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XXVII 2015

SICANIA
university press
Il volume è dedicato a Leslie Shaw Bailey MacCoull
(7 agosto 1945-26 agosto 2015)

ⲑⲁⲗⲁⲥⲥⲁ ⲟⲩⲱϣⲥ ⲁⲩⲱ ⲛⲉⲥϩⲟⲉⲓⲙ ⲟ ⲛⲁⲅⲣⲓⲟⲥ


ⲟⲩⲕⲟⲩⲓ ⲇⲉ ⲡⲁⲥⲕⲁⲫⲟⲥ ⲉⲧⲉ ⲧⲙⲛⲧⲃⲣⲣⲉ
ⲡⲉ ⲙⲡⲁⲥⲱⲙⲁ ⲙⲛ ⲧⲁⲙⲛⲧϣⲁⲣⲁϩⲉ

Il mare è vasto, le onde sono selvagge


ed è piccola la mia barca,
cioè la giovinezza del mio corpo
e la brevità della mia vita…

ISSN 1122-2336

© 2015, SICANIA by GEM s.r.l.


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È vietata la riproduzione, anche parziale, dell’opera.
GIUSEPPE FRACCAROLI E GIROLAMO VITELLI:
L’OLIMPO IN TUMULTO

Abbiamo deciso di assegnare a questo contributo un simile titolo


riprendendo quello che Demetrio De Grazia1, uno dei candidati al fami-
gerato concorso di Letteratura greca all’Università di Palermo del 1899,
diede ad un suo opuscolo2, purtroppo dimenticato dai cultori di storia
degli studi classici e che invece ha il pregio di gettare ulteriore luce sui
malumori e le controversie del mondo accademico italiano a cavallo tra il
XIX e il XX sec.3.
Sulla polemica tra Vitelli e Fraccaroli è stato versato copioso inchio-
stro, ma ancora oggi non riteniamo un’inutile fatica approfondire le origini
e i punti cruciali di questa celebre querelle, aggiungendo nuovi documenti
d’archivio e cercando, dati alla mano, di spogliarla di luoghi comuni molto
spesso non corrispondenti al vero e accettati supinamente da tutti coloro

1
  Demetrio De Grazia (S. Demetrio Corone, Cosenza, 1850 – Noto, Siracusa, 1901),
laureatosi a Napoli in Lettere, comincia la carriera di insegnante nei Licei di Rossano, Paola
e Cosenza. Passa poi a Trapani, a Catania e infine a Noto, dove, dal 1899 al 1901, riveste
il ruolo di Preside presso l’Istituto “M. Raeli”. Per ulteriori notizie sul personaggio vd. S.
Bugliaro, Demetrio De Grazia, intellettuale arbëresh dimenticato (se non proprio perduto),
Castrovillari 2005.
2
  D. De Grazia, L’Olimpo in tumulto: a proposito della polemica accesa fra i profes-
sori Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli per i recenti concorsi universitari di letteratura
greca, Noto 1899.
3
  Al concorso palermitano il De Grazia era risultato ineleggibile con un solo voto
favorevole e quattro contrari. È proprio l’esito del concorso a offrirgli il destro per com-
porre un altro ‘velenoso’ opuscolo: Sul concorso di Greco a Palermo. Memoria dedicata a
S.E. il Ministro e agli Ill.mi Componenti il Consiglio Superiore di P.I. e il Consiglio di Stato
(Noto 1900), in cui, con pungente ironia, polemizza fortemente contro i criteri adottati
dalla commissione giudicatrice, puntando il dito espressamente sul relatore, Giuseppe Frac-
caroli, reo di aver agito con spirito di parte e con «l’animo deliberato di scartare a ogni costo
gl’incomodi competitori, di sgombrare il terreno ai passati e ai futuri scolari» (ibid., p. 12).
Finalmente, i due citati lavori del De Grazia sono stati di recente segnalati in D. Debernar-
di, Ritratto bibliografico di Girolamo Vitelli, «An.Pap.» 26 (2014), pp. 447 s.
232 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

che di essa si sono occupati4. È per questa nobile finalità che abbiamo de-
ciso di pubblicare integralmente la superstite corrispondenza intercorsa tra
i due filologi, conservata parte in Laurenziana, parte presso la Biblioteca
Civica di Verona. A dire il vero, quattro anni or sono era già stata edita
l’unica lettera di Fraccaroli spedita al collega fiorentino5, solitaria testimo-
ne scampata alla damnatio memoriae cui Vitelli deve aver condannato le
missive del grecista veronese dopo quel fatidico 1899.
Eppure tra i due vi era stata reciproca stima e viva ammirazione: lo
attestano inequivocabilmente le lettere di Vitelli che Fraccaroli, con più
lodevole clemenza, ha custodito decisamente in numero maggiore6 e che
dimostrano quanto debba essere stato regolare e frequente il loro scam-
bio epistolare, anche dopo il concorso di Greco all’Università di Catania
(bandito nell’aprile 1897), in cui l’alunno prediletto di Vitelli, Nicola Festa,
aveva ricevuto una prima stroncatura da parte del Fraccaroli7.
La corrispondenza Vitelli-Fraccaroli non riesce però a superare la
prova del concorso palermitano, dopo il quale le due massime autorità del-
la filologia classica italiana, sovente dimenticando anche le più elementari
norme di convenienza e compostezza, iniziano a darsi battaglia in pubblico
ed in privato, sia personalmente che tramite i propri sodali8. A partire dalla

4
  In primis l’inesatta notizia dell’annullamento del concorso palermitano, ormai un
fastidioso refrain che riscontriamo in ogni scritto dedicato a questa vicenda (vd. infra lettera
I Vitelli-Pascoli, nt. 17).
5
  Biblioteca Medicea Laurenziana, Carte Vitelli 3/525, pubblicata in R. Pintaudi,
Spigolature messinesi, «Il Maurolico» 2 (2010), pp. 178-180.
6
  Trattasi di 14 cartoline postali e 8 lettere, spedite tra il 20 agosto 1889 e il 5 marzo
1898 e conservate presso la Biblioteca Civica di Verona, Fondo “Giuseppe Fraccaroli”, b.
529, fasc. “Vitelli Girolamo”. Ringraziamo la dott.ssa Laura Minelle, responsabile dell’or-
dinamento dei Fondi Antichi della Biblioteca Civica di Verona, per aver autorizzato la pub-
blicazione del carteggio.
7
  Cfr. infra lettera II Vitelli-Pascoli, nt. 23.
8
  Anche un oscuro scolaro messinese del Fraccaroli, Rocco Loschiavo, segue da vi-
cino la vicenda e scrive al maestro dalla lontana Sicilia: «Lei ha lasciato qui un grandissimo
desiderio di sé, e io ripenso sempre con piacere e rimpianto a quel mondo ideale ed eroico,
eppur così vero, in cui ci trasportava con le sue belle lezioni, e specialmente alla sua bontà,
alla sua gentilezza squisita. Non so quindi persuadermi come ci possa essere della gente che
se la prende con Lei. Ho letto nella Rivista di Filologia la sua arguta risposta al Vitelli. Ben
fatta! se l’era meritata! Lei ha fatto come Orazio: melius non tangere, clamo; ma qui me
commorit, flebitur et insignis tota cantabitur urbe! M’immagino tuttavia qual dispiacere
abbia provato la sua mente eletta, il suo buon cuore nell’essere fatto segno a insulti così
plateali! – Oltre il consenso della sua coscienza, le serva di conforto l’approvazione di tutti i
buoni!» (R. Loschiavo a G. Fraccaroli, Messina 8 dic. 1899, in F. Pagnotta, Giuseppe Frac-
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 233

primavera del 1899 si susseguono libelli, opuscoli, articoli che costituiran-


no il primo germe di quella spaccatura che opporrà, in una polemica che a
tratti parrà infinita ed insanabile, i filologi agli antifilologi, i pedanti cultori
dell’ipercriticismo di ascendenza germanica agli interpreti geniali dell’au-
tentico spirito italico.
Molto prima del Pasquali, col suo ormai classico aureo ‘libriccino’9,
più concretamente aveva cercato di comporre il conflitto Giovanni Pascoli,
sin dall’inizio energicamente chiamato ad appoggiare le ragioni di uno o
dell’altro dei contendenti. Ed il poeta, forse ingenuamente ma cogliendo il
vero nodo del problema, aveva negato recisamente che la contesa seguente
il concorso palermitano fosse imputabile alla concorrenza di due metodi,
di due indirizzi di ricerca contrari nella sostanza e nelle finalità, lasciando
intendere invece si trattasse di una diatriba finalizzata in realtà al mero at-
tacco personale, dove colpire il discepolo nascondeva il subdolo tentativo
di arrivare con più acrimonia al maestro:

Ma cerchiamo dunque le ragioni. Sono esse a trovare nell’esistenza,


in Italia, di due scuole filologiche? Ma esistono veramente queste due
scuole? Io, per me, non ne vedo che una. La scienza muove dal bisogno
di sapere e corre al fine di sapere, in linea retta, senza guardarsi attorno
e senza gingillarsi. E la filologia è una scienza. […] La scienza è un
immenso edifizio al quale lavorano operai e maestri di tutte le parti del
mondo, con cosciente umiltà. E l’uno deve saper dell’altro. Ne deriva
un affratellamento che ogni anno cresce di spazio e d’intensità. […] I
popoli corrono delirando in armi contro i popoli: l’edifizio della scien-
za continua a crescere tacitamente tra quel tumulto, armonicamente tra
quella discordia. Quell’edifizio è il rovescio della torre di Babele: ne
deriverà il contrario della confusione delle lingue: l’unità, se non delle
lingue, del pensiero umano10.

Ma se la vicenda in questione ci è nota nei suoi aspetti ufficiali, la re-


cente pubblicazione sul web dell’archivio di Giovanni Pascoli ci dà l’occa-
sione di esaminare anche privatamente le sollecitazioni, a volte oltremodo
pressanti, a cui fu sottoposto il poeta in merito alla controversia Fraccaroli-

caroli: la solidarietà alle sfortunate terre di Calabria e Sicilia nella corrispondenza con Rocco
Loschiavo (1899-1916), «Il Maurolico» 3 [2011], pp. 117-135, loc. cit. p. 122).
9
  G. Pasquali, Filologia e storia, Firenze 1920.
10
  G. Pascoli, Per una cattedra universitaria, «Il Marzocco», A. IV, suppl. nr. 19,
11 giu. 1899.
234 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

Vitelli. Mentre nella superstite corrispondenza con Fraccaroli11 non vi sono


accenni a questa disputa, nel carteggio con Vitelli si possono con sommo
interesse scoprire i tentativi da parte del filologo sannita di guadagnare alla
propria causa lo stimatissimo Pascoli. Anche se lo scambio epistolare Vitel-
li-Pascoli12 è stato pubblicato integralmente a cura di Luciano Bossina13, in
questa sede non ci è parso vano riprodurre le prime due lettere, che più da
vicino guardano alla polemica palermitana, e corredarle di nostre note ad
integrazione di quelle pur ricche approntate dal Bossina.

I
Vitelli a Pascoli

Firenze 13.6.’99
10. Via Niccolini
C(aro) A(mico)
Un po’ Lei e molto il Pistelli mi hanno costretto a dir qualcosa sul
malaugurato concorso di Palermo14.

11
  Pubblicata integralmente in F. Pagnotta, Giovanni Pascoli a Giuseppe Fraccaroli
(Messina, 28 apr. 1899), «Atti Accad. Pelorit. Pericol.» 86 (2010), pp. 261-267; Id., Ancora
su Giovanni Pascoli e Giuseppe Fraccaroli, ibid. 88 (2012), pp. 179-186.
12
  Tra le Carte Vitelli, com’è noto conservate in Laurenziana, non si registrano ri-
sposte di Pascoli.
13
  L. Bossina, Girolamo Vitelli: lode di Pascoli e biasimo di D’Annunzio, «QS» 81
(gen.-giu. 2015), pp. 125-164, alla cui dotta introduzione e al cui corposo apparato di note
si rimanda per ulteriori informazioni sull’argomento da noi affrontato.
14
  Quando nella primavera del 1899 viene reso noto l’esito del concorso per ordinario
di Letteratura greca all’Università di Palermo (per la relazione della Commissione giudi-
catrice vd. «Boll. uff. Min. I. P.» 27 [1900], pp. 1415-1422), l’inattesa stroncatura di Nicola
Festa provoca la compatta e sdegnosa reazione della cerchia fiorentina (su tutta la polemica
seguente il concorso vd. Nota Bibliografica, a cura di T. Lodi, in G. Vitelli, Filologia classi-
ca… e romantica. Scritto inedito (1917), Firenze 1962, pp. 134 s.; G. Resta, Pascoli a Messina,
Messina 1955, p. 35, nt. 12; G.D. Baldi, Enea Piccolomini: la filologia, il metodo, la scuola,
con un’appendice di lettere inedite, [Carteggi di filologi 14], Firenze 2012, pp. 82-84). Apre
le ‘ostilità’ padre Ermenegildo Pistelli (sul quale vd. Gli archivi della memoria e il carteggio
Salvemini-Pistelli, a cura di R. Pintaudi, Firenze 2004, pp. 57 ss.; P. Pruneti, Ermenegildo
Pistelli (1862-1927), in Hermae. Scholars and scholarship in papyrology, edited by M. Ca-
passo, Pisa 2007, pp. 77-79; F. Pagnotta, Padre Pistelli e il genio di D’Annunzio, «An.Pap.»
26 [2014], pp. 493-497), il quale chiama a sostegno nella contesa Giovanni Pascoli, allora
ordinario di Letteratura latina a Messina ed ex professore di Festa presso il Liceo di Matera.
Lo scolopio, che si firma con l’anagramma M. Pier Léon de Gistille, con deliziosa ed elegante
arguzia riconosce ad un provetto filologo come Festa la sventura di esser stato giudicato da
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 235

Io La ringrazio delle parole gentili che ha avuto per me – spropor-


zionate, per verità, al mio merito, quod scio quam sit exiguum! Nella
Sua bontà Ella ha lodato tutti15, ma si accorgerà che non è possibile

coloro «che si atteggiano a vindici dell’arte e della letteratura contro i ‘grammatici’, contro i
‘pedanti’, contro i poveri ‘collazionatori’ di codici polverosi, contro i ‘paleografi’» (M. Pier
Léon de Gistille, A proposito di un concorso. Lettera aperta a Giovanni Pascoli, Firenze
1899, p. 6). E dopo tutta una serie di maliziose allusioni alle goffe traduzioni metriche del
Fraccaroli, dopo i seri dubbi nutriti nei confronti del lavoro filologico e letterario dei com-
missari, tutti eccetto Michele Kerbaker, nome illustre fuori questione e al di sopra di ogni
sospetto, dopo la denuncia di una ignobile conventio ad escludendum ai danni del Festa, in
un ultimo appello rivolto a Pascoli, Pistelli conclude: «1.° Che al resultato del concorso di
Palermo potrebbe porsi per epigrafe: ‘sic erunt novissimi primi et primi novissimi.’ 2.° Che
più della sorte toccata al Festa (il quale troverebbe facilmente dei difensori, se ne avesse
bisogno e, ad ogni modo, non resta neppur d’una linea rimpicciolito dal responso di quei
signori) dispiace il vedere come gli studi italiani – e non parlo soltanto del greco – corrono
il pericolo di perdere la buona strada, se i giovani cominceranno ad accorgersi che anche
soltanto chiacchierando, compilando e incensando si va avanti lo stesso e si arriva magari a
esser giudici di chi lavora sul serio. Mi aiuti dunque, caro Pascoli, a dire che per l’arte, prima
e specialmente per l’arte, sono a noi sacri i Greci; ma anche, e più forte, a gridare che certi
campioni dell’‘arte’ e della ‘genialità’ dovrebbero consacrarsi alla letteratura a due soldi per
le signore, e lasciare in pace la filologia che, quand’è di quella vera, è troppo bella, tropp’alta,
troppo complessa per i loro cervelli» (ibid., pp. 15 s.). A distanza di poche settimane Pascoli
risponde all’invito di Pistelli, e lo fa dalle colonne del settimanale fiorentino Il Marzocco (G.
Pascoli, Per una cattedra universitaria, cit.). Il suo, però, è un intervento alquanto evasivo,
senza alcuna presa di posizione, mirante innanzitutto a smorzare i toni della polemica: è pa-
lese la preoccupazione del poeta romagnolo di non guastarsi i rapporti con Fraccaroli, bene-
volo recensore del suo ultimo volume dantesco (cfr. Pagnotta, Giovanni Pascoli a Giuseppe
Fraccaroli, cit.; Id., Ancora su Giovanni Pascoli, cit. Sui rapporti tra Fraccaroli e Pascoli si
sofferma pure P. Treves, L’Idea di Roma e la cultura italiana del secolo XIX, Milano-Napoli
1962, p. 294 nt., all’inizio del capitolo espressamente dedicato al poeta di S. Mauro). Pascoli
esordisce negando, con tutt’una tirata ingenuamente poetica, che la contesa seguente il con-
corso palermitano sia imputabile all’acerrima concorrenza di due metodi di ricerca contrari e
passa quindi a decantare le lodi di ‘Niccolino’, l’amato alunno d’un tempo, e della sua ultima
fatica, quel Bacchilide che, pur dando lustro al valente magistero del Vitelli, aveva ricevuto
giudizi così discordi (cfr. p. es. la severa recensione di A. Cima, in «RFIC» 27 [1899], pp.
147-149, in cui, oltre che sull’indirizzo metodologico seguito, vengono avanzate parecchie
riserve sulla traduzione di determinati passi e su alcune lezioni congetturali introdotte nel
testo). Infine, conclude incensando Fraccaroli e i suoi felici saggi di traduzioni metriche, su
cui invece Pistelli non aveva mancato di indirizzare il suo acre sarcasmo.
15
  Pascoli aveva liquidato la questione di Palermo in maniera curiosamente contraddit-
toria: da un lato sostenendo che il giudizio fosse stato ingiusto, dall’altro che i giudici avessero
operato conformemente alla loro profonda dottrina. Sapido il commento di un allievo mes-
sinese di Fraccaroli, l’archeologo Giulio Emanuele Rizzo: «Ho letto […] la lunga tirata del
timidissimo Pascoli, che dà un colpo alla botte e un altro al cerchio» (G.E. Rizzo a G. Fracca-
236 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

liberare alcuni di quei signori da accuse ben gravi. La Sua coscienza di


onestuomo si ribellerà, ne son certo, quando conoscerà i particolari
dell’intrigo. Ed io per mio conto non avrò riguardi per gente che non
ha coscienza. Ma pur troppo non posso ora parlare come vorrei, per-
ché molto di quello che so, lo so come membro del Cons. Superiore16.
Intanto ho mandato due righe al ‘Marzocco’17. Spero che almeno quel
bricconcello di Torino metterà lui le carte in tavola18. L’ho provocato
in tutti i modi – ma lui trova il suo tornaconto nel mandare in lungo.

roli, Catania 21 giu. 1899, in Biblioteca Civica di Verona, Fondo “G. Fraccaroli”, b. 524, fasc.
“Rizzo Giulio Emanuele”. In corso di stampa nella collana ‘Carteggi di filologi’, diretta da R.
Pintaudi, è la corrispondenza epistolare Rizzo-Fraccaroli, per le cure di Francesco Pagnotta).
16
  Vitelli è membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione dal 1° ot-
tobre 1889 al 30 giugno 1891 e poi dal 1° luglio 1896 al 30 giugno 1900, quest’ultima volta in
veste anche di componente della Giunta (cfr. Il consiglio superiore della pubblica istruzione
1847-1928, a cura di G. Ciampi-C. Santangeli, Roma 1994, p. 313).
17
  G. Vitelli, Ancora per una cattedra universitaria, «Il Marzocco», A. IV, nr. 20, 18
giugno 1899. Dopo una brevissima replica di Pistelli all’articolo del Pascoli (Mio caro Pascoli),
inserita nello stesso numero della rivista, arriva quindi la volta del Vitelli, spinto ad interve-
nire anche per spiegare pubblicamente le ragioni che aveva sostenuto davanti al Consiglio
Superiore in favore dell’annullamento del concorso. Com’è noto, in seguito all’intervento di
Vitelli, il Consiglio Superiore emana una risoluzione favorevole all’annullamento del concor-
so tranne che per il primo classificato, Giovanni Setti. Il Ministro Baccelli, però, rigettando
il parere di quell’alto consesso, convaliderà integralmente gli Atti del concorso. Piero Treves
(Festa, Nicola, in DBI, XLVII, Roma 1997, p. 293) sostiene che, similmente al concorso di
Catania di due anni prima, anche questo di Palermo viene annullato dal Consiglio Superiore
della Pubblica Istruzione su proposta di G. Vitelli. L’affermazione del Treves, da cui poi sono
derivati gli errori commessi da tutti coloro che si sono occupati del concorso palermitano, è
senza dubbio errata, in primo luogo perché non competeva certo al Consiglio Superiore l’an-
nullamento di un concorso: quest’organo, prettamente consultivo, poteva solo proporre un
provvedimento del genere, che doveva in ogni caso essere ratificato dal Ministro, cui spettava
pur sempre l’ultima parola; in secondo luogo perché, mentre nel caso di Catania il Ministro
aveva seguito il parere del Consiglio Superiore, annullando il concorso, per quanto riguarda
quello di Palermo, invece, il Baccelli accetta interamente la relazione della Commissione giu-
dicatrice. Della decisione del Baccelli non si compiacerà affatto il Vitelli, il quale amaramente
scriverà: «Vorrei poter credere che il Ministro, il quale per il concorso di Palermo ha disprez-
zato il parere del Consiglio, abbia, in tal modo, ben provveduto alla prosperità degli studi
greci in Italia; ma non debbo qui approfondire questa indagine, che probabilmente finirebbe
col mesto ritornello: αἴλινον αἴλινον εἰπέ, τὸ δ᾿ εὖ νικάτω» (G. Vitelli, Il Signor Giuseppe
Fraccaroli e i recenti concorsi universitarii di Letteratura greca, Firenze-Roma 1899, p. 60).
18
  Indotto dall’aperta provocazione del Vitelli a divulgare le argomentazioni e le ra-
gioni della stroncatura del Bacchilide, Fraccaroli pubblicherà nell’ottobre un lungo articolo
sulla Rivista di filologia e d’istruzione classica (G. Fraccaroli, Come si fa un’edizione di
Bacchilide.Questioni filologiche e non filologiche, «RFIC» 27 [1899], pp. 513-584), in cui con
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 237

Semo in una macchia, Caterina19!


Mi voglia bene e mi creda sempre
Suo aff
G. Vitelli

Lettera priva di busta. Segnatura: G.48.9.4

II
Vitelli a Pascoli

Firenze 25.2.900
10. Via Niccolini
C(aro) A(mico)
Non ho avuto risposta ad una lettera che Le diressi qualche setti-
mana fa. Forse Ella non ha voluto scrivermi di non potere assecondare
il mio desiderio – Se è così, ha avuto torto: Ella poteva dirmi benissimo
che per le prossime elezioni al Cons. Sup.20 preferiva un candidato di-

un’accuratissima messe di esempi giustificherà e corroborerà l’impietoso giudizio dato al


lavoro del Festa. L’articolo, un vero e proprio pamphlet contro la scuola vitelliana, terminerà
con una denuncia, molto probabilmente non troppo lontana dal vero, dello strapotere e del
‘monopolio’ di Vitelli e dei fiorentini nel campo dell’istruzione: «E se il lettore conviene su
ciò, veda che si deva pensare dei criterî usati dal Vitelli anche negli altri suoi giudizî, e con
quale discernimento ed equanimità egli abbia attribuito anche le cattedre delle scuole secon-
darie in quei concorsi, ch’egli fu chiamato per tanti anni costantemente a giudicare; – veda
come si è fidato bene chi in buona fede per lo passato ha creduto alle informazioni e all’auto-
rità del Vitelli e s’è lasciato imporre o trarre al suo parere; – veda che guarentigie hanno avuto
ed hanno ancora gli studiosi delle altre scuole; – veda se questa sia soltanto una questione
personale, o se non tocchi da vicino l’interesse di tutti coloro, che non hanno avuto la fortuna
o la sventura di essere stati scolari di questo signore» (ibid., p. 583).
19
  Citazione a memoria di «Stamo immezz’a ’na macchia, Caterina» (G.G. Belli,
Er civico de corata, v. 1, vd. Duecento sonetti in dialetto romanesco di Giuseppe Gioachino
Belli, con prefazione e note di Luigi Morandi, Firenze 1870, p. 47).
20
  Il 30 giugno 1900 sarebbe scaduto il mandato di Vitelli in seno al Consiglio Su-
periore della Pubblica Istruzione (cfr. supra nt. 16). Il candidato da lui ‘sponsorizzato’ è
Francesco d’Ovidio, come possiamo arguire da due lettere inviate ad Alessandro D’An-
cona sempre nel febbraio 1900: «Ora Ella deve sapere che contro il d’Ovidio si danno da
fare certi signori, non tanto perché credano inetto o pericoloso il d’Ovidio, ma perché lo
ritengono mio amicissimo, come è infatti […]. Ma il fatto è che il fiasco del d’Ovidio questa
volta significherebbe il trionfo di settarii e di sfacciati partigiani. E però io oso pregarla di
non astenersi dal votare, ma di illuminare i Suoi colleghi sul significato di questa votazione.
[…] Finalmente pensi alla varia competenza del d’Ovidio. Sarebbe per me doloroso pensare
che gli affari riguardanti insegnamenti di greco dovessero dipendere quasi unicamente dalla
238 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

verso da quello che preferisco io, ed io sarei rimasto egualmente nella


convinzione che il voto Suo sarà sempre quello… di un galantuomo.
Le scrivo ora per dolermi con Lei che il nostro Festa, durante la
mia assenza da Firenze (tornai ieri da Roma), abbia fatto quello che io
non volevo che egli facesse: ha pubblicate dieci righe contro le insinua-
zioni del Fraccaroli21.
Mi rendo benissimo conto del perché egli lo abbia fatto. Quel
bricconcello vorrebbe ora dare ad intendere che il male al Festa gliel’ho
fatto io, non lui, mite, pietoso, senza invidia, protettore dei begl’inge-
gni ecc. E il Festa, schietto e leale com’è, non ha saputo ingoiarla.
Ma ciò non toglie che egli abbia fatto male: bistrattato, doveva
continuare a tacere. Ora certamente quel cattivo soggetto insinuerà al
solito che sono stato io che ho fatto fare all’amico nostro questo passo
falso. Ella certamente non lo avrebbe creduto, ma ad ogni modo voglio
assicurarla in maniera che Ella non abbia esitanza alcuna a smentire
quello che Le diranno o scriveranno.

scienza e dalla coscienza del Fraccaroli! Questi con l’aria di santarello che si dà, è uomo sa-
turo di invidia e di livore: lo credo capace di ogni peggiore azione (G. Vitelli a A. D’Ancona,
Firenze 12 febbr. 1900, in D’Ancona-Vitelli (Con un’appendice sulle false carte d’Arborea),
a cura di R. Pintaudi, Pisa 1991, pp. 105 s.). «Io non posso che ringraziarla dell’interesse che
dimostra per la candidatura del d’Ovidio. Posso assicurarla che contro il d’Ovidio si adope-
rano mezzi molto scorretti […]. Non ho perciò bisogno di aggiungere che grandissima sarà
la gratitudine mia per l’aiuto che Ella ci darà contro una coalizione di settarii della peggiore
specie (G. Vitelli a A. D’Ancona, Roma 21 febbr. 1900, in ibid., p. 108).
21
  Data la rarità del documento, riproduciamo parte del polemico intervento del Festa
contro il Fraccaroli, recante la data ‘Firenze, 20 Febbraio 1900’ e pubblicato poi in una rac-
colta di scritti, curata dal Pistelli, intitolata A proposito dell’opuscolo del sig. G. Fraccaroli, «Il
metodo critico del prof. G. Vitelli» (Firenze, St. Civelli, 1900): «Già due volte il mio Pindarico
critico e giudice ha terminato le sue invettive rivolgendomi dei fervorini molto rugiadosi di
lacrime di coccodrillo. Perciò tengo a dichiarargli che sapevo molto bene da me, senza biso-
gno delle sue pie ammonizioni, quanto questa polemica mi sarebbe stata di ostacolo per far
carriera. E lo sapeva, anche meglio di me, Girolamo Vitelli, che non «a parole dice di volermi
bene» – come si esprime il critico – ma e dell’amicizia e di ogni altra buona e nobile cosa
pensa e sente in modo che ad alcuni aspiranti e a certi loro protettori deve sembrare assurdo.
Anche più assurdo sembrerà che io stesso, fin dal principio di questa polemica, pregassi il
Vitelli di fare quanto credeva meglio nell’interesse della giustizia e dei nostri studi, senza pre-
occuparsi della mia sorte. Lo ha fatto, e glie ne sono riconoscente. Considero poi come uno
scherzo non troppo spiritoso l’augurio di una rivincita fatto a me da chi dice d’avermi negato
l’eleggibilità perché crede che in Italia ci sieno parecchie diecine di studiosi, che per giustizia
dovrebbero essermi preposti. Peccato che nel difendere uno da lui scelto tra le parecchie
diecine, gli siano sfuggite cose delle quali il suo stesso protetto non deve essergli molto grato!
[…] E potrei continuare un bel pezzo, se avessi tempo da perdere. Mi basti concludere che mi
tengo onorato dalle censure d’un dotto di questa forza e d’un critico di tanta lealtà».
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 239

Profitto poi dell’occasione per ringraziarla delle parole molto


cortesi ed affettuose che Ella ha per me nella sua lettera al Corradini22.
Quella lettera ha il gran merito di esser chiara ed esplicita – ed è cosa mi-
rabile che Ella ad insinuazioni vigliacche e ad intimidazioni addirittura
turpi abbia saputo e potuto rispondere con tanta calma e tanto garbo.
Ma mi duole di non poter far nulla perché il Suo desiderio paci-
fico divenga realtà. Non si tratta di polemica letteraria. Infinite volte i
miei critici mi hanno fatto dire il contrario di quello che avevo detto,
mi hanno biasimato per errori che non avevo commessi ecc., e neppure
una volta ho scritto tre parole per difendermi. Le non poche volte che
ho scritto contro x ed y l’ho fatto o per difendere amici ingiustamente
trattati o per difendere impersonalmente quello che mi sembrava giusti-
zia. Questo ho fatto anche col Fraccaroli. Nel concorso per Catania23 ho
creduto si trattasse di errore, e la mala fede ci entrasse per poco. Ma ho

22
  Trattasi di una lettera del 9 febbraio 1900, spedita da Messina al direttore de Il
Marzocco Enrico Corradini, che proprio in quei giorni lascerà la direzione del settimanale
fiorentino, ed ivi pubblicata («Il Marzocco», A. V, nr. 7, 18 febbraio 1900). In essa Pascoli,
decisamente il più assennato tra i protagonisti della ‘diatriba palermitana’, aveva cercato di
spiegare meglio la sua temporanea astensione dalla polemica, venendo contro all’interpre-
tazione datane da Fraccaroli: «Ecco. Il mio silenzio vuol dire: non nostrum inter vos tantas
componere lites. Il mio silenzio accenna a un vivo desiderio che queste liti si compongano
per il bene della scuola e della scienza e della patria. […] Il Fraccaroli, di cui ho sperimentata
la gentilezza e di cui ho riconosciuta la dottrina, e di cui qui, sotto il bel sole e lungo il bel
mare di Messina, ho sempre sentita lodare da tutti questa e quella; il Fraccaroli non può
interpretare il mio silenzio come offensivo a quella scuola, di cui aspirai ad essere alunno e
a cui indirizzai i miei amici; e come ostile a quel libro, a quel Bacchilide che, è poco e trop-
po dire, ma tant’è, dirò, che vorrei aver fatto io. Egli deve interpretarlo per quel che vuol
essere: un’aspirazione a vedere tornare il sereno e una protesta di non poter nulla per farlo
tornare» (lettera integralmente riprodotta in Resta, op. cit., pp. 123 s.; ora anche in Bossina,
Girolamo Vitelli: lode di Pascoli, cit., pp. 153-154, nt. 61).
23
  Quella era stata la prima occasione ufficiale in cui Fraccaroli e Vitelli si erano sfi-
dati apertamente per questioni accademiche. Presidente il Comparetti, della Commissione
giudicatrice avevano fatto parte il Puntoni, l’Inama, lo Zambaldi e appunto Fraccaroli nelle
vesti di relatore. Causa soprattutto l’eleggibilità a stento raggiunta dal Festa, Vitelli, per nul-
la dissuaso dal rispetto dovuto a sì dotti giudici, in qualità di membro del Consiglio Supe-
riore dell’Istruzione Pubblica aveva proposto con successo al Ministro l’annullamento del
concorso (la relazione della Commissione esaminatrice del concorso alla cattedra di Lettere
greche nella R. Università di Catania, seguita dalle osservazioni del Consiglio Superiore,
è in «Boll. uff. Min. I. P.» 25 [1898], pp. 920-924), mettendo sotto accusa espressamente il
contegno di Fraccaroli, reo in particolare di aver liquidato con poche parole, quasi pro for-
ma, il processo verbale delle singole adunanze, tralasciando di soffermarsi minuziosamente,
come imposto dall’allora vigente Regolamento universitario, sull’effettivo scambio di pareri
avvenuto tra i commissari (cfr. Vitelli, Il Signor Fraccaroli, cit., pp. 5 s.).
240 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

visto dopo che era ingiustizia voluta, e che il Fraccaroli è uomo super-
lativamente turpe. Che io cambii idea rispetto a lui non è possibile. Lo
disprezzo e lo disprezzerò sempre, come disprezzerò sempre chiunque
a sfogo di basse passioni si mette la coscienza sotto i piedi come ha fat-
to lui. E se Ella crede me un onesto uomo, non può non creder lui un
malvagio. La Sua molta bontà Le consiglia di desiderar la pace, ma a me
parrebbe di perdere nella Sua stima, a cui tengo moltissimo, se, dopo
aver conosciuto che abbietto uomo è il Fraccaroli, non continuassi a
disprezzarlo. Stia sano e voglia bene al Suo G. Vitelli

Lettera priva di busta. Segnatura: G.48.11.6

Sono davvero pesanti le parole con cui Vitelli apostrofa Fraccaroli:


«quel bricconcello di Torino», «quel cattivo soggetto», «uomo superlativa-
mente turpe», «un malvagio», «abbietto uomo». Pascoli viene così invitato
ad accantonare la sua «molta bontà» e a disprezzare a oltranza chi, come
Fraccaroli, «a sfogo di basse passioni si mette la coscienza sotto i piedi».
Quanto grande è la distanza da questo Vitelli a quello che qualche anno pri-
ma non perdeva occasione di incensare il collega Fraccaroli. Ma ora è tempo
di lasciar la parola direttamente ai due protagonisti, riproducendo la fedele
trascrizione della loro superstite corrispondenza, debitamente annotata.

Il carteggio Vitelli-Fraccaroli

Santacroce del Sannio 20.8.89


(Benevento)

C(aro) A(mico)
Mille grazie del Tirteo24, di cui riconosco nella Sua traduzione i ‘mares
animos’25. C’è però uno scoglio insuperabile a qualsivoglia traduttore di Tir-

24
  G. Fraccaroli, I principali frammenti di Tirteo tradotti, in Faustissime Nozze
Zamboni-Liorsi XVII Luglio MDCCCLXXXIX, Verona 1889.
25
  «Post hos insignis Homerus / Tyrtaeusque mares animos in Martia bella / versibus
exacuit» (Hor. ars 401-3). Dieci anni più tardi, Vitelli ritratterà tutto capovolgendo, con
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 241

teo: l’enfasi che necessariamente deve parer rettorica (e non di buon genere)
dopo che se ne è fatto tanto abuso, e che intanto non è rettorica in Tirteo in
cui è una novità. Chi meglio di Lei avrà sentito questa difficoltà? –
Sa nulla Lei del concorso di Messina26? Io fra una settimana o poco
più dovrò partire per Roma e Firenze, perché faccio parte della Commis-
sione per i posti di perfezionamento27. Mi scomoderebbe un po’ se mi chia-
massero daccapo per il Concorso di Messina: ma, salvo caso di malattia,
non mancherei – perché ormai sono convinto che non si debba mai senza
gravissimi motivi rifiutare incarichi siffatti. Ella si goda come meglio può
le vacanze e mi creda
Suo aff.
GVitelli

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / della R. Univer-


sità di Palermo / Chiesanuova Verona.
Due timbri di partenza: Santa Croce del Sannio 21 AGO 89.
In alto di mano di Fraccaroli: Risp. 31/8/89.

II

Firenze 6.9.89
Istituto Superiore

C(aro) A(mico)
Sono giunto stamane da Roma. La Commissione si riunisce nell’ot-
tobre e ne fo parte anche io. Mi secca un po’ fare un altro viaggetto fra un

smaccata incoerenza, questo lusinghiero giudizio sulle capacità versificatorie di Fraccaroli:


«Finchè il Fraccaroli vorrà insegnarci a tradur Pindaro in strofe di colore oscuro, che renda-
no incomprensibile il poeta tebano non meno a chi sappia di greco che a chi non ne sappia;
finchè vorrà insegnarci a tradurre i canti guerreschi di Tirteo in que’ suoi versi mirifici, che,
recitati a valorosi soldati, ne provocherebbero senz’altro la fuga vergognosa, accoglieremo
riverenti le lezioni di tanto maestro» (Vitelli, Il Signor Giuseppe Fraccaroli, cit., p. 13).
26
  Sarà questo uno degli argomenti delle missive II-V. Il concorso alla cattedra di
professore ordinario di Letteratura greca nella R. Università di Messina si svolgerà nell’ot-
tobre 1889. Della commissione giudicatrice, presieduta da D. Comparetti, faranno parte V.
Inama, G. Müller, F. Zambaldi e G. Vitelli in qualità di segretario. Per la relazione del con-
corso, datata 15 ottobre 1889, vd. «Boll. uff. Min. P. I.» 17 (1889), pp. 174-176.
27
  Posti di studio e assegni universitari per gli alunni della sezione di Filologia e Fi-
losofia del R. Istituto di studi superiori pratici e di perfezionamento in Firenze (vd. «Boll.
uff. Min. P. I.» 16 [1889], pp. 1039 s.).
242 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

mese, ma non voglio mancare. Gli altri membri sono il Comparetti28, il


Müller29, l’Inama30 e lo Zambaldi31 – ma verranno?

28
  Su Domenico Comparetti (Roma 1835 – Firenze 1927), «tra i maggiori rappresen-
tanti del rinnovamento negli studî storico-filologici in Italia durante la seconda metà del sec.
XIX» (A. Rostagni, Comparetti, Domenico, in EI, X, Roma 1950, p. 1001), disponiamo de-
gli Atti del Convegno di studi Domenico Comparetti (Napoli – S. Maria Capua Vetere 6-8
giugno 2002), a cura di S. Cerasuolo-M.L. Chirico-T. Cirillo, Napoli 2006. Sulla ricca
bibliografia riguardante il filologo romano informa esaurientemente il Catalogo Genera-
le del Fondo Domenico Comparetti. Carteggio e manoscritti, a cura di M.G. Macconi-A.
Squilloni, (Carteggi di filologi 1), Messina 2002, p. 17 nt. 1. Fondamentale per ricostruire
il controverso rapporto tra Comparetti e Vitelli, personalità troppo diverse, è la pubblica-
zione del loro carteggio, in Domenico Comparetti e Girolamo Vitelli. Storia di un’amicizia e
di un dissidio, a cura di R. Pintaudi, ibid., pp. 101 ss. Da ultimo vd. S. Cerasuolo, Percorsi
accidentati: l’autonomia dell’officina e la pubblicazione della “Collectio tertia” dei papiri er-
colanesi. I carteggi Comparetti-Bassi-Hoepli, (Carteggi di filologi 18), Firenze 2015, passim.
29
  Giuseppe (Joseph) Müller (Brünn 1823 – Torino 1895), docente di Lingua e Let-
teratura tedesca nel Liceo di Milano e nelle Università di Pavia e di Padova, nel 1867 viene
nominato ordinario di Letteratura greca nell’Ateneo torinese. Dirige la Rivista di filologia
e d’istruzione classica dal 1872, anno della fondazione del prestigioso periodico (vd. S. Tim-
panaro, Il primo cinquantennio della «Rivista di filologia e d’istruzione classica», «RFIC»
100 [1972], pp. 387-441). Nel 1895, ammalatosi gravemente, arriva alla tragica decisione di
suicidarsi. «Nel campo della filologia classica, suo merito principale fu l’avere diffuso in Ita-
lia con buone traduzioni alcune tra le più importanti opere di sintesi della scienza tedesca,
come la Storia della letteratura greca di K.O. Müller e la Storia greca di E. Curtius […]; gli
si deve inoltre un Dizionario manuale della lingua greca, l’antologia delle Letture storiche
greche […], e altre opere scolastiche» (EI, XXIV, Roma 1951, p. 14, s.v.). Un necrologio del
Müller appare in «RFIC» 23 (1895), pp. 445-448, a nome della Direzione (D. Comparetti,
F. Ramorino, G. Vitelli).
30
  Vigilio (de) Inama (Trento 1835 – Milano 1912), laureatosi a Padova nel 1858,
dopo una breve carriera di insegnante ginnasiale, ottiene nel 1865 la cattedra di Grammatica
greca presso l’Accademia scientifico-letteraria di Milano. Dal 1877 assume anche l’incarico
di Letteratura comparata, insieme a quello di Preside. Sotto l’influsso del celebre glotto-
logo G.I. Ascoli, collega presso l’Accademia milanese, concentra i suoi studi soprattutto
sulla lingua greca, con «oltre sessanta pubblicazioni, […] ristampate per decenni e adottate
come libri di testo nelle scuole superiori di mezza Italia: fra tutte si ricorda, in particolare,
la Grammatica greca per le scuole, I-II, edita per la prima volta a Milano nel 1869-70, con-
tinuamente ristampata e adeguata» (G.G. Fagioli Vercellone, Inama, Vigilio, in DBI,
LXII, Roma 2004, p. 318). Il prestigio acquisito gli vale anche la nomina a membro del
Consiglio Superiore dell’Istruzione Pubblica e, a livello locale, a componente del Consiglio
Scolastico Provinciale.
31
  Francesco Zambaldi (Venezia 1837 – Meati, Lucca, 1928) svolge una lunghissima
carriera accademica, circa 40 anni, nelle università di Roma, Messina e Pisa. «Il suo nome è
affidato soprattutto alla Metrica greca e latina (1882), per la quale mise felicemente in valore
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 243

Dal prof. Cipolla32, che sono stato lietissimo di conoscere, ho ricevuto


la Sua ultima pubblicazione33, che non dubito non Le faccia onore. Non
l’ho ricevuta che mezz’ora fa, e una quantità di occupazioncelle svariate e
uggiose m’impedisce ora di leggerla.
Si diverta, mi mandi all’occasione Sue buone notizie e mi creda
Suo aff.
G. Vitelli

Lettera priva di busta.

III

C(aro) A(mico) Grazie della lettera e del discorso34, che a me non pare
niente affatto buono a dimostrare l’inutilità di siffatti discorsi. Scommetto
del resto che non pare neppure a Lei! – La Commissione è pel giorno 12
Ott.; fra i concorr. il Cerr.35 non c’è (invece il Ministero ha nominato dac-

la sua finissima cultura musicale» (A. Rostagni, Zambaldi, Francesco, in EI, XXXV, Roma
1950, p. 873).
32
  Sul personaggio, conterraneo e amico di Fraccaroli, vd. R. Manselli, Cipolla,
Carlo, in DBI, XXV, Roma 1981, pp. 713-716. Sui meriti scientifici dello storico veronese,
vd. Carlo Cipolla e la storiografia italiana tra Otto e Novecento, Atti del Convegno di stu-
dio (Verona 23-24 novembre 1991), a cura di G.M. Varanini, Verona 1994.
33
  Trattasi de L’arte e le teoriche: discorso letto dal prof. Giuseppe Fraccaroli inau-
gurandosi l’Esposizione di belle arti e delle scuole d’arte applicata all’industria il giorno 1
settembre 1889 (Verona 1889), cui Vitelli, con molta probabilità, accenna nell’incipit della
successiva cartolina postale.
34
  Vd. supra nt. 33.
35
  Luigi Cerrato (Casale Monferrato, Alessandria, 1854 – Tagliolo, Alessandria,
1935), discepolo di Müller a Torino, nel 1881, sempre nell’Ateneo Sabaudo, diviene Dot-
tore aggregato. Completa quindi gli studi a Berlino, Lipsia, Dresda, Vienna e Monaco (vd.
T. Rovito, Dizionario bio-bibliografico dei letterati e giornalisti italiani contemporanei,
Napoli 1907, p. 65, s.v.). Si sposta poi all’Università di Genova, dove insegna Letteratura
greca dal 1885 al 1929, anno in cui viene collocato a riposo. Del Cerrato il Fraccaroli recen-
sisce senza particolare entusiasmo La tecnica composizione delle Odi pindariche («RFIC»
17 [1889], pp. 409-412): «Il lavoro del Cerrato è severamente ragionevole e positivo, nulla
ritenendo egli degno di essere asseverato, se non è anche razionalmente provato. Mentre
però dalla ragione io sono costretto a dovergli di ciò dar lode, credo d’altra parte che
chiunque legga gli schemi ch’egli dà delle odi di Pindaro, se non le conosceva già prima
debba rimanere molto scettico e assai freddamente prevenuto sul vero merito di questo
poeta» (ibid., p. 412).
244 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

capo una commissione pel suo ordinariato in Genova: e questo mi sembra


un po’ ridicolo – alla distanza di sei mesi appena!). Appena sarà formulato
il giudizio della Commissione, gliene scriverò: non credo sia un segreto, e
non vedo ragione per cui non dovrei scrivergliene.
Mi creda sempre
Suo aff
G. Vitelli
Santacroce del Sannio 28.9.89
(Benevento)

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / della R. Univer-


sità di Palermo / Verona.
Timbro di partenza: Santa Croce del Sannio 28 SET 89.

IV

C(aro) A(mico) So che l’Inama l’aveva avvisato – perciò ho tardato io. Ella
ottenne 45/50; l’unico eleggibile dopo di Lei fu il Cavazza36 con 41/50.
Mi creda sempre
Suo aff
G. Vitelli
Roma 15.10.89
Albergo S.ta Chiara

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / Verona.


Timbro di partenza: Roma 15 10 89.

36
  Pietro Cavazza (Massa Lombarda, Ravenna, 1850 – Pisa 1911), docente prima nei
Licei di Avellino, Palermo e Bologna, poi professore di Lingua greca e latina presso l’Isti-
tuto di Studi Superiori di Firenze, passa successivamente a ricoprire il ruolo di Ispettore
centrale del Ministero dell’Istruzione Pubblica fino al 1901. Viene quindi nominato Provve-
ditore agli studi per la provincia di Bologna (vd. Rovito, Dizionario bio-bibliografico, cit.,
p. 64, s.v.). «Espertissimo cultore piuttosto della lingua che della letteratura» (A. Rostagni,
Gli studi di Letteratura greca, in Aa.Vv., Cinquant’anni di vita intellettuale italiana (1896-
1946). Scritti in onore di Benedetto Croce per il suo ottantesimo anniversario, a cura di C.
Antoni-R. Mattioli, I, Napoli 1950, p. 398), insieme al Vitelli dirige per l’editore Sansoni
di Firenze una ‘Collezione di classici greci ad uso delle scuole’. Per ulteriori notizie sul
personaggio, vd. Pietro Cavazza. Necrologio, «L’Univ. ital. Riv. istruz. sup.» 10 (1911), p.
16, cit. in L’Università italiana. Bibliografia 1848-1914, a cura di I. Porciani-M. Moretti,
Firenze 2002, p. 166.
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 245

C(aro) A(mico) La Sua lettera mi ha seguito nelle mie peregrinazioni fra


Roma e Santacroce. – Molto probabilmente io ho anche meno pratica di Lei
in fatto di epigrafi greche. Nel 2° rigo non capisco neppure io. Ἐν εἰρήνῃ è la
solita formula: ma non sarebbe possibile unire qui Εἰρένη ὄνομά μοι e cercare
dopo πέπαυμαι un participio femminile ...ουσ᾿ (cioè ουσ)? – ἰητήρ mi pare
impossibile. Che sia πατήρ? Κιλικία non sembra si adatti agli spazii. Se non è
dunque Κιλικία, potrebbe essere Ἄντισσα nel rigo seguente? – il Suo scrupolo
su ΑΥΓS non è giustificato: è certam. μηνὶ Αὐγούστῳ ovvero μηνὸς Αὐγούστου.
Il nominativo ὕπατος Φίλιππος non mi darebbe alcuna preoccupazione: ma
non ho esempii analoghi da citare ora. – Il concorso di Mess. è passato ieri
l’altro al Consiglio Superiore senza osservazioni. Suo aff G. Vitelli
Roma 25. 10. 89
Partirò per Firenze domani o doman l’altro

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / Verona.


Timbro di partenza: Roma 25 10 89.

VI

Firenze 6.6.90
10. Via Niccolini

C(aro) A(mico)
Ἦλθεν - ἀλλὰ σὺν χρόνῳ ποτέ!
Per i licenziandi sogliamo fare così. Essi subiscono tutti gli esami spe-
ciali sui corsi del 1° biennio (2 anni di greco, di latino, d’Italiano, 1 di storia,
di geografia, etc.); e inoltre un esame scritto, cioè un componimento latino,
da fare nello spazio di sei ore, con sussidio di dizionarii etc. Superati que-
sti esami, presentano una dissertazione libera che si discute con le stesse
norme della laurea; solo non c’è bisogno di 11 esaminatori, ma bastano 7!
Le basta? Se vuole altro, Le ripeterò quello che Le ho detto, perché
qui non ne sappiamo di più.
A parte lo scherzo, se ha dubbii, li farò risolvere dal nostro segretario37.

37
  Il cav. Tito Fiaschi (Firenze 1828 – ivi 1903), segretario capo dell’Istituto di Studi
Superiori di Firenze dal 1863 sino alla morte, definito dal De Gubernatis «l’ottimo segre-
246 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

Nella speranza di rivederla a Roma o a Firenze, sono sempre


Suo aff G. Vitelli

Lettera priva di busta

VII

C(aro) A(mico)
Ho ricevuto e ringrazio. Per ciò che riguarda B...a38, naturalmente non
so cosa dirle. Solo sarebbe stato bene che Ella si fosse deciso presto, perché
nel caso avesse deliberato di non muoversi, ci sarebbe stato modo di con-
tentare più presto l’amico Cavazza39.

tario e la vera colonna dell’Istituto di studi superiori» (A. De Gubernatis, Fibra. Pagine di
ricordi, Roma 1900, p. 192).
38
  Sigla da sciogliersi in ‘Bologna’. Alla morte dell’ordinario di Letteratura greca
dell’Ateneo bolognese, Gaetano Pelliccioni (cfr. E. Degani, Da Gaetano Pelliccioni a
Goffredo Coppola: la letteratura greca a Bologna dall’Unità d’Italia alla Liberazione,
Bologna 1989, passim) Fraccaroli si era appellato persino al ministro Villari pur di oc-
cupare quella cattedra. A fine mandato, nell’aprile del 1892, il Villari si era mostrato
piuttosto scettico sulle reali possibilità del passaggio di Fraccaroli da Messina a Bologna,
operazione che in effetti non andrà in porto: «Caro Prof. / È assai probabile che fra
qualche giorno io non sarò più ministro. Desidero perciò che Ella sappia a che punto è
l’affare di cui mi scrisse. Proposi al Consiglio Sup. di non promuovere nessuno dei due
filosofi, per potere avere un prof. ord. di lettere greche. Il Consiglio accettò in massima il
concetto, ma propose d’interpellare la Facoltà. A questa io ho scritto, esponendo il mio
intendimento, e chiedendo che mi proponesse un ordinario o il concorso. La Facoltà
avrebbe desiderato il Cavazza come straordinario, per poi proporlo ordinario più tardi.
Ma, sebbene io sia molto amico del Cavazza, e desideri a lui ogni bene, pure trovai giuste
le ragioni da lei addotte, ed agii in conseguenza. Chi sarà e che cosa farà il mio succes-
sore, lo ignoro» (P. Villari a G. Fraccaroli, 19 apr. 1892, in Biblioteca Civica di Verona,
Fondo “G. Fraccaroli”, b. 528, fasc. “Villari Pasquale”). La Facoltà bolognese affiderà il
Greco a Luigi Alessandro Michelangeli. Ecco quanto scrive lo stesso Michelangeli nella
sua autobiografia: «Nel principio del 1892, essendo morto l’ordinario di greco, prof.
Gaetano Pelliccioni, la facoltà propose me per la supplenza in quell’anno scolastico. Ebbi
dal Ministero l’ufficio e l’adempiei per guisa che il preside Giosue Carducci mi rilasciò,
tutta di suo pugno, una magnifica attestazione di lode» (L.A. Michelangeli, Ricordi
autobiografici, Jesi 1924, p. 21).
39
  Vitelli aveva sperato sino alla fine che lo stimato collega Cavazza potesse trasfe-
rirsi sulla cattedra bolognese di Greco e così ricoprire meritatamente un ruolo accademico
più prestigioso. Nel febbraio del 1892, con vivo rammarico per la temporanea decisione
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 247

Qui il caldo è indiavolato. Felici voi che vi godete le aurette marine!


Mi creda sempre
l’aff G. Vitelli
Firenze 28.5.92
10. Via Niccolini

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / della R. Univer-


sità di / Messina.
Timbro di partenza: Firenze 28 5 92.

VIII

C(aro) A(mico), Le sono molto grato dell’interesse dimostrato per i nostri


‘Studi’40. Oggi stesso Le sarà spedito per pacco postale il 3° volume, che
Ella ha voluto pagare persino antecipatamente! Al quarto si è già comin-
ciato a comporre, quantunque le sottoscrizioni non pare assicurino tutto
il costo di stampa: speriamo che le cose si accomoderanno per via. Certo
l’editore de’ primi due volumi41 le ha avviate molto male! – Le sarò obbli-
gato se vorrà ricordare al Bibliotecario della Bibl. dell’Università che il 3°
volume è già pubblicato da un pezzo: io non ho potuto avere da’ Sansoni
liste di continuazione, e questo mi reca non lieve danno. – Avrebbe Ella

della Facoltà di Lettere di Bologna, aveva così scritto a Pasquale Villari: «Il Gandino mi ha
scritto che hanno rimandato a Giugno, e per ora propongono l’incarico del Greco al Mi-
chelangeli. Spero si troverà qualche via per collocare definitivamente il Cavazza. Mi duole
che si abbia a che fare con la Facoltà di Bologna, dove sono tra loro come cani e gatti» (G.
Vitelli a P. Villari, Firenze 8 febbr. 1892, in Biblioteca Apostolica Vaticana, Carteggio Villari,
b. 60, f. 132v. Il carteggio Vitelli-Villari è in corso di pubblicazione per le cure di Francesco
Pagnotta nella collana ‘Carteggi di Filologi’. Aspettando l’edizione integrale, si può leggere
una selezione delle lettere più importanti, incentrate soprattutto sul tema della minacciata
istruzione classica in Italia, in F. Pagnotta, Dal carteggio tra Girolamo Vitelli e Pasquale
Villari: due conservatori illuminati, «QS» 83 [gen.-giu. 2016], pp. 261-334).
40
  Studi italiani di filologia classica, rivista fondata dal Vitelli nel 1893 e da lui diretta
fino al 1915. «Rivista rigorosamente scientifica, priva di recensioni ed articoli divulgativi,
immune altresì da pettegole e polemiche diatribe, ricca invece di materiale nuovo (cataloghi,
notizie, descrizioni di codici, varie lezioni manoscritte) e di originali contributi critico-
testuali, paleografici, codicologici» (E. Degani, Filologia e storia, «Eikasmos» 10 [1999], p.
302). Ulteriori notizie in M. Gigante, Per la storia degli «Studi», «SIFC» 1 (1983), pp. 7-21.
41
  Trattasi dell’editore fiorentino G.C. Sansoni. Sul frontespizio del terzo volume
compare invece ‘Firenze-Roma Tipografia dei fratelli Bencini’.
248 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

costì qualche giovane diligente e di buona volontà, che volesse comporre


un indice di codesti codici greci e anche latini42? Ed Ella stesso avrà qualche
volta, spero, qualcosa.
Stia sano, non si affligga troppo se le cose del nostro paese in genere
non vanno come dovrebbero43, e mi creda sempre
Suo aff
G. Vitelli
Firenze 9 Maggio 1895
10 Via Niccolini

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / Signor prof. Giuseppe Fraccaroli /dell’Uni-


versità di / Messina.
Due timbri di partenza: Firenze 9 5 95.
Timbro di arrivo: Messina 11 5 95.
In alto di mano di Fraccaroli: Risp. 24/5/95.

IX

Firenze 30 Maggio 95
10. Via Niccolini

C(aro) A(mico),
Di ritorno dal mio viaggio elettorale44 (ho finito per votare con scheda
bianca!) ho trovata la Sua lettera. Mille grazie della premura che ha avuta
per gli ‘Studi’, che pare sieno in via di superare la crisi!
Molto grato Le sono poi delle notizie che mi dà di codesti mss. greci.
La prego caldamente di occuparsene. Aiutato da Lei o lo Zenatti45 o qual-

42
  Sarà Fraccaroli stesso a comporre poi il catalogo e ad informare Vitelli sui dettagli
di questo contributo (vd. infra lettera X).
43
  L’8 maggio la Gazzetta Ufficiale aveva pubblicato il Decreto Reale di scioglimento
della Camera e quello di convocazione dei collegi elettorali per domenica 26 maggio (cfr.
infra nt. 44).
44
  Sono le elezioni svoltesi il 26 maggio 1895 (ballottaggi il 2 giugno) che daran-
no l’avvio alla XIX Legislatura e che sanciranno l’ingresso alla Camera dei Deputati di
esponenti del Partito Socialista. Sulle posizioni politiche di Vitelli, fervente liberale, vd. R.
Pintaudi, Vitelli, Girolamo, in EI, Appendice VIII (Il Contributo italiano alla storia del
Pensiero). Storia e Politica, Roma 2013, pp. 460-464.
45
  Trattasi di Oddone Zenatti (vd. infra Lettera X).
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 249

che altro giovane di buona volontà potrà comporre un buon indice (suc-
cinto, suppergiù come quello de’ codd. Riccardiani nel 2° volume degli
‘Studi’)46, e sarà opera utilissima. Non mi nascondo la difficoltà di condurre
a termine lavori siffatti in Messina. Ma Ella può disporre liberamente di
noi in Firenze. Ben volentieri mi adopererei per farle mandare i libri di cui
avesse bisogno: e in ogni caso, quando avessi la descrizione materiale dei
codici con gli initia e gli explicit, cercherei io stesso di identificarne il conte-
nuto co’ libri che ho qui a disposizione. Del resto, da che mondo è mondo,
il meglio è stato sempre il peggior nemico del bene! Faremo quello che si
potrà: sarà sempre meglio di nulla.
Degli estratti del cod. 118 che mi ha favoriti non potrei dare un giu-
dizio senza accurato esame47. A occhio e croce, quegli scolii non mi pa-
iono interessanti, se non perché si presentano come compilazione di varii
commenti. Valgono perciò a dare una idea della gran massa di commenta-
rii, di cui (fortunatamente) solo una parte è giunta fino a noi. Perciò non
sarebbe male che Ella ne preparasse alcune pagine, insieme ad un’accu-
rata descrizione dell’intero codice. In ogni caso, si potrà semplicemente
rimandarvi in seguito, quando si farà l’indice di tutta codesta collezione
di codici greci.
Mi rallegro che Ella si sia ‘imbarcato con Tucidide’48: è un ottimo
σύμπλους! E le auguro di cuore felice navigazione. È uno scrittore che at-
trae in sommo grado. Ma, per carità, non perda troppo tempo a cercare
tutto quello che dotti ed indotti hanno scritto sopra singoli luoghi. Oggi,
è vero, si eccede nel disprezzare la letteratura de’ singoli argomenti, ed è

46
  G. Vitelli, Indice de’ codici greci Riccardiani, Magliabechiani e Marucelliani,
«SIFC» 2 (1894), pp. 471-570.
47
  I codd. 118 e 119 contengono Scoliasti ad Ermogene (vd. G. Fraccaroli, Dei
codici greci del monastero del SS. Salvatore che si conservano nella biblioteca universitaria
di Messina, «SIFC» 5 [1897], p. 490).
48
  Nel V vol. degli «Studi» del Vitelli (vd. infra nt. 73), Fraccaroli pubblicherà una
brevissima nota tucididea. L’interesse di Fraccaroli per lo storico ateniese è tra l’altro con-
fermato da un passo del necrologio firmato da Carlo Oreste Zuretti (Giuseppe Fraccaroli,
«RFIC» 47 [1919], p. 23), in cui si dice che uno studio sullo stile di Tucidide, di cui vie-
ne esaminata acutamente la sintassi in relazione alle costruzioni ed alla forma, è rimasto
all’interno del materiale inedito dei manoscritti di Fraccaroli depositati presso la Biblioteca
Civica di Verona. In effetti, nel Fondo “G. Fraccaroli”, b. 543, vi è la copia manoscritta,
di 80 pagine, di un lavoro intitolato Tucidide, recante la data ‘Messina, 24 gennaio 1894’.
Anche Vitelli aveva una particolare predilezione per lo storico: ne fa fede il suo esemplare
dell’editio maior di C. Hude (Lipsiae 1898-1901), riccamente annotato con le collazioni di
più manoscritti.
250 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

bene reagire contro questa troppo comoda tendenza; ma cerchiamo di non


andare nell’eccesso opposto, altrimenti ci mancherà il tempo per lo studio
diretto degli scrittori antichi.
Sicché io La prego, anche questa volta caldamente, di mandarmi qual-
che cosetta per il 4° volume degli ‘Studi’. Persino osservazioncelle di mezza
pagina fanno comodo.
E soprattutto stia sano, si valga di me tutte le volte che crederà io pos-
sa farle cosa grata, e mi creda
Suo aff
G. Vitelli

Lettera priva di busta.

X
Fraccaroli a Vitelli

Torino 29 Febbr. 1896

Caro Collega,
Finalmente sono arrivato! Ma se sapesse che brutti mesi ho passato!
Tanto perché non si dica che v’è uno contento a questo mondo, m’è ve-
nuta la cattiva, la pessima idea di scendere alla fine d’autunno con la mia
sposa49 in Sicilia, per prendere la mia roba e salutare gli amici. Quando
fummo per ripartire, essa mi si ammalò d’un dolore nevralgico che, sem-

49
  Nel settembre 1895 si era celebrato il matrimonio tra Giuseppe Fraccaroli e
Isabella Pindemonte Rezzonico, figlia di Domenico ed Elisa Ravignani, nata il 26 giugno
1862, veronese, maestra presso un collegio femminile di Napoli. Sarà un’unione infe-
licissima: già tre anni più tardi (vd. G. Fraccaroli a G. Biadego, 30 luglio 1898, cit. in
A. Contò, Il filologo e il bibliotecario: appunti dal carteggio tra Giuseppe Fraccaroli e
Giuseppe Biadego, in Giuseppe Fraccaroli (1849-1918). Letteratura, filologia e scuola fra
Otto e Novecento, Atti del seminario di studio (Verona, 24 ottobre 1998), a cura di A.
Cavarzere-G.M. Varanini, Trento 2000, pp. 191 s.) verrà avviata la pratica di separa-
zione tra i due coniugi (per maggiori dettagli cfr. G. Fraccaroli, Lettera aperta a S. E. il
Ministro dell’Istr. Pubbl. (Milano, 19 febbraio 1907), riprodotta in Il carteggio Gaetano
De Sanctis – Giuseppe Fraccaroli, a cura di M. Guglielmo, (Carteggi di filologi 7), Firenze
2007, pp. 131 ss.). Nel corso della causa di separazione, Fraccaroli sarà costretto a chiede-
re prima il congedo, poi l’aspettativa, in seguito alla campagna diffamatoria avviata dalla
moglie (cfr. ibid., pp. 9-11).
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 251

pre con la speranza d’un miglioramento fra otto o fra dieci giorni, impedì
la partenza per oltre a tre mesi. Si figuri, oltre il dolore, la noia dello star
là tre mesi con tutti i libri chiusi nelle casse. – Perché il tempo non fosse
perduto ho pensato ai codici greci della Biblioteca, dei quali, come sa,
m’ero proposto di fare il catalogo insieme con Oddone Zenatti50: e poiché
anche Oddone Zenatti se n’era andato da Messina, e un altro mio scolaro,
il Prof. Rizzo51, che avrebbe potuto incaricarsene, era stato trasferito a
Girgenti, andavo cercando di invogliare qualche altro giovane, ma vedevo
l’affare difficile per l’assoluta mancanza in quella biblioteca dei sussidi
necessari a sì fatto genere di lavori. Uno scolaro del Piccolomini52, il Prof.
Muccio53, intanto se ne occupava, ma con tale lentezza che in quei mesi
ch’io frequentai la biblioteca non vidi che fosse andato oltre il codice N.
1. Pensai allora di far qualche cosa io, e poiché speravo di partir presto e
desideravo compiere qualche parte del lavoro così di mano in mano ho
messo insieme: I il catalogo dei 12 codici greci del fondo della Biblioteca
universitaria54: II il catalogo dei codici datati della biblioteca del Salva-
tore55, che sono, mi pare, 25 dei quali tre del ’500 e ’600 e gli altri tra il
900 e il 1400. Oltre di ciò ho messo insieme i materiali per una relazione
sommaria su tutti i codici greci del Salvatore, che sono 177, dando notizia
dei principali e l’elenco degli autori che in essi sono contenuti: anche dei

50
  Oddone Zenatti, fratello di Albino, dantista e fervente irredentista, nel 1895
era Reggente di Lettere nei Licei governativi e Comandato alla Biblioteca Universitaria
di Messina; nel 1896 era stato trasferito presso la Biblioteca Angelica di Roma. Aveva
dedicato per le nozze Fraccaroli-Rezzonico La “Divina” Commedia e il “divino” poeta,
Bologna 1895.
51
  Giulio Emanuele Rizzo (Melilli, Siracusa, 1865 – Roma 1950), allievo del Fracca-
roli a Messina e poi docente di Archeologia a Torino dal 1908 al 1915, nel 1896 era reggente
di classi superiori al Ginnasio “Domenico Sciná” di Girgenti.
52
  Enea Piccolomini (Siena 1844 – Orgia, Siena, 1910), allievo a Berlino di Mommsen
e di Kirchhoff, amico di Wilamowitz, professa Letteratura Greca a Pisa dal 1874 al 1888 per
poi trasferirsi a Roma, dove lascerà anzitempo l’insegnamento a causa di una gravissima
malattia. Sul personaggio vd. l’esaustivo contributo di Baldi, Enea Piccolomini, cit.
53
  Giorgio Muccio nel 1897 andrà come Reggente di classi superiori al Ginnasio di
Modica (nel 1896 è registrato nel Bolletino ufficiale del Ministero dell’Istruzione Pubblica
come Proposto dalla Commissione per la nomina a Reggente alle cattedre di Ginnasio su-
periore (78/100, 10° posto); alle cattedre di Ginnasio inferiore (82/100, 3° posto). Su di lui
vd. Baldi, Enea Piccolomini, cit., pp. 171-174.
54
  G. Fraccaroli, Catalogo dei manoscritti greci della biblioteca universitaria di
Messina, «SIFC» 5 (1897), pp. 329-336 (contributo datato ‘Torino, Giugno 1896’).
55
  G. Fraccaroli, Dei codici greci del monastero del SS. Salvatore che si conservano
nella biblioteca universitaria di Messina, «SIFC» 5 (1897), pp. 487-514.
252 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

palinsesti darei una relazione, non completa però, perché tutti non li ho
potuti esaminare bene, richiedendosi a ciò troppo più tempo che io non
avessi disponibile e occhi più esercitati; ne ho visti però tanti da conclu-
dere che sotto non c’è nulla di interessante. Questa parte non l’ho ancora
scritta perché le note che avevo fatte l’anno passato le ho chiuse nelle
casse, e perché mi manca di vedere ancora un codice importante che mi
voglio far mandar qui, come sia tornato da Grottaferrata dove fu prestato.
Il tutto l’ho scritto in italiano, tenendo però su per giù la disposizione dei
cataloghi stampati nei Suoi Studi filologici. Ora che sono qui, e come io
sia accomodato di casa, spero un pò d’agio per condurre a termine il la-
voro, Le scrivo per domandare, prima che ad altri, a Lei, se Le piacerebbe
darvi posto nei Suoi Studi Filologici. Come venga il codice che mi occor-
re, la relazione la metterei insieme assai presto. – Giovedì (sono arrivato la
Domenica)56 ho fatto la prima lezione: oggi non ho potuto fare la seconda,
perché sono stato poco bene: ho pagato il tributo al clima: dovendo stare
in casa ho cominciato a mettermi in regola con la corrispondenza. – Una
stretta di mano
dal Suo devmo,
G. Fraccaroli
PS. Dubito che il catalogo completo dei codd. del Salvatore si farà
aspettare un pezzo, perché richiede tempo enorme e offre poco interesse
a chi lo compila, essendo quasi esclusivamente roba ecclesiastica: il bello
e il buono scomparve già da tempo. Parecchi codici però hanno interesse
paleografico, e le mie note potrebbero servire di traccia ad uno studio su-
gli amanuensi messinesi e calabresi, specialmente essendo conservati molti
nomi e molte date. – La relazione di F. Rühl nel Phil. N. F. I57 oltre che
molto scarsa contiene delle gravi inesattezze.

Lettera pubblicata in R. Pintaudi, Spigolature messinesi, «Il Maurolico» 2, 2010, pp.


178-180. In questa sede vengono rielaborate le note poste a corredo del contributo.

56
  Giovedì 27 febbraio; domenica 23.
57
  F. Rühl, Bemerkungen über einige Bibliotheken von Sicilien, «Philologus» 47 (N.
F. 1, 1889), pp. 577-588. Della ormai ampia bibliografia su questo fondo, vd. M.B. Foti,
Il monastero del S.mo Salvatore in lingua Phari. Proposte scrittorie e coscienza culturale,
Messina 1989; M.T. Rodriquez, Catalogo dei manoscritti datati del fondo del SS. Salvatore,
Firenze 1999.
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 253

XI

Firenze 1.4.96
      10. Via Niccolini

C(aro) A(mico)
Ho ricevuto lettera e manoscritto, e La ringrazio dell’una e dell’al-
tro. – Aspettavo con ansietà una Sua lettera, che mi rassicurasse della buo-
na salute Sua e della Sua signora: anzi una dozzina di giorni fa Le avevo
scritto una cartolina, che poi ebbi la grullerìa di lacerare! E vale la pena
che le dica come! Proprio quel giorno (credo sia stato il Sabato della pe-
nultima settimana) gli amici Mazzoni58 e Ramorino59 mi dissero che io
ero candidato al Consiglio Superiore60, e che lo era anche Lei61. Non so
dirle che razza di scrupolo ho avuto: ho pensato scioccamente che una
mia cartolina giuntale in quei giorni poteva essere posta in qualche modo
in relazione con le candidature. Non intendo scusarmi, perché sarebbe
difficile: racconto candidamente.

58
  Guido Mazzoni (Firenze 1859 – ivi 1943) da Padova si era trasferito a Firenze
nell’a. a. 1894-95 sulla cattedra di Letteratura italiana che era stata di Adolfo Bartoli (cfr.
G. Izzi, Mazzoni, Guido, in DBI, LXXII, Roma 2009, pp. 706-709). Nel 1896 pubblica a
Firenze insieme a Vitelli il noto Manuale della letteratura greca. Curiosità e aneddoti su
di lui, come su quasi tutti i professori dell’Istituto fiorentino, si possono leggere in G.D.
Baldi, Firenze e l’Istituto di Studi Superiori nei disegni e nelle lettere di Carlo Michel-
staedter (con due lettere inedite di Emilio Michelstaedter), «An.Pap.» 23-24 (2011-2012),
pp. 365 ss.
59
  Felice Ramorino (Mondovì, Cuneo, 1852 – Firenze 1929) da Pavia si era trasfe-
rito a Firenze nel 1893 in qualità di ordinario di Letteratura latina. Condirettore (insie-
me con Vitelli e Comparetti) nel 1895-96 della Rivista di filologia e d’istruzione classica,
concluderà il suo magistero accademico presso la Cattolica di Milano, dove insegnerà dal
1924 al 1927. La sua carriera scientifica sarà celebrata nella Raccolta di scritti in onore di
Felice Ramorino, Milano 1927, edita dall’Università Cattolica di Milano in occasione del
suo ritiro dall’insegnamento nell’a. a. 1926-27. Interessante il giudizio di Giorgio Pasquali,
Felice Ramorino, in Scritti filologici, II, a cura di F. Bornmann-G. Pascucci-S. Timpanaro,
Firenze 1986, pp. 752-754.
60
  Sul periodo di permanenza di Vitelli in seno al Consiglio Superiore della Pubblica
Istruzione vd. supra nt. 16.
61
  Fraccaroli sarà eletto membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione
solo nel luglio del 1899 e rimarrà in carica fino al 30 giugno 1903 (vd. M. Moretti, La scuola
di un classicista. Sugli scritti scolastici di Giuseppe Fraccaroli, in Giuseppe Fraccaroli (1849-
1918). Letteratura, filologia e scuola, cit., pp. 238 ss.).
254 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

E per una sciocchezza simile mi son privato d’aver Sue notizie più
presto!
Mi rallegro dunque che i disturbi d’ora provengano solo dalle noie di
metter su casa: son disturbi passeggeri, e non disgiunti da soddisfazioni.
Del come vadano le cose nel nostro paese non parliamo neppure. Dio ce la
mandi buona.
Anche a me hanno detto e scritto bene del Gianturco62, che io non
conosco punto. Limito le mie speranze: e mi auguro che egli non abbia in
mente riforme, ma provveda al mal fatto da’ suoi predecessori – che non
è poco63!
Non rinunzii alle Sue note sui codici del Salvatore: poiché non c’è
per ora speranza di un catalogo completo, sarà sempre utile aver le notizie
raccolte da Lei64. – Il catalogo che mi ha mandato finirò per lasciarlo così
com’è: tanto grecisti e latinisti un po’ d’italiano lo sanno sempre. Dell’ἐ nel
cod. 12 non so cosa dirle. Della parola inintelligibile nell’epigramma sopra
gli evangelisti (cod. 18) si troverà, credo, facilmente la spiegazione: perché
quegli epigrammi sono altrimenti noti. A suo tempo riscontrerò.
Per lo Zuretti65 Ella ha ragione. È un giovane pieno di buona volontà,
e con attitudini eccellenti. Lo guidi un po’: il pericolo è che egli lavori un

62
  Emanuele Gianturco (Avigliano, Potenza, 1857 – Napoli 1907), Ministro dell’I-
struzione Pubblica nei gabinetti Starrabba II e III fino al settembre 1897, quando, passato al
dicastero della Giustizia, gli subentrerà Giovanni Codronchi. Sul personaggio vd. F. Treg-
giari, Gianturco, Emanuele, in DBI, LIV, Roma 2000, pp. 556-560.
63
  Le speranze riposte dai classicisti nel nuovo ministro saranno di lì a poco deluse
(vd. infra Lettera XII).
64
  Dichiarerà Fraccaroli: «Ho creduto perciò non sarebbe stata discara agli studiosi
un’informazione un po’ più ampia, e non potendo per il mio improvviso trasferimento da
Messina a Torino pensare a compilare il catalogo, ho raccolto nelle ultime settimane della
mia dimora colà quelle notizie che mi parvero più interessanti a sapersi, sopra tutto sul
contenuto dei singoli codici» (Fraccaroli, Dei codici greci del monastero del SS. Salvatore,
cit., p. 490).
65
  Carlo Oreste Zuretti (Sanfrè, Cuneo, 1865 – Milano 1931), laureatosi a Torino
con G. Müller, ottiene la libera docenza nel 1891. Dal 1899 fino al 1914 è ordinario di
Letteratura greca a Palermo, dove insegna anche, come incaricato, Grammatica greca e
latina. Passa poi a Milano, dove rimane fino alla morte. Sarà proprio lui, nel 1919, a fir-
mare il necrologio di Fraccaroli sulla Rivista di filologia e d’istruzione classica («Riv. filol.
istr. class.» 47 [1919], pp. 5-26). Sullo strano rapporto tra Fraccaroli e Zuretti, vd. L.F.
Pizzolato, Giuseppe Fraccaroli e i suoi seguaci milanesi: Paolo Ubaldi, Camillo Cessi,
Carlo Oreste Zuretti, in Giuseppe Fraccaroli (1849-1918). Letteratura, filologia e scuola,
cit., pp. 77-115.
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 255

po’ in fretta, e trascuri troppo la forma. Non sarà inutile insistere con lui
su questo punto66.
Dunque ha costì un paio di centinaia di studenti! E qui passiamo il
centinaio. Dove andiamo? La maggior parte dovrebbero fare tutt’altro,
non studiar lettere, per cui non hanno nè preparazione nè vocazione. E
tutti diventiamo sempre più di manica larga, e regaliamo tutti gli anni cen-
tinaia di dottori più o meno ciuchi all’Italia.
Stia sano, si valga di me quando mi crederà buono a qualcosa e mi
creda
l’aff G. Vitelli

Lettera priva di busta.

XII

Firenze 6. 7. 96
10. Via Niccolini

C(aro) A(mico)
Non mi maraviglio che gli studenti di Torino sieno apatici: suppergiù
sono gli stessi dappertutto. Non può del resto essere diversamente. Ma
creda pure che le cose vanno di gran lunga meglio ora che cinquanta anni
addietro: – purché si tenga conto della gran turba di gente che dalla cantina
e dalla bottega di pizzicagnolo viene ora alle nostre Facoltà di lettere!
Noi s’era formulati alcuni ‘considerando’ da mandare al Ministro per

66
  Proprio su questi presunti difetti di Zuretti farà leva Vitelli quando contro di lui
si scaglierà all’indomani del concorso di Palermo del 1899. Criticando in particolar modo
i suoi commenti al primo libro dell’Iliade (Torino 1896) e al primo dell’Odissea (Torino
1897), Vitelli dichiarerà senza mezzi termini: «Non è facile impresa commentare Omero,
quando si voglia un lavoro originale […]. Lo Zuretti ha fatto un vero polpettone di note
utili ed inutili, esatte, press’a poco esatte e spropositate, un miscuglio di varie lingue ed
orribili favelle (compreso l’italiano del commentatore), una mostruosa accozzaglia di no-
tizie ed aforismi, che non si sa a chi debbano riescire gradite, se a dotti o ad indotti, se a
principianti o a provetti filologi. Prezioso è ad ogni modo questo lavoro per far capire a
qual guazzabuglio di parole e di idee possa giungere un uomo operosissimo e entusiasta
del lavoro scientifico, quando gli si è fitto o gli hanno fitto in mente l’assioma che per far
carriera bisogna far gemere i torchi sieno pure gemiti di disperazione» (Vitelli, Il Signor
Giuseppe Fraccaroli, cit., pp. 50 s.).
256 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

indurlo a receder da’ suoi insani propositi67. Ma il Villari68 mi diceva sta-

67
  Con profondo rammarico dei classicisti, il ministro Gianturco aveva reso noto
a giugno del 1896 un progetto di riforma teso a rendere facoltativo lo studio del Greco,
proposta che concretamente troverà attuazione solo nel novembre 1904, quando il Decreto
Orlando consentirà agli alunni degli ultimi due anni del Liceo classico di scegliere tra Greco
e Matematica. Lo sconcerto dei sostenitori delle lingue classiche emerge pure in una lettera
indirizzata a Theodor Mommsen da Enea Piccolomini, spedita anch’essa il 6 luglio 1896:
«Certamente dev’esser giunta sino a lei l’eco della voce del Ministro, che prometteva di ren-
der facoltativo lo studio del greco nelle scuole secondarie, in mezzo agli applausi del Senato,
trovando un solo coraggioso contraddittore nel prof. Cremona. È così. Alla fine del mio 25°
anno di insegnamento vedo la mia patria caduta tanto in basso che, me vivente, non si rialze-
rà di certo; i miei studi resi facoltativi; che è quanto dire condannati a morire di morte lenta,
con un veleno gesuiticamente amministrato» (Baldi, Enea Piccolomini, cit., pp. 397 s.).
68
  Nell’agosto del 1896 Villari stesso invierà una lettera a Fraccaroli per esprimere,
tra le altre cose, il proprio netto dissenso riguardo al progetto di riforma di Gianturco:
«Avrà visto le poche parole che io dissi a proposito dei mercanti fiorentini nel Secolo XV.
Dopo diversi giorni, nella tornata del 10 luglio, alla quale io non ero presente, il Ministro
Gianturco volle rispondere. Presa una qualunque occasione, disse che la notizia aveva ori-
gine da un brano del Carducci, e lo lesse. Il brano dice che nel 300 i bottegai fiorentini leg-
gevano Virgilio, Sallustio, la Tavola rotonda tradotti. E per aggiunta che il Machiavelli non
conoscesse il greco, che non è certo che l’Ariosto lo conoscesse, e che Lorenzo dei Medici
avesse nella sua biblioteca i classici greci tradotti in latino. – Cerchi di legger quelle parole.
Io le lessi quando ero quasi per partire, e le feci leggere al Vitelli. Si cercherà un’occasione
opportuna per rispondere. È necessario però che molti trattino la questione. Il punto ca-
pitale per me è questo: chi non vuole studiare il greco, non ha il diritto (con Scuola unica,
greco facoltativo ecc) di distruggere o sciupare la Scuola classica, che è fatta per chi vuole
una soda cultura secondaria classica, la quale in tutti i paesi civili è la base dell’alta cultura
nazionale» (P. Villari a G. Fraccaroli, Mendelpass, Tirolo, 2 ago. 1896, in Biblioteca Civica
di Verona, Fondo “G. Fraccaroli”, b. 528, fasc. “Villari Pasquale”). Pasquale Villari (Napo-
li 1827 – Firenze 1917), esule a Firenze dopo aver partecipato ai moti napoletani del 1848,
ottiene la cattedra di Storia all’Università di Pisa nel 1859. Dal 1865 al 1913 insegna Storia
moderna all’Istituto di Studi Superiori di Firenze. Si guadagna larga fama con La storia di
Girolamo Savonarola e de’ suoi tempi (I-II, Firenze 1859-61) e con Niccolò Machiavelli e i
suoi tempi (I-III, Firenze 1877-82). È anche uno dei più autorevoli studiosi della questione
meridionale, a cui dedica il fondamentale studio Lettere meridionali ed altri scritti sulla
questione sociale in Italia (Firenze 1878). Notevoli inoltre i suoi scritti filosofici, raccolti
in Arte, storia e filosofia (Firenze 1884) e Scritti varî (Bologna 1894), che ne fanno uno
dei pionieri del positivismo italiano. Intensa è la sua attività di parlamentare: deputato al
Parlamento dal 1870 al 1876 e dal 1880 al 1882, senatore del Regno dal 1884, è nominato
Ministro della Pubblica Istruzione nel primo gabinetto di Rudinì, dal febbraio 1891 al
maggio 1892. Sul personaggio vd. F. Baldasseroni, Pasquale Villari. Profilo biografico e
bibliografia degli scritti, Firenze 1907. Al Villari, e in genere alla storia della scuola e del
sistema universitario in Italia, ha dedicato molte delle sue fatiche M. Moretti (vd. la voce
Villari, Pasquale, in Enciclopedia Italiana, Appendice VIII. Filosofia, Roma 2012, pp. 490-
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 257

mane che il Senato è tutto contrario alla mutilazione degli studi classici.
Aggiungeva essere inutile fare ora – piuttosto ad Ottobre. Non so perciò
se la Facoltà si farà viva ora o ad Ottobre: ma certo ci faremo vivi, se ce ne
sarà bisogno. Costì non sarà forse possibile fare altrettanto. Certo sarebbe
ottima cosa che Ella scrivesse, quantunque non siano mancati in questi ul-
timi mesi scritti del d’Ovidio69, del Tocco70 ecc.
Chi dirige l’Antologia? Lo Gnoli71? Se Ella mi autorizza, potrei per

498; ed il saggio L’università di Pasquale Villari. Una premessa, in Amicitiae Pignus. Studi
storici per Piero Del Negro, a cura di U. Baldini-G.P. Brizzi, Milano 2013, pp. 189-208;
nonché la raccolta di suoi scritti riuniti in Pasquale Villari storico e politico, con una nota
di F. Tessitore, Napoli 2005).
69
  Francesco D’Ovidio (Campobasso 1849 – Napoli 1925), laureatosi a Pisa sotto la
guida di D. Comparetti ed A. D’Ancona, dopo varie e importanti esperienze nell’insegna-
mento secondario, accede all’Università nel 1876, ottenendo la cattedra di Storia comparata
delle lingue e letterature neo-latine presso l’Ateneo napoletano, ruolo che manterrà fino alla
morte. Il 1° giugno 1889 sarà nominato membro del Consiglio Superiore dell’Istruzione
Pubblica, carica che occuperà a più riprese (vd. Ciampi-Santangeli, Il consiglio superiore,
cit., p. 279). Senatore nel 1905, sarà Vicepresidente della R. Accademia dei Lincei dal 1904 al
1916 e Presidente dal 1916 al 1923. Campione della formazione storico-positivistica, sono
celebri le polemiche tra lui e Benedetto Croce, soprattutto in relazione ai numerosi saggi
su Dante e Manzoni. Sul personaggio vd. L. Strappini, D’Ovidio, Francesco, in DBI, XLI,
Roma 1992, pp. 584-588. La fraterna amicizia che unì il D’Ovidio al Vitelli, compagni al R.
Liceo-Ginnasio “V. Emanuele” di Napoli (vd. A. Angeli-L. Marrone, Girolamo Vitelli:
un insigne ex-alunno del Liceo classico Vittorio Emanuele II, «Quaderni del Vittorio Ema-
nuele» 6 [2010], pp. 35-60), e poi alla Normale di Pisa, è rievocata in Pintaudi, Domenico
Comparetti e Girolamo Vitelli, cit., pp. 105 ss. Da ultimo vd. R. Pintaudi, Girolamo Vitelli
e Francesco d’Ovidio: a proposito di Alfieri ‘tragico’ e per la versificazione ‘barbara’ di Car-
ducci, «Sileno», a. 34, 1-2 (2013), pp. 355-364.
70
  Felice Tocco (Catanzaro 1845 – Firenze 1911), allievo di B. Spaventa e L. Set-
tembrini, inizia la carriera accademica presso la cattedra di Antropologia a Roma, per poi
passare a professare Storia della filosofia prima a Pisa, successivamente presso l’Istituto di
Studi Superiori di Firenze. «Come storico del pensiero bruniano, oltre a numerosi brevi
lavori monografici, egli ci dette lo studio complessivo Giordano Bruno (Firenze 1886). […]
Va ricordato inoltre il volume Le opere latine di G. B. esposte e confrontate con le italiane,
ivi 1889» (G. Morra, Tocco, Felice, in Enciclopedia Filosofica, VI, Firenze 1967, p. 492). Per
l’inventario dell’archivio Tocco conservato a Firenze, vd. Felice Tocco: le carte e i mano-
scritti della Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze, a cura di A. Olivieri,
Firenze 1991.
71
  Domenico Gnoli (Roma 1838 – ivi 1915), laureatosi in Giurisprudenza nel 1863,
dopo un breve periodo d’insegnamento medio a Roma, ricopre il ruolo di professore di Let-
teratura italiana presso l’Università di Torino per il solo anno accademico 1880-81. Chia-
mato dal Ministro G. Baccelli, passa subito dopo alla direzione della Biblioteca Nazionale
Centrale di Roma, ufficio che mantiene fino al 1909. Dirige poi contemporaneamente la
258 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

es. pregare il Villari di scrivere in proposito al Direttore; e son sicuro lo


farebbe volentieri.
La nuova ‘Rivista’ speriamo che vada. Per ora è ‘in fieri’, e meno che
‘in fieri’. Bisognerebbe cominciar bene, e ci raccomandiamo perciò anche
a Lei. Ora il Ramorino è in missione in prov.a di Brescia; al suo ritorno si
cercherà di concretare qualcosa72.
L’altra sera Le rimandai le bozze del Suo articoletto Tucidideo73; se
non ha bisogno di riaverle, ponga il buono a stampare. Dell’impaginatura,
numerazione ecc. mi occuperò io. Articoletti di quel genere fanno comodo
per riempire le pagine, per poter cominciare articoli più ampii con la pagina
dispari e così via!
Più in là si comporrà il catalogo di codd. Univ. di Messina.
Ma dove sarà Ella nelle vacanze? Non Le rincresca di indicarmi, dove
si potrà scriverle senza pericolo di troppi ritardi ec. – Io resterò qui fino
al 20 del mese, e forse più in là. Poi andrò a S. Croce del Sannio (prov.a di
Benevento) a fare strage di quaglie!
Stia sano, mi mandi buone notizie anche della Sua signora, sebbene
non abbia la fortuna di conoscerla personalmente, e mi creda sempre
l’aff
GVitelli

Lettera priva di busta.

Biblioteca Lancisiana, presso l’Ospedale S. Spirito di Roma, e la Biblioteca Angelica. So-


cio della Società Bibliografica Italiana dal 1896 al 1906, uomo dai poliedrici interessi, nel
1888 fonda l’Archivio storico dell’arte e, nel 1897, la Rivista d’Italia. È inoltre direttore
della Nuova Antologia dal 1893 al 1898. Sul personaggio, oltre all’accurata biografia di R.
D’Anna, Gnoli, Domenico, in DBI, LVII, Roma 2001, pp. 454-458, vd. anche C. Chiodo,
Materiali per uno studio su Domenico Gnoli, «Otto/novecento» 12 (1988), pp. 153-166; P.
Traniello, Dai ruderi di Parigi alla neutralità degli spiriti: tracce di un itinerario culturale
di Domenico Gnoli, in Aa.Vv., Studi e testimonianze offerti a Luigi Crocetti, Milano 2004,
pp. 443-456.
72
  La casa editrice Loescher sembrava aver deciso di cessare le pubblicazioni della
Rivista di filologia e d’istruzione classica con l’annata 1895-96. Per iniziativa soprattutto di
Felice Ramorino, si era progettata così la creazione di una rivista rappresentativa dei mag-
giori nomi dell’antichistica italiana, con redazione a Firenze ed editore il Clausen di Torino.
Messa al corrente dell’iniziativa, però, la casa Loescher minacciò querele e di fatto impedì
che il progetto andasse in porto (cfr. infra Cartolina postale XIV).
73
  G. Fraccaroli, Thuchyd. VI, 61, 5. III, 84, 1, «SIFC» 5 (1897), pp. 63 s. La breve
nota tucididea reca in fondo la data ‘Torino, 15 maggio 1896’.
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 259

XIII

C(aro) A(mico)
Mi scrive il Villari che lo Gnoli accetta ben volentieri il Suo arti-
colo sul Greco, purché non sia prima del Settembre. Ella farebbe bene
a scrivergli subito, fissando con lui tutto: tempo ed estensione dello
scritto ecc.74.
Fra pochi giorni io partirò da Firenze per S. Croce del Sannio (Bene-
vento), dove resterò fino ad Ottobre.
Ho consegnato in Tipografia il Suo ms. de’ codici Messinesi; ma l’ho
messo in fondo, perché mi manca ora il tempo di supplire qualche citaz.
che manca e sim. Perciò sarebbe bene che si stampasse mentre e Lei ed io
siamo in condizione di consultare de’ libri. E prevedo appunto che gli altri
mss. terranno occupata la tipografia per Agosto e Settembre.
Ma se Ella desidera che sia stampato presto, mi avvisi.
Auguro a Lei ed alla Sua Signora buone vacanze, e molta tranquillità;
in ogni caso, un po’ più di quella che ho io in questi giorni, che sono tor-
mentato da occupazioni varie e noiose, e dal caldo!
Voglia bene al
Suo aff
G. Vitelli

Lettera senza data e priva di busta, ma sicuramente databile tra il luglio e i primi di
settembre 1896, come possiamo arguire dal contenuto della lettera inviata da Villari a Frac-
caroli citata alla nt. 74.

74
  Il corposo articolo sarà invece pubblicato, col titolo A chi e a che servono le
scuole secondarie, nei fascicoli dell’1 e 16 maggio 1897 della Rassegna Nazionale, A. XIX,
e da esso sarà ricavato un prezioso opuscolo di 61 pp. (Firenze, Ufficio della Rassegna
Nazionale, 1897). Fraccaroli in questa scelta seguirà i dettami del Villari, il quale gli scri-
verà alla fine del settembre 1896: «A dirle il vero 40 pag. dell’Antologia sono troppe per
un articolo. Bisogna fare un opuscolo. In ogni modo è proprio peccato perdere la fatica.
Non può provare colla Rassegna Nazionale? Io non so chi la dirige. Potrei sentire. Ma Ella
crede proprio che non potrebbe restringere l’art. fermandosi ai punti principali? Pensi che
in Italia ben pochi davvero leggono 40 pagine sulla questione del greco» (P. Villari a G.
Fraccaroli, Firenze, 29 sett. 1896, in Biblioteca Civica di Verona, Fondo “G. Fraccaroli”,
b. 528, fasc. “Villari Pasquale”).
260 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

XIV

15.9.96
S. Croce del Sannio (Benevento)

C(aro) A(mico)
La casa Loescher ci mandò una lettera nel Maggio, credo, in cui ci
avvisava che la Rivista cessava, e noi si prese atto della notizia. In seguito
il Clausen ci propose una nuova Rivista, e il Ramorino ne avvisò la casa
Loescher: nel Luglio, credo. Nessuna risposta. Viene la circolare, e allora
la casa Loescher ci minaccia non so che cosa. O non poteva dirci fin da
principio, che voleva far continuar la Rivista con Direttori diversi? Io già lo
avevo sospettato ab initio. – Stando ora così le cose, non pare che il Clausen
voglia farne nulla. Ad ogni modo, faccia il piacere di domandare informa-
zioni più precise al Ramorino (Vicchio di Rimaggio [Bagno a Ripoli, prov.a
di Firenze]). Se le fa piacere entrare nella Direzione della nuova Riv. Loe-
scheriana, non abbia riguardi: io almeno non me l’avrò di certo per male, e
sarò lietissimo che la Rivista riesca bene75.
Con la casa Loescher è un altro paio di maniche: ha trattato male,
malissimo con me, e non voglio averci più alcuna relazione. – Mi perdoni
la fretta con cui scrivo. Sono tornato ieri sera da Roma, ed ho un’infinità
di cose da fare.
Voglia bene al Suo aff GVitelli
Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / Torino (31. Via
Legnano).
Due timbri di partenza: Santa Croce del Sannio 16 SET 96.
Timbro di arrivo: Torino 18 9 96.

XV

Firenze 1 Dic. 96
10. Via Niccolini

C(aro) A(mico)
Avrei dovuto non tardar tanto a rispondere alla Sua graditissima

75
  La casa editrice Loescher deciderà di riprendere la pubblicazione della Rivista di
filologia e d’istruzione classica (cfr. supra nt. 72) affidandone la direzione nel 1897 a Ettore
Stampini, il quale conserverà questa carica sino al 1922.
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 261

lettera. Son tornato a Firenze da pochi giorni, e in questi giorni le oc-


cupazioni noiose non mi son mancate da vero. È una spiegazione, non
una scusa.
Mi duole che la Rivista continui senza di Lei; vuol dire che la casa
Loescher intende farla vivere in modo che a Lei non poteva piacere!
Comunque sia, auguro al giornale ogni bene, ma non sono tanto cri-
stiano da augurare ogni bene anche alla casa editrice, che ha trattato così
scorrettamente con noi.
È probabile si faccia anche noi un giornale filologico76: e non ci parrà
<vero> se Ella non ci abbandonerà! Ma per ora non c’è ancora nulla di po-
sitivo; se son rose, fioriranno. Per conto mio, una gran passione per le pub-
blicazioni a giorno fisso non l’ho; ma se c’è speranza di romper le scatole
alla casa Loescher, saprò vincere ogni mia ripugnanza. Grazie delle gentili
parole a proposito del nostro Manuale77. Nessuno forse meglio di me ne
vede i gravissimi difetti: molti ne vede certamente anche Lei, nonostante la
buona volontà di vedervene quanti meno è possibile.
Mi auguro che la salute della Sua signora sia ora eccellente. A lei man-
do mille affettuosi saluti e sono sempre
Suo GVitelli

Lettera priva di busta.

76
  La rivista Atene e Roma avrebbe visto la luce solo ai primi del 1898. Per la storia
dell’Atene e Roma. Bullettino della Società Italiana per la diffusione e l’incoraggiamento
degli studi classici, il cui programma, nel fascicolo primo del gennaio-febbraio 1898, si
deve proprio a Girolamo Vitelli, vd. A. Ronconi, Gli ottant’anni di “Atene e Roma”,
«N. Antol.» 2132 (ott.-dic. 1979), pp. 1-26; A. Alberti, Classicismo e filologia: la politica
culturale di “Atene e Roma” 1897-1916, «Atti e Memorie Acc. Tosc. di Sc. e Lett. “La
Colombaria”» 50 (1985), pp. 257-302; M.L. Chirico, La fondazione della rivista «Ate-
ne e Roma» e la filologia classica italiana, in Momenti della storia degli studi classici fra
Ottocento e Novecento, Seminario (Napoli 27-28 febbraio 1986), a cura di M. Capasso et
al., Napoli 1987, pp. 87-104; Ead., Dagli anni Trenta al dopoguerra: il ‘lungo viaggio’ di
«Atene e Roma» e della Società Italiana per la diffusione e l’incoraggiamento degli studi
classici, in Aa.Vv., Studi sulla tradizione classica per Mariella Cagnetta, a cura di L. Can-
fora, Roma-Bari 1999, pp. 167-184.
77
  Manuale della letteratura greca compilato dai professori Girolamo Vitelli e
Guido Mazzoni, Firenze, Barbèra, 1896. Sulla benemerita casa editrice fiorentina, vd. M.
M. Cappellini-A. Cecconi-P.F. Iacuzzi, La rosa dei Barbera. Editori a Firenze dal Risor-
gimento ai Codici di Leonardo, a cura di C.I. Salviati, Firenze 2012.
262 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

XVI

Firenze 31.12.96
10. Via Niccolini

C(aro) A(mico)
Grazie degli augurii che Le rendo, a dir poco, centuplicati. – Nelle
bozze del Suo catalogo non ho mutato quasi nulla: credo che sia sufficiente,
anche senza identificazioni e sim. Si tratta di pochi codici, e di non molta
importanza: a voler ridurre le descrizioni al solito sistema, si corre rischio
di introdurvi inesattezze.
Per i codici di S. Salvatore naturalmente Le sarò grato di tutto quello
che vorrà mandare. Sieno anche imperfette le notizie, è sempre qualcosa. Ma
non c’è bisogno di unire tali notizie al catalogo della bibl. Univ.; ne faremo
un articolo a parte nello stesso volume V°. Sicché quando avrà tutto pronto,
mandi pure. In tipografia78 mi fanno disperare per la lentezza incredibile. –
Per la ‘Rivista’ se son rose, fioriranno. E se saranno rose aulentissime,
sarò io il primo ad applaudire. Ciò non toglie che la ‘Signora’79 avrebbe
potuto se non altro chiedere scusa della scortesia commessa. Stia sano, e mi
creda sempre Suo aff GVitelli

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / dell’Università


di Torino (31 Via Legnano).
Due timbri di partenza: Firenze 31 12 96.
Timbro di arrivo: Torino 1 1 97.
In alto di mano di Fraccaroli: Risposto 19/97.

XVII

C(aro) A(mico), Ho ricevuto, e grazie. Vedremo quando si potrà far


comporre, e spero non le farà troppo dispiacere aspettare un po’. Grazie
dell’annunzio del Manuale80. A sentire il bene che ne dicono Loro, finisco

78
  Firenze-Roma, Tipografia dei Fratelli Bencini (via del Castellaccio 6, Firenze). A
partire dal vol. VII i SIFC saranno stampati a Firenze da Bernardo Seeber (via Tornabuoni 20).
79
  Trattasi di Sofia Rauchenegger, la quale, dopo la morte di H. Loescher nel 1892,
aveva ereditato la guida dell’impresa editoriale.
80
  La recensione di Fraccaroli al Manuale di letteratura greca di Vitelli e Mazzoni,
lodato per la mirabile acribia e la densità documentaria, è pubblicata in «Boll. filol. class.»
3 (1896-1897), pp. 159 s.
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 263

per persuadermi che non è quella gran corbellería che mi pareva. I Suoi ap-
punti sono giusti: per Aristofane s’era detto anche noi fin da principio, ma
non mi riescì far meglio in poche pagine! Quanto al parem e secundum, esi-
tai molto prima di accogliere la congettura dell’Hertz, e posso avere avuto
torto ad accoglierla. Ma forse non ha ragione Lei a dirla assurda. Può darsi
che mi venga la voglia di esaminare accuratamente questa quistioncella, e
non dispero che Ella attenui il Suo giudizio così reciso81.
Aspettiamo le rose, e se saranno aulentissime, tanto meglio82.
Sono sempre Suo aff GVitelli
Firenze 21.1.97
10 . Via Niccolini

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / dell’Università


di / Torino (31 Via Legnano).
Timbro di partenza: Firenze 21 1 97.
Timbro di arrivo: Torino 22 1 97.

XVIII

Firenze 4.3.97.

C(aro) A(mico) Grazie della cartolina e delle recensioni83. In molte


cose non siamo d’accordo, ma in molte altre siamo d’accordo perfettamen-

81
  Riguardo alle questioni qui accennate da Vitelli, ecco quanto aveva scritto il
Fraccaroli nella recensione al Manuale: «ciò che è detto di Aristofane è troppo poco, e non
credo che uno scolaro di liceo possa di lì farsi un concetto adeguato nè della commedia
antica nè della grandezza straordinaria di questo poeta, tanto lontano da noi nella forma,
tanto vicino nella sostanza. […] Un appunto più grave ho da fare a p. 159. A proposito di
Antimaco di Colofone, che gli eruditi antichi dicevano secondo ad Omero, è riportato un
passo di Quintiliano X. 1. 53: «ut plane manifesto appareat, quanto sit aliud proximum
esse, aliud parem (parem è correzione di M. Hertz; i codici secundum)». Or bene, se i
codici dessero parem bisognerebbe mutarlo noi in secundum per liberare Quintiliano dal
peso d’una sciocchezza. Che altro sia esser vicino, altro essere eguale, non occorreva che
Quintiliano s’incomodasse per farcelo sapere, ma tra secondo e vicino, un confronto si può
istituire. Antimaco è secondo ad Omero, come, poniamo, Dino Frescobaldi è secondo a
Dante; Stesicoro invece è vicino ad Omero: ibid. 62: ac si tenuisset modum, videtur aemulari
proximus Homerum potuisse» (ibid. pp. 159 s.).
82
  Cfr. supra la cartolina XVI.
83
  Trattasi delle recensioni pubblicate da Fraccaroli nel vol. XXV della Rivista di
filologia e d’istruzione classica.
264 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

te. Il libro del Puntoni84 attesta ingegno acume e dottrina non comune,
ma ai resultati non credo, anzi nego che nella poesia antica si possano mai
dimostrare ipotesi come quelle a cui spesso giunge il Puntoni. Per Pindaro
Ella si dichiara troppo più conservatore di quello che è in pratica85. E se,
come spero, si farà editore del testo pindarico, ne converrà. Che non si pos-
sa mai risalire oltre l’archetipo de’ nostri mss. mi sembra esagerato. Allora
dovrebbe aver scrupolo un editore persino di scrivere παραλύει δυσϕρονᾶν
e sim.86?
Oggi come oggi sostenere un po’ i diritti della ‘ratio’, della gramma-
tica, della metrica, della stilistica… e di non so quante altre cose in ịc̣ạ…
ridiventa una necessità – La tendenza è a trovare spiegazioni per ogni as-
surdità, e questo è anche peggio di quello che ha fatto la congettura nelle
sue orgie fino al 1870! e anche dopo! – E tanto più in Italia, dove la tenden-
za alla pigrizia intellettuale è immensa! – Della Rivista se lo Stampini87 si dà
molta cura, potrà renderla utile come notiziario: ma questo mestiere non si
fa a lungo senza corrispondente compenso.
Vuol dire che la casa pagherà. – Si può immaginare come son contento
anche io del come vadano le cose Universitarie e non Universitarie. Siamo
tutti, come si dice, demoralizzati, nè si sa donde debba venire aiuto e rime-
dio! E per di più ora le elezioni88, senza scopo – cioè ad esclusivo vantaggio
di una minoranza audace e tumultuaria. Dio ce la mandi buona. Ella voglia
bene al Suo aff GVitelli

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli /dell’Università di


/ Torino (31. Via Legnano).
Due timbri di partenza: Firenze 4 3 97.
Timbro di arrivo: Torino 5 3 97.

84
  Vd. G. Fraccaroli, rec. a V. Puntoni, L’inno Omerico a Demetra, con apparato
critico scelto e un’introduzione, Livorno, Giusti, 1896, pp. VIII e 165, «Riv. filol. istr. class.»
25 (1897), pp. 118-123.
85
  Cfr. G. Fraccaroli, rec. a W. Christ, Pindari Carmina prolegomenis et commen-
tariis instructa, Lipsiae, Teubner, MDCCCXCVI, pp. CXXX, 466, ibid., pp. 108-118.
86
  Pind. O. 2. 52: πειρώμενον ἀγωνίας δυσϕρονᾶν παραλύει (cfr. l’apparato dell’ed.
degli Epinici di Pindaro a cura di B. Snell-H. Maehler, Teubner, Leipzig 1987: di contro
alle lezioni dei mss., παραλύει δυσϕρονᾶν è congettura di Wilh. Dindorf.
87
  Su Ettore Stampini direttore della Rivista di filologia, vd. S. Timpanaro, Il pri-
mo cinquantennio della «Rivista di filologia e d’istruzione classica», «RFIC» 100 (1972),
pp. 424 ss.
88
  Sono le elezioni politiche per la XX Legislatura, svoltesi il 21 (1° turno) e il 28
marzo (ballottaggi).
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 265

XIX

C(aro) A(mico)
La prego di autorizzarmi a porre il Suo nome fra i Soci della Società89
ecc. Ella che ha sempre sostenuto necessaria, indispensabile la diffusione
dei nostri studi fra tutte le persone colte,… come spiegare l’astensione ora?
Se c’è qualche ragione personale, me la dica di grazia, e forse si ridurrà a
qualche malinteso, a qualche nostro involontario errore.
La mia insistenza può sembrare petulanza. Io son convinto di fare
opera buona, e se anche passo per petulante, poco male! Mi creda
Suo aff GVitelli

Cartolina postale, databile in base ai timbri, indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe


Fraccaroli / dell’Università Torino (31 Via Legnano).
Due timbri di partenza: Firenze 29 5 97.
Timbro di arrivo: Torino 30 5 97.

XX

C(aro) A(mico) Pur troppo ho anche gli esami che mi opprimono! E man-
dare a Messina non conviene, perché importa pubblicar presto il volume.
Non si affligga per qualche inesattezza che resterà nel Suo accurato lavoro.
Si rimedierà, spero, col catalogo completo, di cui il Dr. Mancini90 ha già
composto una parte. E poi si sa bene: in tal genere di lavori non si finisce
mai, ed il meglio è il peggior nemico del bene!
Le ho fatto mandare oggi un invito a partecipare alla Società degli Stu-
di Classici. Non vedrei ragione perché Ella dovesse dir di no, e perciò La
prego di aiutarci in un’impresa che, se non mancherà la buona volontà dei
molti che si dicono fautori dei nostri studi, non sarà davvero un’utopia91.

89
  Nel primo fascicolo di Atene e Roma (gennaio-febbraio 1898), col. 55, il Fracca-
roli comparirà tra i soci ordinari.
90
  In quell’anno Augusto Mancini insegnava latino e greco presso il Liceo messinese
(cfr. G. Sciarrone, Il Liceo-Ginnasio “Francesco Maurolico” di Messina, Messina 1961, pp.
132 ss.). Completerà il catalogo dei codici greci provenienti dall’Archimandritato del SS.
Salvatore e da altri monasteri basiliani solo dieci anni più tardi (A. Mancini, Codices Graeci
Monasterii S. Salvatoris, «Atti R. Accad. Peloritana» 22 [1907], pp. 1-263). Sul personaggio
in generale vd. F. Pontani, Mancini, Augusto, in DBI, LXVIII, Roma 2007, pp. 466-469.
91
  Contro questa società, a distanza di molti anni, tuonerà Fraccaroli: «C’è a Firen-
ze una Società, Atene e Roma, per la diffusione degli studi classici. Bellissima idea; ed io
266 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

Grazie del Suo articolo92. In molti luoghi parrebbe persino che ci fos-
simo rubate le parole: tanto è uniforme il punto di vista da cui consideria-
mo la cosa.
Stia sano e mi creda
L’aff G. Vitelli
Firenze 23.6.97
10 Via Niccolini

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / dell’Università


di Torino (31 Via Legnano).
Due timbri di partenza: Firenze 23 6 97.
Timbro di arrivo: Torino 24 6 97.
In alto, di mano di Fraccaroli: Risp. 28/6/97.

XXI

Firenze 4.7.97

C(aro) A(mico)
Proprio mentre mi accingevo a scriverle questa cartolina, mi è giunta

n’ero socio da principio; poi me ne sono ritirato. Perchè? Perchè mi sono persuaso che chi
ne teneva le direttive intendeva diffondere, non il pensiero, ma la filologia greco-latina, la
quale veramente con la diffusione degli studî classici […] ha poco che fare, e fu anzi causa
che, invece di diffondersi, si restringessero più e più, finchè si ridussero a pascolo riservato
di qualche dozzina di iniziati, che se li baloccano tra di loro. M’ingannerò e vorrei ingan-
narmi, ma nell’azione di quella bene intenzionata società m’è parso di vedere piuttosto una
preoccupazione professionale e di scuola che nazionale, preoccupazione legittima bensì,
ma non da interessarsene l’opinione pubblica; nè io volevo confondermi con quei vetturali
di campagna, per esempio, che tumultuano quando si apre una nuova linea ferroviaria. Il
segno di vita infatti più notevole, che essa Società abbia dato fino a qui, fu lo acquistare e
pubblicare un certo numero di papiri […]. Questo però, mi concederete facilmente, con la
diffusione degli studî classici ha che far poco: noi che siamo del mestiere possiamo affezio-
narci anche ai suoi cenci, ma è una pulizia da fare in casa» (G. Fraccaroli, L’Educazione
Nazionale, Bologna 1918, p. 180). Padre Pistelli, con il suo abituale acre sarcasmo, non
farà attendere la sua risposta, cercando di smontare punto per punto le accuse mosse da
Fraccaroli ne L’Educazione nazionale e coinvolgendo nella polemica anche il Romagnoli
di Minerva e lo Scimmione (vd. E. Pistelli, Per l’“Atene e Roma” (1898-1918), «A&R» 21
[1918], pp. 2-10).
92
  Trattasi molto probabilmente dell’articolo cit. supra, nt. 74.
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 267

la Sua da Chieri93. Voglio dirle che mi scusi se non ho risposto prima: è


stato perché volevo risponderle a lungo. E col caldo e con gli esami non
ne trovo il tempo. Ora La ringrazio sommariamente della Sua lettera, e mi
varrò dei Suoi consigli. Non ho bisogno di dire a Lei che non mi muove
l’ambizione e la vanità, ma la persuasione intima che bisogna far qualcosa.
Costì vedono anti fiorentino dappertutto! Ed io sono per loro un napole-
tano doublé di fiorentino! Riuscirò a vincere queste diffidenze? Almeno
separassero la quistione di persona dalla cosa…94. Ma in somma Le scriverò
a lungo o da Roma (parto stasera) o quando sarò tornato a Firenze verso
la fine della settimana. Nelle Sue stampe ho corretto un ‘Exapolistario’ in
‘Exapostilario’95, e qualche altro errore di stampa simile (per es. cod. An-
gelico 15, non 50)96. Non si crucci se vi sono rimaste inesattezze: lavori
di quel genere non vanno altrimenti. Il caldo qui è insopportabile. Ella si
affatichi il meno che può.
Mi creda sempre l’aff G. Vitelli

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / dell’Università


di Torino (31 Via Legnano).
Due timbri di partenza: Firenze 4 7 97.
Timbro di arrivo: Torino 5 7 97.

XXII

C(aro) A(mico)
Fra gli esami ed una buona settimana di pellegrinaggio a Roma son
passati non so quanti giorni senza che io abbia mantenuta la promessa di
scriverle un po’ più a lungo. Dunque di nuovo mille grazie della Sua lettera.
Nel libretto che contemporaneamente le spedisco Ella troverà succinta-
mente ma fedelmente esposta la storia della Società classica97. Io per la mia
parte sono molto restio a fare i primi passi, quando si tratta di entrare in

93
  Incaricato dal Ministero, Fraccaroli si trovava a Chieri, Comune piemontese in
provincia di Torino, per svolgere un’ispezione presso il locale Liceo.
94
  Vitelli aveva chiesto a Fraccaroli di fare proseliti a Torino in vista della fonda-
zione a Firenze dell’Atene e Roma. Sui diffusi malumori e risentimenti verso l’ambiente
accademico fiorentino, cfr. G.M. Varanini, Appunti dal carteggio di Giuseppe Fraccaroli, in
Giuseppe Fraccaroli (1849-1918), cit., pp. 142 ss.
95
  Vd. Fraccaroli, Dei codici greci, cit., p. 491.
96
  Vd. ibid., p. 505 nt.
97
  Cfr. «A&R» 1 (1898), coll. 1-2.
268 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

relazione con molta gente. Quindi se fosse dipeso da me, questa Società,
del resto anche da me desideratissima, non sarebbe mai nata. Fu principal-
mente il Ramorino che più volte mi disse sarebbe bene riunirci qui in Fi-
renze quanti non s’era indifferenti per la cultura classica, a fine di stabilire
delle conversazioni periodiche ecc. Era una idea modestissima. Ma quando
ci si trovò insieme in più persone, mi accorsi subito che non ne sarebbe ve-
nuta utilità per nessuno, se non avessimo esteso, e di molto, il campo della
nostra azione. Mi accadde così di parlare con calda convinzione della ne-
cessità che la nuova associazione avesse carattere generale italiano, e l’idea
piacque moltissimo. Ci si trovava insieme italiani di quasi tutte le regioni
italiane, e arditamente si fece lo Statuto di una società italiana. Bisogna tro-
varcisi per capire come in casi simili non si possa nè si debba indietreggiare
innanzi a certe responsabilità, se pur non si vuole che tutto vada a monte.
Immagini Lei che noi si fosse cominciato a scrivere a Catania, Messina,
Palermo, Napoli, Roma… Milano, Torino ecc.! Quanti progetti diversi
non sarebbero venuti? Quanti dissapori non avremmo contribuito a cre-
are, quando avesse trionfato il progetto di uno piuttosto che quello di un
altro? Cosa fatta capo ha, pensai io: e mi par d’essere stato meno colpevole
di Mosca Lamberti98, perché dopo tutto era un desiderio nobile il mio, non
inquinato (lo posso dire a fronte alta) da nessuna ambizione personale e da
nessun interesse piccino di scuola o di campanile. Sicuro: si è detto che in
fin dei conti, a questo modo si pone sempre in vista Firenze e l’Istituto di
Studi Superiori99. Ma che colpa abbiam noi se altrove non si è fatto prima
altrettanto. E poi, mi pare, se c’è città dove qualcosa di simile può aver for-
tuna, questa è Firenze, per antiche tradizioni, per diffusione di cultura (sia
pure superficialissima), per interesse verso ogni forma di studi anche non
immediatamente pratici. E l’Istituto, che ha pure le sue benemerenze verso
i nostri studi, ci dava il mezzo di adunarci, ci dava subito una sede gratis
ecc. ecc. Nonostante, io pregai e scongiurai di dare ai membri dell’Istituto
la minor parte possibile nella Direzione della Società: ma i Soci, e special-
mente quelli di fuori, la intesero diversamente, e secondo me non fecero

98
  Mosca della famiglia ghibellina dei Lamberti (fine XII sec. – 1243), al quale Dante
dedica (Inf. XXVIII, 103-11) un episodio nella bolgia dei seminatori di discordia, dove il
poeta lo trova mutilato delle mani, come pena per il suo consiglio “capo ha cosa fatta”, in
forza del quale gli Amidei si convincono ad uccidere Buondelmonte de’ Buondelmonti, con
le conseguenti lotte fra guelfi e ghibellini.
99
  Sulla carriera accademica di Vitelli, indissolubilmente legata all’Istituto fiorentino,
vd. R. Pintaudi, Girolamo Vitelli docente al R. Istituto di studi superiori pratici e di perfe-
zionamento in Firenze, «An.Pap.» 23-24 (2011-2012), pp. 331-345.
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 269

bene. D’altra parte se fosse resultato in queste prime elezioni, quando si


trattava di trovarsi spesso insieme, un consiglio Direttivo composto di per-
sone residenti chi a Torino, chi a Palermo, chi a Napoli ecc., sarebbe stato
savio supporre che ci saremmo riuniti, non dico altro, una sola volta? Certo
si poteva essere un po’ più larghi nella scelta; ma se per esempio avessi co-
minciato io dal dimettermi, molti mi avrebbero seguito, e probabilmente la
Società sarebbe morta appena nata.
Io prego dunque (non Lei, che è superiore a questi meschini puntigli,
ma tutti coloro che in tale occasione hanno bisogno di esser pregati e scon-
giurati), io prego dunque di pensare alla utilità della cosa in sè, e di favorirla
efficacemente. Quando la Società sarà veramente importante per numero e
per qualità di aderenti, stieno tranquilli che io sarò lietissimo di ecclissar-
mi completamente, se può parlare di ecclissarsi chi non è nè sole nè luna
nè astro, sia pur di minima grandezza; e neppur Firenze reclamerà allora
una vana preponderanza. Le basterà il vanto di aver mosso la prima pietra.
Così l’ho pensata io fin dal primo momento, e così amo credere l’abbiano
pensata anche gli altri.
Quanto agli intendimenti, si capisce che noi studiosi dell’antichità
classica siamo portati principalmente a promuovere questi studi; ma io son
convinto che per ora il nostro scopo deve esser diretto a diffondere l’amore
e il gusto della cultura classica. Bisogna a poco a poco far capire alle grosse
masse di persone, anche di mediocrissima cultura, che Atene e Roma val-
gono ancora qualcosa per la civiltà moderna. Dobbiamo dunque soprat-
tutto indirizzare i nostri sforzi a far leggere libri e giornali che trattino
di cose classiche, in forma piana, possibilmente dilettevole, senza sfoggio
di erudizione, senza difficili disquisizioni, senza pedantería. Persino alle
quistioni pedagogiche converrà dare uno spazio molto limitato nelle no-
stre pubblicazioni; perché non è possibile farsi leggere a lungo trattando
quistioni siffatte.
Io spero che ripensandoci anche Lei si persuaderà della necessità di
abbondare ora in articoli del genere di quelli della Révue des deux mon-
des100 o sim. In seguito si potrà forse fare altra cosa. Solo una parte relati-
vamente piccola del giornale che pubblicheremo potrà essere scientifica-
mente utile agli studiosi di cose classiche. Per l’una e per l’altra parte Ella ci

100
  Fondata da François Buloz il 1° agosto 1829, all’inizio ebbe un indirizzo umani-
stico grazie alla collaborazione di letterati quali Dumas, Balzac, Hugo, Baudelaire, ma poi
maggior importanza assunsero la politica, l’economia e le arti figurative. La direzione, su
posizioni cattoliche, dal 1893 al 1906 fu affidata a Ferdinand Brumetière.
270 FRANCESCO PAGNOTTA-ROSARIO PINTAUDI

aiuterà senza dubbio. Intanto si ricordi che il primo numero dovrà uscire
col 1° Gennaio 1898.
Sarebbe una buona cosa che noi si potesse parlare un po’ insieme. Ella
è tra i primi cinque per la Commissione di Greco101: non è quindi improba-
bile che ci si veda a Roma nel Settembre o nell’Ottobre.
Io parto doman l’altro per la campagna (S. Croce del Sannio, Bene-
vento). Ella stia sano e mi mandi spesso Sue notizie. Suo aff GVitelli

Lettera senza data e priva di busta, scritta con ogni probabilità sul finire del luglio
1897, come si deduce dall’accenno all’imminente partenza per le ferie estive.

XXIII

Firenze 5.3.98
10. Via Niccolini

Caro Collega
Il Suo articolo Bacchilideo102 mi giunse mentre ero sul punto di partire
per Roma. Mi perdoni quindi del ritardo nel ringraziarla. Come era da sup-
porre, la Sua familiarità con Pindaro Le ha reso ottimo servigio per studiare
Bacchilide. In parecchie osservazioncelle ci siamo incontrati perfettamente:
ma io non ho pubblicato nulla per la mia solita indolenza in questi casi. – Il
grosso problema che le nuove odi pongono, riguarda le forme della poesia
lirica corale. Se i papiri non ci daranno roba di Stesicoro e di Simonide, si
consumerà molto inchiostro a discutere – ma ad una soluzione soddisfa-
cente non pare che per ora si possa giungere. Non sono d’accordo con Lei
per l’ Ἀργεῖος103. Una iscrizione di Ceo, ci dà appunto un Ἀργεῖος Πανθοί-
δης. – E per l’Atene e Roma non mi manda nulla104? Spero di si, e presto.
Mi creda Suo G. Vitelli

101
  Il concorso per straordinario di Letteratura greca all’Università di Catania era
stato bandito alla fine d’aprile del 1897: l’avviso di concorso, firmato il ministro Gianturco,
è pubblicato in «Boll. uff. Min. I.P.» 24 (1897), p. 671 (cfr. supra nt. 23).
102
  G. Fraccaroli, Bacchilide, «RFIC» 26 (1898), pp. 70-113.
103
  Vd. ibid., p. 71 nt., dove Fraccaroli propone per il secondo degli epinici bacchi-
lidei, vv. 4-5, Ἀρ-/γεῖο[ν ἄ]ρατο νίκαν, piuttosto che il più corretto Ἀρ-/γεῖο[ϲ proposto da
Fr. Blass ed accolto anche nell’ed. Teubner curata da B. Snell-H. Maehler (Leipzig 1970).
104
  Non solo Fraccaroli non manderà in quegli anni alcun contributo per la rivista
fiorentina, ma a partire dal 1902 (anno V) non risulterà più nell’elenco dei soci.
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto 271

Cartolina postale indirizzata: Al chmo / prof. Giuseppe Fraccaroli / dell’Università


di / Torino (31 Via Legnano).
Due timbri di partenza: Firenze 5 3 98.
Timbro di arrivo: Torino 6 3 98.

Vibo Valentia Francesco Pagnotta (francesco.pagnotta2@istruzione.it)


Firenze Rosario Pintaudi (ropinta@tin.it)

Abstract

The complete edition of the remaining correspondence among Gi-


rolamo Vitelli and Giuseppe Fraccaroli is published here. It is preserved
partly in the Biblioteca Medicea Laurenziana and partly in the Biblioteca
Civica di Verona and consists of fourteen postcards and nine letters sent
between the 20th of August 1889 and the 5th of March 1898. These exchanges
are testimony to the optimal rapport between the two Greek scholars during
this period before the fateful year of 1899 when, due to their difference, Italian
Classical Philology split into two sides thus creating a division between phi-
lologists and antiphilologists which, coming out of the hortus conclusus of
the classical disciplines, will involve the whole Italian culture.
INDICE GENERALE

Diletta Minutoli
Ricevuta di sitologi (PL III/1009C) pag. 5
Diletta Minutoli
Due finali di contratti (PL III/209 e PL II/10) » 11
Lincoln H. Blumell
Two Greek Letters from the Petrie and Harris Collections » 19
Alain Delattre-Hermann Harrauer-Rosario Pintaudi
Neues aus der Schule » 29
Alain Delattre
Une tablette de bois de la Bibliothèque Laurentienne (PL III/954) » 45
Diletta Minutoli
Frammenti magici nella Biblioteca Nazionale di Praga (Gr. III 535 e Gr. III 536) » 49
Lucia Floridi
A proposito di una riscrittura di Sapph. fr. 31 Voigt nel cosiddetto “Nuovo Pallada” » 57
Domenico Pellegrino
La κοινότης metodica secondo P. Oxy. LII 3654, fr. 8 verso » 69
Diletta Minutoli-Rosario Pintaudi
Epimetron favoriniano. Note sul Περὶ φυγῆς di Favorino
nei carteggi G. Mercati-M. Norsa-G. Vitelli » 85
Dieter Hagedorn
Bemerkungen zu Urkunden » 129
Roberto Mascellari
The dating of SB XVI 12524, SB XIV 11264, and the archiphylakites » 139
Agostino Soldati
Θρασώ/Σαθρώ » 143
Leslie S.B. MacCoull
Further Notes on Talents in the Oases » 149
Lucio Del Corso-Massimiliano Munzi
Due epigrafi greche dal villaggio di Khirbat al-Wadah
(valle del wadi Zarqa, Giordania) » 157
Marcello Spanu
Un mortarium con bollo doliare urbano da Narmouthis (Medinet Madi) » 177
Moamen Othman-Abdel Rahman Medhat-Ahmed Tarek
Archeometric and Conservation Study for the Handle of Dagger from Ghazala » 185
Fatma Ali Abbas
Genius on Follis from Reign of Diocletian until Constantine the Great » 193

DOCUMENTI PER UNA STORIA DELLA PAPIROLOGIA


Myrto Malouta
Roman Empire and British Imperialism: the Private Archive of J. De M. Johnson’s
Excavation in Antinoopolis » 203
Francesco Pagnotta-Rosario Pintaudi
Giuseppe Fraccaroli e Girolamo Vitelli: l’Olimpo in tumulto » 231
Max Bergamo
Corrispondenti francofoni di Girolamo Vitelli.
Inediti e addenda dalla Bibliothèque Nationale » 273
Rosario Pintaudi
In memoria di Achille Vogliano » 283
Karla Vymětalová
Theodor Hopfner, Classical Philologist at the German University in Prague » 303
Pamela Tedesco
Medea Norsa: bibliografia » 321
Serena Perrone
Ancora su Augusto Traversa e i primi passi della papirologia genovese » 329
Rosario Pintaudi
Omnes in pictura laeti » 339

INDICI a cura di Diletta Minutoli » 341