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Ordo Templi Orientis

di Aleister Crowley (Frater Superior Baphomet, XI, O.H.O.) Traduzione Italiana di Fra.'. AL AVR TzCh SOR (Capo Italiano dellOTO)

Fai ci che vuoi sar tutta la Legge.

LO SPIRITO DEL DESERTO


1. IL VIAGGIO. Lo spirito , per sua stessa natura, perfetta purezza, perfetta calma, perfetto silenzio; e come un pozzo sgorga dalle intime falde della terra, allo stesso modo l'anima si nutre del sangue di dio, l'estasi delle cose. Quest'anima non pu in alcun modo venir ingiuriata, guastata o rovinata. Ma

ogni cosa che di volta in volta vi si aggiunge la contrista; e ci dolore. Di ci ne testimonianza il linguaggio stesso: ogni parola che indichi infelicit prima di tutto significa disturbo, inquietudine, preoccupazione. La radice dell'idea del dolore l'agitazione. Per tanto tempo l'uomo nella sua ricerca della felicit ha percorso la strada errata. Per saziare la sua sete egli ha aggiunto, in quantit sempre crescenti, sale all'acqua della vita; per coprire i piccoli salti della sua immaginazione ha fatto sorgere montagne dove fiere selvagge e pericolose dimoravano. Per curare la scabbia egli ha scorticato il paziente; per esorcizzare il fantasma ha evocato il demonio. Come tutto questo ebbe inizio, il principale dei problemi filosofici. I Rishmi, i sette che erano assisi sul monte Kailasha a meditare, risposero che l'anima diviene autocosciente; ed urlando: "Io sono Quella!" divennero doppi nel momento in cui asserivano che essa era una. Una simile teoria pu essere considerata non troppo differente dalla verit da chiunque ritorni alla torre sui bastioni dell'animo e scorga la citt. Ma lasciamo ai dottori il discutere le cause della malattia; per colui che ne soffre sufficiente conoscerne la cura e porla in pratica. Abana e Pharpar, i fiumi di Damasco, non valgono la semplicita del Giordano. Il Profeta ha parlato; non nostro dovere obbedire: e tanto dolci e virtuose sono queste acque che al primo contatto raggelano lo spirito con la sicura anticipazione della cura. Non dubitare, Fratello! La ragione infatti pu elaborare ridde di ipotesi; non sono forse questi i veri sintomi del male? Non ti serve altro che il pi ortodosso buon senso, eredit dei pi semplici e felici antenati, che ti stata trasmessa con la verga. La cura del male semplice; per l'inquietudine, la pace; per il logorio, la quiete. Per apprendere l'equitazione inutile lo studio del manuale, ma necessario montare; come il miglior modo di nuotare entrare nell'acqua e muovere le braccia; in tal modo il senso freddo, e non la febbricitante ragione, che dice: per avere quiete, si pratichi la quiete. Vi sono uomini di volont cos forte, cos capaci di concentrare la mente, da rifiutare le influenze che non desiderano ricevere, da isolarsi da ogni rumore, anche quelli fastidiosi

ed insistenti di una grande citt. Ma per la maggior parte degli uomini, preferibile cominciare in condizioni pi favorevoli, scalare montagne col bel tempo, anzich nella tormenta. E l'aspirante meticoloso risponder: "Provvedi che la cura sia completa, provvedi che il male non ritorni non appena si smette di somministrare la medicina." Ah! Questo s che arduo: cos profondamente insediata la malattia che perfino dopo anni di completa assenza di sintomi, essa approfitta di un attimo di debolezza per ristabilire nuovamente il proprio dominio. E' febbre malarica che si cela nel profondo, che si nasconde nell'essenza del sangue, che ha fatto s che la reale sorgente di vita partecipasse con essa al sacramento di morte. - "E' stato trovato un ragno nella coppa eucaristica?" - "E' stato trovato un rospo nel fonte battesimale?" - No: il rimedio sicuramente efficace; ma spesso non guarisce una volta per tutte, al di l di ogni ricaduta. Eppure semplice; una volta che i sintomi abbiano debitamente cessato di manifestarsi, non torneranno mai con eguale intensit; e se il malato avr l'intelligenza di continuare a curarsi, la febbre scomparir del tutto. Cos' perci determinante? Curare il paziente una volta; far s che abbia fiducia nell'efficacia della cura cos che, se per caso, gli accadesse di ammalarsi di nuovo, senza un dottore a disposizione, sarebbe in grado di provvedere da solo. Se, perci, il pensiero a disturbare l'anima, non vi che un solo modo di procedere: smettere di pensare. Questo il compito pi arduo da intraprendere per un uomo. "Datemi un fulcro per la leva", diceva Archimede, "e vi sollever il mondo". Ma cosa si pu fare, quando si parte integrante dell'intero meccanismo di

moto che si desidera fermare? La Prima Legge di Newton si abbatte come la lama del boia sul nostro tentativo. Buon per noi che ci non sia tanto vero quanto ovvio! Poich l'unica cosa che ci salva, l'unica soluzione di tutto questo il riposo. Il movimento solo possibile in una coppia reciproca; la somma dei suoi vettori zero. Il nodo dell'universo solo apparente; pur se appare di Gordio, lo si tiri fermamente ed esso si scioglier. E' questa apparenza che provoca il danno; le tenebre sono scese sul golfo, le nuvole si addensano minacciosamente in forme mostruose; una falsa luna si illumina dietro di esse; abisso nell'abisso da ogni parte, oscurit e pericolo; il suono diabolico di ostili entit! Un riflesso di stelle ed ecco il Ponte d'Oro! Stretto e lungo, tagliente, quasi il filo del rasoio, sfavillante come la lama di una spada; un vero ponte purch non ci si appoggi a destra o a sinistra. Varcatelo - bene! Ma tutto ci un sogno. Svegliatevi! Dovete sapere che tutto questo, il golfo, la luna, il ponte, il drago ed ogni altra cosa, non sono che fantasmi del sonno; ricordatevi che varcare il ponte in sogno l'unico modo per svegliarsi. Non so quanti altri uomini abbiano la mia stessa esperienza nell'autoindurre il sogno, o piuttosto nel contesto tra il perseguito e il non perseguito, nel sogno. Ad esempio sono su una vetta ghiacciata con Oscar Eckstein. Egli scivola da un lato, io mi getto dall'altro. Iniziamo ad scavare gradini fino al picco; l'ascia mi scappa di mano, o forse mi viene strappata. Iniziamo a tirarci su fino alla cima con la corda; la corda comincia a sfilacciarsi. Fortunatamente essa poggia su uno sperone di roccia. Un avvoltoio si avventa si di noi; invento una pistola e gli faccio saltare le cervella. E cos via, attraverso migliaia di avventure, rendendomi padrone di ogni evento, non appena esso si concretizzi. Ma sono cresciuto ora, e sono sazio di brivido. Ora, al primo accenno di pericolo, metto le ali e plano maestosamente sul ghiacciaio. Questa digressione utile allo scopo di sovrapporre tale triangolo su quello del "compito": fermare il pensiero. Appare semplice, ed semplice, quando lo si padroneggiato. Fino a quel momento atto solo a portarvi

lontano dalla semplicit. Io stesso ho scritto qualche milione di parole per smettere di pensare! Ho coperto chilometri di tela con quintali di vernice per fermare il pensiero. Perci pu darsi ch'io sia da considerare un'autorit dei metodi errati; e forse, per esclusione, del modo giusto! Sfortunatamente, non tanto facile come questo ... vi sono sessantanove modi di comporre canti tribali, e ciascuno di questi giusto. E quello giusto per uno spesso sbagliato per l'altro. Ma fortunatamente, pi reso essenziale l'obbiettivo, pi scarni e semplici saranno i metodi. Ovunque, nei miei scritti, si trova un resoconto dettagliato ed accurato del processo. Questo saggio solo un'apologia ad un possente motore catalizzante. Servono le spalle di Ercole per ruota del carro del principiante, la cui diffidenza suggerisce la sua incapacit a seguire quelle istruzioni nelle difficoltose circostanze della quotidianeit, o per l'entusiasmo di chi saggiamente determina come Kirk Patrick di 'Mak Siccar'! Infatti, le preoccupazioni mondane, la falsit del denaro, la lussuria della carne e dell'estetica, l'orgoglio della vita, e tutti gli altri nemici dei santi, soffocano la parola e la rendono sterile.

2. Il Deserto. Se la pace di un monastero falsa per la lenta, insana ed artificiale monotonia, la vera cura per ogni disturbo del pensiero la natura, l'essenza del deserto. Qui l'anima si sottopone ad una triplice trama: primo, la novit del "paesaggio", la sua strana e saliente semplicit dal potere lenitivo. Ci propedeutico alla cura; si respira infatti l'atmosfera di casa; si sicuri della vocazione dell'anima. Secondo, la frivolezza della mente, una volta saziata dalla novit, si annoia, diviene insofferente anche ad una passionale ribellione.

Il Novizio si avventa contro le sbarre; lo straniero del deserto vola verso Londra o Parigi con il diavolo alle calcagna. Un vero saggio non frena l'accolito che non capace di trattenere se stesso; ma nel deserto, l'esule, se dubita dei propri poteri - ancora di pi, forse, se non li disconosce! - potrebbe rendere impossibile il ritorno. Ma come dovrebbe agire in tal caso? Credete me, che ho provato, il viaggio pi lungo, le difficolt pi aspre, sono come nulla, una freccia luminosa di gioia, quando il grande orrore stato lasciato alle spalle e si ha davanti il santuario di Parigi! Perch in verit, il grande orrore - solitudine - nel momento in cui lo spirito non pu immergersi, per molto, in una mente in continuo mutamento, ridere mentre le sue piccole onde solari lambiscono la pelle, ma, fare silenzio nel castello di pochi pensieri, passeggiare nella sua stretta prigione, scaricando la pietra del tempo, nutrendosi dei suoi stessi escrementi. Non splendono stelle nell'oscurit di tale notte, n si agita schiuma sul mare, putrido e stagnante. Anche la forma vibrante che il deserto conferisce al corpo, come una lancia nella gola dell'anima. Il passionale bisogno di agire, pensare, scava lo spirito sin nel profondo come un cancro. E' lo scorpione che punge se stesso nella sua agonia, e nessun'altro veleno pu aggiungersi alla tortura del cerchio di fuoco; nessuna angoscia ulteriore lo strappa al suo annichilimento. Ma contro questi parossismi vi un ottuplice sedativo. Il delirio di follia si perde in uno spazio senza suoni; gli appelli di colui che affoga, non sono raccolti dal mare. Questi sono gli otto genii del deserto. Sono gli otto elementi del fohi: Maschile Femminile Il Lingam (vita) La Yoni (spazio. Le stelle) Il Sole La Luna

Il Fuoco L'Acqua L'Aria (legno) La Terra Nel deserto essi sono scissi: ciascuno di essi nudo. Sono puri ed imperturbati;bati non si spezzano o si dissolvono per mezzo di incontri o comunioni; ciascuno se stesso ed isolato, in armonia con gli altri, ma in alcun modo interferendo. Le linee di demarcazione sono nette e secche; ma inspiegabilmente da esse nasce morbidezza. Sono immitigabili, gli otto elementi, eppure insieme, essi mitigano incommensurabilmente. La mente che si rivolta contro di loro inchiodata a terra dalla loro persistente pressione: come quando si getta un microscopico cristallo di sale nell'acqua, esso viene eroso silenziosamente e rapidamente, e non pi. L'acqua non si increspata; la sua azione quella del destino, infinitamente ineluttabile quanto infinitamente calma. In tal modo la mente si adegua a questo o a quel pensiero; e poi viene ricondotta indietro al silenzio dagli otto grandi fatti. Il vento del deserto non tollera alcun ostacolo nella sua corsa; il sole risplende bruciante sulla terra cotta del villaggio; la sabbia sotterraneamente e inesorabilmente corrode l'oasi, eccezion fatta per il breve momento in cui l'uomo pone la sua opera contro di essa. Eppure nonstante questo, la sorgente sgorga magicamente dalla sabbia, e neanche il simun pu costringerla o evaporarla; tantomeno l'immane sterilit del deserto riesce a sconfiggere la vita. Guardate in ogni dove, ogni duna di sabbia ha i propri abitanti - non coloni, ma indigeni dell'apparentemente inospitale distesa. La luna stessa che placidamente compie la sua rivoluzione intorno alla terra, cambia apparentemente, quasi a dire: "Anche in questo modo ti avvicinerai al sole. Sono nuova o sono piena? Non fermare su questo il tuo pensiero; poich il mio modo d'essere non che il punto di vista da cui tu mi guardi. Io sono solo lo specchio della Luce Solare, buio o luminoso secondo l'angolazione del tuo sguardo. Lo specchio muta? Non sempre di levigato

argento? Non ho forse invece una faccia sempre rivolta verso il sole? Prenderai gioco di te stesso se mi chiami 'Colei che Cambia'." Con riflessioni di questo tipo, pu darsi che porrete fine alla ribellione della mente contro il deserto. Poich la vita stessa, qui nell'oasi qualcosa di ordinato da questi elementi. La notte fatta per dormire, non vi nulla per cui vegliare, non vi luce artificiale, n nutrimento letterario artificiale. Non vi scelta di carne: si sempre affamati. Il condimento del deserto fame, fame unica come le salse per gli inglesi. Dopo aver mangiato, bisogna mettersi in cammino; e vi un solo luogo dove andare. Vi una sola lezione da imparare: la pace; un solo commento sulla lezione: il ringraziamento. L'amore stesso diviene semplice ed essenziale come il resto della vita. Uno sguardo nel Caf Maure, un patto silenzioso con la delizia, una dolce fuga verso lo spazio aperto tra le dune sotto le stelle dove il villaggio stato gettato, come non fosse mai esistito, come sono in quel momento felice tutte le trasgressioni del peccatore, ed ogni urlo di vita, eccetto la virt del Santo Uno; oppure verso l'ombroso angolo di un giardino dell'oasi, accanto al ruscello, dove, attraverso le palme che vibrano dolcemente, giungono i primi raggi lunari da oriente, e la vita rabbrividisce e vibra in un intorpidito unisono; tutto, tutto in silenzio, n nomi, n lamenti vengono scambiati, ma un atto si conduce al termine con chiara volont. Mai pi. Nessun rumore, o confusione, o disperazione, o autotortura, nemmeno nel ricordo, e ci all'inizio orribile; ci si aspetta cos tanto dall'amore, tre volumi di falsit, un labirinto invece di un giardino. Da principio difficile capire che ci amore non pi di quanto un brufolo sia parte del collo di un uomo. Tutte le spezie con cui siamo abituati a condire la pietanza per i nostri palati depravati, da Maxim, da S. Margaret, corse in automobile, la Corte dei Divorzi, questi insani piaceri. Non sono l'amore. Tantomeno l'amore l'esaltazione delle emozioni, sentimenti, follie. La porta di servizio non l'amore (o il ponte in via degli innamorati); amore la corporea estasi di dissoluzione, la tortura della morte della carne, in cui l'Ego per un momento simile ad un Eone che ha smarrito l'ineluttabile coscienza di s; e diviene un unico con la coscienza di un altro, presagendosi quel pi alto sacramento di morte, quando "lo Spirito

ritorna a Dio che lo origin". E questo segreto ha pure la sua funzione nell'economia della vita. Mediante la strada del silenzio si arriva al cancello della Citt di Dio. Come la mente il possente guerriero (cio Pace Imperturbabile) di questi elementi del deserto, cos infine l'Ego si ritrova da solo, senza armatura, conscio di s e di null'altro. Questa la suprema angoscia dello spirito: comprende se stesso come se stesso, una cosa separata da ci che non se stesso, da Dio. In quest'impulso vi sono due vie: se paura ed orgoglio permangono nell'anima e, essa si richiude in s, come uno stregone nella torre, che batte i denti in agonia. "Io sono io", urla, "Non perder me stesso". Ed in tale stato di dannazione, viene lentamente lacerato dagli artigli delle circostanze che si disintegrano amaramente, per ogni suo struggimento, attraverso i secoli dei secoli, i suoi stracci sono destinati ad essere lacerati nel letamaio oltre le mura della citt. Ma se lo spirito comprende la benedizione di quella sublimazione che abbranca l'universo e lo divora, che senza speranza o paura, senza fede o dubbio, senza amore o odio, dissolve s stesso e quindi vive ineffabile la sua essenza nella generosa beatitudine di Dio. Esso urla come Shelley, che "le catene di piombo sul volo di fuoco" lanciano metallo fuso dalle sue membra: "mi affanno, affondo, tremo, spiro" e nell'ultima esalazione diviene uno con il primitivo e finale respiro, il Santo Spirito di Dio. Tale deve essere l'acme di ogni ritiro nel deserto da parte di ogni Aspirante ai Misteri, il quale possieda la scintilla di fuoco in lui; egli viene in armonia con la quiescenza fisica (alla regolarit, semplicit, unit di movimento) dal costante esempio e compulsione degli elementi. Egli viene obbligato all'introspezione dalla essenzialit del paesaggio esteriore, la percezione oltre le sensazioni, la legge che posta sotto la percezione, ed infine quella coscienza che fonte di legge. Prima o poi, secondo la sua energia o la sublimazione della sua volont, egli deve strappare il velo e ammaliarsi dei muri lucenti dello spazio, deve proferire nell'estasi raggiunta: "Questo l'Io!". Ora fatelo scegliere! Da questo momento dell'annichilimento del S in Pan, egli guarito dalla malattia, "autoconoscenza". Egli pu ritornare tra i suoi amici, e muoversi tra loro come un re, brillare tra loro come una stella. A lui giungeranno ineluttabilmente per la luce, a lui giungeranno per risanare le ferite. Egli alzer la sacra lancia, e toccher il fianco del re, che non venne ferito da arma minore; ed il re sar

sanato. Infiler la punta della lancia nel Santo Graal, e di nuovo risplender di vita ed estasi, spandendo il dono di refrigerio misterioso ad ogni compagnia di cavalieri. Poi, avranno le rocce della vita lacerato il suo corpo, e la neve raffreddatolo, e non vi sar direzione verso cui volgersi? Avr egli raggiunto il segreto? Non sar egli entrato nel Santuario del Pi Sommo? Sar prescelto ed armato contro tutte le cose? Non egli padrone del destino e degli eventi? Cosa pu toccarlo, essendo divenuto intangibile, perduto in Dio? O conquistarlo, essendo divenuto inconquistabile per aver conquistato se stesso essendosi donato infine a Dio? Tanto si pu scrivere sulla sabbia, quanto il dolore pu incidere sulla sua anima. Tanto possibile oscurare il sole, quanto soffocare la luce che in lui. Questo scrissi nei giardini di palme di Tozeur, vicino alle acque della sorgente; cos scrissi mentre il sole maestosamente calava nel cielo, ed il vento sussurrava di non provenire da alcun luogo ed in nessun luogo essere diretto, come scivolasse da eternit ad eternit. Amen.

Amore la legge, amore sotto la volont

Aleister Crowley, Tozeur, 17 marzo 1914 e.v.

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