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CHI SCRISSE LORAZIONE DI PICO?

BRIAN P. COPENHAVER UCLA Giovanni Pico della Mirandola non scrisse mai un Orazione sulla dignit dell'uomo, n mai pens a redarre quella famosa e tanto celebrata proclamazione sulla libert delluomo: le parole de dignitate hominis sono state abbinate al discorso di Pico a posteriori, decine danni dopo la sua morte. cos occorso anche per il concetto di libert e dignit delluomo, comunemente attribuitogli, ma che in verit emerse ancora pi tardi, arrivando dalla metafisica e filosofia morale di Emanuele Kant. Fu per la prima volta verso il 1800 e a causa di quegli studiosi che riscrissero la storia della filosofia in termini kantiani e poi hegeliani che si cominci ad intravedere questo concetto nellOrazione. Per tanto accadde che nei due secoli che seguirono, lOrazione sulla dignit delluomo si trasform in quel discorso che Pico non profer mai: discorso che non aveva nulla a che fare con le nozioni di libert, di creativit, di personalit, di individualit, di auto-formazione e di auto-espressione che gli furono attribuite a partire dal nucleo fondante del pensiero kantiano e che diedero a Pico la fama di essere stato il promotore di quel grande ideale liberale eroico rinascimentale, cosa che in realt non fece mai.1 Ci troviamo dunque a constatare che lOrazione di Pico non si riferisce alla dignit e alla libert delluomo. Di che cosa si occupa allora questo testo? Inteso a introdurre novecento proposizioni che non furono mai dibattute da Pico, questo testo pu essere considerato il suo manifesto filosofico inedito. Fin dallinizio chi scrive nel testo
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B. COPENHAVER, Magic and the Dignity of Man: De-Kanting Picos Oration, in The Italian Renaissance in the Twentieth Century: Acts of an International Conference, Florence, Villa I Tatti, June 9-11, 1999, ed. A.J. GRIECO et al., Firenze, 2002, pp. 295320; COPENHAVER, The Secret of Picos Oration: Cabala and Renaissance Philosophy, Midwest Studies in Philosophy, XXVI, 2002, 56-81; alcune parti del presente saggio sono una rielaborazione di entrambi questi lavori citati; la resa in italiano il risultato della collaborazione fra lautore e il prezioso aiuto offerto da Rossella Pescatori (ricercatrice e dottoranda in studi del rinascimento presso il dipartimento di italiano a UCLA). 1

si proclama essere un filosofo ed esorta i suoi ricettori ad usare la filosofia per ottenere un tipo particolare di salvezza la salvezza mistica. La filosofia morale, la dialettica, la filosofia naturale e la teologia sono le quattro fasi di un percorso ascetico volto a condurre oltre la natura umana, attraverso le nature angeliche verso la destinazione finale, che lunione con la divinit. Lascesa nello stesso tempo askesis e paideia, un rigoroso programma e uniter educativo. Il filosofo impara a tappe prendendo il giudizio del discernere dai Troni, apprendendo la contemplazione dai Cherubini e lamore dai Serafini; in questo modo il filosofo riesce ad istruire lanima negando il corpo e riesce a staccarsi dal mondo inferiore della materia. La sua anima lascia il corpo, in modo definitivo o momentaneo, mentre percorre la strada che lo conduce allunione colla divinit. Se il filosofo raggiunge la sua meta e vi rimane, lIo ed il suo corpo svaniscono.

Ma chi potrebbe desiderare di mortificare il corpo, fuggire il mondo e cedere lIo? questa dunque la dignit umana, quella moralit fatta per unindividuale personalit creativa che si d forma liberamente? Questo ad ogni modo quello che Pico raccomanda nella parte principale del suo discorso, dopo la toccante introduzione. Sette volte, nel linguaggio dei saggi greci e giudaici, colla sapienza dei filosofi, dei teologi e dei cabalisti, il Nostro ripete ed esplica un programma di studi e un regime che trasforma lumano nellangelico per poi annientarlo in Dio. La vita migliore per le creature umane la vita dei Cherubini, quegli angeli la cui la forza contemplativa si interpone fra i Troni, che stanno nella posizione inferiore colla loro energia di giudizio, e i Serafini, che stanno nella posizione superiore col potere dellamore. La vita cherubinica quella che gli esseri umani dovrebbero scegliere, se volessero essere salvati, e la filosofia il primo passo per adempiere questa scelta.2 Perch Pico pone in primo piano il mito trasmutato della Genesi e vuole aprire con questo il discorso dello stesso testo? Dio dice ad Adamo di averlo messo nel mezzo del mondo ma senza una sua propria natura. Da questa posizione centrale vantaggiosa, luomo pu osservare in alto o in basso per trovare ci di cui ha bisogno per realizzarsi.
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COPENHAVER, Secret, pp. 59-63 2

Pu scegliere liberamente, poich ha possibilit. Ma quando la questione una questione di scelta fra equit di valore nelle possibilit, ovvero se una sia buona quanto laltra, luomo non pu pi scegliere liberamente. Il cosmo dato ad Adamo fondato da una gerarchia che discende dalle menti celesti attraverso le anime eteree fino agli animali corporei nelle parti piene di escrementi e di rifiuti del mondo inferiore.3 Dalla sua posizione centrale, Adamo pu osservare queste differenze e andare dove preferisce; per spostarsi, tuttavia, deve sprofondare o innalzarsi; e gli unici percorsi a lui aperti sono quelli datogli da vettori morali. Lunica scelta giusta quella di scavalcare il gradiente del livello vegetale, sensuale, razionale, intellettuale e divino. Provvisoriamente disposto a met di questi cinque stadi, come essere razionale, Adamo deve salire per non cadere. Onticamente, poich la libert e la necessit sono stati metafisici, pu scegliere di non divenire un angelo. Deonticamente, poich la libert e lobbligo sono stati morali, non ha alcuna scelta. Nel discorso che Pico scrisse per Dio, il Creatore dice ad Adamo che pu darsi la sua propria forma, ma nella parte del discorso che segue, propria di Pico, lautore dice al filosofo che sarebbe suo proprio obbligo quello di trasformarsi in un angelo. Se questo il messaggio di Pico, perch lo introduce colla sua famosa allusione a quel testo ermetico chiamato Asclepius? Circa quaranta anni fa, prendendo spunti da Eugenio Garin, Paul Kristeller e D.P. Walker, Frances Yates avvi quella fase degli studi ermetici su Pico che lo fecero diventare una celebrit culturale nel mondo anglofono. Nellultima parte del suo magnifico studio su Giordano Bruno, la Yates sostiene che la scienza moderna emerse dopo il Rinascimento da una nuova direzione della volont verso il mondo e che una delle forze che stavano alla base di questo processo fu quell importantissima associazione di Ermetismo con Cabalismo fatta da Pico. La storia che la Yates racconta finisce nellalba luminosa della scienza. Nel suo racconto, l'Uomo-Mago un eroe
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G. PICO, Oratio de hominis dignitate, ed. e trad. E. GARIN, Pordenone, 1994, p. 4; ho usato questa versione del testo del Professore Garin (ma con le mie traduzioni), poich non ho avuto accesso al momento della nuova versione del testo redatta dal Professore Bausi. 3

vittorioso, che evoca dalla magia la scienza moderna. Pico, secondo la Yates, era un mago ancora pi potente di Marsilio Ficino, perch rinforz la magia di Ficino colla saggezza giudaica e cre una Cabala cristiana che fu nello stesso tempo ermetica. Egli insegn che la magia non demonica poteva essere praticata giustamente, ma che la magia aveva bisogno della Cabala per essere efficace. Secondo la Yates, lOrazione di Pico da considerarsi estremamente importante soprattutto per questa nuova, efficace e potente fusione di magia ebraica e ellenica.4 Il saluto iniziale di Pico rivolto al miracolo umano, preso dall Asclepius ermetico, conduce subito, secondo la Yates, al suo elogio della magia naturale, che considerata dalla studiosa come la magia dell Asclepius.5 Su questo punto basilare, tuttavia, la Yates si sbaglia. La magia cui Pico si riferisce neoplatonica e cabalistica piuttosto che ermetica. Se intendiamo con testi ermetici i testi greci tradotti da Ficino e lAsclepius latino gi conosciuto da Agostino, questo fatto non dovrebbe sorprenderci visto che questi scritti non trattano di magia e questo un altro punto a svantaggio della Yates. La loro tematica infatti la teologia nel senso pi ampio. Per essere pi precisi sarebbe pi opportuno parlare di spiritualit piuttosto che di teologia poich i libri Ermetici non raggiungono mai la chiarezza filosofica che il requisito fondamentale dalla teologia nel senso stretto della parola.6 Pico utilizza brevemente lAsclepius per introdurre il suo discorso si attesta solo uno dei due cenni nell Orazione ad Ermete o ai suoi seguaci ma questo non lo impegna minimamente in alcuna parte del suo contenuto equivoco, e tanto meno nel suo incipit carico di retorica. Se la debolezza dellOrazione consiste nella sua resa oratoria,

F. YATES, Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, London, 1964, p. 448; COPENHAVER, Dignity of Man, pp. 312-14. 5 YATES, Bruno, pp. 103-6; COPENHAVER, Dignity of Man, pp. 313-14. 6 COPENHAVER, Hermes Theologus: The Sienese Mercury and Ficinos Hermetic Demons, nel J.W. OMALLEY et al., eds., Humanity and Divinity in Renaissance and Reformation: Essays in Honor of Charles Trinkaus, Leiden, 1993, pp. 149-82; Lorenzo de Medici, Marsilio Ficino and the Domesticated Hermes, nel G.C. GARFAGNINI, ed., Lorenzo il Magnifico e il suo mondo: Convegno internazionale di studi, Firenze 9-13 giugno 1992, Firenze, 1994, pp. 225-57. 4

la devozione ha leso di pi lAsclepius, che come tutti gli altri testi ermetici troppo carico di toni emotivi quali piet e consolazione, ma molto scarso di teorizzazioni filosofiche e logicamente incoerente.7 Non di meno, Pico aveva un buon motivo di citare lAsclepius a riguardo dellargomento del miracolo umano visto che, citando le parole di quellantico testo, egli voleva cambiare la sua natura in quella di un dio, come se fosse un dio, disprezzando la parte che propria della natura umana. Questo anche lo scopo del programma proposto da Pico nellOrazione: la filosofia morale, la dialettica e la filosofia naturale rivelano una teologia svelata soltanto alliniziato che accetta la meta del vero filosofo: morire nel corpo per vivere nella Mente suprema. Il filosofo deve vivere la vita cherubinica, lesistenza sacra, asessuata, disincarnata di quegli angeli che sono i pi vicini agli altissimi.8 Quindi lAsclepius si ritrova ad essere pi congeniale per gli intenti di Pico quando egli stesso rinunci al mondo, invece di voltarsi verso di esso. La magia ma non quelle tracce di magia demoniaca che ci sono nellAsclepius ermetico era anche mezzo per fuggire la natura, non di domarla.9 Pico intende la parola magia in due modi: luno si riferisce alla greca goeteia (che significa stregoneria) e questo deve essere rinnegato perch opera di demoni malvagi; laltro, chiamato mageia dai Greci, invece deve essere venerato in quanto saggezza e piet. E Zoroastro, Salmose e Plotino sono i testimoni principali fra le venti persone che Pico elenca per deporre a favore della magia.10 Pico pone Zoroastro con Orfeo in quel numero di padri fondatori della saggezza antica, e sostiene che i suoi versi greci furono mutilati in quella lingua [quando erano] pi integri in quella caldaica. Gli incompleti fragmenti in greco, cui si riferisce, furono quegli Oracoli Caldaici, quel testo che risale al secondo secolo e che impression i Neoplatonici postplotiniani proprio perch i suoi oracoli in esametri collimavano cogli
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COPENHAVER, Hermetica: The Greek Corpus Hermeticum and the Latin Asclepius in English Translation, with Notes and Introduction, Cambridge, 1991, pp. xxxii-lxi. 8 PICO, Oratio, p. 12; COPENHAVER, Hermetica, pp. 69 (Asclep. 6), 218-21; Secret, pp. 601. 9 COPENHAVER, Hermetica, pp. 80-1, 89-91 (Asclep. 23-4, 37-8), 236-40, 253-7; Hermes Theologus, pp. 176-82; Domesticated Hermes, pp. 225-9. 10 PICO, Oratio, pp. 62-4. 5

stessi motivi spirituali di fondo che ispiravano la loro filosofia. Gli Oracoli offrono giustificazioni teologiche e consigli pratici rivolti a quel mistico che voglia liberare la sua anima dalla prigione del corpo. Giorgio Gemisto Pletone li raccolse prima del 1452, offrendo in dono cos una preziosa reliquia della saggezza antica a Ficino e ad altri eruditi del tempo.11 Tuttavia Pico credeva di aver trovato una prova ancora pi evidente. In una lettera ad Ficino, entusiasticamente raccont i suoi miglioramenti nellimparare lebraico, larabo ed il caldaico, come lui stesso soleva definire laramaico o il siriaco, e descrisse i libri in quelle lingue, libri, se libri siano e non tesori, in caldaico: in primo luogo gli oracoli di Ezra, di Zoroastro, e di Melchiorre dei Magi, in cui si legge una versione completa e corretta di quello che in greco circola mutilato e coperto derrori. Vi pure linterpretazione data dai saggi caldaici, breve, senza dubbio, e rudimentale ma colma di misteri, e anche un libro che espone la dottrina teologica caldaica.12 Quali furono questi libri, e come potevano essere usati da Pico nel suo discorso? La sua lettera al Ficino pu documentare dei testi che sono scritti in una certa forma semitica, ed in effetti vi era del materiale in siriaco che Pico avrebbe potuto conoscere. Una linea di questa letteratura, pervenuta dalla Siria romana, si oppone a Zoroastro, identificandolo come un malvagio prete samaritano. Unaltra linea, pi favorevole a Zoroastro, comincia dalla storia evangelica dei Magi e dalle tradizioni avestane che si riferivano a un salvatore del mondo nato da una vergine. In riferimento a questo, Zoroastro predice lavvento del Messia e trasmette la sua intuizione profetica ai Magi, che in seguito danno in dono al Signore-bambino oro, incenso e mirra preservati nella caverna dei tesori di Adamo. Numerosi di questi racconti sullinfanzia di Ges circolarono in siriaco per divulgare il prestigio dei Magi, uno dei quali si chiamava Melchiorre. Inoltre cerano molteplici

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PICO, Oratio, p. 76; E. DES PLACES, ed., Oracles Chaldaques avec un choix de commentaires anciens, Paris, 1971, pp. 7-53. 12 PICO a Ficino nel P.O. KRISTELLER, Supplementum Ficinianum, Firenze, 1937, pp. 2723. 6

Apocalissi siriache e le visioni dEzra.13 Dunque da pensare che quando Pico disse a Ficino di aver visto gli oracoli di Ezra, di Zoroastro, e di Melchiorre dei Magi, potesse avere in mente e si riferisse a tali pseudoepigrafi siriache. Se Pico vide i testi siriaci in lode di Zoroastro, forse aveva anche potuto vedere quegli altri che lo condannarono. Di certo fu a conoscenza di quegli scrittori cristiani che vedevano Zoroastro linventore delle arti magiche non per onorarlo ma condannarlo ad essere stato uno strumento di Satana. Consapevole di queste posizioni ostili, Pico stipula che il suo Zoroastro non quello di cui si potrebbe pensare, ma il figlio dOromaso, quando lo pone con Salmose come inventore della buona magia naturale.14 E per distinguere il saggio caldaico da quello disprezzato che i cristiani associavano alle arti false di magia trasmesse dagli angeli malvagi, cita il passaggio platonico di Alcibiade I in cui si definisce Zoroastro come il figlio di Horomazdos, e cos facendo scambia il dio (Ahura Mazda) del profeta per suo padre, esaltando la sua magia come il culto degli dei.15 Un testo platonico delineava la magia a Zoroastro, e un altro la pregava per le formule magiche purificatorie di Salmose, ma fu comunque Apuleio che li mise insieme, in un discorso di autodifesa in seguito ad unaccusa infertagli di praticare la magia nera. La magia unarte che gli immortali approvano, cos asserisce, colma di conoscenze e saperi che meglio ci permettono di adorarli e onorarli, unarte pia e adeguata alla divinit, e questo fu quello che Apuleio disse di aver appreso dallautorit di Platone.16 Per istruire i loro figli, afferma lautore dellAlciabiades I, i re persiani nominavano quattro precettori che dovevano addestare i giovani nelle virt cardinali sapienza,

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J. BIDEZ e F. CUMONT, Les Mages hellniss: Zoroastre, Ostanes et Hystaspe daprs la tradition grecque, Paris, 1938, I, 50-5, II, 93-135; H.F.D. SPARKS, ed., The Apocryphal Old Testament, Oxford, 1985, pp. 835-8, 927-31; A. HAMILTON, The Apocryphal Apocalypse: The Reception of the Second Book of Esdras (4 Ezra) from the Renaissance to the Enlightenment, Oxford, 1999, pp. 2-15, 30-6, 296. 14 PICO, Oratio, p. 64; AGOSTINO, DCD 21.14; BIDEZ e CUMONT, Mages, II, 15-49. 15 I Alcibiade 122A; ISIDORO, Etymol. 8.9; BIDEZ e CUMONT, Mages, II, p. 47; cf. PLINIO, HN 30.3-8. 16 APUL. Apol. 25-6. 7

temperanza, coraggio e giustizia. Il primo precettore, il responsabile per la sapienza, insegnava la magia di Zoroastro, ci che il culto degli dei, e anche i compiti del re.17 La sapienza dei Magi, dunque, una delle quattro virt naturali che usavano i pagani prima che Cristo aprisse il tesoro della grazia e desse accesso alle virt teologiche di fede, di speranza e di carit. Quindi, se la magia di Zoroastro la conoscenza della divinit ovvero la teologia, essa deve essere una teologia naturale fatta su misura per i principi e i reggenti perch dimostra loro come amministrare il loro Stato sul modello dello stato cosmico.18 La magia di Salmose, spiega Pico, medicina per lo spirito che rende temperato lo spirito proprio come la medicina rende sano il corpo.19 Come la magia caldaica di Zoroastro insegna la sapienza, quella tracica di Salmose avvia alla temperanza, e queste due magie combinate insieme, nel programma di studi pichiano, inglobano la logica e la filosofia morale dando strada alla filosofia naturale e la teologia naturale. Secondo quanto dice Platone, il divino Salmose insegn che quel rimedio curativo la parte attraverso il tutto volesse dire che si deve sanare lanima se si vuole che il corpo stia bene. E lanima guarita per mezzo di certi incantesimi che sono parole belle, e da tali incantesimi che la temperanza fatta arrivare nelle anime.20 Latto fisico di guarire il corpo, che un tipo di magia, richiede dunque un rimedio spirituale per lanima stemperata, e la forza immateriale del linguaggio lincantesimo che attiva questa terapia psichica. Plotino, lultimo dei venti esperti di magia che Pico nomina, lo menziona quando mostra che il mago ministro della natura, non il suo artefice.21 Qui Pico si riferisce alla pi ampia discussione dedicata alla magia nelle Enneadi, dove Plotino afferma che le formule magiche sono efficaci perch simpatie e antipatie agiscono in natura senza che si intromettano macchinazioni; la vera magia interna al Tutto. qui il primo mago e
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I Alcibiade 121D-22A. PICO, Oratio, p. 64. 19 PICO, Oratio, p. 64. 20 PLATONE, Charm. 156D-7C. 21 PICO, Oratio, p. 64. 8

stregone scoperto da quegli uomini che poi ritorcono questi stessi sortilegi ed arti magiche luno contraltro. La magia gi l sempre nella natura. I maghi non possono provocare effetti magici, sebbene sappiano dove trovarli e come sfruttarli per buoni o cattivi fini. Anche se Plotino ammette la magia, questa non il suo principale interesse poich considerata da lui una deviazione dallascesa, una distrazione che conduce gi al mondo materiale. La magia naturale funziona, ma questa aiuta, per il migliore dei casi, solo quellanima inferiore, e non di nessun aiuto per la salvezza. Di fatto, lanima che rimane coinvolta nella natura diviene preda della stregoniera.22 Plotino insegn che lunica via di uscita dalla natura e dalla magia lascesa filosofica attraverso la contemplazione verso lunione. Vediamo infatti come non volle n usare il rituale come modalit di salita verso lUno n mai lo intimor la magia, considerata come trappola per il filosofo. La teurgia non trov posto nella spiritualit neoplatonica finch Porfirio, allievo di Plotino, cerc di conciliare gli enigmatici Oracoli caldaici al Platonismo. Porfirio introdusse i riti caldaici come unalternativa, non solo al rigore delleducazione nelle virt ma anche ai rischi di stregoneria, ed egli restrinse gli effetti rituali nellanima inferiore. Solo la filosofia poteva mirare pi in alto, perch aveva effetto nellanima superiore. Quindi anche Porfirio, come Plotino, confin la magia reale al mondo della natura e la consider inutile per giungere al regno pi alto.23 La filosofia per Plotino era lunica via per ascendere, e per Porfirio fu ancora considerata di importanza primaria, ma Giamblico perse la fiducia nella filosofia. Egli infatti arriv alla conclusione che la contemplazione operata tramite la filosofia di per s non poteva condurre allunione: essa necessaria per lascesa ma non sufficiente, ed meno efficace del rituale teurgico, che riesce a toccare lanima superiore. La teurgia letteralmente, dio-operante lopera degli dei che dallalto arrivano nel mondo

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PLOT. Enn. 4.4.40-4; COPENHAVER, Renaissance Magic and Neoplatonic Philosophy: Ennead 4.3-5 in Ficinos De vita coelitus comparanda, nel Marsilio Ficino e il ritorno di Platone: Studi e documenti, ed. G. GARFAGNINI, Firenze, 1986, pp. 351-69; Secret, p. 73. 23 A. SMITH, Porphyrys Place in the Neoplatonic Tradition, The Hague, 1974, pp. 70, 74, 122, 128, 134-40, 147-8; R.T. WALLIS, Neo-Platonism, London, 1972, pp. 70-2, 108-10; COPENHAVER, Secret, p. 73. 9

inferiore con azioni e con oggetti che di per s trasmettono quellenergia divina. Questazioni e oggetti sono sempre collegati agli dei dalla forza dellamicizia che si proietta dagli esseri superiori nelle entit inferiori. Dallalto, lamicizia provoca pure le simpatie che operano nella natura. Alcuni rituali sono solo una teurgia inferiore: essi provocano solo questa simpatia ma non possono portare lanima allunione. Il salto finale pu essere compiuto solo dalla teurgia superiore che deve essere disposta dal potere dallamicizia divina. Ma lamicizia provoca pure la simpatia che percepita dai mortali come la magia naturale che assomiglia alla teurgia inferiore, ed entrambe queste pratiche minori possono essere delle tappe che conducono alla teurgia superiore e allunione finale. Diversa dalla teurgia di Porfirio, che vista essere unalternativa alla virt, la teurgia superiore di Giamblico richiede inoltre uneducazione alle virt cosa analoga a quella che avviene nella magia virtuosa che Platone attribuisce a Zoroastro. Anche se questa teurgia si basa sullamicizia divina e deve essere in s buona, Giamblico ammette che questa pu diventare pericolosa se corrotta o se invasa da demoni malvagi.24 Per dimostrare la fondatezza della magia naturale, Pico cita Porfirio ma non Giamblico, ed Plotino soprattutto che attira la sua attenzione. Lo sdegno del filosofo per i demoni minori, come celebrato nella sua Vita scritta da Porfirio, rinforza quellantitesi che Pico colloca fra magia naturale e demonica. Luna schiavit, laltra dominio. Luna non n arte n scienza, mentre laltra colma dei misteri pi profondi, conducendo alla meta del sapere di tutta la natura intera. Concentrandosi su un altro argomento di Plotino, Pico enfatizza che questo sapere deve essere rivolto non tanto a fare cose meravigliose, ma a cercare di servire accuratamente la natura come essa opera su di loro. Le forze usate dal mago sono gi in gioco nel mondo.25 Come scrisse Plotino:
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G. SHAW, Theurgy and the Soul: The Neoplatonism of Iamblichus, University Park, 1995, pp. 4-5, 85, 110-12, 123, 129, 150-5, 169; WALLIS, Neoplatonism, pp. 99-100, 1203; SMITH, Porphyrys Place, pp. 59-61, 83-98, 105-10, 134-40, 148; COPENHAVER, Iamblichus, Synesius and the Chaldaean Oracles in Marsilio Ficinos De vita libri tres: Hermetic Magic or Neoplatonic Magic? nel Supplementum Festivum: Studies in Honor of Paul Oskar Kristeller, ed. J. HANKINS et al., Binghamton, 1987, pp. 448-50; Secret, pp. 73-4. 25 PICO, Oratio, pp. 64-6; PORFIRIO, Vita Plot. 10. 10

Lamore dato nella natura; le qualit che conducono allamore inducono una attrazione reciproca: una volta che sorta unarte magica che traccia amore, i cui praticanti applicano attraverso il contatto di certe sostanze cos formate dallamore come per effettuare un legame dunione; innestano lanima ad unaltra anima come se fossero uniti due alberi insieme, uno con laltro. Dando questa similitudine in un latino virgiliano, Pico spiega che come lagricoltore unisce lolmo alla vite, cos il mago riesce ad unire la terra al cielo, legando le cose che sono sotto a quelle (che sono) sopra. Tali simpatie o incantesimi innati sono seminati nella natura delle cose, e si possono scoprire e raffigurare quando la magia rende note le meraviglie celate nelle parti segrete del mondo.26 Fino a questo punto Pico si riferisce a una magia naturale di tipo plotiniano, ma fa di questa un tema cristiano. Nello scoprire le meraviglie del mondo, la magia naturale provoca nelluomo quella stupefazione verso le opere di Dio la cui fede, speranza e disposizione caritatevole sono sicure e certe conseguenze. Perci, mentre la vecchia magia pagana aveva introdotto le quattro virt naturali, ora si innestano le tre virt teologali che sono a disposizione di una nuova magia cristiana che contemplando continuamente le meraviglie di Dio ci spinge verso un amore cos ardente da non poter trattenere la canzone, colmi sono i cieli, colma tutta la terra della grandezza della Tua gloria. Questinno, che la magia naturale ci spinge a cantare, la musica dei Serafini, una parte della loro triplice gloriosa cantica come scritto in Isaia. La magia, ovvero la buona magia naturale che Pico difende, ci spinge ad unirci con questi angeli altissimi nel loro canto di amore ardente e autoconsumante. La magia naturale viene cos a prendere lo stesso ruolo della filosofia naturale nel programma di studi angelici che Pico consiglia, e questo ci prepara alla teologia ed infine allUnione. Questo quello che Pico vuole dire quando dice che la magia la realizzazione finale della filosofia naturale.27 questo il ruolo elevato dato alla magia che la fa entrare nella teologia che a sua volta consente di

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PICO, Oratio, p. 66; PLOT. Enn. 4.4.40; VERG. E 2.70; G 1.2, 2.221; COPENHAVER, Iamblichus, pp. 446-7, 451. 27 PICO, Oratio, pp. 62, 66-8; ISA. 6:3. 11

varcare quel confine il limite dellanima inferiore teorizzato da Plotino. Questo rende la definizione della magia che ritroviamo nellOrazione pi vicina a Giamblico o a Proclo. Recuperando le posizioni di questi due ultimi neoplatonici, Pico non vuole dominare il mondo della natura ma fuggirlo e superarlo. E la Cabala, cio la saggezza giudaica volta a rinforzare la magia greca e caldaica di Pico, mira allo stesso scopo, che quello di fuggire il mondo. I riferimenti alla Cabala nellOrazione sono prevalentemente di carattere storico o apologetico. La storia racconta e giustifica la distinzione fra rivelazioni essoteriche ed esoteriche trasmesse dalla tradizione giudaica e rinforzate dai Gentili. Il motivo apologetico di Pico quella di dar battaglia in nome della fede e contro le calunnie spietate degli Ebrei.28 Per convincere i Cristiani a combattere gli Ebrei con la forza aliena della Cabala, ne asserice la verit e importanza, ponendola al livello della filosofia platonica. Pi persuasiva ancora la sua autorit teologica, come dimostrato da Pico colla promessa fatta dal profeta Ezra di un flusso intellettuale, una fonte di sapienza e un fiume di sapere che scorre da settanta libri segreti. Presupponendo che avesse conosciuto questi libri di Cabala, quel che Pico trov in quelli fu una teologia indicibile, una metafisica esatta e la pi ferma e sicura filosofia della natura. Questa progressione dalla natura fisica attraverso le forme metafisiche diretta a congiungersi alla Divinit inesprimibile rispecchia lascesa mistica come proposto dal suo discorso. Inoltre, poich la Cabala che Pico conosceva era tanto una teurgia quanto una teosofia, il rapporto tra essa e quella magia naturale preliminare conferma le sue posizioni in accordo con quelle degli ultimi neoplatonici.29 Tutto questo detto esplicitamente nellOrazione, anche se in un modo succinto ed arcano. Sottintesi ed addirittura impenetrabili al pubblico cristiano di Pico erano gli altri usi taciti della Cabala nellOrazione rivolti per interpretare i testi biblici che si

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PICO, Oratio, p. 68. PICO, Oratio, p. 74; 2 ESDRAS 14:3-6, 42-8; C. WIRSZUBSKI, Pico della Mirandolas Encounter with Jewish Mysticism, Cambridge, 1989, pp. 122, 126-7, 132, 140-2; COPENHAVER, Secret, p. 75; sopra, nota 13. 12

riferivano a Giacobbe, Giobbe, Mos, Abramo e altri.30

Questi lunghi passaggi che

rimangono tuttavia oscuri rinforzano il suo messaggio sulla via che conduce allunione mistica per quegli uomini che imparano a vivere come Cherubini: essa comincia dalla filosofia e sale attraverso la magia e teurgia. Pico presenta le sue argomentazione sette volte, citando non solo i patriarchi biblici ma anche i saggi greci ed altri antichi teologi. La settima ed ultima esposizione della vita cherubinica si apre con i memoriali dei Caldei, e finisce, come si pu prevedere, cogli angeli.31 Diviene chiaro il fatto che questa parte dellOrazione dipende dalla conoscenza della Cabala, che Pico scelse di tenere segreta, solo se la si mette a confronto con le sue Conclusioni, dove la Cabala molto pi esplicita e ampiamente discussa.32 Anche se quella tradizione mistica giudaica chiamata Cabala era cominciata nel dodicesimo secolo, prima di Pico pochissimi cristiani ne avevano una discreta conoscenza. La Cabala costituita sia da teoria che da pratica, e generalmente la si pu considerare un tipo di ermeneutica biblica.33 Una teoria della scrittura sta alla base di una pratica spirituale la cui meta lascesa mistica, ovvero la provocazione di stati profetici o messianici con diverse tecniche che includono la magia e la teurgia. I Cabalisti ritengono che il Dio nascosto, che porta il nome dInfinito, si riveli non solo nella Bibbia ma anche nelle sue dieci emanazioni o attributi, le Sefirot. Ipostatizzate nei miti, concretizzate nelle immagini e simbolizzate nelle lettere e nei numeri, le Sefirot sono al centro della

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PICO, Oratio, pp. 18-20, 26, 34-8. PICO, Oratio, pp. 34-8. 32 Per le Conclusioni, citer (dalla pagina, sezione e tesi) ledizione di A. BIONDI, Conclusiones nongentae; Le novecento tesi dellanno 1486, Firenze, 1995; si veda anche S.A. FARMER, Syncretism in the West: Picos 900 Theses (1486): The Evolution of Traditional Religious and Philosophical Systems, Tempe, 1998; COPENHAVER, Number, Shape and Meaning in Picos Christian Cabala: The Upright Tsade, the Closed Mem and the Gaping Jaws of Azazel, nel Renaissance Natural Philosophy and the Disciplines, ed. A. GRAFTON e N. SIRAISI (MIT Press, 2000), pp. 25-76; Secret, pp. 74-80. 33 Per introduzioni alla Cabala, si veda: G. SCHOLEM, Major Trends in Jewish Mysticism, New York, 1946; Kabbalah, Jerusalem, 1974; M. IDEL, Abraham Abulafia: An Ecstatic Kabbalist (Two Studies), ed. M. LAZAR, Lancaster, 2002; Kabbalah: New Perspectives, New Haven, 1988; Messianic Mystics, New Haven, 1998; Absorbing Perfections: Kabbalah and Interpretation, New Haven, 2002; A. GREEN, A Guide to the Zohar, Stanford, 2004. 13

speculazione cabalistica, il cui altro punto focale rivolto ai nomi dIddio e la loro risonanza nelle parole della sacra Scrittura. I Cabalisti prendono in considerazione il significato della sacra parola di Dio nel testo sacro per eccellenza: la Bibbia in ebraico. La Bibbia per loro un infinita fonte di conoscenza e la studiano soffermandosi su ogni sua minima parte linguistica e strutturale non solo le parole dette da Dio, ma anche il modo in cui sono state proferite, ovvero le lettere che le formano e di conseguenza la loro quantit (le lettere sono anche numeri) e la loro forma. Le parole pi potenti sono i nomi di Dio, il cui santissimo, cio il Tetragramma, non pu essere detto; scritto come Y-H-V-H, esso pronunciato come Adonai, un nome enunciato come Elohim, Ehieh, El Sciaddai ed altri nomi che si riferiscono a Dio nella Bibbia ebraica. Altre parole di grande potenza sono i nomi delle Sefirot, che come tali sono sconosciuti alla Bibbia; sono nomi non di Dio ma di aspetti o manifestazioni della divinit. Poich Dio nella sua essenza altissima rimane nascosto, gli esseri finiti possono conoscere lInfinito solo in quanto discende dallalto segreto. Gli ultimi momenti di quella discesa constituiscono il mondo dellordinaria consapevolezza umana. I primi momenti, lontanissimi e ben al di l della normale percezione, sono le dieci Sefirot. Uno degli scopi principali della Cabala quello di descrivere le Sefirot, spesso come mostrato nella Figura 1, dove tutte e dieci (indicate da S1 a S10) sono organizzate in uno schema ovvero in un albero. I principali nomi ebraici di S4, per esempio, sono

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S1 Keter Corona Fatum Supremum Ehyeh S3 Binah Intelligenza Intelligentia IHWH (Elohim) S5 Gevurah/Din Potere/Giudizio Potentia/Judicium Elohim S2 Hokmah Sapienza Sapientia Yah S4 Gedullah/Chesed Grandezza/Amore o Piet Amor or Pietas El S6 Tiferet/Rahamim Bellezza/Compassione Tipheret/Clementia IHWH (Adonai) S8 Hod Maest Decor Elohim Zevaot S9 Zaddiq/Yesod Giustizia/Fondamento Justus/Fundamentum El Hay/Sadday S10 Malchut/Atarah Regno/Diadema Regnum Adonay S7 Nezah Permanenza Eternitas IHWH Zevaot

Figura 1: Le dieci Sefirot

Ghedulla e Chesed, che significano Grandezza e Amore o Piet, e sono resi da Pico come Amor o Pietas. Il nome divino associato a S4 El, ma Pico sapeva che i Cabalisti usavano molte altre parole e nomi (Abramo, Michele, il Sud, lAcqua) per descrivere S4. La Figura 2 illustra con maggiori dettagli la terminologia sefirotica usata da Pico.

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S1 Fatum Supremum Padre, Unit Signore del Naso alef, hu S3 Intelligentia S2 Sapientia Spirito Santo, Ragione Figlio, Cristo, Ges, Messia, Intelletto Linea Verde, Giubileo, Pentimento, Amore Principio, Eden, Timore, Cervello beth, he, scin beth, iod S5 Judicium, Potentia Isacco, Gabriele Rettitudine, Nord, Timore, Fuoco S4 Amor, Pietas Abramo, Michele Piet, Amore, Sud, Acqua

S6 Tipheret, Clementia Figlio, Cristo, Ges, Messia Giaccobe, Uriele Luce, Est, Sole, Giorno, Specchio Che Brilla, Cielo, Cuore vav S8 Decor S9 Fundamentum, Justus Redentore, Acqua nun, ze S10 Regnum Spirito Santo Davide, Raffaele, Israele, Sabato Ovest, Sposa, Figlia, Dimora, Luna, Notte, Specchio Che Non Brilla, Timore Espiazione, Giovenca Rossa, Cerva Unicorna, Vino Puro, Mare, Fegato tav, he S7 Eternitas

Figura 2: le Sefirot di Pico ( Numerazioni)

Pico fu il primo cristiano che prese sul serio la Cabala e che tratt il suo sapere come materiale prezioso. Naturalmente le sue informazioni dipendevano da Giudei eruditi, con cui egli aveva stabilito i primi contatti negli anni universitari. Linformatore pi importante fu un converso (convertito) che per Pico tradusse (non bene, talvolta tradendole) migliaia di pagine della Cabala in latino. Molte parti dellOrazione sono sotto linflusso di questi testi e viene modellata secondo lermeneutica cabalistica in un modo che nessun cristiano contemporaneo avrebbe potuto rilevare, tanto meno un cristiano che non era a conoscenza della chiave di lettura fornita dalle Conclusioni. Lintenzione esoterica del pensiero pichiano, dichiarata con enfasi nellOrazione, la caratteristica che pi lo distanzia dallintero progetto della filosofia occidentale post 16

cartesiana e pure dalle filosofie pi antiche di non tradizione platonica. Desiderando non solo mistificare ma anche provocare, Pico riusc nel suo intento, pagando il prezzo della censura da parte della Chiesa.34 La teologia, la spiritualit e la filosofia tutte nel loro senso pi ampio sono i soggetti principali della Cabala pichiana, che mostra (ovvero accenna) come Dio si riveli nelle Sefirot, nei nomi divini e nelle parole della Sacra Scrittura. Nelle 72 tesi cabalistiche che formano lapice delle 900 Conclusioni, questa rivelazione diviene Cristologia e teologia Trinitaria.35 Da un punto di vista cabalistico, le Sefirot ed i nomi divini sono gli attori nel teatro del mondo teologico, cosmologico, antropologico e angelogico i cui temi principali sono lesilio, la morte, lespiazione e la redenzione: sono queste le storie che Pico fa trasparire sulla Trinit cristiana e dove leroe-salvatore Ges Cristo, il Messia. Di conseguenza, i punti principali della pratica spirituale come sono detti nelle Conclusioni sono la preghiera, la profezia e lascesa verso lunione mistica con Dio, che inoltre il soggetto principale dellOrazione. Qui Pico si dimostra favorevole tanto alla magia quanto alla teurgia come tappe necessarie verso lascesa. Le Conclusioni, che confermano lassenso alla magia, fanno vedere inoltre con pi accurata precisione dell Orazione perch Pico collega la magia colla Cabala. Egli intende la Cabala come una tecnica spirituale che, come la teurgia superiore dei filosofi neoplatonici, trova ed apre le strade verso Dio. Queste sono di solito sconosciute agli esseri umani e dunque chiuse a loro. La pratica della Cabala comincia colla teoria perch questi segreti canali della divinit devono essere scoperti ed interpretati prima di essere usati: la spiritualit segue lermeneutica.

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WIRSZUBSKI, Pico, pp. 1-18, 67-74, 106-18; D. RUDERMAN, The Italian Renaissance and Jewish Thought, nel A. RABIL, ed., Renaissance Humanism: Foundations, Forms and Legacy, Philadelphia, 1988, I, 382-43; COPENHAVER, Secret, pp. 80-1. 35 La mia interpretazione delle conclusioni Cabalistiche comincia a partire dallanalisi meticolosa effettuata da Wirszubski; con M. Allen e C. Normore, sto preparando una nuova edizione inglese delle Conclusiones per I Tatti Renaissance Library di Harvard. 17

I dettagli tecnici sullermeneutica, soprattutto le speculazioni sui segreti delle parole e lettere ebraiche, sono il materiale pi recondito delle Conclusioni. Il linguaggio la via dentrata per la sapienza; gli elementi del linguaggio sono lettere e numeri; e questi segni proliferano nei codici segreti. Il genio di Pico e la sua ambizione, che la Chiesa reput impudenza, lo condussero a questa provocante teologia della parola nascosta, i cui enigmi ed ambiguit lo incitarono verso il fascino dellesoterico. Il pi ampio progetto cabalistico presente nelle Conclusioni e dunque la Cabala nellOrazione cristologico e trinitario. Le manifestazione pi modeste di Cabala, che sono usate da Pico per sostenere la sua teoria di fondo, mettono a fuoco particolari testi biblici, illuminati inoltre dalla sapienza degli antichi teologi dei Gentili. Fra queste minori esposizioni di Cabala, lultima nellOrazione comincia con quello che Pico chiama memoriali dei Caldei, che sono i frammanti degli Oracoli attribuiti a Zoroastro.36
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PICO, Oratio, pp. 34-8: Recenseamus et Chaldaeorum monumenta, videbimus (si illis creditur) per easdem artes patere viam mortalibus ad felicitatem. Scribunt interpretes Chaldaei verbum fuisse Zoroastris alatam esse animam, cumque alae exciderent, ferri illam praeceps in corpus, tum illis subcrescentibus ad superos revolare. Percunctantibus eum discipulis alis quo pacto bene plumantibus volucres animos sortirentur: irrigetis, dixit, alas aquis vitae. Iterum sciscitantibus unde has aquas peterent, sic per parabolam (qui erat hominis mos) illis respondit: quattuor amnibus paradisus Dei abluitur et irrigatur, indidem vobis salutares aquas hauriatis. Nomen ei qui ab aquilone ,ae, quod rectum denotat; ei qui ab occasu Irpf, quod expiationem significat; ei qui ab ortu trrvb, quod lumen sonat; ei qui a meridie ,bnjr, quod pietatem interpretari possumus. Advertite animum et diligenter considerate, Patres, quid haec sibi velint Zoroastris dogmata. Profecto nihil aliud nisi ut morali scientia, quasi undis hibericis, oculorum sordes expiemus; dialectica, quasi boreali amussi, illorum aciem liniemus ad rectum. Tum, in naturali contemplatione, debile adhuc veritatis lumen, quasi nascentis solis incunabula, pati assuescamus, ut tandem per theologicam pietatem et sacratissimum Dei cultum, quasi caelestes aquilae, meridiantis solis fulgidissimum iubar fortiter perferamus. Hae illae forsan et a Davide decantatae primum, et ab Augustino explicatae latius, matutinae, meridianae et vespertinae cognitiones. Haec est illa lux meridialis quae Seraphinos ad lineam inflammat et Cherubinos pariter illuminat. Haec illa regio quam versus semper antiquus pater Abraham proficiscebatur; hic ille locus ubi immundis spiritibus locum non esse, ut Cabalistarum et Maurorum dogmata tradiderunt. Et si secretiorum aliquid mysteriorum fas est, vel sub aenigmate, in publicum proferre, postquam et repens e caelo casus nostri hominis caput vertigine damnavit et, iuxta Hieremiam, ingressa per fenestras mors iecur pectusque male affecit, Raphaelem 18

Riguardiamo anche i memoriali dei Caldei, dove vedremo (se si crede in loro) che una via alla felicit sia data ai mortali attraverso la loro stessa arte. Gli interpreti caldaici scrivono di una storia di Zoroastro dove si dice che lanima dotata di ali, e quando queste ali cadono, lanima cade a dirotto nel corpo, ma quando queste crescono, essa vola di nuovo verso gli dei. I suoi discepoli gli chiesero come prendere questi agili spiriti colle ali cos ben piumate, e lui disse, Bagnate le vostre ali colle acque della vita. Allora vollero sapere dove cercare queste acque, ed egli rispose loro con una parabola (secondo la sua abitudine): Il paradiso di Dio lavato ed irrorato da quattro fiumi, ed io vi ho concesso di bere le acque salvifiche. Il nome di quello che viene dal nord Qesciot, che significa diritto; quello che viene dallovest Chaphron, che indica espiazione; dallest viene Nehora, che significa luce; e dal sud viene Rahamanut, che possiamo rendere con piet. Ascoltate, padri, e contemplate attentamente quel che questi precetti di Zoroastro potrebbero essere dati a significare. Di certo non vogliono dire molto pi che il pulire la sporcizia dai nostri occhi colla conoscenza morale, colle acque dallestremo ovest, e poi raddrizzare la nostra vista e correggerla colla dialettica, come con una riga retta dal nord. Allora, nel contemplare la natura, possiamo imparare ad abituarci alla luce della verit mentre ancora debole, non appena il nuovo sole sorge, in modo che pi tardi, colla piet teologica ed il pi sacro culto divino, possiamo, come aquile del cielo, resistere con valore allo splendore del sole fiammaggiante meridiano. Queste sono, forse, le conoscenze mattutine, di mezzogiorno e serale cantate prima da Davide, e spiegate in modo pi completo da Agostino. Questa la luce meridiana che brilla diretta sui Serafini per incendiarli e sui Cherubini per illuminarli. Questa la regione verso cui il vecchio padre Abramo sempre si dirigeva, cio il posto dove gli spiriti maligni non hanno posto, come ci dicono le dottrine dei Mori e Cabalisti. E se giusto rivelare qualche parte dei misteri pi segreti, persino in un indovinello, considerate questo: Dopo che una caduta rapida dal cielo ha stordito il nostro uomo in testa, e (secondo Geremia) dopo che la morte entrata dalla finestra per affliggere il cuore e fegato nostri, dovremmo invitare Raffaele, il medico celeste, che usa la morale e la dialettica come farmaci salutari per liberarci. Una volta che siamo ritornati in buona salute, Gabriele la forza di Dio vorr rimanere con noi, e guidarci attraverso le meraviglie della natura, mostrarci la virt e la potenza di Dio che risiede tuttintorno a noi, ed infine consegnarci al sommo sacerdote Michele, che ci conferir, dopo che avremo adempiuto il nostro tempo colla filosofia, il sacerdozio della teologia, come una corona di gemme preziose.
Pico su Zoroastro, i Caldei e Abramo

caelestem medicum advocemus, qui nos morali et dialectica uti pharmacis salutaribus liberet. Tum ad valitudinem bonam restitutos, jam Dei robur Gabriel inhabitabit, qui nos per naturae ducens miracula, ubique Dei virtutem potestatemque indicans, tandem sacerdoti summo Michaeli nos tradet qui, sub stipendiis philosophiae emeritos, theologiae sacerdotio quasi corona preciosi lapidis insignet. Per la trascrizione delle quattro parole caldaiche (i.e., aramaiche o ebraiche) in questo brano, si veda WIRSZUBSKI, Pico, p. 242, che ha emendato il testo di Garin.

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Come molti commentatori prima di lui, Pico trov in questo testo caldaico venerabile limmagine platonica dellanima le cui ali (cuxw kofaiw ptergessin, con le parole degli Oracoli) hanno bisogno di acqua per crescere. 37 Per rafforzare queste ali psichiche e per evitare la perdita delle loro piume, Zoroastro raccomandava ai suoi discepoli di bagnarle bene con lacqua attinta dai quattro fiumi del paradiso, i cui nomi caldaici rappresentano lespiazione, la rettitudine, la luce e la piet nelle direzioni di ovest, nord, est e sud. I Cabalisti conosciuti da Pico avevano trasformato questa topografia biblica in teosofia. Immaginavano le emanazioni di Dio scendere gi (Fig.1) dallInfinito abissale attraverso le triadi di Sefirot fino allultima di loro, la Scekinah
FIUMI espiazione rettitudine luce piet ANGELI Raffaele Gabriele Uriele Michele DIREZIONI ovest nord est sud PROGRAMMA DI STUDI filosofia morale dialettica filosofia naturale teologia SEFIROT S10 S5 S6 S4

Figura 3 Fiumi, Angeli e Direzioni

(S10) o Dimora di Dio. Essi dicono, con le parole di Pico,da fuori dallEden arriva un fiume che si divide in quattro affluenti, e questo vuole dire che al di l della seconda numerazione [S2] arriva la terza [S3] che si divide nella quarta [S4], quinta [S5], sesta [S6] e decima [S10]. La fonte di Pico per questa conclusione un cabalistico commentario sul Pentateuco fatto da Menahem Recanati, che attinse anche dallo Zohar, il testo principale della Cabala. Una volta che la Scekinah va al di l delle Sefirot, come spiega Recanati, allora comincia il mondo degli esseri separati, mentre prima di questo punto tutto era unito. i quattro appostamenti della Scekinah sono indicati dai nomi dei fiumi.38 Similmente, secondo lo Zohar, il giardino-noce che menzionato nel Cantico dei cantici il giardino che emerge dall Eden, ovvero la Scekinah [S10].
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PLAT. Phaedr. 255B-D; Orac. chal. 217; PROC. Comm. in Remp. 2.126.8-30; Comm. in I Alc. 29.7-13; M.J.B. ALLEN, Marsilio Ficino and the Phaedran Charioteer, Berkeley, 1981, pp. 77, 99, 103, 109, 129, 149, 161-3, 173, 191, 219, 223-5, 229, dove Ficino dice molto delle ali dellanima ma non del bere lacqua. 38 Gen. 2:10; M. RECANATI, Commentary on the Pentateuch, Venice, 1545, fol. 18v, citato in WIRSZUBSKI, Pico, pp. 30-1; PICO, Conclusiones, pp. 56-8 (4.9.11, 27). 20

Noce ecco qui dunque il santo carro celeste dei quattro fiumi-ceppi che uscirono dal giardino. I quattro fiumi sono pure angeli Michele, Gabriele, Uriele e Raffaele.39 Anche se Pico rivela un po questesegesi cabalistica nelle sue Conclusioni, nellOrazione egli decodifica la parabola zoroastriana in un modo pi semplice, la cui applicazione, nonostante loscurit della Cabala, al suo programma di studi mistico evidente: scorrendo da ovest, le acque della filosofia morale puliranno i nostri occhi dalla sporcizia mentre da nord la dialettica disporr in linea retta gli occhi perch scorgiamo la luce della verit naturale che sorge nellalba orientale prima di essere preparati per lintera visione di mezzogiorno, lardente sud della teologia. Questa figura della luce diurna dispone Pico alla preghiera mattutina, meridiana e serale dettata dal Salmista, come era stato interpretato da Agostino nella cognizione angelica che riesce a vedere al di l delle barriere temporali.40 una luce come lo splendore divino che illumina gli acquosi cherubini e che fa bruciare i serafini.41 Il raggiante territorio meridiano di S4, come si vede nellOrazione di Pico, la regione verso cui il vecchio padre Abramo sempre si dirigeva, cio il posto dove gli spiriti maligni non hanno posto, come ci dicono le dottrine dei Mori e Cabalisti. Dopo le genealogie dei discendenti di No, Abramo entra nella storia biblica dapprima come Abram (senza la lettera h di Abrahamo), un membro della famiglia di Terah che part da Ur dei Caldei (la terra di Zoroastro) verso Cannaan attraverso Harran: l che Abram ricevette da Dio la promessa di un patto e ud quellordine di proseguire. Il vecchio padre Abramo, come lo descrive Pico, in queste parole della Bibbia aveva settantacinque anni quando part dal Harran ed entr nella regione di Cannaan. e attraversando una montagna ad est di Bethel, vi piant le tende, poich
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SS 1:11; Zohar II, 15b; F. LACHOWER e I. TISHBY, The Wisdom of the Zohar: An Anthology of Texts, London, 1989, II, 620-1. Non c prova che Pico avesse avuto un accesso diretto allo Zohar, un testo molto grande che non stato trovato fra i libri tradotti per lui, ma dal Recanati e da altre autorit avrebbe potuto conoscere non soltanto le idee ma anche le parole di questo libro; WIRSZUBSKI, Pico, p. 20. 40 Ps. 55:18; AUG. De Gen. ad lit. 4.29-30. 41 PICO, Oratio, p. 14; cf. Conclusiones, pp. 58 (4.9.24), 140 (5.11.67). 21

Bethel era ad ovest e Hai ad est. L pure adib un altare al Signore e si rivolse al Suo nome. Allora Abram and avanti, dirigendosi pi lontano verso sud. 42 Lo Zohar commentando il viaggio di Abramo presenta il suo itinerario a Cannaan come una ascesa spirituale da S10, dove la Scekinah prende contatto con il mondo inferiore, a S4, la pi rialzata regione di Chesed, Piet o Amore. Per andare su verso Cannaan, Abramo tiene Bethel (S10, la casa di Dio, la Scekinah) a ovest e Hai (S6) ad est, perci spostandosi verso sud in questo spazio teosofico da S10 attraverso S6 verso S4 evitando S5, la regione del nord di Gevurah o Din, Potere o Giudizio (Figure 1, 4).43
S5 nord sinistra S4 sud destra Cannaan

S6 est Hai

S10 ovest Bethel

Fig. 4 Il viaggio sefirotico di Abramo

Giuseppe Gikatilla, il Cabalista che Pico segue su questo punto nelle Conclusioni, spiega lo stesso materiale. Tutti i fiumi e flussi del mondo, sia naturali che teosofici, si bloccarono e si corruppero col diluvio. ostruirono fin tanto che Abram si diresse verso Beth-El passando una montagna ad est Kedem in ebraico e questo significa che egli prese canali da Kedem a Beth-El in quanto prese da un canale di destra che si chiama Piet. Dunque tutti gli itinerari di Abramo furono a destra, e Pure gli stessi sbocchi della Scekinah si

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Gen. 12:4-9 (Vulg.) Zohar I, 79b-81a, 83a, 85a. 22

questo il segreto del testo, Ed Abramo and avanti, viaggiando e spostandosi verso sud.44 Abram (S4) si sempre dirige a destra, che nel reticolo teosofico il lato benefico delle Sefirot. Questo il posto dove gli spiriti maligni non hanno posto perch lopposto della mano sinistra Sefirot, da cui si origina il demoniaco altro lato (sitra achra). Conseguentemente, uno dei nomi principali della quarta Sefirah Piet, Caldaico termine di Pico per il fiume che scorre a sud nellEden. Nelle Conclusioni, dove la Cabala pi espiclita che nellOrazione, Pico spiega che chi conosce gli attibuti del sud nel gruppo sulla destra, conoscer perch Abramo intraprende i suoi viaggi sempre verso sud.45 In pi, avendo guadagnato questo vantaggioso punto della quarta Sefirah, Abramo vide il giorno di Cristo attraverso una linea retta e se ne rallegr. Il senso di giorno qui tanto teosofico quanto cronologico: giorno vuole significare la Sefirah, in modo che Abramo prevede lavvento di Cristo come unintuizione cabalistica.46 Il patriarca dellAmore e della Piet guarda diritto (da S4 a S2) al Messia della Sapienza, la seconda Sefirah, messa in trono nella triade superiore, col Padre come Corona ossia la prima Sefirah (S1) e lo Spirito Santo come Intelligenza, la terza Sefirah (S3). Se il punto cruciale per cui Pico spazi nella geografia sacra era quello di spiegare, ancora una volta, il disincarnamento del corpo e lascesa mistica, egli ebbe come un buon modello nellAbramo sefirotico per salire diritto allInfinito. Lanima incarnata, al contrario, come il patriarca che va gi nelle regioni straniere, e ascende dopo essersi purificato, come lo Zohar racconta la storia: Abraham discese in Egitto. Fu liberato da l, non sedotto dai quei demoni abbaglianti . Essendo disceso e essendosi purificato, immediatamente Abram risalito dallEgitto, ritornado al suo territorio e diventando la mano destra del mondo.47

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PICO, Conclusiones, p. 56 (4.9.14); J. GIKATILLA, Portae iustitiae nel Cod. Vat. Chigi, fols. 121-2, citato nel WIRSZUBSKI, Pico, pp. 32-3. 45 PICO, Conclusiones, p. 56 (4.9.14). 46 PICO, Conclusiones, pp. 56 (4.9.6, 8, 9), 134 (5.11.37). 47 Gen. 12:10, 13:1; Zohar I, 83b; The Zohar: Pritzker Edition, ed. e trad., D. MATT, Stanford, 2004, p. 33. 23

Sono difficili da seguire questi itinerari di Abramo attraverso le Sefirot, e l'Orazione d solo una piccola guida per i ricettori cristiani. Invece Pico si sposta su un altro indovinello, che non comincia dallalto con lAbramo purificato, ma da una caduta rapida dal cielo nella malattia terrena e nella morte. Lo stordimento causato da questa caduta sulla terra ci fa considare il lamento di Geremia, come interpretato da Pico: La morte venuta dentro attraverso le finestre Ed entrata nelle nostre case Per annientare i piccoli nei mercati Ed i giovanetti nelle strade. Parla! Questa la parola del Signore: La morte umana cade Come sterco sulla faccia della terra, Come la paglia dietro al mietitore, E nessuno la raccoglie.48 La morte di cui Geremia si lamenta colpisce i giovani ma altrimenti non specificata. Secondo Pico, tuttavia, questa affligge il cuore e il fegato, organi che lo Zohar sistema in una gerarchia sefirotica: rispecchiando S2, S6 e S10, il cervello (Sapientia nella Fig. 2) deve governare il cuore (Clementia) come il cuore regola il fegato. Altrimenti, un corpo in disordine condurr lanima al peccato: lomicida succhia il sangue dal cuore, e chiunque pecchi di omicidio, idolatria, e incesto bandisce la sua anima attraverso il fegato, la bile, e la milza, ed punito nella Gaienna in queste tre membra, per mezzo dei tre capi demoni, Mashith (distruttore), Af (ira), and Hemah (furore).49 La bile, il fegato e il cuore sono anche gli organi che Tobia estrae da un pesce quando langelo Raffaele gli ordina di usarli come rimedi magici. Raffaele spiega che il cuore e il fegato hanno poteri

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JER. 9:21-3 (Vulg.). Zohar I, 27b, II, 153a, III, 224-5; The Zohar, trad. H. SPERLING e M. SIMON, London, 1984, I, 104-5. 24

speciali contro i demoni maligni, ed con questo potente spirito che Pico apre la sua supplica diretta ai grandi arcangeli Raffaele, Gabriele e Michele.50 La posizione di Raffaele con la Scekinah (S10) nellestremit inferiore delle Sefirot, dove lascesa comincia. Egli il medico celeste e flagello dei demoni e user la morale e la dialettica come farmaci salutari per liberarci dai tormenti cui si riferisce Geremia. Gli sta vicino Gabriele, guerriero e messaggero, la cui posizione teosofica colla quinta Sefirah del Giudizio e Potere (S5), parole che si abbinano allangelo che Pico chiama la forza di Dio. Egli il dispensatore di visioni e annuncia le novelle celesti; lui ci guider attraverso le meraviglie della natura [e] ci consegner al sommo sacerdote Michele. Michele (S4), il prete eccelso e comandante dellesercito angelico, arriva per ultimo nellelaborata sequenza pichiana dei programmi di studi angelici ed posizionato col padre Abramo a destra delle Sefirot, come ricettacolo dAmore. Da quel porto fuori pericolo, Michele ci conduce ad un sacerdozio teologico che Pico descrive come una corona delle gemme preziose, il tesoro occulto della Corona (S1) che misteriosamente domina sulle Sefirot.51 Secondo quanto si dice nello Zohar, allinizio del suo viaggio lanima quando rimane nel mezzo, fra lascesa al mondo superiore e la discesa al mondo inferiore, rimane fra Bethel e Hai nel racconto dellitinerare di Abramo, cio fra il mondo superiore della salvezza ed il mondo inferiore della corruzione. Quando lanima si salva, ritorna prima al posto dove Abramo aveva eretto il suo altare, cio il posto dove il grande principe Michele offre in sacrificio le anime dei giusti.52 Nello spazio teosofico, questo posto la quarta Sefirah (S4), vicino alla triade suprema dove lanima ascendente pu gioire della sua estinzione nella Divinit. Il viaggio pericoloso a questaltezza, ma il regno di Michele e di Abramo il sud, un posto dove gli spiriti maligni non hanno posto, come ci dicono le parole pichiane, dove il nemico di Lucifero protegge il mistico
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TOBIT 6:1-8. K. VAN DER TOORN et al., Dictionary of Deities and Demons in the Bible, Leiden, 1999, pp. 338-9, 569-72, 688. 52 Zohar II, 67b, 159a, II, 231a, III, 30a-b; Zohar Hadash, Lekh Lekha, 24a-c; LACHOWER e TISHBY, Zohar, II, 799-800. 25

dalla minaccia demonica. Michele, quellangelo che sgomin gli angeli caduti allinizio del tempo e che presieder il giudizio finale, colui che separer i salvati dai dannati cos come gi lott contro Satana per lanima di Mos e sfid Samael, langelo della morte questo Michele, questangelo terribile e sommo sacerdote celeste che ci conferir, dopo che avremmo adempiuto il nostro tempo colla filosofia, il sacerdozio della teologia egli stesso un angelo della morte, ma di quella morte benedetta e benigna, in quanto finisce nellunione con la Corona (S1). Questa morte santa una cabalistica alternativa al felice esito di un martirio cristiano, la cui ricompensa una corona di altro tipo. Negli Atti degli Apostoli si racconta la storia del primo martire, Stephanos, il cui nome significa corona, quella ghirlanda data dai Greci ai vincitori nei loro giochi e poi ripresa dai Cristiani per gli eroi di un nuovo tipo. Stefano fece innumerevoli cose meravigliose a Gerusalemme, ma le sue imprese fecero in modo che gli Ebrei lo attaccassero e lo portassero davanti al Sanhedrin. La sua difesa fu un lungo e amaro discorso che riesaminava la storia del patto e delle sue ripetute rotture, finendo con una denuncia degli Ebrei come ostinati miscredenti.53 Quali furono i profeti che i vostri padri non accusarono? domand. Essi uccisero coloro che annunciarono la venuta del Giusto, i cui esecutori della morte e traditori ora siete diventati. Avete ricevuto la legge dalle mani degli angeli, e non lavete conservata.54 Poi, mentre si aprivano gli occhi di Stefano alla visione della gloria di Ges, gli Ebrei lo lapidarono, e Saul era l ad approvare quellesecuzione. Come inizio di questo discorso incendiario, prima di riassumere i racconti dellesilio, dellesodo e del vagabondare, Stefano aveva iniziato con Abraham, che lasci la terra dei Caldei per ricevere il patto.55 Insomma quale altro poteva essere un cos magnifico modello per loratoria di Pico se non questo sedizioso discorso fatto da un Cristiano desideroso di morire e pronto a reinterpretare la storia santa degli Ebrei, partendo dai Caldei per finire con gli angeli?

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Atti 6:8-8-2 (Vulg.). Atti 7:52-3 (Vulg.). 55 Atti 7:4 (Vulg.) 26

La corona di gemme preziose di Pico, che finisce la settima e ultima dichiarazione degli stadi dellascesa nell Orazione, il sacerdozio della teologia che Michele conferisce al filosofo. La prima delle tesi cabalistiche che contenuta nelle sue Conclusioni tratta pure del compito sacerdotale di Michele, cio quello di sacrificare le anime degli animali razionali. Unaltra tesi spiega che le anime razionali sono sacrificate a Dio da un arcangelo quando lanima esce dal corpo, non il corpo dallanima salvo il caso che pu accadere nella morte da bacio. In pi si aggiunge una terza tesi che quando lanima si unisce ad unanima superiore, quella si sbarazzer della sua superficie terrestre, ne estrarr da quella le sue radici e si riattaccher colla divinit. Tutto questo sta scritto nella Genesi e nei Salmi. Quando morirono Giacobbe ed altri patriarchi, le loro anime persero i corpi per unirsi con unanima superiore, la Scekinah (S10), che sempre rende la morte dei suoi santi preziosa alla vista del Signore secondo quanto dice il Salmista. 56 Dunque, quando lanima esce dal corpo per adempiere lunione estatica, la morte che ne risulta, chiamandosi la morte da bacio, non assomiglia alla morte ordinaria, quando il corpo lascia lanima. Se larcangelo Michele sacrifica cos unanima, la vittima potrebbe non essere soggetta alla morte ordinaria. In ogni caso, la morte da bacio preziosa, davvero un passo verso lunione beata, ed diversa dalla morte nelle mascelle di Azazel, il demonio che sta in agguato di chi abusa della Cabala. I Cabalisti identificano Azazel, il demoniaco capro espiatorio del Levitico, col Samael satanico e collattributo sefirotico del Giudizio (S5), che sta alla sinistra, in contrapposizione allattributo di Amore (S4) proprio di Michele.57 Per scoprire i ruoli di Michele e dei suoi compagni celesti nellOrazione, bisogna leggere passaggio per passaggio e riga per riga questo testo ben noto ma frainteso, mettendolo a confronto con le meno conosciute Conclusioni di Pico, soprattutto le 119 enigmatiche tesi cabalistiche. Avendo in mente che Pico scrisse lOrazione per introdurre le Conclusioni, bisogner dunque affrontare un ovvio, sebbene difficile, compito di interpretazione, un lavoro che ora reso pi facile dopo lanalisi originale di

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PICO, Conclusiones, pp. 56-60 (4.9.1, 44), 128 (5.11.11); Gen. 49:33; Ps. 89:7, 116:15; SS 1:2; Zohar II, 124, 146. 57 WIRSZUBSKI, Pico, pp. 21-2, 50, 153-60, 252-3; COPENHAVER, Closed Mem, pp. 46-51. 27

Chaim Wirszubski e le pi generali spiegazioni date sulla Cabala da parte di Gershom Scholem e Moshe Idel.58 Per la mancanza dello spazio necessario per compiere una analisi minuziosa di questo tipo, non mi rimane che ricapitolare il nucleo del messaggio pichiano dellOrazione: la dignit delluomo una posizione celeste che conferita allumanit solamente dalla volont divina, ma che non pu mai essere trovata nel mondo corporeo; per raggiungerla, quindi, gli esseri umani devono abbandonare i loro corpi e trasformarsi in angeli. Questo obbligo di vivere la vita dei Cherubini, che si riconnette alla famosa apertura dellOrazione e il suo encomio del miracolo umano, stata spesso lasciata nellombra del dimenticatoio per gli ultimi due secoli, quando invece questo discorso stato letto da un punto di vista simile a quello di Kant piuttosto che a quello di Pico. Il suo argomento pu essere diviso come segue: 1. Luomo la meraviglia pi grande perch pu scegliere di trasformarsi. 2. Per scegliere bene, deve emulare gli angeli. 3. Per emulare gli angeli, deve imparare come vivere la vita angelica soprattutto la vita cherubinica. 4. Questa lezione, che un programma di studi, pu essere appresa dai antichi padri, che sono a. b. c. d. e. f. g. Paolo e Dionigi; Giacobbe; Giobbe; Mos; Gli antichi teologi (Orfeo, Socrate, Platone, Plotino); Pitagora; I Caldei: Zoroastro e Abramo.

5. Poich la filosofia conduce alla vita cherubinica, Pico si proclama essere un filosofo. 6. Lo studio della filosofia ha portato Pico a interessarsi a nuove dottrine, ragguardevolmente la magia e la Cabala. 7. Dunque, nonostante le proteste dei suoi critici, Pico si accinger alla sua disputa filosofica e dibatter le nuove dottrine.

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Sopra, nota 33. 28

La lezione impartita sette volte nella parte centrale dellOrazione (4) un programma di studi il cui scopo lunione mistica con Dio. Lallievo comincia colla filosofia morale e poi si muove attraverso la dialettica e la filosofia naturale verso la teologia, dopo di che il pensiero discorsivo d spazio alla pura contemplazione ed infine volge allunificazione. Le tappe sono 1. filosofia morale; 2. dialettica; 3. filosofia naturale; 4. teologia; 5. unione. La magia e la Cabala svolgono dei ruoli preliminari, ma nondimeno importanti, in questo processo diretto allunione con Dio. La magia aiuta il passaggio dalla filosofia naturale alla teologia naturale, mentre la Cabala, ad un livello pi elevato, trasforma gli esseri umani in angeli. Perci, come la pi alta teurgia dei dei Neoplatonici, la Cabala indica la direzione da intraprendere per arrivare allunione, anche se lOrazione, cos intenzionalmente esoterica com, riesce solo un po a mostrare la via della Cabala. Eppure se paragoniamo lOrazione colle Conclusioni si vede chiaramente che il grande discorso di Pico tanto cabalistico, distintamente e pienamente, quanto anche neoplatonico e con spunti da Dionigi lAreopagita e per questo non ermetico, dopo il suo iniziale squillo oratorio. Nemmeno eroico il destino umano, secondo il parere di Pico, se intendiamo questo eroismo a partire dal tipo romantico legato alla concezione moderna e liberale della dignit umana e libert concezione imposta allOrazione due secoli fa. Anche prima che Pico fosse stato trasformato in un liberale, Lessing seguito da Goethe aveva cominciato a fare di Faust un romantico. Questo il Faust cercato ma non trovato da Frances Yates nella composizione teatrale di Marlowe, cio leroica anima individuale, che si affanna per risolvere i problemi di magia, ovvero di scienza contro la religione. La studiosa invece trov una specie di propaganda concentrata al Rinascimento i cui i grandi eroi del 400, secondo la sua opinione, furono Pico e Marsilio Ficino. Fu a causa della loro magia, e non a suo malgrado, che Pico e Fico furono, per la Yates, araldi della 29

scienza moderna e profeti del progresso culturale. Avendo in mente lopera di Marlowe come rifiuto della magia e della scienza rinascimentale, la nostra studiosa confronta il Faust marlowiano con questi maghi eruditi.59 Nel caso di Pico, il confronto molto azzeccato, anche se fino ad un certo punto. Prima di farsi rapire dalla magia, Faust trova la filosofia odiosa ed oscura, e questo completamente in contrasto con i ruoli di magia e filosofia che si ritrovano nel programma di studi pichiano. Ma Faust, lo studioso artigiano, ritiene pure che un mago sano sia un semidio, e questo non lontano dalla concezione pichiana della magia angelica. Infatti, come osserva la Yates, lopera inizia con Faust che evoca gli angeli. Poich desidererebbe un mondo fatto di utili e piaceri, di potere, di onore e di onnipotenza, lui convoca i diavoli usando la Cabala il nome del Ieova anagrammatizzato per davanti ed indietro.60 Alla fine, ci che ottiene Faust morte e dannazione. Ci che desidera, tuttavia, il potere di questo mondo, non la morte e n il suo rinnegamento, quale invece era la meta di Pico. Questa differenza centrata sul desiderio quello che rende Pico nonfaustiano, non eroico nel modo romantico ed infine non moderno o liberale, e cos non lo rende neppure lautore di quella nostra Orazione sulla dignit delluomo tanto celebrata, che alla fine risulta essere un discorso che abbiamo scritto per noi stessi.

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YATES, The Occult Philosophy in the Elizabethan Age, London, 1979, p. 119. C. MARLOWE, Doctor Faustus, I.i.51-3, 59, 100, ii.8-9; YATES, Occult Philosophy, pp. 116-18. 30