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IRENE IAROCCI QUELLE CROCI A NAGASAKI (1597) Storia dei ventisei protomartiri in Giappone e del loro tempo *****************

Copertina di OMBRETTA BERNARDI (c) 2001 EMI della Coop. SERMIS Via di Corticella, 181 - 40128 Bologna Tel. 051/32.60.27 - Fax 051/32.75.52 web: http://www.emi.it e-mail: sermis@emi.it N.A. 1595 ISBN 88-307-1024-5 Finito di stampare nel mese di aprile 2001 dalla Universal per conto della GESP - Citt di Castello (PG) ************* PRESENTAZIONE L'iniziativa di questa pubblicazione trae spunto dall'invito che il Santo Padre Giovanni Paolo II, nella Tertio Millennio Adveniente del 10 novembre 1994, rivol se alla cristianit universale affinch si preparasse a celebrare il Giubileo del 20 00 ricordando la testimonianza dei Martiri, che nelle varie parti del mondo feco ndarono la crescita della Chiesa (T.M.A. n. 37). I Frati Minori della Provincia Romana dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, da secoli presenti con i loro missionari in diversi continenti, hanno toccato pure la lon tana terra del Giappone, e in memoria di questa presenza vollero dedicare un con vento e una chiesa alla memoria dei Protomartiri giapponesi, nella cittadina di Civitavecchia. La fondazione del convento risale al 1864, per il bisogno di un punto di appoggi o per i missionari francescani in arrivo e in partenza da questo porto. I fondi per la costruzione furono ottenuti dalla Postulazione generale dell'ordine, che mise a disposizione il residuo delle spese per la canonizzazione dei Protomartir i giapponesi. La chiesa attuale, edificata nel 1937, fu distrutta nel corso dell a seconda guerra mondiale, ma presto ricostruita e abbellita dagli affreschi del valente pittore giapponese Hasegawa. Ultimamente, in sintonia con la Lettera apostolica sopra ricordata, si pensato d i onorare la memoria dei Protomartiri del Giappone con la pubblicazione di una n uova e pi aggiornata ricostruzione della loro vita e una riflessione sull'attuali t della loro testimonianza.

Alla dott.ssa Irene Iarocci, che ha condotto la ricerca con passione e competenz a, esprimo il mio pi vivo ringraziamento e i migliori auguri, perch la sua opera c ontribuisca allo studio della missione nel lontano Oriente e al dialogo interrel igioso. All'ex Ministro provinciale fr. Ugo Stefni, che ha voluto questo libro, e a fr. S tefano Bianchi, ex missionario in Giappone, che ha contribuito con impegno alla sua realizzazione, il riconoscimento di un interesse prezioso, che servir a mante nere viva la memoria profetica della missione e del martirio. FR. ALDO LA NEVE ofm Ministro provinciale Roma, 15 aprile 2001 Pasqua di Risurrezione ******************** PREFAZIONE Il libro di Irene Iarocci Quelle croci a Nagasaki - Storia dei ventisei protomar tiri in Giappone e del loro tempo un prezioso regalo non solo per coloro che vog liono approfondire la storia del "periodo cristiano" (1549-1640) del Giappone ma anche per gli studiosi delle relazioni culturali tra Occidente e Oriente, e in modo particolare per gli studiosi dell'incontro-scontro tra il cristianesimo e l e altre religioni. Nell'ultimo decennio del secolo XX in Giappone e in varie parti del mondo si son o celebrati importanti anniversari dei primi contatti tra il Giappone e l'Europa . Nel 1993 si commemorato il 450 anniversario dell'arrivo dei portoghesi a Tanega shima. stata un'occasione per approfondire tutti gli aspetti delle relazioni tra il Giappone e l'Europa, in modo speciale con il Portogallo. Nel 1997 si celebra to il 400 anniversario del martirio dei ventisei protomartiri del Giappone sulla collina di Nishizaka. In questa occasione si cercato di esaminare soprattutto la relazione tra il cris tianesimo e le religioni tradizionali giapponesi, l'inculturazione, il significa to del martirio, la debolezza e il dramma degli apostati. stata anche un'occasio ne per considerare il fenomeno dei "Kakure Kirishitan" ("cristiani nascosti", v. p. 8, N.d.R.). E finalmente nel 1999 si commemorato il 450 anniversario dell'arr ivo in Giappone di san Francesco Saverio. La citt di Kagoshima e l'Universit Sophi a di T-oky-o e altre istituzioni hanno organizzato vari congressi internazionali sul "periodo cristiano" e sul futuro del cristianesimo in Giappone. In molte citt giapponesi sono state allestite anche varie mostre importanti sull' arte "Kirishitan". Il libro della Iarocci raccoglie in un certo senso i frutti di queste tre commem orazioni, completando le ricerche gi fatte e contribuendo nuovi e ricchi elementi per una comprensione pi profonda degli avvenimenti della seconda met del secolo X VI e degli inizi del secolo XVII in Giappone. 8 La Iarocci non alle prime armi nel trattare il "periodo cristiano" in Giappone . Ha gi scritto numerosi articoli sul Giappone non solo dei secoli XVI-XVII, ma a nche del Giappone contemporaneo. Conosce bene l'arte e la poesia giapponese e, avendo vissuto e studiato a lungo in questo Paese, pu scrivere mostrando comprensione e amore e allo stesso tempo o ggettivit e profondit. Quelle croci a Nagasaki non solo un libro di storia, vuole essere anche un appro fondimento delle ragioni, delle cause di ci che accaduto. Ho ammirato la grande d elicatezza con cui tratta le divisioni e incomprensioni tra gesuiti e francescan i. Ammira i due ordini religiosi e non condanna nessuno. Mette nella giusta luce il

ruolo dei laici ("d -ojuku" e terziari), la fede e il coraggio dei martiri, l'e sempio di vita e l'impegno pieno di amore dei missionari. L'ultimo capitolo del libro ci invita a riflettere sul passato per aprirci al fu turo. Lo spirito di Assisi, che nasce dalla riunione di preghiera convocata da G iovanni Paolo II nel 1986, alla base dei nuovi sforzi missionari. Senza facili s incretismi e senza falsi ottimismi, ma con profondo rispetto per le altre religi oni, dobbiamo imparare a dialogare - dialogo di vita, di buon vicinato, dialogo di progetti di pace e sviluppo basati sulla giustizia, dialogo di esperienze di preghiera ed esperienze religiose, e dialogo teologico per chi ben preparato. L' autrice descrive esempi concreti di dialogo e collaborazione tra cristianesimo e altre religioni. Per il futuro sviluppo del cristianesimo in Giappone come anche in altre regioni asiatiche a minoranza cristiana, oltre al dialogo, l'inculturazione condizione necessaria. Essa incomincia dalla conoscenza della lingua, dai metodi di preghie ra, dall'uso di riti, gesti e paramenti, dall'architettura, dal modo di vivere. Ma la profonda fede e l'amore di Cristo, l'entusiasmo e la gioia di poter imitar e Cristo anche nel martirio, che i martiri di Nishizaka hanno mostrato, rimangon o il vero segreto dell'opera missionaria. Il libro della Iarocci un invito alla conversione, a chiedere perdono, a commemo rare i martiri. soprattutto un invito alla speranza perch ancora oggi il sangue d ei martiri il seme dei cristiani. MONS. GIUSEPPE PITTAU, S.J. Arcivescovo Tit. di Castro di Sardegna ***************** INTRODUZIONE "La saintt reste une aventure, la seule aventure" (George Bernanos)

Storicamente rilevante, umanamente grande, santa per la Chiesa e per ogni creden te, l'"avventura" dei ventisei protomartiri in Giappone, conclusasi sulla collin a di Nishizaka di Nagasaki alle ore dieci di un gelido mattino del 5 febbraio 15 97, rimane uno di quegli intensi eventi della spiritualit del secondo millennio d ell'era cristiana da approfondire per interrogarsi alla luce di una concezione c he non veda pi contrapporsi Oriente ed Occidente, due realt in effetti complementa ri e pertanto inseparabili. Venti giapponesi tra cui tre fanciulli di 11, 13 e 1 5 anni, quattro spagnoli, un indiano, un messicano, tra i quali si stagliano per autorevolezza il francescano Pietro Battista Blzquez e il gesuita Paolo Miki: er ano in ventisei i religiosi e i terziari francescani che per coerenza ai propri ideali di fede come reale strumento di fratellanza tra gli uomini, al termine di una "via crucis" lunga quanto Ky-oto dista da Nagasaki, entrarono da protagonis ti nella storia dell'Oriente chiamato Giappone, da qualche decennio apertosi al mondo occidentale, e nel contempo nella storia dell'Europa in espansione e alla scoperta di s, tramite il confronto con l'altro da s. Nel XX secolo, pensatori del calibro di Michel Foucault ("Histoire de la folie l 'ge classique",1961, prefazione), e profondi conoscitori dell'Oriente quali Giuse ppe Tucci sostengono - a ragione - che un "grave errore" commesso dagli storici europei l'aver sostenuto, con il mito delle grandi differenze fra Oriente e Occi dente, la distinzione di Europa e Asia in due continenti. Piuttosto, si deve par lare di un "unico continente, l'Euroasiatico: cos congiunto nelle sue parti che n on avvenimento di rilievo nell'una che non abbia avuto riflesso nell'altra", sot tolineava Tucci nel 1977. "Nell'universalit della ratio occidentale - riflette Fo

ucault - vi questa divisione chiamata Oriente: l'Oriente pensato 10 come l'origi ne, sognato come il vertiginoso punto di nascita delle nostalgie e delle promess e di un ritorno, l'Oriente offerto alla ragione colonizzatrice dell'Occidente ma indefinitamente inaccessibile perch sempre sulla linea del limite: notte del pri ncipio in cui l'Occidente si formato... l'Oriente per l'Occidente tutto ci che es so non ...". La vicenda dei protomartiri in Giappone appoggia questa necessit di revisione. La loro morte - scriveva nel 1990 l'eminente storico nipponico Kasahara Kazuo - "f u un omen del lungo periodo di martirio" e di persecuzioni ormai alle porte, pri ma prova inequivocabile di fede cristiana in una terra dove il potere pubblico t emeva la bench minima presenza di ideali e di stile di vita ritenuti estranei a q uelli autoctoni. Nei tre secoli (1639-1867) in cui il Giappone filtr i contatti con l'estero limit andoli a scambi commerciali e d'informazioni con l'Olanda e la Cina, nel mondo o ccidentale trentanove furono le biografie o pubblicazioni sulle vicende dei prim i martiri in Giappone, canonizzati con solennit da Pio IX l'8 giugno 1862. Nel contempo, per il silenzio delle fonti del "Sakoku" ("Paese chiuso" [al mondo ], 1639-1867) imbrigliate dalla politica di isolamento voluta e mantenuta dal go verno Tokugawa fino all'alba del periodo Meiji (1868-1912), nessuno era pi in gra do di indicare con precisione quale fosse la "collina dei martiri". Collina pera ltro mai dimenticata dai "cristiani nascosti" ("Kakure Kirishitan") che nel Ky-ush-u si tramandavano di generazione in generazione la fede cattolica . Torn preziosa, dopo secoli di silenzio in archivio, la testimonianza chiave del gesuita portoghese Luis Frois, personaggio coevo ai martiri, meritatamente comm emorato nel 1993 e nel 1997 dalla sua seconda patria. Negli anni Novanta del XX secolo, ecco un Giappone attento a rendere omaggio ad eventi miliari della propria storia e cultura, mai prima di allora cos legate ad un' Europa sempre pi interessata a superare la contrapposizione Occidente/Oriente : - 1993, 450 anniversario dell'apertura dei rapporti con l'Europa, limitati al Por togallo prima di allargarsi alla Spagna e all'Olanda (dal 1600); - 1997, 400 anniversario dell'evento-fulcro di questo piccolo lavoro dedicato ai protomartiri in Giappone e al loro tempo, 11 con brevi accenni ai nostri giorni e al futuro in cammino; - 1999, 450 anniversario dell'arrivo in Giappone dell'apostolo delle Indie e patr ono delle missioni, "costruttore di ponti" tra il Paese estremo-orientale e la c ultura e spiritualit europea, "ritornato" a svegliare un significativo interesse per il cristianesimo fra i media locali di fine secolo. Il Duemila ci invita a fare memoria di coinvolgenti testimonianze di vita vissut a come parresia - ellenismo di cui il Nuovo Testamento si arricchisce ben 32 vol te -, atteggiamento interiore ed esteriore, per franchezza e coraggio, di chi, i n nome di Cristo e sostenuto dalla forza dello Spirito Santo, fedele a valori re ligiosi e culturali tali da offrire senso pieno alla vita, nel segno di una veri t che sfida le apparenze. Una verit su cui poter saldamente fondare la propria esi stenza: il greco ("martys") altro non significa se non "testimone". Ora non sta forse a noi cogliere nella "lezione" della storia passata gli elemen ti rilevanti per guardare a un futuro da tessere in quanto uomini tesi a contrib uire alla reciproca comprensione, all'armonia, alla pace in un mondo che sempre pi aspira a divenire "villaggio globale"? Evento lontano nel tempo e nei luoghi, si potrebbe obiettare. Eppure, il "coraggio di essere" testimoniato dai martiri di Nagasaki scuote l'indifferenza, mostra come il dinamismo della loro fede e de lle azioni fondate sulla verit e sulla libert evangelica stiano ancora alla base d ella dignit umana e della nostra convivenza civile. Evento di un periodo ricco di fermenti, di lotte, di scoperte ed esplorazioni compiute dall'Occidente verso P aesi lontani e in situazioni inimmaginabili se non vissute, in contraddizioni ti piche del Cinquecento, riscoprire "questa" storia di martiri fa comprendere quan ta forza nasca dal vivere valori in cui credere fino in fondo, non tanto e solo con lo spirito inventivo dell'Ulisse che si annida in ognuno di noi, ma con quel lo di Cristo e dei suoi veri seguaci di tutti i tempi. Non la si pu conoscere dav

vero, per, tale "avventura", se non pazientemente collocandola, per dirla con lo spirito dell'Amleto shakespeariano, in un before, in un "prima" che richiede att enzione a fatti e a situazioni formatisi a partire dal 1543, e in un lungo after , in un interpellante "poi" che giunge fino a noi. 12 Chi scrive soprattutto una lettrice. All'inizio solo una lettrice stupita in senso petrarchesco, imbattutasi nelle "Nihon nij-uroku-seijin Junky-oki" ("Crona che del martirio dei Ventisei Santi del Giappone"), versione in giapponese odier no rispettoso dello stile e della terminologia dell'epoca stilata dallo studioso Y-uki Ry-ogo (Diego Pacheco), direttore del Centro Commemorativo dei 26 Martiri a Nagasaki, traduzione della "Relacion del Martirio de los 26 Cristianos crucif icados en Nangasaqui, el 5 de febrero de 1597", redatta in spagnolo nel marzo 15 97 da Luis Frois. Versione limpida, arricchita da note e da otto epistole di Pie tro Battista Blzquez, nata nel 1995 con intenti commemorativi in vista del quarto centenario del martirio, certo non lascia indifferente chi si interessi di spir itualit. Spiritualit che, in opere letterarie di autori della levatura di End-o Sh -usaku, ingaggia un tormentato dialogo con interrogativi esistenziali e col dile mma dell' "identit giapponese", in cui tanti intellettuali nipponici oggi si diba ttono e si riconoscono. La cronaca di Frois, attenta ai moti dell'animo dei martiri e dei coevi cristian i e non, come pure la trama sottile ed intricata di un Paese da pochi decenni no to ai gesuiti portoghesi e da meno di una decade ai francescani spagnoli, ci han no sollecitato a risalire il corso degli eventi per ritrovare cause, concause e misteri di un martirio che d ragione del senso "universale" proprio alla fede cat tolica. Altre voci coeve, quelle di Marcelo de Ribadeneira, francescano spagnolo trovatosi a Nagasaki come Frois nel 1596-1597 e di fra Juan Pobre de Zamora, da nno maggior rilievo di quanto non faccia il gesuita portoghese all'aspetto devoz ionale- biografico di quegli uomini eroici, pur concentrandosi su anni e tempi s ubito antecedenti il martirio. Forse un presagire il desiderio di conoscenza dei lettori dei secoli futuri? Il lettore ritrover in quelle autorevoli "voci" riasc oltate da studiosi dei secoli successivi, il cuore di un evento che tocca animo e mente, coinvolge immaginario e ragione, sentimenti religiosi e interrogativi e sistenziali. In Italia, Civitavecchia, la cui storia di antico porto pontificio la lega alla cronaca dell'udienza concessa da Papa Paolo V il 3 novembre 1615 all' "ambasciat ore" di Sendai Hasekura Tsunenaga, accoglie una chiesa dedicata al culto dei ven tisei proto- 13 martiri del Giappone, costruita dai francescani della Provincia Romana in occasione della canonizzazione e da Luca Hasegawa, pioniere dell'arte dell'affresco nel suo Paese, resa pi incisiva a far meditare su una tematica che riporta ad un passato che ben ci appartiene. Come il vissuto personale, anche il passato storico chiede di non essere dimenti cato. Il passato arricchisce, sempre; e non di rado ci ammonisce. Se ognuno di n oi lo specchio delle sue esperienze, come diceva un pensatore francese, tentare di renderci estraneo il passato mina il nostro presente e il futuro. Sta a noi p rogrammare, da quell'humus di coscienza e di conoscenza, quanto ci rende davvero uomini e donne e integralmente cristiani. Roma, 6 maggio 1999 IRENE IAROCCI *****************

CAPITOLO I "... De Japn, por la expiriencia que de lla tierra tenemos, os hago saber lo que

della tenemos alcanado. Primeramente, la gente que hasta agora tenemos conversado , es la mejor que hasta agora est descubierta. Y me parece que entre gente infiel non se hallar otra que gane a los japanes. Es gente de muy buena conversacin...". Francesco Saverio Kagoshima, 5 novembre 1549 "...E il vento una spada che il dolor mio non stronca. Di quanto ho veduto e udito, tutto mi fa fremere; questo autunno, ben l'autunno della vita." Sugawara no Michizane "Kanke Kosh-u", 485 "Soffiando su di me, il vento d'autunno penetra nel mio profondo, eppure non ha colore". Kino Tomonori (IX sec.) "Kokin waka rokuj-o"

Tanegashima (1543) e Kagoshima (1549): San Francesco Saverio

Taif-u (tifone). "Vento spazzante": pi volte la forza naturale significata da que sto bisillabo si resa messaggera di storia giapponese nel secondo Cinquecento, s ecolo tra i pi fecondi in Oriente come in Occidente. Curioso ma vero, per un tifone, pi temibile ancora dei pirati che allora infestav ano i mari d'Oriente, il Giappone si ritrov ad accogliere nel settembre 1543, qua li ospiti involontari, tre europei, i primi a porre piede nel Paese che l'Europa , dai tempi di Marco Polo, conosceva librescamente come Cipangu essendo ancora m olto recente il termine di origine malese Japam. Un altro tifone, il 4 agosto 15 84, avrebbe fatto sbarcare ad Hirado Juan Pobre dell'ordine serafico e Francisco Manrique, primo agostiniano a toccare terra giapponese. Ancora un tifone, il 20 ottobre del 1596, costringeva il galeone spagnolo "San F elipe", partito da Manila alla volta della Nueva Espaa (Messico) e su cui era imb arcato uno dei 26 futuri protomartiri a Nagasaki, a rifugiarsi nell'isola di Shi koku. Aveva forse torto Anatole France a considerare il caso uno pseudonimo di D io quando non si firma direttamente? Torniamo alla storia legata al primo taif-u . Quei tre, Antonio da Mota, Francisco Zeimoto e Antonio Peixoto, mercanti porto ghesi, nel 1542 erano salpati da Ayutthaya, capitale del Siam, diretti in Cina c on un carico di avorio, pietre preziose e legni aromatici. Oltre il golfo di Hainan, un tifone li fa fortunosamente sbarcare - assieme a un centinaio di uomini, tra cui qualche cinese in funzione di interprete - sull'Is ola dei semi (Tanegashima). Per il calendario cristiano era il 23 settembre 1543 (1). I tre finirono 17 con il mostrare all'ospitale Tokitaka, daimy-o (signorotto) locale, l'uso delle armi da fuoco di cui nell'arcipelago si erano sentiti parlare i mercanti cinesi. Que i primi archibugi, subito acquistati e presto divenuti modello di molti altri fa bbricati a Tanegashima su richieste sempre incalzanti dei molti signori feudali in lotta egemonica fra loro, avrebbero contribuito a mutare le sorti politiche d el Giappone, incamminandolo verso l'unificazione realizzata tra il secondo Cinqu ecento e l'inizio del Seicento. Nel tratteggiare gli aspetti pi rilevanti di quest'appassionante periodo storico, senza pretesa alcuna di essere esaustivi, vogliamo iniziare proprio dallo sbarc

o fortunoso dei primi tre europei, attenendoci cos al criterio cronologico scelto dal grande scrittore End-o Sh-usaku (2), che fa iniziare il "secolo cristiano" del Giappone non con il 1549 ma con il 1543. Questo naufragio, infatti, se non f u un evento spirituale, fu certamente nodale nel preparare il successivo interes se della popolazione, e soprattutto dei daimy-o, verso quei "nanban-jin" o "barb ari del sud" (3) provenienti dall'Europa. Cominci cos in chiave commerciale e in sordina il dialogo, destinato a farsi stret to e proficuo anche a motivo di scambi culturali, tra il Giappone e quel Portoga llo patria di esploratori in Brasile e in Africa, di conquistatori nell'Oceano I ndiano e di uomini con innato senso degli affari, interessati al promettente sud -est asiatico. In un arco di tempo contenuto (1482-1570) i portoghesi adottarono con successo u na sorta di "capitalismo monarchico" di stampo medievale, che vedeva svilupparsi nei centri urbani comunit di residenti stranieri, con regole interne che accorda vano notevole autonomia socio-giuridica. Essi, "facendo del commercio dove era p ossibile e la guerra dov'era necessario" - sottolinea di recente lo storico Sanj ay Sybrahmanyam - allacciarono una rete assai vasta di "feitorias" o centri comm erciali, dei quali Goa, Macao e Nagasaki saranno a lungo i centri pi attivi nel f avorire contatti e transiti dall'estero al Paese del Sol Levante. Da Goa (4), centro di irradiazione, in appena un decennio, del messaggio cristia no in tutto il "pianeta" Asia grazie all'opera del missionario Francesco Saverio , l'India multilingue si rendeva pi "vicina" all'Estremo Oriente e a quanti avess ero voluto conoscerla non pi tramite informazioni e dati di seconda mano. A Goa s i sarebbero incontrati nel 1548 tre missionari gesuiti spagnoli in viaggio su na vi portoghesi: san Francesco Saverio (1506- 1552), l'attivo Cosme de Torres (151 0-1570) e Juan Fernandez (1526-1567), e da l, in compagnia di tre giapponesi appe na iniziati alla fede cristiana, sarebbero partiti alla scoperta del nuovo Paese da evangelizzare. L Luis Frois (5) avrebbe conosciuto Saverio; l nel 1583, su ord ine del Padre Generale Claudio Aquaviva, si sarebbe fermato Alessandro Valignano , responsabile delle missioni nell'India portoghese. Nella cattedrale di Goa, l' anziano vescovo francescano Juan de Alburquerque avrebbe battezzato il giorno de lla Pentecoste, il 20 maggio 1548, i primi tre cristiani giapponesi della storia . Tra loro Anjiro, convertito da Francesco Saverio, il giovane cofondatore della Compagnia di Ges e futuro artefice del primo ponte tra le spiritualit d'Oriente e d'Occidente. Focoso di carattere, Anjiro, samurai della provincia di Satsuma (odierna Kagoshi ma), con l'aiuto del capitano portoghese Alvaro Vaz suo amico, si era allontanat o in tutta fretta dal Paese natale lasciandovi moglie e figlia, a seguito di un delitto ricordato in seguito come "peccato di giovent". Uomo di spirito, desideroso di aprirsi a nuovi orizzonti di cultura e di fede, a veva attirato l'attenzione e la benevolenza di Saverio che avrebbe scritto a Rom a: "Se tutti i giapponesi fossero desiderosi di apprendere tanto quanto lo Anjiro, direi che nessun altro popolo della terra nutra curiosit pari alla loro..". Il missionario gesuita, centrando subito una costante caratteristica dell'animo nipponico, deline ad Anjiro un'inattesa prospettiva salvifica, conquistandone def initivamente la fiducia. Nacquero cos fra loro lunghe conversazioni che illuminav ano aspetti e costumi di un Paese che era di fatto "terra incognita", per europe i non portoghesi. Uomo colto per l'epoca, Anjiro spieg come meglio gli riusc quella lingua capolavor o di coesistenza grafica fra ideogrammi cinesi e alfabeto sillabico kana. La dim ensione linguistica doveva pur interessare chi mentalmente gi proiettava al futur o ardimentosi programmi per migliorare la qualit di vita, non solo interiore, dei futuri fruitori del messaggio evangelico e del sapere scientifico occidentale: "Mandovi l'alphabeto di Giapan. Scriveno molto differentemente di noi, comincian do del alto al basso. E domandando io a Paulo (Anjiro) perch non scrivevano al mo do nostro, lui mi rispose che perch noi non scrivevamo nel modo suo, dandomi ques ta ragione: che como l'homo tiene la testa in alto e li piede basso, che cos anch ora, quando l'huomo scrive, ha de scriver da alto a basso". Battezzato dal vescovo francescano di Goa con il nome di Paulo de Santa F, Anjiro

parlava bene il portoghese, cominciato a studiare in patria, dove l'idioma che consentiva contatti diretti con persone non dell'area asiatica suscitava forti i nteressi. Prezioso nell'affiancarsi a un Francesco Saverio determinato nel voler gettare le basi per evangelizzare il Giappone, a Goa e lungo la navigazione ins egn il giapponese a Juan Fernandez, nativo di Cordoba, cos bene da renderlo buon i nterprete per gli altri missionari. Correva nell'arcipelago il XVIII anno dell'era Tenmon, e il calendario lunare lo cale segnava il ventiduesimo giorno del settimo mese quando, il 15 agosto 1549 d ell'era cristiana, Francesco Saverio sbarc a Satsuma accompagnato dai padri Cosme de Torres, Juan Fernandez e dalla guida locale Anjiro. A 450 anni da un avvenim ento che segn l'aprirsi degli orizzonti culturali e geografici nipponici alla spi ritualit e al pensiero europeo rinascimentale, il 15 agosto 1549 rappresenta nel Paese del Sol Levante l' "alfa" di quel che viene oggi denominato "Zabieru no ji dai" (6). Un omaggio alla grandezza di un illustre rappresentante dell'impegno e della tensione collettiva dei nuovi ordini religiosi, resisi linfa vitale verso l'Asia della Chiesa post-tridentina. Per gli storici giapponesi, il periodo Muromachi rivelava gi falle e debolezze di un' autorit centrale resa inconsistente dalla prepotente potenza dei "daimy-o". Primo incontro-confronto tra Europa, cristianesimo e la "Terra incognita" estrem o-orientale Per il missionario che per farvi conoscere il pensiero cristiano ave va fronteggiato i pericoli e i disagi delle 6000 leghe di distanza dal Portogall o, l'Estremo Oriente chiamato Giappone era "terra incognita". Ciononostante, grazie alle minuziose informazioni ricevute da Anjiro ben prima d i approdare a Satsuma, Saverio si era formato un'idea del tessuto socio-cultural e del Paese da evangelizzare. Come documenta la dettagliata lettera del 22 giugno 1549 diretta ai confratelli in Europa, Saverio si impegnava con seriet e spirito organizzativo profondi a cre are le basi per realizzare quel che appariva essere un sogno o poco pi in una ter ra la cui lingua rendeva gli stranieri "muti come statue" (Saverio, lettera data ta 5 novembre 1549). In due anni e tre mesi, il dinamico apostolo delle missioni allaccia contatti e si confronta con un Giappone pragmatico, dalla netta matric e shintoista e buddhista e dalla rigorosa moralit confuciana che forgia la classe militare dei samurai. La religione shintoista autoctona, panteistica, popolata di "kami" - "divinit" pe r ben otto milioni, narra la mitologia - impersonanti forze e fenomeni della nat ura e personaggi, quali Sugawara no Michizane (7), dotati di eccezionale carisma . Essa, in stretta connessione con l'opera della famiglia imperiale, fu determin ante, secondo lo studioso Nitobe Inazo, nel formare nei samurai "lo spirito che il buddhismo non poteva dare: fedelt al proprio signore, rispetto degli antenati, piet filiale verso i genitori... spirito di obbedienza per vincere la presunzione" ("Bushid- o, the Soul of Japan " [La via del guerriero, l'anima del Giappone], Londra, 1899). Il buddhismo, di origine indiana, "zattera" per superare le illusioni e il "fium e delle passioni" causa di sofferenze, prescinde dal concetto del divino per ins egnare all'uomo, tramite l'iter spirituale mahayanico, come raggiungere lo stadi o "illuminato" di autocentrica armonia interiore, libera da ogni legame egoistic o. Esso, nella lezione di Nagarjuna e Vasubandhu, si era diffuso nell'arcipelago ni pponico dal VI secolo d.C., soprattutto fra l'aristocrazia, veicolato dalla scri ttura ideografica cinese anche grazie al tramite culturale della vicina Corea. Fu nel periodo Kamakura che il buddhismo mahayanico monastico e domestico, avval sosi di figure di grandi patriarchi come H-onen, Shinran, Ippen, prese connotati locali integrandosi nel tessuto culturale del Paese. Coinvolse la popolazione c on prospettive di salvezza: vincente la scelta di privilegiare, pi della dottrina , l'elemento di fede insito nel concetto di "tayori". Non con la ben modesta e l imitata "propria forza" ("jiriki"), bens facendo affidamento nella misericordia d i Amida "forza altra" ("tariki" o "tayori"), l'uomo pu ottenere salvezza. L'incontro di cristianesimo e buddhismo mette in luce le rispettive differenze. Gli orizzonti buddhisti sono estranei alla concezione di un Dio creatore dell'uo mo a sua somiglianza, creatore di una natura dalle forze brute su cui l'uomo, un

it-microcosmo secondo il pensiero rinascimentale, esercita volont di conoscenza e, finch pu, di controllo. Gli orizzonti cristiani, fatti conoscere da Francesco Saverio, sono lontani dall a mentalit cos essenzialmente asiatica che si rassegna a negare l'"ego" in quanto tale e pertanto, in ultima analisi, ogni io. Il simbolismo cristiano del Regno d i Dio, che dall'alto viene e in alto conduce mediante le opere dello spirito, er a estraneo a mentalit e immaginario giapponese. Il nucleo pi rilevante del messagg io cristiano - l'amore di Dio e la carit verso i pi umili e a favore degli ultimi - era sconosciuto. In terra giapponese esso verr testimoniato in tempi difficili dall'attivit caritativa francescana sotto la guida del padre spagnolo Pietro Batt ista Blzquez. E ancora: se l'ideale cristiano mira a esprimere la perfezione anch e nell'arte, l'estetica nipponica esalta la bellezza nell'imperfezione, da accet tare come realt sempre cangiante per le quattro classi di viventi. Nel confrontarsi con il pensiero nipponico, mediato con fatica non di rado acrob atica da volenterosi interpreti, Saverio aveva constatato, con l'aiuto di Bernar do, il totale silenzio del razionalismo confuciano (in voga tra aristocratici e samurai, e con centro di studi nella Scuola Ashikaga, chiamata da Saverio "Unive rsit Bandu") di fronte ai fenomeni naturali. A domande esistenziali quali "Cos' la morte?", er a familiare al giapponese la replica di Confucio: "Come posso conoscere la morte se ancora ignoro cosa sia la vita?"; restava vivo per il costume sociale, frutto di meccanismi coscienti, dei tre anni di lutto da lla morte di un genitore. L'ardimentoso sogno di Francesco Saverio di operare un incontro fruttuoso nel co nfronto con una cultura tanto diversa, prese forma grazie al dialogo e all'effic ace linguaggio dei doni. Con Saverio, il Giappone muoveva i primi passi nella co noscenza della pittura sacra di stile fiammingo. Una Madonna col Bambino, donata il 29 settembre 1549 al signore di Satsuma Shimazu Takahisa, venne accolta con gioia da chi credette ravvisarvi una raffigurazione della Kannon buddhista, ment re un altro dipinto, donato alla comunit cristiana di Iwakuni, fece conoscere que i canoni estetici e artistici diffusi pi tardi dalla "bottega" del gesuita napole tano Giovanni Nicolao (8). I mezzi concreti erano minimi, e gli indispensabili strumenti linguistici erano offerti dai primi volenterosi interpreti locali: Anjiro, Bernardo di Satsuma (9) e Lorenzo Ryosai (10). Per far conoscere alla po polazione la spiritualit cristiana, Saverio e i suoi compagni affrontano con i ne ofiti le asprezze di viaggi via terra e via mare, attraverso luoghi inospitali p er clima e insicuri per inquietudini sociali; la diversit dei tratti e dell'abbig liamento non mancava poi di attirare ostilit (11). L'esistenza a Satsuma di una stampa di tipo xilografico su matrici lignee in uso sin dalla met del Quattrocento per pubblicare testi letterari cinesi, mentre in Corea gi dal 1234 esistevano stampatrici con caratteri mobili metallici, ispir a S averio l'idea di utilizzare quello strumento per diffondere fra la popolazione t esti cristiani e non solo. Idea, questa, realizzata da Valignano nell'ultima dec ade del Cinquecento e quindi pionieristica rispetto alla tipografia poliglotta d i Propaganda (1627), che sarebbe arrivata nel 1759 a comporre in ben 27 lingue. L'opera missionaria di Saverio si giov delle sue nozioni scientifiche, che fecero breccia nella popolazione rurale e urbana dell'arcipelago, oltremodo interessat a a spiegazioni mai prima udite su fenomeni naturali e atmosferici e sui moti de i corpi celesti. Torn utile a Saverio conoscere tra l'altro "Meteorologica" di Ar istotele o le "Sphaera" di Sacrobosco, testi obbligatori all'universit di Parigi. Nell'anno di soggiorno a Kagoshima e nel successivo itinerare tra Hirado, Yamagu chi, Miyako e Funai in Bungo, l'Apostolo delle Indie not la rigida verticalit dell e classi sociali: gli aristocratici ("kuge"), per lo pi legati alla corte imperia le; i signori feudali ("daimy-o"); la classe militare ("buke"), per legge obblig ata allo stato coniugale - e la poligamia era di casa -; i monaci di varie scuol e buddhiste (tra cui la S-ot-o, del pensiero Zen, diffusa fra i samurai; l'esote rica Shingon, cui apparteneva il primo daimy-o incontrato da Saverio a Satsuma; la J-odo Shinsh-u o "Vera religione della Terra Pura", allora popolare tra agric oltori e pescatori e oggi scuola tra le pi sensibili al dialogo interreligioso).

I monaci erano tanto potenti nel campo dell'istruzione, dato che si faceva scuol a all'interno dei templi, da permettersi uno stato di difesa armata al fine di a ffermare il proprio peso. Vi era poi l'ampia fascia sociale "N-o-k-o-sh-o" indic ante rispettivamente "contadini, artigiani (sempre pi legati in corporazioni, "za ", unioni economico-professionali a difesa di privilegi di monopolio, forti dell 'egida della nobilt e delle istituzioni religiose) e mercanti"; gli "eta", sorta di paria cui erano inferiori gli "hinin" (lett. "non persone"), i mendicanti e i nfine gli schiavi. Le differenze tra le classi sociali erano riconoscibili dall'abbigliamento: i sontuosi kimono serici dei daimy-o portavano ben in mostra gli stemmi di famig lia. Il cofondatore della Compagnia di Ges si era trovato a trasmettere il messaggio d i amore per il prossimo e di uguaglianza tra gli uomini in una societ patriarcale come quella indiana, dove il sistema delle quattro caste rendeva disumana la vi ta dell'ultima categoria. Egli, pure nel ben pi breve soggiorno giapponese, intra vide l'emarginazione sofferta dagli "hinin", esclusi dalla comunit e da qualsivog lia forma di solidariet. A loro lo sviluppo urbano consolidatosi nel XVI secolo a ssegnava il compito di tenere pulite strade e luoghi "impuri", di lavorare le pe lli (lavoro resosi necessario dopo l'incontro con la civilt occidentale), anch'es se "impure", di eseguire le mutilazioni o le condanne dei criminali. Uomini di f atica, come in talune stampe di Hiroshige di epoca ben pi tarda, calzano sandali in paglia di riso e sospingono pesanti carretti. Il loro duro mondo la strada. I l messaggio cristiano liberatore da ogni discriminazione rivolto soprattutto a l oro, anche se la strategia missionaria dei gesuiti finir presto con il privilegia re le classi elevate e sar piuttosto il successivo impegno profuso dai padri fran cescani a dedicarsi appieno al sostegno dei pi umili e indifesi. Sul piano culturale, la corte imperiale, povera di mezzi se paragonata con la co eva aristocrazia europea, esercitava influenza su etichetta e codici di vita, pr ivilegiando lo studio delle lettere classiche. L'alta classe militare condividev a con gli aristocratici la passione per la cerimonia del t (occasione, decenni pi tardi, per trattare in privato di affari pubblici), per le cronache della storia , per gli spettacoli teatrali "N-o" , che intrecciano vita e morte in interrogat ivi personali ed esistenziali di elevato spessore poetico-drammatico. Riguardo il rispetto per la vita umana, Saverio rimase colpito da quel che pi tar di Frois avrebbe sottolineato nel "Trattato delle differenze fra Europa e Giappo ne": "Se da noi scioccante uccidere un essere umano ma non lo nel caso di mucche poll i e cani, per i giapponesi, invece, tremendo vedere qualcuno uccidere animali. T rucidare una persona per loro assolutamente normale". Nell'insieme il popolo giapponese piacque a Saverio, per quel peculiare radicato senso di fedelt al proprio signore, per l'autodominio su ci che il patriarca budd hista Ippen chiamava il "cavallo del cuore", fino a rendere i moti dell'animo mu ti ad ogni esterna reazione. Egli nutr, istintiva, una simpatia per lo pi ricambia ta. Boxer vede la ragione di tale simpatia, come pure della successiva amicizia tra i padri gesuiti Frois e Organtino e l'autocrate Nobunaga, nella singolare somigl ianza della disciplina interiore cui erano abituati da un lato i "soldati della croce" e dall'altra i samurai, vassalli fedeli ai precetti del "Bushid-o" ("Via del guerriero"), pronti a sacrificarsi per la salvezza del superiore nel rispett o dei valori del "Bi" ("Bello") e del "Bu" ("forza delle armi"). In effetti, que sto passo degli "Esercizi spirituali" di Ignazio di Loyola non stonerebbe nelle "Meditazioni" di Marco Aurelio o negli scritti di Tokugawa Ieyasu: " bene renderci indifferenti di fronte alle cose create, cos da non desiderare la salute pi della malattia, la ricchezza pi della povert, l'onore pi del rimprovero, l a longevit pi di una vita breve". Pur concordando con la tesi di Boxer, vorremmo far qui una precisazione che ci s embra doverosa: la disciplina interiore cristiana presuppone un "dialogo" con Di o, punto costante di riferimento e di forza nel perseverare, mentre la disciplin a interiore buddhista - unita alla matrice shintoista autoctona- un sostanziale monologo, mirato a interrompere la catena della trasmigrazione e a raggiungere l

'illuminazione. "Dieu doit son secours extraordinaire la foi et la religion, non pas nos passion s": di quest'intensa riflessione del coevo Michel de Montaigne ("Les essais" II, XII) si trovarono a verificare la verit Francesco Saverio, con la sua eccezional e opera e, con altrettanto eroismo, padre Pietro Battista Blzquez e compagni, fon datori della missione francescana (12). A noi resta l'imperativo di percepirne l a sfida. Daniello Bartoli (1608-1685), che di Saverio e del suo apostolato in terra nippo nica ci lascia pagine appassionate, mette in luce un aspetto lasciato in ombra d alle commemorazioni del 1999: "Zabieru" distribuiva ai pi bisognosi tra i giapponesi da lui convertiti una cosp icua somma ricevuta dal re del Portogallo. Tanto basti a mostrare quanto il suo zelo fosse nutrito da un francescano amore per la povert, per la carit. Il Giappone di Nobunaga e Hideyoshi: tra benevolenza e aperture da volto di giano In quale tessuto politico si trov ad aprirsi spazi l'operosa comunit missionaria gesuita e dal 1593 francescana, e ch i erano i personaggi - in primis, Nobunaga e Hideyoshi - con i quali ebbe a conf rontarsi? Ammirevolmente coraggiosa e piccola la comunit all'esordio: dal 1552 al 1556 due erano i gesuiti compagni di Saverio (13) rimasti in terra nipponica e Cosme de Torres ne fu la guida oculata, fino alla morte nel 1570. Sismico, il Giappone sviluppa nei secoli capacit e tecnologie atte ad ovviare per quanto possibile a questa sua caratteristica, in chiave metaforica assai attiva nel secolo di aspre lotte egemoniche fra i "daimy-o" delle 66 province ("kuni") in cui si articolava il Paese quando Francesco Saverio si diede ad evangelizzar lo. Ricordato nei testi storici come "sengoku-jidai", il "periodo del Paese in guerr a", apertosi nel 1470, vide affacciarsi via via sulla scena Oda Nobunaga (1534-1 582) prima, Toyotomi Hideyoshi (1537-1598) e Tokugawa Ieyasu (1543-1616) poi, co struttori dell'assetto unitario poi consolidato nel primo Seicento. Agricolo, dall'economia in ascesa soprattutto nel Kinai (Ky-oto, - Osaka, Nara), era un Paese dalla vivace produzione di cotone con tecniche di lavorazione tess ile introdotte dalla vicina Corea, del th verde, della raffinata carta di fibra v egetale "washi", di oro, argento e rame estratti nelle province di Sado e Kai, d i Iwami e Tanba, di Bizen e Bitch-u. In costante aumento, la richiesta di armi d a taglio e da fuoco rese Sakai centro chiave di produzione ed importazione. Inta nto la costruzione di castelli e lo sviluppo di centri urbani con inespugnabile castello-fortezza (j-oka-machi) quali Kagoshima, Yamaguchi, Sunpu, Odawara, rendevano la geografia territoriale ed umana dell'arcipelago sempre pi urbanizzata, grazie ad una forte crescita comm erciale (non ultimo il commercio della seta con la Cina), a pellegrinaggi di mas sa spesso incentivati. Torna qui alla mente l'incisiva definizione del Dr Hara, secondo cui il risultat o ottenuto fu, rispettivamente, per Nobunaga cavare le pietre di costruzione del Nuovo Giappone; per Hideyoshi darvi forma; per Ieyasu sistemarle al posto volut o. E intanto, unici europei testimoni dell'intero processo da un buon angolo d'o sservazione in loco si trovarono ad essere i padri gesuiti, sottolinea Boxer in modo inconfutabile. Qualche precisazione sul ruolo dei sessantasei daimy-o preesistenti al 1560, qua ndo l'aspetto geopolitico del Giappone centro-meridionale prese a mutare sotto l a spinta all'unit perno della strategia di Nobunaga, si rende ora d'obbligo. I daimy- o, a differenza dei piccoli feudatari (shomy- o), godevano di autonomia e diritti "regali" tali da giustificare, in parte, l'appellativo con cui i miss ionari li avrebbero fatti conoscere in Europa: principi o re. Potevano infatti c ontare su un'armata, riscuotere le tasse, distribuire terre ai samurai, esercita re con sovranit di diritti la giustizia, stringere alleanze, trattare con gli str anieri senza doverne rispondere a superiori autorit. Chiaro esempio di tante prer ogative era, al tempo di Francesco Saverio, il signore di "Nishi no Ky-o" (odier na Yamaguchi) Ouchi Yoshitaka. La ricchezza dei daimy-o, allora quantificata non in denaro ma in reddito espres so in "koku" (180,5 lt di riso era l'antica unit di misura stimata sufficiente a

soddisfare il bisogno pro capite in un anno) del prezioso cereale, faceva s che u n "bushi", ossia un samurai con una servit di minimo otto persone da mantenere e residente nel "Gokinai", fosse pi facoltoso, in termini "agricoli", di un suo par i del Kyush- u. Secondo Takekoshi, la rendita annuale personale di Hideyoshi arr ivava a ben due milioni di "koku". Nel "Sumario" dell'agosto 1583, Valignano (14) avrebbe annotato: "Il Giappone diviso in tanti signori e in tanti feudi, scosso da guerre civili.. . che non un solo signore pu essere sicuro del suo stato. Questo per dire che il Paese... come una ruota in perenne movimento. Chi oggi un grande signore, domani pu mutarsi in un nullatenente". NOBUNAGA, piccolo daimy-o di Owari al punto di partenza di un'irresistibile asce sa stroncata nel 1582 dal proditorio attacco del suo luogotenente Azechi, si riv el autentico genio militare. Allargatosi con il sistema classico di spogliare i vicini, sprezzante delle diff icolt, appassionato d'arte, cultore del bello - memorabili il castello di Azuchi sul lago Biwa e i lavori da lui commissionati al pi grande pittore dell'epoca Azu chi-Momoyama, Kan-o Eitoku (1543-1590) - nutriva uguale distacco da buddhismo e shintoismo. Le credenze religiose gli erano indifferenti, ma non il potere dei m onaci Tendai sullo Hieizan nei pressi della capitale n l'interferenza del clero b uddhista sui suoi programmi politici. Nobunaga attu il 29 settembre 1571 quel mas sacro dello "Hieizan" minutamente descritto da Frois. Nessuno sopravvisse, ma no n bast. Nel 1574 il rogo che avvolse il conventofortezza dei monaci buddhisti di - Osaka diede la misura della determinazione dell'uomo al potere. Scettico per natura e stoico per vita, Nobunaga a giudizio degli storici a noi c ontemporanei era singolarmente sensibile alla molla del desiderio di conoscere p ensiero e scoperte degli europei. Fonti dell'epoca lo descrivono incurante della morte su cui gli amici Frois e Or gantino non dovettero mancare di farlo riflettere, magari nello spirito della se ntenza agostiniana "Malam mortem non facit, nisi quod sequitur mortem" (Quel che fa della morte un male solo quel che la segue", "Citt di Dio" I, XI). Di Nobunaga, chiamato per nome come nel suo Paese tutt'oggi privilegio riservato ai grandi, nel prudente silenzio delle fonti coeve l'unico ritratto consegnatoc i da una "cronaca" destinata a divenire unica nella storia, appartiene alla penn a del "tacocujin", dello "straniero" Luis Frois: "Avr circa trentasette anni. Alto, magro, un'ombra appena di barba, la voce chiar a. Adatto alla disciplina militare, disposto a mitigare di comprensione la giust izia, fiero e tiene in massimo conto l'onore. Impenetrabile riservatezza circond a i suoi piani. Esperto come pochi nell'arte bellica, non consente accenni di bi asimo n accetta consigli dai vassalli. Piuttosto temuto assai e rispettato da tut ti. Non beve vino. Sbrigativo nei modi, intelligente e lucido nelle analisi, non tiene in conto alcuno le divinit shinto o buddhiste. Raffinato nell'abbigliament o, nobile nelle azioni...". Tra il 1565 e il 1571 Frois era andato tessendo, con spirito da Ulisse e con lun gimirante dedizione al servizio della missione, irripetibili rapporti di rispett o nella legalit, trasformatisi poi in fruttuosa amicizia con uomini potenti, prim o fra tutti Nobunaga. L'inizio non era stato facile. Frois e Gaspar Vilela (15), incontratisi a Miyako nel 1565, si trovavano in piena opera evangelizzatrice quando il divieto valido un quinquennio - emesso dal regnante imperatore Ogimachi su sollecitazione dei monaci della Tendai - di risiedere nella capitale con attivit missionaria li cost rinse a lasciare l'"Eremo della Vera Dottrina" dove alloggiavano. Restava "citt l ibera" Sakai, nei pressi di - Osaka. L Frois in compagnia dell'antico "biwah-oshi " (16) fratel Lorenzo e di altri confratelli tra cui Vilela, si rifugi e aspett l' evolversi al meglio di tempi non ancora maturi, tenendo a mente il monito di Sen eca sul rischio che nella foga la corsa non trascini se stessa ("Ipsa se velocit as implicat", Lettere, XLIV). Si decise a passare all'azione, forte della fiduci a ispirata in valenti collaboratori di Nobunaga tra cui Wada Koremasa (signore d i Iga) e Shibata Katsuie (signore di Kaga), quando, a fine aprile 1569, Wada ott enne per il grintoso Frois, accompagnato da fratel Lorenzo, la prima udienza da Nobunaga.

Quest'ultimo, secondo Boxer allora gi tanto forte da controllare una dozzina dell e province del Paese, soggiornava nella capitale al My-okakuji della scuola Nich iren, attorniato da centinaia di cortigiani. Colp l'autocrate la capacit di replic a alle domande a trabocchetto poste dai monaci buddhisti dimostrata da Lorenzo, dotato interprete. L'episodio, scolpito a tutto tondo nel vol. IV della "Storia del Giappone" di Frois, lumeggia lo scontro dialettico fra Lorenzo e il monaco N ichij-o sempre pi indispettito dal calmo replicare dell'interlocutore. Di fronte a loro, divertito e razionale, Nobunaga. Frois in persona prese a spiegare la do ttrina cristiana dell'immortalit dell'anima. Quando tacque, Nichij-o, avvicinatos i l dove si trovava appesa una lunga spada, la sguain al grido: "Bene, ora uccider qui il vostro discepolo Lorenzo e vi mostrer che non ha affatto un'anima". Tra lo sbigottimento dei presenti un fulmineo Nobunaga intervenne a bloccare Nic hij-o. Severe, le sue parole fecero eclissare il malcapitato: "Mai un vero monaco si avvalga delle armi! Piuttosto sta a lui offrire prova del le proprie asserzioni e attenersi alle regole della Legge". Conquistato dall'eloquio in giapponese e dall'intelligente, garbato modo di espo rre le richieste, Nobunaga concede l'ambito "shuinj-o", "permesso di soggiorno" nella capitale con libert di svolgere attivit missionaria, ad un raggiante Frois t empestivo nell'inviare a Goa traduzione del testo originale concepito da Wada. Poi, forte del salvacondotto, il 26 maggio 1569 Frois lascia Sakai sotto scorta, guidata dal giovanissimo Ukon Takayama. Tacciamo qui le ipotesi del gesuita sul l'accorta politica finanziaria di Nobunaga (di cui Frois, da amico e testimone o culare, ebbe modo di vedere e descrivere l'immensa fortuna personale), impegnato a tesaurizzare oro - imitato in questo da Hideyoshi - nella consapevolezza che nulla meglio dell'oro si rivelava capitale trasportabile nei mutamenti impressi da sorte e fortuna. Dunque la benevolenza di Nobunaga, come Frois e Coelho non mancarono di rallegra rsene, si rivel fattore prezioso e indispensabile all'espansione della comunit cri stiana. Il successo iniziale dell'evangelizzazione appariva, in termini numerici , sbalorditivo. Tanto da aver fatto sperare - osserva Boxer - di poter bilanciare nel mondo dell a Chiesa post-tridentina dal respiro universale, la defezione dell'Inghilterra d i Enrico VIII dal consorzio delle nazioni cattoliche. 34 Tra i molti segnali di favore, va ricordata la visita di Nobunaga il 3 novemb re 1581 al seminario di Azuchi. Soddisfatto della nuova scuola che schiudeva ai giovani gli orizzonti scientifici e linguistici d'Europa, don subito 200 ducati a padre Organtino e fece consegnare ai quattro giovanissimi rappresentanti dell'a ristocrazia cattolica del Ky-ush-u in partenza per la Spagna e l'Italia nel febb raio 1582, un paravento raffigurante il castello di Azuchi, dono destinato al po ntefice Gregorio XIII. Inoltre i missionari beneficiarono di iniziative mirate a favorire lo sviluppo e conomico del Paese. Nel 1569, con quella lungimiranza che la lingua locale color a dell'espressione "sguardo da mille ri" ("senrigan"), Nobunaga aveva abolito le cosiddette "tasse di frontiera" ("sekisen"). Da versare alle "barriere" ("seki" ), quei balzelli regolavano, di fatto scoraggiandolo, il flusso di merci e di vi aggiatori. I soli 50 chilometri fra Ky-oto e - Osaka percorsi dal fiume Yodogawa registravano oltre 600 barriere (la tassa, poi ripristinata agli inizi del XVII secolo dal governo Tokugawa, rimase vigente fino al 2 marzo 1869). Il quarantanovenne Nobunaga, nel momento in cui Valignano lasciava il Giappone d isponendo i termini atti a formare un clero locale, aveva riunito sotto di s oltr e la met delle province del Paese. Inatteso, il suo "assassinio" - fu di fatto un "harakiri" all'Honn-oji di Ky-oto, indotto da un attacco proditorio che non las ciava onorevoli vie d'uscita - perpetrato il 21 giugno 1582 da Azechi Mitsuhide, lui stesso a stento sopravvissuto alla battaglia di Yamazaki, trampolino di lan cio dell'egemonia di Hideyoshi (1582-1598), spezz un legame prezioso per i missio nari, pur non interrompendo la corsa del Paese verso l'unificazione. HIDEYOSHI. Il nuovo autocrate, da brillante stratega, complet nel 1590 il lavoro di riunificazione nazionale intrapreso dal predecessore, al cui servizio era ent rato nel 1558. In particolare nella seconda parte di quegli anni Novanta, con co

lpi imprevisti e di difficile lettura, muter lo scacchiere dei tre centri di atti vit missionaria nel frattempo resisi sempre pi fiorenti, mostrando un'ambiguit da g iano bifronte. Personaggio complesso in particolare negli ultimi anni, sfugge ad una definizion e precisa ed univoca nel tempo. Certo fu mu- 35 tevole come i suoi nomi: alla na scita si chiamava Kinoshita Hiyoshimaru, poi cambi in Tokichir-o. Entr al servizio di Nobunaga - che con simpatia venata di ironia verso le doti da questi dimostr ate nell'imitare i potenti, gli avrebbe coniato il nomignolo "Saru" ("Scimmia") -, col nome di Kochiku. Divenuto Hideyoshi nel 1562, dieci anni dopo cambi cognom e da Kinoshita in Hashiba. Nominato nel 1585 Reggente imperiale ("Kanpaku"), nel 1586 a lui, Gran Ministro di Stato, venne attribuito il cognome Toyotomi. Hidey oshi, dall'11 febbraio 1592 (28 dicembre del XIX anno Tensh-o) si fregi del titol o onorario riservato a un Reggente in ritiro ("Taik-o"). Dunque sin dal primo in contro con il fondatore della missione francescana padre Pietro Battista, l'auto crate, di consueto indicato solo con il titolo della carica ricoperta, era il "T aik-o". Pur senza mai condividere appieno la benevolenza di Nobunaga verso la religione "straniera", Hideyoshi si era mostrato pi che tollerante. Vedeva di buon occhio il significativo ruolo culturale svolto dai missionari. Su scitavano in lui viva curiosit i prodotti della creativit europea prima del tutto ignoti: orologi, mappamondi, strumenti musicali occidentali. Tra gli intellettua li locali, vi era chi apprendeva nozioni di scienze naturali e soprattutto di ma tematica, del cui aspetto speculativo nulla era conosciuto - avrebbe notato sul finire del XVII secolo l'osservatore Kmpfer. La popolazione sembrava apprezzare m eglio "scoperte" concrete come il tabacco, introdotto nel 1590 e presto ricercat issimo. La prima concreta avvisaglia di ostilit fu il "Pateren tsuih-orei" ("Editto d'esp ulsione dei padri") in 11 articoli emesso da Hideyoshi il 25 luglio 1587 (XIX gi orno del VI mese del XV anno Tensh-o), che intimava ai missionari di lasciare il Paese entro venti giorni (17). Il documento seguiva di poco la vittoriosa campagna militare (febbraio-maggio) g uidata dal quartier generale di Nagoya nel Ky-u-sh-u - isola la cui "geografia" costellata di daimy-o cristiani quali Konishi Yukinaga, Kuroda Josui e Arima Har unobu era pur apprezzata dall'autocrate -. L'intervento militare, richiesto dal signore di Bungo - Otomo e resosi necessario per l'arrogante atteggiamento di Sh imazu Yoshihisa, dovette convincere Hideyoshi della natura "sovversiva" del cris tianesimo, paragonabile a quella degli aborriti monaci Ikk-o della "J-odo Shinsh -u" in provincia di Saga. E la fede visibilmente mostrata da valenti ed influent i condottieri, Giusto Takayama Ukon (18) in testa, insinu nell'autocrate il sospe ttoso timore di una coalizione dei vassalli contro di lui, sotto l'egida del cri stianesimo. L'editto fu un fulmine a ciel sereno all'indomani della visita cordiale ed amich evole che padre Coelho, invitato ad incontrare Hideyoshi al porto di Hakata in H izen, intrattenne a bordo di una "fusta armada", nave portoghese tanto ben armat a da suscitare con grande probabilit nell'autocrate l'invidia che - ipotizza il p rofessor Alvarez-Taladrid in "Apuntes sobre la fusta del P. Gaspar Coelho", - Os aka 1988 - non fu estranea alla complessa molla di reazioni culminate nell'editt o. Lo stesso Coelho era memore della calorosa accoglienza al castello di - Osaka riservatagli dal Reggente il 4 maggio 1586, paragonabile a quella dai termini d avvero amichevoli tra Nobunaga e Frois a Gifu, descritti da Frois buon testimone -interprete, nella lettera del 17 ottobre di quell'anno. L'editto, preceduto da una nota d'accusa inviata in tutta fretta a padre Coelho e intimante pronta risposta, accusava i missionari di voler convertire la popola zione del "Paese degli dei" ["Kami no kuni"], distruggendo a tal fine templi shi ntoisti e buddhisti. Al punto 5 - come da traduzione letterale di Frois ripresa da Boxer -, l'editto chiariva che "non solo i mercanti ma chiunque altro proveni ente dall'India e non interferente con le leggi delle divinit shintoiste e buddhi ste, era libero di recarsi in Giappone". Quest'ultima espressione proverebbe che l'effettivo interesse delle autorit giapponesi per gli europei era di natura com merciale.

Ricevuto l'ordine di espulsione, padre Coelho notific ad Hideyoshi il fatto ogget tivo che non vi era nave in porto pronta a partire prima dei successivi sei mesi . Il Reggente acconsent a prorogare il permesso di soggiorno nell'arcipelago per un periodo corrispondente, ordinando che tutti i missionari si riunissero a Hira do. Con editto successivo viet la presenza di ogni segno di fede cristiana sull'equip aggiamento dei samurai, impose la rimozione di croci e la confisca di chiese e p ropriet tenute dai gesuiti ad Hakata, - Osaka e Sakai, per un totale di 70 chiese e 15 case distrutte. Il collegio di Funai e il noviziato di Usuki vennero sacch eggiati. Hideyoshi - consigliato dal suo medico, il monaco buddhista Seyakuin, nemico dic hiarato dei cristiani e di Giusto Ukon Takayama - valut pericolosa per il central ismo del suo potere la lealt verso i missionari dimostrata da condottieri della s tatura di Giusto, bruscamente posto dinanzi all'aut-aut dell'abiura o dell'esili o. N l'autocrate dovette vedere di buon occhio il possesso legale dei gesuiti nel la citt di Nagasaki, avendo potuto 38 constatare che, a livello di autorit giudizi aria, i missionari arrivavano a dare esecuzione a sentenze del tutto indipendent i dal governo centrale. Potenziale avamposto di un potere politico estero con mi re colonialiste dovettero apparire Nagasaki e l'aperta adesione ai principi cris tiani testimoniati dai numerosi centri urbani e rurali nell'isola: questa la tes i pi accreditata dagli storici giapponesi a noi contemporanei. Con mossa inequivocabile a seguito dell'editto, Hideyoshi riport sotto la sua giu risdizione il porto di Nagasaki. Rimane tuttavia inspiegabile come mai, prima e dopo l'editto, il suo autore avesse concesso terre ai missionari per costruirvi chiese e case; perch riponesse fiducia in condottieri di adamantina fede cristian a quali Konishi Yukinaga e Gamo Ujisato, o in personaggi chiave come il governat ore di Ky-oto Maeda Munehisa Gen Hoin, di cui due figli erano cattolici ferventi . Esiste un'altra possibile chiave di lettura, senza pretesa alcuna che sia "la" c hiave. Essa ci viene offerta da riflessioni comparate sui motivi che causarono l e persecuzioni contro i cristiani nell'antica Roma. Il cristianesimo dal messagg io ugualitario portatore della concezione di rappresentare "una nuova stirpe" ch e riconosce la vera patria in cielo, considerando la vita terrena solo un transi to ed esaltando l'aspirazione eroica all'anabasi, scardinava il sistema socio-po litico locale basato su gerarchie verticalmente ferree, su diseguaglianze social i da cui gli strati pi umili della popolazione non avevano modi e tempi di affran carsi. Per guidare i fedeli verso la salvezza e la vita immortale, il cristianes imo presentava un linguaggio "totalitario" negli aspetti etici e religiosi. L'ap erta condanna, tra l'altro, della poligamia e l'invito alla fedelt coniugale all' interno di un sistema monogamico (in Giappone riconosciuto solo nel tardo Ottoce nto: per questo Takayama Ukon va considerato precoce modello in un ceto militare ligio verso le tradizioni), era tra gli aspetti meno graditi a Hideyoshi e sate lliti. Lo stesso doveva dirsi delle pratiche "innominabili" cui non era estraneo il mondo monastico buddhista, stigmatizzate da un Francesco Saverio una volta a rrivato a perdere l'autocontrollo in una discussione con i monaci Zen dello Shof ukuji di Hakata nell'autunno 1550 - racconta Frois nella "Historia de Japam" -. Inoltre, a differenza di Nobunaga, impermeabile a influssi religiosi, Hideyoshi non disdegnava ossequioso rispetto di riti e costumi locali; basti pensare al te mpio fatto erigere in memoria del figlioletto morto nel 1593. Altro aspetto da non sottovalutare, rivelatore di curiose affinit con il mondo ro mano antico: come altri despoti di ogni tempo, Hideyoshi era collerico. Amplissi mo il ventaglio dei possibili motivi scatenanti l'ira dello stesso personaggio c he, nove anni dopo, avrebbe ordinato la crocefissione dei ventisei Martiri di Na gasaki: per accennarne un esempio, lasciamo qui la parola e l'arte di narrare al l'eminente studioso e difensore dei "valori orientali" Okakura Kakuz-o, amico de l poeta indiano Rabindranath Tagore, autore di quel testo fondamentale guida all a comprensione dell'estetica giapponese che "The Book of Tea" (Londra, 1906): ".....Nel XVI secolo la campanella era da noi pianta ancora rara. Riky-u ne avev a un intero giardino, coltivato con cura assidua. La fama dei suoi convolvoli gi unse alle orecchie del Taik-o (Hideyoshi), che espresse il desiderio di vederli.

Fu cos che Riky-u lo invit una mattina ad un t, nella propria casa. Il giorno stab ilito, il Taik-o attravers quel giardino. Non vide ombra di fiori di campanella. Il terreno ben livellato era ricoperto di sassolini e sabbia. Gonfio di rabbia, il despota entr nella stanza destinata alla cerimonia del t e quel che vide ristab il prontamente il suo umore. Sul tokonoma, in un raro pezzo bronzeo lavorato a ma no, l era un'unica campanella, la regina dell'intero giardino!" Come vedremo, fu solo differita l'occasione per cui l'ira di Hideyoshi si sarebbe rivelata fatale anche per Riky-u, maestro della cerimonia del th che contava tra i migliori disc epoli Takayama Ukon e Hosokawa Tadaoki. L'uomo d'armi Hideyoshi, autoconsiderandosi l'unico a sostenere le sorti politic he del Paese, si arrogava quei diritti "divini" attribuiti dallo shintoismo all' imperatore. Compenetrato com'era nel ruolo di chi esercita il potere supremo, es igeva cieco rispetto ai suoi ordini, esercitando diritto di vita e di morte su t utti. Storia e letteratura ricordano, nei secoli, il "suicidio" imposto da Hidey oshi nel 1591 all'amico di un tempo Sen no Riky-u. Il 40 codificatore di canoni chiave dell'estetica nipponica (suo era quel giardino ornato dai fiori di campan ella), aveva osato tra l'altro negargli la propria figlia ed erigersi una statua a grandezza naturale, forte della solida fama conquistatasi. "Ma l'amicizia di un despota un onore sempre rischioso... Riky-u non era un cort igiano servile e spesso aveva osato differire d'opinione con il crudele patrono" , annota un fine Okakura a sigillo di "The Book of Tea", ricostruendo l'ultima c erimonia compiuta da Riky-u prima d'infrangere l'artistica tazza da th "sfiorata dalle labbra della sfortuna" e compiere con "un sorriso sul volto", in presenza di un testimone, l'imposto "seppuku". Ingiustamente tacciato di tradimento e di tramare l'avvelenamento del Taik-o con una pozione letale camuffata dalla celebr e bevanda, impossibilitato a difendersi da un Hideyoshi sordo ad ogni ragione e convinto che chiunque si opponesse alla sua autorit fosse sleale e da punire con la pena capitale, Riky-u si diede la morte impostagli con la dignit di Socrate. Collerico ma volubile, Hideyoshi non si accan nell'esigere puntuale esecuzione de ll'editto, rimasto cos a lungo lettera morta. Studiosi come George Sansom leggono in quell'"esitazione" a far rispettare l'ord ine d'espulsione, la necessit - mancando migliori alternative - di mantenere tram ite i missionari i contatti con i portoghesi, unici intermediari nei rapporti co mmerciali con la Cina e nello scambiare oro contro argento e rame. Attento alla coniazione delle monete, Hideyoshi mal tollerava l'uso del rame, preferendogli i l metallo pi prezioso. Approdato a Nagasaki il 21 luglio 1590, Valignano nell'incontro con la comunit cr istiana di Katsusa si inform minutamente delle effettive restrizioni imposte da H ideyoshi e si fece ricevere da lui il 3 marzo 1591 nel J-urakudai (Nishi-Honganj i) di Miyako. Lo accompagnavano i quattro giovani cattolici reduci dalla visita in Europa. L'incontro non lasciava presagire future persecuzioni e Valignano, te nuta il 3 febbraio 1592 a Nagasaki la prima riunione generale della Compagnia di Ges, a ottobre salp per Macao. 41 Frois non delinea ritratti di Hideyoshi, militare di oscure origini. Lui per primo prov a dimenticarle, una volta al potere. Prevalsero, nel ferreo st ratega dell'unit controllata del Paese una volta soggiogato l'irrequieto Ky-ush-u , atteggiamenti contraddittori ed ambigui, da Boxer liquidati come "megalomani". Sono storia certa le strategie di espansione dai risvolti tragici, rappresentat e dalle guerre di Corea, le intimazioni scritte minacciose al governatore di Man ila, causa dell'invio in Giappone del futuro martire francescano Blzquez. Takayam a Ukon, di Hideyoshi aveva ben compreso l'ambiguit e la sostanziale inaffidabilit, e non temette di contrariarlo, di sfidarlo. Con franco coraggio cerc pure di met tere in guardia i missionari gesuiti, ma non riusc nell'intento. I tre centri di attivit culturale e missionaria: Gokinai Sulla scia di Francesco Saverio, l'attivit missionaria aveva puntato a tr ovar spazio nella Capitale, per meglio irradiarsi nell'arcipelago. Difficile ed infruttuoso si era rivelato quel viaggio di Saverio in pieno invern o fino a Miyako, come sottolineano gli scritti dell'interprete Rodrguez (tanto es perto in giapponese da meritarsi il soprannome ufficiale di "Tsuzzu", "Traduttor e" di Hideyoshi e poi di Ieyasu), di Valignano e di Daniello Bartoli.

Scriveva lo storico della Compagnia di Ges: "Il Santo apostolo, male in arnese in panni, sempre a pi e scalzo, con su le spalle il suo fardello di paramenti da ce lebrare e senza altro donde vivere che non un sacchetto di riso abbrustrato e se cco ["yakigome"] che Bernardo portava [legato alla cintura in un sacchetto] e, p er bere, la fredda acqua delle fonti". Miyako ("capitale" in lettura autoctona "kun" del corrispondente ideogramma), da i tempi dell'imperatore Kotoku, ispiratosi al sistema cinese, era il cuore del " Gokinai" raggruppante le "cinque province" di Yamashiro (odierna prefettura di K y-oto-fu), Settsu (Hy-ogo), Kawachi ( - Osaka-fu), nel 716 scissasi in due parti di cui l'altra era Izumi ( - Osaka-fu), Yamato (prefettura di Nara). Tutte nell 'odierna area Kinki ( - Osaka-Ky-oto). 42 L'urbanesimo in espansione andava modificando volto ed abitudini di un arcipe lago fiorente per agricoltura e pesca ma estraneo - per il divieto buddhista di uccidere animali e consumare carne - a quelle tecniche di caccia care ai cavalie ri della coeva Europa. Piccola, ma vivacissima nel commercio portuale, emergeva allora la cittadina di Sakai. Seguivano Iimori; Nara gi capitale e sede di templi potenti - vedi l'H- oryuji -, chiusa ad eventuali incontri con l'esperienza cri stiana; il "K-oyasan", centro del buddhismo esoterico Shingon cui affluivano ogn i anno colonne di pellegrini; Azuchi, nei pressi di Kobe (sede del primo castell o-fortezza con feritoie per l'introduzione delle armi da fuoco, era rinomata per la cinta di mura in pietra fatta costruire da Nobunaga nel 1576), futuro centro di uno dei seminari voluti da Valignano. Miyako: sede della corte imperiale e residenza dello "shogun" Ashikaga Yoshiaki, "fantoccio" di Nobunaga, era il palcoscenico delle lotte per la supremazia. Cit t raffinata, amante di un'estetica delle forme che nelle classi aristocratiche si rivelava sin nella raffinata e quanto mai linda disposizione delle vivande che avrebbero soddisfatto persino il Montaigne di: "Non ampliter sed munditer conviv ium. Plus salis quam sumptus". La ricostruzione di Ebisawa Arimichi, fondata sul le descrizioni del gesuita portoghese Gaspar Vilela, mostra una Ky-oto all'epoca con mezzo milione di abitanti. In rapporto alla media delle citt europee, Parigi esclusa, Miyako era la pi popolosa. E un vero osso duro per le missioni! Vi pogg iava potere e sede la scuola buddhista Tendai attaccata da Nobunaga. Padre Cosme de Torres, consapevole delle difficolt per gli stranieri di penetrare il fiero a vamposto buddhista, incaric Fratel Lorenzo di trovare spiragli per ulteriori cont atti fra i padri gesuiti e il monaco Daizenb-o dello Hieizan. Tentativo ripetuto nel 1559 a Sakai, assieme ai padri Vilela ed Organtino. Miyako celebrava con pa rticolare fasto a met agosto riti significativi come l'"Obon", festa assai sentit a anche ai nostri giorni: il temporaneo "ritorno a casa" dello spirito degli ant enati era accolto e propiziato. La capitale - notava Valignano nel "Sumario" - n on godeva di vantaggi legati ai contatti con le "Nao", grandi navi portoghesi, a vare come frequenza di passaggio ma cariche di notizie, merci e passeggeri. Per loro, trovare altri cristiani e chiese nei luoghi dove, in attesa di 43 ripartir e, era giocoforza sostare lunghi mesi, diventava importante ed assai gradito. L'opera missionaria dei gesuiti punt per decenni a dialogare con la cultura local e. Persone influenti sul tessuto sociale come Giusto Takayama e Grazia Hosokawa (19) hanno ispirato nel secondo Novecento scrittori cattolici della levatura di Kaga Otohiko e di Tanaka Sumie. Come non individuare in quei personaggi del XVI secolo modelli di coerenza e perseveranza negli ideali, tali da scuotere l'apati a di una societ incapace di sentirsi stimolata da valori autentici? Il giorno di Pasqua 1581, Valignano aveva ammirato a Takatsuki (20) l'"esemplare fedelt" di Ta kayama e la fede corale della comunit del "Gokinai", ben pi vibrante di quella mos trata dai cristiani del Ky-ush-u. Il feudo di Takatsuki, a una ventina di chilom etri da - Osaka, era il luogo pi evangelizzato delle Cinque Province... dove i ge suiti avrebbero concluso ben poco senza la presenza di Giusto Ukon", osservava i n "A History of Japan" lo scozzese James Murdoch, coadiuvato nelle ricerche d'ar chivio da Yamagata Iso. Gli studiosi sono concordi nel riconoscere che, a differ enza dei daimy-o Otomo, Arima, Omura del Ky-ush-u, arricchitisi con il commercio coi portoghesi di prodotti quali sete, spezie, porcellane, Giusto Ukon sostenne l'impegno degli amici missionari con fede disinteressata, con consumata abilit d iplomatica, con realismo attento a ricercare l'armonia nelle tanto gerarchiche r

elazioni sociali, in un raro equilibrio fra tradizioni nipponiche e spiritualit c ristiana. Il personaggio continua ad intrigare, se nell'autunno 1999 Kaga Otohik o ha dato alle stampe il romanzo "Takayama Ukon", dal quale probabilmente sar tra tto un film. Perch l'impegno missionario aveva finito per concentrarsi con successo nel Ky-ush -u? Valignano port pi di una ragione. L molti cristiani erano tali per il legame di fedelt al proprio daimy-o, peraltro attratto dagli scambi commerciali con il Portogallo - aspetto, questo, del tutto in ombra nelle relazioni scritte dai missionari -. Colpisce il nostro immaginar io sapere che se Valignano, nel luglio 1579 credeva di conoscere il Giappone ave ndo letto a Goa e a Macao le relazioni dei missionari, una volta a contatto con la realt si avvide dello scarso adattamento dei missionari ai costumi locali, del l'urgenza di formare le generazioni future ai nuovi valori religiosi e culturali . Gi all'inizio di dicembre, rinnovava il sistema di trasmissione delle relazioni dei padri, facendo compilare un dettagliato resoconto annuale e puntando a iniz iative culturali precise. Inoltre Valignano raccomand ai confratelli di cambiare atteggiamento e favorire maggiormente la capitale e i dintorni. Volle che le rel azioni d'ufficio, lungi dal tacere "la verit dei fatti", ne parlassero per esteso - sottolineava nel 1959 Joseph Jennes, rapportandosi agli studi di Schtte -. Cer to, era oggettivamente difficile spiegare ai superiori in Europa l'esatta situaz ione di una missione lontana e dal contesto culturale tanto diverso. Mancavano s ussidi: grammatiche, dizionari di lingua giapponese, peraltro sconosciuti alla s tessa popolazione locale. Al problema si ovvi stabilendo che le relazioni fossero portate a Roma da un missionario in grado di spiegare quanto necessario. Quasi a dispetto delle circostanze storiche e delle mosse circospette dei gesuit i, e secondo l'applicazione francescana della prassi evangelica di privilegiare poveri e bisognosi, sar soprattutto l'attivit missionaria francescana a realizzare in un breve arco di tempo e fino all'eroismo speranze ed auspici di Valignano. Tale attivit inizi nel 1593 con padre Pietro Battista Blzquez, 45 malgrado fosse in vigore l'editto d'espulsione di Hideyoshi, per fortuna per rimasto lettera morta da anni. Va ricordato che buona parte dei terziari francescani ed anche il gesuita Paolo Miki, futuri martiri a Nagasaki, provenivano proprio dal "Gokinai"! Yamaguchi So prannominata "capitale occidentale", Yamaguchi, come Kagoshima, ospit per ben due volte Francesco Saverio. Dal marzo al settembre 1551 i missionari vi crearono u na sorta di scuola per bambini e giovani, destinati a fare vita in comune con i religiosi.Tra i futuri 26 primi martiri di Nagasaki, Bonaventura, Tommaso Kosaki , Gabriele, Gioacchino Sakakibara, Antonio e il piccolo Ludovico Ibaraki avevano frequentato tale tipo di collegio. Nello spirito propugnato da Saverio e da lui indicato nel 1549 nella corrisponde nza con Paolo di Camerino a Goa, si insegnava ai giovanissimi allievi, che in gi apponese venivano chiamati "dojuku", a leggere, parlare e scrivere in portoghese . In tal modo li si affiancava poi all'attivit evangelizzatrice dei sacerdoti, re ndendoli spontanei messaggeri del pensiero cristiano tra i coetanei. I due incontri di Saverio con il duca Ouchi Yoshitaka e i colloqui a Funai (seco nda met di settembre 1551) con - Otomo Yoshishige duca di Bungo, furono determina nti per creare le basi della missione, poi guidata da un personaggio considerato a torto marginale al fluire storico, di cui fu invece discreto quanto paziente tessitore: Cosme de Torres. L'udienza di Saverio con Yoshitaka a fine aprile 1551, capolavoro di abilit cultu rale e diplomatica, aveva visto il missionario, a differenza della volta precede nte, presentarsi abbigliato come un ambasciatore di un potente Paese. Forte dell e esperienze acquisite all'interno del Paese, il religioso don un orologio, due t elescopi, uno strumento musicale, oggetti di vetro, stoffe e vino portoghesi al daimy-o cultore di confucianesimo e buddhismo. Yoshitaka, in ottime relazioni con la Cina, di cui conosceva da esperto la lingu a, desideroso di rendere Yamaguchi centro di arti e scienze, intendeva ricambiar e con generosit i doni. Tutto 46 quel che Saverio chiese, e ottenne, fu il permes so di predicare liberamente la legge divina. Malgrado le condizioni ambientali di Yamaguchi apparissero pi promettenti di quel

le offerte da Satsuma, purtroppo la citt fu teatro di una sanguinosa guerra civil e; Saverio si trovava ancora a Bungo, da dove sarebbe partito per la Cina, quand o a Yamaguchi scoppi una rivolta. Il signore locale, vistasi preclusa ogni onorev ole via d'uscita, si tolse la vita con il rituale "harakiri". - Otomo Haruhide, fratello minore di Yoshishige, accettato l'invito di diventare duca di Yamaguchi con il nuovo nome di Ouchi Yoshinaga, dispieg una politica dav vero aperta verso i missionari se l'anno successivo, sul terreno dell'antico tem pio Daid-oji donato da Yoshitaka a padre Cosme de Torres, fu possibile costruire una chiesa e un rettorato. La citt fu centro di varie iniziative mirate a diffondere tra la popolazione il m essaggio cristiano. Fratel Lorenzo sostitu ai recitativi, che la tradizione ritma va sul "biwa", storie bibliche, dal commento musicale realizzato in puro stile g iapponese. Tra ampi consensi si svolsero le rappresentazioni teatrali "Storia di Adamo ed Eva" e "Storia di Mos" (1553). Nel 1557, rovesciato e ucciso Yoshinaga dal potente vicino Mori Motonari, la maggior parte della citt, compresi gli edifi ci cristiani, venne data alle fiamme. Padre de Torres riusc a fuggire, la proprie t rest confiscata da Motonari. La missione rimase senza sacerdoti fino al 1586, un anno prima dell'editto di Hi deyoshi. Molto deve la storia di Yamaguchi di quegli anni a fra Lorenzo, personaggio umil e ma dall'elevatissimo spirito di servizio. Meritatamente tornato alla ribalta nelle commemorazioni dell'anno saveriano (199 9), "svolse un ruolo incisivo nel primo periodo di evangelizzazione del Giappone ", sintetizza da Nagasaki lo storico Y-uki Ry-ogo. Saikoku (Ky - ush - u) Dopo Satsuma, ecco Nagasaki, Omura, Kuchinotsu, Shimabara, Funai (odierna Oita), Usuki, Arima, Hirado, le isolette Got-o 47 dove fra Lorenzo con il gesuita e me dico Luis de Almeida (21) fond una missione fra il 1566 e il 1568. Questi i luogh i principali dell'evangelizzazione di un'isola strategica per il potere centrale . Proprio la situazione del Ky-ush- u, con la forte presenza cristiana e le notevo li spinte autonomiste dimostrate da alcuni suoi daimy- o, fu tra i motivi che in dussero Hideyoshi ad aprire le ostilit verso il cristianesimo. Esso poneva in dis cussione ritualit e concezioni di un governo contrario a chi era fedele a valori, estranei alla cultura locale, quali l'uguaglianza, la solidariet e la fraternit. Kagoshima, partito Saverio (novembre 1551), si ritrov per anni senza nessuna guid a religiosa. Il daimy-o Shimazu fin col cambiare atteggiamento verso la giovaniss ima comunit cattolica arrivando a richiedere la presenza di un religioso, ma i da ti storici accreditano il giudizio che la Napoli dell'Estremo Oriente conobbe l' et d'oro cristiana nel breve periodo d'impegno evangelizzatore profuso da Frances co Saverio. Nel 1570 Sumitada di Omura, fattosi battezzare col nome di Bartolomeo, apriva al commercio portoghese il villaggio di pescatori chiamato Fukae, futura Nagasaki. Con effetto a catena, alla conversione di un solo signore seguiva a ventaglio q uella dei "sudditi". Cos interi villaggi attorno a Nagasaki divennero centri cris tiani nel giro di pochi anni. Marzo 1580: Harunobu signore di Arima venne battezzato da Valignano. A un mese d a quell'influente battesimo, il visitatore dispose la costruzione di un seminari o ad Arima. Primavera 1580: da Sumitada parte inattesa l'offerta ai missionari di accettare in dono Nagasaki. Valignano temporeggia, si consulta con i padri residenti a Fun ai e nel "Gokinai". Solo nel novembre 1581, conclusa una riunione generale a Nag asaki, risponde positivamente a Sumitada, ponendo la condizione: la nave commerc iale, che annualmente getta le ancore nel porto, paghi mille ducati di tassa. Tra i pi potenti daimy-o del Ky-ush- u fino alla disfatta inflittagli dall'avvers ario Shimazu nel 1579, - Otomo, duca di Bungo, che aveva invitato e calorosament e accolto Francesco Saverio, avrebbe temporeggiato per ventisette anni all'invit o di aderire agli ideali spirituali del cristianesimo, probabilmente nello spiri to indicato dal dantesco "Che, non men che saper, dubbiar m'aggrada" ("Inferno", XI).

Tuttavia, ben prima di essere battezzato, il 28 agosto 1578, con il nome del San to di Assisi di cui era "ardente devoto", il duca di Bungo aveva dato prove conc rete di quanto fosse favorevole ai dettami del Vangelo, arrivando nel suo zelo a far bruciare templi buddhisti. Nella citt di residenza, Funai, fece costruire una chiesa ed una casa per i padri , che nel frattempo avevano dato vita al primo coro formato da bambini e al prim o ospedale con reparto di chirurgia, presto avvalsosi, dal 1556, della competenz a professionale di Luis de Almeida. Iniziative meritorie che valsero ad Otomo un Breve di ringraziamento da parte di Gregorio XIII (20 dicembre 1580). La presenza dei missionari - tra i quali anche persone con specifiche competenze come il de Almeida o Sanchez -, si rivelava preziosa per gli interessi commerci ali dei daimy-o, cristiani e non. Secondo Valignano "nel Ky-ush-u la Compagnia raggiunse forza e prestigio pi rilev anti, grazie alle navi portoghesi che vi giungevano annualmente". Questa constat azione nulla toglie all'autenticit di conversioni da parte di uomini dalla tempra politica fiera e dalla generosit pi aperta verso i missionari: il caso di Otomo F rancesco Yoshishige. Venne dunque profuso, in tutti i centri dell'attivit missionaria gesuita, un fort e impegno ad istruire i giovanissimi. I rampolli del ceto militare ricevevano un 'istruzione nei templi ed una formazione virile all'aria aperta e in mezzo ai pe ricoli, come sarebbe piaciuto all'Orazio di "Vitam sub dio, et trepidis agat in rebus" ("Odi, III, II, 5-6), riscoperto dall'Europa rinascimentale. Fino allora, per, nessun adolescente giapponese aveva ancora sperimentato un periodo all'este ro, tantomeno nella sconosciuta Europa.

NOTE: - (1) Fatto singolare e significativo, la data del 23 settembre 1543 non ci sta ta consegnata dalla storiografia portoghese, bens dall'opera giapponese "Tepp- oki" ("Storia dell'introduzione delle armi da fuoco", pubblicata nel 1614). altr es significativo che, come ben sottolinea lo storico Charles Ralph Boxer, dell'in cipiente "secolo cristiano" (1549-1639) verr conosciuto solo quanto scritti e rel azioni dei missionari europei consegneranno ai posteri. Con acutezza, precisione e talora sconcerto, saranno loro a donare al mondo il profilo di un Paese belli coso e tuttavia "kaikoku", "aperto" - finch lo volle - a conoscere cultura e spir itualit occidenta li. Gli storici lusitani non ebbero fretta a dare rilievo all'a vventura di Mota, Zeimoto e Peixoto; risale al 1597, infatti, la relazione redat ta da Diogo do Couto. - (2)End-o Sh-usaku (1923-1996), considerato dalla critica il pi influente scrit tore cattolico del Novecento del proprio Paese, ha esposto con forza drammatica i dilemmi posti dal confronto tra il cristianesimo predicato dai missionari dura nte il "secolo cristiano" e la cultura nipponica, sostanzialmente refrattaria se non "impermeabile" ad una capillare e diffusa accettazione del messaggio cristi ano. Tutte le sue opere, a partire dalle prime, nate dall'esperienza di un signi ficativo soggiorno di studio nella Francia del dopoguerra, si incentrano sul sen so del vivere. Da ricordare "L'uomo bianco" (1955), "Il mare e il veleno" (1958) , "Silenzio" (1967), "La vita di Ges" (1973), "Samurai" (1980), "Fiume profondo" (1993). Vivace l'attivit teatrale, di cui resta memorabile per l'intreccio di iro nia e di umorismo "Quella meraviglia di grullo" ("Obakasan", 1959). Evangelizzazione, martirio, apostasia, fede sono i temi centrali dell'arte di En d, come dimostra l'opera prima "Saulo", rimasta inedita per cinquant'anni, ritrov ata e pubblicata in occasione dell'inaugurazione del "Centro di Letteratura Endo S." a Sotome, in provincia di Nagasaki, il 13 maggio 2000 ("Asahi Shinbun", 15 e 19 aprile 2000). - (3) Per evitare possibili malintesi vale la pena ricordare che l'antico termi ne cinese "nanban" ("barbaro del sud") indicava per i cinesi gli abitanti di are e meridionali asiatiche (quali Laos e Cambogia) la cui cultura, paragonata alla

propria, appariva "barbara". I navigatori portoghesi in transito in quelle aree furono anch'essi indicati con questa definizione, che successivamente entr nella lingua giapponese. - (4) "Perla dell'Oriente", sede metropolitana con suffraganee Cochin e Malacca nel 1557, Goa si vide via via aggiungere le sedi di Granganos e di Mylapore (In dia), di Macao, di Funai (odierna Oita, Giappone), la prelatura di Mozambico in Africa, e le diocesi di Pechino e di Nanchino (Cina). La "secolare tensione miss ionaria" della citt venne richiamata da Giovanni Paolo II nel corso della prima v isita in India il 5 febbraio 1986. - (5) Luis Frois (Lisbona 1532-Nagasaki 1597), gesuita, finissimo esperto di li ngua e cultura del Paese dove oper per oltre un trentennio dal 1563. Scrisse vari e opere, tra cui una fondamentale "Storia del Giappone" ("Nippon-shi", 1586-1587 ) e "Europei e giapponesi, trattato su contraddizioni e differenze di costumi", tuttora testimonianza preziosa. Protagonista discreto e testimone pronto a relaz ionare con arguto spirito di osservazione, Frois annot passo dopo passo il fluire degli eventi: nell'ottobre 1592 part con Valignano per Macao e stese la "Cronaca della Missione Tensh", per poi tornare a Nagasaki nel 1595. Prese parte all'atti vit dei missionari confratelli prima e dei francescani poi, fino a redigere l'ult ima e pi appassionata "Cronaca": quella del martirio dei ventisei testimoni di fe de a Nagasaki. - (6) Lo "Zabieru no jidai" o "periodo di Saverio" (agosto1549-novembre1551), c ome il Giappone lo ha definito, fu epoca intensa e brevissima di semina di ferme nti cosmopoliti nella storia del Paese, in un millennio articolato in periodi (" jidai") di amplissimo respiro - Heian (794-1185), Kamakura (1185-1333), Muromach i (1333- 1573), Azuchi-Momoyama (1573-1615), Tokugawa (1603-1867) - fino all'ing resso in epoca moderna delle ere Meiji (1868-1912), Taish (1912-1926), Shwa (19261989) e dell'odierna Heisei. Inatteso interesse all'avvenimento hanno dimostrat o i mass media, coinvolgendo anche i non cristiani. Dal 23-06-1999 l'autorevole "Asahi Shinbun" ha proposto approfondimenti e riflessioni a firma di Sugawara No buo, tra cui segnaliamo: 1) "Dainichi e Deus: come tradurre 'Dio' in giapponese? ", problema di massima urgenza nell'estate 1551; 2) "Immortalit dell'anima", spie gata da Saverio ai monaci Zen; 3) "Preghiera e trascendenza"; 4) "Riflessioni su l Male (aku)"; 5) "Il Nenbutsu" o invocazione del nome di Amida, pratica caratte ristica del buddhismo della "Jdo Shinsh" ("Vera religione della Terra Pura"), scuo la fondata da Shinran (1173-1262) e tutt'oggi fra le pi popolari in Giappone, ape rta al dialogo interreligioso ed alla ricerca (al lettore interessato ad ulterio ri approfondimenti, suggeriamo "Shinsh vista dai Cristiani del XVI secolo", april e 1998, Ediz. Higashi-Honganji, Ky-oto). - (7) Politico, uomo di corte e poeta in raffinato cinese ("Kankebuns-o", 900 d .C.), Sugawara no Michizane (845-903) fu il solo a cercare di contrastare lo str apotere della casata dei Fujiwara. Nominato Ministro della Destra (899), nell'89 4 si era opposto all'invio annuale di ambasciatori nella Cina dei Tang, provocan do l'interruzione dei rapporti ufficiali con il continente, riallacciati solo ne l 1404. Caduto in disgrazia nel 901, fu esiliato nel Kysh dove presto mor. La legge nda subito sorta attorno a lui lo descrisse come uno spirito inquieto, da pacifi care con onori e riti, ancor oggi venerato come divinit del sapere e della callig rafia. - (8) Giovanni Nicolao, (1559-1626) gesuita napoletano, arrivato in Giappone ne l 1580, mise il suo talento artistico al servizio della missione. Pittore e inci sore, maestro tra gli altri del martire Beato Leonardo Kimura (1574-1619), tenne seminari di pittura sacra e corsi di incisione secondo i canoni dell'arte sacra occidentale ad Arima e Nagasaki fino al 1614, quando le rinnovate persecuzioni lo spinsero a rifugiarsi a Macao. L decor la chiesa di Sao Paolo, gioiello di arte cristiana in terra cinese, che oggi conserva, dell'epoca, la sola facciata. - (9) Futuro gesuita e primo giapponese a studiare in Europa al collegio di Coi mbra, dove mor nel 1557, Bernardo di Satsuma, affascinato dall'eloquio, dal saper e, dalla spartana tempra di Saverio, ne divenne inseparabile, fedele esecutore, seguendolo da Kagoshima a Ichiku; a Hirado (autunno 1549); ad Hakata, in visita ai "teragoya", scuole per bambini tenute nei templi dai monaci buddhisti, su cui Saverio relazioner pi tardi ai confratelli europei; nella capitale in pieno inver

no 1551, fino a Yamaguchi e all'ospitale Bungo. - (10) I dati biografici e storici tracciano di Lorenzo (1526-1592) un profilo ricco di doti umane e spirituali, apprezzate dal popolo come dagli aristocratici . L'aspetto fisico, invece, pare che suscitasse ilarit. Rara memoria, intelligenz a, arguzia e prontezza di riflessi caratterizzavano un bardo che la fede trasfor m in esperto catechista, cantore con il suo liuto delle "meraviglie di Dio". Nati vo di Shiraishi, per le modestissime condizioni familiari non ebbe istruzione sc olastica. Nel 1551 a Yamaguchi ud parlare di Francesco Saverio, che volle conosce re. Trovata la sua via nella spiritualit cristiana, il giovane si fece battezzare e decise di affiancarsi a Saverio. Nel 1556 gi "fratello" nella Compagnia, con B althasar Gago (1518-1583) tradusse in giapponese "Nijugo Kagy-o" ("I venticinque capitoli"), testo di catechismo riveduto nel 1556 dal provinciale Nuez Barreto m a oggi perduto. Delle sue singolari doti nel convertire persone ordinarie e mona ci buddhisti, resta principale fonte scritta la lettera in spagnolo indirizzata al provinciale in India Antonio de Quadros il 2-6-1560. Itinerante accanto ai mi ssionari, Lorenzo nel 1569 si affianc a Frois nell'udienza da Nobunaga e nel magg io 1586 a padre Coelho in visita ad Hideyoshi al Castello di saka. Ammalatosi nel 1588, l'editto anticristiano lo spinse a rifugiarsi ad Arima, Omura, infine nel la chiesa di Koga a Nagasaki, dove mor il 3 febbraio 1592. - (11) Appare oggi un impegno al dialogo interreligioso ante litteram lo scambi o di pensieri e riflessioni su interrogativi esistenziali fiorito fra Saverio e l'anziano Ninshitsu, abate del grande tempio Fukush-oji. Ninshitsu fu tra i prim i a seguire le spiegazioni dell'amico cristiano sul tema dell'immortalit dell'ani ma, finendo in cuor suo per tendere ad una fides implicita. Se non riusc a risolv ersi fu anche per quel sostrato locale di forte osservanza dei riti commemorativ i per i defunti, in un Paese dal culto degli antenati tuttora ben radicato. - (12) Le difficolt erano di ogni genere. Essenziale all'evangelizzazione, il pr oblema linguistico rivelava negli anni Ottanta tutta la sua urgenza: rari i gesu iti europei in grado di comunicare in giapponese, dei fratelli nipponici uno sol o parlava bene il portoghese e gli altri in maggioranza erano troppo adulti per apprendere il latino! Preparare una nuova generazione capace di familiarizzare c on la lingua liturgica e delle orazioni, senza trascurare le necessit materiali d i una comunit cristiana in stupefacente sviluppo, fu priorit che esigeva i giusti tempi per realizzare la risposta, offerta dai dizionari stampati a Nagasaki: il trilingue "Dictionarum latino lusitanicum ac iaponicum" (1595), sul modello mult ilingue di Calepino, e il "Vocabulario da lingoa del Japam" (1603-1604) di 32.00 0 voci. Il linguaggio, veicolo di cultura, di spiritualit, era strumento insostit uibile di concreta attivit missionaria. Ad esso diede particolare rilievo un Vali gnano attento alla realt buddhista, alle pratiche di meditazione ("zasen"), tanto da coniare nei suoi scritti il termine spagnolo "satorar" (in giapponese "sator u") per indicare il raggiungimento dell'illuminazione. Va pur detto - sottolinea Michael Cooper - che il Visitatore mostr ben diversa tolleranza religiosa rispet to a quella di Roberto de Nobili in India e di Matteo Ricci in Cina. - (13) Dal 1556 al 1562 aumentarono di una unit, per salire a quattro nel 1564, quando arrivarono altri tre nuovi sacerdoti di cui uno, l'anno successivo, si tr asfer in India. Nel quinquennio conclusosi nel 1570, lavoravano a pieno ritmo nel l'azione culturale e missionaria sei sacerdoti su un territorio esteso, dove le parrocchie con titolare raggiungevano un numero simbolico. - (14) Dopo Francesco Saverio, Alessandro Valignano (1539-1606) pianific e port a vanti in terra di missione programmi di grande respiro che, seppur non realizzat isi compiutamente per varie circostanze storiche, a distanza di oltre quattro se coli continuano ad offrire "spunti di preziosa attualit": questo giudizio su Vali gnano, espresso da Matsuda Kiichi nel "Dizionario della storia del cristianesimo in Giappone" (Toky- o, Kybunkan, 1988, p.152), trova in sostanza concordi conosc itori e studiosi del Cinquecento giapponese che si sono occupati del personaggio , tra i quali Charles Boxer della Cambridge University, A. Pinto, Okamoto, Henri Bernard e Michael Cooper dell'Universit Sophia ("Jchi Daigaku") di T-oky- o. Vali gnano, "vir plane insignis et ad omnia summa natus" per il contemporaneo Celso G onfalonieri, fu organizzatore geniale delle missioni. Di aspetto imponente, susc itava meraviglia nei giapponesi.

L'ampiezza di vedute (fu propugnatore del clero indigeno e della necessit di risp ettare le peculiarit della cultura locale) e le ardite iniziative lo avrebbero co nsegnato alla storia come la mente delle missioni cristiane in India, Giappone e Macao. Nativo di Chieti, laureato in legge a Padova, entrato nella Compagnia di Ges nel 1566, dopo studi di filosofia e teologia a Roma venne ordinato sacerdote (1570) e fu rettore del collegio di Macerata. "Visitatore" in India (1573), italiano tr a confratelli per lo pi portoghesi, fece del "mai indietreggiare" l'unico program ma possibile nella realt orientale, dagli aspetti culturali ignoti. L'autore del "Catechismo in Giappone" (1581) e del "Sumario" (1583) soggiorn nell'arcipelago n ipponico ogni volta in situazioni politiche diverse (1579-1582); (1590-1592); (1 598-1603). Tornato a Nagasaki il 5 agosto 1598, a un anno e mezzo dal martirio d ei protomartiri, da quella sede vescovile segu il difficile cammino dei 130 missi onari (quasi la met giapponesi) fino al 15 gennaio 1603, quando part per Macao. L, nel collegio comune alle due mi ssioni, continu a seguire la formazione dei giovani giapponesi. - (15) Gaspar Vilela (1525-1572), a Funai in Bungo dal luglio 1556 e poi, su di sposizione di Cosme de Torres, a Miyako dal 1559, responsabile dell'evangelizzaz ione con i fratelli giapponesi Lorenzo (vedi n. 10) e Damiano, fu padre spiritua le di Takayama Ukon. - (16) I "Biwa-h-oshi" erano spesso monaci buddhisti ("hshi") itineranti, non di rado ciechi. Declamavano a memoria, per le vie o nelle case degli aristocratici che ne richiedevano la temporanea presenza, brani di poemi eroici (heikyoku) ac compagnandosi con il "biwa" (liuto a quattro corde). La cultura nipponica associ a al "biwahoshi" il sentimento dell'impermanenza delle cose e l'incertezza del d imorare stabile, la percezione estetica del dolore e della sofferenza, addolciti dalla melopea dove il suono diviene elemento analogico sensibile dell'armonia m etafisica dell'universo. - (17) Charles R. Boxer, storico di basilare importanza per ogni serio approcci o al "secolo cristiano" del Giappone, in "The Christian Century in Japan" (pp.14 4-153) ricostruisce con puntualit contesto e zone d'ombra legati all'editto. Padre Coelh o si trov a dovere rispondere alle quattro domande postegli da Hideyoshi, dopo ch e costui e Seiyakuin ebbero discusso e bevuto vino portoghese per un'intera nott e: 1) Perch i padri sono cos desiderosi di convertire le persone e in certi casi usano l a forza? 2) A qual fine distruggere templi shintoisti e buddhisti ed osteggiare i bonzi invece di trovare un accordo con loro? 3) Perch si cibano di animali util i e pregiati come cavalli e buoi? 4) Perch i portoghesi comprano giapponesi e li allontanano dalla loro terra natale vendendoli come schiavi? Padre Coelho replic: al punto 1, che l'unico desiderio dei missionari era salvare le anime; al punto 2, che non avendo i padri alcun potere politico non avrebber o potuto usare mezzi coercitivi senza il consenso degli abitanti - quanto alla d istruzione di templi, si era trattato, quando era accaduto, di opera di converti ti animati da spontaneo seppur eccessivo zelo religioso; riguardo il punto 3, pr ecisava che n i portoghesi n i padri mangiavano carne equina, e per quanto riguard ava quella bovina, il relativo modesto consumo era d'uso in Europa, ma si promet teva di evitarlo in futuro se il reggente cos desiderava; al punto 4 specificava: "i padri deprecano il commercio portoghese degli schiavi condotto nei porti nip ponici ma non possono proibirlo, visto che avviene in terra giapponese e i vendi tori sono dei locali. in potere di Hideyoshi stesso porre fine a simile pratica proibendola in tutti i porti dell'impero". Padre Coelho reag poi in modo inopport uno, che pi tardi avrebbe provocato le ire di Valignano. Infatti il primo, fatta pressione su Arima per spingere gli altri daimy cristiani del Kysh ad armarsi come forma di resistenza all'editto di espulsione dei mission ari, scrisse a Manila, a Macao e a Goa per ottenere due o trecento soldati armat i da affiancare ai daimy cristiani. Le autorit spagnole riferirono le sue richiest e a Madrid e il superiore gesuita a Manila lo redargu severamente per l'imprudenz a (Boxer, op. cit., pag. 149). - (18) Giusto Takayama Ukon (1552-1615), signore di Takatsuki, e poi di Azuchi,

fu condottiero, uomo di cultura e di raffinato senso estetico. Raro esempio di pioniere nell'apostolato laico locale, pur di mantenersi fedele al cattolicesimo fu esiliato due volte: in patria da Hideyoshi all'indomani dell'editto (24 lugl io 1587) e nelle Filippine da Ieyasu nel febbraio 1614. Mor perci a Manila dove, n egli anni Novanta, la sua tomba stata scoperta in un antico cimitero gesuita. Ba ttezzato nel 1564 con il nome di Giusto, Takayama entr nella storia del Paese per i successi militari. La grandezza dell'uomo e del cristiano racchiusa nelle fer me parole pronunciate da Takayama in partenza per le Filippine: "Ogni luogo dove sia presente il Signore, diviene luogo natio" (cfr. "Oss. Rom." 8-4-1998). - (19) La nobildonna Grazia (Tamako) Hosokawa (1563-1600) fu figlia del luogote nente di Nobunaga Azechi Mitsuhide, moglie di Hosokawa Tadaoki, aristocratico e valente uomo d'armi, madre di sei figli. In un contesto storico che qualifica la donna appunto come "figlia di...", "moglie di...", "madre di...", lei cerc di es sere se stessa, pur nel rispetto di usanze ed obblighi sociali. Incontr la spirit ualit cristiana grazie ai racconti di Tadaoki, amico di Ukon pronto a svegliare n ell'animo di chiunque interesse per il cattolicesimo. Coinvolta sia prima che do po la conversione in eventi importanti per il Paese, condusse una vita travaglia ta che si concluse tragicamente. Frois, nella sua "Cronaca", sottolinea che si distinse per la pietas verso i 26 martiri diretti a Nagasaki. Cfr. "Oss. Rom.", 7-11-1997, p. 3. - (20) Takatsuki stata recentemente al centro dell'attenzione per gli scavi arc heologici compiuti nel 1998 nel cimitero pi antico del "secolo cristiano" (1549-1 630). Oltre ad esservi stato ritrovato il pi antico rosario tornato alla luce in terra giapponese, si sono rinvenute alcune bare. La rara pratica dell'inumazione di cristiani dal rango sociale elevato, testimoniata dal ritrovamento, in tempi in cui l'incinerazione buddhista era diffusa come oggi, rivela aspetti signific ativi del "periodo di trasformazione", in cui cultura e spiritualit europea incon trarono in modo prima fecondo e poi conflittuale quella nipponica. - (21) Luis de Almeida (1523-1583), medico di Lisbona, gi commerciante, ammesso nella Compagnia di Ges da Cosme de Torres nella primavera 1556, si segnal per l' a postolato e l'amore verso i bambini. La storiografia giapponese gli riconosce il merito, fra l'altro, di aver diffuso l'uso di latte vaccino, per ovviare alle c arenze alimentari da lui riscontrate nella popolazione infantile meno privilegia ta. In un soggiorno a Fukuda nei pressi di Nagasaki, il 25 ottobre 1565, scrisse una lunga, dettagliata lettera sulla cerimonia del "cha" (t verde), mai prima de scritta da un europeo.

CAPITOLO II Savez-vous que disait Octavian Auguste? "Festina lente". Franois Rabelais "Gargantua", XXXIII "Ma come, non lo sapevi che tutto destinato a dileguarsi?" S - och - o (1448-1532) ***************** 1585. Prima ambasceria di cattolici giapponesi in Europa

Nella storia della prima evangelizzazione del Giappone e del primo diretto incon tro con la cultura europea, il 1582, anno X dell'era "Tensho", resta data miliar e e segna una svolta. Valignano, con il consenso dei daimy-o cristiani interessa ti, pianifica e realizza il progetto d'inviare in Europa, alla corte del Re Catt olicissimo Filippo II (1527-1598) di Spagna e a Roma, in udienza dal Pontefice, un gruppetto di giovanissimi aristocratici chiamati a rappresentare l'ormai folt a comunit cattolica in fiore nel Ky-ush-u. I prescelti, Ito Mancho capo delegazione per Francesco Otomo di Bungo e Michele Chijiwa Seiyemon (futuro apostata) per Protasio e Bartolomeo signori di Arima e di Omura, vennero affiancati da Martino Hara e Giuliano Nakaura, futuro martire. Frois li ritrae assai disciplinati, intelligenti e pii. In ognuno di loro, poco pi che quattordicenne, doveva essere fresco il ricordo della cerimonia del "genp uku", che ammetteva nel consorzio degli adulti, con diritto di portare in pubbli co spada e pugnale. I quattro partirono a quattro mesi dall'inopinata scomparsa di Nobunaga. Il momento era davvero propizio, e la storia dimostra che l'occasione si riveler irripetibile. Infatti, nella successiva ambasceria (1615) di Hasekura Tsunenaga da Sendai avrebbero prevalso finalit commerciali, e gi nel 1587 l'editto di Hideyo shi avrebbe rannuvolato gli orizzonti missionari e culturali dei "nanban-jin". T ratteggiare la natura cultural-diplomatico-religiosa di un'iniziativa senza prec edenti storici esige un pur breve approccio all'ideatore, per meglio comprendere quanto fosse coraggioso il successivo ingresso dei francescani in una terra di missione che andava trasformandosi in una sorta di campo minato, per l'accrescer si dell'ostilit strisciante di personalit religiose e civili locali. A Valignano, timoniere della giovane Chiesa in Giappone e sulla scia di Cosme de Torres, artefice dell'et aurea vissuta dalla "Roma d'Oriente", Y-uki Ry-ogo ha d edicato da Nagasaki un saggio (1) nell'anno che del visitatore commemorava lo sb arco nella penisola di Shimabara (Ky-ush-u) il 25 luglio 1579. Come gi per France sco Saverio, de Torres, Vilela, Frois, Gnocchi (pi noto come padre Organtino), il Giappone calamit l'interesse di una persona la cui vulcanica attivit si espresse in azioni, scritti e programmi, autore di un epistolario di quattrocento e pi let tere ancora in attesa di pubblicazione integrale. Per Valignano evangelizzare co n pi efficacia significava colmare esigenze culturali, dati gli stretti rapporti tra fede e cultura. Malgrado la geniale traslitterazione in alfabeto rendesse in giapponese colloquiale testi chiave della spiritualit cristiana e del pensiero o ccidentale, ai gesuiti restava l'arduo compito di diffondere il pi possibile tra la popolazione testi altrimenti ignote. In assenza di mezzi tecnici come le stam patrici Gutenberg, Valignano affid ai giovani della "Missione Tensh-o" l'incarico di riportare a casa dall'Europa - cosa che avvenne nell'estate 1590 - la prima stampatrice in alfabeto. Ad Amakusa quel macchinario avrebbe dato vita ad una de lle pi fiorenti attivit editoriali dell'epoca, diffondendo tra l'altro classici co me "Isoppu monogatari", "Le Favole di Esopo" (2), in una preziosa versione trasl itterata in giapponese colloquiale che avrebbe fatto riflettere i lettori, su te matiche legate alla morale e ai costumi. Valignano propugnava l'idea moderna, appassionatamente sostenuta in Europa dal c oevo Michel de Montaigne, secondo cui nulla meglio dei viaggi plasma e perfezion a educazione ed istruzione dei giovani. Concep un piano capace di soddisfare nece ssit concrete - raccogliere fondi per la missione con sussidi delle corti spagnol a e papale - raggiungendo obiettivi culturali vincenti: far conoscere l'Europa a quattro figli della cristianit del Ky-ush-u, mostrando al Vecchio Continente il fiore dell'aristocrazia nipponica. In qualche mese l'idea diventa realt. 20 febbraio 1582: Valignano lascia Nagasaki con i quattro, destinati ad incontrare ben due papi. Nella prima udienza a Roma , il 23 marzo 1585, si incontrarono un commosso Gregorio XIII e quei giovanissim i "ambasciatori" che avevano conosciuto l'ospitalit, tra gli altri, di Francesco I dei Medici a Pisa (cfr. Appendice I). Essi recarono in dono al Papa quel parav ento raffigurante il castello di Azuchi che oggi avrebbe offerto l'unica "immagi ne" autentica superstite di un edificio simbolo dell'epoca Momoyama, e Hara Mart ino meravigli tutti per la scioltezza con cui parlava in latino. All'udienza, Giu

liano Nakaura non pot in verit partecipare, prostrato da una febbre altissima che lo fece cadere da cavallo quando prov a mettersi in sella per recarsi dal Santo P adre, il quale non manc di riceverlo poi separatamente. Una rivisitazione artisti ca del valore storico, culturale e religioso dell'evento (conservata nella Bibli oteca dell'Universit Waseda in T-oky-o) stata realizzata nel Novecento, da Maeda Seison, noto pittore in stile tradizionale. Morto papa Boncompagni il 10 aprile 1585, il successore Sisto V vide presenti alla cerimonia d'incoronazione quei gi ovanissimi che con naturalezza mostravano un ferreo autocontrollo dinanzi alla f orte, malcelata curiosit. Cos, del resto, accadeva dovunque passavano, come sulla via di ritorno attraverso Ancona, Bologna, Ferrara, Venezia (dove furono accolti con magnificenza a Palazzo Ducale il 28 giugno 1586, vds. l'archivio di Stato d i Venezia)... Rimasto intanto suo malgrado a Goa quale provinciale dell'India fi no all'aprile 1588, a Macao Valignano viene a conoscenza dell'Editto di Hideyosh i. Chiede di tornare in Giappone da inviato del vicer d'India don Duarte de Menez es e cura nel frattempo la stesura dei "Dialoghi della Missione Tensh-o in Europ a", che traduce in latino, fiero di un'iniziativa comunque posi- 53 tiva. Strate ga di una diplomazia tesa a privilegiare la Compagnia e orchestratore del Breve gregoriano, ennesimo "frutto" della Missione Tensh-o, lo stesso destinatario di una lettera datata 24 dicembre 1585 di Claudio Aquaviva, dove il generale dei Ge suiti cos significativamente annotava: "E si deve havere l'occhio che crescendo con la gratia divina ogni giorno tanta cotesta messe, fra poco tempo sar pur bisogno chiamare altri operaii, o siano pre ti secolari, o religiosi o di tutte due le sorti". Missionari francescani alcantarini nelle Filippine e prima missione francescana in Giappone "Faire la poigne plus grande que le poing, la brasse plus grande que l e bras, et d'esprer enjamber plus que l'tendue de nos jambes, cela est impossible et monstrueux; ni que l'homme monte au-dessus de soi et de l'humanit: car il ne p eut voir que de ses yeux, ni saisir que de ses prises. Il s'lvera, si Dieu lui prte extraordinairement la main; il s'lvera abandonnant et renonant ses propres moyens et se laissant hausser et soulever par les moyens purement clestes. C'est notre f oi chrtienne, non sa vertu stoque, de prtendre cette divine et miraculeuse mtamorpho se". Michel de Montaigne ("Apologie de Raymond Sebond", II, XII). Francesco d'Assisi si era impegnato in modo innovatore ed incisivo a rendere "ri levante" la presenza della Chiesa per le immense masse di poveri e di indigenti in cui ravvisare quel Christus patiens sulla Croce che tanto aveva colpito spiri to, immaginario e devozione del poeta del "Cantico delle creature". Sulle orme d el serafico fondatore l'Ordine Francescano, dopo un secolare radicamento e una f ormidabile azione di reclutamento in Europa, nei Balcani dal XIV secolo, in Medi o Oriente (3), non tard ad operare appena possibile anche in terra d'Asia a livel lo concretamente sociale, culturale, ecclesiale. Dopo il tentativo pionieristico del francescano Giovanni da Montecorvino (1294), per l'evangelizzazione della C ina (4) si era dovuto attendere l'efficace azione dei gesuiti Michele Ruggeri (5 ) e Matteo Ricci. L'Asia doveva apparire una realt multiforme, ardua da penetrare . Tuttavia l'ordine serafico, cui l'Occidente deve la pi antica descrizione stori co-geografica dell'Asia centrale con la "Historia Mongolorum" di Giovanni da Pia n dei Carpini, legato di Innocenzo IV al Gran Khan dei Tartari (1245), non si pe rse affatto d'animo. Lo dimostra il suo radicarsi in Paesi quali l'India e, sopr attutto, le Filippine, dove gli agostiniani, precedendo in ordine di tempo franc escani, gesuiti e domenicani, avevano gi intrapreso opera missionaria con Urdanet a e i fondatori di Manila (1564). Il 24 giugno 1577 erano sbarcati a Manila, giovane capitale delle "Filippinas" s egnate nel nome stesso del Paese dalla colonizzazione spagnola iniziata nel 1543 , i primi francescani della Provincia di San Jos, tra i quali ricordiamo i padri Pedro de Alfaro, Pablo de Jsus, Bartolom Ruiz e quel Juan de Plasencia compilatore nel 1580 di grammatica e vocabolario in lingua tagl. Ospitati nel convento agostiniano, il 2 agosto di quello stesso anno gli ascetic i frati celebrarono la prima messa nell'improvvisato convento di "Nostra Signora degli Angeli", con cui diedero inizio alla custodia (6), dapprima dedicata all' apostolo Filippo e poi, su disposizione del papa Boncompagni che si avvaleva del

la piena fiducia di Filippo II, passata alla storia come Custodia di San Gregori o. Sei anni appena e fruttifica l'impegno dei missionari francescani, peraltro n on al seguito dei colonizzatori ma animati da un autentico ardore evangelizzator e volto a fondare chiese, monasteri, ospedali, case di cura, per testimoniare fa ttivamente la natura del messaggio cristiano. Affidandosi, nello spirito del Fon datore, alla forza della "mano" divina, i francescani aspiravano a ritagliarsi s pazi di pi ampio respiro, in spirito di collaborazione con gli altri ordini. Settembre 1581. Dal Messico a Manila, sede episcopale con Domingo de Salazar com e primo vescovo, ecco arrivare i primi tre padri gesuiti, tra i quali Hernando, fratello del celebre teologo Francisco Suarez, accolti per i primi tre mesi nel convento francescano. Inverno 1583: i francescani riuniti in capitolo elessero custode padre Juan de P lasencia. A lui sarebbe succeduto, dal 23 settembre 1586 e per un lustro, il com missario visitatore Pietro Battista Blzquez. Quest'ultimo, nel primo biennio tras corso nelle Filippine, si dedic appieno a predicare, a studiare la lingua tagl loc ale, ad insegnare ai bambini musica e canto. L'ordine francescano aspirava dunque a penetrare sempre pi nell'anima di un conti nente, come quello asiatico, che suggeriva da subito un avventuroso confronto ( diremmo oggi "dialogo") di vita per la presenza di ben diversi contesti religios i, linguistici e culturali. Un dialogo da inventarsi. Mancavano analoghe, precedenti esperienze che coinvolg essero appieno, in forma cos emergente, i laici terziari. Nel 1584 Juan Pobre, anziano francescano assai benestante prima di prendere il s aio, e l'agostiniano Francisco Manrique, lasciata Manila per Macao, si videro co stretti da un tifone a approdare nel porto di Hirado nel Ky-ush-u. Nei due mesi di soggiorno forzato ad Hirado, l'anziano francescano lasci un segno nell'animo d i uno straniero, buon conoscitore di giapponese e futuro uomo di punta della cos tituenda missione francescana in Giappone (Gonzalo Garca), nei fedeli del luogo e nel daimy-o non cristiano. Costui, mosso dalla manifesta, serena povert ed umilt del francescano, dopo lunga riflessione arriv a far chiedere che uno dei visitato ri si recasse a Manila per sollecitare l'invio di confratelli in terra giappones e. Si tratta di cronaca, dir il lettore? S, ma di una cronaca che sostanzia la storia . L'allora Governatore di Manila Santiago de Vera, in una lettera datata giugno 15 86, informava il Re Cattolicissimo di aver ricevuto dal daimy-o di Hirado, tra l e varie richieste, quella di voler accogliere nuovi frati nel suo feudo. Inoltre il vescovo Aduarte - destinatario di diverse lettere del Vice-provinciale dei g esuiti padre Coelho - si vide richiedere, in spirito di collaborazione, l'invio in terra giapponese di padri francescani disposti ad opere caritatevoli e di eva ngelizzazione. Situazioni e disposizioni evolvevano senza sosta. Gi ascetico frate francescano, il "Papa di ferro" Sisto V, riorganizzatore dell'a mministrazione centrale della Chiesa e ristrutturatore della Segreteria di Stato , diffidente verso la dominazione spagnola, con la bolla "Dum ad uberes fructus" del 15 novembre 1586 elevava a categoria di provincia la custodia di san Gregor io nelle Filippine, autorizzandola a fondare monasteri "in Indiis occidentalibus et in regnis Sinarum" (espressione che nell'interpretazione del tempo includeva il Giappone) e concedendo ulteriori privilegi all'operoso ordine con il breve " De salute gregis" (18-11-1586). Nel 1587 si affiancava a padre Pietro Battista Gonzalo Garca, inseparabile compag no fino alla morte in croce, valido interprete nel contattare i giapponesi di pa ssaggio o residenti a Manila. In tale contesto, con una lettera al re di Spagna datata 23 giugno 1590, Blzquez chiedeva al gran paladino della causa cattolica Filippo II consenso ed aiuti fin anziari per recarsi nell'arcipelago estremo- orientale con intenti missionari, v isto l'insuccesso dei tentativi 57 verso la Cina. Definiva le motivazioni allega te al breve "Ex pastorali officio", "muy frivolas y de poca fuerza" e invocava d al re la revoca di una disposizione "in destructionem y no in aedificationem". Ma quali precisi fatti storici resero il Cinquecento secolo di insuperata forza

missionaria dell'Ordine Serafico, non solo nelle antiche missioni balcaniche e m ediorientali ma nelle nuove frontiere delle Indie orientali ed occidentali? Se L eone X aveva rafforzato il patronato portoghese accordato da Callisto III (1456) - pertanto la giurisdizione spirituale copriva i territori controllati dalla Co rona lusitana da Madera alle coste d'Africa, all'India e all'Estremo Oriente -, il patronato concesso da Giulio II (1508) alla Spagna si avvaleva del "vicariato regio", sorta di delega totale concernente invio dei missionari e modalit dell'e vangelizzazione. Con finalit poi concretizzate da Adriano VI con la Bolla "Omnimoda" (1522), tale delega conferiva al sovrano diritto di scelta e d'invio dei missionari francesca ni, esautorando i superiori dell'Ordine. Carlo V, rispettoso in linea di massima della tradizione dell'Ordine Serafico, l asci al Capitolo Generale la libert di disporre il flusso dei missionari. Non cos s uo figlio, precisa L. Iriarte nella "Storia dell'Ordine Francescano": "Filippo II, obbedendo alla sua tendenza a centralizzare e alla necessit di incre mentare l'invio di missionari a misura che si estendeva il campo di apostolato, tenne sempre meno presenti gli statuti interni degli ordini missionari, finch nel 1572 ottenne dal ministro generale Cristoforo da Cheffontaines la creazione di un commissario per le Indie, da nominarsi dal re medesimo e con una propria resi denza a corte. Il capitolo generale del 1583 decret la conferma di questo incaric o, conferendogli un carattere permanente, tale conferma fu ratificata dal papa S isto V nel 1587. Sotto l'autorit suprema di questo superiore ordinario stettero t utte le province d'oltremare fino al secolo XIX ... Conseguenza di questa organi zzazione nazionale fu l'esclusione del personale non spagnolo o non portoghese d ai domini del patronato." 58 Di inesauribile dinamismo appare lo spiegamento mis sionario francescano nel secolo XVI: seimila, tra Osservanti e Scalzi, erano i r eligiosi nei domini spagnoli e portoghesi la cui tradizione missionaria, in virt dei patronati, era in grado di controllare quasi l'intera sfera d'azione sui ter ritori da evangelizzare. Fervevano i preparativi della partenza per il Giappone di un gruppetto di france scani, quando l'arrivo del breve di Gregorio XIII "Ex pastorali officio", datato 28 gennaio 1585, sort l'effetto di una doccia scozzese. Il papa, per i buoni uff ici del P. Generale Aquaviva, spinto a sua volta da Valignano, assicurava alla C ompagnia di Ges il monopolio dell'evangelizzazione in terra nipponica, disponendo sotto pena di scomunica che nessun altro ordine religioso potesse svolgere nell 'arcipelago estremo-orientale attivit anche di solo affiancamento ai padri gesuit i. Questi ultimi rigettavano ogni azione concertata, rivendicando l'oneroso onor e di "solisti" nell'impegno svolto fino ad allora nel convertire alla fede crist iana migliaia di giapponesi. Purtroppo, le rivalit fra gli ordini avevano il sopr avvento sullo spirito di collaborazione e di unitariet non solo di intenti - evan gelizzare - ma di metodi operativi, che differivano. I ventisei martiri offriron o, lo vedremo, un ammirevole esempio di armonia e di rispetto fra di loro, quale che fosse l'ordine di appartenenza. D'altro canto, padre Francisco Ramos, giunto a Manila il 9 luglio 1592, informav a il superiore in Messico del fatto che "Quasi ogni giorno fedeli giapponesi scr ivono a fratel Gonzalo lettere di questo tenore: "Noi cristiani di Yamaguchi, battezzati da Francesco Saverio, da dodici anni sia mo privi di un missionario. Venuti a conoscenza della presenza di molti padri fr ancescani a Manila, vi preghiamo di aiutarci perch anche alla nostra comunit sia d ato avere dei frati." Tenore incisivo, persuasivo. Inoltre, ricerche d'archivio comprovano che circa 200 giapponesi provenienti da Yamaguchi, Hakata, Hirado e A makusa si recarono a Manila con missive indirizzate a fra Gonzalo. Tali richieste rimasero a lungo inascoltate. Paradossalmente, fu 59 la politica stessa di Hideyoshi a trasformarsi in chiave d'accesso all'arrivo dei francescan i in un Paese in fermento, dopo l'unificazione e il censimento del 1590. L'autoc rate tornava a nutrire ambiziosi sogni di supremazia panasiatica. L'insaziabile sete di potere di Hideyoshi doveva restare inappagata. Nel febbraio 1592 si decise a muoversi per dichiarare aperte le ostilit su pi fron ti. Preparata l'armata per la spedizione in Cina, finalizzata a ottenere nuove f onti di ricchezza, l'autocrate chiese al Re di Corea, vassallo cinese, di consen

tire il passaggio delle truppe nipponiche. Ricevuto un rifiuto, invase la peniso la attraverso lo stretto di Tsushima, raggiungendo con un battaglione Pyongyang e con un altro l'estremo nordest, alla foce del fiume Tumen. L'armata nipponica nel 1593 venne costretta a ritirarsi al sud. Allarmati, i cinesi inviarono una l oro missione al castello di - Osaka. La lettera con cui l'imperatore Ming invest iva Hideyoshi del titolo di Re del Giappone produsse in lui sdegno a causa del t ono, che la faceva suonare come una magnanima concessione del sovrano cinese. I messi furono rinviati senza un'ombra di risposta. Intanto, con spirito definito "megalomane" da Boxer, Hideyoshi aveva inviato a M anila nel 1592 una lettera a don Pedro Gmez Prez de Dasmarias (1536-1593), governat ore per conto di Filippo II dal 1589. Con il tono di chi si arrogava il merito d i aver unificato il Giappone come mai era accaduto "da mille anni", la missiva d el "Rey de Japn", di cui Ribadeneira ci trasmette "la mas verdadera translacion" (7), intimava entro due mesi l'invio a Nagoya [Ky-ush-u], dove era stanziato il quartier generale della forza militare, di un rappresentante delle Isole di Luzn - cos il Giappone del tempo chiamava le vicine Filippine -, pronto a dare prova d i sottomissione all'autorit nipponica. La mossa di Hideyoshi suscit timori in una Manila carente di uomini e mezzi di di fesa. Il governatore pens bene di inviare come suoi rappresentanti Giovanni Cobo, valente sinologo, e il capitano Lope de Llano. Il domenicano Cobo, peraltro acc olto con gran cortesia nel quartier generale, chiar a Hideyoshi che il sovrano sp agnolo, dall'alto del suo vastissimo impero, mai avrebbe compiuto atto di sottom issione al "Rey de Japn". Se chiare apparvero le intenzioni del governatore, rimasero nell'ombra quelle di Hideyoshi. Anzi, sul risultato stesso dell'ambasceria non si mai potuto fare pi ena luce. Di certo, si sa che l'autocrate invi il suo rappresentante Harada Kiemo n a scortare il frate sinologo fino a Manila. Cobo si era per gi imbarcato con tut ti i documenti relativi all'ambasceria su una nave destinata ad un fatale incide nte nei pressi di Formosa. Intanto Harada, attese condizioni climatiche pi favore voli per imbarcarsi, arriv nella capitale filippina senza notizie suffragate da u na documentazione comprovante le effettive intenzioni del Reggente. Come un Godot ante litteram, Cobo venne atteso per sei mesi, inutilmente. Alla fine, il governatore delle Filippine si decise ad inviare un altro ambascia tore. La scelta, a un anno dalla missione di Cobo, cadde su un francescano alcan tarino dalle qualit indiscusse: Pietro Battista Blzquez. Nella lontana Roma regnav a papa Aldobrandini, Clemente VIII, confratello della Confraternita dei Marchigi ani, intimo amico di Filippo Neri, personaggio austero che digiunava, meditava, celebrava la messa, si confessava con esemplare frequenza e ogni mese, a piedi, visitava le sette chiese. Nel complesso evolversi di una realt storica segnata dalle mire espansionistiche di Hideyoshi, il nucleo pi rilevante del messaggio cristiano, ossia l'amore di Di o verso l'uomo, cui si ispira la carit verso il prossimo in difficolt, concretamen te realizzata verso la popolazione pi bisognosa e a vario titolo discriminata, fu testimoniato in terra giapponese dall'attivit caritativa "di chi ama il suo simi le come Dio ama l'uomo" e nel bene per tutti, motore dell'intera attivit dei Frat i Scalzi o Alcantarini, seguaci fedeli delle direttive di san Pietro di Alcntara (1499-1562), convinto e convincente riformatore dello stile di vita francescana. Tra austerit di vita e massima dinamicit carismatica missionaria, lo spagnolo pad re Pietro Battista Blzquez, alcantarino fervido, oper fino all'ultimo nel segno di offerta della vita come servizio agli altri, in spirito di coerenza, di peniten za e di sacrificio. Fino al martirio.

E padre Pietro Battista Blzquez "si rimbocc le maniche" "Avida est periculi virtus" (Il valore anela il pericolo) Seneca ("Sulla Provvidenza", IV)

L'idea cristiana di "salvezza" implica l'idea che salvare null'altro vuol dire s e non, letteralmente, "guarire" nello spirito e nel corpo. Nel prodigarsi per la salute fisica e spirituale del prossimo pi debole quale mez zo privilegiato per trasmettere il messaggio salvifico, padre Pietro Battista si era meritato la fama di essere instancabile. Tanto che si direbbe avesse eletto a motto del suo operare evangelizzatore quel che Lucano diceva di Alessandro Magno: "Nil actum credens cum quid superesset agendum" ("riteneva di non aver fatto nul la fino a quando restava qualcosa da fare"). Fiducioso di poter contare sull'aiuto divino, sulla forza trascinante di valori intensamente "francescani" quali povert, umilt, semplicit e preghiera, padre Pietro Battista aveva a cuore il programma di rendere servizio ai poveri ed agli ultim i di un contesto sociale che la crisi economica scatenata dall'invasione della C orea (1592) aveva reso numerosi e visibili - vi aveva peraltro contribuito la ri gida ristrutturazione, disposta da Hideyoshi nel 1590, della societ nelle classi di samurai, agricoltori, artigiani e mercanti -. Per loro, soprattutto per loro avrebbe costruito ospedali aperti a indigenti e lebbrosi. Far percepire il mondo come la presenza divina in ogni cosa, fosse pure la pi "pi ccola", in un Paese dove l'opera caritativa avrebbe parlato non tanto il linguag gio della cultura cristiana quanto piuttosto quello concreto, e subito a chiunqu e comprensibile, delle opere di bene, specchio dell'amore verso il prossimo, fu l'impegno di Pietro Battista, sulla scia di san Bonaventura. Per il grande teolo go francescano del XIII secolo, infatti, tutto simbolo, e proprio questo ne rend e possibile l'interpretazione sacramentale e il senso del simbolo. N fu solo la spiritualit francescana a far muovere padre Blzquez nella direzione pr escelta. Il suo braccio destro Gonzalo Garca, esperto di giapponese qual era, dov ette fargli percepire le difficolt oggettive annidate nelle parole stesse - aspet to che oggi, in tempi di dialogo interreligioso, si rende evidente -. Le parole, si sa, assumo- 62 no sensi diversi a seconda del contesto culturale in cui vivo no. Ad esempio "kokoro" ("cuore"), dal sanscrito "citta", vuol indicare il "cumu larsi delle azioni passate", delle esperienze legate alla catena della causalit: coloritura buddhista assente nell' "equivalente" delle lingue occidentali. Padre Blzquez, affatto un novellino in campo missionario, non si risparmiava nel lavoro, convinto com'era che il Signore vuole tutta la cooperazione dell'uomo ne ll'attuazione dei suoi disegni. Tuttavia, i luoghi dove aveva profuso la sua qui ndicennale opera evangelizzatrice - Messico e Isole di Luzn -, presentavano una s ituazione per nulla paragonabile a quella giapponese. Nell'arcipelago estremo-orientale i missionari, sin dai tempi di Saverio, avevan o faticato e dovevano faticare per aprire l'animo della popolazione a pensieri e concetti ignoti. A partire da "religio", l'accezione resa in giapponese non equ ivalente: "sh-uky-o" significa, alla lettera, "insegnamenti di una scuola" e per tanto prescinde dall'idea di una relazione verticale tra Dio e l'individuo, esse nziale per una comprensione sociale ed organica della fede che viene da Dio e a Lui conduce. I missionari del secondo Cinquecento si trovarono a fronteggiare da imy-o e monaci ostili al messaggio cristiano e memori dell'editto di Hideyoshi. Entrare in contatto con appartenenti a religioni ben organizzate come shintoismo e buddhismo imponeva conoscenza dell'altro, per controbattere efficacemente. In questo, Paolo Miki offre un esempio illuminante. Sul fronte interno, il fondatore della missione francescana conobbe l'irrigidime nto espresso dall'anziano padre Organtino che, richiesto di aiuti finanziari in un momento peraltro difficile, declin l'invito a collaborare senza riserve: pur r iconoscendo di avere obiettivi comuni, la diversa metodologia degli ordini porta va a dissensi. Poco conoscitori del linguaggio e della mentalit giapponese com'er ano, tesi com'erano a perseguire l'obiettivo prioritario di prestare aiuto alla fascia dei reietti, i francescani finirono col fare troppo ingenuo affidamento testimonia Ribadeneira - sulla ripetuta, formale cortesia verbale di Hideyoshi. Potente dall'umore umbratile, sospettoso di eventuali assoggettamenti a mire po litiche esterne, sarebbe stato pronto a un voltafaccia di estrema durezza. I pri mi francescani 63 non ne seppero individuare n valutare i segni nascosti. Gli ost acoli incontrati sin dall'inizio dai missionari spagnoli si spiegano in parte co

n l'oggettiva difficolt di penetrare nella logica del pensiero e nei rituali non scritti e non detti delle usanze locali, veri labirintici meandri. Il primo incontro di padre Pietro Battista con Hideyoshi, interprete fra Gonzalo Garca, vide il primo ricoprire il ruolo di ambasciatore del Governatore delle Fi lippine. Le fonti concordano nell'affermare che il discorso, equilibrato e franc o seppur prudente, piacque all'autocrate, come pure la conclusione: "Il nostro Signore Dio e noi a Lui obbediamo e al re che ci comanda tramite la S ua autorit. Ci dato tuttavia di riconoscerVi Signore di Luzn e siamo tutti pronti, come da Voi richiesto nella Vostra missiva inviata l'anno scorso a Manila, a st ringere un patto di amicizia, promettendo di rispettarlo, con lealt!" (8) L'amabi lit esibita da Hideyoshi fu prevalentemente se non esclusivamente dovuta al fatto - sottolinea Boxer (9) - che gli spagnoli vennero all'inizio ritenuti futuri co ncorrenti dei portoghesi nel mettere le autorit giapponesi in grado di acquistare , a prezzi ancora pi favorevoli, le merci di Macao. Hideyoshi, promessi a padre Blzquez aiuti concreti, gli aveva indicato come perso na di riferimento un personaggio di Ky-oto, un certo Hasegawa. Pietro Battista, ignorando l'uso locale di dover offrire ricchi doni per poter dar seguito alla p ropria richiesta, pi volte sollecit l'aiuto promesso, senza portare nulla. E nulla ottenne. Trascorsi diversi mesi, si giunse a dicembre del 1593. Il frate venne a sapere c he in occasione di una cena offerta dal governatore di Fushimi, Maeda Motokatsu, Hideyoshi avrebbe attraversato alcune strade della capitale per raggiungere la casa dell'ospite. Padre Pietro Battista decise di aspettarlo, con Fra Gonzalo Ga rca, ad un punto del tragitto che l'autocrate avrebbe dovuto percorrere. Voleva s piegare di persona al Taik-o le assolute priorit da risolvere per realizzare atti vit caritativa, nello spirito del messaggio evangelico e degli ideali alcantarini , verso le persone pi povere e verso chi, affetto dalla lebbra, veniva per questo emarginato. "Chiedete e riceverete, cercate e troverete, picchiate e vi sar aperto!" Dopo ave r pregato il Signore della storia, padre Pietro Battista aveva compreso che era giunta l'ora di battere anche all'uscio dell'animo del pi potente uomo del Giappo ne. Hideyoshi oscillava allora fra attrazione e sospetto nei confronti di cultura e spiritualit cristiane. Amava mostrarsi abbigliato secondo la foggia portoghese, c ome gi fece in occasione dell'incontro con Valignano a Ky-oto il 3 marzo 1591. E lo imitavano persone dell'aristocrazia a lui vicine, portando magari anche un ro sario al collo o un crocifisso al fianco. Padre Blzquez diede prova di possedere un autentico carisma. Seppe rendersi bene accetto alla complessa personalit del Taik-o. Hideyoshi avvert la determinazione del pacifico uomo religioso. Da vero uomo d'armi, percep la lealt di chi osava perorare con tanta passione aiut o non per s ma per altri, tanto pi per i deboli e gli umiliati. Gli piacque. Il mite frate scalzo dal cuore generoso e dalla volont di ferro era incalzante ne l richiedere l'indispensabile per realizzare l'apostolato fra i poveri. Fattore non secondario, in una societ dove, per ferrea regola non scritta, nascita e ceto sociale di appartenenza determinavano il livello di vita delle persone, Hideyos hi era riuscito a provare a s ed alla societ che non era l'origine famigliare, ma l'agire individuale e tenace a poter fare la differenza. infatti l'agire a deter minare la qualit delle azioni successive, predica il buddhismo sia monastico che "domestico": Hideyoshi ne aveva messo in pratica il monito, da "laico". Primo es empio di "selfmade man" di successo della storia nipponica, ne era cosciente e o rgoglioso: questo particolare aspetto del personaggio Hideyoshi, fiducioso nelle proprie capacit e consapevolmente astuto nel portare avanti una precisa strategi a, continua a riscuotere simpatia nei giapponesi odierni. Arrogante nel manifest are il potere, il Taik-o riconobbe quanto grande fosse l'unica arma di padre Pie tro Battista: l'umilt! Hideyoshi, per nulla offeso dell'aggiramento delle regole di pro- 65 toc ollo e colpito dalla grinta del frate che portava senza timore il saio (mentre l 'anziano padre Organtino e collaboratori avevano optato per abiti ordinari che n on dessero nell'occhio), volle dar prova concreta e magnifica di disponibilit e b

enevolenza. Ordin ad Hasegawa di procurare subito un alloggio e un terreno ai fra ncescani che consentisse loro di vivere nel rispetto delle regole del loro ordin e. Quella sera stessa, relaziona Ribadeneira, padre Pietro Battista vide finalmente concretarsi il necessario per mettere in esecuzione i piani missionari, e lui s tesso cos riassume l'atteso mutamento di rotta degli eventi: "Hideyoshi ci ha dato il permesso di erigere chiese e conventi, di tenere le sac re funzioni, di celebrare Messa e di poter rispettare qui le altre devozioni com e in Spagna, con il suono delle campane". Fu allora che padre Pietro Battista, novello Francesco, "si rimbocc le maniche". Ci torna qui alla mente quest'espressione dall'immagine assai pregnante di san M assimiliano Kolbe (10), francescano conventuale martire del Novecento, affatto t imoroso, proprio come il fondatore dell'Ordine, delle molteplici difficolt che si frapponevano al suo operare tra i non cristiani e lui stesso dichiarato ammirat ore dei Protomartiri in Giappone. Infaticabile nel polarizzare e raccogliere consensi e collaborazione, grazie anc he al contributo modesto ma entusiasta della popolazione, padre Pietro Battista in quattro mesi pot erigere un piccolo convento a due piani, con chiostro interno e giardino, com'era d'uso in Spagna, e una chiesetta, con tre altari ed un coro . Ambedue le costruzioni, solennemente dedicate a Nostra Signora degli Angeli il 4 ottobre 1594 (festa di san Francesco d'Assisi), avrebbero subito poco pi di un lieve danno dal terribile terremoto di fine estate 1596. Lo straordinario succe sso riscosso dal padre francescano dovette scaturire dalla sua geniale capacit di parlare al cuore ed all'anima nipponici. Andava mostrando il fascino di uno sti le di vita e di dottrina capaci di appagare quel desiderio mai sopito nell'animo nipponico di "Shin- Zen-Bi" ("Verit-Bene-Bellezza"), veicolato s dal buddhismo da ll'originario nucleo sanscrito, ma rinnovato all'interno dal messaggio cristiano . Il padre francescano fece scoprire gli orizzonti di un modulo architettonico s uggestivo, invitante al raccoglimento interiore e alla preghiera. Fino ad allora le chiese, nell'aspetto architettonico esterno, non differivano molto dai templ i buddhisti coesistenti agli edifici sacri cristiani, indicati dalla popolazione col termine buddhista "tera" o "tempio", per ragioni eufoniche suffisso trasfor mato in "dera" nei composti ("Nanban-dera", "Kirishitan-dera" [rispettivamente " Tempio dei Barbari del sud", "Tempio cristiano"]). Fine settembre 1594. Padre Agostino Rodrguez, Marcelo de Ribadeneira, Geronimo di Ges di Castro, tutti francescani arrivati in Estremo Oriente quale nuovi ambasci atori del Governatore di Manila, vi rimasero da missionari. Sempre a Miyako, a s eguito dell'editto anticristiano del 1587, l'unico gesuita cui era permesso uffi cialmente di risiedervi era l'anziano padre italiano Organtino Gnocchi. Di lui alcuni storici - si tenga conto dei tempi - sottolineano l'atteggiamento talora graffiante verso religiosi di nazionalit spagnola e portoghese. Viveva in una piccola abitazione con cappellina dove, in tutta discrezione, si fermavano a lcuni confratelli per poi recarsi di nascosto in casa dei cristiani locali per l e cure pastorali, in una sofferta "ars non moriendi". La nuova dimora francescana, forte del beneplacito di Hideyoshi, suscit interesse fra la popolazione. Altrettanta attenzione richiamava lo stile liturgico che si arricchiva di ulteriori riti e di nuove devozioni, causando peraltro malcontent o tra i padri della Compagnia, primi in ordine di tempo nell'evangelizzare il Pa ese. Privi di olio consacrato, fino all'arrivo dei missionari francescani i padr i gesuiti avevano evitato di utilizzare l'unzione nel Battesimo, n mai avevano po tuto amministrare l'estrema unzione. I francescani, invece, portato da Manila l' olio consacrato, ne diffusero la conoscenza fra i fedeli nipponici, 67 quanto ma i propensi, a causa della cultura locale, a dare la massima importanza ad un buo n "addio alla vita" terrena (si pensi al "jisei", forma poetica che ha lasciato lungo i secoli esempi memorabili). Nello spirito peculiare dell'ordine serafico furono cos introdotte nel Paese del Sol Levante l'Arciconfraternita della corda e le relative indulgenze. La "cofrada del cordn", nata come altre del tempo dall'esigenza di impegno cristiano e di sp irito di penitenza, fondata dai Conventuali di Assisi e approvata da un breve di Sisto V (1585), era una sorta di noviziato per chiunque intendesse entrare nel

terzo ordine. Notava in merito Ribadeneira nella sua "Storia", che malgrado le i ntrinseche difficolt dimostrate dai fedeli e dai religiosi giapponesi nell'impara re lo spagnolo o il latino, tutti i credenti avevano finito con il memorizzare i n quelle lingue almeno le preghiere, come il "Gloria Patri". Dunque lo stile di vita - improntato ad integrale essenzialit e povert, al raccogl imento orante ed alla carit verso il prossimo bisognoso secondo le regole del fon datore - e le celebrazioni pi significative dell'anno liturgico tenute dai padri francescani attrassero devoti e visitatori in gran numero. Non mancarono persone desiderose di offrire aiuto concreto nella veste di terziari francescani. Alcune di loro erano destinate al martirio. Infatti, nell'intento di elevare il livello di spiritualit fra i cristiani, via v ia pi numerosi di fronte ai "prodigi" caritativi che andavano realizzando con cor aggiosa dedizione di fronte alla crisi sociale, resa dilagante dalla guerra d'in vasione della Corea, i francescani avevano cominciato ben presto a far entrare i pi avvertiti nel Terzo Ordine di san Francesco, consentendo loro un'attiva parte cipazione alla vita comunitaria dei frati. I nuovi terziari offrivano assistenza ai malati negli ospedali. Affiancandosi ai religiosi, prestavano opera di catec hesi e, conducendo una vita cristiana esemplare, partecipavano quotidianamente a lle celebrazioni liturgiche in chiesa, dove l'esposizione del Santissimo Sacrame nto - sottolinea Ribadeneira - contribuiva ad una crescente devozione. I credent i si confessavano settimanalmente, recitavano il rosario, praticavano ogni sorta di penitenza con un fervore che coinvolgeva il loro ambiente, portando spesso n uovi convertiti. All'evangelizzazione collaboravano con convinzione, tra i loro coetanei, anche i bambini di fede cristiana. Se molti cristiani, a seguito 68 dell'editto di Hide yoshi, avevano finito con l'abiurare, oltre tremila rinnegarono la loro apostasi a ("haiky-o"), narrano le fonti. In ottemperanza al detto di San Francesco "feci misericordiam cum leprosis", padre Pietro Battista riusc a costruire un piccolo ospedale dedicato a sant'Anna, in grado di ospitare dal 30 aprile 1595 una cinqu antina di pazienti e presto affollato di malati, per la maggior parte lebbrosi. Il soccorso evangelico elargito a chi nulla poteva offrire in cambio se non un'i mmensa gratitudine, a poveri appartenenti ad una religione diversa, impressionav a il popolo minuto come gli aristocratici. Persino tra i monaci buddhisti vi fu chi non si limit a guardare e ad ammirare. L'azione francescana portava la popolazione, costretta a vivere il misero quotid iano in dimensione e prospettiva orizzontale, a scoprire il mistero del trascend ente trovando una nuova dimensione verticale in un fiducioso abbandono all'aiuto divino, di cui i religiosi francescani apparivano dimostrazione vivente e vince nte. Per sopperire alle necessit mai esaurite di prestare soccorso a chi si ritrovava privo di mezzi di sussistenza e di umano aiuto, il generoso padre alcantarino sp agnolo non risparmiava energie. Pianific la costruzione di un'altra struttura osp edaliera, il "San Giuseppe", con cento posti letto. I costi di mantenimento degl i ospedali vennero parzialmente coperti da un sostanzioso aiuto finanziario offe rto dal governatore di Manila e dai mercanti portoghesi a Nagasaki. Tuttavia off rivano fondi soprattutto i cristiani del Gokinai. Lo stesso Hideyoshi, donatore della propriet, dispose di far recapitare ogni anno riso in quantit. Il gesto dell 'autocrate non era affatto privo di significato, se si tiene conto che le abitud ini alimentari della popolazione erano, all'epoca, a dir poco spartane: null'altro che riso in modesta quantit, miglio, verdure e ogni tanto pesce. E non tutti potevano permetterselo! Il gennaio 1597 avrebbe segnato la chiusura di qu esti edifici dove la carit solidale era quotidiana e concreta. Il personale degli ospedali era in prevalenza formato da cristiani battezzati dai gesuiti. A dispetto dell'oggettiva, complessa difficolt di mantenere costanti rapporti arm oniosi tra due ordini costretti ad operare in contesti e situazioni diverse e sp esso tese - difficolt che a volte ancora oggi dividono gli storici - resta il fat to che non mancarono Francescani e Gesuiti che si sforzarono con sincerit di megl io comprendersi nel raggiungere il fine comune dell'evangelizzazione. Fine comun e ed ultimo, pur nella diversit di strategie, coi primi che pun- 69 tavano pi a un 'educazione dello spirito, mentre i secondi davano pi spazio ai valori dell'istru

zione. Francisco Caldern - sottolinea Y-uki Ry-ogo - fu un gesuita esemplare nell 'apertura a collaborare con i padri francescani, merito riconosciutogli da Marce lo de Ribadeneira. Nell'intento di smussare gli angoli, il Vice Provinciale padre Pedro Gmez invi lo spagnolo fratel Morejn a Ky-oto perch componesse i problemi insorti, e nel 1595 pa dre Pietro Battista svolse un'accurata indagine per trovare risposta alle lament ele dei gesuiti. Va considerato anche che molte delle incomprensioni erano dovute a fattori umani ssimi di carattere o di convinzione delle proprie idee, fattore, questo, molla d i disaccordo all'interno di uno stesso ordine: esempio significativo in casa gesuita resta il dissidio di pensiero, sorto tra C oelho e Valignano, sull'opportunit o meno di richiedere l'intervento armato ester no, per meglio difendere la cristianit locale. "Los Angeles Machi" in Nagasaki e Bethlehem" in - Osaka A dedicazione avvenuta d ella chiesa nella capitale nipponica, padre Pietro Battista, accompagnato dal pa dre portoghese Geronimo di Ges, si trasfer a Nagasaki il 18 dicembre 1594. Era suo intento fondarvi una casa. Le difficolt, nell'anno in cui padre Blzquez vi soggio rn, non mancarono. Di fatto Hideyoshi aveva permesso l'apertura di una sola dimor a missionaria a Nagasaki, purch a vantaggio dei commercianti portoghesi che si ri fornivano a Macao. Forte del consenso gi concessogli dal Taik-o di aprire case fr ancescane non solo nella capitale ma anche in altre parti del Giappone, padre Pi etro Battista con il permesso delle autorit si trasfer nell'ospedale di San Lazzar o fuori citt. L amici portoghesi eressero per lui e per padre Geronimo due piccole celle. Adiacente vi era una chiesetta. In chiesa, per evitare malcontento o contrasti con le abitudini locali, padre Pi etro Battista ammetteva solo gli uomini e predicava a porte chiuse. Un giorno un buon numero di donne cristiane, desiderose di partecipare anche loro, si riunir ono ed entrarono di forza, inducendo il buon frate, alla luce delle parole "Bene detti coloro che ascoltano la parola del Signore e la osservano" (Luca 11,28), a continuare la predicazione senza le precedenti cautele. Il governatore di Nagas aki Terazawa fin con il concedere ai frati il permesso di risiedere in citt in una casa con cappella, in seguito acquistata grazie alla generosit di amici portoghe si. Aprile 1595: padre Marcelo Ribadeneira e l'indispensabile interprete padre Gonza lo Garca fondano a - Osaka una struttura il cui nome riflette l'esemplare essenzi alit nella povert: "Bethlehem", vera "casa del pane" come il termine ebraico indic a, dimora di condivisione in uno spirito di carit fraterna che conquistava i non cristiani per quel suo offrire col cuore, senza nulla chiedere. Pietro Battista si impegna a praticare, del Vangelo, quel che di fatto significa : la "Buona Novella" della presenza di una consolante realt, che prima ancora di domandare dona, prima di trasformare accetta. La Legge divina non trasforma ness uno, senza tener conto delle umane debolezze. Le opere caritative, realizzate in breve tempo e con tanta generosa profusione di forze dai francescani da lui gui dati, riscossero persino l'ammirazione dei monaci buddhisti. Raccontano le fonti che furono i monaci a chiamare padre Pietro Battista il "gra nde bonzo dell'Ovest", titolo fino ad allora riservato solo a Francesco Saverio. Da "Iro" (eros) ad "Ai" (amore-agp-e) Le prime due lettere dell'alfabeto (11) fonetico tradizionale nipponico, al temp o dei martiri, erano "i" e "ro". Con la modernizzazione seguita alla riapertura del Paese all'Occidente nel secondo Ottocento, le prime due lettere dell'alfabet o fonetico sono oggi le vocali "a" ed "i". Assieme, compongono due termini, "iro " e "ai", curiosamente legati da un'autentica storia linguistico-culturale. Dici amo subito che "ai" corrisponde in giapponese al criterio dell'agire cristiano ( "agp-e") ed anche il lemma d'apertura - ordine alfabetico, cari lettori! - del "G rande dizionario della storia del cristianesimo in Giappone" curato da Ebisawa. L'"agp-e", nocciolo della dottrina cristiana per quel che attiene il nostro rappo rto con gli altri, prossimi e lontani, coinvolge l'uomo in tutto il suo essere e nella sua totalit. Impulso vitale dinamico perch si concretizza nelle azioni, la carit ben pi della beneficenza, ed alle esigenze della giustizia aggiunge una dime nsione interiore. Anzi, in grado di suscitare esigenze di giustizia al passo con

i tempi. Tutti i grandi missionari non si sono risparmiati nel confrontarsi con questa dimensione interiore. Arricchisce lggere testimonianze di chi ha avuto esperienza di vita e di evangeli zzazione in terra estremo-orientale. Come non ricordare qui il monito di padre A rrupe, insigne missionario in Giappone per ventisette anni prima di divenire sup eriore generale della Compagnia di Ges: "Tutto ci che pu essere oggetto dei diritti dell'uomo ben lontano dall'essere esaurito"? Lo stesso, in "Ecrits pour vangelis er", ricordava Ignazio di Loyola scrivendo ad un ex condiscepolo di Parigi: "il peso dell'anima l'amore": forse inconsapevolemente citava sant'Agostino, ma di s icuro tornava a dare la chiave di tutta la vita cristiana. Chiave di ieri, di og gi, di sempre. L'agp-e, dunque, era vissuta dai missionari come forza unificatrice, diametralmen te opposta all'anoma, all'ingiustizia disgregante intesa, ieri ed oggi, come impa ssibilit di fronte ai bisogni altrui, aggressione della persona, arbitrio e viole nza per imporre il proprio potere sugli altri. Invita a riflettere in merito l'e sitazione ammessa da Paul Tillich "ad usare la parola 'amore' perch il nostro lin guaggio, spiritualmente impoverito, non conosce oggi altra parola per indicare q uelle esigenze che invece i Greci erano tanto saggi da distinguere": ('ephitimia', ossia fame e sete di ci di cui abbiamo bisogno; 'philia' o amicizia; 'eros' come aspirazione a possedere la totalit della realt fi sica, quale si realizza anche in letteratura e nelle arti; infine 'agp-e', carit c on cui, come insegna il Nuovo Testamento, Dio ci ama). Ebbene, alla cultura estremo-orientale tradizionale, l'agp-e risulta concetto est raneo, suscitatore di "stupore", capace di rivoluzionare anche sul piano linguis tico quel rapporto di fatto mai ugualitario tra due persone (non erano forse div ersi i "piani" tra uomo e donna, tra superiore ed inferiore, tra genitori e figl i?). Tale rapporto, 72 espresso con inequivocabile chiarezza grafica dall'ideogr amma cinese "jin", esprime l'idea confuciana di un rapporto armonioso tra due pe rsone. Il legame di amicizia, il pi vicino ad essere ugualitario, risentiva a sua volta delle influenze gerarchiche dovute a vari fattori di et, di natura socio-a mbientale. vero che il buddhista praticante realizza il principio di "jihi", dal sanscrito "karuna", ovvero dispiega compassione verso chi, di regola appartenen te alla sua cerchia, si trovi in difficolt, mostrando uno spirito di mutuo aiuto spesso encomiabile. Tuttavia colpisce la precisa differenza tra quel che sostanz ia la virt teologale della carit verso il prossimo e la compassione buddhista. La prima, incentrata sul nuovo cardine etico secondo cui non si pu amare Dio senza a mare i fratelli, si rivela una sorta di "imitazione" della bont divina sollecita a provvedere alle necessit di chiunque e di qualunque essere del creato, n fa dist inzioni di sorta fra le persone. La seconda, prescindendo dall'amore di Dio e da un giudizio divino verso le umane azioni, solo alla luce della catena della cau salit legge l'azione compassionevole come l'unica via in grado di realizzare l'au tentica saggezza. Esercitando la compassione, si combattono difficolt e inganni d i continuo insorgenti con "i mille piedi e le mille mani" del personaggio, dal v olto bluastro e dall'orrido ghigno demoniaco, che molta arte figurativa buddhist a - non ultima quella tantrica tibetana - raffigura e sublima. Ardua, nel XVI secolo, la resa linguistica dello sconosciuto concetto d'amore cr istiano in una lingua, come quella giapponese, dove imperava il termine "iro", o vvero "eros", come suggeriva l'essenziale struttura calligrafica del corrisponde nte ideogramma cinese. La parola "ai" (12), cui oggi si fa corrispondere l'"agp-e", si diffuse con la va lenza cristiana a partire dal tardo Ottocento. Negli anni Venti il pastore Yamam oto Hideteru (1857-1943), insigne studioso di storia del cristianesimo e dal 190 7 docente per un ventennio alla Facolt di Teologia del "Meiji Gakuin" di T-oky-o, fu tra le autorit linguistiche propense a confermare la scelta di "ai" per indic are la "karitasu" ("caritas"), sebbene non mancassero voci discordanti. Praticare costruttivamente l'agp-e meglio che spiegarne il concetto. "Il vero insegnamento non consiste nel parlare ma nel condurre" sulla retta via, insegna un'antichissima mistica gradita alla teologia francescana. Perci, quando i Francescani a Ky- oto, - Osaka e Nagasaki misero concretamente in atto opere caritative di assistenza soprattutto ai lebbrosi - simbolo vivente della massima

emarginazione -, apparve chiaro alla popolazione locale e persino ai monaci bud dhisti privi di pregiudizi quale fosse il valore concettuale dell'" agp-e", il cu i frutto il primo dei molti doni elencati da San Paolo nella Lettera ai Galati 5 ,22 ("amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bont, fedelt, mitezza, dominio di s"). Apparve soprattutto chiaro l'incommensurabile valore creativo del suo estri nsecarsi nel tessuto sociale. L'attivit caritativa francescana realizz tra la popolazione un aspetto estremo di "compassione" - per mutuare la terminologia buddhista - verso persone appartenen ti a tutt'altro credo. Questo aspetto era allora inconcepibile per il buddhismo monastico e per quello laico o "domestico", entrambi disposti ad aiutare gli altri purch propri membri, all'interno di una "societ chiusa a cerchio" come quella nipponica. Aspetto, ques to, che attrasse molti non cristiani inducendoli ad abbracciare la fede cattolic a, colpiti dall'evidenza: l'azione caritativa, rivolta a persone di fede e di co stumi ben diversi da quelli dei missionari, testimoniava l'inequivocabile senso di fraternit, capace di superare barriere e differenze socio-culturali di qualunq ue sorta. Azione e risultati ottenuti dai padri francescani parlavano al cuore d egli umili pi efficacemente di spiegazioni dottrinali e teoriche elevate, in una cultura dove il senso di peccato e di colpa era sostituito da un marcato "senso di vergogna" ("zanki"), strettamente legato al giudizio del gruppo sociale. Certo, come di recente sottolineava lo studioso Le Goff, san Francesco, da vero genio del cristianesimo in dialogo con il mondo a lui 74 contemporaneo, aveva in nestato nel contesto religioso di esaltazione di "madonna povert" un preciso idea le cavalleresco implicante codici e regole familiari alla societ civile europea. Ideale estraneo per forma e sostanza al pensiero ed alla societ giapponese, che t uttavia nel "seihin", concetto filosofico Zen e buddhista di "povert integrale" v issuta da monaci e da intellettuali, esaltava la serena rinuncia ai desideri, ca usa di sofferenze fisiche e psichiche. La rinuncia via maestra alla piena e gioi osa serenit interiore. Cos il linguaggio della poesia: "Primavera, pur / nella mia capanna. E proprio perch / non vi nulla, / l il Tutto" , canta Yamaguchi S-od-o (13). La vita penitenziale dei frati scalzi, guidati da padre Pietro Battista, testimo ni alla popolazione giapponese i valori di una vita di massima austerit spesa con gioia al servizio degli altri, per la gloria di Dio. Anche questo, per il giappo nese, era motivo di scoperta e di stupore. E magari di adesione.

APPENDICE I "Breve ragguaglio dell'Isola del Giappone" Era Granduca di Toscana (1574-1587) a l tempo in cui venne redatto e stampato il "Breve ragguaglio" (Biblioteca Aposto lica Vaticana [Capponi V 681, int.93]) che segue, Francesco I, marito di Giovann a d'Austria. Era succeduto al padre Cosimo I. Lasciamo il lettore al barthesiano "piacere" di un testo rivelatore della conosc enza che si aveva nel 1585 dell'arcipelago nipponico. Breve RAGGUAGLIO dell'Isola del Giapone havuto con la venuta a Roma delli Legati di quel Regno. OVE IN COMPENDIO SI TRATTA delli costumi di quei popoli, della religione, esserc itij, habiti, vitto, qualit dell'aere, e molte altre cose. CON UN PRESENTE FATTO DA detti Legati al Serenissimo Gran Duca di Toscana. CON LICENZA D SUPERIORI I N R O M A, Appresso Bartholomeo Bonfadino e Tito Diani, al Pelegrino, 1585. Dicesi che l'Isola del Giapone sia di lunghezza mille e ottocento miglia; affermandosi, che sia molto maggiore di tutta l'Italia. La sua larghezza sia di

miglia seicento, e che sia in diversi regni e provincie divisa, e di popoli freq uentissima, e di acutissimo ingegno; dei quali alcuni seguono la vera religione, e culto della fede Catholica, e altri attendono alla superstizione de' loro fal si Dei, conforme alla Gentilit. Vivono essi popoli, si per essere bellicosissimi, e inclinati al desiderio del r egnare, come per essere quell'Isola abbondantissima d'argento, e d'oro in contin ue e crudelissime guerre. La regione di quel loro cielo, clima, dicono che sia poco differente, anzi in tu tto simile al nostro poiche i loro giorni maggiori nell'estate, sono alla misura delle nostre, hore quindici e mezza in circa. L'aere di quel paese tanto salubre, temperato, e nutritivo, ch gli huo- 76 mini d i quei luoghi arrivano per il pi all'et di cento cinquanta anni, e oltre; poiche e con la regola insieme del vivere e con la semplicit dei cibi, e con la sobriet, e temperanza regolino talmente la vita loro, che pare che indi sia quasi bandito ogni sorte di molesta infermit. Et quindi avviene, che di rado, quasi mai infermandosi pare che come per univers al legge ne siano banditi li Medici; ove non si trova chi di tal essercitio facc i professione, havendo la natura provisto loro, che se pur thalor alcuno s'infer mi, per se stesso, senza altro aiuto, con la cognizione, che hanno di semplici m edicamenti d'erbe, e altri, talmente si curino, come giudicano essere espediente e giovevole detti lor mali. Non vi hanno gregge di pecore, capre, e simili, onde in consequenza mancano di f ormaggi, e latticinij, come parimente di olio, e di vino; non havendo la natura prodotto simili piante in quei loro cos strani, e remoti paesi. Onde avviene, che la maggior parte di loro usano per il suo bene l'acqua pura, m a calda ovvero tiepida, altri usano di fare un loro vino composto con orzo, del quale molti si servono guisa della cervogia, che sogliono li Tedeschi e Fiammeng hi usare. Il loro olio fanno per il pi della sementa del Senape, che gli serve, s per l'uso dell'ardere, come ancora del condire le loro semplici vivande. Non hanno in quei paesi Api, ne in consequenza il nobilissimo frutto del mele e cera, ma in luogo di quella hanno certi alberi, ne' quali secondo alcuni tempi d ell'anno sogliono fare alcune incisure, onde poi ne distilla un liquore, del qua le si servono in vece di cera, se bene non per cos densa. Hanno nondimeno grano, orzo, e riso, frutti principalissimi al vivere humano, e dell'orzo, come si detto, ne sogliono far vino, che da molti usato. Si come quella regione essendo opposta, o per dir meglio contraposta al nostro H emispero, cos partorisce all'incontro diversi frutti, in tutto da i nostri differ enti, e in gran quantit. Hanno (mirabil cosa credere) ne i loro paesi la Stampa, e come si dice molto pi a ntica, che la nostra di qu; poich di quella non se ne ha memoria dell'origine; e d i qui si vede come l'intelletto humano operi conformemente in diversissime regio ni li medesimi effetti, tanto nel ritrovare nuove invenzioni di artificij meccan ici, come di studij liberali; poich in detta Isola vi sono, e fioriscono pariment e varij e diversi studi di scienze, e d'arti, come noi di qui habbiamo, da quell a per della medicina in poi; essendosi detto, che la natura stessa li serva per m edico in quei loro paesi. Li vestimenti loro, sono un paio di calzoni lunghi fino al tallone come sogliono usare i nostri marinari di qu, e hanno una camiciola con mezza manica, con un ma ntello dipoi, che guisa di sberna si attaccano sopra le spalle. Si servono de' loro proprij capelli in vece di berrettino, e quelli in tal mani era si compongono, e assettano, si come quelli che si tosano, fanno berrettino d ella tosatura de' loro capelli. La sobriet e continenza loro tale circa il vivere, che non vogliono mai mangiare pi che d'una sola vivanda, e quella semplicissima. Il dinaro loro non moneta coniata, ma in vece di quella servano lo stile, che si legge haver usato anticamente i nostri Romani, di rendere egual portione di oro e argento; e questo danno al peso equivalente di quello, che permutano e compra no. Non sono le loro habitationi pompose ne superbi palagi, ma piccioli tugurij fatt

i di legname, se bene fr quelli molti se ne veggono con grande artifitio, e indus tria fabricati, e di maravigliosa grandezza e bellezza. Abondano come in una felice Arabia, di oro, argento, e d' altri metalli, si come noi altri di qua: ma non hanno per ottone, ne bronzo: compongono nondimeno una c erta spetie di metallo di tal tempera, e qualit, che dicono che sia bastante tagl iare il ferro. Nelle due maniere, che quei popoli usano di scrivere; la prima di lettere Gierog lifiche che si dice haver usato gi quegli antichissimi Egitij, prima che fusse ri trovato l'uso delle lettere, c i quali esprimevano tutti gli humani affetti, il c ulto della loro religione, il corso de' tempi, e molte altre opere e effetti del la natura, che sono alcuni caratteri, imagini, come noi vediamo esserne ancora h oggid in Roma scolpite in alcune antichissime piramidi, che ci sono restate di qu ei tempi: e questa sorte di lettera dicono essere per tutta l'Isola indifferente mente intesa; l'altra la loro lettera ordinaria, formata di sillabe, con le qual i si compongono e combinano le dittioni; e quella intesa solo in una parte dell' Isola, si come anco la favella, havendovi diversi linguaggi, e formationi di let tere; e lo scrivere che loro fanno per il lungo, e cio dal capo al piede del fogl io, e non per il traverso, o da un lato all'altro, come da noi, e parimente in t utta l'Europa si usa. Donativi che i Legati regij del Giapone hanno fatto al Sereniss. Gran Duca di Toscana. Un calamaio di un legno nero, rilucente, e molto odorifero, se bene alcuni vogli ono dire, che sia fatto del corno del Rinocerote animale di quei paesi, che ucci de l'Elefante. Un pezzo del medesimo legno, sia osso. Due pezzi di carta fatta di corteccia di un albero sopra uno de' quali scritto n ella loro lingua il nome santissimo di Dio, e della gloriosa Vergine madre Maria . Due fogli di carta, fatti di una canna molto sottili, sopra la quale non si pu pe nsare con qual penna, inchiostro si possano scrivere, per la maravigliosa sua so ttigliezza. Un boccio di quelli, da quali si tira fuori la seta, grosso come la testa d' un' huomo; e dicono, che que' vermi, che gli contessono gli facciano sopra gli albe ri. Et un vestimento alla loro usanza. IL FINE. *******************

NOTE: - (1) Y-uki Ry-ogo, "Valignano shinpu no Rainichi" ("L'arrivo in Giappone di pa dre Valignano") in "Seib- o no Kishi" ["Il cavaliere dell'Immacolata", rivista f ondata da M. Kolbe], numero di febbraio 1999, Nagasaki, n.10 della serie "Nagasa ki, la Roma d'Oriente". - (2) Kobori Keiichir-o, gi docente all'Universit di Tokyo e insigne studioso del "mondo" di Esopo, ricostruisce nell'esauriente "Isoppu g-uwa" (ed. Ch-u-o K-oro nsha 523, p.155 e segg.) la storia del ritrovamento dell'unico esemplare della p i antica versione nipponica, realizzata dai gesuiti e collaboratori, oggi esisten te al mondo. Conservato nella biblioteca del British Museum, venne ritrovato dal diplomatico inglese Ernest Mason Satow (1843-1929), autore del celebre "The Jesuit Mission P ress in Japan 1591-1610", pubblicato nel 1888. La scoperta della preziosa edizio ne "Amakusa-bon" 1593, formante un tutt'uno con l'"Heike monogatari", mai prima translitterato, era stata gi presentata al grande pubblico nel 1869 (II anno Meij i) dal "Ch-ugai Shinbun" e dal "London Times". Lo studio vero e proprio del test o in tre grandi sezioni cominci solo nel 1914, grazie ad una stimolante conferenz

a dello scrittore Ueda Bin. Un'altra grande voce letteraria del Novecento, Natsu me S- oseki, docente di letteratura inglese, nel romanzo "E poi" ("Sore kara", 1 909), aveva paragonato con sarcasmo lo sforzo del Paese a modernizzarsi di colpo a quello della rana, a tutti i costi emula del bue, nell'amara favola esopiana. - (3) Qui i frati assicurarono la custodia della Terra Santa; la Sublime Porta, in cambio di tributi consistenti, garantiva ai francescani la giurisdizione esc lusiva sulla comunit cristiana entro i confini dell'impero. - (4) La Cina era considerata dal Giappone, anche in senso figurato, "Paese del Centro" ("Ch- ugoku") con ruolo di guida - "i giapponesi non vogliono sapere de lla nostra religione se non sanno che anche i cinesi la imparano, perch li riteng ono superiori nella lingua e nell'arte, anche se inferiori nelle armi" - cos nel 1582 Valignano -. - (5) Michele (Pompilio) Ruggeri fu pioniere nel costruire i primi ponti di con oscenza della complessa cultura e spiritualit cinese; la sua esperienza di evange lizzazione e il tentativo di inculturazione furono poi a lungo e fruttuosamente realizzati in Cina dal pi giovane confratello Matteo Ricci, fortemente appoggiato da Valignano (cfr. Francesco A. Gisondi, "Michele Ruggeri - Missionario in Cina e primo sinologo europeo", Jaca Books, Milano, 1999, pp. 65, 72, 82). Ruggeri o Ruggieri? Il "Grande dizionario di storia del cristianesimo in Giappon e" a cura di Ebisawa, d un profilo del sinologo e delle sue opere presentandolo c ome Michele Ruggieri (cfr. op. cit., pp. 352, 870, 906, 1499). Lo stesso fa l' " Enciclopedia Cattolica", Citt del Vaticano, 1953, p.1441. Abbiamo scelto Ruggeri per uniformit alla pi recente biografia del sinologo padre Michele, e - la confess ione riservata al lettore benevolo - a conclusione di una strana "lotta" con la tastiera di un computer tanto "personale" da mutare, con incomprensibile ostinaz ione, la parola in "Ruggirei". Con Ruggeri, invece, nessun ruggito... - (6) Custodia era il termine indicante un distretto religioso con meno di 10 c onventi, cui era preposto un superiore detto custodio. Dieci conventi formavano una provincia, guidata dal provinciale (cfr. Felipe Robles Dgano, "Vida de San Pe dro Bautista", Avila, 1997, pag. 34). - (7) M. de Ribadeneira, "Historia de las Islas del archipilago filipino y Reino s de la gran China, Tartaria, Cochinchina, Malaca, Siam, Cambodge y Japn", pp. 32 6-327). - (8) T. Uyttenbroeck, "Early Franciscans in Japan", M.B. series, vol. VI, p. 8 . - (9) C.R. Boxer, op. cit., pag.161 e segg. - (10) Francescano conventuale polacco (1894-1941), dinamico missionario in ter re lontane e operatore culturale anche a Nagasaki (1930-1936), dove promosse ini ziative di apostolato tramite l'attivit giornalistica della rivista mariana da lu i fondata "Seib-o no Kishi" ("Il Cavaliere dell'Immacolata"), dopo aver costitui to la "Milizia dell'Immacolata" mor ad Auschwitz, offrendo la propria vita in cam bio di quella di un altro prigioniero padre di famiglia. Canonizzato nel 1982, v iene ricordato nella liturgia il 14 agosto (cfr. Gianfranco Grieco, "Padre Kolbe : il volto della speranza", Edizioni dell'Immacolata, Bologna, 1992). - (11) Dagli ideogrammi cinesi, i giapponesi trassero dei "segni" sillabici, da l valore solo fonetico, corrispondenti all'alfabeto e noti come "kana", un insie me di 47 segni dai primi tre indicato come "i-ro-ha". Nel linguaggio burocratico ministeriale odierno corrispondono ad A, B, C. Oggi, i primi tre segni dell'alf abetico sillabico sono "a-i-u" nei due sistemi grafici "kana": "hiragana" e, per testi telegrafici e per parole straniere, "katakana". Qualsiasi testo pu essere steso in "kana". In tal modo per presenta talora notevoli difficolt di interpretaz ione del senso. Sono gli ideogrammi che permettono di distinguere subito il sign ificato tra parole che altrimenti, in quanto omofone, suonano uguali senza esser lo affatto. - (12) Il concetto di "ai" ("amore cristiano"), nella letteratura occidentale, vivific la donna sublimata da Dante e l'immagine glorificata della Vergine Maria, quale la si ritrova nel devoto "Canto di amore e di gioia" del poeta armeno del Caucaso meridionale, Ghazar Sebastasi (XVI secolo): immagini inconcepibili nel contesto culturale nipponico. Quei versi di Sebastasi hanno fatto riflettere il poeta e critico letterario contemporaneo ka Makoto, lapidario nel riassumere le c

omplesse differenze dei modi di sentire e di pensare propri alle singole, specif iche realt e tradizioni d'Oriente e d'Occidente, dove la componente religiosa gio ca un ruolo affatto marginale: "una cultura esprime se stessa nel modo in cui manifesta l'amore". - (13) Autore di haiku, poesia tradizionale in diciassette sillabe, Yamaguchi N obuaki, conosciuto con il nome d'arte Yamaguchi S-od-o (1642-1716), fu grande am ico del sommo poeta e monaco itinerante Bash-o, che cos riassume un tratto della condizione umana: "I mesi e i giorni / sono gli ospiti di passaggio / di un centinaio di generazio ni; / gli anni che se ne vanno / e gli anni che vengono a noi / sono sempre e solo v iandanti" (cfr. "L'eterno nel tempo - antologia della poesia giapponese dalle or igini al '900", a cura di Irene Iarocci, Guanda, Parma, 1993). ****************

************** CAPITOLO III

"Non amare l'errore ma l'uomo. L'uomo da Dio, l'errore dall'uomo. Ama ci che Dio ha fatto, non ci che ha fatto l'uomo". Agostino di Tagaste "L'annuncio cristiano non comunicazione d'idee, ma di esistenza." Sren Kierkegaard

Quel difficile 1596 Nel 1596, per la storiografia locale il I anno del "neng-o" (1) Keich- o, regnav a l'imperatore Goy-ozei, ma le sorti del Paese erano saldamente in mano al Taiko. Quell'anno Hideyoshi avrebbe compiuto un totale ed ancor oggi non del tutto s piegabile voltafaccia rispetto alla tolleranza mostrata negli anni precedenti, i n particolare verso i missionari francescani. Come di consueto, solenni celebrazioni beneauguranti per il nuovo anno si erano protratte fino al "piccolo capodanno" (15 gennaio). Forte l'afflusso della popolazione, per la sentita pratica dell' "Hatsumode" ("p rima visita al tempio"). I festeggiamenti locali portavano i missionari stranier i ad annotarne, da cronisti, i vari aspetti indugiando persino su usanze aliment ari quali l'offerta di dolci. La comunit cattolica si trovava a celebrare le prop rie festivit religiose con discrezione e perseveranza, con fermezza, con quel ris petto, quella compenetrazione e disciplina per tempi e modi liturgici che - come del resto ai nostri giorni - rammentano il ritmo estetico del "cha-no-y-u" ("ce rimonia del t" verde). La discrezione guidava i movimenti dei padri gesuiti che, per bocca di Frois, co s riassumevano la situazione: "Quanto abbiamo realizzato a costo di tanti sforzi, abbiamo cura di non comprome tterlo con zelo indiscreto. Noi procediamo qui all'opera dell'evangelizzazione c

on la massima circospezione... Hideyoshi sa molto bene che noi siamo rimasti in Giappone; ma si contenta di vederci condurre vita ritirata e tanto rispettosa de i suoi editti che non ci mostriamo pi in pubblico... In realt noi siamo in numero di 134. La situazione rimane precaria e piena di difficolt. Per conservare una cr istianit che ci costata tante fatiche e ce ne costa ancora pi nel presente, ci ras segniamo a condurre una vita che una morte continua, pi penosa dello stesso marti rio". La perseveranza nell'evangelizzare con l'"ars non moriendi", tramite l'istruzion e e la diffusione di opere atte a favorire l'arricchimento interiore, testimonia ta dalle edizioni romanizzate, stampate nel 1596 nella versione giapponese di "C ontemptus mundi" e del "Compendium spiritualis doctrinae" di Ignazio di Loyola. La fermezza con cui i francescani procedevano invece "nell'apostolato allo scope rto" - scriveva il 10 marzo 1595 padre Geronimo di Ges dell'Ordine Serafico - si basava sulla "fiducia in Cristo" e sulla convinzione, dichiarata senza perifrasi da Ribadeneira, "che non si deve, per timore di Hideyoshi, cessare di predicare ". Il loro "modus vivendi" suscitava molte simpatie e ammirazione anche fra i no n cristiani e i monaci buddhisti. Era evidente l'amore caritatevole con il quale i frati scalzi alcantarini curavano i lebbrosi. Costatare i fatti era certo pi c onvincente di qualunque altra spiegazione dottrinaria! Il daimy-o cristiano di W akayama, Asano Yoshinaga (2), fattosi battezzare proprio quell'anno secondo Mich ael Steichen (3), e quattro pittori della prestigiosa scuola Kan-o non perdevano occasione di testimoniare ammirazione verso gli amici francescani. La sublime v isione de "Il cantico delle creature", dove il Poverello in fraternit con il crea to loda il Signore, dovette colpire ed arricchire immaginario e sensibilit artist ica di pittori che la cultura locale induceva a sentire in piena sintonia con la natura, ma non concepita come "creato" n legame di comunione con l'uomo. L'arte, si sa, non mera tecnica ma esprime modi di vivere, di sentire, di agire. L'arte figurativa europea, nell'incontro con l'arte coeva nipponica, da alcuni decenni aveva prodotto e continuava a produrre opere impregnate di mentalit e sensibilit nuove, aperte. Il 1596 fu segnato da molteplici calamit naturali. Non ultima, la violenta eruzio ne del temuto vulcano Asama, nella regione di Nagano, che a luglio distrusse vit e umane ed abitazioni nel centro dell'isola Honsh-u, durante la stagione caldo-u mida delle piogge. Nel settimo mese del calendario lunare si svolsero, come anco ra oggi, i riti in onore degli spiriti degli antenati. Si tratta della sentita f estivit dell'" O-bon", su cui si sofferma con una certa minuzia anche la "Storia" di Ribadeneira al capitolo XVIII, incentrato sulle principali festivit legate al raccolto e al ciclo delle stagioni. Da agosto a settembre, violente, le scosse sismiche sconvolsero il volto di Miya ko, di Fushimi, di - Osaka, di Sakai. Non furono risparmiate neppure alcune zone del Ky-ush-u. E a Fushimi il palazzo Momoyama, da cui avrebbe preso nome l'inte ro periodo storico e di cui Hideyoshi andava tanto fiero, and distrutto, mentre i l proprietario si salv. Gli ospedali della capitale si trovarono a lavorare a pieno ritmo, tra difficolt facilmente immaginabili. Quell'anno, in particolare, l'attivit dei religiosi e de i terziari francescani, compresente a quella dei gesuiti, si illumina di episodi piccoli e grandi. L'incontro della cultura cristiana con quella locale rivela a spetti talora curiosi, nella frequenza di confronto e di occasioni di scambio di usi e informazioni. Immaginiamo missionari stranieri intenti a risollevare lo s pirito al capezzale di malati, e collaboratori locali intenti a preparare ed a p orgere infusi preparati con erbe medicinali e versati in tazzine a forma di copp a; magari da mescolare, se il preparato lo esigeva. In ovvia assenza di cucchiai ni, se i bastoncini non erano a portata di mano si mescolava con l'anulare, anco ra oggi chiamato in giapponese "dito della medicina". Lo studio della lingua, in terrogando parole ed usanze, si trasformava da stadio obbligato ad un passaggio talora privilegiato per facilitare il contatto reale con l'umanit sofferente. Malgrado le calamit naturali, la comunit cristiana si era mantenuta salda e fioren te nel Gokinai e nel Ky-ush-u, presentando quattro aspetti caratteristici di for te "provocazione". Il primo risiedeva nel rapporto "paradossale" con mentalit e cultura locali - pro

prio come, al tempo dei primi cristiani, esso si presentava rispetto alle cultur e ebrea e romana - alle quali era inconcepibile l'idea di un Messia crocifisso. Il secondo dimostra quanto la fede in Cristo fosse convinta e personale e radica lmente nuova nel rapporto uomo/Dio, sostanziato e sostenuto dalla preghiera, via privilegiata al dialogo con l'Assoluto. Il terzo riconduce alla dimensione comunitaria: il fedele non solo davanti a Dio ma agisce in quanto parte integrante della comunit ecclesiale che chiamato a tes timoniare. La carit verso il prossimo si presenta via privilegiata da san Frances co e dai suoi fedeli seguaci nei secoli, per far lievitare il messaggio del Ges s torico nell'anima delle folle, quale che sia la cultura di appartenenza. Il quarto aspetto escatologico, per l'attesa della parusa del Risorto. Le novit introdotte dall'impatto con il messaggio cristiano nel vivere quotidiano dei fedeli giapponesi residenti nelle aree del Gokinai e del Ky-ush-u erano vis ibili a vari livelli: vediamone alcuni. Livello primario, biologico: lavoro e ritmi di riposo settimanali rispettati, la domenica - giorno del Signore - dedicato alla preghiera comunitaria nella celeb razione liturgica, alla famiglia; alimentazione aperta a nuovi cibi, di cui restano testimoni, a livello linguisti co, termini tuttora indicanti il pane ("pan"), la frittura di pesce e vegetali ( "tenpura") tipica della quaresima, fatta conoscere dai portoghesi, e persino il pan di spagna, dolce tipico della Nagasaki di ieri e di oggi, noto col nome di " castela" (altri consumi, come quello, presto assai apprezzato, delle patate, si sarebbero diffusi solo dal 1615, via Giava, dove gli inglesi si insediarono prop rio nel 1596). Livello affettivo: partecipazione alla vita familiare, accettazione del sistema monogamico; per i religiosi, accettazione del celibato; comportamenti sessuali regolati dall'etica cristiana. il senso del trascendente a generare il senso del peccato e del proibito altrimenti assente, come ebbe pre sto ad accorgersene Francesco Saverio. Livello socio-politico: impegno a ridurre, per quanto possibile, il crudele diva rio tra "ricchi e poveri"; diritti e doveri dei militari e dei civili; obbedienz a alle autorit, sempre nel rispetto dei valori della trascendenza. La fede vissut a si rivelava arricchimento del contesto culturale preesistente, trasformando pe rtanto dall'interno l'essere umano e rendendolo cos pi intimamente uomo. I missionari, gesuiti da un lato e francescani dall'altro, giunti nel Giappone d el XVI secolo in tempi e contesti in mutamento, contribuirono in modo complement are e appassionato, pur nel diversificarsi delle "strategie", a rendere il crist ianesimo rilevante. Rilevante al punto da apparire scomodo alle autorit, in un Paese dove, toccando l e corde giuste, l'homo japonicus, per natura pragmatico, si apre a interrogativi fondamentali ed esistenziali sulla natura dello spirito, fino all'inusitato: "c os' l'anima?" Se infatti per noi la sede del pensiero risiede nel cervello, press o molti popoli vi un'altra convinzione. noto, ad esempio, che - come dimostrava la puntuale ed originale ricerca di Richard Broxton Onians (1934) - i Greci anti chi situavano l'intelligenza e lo spirito non nella testa ma a livello dello sto maco. Analogamente, se proviamo a interrogare le parole e a sondare credenze e t radizioni del Giappone cinquecentesco e di quello a noi contemporaneo, scopriamo che per l'homo japonicus di ieri e di oggi la sede dei sentimenti si colloca pr oprio nella zona fisica indicata dal termine "hara" (stomaco/ventre) (4). Baster ebbe compiere una breve incursione nella ricchezza idiomatica legata a questo te rmine, ricco di significati e cultura, per trarne elementi di riflessione. "San Felipe", quel galeone spagnolo detonatore di eventi storici Il 12 luglio, intanto, il "San Felipe", galeone spagnolo di circa mille tonnella te guidato dal capitano Matias de Landecho, aveva lasciato Cavite nelle Filippin e per Acapulco in Messico, allora noto come "Nueva Espaa". A bordo del galeone 24 0 persone, fra cui 95 spagnoli, schiavi in buon numero, sette frati, un domenica no che fungeva da cappellano della nave, quattro agostiniani e due francescani, il seminarista Felipe de Las Casas e fra Juan Pobre de Zamora (1550-1615), conos

ciuto anche come Francisco de Zamora. Quest'ultimo, gi soldato nelle Fiandre, come riferisce il confratello Ribadeneira , era entrato nell'Ordine Serafico e nel 1594 fu uno dei 48 Francescani operanti a Manila. Sar lui l'autore del memoriale diretto al re Filippo III, dove spieghe r tra l'altro di essere stato delegato a raccogliere il materiale necessario alle procedure di canonizzazione dei protomartiri di Nishizaka. Il carico commerciale della nave era quanto mai appetibile per i pirati dei mari d'oriente. La pirateria all'epoca era una "professione" intrapresa persino da f igli di aristocratici, parallela a quella del commercio autorizzato. Lo stesso H ideyoshi concedeva licenze ad un certo numero di navi per il viaggio annuale in Annam e Cambogia e i grandi feudatari erano quanto mai ansiosi di allacciare rap porti commerciali con la Cina. Non furono per i pirati a costringere il galeone, con l'albero maestro spezzato, a rifugiarsi a Urado, nell'isola giapponese di Sh ikoku, quel 19 ottobre, bens - il lettore lo ricorder - un tifone. Stando a quanto riport il testimone oculare fra Juan Pobre de Zamora - ricostruisce Y-uki Ry-ogo -, quando il "San Felipe" cerc riparo dai marosi nel porto di Urado, la manovra non fu in senso stretto casuale. Parte dell'equipaggio e dei passeggeri aveva in sistito perch il galeone tentasse di proseguire la rotta per rifugiarsi a Nagasak i. Poi fin per prevalere la decisione, cui contribu lo stesso Zamora, di far termi nare la corsa ad Urado. Decisione saggia. Poche ore dopo il galeone cominci ad im barcare acqua, richiedendo con urgenza le necessarie riparazioni. Il 25 ottobre, a - Osaka, Hideyoshi seppe dell'arrivo della nave straniera. La s eta cinese, in filo e tessuti, era la "voce" pi pregiata e indispensabile per sod disfare le ambizioni dei giapponesi facoltosi, che consideravano scadente la pro duzione serica locale, danneggiata dal perdurare delle guerre civili. Lasciamoci guidare, giorno dopo giorno laddove possibile, dalla pi recente ricost ruzione storica di avvenimenti e mosse dei personaggi legati al casus del "San F elipe", ricostruzione resa possibile dalle pazienti ricerche negli archivi local i delle citt interessate, compiute da storici tra i quali Matsuda Kiichi e Michae l Cooper, condensata con drammatico ritmo da Y-uki Ry-ogo nella sua versione in giapponese della "Cronaca" di Frois (5). Il 27 ottobre, Masuda Nagamori e l'ex monaco Seyakuin, mai avaro nell'esprimere feroci giudizi anticristiani, contribuirono non poco a far balenare e rafforzare nell'animo di un Hideyoshi proteso verso la seconda invasione della Corea (1597 ) la prospettiva di finanziare, con le ricchezze racchiuse nella stiva del galeo ne, la ricostruzione del castello di Fushimi ed altro ancora. Il Taik-o prende tempo. Opta infine per la confisca del carico. Storici tra cui Boxer puntualizzano il fatto che i rapporti conflittuali allora esistenti fra portoghesi e spagnoli contribuirono a fomentare l'atteggiamento os tile delle autorit nipponiche. N insignificante che padre Juan Pobre asserisse, da testimone, che Hideyoshi prese la decisione di confisca prima del colloquio tra Masuda e il capo-pilota Francisco de Olanda (incauto nell'asserire o comunque ne l far intendere ai giapponesi che i missionari potevano essere la "quinta colonn a" della strategia conquistatrice del re di Spagna), e non dopo, come si evince dalle relazioni dei gesuiti. Il 29 ottobre fra Juan Pobre de Zamora, fra Felipe de Jess e tre membri dell'equi paggio del galeone arrivano a - Osaka e nel convento "Bethlehem" si incontrano c on Pietro Battista Blzquez a cui riferiscono l'accaduto. Il padre francescano scr ive allora al capitano Landecho una lettera con la quale si impegna a fare da me diatore per ottenere dal "re" (Hideyoshi) il recupero del carico della nave e l' assicurazione che quanto di propriet del capitano possa tornare a Luzn. Poi tutti insieme raggiungono Fushimi e si fermano nella residenza di Masuda. Il 1 novembre il vescovo Pedro Martnez lascia Nagasaki per Ky- oto. Pietro Battist a ha un incontro ed un lungo colloquio con Masuda Nagamori, sorta di ministro de l lavoro di Hideyoshi. Non fu una scelta felice, osserva Boxer: Masuda nutriva s entimenti anticristiani, e sarebbe stato molto meglio contattare il benevolo gov ernatore generale Maeda Motokatsu, i cui due figli erano credenti. Quindi Pietro Battista prepara ricchi doni destinati a Hideyoshi, in un'atmosfer a che incoraggia previsioni ottimistiche. L'indomani Masuda invia un messaggio c hiarificatore. Non essendosi presentato di persona il pilota del galeone, Hideyo

shi ha fatto sapere che non intende incontrare gli altri spagnoli - nella letter a inviata a Nagasaki a padre Ribadeneira il 17 novembre, padre Pietro Battista, lo leggeremo fra poco, spiegher il motivo di replica al Taik-o -. Masuda il 3 novembre lascia Fushimi per Urado, mentre Juan Rodrguez assieme a Ter azawa Hirotaka, Signore di Shima (6), va incontro al vescovo Martnez. Masuda ha l 'ordine di confiscare il carico e portarlo a Miyako. Per gli spagnoli l'accusa d i pirateria e soprattutto di complicit con la Corona di Spagna, cui viene attribu ito, sulla base di dichiarazioni di un marinaio spagnolo cos interpretate, l'inte nto di conquistare il Giappone inviando prima i missionari a preparare la strada e successivamente i soldati, per prenderne possesso. Torna alla memoria la frase "Prima la Bibbia e poi i fucili", la stessa che, pun tando l'indice sulla colonizzazione, tuttora presente nei libri scolastici in In dia. Una frase non dissimile dovette essere riportata a Hideyoshi. L'effetto fu dirompente per quel potente ombroso, che mirava a centralizzare il potere nell'a rcipelago nipponico. Confiscare il ricco carico della nave straniera, soffocare eventuali aspirazioni a colonizzare il Paese da parte di potenze straniere, dell a cui volont di dominio Goa e Macao erano prove tangibili, fiaccare la vitalit di una religione i cui valori di libert e di uguaglianza portavano i cristiani local i a dissentire dalle linee programmatiche e dalle strutture sociali esistenti (n e sar un esempio la rivolta di Shimabara del 1637, repressa nel sangue), dovetter o essere le linee strategiche dell'azione repressiva di Hideyoshi. Infatti egli era pronto ad affermarsi con la forza come conquistatore - vedi le guerre in Cor ea e le mire sulle Filippine - ma non era affatto disposto a correre l'eventuale rischio di vedere assoggettato il Paese da un sovrano come il Re di Spagna, di Portogallo, e di tanti altri possedimenti da poter asserire di avere un impero s ul quale non tramontava mai il sole. Torniamo alla storia di quei giorni, ricostruita da Y-uki Ry-ogo. Il 4 novembre 1596 fra Juan Pobre parte anche lui per Urado, su invito di padre Pietro Battista, avvolgendo prudentemente il saio francescano in un ampio abbigl iamento orientale. Giunto a destinazione, incontra un Masuda dall'atteggiamento assai strano e che neanche lo saluta. Due giorni dopo Masuda, giunto ad - Osaka, incontra Konishi Yukinaga in partenza per la Corea ed informa il daimy-o cristiano della propria missione di confisca del carico del galeone. Il 10 novembre fra Juan Pobre arriva a Urado. Padre Rodrguez con Terazawa Hirotak a incontra il vescovo di Nagasaki Martnez e 89 lo informa del casus del galeone. Sacerdote e vescovo proseguono insieme il viaggio, arrivando a Miyako quattro gi orni dopo. Due giorni dopo Masuda giunge a Urado e confisca il carico del galeone. Il 15 novembre padre Pietro Battista incontra il vescovo Martnez e insieme proget tano di parlare a Hideyoshi. Il francescano si fa poi accompagnare da padre Agos tino Rodrguez - quell'anno in servizio nella comunit cristiana di Nagasaki - nell' incontro preliminare con Maeda. A Fushimi, il 16 novembre, Hideyoshi e Martnez si incontrano per un colloquio di una trentina di minuti. L'indomani, da Ky-oto, padre Pietro Battista spedisce un a missiva a Marcelo de Ribadeneira, quell'anno trasferitosi da - Osaka nella rid ente Nagasaki per motivi di salute, e intento malgrado la salute cagionevole a r edigere la sua "Storia". Dal 1596 a Nagasaki operano altri tre religiosi, i padr i Rodrguez, Geronimo de Jess e Bartolomeo Gutierrez. Di elevato interesse storico, la lettera spiega al confratello l'incidente del " San Felipe", avvenuto meno di un mese prima. Nella ricostruzione di padre Pietro Battista, stilata sulle notizie ricevute, risulta che la nave "di circa 1000 to nnellate" aveva perduto in mare aperto parte del carico e che buona parte della seta e dei filati stivati si erano danneggiati. Pietro Battista racconta che nel l'incontro con Hideyoshi don Ladecho fece offrire doni per un valore di 8000 pes os, affidando a padre Pietro Battista l'incarico di consegnare i doni e quello d i perorare la riparazione della nave o, in alternativa, il permesso di costruirn e una nuova. Nel corso di quell'incontro era presente anche Ch-osokabe. Costui fece capire al francescano che sarebbe stato opportuno offrire doni anche ad un altro personaggio la cui identit rimasta nell'ombra.

Sentitosi dire dal messo di Maeda che Hideyoshi non intendeva pi ricevere gli spa gnoli, avendo il capitano Landecho mancato di presentarsi di persona, padre Piet ro Battista spieg nella risposta che una precisa disposizione del re di Spagna im pediva al comandante di lasciare la sua nave. Padre Blzquez conclude in termini c hiari e semplici la lettera, chiarendo di aver saputo che il "re" aveva mandato un messo alla nave proprio mentre correva voce che l'intento fosse piuttosto que llo di confiscare l'intero carico. 90 Nei giorni successivi, i missionari intrattengono colloqui con Maeda Gen H-oi n Munehisa ed Ishida Mitsunari Jibunosho. Nel contempo il monaco Seyakuin proget ta di far punire i religiosi. Il 25 novembre, a Urado, Masuda fa caricare il prezioso carico ammassato nella s tiva del "San Felipe" e quanto recuperato in mare su un'altra nave, che il 2 dic embre, con a bordo il governatore di Ky-oto, messo di Hideyoshi, e il capitano L andecho, lascia la cittadina portuale dell'isola di Shikoku. Hideyoshi, da quando era al potere, aveva dato ampia prova di non badare a spese nel costruire castelli e residenze come la grande J-urakudai in Miyako, nell'er igere sia templi buddhisti come il Tenzui- ji o lo Shoun-ji (1593), in memoria d i un suo figlio morto in tenera et, sia templi shintoisti ("jinja"). Li fece poi arredare con porte scorrevoli riccamente dipinte e con paraventi persino di sei ante, dipinti con scene di fiori e uccelli su fondo d'oro e di preziosi pigmenti , secondo la tecnica del "dami-e", da pittori della scuola Kan-o e da Hasegawa T -ohaku (1539-1610). Cos facendo aveva prosciugato buona parte delle sue risorse. Colui che la Cronaca di Frois chiama costantemente "re", era dunque tormentato d a seri problemi finanziari dopo l'infruttuosa e costosa campagna di Corea del 15 92 e il recente disastroso terremoto di Ky-oto. Il 7 dicembre il vescovo gesuita Martnez e padre Rodrguez raggiungono Sakai, nell' intento di rientrare a Nagasaki. L'indomani - futura festa dell'Immacolata in forza del dogma pronunciato dallo s tesso Pontefice che avrebbe canonizzato i primi martiri di Nagasaki - Masuda vie ne ricevuto in udienza da un corrucciato Hideyoshi nella residenza di Fushimi. I l capitano Landecho viene fermato ad - Osaka. Masuda conferma l'accusa contro gl i spagnoli, affermando di aver costatato che il "San Felipe" trasportava armi e soldati in quantit. Hideyoshi, timoroso della stabilit politica del proprio potere , risolve di ordinare prontamente l'arresto e la condanna alla pena capitale dei missionari francescani e dei loro collaboratori laici nel convento francescano della capitale. I cristiani ponevano all'interno della societ dell'epoca un'inedi ta sfida culturale, perch dimostravano apertamente il coraggio di non subire cond izionamenti dall'ambiente 91 famigliare e sociale nel praticare una fede che non si amalgamava con lo shintoismo, come invece era riuscito al buddhismo. La condanna alla crocifissione escludeva i gesuiti, forse perch considerati ancor a intermediari utili al commercio con Macao (7). Frois ha scritto pagine di gran de interesse per capire lo stato d'animo della comunit cristiana e del daimy-o pi fervente e vero figlio spirituale dei gesuiti, Takayama Ukon (Giusto), di fronte alla prova di forza di Hideyoshi e alla prospettiva del martirio. Pagine che ge ttano luce su azioni e reazioni di chi si trov ad eseguire il primo passo necessa rio all'esecuzione della sentenza capitale: la lista dei condannati. Breve ed intenso, ecco qui il X capitolo della "Cronaca" di Frois, dalla version e di Y-uki Ry-ogo: "I Padri Gesuiti erano radunati a Miyako in una casa privata. Padre Organtino invi fratel Giovanni da Ukon, per informarlo che il Taik-o aveva dato disposizione che i missionari fossero uccisi. Giusto, a quelle parole, si r allegr pensando di poter prendere parte anche lui a sorte cos felice. Ripieno di g ioia - riferiva il fratello - sembrava saltare dalla contentezza: "Ora la miseri cordia Divina - andava esclamando - si manifesta a me consentendomi di essere ma rtire, accompagnando padre Organtino!". Senza indugi di sorta salta a cavallo e a briglia sciolta vola verso Fushimi, pe r congedarsi dal daimy-o di Chikuzen Maeda, di grande aiuto a Takayama nel perio do del primo esilio. Portava con s, nell'intento di offrirglieli, due preziosi va si per conservare il the, del valore di quattro o cinquemila ducati. Ritiratisi in una stanza riservata della residenza del daimy-o, Ukon parla del d

ecreto del Taik-o e manifesta il desiderio di morire anche lui assieme al padre Organtino per la fede, concludendo cos: "Per questo son qui, per dirvi addio". "Ammiro il tuo coraggio - e Maeda batt le mani, sorpreso da quanto udito - ma non il caso di precipitare le cose. Mi trovavo anch'io al castello di - Osaka quand o Hideyoshi manifest irritazione verso i padri; per minacci di morte solo chi provi ene dalle Isole Luzn, perch, lungi dall'ottemperare ai suoi decreti, sembra beffar si di lui. Inoltre l'ho udito dire con chiarezza che la condanna non includeva i padri Gesuiti. Vivi tranquillo, Ukon, non si pensa a te, che sei amico dei gesu iti. Nulla il Re intende fare contro di loro." Risponde Ukon: "Forse voi parlate cos per consolarmi, ma nulla rinnego della fede da me professata e degli insegna menti ricevuti dai padri". Giunse l'ora del congedo. Il daimy-o accompagn Ukon fino alla sala anteriore e l, presenti pi persone, gli ripet quanto detto poco prima. Poi, rivolto agli astanti, aggiunse: "Takayama Ukon qui davanti a noi un uomo eccellente e di grande disti nzione, guerriero valente e valoroso, persona colta e prudente. Ritengo che se s i trovasse oggi nelle grazie del Taik-o, sarebbe il primo o il secondo daimy-o d el Paese; ma per la sua volont di non rinunziare ad essere cristiano, si trova in questo stato. Ad ogni modo io parler in suo favore al Taik-o. Gli ricorder che Uk on cristiano con il suo beneplacito e che per questo favorisce i gesuiti come pr ima". Tornato nella capitale, Giusto rifer tutto ai padri ma loro, per il momento, non si ritenevano ancora al riparo dall'ira di Hideyoshi." Nel frattempo - annota Fr ois nel capitolo VI della "Cronaca" - Ishida Mitsunari (8), incaricato l'11 nove mbre da Hideyoshi di rendere operativa la condanna capitale per i missionari e i cristiani, compilando la lista dei religiosi a Miyako e dei fedeli che frequent avano il convento, incaric un funzionario (Hasegawa Uhyoe) di recarsi sul luogo e di portare a termine l'incarico. La lista, a un primo calcolo, avrebbe dovuto comprendere 47 persone. In effetti ne furono segnate 170, in testa Takayama Ukon, allora residente nella capitale. Tanti i nomi quanti erano i fedeli entusiasti di testimoniare la fede con la pro pria vita, privilegiando rispetto a tutto il resto la salvezza dell'anima. E per non lasciare dubbi, oltre a dichiarare di essere cristiani, ognuno di loro avev a apposto sul foglio di carta il timbro di famiglia, secondo l'uso locale. La lista dei 170 nomi venne portata ad Ishida. Costui subito depenn Takayama, sap endolo uomo di fiducia di Maeda. Alla fine restarono segnati solo dodici nomi di fedeli. Furono i primi della lis ta definitiva di 24 persone, che comprendeva i cinque missionari stranieri e i r eligiosi di - Osaka e a cui, durante il viaggio verso Nagasaki, vennero aggiunti gli ultimi due, colpevoli solo di essere e agire da ferventi cristiani.

LE ANTICHE PROVINCE DEL GIAPPONE Kai (Yamanashi) Shinano (Nagano) Mikawa (Aichi) Owari Mino (Gifu) Hida AREA KINKI Yamashiro (Ky - oto-fu) Tanba Tango Izumi ( - Osaka-fu) Kawachi Yamato (Nara) Kii (Wakayama) Ise (Mie) Iga Tajima (Hy - ogo) Tanba Setsu Harima Awaji Omi (Shiga) AREA CHGOKU Bizen (Okayama) Bitch - u Mimasaka Bingo (Hiroshima) Aki Nagato (Yamaguchi) Su-o Inaba (Tottori) H-oki Izumo (Shimane) Iwami Oki ISOLA SHIKOKU Sanuki (Kagawa)

Iyo (Ehime) Awa (Tokushima) Tosa (K-ochi) ISOLA KYSH Chikuzen (Fukuoka) Buzen Bungo (Oita) Hy-uga (Miyazaki) Chikugo (Saga) Hizen (Nagasaki) Iki (isola) Tsushima (isola) Higo (Kumamoto) Satsuma (Kagoshima) Osumi ISOLE RYKY Ry - uky - u (Okinawa) Ezo (odierno Hokkaid - o) AREA T - OHOKU Mutsu (odierna Aomori) Ugo (Akita) Rikuch - u (Iwate) Rikuzen (Miyagi) Uzen (Yamagata) Iwashiro Iwaki AREA KANT - O Hitachi (odierna Ibaraki) Shimotsuke (Tochigi) K - ozuke (Gunma) Musashi (Saitama) Sagami (Kanagawa) Shim - osa (Chiba) Kazusa Awa AREA CHBU Echigo (odierna Niigata) Sado Etch - u (Toyama) Kaga (Ishikawa) Noto Echizen (Fukui) Wakasa Suruga (Shizuoka) Izu ****************

NOTE: - (1) Il "neng- o" (lett. "nome dell'anno") termine storico indicante le ere, s ottocategorie dei periodi ("jidai") in cui si articolava la storia giapponese fi no al 1868. A partire dal 645 d.C, anno ricordato come "Taika" ("grande cambiamento") e per un totale di 246 "neng- o", i giapponesi usavano indicare l'anno in corso con il nome dell'era e il corrispondente numero progressivo, sino al cambiamento del n ome dell'era stessa per volont dell'imperatore, qual che fosse il motivo. Il "nen g-o" contrassegnava anche gli avvenimenti. Basti pensare alla "Tensh-o Ken' - O Shisetsudan", ovvero la "Missione (cattolica) in Europa dell'era Tensh-o ". - (2) Asano Yoshinaga (1576-1613), figlio del daimy- o Nagamasa, seppe stringer e rapporti amichevoli con Hideyoshi, distinguendosi nelle campagne di Odawara e di Sekigahara, che gli fruttarono notevoli compensi. Osserva Ebisawa (cfr. "Gran de dizionario storico del cristianesimo in Giappone", p. 38) che anche se il per sonaggio definito "yoki tomo" ("buon amico") negli scritti della Compagnia di Ge s, lo studioso Michael Steichen ne registra il battesimo ad Osaka nel 1596 e comu nque ricerche d'archivio confermano (C. Boxer, H. Cieslik, A. Ebisawa) il legame amichevole tra questo daimy-o e i francescani. In particolare con il francescan o Andrs de la Cruz, che allevi non poco le sue sofferenze a causa di una difficile patologia intorno al 1605. Acconsent con liberalit all'evangelizzazione nel suo f eudo di Wakayama. Gli si attribuisce la dichiarazione che si sarebbe fatto batte

zzare se non ci fosse stata la proibizione dello shogun a professare la fede cri stiana. - (3) Michael A. Steichen (1857-1929), sacerdote cattolico lussemburghese, fu i nsigne studioso del "periodo cristiano" in tutti i suoi risvolti religiosi quant o culturali - prese anche parte agli studi pionieristici sull'edizione Amakusa d elle "Favole di Esopo" -. A un anno dall'ordinazione and missionario in Giappone (1887). Oper a Morioka, Shizuoka, T-oky-o, Yokohama. Fece traduzioni dei Vangeli e dal 1912 diresse la rivista cattolica "La Voce", su cui tra l'altro pubblic sot to forma di saggi buona parte delle sue ricerche. Tra le opere pi significative, ricordiamo "L'insurrection de Shimabara de 1637-1638", Tokyo, 1898 e "Les Daimyos chrtiens, ou un sicle de l'histoire politique et religieuse du Japon", Hong Kon g, 1904 (trad. di Yoshida Shogor- o). - (4) "Hara", considerata sede dell'animo e dei pensieri intimi, in campo lingu istico d luogo a una serie di espressioni: "persona di ampie vedute, generosa" (" persona dal ventre spesso"); "in fondo al cuore" ("dentro il ventre"); "capire l e intenzioni di qualcuno" (lett. penetrare nello stomaco/ventre"); "essere una p ersona imperturbabile" ("persona dal ventre ben fermo"). Colorite e immediatamen te intuibili le espressioni, per noi curiose, quali "uomo dal ventre nero" (ossi a "persona perfida") e "il ventre si solleva" (dunque "arrabbiarsi"). In campo artistico, la particolare dizione del recitativo cantato di attori, sop rattutto del tradizionale teatro delle marionette "Bunraku", strettamente legata ad un preciso allenamento del diaframma. "Harakiri", rituale ed estrema via d'uscita dai "vicoli ciechi" dell'esistenza i mposta dal codice d'onore nipponico, poi termine tra i pi noti in Occidente, sebb ene i giapponesi preferiscano "seppuku", lettura dotta degli stessi due ideogram mi. - (5) Frois, "Cronaca del martirio dei 26 santi del Giappone", trad. a cura di Y- uki Ry-ogo, Ed. Junshin Daigaku, Nagasaki, 1995, pp. 246-249). - (6) Terazawa Hirotaka (1567-1633), daimy-o di Karatsu e uno dei governatori d i Nagasaki, divenne amico di Hideyoshi quando questi soggiornava al castello di Nagoya. Nel 1595 venne battezzato a Nagasaki da padre Pedro Gmez con il nome di Agostino. Al tempo della persecuzione, ripresa con il martirio dei 26 testimoni, Terazawa si allontan dalla fede cristiana trasformandosi talvolta lui stesso in un vero pe rsecutore (cfr. di Y- uki Ry-ogo, "I daimy-o divenuti cristiani", cit. in Frois, ibidem, p. 57). Personaggio da non confondere con Terazawa Hanzabur-o, fratello minore di Hirota ka, residente a Nagoya nel Ky-ush-u e in quel periodo trovatosi a fare le veci d el fratello a Nagasaki. Sebbene non credente, era benevolo verso i cristiani e, come lo stesso Paolo Miki lasci scritto, gli era amico e si dispiacque di non pot er far nulla per aiutarlo. Frois nella "Cronaca" lo chiama costantemente Hanzabu ro. - (7) Boxer, op. cit., pag.168. - (8) Ad Ishida Mitsunari (1560-1600), uno dei quattro "Bugy- o" (governatori) della capitale, competeva l'amministrazione della zona bassa di Miyako. Mostr un atteggiamento favorevole, nei limiti del possibile, verso i padri gesuiti.

******************** CAPITOLO IV

"Amare ed essere amato, lo scopo dell'esistenza! La vita dell'uomo poggia su un valore essenziale: saper fare una scelta, null'altro amare se non quello che deve essere amato".

Agostino di Tagaste "Lettere", 155, 3-12 "Per fare di un uomo un santo, ci vuole la grazia, e chi ne dubita non sa che co sa sia un uomo e che cosa sia un santo". Blaise Pascal "Pensieri", 508 96 ****************** Da 24 a 26 i "testimoni" di fede in cammino verso Nagasaki "Condanno costoro a m orte perch, venuti da Luzn in Giappone in qualit di ambasciatori, sono rimasti a lu ngo nella capitale predicando la legge cristiana e costruendo chiese, in dispreg io del mio divieto. Ordino pertanto che siano crocifissi a Nagasaki" (1). La decisione di Hideyoshi fu improvvisa e inappellabile, malgrado il tentativo d i qualche daimy-o di farla sostituire con l'ordine di immediata espulsione dal P aese. Quali ragioni lo abbiano indotto a fare arrestare e giustiziare, nei termi ni sopra riportati, tutti i religiosi spagnoli residenti nella capitale e ad - O saka, nonch i laici francescani, ai quali "per errore" vennero aggiunti Paolo Mik i e i due "d-ojuku" dei gesuiti Diego Kisai e Giovanni da Got-o, operanti a - Os aka, oggetto da secoli di varie ipotesi. Resta come ipotesi pi accreditata fra gli studiosi la volont di contrastare la pot enziale minaccia per il Giappone di diventare in futuro una colonia sotto il pat ronato del re di Spagna e Portogallo, il cui modello di trasposizione della "cri stianit" fuori dai propri confini rappresentava quel gran problema affrontato dal la Santa Sede con la creazione di "Propaganda Fide" nel 1622. Del pericolo di co lonizzazione potevano apparire un esempio concreto Goa e Macao. Pi che di ragioni sarebbe forse meglio parlare di pretesti circa un pericolo desu nto dall'interrogatorio del pilota spagnolo del "San Felipe", che pare si trovas se in stato di ebbrezza. Gli interrogatori ed i colloqui erano mediati da interp reti ed ogni "certezza", in fin dei conti, si legava all'interpretazione che le autorit locali davano o volevano dare. Studi odierni hanno focalizzato i rapporti interpersonali in una societ tuttora m olto attenta a distinguere tra la propria "cultura" e quanto venga da fuori, aiu tando a mettere in luce aspetti chiave costanti della mentalit nipponica: 1) il giapponese, poco incline a credere in un dio creatore dell'uomo e a pensar e alla trascendenza, concepisce la religione come relativa ad un "hic et nunc". Tale atteggiamento piuttosto diffuso in Asia, dove l'idea di impermanenza porta a considerare ogni momento della vita umana prezioso, nuovo, irripetibile. Per i l buddhista ogni giorno vale da solo l'intero arco dell'esistenza (2), di cui il mattino simboleggia la nascita e la notte la morte. Buddhisti e induisti hanno in comune il convincimento che sia davvero importante meditare quotidianamente, riconfermarsi nella fede, pregare, dimostrare amore e compassione, esprimere gra titudine a fine giornata (3); 2) il Giapponese considera "ideale" la societ in cui il singolo subordina i propr i obiettivi agli interessi del gruppo. Si evitano cos, per quanto possibile, conf litti o atteggiamenti comportamentali in cui risalti essere o anche solo apparir e "diverso"; 3) la meditazione rappresenta il modo privilegiato per raggiungere serenit e "ill uminazione personale"; 4) il pensiero tende a circoscrivere gli stati emotivi; 5) risultando il gruppo sociale predominante sul singolo, quest'ultimo avverte i l bisogno di vivere in armonia con la natura. Modello di comportamento resta nei secoli la flessibilit del bamb, simbolo della migliore forma di resistenza alla p i furiosa delle tempeste. La strabiliante diffusione del cattolicesimo sul finire del Cinquecento aveva fi nito col porre in crisi, con fermezza e discrezione, le accennate secolari "cert ezze" della societ nipponica. La popolazione non dava segnale alcuno di ostilit ai cambiamenti impressi nel suo interno dall'incontro con cultura e spiritualit cri

stiana. La storia dimostra che non cos la pensavano le autorit civili, timorose dell'event uale colonizzazione (4) del Paese, ma soprattutto timorose di perdere il control lo della situazione. Esse avevano visto affermarsi, fra i daimy-o come fra il po polo minuto, valori spirituali che esigevano, da parte della coscienza del singo lo, obbedienza ai comandamenti dell'Assoluto, magari in netto contrasto con i de ttami di un signore locale o del governo centrale. E quest'ultimo non accettava di buon grado l'idea che parte della popolazione concepisse per fede la vita com e un passaggio verso una patria celeste. Per Hideyoshi, la decisione di far eseguire la temuta condanna di crocefissione doveva costituire prova di forza e di potere. Per renderla nota in tutto l'arcipelago, e per ottenere da essa il massimo effet to, l'autocrate volle che la colonna dei condannati alla crocefissione attravers asse a piedi, e in barca quando necessario, buona parte del Paese. E volle che l a condanna capitale, mai prima di allora inflitta a stranieri e proprio per ques to destinata ad essere seguita da un'impressionante massa di testimoni oculari, fosse eseguita a Nagasaki, allora sotto la giurisdizione del daimy-o di Omura. E ra il cuore della cristianit nipponica che Hideyoshi voleva colpire! L'8 dicembre 1596 le guardie incaricate di eseguire l'ordine di arresto entrano nel modesto convento della capitale. I sei religiosi sono l, sereni. Francescani alcantarini, a loro il martirio appariva la via maestra alla conclus ione del percorso spirituale cui da anni li aveva preparati ed impegnati la spir itualit operosa e caritativa, predicata e testimoniata dal santo fondatore. Altre ttanto fermi nel testimoniare con estrema coerenza la fede, fino ad allora vissu ta come intima scelta e non passibile di tentennamenti, i terziari francescani, tutti locali e delle pi varie fasce d'et, residenti a Ky-oto e ad - - Osaka. Si trattava di gente semplice, di persone ordinarie, eppure il loro coraggio di essere cristiani fino in fondo, la forza interiore resa salda dalla preghiera e dal fiducioso abbandono al disegno della Provvidenza - il rifiuto di abiurare pe r aver salva la vita, alternativa con insistenza offerta ai giovanissimi come Lu dovico e respinta - dimostrano con chiarezza e con la discrezione propria degli atti eroici, pronti a consumarsi nel silenzio, che la fede di quei cristiani nel la vita ultraterrena non si radicava affatto su interessi estranei alle esigenze spirituali come lo sono quelli commerciali. In merito, il capitolo VII della "Cronaca" di Frois ci offre il ritratto di una fede intensa, di attenzione alla salvezza dell'anima da 99 parte di un Mattia di fficile da dimenticare, per molti versi sconvolgente: eccolo. Si chiamava Mattia l'uomo con mansioni di cuoco e disponibile, quando poteva, a tanti piccoli servigi presso il convento di Miyako. Le guardie incaricate di compiere la "retata", lista alla mano, cercavano dunque questo Mattia, che intanto era fuori del convento per compere. "Mattia, ehi, vieni fuori!" vociavano le guardie - la voce narrante di Frois si rende, nella sua stringatezza, profondamente compartecipe -. Si present allora un omonimo del ricercato, che and diritto dalle guardie: "Non sono quel Mattia che cercate - disse - ma mi chiamo come lui e anch'io sono cristiano. Su, prendete me!". Alle guardie, i conti tornarono. E subito, senza ulteriori formalit, arrestarono uno dei 26 futuri testimoni di fede, un volontario per la morte terrena, fermo n ella certezza di guadagnarsi la salvezza eterna. Un caso simile, lo vedremo fra poco, fu quello di Gioacchino Sakakibara. I primi giapponesi crocifissi a Nagasaki dimostrano che la fede nel messaggio cr istiano e nei valori di cui portatore, era riuscita a sostituirsi al tutt'oggi i mperante concetto buddhista di "en" o "legame predeterminato" (5), che seppur fr utto della filosofia indiana si era radicato nella mentalit estremo-orientale pas sando per Cina e Corea, come attesta ampiamente gi la letteratura classica del pe riodo Heian (794-1192). 9 dicembre: Ishida redige la lista dei ventiquattro arrestati nelle precedenti v entiquattro ore. Nel contempo vengono poste delle sentinelle per controllare i c onventi di Ky- oto e di - Osaka.

La mattina del 10 dicembre padre Organtino lascia - Osaka - dove la casa di Andr ea Ogasawara piantonata dalle guardie - diretto a Miyako, dove, per ordine di Is hida, anche la piccola dimora dei gesuiti non sfugge alla sorveglianza disposta dalle autorit locali. L'11 dicembre Hideyoshi compie un sopralluogo al cantiere del castello di Fushim i in ricostruzione e l convoca Ishida ordinandogli di far giustiziare i religiosi . L'indomani a Ishida, nel corso di un ennesimo colloquio con Hideyoshi, viene p recisato che nella lista dei condannati a morte non devono essere compresi i ges uiti. Il 18 dicembre padre Pietro Battista invia una lettera a fra Juan Pobre. Mercoled 25 dicembre: con l'intento di assistere alla Messa di Natale il capitano Landecho si reca nel convento francescano di - Osaka. Luned 30 dicembre: padre Pietro Battista, dal convento della capitale, scrive tra le altre una missiva a don Landecho in cui lo ringrazia delle sue due lettere e lo rassicura, avendo incaricato per lettera fra Geronimo di recarsi a Nagasaki al fine di facilitare i preparativi della nave su cui il capitano intende rientr are a Manila. In serata, mentre Hideyoshi sta per partire per - Osaka, l'irriducibile monaco b uddhista Seyakuin gli chiede la vita dei cristiani arrestati. L'autocrate, come soggiogato, ordina a Ishida di far eseguire la condanna a mort e. 31 dicembre, festa del "misoka", ultimo giorno dell'anno. Da - Osaka, Hideyoshi impone che gli arrestati vengano trasferiti a Miyako, dove i religiosi vengono portati in casa dell'ufficiale responsabile. Capodanno 1597: padre Pietro Battista, che non si sente molto bene ed consapevol e di avere ormai un tempo limitato, scrive a Fra Juan Pobre. Il 2 gennaio Ishida trasmette l'ordine di Hideyoshi di procedere 101 all'esecuzi one della "condanna a morte per crocefissione". Gli arrestati fanno il giro dell e vie di Ky-oto affinch, come d'uso, tutti li vedano, su otto carretti che traspo rtano ognuno tre condannati. Lo studioso Kataoka Yakichi, nella "Storia dei mart iri del periodo cristiano in Giappone", tratteggia con emozione il coraggio, la fede, la forza della preghiera che sostennero anche i pi giovani del gruppo dei p rimi ventiquattro martiri, a partire dall'umiliante mutilazione. Infatti il 3 gennaio a ognuno dei condannati viene reciso per sfregio il lobo de ll'orecchio sinistro; Viktor Noda Gensuke, un cristiano che svolgeva mansioni di aiuto ai padri gesuiti ad - Osaka, raccolte le parti mutilate di Paolo Miki, Di ego Kisai e Giovanni da Got-o, le fece pervenire all'anziano padre Organtino. I testimoni di fede sostennero la prova con grande dignit. Sul loro volto traspar iva una gioia interiore che suscitava stupore anche negli increduli. Dal carrett o, padre Pietro Battista non si astenne dal predicare. I giovanissimi Ludovico, Antonio e Tommaso recitavano "con espressione angelica in volto" il "Padre Nostr o", l'"Ave Maria", che Pio V aveva approvato nella codificazione finale, ed altr e "orasho", termine nipponizzato per orazioni. L'impressione sugli astanti fu forte. Al termine del lungo giro - sottolinea Kataoka -, Paolo Miki scese dal proprio c arretto e, accostatosi con umilt ai padri francescani, li salut uno ad uno: "Oggi siamo partecipi per la prima volta di una grande grazia, per la misericord ia divina, e questo lo dobbiamo a voi, padri" (7). il 4 gennaio quando i martiri raggiungono - Osaka. Il 5 gennaio, condotti a Sakai, vengono di nuovo mostrati alla popolazione. Gli abiti sono macchiati di sangue, la mutilazione ancora fresca. Il 9 gennaio, da Sakai si torna ad - Osaka e il giorno dopo inizia la "via cruci s" verso Nagasaki. Una ben lunga via, dove la geografia dei luoghi si unisce all a storia del travaglio interiore. Una via di cui Y-uki Ry-ogo ha ricostruito il percorso, nelle sei tappe principali da Ky-oto per Katakabe e Mihara - da dove, rispettivamente, Paolo Miki e Tommaso Kosaki scrivono le ultime lettere - Yamagu chi, Togitsu, fino ad Urakami, per un totale di trentacinque "stazioni" (cartina allegata). Don Landecho e fra Juan Pobre, imbarcatisi il 17 gennaio, si diressero anche lor o verso la cittadina scenario del martirio, su una collina che per alcune caratt

eristiche ricorda - stato scritto - l'altura del Golgota. Ricevute le lettere di padre Pietro Battista e di Paolo Miki che esprimeva il de siderio di potersi confessare e di ricevere l'Eucarestia prima di morire, il vic e-provinciale senza indugi invi loro incontro i padri Francesco Pasio e Giovanni Rodrguez. Mezzod del 4 febbraio: arriva a Sonogi, presso Nagasaki, padre Rodrguez trovandovi gi Terasawa Hanzabur-o che, memore dell'antica amicizia con Paolo Miki, aveva la sciato capire ai padri gesuiti di acconsentire ad una breve liturgia e ad una co nfessione dei "fratelli" Paolo, Diego Kisai e Giovanni da Got-o. Il sostituto go vernatore, per, non permette nessuna sosta. Solo l'intenso abbraccio fra i religi osi e padre Rodrguez, da cui comunque traggono conforto. La cerimonia liturgica d esiderata non ha luogo. Padre Pasio, a cui era stato negato di raggiungere Sonogi, arriva nel frattempo al lebbrosario di Nagasaki, non distante dal luogo dell'esecuzione. Decide di attendere l il passaggio dei martiri. I condannati, nella tappa di Togi tsu, a sette "ri" marittimi da Nagasaki, vengono lasciati l'ultima notte ad inti rizzire sulla nave stessa, legati con corde. Il programma di far passar loro que lla notte in una casa di Nagasaki gi approntata, subisce modifica all'ultimo mome nto. Infatti Hanzabur-o, temendo disordini in una citt cos cristiana ed eventuali mosse dei portoghesi presenti, decide di far portare i martiri la mattina stessa dell'esecuzione - giorno della festivit di sant'Agata, annota un pacato Frois sul luogo del martirio, senza entrare in citt. I religiosi francescani sono legati con corde tenute dietro di loro dalle guardi e, mentre gli altri hanno legate persino le mani. Arrivati davanti al lebbrosari o di San Lazzaro nei pressi della collina di Tateyama, trovano ad attenderli pad re Pasio, religioso singolarmente ricco di esperienza del mondo estremo-oriental e dopo la parentesi trascorsa a Canton e in Cina a fianco di padre Michele Rugge ri (8) e dunque capace di strappare sul momento ad Hanzabur-o il consenso a conf essare i "fratelli" gesuiti all'interno del lebbrosario. Il primo a confessarsi con padre Pasio Paolo Miki. Avendo il giovane le mani leg ate e per questo non in grado di togliersi il cappello, prega padre Francesco di volerlo fare per lui. Per i compagni Diego e Giovanni arriva il momento tanto a tteso di poter pronunciare, nel testo giapponese approntato da padre Pasio, la f ormula che li consacra a pieno titolo membri della Compagnia. L'ultima consolazi one, prima di affrontare l'ultimo tratto e l'estrema prova. Le croci erano gi pronte all'arrivo dei morituri. Gi pronte le buche nel terreno p er drizzarvi le croci. Nello stile locale, la forma dello strumento di morte pre sentava alcuni particolari che Frois, malgrado la salute gi precaria, volle indic are disegnandoli in modo particolareggiato: un braccio verticale, tre assi orizz ontali di appoggio alle braccia, ai piedi e al punto dove il condannato avrebbe potuto "sorreggersi", appoggio che - precisa il testimone - avrebbe poi impedito al corpo ormai senza vita di "crollar gi". Si trattava di croci personalizzate, tanto da far correre l'undicenne Luis o Lud ovico (9) verso la propria, la pi piccina. Personalizzate, ma non certo tutte. No n lo era quella destinata a Paolo Miki, come racconter non senza emozione Pedro Gm ez. Miki era pi piccolo di statura rispetto alla croce assegnatagli, perci non arr ivava a "sedersi" sul piolo al centro dell'asse pi lungo, la cui funzione era ten ere appunto bloccato il corpo. Uno dei carnefici prov inutilmente a stiracchiare il martire. Alla fine decise di ovviare all'inconveniente legandogli il petto al la croce con un lungo pezzo di stoffa. E per meglio annodarlo, poggi il piede sul petto del condannato. A quella vista, un religioso l vicino si lasci sfuggire l'osservazione che poteva essere risparmia ta, almeno allora, tanta brutalit. Con calma e serenit di tono, Paolo interloqu: "Padre, mica cosa rilevante, va bene cos!" (10). Sulla collina di Nishizaka le croci, con il loro carico umano sottoposto allo st razio del violento rimbalzare nel terreno, vennero drizzate in fila e allineate a una distanza di tre, quattro passi l'una dall'altra, in direzione della citt. A l centro i religiosi, dieci giapponesi sulla destra, altri dieci sulla sinistra tra cui i tre gesuiti. Circa quattromila, secondo le fonti dell'epoca, furono i testimoni oculari da ogni punto della citt e delle alture e dal porto; tanti, pur

di assistere all'evento, salirono persino sui tetti delle abitazioni. Secondo i l testimone Frois, l'ordine di crocifissione, cominciando da oriente, fu questo: 1) Francesco Adaucto, 2) Cosme Takeya, 3) Pietro J- ojir- o, inviato in aiuto da pa dre Organtino, 4) Michele Kozaki, 5) Diego Kisai, 6) fratel Paolo Miki, 7) Paolo Iba raki, 8) fratel Giovanni, 9) Ludovico "d-ojuku", 10) Antonio, 11) e primo dei religi osi francescani padre Pietro Battista, detto "El Comisario", 12) fra Martino, 13) fra Felipe seminarista, 14) padre Gonzalo Garca, 15) fra Francisco Blanco, 16) padre Francesco, 17) Mattia (Matteo), 18) Leone Ibaraki, 19) Bonaventura "d-ojuku", 20) T ommaso Kozaki figlio di Michele, 21) Gioacchino Sakakibara, 22) Francisco detto il medico, 23) Tome missionario, 24) Giovanni Kinuya, 25) Gabriele, 26) Paolo Suzuki. Nell'ultima parte di un viaggio lungo ottocento chilometri, il gruppo di ventiqu attro si era intanto accresciuto di due unit: quei giovani Francesco Adaucto e Pi etro J-ojir-o che le guardie, stanche di vedersi sempre attorno, solleciti ad ai utare e a tener alto il morale dei condannati, saputili cristiani, finirono con unire al gruppo destinandoli alla comune pena.

Pietro Battista e Paolo Miki, modelli di armonia tra francescani e gesuiti I martiri, nella riscrittura di Frois, non ci vengono incontro con rigido stile da icona, anzi, vivono una umanit sofferta. Tuttavia nutrono una fiducia forte ne lla salvezza eterna, quale possono dare soltanto la ferma fede in Dio e l'amore per il prossimo, con cui si vuole condividere tale salvezza. A ben vedere, persino i contrasti (11) sull'evangelizzazione "privilegiata" dei gesuiti portoghesi rispetto al sempre maggiore successo riscosso fra il popolo d all'opera dei francescani spagnoli a favore degli umili, dei sofferenti e degli emarginati, restano argomenti da puntigliosi storici di professione. Essi vengon o spazzati via dal testimone cronista quando sottolinea lo "stupore" con cui le guardie dei martiri sentono il gesuita Paolo Miki pronunciare parole di ringrazi amento verso il francescano Pietro Battista per aver dato modo, a lui e ai suoi confratelli Diego Kisai e Giovanni da Got-o, di condividere l'esperienza e la "g razia" del martirio. Pazzie dei santi? Risalta al cap. XIV della "Cronaca" un ep isodio illuminante, che invita alla riflessione. Fra Paolo Miki e padre Pietro B attista, sulla via fra Hakata ed Omura, ormai non molto distanti da Togitsu, ven gono colti da Frois nel corso di una "pausa" la cui forte tensione e commozione si trasmettono al lettore. Durante una sosta del terribile viaggio, i condannati si soffermano sotto lo sguardo vigile e freddo delle guardie, che poi riferiran no l'episodio. Seduto su un sasso, padre Pietro appare immerso in meditazione. S embra avvertire pungente non il clima rigido, ma altro, e lacrime gli rigano il volto. Vedendolo cos, le guardie esprimono ad alta voce commenti sprezzanti su qu ella che loro ritengono manifesta paura di morire. Paolo Miki ha ascoltato e compreso. Si avvicina a padre Pietro, sapendo bene che il francescano non pu avere compreso i commenti in giapponese delle guardie e lo prega di contenersi, perch le sue lacrime sono state fraintese. Sar l'esperto int erprete fra Gonzalo Garca a spiegare alle guardie l'equivoco. Non il timore della morte, ma la consapevolezza di non poter continuare la missione evangelizzatric e gli aveva fatto perdere l'autocontrollo. Ancora Paolo Miki si impone all'ammirata attenzione di studiosi come Kataoka, pe r la schiettezza del suo predicare e per la tenacia nel dialogare e nel far acco stare i connazionali al messaggio cristiano fino all'ora estrema: ormai crocifis so, egli attira su di s l'attenzione della popolazione presente, precisando quel che era ovvio ad un solo sguardo: "Non sono nativo di Luzn, ma giapponese e gesuita. Crimini non ne ho commessi, ve ngo ucciso per il solo motivo di diffondere il cristianesimo..." Parole fiere e decise, in contrasto con il sopraccitato testo della condanna. Parole limpide ne ll'indicare la vera causa del martirio suo e dei compagni, la stessa, immutata n ei secoli, di cui aveva avuto piena coscienza con chiaro discernimento Tertullia no: "Sulla tavola della condanna, non appare altro crimine se non quello di essere c

ristiano" ("Apologeticum", cap.II, PL1, 278-279).

In margine al concetto di "martirio" "Io dico di quegli che fino a questo d, gittata a stento di molti anni la sementa dell'evangelica predicazione nel campo di quella incolta e dura gentilit giappon ese, poscia per renderla pi largamente feconda l'hanno innaffiata ... col sangue ..." Daniello Bartoli, "Storia della Compagnia di Ges" " il martirio che rivela l' essenza pi vera del messaggio cristiano ... Dal punto di vista psicologico ... la prova pi eloquente della verit della fede, che sa dare un volto umano anche alla pi violenta delle morti e manifesta la sua bellezza anche nelle pi atroci persecuz ioni. Lungo i secoli, l'Asia ha dato alla Chiesa e al mondo un grande numero di questi eroi della fede ... come san Paolo Miki e compagni", 107 scriveva Giovann i Paolo II in "Ecclesia in Asia", firmata a Nuova Delhi il 6 novembre 1999, sott olineando la valenza della memoria storica dei testimoni di fede, modelli di sti le di vita interiore a distanza di secoli e di luoghi, uomini grandi e coraggios i. Il pensiero e l'ammirazione di molti, giapponesi e non, va al francescano con ventuale polacco Massimiliano Kolbe. Egli era stato stimolato a partire in missi one per l'Estremo Oriente dall'esempio eroico dei martiri in una terra come poch e segnata da una dimensione di testimonianza di fede universale. Chiunque si accosti alla storia ed alle fonti dell'inesausta ricchezza interiore dei figli spirituali di san Francesco d'Assisi, non pu non restare colpito dal c apitolo 16 ("De euntibus inter saracenos et alios infideles") della regola del 1 221, autentica novit rispetto alla legislazione monastica. Da esso appare chiaro che il martirio per Cristo si delinea come aspirazione suprema e movente primari o dell'apostolato francescano tra i non cristiani. Il martirio, sulla cui teolog ia e correlazione all'espansione della Chiesa il vescovo Cipriano (sec.III), egl i stesso martire nel nord Africa, ebbe a soffermarsi, rappresenta l' "apice dell a perfezione" (1 Cel. 55) proprio per l'imitazione della povert e umilt del Salvat ore. La mistica del martirio quale culmine di perfezione evangelica, fortemente incisiva sulle prime generazioni francescane e negli scritti di san Bonaventura, nutrir profondamente il pensiero di san Pietro d'Alcntara, cui si ispir l'azione m issionaria di padre Pietro Battista e compagni fra gli infideles della terra est remo-orientale. I "nostri" ventisei figli dell'Oriente e dell'Occidente vengono tuttora consider ati primi di una ben lunga lista, e fra loro i missionari ritenuti protomartiri in terra giapponese. In effetti, prima di loro e sin dal 1558, l'essere e il dic hiararsi cristiano fu per altri ventisette uomini e donne di diversa condizione sociale causa di morte violenta, come documenta un recente studio dello storico Juan Ruiz de Medina (12). Significativi, i dati statistici sui cristiani testimoni di fede in terra giappo nese contano 3.097 persone tra il 1558 e il 1873 - tacendo le 37.000 vittime del la rivolta di Shimabara, in cui la "molla" del malessere sociale svolse non picc olo ruolo - e solo tra il 1597 e il 1632 morirono 147 persone di et inferiore ai 14 anni, di cui due dichiarati santi e sei beati (13). Non va taciuto il fatto c he spesso i martiri si trovarono sorretti dalla presenza della propria comunit: l 'antico dipinto di autore anonimo giapponese conservato nella sagrestia della Ch iesa del Ges a Roma rappresenta, oltre ai martiri, la corale presenza della comun it che si affida alla forza della preghiera. Il martirio nella sua dimensione cristologica ed ecclesiologica, sottolineata da l professor Jess Lpez-Gay nel presentare "El Martirlogio del Japn" (1558-1573), evid enzia nella spiritualit dei testimoni quell'aspetto essenziale che la gratuit del dono, propria all'amore di Dio. In effetti, i martiri non agiscono in funzione d i un risultato specifico, di una strategia sociale o politica precisa. Essi dann o la misura dell'esistenza cristiana: offrire la propria vita, un atto di amore ispirato al Cristo che diede la sua per l'umanit. Paolo Miki, narra Frois, ebbe b en chiaro nell'animo questo ("Quale fonte di gioia per me imitare, nella mia est rema piccolezza, nostro Signore Ges Cristo che per me ha subto tante sofferenze!")

e da esso traeva forza di fronte alle sofferenze, vivendo in tal modo, come ogn i altro martire, un incontro personale con Dio. Gratuit del dono. Questo colpisce oggi, in societ come quelle odierne, dove l'effi cienza e la produttivit sono vincenti e l'indifferenza ai valori spirituali viene esibita; questo colpiva anche ieri, in societ omogenee dove il coraggio di esser e "diversi" poteva portare alla condanna capitale. I martiri si sentono in qualc he modo chiamati da Dio a testimoniare la fede di fronte a rischi che, dal punto di vista umano, non presentano alcuna possibilit di successo. Anche per questo, non esitano ad esprimere sentimenti e parole di perdono verso gli esecutori mate riali della loro morte - aspetto rilevante e ricorrente in tanti testimoni di fe de, rilevante al punto da continuare ad ispirare pensieri e riflessioni in scrit tori a noi contemporanei - pensiamo a Kaga Otohiko, rievocante Paolo Miki nel re cente "Takayama Ukon" -. Il termine stesso di martirio non presenta significato univoco, come ben spiega Clemente Alessandrino: "Il martirio consiste nel testimoniare Dio. Ma ogni anima che cerchi con purezza la conoscenza di Dio ed obbedisca ai Suoi comandamenti martire, sia nella vita che nelle parole", e del resto Luis Frois e Matteo Ricci non mancarono di puntua lizzare l'altra valenza racchiusa nel termine "testimonianza", ossia il travagli o interiore. L'uno sottolinea il "martirio" dei padri gesuiti nell' operare in G iappone con la massima discrezione dopo l'editto d'espulsione; l'altro, quello d el confratello Michele Ruggeri in ambito cinese (14). In epoca moderna resta pre gnante la riflessione di Kierkegaard che, riguardo le sottili ma devastanti form e di persecuzione esercitate attraverso la messa in ridicolo o l'indifferenza, v olte a rendere insignificante sia l'idea stessa che Dio possa esistere, sia il v ivere una vita ispirata dalla fede in Lui, affermava: "Questo il martirio del tempo della razionalit, mentre la condanna a morte di una volta il tempo della passione e del sentimento". Tra gli studiosi nipponici, Kataoka Yakichi ha percorso con obiettivit appassiona ta l'intero arco della storia di personaggi giapponesi e stranieri, religiosi e laici, accomunati dal martirio nelle sue forme pi brutali: crocefissione come a N ishizaka, decapitazione quale quella subita da Maria di Hirado o da Marta di Got -o, rogo, avvelenamento (il caso dei primi martiri gesuiti nel 1590-1592, fra i quali l'italiano Giuseppe Forlanetti), sospensione a testa in gi in un pozzo esal ante miasmi e cos via, in un Paese che riconobbe la libert religiosa l'11 febbraio 1889, sancita dal proclama dell'imperatore Meiji. Chiunque abbia familiarit con la mentalit tradizionale del mondo giapponese sa qua nta incredula sorpresa e incomprensione del senso profondo del martirio esso ris vegli nei non cristiani. Testimoniare la fede con la propria vita non appartiene alla tradizione n shintoista n buddhista; quest'ultima ritiene anzi che nulla sia pi prezioso della vita umana. Neppure accettare l'esilio pur di non abiurare sem brava via percorribile. Si pensi alle pressioni ricevute da Takayama Ukon! Nel s uo ambiente era diffusa l'idea che, al massimo, sarebbe potuto restare cristiano "nel cuore", senza entrare in conflitto con le autorit. Lo "stupore" culturale dei non cristiani dell'arcipelago di fronte al senso ulti mo del martirio si pu spiegare alla luce di un testo miliare come il "Ky-ogy-oshi nsh-o", enunciato dal patriarca Shinran (15) nel XIII secolo. Come ogni religion e, il buddhismo indica al fedele quattro distinti aspetti fondamentali: la dottr ina, la pratica, la fede e la testimonianza. Se nella chiave di lettura diffusa dal patriarca Shinran la fede si trasforma in elemento predominante, mentre la p ratica lo invece per le scuole meditative Zen, il cristianesimo e dunque l'eroic a prova offerta a Nagasaki dai ventisei protomartiri puntano a dare massimo rili evo alla fede tramite la testimonianza, fino all'offerta della propria vita. Fat to, questo, estraneo alla storia del buddhismo, tanto da non aver mancato di sco ncertare prima Hideyoshi e poi le autorit Tokugawa, di fronte al fiorire di prove di coraggio. La popolazione locale si ritrov straordinariamente coinvolta in ape rte manifestazioni di rispetto per l'eroismo dei martiri di Nagasaki, appartenen ti a tanto varie fasce d'et, eppure uniti nel testimoniare con ferma dignit la pro pria scelta di vita illuminata da immensa ed incondizionata fede nei valori lega ti alla salvezza ultraterrena.

Una parola, in margine all'evento, sulle reazioni immediate, che danno colore ai tempi e a personaggi di rilievo. A martirio avvenuto, il vescovo gesuita Martnez e il visitatore Valignano richies ero a Filippo II di Spagna di voler far cancellare il viaggio annuale della nave mercantile che collegava Nagasaki a Macao. Il fine era di causare in Giappone u na crisi economica, nella convinzione che il Taik-o sarebbe stato sensibile alle sanzioni. Il "consiglio", sottolinea Boxer, non ebbe seguito e la morte di Hide yoshi nell'autunno 1598 lo rese inutile. La tematica del martirio, nel secondo Novecento ha appassionato in Giappone gli intellettuali pi avvertiti, pi spontaneamente portati a "convertire" persone della propria cerchia. Pensiamo a End-o: stato appena scoperto negli archivi dell'Ist ituto "Obayashi Seishin Joshi Gakuin" della citt di Takaratsuka ( - Osaka), dove un tempo aveva insegnato End-o Ikuko, madre di Sh-usaku, il manoscritto inedito dell'opera prima "Saulo", in tre atti, scritto per il teatro da un venticinquenn e destinato ad un futuro da scrittore di fama internazionale. Pubblicato dopo 50 anni sul numero di giugno 2000 della rivista "Shinch-o", il m anoscritto prova come End-o gi si interrogasse sull'evangelizzazione e soprattutt o sul senso e sulla dimensione anche conflittuale del martirio, che tanta parte avranno nell'arco di un'attivit che va da "Silenzio" a "Fiume profondo". Nella "Lumen Gentium" del Concilio Vaticano II il lettore trova una delle pi bell e descrizioni e definizioni del martirio cristiano. Resta peraltro suggestiva l'omelia in quattro parole di sant'Ambrosio su sant'Ag nese: "Appellabo martyrem, praedicabo satis" (l'ho chiamata martire, ho detto qu anto basta), rievocata di recente da un alto rappresentante della Chiesa d'Asia (F.S. Van Thuan, "Oss. Rom.", 12-13 feb. 2001). ************************

NOTE: - (1) Frois, "Cronaca...", a cura di Y-uki Ry-ogo, op. cit., cap. VII, p.71-72. - (2) Il concetto non estraneo neanche al mondo classico occidentale: illuminan ti i versi dell'Orazio delle Epistole: "Considera ogni giorno come fosse l'ultim o: l'ora su cui non avrai contato, ti sar vieppi gradita" ("Omnem crede diem tibi diluxisse supremum: grata superveniet, quae non sperabitur rara", Ep. I, IV, 1314). - (3) "Niwano Nichiko, "Living in the Here and Now", "Dharma World", vol.27, ma rzo-aprile 2000, Tokyo, K-osei Publishing Company, p.16. - (4) Colonizzazione, termine di origine inglese, apparve nel 1769 mentre colon ialismo, implicante riflessioni a posteriori sulla colonizzazione, venne coniato nel 1902 dallo scrittore cattolico Charles Pguy. Quest'ultimo indica nella stori a della mentalit "il pi grande successo di tutti i tempi", nota acutamente Christi an Maurel, perch il suo principale effetto stato l'occidentalizzazione del mondo. - (5) Espresso dall'antico proverbio "tutto 'en'", questo concetto resta centra le nei rapporti umani, incentrati in un complesso contesto socio-relazionale qua le quello nipponico, che si riflette sulla lingua stessa, differenziata in pi "st ili": piano, umile, onorifico, a seconda dell'interlocutore. Si tratta di un sec olare percorso, assai diverso da quello codificato dall'individualismo occidenta le, in sostanza egocentrico. L'uomo giapponese era e resta essenzialmente un "kanjin" ("persona determinata d a un contesto [sociale]", per usare l'espressione dello studioso Hamaguchi), oss ia persona tesa a riscuotere consensi in un rapporto armonico con gli altri piut tosto che affermare la propria posizione individuale. Nella societ contemporanea nipponica, l'"en", oltre a conservare l'elemento predominante dello "sha-en" ("l egame agente nei rapporti sociali ed organizzativi"), si ulteriormente suddiviso

in "shumi-en" (rapporti determinati dagli hobby), in "sentaku-en" ("legame dovu to alle scelte"), "j-oh-o-en" ("legame di natura informativa"). Cfr. Ishii Satos hi, "Developing a Buddhist En-based System Paradigm for the Study of Japanese Hu man Relationships" in "Japan Review", International Research Center for Japanese Studies, Ky-oto, n.10, 1998, pp. 109-122. - (7) Kataoka Yakichi, "Nihon Kirishitan Junky-o-shi - Storia dei martiri del p eriodo cristiano in Giappone", T-oky-o, Jiji Tsushinsha, 1979, pp. 94-95. - (8) Francisco Pasio conobbe Michele Ruggeri al tempo degli studi al Collegio Romano; ne avrebbe poi condiviso, tra il 1582 e il 1583, l'esperienza di evangel izzazione della Cina, prima di raggiungere, com'era suo intento iniziale, il Gia ppone. - (9) A seconda delle fonti, il nome di battesimo del fanciullo varia in Luis o ppure Ludovico. Abbiamo optato per il nome riportato da Luis Frois. - (10) "Ricordo di Pedro Gmez su Paolo Miki" in Frois, "Cronaca ...", a cura di Y-uki R., op. cit., pp.190-191. - (11) Ben sottolinea Y-uki R. (in Frois, op. cit., pp. 193-194) , riportando i n versione giapponese il testo della lettera scritta trentasette giorni dopo que l 5 febbraio 1597 dal gesuita spagnolo Francisco Caldern, che tali contrasti in e ffetti non erano caldeggiati da personalit aperte al dialogo e alla collaborazion e fattiva e armoniosa come Coelho - che non esit a sollecitare l'arrivo dei Franc escani senza consultare i suoi superiori - e come Caldern (1546-1618), a lungo di rettore del seminario e del collegio di Nagasaki. - (12) Juan Ruiz de Medina, "El martirlogio del Japn, 1558-1873", vol. LI, Biblio teca Istituto Storico SJ, 1999, pagg. 275-287. - (13) Juan Ruiz de Medina, "The Role of Children in the Early Church in Japan" , atti del convegno 21-23. IX.1993 all'Universit Sophia, Tokyo, pp.44-45. - (14) Scriveva da Macao, in una lettera del 13 febbraio 1583 diretta al P. Gen erale Claudio Aquaviva il maceratese Matteo Ricci: "E questi tre anni che qui st ette il padre Michele Ruggeri, fu mezzo martire con i padri di qui ..." (cfr. F. A. Gisondi, op. cit., p. 47). - (15) Shinran (1173-1262), uno dei sei patriarchi del buddhismo del periodo Ka makura e discepolo di H - onen, dava massima importanza alla fede nel volere sal vifico di Amida, bodhisattva della "Luce infinita", insegnando ai fedeli ad invo carlo quotidianamente (il bodhisattva una sorta di santo che, una volta giunto s ulla soglia dell'illuminazione/"nirvana", non la sorpassa, ma si ferma per aiuta re tutti gli altri esseri senzienti a varcarla) e a praticare il "Nenbutsu" (cfr . "Tannisho"), ossia la quotidiana preghiera ad Amida per ottenere la salvezza.

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CAPITOLO V "In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum".

Profili dei 26 martiri, dalle testimonianze coeve alla ricerca odierna Il materiale storico sui ventisei testimoni di fede crocifissi a Nagasaki si seg nala ricco di varianti grafiche nei nomi propri (1) e parco di dati biografici s pecifici, soprattutto per quanto riguarda i personaggi giapponesi, negli anni no n immediatamente precedenti il martirio. Quel che loro stessi ci hanno consegnat o mostra un'alta spiritualit e la massima cura per la propria salvezza nella vita

ultraterrena, come rivelano gli ultimi scritti indirizzati ai famigliari o ai r eligiosi. Pi che di dati biografici, si tratta di profili dell'anima. E ogni anima si rivel a credente, con fermezza adamantina. La fiducia nella forza della preghiera elev ata all'Assoluto, la serenit nell'abbracciare la Croce nell'ora suprema dimostrat a dai martiri, possono davvero non lasciare segno, oggi, di turbamento interiore ed ammirazione per quel loro coraggio nell'essere testimoni senza mezze misure? Nessun simbolo, nell'inconscio dell'Occidente, pi forte, pi ricco di mistero, fas cino e monito della Croce. Ebbene, quel martirio del 1597 fece entrare la Croce nell'immaginario storico dei giapponesi. L'effetto terrorizzante sulla popolazione, previsto dalle autorit, venne vinto e si mut nel rispetto suscitato dalla straordinaria dignit e coerenza di fede dimost rate dai martiri. La maggiore vivezza nella narrazione delle opere e giorni dei protagonisti si tr ova nella "Cronaca" di Frois, nelle lettere di padre Pietro Battista, nei dati r accolti dai tanti testimoni oculari: come non ricordare qui i padri Gmez, Ribaden eira e Juan Pobre de Zamora? Comprensibilmente, le fonti religiose tendono a met tere in ombra o a biasimare l'arco di vita "pagana" dei terziari giapponesi, esa ltandone la successiva generosa partecipazione alla vita religiosa e all'attivit missionaria dei loro padri spirituali.

PIETRO BATTISTA BLZQUEZ (1546-1597). Le note biografiche sui martiri, tracciate d a Frois nel cap. XVIII della "Cronaca" curata da Y-uki Ry-ogo, si aprono, non a caso, con Pietro Battista. Esemplare come predicatore per doti religiose e persu asive, nonch per lo zelo profuso nel fondare in circostanze tutt'altro che agevol i la missione francescana in Giappone, a lui ("el comisario") anche Y-uki dedica un'appassionata ed aggiornata presentazione. Pietro Battista nacque nel paesino di San Esteban del Valle, in diocesi di vila, il 24 giugno 1545 da Pedro Herrero e Maria Blzquez, di nobile famiglia castiglian a. Il luogo nativo era uno dei cinque villaggi di una ridente vallata chiamata B lanco, ai piedi di una catena di montagne che l'inverno imbianca. Questa nota di Y-uki Ry-ogo, al lettore giapponese ed a noi fa tornare alla mente la valenza c he l'animo orientale attribuisce alla neve: valenza purificatoria e ammonitrice dell'impermanenza delle cose. In quel paesino, il ricordo di san Pietro d'Alcntara era ben vivo, trovandosi l'u ltimo convento da lui fondato a soli dieci chilometri da San Esteban. Compiuti i primi studi nella citt natale, cantore nella cattedrale di vila, Pietro Battista si perfezion in filosofia e teologia all'universit di Salamanca. Nella s tessa aveva studiato qualche decennio prima Pietro d'Alcntara. Contrastando i piani dei genitori per l'unico maschio dei quattro figli, entra i l 24 giugno 1567 nell'Ordine degli Osservanti, emettendo la professione tre anni dopo nel convento di Arenas, sotto la guida del servo di Dio fra Gaspar di San Jos. Conclusi gli studi teologici, svolto in numerosi conventi l'ufficio di letto re di filosofia e di teologia, Pietro Battista viene eletto superiore di varie c omunit. Nel 1580, un decisivo incontro con padre Antonio di san Gregorio, in part enza per le Filippine, spinge Pietro Battista a chiedere e ottenere dai superior i il permesso di seguirlo in quella missione. E nel maggio 1580 si imbarca a Cad ice. Nel 1581 in Messico, dove rimarr un triennio. La sua attivit evangelizzatrice d un impulso notevolissimo all'ordine serafico, e Pietro Battista fonda vari monaster i. Nel 1583 salpa per una lontana destinazione: le Isole Luzn. L, dal 1589, in qualit di "visitatore" e "comisario" superiore dei Francescani Osservanti, esercita per la profonda spiritualit e schiettezza 116 che lo caratterizzano un apostolato ca pace di suscitare ammirazione nei religiosi di altri ordini. Proteggere gli "ind iani" contro le angherie dei potenti costituisce il nocciolo di un'azione che as sume particolare rilievo. In qualit di Superiore, si trova ad accogliere i france scani provenienti dal "regno" di Yamaguchi. Sono loro, mossi dall'esempio di fra

Juan Pardo, a denunciare la mancanza di religiosi nella comunit cristiana che ra ppresentano. Avuta notizia delle ostilit verso il cattolicesimo (1590) e dell'ordine di espuls ione che aveva colpito i missionari gesuiti in Giappone, Pietro Battista non acc etta di rimanere spettatore. Dopo che al breve di Gregorio XIII del 25 gennaio 1 585, che assegnava alla sola Compagnia di Ges l'azione evangelizzatrice in quella terra, era seguito nell'ottobre 1586 un breve di Sisto V a sostegno dell'attivi t missionaria dei frati francescani, chiede l'autorizzazione a sbarcare nell'arci pelago nipponico. Lasciata Manila il 20 maggio 1593, Pietro Battista si imbarca con il commerciante giapponese Harada. Una volta a Hirado, il 27 agosto 1593, aggira l'ostacolo. Si presenta alle autor it locali, con i frati Bartolomeo Ruiz, Francisco de San Miguel e Gonzalo Garca, n elle vesti di ambasciatore e agente commerciale del governatore Prez delle Filipp ine. Dunque nell'agosto del 1593, assieme all'interprete fra Gonzalo ed a Bartolomeo Ruiz, padre Pietro Battista si incontr, nel castello di Nagoya di Hizen (Ky-ush-u ), con un Hideyoshi che agli occhi di Frois era tanto assillato dalla guerra d'e spansione nella penisola coreana da non prestare troppa attenzione ai frati (2). La conversazione - secondo fonti francescane ed in particolare Dorotheus Schill ing (3) - si svolse in un clima di cordialit costruttiva. Infatti Pietro Battista ottenne il permesso di risiedere a Miyako e la promessa di ricevere un terreno su cui poi edificare una chiesa, un convento e due ospeda li per curare poveri e lebbrosi. Per un intero anno l'alcantarino, fiducioso nell'intervento della Provvidenza, v isse in una casupola, fra ristrettezze ed incomprensioni. In seguito, come abbia mo visto, con il gradimento di Hideyoshi pot svolgere liberamente un'intensa azio ne apostolica, fondando case anche a - Osaka e a Nagasaki. Furono giorni intensi di opere caritative concrete, che attrassero numerose conversioni: sembrava si fosse aperta per la cristianit giapponese un'era nuova di prosperit. Invece diversi fattori - invidia di monaci buddhisti, antagonismi fra missionari di ordini diversi, rivalit commerciali tra portoghesi e spagnoli - suscitarono t imori ed ombre nell'animo di Hideyoshi, tanto da indurlo a ordinare l'uccisione dei missionari e dei pi zelanti fedeli giapponesi. Coinvolto suo malgrado nel casus del San Felipe, padre Pietro Battista venne cat turato con altri confratelli e laici terziari francescani l'8 dicembre 1596. Fin o alla fine del mese rimase nel carcere di Miyako. Durante il lungo viaggio vers o l'ultima meta, il luogo dell'esecuzione, insieme agli altri condannati fu port ato in giro per le vie della capitale su di un carro per essere sottoposto alla derisione popolare. In tale occasione anche a lui fu mozzato l'orecchio sinistro . Esposizione ed insulti analoghi sub nelle citt di - Osaka, Sakai e Hakata. Giunt o a Nagasaki il 5 febbraio 1597, fu condotto con gli altri venticinque condannat i direttamente sulla collina Tateyama. L presenzi al supplizio dei compagni e dei suoi amati ragazzi, per poi subirlo a sua volta. Prima di essere legato alla croce, rivolse un'esortazione paterna ai cristiani p resenti ed elev una preghiera di perdono verso i crocefissori. Dalla storia alla cronaca: annota Y-uki Ry-ogo che ogni Paese del mondo ospita o ggi una chiesa dedicata a san Pietro Battista. MARTINO D'AGUIRRE O DE LA ASCENSION (1567-1597) nacque da nobile famiglia spagno la a Vizcaya, in provincia di Guipuzcoa, nel nord della Spagna. Di intelligenza vivace, a quindici anni fu inviato a compiere gli studi superiori all'universit d i Alcal, specializzandosi in filosofia e teologia. Frustrando le aspirazioni pate rne, nel 1585 ottenne di entrare a far parte dell'Ordine degli Osservanti Scalzi Francescani nel convento di Auon. Emessa la professione solenne, l'anno seguente fu inviato nel convento di S. Bernardino a Madrid. Si distinse per l'esemplarit di vita, tra aspre mortificazioni e penitenze. 118 Ordinato sacerdote, desider predicare nelle missioni estere il messaggio cris tiano. Per questo ottenne di seguire Pietro Ortiz nel Messico (1590). Qui ebbe l 'incarico di insegnare filosofia e teologia agli alunni del convento di Churubus co, attivit che a partire dal 1594 esercit anche nella provincia francescana di Lu zn.

Nel giugno 1596 Martino assieme al discepolo Francisco Blanco di el Pereira dell a Galizia, raggiunse le aree di missione in terra estremo-orientale, dove svolse attivit evangelizzatrice ed assistenziale prima a Miyako e poi a - Osaka, divene ndo guardiano di quel convento. Valignano, nell' "Apologia", sottolinea il carattere focoso di colui che era con siderato il principale "antagonista" dei gesuiti nell'arcipelago. Alla fine dello stesso anno, Martino si trov nella spirale persecutoria anticrist iana. Arrestato con i terziari francescani Gioacchino Sakakibara, il quindicenne Tommaso e suo padre Michele Kozaki e con i gesuiti Giacomo Kisai, Paolo Miki e Giovanni da Got-o, affront la prova del martirio con serenit. Ormai sulla croce - narrano i testimoni - prima di ricevere i colpi trasversali di lancia che gli avrebbero trafitto il cuore, nel momento culminante recit il sa lmo "Laudate Dominum, omnes gentes". FRANCISCO BLANCO, nato a Tamayron in diocesi di Orense in Spagna, entr nell'Ordin e Francescano a Villalpando, convento in provincia di Santiago. Pacifico, di poche parole ma saggio, tanto da sembrare gi vecchio a 25 anni - not a Y-uki Ry-ogo -, oper in Messico e nelle Filippine prima di approdare nel giugno 1596 con il coetaneo Martino de la Ascensin in Giappone, dove sarebbe stato arre stato l' 8 dicembre dello stesso anno. FELIPE DE JESUS DE LAS CASAS (1572-1597). Nacque nel maggio 1572 a Citt del Messi co, dove i genitori Antonio de Las Casas e Antonia Martnez, entrambi spagnoli, si erano traferiti l'anno precedente. Felipe entr nell'ordine francescano una prima volta, ma se ne allontan per lasciar si attirare dalle prospettive offerte dalla fiorente attivit commerciale nelle Fi lippine. Malgrado una giovinezza inquieta e disordinata, a Manila una crisi spir ituale lo port a rientrare nell'Ordine Serafico. 119 Correva il 1596 quando salp alla volta del Messico, imbarcato sull'omonimo ga leone "San Felipe", dove trov la compagnia del francescano Juan Pobre. Felipe vol eva rientrare nella "Nuova Spagna" perch all'epoca Manila non aveva un vescovo, c he potesse ordinarlo sacerdote. Il naufragio del galeone spagnolo su una costa d i Tosa fece cos approdare il messicano in terra giapponese. La spiritualit francescana fu il suo filo di Arianna. Raggiunse il convento a Miyako, vi lavor e l venne tratto in arresto l'8 dicembre assieme a Pietro Battista, ad altri quattro francescani, tre gesuiti e quindici laici giapponesi, terziari francescani. Felipe viene spesso citato nelle lettere indirizzate da Pietro Battista al capit ano del "San Felipe" e ai padri Marcelo de Ribadeneira e Rodrguez di Nagasaki. Prima di essere crocifisso - tredicesimo nell'ordine delle croci che, dando le s palle ai monti, guardavano la distesa marina - sulla collina Nishizaka di Nagasa ki, gli fu consentito l'incontro con i membri dell'equipaggio del galeone naufra gato. A loro, il martire volle confessare di sentirsi debitore della salvezza de lla sua anima, proprio per quel naufragio provvidenziale. Le sue reliquie vennero successivamente inviate in Messico, ma al tempo della ri voluzione se ne perse ogni traccia. GONZALO GARCA (1557-1597): fu la citt di Bassein, l'odierna Vasai, a dare i natali all'euroasiatico destinato a divenire il primo santo indiano e il protettore de ll'arcidiocesi di Bombay. Nel corso della prima visita di dieci giorni in India, Giovanni Paolo II, il 9 febbraio 1986, benedisse la prima pietra del collegio u niversitario dedicato a Gonzalo Garca, rendendo omaggio al Santo nella sua citt na tale. I missionari francescani, seguiti da gesuiti, domenicani ed agostiniani, i niziarono a diffondere il Vangelo nell'isola di Vasai dopo che i portoghesi vi e bbero costruito una fortezza nel 1535. Figlio di un portoghese e di un'indiana, terminati gli studi nella scuola locale , tenuta dai gesuiti, nel 1572 il giovanissimo Gonzalo sbarc in Giappone, mettend osi al servizio della chiesa di Hirado come catechista . Dotato com'era nell'app rendimento delle lingue straniere, impar il giapponese tanto bene da suscitare me raviglia e rispetto fra la popolazione locale. Da otto anni operava nel campo della catechesi con i padri quando 120 l'incontro con un Juan Pobre in soggiorno forzato a Hirado lo stimol a meglio approfondire la conoscenza dell'ordine francescano e dei valori promossi con tanto sacrificio

. Figlio di una terra dalla grande anima religiosa, Gonzalo sent l'urgenza di rif lettere, di interrogarsi, di decidere della propria vita. Ventenne, si conged dai gesuiti nel 1582 e con un improvviso cambiamento se ne an d a Macao. Per quattro anni fu dedito al commercio, che lo avrebbe poi portato a Manila. L riannod i contatti con i francescani e si sent coinvolto, al punto da chi eder loro l'ammissione all'ordine come fratello. Donati i suoi beni ai poveri, i l 7 giugno 1587 inizi il noviziato a Manila. Con l'intento di mantenere e migliorare la sua gi pi che soddisfacente conoscenza del giapponese - dote ampiamente riconosciutagli da Frois, che reggeva bene il c onfronto in casa gesuita - il francescano segue il confratello Pietro Battista i n Giappone nel 1592. Come abbiamo gi visto, assolve in modo fruttuoso al ruolo d'interprete nel corso dell'udienza concessa da Hideyoshi nel castello di Nagoya e nel noto incontro in formale in una via della capitale. Di Garca, Juan Pobre lascia un vivido ritratto , che si condensa nella fiera risposta data a Hideyoshi: "Signore, la gente di Manila obbedisce solo a Dio ed al proprio Re", mentre Froi s sottolinea del personaggio la serena umilt, dimostrata nel concreto aiuto nella costruzione di chiesa ed ospedale francescani in Ky-oto e nel suo atteggiamento di fronte alla morte. FRANCESCO DE LA PARILLA, conosciuto anche come Francesco di San Michele, fratell o laico francescano spagnolo, era nativo di Parilla, nei pressi di Valladolid. Aveva lasciato gli Osservanti della provincia dell'Immacolata per entrare in que lla di San Giuseppe di San Pietro d'Alcntara, motivato com'era dal desiderio di c ondurre una vita pi penitenziale ed austera. Conosciuto nelle Filippine padre Pie tro Battista, lo segu in Giappone. Si applic a studiare la lingua del luogo, per o perare con maggiore incisivit nel campo dell'evangelizzazione. Al momento del martirio era cinquantenne. 121 Urbano VIII, dopo la dimostrazione del martirio, nel 1627 concesse all'ordin e francescano la messa e l'ufficio in sua memoria. Benedetto XIV lo iscrisse nel "Martirologio Romano" pubblicato nel 1748, premess a alla canonizzazione celebrata da Pio IX l' 8 giugno 1862. PAOLO MIKI di Yamashiro nacque a Miyako nel 1556 da nobile famiglia guerriera, o riginaria di Awa in Tokushima. Sua madre - lo accenna lui stesso nell'ultima let tera, che Frois volle riportare in postfazione - si chiamava Maria. Il padre, Mi ki Handay-u, mor nella guerra dichiarata da Hideyoshi a Satsuma nel 1586. Battezzato a cinque anni, entr ventenne nel seminario di Azuchi e poi nel novizia to di Usuki. Era l'agosto 1586. Interruppe per gli studi per dedicarsi a predicar e il Vangelo tra - Osaka e Miyako. Due anni dopo, eccolo fra i novizi della Compagnia di Ges, che ne stimava le doti di lealt e di umilt. Se Paolo trov ostico lo studio del latino, approfond bene le d ottrine buddhiste sia del pensiero filosofico Zen, allora diffuso tra la classe dei samurai, sia della scuola "J-odo Shinsh-u" o "Vera dottrina della Terra Pura ". La competenza in dottrina buddhista consent a Paolo di sostenere con efficacia dibattiti con agguerriti dotti locali. Paolo Miki riusc cos a convincere molti co nnazionali ad abbracciare la fede cristiana; anche per questo si affianc alla pre dicazione tenuta dal vice provinciale dei gesuiti Organtino in varie zone dell'a rcipelago. Dell'efficacia del suo apostolato cos testimonia padre Ribadeneira: "Tra i fratelli predicatori in Giappone, egli era considerato dai cristiani il p i geniale. Correva voce che nessuno meglio di Paolo Miki portasse frutto nelle an ime. Mostrava il suo zelo pi con sentimenti affettuosi che con parole". In un ritratto tanto succinto ritroviamo l'animo orientale, restio ai grandi dis corsi, e al tempo stesso scopriamo in quell'esternare i sentimenti l'inattesa ac quisizione di un aspetto caratteriale occidentale. Al momento dell'arresto dei francescani nel convento di Ky-oto, Paolo Miki si tr ovava a - Osaka, da dove venne prelevato con i compagni di noviziato Giovanni Ki sai e Giovanni da Got-o e trasferito 122 nelle carceri della capitale, assieme a i religiosi francescani e ai "d-ojuku" locali. Nella "via crucis" verso Nagasaki , diede prova di coraggio e forza d'animo tanto ammirevoli quanto sofferti. Frois racconta una "confessione", annotata il 1 gennaio 1597 da Paolo, che pure d

all'inizio della persecuzione si era preparato a morire per la fede: "Oggi ho trentatre anni, la stessa et del Signore quando mor. Oggi il giorno del Signore ed io, nella mia estrema piccolezza, sono un gesuita. Oggi mercoled e, a quanto mi dicono, il giorno dell'esecuzione sarebbe un venerd. Quale fonte di gioia per me imitare, nel mio essere cos minimo, nostro Signore G es Cristo che per me ha subto tante sofferenze!". E ancora Frois sent l'obbligo di aggiungere una post-fazione alla sua "Cronaca", ormai terminata, allegandovi in versione spagnola due lettere di Paolo Miki, riv elatrici di una serenit capace di dominare la sofferenza. Nelle missive, dirette a quattro confratelli residenti a Miyako e ad - Osaka e redatte durante una tapp a in Bizen il 14 gennaio 1597, il linguaggio rispecchia in modo autentico l'anim o dello scrivente. La versione giapponese , in verit, tanto pi coinvolgente in quan to possiede la naturalezza dell'originale, che abbiamo cercato di rendere per qu anto possibile: "Nel dodicesimo giorno di questo mese, siamo arrivati in localit Katakabe in Bize n e da ieri, per la grazia particolare mostratami della Provvidenza divina, ho q uasi temuto di perdere i meriti legati al percorrere questa via. Ako in Harima d ista da Katakabe in Bizen tre giorni di cammino e ci troviamo sotto la giurisdiz ione di Akashi Kamon. Al solo scorgermi costui mi ha salutato con la mano ed ha pianto. Lacrime che a voi, padri, non mi riesce descrivere. Sapete bene quanto egli sia sincero e profondamente cristiano! Mi ha detto di av er desiderato che il Taik-o lo scegliesse per unirsi a noi. Avendomi egli dato p rova di quanto salda sia la sua fede, ne ho provato un'immensa consolazione. Lungo la via, in tanti ascoltano le nostre parole, e in tutti il nostro comporta mento suscita stupore. Persino il capo della cittadina, un non credente, ha dett o che in tal modo la nostra santa 123 legge finir col diffondersi sempre pi. Color o che ci hanno in consegna ci affideranno a un altro gruppo di custodi, ma non p reoccupatevi. Pietro J-ojir-o sempre in gamba e non ci lascia un momento. Se vi possibile, mandate qualcuno da Shimonoseki per portar notizie. L'insegna s u cui scritto il testo della sentenza capitale recita che per aver diffuso inseg namenti d'Europa verremo crocifissi a Nagasaki, e che d'ora innanzi qualunque cr istiano verr giustiziato. Siamo in ventiquattro ad essere stati arrestati ed ora in cammino. Il contenuto del messaggio indirizzato dal Re a Terasawa pi o meno di tenore ugua le a quello dell'insegna. Tutti noi siamo diretti prima a Nagoya. L passeremo in consegna a Terasawa e da l ci dirigeremo a Nagasaki. Questa lettera l'ultima che da questo mondo mi dato inviarvi, padri. Vogliate el evare preghiere al Signore perch mi conceda forza fino alla morte e la necessaria resistenza alle sofferenze che purificheranno i miei peccati. Per tutto questo, prego Iddio e voi [tutti]. Non dimenticatelo, ve ne prego". Paolo Miki Seconda lettera dello stesso fratello ai religiosi di - Osaka 'La Pace di Cristo' 'La vo stra ricompensa grande nei Cieli' (Matteo 5,12) Ho ben inteso i quattro consigli giuntimi per lettera e di questo ringrazio la P rovvidenza. Ora, quel che domando al Signore e vorrei che voi in unione di pregh iera domandiate, che io resista alle insidie del demonio. Cari padri, qualora vi venisse consegnato il sacchettino di pelle che tengo con me, estraetene l'immaginetta dipinta ad olio e fatela pervenire a mia madre Mari a. Per amore di Ges Cristo, vogliate perdonare i disagi e le insoddisfazioni che una persona immatura come me vi ha procurato! Il Signore vi trattiene in questo mon do con la pesante responsabilit di offrire la vostra testimonianza quale servi di Dio, mentre richiama a s un essere tanto insignificante, tanto poco operoso come me. E di questo Lo ringrazio, dal profondo del cuore. 124 Giovanni e Diego hanno ricevuto i vostri saluti e vi chiedono preghiere. Vi saluto ..." Paolo (4) Nell'ultimo tratto che lo separava dal luogo dell'esecuzio ne, recit "In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum". A Nagasaki, Paolo Miki - lo abbiamo gi visto - era molto conosciuto. Per la via molti gli si fecero incontro per l'ultimo saluto. Paolo Miki riserv le ultime ore rimastegli a sollecitare nei presenti l'adesione

al messaggio cristiano. Rivolse parole di perdono verso i carnefici, suscitando commozione tra gli astanti locali e i portoghesi, residenti a Nagasaki. Fra i protomartiri di nazionalit giapponese, Paolo Miki, assieme a Ludovico Ibara ki, resta fra le figure pi amate nella sua terra e si ripropone in modo significa tivo a molti connazionali. Un esempio. Negli anni Trenta Nagai Takashi, un medico e scrittore tra i pi stima ti e celebri del primo Novecento, una volta convertitosi al cattolicesimo scelse come nome di battesimo quello del martire gesuita Paolo Miki (5). Lo motivava l a profonda ammirazione che nutriva verso il dinamismo spirituale di Miki, unito al suo forte senso di appartenenza giapponese, mutuato dal padre, generale nel c astello del nobile Takayama (6). GIOVANNI DA GOT-O (GOT-O JUAN). I documenti antichi lo chiamano "fratello Joo" (P edro Gmez), "Got-o Joo" (Rodrguez Tsuzu, interprete ufficiale, dal e in portoghese, di Hideyoshi e Ieyasu); lo storico Anesaki lo chiama Joannes Soan di Got-o, dim enticando che mor gesuita. Nato nel 1578 da genitori cristiani in una delle cinque isolette del piccolo arc ipelago Got-o, a sud del Ky-ush-u, fu affidato per gli studi ai gesuiti, che era no ben visti dalla popolazione. La persecuzione anticristiana aveva raggiunto an che quei luoghi, pur cos distanti dal potere centrale, spingendo molte famiglie, tra cui quella di Giovanni, a cercare rifugio a Nagasaki per professare liberame nte la propria fede. Nel 1591 studi arte e musica al seminario di Arima. Era quindicenne quando chiese di entrare nella Compagnia di Ges: venne accolto come "d-ojuku" per un periodo di prova. Divenuto compagno ed assis tente di padre Pietro Morejn, svolse l'ufficio di catechista nell'isola di Shikok u e poi ad - Osaka dove entr in noviziato insieme a Paolo Miki e Diego Kisai. Fin o al martirio non si sarebbe pi separato da loro. Giunto a Urakami, nella cappella dell'ospedale "San Lazzaro", prossimo all'ultim a "stazione", il testimone di fede Juan vide finalmente realizzato l'ardente des iderio di pronunciare quei voti che lo rendevano membro della Compagnia di Ges. Condotto sulla collina Nishizaka, nel vedere la croce assegnatagli, l'abbracci. T ra la folla accorsa per assistere all'esecuzione riconobbe un amico cristiano e lo preg, per rispetto dei legami sociali, di ringraziare il padre Morejn. Mentre veniva legato alla croce vide il proprio genitore, che non si era potuto trattenere dal volerlo vedere ancora una volta. Si sostennero a vicenda, il figl io pregando il padre di preferire a tutto la salvezza dell'anima, il padre rassi curando il figlio che anche lui e la moglie e madre erano pronti a morire per la medesima causa. Al padre Juan consegn il rosario. Per la madre, lasci in consegna il panno destina to a fasciargli il capo. L'eroico padre assistette al momento culminante in cui due lance trapassarono il cuore del figlio diciannovenne, e il suo kimono si bagn di sangue. DIEGO KISAI, nato nel 1533 nel villaggio di Agamura presso Okayama in Bizen, fin o a sedici anni studi in un "teragoya". Un monaco buddhista gli insegn anche l'art e della calligrafia con cui avrebbe trascritto in caratteri eleganti la meditazi one della passione di Cristo. Una fonte del periodo Meiji lo voleva originario d i Kaga e appartenente alla famiglia Ishikawa. Una tradizione risalente allo 126 stesso periodo ed accolta dai missionari francesi lo identific con un certo Ichik awa Kizaemon di Okayama. Pi tardi ricevette con il battesimo il nome di Diego, dal latino Didacus. Spos una cristiana e dall'unione nacque Giovanni. Quando la moglie lo lasci, Diego con il figlio si trasfer ad - Osaka nella casa de i gesuiti. I religiosi seppero apprezzare la sua istruzione religiosa e devozion e, affidandogli il portierato della casa e l'ufficio di catechista. Divenuto poi un "d-ojuku", che a quel tempo richiedeva una consacrazione totale e perenne al servizio dell'altare, tra i molti incarichi esplet quello di accogliere ed allog giare gli ospiti. Oper anche nel lebbrosario di Urakami. Venne arrestato ad - Osaka con gli altri c atechisti Paolo Miki e Giovanni da Got-o. Di lui fa oggi memoria una stele in pietra nella chiesa di Okayama. KICHI FRANCESCO ADAUCTO Convertito al cristianesimo dai francescani otto mesi pr

ima del martirio, si guadagnava da vivere facendo il falegname. Si iscrisse al T erz'Ordine di san Francesco, operando nella citt di - Osaka, e proprio vivendo ap pieno la fede and incontro, anzi abbracci il martirio. Hideyoshi aveva comandato che il lungo viaggio verso la crocefissione avvenisse via terra, per incutere terrore ai cristiani e nel contempo per aumentare le sof ferenze dei condannati. Tuttavia, sin dalla partenza da Ky-oto, numerose persone si avvicinavano ai morituri per confortarli, e per dar segno concreto di compas sione. Fra questi, con particolare piet e costante spirito di fratellanza, noncur ante delle rudi reazioni delle guardie, vi era Francesco. I suoi ripetuti tentativi, compiuti assieme a Pietro J-ojir-o, altro terziario d i - Osaka, di allievare le sofferenze dei ventiquattro estenuati in cammino per Nagasaki, determinarono nel comandante della scorta armata la decisione di unirl o agli altri condannati senza ulteriore formalit. I cristiani locali gli diedero l'appellativo di Tobiiri (colui che si precipita in aiuto) o J- ojir-o, nonch Ada ucto. GIOACCHINO SAKAKIBARA Riprendiamo da Frois quel che ha "udito raccontare". 127 Al convento di - Osaka, un certo Gioacchino, dietro compenso, faceva il cuoc o di fra Martino, aiutandolo quando e per quanto poteva con altri piccoli servig i. All'arrivo delle guardie, ansiose di definire la lista dei cristiani, fra Mar tino ne tacque il nome. Quando lo seppe, Gioacchino diede la stura al proprio ra mmarico, per non essere stato trattato come uno di casa. fra Martino prov a spieg argli di non averlo menzionato perch, in fondo, la sua presenza al convento era p er lavoro. Gioacchino insistette. Si sentiva cristiano e lo voleva provare. In modo inequivocabile. Cos il suo nome fin sulla lista e la sua fede fu testimoniata sulla collina di Nis hizaka, perch egli credeva fermamente che la salvezza dell'anima viene prima di t utto. MICHELE E TOMMASO KOZAKI Originario della provincia di Ise, Michele si guadagnav a da vivere fabbricando archi e frecce. Era un fervente terziario francescano e attivo catechista. Della sua famiglia tutti erano credenti e dei tre figli, Manc io, Filippo e Tommaso, sar quest'ultimo a condividere il martirio con il genitore , attirando su di s la commossa attenzione dei "cronisti" coevi. Tommaso, quindicenne e anch'egli terziario francescano, aveva partecipato ai lav ori di costruzione della chiesa a Miyako. Ribadeneira lo not e lo accolse come "d-ojuku" nel convento di - Osaka dove il gi ovanetto si ritrov al servizio di fra Martino. Arrestato a Miyako il 9 dicembre, il giorno seguente col padre fu trasferito a Osaka. Con matura forza d'animo intraprese la dolorosa via, lunga 800 chilometr i, fino a Nagasaki. Frois ha tradotto nella "Cronaca" la lettera datata 19 gennaio 1597 e ritrovata da un portoghese a martirio avvenuto, in un sacchetto, contenente anche un'immag ine del Sacro Cuore di Ges macchiata del sangue del ragazzo, trafitto mortalmente dalla lancia. Della lettera indirizzata da Tommaso alla madre Marta allora ad Ise - sottolinea Kataoka Yakichi - riportiamo qui il testo, in una nostra versione dalla version e di Y-uki Ry-ogo: "Con l'aiuto di Dio mi dato scrivervi queste righe. I padri ed io siamo diretti a Nagasaki per esservi giustiziati. Siamo ven- 128 tiquattro, come recita il tes to della sentenza scritta sullo striscione alla testa del nostro gruppo. Vi preg o, non angustiatevi per me e per mio padre Michele. Credo che ci incontreremo pr esto in Cielo. Anche in assenza di un religioso [al vostro fianco], ricordate ch e se prima di morire vi pentirete profondamente dei vostri peccati riconoscendo di poter ricevere le grazie elargitevi da Nostro Signore, allora vi salverete. Questo mondo effimero, perci dovrete impegnarvi a non perdere la felicit eterna de l Paradiso. Sopportate in pace ogni tribolazione e comportatevi con virt. Vi racc omando i miei fratelli Mancio e Filippo. Vi prego, fate in modo di non affidarli a dei non credenti. Pregher il Signore per voi, mamma, e per tutta la famiglia. Salutatemi tutti i co noscenti. Torno a pregare che vi pentiate profondamente dei vostri peccati. Ques

to solo conta. Adamo, che aveva girato le spalle a Dio, si pent e venne salvato". Dal Castello di Mihara, in provincia di Aki Secondo giorno del dodicesimo mese ( 9 gennaio 1597). Narrano i testimoni oculari: prossimo a morire sulla croce su cui era stato lega to, Tommaso inton con gli altri due ragazzi martiri il salmo "Laudate pueri Domin um". La citt di Mihara nel 1993 ha eretto nei pressi del porto una statua bronzea: raf figura il giovanetto Tommaso Kosaki in atto di scrivere il testo della lettera c he abbiamo appena letta. PAOLO SUZUKI, nato in provincia di Owari, era tredicenne quando fu convertito da Leone Ibaraki. Divenuto terziario francescano, nella regione di Miyako collabor attivamente con i padri Minori nel diffondere il messaggio cristiano e nell'assi stere gli infermi in qualit di infermiere nell'ospedale "San Giuseppe" di Ky-oto. Sottopose il proprio fisico a severissime penitenze. Nel dicembre 1596 anche Paolo fu catturato e condannato a morte. I manoscritti c oevi - precisa Ruiz de Medina - lo chiamano Susuque, Susque e gli attribuiscono, al momento del martirio, quarantanove anni. BONAVENTURA di Miyako, nato da padre cristiano e da madre 129 legata alle tradiz ioni religiose locali, venne battezzato da piccolo. In seguito, su pressioni ric evute da parte materna, pass al credo buddhista e si fece monaco. Trascorse venti anni di una vita non di rado sorda ai rimproveri della coscienza. I missionari francescani, conosciutane la contrastata storia, fecero di tutto per farlo ravve dere, rammentandogli gli obblighi del battesimo. Bonaventura ne ricevette un'imp ressione cos forte da prostrarsi a terra, far luce dentro di s e domandare perdono a Dio. Ai frati chiese di poter essere ammesso al loro servizio come terziario. La domenica seguente, la chiesetta di S. Maria degli Angeli era piena di fedeli. Bonaventura si present dinanzi a tutti vestito di sacco, il capo cosparso di cen ere, e al collo una rozza fune. Chiese pubblicamente perdono e fu in quella occa sione che vest l'abito del Terz'Ordine. Da quel momento non si separ pi dai mission ari. Li serv in ogni occorrenza, distinguendosi come catechista, e con loro condi vise l'arresto, la mutilazione ad un orecchio, le sofferenze della "Via crucis" fino a Nagasaki. Durante il penoso viaggio, approfitt di qualche sosta per scrivere due lettere. N ella prima, diretta al padre, esorta il genitore ad essere e a mostrarsi vero cr istiano; nell'altra, indirizzata alla madre ed ai parenti tutti (Frois - Galdos, pp. 83 - 84) sollecita i destinatari a non ritenere "immortali" le divinit shint oiste ("Kami") e gli "Hotoke" venerati dalla tradizione buddhista e prega perch i n loro si realizzi la metnoia, un'autentica conversione della mente e del cuore. "La vera salvezza nel farsi cristiano", esortava con tono appassionato. GABRIELE, nativo di Ise, era un "d-ojuku". Scarsissime le notizie sulla sua vita prima del martirio. Suo padre, annota Frois, faceva il portinaio in uno dei con venti ma non venne catturato con gli altri. Gabriele era iscritto al Terz'Ordine di San Francesco e fu arrestato nella citt d i Miyako con altri quattordici terziari francescani per la sua fede. GIOVANNI KINUYA, nativo di Miyako. Come suggerirebbe senza possibilit d'errore l' appellativo - con funzione di cognome - Kinuya, commerciava in seta ("kinu"). Se mplice e retto di carattere, aveva seguito la religione dei padri fin dall'infan zia, come gli detta- 130 va la sua buona fede. Ma quando venne a sapere dei padr i francescani che predicavano una nuova Legge divina ed invitavano ad una nuova forma di vita pi elevata e pi consolante, and a cercarli per esserne istruito. Le v erit cristiane appagarono le attese del commerciante, che manifest il desiderio di essere battezzato e far parte dei terziari di san Francesco. Nello stesso tempo si offerse di prestare assistenza ai malati accolti negli ospedali francescani. Non contento di essere il solo cristiano in famiglia, persuase il figlio a segu irne l'esempio. L'ordine di arresto contro i religiosi spagnoli e i terziari francescani locali a loro pi vicini, emanato la notte dell' 8 dicembre 1596, lo associ a quei religio si cui tanto doveva e ai quali si sentiva tanto legato. Condivise con loro prigi onia, condanna e crocifissione sulla collina di Nagasaki, dove i due rituali col pi di lancia gli squarciarono il cuore.

COSIMO TAKEYA, omonimo del beato coreano Cosimo Sozaburo Takeya martirizzato a N agasaki il 18 novembre 1619, nacque in provincia di Owari da famiglia nobile e r icca. Caduti pi tardi i genitori in miseria e costretto a procacciarsi da vivere con il lavoro manuale, si diede alla professione, assai stimata all'epoca, di fo rgiatore d'armi. Gi battezzato dai gesuiti, viveva con la famiglia a Miyako quando vi arrivarono i francescani con l'intento di erigervi chiesa, convento e ospedale. Cosimo offr v olentieri la sua collaborazione e tanto si affezion a quei religiosi da diventarn e interprete ricco di intuito. Assiduo nel visitare e confortare gli infermi, is tru come catechista fanciulli e adulti. La sua predicazione port fruttuose convers ioni. Accettato con la famiglia fra i terziari dell'Ordine, volle affidare ai religios i il piccolo Massimo, suo figlio, perch lo formassero a diventare un buon catechi sta per i ragazzi che frequentavano la missione. Quando, in esecuzione degli ordini di Hideyoshi, i sei francescani e i dodici la ici (catechisti e loro familiari) furono dichiarati prigionieri nel convento, ch e il 9 dicembre fu chiuso e circondato da guardie armate, Cosimo si trovava con loro. I missionari continuarono nella chiesa il ministero a favore dei cristiani locali che - narrano le fonti - vi accorrevano per ricevere i sacra- 131 menti, finch il 30 dicembre furono trasferiti nelle carceri della citt, dove il 1 gennaio 1597 vennero trasportati anche un francescano, tre familiari e tre gesuiti, arr estati ad - Osaka. Giunto al luogo del martirio, un'altura collinare prospiciente il porto e in pos izione strategica che la rendeva visibile da qualsiasi punto della citt, Cosimo s i distese sulla croce assegnatagli. Con il collo assicurato al legno da un cerch io di ferro e mani, piedi e fianchi da funi, fisso al suolo, rimase in attesa ch e la stessa "operazione" fosse compiuta per gli altri compagni. Mentre i moritur i intonavano il Te Deum i padri Pasio e Rodrguez, a nome del vescovo gesuita a cu i Terazawa aveva negato di poterlo fare di persona, passando da una croce all'al tra benedivano i testimoni di fede, suggerendo l'ultimo atto di offerta. I solda ti incaricati del cruento atto finale si avvicinarono decisi. Due i colpi di lan cia, dai fianchi alle spalle trapassando il cuore. Le grida di orrore dei testim oni oculari riecheggiarono nell'animo e nelle pagine di chi descrisse l'accaduto . LEONE IBARAKI (Karasumaru), nativo di Owari, da giovane era stato monaco buddhis ta. Battezzato e sposato dai gesuiti nel 1589, divenne poi terziario e si rivel i l migliore predicatore e il catechista pi stimato al servizio dei padri francesca ni. Di lui, catechista-interprete affascinato dall'umilt e dalla povert incarnati da p adre Pietro Battista, non sono giunte fino a noi notizie sulla vita precedente i l martirio. Frois ne elogia le doti da evangelizzatore, la fede forte e intensamente vissuta . Umile nel servizio agli umili, Leone dimostr con le opere la sua spiritualit. Pr ofillet gli attribu, curiosamente, una nazionalit coreana di cui non fanno alcun c enno le fonti coeve Ribadeneira, Gmez, Frois. PAOLO IBARAKI Nativo di Owari, si lasci conquistare dal messaggio cristiano trasm essogli dal fratello minore, Leone Karasumaru. Da giovane Paolo era stato un sam urai ma poi si era messo a lavorare in una fabbrica di sak. Fu battezzato dai ges uiti. Al culmine di una crisi spirituale superata con l'aiuto di Gonzalo Garca, si tras fer ad Horikawa in Ky-oto, nei pressi della chiesa francescana. Divenne terziario dell'Ordine Serafico ed anche lui si 132 pose al servizio dei padri missionari stranieri come interprete, svolgendo un'intensa attivit nell'ospedale di Sant'Ann a e come catechista a Miyako, prima di essere arrestato. FRANCESCO, detto il medico, era nativo di Miyako e credente da un anno, annota F rois. Prima di farsi cristiano, tenne con s per quattro anni il rosario appartenu to al duca di Bungo, Otomo Francesco Sorin. Con la moglie ricevette il battesimo nel convento francescano e non esit ad offri re ai poveri assistenza medica gratuita - sottolinea Juan Ruiz de Medina - press o l'ospedale "San Giuseppe".

Con una nota quanto mai asciutta, Frois mette l'accento sulla cura con cui il ma rtire quarantaseienne si prepar all'estrema tappa verso la vita ultraterrena, cur a tipica della propria cultura, che esalta gli aspetti di massima dignit e bellez za nel morire. Chiese tra l'altro di confessarsi con un padre gesuita, come Fran cesco il falegname battezzato otto mesi prima. La preghiera dovette svolgere un ruolo significativo nella parte finale della sua vita. ANTONIO, LUDOVICO E TOME Un posto tutto particolare occupano questi tre martiri, accomunati dalla giovane et e da una rara forza d'animo nel non indietreggiare di nanzi alla morte. Per chi apparteneva alla classe militare ed aristocratica dell'epoca, ricordiamo lo, l'ingresso nel mondo degli adulti era segnato dalla rituale cerimonia "genpu ku" (lett. "abito originario", corrispondente all'assunzione della toga virilis nell'antica Roma), che consentiva al neo-adulto, di solito quattordicenne, di ci ngere la spada (7). ANTONIO, figlio di un cinese, per parte di madre era di Nagasaki. Doveva avere nove anni quando i frati francescani, arrivati nella cittadina, sta bilirono la propria dimora nell'eremo di San Lazzaro, prodigandosi nell'ospedale per i lebbrosi. Il fanciullo, gi battezzato dai gesuiti ed ammesso in un seminar io per d-ojuku, si sent attirato dall'attivit caritativa dei frati francescani. E a sua volta richiam l'attenzione di fra Francisco Blanco e fra Martin de la Ascen sin. Fin col mettersi al servizio dei religiosi, con il consenso dei genitori, circa o tto mesi prima del martirio, rendendosi particolarmente d'aiuto durante i cicli di predicazione. LUDOVICO IBARAKI, nativo di Owari e il pi giovane dei martiri, era nato nel 1585. Allevato da Leone Karasumaru e battezzato in una chiesa francescana, prestava i l suo aiuto nell'ospedale annesso alla chiesa di Miyako, come d-ojuku. A soli undici anni rifiut di essere "depennato" dalla lista e di aver salva la vi ta in cambio dell'abiura, come gli propose in extremis, a Karatsu, il governator e Terazawa, impietosito dalla giovanissima et del condannato. Ludovico fu irremov ibile e cos ricostruisce il dialogo, sulle fonti coeve, lo studioso Kataoka Yakic hi: "Terazawa, con bonomia, si rivolse all'adolescente: "La tua vita nelle tue mani. Sii disposto a servirmi ed io ti potr aiutare". Il giovanetto replic: " a padre Pietro Battista che obbedisco!". Udita la risposta, il padre francescano interloqu: "Se ti verr concesso di vivere da cristiano, segui pure di buon animo quanto ti p ropone". "Ma cosa dice mai! L'abiura la conditio sine qua non!", ribatt secco Hanzabur-o. "Non sar allora il caso di arrivare a tanto, per aver salva la vita. - replic pronto il giovanetto - "La vita terrena breve, ma quella dell'anima eter na!". La gioiosa serenit mostrata dall'adolescente, legato ad una piccola croce non dis tante dall'amato padre spirituale Pietro Battista - scrive Frois -, lasci un segn o, nei credenti come negli altri. Le ultime parole udite dai testimoni furono, per tre volte, "paradiso" e l'invoc azione "Ges, Maria". Da questo ben si comprende come il cuore di Ludovico ospitasse lo Spirito Santo, conclude, commossa, la voce narrante di Frois. Cos moriva un fanciullo agli albori della primavera del 1597, ignaro che allora, nella lontana Roma di cui aveva sentito tanto parlare, un altro futuro santo att ento al mondo dell'infanzia quale fu il sacerdote spagnolo Giuseppe Calasanzio, nativo di Peralta de la Sal (Aragona), faceva fiorire dall'incontro con Antonio Brendani la "nascita della prima scuola pubblica gratuita d'Europa" presso la ch iesa di Santa Dorotea nei pressi del colle del Gianicolo, a tutto vantaggio dei giovanissimi non abbienti. Oggi sono molte le chiese dedicate nel Paese a Ludovico martire, in particolare nella prefettura di Nagasaki. TOM, nativo di Miyako, sposato, era stato battezzato dai gesuiti. Si prodigava nell'attivit evangelizzatrice a fianco dei missionari ed ricordato "

alegre y animoso" dal testimone Juan Pobre de Zamora. Nishizaka, la collina dei martiri I corpi dei martiri - precisa Y-uki Ry-ogo fon dandosi su Frois ed altre testimonianze dell'epoca - rimasero ottanta giorni, in corrotti, sulle ventisei croci. 135 All'inizio, la vigilanza delle guardie sul luogo dell'esecuzione fu stretta ma con il passare del tempo si allent. Alcuni fedeli riuscirono cos a sottrarre pe rsino alcuni dei corpi, con l'intento di sotterrarli in luogo appropriato, costr ingendo le autorit religiose a minacciare di scomunica indebite azioni di devozio ne. Questa situazione perdur fino all'estate 1597, quando dalle Filippine giunse in G iappone l'inviato don Luis Navate. Costui, previa autorizzazione di Hideyoshi, d ispose affinch croci e corpi dei martiri fossero trasportati a Manila. La popolaz ione di Nagasaki aveva dimostrato di venerare le croci, considerando la collina di Tateyama- Nishizaka luogo sacro. Dal giorno del martirio, un missionario seguiva con devozione la vicenda post-mo rtem dei martiri: si trattava di Francisco Caldern (1546-1618), un gesuita spagno lo esperto in etica e teologia. In data 12 marzo 1597 scrive una lettera in cui cerca di dar voce alle emozioni di chi si ritrova dinanzi a un luogo e ad una testimonianza che fanno storia, e non solo della Chiesa, in terra d'Oriente. Ieri, un ben lontano ieri, Nishizaka, teatro del primo martirio, vide ripetutame nte chiudersi le vite terrene di numerosi testimoni di fede: tra loro, resta tra i pi incisivi nella memoria storica Nakaura Giuliano, l'unico dei quattro "ambas ciatori" della "Tensh-o shisetsudan" a morire, il 21 ottobre 1633, coerente alla scelta che lo aveva portato a scoprire con i propri occhi l'Europa cristiana. L'evento del primo martirio di cristiani giapponesi riveste una significativa im portanza storica a vari livelli, di cui le cronache coeve in lingua occidentale non sono avare. Tale evento fu messo in evidenza, nel Novecento, dall'arte del p ittore Luca Hasegawa, in una ricostruzione che ispira serenit fino al momento cul minante del martirio. I testimoni di fede andavano incontro alla morte sorrident i, con partecipazione gioiosa. Uno spettacolo tale, concordano le fonti gesuite e francescane, da coinvolgere in modo fortemente emotivo anche i non cristiani. Lo comprovano soprattutto le migliaia di martiri dei successivi decenni. Difficilmente immaginabile, ma resa vivamente dalle parole dei testimoni oculari , la gioia per la resurrezione certa, con salita in cielo, vinceva l'orrore uman issimo per il precipitare nell'inferno dello strazio fisico, sopportato con esem plare dignit. 136 Dopo il 1639, in un Paese isolato dal ferreo divieto di ingresso per gli str anieri e di uscita per i locali, pena la morte, Nishizaka si trasform in un luogo dove nessun segno esterno avrebbe ricordato ai posteri quanto sangue era scorso su quella collina. Sul finire del secondo Ottocento la ricostituita diocesi di Nagasaki, grazie all 'operosit di monsignor Petitjean, cominci le prime ricerche per localizzare con es attezza i luoghi dove erano state scritte pagine eroiche di storia del cristiane simo in Giappone. La "Cronaca" di Frois, ritrovata in archivio e per la prima vo lta tradotta in giapponese da padre Galdos negli anni Trenta, si rivel determinan te. Cenni sulla canonizzazione (1862) Dopo la beatificazione dei protomartiri in Giappone avvenuta il 19 luglio 1627 a dodici anni dalla missione in Vaticano dell'" ambasciatore" Hasekura Tsunenag a, sul cui ruolo ci soffermeremo tra poco -, nonostante il nulla osta della Cong regazione dei Riti a procedere alla canonizzazione, n l'Ordine dei Frati Minori, n la Compagnia di Ges intraprese iniziativa alcuna. Nel XIX secolo gli anni Sessanta si erano aperti con la rinascita del liberalism o e il desiderio di numerosi sovrani, tra cui quelli di Francia e Austria, di ma ntenere saldi i diritti dello Stato di fronte a quelli della Chiesa. L'intervent o di Napoleone III in Italia si rivel decisivo e lo stato pontificio si trov ridot to a Roma ed alla campagna circostante. Fu allora che il Provinciale delle Filip pine scrisse al Ministro Generale dei Frati Minori padre Bernardino da Montefran co, sollecitando la glorificazione dei martiri di Nagasaki, particolarmente vene

rati dalla comunit cristiana di Manila. Il Ministro Generale interess della cosa il postulatore generale dell'ordine, pad re Francesco da Lucca. Fu lui, con l'aiuto dell'avvocato delle cause dei santi d on Giovanni Sottovia, a far s che il Padre Generale nel 1861 presentasse a Papa M astai Ferretti formale richiesta di canonizzare i 26 martiri di Nishizaka. La ce rimonia si sarebbe rivelata una delle massime solennit religiose svoltesi sotto i l pontificato di Pio IX, vero sostenitore dei movimenti spontanei di devozione s viluppatisi nella Chiesa: devozione al Sacro Cuore, al 137 Santissimo Sacramento e alla Vergine, di cui erano state riconosciute le apparizioni a Lourdes (1830 e 1858). Papa Mastai Ferretti accolse la richiesta. Il 3 settembre 1861 i consultori dell a sacra congregazione dei riti decisero all'unanimit di far procedere alla canoni zzazione dei martiri di Nagasaki. Preso atto della decisione, il pontefice si ri serv di manifestare la propria il 17 dello stesso mese. Volle recarsi di persona all'Aracoeli per promulgare il decreto ufficiale di canonizzazione alla presenza del cardinale Patrizi, ponente della causa, del promotore della fede mons. Andrea Frattini, dell'inviato straordinario della Spagna e di tutti i definitori dell'ordine. Il Ministro Generale fu sollecito nell'inviare una lettera enciclica a tutte le province dell'ordine, annunciando per la Pentecoste del 1862 la canonizzazione d ei 23 francescani, religiosi e laici, e dei 3 gesuiti protomartiri nel Paese del Sol Levante, con celebrazione da tenersi nella Basilica di San Pietro. Con la cerimonia pi solenne degli ultimi trent'anni, il Papa che Giovanni Paolo I I ha elevato agli onori degli altari il 3 settembre 2000 volle dare il maggiore rilievo possibile all'avvenimento, sia di fronte alla Chiesa universale che alla societ civile. Quest'ultima, in quegli anni, era in forte conflitto con la Chies a: il governo piemontese, la massoneria e tutti i laicisti contestavano vivaceme nte il diritto di mantenere uno stato pontificio. Furono convocati in Vaticano tutti i vescovi del mondo. Pi di 300 raggiunsero Rom a per tale circostanza, mentre i governi del Piemonte e del Portogallo non conse ntirono ai presuli di lasciare il proprio territorio. L'8 giugno 1862, nella Basilica di San Pietro, quel papa destinato ad un pontifi cato lungo 32 anni ed assai amato per la bonomia spirituale, per l'eloquenza cap ace di smuovere gli animi, per "la volont d'amare", come ebbe a riconoscergli per sino il repubblicano poeta Carducci, canonizzava quei cristiani di pi continenti che avevano serenamente affrontato assieme il martirio in terra nipponica quel 5 febbraio 1597. L'indomani Pio IX avrebbe colto l'occasione di cos manifesta dimostrazione di uni one attorno a s, per pronunciare davanti all'episcopato un discorso che lasciava presagire la condanna degli "errori moderni" ("Syllabus",1864). Inoltre, con la glorificazione 138 dei martiri, voleva additare a tutti l'ideale di un'autentica fedelt al messaggio cristiano, caratterizzata dalla partecipazione umile, silenz iosa ed operosa alle sofferenze di Cristo crocifisso.Tale partecipazione, che va oltre ogni motivazione umana, pu essere sostenuta con perseveranza, ci insegna l a fede, solo con una speciale grazia divina. Celebrazioni del 1993 e del 1997 a Nagasaki e a Civitavecchia Quel martirio stor ia di un passato mai del tutto dimenticato: ogni anno, il 5 febbraio, i cristiani non solo di Nagasaki ma provenienti dall'i ntero arcipelago si riunivano e si riuniscono in preghiera nel Parco Nishizaka, sull'omonima collina un tempo chiamata Tateyama. Nel 1962 - centenario della canonizzazione -, vennero eretti un monumento ai mar tiri e una memorial hall con un rilievo bronzeo dei santi, allineati nell'ordine di crocefissione indicato da Frois. Il rilievo opera dello scultore Funakoshi Yasutake, che si avvalso, nel realizza re l'opera, delle emozioni vissute nella lettura della "Cronaca" di Frois e del consiglio dell'insigne studioso gesuita tedesco Hubert Cieslik. Oggi l'opera l'i mmagine simbolo del Kyush- u, familiare all'immaginario collettivo e resa nota a ll'estero da pubblicazioni quali "Introducing Japan" di Donald Richie, Kodansha International, T-oky-o, 1994). Nella memorial Hall - sottolineava alle soglie degli anni Ottanta Kataoka Yakich

i in "Storia dei Martiri della Chiesa in Giappone" (8), sono conservate le reliq uie di Paolo Miki, Diego Kisai e Giovanni da Got-o, un tempo custodite nella chi esa di sant'Ignazio a Manila. Quel martirio non storia passata, ma, in quanto testimonianza di fede nell'Assol uto, interroga il nostro cammino presente. Se ci soffermiamo a considerare la co erenza profonda di pensiero, azione e condotta dei personaggi chiave, la vicenda fonte di emozioni per l'uomo contemporaneo, come provano questi intensi "haiku" in diciassette sillabe di poeti del Novecento: "Piedi in viaggio Piedi ignudi: sollevati da terra rabbrividiscono." Shimomura Hiroshi

"Non videro il tramonto ma il Regno dei Cieli Riarsa la terra." Mizuhara Sh ---u oshi

In un angolo del Parco Nishizaka, il 25 ottobre 1993, il Presidente del Portogal lo Mario Soares, nel 400 anniversario dell'inizio dei rapporti col Giappone, inau gurava solennemente la stele commemorativa di Luis Frois. A lui la citt ha dedica to persino il nome di una via, fatto significativo considerando che il sistema g iapponese non conosce il nostro modo di denominare le strade. La stele ricorda i l fatto che, grazie alla "Relacion" del coltissimo missionario di Lisbona, fu fi nalmente possibile localizzare con certezza il luogo della crocifissione. Nel febbraio 1997, le cerimonie religiose commemorative del quarto centenario de l martirio di s. Pietro Battista, di s. Paolo Miki e compagni hanno visto afflui re a Nagasaki da tutto il Paese fedeli e uomini di cultura e sono state concluse dal cardinale Edmond Szoka, inviato speciale del Papa. Un momento chiave delle iniziative culturali del quarto centenario stato la rappresentazione dell'opera "I ventisei martiri", un libretto uscito dalla penna della scrittrice e commedio grafa Tanaka Sumie (1908-2000) (9) con la collaborazione per i dati storici di Y -uki Ry-ogo. L'autrice, a dispetto dell'et e della salute cagionevole, ha rispost o con gran disponibilit all'invito dell'arcivescovo di Nagasaki, Shimamoto, che h a tenuto conto non solo della sua fama ma anche della robusta fede cattolica mai celata. Anche il Comune di Civitavecchia, l'unico in Italia ad avere una chiesa loro ded icata, ha commemorato il quarto centenario del martirio dei santi, con un'inizia tiva culturale che si avvalsa dell'attiva partecipazione del padre francescano S tefano Bianchi. Un convegno tenutosi il 7 giugno 1997 ha fatto rivivere la testi monianza di una fede che abbatte ogni barriera sociale e culturale. ********************

NOTE: - (1) I nomi in traslitterazione presentano spesso una talora sconcertante ricc hezza di varianti grafiche, a seconda delle pronuncie regionali, nelle fonti coe

ve. Fatto tutt'oggi riscontrabile nei vari modi in cui viene chiamato, ad esempi o, san Francesco Saverio, a Yamaguchi familiare come "Zabieru". - (2) J. Ruiz de Medina, "El martirlogio del Japn", pag. 87. - (3) Joseph Jennes, "A history of the Catholic Church in Japan", M.B. Series n .8, T-oky- o, 1959, p.77 e di Dorotheus Schilling, "Grndung der Hospitler St. Jose ph und St. Anna der Franziskaner in Miyako" (1594-1595), in N.Z.M., 1949, p. 4. - (4) L. Frois, op. cit., pagg. 178-180. Nota tra l'altro il curatore (ibidem, pp. 83- 84), con spirito non polemico ma solo mirato a chiarire zone contradditt orie che talora accompagnano i dati sui martiri, che l'affermazione di padre Jua n Pobre secondo cui Paolo Miki avrebbe chiesto di entrare nell'ordine francescan o a padre Pietro Battista, che ne avrebbe accolto la richiesta, "sono parole che mettono in difficolt entrambi i santi". Secondo Y-uki, Paolo Miki aveva espresso chiaro l'impegno di farsi gesuita e pertanto nulla comproverebbe l'asserzione d i Pobre. - (5) Paul Glynn, "Un canto per Nagasaki - Nagasaki no uta", Production Art Ser vices, Australia, 1988, ISBN 1 875329 09 9, pag. 68. - (6) L. Frois, op. cit., pagg. 161-162. - (7) Interesseranno il lettore alcune significative puntualizzazioni, emerse n ell'ultima decade del Novecento, su origine e significato del sistema educativo offerto dal collegio cristiano. Quest'ultimo era indicato con il neologismo giap ponese "d- ojuku" (lett. "stessa dimora"), ritenuto erroneamente - precisa in pi studi Juan Ruiz de Medina - un modello che Valignano avrebbe ripreso dal sistema d'insegnamento impartito ai giovanissimi dai monaci buddhisti nipponici nei lor o templi. Se Valignano in una lettera del 6 agosto 1580 da Nagasaki spiegava il neologismo cos: "doxicos ... japones que sirven de interpretes y nos ayudan a la conversion, los quales comunemente pretenden entrar en la Compania", Wicki cita, dal classico D elgado, la formula latina, chiarissima: "D- ojuku, vox iaponica, apud catholicos cathechista". Spiegazione ripresa ed ampliata da Boxer: "catechisti, accoliti, sacrestani e cos via dei missionari". Lucien Campeau, poi, conia un francese "dog ique" per "d-ojiku", da intendere come neofiti meglio istruiti di altri cui i ge suiti in Giappone affidavano l'incarico di fare catechismo ed avere cura della c omunit in loro assenza" (cfr. Ruiz de Medina, "El neologismo d-ojuku", pag. 192). Il professore Lpez-Gay d una felice spiegazione: "equivalevano pi o meno ai diacon i". Nel settembre 1993 Ruiz de Medina, nel corso di un convegno di studi tenuto alla "Sophia University" in T-oky-o, precisava che la maggior parte degli studiosi d el Novecento, in merito ai "d-ojuku", mettono troppo l'accento sulle regole scri tte da Valignano sul come educare i fanciulli, dando l'impressione di considerar lo promotore di un sistema locale. In verit, per quanto riguarda l'origine del ne ologismo, la strada era stata segnata gi nel 1546 da un Francesco Saverio che pro pugnava lo stesso sistema nelle chiese cattoliche in India. Dunque, se la forma d'impronta buddhista, il "significato" cristiano. Pregnante la precisazione di R uiz de Medina: se il catechista esercita un "ufficio", il "d-ojuku" vive uno "stato di vita", s ia pure non perpetuo, in comune con la comunit religiosa. - (8) Kataoka Yakichi, op. cit., p. 111. - (9) Nata a T-oky-o e laureata all'attuale Universit Ochanomizu, Tsujimura Sumi e nel 1935 spos il commediografo Tanaka Chikao e cominci lei stessa a scrivere tes ti teatrali, poi radiofonici. Con finezza affrontava la psicologia femminile e t ematiche di alto interesse come i valori famigliari, lasciando trasparire la fed e cattolica. Tra le opere di maggiore successo "Tsuzumi no onna" ("La donna tamburino", 1958) , storia tratta da una cronaca tragica del periodo Edo; "Garashiya Hosokawa fuji n" ("La signora Grazia Hosokawa", 1959), personaggio di cui alla nota (19) del c ap. I. "Genshi, josei wa taiy-o de atta" ("All'inizio, la donna era il sole", 19 71) ricostruiva invece le lotte portate avanti dalla femminista Hiratsuka Raicho. Commediografa, scrittrice, saggista, critico letterario di primo piano, malgr ado gli 88 anni venne scelta dal vescovo di Nagasaki come la voce letteraria pi c onsona a commemorare i 26 Martiri. Scrisse cos il libretto di un'opera commemorat

iva dei 400 anni dal martirio di Nishizaka. Lo stato di salute imped alla profess oressa di vedere rappresentata la sua ultima fatica letteraria, compiuta con la collaborazione di uno studioso quale Y-uki Ry-ogo. *************

CAPITOLO VI

"Nello specchio d'acqua si riflette l'ombra di un crisantemo bianco: e vedo sfilare e sovrapporsi mille e mille autunni". Gensci, monaco (1623-1668)

"E va il mendico, indossando qual abito estivo la Terra e il Cielo". Takarai Kikaku (1661-1707)

"In un canto del corridoio di un convento, qual castello antico, sta in piedi nella sua cassa di legno, grande un orologio. Oscilla il pendolo, oscilla... Un vecchio volge occhi sperduti al Regno dell'Eternit: e come per il paese batte in terra la punta del bastone. Echeggia cos Il suono dell'orologio: tic tac...tic tac...tic tac... ("katta koto katta koto katta koto") Miki Rof - u (1889-1964) ***********

L'antico porto pontificio e l'ambasciatore Hasekura Tsunenaga

A trent'anni dalla prima missione in Vaticano dei quattro giovani cattolici del Ky-ush-u realizzata da Valignano, il daimy-o di Sendai Date Masamune, signore de lla zona rurale T-ohoku a settentrione dell'isola Honsh-u, concep l'ambiziosa ide a di inviare a Filippo III di Spagna ed al papa Borghese una missione diplomatic a vera e propria, costituita da quindici notabili di Sendai. La missione Keich-o sarebbe stata accompagnata dall'accorto francescano spagnolo padre Luis Caballe ro Sotelo, strappato alla persecuzione contro missionari e fedeli da un Masamune tanto lungimirante quanto pragmatico. Il futuro beato Sotelo - martire ad Omura nel 1624, oggi uno dei 205 beati del G iappone - si trovava da dieci anni nell'arcipelago estremo-orientale ed era espe rto come pochi del dialetto del T-ohoku e dei problemi della Chiesa locale. Sare bbe stato lui l'interprete ideale dell' "ambasciatore" Hasekura Tsunenaga. lui i l "samurai" (1) spinto da Masamune a tentare di stringere rapporti commerciali e ottenere esenzioni fiscali per i prodotti giapponesi esportati in Messico e Spa gna. Questo, secondo l'acuta e appassionata ricostruzione di End-o Sh-usaku nel romanzo "Samurai", era il prezzo da pagare al signorotto per riottenere le terre di famiglia confiscategli in patria. La delegazione di 180 persone, mercanti compresi, part il 28 ottobre 1613 dal por to di Tsukinoura (2) imbarcata sul "San Juan Bautista", che trasportava anche ga lli, galline, scrofe gravide per provvedere al cibo durante il viaggio, e persin o gatti per cacciare i topi. Pilotava il galeone spagnolo l'esploratore Sebastiano Vizcaino (3) che, nel cors o del soggiorno in Estremo Oriente e dei contatti con le autorit Tokugawa, aveva avuto modo tra l'altro di constatare la devozione di fervidi cristiani, come l'o riunda coreana Ota Giulia (4). Dopo molti mesi di navigazione a vela sulle rotte del Pacifico e dell'Atlantico la delegazione raggiunse il Messico, Cuba e poi la Spagna. Vi si trattenne sette mesi, e a Madrid Tsunenaga si fece battezzare con il nome di Filippo Francesco. Era gi consapevole di essere votato al fallimento nell'estremo tentativo di otte nere durante il soggiorno romano quei vantaggi economici ambiti da Masamune. Savona, Genova, Civitavecchia; il 16 ottobre 1615 la delegazione sbarc nel porto pontificio. L'accoglienza del governatore Severolo fu buona, mentre non si rivel arono facili i successivi contatti con le autorit romane, complicati da diffidenz a e da diversi codici di comportamento, oltre che dalla mediazione degli interpr eti. Una volta dissipate le incomprensioni, l'ambasciatore spagnolo a Roma cardi nal Borghese mise a disposizione della delegazione tre carrozze, oltre alla sua personale, e dieci muli. L'udienza solenne con Paolo V si svolse il 3 novembre nel Palazzo Apostolico. Il capo della delegazione don Filippo Francesco Hasekura consegnava la lettera di Masamune, ornata in oro ed argento, ad un pontefice assai attento alle tribolate vicende delle missioni in Oriente (il 27 giugno 1614 aveva autorizzato l'uso de lla lingua locale nella liturgia in Cina). A nessuno sfugg che l'esaltazione della fede cattolica da parte della delegazione nipponica mirasse in realt a stabilire fruttuosi rapporti commerciali, come pure alle conoscenze culturali e alle scoperte scientifiche realizzate in Europa. Il soggiorno romano di Hasekura e compagni dur due mesi, senza risultati concreti. Intanto, nel 1614 e dunque prima ancora dell'udienza papale, si era riaccesa nel lontano arcipelago la persecuzione anticristiana contro fedeli ed edifici di cu lto. Dal 1616, poi, il regime di Tokugawa mostrava un volto sempre pi spietato ed una strategia sempre pi capillare nel distruggere ogni presenza del cristianesim o nell'arcipelago. Sui circa 200.000 cattolici locali dell'epoca, migliaia rifiutarono di compiere il gesto di calpestare le tavolette raffiguranti immagini sacre ed affrontarono cos il martirio nelle sue varie, terribili forme, pur di non rinnegare la propria fede. Il martirio veniva proposto dai padri spirituali come conclusione ideale di una vita cristiana penitente e dedita alla carit, e senza dubbio la storia ci consegna adesioni segnate da eccezionale eroismo e forza d'animo. L'esempio dei ventisei testimoni di fede di Nagasaki era considerato un modello e garanzia di

speranza nella vita ultraterrena. La cronaca del tempo sui vari incontri pubblici e privati della delegazione guid ata da Hasekura alle corti spagnola e papale non accenna agli aspetti negativi d ei rapporti fra la Chiesa locale e le autorit giapponesi. Tantomeno fa riferiment o ai martiri di Nagasaki e a quelli, in tempi successivi, di altre citt del Paese , tra cui spicca Edo. Si d spazio piuttosto alle benemerenze di Masamune, alle su e richieste d'invio di nuovi missionari per la comunit cristiana di Sendai, da ri organizzare sotto la guida di un proprio vescovo, forse lo stesso padre Luis Sot elo. Quest'ultimo, conscio delle difficolt della Chiesa in Giappone, causate dal vivo dissenso sui metodi di evangelizzazione tra gesuiti lusitani e francescani spagn oli e dalle rivalit tra i mercanti di quei due Paesi, ottenne da Paolo V un'udien za privata. Lo accompagnavano tre terziari francescani, membri di una delegazion e giapponese inviata a sollecitare la canonizzazione dei protomartiri di Nagasak i. La causa dei futuri santi si avvaleva di testimoni autorevoli, fra i quali fra J uan Pobre de Zamora, autore di un "Memorial", che auspicava la canonizzazione, p er il sovrano di Spagna Filippo III. Lo stesso fra Pobre de Zamora, sul finire d el 1605, si era recato a Roma 145 per sollecitare, tramite i buoni uffici del co nte di Lemos e dell'ambasciatore spagnolo a Roma, l'avanzamento della causa, avv iata a Macao ed a Manila prima di venire portata a Roma, tramite la Spagna, da u n testimone oculare del martirio. Il testimone si trovava sulla nave portoghese alla fonda nel porto di Nagasaki quel mattino del 5 febbraio 1597: si trattava d i padre Marcelo de Ribadeneira, ben noto al lettore. La causa per fin insabbiata, a causa del grande numero di processi allora in corso . Tuttavia, fra Juan Pobre de Zamora ottenne che Paolo V, con il breve datato 8 agosto 1606 "Cum sicut nobis nuper exponi fecisti" autorizzasse l'esposizione di alcune reliquie dei futuri Santi nelle chiese romane. I terziari francescani offrirono al Papa un crocifisso realizzato con il legno d i una croce sulla quale era stato legato uno dei protomartiri. Commosso, papa Bo rghese promise il proprio interessamento. Il 19 luglio 1627 il successore Urbano VIII avrebbe firmato il decreto di beatif icazione, fissando al 5 febbraio la memoria liturgica dei protomartiri del Paese aperto all'evangelizzazione da Francesco Saverio. La cerimonia di canonizzazion e di quest'ultimo, avvenuta il 12 marzo 1622, vide presenziare, tra gli altri, i l primo giapponese pellegrino in Terra Santa (5), il gesuita Pietro Kasui Kibe, di Oita nel Ky-ush-u. I frati minori della provincia romana di Civitavecchia Attorno al 1860 Civitavec chia era luogo di assiduo transito dei frati minori appartenenti alla Provincia Romana, in arrivo e in partenza per le missioni estere al termine della preparaz ione alla vita missionaria, compiuta nei due collegi di S. Bartolomeo all'Isola e di S. Pietro in Montorio. Numerosi francescani si recavano nel porto dello Stato Pontificio per proseguire fino a Genova, Marsiglia, Barcellona e Lisbona, tappe obbligate per chi doveva poi raggiungere le regioni dell'Estremo Oriente, dell'America meridionale e sett entrionale, e pi frequentemente Medio Oriente e Terra Santa. Questo fatto indusse l'ordine a programmare la presenza di un convento non lontano dal porto di Civi tavecchia in grado di soddisfare le esigenze dei religiosi. Venne prescelta l'area contrassegnata dal numero 39 lungo la Via Aurelia, in loc alit "Quattro porte", a circa un chilometro dall'area portuale. La zona era, all' epoca, scarsamente popolata ma se ne dava per certo lo sviluppo, tanto da consid erare l'opportunit di erigervi una chiesa. Il Ministro Generale dei Frati Minori pens di contribuire a promuovere la devozione verso i protomartiri in Giappone, d i fresca canonizzazione, dedicando loro la futura chiesa. Il richiamo storico dello sbarco di Hasekura Tsunenaga secoli prima, legava di f atto la storia della cittadina a quella del Paese in cui era avvenuto il martiri o. Con il consenso del Padre Provinciale dell'Aracoeli venne chiesto al Pontefic e il permesso di utilizzare a tal fine parte delle generose offerte dei fedeli r accolte da tutte le province dell'ordine per le spese legate alla canonizzazione . Dei 30.000 scudi, rimaneva una somma ancora significativa, destinata alla caus

a di beatificazione di altri 205 martiri in Giappone (tra cui 45 francescani, Lu is Sotelo compreso) conclusasi positivamente nel 1867. Fu la custodia francescana di Terra Santa, concorrendo in modo rilevante alle sp ese della nuova costruzione, a far denominare il convento in Civitavecchia "Ospi zio di Terra Santa". Tale circostanza offr pi tardi il motivo giuridico per sottra rre convento e chiesa all'incameramento da parte del demanio dello Stato italian o. A realizzare la nuova chiesa si impegn di persona il padre Tomma- 147 so di Roma (1812-1894), allora ministro provinciale dei frati minori. Perito in campo architettonico, ottenne dal vescovo Camillo Bisleli l'autorizzaz ione a costruire su proprio progetto l'edificio, la cui prima pietra venne posta il 13 giugno 1864. La chiesa, al termine di otto anni di lavori, fu consacrata il 13 giugno 1872 da Francesco Gandolfi, di fresca nomina vescovo di Tarquinia e Civitavecchia. Il culto dei protomartiri, promosso con costanza dai francescani a cui era affid ata la cura della chiesa, divenuta parrocchia nel 1937, assumeva particolare ril ievo in occasione della ricorrenza della memoria liturgica, il 5 febbraio. Il 5 novembre 1933, nella piazza antistante la chiesa, venne eretto un monumento bronzeo (opera dello scultore Giuseppe Cozzi di Allumiere) di San Francesco d'A ssisi in atto di rivolgere, dall'alto di una roccia, a chiunque voglia accoglier lo e praticarlo, l'antico e sempre attualissimo saluto "PAX ET BONUM", "Pace e B ene". Vennero gli anni bui del secondo conflitto mondiale. Violento, il bombardamento del 30 agosto 1943 distrusse met della cittadina laziale e non risparmi la chiesa, "l'unica in Europa dedicata ai martiri giapponesi" avrebbe ricordato all'inizio degli anni Ottanta il diplomatico presso la Santa Sede Agostino Kanayama Masahi de (6), cattolico. La ricostruzione, subito desiderata dal superiore francescano e parroco della ch iesa, padre Scalpellini, fu ultimata, nel rispetto di proporzioni e forme preced enti il bombardamento, solo nel 1950. La consacrazione del nuovo luogo di culto avvenne il 4 ottobre, nel primo anno g iubilare celebrato dopo la seconda guerra mondiale. "Restava un problema. Sarebbe stato davvero lo stesso se l'interno della chiesa fosse stato decorato all'occidentale? Prima della distruzione ornava il luogo sa cro un dipinto raffigurante i martiri in abbigliamento cinese ... Anche il padre Scalpellini era dell'idea che la chiesa andasse decorata da mano in grado di di pingere nel puro stile tradizionale nipponico. Venne da me questo padre e mi chi ese di metterlo in contatto con qualche pittore giapponese ...". Cos, non senza emozione, il diplomatico accreditato presso la Santa Sede Kanayama ricordava gli eventi di quell'Anno Santo che avrebbe portato al cuore della cat tolicit fedeli da tutto il mondo. Fra loro, dal suo Paese, uno davvero speciale, che con spirito di servizio avrebbe abbellito la chiesa di Civitavecchia con aff reschi di delicata fattura orientale: il pittore Luca Hasegawa (7). Civitavecchia e i "suoi" 26 santi martiri in Giappone negli affreschi di Luca Ha segawa "Gy-osei", "La stella del Mattino", scuola dei Marianisti fondata dal pri mo arcivescovo di T-oky-o Pierre-Marie Osouf (1829- 1906) all'alba del Novecento , era nella capitale dell'arcipelago una sorta di fucina da cui uscivano futuri diplomatici ed intellettuali, padroni dell'idioma francese. Tra gli allievi, il piccolo Sugimura Ry-uz-o, entrato nella storia dell'arte figurativa e della spir itualit cristiana col nome di Luca Hasegawa (8). Pioniere della tecnica dell'affr esco in Estremo Oriente, dove il clima caldo-umido richiede particolari accorgim enti, autore delle scene, spiranti serenit e gioia interiore, che imbelliscono la chiesa francescana di Civitavecchia dedicata ai martiri di Nishizaka. L'ampiezz a del lavoro creativo merita che ci si soffermi un poco sul personaggio. Il pellegrino Luca era da tempo un pittore affermato quando decise di commemorar e per immagini i cruciali momenti di passaggio alla vita ultraterrena dei 26 tes timoni di fede. Padroneggiava le varie tecniche: acquerello, pittura ad olio, af fresco, mosaico. La composta mestizia del suo punto di partenza come artista,"Cr istiani in esilio" (1921), rivelava talento e gli valse il primo premio dell'Acc ademia Nazionale Statale di Belle Arti e Musica ("T-oky-o Geijutsu Daigaku"); lo

Stato avrebbe acquistato quel promettente saggio di laurea. Nel 1923, quando il soggiorno parigino lo mette in contatto con Fujita Tsuguharu, dipinge ad olio " Une famille", oggi al Museo d'Arte di Lille. In patria, parlano di lui la dolce "Madonna con Bambino" (1928, primo affresco in Giappone) della chiesa di Kitami a T-oky-o e l'affresco di san Francesco Saverio evangelizzatore, realizzato a Ka goshima per il quarto centenario dell'arrivo in Giappone del grande europeo, pio niere nel costruire "ponti di spiritualit e cultura". Torniamo a Kanayama. Alla notizia dell'arrivo a Roma di Hasegawa, il diplomatico spera di aver trovato l'artista giusto. Gli eventi si susseguono in un incastro provvidenziale che sa del prodigioso e il cui motore la fede. Il pellegrinaggio a Roma per il Giubileo 1950, l'incontro con Agostino Kanayama, di cui sarebbe p resto divenuto amico, l'accoglienza tutta essenzialit eppure tanto calorosamente fraterna riservatagli al convento francescano di Civitavecchia, che gli riportav a alla memoria l'atmosfera trovata da giovane in quel convento trappista nell'Ho kkaid-o, indussero Luca ad affrontare, con sereno entusiasmo, l'ardua impresa. Lavoro in tenace solitudine, dall'agosto 1951. Per quattro anni e mezzo, lunghe ore, al limite della resistenza fisica, trascorse ad affrescare abside e pareti di una chiesa, in un Paese di cui amava arte e spiritualit. A malincuore, doveva per riconoscere di ignorarne la lingua! A Civitavecchia nessun connazionale amico . Perci, in un silenzio illuminato dalla consonanza spirituale con i buoni frati, Luca consumava pasti frugali e lavorava, finalmente consapevole di quanto ogni pennellata del suo lavoro fosse, in definitiva, "una preghiera". Una volta alla settimana, ritrovava l'aria di casa sfoderando un'insospettata co municativa cameratesca negli incontri con la famiglia Kanayama, ospitale anche n ell'ascoltare emozioni e difficolt del pittore. Il diplomatico prese molto a cuor e il compito di sostenere l'avventura artistica di Luca Hasegawa nel collaborare al progetto dei Frati Minori. Ricordi e riflessioni di un diplomatico "Nel ricevere dal pittore di T-oky-o [Lu ca] la lettera con un 'accetto con piacere' la richiesta, mi dissi: "Questa s che vera Provvidenza! Davvero l'Anno Santo ha riallacciato il legame ["en"] tra il Giappone e Civitavecchia!" e me ne rallegrai profondamente assieme al padre supe riore. Anche per me era un felice modo di dimostrare riconoscenza ... A met dicem bre arriv Hasegawa e si trov a suo agio nel mio appartamento in Vaticano ... Nella Chiesa di Civitavecchia, su cinque pareti rappresent la scena della "professione di fede" dei martiri ... In un paesaggio nipponico erano dei giapponesi in abbi gliamento d'epoca". Agostino Kanayama Masahide ricorda il Giubileo del 1950 nel capitolo VIII di un libro di successo pubblicato alla vigilia della visita in Giappone di Giovanni P aolo II. L'ultima parte del capitolo dedicato a questa visita, Kanayama la dedic a opportunamente alla vicenda dei ventisei protomartiri. Gli era chiaro il legam e tra Giubileo come anno 151 di grazia e l'impegno di dar rilievo e memoria stor ica ad un martirio tanto significativo anche per la dimensione "universale" che lo caratterizzava. Kanayama rilegge l'antica testimonianza di fede attraverso l'interpretazione di Luca Hasegawa, l'artista che ne colse significato ed eroico sacrificio con scrup olosa attenzione al contesto storico, senza gli stravaganti esotismi figurativi in cui sarebbe facilmente caduto un artista non giapponese. Luca avvolge i perso naggi nell'autentico abbigliamento d'epoca e soprattutto si compenetra nello spi rito con cui i protagonisti affrontarono il martirio, cercando di trasmetterlo n el modo pi consono alla sensibilit nipponica. Al primo sguardo, degli affreschi colpiscono la delicatezza cromatica, la lieve atmosfera di serenit emanata dalle figure, fissate un istante prima del momento c ruento della crocefissione alla giapponese: il condannato veniva trafitto di fianco o da entrambi i lati da una lancia acumi nata. Scorreva il sangue a fiotti, come il testimone Frois non manc di raccontare con commosso realismo. E Kanayama, attento a rilevare questo aspetto, ci conseg na, con vibrante commozione, la precisa "chiave di lettura" che lo spirito "giap ponese" di Hasegawa non poteva eludere : "All'inizio del 1952, la prima grande scena della crocefissione era stata comple tata. Al centro campeggia il martire Pietro Battista in croce, alla sua sinistra

padre Blanco, alla sua destra il pi giovane dei martiri, il dodicenne Ludovico I baragi. A loro sono diretti gli sguardi dei tre rudi giustizieri armati di lance . In tema di martirio, sono molti i dipinti dalle immagini cruente, ma il nostro pittore le ha volute accuratamente evitare. Nel pensiero dell'artista, raffigur are lance in atto di trafiggere petti umani o spade che recidono di netto un col lo comporterebbe subito, nell'immaginario di chi osservi il dipinto, "vedere" il sangue scorrere, letteralmente. Una siffatta raffigurazione precluderebbe la po ssibilit di raffigurare piuttosto e di trasmettere la gioia provata dai martiri n ell'offrire la propria vita in nome della fede. Proprio per dar vita a quella gioia ed alle emozioni ad essa legate, l'artista h a scelto nei limiti del possibile tonalit cromatiche tenui, delicate e luminose. L'idea guida del pittore ha riscosso il consenso degli italiani" (9). Stando alla descrizione minuziosa di Frois, Ludovico non si trovava esattamente accanto a Pietro Battista, cos come invece "interpreta" il pittore Luca. Ma la su a resta una lettura autenticamente significativa, perch il francescano spagnolo s i rivel vero padre spirituale per il piccolo Ludovico, fino alla fine. Quei dipinti cantano il senso di rinuncia, di distacco da ogni cosa terrena, di umilt; invitano alla semplicit, al silenzio, alla preghiera dell'anima: tutti aspe tti che accompagnarono il sacrificio dei testimoni di fede, proposti a modello d i vita interiore. Tra cronaca e storia, attirato dall'una e dall'altra, il diplomatico ricostruisc e per il lettore momenti da non lasciare sotto silenzio. Il 10 ottobre 1954 il c ardinale Costantini, a nome di Pio XII, presenziava la cerimonia di dedicazione della chiesa francescana di Civitavecchia. Vi parteciparono, tra gli altri, l'ambasciatore presso l'Italia Harada Ken e il ministro Inoue dell'Ambasciata del Giappone presso la Santa Sede - Kanayama anno ta con rammarico la propria assenza, dovuta ad una missione ad Honolulu -. Annotiamo qui la frase che chiude il capitolo sul Giubileo: "Gli affreschi, in tutta la loro freschezza cromatica, rivelatrice del devoto pi ttore cristiano che merita la definizione di Michelangelo del Giappone, ancor og gi ci accolgono a Civitavecchia" (10). Per il lettore appassionato d'arte, sar d'interesse paragonare la lettura interpr etativa di Hasegawa con quella, ben pi iconografica, dell'anonimo connazionale de l XVII secolo che nella Chiesa del Ges a Roma dipinse con tanto di aureola dei sa nti e tra le nubi i tre martiri gesuiti Paolo Miki, Diego Kisai e Giovanni da Go t-o - tutti con la croce in mano -. Su tutti loro, un san Francesco Saverio bene dicente. **********

NOTE: - (1) Protagonista dell'omonimo romanzo (1980) di Endo Sh- usaku (cfr. "L'Osser vatore Romano" del 30-11-1995), Tsunenaga era amico, dal 1611, del cattolico Got -o Juan, signore di Fukuwara e promotore di imponenti opere di ingegneria idraul ica che utilizzavano tecniche europee. Quest'ultimo declin l'invito di Masamune a guidare la missione in Messico, Spagna e Vaticano perch contrario alle preponder anti finalit secolari della missione. Rimangono oscuri i dati sulla morte di Tsun enaga. Di certo, rimase coerente fino alla fine alla fede cristiana. A lui la tr adizione attribuisce tre tombe, dentro e fuori Sendai. - (2) L'evento ricordato da una lapide commemorativa bilingue posta all'ingress o del piccolo giardino in puro stile giapponese, donato dalla cittadinanza di Is hinomaki, inaugurato a Civitavecchia nelle immediate vicinanze del palazzo comun ale il 18 ottobre 1998. Civitavecchia, gemellata con la citt che diede i natali a d Hasekura Tsunenaga, conserva una statua bronzea che ne rievoca l'approdo nell'

antico porto pontificio. - (3) Sebastian Vizcaino (1551-1628), cartografo ed esploratore della Californi a, per saldare un debito di amicizia con il vicer del Messico Rodrigo di Vivero y Velasco, and in Giappone per negoziare condizioni di commercio favorevoli alla " Nueva Espaa", incontrando il potente Tokugawa Ieyasu a Sunpu (odierna Shizuoka) i l 6 luglio 1611. - (4) Orfana coreana adottata dal daimy - o cristiano Konishi Yukinaga nel cors o della campagna di Corea, fu colta e sensibile dama di corte della consorte di Ieyasu. Rifiutando di ripudiare la propria fede, venne esiliata a Kozushima, una delle s ette sperdute isole di Izu (cfr. "L'Osservatore Romano", Terza Pagina, 16-5-1998 ). - (5) Pietro Kasui Kibe di Oita, ordinato sacerdote in San Giovanni in Laterano nel 1622, fu il primo giapponese a visitare la Terra Santa, nello spirito delle disposizioni di sant'Ignazio di Loyola. Questi, infatti, sin dall'inizio della fondazione della Compagnia, stabil i voti di castit, povert e pellegrinaggio a Geru salemme. Qualora il viaggio si fosse reso impossibile, era previsto l'obbligo di presentarsi al Papa per mettersi al completo servizio di desideri ed esigenze s pirituali da lui indicati. Resta eccezionale, per i tempi e per le radici culturali di Pietro Kibe, la tena cia con cui realizz con devozione le direttive del Padre Fondatore. Egli volle tornare da missionario nel suo Paese, pur nella consapevolezza della persecuzione portata avanti dal governo Tokugawa contro i cristiani laici e reli giosi: scoperto ed arrestato a Sendai, dove svolgeva con grande discrezione attivit evan gelizzatrice, mor martire a Edo nel luglio 1639 (cfr. "L'Osservatore Romano", Ter za Pagina del 14-11-1995 e del 21-3-2000). Fu coraggiosa vittima del rigore del governo locale che, avendo problemi col potere centrale per questioni territoria li, ostentava inflessibilit verso i cristiani al fine di evitare accuse di disobb edienza ai dettami del governo Tokugawa. - (6) Kanayama Masahide, nato a T-oky-o nel 1909, dottore in legge alla locale "Universit Imperiale", fu battezzato da p. Iwashita al tempo della laurea. Come d iplomatico ha vissuto buona parte della vita all'estero: Francia, Svizzera, Ital ia, Vaticano, Filippine, Honolulu, New York. stato ambasciatore in Cile, Polonia (1967), Corea. Unico diplomatico nipponico ad essere rimasto all'estero dopo la disfatta della seconda guerra mondiale, fu ospitato con la numerosa famiglia in Vaticano dove era ministro della delegazione presso la Santa Sede. Nel 1952, do po il trattato di pace di San Francisco, il Giappone e la Santa Sede avrebbero p erfezionato a livello d'ambasciata e di nunziatura i rapporti diplomatici. Si tr attato di un'esperienza unica ed indimenticabile, vissuta in un periodo storico cos teso da indurlo a scrivere, alla vigilia del viaggio in Giappone di Giovanni Paolo II nel febbraio 1981: "Anche per questo, per noi giapponesi, il Vaticano non lontano" (da "Il Vaticano - Come nessuno ne aveva scritto mai. Ricordi di un diplomatico cattolico -", Toky-o, Sankei-sha, dicembre 1980). - (7) Singolare il profilo biografico-artistico del pittore (luglio 1897- lugli o 1967). A seguito del divorzio consensuale tra i genitori (1907), assunse il cognome del la madre, Hasegawa. Nell'estate del 1914 trascorse un periodo in un monastero tr appista a Hakodate, e la spiritualit l respirata lo indusse a chiedere il battesim o il 13 dicembre di quell'anno. Nel febbraio 1951 prese a lavorare sulla visione d'insieme del martirio sulla collina Tateyama a Nagasaki. Nel 1957, secondo gia pponese dopo Hasekura Tsunenaga, venne insignito della cittadinanza onoraria di Civitavecchia. Conobbe di persona Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII. Cinque giorni prima della su a repentina scomparsa a Roma, il 28 giugno 1967, veniva ricevuto in udienza anch e da Paolo VI. - (8) Di questo evento egli colse appieno la portata, legandolo ad aspetti e fa tti significativi per la Chiesa cattolica nipponica, che dopo lungo tempo tornav a a vivere l'esperienza della visita "ad limina" dei vescovi, tra i quali spicca

va la figura di Taguchi Yoshig - or - o. - (9) Kanayama, op. cit., p. 211. - (10) Cos scriveva Kanayama all'inizio degli anni Ottanta. Oggi, gli affreschi non celano i danni del tempo, crepe alle pareti e progressiva opacit dei colori. Lavori di restauro e di mantenimento urgono, per riportare al suo splendore una propriet artistica dalla storia, per molti aspetti, davvero unica.

************* CAPITOLO VII

"Nei grani di cristallo del mio rosario, riflesso di tenere foglie verdi". Kawabata B-osha (1900-1941)

"I riti sono nel tempo ci che la dimora nello spazio". Antoine de Saint-Exupry

"Trovare sotto la settima pelle lo spigolo sporgente dell'anima..." Marina Cveteva ***********

2000: il dialogo interreligioso via maestra per una solidale compressione e cond ivisione L'anno 1900 avrebbe dovuto ospitare a Parigi un grande congresso delle religioni , sulla scia del World Parliament of Religions di Chicago del 1893, conclusosi c on l'elaborata "Etica globale", guida a future iniziative. Era prevista tra l'al tro la partecipazione del monaco singalese Anagarika Dharmapala, mentre Soyen Sh aku, autore del pionieristico "Sermons of a Buddhist Abbot" (Chicago, 1906), avr ebbe rappresentato la tradizione Zen in compagnia del noto Dr. Suzuki Daisetsu. Infine, tuttavia, l'idea apparve provocatoria alle autorit religiose dell'epoca, timorose di tanto eterogenei accostamenti fra le religioni. Non erano ancora mat uri i tempi per quell'urgenza che avrebbe trovato un primo autorevole portavoce in Paolo VI: "Gli uomini si aspettano dalle diverse religioni risposte alle irrisolte domande sulla condizione umana che oggi, ancor pi che nei tempi passati, profondamente a

ngustiano il cuore umano: "Cos' l'uomo? Qual il senso, lo scopo del nostro vivere ? Cos' il bene, cos' il peccato? A cosa serve il dolore? Quale via porta alla vera felicit? Cosa sono la morte, il giudizio ... E infine, l'ultimo inespresso miste ro che avvolge la nostra esistenza: "Da dove veniamo, e dove andiamo?" Aprendo, con "Nostra Aetate" del 28 ottobre 1965, un futuro di rapporti costruttivi con l e religioni non cristiane, Paolo VI introduceva un termine carico di futuro: "di alogo". Lo stesso termine che Niwano Nikky-o (1), attento osservatore non cristi ano al Concilio Vaticano II, avrebbe - nell'equivalente giapponese "taiwa" - res o operativo nell'organizzazione laica buddhista da lui fondata. Gi nell'enciclica "Ecclesiam suam" (6 agosto 1964) lo stesso pontefice aveva stigmatizzato l'uso pretestuoso della religione al fine di legittimare scontri bellici, con accenti rinnovatori di una mentalit illuminata dallo spirito dialogico: "Il dialogo ci far scoprire elementi di verit anche nelle opinioni altrui, ci obbl igher ad esprimere con grande lealt il nostro insegnamento e ci dar merito per la f atica di averlo esposto alla altrui obiezione. Ci far sapienti, ci far maestri ... " Nel segno del dialogo venne istituito un segretariato dei rapporti con i non c ristiani, oggi Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, guidato dal 1 984 dal cardinale nigeriano Francis Arinze. A partire dal Concilio Vaticano II ( 1962-1965, convocato nel 1959 dal beato Giovanni XXIII) e con particolare vigore nelle ultime due decadi trascorse, da "fortezza assediata" dalla modernit laica - per mutuare una pregnante espressione di Andrea Riccardi - la Chiesa si resa p romotrice del dialogo con il mondo. L'impegno era ed condividere "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di questo tempo, soprattutto de i poveri" ("Gaudium et spes"). Come non ritornare con la memoria a quella svolta che richiede un significativo mutamento di mentalit e di atteggiamento quale parte integrante della nostra vita quotidiana, per un domani migliore, quando se ne individuano gi dei prodromi nel lo stile di vita dei martiri della Nagasaki del XVI secolo? Resta infatti, a ben guardare rebours, un aspetto nascosto ma non per questo men o significativo nella testimonianza corale offerta da quei martiri, i cui ultimi scritti provano quanto la preghiera sia sempre fonte inesausta di forza interio re. Operatori di pace e di fratellanza, nello stile di vita del serafico padre s an Francesco, che della "Missio Dei" privilegiava proprio la dimensione di accog liente ascolto dell'altro e del diverso, per un fruttuoso incontro con il messag gio cristiano, i missionari guidati da p. Pietro Battista si impegnarono a contr ibuire al benessere socio-spirituale in luoghi e tempi in cui la forza delle arm i era considerata vincente ed erano fiere le resistenze ad altri linguaggi e mes saggi, dato il carattere soteriologico delle scuole buddhiste. Furono loro, con il filo della Provvidenza e con l'ago del personale, disciplina to spirito di servizio, a tessere l'ordito della forza evangelizzatrice di base, rappresentata dai terziari laici locali. Il religioso allora si trovava a viver e situazioni di tensione, dovute a precisi fatti storici: conflitto sul metodo e vangelizzatore, rivalit tra ordini religiosi, interessi politici nati dagli attri ti tra Spagna e Portogallo (di cui ebbe sentore Hideyoshi) e tra le potenze colo niali in ascesa. Ma torniamo ai martiri. L'azione evangelizzatrice ricevette un significativo imp ulso dai terziari e dai giovani gesuiti locali. Ci avvenne per mezzo di una vita cristiana testimoniata con uno stile il meno possibile avulso dale usanze locali - in questo si rivelano modelli personaggi quali Lorenzo, Takayama Ukon - e gra zie a una catechesi in grado di inserire nella comunit ecclesiale nuovi fedeli, n onostante le difficolt linguistico-culturali di una liturgia inseparabilmente leg ata al latino. Nessuno come loro si trov a vivere, sulla propria pelle, le problematiche poste d al delicato rapporto tra evangelizzazione e cultura del proprio Paese. Colpisce costatare come molti dei martiri, pur appartenendo a due ordini che in quegli an ni operavano in Giappone con intenti unitari ma metodi e strategie diversi, abbi ano spesso comportamenti in sintonia con alcune norme che verranno emesse nel 16 59 da Propaganda Fide. Di importanza fondamentale, il documento, ispirato dal se gretario Francesco Ingoli, stabiliva tre norme. Queste, che sarebbero purtroppo rimaste lettera morta, erano riferite in modo specifico alla situazione missiona

ria in Cina ed in genere in Asia, pur senza perdere il carattere di universalit: - tenere distinta l'attivit missionaria da quella politica e coloniale; - formare per quanto possibile un clero locale; - rispettare ritualit e consuetudini delle culture autoctone, quando non apertame nte contrari al cristianesimo e alla morale (nel caso giapponese, la "questione dei riti" relativa al culto shintoista avrebbe trovato punti d'incontro con le a utorit locali solo nel 1917). Nel XVI secolo, la via della fede fuori dei confini della "cristianit" imponeva s trategie ancora tutte da tracciare. Tuttavia, ben prima che, il 6 gennaio 1622, si costituisse con Gregorio XV l'org anismo Propaganda Fide, i "nostri" martiri si rivelarono pionieri in Asia di que l dialogo concettualmente estraneo a mentalit e linguaggio ecclesiale dell'epoca ma di fatto utilizzato nel laborioso processo attraverso il quale il missionario o il laico terziario locale arrivava a "conquistare" l'animo del futuro neofita . De facto, quei religiosi e laici, di varia et, testimoni di fede a Nishizaka, nel quotidiano inventarsi in terra estranea alla "cristianit" il metodo pi fruttuoso e concreto per far comprendere ed accogliere la Parola di Dio, furono precursori del "dialogo di vita", come gi Francesco Saverio con l'abate buddhista Ninshitsu . Essi abbozzarono altres un "dialogo d'azione", un'altra delle quattro forme, cu i accenneremo tra poco, di quel dialogo dischiuso dalla coscienza rinnovatrice p romossa dal Concilio Vaticano II. Viene spontaneo chiederci cosa suggerirebbero oggi quei santi martiri di Nagasak i per una terra monoculturale, in sostanza monolinguistica da secoli, dove categ orie del "mondo" quali sconfitta e vittoria, rimasti termini chiave della mental it e del linguaggio fino ai nostri giorni, si contrapposero alla "ratio" del mist ero, la "ratio" della Croce, rivivendo lo "scandalo" di cui parla san Paolo in 1 Cor 1,22-25. Essi incoraggerebbero a operare concretamente e sperare, nel segno della coerenz a di pensiero e azione in una fede che, allora proclamata con intransigenza come unica via di salvezza, oggi, mutati tempi e clima culturale, alla ricerca di co llaborazione costruttiva ed armoniosa con le altre religioni. 158 Nel Giappone moderno, come nel resto dell'Asia, il futuro del cattolicesimo potrebbe forse oggi prescindere dallo sviluppo di un dialogo interreligioso cost ruttivo? Certamente no: questa l'indicazione data dai padri sinodali, provenient i da tutta l'Asia e testimoni di situazioni molteplici e complesse, nel corso de llo speciale Sinodo dedicato al continente, tenutosi nell'aprile-maggio 1998 in Vaticano. Anche ambienti non cristiani mostrano interesse alle aperture offerte dal dialogo. Si maturata la convinzione che una comune riscoperta dei valori rel igiosi sia la migliore risposta in una societ altrimenti consumistica che, in ult ima analisi, induce l'uomo a non cercare valori duraturi. E se l'aspetto dottrin ale importante, resta essenziale la testimonianza quotidiana di vita cristiana. Di essa, i santi restano veri modelli. Sperare nel futuro di un'umanit migliore non un sogno, purch si agisca e si cooper i in tale direzione; societ e singoli da tempo avvertono un diffuso bisogno di sp iritualit. Chi non vorrebbe vedere realizzati in modo concreto e duraturo valori universali come pace e solidariet, giustizia e libert, nel rispetto dei diritti fondamentali delle minoranze? Da decenni, una chiave di speranza sembra incarnarsi proprio n el dialogo interreligioso: una risposta a quell'urgenza di "muta" espressa dal p aleontologo Pierre Teilhard de Chardin in un ardito testo redatto in Cina nel Na tale 1933: "Dopo venti secoli, dal punto di vista religioso sta a noi cambiar pelle ... Per continuare a vivere, occorre 'mutare'..." "Mutare voce", aprirsi ai tempi in ev oluzione costituisce da sempre l'essenza della missionariet. E come l'uomo - medi tava Teilhard de Chardin - nella pubert modifica la voce di una sesta o di un'ott ava, anche in chiave spirituale ogni credente o persona di "buona volont" non for se tenuto a mutare abitudini egoistiche, ad annegare la superficialit dell'agire in una ricerca mirata a praticare forme di vita conformi ad una spiritualit auten tica? Certo, procedere a caso non si pu. Occorrono modelli di coerenza e di stile

di vita cui conformarsi dopo meditata, personale adesione. In tal senso, i santi restano un modello, perch - ben sintetizza 159 una recente intensa riflessione (2), "posseggono alcune prerogative che sono solo di Dio. Tr a queste ... l'eternit e la contemporaneit ... Dal 'vivere' nel tempo lo stesso 't empo di Dio', nasce l'essere contemporanei di una vicenda che sconvolge e che co mmuove. Perch i santi e i beati non invecchiano, non cadono nel dimenticatoio, no n muoiono? Conclusa la vicenda terrena e la loro vita , nel contempo, il loro mes saggio a parlare il linguaggio dell'eternit". La contemporaneit dei martiri di Nagasaki sta nell'avere vissuto il dialogo con c redenti in altre fedi come via maestra alla solidale comprensione e condivisione che puntano a rendere l'uomo migliore. Privilegiare l'interiorit e lo spirito di condivisione, affinch si esprima all'est erno nel produrre il bene per i propri simili, spazza gli egoismi e avvicina "agp -e" e "jihi". Il buddhismo mahayanico e il cristianesimo possono collaborare nel l'indicare la via della vera libert, perch hanno una visione che trascende lo sfor zo personale dell'uomo. L'esperienza ha chiarito che il dialogo veritiero esige spirito di sincerit e fed elt al proprio credo religioso. Di esso vanno conosciuti bene pensiero, dottrina e tradizione, in modo da non perdere l'opportunit di far conoscere ai seguaci di altre religioni aspetti peculiari ed irrinunciabili della propria tradizione rel igiosa e culturale. In tal senso, nel variegato mondo del buddhismo nipponico resta un esperimento p ilota quello condotto con successo da anni dal "Dharma world" della "Rissh-o K-o sei-kai", fondata da Niwano. Dialogo non significa "proselitismo", piuttosto punta a rispetto e comprensione reciproci, che dimostrino in forme concrete rispetto ed amicizia pur nelle diffe renze. Un rapporto costruttivo l'obiettivo di tutte le principali forme dialogic he messe in luce dal documento "Dialogo e annuncio", ossia: "Dialogo di vita", stretto fra persone che un rapporto quotidiano relazionale (f amigliare, sociale, di lavoro, di commercio) ponga in condizione di condividere gioie, dolori, problemi umani. L'aprirsi all'altro comporta condividere progetti , alimentare speranze, dominare disillusioni e soddisfazioni; "Dialogo di azione", nel solco della collaborazione fra cristiani e non cristian i, favorisce uno sviluppo integrale e rispettoso delle libert fondamentali dell'u omo in ogni forma e luogo. Nei fatti, una organizzazione buddhista oggi coopera con una cattolica nel portare aiuti in zone disastrate per fame e povert; "Dialogo di scambio a livello teologico", riservato agli esperti in dottrina, si realizza dove si cerchi di approfondire la comprensione dei rispettivi patrimon i religiosi, apprezzando con maggiore consapevolezza i valori spirituali in cui ci si riconosce; "Dialogo di esperienza religiosa", dove persone con salde e coerenti radici nel tessuto della rispettiva tradizione religiosa condividono la ricchezza di tale p atrimonio tramite la preghiera e la contemplazione, la fede e i modi per ricerca re Dio e l'Assoluto; "spiritualit dialogante" e "spiritualit del dialogo"; "dialogo con Dio", realizzato tramite la preghiera anche tra appartenenti a reli gioni diverse, unite in spirito fraterno da una preghiera comune, anche se ognun o prega secondo le proprie usanze. Un esempio illuminante viene testimoniato dal centro "Seimeizan" di dialogo tra cattolicesimo e buddhismo, nella prefettura di Kumamoto nel Ky-ush-u (3). In margine ai concetti di "missione" e di "upaya" (missione) A giudizio di storici contemporanei, tra i quali Riccardi, sia il Cinquecento de lle conquiste e delle scoperte che il Novecento dei formidabili progressi tecnol ogici si presentano - ognuno con contesti e modalit proprie - come "secolo missio nario". Entrambi i secoli contano a schiere i testimoni di fede. Nel novecento, in condizioni di mentalit mutata, la Chiesa, alla ricerca di una nuova dimensione nel mondo e di forme evangelizzatrici adatte ai tempi, ha conosciuto cambiament i epocali. Tuttavia rimasta immutata la proposta dei valori cristiani. Essi risp ondono a quelle che restano esigenze interiori dell'uomo non indifferente a dare un senso vero alla vita. Il senso del mistero interroga ancora l'uomo contempor

aneo; esso resta una componente delle molte forze religiose impegnate nel futuro a con tribuire alla coesistenza pacifica, come la storia pi recente richiede. Le aperture al dialogo tra mondo cristiano e buddhista nel tardo Novecento stimo lano osservatori ed operatori di missione evangelica in Giappone a confrontarsi con l' "upya" buddhista, consentendo a vari studiosi di approfondirne il ruolo ne lle due religioni. La natura missionaria della Chiesa, basata sul mandato di Ges agli Apostoli: "And ate dunque, e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Matteo 28,19), esprime nel modo pi essenziale l'i dentit cristiana, in correlazione al fatto che il Dio trinitario nella sua pienez za "missione", scambio di mutuo amore verso le altre Persone della Trinit e verso il mondo terreno. Lo si evince dalle parole di Ges "La mia dottrina non mia, ma di Colui che mi ha mandato" (Giovanni 7,16). L'"internazionale religiosa" chiamata Chiesa cattolica si avvalsa e si avvale de lla collaborazione di un alto numero di ordini. Va riconosciuto al francescanesi mo un ruolo storico antico e di primo piano nell'attivit svolta anche dai terziar i, laici la cui presenza al tempo dei martiri di Nagasaki conserv un ruolo fortem ente innovativo e rilevante per molti secoli dopo l'azione pionieristica dei seg uaci di san Francesco d'Assisi, fra l'altro il primo a dialogare fattivamente co n l'Islam. Oggi come ieri l'attivit missionaria della Chiesa si avvalsa del contr ibuto francescano, da secoli attento alle difficolt degli ultimi e pioniere nel c ostruire ponti d'incontro con coloro un tempo drasticamente chiamati "infedeli", oggi pi propriamente "non cristiani". L'evento giubilare del Duemila, poi, si nutre di spirito missionario, all'insegn a dell'ecumenismo tra le chiese cristiane e del sempre pi necessario dialogo inte rreligioso con buddhismo, induismo, islamismo, ebraismo. Sul fronte interno, la Chiesa oggi consapevole che la crisi dei valori religiosi deve essere considerata come condizione permanente; che secolarizzazione e scristianizzazione restano sfide con cui 162 confrontarsi ; che l'inculturazione si presenta necessaria per ovviare alle "crisi di rigetto " da corpo altrimenti estraneo, come ancora accade in molte societ del "pianeta" Asia. Ci sembra inoltre che dialogo ed inculturazione siano strettamente correlati: so no il diritto e il rovescio dell'attivit missionaria. Migliore sar il dialogo e la conoscenza dell'altro sul fronte esterno, pi penetran te si riveler la capacit di trovare pi stretta consonanza tra spirito cristiano e h umus spirituale di partenza. stato nell'ultimo Novecento che la Chiesa ha compre so da un lato l'urgenza del dialogo interreligioso, dall'altro la necessit dell'i nculturazione per evangelizzare fuori della "cristianit", per svolgere nel modo p i appropriato la missione di "voce della coscienza" a sostegno di chi, spesso, no n ha voce. La parola missione ha davvero molti significati. Se l'"Epifania di Dio" chiamata Chiesa opera da duemila anni per la "Missio Dei" , anche il buddhismo, nel periodo pi antico della sua storia, svilupp il concetto di "upya" ("missione") - chiarisce il professor Michael Fuss - intesa come abilit di mezzi salvifici sia nelle opere dei "bodhisattva" sia all'interno della dinam ica natura auto-comunicatrice della Legge ("Dharma"). In tempi remoti, il mandat o ai monaci: "Ora vi affido il 'Dharma'. Diffondete ovunque la Legge e fatela pr osperare in lungo e in largo" ("Sutra del Loto XXII, 301, 2), port all'impegno pr ofuso dal principe indiano Asoka con il suo editto in pracrito e nelle diverse l ingue locali. Il fine ultimo era diffondere in Sri Lanka, Birmania e fino all'Ep iro sul Mediterraneo l'insegnamento di Shakyamuni con termini il pi possibile com prensibili ai popoli, cui furono inviati anche appositi messi. L'iniziativa di Asoka rimase un caso isolato. Il buddhismo si diffuse nell'Asia orientale grazie ai monaci cinesi, recatisi a studiare in India e autori di preg evoli traduzioni degli originali sanscriti di testi sacri buddhisti, poi perduti per le note vicende storiche. Il Giappone, e solo esso, a partire dal VII secolo introdusse la politica cultur ale di inviare molti dei pi dotati a studiare in Cina per approfondire lingua e,

tramite essa, quel buddhismo mahayanico, mediato dalla chiave di lettura cinese, che (una volta tornati in patria) diffusero tra la popolazione. Prima del crist ianesimo non vi erano stati dei veri e propri missionari giunti ad operare in te rra giapponese. In tempi ben pi recenti, resta fondamentale il "Parla- 163 mento delle Religioni nel Mondo" di Chicago del 1893, prima tra le aperture guidate da lla Chiesa cattolica nel campo del dialogo interreligioso. Il modo buddhista di diffondere la propria dottrina si lega alla voce sanscrita "upya" (in giapponese "h-oben", "stratagemma/metodo/ via"), derivata dalla radice "i" (muoversi) unita alla preposizione "up" (muoversi sotto, avvicinarsi). Il se nso attuale del termine "espediente", "stratagemma". Si pensi a quello usato dal padre mercante che, al ritorno da un viaggio, visti i figlioletti giocare ignar i nella casa in fiamme, per salvarli grida loro di uscire subito perch ha dei bel lissimi giochi da consegnare. Tuttavia, anticamente, il termine indicava un conc etto filosofico analogo a quello greco di hypostasis, "sub-stantia" o supporto, indicante il fondamento della realt. Si tratta - sottolinea Fuss - di un concetto statico, quello su cui la filosofia occidentale bas la nozione di "sostanza". Il medesimo concetto, nel pensiero buddhista, presenta una dimensione dinamica. No n sono forse metodi o stratagemmi quelli adottati dal Buddha per convertire alla Legge? Anche per questo motivo "upaya" non trova un corrispondente letterale ne lla terminologia occidentale. Di certo, i buddhisti laici della "Rissh-o K-oseiKai" sono molto attivi nel praticare in spirito di concreta condivisione l'upya, strettamente correlata a "karun" (principio di "compassione", motore degli interv enti del Bodhisattva nel "Sutra del Loto") e a "prajn", "saggezza". Quest'ultima raggiunge la pienezza solo in presenza dell'elemento di mutua compassione, che i n periodiche riunioni vede fedeli buddhisti incontrarsi a piccoli gruppi e confr ontarsi per un concreto, creativo aiuto del prossimo in difficolt. Se la missione resta asse portante della Chiesa, pur vero che tale spinta propul siva costitu, proprio a partire dal XVI secolo, un aspetto dell'occidentalizzazio ne, che, da vero specchio rivelatore di mentalit, si differenzia dalla modernizza zione (4). Dialogo e pace/armonia Oggi il dialogo interreligioso (in giapponese "sho-sh-uky -o taiwa") si impone come autentica sfida al mondo contemporaneo, in nome della pace, della giustizia, della solidariet. Esso da intendersi come mutuo ascolto, capacit di fa vorire la fratellanza tra gli uomini - non era forse questo l'obiettivo chiave d ei martiri a Nagasaki ? -, di contribuire al superamento di barriere di vario or dine. Punto centrale nei nuovi rapporti instauratisi fra le religioni, il dialogo si c arica di molte attese. Tra esse, "ricollocare la Chiesa nella contemporaneit", ac cettando di approfondire la conoscenza e la collaborazione con realt altre da s, v erso le quali si erano peraltro gi mossi elementi di punta del mondo culturale (5 ) europeo. L'attenzione verso i pi significativi eventi dell'anno giubilare corrente mostrat a dai media di Paesi, come il Giappone, dove il cristianesimo presenza minoritar ia, si deve al fatto che l'importanza rivestita dalla dimensione religiosa negli eventi umani non sfugge a politici, diplomatici, giornalisti. Interesse e spera nza nella forza del dialogo interreligioso caratterizzano le cronache recenti di esperimenti pilota. Sbagliava forse lo storico inglese Arnold Joseph Toynbee ne ll'affermare che uno dei pi importanti eventi del XX secolo l'incontro e il dialo go tra buddhismo e cristianesimo? In effetti, promuovere il dialogo con le altre religioni appare come il punto d'equilibrio raggiunto dalla Chiesa nel far coes istere in modo non conflittuale due esigenze imprescindibili dell'attivit mission aria: l'aggiornamento come la tradizione, la quale deve essere mantenuta viva e defini ta. Si tratta di un equilibrio dinamico, reso realizzabile dai considerevoli mut amenti di clima cultural-ideologico nel secolo appena trascorso e di cui abbozzi amo alcuni aspetti utili a capire la situazione odierna. Tali mutamenti hanno da to slancio al dialogo, che ha gi raggiunto pi tappe, la pi recente delle quali, a f ine ottobre 1999 in Vaticano, richiede ulteriori passi avanti. Il cattolicesimo, in quanto forza autonoma (6) dalle potenze temporali, presenta

una storia relativamente breve, poco pi dell'arco dell' "omonimo" secolo in cui si cos organizzata. In quest'arco di tempo la Chiesa, conscia dei valori di cambi amento, razionalit, efficacia organizzativa, volont di sviluppo essenziali alla ci vilt industriale e tecnologica, si confrontata con i nodi della modernit. Quest'ultima - sottolinea lo storico Andrea Riccardi in "Intransigenza e moderni t" -, dopo avere sradicato "progressivamente ed inesorabilmente la vita religiosa prima dai quadri istituzionali e poi dai comportamenti", ha sancito la secolari zzazione delle societ e la laicizzazione delle istituzioni, preparando una postmo dernit nettamente laica. Mai come nell'ultimo Novecento la Chiesa, fronteggiando i cambiamenti mondiali, tra i quali il crollo del comunismo dell'Europa dell'Est, ha promosso sempre pi a pertamente iniziative a favore della pace mondiale e dei diritti umani fondament ali, ovunque siano minacciati, riscuotendo ampi consensi nella comunit internazio nale. Il dialogo porta ognuno di noi a chiedersi: "Da che parte sto?"; e la risposta n on forse: "dalla parte dell'uomo", affinch non sia offeso dalla violazione dei di ritti fondamentali? Pace ed armonia sono fra gli obiettivi del dialogo: forte la convinzione che le religioni si possano rivelare una straordinaria potenza di p ace, se contribuiscono ad un progetto comune, attingendo tutte alla dimensione s pirituale dell'uomo. L'imperativo della pace, in un mondo ricco di focolai di tensioni e di conflitti , resta tra le sfide programmatiche di una Chiesa che lungo il Novecento, da Ben edetto XV a Giovanni Paolo II non ha lesinato gli appelli in tal senso, mentre p ensatori della tempra di Luigi Sturzo stigmatizzavano la guerra, "eredit fatale d ell'umanit decaduta", da bandire come un tempo la schiavit. La storia, non solo de lla Chiesa, testimonia come la santit abbia sempre servito e serva quel bene prez ioso che non mera assenza di guerra, ma soprattutto assenza di ingiustizie che p rivano di libert e di dignit l'essere umano. Lo stesso imperativo anima chiunque s ia impegnato a vario titolo nel dialogo interreligioso. Pace. Obiettivo fra i pi amati da San Francesco d'Assisi e seguaci, nei secoli re sta tema programmatico comune a chiunque abbia a cuore la sorte dell'uomo: "anti" - pace, in sanscrito e hindi odierno - era l'obiettivo del costruttore di pace Gandhi. "Heiwa", pace, anim l'attivit e fu l'ultima parola scritta da un altro costruttore , il dottor Nagai Takashi di Nagasaki, figura che onora la cristianit giapponese del Novecento. la pace poggiata sulla giustizia sociale, sul rispetto della libe rt religiosa e degli altri diritti fondamentali a influenzare la qualit della vita e l'armonia delle relazioni tra i popoli. Armonia: un ideale ben radicato nel pensiero asiatico, che pu per essere rischioso . Come sottolinea il professor Benoit Vermander dell'Istituto Ricci di Taipei, d iventa un rischio l'insistenza peculiarmente asiatica sull' "armonia" familiare e sociale qualora, come spesso accade, essa significhi paura, timore di prendere la parola e posizione, rifiuto di esprimere frustrazioni o disaccordi, solo al fine di non turbare il comodo consenso esistente. Accade allora che rancori nascosti, accumulati a lungo, finiscano con l'esploder e in forme violente, che mostrano che lo stile euro-americano di relazioni socia li e interpersonali non si adatta ovunque e urge la creazione di un costruttivo "stile asiatico per la conciliazione" . Un messaggio religioso autentico deve sf idare paure e comodit, per puntare ad un bene comune duraturo. Il dialogo, da qualche decennio parola e linea d'azione, via via pi presente nei documenti ecclesiali, riconosce le altre religioni come interlocutrici in uno sc ambio di pensieri e di esperienze su Dio, sull'uomo e sulla pace. Missionari di frontiera di vari ordini, personalit incisive per scritti, riflessioni e strategi e sul campo come padre Arrupe e padre Mizzi hanno affrontato con realismo la pro - 167 blematica del dialogo con il buddhismo e quella dell'inculturazione, che d eve tener conto di fattori culturali e sociali precisi. Asia di ieri e di oggi Ieri come oggi, il tentativo di evangelizzare paesi quali Cina o Giappone appare incompiuto, per numerose ragioni. Con quale approccio si possono rendere pi assimilabili i valori del cristianesimo? La risposta, corale, : inculturazione.

Come il dialogo, anche l'inculturazione, di cui oggi vi piena consapevolezza teo rica, richiede nella pratica disponibilit, pazienza, creativit e volont di tracciar e sentieri-guida dopo attenta valutazione dei rischi, di fatto notevoli. Una mot ivazione amara e dalle radici antiche risiede - come ebbero a provare gli stessi martiri di Nagasaki - nell'effetto "rigetto" dovuto ai "dogmi" linguistico- cul turali del "tradizionalismo". E per tradizionalismo va inteso - ben precisa Ricc ardi - qualcosa di ben diverso dalla tradizione dottrinale e liturgica. Quest'ul tima irrinunciabile adesione allo spirito del messaggio cristiano e all'istituzi one che lo tramanda e diffonde, mantenendone i caratteri fondamentali malgrado i mutamenti introdotti. Fra questi mutamenti notevole l'uso delle lingue nazionali nella liturgia al pos to del latino, lingua franca della grande tradizione cristiana ma causa di disag io all'animo orientale. Forse per questo in Giappone, tuttora, la Chiesa viene p er lo pi definita "Chiesa di Roma" e il Pontefice "Roma no H-o-o" ("Re della Legg e di Roma"). Resta dolente il nodo del prevaricante eurocentrismo linguistico-cu lturale, avvertito in Asia come una dicotomia che il giapponese sintetizza con l e due vocali "O-A" ("O"per Oshu, Europa, "A" per Asia). L'Europa dalle radici sp irituali e culturali cristiane, dalle molteplici ideologie esportate in Asia (ma terialismo, ateismo, idealismo, democrazia) si rivela civilt e spiritualit omogene a. L'Asia presenta piuttosto volti e civilt eterogenee, in dinamico movimento, og gi, sotto le spinte dell'economia del libero mercato. La diversit religiosa fattore di tensioni, il coincidere dell'identit etnica e rel igiosa si rivela miscela esplosiva. Da solo, il 168 pluralismo religioso gi eleme nto potente di creativit quando non diventi valore d'identit per gli appartenenti ad uno stesso credo. Se il dialogo interreligioso assolver al compito di rendersi "costruttore di pace " ad ampio raggio, non solo fra le religioni ma in positiva interazione con la s ociet politica, allora le beatitudini evangeliche assumeranno dimensione di conte mporaneit in un secolo che potr divenire l'auspicato "secolo dell'Asia". "... La Chiesa in Asia varcher la soglia del terzo Millennio cristiano, contempla ndo con meraviglia quanto Dio ha compiuto dagli inizi fino ad oggi e forte della consapevolezza che "come nel primo millennio la Croce fu piantata sul suolo eur opeo, nel secondo millennio su quello americano e africano, nel terzo millennio si potr sperare di raccogliere una grande messe di fede in questo continente cos v asto e vivo". ("Ecclesia in Asia", 1 [ 6.11.1999]) Un significativo campo di collaborazione interreligiosa consiste nell'alleviare insieme problemi legati ad oppressione dei poveri, discriminazioni religiose, er osione dei valori famigliari. La Conferenza Mondiale su Religioni e Pace, con se de a New York, organizzazione multireligiosa fondata da cristiani, buddhisti, mu sulmani, ind ed altri, contribuisce a superare le discriminazioni promovendo gius tizia e pace. La sua prima assemblea si tenne a Ky-oto nel 1970, e nell'autunno Duemila si commemorato il trentennale dell'avvenimento. Perdura il riferimento alla storica, coraggiosa iniziativa, promossa da Giovanni Paolo II, di tenere ad Assisi una Giornata di preghiera per la pace. Il frances cano "Pax et bonum" ha dato il sigillo dell'armonia all'incontro di preghiera as sisano del 27 ottobre 1986, diffondendo cos, tramite i rappresentanti religiosi p rovenienti da tutto il mondo, il concetto di dialogo interreligioso. L'incontro tenuto ad Assisi il punto di partenza dell'impegno a cui tutte le religioni si s ono sentite chiamate a collaborare, in uno spirito di mutuo rispetto, di conosce nza, di apertura nell'atteggiamento anche da parte di molti intellettuali dell'e stremo oriente, dove la presenza cristiana resta una piccola minoranza. Proprio per questo stata rilevante la risonanza 169 sui grandi quotidiani giapponesi ott enuta dall'incontro interreligioso sull'Hieizan di Ky-oto nell'agosto 1997. In s intonia con lo "spirito di Assisi" ("Ashiji no seishin"), vero filo d'Arianna ne ll'impegno delle religioni a collaborare per la pace, si ribadita la certezza ch e ogni credo religioso possiede un "seme" di verit. Dunque ogni religione pu e dev e condividere con le altre la fiducia nell'uomo, da rendere "uomo nuovo" che sap pia bandire gli egoismi ed operare per il bene comune, superando contrasti e ost ilit. L'Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso

, svoltasi dal 20 al 24 dicembre 1995, sul tema "Dialogo di spiritualit e spiritu alit del Dialogo" proiettava nel futuro l'impegno di promuovere relazioni armonio se fra i seguaci di religioni diverse. Esempio eloquente in tal senso si rivelato, sin dagli anni Ottanta, il dinamico rapporto fra il movimento cattolico dei Focolari promosso da Chiara Lubich, rico nosciutasi nella Crociata di Carit (1945) del teologo e mistico francescano conve ntuale padre Leone Veuthey (7), e la "Rissh-o K-osei-Kai" fondata da Niwano. Que st'ultimo, nel breve ma determinante incontro "spirituale" con papa Paolo VI, ri usc a cogliere lo spirito del Concilio e l'urgenza di riconciliazione con le altr e religioni. Vi rispose in modo positivo ed entusiasta, e nel tempo si svolto un interessante esempio di emulazione. Chi aderisce alla "Rissh-o K-osei-Kai" oggi non si impegna pi solo a favore degli appartenenti alla stessa organizzazione, ma anche per i sinistrati dell'Etiopia inginocchiata dalla fame e per i rifugiati del Ruanda, paesi dove, com' noto, di buddhisti non ve ne sono! Non esagerato dire che la "Rissh-o K-osei-Kai" pratic a oggi la "karuna" buddihsta come se fosse l'"agp-e", la carit cristiana. Questo u n frutto nato dal dialogo interreligioso! Altro frutto lo spirito di dialogo, il cosiddetto "taiwa no seishin". Un tempo inimmaginabile, oggi applicato in progetti comuni di pace, di giustizia sociale, di aiuto a nazioni estere bisognose, mostra il forte desiderio da part e di buddhisti e shintoisti di apprendere, dalla religione cattolica, aspetti ig noti alla cultura giapponese, che pure possiede anch'essa elementi da offrire. F ra questi, il senso del rispetto per le forme, la volont di non disturbare gli al tri e il mutuo aiuto. Quest'ultimo elemento, secondo Giuseppe Pittau, conoscitor e della realt e dell'anima nipponiche (8), "forse ci mancato nella Chiesa giappon ese". Qualche altra riflessione da fare insieme, con lo sguardo al futuro. La crescente globalizzazione ha prodotto, come tipico del nostro tempo, un vero mercato di idee religiose di provenienza diversa. La mentalit del "fai da te" si incrementata ovunque, a diversi livelli - un disco rso a parte esigerebbe il mondo islamico - e molti credenti, nel mondo post-cris tiano occidentale, si sentono liberi di crearsi un cocktail religioso privato ch e offra terapie e salvezza in un mondo traboccante di informazioni ma povero di orientamenti(9). Ora, uno dei compiti del dialogo interreligioso senz'altro quello di rafforzare l'identit religiosa dei singoli aderenti. Il concetto di identit, in Giappone, ha caratteristiche proprie. Oggi l'88% della popolazione si considera buddhista - e nel contempo buona parte di essa professa attaccamento anche allo shintoismo -, ma chiunque abbia vissuto in una qualsiasi delle 47 prefetture che compongono i l Paese sa bene che tanti nipponici amano un assaggio di varie "esperienze": ritualit shintoista alla nascita, rito cristiano o pseudo-cristiano per il matrim onio, rituale buddhista al termine dell'esistenza. Il dialogo, peraltro, non implica n presuppone il sincretismo, fenomeno in diffus ione. Torna alla mente la dilagante "importazione" in Europa della credenza nell a reincarnazione tanto radicata nel mondo asiatico, favorita dal fatto che la so ciet consumistica incoraggia il desiderio, peraltro umanissimo, di una "seconda c hance" di vita. Di fatto, reincarnazione e resurrezione non sono intercambiabili, anche se cos pr opagandato dal sincretismo post-cristiano diffuso fra molti cristiani. Sul piano dottrinale, le due credenze sono incompatibili. L'affidarsi alla misericordia di Dio ben diverso dalla "progressiva autorealizza zione basata sulla propria autonomia" ("Siate voi stessi la vostra luce, voi ste ssi il vostro aiuto, n dipendete da altri. Sia il mio insegnamento la vostra luce , il vostro aiuto", "Parinibhana- sutta"). altres ben diverso dal deciso distacco dai legami illusori delle passioni, in un contesto dottrinale che prescinde dal l'idea di Dio. La diversa gestualit nella preghiera del fedele ne la prova: apert a all'esterno e rivolta verso l'alto, verso il cielo, quella cristiana; rivolta alla terra, con centro su se stessi, quella buddhista. Ai martiri di Nagasaki qu esta diversit appariva del tutto chiara ed implicava una scelta di coscienza, da loro fatta in modo inequivocabile.

Nelle occasioni di recupero della spiritualit offerte dall'anno giubilare, e alla luce di questa storia di santit nel Giappone del XVI secolo, d'obbligo rifletter e su questo aspetto. Anche il cristiano dei nostri giorni non forse chiamato, in metafora, a sentirsi folgorare sulla "via di Damasco" della propria personale a vventura terrena, a contatto con una societ dove tecnologie sempre pi avanzate irr idono l'humanitas ed i mezzi poveri della fede, senza per riuscire a sostituirla? Asia, flash da ieri a oggi L'Asia, continente dai molti punti "caldi", oggi pu c ontribuire al rinnovarsi dei modi di pensare e di agire. Malgrado abbia raggiunt o un alto livello nelle competenze informatiche, tecnologiche e finanziarie e ma lgrado la multiforme tradizione sapienzale che d risalto all'armonia, l'Asia para dossalmente continua a guardare alla pace stabile come ad un obiettivo, a cui te ndere con rinnovato interesse ed impegno e a cui contribuisce l'attivit missionar ia della Chiesa, pur minoritaria. La lettera apostolica "Maximum illud" (30 novembre 1919) di Benedetto XV, punto fermo della storia missionaria della Chiesa del Novecento, disponeva la formazio ne di clero e di episcopato autoctoni, nel nome di "una religione che non strani era in alcuna nazione perch abbraccia tutti gli uomini". Esigenza, questa, gi viva nel XVI secolo, ad opera di pionieri in campo organizzativo, come Alessandro Va lignano per la Chiesa in Giappone, e in campo operativo, come Matteo Ricci in Ci na. Per quanto riguarda il Giappone, alle disposizioni di Benedetto 172 XV seguirono i fatti. Nel 1927 si insediava a Nagasaki, primo vescovo autoctono, Hayasaka Ja nuarius Ky-unosuke (1927-1937). Per la Cina, va ricordato che i primi sei vescov i cinesi vennero consacrati nella basilica di San Pietro da Pio XI il 26 ottobre 1926. L'attuale cardinale del Giappone Peter Shirayanagi Seiichi, arcivescovo di T-oky -o. La Chiesa dell'arcipelago estremo-orientale piccola ma, secondo l'ex docente di giornalismo alla "Sophia" di T-oky-o, Jos M. de Vera, coltivata con la cura d i un "bonsai": 821 chiese, 1.800 sacerdoti e quasi 8.000 religiosi per una comun it cattolica di neppure mezzo milione di persone (10.000 battesimi annuali tra ad ulti e bambini) rispetto a oltre 126 milioni di giapponesi non cristiani. Una pr oporzione che non si ha in alcuna altra nazione! Il tardo Novecento ha visto riu nirsi dei sinodi speciali, su iniziativa di Giovanni Paolo II, convocati per del ineare un dialogo costruttivo per le esigenze e le aspettative delle singole Chi ese di ogni continente: Europa (1991 e 1999), Africa (1995), America (1997), Asi a ed Oceania (1998). L'Asia dalle tante realt e voci, continente ricco di spiritualit e di religioni, c ostituisce la massima sfida per l'universalit della Chiesa. Se la civilt sta ad indicare, secondo la definizione di J. Rostand, "Tout ce que l'homme a ajout l'Homme", ossia l'insieme dei fenomeni sociali, religiosi, morali , estetici, scientifici e tecnici, allora la cultura/le culture stanno ad indica re nel loro insieme gli aspetti intellettuali di una civilt. E in Asia vanno ben distinte le civilt indiana, cinese, tibetana e giapponese, come hanno dimostrato gli studiosi di fama mondiale Nakamura Hajime e Rolf Alfred Stein. Il dialogo interreligioso punta a costruire una nuova civilt di rispetto della gi ustizia e in difesa della pace, fondata sulla comprensione, che dia spazio alle differenze ed alle minoranze. Dopo l'incontro di preghiera ad Assisi ne sono seg uiti altri, incoraggiati da pi parti, tra cui Ky-oto nell'agosto 1997 e il pi rece nte in Vaticano a fine ottobre 1999. Tutti questi appuntamenti sono guardati con interesse dal mondo della cultura, ad oriente come ad occidente. Purtroppo per Tucci e per pensatori come Foucault, la distinzione resiste. Ma re siste pure la speranza di poter formare con la solidariet e l'impegno di ognuno d i noi l'homo novus! Gi negli anni Settanta, il monaco benedettino Henri le Saux, di Kergonan in Bretagna, nel tentativo di mediare l'esperienza mistica 173 dei " sannyasi" (asceti) ind nei loro "ashram" (eremi) con il cristianesimo, ravvisava la dimensione spirituale dell'India piuttosto che quella geografica. Il monaco r iteneva che l'aspetto "occidentale" del cristianesimo, la tendenza a considerare Dio "oggetto" esterno mentre l'induismo riesce efficacemente ad iscriverlo nell 'anima indiana e "nella sfera intima dell' io", oltre all'attivit organizzatrice esterna della Chiesa, impedissero una significativa penetrazione in un Paese, "c

he si interesser davvero al Vangelo solo quando sar predicato al modo di San Franc esco d'Assisi, nella povert, nella semplicit, nell'umilt e nella preghiera". Giappone oggi Il cristianesimo, diffuso in tutti gli strati sociali, rivela una presenza, quantitativamente oltremodo modesta (0,33%) nelle 16 diocesi (Sapporo, Sendai, Niigata, Urawa, T-oky-o, Yokohama, Ky- oto, - Osaka, Nagoya, Hiroshima, Takamatsu, Fukuoka, Nagasaki, Kagoshima, Oita, Naha) del Paese, ma qualitativam ente significativa, anche fuori dell'ambiente cattolico. Chi scrive, negli anni trascorsi in Giappone in immersione di studio e di insegnamento nel mondo univer sitario, per certi aspetti portatore di caratteristiche proprie rispetto al rest o della societ, ha incontrato molti intellettuali che, pur aperti ed attirati da mentalit e spiritualit cristiane, magari ammirati dalla costanza di qualche famigl iare - spesso donna - convertitosi al cristianesimo o al cattolicesimo, confessa vano di non aver compiuto il passo decisivo per "rispetto" alle radici tradizion ali della propria famiglia. Tali radici comportano in genere un'adesione allo shintoismo, al buddhismo, oppu re al coesistere di entrambi. La fede resta un fatto privato, pertanto l'identit religiosa fluida. Resta diffusa, per chi non appartenga ad una famiglia cristian a, l'usanza di essere "presentato" ad un tempio ("jinja") entro cento giorni dal la nascita, secondo il rituale shintoista; per il matrimonio di moda la scelta d i una cerimonia cristiana, mentre all'omega della vita terrena il rituale in gen ere buddhista, comportando spesso la scelta, affidata ad un colto monaco, di ric evere un nome postumo. Essere cristiani vuol ancora dire essere considerati dive rsi nello stile di vita e nel linguaggio. 174 L'aspetto linguistico tutt'altro che insignificante. Esiste di fatto uno iato tra la terminologia del cosiddetto giapponese standard e quella cattolica, peraltro colta. "Kiten" ("ritorno al cielo") voce cattolica che lascia stupiti i non cristiani, abituati al letterario "shikyo" o al pi ordin ario "shib-o" (morte). A livello culturale, i poeti sono all'avanguardia nel Novecento per essersi rita gliati uno spazio aperto all'inculturazione. Nella tradizionale poesia haiku in diciassette sillabe, autori cattolici di fama come Awano Seih-o, Nakamura Teijo (10) hanno fatto s che, da decenni, termini di netta matrice spirituale cristiana siano entrati di diritto nell' "Antologia dei termini poetici" ("Saijiki"): "Ot suge-sai" ("L'Annunciazione": "Cremisi le ali / dell'angelo / dell'Annunciazione", recitano versi contemporane i), "shijunsetsu" ("quaresima"), "junansetsu" ("settimana santa"), "Shuro no nic hiy-obi" "("Domenica delle Palme"), "Sei kiny-obi" ("Venerd Santo"), "Sei Doy-obi " ("Sabato Santo"), "Fukkatsu-sai" ("Pasqua"). Sempre nel segno dell'inculturazi one, il "Katorikku Shinbun", il principale giornale cattolico del Paese segue la consuetudine di tutti i maggiori quotidiani, riservando uno spazio dedicato agl i haiku, dove i lettori appassionati del genere inviano composizioni ispirate a tematiche cristiane. La sostanziale assenza del concetto di individualismo tra le motivazioni per cui il cristianesimo stenta a crescere. Sono pochi i giapponesi incuranti di appari re eccentrici nel dimostrare la volont di essere diversi. Resta emblematico l'ese mpio del grande "haijin" Nakamura Kusatao, che per anni osserv ammirato il cammin o cristiano della moglie, lasciando che le figlie venissero educate alla fede ca ttolica mentre lui si teneva in disparte. Traspariva qua e l nelle sue opere poet iche l'interesse per cultura e spiritualit europea, che rappresentarono per lui, come raccont a chi scrive, una fonte di consolazione negli anni bui della seconda guerra mondiale. Morta l'amata compagna di vita e vicino alla morte egli stesso, si risolse a far si cattolico. Tanti anni prima si era interrogato sul senso della vita e sul mis tero della morte, "riscrivendo" sotto forma di 13 haiku l'incisione di Albrecht Drer (11) "Il cavaliere, la morte e il diavolo"), ottenendo fama mondiale. Nel mondo universitario, la Sophia ("Jochi Daigaku") di T-oky-o, retta dai gesui ti, gode di prestigio e di considerazione elevata. Scrittori del calibro di Endo hanno fatto conoscere un periodo importante e tormentato della storia del Paes e quale fu il "secolo cristiano" iniziato da San Francesco Saverio. Al confondat ore della Compagnia di Ges riconosciuto pienamente, anche sui libri di testo scol

astici locali, il merito di aver dischiuso ed allargato l'orizzonte culturale si a dell'Europa rinascimentale, mai prima confrontatasi con civilt per molti aspett i paragonabile alla propria, sia dell'Asia (India, Cina, Giappone), culla di un pensiero filosofico che avrebbe nutrito le riflessioni degli illuministi, mostra ndo in filigrana le sfide di cui era capace l'evangelizzazione e i suoi metodi, nonch i limiti del modello di civilt giapponese. L'anno saveriano (3 dicembre 1998 - 3 dicembre 1999), che ha commemorato l'inizio del cristianesimo giapponese a Satsuma, ha messo in luce "concetti fondamentali e problemi importanti" legati a lla figura di un alto rappresentante della Spagna del secolo aureo e primo missi onario in Asia. Tra i concetti chiave emersi dalla rilettura pi recente su Saverio, appare chiaro che nel contesto d'incontro tra culture e civilt d'Asia (India, Indonesia, Giapp one, Cina), Saverio e i compagni si aprirono alla necessit di preparare in modo a deguato i missionari, perch si confrontassero in modo concreto con le civilt e cul ture antiche e profondamente radicate nel mondo asiatico. Si trattava di un mond o variegato, ben disposto, ieri come oggi, ad accogliere dati scientifici e tecn ologici, ma fortemente cauto nell'assimilare religione e cultura estranee al pro prio humus. Dal punto di vista religioso e culturale, l'incontro iniziale tra Eu ropa ed Asia si rivela un reciproco scambio, che nelle successive decadi diede v ita a un particolare periodo-ponte, noto come "Nanban Bunka". Motivazioni di nat ura politico-economica fecero poi crollare il centro del "ponte". Resta vivo, inoltre, ancor oggi, il problema indicato su "L'Osservatore Romano" dal cardinale Shirayanagi, in occasione della commemorazione saveriana del 15 ag osto 1999: "Tra gli studiosi giapponesi specializzati nello studio dell'Europa diffusa la s trana tendenza a scindere la religione, e pi precisamente il cristianesimo, dalla cultura europea in generale". Invece, non solo quella cristiana ma tutte le grandi religioni del mondo andrebb ero considerate per quel che sono: "elementi profondamente ispiratori di ogni gr ande cultura". Anche per questo, realizzare in spirito di solidariet costruttiva la pacifica coe sistenza di popoli, religioni e culture diverse la via maestra per una fratellan za della famiglia umana. Se le religioni mondiali considereranno obiettivo comune l'impegno di stimolare ad una cultura di pace i propri fedeli, allora il dialogo interreligioso avr una meta autentica da realizzare insieme. Inculturazione: riflessione di Inoue Joji, padrino di Endo Sh-usaku "Si impegnat o a far s che l'animo giapponese recepisse "il volto", "kao", di Ges". Cos l'influente quotidiano "Asahi Shinbun", il 3 luglio 1999, presentava ai letto ri, in gran maggioranza non cristiani, padre Inoue Y- oji (12), 72 anni, padrino di End-o Sh-usaku. Un'intervista-riflessione, una risposta ai molti non cristia ni che vorrebbero sapere di pi riguardo la spiritualit che anim l'ardimentoso sogno di san Francesco Saverio, primo uomo di cultura europeo e missionario ad aprire il Giappone del sec. XVI all'Europa. La reliquia del braccio destro, tornata per tre settimane in Estremo Oriente nel l'ottobre 1999, ha ricevuto un caloroso "bentornato" ("o-kaerinasai") cinquant'a nni dopo la precedente "visita". Il 1999 si chiuso con una quantit di riflessioni su temi cristiani che meraviglia, rendendo giustizia al dinamismo della comunit cattolica e segnalando il bisogno di risposte a necessit non materiali di una soc iet ricca, eppure consapevole che alta tecnologia e ripresa economica non bastano a soddisfare l'animo umano. I media nipponici danno atto alla Chiesa cattolica locale dell'azione missionaria in Africa e in Asia, mentre sul fronte interno di fende i diritti degli immigrati contro pregiudizi di vario genere, protesta cont ro ogni minaccia alla dignit umana, dialoga con le altre religioni, invia commiss ioni alle Nazioni Unite in difesa della pace e della giustizia. Una Chiesa dal forte spirito di solidariet con l'esterno e lo straniero, una mina ai pregiudizi xenofobi di tempi non troppo remoti. Sondaggi professionali hanno rilevato che per i non cristiani la Chiesa presenza "positiva, ottimista, nobile, consolatrice, degna". Le famiglie nipponiche che cercano per i propri figli una formazione umana integ

rale privilegiano collegi e universit cattoliche (16 in tutto il Paese, di cui l' Universit Sophia, retta dai Gesuiti, la pi prestigiosa), il 10% della popolazione celebra il proprio matrimonio - non sacramentale - in chiese cattoliche. Pertant o il cattolicesimo rivela un influsso sulla societ che supera di gran lunga l'imp ressione data dal numero dei battezzati. Questo spiega l'ampio spazio dedicato d al mondo dell'informazione al pioniere dell'evangelizzazione e dell'incontro del cattolicesimo con la cultura locale. Si tratta di altrettante occasioni per rif lettere offerte a noi lettori occidentali. Soffermiamoci su qualche considerazione espressa da un religioso che ha cercato di dialogare con i connazionali a vari livelli,vivendo e facendo vivere la fede cristiana nella vita quotidiana. Padre Inoue parla in modo pacato, mettendo l'accento su tematiche e problematich e a cui non fu estraneo lo stesso End-o. Era il 1950 quando l'allora studente di teologia si ritrov con End-o a studiare i n Francia. Fu come rimbalzare contro la parete della cellula tipica dell'organis mo occidentale chiamata "individualit". Perch Inoue scelse la Francia? Per ricalcare le orme di santa Teresa di Lisieux, morta a 24 anni 178 nel 1897. Sin dalle scuole medie, si era "sentito stringere il cuore dalla sensazione di un'assenza di un preciso senso del vivere. Il panor ama della propria anima mi appariva null'altro che una distesa sabbiosa prospici ente al mare. Soffia il vento, la sabbia volteggia, torna quieta. La vita non fo rse come un granello di sabbia, destinato a essere sballottato a destra e a sini stra? Infine, la morte e l'oblio." Y-oji prese a frequentare la chiesa, si diede a leggere la Bibbia, ma il muro da valicare restava alto. Poi, una biografia di Santa Teresa colpisce al cuore il futuro sacerdote cattolico. Attraverso gli oc chi di Teresa il giovane scopre la misericordia di Dio: pi l'uomo debole, pi Dio l 'ama. Si disse che provare a seguire quel modo di vivere l'avrebbe portato a ved ere, a scoprire un "nani ka", un "quid" significativo. "E invece - confessa oggi padre Inoue Y-oji - non vidi nulla. Capivo le parole, ero in grado di sostenere una discussione, ma non avvertivo un 'intima consonanza col sangue che mi scorre dentro. Quel che comprendevo con la mente, non mi entrava in cuore. Mi mancava, dentro, quel forte e distinto carattere "individuale" che bene o male vive nell'animo oc cidentale. Pensiamo al rapporto con la natura: certo forte in me la tendenza, no n a contrappormi ad essa, ma a sentirmene armonica parte. Questo sentire, per il cristianesimo una sorta di "hanshinron", s, di panteismo. Cos i francesi, al vede rmi contemplare il chiaro di luna, mi dovettero giudicare un originale, un senti mentale e si saranno chiesti: 'Perch mai star a guardare cos?' Io stesso finii col pensare che, come non potevo impedirmi di ammirare la luna senza apprezzare aspe tti propri del modo di sentire e di vivere tipici della mia gente, cos non riusci vo a far vivere con naturalezza in me la dottrina cristiana. Fu allora che desid erai tornare in patria. Volevo trovare il modo di far sentire la dottrina di Ges con spirito giapponese. Nel 1957, al rientro a casa, l'idea di accogliere con anima giapponese il cristi anesimo non venne bene accolta, cos mi ritrovai solo, senza sostegni. E devo dire che nel rivedere End-o Sh-usaku gioii nell'accorgermi di aver finalmente ritrov ato la sola persona in grado di capire il mio tormento, proprio perch anche lui s offriva la stessa pena. Entrambi ci siamo cimentati con perseveranza, pur in amb iti ben diversi, nel tentativo di dare un volto giapponese al cattolicesimo. 179 Sebbene il Giappone abbia accolto molti aspetti dell'Occidente, a tutt'oggi il numero dei cristiani non tocca l'1% della popolazione. Il cristianesimo, penetrato grazie all'azione missionaria, stato insegnato prese ntando Dio come un padre autoritario. Con un'immagine forte si potrebbe asserire che il cristianesimo abbia chiesto ai fedeli di diventare occidentali. Ma pu essere forse possibile, per un giapponese, diventare un occidentale? Bash-o , poeta di haiku itinerante, in 'Oi no kobumi' ('Manoscritto nello zaino', 16871688) scrive: 'Torna alla natura, tu stesso sii natura'. A me sembra che questo concetto non contrasti affatto con il pensiero cristiano del soffio divino dello Spirito Santo. Leggere il Vangelo con spirito giapponese mi pare cosa buona. I miei occhi nipponici non vedono Dio come un padre autoritario, ma piuttosto co

me chi con profonda dolcezza accoglie il figlio debole e inetto. La preghiera di Ges comincia sempre con 'abb' ('padre'): la parola che il figlio rivolge al genit ore sentendosi protetto dal suo abbraccio. Non parola da rivolgere ad un Dio del l'ira, n a Colui che proferisce giudizi." Come End-o e padre Inoue, numerosi catt olici dell'arcipelago sono consapevoli del fatto che, per toccare il cuore dei g iapponesi, questa fede che viene da lontano deve trovare una rispondenza nelle r adici della "giapponesit" ("nipponrashisa"). Sta ad essa presentare il messaggio evangelico in termini comprensibili all'anima nipponica, come dovevano aver fatt o i martiri di Nagasaki prima di entrare nel mirino delle autorit. In altri termini, molti giapponesi condividono con End-o l'idea che la propria c ultura sia una sorta di palude, un banco di sabbie mobili dove il cristianesimo non riesce a radicarsi n ad avanzare, in quanto la mentalit tradizionale si radica in un immanentismo che non offre spiragli alla trascendenza. Per confrontarsi positivamente con questa "giapponesit", durante il Sinodo per l' Asia i vescovi giapponesi hanno sorpreso per la forza con cui hanno chiesto magg iore autonomia nel diffondere il messaggio cristiano in termini diversi da quell i occidentali. Ci per non continuare a rendere il cristianesimo una religione "di esportazione", secondo un'espressione di Rahner. Nel solco tracciato dall'esortazione apostolica "Ecclesia in Asia", 180 a un ann o dal Sinodo asiatico, si muovono giovani e promettenti studiosi: Takayama Sadam i msc , il 25 novembre 1999, ha discusso la tesi di dottorato alla facolt di teol ogia della Pontificia Universit Gregoriana sul tema "La conversione di Shinran al la luce della conversione di San Paolo", discutendone con mons. Giuseppe Pittau, presidente della commissione, e coi professori Jess Lpez-Gay e Scott Brodeur. Il tema risveglia interesse ed familiare all'animo giapponese, conscio dell'insosti tuibile ruolo culturale e spirituale svolto dal patriarca Shinran, fondatore del la scuola "J-odo Shinsh-u", che conta oggi tredici milioni di fedeli ed particol armente attiva e incline - per l'accento posto sulla "fede" - ad approfondire il dialogo interreligioso con il messaggio cristiano. ***************

NOTE: - (1) "Lo sguardo puntato al futuro, Niwano stato una personalit di grande calib ro e di eccezionale levatura, di grande carisma e 'alla mano'. La sua morte una grave perdita per il mondo religioso. Lungi dal pensare a s ed alla propria relig ione, fu uomo pronto a qualsiasi sacrificio pur di operare per il bene e per la pace dell'umanit. Colpiva, della sua indole, la franchezza, la modestia: e di s no n taceva i difetti. Era amato dai suoi seguaci, ma anche dagli appartenenti ad a ltre religioni: non sono molti, tra i religiosi stimati, ad essere anche davvero amati da tutti" . Cos il cardinale Peter Seiichi Shirayanagi tratteggiava al "Nihon Keizai Shinbun" il profilo di Niwano, cofondatore nel 1938 dell'organizzazione laica per il rin novamento del buddhismo "Rissh-o K-osei-kai, oggi con circa 6.150.000 aderenti, all'indomani della sua morte avvenuta la mattina del 4 ottobre 1999. Anche l"Asa hi Shinbun" ha messo in luce il suo contributo al dialogo interreligioso, al vol ontariato, all'istituzione dell'omonimo premio a sostegno di iniziative a favore della pace prese da personalit religiose nel mondo. Fu inoltre promotore di aiut i ai rifugiati, osservatore non cristiano al Concilio Vaticano II, amico del Pap a di "Nostra Aetate".

Nell'agosto 1999 Niwano confessava al "Dharma World" di non aver mai dimenticato il monito del nonno agricoltore che, quando da piccino gli si aggrappava al dor so, raccomandava:"Cresci e da uomo sii di aiuto al mondo". La "Rissh-o K-osei-kai", con sede nella capitale, pur avendo introdotto la novit di incontri dei membri a piccoli gruppi per un mutuo aiuto, resta basata sul tra dizionale concetto di societ a cerchio ("kuruma-za"), studiata a Nagasaki dai ges uiti gi all'inizio del Seicento. Il nome postumo di Niwano, all'uso buddhista, og gi "Kaiso Nikky-o Ichijo Dai" ("Il fondatore Nikky- o Gran Maestro dell'Unico Ve icolo"). - (2) In "OR domenica" n.737 del 16 aprile 2000, "Il carisma e il messaggio di cinque confessori di fede", in "Giubileo: primavera di santit", di Gianfranco Gri eco. - (3) Inaugurato il 23 novembre 1987, gi nel primo anno di vita pi di 2000 person e hanno visitato il centro, sorto a una manciata di chilometri dal villaggio agr icolo di Hebo Ura, dove antichi monumenti attestano i preistorici inizi della na zione e dove fall l'incontro tra cristianesimo occidentale e buddhismo giapponese alla ricerca di una salvezza da questo mondo di ingannevole apparenza e di dolo re (cfr. "Tannisho", Incontro con il buddhismo della Terra Pura", commento di Fu rukawa Tairy- u, introd. di Franco Sottocornola, Bologna, 1989, pagg. 32-34). - (4) I giapponesi - parafrasiamo un etnologo fiorentino di fama - sono "furios amente modernizzati ma poco occidentalizzati"; al contrario "i filippini, profon damente occidentalizzati (almeno in alcuni territori del vasto arcipelago e in a lcune classi) avendo degli occidentali adottato lingua, abbigliamento, usi, gust i, atteggiamenti e "perfino quel nucleo ultimo e supremo d'ogni civilt che la sua religione", sono "tutto sommato scarsamente modernizzati". Fosco Maraini, "Case , amori, universi", Mondadori, 1999, Milano, pagg. 376-377. - (5) Per limitarci all'Italia, cfr. di Giuseppe Tucci "A proposito dei rapport i tra cristianesimo e buddhismo", Bylichnis (1920), XV, pp. 332-341. - (6) La costituzione Apostolica "Commissimum nobis", firmata da Pio X il 20 ge nnaio 1904, sanciva la fine definitiva del veto di cui Austria, Spagna e Francia disponevano durante i conclavi. La candidatura di Pio X stesso, nel conclave de l 1903, si era messa in moto quando, all'inizio dello scrutinio di quella domeni ca 2 agosto, l'arcivescovo di Cracovia aveva chiesto la parola dichiarando : l'i mperatore d'Austria Francesco Giuseppe "intendendo usare un diritto e privilegio antichi, pronuncia il veto contro l'eminentissimo Cardinale Mariano Rampolla di Tindaro ..." ("Revue des Deux-mondes", 15 marzo 1904). Il documento papale, reso pubblico due anni dopo, segn la stagione di distacco de l cristianesimo dalle monarchie e dai quadri istituzionali dello Stato, auspicat o da "Monsieur Fli", ovvero dall'abate Flicit de Lamennais (1728-1854), che gi ai te mpi della Restaurazione aveva denunciato le ingiustizie sociali con toni infuoca ti da socialismo evangelico: "La giustizia la vita, e la carit ancora la vita, anzi una vita pi dolce e piena . .." ("Paroles d'un croyant", IV, 1834). - (7) Gianfranco Grieco, "Padre Leone Veuthey, uomo soprannaturale", Societ Edit rice Internazionale, Torino, 1999, pagg. 36-38 e cap.VII. - (8) Giuseppe Pittau, arcivescovo e gi Rettore della "Sophia University" in T-o ky-o e della Pontificia Universit Gregoriana, intervistato da Radio Vaticana, in "Amichevole clima di dialogo tra cristiani, shintoisti e buddhisti", luned 11 ott obre 1999, pag. 6 del Bollettino. - (9) Cos notava il professor Michael Fuss in margine al simposio internazionale della facolt di missiologia tenutosi all'Universit Gregoriana assieme ai Pontific i Consigli del Dialogo interreligioso e della Cultura dal 17 al 20 marzo 1997. - (10) Nakamura T., "Gendai Haiku Saijiki - haru, natsu" ("Antologia dei termin i stagionali dell'haiku contemporaneo: primavera, estate", "Jitsugy-o Nihon-sha" , T-oky- o, 1984. - (11) Irene Iarocci, "Un poeta giapponese ispirato dalla forza simbolica di Dre r", terza Pagina, "L'Osservatore Romano", 18-9-1996. - (12) Padre Inoue nasce nella prefettura di Kanagawa nel 1927. Nel 1950 si lau rea presso la facolt di Lettere e Filosofia dell'Universit degli Studi di T-oky-o. Soggiorna e studia in Francia per 7 anni e mezzo. Tornato in patria, ordinato s

acerdote nel 1960. Nel 1986 fonda "Kaze no ie" ("La casa del vento"), pubblicand o la dinamica e tuttora seguita rivista "Pneuma" (stesso ideogramma di "Kaze" [V ento]) con l'intento di rendere il pi familiare possibile ai giapponesi lo spirit o del cristianesimo. Tra le numerose pubblicazioni, da ricordare "Il Giappone e il Volto di Ges" ("Nih on to Iesu no kao"), "Viaggio nello spazio" ("Yohaku no tabi"), "Le ragioni per cui l'uomo vive" (""hito wa naze ikiru ka"), "Viaggiare leggendo il Vangelo" ("F ukuinsho o yomu tabi"). Quest'ultimo libro uscito nel novembre 1994 per l'editri ce "Nippon H-os-o Shuppan Ky- okai (NHK, televisione di Stato), che ha pubblicat o altre opere di p. Inoue.

***************** APPENDICE II Alle fonti della spiritualit d'oriente e d'occidente Nel segno del dialogo interr eligioso a diversi livelli, proponiamo al lettore alcuni testi letterari proveni enti da mondi spirituali diversi che siano spunto per riflessioni personali. Spirituralit e misticismo indiano " 'Satya' (la verit) e 'ahimsa' (la non violenza ) sono antiche come le montagne", perci nulla di nuovo ho da insegnare, diceva in umilt il mahatma Gandhi, costruttore di "anti" (pace). La filosofia di vita, il pensiero politico e sociale gandhiano miravano ad appli care a pieno campo il principio dell'amore per realizzare nell'immenso territori o indiano, variegato per lingue e culture, l'"unit nella diversit". Monolitiche, antiche e di scottante attualit le certezze difese da Gandhi: no a d iscriminazioni sociali, lotta a favore degli "intoccabili", da lui ridefiniti, i n una societ pesantemente segnata dal sistema delle caste, "figli di Dio" ("harij ans"), solidariet fraterna tra tutti gli uomini, rispetto dell'umana dignit, coesi stenza pacifica tra uomini di fede diversa, difesa delle libert fondamentali. Nella storia del primo Novecento, il "Bhapu" (Padre della Nazione) indiano ha lasciato tracce feconde di un futuro che esige l'impegno di tutti nel faticoso cammino dell'uomo per un mondo migliore. La personalit gandhiana ritrov a ed attualizza la spiritualit dei "Veda" e delle "Upanishad", incentrati su orig ine e destino dell'uomo, ma accoglie come un arricchimento l'influsso del messag gio cristiano e della "karuna" buddhista, in un approccio introspettivo tipicame nte ind e assieme universale di un uomo, cui ben si addice il titolo coniato per lui dal poeta Tagore: "mahatma" (grande anima). Gandhi comment in chiave moderna la "Bhagavadgit" ("Il Canto del Beato"), testo sa cro ind. Al nome di Bhrata, mitico eroe di una "dinastia lunare" discendente dal d io Bram, si lega il titolo del poema e l'appellativo tuttora in uso per l'India: "Bhrata-var- 183 sha" (Terra dei discendenti di Bhrata). Non ci compete descrivere le vicende che portarono due gruppi di discendenti dell'eroe al conflitto, il c ui inizio viene narrato dalla "Bhagavadgit". Si tratta di un intenso dialogo fra Arjuna, principe arciere di uno dei due gruppi, e l'amico Krishna ("lo scuro"), fedele auriga che solo nell'XI capitolo del Canto riveler la propria natura divin a. Arjuna, vittima di un lacerante conflitto interiore, trova conforto nell'inse gnamento segreto di Krishna. Se nella vita terrena agire inevitabile, sfuggire l a catena della trasmigrazione esige un atteggiamento equanime ("samatva") di fronte a gioie e dolori. La guerra di Arjuna simboleggia il conflitto che agi ta ogni essere umano fra conoscenza ed ignoranza ("dharma" e "adharma") e sugger isce umilt di fronte al corso degli eventi, sottomissione quasi mistica all'ordin e delle cose in cui l'uomo cerca, con spirito docile, di penetrare. Della "Gita", riferimento costante per l'uomo di pace Gandhi, ecco la pagina in cui Arjuna, alla vigilia di un combattimento, interroga Krishna: Arjuna. - Qual mai, Principe dalla lunga chioma, il carattere di un uomo saldo n ella saggezza e fermo nel contemplare? Com' costui in verit, quando parla, riposa,

agisce? Krishna. - Se sa rinunciare ai desideri che si insediano nell'animo, se felice con se stesso, allora pu dirsi davvero saggio. Quando le avversit non lo scuotono, se non gioisce dinanzi al successo ed ha allo ntanato da s attaccamenti, paure e collera, allora si dica pure di lui che una ro ccia solitaria, poggiata sulla saggezza autentica. Se non si lascia colpire da eventi favorevoli o infausti che siano, se domina gi oia e ira, allora la saggezza alberga salda in lui. Gli oggetti perdono attrattiva dinanzi a chi si astiene; gli attaccamenti dell'a nima dispaiono dinanzi a chi se ne separato. Tuttavia accade che la violenza dei sensi trascini, suo malgrado, l'anima del saggio pi accorto. Dopo aver esercitato il proprio dominio sui sensi, rimanga allora seduto, lo spi rito fisso su di s. In colui che sa dominare i sensi, la saggezza resta incrollab ile. Nell'uomo contemplatore delle cose che cadono nell'ambito sensitivo, si forma un 'attrazione verso di loro. Da tale attrazione 184 deriva il desiderio. Dal desid erio, il violento bisogno di soddisfarlo. Da tale bisogno, il turbamento del pensiero; dal turbamento, il disordine della memoria; dal disordine la perdita della ragione. Da tale perdita, risollevarsi i mpossibile. Se invece un uomo si accosta agli oggetti sensibili dopo aver allontanato e sott omesso alla propria volont il senso degli attaccamenti e degli odi, allora egli s ar in cammino verso la serenit. Dalla serenit nasce in lui lo sdegno verso ogni affanno. Nella serenit piena dell'animo, la ragione non tarder a regnare sovrana". ("Bhagav ad-Gita", II, 54-65). Saggezza cinese "Non oso aspirare alla santit e all'umana perfezione. Tutto quell o che si pu dire di me che coltivo la virt senza mai stancarmene, che insegno senz a mai scoraggiarmi": parole di Confucio. "Solo chi sia pienamente sincero ... realizzer in modo completo la propria natura . In tal modo, sar in grado di accrescere quella altrui. E accrescendola, favorir lo sviluppo degli esseri e delle cose. Cos facendo, cooperer all'opera di trasformazione e di vita del Cielo e dellaTerra . Il Cielo non predilige nessuno in particolare; ma soccorre il virtuoso. Mutevole l'animo della gente, che ama chi offre benefici. Nessuno compie il bene nello stesso modo; ma il bene fonte di pace ed ordine. Nessuno compie il male nello stesso modo; ma dal male traggono origine turbament i e disordine. Perch la gente si affanna? Tutte le strade portano nel medesimo luogo. Tutti i pe nsieri raggiungono lo stesso fine. Perch allora la gente si affanna? Larga e segr eta la via della saggezza: gli uomini e le donne privi di istruzione possono con oscerla. Tuttavia, conoscerla a fondo, non dato neppure al sant'uomo. Uomini e d onne senza talento possono praticarla, ma praticarla a fondo, non consentito nep pure al sant'uomo". (da Pierre Do-Dihn, "Confucio", ed. du Seuil). 185 "Fede", secondo il "Buddhismo della Terra Pura" "Quando crediamo che, salvat i per opera del Voto misterioso di Amida, rinasceremo nella Terra Pura, e in noi sorge il desiderio di dire il "Nenbutsu" [invocazione del nome del bodhisattva Amida], allora veniamo resi partecipi del beneficio di "essere abbracciati e non abbandonati" [da Amida]. Com' noto, il Voto originario di Amida non discrimina tra vecchi e giovani, tra b uoni e cattivi. Solo la fede conta; perch questo voto mira a salvare tutti gli es seri senzienti oppressi da gravi peccati e violente passioni". "I buoni desideri sorgono in noi in conseguenza del bene fatto in passato. Parim enti pensare a cose cattive conseguenza del male compiuto in precedenza. Quando le condizioni karmiche maturano, qualsiasi cosa pu succedere ..." "Tannish-o" (12 90 circa), cap. I e XIII. Agp-e, carit cristiana Rispetto alle religioni orientali, il cristianesimo, pur ar ricchito da un importante aspetto mistico, si rivela dottrina dinamica, attiva. Ecco come San Paolo nella Lettera ai Romani 12,3-16 spiega l'"agp-e" predicato da

Ges Cristo: "Per la grazia che mi stata concessa, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi pi di quanto conveniente, ma valutatevi in maniera da avere di voi un giusto concetto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Per ch, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, cos anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cris to e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo pertant o doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della pr ofezia la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero, attenda al ministero; chi l'insegnamento, all'insegnamento; chi l'esortazione, all'esortaz ione. Chi d, lo faccia con semplicit; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi f a opere di misericordia, le compia con gioia. 186 La carit non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vic enda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite i l Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti ne lla preghiera, solleciti per le necessit dei fratelli, premurosi nell'ospitalit. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel p ianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cos e troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un'idea troppo alta d i voi stessi". Oriente ed Occidente cristiani Due grandi scrittori fanno tuttora percepire il d iverso modo di concepire il rapporto tra l'uomo e Dio in oriente e in occidente: "... Due sono le verit di fede che non mutano: l'una, che l'uomo, nello stato del la creazione o in quello di grazia, si eleva sopra qualunque altra natura, reso come simile a Dio e partecipe del divino; l'altra, che l'uomo, corrotto e in sta to di peccato, perde lo stato di grazia rendendosi simile alle bestie ... Se l'u omo non fatto per Dio, perch mai non felice che in Dio? E se l'uomo fatto per Dio , come mai gli contrario? ... Pi si fa luce, pi si scoprono al loro massimo grado la grandezza e la bassezza presenti nell'essere umano ..." ( Blaise Pascal, "Pen sieri", I, 7). "Fratelli, non temete i peccati degli uomini ma amate l'uomo nel suo stesso pecc ato, perch questo, proprio dell'amore divino, il massimo dell'amore terrestre. Amate tutte le creature di Dio e l'intera creazione, fino al pi piccolo granellin o di sabbia. Ogni foglia, ogni raggio divino, amateli. Amate gli animali, le piante, qualsiasi cosa. Se l'amerai, raggiungerai il miste ro di Dio nelle cose. E quando l'avrai raggiunto, comincerai senza sosta a scopr irlo sempre pi lontano, sempre pi in profondit giorno dopo giorno. Alla fine, amera i il mondo intero di un amore universale". Dostoiewskij, "I fratelli Karamazov", VI, 2.

BIBLIOGRAFIA (in ordine cronologico) - "Breve ragguaglio dell'isola del Giappone" havuto con la venuta a Roma delli L egati di quel regno ove in compendio si tratta delli costumi di quei popoli, del la religione, esercitij, abiti, vitto, qualit e molte altre cose". Con un present e fatto da detti Legati al Serenissimo Granduca di Toscana (con licenza de' Supe riori). In Roma, appresso Bartolomeo Bonfadino e Tito Diani, al Pelegrino, 1585. Biblioteca apostolica vaticana, Capponi V 681, int.93. AGOSTINO DA OSIMO, "Storia dei ventitr martiri giapponesi dell'ordine dei Minori osservanti detti scalzi di San Francesco", scritta per la circostanza della sole nne loro canonizzazione", Roma, Tipografia Tiberina, 1862 (cap. XXVIII, pp.256). GIUSEPPE BOERIO, "Relazione della gloriosa morte di ducento e cinque Beati marti ri del Giappone", Roma, "Civilt Cattolica", 1867 (cap. XLI, pp.227). JAMES MURDOCH, "A history of Japan during the Century of Foreign intercourse (15 41-1651)", vol. II, Kobe, 1903.

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INDICE DEI NOMI A Adriano VI, 57 Aduarte, 56 Agostino di Tagaste, 31, 51, 71, 79, 95 Alessandro Magno, 61 Alburqu erque J. de, 19 Almeida, L. de, 47, 48 Alvarez-Taladrid J.L., 37 Anagarika D., 1 54 Andrs de la Cruz, 81 Antonio di S.Gregorio, 115 Aquaviva C., 19, 53, 58, 109 A rinze F., 155 Aristotele, 25 Arrupe P., 71, 166 Asoka, 162 B Barreto Nuez, 24 Bar toli D., 28, 41, 106 Benedetto XIV, 121 Benedetto XV, 166, 171 Bernanos G., 9 Be rnard H., 30 Bernardino da Montefranco, 136 Bisleli C., 147 Brendani A., 134 Blzq uez M., 115 Blzquez P.B., 9, 12, 23, 27, 41, 44, 55, 56, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 68, 69, 70, 74, 87, 88, 89, 100, 102, 104, 105, 114, 115, 116, 117, 119, 120, 13 9, 151, 152, 156 Bianchi S., 140 Boxer C.R., 16, 27, 29, 30, 32, 33, 35, 36, 37, 41, 59, 63, 81, 86, 87, 91, 111, 133 Bonaventura di Bagnoregio, 61, 107 Brodeur S., 180 C Calasanzio G., 134 Caldern F., 69, 105, 135 Callisto III, 57 Campeau L ., 133 Carducci G., 137 Carlo V, 57 Cheffontaines C. da, 57 Cieslik H., 81, 138 Clemente Alessandrino, 108 Clemente VIII, 60 Coelho G., 24, 33, 35, 37 , 56, 69, 105 Cobo J., 59, 60 Confucio, 23, 183 Cooper M., 28, 30, 86 Costantini, 152 Cou to D. Do, 17 Cozzi G., 147 Cveteva M., 153 D Dante, 47 Damiano fra, 32 Dgano F.R., 55 De Vera J.M., 172 Domingo de Salazar, 55 194 Dostojewskij F., 185 Drer A., 17 5 E Enrico VIII, 33 Esopo, 51, 81 F Fernandez J., 18, 20 Filippo apostolo, 55 Fi lippo II di Spagna, 50, 55, 56, 59, 110 Filippo III, 142, 144 Forlanetti G., 109 Foucault M. 9, 172 Foujita T., 149 France A., 16 Francisco Blanco, 104, 118, 13 3, 151 Francesco d'Assisi, 47, 53, 65, 68, 73, 82, 83, 107, 130, 156, 161, 166, 173 Francesco da Lucca, 136 Francesco I dei Medici, 52, 75 Francisco de Olanda, 8 6 Francisco de San Miguel, 116, 120 Francesco Giuseppe, 165 Francesco Saverio, 5

, 15, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 25, 26, 27, 28, 30, 38, 41, 41, 46, 48, 51, 58, 62 , 70, 84, 114, 133, 145 Frattini A., 137 Frois L., 10, 12, 18, 26, 27, 31, 32, 3 7, 41, 43, 51, 80, 86, 91, 92, 96, 98, 102, 103, 104, 108, 109, 114, 115, 116, 1 20, 122, 124, 126, 127, 129, 131, 132, 134, 136, 138, 139, 152 Fuss M., 162, 170 G Gago B., 24 Galdos R., 129, 136 Gandhi, 166, 181, 182 Gandolfi F., 147 Garca G ., 56, 58, 61, 62, 63, 70, 104, 106, 116, 119, 120, 131 Gaspar de San Jos, 115 Ge ronimo di Ges di Castro, 66, 69, 81, 89, 100 Giovanni da Montecorvino 54 Giovanni da Pian dei Carpini, 54 Giovanni Paolo II, 6, 18, 107, 119, 137, 139, 147, 150, 166, 168, 172 Giovanni XXIII, 148, 155 Gisondi F.A., 54, 109 Giulio II, 57 Glyn n P., 124 Gnocchi Soldi Organtino, 27, 31, 33, 34, 42, 51, 62, 65, 66, 91, 100, 101, 102, 121 Gmez Prez de Dasmarias, 59, 116 Gmez P., 69, 87, 103, 104, 114, 116, 1 21, 131 Gonfalonieri C., 30 Gran Khan, 54 Gregorio XIII, 34, 48, 52, 58 Gregorio XV, 157 Grieco G., 65, 159, 169 Gutierrez B., 89 I Ignazio di Loyola, 17, 27, 7 1, 81, 145 195 Ingoli F., 156 Innocenzo IV, 54 Iriarte L., 57 J Jennes J., 44, 1 16 K Kaempfer E., 35 Kierkegaard S., 79 Kolbe M., 50, 65, 107 L Lamennais F. de, 165 Landecho M. de, 85, 87, 89, 90, 100, 102 Las Casas F. de Jes?s, 85, 87, 118 , 119 Le Goff, 73 Leone X, 57 Le Saux H., 172, 173 Lope de Llano, 59 Lpez-Gay J., 108, 133, 180 Lubich C., 169 Lucano, 61 M Maraini F., 163 Marco Aurelio, 27 Man rique F., 16, 55 Martnez P., 87, 88, 89, 90, 110 Martnez A., 118 Martino d'Aguirre , 117, 118, 127, 133 Maurel C., 97 Medina J.R. de, 107, 116, 128, 132, 133 Menez es D. de, 52 Mizzi M., 166 Montaigne M. de, 27, 42, 51, 53 Morejn P., 69, 125 Mot a A, da, 16, 17 Murdoch J., 43 N Nagarjuna, 22 Napoleone III, 136 Navate L., 135 Nicolao G., 23 Neri F., 60 Nobili Roberto de, 28 O Onians Broxton R., 84 Orazio Flacco, 49, 97 Ortiz P., 118 Ousouf P.M., 148 P Pablo de Jsus, 54 Pacheco D. (cf r. Yuki R. nell'indice dei nomi giapponesi) Paolo di Camerino, 45 Paolo di Tarso, 73, 157, 184 Paolo V, 12, 144, 145 Paolo V I, 154, 169 Pardo J., 116 Pascal B., 95, 185 Pasio F., 102, 103, 131 Pedro de Al faro, 54 Pguy C., 97 Peixoto A., 16, 17 Petitjean B.T., 136 Pietro d'Alcntara, 60, 107, 115, 120 Pinto A., 30 196 Pio X, 164, 165 Pio IX, 10, 121, 136, 137 Pio V, 101 Pittau G., 5, 6, 169, 170, 180 Plasencia J. de, 54 Polo M., 16 Q Quadros A. de, 24 R Rabelais F., 49 Rampolla M., 165 Ramos F., 58 Ribadeneira M. de, 12, 5 9, 62, 64, 66, 67, 70, 81, 82, 85, 87, 89, 114, 119, 121, 127, 131, 145 Riccardi A., 155, 160, 165, 167 Ricci M., 28, 54, 109, 171 Richie D., 138 Rostand J., 17 2 Rodrguez A., 66, 88, 89, 90 Rodrguez G., 87, 102, 119, 131 Rodrguez G. "Tsuzzu", 41 Ruggeri M., 54, 103, 109 Ruiz B., 54, 116 S Sacrobosco, 25 Saint-Exupry A. de, 133 Sanches A., 48 Sanjay Sybrahmanuam, 18 Sansom G., 40 Santiago de Vera, 56 S atow M. E., 51 Schilling D., 116 Schtte J.F., 44 Sebastasi G., 72 Seneca, 32, 60 Severolo, 143 Shakyamuni, 162 Sisto V, 52, 56, 57, 67, 116 Soares M., 139 Sotelo L., 142, 144, 146 Sottocornola F., 160 Sottovia G., 136 Steichen M., 81, 82 Ste in R.A., 172 Sturzo L., 166 Szoka E., 139 T Tagore Rabindranath, 39, 181 Teilhar d de Chardin P., 158 Teresa di Lisieux, 178 Tertulliano, 106 Tillich P., 71 Tomm aso di Roma, 146 Torres C. de, 18, 20, 28, 32, 42, 45, 46, 50, 51 Toynbee A.J., 164 Tucci G., 9, 164, 172 U Urdaneta, 54 Uyttenbroeck T., 63 Urbano VIII, 121, 1 45 V Valignano A., 19, 25, 30, 34, 36, 40, 42, 43, 44, 47, 50, 52, 58, 64, 110, 118, 132, 142, 171 Vasubandhu, 22 Van Thuan F:S., 111 Vaz A., 19 197 Veuthey L., 169 Vermander B., 166 Vilela G., 32, 42, 51 Vizcaino S., 143 W Wicki, 132 Z Zam ora J.P. de, 12, 16, 55, 85, 87, 88, 100, 102, 114, 119, 120, 124, 134, 144, 145 Zanzotto A., 7 Zeimoto F., 16, 17 INDICE BILINGUE DEI NOMI GIAPPONESI 200 201 202 203 205 INDICE Presentazione di fr. Aldo La Neve ofm Prefazione di Giuseppe Pittau Introduzione Capitolo I Tanegashima (1543) e Kagoshima (1549): san Francesco Saverio Primo incontro-confronto tra Europa, cristianesimo e la "Terra incognita" estrem o-orientale Il Giappone di Nobunaga e Hideyoshi tra benevolenza e aperture da volto di Giano

I tre centri di attivit culturale e missionaria: Gokinai .. Yamaguchi Saikoku Capitolo II 1585. Prima ambasceria di cattolici giapponesi in E uropa ... Missionari francescani alcaltarini nelle Filippine e prima missione francescana in Giappone E padre Pietro Battista Blzquez "si rimbocc le maniche" "Los Angeles machi" in Nagasaki e "Bethlehem" in Osaka Da "iro" ("eros") ad "ai" ("agp-e") Appendice I: "Breve ragguaglio dell'Isola del Giapone" (1585) Capitolo III Quel difficile 1596 "San Felipe", quel galeone spagnolo detonatore di eventi storici Capitolo IV Da 24 a 26 i "testimoni" di fede in cammino verso Nagasaki Pag. 5 7 9 16 21 28 41 45 46 50 53 61 69 70 75 80 85 96 206 olo Miki, modelli di armonia tra francescani e gesuiti In margine al concetto di "martirio" Capitolo V Profili dei 26 martiri, dalle testimonianze coeve alle ricerche odier ne Nishizaka,la collina dei martiri Cenni sulla canonizzazione (1862) Celebrazioni del 1993 e del 1997 a Nagasaki e a Civitavecchia Capitolo VI L'antico porto pontificio e l'ambasciatore Hasekura Tsunenaga I Frati Minori della Provincia Romana a Civitavecchia .. Civitavecchia e i "suoi" 26 santi martiri negli affreschi di Luca Hasegawa .. Ricordi e riflessioni di un diplomatico Capitolo VII 2000: il dialogo interreligioso, via maestra per una solidale compr ensione e condivisione In margine ai concetti di "missione" e di "upaya" (missione) Dialogo e pace/armonia ................................................. Asia di ieri e di oggi ...................................................... Asia, flash da ieri a oggi ................................................ Giappone oggi ............................................................... Inculturazione, riflessioni di Inoue Yoji, padrino di End-o Sh-usaku ........... ............................................................... Appendice II: Alle fonti della spiritualit d'Oriente e d'Occidente............... ..................................................... Bibliografia ................................................................... . Indice dei nomi .............................................................. Indice bilingue dei nomi giapponesi ............................. pag. 105 106 112 134 136 138 142 146 148 150 154 160 164 167 171 193 199 207 Edmond Tang - Jean-Paul Wiest LA CHIESA CATTOLICA NELLA CINA DI OGGI Dagli anni '20 agli anni '50, la Cina fu in molti Paesi di antica cristianit sino nimo di missione. Ordini e Congregazioni religiose dedicavano alla Cina il megli o delle loro forze. Poi venne la persecuzione maoista. Migliaia di cattolici cin esi furono mandati a languire e morire nei campi di rieducazione. Pi di seimila m issionari esteri furono imprigionati, torturati, espulsi. Oggi il Governo cinese tende a ridurre i gi scarsi margini di libert religiosa che aveva precedentemente concesso. Il dialogo fra la Chiesa ufficiale (approvata d al Governo e slegata dal Vaticano) e la Chiesa cattolica clandestina (fedele al

Papa ed erede dei martiri) tende a irrigidirsi, anche perch il Governo impedisce il colloquio diretto e personale fra i rappresentanti delle due parti. Eppure il dialogo, nella carit e nella verit, resta l'unica via di uscita. pp. 384 - L. 38.000

Giancarlo Politi MARTIRI IN CINA "Noi non possiamo tacere" Questo libro una preghiera. Alcuni lo terranno per doc umentarsi quando occorre, e infatti una documentazione accurata e unica nel suo genere. Altri lo sfoglieranno lentamente. Per gli uni e per gli altri un sussegu irsi di nomi quasi tutti sconosciuti e di scarne notizie che riassumono in una o due righe storie di vita, di sofferenza e di morte vissute in Cina specialmente in questo secolo. Questi nomi vengono da un silenzio che Vita e comunicazione d'Amore. In preparaz ione al Giubileo del 2000 il Papa aveva invitato ad aggiornare il martirologio c ristiano. La fatica di padre Politi si inquadra in questo programma, che fa part e del rinnovamento spirituale a cui il Giubileo ci ha richiamato. pp. 286 - L. 20.000 Richiedere, anche per telefono, via fax o e-mail a: EDITRICE MISSIONARIA ITALIANA via di Corticella, 181 - 40128 Bologna tel. 051/32 .60.27 - fax 051/32.75.52 web:http//www.emi.it e-mail:ordini@emi.it

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Collana LA MISSIONE Sezione Storica - Brevissima relazione della distruzione dell'Africa. Preludio della distruzione delle Indie (Bartolom De Las Casas) - Chiesa in cammino. Duemila anni di storia della missione (Alberto Doneda) - La Chiesa cattolica nella Cina di oggi (Edmond Tang - Jean-Paul Wiest) - Josimo: la terra, la vita (Mario Aldighieri) - L'apostolo dei Pima. Il metodo di evangelizzazione di Eusebio Francesco Chini (Domenico Calarco) - Mozambico. 50 anni di presenza dei missionari comboniani (Arnaldo Baritussio) - Rivoluzione nel cuore. Quando le comunit creano speranza (Niall O'Brien) - L'audacia e la fede di un apostolo. Augustin Planque (Claude-Marie Echallier) - Martiri in Cina. "Noi non possiamo tacere" (Giancarlo Politi) - Eusebio Francesco Chini. Epistolario (Domenico Calarco, a cura) - In Africa con Francesco d'Assisi, 50 anni dei cappuccini di Trento in Mozambic o (Vito Valler) - Daniele Comboni fra Africa ed Europa. Saggi storici (Fulvio De Giorgi, a cura) - La missione racconta. 1 missionari della Consolata in cammino con i popoli (Gi ovanni Tebaldi) - Storia del cristianesimo in Africa (John Baur) - Cuore e missione. La spiritualit del Cuore di Cristo nella vita e negli scritti di Daniele Comboni (Arnaldo Baritussio) - Quelle croci a Nagasaki (1597) (Irene Iarocci)