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LA CORDELLIERA MASSONICA

(o CORDONE CON «NODI D’AMORE»)

di Ruggiero di Castiglione

La “corda”, chorda, dal greco χορδή, ‘intestino’, ‘budello’, è il prodotto dell’intreccio di numerosi fili
ritorti, idoneo a sostenere oggetti più o meno pesanti. Maggiore è il numero dei fili, maggiore è il carico da
sopportare. I fili devono, dunque, diventare un solo filo, una fune: il «molteplice» si muta nel suo sviluppo
successivo in una «unità». Rappresenta, dunque, uno dei simboli della «forza», dell’«aiuto»,
dell’«equilibrio».
Nell’Antico Egitto, intorno al 3.000 a. C., i membri di una particolare casta sacerdotale erano
denominati “arpedonapti” , dal greco αρπεδόνη, ‘corda’, ‘laccio’, e άπται, ‘annodato’, volgarmente tradotto
in «tenditori di corde». A costoro era riservata la misurazione dei terreni e, attraverso il cosiddetto
«metodo della corda», riuscivano ad ottenere perfetti angoli retti. Tale sistema, usato anche nelle
costruzioni delle piramidi, era praticato secondo un preciso rituale ed era basato su una corda lunga 12
unità (o multiplo), aventi nodi che la dividono in parti, lunghe rispettivamente 3, 4 e 5 (o multipli). Numeri
che saranno, da allora in poi, considerati «sacri».

Fig. 1 - Arpedonapti mentre tendono una corda.

Uno di questi strumenti di misurazione - un rotolo di corda accuratamente intrecciata - fu scoperto,


durante importanti scavi archeologici in Egitto (1923), nella «Camera del Tesoro» della tomba del faraone
Tutankhamon (sec. XIV a.C.) della XVIII dinastia.
Il filosofo Eudemo di Rodi (IV sec. A.C.), fedele discepolo di Aristotele, affermava giustamente che:
«la geometria fu scoperta dagli Egizi sulla base delle loro misurazioni del terreno».
In greco classico “corda” si dice anche σχοΐνος, ‘corda di giunco’, proveniente dalla radice proto-
ariana SKA/SKOI, ‘mettersi in movimento’, ‘salire’, da cui discendono numerosi termini europei dal
significato di «scala»,«scalare» (fr.: escalier; ingl.: scale; sv. e ted.: skala; sp.: escalera; ol.: schaal; ecc.). È,
quindi, anche un simbolo «ascensionale» (1).
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(1)- Sull’argomento, cfr. CASTIGLIONE (di) Ruggiero, Corpus Massonicum, Roma, Casa Editrice Atanòr, 2007, p. 319 n.
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Fig. 2 - Il rotolo di corda intrecciata della «Camera del Tesoro» della tomba del faraone Tutankhamon.

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Organo flessibile, la corda è un attrezzo indispensabile per qualsiasi attività edile, in quanto è
presente in varie fasi del lavoro dei muratori.
La corda ha innanzitutto conservato, lungo i secoli, la sua funzione di strumento per misurare le
superfici. Essa è, tra l’altro, utilizzata sul terreno, quando si traccia la demarcazione delle fondazioni e,
conseguentemente, qualche Autore l’ha definita un «simbolo iniziatore».
Diversi sono gli attrezzi dove la fune è un elemento fondamentale: dall’argano al paranco, dalla
burbera alla carrucola, alla puleggia, tutti strumenti utili per tirare su gravi pesi.
Le corde, specialmente quelle più robuste, rivestono anche una funzione di «sostegno» e di
«guida», in particolar modo nei ponti pensili, impalcature di legname (dette pure “armature” o “castelli”).
Sostenute nel vuoto da corde legate a travi (i cosiddetti “trespoli”) sporgenti dal tetto o da finestre, i ponti
sono utilizzati dai muratori per innalzare o restaurare edifici, dagli intonachisti per rifinire le facciate, dai
pittori per colorire o dipingere volte e pareti.
Nelle fabbriche monumentali, destinate alla costruzione di cattedrali od altri importanti edifici sacri,
i lavori più pericolosi, come quelli messi in opera sulle coperture (guglie, pinnacoli, archi rampanti, torri),
erano riservati a lapicidi giovani e dotati di alta professionalità. Quest’ultimi erano tutelati nel corso dei loro

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Fig. 3 - Operai medievali durante l’erezione di un muro.

interventi, oltremodo rischiosi, da imbracature di corde, collegate a solidi puntelli oppure a robusti
compagni. Un sistema di sicurezza (detto, in inglese, buddy system, ‘lavoro in coppia) che, utilizzato in spazi
aperti ed elevati, tiene uniti ad un’unica corda e separati con una congrua distanza l’uno dall’altro gli
esperti muratori. Trattasi, pertanto, di una vera e propria «cordata», dove per la salvaguardia
dell’incolumità del singolo vige il principio del «reciproco aiuto» da parte dell’intero gruppo (2).

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L’impiego della corda presso i cantieri dei massoni operativi non può inevitabilmente ignorare le
varie tecniche per fare un “nodo”, dalla voce lat. nō-dus, ‘vincolo’, ‘legame’, la cui origine è la radice
indoeuropea DH, ‘attaccato’. Dallo stesso tema provengono le parole sanscrite dhárana, ‘sostegno’,
dharman, ‘ordine’, dhárma, ‘legge’, fino alla greca δεσμός, ‘corda’, ‘legame’.
Uno dei nodi più usati dagli edili è, senza dubbio, quello denominato «d’arresto», perché blocca la
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(2) - “Solidarietà”, da sŏlidum, ‘vincolo’. La parola “sillaba”, lat. syllăba, proviene dal gr. συλλαβή, ‘legame’, ‘insieme’.

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corsa della corda quando la stessa è sottoposta a tensione, impedendo così eventuali slegamenti (stato di
inamovibilità). Il più famoso «nodo d’arresto» è il «nodo a otto» o il medievale «nodo d’Amore»,
anticamente conosciuto anche come «nodo del Signore» o «nodo o laccio di Salomone» e, infine, come
«nodo Savoia».
Il «nodo a otto» prende nome dalla sua caratteristica forma di 8 rovesciato (o coricato). La sua
esecuzione è abbastanza semplice: prendere un capo di una corda e formare un’asola, poi eseguire con il
medesimo capo un giro completo intorno all’asola inserendola nella stessa, infine tirare. Le sue
caratteristiche sono molteplici: si realizza celermente, si scioglie agevolmente, sopporta un’ottima tenuta di
carico, evita ogni eccessiva pressione, usura o indebolimento della corda.
Per la sua funzione di «legame», di «vincolo», di «unione tra due entità» (i due «cerchi» congiunti
dell’8), questo nodo simboleggia sia l’«amore» tra due esseri (maschio e femmina) che l’«Amore» per il
Signore Assoluto, tra creatura e Creatore.
Il «nodo (o «laccio») di Salomone» richiama il sigillo di Salomone, un esagono stellato (o scudo di
Davide) attraversato da una linea orizzontale, che René Guénon afferma essere conforme all’adagio
ermetico «ciò che è in alto è come ciò che è in basso» (3).
Il «nodo a otto» appare, in tarda età (sec. XIV), come simbolo della casata Savoia nel loro stemma
araldico e prende da allora anche il nome di «nodo Savoia».

Fig. 4 – Il «nodo a otto».

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Al di sotto della «Volta Stellare», i Templi massonici moderni sono cinti da una «cordelliera» di
colore rosso, detta erroneamente «Nappa dentellata» (in ingl.: indented tassel), ornata da 12 «nodi
d’Amore», le cui estremità terminano con un fiocco a pendaglio dietro le due colonne d’Occidente.
La volontà di conservare l’antica denominazione inglese della massoneria operativa ha, infatti,
provocato non poche incomprensioni tra gli studiosi. I «quadri di loggia» delle confraternite di mestiere

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(3) - The Speculative Mason,vol. XXVII, aprile 1935, p. 77.

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d’oltremanica erano bordati da una orlatura dentellata, costituita da triangoli (4) alternativamente bianchi e
neri e fermati agli angoli della cornice rettangolare da quattro nappe o fiocchi terminali. Il disegno
richiamava indubbiamente una rappresentazione dentata, da cui il nome: indented, ‘dentellato’, e tessel,
‘pavimento (a scacchi bianchi e neri)’. Questo elemento simbolico riproduce con una traccia appena
accennata il mosaico dei Templi massonici, quale prolungamento dell’impiantito oppure come una sintetica
raffigurazione dello stesso in sua assenza (5). Poiché i lavori di loggia non sempre venivano, nella realtà,
eseguiti in luoghi opportunamente attrezzati (6), era necessario che il «quadro di loggia» da dispiegare sul
pavimento o su un tavolo doveva contenere alcuni elementi fondamentali per la regolarità rituale: ed uno
di questi era la cornice dentellata. In alcune logge tedesche, lungo i bordi dei «quadri» era viceversa
tracciata una catena, una difesa protettrice, un baluardo da eventuali influenze profane (negative, infere).
Malgrado l’introduzione nei «quadri di loggia» della «cordelliera» molte «officine» (francesi,
tedesche e svedesi) conservarono, nel corso del sec. XVIII, l’uso di bordarli anche con la decorazione
dentellata, in un’armonica simbiosi. Quest’ultima guarnizione venne gradatamente in desuetudine con il
predominio del nuovo simbolo.
Le prime immagini di una «cordelliera» risalgono alla seconda metà degli anni ’30 del sec. XVIII e
sono state pubblicate da fonti esclusivamente francesi ed hanno in genere una funzione puramente
decorativa con 2 nodi e 2 nappe. La loro origine è araldica: era un ornamento o fregio esterno dello stemma
delle vedove appartenenti a famiglie aristocratiche, in uso dal sec. XV. Trattasi di «una collana che a guisa
di laccio d’amore è formata da due cordoni di seta nera e bianca, moventi dalla corona, attorcigliati intorno
allo scudo fatto a losanga, svolazzanti e infine fioccati» (Larousse). Anche nell’araldica ecclesiastica il
«cordone a nodi» è presente d’antica data.

Fig. 5 - La Cordelliera.

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(4) - In Francia la voce «triangolo» è stata sostituita con quella più appropriata di flèche, ‘freccia’.
(5) - Le «officine» che seguono il rito Emulation hanno conservato a tutt’oggi la tradizionale bordatura anglosassone.
(6) - Spesso erano preferite trattorie, residenze private od altro.

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Il numero dei nodi presenti nelle «cordelliere» disegnate nei »quadri di loggia» varia a secondo
l’Obbedienza, la ritualità, e, spesso, secondo il luogo: abbiamo rappresentazioni con 1, 2, 3, 5, 6, 7, 9 e 12
nodi, ornati da 2 e perfino 3 nappe (7). Tutte hanno una comune caratteristica: i cordoni, dopo aver
attraversato i lati settentrionale, orientale e meridionale (o viceversa), terminano sempre ad Occidente,
lasciando libero il passaggio tra le «due colonne».

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Laurent Bastard del Centre d’Étude des Compagnonnages (8) ha individuato, presso la cattedrale
gotica dei Saints-Michel-et-Gudule di Bruxelles (Belgio), una lapide di un maestro muratore, le cui iniziali

Fig. 6 - La tomba del Maestro Massone Jean Cosyn.

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(7) - Le «cordelliere» erano tracciate (disegnate o stampate) sui «quadri di loggia» secondo vari proponimenti:
pitagorici, planetari, zodiacali o, semplicemente, decorativi. I «nodi d’Amore» potevano variare anche secondo i
gradi di riferimento dei «quadri» (3 per l’Apprendista, 5 per il Compagno d’Arte e 7 o 9 per il Maestro).
(8) - A propos du lacs d’amour, in Compagnons ᶓ Compagnonnages, 3 dicembre 2009.

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Fig. 7 - I simboli muratori della lapide Cosyn.

sono I C (9), attorniate da diversi simboli massonici: dallo scalpello al martello, dal righello al compasso, dal
filo a piombo alla cazzuola, dalla squadra fino ad una inconsueta matassa di corda. Quest’ultima si
presenta come una lunga fune avvolta, forse con l’aspo oppure con l’ausilio di un braccio ripiegato, in più
giri uguali ed ampi e poi legata attorno a sé stessa con uno dei bandoli. Allo sguardo dell’osservatore la
matassa si presenta esattamente come un otto reclinato, simile al simbolo dell’«infinito» e, quindi, anche a
quello del «nodo d’amore». Questa lapide attesta che il simbolo muratorio della corda, almeno dai primi
anni del sec. XVIII, era conosciuto ed utilizzato come testimonianza iconografica di appartenenza ad una
corporazione di mestiere.

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(9) - L’architetto e scultore Jean Cosyn nacque, nel 1646, a Bruxelles (Fiandre, sotto sovranità austriaca). Diviene, nel
1658, apprendista presso la bottega d’arte del fiammingo Arnould Moereveld. L’anno successivo è ammesso
come Maestro Scultore nel Métier des Quatre-Couronnés (Gilda dei Quattro Coronati). Il suo nome è legato alla
ricostruzione della Grand-Place, la piazza principale dell’odierna capitale belga, dove ha diretto, nel 1696-97, i
lavori della maison des Boulangers, la casa della corporazione dei Panettieri, denominata anche «roi d’Espagne»,
con una facciata a tre ordini classici (dove spicca un busto di re Carlo II di Spagna), ornata di statue e cupole
ottagonali. Partecipò, nel 1697, anche al restauro della maison de la Brouette (La Carriola), la casa della
corporazione degli ingrassatori. Gli è stata attribuita anche il progetto originario della maison du Spectacle «La
Bellone». Morì, nella sua città natale, il 1° aprile 1708. Sepolto nella cattedrale dei Saints-Michel-et-Gudule di
Bruxelles, l’iscrizione della sua tomba risulta illeggibile e nessun cartello segnala il personaggio. La lapide è ornata
dalle citate cifre I C (Iohannes Cosyn) circondate dai sopracitati simboli muratori.

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La proiezione piana delle due asole rappresenta simbolicamente i due cicli o polarità dell’esistenza, la
nascita e la morte, l’evoluzione e l’involuzione, cioè l’intera manifestazione vitale nel suo duplice aspetto di
forze o principî contrapposti: maschile-femminile, attivo-passivo, ecc. (10). Il piccolo rotolo di corda centrale
che tiene uniti i due occhielli raffigura il piano mediano della coesistenza e complementarietà delle due
nature. È, dunque, un’immagine dello stato umano sottoposto al rapporto duale spazio-tempo. Nel
sepolcro della cattedrale di Bruxelles, il «nodo a otto» indica in maniera chiara: «qui è sepolto un uomo che,
nella sua vita, ha esercitato il mestiere di muratore». Essendo un sistema chiuso, esso richiama il passato e,

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(10) - Per gli Egizi, il «nodo vitale» era il «segno di vita». Come denominazione di una particolare annodatura della
cravatta, fu ripreso, quale simbolo della vita, dai membri del Compagnonnage.

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come la «clessidra», esprime anche il significato di «ritorno alle origini» (11).
Questo “emblema”, dal greco έμβλημα, ‘ ciò che è dentro’, è stato, in seguito, ripreso dalla
massoneria moderna che lo ha adottato come ornamento simbolico da inserire nel proprio Tempio.
L’involto di corda si è quindi trasformato nel «nodo d’amore», un otto coricato attraversato dalla
stessa corda in un movimento in entrata ed in uscita. Questa figura, dove ogni settore risulta tagliato in due
parti, ha acquistato un significato più ampio: l’essere umano nella sua integralità corporea e spirituale,
dotato della cosiddetta possibilità totale. Una vera e propria «quadratura del cerchio», un attributo
geometrico dell’Uomo Universale o Perfetto, dell’Iniziato, dell’Androgine (12).

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(11) - «Tutto nasce dal mare e tutto vi ritorna». Questo antico aforisma ha indotto qualche Autore a paragonare la
forma sinuosa del «nodo d’Amore» con quella delle onde del mare, il cui continuo movimento è l’immagine della
vita e della morte, dell’«eterno ritorno».
(12) - Sullo «stato androgine», cfr. CASTIGLIONE (di) Ruggiero, op. cit., ad indicem.

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I capi della corda che fuoriescono dalle asole sono inoltre collegati esternamente alla corda stessa,
cioè al proprio Principio.

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Nel Tempio massonico, la «cordelliera» di colore rosso e di lunghezza pari a 360 cm. (o un suo
multiplo) è corredata da dodici «nodi d’amore» posti alla stessa distanza l’uno dall’altro.
Com’è noto, la loggia è una rappresentazione cosmologica, dove sul soffitto templare è raffigurata
la «Volta Celeste» e sul pavimento la «dualità» degli scacchi bianchi e neri: il massone è, secondo
tradizione, posto al «centro» o nel «mezzo» tra il Cielo e la Terra, in funzione di «Mediatore».
La giusta posizione della «cordelliera» è al di sotto del firmamento e al di sopra di ogni immagine
che richiami il mondo terrestre (13), esattamente lungo un metaforico orizzonte, una precisa demarcazione
tra il Superiore e l’inferiore, tra l’Alto e il basso.
Il rosso è il primo colore dell’arcobaleno, del ponte che unisce la terra al Cielo; associato al Sole, al
fuoco, all’amore, alla forza, al sangue, … e agli arcangeli.
Il numero 360, pari ai gradi della circonferenza, ha sempre ricoperto un ruolo primario nella
massoneria operativa (14), richiamando così un simbolismo del Cielo, presente in tutte le tradizioni, nella
sua forma circolare, per es. il cerchio, la ruota, e così via.
La «cordelliera» con I dodici «nodi d’amore» evoca chiaramente il «cerchio zodiacale», diviso nel
numero perfetto di dodici parti, corrispondenti alle dodici costellazioni.
Come sopra accennato, i due capi della «cordelliera» terminano a pendaglio con una nappa (o
fiocco) ai lati esterni delle «due colonne» del Tempio, attestando così una funzione statica e terminale.
Varcata la porta d’ingresso, posta tra le «due colonne», il Massone inizia in loggia, dopo aver
lasciato il mondo delle tenebre e della profanità, la sua «opera» di Uomo Universale o Perfetto, ponendosi
al confine tra la Terra e il Cielo e solcando le dodici tappe (o stazioni) dello Zodiaco. Riproponendo il
percorso del Sole lungo l’eclittica, fonte della «luce», il Libero Muratore crea la sua opera terrena quale
proiezione di quella celeste. Completato il suo «travaglio» (15), ripercorre a ritroso il suo cammino e, come il
Sole, rivarca le «due colonne» (prive di ostacoli) per ripiombare nel mondo della materialità contingente e
della relatività frustrante della vita quotidiana.

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(13) - Per es. al di sopra dei capitelli delle colonne laterali poste a settentrione e meridione della loggia.
(14) - Il sacro anno solare egizio di 360 giorni si divideva in cinque parti di 72 giorni ciascuno (360/5=72), dedicate
rispettivamente alle cinque principali divinità: Osiride, Iside, Neftis, Seth e Horus. Il numero 72 è anche il valore
della rivoluzione solare sull’eclittica celeste. In Massoneria, le aste dei Diacono sono lunghe esattamente 72 cm.,
la mazza o verga del Maestro delle Cerimonie e il canapo (cable-tow) dell’Iniziando 144 cm. (72 x 2). Nella
simbologia matematica, il 72 è il prodotto di 23 (8) x 32 (9), cioè il fattore della dualità (la materia) elevata alla
trinità (lo spirito) e il fattore della trinità (lo spirito) calata nella dualità (la materia).
(15) - Trattasi del «lavoro» di perfezionamento svolto insieme ai Fratelli di loggia, al fine di realizzare la propria
evoluzione spirituale.

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