Sei sulla pagina 1di 5

Alessandro Galvan L'Ethica di Spinoza.

Una breve introduzione ***********

Il 22 luglio 1675, Heinrich Oldenburg, il colto segretario della Royal Society l ondinese scrive al suo corrispondente Spinoza: "Avendo saputo dalla vostra rispo sta che avete intenzione di pubblicare quel vostro trattato in cinque parti (il riferimento all'Ethica) permettetemi di consigliarvi, con la sincerit dell'affett o che ho per voi, di non mescolarvi alcunch che sembri in qualche modo intaccare la pratica della vita religiosa, specialmente perch questa et degenere e perversa va avidamente a caccia di tali dottrine le cui conclusioni sembrano favorire il dilagare del vizio". Poche settimane dopo, Spinoza risponde all'amico: "Proprio quando ricevevo la vostra lettera del 22 luglio partivo per Amsterdam, con l'int enzione di consegnare al tipografo il libro di cui vi avevo scritto. Quand'ecco spargersi ovunque la notizia che un mio libro su Dio era sotto il torchio, e che io mi sforzavo di dimostrare in esso che Dio non esiste. E la notizia era da molti creduta; sicch alcuni teologi (che forse ne erano gli a utori) approfittarono dell'occasione per lamentarsi di me davanti al principe e ai magistrati. E certi sciocchi Cartesiani, che hanno fama di condividere le mie idee, per allontanare da s questo sospetto, non cessavano e non cessano tuttora dallo screditare ovunque le mie opinioni e i miei scritti. Informato di ci da alc uni uomini degni di fede, i quali aggiungevano anche che i teologi mi tendevano insidie in tutti i modi, ho deciso di sospendere l'edizione che stavo preparando , in attesa di vedere che piega prendono le cose, e di informarvi del fatto per averne consiglio". Nel 1675, quando Baruch Spinoza stava per compiere i 43 anni, l'Ethica era dunque terminata e pronta per la stampa. Tuttavia essa venne pubbl icata solo due anni dopo, alla morte del filosofo, quando alcuni amici raccolser o gli scritti inediti sotto il titolo di Opera posthuma (di tale raccolta venne subito preparata anche una traduzione olandese con il titolo Nagelate schriften) . Spinoza aveva prudentemente deciso di prendere tempo, di aspettare che l'odio dei teologi nei suoi confronti si placasse, prima di risolversi alla pubblicazio ne. Ora, come pu intuire chi conosce i pericoli cui poteva andare incontro, nel S eicento, un filosofo audace che diffondesse pensieri incompatibili con la religi one riconosciuta, il rischio per Spinoza, non era semplicemente quello di incont rare un forte dissenso ideologico. Nel 1656 egli aveva pagato in prima persona c on la scomunica dalla comunit ebraica di Amsterdam per aver osato mettere in disc ussione la religione ufficiale dei Rabbini, presso la cui scuola - sotto la guid a di Menasseh ben Israel e Saul Levi Morteira - aveva appreso la Bibbia, il Talm ud ed aveva conosciuto la filosofia ebraica medievale. Ma non ci fu solo la scom unica. Il biografo Johannes Colerus narra che, prima di lasciare Amsterdam per t rasferirsi a Rijnsburg, un piccolo centro alla periferia di Leida, Spinoza venne assalito all'uscita dalla sinagoga da un fanatico che cerc di pugnalarlo. Avvedu tosi dell'aggressore, il filosofo riusc a scansare il colpo che raggiunse solo il suo mantello. Non era dunque solo un problema di polemiche tra intellettuali. I n gioco c'era l'incolumit personale. Il prezzo della novit e della critica alla tr

adizione poteva essere pagato con la vita. Si capisce, dunque, la ragione per cu i Spinoza fosse titubante dinanzi alla possibilit di pubblicare l'Ethica. Cos come si capisce meglio il motivo per cui egli fosse cos cauto nel dare in visi one i suoi scritti al giovane Leibniz quando questi ne fece richiesta. Spinoza e Leibniz avevano avuto un contatto epistolare su questioni di ottica e il tedesco era parso a Spinoza un "uomo di indole liberale e versato in tutte le scienze". Ci si aspetterebbe una risposta positiva alla richiesta di Leibniz, m a leggendo un'epistola indirizzata all'amico Schuller, il quale faceva da interm ediario tra i due, si resta sorpresi: "...Reputo tuttavia imprudente di confidar gli cos presto i miei scritti. Vorrei prima sapere che cosa sia andato a fare in Francia e sentire il parere del nostro Tschirnhaus dopo che lo avr pi a lungo freq uentato e avr conosciuto pi a fondo i suoi costumi" (Ep. LXXII). Colpisce un'espre ssione usata da Spinoza: confidare gli scritti. In effetti, ci che egli fece per tutta la vita. Pubblic insieme, nel 1663, i Principi della filosofia di Cartesio e i Pensieri Metafisici, l'unica opera uscita a suo nome. Tuttavia i due trattat i - come ci informa la prefazione che, su richiesta di Spinoza, fu redatta dal m edico Lodevijk Meyer - non costituiscono un'esposizione del pensiero del filosof o ebreo, bens - il primo - una presentazione secondo ordine geometrico delle prim e due parti dei Principi della filosofia di Ren Descartes, pur con interessanti v ariazioni e - il secondo - una discussione delle questioni di metafisica che fac evano problema nella scolastica cartesiana e che Spinoza conosceva direttamente dalla lettura di alcuni manuali utilizzati al tempo nelle Universit olandesi. Que sti due scritti formavano, per stessa ammissione di Spinoza, un'opera destinata ad un giovane discepolo, tale Casearius, al quale egli non intendeva insegnare a pertamente la propria dottrina. Soltanto un'altra opera fu pubblicata in vita: il Trattato teologico-politico, che usc ad Amsterdam nel 1670. Pur essendo uno sc ritto "spinoziano" a tutti gli effetti - anzi, forse proprio per questo - si dif fuse inizialmente come opera di autore ignoto, stampata ad Amburgo. Gli altri te sti di Spinoza, tra cui l'Ethica, dovettero circolare invece tra gli amici in fo rma di manoscritti e ci testimoniato dalle numerose lettere nelle quali Spinoza e d i suoi corrispondenti affrontano questioni che fanno riferimento ai contenuti delle opere pervenuteci. Anche nella tollerante Olanda del Seicento, anche in qu ella libera repubblica di cui vengono tessute le lodi nell'introduzione del Trat tato teologico-politico, era necessario essere molto accorti. Spinoza aveva avut o una prova impressionante di quali violenze potesse generare l'osservanza dell' ortodossia quando si confondesse con il fanatismo. All'et di otto anni, egli aveva assistito al tragico episodio di Uriel da Costa. Questi, come Spinoza, era un ebreo di origine portoghese. Dopo essersi convertit o al Cristianesimo e dopo aver rinnegato anche questa nuova religione per i dubb i inquietanti che si generavano in continuazione nella sua mente, ritorn sui suoi passi e chiese di essere riammesso nella comunit ebraica. Il prezzo da pagare fu altissimo. Oltre, naturalmente a confessare i propri errori e a rinnegare la pr opria posizione eretica, Uriel dovette subire trentanove vergate sulla schiena n uda e, coricatosi a terra, dovette farsi calpestare dai fedeli della sinagoga ch e passarono impietosamente sul suo corpo ferito. Umiliato, Uriel corse a casa e, dopo aver scritto le ultime pagine della sua bio grafia, si tolse la vita. Spinoza era perfettamente consapevole che la forza inn ovativa della sua dottrina avrebbe reso quest'ultima inaccettabile e soprattutto incomprensibile, dunque soggetta alle interpretazioni pi assurde e stravaganti. E infatti questo fu ci che accadde quando l'Ethica usc nel 1677. Le poche voci di consenso ed approvazione furono messe a tacere dalle numerosiss ime condanne. Ci furono prese di posizione durissime non solo da parte dei rigid i teologi fedeli alla religione rivelata, ma anche da spiriti acuti e intelligen ti come Pierre Bayle, l'autore del Dizionario storico-critico, il quale, pur ric onoscendo le doti intellettuali di Spinoza ed apprezzandone le virt morali, parl d ell'Ethica come dell'ipotesi pi mostruosa e contraddittoria che una mente umana p otesse concepire. Con Bayle, Spinoza divenne il "maestro dell'ateismo", colui ch e aveva osato dissolvere il mistero religioso insieme con il timor di Dio. E non solo questo. Essere spinozisti cominci a significare annullare ogni differenza t ra intelletto umano e intelletto divino, negare la creazione, sottoporre le legg

i della natura alla pi ferrea necessit e limitare in questo modo la potenza e la l ibert divina. Quando un discepolo di Malebranche, il giovane Dortous de Mairan, chiese al maes tro di indicargli il punto debole della dottrina spinozista, che ai suoi occhi p areva solida e coerente, il filosofo francese rispose sul registro della morale, affermando che non era necessario aver letto l'Ethica per condannare l'opera di un uomo empio quale era il suo autore. Certo, per gli ambienti libertini e clan destini del Settecento, cos come per alcuni autori dell'illuminismo francese - ba sti ricordare il materialista La Mettrie - Spinoza rappresent quella voce fuori d al coro che aveva osato smascherare gli idoli delle religioni positive identific ando Dio con la natura stessa. Tuttavia, solamente con il primo illuminismo tede sco si pot parlare di una vera e propria rivalutazione del pensiero di Spinoza. G . E. Lessing, negli ultimi anni della sua vita aveva confidato all'amico F. Jaco bi di aver ormai accolto il principio "Uno e Tutto" della filosofia spinoziana, in seguito alla lettura della poesia Prometeo di Goethe. Jacobi stesso fu invita to da Lessing a diventare "amico di Spinoza", a seguirne l'insegnamento. Lo stup ore che generarono queste affermazioni non solo diede vita a numerose polemiche sul fatto specifico, ma scaten anche una disputa - la cosiddetta Pantheismusstrei t - su un problema teorico pi generale: possibile indagare con la sola ragione i principi ultimi del reale? o piuttosto necessario affidarsi al "salto nel buio" della fede? All'interno del dibattito che coinvolse alcuni tra i pi noti pensatori tedeschi anche Kant partecip alla discussione con lo scritto Che cosa significa orientars i nel pensiero? - Spinoza si presentava come un interlocutore privilegiato. La s ua figura cambi i connotati essenziali: il filosofo ebreo non era pi l'ateo, ma l' ebbro di Dio, come diceva Novalis; con lui per la prima volta veniva affrontato seriamente il problema dell'unit dell'Identit e della Non-Identit, come affermava S chelling; la sua filosofia non era "negazione di Dio", come si era opinato sino ad allora, ma "negazione del mondo", acosmismo, come sosteneva Hegel. La sua per sona venne dipinta con i colori della santit, al limite della leggenda storiograf ica. Dice Goethe in Poesia e Verit: "...Avevo accolto in me a dir la verit solo imperfettamente e come di furto l'esi stenza ed il modo di pensare di un uomo straordinario; ma pure ne sentivo gi gli effetti significativi. Questo spirito che agiva cos decisamente sopra di me e dov eva avere cos grande influsso su tutto il mio modo di pensare, fu Spinoza. Dopo c he cio mi ero guardato attorno in tutto il mondo per trovare un modo di foggiare la mia strana natura, mi imbattei alla fine nell'etica di quest'uomo. Non saprei rendere conto di quel che ho preso dalla lettura di quell'opera, di quel che ci ho messo di mio; basti dire che vi trovai un acquietamento delle passioni e mi parve che mi si aprisse un'ampia e libera veduta sul mondo sensibile e morale" ( III, 14). in questo periodo che Spinoza viene ricordato come uno spirito solitar io e separato, chiuso nella bottega della casa di Rijnsburg a molare lenti per t elescopio per guadagnarsi da vivere; lontano dagli affari mondani e dalle turbol enze della vita politica, Spinoza rappresenta l'emblema del saggio che ha consac rato la propria esistenza alla contemplazione mistica del divino. Gli studi di q uesto secolo che hanno cercato di ricostruire il concreto contesto storico-cultu rale entro cui operava il filosofo hanno notevolmente corretto tale immagine. ve ro che egli prediligeva una vita tranquilla e appartata e tuttavia aveva frequen ti incontri con gli amici pi stretti e con le donne pi colte dell'Aia che gli rend evano visita; vero che trascorreva molte ore in solitudine attendendo al suo lav oro, ma altrettanto vero che gradiva il teatro e non disdegnava affatto i piacer i del corpo; poi del tutto infondata l'opinione che lo vorrebbe estraneo alle vi cende politiche del tempo: basti ricordare che ha dedicato due opere fondamental i in difesa della tolleranza, della libert di pensiero e della democrazia. Quando poi, nel 1672, venne ucciso in carcere - in seguito ad una rivolta popolare sos tenuta dagli Orange - il Gran Pensionario d'Olanda Jan De Witt, Spinoza, indigna to, si precipit fuori di casa per affiggere pubblicamente un cartello con la scri tta : ultimi barbarorum. Fu salvato a stento dal pittore Van der Spyck, presso c ui alloggiava, da un sicuro linciaggio. Spinoza dunque molto attento alle questi oni politiche del suo tempo. Si pu anzi affermare che il problema politico entri

nel cuore stesso della sua speculazione. Si legga a titolo di esempio il seguent e passo dell'Ethica: "I Satirici deridano fin che vogliono le cose umane, i Teol ogi le detestino, e i malinconici lodino pi che possono la vita incolta ed agrest e e disprezzino pure gli uomini mentre ammirano gli animali. Essi tuttavia conti nueranno a sperimentare che gli uomini possono procurarsi molto pi facilmente ci d i cui hanno bisogno con il reciproco aiuto e che non possono evitare i pericoli che incombono se non con l'unione delle forze." L'Ethica non propone in alcun mo do la via dell'ascesi. Ma giunto il tempo di domandarsi: come si presenta l'Ethi ca al lettore? Essa un trattato, non un saggio. Ci significa in primo luogo che i temi presi in esame sono compresi all'interno di un disegno complessivo di cara ttere sistematico la cui esposizione intende essere insieme rigorosa e ordinata. Per "sistema" dobbiamo intendere qualcosa di diverso da una semplice sequenza d i proposizioni legate insieme dal filo dell'argomentazione retorica. Un sistema filosofico una dottrina che fa riferimento ad alcuni principi fondamentali, dai quali possibile ricavare determinate conseguenze teoriche che formano un pensier o articolato, ma unitario. Le parti di un sistema non possono variare lasciando inalterato tutto il resto. Cos l'Ethica si mostra come una grande deduzione-costi tuzione razionale del mondo naturale e delle sue propriet. Il metodo seguito quel lo geometrico degli Elementi di Euclide: da definizioni, assiomi, postulati si p erviene, attraverso una ininterrotta catena logica, a veri e propri teoremi corr edati di dimostrazioni, corollari e scolii. Il mos geometricus garantisce precis ione, rigore e ordine al ragionamento. Il linguaggio utilizzato in modo univoco e semplice dovrebbe escludere qualsiasi fraintendimento e liberare la mente dall e forme di pregiudizio e superstizione che si annidano nell'uso ambiguo e non un ivoco delle parole. probabile che molti lettori dell'Ethica trovino nella forma espositiva uno degli ostacoli di fronte ai quali decidono di abbandonare l'impre sa del confronto diretto con il testo. Si pu supporre che sia meglio affidarsi ad un buon manuale, ad un testo introduttivo che avvicini per gradi ad un'opera co s ostica. In effetti si tratta di una delle opere pi difficili che siano mai state scritte in filosofia e le difficolt sono rafforzate dal fatto che il linguaggio utilizzato viene frequentemente avvertito come lontano e datato. Chi a digiuno d i studi filosofici - ma anche chi frequenta altri linguaggi in filosofia - diffi cilmente non avvertir qualcosa di sconcertante nell'attacco ex abrupto dell'Ethic a: "Per causa di s intendo ci la cui essenza implica l'esistenza ossia ci la cui na tura non pu essere concepita se non come esistente". Il lessico non lontano da qu ello della Scolastica. Ma ci che maggiormente colpisce l'inizio immediato della t rattazione, senza introduzione o prefazione al testo. Chi apre l'Ethica si trova trascinato in un pensiero in corso. Probabilmente questo un punto sul quale chi parla dell'opera spinoziana non dovrebbe mai mentire: chi intende leggere l'Eth ica deve essere provvisto di forti motivazioni. Se non siamo convinti - per le r agioni pi varie - che Spinoza possa ancora insegnare qualcosa a chi la studia, es sa rester uno dei tanti libri la cui lettura viene eternamente rimandata. Il suo destino quello di vivere un paradosso: un'opera che non attira il lettore contem poraneo per linguaggio e struttura, e, al contempo, a fatica pu essere esposta in versioni semplificate che incoraggino il contatto diretto con il testo. Isolare i concetti pu certo fornire indicazioni preziose sui contenuti, ma significa anc he separarli dal tessuto connettivo che li lega fornendone una legittimazione te orica. Questo non deve per scoraggiare il potenziale lettore dell'Ethica. L'impre ssione di affrontare tematiche lontane dai vissuti individuali svanisce progress ivamente con il procedere della trattazione. Le pagine iniziali, dense di conten uto, svelano progressivamente il loro senso profondo e si comprendono meglio qua ndo l'oggetto su cui viene focalizzata l'attenzione l'uomo, con le sue passioni, con i suoi desideri, con la sua costitutiva finitezza. La teoria degli affetti svolta soprattutto nella terza e nella quarta parte dell'opera - pur radicata ne ll'ontologia e nella gnoseologia delle prime due - vicina all'esperienza delle d inamiche intersoggettive di ogni individuo. A dispetto dell'immagine che essa ev oca in alcune sue esposizioni riduttive, credo che l'Ethica non celebri nessun d elirio di onnipotenza umana. Spinoza sa bene che l'uomo sar sempre soggetto alle passioni, che spesso vedr il meglio, lo approver, ma seguir la soluzione peggiore. Spinoza lettore di Machiavelli e di Hobbes e sa bene quali nefandezze pu compiere

l'uomo quando guidato dai soli interessi personali. Tuttavia uno strenuo combattente, incapace di rassegnarsi alle miserie dell'esis tente, perch crede nella forza critica della ragione e nella sua capacit di indica re traguardi raggiungibili. L'Ethica - nella sua forma compatta ma forse non com piuta e, come tutti i grandi libri, con le sue tensioni e difficolt - un testo ch e ci interroga ancora. L'atmosfera torbida che circonda la sua pubblicazione e l a sua diffusione ci lasciano immaginare quale forza eversiva e dirompente fosse contenuta nelle sue pagine quando essa usc a stampa. E ci vuole una fortissima fe de nel movimento progressivo della ragione per credere che ci che dava scandalo a d un dotto del Seicento sia oggi degno di attenzione solo da parte di curiosi er uditi. Spinoza ritaglia nel panorama filosofico del Seicento uno spazio teorico autonomo che spiazza letteralmente molte problematiche tradizionali (basti pensa re, come esempio, alla concezione di un Dio immanente alla realt naturale, la cui libert coincide con la natura necessaria del suo operare). Spinoza rappresenta p er pi aspetti un'anomalia filosofica, certo radicata in un preciso contesto, ma c apace di prenderne le distanze attraverso la costituzione di una trama di concet ti del tutto originale e irriducibile ad altre forme di pensiero. Per questa rag ione alcune nozioni che tradizionalmente sono state usate per descrivere la dott rina spinoziana rischiano di non dire abbastanza, se non addirittura di portarci fuori strada: ateismo, panteismo, monismo, parallelismo mente-corpo, ecc. Spinoza, come tutti i pi originali pensatori, va compreso prima di tutto attraverso se stesso. Credo che le parole di A. Negri, ricche di pathos e partecipazione intellettuale , siano l'esempio di come Spinoza rappresenti ancora per noi un valido interlocu tore, con cui confrontarci: "Gli occhiali di Spinoza guardano il mondo con la se renit che il desiderio dell'eterno fa sorgere nell'animo di ogni vivente. La pote nza del desiderio contro un potere che fissa la vita come spettacolare parvenza. La riscoperta di Spinoza ci consente di vivere 'questo' mondo, proprio quello d ella 'fine delle ideologie' e della 'fine della storia' come un mondo da ricostr uire. [...] E se ai filosofi non piace la parola 'amore' - e se i Postmoderni la coniugano all'appassire del desiderio - noi che abbiamo riletto l'Ethica, noi p artito degli spinozisti, osiamo senza infingimenti parlare di amore, come della passione pi forte che crea l'esistenza comune e distrugge il mondo del potere". S e dovessimo rispondere alla domanda: perch leggere l'Ethica di Spinoza oggi? potr emmo dire: perch oggi, per fortuna, nessuno ce lo impedisce.

Bibliografia essenziale Spinoza, B., Breve trattato su Dio, l'uomo e il suo bene, a cura di F. Mignini, L'Aquila, Japadre, 1986. Spinoza, B., Emendazione dell'intelletto. Principi della filosofia cartesiana. Pensieri metafisici, a cura di E. De Angelis, Torino, Boringhieri, 1962. Spinoza, B., Epistolario, a cura di A. Droetto, Torino, Einaudi, 1974. Spinoza, B., Etica, a cura di E. Giancotti, Roma, Editori Riuniti, 19933. Spinoza, B., Trattato politico, a cura di P. Cristofolini, Pisa, Etsi, 1999. Spinoza, B., Trattato teologico-politico, a cura di A. Droetto e E. Giancotti, T orino, Einaudi, 1972.