intuito per grazia,
correte, correte per tutta la terra
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che ogni croce è un trono.
Andate a dire che ogni tomba è una culla.
Andate a dire che il dolore è salvezza.
Andate a dire che il povero è in testa.
Andate a dire che il mondo ha un futuro.
Andate a dire che il cosmo è un tempio.
Andate a dire che ogni bimbo sorride.
Andate a dire che è possibile l'uomo.
Andate a dire, voi tribolati.
Andate a dire, voi torturati.
Andate a dire, voi ammalati.
Andate a dire, voi perseguitati.
Andate a dire, voi prostrati.
Andate a dire, voi disperati.
Andate a dire, comunque sofferenti.
Andate a dire, offerenti-sorridenti.
Andate a dire su tutte le piazze.
Andate a dire di porta in porta.
Andate a dire in fondo alle strade.
Andate a dire per tutta la terra.
Andate a dire gridandolo agli astri.
Andate a dire che la gioia ha un volto.
Proprio quello sfigurato dalla morte.
Proprio quello trasfigurato nella Pasqua.
Oggi, proprio ora, qui andate a dire.
Andate a dire.
Ed è subito pace.
Perché è subito Pasqua.
(Don Bosco)

Credere è un atto d'amore e non una semplice affermazione intellettuale.


(Abbé Pierre)

Vivi come desidererai di aver vissuto quando sarai sul letto di morte.
(Christian Farchtegott Gellert)

A Te, Signore, con fiducia ci rivolgiamo! (preghiera per le vocazioni)


Figlio di Dio,
mandato dal Padre agli uomini di tutti i tempi
e di ogni parte della terra!
Ti invochiamo per mezzo di Maria,
Madre tua e Madre nostra:
fa' che nella Chiesa non manchino le vocazioni,
in particolare quelle di speciale dedizione al tuo Regno.
Gesù, unico Salvatore dell'uomo!
Ti preghiamo per i nostri fratelli e sorelle
che hanno risposto "sì" alla tua chiamata
al sacerdozio, alla vita consacrata e alla missione.
Fa' che le loro esistenze si rinnovino di giorno in giorno,
e diventino Vangelo vivente.
Signore misericordioso e santo,
continua ad inviare nuovi operai
nella messe del tuo Regno!
Aiuta coloro che chiami a seguirti
in questo nostro tempo:
fa' che, contemplando il tuo volto,
rispondano con gioia alla stupenda missione
che affidi loro per il bene del tuo Popolo e di tutti gli uomini.
Tu che sei Dio e vivi e regni
con il Padre e lo Spirito Santo
nei secoli dei secoli. Amen.

Nessuno merita le tue lacrime, e chi le merita non ti farà mai piangere
(Gabriel García Márquez)

L'ESPERIENZA DI DIO
Sovente l'esperienza mi ha fatto pensare che se Dio non fosse esistito saremmo stati costretti a
inventarlo perché senza di Lui e di ciò che Lui rappresenta non riusciamo a vivere e siamo già in
difficoltà ai primi vagiti o ai primi passi. Senza la fede in Dio è come se abitassimo in una casa
senza tetto o volessimo leggere di notte senza lampada. Ma Dio non occorre inventarlo perché è già
inventato ed è così vicino che ne possiamo sentire il respiro quando tacciamo o preghiamo.
Certo esistono problemi di visibilità, ma questi non dipendono da lui, ma dalle nostre complicazioni
infinite. Dio è semplice e noi lo abbiamo complicato. E' vicino e noi lo pensiamo lontano.
E' nel reale e negli avvenimenti e noi lo cerchiamo nei sogni e nelle utopie impossibili.
Il vero segreto per entrare in rapporto con Dio è la piccolezza, la semplicità del cuore, la povertà di
spirito: tutte cose che vengono frustrate in noi dall'orgoglio, dalla ricchezza e dalla furbizia.
Gesù lo aveva detto:
"Se non sarete come bambini... non entrerete" (Mt 18, 3)
e non aveva certo voglia di scherzare o di prenderci in giro.
Il vedere o il non vedere Dio dipende dal nostro occhio: se è un occhio semplice lo vede,
se è un occhio maligno non lo vede. La mia fortuna fu di nascere in un popolo povero e tra quella
meravigliosa gente di campagna impastata di semplicità e piccolezza. Mio padre e mia madre erano
piccoli piccoli ed erano fatti apposta per credere e sperare. Io mi sono trovato con la mia mano
nelle loro mani. E tutto fu più facile. Quanto mi sono sentito in pace con loro e come stata serena la
mia infanzia! Ero come entrato dentro una grande parabola dove Dio era di casa e io ero con Lui
sempre.
Se per distrazione o superficialità mi dimenticavo qualche volta di Lui, ci pensava il dolore o il
mistero a richiamarmene la presenza. Ma soprattutto erano gli avvenimenti a unificare adagio
adagio il tutto. Certo che il mistero continuava a circondarmi,
anzi si infittiva sempre più man mano che crescevo e cercavo di capire.
Il mistero!
Quello, il mistero, era come il ventre della mamma che mi conteneva e che mi generava alla vita,
in quella penombra così discreta e dolce delle sue viscere.
Cosa c'è di più vero e di più semplice di un ventre di donna che contiene un figlio?
Ma cosa c'è di più misterioso e incomprensibile se ti metti a ragionare sul come, sul perché, sul
quando?
Sì, il segreto è essere bambini! In lui, nel bambino, c'è una intuizione di base data da Dio stesso.
Dio dà la vita all'uomo, gli dà il pane per sostenerlo e gli dà questa intuizione che è la fede per
guidarlo e illuminargli Il cammino.
E la dà a tutti. Tutti!
La dà non soltanto agli ebrei e ai cristiani, ma a tutti, tutti, tutti.
L'ha data a Paolo quando diceva
"In Dio viviamo, ci muoviamo e siamo" (At 17, 28),
l'ha data a me, duemila anni dopo Paolo, la dà agli uomini che vivono sotto le tende dell'Islam, la
dà agli induisti che nascono sulle rive del Gange, o ai buddisti del Nepal e della Cina.
E' Dio il catechista del mondo e il Suo spirito che è l'Amore scavalca ogni frontiera e raggiunge i
figli che ha creato e che sono suoi e che non può dimenticare.
Da quando conosco Dio so che Lui non può dimenticarsi di noi e ci fa il catechismo anche se
viviamo in una terra lontana dove nessun missionario giungerà mai a parlarci di Lui.
Certo che il catechismo di Dio è semplice, semplice come è Lui ed è fondamentale per vivere da
uomini e per realizzarci nella felicità.
Ed è in tutti.
Voi lo conoscete:
- Dio è il vivente ed è buono.
- Dio è il principio e la fine.
- Tutto il creato è segno di Lui creatore, è il Trascendente.
- Le cose reali sono il suo volto e la testimonianza della sua presenza.
- Dio ci parla attraverso gli avvenimenti, e la storia è la risposta alla Sua parola.
- Dio è eterno e noi siamo eterni con Lui.
- L'amore è la pienezza della sua legge.
- La vita va verso la resurrezione, e gli stati di morte sono i passaggi,
i salti di qualità, la "pressura" per capire la vita.
Più moriamo a noi stessi e più ci liberiamo della morte.
Ma allora dove sta la difficoltà?
Com'è possibile non credere? Com'è possibile non accogliere il dono fatto dal padre che è Dio al
suo bambino che è l'uomo? Giovanni stesso dice che ciò è possibile:
"Venne tra i suoi e i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1, 11).
Sì, è possibile, è possibile non accogliere Dio ma questo non dipende da Dio, dipende da noi. Per
accoglierlo, e non lo ripeteremo mai a sufficienza, bisogna essere bambini e in più poveri.
Difatti Gesù dirà che la buona novella è annunciata ai poveri. Ma qui occorre intenderci: cosa
significa essere bambini, essere piccoli? Significa forse essere piagnucolosi e immaturi? E cosa
significa essere poveri? Avere i pantaloni stracciati o la casa brutta? Certo che no. E la Bibbia si
impegna in tutto il suo lungo cammino a farci capire il significato di queste due parole così
importanti nel rapporto con Dio. Piccolo è l'uomo che non ha sicurezze definitive e cerca nella
realtà che lo circonda la sua continua realizzazione. Povero è colui che non trasforma in idoli le
cose che possiede e sente nel profondo che nulla riuscirà a saziarlo se non l'Assoluto. Non c'è via di
scampo perché il contrario di piccolezza è potere, e il contrario di povertà è ricchezza. Israele non
riuscì a capire il Cristo perché era impegolato nel potere e il ricco non seguì Gesù perché idolatrava
le sue ricchezze. Qualcuno potrà sorridere davanti a tanta semplificazione esposta sul tremendo
problema della fede oggi, circondati come siamo da un'ondata di ateismo che sembra coprire la terra
stessa; e d'altra parte qualcuno può rimanere stupito della mia affermazione che la fede in Dio è data
a tutti come dono iniziale, come la vita, il pane, il respiro. Non pretendo di convincere: cerco di
esporre con semplicità la mia esperienza di Dio.
Ognuno ha il suo cammino.
C'è chi vede Dio come il Creatore. C'è chi lo intuisce come l'Essere.
C'è chi lo definisce l'Architetto del mondo, il Motore Immobile.
C'è chi è arrivato a Lui attraverso la Bellezza, l'Estetica, il Numero, la Logica, l'Eterno, l'Infinito e
chi l'ha sentito come l'Altro, il Trascendente. Se io dovessi dirvi come sono giunto a Dio, al termine
della mia esistenza terrena, vi direi: per me tutte queste strade elencate mi hanno aiutato e le ho
battute ora in un senso, ora in un altro. Ma ciò che più mi ha aiutato, facendomi uscire dal dubbio
sistematico,
è stata l'Esperienza di Dio.
Quando qualcuno, specie dopo il mio ritorno dal deserto, mi chiede:
«Fratel Carlo, tu credi in Dio?»,
io gli rispondo:
«Sì, te lo dico nello Spirito Santo, credo».
E se, incuriosito, continua a chiedermi:
«Quali sono i documenti che porti per affermare una così grande verità?»,
io conchiudo:
«Te ne porto uno solo: credo in Dio perché lo conosco».
Sperimento la sua presenza in me ventiquattro ore su ventiquattro; conosco e amo la sua Parola
senza mai metterla in dubbio. Avverto i suoi gusti, il suo modo di parlare, soprattutto la sua volontà.
Ma è proprio qui, nel conoscere la sua volontà, che tutto torna difficile. Quando io penso che la sua
volontà è il Cristo stesso e il suo modo di vivere è morire d'amore, lo vedo allontanarsi all'infinito
da me.
Dio torna lontano, lontano, lontano come inaccessibile. Come faccio a vivere come è vissuto Gesù?
Come faccio ad avere il coraggio di soffrire e morire d'amore come il Cristo stesso?
Io così falso, così ingiusto, così avaro, così pauroso, così egoista, così orgoglioso?
Sono chiacchiere le nostre di credere o non credere in Dio!
E' pura speculazione, il più delle volte inutile.
Ciò che conta è amare e noi non sappiamo o non vogliamo amare.
Ora capisco perché Paolo ebbe tanta forza di espressione quando giunse al punto esatto del
problema spiegandosi con i Corinzi:
"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la
pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi la carità, sono un nulla" (1 Cor, 13, 1-2).
Ecco dove sta il vero problema: io corro il pericolo di essere un nulla perché non so amare. Non
chiedetevi più se credete o non credete in Dio, chiedetevi se amate o non amate.
E se amate, non pensate ad altro, amate. E amate sempre di più fino alla follia, quella vera e che
porta alla beatitudine: la follia della Croce, che è cosciente dono di sé e che possiede la più
esplosiva forza di liberazione per l'uomo. Che questa follia. d'amore passi attraverso la scoperta
della propria povertà, quella vera, quella di non saper amare, è un fatto. Ma è anche un fatto che
quando giungiamo a questo limite invalicabile dell'uomo, interviene tutta la potenza creativa di Dio
che non solo ci dice:
"Io faccio nuove tutte le cose" (Ap 21, 5),
ma aggiunge:
"Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez: 36, 26).
Ed è per questo che quando amiamo sperimentiamo Dio,
conosciamo Dio e il dubbio sparisce come nebbia al sole.
(...) Il nostro camminare sulla terra è già un camminare verso il Cielo.
Guardare un'alba o un fiore è già un guardare Dio. Scoprire una galassia con il telescopio è come
avvicinare la tua piccolezza alla Sua grandezza, e il lambire la luce in un prato fiorito è già
intravedere il vestito dell'Eterno. Quando mi innamoro di qualcosa o di qualcuno sento il Suo
richiamo, e quando sono divorato dall'insaziabilità che mi regala una creatura avverto che solo Dio
è l'Assoluto.
No, non è più un segreto voler conoscere Dio nell'esperienza,
perché tutto il conoscere è esperienza di Lui. Ora ho capito che non esiste altra via, anche se
misteriosa, e sovente dolorosa, e tutti la percorriamo, anche senza volerlo. E' Lui stesso che l'ha
tracciata.
Persino il peccato mi conduce sulla Sua strada e forse mi conduce più di ogni altra cosa.
Difatti fuggendo da Lui ho sentito dolorosamente la Sua mancanza e nel ritorno ho conosciuto
meglio il Suo cuore. E' talmente vera la cosa, da far dire a Santa Teresa:
"Oh potessi peccare senza offendere nessuno,
peccherei perché imparerei meglio a capire il mio Dio".
Ma questa è una delle tante follie che sa pensare l'Amore quando è autentico. Però è certa una cosa:
quando giungi lì non ti fa più paura nemmeno il male. Hai vinto e sai che Dio vince.
Peccato però che la vittoria non sia ancora definitiva. Ed è ancora la ragione che torna all'attacco e
ti indebolisce nella posizione raggiunta. Sì, lo confesso: ciò che mi ha reso più difficile
l'accettazione di Dio come esperienza, come incontro, è stata proprio la ragione, meglio, la ragione
che non ama,
la ragione di chi ragiona troppo, la ragione che non sa accettare il suo limite e che, pur non avendo
ancora tutti i dati del conoscere, si permette di dire a ogni nuova scoperta: ma questa è cosa
impossibile!
(...) Stanco di ragionare ho cercato di amare.
Mi sono pensato come bimbo in braccio a Dio come a mia madre. Mi sono addormentato così.
Allora mi è venuta incontro la contemplazione. E la contemplazione è amorosa. E' al di là della
meditazione, anche la più alta e la più profonda. E nella contemplazione che ho avuto l'esperienza
di Dio. Se nella ragione covava il dubbio, nella contemplazione il dubbio scompariva. Ho
sperimentato che Dio si dà a chi si abbandona totalmente. E nel suo darsi e nel tuo darti tu non
ragioni più.
L'amore vero è pazzia, pazzia di Dio, pazzia della creatura.
(...) Fratello, vuoi un consiglio?
Non perdere più tempo nel chiederti se Dio esiste.
Ci pensa il Reale a dirtelo in tutti i modi. Tutto l'esistere te lo ripete.
E se tu non lo vedi, vuoi proprio dire che sei cieco,
e se non lo senti, significa che sei sordo.
Non sforzarti più, e un lavoro inutile. Cerca di toccarlo e tu lo puoi toccare nell'amore.
Ama e tutto diventa logico, facile, vero. Lo puoi toccare direttamente nella notte della
contemplazione, quando Lui si svela nella tua passività amorosa.
Lo puoi toccare indirettamente servendo le creature in un servizio autentico e gratuito.
Ma ama.
Il problema di Dio è un problema di comunicazione. E la comunicazione si chiama Spirito Santo.
Dio lo scopriamo come incontro ma dentro, non fuori di noi. Dentro, non fuori di Lui.
(...) Nella presa di Lui, come comunicazione vitale, avvertivo la relatività di tutte le cose e l'assoluto
della nostra partecipazione alla vita divina che è l'eterno amore di Dio. E la ragione, dove si era
ficcata?
Lei sempre pronta a far domande indiscrete, dove si era nascosta mentre io contemplavo?
Era in ginocchio, vicino, nella sabbia arida, ridotta finalmente al silenzio;
anch'essa folgorata come lo ero io. Come una bambina.
Piccola come vuole l'amore. E io dicevo estasiato: grazie mio Dio! Grazie.
(...) Sì, fratelli, e concludo.
L'intimità divina è il massimo dell'esperienza che ho potuto fare di Dio.
L'intimità divina è sempre stata la risposta più chiara sulla sua esistenza e sulla sua presenza nella
mia vita.
(Carlo Carretto, estratto da "Ho cercato e ho trovato")

Il Signore ha sempre una buona ragione.


(R. Cantalamessa)

A vivere senza che nessuno ti voglia bene, si diventa cattivi.


(T. Gautier)

Un uomo è tanto più rispettabile quanto più sono le cose di cui si vergogna.
(George Bernard Shaw)

Un uomo decise di addomesticare due piccioni. Insegnò loro a ritornare, dopo ogni volo, al luogo di
partenza. I due piccioni impararono a ritornare, ma uno dei due arrivava sempre prima dell'altro.
L'uomo pensava: «Come mai non tornano insieme? Forse perché uno dei due fa fatica a ritrovare la
via di casa...». Pensò di legare i due piccioni insieme dicendosi: «Così riusciranno ad orientarsi, a
ritrovare entrambi il cammino più breve e ad arrivare a destinazione contemporaneamente». E così
unì la zampina dell'uno a quella dell'altro con una catenella e li fece volare. Siccome però i due
piccioni non volavano alla stessa velocità e non mantenevano la stessa distanza; più volavano e più
si ostacolavano a vicenda. Ad un certo punto, stremati, caddero dal cielo. Non riuscendo più a
volare, ostacolati dal peso e dagli strattoni dell'altro, piombarono a terra e morirono. Se fossero stati
liberi di volare, ciascuno secondo la propria inclinazione, avrebbero continuato, chi prima chi poi, a
ritrovare la via di casa.
(Racconto cinese)

Ti amo, mio Dio,


e il mio unico desiderio è di amarti
fino all'ultimo respiro della mia vita.
Ti amo, o Dio, infinitamente amabile,
e preferisco morire amandoti,
piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.
Ti amo, Signore, e l'unica grazia
che ti chiedo, è di amarti eternamente.
Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo,
soltanto per avere la felicità
di amarti perfettamente.
Mio Dio, se la mia lingua
non può dire ad ogni istante: ti amo,
voglio che il mio cuore
te lo ripeta ogni volta che respiro.
Ti amo, o mio divino Salvatore,
perché sei stato crocifisso per me,
e mi tieni quaggiù crocifisso con te.
Mio Dio, fammi la grazia
di morire amandoti e sapendo che ti amo.
(Santo Curato d’Ars – 1786-1859)

Nella rilettura della legge data dal Signore al suo popolo, il cosiddetto discorso della montagna in
Matteo, Gesù riporta all'essenziale la vita della fede, evita ogni scoglio moralista, fugge il rischio
dell'esteriorità religiosa. Oggi affronta un tema impegnativo, quello della non-violenza, del
paradosso del dono di sé, del gesto eclatante che suscita conversione. Anzitutto una precisazione:
quel famoso "porgi l'altra guancia" è stato troppo spesso interpretato come una specie di
rassegnazione di fronte alla violenza, come se i cristiani debbano lasciarsi spazzare via dall'iniquità
del mondo. Leggete la passione secondo Giovanni, amici: Gesù durante il processo viene
schiaffeggiato da una guardia e non solo non porge l'altra guancia ma chiede ragione di quel gesto
ingiusto e gratuito. Sì, il credente è chiamato ad essere mite come una colomba ma astuto come un
serpente, sa cioè difendere le proprie ragioni, rispetta la propria dignità, offre comprensione e
ascolto e le chiede. In certi momenti, però, è la logica del paradosso, dell'eccesso, a rappresentare
l'ultima possibilità di intesa e di conversione. Non è forse ciò che farà Gesù stesso accettando di
finire in croce? Non affrontiamo la vita con una mentalità mondana, sappiamo leggere dietro le
situazioni le ragioni profonde, gli aspetti che altri non vedono. Dietro una vita bruciata c'è sempre la
possibilità di un riscatto, dietro un nemico violento c'è sempre un uomo da incontrare. Amiamo i
nostri nemici, per essere figli del Dio che fa piovere sopra i giusti e i malvagi!
(don Paolo Curtaz)

Logica stringente e scomoda, verità ineccepibile e che pure dimentichiamo: Gesù ci chiede in cosa
si distingue la nostra vita da quella degli altri, dai fratelli che non credono. Amare coloro che ci
amano, ascoltare i simpatici o chi ci fa i complimenti è la cosa più semplice e istintiva che possiamo
fare. Ma l'atteggiamento del discepolo va oltre: cerca ragioni e dialogo, non mette se al centro, ma
l'altro, compatisce le proprie e le altrui debolezze e fragilità; difficile, improponibile se ciò viene
vissuto come una specie di eroico sacrificio. Possibile se questo diventa estensione dello stile di vita
di Dio in noi. Perciò Gesù ci chiede di imitare il Padre nel suo amare chiunque, nell'aspettare
pazientemente che anche il figlio più lontano e ostinato alla fine si converta. Apriamo il cuore alla
nuova logica di Dio, oggi, con le persone antipatiche, con chi ci vuole fare le scarpe in ufficio, con
dignità e verità sappiamo andare oltre l'istinto, il moto di stizza o di nervosismo; con semplicità e
verità vogliamo bene, cioè auguriamo il bene a tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino. Un
ultimo appunto: per evitare eccessi o che un cristiano si senta in dovere di essere diverso, migliore,
perfetto, san Luca riporta le stesse ammonizioni, e corregge Matteo dicendo: "Siate misericordiosi
come è misericordioso il Padre vostro che è nei cieli". La perfezione di Dio non consiste in una
specie di asettica e benevola superiorità, ma in un incontro tra la nostra miseria e il suo cuore, la
misericordia, appunto, di chi sa guardare alla povertà con comprensione e cordialità.
(don Paolo Curtaz)

Signore, insegnaci parole e comportamenti che mai siano motivo dello scandalo in ostacolo
all’efficacia delle beatitudini evangeliche. Signore, rendici docili in questo mondo violento, veri
testimoni di novità di vita e rendici anche credibili e pieni di dignità nel professare con forza
evangelica la verità del mondo e della vita!

L'esperienza se non è illuminata dalla riflessione serve solo a contare quante volte commettiamo lo
stesso errore.
(G. Vicarelli)

Signore, grazie per la tua misericordia che è benefica con me quando mi vedi buono e quando mi
vedi malvagio. Rendici misericordiosi, oggi: che la tua perfezione di amore si rifletta, un poco
almeno, nell'accoglienza che sapremo dare a tutti i fratelli che oggi incontreremo, Dio benedetto nei
secoli!

Signore, insegnaci a pregare


come pregavi tu.
Tu hai detto:
quando preghi, chiudi la porta,
prega il Padre tuo nel segreto
e non sprecare inutili parole.
Signore, insegnaci a pregare
come pregavi tu.
Molte volte, di notte,
lasciavi tutti,
ti appartavi in luoghi solitari,
rimanevi a lungo, solo con tuo Padre,
e a lui parlavi dei tuoi amici.
Signore, insegnaci a pregare
come pregavi tu.
Tu hai detto:
non chiunque mi dice: “Signore, Signore”
entrerà nel Regno dei cieli,
ma chi fa la volontà del Padre mio.
Signore, insegnaci a pregare
come pregavi tu.
Nella notte del Getzemani,
in quel gran momento della tua offerta
hai chiesto ai tuoi amici di rimanere svegli,
di sostare in preghiera,
per non cedere alla tentazione.
Signore, insegnaci a pregare
come pregavi tu.
Signore, tu hai pregato per tutti noi,
perché ascoltiamo la tua parola,
siamo fedeli ai tuoi insegnamenti,
rimaniamo uniti nel tuo amore.
Signore, insegnaci a pregare
come pregavi tu.

Lascia te stesso e troverai me. Non preferire nulla, non attaccarti a nulla e ci guadagnerai sempre.
(Imitazione di Cristo)

L'AMORE CRISTIANO NON È SIMPATIA NÉ ATTRAZIONE


Gesù ci ha comandato di amarci scambievolmente. Non ci ha comandato di "piacersi" l'un l'altro.
L'amore governa la volontà; il "piacersi" è soltanto questione di sensi e di sensibilità. Se aspettiamo
che certe persone ci diventano gradite o attraenti prima di cominciare ad amarle, non cominceremo
mai.
(T. Merton)

L'albero degli amici


Una bambina era molto affezionata al nonno. Spesso andava a trovarlo e ascoltava la sua voce. Un
giorno, sentendosi più sola del solito, gli chiese: «L'amicizia esiste davvero?».
Il vecchio rispose: «Nelle nostre vite esistono persone che ci rendono felici, per il semplice fatto di
avere incrociato il nostro cammino. Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte
lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro. Tutti li chiamiamo amici e ce ne sono
di molti tipi. Gli amici assomigliano alle foglie di un albero.
Le prime foglie sono i nostri genitori, che ci mostrano cos'è la vita.
Poi ci sono i fratelli e le sorelle, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire come
noi. Il destino, presto, ci porta nuovi amici, che non sapevamo avrebbero incrociato il nostro
cammino.
Alcuni di loro li chiamiamo amici del cuore: sono sinceri, sono veri, sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici. Alle volte uno di questi si installa nella nostra anima e allora lo chiamiamo
innamorato. Ci sono anche gli amici di passaggio, talvolta di un giorno o di un'ora: essi collocano
un sorriso sul nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.
Esistono poi gli amici distanti, quelli che stanno sulle punte dei rami e che quando il vento soffia
appaiono sempre tra una foglia e l'altra. Poi il tempo passa, l'autunno si avvicina e perdiamo alcune
delle nostre foglie, altre nasceranno in primavera, altre ancora permangono per molte stagioni.
Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi,
alimentando sempre le nostre radici: sono i ricordi dei momenti meravigliosi di quando
incrociarono il nostro cammino. Ogni persona che passa nella nostra vita è unica, sempre lascia un
poco di sé e prende un poco di noi. Questa è la prova evidente che due anime non si incontrano per
caso».

Agnostico è colui che non crede a niente e pretende che gli altri credano a lui.
(Smiles)
Chi è sospettoso non avrà mai amici.

C'è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento
in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove.
Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute...
Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala.
L'audacia ha in sé genio, potere, magia. Incomincia adesso.
(Johann Wolfgang Goethe)

La speranza non è fantasticare.


La speranza è conoscere la realtà: è sapere che esistono i ladri, che molti sono disonesti;
è sapere che non sempre i buoni sono buoni e i cattivi cattivi.
Ma la speranza è sapere che se si allarga il bene, tutto questo si annullerà;
e la speranza prevarrà se ognuno smetterà di pensare soltanto al proprio interesse...
(Ernesto Olivero)

Sia fatta la tua volontà Signore. Perché tu conosci la debolezza dl cuore dei tuoi figli e a ciascuno
concedi solo il fardello che può sopportare. Che tu comprenda il mio amore, perché è l'unica cosa
che possiedo realmente, l'unica cosa che potrò portare con me nell'altra vita.
Fa che esso si mantenga coraggioso, puro e sempre vivo, malgrado gli abissi e le trappole del
mondo.
(Paulo Coelho)

Abbiamo dimenticato cosa sia guardarsi l'un l'altro, toccarsi, avere una vera vita di relazione, curarsi
l'uno dell'altro. Non sorprende se stiamo morendo tutti di solitudine.
(Leo Buscaglia)

L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico


NON IMPORTA, AMALO
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FA' IL BENE
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA, REALIZZALI
Il bene che fai verrà domani dimenticato
NON IMPORTA, FA' IL BENE
L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile
NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo
NON IMPORTA, COSTRUISCI
Se aiuti la gente, se ne risentirà
NON IMPORTA, AIUTALA
Da' al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci
NON IMPORTA, DA' IL MEGLIO DI TE
(Madre Teresa di Calcutta)

Lavoriamo come se dovessimo vivere sempre,


e viviamo come se dovessimo morire in questo giorno.
(Giovanni Bosco)
Trascorriamo la vita sperando in un domani diverso che non verrà mai.
Accumuliamo denaro e case nella speranza che un giorno queste ricchezze ci serviranno per vivere
meglio, lasciamo passare il tempo con la convinzione che tutto ciò diventi verità.
Ma la verità è nel nostro presente e non ci accorgiamo degli attimi che da soli valgono un'intera
esistenza per il loro significato.
(Romano Battaglia - da Il fiume della vita)

Nella solitudine, nella malattia, nella confusione, la semplice conoscenza dell’amicizia rende
possibile resistere, anche se l’amico non ha il potere di aiutarci. Basta che esista.
L’amicizia non è sminuita dalla distanza o dal tempo, dalla prigionia o dalla guerra, dalla sofferenza
o dal silenzio. È in queste cose che essa mette le radici più profonde, ed è da queste cose che
l’amicizia fiorisce.
(Pam Brown)

Dinanzi al mio amico non devo scusarmi, non devo difendermi, non devo dimostrare nulla; vicino a
lui trovo la pace.
(Antoine de Saint-Exupèry)

- Ti ho disegnato sul palmo delle mie mani – (Is 49,16).


Ogni volta che Dio guarda il palmo della sua mano, io sono là.
In momenti di sofferenza, di solitudine, di umiliazione, di fallimento, ricorda che sei nelle mani di
Dio.
(Madre Teresa di Calcutta)

Le esperienze più grandi della mia vita le ho avute quando due vite si intersecavano e due esseri
umani riuscivano a comunicare.
(Leo Buscaglia)

Non ti cercheremo nelle altezze, o Signore,


ma in questa crocefissa storia dell'uomo,
dove Tu sei entrato
conficcandovi l'albero della Croce,
per lievitarla verso la terra promessa
con la forza contagiosa
della tua Resurrezione.
Donaci di vivere in solidarietà profonda
col nostro popolo per crescere,
e patire e lottare con esso,
e rendere presente,
dove Tu ci hai posto,
la tua Parola di giudizio e di salvezza.
Liberaci da ogni forma di amore
universale e astratto,
per credere all'umile
e crocifisso amore,
a questa terra,
a questa gente.
(Bruno Forte)

Il rimedio migliore per quando si è tristi - replicò Merlino, cominciando ad aspirare e mandar fuori
boccate di fumo, - è imparare qualcosa.
È l'unico che sia sempre efficace. Invecchi e ti tremolano mani e gambe, non dormi alla notte per
ascoltare il subbuglio che hai nelle vene, hai nostalgia del tuo unico amore, vedi il mondo che ti
circonda devastato da pazzi malvagi, oppure sai che nelle chiaviche mentali di gente ignobile il tuo
onore viene calpestato. In tutti questi casi vi è una sola cosa da fare: imparare. Imparare perché la
gente parla tanto e che cosa la fa parlare. È l'unica cosa che la mente non riesca mai ad esaurire, mai
ad alienare, mai ad esserne torturata, mai a temere o a diffidare, mai a sognarsi di esserne pentita.
Imparare è il rimedio per te.
(Terence H. White, The Once and Future King, C.P.)

Il Fuoco
Sei persone, colte dal caso nel buio di una gelida nottata, su un'isola deserta, si ritrovarono ciascuna
con un pezzo di legno in mano. Non c'era altra legna nell'isola persa nelle brume del mare del Nord.
Al centro un piccolo fuoco moriva lentamente per mancanza di combustibile. Il freddo si faceva
sempre più insopportabile.
La prima persona era una donna, ma un guizzo della fiamma illuminò il volto di un immigrato dalla
pelle scura. La donna se ne accorse. Strinse il pugno intorno al suo pezzo di legno. Perché
consumare il suo legno per scaldare uno scansafatiche venuto a rubare pane e lavoro? L'uomo che
stava al suo fianco vide uno che non era del suo partito. Mai e poi mai avrebbe sprecato il suo bel
pezzo di legno per un avversario politico.
La terza persona era vestita malamente e si avvolse ancora di più nel giaccone bisunto, nascondendo
il suo pezzo di legno. Il suo vicino era certamente ricco. Perché doveva usare il suo ramo per un
ozioso riccone?
Il ricco sedeva pensando ai suoi beni, alle due ville, alle quattro automobili e al sostanzioso conto in
banca. Le batterie del suo telefonino erano scariche, doveva conservare il suo pezzo di legno a tutti i
costi e non consumarlo per quei pigri e inetti.
Il volto scuro dell'immigrato era una smorfia di vendetta nella fievole luce del fuoco ormai spento.
Stringeva forte il pugno intorno al suo pezzo di legno. Sapeva bene che tutti quei bianchi lo
disprezzavano. Non avrebbe mai messo il suo pezzo di legno nelle braci del fuoco. Era arrivato il
momento della vendetta. L'ultimo membro di quel mesto gruppetto era un tipo gretto e diffidente.
Non faceva nulla se non per profitto. Dare soltanto a chi dà, era il suo motto preferito. Me lo
devono pagare caro questo pezzo di legno, pensava. Li trovarono così, con i pezzi di legno stretti
nei pugni, immobili nella morte per assideramento. Non erano morti per il freddo di fuori, erano
morti per il freddo di dentro.
(Bruno Ferrero)

Insegnami, Signore, a sentire il bisogno di essere perdonato da chi ferisco, in serena umiltà. E
perdonato da chi mi ama, senza paura di perdere la sua stima davanti al mio errore.
Perdonato da me stesso quando mi deludo penosamente ai miei stessi occhi. Perdonato dalla mia
famiglia, senza dubitare del suo amore quando scopre le mie infedeltà.
Perdonato da chi ho tradito nelle speranze, desideroso di raccogliere il peso della condanna come
giusta conseguenza della delusione inflitta.
Perdonato da quelli che non sanno neppure di dovermi perdonare, perché la mia pigrizia, le mie
omissioni, li hanno colpiti alle spalle senza che se ne accorgessero.
Insegnami, Signore, a scoprire in ogni incontro un motivo nuovo per sentirmi bisognoso di perdono
senza lasciarmi schiacciare dai sensi di colpa.
Perdonami non per il male commesso soltanto, ma soprattutto per quella mia iniziativa mancata, per
quella pigrizia, per quel fascino accondisceso delle mie comodità.
Ma insegnami soprattutto a sentirmi sempre bisognoso di venire perdonato da Te: voglio vederti
inesorabile nello sguardo e sorridenti le tue labbra.
Tu hai ogni mattina un sogno luminoso di bellezza sulla mia giornata e mi ritrovo ogni sera con una
manciata di nebbia, di mediocrità, fra le dita.
Insegnami ad attingere dall’esperienza del tuo perdono quotidiano, dopo la revisione di vita serale,
l’entusiasmo per svegliarmi domattina seriamente intenzionato a vivere vivo, intensamente, ogni
attimo della giornata.
Insegnami a credere che il tuo perdono non volta semplicemente pagina, dimenticando, ricostruendo
la stima, ma ricostruendo invece dal di dentro la persona stessa: davvero, come dice la tua Parola, tu
“fai nuove” tutte le cose!
Davvero tu fai nuovo tutto l’uomo, come questo paralitico, ri- creato di dentro, ricostruito e
guizzante di fuori. Tu ci salvi interi, corpo e anima, già qui un poco e poi per sempre e del tutto “di
là”!
E Tu doni alla tua Chiesa il servizio del perdono, affinché, anche quando io non fossi più capace di
credere in me dal di dentro di me, proprio allora io potrei ascoltarti nel sacramento mentre ripeti a
me, dal di fuori, nelle labbra della tua Chiesa: “alzati e cammina!”
Insegnami una familiarità fedele, raffinata e periodica, con il sacramento del perdono, ricercato
personalmente, ogni volta che scopro il tuo sguardo su di me più deluso e più trepidante del solito!
Insegnami a diventare più amabile, lasciandomi perdonare, dai fratelli e da Te!
Grazie perché del mio peccato hai fatto luogo d’appuntamento per un Amore più grande!

Signore! Siamo davvero stanchi! Siamo stanchi, Signore, di questo mondo di cartapesta dove la
beffa è nascosta dal sorriso e il Mercato strangolatore finge l’abbraccio del filantropo.
Siamo stanchi di un futuro senza spiraglio di Speranza, né per noi, adulti, sazi e disperati, né per i
più tanti degli uomini, giovani e affamati, insidiati dalla nefasta tentazione di diventare come noi!
Siamo stanchi di un mondo dove il crollo dei miti delle speranze collettive sembra lasciare posto
solo per l’eterno “dio quattrino” sul “libero mercato” che vende sulle bancarelle la sorte dei popoli
al miglior offerente.
Siamo stanchi e delusi perfino delle conquiste della giustizia contro Tangentopoli e “Cosa nostra”:
spruzzano il veleno dai foruncoli dei processi ma non sanno come svelenire il sangue della nostra
anima!
Siamo stanchi di combattere contro i mulini a vento! Ma siamo stanchi soprattutto di combattere
contro noi stessi!
“Figliolo mio” - ti dice il Signore - “non temere: io ho vinto il mondo. E sarò con voi fino alla fine
del mondo”! Non ti impongo il giogo di un codice, ma làsciati spuntare le ali dell’Amore: vola
senza paura!
Non fare la faccia dell’impegnato: disegnati il volto dell’innamorato! L’Amore vincerà. Anzi, sta
già vincendo!"
Grazie, Signore Gesù, per il “ristoro” che già fin d’oggi l’avventura di questa vita evangelica mi
regala.
Grazie per la tenerezza vissuta nell’incontro con chi ti cerca insieme con me!
Grazie per la scoperta del Tuo palpito nel cuore di chi amo!
Grazie per il bacio con cui mi sfiori la fronte dell’anima quando prolungo nella preghiera l’attesa di
fronte all’invisibile Tuo volto.
Grazie per l’esultanza nell’incontro con lo sguardo luminoso di chi mi guarda dopo averti guardato!
Grazie per l’esaltante promessa di un universale svelamento del mistero del dolore oltre la soglia
della tomba!
Grazie perché sperimento fin d’oggi il Tuo “riposo” promesso, perché il Cielo è già fiorito su questa
terra, nel cuore di quelli che credono all’Amore!

I veri amici amano condividere i momenti preziosi che la vita riserva loro,
come le piccole cose dell'esistenza per cui vale la pena di vivere ogni giorno.
Va' dovunque tu debba andare, e passa parola!
(Sergio Bambarén)
Un pensiero per riflettere
C'è sempre la possibilità di vivere in modo diverso.
È la paura del giudizio degli altri che impedisce di decidere con la propria testa.
(Sergio Bambarén)

Padre, mi abbandono a Te, fa' di me ciò che ti piace. Qualsiasi cosa tu faccia di me, ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me, e in tutte le tue creature:
non desidero nient'altro, mio Dio. Rimetto l'anima mia nelle tue mani, te la dono, mio Dio,
con tutto l'amore del mio cuore, perché ti amo. E per me un'esigenza di amore, il donarmi a Te,
l'affidarmi alle tue mani, senza misura, con infinita fiducia: perché Tu sei mio Padre.
(Charles de Foucauld)

Amatevi l'un l'altro, ma non fate dell'amore un'alleanza che vi incateni.


Riempite ciascuno la coppa dell'altro, ma non bevete solo da una stessa coppa.
Mettetevi fianco a fianco, ma non troppo vicini.
Perché la quercia non si rialza all'ombra del cipresso.
(K. Gibran)

Siate realisti: chiedete l'impossibile!


(Camus)

Troppo tardi ti ho amata, bellezza sempre antica e sempre nuova, troppo tardi ti ho amata. Eri
dentro di me, ma io ero fuori e senza bellezza e mi precipitavo verso quelle bellezze che tu hai fatto
e che, senza di te, non potrebbero esistere. Tu sei sempre con me, ma io non ero con te.
(Sant'Agostino)

Quando avrai detto si a Dio e lo avrai nel cuore, possederai l'ospite che non ti darà più riposo.
(Paul Claudel)

Sono sempre rimasto stupito della grande libertà interiore di Gesù, del suo modo di vedere e
giudicare nel profondo le persone. Ma, come educatore, ancora più sono esterefatto della capacità
del Maestro di insegnare le cose senza offendere. Se Gesù avesse indovinato il pensiero di Simone
dicendogli: "Che brutta linguaccia che sei, Simone!" probabilmente lo avrebbe perso, lo avrebbe
costretto a rifugiarsi nell'amor proprio, svergognandolo davanti ai commensali. Macché: Gesù gli
pone un caso, chiede a lui di giudicare, lo invita a capire. E Simone capisce. Capisce senza
offendersi, si mette dal punto di vista del Maestro, anche Simone ora guarda il cuore e non la
regola, vede l'amore e non la peccatrice. Quanto ci insegna questa pagina! Ad essere rispettosi degli
altri, a condurli per mano, con delicatezza, a capire le misteriose e liberanti logiche di Dio.
(don Paolo Curtaz)

Il legno buono non cresce negli agi. Più il vento è forte più gli alberi sono forti.

Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze del tuo corpo;
so la tua viltà, i tuoi peccati e ti dico lo stesso: Dammi il tuo cuore, amami come sei...
Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all'amore, non amerai mai.
Anche se sei vile nella pratica del dovere e della virtù, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti
non commettere più, non ti permetto di non amarmi. Amami come sei.
In ogni istante ed in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell'aridità,
nella fedeltà o nell'infedeltà, amami come sei...voglio l'amore del tuo povero cuore;
se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai. Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un
serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? Non sono io l'Onnipotente?
E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore,
non sono io padrone del mio amore? Figlio mio, lascia che ti ami, voglio il tuo cuore.
Certo voglio col tempo trasformarti, ma per ora ti amo come sei...e desidero che tu faccia lo stesso;
io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l'amore. Amo in te anche la tua debolezza,
amo l'amore dei poveri e dei miserabili; voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido:
Gesù ti amo. Voglio unicamente il canto del tuo cuore, non ho bisogno né della tua scienza,
né del tuo talento. Una cosa sola m'importa, di vederti lavorare con amore.
Non sono le tue virtù che desidero; se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero il tuo amor
proprio; non ti preoccupare di questo. Avrei potuto destinarti a grandi cose;
no, sarai il servo inutile; ti prenderò persino il poco che hai...perchè ti ho creato soltanto per amore.
Oggi sto alla porta del tuo cuore come un mendicante, io il Re dei Re!
Busso e aspetto; affrettati ad aprirmi. Non allargare la tua miseria; se tu conoscessi perfettamente la
tua indigenza, moriresti di dolore. Ciò che mi ferirebbe il cuore sarebbe di vederti dubitare di me e
mancare di fiducia. Voglio che tu pensi a me ogni ora del giorno e della notte;
voglio che tu faccia anche l'azione più insignificante solo per amore.
Conto su di te per darmi gioia...Non ti preoccupare di non possedere virtù; ti darò le mie.
Quando dovrai soffrire ti darò la forza. Mi hai dato l'amore, ti darò di saper amare al di là di quanto
puoi sognare. Ma ricordati, amami come sei...
Ti ho dato mia madre: fa passare tutto dal suo cuore così puro.
Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo per abbandonarti all'amore, non mi ameresti
mai..Và...
(Mons.Lebrun)

Quando qualcuno mi offende sono il primo ad accorgersi che egli è vittima di uno spirito malvagio.
Sono il primo a dover pregare per lui e donargli l'amore del Padre perché sia salvato.

Un maestro viaggiava con un discepolo incaricato di occuparsi del cammello, erano nel deserto.
Una sera arrivati ad una locanda il discepolo era talmente stanco che non legò il cammello. "Mio
Dio", pregò coricandosi, "prenditi cura del cammello, te lo affido".
Il mattino dopo il cammello era sparito. "Dov'è il cammello?", chiese il maestro. "Non lo so",
rispose il discepolo, "Devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro
cammello, non è certo colpa mia se è scappato o se è stato rubato, ho esplicitamente domandato a
Dio di sorvegliarlo, è Lui il responsabile! Tu mi esorti sempre ad avere la massima fiducia in Dio,
no!".
"Abbi sempre la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello" rispose il maestro,
"perché Dio non ha altre mani che le tue".
(Bruno Ferrero - Le mani di Dio)

Dio solo può dare la fede,


tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la speranza,
tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.
Dio solo può dare l'amore,
tu, però, puoi insegnare all'altro ad amare.
Dio solo può dare la pace,
tu, però, puoi seminare l'unione.
Dio solo può dare la forza,
tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.
Dio solo è la via,
tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce,
tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la vita,
tu, però, puoi far rinascere negli altri
il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile,
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso,
egli, però, preferisce contare su di te.
(Canto brasiliano)

Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento.
Sii l’espressione della bontà di Dio. Bontà sul tuo volto e nei tuoi occhi, bontà nel tuo sorriso
e nel tuo saluto. Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito,
offri sempre un sorriso gioioso. Dai a loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore.
(Madre Teresa di Calcutta)

Anche un uovo perfetto deve rompersi, perché nasca una nuova vita.
(Edward Gloegger)

Una parabola quella dei talenti che ci svela come il Vangelo abbia talmente inciso il pensiero
occidentale da modificarne il linguaggio.
Quando una persona è capace, ha delle risorse, diciamo che ha "talento", senza sapere che il talento
è la famosa moneta affidata ai servi della parabola. Abbiamo dei talenti, dunque, e questa è una
bellissima notizia: chi più, chi meno, ad ognuno è affidato un capitale da far fruttare, una risorsa da
mettere a disposizione.
Tutti, senza eccezioni, anche quelle persone che non riescono ad accorgersene e che - peggio -
passano il tempo ad invidiare i talenti degli altri nascondendo il proprio sottoterra. E' difficile
accorgersi dei propri talenti: con i giovani propongo sempre una veglia di preghiera: ognuno ha un
foglio bianco. Su di una facciata chiedo loro di scrivere le cose da eliminare dal loro carattere i loro
difetti... musica di sottofondo, tutti si impegnano a scrivere... poi chiedo loro di scrivere sul retro del
foglio i loro pregi, i loro talenti... dovreste vedere gli sguardi smarriti! Tutti indugiano, scuotono la
testa e, quando proprio va bene, tirano fuori un piccolo aspetto positivo.
No, amici, il Signore ci chiede di prendere coscienza delle nostre qualità, per metterle a servizio
degli altri. Esiste una malsana interpretazione dell'umiltà che vedo molto diffusa tra i discepoli:
quella di dire "non valgo a nulla". Non è umiltà, è depressione! Immaginatevi la faccia di Dio che
vuol fare di noi dei capolavori, che ci ha creato con misteriosa provvidenza e arte e che si sente dire
"Faccio schifo"!
Amici, mettete a frutto i vostri talenti, individuateli, anzitutto e poi donateli ai fratelli. Senza
bisogno di essere premi Nobel della medicina, per carità! Magari riconosco come un dono la
capacità di pazientare, o di ascoltare, o di perdonare, il mio buonumore, la mia sincerità, la mia
capacità di accorgermi degli altri, e, con semplicità, ne faccio dono agli altri. Buona settimana
intenti a far fruttare i nostri talenti, amici!
(don Paolo Curtaz)

O Padre, ti ringraziamo per averci chiamato a edificare il tuo Regno: a ciascuno di noi hai affidato
un compito, secondo le sue capacità. Ci chiedi solo una cosa, di non rimanere inerti, di non lasciarci
vincere dallo scoraggiamento e dalla sfiducia. «...Tanto, non serve a niente!», sembrano dire molti
cristiani di oggi, confusi nella massa di quelli che si lasciano vivere, che demandano ad altri il
compito di edificare la società. Tu invece, Signore, ci vuoi attivi, disponibili a rischiare in prima
persona al posto tuo, per te, come i servi della parabola che hanno ricevuto dal padrone il mandato.
Sì, perché tu hai saputo, hai voluto rischiare; ti sei messo in gioco quando hai deciso di nascere dal
grembo di una donna, non ti sei tirato indietro di fronte al disprezzo e alla morte: tu hai fatto la tua
parte da uomo. Su questa terra, nel tuo tempo. Adesso tocca a noi! Perché il tuo nome venga
glorificato per sempre tra gli uomini.

Ama finché non ti fa male, e se ti fa male, proprio per questo sarà meglio.
Perché lamentarsi?
Se accetti la sofferenza e la offri a Dio, ti darà gioia.
La sofferenza è un grande dono di Dio: chi l’accoglie, chi ama con tutto il cuore,
chi offre se stesso ne conosce il valore.
(Madre Teresa di Calcutta)

L'uomo che pregava in silenzio (Fonte non specificata)


Una volta un sacerdote stava camminando in chiesa, verso mezzogiorno, passando dall'altare decise
di fermarsi lì vicino per vedere chi era venuto a pregare. In quel momento si aprì la porta, il
sacerdote inarcò il sopracciglio vedendo un uomo che si avvicinava; l'uomo aveva la barba lunga di
parecchi giorni, indossava una camicia consunta, aveva una giacca vecchia i cui bordi avevano
iniziato a disfarsi. L'uomo si inginocchiò, abbassò la testa, quindi si alzò e uscì. Nei giorni seguenti
lo stesso uomo, sempre a mezzogiorno, tornava in chiesa con una valigia... si inginocchiava
brevemente e quindi usciva.
Il sacerdote, un po' spaventato, iniziò a sospettare che si trattasse di un ladro, quindi un giorno si
mise davanti alla porta della chiesa e quando l'uomo stava per uscire dalla chiesa gli chiese: "Che
fai qui?". L'uomo gli rispose che lavorava nella zona e aveva mezz'ora libera per il pranzo e
approfittava di questo momento per pregare, "Rimango solo un momento, sai, perché la fabbrica è
un po' lontana, quindi mi inginocchio e dico: "Signore, sono venuto nuovamente per dirTi quanto
mi hai reso felice quando mi hai liberato dai miei peccati... non so pregare molto bene, però Ti
penso tutti i giorni... Beh Gesù... qui c'è Jim a rapporto".
Il padre si sentì uno stupido, disse a Jim che andava bene, che era il benvenuto in chiesa quando
voleva. Il sacerdote si inginocchiò davanti all'altare, si sentì riempire il cuore dal grande calore
dell'amore e incontrò Gesù. Mentre le lacrime scendevano sulle sue guance, nel suo cuore ripeteva
la preghiera di Jim: "Sono venuto solo per dirti, Signore, quanto sono felice da quando ti ho
incontrato attraverso i miei simili e mi hai liberato dai miei peccati... non so molto bene come
pregare, però penso a te tutti i giorni... beh, Gesù... eccomi a rapporto!".
Un dato giorno il sacerdote notò che il vecchio Jim non era venuto. I giorni passavano e Jim non
tornava a pregare. Il padre iniziò a preoccuparsi e un giorno andò alla fabbrica a chiedere di lui; lì
gli dissero che Jim era malato e che i medici erano molto preoccupati per il suo stato di salute, ma
che tuttavia credevano che avrebbe potuto farcela. Nella settimana in cui rimase in ospedale Jim
portò molti cambiamenti, egli sorrideva sempre e la sua allegria era contagiosa. La caposala non
poteva capire perché Jim fosse tanto felice dato che non aveva mai ricevuto né fiori, né biglietti
augurali, né visite. Il sacerdote si avvicinò al letto di Jim con l'infermiera e questa gli disse, mentre
Jim ascoltava: "Nessun amico è venuto a trovarlo, non ha nessuno". Sorpreso il vecchio Jim disse
sorridendo: "L'infermiera si sbaglia, però lei non può sapere che tutti i giorni, da quando sono
arrivato qui, a mezzogiorno, un mio amato amico viene, si siede sul letto, mi prende le mani, si
inclina su di me e mi dice: «Sono venuto solo per dirti, Jim , quanto sono stato felice da quando ho
trovato la tua amicizia e ti ho liberato dai tuoi peccati. Mi è sempre piaciuto ascoltare le tue
preghiera, ti penso ogni giorno... beh, Jim... qui c'è Gesù a rapporto!»".

Davvero, Signore, non c’è peggior cieco di chi non voleva vedere: e quello sono io! Purtroppo
troppo spesso vedo troppo tardi!
Quella volta che dopo l’incidente mi sono dovuto fermare a casa, e il mondo ha continuato a girare
lo stesso: non ho voluto capire che avrei potuto fermarmi a riflettere un giorno anche senza finire
all’ospedale!
Quella volta che mi è venuta a parlare una persona che non mi parlava mai. Ma io non ho capito che
la volta seguente avrei potuto essere io a fare il primo passo.
Quella volta che la nuova legislazione fiscale mi ha improvvisamente aumentato l’imponibile. Ma
io non ho capito che mia moglie mi diceva da tempo che avremmo potuto fissare una percentuale
mensile per i missionari senza andare in fallimento.
Quella volta che mi sono arrivati in casa quei parenti lontani ed è stata tanta festa anche se quasi
non ci conoscevamo. Ma io non ho voluto capire che mio figlio aveva ragione nel dire che
potevamo prendere in affidamento un bambino sconosciuto, che il posto in casa c’era.
Quella volta che mi sono lasciato trascinare a quel “deserto”, tutto il giorno davanti alla Bibbia e
all’Eucarestia, e poi mi sono accorto che alla sera mia moglie era diventata proprio più bella! Ma io
non ho voluto capire che più bello lo ero diventato anzitutto io, capace di guardarla con quei miei
occhi ripuliti!
Quella volta che ho assistito mia madre, con il cuore in subbuglio sul letto d’ospedale, prima di
ricevere da lei quel bacio che sarebbe stato l’ultimo. E ho sentito il rimpianto di non averla
abbracciata più spesso prima. Ma io non volevo capire che questi miei 100 anni passano veloci e
non tornano mai più!

Il cristiano non sogna, agisce.


E mentre contempla un ideale che sa irrealizzabile nel presente,
si adopera non di meno perché la realtà somigli sempre più a quell'ideale.
(CEI, il giorno del Signore)

Un giorno, una giovane donna ricevette una dozzina di rose con un biglietto che diceva: "Una
persona che ti vuole bene". Senza però la firma. Non essendo sposata, il suo pensiero andò agli
uomini della sua vita: vecchie fiamme, nuove conoscenze. Oppure erano stati la mamma e il papà?
Qualche collega di lavoro? Fece un rapido elenco mentale. Infine telefonò ad un'amica perché
l'aiutasse a scoprire il mistero. Una frase dell'amica le fece all'improvviso balenare un'idea. "Dì: sei
stata tu a mandarmi i fiori?". "Sì". "Perché?" "Perché l'ultima volta che ci siamo parlate eri di umore
nero. Volevo che trascorressi un giorno pensando a tutte le persone che ti vogliono bene".

Non importa quanto vai piano, l'importante è che non ti fermi.


(Confucio)

Se mi ami non piangere!


Se tu conoscessi
il mistero immenso del cielo dove ora vivo;
se tu potessi vedere e sentire
quello che io vedo e sento
In questi orizzonti senza fine,
in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinita bontà
e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo
sono così piccole e fuggevoli al confronto .
Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo
nella serena ed esaltante attesa
del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così.
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte,
e dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso,
alla fonte inesauribile dell’amore
e della felicità.
Non piangere più se veramente mi ami.
(G. Perico)

Paolo, con la faccia triste e abbattuta, si ritrovò con la sua amica Carla in un bar per prendere un
caffè. Depresso, scaricò su di lei tutte le sue preoccupazioni... e il lavoro... e i soldi... e i rapporti
con la sua ragazza...e la sua vocazione!... Tutto sembrava andar male nella sua vita.
Carla introdusse la mano nella borsa, prese un biglietto da 50 EURO e gli disse: “Vuoi questo
biglietto?” Paolo, un po' confuso, all'inizio le rispose: “Certo Carla... sono 50 EURO, chi non li
vorrebbe?” Allora Carla prese il biglietto in una mano, lo strinse forte fino a farlo diventare una
piccola pallina. Mostrando la pallina accartocciata a Paolo, gli chiese un'altra volta: “E adesso, lo
vuoi ancora?”
“Carla, non so cosa intendi con questo, però continuano ad essere 50 EURO. Certo che lo prenderò
anche così, se me lo dai.” Carla spiegò il biglietto, lo gettò al suolo e lo stropicciò ulteriormente
con il piede, riprendendolo quindi sporco e segnato. “Continui a volerlo?” “Ascolta Carla, continuo
a non capire dove vuoi arrivare, rimane comunque un biglietto da 50 EURO, e finché non lo
rompi,conserva il suo valore....”
”Paolo, devi sapere che anche se a volte qualcosa non esce come vuoi, anche se la vita ti piega o
accartoccia, continui a essere tanto importante come lo sei stato sempre... Quello che devi chiederti
è quanto vali in realtà, e non quanto puoi essere abbattuto in un particolare momento.”
Paolo si paralizzò guardando Carla senza dire una parola, mentre l'impatto del messaggio entrava
profondamente nella sua testa. Carla mise il biglietto spiegazzato di fianco a lui, sul tavolo, e con un
sorriso complice disse: “Prendilo, ritiralo perché ti ricordi di questo momento quando ti senti male...
però mi devi un biglietto nuovo da 50 EURO per poterlo usare con il prossimo amico che ne abbia
bisogno.” Gli diede un bacio sulla guancia e si allontanò verso la porta. Paolo tornò a guardare il
biglietto, sorrise, lo guardò e con una nuova energia chiamò il cameriere per pagare il conto...

Va bene seguire la propria inclinazione, purché sia in salita


(A. Gide)

Posso io recitare il Padre nostro?


Posso dire PADRE, se vivo nell'isolamento egoistico,
se non manifesto sentimenti filiali nella vita di ogni giorno?
Posso dire NOSTRO, se vivo nell'individualismo e non ho il senso della fratellanza umana e della
comunità?
Posso dire CHE SEI NEI CIELI, se penso soltanto alle cose terrene e non innalzo lo sguardo al
mondo delle realtà divine per le quali sono stato creato?
Posso dire SIA SANTIFICATO IL TUO NOME, se non mi occupo della gloria di Dio, io che fatto
a Sua immagine sono destinato a vivere la sua vita divina, a proclamare la sua santità?
Posso dire VENGA IL TUO REGNO, se non faccio tutto ciò che posso per affrettare l'avvento del
regno di Dio, e se lo confondo con i benesseri del mondo?
Posso dire SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ, se non cerco di scoprire il piano di Dio a proposito
di tutto, e in particolare della mia vita, se non faccio il possibile per unirmi alle divine intenzioni?
Posso dire DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO, se non penso che tutto ciò che
conserva la mia vita mi viene dalla mano di Dio, e se non mi occupo dei miei fratelli affamati?
Posso dire RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI, se custodisco in me rancori e risentimento verso
qualcuno, se non coltivo in me la comprensione e il perdono?

La luce guardò in basso e vide le tenebre;


"Là voglio andare" disse la luce.
La pace guardò in basso e vide la guerra;
"Là voglio andare " disse la pace.
L'amore guardò in basso e vide l'odio;
"Là voglio andare" disse l'amore.
Così apparve la luce e risplendette;
così apparve la pace e offrì riposo;
così apparve l'amore e portò vita.
E il Verbo si fece carne e dimorò tra noi.
(L. Housman)

Attendere è pregare
Dio,
tu hai scelto di farti attendere
tutto il tempo di un Avvento.
Io non amo attendere.
Non amo attendere nelle file.
Non amo attendere il mio turno.
Non amo attendere il treno.
Non amo attendere.
Non amo attendere nelle file.
Non amo attendere il mio turno.
Non amo attendere il treno.
Non amo attendere prima di giudicare.
Non amo attendere il momento opportuno.
Non amo attendere un giorno ancora.
Non amo attendere perché non ho tempo
e non vivo che nell'istante.
D'altronde tu lo sai bene,
tutto è fatto per evitarmi l'attesa:
gli abbonamenti ai mezzi di trasporto
e i self-service,
le vendite a credito
e i distributori automatici,
le foto a sviluppo istantaneo,
i telex e i terminali dei computer,
la televisione e i radiogiornali...
Non ho bisogno di attendere le notizie:
sono loro a precedermi.
Ma tu Dio
tu hai scelto di farti attendere
il tempo di tutto un Avvento.
Perché tu hai fatto dell'attesa
lo spazio della conversione,
il faccia a faccia con ciò che è nascosto,
l'usura che non si usura.
L'attesa, soltanto l'attesa,
l'attesa dell'attesa,
l'intimità con l'attesa che è in noi
perché solo l'attesa
desta l'attenzione
e solo l'attenzione
è capace di amare.
Tu sei già dato nell'attesa,
e per te, Dio,
attendere,
si coniuga come pregare.
(Jean Debruynne)

Spirito di Dio,
che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi del mondo,
e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose,
scendi ancora sulla terra, questo mondo che invecchia
sfioralo con l'ala della tua gloria.
Spirito Santo,
che hai invaso l'anima di Maria,
donaci il gusto di sentirci "estroversi", rivolti, cioè, verso il mondo.
Mettici le ali ai piedi
perché, come Maria, raggiungiamo in fretta la città,
la città terrena che tu ami appassionatamente.
Spirito del Signore,
dono del Risorto agli apostoli del Cenacolo,
gonfia di passione la vita dei tuoi preti.
Rendili innamorati della terra,
capaci di misericordia per tutte le sue debolezze.
Confortali con la gratitudine della gente
e con l'olio della comunione fraterna.
Ristora la loro stanchezza,
perché non trovino appoggio più dolce per il loro riposo
se non sulla spalla del Maestro.
(TONINO BELLO)

Signore,
non ti cercheremo in esperienze limite,
ma nel limite di ogni esperienza:
lì dove la febbrilità della vita
avverte la nostalgia dell'amore e del gioco;
lì dove la verificabilità della scienza
si apre alla sete
di una Bellezza più grande;
lì dove l'ideologia del regno dell'uomo
ceca una Parola,
che rompa il silenzio della morte
e dia senso alla vita.
Lì umilmente la nostra fede
intonerà il tuo canto:
il canto del Signore in terra straniera,
canto di amore e di pace,
canto di bellezza
e di non consumata speranza.
Vieni, Signore Gesù!

PORTA LA TUA FIAMMA


Porta la tua fiamma
a chi è senza fuoco.
Accendi la lampada
a chi è senza luce.
Accendi la fiamma,
dell'amore dell'anima.
Accenditi come lampada
nel tuo cammino,
dovrai essere luce.
(Tagore)

E' giunta l'ora di prendere il largo, di sciogliere gli ormeggi della nostra piccola barca e andare.
La luce della stella cometa da est ci chiede di uscire dalla torre d'avorio del nostro quieto vivere.
Il suono delle campane che si fa sempre più forte ci chiama a non scappare di fronte ad una realtà
con sempre meno speranza.
Il sapore dei bambini che ha portato il vento ci invita a non farci trascinare dalla corrente o
sospingere dalla marea.
Il profumo dei pini che arriva da nord ci dice di non partire a capofitto solo perché dobbiamo far
qualcosa.
Il freddo della neve che inizia a cadere ci esorta a prendere il largo con coscienza, studiando bene la
rotta, portando con se nella propria piccola barca solo quelle poche cose veramente necessarie per
non appesantirla inutilmente.
La rotta è quella verso il paese dove la pace è possibile, dove giustizia e libertà si baceranno, il
paese dove il tempo non ha fine, verso il paese del Natale.
E questa è una cosa che ti riguarda, che riguarda anche te.

Molto tempo fa c'era un uomo che aveva tre figli ai quali voleva molto bene. Non era nato ricco, ma
con la sua saggezza e il duro lavoro era riuscito a risparmiare un bel po' di soldi e a comperare un
fertile podere.
Divenuto vecchio cominciò a pensare a come dividere tra i suoi figli ciò che possedeva. Un giorno
decise di fare una prova per capire quale dei tre figli fosse il più saggio.
Li chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi e chiese loro di comperare qualcosa che
riempisse la sua stanza che era vuota e spoglia. Ciascuno dei figli prese il denaro e uscì per esaudire
i desideri del padre.
Il figlio più grande pensò che era un lavoro facile. Andò al mercato e comperò la prima cosa che gli
capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.
Il secondo figlio pensò per qualche minuto, poi girò per tutte le bancarelle dei mercato e alla fine
comperò delle bellissime piume.
Il figlio più piccolo rifletté a lungo sul problema e si chiedeva: «Che cosa c'è che costa solo cinque
soldi e che può riempire una stanza?». Solo dopo aver pensato per un bel po' di tempo trovò quel
che faceva al suo caso e il suo volto si illuminò.
Andò in un piccolo negozio e comperò con i suoi cinque soldi una candela e dei fiammiferi.
Tornando a casa era felice e si domandava cosa avessero comperato i suoi due fratelli.
Il giorno seguente, i tre figli si presentarono al padre. Ognuno portò il suo regalo. Il più grande
sparse la paglia sul pavimento, ma era così poca che fu appena sufficiente per coprire un angolo. Il
secondo mostrò le sue piume, ma riempirono appena due angoli. Il padre era molto deluso dei suoi
due figli maggiori.
Allora si rivolse al più piccolo: « E tu che cosa hai comprato? ».
Il ragazzo accese la candela con un fiammifero e la luce di quell'unica fiamma si diffuse per la
stanza e la riempì.
Tutti sorrisero.
Il vecchio padre fu felice del regalo del figlio più piccolo. Gli diede tutti i suoi averi, perché aveva
capito che quel ragazzo era abbastanza intelligente per farne buon uso ed avere cura dei suoi fratelli.

Traguardo.
Al termine della scalata,
non c'è la scalata ma la sommità.
Al termine della notte,
non c'è la notte ma l'aurora.
Al termine dell'inverno,
non c'è l'inverno ma la primavera.
Al termine della disperazione,
non c'è la disperazione ma la speranza.
Al termine della morte,
non c'è la morte ma la vita.
Al termine dell'umanità,
non c'è l'uomo ma l'Uomo-Dio.
(Joseph Folliet)

Possa oggi esserci la pace.


Possa tu avere fiducia nelle tue possibilità
che tu sia esattamente dove avresti voluto essere.
Possa tu non dimenticare le infinite possibilità che nascono dalla fede.
Possa tu usare questi doni che hai ricevuto e trasmettere l'amore che ti
è stato donato.... Sii contento di sapere di essere figlio di Dio....
Sia questa presenza fissata nelle tue ossa, e permetti alla tua anima di
essere libera di cantare, ballare, glorificare e amare. Sia così per
ognuno di voi.

Esistono molte cose nella vita che catturano lo sguardo ma solo poche catturano il tuo cuore: segui
quelle
(Winston Churcill)

Vedo in te due uomini, quello che sei e quello che potesti essere.
Un giorno quei due si incontreranno e allora sarai un grande [adattare].

VI DO UN NUOVO COMANDAMENTO
"Che vi amiate l'un l'altro come io ho amato voi".
Mi chiamate il REDENTORE e non vi fate redimere.
Mi chiamate la LUCE e non mi vedete.
Mi chiamate la VIA e non mi seguite.
Mi chiamate la VITA e non mi desiderate.
Mi chiamate il SIGNORE e non mi servite.
Mi chiamate la SAPIENZA e non mi interrogate.
Mi chiamate il MAESTRO e non mi credete.
Mi chiamate ONNIPOTENTE e non vi fidate di ME.
Se un dì non vi riconoscerò, non meravigliatevi!
(Iscrizione nel Duomo di Lubecca)

Non senti mai il triste imbarazzo di vivere questo carnevale tutto l’anno dove ciascuno, per la paura
di scoprire l’invisibile che porta dentro, mette la maschera della normalità fuori, vivendo in una
folla di solitari?

IN SILENZIO SORRIDEVI.
Quante volte vorremmo urlare
ma crediamo che nessuno ci ascolti
che a nessuno interessi
che nessuno trovi il tempo di capire...
con quegli occhi grandi tu
non parlavi e sorridevi.
Ora, nel gelo di questa notte,
una delle più rigide di questo lungo inverno
ci hai lasciato da soli a gridare
al nostro cieco e sordo individualismo
a tutte le cose che avremmo voluto dirci ma che,
per stupide convenzioni, non ci siamo mai dette,
lo sai, con te mi sono sempre sentita a casa
ma nel freddo che c'è fuori ci siamo trovate e ci siamo perse
in questo mondo frenetico che ci allontana da tutto
e ci lascia soli, fragili e affranti!
la tua lezione è troppo cara, troppo.
Ma tu ci hai voluto insegnare a vedere
al di là del nostro piccolo, della nostro guscio, del nostro egoismo
proveremo ad imparare a aiutarci, a capirci ad amarci
ad essere più umili e più aperti, ad accettarci
proveremo a guardare gli altri con occhi diversi
vedrai la tua lezione non andrà persa, CREDICI!
Proveremo ad essere UMANI, come te dolce e silenziosa Amica mia.
Ma non sarà mai più come prima.
MAI più come prima!
Buona notte CERBIATTO!
Grazie per quello che sei e per quello che ci hai dato.
Sarai insieme a noi per sempre, non dimenticarci.
I TUOI AMICI.

La paura della pianura


La pianura è il quotidiano, dove i giorni sembrano tutti uguali, dove tutto è faticoso, dove tutto va
combattuto e sudato, dove tutto si ripete sempre…
E dove tutto è sempre provvisorio, perché da un momento all’altro tutto può esserti portato via, non
solo le cose che ami, ma anche le persone più care, perfino quelle con le quali avresti voluto vivere
per sempre...
Lo studio, il lavoro, la costruzione e la coltivazioni dei sentimenti e degli affetti, la necessità di
dover continuamente scegliere… Che fatica la pianura!
Sì, c’è proprio da averne paura. Verrebbe quasi quasi la voglia di fuggire.
Verrebbe? Viene. Irrompe. E si scappa via.
Oooh! Pianura, addio, ti saluto! Adesso sì! Il bowling e il bigliardo al posto della scuola, ore pigre
davanti alla tivù o dentro le cuffie, navigate infinite nel cyberspazio, toccate e fughe invece di
sentimenti duraturi, decisioni e scelte continuamente rimandate… Poi il sabato sera rafforzato da
pasticche e tiri, e la domenica passata a ronfare fino al pomeriggio…
E passa la paura.
Passa? Viene imbavagliata fino al lunedì. Perché la paura non si lascia vincere da chi vuol salire e
rimanere su un Tabor che non è Tabor, ma uno scendere più in basso della pianura, un metterci la
testa dentro, sotto.
Il Tabor è salire in Alto, da dove è possibile vedere, capire e decidere che ogni piega del quotidiano
è sempre nuova, unica, importante, vera, sicura… se la si vive guardandola dall’Alto.
Signore, è bello per noi stare qui. Qui, nella pianura guardata dal Tabor!
(Don Tonino Masconi)

Una bambina torna dalla casa di una vicina alla quale era appena morta, in modo tragico la
figlioletta di otto anni.
"Perché sei andata?", le domanda il padre.
"Per consolare la mamma".
"E che potevi fare, tu così piccola, per consolarla?".
"Le sono salita in grembo e ho pianto con lei".

L'Angelo della Morte bussò un giorno alla casa di un uomo.


"Accomodati pure" disse l'uomo."Ti aspettavo".
"Non sono venuto per fare due chiacchiere" disse l'Angelo, "ma per prenderti la vita".
"E che altro potresti prendermi?"
"Non so. Ma tutti, quando giungo io, vorrebbero che io prendessi qualsiasi cosa, ma non la vita.
Sapessi quali offerte mi fanno!".
"Non io. Non ho nulla da darti. Le gioie che mi sono state donate le ho godute. Mi sono divertito,
ma senza fare del divertimento lo scopo della mia vita. Gli affanni, li ho affidati al vento. I
problemi, i dubbi, le inquietudini li ho affidati alla provvidenza. Ho utilizzato i beni terreni solo per
quanto mi erano necessari, rinunciando al superfluo. Il sorriso, l'ho regalato a quanti me lo
chiedevano. Il mio cuore a quanti ho amato e mi hanno amato. La mia anima l'ho affidata a Dio.
Prenditi dunque la mia vita, perché non ho altro da offrirti".
L'Angelo della Morte sollevò l'uomo fra le sue braccia e lo trovò leggero come una piuma.
All'uomo la stretta dell'Angelo parve tenerissima. E il Signore spalancò le porte del Paradiso perché
stava per entrarvi un santo...

Un uomo aveva sempre il cielo dell'anima coperto di nere nubi. Era incapace di credere alla bontà.
Soprattutto non credeva alla bontà e all'amore di Dio. Un giorno mentre errava sulle colline che
attorniavano il suo villaggio, sempre tormentato dai suoi scuri dubbi, incontrò un pastore. Il pastore
era un brav'uomo dagli occhi limpidi. Si accorse che lo sconosciuto aveva l'aria particolarmente
disperata e gli chiese:
"Che cosa ti turba tanto, amico?'".
"Mi sento immensamente solo".
"Anch'io sono solo, eppure non sono triste".
"Forse perché Dio ti fa compagnia..."
"Hai indovinato".
"Io invece non ho la compagnia di Dio. Non riesco a credere al suo amore. Com'è possibile che ami
gli uomini uno per uno? Com'è possibile che ami me?".
"Vedi laggiù quel villaggio?", gli chiese il pastore, "Vedi le finestre di ogni casa?"
"Vedo tutto questo".
"Allora non devi disperare. Il sole è uno solo, ma ogni finestra della città, anche la più piccola e la
più nascosta, ogni giorno viene baciata dal sole, nell'arco della giornata. Forse tu disperi perché
tieni chiusa la tua finestra".

«Amico, perché sei il legame che unisce, ma non imprigiona.


Amico, perché sei la brezza che placa, ma non addormenta.
Amico, perché sei il fratello che corregge, ma non umilia.
Amico, perché sei lo sguardo che scruta, ma non giudica.
Amico, perché sei la mano che accompagna, ma non forza.
Amico, perché sei l'oasi che ristora, ma non trattiene.
Amico, perché sei il cuore che ama, ma non esige.
Amico, perché sei la tenerezza che protegge, ma non assoggetta.
Amico, perché sei immagine di Dio, appunto per questo»
(Elena Oshiro)

La vera amicizia è come la fosforescenza: brilla di più quando tutt’intorno è buio.

Turista: «Buongiorno, buon uomo, posso chiederle cosa sta facendo?»


I° scalpellino: «Eh, signor mio, una vita grama sto facendo. Tutto il santo giorno a menar martellate
a questi sassi, solo perché qualche uomo potente lo pretende!»
Turista: «Mi dispiace tanto. La saluto... (si rivolge ad un altro scalpellino) Buongiorno, buon uomo,
posso chiedere anche a lei cosa sta facendo?»
II° scalpellino: «Certo, signore. Vede? Io devo trasformare questi massi informi in pietre
perfettamente squadrate e della giusta misura. Non è facile, sa? Ma è una bella soddisfazione
riuscire a fare un lavoro senza troppe imperfezioni come quella pietra lì.»
Turista: «Interessante, grazie. (si rivolge ad un terzo scalpellino) Buongiorno, buon uomo, e lei,
cosa sta facendo?»
III° scalpellino: «Io, signore? Io sto costruendo una grande cattedrale!»

NATALE
I
Sibila il vento tra i comignoli scuri
E le stelle brillano sul vellutato parquet blu.
Solo una breve sosta, appoggiati ai muri,
Il naso rivolto all'equazione stellata.
La via è ben segnata, il risultato ora certo.
- Avete mai temuto di fallire?
- Può forse l'uomo dirsi sicuro di qualcosa?
- Non ha più importanza, ormai.
Prosciughiamo insieme
Le fiasche già magre.
Uno sguardo d'intesa, intesa profonda
E un sospiro, prima di ripartire.
Gli ultimi passi, trepidanti.
II
- Seguite la cometa!
Un sussurro lontano
Perduto nelle strade,
Inghiottito dalle metropolitane,
Dai centri commerciali,
Dai bus. Eppure percettibile.
La voce giovane di un vecchio,
Bianchi i capelli e angelico il cipiglio.
Ah, e se i tre non fossero stati
Troppo saggi per non esser folli
E avessero ignorato quel richiamo?
III
Quanto tempo ormai è passato,
Misurato, scandito da innumerevoli passi.
Eccolo lì, il luogo tanto cercato
Visto sfumato, appena accennato
Nelle divinazioni, tratteggiato nelle profezie.
- Avete mai temuto di fallire?
- Può forse l'uomo dirsi sicuro di qualcosa?
- Non ha più importanza, ormai.
Due più due fa quattro,
I calcoli astrali
Non ci hanno ingannato.
Una lacrima felice sembra sfiorare
La lunga barba dei tre pellegrini.
Ora che il sogno è realtà
Posson continuare a sognare.
IV
Invisibili scivolano tra le vie
Come la pioggia tra le tegole.
- Che luogo strano!
- E che tempo!
- Strani entrambi,
Ma non malvagi.
Quanti ne abbiamo visti così?
Ecco, la stella ammiccando si adagia
E attende come un gatto pigro.
Bussano. Bussano…
V
Bussano alla porta.
- Chi siete?
- E' qui
- Quel bambino, da poco nato,
- Salvatore del mondo?
- Dall'Oriente
- Ci ha guidato la stella
- La Sua stella
- Che pazzia è mai la vostra?
- Due più due fa quattro
- Una matematica
- Una metafisica
- Avicenna, Averroè, Zarathustra
- Qui v'è una giovine
- Vergine partoriente
- Giuro che nessuna donna è stata qui.
- Ricordati.
- Essa era ammantata
Di celeste serenità
- Il Salvatore del mondo
- Pazzi! Calcoli folli
E inutili speculazioni
Sono le vostre!
Tornate donde siete venuti,
Tornate al fango delle strade!
VI
L'uscio sbatte.
- Ricordo, ora ricordo!
La ragazza spossata!
L'uomo troppo giovane
Per sembrare così vecchio!
- Avete un posto per me e mia moglie,
Straziata dalle doglie e ormai prossima a partorire?
- No vecchio. Sparisci!
Poco più che bambina!
Non ti avvicinare!
Via! Via!
La porta si apre.
Buio e freddo, ora, nel vicolo.
EXITUS IN FORMA DI CANZONE
Canzone,
Viaggia per terra e per mare
Veloce, più dei tre pellegrini d'Oriente.
Cercano una piccola rosa
Pura e bella,
Come bagnata dalla rugiada.
E quando quell'antitetica coppia,
Lui giovane invecchiato
Lei vergine gravida,
Busserà alla porta della vostra quotidianità
Siate buoni,
Offritegli ristoro, tepore
Un po' di calda umanità.
(Alessandro Basilico, dicembre 2002)

Guardando dalle mura


"Chi sono io?", chiese un giorno un giovane a un anziano.
"Sei quello che pensi", rispose l'anziano. "Te lo spiego con una piccola storia.
Un giorno, dalle mura di una città, verso il tramonto si videro sulla linea dell'orizzonte due persone
che si abbracciavano.
Sono un papà e una mamma -, pensò una bambina innocente.
Sono due amanti -, pensò un uomo dal cuore torbido.
Sono due amici che s'incontrano dopo molti anni -, pensò un uomo solo.
Sono due mercanti che hanno concluso un buon affare -, pensò un uomo avido di denaro.
E' un padre che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra -, pensò una donna dall'anima tenera.
Sono due innamorati -, pensò una ragazza che sognava l'amore.
Chissà perché si abbracciano -, pensò un uomo dal cuore asciutto.
Che bello vedere due persone che si abbracciano -, pensò un uomo di dio.
Ogni pensiero", concluse l'anziano, "rivela a te stesso quello che sei. Esamina di frequente i tuoi
pensieri: ti possono dire molte più cose su te di qualsiasi maestro".

All'uccello cieco è Dio che fa il nido.

O Lord, remember not only the men and women of good will, but also those of ill will. But do not
remember all the sufferings they have inflicted on us; remember the fruits we have bought thanks to
this suffering? our comradeship, our loyalty, our humility, our courage, our generosity, the
greatness of heart which has grown out of all this. And when they come to the judgement, let all the
fruits that we have borne be their forgiveness.

Io credo nel sole anche quando non brilla. Io credo nell'amore anche quando non lo sento.
Io credo in Dio anche quando tace.
(Anonimo ebreo)

Pietro Wu Guosheng era il gestore di una locanda in una provincia cinese. Del suo albergo aveva
fatto la sede di una comunità di cristiani ai quali insegnava il messaggio evangelico e coi quali
pregava, guidandoli come un pastore, data la mancanza di sacerdoti. Quando fu trascinato davanti al
Mandarino, fu torturato perché egli si rifiutava di calpestare la croce di legno che i suoi giustizieri
avevano gettato davanti a lui. Alla fine fu ucciso a causa del suo rifiuto.
Leggo questa sintesi biografica in un saggio sulla Cina del '700-'800: il protagonista è il primo
martire cristiano nato nel Celeste Impero (era l'anno 1814 e Pietro aveva 46 anni), beatificato con
altri martiri cinesi da Leone XIII nel 1900. La sua è, per certi versi, una storia ordinaria di martirio,
simile alle molte che ci sono giunte, spesso con eccessi edificanti, dai primi secoli cristiani. C'è,
però, un elemento che mi sembra significativo e originale: il martire cinese non vuole assolutamente
calpestare la croce di legno posta per terra.
Questa scelta - che forse un moralista avrebbe superato con qualche restrizione mentale - mi sembra
una sorta di simbolo generale. Se dovessimo guardare alla nostra vita, quante volte siamo passati,
senza imbarazzo, sui valori in cui credevamo, frantumandoli e fingendo di guardare più avanti. C'è
nella storia di ciascuno una catena di compromessi e di tradimenti che ci hanno forse salvato la
carriera, il successo, i beni materiali, ma hanno umiliato e fin soffocato il respiro dell'anima, la
nostra coscienza e coerenza. Il coraggio della fedeltà agli ideali e ai valori in cui si crede è la vera
testimonianza e la gloria autentica di una persona.

Fra tutte le debolezze, la più grave è l’eccessiva paura di apparire deboli.


(Politica desunta dalle Sacre Scritture, del vescovo francese Jacques-Bénigne Bossuet (1627-1704))

La debolezza ha sempre rappresentato una tentazione a usare la forza.


(Henry Kissinger)

Una volta una mamma, preoccupata per la figlia che aveva preso la brutta abitudine di abbuffarsi di
dolci, si recò da un vecchio saggio. Lo scongiurò: "Per favore parla tu con mia figlia in modo da
persuaderla a smettere con questo vizio. Accetti?". Il saggio rimase un attimo in silenzio, un po'
imbarazzato, poi concluse: "Riporta qui tua figlia fra tre settimane, e allora parlerò con lei, non
prima". La donna se ne andò perplessa, ma senza replicare.
Tornò, come le era stato proposto, tre settimane dopo, rimorchiandosi dietro la figlia, golosa,
insaziabile. Stavolta il saggio prese in disparte la ragazza e le parlò dolcemente, con parole semplici
e assai persuasive. Le prospettò gli effetti dannosi che possono causare i troppi dolci. Quindi le
raccomandò una maggiore sobrietà.
La madre, allora, dopo averlo ringraziato, nell'accomiatarsi, gli domandò: "Toglimi una curiosità...
Mi piacerebbe sapere perché non hai detto queste cose a mia figlia tre settimane fa".
"Tre settimane fa" rispose tranquillamente il saggio, "il vizio di mangiare i dolci l'avevo anch'io!".

L'incompetenza si manifesta con l'uso di troppe parole.


(Ezra Pound)

Non dice nulla, ma come sa spiegarlo bene!


(Elias Canetti)

Erano tempi difficili, marcati dai dubbi e angoscia; tante voci si contendevano il mio cuore.
Contavo i miei talenti e le mie infinite possibilità. La mia vita mi aveva dato tanto e mi prometteva
tanto. Chiedi troppo, Signore! Da tempo, tuttavia, una voce inconfondibile rubava spazi alla mia
vita, una voce delicata ma inarrestabile scandiva chiaramente il suo appello: “Ti ho chiamato per
nome”. Guarda altrove, Signore! Ti ho pensato come unico, ti ho voluto irripetibile, ti ho amato da
sempre, ti ho arricchito con doni specifici e indispensabili per la missione che ti voglio affidare.
Non ancora, Signore! Eppure, non sono nato per incomodare, né posso passare in questo mondo
indistinto. Segno, come Cristo, devo essere e diventare per compiere la missione impellente del
Padre.
Eccomi Signore!

Quello che tu puoi fare è solo una goccia nell'oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita.
(Albert Schweitzer)

L'unica cosa importante, quando ce ne andremo, saranno le tracce d'amore che avremo lasciato.
(Albert Schweitzer)

Salvami dalla sventura di chi fa di tutto in pubblico per crearsi un volto fittizio e luccicante, mentre
in privato si distende e si lascia andare, ritrovandosi vile, depresso, irritato, bramoso, pigro,
violento, ingordo, triste, vuoto e brutto.

Die when I may, I want it said of me that I plucked a weed and planted a flower wherever I thought
a flower would grow.
(Abraham Lincoln)

Ho scritto il tuo nome sulla sabbia, ma l’onda l’ha cancellata. Ho inciso il tuo nome su un albero,
ma la corteccia è caduta. Ho scolpito il tuo nome sul marmo, ma la pietra si è rotta. Preso dalla
disperazione, ho nascosto il tuo nome nel mio cuore e là il tempo l’ha conservato.

“Non vi è morte…no! Io non muoio, entro nella Vita!”


Le stelle si abbassano sull’orizzonte solo per alzarsi su altre rive nei cieli aureolati scintillano con lo
splendore delle pietre preziose.
Non esiste la morte.
Le foglie della foresta cadono per animare l’aria invisibile.
La polvere che calpestiamo si trasformerà sotto gli acquazzoni di aprile.
Vedremo gonfiarsi le spighe d’oro e la frutta matura e i fiori tingersi dei colori dell’arcobaleno.
Non esiste la morte.
I rami possono ben spogliarsi, i fiori appassire e scomparire.
Attendono solo che passi l’inverno gelido per sentire di nuovo il soffio profumato di maggio.
Non esiste la morte.
E sebbene piangiamo i sembianti dolci e familiari degli esseri teneramente amati, che abbiamo
tenuto tra le nostre braccia.
Sebbene con cuore infranto, sotto spoglie di lutto, abbiamo condotto silenziosamente le loro fredde
ceneri nel luogo di riposo ripetendoci: “Sono morti!”
No! Non sono morti.
Non hanno fatto che passare dietro il velo che li nasconde, verso una vita nuova più ricca di
possibilità entro sfere più serene.
Hanno abbandonato il loro abito di argilla per rivestire un ornamento radioso;
Non sono partiti per lontananze sperdute, non sono perduti, non sono scomparsi.
Sebbene invisibili ai nostri occhi mortali sono sempre qui e continuano ad amare quelli che hanno
lasciato dietro di loro; non ci dimenticheranno mai.
Talvolta sulle nostre fronti sentiamo il loro dolcissimo fruscio, come una carezza; il nostro spirito li
avverte e il nostro cuore ne è confortato e ritrova la calma.
Sempre presenti, sebbene invisibili, gli spiriti immortali dei nostri cari rimangono, perché l’universo
di Dio è tutto espressione di Vita.
Non esiste la morte.

Il profumo
Gli indù raccontano una strana leggenda. La leggenda del capriolo delle montagne.
Tanti anni fa, c'era un capriolo che sentiva continuamente nelle narici un fragrante profumo di
muschio. Saliva le verdi pendici dei monti e sentiva quel profumo stupendo, penetrante, dolcissimo.
Sfrecciava nella foresta, e quel profumo era nell'aria, tutt'intorno a lui.
Il capriolo non riusciva a capire da dove provenisse quel profumo che tanto lo turbava. Era come il
richiamo di un flauto a cui non si può resistere. Perciò il capriolo prese a correre di bosco in bosco
alla ricerca della fonte di quello straordinario e conturbante profumo.
Quella ricerca divenne la sua ossessione. Il povero animale non badava più né a mangiare, né a
bere, né a dormire, né a nient'altro. Esso non sapeva donde venisse il richiamo del profumo, ma si
sentiva costretto a inseguirlo attraverso burroni, foreste e colline, finché affamato, esausto, stanco
morto, andò avanti a casaccio, scivolò da una roccia e cadde ferendosi mortalmente.
Le sue ferite erano dolorose e profonde. Il capriolo si leccò il petto sanguinante e, in quel momento,
scoprì la cosa più incredibile. Il profumo, quel profumo che lo aveva sconvolto, era proprio lì,
attaccato al suo corpo, nella speciale "sacca" porta muschio che hanno tutti i caprioli della sua
specie.
Il povero animale respirò profondamente il profumo, ma era troppo tardi...
(Bruno Ferrero, L'importante è la rosa)

C'era una volta un uomo che non credeva nel Natale. Era una persona fedele e generosa con la sua
famiglia e corretta nel rapporto con gli altri, però non credeva che Dio si fosse fatto uomo come,
secondo quanto afferma la Chiesa, è successo a Natale. Era troppo sincero per far vedere una fede
che non aveva.
“Mi dispiace molto, disse una volta a sua moglie che era una credente molto fervorosa, però non
riesco a capire che Dio si sia fatto uomo; non ha senso per me."
Una notte di Natale, sua moglie e i figli andarono in chiesa per la messa di mezzanotte. Lui non
volle accompagnarli. "Se andassi con voi mi sentirei un ipocrita. Preferisco restare a casa. Vi
starò aspettando." Poco dopo la famiglia uscì mentre iniziò a nevicare. Si avvicinò alla finestra e
vide come il vento soffiava sempre più forte. "Se è Natale, pensò, meglio che sia bianco". Tornò
alla sua poltrona vicino al fuoco e cominciò a leggere un giornale.
Poco dopo venne interrotto da un rumore seguito da un altro e subito da altri. Pensò che qualcuno
stesse tirando delle palle di neve sulla finestra della sala da pranzo. Uscì per andare a vedere e vide
alcuni passerotti feriti, buttati sulla neve. La tormenta li aveva colti di sorpresa e, per la
disperazione di trovare un rifugio, avevano cercato inutilmente di attraversare i vetri della finestra.
"Non posso permettere che queste povere creature muoiano di freddo... però come posso aiutarle?"
Pensò che la stalla dove si trovava il cavallo dei figli sarebbe stato un buon rifugio, velocemente si
mise la giacca, gli stivali di gomma e camminò sulla neve fino ad arrivare nella stalla, spalancò le
porte e accese la luce. Però i passerotti non entrano.
"Forse il cibo li attrarrà," pensò. Tornò a casa per prendere delle briciole di pane e le disseminò
sulla neve facendo un piccolo cammino fino alla stalla. Si angustiò nel vedere che gli uccelli
ignoravano le briccole e continuavano a muovere le ali disperatamente sulla neve. Cercò di
spingerle in stalla camminando intorno a loro e agitando le braccia. Si dispersero nelle diverse parti
meno verso il caldo e illuminato rifugio.
"Mi vedono come un estraneo e che fa paura", pensò. "Non mi viene in mente nulla perché possano
fidarsi di me... Se solo potessi trasformarmi in uccello per pochi minuti, forse riuscirei a salvarli".
In quel momento le campane della chiesa cominciarono a suonare. L'uomo restò immobile, in
silenzio, ascoltando il suono gioioso che annunciava il Natale. Allora si inginocchiò sulla neve:
"Ora si, capisco, sussurrò. Ora vedo perché hai dovuto fare tutto questo!"

A volte, più che di un mondo nuovo, c'è bisogno di occhi nuovi per guardare il mondo.
(Claudio Baglioni)

A volte, più che di un mondo nuovo, c'è bisogno di occhi nuovi per guardare il mondo. Ho ascoltato
solo qualche volta - e per caso - le canzoni di Claudio Baglioni e capisco come possa la sua voce
essere gradita a molti. Ora mi imbatto nella citazione di una sua frase, mentre leggo una rivista, e mi
piace condividerla coi miei lettori che forse conoscono più di me le sue canzoni. La frase contiene
una verità spesso affermata in forme diverse nella storia del pensiero, anche se con ragionamenti più
complessi. C'è una realtà oggettiva che è fondamentale, ma esiste anche una soggettività che è
decisiva nella percezione di quella realtà. Spesso si ricorre all'immagine delle lenti che, se scure,
obnubilano tutto l'orizzonte. Il mondo talvolta ci pare tutto brutto e malvagio perché è il nostro
sguardo a non essere più abilitato a cogliere i colori e le diversità.
C'è una sorta di daltonismo spirituale che assegna il grigio a tutta la realtà rendendola odiosa e
insopportabile. Gli occhi dell'anima sono, quindi, decisivi per giudicare la realtà. Lo scrittore
inglese Chesterton nella sua opera più importante, Ortodossia, evocava la battuta di una bambina
che diceva: «Un ottimista è un uomo che vi guarda gli occhi, un pessimista un uomo che vi guarda i
piedi». L'uomo vero e realista dovrebbe essere capace di passare dai piedi al volto, di cogliere le
variegate sfumature dell'essere e della vita. Più che aggrapparci a vagheggiamenti illusori di
trasformazione radicale del mondo, considerandolo sotto il segno del Maligno, proviamo a
purificare il nostro occhio intorbidito per scoprire il bene in azione, come suggeriva anche s.
Caterina da Siena: «Occorre levare la nebula dell'intenebrimento della malizia e dell'amor proprio,
levare questa nebula affinché il vedere rimanga chiaro».
(Gianfranco Ravasi)

Anno: Periodo fatto di trecentosessantacinque delusioni.


Nato nell'Ohio nel 1842, giornalista, scrittore e vagabondo, Ambrose Bierce scompare, forse nel
1914, sui campi di battaglia della guerra civile messicana, lasciandoci quel Dizionario del diavolo
che abbiamo già in passato sfogliato per i nostri lettori e che riproponiamo per questa nuova tappa
dei nostri incontri quotidiani, all'alba del nuovo anno (nella versione proposta dall'ed. Baldini
Castoldi Dalai). In realtà, si tratta di un diavolo più ironico che perverso, capace persino di servire
la verità spogliandola dai paludamenti dell'ipocrisia che la deformano. Un esempio alla voce
«Aiutare: crearsi un ingrato». Oppure per «Cultura: Tipo di ignoranza che caratterizza lo studioso».
Ma stiamo alla citazione che abbiamo posto, un po' maliziosamente, all'inizio di questo 2006.
Bierce ha ragione a smorzare la retorica delle illusioni che ci vengono ammannite con gli auguri di
rito o che sono il condimento della politica, della pubblicità e persino talora di una certa religiosità
solo consolatoria, sentimentale, curativa. Il famoso oratore greco Demostene (IV sec. a.C.)
ammoniva: «Nulla è più facile che illudersi. Perché l'uomo crede vero ciò che desidera».
Scendiamo, allora, sul terreno sassoso della vita e procediamo con uno sguardo meno trasognato e
con progetti più realistici. Un po' di verità l'aveva anche il poeta inglese del '700 Alexander Pope
quando coniava questa «nona beatitudine: Beato colui che non si aspetta nulla perché non sarà mai
deluso». Guai però a estinguere nel cuore ogni desiderio e attesa, a spegnere ogni sogno: si
perderebbe anche la voglia di vivere e si strapperebbe dall'anima il seme della felicità.
(Gianfranco Ravasi)

La storia è il tempo che vola senza riparare al bene non fatto e senza allontanare il male che ancora
si farà... Eppure sappiamo che ogni destino si può capovolgere come con una pedata si rivolta un
sasso, mettendo al sole quel che stava in ombra.
(Enrico Emanuelli)

Capita a tutti, camminando in campagna, di ribaltare con una pedata una pietra infitta nel terreno, ed
ecco la sorpresa di scoprire sotto di essa, nell'umidità protetta di quello scudo, un formicolio di vita,
di insetti, di semi, un microcosmo nascosto. Sopra c'era solo aridità, sotto c'era fermento. Così è
l'esistenza umana: teniamo celate tante energie, atti, pensieri, doti che potrebbero dare frutto e
spandere vitalità nel mondo. E, invece, restano solo un segreto e continuiamo ad essere freddi e
aridi come la superficie del sasso, fino all'estremo confine della morte.
(Gianfranco Ravasi)

Povero Giuseppe, quante gliene sono successe nella vita! Dapprima Dio che gli ruba la ragazza, poi
la fatica – lui falegname abituato a pialla e chiodi – di dover capire un bambino così
straordinariamente ordinario ed una moglie (amatissima) tutta avvolta dal Mistero. Infine ci siamo
messi anche noi cristiani a riempire i buchi che il vangelo lascia ampiamente scoperti, come se non
bastasse ciò che oggi Matteo ci racconta di Giuseppe, inventandoci un'improbabile figura del
silenzioso falegname di Nazareth per soddisfare la nostra curiosità. Tra Maria e Giuseppe c'è amore,
Matteo solo pudicamente, come Luca, ci dice del loro rapporto. Sono "promessi sposi", cioè più che
fidanzati nella cultura di Israele. Per un anno – fidanzati - potevano vivere coniugalmente senza
però coabitare. Perciò l'unico che sapeva che quel figlio non era suo era proprio lui, Giuseppe.
Osiamo immaginarci la notte insonne di Giuseppe che viene a sapere della gravidanza di Maria?
Cos'avrà pensato di lei? Quanta sofferenza e dolore nel suo cuore... dunque si era sbagliato a
stimare questa ragazza di Nazareth? La legge chiedeva che Maria venisse denunciata e – di
conseguenza – condannata a lapidazione. Giuseppe la ama, vuole salvarla, trova un escamotage:
dirà che è stufo di lei, la ripudierà dicendo che non la vuole più in moglie, salvandole la vita e
l'onore. Matteo – da buon ebreo – descrive questo atteggiamento come "giusto". Giuseppe è
"giusto", cioè irreprensibile, autentico, onesto, di alto profilo; non giudica secondo le apparenze, pur
ferito a morte, sa superare il suo orgoglio e usa misericordia verso la donna che ama. "Giusto" come
i giusti dell'antico testamento, come i pii davanti a Dio, come i retti di cuore che tanto la Scrittura
loda. E – durante la notte – il sogno, l'invito a fidarsi, a dare una improbabile chiave di lettura a
questi eventi che significa abbracciare l'inaudito di Dio. E – leggete, ve ne prego! – Giuseppe si
sveglia e dà retta all'angelo e prende con sé la follia di Dio. Grande, immenso Giuseppe. Quante
cose ci dici, oggi, quanti suggerimenti ci dai tu, uomo abituato alle poche parole e a stare defilato e
che pure sei stato scelto come tutore e custode di Dio.
(don Paolo Curtaz)
Non affaticarti per aggiungere giorni alla tua vita, ma aggiungi vita ai tuoi giorni.

Vorrei parlarvi della fragilità. S. Paolo, riflettendo sulla sua storia, si accorge che la sua fragilità ha
permesso alla Parola di essere più credibile, infine Gesù, nel vangelo, viene ostacolato nell'annuncio
dall'incredulità dei suoi concittadini che lo conoscono fin troppo bene per dargli retta.
Vorrei parlarvi della fragilità, quindi. Della fragilità degli uomini di fede e dei nuovi profeti che
sono gli uomini di chiesa. So bene che si tratta di un discorso spinoso, eppure me lo trovo
continuamente dinanzi, come una barriera, come una specie di dito puntato, come muro che blocca
l'avanzata del percorso di fede, la ragione fondamentale della fatica di molti amici che non si
avvicinano alla fede a causa della fragilità dei cristiani. Una fragilità reale, documentata,
un'infedeltà fin troppo evidente nel corso della storia, e tutti sappiamo – alle volte più per stereotipo
che per oggettiva e documentata conoscenza – degli errori commessi da Papi, Vescovi e semplici
cristiani. Il ragionamento è semplice, disarmante: gli uomini di fede, spesse volte, non danno una
gran testimonianza di coerenza nella loro vita: non nella preghiera, non nella tolleranza, non nella
vita evangelica. Quindi, si conclude, il vangelo è una montatura e chi ne parla un presuntuoso in
malafede, magari pure moralista. Il ragionamento non fa una grinza, specie in questo tempo di
schizzoide in cui si esige dagli altri un'integra rettitudine morale salvo essere pronti a giustificare
sempre se stessi davanti ai piccoli compromessi e alle piccole ruberie quotidiane. E' un
ragionamento giusto, ma lontano dal vangelo anni luce, perché non tiene conto della natura degli
uomini e della natura di Dio, perché proietta sugli altri le nostre frustrazioni.
Vi annuncio solennemente una verità che potrà sconvolgervi: i cristiani non sono perfetti e forse
neanche più buoni degli altri e forse nemmeno tanto coerenti. Ma questo non basta a fermare la
Parola, non basta a fermare il Cristo, non sgambetta il contagioso annuncio della Parola. Stupiti?
Leggetevi il vangelo: gli apostoli, ben lontani dal nostro modello asettico e irrealista di uomo di
fede (ricordate Pietro e Paolo?), vivono la loro pesantezza con realismo e tragicità. Ma Gesù li ha
scelti, perché sappiano comprendere le miserie degli altri, accettando anzitutto le proprie. La chiesa,
mi si secca la lingua a predicarlo, non è la comunità dei perfetti, dei giusti, dei puri, ma dei
riconciliati. Ci crediamo? Lo desideriamo? Lo accettiamo? O ancora vogliamo correggere il
vangelo perché noi, in fondo in fondo, siamo un po' meglio della gente che critichiamo? Sogno il
sogno di Dio: una comunità di persone che si accolgono per ciò che sono, che hanno il coraggio del
proprio limite, che non hanno bisogno di abbassare l'altro per sentirsi più in alto. Gesù è rifiutato, e
con lui viene rifiutato il vangelo e la presenza di Dio: troppo umano questo Messia, troppo pesante
il suo passo, banale il suo vivere, troppo povero, troppo fragile. Non è forse un rischio che corriamo
anche noi? Talmente attenti a sottolineare l'incoerenza etcetera da non accogliere il vangelo,
talmente scandalizzati dai presunti difetti degli altri da non voler entrare a un altro livello di
autenticità e vedere che l'essenziale non è la coerenza costi quel che costi, ma la misericordia. Così
Israele, nella sua splendida e luminosa storia, ci parla di questi uomini di Dio – i profeti – capaci di
leggere il presente, non di indovinare il futuro, e di richiamare a Dio la realtà. Ma il destino dei
profeti, lo stesso Gesù lo sperimenta, è di essere ignorati in vita e celebrati da morti. Ancora intorno
a noi uomini e donne profetizzano, leggono la realtà, ci richiamano all'essenziale, innalzano la loro
voce nel deserto mediatico che ci circonda. Un vecchio polacco Parkinsoniano richiama forte alla
pace, ammonisce i potenti del mondo che – garbatamente – gli sorridono e lo ignorano. Coraggio,
amici, riconosciamo e diventiamo profeti, lasciamo che il vangelo ci aiuti a leggere questi tempi e
raccontiamolo – Dio benedetto – questo Vangelo. Malgrado la nostra fragilità.
(don Paolo Curtaz)

Quando attorno a te c'è quiete e tu ti fermi terrorizzato, quando il lavoro diventa una fuga
dall'angoscia e dalla responsabilità, quando senti battere in te il cuore crudele e maligno del lupo
della steppa, allora non cercare un narcotico nel rumore e nella fretta snervante. Fissa risolutamente
la tua immagine finché non avrai trovato il fondo.
Non è la prima volta che ospitiamo nella nostra oasi di riflessione quotidiana la voce di un cristiano
autentico che seppe testimoniare la sua fede anche nell'impegno sociale da una posizione
diplomatica e politica alta: è lo svedese Dag Hammarskjöld, morto in un incidente aereo dovuto a
sabotaggio nel 1961, mentre era in missione di pace in Congo. Dalle sue note Tracce di cammino
(Qiqajon 1992) traggo oggi questa considerazione sulla crisi interiore. Non sempre brilla nel nostro
cielo la luce; non di rado ci sembra di essere piombati sotto un'eclisse e tutto perde colore e
bellezza. Ciò che prima ci entusiasmava, ora ci deprime.
La quiete che ci dava serenità, ora ci angoscia. Il lavoro che riempiva i nostri giorni, ora è solo un
modo per non pensare e agire senza responsabilità. I viaggi che prima erano conquista e apertura
d'animo, ora sono evasione e frenesia. La musica si fa rumore, le persone infastidiscono, il gusto
sembra essersi regolato solo sul sapore della cenere. E soprattutto il cuore s'incattivisce come «lupo
nella steppa». Ebbene, in quel momento, anziché cercare un narcotico, chimico o spirituale che sia,
è necessario - suggerisce Hammarskjöld - fermarci e fissare noi stessi, scavando fino al fondo
dell'anima. Proprio per questo ho proposto una simile riflessione di domenica, quando più forte è la
solitudine e la nausea per chi è in crisi, ma quando è anche più facile stare in silenzio e guardare
seriamente e pacatamente in se stessi.
(Gianfranco Ravasi)

Dio è dalla parte del perseguitato. Sempre. Se un giusto perseguita un giusto, Dio è dalla parte del
perseguitato. Se un empio perseguita il giusto, Dio è dalla parte del perseguitato. Se un empio
perseguita l'empio, Dio è dalla parte del perseguitato.
All'antico testo dell'Haggadah pasquale ebraica, ossia al racconto della liberazione esodica, si sono
associate nei secoli benedizioni, memorie, riflessioni, inni e commenti. In una di queste aggiunte ci
imbattiamo nelle righe che oggi proponiamo e che mettono in luce il vero volto del Dio biblico, un
Dio liberatore, che si schiera sempre dalla parte delle vittime, degli ultimi, degli oppressi. Come lo
si acclama nel Salmo 68, egli è «il padre degli orfani e il difensore delle vedove». Significativa è
l'ultima frase del testo citato: «Se un empio perseguita un empio, Dio è dalla parte del
perseguitato». In quel momento il Signore mette da parte la sua giustizia e fa prevalere l'amore per
la persona conculcata, prescindendo dalla sua qualità umana e morale.
La lezione che Dio ci offre è, dunque, chiara. Schierarsi accanto a chi vince e prevarica è,
purtroppo, facile e spontaneo e venire in soccorso al vincitore è un'arte sempre praticata, perché -
come diceva un verso dell'Orlando furioso di Ariosto - «fu il vincer sempre laudabil cosa, vincasi
per fortuna o per ingegno». Abbastanza facile (almeno per impulso di generosità) è sostenere il
giusto perseguitato ed è già un passo avanti rispetto al comportamento precedente. Ma difendere
l'antipatico, il perverso, il criminale, quando è a sua volta fatto oggetto di un'ingiustizia e di una
violenza, è molto più arduo. Sottile è la tentazione di dirgli: «Ben ti sta!», esaltando una sorta di
legge del taglione o di «sana» vendetta. Il testo giudaico ci conduce, invece, già allo spirito
evangelico secondo il quale bisogna essere come Dio che fa piovere o brillare il sole su giusti e
ingiusti senza discriminazioni.
(Gianfranco Ravasi)

L'albero e gli occhiali


C'era una volta un giovane ramo di un grande albero.
Era nato in primavera, tra il tepore dell'aria e il canto degli uccelli.
In mezzo all'aria, alle lunghe giornate estive, al sole caldo, alle notti frizzanti, trascorse i suoi primi
mesi di vita. Era felice: aveva foglie bellissime, e, poi, erano sopraggiunti fiori colorati ad adornano
e, dopo ancora, grandi frutti succosi di cui tutti gli uccelli del cielo potevano nutrirsi.
Ma un giorno cominciò a sentirsi stanco: era settembre...
I frutti si staccarono, le foglie cominciarono a cambiare colore divenivano sempre più pallide...
Addirittura, di tanto in tanto il vento se ne portava via qualcuna.
Venne la pioggia e poi l'aria fredda, e ramo si sentiva sempre peggio: non capiva cosa stesse
succedendo.
In pochi giorni e in poche notti si trovò spoglio, infreddolito, completamente solo.
Rimase così qualche tempo fin quando non capì che non poteva far altro che mettersi a cercare i
suoi fiori, le sue foglie, i suoi frutti per poter di nuovo stare insieme a loro.
"Devo darmi da fare" disse risoluto tra sé e sé.
Cominciò allora, a chiedere aiuto a tutti i suoi amici.
Si rivolse dapprima al Mattino: "Sono solo e infreddolito, ho perso tutte le mie foglie, sai dove le
posso trovare?". Il Mattino rispose "Ci sono alberi che ne hanno tante, prova a chiedere a loro".
Si rivolse a quegli alberi: "Sono solo e infreddolito, ho perso tutte le mie foglie, sapete dirmi dove
le posso trovare?". Gli alberi risposero: "Noi le abbiamo sempre avute, prova a chiedere agli alberi
uguali a te".
Si rivolse ai rami spogli come lui. "Abbiamo tanto freddo anche noi, non sappiamo cosa dirti...", gli
risposero.
Queste parole lo fecero sentire meno solo. Si disse che, se avesse ritrovato le foglie, sarebbe subito
corso dai suoi simili a rivelare il luogo in cui si trovavano.
Continuò la sua ricerca e chiese al Vento.
"Io le foglie le porto solo via è la pioggia che le fa crescere", disse il Vento a gran voce. Si rivolse
alla Pioggia. "Le farò crescere a suo tempo", gli disse la pioggia tintinnando. Si rivolse allora al
Tempo. "Io so tante cose", gli disse con voce profonda. "Il Tempo aggiusta tutto, non ti preoccupare
occorrono tanti giorni e tante notti". Si rivolse alla Notte, ma la Notte tacque e lo invitò a riposare.
Si sentiva infatti molto stanco.
Mentre stava per addormentarsi uno gnomo passò di là. Al vedere quel ramo così spoglio e
infreddolito, dal freddo e dalle intemperie si fermò e un po' preoccupato, gli chiese cosa stesse
succedendo. Il ramo gli raccontò tutta la sua storia. Lo gnomo stette con lui, si fermò nel suo
silenzio, lo ascoltò, sentì il suo dolore. Allora il ramo parlò ancora e disse "Mi è sembrato di
chiudere gli occhi e dopo averli riaperti non ho più trovato le mie foglie, non sono stato più capace
di vederle".
Lo gnomo pensò a lungo, poi capì: si tolse gli occhiali e li posò sul naso del ramo, spiegandogli che
erano occhiali magici che servivano per guardare dentro di sé. Il ramo, allora, apri bene gli occhi e...
meraviglia...
Vide che dentro di sé qualcosa si muoveva, sentiva un rumore, vedeva qualcosa circolare provò ad
ascoltare, guardò a fondo: era linfa, linfa viva che si muoveva in lui.
Incredulo disse allo gnomo ciò che vedeva. Lo gnomo gli spiegò che le foglie, i fiori, e i frutti,
nascono grazie alla linfa oltre che al caldo sole, all'aria di primavera e alla pioggia.
"Se hai linfa dentro dite hai tutto", gli disse, "Non occorre chiedere più nulla a nessuno ma insieme
all'acqua, alla luce, all'aria, agli altri rami, le foglie rinasceranno: le hai già dentro".
Il ramo, immediatamente si sentì più forte, rinvigorì: aveva la linfa in sé, non doveva più chiedere
consigli, gli bastava lasciar vivere la linfa che circolava in lui.
La linfa da cui un giorno, sarebbero rinate le amiche foglie.

FAMMI CAMMINARE VERSO DI TE


Dio, a volte mi sento
come nel deserto
dove la vita e' difficile,
dove domina il dubbio,
dove regna l'oscurita',
dove manchi tu.
Il deserto e' un passaggio per chi ti ha scelto,
un passaggio per chi ti ama,
un passaggio necessario alla vita,
un passaggio che mette alla prova.
Dio, tu mi dai la prova
ma anche la forza di superarla,
mi dai il deserto
ma anche la forza di proseguire.
Ho paura del deserto, Signore,
ho paura di mancare, ho paura di tradirti.
E' facile sentirti nella gioia,
e' semplice scoprirti nella natura,
ma e' difficile amarti nel deserto.
Dio, nella notte del dolore,
nell'oscurita' del dubbio,
nel deserto della vita,
non farmi dubitare di te.
Non ti chiedo di liberarmi dal deserto
ma di aiutarmi a camminare con te,
non ti prego di togliermi il deserto
ma di farmi camminare verso di te.
(P. Maior)

PADRE, TU MI AMI
Padre, tu mi ami:
tu sai cio' che fai,
tu hai esperienza
e non sbagli i colpi...
Tu sei l'artista;
io sono la pietra da scolpire,
tocca a te fissarmi
nella tua forma.
Le prove sono un sacramento
della tua volonta':
fa' che io non renda inutili
questi tuoi gesti,
con le mie impazienze.
(Edel Quinn)

Capita di essere felici senza saperlo, di dare generosamente senza pensare di essere generosi e
capita di scoprire che la gratitudine è un sentimento raro poco sentito e poco praticato. Capita di
veder rovesciata l’esistenza in un attimo e capita che per essere ancora un po’ simile a quel che eri
prima, ci vogliano mesi e mesi di pazienza e di attesa.

Coloro che non s'adeguano sono il sale della terra, sono il colore della vita, condannano sé stessi
all'infelicità, ma sono la nostra felicità.

Una passione vera e infelice è un lievito avvelenato che resta in fondo all'anima e che guasterebbe
anche il pane degli angeli.
Si siede di fronte a me su un Eurostar una signora, mi riconosce e dice: «Sono fortunata di aver il
posto davanti a lei perché così riesco a risolvere una piccola questione pratica: volevo da tempo
inviarle una frase per il Mattutino che leggo ogni giorno e non sapevo come fare». Ed ecco che,
qualche giorno dopo, al mio indirizzo ricevo questa citazione dalle Memorie d'oltretomba, romanzo
autobiografico postumo (1849) dello scrittore francese François R. de Chateaubriand. Naturalmente
io da quel viaggio riesco a capire perché questa frase fosse così importante per quella signora,
avendo conosciuto da lei la sua vicenda personale.
Sta di fatto, però, che essa è un po' vera per tutti, a prescindere dal fatto che si tratti di passione
d'amore. Nell'esistenza, infatti, ci accade di vivere esperienze che lasciano tracce profonde
nell'anima; sono veri e propri solchi che non possono essere più spianati o ferite che non riescono a
rimarginarsi. Esse generano appunto passioni che trascinano con sé un corollario di angosce, di
pene, di tormenti, di affanni, persino di sofferenze fisiche e insonnie. È curioso, infatti, che in
italiano abbiano la stessa radice «patire, passione, patimento, patema, patetico, patologia». Il cuore
resta quasi avvelenato e non c'è possibilità di strappare dal fondo di se stessi questa radice maligna
che intacca pure la vita spirituale (come dice Chateaubriand, «guasta anche il pane degli angeli»).
Eppure bisogna pure dire che esiste il vocabolo «apatico» per designare chi non prova mai una
passione, e anche questa è una grave malattia che non dà la pace ma solo l'atonia mortale
dell'anima. Il fremito della passione è, infatti, necessario per amare e per vivere autenticamente
anche la stessa fede.
(Gianfranco Ravasi)

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall'alto al basso solamente quando
deve aiutarlo ad alzarsi.
(G.G. Marquez)

Il limite tra l'eroismo e l'idiozia è dato dal raggiungimento dell'obiettivo.


(Davide Milano, ma si sospetta esistesse già)

Dio è morto, Marx è morto, Freud è morto e anch'io non mi sento tanto bene.
(Woody Allen)

Per essere se stessi, bisogna prima essere qualcuno.


(Stanislaw J. Lec)

Fino a 20 anni non mi importava di cosa la gente pensasse di me. Dopo i 20 anni mi preoccupavo
disperatamente di cosa pensasse di me. Dopo i 50 anni capii che in realtà la gente non pensava
minimamente a me.

Molti cristiani professano di essere pronti a morire per la loro fede. Ma io preferirei che si
sforzassero di vivere per la loro fede.
(Vincent McNabb)

Beatitudini per il nostro tempo


BEATI quelli che sanno ridere di se stessi: non finiranno mai di divertirsi.
BEATI quelli che sanno distinguere un ciottolo da una montagna: eviteranno tanti fastidi.
BEATI quelli che sanno ascoltare e tacere: impareranno molte cose nuove.
BEATI quelli che sono attenti alle richieste degli altri: saranno dispensatori di gioia.
BEATI sarete voi se saprete guardare con attenzione le cose piccole e serenamente quelle
importanti: andrete lontano nella vita.
BEATI voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo: il vostro cammino sarà
sempre pieno di sole.
BEATI voi se saprete interpretare con benevolenza gli atteggiamenti degli altri anche contro le
apparenze: sarete giudicati ingenui ma questo è il prezzo dell'amore.
BEATI quelli che pensano prima di agire e che pregano prima di pensare: eviteranno tante
stupidaggini.
BEATI soprattutto voi che sapete riconoscere il Signore in tutti coloro che incontrate: avete trovato
la vera luce e la vera pace.

La vita è come uno specchio: sorridile, ed è incantevole; guardala con cipiglio e diventa malvagia.
(Edwige Feuillière)

Durante la celebrazione della Messa domenicale, scoppiò improvvisamente un violento temporale.


Un fulmine colpì il campanile e fece tremare le pareti della chiesa, che era gremita di gente.
Il celebrante, visibilmente scosso, si rivolse ai fedeli: "Interrompiamo un attimo la Messa", disse. "E
mettiamoci a pregare...".

Attendere
Se dovessi dirvi cos'è che più importa per noi che vogliamo credere ad un Cristianesimo che
veramente incida sulla vita moderna, vorrei dire che il grande atteggiamento è la vittoria sulla
paura.
Perché non prego, perché ho paura di perdere tempo, perché ho paura dell'aridità.
Ciò che è chiesto a noi dallo sposo divino è di essere fedeli nell'attesa di lui che viene.
E quel Dio che viene verso di noi.
E noi dobbiamo essere preparati ad attenderlo, ma con la convinzione che ci porterà sempre una
novità.
La freschezza della Chiesa, è quella di credere nella novità di Dio.
La Chiesa di oggi non subisce, per caso, la tentazione della paura?
Dio è novità. E quando vedo una Chiesa che ha paura della novità posso sorridere.
La Chiesa non sta in piedi perché io sono bravo o non sono bravo.
La Chiesa sta in piedi perché ha lo Spirito.
L'atteggiamento di chi vuole affrontare la contemplazione nella vita è proprio questa sicurezza in
Dio. E questa testimonianza che fa gridare alla nostra fede: «Cristo risorto è la nostra forza!».
Ed è per questo che, direi particolarmente oggi, dobbiamo dare l'impressione proprio nella Chiesa
stessa, di non volere delle sicurezze.
E proprio nel coraggio di non volere sicurezze e di fidarsi non dell'organizzazione, non della mia -
direi - preghiera di ieri, ma di gettarmi con grande fiducia nel potere di Cristo risorto, nell'azione
dello Spirito Santo in me che mi abita e nella fiducia infinita in un Padre che mi dà la vita, in questo
trovo la mia pace e quindi la mia contemplazione.
(C. Carretto)

Beati quelli che sanno ridere di se stessi, non avranno mai finito di divertirsi.
Beati quelli che sanno distinguere una montagna da un ponticello di una talpa, saranno risparmiate
loro molte preoccupazioni.
Beati quelli che sono capaci di riposare e dormire senza bisogno di cercare scuse, diventeranno
saggi.
Beati quelli che sanno tacere e ascoltare, impareranno molte cose nuove.
Beati quelli che sono abbastanza intelligenti da non prendersi sul serio, saranno stimati dai loro
amici.
Beati voi, se saprete guardare seriamente le piccole cose e serenamente le cose serie, andrete lontani
nella vita.
Beati voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sberleffo, la vostra strada sarà piena di
sole.
Beati voi se saprete interpretare sempre benevolmente gli atteggiamenti altrui, anche quando le
apparenze sono contrarie, passerete per ingenui, ma è il prezzo della carità.
Beati quelli che pensano prima di agire e ridono prima di pensare, eviteranno di commettere
sciocchezze.
Beati voi se saprete sorridere quando vi interrompono, vi contraddicono o vi pestano i piedi, il
Vangelo comincia a penetrare nel vostro cuore.
Beati soprattutto voi che sapete riconoscere il Signore, in tutti quelli che vedete, avrete incontrato la
vera luce, avrete trovato la vera saggezza; siete entrati nella casa delle Beatitudini

Postdoc
Si sta come di luglio
sugli alberi
le pere
(Daniele Maria Braga)

Un idiota povero è un idiota. Un idiota ricco è un ricco.


(Paul Laffitte, economista)

Il sole non aspetta che lo si preghi per far parte della sua luce e del suo calore. Anche tu fa tutto il
bene che dipende da te senza attendere che te lo si domandi.

Non giudicare ciascun giorno in base al raccolto che hai ottenuto, ma dai semi che hai piantato.
(Robert L. Stevenson)

Il raccolto non è subito visibile; la costanza e l'attesa sono leggi dello spirito insuperabili. Anche il
contadino deve attendere il fluire delle stagioni e la madre lo scorrere dei nove mesi. Ma se hai
seminato con amore, alla fine un frutto ci sarà, anche se tu non lo potrai gustare. Sarà Dio a
raccoglierlo.

Il cinico è uno che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno in cerca di una bara.
(Henry L. Mencken)

Tra vent'anni non sarete delusi delle cose che avrete fatto, ma di quelle che non avrete fatto.
(Mark Twain)

Ogni uomo ha un suo compito nella vita, e non è mai quello che egli avrebbe voluto scegliersi.
(Hermann Hesse)

Non esiste notte tanto lunga che impedisca al sole di risorgere.

Una persona non muore quando dovrebbe, ma quando può.


(Gabriel García Marquez)

Se un uomo ha una grande idea di sé stesso, si può essere certi che è l'unica grande idea che ha
avuto in vita sua.
(Proverbio Inglese)

Si vive una sola volta. E qualcuno neppure una.


(Woody Allen)

Ci sono cose che spesso non possiamo fare e di solito sono le più importanti.
(Robert Musil)

Sono convinto che anche nell'ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il
nostro destino.
(Giacomo Leopardi)

Non dire a Dio quanto è grande la tua tempesta, ma di alla tempesta quanto è grande il tuo Dio.

Sono più le persone disposte a morire per degli ideali, che quelle disposte a vivere per essi.
(Herman Hesse)

Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha
ancora sette anni di disgrazie.
(Albert Einstein)

Si vive solo una volta, ma se lo si fa bene è sufficiente.


(Mae West)

A volte basta un attimo per scordare una vita, ma a volte non basta una vita per scordare un attimo.
(Jim Morrison)

Quando ti trovi d'accordo con la maggioranza, è il momento di fermarti e riflettere


(Mark Twain)

Un solo giorno, in tutta l'eternità, ti appartiene: quello in cui ti trovi adesso; una volta finito,
scompare e non tornerà più. Bada dunque a non uscirne vuoto e senza averne tratto profitto.
(Yussef Busnaya)

Tutti ti ammirano, ti complimentano, ti ballano intorno. Ebbene? Conti qualcosa per qualcuno?...
Accorgersi che tutto questo è come un nulla se un segno umano, una parola, una presenza non lo
accoglie, lo scalda.
Scriveva queste righe nel suo diario, Il mestiere di vivere, Cesare Pavese, dicendo una verità che era
autobiografica: era uno scrittore stimato, aveva anche un alone di popolarità, era circondato da una
folla di conoscenti, aveva il dono dell'arte. Eppure, giunto a sera, ritiratosi con se stesso, spenti gli
echi degli applausi, egli si ritrovava solo, insoddisfatto, svuotato interiormente. Sappiamo quale sia
stato il tragico approdo della sua esistenza, così come era accaduto e accadrà a molti che pure hanno
raggiunto il picco della fama. Essere ammirati, immersi nell'onda piacevole del successo, può solo
accontentare chi è superficiale e banale, come accade a certi personaggi televisivi, votati a una
veloce epifania ma anche a un repentino oblio.
Ciò che, invece, conta - e, alla fine, anche per costoro, una volta tramontato il clamore - è “un segno
umano, una parola, una presenza” che darebbe senso sia al successo, sia al crepuscolo. È accaduto
anche a me, in qualche occasione positiva o in alcuni eventi importanti da me vissuti, di provare
questa sensazione: avrei voluto che mi vedesse in quel momento mia madre che sarebbe stata felice
con me e, invece, a sera ritrovavo solo la mia normalità in una camera, con la sterile emozione dei
complimenti di cortesia ormai del tutto svanita. "Tutto questo è come un nulla", annotava Pavese, se
non c'è il calore e l'accoglienza di una presenza veramente umana e amata.
(Gianfranco Ravasi)

Benedizione agli amici che alla mia porta, senza essere chiamati, senza essere sperati, sono però
venuti.
Mi ha un po’ commosso la testimonianza di un’anziana signora che mi raccontava la tristezza delle
sue domeniche: «Sto accanto al telefono con la sottile speranza che squilli perché, se così fosse,
vuol dire che c’è ancora qualcuno che si ricorda di me». E, invece, il telefono o il citofono restano
quasi sempre muti. Quella signora è una della folla delle solitudini che popolano i nostri palazzi,
gente forse malata, anziana, straniera, o più semplicemente dimenticata da tutti. Per loro, ma un po’
per tutti, acquista particolare significato la frase che ho sopra citato.
Ne spiego l’origine: si tratta della scritta che il famoso teologo e cardinale inglese ottocentesco,
John Henry Newman, aveva fatto incidere su una piccola lapide accanto alla sua porta di casa.
Avere un amico che, senza essere chiamato o ricattato con una lamentela («ma non vieni mai a
trovarmi!», «sai che non sto bene e sono solo», e così via), senza essere atteso, si è fatto vivo con
affetto, è un vero dono. Nella vita ho avuto la fortuna di avere incontrato molte persone che mi si
sono affezionate e io a loro. Proprio per questo, capisco l’amarezza di chi non ha nessuno. Anche se
per colpa di un cattivo carattere o per altre ragioni, le persone sole e isolate devono essere comprese
e perdonate. Vivere in un deserto di sentimenti è, infatti, un incubo ed è già una punizione. Come
appello, potremmo, allora, trascrivere le parole di Gesù così: «Ero solo e siete venuti a farmi
compagnia…».

Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze.

Siamo una fiamma piccola, apparentemente fragile, insignificante;


Ma questa fiamma fa risplendere una luce nella notte,
è un segno di speranza, la si vede anche da lontano:
è ricca, piena di calore, infonde fiducia, apre nuovi orizzonti.
Essere questa fiamma significa portare salvezza per il mondo.

È di notte che è bello credere nella luce, dobbiamo forzare l’aurora a nascere, credendoci.

Non aver paura che la vita possa finire. Abbi invece paura che possa non cominciare mai davvero.
(John Henri Newman)

Poco dopo la morte di Rabbi Moshe di Kobryn, fu chiesto a uno dei suoi discepoli: «Per il tuo
maestro qual era la cosa più importante?». Il giovane si mise a riflettere per un po', e rispose:
«Quello che stava facendo in quel momento!».

Cercare riconciliazione e pace implica una lotta all’interno di sé. Non è un cammino facile. Nulla di
duraturo si costruisce facilmente. Lo spirito di comunione non è qualcosa di ingenuo, è allargare il
proprio cuore, è profonda benevolenza, esso non ascolta i sospetti.
(Frère Roger, fondatore della Comunità ecumenica di Taizé)

Migliaia e migliaia di anni di tempo/ non racchiudono il minuscolo secondo di eternità/ di quando
mi hai baciato/ di quando ti ho baciata/ un mattino, nella luce di un sole invernale,/ in un parco di
Parigi,/ a Parigi su questa terra/ che è una stella.
(Jacques Prévert)

Interroga la grazia non la scienza, il desiderio non l'intelletto, il sospiro della preghiera non la brama
di leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l'uomo, la caligine non la chiarezza. Interroga non la
luce ma il fuoco che infiamma tutto l'essere e lo inabissa in Dio.
(S. Bonaventura)

Stiamo tutti in una fogna, ma alcuni di noi guardano le stelle


(Oscar Wilde)

Tra due parole scegli sempre la minore perché è nella semplicità pacata che ama avvolgersi e
rivestirsi la verità.
(Paul Valéry)
Nella vita se non si hanno legami si hanno catene.

Padre perché c'è ancora cattiveria nel mondo dopo tanti anni dalla venuta di Gesù? "Figlio mio,
pure il sapone esiste da sempre, ma c'è chi resta sporco. Non è mica colpa del sapone".
(Don L. Traglia)

Siate intransigenti nel dovere di amare. Non venite a compromessi, non retrocedete. Ridete in faccia
a coloro che vi parleranno di prudenza, di convenienza, che vi consiglieranno di mantenere 'il giusto
equilibrio': questi poveri campioni del 'giusto mezzo'! E poi soprattutto credete nella bontà del
mondo. Nel cuore di ogni uomo vi sono tesori prodigiosi e voi scovateli. La più grande disgrazia
che vi possa capitare è di non essere utili a nessuno, che la vostra vita non serva a nulla. Siate
invece forti ed esigenti, coscienti di dover costruire la felicità per tutti gli uomini, vostri fratelli, e
non lasciatevi sommergere dalle sabbie mobili degli incapaci. Lottate a viso aperto. Non permettete
l'inganno attorno a voi. Siate voi stessi e sarete vittoriosi.
(Follereau)

La Virgola
C'era una volta una virgola seccata dalla poca considerazione in cui tutti la tenevano. Perfino i
bambini delle elementari si facevano beffe di lei.
Che cos'è una virgola, dopo tutto? Nei giornali nessuno la usa più. La buttano, a casaccio.
Un giorno la virgola si ribellò.
Il Presidente scrisse un breve appunto dopo un lungo colloquio con il Presidente avversario: "Pace,
impossibile lanciare i missili" e lo passò frettolosamente al Generale.
In quel momento la piccola, trascurata virgola mise in atto il suo piano e si spostò. Si spostò solo di
una parola, appena un saltino.
Quello che lesse il Generale fu: "Pace impossibile, lanciare i missili".
E scoppiò la Guerra Mondiale.
(Bruno Ferrero, Il segreto dei pesci rossi)

La solitudine crea persone d'ingegno o idioti o disperati


(Victor Hugo)

Non c'è nessuno che comprenda veramente la sofferenza degli altri. Nessuno che ne condivida
sinceramente la gioia. Si crede sempre di andare l'uno verso l'altro e invece si cammina soltanto
accanto.
(Schubert)

Se la chiami concime, neanche la merda è gratis


(Davide Barbieri)

Quando si è avuto una volta la fortuna di amare intensamente, si spende la vita a cercare di nuovo
quell'ardore e quella luce.

Accadono cose che sono come domande, passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
(A. Baricco)

Se pieghi il ferro con le mani non ti inorgoglire, ieri un chicco di riso ti fece tossire fino al calar del
sole.
(Saggezza orientale)
Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno, è sedersi accanto e sapere che non sarà mai più
tuo.

Nature is not divided into faculties as universities are.


(A. N. Whitehead)

Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci...


(M. K. Gandhi)

L'ispirazione non chiede permesso, arriva e ti folgora.

Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me. Signore Buon Dio, abbiate
pazienza, sono di nuovo io.
Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il
modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo.
Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi. Il problema è questa strada, bella
strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta
come saprebbe, no. Curiosamente si disfa.
Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa. Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un
po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà.
Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da
Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete
presente, ma è facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è
roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo.
Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo,
questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo
attenersi ai fatti, non si disfa affatto.
Tecnicamente parlando.
Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente.
Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa
strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre
non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada.
Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa
macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che
facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso
è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa,
si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole. Io
credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché
a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo
a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non
un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire.
... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca.
Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così
questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con
voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il
male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi,
guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi
io, a vedere dov'è.
Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi
tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove
volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi
occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la
leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli
via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove. Amen
(A. Baricco, Oceano mare)

Per tutta la vita ci prepariamo a vivere, ma non viviamo mai.


(Ralph Waldo Emerson)

Sometimes I think a scientist should be required to go through college with a 3rd grader at his side
to explain normal mind functions of the average human. You know, just for things like in order for
your arm to extend out of a cows mouth when you stick it in their ass your arm has to be of a
greater length than the cows body, or to be able to keep your head out of water your height has to be
greater than the depth of the water. Simple things like that, they somehow do not understand. I
wonder how they make it on their own sometimes.

L'esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l'esame, poi ti spiega la lezione.
(Oscar Wilde)

"Lucido" è quando credi soltanto a metà di ciò che ti dicono. "Brillante" è quando sai a quale metà
credere.

A che serve passare dei giorni se non si ricordano?


(Cesare Pavese)

A ogni singolo filo d'erba è destinata almeno una goccia di rugiada.


(Proverbio cinese)

A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della
fame.
(Totò)

A volte il fumo è meglio dell'arrosto.


(Roberto Antoni)

A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato.


(Jim Morrison)

Acquisisci nuove conoscenze mentre rifletti sulle vecchie, e forse potrai insegnare ad altri.
(Confucio)

Ad alcuni uomini le illusioni sulle cose che stanno loro a cuore sono necessarie come la vita stessa.
(Nicolas De Chamfort)

Alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma i silenzi dei nostri amici.
(Martin Luther King)

Alla fine, non vieni misurato per quanto intraprendi ma per quanto realizzi.
(Donald Trump)

Alla gioventù si rimprovera spesso di credere sempre che il mondo cominci solo con essa. Ma la
vecchiaia crede ancor più spesso che il mondo cessi con lei. Cos'è peggio?
(Friedrich Hebbel)

Almeno una volta nella vita ogni uomo cammina con Cristo verso Emmaus.
(Oscar Wilde)

C'è un solo modo per vedere realizzati i propri sogni: svegliarsi


(Paul Valerie)

Se non riesci a demolire il ragionamento, cerca almeno di demolire il ragionatore


(Paul Valerie)

Ci sono eventi nella vita, situazioni, in cui tutto è messo in discussione, anche la nostra fede, anche
le nostre scelte che sappiamo autentiche e positive, anche il nostro desiderio di amare. Terremoti
che radono al suolo tutto, che ci lasciano pieni di acciacchi. Proprio in quel momento scopriamo se
veramente crediamo, se davvero abbiamo fede, se abbiamo costruito la casa sulla roccia della
Parola. O sulla sabbia delle opinioni. Fidati, affidati, non demordere, credi, spera, ama.
(don Paolo Curtaz)

Ti supplico, mio Dio, cerca di esistere, almeno per un poco, per me. Apri i Tuoi occhi su di me, ti
supplico. Non avrai altro da fare che questo: seguire ciò che succede in me e intorno a me. Può
sembrare ben poca cosa ai Tuoi occhi, o Signore! Sforzati di vedere e vedermi, te ne prego! Vivere
senza testimoni, quale inferno! Per questo, forzando la mia voce, io grido, io urlo: Padre mio, ti
supplico e piango: esisti...fatti vicino...che veda il Tuo amore!
(Zinoi)

Anche un nano, salendo di gradino in gradino una scala alta abbastanza, può giungere più in alto di
un gigante.
(Proverbio cinese)

Assurdità: un'affermazione o un credo chiaramente in contrasto con le proprie opinioni.


(Ambrose Bierce)

Attirare l'attenzione è uno dei primi requisiti per ottenere dei risultati.
(Maxwell Sackheim)

Avete mai notato che la gente ne sa molto di più quando cercate di dire qualcosa, che non quando
chiedete qualcosa?

Baciare è un modo per mettere due persone così vicine da non vedere cosa c'è di sbagliato in loro.

Basta poco a consolarci perché basta poco ad affliggerci.


(Blaise Pascal)

Beato chi non si aspetta nulla, perché non sarà mai deluso.
(Alexander Pope)

Bella ed amabile illusione è quella per la quale i dì anniversari di un avvenimento, che per la verità
non ha a fare con essi più di un qualunque altro dì dell'anno, paiono avere con quello un'attinenza
particolare, e che quasi un'ombra del passato risorga e ritorni sempre in quei giorni, e ci sia davanti.
(Giacomo Leopardi)
Bevi la vita a grandi sorsi, perché quando sarà finita, non ti sarà bastata.

Bigotto: chi resta ostinatamente fedele a un'opinione che non condividete.


(Ambrose Bierce)

Bimbo mi chiedi cos'è l'amore? Cresci e lo saprai. Bimbo mi chiedi cos'è la felicità? Rimani bimbo
e lo saprai.
(Proverbio cinese)

Bisogna eliminare non solo le azioni ma anche i pensieri non necessari, perché così non tireranno
dietro, come inevitabile conseguenza, neppure le azioni inutili.
(Marco Aurelio)

Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.


(Ernesto Che Guevara)

Bisogna fare cose folli, ma farle con il massimo della prudenza.

Bisogna rendere ogni cosa il più semplice possibile, ma non più semplice di ciò che sia possibile!
(Albert Einstein)

Bisogna sempre essere un po’ improbabili.


(Oscar Wilde)

Bisogna sempre giocare lealmente, quando si hanno in mano le carte vincenti.


(Oscar Wilde)

Bisognerebbe tentare di essere sempre felici, non foss'altro per dare l'esempio.
(Jacques Prevert)

Cammina con qualunque tempo: il grano matura con il sole e con la pioggia...

Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi cogliere dal panico: è questione di un
attimo e passa.
(Gesualdo Bufalino)

C'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo.


(Jim Morrison)

C'è qualcosa di peggio che avere un'anima malvagia. È avere un'anima assuefatta.
(Charles Pèguy)

La violenza del vento non toglie le macchie al leopardo

C'è un momento per lavorare, e uno per amare. Il che non lascia altro tempo a disposizione.

C'è un tempo giusto per andarsene anche quando non si ha un posto dove andare.

C'è un tempo per pescare e un tempo per asciugare le reti.


(Proverbio cinese)
Cerca di essere il giocatore di scacchi, non il pezzo sulla scacchiera.

Cerca di essere sempre te stesso, così un giorno potrai dire di essere stato l'unico.

Il cuore più bello del mondo


(storiella indiana)
C'era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più
bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti gliel'ammiravano: era davvero perfetto,
senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più
bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava
di quel suo cuore meraviglioso. All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo
dalla folla disse: "Beh, a dire il vero.. il tuo cuore è molto meno bello del mio."
Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo. Certo, quel
cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C'erano zone dove dalle quali erano stati asportàti
dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene - così il cuore risultava tutto
bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti
osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore
fosse bello.
Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: "Starai scherzando!", disse.
"Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime."
"Vero", ammise il vecchio. "Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio
col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho
staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro
cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente
uguale a ciò che ricevi – e così ho qualche bitorzolo, a cui sono affezionato, però: ciascuno mi
ricorda l'amore che ho condiviso.
Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti
spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che
rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che provo anche per queste persone..
e chissà? Forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro.
Comprendi, adesso, che cosa sia la VERA bellezza?" Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime
copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì
con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo
vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava,
ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo.
Il giovane guardò il suo cuore, che non era più "il cuore più bello del mondo", eppure lo trovava più
meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.

Voglio perdonarmi:
di inseguire la stella inaccessibile,
di essere fragile, di aver vergogna del mio dolore,
di accusarmi nella sventura,
di mantenere il desiderio di una perfezione irraggiungibile,
di essermi reso complice del mio persecutore,
di essermi messo fuori dal mio cuore,
di aver rimuginato accuse offensive nei miei confronti,
di non essere stato capace
di prevedere tutto, di odiarmi
senza compassione, di sentirmi impotente
ad accordare il perdono agli altri.
In breve, voglio perdonarmi
di essere umano.
(Jean Monbourquette)

L’esperienza è quello che ottieni quando non ottieni quello che vuoi.

L'estasi delle tue volontà


Quando quelli che amiamo ci chiedono qualcosa,
noi li ringraziamo di avercelo chiesto.
Se a te piacesse, Signore, chiederci una sola cosa
in tutta la nostra vita,
noi ne rimarremmo meravigliati
e l'aver compiuto questa sola volta la tua volontà
sarebbe «l'avvenimento» dei nostro destino.
Ma poiché ogni giorno ogni ora ogni minuto
tu metti nelle nostre mani tanto onore,
noi lo troviamo così naturale da esserne stanchi,
da esserne annoiati.
Tuttavia, se comprendessimo quanto inscrutabile è il tuo mistero,
noi rimarremmo stupefatti
di poter captare queste scintille del tuo volere
che sono i nostri microscopici doveri.
Noi saremmo abbagliati nel conoscere,
in questa tenebra immensa che ci avvolge,
le innumerevoli precise personali luci delle tue volontà.
Il giorno che noi comprendessimo questo
andremmo nella vita come profeti,
come veggenti delle tue piccole provvidenze,
come mediatori dei tuoi interventi.
Nulla sarebbe mediocre, perché tutto sarebbe voluto da te.
Nulla sarebbe troppo pesante, perché tutto avrebbe radice in te.
Nulla sarebbe triste, perché tutto sarebbe voluto da te.
Nulla sarebbe tedioso, perché tutto sarebbe amore di te.
Noi siamo tutti dei predestinati all'estasi,
tutti chiamati a uscire dai nostri poveri programmi
per approdare, di ora in ora, ai tuoi piani.
Noi non siamo mai dei miserabili lasciati a far numero,
ma dei felici eletti,
chiamati a sapere ciò che vuoi fare,
chiamati a sapere ciò che attendi, istante per istante, da noi.
Persone che ti sono un poco necessarie,
persone i cui gesti ti mancherebbero,
se rifiutassero di farli.
Il gomitolo di cotone per rammendare, la lettera da scrivere,
il bambino da alzare, il marito da rasserenare,
la porta da aprire, il microfono da staccare,
l'emicrania da sopportare:
altrettanti trampolini per l'estasi,
altrettanti ponti per passare dalla nostra povertà,
dalla nostra cattiva volontà
alla riva serena dei tuo beneplacito.
(Madeleine Delbrel, Che gioia credere)
Mario Luzi descriveva la sua vita, cammino verso il Cielo, ‘modellata’ e quasi ‘identificata’ con la
vita del Maestro: “Padre mio, mi sono affezionato alla terra, quanto non avrei voluto. È bella e
terribile la terra. Io ci sono nato di nascosto, ci sono cresciuto e fatto adulto in un suo angolo quieto,
tra gente povera, amabile ed esecrabile. Mi sono affezionato alle sue strade, mi sono divenuti cari i
poggi e gli uliveti, le vigne e i deserti. Questa terra è solo una stazione per il figlio tuo ma ora mi
addolora lasciarla. E perfino gli uomini e le loro occupazioni e le loro case mi dà pena doverli
abbandonare. Il cuore umano è pieno di contraddizioni ma neppure un momento mi sono
allontanato da Te. Ti ho portato persino dove sembrava che Tu non ci fossi o avessi dimenticato di
esserci stato. La vita della terra è dolorosa, ma è anche gioiosa: mi sovvengono i piccoli degli
uomini, gli alberi, gli animali. Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto. Sono stato troppo uomo tra gli uomini oppure troppo
poco? Il terrestre l’ho fatto troppo mio o l’ho sfuggito? La nostalgia di Te è stata forte e continua e
tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna.
Padre, non giudicarlo questo mio parlarTi umano quasi delirante, accoglilo come un desiderio di
amore, non guardare alla sua insensatezza. Sono venuto sulla terra per fare la tua volontà, eppure
talvolta l’ho discussa. Sii indulgente con la mia debolezza, te ne prego. Quando saremo in cielo
ricongiunti, sarà stato una prova grande, ed essa non si perde nella memoria dell’eternità. Ma da
questo stato umano di abiezione, vengo ora a Te, comprendimi, nella mia debolezza. Mi afferrano,
mi alzano alla croce piantata sulla collina, ahi, Padre, mi inchiodano le mani e i piedi. Qui termina
veramente il mio cammino. Il debito dell’iniquità è pagato all’iniquità. Ma Tu sai questo mistero.
Tu solo”.

Per ogni attaccamento pagherai un prezzo di infelicità. Devi imparare a godere delle cose
impedendo a te stesso di diventarne schiavo.

Ricomincia Sempre!!!
Non ti arrendere mai, Neanche quando la fatica si fa sentire,
Neanche quando il tuo piede inciampa, Neanche quando i tuoi occhi bruciano,
Neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati, Neanche quando la delusione ti avvilisce,
Neanche quando l'errore ti scoraggia, Neanche quando il tradimento ti ferisce,
Neanche quando il successo ti abbandona, Neanche quando l'ingratitudine ti sgomenta,
Neanche quando l'incomprensione ti circonda, Neanche quando la noia ti atterra,
Neanche quando tutto ha l'aria del niente, Neanche quando il peso dei peccati ti schiaccia...
Invoca il tuo Dio,
Stringi i pugni, Sorridi...
E ricomincia!

Se avete costruito castelli in aria, il vostro lavoro non deve andare perduto... è quello il luogo dove
devono essere! Ora il vostro compito è di costruire a quei castelli le fondamenta...
(H.D.Thoreau)

Signore, vorrei tanto amarti.


Ma Gesù non fidarti tanto di me.
Signore, te l’ho detto: se non mi aiuti io non farò nulla di buono.
Io Te l’ho detto: non Ti conosco, Ti cerco e non Ti trovo.
Parlami Signore e vieni.
Se Ti conoscessi, conoscerei anche me stesso’.
(S. Filippo Neri)
Patiamo atroci disillusioni prima di accedere alla saggezza, viviamo nella paura della morte… e a
compensare il dolore non abbiamo che frammenti di felicità.
(P. Roth)

Nel pieno e cordiale rispetto della distinzione tra Chiesa e politica, tra ciò che appartiene a Cesare e
ciò che appartiene a Dio, non possiamo non preoccuparci infatti di ciò che è buono per l'uomo,
creatura e immagine di Dio: in concreto, del bene comune dell'Italia
(Papa Benedetto XVI all'assemblea generale della Cei, 24 maggio 2007).

Non fare agli altri ciò che vorresti che loro facessero a te. Potrebbero avere gusti diversi dai tuoi
(George Bernard Shaw, 1856 - 1950).

PACE E GUERRA
Venite a Madrid
LUIS SEPÚLVEDA
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid. Erano donne, uomini, bambini, anziani, la
semplice e pura umanità che cominciava un altro giorno, un giorno di lavoro, di sogni, di speranze,
senza sapere che la volontà assassina di qualche miserabile aveva deciso che fosse l'ultimo.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, questa città amata in cui tutti arrivano e tutti sono
benvenuti. Venite a vedere gli appunti, i libri, le cose sparse fra i resti del massacro. Venite a vedere
un giorno morto e il dolore di una società che ha gridato mille volte il suo diritto di vivere in pace.
Scrivo queste righe mentre ascolto i notiziari e posso solo pensare alla tristezza delle aule, delle
tavole, delle case a cui non ritorneranno più quelle centinaia di cittadini, di fratelli e sorelle le cui
vite sono state stroncate in un miserabile atto di odio, perché l'unico obiettivo del terrorismo è l'odio
contro l'umanità, perché non c'è causa che possa giustificare l'assassinio collettivo, perché non
esiste idea che valga un genocidio, perché non esiste giustificazione alcuna di fronte alla barbarie.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, assassini, e verificate che sebbene è certo che ci
avete sprofondato nel dolore, lo è altrettanto che con questo crimine inqualificabile una volta di più
non avete conseguito nulla. Il valore dei madrileni che immediatamente si sono riversati a
soccorrere i feriti, a donare il sangue, a facilitare il lavoro delle forze di sicurezza e di salvataggio, è
stata l'immediata risposta morale di una città fraterna, di una cittadinanza responsabile e solidale.
Mentre scrivo queste righe so che gli assassini stanno nelle loro tane, nei loro ultimi nauseabondi
nascondigli perché non ci sarà luogo sulla o dentro la terra dove possano nascondersi e sfuggire al
castigo di una società ferita. So che guardano la televisione, ascoltano la radio, leggono i giornali
per misurare i risultati della loro codardia, l'infame bilancio di un atto che ripugna e che ha trovato
solo la condanna dell'umanità intera.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, venite a vedere il giorno inconcluso, venite a
vedere il dolore che lascia allibiti, a sentire come l'aria di un inverno che si ritira porta il «perché?»
per i parchi amorosi, le fabbriche, i musei, le università e le strade di una città il cui unico modo di
essere è e sarà sempre l'ospitalità. Assassini; la vostra zampata d'odio ci ha causato una ferita che
non si chiuderà mai, però siamo più forti di voi, siamo meglio di voi, e l'orrore non interromperà né
piegherà quella normalità civica, cittadina, democratica che è il nostro bene più prezioso e il
migliore dei nostri diritti.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, anche il cinismo di quelli che hanno provato a
lucrare sul dolore di tutti, di quelli che manipolano le lacrime e la disperazione, di quelli che non
vedono orfani, vedove, esseri mutilati ma solo voti.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, di questa città che ha gridato «pace» con voce
unanime, e il suo grido è stato ignorato da un servo dell'imperialismo nordamericano, da un lacché
del signore della guerra che pretende di governare il mondo, ed è solo riuscito a portare l'orrore in
Europa.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, il lavoro sereno di medici e infermiere, il gesto
triste dei governanti solitari, e anche il sorriso infame di un buffone italiano, l'unico al mondo ad
assecondare Aznar con le sue menzogne.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, bagnateci le vostre mani e scrivere «pace» su tutti
i muri della terra.

"ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando." "che sia troppo tardi, madame."
(oceano mare)

L'unica cosa da fare quando si spezza un sogno è... raccogliere i pezzi e costruirne un altro.

Quando ti trovi davanti a due decisioni, lancia in aria una moneta. Non perché farà la scelta giusta al
posto tuo, ma perché nell'esatto momento in cui la moneta è in aria, saprai improvvisamente in cosa
stai sperando di più.

Sapeva leggere Novecento, non i libri. Quelli sono buoni tutti. Sapeva leggere la gente, i segni che
la gente si porta addosso, posti, rumori, odori. La loro terra, la loro storia, tutta scritta addosso. Lui
leggeva e con cura infinita catalogava, sistemava, ordinava in quella immensa mappa che stava
disegnandosi in testa. Il mondo magari non l'aveva visto mai, ma erano quasi trent'anni che il
mondo passava su quella nave. Ed erano quasi trent'anni che lui su quella nave lo spiava. E gli
rubava l'anima.
(Max Tooney - La leggenda del pianista sull'oceano, film del 1998 con Tim Roth, regia di Giuseppe
Tornatore)

Non è che i ricordi si dissolvano e scompaiano. Sono tutti lì, nascosti sotto la crosta sottile della
coscienza. Anche quelli che credevamo perduti per sempre. A volte ci restano per tutta la vita, lì
sotto. Altre volte invece succede qualcosa che li fa ricomparire.
(Gianrico Carofiglio)

Niente, come assistere allo sgretolamento di un'abilità che davi per scontata, riesce a evocare con
più forza l'idea inquietante del tempo che passa.
(Gianrico Carofiglio)

Un pensiero assurdo che però ne mise in moto altri, inclusa l'idea di lasciar perdere tutto. Per
qualche minuto, anzi, mi parve di averlo proprio deciso, di lasciar perdere tutto, e per quei minuti
provai un senso di totale padronanza, di equilibrio instabile e perfetto. Il senso di perfezione che
hanno solo le cose provvisorie e destinate a finire presto.
Mi ricordai di una vacanza in auto attraverso la Francia, tanti anni prima, con Sara e altri amici.
Arrivanno a Barritz, l'atmosfera fuori tempo di quel posto ci piacque molto e decidemmo di
fermarci. Fu lì che presi qualche lezione di surf e dopo infiniti tentativi riuscii a stare tre, quattro
secondi in piedi sulla tavola e sull’onda. In quel momento capii perché i surfisti - i veri surfisti -
sono così pazzi e perché l'unica cosa che davvero gli importa è salire sull'onda e rimanerci il più a
lungo possibile. Il resto si fotta. Non c'è niente di più perfetto di quella provvisorietà.
(Gianrico Carofiglio)

Quando Charlie Brown si maschera con questo sacchetto di carta munito di buchi per gli occhi,
all'improvviso, improvvisamente, diventa simpatico, popolare, gli altri ragazzini del campeggio
vanno da lui per consigli e aiuto. Insomma, diventa un altro
(Gianrico Carofiglio)
Una cosa che Keating-Williams dice ai ragazzi: qualunque cosa si dica in giro, parole e idee
possono cambiare il mondo
(Gianrico Carofiglio)

Adorno diceva che la forma più alta di moralità è non sentirsi mai a casa, nemmeno a casa propria.
Sono d'accordo. Bisogna sempre essere un po' fuori posto
(Gianrico Carofiglio)

Non è vero che un amico si vede nel momento del bisogno, un amico si vede sempre
(Roberto Benigni)

La verità spesso soffre di più per il calore dei propri difensori che per le argomentazioni dei propri
oppositori.
(William Penn)

Questa è la civiltà: hai tutto quello che vuoi quando non ti serve
(Totò)

Sì, siamo estremisti, siamo estremisti nella volontà di giustizia, di eguaglianza, di pace.
(Martin Luther King)

If you want to tell people the truth, make them laugh, otherwise they'll kill you.
(Oscar Wilde)

Regalare il proprio dolore agli altri è il più bell’atto di fiducia che si possa fare
(Alessandro D’Avenia)

Solo chi fa domande sui dettagli ha provato a sentire cosa sente il tuo cuore. I dettagli. I dettagli: un
modo di amare davvero
(Alessandro D’Avenia)

Mi aggiro per le strade polverose di Roma, di Alessandria e di Bisanzio, che poi ho scoperto essere
diventata Costantinopoli poi, poi Istanbul, in mezzi agli strepiti e alle urla della gente do fuoco a
migliaia di libri. Mi sbarazzo di tutti quei sogni di carta e li trasformo in cenere. Li trasformo in
fumo bianco. Ecco la risposta. Incenerire i sogni. Bruciare i sogni è il segreto per abbattere
definitivamente i propri nemici perché non trovino più la forza di rialzarsi e ricominciare. Non
sognino le cose belle delle loro città delle vite altrui, non sognino i racconti di altri, così pieni di
libertà e di amore. Non sognino più nulla. Se non permetti alle persone di sognare, le rendi schiave.
E io, saccheggiatore di città, adesso ho bisogno solo di schiavi, per regnare tranquillo e indisturbato.
E cosi non rimanga parola su parola ma solo bianca cenere dei sogni antichi. Questa è la distruzione
più crudele: rubare i sogni alla gente. Lager pieni di uomini bruciati con i loro sogni. Nazisti ladri di
sogni. Quando non hai sogni li rubi agli altri perché non li abbiano neanche loro. L’invidia ti brucia
il cuore e quel fuoco divora tutto…
(Alessandro D’Avenia)

In ogni condizione c’è una riforma possibile


(Albert Hirschman)

Dexter: "Rita, we're connected.


wherever I am, I feel you...
and the kids... with me.
You're what makes me real.
I want us to...
always go out for banana splits.
And replant the lemon
tree that keeps dying.
And I never, ever want
to miss a pizza night.
And that's how I know
I want to marry you.
Because something as simple as pizza
night is the highlight of my week.
But not without the kids.
Cody, Astor, you guys are my family.
I'm gonna hang on to you for dear life.
Please, say yes."
Rita: "Yes! Yes,we will marry you."
Dexter: "Most actors toil in obscurity, never
stepping into the spotlight.
But if you hone your
craft, work diligently,
you might just find yourself
cast in the role of a lifetime."
(Dexter)

I am not one of those who in expressing opinions confine themselves to facts.


(Mark Twain)

Dobbiamo abituarci all’idea: ai più importanti bivi della vita, non c’è segnaletica.
(Ernest Hemingway)

The best time to plant an oak tree was twenty-five years ago. The second best time is today.
(James Carvillee)

Non bisogna mai contraddire una donna. Basta aspettare: lo farà da sola.
(Humphrey Bogart)

Ciò che più apprezzo è l'intelligenza, perché l'onestà e il coraggio di una persona a volte non
servono per il dialogo.
(Jorge Luis Borges)

Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.
(Berthold Brecht)

La più diffusa malattia degli occhi è l'amore a prima vista.


(Gino Cervi)

La differenza tra la genialità e la stupidità è che la genialità ha i suoi limiti.


(Albert Einstein)

L’orgoglio umano preferisce subire la violenza che confessare la propria debolezza.


(Mauro Giuseppe Lepori)
Come può esserci memoria là dove non c’è più il tempo? E come può esistere il tempo se non c’è
più relazione? E come può esserci relazione se non c’è l’altro che ti dice “Tu”?
(Mauro Giuseppe Lepori)

Era come se Gesù gli dicesse: “Mi puoi rinnegare mille volte, mi puoi rinnegare durante tutta la
vita, ma non dimenticare mai di amarmi, non privarmi mai del tuo amore!”.
(Mauro Giuseppe Lepori)

Non c’è nulla di più potente di un’idea di cui sia venuto il tempo.
(Victor Hugo)

Charlie Brown: "Cosa ti piacerebbe essere da grande?"


Linus: "Felice da fare schifo!”

Certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i
propri figli e i figli dei nostri figli.
(Carlo Alberto Dalla Chiesa)

I politici sono come i pannolini: vanno cambiati spesso e per lo stesso motivo.
(Mark Twain)

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Quella sensazione per la quale stai chino a zappare e tentare di far crescere qualcosa mentre la
foresta va in fiamme, gli animali scappano, i tronchi si accartocciano eppure ha senso innaffiare.
(Ilda Curti)

Coloro che non sanno vivere ora non vivranno mai. Tu cosa fai?
(Piet Hein)

PREGHIERA DI NATALE
E' Natale, Signore,
o è già subito Pasqua?
Il legno del presepio è duro,
come legno di croce.
Il freddo ti punge
quasi corona di spine.
L'odio dei potenti ti spia e ti teme.
Fuga affannosa nella notte.
Sangue innocente di coetanei,
presagio del tuo sangue.
Lamento di madri desolate,
eco del pianto di tua madre.
Quanti segni di morte, Signore,
in questa tua nascita.
Comincia così
il tuo cammino tra noi,
la tua ostinata decisione
di essere Dio, di non sembrarlo.
Le pietre non diverranno pane.
Non ti lancerai dalle dorate cime del tempio.
Non conquisterai i regni dell'uomo.
Costruirai la tua vita d'ogni giorno
raccogliendo con cura meticolosa,
con paziente amore,
tutto quello che noi scartiamo:
gli stracci delle nostre povertà,
le piaghe del nostro colore,
i pesi che non sappiamo portare;
le infamie che non vogliamo riconoscere.
Grazie, Signore, per questa ostinazione,
per questo sparire,
per questo ritrarti,
che schiude un libero spazio
per la mia libera decisione di amarti.
Dio che ti nascondi,
Dio che non sembri Dio,
Dio degli stracci e delle piaghe.
Dio dei pesi e delle infamie,
io ti amo.
Non so come dirtelo,
ho paura di dirtelo,
perché talvolta mi spavento
e ritiro la parola;
eppure sento che devo dirtelo:
io ti amo.
In questa possibilità di amarti,
che la tua volontà mi schiude,
divento veramente uomo.
Amo gli stracci, le piaghe,
i pesi di ogni fratello.
Piango le infamie di tutto il mondo.
Scopro di essere uomo,
non di sembrarlo.
Il tuo Natale è il mio Natale.
Nella gioia di questo nascere,
nello stupore di poterti amare,
nel dono immenso di vivere insieme,
io accetto, io voglio, io chiedo
che anche per me, Signore,
sia subito Pasqua.
(don Luigi Serenthà)

Il problema dei nuovi inizi è che qualcos'altro deve finire.


(Cecily Von Ziegesar)

Non ho alcun talento particolare. Io sono solo appassionatamente curioso.


(Albert Einstein)

Una puntura di zanzara, prude meno, quando sei riuscito a schiacciare la zanzara.
(Ugo Ojetti)

Son passati diversi giorni dal mio compleanno. 35 anni. I compleanni con le cifre 0 o 5 mi fan
sempre una certa impressione. Un po' come mi mettessero di fronte alla domanda "Cosa hai fatto
finora del tuo tempo?". O "E adesso che hai una certa età che fai?". A 35 anni sai che ci sono cose
che ormai non otterrai più. Non è una sensazione facile da descrivere: tu sai che c'è qualcosa che
desideri da morire, ma essa ti è preclusa, per quanti sforzi farai non potrai averla. Ci sono persone
(ne conosco molte) che di fronte a questo smettono di vivere, non che si suicidino, nel senso che
cominciano a sopravvivere, a "far passare il tempo". Il concetto di passatempo è una delle cose che
più mi urtano: il tempo è il fattore scarso della nostra vita, non dico di vivere in ansia, ma proprio
non sento la necessità di farlo passare, di sciuparlo. Sono talmente tante le cose che vorrei fare che
tutto mi serve tranne un passatempo.
(Alessandro Campi)

La felicità è accontentarsi dei particolari che la vita può darti.


(Andrea “Bove” Leuzzi)

Ho paura perché sono felice, e una felicità così grande puoi provarla solo quando stai per perderla.
(Il cacciatore di aquiloni)

Spesso, di fronte a momenti di sconfitta, alla perdita di un affetto, ad una delusione professionale,
sento usare espressioni come “morto un papa se ne fa un altro”, oppure “non è la fine del mondo, ci
saranno altre occasioni”, o “chiodo scaccia chiodo”.
In generale è vero. Il mondo va avanti, la vita continua, il fallimento di ieri può diventare una
opportunità domani. Le persone vanno e vengono, i sentimenti spesso si attenuano, cambiano. Si va
avanti, un po’ per inerzia, un po’ seguendo la corrente di turno, oppure perché si trova una nuova
strada che riesce a rinnovare forze, energie, passioni.
Ma ci sono anche fatti e persone che sono e rimangono unici. Sono circostanze nelle quali ti accorgi
che quell’emozione, quel sentimento, quell’incontro, quell’esperienza sono una singolarità
irripetibile. Te ne accorgi perché pensando al passato ti rendi conto che non era mai successo nulla
di simile. Te ne accorgi perché ti rendi conto che quella combinazione di fattori, sentimenti,
emozioni è unica e speciale. Ti accorgi che era stata toccata la corda più profonda del tuo cuore e
del tuo essere. Poi magari ti capita dell’altro, nuove situazioni anche positive, ma quella magia così
profonda e radicale non si ripete più.
Situazioni come queste capitano poche volte nella vita. Spesso te ne rendi conto quando sono
passate, quando le hai perse, perché dall’assenza capisci quanto era speciale ciò che c’era. E il
dolore e la tristezza allora diventano quasi insopportabili. Ti chiedi come hai potuto lasciare andare
“quella cosa unica”, come hai potuto perderla.
E ti coglie l’angoscia e l’impotenza per quella singolarità irripetibile che non sai come far tornare.
(Alfonso Fuggetta)

Spazio ombelicale. Aut. Min. rich. Se vi regalano Il viaggiatore dei fratelli Daren e Daniel Simkin
(Fazi) siete già nei guai. Perché quel bellissimo, maledetto libretto vi ricorderà un sacco di cose a
cui non stavate pensando. Perché voi viaggiate, ma non vi rendete conto che il tempo passa. Anche
se cercate di fermarlo, il tempo, con il vostro attivismo. Per non pensarci: tanto, alla fine, ci pensa
lui. Con «il tempo in valigia» sarò domani a Ferrara, per fermarmi dopodomani a Fermo, perché
nomina sunt conseguenza delle cose. E per qualche giorno non sarò reperibile, o quasi, perché c'è da
fare. Alla fine di questa interminabile corsa a tappe, da quando sono tornato dagli Usa, a metà
maggio, avrò girato 58 diverse località e iniziative. Con uno 'stop' da sistemare, perché non
funziona, mi dicono. Unici momenti di svago le visite dal dentista, gandhiano finché si vuole (il
dentista), ma non proprio rilassante (l'esperienza). Mi viene in mente quella canzone: «ahi, Bersani,
non ti avessi mai seguito». Che poi magari si finisce con Tremonti premier, per dire, sostenuto
anche da noi. Con entusiasmo.
Tra qualche giorno, per rendere ancor più 'periodizzante' questo momento, saranno trentacinque e
tutto ricomincerà, perché nel mezzo del cammino sono da tempo, non solo metaforicamente,
cercando quel senso che si è abbondantemente smarrito: forse l'abbiamo dimenticato in autogrill,
tipo Pane e tulipani, il senso. Forse in una stazione ferroviaria. O più probabilmente in una piazza,
alla fine di un comizio elettorale, perché il 2010 è iniziato presto, con una difficile campagna per le
Regionali. Che abbiamo perso, ovviamente.
Ora sono qui, a casa, che nemmeno ci credo che stasera sono a casa. Ma so di dover ripartire presto,
e lo scoprirete tra qualche ora, quando svelerò il contenuto della mia personalissima campagna
d'estate, quella che il Pd ha annunciato ma non ha mai sviluppato. Peccato. E sarà ancora un
viaggio, di tipo diverso, però, per ascoltare le persone e le cose. Oltre certamente il dibattito di
questi giorni, oltre l'eterogenesi dei Fini e i colpi di coda dei caimani, oltre tutti questi politicismi
che mi tolgono il respiro.
E dopo l'estate succederanno alcune cose, che non vi dico adesso, perché voglio conservarmi gran
parte dell'effetto sorpresa. Del resto, la soddisfazione più bella degli ultimi tempi è contenuta in una
intervista a Sandro Veronesi su Vanity Fair. Caos calmo. Anzi, caos e basta, perché la calma, di
questi tempi, non mi appartiene. E dobbiamo anche smetterla di elaborare lutti, se proprio volete la
mia. E vivere. E magari «scrivere e lottare», se ci riusciamo. Fa bene.
(Giuseppe Civati)

Da quando l'ignoranza è diventata un punto di vista?


(Scott Adams)

Le persone non cambiano, perché sono la somma degli atteggiamenti, comportamenti, credenze e
attitudini che sviluppano per adattarsi all'ambiente nel quale nascono, crescono e vivono. Questi
attitudini a volte si raffinano, altre si modellano, altre ancora peggiorano, ma si modifica solo un
componente caratteriale, non il carattere in sé, quello rimane immutabile.
(Alma Gjini)

Non è l’essere arrabbiati che conta, è l’essere arrabbiati per le cose giuste. Le dissi: guardalo dalla
prospettiva darwiniana. La rabbia serve a renderti efficiente. Questa è la sua funzione per la
sopravvivenza. Ecco perché ti è stata data. Se ti rende inefficiente, mollala come una patata
bollente.
(Philip Roth)

Come tutti, da giovane avevo deciso di essere un genio, ma per fortuna mi è venuto da ridere
(Lawrence Durell, Clea, 1960)

In ogni uomo c'è una parte di solitudine che nessuna intimità umana può colmare.
(Olive Schreiner)

I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza.
(Marcel Proust)

We try to live responsible, logical lives. But we can't tell our hearts how to feel. Sometimes our
hearts lead us to places we never thought we wanted to go. And sometimes our hearts can be the
sweetest, gentlest things we have. Sometimes our hearts can make us feel miserable, angry, excited
and confused. All at once.
(Liz Parker, personaggio di Roswell)
There's zero correlation between being the best talker and having the best ideas.
(Susan Cain)

Penso che la notte sia buia per poter immaginare le tue paure con meno distrazioni.
(Calvin e Hobbes)

Che fortuna possedere una grande intelligenza non ti mancano mai le sciocchezze da dire.
(Anton Pavlovic Cechov)

Un giorno da qualche parte, in qualche posto inevitabilmente ti incontrerai con te stesso.


E questa, solo questa, può essere la più felice o la più amara delle tue giornate.
(P. Neruda)

La vita non è una corsa ma un tiro al bersaglio: non è il risparmio del tempo che conta, bensì la
capacità di trovare un centro.
(Susanna Tamaro)

Gli uomini sono come le piastrelle: se li stendi bene la prima volta, puoi camminarci sopra per anni.

I veri leader non seguono i sondaggi. I veri leader li cambiano, i sondaggi


(Chris Christie, governatore repubblicano del New Jersey)

Il lavoro più importante dei cristiani è quello di contribuire alla costruzione dei sogni

In tutta la vita non c'è cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo,
possa rialzarsi.
(Annalena Tonelli)

Se ami il deserto, non dimenticare che Dio gli preferisce gli uomini.
(Madeleine Delbrel)

Nella vita ci sono rischi che non possiamo permetterci di correre e ci sono rischi che non possiamo
permetterci di non correre.
(Peter F. Druker)

Il futuro appartiene a chi dà il presente per assodato


(Clay Shirky – Uno per tutti tutti per uno)

È difficile capire perché fra tutte le voci e i modi di camminare e di fare l’amore in cui ci
imbattiamo, capita quella, capita quello che ci raggiunge proprio lì, dove fa sempre freddo, e a quel
punto non può che rimanere. È difficile capirlo, ma da qualche parte lo sappiamo subito.
(Chiara Gamberale)

La cultura della lamentela in questi anni ha raggiunto livelli terribili, è la cosa più negativa che ci
sia, perché cancella davvero ogni possibilità di riscatto e cambiamento. Innamorarsi delle proprie
sfighe è rassicurante e ti fa vivere in un territorio protetto, in un mondo che riconosci e ti rassicura.
Ogni epoca impone una forma di resistenza, la nostra è non essere lamentosi.
(Mario Calabresi)

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.


(Charles Bukowski)
Non permettere alle tue ferite di trasformarti in qualcuno che non sei
(Paulo Coelho)

Finché non trovi qualcosa per cui lottare ti accontenti di qualcosa contro cui lottare.
(Chuck Palahniuk)

Perché a volte ci vuole il coraggio di essere davvero felici, di raccogliere un momento ordinario e
trasformarlo in epico. Ci vuol coraggio a ridere di gusto di fronte a questa vita, ci vuole forza per
scartare il negativo e portar dentro solo il meglio, conservare solo l’essenza della gioia. E quel
coraggio ce l’abbiamo dentro, è tutta una questione di scelta
(Anton Vanligt)

Tutti hanno un handicap, noi disabili almeno lo sappiamo


(Wolfang Schauble, ministro delle finanze della Germania)

La cura per ogni cosa è l’acqua salata. Sudore, lacrime o il mare.


(Isak Dinesen)

Che quando ti dicono che col tempo passa, non accennano al fatto che nel frattempo stai di merda.

Bisogna lottare per i sogni,


ma bisogna anche sapere che,
quando certe strade sono impraticabili,
è meglio risparmiare le forze per percorrerne altre.
(Paulo Coelho)

Chi non ha un mondo suo si diverte a rimpiangere il tramonto di un mondo altrui.


(John Osborne)

Nel mondo che immaginavo il suo amore mi dava la forza di andare avanti, di esplorare tutti i miei
limiti. Nel mondo della realtà, invece era un'ossessione immensa e totale. Che assorbiva tutte le mie
energie, occupava ogni mio spazio.
(Paulo Coelho)

“Be’, io penso che sia esaltante riuscire a fare di ciò che si ama il proprio lavoro”
[…] “Non succede mai. Si può partire con quella speranza, si può credere di farlo, di fare ciò che ci
è sempre piaciuto fare, ma poi ci si accorge che si sta semplicemente facendo, e ciò che ci è sempre
piaciuto fare è sconvolto stritolato proprio dal fatto che lo si stia facendo.”
(Chiara Gamberale – Color lucciola)

Non misurare mai l'altezza del monte prima d'aver raggiunto la cima. Allora vedrai quanto era
basso.
(Dag Hammarskjöld)

Se muore lei per me tutta questa messa in scena del mondo che gira, possono anche smontare,
portare via, schiodare tutto, arrotolare tutto il cielo e caricarlo su un camion con il rimorchio,
possiamo spegnere questa bellissima luce del sole che mi piace tanto, ma tanto. E lo sai perché mi
piace? Perché mi piace lei illuminata dal sole, tanto.
(Roberto Benigni)
Se una borsa d’acqua calda non la riempi di acqua calda non serve a niente, rimane così, come una
frittella di gomma moscia… Per la vita è un po’ la stessa cosa. Bisogna riempirla, è fatta per
questo… Magari quando è piena non ci pensiamo neanche, ma se si svuota ce ne accorgiamo
eccome!
(Chiara Gamberale – Arrivano i pagliacci)

Il tempo è come un fiocco di neve, scompare mentre cerchiamo di decidere cosa farne.
(Romano Battaglia)

Trascorriamo la vita sperando in un domani diverso che non verrà mai. Accumuliamo denaro e case
nella speranza che un giorno queste ricchezze ci serviranno per vivere meglio, lasciamo passare il
tempo con la convinzione che tutto ciò diventi verità. Ma la verità è nel nostro presente e non ci
accorgiamo degli attimi che da soli valgono un'intera esistenza per il loro significato.
(Romano Battaglia)

La notte non è mai così nera come prima dell'alba ma poi l'alba sorge sempre a cancellare il buio
della notte. Così ogni nostra angoscia, per quanto profonda prima o poi trova motivo di attenuarsi e
placarsi, purché lo vogliamo. Sappiamo che c'è la luce perché c'è il buio che c'è la gioia perché c'è il
dolore che c'è la pace perché c'è la guerra e dobbiamo sapere che la vita vive di questi contrasti.
(Romano Battaglia)

Nella vita ci sono giorni pieni di vento e pieni di rabbia, ci sono giorni pieni di pioggia e pieni di
dolore, ci sono giorni pieni di lacrime; ma poi ci sono giorni pieni d'amore che ci danno il coraggio
di andare avanti per tutti gli altri giorni.
(Romano Battaglia)

La speranza non è ottimismo. La speranza non è la convinzione che ciò che stiamo facendo avrà
successo. La speranza è la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Che abbia
successo o meno.
(Vaclav Havel)

Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi


(Nietzsche)

V'è un solo eroismo al mondo: vedere il mondo com'è e amarlo


(Romain Rolland)

Essere contro una società multietnica è come vivere in Alaska ed essere contro la neve.
(Faulkner)

La televisione è come la cacca, bisogna farla ma non guardarla


(Gianfranco Funari)

If someone is in need of knowledge and you can provide it, but you don’t, you are guilty of a crime
against the human spirit…

Se qualcuno ha bisogno di una conoscenza, tu potresti dargliela e non lo fai, sei colpevole di un
crimine contro lo spirito umano…

Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto
(Seneca)
Ti chiesi Dio la forza per raggiungere l’esito
e tu mi hai fatto debole perché imparassi a obbedirti.
Ti chiesi salute per fare grandi cose
e mi hai dato la malattia perché potessi fare cose migliori.
Ti chiesi potere per essere apprezzato dall’altro,
mi hai dato la debolezza perché io provassi la necessità.
Ti chiesi ricchezza per essere felice
mi hai dato la povertà perché imparassi la prudenza.
Ti chiesi cose che potessero rallegrare la vita,
ho ricevuto la vita per godere di tutte le cose.

Amerigo, lui, aveva imparato che in politica i cambiamenti avvengono per vie lunghe e complicate,
e non c'è da aspettarseli da un giorno all'altro, come per un giro di fortuna; anche per lui, come per
tanti, farsi un'esperienza aveva voluto dire diventare un poco pessimista.
D'altro canto, c'era sempre la morale che bisognava continuare a fare quanto si può, giorno per
giorno; nella politica come in tutto il resto della vita, per chi non è un balordo, contano quei due
principi lì: non farsi mai troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà
servire.
(La giornata d'uno scrutatore - Italo Calvino)

Vi auguro sogni a non finire


e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno.
Vi auguro di amare quel che va amato
e dimenticare quel che va dimenticato.
Vi auguro passioni.
Vi auguro silenzi.
Vi auguro canti di uccelli al risveglio
e risate di bambini.
Vi auguro di resistere all’arenamento,
all’indifferenza,
alle virtù negative della nostra epoca.
Soprattutto, vi auguro di essere voi stessi.
(Jacques Brel)

La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se
vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.
(Antonio Gramsci)

La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare


(Piero Calamandrei)

Senza l’allegria della bellezza, la verità diventa fredda e giace spietata e superba
(Papa Francesco)

Non possiamo pretendere di risolvere i problemi pensando allo stesso modo di quando li abbiamo
creati.
(Einstein)

Le persone sono come le vetrate, scintillano e brillano quando c'è il sole, ma quando cala l'oscurità
rivelano la loro bellezza solo se c'è luce dentro
(Elisabeth Kuebler Ross)

Ogni alba ha i suoi dubbi


(Alda Merini)

Niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici


(Cesare Pavese)

Ci sono due modi di diffondere luce: essere la candela oppure essere lo specchio che la riflette.
(Edith Wharton)

If plan A fails, remember you have 25 letters left.


(Chris Guillebeau)

Enduring pain to do some good for someone you care about...


Isn't that what life is?
(da una puntata di House)

Per i morti della resistenza


Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.
(Giuseppe Ungaretti)

«sono solo degli schiavi!» sentì dirsi chi aveva pietà dei gladiatori lasciati morire nelle arene.
«sono umani inferiori!» ricevette in risposta chi aveva pietà per gli indigeni uccisi dai colonizzatori.
«sono solo streghe!» si sentì rispondere chi diceva che era ingiusto uccidere donne sul rogo.
«sono solo neri!» dissero a chi provava pietà nel vedere uomini e donne legati a catene costretti a
raccogliere i fiori di cotone.
«sono solo Ebrei!» urlarono addosso a chi provava pena nel vederli morire in camere a gas.
«sono solo bambini!» fu la risposta data a chi non riusciva a comprendere il perché dello
sfruttamento minorile.
«sono solo delle donne!» dissero a chi contro l'opinione maschilista riteneva giusto il loro diritto al
voto.

Una forma molto insidiosa di paura è quella che si maschera come buon senso o addirittura
saggezza, condannando come sciocchi, inconsulti, insignificanti o velleitari i piccoli atti di coraggio
quotidiani che contribuiscono a salvaguardare la stima per se stessi e la dignità umana.
(Aung San Suu Kyi)

Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei
compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l'ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo
che alla fine ho vinto tutto
(Michael Jordan)

A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è
annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore.
(Anna Frank)

Passo un periodo in cui non faccio nulla, in cui vedo passare miseramente la vita, in cui mi accorgo
del mio terribile egoismo, m'accorgo che sono intelligente come tutti gli altri uomini, che davanti a
me si apre l'aurea porta della mediocrità, per sempre. Senza una briciola di volontà, con un orgoglio
infame, non riuscirò a nulla.
(Dino Buzzati)

I ricordi sono come il vino che decanta dentro la bottiglia: rimangono limpidi e il torbido resta sul
fondo. Non bisogna agitarla, la bottiglia.
(Mario Rigoni Stern)

Se è la pace che vuoi, cerca di cambiare te stesso, non gli altri. È più facile proteggersi i piedi con
delle pantofole che ricoprire di tappeti tutta la terra.
(Anthony De Mello)

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno
o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia
solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice.
(José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis, 1984)

Il luogo dove noi veniamo alla luce fonda il nostro cielo di memoria, lascia una traccia indelebile
nel nostro pensare. Ci lega indissolubilmente alla terra. Di lì, proprio da quel luogo, partiamo per il
nostro viaggio esistenziale. Di lì partiamo per imparare a vivere. Quel luogo lo portiamo dentro,
anche se siamo altrove. Quel luogo, tuttavia, che ci riempie d’amore al ricordo del primo incontro
con questo mondo… può anche “tradire”. Un giorno lo guardiamo e lo sentiamo estraneo.
Guardiamo gli altri frequentatori e scopriamo di non avere più nulla in comune con loro. Un giorno
qualsiasi, questo luogo sembra troppo angusto per contenerci: lì abbiamo sofferto e lì vogliamo
lasciare quel dolore. Non si diventa grandi, se non si recidono i legami con i pezzi desueti di noi.
Non si diventa grandi, se non si ha il coraggio di cambiare. Non si diventa grandi, se non si
sperimenta la scelta di altri luoghi, questa volta elettivi, più consoni a ciò che siamo diventati. Un
luogo non è un feticcio, ma lo scenario del nostro agire. Forse, passiamo la vita a transitare per i
luoghi e a cercare quello ideale in cui posarci. Alla fine scopriamo che il “nostro” luogo è la somma
di tutti i luoghi incontrati ed è dentro di noi: un paesaggio infinito d’incontri. E allora si comprende
che il luogo che abbiamo scelto ricorda quelli affini e quelli contrari, quelli a cui siamo legati e
quelli da cui siamo fuggiti. E spesso, alla fine di tutto, possiamo dire: il mio luogo è quello dove
abita una persona che amo.
(Bruna Peyrot, La Cittadinanza Interiore)

Maturare non vuol dire rinunciare alle nostre aspirazioni, ma accettare che il mondo non è obbligato
a soddisfarle.
(Nicolás Gómez Dávila)

La mezza età è quando avete conosciuto talmente tanta gente che ogni nuova persona che incontrate
vi ricorda qualcun altro.
(Ogden Nash)

Quando sentiamo il bisogno di un abbraccio, dobbiamo correre il rischio di chiederlo.


(Emily Dickinson)

Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.
(proverbio cinese)

Nessuno ha il diritto di fermarsi e provare disperazione. C'è troppo da fare.


(Dorothy Day)

La giovinezza non sta nel mutare idee e passioni ogni giorno, ma nel provare ogni giorno le proprie
idee e passioni contro la realtà, per vedere se tagliano.
(Ugo Ojetti)

Dite:
è faticoso frequentare bambini.
Avete ragione.
...Poi aggiungete:
bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi,
curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E' piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi
fino all'altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
(Janusz Korczak)

Combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una
potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio
(Indro Montanelli)

L’odio dorme sotto una coltre di neve, temi ogni giorno che si leva il sole
(proverbio balcanico)

Ci voleva tutta la malizia e l’ipocrisia del machiavellismo, lasciatemelo dire, per trasformare una
virtú in difetto, e giungere fino ad accusare qualcuno di nutrire un legittimo desiderio di giustizia.
«Giustizialismo»: tanto di cappello! Sarebbe come accusare un innamorato di «amorismo».
(Valerio Magrelli)

L’Italia sta in piedi perché non sa da che parte cadere.


(Roberto Gervaso)

The key to being a good manager is keeping the people who hate me away from those who are still
undecided.
(Casey Stengel)

Have you ever observed that we pay much more attention to a wise passage when it is quoted than
when we read it in the original author?
(Philip G. Hamerton)

Non importa quanto lavori duro, o quanto diventi in gamba. Sarai sempre e soltanto ricordato per
quell’unica scelta sbagliata.
(Chuck Palahniuk)
"La legge è uguale per tutti" è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le
teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule giudiziarie; ma quando si accorge che, per invocar
la uguaglianza della legge a sua difesa, è indispensabile l'aiuto di quella ricchezza che egli non ha,
allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria.
(Piero Calamandrei)

L’uomo è nato per vivere, non per prepararsi a vivere.


(Boris Pasternak)

All of old. Nothing else ever. Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better.
(Samuel Beckett, Worstward Ho ,1983)

Se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è una realtà che comincia.
(Proverbio africano)

Adoperiamo, per capire il mondo d'oggi, una lingua che si formò per il mondo di ieri. E la vita d'un
tempo passato ci appare più consona alla nostra natura per l'unico motivo che è più consona alla
lingua che parliamo.
(Antoine de Saint-Exupéry)

The important work of moving the world forward does not wait to be done by perfect men.
(George Eliot)

Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a dormire con una zanzara.
(Dalai Lama)

Non si risolvono i problemi con la forza. Soprattutto quando se ne ha poca.


(Rat-Man)

Se si perdono i ragazzi più difficili la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e
respinge i malati.
(Don Milani)

Padre mio, mi sono affezionato alla terra


quanto non avrei creduto.
È bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto,
ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile e esecrabile.
Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, perfino i deserti.
È solo una stazione per il figlio Tuo la terra
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.
Il cuore umano è pieno di contraddizioni
ma neppure un istante mi sono allontanato da te.
Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o avessi dimenticato di essere stato.
La vita sulla terra è dolorosa,
ma è anche gioiosa: mi sovvengono
i piccoli dell’uomo, gli alberi e gli animali.
Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?
Il terrestre l’ho fatto troppo mio o l’ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata continua e forte,
tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna.
Padre, non giudicarlo
questo mio parlarti umano quasi delirante,
accoglilo come un desiderio d’amore,
non guardare alla sua insensatezza.
Sono venuto sulla terra per fare la tua volontà
eppure talvolta l’ho discussa.
Sii indulgente con la mia debolezza, te ne prego.
Quando saremo in cielo ricongiunti
sarà stata una prova grande
ed essa non si perde nella memoria dell’eternità.
Ma da questo stato umano d’abiezione
vengo ora a te, comprendimi, nella mia debolezza.
Mi afferrano, mi alzano alla croce piantata sulla collina,
ahi, Padre, mi inchiodano le mani e i piedi.
Qui termina veramente il cammino.
Il debito dell’iniquità è pagato all’iniquità.
Ma tu sai questo mistero. Tu solo.
(Mario Luzi)

Non so che cosa Dio abbia deciso di fare attraverso me, ma non ho motivo di preoccuparmene.
(Edith Stein)

Se si domanda a Tizio, che non ha mai studiato il cinese e conosce bene solo il dialetto della sua
provincia, di tradurre un brano di cinese, egli molto ragionevolmente si meraviglierà, prenderà la
domanda in ischerzo e, se si insiste, crederà di essere canzonato, si offenderà e farà ai pugni.
Eppure lo stesso Tizio, senza essere neanche sollecitato, si crederà autorizzato a parlare di tutta una
serie di quistioni che conosce quanto il cinese, di cui ignora il linguaggio tecnico, la posizione
storica, la connessione con altre quistioni, talvolta gli stessi elementi fondamentali distintivi. Del
cinese almeno sa che è una lingua di un determinato popolo che abita in un determinato punto del
globo: di queste quistioni ignora la topografia ideale e i confini che le limitano.
(da Passato e presente, quaderno 15, Gramsci)

Se la vita non ti sorride, falle il solletico

Sei una persona di quelle che si incontrano quando la vita decide di farti un regalo.
(Charles Dickens)

Crea tutta la felicità che sei in grado di creare, elimina tutta l'infelicità che sei in grado di eliminare:
ogni giorno ti darà l'occasione, ti inviterà ad aggiungere qualcosa ai piaceri altrui, o a diminuire
qualcosa delle loro sofferenze. E per ogni granello di gioia che seminerai nel petto di un altro,
troverai un raccolto nel tuo petto, mentre ogni dispiacere che toglierai dai pensieri e sentimenti di
un'altra creatura sarà sostituito da meravigliosa pace e gioia nel santuario della tua anima.
(Jeremy Bentham)

“È vero quello che ha detto lo spazzino? Che tutto il male comincia quando si dimentica una
nostalgia?”
“Comincia prima”, rispose il ginn. “Comincia sempre con una speranza perduta.” E più tardi,
quando già il bimbo pensa ai giochi che lo aspettano, il ginn, da tempo di nuovo solo e rinchiuso
dentro la sua torre di ghiaccio, mormora ancora una volta fra sé: “Nessuno può immaginare fino a
che punto può giungere uno che ha perso la speranza”.
(Michael Ende – Lo specchio nello specchio)

Il vero terrore è svegliarsi un mattino e scoprire che la tua classe del liceo sta governando il Paese
(K.Vonnegut)

C'è qualcuno seduto all'ombra oggi perché qualcun altro ha piantato un albero molto tempo fa.
(Warren Buffett, in James O'Loughlin, The Real Warren Buffett, 2002)

Del passato dovremmo riprendere i fuochi, e non le sue ceneri.


(Jean Juares)

Il segreto per essere infelici sta nell'avere il tempo sufficiente per domandarsi se si è felici.
(George Bernard Shaw)

L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte
dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza
coraggio, ma la dilatazione della vita. La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma
lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino. All’uomo che soffre,
Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una
presenza che accompagna.
(Papa Francesco)

Passai accanto a duecento persone e non riuscii a vedere un solo essere umano.
(Charles Bukowski)

L’anti-intellettualismo è stato un costante tarlo che si è insinuato nella nostra vita politica e
culturale, nutrito dall’idea sbagliata che democrazia significhi che la nostra ignoranza valga quanto
l’altrui conoscenza.
(Isaac Asimov)

Cosa importa se diranno di noi che siamo dei sognatori


(Mahatma Gandhi)

Se veramente ti sta a cuore una causa seria o un argomento profondo, devi tenerti pronto a essere
una persona noiosa.
(Christopher Hitchens)

A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella
cadente all'altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da
offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione.
(Jack Kerouac, Sulla Strada)
Quando una cosa difficile ti sembra facile, vuol dire che non hai capito niente.

Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono
sentire.
(George Orwell)

C'è una grande differenza tra il piacere e l'amore.


Se ti piace un fiore lo stacchi immediatamente.
Se lo ami, lo annaffi e ti prenderai cura per sempre.
(K. Loshi)

“Tu sei la mia luce”


Vi sono tanti modi per dire al Signore questa parola. Vi sono dei modi in cui tutto sembra così
luminoso nel Signore, nel messaggio del Signore. Sembra così chiaro che la fede è una prospettiva
sulle cose, così solida e profonda che, quando si confronta con le altre prospettive dimostra quasi
spontaneamente la sua superiorità.
E vi sono dei momenti in cui si capisce che il Signore è la luce, perché qualcosa appare dentro le
tenebre. Come per gli Israeliti, quando camminavano sulla strada per la quale il Signore li
chiamava, ed era notte, ed era il mare, ed era il deserto: e il Signore, nell’oscurità, era come una
colonna di fuoco che faceva luce e dava coraggio per il cammino (cf Es 13-14).
E vi sono dei momenti in cui il Signore appare come luce per il bisogno che ne abbiamo: perché
l’esperienza immediata è soltanto quella dell’oscurità, quella di non aver luce, dell’aver bisogno di
luce. Allora si può dire al Signore: “Tu sei la mia luce”, come chi è in attesa, come chi è sicuro che
la luce verrà, ma intanto è nella mancanza di luce.
Ma, paradossalmente la mancanza di luce, anziché angosciare o turbare, solleva tutte le forze della
speranza, dell’attesa e fa dire: “Signore, tu sei la mia luce. Capisco che sei la mia luce, perché sono
nelle tenebre”. Sembra paradossale, ma può succedere anche così.
“Tu sei la mia attesa”
Simeone e Anna sono l’espressione di questa attesa, di questa lunga attesa, di questa lunga
pazienza. E poi il Signore in tante maniere può presentarsi a noi così. Vi sono momenti in cui il
Signore sembra essere lì, quasi a portata di mano, e vi sono i momenti in cui il Signore fa
pazientare.
Ma anche noi facciamo “pazientare” il Signore. Anche il Signore ha tanta pazienza: Aspetta i
momenti giusti, aspetta i tempi, ci incontra là dove neppure sospettiamo ci si possa trovare.
Però è anche vero che il Signore tante volte ci fa pazientare. Come Simeone. Ci fa pazientare, forse,
tutta una vita, tutti questi lunghi anni, in attesa di vederlo, di incontrarlo.
È la lunga attesa dei nostri Padri, da Abramo in su. È l’attesa di Mosè, che si avvicina al roveto
ardente e vorrebbe vedere il Signore e, invece, “sente” soltanto la sua voce, deve aspettare ancora
(cf Es 3).
Finalmente, nel Signore Gesù Cristo, il Signore si fa “vedere”: nel senso che un’esistenza umana,
un volto umano, una personalità umana diventano come il “luogo”, la mediazione della visione di
Dio.
“Tu sei il mio incontro”
Questo mistero non è soltanto il mistero dell’attesa, ma la festa dell’incontro. Dobbiamo vivere in
questa speranza. E quando diciamo al Signore nella notte: “Tu sei la mia luce”, perché,
paradossalmente il buio ci fa dire questo, anche quando sembra che i nostri desideri vengano come
disancorati e perdano la loro forza, questo non rimane perennemente interlocutorio.
Qualche volta, in maniera profonda, pur non visibile e sensibile, il Signore ci dà il senso che egli è
il nostro “incontro”: perché ci sorregge, perché ci dà una pace, una tranquillità; perché ci dà una
speranza.
In ogni caso la nostra vita è fatta per l’incontro. Come per Simeone e Anna. Pensiamolo per noi.

Non conosco salvatori della patria ma solo Uomini e Donne che si affrancano dalle oppressioni
(Mino Martinazzoli)

La politica è quella cosa che meno la fai quando dovresti farla, più accusi di non farla quelli che
invece ci provano davvero.
(Alessandro Capriccioli)

Dio non ti proibisce di amare le sue creature, ma ti proibisce di amarle allo scopo di ottenere da esse
la felicità.
(Sant’Agostino, In Ioannis epistulam ad Parthos)

Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore
una volta sola.
(Giovanni Falcone)

Se non ha nessun senso ci risparmia molti fastidi, perché così non siamo costretti a cercarne uno.
(Il re, dopo la lettura della poesia senza senso del Coniglio Bianco, Il mondo di Alice, Lewis
Carroll)

Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta.
(O. Wilde)

Volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col
fucile in mano.
Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare
ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.
È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.
(Nelle Harper Lee - da "Il buio oltre la siepe")

Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione.
All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino,
dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire
uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo. In questo mondo di
vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il
potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del
diventare… A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. È un esercizio
che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco. (…) Ma io sono un uomo che preferisce
perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è
che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…
(Pier Paolo Pasolini)

Leadership is not about being in charge. Leadership is taking care of those in your charge.

La pioggia cade perché il cielo non la regge.


Proprio come le lacrime, cadono perché il cuore non sopporta più il dolore...
(Marcela Serrano)

Camminiamo verso la “patria trinitaria”. È in marcia l’uomo sulla terra e il popolo di Dio nella
storia: essa è la meta più grande, che confuta la miopia di ogni possesso mondano e invita alla
povertà accogliente e alla perenne novità del cuore e della vita; essa è l’oltre, che ricorda agli
uomini la loro condizione di pellegrini nell’amore […] e li stimola ad essere perenni viandanti, “per
i quali il giorno non inizia dove finisce un altro giorno e che nessuna aurora trova dove il tramonto
li ha lasciati”; essa è l’orizzonte della speranza, che sostiene l’attesa e riempie già il cuore di fiducia
e di gioia; essa è la forza e la misura dell’amore, perché l’impegno presente sia in grado di
“organizzare la speranza”, e i giorni si nutrano di opere di giustizia e di pace.
(B. Forte, Trinità come storia. Saggio sul Dio cristiano)

How do you measure your life? By the dreams imagined or by the hopes dashed? By the wisdom of
wise words spoken or by the sorrow of silence? By the wealth accumulated or by the amount spent?
By the monument built or by the walls scaled? By defeats and/or by victories, large and small?
(Carrie Mae Weems)

Da cosa valuti la tua vita? Dai sogni immaginati o dalle speranze spazzate via? Dalla saggezza delle
sagge parole pronunciate o dal dolore del silenzio? Dalla ricchezza accumulata o da quella spesa?
Dal monumento costruito o dai muri scalati? Dalle sconfitte e/o dalle vittorie, piccole e grandi?
(Carrie Mae Weems)

We don't know what we want, but we are ready to bite somebody to get it.
(Will Rogers)

La vita è come suonare un assolo di violino in pubblico e imparare a suonare lo strumento mentre si
suona.
(Samuel Butler)

He attacked everything in life with a mix of extraordinary genius and naive incompetence, and it
was often difficult to tell which was which.
(Douglas Adams)

Se si continua a gridare alla rivoluzione e non la si fa, si ottiene soltanto di far crescere l'odio... Non
ci avete pensato?
(Sebastiano Vassalli)

La parte difficile non è scordare il passato, è scordare il futuro che avevi immaginato.
(C. Simple)

Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato


persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo
potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi
sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato,
ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per
tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante
volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una
voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho
avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono
sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È
veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con
classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere
insignificante!
(Charlie Chaplin)
Mancano all’uomo moderno ragioni ferme e immutabili di vita, valori eterni e non contrattabili che
condizionino i valori terreni e contingenti, certezze fondamentali che diano coerenza e intelligibilità
alla favola dell’esistenza umana. Per questo siamo caduti nell’incoerenza, nel frammentarismo della
vita, nel compromesso e nella irresponsabilità morale, nel girellismo politico e nella dilagante
disonestà pubblica e privata.
Quando l’uomo non possiede più un nucleo centrale fermo e preciso, intorno a cui polarizzare le
azioni divergenti dell’esistenza, quando non ha più una meta chiara e trascendente verso cui
convogliare il fascio multiforme e discorde delle sue attività, allora è naturale che la personalità si
dissolva in una successione alogica di momenti diversi e incoerenti; tanto la vita dell’individuo
quanto quella dell’umanità. L’impresa formidabile assegnata alle generazioni di questo tragico
dopoguerra va quindi ben più oltre e ben più al fondo, non soltanto di una restaurazione materiale di
tutto quanto è stato pazzamente distrutto, ma anche della riforma stessa delle leggi e delle istituzioni
politiche ed economiche... È quindi un’opera strettamente religiosa, se per religione si intende un
rapporto con l’Eterno e il trascendente. La rinascita del mondo sarà quindi religiosa o non sarà
affatto...
L’uomo è un pellegrino; malato d’infinito, incamminato verso l’eternità. La personalità è sempre in
marcia, perché essa è un valore trascendente: la sua forma perfetta (San Paolo parla di statura
perfetta) non si raggiunge che nell’altra vita, piena e indefettibile. Purché l’uomo non si lasci
stancare della lotta, purché si opponga alla sclerosi progressiva o causata dagli anni e dalle delusioni
della vita, purché dia ogni giorno un tratto alla costruzione del suo capolavoro. In vista dell’eternità.
Nascerà così un nuovo tipo di umanità, una nuova personalità dagli equilibri perfetti e dalle più
sconfinate possibilità: la personalità cristiana, di cui già s’intravede la fisionomia dai caratteri del
cristiano moderno e del cristianesimo contemporaneo: cristianesimo e cristiani attivi, ottimisti,
sereni, concreti e profondamente umani; che guardano al mondo, non più come a un nemico da
abbattere o da fuggire, ma come a un prodigo da conquistare e redimere con l’amore, che
pienamente attuano il comando di San Paolo: «Tutto vi appartiene; voi appartenete a Cristo; Cristo
appartiene a Dio... Fate prova di tutto e tenete quello che è buono... Pensate a tutto quello che è
puro, a tutto quello che è giusto, a tutto quello che rende amabili, a tutto quello che fa buon nome»
(cfr. 1Cor 3, 23; 1Ts 5, 21; Fil 4, 8)
Cristo dunque vero Dio e vero uomo, è l’esemplare e la forma perfetta cui deve mirare e tendere
ogni uomo che voglia possedere una personalità veramente umana, capace cioè di attuare
pienamente l’istinto che la sospinge a superarsi e ad ascendere verso il divino; Cristo è, nello stesso
tempo, la sorgente di quella forza divina che sola può rendere possibile, come lo fu nei Santi, il
ripetersi in ogni uomo di questa Sua mirabile personalità.
Ogni restaurazione della persona umana, che non voglia essere parziale, effimera o dannosa come
quelle finora attuate dalla civiltà, non può essere quindi che la restaurazione della persona di Cristo
in ogni uomo.
(Beato Carlo Gnocchi)

I cristiani migliori, i più autentici e vivi, non si collocano necessariamente e neppure generalmente,
tra i sapienti o tra le persone più abili. Né tra gli intellettuali, né tra gli uomini politici, né tra i
detentori del potere o della ricchezza. […] Di conseguenza la loro voce si fa sentire raramente nei
crocicchi delle strade o sulla stampa, i loro atti non hanno, d’ordinario, risonanza e non tengono
occupata la gente. La loro vita è nascosta agli occhi del mondo. Sono nondimeno questi uomini, più
di tutti gli altri, a far sì che la nostra terra non sia un inferno. Ora, la maggior parte di essi non si
chiede affatto, anche ai nostri giorni, se la propria fede sia “adattata” o “efficace”. A loro basta
viverne, vivere di essa come della realtà stessa. […]
Si cercano profeti. Che curiosi profeti, se esistono, quelli di cui voi rivendicate i diritti, e ai quali
vorreste quasi fosse conferito uno statuto legale, un riconoscimento pubblico, una patente! Mai ci
furono tali profeti, se non falsi. Non temete di favorire una tale specie. Non pensate che essa
proliferi già abbastanza?!... Quando sorgono dei veri profeti, le protezioni previste non le potete
impiegare. Sappiate che sono degli uomini banditi, calunniati, umiliati; degli uomini che vengono
accusati. […]
Sappiate che questi uomini mettono contro di sé il mondo intero, resistendo alle passioni popolari
come ai capricci dei grandi, predicando delle verità inopportune, non dicendo agli uomini ciò che
desiderano sentirsi dire, andando da soli contro corrente, disprezzando le idee che ci inebriano. […]
Voi stessi, se li incontraste, non capireste in un primo momento il loro linguaggio; sareste tentati di
odiarli, o di guardarli dall’alto in basso, o di ritenerli fuori tempo; oppure li riterreste al servizio dei
vostri avversari, o li accusereste di fare stupidamente il loro gioco. A meno che, più semplicemente,
vi riesca troppo difficile accorgervi di loro. […]
E se voi stessi un giorno ritenete di aver udito l’appello che rende profeti, sappiate che il pungolo
sarà duro. Sappiate che quando, nonostante ogni vostra resistenza, sarete vinti, dovrete fare
penitenza in sacco e cenere, dovrete morire ai vostri occhi, alle vostre concezioni abituali, poi
agguerrirvi contro tutte le umiliazioni, a cominciare dal disprezzo dei vostri più cari e dalla fuga dei
vostri amici.
(H. De Lubac, Paradossi e nuovi paradossi.)

Vivere è stare svegli


Vivere è stare svegli / e concedersi agli altri, / dare di sé sempre il meglio / e non essere scaltri.
Vivere è amare la vita / coi suoi funerali e i suoi balli / trovare favole e miti / nelle vicende più
squallide.
Vivere è attendere il sole / nei giorni di nera tempesta / schivare le gonfie parole / vestire con frange
di festa.
Vivere è scegliere le umili / melodie senza strepiti e spari, / scendere verso l'autunno / e non
stancarsi di amare.
(Angelo Maria Ripellino)

Se i tuoi sogno non ti fanno paura non sono abbastanza grandi.


(Ellen Johnson Sirleaf, ex presidente della Liberia)

Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci
(Emily Dickinson)

Scegliere un cammino significa abbandonare gli altri. Se si vogliono percorrere tutti i cammini
possibili si finisce per non percorrerne nessuno.
(Paulo Coelho)

"Ma tu ci credi veramente alle c*****e che dici?"


"Non ne sono pienamente sicuro fino a quando non finisco di dirle..."

Non sono le luci della festa, e il calore intimo che vi si avvolge, la pietra dello scandalo.
È il vuoto di realtà che vi si installa, il nostro problema.
Natale è un punto di tangenza con il mistero della nostra origine e della nostra destinazione.
Dio non è mai stato così vicino agli esseri umani, come in quel giorno. Quando non vediamo più,
quando non siamo più toccati – e persino feriti – dai segni di quella presenza, possiamo allungare le
prediche e accendere i fari quando vogliamo. L’occasione è persa.
Se invece batte il cuore, per la nostalgia della presenza bambina di Dio, allora tutto può accadere.
Trafitto mille volte, questo Natale. Dagli aguzzi profili delle nostre insensibili città di pietra, dove si
tollerano luci solo per gli ultimi nati di mammona. Dalle terribili ombre di un risentimento disperato
e distruttivo, che viene da oscuri fraintendimenti del Sacro.
Eppure, mai così vicino al nostro impotente senso di struggimento per il vuoto che lascerebbe se
fosse spento.
Guardate i vostri figli. Cercate il respiro della carne del Figlio.
(P.A. SEQUERI, Editoriale: La luce sul vuoto, Avvenire, 6 gennaio 2011)

È grande ciò che comincia dalla fede, eppure viene disprezzato; così come in una costruzione gli
inesperti son soliti dare poca importanza alle fondamenta. Si scava una grande fossa, vi gettano
pietre alla rinfusa, non squadrate né levigate, e non appare quindi niente di bello, come niente di
bello appare nella radice di un albero. Ma tutto ciò che nell'albero ti piace è venuto su dalla radice.
Guardi la radice e non ti piace, contempli l'albero e resti ammirato. Stolto, ciò che ammiri è venuto
su da ciò che non ti piace.
(Dai “Trattati sul vangelo di Giovanni” di sant’Agostino, vescovo)

Nessun fiocco di neve in una valanga si sente responsabile.


(George Burns)

Non è che io sia più intelligente degli altri; è solo che mi soffermo più a lungo sui problemi
(Albert Einstein)

La legge è preceduta da un “Sei amato” e seguita da un “Amerai”. “Sei amato”: fondazione della
legge, e “Amerai”: il suo superamento.
Chiunque astrae la legge da questo fondamento e da questo fine, amerà il contrario della vita,
fondando la vita sulla legge invece di fondare la legge sulla vita ricevuta. La legge così pervertita
diventa una rete tanto più asfissiante e mortifera quanto più le sue maglie sono fitte. La sua durezza
è da temere meno della sua sottigliezza. Essa si ricongiunge all’idolo come alla sua peggior
trasformazione. Ciò che la tradisce tuttavia – siccome, per nostra salvezza, di fatto si tradisce – è la
soddisfazione di accusare, in cui necessariamente ci precipita questo modo di osservare la legge. Il
Vangelo si fonda su questo punto d'impatto.
(P. BEAUCHAMP, La legge di Dio, Traduzione di M. GAMBARINO (Piemme Religione),
Edizioni Piemme, Casale Monferrato AL 2000, pp. 116-117.)

Comincerai a pensare che due parole scritte allo stesso modo possono avere significati diversi, a
volte contrastanti.
Che la parola 'amare' è un verbo all'infinito bellissimo.
Ma è anche un aggettivo plurale del quale, forse, non ti piacerà il significato.
(Annamaria Uboldi)

Sii come il cedro che profuma anche l'ascia che lo abbatte.


(Proverbio indiano)

Io mi sono più volte lamentato col Signore perché morendo non ha tolto a noi la necessità di morire.
Sarebbe stato così bello poter dire: Gesù ha affrontato la morte anche al nostro posto e morti
potremmo andare in Paradiso per un sentiero fiorito. E invece Dio ha voluto che passassimo per
questo duro colle che è la morte ed entrassimo nell'oscurità che fa sempre un po' paura. Ma qui sta
l'essenziale: mi sono riappacificato col pensiero di dover morire quando ho compreso che senza la
morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Di fatto in ogni scelta
impegnativa noi abbiamo sempre delle "uscite di sicurezza". Invece la morte ci obbliga a fidarci
totalmente di Dio. Ciò che ci attende dopo la morte è un mistero che richiede un affidamento totale:
desideriamo essere con Gesù e questo nostro desiderio lo esprimiamo ad occhi chiusi, alla cieca,
mettendoci in tutto nelle sue mani.
(Carlo Maria Martini)
L’opposto di solitudine non è stare insieme. È stare in intimità.
(Richard Bach)

Proprio a te doveva accadere di concentrare tutta la vita su un punto, e poi scoprire che tutto puoi
fare tranne vivere quel punto.
(Cesare Pavese)

Solo gli inquieti sanno com'è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza.
(Emily Bronte)

Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune.
(Manzoni, I Promessi Sposi)

Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare
ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire.
(Maya Angelou)

Possano le tue scelte riflettere le tue speranze, non le tue paure.


(Nelson Mandela)

I veri amici sono come i lampioni lungo la strada.


Non rendono meno breve la distanza, ma facilitano il cammino.
(A. Gravina)

Se è vero che ogni cristiano deve accogliere la sua croce, è vero anche che deve schiodare tutti
coloro che vi sono appesi
(Don Tonino, vescovo)

La guerra in un primo momento è la speranza che a uno possa andar meglio, poi l'attesa che all'altro
vada peggio, quindi la soddisfazione perché l'altro non sta per niente meglio e infine la sorpresa
perché a tutti e due va peggio.
(Karl Kraus)

“Tu sei la mia luce”


Vi sono tanti modi per dire al Signore questa parola. Vi sono dei modi in cui tutto sembra così
luminoso nel Signore, nel messaggio del Signore. Sembra così chiaro che la fede è una prospettiva
sulle cose, così solida e profonda che, quando si confronta con le altre prospettive dimostra quasi
spontaneamente la sua superiorità.
E vi sono dei momenti in cui si capisce che il Signore è la luce, perché qualcosa appare dentro le
tenebre. Come per gli Israeliti, quando camminavano sulla strada per la quale il Signore li
chiamava, ed era notte, ed era il mare, ed era il deserto: e il Signore, nell’oscurità, era come una
colonna di fuoco che faceva luce e dava coraggio per il cammino (cf Es 13-14).
E vi sono dei momenti in cui il Signore appare come luce per il bisogno che ne abbiamo: perché
l’esperienza immediata è soltanto quella dell’oscurità, quella di non aver luce, dell’aver bisogno di
luce.
Allora si può dire al Signore: “Tu sei la mia luce”, come chi è in attesa, come chi è sicuro che la
luce verrà, ma intanto è nella mancanza di luce. Ma, paradossalmente la mancanza di luce, anziché
angosciare o turbare, solleva tutte le forze della speranza, dell’attesa e fa dire: “Signore, tu sei la
mia luce. Capisco che sei la mia luce, perché sono nelle tenebre”. Sembra paradossale, ma può
succedere anche così.
(G. Moioli, Il mistero di Maria (Contemplatio), Glossa, Milano 1990, pp. 86-90)
Mentiva Epicuro. Non si è felici nell'imperturbabilità, ma nell'attraversamento del vento e della
tempesta
(R. Vecchioni, La vita che si ama)

Molto spesso avevo l'idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe
consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli
uomini, soprattutto se incasellati nell'esistenza ad orario delle città.
(Dino Buzzati)

Sei insieme la quiete e la confusione del mio cuore.


(Franz Kafka)

Si discute molto sul “senso della vita”. […] c’è una frase di Gesù che mi ha colpito. Lui non ha
detto: «Io sono il senso della vita», ma: «Io sono la vita». Questa differenza non è priva di... senso;
bisogna scoprire quali sono i fattori in gioco nella crisi della religione, e stare attenti a non
nasconderli troppo in fretta con il pretesto che comunque adesso tutto si sarebbe risolto. Al
contrario ho l’impressione che non si sia risolto nulla e che, a lungo termine, il processo cominciato
nel diciassettesimo secolo, che lavorava sulla critica interna della religione, stia continuando. E
d’altronde necessario che prosegua: si potrà ottenere qualcosa solo andando fino in fondo questo
processo critico, e non cercando disperatamente di raffazzonare ciò che non va più.
Vuole dire che bisogna perdere la fede per ritrovarla, o semplicemente, per i credenti, trovare un
linguaggio adatto all’uomo moderno?
Si tratta di ben altro. Innanzi tutto, è importante fare una distinzione fondamentale tra la fine della
cultura religiosa cristiana, in cui questa fede può ritrovare un linguaggio ed esprimersi. È importante
soprattutto la parola che deve essermi rivolta qui e ora, a me e agli uomini così come sono. Era
questo, il Vangelo: una parola detta agli uomini così come sono.
Noi siamo gli eredi di una certa cultura cristiana, una cultura stanca, diventata una lingua morta che
non parla più o parla solo un piccolo numero di iniziati.
(M. Bellet, Il pensiero che ascolta. Come uscire dalla crisi)

L’atteggiamento cristiano è quello “del Dio con me”. Dio è il Dio della mia casa, il Dio della mia
porta, il Dio della mia mensa; è il mio compagno di viaggio, che mi ha dato la mano e al quale io
posso dare la mano; è il Dio della comunione personale, delle pareti domestiche, dell’ottimismo,
della speranza; è il Dio che vince in forma radicale la solitudine, che non è vinta da nessun’altra
compagnia. Ma tutto questo avviene a un patto: che mi abbandoni, mi fidi. Egli dice: “Non sai che
cosa c’è voltato l’angolo, devi fidarti”. […] Egli cammina con noi nella nebbia, non ci permette di
vedere col nostro occhio, perché non vuole che prevediamo col nostro cuore.
(L. Serenthà, La storia degli uomini e il Dio della storia)

Chi non prende nelle sue mani il minuscolo libro del Vangelo con la risoluzione di un uomo che ha
una sola speranza, non può decifrarne né riceverne il messaggio. Poco importa allora che questo
felice disperato, povero di ogni aspettativa umana, prenda quel libro sul ripiano di una ricca
biblioteca o nella tasca del suo vestito di miserabile o in una cartella di studente; poco importa che
lo prenda in una pausa della sua vita o in una giornata simile alle altre, in una chiesa o in una
cucina. In mezzo alla campagna o nel suo ufficio, egli prenderà il libro, ma lui stesso sarà preso
dalle parole che sono spirito. Esse penetreranno in lui come il grano nella terra, come il lievito nella
pasta, come l’albero nell’aria, e lui, se vi consente, potrà diventare come un’espressione nuova di
quelle parole. È lì il grande mistero nascosto del libro del Vangelo. […] Il Vangelo, perché apra il
mistero che è in lui, non chiede né scenario né erudizione né tecnica speciali. Chiede un’anima
prosternata nell’adorazione e un cuore spoglio da ogni affidamento umano. Il Vangelo ci grida da
un capo all’altro che solo Dio è, l’uomo non produce da sé né vita né verità, né amore. Il Regno dei
cieli è l’amore personale di Dio, nel Cristo per ciascuno di noi e di ciascuno di noi per ciascuno
degli altri. È attraverso l’amore di ciascuno che noi possiamo amare l’umanità. È ciascuno che deve
ricevere il Vangelo. La salvezza non è un’astrazione collettiva.
(M. Delbrel, Noi delle strade)

Pazienza, dunque, «significa “portare su” e non affidare a un altro che porti il problema, che porti la
difficoltà: “La porto io, questa è la mia difficoltà, è il mio problema. Mi fa soffrire? Eh, certo! Ma
lo porto”». Pazienza è perciò «portare su». E «pazienza — ha proseguito il Pontefice nella sua
meditazione — è anche la sapienza di saper dialogare con il limite: ci sono tanti limiti nella vita ma
l’impaziente non li vuole, li ignora perché non sa dialogare con i limiti». Forse «c’è qualche fantasia
di onnipotenza o di pigrizia, non sappiamo». Invece «il paziente sa dialogare con i limiti: la
pazienza è una beatitudine, è la virtù di quelli che camminano, non dei fermi o chiusi; è sopportare,
portare sulle spalle le cose non piacevoli della vita, anche le prove; è capacità di dialogare con i
limiti»

Ecco: un cristiano o un gruppo di cristiani, in seno alla comunità d’uomini nella quale vivono,
manifestano capacità di comprensione e di accoglimento, comunione di vita e di destino con gli
altri, solidarietà negli sforzi di tutti per tutto ciò che è nobile e buono. Ecco: essi irradiano, inoltre,
in maniera molto semplice e spontanea, la fede in alcuni valori che sono al di là dei valori correnti,
e la speranza in qualche cosa che non si vede, e che non si oserebbe immaginare. Allora con tale
testimonianza senza parole, questi cristiani fanno salire nel cuore di coloro che li vedono vivere,
domande irresistibili: perché sono così? Perché vivono in tal modo? Che cosa o chi li ispira? Perché
sono in mezzo a noi? Ebbene, una tale testimonianza è già una proclamazione silenziosa, ma molto
forte ed efficace della buona novella.
(Evangelii nuntiandi, n. 21)

Abramo era vecchio;


Giacobbe era uno sbruffone;
Lia era brutta;
Mosé era un balbuziente;
Gedeone era povero in canna;
Sansone era un donnaiolo credulone;
Raab era una prostituta;
Davide era un farabutto traditore;
Elia aveva tendenze suicide;
Geremia era depresso;
Giona era intollerante e razzista;
Rut era una povera vedova;
Giovanni Battista era stravagante;
Pietro era impulsivo e vigliacco;
Marta era apprensiva;
La Samaritana aveva fallito cinque matrimoni;
Zaccheo era avido e disonesto;
Tommaso non credeva a niente;
Paolo era un fondamentalista anticristiano;
Timoteo era timido e insicuro;
Tu sei... tu.
Ma Dio che si è servito di tutte persone "poco di buono" per il suo Regno,
farà anche di te un capolavoro, se la smetti di cercare scuse...
C'era una volta Peter, un ragazzino molto vivace a cui tutti volevano bene: la sua famiglia, i suoi
maestri e i suoi amici... Ma Peter aveva un piccolo, grande problema. Peter non riusciva a vivere il
presente. Non aveva imparato a godere della vita. Quando era a scuola, sognava di essere fuori a
giocare. Quando giocava, sognava di essere già in vacanza. Peter sognava sempre ad occhi aperti,
non godendosi mai il presente che la vita gli offriva.
Un mattino, Peter stava camminando nel bosco vicino a casa. Siccome si sentiva stanco, decise di
fermarsi in una radura e di fare un pisolino. Si addormentò come un sasso, ma dopo qualche
minuto, si sentì chiamare per nome: «Peter, Peter!», ripeteva una voce stridula. Quando aprì gli
occhi... sorpresa! Si ritrovò dinnanzi una donna vecchia di almeno cent'anni, con i capelli candidi
che le ricadevano sulle spalle come matasse di lana arruffata. Nella mano rugosa aveva una pallina
magica, con un foro nel centro da cui pendeva un lungo filo dorato. «Peter - disse la vecchia -
questo è il filo della vita. Se lo tiri piano piano, in pochi secondi passerà un'ora; se tiri più forte, in
pochi minuti passeranno giorni interi. Se tiri con tutta la tua forza, in pochi giorni passeranno dei
mesi o addirittura degli anni». Peter era eccitato dalla scoperta. «Oh, mi piacerebbe tanto averlo!»
esclamò smanioso. Allora la vecchietta si chinò e gli diede la pallina con il filo magico.
Il giorno dopo, Peter era seduto nel suo banco a scuola, e si sentiva annoiato e irrequieto.
Improvvisamente si ricordò del suo nuovo giocattolo. Tirò il filo pian piano e si trovò subito a casa,
a giocare nel suo giardino. Rendendosi conto dei poteri del filo magico, Peter presto si stancò di
andare a scuola e desiderò essere un ragazzo più grande, alla scoperta della vita. Allora tirò il filo un
po' più forte e si ritrovò adolescente, con una ragazza di nome Elise. Ma Peter non era ancora
soddisfatto. Egli non era in grado di cogliere la bellezza di ogni istante e di esplorare le semplici
meraviglie offerte dalle diverse fasi della vita. Sognava invece di essere già adulto, e così tirò di
nuovo il filo, sicché gli anni passarono in un lampo. Si ritrovò allora trasformato in un uomo
maturo. Elise era diventata sua moglie e Peter era circondato da tanti bambini. Ma notò un'altra
cosa: i suoi capelli neri avevano iniziato a diventare grigi, e la sua dolce e adorata mamma era
diventata vecchia e debole. Eppure, Peter ancora non riusciva a vivere il presente. Perciò, tirò
un'altra volta il filo d'oro e attese la nuova trasformazione.
Adesso aveva novant'anni. Ormai i suoi folti capelli scuri erano diventati bianchi come la neve e la
moglie, un tempo bellissima, era morta già da qualche anno. I suoi deliziosi bambini erano cresciuti
ed erano usciti di casa per vivere la loro vita. Così, a un tratto, Peter si rese conto di non essersi mai
fermato a godere di nulla. Non era mai andato a pescare con suo figlio, non aveva mai fatto una
passeggiata al chiaro di luna con sua moglie, non aveva mai piantato un albero... e non aveva mai
nemmeno trovato il tempo di leggere quei bellissimi libri che tanto piacevano a sua madre. Era
sempre andato di corsa, senza fermarsi a guardare le bellezze che adornavano il suo cammino.
Questa scoperta rattristò molto Peter. Allora, per riordinare le idee e rasserenarsi un po', decise di
andare a fare un giro nel bosco dove era solito giocare da bambino. Entrò nel bosco, si accorse che
gli alberelli della sua infanzia erano diventati querce gigantesche; era stupendo, sembrava di
trovarsi in un Paradiso Terrestre. Allora si distese sull'erba di una radura e si addormentò
profondamente.
Dopo qualche minuto, qualcuno lo chiamò: «Peter, Peter!» Aprì gli occhi e con suo grande stupore
rivide la vecchia che gli aveva regalato la pallina molti anni prima. «Ti è piaciuto il mio regalo?»
«All'inizio è stato divertente, ma ora lo odio a morte», disse Peter. «Tutta la vita mi è passata
davanti agli occhi senza che potessi goderne un solo istante. Certo, ci saranno anche stati dei
momenti molto belli e altri molto tristi, ma non ho avuto la possibilità di coglierli. Ora mi sento
vuoto, mi manca il dono della vita». «Sei davvero un ingrato - disse la vecchietta. - Ma ti concederò
di esprimere un ultimo desiderio». Peter ci pensò un istante e poi rispose fulmineamente: «Vorrei
ridiventare bambino e riprovare a vivere daccapo». Poi si riaddormentò.
A un tratto sentì di nuovo che qualcuno lo chiamava, e si risvegliò. «Chi sarà questa volta?», si
chiese. Quando aprì gli occhi, scoprì con gioia che era sua madre che lo stava chiamando, e che era
tornata giovane, sana e forte. Allora Peter si rese conto che la vecchietta aveva mantenuto la
promessa e che l'aveva riportato all'infanzia. «Su, Peter, dormiglione! Se non ti sbrighi ad alzarti
farai tardi a scuola», lo ammoniva sua madre. Naturalmente Peter scattò su dal letto e da quel
momento incominciò a vivere come aveva sperato: una vita piena, ricca di gioie, soddisfazioni e
successi... Ma tutto ebbe inizio quando smise di sacrificare il presente per il futuro e si rese conto di
dovere vivere nell'oggi.
(Robin Sharma, Il monaco che vendette la sua Ferrari)

Non ti tagli mai quando si rompe il vaso, ma quando raccogli i cocci.

Quando si perdona non si cambia il passato, si cambia il futuro.

Avete mai osservato che i santi temono l’inferno; ma non lo negano mai; mentre i grandi peccatori
negano l’inferno; ma non lo temono mai?

PERCHÉ I MODERNI NEGANO L’INFERNO?

Perché i moderni negano il peccato. Se negate la colpevolezza umana, voi dovete negare anche il
diritto d’uno stato a giudicare un criminale, e inoltre il diritto di condannarlo alla prigione. Una
volta che voi negate la sovranità della legge, dovete necessariamente negare la punizione. Una volta
negata la sovranità di Dio, si deve negare anche l’inferno. […]
La ragione basilare per la quale i moderni non credono nell’inferno consiste nel fatto che essi
realmente non credono nella libertà del volere e nella responsabilità. Credere nell’inferno è
affermare che non sono indifferenti le conseguenze delle buone e delle cattive azioni. […] È tanto
difficile costruire una nazione libera, senza giudici e senza prigioni, quanto è difficile costruire un
mondo libero, senza giudizio e senza inferno.
Uno stato non può esistere sulla base di un cristianesimo liberale che nega il contenuto di quelle
parole che dirà Cristo nel giudizio finale: “Via da me, voi maledetti, nel fuoco eterno, che fu
preparato per il demonio e i suoi seguaci” (S. Matteo, 25, 41). […]
I moderni negano l’inferno anche perché hanno timore della propria coscienza. Avete mai osservato
che i santi temono l’inferno; ma non lo negano mai; mentre i grandi peccatori negano l’inferno; ma
non lo temono mai?
I moderni si costruiscono un credo secondo il modo con cui vivono; piuttosto che costruirsi un
modo secondo cui vivere. Il demonio non è mai tanto forte come quando riesce a indurre i
materialisti e gli scettici a dipingerlo con le vesti rosse, una coda attorcigliata e un lungo forcone in
mano, è come se avesse fatto dimenticare per sempre la verità profonda e tremenda che egli è un
angelo decaduto.
I moderni che non vivono in accordo con la propria coscienza, hanno bisogno d’una religione che
abbia questi caratteri: una religione senza Croce, un Cristo senza Calvario, un regno senza
Giustizia, una comunità con un “gentile ecclesiastico che non nomina mai l’inferno, per non urtare
le orecchie delicate”.
Coloro che dicono di essere Cristiani, o che limitano il cristianesimo al discorso del monte, sono
invitati a non dimenticare che Nostro Signore chiude quel discorso, che occupa i capi quinto, sesto e
settimo del vangelo di Matteo, con queste parole: “Ogni albero che non fa buon frutto, è tagliato e
gettato nel fuoco. Voi li conoscerete dunque dai frutti. Non chiunque mi dice: Signore, Signore,
entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno nel
giorno del giudizio: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato in nome tuo e in nome tuo non
abbiamo cacciato i demoni, e fatto in nome tuo molte opere potenti? E io allora dirò loro
apertamente: Io non vi conobbi mai. Andatevene da me, voi tutti operatori d’iniquità” (7, 19-23).
Nel vangelo di San Marco poi si legge: “Se la tua mano ti fa cadere in peccato, mozzala; è meglio
per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, dove il verme (del
rimorso) non muore e il fuoco non si spegne. E se il tuo piede ti fa cadere in peccato, mozzalo. È
meglio per te entrare zoppo nella vita che avere due piedi ed essere gettato nella Geenna. E se il tuo
occhio ti fa cadere in peccato, cavatelo. È meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo,
che averne due ed essere gettato nella Geenna, dove il verme non muore e il fuoco non si estingue”
(9, 42-48). […]
In ultima analisi, le anime vanno all’inferno per questa unica ragione: perché si rifiutano di amare.
Se le anime vanno all’inferno perché trasgrediscono i comandamenti di Dio, in qual modo esse si
rifiutano di amare? Dio non proibisce la menzogna, l’assassinio, l’impurità, l’adulterio per divertire
se stesso. Questi non sono comandamenti arbitrari. Egli proibisce queste azioni, perché esse fan del
male a noi: perché esse sono un segno del nostro anti-amore. […]
Come il Paradiso è l’eterna benedizione guadagnata da chi s’è spogliato del proprio egoismo e s’è
rivestito di amore, così l’inferno è l’eterna maledizione, guadagnata da chi s’è fatto pienamente
auto-centrista e detestabile. IL PARADISO È COMUNITÀ; L’INFERNO È SOLITUDINE.
(Beato Fulton J. Sheen, da "Vi presento la religione"; titolo originale: A Preface to Religion, 1950;
traduzione dall’inglese di Antonio Cojazzi, Torino, Borla Editore, 1952, pp. 133-136)

"Il momento in cui ho compreso me stesso? Mai. Sempre sereno, ma sempre insoddisfatto".
(David Maria Turoldo).

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