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TARIQA ALAWIYYA MADANIYYA ISMAILIYYA

CHE COS IL SUFISMO


S OMMARIO
Introduzione.................................................................................................................. 2
Due parole sulla dottrina .............................................................................................. 3
Luomo dal punto di vista metafisico ........................................................................... 6
Sufismo e Islam ............................................................................................................ 8
Linfluenza spirituale ................................................................................................. 10
Altri aspetti della Via ................................................................................................. 15
Il Maestro ................................................................................................................... 18
Lallievo ..................................................................................................................... 20
Il cammino iniziatico i riti ....................................................................................... 23

I NTRODUZIONE
Il Mio servo non cessa di approssimarsi a Me attraverso le opere supererogatorie
finch Io lo amo. E quando lo amo, sono lorecchio con cui ascolta, locchio con cui
vede, la mano con cui prende e il piede con cui cammina1. In questo detto, attribuito
al Profeta dellIslam () , Dio descrive lo stato spirituale di chi arrivato a
conoscerLo. Si tratta di una Conoscenza diversa da quella che viene intesa nel
linguaggio comune. infatti una Conoscenza che coincide con una esperienza
diretta, unesperienza che trasforma. In particolare, lindividuo che realizza questa
Conoscenza arriva a identificarsi con loggetto della sua aspirazione: rimane nel suo
corpo, ma una parte di s assorbita in Dio. Il sufismo in arabo taawwuf la
Via spirituale e il metodo che, allinterno dellIslam, utilizza determinati strumenti e
regole allo scopo di far pervenire i suoi adepti alla conoscenza di Dio.

Questa conoscenza, in linea di principio, non riservata ai soli adepti al sufismo: la


condizione di elevazione spirituale e di identificazione descritta, infatti, giace in
potenza in tutti gli uomini. Per questo motivo, leggendo opere scritte da realizzati
appartenenti ad altre tradizioni, si troveranno parecchie analogie con testi scritti da
Maestri sufi, giacch il loro stato lo stesso, ma spiegato secondo punti di vista
diversi, adattati al diverso contesto. Questa universalit del Principio, daltronde,
sta alla base stessa della religione islamica, che ammette esplicitamente la validit di
altre religioni: nel Sacro Corano scritto infatti che ogni popolo riceve un inviato da
Dio.

Limmagine che pu essere utilizzata riguardo al rapporto tra uomo e Dio quella
del cerchio: gli uomini si trovano sulla circonferenza e vedono il centro ognuno da
una posizione diversa. Quelli che si muovono lungo uno dei raggi per raggiungere il

1
Bukhari, riqaq 38
centro, man mano che si avvicinano vedono la distanza tra loro diminuire fino ad
annullarsi nel centro stesso.

Quanto detto non significa per che un cristiano o un buddhista possano praticare il
sufismo, perch esso si integra pienamente con la pratica della religione islamica e ne
, in un certo senso, il nocciolo e la vera essenza. Inoltre, se in teoria tutti gli
individui hanno in potenza la possibilit di realizzarsi e di conoscere Dio, non tutti lo
vogliono, o possono.

La pratica del sufismo quindi riservata solo a quelli che, tramite un rito e davanti a
un Maestro autorizzato, prendono il cos detto patto iniziatico. Perch questo
avvenga, oltre al desiderio di chi aspira a intraprendere il cammino (in arabo, il
murid), necessario che un Maestro spirituale accetti di condurre questo murid lungo
la via, prendendolo in carico.

D UE PAROLE SULLA DOTT RINA


La dottrina potrebbe essere definita, con linguaggio improprio, la teoria che precede
la pratica. Serve ad anticipare nel praticante e fargli pregustare ci che poi dovr
sperimentare direttamente. Questa preparazione pu servire da supporto, pu guidare
il praticante nelle incertezze, pu rinsaldare la sua determinazione.
E s p r e s s i o n e d e l l a ve r i t
La dottrina unesposizione della verit; va presa come un insegnamento, adattato
alle possibilit di comprensione della mente. La mente, con la sua capacit razionale,
si presta infatti solo a una forma particolare di conoscenza e non pu sostenere da
sola la conoscenza delle cose divine.
U ni ve r s al i t
Essendo unespressione della verit, la dottrina alla base del sufismo la stessa che si
pu trovare alla base di tutte le altre tradizioni, a meno di alcune differenze nella
forma esteriore. Per fare un esempio, il monoteismo puro alla base dellIslam lo
stesso espresso nei testi dellinduismo riguardanti la non dualit dellAtman.
Shahada e sue conseguenze
La base di tutta la dottrina islamica nel primo pilastro della religione (la shahada).
Essa contiene laffermazione dellunit divina: l ilha ill Allh. Burckhardt 2
suggerisce di tradurre lespressione con non v divinit fuorch la Divinit, per
sottolinearne il carattere volutamente paradossale. Prima viene affermato che non
esiste divinit; poi questa affermazione viene negata. Daltronde, non viene neanche
definito cosa sia Allah, non viene descritto ulteriormente.

Basta fermarsi a riflettere un attimo per capire come questa espressione sia
volutamente indefinita, come si presti a pi interpretazioni. Infatti, la Divinit viene
definita proprio dal fatto che la sua realt sfugge ad ogni categoria. Essa, per

2
Burchkardt: introduzione alle dottrine esoteriche dellIslam, capitolo II; buona parte del testo
seguente ne un riadattamento
utilizzare parole appartenenti ad altre tradizioni, incomunicabile, indivisibile e
ineffabile, oltrepassa ogni nome e ogni intellezione 3; ancora, la via che si pu
percorrere non la vera Via / il nome che si pu pronunciare non il vero nome 4.
Senza dilungarci troppo, diremo che questo aspetto paradossale di Dio o, per essere
pi generali, del Principio, offre alla razionalit una molteplicit di significati e, allo
stesso tempo, limpossibilit di coglierli appieno5.

Daltronde, Allh, il nome supremo, anche sintesi dei novantanove nomi. Si


potrebbe sostituire il nome supremo con un altro dei nomi di Dio, ottenendo sentenze
ugualmente vere, che ne manifestano un aspetto diverso: non vi realt se non la
Realt, non vi uno se non lUno, e cos via.
I l C r e a t or e
Non vi altra divinit significa anche, quindi, che uno solo il Creatore,
sovraordinato a tutto; il resto creato. Ne consegue che Dio crea la manifestazione
da se stesso, perch abbiamo escluso la preesistenza di qualsiasi altra cosa. Fa
capolino lidea che non solo non esiste altra divinit, ma non esiste nulla, se non Dio,
che lEsistente, perch tutto viene da Lui. Dio, lUnico, manifesta tutti i gradi
dellesistenza, incluso il nostro mondo, e tutto a Lui fa ritorno6. questa la dottrina
dellUnicit dellEsistente, wahdat al-wujud.

Si riporta, per la chiarezza espositiva che non necessita di ulteriori commenti, un


passo tratto da Iniziazione al sufismo di Martin Lings che affronta questo tema:
L i nt e r i o r e e l e s t e r i or e
[] Al-Arabi adDarqawi scrive nelle sue lettere che un giorno, mentre era assorto
nellinvocazione, una persistente voce interiore continuava a ripetergli il versetto del
Corano: egli il Primo e lUltimo, lEsteriore e lInteriore 7 . Allinizio non vi
prest attenzione e continu linvocazione del nome. Ma alla fine scrive poich
essa non voleva lasciarmi in pace, risposi: ho ben compreso che Egli il Primo e
lUltimo e lInteriore; ma quanto allaffermazione che Egli lEsteriore non la
comprendo, poich non vedo nulla esteriormente tranne le cose create. Allora la
voce le disse: se con la parola lEsteriore Egli intendesse cosa diversa dallesteriore
che noi vediamo, non sarebbe allesteriore, ma allInteriore (che andrebbe
ricercato); ma io ti dico: Egli lEsteriore. Allora compresi che non vi realt
fuorch Dio, e che nelluniverso vi Egli Solo, sia lode e grazie a Dio. Ci ricorda
il detto del Profeta: tu sei lEsteriore, non vi nulla che ti possa nascondere. A
questo proposito, la mente pu comprendere che, come i Nomi il Primo
lUltimo e lInteriore esclude la possibilit che vi sia qualcosa prima o dopo Dio,

3
San Gregorio Palamas
4
Tao te king
5
Una buona impostazione della dottrina metafisica pu essere ritrovata nei tre libri di Ren Gunon
Luomo e il suo divenire secondo il Vedanta, Il simbolismo della croce e Stati molteplici
dellessere, che sono concepiti luno come sviluppo dellaltro.
6
Siamo di Dio, e a lui facciamo ritorno (Cor, 2,156)
7
Cor 57,3
o pi interiore di Lui, cos il suo nome lEsteriore esclude la possibilit che vi sia
qualcosa di pi esteriore di Dio8.

Analogamente, per quanto riguarda il detto del Profeta sullo svolgimento della
creazione: Dio era, e non vi era nulla con Lui, ed il relativo commento sufico Egli
ora cos come era, ogni mente lucida pu capire che, dal punto di vista
dellortodossia, questo commento costituisce una prova incontrovertibile dellUnit
dellEssere, poich dimostra, in modo folgorante, che questa dottrina pu essere
negata solo cadendo nelleresia di ammettere che Dio soggetto a mutamento.
Tuttavia la mente non pu comprendere come lEssere possa essere Uno, come non
pu comprendere come Dio possa essere nel contempo lEsteriore e lInteriore; e,
nellaccettare teoricamente tali verit, si spinge al limite estremo della sua sfera.
Siamo qui a un bivio: il seguace dellexoterismo involontariamente si ritrarr,
ricordando a se stesso e agli altri che fortemente sconsigliabile impegnarsi nella
speculazione teologica; ma il mistico virtuale riconoscer subito che quanto gli sta
dinanzi sfugge al dominio della teologia dogmatica e, anzich ritrarsi, non avr
timore di abbandonare il terreno apparentemente solido delle sue posizioni
puramente mentali, anche a rischio di smarrirsi.
I veli
Spiegata la dottrina dellUnicit dellEsistente, secondo la quale tutto, forma e
sostanza, emanazione successiva di Dio, aggiungiamo che la distinzione tra Dio e il
creato pu essere fatta, secondo il simbolo caro al Corano, grazie a uno o pi veli che
separano le cose dalla Realt Assoluta; questi stessi veli sono daltronde impalpabili
illusioni. Tirare su i veli metafora del percorso iniziatico di conoscenza di Dio
come iniziare a togliere da una stuoia i fili della paglia che la compone; questo non
modificher inizialmente la realt della stuoia. Tuttavia, si arriver a un punto in cui
la stuoia non esister pi e sar evidente che essa era solo paglia..
P a nt e i s mo
Bisogna fare attenzione a non cadere nellerrore logico di pensare che quindi ogni
cosa sia Dio (il cosiddetto panteismo): si pu invece affermare che Dio, Unico,
lunica Realt e quindi esso in ogni cosa, mentre le cose hanno una realt illusoria,
per quanto questa realt sia concreta ai nostri sensi.
M ac r o c os mo e mi c r oc o s mo
Ogni grado di realt, in quanto velo, cela il fatto che solo Dio esiste; esso per
contiene anche i segni attraverso i quali meditare su Dio9. Questa cosa, pi volte
ripetuta nel Corano, si pu sviluppare aggiungendo che esiste una corrispondenza fra
il mondo terrestre e quello spirituale, cos come esiste una corrispondenza precisa
fra luomo, con il suo corpo e le sue parti sottili, e luniverso.

Il velo svolge anche unaltra funzione, in collegamento con la precedente: un


supporto senza il quale non possibile la conoscenza. Come la luce, che in s non

8
Questo paragrafo tratto da Iniziazione al sufismo, di Martin Lings.
9
Si rimanda, su questo punto, alla piacevole lettura de il libro della meditazione, di al-Ghazali
pu essere vista, se non perch illumina i corpuscoli nellaria o si riflette su un corpo,
cos la Luce divina ha bisogno del creato per essere conosciuta, come dice una sacra
tradizione: Ero un tesoro nascosto e volli essere conosciuto, e creai le creature
perch mi conoscessero.

L UOMO DAL PUNTO DI VI STA METAFISICO 10


La risalita
Dal punto di vista dellUnicit dellEsistente (wahdat al-wujud), si pu considerare
la Via spirituale come un muoversi in senso inverso rispetto a quello di
manifestazione. Questo movimento comunque unanticipazione del riassorbimento
in Dio che avviene alla fine dei tempi: tutto viene ricondotto a Dio dice il Corano
in vari passi11. Il percorso di risalita avviene sollevando i veli illusori della realt fino
a riconoscere dietro di essi lesistenza di ununica realt. Il Corano stesso contiene
alcune espressioni che rendono conto di questa realt: noi gli siamo pi vicini della
sua vena giugulare12, e ovunque vi volgiate, l il volto di Allah13.
C e nt r al i t de l l u o mo
dunque caratteristico delluomo e non delle altre creature quello di poter conoscere
Dio. Il Corano, a proposito della centralit delluomo rispetto alla creazione,
esplicito: egli ha assoggettato a voi tutto ci che nei cieli e in terra, tutto
[provenendo] da lui 14 . Ricordiamo anche che secondo il Corano gli angeli, che
occupano un piano della manifestazione pi vicino a Dio, rispetto al nostro, furon
fatti prostrare davanti alluomo appena creato; essi, infatti, mancano della possibilit
di agire e quindi del libero arbitrio; vivono in perenne adorazione, ma non dato loro
di agire e di superare la loro condizione avvicinandosi ulteriormente allAssoluto.
Chiaramente, la prostrazione nei confronti di Adamo, lUomo prima della sua
caduta, che qui rappresenta lUomo Perfetto, di cui si dir.

Specifichiamo che la funzione centrale delluomo rispetto alla manifestazione


particolarmente preziosa. La probabilit di avere concesso di vivere nello stato
umano cos espressa da una novella buddhista: c una tartaruga che vive in fondo
alloceano e che ogni centanni sale in superficie per respirare. C un anello che
galleggia nelloceano; ebbene, la probabilit di avere in sorte di vivere nello stato
umano pari a quella che la tartaruga, nel risalire per respirare, infili la testa
nellanello.
R e s p o ns a bi l i t

10
Questo capitolo prende per gran parte spunto dal capitolo lUomo Universale, in Introduzione
alle dottrine esoteriche dellIslam di Titus Burckhardt. Per riferimento, sebbene di difficile lettura, si
segnala dello stesso autore la traduzione di un classico del sufismo, Luomo universale, di Abd al-
Karim al-Jili.
11
apparteniamo a Allah e a lui faremo ritorno, Cor 2, 156 e anima pacificata, ritorna al tuo Signore,
soddisfatta e gradita, ed entra tra i Miei servi, Cor 89,27, verso Dio il ritorno, Cor 5,18
12
Cor 50,16
13
Cor 2, 115
14
Cor. 45,12
La centralit delluomo rispetto alla manifestazione implica anche una responsabilit:
data la sua capacit intellettuale, almeno potenziale, di conoscere lUniverso, lUomo
secondo il Corano ha ricevuto il mondo in deposito da Dio e ne quindi
responsabile.
M i c r o c os mo e ma c r oc o s mo
Fra gli esseri di questo mondo, luomo il solo la cui visione intellettuale racchiude
ogni cosa, mentre gli altri esseri organici hanno soltanto visioni parziali di esso.
Certo, il contenuto immediato della percezione umana soltanto il mondo fisico che
lo circonda; egli per potenzialmente e per natura disposto a comprendere il mondo
nella sua interezza. La sua capacit intellettuale, almeno in modo principiale,
comprende lUniverso intero. Si pu dire quindi che esiste una relazione di
corrispondenza tra luomo e lUniverso (microcosmo e macrocosmo); sono specchi
che si riflettono a vicenda. Ancora di pi, luomo riflette in se stesso lintero cosmo;
da cui ladagio sufico luniverso un grande uomo, e luomo un piccolo
universo.
L u o mo u n i v e r s al e
Laffermazione del Profeta ( )che Dio cre Adamo nella Sua [propria] forma,
riflette quanto appena detto: vuol dire che la natura primordiale delluomo come il
risultato simbolico e, in un certo senso, la somma apparente di tutte le essenze divine
immanenti al mondo. Si pu dedurre, da quanto gi spiegato, che questa universalit
delluomo rimane nella maggior parte dei casi solo virtuale, o potenziale. Luomo
che le realizza in toto detto nel linguaggio dellesoterismo islamico al-Insan al-
kamil, traducibile con lUomo Universale o lUomo perfetto. Pur mantenendo la sua
forma esteriore, a questessere appartengono tutte le forme e gli stati dellesistenza,
perch la sua realt interiore si identifica con lintero universo. A questa realt
riecheggiano i famosi versi di Ibn Arabi:
Si fatto, ormai, il mio cuore
capace di ogni forma:
per le gazzelle un pascolo,
ed convento ai monaci cristiani;
si fa tempio per gli idoli,
e Ka`ba ai pellegrini;
tavola di Tor,
e libro del Corano.
Seguo la religione dell'amore:
in qualunque regione mi conducano
i cammelli d'amore, l si trovano
la mia credenza e la mia religione.

Questa espressione, Uomo Universale, oltre a indicare chi abbia realizzato lidentit
suprema, identifica anche qualcosa di pi; lUomo Universale infatti una realt
spirituale che oltrepassa lindividualit umana. Egli il prototipo evidente di cui
parla il Corano15, prototipo di tutta la creazione, e in s racchiude tutte le gerarchie
spirituali in maniera completa.

Possiamo ora aggiungere che il raggiungimento dello stato di Uomo Universale , in


linguaggio pi preciso, il fine del cammino del sufismo.

S UFISMO E I SLAM
L e s e mp i o d e l l ar a n c i a
Consideriamo unarancia: larancia composta dalla buccia e dalla polpa. Ognuna
delle due parti svolge una funzione. comunque chiaro che la ragion di esistere della
buccia lesistenza della polpa; anzi, staccata da lei si inaridirebbe in poco tempo.
La polpa, a sua volta, non potrebbe esistere senza la buccia, perch mancherebbe
della protezione necessaria e resterebbe in balia degli animali, del sole e delle
intemperie. chiaro inoltre, che la buccia di una pera non si potr mai adattare a
ricoprire unarancia. Questa metafora illustra il rapporto il sufismo (la polpa) e la
religione islamica (la buccia) e, pi in generale, tra laspetto interiore (esoterico) e
quello esteriore (exoterico) di una Tradizione.
I pr i mi s uf i
Abbiamo spiegato che il Profeta Muhammad (), necessariamente iniziatore
dellesoterismo islamico e tramite tra gli altri uomini e Dio. Questo fatto riflette una
realt spirituale che molto pi importante degli episodi storici. Esistono comunque
alcune tracce storiche relative allorigine del sufismo, anche se lorganizzazione in
confraternite avvenuta diversi secoli dopo la morte di Muhammad (). Tra le
varie ipotesi sullorigine del termine ufiyya, vi quella che si riferisce agli ahl a-
uffa, gente della panca, ossia quegli uomini vicini al Profeta ( )che vivevano
in una zona della moschea adiacente la sua casa, indigenti per aver lasciato i loro
beni con lemigrazione a Medina (la povert, per quanto simbolica, proietta in questo
caso i suoi riflessi nella realt materiale), dediti alla preghiera e alla causa della
nuova religione. Tra essi vi era Abu Hurayrah.
Il segreto
riportato che Abu Hurayrah, abbia detto: "ho tesaurizzato nella mia memoria due
tipi di conoscenza che ho ricevuto dal Messaggero di Dio. Uno l'ho divulgato, ma se
divulgassi l'altro tagliereste questa gola". La rivelazione coranica, attraverso il
Profeta (). ha portato un corrispondente insegnamento interiore, relativo alla
Conoscenza di Dio e riservato a una minoranza, che ha degli analoghi nelle altre
tradizioni16.

15
Cor, 36,11
16
Gunon, a proposito dellinduismo, specifica che non vale una distinzione tanto netta, cos come nel
taoismo, perch in queste tradizioni la metafisica espressa in maniera autonoma e indipendente dagli
insegnamenti esteriori.
La prudenza espressa da Abu Hurayrah riguardo allinsegnamento esoterico dovuta
al fatto che alcune espressioni, a chi non le comprende, possono risultare in
contrasto con la legge esteriore, creando tra laltro disordine sociale e confusione
nelle menti.

Cos per la dottrina del sufismo, che pu essere espressa a parole come
anticipazione di quella che deve essere poi una realizzazione personale, e che serve
al praticante come guida e anche come supporto per trovare maggiore motivazione.
chiaro che, essendo la dottrina sufica laspetto interiore della dottrina veicolata
dallislam, trasmessa dal suo Profeta (), leventuale contrasto con laspetto
esteriore e religioso pu essere solo apparente e derivare dallappartenere i due
aspetti a piani diversi di applicazione.
L a s t o r i a di al - H al l aj
Si chiarir quanto detto con lesempio famoso di una violazione del segreto, finita
tragicamente: la storia di Mansur al Hallaj, ucciso dal potere temporale, a inizio del
X secolo, con laccusa di eresia. Al Hallaj esprimeva il suo amore per Dio e il suo
slancio attraverso espressioni emblematiche e paradossali, tramandateci sotto forma
di aforismi. Fra queste, ad esempio, ana al-Haqq, io sono la Verit17. Vale la pena
commentare brevemente questa espressione: al-Hallaj non intendeva porre se stesso,
un semplice individuo, al posto di Dio, blasfemia che di per s non meriterebbe
ulteriore attenzione. Al-Hallaj intendeva che, avendo estinto la sua individualit in
Dio, questa individualit non esisteva pi; in lui esisteva Dio soltanto, che parlava al
posto suo come nella tradizione profetica riportata allinizio di questa trattazione18.

Chiarita la prospettiva da cui va interpretata la frase di al-Hallaj, chiaro che presa


alla lettera essa in contrasto con il monoteismo. Al-Hallaj affermava anche, a
proposito del pellegrinaggio uno dei cinque pilastri dellIslam , che quel che conta
il pellegrinaggio verso il proprio cuore. Si noti che lo stesso al-Hallaj aveva
effettuato il pellegrinaggio alla Mecca pi di una volta; vi qui ancora una
sovrapposizione fra due piani, quello della realt manifesta e quello della realt
spirituale. La realt manifesta e il pellegrinaggio in questo caso sono simbolo
infatti di qualcosa di pi importante ed interiore. Al-Hallaj fu accusato di voler
sovvertire lordine e condannato a morte. Anticipiamo adesso una considerazione che
verr sviluppata pi avanti: dire che il pellegrinaggio alla Mecca simbolo del
pellegrinaggio interiore non significa sminuire il primo; significa invece spiegarne un
aspetto. Per la corrispondenza dei simboli tra il piano materiale e quello spirituale,
infatti, effettuando il pellegrinaggio si rende in qualche misura operativo il simbolo
sul piano spirituale.

17
Al-Haqq uno dei nomi divini
18
Si pu aggiungere che, secondo Al-Alawi, la realizzazione perfetta consiste nel contemperare
lebbrezza interiore e la sobriet esteriore, tributando ad ognuno dei due aspetti ci che dovuto.
Infatti, anche lesteriore emanazione di Dio. Ovviamente, figura perfetta di tale equilibrio
Muhammad, che ricopre infatti un ruolo sia spirituale che temporale nellislam.
L INFLUENZA SPIRITUALE
I ni z i a z i o n e
Chi desidera intraprendere il cammino spirituale allinterno di una Confraternita sufi,
pu farlo solo attraverso un apposito rito diniziazione. un rito di per s molto
semplice: il murid, ossia colui che aspira a intraprendere la Via, davanti al Maestro
esprime lintenzione di percorrerla, promettendo fedelt alla Confraternita e
obbedienza al suo rappresentante. Il Maestro accetta il murid e, tramite il contatto
fisico oppure tramite un oggetto, gli trasmette linfluenza spirituale. Il murid in
questo modo iniziato e viene chiamato faqir19
I mp o r t a n z a de l l i nf l ue n z a
La trasmissione di uninfluenza spirituale laspetto essenziale delliniziazione ed ha
unimportanza grandissima ai fini del cammino. A titolo di esempio, uno studio
sulliniziazione allinterno della tradizione hindu20 racconta i casi di alcuni individui
che, per effetto delliniziazione stessa, in tempi molto brevi raggiungono determinati
stati spirituali. Si tratta certamente di una fattispecie particolare e rara, ma questo
esempio aiuta a capire come linfluenza spirituale che vibra allinterno di una
organizzazione iniziatica attraverso i secoli sia qualcosa di pi di una semplice
benedizione.
O r i g i n e d e l l i nf l u e n z a
Qual lorigine di questa influenza spirituale? Essa viene da lontano e si
conservata attraverso una trasmissione continua, in un filo che si svolge senza alcuna
interruzione. Pi precisamente, questo filo chiamato silsila, ossia catena21, e i suoi
anelli sono i Maestri spirituali, detti shaykh in arabo. La continuit di questa catena
indispensabile per la validit della Via iniziatica; questo perch la continuit stessa
a garantire la sussistenza dellinfluenza spirituale; inoltre, se per qualche motivo essa
fosse interrotta, non sarebbe possibile ripristinarla.
O r i g i n e d e l s uf i s mo
Allorigine della silsila, nel sufismo, sta necessariamente il Profeta Muhammad
() , veicolo della Rivelazione coranica. Egli infatti il tramite tra il divino e la
manifestazione; tramite lui si realizza il mistero della manifestazione in un
linguaggio umano della parola divina e con essa dello Spirito. Per questo motivo
ogni confraternita sufi regolare (detta in arabo tariqa) potr documentare una sua
silsila, che si ricollega senza interruzioni al Profeta dellislam ().

I ni z i a z i o n e i n g e ne r al e
Precisiamo che il discorso generale sulliniziazione che si fatto limitatamente al
sufismo vale anche per altre organizzazioni a carattere analogo; queste altre
organizzazioni, riferibili a tradizioni diverse, differiranno pi per gli aspetti esteriori

19
faqir significa letteralmente povero. Per approfondirne il significato, vedere il capitolo sul
discepolo
20
Gian Giuseppe Filippi, Discesa agli inferi la morte iniziatica nella tradizione hindu, edizioni
Novalogos
21
Anche in sanscrito lequivalente parampara ha lo stesso significato
che per la sostanza e anchesse avranno un loro iniziatore. chiaro che ogni Via avr
un linguaggio proprio e adotter simboli specifici; al di l delle differenze, per,
rimane comune a tutte loro laspetto pi essenziale ossia il veicolare linfluenza
spirituale e costituire un metodo per la realizzazione spirituale delliniziato.
E s e mp i o
Facciamo un esempio che ci aiuti a comprendere alcune conseguenze pratiche di
quanto detto sinora: consideriamo una organizzazione estinta ormai da tempo, come
lordine dei Templari in ambito cristiano. I processi che portarono alleliminazione
fisica di tutti i Templari si sono esauriti a inizio del XIV secolo; certo, non si pu
escludere che qualche individuo si sia salvato. Questo non permette per di garantire
una continuit, per la perdita dellinfluenza spirituale. Una organizzazione iniziatica
infatti non pu venir guidata da uno qualsiasi dei suoi membri, ha anzi delle regole di
successione ben precise che devono essere rispettate ai fini della regolarit, ossia
sempre e ancora perch venga mantenuta la continuit della catena. Detto questo,
assai probabile che uneventuale organizzazione che oggi si volesse definire erede e
continuatrice dei Templari, sarebbe sprovvista dellinfluenza spirituale del vero
Ordine del Tempio per il venir meno dellinfluenza spirituale, e quindi sarebbe non
autentica. Anche nellipotesi irrealistica che si fosse a conoscenza dei riti che entro
questa organizzazione si svolgevano conoscenze che non venivano trascritte
questi riti sarebbero praticati abusivamente, e comunque senza risultati positivi dal
punto di vista spirituale.
Varie turuq
Rimane da chiarire come mai, data la necessit di un ricollegamento unico al Profeta
(), esistano diverse turuq 22 , generalmente identificate tramite il nome del
Maestro fondatore. Il Maestro fondatore come un germoglio fresco che spunta
sullalbero, attraverso cui la linfa affluisce sviluppando un nuovo ramo. Se un
Maestro riceve il permesso di creare una nuova Confraternita autonomia
normalmente conferita dal suo Maestro stesso -, egli pu modificare alcuni riti,
generalmente in modo marginale, adattando la Confraternita al contesto storico o
geografico in cui si trova e rendendosi indipendente dalla Confraternita di origine.

Questa autonomia non inficia la regolarit del nuovo ramo, purch ovviamente il
nuovo Maestro sia regolarmente iniziato e non si sia auto-nominato: devessere
scelto dal suo predecessore o, in assenza di un successore designato e con modalit
precise, da unassemblea di muqaddam23. La regolarit della nuova tariqa dipender
dalla regolarit della silsila, che deve risalire al di l del Maestro fondatore fino al
Profeta ().

P r ot ag o n i s mi

22
Plurale di tariqa, che significa Via e anche Confraternita
23
Il muqaddam un rappresentante nominato dallo shaykh, che svolge una funzione sia organizzativa
che spirituale in sua vece. Un muqaddam, ad esempio, pu dare liniziazione e condurre i riti.
Si noti che dare il nome del maestro fondatore a una tariqa non pu essere segno di
protagonismo o di esaltazione di una personalit: queste sono infatti attitudini e
sentimenti moderni, incompatibili con la figura di uomini che normalmente sono
grandi realizzati, che hanno veramente estinto la loro anima e i loro umani desideri in
Dio. Il nome e la figura del Maestro fondatore costituiscono comunque riferimenti
importanti per i praticanti, rappresentano come una garanzia della benedizione
spirituale che giunge da Dio attraverso la sua figura e sono la testimonianza della
vitalit spirituale della Confraternita, della presenza di una conoscenza e di
unesperienza ancora adatte a guidare i fuqara sulla Via.
F IG . 1 - SILSILA DELLA TARIQA 'A LAWIYYA M ADANIYYA I SMA ' ILIYYA

.
I j az a
Terminiamo questa sezione citando lijaza del 2 dicembre 1911 la licenza che lo
Shaykh al-Alawi concesse al suo discepolo Al-Madani, dalla quale deriva lattuale
Tariqa Alawiyya-Madaniyya-Ismailiyya24. In essa possiamo vedere condensati tutti
gli elementi trattati in questo breve capitolo.

Ringrazio il Signore per quel che ci ha concesso delle Sue grazie. Lode a Lui di
nuovo e ancor di pi, giacch le sue benedizioni ininterrotte si riverseranno sui Suoi
servitori. Lo ringrazio per i costanti virtuosi di questa Nazione, la Nazione di
Abramo il monoteista, grazie ai quali questa comunit pu sussistere e ricevere dal
Signore gli effluvi delle Sue deliziose sottigliezze [spirituali]. Questo gruppo non
altro che quello di coloro che si sono realizzati spiritualmente, indicati nellhadith
del Messaggero di Dio () : un gruppo della mia comunit non cesser di
trionfare attraverso la Verit, senza che i loro oppositori possano nuocer loro, fino a
che giunga il decreto di Dio; e dimoreranno attenendosi a questo principio.

Quale felicit per colui che vi si collega e si appoggia su questi realizzati, con lo
scopo di ricevere il loro insegnamento, considerandoli il suo legame con Dio, perch
abolire il legame uno squilibrio e camminare verso Dio senza guida unillusione
che porta allo smarrimento. Se il legame necessario, lautorizzazione allora
legittima e augurabile; questautorizzazione costituita da due parti: quella del
cuore e quella a parole. Quella del cuore rivelata al Profeta ( ) in questo
versetto: non avevi alcuna conoscenza del Libro n della fede; Noi ne abbiamo
fatto una luce tramite cui guidiamo chi Vogliamo tra i nostri servitori25; quanto
allautorizzazione verbale, essa segnalata in questo versetto: O Giovanni,
attieniti fermamente al Libro. Lautorizzazione del cuore deve anticipare quella
verbale, come indicato nel seguito del versetto precedente: gli donammo la
saggezza quando era ancora infante26.

Ecco dunque la licenza degli gnostici, quelli che menzionano la Verit tra i popoli
che vengono dopo27, o faqir pervenuto allestinzione, affiliato al partito del Signore,
sidi Mohammed al-Madani, per te Allah ha dissipato le illusioni e sollevato i veli. Il
profitto che hai ottenuto vicino a noi stato proporzionale allamore che hai nutrito
per noi; cos dovrai far profittare a tua volta i tuoi fratelli fra i servitori di Dio,
perch non lecito che un uomo lasci la scienza giusto dopo che gli sia stato
concesso di riceverla. Ecco che il grado della guida ti reclama con la seriet pi
integrale; guida dunque chi ricorre a te, conduci verso lunione chi ha preso il patto
con te. Allinterno della Via Shadhiliyya noi ti conferiamo licenza verbale a

24
Fotografia del testo originale in arabo e traduzione in francese reperibili al link
http://al.alawi.1934.free.fr/index.php/oeuvres-du-maitre/53-correspondances/379-licence-madani.html
.
25
Cor 42, 52
26
Cor, 19,12
27
Riferimento al fatto che Muhammad, sigillo della profezia, lultimo dei Profeti a manifestarsi, in
ordine temporale, nella nostra era, fino al Giudizio Universale
conferma della licenza del cuore che ti abbiamo gi dato prima; devi continuamente
amare il tuo Signore, poich Allah riserva al suo servitore il posto che questultimo
Gli riserva nel suo animo. Esprimo laugurio che Allah ti accordi la perennit del
Suo amore, sappi che lassistenza del Signore dipende della disposizione del
servitore. Nulla ti stato tenuto nascosto della nostra condotta, segui dunque ci che
di buono essa racchiude, non le nostre imperfezioni nella guida. Il nostro Maestro,
Sidi Mohammed al-Buzidi, aveva trascorso numerose notti in compagnia dei
servitori del Signore segui la tradizione dei nostri maestri precedenti, da cui
abbiamo ereditato la Via, sarai attaccato solidamente a loro, fino a che sarai
conforme a ci che hanno trasmesso. Assicurati che Allah ti benedica in virt della
loro amicizia, del loro patto; Allah veglier su di te, il migliore tra quelli che
vegliano, il pi Clemente dei clementi. Per chiudere, supplico Allah il Grandissimo
per la gloria del suo Profeta generoso, che Allah gli dia il saluto e la pace, di
preservarci in ci che ci ha donato, di sostenerci nellosservare i suoi ordini. Ti
supplico, o Signore, per il pi grande tra i tuoi messaggeri, il migliore delle
creature, di spianargli [Muhammad al-Madani, n.d.t.] la retta via, noi labbiamo
condotto alla tua porta, ti far amare dalle tue creature e render le tue creature tue
amate. O Signore, aprigli la via della Tua conoscenza, introducilo nella Tua cinta
inespugnabile, preserva tutti quelli che si ricollegheranno a lui, con il privilegio di
entrare alla Tua presenza e sii, o Signore, il suo udito, la sua vista, la sua mano e la
sua gamba, o Signore, estingui la sua esistenza nella tua, cos che non gli resti altro
che ci che da te e per te, Amin. Per il carattere sacro del Maestro dei tuoi
messaggeri! La nostra ultima preghiera di lodare Allah, Signore dei mondi.

A LTRI ASPETTI DELLA V IA


La luce
Tra i versetti pi espliciti in cui il Corano parla dei sufi vi sono quelli
immediatamente successivi al versetto detto della Luce [questa luce si trova]: in
case che Allah ha permesso di innalzare, in cui il Suo Nome viene menzionato, in cui
al mattino e alla sera Egli glorificato; da uomini che n commercio n affari
distolgono dal ricordo28 di Allah, dallesecuzione dellorazione, dallerogazione della
decima, che temono il giorno in cui i cuori e gli sguardi saranno ribaltati. Affinch
Allah li compensi delle loro opere pi belle e aggiunga loro della Sua Grazia. Allah
provvede a chi vuole senza misura29. Vediamo quindi che, oltre alle interpretazioni
interiori che hanno dato i maestri sufi dei versetti del Corano, vi sono alcune
espressioni che trovano una piena spiegazione esplicita solo ammettendo lesistenza
di un esoterismo che nasce con la rivelazione stessa.

Approfondiamo ora alcuni aspetti legati alla via iniziatica, dopo quanto gi spiegato
sullinfluenza spirituale. Ricordiamo la frase di Abu Hurayrah, gi citata nei capitoli
precedenti: "ho tesaurizzato nella mia memoria due tipi di conoscenza che ho

28
Si veda a questo proposito la trattazione successiva sul dhikr
29
Cor. 24, 36-38
ricevuto dal Messaggero di Dio. Uno l'ho divulgato, ma se divulgassi l'altro
tagliereste questa gola".
E l i t ar i s mo
La via iniziatica non aperta a tutti. Occorre infatti una predisposizione
dellindividuo alla Via, che innanzitutto intellettuale. Non si intende in questo caso
una particolare istruzione o lintelligenza intesa in senso profano, ma la
predisposizione alla conoscenza metafisica. Questa predisposizione si accompagna
spesso a una vocazione, un desiderio di conoscenza. Shaykh Al Alawi, interrogato
su come mai tanti discepoli venissero a lui nonostante non facesse proselitismo,
rispose: vengono da me perch sono turbati dal pensiero di Dio. Sono turbati,
afferma Lings 30 , perch qualche bagliore della realt spirituale filtra attraverso le
nubi dellanima, corrispondenti ai veli di cui abbiamo parlato in precedenza. Questa
possibilit della luce di filtrare fa parte di un altro aspetto della qualifica per la via:
una predisposizione psichica, a cui deve corrispondere anche una certa solidit ed
equilibrio della parte psichica.
I l r i c o n os c i me n t o d e l M a e s t r o
necessario che il Maestro riconosca di poter guidare il murid lungo la Via. In
particolare, un dato Maestro pu non essere adatto a ogni individuo, e pu darsi che i
singoli individui trovino pi adatta alle proprie inclinazioni una precisa via o
Confraternita sufi. Il maestro pu testare lattitudine del murid sottoponendolo ad
alcune prove e difficolt che laspirante deve affrontare e superare per dimostrare di
essere qualificato per il cammino che vuole intraprendere. Allegorie di queste prove
sono disseminate anche nella letteratura, in cui sono raffigurate come una selva
oscura o come un labirinto in cui sono nascosti dei nemici da affrontare, prima di
giungere allingresso31 del cammino. Essere qualificato per la Via comporta, oltre ad
avere la potenzialit, essere disposto ad affrontare i propri veri nemici, ossia le
proprie tendenze e care abitudini, che spesso remano contro nel lavoro di crescita
individuale. Si rimanda al capitolo sullAllievo per il vivido racconto fatto dallo
shaykh ad-Darqawi su come il suo maestro lo mise alla prova.
Il segreto iniziatico
Abu Hurayrah, nel parlare degli altri insegnamenti del Profeta (), precisa che
essi non vanno rivelati: sono segreti. Il Vangelo, a questo proposito, raccomanda di
non dare le perle ai porci espressione divenuta proverbiale.

Riguardo al segreto iniziatico, ci sono due aspetti da approfondire. Innanzitutto,


segreta lesperienza spirituale incomunicabile, ossia che non pu venir espressa con
le parole in maniera compiuta. Anche riuscendoci, questo tradurla a parole la
impoverirebbe e la spoglierebbe, non riuscendo a coglierne il significato intimo.
Questo tipo di esperienza, che entro certi livelli pu essere comune tra i praticanti,
pu venire condivisa con chi gi lha assaporata e sa, ad una prima allusione,

30
Martin Lings, Iniziazione al sufismo, ed. Mediterranee
31
in-ire, in latino, designa proprio lentrare
riconoscere di cosa si tratta. In particolare, il Maestro svolge questa funzione, perch
ha la conoscenza per comprendere e trarre le conseguenze di quanto gli viene riferito.
Un modo per veicolare il segreto invece il linguaggio dei simboli, che il
linguaggio dello spirito. I simboli infatti hanno una realt polivalente e inesauribile e
possono essere comunicati in blocco, perch rivelano a chi li legge secondo
quanto in grado di capire. Si pu dire dunque che il vero segreto della Via iniziatica
segreto per definizione e non pu finire di esserlo32.

In secondo luogo, riguardo al segreto, esiste una regola di prudenza che intima di non
esprimere aspetti della dottrina che possono dare limpressione, a chi non la
comprende appieno, di essere in contrasto con la legge esteriore, creando quindi
disordine sociale e confusione nelle menti. Si fa rimando, per questo, a quanto gi
detto sul rapporto tra sufismo e islam e alla storia di al-Hallaj.
I l me t o d o
Un altro aspetto del sufismo in quanto via iniziatica la presenza di un metodo in
esso. Uno degli aspetti del metodo lesistenza di specifici riti, che sono di supporto
allascesi spirituale. Questi riti, tramandati allinterno della Confraternita, possono
essere eseguiti solo con unautorizzazione della propria guida spirituale e
chiaramente si aggiungono ai riti religiosi dellislam.

Lesistenza di un metodo crea una forte linea di demarcazione tra il misticismo33 e il


sufismo. Con misticismo intendiamo una pratica di adorazione e di abbandono a Dio
che pu essere seguita anche in via personale, ma che non particolarmente
inquadrata in un metodo, dipendendo dagli sforzi e dalle attitudini esclusive del
praticante. Anche il misticismo potr dare dei risultati in termine di ascesi spirituale e
non vi dubbio che alcuni santi abbiano raggiunto la santit grazie a qualit innate, e
come avviene in ogni caso per grazia di Dio.

Il sufismo invece si pu definire una Via di conoscenza, pi che di sentimento.


Questo non esclude che possano esservi allinterno del sufismo elementi devozionali
e sentimentali. Alla sua base vi per una Conoscenza sperimentata e tramandata e
un metodo ascetico. Un maestro spirituale, sia esso shaykh (ossia il capo della
Confraternita) o muqaddam (un delegato del maestro che pu impartire
insegnamenti, dare liniziazione e concedere ai faqir il permesso di praticare i riti),
veramente tale quando ha ricevuto unistruzione specifica per la Via (tarbiyya).
Questa conoscenza gli permetter di conoscere gli stati spirituali del faqir, dargli
indicazioni, individuare gli ostacoli che questultimo deve affrontare e propiziarne il
superamento.
I nt e nz i o n e
Un altro argomento da affrontare la finalit con cui si intraprende la Via iniziatica.
Non si intraprende il cammino per avere benefici terreni quali la salute, il
32
Per approfondimento, si segnala di Gunon, Considerazioni sulla via iniziatica, il capitolo XIII
33
In realt il termine mistico, di origine greca, significa originariamente relativo ai misteri
tradizionali e il verbo , stare in silenzio, si riferisce al segreto; siamo quindi in ambito iniziatico.
Il termine per ha assunto nelluso comune laccezione diversa che ora stiamo analizzando.
benessere psicofisico, lacquisizione di poteri e tutto lassortimento che oggi viene
proposto ai consumatori di tanti nuovi metodi pseudo-spirituali. Non essendo
possibile servire contemporaneamente Dio e Mammona, non possibile
intraprendere la Via del sufismo con sincerit e avere altri obiettivi oltre che lamore
per Dio e per la conoscenza di Lui. Questa daltronde una diretta conseguenza del
monoteismo che lislam attesta tanto chiaramente.

Verr interiorizzato il significato di questa purezza di intenzione, man mano che si


percorrer la Via. Allora non solo non si cercheranno ricompense terrene, ma si
adorer Dio disinteressandosi dei vantaggi spirituali che Egli potr concederci
secondo la Sua volont. Si dice a questo proposito che un sufi disinteressato,
disinteressato al risultato delle azioni perch sa che tutto viene da Dio, il bene e il
male. A questo proposito, scrisse Ibn Ata-Allah: non pu essere piccola unopera
che scaturisce da un cuore distaccato, n grande unopera che scaturisce da un cuore
che brama.

I L M AESTRO
L e t t e r e di u n ma e s t r o s u f i
Quella notte chiesi a Dio di confermarmi nellintenzione (di diventare discepolo del
maestro Ali al-Jamal), e trascorsi lintera notte a raffigurarmelo, a domandarmi
come fosse e come sarebbe stato il mio incontro con lui, senza poter dormire. Al
mattino andai a trovarlo nella sua zawiyah nel quartiere di Rumilah, posto tra le due
citt (di Fs), sulla riva del fiume dalla parte della qiblah, proprio dov ora la sua
tomba. Bussai alla porta e me lo vidi davanti, intento a spazzare la zawiyah, come era
sua abitudine farlo ogni giorno con la sua mano benedetta, malgrado let avanzata e
leminente funzione (spirituale). Che cosa vuoi? mi disse. O mio signore, risposi
voglio che tu mi prenda per mano verso Dio. Incominci allora a rimproverarmi
violentemente, celando ai miei occhi il suo vero stato, con parole simili a queste:
Ma chi ti ha detto che prendo per mano chiunque, e perch dovrei farlo con te?. E
mi scacci; tutto questo fece per mettere alla prova la mia sincerit. Cos me ne
andai, ma quando cal la notte interrogai ancora Dio (per mezzo del Libro Sacro).
Poi, compiuta la preghiera del mattino, ritornai alla zawiyah. Vi ritrovai il maestro
intento, come il giorno prima, a spazzare la zawiyah. Bussai alla porta. Mi aperse e
gli dissi: Prendimi per mano, per lamore di Dio!. Allora mi prese la mano e disse:
Sii il benvenuto!. Mi fece entrare nella sua casa allinterno della zawiyah, e mi
manifest una grande gioia. O mio signore esclamai da quanto tempo cercavo un
maestro spirituale!. Ed io, mi rispose da quanto tempo cercavo un discepolo
sincero. Quindi mi trasmise le formule del rosario e linvocazione e aggiunse: Va
e torna!. Da quel momento lo frequentai ogni giorno e ricevetti il suo insegnamento
insieme con alcuni fratelli di Fes34

34
alArabi ad-Darqawi, Lettere di un Maestro sufi, lettera 1
Il passo citato narra del primo incontro tra alArabi ad-Darqawi col Maestro Ali al-
Jamal; anni dopo, ne diventer successore. Si vede nella descrizione di questo
Maestro spirituale tutta la sobriet e lumilt, lapparenza di uomo comune; allo
stesso tempo, se ne percepisce la tempra, il calore, la capacit di parlare direttamente,
la sincerit e lapparente dissimulazione di tutti i suoi caratteri. una persona che
conosce e sa testare le umane passioni; si potrebbe definire sapore la sensazione
semplice che se ne deriva, un sapore di cui allo stesso tempo si capisce che non si
colto tutto e che richiede un ulteriore assaggio. Anche il sufismo, daltronde, viene
spesso definito un sapore.
A s p e t t o s i mb o l i c o
Una cosa importante precisare in merito alla figura del Maestro: egli rappresenta
simbolicamente il Profeta Muhammad (), per il faqir il tramite con Allah. Si
deve intendere il simbolicamente in maniera molto precisa, ossia come quel
tramite tra la realt dei concetti e la realt spirituale.

Simbolicamente, lo shaykh al centro il centro rappresenta il collegamento con il


piano divino. La sua funzione persiste a prescindere dal suo grado spirituale, cos
come una ruota ha bisogno del suo mozzo per poter girare.
T a r bi y y a
Alla funzione simbolica si aggiunge la tarbiyya, uneducazione spirituale specifica,
volta al ruolo di guida degli altri sulla Via. La tarbiyya, importantissima perch una
confraternita mantenga una operativit effettiva, non sempre presente tra i
rappresentanti delle confraternite odierne; questa mancanza sintomo dei tempi
attuali, di generale decadenza.

Il maestro colui che rende operativa la rivelazione, dal punto di vista iniziatico, il
portatore dellinfluenza spirituale, la protezione dalle influenze negative, il
supervisore del faqir lungo il cammino, colui che rimuove gli ostacoli o che glieli
pone davanti perch il faqir, col suo sforzo, li superi. Per questo la figura dello
shaykh in alcune confraternite oggetto di profonda devozione e amore; questa non
deve ovviamente sfociare nella venerazione, onde evitare il rischio di cadere
nellidolatria.

Anche il culto della personalit dello shaykh deve essere lontano dal sufismo. Egli
rappresentante di qualcosa di pi grande di lui, la cui esistenza dipende e proviene da
Dio. Abbiamo potuto vedere direttamente lumilt dello shaykh Ali al-Jamal nel
racconto a inizio capitolo.
A da b
Il faqir trarr esempio anche in questo dallo shaykh, praticando lumilt e attenendosi
a delle regole di cortesia spirituale (adab) che preservano la funzione dello shaykh,
conformandosi a questo suo ruolo centrale come rappresentante del Profeta ().

Sincerit
Quanto detto in precedenza sulla sincerit dellintenzione, implica qualcosa anche
riguardo alla funzione del maestro, a cui si dedica qualche riga solo in
considerazione della realt odierna, che vede un moltiplicarsi di vie spirituali false,
che diventano innanzitutto un mestiere. Come il faqir, il maestro svolge la sua
funzione con disinteresse. In particolare, egli svolge un servizio divino che
comporta un impegno e una responsabilit (la responsabilit di guidare le persone
verso Allah, come dice shaykh alAlawi nella ijaza citata). Per utilizzare un parallelo
profano, non si fa carriera svolgendo la funzione di maestro spirituale. Non si
guadagnano soldi, svolgendo questa funzione: in generale, anche lo shaykh deve
procurarsi da solo i mezzi di sussistenza. Di pi, noto che lo shaykh al-Alawi
dedic tutti i suoi beni materiali per la crescita della confraternita.

Il Maestro consapevole che, bench chiamato a svolgere questa funzione, sarebbe


quasi pi facile e auspicabile non avere assegnato un compito del genere, ma potersi
dedicare interamente alla propria pratica personale.

L ALLIEVO
L e t t e r e di u n ma e s t r o s u f i
La prima cosa che appresi dal mio maestro - Iddio sia soddisfatto di lui - fu questa:
mi caric di due ceste colme di prugne. Io le presi in mano anzich pormele sulla
nuca, come maveva indicato, ma non di meno la cosa mi affliggeva grandemente e
mi era cos penosa che la mia anima (nafs) si contrasse; essa sagitava, si umiliava e
si turbava oltre misura, a tal segno che quasi ne piangevo per tutte le umiliazioni, il
disprezzo e il dispetto che avrei dovuto subire in quella prova35, giacch la mia anima
non aveva mai accettato una cosa simile n piegato la testa, e fino a quel momento
ero stato inconsapevole del suo orgoglio, della sua rivolta e della sua corruzione36;
ignoravo se fosse orgogliosa o meno, e nessuno tra i teologi di cui avevo seguito le
lezioni - erano numerosi - maveva ragguagliato al proposito. Mentre mi dibattevo in
questa perplessit e in questa pena, ecco che il Maestro, con la sua profonda
intuizione, venne verso di me, mi prese le due ceste dalle mani e me le pos sulla
nuca dicendo: Fa in tal modo la prova del bene per scacciare un po dorgoglio!.
Con queste parole mi aperse la porta della rettitudine, poich cos appresi a
distinguere gli orgogliosi dagli umili, i seri dai frivoli, i sapienti dagli ignoranti, gli
uomini di tradizione dagli innovatori e quelli che possiedono la scienza e lapplicano
da quelli che si limitano a possederla senza metterla in pratica. In seguito nessun
tradizionalista (sunni) pot pi ingannarmi con il suo sapere, n alcun innovatore con
le sue innovazioni; nessun sapiente mimpression pi con la sua (sola) scienza,
nessuno (falso) asceta con le sue privazioni. Infatti il maestro - sia Dio soddisfatto di
35
n.d.r. per un giovane letterato di famiglia nobile, come al-Arabi ad-Darqawi, era molto umiliante
accettare la funzione di portatore di frutta e verdura al mercato. Attraversando la citt con il suo carico
di prugne, avrebbe incontrato sia i suoi vecchi professori e colleghi sia i suoi parenti, che non
avrebbero tralasciato di fargli notare la sconvenienza della sua mansione. Cadute le maschere
convenzionali, si manifestano le vere intenzioni degli uomini
36
n.d.r. Confessione che evidentemente mira pi alla natura della psiche (an-nafs) in genere; in quanto
questa si contrappone allo Spirito (ar-rh), che al carattere particolare dellAutore
lui - maveva insegnato a distinguere la verit dalla vanit e ci che serio dalla
farsa; Dio lo ricompensi di ci e lo protegga da ogni male!37
I nt e nz i o n e p u r a
Abbiamo accennato a come sia necessaria, per intraprendere la via del sufismo, la
volont iniziale del murid. Egli deve avere in s lintenzione pura di intraprendere
questo cammino con un solo obiettivo e nessun altro collaterale. Il termine utilizzato
in arabo per definire chi stato iniziato e dunque percorre la via, faqir, ci pu aiutare
a comprendere qualcosa della Via: faqir sta a indicare il povero38. Egli innanzitutto
povero di spirito, povero di fronte alla ricchezza di Allah (al Ghaniyyu, il ricco,
uno dei nomi di Allah), povero di mezzi. Trasposto sul piano materiale, egli sar
povero di desideri. Quindi, il faqir non desidera ottenere dei benefici economici, non
percorre la Via per rimanere in salute o per acquisire qualche genere di potere, sia
temporale che psichico. Questa sua pura intenzione , a ben vedere, uno degli aspetti
del monoteismo puro dellIslam: l ilha ill Allh significa che, oltre a non
riconoscere altri di (cosa tutto sommato piuttosto scontata), il buon musulmano e
il faqir in primis non si far dominare da alcuna passione, eccetto lamore per
Dio39.
Il rispetto per lesteriore
Questa affermazione dellunicit di Dio, cos totalizzante e spiazzante soprattutto
paragonata ai mezzi del singolo, va coordinata con il rispetto che richiede lesteriore.

Lesteriore simbolo dellinteriore, e il rapporto fra i due aspetti duplice: agendo


sullesteriore agisco indirettamente sullinteriore, mentre unazione che parte
dallinteriore avr necessariamente un riflesso sullesteriore. Questo daltronde
anche quanto succede nel compiere un rito: si agisce sul piano fisico per avere un
risultato sul piano spirituale.

Il faqir tenuto allequilibrio e al rispetto per lesteriore. Partendo dalla


considerazione che anche il mondo esterno manifestazione di Dio e in esso Dio ci
ha posti per vivere e raggiungere i nostri obiettivi. Il faqir quindi vivr e
interiorizzer questa verit conciliandola con la vita profana. Nellislam non sono
previsti ordini monastici: gli adepti di una confraternita si guadagnano di che vivere,
si sposano e eventualmente fanno dei figli, pagando quanto dovuto alla vita. In
sintesi, perseguiranno anche degli obiettivi nella vita ordinaria, con una differenza
sostanziale nel significato interiore che danno a questi eventi. Gli aspetti esteriori
della vita, per quanto accettati e integrati nella vita del faqir, dovranno essere per
accordati e non entrare in contrasto con le necessit del cammino spirituale, che
necessariamente dovr avere la preminenza.
I l c o mp o r t a me n t o

37
alArabi ad-Darqawi, Lettere di un Maestro sufi, lettera 2
38
Anche il persiano darwish indica contemporaneamente il povero mendicante e liniziato al sufismo
39
uomini che n gli affari n i figli distolgono dalla menzione di Dio (dhikr Allah), Cor, 24:36
Sviluppando il rapporto tra il faqir e lesteriore, aggiungiamo che questo il mezzo
pi immediato per il lavoro interiore. Il lavoro di perfezionamento interiore avviene
infatti creando le condizioni nellesteriore: il corpo e la persona sono il tempio in cui
preparare la venuta di Dio. Quindi il rispetto dei precetti religiosi, oltre che un
comportamento etico perfetto, quanto ci si aspetta da un faqir. Riguardo ai precetti
religiosi, diremo esplicitamente in questa sede che alcuni aspetti (quali i cinque
pilastri su cui si fonda lislam) sono imprescindibili per chi vuole praticare il
sufismo. Andr poi valutato con discernimento leventuale rispetto di altre regole,
riconducibili alla sharia, evitando in particolare quei comportamenti che in un
contesto europeo e per praticanti europei trasformerebbero il concetto di rispetto per
lesteriore in una lotta quotidiana contro lesteriore, con un sapore pi politico e
identitario che di sostanza religiosa. Non questo il ruolo degli adepti al sufismo, i
quali non possono e non vogliono operare attivamente sul piano politico e sociale, se
non con il proprio comportamento da cittadini comuni. Obiettivo della pratica
trascendere le differenze esteriori e riconoscere in esse una unica origine: questo
lopposto della lotta politica.
A da b
Al comportamento corretto, si aggiungono allinterno di una confraternita norme di
adab, ossia di cortesia spirituale. Le adab hanno un doppio aspetto: il primo
esteriore, legato a norme di comportamento pratico da tenere nei confronti dello
shaykh, del suo rappresentante e dei confratelli. chiaro che queste norme hanno un
significato pratico immediato: creare un ambiente consono alla concentrazione
spirituale, che favorisca il reciproco supporto lungo la Via e funga da aiuto e da
esempio ai neofiti. Questi comportamenti hanno il loro risvolto interiore: ad esempio,
le adab nei confronti dello shaykh sono una esteriorizzazione del rapporto con il
centro spirituale.

Un altro aspetto delle adab riguarda la loro interiorizzazione. La cortesia sugli altri si
riflette infatti in una cortesia su se stessi: la cortesia spirituale fa parte dunque di quel
processo di trasformazione e di pulizia interiore che crea le condizioni necessarie per
la realizzazione.

Un aspetto connesso con le adab latteggiamento passivo nei confronti del


Maestro, quando egli interviene con indicazioni o con allusioni nel comportamento
del faqir. La metafora spesso indicata, quella del cadavere nelle mani del lavatore.
Questa frase viene originalmente attribuita a Tustari, un sufi del nono secolo; Tustari
si riferiva con questa espressione al tawakkul, labbandono fiducioso a Dio. Vediamo
quindi che, anche in questo caso, labbandono al Maestro ha innanzitutto un ruolo
simbolico, quello della rinuncia alla propria volont per far prevalere quella di Dio,
oltre agli aspetti operativi legati al superamento dei propri limiti tramite il suo
intervento e la sua guida.

Questo lascia molto da riflettere ovviamente sulla necessit che il Maestro sia una
persona qualificata.
Lo sforzo
Quanto detto pu far sembrare che il faqir abbia un atteggiamento esclusivamente
passivo. In realt, vero il contrario. Il faqir deve progressivamente spogliarsi di se
stesso per riempirsi di Dio. Ma per fare questo, il comportamento, lassistenza e la
guida di un Maestro, liniziazione sono delle condizioni di partenza per il vero
cammino, quello che ognuno pu compiere solo per se stesso e col proprio sforzo. Si
tratta qui dellintenzione (niya in arabo), quella che lo stesso Profeta ( )diceva
dare il vero significato ai riti. Limplicazione che, dovendo orientare correttamente
la propria pratica attraverso lintenzione, non possibile delegare a qualcun altro
questo sforzo, come non possibile delegare ad altri il proprio appuntamento con la
Verit, perch di fronte ad essa una qualche riserva, un ma comporterebbero
automaticamente la mancanza della Verit. Anche il sudario senza tasche che
accompagna il musulmano alla sepoltura rappresenta questa semplice sincerit
dellincontro tra luomo e Dio, in cui non c posto per altri beni o per pieghe
nascoste. Analogamente si potrebbe descrivere il lavoro interiore del faqir con lo
spogliarsi progressivamente dei propri difetti. In primis si spoglier dei
comportamenti che non sono consoni e non dispongono alla Via. Successivamente si
spoglier di ogni desiderio volto a qualcosa che non sia Dio; infine, si spoglier di se
stesso e delle proprie qualit per incontrare Dio40.

Lo sforzo, indirizzando la volont verso la direzione indicata, compiuto soprattutto


attraverso le pratiche supererogatorie tipiche del sufismo.

I L CAMMINO INIZIATICO I RITI


I l c e nt r o
Abbiamo visto quanto importante linfluenza spirituale, che distingue una via
iniziatica dal cammino profano. Questa influenza, per quanto importante,
comunque il punto di partenza del cammino. Corrisponde spazialmente al mettersi al
centro di se stesso, come espresso dal simbolo della caverna, spiegato in uno studio a
parte alla cui lettura si rimanda per approfondimento.

Il centro dellindividuo il punto che gli permette di entrare in comunicazione con la


realt spirituale, Andare al centro significa disporsi, almeno virtualmente, in
comunicazione coi mondi superiori; questa virtualit andr poi realizzata tramite il
lavoro iniziatico i riti.

Riguardo al centro dellindividuo, Dio dice nel Corano noi gli siamo pi vicini della
sua vena giugulare 41 . Torner utile citare un passaggio preso dai Vangeli 42 : Il
Regno dei Cieli simile a un granello di senape, che un uomo prende e semina nel
proprio campo; questo granello la pi piccola di tutte le sementi, ma quando

40
Quanto detto una rivisitazione, sotto unaltra prospettiva, dei concetti di Islam, Iman, Ihsan, per i
quali si rimanda a letture specifiche sul sito
41
Cor 50,16
42
Tra gli altri, Matteo XIII, 31-32
cresciuto pi grande di tutti gli altri ortaggi, e diventa un albero, in modo che gli
uccelli del cielo vengono a posarsi sui suoi rami. Lassimilazione del granello di
senape al centro dellindividuo, ritorna in maniera analoga anche nei testi
dellInduismo: questo Atma (lo Spirito divino), che risiede nel cuore, pi piccolo
di un grano di riso, pi piccolo di un grano d'orzo, pi piccolo di un grano di senape,
pi piccolo di un grano di miglio, pi piccolo del germe che in un grano di miglio;
questo Atma che risiede nel cuore anche pi grande della terra, pi grande
dell'atmosfera, pi grande del cielo, pi grande di tutti i mondi insieme43.
H al e ma q a m
Dal proprio centro, lindividuo salir la scala degli stati spirituali, secondo le proprie
possibilit e secondo la volont di Dio.

Questi stati possono essere raggiunti in maniera transitoria, come pregustazione di


una realt non sperimentata (si chiamano in questo caso di hal); oppure possono
essere stati acquisiti in maniera stabile; in questo caso vengono chiamati in arabo
maqam. I maqamat (plurale di maqam) sono come i gradini della scala spirituale che
porta a Dio; un Maestro spirituale in grado di riconoscerli e di guidare il faqir
attraverso di essi.

Questi stati spirituali, che sono stati enumerati e descritti in maniera diversa da
diversi Sufi, vengono normalmente associati a una virt spirituale, che viene poi
approfondita e contenuta da quella relativa al maqam successivo. Il numero dei
maqam, in effetti, una pura convenzione, perch indefinito il numero degli stati
intermedi tra Dio e luomo. Ogni Maestro che si espresso in tal proposito ha quindi,
sulla base della sua esperienza, diviso questo percorso per gradini in maniera diversa.

Una tappa fondamentale che vale la pena di citare, fra gli stati spirituali, il fana,
ossia lestinzione. Essa corrisponde allilluminazione, al nirvana buddhista e a quello
che, nei misteri tradizionali occidentali, viene definito piccoli Misteri. Si tratta di
una tappa intermedia in realt di grande valore, perch essa comporta per il
praticante il riconoscere la propria non esistenza e lidentificazione del proprio S in
Dio. Il cammino dentro Allah, per, non si esaurisce qui; esso anzi senza fine.
Baster, ai fini di questa trattazione, citare soltanto, come ulteriore stadio, il baqa,
ossia il raggiungimento dellIdentit Suprema, la moksa hindu, corrispondente ai
Grandi Misteri occidentali, fine ultimo di ogni Via tradizionale completa.
S i mb o l o e r i t o
Lo strumento principale per lascesa spirituale il compimento dei riti. Riprendiamo
brevemente quanto accennato sul significato del simbolo, per svilupparne il suo
rapporto con il rito. Il simbolo una rappresentazione (sonora, grafica o di altro tipo)
di una realt spirituale. Caratteristica del simbolo la sua polivalenza e la sua
inesauribilit; esso cio non esprimibile con un singolo concetto (altrimenti, il
simbolo non avrebbe alcuna utilit), ma pu presentare nuove sfumature e significati
a seconda del contesto e anche a seconda di chi ne fruisce. Anche il rito la
43
Chhandogya Upanishad, 3 Prapathaka, 14 Khanda, shruti 3
rappresentazione di una realt spirituale sotto la forma di una o pi azioni compiute
sul piano umano. Burckhardt44 rileva che, perch un rito abbia validit, tranne che
per i riti di consacrazione, necessaria la giusta intenzione (in arabo, niya), secondo
il detto del Profeta ( )che le azioni valgono solo per le loro intenzioni.
Secondo quanto detto, si pu affermare che un rito validamente compiuto sia un
simbolo agito 45 . Esso, compiuto sul piano umano, ha un riflesso su un piano
superiore.

Detto questo, esistono riti di diverso tipo. Ad esempio la salat, la preghiera islamica,
un rito religioso. Si ribadisce quanto gi detto, ossia che chi pratica il sufismo,
avendo aderito allislam, deve compiere i riti religiosi. Tra laltro, essendo i riti, cos
come i simboli, fruibili da ciascuno secondo le proprie possibilit, anche la preghiera
e gli altri riti religiosi daranno beneficio e supporto alle altre pratiche del sufismo
secondo il livello di chi li compie.
I l d hi kr
Esistono anche dei riti specificamente iniziatici, il cui fine lascesi spirituale.
Nellesoterismo islamico, il rito principale il dhikr. Dhikr significa ricordo, ma
anche menzione, richiamo, invocazione. E infatti il dhikr in quanto rito
contemporaneamente tutto questo. Esistono diversi tipi di dhikr: essi variano di
confraternita in confraternita; alcuni di essi sono silenziosi, altri sonori. Ogni
confraternita ha diversi dhikr destinati alla pratica individuale, che il Maestro
assegna ai discepoli secondo il loro livello, seguendoli da vicino nella pratica, dando
consigli, interpretando gli effetti che il praticante consegue da queste pratiche 46 .
Pratiche analoghe sono presenti, ad esempio, nellEsicasmo praticato dai monaci
ortodossi e nel japa yoga.

Il dhikr, individuale e collettivo, il supporto principale del praticante; esso,


attraverso il simbolo della parola (o del suono) pronunciata, ci mette in contatto con
gli stati superiori dellEssere. Del dhikr collettivo (anche chiamato imara, o hadra)
esistono oggi vari documenti video reperibili su internet; la stessa famosa danza dei
dervisci una particolare forma, particolarmente bella a vedersi, di questo rito.

Il Corano cita in diversi passi la menzione (dhikr) di Dio. Questi passi, ovviamente,
letti dal punto di vista iniziatico assumono una luce particolare. Se ne citano alcuni.

Certo, la preghiera impedisce le trasgressioni passionali e i gravi peccati, ma


linvocazione (dhikr) di Allah pi grande (Cor. 29,45).

Ricordatevi di me, io mi ricorder di voi (Cor. 2,152).

44
Introduzione alle dottrine esoteriche dellislam, pag. 91
45
Si rimanda per approfondimento ai capitoli 15 e 16 di Gunon, Considerazioni sulliniziazione.
46
Questo ruolo pu essere ovviamente svolto solo da un vero Maestro spirituale: alla forma si deve
quindi aggiungere la sostanza di una esperienza consolidata e di una formazione apposita (tarbiyya)
Invocate il Signore vostro con umilt e in segretoe invocatelo con timore e
desiderio; in verit, la Misericordia di Dio vicina a coloro che praticano le
virt. (Cor. 7, 55-56)

A Dio appartengono i nomi pi belli: invocatelo con Essi (Cor. 7, 180)

Quelli che credono e i cui cuori riposano sicuri nel ricordo (dhikr); non forse
nel ricordo di Dio che i cuori riposano sicuri? (Cor. 13, 28).

Il vostro Signore ha detto: chiamateMi, io vi risponder (Cor. 40, 60).

Vi sono anche diversi detti del Profeta ( )riferiti al dhikr; fra questi, si citano:

Riferendosi alla cecit del cuore e alla sua cura, il Profeta ( )disse: per ogni
cosa c una pulizia che toglie la ruggine, e la pulizia del cuore il ricordo di Dio.
E quando gli fu chiesto se essi fossero pi degni degli uomini che avevano
combattuto sulla via di Dio, rispose: Anche se un individuo usasse la sa spada
contro gli infedeli e gli idolatri finch macchiata di sangue si spezzasse, colui che
invoca Dio avrebbe tuttavia un grado maggiore del suo47.

Mai degli uomini si riuniscono per invocare Dio, senza essere circondati dagli
angeli ed essere avvolti dal favore divino e senza che la Pace non discenda su di loro
e Dio non si ricordi di loro presso il Suo seguito.

A commento delle citazioni riportate, si aggiunge soltanto che la Pace che scende
durante linvocazione collettiva la sakinah, ossia la Presenza divina.

Il momento del dhikr, in cui maggiormente si viene coinvolti nelladorazione di


Allah, uno di quelli in cui pi facilmente pu avvenire il manifestarsi per Grazia
divina di uno stato spirituale, transitorio o permanente, durante il quale il praticante
vive una esperienza diversa da quelle comuni alla vita umana.

47
Burckhardt (Introduzione alle dottrine esoteriche dellislam, pag.91) a proposito della prima di
queste due citazioni, riporta diversi passi tratti da testi tradizionali hindu che risuonano esattamente
nello stesso modo.