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CARL GUSTAV JUNG

a cura di Anna Rita Fabbri

La vita

Carl Gustav Jung nasce a Kesswill, in Svizzera il 26 luglio del 1875. La sua infanzia abbastanza malinconica e un po strana. Figlio unico di un pastore protestante, avverte fin da piccolo un profondo senso di solitudine (nel TN il Sole in VII casa quadrato a Nettuno), ma forse proprio questa solitudine lo aiuta a contattare precocemente la sua creativit. Celebre il passo di Ricordi Sogni Riflessioni, in cui Jung fa alcune considerazioni seduto su una pietra vicino alla propria casa, quella che egli considerava la sua pietra, e che dimostrano la straordinariet del suo pensiero fin dagli anni dellinfanzia:

Spesso, quando ero solo, andavo a sedermi su quella pietra e cominciava allora un gioco fantastico, pressappoco di questo genere: Io sto seduto sulla cima di questa pietra e la pietra sotto, ma anche la pietra potrebbe dire Io e pensare: Io sono posata su questo pendio ed egli seduto su di me. Allora sorgeva il problema: sono io quello che seduto sulla pietra, o io sono la pietra sulla quale egli siede? Problema chera sempre il mio assillo, e allora solevo alzarmi chiedendomi chi, ora, fosse qualcosa. La risposta era tuttaltro che chiara, e brancolavo nel buio, buio che per stranamente mi affascinava. Non nutrivo dubbi che la pietra non fosse in qualche oscuro rapporto con me, e potevo sederci su per ore, affascinato dal suo enigma.

Il piccolo Jung fu da subito immerso nella religiosit della sua famiglia. Infatti non solo il padre, ma anche otto zii e il nonno materno erano pastori protestanti. Fin dai primi anni di vita, quindi, fu abituato a seguire sermoni, preghiere e a frequentare le chiese e i cimiteri. Tutto ci lo port a porsi degli interrogativi sulla natura di Ges. Racconta, ancora, in Ricordi Sogni Riflessioni:

Nel vicino cimitero il becchino aveva scavato una fossa, ammucchiando la terra bruna sconvolta; uomini neri e solenni, paludati in lunghe finanziere, con strani cappelli a cilindro e stivaletti neri e lucidi, portavano una cassa nera, e cera mio padre, che indossava labito talare, e parlava con voce sonora, mentre intorno le donne piangevano. Mi avevano detto che qualcuno stava per essere sepolto in quella fossa. Persone che prima si erano viste nei dintorni improvvisamente sparivano, e allora sentivo dire che erano state seppellite e che il Signore Ges le aveva chiamate a s.

Da queste immagini, nella sua visione infantile, il piccolo Jung identificava Ges come colui che prende con s le persone e poi le infila nelle buche sottoterra. Egli ha sempre sostenuto che la sua vita intellettuale ebbe inizio intorno ai tre anni con un sogno molto particolare a cui diede spiegazione solo molti anni pi tardi. Sogn di scendere sottoterra, passando attraverso una fossa lunga e buia, che lo condusse in una grande stanza con al centro un tappeto rosso sul quale era situato un enorme e meraviglioso trono doro con sopra uno strano essere seduto. Quando fu in grado di dare una spiegazione a questo sogno, cap che lo strano essere seduto era un enorme fallo. Sempre da Ricordi Sogni Riflessioni:

Era un trono splendido, un vero trono regale come in un racconto di Fate! Sul trono cera qualcosa, e a tutta prima pensai che fosse un tronco dalbero, di circa quattro o cinque metri di altezza e cinquanta centimetri di diametro. Era una cosa immensa, che quasi toccava il soffitto, composta stranamente di carne nuda e di pelle, e terminava in una specie di testa rotonda, ma senza faccia, senza capelli, e con solo proprio in cima un unico occhio, che guardava fisso verso lalto. () Quello strano corpo non si muoveva, eppure io avevo la sensazione che da un momento allaltro potesse scendere dal trono e avanzare verso di me strisciando come un verme. Ero paralizzato dal terrore, quando sentii la voce di mia madre, proveniente dallesterno, dallalto della stanza, che diceva S, guardalo! Quello il divoratore di uomini!. Ci mi spavent ancora di pi, e mi svegliai, in un bagno di sudore, con una paura da morirne. () Questo sogno mi ossession per anni, e solo molto tempo dopo capii che ci che avevo visto era un fallo, e passarono decenni prima che capissi che era un fallo rituale. () In ogni caso, il fallo di questo sogno sembra essere una divinit sotterranea da non nominare, e tale rimase per tutta la mia giovinezza, e riappariva solo quando qualcuno parlava con troppa enfasi di Ges. Il Signore Ges per me non divenne mai del tutto reale, n del tutto accettabile e degno di amore, perch sempre mi si ripresentava al pensiero la sua figura sotterranea, la paurosa rivelazione che mi era stata concessa senza che la cercassi.

Analizzando questo sogno, egli arriv ad ipotizzare un collegamento con il cannibalismo che, secondo lui, era insito nel rito delleucaristia; comprese che il fallo non era altro che una

grandissima e potente forza oscura, incredibilmente creativa, e pass buona parte della sua vita ad indagare questa forza. Il piccolo Jung trascorreva ore nella biblioteca paterna cercando di scoprire qualcosa sul mistero che sentiva esistere al suo interno: si tormentava con una serie di domande sulla vita e sulla morte, ma aveva tuttavia una grande certezza, quella che in lui ci fosse qualcosa di eterno che doveva riuscire a contattare. Il nonno materno si interessava di spiritismo e spesso partecipava a sedute spiritiche in cui parlava con la prima moglie morta, alla presenza della seconda moglie (la nonna di Jung) e della figlia (la madre di Jung). Fin da piccolo, quindi, venne in contatto con il mondo dellocculto e dello spiritismo, attraverso la figura della madre, spesso imprevedibile e misteriosa che, forse proprio per i suoi contatti con questo mondo, appariva al piccolo Carl misteriosa ed inquietante. Probabilmente fu proprio lincontro tra le due parti della natura umana leccessivo dogmatismo protestante del padre e linteresse per lo spiritismo e loccultismo della madre a portarlo a riflettere costantemente su quelle due parti di s che chiam Personalit n. 1 e Personalit n. 2. La Personalit 1 era quella di tutti i giorni: sensibile, indisciplinata e a volte molto infantile tanto era emozionabile; questa personalit per era anche quella ambiziosa che voleva realizzarsi nella vita accademica, nella scienza, acquisendo uno status sociale di tutto rispetto. La Personalit 2 era definita laltro, ed era quella che Jung identificava con il segreto della pietra e con lilluminazione del sogno; era quella, ancora, che gli portava i significati che traevano sostanza dal mondo arcaico del passato. Egli associava la Personalit 1 al padre, e la 2 al mondo misterioso della madre, identificandola in un omino vestito di nero, che aveva intagliato nel legno, deposto in un astuccio in soffitta e a cui confessava e scriveva i suoi segreti. La lotta per cercare di riconciliare le due Personalit dur praticamente tutta la vita. Allet di 12 anni impar cosa fosse una nevrosi: ebbe una serie di svenimenti che preoccuparono molto suo padre, anche perch i medici fecero una diagnosi di epilessia. Jung invece riusc a sconfiggere la malattia con la forza di volont e, proprio dopo la guarigione, ebbe unaltra esperienza illuminante:

Percorrevo, per andare a scuola, la lunga strada da Klein-Huningen, dove abitavamo, a Basilea, quando, improvvisa ebbi per un breve momento la straordinaria impressione di essere appena emerso da una nuvola. Tutta un tratto mi dissi: ora sono davvero me stesso! Era come se una coltre di nebbia fosse alle mie spalle, e dietro di essa non ci fosse ancora un Io. In quel momento io nacqui a me stesso. Prima ero esistito, certamente, ma avevo solo subito gli avvenimenti: adesso ero io stesso lavvenimento che mi capitava. Ora ero certo di essere me stesso, ero certo di esistere.

Da quel momento Jung cominci ad identificarsi molto di pi con la Personalit 1, allontanandosi gradualmente dallaltra: studiava, faceva sport, divent atletico, ironico e cominci ad avere molto

successo con le donne. La scelta universitaria fu difficile: i suoi grandi interessi erano la scienza e la filosofia. Dopo aver lungamente pensato si iscrisse alla facolt di Medicina di Basilea. Due anni dopo suo padre mor e Jung temette, a causa dei problemi economici che ci comportava, di non poter proseguire gli studi, ma fortunatamente gli venne in aiuto uno zio che con il suo appoggio economico gli consent di terminare luniversit. Jung fu uno studente molto brillante: parallelamente alla medicina studiava anche la filosofia e in particolare i suoi autori preferiti, Nietche e Kant. In quegli anni riaffiorarono in lui linteresse per loccultismo ed il mondo paranormale, interessi sempre finalizzati a cercare di avvicinarsi al massimo della comprensione dellanimo umano, che esercitava su di lui un enorme fascino. Partendo dallo studio di Kant, egli ipotizz che esistessero due strade che lanima poteva percorrere: una verso il mondo reale e laltra verso quello spirituale; sentiva questo molto vicino a tutto ci che aveva da sempre vissuto attraverso le sue due personalit. Ipotizz poi la possibilit che i fenomeni paranormali quelli che consentivano di superare od alterare lo spaziotempo potessero rappresentare qualcosa di molto preciso legato allanima; pens che sarebbe stato molto utile studiare lipnosi, lo spiritismo, la chiaroveggenza, la telepatia e la parapsicologia, pur non sapendo ancora come fare per indagare queste discipline. Sempre in quel periodo, unaltra illuminazione lo port a studiare psichiatria: lincontro con KrafftEbing, infatti, lo scosse profondamente fino ad accendergli il desiderio di studiare questa materia. Dopo la scelta di iscriversi a Psichiatria, Jung sent di avere trovato un trait dunion tra i fatti biologici e quelli spirituali; gli sembr allimprovviso di poter mettere insieme ci che per tanto tempo non era riuscito ad unire. Le conferme non gli mancarono. In quel periodo, infatti, accaddero in casa sua alcune esperienze che lo indussero a rivolgersi a una medium per cercare un collegamento tra alcuni fatti straordinari (un tavolo che si spezz in mezzo con un grande botto, una lama di coltello in frantumi) e la morte del padre. In seguito a questi episodi cominci a frequentare sedute spiritiche che alcuni suoi parenti facevano ogni sabato sera. Sua cugina Helene, che aveva come spirito guida il padre Samuel, durante le sedute incorporava lo spirito di una donna di nome Ivenes. Anche se Jung si accorse ben presto che sua cugina si era presa una cotta per lui, e che inscenava una serie di manifestazioni per attirare la sua attenzione, continu comunque a ritenere possibile lesistenza di fenomeni spiritici e continu a pensare che la psichiatria avrebbe potuto spiegarli. A questo proposito dobbiamo considerare che la psichiatria della fine dell800 era ben diversa da quella che conosciamo oggi; non era cos disgiunta dalla dimensione paranormale, era pi aperta, e utilizzava anche delle vere e proprie trovate per cercare di spiegare tali fenomeni. Lo studio della psiche intesa come anima, era visto da molti come legato ai fenomeni di psichismo e di spiritismo. La Societ per la ricerca sullo psichismo fu fondata nel 1882, per dar prova che la psiche era immateriale e non dipendeva dal corpo. In quegli anni Jung incontr Charcot, un famosissimo neurologo dellOspedale psichiatrico di Parigi, il quale sosteneva che linconscio era coinvolto nei casi di paralisi. Fin dalla met dell800 si era giunti a conoscenza che esistessero delle zone oscure della mente subliminale; si era quindi ipotizzato uno stato di inconscio capace di condizionare la coscienza fino a bloccarla. Gi da alcuni anni Freud aveva scoperto una via daccesso allinconscio attraverso la psicanalisi; si era interessato molto di ipnosi, per poi abbandonarla, preferendole un metodo di libere associazioni

che potesse permettere al paziente di richiamare alla coscienza ricordi rimossi, riferiti a fatti traumatici accadutigli. Freud studiava i sogni, il significato dei lapsus e delle dimenticanze, come tutte vie che potevano portare ad aprire una porta sullinconscio. Nonostante loccultismo continuasse ad avere grande successo, lapproccio non spiritualistico di Freud ebbe un grande impatto sulla psicologia del XX secolo. Questo sar uno dei tanti dissidi con Jung che, invece, nonostante la formazione di quegli anni fosse di stampo materialistico, non perse mai linteresse per il mondo delloccultismo. Prova ne che la sua tesi di dottorato fu proprio sulle sedute spiritiche: con laiuto degli studi di Janet, Jung investig sua cugina che in stato di trance si trasformava in Ivenes; egli ipotizz che dei frammenti di inconscio potevano apparire in unaltra personalit sotto forma di allucinazione oppure, come accadeva durante le sedute, potevano giungere ad impadronirsi della mente cosciente. La conclusione di questo studio fu quella che linconscio era capace di compensare le attitudini consce con una intenzionalit e uno scopo solo a lui noto. Lenergia psichica quindi, secondo la tesi di Jung, aveva una propria funzione teleologica. Nel dicembre del 1900, Jung inizi il suo tirocinio da psichiatra nellOspedale Burghoizii, che era la clinica universitaria di Zurigo. Il Direttore era il dott. Bleuler il pi famoso psichiatra svizzero che fu definito da Jung come autoritario con lo staff, ma molto comprensivo con la malattia mentale. I Medici erano tutti interni. Pi che in una clinica sembrava di essere in un monastero. E in questo momento che Jung si trov a vivere allimprovviso con il mondo della follia. Lavor nella clinica universitaria per circa nove anni, partecipando ad un programma pionieristico di psicologia condotto dal dott. Bleuler sui problemi della dementia praecox, ribattezzata successivamente schizofrenia dal dott. Bleuler stesso. Fino a quel momento la maggior parte degli psichiatri riteneva che la schizofrenia fosse dovuta a una degenerazione del cervello di origine puramente neurologica e organica: il dott. Bleuler invece aperto sostenitore delle teorie di Freud sullinconscio e sulla formazione psicogenetica dei disturbi mentali cercava di prevenire la cronicizzazione della malattia, con terapie di analisi basate sulla comprensione della personalit del paziente. Fu proprio sotto la guida di Bleuler che Jung mise a punto le tesi sulle associazioni di parole e, da questo studio, nacque la sua teoria sui complessi. Scopr infatti che le associazioni di parole erano connesse con emozioni inconsce che, proprio perch tali, formavano complessi di diverso genere. Le ricerche di quegli anni diedero a Jung una fama internazionale. Nel 1905 inizi ad insegnare psichiatria e fu nominato Primario della Clinica Psichiatrica dellUniversit di Zurigo. Cominci per ben presto ad interessarsi di psicanalisi, abbandonando totalmente la psicologia sperimentale che, a suo parere, non aveva nulla da dare. Sempre di quegli anni il matrimonio con Emma, donna molto bella e colta, figlia di un industriale. Fu proprio la stabilit economica di lei a dare a Jung la libert per continuare il proprio lavoro e le proprie ricerche. La coppia si stabil a Zurigo ed ebbe cinque figli. Nel 1911, Jung conobbe Antonia Wolff che divent la sua amante. La relazione dur praticamente fino alla morte di lei, nel 1952. Questo menage a tre fu molto complesso da portare avanti, anche perch sia Emma che Antonia, essendo entrambe analiste, lavoravano con lui. Emma studi moltissimo i miti di Re Art. Molto interessante la sua ricerca sul significato del Sacro Graal, ricerca che fu portata avanti dopo la sua morte dalla sua allieva Marie Luoise Von

Franz.

Il rapporto con Freud

Verso il 1906, Jung aveva scoperto lopera di Freud e preso pubblicamente posizione in favore della psicanalisi. Freud stato indubbiamente lartefice di una vera rivoluzione copernicana della concezione della natura umana. Partendo dalla nota teoria fisica in base alla quale nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, per primo postul che lenergia, laddove negata, rimossa o relegata nellinconscio, pronta a riemergere da qualche altra parte. Si rese conto cio che quello che vediamo e conosciamo delluomo solo la sovrastruttura e fu tra i primi ad operare con gli strumenti della letteratura e della mitologia per arrivare alla struttura. In un periodo in cui si cominciava a parlare di superuomini, la malattia psichiatrica era vista come una tara ereditaria; Freud invece parl di impulsi rimossi e di ricordi traumatici. Fu la liberazione da un pesante destino biologico, la sensazione di non essere condannati senza appello; in una parola egli distrusse ogni netta distinzione fra sanit mentale e follia. Jung consider Freud il primo uomo veramente notevole che avesse incontrato fino a quel momento, dotato di unintelligenza acuta, fuori dallordinario e mai banale. Dal canto suo Freud era molto interessato al lavoro di Jung. Per Jung aveva il vantaggio, rispetto al maestro, di non essere ebreo: fu cos eletto primo presidente della Societ Psicanalitica Internazionale, divenendo anche redattore del giornale psicoanalitico Jahrbuch diretto dallo stesso Freud. Nonostante queste investiture, che portavano a considerare Jung come lerede legittimo della psicanalisi, nel 1912 si consum la rottura con il grande maestro. In Metamorfosi e simboli della libido opera in cui Jung descrive il suo concetto di psiche umana diversi punti erano in opposizione con il pensiero di Freud, in particolare gli contestava il primato della sessualit nei processi psichici. Le divergenze cominciarono per gi nel 1909 durante il viaggio che fecero insieme negli Stati Uniti per tenere un ciclo di lezioni alla Clark University. Freud, ritenendo evidentemente che Jung accettasse le sue idee senza riserve, adottava spesso atteggiamenti paternalistici che Jung poco sopportava. Racconta Jung, nella sua autobiografia, che durante il viaggio si analizzavano reciprocamente i sogni che facevano; ma alla richiesta di Jung di svelare qualcosa della sua vita privata, per riuscire a meglio interpretare il sogno, cera unimmediata chiusura da parte del maestro, probabilmente timoroso di mettere in discussione la propria autorit. Unaltra grande divergenza emerse durante una conferenza alla Fordham University di New York, dove Jung sfid apertamente le teorie del maestro, reinterpretando ogni cosa e adattandola a quella che era la sua idea di analisi. Sostenne, infatti, che i disturbi psicotici e la schizofrenia non potevano essere spiegati da traumi di natura sessuale. Dalla sua esperienza era giunto a pensare che la perdita totale del senso di realt che caratterizza queste due malattie era cos estrema da implicare la perdita di altre forze istintive il cui carattere sessuale andava negato poich secondo Jung nessuno poteva affermare che la realt fosse una funzione del sesso. Fu a questo punto che Freud cominci a considerarlo un vero traditore.

I due uomini rimasero profondamente feriti da questa rottura, perch la loro delusione fu grande quanto le reciproche aspettative. La fine dei rapporti tra loro fu inevitabilmente seguita da uno scisma tra le due scuole analitiche che rese quasi impossibile ogni serio confronto tra esse. Contrariamente a quanto si pensa comunemente, infatti, i due maestri non erano contro, semplicemente si sono posti come osservatori della psiche in modo diverso. Del resto, quando si parla di psiche, pressoch impossibile non vedere sempre nuove sfaccettature. Indubbiamente un ruolo importante, nel dissidio tra i due maestri, da imputarsi alla loro differenza di et che port, soprattutto Jung, al bisogno di differenziarsi, come lui stesso racconta:

Spesso, in precedenza Freud aveva fatto ripetute allusioni a me come al suo successore. Queste allusioni mi erano penose, poich sapevo che non sarei mai stato capace di sostenere le sue teorie correttamente, e cio come le intendeva lui. Daltro canto non mi era ancora riuscito di elaborare le mie critiche in modo tale che egli potesse prenderle in considerazione, e il rispetto che avevo per lui era troppo grande per costringerlo ad un confronto definitivo con le mie idee. Ma lidea che, senza la mia accettazione, mi fosse imposto il peso di dirigere un partito mi era per pi ragioni sgradevole. Non lo desideravo, non potevo sacrificare la mia indipendenza spirituale, e un tale onore mi sarebbe stato assai poco gradito, poich mi avrebbe soltanto allontanato dai miei veri scopi. Il mio interesse era la ricerca della verit, e questo non aveva nulla a che fare con questioni di prestigio personale.

In queste righe si pu leggere fortemente il bisogno di soggettivit di Jung, il bisogno di differenziarsi senza accettare qualcosa che non era suo, che non gli apparteneva e che non avrebbe quindi potuto sostenere, nonostante in molte cose il pensiero dei due maestri convergeva: lavorando entrambi direttamente a contatto con pazienti gravi ebbero modo di comprendere appieno il materiale inconscio che emergeva dai sogni, dai deliri, dalle immagini e dai traumi, e di comprendere quindi che tutto ci rappresentava un sintomo che cercava di manifestare la presenza di qualcosa. Lipotesi di Freud, che teorizz il processo di rimozione considerandolo allorigine della costituzione dellinconscio come campo separato dalla parte cosciente del cervello, rimane tuttora il modello pi valido per spiegare molti fenomeni della vita psichica. Jung, quindi, ampia il concetto di inconscio freudiano come sola sede dellirrazionale, dei conflitti rimossi e delle esperienze inaccettate. Anche il concetto di libido diverso nei due maestri: Freud riconosce la libido nella forza sessuale, che in modo pi o meno palese ritiene coinvolta in tutte le produzioni della psiche. Per Jung la libido ha un valore estremamente diverso: un moto, una forza che opera sul sistema totale della psiche sia in modo astratto che concreto attraverso le pulsioni, gli affetti, la volont e il comportamento. La libido, ancora, lenergia vitale che condiziona tutti i fenomeni viventi. Occorre considerare, a questo riguardo, che Freud tratt prevalentemente pazienti nevrotici, mentre Jung tratt prevalentemente pazienti psicotici. La psicosi una delle forme pi difficili e pi profonde di sofferenza mentale; in questi pazienti non presente un Io che possa fornire un esatto esame della realt. Proprio per questo, Jung arriv alla conclusione che linconscio non era solo il passato rimosso ma anche una serie di esperienze e patrimoni archetipici dellintera umanit,

perch i contenuti psichici di questo tipo di pazienti erano troppo lontani dal vissuto personale degli stessi. Studiando la mitologia verific che molti simboli mitologici erano presenti nelle visioni dei suoi pazienti psichiatrici. Cominci quindi ad interrogarsi su queste apparenti coincidenze ed arriv ad ipotizzare che linconscio potesse trattenere residui arcaici che si strutturavano in immagini collettive ereditate e collegate a mitologie lontane, dimenticate dalla coscienza, ma sepolte nellinconscio stesso. Insomma i suoi studi a diversi livelli, non ultimi il suo interesse per lAstrologia, per il simbolismo dei Tarocchi e per il mondo esoterico, lo allontanarono sempre pi da Freud fino ad arrivare alla rottura definitiva. Per Jung inizi un periodo molto difficile. Fra il 1914 e 1919 si allontan anche dalluniversit, pronto ad affrontare il proprio inconscio personale con tutti i pericoli di cadere in quella psicosi che conosceva bene, avendola vista e studiata nei suoi pazienti. Aveva 39 anni e aveva perso ogni interesse per i testi scientifici. In questo periodo Jung ebbe una serie di sogni e di visioni che anticiparono la Prima Guerra Mondiale; ci lo port a comprendere che i sogni non erano solo qualcosa di personale, ma potevano includere anche lesperienza collettiva, e comprese, ancora, lesistenza di sogni premonitori che egli defin profetici poich indicavano la capacit dellinconscio di anticipare alcuni eventi. Questi sogni furono da lui visti come una combinazione anticipatoria di probabilit; essi potevano coincidere con leffettivo verificarsi di un fatto, anche se tale fatto poteva non essere identico in dettaglio. Egli non accettava che il sogno venisse considerato solo come manifestazione di un desiderio represso. Vedeva per esempio la possibilit che il sogno fosse un atto compensatorio della psiche, un meccanismo di autoregolamentazione, paragonabile al meccanismo omeostatico del corpo. Per Jung quindi, i sogni erano un mezzo per venire in contatto con linconscio e poich nessuna persona identica allaltra, il significato del sogno doveva essere cercato in base a quello che il sognatore era realmente: conoscere il soggetto di fondamentale importanza, poich il sogno un suo prodotto, il sogno il sognatore. Per Jung, lincontro con il proprio inconscio, fu anche quello con personaggi biblici come Elia e Salom. Fu lincontro con immagini tra cui la pi conosciuta Filomene, con la quale si scopriva spesso a parlare di filosofia. Da un punto di vista psichiatrico Filomene era una fantasia, un sintomo psicotico simile a tutte le voci che sentono gli schizofrenici. Da un punto di vista psicologico, invece, Jung la considerava unimmagine archetipica dello spirito, una di quelle immagini che aveva verificato giungere dallinconscio e che potevano turbare molto un malato di mente. Egli defin questo mondo sommerso la matrice mitopoietica scomparsa dalla nostra epoca troppo razionalistica; matrice sempre presente anche se temuta dalla psiche cosciente. Nel 1919, Jung us per la prima volta il termine archetipo per nominare queste immagini affioranti dallinconscio e fu in questo momento che parl per la prima volta di un Inconscio Collettivo formato da due componenti: istinti e archetipi. Gli istinti determinano le azioni; sono impulsi, cio, che realizzano le azioni secondo una necessit ed hanno una componente biologica. Allo stesso modo egli ipotizza che vi siano modi di comprensione inconsci, innati, che regolano la nostra percezione: gli archetipi che sono necessariamente determinanti di ogni processo psichico. Cos come gli istinti determinano le azioni, gli archetipi determinano le nostre percezioni. Entrambi sono collettivi perch hanno a che fare con contenuti universali ereditati oltre il mondo personale e individuale. Il modo in cui percepiamo una situazione (archetipo) determina il nostro impulso ad agire. La percezione inconscia, attraverso larchetipo, determina la forma e la direzione

dellistinto, limpulso ad agire (istinto) determina anche come noi percepiamo una situazione (archetipo). Larchetipo per, pu essere solo dedotto; limmagine archetipica, invece, penetra nella coscienza e diventa la nostra percezione dellarchetipo stesso.

La psicologia analitica

Jung decise di chiamare il suo metodo psicologia analitica per distinguerlo dalla psicanalisi freudiana. Attorno a lui aveva ormai molti allievi, molti dei quali intrapresero il training per diventare analisti. Egli continu per tutta la vita a metterli in guardia sui pericoli delluso di un solo metodo analitico.

Tre sono i cardini della sua scuola: 1) Lanalisi una relazione a due e ogni caso unico. Solo chi ha fatto su di s lesperienza della malattia pu curare gli altri. 2) In chirurgia e in medicina il medico deve avere le mani pulite: un analista deve essere sicuro di essere ripulito dalle sue nevrosi. 3) La promozione di un training di analisi per terapeuti e unulteriore supervisione da parte di un padre confessore (celebre, a questo proposito la frase di Jung: anche il Papa deve avere un confessore).

Tre, anche, le cose da evitare: - perdersi dietro ai ricordi inutili; - tralasciare la componente spirituale; - tralasciare la storia segreta del paziente.

La psicologia analitica vede nella psiche una struttura dinamica. Con il termine psiche, Jung intende tutto il nostro essere conscio ed inconscio che definisce teleologico, cio in costante bisogno di crescita, di completezza e di equilibrio. Questo essere teleologico distinto dal S, che invece rappresenta la meta verso cui la psiche orientata e che , secondo Jung, larchetipo centrale. La parte inconscia della psiche serve a compensare lattivit cosciente: quando lattivit conscia troppo unilaterale e consapevole, la controparte inconscia si manifesta autonomamente per

correggere lo squilibrio: i contenuti inconsci repressi accumulano una carica energetica tale da riuscire a manifestarsi sotto forma di sogni, immagini, oppure di patologie. Le componenti inconsce possono manifestarsi anche sotto forma di proiezione in qualche cosa di esterno. Tutto ci comporta una risposta emozionale di grande intensit, spesso eccessiva, verso qualcosa o qualcuno: quando accade dobbiamo pensare che un contenuto inconscio sta cercando una strada per farsi notare dalla coscienza; non riuscendo per ad aprirsi un varco pu attivarsi solo allesterno mediante la proiezione su unaltra persona. Certo che a questo punto noi non amiamo od odiamo laltra persona, ma amiamo od odiamo quella precisa parte di noi.

Jung studi a lungo le direzioni dellenergia psichica e svilupp la teoria dei tipi psicologici secondo cui lenergia psichica stessa si manifesta con due modalit: estroversa ed introversa. La prima caratterizzata dallapertura del soggetto verso loggetto: pensare, sentire ed agire sono in relazione a fattori esterni oggettivi; lenergia, quindi, fluisce verso il mondo. La seconda caratterizzata da una concentrazione dellinteresse del soggetto per s stesso: pensare, sentire ed agire sono in relazione a fattori soggettivi; lenergia si ritira dal mondo. Estroversione ed introversione sono reciprocamente esclusive: se una rappresenta latteggiamento cosciente abituale, laltra agir inconsciamente in modo compensatorio; per esempio, se latteggiamento cosciente troppo rigido, linconscio tender ad aprirsi una breccia tesa a creare una frattura nellunilateralit. La coscienza quindi, non che una parte della totalit della psiche. Pu essere paragonata ad un piccolo atollo che nuota nel mare dellinconscio. Al centro dellatollo c una sorta di roccaforte che noi chiamiamo Io e che pu essere considerata quella piccola parte delle psiche che deve permettere un adattamento alla realt esterna. LIo, quindi, un insieme di rappresentazioni che costituiscono il campo della coscienza personale e che consentono di mantenere il senso della continuit e dellidentit con s stesso. Oltre allIo e al campo della coscienza, vi linconscio personale, rappresentazione di tutto ci che sta leggermente sotto la soglia della coscienza stessa, che Freud defin come pre-conscio, vale a dire ci che dimenticato e che pu essere riportato in superficie con uno sforzo di volont e attraverso le libere associazioni. Attorno allinconscio personale vi poi linconscio collettivo, i cui contenuti non sono n conosciuti n specifici per lIo, perch non derivano da esperienze personali ma da una sorta di eredit del passato umano, come una struttura cerebrale ereditata. Cercando di visualizzare la struttura della psiche secondo Jung, possiamo immaginare latollo dellIo che emerge dalla totalit del mare protetto da una barriera corallina. La terra ferma lIo con tutti i suoi abitanti: la coscienza. Il tratto tra latollo e la barriera corallina una laguna che possiamo invece paragonare allinconscio personale. Al di l della barriera corallina vi il mare aperto dellinconscio collettivo. Dentro la laguna troviamo pesci che conosciamo, che possiamo assimilare ai nostri contenuti consci, quelli che nutrono lIo e quindi, metaforicamente, possiamo immaginarli come gli abitanti dellatollo. Oltre la barriera corallina ci sono invece pesci molto pi grandi e per lo pi sconosciuti, che non hanno mai attraversato la barriera: qui c la vera vita, ma per conoscerla occorrer avere il coraggio di abbandonare le sicurezze che troviamo allinterno della barriera.

Questo sistema non statico, bens dinamico, in costante movimento; un sistema che tende ad autoregolarsi alla ricerca dellarmonia tra conscio e inconscio. Quando questa armonia non si trova oppure si rompe, si avranno manifestazioni evidenti di squilibri psichici o fisici pi o meno gravi. Jung individua nel sogno una straordinaria via per raggiungere linconscio e riconoscere la sua attivit di autoregolazione della coscienza. I sogni, infatti, sono caratterizzati spesso da un linguaggio arcaico, pre-logico e simbolico, in cui non vi traccia del sistema spazio-tempo; insomma, ci fanno nuotare nel mare aperto dellinconscio alla scoperta di quei pesci che ancora non conosciamo. Ovviamente linconscio collettivo molto pi antico della coscienza individuale, e quindi comprende contenuti che rappresentano potenzialit, comportamenti e modi di reagire che appartengono allumanit fin dai suoi esordi: Jung specifica che tutto ci avviene in quelle tipiche situazioni quali la paura, il pericolo, la lotta contro le forze della natura, le relazioni tra i sessi o tra genitori e figli, di fronte allodio, allamore, alla vita e alla morte, indipendentemente dalle differenziazioni di momenti storici e dalle differenziazioni etniche o di altro genere. Queste modalit di reazione, quindi, fanno parte del bagaglio psichico ereditato dai nostri antenati e le possiamo ritrovare nei Miti, nelle immagini religiose, nei rituali, nelle esperienze collettive; sono il patrimonio comune dellintera umanit. Jung paragona questo patrimonio ad un grande pozzo da cui ognuno di noi attinge contenuti che poi rende individuali: siamo tutti eredi di una memoria inconscia che ha alla base i sedimenti delle esperienze fondamentali delluomo dallinizio della propria storia evolutiva. Queste intuizioni junghiane furono il frutto dellanalisi degli esperimenti di un biologo inglese, Rupert Sheldrake, che nel 1981 ipotizz lesistenza di una realt che trascende le determinazioni spazio-tempo dellesistenza e che defin campo morfogenetico, considerandola simile allinconscio collettivo junghiano e riconducibile ad un modello di risonanza, che va ad influenzare le esperienze simili vissute in tempi successivi, come se si depositasse in una specie di memoria collettiva e universale che viene attivata ogni volta che si verifica un evento analogo. In sintesi questa teoria sostiene che quando un membro di una specie raggiunge una certa qualit o specialit, da quel momento in poi tutti i membri della stessa specie potranno potenzialmente raggiungere la stessa specialit o quanto meno lapprendimento di quel tipo di specialit sar pi facile rispetto a chi lha affrontata, invece, per la prima volta. E indubbio che il concetto di inconscio collettivo, cos come formulato da Jung, cio con la funzione di consentire risposte di adattamento utili per la sopravvivenza, molto vicino al concetto darwiniano che sostiene che lindividuo pi adattabile allambiente finir con lessere avvantaggiato rispetto agli altri e quindi avr pi probabilit di sopravvivere e di continuare ad espandere i suoi geni. Quindi linconscio collettivo come una funzione adattiva della psiche umana di fronte a paure, angosce e situazioni che minacciano la disintegrazione e il senso di continuit della stessa. La psicologia junghiana aiuta lindividuo a dare un senso al mondo grazie alla capacit di rapportarsi al simbolo, riuscendo cos a dare maggiore pienezza e spessore alla personalit. Luomo occidentale, che non pi in grado di interpretare il simbolo, ha anche perso la capacit di attribuire un significato agli eventi; la conseguenza la sensazione della sconfitta e della sopraffazione. Quando per luomo comincia ad interrogarsi riuscendo a strappare una serie di contenuti allinconscio (compiendo un atto simile a quello di Eva nel Paradiso Terrestre), si sentir

obbligato a chiedersi il perch di tutto ci che lo circonda e che sperimenta. Se riusciamo a dare un significato a ci che viviamo, la vita diventa ricca e interessante. La vera disperazione sorge quando non riusciamo a cogliere alcun senso di ci che ci succede e restiamo imprigionati in una visione paranoica tesa ad accusare fatti e persone esterne come cause dei nostri problemi. Limmagine del Diavolo stata percepita dalluomo proprio in questo senso e ha permesso per lungo tempo la rimozione della nostra ombra, essendo egli colui che assumeva su di s tutto il male del mondo. La diversa interpretazione dellinconscio, rispetto a Freud, quindi evidente: per il maestro viennese, infatti, linconscio la sede dellirrazionale, dei conflitti rimossi e delle esperienze non accettate. Per Jung, oltre a tutto ci, linconscio possiede un grande dinamismo progettuale ed la sede di una profonda sorgente di sapienza. Quella di Jung una vera e propria psicologia della trasformazione che riesce a superare la contrapposizione freudiana tra pulsione di vita e pulsione di morte; e lo fa attraverso il processo di individuazione cio attraverso la tensione a raggiungere lintegrazione delle diverse parti della psiche in una totalit chiamata S, in cui il conflitto il dato strutturale creativo della psiche umana. Il modello junghiano della psiche costruito sul parallelismo con gli aspetti termodinamici della fisica: la psiche possiede una capacit di autoregolazione per riunire a s i contrari; per scorrere, lenergia psichica deve avere una dinamica di contrasti come succede per la produzione di corrente elettrica; infatti nella vita psichica, dopo unattivit di pensiero positiva, appaiono contenuti affettivi o reazioni negative; questi opposti non sono in realt negativi, ma rappresentano la possibilit di mantenere in continua tensione il moto e le trasformazioni dellenergia psichica.

Struttura quaternaria della psiche

Accanto ai due atteggiamenti di introversione e estroversione, Jung introdusse anche una struttura quaternaria che paragon ad un mandala. Pens ai quattro punti cardinali, alle quattro tipologie umane individuate dai Greci: i collerici, i flemmatici, i melanconici, i sanguigni. Pens alle quattro stagioni che si basano su quattro qualit: freddo, caldo, secco, umido. Pens alla natura nei suoi quattro elementi: fuoco, terra, aria, acqua. Ipotizz quindi che anche la psiche possedesse una quaternit. Nacque cos la teoria dei quattro tipi psicologici: pensiero, intuizione, sensazione, sentimento. Queste quattro funzioni si riferiscono alle modalit con cui una persona si mette in relazione con il mondo, e al modo in cui percepisce le esperienze: ladattamento di un individuo avviene attraverso la funzione che in lui pi differenziata. Con il termine funzione, Jung individua una forma di attivit psichica che rimane sostanzialmente la stessa anche al cambiare delle circostanze.

Pensiero e Sentimento Sono funzioni razionali influenzate dalla riflessione e sottoposte alla legge della ragione: il pensare esclude tutto ci che fuori dalla ragione. Il sentire, invece, parte dal presupposto di dare un valore ad ogni contenuto psichico. In questo caso opera pienamente il giudizio che mira ad accettare o ad escludere i contenuti in questione.

Intuizione e Sensazione Sono funzioni irrazionali, o meglio extra-razionali, che rientrano nellambito di tutto ci che non pu essere fondato sulla ragione; esse raggiungono la loro perfezione nella percezione assoluta che manca totalmente di indizi razionali. La sensazione la funzione che trasmette uno stimolo fisico alla percezione e che si configura come percezione cosciente. Lintuizione la funzione che trasmette la percezione per via inconscia; una sorta di percezione istintiva che, anche se non suffragata dai dati cosiddetti reali, ha una sua dimensione di sicurezza e di certezza.

Per Jung impossibile sviluppare tutte quattro le funzioni. E quindi inevitabile che una o pi di queste rimangano scarsamente sviluppate e che una di esse prevalga sulle altre orientando il modo di percepire della coscienza. Poich si tratta di due coppie di opposti, la funzione meno sviluppata sar la funzione opposta a quella che prevale nella coscienza e si chiamer funzione inferiore. La salute fisica e psichica dipende dalla capacit dellindividuo di sviluppare la funzione trascurata e dalla consapevolezza che per giungere allarmonia le quattro funzioni devono integrarsi.

Sulla base di questi studi, Jung defin otto tipi psicologici:

1) Il tipo pensiero estroverso ha regole fisse e principi universalmente validi. Si basa sulla realt dei fatti materiali e su un principio di ordine. 2) Il tipo pensiero introverso si basa su fattori soggettivi. I fatti cos come sono hanno scarsa importanza, mentre ha valore lidea soggettiva. 3) Il tipo sentimento estroverso perfettamente inserito nel suo ambiente, interessato al successo e al riconoscimento sociale; volubile e soggetto alle mode. 4) Il tipo sentimento introverso inaccessibile. Ha grande talento per larte, per la musica e la poesia; enigmatico, profondo e misterioso. 5) Il tipo sensazione estroverso d valore ai fatti oggettivi; capace di godere delle cose e delle situazioni in modo piacevole e attivo, tende per a sviluppare ossessioni e dipendenze.

6) Il tipo sensazione introverso si nutre di impressioni sensoriali e si cala nelle proprie sensazioni interne. Ha uno spiccato senso estetico, spesso assorto nei suoi pensieri e generalmente ha scarse capacit artistiche. 7) Il tipo intuizione estroverso ha la capacit di fiutare, nelle situazioni, lo sviluppo di eventuali prospettive; spesso carismatico e sa imporsi soprattutto nelle situazioni di crisi. Cerca sempre nuove possibilit ed insofferente nelle situazioni stabili. 8) Il tipo intuizione introverso legato alle dinamiche interiori; sognatore, un po eccentrico, ha molta fantasia; rimanda allimmagine dellartista genialoide ma incompreso.

I diversi tipi entrano spesso in relazione tra di loro e ognuno, inconsciamente, delega allaltro la cura della propria funzione inferiore.

Il concetto di individuazione

Con il termine individuazione, Jung intende il cammino verso la realizzazione del S. Individuarsi, quindi, significa diventare un essere singolo, ovvero attuare pienamente il proprio S. Il percorso per lindividuazione per lo pi inconscio a meno che non si ricorra alla psicoterapia e corrisponde alla messa in atto di tutte le qualit che un individuo pu realizzare spontaneamente. Nel caso di una terapia analitica prevede alcune tappe: La conoscenza dellombra, cio la conoscenza dellaltra parte di noi che, sebbene sembri invisibile, fa parte della nostra totalit. Jung definisce lombra una figura archetipica che incarna tutte le qualit nascoste e meno accettate della personalit. Anche per lombra esistono due dimensioni: quella individuale e quella collettiva. La prima strettamente connessa alla nostra storia personale; la seconda, invece, contiene i tratti oscuri comuni a tutta lumanit che si manifestano, a seconda dellepoca in cui si vive, con le caratteristiche peculiari dellepoca stessa. Conoscere lombra significa quindi ritirare le proiezioni, non solo quelle individuali ma anche quelle collettive, non sentirsi pi estraniati dalla vita ma parte integrante della stessa. Il recupero del polo opposto, cio lincontro con lAnima per luomo e con lAnimus per la donna. Anima ed Animus rappresentano ci che viene sempre parzialmente rimosso nella personalit, quindi recuperando le due figure transessuali la donna si porr di fronte al principio di Logos e luomo a quello di Eros. Sul piano biologico Anima e Animus rappresentano i geni opposti alla nostra identit sessuale. Conoscere questo aspetto significa completare ed amplificare la psiche a vantaggio dellidentit totale. Quando il lato oscuro e quello transessuale sono arrivati alla coscienza, pu avvenire il congiungimento dellinconscio con il conscio ed il soggetto pu orientarsi alla meta finale del processo di individuazione: il S. La nascita del S corrisponde alla scoperta di quel punto centrale

che riesce ad equilibrare gli opposti psichici; si pone come entit autonoma rispetto allIo ed offre a questultimo una visione del mondo meno limitata, amplificando la coscienza in direzione della sua universalit. Per spiegare il principio del S, Jung fa una parallelismo con il processo alchemico. Gli antichi alchimisti infatti, si proponevano di trasformare la materia grezza in oro filosofale: nella Nigredo alchemica Jung vede il confronto con lombra, nella Albedo il confronto con gli archetipi dellAnima e dellAnimus e nellOpus la scoperta della coscienza integrata del S. Il grande messaggio che la psicologia analitica junghiana ci ha lasciato quello di diffidare costantemente dellunilateralit operativa delle funzioni psicologiche della mente, sia sul piano individuale che su quello collettivo. Con luso dellintelletto luomo si illuso di poter dominare la Natura credendo di soddisfare tutti i suoi bisogni: materiali ed emotivi. In realt lo sviluppo unilaterale del pensiero razionale e leccessiva tecnicizzazione hanno portato ad abusare delle risorse naturali e hanno generato profonde insicurezze emotive. Ci significa che luomo deve iniziare a confrontarsi con le funzioni opposte, deve ritrovare il contatto con il suo inconscio per recuperare il senso di totalit, deve capire che malgrado si illuda di dominare la natura, in realt ne vittima essendosi allontanato troppo dagli aspetti irrazionali della psiche, che sono i soli che possono permettere un rapporto non ambivalente con ci che ci precede sul piano della realt. Non ci sono pi Dei da invocare per aiutarci. E quindi necessario riascoltare le voci interiori, quelle che Jung ha individuato nel senso pi profondo del S come fattori omeostatici in grado di equilibrare le funzioni psichiche.

La sincronicit

Il termine sincronicit un concetto junghiano che indica la correlazione tra fatti esteriori e interiori che apparentemente non hanno tra loro alcun significato casuale. Lidea di sincronicit come principio di nessi acausali ancora oggi da considerarsi assai originale. Non stupisce quindi che, allepoca, pur essendo gi stata presa in considerazione da Schopenauer (e prima ancora introdotta da Alberto Magno e da Avicenna e accennata da Leibniz) potesse essere considerata un po eretica. Abbiamo visto come losservazione clinica e lesperienza personale indussero Jung a supporre linconscio come depositario di un sapere anteriore ad ogni elaborazione cosciente, concordando con la posizione dello scienziato vitalista Hans Driesch. Le prime formulazioni esplicite compiute da Jung sulla questione sincronicit si collocano intorno al 1925; le approfondir in seguito attraverso il contatto con il pensiero filosofico orientale, oltre che con la riflessione su sorprendenti avvenimenti della sua stessa vita, sfuggenti ad ogni interpretazione razionale. Per esempio, Jung ricorda un singolare fenomeno accaduto nellambito di una seduta analitica: la corrispondenza tra levocazione di uno scarabeo apparso in sogno e lapparizione reale di uno scarabeide, la Cetonia aurata, alla finestra della stanza in cui si svolgeva la seduta. Lemergenza simbolica aveva avuto il potere di sbloccare una situazione

psichica irrigidita nelle maglie del razionalismo esasperato della paziente. Jung racconta inoltre di essersi trovato di fronte dei pesci, in varie forme concrete, in un periodo in cui era vivamente attratto dal simbolo del pesce, sul quale evidentemente convergevano sia limpegno dello studio che una pi profonda attivit psichica, straordinariamente coeva al concretizzarsi di apparizioni apparentemente occasionali eppur pertinenti al corso interiore della sua vita in quella fase. Nel suo saggio La sincronicit, del 1952, Jung afferma che i cinesi sono i precursori di questa idea, in quanto da tempo immemorabile la loro filosofia si fonda su un concetto centrale denominato Tao (che i gesuiti hanno tradotto in Dio). Richard Wilhelm ha interpretato genialmente Tao con il senso di scopo. Nel famoso Tao Te Ching, Lao Tze lo definisce il Nulla perch non compare in s per s nel mondo sensoriale, ma ne soltanto lordinatore. Chi ha intuito, dice Chaung Tze, usa il suo occhio interiore, il suo orecchio interiore per penetrare le cose e non ha bisogno di una conoscenza intellettuale. Qui si allude evidentemente al sapere assoluto dellinconscio, cio alla presenza nel microcosmo di eventi macrocosmici. Grazie alla sua natura microcosmica, luomo un figlio del cielo, cio del macrocosmo. Oltre allo studio delle diverse filosofie, Jung si avvalse della collaborazione di un geniale scienziato Wolfang Pauli per elaborare una teoria che affiancasse quindi al principio di causalit quello finalistico, introducendo cos, anche in campo psicologico, le teorie e i pensieri che gi cominciavano a scardinare le basi della scienza moderna e della chimica in particolare. Tutti gli avvenimenti vengono cos inquadrati in modo da consentire collegamenti significativi fra di loro sia in senso verticale (causali) che orizzontale o, se si preferisce, trasversale, cio sincronici. Il concetto di casualit viene quindi ad essere rivisto e ridimensionato fino a poter essere anche radicalmente eliminato dal contesto. I collegamenti sincronici si vengono infatti a situare in uno spazio-tempo che implica una sorta di unicit del Tutto, che richiama la filosofia di Bruno e degli alchimisti alessandrini, e senza cui lintera teoria sembra priva di senso: in questa dimensione il caso e il destino sono parole da ridefinire. Mentre le coincidenze significative si basano sul concetto junghiano gi definito di fondamento archetipico. Tutto questo ebbe unenorme rilevanza teorica per le scienze esoteriche: finalmente venne data una spiegazione moderna, scientifica, del funzionamento delle tecniche mantiche, escludendo lipotesi di poco verificabili e non meglio definiti fluidi astrali. Non un caso che sia stato proprio Jung ad introdurre e a tradurre lI Ching in occidente. E che sempre Jung si sia cimentato fin dal 1952 in verifiche statistiche sugli aspetti Sole-Luna-Ascendente delle coppie sposate, cos come erano riportati dalla tradizione tolemaica. Questo approccio cos razionale alla metafisica alla base di tutta la moderna psicosomatica (come rapporto sincronico fra corpo e psiche), anche se, in fondo, non che un recupero di un antico pensiero iniziatico di origine orientale che, almeno fino al XVIII secolo, non era ancora stato sconfitto dal positivismo scientista europeo. David Richo, nel suo libro Quando le cose non accadono per caso, definisce il principio di sincronicit come fenomeno della coincidenza significativa:

E una rassomiglianza, una congiuntura, una corrispondenza o connessione tra qualcosa presente fuori e qualcosa che ha luogo dentro di noi. In qualsiasi normale coincidenza, gli eventi

sono correlati tra loro grazie al significato pi che a una legge di causa-effetto, e tuttavia ci pu non considerarsi ancora una manifestazione di sincronicit, bens puro e semplice sincronismo. Levento diventa sincronistico allorch stabilisce un nesso significativo con gli scopi dellesistenza o favorisce il progresso del destino personale in modo da consentirci di mostrare amore, vedere con saggezza e risanare noi stessi e il nostro mondo. Tutte le coincidenze sono collegate dal significato, ma la sincronicit si palesa quando tale significato attiene allevoluzione personale. E uno sprone improvviso, insito nellattimo cruciale, nel senso che ci incita a proseguire e si verifica senza preavviso. Inoltre si presenta al momento giusto giusto non solo nel senso di tempestivo, ma anche perch fa parte della giustizia dellUniverso inviarci esattamente ci di cui necessitiamo per foggiare il nostro destino, o esserne foggiati.

Riassumendo, possiamo individuare tre tipi di sincronicit:

1) Coincidenza di uno stato psichico con un evento esterno contemporaneo corrispondente allo stato o contenuto psichico stesso. Per esempio, a livello astrologico, il transito di un pianeta pu esplicitare allesterno, tramite un accadimento oggettivo, una situazione psicologica interiore. Ci evidentemente spiegabile non certo con il principio della causalit (nel senso che non colpa del pianeta), ma con quello del sincronismo. 2) Coincidenza di uno stato psichico con un evento esterno corrispondente, il quale per si svolge al di fuori della sfera di percezione dellosservatore e quindi, distanziato nello spazio, come tale pu essere verificato solo successivamente. 3) Coincidenza di uno stato psichico con un evento corrispondente non ancora esistente, futuro, quindi distante nel tempo.

Jung e lAlchimia

Jung ebbe linnegabile merito di riscoprire lAlchimia e darle una nuova dignit ai nostri giorni. Questarte spirituale, oltre che pratica, si era adattata facilmente alla mistica islamica, ebraica e cristiana, mentre era stata ferita a morte dalla progressiva laicizzazione del mondo: non possibile infatti, pensare ad unAlchimia senza un Dio. Sebbene Jung pubblicasse il suo grande lavoro sullAlchimia poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, gi nel 1912 scriveva a Freud che la loro divinit Sophia (la Sophia degli Gnostici) sarebbe ben presto tornata a far parlare di s Nel 1926 fece un sogno in cui si vedeva nel XII secolo, nei panni di un Alchimista, intento alla Grande Opera. Nel 1928 un famoso sinologo, Richard Wilhelm, mand a Jung la sua traduzione di un trattato alchemico cinese, Il segreto del Fiore dOro, chiedendo allo psicologo unintroduzione: finalmente Jung aveva trovato il ponte che avrebbe riportato la Sophia gnostica

tra gli uomini moderni. Quel ponte era lAlchimia. Egli cominci a mettere insieme una delle pi complete biblioteche sullargomento, insieme alle miniature che ornavano i codici alchemici. Nel 1941, in occasione di una conferenza data in occasione dellanniversario della morte di Paracelso, egli parl dellAlchimia come via di redenzione e, come il suo pi antico connazionale, Jung disse di credere nella Luce Divina proveniente da Dio e dalla Luce di Natura, cio a quella energia nascosta negli elementi naturali di cui solo gli Alchimisti conoscono il segreto per riuscire a trattarla e ad utilizzarla. La premonizione di mezzo secolo prima sul ritorno della Sophia si era realizzata, e il mago svizzero non pot che essere soddisfatto quando Pio XII, nel 1950, proclam il dogma dellassunzione di Maria (la Sophia cattolica) con immagini alchemiche. Jung cominci a trovare corrispondenze tra la sua psicologia analitica e lalchimia medievale, proprio perch questultima aveva trovato la modalit di riunire gli opposti. Studiando i simboli alchemici, arriv alla conclusione che molti di questi erano simili alle immagini archetipiche che apparivano nei sogni. Questa scienza ermetica (dal nome del suo scopritore Ermete Trismegisto) aveva lo scopo di combinare le sostanze al fine di trasformare i metalli grezzi in oro. Lo scopo degli alchimisti, per, consisteva nel trasformare i metalli in oro filosofico il che equivale a dire che, per loro, la trasformazione doveva avvenire sul piano spirituale. Lagente catalizzatore di questo processo (fisico e spirituale) la Pietra Rossa o Pietra Filosofale o Lapis che in grado di trasformare il piombo in oro e luomo in superuomo. Esistono varie classificazioni delle operazioni alchemiche. Una delle pi importanti quella che tiene conto della colorazione dei metalli: Nigredo o annerimento (Saturno), Albedo o candeggiamento (Luna), Rubedo o arrossamento (Sole). Queste tre fasi sono collegate al liberarsi della forma iniziale (Nigredo), alla purificazione o incorporamento dello spirito (Albedo) ed infine alla manifestazione dello spirito sulla Terra (Rubedo). Lo studio dei principi alchemici port Jung ad individuare nella figura di Cristo il Lapis, cio il prodotto dellunit degli opposti divini, arrivando alla comprensione che lobiettivo degli alchimisti era s quello di redimere gli uomini, ma anche quello di liberare la Divinit imprigionata nelle tenebre della materia. Accost dunque il processo di individuazione al lavoro alchemico, laddove sia il paziente che lAlchimista intraprendono un viaggio interiore che serve ad illuminare e a portare alla coscienza le tenebre interiori o quelle della materia. I materiali che cuociono e distillano hanno unanalogia con la psiche. Ad esempio Jung interpret lArgento (Luna) come tenace e suscettibile, il Ferro (Marte) come coraggioso e appassionato, il Rame (Venere) come costante e sensuale, lo Stagno (Giove) come onesto e altero, il Piombo (Saturno) come distaccato e crudele. Consider poi quella di Mercurio una natura sfuggente, che con i suoi vapori velenosi ed invisibili copre i pericoli, gli inganni e i sotterfugi delloperazione alchemica. Lo spirito di Mercurio, per, la figura centrale attraverso cui si rende possibile lunione alchemica degli opposti.

Il rapporto con locculto

Jung mantenne sempre un rapporto privilegiato con locculto e i suoi fenomeni. Certamente questa propensione derivava dalle sue capacit intuitive che gli consentivano di avere premonizioni di fatti che dovevano ancora accadere. A questo proposito, sono note alcune sue celebre visioni, poi avveratesi, come quella di essere stato assalito dallimmagine di una persona che stava annegando; arriv a casa sconvolto, e seppe che suo nipote aveva rischiato di annegare nel lago, cadendo dalla barca. Ad un pranzo di matrimonio Jung inizi a parlare di psicologia criminale raccontando una storia dettagliata e particolareggiata, e si accorse che intorno era sceso un gran silenzio; successivamente fu rimproverato da un amico per aver reso pubblica la storia delluomo con cui stava parlando, di cui lui nulla conosceva. Ancora, nel 1944 si frattur una gamba e di conseguenza cadde in diversi stati di incoscienza che lo portarono quasi vicino alla morte; ebbe molti deliri e anche unesperienza extracorporea. In uno di questi momenti il medico che lo seguiva gli intim di tornare in s; Jung fu molto contrariato dal fatto di non essere morto e inform il medico di averlo visto nella sua forma originaria il che, spieg, significava che il medico sarebbe morto al posto suo. Il dottore pens ovviamente che quella di Jung fosse unallucinazione, ma quello stesso giorno, il 4 aprile del 1944, si mise a letto e non si rialz pi; mor di setticemia. Laccettazione di questi fenomeni spiritici e telepatici, provati personalmente, insieme con le esperienze che verificava nei suoi pazienti, lo portarono studiare e ad approfondire lo studio della divinazione. Jung cominci a parlare di psicologia della religione individuando una serie di collegamenti tra la prima fase, quella che defin arcaica, caratterizzata dalla presenza degli sciamani, dei guaritori e dei saggi; a questa prima fase segu quella delle civilt antiche, caratterizzata dai profeti, dai sacerdoti e dai medici; infine lera cristiana con i suoi mistici, teologi e filosofi. Tutti questi personaggi, se pur inseriti in fasi diverse della storia, avevano in comune lesperienza interna della Divinit, quella che Jung chiamava lesperienza del Numinoso. Studiando i rituali delle diverse civilt, constat quanto questi fossero fondamentalmente uguali: lo smembramento sacrificale degli sciamani che abbandonavano il corpo cominciando un pellegrinaggio visionario in cui provavano malattia-tortura-morte-rinascita, lo ricondussero alla passione di Cristo, ma anche al viaggio dellanima dopo la morte presente nel Buddismo tibetano, nel Libro della Morte egizio e in molte altre religioni. In altre parole Jung sostenne che queste esperienze spirituali di morte e rinascita, mostravano il processo del divenire in un Tutto attraverso il sacrificio e, secondo lui, il rituale della messa cattolica nasceva dagli stessi processi psichici che sottostavano agli antichi riti pagani. In esso, il Mistero dellEucaristia trasforma lanima delluomo, e il Cristo rappresenta larchetipo del S, ovvero la totalit della personalit che supera ed include luomo comune, e che nella mistica cristiana includeva originariamente anche lOmbra delluomo; in seguito la Chiesa Cattolica svilupp unimmagine di Cristo che comprendeva solo la parte luce. Il lungo studio sulla figura del Cristo e sullera dei Pesci, port Jung alla conclusione che il pensiero occidentale moderno aveva eliminato limmaginazione mitopoietica, facendo crollare il ponte spirituale che univa gli opposti. Nellultima parte della sua vita, lopera di Jung si concentr appunto nel tentativo di trovare un metodo che riunisse il metodo scientifico e limmaginazione mitopoietica. Questa aspirazione arriv nel momento in cui ritenne di essere finalmente riuscito a

riunire le sue due personalit, potendo finalmente convogliarle in un progetto comune utile a tutta la comunit occidentale.

Il 6 giugno 1961, Jung muore a Kusnacht. Una scritta scolpita nella pietra sopra la sua porta diceva: Vocatus atque non vocatus, Deus aderit (Invocato o non invocato, Dio verr).

Interventi di:

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