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girolamo vitelli e medea norsa

nella corrispondenza di gaetano de sanctis

Abstract. The relations between Gaetano De Sanctis and Girolamo Vitelli – Me-
dea Norsa have been deeply investigated in this article, thanks to the many let-
ters De Sanctis himself stored throughout his life and career. 28 letters are direct
conversations between the above mentioned scholars, whereas 34 of them are
De Sanctis’ correspondence with 19 more people (historians, philologists, etc.),
in which it is possible to find extensive reference to G. Vitelli and M. Norsa. Of
a total of 62 letters appearing in this article, 48 are published for the very first
time, 10 are already known, whereas the 4 remaining have been only partially
published in the past.

Premessa

Gaetano De Sanctis, il grande storico dell’antichità (Roma, 15 otto-


bre 1870 – ivi, 9 aprile 1957), aveva – com’è ormai ben noto 1 – l’abitu-
dine di conservare con cura la corrispondenza (sia in arrivo che in par-
tenza: per quest’ultima trattenendo le relative minute) che ai suoi occhi
aveva una qualche rilevanza, vuoi dal punto di vista scientifico e/o ac-
cademico, vuoi dal punto di vista dei suoi affari ed affetti personali. In
tal modo egli si è trovato ad accumulare nel corso della sua straordina-
ria esistenza una documentazione epistolare di vastissime proporzioni 2,
importantissima non solo per penetrare a fondo nei fatti e nei pensie-
ri che hanno caratterizzato la sua vita e la sua attività di studioso e di
uomo, ma anche per ricostruire quella fitta rete di contatti che a livello
mondiale era riuscito a costruire intorno a sé.

1 Cf. in merito, fra gli ultimi, soprattutto M.R. Precone (a cura di), Istituto

della Enciclopedia Italiana, Archivio Storico, Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956).


Inventario, Roma 2007, specialmente pp. 3-26.
2 Si è parlato di circa quattordicimila lettere: cf. A. Amico, Gaetano De San-

ctis. Profilo biografico e attività parlamentare, Tivoli (Roma) 2007, p. 116 e nota 29
(con bibliografia).
274 angelo russi

Quanto fosse importante la cura, ch’egli dedicava in ogni circostan-


za alla corrispondenza, l’avevano ben capito i suoi allievi, che, specie
dopo ch’egli era diventato completamente cieco (luglio 1938), si recava-
no quotidianamente a casa sua non solo per aiutarlo nelle ricerche, ma
anche per scrivere sotto dettatura le lettere da spedire e per sistemare in
modo adeguato quelle recapitategli, alle quali si era già data (o meno)
opportuna risposta 3. Infinite volte il mio Maestro, Silvio Accame, che
del De Sanctis è stato uno degli allievi più fedeli e devoti 4, mi ha ricor-
dato nel corso dei nostri colloqui i pomeriggi da lui trascorsi in casa del-
lo “storico di Atene e Roma” per far fronte a queste incombenze, e va
pure detto in proposito che questi suoi racconti han sempre trovato poi
ampio riscontro in quelli di altri, che con lui avevano condiviso siffatte
mansioni, con i quali pure ho avuto l’onore di collaborare a mia volta:
Guido Barbieri, Luigi Moretti, Giovanni Vitucci e Marcello Zambelli.
Persino con una studiosa come Margherita Guarducci ho avuto occa-
sione di scambiare più volte parola su questa febbrile attività in casa De
Sanctis nell’ultimo quarto di secolo di vita di quel grande storico, una
volta che si era trasferito da Torino a Roma, in via S. Chiara 61.
Il risultato di tutto questo lavorìo è stato appunto la creazione di
un Epistolario di notevole consistenza, organizzato, a quanto pare, «in
gruppi documentari riuniti intorno ad un medesimo argomento o ad
uno stesso periodo cronologico» 5.
Di esso il De Sanctis si è ricordato nel suo Testamento olografo (da-
tato: «Roma 21 settembre 1947»), in cui si trova scritto: «Del mio car-
teggio e dei miei ricordi personali, contenuti in scatole rosse, lascio cu-
stode mia cognata Olga Rosmini, la quale distruggerà tutto quello che le
parrà inutile o superfluo (p. es. vecchi conti d’albergo o ricordi di giuo­
chi d’infanzia o simili) e conserverà ella stessa o affiderà a persona di sua
scelta quello che rimarrà» 6.

3 In proposito vd. ora specialmente A. Russi, Silvio Accame, Introduzione di


Claudio Ferone, San Severo 2006, pp. 72-77.
4 Ibid., p. 75 e nota 74 (con bibliografia). Cf. anche A. Russi, Gaetano De San-

ctis e Silvio Accame, «Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeolo-


gia», serie III, vol. LXXX (2008), pp. 123-147.
5 M.R. Precone, op. cit., p. 22.
6 Roma, Archivio Notarile Distrettuale, Repertorio nr. 26749 – Raccolta nr.

9247, Verbale di deposito-pubblicazione di testamento olografo, registrato al I Uf-


ficio Atti Pubblici di Roma nr. 13659, vol. 123/4, addì 18 aprile 1957: G. De San-
ctis, Testamento olografo, p. 14. Cf. anche M.R. Precone, op. cit., p. 20 nota 71 (per
altra copia di detto Verbale presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclope-
dia Italiana a Roma).
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 275

Alla morte del De Sanctis la cognata, prof.ssa Olga Rosmini 7, da lui


nominata sua «erede universale», si rivolse, com’era stato indicato dallo
storico nel suo testamento, ai più stretti collaboratori di lui per procede-
re alla sistemazione del patrimonio librario e documentario esistente. In
quell’occasione ella affidò, in particolare, la cura del vasto Epistolario a
Silvio Accame (insieme ad altro materiale) 8, consentendogli intorno al
1958, un anno prima di morire, di tenerlo con sé in modo da rendere il
lavoro di sistemazione e di studio da lui iniziato più agevole 9.
Dopo la morte della Rosmini (1959) Silvio Accame continuò, con la
devozione di sempre, a dedicarsi alla figura del suo Maestro 10, occupan-
dosi in particolare della documentazione epistolare di Lui in suo pos-
sesso. Trascorse, infatti, gli ultimi due decenni della sua operosa attività,
mettendo soprattutto in ordine quel prezioso Archivio, organizzandolo in
modo più acconcio alle sue esigenze 11. In quegli anni egli usava tra l’altro
trascorrere abitualmente l’intera mattinata nella sua biblioteca personale,
studiando le tante lettere del De Sanctis affidategli, e poi venire nel pome-
riggio all’Istituto Italiano per la Storia Antica (in via Milano 76), di cui era
Presidente, per sistemare subito ogni pratica legata alla sua carica e dedi-
carsi poi con vero trasporto a discutere i vari problemi affrontati in matti-
nata nell’opera di revisione dell’Epistolario desanctisiano con i suoi allievi
e collaboratori più direttamente interessati all’argomento: in particolare,
con Leandro Polverini, con Umberto Cozzoli e con il sottoscritto 12.

7 Olga Teresa Maria Rosmini (Casale Monferrato, Alessandria, 6 novembre 1878

– Roma, 17 febbraio 1959), docente di ruolo di Scienze naturali negli istituti di istru-
zione secondaria, rimasta nubile, fu accolta ben presto in casa De Sanctis, sin dai tem-
pi della residenza torinese. Alla morte della sorella Emilia, sposa diletta dello storico
(1947), si prese cura di lui, ormai anziano e completamente cieco, con grande devozio-
ne ed abnegazione. Il De Sanctis per riconoscenza la nominò sua erede universale con
testamento olografo: cf. A. Russi, Gaetano De Sanctis e Silvio Accame, cit., p. 140 nota 2.
8 Cf. ora in merito G. De Sanctis, Andromaca (inedito del 1938), Tivoli

(Roma) 2007, pp. 166; Idem, L’impresa del Grande Alessandro, a cura di E. Lanzil-
lotta e G. Ottone, ivi 2010, pp. xxiv-230; Idem, La Politica di Aristotele. Libri I,
II, III. Traduzione e commento, a cura di A. Amico, ivi 2010, pp. xxxii-314.
9 Cf. M.R. Precone, op. cit., p. 20.
10 Per la bibliografia dei suoi scritti (con l’elenco completo di tutti i suoi lavori

riguardanti comecchessìa l’Epistolario desanctisiano) vd. ora A. Russi, Bibliografia


degli Scritti di Silvio Accame, in S. Accame, Attualità dell’antico. Lezioni di metodo
storico, a cura di A. Russi, I, Tivoli (Roma) 2003, pp. liii-xcv; Idem, Silvio Accame,
cit., pp. 281-323.
11 Cf. M.R. Precone, op. cit., p. 22.
12 Cf. specialmente A. Russi, Silvio Accame, cit., pp. 262-275.
276 angelo russi

Maturò così anche la decisione di affidare all’Istituto dell’Enciclope-


dia Italiana quel prezioso patrimonio, che di fatto poi versò in due momen-
ti 13, non senza aver prima fatto fare di gran parte di esso copie fotostatiche
per sé ed anche – limitatamente a taluni settori – per i suoi collaboratori
all’epoca più interessati ad aspetti dell’opera desanctisiana 14.
Oggi tutto questo patrimonio epistolare, donato formalmente
dall’Accame all’Istituto Treccani il 27 giugno 1991 e pochi mesi dopo
dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivisti-
ca per il Lazio 15, ha trovato nell’Archivio Storico di quell’Istituto degna
sistemazione in un Fondo specifico intitolato appunto al De Sanctis, del
quale è stato pure pubblicato di recente un eccellente Inventario, curato
con grande dedizione e competenza da Maria Rita Precone 16.
Va ricordato ancora, in particolare, che l’Accame aveva curato, a
parte, la raccolta sistematica delle lettere del De Sanctis (comprese le
minute ai vari corrispondenti), organizzandole in due serie: una ordina-
ta cronologicamente in tre faldoni (1907-1913, 1914-1926, 1927-1954) e
l’altra, pure divisa in tre parti, secondo la successione alfabetica dei co-
gnomi dei singoli corrispondenti (A-Fe, Fi-N, O-Z) 17. Entrambe queste
raccolte, dattiloscritte, sono custodite ora nell’Archivio Storico dell’Isti-
tuto della Enciclopedia Italiana 18.
Devo segnalare, tuttavia, che della seconda raccolta curata dall’Ac-
came (quella organizzata secondo l’ordine alfabetico dei cognomi dei
corrispondenti), posseggo personalmente – datami dallo stesso Accame
a scopo di studio ed eventuale pubblicazione sin dalla fine degli anni
Ottanta del secolo scorso – una copia fotostatica non proprio coinci-
dente con quella attualmente presente nell’Archivio della Treccani: è
divisa, infatti, in cinque parti (Accad. – Cocco-Ortu; Cognasso – Fracca-
roli; Fraenkel – Levi Civita; Levi Della Vida – Pincherle; Pinza – Zuretti)
e non in tre (come quella) ed ha le lettere numerate singolarmente: in
tutto 2270.

***

13 Su tutto ciò vd. ora puntualmente M.R. Precone, op. cit., pp. 20 s. e nota 72.
14 Ricordo ancora la fatica del povero Giuseppe Novelli, all’epoca addetto ai
servizi presso l’Istituto di via Milano, incaricato per l’occasione di tanta incomben-
za, nel portare a termine un così gravoso impegno.
15 Cf. M.R. Precone, op. cit., p. 21.
16 Cf. supra, nota 1.
17 Cf. ora in merito specialmente A. Amico, Gaetano De Sanctis, cit., p. 116.
18 Cf. M.R. Precone, op. cit., p. 26; A. Amico, op. cit., loc. cit.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 277

Tutto ciò premesso, va subito detto che si è voluto approfondire in


questa sede la consistenza e la qualità dei rapporti esistenti fra Gaeta-
no De Sanctis da una parte e Girolamo Vitelli e Medea Norsa dall’altro,
utilizzando all’uopo come punto di riferimento principale il ricco Epi-
stolario dello storico dell’antichità.
Sono stati trovati in tutto 28 documenti scambiati direttamente fra i
personaggi in questione, 21 dei quali costituenti il carteggio De Sanctis-Vi-
telli e 7 quello con la Norsa.
Volendo tuttavia approfondire ulteriormente siffatta ricerca, è sem-
brato opportuno e necessario prendere in considerazione anche le let-
tere dell’Epistolario desanctisiano contenenti riferimenti significativi ai
personaggi in questione, sicché il numero dei documenti presi qui in
considerazione è aumentato a 62, di cui 48 sono risultati a tutt’oggi ine-
diti, 10 editi e quattro conosciuti finora solo attraverso brani riportati
qua e là in precedenti pubblicazioni.
I corrispondenti del De Sanctis così coinvolti risultano essere in
tutto diciannove e basterà citarne i nomi per far rilevare subito il livello
di una simile operazione: Karl Julius Beloch, A. Evaristo Breccia, Carlo
Cipolla, Pietro Fedele, Aldo Ferrabino, Giuseppe Fraccaroli, Giovanni
Gentile, Pierre Jouguet, il senatore Luigi Mangiagalli, Gaspare Olive-
rio, Luigi Pareti, Giorgio Pasquali e suo fratello, l’avvocato Alberto Pa-
squali, Ermenegildo Pistelli, Felice Ramorino, Pietro Toesca, Pasquale
Villari e Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff.
Il lettore troverà nell’edizione commentata delle singole lettere ap-
presso riportate in ordine cronologico tutte le informazioni possibili su
quanto è contenuto in esse di utile al fine di meglio definire i rapporti
tra il De Sanctis da una parte e il Vitelli e la Norsa dall’altra.
Mi pare, infine, opportuno concludere questa mia breve presenta-
zione della documentazione epistolare qui esaminata con le parole pre-
messe dal mio Maestro, Silvio Accame, alla sua raccolta delle lettere ri-
guardanti i Carteggi Vitelli-Norsa nella copia in mio possesso:
«Gerolamo Vitelli (Santa Croce del Sannio, 1849 – Spotorno, 1935), l’illustre
filologo classico e papirologo, che fu professore di greco nell’Istituto di Studi
Superiori di Firenze, prodigò la sua sconfinata dottrina, fra l’altro, nella pub-
blicazione di papiri in collaborazione con Medea Norsa. In un lavorìo così
difficile e impegnativo si rivolse talora al De Sanctis, come risulta da questo
carteggio, per avere lumi e suggerimenti, che spesso trovarono entusiastico
accoglimento.
L’instancabile operosità del Vitelli (l’ultima sua lettera al De Sanctis è del gen-
naio 1935, a 86 anni) non è da meno di quella del De Sanctis che in età avan-
zatissima (morì nel 1957, a 87 anni), carico com’era d’impegni, lavorava anco-
278 angelo russi

ra scientificamente. E questo carteggio testimonia anche la solerte e costante


partecipazione del De Sanctis allo studio dei papiri e all’attività dell’Istituto
papirologico fiorentino, sì da interessare personalmente il Ministro della Pub-
blica Istruzione per un cospicuo sussidio all’Istituto stesso e ottenerlo con ov-
vio compiacimento del Vitelli e della Norsa. Vd. anche G. De Sanctis, Atthís.
Storia della Repubblica ateniese dalle origini alla età di Pericle, 3a ediz, Firenze
1975, p. xix sgg., dove sono pubblicate alcune lettere del Vitelli e del De San-
ctis». [Cf. anche S. Accame, F. Halbherr e G. De Sanctis. Pionieri delle Missio-
ni Archeologiche Italiane a Creta e in Cirenaica (dal carteggio De Sanctis 1909-
1932), Roma, Istituto Italiano per la Storia Antica (= «Studi», XXXIV), 1984,
pp. 230 ss.].

La documentazione epistolare

I
Vitelli a De Sanctis*

S. Croce del Sannio, 21 settembre 1898

Caro prof.,
Grazie del libro 19 che leggerò con interesse e da cui imparerò,
senza dubbio, moltissimo. Per quanto posso giudicare io, e dopo una
superficialissima scorsa, mi pare lavoro di polso, quale lo aspettavo
da Lei. – Non credo che il Pais 20 vorrebbe scrivere per l’«Atene e

* Questa lettera è già stata pubblicata, sia pure solo parzialmente, da S. Acca-
me, Premessa a G. De Sanctis, Atthís. Storia della Repubblica ateniese dalle origini
alla età di Pericle, Nuova edizione con le aggiunte dell’Autore, Premessa di Silvio
Accame con documenti inediti, Firenze 1975, pp. xix s. Non v’è traccia di essa nel
Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana
in Roma e neppure tra le tante fotocopie dell’Epistolario desanctisiano fornitemi a
suo tempo dall’Accame.
19 G. De Sanctis, ∆Atqiv". Storia della Repubblica Ateniese dalle origini alle

riforme di Clistene, Roma, Tipografia poliglotta della S. C. de Propaganda Fide,


1898, pp. vii-364.
20 Ettore Pais, storico dell’antichità (Borgo S. Dalmazzo, 27 luglio 1856 –

Roma, 28 marzo 1939). Dopo aver studiato a Firenze (1874-1878), si perfezionò a


Berlino con Th. Mommsen. Fu poi professore nelle università di Palermo (1886-
1889), Pisa (1889-1899), Napoli (1899-1904) e Roma (1906-1931). Socio nazionale
dei Lincei (dal 31 agosto 1910; corrisp. dal 20 luglio 1898), fu pure Senatore del Re-
gno d’Italia dal 1922. Cf. A. Mastino – P. Ruggeri, Ettore Pais senatore del Regno
d’Italia (1922-1939), in Studi in onore di Massimo Pittau, Sassari 1994, pp. 119-164;
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 279

Roma» 21. Ho pregato il Wilamowitz 22 di prepararmi una recensione


del Suo libro. Non so se vorrà farla 23. Intanto vorrei sapere da Lei se
Ella gli ha mandato il libro, perché altrimenti gli farò mandare la copia
da Lei spedita a Firenze all’«Atene e Roma». […]

II
Beloch a De Sanctis*

Breslavia, 28 settembre 1898

Carissimo Gaetano 24,
Ricevo soltanto in questo momento la tua cartolina del 22. Il caso è

più in generale: Aspetti della storiografia di Ettore Pais, a cura di Leandro Polveri-
ni, Napoli 2002, pp. 352.
21 Organo ufficiale della «Società Italiana per la Diffusione e l’Incoraggia-

mento degli Studi Classici», fondata a Firenze nell’aprile 1897, la rivista «Atene e
Roma» aveva cominciato ad essere pubblicata nel gennaio del 1898, sotto la dire-
zione appunto del Vitelli: cf. in merito, in particolare, M.L. Chirico, La fondazione
della rivista «Atene e Roma» e la filologia classica italiana, in Momenti della storia
degli studi classici fra Ottocento e Novecento, a cura di M. Capasso et al., Premessa
di Marcello Gigante, Napoli, Dipartimento di Filologia Classica dell’Università de-
gli Studi di Napoli (= «Pubblicazioni», 2), 1987, pp. 87-104.
22 Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff (Markowitz, Posnania [oggi Mar-

kowice, nel voivodato polacco kujawsko-pomorskie], 22 dicembre 1848 – Charlot-


tenburg, Berlino, 25 settembre 1931) fu uno dei più grandi maestri della filologia
classica. Libero docente a Berlino dal 1874, insegnò poi nelle università di Greif-
swald (dal 1876), Göttingen (dal 1883), Berlino (dal 1897). Su di lui vd. in generale
R.L. Fowler, Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff, in Classical Scholarship. A bio-
graphical Encyclopedia, edited by W.W. Briggs and W.M. Calder III, New York-
London 1990, pp. 489-522.
23 In proposito vd. infra, doc. nr. III.
* Cartolina postale, il cui testo è già stato pubblicato per intero da S. Acca-

me, Premessa a G. De Sanctis, Atthís. Storia della Repubblica ateniese dalle origini
alla età di Pericle, cit., p. xx. Nel fascicolo intestato al Beloch nel Fondo De Sanctis
presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma non v’è
traccia di questa cartolina e neppure tra le tante fotocopie dell’Epistolario desan-
ctisiano donatemi a suo tempo dall’Accame.
24 Il De Sanctis era stato allievo del Beloch (su cui vd. infra, nota 27) alla «Sa-

pienza» negli anni 1888-1892 e aveva preparato sotto la sua guida la tesi di laurea
(discussa il 27 giugno 1892): Contributi alla storia ateniese dalla guerra lamiaca alla
guerra cremonidea, accolti poi dal Beloch nei suoi Studi di storia antica, pubblicati
280 angelo russi

molto meno tragico di quello che tu sembri di credere 25. Probabilmente


il Wilamowitz non accetterà, e se accetta, dirà sempre bene del tuo libro
anche combattendoti 26. Al Vitelli scriverai che il Wilamowitz, per tali e
tali ragioni, non ti pare un recensente adatto, e che perciò non gli hai
mandato il libro. – Partirò probabilmente stassera, e quindi mi troverai
a Roma allo stesso tempo di questa cartolina.
A rivederci dunque fra giorni

il tuo

G. Beloch 27

a sua cura: Fasc. II, Roma-Torino-Firenze 1893, pp. 3-62 (= G. De Sanctis, Scritti mi-
nori, Novamente editi da A. Ferrabino e S. Accame, I, Roma 1966 [= 1970], pp. 249-
302). Sui loro rapporti vd. specialmente quanto scrisse G. De Sanctis, Giulio Beloch,
«RFIC», n.s. VII, 1 (gennaio-marzo 1929), pp. 141-151, rist. in Scritti Minori, cit., IV,
1976, pp. 365-375; cf. anche Lo studio dell’antichità classica nell’Ottocento, a cura di
Piero Treves, Milano-Napoli, Riccardo Ricciardi editore (= «La letteratura italiana.
Storia e testi», 72), 1962, pp. 1231-1246 = Lo studio dell’antichità classica nell’Otto-
cento, V. Dalla storia alla filologia e dalla filologia alla storia, a cura di Piero Treves.
Torino, Giulio Einaudi editore (= «Classici Ricciardi», 93), 1979, pp. 1231-1246.
25 I dubbi del De Sanctis erano dovuti non solo a timore reverenziale nei

confronti del Wilamowitz, ma anche alla consapevolezza di appartenere ad una


scuola (quella appunto del Beloch) diversa e spesso in aperto, duro contrasto con
quella dell’illustre filologo in questione e soprattutto del suocero di costui: Theo-
dor Mommsen (cf. ora in merito L. Polverini, Una lettera di Beloch a Mommsen (e
l’iscrizione CIL X 3702), «Athenaeum», 98 (2010), pp. 267-270; A. Russi, Gli esordi
scientifici e accademici di Giulio Beloch (dal carteggio inedito Beloch-Bailey), «Oeba-
lus», 6 (2011), specialmente pp. 361 ss.). In seguito le relazioni del De Sanctis col
Wilamowitz furono più o meno contrastate; esse sono state puntualmente ricostru-
ite da Marcello Gigante nel 1982: Wilamowitz nella cultura classica italiana, «Ren-
diconti della Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli», n.s., vol.
LVII, 1982, pp. 25-56, specie pp. 30-38, articolo ripreso poi, con alcune modifiche
più o meno significative, pochi anni dopo, nel suo bel volumetto: Classico e media-
zione. Contributi alla storia della filologia antica, Roma 1989, pp. 81-127, special-
mente pp. 87-92. Cf. anche V. Cuomo, Il carteggio di Ulrich von Wilamowitz-Moel-
lendorff e Gaetano De Sanctis, «Quaderni di storia», 68 (luglio-dicembre 2008), pp.
165-183, specialmente p. 166 e nota 4.
26 Vd. infra, doc. nr. III.
27 Karl Julius (ital. Giulio) Beloch, illustre storico dell’antichità (Petschken-

dorf, Slesia Prussiana [oggi Pieszków, Polonia], 21 gennaio 1854 – Roma, 7 febbra-
io 1929). Trasferitosi giovanissimo in Italia per motivi di salute, conseguì nell’estate
del 1872 la maturità classica a Palermo. Iscrittosi alla Facoltà di Lettere e Filosofia
di quella città (a.a. 1872-1873), continuò poi gli studi universitari alla «Sapienza» di
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 281

III
von Wilamowitz-Moellendorff a De Sanctis*

Westend, 4 Oktober 1898

Sehr geehrter Herr,


Sie haben die Freundlichkeit gehabt, mir Ihre Atthis zuzusenden 28,
die ich so gleich wenigstens zum grossen Teile gelesen habe. Sie werden
wissen, dass mein verehrter Freund Vitelli mir den Wunsch ausgespro-
chen hat, dass ich Ihr Buch in «Atene e Roma» anzeigte 29; dem sollte
auch die Uebersendung des Buches dienen. Sie können das selbst nicht
wünschen 30, brauchen es aber auch nicht zu befürchten. Bei der Stellung
die ich zu dem Stoffe einnehme 31 darf ich ein Buch von der Haltung des
Ihren am wenigsten in Ihrem Vaterlande anzeigen. Zwar ist es nicht Ihre
eigne Beurteilung der Ueberlieferung, sondern die von Beloch 32, die da-

Roma (dal dicembre 1873), laureandosi però ad Heidelberg (9 agosto 1875). Libero
docente di Storia antica nell’Università di Roma dal 1877 (D.M. del 17 marzo 1877),
tenne in essa prima un corso «privato con effetti legali» (1877-1878); poi vi insegnò
come professore straordinario (dal 21 gennaio 1879) ed infine come professore or-
dinario (dal 14 giugno 1891). Allontanato dall’insegnamento durante la prima guer-
ra mondiale, fu richiamato a prestare la sua opera alla «Sapienza» dal 1923 fino alla
morte. Su di lui e sulla sua attività storiografica vd., in particolare, Aspetti della sto-
riografia di Beloch, a cura di L. Polverini, Napoli 1990, pp. 204 (con i riferimenti
bibl. prec.). Più di recente: Karl Julius Beloch da Sorrento nell’antichità alla Campa-
nia. Atti del Convegno storiografico in memoria di Claudio Ferone (Piano di Sorrento,
28 marzo 2009), a cura di Felice Senatore, Roma 2011, pp. xxii-394.
* Questa lettera è già stata pubblicata per intero da S. Accame, Premessa, cit.,

pp. xx-xxi; cf. anche M. Gigante, Wilamowitz nella cultura classica italiana, cit., p.
31 e nota 16 = Classico e mediazione, cit., p. 87 e nota 22 (a p. 122). Di essa non v’è
traccia nel fascicolo intestato al Wilamowitz nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio
Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma e neppure tra le tante foto-
copie dell’Epistolario desanctisiano donatemi a suo tempo dall’Accame.
28 Cf. supra, doc. nr. I, nota 19.
29 Cf. supra, doc. nr. I, nota 22. Vd. pure S. Accame, Premessa, cit., pp. xix ss.;

M. Gigante, Wilamowitz nella cultura classica italiana, cit., p. 31 = Classico e me-


diazione, cit., p. 87; V. Cuomo, art. cit., p. 166.
30 Cf. supra, doc. nr. II e nota 25.
31 In proposito vd. ora, in particolare, M. Gigante, Wilamowitz nella cultura

classica italiana, cit., p. 31 = Classico e mediazione, cit., p. 87.


32 Cf. supra, doc. nr. II, nota 25. Più in particolare: M. Gigante, Wilamowitz nel-

la cultura classica italiana, cit., p. 31 e note 16 e 17 = Classico e mediazione, cit., p. 87 e


note 22 e 23 (a p. 122), con altra documentazione; V. Cuomo, art. cit., p. 166 e nota 4.
282 angelo russi

rin am meisten von der meinen abweicht 33. Ich fände sicher auch etwas
zu loben; aber ich müsste doch sagen, dass das hier gegebene Bild der
Geschichte ein Spiel der Willkür ist 34. Das mag ich nicht, und ich weiss
zur Genüge, dass mein Urteil Ihnen ganz gleichgültig sein muss. Da Sie
die antiken Zeugnisse zu verachten gelernt haben 35, ist das ganz in der
Ordnung. Das hindert nun gar nicht, dass wir friedlich und freundlich
neben ein ander hergehen 36. Ich hoffe sogar, da Sie ja auch Epigraphi-
sche Documente behandeln, auf Belehrung durch Sie und immer mehr
auf Verständigung, denn vor den concreten Aufgaben hört das Meinen
und Spielen auf. Ich lasse Ihnen meine neue Ausgabe von Aristoteles Po-
liteia 37 zugehen, das ist auch ein Document, das bleibt, einerlei, was man
mit ihm anfängt, und das Sie brauchen werden, so weit Sie auch den Ver-
fasser und den Herausgeber zu übersehen meinen 38. Ich aber will gern
versuchen bei Ihnen zu lernen, und ich freue mich trotz allem, dass in
Ihrem Vaterlande ein solches Buch erscheinen kann, auch der Radicali-
smus hat da seine relative Berechtigung 39.

Hochachtungsvoll ergebenst

Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff

33 Sui contrasti con il Beloch vd. supra, doc. nr. II, nota 25.
34 Giudizio assai duro del Wilamowitz sull’opera del De Sanctis, espresso del
resto ancor più aspramente in una lettera indirizzata pochi giorni prima al Vitelli:
M. Gigante, Wilamowitz nella cultura classica italiana, cit., p. 31 e nota 17 = Clas-
sico e mediazione, cit., p. 87 e nota 23.
35 Torna ancora una volta l’accusa al De Sanctis di adottare nella valutazione

delle fonti punti di vista (propri del Beloch), che il Wilamowitz ritiene arbitrari e
troppo radicali: cf. in merito M. Gigante, Wilamowitz nella cultura classica italiana,
cit., p. 31 = Classico e mediazione, cit., p. 87; V. Cuomo, art. cit., p. 166.
36 Come di fatto è poi avvenuto. Sui loro rapporti negli anni successivi vd. ora

M. Gigante, Wilamowitz nella cultura classica italiana, cit., pp. 31-38 = Classico e
mediazione, cit., pp. 87-92; V. Cuomo, art. cit., pp. 165-183; Eadem, La Storia ita-
lica di Wilamowitz, in Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff, Storia italica. Con
inediti dal carteggio Wilamowitz – Gaetano De Sanctis, a cura di Valentina Cuomo,
Firenze 2008, pp. 126: 9-32 e 105-119.
37 Cf. Aristotelis Politeia Athenaion, tertium ediderunt G. Kaibel et U. de

Wilamowitz-Moellendorff, Berolini 1898, pp. xviii-98.


38 In proposito vd. ora La Politica di Aristotele. Libri I, II, III. Traduzione e

commento di Gaetano De Sanctis, a cura di Antonella Amico, Edizioni Tored, Ti-


voli (Roma) 2010, pp. xxxi-314.
39 Cf. M. Gigante, art. et op. citt., locc. citt.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 283

[«Egregio Signore, / Lei ha avuto la bontà di inviarmi il Suo Atthis, che ho


letto subito almeno in gran parte. Lei saprà che il mio stimato amico Vitelli
mi ha espresso il desiderio che io segnalassi il suo libro in «Atene e Roma»,
per cui l’invio del libro sarebbe stato d’uopo. Lei stesso non potrà volerlo, ma
non dovrà neppure temerlo. Data la mia posizione nei confronti della mate-
ria, io non posso recensire un libro del tenore come il Suo nella Sua patria. È
vero che la valutazione nei confronti della tradizione non è sua, ma è quella
di Beloch, che in ciò si discosta maggiormente dalla mia. Certo potrei trovare
anche qualcosa da lodare, ma non potrei comunque fare a meno di dire che il
quadro storico ivi offerto è un gioco di arbitrarietà. Questo non mi piace e so
bene che il mio giudizio è indifferente per Lei. Siccome Lei ha imparato a te-
ner poco conto delle testimonianze antiche, la cosa è pienamente nella rego-
la. Questo non ci impedisce minimamente di camminare in pace e in amicizia
uno accanto l’altro. Siccome Lei tratta anche documenti epigrafici, spero di
avere qualche insegnamento da Lei e che ci sarà sempre maggiore reciproca
comprensione, poiché davanti ai compiti concreti non c’è né gioco né inter-
pretazione. Le faccio avere la mia nuova edizione della Politeia di Aristotele,
che è anch’essa un documento che rimarrà, indipendentemente da cosa se ne
faccia e di cui Lei avrà bisogno per quanto voglia ignorare l’autore e l’edito-
re. Ma io proverò volentieri ad apprendere qualcosa da Lei e nonostante tutto
sono contento che nella Sua patria un tal libro possa uscire: anche il radicali-
smo ha lì la sua relativa giustificazione. / Rispettosamente / Il Suo / Ulrich von
Wilamowitz-Moellendorff»].

IV
De Sanctis a Beloch*

Roma 3 – XI – 1898

Caro Beloch,
I nomi degli individui che tu mi suggerisci per la recensione nel­
l’«Atene e Roma» potresti metterli in un bussolo e tirarne uno qualun-
que, sono tutti press’a poco egualmente bestie, fatta eccezione del B. 40

* Di questa lettera, il cui testo è già stato pubblicato per intero da S. Accame,

Premessa a G. De Sanctis, Atthís. Storia della Repubblica ateniese dalle origini alla
età di Pericle, cit., p. xxi, non v’è traccia nel fascicolo intestato al Beloch nel Fon-
do De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in
Roma e neppure tra le tante fotocopie dell’Epistolario desanctisiano donatemi a
suo tempo dall’Accame.
40 Vd. infra, nota 42.
284 angelo russi

che è una bestia mastodontica. Ma dovendo ricorrere a delle bestie, per


patriottismo preferisco le bestie nazionali. – Sul serio, mi pare che sia
ridicolo andare a prendere il verbo d’un Br. Keil 41 o d’un Bauer qualun-
que 42. Se non c’è di meglio, preferisco p. e. il Festa 43 che non sa niente
di storia, ma è buon grecista e giovane d’ingegno. Volendo assolutamen-
te uno straniero, si potrebbe pensare al Pöhlmann 44.

41 Bruno Keil, filologo classico (Havelberg, 8 luglio 1859 – Lipsia, 23 marzo


1916), insegnò nelle Università di Strasburgo (dal 1890) e di Lipsia (dal 1913). È
l’autore di Griechische Staatsaltertümer, in Einleitung in die Altertumswissenschaft,
3. 3, Leipzig-Berlin 1923, pp. 309-431. Su di lui vd. P. Wirth, s.v. Keil, Bruno, in
«Neue deutsche Biographie», Bd. 11, Berlin 1977, p. 402.
42 Si riferisce con ogni probabilità ad Adolf Bauer, filologo classico (Pra-

ga, 5 marzo 1855 – Vienna, 13 gennaio 1919), che insegnò nell’Università di


Graz e fu pure uno dei corrispondenti del De Sanctis: cf. Istituto della Enci-
clopedia Italiana – Archivio Storico, Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956).
Inventario, a cura di M.R. Precone, cit., p. 35 nr. 60, 1. Non è escluso, tra l’al-
tro, che possa essere lui lo studioso indicato precedentemente come «B.» nella
stessa lettera.
43 Nicola Festa, filologo classico (Matera, 17 novembre 1866 – Roma, 30 mag-

gio 1940), professore di Letteratura greca nell’Università di Roma (1901-1936),


nonché primo incaricato di Filologia bizantina in Italia, fu eletto nel 1922 Presiden-
te dell’Associazione professori universitari cattolici. In seguito si andò accostando
progressivamente al fascismo. Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia della «Sa-
pienza» (dal 1920 al 1937), membro del Consiglio Superiore della P. I. (1921-1923),
divenne socio nazionale dell’Accademia dei Lincei nel 1928 e segretario di detta
Accademia per la classe di scienze morali e storiche (1935). “Aggregato” nel 1938
all’Accademia d’Italia, divenne senatore del Regno nel 1939. Su di lui vd. special-
mente P. Treves, s.v. Festa, Nicola, in «Diz. Biogr. Ital.», 47, 1997, pp. 292-295. Più
in particolare, sui suoi rapporti con il De Sanctis, vd. G. De Sanctis, Ricordi della
mia vita, Firenze 1970, p. 126; S. Accame, Gaetano De Sanctis fra cultura e politica,
Firenze 1975, passim; Idem, Gaetano De Sanctis e l’Università Cattolica, «Aevum»,
A. LII, 1978, pp. 487, 503 s., 505, 509 = S. Accame, Scritti minori, III, Roma 1990,
pp. 1056, 1076 s., 1078, 1083 s.
44 Robert von Pöhlmann, storico dell’antichità (Norimberga, 31 ottobre 1852

– Monaco di Baviera, 27 settembre 1914), insegnò Storia antica nell’Università di


Erlangen (professore straordinario dal 1884, ordinario dal 1886) e dal 1901 in quel-
la di Monaco di Baviera. Su di lui e sulla sua attività scientifica ed accademica vd.
ora, in particolare, K. Christ, Von Gibbon zu Rostovtzeff. Leben und Werk führen-
der Althistoriker der Neuzeit, Darmstadt 1972, pp. 201-247; J.-U. Krause, Robert
von Pöhlmann. Professor in München 1. 4. 1901 – 27. 9. 1914, in J. Seibert (Hrsg.),
100 Jahre Alte Geschichte an der Ludwig-Maximilians-Universität München (1901-
2001), Berlin 2002, pp. 40-49.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 285

Quanto alla recensione tua 45, l’unico suggerimento che posso darti


è di farla come credi tu, senza preoccuparti affatto di quel che potrebbe
desiderare l’attidografo.
Gradisci i saluti cordiali del
tuo
Gaetano

V
Vitelli a De Sanctis*

Firenze, 16 febbraio 1900

Preg.mo Signore,
La ringrazio vivamente dell’invio dei Suoi Studi sugli Annali Mas-
simi [sic!] 46, che ho letti con grande interesse, e vi ho ammirato ancora
una volta la Sua solida dottrina e il Suo molto talento. Vi sono dei dati
che molto m’interessano per la storia letteraria del 3° secolo 47, e alcuni
dei suoi ravvicinamenti mi sembrano tanto felici da escludere ogni dub-
bio. Ma per molti altri non sono niente affatto in grado di giudicare.
Ella perciò non farà alcun conto di una impressione che spesso provo
nel leggere ricerche cronologiche, per età così disgraziate come quella di
cui Ella si occupa, impressione non diversa da quella che provo nel leg-
gere restituzioni critiche, poniamo, della poesia antichissima: seguo con
convinzione i critici, ipotesi per ipotesi, ma poi divento scettico quando
la prima ipotesi diventa punto di partenza di una seconda, e le due pri-
me di una terza ecc.
Capisco benissimo che non si può fare altrimenti, senza rinunziare
alla ricerca – ma desidererei (e qui non intendo parlar di Lei, ma piutto-

45 Cf. K.J. Beloch, Rec.: G. De Sanctis, ∆Atqiv". Storia della Repubblica Atenie-
se dalle origini alle riforme di Clistene, Roma 1898, «Literarisches Centralblatt für
Deutschland», 1899, coll. 260-261.
* Questa lettera è già stata pubblicata da S. Accame, Premessa, cit., pp. xxi-

xxiii. Di essa non v’è traccia nel fascicolo del Vitelli facente parte del Fondo De
Sanctis conservato ora nell’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italia-
na a Roma e neppure tra le fotocopie dell’Epistolario desanctisiano donatemi a suo
tempo dall’Accame.
46 In realtà: G. De Sanctis, Studi sugli Arconti ateniesi del sec. III av. Cr.,

«RFIC», XXVIII, 1900, pp. 43-68 = Scritti minori, cit., I, pp. 303-326. Vd. pure
infra.
47 Cf. nota precedente.
286 angelo russi

sto di altri, sia storici, sia filologi, che non hanno mai il menomo dubbio
sulle loro costruzioni) – desidererei non si perdesse mai la consapevo-
lezza del modo come i singoli pezzi della costruzione sono stati guada-
gnati. Ma, evidentemente, continuando su tale argomento, porterei not-
tole ad Atene 48.
Piuttosto m’importa scusarmi con Lei della mancata recensione
della sua ∆Atqiv" nell’«Atene e Roma» 49. Mio desiderio, e si capisce, era
che ne parlasse una persona molto competente. E mi rivolsi invano a più
d’uno, e si scusarono chi per mancanza di tempo chi per altra ragione
o pretesto. Finalmente mi promise il Rühl 50. Non vedendo nulla dopo
alcuni mesi, riscrissi, e il Rühl mi annunciò imminente l’invio ecc. Vice-
versa non ho avuto più nulla, ed ho invece saputo che il povero Rühl ha
dovuto persino lasciare l’insegnamento e che è divenuto cieco o poco
meno 51. – Ora l’«Atene e Roma» è passata in altre mani, e mi auguro
avranno i nuovi Direttori miglior fortuna che non ebbi io 52.
Il Suo scritto mi è stata occasione di compiacenza anche per un al-
tro motivo. È stampato nel fascicolo, da me non ancora visto, della «Riv.
di Filol.» 53, dove avrei potuto occupare quaranta o cinquanta pagine
per rispondere a quel bricconcello del Fraccaroli 54. Mi felicito con me

48 Antico modo di dire (Athenas noctuas mittere). Sta per: «Non farei alcun-

ché di utile».
49 Cf. supra.
50 Franz Rühl, storico dell’antichità (Hanau, Assia, 26 ottobre 1845 – Jena, 3

luglio 1915), che, dopo aver esercitato per un anno a Lipsia l’abilitazione alla libe-
ra docenza in Storia antica conseguita nel 1871, si trasferì all’Università di Dorpat,
ottenendo in breve tempo lo straordinariato e l’ordinariato (1875-1876). Chiamato
nel 1876 a ricoprire la cattedra di Storia antica nell’Università di Königsberg, la ten-
ne fino al 1911, allorché fu costretto a dimettersi a causa delle pessime condizioni
della sua vista. Nel tentativo di trovare un rimedio a ciò si trasferì a Jena, dove visse,
completamente cieco a partire dal 1912, fino all’età di 70 anni. Su di lui e sulla sua
attività scientifica ed accademica vd. A. Mentz, s.v. Rühl, Franz, in «Biographisches
Jahrbuch für die Altertumswissenschaft», 39. Jahrgang, 1919, pp. 37-55.
51 Cf. nota precedente.
52 Su questo cambio di direzione della rivista vd. M. L. Chirico, La fondazio-

ne della rivista «Atene e Roma» e la filologia classica italiana, cit., p. 103 s.


53 Cf. supra, nota 46.
54 Giuseppe Fraccaroli (Verona, 5 maggio 1849 – Milano, 23 settembre 1918),

professore nelle Università di Palermo (1887-1889), Messina (1889-1895), Torino


(1895-1906) e Pavia (1915-1918), fu grande amico del De Sanctis, che a lui si rivolse
per la correzione stilistica e formale dei primi volumi della sua Storia dei Romani (cf.
G. De Sanctis, Storia dei Romani, I, 3a ediz., Firenze 1979, pp. xiv ss.). Sui difficili
rapporti tra il Fraccaroli e il Vitelli vd., fra gli altri, P. Treves, s. v. Fraccaroli, Giu-
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 287

stesso di non aver tolto spazio a ricerche scientifiche così interessanti


come la Sua, e mi auguro che il resto dello spazio sia stato degnamente
occupato.
Sarò a Roma nella prossima settimana e spero aver tempo e modo
per conoscerla di persona.
Intanto mi creda
Suo
G. Vitelli

VI
Vitelli a De Sanctis*

Firenze 4. 4. ’904
10. Via Niccolini

Caro Collega,
La Sua cartolina, del 28 Aprile (è vero però che il timbro postale di
Torino è del 1 Maggio), mi giunse ieri: oggi ho ricevuto il ms. 55. Natural-
mente sono lieto di inserire il Suo articolo negli «Studi»: sapevo benis-
simo che Ella avrebbe conservato al Suo lavoro, pur polemico che sia,
carattere esclusivamente scientifico 56. – Ma per ora non so dirle se potrà

seppe, in «Diz. Biogr. Ital.», 49, 1997, pp. 557 ss.; G.F. Gianotti, Gli studi classici,
in Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, a cura di Italo
Lana, prefazione di Nicola Tranfaglia. [Firenze], Leo S. Olschki (= «Facoltà di
Lettere e Filosofia – Fondo di studi Parini-Chirio – Università degli Studi di Tori-
no», Storia, nr. 4), 2000, pp. 237-242; M. Guglielmo (a cura di), Il Carteggio Gaeta-
no De Sanctis – Giuseppe Fraccaroli, Firenze 2007, p. 4 nota 17 (con la bibl. prec.).
* Questa cartolina postale è indirizzata: Al ch.mo prof. Gaetano De Sanctis / 24

Via in Lucina / Roma. Si conserva nel fascicolo intestato al Vitelli nel Fondo De Sanctis
presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R.
Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 182
nr. 797, 1. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, or-
dinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Ac-
came, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2214.
55 Si tratta dell’articolo del De Sanctis: Diocle di Siracusa, apparso poi in «Stu-

di italiani di filologia classica», XI (1903), pp. 433-445, ristampato in G. De San-


ctis, Scritti minori, I, cit., pp. 31-42. Vd. pure infra.
56 L’articolo, in effetti, riprendeva in esame, con varie critiche, un preceden-

te lavoro del Pais sullo stesso argomento, apparso pochi anni prima in quegli stessi
«Studi italiani di filologia classica» (VII, 1899, pp. 96 ss.).
288 angelo russi

essere inserito nel vol. XI in corso di stampa, oppure bisognerà riserbar-


lo per il XII. Farò ad ogni modo di tutto per inserirlo nel XI, e in ogni
caso mi raccomanderò alla Tipografia perché glielo compongano subi-
to, sicché Ella possa averne gli Estratti (25 si sogliono dare agli autori:
ne desidera di più? Pur troppo non sono mai riuscito ad ottenere prez-
zi molto miti per questi estratti in più dei 25) prima delle vacanze esti-
ve 57. Le fa comodo così? È molto probabile che il Pais 58 consideri il Suo
articolo come attacco personale. Ricordo che egli mi conservò rancore
per un articolo del Niese, sul 1° volume della sua storia, da me pubbl.
nell’«Atene e Roma» 59. Ma noi non dobbiamo preoccuparci molto della
morbosa suscettività delle persone – altrimenti addio ricerca scientifica!
– Buone vacanze e mi creda
Suo
G. Vitelli

VII
Vitelli a De Sanctis*

Firenze 20. 2. ’908


41. Via Masaccio

Caro Collega,
La ringrazio di avermi mandato il Suo dotto studio 60, che ho letto
subito con grandissimo interesse e altrettanto piacere. Naturalmente a

57 L’articolo uscì poi nel vol. XI: cf. supra, nota 55.
58 Su cui vd. supra, doc. nr. I, nota 20.
59 Cf. B. Niese, Rec. a Ettore Pais, Storia di Roma, Vol. I, Parte I. Critica della

tradizione sino alla caduta del decemvirato, Torino, Carlo Clausen, 1898, pp. XXIV-
629, «Atene e Roma», I, 3 (1898), coll. 147-148.
* Questa cartolina postale è indirizzata al Ch.mo / Signor Prof. Gaetano De

Sanctis / dell’Università di / Torino; l’indirizzo fu poi mutato in Corso Vittorio 44.


È conservata nel fascicolo intestato al Vitelli del Fondo De Sanctis nell’Archivio
Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M. R. Precone (a cura
di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 182 nr. 797, 2. Nella
raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeti-
camente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa oc-
cupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2215.
60 L’Attide di Androzione e un papiro di Oxyrhynchos, «Atti della R. Accade-

mia delle Scienze di Torino», XLIII, 1907-1908, pp. 331-356, riedito in G. De San-
ctis, Scritti minori, III, cit., pp. 7-31.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 289

me manca la preparazione storica necessaria per giudicare di tutti gli


anelli della catena del suo serrato ragionamento. Ma non posso non
rallegrarmi con me stesso di avere escluso anche io che si trattasse di
Teopompo. E proprio non so persuadermi che i più dei critici auto-
revoli inclinino appunto per Teopompo 61! La mia ripugnanza ad am-
metterlo era principalmente filologica. Vedo che ella ha la ripugnan-
za medesima – e non più sole considerazioni filologiche – e non esito
a pormi sotto la sua bandiera. Meno sicura mi pare la Sua dimostra-
zione che non si tratti di un continuatore di Tucidide 62. Ma ove que-
sta dimostrazione fosse accolta, mi parrebbe difficile non concludere,
come Ella conclude, per Androzione. – Cratippo è «eine unbekannte
Grösse»: e per conto mio, nonostante Susemihl, Weil etc., non so de-
cidermi a fissarne la cronologia 63. Comunque sia, il Suo è un gran bel
lavoro, e non Le dispiaccia accogliere le mie più vive congratulazioni.
– Le mando anche io qualcosa di mio – ahimè, perché Ella dica cruv-
sea calkeivwn!
Mi creda sempre
Suo
G. Vitelli

61 Nell’articolo in questione del De Sanctis la bibl. prec. sull’argomento risul-


ta opportunamente vagliata. Sull’insostenibilità della tesi favorevole a Teopompo,
come aveva già intuito il Vitelli e scritto il De Sanctis, è tornato in tempi più recen-
ti anche S. Accame, Ricerche sulle Elleniche di Ossirinco, in Sesta Miscellanea gre-
ca e romana, Roma, Istituto Italiano per la Storia Antica (= «Studi», Fasc. XXVII),
1978, pp. 125-183 = Idem, Scritti minori, cit., III, pp. 1097-1136 (pure con ampia
discussione della bibl. prec.).
62 Così G. De Sanctis, L’Attide di Androzione e un papiro di Oxyrhynchos,

cit., p. 342 = Scritti minori, cit., III, p. 18.


63 Su Cratippo ha scritto poi, di recente, autorevolmente, S. Accame, Cratip-

po, in Sesta Miscellanea greca e romana, cit., pp. 125-183 = Scritti minori, cit., III,
pp. 1097-1136, con acuta disamina della bibl. prec.
290 angelo russi

VIII
Fraccaroli a De Sanctis*

Milano 5 marzo 1911

Carissimo,
La tua approvazione per il Sofista 64, come anche quella del Chiap-
pelli , mi ha fatto moltissimo piacere: le questioni son così ardue e in-
 65

diavolate che non ostante la diligenza che ci ho messo e il soccorso intel-


ligente di Ubaldi 66 e Bignone 67, che mi fu utilissimo, io temeva proprio

* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato a Giuseppe Fraccaroli nel

Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italia-


na a Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956).
Inventario, cit., p. 79, nr. 307, doc. 9. Nella raccolta di gran parte delle lettere del­
l’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di cia-
scun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio posses-
so – il nr. 879. Alcuni suoi brani appaiono già riportati in M. Guglielmo, Il Car-
teggio Gaetano De Sanctis – Giuseppe Fraccaroli, cit., pp. 84 s. note 239-240, 242, a
commento di due lettere del De Sanctis ivi pubblicate (nrr. xl-xli).
64 Cf. Platone, Il sofista e L’uomo politico, tradotti da G. Fraccaroli, F.lli Boc-

ca, Torino 1911, pp. xi-405. Quest’opera fu ripubblicata nel 1934 con rinnovato
successo a cura di Ettore Bignone (allievo del Fraccaroli: cf. infra, nota 67): Pla-
tone, Il sofista e L’uomo politico, traduzione, prolegomeni e note di G. Fraccaroli, a
cura e con prefazione di E. Bignone, Firenze 1934, pp. xiii-332.
65 Alessandro Chiappelli, filosofo ed erudito (Pistoia, 20 novembre 1857 – Fi-

renze, 4 novembre 1931), professore ordinario di Storia della filosofia all’Università


di Napoli (1886-1908), fu membro della Società Reale di Napoli (dal 1886; Presiden-
te nel 1899), dell’Accademia dei Lincei (nazionale dal 9 agosto 1899) e della Crusca
(dal 1906, onorario dal 1924), nonché senatore del Regno (dal 30 dicembre 1914).
66 Paolo Ubaldi, filologo classico (Parma, 30 agosto 1872 – Milano, 22 luglio

1934), salesiano, allievo del Fraccaroli a Torino, era molto legato anche al De San-
ctis (cf. M.R. Precone, Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p.
174, nr. 767, doc. 15, e specialmente p. 242). Insegnò Letteratura greca nell’Univer-
sità di Catania (1919-1924) e poi Letteratura cristiana antica nell’Università Catto-
lica del Sacro Cuore di Milano (1924-1934).
67 Ettore Bignone, filologo classico (Pinerolo, 17 dicembre 1879 – Firenze, 11

agosto 1953), altro allievo del Fraccaroli a Torino, molto legato pure al De Sanctis
(cf. M.R. Precone, op. cit., p. 39, nr. 90, doc. 6). Dopo un lungo periodo di insegna-
mento medio (da un ginnasio di Sicilia nel 1902 al liceo «Manzoni» di Milano fino
al 1921) ottenne a partire dal 1° gennaio 1922 la titolarità della cattedra di Lettera-
tura greca nell’Università di Palermo. Nel 1925 si trasferì a Firenze, dove insegnò
Filologia classica, Letteratura latina e poi, in alternanza con il Pasquali, Letteratura
latina e greca fino al 1949, allorché «entrò in quiescenza». Nel 1933 ebbe pure la
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 291

d’aver preso qualche cantonata, ancorché fossi e sia sicuro che quelli
che si compiacerebbero di notarla non se ne accorgerebbero mai. Ad
ogni modo l’essere assicurato che non ho lo sciagurato rifugio dell’altrui
ignoranza, come dicevo, mi fa piacere. E grazie.
E un’altra cosa mi ha fatto piacere, la tua decisione per la Politica 68.
Credo farai cosa utilissima, e perciò ti auguro tu finisca presto cotesto
tuo terzo volume 69; e che torni salvo dall’Africa (quando ci torni?) – pur
troppo con la nostra ufficiale vigliaccheria c’è poco da ridere 70.
E anche la nomina all’Accademia 71, di che m’avea scritto già lo
Stampini 72, mi ha fatto molto piacere: fa sempre piacere vedersi affet-

direzione di «Atene e Roma». Su di lui vd. P. Treves, s.v. Bignone, Ettore, in «Diz.
Biogr. Ital.», 10 (1968), pp. 439-442; P. Marrassini, Una Facoltà improduttiva: Let-
tere fra cultura e politica, in L’Università degli Studi di Firenze 1924-2004, I, [Firen-
ze] 2004, pp. 53, 56, 61, 73, 83, 89, 105, 110.
68 Il De Sanctis, infatti, si era impegnato a tradurre la Politica di Aristotele: cf.

M. Guglielmo, op. cit., p. 84 e nota 240. Vd. ora La Politica di Aristotele. Libri I,
II, III. Traduzione e commento di Gaetano De Sanctis, a cura di Antonella Amico,
Tivoli (Roma) 2010, pp. xxxi-314.
69 Il riferimento è al terzo volume della Storia dei Romani: L’età delle guerre

puniche, Parte I e Parte II, Torino-Milano-Roma, Fratelli Bocca (= «Biblioteca di


scienze moderne», 71-72), 1916, pp. xii-432 e pp. viii-727. Cf. M. Guglielmo, op.
cit., p. 84.
70 Cf. M. Guglielmo, op. cit., p. 84 nr. xl [39] (G. De Sanctis a G. Fraccaroli:

Torino 26 II 11): «E poi… e poi bisognerà anche vedere se quest’anno tornerò vivo
dalle unghie dei Beduini. L’altra volta si contentarono di minaccie [sic] a mano ar-
mata: ma quest’anno debbono essersi convinti che agli Italiani si può fare impune-
mente tutto ciò che si vuole. E allora?».
71 Il 26 febbraio 1911 il Fraccaroli (insieme a Remigio Sabbadini e Carlo

Oreste Zuretti) era stato eletto socio corrispondente dell’Accademia delle Scien-
ze di Torino (Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche): cf. Il secondo secolo
dell’Accademia delle Scienze di Torino (1884-1983), a cura di P. Caroli e G. Slavie-
ro, t. I, Torino 1997, p. 192.
72 Ettore Stampini, filologo classico (Fenestrelle, Torino, 29 maggio 1855 –

Torino, 26 marzo 1930), laureatosi in Lettere presso l’Università di Torino, fu in-


segnante medio dal 1877; conseguì poi, nel 1880, la libera docenza in Letteratura
latina presso l’ateneo torinese. Professore incaricato dal 1884, vinse per concorso
nel 1889 la cattedra di Letteratura latina nell’Università di Messina, dove fu pure
Preside della Facoltà di Filosofia e Lettere e poi Rettore. Morto a Torino il suo mae-
stro, Tommaso Vallauri (1897), lo Stampini fu chiamato a succedergli sulla cattedra
di Letteratura latina di quella Università, dove fu pure Preside della Facoltà di Fi-
losofia e Lettere negli anni 1904-1910 e 1928-1930, nonché Direttore della Biblio-
teca della stessa Facoltà dal 1909 fino a pochi mesi prima della sua scomparsa. Fu,
inoltre, membro del Consiglio Superiore e della Giunta della Pubblica Istruzione e
292 angelo russi

tuosamente ricordati dagli amici: quanto all’onore, dopo che avete tira-
to dentro il V. 73, non vi immaginerete certo che nessuna persona che si
rispetta se ne tenga. Veramente, lasciando stare la nullità della sua pro-
duzione e la sua miseria intellettuale, egli aveva delle grandi beneme-
renze verso la scuola di Torino perché gli si facessero delle finezze? Sai
nella commissione per Catania quale fu il suo argomento capitale con-
tro Ubaldi 74? Questo: come ci si sente il prete! Ecco perché nessuno può
sentirsi onorato di esser fatto suo collega. Ecco perché ho ringraziato,
com’è di dovere, il presidente ed i soci, ma l’onore non l’ho nominato.
Dico questo a te perché lo puoi intendere; del resto chi vive in società
deve pure adattarsi a vivere accanto anche a persone sporche, e di que-
sto devi persuaderti anche tu che vorresti sempre drizzar le gambe ai
cani. Ci vuol altro 75!
Presenta i miei ossequi all’ottima signora Emilia 76 e ricordati spesso

del tuo
G. F.

diresse anche, dal 1897 al 1923, la «Rivista di Filologia e d’Istruzione Classica». Fu


socio nazionale residente della Reale Accademia delle Scienze di Torino (dal 1906),
della quale fu Vice presidente (dal 24 novembre 1929 alla morte) e, in preceden-
za, Segretario (dal 1915 al 1922) e poi Direttore (dal 1928 al 1929) della Classe di
Scienze Morali, Storiche e Filologiche.
73 Il Vitelli era stato eletto socio corrispondente della Classe di Scienze Mo-

rali, Storiche e Filologiche dell’Accademia delle Scienze di Torino il 31 maggio


1908: cf. Il secondo secolo dell’Accademia delle Scienze di Torino (1884-1983), cit.,
I, p. 192.
74 Si riferisce all’«ultimo concorso di greco per Catania (quello, quod memi-

nisse horret)», di cui scriveva ancora indispettito Giorgio Pasquali al De Sanctis in


una cartolina postale del 20 novembre 1909: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo
Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 134 nr. 578, 2. In quell’occasio-
ne l’Ubaldi era stato giudicato, come lui, «non isfavorevolmente» (ibid., loc. cit.).
75 La risposta in merito del De Sanctis si legge in M. Guglielmo, op. cit., p.

85 nr. xli [40].


76 Emilia Rosmini (Casale Monferrato, Alessandria, 30 giugno 1877 – Roma,

28 giugno 1947) aveva sposato il De Sanctis a Torino l’8 settembre 1903 (con la be-
nedizione di p. Giovanni Semeria, venuto appositamente da Genova la sera prima
per officiare il solenne rito nuziale: cf. S. Accame, Critica storica e modernismo nel
pensiero di Gaetano De Sanctis, II. Dal Carteggio di Gaetano De Sanctis (1892-1919),
«Rivista di Storia della Chiesa in Italia», XXVI, 1 (1972), p. 48 = Idem, Scritti mi-
nori cit., II, p. 826). «Scrittrice illustre» (come fece scrivere sulla lapide funeraria
al Verano il marito), nonché studiosa seria ed appassionata di bio-bibliografie di
santi (in particolare, di santa Caterina da Siena e santa Francesca Saverio Cabrini),
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 293

IX
Cipolla a De Sanctis*

[s. d.: tra il 21 e il 28 gennaio 1911] 77

Carissimo,
come cronista ti darò qualche notizia sulla questione della succes-
sione al Prof. Coen 78, il quale termina l’anno in corso, aiutato dal Pistel-
li 79, ma poi fa punto.

pubblicò varie opere sull’argomento ed anche un volume di gustosissime «note di


viaggio» relative alla spedizione a Creta e in Cirenaica del De Sanctis nel 1910 (cui
aveva partecipato anch’ella in compagnia del marito): E. De Sanctis, Dalla Canea a
Tripoli. Note di viaggio, Roma 1912, pp. xv-270. Di quest’ultimo s’è parlato ancora
di recente con vivo apprezzamento: cf. G. Bandini, Lettere dall’Egeo. Archeologhe
italiane tra 1900 e 1950, Firenze 2003, pp. 31-58 e passim.
* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato a Carlo Cipolla nel Fon-

do De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a


Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inven-
tario, cit., p. 51 ss., nr. 160. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistola-
rio desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corri-
spondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 392.
77 I limiti cronologici di questa lettera si ricavano dai riferimenti contenuti in

essa: vd. infra.


78 Achille Coen, storico dell’antichità (Pisa, 5 gennaio 1844 – Firenze, 6 aprile

1921), dopo aver insegnato a Livorno prima al Liceo «Niccolini» e poi nell’Istituto
Tecnico, era diventato nel 1879 professore straordinario di Storia antica nell’Accade-
mia scientifico-letteraria di Milano. Promosso ordinario nel 1884, si era trasferito nel
1887 nell’Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento di Firenze. Colpito
da gravi sciagure familiari e da seri problemi di salute, aveva dato segnali di volersi ri-
tirare dall’insegnamento sin dal 1906. Su insistenza dei colleghi aveva differito ogni
decisione in merito per più anni, fino al 1° novembre 1910, allorché aveva presentato
domanda di collocamento a riposo. Non venendo accolta subito questa sua richiesta,
aveva dovuto iniziare le lezioni per l’a.a. 1910-1911. Il 21 gennaio 1911, però, egli ave-
va ribadito con più fermezza la sua domanda di pensionamento, sicché essa alla fine
venne accolta (R.D. 23 aprile 1911) «a decorrere dal 1° luglio» di quell’anno, avendo il
Coen «consentito a continuare l’esercizio del suo ufficio fino al termine delle lezioni e
dei relativi esami». Cf. P. Treves, s.v. Coen, Achille, in «Diz. Biogr. Ital.», 26, 1982, pp.
619-623; A. La Penna, Gli studi classici dalla fondazione dell’Istituto di Studi Superio-
ri, in Storia dell’Ateneo Fiorentino. Contributi di studio, I, Firenze 1986, pp. 232-234.
79 Ermenegildo Pistelli, filologo e scrittore (Camaiore, Lucca, 15 febbraio

1862 – Firenze, 14 gennaio 1927), scolopio, era all’epoca nell’Istituto di Studi Su-
periori di Firenze professore di Lingua latina e greca; passerà nel 1924 alla catte-
dra di Filologia classica appena istituita. Su di lui vd. ultimamente P. Pruneti, Er-
294 angelo russi

Anche ieri si tenne seduta, a me si domandò se io sapeva se tu voles-


si accettare quando la cattedra avesse ad esserti offerta. Risposi che non
ne sapevo nulla. Il Vitelli soggiunse, ripetendo cosa già detta in altra se-
duta, che tu, domandato dal Comm. Ernesto Schiaparelli 80, rispondesti:
«Deciderei quando l’offerta mi venisse fatta».
Il Coen, che non viene più alle sedute, in causa delle sue condizioni
di salute, ti è avverso 81, e insiste perché si inviti il Ciccotti 82. Mi pareva
di capire che anche quelli di altre idee dalle nostre ti daranno il voto, di-
sposti a non seguire il Coen nella sua proposta. Nulla si decise giacché
il Mazzoni 83 era a Roma e si indisse un’altra seduta di Facoltà per il 28
corr., al ritorno del Prof. Mazzoni.

menegildo Pistelli (1862-1927), in Hermae. Scholars and Scholarship in Papyrology,


edited by M. Capasso, cit. (2007), pp. 77-79 (con i riferimenti bibl. prec.).
80 Ernesto Schiaparelli, egittologo (Occhieppo Inferiore, Novara, 12 luglio

1856 – Torino, 14 febbraio 1928), era stato direttore del Museo Egizio di Firenze
fino al 1894; era passato, quindi, alla Direzione di quello di Torino, dove, conseguita
anche la libera docenza in Egittologia (D.M. 3 giugno 1897), aveva ottenuto pure nel
1910 l’incarico di quella disciplina all’Università, mantenendolo fino al 1928. Diret-
tore della Missione Archeologica Italiana in Egitto (dal febbraio 1903), socio effettivo
dell’Accademia delle Scienze di Torino (1910) e nazionale dell’Accademia dei Lincei
(1912), sarà pure senatore del Regno (dal 1924). Su di lui vd. specialmente L’archeo-
logia italiana nel Mediterraneo fino alla seconda guerra mondiale, a cura di V. La Rosa,
Catania 1986, passim; M. Petricioli, Archeologia e Mare Nostrum. Le missioni arche-
ologiche nella politica mediterranea dell’Italia 1898/1943, prefazione di Sergio Roma-
no, Roma 1990, passim; Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di To-
rino, a cura di I. Lana, Firenze 2000, pp. 331 (e nota 17), 350-351.
81 Il Coen era in aperto contrasto con il Beloch e la sua «Scuola». Da qui la sua

avversione per il De Sanctis: cf. in merito, in particolare, P. Treves, art. cit., pp. 622 s.
82 Ettore Ciccotti, storico e uomo politico (Potenza, 24 marzo 1863 – Roma,

20 maggio 1939), professore a Milano dal 1890 al 1897, poi a Pavia, Messina, Roma
(come titolare di Lingua e letteratura latina al Magistero), fu appassionato “mili-
tante socialista” (da qui la sua espulsione dall’Accademia scientifico-letteraria di
Milano nel 1897). Deputato del P.S.I. dalla XXI alla XXIV legislatura (1900-1919),
verrà poi nominato Senatore a vita il 18 settembre 1924. Sulla sua figura è tuttora
particolarmente significativo il saggio introduttivo di Mario Mazza all’edizione, da
lui curata, de Il tramonto della schiavitù nel mondo antico del Ciccotti (1899, 19402)
per l’Universale Laterza (Roma-Bari 1977, pp. v-lxx).
83 Guido Mazzoni, letterato e uomo politico (Firenze, 12 giugno 1859 – ivi, 29

maggio 1943), professore ordinario di Letteratura italiana nell’Istituto di Studi Su-


periori di Firenze dal 1890, era pure all’epoca Consigliere comunale nella sua città
(dal 12 dicembre 1910), membro del Consiglio Superiore della P.I. e della relativa
Giunta (secondo mandato: dal 1° luglio 1908), senatore del Regno (dal 26 gennaio
1910). Cf. G. Izzi, in «Diz. Biogr. Ital.», 72, 2008, s.v.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 295

Il Milani 84 fece di te un grande panegirico 85, pur dicendo che pa-


recchie delle opinioni da te espresse nella tua Storia dei Romani non era-
no da lui accettate.
Tanti saluti a te e tanti rispetti alla Signora

Tuo
C. Cipolla

è inutile che ti dica che io sarei ben lieto della tua venuta. Ciò si ca-
pisce da sé.

X
Cipolla a De Sanctis*

Firenze 23/4/1911

Carissimo,
Ieri la Facoltà deliberò di chiederti privatamente se tu accetteresti
l’invito di venire a insegnare la Storia Antica 86. Non è a dire se mi trove-
rei contento della tua venuta.

84 Luigi Adriano Milani, filologo, archeologo, numismatico (Verona, 26 gen-

naio 1854 – Firenze, 9 ottobre 1914). Allievo a Firenze del Comparetti (di cui era di-
ventato genero nel 1884, avendone sposato l’unica figlia Laura), era libero docente
di Archeologia dal 1883. Già dall’anno prima (1882) Direttore del Museo Archeo­
logico di Firenze, era dal 1895 professore di Archeologia nell’Istituto di Studi Su-
periori fiorentino. Era il nonno di don Lorenzo Milani (Firenze, 1923 – ivi, 1967).
85 Eppure i rapporti fra loro erano nati in modo assai burrascoso nel novem-

bre del 1900 per un imbarazzante malinteso, fortunatamente subito chiarito. Per lo
scambio di lettere allora intercorso vd. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano
De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 115 nr. 498, doc. 3.
* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato al Cipolla nel Fondo De

Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf.
M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit.,
p. 53, nr. 160. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisia-
no, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Sil-
vio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 396.
86 Era ben noto, infatti, che il provvedimento di collocamento a riposo del Coen

era ormai alla firma del Sovrano. In effetti Vittorio Emanuele III firmerà il relativo
Decreto il giorno dopo quella riunione: il 23 aprile 1911. Il documento si conserva nel
fascicolo personale del Coen presso l’Archivio Centrale dello Stato a Roma, Fondo:
Ministero della P. I., Direz. Gen. Istruz. Sup., II vers., 1a ser., busta nr. 35.
296 angelo russi

Quando rifletto alla possibilità o meno della tua venuta, mi pare


ch’io debba piuttosto sperare che temere. Se tu fossi stato sempre de-
ciso al rifiuto, perché non l’avresti detto prima d’ora, specialmente da
poiché il Prof. Vitelli te ne fece parlare dal Comm. E. Schiaparelli 87?
Perché chiuderti invece nel più assoluto silenzio?
Con tale speranza ti saluta affettuosamente il tuo

C. Cipolla

Ti scriverà, penso, il Prof. Villari quale Preside 88.

XI
De Sanctis a Cipolla*

[senza data: ma tra 23 e 27 aprile 1911] 89

Mio Caro Cipolla,


Grazie della tua comunicazione e delle parole cortesi con cui l’ac-
compagni. Dal Preside della Facoltà non ho ricevuto nulla e penso che
non riceverò nulla. Ma è tempo ad ogni modo di rompere il silenzio.
Ho taciuto perché volevo che la Facoltà deliberasse spontaneamente, e
m’importava d’evitare pur l’apparenza che il trasferimento fosse da me
richiesto; e in secondo luogo perché non avevo preso una deliberazione
definitiva. Io a Torino mi trovo assai bene, sono circondato da colleghi
che hanno per me amicizia e riguardi e da studenti che lavorano alacre-
mente. E non nascosi allo Schiaparelli, il quale m’interrogò a nome del

87 Cf. supra, doc. nr. IX (e nota 80).


88 Vd. infra, doc. nr. XII.
* Questa brutta copia, di pugno del De Sanctis, si conserva nel fascicolo in-

testato al Cipolla del Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto del-
la Enciclopedia Italiana a Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De
Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 53, nr. 160. Nella raccolta di gran parte delle
lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome
di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio pos-
sesso – il nr. 397. Presenta un’ampia cancellatura nella seconda facciata: in merito
vd. infra.
89 La datazione di questa minuta del De Sanctis si pone chiaramente fra le

date della lettera precedente del Cipolla («23/4/1911») e quella seguente del Villa-
ri («27 Aprile 1911»).
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 297

Vitelli, che assai difficilmente mi sarei risoluto ad allontanarmene 90. Sul-


la mia deliberazione definitiva potevano influire due cose: l’una il farmi
un’idea delle disposizioni della Facoltà verso di me; ed ora l’idea l’ho
ben chiara: sono, evidentemente, freddissime; l’altra il desiderio d’evita-
re che la cattedra di Firenze cadesse in mano di persona indegna dell’uf-
ficio 91. Ora questo pericolo non c’è perché nel concorso di Bologna 92
sono rimasti primi, e con giudizî assai lusinghieri, due giovani egregi 93.
Non posso aggiungere altro, perché la commissione non ha chiuso i suoi
lavori 94; ma se ne sarà il caso, potrò tornare sull’argomento. Vi è del re-
sto anche il Cantarelli 95, ottimo elemento. Vero è che la Facoltà potreb-
be anche scegliere altri meno degno; ma se la Facoltà è tale da dare il suo
voto alla persona a cui alludo 96, non è una Facoltà fatta per me. Quanto
a me io credo che a Firenze, data la freddezza palese dell’ambiente, dato
certo indirizzo filologico dominante che è diverso dal mio (io m’accosto,
con qualche riserva, al Fraccaroli) 97, non potrei fare l’ufficio mio d’inse-
gnante con quella efficacia che mi pare d’avere a Torino. [[Questa è la

90 Sulla questione vd. supra, docc. nrr. IX-X.


91 L’allusione al Ciccotti è evidente. Vd. pure infra, nota 96.
92 Si riferisce al Concorso per professore straordinario alla cattedra di Storia

antica, bandito da quell’Università il 29 marzo 1910, pubblicato nel «Boll. Uff. Mi-
nistero P. I.», 1910, Anno XXXVII – vol. I, num. 15 (Roma, 14 aprile 1910), pp.
1084-1085. Il De Sanctis era stato chiamato a far parte della Commissione giudica-
trice di questo Concorso insieme a Gaetano M. Columba (presidente), Ettore Pais,
Giulio Beloch e Lucio Mariani (relatore).
93 I «due giovani egregi» in questione sono Giuseppe Cardinali e Luigi Pareti.
94 In effetti il verbale della seduta definitiva porta la data del «4 maggio 1911»:

cf. «Boll. Uff. Ministero P. I.», 1911, Anno XXXVIII – vol. II, num. 54-55 (Roma,
21-28 dicembre 1911), pp. 4083-4089.
95 Luigi Cantarelli, storico dell’antichità (Udine, 12 settembre 1858 – Roma, 2

aprile 1931). Insegnante di ruolo di Storia nel Regio Istituto Tecnico di Roma (dal
1883), rinunciò al posto l’anno successivo (1884) per assumere la carica di Revisore
dei resoconti parlamentari della Camera dei deputati, carica che poi mantenne fino
al 1920. Conseguita la libera docenza in «Storia antica (limitata alla Storia roma-
na)» presso l’Università di Roma (D.M. 22 giugno 1886), ottenne in quella stessa
università l’incarico di Storia ed istituzioni politiche del Basso Impero, trasforma-
to poi nel primo dopoguerra in Storia bizantina. Fu accademico lincèo (nazionale
dal 1926, corrispondente dal 1916) e socio effettivo della Pontificia Accademia Ro-
mana di Archeologia (dal 1894). Su di lui: P. Treves, s.v. Cantarelli, Luigi, in «Diz.
Biogr. Ital.», 18, 1975, pp. 240-242 (con bibl.).
96 Si tratta sempre del Ciccotti: vd. pure supra, nota 91.
97 Dichiarazione molto forte del De Sanctis, specialmente nei confronti del

Vitelli! In proposito vd. pure infra, doc. nr. XXIII.


298 angelo russi

ragione per cui se verrà (di che dubito) la lettera del Preside, risponderò
in forma molto cortese che non era disposto ad accettare l’invito]] 98. La
sola ragione per cui mi dispiace davvero di non accettarlo [sc. l’invito]
è che a Firenze avrei trovato la tua compagnia e mi sarei certo giovato
delle discussioni storiche o filosofiche con te per accrescere la mia col-
tura e correggere i miei giudizî errati. Pazienza !
Ricevi un saluto cordiale

il tuo aff.mo
Gaetano De Sanctis

XII
Villari a De Sanctis*

R. Istituto di Studi Superiori


pratici e di perfezionamento
Sezione di Filosofia e Filologia

Firenze, lì 27 Aprile 1911

Illustre Collega,
Il nostro Istituto deve, pel nuovo anno scolastico, provvedere alla
Cattedra di Storia antica, avendo il prof. A. Coen già chiesto il riposo 99.
La Facoltà dopo matura discussione, sentito specialmente il pare-
re di coloro che, per la natura dei loro studi e dell’insegnamento che
professano, hanno maggiore autorità a dare un giudizio sicuro, è venu-
ta nella deliberazione di proporre la S. V. Illu.ma. – Prima però di fare la
proposta, desidera essere certa che la S. V. Illu.ma accetterà. – E mi ha

98 Questa frase risulta poi cancellata dal De Sanctis.


* Questa lettera, dattiloscritta, con firma autografa di Pasquale Villari, si con-
serva nel fascicolo intestato all’Università degli studi di Firenze nel Fondo De San-
ctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf.
M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit.,
p. 177, nr. 777, doc. 1. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario de-
sanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrisponden-
te da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2211.
99 La richiesta definitiva del Coen risaliva – come si è visto (cf. supra, doc. nr. IX,

nota 78) – al 21 gennaio 1911. Il Decreto Regio del suo «collocamento a riposo» risulta
firmato da S. M. il Re Vittorio Emanuele III il 23 aprile 1911: cf. supra, doc. nr. X, nota 86.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 299

dato perciò l’incarico d’interrogarla ufficialmente 100. Io vengo quindi,


in nome della Facoltà, a chiedere se Ella è disposta ad accettare.
La proposta della Facoltà è tale per se stessa, che io ritengo super-
fluo aggiungere l’espressione di sentimenti, che in essa sono implicita-
mente contenuti.

Il Presidente
P. Villari 101

Al Ch.mo Prof.
Cav. Gaetano De Sanctis

XIII
De Sanctis a Villari*

Torino 5 maggio 1911

Illustre Collega,
La offerta di cotesta Facoltà mi onora sommamente. Peraltro, dopo
matura riflessione, debbo dichiararle che non credo di poterla accet-
tare. Mi sento troppo legato ai colleghi torinesi che mi furono sempre
larghissimi di cortesie e soprattutto non vorrei lasciare i giovani volen-
terosi che si son dati qui allo studio della storia antica sotto la mia dire-

100 Sui precedenti tentativi esperiti attraverso l’egittologo Ernesto Schiaparel-

li: cf. supra, docc. nrr. IX (e nota 80), X (e n. 87), XI (e nota 90).
101 Pasquale Villari, storico e uomo politico (Napoli, 3 ottobre 1826 – Firen-

ze, 7 dicembre 1917), insegnò Storia nell’Università di Pisa (1859) e nell’Istituto di


Studi Superiori di Firenze (1865-1913), dove fu pure Direttore della sezione di Fi-
losofia e Filologia e Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia; fu, inoltre, deputato
(1867-1876 e 1880-1882), senatore (dal 1884), ministro della Pubblica Istruzione
nel primo gabinetto del Marchese di Rudinì (9 febbraio 1891-10 maggio 1892). Su
di lui vd. ora M. Moretti, Pasquale Villari storico e politico, con una nota di Fulvio
Tessitore, Napoli 2005, pp. xii-308.
* Questa brutta copia, scritta di proprio pugno dal De Sanctis, presenta pa-

recchie correzioni e cancellature. Essa si conserva nel fascicolo intestato all’Univer-


sità degli studi di Firenze nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istitu-
to della Enciclopedia Italiana a Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano
De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 177, nr. 777, doc. 2. Nella raccolta di
gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente se-
condo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, questa minuta oc-
cupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2212.
300 angelo russi

zione 102 senza affidarli a chi potesse continuare, con lo stesso indirizzo,


il mio insegnamento; cosa che per ora non è possibile.
Dolente di non poter corrispondere al desiderio di codesta Facoltà 103,
La prego di farsi interprete presso i colleghi fiorentini del mio animo grato
dev.mo
[Gaetano De Sanctis]

Al Ch.mo Sen.
Prof. Pasquale Villari

XIV
Vitelli a De Sanctis*

Firenze 16. Maggio ’911


45. Via Masaccio

Ch.mo e caro Collega,


Voglia scusarmi se rispondo con qualche ritardo alla Sua lettera.

102 Fra i suoi allievi all’epoca: Giuseppe Corradi, Luigi Pareti, Bacchisio Rai-

mondo Motzo, Emilio Pozzi, Aldo Ferrabino, Augusto Rostagni, per non parlare
di altri, che in seguito si sarebbero distinti in differenti àmbiti disciplinari oppure
si sarebbero comunque realizzati nella vita, sia pure per altre vie: Giovanni Angelo
Alfero, Luigi Foscolo Benedetto, Adele Rossi, Ferruccio Parri, Mercede Palli, etc.
103 Dopo questo rifiuto, la Facoltà, preoccupata che ad insegnare la Storia an-

tica a Firenze venisse chiamato da Messina il «socialista» Ettore Ciccotti, all’epoca


professore ordinario, decise di affidare quell’insegnamento per incarico, in attesa di
bandire il relativo concorso. L’incarico in questione fu dato poco dopo a Luigi Pa-
reti, «un alunno del De Sanctis» (vd. supra), ch’era – com’ebbe a commentare ama-
ramente il Ciccotti in una sua lettera a Giustino Fortunato (4 febbraio 1912) – «un
giovane di cui ho letto qualche lavoro di erudizione non privo di pregio, ma che si
è laureato da due anni e non ha mai insegnato. Che, anzi, se a Roma mi hanno det-
to il vero, avrebbe poi dovuto lasciare l’insegnamento per andare a fare il servizio
militare!»: cf. A. Signorelli, Il «crisma del vecchio Aristotile». Politica e cultura nel
carteggio Fortunato-Ciccotti, «Quaderni del Dipartimento di Scienze Storiche Antro-
pologiche Geografiche – Università di Catania», 2 (settembre 1983), pp. 15, 98, 158.
* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato al Vitelli del Fondo De San-

ctis nell’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M. R.


Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 182
nr. 797, 3. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano,
ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio
Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2216.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 301

Ho voluto pensare se mi era possibile, prima di risponderle, far qualco-


sa secondo il Suo desiderio.
Innanzi tutto, mi rincresce che Ella non abbia accettato l’invito 104.
Ma avrà avuto buone ragioni per non muoversi da Torino –, e noi certa-
mente non si può pretendere che Ella faccia giustizia di buone ragioni.
Abbiamo, dunque, preso atto, come suol dirsi, del Suo rifiuto – con molto
rincrescimento; e nulla finora si è fatto per provvedere all’insegnamento
di storia antica 105 che verrà a mancare qui nel prossimo anno accademico.
Né mi è facile dirle in che modo si provvederà: non credo che i miei
colleghi abbiano in pectore qualcosa di ben determinato, ed io… aspet-
to che faccian loro!
Perché non si meravigli di questa mia inerzia, Le dirò, come ho già
detto ai colleghi, essere mia ferma intenzione ritrarmi dall’insegnamen-
to appena legalmente mi sarà possibile senza troppo danno economico.
Con tale proposito, non posso né debbo prender parte troppo attiva a
deliberazioni che riguardano il personale insegnante. È troppo giusto vi
provvedano quelli dei colleghi che ancora per lunga serie di anni presu-
mibilmente continueranno ad appartenere alla Facoltà. Non mi son ri-
fiutato e non mi rifiuterò di dire quello che penso del valore scientifico
dei possibili candidati; ma insistere per la candidatura tale o tale altra,
non credo mi convenga farlo. Anche quando si è trattato di Lei – ed è
tutto dire ! – sono stato molto… laconico, e non ho voluto né punto né
poco cercare di far valere il modo di pensare mio.
Del Cardinali 106 ho anche io molta stima, e lo dirò quando se ne
tratterà. Ma Ella intende facilmente che la mia competenza molto gene-

104 Vd. supra, lettera precedente.


105 Sei giorni prima, il 10 maggio 1911, c’era stata una «seduta per la Storia
Antica» senza che peraltro venisse raggiunto alcun risultato; solo «gran confusione,
a base di discussioni politiche e religiose». Così il Cipolla aveva scritto al De San-
ctis quel giorno stesso (per questa lettera vd. M.R. Precone, op. cit., p. 53 nr. 160).
106 Giuseppe Cardinali, storico dell’antichità (Roma, 8 giugno 1879 – ivi, 22

gennaio 1955), libero docente di Storia antica nell’Università di Roma (1905), era
stato nominato il 21 maggio 1907, a seguito di regolare concorso, professore stra-
ordinario di quella stessa disciplina nell’Università di Genova. Dopo varie altre vi-
cende concorsuali, passerà ad insegnare come ordinario prima nell’Università di
Bologna (1912-1919) e poi in quella di Roma (dal 1919 fino al ‘collocamento a ri-
poso’ nel 1954), ricoprendovi pure cariche come quella di Preside della Facoltà di
Lettere e Filosofia (nei periodi: 1925-1932, 1939-1944, 1944-1947), di Prorettore
(1934-1943), di Commissario Straordinario (settembre 1943) e infine di Rettore
(dal 1948 al 1953). Sarà anche Presidente dell’Istituto Italiano per la Storia Antica
in Roma (1937-1944 e di nuovo 1952-1955), Pro-Direttore [i.e. Rettore] dell’Istitu-
302 angelo russi

rica non mi pone in grado di apprezzare differenze relativamente tenui.


Gaetano De Sanctis confrontato ad x o y s’impone anche ad un filologac-
cio come me: quando invece le differenze sono tenui, occorrerebbe com-
petenza specifica per apprezzarle giustamente. Per es., anche il Pareti 107
sembra a me di attitudini tutt’altro che comuni. Basta, per ora. Forse a
suo tempo pregherò appunto Lei di illuminarmi in qualche dubbiezza.
Intanto, non Le nascondo che la Sua lettera al Villari 108 conteneva
una frase che certamente tratterrà più d’uno dal proporre nomi di con-
correnti all’ultimo concorso di Bologna. Ella scriveva (non ricordo le
parole precise, ma il senso è suppergiù questo) di non sapersi decidere a
lasciare Torino anche perché nel momento presente non vedeva chi po-
tesse continuare così come Ella desiderava l’opera Sua costì 109. Ora noi
che si voleva Lei a Firenze, non potendo aver Lei vorremo certamente
qualcuno di cui non si possa dubitare che scapiti troppo al paragone.
Ho sentito già dire: «sarebbe buono per Firenze, chi non era desidera-
bile per Torino?». Certamente, Ella avrà aggiunto quella frase per sem-
plice cortesia e per accentuare il suo desiderio di mostrare interesse per
la Sua Facoltà, ma forse converrà che l’espressione non fu felice.
Mi perdoni la franchezza con cui Le dico tutto questo e mi conser-
vi la Sua benevolenza.
Io sono sempre
Suo
Dev.mo aff.mo

G. Vitelli

to Superiore Pareggiato di Magistero «Maria Ss. Assunta» pure in Roma (dal 1939
al 1954), membro della Giunta Centrale per gli Studi Storici (1937-1955) e senato-
re del Regno (dal 1939 al 1944). Il Cardinali era stato, come il De Sanctis, discepolo
del Beloch (con cui si era laureato il 27 giugno 1901), ma anche allievo dello stesso
De Sanctis, quando questi aveva tenuto corsi liberi di Storia antica nell’Università
di Roma (1896-1899). Su G. Cardinali vd. da ultimo M. Caravale, I Direttori-Ret-
tori del Magistero “Maria Ss. Assunta” poi Lumsa, in In fide et humanitate. 70 anni
della Lumsa, Pref. di S. Em. il Card. A. Nicora, a cura di M. Bartoli, Città del Va-
ticano 2009, pp. 65-68 (con bibliografia).
107 Luigi Pareti era all’epoca un giovane allievo (aveva 26 anni!) dello stesso

De Sanctis, che in poco tempo (dal 1908 in poi) aveva pubblicato numerosi contri-
buti di storia antica di ottimo livello: cf. in merito “Curriculum vitae” e bibliografia
riguardante l’antichità di Luigi Pareti, in Luigi Pareti, Studi minori di storia antica,
I. Preistoria e storia antica, Roma 1958, pp. ix ss. Vd. pure infra.
108 Cf. supra, doc. nr. XIII.
109 Ibid., loc. cit.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 303

XV
Pasquali a De Sanctis*

[senza data, ma: «ca. 1 XI 12»] 110

Georgia Augusta, Prinz Albrechtstr.


6

Caro Signor Professore de Sanctis,

Mi dispiace che Lei si sia, per ragion mia, rotto con il signore Stam-
pini 111. Ma alla rottura si doveva una volta o l’altra venire: la «Rivista
di Filologia», il suo direttore e i suoi collaboratori sono divenuti trop-
po indecenti. E mi fa piacere che, se una volta ci siamo dovuti staccare
dalla «Riv.», lo abbiamo fatto insieme in tre dei non pessimi, Lei, il si-
gnor Taccone 112 e il sottoscritto. Sarebbe anche bene che Lei, al punto

* Questa lunga lettera (cc. 3, sei facciate), scritta di proprio pugno dal Pasquali

(con la sua grafia di difficile lettura), si conserva nel fascicolo intestato al Pasquali nel
Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a
Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventa-
rio, cit., p. 136, nr. 578, 56. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario
desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispon-
dente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 1652.
110 Così annotazione a lapis del De Sanctis.
111 La pubblicazione nella «Rivista di Filologia e di Istruzione Classica», allo-

ra diretta dallo Stampini, di una nota di Domenico Bassi in difesa di Corrado Bar-
bagallo e Guglielmo Ferrero, con punte polemiche contro il De Sanctis e il Pasqua-
li, che dei due erano i critici più convinti (cf. D. Bassi, Nota bibliografica: Corrado
Barbagallo, L’opera storica di Guglielmo Ferrero e i suoi critici. Milano, Treves,
1911, di pagg. 222, «RFIC», XL (1912), p. 493), aveva suscitato reazioni da parte
del De Sanctis tali da innescare un dissidio con lo Stampini dai toni così accesi da
portare quasi al duello, evitato solo grazie alla mediazione del Preside di Facoltà,
Giovanni Vidari, e del giurista Gaetano Mosca.
112 Angelo Taccone, filologo classico (Bosco Marengo, Alessandria, 1878 – To-

rino, 1952), si era laureato a Torino nell’a.a. 1902-1903. Allievo prediletto di Giusep-
pe Fraccaroli, aveva conseguito nel 1906 la libera docenza in Letteratura greca e poco
dopo aveva partecipato al concorso a professore straordinario per quella stessa disci-
plina, bandito dall’Università di Catania (1909), ottenendo il secondo posto nella ter-
na. Dopo un infruttuoso tentativo di essere chiamato a Roma sulla cattedra di Gram-
matica greca e latina (gli fu allora preferito con varie motivazioni il De Stefani, che nel
concorso catanese aveva conseguito solo il terzo posto), aveva preso infine servizio
nella stessa Torino a seguito della morte prematura dell’allora titolare di Letteratura
304 angelo russi

in cui stanno le cose, non consigliasse ai suoi signori scolari di stampa-


re in essa 113; s’intende che impedirlo ad essi non si deve già per riguardi
esterni verso un collega. È bene che gli studenti sappiano di certi con-
trasti il meno possibile. Chi non dovrebbe più scrivere nella «Rivista»,
è il signor Pareti 114.
Da tutto ciò si ricava che noi dobbiamo al più presto fondare una
rivista di filologia e storia antica 115 – per me queste due sono una sola
disciplina – noi, ormai in Italia non si può pubblicare più che in atti ac-
cademici per loro natura poco diffusi, o negli «Studi» del Vitelli 116, in-
comodi già perché escono una sola volta l’anno, sono cioè una raccolta
di memorie, non una rivista.
Bisogna metterci riparo.
Il Bassi 117 è stato con me, dopo tutto, più decente dello Stampini.
Mi ha scritto che non si ricordava di avere usato la parola «scuse», che ad
ogni modo aveva comunicato allo Stampini tutto l’incartamento, e che
quindi non ci poteva essere equivoco. Io nella risposta ho ribadito che
non avevo da chiedere scuse, perché, anche ammessa la buona fede, che

greca, Giovanni Setti (1910). Più tardi otterrà la promozione ad ordinario sempre a
Torino (1914), rimanendo ad insegnarvi fino al 1949. A lui si deve la fondazione nel
1931 della rivista «Il Mondo Classico», che finanziò e diresse fino alla morte.
113 Sui rapporti del De Sanctis e soprattutto dei suoi allievi con la «Rivista di

Filologia e di Istruzione Classica» prima del 1923 vd., in particolare, S. Timpanaro,


Il primo cinquantennio della «Rivista di Filologia e d’Istruzione Classica», «RFIC»,
100 (1972), pp. 440 s.; E. Gabba, Il secondo cinquantennio della «Rivista di Filolo-
gia e di Istruzione Classica», ibid., pp. 442 s. (= Idem, Cultura classica e storiografia
moderna, Bologna 1995, p. 238).
114 Per quell’anno, infatti, il Pareti vi pubblicherà solo qualche recensione, tor-

nando poi a scrivere per quella rivista un articolo nel 1914: L’etimo di Regio Calci-
dese in Strabone e l’elemento sannitico nel Bruzzio, «RFIC», XLII (1914), pp. 49-92.
115 In proposito vd. specialmente L. Polverini, Programma di una rivista stori-

ca che non fu mai fondata, «ASNP», ser. III, vol. V (1975), pp. 421-447.
116 Cf. E. Gabba, Il secondo cinquantennio della «Rivista di Filologia e di Istru-

zione Classica», cit., p. 446 = Id., Cultura classica e storiografia moderna, cit., p. 241:
«Gli “Studi Italiani di Filologia Classica”, la rivista fondata nel 1893 da G. Vitelli
e rappresentante della scuola filologica fiorentina, erano l’unico periodico italiano
specializzato di livello internazionale accanto alla “Rivista”».
117 Domenico Bassi, letterato e pedagogista (Piancastagnaio, Siena, 1875 – Fi-

renze, 1942), barnabita; dal 1898 professore di latino e greco nel collegio alle Quer-
cie di Firenze, di cui fu pure Rettore (1919-1928). Nella «Rivista di Filologia e di
Istruzione Classica», prima della direzione del De Sanctis affiancato dal Rostagni
(1923), erano affidate a lui le rassegne bibliografiche, in particolar modo delle pub-
blicazioni periodiche: E. Gabba, art. cit., p. 451 = op. cit., p. 247.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 305

ammettevo volentieri, rimaneva la leggerezza immensa di aver giudicato


di un lavoro dal libello di un avversario. E l’incidente, per me, è chiuso.
Qui sono felice; sento che il Michelangeli ha ripreso servizio a Mes-
sina 118. Per me, tanto meglio; così né ho bisogno di andarci io né ci va
altri in vece mia. Ho due stanze spaziose con veranda e molto posto per
libri, per 200 marchi il semestre: i libri sono arrivati oggi. Io ho già letto
due volte su Callimaco: la prima volta, benché fosse non una prolusio-
ne, che avevo già dovuto tenere per prender possesso della mia venia, ma
una prolusione [sic!], erano venuti per curiosità una sessantina di per-
sone. Oggi saranno stati una trentina, ciò che per il primo semestre ba-
sta e avanza. Sono, si sa, facoltà mastodontiche. Per adesso ho parlato di
fonti, di Suida e di biografia greco-romana; gli studenti paiono interes-
sarsi molto. È questa la fortuna di queste Università non ordinate pro-
fessionalmente, che allo studente è possibile interessarsi anche per spe-
cialità più che non da noi. Io sono, come Lei sa, tedesco anche in questo,
che non voglio esami speciali. Alle mie esercitazioni sulla composizione
dell’Eneide si sono annunciati nella mia abitazione durante la mia ora uf-
ficiale di ricevimento, com’è qui di rito (perché il docente, siccome non è
pagato dallo studente per le esercitazioni, ha il diritto di tenerne lontano
chi non crede preparato), 11 studenti. Molti di più non ne vorrei, perché
non si verrebbe a capo di nulla. Già è un gran male che ho degli studenti
di primo trimestre e della gente che è già nell’Oberseminar, a cui non si
arriva se non per concorso, presentando un lavoro scientifico. Comince-
rò sabato nel grande Übungsraum del mio seminario.
Ancora: la facoltà giuridica, vale a dire il professore di diritto roma-
no Rabel 119, un fine Austriaco, mi ha fatto affidare dal Ministero l’inca-
rico degli elementi di latino per i giuristi che vengono dall’istituto tecni-
co. Non sarà un divertimento, ma non potevo dire di no, e guadagne-

118 Luigi Alessandro Michelangeli, letterato e filologo (Jesi, Ancona, 1845 –

Bologna, 1922), professore di Letteratura greca all’Università di Messina (1899-


1915). Il Pasquali l’aveva momentaneamente sostituito nell’a.a. 1910-1911, deci-
dendo poi di proseguire studi e carriera a Göttingen, perché «di fare per anni e
anni ancora il comodino a Michelangeli – così aveva scritto al De Sanctis da Messi-
na il 20 giugno 1912 – per aspirare poi a divenire il suo successore in una città sen-
za libri e in una università con studenti stupidi e mal preparati, non me la sento».
119 Ernst Rabel, insigne giurista, studioso dei diritti antichi, del diritto interna-

zionale privato e del diritto comparato (Vienna, 28 gennaio 1874 – Zurigo, 7 settem-
bre 1955), già professore nelle Università di Lipsia (1904-1906), Basilea (1906-1910)
e Kiel (1910-1911), insegnava all’epoca a Göttingen (1911-1916). Passerà poi a Mo-
naco (1916-1926) e infine a Berlino (1926-1937). Costretto ad emigrare dalla Germa-
nia nazista, si recherà prima in Belgio e poi negli USA, soggiornandovi fino al 1950.
306 angelo russi

rò un 500 marchi al semestre che, aggiunti ai 300 che mi daranno i miei


30 studenti, fanno un 800 marchi al semestre, che non sono incomodi.
Così avrò un 3 ore e mezzo di lavoro serio: due per il Callimaco e 1 e 1/2
di seguito per l’Eneide; e un 3 ore e mezzo (1 3/4 + 1 3/4) di lavoro …
poco serio per questi elementi di latino per i giuristi. A venir da Messi-
na, dove avevo 10 ore settimanali, mi par di non aver più nulla da fare.
Dalla biblioteca posso prendere in prestito quant’opere voglio, e
ho come docente diritto di andarmele a prendere da me al loro posto.
Naturalmente qualche ombra non manca: così i doveri sociali portan
via più tempo che a Roma; vi è prescrizione che si debba nelle prime do-
meniche successive all’arrivo dall’11 e mezza alle 2 far visita a tutti i pro-
fessori, privati docenti, bibliotecari e assistenti dell’università. In pratica il
mio compito si è ridotto a questo: io sono passato in landau in redingote e
bomba dinanzi a tutte le case di questi signori; un servitore di piazza che
stava in serpa scendeva e lasciava un biglietto (o due biglietti se le persone
avevano moglie) alla porta. Per non sbagliarci c’eravamo fatti dare la lista
dal bidello capo dell’università. Io naturalmente mi ero portato da leggere.
La visita viene invece dai signori per lo più restituita personalmen-
te. Anche qui la cosa ha del comico: p. e. io non potevo fare a meno di
ridere, vedendo il Wendland 120, che conosco benissimo da anni e con
cui il giorno prima eravamo andati sotto un solo ombrello per tutta Göt-
tingen, presentarmisi in redingote e bomba, con il suo biglietto da visita
in mano. Il rettore Wackernagel 121 è il solo che ha avuto buon senso ed
è venuto in cappello molle. Ma così ho fatto conoscenza con persona-
lità spaventosamente interessanti: p. e. con il geografo Wagner 122, con
il professore di teoria delle colonie Darmstädter 123, con il matematico

120 Paul Wendland, filologo e storico (Hohenstein, Prussia Orientale, 17 ago-

sto 1864 – Göttingen, 10 settembre 1915), fu professore nelle Università di Kiel


(dal 1902), Breslavia (dal 1906) e, infine, Göttingen (dal 1909).
121 Jacob Wackernagel, insigne linguista (Basilea, 11 dicembre 1853 – ivi, 22

maggio 1938), fu professore nelle Università di Basilea (dal 1879), di Göttingen


(1902-1915) e poi di nuovo di Basilea (1915-1936). Su di lui vd., in particolare,
G. Pasquali, Ricordo di Jacob Wackernagel, «Letteratura», II, 3 (1938), pp. 6-15 (=
Terze pagine stravaganti, Firenze 1942, pp. 313-332).
122 Hermann Wagner, geografo (Erlangen, 23 giugno 1840 – Bad Wildun-

gen, Assia, 18 giugno 1929), insegnò nelle Università di Könisberg (dal 1876) e di
Göttingen (dal 1880 al 1920). Fu pure socio straniero dei Lincei (24 agosto 1911).
123 Si tratta dello storico Paul Darmstädter (Charlottenburg, 17 ottobre 1873 –

Montreaux, Svizzera, 16 maggio 1934), che insegnò a Göttingen prima come profes-
sore straordinario (dal 1907) e poi come ordinario (dal 1928). Perseguitato dai nazisti
in quanto ebreo, venne esonerato dal servizio nel 1933 e costretto a rifugiarsi in Sviz-
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 307

Landau 124, genero dell’Ehrlich inventore del 606 125; altri verranno anco-


ra. Ho poi scoperto che all’università siamo in tutto 3 italiani, due stu-
denti ed io, e ci proponiamo di celebrare le feste nazionali insieme. Vede
che all’estero non rinunzio alla mia nazionalità? Bello è, qui, per esempio
come lo Svizzero Wackernagel raduna per la sua festa nazionale nella sua
villa tutti gli svizzeri della città, anche i garzoni di negozio e gli operai.
Si può sperare l’estate prossima in una sua visita?
Non ho ancora visto il Wilhelm 126, spero di poterne usare per la corre-
zione delle bozze della legge di Andania, il cui ms. spero di poterle spedire
domani 127. Ma mi indichi dov’è pubblicato. – Non ho ancora letto se non
parti del libro del Mancuso 128: ci sono difetti tecnici immensi, come quando

zera, dove morì poco dopo. Cf. J. Walk, Kurzbiographien zur Geschichte der Juden:
1918-1945, herausgegeben vom Leo Baeck Institute – Jerusalem, München 1988, s.v.
124 Edmund G.H. Landau, uno dei più insigni cultori di teoria dei numeri

(Berlino, 14 febbraio 1877 – ivi, 19 febbraio 1938), insegnò inizialmente all’Uni-


versità di Berlino (dal 1899 al 1909); passò, quindi, come ordinario nell’Università
di Göttingen, dove fu pure direttore dell’Istituto di Matematica. Per qualche anno
insegnò anche nell’Università Ebraica di Gerusalemme. Tornato a Göttingen, fu
poco dopo allontanato dall’insegnamento dal regime nazista. Sua moglie, Marianne
Ehrlich, era la figlia del celebre patologo Paul Ehrlich, Premio Nobel per la Medi-
cina nel 1908 (vd. nota successiva).
125 Paul Ehrlich, microbiologo e patologo (Strehlen, Slesia [oggi Strzelin, Polo-

nia], 14 marzo 1854 – Bad Homburg vor der Höhe, 20 agosto 1915), Premio Nobel
per la Medicina nel 1908 (cf. nota precedente). Diresse dal 1896 al 1899 l’Institut für
Serumforschung und Serumprüfung di Berlino, trasferito poi a Frankfurt am Main e
ridenominato Institut für experimentelle Therapie, sempre sotto la sua direzione. È
considerato il fondatore della chemioterapia e uno dei maggiori artefici della moder-
na tecnica istologica, ai cui metodi dette una base scientifica. A lui, in particolare, va
attribuita la scoperta del composto 606 o Salvarsan (un arsenobenzolo), realizzata nel
1910 in collaborazione con lo scienziato giapponese Sahachiro Hata. Su Ehrlich vd.
da ultimo «Enciclopedia Biografica Universale», 6, Roma 2007, pp. 395 s.
126 Nella lettera precedente, del 23 ottobre 1912, il De Sanctis aveva chiesto

al Pasquali: «Ha visto la iscrizione locrese commentata dal Wilhelm? Che erudi-
zione miracolosa! Ma, storicamente, rimane, forse, qualche cosa da dire». Da ciò
si ricava che entrambi i corrispondenti fanno riferimento in questo caso all’articolo
dell’illustre epigrafista Adolf Wilhelm (Decín, Boemia, 1864 – Vienna, 1950), pro-
fessore nell’Università di Vienna (1905-1933): Die Lokrische Mädcheninschrift, ap-
parso l’anno prima in «Jahreshefte des österreichischen archäologischen Institutes
in Wien», Bd. 14 (1911), pp. 163-256.
127 Cf. G. Pasquali, Per la storia del culto di Andania, «Atti della R. Accade-

mia delle Scienze di Torino», XLVIII (1912/1913), pp. 94 ss.


128 Si tratta di U. Mancuso, La lirica classica greca in Sicilia e nella Magna Gre-

cia. Contributo alla storia della civiltà ellenica in Occidente, Stab. tip. Succ. FF. Ni-
308 angelo russi

da parole, che sono certo un autoschediasma bizantino, ricostruisce un Ur-


theognis! E il tutto è di una esuberanza incredibile. Ma si vede ch’è giovane
che farà. Io lo conosco di persona, e lo trovo intelligente, colto, grazioso e
decente, di una decenza personale superiore a ogni elogio: lo amo molto 129.
Mi creda il Suo, caro signor Professor de Sanctis,

dev.mo e gratissimo
G P 130

XVI
Fraccaroli a De Sanctis*

Verona 9 Ottobre 1913


Carissimo,
Ricevo la tua cara lettera 131 e insieme quella sozzura 132. Quanto a

stri (= estr. da «Annali della R. Scuola Normale Superiore di Pisa», vol. 24), Pisa
1912, pp. 333 (rist. anast.: Avezzano, Studio bibliografico A. Polla, 1983).
129 Umberto Mancuso, filologo classico (Palermo, 1888 – Roma, 1971), fu li-

bero docente di Letteratura greca nell’Università di Roma.


130 Giorgio Pasquali, il grande filologo classico (Roma, 29 aprile 1885 – Belluno,

9 luglio 1952), che fu professore nelle Università di Messina (1920-1921) e di Firenze


(1921-1952) e direttore (dal 1930) del Seminario di Filologia Classica della Scuola Nor-
male Superiore di Pisa, rivela nel nutrito carteggio, ch’ebbe con il De Sanctis (cf. M.R.
Precone, Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., pp. 134-136, nr. 578,
docc. 60), il suo grande amore per lo studio e per la ricerca, sorretto da un metodo se-
vero, che, appreso in Germania, volle trasferire in Italia, opponendosi agli «esteti gior-
nalisti», sicché lo “storico di Atene e Roma” poté ben definirlo, nel telegramma di con-
doglianze alla vedova per la morte dell’illustre amico, il «massimo ellenista italiano».
* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato al Fraccaroli nel Fondo De

Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf.
M. R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit.,
p. 79, nr. 307, doc. 22. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario de-
sanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrisponden-
te da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 891. Alcuni
suoi brani appaiono già riportati in M. Guglielmo, Il Carteggio Gaetano De Sanctis
– Giuseppe Fraccaroli, cit., pp. 97 s. note 296, 298, 301, a commento di due lettere
del De Sanctis ivi pubblicate (nrr. LII-LIII).
131 Lettera di G. De Sanctis a G. Fraccaroli (Torino 7 X 13), pubblicata ora

in M. Guglielmo, Il Carteggio Gaetano De Sanctis – Giuseppe Fraccaroli, cit., pp.


97 s., nr. LII [50].
132 È la copia della recensione di Gaetano Munno a I lirici greci (poesia melica)

tradotti da G. Fraccaroli [Il pensiero greco, vol. 7], Fratelli Bocca, Torino 1913, pp.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 309

Bacch. V 67 la lezione ajrgistav" è un emendamento del Jebbe, mentre


il papiro legge ajrghstav" cui il Blass (sola edizione che ho davanti), che
lo accetta, nota: «cf. ajrgh'ta Kolwnovn Saph.». Vedi dunque che c’è an-
che qui un’impostura 133. – Se risponderò, risponderò con una lettera
all’editore, ma se avessi visto in tempo sarebbe stata piuttosto roba da
procuratore del re 134.
Quanto alla commissione 135, io sono persuaso che quella che abbia-
mo proposta sia l’unica che possa dare un affidamento di giustizia: passa
pure in rivista tutti.
Zambaldi 136? Hai veduto che contegno ha avuto con Ubaldi 137: ri-
nuncia e manda la relazione, e che relazione!
Michelangeli 138? Lo preferisci a Cerrato 139? Io non ho nulla in con-
trario, ma ho paura si faccia da ridere.
Canna 140? Tre anni fa lo volevano mettere fuori per delirio senile.

518-526, apparsa in «La Nuova Cultura», anno 1, fasc. 7 (luglio 1913), pp. 518-526,
ripubblicata ora in M. Guglielmo, op. cit., pp. 138-145.
133 Ne avrebbe preso atto lo stesso De Sanctis in una lettera successiva (Tori-

no 2 XI 13): «Hai pienamente ragione anche per ajrghstav". Io avevo letto nella edi-
zione che consultai ajrgestav"». Cf. M. Guglielmo, op. cit., p. 99.
134 Sull’«incresciosa faccenda del Munno» vd. ora M. Guglielmo, op. cit., pp.

96 ss., 146 ss. (con la documentazione).


135 Allude alle manovre elettorali allora in corso per la formazione della com-

missione giudicatrice del concorso a cattedra di Letteratura greca appena bandito.


In proposito vd. infra.
136 Francesco Zambaldi, grecista (Venezia, 1837 – Meati, Lucca, 1928), pro-

fessore di Letteratura greca nelle Università di Roma, Messina, Pisa.


137 Allude al comportamento dello Zambaldi nei confronti di P. Ubaldi

nell’«ultimo concorso di greco per Catania» (del 1909), su cui vd. supra, doc. nr.
VIII, nota 74.
138 Su Luigi Alessandro Michelangeli, vd. supra, doc. nr. XV, nota 118.
139 Luigi Cerrato (1854-1935) tenne nell’Università di Genova «per quasi

quarant’anni, fino al 1928-29, la cattedra di Greco e l’insegnamento di Gramma-


tica greca e latina. Si era laureato a Torino con Giuseppe Müller, da cui aveva ap-
preso i nuovi orientamenti della critica»: G. Barabino - F. Bertini - P. Busdraghi,
L’ambito classico, in Tra i palazzi di via Balbi. Storia della facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università degli Studi di Genova, a cura di G. Assereto, Genova 2003, p. 156.
140 Giovanni Canna, filologo classico (Casale Monferrato, 20 dicembre 1832 –

Gabiano di Monferrato, 19/20 febbraio 1915), insegnò Letteratura greca nell’Uni-


versità di Pavia prima come professore straordinario (1876-1881) e poi come ordi-
nario (1881-1915). Scrive di lui P. Treves (in «Diz. Biogr. Ital.», 18, 1975, s.v.): «Fu
maestro indimenticabile e in Pavia amatissimo, mentre l’Italia quasi lo considerava
un rudere o un sopravvissuto».
310 angelo russi

Festa 141?
Hai veduto Olivieri 142? È un povero diavolo che ha assai meno in-
gegno di Cerrato.
Comparetti 143? Ci avevo pensato, ma ha passati gli ottanta ed è più
pericoloso.
Non resta che Vitelli, che moralmente credo inferiore a Festa. Se in-
fatti costui è a Roma, è tutta opera del Vitelli. Il quale V. hai visto invece
come ha trattato Taccone, come ha trattato Ubaldi 144.
Perciò ti prego solo, quando voterai o suggerirai agli altri i nomi da
votare, di pensare prima alle conseguenze del tuo voto per Taccone, per
Ubaldi e per Bignone 145: pensa che solo il lasciare un posto libero e vuo-
to approfitterà all’intrusione di un altro che ragionerà con quell’onestà
che hai veduto.
Tanti ossequi alla signora Emilia e a te un abbraccio

dal tuo
G. Fraccaroli

141 Su Nicola Festa vd. supra, doc. nr. IV, nota 43.
142 Alessandro Olivieri, filologo classico (Senigallia, Ancona, 1872 – Napo-
li, 1950), fu professore di Letteratura greca prima a Catania (1899-1904) e poi a
Napoli (1905-1936), dove successe a Ferdinando Flores. Cf. E. Degani, Italia.
La filologia greca nel secolo XX, in La filologia greca e latina nel secolo XX. Atti
del Congr. Internaz. (Roma, CNR, 17-21 settembre 1984), Pisa [1984], pp. 1065-
1140: 1091-1093.
143 Domenico Comparetti (Roma, 7 luglio 1835 – Firenze, 20 gennaio 1927),

professore di Letteratura greca nelle Università di Pisa (dal 1859), di Firenze (dal
1872) e, per breve tempo, di Roma (a.a. 1887-1888), socio nazionale dei Lincei (9
maggio 1875), senatore del Regno (dal 1891), fu – com’è noto – uno dei massimi
filologi del suo tempo. Cf. ultimamatum Domenico Comparetti 1835-1927. Atti del
Convegno Internazionale di Studi (Napoli – S. Maria Capua Vetere, 6-8 giugno
2002), a cura di S. Cerasuolo, M.L. Chirico, T. Cirillo, Napoli 2006, pp. xx-290.
144 Sul trattamento usato dal Vitelli nel concorso di Catania del 1909 nei

confronti del Taccone (anche in vista di una sua eventuale chiamata a Roma) e
dell’Ubaldi vd. pure supra, docc. nrr. VIII (nota 74) e XVI (nota 137).
145 Tutt’e tre allievi di Fraccaroli molto legati nel contempo al De Sanctis,

come appare chiaramente da numerose lettere dell’Epistolario preso qui in consi-


derazione: cf. M. Guglielmo, Il Carteggio Gaetano De Sanctis – Giuseppe Fracca-
roli, cit., passim; M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956).
Inventario, cit., passim, specie pp. 39, 171, 174, 242.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 311

XVII
Cipolla a De Sanctis*

14 / XII / 1913

Caro De Sanctis,
Seguii il tuo consiglio, che desiderai davvero, poiché io non capisco
nulla 146. Anche il Pareti 147 era entusiasta del Pasquali; ma io ignoro che
cosa egli abbia scritto.
Votai dunque:

Grecisti: Vitelli, Cerrato 148, Zuretti 149 (e nessun altro nome). Mate-


rie affini: Stampini 150 (votai così per disciplina, ma non so perché mai lo
Stampini, invece di te; a meno che F[raccaroli] ti abbia escluso, sapendo
che non sei per i tre torinesi senza altri candidati) 151. Qui fosti votato,
almeno da alcuni, come materia affine.

* Questa lettera (cc. 2) si conserva nel fascicolo intestato al Cipolla nel Fon-
do De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a
Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inven-
tario, cit., p. 53, nr. 160. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario
desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispon-
dente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 436.
146 Si riferisce alle manovre elettorali in atto per la formazione delle commis-

sioni giudicatrici dei concorsi universitari a cattedre appena banditi.


147 Luigi Pareti, allievo del De Sanctis, era stato poi chiamato a Firenze prima

come incaricato (D.M. 19 agosto 1911) e subito dopo, avendo vinto il relativo con-
corso, come prof. straordinario (D.M. 16 novembre 1912): cf. il suo Stato Matricola-
re presso l’Archivio Centrale dello Stato in Roma, Fondo: M.P.I., Direz. Gen. Istruz.
Univ., Fasc. pers. dei Proff. Ordinarî 1940-1970, Busta nr. 357. Su di lui vd. pure infra.
148 Sul Cerrato vd. supra, doc. nr. XVI, nota 139.
149 Carlo Oreste Zuretti, filologo classico (Sanfré, Cuneo, 24 agosto 1865 – Mi-

lano, 16 ottobre 1931), formatosi all’Università di Torino (dove si laureò con Giusep-
pe Müller, ma si legò molto anche al Fraccaroli), conseguì nel 1891 la libera docenza
in Letteratura greca. Vincitore di concorso, passò come professore ordinario di Let-
teratura greca all’Università di Palermo (1899-1914), dove insegnò pure per incarico
Grammatica greca e latina (1903-1913). Nel 1914 si trasferì all’Accademica scienti-
fico-letteraria (poi Università degli Studi) di Milano, dove insegnò fino al 1931. Fu
socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino (cf. supra, doc. nr. VIII,
nota 71) e ordinario dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere. Su di lui vd. ora E.
Degani, Italia. La filologia greca nel secolo XX, cit., pp. 1065-1140: 1108-1109.
150 Su di lui vd. supra, docc. nrr. VIII (nota 72) e XV (nota 111).
151 Queste conclusioni del Cipolla, che conosceva peraltro molto bene sia il

De Sanctis che il Fraccaroli, essendo stato loro collega a Torino per parecchi anni,
312 angelo russi

Non mi piacque il sistema del Fr(accaroli) e del Rom(agnoli) 152,


quando pubblicarono il loro giornale, e proprio qui a Firenze 153. Tu fa-
cesti bene scrivendo il nome di F(raccaroli), ma per me, facendolo, avrei
affermato una posizione di lotta contro il Vitelli senza sufficiente motivo
– almeno così mi parve.

Per la Storia del Cristianesimo votai così: De Sanctis, Pistelli 154,


Oberziner 155, Guidi 156. Anche qui taluni voti per me che Ramori-

erano esatte, come appare tra l’altro chiaramente dalle lettere che i due si sono
scambiate in quell’occasione: cf., ad esempio, supra, doc. nr. XVI e nota 145; e in-
fra, docc. nrr. XIX-XXIII. Vd. pure in merito M. Guglielmo, op. cit., pp. 96 ss.
152 Ettore Romagnoli, grecista (Roma, 11 giugno 1871 – ivi, 10 maggio 1938),

studiò alla «Sapienza» negli stessi anni del De Sanctis (cf., infatti, E. Romagnoli, Ri-
cordi romani, 2. ed. accresciuta di cinque nuovi capitoli, Milano 1936, p. 173; G. De
Sanctis, Ricordi della mia vita, cit., p. 63; vd. pure G. Monsagrati, Verso la ripresa:
1870-1900, in Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia de «La Sapienza», a cura di Li-
dia Capo e Maria Rosa Di Simone, prefazione di Emanuele Paratore, Roma 2000,
pp. 436, 439). Diventò in seguito professore di Lingua e letteratura greca nelle Uni-
versità di Catania, Padova, Pavia, Milano e Roma, e dal 1929 fu pure accademico
d’Italia. Il De Sanctis non condivise mai i suoi attacchi contro la filologia tedesca (e
i suoi seguaci in Italia: in primis, il Vitelli) e più tardi «la violentissima campagna an-
titedesca che Ettore Romagnoli ed altri» fecero, alla vigilia e durante la prima guerra
mondiale, «nel campo della cultura, accompagnandola con attacchi non equi contro
il maestro insigne e ligio come pochi al dovere» e, cioè, il Beloch: cf. G. De Sanctis,
Ricordi della mia vita, cit., p. 141. In proposito vd. ultimamente G.D. Baldi - A. Mo-
scadi, Filologi e antifilologi. Le polemiche negli studi classici in Italia tra Ottocento e
Novecento, Firenze, 2007, pp. xxviii-208 passim. Cf. anche infra.
153 Allude a «Le Cronache letterarie», rivista mensile di cultura, diretta dal

Romagnoli, ch’ebbe però vita breve: dal 1910 al 1912 (cf. infra, doc. nr. XXII e
nota 184). Il Fraccaroli vi pubblicò saggi di grande interesse: Critica filologica e cri-
tica filosofica a proposito di Pindaro (18 settembre 1910), Arte e filologia (21 maggio
1911) e Umanesimo e filologia (30 luglio 1911).
154 Su Ermenegildo Pistelli vd. supra, doc. nr. IX, nota 79.
155 Giovanni A. Oberziner, storico dell’antichità (Trento, 24 novembre 1857

– ivi, 4 novembre 1930), dopo aver insegnato a lungo in istituti medi, fu nominato
nel 1902 professore straordinario di Storia antica nell’Accademia scientifico-lette-
raria di Milano, ordinario nel 1907. Su di lui vd. G. Sebesta, s.v. Oberziner, Gio-
vanni Amennone, in «Österreichisches Biographisches Lexikon 1815-1950», Bd. 7
(Lfg. 33, 1977), p. 198.
156 Ignazio Guidi, orientalista (Roma, 31 luglio 1844 – ivi, 18 aprile 1935), fu pro-

fessore di Ebraico e Lingue semitiche comparate nell’Università di Roma (1876-1919).


Socio nazionale dei Lincei dal 1878, venne nominato senatore del Regno nel 1914.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 313

no 157 nominò a voce alta. Spero di non riuscire; se sarò eletto, posso ac-
cettare? Sarebbe un lavoro enorme (specie trattandosi di materia non
mia), accasciante, ed io temerei di andarmene all’altro mondo. La mia
paralisi del 1909 mi assalì in seguito alla commissione di quell’anno 158.
Al miglior partito, dovrei chiedere il giudizio del medico. In tali circo-
stanze, con tali apprensioni che cosa dovrei fare? Devo mettere in peri-
colo la mia vita per la successione del Labanca 159?
Mille ossequi alla poetessa di Frate Nilo 160 e mille saluti

dal tuo aff.mo


C. Cipolla

Saluti alla famiglia.

157 Felice Ramorino, filologo classico (Mondovì, Cuneo, 1852 – Firenze,

1929), fu professore di Letteratura latina nelle Università di Palermo (1880-1884),


di Pavia (1884-1893), nell’Istituto di Studi Superiori di Firenze (1893-1924) e
nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (1924-1927), dove fu pure Pre-
side della Facoltà di Lettere e Filosofia.
158 Lo stesso Cipolla in una lettera al De Sanctis in data 21 gennaio 1909 aveva

voluto informare lo storico dell’antichità su quanto gli era successo un mese prima,
mentr’era di commissione in un difficile concorso di Geografia: «Carissimo, / Non
c’è che da rallegrarsi, considerando la gravità del male. Proprio oggi un mese – 21
dicembre – pareva quasi perduta la speranza, ricevendo il Viatico, il quale da una
parte non porta mica il male o la morte. Tutt’altro! Sono debole. A poco a poco le
forze torneranno. Il medico segna l’inizio delle lezioni al 27 o al 30 marzo. Fino-
ra non potrei qualsiasi lettura, al più piccolo ridotta, tollerarla. Nulla in tal fatto!!
Spero tuttavia fra qualche settimana di corregger le bozze. Allo studio tornerò, leg-
germente, dopo la metà di marzo. Per ora, non affatto. [---] Faccio pochi passi ap-
poggiato a mia moglie. È già molto! Con tanta debolezza è già molto!».
159 Baldassarre Labanca, studioso di storia della filosofia e delle religioni

(Agnone, Molise, 17 agosto 1829 – Roma, 22 gennaio 1913), insegnò Filosofia mora-
le a Padova (1879-1882) e a Pisa (1882-1886). Trasferito alla «Sapienza», vi insegnò
prima Storia delle religioni e poi (dal 1887) Storia del cristianesimo. Sulla sua suc-
cessione a Roma il Cipolla così aveva scritto al De Sanctis in una sua precedente let-
tera (non datata): «Giorni fa vidi Ignazio Guidi che mi parlò della cattedra di Storia
della Chiesa, per l’Università di Roma, alla quale concorrono, pare, Buonaiuti, Sal-
vatorelli, ecc. Mi raccomandò di sfuggire i filosofi. Mi parve di capire che egli non
rifiuterebbe di accettare. Ora al Guidi il mio voto lo darò volentieri. Ma quanto agli
altri? Al Guidi accennai il tuo nome. Egli aderì. Mancano ancora tre, e chi potreb-
be essere? Per quanto ci pensi non ci trovo alcuno. E tu che consigli mi daresti?».
160 Allude alla moglie del De Sanctis, fine scrittrice e studiosa di agiografia, su

cui vd. supra, doc. nr. VIII, nota 76.


314 angelo russi

XVIII
Pasquali a De Sanctis*

Pasquali
Göttingen
Wilhelm-Weberstr. 9.
31 / 12 / 13
Caro Signor Professore De Sanctis,
Che la nomina della commissione è andata male (Fraccaroli, Roma-
gnoli, Vitelli, Zuretti, Stampini), Lei saprà a quest’ora meglio di me. Da
una tale commissione io non [ho] nulla da sperare, pure non mi ritiro.
Se avranno il coraggio di dire che i miei lavori su Nicandro, Pausania,
Callimaco sono porcherie, lo abbiano. Io non do indietro. Se Ella potrà
in colloqui con il Fraccaroli o con lo Stampini in qualche modo aiutar-
mi, sono sicuro che lo farà, ma che lo possa, mi è assai, assai dubbio. Io
credo oramai che io finirò la mia vita privato docente a Göttingen!
Il suo
Giorgio Pasquali

XIX
Pasquali a De Sanctis**

Pasquali
Göttingen
Wilhelm-Weberstr. 9
[«circa 2 Marzo ’14»] 161
Caro Prof. De Sanctis,
Sarà bene che Lei sappia, ma anche bene ch’Ella tenga per sé e in

* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato al Pasquali nel Fondo De

Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf.
M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit.,
p. 135 nr. 578, doc. 17. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario de-
sanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrisponden-
te da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 1657.
** Questa lettera, scritta di proprio pugno a penna dal Pasquali, presenta varie

cancellature non segnalate puntualmente sopra nella trascrizione del testo. Essa si
conserva nel fascicolo a lui intestato nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico
dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fon-
do Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 135 nr. 578, doc. 19. Nella
raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeti-
camente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa oc-
cupa – nella copia in mio possesso – il nr. 1658.
161 Data aggiunta a lapis dal De Sanctis.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 315

ispecie che non ne faccia trapelar nulla al signor Taccone 162, che Zuretti
ha scritto giorni sono al suo vecchio amico Wendland 163, dichiarandogli
ch’egli appoggerà in commissione me con quanta forza potrà. Poiché da
Fraccaroli e da Romagnoli io non mi aspetto nulla di buono, così sareb-
be bene ch’Ella tastasse terreno presso Stampini e caso mai gli accen-
nasse che, se egli volesse appoggiarmi in commissione, non si trovereb-
be né solo né in compagnia del solo Vitelli, ma potrebbe contare anche
sullo Zuretti. La missione che io Le affiderei è, come Lei vede, molto
delicata; se non crede di poterla assumere, ne faccia a meno; ma mi scri-
va chiaramente che non vuole o non può farlo.
Qui come successori del Leo 164 sono proposti Heinze 165 – Reitzen-
stein 166 – Wissowa 167, in quest’ordine; Heinze più che altro honoris cau-

162 Su cui vd. supra, doc. nr. XV, nota 112. Concorreva anche lui per la catte-

dra messa a concorso e, notoriamente, era un assiduo frequentatore della casa del
De Sanctis, del quale era stato peraltro uno dei primi allievi a Torino.
163 Su cui vd. supra, doc. nr. XV, nota 120.
164 L’insigne filologo classico, Friedrich Leo, che a Göttingen insegnava Let-

teratura latina (dal 1889), vi era morto meno di due mesi prima, il 15 gennaio 1914.
Nato a Regenwalde, in Pomerania (oggi Resko, in Polonia), il 10 luglio 1851, era
stato a Bonn allievo di Franz Bücheler e Hermann Usener e compagno di studi di
Georg Kaibel. Libero docente nell’Università di Bonn dal 1877, era diventato nel
1881 professore straordinario a Kiel e nel 1883 ordinario a Rostock. Aveva insegna-
to pure a Strasburgo (1888), prima di essere chiamato a Göttingen. Della Georg-
August-Universität era stato pure il Rettore nell’a.a. 1903-1904. Dal 1910 era socio
straniero dell’Accademia dei Lincei. Cf. G. Pasquali, Federico Leo (1851-1914),
«RFIC», 42 (1914), pp. 334-338.
165 Richard Heinze, filologo classico (Naumburg, Saale, 11 agosto 1867 – Bad

Wiessee, Oberbayern, 22 agosto 1929), allievo prima di Otto Ribbeck a Lipsia e


poi di Franz Bücheler e Hermann Usener a Bonn, nonché di Theodor Momm-
sen a Berlino, aveva conseguito la libera docenza nel 1893 a Strasburgo. Nel 1900
era stato nominato professore associato nell’Università di Berlino. Era passato poi
come professore ordinario a Könisberg (dal 1903) e successivamente a Lipsia (dal
1906), dove rimase – come aveva ben previsto il Pasquali nella lettera sopra ripor-
tata – fino alla morte.
166 Richard Reitzenstein, filologo e storico delle religioni (Breslavia, 2 aprile

1861 – Göttingen, 23 marzo 1931). Con Wilhelm Bousset era considerato la figu-
ra più rappresentativa della Religionsgeschichtliche Schule. Fino a quel momento
era stato professore nelle Università di Rostock (1889-1892), Giessen (1892-1893),
Strasburgo (1893-1911) e Friburgo in Brisgovia, dove tuttora insegnava (dal 1911).
Sarà lui il successore di Leo a Göttingen.
167 Georg Wissowa, insigne filologo e studioso della religione romana (Neudorf,

Breslavia, 17 giugno 1859 – Halle an der Saale, 11 maggio 1931), fu professore nelle
Università di Marburgo (dal 1886) e di Halle (dal 1895). A lui si devono, in particolare,
316 angelo russi

sa, perché non si crede che si muoverà da Lipsia per venir qui. Reitzen-
stein è probabile che venga, ed è certo uomo d’ingegno. Wissowa mi par
troppo vecchio e troppo specialista. A ogni modo poiché gli stati della
Germania del sud non lasciano liberi i loro professori, se non dopo tre
mesi dalla disdetta, è certo che nel prossimo semestre continuerò io ad
avere la supplenza in una sezione del seminario.
Sa Lei quando la commissione si raduni ?

Il Suo
G P.

P. S. Non ho bisogno di raccomandarle discrezione.

XX
De Sanctis a Pareti*

«(Non spedita)» 168�

Torino 5 III 14

Caro Pareti 169,

l’iniziativa della nuova edizione della Realencyclopädie der Classischen Altertumswis-


senschaft (1890) e l’importante volume Religion und Kultus der Römer (1902).
* Questa brutta copia, scritta di proprio pugno dal De Sanctis, non presenta

né correzioni né cancellature. Si conserva attualmente nel fascicolo intestato al Pareti


nel Fondo De Sanctis dell’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a
Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inven-
tario, cit., p. 133 nr. 571, doc. 4. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Episto-
lario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corri-
spondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 1612.
168 Annotazione apposta di proprio pugno dal De Sanctis. La minuta in que-

stione è stata, comunque, conservata con cura dallo storico ed è giunta fino a noi
(vd. nota precedente).
169 Luigi Pareti (Torino, 30 maggio 1885 – Roma, 8 gennaio 1962), brillante allie-

vo del De Sanctis a Torino e poi del Beloch a Roma, aveva ottenuto con D. M. 25 luglio
1911 la Libera docenza in Storia antica presso l’Università di Torino e subito dopo l’inca-
rico dell’insegnamento di quella disciplina a Firenze (cf. supra, docc. nrr. XIII, note 102-
103; XIV, nota 107; XVII, nota 147). Risultato vincitore del concorso a cattedra di Sto-
ria antica nell’Università di Padova (4 maggio 1911), si era visto annullare gli atti di quel
concorso dal Consiglio Superiore della P. I. il 15 settembre 1911. Poco dopo, però, il 12
giugno 1912, era entrato nella terna dei vincitori del concorso a cattedra di Storia antica
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 317

Ho letto il tuo articolo del «Marzocco» 170 – che non mi hai inviato:


avevi timore che mi dispiacessero le tue lodi alla scuola di Vitelli? –; e
lo approvo pienamente. Solo qualche frase a lode di quegl’Italiani che
hanno lavorato utilmente sui testi poetici dati dai papiri si poteva ag-
giungere. Conviene in sostanza che lavoriamo al ravvicinamento delle
scuole riconoscendo il buono che c’è di qua e di là! – È vero che ogni
tanto si fa qualche passo indietro nella via della pacificazione. Così per
l’attacco inconsulto e pazzo del Munno spalleggiato dal Festa contro il
Fraccaroli 171 – hai visto la replica fiera ma giusta del Fraccaroli nell’ul-
timo numero della «Cultura» 172? Così per la pastetta della commissio-
ne per la libera docenza del Bignone 173 o per la replica indecente oltre
ogni credere del C. S. alle osservazioni del Taccone e dello Stampini 174.
Diceva, tra l’altro, quella replica che non è permesso fare osservazioni
ai deliberati della Giunta. Fortuna che non hanno scritto a me una tale
scimunitaggine: perché la cosa non sarebbe forse passata tanto liscia.
Ora è bene che io ti informi che lo Stampini è ottimamente disposto
per il Pasquali e che (stando a quel che mi ha detto) lo vorrebbe in terna
subito dopo il Cessi 175. S’intende che terzo desidera D. Ubaldi 176. Come

bandito dall’Università di Bologna, per cui era stato nominato il 16 novembre di quello
stesso anno professore straordinario nell’Istituto di Studi Superiori di Firenze, dove già
insegnava come incaricato. Vi otterrà la promozione ad ordinario il 19 luglio 1916. Inse-
gnerà poi nelle Università di Catania (1933-1941) e di Napoli (1941-1943 e poi di nuovo
1950-1955), con un breve passaggio nell’Università di Padova come professore ordina-
rio “in soprannumero” di Etruscologia negli anni 1944-1945. Sulle sue vicende accade-
miche vd. ora A. Russi, Silvio Accame, Introduzione di Claudio Ferone, cit., passim, spec.
pp. 169 ss., 180 ss., 198-200. È stato pure direttore di «Atene e Roma» dal 1920 al 1933.
170 Cf. L. Pareti, I papiri della Società italiana, «Il Marzocco», XIX, 9 (1° mar-

zo 1914), pp. 3-4.


171 Cf. supra, doc. nr. XVI, nota 132.
172 Cf. G. Fraccaroli, Risposta al Prof. Munno, «La Nuova Cultura», I (1913),

pp. 934-941.
173 In proposito vd. ora M. Guglielmo (a cura di), Il Carteggio Gaetano De

Sanctis – Giuseppe Fraccaroli, cit., pp. 95 ss. nrr. XLIX [47]-L [48]. Sul Bignone vd.
supra, doc. nr. VIII, nota 67.
174 In proposito vd. M. Guglielmo (a cura di), Il Carteggio Gaetano De San-

ctis - Giuseppe Fraccaroli, cit., p. 109 e nota 344.


175 Camillo Cessi, filologo classico (Rovigo, 23 luglio 1876 – Milano, 9 febbra-

io 1939), insegnò a Catania (dal 1909 al 1918, con interruzioni dovute alla guerra),
a Padova (dal 1918 al 1924) e poi a Milano nell’Università Cattolica del Sacro Cuo-
re (dal 1924 alla morte).
176 Su di lui vd. supra, doc. nr. VIII, nota 66. Risulterà secondo nella terna del

concorso di Milano: vd. infra, doc. nr. XXIII.


318 angelo russi

vedi anche qui, per parte nostra, ci son tutte le disposizioni migliori:
purché l’intransigenza fiorentina non guasti ogni cosa. Io ho voluto met-
terti sull’avviso, pure raccomandandoti la maggiore prudenza e discre-
zione, perché presentandosi l’opportunità, tu possa avvertire il Vitelli
che con un po’ di tatto e di spirito conciliativo le cose pel Pasquali pos-
sono mettersi bene (saprai, credo, che anche lo Zuretti è per lui) 177.
Sento che la circolare dei nostri Studî  178 è stata già distribuita. Man-
damene una copia, perché non mi ricordo neppure più quello che ho
scritto. – La mia Storia dei Romani va avanti con lentezza: ma a giugno
a ogni modo comincerà la stampa del vol. III 179. – Tu sta sano e dammi
notizie di te e dei tuoi studi.
Il tuo
G. De Sanctis

XXI
Fraccaroli a De Sanctis*

Albergo S. Chiara
Via S. Chiara 21 – Roma – 21 Via S. Chiara
Giulio Corteggiani proprietario
Tel. 20-19
Roma 23 marzo 1914
Carissimo,
Domani firmiamo la relazione ed entro la settimana sarò a Mila-

177 Cf. supra, doc. nr. XX. Ma la disponibilità data allora dallo Zuretti non ri-

sulterà poi ai fatti: cf. infra, doc. nr. XXII.


178 Cf. G. De Sanctis - L. Pareti, Al Lettore, in Contributi alla scienza dell’an-

tichità pubblicati da G. De Sanctis e L. Pareti, vol. I: Luigi Pareti, Studi Sicilia-


ni ed Italioti. Con tre tavole, Libreria Internazionale B. Seeber, Firenze 1914, p. iii
(con le linee programmatiche della nuova collana).
179 Il terzo volume uscirà in realtà solo nel 1916: cf. Storia dei Romani, vol. III.

L’età delle guerre puniche, Parte I e Parte II, Fratelli Bocca Torino-Milano-Roma
(= «Biblioteca di scienze moderne», 71-72), 1916: pp. xii-432 e pp. viii-727.
* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato al Fraccaroli nel Fondo De

Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf.
M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit.,
p. 79, nr. 307, doc. 42. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario de-
sanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrisponden-
te da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 913.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 319

no 180. So che lo Stampini ti ha già scritto e perciò è inutile che ti ripeta


quello che sai, tanto più ch’egli ti aggiungerà il resto a voce. – Ti aggiun-
go solo che la promozione del Taccone fu votata all’unanimità, perché la
promozione non si nega a nessuno. Disgraziatamente il Teocrito 181 do-
vette restare a disposizione dei commissari acciò ne potesse ciascuno ca-
vare il proprio giudizio singolo; e fu un disastro. Il V[itelli] ebbe a dire:
– ma sapete che forse sarebbe stato il caso di negare la promozione ! –
E si divertiva a leggere, e si rivolgeva in ispecie a me – e mi sa dire che
verso è questo ? e che verso è quest’altro ? – E difesa non ce n’era, ed io
cercavo di tagliar corto, perché effettivamente non avea posto l’occhio
sulle cose più grosse. Io nel mio giudizio tacqui dei versi, ma lui volle
notare la deficenza, ed anche nella relazione si è dovuto blandamente
manifestare la speranza che il T[accone] in avvenire si limiti a fare ciò
che sa fare. Naturalmente io al T[accone] non ho scritto né scrivo nulla
di tutto ciò, ma lo dico a te, acciò con garbo se, quando, e come crede-
rai meglio, veda se sarà possibile di farlo rinsavire.
Nel concorso il P[asquali] non ebbe che il solo voto del V[itelli]
che ebbe il coraggio civile di anteporlo al De Stefani 182. Il P[asquali] è
dottissimo, ma a me pare un pazzo da manicomio; né il V[itelli] seppe
ribattere le nostre osservazioni che furono una minima parte e non le
più gravi che si potessero fare. Conchiuse anzi: «queste cose diteglie-

180 Si riferisce ai lavori della Commissione giudicatrice del concorso di Gre-


co di Milano, il cui calendario era già stato annunciato al De Sanctis dallo stesso
Fraccaroli in una sua precedente lettera: cf. M. Guglielmo, op. cit., p. 96, nota 290.
181 Si riferisce a: Gli Idilli di Teocrito, tradotti in versi italiani da Angelo Tac-

cone con introduzione e note, Fratelli Bocca (= «Il pensiero greco», 9), Torino
1914, pp. xx-298, su cui c’era stata in precedenza una vivace discussione anche tra
il De Sanctis e il Fraccaroli, come testimoniano varie lettere del loro carteggio: cf.
specialmente M. Guglielmo, op. cit., pp. 112-118.
182 Il De Stefani, infatti, si era giovato «dell’alto magistero di Girolamo Vi-

telli» (così, in particolare, E. Follieri, La filologia bizantina in Italia nel secolo XX


[1993], ora in Byzantina et Italograeca. Studi di filologia e di paleografia, a cura di A.
Acconcia Longa, L. Perria, A. Luzzi, Roma 1997, p. 11). Eduardo Luigi De Stefa-
ni (Napoli, 1869 – Roma, 1921), studioso della tradizione manoscritta di Senofon-
te e di Eliano, fu professore incaricato di Grammatica greca e latina nell’Universi-
tà di Roma dal 1910. Una morte precoce non gli fece portare a termine l’edizione
dell’Etymologicum Gudianum, considerato «un modello di dottrina e di acribia»
(E. Follieri, op. cit., loc. cit.). Sui suoi rapporti con il Vitelli vd. ultimamente M.
Manfredi, Girolamo Vitelli (1849-1935), in Hermae. Scholars and Scholarship in
Papyrology, cit., p. 49; M. Capasso, Medea Norsa: gli anni della maturità (1906-
1952), ibid., p. 225, nota 1.
320 angelo russi

le». Poi, si intende, votò a modo suo. – E non ci siamo mangiati; anzi,
pure restando avversari, ci siamo parlati, e perfino abbiamo mangiato
alla stessa tavola.
Tanti auguri alla signora Emilia e ti abbraccio

il tuo
G. Fraccaroli

XXII
De Sanctis a Cipolla*

Roma 12 IV 14

Caro Cipolla,
Rispondo partitamente alla tua lettera. L’esito del concorso di greco è
stato veramente strabiliante 183. Il Pasquali è un giovane dottissimo ed un

* Questa brutta copia di pugno del De Sanctis è limpida, senza alcuna can-

cellatura. Si conserva nel fascicolo intestato al Cipolla nel Fondo De Sanctis presso
l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf. M.R. Preco-
ne (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 54, nr. 160.
Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate al-
fabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame,
essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 441.
183 L’irritazione del De Sanctis per l’esito del concorso in questione è tale da

fargli scrivere nella lettera, che ora si presenta, giudizi assai duri su personaggi con
i quali egli ha avuto in altri momenti rapporti molto più sereni ed equilibrati: è il
caso del Fraccaroli (suo grande amico negli anni del loro insegnamento comune a
Torino), del Vitelli (per il quale lo storico dell’antichità ha manifestato in numero-
se altre occasioni stima e considerazione: cf. infra) e soprattutto di Ettore Bigno-
ne (con il quale egli ha condiviso pure, negli anni ‘torinesi’, una buona familiarità).
Quest’ultimo, infatti, non dimentico della profondità dei loro rapporti, gli scriverà
più tardi, quand’era ormai «Accademico d’Italia», la seguente lettera (non datata,
ma posteriore al 1939, tuttora inedita, per la quale vd. M.R. Precone, op. cit., p. 39
nr. 90, doc. 6 e nota 15): «Caro Maestro, / Mi fu caro che il mio libro [sc. Studi sul
pensiero antico, Napoli 1938, pp. 358] Le sia giunto gradito. Io penso sempre alla
Sua eroica e santa forza di lavoro, così meravigliosa e me la propongo per esem-
pio. Ma pure penso alla Sua grande e alta fede religiosa; a questa fede a cui vado
avvinghiandomi per surmontare sui flutti di queste tempeste cosmiche. Veda, caro
Maestro, se Le è possibile di ricordarmi qualche volta nelle sue preghiere, perché
questa fede in me si rafforzi e mi aiuti. Comprenda la mia effusione e mi sappia a
Lei devoto / suo / Ettore Bignone». All’epoca il De Sanctis, allontanato dall’inse-
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 321

eccellente conoscitore del greco. Si può capire che per titoli didattici o per
ragione d’anzianità gli sia stato messo innanzi qualche altro, per quanto
scientificamente parlando egli sia a mio avviso di gran lunga superiore a
tutti i concorrenti; ma che lo abbiano escluso dalla terna e che abbiano cer-
cato di demolirlo nella relazione è una vera iniquità, e si spiega solo con lo
spirito di scuola che fa velo agli occhi del Fraccaroli e con la incompetenza
di due almeno dei giudici (Stampini e Zuretti). Il Fraccaroli, se poco senti-
va ragione un tempo, ora, incensato e montato da Romagnoli e da Bigno-
ne, i suoi collaboratori delle «Cronache letterarie» 184, non vede più altro
che il suo indirizzo personale e fuori di quello non crede che ci sia salute.
Io non condivido l’ammirazione del Pareti pel Vitelli 185. Il Vitel-
li è uomo molto colto; ma la sua vita scientifica si è ridotta a racco-
gliere varianti, spesso inutili, e a tentare supplementi, spesso infeli-
ci, di testi lacunosi. Il che secondo me può dirsi appena propedeu-
tico alla storia della letteratura greca 186. Ai metodi del Vitelli e della
sua scuola si è contrapposto il Fraccaroli. Con ragione, ma fino a un
certo punto 187. Perché, infine, la critica del Fraccaroli, che consiste
suppergiù nel dire: «Questa notizia non mi par verisimile, e quindi
la respingo; questo verso è brutto, e quindi è interpolato», ha parec-
chi punti deboli. Ma se in lui la genialità compensa le debolezze, non
così è del Bignone 188. La prefazione che il Bignone ha scritto al suo
Empedocle 189 è bene scritta e, come tentativo, può dirsi lodevole 190.

gnamento (dal 1° gennaio 1932), viveva stentatamente, sotto stretto controllo poli-
ziesco, «esule in patria».
184 Cf. supra, doc. nr. XVII e nota 153.
185 Cf., ad esempio, supra, doc. nr. XX e nota 170.
186 Sul Vitelli, però, vd. pure infra, spec. docc. nrr. XXVI, XXVIII, XXXIV.
187 Vd. pure supra, doc. nr. XI e nota 97.
188 Su cui vd. supra, doc. nr. VIII, nota 67.
189 Cf. E. Bignone, I poeti filosofi della Grecia: Empedocle. Studio critico, tra-

duzione e commento delle testimonianze e dei frammenti, F.lli Bocca (= «Il pensiero
greco», 11), Torino 1916, pp. xi-688: v-xi.
190 Lo stesso De Sanctis, del resto, non aveva mancato di esercitare un certo

controllo sull’esecuzione dell’opera, come dimostra in particolare la seguente lettera


scrittagli dal Bignone il 6 dicembre 1913 da Milano (cf. M.R. Precone, op. cit., p. 39
nr. 90, doc. 3): «Caro Professore. / Grazie delle Sue osservazioni sul mio Empedocle
di cui farò gran conto. Come già Le ho detto a Torino, mi rincresce di non aver potu-
to nel periodo in cui scrivevo la prima parte parlarne con Lei e farle vedere le bozze.
La visione storica se ne sarebbe certo approfondita, spero però ne parleremo ancora
a Natale quando verrò a Torino. / Io continuo a lavorare di molta lena e il disegno mi
si va compiendo chiaramente mentre i particolari mi si delineano più precisi. Non
v’è del resto miglior modo di formare noi stessi del fare un libro. Veniamo crescendo
322 angelo russi

Come risultato, è un chiacchiericcio inutile, che ricorda Guglielmo


Ferrero 191.
Che dire della successione del Vitelli? – Se chiamate il secondo del
concorso di Milano, D. Ubaldi, avreste un ottimo grecista ed ottimo
uomo. Ma, veramente, dare per successore al Vitelli uno scolaro del
Fraccaroli non mi parrebbe cosa molto delicata 192. – Del terzo, il Bigno-
ne, non parlo neppure. Gli manca la dottrina; e i suoi legami col «Seco-
lo» di Milano 193, la collaborazione da lui promessa alla «Collezione dei
classici del libero pensiero» diretta da Romagnoli e Podrecca 194, sono

con lui, e possiamo poi riguardarlo tranquillamente come una tappa della nostra vita
spirituale. Questo volume mi ha dato l’occasione di fermare il mio occhio su di un
problema storico, parte questa che era uscita fin ora, fuor che per i demi, per cui ave-
vo avuto la sua guida, dalla mia ricerca intellettiva, e mi ha insegnato a farne, almeno
per l’avvenire, il dovuto conto. Qualche periodo o qualche pagina l’avrei riscritta al-
trimenti, se quest’estate non mi fossi trovato in una condizione di sfinimento assolu-
to, ora vedo facilissimamente come avrei dovuto mutare qualche tono particolare, e
qualche mezzo tono potrò nel resto del volume. Ma non sempre possiamo foggiare
noi le circostanze della nostra vita. Ad ogni modo mi offre ora una via di lavoro che
mi è più conforme, cercare di rivivere un’età passata nella sua cultura, nell’arte e nel
pensiero, e per quanto potrò negli sfondi più chiaramente storici. Sono parecchie vie
da battere unitamente, ciò che non è agevole, perché l’ingegno tende istintivamente
a portarsi su qualche direzione sola. Ma vedrò di trarre il meglio dal mio. / Mi augu-
ro di imparare ancora molto da Lei, e la ringrazio sin d’ora […]».
191 La durezza di questo giudizio si coglie ancor meglio tenendo presente

l’asprezza dei toni usata dal De Sanctis nella critica al I volume dell’opera del Fer-
rero: Grandezza e decadenza di Roma (F.lli Treves, Milano 1902): cf. G. De Sanctis,
«Bollettino di Filologia Classica», 8 (1901-1902), pp. 274-279 (= Scritti minori, VI,
1, Roma 1972, pp. 37-42): «Lo scienziato […] dal libro del Ferrero non impara
nulla, o per dir meglio v’impara una cosa: che è vano sperare che il campo dell’an-
tichità classica resti immune dalla piaga del dilettantismo» (ibid., p. 279 = p. 42).
Su tutta questa vicenda vd., in particolare, L. Polverini, Cesare e Augusto nell’ope-
ra storica di Guglielmo Ferrero, in Römische Geschichte und Zeitgeschichte in der
deutschen und italienischen Altertumswissenschaft während des 19. und 20. Jahr-
hunderts, I. Caesar und Augustus, Como 1989, pp. 277-298, spec. 281 e note 16-17.
192 In proposito vd. ora Luigi F. Pizzolato, Paolo Ubaldi alla scuola di Giusep-

pe Fraccaroli, «Aevum», 73 (1999), pp. 157-198.


193 Il quotidiano radicale milanese, al quale pure il Ferrero aveva assicurato

la sua collaborazione: cf. P. Treves, s.v. Ferrero, Guglielmo, in «Diz. Biogr. Ital.»,
47 (1997), p. 22.
194 Considerata più tardi da don Giuseppe De Luca di «marca socialistico-

massonica» (cf. P. Bargellini - G. De Luca, Carteggio, I. 1929-1932, a cura di G.


Scudder, Roma 1998, p. 167 s., nr. 124 e n. 2). In essa trovarono posto le seguenti
opere: P. Pomponazzi, Trattato sull’immortalità dell’anima: Il libro degli incantesi-
mi, prefazione di Roberto Ardigò, Introduzione, traduzione e note di Italo Tosca-
ni, Editoriale Galileo Galilei, Roma 1914; C. F. Dupuis, Dell’origine di tutti i culti,
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 323

ben lontani dal raccomandarlo alle persone serie. – Uscendo dal cam-
po degli scolari del Fraccaroli, non c’è per l’appunto da prendere in
considerazione che il Pasquali. Della stima che faccio di lui come elle-
nista t’ho detto. Tu stesso leggi, ti prego, o scorri almeno il suo articolo
sui Periegeti nel «Hermes» (credo) del 1911 195 e quello sui due Nican-
dri negli «Studi» del Vitelli 196; vedrai che c’è stoffa e serietà. Aggiun-
go che conosco il Pasquali personalmente. È un giovane bravo e serio,
d’una buona famiglia romana. Lo dicono matto; e se per matto s’inten-
de uomo distrattissimo, che perde di vista ogni cosa pe’ suoi studî, che
qualche volta, ingolfato ne’ suoi pensieri, non pensa né con chi parla né
dove sta, merita il titolo; se s’intende altro: cattiveria, irragionevolezza,
violenza, allora è uno degli uomini più ragionevoli che io conosca.
Io t’ho aperto interamente l’animo mio; e ora prudenza vuole che ti
preghi di tenere questa mia lettera riservatissima.
Ricevi i miei auguri migliori per la Pasqua e presenta i miei ossequi
alla Signora
tuo aff.mo
G. De Sanctis

XXIII
Pasquali a De Sanctis*

Pasquali
CORSO V. E. 305 – ROMA,
1 marzo 1915

Caro Prof. De Sanctis,


Tornato appena in Italia con regolare congedo per l’ultima settima-

tradotto sul testo francese da A. Garnieri, con prefazione e note di Guido Podrec-
ca, 2 voll., ibid., s.d.; D.F. Strauss, L’antica e nuova fede, con prefazione di E. Lit-
tré ed un cenno sulla vita e le opere dell’autore; traduzione di P. Picca, ibid. [1914].
195 Cf. G. Pasquali, Die Schriftstellerische Form des Pausanias, «Hermes» XL-

VIII (1913), pp. 161-223.


196 G. Pasquali, I due Nicandri, «SIFC» XX (1913), pp. 49-111.
* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato al Pasquali nel Fondo De

Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf.
M. R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit.,
p. 135 nr. 578, doc. 31. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario de-
sanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrisponden-
te da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 1674.
324 angelo russi

na del semestre 197, leggo nei giornali la notizia della morte del Canna 198.
Sa Lei che vogliono fare a Pavia ? E si può, in caso, informare per mez-
zo del fido Beppo 199?
Di Firenze ho notizie molto incerte. Ormai par certo che il Vitelli si
ritiri dentro l’anno 200. C’è chi vorrebbe dare l’incarico al De Stefani 201 e
c’è chi penserebbe piuttosto a me. Per me sarebbe questione di vita e di
morte. Quindi oserei pregarla di volere ancora una volta scrivere al Ci-
polla 202 e magari al Toesca 203; con il Pareti sono in relazione diretta io.
E mi tenga informato delle risposte

Il Suo
G P.

Ha visto di certo l’Eschilo del Wilam(owitz) 204, l’Ennio e Virgilio


del Norden 205, il libro di leggende tebane del Robert 206? Eduard Me-
yer 207 la saluta caramente.

197 Da Göttingen, dov’era Privatdozent alla Georg-August-Universität: cf. an-

che supra.
198 Su Giovanni Canna vd. supra, doc. nr. XVI, nota 140.
199 Se il riferimento è al Fraccaroli, toccherà proprio a lui ricoprire la cattedra

di Letteratura greca lasciata libera dal Canna: cf. in merito, in particolare, M. Gu-
glielmo, op. cit., p. 121, nota 400.
200 In proposito, però, vd. infra, doc. nr. XXV.
201 Il De Stefani era stato allievo di Vitelli a Firenze. Su di lui vd. supra, doc.

nr. XXI, nota 182.


202 Il che è probabile che il De Sanctis abbia fatto in tempi brevi, ottenendo

dal Cipolla la seguente risposta: «Qui della successione al Vit(elli) io ti parlai, chi
sta per Pasquali e chi per De Stefani. Che cosa ne penseresti tu?»: cartolina postale,
s. d., inedita, registrata da M.R. Precone, op. cit., p. 54 nr. 160.
203 La risposta del Toesca al De Sanctis si legge infra, doc. nr. XXIV.
204 Aeschyli tragoediae, edidit Udalricus de Wilamowitz-Moellendorff, Be-

rolini, apud Weidmannos, 1914, pp. xxxv-381.


205 E. Norden, Ennius und Vergilius. Kriegsbilder aus Roms großer Zeit,

Leipzig, B. G. Teubner, 1915, pp. 176 (rist. anast.: Stuttgart, Teubner, 1966). A
quest’opera il Pasquali dedicò un’importante recensione in «GGA», 1915, pp. 593-
610, che fu tradotta, con opportuni aggiornamenti, da S. Timpanaro per la ristampa
in Pagine stravaganti, I, Firenze 1968, pp. 223-240.
206 Cf. C. Robert, Oidipus. Geschichte eines poetischen Stoffs im griechischen

Altertum, I-II, Weidmannsche Buchhandlung, Berlin 1915, pp. 587 e 203.


207 Eduard Meyer, storico dell’antichità (Amburgo, 25 gennaio 1855 – Ber-

lino, 31 agosto 1930), fu professore di Storia antica a Lipsia (1884), a Breslavia


(1885), ad Halle (1889) e a Berlino (1902-1923), dove fu pure rettore (1919-
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 325

XXIV
Toesca a De Sanctis*

Firenze, 15. III. ’15

Caro Collega,
per ora non credo che sia imminente nessun provvedimento per la
cattedra di Letteratura Greca poiché il prof. Vitelli si è rassegnato, per
quest’anno, a continuare. Ma forse l’anno venturo la Facoltà dovrà per-
dere l’opera preziosa del Vitelli, e pensare ad una successione. Allora,
stia certo, rammenterò quanto Ella mi scrive del Pasquali!
Frattanto a quante cattedre dovrà provvedere codesta Facoltà, e tra
quanti contrasti 208! Non sarà facile sostituire degnamente il nostro com-

1920). È l’autore, fra l’altro, di una memorabile Geschichte des Altertums (5 voll.,
1884-1902), che, sebbene si arresti alla metà del IV secolo a.C., rappresenta a
tutt’oggi una delle opere più imponenti della storiografia moderna sul mondo an-
tico e si segnala come l’ultimo tentativo, da parte di una singola persona, di do-
minare l’intero corso della storia antica. Per la vastità della produzione scientifica
e l’ampiezza dell’orizzonte e degli interessi storiografici, per il rigore del metodo
critico e la caratteristica concezione universalistica della storia, il Meyer è da con-
siderare senz’altro una delle figure più significative della storiografia europea tra
Otto e Novecento.
* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato a Pietro Toesca nel Fondo

De Sanctis dell’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma:


cf. M. R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventa-
rio, cit., p. 172 nr. 755, doc. 2. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epi-
stolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun
corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il
nr. 1675.
208 Si riferisce all’Università di Torino, nella quale egli stesso aveva insegna-

to fino a pochi mesi prima (vd. infra). In essa la presidenza della Facoltà di Lettere
e Filosofia di Vittorio Cian (1914-1916) sarebbe stata caratterizzata dal continuo
«allargamento del corpo insegnante» (M. Guglielminetti, Dal positivismo al na-
zionalismo, in Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, a
cura di I. Lana, cit., p. 140), ma anche da non pochi cambiamenti per ragioni va-
rie dei titolari di insegnamenti esistenti: arrivarono, infatti, in quel breve lasso di
tempo «il nuovo filologo romanzo Egidio Gorra, il sostituto di Renier, morto poco
dopo Graf, lo storico moderno Pietro Egidi, lo storico dell’arte Lionello Ventu-
ri, l’archeo­logo Pericle Ducati, l’arabista Giorgio Levi della Vida, i filosofi Adolfo
Faggi per la Storia, Erminio Juvalta per la Morale, mentre rimase per adesso inca-
ricato di Teoretica Annibale Pastore» (ibid.).
326 angelo russi

pianto Renier 209; ma forse è più difficile difendere la cattedra di Storia


Moderna 210.
Mi rammenti agli amici comuni e m’abbia sempre per

Suo dev.mo
P. Toesca 211

209 Rodolfo Renier, letterato e filologo insigne (Treviso, 11 agosto 1857 – To-
rino, 8 gennaio 1915), allievo del Carducci a Bologna, di Arturo Graf a Torino e di
Adolfo Bartoli a Firenze, aveva insegnato nell’Università di Torino la Storia compa-
rata delle letterature neolatine (come incaricato dall’a.a. 1882/1883 al 1884/1885,
come straordinario dall’a.a. 1885/1886 al 1894/1895, come ordinario dall’a. a.
1895/1896 fino alla morte). Dell’ateneo torinese era stato pure Rettore dal 1° no-
vembre 1906 al 31 ottobre 1907. Il De Sanctis, che aveva sempre manifestato per
lui stima ed amicizia, gli era stato molto vicino negli ultimi momenti di vita, assi-
stendolo con grande dedizione nel momento del trapasso, com’ebbe poi a scrivere
ad un allievo di quel grande filologo, Michele Cerrati, scrittore della Biblioteca Va-
ticana (durante la prima guerra mondiale vicario del vescovo castrense Bartoloma-
si, cui succedette nella carica, e più tardi vescovo di Lidda): cf. M.R. Precone, op.
cit., p. 49 nr.146, doc. 3.
210 Per la successione nel 1915 di Pietro Egidi a Pietro Fedele sulla cattedra di

Storia moderna dell’Università di Torino vd. ora in particolare M.L. Salvadori, La


Storia moderna, del Risorgimento e contemporanea, in Storia della Facoltà di Lettere
e Filosofia dell’Università di Torino, cit., pp. 384 s.
211 Pietro Toesca, storico dell’arte (Pietra Ligure, Savona, 12 luglio 1877 –

Roma, 9 marzo 1962), libero docente di Storia dell’arte nel 1925, fu incaricato di in-
segnare tale disciplina nell’Accademia scientifico-letteraria di Milano (1905-1906);
fu poi professore straordinario di Storia dell’arte medioevale e moderna nelle Uni-
versità di Torino (1907-1914) e di Firenze (1914-1926); divenne, quindi, ordinario
in quella di Roma (1926-1948): prima di Storia dell’arte medioevale (1926-1936) e
poi (1936-1948) di Storia dell’arte del Rinascimento e moderna. Diresse la sezione
di storia dell’arte medioevale e moderna dell’«Enciclopedia Italiana» (dal 1929) e
fu pure Socio Nazionale dei Lincei (1946; corrispondente dal 1925). Studioso va-
lentissimo, viene considerato, con Adolfo Venturi, uno dei fondatori della moderna
storia dell’arte in Italia.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 327

XXV
De Sanctis in difesa di Vitelli contro gli attacchi
di Barbagallo nella «Nuova Rivista Storica»*

«Non spedita in questi termini» 212

Montopoli in Sabina 19 VII 17

Egregio Collega 213,
Ella e i suoi amici hanno ragione da vendere nelle loro critiche ai
manuali del Barbagallo 214. Ed è verissimo che chi scrive di quei manuali

* La minuta di questa lettera, il cui destinatario (identificato con ogni pro-

babilità dal contenuto di essa con Ermenegildo Pistelli: vd. infra) non è indicato
espressamente, si conserva nel fascicolo intestato a Corrado Barbagallo nel Fondo
De Sanctis dell’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma:
cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario,
cit., p. 34 nr. 50, doc. 6. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario
desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispon-
dente da Silvio Accame, questa minuta occupa – nella copia del lavoro del mio
­Maestro, di cui dispongo per suo volere – il nr. 111.
212 Annotazione aggiunta di proprio pugno dal De Sanctis.
213 Non è specificato chi fosse il «Collega» in questione, ma dal contenuto

della lettera si comprende che si tratta con ogni probabilità di Ermenegildo Pistelli,
su cui vd. supra, doc. nr. IX, nota 79. Del Pistelli si conserva nell’Epistolario del De
Sanctis un’altra lettera, da lui firmata e indirizzata allo storico in data 6 luglio 1918:
cf. M.R. Precone, op. cit., p. 140 nr. 606, doc. 1.
214 Cf. E. Pistelli, Barbagallo e i tedeschi, Tip. Ariani, Firenze 1917, pp. 2-8;

Idem, Vitelli e i tedeschi, Tip. Galileiana, Firenze 1917, p. 4. Vd., inoltre, E.G. Pa-
rodi, Intervista a G. Mangianti, Coi letterati e filosofi di Firenze, «Giornale d’Ita-
lia» del 4 luglio 1917; E. Bianchi, Appunti sullo Scimmione del prof. E. Romagnoli
con appendice sui testi scolastici del prof. Barbagallo, Tip. Ariani, Firenze 1917, pp.
22-24. Per le reazioni dell’ambiente fiorentino all’antifilologismo del Barbagallo
vd. pure G.S. Gargano, Col pretesto della filologia, «Il Marzocco», XXII (8 luglio
1917); Idem, La farsa antitedesca passaporto dei testi scolastici omnibus, «Il Nuovo
Giornale» dell’11 luglio 1917. Quest’ultimo articolo diede inizio a tutta una serie di
interventi giornalistici pro e contro Barbagallo, protrattisi a ritmo pressoché gior-
naliero fino al 21 luglio di quell’anno. Su tutto ciò vd., in particolare, E. Pistelli,
Eroi, uomini e ragazzi, Firenze 1927, pp. 218-219; T. Lodi in appendice a G. Vi-
telli, Filologia classica e … romantica, Firenze 1962, pp. 133-143; S. Timpanaro,
Uno scritto polemico di G. Vitelli, «Belfagor», XVIII (1963), pp. 460-461; A. Ca-
sali, Storici italiani fra le due guerre. La «Nuova Rivista Storica» (1917-1943), Na-
poli 1980, p. 34 s.n. 76; L. Canfora, Ideologie del classicismo, Torino 1980, pp. 48
328 angelo russi

non ha nessun diritto di presentarsi come campione d’italianità 215. E gli


assalti del Barbagallo contro il Vitelli 216 moverebbero a sdegno, se non
movessero a riso. Ma, insomma, questo signor Barbagallo 217 chi lo ha
protetto e favorito – non vorrei dire aizzato – quando, con la stessa se-
rietà con cui assale oggi il Vitelli, assaliva altri? quando lasciava in pace i
filologi fiorentini, ma bandiva solennemente che per gli storici lo studio
delle fonti ha ‘importanza appendicolare’ 218? Chi ha per primo scoper-
to il genio del Barbagallo o, se la frase le pare troppo forte, lo ha messo
per primo in circolazione tra gli studiosi?

ss.; M. Gigante, Classico e mediazione. Contributi alla storia della filologia antica,
Roma 1989, pp. 143, 149 ss.
215 L’accusa principale che si faceva in quegli articoli era che i testi scolastici

di storia antica del Barbagallo erano plagiati da quelli di Benedikt Niese: per la bi-
bliografia in merito vd. supra, nota precedente.
216 Cf. C. B(arbagallo), Ancora una parola per l’emancipazione della cultura

italiana (A proposito di uno scritto di Girolamo Vitelli), «Nuova Rivista Storica», I


(1917), pp. 340-344; ma già prima: Idem, Gli intellettuali e la Germania, «Idea de-
mocratica» del 30 dicembre 1916.
217 Corrado Barbagallo (Sciacca, Agrigento, 1° dicembre 1877 – Torino, 16

aprile 1952), insegnante di scuole medie dal 1899 al 1926, ottenne con D.M. 23
marzo 1908 la libera docenza in Antichità greche e romane presso l’Università di
Roma, trasferita poi con D.M. 1° aprile 1914 presso l’Accademia scientifico-let-
teraria di Milano. Dopo alcune amare disavventure in concorsi universitari a cat-
tedre di Storia antica (Bologna 1911, Padova 1911, Bologna 1912 e Pavia 1915),
divenne professore di Storia economica a Catania nel 1926-27. Insegnò, quindi, a
Napoli dal 1927 al 1948 e da ultimo a Torino. Nel 1917 fu il principale ‘artefice’
della «Nuova Rivista Storica», con la quale affrontò vivacemente varie discussio-
ni storiografiche. Appoggiato da Nicola Festa, fu avversario tenace del Vitelli e
del suo indirizzo filologico, e combatté anche il De Sanctis, seguace di un’impo-
stazione storiografica totalmente diversa. È l’autore di una Storia Universale in
cinque volumi, articolati in 11 tomi, édita dall’Utet (Torino 1950-19612). Su di
lui vd. specialmente F. Natale, Contributo alla storia della storiografia italiana sul
mondo antico, «Nuova Rivista Storica», XLII (1958), pp. 3-49, 257-291, 353-392:
353-387 (con bibl.); P. Treves, s. v. Barbagallo, Corrado, in «Diz. Biogr. Ital.»,
6, 1964, pp. 26-33; Idem, Corrado Barbagallo, «Nuova Rivista Storica», XLVIII
(1964), pp. 11-34, 257-274; P. F. Palumbo, Storici, maestri ed amici. Venti profili
con bibliografie e ritratti, Roma 1985, pp. 149-164; G. Galasso, Storici italiani del
Novecento, Bologna 2008, passim, specialmente pp. 138 s.
218 Allude alle prime prese di posizione del Barbagallo in tema di metodologia

storica applicata specialmente al mondo antico ed in particolar modo al suo volu-


me: L’opera storica di Guglielmo Ferrero e i suoi critici (Milano 1911, pp. 222), che
scatenarono allora ogni sorta di polemiche e di reazioni. In proposito vd. lo status
quaestionis offerto da A. Ferrabino, Di una pretesa riforma della storiografia, «Ate-
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 329

Ella sa benissimo che è certo suo collega dell’università di Roma 219;


del quale questa è una delle parecchie benemerenze verso la scuola da
cui esce 220 e verso gli studiosi italiani in generale.
Comunque, io temo che, senza volere, Ella continui l’opera così
bene iniziata dal Festa 221, di innalzare il Barbagallo. Che cosa riceverà
da tutte queste polemiche barbagalline il pubblico grosso? Che il Bar-
bagallo è il caposcuola d’una scuola opposta a quella del Vitelli. Non Le
pare che la stessa antitesi Barbagallo-Vitelli, che sembra il presupposto
delle dette polemiche, torni tutta a disdoro del Vitelli e a onore grandis-
simo del Barbagallo?
Per questo io penso che delle ciance del Barbagallo forse il meglio
sarebbe stato non occuparsene affatto. Tanto, lasciano il tempo che tro-
vano. Cadranno nel nulla, come tutte le ciance. Solo il lavoro serio ri-
mane. E io vorrei che, di questo lavoro serio, noi tutti che ci sentiamo in
grado di farne, ne avessimo fatto un pochino di più.
Sono, coi migliori saluti, il
suo
G. De Sanctis

ne e Roma», n.s. I (1920), pp. 145-153, ripubbl. in Scritti di filosofia della storia, Fi-
renze [1962], pp. 15-26; cf. anche in merito F. Natale, art. cit., specie pp. 3-49 e
353-387; P. Treves, art. cit., specie pp. 257-274.
219 Si riferisce chiaramente a Nicola Festa, citato poco oltre espressamente

(cf. infra, nota 221), su cui vd. supra, doc. nr. IV, nota 43.
220 Il Festa si era laureato a Firenze con il Vitelli nel 1888, era stato suo «assi-

stente per la lingua greca e latina» ed aveva poi insegnato nell’Istituto di Studi Su-
periori fiorentino come «professore straordinario di lingua greca e latina» fino al
momento della sua chiamata a Roma (28 febbraio 1901): cf. P. Treves, s.v. Festa,
Nicola, cit., pp. 292 s.; A. La Penna, Gli studi classici dalla fondazione dell’Istituto di
Studi Superiori, cit., p. 217. Egli era considerato «il vitelliano più fedele d’Italia fra
i tanti vitelliani dentro e fuori i confini della filologia classica: colui che ebbe chia-
ra coscienza dell’unità della filologia greca e latina, bizantina e umanistica»: così
M. Gigante, Nicola Festa e Girolamo Vitelli, in Nicola Festa. Atti del Convegno di
Studi (Matera, 25-26-27 ottobre 1982), Venosa 1984, p. 61 (= Classico e mediazio-
ne, cit., p. 165).
221 È fatto qui apertamente il nome del «collega dell’università di Roma», di

scuola «vitelliana», di cui si parlava dianzi.


330 angelo russi

XXVI
De Sanctis a Vitelli*

«Al Vitelli / ca. 25 Marzo [1918]» 222

Illustre Collega,
Ho letto sul «Marzocco» la sua lettera sul Beloch, così limpida, così
coraggiosa, così arguta 223. Me ne rallegro vivamente con Lei, e godo di
ammirare la sua freschezza e combattività giovanile. Le sono poi parti-
colarmente grato come scolaro del Beloch per la giustizia che Ella rende
al mio maestro 224. Convengo del resto con Lei che se egli avesse davve-
ro fatto il brindisi «ferocemente teutonico» di cui è accusato 225, avrebbe

* La minuta di questa lettera, spedita dal De Sanctis «al Vitelli, ca. 25 Marzo

[1918]» (cf. infra), si conserva nel fascicolo intestato al Vitelli nel Fondo De Sanctis
presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R.
Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 182
nr. 797, 4. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano,
ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio
Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2217.
222 Annotazione aggiunta di proprio pugno dal De Sanctis. Per la data vd. in-

fra, n. 223.
223 Cf. G. Vitelli, Per la serietà degli studi dell’antichità classica (Lettera al

Direttore del «Marzocco», Firenze 12 marzo 1918), «Il Marzocco», XXIII, 12 (24
marzo 1918), pp. 3-4.
224 Il Beloch, infatti, era stato attaccato su quella stessa rivista, in modo violen-

to e sconsiderato, da Luigi Siciliani (un suo ex allievo alla «Sapienza», ch’era stato
pure alunno del De Sanctis nella seconda classe liceale del Collegio «Nazareno» di
Roma nell’anno scolastico 1896-1897): cf. L. Siciliani, I ricordi di Julius, «Il Mar-
zocco», XXIII, 10 (10 marzo 1918), pp. 1-2. Due numeri dopo era arrivata in con-
temporanea la risposta del De Sanctis e del Vitelli: cf. G. De Sanctis, Per la serietà
degli studi dell’antichità classica (Lettera al Direttore del «Marzocco»), «Il Marzoc-
co», XXIII, 12 (24 marzo 1918), p. 4; G. Vitelli, Per la serietà degli studi dell’anti-
chità classica (Lettera al Direttore del «Marzocco», Firenze 12 marzo 1918), cit., pp.
3-4. Sulla complessa e contorta figura del Siciliani (Cirò, Catanzaro, 1881 – Roma,
1925), che fu mediocre poeta e romanziere, ma anche giornalista, deputato al Par-
lamento e Sottosegretario alle Belle Arti, vd. in particolare E. Bonea, Luigi Sicilia-
ni (1881-1925), in Studi in onore di Mario Marti, t. II (= «Annali dell’Università di
Lecce – Facoltà di Lettere e Filosofia», VIII-X, 1977-1980), pp. 227-266.
225 Su questo preteso brindisi «ferocemente teutonico», riconducibile alle di-

cerìe di una domestica licenziata dal Beloch, vd. specialmente G. De Sanctis, Ricor-
di della mia vita, cit., p. 125 s. Il Siciliani (art. cit., p. 2) aveva scritto in proposito:
«Quest’uomo che abbiamo ospitato, nutrito, onorato per anni, udito che l’Amalfi
era affondata, levò il bicchiere alla gloria del re di Prussia. L’eterno nemico del no-
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 331

dovuto essere punito severamente 226. Ma si tratta di accusa menzogne-


ra 227, diffusa, a quanto pare, da chi per ragioni personali non voleva più
vederlo su quella cattedra 228.

E tutto si riduce a parer mio,


Come disse un poeta di Mugello,
A dir: Levati di lì, ci vo’ star io
[G. De Sanctis]

stro sangue sotto la veste impassibile dello scienziato riapparve in lui. Noi lo abbia-
mo soltanto confinato. Vorrei che a Roma ci fossero ancora dei consoli capaci di
affidare al carnefice del Mamertino la strozza dei nemici di Roma». L’affondamen-
to dell’incrociatore corazzato Amalfi poco al largo del Lido di Venezia, ad opera di
un sommergibile (l’U26), che batteva bandiera austriaca, ma in realtà era tedesco
(U14), era avvenuto all’alba del 7 luglio 1915, quando la Germania non era ancora
in guerra con l’Italia! Sull’episodio vd. ora F. Favre, La Marina nella Grande Guerra.
Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, Udine 2008, pp. 77 s.
226 Così aveva scritto in proposito il Vitelli (art. cit., p. 4): «Che se veramente

Giulio Beloch, ‘udito che l’Amalfi era affondata, levò il bicchiere alla gloria del re
di Prussia’ non deplorerò mai abbastanza che il governo italiano non lo abbia puni-
to tanto severamente quanto un italiano in condizioni analoghe sarebbe stato puni-
to a Berlino e a Vienna; deploro, anzi, che mancata l’azione governativa non abbia
provveduto la giustizia popolare. Ma espulso, imprigionato, fucilato, l’autore della
Storia greca non per questo potrebbe essere meritatamente schernito come storico
– che dir poi dello scherno di difetti fisici? – egli a cui dobbiamo la migliore e forse
l’unica storia dell’età ellenistica, egli alla cui scuola dobbiamo uno storico del valore
di Gaetano De Sanctis. Fra i turpi e vigliacchi bombardatori di Venezia e di Napoli
chi vorrà escludere che possa esserci un qualche valoroso storico o filologo? Costui
passerà, spero!, ai posteri come bombardatore turpe e vigliacco; ma nessuno varrà
mai a togliergli il merito di filologo o di storico; nessuno riuscirà, se Dio vuole, a far
disprezzare i resultati che nel campo della scienza egli avrà saputo raggiungere. Ma
il brindisi goffamente e ferocemente teutonico del Beloch, se pur non è una favola,
è servito con notevole sapienza culinaria al lettore; principalmente per infiammarlo
di nobile e antiteutonico sdegno, anche in materia in cui è semplicemente ridicolo
introdurre il concetto e il sentimento di patriottismo italiano».
227 Vd. supra, note 225-226.
228 L’allusione al Pais, che con ogni mezzo volle allora occupare la cattedra te-

nuta dal Beloch per quarant’anni circa, non è poi neppure tanto velata, visto lo scal-
pore che il fatto suscitò: cf., per esempio, G. P(orzio), C. B(arbagallo), La catte-
dra di storia antica nella R. Università di Roma, «Nuova Rivista Storica», II (1918),
pp. 325-327; Iidem, Ancora una parola intorno alla cattedra di storia antica nella R.
Università di Roma, ibid., pp. 423-424; più di recente: A. Staderini, La Facoltà nei
primi decenni del Novecento, in Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia de «La Sa-
pienza», cit., pp. 494-504.
332 angelo russi

XXVII
Vitelli a De Sanctis*

Firenze 29. 3. ’918


55 Via Masaccio

Caro prof., Le sono molto grato della Sua lettera 229, ma io non ho


fatto che semplicemente il mio dovere di studioso dell’antichità classica.
Pur troppo questo semplice dovere mi espone alle maligne insinuazioni
(ce n’è anche nella «Idea Nazionale» di oggi) di molti sciocchi e di pa-
recchi bricconi 230 (fra questi ultimi riserbo il posto d’onore al Suo vec-
chio collega di Lett.a greca nell’Università Torinese) 231: ma oramai ho la
pelle dura oltre la coscienza pura. Pur troppo anche, sono e mi sento
vecchio, ma spero che Loro giovani vogliano energicamente tenere te-
sta a questa non so quanto folta schiera di farfalline e peggio che, nel
nome santo della patria italiana, vogliono ricacciar l’Italia nella nullità
scientifica di una volta. – Non credo neppure io che il B.[eloch] abbia
fatto le stoltezze e le infamie che gli attribuiscono 232: ma chi ha in mano
le prove della calunnia, perché non le mette in pubblico? – Si ricordi
di noi quando avrà occasione di passare per Firenze, e si valga di me in
tutto quello che posso. Sarà sempre lieto di farle cosa grata il Suo Dev.
mo G. Vitelli

Molti auguri a Lei ed ai Suoi 233.

* Questa cartolina postale è indirizzata Al ch.mo / Prof. Gaetano de Sanctis /

44, Corso Vittorio Emanuele II / Torino. Si conserva ora nel fascicolo intestato al
Vitelli del Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclo-
pedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis
(1890-1956). Inventario, cit., p. 182 nr. 797, 5. Nella raccolta di gran parte delle let-
tere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di
ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio posses-
so – il nr. 2218.
229 Vd. lettera precedente.
230 In proposito vd. in particolare L. Canfora, Ideologie del classicismo, cit.,

pp. 45-56.
231 Giuseppe Fraccaroli, che fu collega del De Sanctis a Torino fino al 1906:

cf. supra, doc. nr. V, nota 54.


232 Vd. supra, doc. nr. XXVI, note 225-228.
233 Per le imminenti festività pasquali (31 marzo 1918).
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 333

XXVIII
Pasquali a De Sanctis*

Firenze, 14 aprile ’20

Caro Prof. de Sanctis,


Le sono molto grato del giudizio benevolo intorno al mio Orazio 234,
e spero che nonostante il peso avrà cura di perseverare sino alla fine
e anche nell’ultima parte, anzi proprio nell’ultima parte troverà qual-
cosa d’interessante. Quanto alle Sue riserve crociane, dice Ella stessa
che cambiando la terminologia potrebbero facilmente essere soddisfat-
te. Dunque …
Ed Ella ha ragione di tenersi dell’annullamento del concorso pre-
cedente opera precipuamente, anzi quasi unicamente Sua, e di dire
che Lei ha in certo modo il merito (e la responsabilità) della mia vit-
toria in questo 235. Ha perfettamente ragione. Ma proprio per questo
io La pregherei di volere operare in modo che questo rimanga saldo.
La contradizione è o inesistente o indifferente alla scelta del primo 236.
La Comm(issione), poiché aveva riconosciuto il valore eminente di pa-
recchi candidati, risolse di fare la terna; solo, in pratica, non ci riuscì. 2
voti ebbe il Bignone 237, 2 il Rostagni 238; il Vitelli si astenne perché non

* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato al Pasquali nel Fondo De

Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf.
M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit.,
p. 135 nr. 578, doc. 35. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario de-
sanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrisponden-
te da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 1678.
234 Si tratta del manoscritto dell’opera del Pasquali allora in preparazione:

Orazio lirico. Studi, Firenze 1920 [ma 1919], pp. viii-792 (= rist. xerogr. / con intro-
duzione, indici e appendice di aggiornamento bibliografico a cura di A. La Penna,
Firenze 1964, pp. xxxvi-844).
235 Allude al ruolo di non poca rilevanza giocato dal De Sanctis nelle vicen-

de concorsuali, nelle quali il Pasquali si era trovato fin lì coinvolto (cf. anche supra,
docc. nrr. XVII-XXV), uscendone alfine vincitore come professore straordinario di
Letteratura greca nell’Università di Messina (1920-1921).
236 Nel concorso di Messina (1919) il Pasquali era riuscito primo «a voti, si

può dire, unanimi» (cf. infra).


237 Ettore Bignone (su cui vd. supra, doc. nr. VIII, nota 67) aveva ricevuto i

voti di Nicola Festa e di Alessandro Olivieri (cf. infra, doc. nr. XXX).
238 Augusto Rostagni (Cuneo, 17 settembre 1892 – Muzzano, Biella, 21 ago-

sto 1961), allievo del De Sanctis, si era laureato a Torino con una tesi in Letteratura
greca nel 1915. Libero docente di quella stessa disciplina (D.M. 14 marzo 1924), fu
334 angelo russi

credette possibile scegliere tra candidati di merito apparentemente pari


senza una prova didattica, alla quale si mostrarono ostili l’Olivieri 239 e i
Torinesi 240. Non c’è quindi, credo, ragione di annullamento.
E d’altra parte, poiché allo stato degli atti si doveva provvedere a
una sola cattedra ed era espressamente vietata la nomina sulla base della
terna in altre università, la Commissione aveva compiuto il suo ufficio,
proponendo un solo candidato.
Certo ci sarà chi in Cons(iglio) Sup(eriore) intrigherà contro il con-
corso e anche contro l’unico eletto a voti, si può dire, unanimi. Ma il Con-
siglio dovrà pure proporsi quelle considerazioni che io qui Le espongo.
Anzi, è audacia soverchia chiederle di aiutarmi a che il concorso ri-
manga in vita? Il che non danneggerebbe nessuno, perché altri concor-
si sono imminenti. C’è costì a Torino il Brondi 241, professore di leggi e
membro del Consiglio. Vuole esporgli Lei la situazione? Se non vuole,

dal 12 dicembre 1923 ‘comandato’ ad insegnare Lingua e letteratura greca presso


l’Università di Messina. ‘Primo ternato’ nel concorso di greco bandito dall’Univer-
sità di Cagliari (1925), vi fu nominato professore ‘non stabile’. Chiamato il 14 mag-
gio 1925 dall’Università di Padova, passò l’anno appresso ad insegnare in quella di
Bologna (1926-1928) e dal 1928 nell’ateneo torinese: dapprima Letterature classi-
che comparate (1928-1930), poi Lingua e letteratura latina (1930-1936), infine Let-
teratura latina (dal 1936 in poi). A Torino fu pure Preside della Facoltà di Lettere
e Filosofia per quindici anni (dal 1946 al 1961). Nel concorso di Messina il Rosta-
gni aveva ricevuto i voti dei «Torinesi»: Luigi Valmaggi e Angelo Taccone (cf. infra,
doc. nr. XXX, nota 252).
239 Su Alessandro Olivieri, professore di Letteratura greca nell’Università di

Napoli, vd. supra, doc. nr. XVI, nota 142.


240 Nella Commissione giudicatrice del concorso in questione i «Torinesi»

erano Luigi Valmaggi e Angelo Taccone (cf. supra, nota 238). Per il Taccone vd. su-
pra, doc. nr. XV n. 112. A proposito di Luigi Valmaggi (Susa, Torino, 1863 – Tori-
no, 1925), va ricordato ch’egli fu professore di Grammatica greca e latina nell’Uni-
versità di Torino, dove ricoprì pure la carica di Preside della Facoltà di Lettere e
Filosofia dal 1916 al 1925; fondò, con Giacomo Cortese, e diresse (dal 1894-1895
alla morte) il «Bollettino di Filologia Classica» (prima con il Cortese e poi da solo).
Su di lui vd., in particolare, quant’ebbe a scrivere G. De Sanctis, Ricordi della mia
vita, cit., p. 115.
241 Vittorio Brondi, giurista (Altare, Savona [all’epoca provincia di Genova],

2 aprile 1863 – Torino, 27 marzo 1932), fu professore ordinario di Diritto ammini-


strativo e Scienza dell’amministrazione nell’Università di Torino (dal 1903), Preside
della Facoltà di Giurisprudenza dal 1916 al 1919, Rettore dal 1922 al 1924. Mem-
bro del Consiglio Superiore della P. I. dal 1917 al 1921 e ancora dal 1924 al 1928,
fu dal 1924 al 1926 Vicepresidente di quel Consiglio. Nel 1922 venne nominato,
infine, Senatore del Regno.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 335

me lo dica chiaramente, senza offendersi, e io cercherò di altri, specie


solleciterò la mediazione del romanista Segrè 242.
Io correggo ora le bozze di un libello su Filologia e Storia 243. I Socia-
listi Tedeschi 244 dovrebbero, a quest’ora, essere già usciti.
Mi risponda presto e mi creda
il Suo
Giorgio Pasquali.

XXIX
L’avv. Alberto (fratello di Giorgio) Pasquali a De Sanctis*

AVV. ALBERTO PASQUALI


AVV. PROF. ANTONIO AMBROSINI
Corso V. E. 305 Roma (12) – Tel. 32-55
Via Orologio 41 – Palermo
Roma 27 - 4 - 920

Illustre Professore,
Attendo ch’Ella mi comunichi l’esito delle Sue pratiche presso il
Marchese Crispolti per il caso Beloch 245, – o, se il Crispolti abbia de-

242 Gino Segrè, giurista (Bozzolo, Mantova, 21 giugno 1864 – Torino, 31 lu-

glio 1942), insegnò Diritto romano nelle Università di Camerino, Cagliari, Macerata,
Messina, Parma e Torino. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei (dal 1932, cor-
risp. dal 1927), fu espulso da essa il 16 ottobre 1938 a causa delle leggi razziali: cf.
A. Capristo, L’espulsione degli ebrei dalle accademie italiane, Torino 2002, p. 336 s.
243 Cf. G. Pasquali, Filologia e storia, Le Monnier (= «Bibliotechina del ‘Sag-

giatore’», 2), Firenze 1920, pp. xii-82. È stato riedito nel 1964 e nel 1998 nella stes-
sa collana di quella Casa editrice, una volta «con una premessa di Alessandro Ron-
coni» e una volta con «introduzione di Fausto Giordano».
244 Cf. G. Pasquali, Socialisti tedeschi, Laterza (= «Politica ed economia» =

«Biblioteca di Cultura Moderna», 14 / B), Bari 1919, pp. 263.


* Questa lettera dattiloscritta, con firma autografa del fratello di Giorgio

Pasquali, Alberto, noto avvocato romano, si conserva nel fascicoletto intestato a


quest’ultimo nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della En-
ciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De San-
ctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 134 nr. 577, doc. 1. Nella raccolta di gran par-
te delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il
cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in
mio possesso – il nr. 1679.
245 Conclusa la prima guerra mondiale, il De Sanctis, preoccupato per la sor-

te del Beloch, in vista anche di provvedimenti governativi di confisca definitiva dei


336 angelo russi

clinato l’incarico, attendo notizie della petizione collettiva 246. Come Le


dissi, non è necessario che soltanto deputati e senatori siano firmatari:
sarebbero utili anche le firme d’uomini noti del mondo scientifico e let-
terario, professori d’università, liberi docenti, magari professori secon-
dari purché noti. Sopratutto conviene far presto, perché l’incertezza di
determinazioni governative circa i beni dei sudditi nemici può risolversi
tutto a un tratto in un decreto di confisca. Un simile decreto era certa-
mente già redatto un mese fa, e fu sospeso per certe proposte del gover-
no tedesco: ma ci sono molti interessi privati che premono per ottener-
ne la promulgazione. E se un decreto simile venisse, sarebbe impossibile
ottenere poi il salvataggio della modestissima fortuna del Beloch 247.
Colgo l’occasione per inviarLe tre copie di un pro-memoria sul
concorso di mio fratello: ne farà Lei l’uso che crederà migliore, guida-
to soltanto dal Suo senso d’equità e dalla Sua amicizia per Giorgio. È
bene che Lei sappia, però, che il sen. Comparetti già va blaterando che
il concorso deve essere annullato, – e che il Suo collega, membro della
commiss(ione) e relatore, pare abbia confessato d’aver messo un certo
dolo nella … confezione della relazione.
Gradisca l’espressione della mia deferenza, e i miei ringraziamenti
anticipati per quel che farà in favore di Giorgio.

Avv. Alberto Pasquali

beni dei cittadini austriaci e tedeschi in Italia, si era rivolto al suo vecchio amico, il
marchese Filippo Crispolti, giornalista e uomo politico, all’epoca autorevole rap-
presentante del movimento cattolico in Italia (passerà poi tra le file fasciste), per ot-
tenere il suo aiuto a favore dello storico dell’antichità, suo Maestro.
246 Di quest’altro tentativo, peraltro riuscito, c’informa lo stesso Beloch nella

sua Autobiografia: cf. K.J. Beloch, Karl Julius Beloch, in Die Geschichtswissenschaft
der Gegenwart in Selbstdarstellungen, herausg. von Dr. Sigfrid Steinberg, Band
II, F. Meiner, Leipzig 1926, pp. 25 s.: «Con l’intervento di una serie di senatori e
di deputati ben disposti nei miei riguardi – e fra loro si trovavano i nomi miglio-
ri – anzitutto ottenni che mi fosse ridata la disponibilità della mia casa, potendo io
stesso tornare ad abitarvi e a servirmi dei miei libri; a dire il vero erano disponibili
solo le due camere della mansarda, in cui erano sistemati tutti i libri, mentre tutto
il resto era affittato, ma io in qualche modo mi adattai, e per lo meno ora di nuo-
vo potevo lavorare e mangiare alla mia tavola. Poi furono necessari altri due anni
prima che tutto mi venisse riconsegnato, anche qui con l’appoggio di eccellenti se-
natori e deputati e del Ministro della Pubblica Istruzione Anile» (la traduzione dal
tedesco è mia).
247 Ma vd. in proposito la nota precedente.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 337

XXX
De Sanctis a Ferrabino*

[s.d., ma: dopo 16 maggio 1920] 248

«Ad A. Ferrabino» 249

Caro,
Ho ricevuto le bozze 250 e le ho spedite alla tipografia. C’era poco
da fare perché tu sei buon correttore. Soltanto ho soppresso in una

* Questa brutta copia, di mano del De Sanctis, presenta correzioni e cancel-

lature. Si conserva nel fascicolo intestato ad Aldo Ferrabino nel Fondo De Sanctis
presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf. M.R.
Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., pp. 74
ss. nr. 289. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano,
ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio
Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 818.
248 Si tratta, infatti, della risposta del De Sanctis alla lettera speditagli dal Ferra-

bino in data 16 maggio 1920: cf. M.R. Precone, op. cit., p. 76, nr. 289. Vd. pure infra.
249 Annotazione apposta in un secondo momento dal De Sanctis sul margine su-

periore della lettera. Aldo Ferrabino, autorevole storico dell’antichità (Cuneo, 28 giu-
gno 1892 – Roma, 30 ottobre 1972), fu professore di Storia antica (dal 1922 al 1949)
e rettore (dal 1947 al 1949) nell’Università di Padova, e dal 1949 al 1962 professore di
Storia romana in quella di Roma, membro del primo Senato della Repubblica (1948-
1953), vicepresidente dal 1948 del Consiglio Superiore delle Accademie e Biblioteche,
fondatore e presidente nel 1951 del Centro Nazionale per il Catalogo unico delle Bi-
blioteche Italiane, presidente della Giunta Centrale per gli Studi Storici (dal 1952 al
1972), dell’Istituto Italiano per la Storia Antica (dal 1955 al 1968), dell’Istituto dell’En-
ciclopedia Italiana (dal 1954 al 1972), della Società «Dante Alighieri» (dal 1956), socio
nazionale dell’Accademia dei Lincei (dal 1955, corrispondente dal 1950). Fu uno degli
allievi più cari al De Sanctis, nonostante che alcuni contrasti storiografici finissero poi
col differenziare notevolmente le loro posizioni. Su di lui vd. specialmente Aldo Fer-
rabino e la cultura italiana. Commemorazione tenuta nella sede dell’Istituto della Enci-
clopedia Italiana il 27 ottobre 1976 nel cinquantenario della fondazione dell’Istituto, in
Enciclopedia 78-79: Gibbon, Niebuhr, Ferrabino, Roma 1980, pp. 307-373 (contributi
di Giuseppe Alessi, Umberto Bosco, Vincenzo Cappelletti, Alberto Maria Ghisalberti,
Massimiliano Pavan, Giovanni Pugliese Carratelli, Silvio Accame, Laura Breglia, An-
tonio Maddalena, Santo Mazzarino, Franco Sartori).
250 Si tratta delle «40 cartelle» dell’Arato, che il Ferrabino nella sua lettera al De

Sanctis del 16 maggio 1920 diceva di avergli spedito «l’altro giorno». Il volume uscirà
l’anno successivo nei «Contributi alla scienza dell’antichità» diretti da G. De Sanctis e
L. Pareti: cf. A. Ferrabino, Il problema dell’unità nazionale nella Grecia antica, I: Ara-
to di Sicione e l’idea federale, Firenze 1921, pp. 307 (edizione anastatica: Roma 1972).
338 angelo russi

nota l’indicazione Ditt. 233, perché nella 3a edizione del Dittenber-


ger 251 si propone per quella epigrafe (al nr. 535) una cronologia un
po’ diversa. Forse a torto; ma la cosa meritando altro esame, era me-
glio sospendere il giudizio.
Del concorso di greco per Messina 252 saprai che è stato dichiara-
to vincitore il Pasquali, e non s’è fatta terna. Pel secondo posto due
commissari hanno votato il Rostagni (Valmaggi e Taccone) 253, due il
Bignone (Festa e Olivieri) 254; e il Vitelli s’è astenuto. Anche Vitelli del
resto, sebbene sull’ultimo si sia un po’ ricreduto, è stato molto seve-
ro col Rostagni e ha dimostrato, con gli altri due, di non capir niente
dell’opera sua. Il che non mi fa meraviglia. Mi ha fatto meraviglia in-
vece il sentire dalla bocca del Beloch gli stessi giudizi sul P(asquali)
che corrono nell’ambiente fiorentino e romano. Ed ora? C’è chi lavo-
ra per l’annullamento. C’è chi tenta qualche altra cosa. Vedremo. Bi-
sognerebbe ad ogni modo che il Rostagni fosse apprezzato un po’ me-
glio. A questo potresti contribuire anche tu scrivendo, p. e., un’ampia
e ragionata recensione del Giuliano 255 che, [[fatta bene e con pensiero
personale come la faresti tu]], potrebbe poi servire anche a te come ti-
tolo in un concorso di storia.
Per la traduzione di Tucidide 256, io non sono contrario. A una
condizione, beninteso: che non si tratti d’una pura parafrasi. A pa-
rafrasare Tucidide sulla base del commento del Classen 257 sono buo-
ni tutti; e quella, sì, sarebbe opera mercenaria e non degna. Ma se tu

251 Cf. Guilelmus Dittenberger, Sylloge Inscriptionum Graecarum, tertium

edita, Lipsiae, apud S. Hirzelium, 1915-1924, voll. I-IV.


252 Cf. supra, docc. nrr. XXIX-XXX.
253 Cf. supra, doc. nr. XXVIII, nota 238.
254 Cf. supra, doc. nr. XXVIII, nota 237.
255 Cf. A. Rostagni, Giuliano l’Apostata. Saggio critico con le operette politiche

e satiriche tradotte e commentate, Torino 1920, pp. vii-398. Su cui vd. ora Il Giulia-
no l’Apostata di Augusto Rostagni. Atti dell’incontro di studio di Muzzano del 18 ot-
tobre 1961, raccolti e editi da Italo Lana, Torino 1983, pp. 109.
256 Nella lettera del 16 maggio 1920 il Ferrabino aveva scritto in proposito al

De Sanctis: «L’anno scorso avevo accennato al Pasquali il mio desiderio di tradur-


re Tucidide per la Biblioteca greca del Sansoni (testo greco sulla pagina di sinistra;
versione sulla pagina di destra). Ma allora l’editore non era disposto. Adesso par
che sarebbe. Ma, ripensandoci, non son più disposto io. Che ne dice Lei? Ora che
Tucidide è fra i libri di testo dei Licei, la traduzione parrebbe (e forse a me stes-
so, ciò che più importa) rivolta a scopo di lucro e a vantaggio degli scolari pigri».
257 Cf. Thukydides, erklärt von J. Classen, I-VIII, Weidmann, Berlin 1892-

1922.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 339

ti senti di tradurlo per davvero, cioè di far sentire la sua lotta per la
espressione e lo sforzo del pensiero e la profondità del pathos, traduci
e non pensare a quel che dice il mondo. La tua opera avrà la sua giu-
stificazione in sé.
Non dimenticare però che urge preparare i titoli per la cattedra
universitaria. Quindi dar mano all’altro volume che hai promesso per
«Contributi» 258; ed eventualmente scrivere qualche nuovo saggio sul
tipo della battaglia di Cheronea 259 e della guerra galatica di Attalo 260 o
del Curione in Africa 261 che sono poi – non avertene a male – i tuoi la-
vori migliori.
Discuterò assai volentieri con te d’Orazio e del Pasquali 262. Del cui
libro non giudico però severamente come fai tu. Mi pare anzi un buon
libro, a giudicarlo ben inteso come lavoro filologico; ma, appunto, non
è e non vuol essere altro 263.
E davvero ho desiderio di rivederti e di passar qualche ora discu-
tendo con te come nel buon tempo antico. Sarà possibile ?
Intanto saluto con affetto te e la Signora.

tuo
[Gaetano De Sanctis]

258 Cioè per i «Contributi alla scienza dell’antichità», pubblicati da G. De

Sanctis e L. Pareti.
259 Cf. A. Ferrabino, Silla a Cheronea, «Mem. della R. Accad. delle Scienze di

Torino», Cl. Sc. mor. st. fil., ser. II, LXV, nr. 5 (1915), pp. 1-35.
260 Cf. A. Ferrabino, Le guerre di Attalo I contro i Galati e Antioco Jerace,

«Atti della R. Accad. delle Scienze di Torino», Cl. Sc. mor. st. fil., XLVIII (1912-
1913), pp. 707-718.
261 Cf. A. Ferrabino, Curione in Africa, «Atti della R. Accad. delle Scienze di

Torino», Cl. Sc. mor. st. fil., XLVII (1911-1913), pp. 157-171.
262 Nella lettera precedente il Ferrabino aveva scritto al De Sanctis: «Ho molti

altri lavori in mente, ma è inutile parlarne. Uno solo ha un principio di esecuzione.


Da tempo pensavo su Orazio e avevo fissato i lineamenti e i concetti di un saggio. Il
libro del Pasquali, che a me pare un monumento di erudita ignoranza, m’ha deciso
a imprendere senz’altro il tentativo di affrontare quel problema estetico e morale
dell’arte oraziana che i filologi non pongono nemmeno. Il Festa mi ha già impegna-
to per la «Riv. di Cultura»; ma fin verso agosto o settembre non credo d’aver finito.
E questo lavoro Le sarà sottoposto, e ne avremo a discutere insieme».
263 Cf. supra, doc. nr. XXVIII, nota 234.
340 angelo russi

XXXI
Ramorino a De Sanctis*
Prof. Felice Ramorino
del R. Istituto di Studi Superiori in Firenze
Abitaz. Viale B. Segni 9. b
Telefono 2786
10 Giugno ’920

Egregio Collega,
Le accludo le bozze d’una circolare da spedirsi agli amatori degli
studi classici in tutto il mondo allo scopo di chiamarli a convegno a Fi-
renze nel prossimo 1921. Questa circolare dovrebbe essere firmata da un
certo numero di Italiani il cui nome all’estero sia conosciuto non senza
qualche autorità. L’hanno già firmata Comparetti, Vitelli, D’Ovidio, Be-
ned. Croce, Scialoia, Volterra e altri che ora non sto a ricordare. Tutti de-
siderano figuri anche Lei fra i firmatari e io non dubito che Ella aderirà.
Non occorre rimandi la bozza, basta che con una cartolina Lei notifichi
la sua adesione indirizzando al Prof. Pavolini 264. E devo pregarla a farlo
subito, perché è già tutto pronto per slanciare all’estero l’affettuoso gri-
do. Faremo qualche cosa di bene? Otterremo qualche unione d’anime
nel nome di Virgilio e di Dante? O i nostri ideali classici son sì morti, da
non dir più nulla agli spiriti sviati da tanti perversi interessi mondani?
Speriamo che le nostre speranze non siano del tutto frustrate. Ma
Lei ci aiuti e non ci abbandoni.
Con la stima che sa e l’affetto grande che vo’ che sappia, le stringo
la mano
Suo devot.mo
Felice Ramorino 265

* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato a Felice Ramorino nel Fon-

do De Sanctis dell’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma:


cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario,
cit., p. 144, nr. 634, doc. 2. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario
desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispon-
dente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 1824.
264 Paolo Emilio Pavolini, orientalista ed indianista (Livorno, 10 luglio 1864 –

Quattordio, Alessandria, 16 settembre 1942), professore di Sanscrito all’Università


di Firenze dal 1901 al 1935, accademico lincèo (corrispondente dal 1916, nazionale
dal 1926), padre del gerarca fascista, Alessandro, fucilato a Dongo il 28 aprile 1945, e
nonno del giornalista Luca, direttore de «L’Unità» negli anni Settanta. Per i suoi rap-
porti epistolari con il De Sanctis vd. M. R. Precone, op. cit., p. 137 nr. 585, docc. 2.
265 Su di lui vd. supra, doc. nr. XVIII, nota 157. Vd. pure infra, doc. nr. XXXIII.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 341

XXXII
De Sanctis a Pavolini*

Torino 12 VI 20

Egregio Collega 266,
L’amico prof. Ramorino 267 mi manda le bozze d’una circolare da
spedirsi ai cultori di studi classici e m’invita a comunicarle la mia adesio-
ne 268. Accolgo ben volentieri l’invito e aderisco senza esitare, e auguro
che il convegno fiorentino giovi all’incremento, che a noi tutti sta tanto
a cuore, di quegli studi. Ma non se l’avrà a male certo né Lei né l’otti-
mo Ramorino se osserverò che avrei desiderato la circolare contenesse
qualche cosa di più. Vi si dice che la coltura classica deve essere scuola
di schietto patriottismo. E sta molto bene. Ma essa deve essere anche
scuola di schietto umanesimo: di quell’umanesimo che può e deve pla-
care le ire dei patriottismi contrastanti. Essa è e deve rimanere kth'ma ej"
ajeiv di tutti i popoli civili, pegno e fondamento della loro collaborazio-
ne nell’opera comune di civiltà. E questo sarebbe stato forse opportuno
mettere in evidenza in un voto per un congresso mondiale.
Ma tale osservazione è ormai senza importanza pratica, sebbene io
speri che questi concetti abbiano eco nel congresso. Può invece giungere
in tempo l’espressione di un altro desiderio che sottopongo all’illuminato
giudizio dei promotori. Quello che si salti risolutamente il fosso e si invi-
tino i dotti tedeschi non meno degli altri. Sarebbe pur cosa gloriosa pen-
sare che il primo vero contatto pacifico tra i vincitori e i vinti della grande
guerra avesse luogo in Italia sotto gli auspici di Virgilio e di Dante.
Salutandola intanto cordialmente e pregandola di porgere i miei sa-
luti al Ramorino mi segno
suo dev.mo
[G. De Sanctis]

* Questa brutta copia, scritta di proprio pugno dal De Sanctis, si conserva

nel fascicolo intestato a Paolo Emilio Pavolini nel Fondo De Sanctis dell’Archivio
Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf. M. R. Precone (a cura
di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 137 nr. 585, 1. Nella
raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeti-
camente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa oc-
cupa – nella copia in mio possesso – il nr. 1708.
266 Si tratta di P.E. Pavolini (nel cui fascicolo la lettera si conserva): cf. anche

supra, doc. nr. XXXI, nota 264.


267 Su F. Ramorino vd. supra, doc. nr. XVI, nota 157.
268 Cf. lettera precedente.
342 angelo russi

XXXIII
De Sanctis al senatore Mangiagalli*

«Al Sen. Mangiagalli» 269

Morgex (Aosta) 24 IX 20

Onorevole Senatore 270,
Offro assai volentieri la mia adesione al «Comitato promotore di
pubblicazioni italiane di Egittologia e di Papirologia» di cui Ella illustra
così bene nella sua circolare gli alti fini scientifici e nazionali 271.
Tali fini si potranno a mio avviso raggiungere soprattutto intensi-
ficando in Egitto la ricerca di papiri per conto dell’Italia. Quando ci
sarà riuscito di mettere la mano su testi della importanza degli epinici
di Bacchilide o delle commedie di Menandro o del nomos di Timo-
teo o, in un altro campo, della Constitutio Antoniniana, il pubblico
italiano si interesserà alle nuove ricerche filologiche e non esiterà ad
incoraggiarle.

* La minuta di questa lettera del De Sanctis si conserva nell’Archivio Storico


dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma (Fondo De Sanctis, Minute di De
Sanctis a destinatari diversi, 1890 – ante 1954, scatola 24): cf. M.R. Precone (a cura
di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 190, nr. 865, doc. 1.
Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate
alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame,
essa si trova inserita nel carteggio con il Vitelli ed occupa – nella copia in mio pos-
sesso – il nr. 2219.
269 Annotazione autografa del De Sanctis, apposta in un secondo momento

sul margine superiore della lettera.


270 Si tratta, come risulta annotato dallo stesso De Sanctis (vd. nota prec.),

di Luigi Mangiagalli, medico e uomo politico (Mortara, Pavia, 16 giugno 1850 –


Milano, 3 luglio 1928), che insegnò Ostetricia nelle Università di Sassari, Catania,
Pavia e Milano. Deputato nella XXI legislatura (1902), divenne senatore del Re-
gno nel 1905. Fu pure sindaco di Milano (1922) e primo Rettore dell’Università
Statale di quella città (1923-1926). Personalità forte e poliedrica e con ecceziona-
le capacità di lavoro (veniva chiamato l’«uomo senza requie»), possedeva, oltre
che solide conoscenze scientifiche, una elevata cultura umanistica. Per questo si
fece promotore di iniziative culturali di grande spessore, tra cui, in particolare,
l’Associazione per lo sviluppo dell’alta cultura e il Comitato menzionato nella lette-
ra presa qui in considerazione. Cf. in merito, da ultimo, G. Armocida - B. Zano-
bio, in «Diz. Biogr. Ital.», 69 (2007), s.v.
271 È noto che detto Comitato ottenne pure l’alto patronato di S. M. la Regina

d’Italia, Margherita di Savoia: cf. «Aegyptus», VII, 1-2 (1926), p. 151.


vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 343

Io auguro pertanto che il nuovo comitato mediante la perseveranza


degli sforzi e l’abbondanza dei mezzi riesca a preparare quelle scoperte
che sole potranno permettere all’Italia di emulare degnamente negli stu-
di papirologici le altre nazioni civili.

[Gaetano De Sanctis]

XXXIV
De Sanctis a Vitelli*

«Per Vitelli» 272

Torino 5 X 20

Illustre Collega,
Leggo nei giornali di oggi la sua nomina a senatore del Regno 273.
Lieto di vedere entrare nel senato un così insigne rappresentante degli
studi classici, le porgo i miei rallegramenti più sinceri; e le auguro di
svolgere nell’alto consesso opera efficace a vantaggio della scuola e so-
prattutto a vantaggio di quella coltura classica che siamo d’accordo nel
ritenere elemento essenzialissimo della educazione nazionale

G. De Sanctis

* È la minuta di una lettera inviata dal De Sanctis al Vitelli, come risulta chia-

ramente dall’aggiunta a penna fatta successivamente, di proprio pugno, dallo stori-


co dell’antichità nel margine superiore di essa (vd. infra). Essa si conserva peraltro
nel fascicolo intestato al Vitelli del Fondo De Sanctis nell’Archivio Storico dell’Isti-
tuto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Ga-
etano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 182, nr. 797, 6. Nella raccolta di
gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente se-
condo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella
copia in mio possesso – il nr. 2220.
272 Annotazione di pugno del De Sanctis, aggiunta a penna nel margine su-

periore della lettera.


273 In realtà la nomina del Vitelli a senatore del Regno (categoria XVIII) risa-

liva a due giorni prima: 3 ottobre 1920.


344 angelo russi

XXXV
Vitelli a De Sanctis*

Firenze 7. 10. ’920


6. Via Repetti

Illustre Collega
Sono gratissimo a Lei delle cortesi parole 274. Vorrei davvero pote-
re essere utile in quello a cui Ella accenna, e che così a Lei come a me è
molto a cuore. Ma, specialmente alla mia età 275, non posso sperare mol-
to; e la proqumiva è troppo poca cosa.
Mi creda sempre
Suo
G. Vitelli

XXXVI
Pasquali a De Sanctis*

12 ag. 22

Caro Prof. De Sanctis,


Walter Otto 276 mi prega di adoprarmi per raccogliere un po’ di de-

* L’originale di questa lettera si conserva nel fascicolo intestato al Vitelli del

Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana


in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). In-
ventario, cit., p. 182, nr. 797, 7. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Episto-
lario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corri-
spondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2221.
274 Cf. lettera precedente.
275 Aveva all’epoca settantuno anni.
* Questa cartolina postale, con timbro postale di partenza: Wolkenstein in

Gröden / 14-VIII-22, è indirizzata Al Prof. G. de Sanctis / R. Università / Torino;


ma l’indirizzo fu mutato in Pre Saint / Didier / (Valle d’Aosta). Si conserva ora nel
fascicolo intestato a Giorgio Pasquali nel Fondo De Sanctis dell’Archivio Storico
dell’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fon-
do Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 135, nr. 578, doc. 36. Nella
raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeti-
camente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa oc-
cupa – nella copia in mio possesso – il nr. 1682.
276 Walter Gustav Albrecht Otto, storico dell’antichità (Breslavia, 30 maggio

1878 – Monaco, 1° novembre 1941), fu professore di Storia antica nelle Università


di Greifswald (1907), Marburgo (1914), Breslavia (1916), Monaco (1918). Si occu-
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 345

nari per il giubileo di Wilcken 277. Se vuole contribuire, mandi a me: Sel-


va Val Gardena, Hôtel Krone. Io rimango qui sino al 21 sera; poi, par-
to per Monaco. Caso mai, può versare i denari direttamente a Walter
Otto Università di Monaco. Il Vitelli e io abbiamo dato ciascuno 50 lire.
Suo
G. Pasquali

Un’assicurata sarebbe, per rapidità, meglio del vaglia.

XXXVII
De Sanctis a Gentile*
Torino 23 III 25

On. Senatore Prof. Giovanni Gentile 278,

pò in particolare dell’Egitto ellenistico, con larghezza d’interessi e sicura conoscen-


za dei documenti, specialmente dei papiri, allo studio dei quali era stato indirizza-
to da U. Wilcken (vd. infra). Elaborò nel 1923 il nuovo piano per il Handbuch der
class. Altertumswissenschaft di I. von Müller, che ampliò con sezioni destinate
all’antico Oriente, al mondo bizantino, all’archeologia. Su di lui vd., in particolare,
H. Bengtson, Walter Otto, in Kleine Schriften zur alten Geschichte, München 1974,
pp. 599-618; K. Christ, Römische Geschichte und deutsche Geschichtswissenschaft,
München 1982, passim, specialmente p. 282 e nota 108.
277 Ulrich Wilcken, storico, filologo e papirologo insigne (Stettin, 18 dicem-

bre 1862 – Baden-Baden, 10 dicembre 1944), insegnò Storia antica nelle Univer-
sità di Breslavia (dal 1889 come straordinario e dal 1891 come ordinario), Würz-
burg (dal 1900), Halle (dal 1903), Lipsia (dal 1906), Bonn (dal 1912), Monaco (dal
1915) e infine (dal 1917) Berlino. Fondò e diresse l’«Archiv für Papyrusforschung»
(1900). Fu tra l’altro socio straniero dei Lincei (1921). Su di lui vd. ora G. Poethke,
Ulrich Wilcken (1862-1944), in Hermae. Scholars and Scholarship in Papyrology,
cit., pp. 81-96 (con la bibliografia precedente).
* Di questa lettera si conservano nell’Archivio Storico dell’Istituto della Enci-

clopedia Italiana in Roma sia l’originale (pubblicata per intero da M. Cagnetta, An-
tichità classiche nell’Enciclopedia Italiana, Roma-Bari 1990, pp. 97-100 e note 18-25;
cf. anche ibid., p. 106, nota 45), sia la brutta copia, scritta di proprio pugno dal De
Sanctis, che presenta alcune varianti (sia pure di non grande rilievo ed entità) rispetto
al documento realmente inviato poi al Gentile: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo
Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 84, nr. 334, doc. 16. Nella raccol-
ta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente
secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella
copia in mio possesso – il nr. 1012. Va rilevato in proposito che l’Accame ha tenuto
presente ovviamente la minuta della lettera in questione e non l’originale.
278 Su Giovanni Gentile, «non più ministro della Pubblica Istruzione ma ancor

sempre ispiratore primo della politica culturale del regime e da pochi mesi a capo del-
346 angelo russi

Ho lavorato a raccogliere un elenco di collaboratori 279 interpel-


lando parecchi studiosi per mio conto, senza vincolare peraltro le de-
liberazioni definitive del Consiglio direttivo. Tutti gli studiosi i cui
nomi sono registrati nel foglio unito 280 si sono dichiarati in massima
disposti a collaborare, senza nessuna richiesta di speciali condizioni,
con la sola eccezione del sen. Vitelli il quale ha accettato di preparare
uno o due articoli, richiedendo però un onorario speciale, che ha pro-
messo di devolvere alla scuola papirologica di Firenze 281. È opportu-
no notare che dei colleghi da me interpellati tre soli hanno dichiarato
di non poter collaborare, cioè i proff. Concetto Marchesi 282 e Nico-

la gran macchina dell’E.I. che in quell’inizio del ’25 si metteva in moto», sui suoi rap-
porti con Gaetano De Sanctis e sulle varie «vicende storico-politiche oltre che culturali
connesse alla sezione antichistica dell’E.I.» da lui affidata allo storico dell’antichità, vd.
soprattutto il volume cit. di M. Cagnetta, Antichità classiche nell’Enciclopedia Italiana
(1990); cf. anche G. Turi, Il mecenate, il filosofo e il gesuita. L’«Enciclopedia italiana»,
specchio della nazione, Bologna 2002, pp. 280; A. Amico, Gaetano De Sanctis. Profilo
biografico e attività parlamentare, Tivoli (Roma) 2007, pp. 103-116.
279 Per la stesura delle voci relative alla sezione di Antichistica da lui diretta.
280 Di cui non ho trovato traccia nella documentazione conservata sia nell’Ar-

chivio Storico dell’Istituto sia tra le fotocopie trasmessemi a suo tempo da S. Accame.
281 Cf. M. Cagnetta, op. cit., p. 42 (e n. 31): «Vitelli, tirato in causa da De Sanctis

[…], ha in realtà un ruolo alquanto marginale nei lavori dell’E.I.: il suo scarso interesse
per l’impresa appare chiaro sin dall’inizio, quando, invitato a prestare collaborazione,
si impegna per non più di un paio di articoli (Non ne scriverà poi alcuno, e sarà la sua
scolara Norsa a redigere alcuni anni dopo la voce che sarebbe stata più propriamente
‘sua’, Papirologia, apparsa nel 1935, anno della morte dello studioso). Non rifiuta però
un diverso tipo di collaborazione, utilissimo sul piano della prima organizzazione dei
lavori, accettando di stendere nella fase preliminare elenchi di studiosi moderni di filo-
logia classica e storia antica cui l’E.I. dovrebbe dedicare una voce. È un compito delica-
to […], poiché si corre il rischio di urtare suscettibilità personali o di scuola, ed è per-
ciò che lo si affida allo studioso quasi ottuagenario». Vd. pure infra, docc. nrr. XL-XLI.
282 Concetto Marchesi, il noto storico della letteratura latina (Catania, 1° feb-

braio 1878 – Roma, 12 febbraio 1957), fu professore nelle Università di Messina (dal
1915) e di Padova (1923-1953; Emerito dal 1954), in cui ricoprì pure la carica di Ret-
tore dalla caduta del fascismo fino al 29 novembre 1943, allorché si dimise, lanciando
un appello agli studenti perché aderissero alla lotta armata per la liberazione (datato
1° dicembre, fu diffuso il 5 dello stesso mese). Consultore nazionale per il P.C.I., fu
poi deputato alla Costituente (1946) e al Parlamento (1948 e 1953). Fu, inoltre, socio
nazionale dei Lincei (1946). Su di lui vd. ora L. Canfora, in «Diz. Biogr. Ital.», 69,
2007, s.v. (con i riferimenti bibliografici precedenti). A proposito della sua mancata
collaborazione all’«Enciclopedia italiana» M. Cagnetta (op. cit., p. 52) fa rilevare che
«a determinare il rifiuto di Marchesi (…) concorsero (…) in egual misura ragioni poli-
tiche e ragioni di natura personale» (specificate queste ultime nella nota 58 con ampio
ricorso alla documentazione in merito). Vd. pure infra, doc. nr. XXXVIII e nota 306.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 347

la Festa 283 e il mio scolaro L. Pareti, quest’ultimo perché ha un impegno


analogo con la casa Vallardi, da cui non gli è riuscito di disimpegnarsi 284.
Oltre a quelli indicati nella lista, sarà facile trovare giovani volente-
rosi e valenti che collaborino per gli articoli minori, ed alcuni li ho già in
pronto. Sarà bene inoltre assicurarsi la collaborazione di alcuni altri stu-
diosi, che la Direzione potrà interpellare con maggiore efficacia di quel
che non possa fare io da solo:

Giuseppe Albini 285, Ettore Ciccotti 286, Ettore Pais 287, Carlo Pascal 288,


Ettore Romagnoli 289, Remigio Sabbadini 290.

283 Nicola Festa (su cui vd. supra, doc. nr. IV, nota 43) di fatto poi collabore-

rà, arrivando perfino a dolersi più di una volta con Gentile (cf., per esempio, sua
lettera del 26 febbraio 1935) «della modestia del contributo a lui richiesto nell’edi-
ficazione della grande opera: troppi pezzulli, e pochissimi articoli consistenti» (M.
Cagnetta, op. cit., p. 59, nota 71).
284 Il Pareti (cf. supra, doc. nr. XX, nota 169), comunque, non mancherà poi

di dare il suo contributo alla realizzazione dell’opera, scrivendo le seguenti nove


voci: vol. XI, 1928: Cratippo; vol. XIII, 1932: Efori, Eleuterolaconi; vol. XIV, 1932:
Etruschi (Origini e Storia); Europa (Etnologia dell’Europa antica); vol. XVI, 1932:
Gela (La colonia greca di Gela); vol. XVII, 1933: Grecia (Storia: Dalle origini alle
guerre persiane); vol. XVIII, 1933: Imilcone; Seconda Appendice. 1938-1948 (A-
H), 1948: Belgio (Etnografia e storia antica).
285 Giuseppe Albini, letterato e uomo politico (Bologna, 22 gennaio 1863 –

ivi, 7 dicembre 1933), allievo del Carducci, fu nell’Università di Bologna professore


ordinario di Grammatica greca e latina (dal 1902, ma insegnava già questa discipli-
na con altro ruolo sin dal 1898) e poi di Letteratura latina (dal 1921), Preside della
Facoltà di Lettere e Filosofia (1912-1918) e Rettore (1927-1930). Fu, inoltre, sena-
tore del Regno (dal 1924). Cf. N. Terzaghi, in «Diz. Biogr. Ital.», 2, 1960, s.v. Sulla
sua mancata collaborazione ai lavori dell’«Enciclopedia italiana» vd. M. Cagnetta,
op. cit., pp. 59 (nota 75) e specialmente 98 (nota 21).
286 Sui complessi rapporti di Ettore Ciccotti (cf. supra, doc. nr. IX n. 82) con

l’E.I. vd. spec. M. Cagnetta, op. cit., p. 98, nota 21, p. 102 e nota 30; G. Turi, op.
cit., p. 56 e nota 113.
287 Sulla mancata collaborazione di Ettore Pais (cf. supra, doc. nr. I n. 20) all’E.I.,

nonostante la sua sempre più accentuata posizione di «araldo littorio» (come l’aveva defi-
nito Piero Treves), vd. M. Cagnetta, op. cit., pp. 100-102 e passim; G. Turi, op. cit., p. 53.
288 Carlo Pascal, latinista (Napoli, 21 ottobre 1866 – Milano, 22 settembre

1926), professore di Letteratura latina nelle università di Catania (1901-1909), di


Pavia (1909-1926) e di Milano (1926), fondatore e direttore della rivista di studi
classici «Athenaeum», non collaborò all’E.I., fors’anche perché morì poco dopo
l’inizio di quell’impresa (1926): cf. M. Cagnetta, op. cit., pp. 59, 98, 103, 178.
289 Sulla spinosa questione della difficile collaborazione di Ettore Romagnoli

(cf. supra, doc. nr. XVII, nota 152) con il De Sanctis e il Pasquali vd. M. Cagnetta,
op. cit., passim, specialmente pp. 31 ss., 43 ss.
290 Remigio Sabbadini, filologo (Sarego, Vicenza, 23 novembre 1850 – Pisa,

9 febbraio 1934), fu professore di Letteratura latina nelle Università di Catania


348 angelo russi

Sarà bene inoltre officiare i professori

Giovanni Oberziner 291, Ermenegildo Pistelli 292, Vittorio Punto-


ni 293,Felice Ramorino 294, Ettore Stampini 295,

sebbene per l’età o per altre ragioni non ne speri alcuna collabora-
zione effettiva. Se sia utile rivolgersi al prof. Giacomo Giri 296, giudichi
Lei stesso.
Vorrei evitare d’inserire nella lista nullità boriose e ingombranti. Ma
la lista dei collaboratori potrebbe essere ancora utilmente ampliata, tenu-
to conto della serie di voci a me trasmesse, con specialisti di paleografia,
glottologia, studi orientali e bizantini. Tuttavia prima d’iniziare una propa-
ganda in questo senso vorrei che la serie delle voci a me spettanti fosse me-
glio delimitata. Perché nella lista inviatami è compresa tutta la storia me-
dievale e moderna di tutte le nazioni. E per questa parte debbo dichiarare
la mia assoluta incompetenza e pregare di rimettere il carico ad altri. Vi è

(1886-1900) e di Milano (1900-1926), socio nazionale dei Lincei (dal 1920). È con-
siderato, tra l’altro, il fondatore della moderna filologia umanistica in Italia. Con-
cetto Marchesi sposò sua figlia Ada nel 1910. Collaborò all’«Enciclopedia italiana»
(fra le sue voci: Giorgio da Trebisonda, Guarino Veronese, Pomponio Leto, etc.), ma
senza entusiasmo: cf. in merito M. Cagnetta, op. cit., pp. 59 (n. 75) e 98.
291 Sulla collaborazione di G. Oberziner (cf. supra, doc. nr. XVIII, nota 155)

all’E.I. vd. M. Cagnetta, op. cit., p. 98.


292 Per la mancata collaborazione di E. Pistelli all’E.I., morto peraltro nei primi

giorni del 1927 (cf. supra, doc. nr. IX, nota 79), vd. M. Cagnetta, op. cit., p. 98, nota 21.
293 Vittorio Puntoni, grecista (Pisa, 24 giugno 1859 – Roma, 21 marzo 1926),

insegnò nelle Università di Pisa, Messina e Bologna, dove fu Rettore dal 1896 al
1911 e poi di nuovo dal 1917 al 1923. Fu pure membro del Consiglio Superiore del-
la P. I. (1905-1909, 1913-1917), accademico lincèo (corrispondente dal 1920, nazio-
nale dal 1921) e senatore del Regno (dal 1922). La mancata collaborazione all’E.I. è
da imputare con ogni probabilità alle sue condizioni di salute (morì poco dopo: vd.
supra): cf. M. Cagnetta, op. cit., p. 98 e nota 21.
294 Sui rapporti di F. Ramorino (cf. supra, doc. nr. XVII, nota 157) con l’E.I.:

M. Cagnetta, op. cit., loc. cit.


295 Sui rapporti non sempre facili di E. Stampini (cf. supra, doc. nr. VIII, nota

72) con il De Sanctis e il Pasquali vd. supra, doc. nr. XV, nota 111. Ciò può aver
determinato la sua mancata collaborazione all’E.I.: M. Cagnetta, op. cit., loc. cit.
296 Giacomo Giri, latinista (Roma, 4 marzo 1852 – ivi, 21 aprile 1934), fu pro-

fessore nelle Università di Palermo (straordinario dal 1890 al 1894, ordinario dal
1894 al 1905) e di Roma (dove insegnò Grammatica greca e latina dal 1903 al 1905
come «comandato» e dal 1905 al 1909 come ordinario; dopo la morte del Cugnoni,
fu il titolare della cattedra di Letteratura latina dal 1909 al 1927). Collega di Genti-
le alla «Sapienza», aveva all’epoca 73 anni.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 349

poi moltissima linguistica comparata, glottologia, storia e letteratura bizan-


tina, come pure storia orientale. Sono discipline estranee ai miei studi. E
tuttavia me la sentirei, specie quanto all’ultima, di organizzare il lavoro: ma
bisognerebbe allora che la partita di storia dell’antico Oriente (mediterra-
neo) passasse interamente a me. Credo peraltro che nell’interesse della im-
presa ciò non sia consigliabile. Io vorrei limitarmi a quello che i Tedeschi
chiamano Klassische Altertumswissenschaft (esclusa l’Archeologia). Recla-
merei quindi altre serie di voci che non mi sono state trasmesse e che mal
si separano da quelle di mia spettanza. La mitologia greco-romana prima
di tutto (esclusa, s’intende, la parte concernente la storia dell’arte) e poi la
geografia antica. La trattazione dei Comuni e delle provincie dell’impero
romano mi sembra non poter essere condotta se non sotto la direzione di
quello stesso storico che si occupa appunto dell’impero.
Non mancherò alla adunanza del 4 Aprile, dove spero che saranno
delimitate esattamente le provincie dei suoi dirigenti e fissate norme pre-
cise pei collaboratori 297. Dopo di che io vorrei (per mio conto ben inteso
e senza alcuna spesa per l’Istituto, che vuol essere servito con quello stes-
so spirito di disinteresse con cui l’ha fondato il sen. Treccani) 298 tenere a
Firenze un piccolo convegno con gli amici di Firenze e di Pisa 299 per ri-
toccare, integrare e in parte rinnovare addirittura la scelta delle voci con-

297 Su questa adunanza del 4 aprile 1925, nella quale si incontrarono per la

prima volta i membri della «Giunta di Direzione» e i «principali Direttori di Se-


zione componenti il Comitato tecnico» per definire le linee guida dell’impresa e
per tentare di risolvere i problemi comuni, vd. Enciclopedia Italiana Treccani. Idea
Esecuzione Compimento, Prefazione di G. Treccani degli Alfieri, Milano 1939, p.
35; M. Cagnetta, op. cit., p. 32, nota 4. Più in generale: G. Turi, op. cit., pp. 11 ss.
298 Giovanni Treccani degli Alfieri, imprenditore, editore e mecenate (Mon-

tichiari, Brescia, 3 gennaio 1877 – Milano, 6 luglio 1961). Senatore del Regno dal
1924, il 18 febbraio 1925 fondò l’Istituto Giovanni Treccani per la pubblicazione
della Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti e del Dizionario Biografico de-
gli Italiani. Dopo varie vicende venne poi costituito, con R.D.L. 24 giugno 1933,
l’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, di cui egli fu
con Giovanni Gentile il vicepresidente, mentre Guglielmo Marconi ne era il pre-
sidente. Più tardi, nel 1954, il Treccani divenne presidente onorario dell’Istituto
in questione. Per il suo mecenatismo ottenne il titolo di conte nel 1937 e la laurea
honoris causa in Lettere presso l’Università di Milano nel 1939. In riferimento a
ciò vd. ora specialmente G. Turi, op. cit., pp. 35 ss.; più in generale, ultimamente,
G. Nisticò, in «Enciclopedia Biografica Universale», 19, Roma, Istituto della En-
ciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2007, pp. 266-267, s.v.
299 Su questo convegno fiorentino, nel quale sorsero inaspettatamente alcuni

contrasti fra il De Sanctis e il Pasquali, informa ora minuziosamente e documenta-


tamente M. Cagnetta, op. cit., pp. 29 ss.; cf. anche G. Turi, op. cit., pp. 44 s.
350 angelo russi

cernenti la scienza dell’antichità classica, cercando di far meglio che nella


«Enciclopedia Britannica» 300, pur senza superarne i limiti.
Con vera osservanza
dev.mo
G. De Sanctis

Il 27 sarò a Roma pel C. S. 301 e spero d’avere occasione di trattener-


mi con Lei, perché sarebbe opportuno trattare delle varie questioni ac-
cennate di sopra en petit comité prima di discuterne in riunione plenaria.

XXXVIII
De Sanctis a Ferrabino*

«Ad A. Ferrabino: spedito con qualche ritocco» 302

Torino 26 III 25

Caro,
Mi duole che tu pensi con amarezza alla tua adesione alla enciclo-

300 Sull’«Encyclopaedia Britannica» presa particolarmente a modello di quel-

la italiana vd. specialmente M. Cagnetta, op. cit., pp. 9 (e nota 18), 99, nota 24; G.
Turi, op. cit., p. 19 e passim.
301 Il De Sanctis faceva parte, dal 7 dicembre 1924, del Consiglio Superiore della

P. I. (cf. il suo Stato di Servizio conservato nell’Archivio Centrale dello Stato in Roma,
Fondo: M.P.I., Direz. Gen. Istruz. Univ., Fascicoli personali dei Proff. Ordinari, 1940-
1970, Busta nr. 169, Fasc. Gaetano De Sanctis) e non aveva voluto dimettersi da esso,
dopo il colpo di Stato di Mussolini del gennaio 1925, poiché reputava quest’organismo
non di natura ‘politica’: cf. G. De Sanctis, Ricordi della mia vita, cit., p. 135: «Nessu-
no mi ha fatto imposizioni, ho sempre parlato liberamente e dato liberamente il mio
voto. Non vedo perché dovrei dimettermi – così egli aveva risposto a Cesare De Lollis
che lo aveva invitato a seguire il suo esempio dimettendosi come segno di protesta per
quel colpo di Stato – per una ragione politica. Con ciò introdurrei io stesso la politica in
un’assemblea che ha e deve avere soltanto carattere giurisdizionale e tecnico».
* Questa brutta copia, scritta di proprio pugno dal De Sanctis, si conserva nel

fascicolo intestato ad Aldo Ferrabino nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Sto-
rico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di),
Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 76, nr. 289. Nella raccol-
ta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamen-
te secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa –
nella copia in mio possesso – il nr. 830.
302 Annotazione autografa del De Sanctis, apposta in un secondo momento

nella parte superiore della prima facciata della lettera.


vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 351

pedia italiana 303. È opera destinata a mettere in valore l’“apporto” ita-


liano al progresso della civiltà, antico e moderno; e io a tal fine collabo-
ro con entusiasmo, e delle interpretazioni fallaci che altri potrà dare 304,
contro la precisa volontà di Treccani e di Gentile che hanno chiamato a
collaborare oppositori accaniti, mi curo fino ad un certo punto.
Che se per regime presente intendi il regime fascista, è perfino assur-
do il pensare che l’Enciclopedia possa servire a glorificarlo: pensa che i
primi volumi non usciranno se non tra cinque anni al più presto. E se al-
lora il fascismo terrà ancora il piede sul collo degli Italiani, vuol dire che
noi siamo un popolo morto. Ma ciò non è. Non che io speri in Trasibu-
lo. Non c’è Trasibulo oggi. C’è pur troppo, sempre, Cleone. E tuttavia…
Ma se per regime s’intendesse quello degli stati nazionali, quello è re-
gime nell’Europa occidentale duraturo e non può non rispecchiarsi nel-
la Enciclopedia appunto perché essa deve rispecchiare la cultura italiana
quale è: che non ha nulla a vedere con la “cultura proletaria” dell’ottimo
Lunacharski 305. E in questo senso capisco perfettamente che un comunista
non vi collabori; anzi, non avrei chiesto neppure al Marchesi di collaborare
se avessi saputo che era comunista 306. Come può curarsi di mettere in valo-

303 Ferrabino, infatti, aveva scritto in proposito al De Sanctis (Padova, 22


marzo 1925: cf. M.R. Precone, op. cit., loc. cit., doc. 93): «La promessa che ho data
a Lei mi lascia molto amareggiato. Insomma, credo che bisognerà star molto vigili
e far patti molto molto chiari». Sulla sua posizione nei confronti dell’E.I. in questi
anni vd. ora anche A. Amico, Gaetano De Sanctis, cit., p. 110 e nota 16.
304 Si riferisce, nella fattispecie, a Concetto Marchesi, dal momento che il Fer-

rabino nella sua lettera precedente (del 22 marzo) gli aveva scritto che «egli [sc. il
Marchesi] ritiene che l’impresa continuerà a esser vantata come un fiore del regi-
me e che la collaborazione di sinceri e disinteressati oppositori politici renderà più
splendido il vanto. Io temo molto ch’egli finisca per avere ragione».
305 Anatolij Vasil’evi Luna arskij, uomo politico e letterato russo (Poltava, 23

novembre 1875 – Mentone, Francia, 28 dicembre 1933), ch’era stato, dopo la ri-
voluzione d’ottobre, Commissario del Popolo per l’Istruzione (1917-1927 e poi di
nuovo 1928-1929), influendo così notevolmente sulla prima fase della ristruttura-
zione scolastica sovietica post-rivoluzionaria, prima che si affermasse l’orientamen-
to più autoritario di A. S. Makarenko.
306 Cf. supra, doc. nr. XXXVII, nota 282. In una precedente lettera del Ferrabi-

no al De Sanctis (Padova, 20 marzo 1925: cf. M. R. Precone, op. cit., loc. cit., doc. 92)
si legge al riguardo: «Caro Maestro, / Marchesi mi ha fatto leggere la Sua lettera per
l’Enciclopedia, e la risposta ch’egli Le ha data. Era inflessibile nella determinazione,
ma turbato dal timore di far cosa spiacevole a Lei di cui ha, naturalmente, altissima
stima. I motivi del suo rifiuto sono appunto quelli che ha espressi: la salute e, prima
di tutto, la pregiudiziale politica. L’Enciclopedia purtroppo è nata o (e forse è peggio)
pare nata sotto quella certa costellazione politica. Il Suo nome è per me, anzi per noi
352 angelo russi

re l’opera di civiltà dell’Italia uno per cui patria o nazione non sono realtà
vissute ma pseudoconcetti illusorî, soprastrutture di interessi economici ?
Dopo di che non vorrai però, spero, ritenermi per seguace delle dottrine
nazionalistiche che detesto e ritengo, dal punto di vista cattolico, ereticali.
Quanto al compenso 307… tutti quelli cui mi sono rivolto hanno
aderito senza farne alcuna questione e molti entusiasticamente. Il solo
che ha chiesto di più è stato il sen. Vitelli. Ma, assai nobilmente, ha chie-
sto di più solo per poter offrire tutto all’Istituto papirologico di Firen-
ze 308. Se tu avessi inteso le parole nobilissime con cui Treccani ha offer-
to per la patria e per la scienza il suo dono 309, forse penseresti come ho
pensato io stesso che al fine nobilissimo conviene pur fare il sacrificio …
di ricevere un onorario maggiore di quello che danno i periodici scien-
tifici e le enciclopedie italiane e le migliori enciclopedie straniere come
quella del Pauly-Wissowa. E pensa un poco: che, date le possibilità di
smercio, la prima edizione compensi le spese non c’è neppure lontana-
mente da sperare. Ora le spese sono grosso modo le seguenti:

64.000 colonne a c.a 80 lire l’una ––– 5.120.000


Altre spese di redazione computate almeno
come equivalenti al compenso per gli Autori –– 5.180.000
Stampa, calcolando solo L. 2.000 il foglio
di 16 colonne nel voluto numero di esemplari, nella
qualità richiesta di carta e tenuto conto delle figure 12.800.000
c.a. 23.100.000

tutti che la conosciamo, sicurissima guarentigia d’indipendenza: ma chi, come Mar-


chesi, milita in un determinato partito, e milita attivamente, deve preoccuparsi anche
delle apparenze e soprattutto delle più esterne e più visibili. Comunque, ho promesso
a Marchesi di scriverLe in proposito per testimoniare, come faccio, che in altre circo-
stanze egli sarebbe stato lieto e lusingato di collaborare con Lei». E ancora, in quella
già citata del 22 marzo: «Ricevo la Sua lettera del 21. E leggo la lettera da Lei mandata
a Marchesi. Resti tranquillo: equivoci, per quello che riguarda la Sua persona e le Sue
convinzioni, non ne sussistono punto. Marchesi, come comunista, è in una posizione
politica diversa dagli altri oppositori che sono nel comitato di redazione».
307 Il Ferrabino gli aveva scritto in proposito nella lettera del 22 marzo: «È opi-

nione generale che il compenso stabilito sia inadeguato: non dimentichiamo che ottanta
lirette non sono neppure quindici lire buone; e per una colonna fitta in 4°, densa di con-
cetti e di notizie! Un qualunque libretto per le scuole frutta alcune migliaia di lire per
un certo numero d’anni. Lo dica pure al Gentile. È vero che i lavori scientifici non sono
per solito remunerati; ma sono altra cosa da articoli d’enciclopedia. Non Le pare?».
308 Cf. supra, doc. nr. XXXVII e nota 281.
309 Cf. G. Turi, Il mecenate, il filosofo e il gesuita, cit., pp. 34 ss.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 353

Tu vedi come, se l’impresa deve riuscire, ci vuole abnegazione, ci


vuole entusiasmo, ci vuole fede. I miei collaboratori bisogna che siano
un po’ come i soldati di Gedeone 310. E mi sono rivolto tra i primissimi a
te appunto perché ti credo degno di essere in questo numero

[Gaetano De Sanctis]

XXXIX
Vitelli a De Sanctis*

Genova 14. 4. ’25

Caro Collega, L’incarico da Lei datomi 311 è facile e difficile: facile


e difficile, secondo che si voglia abbondare o esser parchi. Nel primo
caso, basterà trascrivere nomi in quantità dai più noti repertorii (A. Eck-
stein, Nomenclator philologorum; W. Pökel, Philologisches Schriftstel-
ler-Lexicon; E. Hübner, Grundriss z. Vorlesungen über die Gesch. u. En-
cyklopädie der klass. Philol.; A. Boeckh, Encyklop. u. Methodologie der
phil. Wissenschaften; A. Gudemann [sic!], Grundriss u. Gesch. der klass.
Philol. etc. etc.) 312; nel secondo, converrebbe avere un krithvrion sicuro

310 Allude ai Trecento di Gedeone (Giudici 7, 1 ss.).


* Questa lettera si conserva ora nel fascicolo intestato a G. Vitelli nel Fon-
do De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in
Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inven-
tario, cit., p. 182, nr. 797, 8. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Episto-
lario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corri-
spondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2222.
311 Quello di predisporre l’elenco degli studiosi moderni di filologia classica e

di papirologia, ai quali l’«Enciclopedia Italiana» avrebbe poi dedicato un’apposita


voce: cf. supra, doc. nr. XXXVII, nota 281.
312 Cf. Fr. Aug. Eckstein, Nomenclator philologorum, Teubner, Leipzig 1871,

pp. vii-656 (ristampa anastatica: Olms, Hildesheim 1966); W. Pökel, Philologisches


Schriftsteller-Lexicon, Leipzig, Alfred Kruger, 1882, pp. viii-328 (ristampa anastati-
ca: Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1966); E. Hübner, Grundriss zu
Vorlesungen über die Geschichte und Encyklopädie der klassischen Philologie, Weid-
mann, Berlin 1876, pp. iv-162; 2. vermehrte Aufl.: W. Hertz, Berlin 1889, pp. xiii-
434 (da cui ristampa anastatica: Hildesheim, New York 1973); Aug. Boeckh, En-
cyklopädie und Methodenlehre der philologischen Wissenschaften, hrgb. von Ernst
Bratuschek, B.G. Teubner, Leipzig 18862 (la prima edizione è del 1877), pp. x-824
(da cui: Aug. Boeckh, La filologia come scienza storica. Enciclopedia e metodologia
delle scienze filologiche, a cura di Antonio Garzya, Guida editori, Napoli 19912,
354 angelo russi

(quali comprendere? quali omettere?), e questo nelle condizioni pre-


senti mi manca. Anche dopo l’adunanza fiorentina 313, non ho – cer-
tamente per colpa mia – una idea chiara della «Enciclopedia» che si
vuole. A giudizio mio, dovrebbe essere un amplissimo e insieme sobrio
repertorio di notizie sicure e ben vagliate, senza nessuna pretesa di ten-
denze dottrinali o nazionalistiche. Naturalmente questo non esclude-
rebbe maggiore ampiezza alla trattazione di persone e cose italiane: ma,
ripeto, senza vera e propria tendenziosità. E allora, almeno per quello
che riguarda filologia classica (specialmente dalla Rivoluzione francese
ad oggi), i tedeschi avranno la parte del leone, e gl’italiani quella di un
molto meno nobile animale, – né io mi sento di espormi per l’ennesima
volta alla taccia di antinazionale e peggio 314. D’altra parte, comprender-
vi solo i grandi maestri forestieri (G. G. Scaligero, Casaubon, Bentley,
Walckenaer, Cobet, G. Hermann, A. Boeckh etc.) 315, e solo per l’Italia
scendere agli astri minori e minimi, mi sembra rendersi ridicoli. Come
per es. comprendervi, poniamo, Giov. Canna 316, Enrico Bindi 317, Gae-

pp. 308); A. Gudeman, Grundriss der Geschichte der klassischen Philologie, Teubner,
Leipzig-Berlin 19092, pp. vi-260 (ristampa anastatica: B.G. Teubner, Stuttgart 1967).
313 Quella appunto del 4 aprile 1925, su cui vd. supra, doc. nr. XXXVII, nota

299.
314 Cf. in merito, in particolare, L. Canfora, Ideologie del classicismo, cit., pp.

33, 39, 45-56, 131, 278; M. Gigante, Classico e mediazione. Contributi alla storia
della filologia antica, cit., pp. 141 ss. Vd. pure supra.
315 Sull’apporto agli studi di filologia classica dato da studiosi come Joseph

Justus Scaliger (Agen, 5 agosto 1540 – Leida, 21 gennaio 1609), Isaac Casaubon
(Ginevra, 18 febbraio 1559 – Londra, 1° luglio 1614), Richard Bentley (Oulton,
Yorkshire, 27 gennaio 1662 – Cambridge, 14 luglio 1742), Charles-Athanase Wal-
ckenaer (Parigi, 25 dicembre 1771 – ivi, 26 aprile 1852), Carel Gabriel Cobet (Pari-
gi, 28 novembre 1813 – Leida, 26 ottobre 1889), Gottfried J.J. Hermann (Lipsia, 28
novembre 1772 – ivi, 31 dicembre 1848), August Boeckh (Karlsruhe, 24 novembre
1785 – Berlino, 3 agosto 1867) bastava scorrere, infatti, quanto aveva scritto appena
pochi anni prima U. von Wilamowitz-Moellendorff, Geschichte der Philologie, in
Einleitung in die Altertumswissenschaft, hrsg. von A. Gercke und E. Norden, I, 1,
Leipzig 1921, pp. 80 passim.
316 Su di lui vd. supra, docc. nrr. XVI (e nota 140) e XXIII (e nota 198).
317 Sulla figura di Enrico Bindi, sacerdote, scrittore ed erudito (Canapale, Pi-

stoia, 29 settembre 1812 – pressi di Pistoia, 23 giugno 1876), che fu vescovo di Pi-
stoia e Prato (dal 1867) e poi arcivescovo di Siena (dal 1871), vd. specialmente P.
Treves, in «Diz. Biogr. Ital.», 10, 1968, s.v.; Lo studio dell’antichità classica nell’Ot-
tocento, a cura di P. Treves, III. I Neoguelfi, Riccardo Ricciardi editore, Milano-
Napoli 1962 (= Torino, Einaudi, 1979), pp. 693-703. Più di recente: A. Bologne-
si, Enrico Bindi di Pistoja arcivescovo, umanista, letterato, Pistoia 2002, pp. 31; M.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 355

tano Trezza 318 etc. etc., e lasciare da parte K. Nipperdey, O. Schneider,


M. Schmidt, R. Schöll etc. etc. 319? Ora filologi di questo calibro in Ger-
mania se n’è avute centinaia!
Che se poi, come non credo, non si volessero escludere i viventi,
l’imbarazzo sarebbe di gran lunga maggiore.
Le accludo alcuni fogli sui quali avevo cominciato a trascrivere
nomi 320: mi sono spaventato io stesso. Anche perché non è facile trovare
da noi chi possa, per parecchi di essi, preparare articoletti non addirit-
tura copiati da altri repertorii.
Quando d’altra parte penso che summus moderator è il Gentile, mi
par difficile che egli concepisca la enciclopedia come la concepisco io,
cioè come semplice repertorio accuratamente compilato. Non mi par
possibile che egli non voglia un’opera di carattere, a modo suo, filosofi-
co: una enciclopedia cioè della sua filosofia, come la enciclopedia fran-
cese del ’700 ebbe il carattere di quell’altra filosofia. Può darsi che egli
lasci fare ai singoli scienziati quello che vogliono, ma abbia in mente che

Bruschi (a cura di), Lettere di Cesare Guasti a Enrico Bindi, 1846-1876, lettere scel-
te excerpta, «Memorie Domenicane», n.s., 35 (2004), pp. 138-156; A. Bolognesi (a
cura di), Le lettere di Atto Vannucci a Enrico Bindi nella Biblioteca Leoniana del Se-
minario Vescovile di Pistoia, Montale 2012, pp. 256.
318 Gaetano Trezza (Verona, 13 novembre 1828 – Firenze, 28 ottobre 1892),

dopo essere stato sacerdote ed aver insegnato nel ginnasio comunale di Verona
e poi nei licei di Cremona e Modena, passato allo stato laicale, divenne nel 1868
professore di Letteratura latina nell’Istituto di Studi Superiori di Firenze, dove ri-
mase fino alla morte, «antifilologo, nella facoltà del Vitelli, e anti-platonico nella
facoltà di Augusto Conti»: così P. Treves in Lo studio dell’antichità classica nell’Ot-
tocento, cit., V. Dalla storia alla filologia e dalla filologia alla storia, Riccardo Ric-
ciardi editore, Milano-Napoli 1962 (= Einaudi, Torino 1979), pp. 993-1007. Vd.
pure A. La Penna, Gli studi classici dalla fondazione dell’Istituto di Studi Superio-
ri, cit., pp. 206 ss.
319 All’opera di Karl Nipperdey (Schwerin, 13 settembre 1821 – Jena, 2 gen-

naio 1875), di Otto Hermann Eduard Schneider (Stralsund, 25 aprile 1815 – Go-
tha, 28 marzo 1880) e di Rudolf Schöll (Weimar, 1° settembre 1844 – Monaco, 19
giugno 1893) accennava già – sinteticamente, ma efficacemente – U. von Wila-
mowitz-Moellendorff, Geschichte der Philologie, cit. (= traduz. ital.: Storia della
filologia classica, Torino 1967, rispettivamente pp. 127, 124, 119). A proposito, in-
vece, di Moriz (o Moritz Wilhelm Constantin) Schmidt (Schweidnitz, Breslavia, 19
novembre 1823 – Jena, 8 ottobre 1888), che fu professore ordinario di Letteratura
greca nell’Università di Jena (dal 1857), vd. P. Koetschau, s.v. Schmidt, Moriz Wil-
helm Constantin, in «Allgemeine Deutsche Biographie», Bd. 32, 1891, pp. 8-10.
320 Su questi fogli vd. M. Cagnetta, op. cit., pp. 42 (e nota 33), 48; cf. anche

infra, doc. nr. XL, nota 322.


356 angelo russi

la ‘scienza’ sia solo sua e dei suoi. E allora io non mi sento di contribuire
ad un’opera già a priori inegualmente concepita 321.
Comunque sia, comincio ad essere già molto in imbarazzo nell’ese-
guire il modestissimo incarico che Ella mi dava: figuriamoci il resto. Mi
dispiace però di non esserle in qualche modo d’aiuto. E vorrei che Ella
potesse illuminarmi a segno, che io fossi in grado di dimostrarle quanto
mi è caro farle cosa grata.
Si abbia intanto molto cordiali saluti dal

Suo
aff.
G. Vitelli

Rimarrò a Genova (20. Via Corsica) ancora una settimana; poi tor-
nerò a Firenze (6. Via Repetti).

XL
Vitelli a De Sanctis*

Senato del Regno

Firenze 29. 4. ’25

Illustre e caro Collega,


Trovo fra le mie carte un altro dei fogli su cui avevo segnato nomi
di filologi etc., oltre quelli che Le avevo mandati 322. Naturalmente, an-
che compreso questo foglio, rimangono infiniti altri nomi da aggiunge-
re. Valgano, dunque, come primi e provvisorii appunti.
Ella mi dice cose giuste. Ma mi par sempre difficile tradurre in pra-
tica cose tanto giuste.

321 Cf. ora in merito: M. Cagnetta, op. cit., locc. citt.; G. Turi, Il mecenate, il

filosofo e il gesuita, cit., passim; Idem, s.v. Enciclopedia italiana, in «Dizionario del
fascismo», I, Einaudi, Torino 2002, pp. 471-474 (con bibliografia).
* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato a G. Vitelli nel Fondo De

Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma:


cf. M. R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario,
cit., p. 182 nr. 797, 9. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario de-
sanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrisponden-
te da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2223.
322 Cf. supra, doc. nr. XXXIX e nota 320.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 357

I nomi del Nipperdey e di R. Schoell 323 m’erano venuti, così, a caso,


in mente. Ma pensi quanti ci sarebbero da ricordare, forestieri, la cui
importanza scientifica è senza confronto superiore a quella di italiani
che pur si dovranno ricordare. E allora, in conclusione, si darà una im-
magine falsa della realtà.
Non dubito che il Suo buon senso e la Sua assennata dottrina por-
ranno rimedio a molti inconvenienti. E certamente saprà evitare che
gl’inconvenienti assumano proporzioni disastrose.
Comunque, mi sarà caro renderle quei servigii che posso nella non
facile impresa; e intanto
mi creda
Suo
aff.mo
G. Vitelli
P. S.
I viventi mi parrebbe opportuno lasciarli da parte (È vero che così
io non perdo nulla: perché sarò non più vivente quando verrà il turno
del nome mio) 324. – Temo di suscitare un vespaio. Ci pensi bene, prima
di decidere.

XLI
Vitelli a De Sanctis*

Firenze 27. 1. ’26

Illustre Collega,
L’edizioncina delle epistole di Greg. di Nissa fatta dal Pasquali mi
sembra molto buona 325. Ma sarebbe bene ne giudicasse un filologo che
fosse un po’ esperto di quella letteratura patristica.

323 Cf. supra, doc. nr. XXXIX e nota 319.


324 Cf. in merito M. Cagnetta, op. cit., p. 82.
* Questa cartolina postale, indirizzata Al ch.mo / prof. Gaetano de Sanctis / 44,

Corso Vitt.o Emanuele II / Torino, si conserva ora nel fascicolo intestato al Vitelli nel
Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana
in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). In-
ventario, cit., p. 182, nr. 797, 10. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Episto-
lario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corri-
spondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2224.
325 Cf. Gregorii Nysseni Opera, Voluminis II, fasciculus II: Epistulae, edidit

Georgius Pasquali, Berolini, apud Weidmannos, 1925, pp. lxxxii-94.


358 angelo russi

Io sono un semplice ‘orecchiante’, e di orecchio non molto fine. Di


più il Pasquali ha accennato a me, nella prefazione, con tali espressio-
ni iperboliche, che mi mettono molto a disagio. Mi perdoni, dunque, se
non rispondo, come mi sarebbe caro, ad un suo desiderio 326.
Voglio sperare che Ella sia perfettamente guarito. Della disgrazia
capitatale fui informato con molto ritardo, e me ne addolorai e me ne
addoloro moltissimo 327.
Si abbia ogni riguardo; e
mi creda sempre
Suo dev.mo
G. Vitelli

XLII
Fedele a De Sanctis*

Professor Gaetano De Sanctis


R. Università Torino:
C. Vitt. Em. 44
Ufficio telegrafico
TORINO 22 II 27
Ricevuto il 22/2 ore 9, 40
326 Il De Sanctis aveva invitato il Vitelli a recensire per la «Rivista di Filolo-
gia e di Istruzione Classica» «l’edizioncina delle epistole di Greg. di Nissa fatta dal
Pasquali» (cf. supra), annunciata fra le «pubblicazioni ricevute dalla Direzione» in
«RFIC», n.s. IV 1 (1926), p. 139.
327 Allude al grave incidente capitato al De Sanctis a Pietra Ligure nei primi

giorni di settembre del 1925, su cui cf. A. Russi, Silvio Accame, cit., p. 58 s.: «Nello
scavalcare […] una finestra il De Sanctis, allora cinquantacinquenne, cadde mala-
mente e si ruppe – come recita un certificato medico stilato per l’occasione – ‘il col-
lo del femore sinistro’. Seguirono due dolorose e delicate operazioni chirurgiche e
lunghi mesi di sofferenza a letto; ciò nonostante, ‘da allora egli, che tanto teneva a
compiere lunghe passeggiate e sempre ricordava con non velata compiacenza le sue
pazze cavalcate nell’isola di Creta, non poté più camminare liberamente e dovette
sempre appoggiarsi ad un bastone’. Il ritorno a Torino fu possibile solo intorno alla
metà di febbraio dell’anno successivo».
* Telegramma inviato a Gaetano De Sanctis dall’allora Ministro della Pub-

blica Istruzione, Pietro Fedele, già suo collega nell’Università di Torino (vd. infra,
nota 328). Si conserva nel fascicolo intestato al Fedele nel Fondo De Sanctis dell’Ar-
chivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone
(a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 73, nr. 285,
18. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate
alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame,
esso occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2225.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 359

In Roma 21501 21 22: 9

Ricordando tuo interessamento ho concesso centomila lire


Istituto papirologico Firenze stop Cordiali saluti: Fedele 328

XLIII
De Sanctis a Fedele*

Torino 22 II 27

Caro Fedele,
Tutti gli studiosi dell’antichità ti saranno grati pel cospicuo sussi-
dio dato all’Istituto papirologico fiorentino 329. Io poi ti sono grato par-
ticolarmente per la benevola considerazione che hai dato al mio breve
esposto circa gli studi papirologici e alla cortese comunicazione che me
ne hai fatta 330. Io sono sicuro che gli amici fiorentini sapranno anche
apprezzare il significato morale del sussidio e che all’interessamento go-
vernativo corrisponderanno con fervore di opere 331. Possa la fortuna
favorirli con quelle importanti scoperte che sono nel desiderio di tutti.
Con cordiale osservanza

G. De Sanctis

328 Pietro Fedele, storico e uomo politico (Traetto, Roma [oggi Minturno, La-
tina], 15 aprile 1873 – Roma, 9 gennaio 1943), già collega del De Sanctis a Torino
(1906-1914), era all’epoca il Ministro della Pubblica Istruzione (6 gennaio 1925 – 9
luglio 1928). Su di lui vd. in generale, fra gli ultimi: «Enciclopedia Biografica Uni-
versale», 7, Roma 2007, p. 46, s.v.
* Minuta di una lettera spedita dal De Sanctis all’allora Ministro della Pubbli-

ca Istruzione, Pietro Fedele, già suo collega nell’Università di Torino. Attualmente


si conserva nel fascicolo dedicato a Pietro Fedele nel Fondo De Sanctis presso l’Ar-
chivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone
(a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 73, nr. 285,
19. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate
alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame,
essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2226.
329 Cf. supra, doc. nr. XLII.
330 Ibid.
331 Cf. infra, doc. nr. XLIV.
360 angelo russi

XLIV
Norsa a De Sanctis*

10 marzo 1927

Gentilissimo Professore,
Ho girato l’Egitto in cerca di papiri da acquistare 332: molte corse
inutili, molta fatica per un risultato inferiore non a quanto ci si aspetta-
va, perché le condizioni odierne del mercato dei papiri sono a tutti note,
ma inferiore certamente a quanto io avrei desiderato. Ad ogni modo ci
sarà materiale sufficiente per un altro mezzo volume (il primo fascicolo
cioè del vol. IX) 333 e a novembre inizieremo finalmente i nostri scavi 334.
Ho parlato in proposito col prof. Breccia 335, coi direttori del ‘Service

* Questa lettera, scritta da Medea Norsa al De Sanctis su carta intestata del

«Savoy Hotel – G. Runkewitz, Propr. – Luxor (Upper Egypt)», si conserva nel


fascicolo dedicato appunto a lei nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico
dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fon-
do Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 121, nr. 528, 1. Nella raccolta
di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente
secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nel-
la copia in mio possesso – il nr. 2227.
332 Su questi viaggi – pressoché annuali – della Norsa in Egitto per acquistare

materiale papiraceo dagli antiquarî locali, iniziati nel gennaio dell’anno prima, vd.
ora M. Capasso, Medea Norsa: gli anni della maturità (1906-1952), cit., p. 226 e nota
1 (con la bibliografia. precedente).
333 Cf. Pubblicazioni della Società Italiana per la ricerca dei papiri greci e latini

in Egitto, vol. IX, 1: Papiri greci e latini, nrr. 1001-1061, Tipografia E. Ariani, Fi-
renze 1929, pp. viii-96.
334 Su tutto ciò vd., in particolare, L. Papini, La Scuola papirologica fiorenti-

na, «Atti e Memorie Accad. Tosc. Sc. e Lett. ‘La Colombaria’», 38 (1973), p. 315;
M. Petricioli, Archeologia e Mare Nostrum. Le missioni archeologiche nella politica
mediterranea dell’Italia 1898/1943, cit., pp. 263 s. e nota 138 (con utile documen-
tazione); M. Capasso, art. cit., p. 226.
335 Annibale Evaristo Breccia, archeologo e storico (Offagna, Ancona, 18 lu-

glio 1876 – Roma, 28 luglio 1967), allievo di Giulio Beloch alla «Sapienza» (1896-
1900), si era laureato con lui il 28 giugno 1900 con una tesi intitolata: Ricerche di
Diritto pubblico ellenistico. Il re e le famiglie (voto 110/110 e lode). Neppure tre
anni dopo aveva conseguito la libera docenza in Storia antica presso l’Università
di Roma (D.M. 25 febbraio 1903). Quello stesso anno era stato pure aggregato alla
Missione Archeologica Italiana in Egitto, diretta da E. Schiaparelli, con la respon-
sabilità dello scavo di Hermupolis Magna (el-Ashmuneyn). Dal 1° aprile 1904 era il
direttore del Museo greco-romano di Alessandria d’Egitto. Ricoprirà questa carica
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 361

des antiquitées’ e spero di essere riuscita a risolvere la difficoltà mag-


giore che ci restava a superare, quella di trovare un direttore a cui affi-
dare interamente la nostra impresa e la organizzazione della campagna
di scavi 336.
Alle necessità finanziarie provvede in gran parte l’assegno di
100.000 lire recentemente concesso alla nostra ‘Società’ dal R. Ministe-
ro dell’Istruzione. So quanto Ella ha fatto in favor nostro perché tale as-
segno ci fosse accordato 337; e La ringrazio sentitamente.
Le spese di questo mio viaggio e dei miei acquisti – tutto somma-
to – saranno circa di quindici o ventimila lire. Rimangono dunque nella
nostra cassa all’incirca 40.000 lire da unire alle 100.000 assegnateci ora:
sicché 140.000 lire per una campagna di scavi in Egitto sono qualche
cosa, ma non possono bastare per uno scavo di parecchi mesi. Bisognerà
rinnovare la domanda per un nuovo assegno l’anno venturo.
Dalla segreteria per l’Enciclopedia Treccani ho ricevuto l’invito a
preparare l’articolo illustrativo sulla voce Crestomazie presso i Greci. –
Io sono dispostissima a farlo, purché mi si lasci tempo fino ad Agosto o
Settembre, perché, avendo altri lavori in corso, non potrei farlo subito
subito 338.
La prossima settimana ripartirò per l’Italia: il mio indirizzo è sem-
pre R. Università – Firenze.

fino al 29 ottobre 1931. Sarà in seguito in Italia (dal 1931 al 1951) professore or-
dinario di Antichità classiche ed epigrafia nell’Università di Pisa (dal 1935 incari-
cato anche dell’insegnamento di Storia greca e romana), nonché rettore di essa dal
1939 al 1941; accademico lincèo (corrispondente dal 1913, nazionale dal 1926 al
1946). Su di lui vd., in particolare, C. Barocas, s. v. Breccia, Evaristo, in «Diz. Bio-
gr. Ital.», 14, 1972, pp. 91-93 (con bibliografia); D. Morelli - R. Pintaudi (a cura
di), Cinquant’anni di papirologia in Italia. Carteggi Breccia-Comparetti-Norsa-Vitel-
li, con una Premessa di M. Gigante, I, Napoli 1983, pp. 18-19, nota 35; Annibale
Evaristo Breccia in Egitto, a cura di A. Abdel Fattah - E. Bresciani - S. Donadoni
- D. Minutoli - R. Pintaudi - F. Silvano, Istituto Italiano di Cultura, Il Cairo 2003,
pp. xii-198; H. I. Bell - M. Norsa, Carteggio 1926-1949, a cura di P.M. Pinto, Bari
2005, p. 10 e nota 16, passim; M. Marvulli (a cura di), Evaristo Breccia nel «Corrie-
re della Sera», Bari 2009, pp. 286. Vd. pure infra.
336 In proposito vd. da ultimo, in generale, M. Capasso, art. cit., p. 226 e nota

9 (con bibl.). Altra documentazione in M. Petricioli, op. cit., pp. 263 s. e nota 138.
337 Cf. supra, docc. nrr. XLII-XLIII.
338 La Norsa pubblicherà nell’«Enciclopedia Italiana» solo la voce: Papirolo-

gia classica: cf. ibid., vol. XXVI, 1935, pp. 257-263. In proposito vd. pure quanto
annota M. Cagnetta, op. cit., p. 42 e nota 32. Cf. anche supra, doc. nr. XXXVII,
nota 281.
362 angelo russi

Voglia Ella per ora gradire, coi miei vivi ringraziamenti, i saluti ri-
verenti e devoti.
Medea Norsa

Mi commuove molto la simpatia che mi dimostrano – solo perché


sono italiana – certe bimbe nere nere e certi minuscoli arabetti alunni
delle nostre scuole Italiane a Luxor e allevati dai nostri missionari fran-
cescani 339. Sono stati spesso le mie guide – e sono i soli bimbi che non
mi abbiano chiesto «backschisch» 340!

XLV
Vitelli a De Sanctis*

Senato del Regno

Firenze 2. 11. 30
6: Via Repetti

Ch.mo Collega,
L’amico Coppola 341 mi dice che Ella desidererebbe un esemplare
del nuovo papiro greco della Vaticana, che sarà pubblicato dalla Sig.na

339 Scuole italiane a Luxor erano state fondate nel 1889 ed affidate alle Suo-
re Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria. Sono tuttora attive in
quella città dell’Alto Egitto la Scuola femminile e l’Orfanotrofio.
340 In arabo è la richiesta di una mancia.
* Questa lettera, scritta dal Vitelli al De Sanctis su foglio a righe con intesta-

zione: «Senato del Regno», si conserva nel fascicolo dedicato al Vitelli nel Fondo De
Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf.
M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p.
182, nr. 797, 11. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisia-
no, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio
Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2228.
341 Goffredo Coppola, filologo, saggista, giornalista e uomo politico (Guar-

dia Sanframondi, Benevento, 21 settembre 1898 – Dongo, Como, 28 aprile 1945).


Allievo di Alessandro Olivieri a Napoli, si perfezionò a Firenze con Vitelli. Fu pro-
fessore di Letteratura greca nelle Università di Cagliari (dal 1929) e di Bologna (dal
1932). Qui egli iniziò pure un’intensa attività pubblicistica che lo indirizzò sem-
pre più ad un impegno politico a favore del regime imperante. Durante la seconda
guerra mondiale partecipò volontariamente alle campagne di Francia e di Russia e,
allorché cadde il fascismo, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Il 24 novembre
1943 fu eletto pro-rettore dell’Università di Bologna e poco dopo (il 18 dicembre
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 363

Norsa e da me 342. Naturalmente saremo ben lieti di poterle offrire una


copia, e speriamo di averne a disposizione.
Ella intanto potrà certamente aiutarci ad intendere il luogo che le
trascrivo in foglio a parte 343.
Inutilmente abbiamo cercato finora di venirne a capo.
Mille antecipati [sic!] ringraziamenti dal Suo
Dev.mo
G. Vitelli

XLVI
Vitelli a De Sanctis*

Senato del Regno

Firenze 6. 11. ’30

Ch.mo e caro Collega


Mille e mille grazie 344. Credo che Dhmosq]evnh" sia giusto. Mio gra-

1943) Rettore, carica che mantenne fino al 25 aprile 1945. Negli ultimi giorni del-
la R.S.I. seguì Mussolini in fuga. Arrestato presso Dongo, fu fucilato insieme agli
altri gerarchi e il suo corpo fu poi esposto a piazzale Loreto a Milano. Su di lui vd.
ultimam. V. Maraglino, Goffredo Coppola (1898-1945), in Hermae. Scholars and
Scholarship in Papyrology, II, edited by M. Capasso, Pisa-Roma 2010, pp. 47-50 (ivi
accurata Nota bibliografica, cui si rinvia per la letteratura precedente). Più in parti-
colare, sui suoi rapporti con Gaetano De Sanctis cf. ora in particolare L. Canfora,
Il papiro di Dongo, Milano 2005, pp. 170 ss. e passim. Vd. pure infra.
342 Cf. Il papiro vaticano greco 11: 1. Fabwrinou peri; fugh'". 2. Registri fondia-

ri della Marmarica, a cura di M. Norsa e G. Vitelli, Città del Vaticano, Biblioteca


Apostolica Vaticana (= «Studi e testi», 53), 1931, pp. xxiii-70, 15 c. di tav.
343 Non v’è traccia di esso tra le carte superstiti del De Sanctis, tanto all’Isti-

tuto della Enciclopedia Italiana, quanto tra quelle trasmesse in fotocopia allo scri-
vente da Silvio Accame.
* Questa lettera, scritta dal Vitelli al De Sanctis su fogli a righe con intestazione:

«Senato del Regno», si conserva nel fascicolo dedicato al Vitelli nel Fondo De Sanctis
presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R.
Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 182,
nr. 797, 12. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, or-
dinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Acca-
me, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2229.
344 Per l’aiuto celermente offerto dal De Sanctis all’interpretazione del passo

del papiro inviato su foglio a parte con la lettera precedente (vd. supra).
364 angelo russi

ve torto era quello di cercare il nome di uno che avesse sacrificato la


figliuo­la alla patria, e perciò non avevo pensato a Demostene. Ci ha pen-
sato fortunatamente Lei – e ne sono lietissimo.
In seguito trei'"] suggenei'" avevo congetturato anche io, mentre ero
in campagna, senza avere a disposizione altro che un Livio. Mi riserba-
vo perciò di guardare a Firenze se vi fosse attestata suggevneia fra Orazii
e Curiazii. E a Firenze, pur troppo, ho guardato nel Pauly-Wissowa 345,
e, per la condizione presente dei miei occhi, non avevo visto che erano
citati i luoghi di Dionigi e di Zonara da lei citatimi 346. Senza dubbio, è
dunque così come mi dice Lei, e introdurrò le sue congetture nella for-
ma migliore, voglio dire più acconcia agli spazii.
Non ho il papiro in casa.
Mi seduce molto anche l’idea di attribuire sempre al vecchio Ora-
zio anche i vv. 18 sgg. Ad ogni modo, prima di pubblicare, Le darò
avviso.
In questi giorni la Sig.na Norsa ha potuto anche stabilire con sicu-
rezza che autore del nostro testo è Favorino 347, come dapprincipio ave-
vo già congetturato, mentre proprio in questo ultimo tempo avevo fini-
to per non crederci più. La sig.na Norsa ha identificato con luoghi del
nostro testo i framm. 82 e 106 (Marres) di Favorino 348. Sicché non c’è
più dubbio.
Nuovamente, mille cordiali ringraziamenti. Stia sano e si goda la
sua adulescentia (60 anni sono per me l’adolescenza) 349, e mi creda
sempre

Suo
G. Vitelli

345 Cf. Fr. Münzer, s.v. Horatius (2), in «R. E.», VIII, 1913, coll. 2322-2327;

vd. pure Idem, s.v. Curiatius, ibid., IV, 1901, coll. 1830-1831.
346 Con ogni probabilità: Dion. Hal. III 13, 4; 22; Zon. VII 6.
347 Cf., infatti, supra, doc. nr. XLV, nota 342. Favorino, sofista e filosofo eclet-

tico, nativo di Arelate (Arles), visse a Roma sotto Traiano ed Adriano; quest’ultimo
lo mandò in esilio a Chio nel 131 d.C., da cui tornò solo nel 138.
348 Cf. Johannes Leonardus Marres, De Favorini Arelatensis vita, studiis,

scriptis. Dissertatio literaria inauguralis, apud Kemink et filium, Trajecti ad Rhenum


1853, pp. x-149, frr. 82 e 106.
349 Il De Sanctis, infatti, aveva appena compiuto, il 15 ottobre di quell’anno

(1930), sessant’anni, mentre il Vitelli ne contava già all’epoca ottantuno!


vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 365

XLVII
Vitelli a De Sanctis*

Ch.mo e caro Collega, Sta bene così? Mille grazie della nota
sulla Boulhv Alessandrina 350. Naturalmente siamo lietissimi che Ella ap-
provi 351, e che anche il Wilcken 352 abbia approvato. Ma non ci mara-
vigliamo che chi era compromesso in altro senso provi qualche disagio
a ricredersi. Quanto all’Augusto, grazie dell’aver supposto che noi non
s’ignorasse come stanno le cose 353. Suppergiù l’errore nostro è come
dire per esempio: «Marco Aurelio nacque nel 121 di Cr.» 354 o sim.
Nella pagina che Le accludo c’è anche qualche periodo buono e
persino grazioso.
Stia sano
Suo
G. Vitelli
Firenze 19. 11. ’30

* Biglietto scritto a penna dal Vitelli ed indirizzato al De Sanctis. Si conserva

ora nel fascicolo dedicato al Vitelli nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Stori-
co dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di),
Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 182, nr. 797, 13. Nella
raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeti-
camente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, esso oc-
cupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2230.
350 Cf. G. De Sanctis, La bule degli Alessandrini, «Atti della R. Accademia

delle Scienze di Torino», LXV (1929-1930), pp. 513-515, rist. in Scritti minori, IV,
Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1976, pp. 473-475.
351 Nell’articolo sulla boulhv Alessandrina (cf. nota precedente) il De Sanctis

approvava nelle linee generali l’interpretazione del papiro SB, 7448, acquistato in
Egitto dalla Società italiana e pubblicato appunto dal Vitelli e dalla Norsa nel Sup-
plemento al fasc. XXV del «Bulletin de la Société Royale d’Archéologie d’Alexan-
drie» (Alexandrie, 1930), pp. 9 s.
352 Ulrich Wilcken, su cui vd. supra, doc. nr. XXXVI, nota 277.
353 Cf., infatti, G. De Sanctis, art. cit., p. 514 (= Scritti minori, IV, p. 474):

«Nel papiro gli editori vedono il resoconto di una ambasceria di Alessandrini ad


Augusto; ed hanno in sostanza ragione, e sarebbe pedanteria osservare, ciò che essi
stessi sanno benissimo, che l’ambasceria spetta al 30-29 a.C., cioè ad un periodo in
cui Ottaviano non portava ancora il nome di Augusto». Vd. pure infra, doc. nr. LII.
354 Com’è noto, invece, il suo nome alla nascita era: M. Annius Catilius Seve-

rus, mutato una prima volta nel 130 d.C. (dopo la sua adozione da parte del nonno
paterno, alla morte del padre) in quello di M. Annius Verus; quindi, in quello di M.
Aelius Aurelius Verus nel 138 d.C., dopo l’adozione da parte del futuro imperatore
Antonino Pio, seguito l’anno appresso dal titolo di Caesar; infine, in quello di Im-
perator Caesar Marcus Aurelius Antoninus Augustus dopo la sua acclamazione im-
periale (7 marzo 161 d.C.).
366 angelo russi

XLVIII
Vitelli a De Sanctis*

Firenze 9. 2. ’31
6. Via Repetti

Preg.mo e caro Collega


Mi prendo la libertà di mandarle una pagina di nomi geografici e
topografici della Marmarica 355. Naturalmente abbiamo già fatte noi le
identificazioni possibili con nomi trasmessi o in Tolomeo o in Strabone
o nel papiro marmarico di Vienna 356 etc. Ma può darsi che Ella abbia
liste di nomi analoghi della Cirenaica; può darsi che Ella sappia dove è
attualmente l’Oliverio 357 – nell’un caso e nell’altro Ella potrà indicarci

* Questa cartolina postale, indirizzata Al ch.mo / Signor prof. Gaetano De Sanctis

/ 61 Via S.ta Chiara / Roma, si conserva attualmente nel fascicolo intestato al Vitelli
nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana
in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inven-
tario, cit., p. 182, nr. 797, 14. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario
desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrisponden-
te da Silvio Accame, non ho trovato traccia di essa (quanto meno nella copia in mio
possesso). Il testo è stato, comunque, già pubblicato dallo stesso Accame nel suo volu-
me: F. Halbherr -G. De Sanctis. Pionieri delle Missioni Archeologiche Italiane a Creta
e in Cirenaica (dal carteggio De Sanctis 1909-1932), cit., pp. 230 s.
355 Si tratta certamente di bozze del volume: Il papiro vaticano greco 11: 1.

Fabwrinou peri; fugh'". 2. Registri fondiari della Marmarica, a cura di M. Norsa e G.


Vitelli, cit. supra, doc. nr. XLV, nota 342.
356 Su cui vd. ora Favorino di Arelate, L’esilio (Pap. Vat. Gr. 11 verso), edi-

zione critica, traduzione e commento a cura di A. Tepedino Guerra, Roma 2007,


p. 15, nota 38 (con i riferimenti bibliografici precedenti).
357 Gaspare Oliverio, archeologo ed epigrafista (S. Giovanni in Fiore, Cosen-

za, 5 ottobre 1887 – Locri, Reggio Calabria, 5 gennaio 1956), laureatosi a Napoli
nel 1910, fu allievo della Scuola Nazionale di Archeologia a Roma (1912) e ad Ate-
ne (1913-1914). Ispettore ai Monumenti e agli Scavi della Cirenaica dal 1914, gli fu
affidato nel 1923 l’incarico di soprintendere agli scavi di quella parte della colonia
italiana, incarico poi mantenuto fino al 1933. Conseguita la libera docenza in Epi-
grafia ed Antichità greche (D.M. 20 febbraio 1933), partecipò quello stesso anno al
concorso per professore straordinario di Antichità classiche nell’Università di Fi-
renze, riuscendo primo nella terna dei vincitori (con Aldo Neppi Modona secon-
do e Giuseppe Corradi terzo). Dal 1934 al 1935 insegnò, quindi, quella disciplina
nell’ateneo fiorentino, passando poi alla «Sapienza» di Roma in qualità di professo-
re ordinario di Antichità greche e romane (dal 1935). Fu pure socio corrispondente
dell’Accademia Nazionale dei Lincei (dal 27 agosto 1947). Su di lui vd., in parti-
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 367

come dobbiamo fare per esser sicuri che altre identificazioni non sieno
possibili. Fra pochi giorni avremo le stampe dei nomi di persone 358. Mi
permetterà di mandarle anche quelle.
Intanto grazie antecipate [sic!]. E La ringrazio anche di quanto ha
fatto per il testo di Favorino 359. Speriamo di poter pubblicare tutto, al
più tardi, fra due mesi 360.
Mi creda sempre
Suo aff.
G. Vitelli

XLIX
Norsa a De Sanctis*

Firenze 17 febbraio 1931

Illustre Professore,
Le ho spedito, per incarico del prof. Vitelli, alcune pagine della
nostra ‘prefazione’ riguardanti i nomi locali del Documento marmari-

colare, V. La Rosa (a cura di), La Scuola Archeologica Italiana di Atene. All’ombra


dell’Acropoli: generazioni di archeologi fra Grecia e Italia, Atene 1995, pp. 112 s.; L.
Cerasi, «Il centro massimo degli studi in Italia». Appunti sulla Facoltà di Lettere e
Filosofia durante il fascismo, in Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia de «La Sa-
pienza», cit., p. 562; P. Marrassini, Una Facoltà improduttiva: Lettere fra cultura e
politica, in L’Università degli Studi di Firenze 1924-2004, cit., I, p. 79; M. Balice, Li-
bia. Gli scavi italiani. 1922-1937: restauro, ricostruzione o propaganda?, Prefazione
di G. Carbonara, Roma 2010, pp. 62-77.
358 Si tratta sempre di bozze del volume citato supra, alla nota 355.
359 Sempre in relazione al volume dianzi citato (note 355, 358). Cf. anche su-

pra, docc. nrr. XLVI-XLVII.


360 Vd., infatti, supra, doc. nr. XLV, nota 342.
* Questa cartolina postale, con l’intestazione «R. Università degli Studi / di

Firenze / Piazza S. Marco, 2», è indirizzata All’ill.mo / Prof. Gaetano de Sanctis /


Via Santa Chiara 67 [sic !] / Roma. Si conserva attualmente nel fascicolo dedicato
alla Norsa nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enci-
clopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De San-
ctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 121 nr. 528, doc. 2. Non ho trovato traccia di
essa nella raccolta delle lettere (raggruppate secondo l’ordine alfabetico dei nomi
dei singoli corrispondenti) dell’Epistolario desanctisiano, curata da Silvio Accame
(quanto meno nella copia in mio possesso). Il testo, comunque, è già stato pubbli-
cato da S. Accame, F. Halbherr e G. De Sanctis. Pionieri delle Missioni Archeologi-
che Italiane a Creta e in Cirenaica (dal carteggio De Sanctis 1909-1932), cit., p. 231.
368 angelo russi

co 361. C’è da aggiungere il nome Foinix (= Foiniko" o Foinikoo") pres-


so Paretonio (cfr. Pape-Benseler) 362.
Forse da iscrizioni cirenaiche risulteranno altre identificazioni e per
questo appunto ci siamo permessi di rivolgerci a Lei e, per mezzo Suo,
all’Oliverio 363, che ha molto materiale inedito.
Tra pochi giorni verrò a Roma, e, se mi sarà possibile, procurerò di
venirLa a salutare.
Gradisca intanto i migliori ringraziamenti

dev.ma
M. Norsa

L
De Sanctis a Oliverio*

Roma, 21 - II - 31

Caro Prof. Oliverio,


Ella sa certo dell’importantissimo documento concernente la Mar-
marica trovato nel recto di un papiro contenente un’opera inedita di Fa-
vorino. E sa pure che il Vitelli sta conducendo a termine l’edizione del

361 Cf. Il papiro vaticano greco 11: 1. Fabwrinou peri; fugh'". 2. Registri fondia-

ri della Marmarica, a cura di M. Norsa e G. Vitelli, cit. supra, doc. nr. XLV, nota
342. Il testo del Peri; fugh'" di Favorino era scritto nel verso di registri catastali della
Marmarica databili al 215 d.C. (vd. pure infra, doc. nr. LI).
362 Cf. W. Pape, Wörterbuch der griechischen Eigennamen, neu bearbeitet

von G. E. Benseler, 3. Aufl., vol. II, Vieweg & Sohn (= «Handwörterbuch der
Griechischen Sprache», 3), Braunschweig 1911 (= ristampa anastatica: Akade-
mische Druck-U-Verlagsanstalt, Graz 1959), s.v.
363 Cf. supra, doc. nr. XLVIII, nota 357. Vd. pure infra, doc. nr. L.
* La minuta di questa lettera del De Sanctis all’Oliverio si conserva nel fasci-

colo intestato a quest’ultimo nel Fondo De Sanctis dell’Archivio Storico dell’Istitu-


to della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaeta-
no De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 124, nr. 540. Non ho trovato traccia
di essa nella raccolta delle lettere (raggruppate secondo l’ordine alfabetico dei nomi
dei singoli corrispondenti) dell’Epistolario desanctisiano, curata da Silvio Accame
(quanto meno nella copia in mio possesso). Il testo, comunque, è già stato pubbli-
cato dallo stesso Accame nel volume: F. Halbherr e G. De Sanctis. Pionieri delle
Missioni Archeologiche Italiane a Creta e in Cirenaica (dal carteggio De Sanctis 1909-
1932), cit., pp. 231-232.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 369

Favorino e del documento. Nel documento sono una quantità di nomi


locali della Marmarica che il Vitelli ha cercato di identificare con l’aiuto
di Tolemeo, Strabone e altre fonti letterarie e papirologiche. Egli vor-
rebbe sapere se taluno di questi nomi ha riscontro in alcuna delle iscri-
zioni scoperte in Cirenaica e tuttora inedite.
A me, per quanto soccorre la memoria degli inediti che ho veduto
io stesso, non pare che tali riscontri vi possano essere. Ma Ella potrà ri-
spondere in modo più positivo di me. La prego quindi di volermi ritor-
nare i quattro uniti fogli con le eventuali osservazioni.
Augurandomi di presto vederLa in Italia La saluto cordialmente

Suo
G. De Sanctis

LI
De Sanctis a Vitelli*

Roma 16 [X]II 31 364

Caro ed illustre amico


Io Le sono molto grato pel cortese invio dello scritto recente sulla
boulhv, di cui ammiro la polemica garbata e nello stesso tempo piena di
giovanile vivacità 365. Più passano gli anni e più mi fa, invece, orrore la
polemica oggi più che mai in uso in Italia per la quale si piglia chi la pen-
sa diversamente da noi a pugni e a pedate o magari lo si denuncia gar-
batamente, come faceva la buon’anima del Caro 366, ai birri e al bargello.

* La brutta copia di questa lettera, scritta di proprio pugno dal De Sanctis,

appare limpida, con minime correzioni. Attualmente si conserva nel fascicolo in-
testato al Vitelli nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della
Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De
Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 182, nr. 797, 15. Nella raccolta di gran par-
te delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il
cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in
mio possesso – il nr. 2231.
364 La data segnata sulla minuta («16 II 31») è certamente da correggere come

sopra in rapporto al contenuto della lettera: vd. infra.


365 Cf. M. Norsa - G. Vitelli, Sul papiro della boulh d’Alessandria, «Bull. de

la Soc. arch. d’Alex.», XXVII (1932), pp. 1-16 (poi PSI X 1160).
366 Si riferisce ad Annibal Caro (Civitanova Marche, 1507 – Roma, 1566),

noto non solo per la traduzione in versi sciolti dell’Eneide, ma anche per le sue
370 angelo russi

Tuttavia, per quella pervicacia che è in me innata e che, come è


noto, va conducendomi a’ mali passi  367, mi permetterà alcune obie-
zioni 368.
Io continuo a preferire rispetto alla bule la ipotesi che Ella chiama
d), perché mi pare la sola conciliabile con la lettera di Claudio, il quale,
se aveva abolito la bule, non poteva far finta d’ignorarlo 369. E alla sua os-
servazione di p. 14 risponderei che il kaqaro;n uJpavrcein era un vanto che
poteva darsi il polivteuma ateniese nel V secolo; ma poteva darselo solo
perché ogni tanto si ricorreva a un diayhfismov". Ma il diay.[hfismov"] è
una misura straordinaria e quasi rivoluzionaria, la quale non dispensa
da provvedimenti ordinarî e continuativi per mantenere kaqarovn il po-
livteuma. E non esiterei a credere che uno dei primi atti di Ottaviano sia
stato per l’appunto una specie di diayhfismov", cioè una revisione delle
liste civiche di Alessandria, dati i notevoli privilegi che l’ordinamento
romano concedeva appunto ai cittadini d’Alessandria.
Parlo d’Ottaviano, perché nella mia su non lodata pervicacia, men-
tre sono lontanissimo dall’attribuire a errore o a dimenticanza, l’uso, nel
caso nostro, di questo nome, insisterei però sul punto che sarebbe me-
glio attenersi all’uso di chiamarlo Ottaviano prima dell’assunzione del

polemiche e per il modo in cui le conduceva: un suo avversario, infatti, Ludovico


Castelvetro, lettore di diritto a Modena (dal 1532), fu – a causa delle sue accuse –
condannato a morte in contumacia dalla Santa Inquisizione nel 1560 e costretto a
vagare fino alla fine dei suoi giorni per le varie corti europee.
367 Allude certamente alla lettera inviatagli appena due giorni prima, il 14 di-

cembre 1931, dal Ministro dell’Educazione Nazionale, tramite il Rettore dell’Uni-


versità di Roma, con la minaccia – concretizzatasi appieno solo quindici giorni
dopo – di un suo collocamento a riposo d’ufficio persistendo il suo rifiuto a pre-
stare il giuramento di fedeltà al regime fascista. La documentazione in merito si
conserva nell’Archivio Storico della Università degli Studi di Roma «La Sapienza»,
Fasc. 103: De Sanctis, Gaetano. Cf. ora in merito A. Russi, «Cercando la verità, la li-
bertà e la giustizia…». Gaetano De Sanctis e i suoi rifiuti, «Archaeologiae. Research
by Foreign Missions in Italy», V, 1-2, 2007 (ma 2010), pp. 128 ss.
368 Le obiezioni espresse qui di seguito appariranno di lì a poco, con minime

varianti, in una nota pubblicata dallo stesso De Sanctis nel primo fascicolo del 1932
della «RFIC» (n.s., X, 1, marzo 1932, pp. 126-127): M. Norsa e G. Vitelli sulla boul-
hv alessandrina, ripubblicato in Scritti minori, VI 2, Edizioni di Storia e Letteratura,
Roma 1972, pp. 829-830.
369 Cf. G. De Sanctis, M. Norsa e G. Vitelli sulla boulhv alessandrina, cit., p.

127 = Scritti minori, cit., VI, 2, p. 830. Sulla lettera di Claudio agli Alessandrini il
De Sanctis si era peraltro già espresso: Claudio e i Giudei d’Alessandria, «RFIC»,
n.s. II (1924), pp. 473-513 = Scritti minori, IV, pp. 93-126.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 371

titolo di Augusto 370. Sarà un po’ questione di sentimento. Ma a me non


pare che sia commendevole il dire che Augusto fu triumviro o che, con
Antonio, condannò a morte Cicerone, e forse qui sarebbe d’accordo an-
che Lei. Ma allora non sarà meglio, anche su questo punto, essere rigi-
damente coerenti?
Non ho terminato; e Lei mi mandi pure al diavolo (o piuttosto,
se non è pericoloso, mandi al diavolo quelli che mi hanno procurato
l’otium necessario per scrivere così lunghe lettere) 371. Volevo dire che
non insisterei troppo sul punto che Kai'sar in un documento ufficiale
non può voler dire se non Ottaviano od Augusto. Nella lettera di Emi-
lio Retto oJ qeo;" hJmw'n Kai'sar è Claudio 372. Questo è detto nel mio breve
saggio sul rescritto di Nazareth, che la prego di gradire 373.
Rinnovandole intanto i ringraziamenti (che vanno estesi alla sua
gentile collaboratrice e sua brava amica M. Norsa) mi segno con cordia-
le ossequio e con gli auguri migliori per la continuazione dei suoi lavori
papirologici
suo dev.mo
G. De Sanctis

370 Così già G. De Sanctis, La bule degli Alessandrini, cit., p. 514 = Scritti mi-

nori, cit. IV, p. 474. Vd. pure supra, doc. nr. XLVII e nota 353.
371 Il De Sanctis, infatti, in attesa dei provvedimenti minacciati dalle autori-

tà per essersi rifiutato di prestare il giuramento di fedeltà al regime imperante (20


novembre 1931), era stato posto sin dal 9 dicembre 1931 in congedo ordinario: la
documentazione in merito si conserva nell’Archivio Storico della Università degli
Studi di Roma «La Sapienza», Fasc. 103 cit. Cf. ora A. Russi, art. cit., pp. 124-126.
Per la posizione del Vitelli in merito allo stesso problema vd. ora, in particolare, R.
Pintaudi, Girolamo Vitelli e il giuramento di fedeltà al regime fascista imposto agli
accademici, «ASNP», serie III, XI, 1 (1981), pp. 159-164.
372 Cf., quasi con le stesse parole usate sopra nella lettera, G. De Sanctis,

M. Norsa e G. Vitelli sulla boulhv alessandrina, cit., p. 127 = Scritti minori, VI 2,


cit., p. 829.
373 Si tratta dell’estratto di G. De Sanctis, Il rescritto imperiale di Nazareth,

«RPAA», VII (1931), pp. 13-17 (= Scritti minori, V, Roma 1983, pp. 59-64).
372 angelo russi

LII
Jouguet a De Sanctis*

Institut Français d’Archéologie


Orientale du Caire
37 Rue Mounira
Cabinet du Directeur 374

Paris le 10 Juillet 1932.


11 Rue d’Assas VIe
(jusqu’à la fin d’octobre)

Monsieur et très honoré Collègue,


Je m’excuse de ne vous avoir pas depuis longtemps remercié de
vos études sur la bataille et sur Perdiccas 375. À vrai dire, je viens de les
trouver en arrivant en France, où mon collègue Collart 376 me les avait

374 Pierre (Félix Amédée) Jouguet, grecista, papirologo ed archeologo (Bessè-

ges, Gard, 14 maggio 1869 – Parigi, 9 luglio 1949), era all’epoca il direttore dell’Isti-
tut Français d’Archéologie Orientale al Cairo (1928-1940). Già allievo dell’Ecole
Normale Supérieure (1890) e poi membro dell’Ecole Française d’Athènes (1893-
1896), insegnò dapprima a Lille (1898-1919), dove fondò nel 1903 l’Institut de
Papyrologie, e poi a Parigi, dove fu membro dell’Institut e professore nella Faculté
des Lettres e dove fondò nel 1920 l’Institut de Papyrologie de la Sourbonne. Mem-
bro ordinario dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres nel 1927, fu presi-
dente dell’Association Internationale de Papyrologues dal 1930 al 1947 (onorario
dal 1947 alla morte), nonché socio straniero dell’Accademia Nazionale dei Lincei
nella Classe di scienze morali, storiche e filologiche (5 ottobre 1947). Su di lui vd.
ora G. Husson, Pierre Jouguet (1869-1949), in Hermae. Scholars and Scholarship in
Papyrology, cit. (2007), pp. 143-152.
375 Si tratta degli estratti dei seguenti lavori del De Sanctis: La battaglia di No-

tion, «RFIC», n.s. IX, 2 (giugno 1931), pp. 222-229 (Revisioni VII), ristampato in
Studi di storia della storiografia greca, Firenze 1951, pp. 163-171 (Appendice) e di
nuovo in Scritti minori, cit., V, pp. 33-39; Idem, Perdicca, «SIFC», n.s. IX (1931),
pp. 5-24, riedito in Problemi di Storia Antica, Laterza, Bari 1932, pp. 137-160, da
cui Scritti minori, V, pp. 109-127.
376 Paul Collart, papirologo (Conflans-en-Jarnizy, Meurthe-et-Moselle, 24 no-

vembre 1878 – Neuilly-sur-Seine, 10 aprile 1946). Allievo a Lille del Jouguet, quan-
do questi divenne direttore dell’IFAO al Cairo, lo sostituì come supplente alla Sor-
bona (1928-1932). Nel 1933 passò alla cattedra di Lingua e letteratura greca in
quella stessa Università e successivamente a quella di Papirologia. Nel contempo,
egli teneva pure, per incarico, dal 1928, i corsi di Filologia greca nell’Ecole Prati-
que des Hautes Etudes, diventando poi nel 1938 «Directeur d’études». Fu, inoltre,
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 373

gardées à l’institut de Papyrologie. Ils m’arrivent à point, pour que j’en


puisse profiter, car je viens d’achever le manuscrit d’une petite histoi-
re des Ptolémées, destinée à un publication sur l’histoire de l’égypte 377.
Mais je n’aurai pas l’audace de comparer ce travail aux votres.
Je me suis senti très honoré que le grand historien que vous êtes
ait fait quelque attention à très modestes travaux et je suis heureux
de saisir cette occasion d’entrer en relation avec vous. Vous savez que
mes fonctions me retiennent en égypte pendant huit mois de l’année.
C’est un poste où je désirerais pouvoir vous servir et j’espère que vous
voudriez bien user de moi, si vous aviez besoin de la copie ou de la
photographie d’un monument. Nous avons l’avantage d’y voir souvent
des collègues italiens. C’est ainsi que cette année j’ai pu faire la con-
naissance du juriste Arangio Ruiz 378, et les années dernières du profes-

presidente dell’Association pour l’encouragement des Etudes Grecques en Fran-


ce (1937), membro dell’Institut d’Egypte du Caire e socio ordinario dell’Académie
des Inscriptions et Belles-Lettres (dal 1942). Su di lui vd. ora D. Delattre, Paul (Vi-
tal, Ferdinand) Collart (1878-1946), in Hermae. Scholars and Scholarship in Papyrol-
ogy, cit. (2007), pp. 243-246.
377 Cf. P. Jouguet, L’égypte ptolémaïque, 323 – 30 avant Jésus-Christ, in G.

Hanotaux [édit.], Histoire de la Nation égyptienne. Ouvrage publié sous les aus-
pices et la haut patronage de Sa Majesté Fouad 1., roi d’égypte, vol. III. L’égypte
ptolémaïque, romaine, chrétienne et byzantine, par P. Jouguet, V. Chapot et Ch.
Diehl, Paris 1933, pp. 573.
378 Vincenzo Arangio Ruiz, giurista e uomo politico (Napoli, 7 maggio 1884

– Roma, 2 febbraio 1964). Studioso eminente del diritto romano, con particolari
competenze nell’àmbito dell’epigrafia e della papirologia giuridica, insegnò nelle
Università di Camerino (1906-1909), Perugia (1909-1910), Cagliari (1910-1912),
Messina (1912-1918), Modena (1918-1921), Napoli (1921-1945, ivi ‘comandato’
già nell’a.a. 1920-1921), Roma (1945-1954, ‘Emerito’ dal 1959) e, per incarico tem-
poraneo, anche nell’Università egiziana del Cairo (dal 1929 al 1940 e dal 1947 al
1954). Alla caduta del fascismo divenne, in quanto esponente di spicco del rinato
Partito Liberale Italiano, Presidente del Comitato di liberazione nazionale (CLN)
di Napoli (1943), Ministro di Grazia e Giustizia e della Pubblica Istruzione (1944-
1945). In quest’ultima veste svolse un ruolo di parte nella ricostituzione dell’Ac-
cademia Nazionale dei Lincei (cf. ora in merito specialmente Carteggio Croce –
Arangio-Ruiz, a cura di V.M. Minale, con una nota di L. Labruna, Napoli 2012,
pp. xxxv, 32, 39, 45, 53), diventandone socio nazionale nel 1947, presidente (1952-
1958) e vicepresidente (1950-1952 e 1958-1964). Membro della Consulta Naziona-
le (1945-1946), fece parte del Consiglio Superiore della P. I. (dal 1948 al 1954), ri-
coprendovi la carica di vicepresidente dal 1951 al 1954. Su di lui vd. in particolare
M. Talamanca, s.v. Arangio-Ruiz, Vincenzo, in «Diz. Biogr. Ital.», XXXIV, Primo
Suppl. (A-C), 1988, pp. 158-162; più di recente: M.R. Precone (a cura di), Fondo
374 angelo russi

seur Anti 379. Malheureusement nous aurons moins souvent notre ami


E. Breccia, nommé à Pise, et qui ne nous reviendra que quelques mois
dans l’hiver 380. Il a fait à Alexandrie une revue admirable 381, – œuvre
italienne, puis qu’elle a été commencée par G. Botti 382, et qu’elle sera
continuée par un jeune savant de votre nation 383. Nous voyons aussi

Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., pp. 31 s. e 231 (per i suoi rappor-
ti con il De Sanctis); P. Simoncelli, L’epurazione antifascista all’Accademia dei Lin-
cei. Cronache di una controversa “ricostituzione”, Firenze 2009, pp. 91 ss. e passim.
379 Carlo Anti, archeologo (Villafranca di Verona, 28 aprile 1889 – Padova,

8 giugno 1961), ispettore al Museo preistorico di Roma dal 1914 al 1921, fu mol-
to attivo in missioni archeologiche in Asia Minore, a Cirene, in Egitto. Nomina-
to nel 1922 professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana
nell’Università di Padova, vi ricoprì pure la carica di Preside della Facoltà di Let-
tere e Filosofia (dal 1929 al 1932) e poi quella di Rettore (dal 1932 al 1943). Il 16
dicembre 1943 gli fu affidato dal Consiglio dei Ministri della R.S.I. l’incarico di Di-
rettore Generale delle Antichità e Belle Arti, che egli svolse con l’intento soprat-
tutto di contrastare la deportazione di opere d’arte italiane in Germania da parte
dei nazisti. Sottoposto nel 1945 a provvedimento di epurazione, venne allontanato
dall’Università, ma in seguito tornò all’insegnamento fino al collocamento a riposo
nel 1959. Su di lui vd. ora M. Barbanera, L’archeologia degli italiani. Storia, meto-
di e orientamenti dell’archeologia classica in Italia, Roma 1998, p. 223 e passim. Cf.
anche da ultimo G. Zampieri (a cura di), Diari e altri scritti di Carlo Anti, voll. I-II,
Verona 2009, pp. 1664.
380 Evaristo Breccia (su cui vd. supra, doc. nr. XLIV, nota 335) era stato chia-

mato l’anno precedente a ricoprire, ‘per chiara fama’, la cattedra di Antichità clas-
siche ed Epigrafia nell’Università di Pisa, ma era rimasto ancora per qualche tempo
in Egitto, «incaricato di attendere a ricerche archeologiche», prima di tornare defi-
nitivamente in Italia, sostituito alla direzione del Museo Greco-Romano di Alessan-
dria «nella tarda estate del 1932» da Achille Adriani. In proposito vd. specialmente
N. Bonacasa, L’Archeologia italiana in Egitto, in L’Archeologia italiana nel Mediter-
raneo fino alla seconda guerra mondiale. Atti del Convegno di studi (Catania, 4-5
novembre 1985), a cura di V. La Rosa, Catania 1986, p. 48.
381 Si tratta del «Bulletin de la Société Archéologique d’Alexandrie»: cf. in

merito anche il giudizio di A. Calderini, A. Evaristo Breccia, «Aegypus», XLVI, iii-


iv (1966), p. 294.
382 Il «Bulletin de la Soc. arch. d’Alexandrie» era stato fondato, infatti, nel

1898 dall’egittologo italiano Giuseppe Botti (Modena, 3 agosto 1853 – Alessandria


d’Egitto, 16 ottobre 1903), che fu il primo direttore del Museo Greco-Romano di
Alessandria d’Egitto (1892) e condusse pure importanti scavi nella città e nel suo
territorio: cf. per tutti N. Bonacasa, art. cit., pp. 47 s.
383 Allude ad Achille Adriani (Napoli, 23 aprile 1905 – Roma, 14 dicem-

bre 1982), che ho avuto l’onore di avere come docente di Archeologia a Napoli
negli anni 1966-1970, rimanendo suo affezionato allievo fino alla fine. Sulla sua
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 375

parfois Medea Norsa, l’élève de G. Vitelli, dont je m’honore d’être le


disciple indirect et l’ami.
Ce serait pour moi un grand plaisir que de pouvoir vous saluer aux
bords du Nil. Peut-être dois je plutôt compter le faire à Rome, où Hol-
leaux 384 m’apprend que vous habitez maintenant 385. Il nous arrive as-
sez souvent en allant ou revenant d’égypte, de passer par l’Italie; mais
jusqu’ici nous n’avons jamais pu toucher Rome. Votre présence y serait
pour moi un nouvel attrait.
Je n’ai rien ici de mes dernières productions; il faudra que j’attende
le retour au Caire pour vous les envoyer. Vous m’excuserez, je vous prie,
et me tiendrez pour votre tout dévoué collègue

Pierre Jouguet

[Signore e stimatissimo Collega, / mi scuso per non avervi ancora


ringraziato dei vostri studi sulla battaglia e su Perdicca. A dire il vero, li
ho appena trovati al mio arrivo in Francia, dove il mio collega Collart
li aveva messi da parte nell’Istituto di Papirologia. Mi arrivano proprio
nel momento in cui io ne possa approfittare, giacché ho appena ultima-
to il manoscritto di una breve storia dei Tolomei, destinata ad una pub-
blicazione sulla storia dell’Egitto. Ma non avrei l’ardire di comparare
questo lavoro ai vostri.
Mi sono sentito molto onorato per il fatto che il grande storico,
quale voi siete, abbia riposto qualche attenzione a dei lavori così mode-
sti e sono felice di cogliere quest’occasione per mettermi in contatto con
voi. Sapete che le mie funzioni mi trattengono in Egitto per otto mesi
all’anno. È un posto dove desidererei potervi essere d’aiuto e spero che
vogliate per davvero approfittare di me, qualora aveste bisogno della co-

«attività infaticabile» in Egitto informa adeguatamente N. Bonacasa, art. cit., p.


48. Per un suo rapido, ma completo profilo bio-bibliografico vd. Accademia Na-
zionale dei Lincei, Biografie e bibliografie degli Accademici Lincei, Roma 1976,
pp. 693-695, s.v. Achille Adriani (fu, infatti, soc. corrisp. di quell’Accademia dal
1965, naz. dal 1976).
384 Maurice Holleaux, storico, archeologo ed epigrafista (Château-Thierry,

15 aprile 1861 – La Ferté-sous-Jouarre, 21 settembre 1932), direttore dell’Ecole


Française d’Athènes (1904-1912), fu professore di Storia ellenistica alla Sorbona
(dal 1923) e di Epigrafia greca al Collège de France (dal 1927), nonché membro
dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres (dal 1925). Cf. M. Roques, Notice
sur la vie et les travaux de M. Maurice Holleaux, «CRAI», 87, 1 (1943), pp. 14-73.
385 A poca distanza dall’Ecole Française de Rome, alle spalle di piazza Navo-

na, in via S. Chiara 61.


376 angelo russi

pia o della fotografia di un monumento. Abbiamo il vantaggio di incon-


trare spesso dei colleghi italiani. È giusto quest’anno che ho potuto fare
la conoscenza del giurista Arangio-Ruiz, e negli anni scorsi del profes-
sore Anti. Sfortunatamente avremo meno spesso qui il nostro amico E.
Breccia, nominato a Pisa, il quale non ritornerà se non per qualche mese
durante l’inverno. Ha messo su ad Alessandria una rivista ammirevole
– opera italiana, dal momento che è stata cominciata da G. Botti e sarà
continuata da un giovane studioso della vostra nazione. Vediamo pure
talvolta Medea Norsa, l’allieva di G. Vitelli, del quale sono orgoglioso
d’essere discepolo indirettamente, nonché amico.
Sarebbe per me un gran piacere potervi salutare sulle sponde del
Nilo. Forse dovrei contare piuttosto di farlo a Roma, dove Holleaux
m’informa che voi risiedete attualmente. Ci capita assai spesso di passa-
re per l’Italia in partenza dall’Egitto o rientrandovi, ma finora non ab-
biamo mai avuto modo di toccare Roma. La vostra presenza lì sarebbe
per me un nuovo motivo di attrazione.
Non ho con me nulla dei miei ultimi lavori; sarà necessario che io
attenda il rientro al Cairo per inviarveli. Mi scuserete, ve ne prego, e mi
considererete vostro collega sinceramente devoto / Pierre Jouguet].

LIII
Breccia a De Sanctis*

Colle Isarco 13. VIII. 932


Hôtel Groeber

Professore caro e pregiatissimo,


prima di tutto Le rinnovo il fervidissimo augurio di saperLa al più
presto completamente ristabilita 386. All’augurio si associa mia moglie e
si associano pure il Senatore Vitelli e la Signorina Norsa che sono qui e

* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato ad E. Breccia nel Fon-

do De Sanctis dell’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in


Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956).
Inventario, cit., p. 42, nr. 108, doc. 8. Nella raccolta di gran parte delle lettere
dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di
ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio pos-
sesso – il nr. 223.
386 Il De Sanctis, che già nel 1929 era stato operato a Firenze dal professor Lo-

renzo Bardelli per un glaucoma agli occhi, nell’estate del 1932 si era dovuto sottopor-
re di nuovo ad un doppio intervento chirurgico agli occhi, sempre a Firenze. Da una
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 377

lavorano all’Indice del vol. X dei «Pap.» 387 pure esaminando di tanto in


tanto il materiale che ho raccolto quest’anno e che si rivela sempre più
vario ed importante. Tutti la salutano cordialmente.
Dopo la mia ultima lettera ho ricevuto (ieri) le seguenti notizie. I
volumi da Lei fatti spedire sono finalmente arrivati e sono stati conse-
gnati a Sua Maestà 388. Questi è rimasto molto soddisfatto e La ringra-
zia. Si crede che aspetti il ritorno del Ministro della Pubblica Istruzio-
ne attualmente in congedo per fare mettere in marcia la cosa 389.
Non appena ci sarà qualche cosa di nuovo sarò subito informato
(dal Comm. Verrucci, architetto capo dei palazzi reali, che vede quasi

precedente lettera del Breccia al De Sanctis (datata «Firenze 22. VII. 32»: cf. M.R.
Precone, op. cit., p. 42, nr. 108, doc. 6, con l’indicazione del mese sbagliata: «III»
invece di «VII»!) siamo informati che il giorno prima (e, cioè, il 21) il Breccia si era
recato a far visita allo storico in clinica a Firenze, ma non lo aveva trovato, perché
questi era stato dimesso il giorno prima e, cioè, il 20 luglio 1932: cf. in merito anche
la minuta della risposta del De Sanctis al Breccia in data «26 luglio 1932» (= M.R.
Precone, op. cit., loc. cit., doc. 7).
387 Cf. Papiri greci e latini. Pubblicazioni della Società Italiana per la ricer-

ca dei papiri greci e latini in Egitto, X: Nrr. 1097-1181, Ariani, Firenze 1932, pp.
ix-232.
388 Si tratta di re Fu’ d I d’Egitto, al quale il De Sanctis aveva inviato in omag-

gio alcuni suoi libri. Nella lettera precedente del Breccia (cit. supra, nota 386) si leg-
geva in proposito: «Le accludo copia della nota che ho fatto pervenire a Re Fuad
insieme col Pro-memoria. I libri quando sono partito da Alessandria non erano an-
cora giunti, ma ho preso le disposizioni opportune affinché siano consegnati a S.
M. come suo omaggio. Di tutto ho tenuto informato S. E. l’on. Cantalupo, nostro
ministro in Cairo. E continuerò a stimolare e vigilare».
389 «La cosa» in questione, ovvero la «pratica» – com’ebbe a definirla lo

stesso De Sanctis nella sua risposta al Breccia del 26 luglio 1932 (cit. supra,
nota 386) –, riguardava l’eventuale chiamata dello storico dell’antichità, ormai
«dispensato dal servizio» alla «Sapienza» «a decorrere dal 1 gennaio 1932»,
nell’Università del Cairo per insegnarvi la Storia antica. Su questo tentativo,
fallito, vd. specialmente S. Accame, Gaetano De Sanctis, in Commemorazione
di Gaetano De Sanctis nel primo centenario della nascita (Torino, 15 dicembre
1970), «Atti della Accademia delle Scienze di Torino, II. Classe di Scienze Mo-
rali, Storiche e Filologiche», vol. 105, fasc. II (luglio-dicembre 1971), p. 699 (=
Id., Scritti minori, cit., II, p. 710); Id., F. Halbherr e G. De Sanctis. Pionieri del-
le Missioni Archeologiche Italiane a Creta e in Cirenaica (dal carteggio De Sanctis
1909-1932), cit., p. 235 e nota 1; ultimamente: A. Amico, Gaetano De Sanctis,
cit., pp. 140 s. e nota 95.
378 angelo russi

ogni giorno S. M. e ch’io terrò desto) 390 e mi farò un dovere di comu-


nicarlo a Lei 391.
Con devoto affetto

sempre suo
Ev. Breccia

390 Ernesto Verrucci (Force, Ascoli Piceno, 1874 – ivi, 1945 o 1947), archi-

tetto, dopo aver combattuto volontariamente con Ricciotti Garibaldi nella guerra
greco-turca del 1896, era approdato in Egitto, dove aveva acquistato grande fama
per le sue realizzazioni, al punto da diventare «Architecte en chef des Palais sulta-
niens», molto apprezzato dal Re, che gli concesse tra l’altro il titolo di Bey. Su di
lui vd. spec. R. Gabrielli, L’architetto Ernesto Verrucci-Bey e le sue opere in Egitto,
Ascoli Piceno 19472, pp. 80; E. Godoli, L’architecture de style arabe moderne d’Er-
nesto Verrucci Bey, «Quasar», 18 (1997), pp. 31-58; A. A. Amadio, Ernesto Verruc-
ci, un italiano in Egitto, in Tra le Palme del Piceno: Egitto Terra del Nilo. Catalogo
della Mostra (S. Benedetto del Tronto, 13 luglio – 30 ottobre 2002), a cura di A.
Roccati – G. Capriotti Vittozzi, Poggibonsi 2002, pp. 34-38; L’architettura negli
archivi. Guida agli archivi di architettura nelle Marche, a cura di A. Alici e M. Tosti
Croce, Roma 2011, p. 123.
Nella corrispondenza tra il Breccia e il Verrucci, pubblicata in parte solo di
recente (A. A. Amadio, Lettere di Evaristo Breccia a Verrucci dal 1927 al 1933, in Tra
le Palme del Piceno: Egitto Terra del Nilo, cit., pp. 39-43), si trovano in effetti riferi-
menti alla “faccenda De Sanctis” in due lettere. Nella prima (del Breccia al Verruc-
ci: «Alexandrie, 11 giugno 1932») si legge: «Ho riferito subito a Roma il colloquio
che ho avuto con Sua Maestà a proposito di De Sanctis, ed anche il colloquio avu-
to con Lei, pregando di farci avere d’urgenza gli elementi utili per tenere deste le…
fiammelle. Speriamo di riuscire». E nella seconda (sempre del Breccia al Verrucci:
«Pisa, 29. XII. 932-XI»): «Il suo silenzio sulla faccenda De Sanctis mi fa temere che
si siano incontrate difficoltà. Mi farebbe un gran piacere se, scrivendomi, ne accen-
nasse per sgravare il mio silenzio verso il De Sanctis stesso e verso il gruppo d’amici
che s’erano interessati della cosa».
391 Il Breccia è tornato con il De Sanctis sull’argomento in altre tre lettere

del suo Carteggio con lui (tuttora inedite), datate rispettivamente: «Pisa 9 ottobre
1932», «Alexandrie, le 3 marzo 1933», «Pisa, lì 25 marzo 1934» (cf. M. R. Preco-
ne, op. cit., loc. cit., docc. 9-11). Il De Sanctis, comunque, aveva espresso la sua
gratitudine per quell’impresa sin dal 26 luglio 1932 (vd. supra, nn. 386, 389): «Io
non posso sapere quale sarà l’esito della pratica. Qualunque esso sia, la mia grati-
tudine per gli amici, che tanto hanno fatto e in contingenze così difficili, non può
non essere profonda».
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 379

LIV
Vitelli a De Sanctis*

Firenze 18. 2. ’33. 6 Via Repetti

Illustre e caro Collega

Io credo, per quello che posso giudicare, che il frammento Vien-


nese abbia ricevuto per opera di Lei l’interpretazione e la restituzione
buona 392. Me ne rallegro di cuore. Soprattutto vorrei potermi rallegrare
di buone notizie circa le condizioni dei Suoi occhi 393. Già io vedo che
martirio è questo di non averli più … a disposizione. Mille buoni ed af-
fettuosi auguri.
Quanto ai frammenti eschilei 394, non è difficile a 84 anni essere mo-
derati; e quanto alla freschezza giovanile, … si tratta di fuochi fatui. Mi

*Questa cartolina postale, indirizzata Al ch.mo / Signor Prof. Gaetano de

Sanctis / 61 Via S.ta Chiara / Roma, si conserva nel fascicolo intestato al Vitel-
li nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclope-
dia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis
(1890-1956). Inventario, cit., p. 182, nr. 797, 16. Nella raccolta di gran parte
delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il
cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia
in mio possesso – il nr. 2232.
392 Si riferisce al lavoro del De Sanctis: La capitolazione di Olimpiade, «Mé-

langes Gustave Glotz», I, Paris 1932, pp. 315-318 = Scritti minori, cit., V, pp. 193-
196, su cui vd. però anche G. De Sanctis, Postilla [a Mario Segre, Pap. Gr. Vindob.
31954], «RFIC», n.s. XI, 2 (giugno 1933), pp. 226-228 (Miscellanea II) = Scritti mi-
nori, cit., V, pp. 235-237.
393 Il De Sanctis, come si è visto (supra, doc. nr. LIII e nota 386), aveva subìto

l’estate precedente (1932) a Firenze un doppio intervento chirurgico agli occhi, che
lo aveva tenuto lontano dal lavoro all’Istituto della Enciclopedia Italiana fino alla
fine dell’anno (come si legge chiaramente in una lettera indirizzatagli dal Gentile in
data 14-XII-32: «Mi compiaccio delle buone notizie che mi dà de’ suoi occhi e della
speranza che ne traggo, che alla fine del mese Ella tornerà tra noi e potrà riprendere
tranquillamente il Suo lavoro»). Tutto, però, fu vano: dal luglio 1938 egli perderà,
infatti, del tutto la vista: cf. in merito, fra gli ultimi, A. Russi, Silvio Accame, cit., p.
98 fig. 31 (con la riproduzione dell’ultima annotazione autografa del De Sanctis nel
suo Diario segreto in data 17 luglio 1938).
394 Su cui vd. G. Vitelli - M. Norsa, Frammenti eschilei in papiri della Socie-

tà italiana, «Bull. de la Soc. arch. d’Alex.», XXVIII (1933), pp. 107-121; cf. anche,
successivamente, G. Vitelli- M. Norsa, Nuovi frammenti di Eschilo in papiri della
Società Italiana, in Mélanges Bidez, vol. II, Université libre – Institut de Philologie
380 angelo russi

auguro di aver presto qualche frammento storiografico da mandarle;


per ora abbiamo gran quantità di robe letterarie e non letterarie – ma i
frammenti letterarii sono tutti, o quasi tutti, molto indiavolati. Oggi è
partita la Sig.na Norsa per l’Egitto; finché non sia tornata io non sono in
grado di continuarne l’esame e lo studio.
Mi mandi spesso Sue buone notizie e mi creda sempre

Suo
G. Vitelli

LV
Vitelli a De Sanctis*

Ch.mo e caro Collega, Come mi risulta da un rotolo papiraceo di


dihghvsei" Callimachee 395, nel 4° libro degli Ai[tia Callimaco aveva una
elegia, non so quanto lunga, il cui contenuto è indicato in questo breve
(forse troppo breve) sommario (cfr. Callim. fr. 392 Schneider):
[“Fhsi;”] Peuketivwn proskaqhmevnwn toi'" teivcesi th'" ÔRwvmh" to;n ÔRwmai'on ­Gavion
ejnallovmenon katakalei'n to;n ejkeivnwn hJgouvmenon, trwqh'nai de; eij" to;n mhrovn:
meta; de; tau'ta ejpi; tw'/ skavzein dusforhvsanta pauvsasqai th'" ajqumiva" uJpo; th'"
mhtro;" ejpiplhcqevnta.

Non so proprio dove cercare questa storiella a me affatto ignota


(avevo sospettato che Gavio" potesse essere Coriolano, ma non trovo nul-
la di simile sul suo conto). Molto probabilmente mi saprà dar Lei la
chiave dell’enigma, e si abbia antecipati [sic!] i miei migliori ringrazia-

et d’Histoire Orientales, Bruxelles 1934 (= «Annuaire de l’Institut de Philologie et


d’Histoire Orientales», II), pp. 965-978.
* Questa cartolina postale, indirizzata Al ch.mo / Signor Prof. Gaetano De San-

ctis / 61 Via S.ta Chiara / Roma, si conserva nel fascicolo intitolato al Vitelli nel Fon-
do De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in
Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inven-
tario, cit., p. 182, nr. 797, 17. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Episto-
lario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corri-
spondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2233.
395 Cf. Dihghvsei” di poemi di Callimaco in un papiro di Tebtynis, a cura di Me-

dea Norsa e Girolamo Vitelli, Ariani, Firenze 1934, pp. 61 (poi P Mil. Vogliano
I 18). Sulle circostanze del ritrovamento a Tebtunis di questo rotolo callimacheo –
appena qualche giorno prima della cartolina postale qui esaminata – vd. ora pun-
tualmente L. Canfora, Il papiro di Dongo, cit., pp. 87 ss., 147 ss.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 381

menti. Insieme vorrà darmi buone notizie della Sua salute, accogliere
molti ossequii della Sig.na Norsa, e credermi sempre

Suo aff.
G. Vitelli

Firenze 30. 4. ’34


6 Via Repetti

(N. B. I Peucezii sotto le mura di Roma? Come e quando?)

LVI
De Sanctis a Vitelli*

Roma, 2 / 5 / 34

Caro ed illustre amico,


L’excerptum callimacheo di cui Ella mi ha dato la trascrizione è vera-
mente di grandissimo interesse. Chi si sarebbe mai immaginato di trova-
re in Callimaco la narrazione di una leggenda romana? Questa leggenda,
per quanto io so, non ha riscontro nella tradizione canonica e neppure
nelle varianti, talvolta strane, che ne danno scoliasti od altri. Di perso-
naggi della leggenda romana divenuti zoppi per le ferite riportate com-
battendo io non conosco che Orazio Coclite (Liv. II 10; Dionys. V 24;
Plut. Popl. 16). Orazio veramente è nella tradizione senza prenome, quel-
li qua o là appioppatigli di Marco o di Lucio sono ritenuti sviste o auto-
schediasmi. E d’altronde il fatto che gli viene attribuito è molto diverso
da quello che Callimaco narra di Gaio. Anche della madre che l’avrebbe
consolato non si fa nella tradizione nessun cenno. È bene anche aggiun-
gere che la fonte più antica Polibio (VI 55) narra della morte di Orazio

* È la lettera di risposta del De Sanctis alla precedente cartolina postale del

Vitelli. Più precisamente è la minuta di essa, dettata dallo storico (ormai quasi com-
pletamente cieco) ad un suo ‘collaboratore’ (la grafia è chiaramente quella di Silvio
Accame!). Per il suo stato di conservazione non è assolutamente di facile lettura. Il
documento si trova ora nel fascicolo intestato al Vitelli nel Fondo De Sanctis presso
l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Pre-
cone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 182, nr.
797, 18. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, or-
dinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Ac-
came, esso occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2234.
382 angelo russi

nel Tevere e che perciò i critici (forse a torto) ritengono questa la forma
più antica della leggenda. Leggende romane poi in cui intervenga la ma-
dre dell’eroe io non ne conosco che quella di Coriolano. E qui conver-
rebbe il prenome, ma tutto il resto discrepa profondamente. Anche peg-
gio poi stiamo quanto ai Peucezi. Un loro attacco contro Roma è, per
quanto io so, ignotissimo sia nella storia sia nella leggenda 396.

[Gaetano De Sanctis]

LVII
Vitelli a De Sanctis*

Senato del Regno

Firenze 9. 1. 35
6. Via Repetti.

Caro Collega, Ella con molto garbo mi esorta a spiegar meglio agli
‘orecchianti’ come Lei (!) i versi di Euforione 397. Ma evidentemente Ella
sa che il mio silenzio è questa volta puro e semplice indizio d’ignoranza.
Non potevo spiegare agli ‘orecchianti’ quello che io oujatovei" non capi-
vo. E questo mi accade spesso.
Molti augurii e cordiali saluti dal
Suo
G. Vitelli

396 Sull’argomento il De Sanctis è poi tornato con l’articolo: Callimaco e Ora-

zio Coclite, «RFIC», n.s. XIII, 3 (settembre 1935), pp. 289-300; Aggiunta: pp. 300-
301 = Scritti minori, cit., V, 1983, pp. 311-324.
* Questa cartolina postale, con l’intestazione «Senato del Regno», è indiriz-

zata Al ch.mo / Signor Prof. Gaetano De Sanctis / 61 Via S.ta Chiara / Roma. Si con-
serva nel fascicolo riservato al Vitelli nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico
dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fon-
do Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inventario, cit., p. 182, nr. 797, 19. Nella raccol-
ta di gran parte delle lettere dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente
secondo il cognome di ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nel-
la copia in mio possesso – il nr. 2235. Si tratta dell’ultimo documento epistolare del
Vitelli al De Sanctis. Otto mesi dopo, infatti, il 2 settembre 1935, l’illustre grecista
moriva a Spotorno, mentr’era in vacanza in quella tranquilla località balneare del Sa-
vonese, a 86 anni compiuti.
397 Cf. in merito G. Vitelli - M. Norsa, Frammenti di poemi di Euforione,

«ASNP», ser. II, vol. IV, 1935, pp. 3-16 (poi PSI XIV 1390).
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 383

LVIII
Norsa a De Sanctis*

Firenze 15 dicembre 1936-XV

Gent.mo Professore,
Secondo le disposizioni del nostro statuto i papiri della Soc. Ital.
appena sono editi passano in deposito alla Biblioteca Laurenziana, che
ne assume la custodia e ogni responsabilità di conservazione etc. Per la
fotografia del papiro edito dal Perosa 398, e che interessa il Suo amico, ho
passato la lettera alla Sig.na Teresa Lodi, direttrice della Laurenziana 399.
La sig.na Lodi si metterà subito in corrispondenza con l’interessato per
fissare quale genere di fotografia deve far eseguire per suo conto.
Quanto al papiro che dovrebbe pubblicare il Coppola 400, non so
darLe, purtroppo, nessuna indicazione. Dalla morte del prof. Vitelli 401 a
oggi ho veduto il Coppola un’unica volta, e per pochi minuti. E non ho
da gran tempo sue notizie. Il papiro è tuttora a Bologna nelle mani del
Coppola. Io non ne so nulla 402.

* Questa lettera si conserva ora nel fascicolo intestato a Medea Norsa nel Fon-
do De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in
Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inven-
tario, cit., p. 121, nr. 528, 3. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario
desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispon-
dente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2236. Il
testo è già stato parzialmente pubblicato da L. Canfora, Il papiro di Dongo, cit.,
p. 176 e nota 22; cf. anche ibid., p. 624 e nota 10.
398 Cf. A. Perosa, Frammenti di orazione politica, «SIFC», ser. II, XII (1935),

pp. 95-97. Vd. pure al riguardo L. Canfora, op. cit., pp. 157 s., 176 (e nota 23), e
infra, doc. nr. LX, nota 1.
399 Teresa Lodi, allieva devota del Vitelli (Ferrara, 13 giugno 1889 – Ancona,

7 aprile 1971), fu dal 1913 al 1933 bibliotecaria presso la Biblioteca Nazionale Cen-
trale di Firenze, addetta alla Sezione manoscritti e rari. Ebbe, quindi, la direzione
della Biblioteca Medicea Laurenziana fino al ‘collocamento a riposo’ (31 dicembre
1954). Nel dopoguerra fu pure membro del Consiglio Superiore delle Accademie e
Biblioteche. Su di lei vd. ora P. Pruneti, Gli inizi della ‘Scuola Papirologica’ fiorenti-
na. Teresa Lodi (1889-1971), in Hermae. Scholars and Scholarship in Papirology, cit.,
pp. 366-368 (con i riferimenti bibliografici precedenti).
400 Sull’argomento vd. ora, approfonditamente, L. Canfora, op. cit., pp. 147 ss.
401 Avvenuta a Spotorno (Savona) il 2 settembre 1935: vd. supra, doc. nr.

LVIII.
402 L. Canfora (op. cit., pp. 176 s.) così spiega il tono palesemente «irritato» del-

la Norsa in questo passaggio della lettera in questione al De Sanctis: «Segnala un fe-


384 angelo russi

Sono lieta di aver avuto Sue notizie e di sentire che Ella continua a
lavorare. Le farò spedire una copia del volumetto che l’Università di Fi-
renze ha stampato in memoria del Vitelli 403.
C’è la bibliografia che può essere utile 404. Ho messo a disposizione
della sig.na Lodi tutte le pubblicazioni del Vitelli che ho trovate nell’ordi-
nare i suoi libri pervenuti, per disposizione sua, all’Università. Ma temo
che sia sfuggita più d’una pubblicazione, poiché il Vitelli non conservava
i suoi scritti. A ogni modo anche quello che è elencato può essere utile.
Con molti buoni augurii e saluti
dev.ma
M. Norsa

LIX
Norsa a De Sanctis*

Firenze 3 aprile 1937-XV

Gentilissimo Professore,
Le avevo scritto da poco quando ho ricevuto la Sua lettera che mi
chiedeva i riscontri per il papiro pubblicato dal Perosa 405. Ho tardato

nomeno (che in verità non riguarda il solo Coppola): dopo la morte di Vitelli i com-
portamenti sono cambiati. Questo dipenderà da varie ragioni (sorgere di interessi di
altro tipo ecc.), ma una non trascurabile è che, per i Coppola e i Pasquali (per non
parlare di Vogliano), tutti più giovani (e di molto nel caso di Coppola) e tutti acca-
demicamente titolati, ‘obbedire’ alle direttive di Norsa come continuatrice vivente di
Vitelli, lei essendo semplice professore di liceo in Puglia [era, infatti, titolare di lati-
no e greco nel Liceo Classico ‘Pietro Colonna’ di Galatina, in provincia di Lecce] e
‘comandata’ all’Istituto dei papiri, non era psicologicamente accettabile». Più in ge-
nerale, sulla questione vd. ora anche M. Capasso, Medea Norsa: gli anni della matu-
rità (1906-1952), in Hermae. Scholars and Scholarship in Papirology, cit., pp. 233 ss.
403 In memoria di Girolamo Vitelli, F. Le Monnier (= «Pubblicazioni della R.

Università di Firenze»), Firenze 1936, pp. 131 con ritratto e due tavole.
404 Cf. ibid., pp. 87-124.
* Questa lettera si conserva ora nel fascicolo intestato a Medea Norsa nel Fon-

do De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in


Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inven-
tario, cit., p. 121, nr. 528, 4. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Episto-
lario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corri-
spondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2237.
405 Cf. A. Perosa, Frammenti di orazione politica, cit. (supra, doc. nr. LVIII,

nota 398), su cui vd. quant’ebbe poi ad annotare G. De Sanctis, Atene dopo Ipso e
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 385

qualche giorno a risponderLe, perché aspettavo d’avere dall’Alinari 406


una buona fotografia da mandare a Lei. La scrittura del papiro è chia-
rissima, sembra una stampa in maiuscoletto: scrittura che si suol chia-
mare di tipo biblico perché i migliori e più antichi codici biblici hanno
appunto quel tipo di scrittura. Il papiro però ci è arrivato dagli scavi
tutto a frangie e le fibre furono rimesse a posto per ricostruire le pa-
role. Ecco perché qua e là c’è qualche scontinuità nella superficie del
papiro. In certi righi poi, dove il Perosa ha segnato le parentesi e mes-
so dei supplementi, mancano interamente le fibre del recto e talvolta
anche quelle del verso. Per tutto quello dunque che è dato come sup-
plemento, tra parentesi, non c’è nulla da fare: è lacuna assoluta. Per il
rigo 38 è certo che la lettura kalw`n è possibile, sebbene le fibre sieno
alquanto spostate. La prima lettera pare k (piuttosto che a); ma rimane
sempre un luogo incerto 407.
Per il r. 45, dove il Perosa dava [ejn o{p]loi" o[nte", il papiro ha ]loi"
onte" e prima lacuna assoluta di quattro lettere, mutabili a piacere. Non
so però se sia giustificabile stilisticamente quel uJp’a[l]loi" (a[llo" usato
così in modo assoluto?). Una piccola legatura, avanzo della lettera che
precedeva il ]l, ha fatto pensare piuttosto a p che ad altra lettera. E il
supplemento [ejn o{p]loi" è ancora il più probabile. Ma rimane sempre
un supplemento 408.
Le spedirò, a ogni modo, anche la fotografia appena l’Alinari l’avrà
eseguita.
Intanto Le auguro buon lavoro e La prego di credermi sempre

aff.ma
M. Norsa

un papiro fiorentino, «RFIC», n.s. XIV, 2 (giugno 1936), pp. 134-152 (specialmente
pp. 134-141); n.s. XIV, 3 (Settembre 1936), pp. 253-273 = Scritti minori, cit., V, pp.
353-406, specialmente pp. 353-363.
406 È la nota casa editrice specializzata in pubblicazioni d’arte e in riprodu-

zioni fotografiche, fondata a Firenze da Leopoldo Alinari nel 1854 e costituitasi


nel 1920 in società anonima con la denominazione di Istituto di Edizioni Artisti-
che (IDEA).
407 G. De Sanctis, art. cit., p. 134 (= op. cit., V, p. 353), all’inizio del r. 38, leg-

ge: a[llwn.
408 Il supplemento [ejn o{p]loi" è stato poi accolto dal De Sanctis (art. cit., p.

134 = op. cit., V, p. 354).


386 angelo russi

LX
Norsa a De Sanctis*

Firenze 30 maggio 1938-XVI

Gentilissimo Professore,
La richiesta dell’Enciclopedia per la voce Oxyrhynchos 409 arrivò
alla mia pensione quando io ero in Egitto, e l’ho avuta solo al mio ri-
torno dopo due mesi e mezzo! Avevo tutta la buona intenzione di but-
tar giù subito quelle poche righe, ma, causa il freddo eccessivo e fuori
stagione, mi presi un’ ‘influenza’ aggravatasi poi in bronchite e solo da
pochi giorni ho ripreso le mie occupazioni, con molto lavoro arretra-
to. – Giovedì 2 giugno sarò a Roma e spero di vedere anche Lei. A ogni
modo, se Ella mi dirà che sono ancora in tempo a preparare quelle 20
righe, procurerò di farlo.
Intanto mille grazie e buoni augurii a Lei ed ai Suoi, con molti saluti

aff.ma
M. Norsa

* Questa cartolina postale, indirizzata a Ill.mo / Prof. G. de Sanctis / Via

Santa Chiara 65 [sic !] / Roma, si conserva nel fascicolo intestato a Medea Norsa
nel Fondo De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia
Italiana in Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-
1956). Inventario, cit., p. 121, nr. 528, 5. Nella raccolta di gran parte delle lettere
dell’Epistolario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di
ciascun corrispondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio pos-
sesso – il nr. 2238.
409 Questa specifica voce verrà poi di fatto omessa nel vol. XXV della «En-

ciclopedia Italiana», mentre riferimenti alla località in questione si troveranno fre-


quenti ed appropriati nella voce Papirologia, curata appunto dalla Norsa nel vol.
XXVI della stessa «Enciclopedia», specialmente alle pp. 259, 263. Vd. pure in me-
rito supra, doc. nr. XXXVII, nota 281.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 387

LXI
Norsa a De Sanctis*

R. Università degli Studi


di Firenze
_____
Istituto Papirologico

7 giugno [1941] 410

Chiarissimo Professore,
Ho ricevuto il ms. della Nota di A. Segrè 411 “sul diritto dei peregrini
nell’esercito romano” 412 e poi anche la lettera. Così questo, come il pre-

* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato a Medea Norsa nel Fon-

do De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in


Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inven-
tario, cit., p. 121, nr. 528, 7. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Episto-
lario desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corri-
spondente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2239.
410 L’integrazione dell’anno è stata possibile in base ai riferimenti cronologici

presenti nel testo della lettera: vd. infra.


411 Angelo Segrè, papirologo e storico dell’economia (Tivoli, Roma, 3 feb-

braio 1891 – Firenze, 21 giugno 1969), molto legato all’ambiente fiorentino (cf. L.
Canfora, Il papiro di Dongo, cit., passim, specialmente p. 14; M. Manfredi, Giro-
lamo Vitelli (1849-1935), cit., pp. 46, 50), ricoprì nell’Università di quella città, su
proposta di Giorgio Pasquali, nel 1925, l’insegnamento della Papirologia giuridica
per incarico: cf. P. Marrassini, Una Facoltà improduttiva: Lettere fra cultura e politi-
ca, in L’Università degli Studi di Firenze 1924-2004, I, cit., pp. 54, 56, 68. Fu poi, dal
1927 al 1929, professore incaricato di Istituzioni di diritto romano nell’Università
di Parma e, dal 1929 al 1936, professore (prima straordinario e, tre anni dopo, or-
dinario) di Storia economica nell’Istituto Superiore di Scienze Commerciali di Ca-
tania. Nel 1936 fu chiamato a ricoprire la stessa cattedra nell’Università di Trieste,
da cui, però, fu allontanato a seguito delle leggi razziali del 1938 (cf. R. Finzi, L’Uni-
versità italiana e le leggi antiebraiche, Roma 20032, p. 150). Lasciata l’Italia con il
fratello Emilio (Premio Nobel per la Fisica nel 1959), si stabilì negli USA, dove in-
segnò a New York presso la Columbia University fino al 1947. Su di lui vd. ora, in
particolare, P. Frezza, Angelo Segrè, «RFIC», XCVIII (1970), pp. 247-249; H. I.
Bell – M. Norsa, Carteggio 1926-1949, a cura di P.M. Pinto, cit., passim, spec. pp.
10 s. e note 17-18 (con bibliografia); M.R. Precone, op. cit., p. 241.
412 Cf. A. Segrè, Il diritto dei militari peregrini nell’esercito romano, «Rendi-

conti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia», XVII (1940-1941), pp.


167 ss.
388 angelo russi

cedente lavoro del Segrè stampato negli stessi «Rendiconti d. Pont. Acc.
Rom. di Archeol.» 413, mi sembrano buoni e con esposizione molto più
ordinata e più chiara di quanto usasse Segrè in passato. Ho scritto anche
a lui, rallegrandomi che il cambiamento di ambiente 414 gli sia stato utile,
anche perché lo ha riportato nel nostro campo di studi 415.
Sono pronta a fare il riscontro delle citazioni per quanto mi è pos-
sibile con i libri che ho a disposizione: non tutti i libri dell’Istituto pa-
pirologico sono ora consultabili, perché una parte è stata collocata in
‘località sicura’. Ma, a ogni modo, credo che lo potrò fare: solo che ho
bisogno di un po’ di tempo, perché qui ci troviamo ancora in periodo
di esami e tesi, e perché io, per le mie condizioni di salute, sono alquan-
to lenta. Una bronchite in forma non grave, ma lunga, mi ha lasciata al-
quanto depressa.
Con molti buoni auguri e saluti
dev.ma aff.ma
M. Norsa

Via Scialoia 65

413 Cf. A. Segrè, Note sull’Editto di Caracalla, «Rendiconti della Pontificia

Accademia Romana di Archeologia», XVI (1940), pp. 181-214.


414 Il Segrè, come si è visto (cf. supra, nota 411), nel 1938 era stato dispensa-

to dall’insegnamento a causa delle leggi antisemite varate dal governo fascista. Co-
stretto ad emigrare negli Stati Uniti d’America, volle ed ottenne dal De Sanctis una
bella lettera di presentazione, che gli giovò non poco colà (devo la notizia ad una
confidenza del mio Maestro, Silvio Accame, ch’era all’epoca uno dei collaborato-
ri più stretti del De Sanctis). Sull’importanza di questi Testimonials (o, come usa-
va definirli l’allora Presidente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia,
Promemoria) per i vari fuorusciti italiani e stranieri (anche tedeschi) di fede ebraica
per consentire o facilitare il loro eventuale inserimento in istituzioni scientifiche ed
universitarie presenti nei luoghi d’esilio, vd. ora A. Russi, La Pontificia Accademia
Romana di Archeologia nel XX secolo con documenti inediti della presidenza di Gae-
tano De Sanctis (1930-1947), in I duecento anni di attività della Pontificia Accademia
Romana di Archeologia (1810-2010), a cura di M. Buonocore, in «Atti della Pont.
Accad. Rom. di Archeol.», ser. III, Memorie in 8°, vol. VIII, Roma 2010, pp. 58 ss.
415 Nell’immediato dopoguerra Marcel Hombert scriveva al De Sanctis

(«Bruxelles, le 5 septembre 1946») per ottenere «pour la bibliothèque de la Fonda-


tion égyptologique ‘Reine élisabeth’» gli articoli del Segrè pubblicati con la Ponti-
ficia Accademia Romana di Archeologia (cf. supra, note 412-413): A. Russi, art. cit.,
pp. 132 s., lett. nr. 32.
vitelli e norsa nella corrispondenza di gaetano de sanctis 389

LXII
Norsa a De Sanctis*

Firenze 12 aprile 1944

Gent.mo Professore
Non è certamente questo il momento più opportuno per pubblica-
re papiri inediti. Ma poiché da gran tempo avevo promesso qualche pa-
gina per la Pontificia Accademia Romana di Archeologia 416, penso sia
bene mandare a Lei la trascrizione del papiro latino di cui Le invio per
ora il facsimile 417. Contiene (purtroppo molto frammentariamente) or-
dinamenti di una legione romana in Egitto del secolo I d.C. La legione
può essere la Cirenaica o la Deiotariana. Col prossimo corriere Le man-
derò la trascrizione, che oggi ha bisogno di alcuni emendamenti e di al-
cune aggiunte. Mi affretto a farLe avere facsimile e trascrizione, perché
dopo la triste esperienza dell’ultimo bombardamento fiorentino, che ha
costato la vita alla mia carissima cognata (una sorella e una mamma per
me) e che ha raso al suolo la mia casa 418, ho ragione di temere che, se
non mi affretto a pubblicare quello che ho quasi pronto (anche senza

* Questa lettera si conserva nel fascicolo intestato a Medea Norsa nel Fon-

do De Sanctis presso l’Archivio Storico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana in


Roma: cf. M.R. Precone (a cura di), Fondo Gaetano De Sanctis (1890-1956). Inven-
tario, cit., p. 121, nr. 528, 6. Nella raccolta di gran parte delle lettere dell’Epistolario
desanctisiano, ordinate alfabeticamente secondo il cognome di ciascun corrispon-
dente da Silvio Accame, essa occupa – nella copia in mio possesso – il nr. 2240. Il
testo è già stato pubblicato per intero da A. Russi, La Pontificia Accademia Romana
di Archeologia nel XX secolo con documenti inediti della presidenza di Gaetano De
Sanctis (1930-1947), cit., pp. 114-115, nr. 22.
416 Medea Norsa era dal 22 dicembre 1936 socio corrispondente di quell’Ac-

cademia: cf. C. Pietrangeli, La Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Note


storiche, in «Atti della Pont. Accad. Rom. di Archeol.», ser. III, Memorie in 8°, Vol.
IV, Roma 1983, p. 84. Non risulta, tuttavia, che abbia mai pubblicato con essa al-
cun suo lavoro: cf. Bibliografia di Medea Norsa, in M. Capasso (a cura di), Omaggio
a Medea Norsa, Premessa di Giorgio Zalateo, Napoli, Le Edizioni dell’Elleboro
(= «Syngrammata. Ricerche papirologiche», dirette da Mario Capasso, 2), 1993,
pp. 157-164.
417 Si tratta del papiro noto come PSI XIII, 1, 1307, su cui vd. da ultimo L.

Canfora, Il papiro di Dongo, cit., pp. 755, 760.


418 Si riferisce al bombardamento di Firenze del 23 marzo 1944, sui cui effetti

disastrosi vd. ora, in particolare, M. Capasso, Medea Norsa: gli anni della maturità
(1906-1952), cit., pp. 237 s., 241 e nota 8.
390 angelo russi

darci l’ultima rifinitura) c’è pericolo che tutto vada disperso, se anch’io
dovessi finire, come è finita la mia Eugenia 419.
Senza tetto, senza libri, senza vestiario sono ospitata dalle Suore del
Sacro Cuore, al viale Michelangelo 27.
Buone cose a Lei ed ai Suoi
aff.ma
M. Norsa

Angelo Russi
Università degli Studi dell’Aquila
angelo.russi@cc.univaq.it

419 Eugenia Giorgini, vedova del fratello di Medea Norsa, Vittorio (Trieste,

1882 – ivi, 1930), alla quale vanno pure riferite le espressioni dianzi riportate nel-
la lettera presa qui in considerazione: «la mia carissima cognata (una sorella e una
mamma per me)». Su di lei vd. ora, in particolare, G. Bandelli, Medea Norsa: gli
anni giovanili (1877-1912), in Hermae. Scholars and Scholarship in Papyrology, cit.,
p. 210 e nota 2; M. Capasso, Medea Norsa: gli anni della maturità (1906-1952), ibid.,
p. 237.