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Andrea M.

Erba, CRSP

HA BRUCIATO
LE TAPPE
Vita Breve
Di Serafino M. Ghidini

Roma 1982

In ossequio ai decreti della Santa Chiesa, si


dichiara di aoler dare un signilicatb puramente ufttano
alle parole e ai fatti contenuti in questa pubblicazione
e di non uoler preuenire il giudizio deli'Autoriti ecclesiastica.

Con approuazionedei Superiori


Tip. < Don Bosco > - Roma - TeI. 25.82.640

Il Servo di Dio Serafino M. Ghidini nato a Cavallarc (Mantova) il 10 gennaio 1902; morto a Milano il 13 gennaio L924.

ANDREA M. ERtsA

IIABRUC{ATO
[T TAPPT
VITA BREVEDI SERAFINOM. GHIDINI
chierico barnabita
(t902-1924)

ROMA 1982

Il me,ssaggildi un giouane

I1 vescovodi Crenio4a, mons. Giuseppe Amati, presiede una


riunione della < Causa>>di don Serafino M. Ghidini.

Da tempo i giovani sono sulla scena del mondo,


sono i protagonisti della nosma epoca. Manifestano
in massaconffo la guerra, la fame, il mzzismo,I'analfabetismo, le ingiustizie sociali. Contestano rumorosamente la societlLdei consumi e il sistema capitalista.
Protestano contro 1o spreco del denaro e il lusso
sfrenato. Stigmatizzano l'autoritarismo nella scuola.
Ma'rciano contro il riarmo, sono obi'ettori di coscienza...
Al fondo, e al dih di atteggiamenti anarcoidi
f.aziosi o puerili di una minoranza esremista, si
avvertono accenti di sinceriti e di autenticiti, una
ricerca appassionata di forme nuove e migliori, ulr
entusiasmo per degli ideali non puramente tenestri,
una lotta per la difesa della digniti dell'uomo, un
desiderio di afiratellamento universale, I'ansia per la
pace nel mondo.
Disgraziatamente la loro esasperazidne sfocia talora nella vialenza gratuita, nella rivolta inutile, nel
fanatismo cieco, persino riel terrorismo. Certamente
altri metodi meno irruenti sarebbero pit efiicaci e
seryirebbero meglio la causa del rinnovamento. Ribellarsi b necessario e talvolta doveroso se si ,vuole
rompere la crosta dell'egoismo e taddtizzarc certi

sentieri storti. Occorre tvttavLa una scelta intelligente.


dei mezzi adatti, piil persuasivi e piil validi, e soprattutto pi,) coerenti. In una parola, bisogna cominciare a riformare se stessi, a pagarc di persona, a
testimoniare con la propria vita, a edlficare pir) che
a disffuggere.
Questo tipo di contestazione, intessuta di generositi e di impegno, di sacrificio e di lavoro, di fede
e di arnore, sembra essere stata la via preferita da
Serafino Ghidini, un moderno asceta conterraneo di
S. Luigi Gonzaga, anch'egli <<ribelle di Dio >>,consumatosi nell'olocausto e nel silenzio a soli 22 anm,
dopo una giovinezza bruciante di caritd evangelica.
Un'esistenza comune, ffascorsa in ambiente di
provincia caldo di passioni, nei primi decenni del
nostro secolo, in tempi cioE lontani dal clima che
oggi si b venuto creando nella societ) e nella Chiesa
e che cosi vasti otizzonti ha aperto, tante energie
ha suscitato nel mondo giovanile. Eppure la vita del
Ghidini appare gi) cosciente e ardimentosa, tenace
e sicura, coraggiosae responsabile.
Come tutte le anime toccate dal mistero e chiamate per nome, il Ghidini ha preferito rinunciare alle
comodit) e ai beni teneni per dedicarsi completamente alla rcalizzazione di una vocazione esigente
come quella religiosa e sacerdotale.
Probabilmente, la vista di altri adolescenti che,
nel seminario dei Barnabiti a Cremona, erano protesi
a quella meta, ha gettato semi di inquietudini nel
suo spirito; la grazia ha poi fatto scoccare la scintilla che lo ha reso capace e coraggioso nel superare
6

tutte le difiicolt) di ordine personale e lamiliarc.


Seppe cosi vincere il senso di indegnit) e di timore
di fronte alla dignitA del sacerdozio; riprese con
decisione gli studi, che aveva troncato per andare in
cittd a farc il gatzone di libreria; abbandonb il focolare domestico e trascurd non poco la salute delicata.
Di tutto mionfb la sua {orte volont}!
E trovb nell'obbedienza e nella gioia una carica
nuova per essereapostolo e portare il suo contributo
alla costruzione del regno di Dio.
A 80 anni daTlasua nascita, il nome di Serafino
Ghidini b non solo ricordato, ma onorato dai fedeli
e invocato dalla Chiesa come <<Servo di Dio >. La
sua tomba, in S, Luca di Cremona, b meta di devoti
in preghieru. La testimonianza della sua vita B sempre
viva, luminosa, ardente, e non cessa di attfuarc le
anime.
Questi brevi cenni che rievocano con sempliciti
Ia figwa del ventiduenne chierico banabita, uppto-soladato al Seminario da un negozio, non indicano
mente un esempio, del resto non raro nella storia
e nella cronaca dei nostri giorni, ma vonebbero
anche proporre un invito a tutti i giovani di buona
volont) a lavorare per \a costruzione del regno di
Cristo nel mondo.
$

&

Il suo primo biografo, Padre Felice Sala, ha


recentemente enucleato in un decalogo il messaggio
vivo e vitale che il Servo di Dio ha lasciato alTa

gioventr) del nostro tempo. Lo riproduciamo integralmente anche perch6 riassume bene le tappe della
brevissima vita di Don Ghidini,.
1) In un tempo in cui la famtglia si disgrega,
Serafino si presenta come figlio obbediente, normale,
sereno, che non conosce e non soflre il trauma del
problema generuzionale, del quale tanto parlano, a
sproposito, psicologi e pedagoghi del nostro tempo.
2) Adolescente, vive con fede la vita sacramentale nella pamocchia di Cavallam, servendo all'altarc,
partecipando al canto sacro, al decoro della casa di
Dio e ai divertimenti semplici e educativi dell'Oratorio festivo.
3) Gatzone di bottega a Cremona, rcalizza, senz^
conoscerlo,il programma di Giuseppe F.scrivi: <<Santifica il lavoro, santificati col lavoro, santifica gli alti
col tuo lavoro >>
4) Socio attivo del Circolo <<Zaccarra>>,
visse in
pienezza e bellezza il programma dell'Azione Cattolica (Preghiera - Azione - Sacrificio) nel periodo che
sfocer) nel ventennio <<f.atale>>.
5) Catechista alla parrocchia di S" Calimero in
Milano, sa comprendere e correggere la'mentalith dei
suoi alunni, isruendoli con zelo sulle veriti della
fede, sapendo che ff^ civiltd e barbarie <<c'B lo
spessoredi un catechismo>>.
6) Incaricato della sorveglianza di un corso allo
<<Zaccatia> di Milano, con cuore di mamma e con
soave fermezza seppe evitare gli scogli delle facili
preferenze e indulgenze, e delle oppressive imposi8

zioni, che rendono asfissiantela convivenza tra alunni


e chi b incaricato di mantenere la disciplina.
7) Iscritto all'Apostolato della Preghiera e ze,
,lante segretario di una Sezione, semplificb il suo
programma di santith, ofirendo e vivendo ogni giorno
preghiere, azioni e sacrifici, in unione costante col
sacrificio della S. Messa.
8) Seminarista, non si preoccupa se i suoi Superiori adottino il metodo che impone o propone o
suppone. Nell'istru zione, educazionee forma zione bat
nabitica trova la formula che, attraverso I'Eucarestia
e Maria, lo porta a bruciare le tappe del Cristo conosciuto, meditato, ^mato, imitato, furudiato. E tutto
questo con la semplicit) del fanciullo e la fortezza
del martire"
9) Socio della Conferenza di S. Vincenzo, ci ricorda che atmaverso l'elemosina bisogna passare alla
carit) per arrivare alla giustizia, imitando il Cristo
dei poveri, <<uomo per gli altri >>,
10) Ammalatosi precocemente,non drammatizza,
perch6 sa che la malattia b <<una debolezza >>che dimostra la nostra vera <<fottezza >>.Divinizzando le
proprie sofferenze,si oflre al Padre, ostia 'con l'Ostia,
per la salvezzadei fratelli in Cristo.

Incontri nella storia

Virginia Montanari, madre di Serafino. Morl a Riva di


Suzzara(Mantova) il 16 aprile I96L, col desidetio vivissimo
di <<andare a trovare il suo Serafino,che sentiva sicurissimo
in cielo >>.

I Barnabiti sono strettamente legati alla citti di


Ctemona, perch6 qui E la patria del loro fondatore,
S. Antonio M. Zaccafia. In via Belrami sorge ancor^
iI palazzo nobiliare degli Zaccaiia e una lapide ricorda
che, nell'anno di grazia L503, nascevail santo medico
dei poveri e apostolo della dottina cristiana, uno
degli uomini raBpresentativr della Riforma cattolica,
La cattedrale conserva una reliquia insigne del
Santo, vicino alle spoglie di S. Omobono con il quale
d compatrono della citt) e della diocesi. Nella cappella del Seminario, un tittico rafiigura l'Immacolata, S. Carlo Borromeo e S. Antonio M. Zaccaria,
speciale patono dei seminaristi cremonesi.
Poco lontano dal palazzo avito, esiste tnttoru la
chiesadella prima Messa del Santo e, presso la chiesa
di S. Luca, ci sono l'oratorio dell'Immacolata e il
circolo giovanile <<Zaccaria >>.
Cremona conserva altri ricordi barnabitici: lo stupendo tempio di S. Pietro a port^ Po, la chiesa di
S. Marcellino e, soprattutto, la chiesa di S. Vincenzo
martire, mentre l'ex convento, che sorgeva a fi,anco,
d stato raso al suolo per {ar posto a un cenffo scolastico.

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Varcata la soglia del tempio, nell'ultima cappella


della navata desra, una vecchia lapide affermava che
'fanciullo ^veva emesso il
ivi Antonio M" Zaccafia
voto di castith davanti ad una immagine della Vergine. Ai nostri giorni, un'altra didascalia con maggiore senso storico, avverte che davanti a quella
immagine il nobile medico cremoneseaveva cominciato
l'insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli.
Presso la chiesa di S. Vincenzo esiste aneora il
luogo ove riposano le ossa degli antichi Chierici Regolari di S. Paolo. Tm t resti mortali di quei religiosi,
vi sono quelli del Servo di Dio Diego Martinez, uno
spagnolo gia paggio alla corte di Filippo II con
S. Luigi Gonzaga e morto a Cremona nel 1'593 in
fama di santith. I lavori compiuti nella chiesa e nelle
adiacenzehanno condotto a murare il sotterraneo'
impedendovi l'accesso.Questo b uno dei motivi per i
quali la causa di beatificazione del giovane spagnolo
trova difficolti nel suo iter presso la Congregazione
per le Cause dei Santi.
Che Diego Maftrnez voglia passare la consegna
'don
Serafino, conterraneo di
dell'onore degli altafi a
giovani
si richiamano nella loro
S. tuigi? Certo i me
vita spirituale, soprattutto nel volger velocs dei giorni
terreni, nell'ardente amote a Dio, nell'attualiti del
loro messaggio.
Tutti e tre dovettero penare non poco prima di
poter attuare il desiderio di consacrarsia Dio" Superati gli ostacoli, essi furono del Signore in modo
totalitario, vissero in pienezza i brcvi anni della loro
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esistenza, bruciando letteralmente le tappe e coronandoli con un tipo di morte che b il sigillo dei prediletti del cielo.
La fine di questi giovani b un poema" Non strappi
o rimpianti di mete, anche a lungo sognate, come i!
sacerdozio,non violente separazioni ma un dolce abbandono ma le braccia del Padre.
Si sa che il Ghidini non perdette neppure un
istante la sereniti nella malattia, la gioia traboccante
che gli f.acevaesclamare:
<<Contento come me
non c'B neanche un re >>.
E parlava di tema e di cielo, di vita e di morte,
proprio come chi, fisso in Dio, accetta con uguale
disposizione di spirito quanto sa venirgli da Lui.
Del Martinez, 1I biografo scrisse che era arflvato
a Cremona - dove non rimarrh nemmeno un mese per dare alla citti un esempio di come muore un
santo,
Pregava sempre, con le parole e con i gesti, tanto
che i Supetiori dovettero moderarlo; egli si sforzava
di riuscirvi per amore dell'obbedLerlza.
Il suo confessorelo interrogb: <<Sei allegro? >.
< Allegrissimo - rispose- contentissimo! Oh se mi
potesse vedere il cuore! >>,
< Ti ricordi del Signore? Lo tieni nel cuore? >>.
<<Non mi ricordo di alro, Padre; se mi mettessela
mano sui petto, vi troverebbeGest mio Signore>.
Don Diego spirb a 26 anni. San Luigi a 24. Don
Serafino a 22,

L1

Il giglio del Fondatore e dei suoi giovani seguaci


sembra eflondere ancora oggi nella Chiesa il suo profumo, a indicazione di angelica purezza pet tutti i
giovani che sono < chiamati >>.

Luigi Ghidini, padre di Serafino. Morl santamente nel L948,


dopo aver abbandonato le idee socialiste e anticlericali che
aveva professato in vita.

L4

[Jna fiamma che arde

Le notizie intorno alla famiglia Ghidini concordano circa l'onest) e la laboriosit) dei genitori. Ma il
padre di Serafino non era immune da un certo estremismo che gli derivava dalle idee prop agandate nelle
terre mantovane da agitatori politici come Frugoni,
Ferri e Prampolini. Una delle figlie asserisce: < Mio
padre era socialista;ma di quelli fatti bene, sa! Aveva
anche incarichi nel partito e incarichi a Viadana"' >'
Le massime marxiste avevano f-atto presa sui contadini, costretti a vivete nella pit squallida miseria:
ne1lamedia e bassamantovana, era scomparsala piccola propried in favore del latifondo, concentrato
nelle -utti di pochi ricchi, generalmentemassoni, liberali, seguacidel libero pensiero, anticlericali ed ebrei'
Costoro eSercitavano sul popolo una specie di
dominio, imponendo le loro usernzee le loro convinzioni, particolarmente osdli alle pratiche ffistiane.
Alla domenica non veniva lasciato ai braccianti il
tempo per partecipare alle funzioni; <<chi intendeva
frequentare pratiche religiose, veniva minacciato o
quantomeno coperto di ridicolo; e cosi, i contadini
,ndauano maturando i loro propositi di rivolta sociale
in clima di anticonformismo religioso >>.
L6

Vuotate le chiese,i contadini si ammassavanonelle


bettole, Portavano al collo vistose sciarpe rosse come
<<foulard >; si abbandonavanoa copiose libagioni del
tipico vino della bassa mantovana; il linguaggio era
spessouuculento ed esplodeva non infrequentemente
in cori sguaiati: < Bandiera rossa color del vino, viva
Lenino, viva Lenino >>.
Anche il frumento, menffe graniva a giugno, sembrava tingersi di porpora per la vistosa mescolanza
di rosolacci e papaveri, frutto di noncuranza e degli
scioperi dei salariati.
Oggi, per le mutate condizioni sociali, <<la piccola proprieth coltivarice ha ormai l'assoluta prevaIenza, e I'industriaha portato un contributo di equilibrio tra citt) e camp3gn, cosi che la Chiesa mantovana
rappresenta un segno e un luogo di uniti >>'Mantova
quindi non B pii la provincia rossa della Lombardia
e il covo dell'anticlericalismo.
Ai nostri giorni il clima religioso b molto cambiato. Ma anche aLloruera rimasta vivissima la devozione a|la Madonna e frequente la rccita del rosario
in famiglia. Nonno Ghidini dirh un giorno a don Serafino, che si congedava dalla famiglta dopo una breve
vacanza: < Vedi, di lavorare non sono capace; passo
il tempo vicino a casariposando e sgranando rosari >>.
Ma quel colore che segnava politicamente il caro
papa, il quale pure rifu ggiva da atteggiamenti smodati, e quell'ambiente sctistiantzzato erano un vero
martirio per Serafino. Il suo volto diventava di porpora quando espressioni troppo ardite o sguaiate
ferivano il suo pudore, o quando il suo orecchio era

t7

colpito da calunnie, lanciate contro Cristo e i suoi


ministri. Come se fossestato frustato, tutto in lacrime,
correva a chiedere comprensione e sollievo presso i
sacerdoti, trovando soprattuito nel Vicario della par-'
rocchia sollievo al suo dolore.
Da parte sua, il giovane porterd nella casa del Signore uno zelo vivissimo. Se qualche compagno si
fosse azzard,ato nella critica verso i Superiori o i
coetanei, o alti si fosse avventurato in atteggiamenti
contrari alla regola, egli interyeniva per correggere.
La fiamma dell'amore divino accendevail suo volto
nel momento della Comunione b nella efiusione del
cuore durante le visite al Santissimo Sacramento.Un
Superiore disse che Serafino <',,dava I'immagine del
fuoco che brucia dentro, come chi vive adorando >>.
E questa fiamma s'estendevaanche al suo corpo tafito
fragile. Chi tra i coetanei non ricorda il paonazzo che
f inverno cremonesedisegnava su quelle mani, martoriate dai geloni? E i frequenti rafireddori, a cui Serafino andava soggetto,accompagnati daJ$bre, in quelle
stanzette del noviziato di Monza, dove allora, mancando il riscaldamento, perfino l'acqua del catino gelava d'inverno?
Paolo, il fuoco che
La <<'Charitas
'costole Christi > di S.
di S. Filippo Neri o che spinge il
inarca le
giovane banabita Michelangelo Pane a scoprirsi il
petto e a gridare: <<Brucio, brucio! >>,amorosamente
dominava don Serafino e toccher) il culmine nei giorni
;rl
della professione religiosa.
Egli partecipala piena del suo gaudio ai parenti:
tutta Ia famiglia ne d spiritualmente contagiata, con
18

CavalIaru (Mantova). La basilica prepositurale dedicata a


S. Stefano, dove Serafino Ghidini ricevette il battesimo
il 17 gennaio t902.

I'epilogo della consacrazioneal S" cuore e I'introniz,u)ionZ deila sacra immagine nella povera cucina di
casa. In quella circostanza, il padre rimase scosso e,
del figlio, ritornerd aIIa pratica
dopo Ia i.o*puttu
r.iigioru divenendo, anche in questo, esempio agh
altri figli.
Don Serafino non stava piir in s6 dalla gioia' Ma
l,insieme di queste emozioni, aggiunte alle fatiche del
viaggio nel ciudo delf inverno, infetse un duro colpo
alla sua salute.
Forse si avvide che l'ardente giaculatoria recitata
nell'atto della intronizzazione: <<Cor Iesu, flagrans
amore nostri, inflamma cor nostrum amore tui >>,stava
per avere in lui piena rcalizzazione.
Allo scopo di non provocare allarmi nei suoi cari,
chiese p.r lu notte ospitalid in canonica. La,-tossegli
,q.rurriuu i polmoni. II fazzoletto portato alla bocca
si colorb di rosso per un fi.otto di sangue, come si
legge nella vita di S. Teresina? Non E falsa supposiziohe. Il mattino seguente, supplicb i parenti che 1o
lasciasseropartire. Accompagnato dal padre,-si recb
alla nuov a destrnazionedi Lodi, dove gionr. di notte.
I1 chierico studente che gli apri la porta, lesse nel
volto del comp agno\a gtultit) del male e, svegliato il
padre Mu.rmJ, g[ gridb concitato: <<E arrivato don
Serafino: brucia! >.
Brucia t La fiamma dei mistici stava compiendo
in lui la sua consumazione. I fiori che nella chiesa
di S. Luca i devoti depongono sulla sua tomba, si
ricollegano forse al periistente tono acceso che distingue la giovinezza del Ghidini?

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" ErA un angelo "

Serafino Ghidini, primo dei sei figli di Luigi Ghidini e di Virginia Montanari, era nato il 10 gennaio
L902 a Cavallara, parrocchia e frazione del comune
di Viadana, un grosso borgo sulla sinistra del Po, in
un'ampia ansa del fiume costellata.di messi, vigne
e pfati.
Il nome di questa cittadina risuona ancota nel
mondo con le melodie polifoniche dell'illustre figlio
Fra Ludovico Grossi, comunemente detto < il Yiadana>. Dal punto di vista civile, b in provincia di
Mantova, mentre sotto l'aspetto religioso appartiene
alla diocesi di Cremona.
L'infanzia di Serafino fu vigilata dalla buona
mamma e dalla piissima nonna; fu edificata dalla
pieti del nonno che, come accennammo, dirh al nipote gii chierico: <<Sto qui attorno a casa, incapace
di lavorare; riposando e pregando, aspetto il giorno
di sorella morte >>.I ricordi che ci rimangono della
sua fanciullezza sono scarsi, ma le testimonianze raccolte da mons. Gardinazzi, gi) parroco di Cavallaru,
da P. Antonio Cozzi, compagno di Serafino nella
Scuola Apostolica di Cremona e da P, Luigi Gialdisi,

2T

Vice Fostulatore della Causa, concordano nel definire


Serafino un angelo, un modello per la gioventr), un
altro S. Luigi, un vero santo.
La mamma aftetma: <<Serafino sentiva un grande
rasporto per la preghiera e trascinava in chiesa i
frut.lli . I bambini del vicinato, ai quali, bench6
ancor fanciullo, insegnava le oruzioni e il catechismo'
Era un angelo >. I1 papa, tornando dai funerali del
figlio, ribaJith con decisione: < I1 mio Serafino, fin
dalla sua infanzia, condusse sempre una vrta santa;
e dovunque egli, nella sua breve vita, b andato, tutti
possono testimoniare ch'era un modello della gioventt. Un vero S. Luigi >'
Uno dei fratelli, Amadio, conferma: <<..' Ho'sempre visto in Serafino cose meravigliose. Pregava sempre. Leggeva libri di chiesa, vite di santi; spessomi
disturbava con il suo tanto pregare anche di notte >'
Sui fratelli esercitd un amabile ascendentee percib
la predilezione di cui tutti lo ripagavano, li -spingeva
ad-aiutarLovolentieri soprattutto nella fatica dei campi
che egli, per la gracile costituzione' non riusciva a
,oppoituri tvolg.ndosi sotto i r:aggi di un sole dard"g;iunt.. Serafino ne approfrttava per dedicarsi alle
sue devozioni.
A1tre testimoni anzedt stima e di afietto vengono
dal coro unanime degli antichi compagni di scuola
a S. Matteo delle Chiaviche e a Yiadana.
Qui aveva subito I'esame di maturiti per il compimento delf istruzione elementare e aveva dovuto
iiri.d.t" per circa L5 giorni presso una famiglia'
Gli abitanti del paese 1o definiscono senza mezzi

termini: <(un santo amabile )>; ( un santino pieno di


umilti e di dolcezz^, con gli occhi bassi in atto di
pregar sempre )>; <<un ragazzo singolarc Ia cui compagnia riusciva graditissima per la sua amendevolezza,
umild e bonti >; <<era schivo sempre dei contrasti;
aveva una santit) non pesante; con lui si stava veramente bene >>.
Speciale valore hanno le parole del fratello Amadio: vivace e cortese, nella conversazione tradisce
una profonda emozione, rievocando dopo molti anni
il fratello Serafino.
Seirzapreamboli dichiara: <<Ho tante cose da dire
sul mio Serafino.Un santo! Io l'ho conosciuto bene,
e pii di tutti. Lo posso proprio dire che era un santo
ed b morto da santo! Quando lo visitai gid quasi in
agonia (mori alcuni giorni dopo il mio arrivo aI ca'
pezzale), gli volli far coraggio e gli augurat Ia guatrgione. Serafino mi rispose: " Sia f.atta la volonth di
Dio. La mia aspirazione d solo il Paradiso!
Alla domanda se il fratello lo avesseprotetto dal
cielo, risponde senza esitare: <<Sempre, sempre. E
quanto mi ha protetto! )>.
<<Lo invocate? >>.
<<Sempre, sicuro della sua protezione. Egli me
1o ha promesso negli ultimi momenti della sua vita.
Ecco le sue parole: " Non preoccuparti,Amadio. Nei
pericoli della tua vita vi b chi prega per te " >>.
Poi racconta episodi che hanno dello sraordinario.
<<Un giorno, tenendo ai piedi dei grossi zoccoli,
salgo per una scala a pioli sul fienile. Quando vi
giungo, precipito d'improvviso in basso. La caduta

23
22

pub esseremortale; invece, mt alzo,mi palpo iI corpo,


nessun dolore, sono illeso!
< Un altro giorno rni reco, in campagna per i
lavori agricoli, topt, un carro tirato da due mucche'
Con me c'b il figlioletto Agenore di tre anni' Disgraziatamente il bimbo cade dal carro tra le gambe delle
mucche. Spaventato, balzo a teffa per salvare il mio
bambino, .h. purru tra le ruote del pesante c-alesse'
Due ruote passano sulla mia schiena' Le mucche imbizzarfite rendono ancofa pii tragica la situazione,

due, assenzadt ferite e malanni >>.


'suo'
Serafino la salvezza
Amadio attribuisce al
e conclude: <<Mio fratello mi protegge sempre )>'
Anche Ia sorella, signora Rosina Ghidini, conserva vivissima memoria e somma venerazione per
il {ratello.
il suo ritornello abituale d: <<Serafino eta un
vero santo, un S' Luigi >>.Mostra le immagini sacre
avute dal fratello. Dice di aver ricevuto tante belle
e care lettere, ma puftroppo sono andate perdute
durante una sistemu)ion Jeila casa. Anche i figli di

24

Studenti suoi compagni e dal P. Carlo Riva, che


Ghidini <<coltivd anche la motificazione esterna dei
sensi, ottenendo dai Superiori il permesso di usare
,talvolta qualche piccolo strumento di penitenza >>.
Il coro di testimonianze sulle virtil di don Serafino ha in tutti la stessanota: < Serafinob un santo,
Serafino B un angelo >>.
La conferma viene anche dal signor G. Saviola,
un vecchio amico del Ghidini, e da sua moglie
Angelica Miglioli, collega di lavoro alla cartoleria
Minuti di Cremona. Essi sottolineano il carattere
allegro di Serafino, la sua socievolezza,la sua partecipazione ai giochi comuni.
Fra Giuseppe Mattioli, egli pure amico di Serafino, dichiarb di dover a Id la sua vocazionereligiosa.
A chiusuru di quesde dichiaruzioni, ecco la voce
della popolazione di Cavallaru, specialmente degli
anziani:
il nostro
<<Serafino era un santo... un S. Luigi...
'santit)...
fin da
Serafino e nato con I'istinto della
piccolo era un santino. Sempre preghiere..., sempre
immagini trale mani..., devotissimoin chiesa...,lungo
la via sempre gli occhi bassi..., assorto nel Signore>.
E una litania interminabile, un coro di voci che
ripetono all'unisono il ritornello della santita.

25

La sua strada

Verso la fine del I9t5, mentre inftiava il < guerrone >>,predetto da S. Pio X che ne fu la prima
vittima, Luigi Ghidini decise di togliere dai campi
Troppo
,il suo primogenito e di portarlo a Cremona.
lavori
i
duri
pesanti per quel r^gazzo gracile erano
granormai
figli
gli
altri
della campagna. Del resto,
aiuto
sufficiente
di
erano
dicelli e con buoni muscoli
al padre. Questi aveva trovato per Serafino un posto
di garzonepresso la cartoleria Minuti-Lazzart.
Eccolo dunque a Cremona, la citt) che vista
dagli spalti del Po da f impressione di nave ancorata in un mare di smeraldo; immagine nautica resa
ancor piil efiicace dall'aggrunta di quel poderoso albero di nave che B il torrazzo medioevale.
Serafino ne rimase incantato. Cremona era anche
la citd della musica, con i suoi famosi liutai: gli
Amati, i Guarneri, gli Stradivari, che sparsero per
il mondo i loro magici strumenti; con i suoi compositori: i Monteverdi, i Ponchielli,'i Ruggero Manna."
Ma forse l'afte non ebbe la maggtor presa sull'animo
del provinciale che si inurbava. Pit che le armonie
terrene, risuonarono nel suo animo le armonie celesti,
e pir) che la citt) terrena 1o afiascinarono le glorie
26

della cittd di Dio, della Cremona con le sue splendide chiese e i suoi santi.
Arrivato vicino alla cittb,, il suo sguardo si fissb
sull'alta torre campanariache sovrastavl di gtun lunga
gli edifici. Il pap) gli disse: ( E il tortazzo, il campanile della cattedrale >>. La cattedrale b la chiesa
madre della diocesi, con la cattedra dei suoi vescovi,
con pitture splendide, Bibbia apefta al popolo. E
il poderoso tortazzo, per Serafino, pii che albero di
nave apparve come un potente dito puntato verso il
cielo, continuo richiamo ai valori dello spirito.
Appena si fu sistemato in citt) e ambientato nel
lavoro di garzone di bottega, Ghidini si preoccupb,
nei momenti di libert), di cercarele oasi dello spirito,
dove potersi rifugiare in preghiera.
Dopo Ia visita di prammatica alla cattedrale e
l'omaggio di devota venerazione al patrono S. Omobono, movd la chiesetta dei Cappuccini e si iscrisse
al Terz'Ordine Francescano.
Poi, guidato dal padrone, il buon signor Minuti,
prepidente della S. Vincenzo del circolo Zaccaria,
venne inrodotto in quel < piccolo mondo di S. Luca
dei padri barnabiti >, un vero cenacolo per il fervore
delle opere apostoliche che vi fiorivano. Serafino
Ghidini diventb socio del circolo giovanile <<Zaccaria >>e confratello della S. Vincenzo.
il P. Agostino Mazzucchelli, che 1o conobbe in
quegli annr, cosi lo dipinge: <<Era un giovane serio,
attento, riservatissimo; di edtficazione a tutti, specialmente per il suo contegno in chiesa e il suo
grande amore a Gesil sacramentato.La sera, quando

27

si leggeva qualche buon libro o si teneva \a confe,rn i, era di una attenzione straordinatia, e i compagni dicevano scherzosamenteche... aveva sbagliato
rtt"uau>. Il padre, senzavolerlo, I'aveva messo sulla
sua srada, quella segnatagli da Dio'
Dall'oratorio e dalla chiesa di S' Luca, come da
un osservatorio, Serafino pot6 osservafe e studiare la
vita dei Padri Banabrti e degli Apostolini, che acuir)
in lui il desiderio della vita religiosa' Un giorno si

mettendosi setenamente nelle mani di Dio'


Un colldquio del signor Minuti con il Ghidini
appianb ogni difiicoltd: anche lui doveva compiere
.rt ,u.rifi.io. Afrezionatissimo a Serafino, piil volte
aveva accarezzatof idea di cedere al suo garuone 7a
parte che gli spettava, il suo fiordnte negozio, ma si
iru sentit; rispondere che <<lui ^mava di piil farsi
religioso che il far fortuna >>.Paph Ghidini, persuaso
che era cosa stolta continuare in quella opposizione,
si arrese. < Si congedb dal figlio seflz^ dir nulla, ma
alla ruvid u ,urrrri con cui il padre 1o salutd, Serafino, con l,intuito delle anime belle, vide spalancarsi
una finestra verso g\i ottzzonti della speranza)>'
Tutte le mattine era nella chiesa di S' Luca'
imrnancabilmente alle sei, per la s' Messa degli apo-

stolini, e con loro faceva Ia Comunione. Talvolta


si recava da loro, portando immagini con scritti che
sollecitavanoI'aiuto delle preghiere. Per non perder
tempo, si impegnb con ardore nello studio del latino'
Ai primi di luglio del lgIg, le difiicolti e le
resistenze paterne furono superate..Nella festa di
S. Antonio M. Zaccaria, sembrb a Serafino di potersi
unire ai Padri di S. Luca per rivolgere al S. Fondatore la preghiera: <<Respice de coelo, pater >>,<<O
padre, guardaci dal cielo >.
Recatosi a Cavallarae ottenuto dai genitori l'esplicito permesso di seguire \a sua vocazione, in uno
scoppio di gioia disse: <<Papi, 'mamma, come sono
feliiet Se muoio oggi, domani, anche subito, che
importa? Sono felice!
Serafino non aveva letto i mistici, eppure con
S. Teresa di Gesr) Bambino poteva cantare: ( Il
tempo b la tua nave, e non la dimora. Non esiste
il tempo per Dio, per Dio esiste l'amore >>'
commenta il biografo P' Sala <<Pet Dio .c'd n6 I'oggi nd il domani. Esiste solo I'attimo
non
presente, I'attimo che fugge, che bisogna colmare
d'amore. E poi, vivere o rnorire che impofta? >>.

29
28

I'lella casd di Dio

Cremona.Chiesa di San Luca dei Padri Barnabiti (sec.XIII),


frequentata dal giovane Ghidini, con la cappella ottagonale
di stile bramantesco del L504, dedicata a Cristo Risorto.

Il 10 luglio lg1g Serafino Ghidini enttava nella


Scuola Apostolica di Cremona. Ancora nel mondo,
aveva attuato il motto benedettino: <<Ora et labora >.
Nella nuova vita quel binomio si attueri in: < Ora,
stude et labora >. Questo ultimo imperativo avra
per lui il significato latino di < fatica sofferta u. Suppiarno che Serafino era un giovane diciottenne, menue i suoi compagni Apostolini avevano dagli undici
ai quindici anni, ed erano vivaci nei giochi e nello
scherzo. Il biografo scrive: <<La difrerenza di etA
produsse un disagio che ,egli senti e sofferse,'s1r.ttru
mai farlo sentire agli altri. Come non fece mai pesare
quella maturit) che gli proveniva dagli anni e dalla
esperienzaprecoce, dai dolori cocenti, dalle lotte sostenute, dalle mete raggiunte >.
Si pot6 afrermarcche, durante i due anni tascorsi
alla Scuola Apostolica, Ghidini fu primo in tutto.
Primato di volontd, non di profitto nello studio,
perch6 la memoria piuttosto lenta e I'asmattezza di
certe m*aterie non gli permettevano di primeggiare
su ahi compagni, piil_freschi e piil dotati di lui.
Il suo Vicerettore e professore, P. Alfredo Tof-

'L

fetti, diri a questo riguardo: <<Lo ebbi alunno e apostolino nel tempo che fui vicerettore a Cremona;
come alunno ,.d.uu sui banchi, attentissimo, lui di
staccato, per l'eti, di alcuni anni dat giovani compagni, ngazzi dt apeta intelligenza, di memoria pronta. Egli, pure applicandosi con assiddid e impegno
uguagliava i compagni nel
allo studi,o, ,to. ,.-pt.
risultato. E la constatazionedi questa inferiorit), Pr
nulla colpevole, lo umili ava e dall'atteggiamtinto della
persona tu..oliu si intuiva il suo dramma..', fla la
umiliazione non 1o avviliva. I compagni notavano ad
edificazione; io osservavo, commosso, ammirando >>'
Quei due anni passati nella Scuola Apostolica
di Cremona, <(incideranno fortemente sul suo carattere, purificandolo da quei residui dt reazioni umane
e naturali che fino allora avevano tentato le ultime
resistenze>>.
Vocazione matura" non ebbe tentennamenti, n6

esattezza,un desiderio vivissimo di crescere presto


nella perfezione; sembrava sapesseche il suo cammino dou.rru essefe breve. Godeva di intrattenersi
in conversazioni spirituali >'
II p. Antonio Cozzi 1o riuae nella sala di studio
al suo tavolino: <<DettQ il " Veni Sancte Spiritus ",
collocava sempfe davanti a s6 il libretto delle regole,
sua norma costante di vita; ci posava sopra, non
)2

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senza avervi prima impresso un bacio, le ffe immagini-oggetto dei suoi casti amori: il Crocifisso, l'Immacolata, S. Antonio M. Zaccatia. Poi, eccolo coscienziosarnenteal suo studio... In assenzadel Prefetto, toccava a lui come decano, la responsabilit)
della disciplina. Nessuno osava sottrarsi al richiamo
di chi sempre e dovunque precedeva con I'esempio
e il sacrificio >.
Soprattutto per la vita di pieti, tutti sono unanimi nel chiamarlo angelico. In chiesa davanti al
tabernacolo, ., ha le mani giunte - sondnua Padre
ha il capo leggermente chinato, il volto
Cozzi -,
quasi infiammato nell'ardore della preghiera. Oh, il
raccoglimento nelle Comunioni e nelle visite al SS. Sacramento! E tanto assorto che non si accorge di cib
che accade intorno >>.
Un alro compagno, P. Angelo De Bernard, missionario nel Guamh: .<E un fatto che Serafino Ghidini mi impressionb. Era troppo difierente dagli altti,
e anche i pit spensierati l'avrebbero notato fra mille.
Quello che posso dire b riferire le impressioni avute
e subite. Se lui fosse vivo, non parlerei, n6 scriverei.
Di buoni apostolini che si distinguevano per la pieti
e l'osservanza,ce n'erano come ce ne saranno, gtazie
a Dio, sempre" Ma Ghidini spiccavafua tutti gli altti.
Quello che non poteva necessariamentenon colpirmi,
benchd avvenimento quotidiano, era il ringraziamento
dopo Ia Comunione. Sempre sbirciavo Serafino nel
banco: rivestito di cotta, le mani incrociate sul petto,
capo inchinato quasi a sfiorare il banco d'appoggio,
senza perb toccarlo, gli occhi chiusi: era la esatta

33

Cremona. Scuola Apostolica dei Padri Barnabiti: il chiostro


interno. Qui,
nell'otiobre del 1881, i Barnabiti futono chiamati
dd vescovo Mons. Geremia Bonomelli'

riproduzione degli Angeli visti nelie mie immagini


che riempivano il mio libro di preghiere. E dicevo
nella mia sempliciti: solo lui sa farc la Cbmunione
come insegna il libro; e I'invidiavo >>. Conclude il
P. De Bernard: <<Era la regola in carne ed ossa, la
regola ambulante. Quello che mi colpiva non erano
le cose che faceva, ma lo spirito con cui le faceva >>.
Un'alma testimonianza E quella del P. Giovanni
Citterio: < Quella figuta di Ghidini, pit angelica che
umana, la porto sempre vivissima nel mio spirito.
Mi pare di vederlo ancoral) a Cremona, nella Scuola
Apostolica, dal volto sempre ilare, quasi volesse nascondere non so quali afranni di una vita stentata
fino a pochi anni prima... La cosa che piil mi sorprendeva in Serafino eta il suo grande spirito di
pieti: vedere lui in preghiera e pensare a San Luigi
Gonzaga en Ia cosa pit naturale di questo mondo >>.
L'ambiente barnabitico cooperb non poco allo
sviluppo della spiritualiti di don Serafino. Due venerande figure di Padri incisero sul suo animo: il
p. Carlo Gussoni e il p. Giuseppe Morerio. Le. lezioni di religione e le prediche del primo lo aiu.tarono a <<evitare 1o scoglio della dispersione; capi
Serafino che non cinquanta n6 cinque virtil dbveva
esercitare, ffid una sola: cetcare il Cristo, futadiarc
il Cristo >. Del secondo,Ghidini stessodice: <<Dalla
sua guida ncavai molto bene nelle vie dello spirito >>.
il P. Morerio, ai suoi figli spirituali che rnanifestavano desideri di santita, diceva: < Vivi la formula
dell'ofierta che fai ogni mattina al S. Cuore, secondo
I'Apostolato della preghiera. Vivifica con "la retta

35

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intenzione e soprattutto con l'amore, preghiete, azie


tri, sacrifici, gioie >>.Serafino ^ questa scuola comprese che ogni giorno, con i suoi impegni, b una
Messa; e che la Messa deve vivificare tutta la giornata.
In conseguenzadi questo fervido ascetismo, non
meraviglia l'atto compiuto da Serafino 1'8 dicembre
L92l: la consa$azionedella sua volonti a Dio, come
ofierta cosciente, assoluta e irrevocabile.

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37

Un anno a Milano

Nel settembre del I92L, Serafino et^ trasferito


nella casadi S. Barnaba di Milano, dove nell'annesso
Istituto Zaccatia frequentb la V ginnasio. Ad ogni
barnabrta, il collegio di S. Barnaba ricorda la culla
dell'Ordine. Li dentro, nei giorni in cui vi artivb il
Ghidini, tutto spirava ancora aspetto di venerabiliti:
vi avevano vissuto i primi fondatori dell'Ordine e
una moltitudine di venerandi religiosi.
Serafino senti la suggestione di quell'oasi dello
spirito nella tumultuos a capitale lombarda. Scriver)
infatti ai compagni di Cremona tutta la felicit) di
trovarsi nella Casa-Madre,^ contatto con le limpide
fonti delle origini della sua Famiglia religiosa'
Si sentiva felice perch6 poteva inginocchiarsi davanti alla tomba del Santo Fondatore. Ogni martedi
trasaliva di gioia nell'udire la voce del P. carlo Galli,
che scandiva I'elenco delle grazie ricevute e di quelle
richieste al Santo dai suoi devoti. A San Barnaba,
Serafino incontrb dei ferventi religiosi, tra i quali il
santo sagrestano,Fratel Angiolino Perego, cosi desditto aut p. Favbro: <<Scheletro rivestito di pelle
olivastra: due occhi dolci, con un portamento che

38

faceva capire non essetvi cellula del suo spirito che


non fosse in dominio dell'anima, e che non c'era
fuazione di minuto in cui I'anima fosse distratta
da Dio >.
Un Angelo e un Serafino! Anche nel nome si
richiamavano lp anime belle. Come a Cremona, cosi
anche a Milano le testimonianze di stima sul giovane Ghidini si moltiplicano. I1 P. Francesco Beati
riassume il giudizio di tutti con queste parole: <<Ha
f.atto bene veramente, con spirito di sacrificio e di
abnegazione degna di un religioso provetto )>.
Quell'anno Serafino ebbe l'incarico di assistere
all'Istituto Zaccafia gIi alunni di prima ginnasio durante lo studio e la ricreazione. Cib gli portava stanchezza,perdita di tempo nello studio e qualche umiIiazione a scuola, perph6 non sempte era preparato
in tutte le materie. Avrebbe desiderato essere libero
da ogni incarico per darsi, come eta solito, con
intensit) allo studio, ma il consiglio di accettarc
tutto per amor di Dio lo tranqulllizz6. In una lettera
del 4 febbraio 1960, il P. Gerolamo Cazzaniga af'
ferma: <<A scuola,don Serafinonon brillava.'Ricordo
che qualche volta dormiva e che aveva delle lacune.
Ma non eru afr.attoun tardo d'ingegno: il suo ingegno era assolutamente tutto soprannaturale, senza
lasciarsi fuorviare dalla tentazione di comparire. Faceva tutto e solo il suo dovere con esffemo impegno >>.
I doveri scolastici gli impedirono di recarsi aI
paese per partecipare al mauimonio della "sorella
Rosina. In compenso, Serafino non si lascib sfuggire I'occasione per esprimere <<con amore di {ta-

)9

tello >>i suoi sentimenti alla sorella, esortandola a


divenire sposa e madre secondo il modello della
S. Famiglia di Nazareth.
Poich6 del Ghidini ci sono rimaste soltanto due
lettere, riportiamo un,brano di questa, scritta da Milano it 1" maggio L922.
< Mia buona sorella, il passo che stai per fare
B molto importante,' enzi importantissimo. Si ffatta
di legarti ad un uomo, dal quale non potrai mai piil
separafti; si ffatta di diventafe sposa e poi madre.
Pensaci bene, per carit), e pensa ai gravi doveri che
porta con s6 lo stato di madre. Io so che tu sei
sempre stata buona e hai vissuto da giovinetta onesta
e cristiana; se vuoi diventare una buona madre, vivi
come sei vissuta fino ad ora, anzi piil cristianamente'
Diventando sposa, abbandona certi piaceri, certi divertimenti che sono propri delle giovani; ^ma- di
stare nascosta e il tuo contegno sia piil serio. Una
famiglia come si deve, e due sposi modelli, Ii troverai in S. Giuseppe e in Maria SS.ma.Essi si amavano davvero, vivevano in pace, confortandosi a vicenda e insieme pregavano. Guarda tu pure a questi
santi sposi, procura di imitatli e anche nella ttr^
famiglia regneri la gioia e la Pace
Avendo la fortuna di celebrate le tue nozze nel
bel mese di maggio, il mese dei fiori dedicato alla
Madonna, raccomandati a Lei afiinch6 ti benedica e
ti aiuti a divenire una sposa santa.
Prima di compiere questo grande atto, premetti
una buona confessione e una santa Comunione latta
con tutto il tuo fervore. Se tu cosi farai, e 1o fari
f!eMilano. La chiesa di San Barnaba e l'Istituto Zaccztia,,
scolastico L92L-L922'
quentato da Serafino Cttiai"i
".ll'anno

4L

anche il tuo futuro sposo, sta pur sicura che il matrimonio sari davvero santo. Prega, ptega molto, e
tutto ti andri bene. Nella mia condizione non ti
posso ofirire nessun regalo, ma il regalo piil bello
che ti farb sarb di pregare per te e per il tuo futuro
sposo; assisterb in ispirito al bel gi91no delle -tue
iorrr'e sarb cosi partecipe della tua allegrezza' Gradisci colpe ricordo qrr.ttu immaginetta di Maria e
tienila cara...>>.
Sono sentimenti ingenui di un giovane seminarista, che rivelano tutta la semplicitd e la profondii)
del suo cuore. Nello stessotempo, rivelano in Serafino
l'assoluto distacco dalle cose del mondo'
Un mese dopo faceva domanda di essere ammesso al Noviziato' Il Superiore, P' Giovanni Mattavelli, nell'acconsentire rilevava che il Ghidini er^
.i d'ingegno sufiiciente per I'adempimento dei ministeri e ufiici della vita barpabitica; di senno matufo,
di criterio, di carattere, di virtil e piet) veramente
distinte...>>.
Dopo una breve vac nza a Cavallara, che si trasformb in una missione di buoni esempi e di sante
esortazioni. .volb alla dimora del noviziato di Monza.

42

Il nouiziato a Monza

Da oltre quattro secoli, la cittb, di Monza e la


comuniti dei Barnabiti formano un binomio car^rtetistico. I monzesifurono sempregenerosinella comprensione e nell'ospitalitb, verso i Padri mandati da
S. Carlo Borromeo nel L572, e questi divennero
promotori e apostoli di molte istituzioni religiose,
caitative e sociali, Nella sede del Noviziato si formarono aTla vita barnabitica una schiera gloriosa di
asceti, di educatori, di missionari, di predicatori e
scrittori, di vescovi e di santi: ricordiamo S. Alessandro Sauli; i Venerabili Bartolomeo Canale e Karl
Schilling; i Servi di Dio p. Cesare Barzaghi e don
Luigi Raineri; il fondatore degli oratori in ltalia
p. Fortunato Redolfi; un ecumenistacome il p. Cesare Tondini; un uportblo della carit) come il p. Giovanni Semeria e innumerevoli almi religiosi. Da questo luogo presero il via i giovani missionari che nel
'700,
andarono in Birmania e, nel '900, si spinsero
nell'Amazzonia brasiliana, e poi in Zafue, in Cile, in
Argentina, negli Stati Uniti d'America.
All'ombra del Carrobiolo nacquero molteplici opete, fra le quali il seminario per i chierici poveri fondato dal p. Luigi Villoresi e l'Oratorio dell'Addo-

43

Ioruta'. ambedue questi ambienti divennero una sorgente feconda di vocazioni ecclesiastichee una fucina
di ferventi cristiani.
In quest'oasi arrivava Serafino Ghidini, il 22 lu'
glio t9)2, in qualiti di < postulante>. Il 31 luglio,
Jurante un rito suggestivo, riceveva con altri giovani
Ia veste dei Barnabiti e dava inizio all'anno canonico di prova. Maesro dei novizi era il p. Carlo
,'Castelli,
che morirh, tragrcamente alla stazione di Cislago (Varese) durante I'ultima guerra. Asceta mite
secondo lo spirito di S. Francesco di Sales, egli si
incontrb con il novizio Ghidini sulle vie del Signore'
Intui presto che quel giovane serio e riservato voleva
impegnarsi totalmente nell'opera della sua santifica-

Madonna dei novizi >>' dipinta


Monza. L'immagine della---<<
veneiata nella
e ancor
***Tffi.ffi-atr
it*'--XVfi)
Fiamminghino
dal
"ggi
Noviliato dei Barnabiti'

zione.
con un canlascib scritto <<Mi si rivelb di semplice
non
dore cosi angelico e con un ardore
di volont),
disposizione
entusiasmo,ma di cosi soda
proposito
il
ed
pensiero
il
che ne rimasi edificato;
giornat^>>'
sua
ogni
di
tema
fu
il
perfezione
della sua
Il programma dell'anno di noviziato consiste essenzialmente nella f.ormazione de|l'aspirante alla vita
spirituale e comunitatia, col proposito di conv-ogliare
1; aspirazioni ascetiche e apostoliche dell'individuo
alle finalid proprie della Congregazione.
Con qr-restointento il novizio si sforza dt attuarc
f ideale .u.ttuto dai Salmisti: < Quanto e bello e
piacevole abitare insieme come fratelli >, ma non
escl.rde Ia rcaltd sottolineata da S. Giovanni Berckmans: <<La vita comune e la mra pit grande penitenza >>.

45

L'anno di noviziato b il tempo del < rinnega te


stesso)>. Don Serafino non si risparmib, lavorando
con impegno a coltivare soprattutto <<Ia mortificazione esterna dei sensi e I'interna del giudizio e
della volonti >>.
Si noti ch'egli aveva un tempetamento nervoso e
scattante, ma 1o sforzo continuo lo condusse a una
invidiabile padron anza dt s6, tanto da sopportare le
critiche col sorriso sulle Labbra.Uniche eccezioni: le
vivaci rcazioni contro espressioni lesive della catttd
e della autorit). Si aggiunga che I'anno di noviziato,
per chi lo vive coscienziosamentee fervorosamente,
diventa una continua penitenza. Infatti non esiste il
problema del tempo libero, . perch6 Ia grotn^ta del
novizio e meticolosamente precisata da prescrizioni
di regola e da usi tradizionali cosi che egli b sottoposto a un continuo stressfisico e mentale' E allora
pub succedereche il candidato ai tre voti di castitlL,
povert) e obbedienza arrivi al" traguardo cosi limato
da essefe ridotto, come disse qualcuno scherzosamente, ad uno stato <<metafisico >>.
Al tempo di don Serafino, avevano ancora pieno
vigore i digiuni dell'Avvento, della Quaresima e dei
venerdi: inoltre la seriet) e il fervore che egli portava in tutte le cose, fanno intuire Ia dura realt)
da aflrontare ogni giorno. Fin dai teneri anni aveva
sentito un gusto straordinario per la preghiera: in
seguito questa incltnazione si era accentuata sempre
pil.' N.li a casa di Dio si era trovato a suo agro
io-pl"to. Valeva la pena di esserevissuto lottando,
,ofirendo, sospirando, per la gioia anche del solo

\
anno di noviziato. <<Adesso posso anche morire:
oggi, domani, non importa quando. Vivere o morire
mi b indifierente; non mi appartengo piil->>.Cosi si
spiega l'afrermazione del p. Mario Scaliti: < I1 suo
Noviziato fu un vero f.nartirio >.
Visto don Ghidini tutto impegnato in questa
generosa donazione a Dio, non ci sorprendono le
afr.er:mazioniintorno alle sue virtil, Sari il suo Maestro.di Noviziato a dire: <<Non mi consta che abbia
mancato volontariamente a qualche comando o a qual'
che desiderio dei Superiori. IIarc, pronto, sereno
anche quando gli ordini si susseguivanorapidamente
o potevano rappresentare qualche motivo di contraddizione >. Il Padre conclude il'suo giudizio: <<Era
proprio il migliore di tutti i novizi >>.
L'alloru P. Vicemaestro, poi missionario in GuaDi, P. Mario Polvara, scrisse: <<Non ricordo fatti
particolari su don Ghidini, costituendo per s6 un
f.atto particolare il suo raccoglimento che traspaiva
dalla sua convercazione,dal suo portamento, lasciando
in tutti la santa impressione di una virtil e di una
unione intima col Signore. I1 contegne di don Serafino era sempre lieto, improntato a quella gravitd
religiosa che mostra il dominio di s6 in tutte le azioni >>.
E il barnabtta Mons. Eliseo Coroli, Vescovo missionario in Guam), che visse alcuni mesi con lui a
Monza, aggiunge: < Ghidini! l'ho conosciuto e ammirato. Semplice, umile, piuttosto serio, ossetvante
dell'orario, di buon esempio a tvtti. Mi pare che da
Novizi si B sempre fervorosi, ma il calore del novizio
Ghidini doveva esserealimentato da un combustibile

47
46

dolori e le loro gioie. Giovedi, 1o novembre, giorno


di tutti i Santi, nel bel numero di sette ci accosteremo all'altare per donarci a Dio colla professione dei santi voti. Ai piedi di Gesr) e di Maria,
alla' ptesenza dei nosui amatr superiori e confratelli, con tutta generosit) noi faremo i voti di Castit), Povert) e Obbedienza. Pensi, Rev.mo Padre,
quanta gioia e quanta allegrezza sentiamo pensando
che presto non saremo pi,) nosffi, ma vittime di
arrlore per il buon Dio. Nel bel giorno deile nostre
mistiche nozze con Gesil, sarebbe desiderio che Lei
fosse presente; cid sari impossibile, tna collo spirito sar) certamente fua di noi. Ci fafi grande
favore s, ofirendo il S. Sacrificio, vorr) raccomafldarci a Gesi Agnello immacolato, afiinchd, dopo
aver accolto le nosre umili offerte, che facciamo
con tutto il fervore, ci conceda persevetanza,amofe,
fermezza nei nostri santi propositi e \a grazia di
divenire degni discepoli di S. Paolo e degni figli di
S. Antonio M. Zaccaria.
La ringraziamo delle sue preghiere. Umilmente
Ia riveriamo e imploriamo la di Lei paterna benedizione >.

49

Sulla uia degli altari

Suore, degli infermieri e di quanti 1o andavano ^


visitare. Era sempre sorridente e perfettamente rassegnato alla volonti di Dio. Durante 7a malattia si
comunicd quotidianamente, preoccupandosi di non
rompere il digiuno eucaristico dopo la mezzanotte.
il P. Michele Favero gli amministrb l'Olio degli
infermi e gli imparti la benedizione <<in articulo
mortis >>. L'ultimo giorno di vrta, il P. Francesco
Beati gli propose di consacrarsia Dio con la formula
della Professione solenne in uso ffa i Padri Barnabiti. Don Serafino ne fu entusiasta. <<La recitammo
insieme: io con voce sommessa,chino su di lui ed
egli con il movimento delle labbra e con un soflio
di voce appena. Alla fine, un'occhiata mi dimostrb
la sua gioia: non aveva piil fiato >>.Durante la notte
espresseil desiderio di avere vicino a s6 un Padre
che lo assistessenell'agonia, ma dovette ofirire a
Gesi anche quest'ultimo sacrificio. Ne aveva fatti
tanti in vita sua! ...
All'alba del 13 gennaio L924, assistito dalle ottime Suore di Carit), Don Serafino spiccava il volo
per il cielo. Aveva 22 anni e 3 giorni. Il referto
medico confermd che il giovane barnabita era morto
per tubercolosi polmonare.
, I funerali si svol'seronella chiesa di San Barnaba,
stipata di confratelli, parenti e amici. La salma fu
poi,tumulata nel cimitero monumentale di Milano.
Passarono alcuni decenni prima che la sua tomba
venisse aperta per la ricognizione canonica dei resti.
Finalmente il pomeriggio del 3L maggio L965, la
chiesa di S. Luca in Cremona riapriva i battenti per

51

accoglierele spoglie mottali di don Serafino M. Ghidini. Da Cavallaru erano venuti col parroco un folto
gruppo di parrocchiani, in prevalenza fanciulli. Da
Riva di Sazzaraerano giunti altti parenti. Da Monza,
da Lodi e dal seminario di Cremona erano presenti
molti chierici barnabiti e diocesani. Dalla Provincia
lombarda dei Barnabiti, da Genova e da Roma, altri
Confratelti gi) Superiori o compagni di don Serafino.
Tutti si sringevano commossi intorno al feretro, proveniente da Milano"
Dopo la S. Messa da requiem e I'assoluzioneal
tumulo, venne rievocata la figura del Servo di Dio,
quindi Ia beru fu calata in una fossa della nav^ta
J*rt.u. Da allora Ghidini B di casa in quel tempio
che lo vide passare tante ore in adoruzionedi Gesr),
dapprima come socio del Circolo Zaccaria, poi come
Apostolino. Cosi, nell'oscurit) di una tomba, egli
sembra continuare ad adorare I'Ospite divino del
tabernacolo.
Due anni dopo, il 9 maggio 1967, presso la Curia vescovile della citt), si apri il processo ordinario
informativo sulla sua fama di santitA: con la scrupolositi degna del caso, furono ascoltati 58 testimoni che, sotto giuramento, deposero quello che
sapevano sulla vita e sulle virtil del Servo di Dio.
il 15 gennaio L969, il vescovo di Cremona,
Mons. Danio Bolognini, firmb un editto pubblico
per la raccolta e la consegna al ribunale ecclesiastico competente degli scritti di don Serafino che
eventualmente fossero stati rintracciati.
Al termine di questo primo esame, grazie alla
della p-rofessionereligiosa di Serafino M' Ghidini
Autografo
"
iMonza, I'o novembrc t923)

53

infaticabild opera di mons. Erminio Stuani, tanto


benemerito dalIa <<Causa>> del Ghidini, il nuovo
vescovo mons. Giuseppe Amari diede inizio,l'8 mag-

aperti canonicamente a Roma.


Esamin ati i pochissimi scritti del Ghidini,

ad

ornare I'altarc di Dio.


Noi preghiamo e auspichiamo che la citt) di
S. Antonio M. Zaccaia e la Congregazionedei Barnabiti possano presto venerare il nome di Serafino
Ghidini nell'albo d'oro della santita della Chiesa'
Lo desiderano anche molti vescovi ttaliani, che
scrissero al S. Padre, supplicandolo di presentare

<<sono profondamente convinto che la proclamazione


54

delle sue virtr) eroiche avri un grande influsso sulla


nostra gioventr), sia opetaia che studentesca, e su
quanti si preparano al sacerdozio> (lettera di mons.
Mario Zanchin di Fidenza, 5 maggio 1979).
L'intera Conferenza episcopalelombarda, il 20 ottobre 1980, chiese al Papa che fosse <<glorificata
I'azione di Dio in lui e riconosciuta la piena carith,
della sua risposta >>,in modo che il Ghidini sia <<di
esempio e di aiuto per i giovani lavoratori, pr i
chierici e per quanti il Signore chiama a consacrarsi a Lur nella Chiesa >>.
Intanto si vanno difiondendo notizie di grazie e
di prodigi che Don Serafino elargisce ai suoi devoti,
Si narra, per esempio, di colloqui sussurrati nel
dormiveglia con ribolati in attesa di interventi ahirurgici, rassicurati dalla prornessa che tutto si risolver) facilmente. E il chirurgo resta sorpreso davanti
al male fattosi pii semplice, pit domabile.
Il parroco di Riva di Suzzara,unito alla fiamtglia
Ghidini nella venerazione del loro <<santino >>, si
raccomandb un giorno alla sua intercessione per essere liberato da noiosi disturbi fisici. Ebbene, bench6 avesse olre settant'anni, si sentl quasi ringiovanire, libero improvvisamente dal male che lo affliggeva.
Altre guarigioni e fatti straordinari sono attribuiti alf intercessione di Don Serafino dal paroco
Don Guido Pala, dalla sign. Michelina Volpari e da
altri. Merita una speciale menzione il caso della
signora Ida Soregaroli,madre di sette figli: nel 1972,
all'et) di 79 anni, venne colpita da gravi disturbi

55

addominali e ricov erata all'ospedale di Reggio .Emrlia. Dopo le 'prime visite e cure, si scopri che si
ffattava di un tumore. Passati t1e mesi, la poveretta
er^ ridotta agli esffemi e volle ricevere I'Unzione
degli Infermi, rassegnatd'a motire. Nel gennaio-del
1913, h sorella Bice le disse che stava pregando il
Servo di Dio Serafino Ghidini per la sua guarigione'
Alla meti del mese, La paziente si sentl meglio'e
il Primario diagnosticd ia scomparsa della massa voluminosa not^ta in precedenza. I1 2L febbraio la
signora Ida era dimessa dall'ospedale clinicamente
guafita.
I1 Vice Postulatore della Causa, p' Luigi Gial-

56

Fisionomia interiore

Proclamare Serafino Ghidini un'anima mistica non


sembra un errore. Infatti <<perdersi in- Dio > - {u il
motivo fondamentale della sua vita, sempre attenta
ai divini colloqui. Afierma il sig. Annibale Pini,
suo collega di lavoro e di associazioneall'Oratorio
Zaccarta di Cremona: <<In certi momenti bisognava
scuoterlo per richiarnarlo alla realt) >>. Lo chiamavano: <<Serafino, che fai in quell'angolo? Vieni a giocare! >>.< Serafino, andiamo a f.arc quatmo passi in
citt), fino al Po >>.
Ghidini, pur non essendouno scontroso, si schermiva e scompariva nella cappella o nella vicina chiesa
di S. Luca, dove in un cantuccio discreto si immergeva nell'adonzione di Gesil sacramentato.
Il sig. Moschetti attesta: <<Io non fui compagno
di lavoro di Serafino, ne presi il posto quando egli
entrb, fua gIi Apostolini, Lo vidi pit volte, quando
tornava a salutare i suoi ex compagni. Ricordo perb
benissimo quello che di lui mi raccontava 10 zio.
Quando lo incadcavd di ordinare nello scafiale libretti come <<Le Massime eterne >>o le < Visite al
SS.mo Sacramento>>,Ghidini si metteva subito aI'
l'opera, ma sbagliava nel sistemare il materiale. Si

57

capiva che era come assorto, assente,estraniato dalla


re al ti .. .> .
parQualcuno ricorda la sua giovialiti e la sua
della
tecipizione agli svaghi familiari, come il gioco
tornbolu nelle serate invernali, mentre viveva in pensione presso la sign. Batozzi.
Il prof. Molocchi, suo compagnodi Associazione,
dice: n o"t caro Serafino non ho ricordi particolari.
Per me egli era un buon giovane, di modesta cultufa, semplice, veramente " serafico", ma purtfoppo
non ,orro riuscito a scoprire in lui quei tesori di
virti celestiali che hanno fatto di lui un'anima santa.
Del resto B cosa comune tra le creature privilegiate:
quando sono in vita,' non lasciano intravvedere il
loro alto grado di virtr). Dopo la morte, si scopre
cib che realmente sono...>>.
Altri amici di cremona tentano di ricosffuire la
sua fisionomia: < Ghidini era riservato, quasi timido,
come fasciato di ombra, alieno dal chiasso proprio
dei ragazzi. Era forse preoccupato di non interrompere il colloquio con l'Ospite abituale del suo cuore >>'
punto:
Qualcuno pouebbe pensare a questo
e
Invece
>>'
< Perb, quale vita sactrfrcatae triste!
nota
Ia
sempre
fu
vero lbppotto. < La gioia serena
distintiva della vita di don SerafitroD, scrive il Padre
Sala. Perfino sul letto dell'agonia egli canteri la sua
Ietizia.
I1 motivo di questa pace serena eta il paradiso
nel cuore!
La nota del fervore, dell'unione intima con Dio'
ricorre costante nei ricordi dei confratelli. P. Tof58

fetti parla di <<fiamme dell'ardore che 1o consumavano... Serafinoviveva di Dio e rapito in Dio, di cui
si eta cibato nella Santa Comunione >>.
Il P. Ernesto Carcano nota con finezza: <<In
don Serafino noi novizi vedevamo riflesso il simbolo
della perfezione barnabitica. Forse la virtil che pii
ci impressionb in lui fu la piet): era evidente in
Ghidini la grazia di Dio.
In chiesa, una volta inginocchiato al suo posto,
conservava un contegno cosi raccolto e una immobiliti tale da sembrare immateriale. Noi guardavamo
con meraviglia e con un certo sentimento di timore
riverenziale. Vedevamo Dio in lui e attorno a lut...
E Dio sa quanti piccoli e grandi avvenimenti eccitano, anche in coro, anche in chiesa, la curiosit)
e la distrazione dei novizi!
Don Serafinosembravaassortoin un altro mondo,
dove altrt eruno gli interessi, altre le parole e altri
i sentimenti.
N6 questa assorta contemplazione sembrava placarsi e farsi, quasi direi, da celesteterrestre, all'uscita
dalla chiesa. Altri avrd avuto altra impressione; io
lo vedo cosi (e mentre scrivo, la sua figura mi si
fa piil plastica): in coro o nel corridoio del Noviziato, in cappella o durante i lavori manuali, don
Serafino non mutava atteggiamento. Io me lo vedo
ora cosi: Dio pregava con lui, Dio Tavotavacon lui,
Dio faceva ricreazionecon lui. E Dio era con lui nella
cameretta di novizio. Ma cosa avvenissequi, tra Dio
e lui, ecco il mistero, ed io mi fermo qui >.
Un uomo perspicacecome iI P. Cazzantg scrisse

59

pochi anni Prima di morire:


che
<<Sono ormai avatftLnella vita e ogni anno
aveva
Ghidini
che
pir)
passa mi convinco sempre
so
iaggiunto una santith certamente eroica' Io non
di
santita
Ia
raggiunto
abbiano
confratelli
,."iltri
non
io
Ma
stati'
saranno
ci
e
saranno
Ci
don Serafino.
sono tiuscito a scoprire chi avesse raggiunto ]1 eroiciti delle virtr] in grado cosi somrno come Ghidini'
perDella eroiciti della santita di don Serafino ho
suasione assoluta.
L'ho conosciuto giovane socio del Circolo Zac'
e
catia di Crernona. Sono stato con lui apostolino
rapidamente
novizio. Lo vedevo salire gradualrnente,
eviverso la vetta della santid. Era un'impressione
p-unto
al
sino
santith,
la
dente, palpabile: cercavasolo
.h" non era pit possibile trovare in lui un difetto"
Alla distanza di circa 40 anni ho perb ancora
vivo, profondo, commosso il ricordo di quella virtil'
somdell'eroicitA di quella virti, in grado certamente
triqualsiasi
pressogiurarlo
a
disposto
mo. Sarei
bunale ecclesiaitico> (Moncalieri, lett' del 18-1-1960)'
A sua volta, il P. Agostino Mazzucchelli' Assiesita
stente Generale del|'Ordine dei Barnabiti, non
ad afiermare:
< .,. Ghidini era veramente un meraviglioso modello di gioventil barnabittca: un S' Luigi reincarpunato per ll f"tuote della pieti, la delicatissima
del
lettera
(Roma,
rezza, la sete del sacrifict"' z
22-6-1960).
)>
il gia citato P" Carcano analizza la <<santita
osservazioni:
queste
del Chidini con
60

<<... L'impressione che m'b rimasta di lui b quella


di un giovane che tendeva alla santita con tutta
l'antma, ma con una semplicith che ificantava. Di
solito nell'etd della f.ormazione, cette forme di santita urtano e sono antipatiche, proprio perchd non
sono che fuochi di paglia. Don Serafino non aveva
I'aria neppure lontana di imporre la sua santit). La
ricercava lui, nel suo- intimo, in un colloquio con
Dio, che a me sembrava dolce e misterioso.
Chissh che cosa dicevano, il Signore e lui, in
quei silenzi cosi prolungati, che incutevano rispetto
in noi pii giovani e scanzanati. Allora mi sembrava
che Dio parlasse comunicando con lui.
E se questo b paradiso, egli ha gustato in anticipo il suo paradiso prima di morire. Si pomebbe
analizzarequel che m'd rimasto nella memoria e nel
ricordo, e dire per es. che don Serafino era un modello di obbedienza, di modestia, di umilti, di ossequio alla regola. E aggiungerb che dalla sua bocca,
per quanto mi risulta, non usci mai un larnento per
i suoi rnalanni, n6 una parola arnara, n6 un gesto
d'impazienza nei rapporti con noi, che talvolta non
eravamo molto teneri nei confronti suoi, anche se
1o amavamo senza riserve..
So che tale analisi sarebbe utile, rna a me piace
contemplarlo in un quadro sintetico" La sua cara
immagine B tutta intera davanti a me ed b un'immagine di santo, che ha creduto nell'amore di Dio
per lui, e che anche a Dio ha ditetto, Pr un afrettuoso riscontro, la fiamma di tutto il suo amore,
perdutamente. E tutto cib in lui avveniva cosl facil-

6L

mente all'apparenza, che la sua santita mi sembrava


connaturale in lui.
Sembrerebbe una santiti troppo facrle, se non
ricordassi certe bontrazioni dei suoi muscoli facciali,
che tradivana 7o s{.orzctche doveva nr.areper mantenere intatta la virtil della carit) di fronte ai nosri
dispettucci giovanili... > (Firenze, 7ett. del 20-3-L968).
Un'ultima testimonianza) quella del compagno di
novrziato, p. Giacomo Calzia. Alla domanda: < Che
ne pensate di don Serafino?>>,rispose: < Non ho
difiicold a rispondere, anche se sono passati trent'anni, e se nella valutazioie degli uomini, per dura
e lunga esperienza,tendo pir) a svalutarli che a valutarli. Per me don Serafino d un Santo. Quando 1o
conobbi, la prima impressione fu di .un uomo convinto. Per lui Ia vita era la rcgoIa, era Dio. Non
c'erano esitazioni di sorta, nd crisi. La meta era fissa.
Il noviziato non fu per lui un periodo per esaminare I'orientamento da imporsi alla vita, ma fu il
campo dove in breve visse tutta Ia sua esistenza.
Alcuni esempi? Si tratta, per esempio, di puntuaIrtd alla regola. Certo la santid non consiste in un
rigido meccanismodi osservanze.Non si b santi perch6 si pongono queste o quelle azioni, a tempi
determinati, fissi, immutabili. Ma b almettanto vero
che la santit) rifugge dall'anarchia, daI disordine, dal
capriccio, dall'arbitrio. La santit) b spontanea, b liberti nella legge. Non meccanismo,ma amore; non
schiavitr), ma slancio spontaneo. Ghidini era f incarnazione di questo tipo di amore che costituisce il
Santo. Come decano dei novizi, doveva suonarel'ota

delle diverse azioni: Tevataal mattino, Santa Messa,


meditazione,lavori manuali, ecc. Ebbene, perch6 tutto
si svolgessecon 7a massima puntualit), si portava
qualche minuto prima deli'ora fissata, presso il carnpanello, con I'orologio in mano e col dito sulf interruttore. Attendeva che scoccasseil minuto preciso e
premeva il bottone. In quella precisione d'orario non
vedeva dei semplici numert, ma scorgeva dei valori
spirituali, delle volont) superiori, delle idealit) sublimi. Era questo il mondo in cui viveva, era questa
la sua atmosfera. C'b nel mio ricordo qualche cosa
di meglio della sua osservanza della regola: il suo
spirito di sacrificio. Un episodio solo, veduto da me
e che mi ha profondamente commosso.La sua salute
era ridotta a uno straccio: si reggeva a stento. Ogni
tanto aveva dei colpi di tosse profonda, spaventosamente significativi; il viso emaciato, gli zigomi di
un rosso pauroso, gli occhi profondi. Un freddo
mattino d'inverno, 1o vidi salire su per 1o scalone
interno del noviziato con un grosso secchio d'acqua
caIda. Scandiva i gradini uno per uno, faticosamente.
Non ce la faceva pir), si riposava spesso,ma dopo
un attimo, ripigliava il secchioe saliva. Era Ia f.orza
di volonti che si sostituiva aTla forza fisica. Questa
si avviava verso lo zero, quella verso f infinito. Quando
Dio volle, afrranto, giunse in cima, sul coridoio.
,LItra pausa, altra ripresa, finch6 andd a bussare alla
porta di uno dei novizi e gli consegnb il secchio,
come fosse 7a cosa piil naturale di questo mondo.
Qui, per me, siamo nel sublime >.

63
62

NOTA BIBLIOGRAFICA
I. Ricordi biografici:
Chierico Don Seralino M. Ghidini, Studente Barnabiita
(1902-1924). Lettera necrologica dei Padri L. Magni
e C. Riva, Lodi 11 gennaio L926, pp. L9. L. Levati - I. Clerici, Menologio dei Barnabiti, Genova t932,

il

INDICE

fl messaggiodi un giovane
1969, pp. 64.
2. Articoli su riui.ste e giornali:
La Vita Cattolica, settimanaledi Cremona:
75 maggio 1960; 25 novembre 1962; 2, dicembte L962;
15 dicEmbre 1963; 13 eennaio 1974; 11' maggro 1975;
L1 gennaio 1981.
Eco dei- Barnabiti, bimesrale di Roma:gennaio-febbraio 1952; marzo-aprile 1952;-.gennaio-feb. 6raio 1.962; gennaio-febbraio
1-969;gennaio-febbraio1974;
gennaio-febbraioI976.
La uZce di S. Antonio M. Zaccaria, bimesmale di Milano:
aprile L964:, settembre-ottobte1965; {flSgiogiuqgo .L967'
L'OssbruatoreRomano, quotidiano della Citt) del Vaticano:
S luglio 1981.
3. Docurnenti per i processi di Beatificazione:

p p . " 5 1+ x I X + ' l s 3 + L 2 + 9 ,
64

Incontri nella storia

11

Una fiamma che arde

L6

<<Era un angelo >>

2L

La sua strada . .

26

Nella casa di Dio

3L

Un anno a N{ilano

38

il

43

noviziato a Monza

Sulla via degli altafi

50

Fisionomia interiore

57

Nota bibliografica

64

PREGHIERA
O Gesi Maesuo, concedi, te ne supplichiamo,
al tuo Servo Serafino M. Ghidini i supremi onori
'grazia',
che umilmente ti chiedegli altafi e a noi \a
diamo per sua intercessione; donaci soprattutto di
imitare i suoi eroici esempi di perfetta adesione .a
Te, che sei Via, Verit) e Vita. Amen.
(Pater, Aue, Gloria).
(Con approuazione ecclesiastica)

Chi ricevesse grazie per intercessione di don


rafino M. Ghidini b pregato di darne rclazione
Rev. Padre Postulatore
Via Pietro Roselli 6
00153 ROMA
o al:
Rev. P. Vice Postulatore
Via Trento e Trieste 1
261.00 CREMONA