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MICHELE FEO

Il CARTEGGIO TRA AUGUSTO CAMPANA E SEBASTIANO TIMPANARO


Terza edizione riveduta e ampliata

Il secolo breve coi suoi orrori e le sue glorie è alle nostre spalle da quasi tre lustri, ma abbiamo
solo l’illusione di averlo archiviato e storicizzato. Ci pesa ancora sulle spalle più come il macigno
di Issione che il monte di Atlante. Eppure, a dispetto del disprezzo che per le scienze umanistiche
mostra ogni giorno sempre più protervamente la società del danaro e della violenza, schiere di
vecchi e giovani storici e filologi continuano a combattere la loro battaglia per i valori della
memoria, senza chiedersi se e quanto essa valga per portare a casa il pane quotidiano. Siamo
sempre in meno a crederlo, ma crediamo ancora che senza la memoria del passato si edifica un
futuro senza fondamenta. L’alleanza tra padri e figli, tra maestri e allievi, tra i morti e i vivi si
costruisce con pazienza e con amore, con la pietas della filologia e col lavoro delle formiche
operaie. Ringrazio la grande sensibilità di Rocco Mario Morano per aver accettato di ospitare nella
sua rivista pagine forse ingombranti, zeppe di erudizione e di minuzie che non hanno la pretesa di
cambiare il mondo. E forse dovremmo chiedere scusa ai mani dei due protagonisti del dialogo
epistolare per esserci messi a rivelare rapporti e faccende anche personali e private. Ma sia
Timpanaro che Campana sono stati, sia pure in modo diverso, allievi ed estimatori di Giorgio
Pasquali, a loro volta da lui profondamente stimati. E Pasquali esortò gli allievi, come è noto anche
agli amanti del cinema, a mangiare i maestri in salsa piccante.
Campana e Timpanaro erano molto diversi. Uno era nato nel 1906 e l’altro nel 1923.
Accorciarono le distanze verso il traguardo, spegnendosi il primo nel 1995, il secondo nel 2000,
senza che nessuno dei due superasse il XX secolo. Campana era un repubblicano cattolico,
Timpanaro un socialista ateo: tutti e due caratteri duri e dolcissimi, poco remissivi e conciliativi,
ma amorevolmente propensi all’amicizia e al dialogo. Campana è stato un cardine della nuova
erudizione medievale e umanistica italiana che, partendo dalla grande tradizione settecentesca ha
espanso la ricerca delle radici della civiltà europea dai territori della tradizione classica a quelli
della cristianità medievale, all’Umanesimo e Rinascimento, in un andirivieni continuo fra centro e
periferia, fra le strade maestre dell’Europa e i viottoli delle piccole patrie, aggirandosi e perdendosi,
con la voluttà di un bambino nel gioco, fra libri e codici, fra scritture e miniature, percorrendo
palmo a palmo territori segnati da fiumi chiese ponti e sognando poeticamente cioè filologicamente
sotto le arcate di vetuste biblioteche, qualche volta anche scoprendo per forza di serendipity la sua
cassa del tesoro occultata dietro una finestra poco illuminata e poi dimenticata. La bibliografia di
Campana, cui attendo da anni, e di cui è uscita una prima forma , rivelerà la ricchezza sparpagliata
1

ai quattro venti di un’intelligenza singolare e di un sapere mosso da una curiosità senza freni.
A Campana (Santarcangelo di Romagna 22 magg. 1906 - 7 apr. 1995) sono stati dedicati tre
convegni, di cui si possiedono gli atti e una mostra sulla sua biblioteca con relativo catalogo . Dopo
2 3

la pubblicazione a cura di Marino Berengo e Alfredo Stussi dei Profili e ricordi , sulla scorta di un
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progetto del Campana stesso, è stata avviata quella degli Scritti . Nel frattempo Armando Petrucci
5

1 L’opera di Augusto Campana, in: Testimonianze per un Maestro. Ricordo di Augusto Campana, Roma 15-16
dicembre 1995, a cura di R. Avesani, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1997, pp. 145-234.
2 Il cit. Testimonianze per un Maestro del 1995; Augusto Campana e la Romagna, a cura di A. Cristiani e
Manuela Ricci, Bologna, Pàtron, 2002; Omaggio ad Augusto Campana, a cura di C. Pedrelli, Cesena, Società di Studi
Romagnoli, 2003.
3 La biblioteca di uno studioso romagnolo, a cura di E. Pruccoli e Chiara Giovannini, Rimini, Fondazione Cassa
di Risparmio di Rimini, 1999.
4 Padova, Antenore, 1996.
5 A cura di Rino Avesani, Michele Feo ed Enzo Pruccoli per le Edizioni di Storia e Letteratura di Roma: fra 2008
e 2014 sono usciti due volumi per complessivi quattro tomi che raccolgono le Ricerche medievali e umanistiche e la
Storia, Civiltà, Erudizione Romagnola; è in corso di stampa il volume II, in due tomi, dedicato a Biblioteche, Codici,
Epigrafi.

1
ha reso note due conferenze epigrafiche inedite e la figlia Giovanna ha rivelato un prezioso diario
6

archeologico-artistico del 1944 . Un profilo dell’uomo e dello studioso ho affidato a un mio


7

volume . 8

Sebastiano Timpanaro jr (Parma 5 sett. 1923 - Firenze 26 nov. 2000) ha rappresentato molte
cose nella storia della cultura italiana del secondo dopoguerra: innanzitutto è stato una voce
scientificamente acuminata della filologia classica di scuola pasqualiana coniugata a un’alta
coscienza civile e politica di sinistra. I suoi contributi alla conoscenza di Ennio e della metrica
arcaica, della scoliastica virgiliana, di Eschilo sono modelli di metodo e rigore. Storia della
filologia, battaglie in difesa del classicismo, arte del ritratto critico, si sono intrecciate con
appassionate polemiche contro lo strutturalismo, contro la psicanalisi freudiana, contro i cedimenti
della sinistra marxista, e viceversa per il materialismo e per una concezione del mondo che vedesse
alleati il pessimismo leopardiano e il socialismo marxista.
Quando Timpanaro scomparve – silenziosamente, senza nulla far sapere agli amici della sua
grave e repentina malattia – lo ricordai con l’immagine pascaliana della canna pensante . In poco 9

tempo con l’amico Marcello Rossi, direttore del «Ponte», allestimmo un pingue numero speciale,
cui diedero la loro collaborazione numerosi studiosi . L’esempio fu presto seguito e negli anni si
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tennero commemorazioni e convegni e si pubblicarono molti volumi collettivi . A queste imprese 11

va aggiunto il ricordo di almeno alcuni dei profili del Nostro: quelli di Emanuele Narducci , di 12

Giovanni Orlandi , di Perry Anderson .


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Timpanaro fu un uomo della solitudine operosa, libera, aperta al dialogo. I suoi carteggi lo
rivelano quotidianamente in comunicazione con intellettuali maturi, con giovani e anche con
persone di modesta cultura. La convinzione che quelle carte siano testimonianze preziose di una
parte importante della cultura italiana ha indotto molti a pubblicare in questi anni lettere di
Timpanaro. Già gruppi di lettere erano stati pubblicati in vita di Sebastiano. Qui basti ricordare il
dialogo intercorso col direttore della rivista che ci ospita, Rocco Mario Morano, sul tema «Gramsci
antimaterialista?» . Ma fu dopo la morte che in molti hanno aperto i cassetti . Salvo, invece, che
15 16

per singole e poche lettere, nulla del genere è accaduto per i carteggi di Augusto Campana. Che, a
6 Studi epigrafici ed epigrafia nuova nel Rinascimento umanistico, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2005.
7 A. C., Pietre di Rimini, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2012.
8 Persone. Da Nausicaa a Adriano Sofri, II: Maestri e compagni, Santa Croce sull’Arno, Il Grandevetro, 2012, pp.
447-472, tav. XIX. Vedi anche Carla Catolfi, Campana, Augusto, in: Maestri di Ateneo. I docenti dell’Università di
Urbino nel Novecento, a cura di Anna Tonelli, Urbino, Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino, 2013, pp. 151-
168.
9 Una canna pensante. Sebastiano Timpanaro dalla filologia al pessimismo eroico , «Il ponte», LVII, n° 1, genn.
2001, pp. 150-153; rist. in Persone, II, pp. 650-654.
10 Per Sebastiano Timpanaro, «Il ponte», LVII, n° 10-11 (ott.-nov. 2001), pp. 388 [d’ora in poi «Ponte» 2001].
Ad esso si accompagnò il supplemento di un fascicolo di bibliografia (L’opera di Sebastiano Timpanaro 1923-2000),
pp. 76, compilato da chi scrive.
11 Ricordo selettivamente: Sebastiano Timpanaro e i Virgilianisti antichi, testi di F. Arduini, L. Gamberale, M.
Geymonat, P. Parroni, O. Pecere, Firenze, Polistampa, 2002, pp. 66; Per Sebastiano Timpanaro, numero speciale di
«Allegoria», dir. R. Luperini, XIII, n° 39 (sett.-dic. 2001 [ma nov. 2002]), pp. 133; Il filologo materialista. Studi per
Sebastiano Timpanaro, editi da Riccardo Di Donato, Pisa, Scuola Normale Superiore, 2003, pp. VIII-302: qui la
seconda edizione, corretta e ampliata della bibliografia a mia cura, pp. 191-293; Per Sebastiano Timpanaro. Il
linguaggio, le passioni, la storia, a cura di F. Gallo, G. I. Giannoli e P. Quintili, Milano, Edizioni Unicopli, 2003, pp.
238; La morte di Spinoza. Scritti di e su Sebastiano Timpanaro, a cura di M. Feo: secondo numero speciale del
«Ponte», LX, n° 10-11 (ott.-nov. 2004), pp. 260 [d’ora in poi «Ponte» 2004]; Sebastiano Timpanaro e la cultura del
secondo Novecento, a cura di E. Ghidetti e A. Pagnini, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2005, pp. VIII-416; La
lezione di un Maestro. Omaggio a Sebastiano Timpanaro, introduzione e cura di N. Ordine, Napoli, Liguori, 2010,
pp. XVIII-186; Da Tortorici alla Toscana: percorsi della famiglia Timpanaro. I: Atti del Convegno Tortorici, Centro
di Storia Patria 22-23 agosto 2003, a cura di Paola de Capua, M. Feo e V. Fera, Messina, Centro interdipartimentale
di studi umanistici, 2009 [ma 2010], pp. XII-452, tavv. XXXII; Omaggio a Sebastiano Timpanaro, numero speciale
di «Sileno», XXXIX (2013).
12 Sebastiano Timpanaro, «B», XL (1985), pp. 283-314.
13 Sebastiano Timpanaro, «Maia», n. s., LIV (2002), pp. 129-152.
14 Un filologo straordinario: Sebastiano Timpanaro, nel suo Spectrum. Da destra a sinistra nel mondo delle idee ,
trad. di G. Gallo, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2008, pp. 238-263.
15 «Ipotesi 80», 8-9 (1983), pp. 60-69, e 11 (1984), pp. 45-50.

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dispetto della loro importanza, restano ancora sostanzialmente sconosciuti. Quello che qui si
presenta è il primo tentativo di dare corpo a un carteggio campaniano. Un primo saggio della
corrispondenza Timpanaro-Campana uscì a mia cura sul «Ponte» 2004, pp. 105-130. Le lettere che
lì si pubblicarono provenivano tutte dalla biblioteca Campana, passata in proprietà della
Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e ora in deposito presso la Biblioteca Gambalunga della
stessa città. Erano sparse entro singoli libri e cartelle relative a specifici temi di ricerca. Furono
tutte rinvenute – lentamente – da Enzo Pruccoli, che del lascito di Campana era il custode, e a me
generosamente affidate in buone fotocopie. Pruccoli era certo fin da allora dell’esistenza di altre
lettere e aveva ricordo di un pacchetto di una decina di pezzi da lui messi insieme e poi
misteriosamente sfuggiti alla sua attenzione. Le lettere di Timpanaro erano conservate in originale,
quelle di Campana in minute, tranne la III (ora VI) e la X (ora XII). Era evidente che un’edizione
compiuta del carteggio avrebbe dovuto fare i conti con il setacciamento e l’inventariazione di tutte
le carte dell’uno e dell’altro studioso. Non volli tuttavia rinunziare alla possibilità di acquisire
intanto alla conoscenza pubblica una prima documentazione di una singolare amicizia.
Dopo il 2004 sono stati acquisiti alla Scuola Normale Superiore di Pisa la biblioteca e l’Archivio
di Sebastiano Timpanaro. L’accesso a queste nuove preziose fonti mi ha consentito di accrescere
considerevolmente la conoscenza del carteggio. Un viaggio a Rimini nel 2015 e un’indagine
sommaria fra le carte Campana ha consentito l’acquisizione di altre tre lettere. Nella seconda
edizione, in «Campi immaginabili», 52-53 (2015), pp. 368-452, il carteggio saliva così dal
precedente numero di 21 pezzi (7 di Campana e 14 di Timpanaro) a 43 (20 di Campana e 23 di
Timpanaro), con un riequilibrio dei rapporti. Intanto la schedatura delle carte Campana continuava.
Il 15 apr. 2016, in occasione del convegno riminese su Massèra, ho ritrovato altre quattro lettere
(col risultato Campana 21, Timpanaro 26). Ma restano ancora vuoti e perdite spiacevoli, alle quali
potrà, almeno in parte, rimediare ormai solo il versante campaniano, quando fosse definitivamente
esplorato. Nella presente edizione il lettore troverà tuttavia una numerazione di lettere superiore
alle 47 effettivamente pubblicate: ciò si spiega con l’inserzione nella serie di ben 12 pezzi
identificati ma non effettivamente ritrovati.

Timpanaro conobbe Campana a Pisa, quando quegli, dal 1950, insegnava nella Scuola Normale
Superiore a vario titolo Letteratura latina medioevale e umanistica, Paleografia e Filologia
medievale e umanistica. Seguì le sue lezioni o piuttosto seminari, in particolare partecipò ai
seminari sugli Epigrammata Bobiensia, collezione di poesie latine tardoantiche scoperta da
Campana e pubblicata da Franco Munari (solo vol. II, Roma 1955). E Campana in due relazioni al
vicedirettore della Scuola Tristano Bolelli sulla sua attività di insegnamento negli anni 1954-55 e
1955-56 non mancò di ricordare la presenza assidua e il contributo prezioso di Sebastiano ai suoi
seminari (vd. Appendice I).
Campana viaggiava fra Pisa e Roma e si divideva fra la Scuola Normale e la Biblioteca
Vaticana, dove ricopriva l’ufficio di scriptor, cioè di catalogatore dei manoscritti. Gli obblighi di
lavoro lo costringevano a tenere le lezioni pisane nel fine settimana, il sabato sera dopo cena e la
domenica mattina. Timpanaro insegnava nelle scuole medie in provincia. Le loro strade si
sarebbero divise quando Campana avrebbe lasciato la Normale e Timpanaro si sarebbe trasferito a
Firenze e avrebbe lavorato come correttore di bozze nella Casa editrice La Nuova Italia.

16 Vari carteggi pubblicai io stesso nel primo e nel secondo numero del «Ponte» a Timpanaro dedicati. Degli altri
ricordo: S. T. - F. Orlando, Carteggio su Freud (1971-1977), Pisa, Scuola Normale Superiore, 2001; C. Cases - S. T.,
Un lapsus di Marx. Carteggio 1956-1990, a cura di L. Baranelli, Pisa, Edizioni della Normale, 2004, 2005 2, con le
integrazioni di Edonismo e antieroismo in Brecht. Quattro lettere di Sebastiano Timpanaro a Cesare Cases, a cura di
L. Baranelli, «ASNP», s. V, V (2013), pp. 403-413; R. Di Donato, Il carteggio Momigliano-Timpanaro. Una nota
preliminare, in: Da Tortorici, pp. 387-392; A. Angelini - S. T., Un carteggio del ’62, a cura di L. Baranelli,
«Girasoli», 4 (nov. 2009), pp. 18-32; S. T. - G. Ramires, Carteggio su Servio (1993-2000), a cura di G. Ramires, Pisa,
ETS, 2013. Sull’opportunità della pubblicazione dell’ultima corrispondenza ha avanzato dubbi pesanti in sede di
recensione J. G. E. Zetzel, «Bryn Mawr Classical Review», 2014.04.41 (http://bmcr.brynmawr.edu/2014/2014-04-
41.html), e su di essi – al di là dell’infondatezza di alcuni rilievi – andrà fatta più attenta riflessione (intanto vd., per
quanto mi riguarda, il penultimo paragrafo di questa premessa).

3
A Timpanaro Campana consentì di studiare gli autografi di lettere leopardiane da lui rinvenuti
nella Biblioteca Apostolica Vaticana . E con Timpanaro sognò di poter realizzare il progetto di
17

edizione dell’epistolario di Bartolomeo Borghesi . A Campana Timpanaro restò sempre


18

affezionato. Cominciò con tributargli alte lodi nella prefazione alla Filologia di Giacomo
Leopardi : «Su alcune figure di eruditi e di classicisti, specialmente romagnoli, del Settecento e del
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primo Ottocento molto ho imparato dall’unico che oggi s’intenda di questi studi e li coltivi con
amorosa intelligenza e con spirito storico: Augusto Campana». Gli dedicò poi l’art. Angelo Mai,
uscito in «Maia» del 1956, e infine il suo libro Aspetti e figure della cultura ottocentesca, Pisa,
Nistri-Lischi, 1980, con una dichiarazione che merita di essere riletta: «La dedica ad Augusto
Campana vuole esprimere ammirazione e affetto per un maestro e amico dei miei più cari. Dalla
lettura dei suoi scritti, dagli indimenticabili seminari pisani che io, già laureato e non più tanto
giovane, potei seguire assiduamente negli anni Cinquanta, dalle lunghe conversazioni che avemmo
in quegli anni e che, purtroppo più di rado, sono continuate anche più tardi, ho imparato, per i miei
studi di storia degli studi classici e della cultura ottocentesca, nozioni, idee, metodi di ricerca che
egli solo è in grado di insegnare. Spero che gli scritti raccolti in questo volume serbino almeno
qualche traccia del suo modo (rigorosamente scientifico e, insieme, umanamente vivo e partecipe)
di rivivere personaggi, movimenti d’idee, ambienti culturali del passato» (p. IX). Volle poi ancora
ricordare quell’insegnamento nel curriculum anonimo, ma certamente steso da lui medesimo in
occasione del conferimento del premio Feltrinelli per la filologia presso l’Accademia Nazionale dei
Lincei assegnatogli nel 1995 . E proprio in quell’occasione Timpanaro ebbe a lamentare in una
20

lettera a Carlo Ginzburg che l’Accademia non fosse stata altrettanto generosa di riconoscimenti per
Campana . Lesse sempre con grande attenzione gli scritti dell’amico maggiore e in margine ad
21

estratti conservati nella SNS depositò privatamente alcune sue brillanti congetture . Fin dalle prime
22

battute del dialogo i due si danno il tu, ma mai Timpanaro usa per Campana il nomignolo Nino con
cui amici stretti e familiari lo chiamavano.

1954: il carteggio sopravvissuto comincia qui. Era tempo di pace, anche se di forti
contrapposizioni ideologiche e di passioni politiche. Tempo di pace. Né il giovane Timpanaro né il
maturo Campana avevano imbracciato le armi, né per obbligo né per scelta. Sebastiano aveva però
visto Pisa ridursi in macerie sotto i bombardamenti alleati ed era sfuggito ai rastrellamenti tedeschi.
Campana aveva evitato le macellerie di Russia, di Grecia e d’Africa come dipendente del Vaticano,
ma aveva assistito dalla sua casa in Romagna al massacro di Rimini e nel ’44 si era fatto volontario
e provvido nume tutelare di libri e pietre di quella città. Ora la ‘nuttata’ era passata e ferveva la
ricostruzione. A Pisa la Scuola Normale, che era stata «l’innocenza» di Giovanni Gentile, risorgeva
dalle umiliazioni belliche, erano ripresi gli studi severi, il segretario Alessandro Perosa aveva
rimesso insieme le schegge disperse, era rientrato al suo posto dopo un decennio di esilio Aldo
Capitini, erano tornate a far parte della famiglia studentesca le ragazze. Non tutto tramontava, ma
su molte ferite era scesa la penombra, anche la generazione resistenziale stava uscendo di scena e
nuovi problemi si affacciavano all’orizzonte della gloriosa istituzione: le difficoltà economiche e le
nuove inquietudini degli studenti, che in maggioranza si orientavano a sinistra, creando apprensioni
nei ceti dominanti il Paese . 23

17 «GSLI», CXXXV, 1958, pp. 617-621; cfr. lett. XVI-XVIII.


18 Cfr. Atti del terzo Congresso internazionale di epigrafia greca e latina, Roma, «L’Erma» di Bretschneider,
1959, p. XLIX.
19 Firenze, Le Monnier, 1955, p. 9.
20 Sebastiano Timpanaro, in: Accademia Nazionale dei Lincei, Premi “Antonio Feltrinelli” 1995. Roma, 18
novembre 1995, Roma, Accademia Nazionale dei Licei, 1995, p. 13.
21 Lettere intorno a Freud (1971-1995), in: Sebastiano Timpanaro e la cultura del secondo Novecento, cit., p.
345.
22 M. Feo, Fra le carte di Timpanaro, in: La lezione di un Maestro, § 3, pp. 16-20: «Fra gli estratti di Augusto
Campana»).
23 Sulla storia della Scuola gli studi sono molto cresciuti in questi anni. Ricorderò alcuni dei più significativi:
Luigi Russo, La Scuola Normale Superiore liberata (1946), «B», LXII (2007); Luciano Bianciardi, La Scuola
Normale di Pisa, «Comunità», VIII, n° 24 (apr. 1954); P. Simoncelli, Cantimori, Gentile e la Normale di Pisa. Profili

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Nelle poche lettere, tutt’altro che romantiche, di Campana e Timpanaro tutto questo è lo sfondo
non detto, la premessa implicita. I grandi problemi sono come per pudore taciuti. Il primo piano è
occupato dalla filologia e dall’erudizione, o, se vogliamo un poco calzare il coturno,
dall’umanesimo e della paideia, all’insegna di una intensa amicizia e fraternità intellettuale. Pochi
erano anno per anno gli ascoltatori di Campana. Ma col tempo fecero un manipolo di studiosi dagli
interessi molto diversificati: e un appello nominale di quei nomi sarebbe utile e con qualche
difficoltà si potrà fare. Qui importa sottolineare come quell’insegnamento fosse all’insegna della
positività, della minuziosa ricerca, della filologia più umile e più alta, e come quell’insegnamento
abbia costruito un abito mentale in intellettuali di diversa sensibilità e orientamento, linguisti e
storici, filologi e letterati. Non lezioni erano, ma seminari: ed è questo termine che ricorre nei
ricordi dei normalisti, non solo allievi di Campana. Importato in Italia da Giorgio Pasquali, che lo
aveva appreso in Germania, il seminario è stato una palestra che incuteva timore e fascino nelle
matricole, messe subito alla prova della ricerca, appena usciti da un liceo per lo più nozionistico o
retorico, nel migliore dei casi attualistico o crociano, e messi subito a confronto, alla pari, con
anziani saputi, perfezionandi, colleghi stranieri, talora uditori di fama, a non dire dello stesso
docente. Il seminario, sia pure con interpretazioni diverse nella pratica dei singoli professori, è stato
un esercizio alla ricerca o piuttosto all’intreccio di ricerca e didattica, uno strumento per il
superamento dell’autoritarismo cattedratico, anzi l’unica prova di democrazia possibile applicata
alla ricerca scientifica e alla sua connaturata estraneità alla democrazia delle maggioranze e delle
minoranze.
Questo accadeva nelle aule e intorno ai tavoli (giacché non c’erano in Normale cattedre e banchi
per le lezioni ordinarie, ma tavole idealmente rotonde, anche se di fatto rettangolari). Ma dietro il
mondo rarefatto delle questioni e questioncelle filologiche traspare un altro mondo, quello di una
città piccola, colta, civilissima, racchiusa entro l’intreccio di vetuste strade, crocevia di uomini
d’intelletto, filologi, storici, filosofi, antichisti, che a Pisa hanno studiato o che a Pisa insegnavano,
anche stranieri richiamati dalla fama della ‘piccola Cambridge’ e dalle sue tradizioni di austerità
scientifica, di libertà e spregiudicatezza di pensiero. S’incontrano nelle aulette e per i corridoi della
Scuola, passeggiano per i solitari e teatrali Lungarni, passano le serate in casa di qualcuno dei
residenti. E poi si scrivono molte lettere, si scambiano informazioni su fatti grandi e minuzie, si
chiedono reciprocamente consiglio, polemizzano amichevolmente. Viaggiano bozze, escono
articoli, corrieri amici portano libri in prestito, muoiono persone care, firmano cartoline dai luoghi
delle gite, si trasmettono segni di malinconie e di sconfitte, scoprono a tratti i loro tic caratteriali, e
dietro tutto, pudicamente appena accennate, stanno le figure di mogli, figli, madri, padri, suoceri.
Anche decenni dopo che quei rapporti sono finiti, si portano Pisa nel cuore. Tace invece qui, come
per una separazione convenuta fra cultura e politica, la platea, che in altre strade e in altre periferie
faceva sentire la sua voce con coraggio e determinazione, quella che uno scrittore ha chiamato ‘città
proletaria’.
Nel 1989, quando il carteggio per noi si conclude, i due protagonisti vivono uno a Firenze e
l’altro a Roma. Sono diventati per ragioni diverse due miti viventi, e la sorte ha in serbo ancora
anni fruttuosi per l’uno e per l’altro. Ma il nostro racconto è diventato solo una petrarchesca fabula
inexpleta.
Dicevo che il carteggio qui pubblicato è ampiamente incompleto. Ma, anche quando fosse
integralmente ricostruito, non coprirebbe tutto l’arco dei rapporti fra Campana e Timpanaro. Un
indizio di ciò mi viene da una lettera di Campana a Scevola Mariotti del 1° giugno 1955, che
e documenti, Milano, Franco Angeli, 1994; Id., La Normale di Pisa. Tensioni e consenso (1928-1938), ivi 1998; La
storia della Scuola Normale Superiore di Pisa in una prospettiva comparativa, a cura di D. Menozzi e M. Rosa, Pisa,
Edizioni della Normale, 2008; A. Mariuzzo, Scuole di responsabilità. I ‘Collegi nazionali’ nella Normale gentiliana
(1932-1944), ivi 2010; M. Mondini, Generazioni intellettuali. Storia sociale degli allievi della Scuola Normale
Superiore di Pisa nel Novecento (1918-1946), ivi 2010; Paola Carlucci, Un’altra Università. La Scuola Normale
Superiore dal crollo del fascismo al Sessantotto, ivi 2012; M. Mirri - R. Sabbatini - L. Imbasciati, L’impegno di una
generazione. Il gruppo di Lucca dal Liceo Machiavelli alla Normale nel clima del Dopoguerra, Milano, Franco
Angeli, 2014, dove sono particolarmente importanti per il nostro percorso i contributi di Claudio Cesa, Il clima
culturale (pp. 33-44), e quello di Mario Mirri, L’ultimo servizio del nostro vecchio Liceo classico (pp. 167-362), che
va ben oltre la modestia del titolo.

5
conosco dalla minuta conservata in CCR (qui Appendice IV). Essa testimonia scambi fra i tre di
natura filologica, con interventi felici su corruzioni di un testo poetico che non riesco a identificare.
Davanti a un possibile quadro di famiglia en plein air il commento del curatore è nello stesso
tempo troppo secco e troppo ampio. Entrare nel mondo altrui non è facile, e spesso non è neppure
lecito. Ho cercato di dare un contorno essenziale a ogni figura contemporanea evocata dalle lettere;
ma non sempre, specie per minori poco noti, questo mi è riuscito. Spero di non avere congetturato
troppo per riempire i vuoti del carteggio, e mi auguro che in futuro altre lettere, soprattutto di
Campana, emergano dalle carte riminesi. Ho identificato volta a volta gli articoli che venivano
citati in modo sommario. Solo quando esigenze di comprensione lo richiedevano ho completato fra
parentesi tonde parole date in forma sincopata.
Sono stato costantemente mosso dall’intento di cercare con scrupolo la verità dei fatti, anche
minimi, e di descrivere e raccontare, secondo il principio rankiano, wie es gewesen ist. Non ho
taciuto nulla di ciò che sapevo: solo in un caso ho tolto una frase, segnalando l’omissione, per
rispetto della volontà della persona nominata. Posso, al contrario, aver detto qualche verità
sgradevole. Ma ciò è insito nell’attività, a tratti impudica, di chi incautamente si arrischia a
pubblicare lettere private (di ciò ho avuto sempre consapevolezza e ho spiegato altrove il disagio ). 24

Se ho effettivamente peccato in questa direzione, me ne scuso coi mani dei morti e coi sentimenti
dei vivi. Tutte mie sono le note a piè di pagina.
Ringrazio coloro che mi hanno soccorso, con suggerimenti e informazioni di ogni genere, con
scambi di opinioni, o anche solo con la lettura del lavoro finito: mia moglie Gabriella Mazzei,
Barbara Allegranti, Rino Avesani, Giampaolo Borghello, Edda Bresciani, Giovanna e Benedetta
Campana, Domitilla Campanile, Laura Caretti, Antonio Carlini, Emilio Cristiani, Sergio Donadoni,
Leopoldo Gamberale, Alessandro Giovanardi, Aldo Lunelli, Flavia Mariotti, Mario Mirri, Daniela
Pacella, Giulia Perucchi, Giorgio Piras, Mario Rosa, Maddalena Taglioli, Antonia Tissoni
Benvenuti. Ma la gratitudine più profonda va alla memoria di Enzo Pruccoli.

24 Persone, II, pp. 674-677.

6
I
TIMPANARO A CAMPANA
ante 19 febbr. 1954

Cartolina non ritrovata: cfr. II, CAMPANA A TIMPANARO, 17 febbr. 1954: «Forse non ti ho ringraziato della
tua cartolina per il quam di Angelo Lapi».

II
CAMPANA A TIMPANARO
Roma, 19 febbr. 1954

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 1: originale ms. su cartolina postale della Società di Studi Romagnoli. Timbro
postale con data Roma 19.2.954. Francobollo con veduta di Gardone. Indirizzo del destinatario: «Prof. Sebastiano
Timpanaro jr. / Via S. Maria 18 / PISA».

Roma, 19 II 54
Caro Timpanaro,
ricevuto Atene e Roma e letto subito con gran piacere. Però il Mezzofanti non era gesuita – a
25

meno che non lo fosse nel senso voluto dalla celebre etimologia a rovescio... 26

Giacché ora ci vediamo di rado, perchè non vieni domani sera dai Perosa ?
27 28

Forse non ti ho ringraziato della tua cartolina per il quam di Angelo Lapi : naturalmente la tua
29

interpretazione è giusta, e la mia ignoranza e tardità confermata. Tuo


Campana
25 In «AR», s. IV, III (1953) Timpanaro pubblicò due articoli, uno di seguito all’altro, Delle congetture (pp. 95-
99) e Il Leopardi e la pronuncia del greco (pp. 100-104). Probabilmente egli inviò a Campana l’intero fasc. 7-8 e non
gli estratti. Giuseppe Gasparo Mezzofanti (Bologna 1774 - Roma 1849), che a p. 101 del secondo lavoro Timpanaro
definisce «il celebratissimo gesuita», non fu gesuita, come giustamente osserva Campana, ma fu in contatto con
membri dell’ordine soppresso. Cardinale di S. Romana Chiesa, è rimasto famoso per la sua conoscenza di un numero
sterminato di lingue (si favoleggia di 78). Timpanaro lo ricorda per essere stato convinto dal Giordani della pronuncia
erasmiana del greco.
26 Credo che Campana con l’etimologia a rovescio alluda a «lucus a non lucendo».
27 Campana scrive perchè con l’accento grave fino alla lettera XXIX del 16 sett. 1967, poi cambia, e dalla lettera
XXX del 5 lu. 1970 diventa costante perché con l’accento acuto (tranne qualche distrazione). Timpanaro invece usa
sempre l’accento acuto, tranne che citi fedelmente altri. Ho rispettato le grafie attestate.
28 Alessandro Perosa (Trieste 11 sett. 1910 - Firenze 12 agosto 1998), uno dei fondatori e maestri della Filologia
umanistica in Italia, era all’epoca segretario della Scuola Normale Superiore di Pisa. Insegnava Filologia umanistica
nella Scuola e Letteratura latina nell’Università di Pisa. Abitava con la prima moglie Bruna Giovanna Marinelli in
Lungarno Sonnino 6 (vd. il mio Tracce pisane di Alessandro Perosa, in Persone, II, pp. 486-531). Timpanaro a quel
tempo insegnava nelle scuole medie della provincia di Pisa e, come risulta da questa lettera, abitava ancora con la
madre in via S. Maria 18, nel palazzo della Domus Galilaeana, nonostante il padre, che ne era stato direttore, fosse
morto alla fine del 1949. Le abitazioni dei Perosa e dei Timpanaro erano dunque molto vicine, separate dal ponte
Solferino. Per il cambio di casa dei Timpanaro vd. lettera IX. – Tra Campana e Perosa era stato facile riprendere
rapporti affettuosi che risalivano almeno al 1939. Quanto a Timpanaro, egli seguiva, oltre alle lezioni di Campana,
quelle di Perosa, e fu in un suo corso sui Miscellanea «dei primi anni Cinquanta» che scoprì la figura di Poliziano:
germe della futura Genesi del metodo del Lachmann (su ciò per brevità Persone, II, p. 525, con le fonti ivi citate; e V.
Di Benedetto, La filologia di Sebastiano Timpanaro, in: Il filologo materialista, p. 6; poi nel suo Il richiamo del testo.
Contributi di filologia e letteratura, a cura di R. Di Donato, Pisa, ETS, 2007, I, p. 116). Vincitore di concorso a
cattedra, Perosa lasciò Pisa nel 1955 in polemica con il vice-direttore della Scuola Tristano Bolelli.
29 Di Angelo Lapi Campana scoprì il codice autografo dei carmi e delle lettere (Vaticano Chig. J V 195); ma non
risulta che abbia pubblicato nulla. Ne parlò in una lettera privata all’amico Alberto Buda del 1939, all’VIII convegno
della Società di Studi Romagnoli (Faenza 22 ott. 1956) e al convegno guariniano di Ferrara del 1974. Dalla presente
lettera sembra doversi indurre che aveva tenuto sull’argomento una lezione a Pisa nel 1954, proponendo
all’attenzione un passo difficile, e che Timpanaro aveva poi fatto a mezzo cartolina una sua proposta risolutiva. Sulla
questione Lapi (ma non su questo episodio) vd. R. Avesani, Guarino Veronese a Galesio della Nichesola e Angelo
Lapi a Guarino: due integrazioni all’epistolario guariniano avviate da Augusto Campana, in: Virtute et labore. Studi
offerti a Giuseppe Avarucci per i suoi settant’anni, a cura di Rosa Marisa Borraccini e G. Borri, Spoleto, Fondazione
Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, 2008, pp. 1049-1071.

7
III
TIMPANARO A CAMPANA
ante 10 genn. 1955

Lettera non ritrovata: cfr. IV, CAMPANA A TIMPANARO, 10 genn. 1955: «La tua lettera fa ora parte di un
prezioso dossier...»

IV
CAMPANA A TIMPANARO
Roma, 10 genn. 1955

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 2: originale ms. su carta intestata della Società di Studi Romagnoli.
CCR: Minuta autografa con molte correzioni. In testa alla minuta l’annotazione «Timpanaro».
Ed.: Feo, Dal carteggio, p. 107, condotta sulla minuta. La presente si fonda sulla trasmissiva.

Roma, 10 I 55
Carissimo,
ho dato a Perosa il libro di Mercati che ti serviva e ti porterò io, forse sabato, un munusculum
30

che anche ti volevo mandare. Ma voglio anche rispondere alla tua. Non avevo scritto finora che a
Billanovich , un po’ per intenzione, ché volevo un po’ placare i sentimenti e inoltre mi mancavano
31

alcuni elementi di giudizio; un po’ perchè preso fino a questi giorni da impegni gravosi romagnoli
di cui mi sto liberando . 32

La tua lettera fa ora parte di un prezioso dossier che è quanto di buono mi è rimasto a conforto
della brutta avventura . Che è ciò che più conta, e certo più di quello che merito, sul piano morale,
33

30 Non credo di sbagliare ipotizzando che il libro del card. Giovanni Mercati che serviva a Timpanaro, e che
allora evidentemente a Pisa non si trovava, fosse quello dei Prolegomena alla riproduzione fototipica del De
republica di Cicerone, cod. Vaticano Lat. 5757, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1934: il
Timpanaro lo cita più volte nella Filologia di Giacomo Leopardi, uscita a Firenze nel 1955, ma ad anno inoltrato (la
prima recensione a me nota è del 10 dicembre di quell’anno).
31 Giuseppe Billanovich (Cittadella 1913 - Padova 2000), uno dei padri della Filologia medievale umanistica,
fondatore con Campana, Carlo Dionisotti e Paolo Sambin della rivista «Italia medioevale e umanistica», autore di
fondamentali scoperte di codici della biblioteca del Petrarca (Livio, Geografi latini minori, San Paolo), curatore dei
Rerum memorandarum libri per l’edizione nazionale (Firenze, Sansoni, 1943-1945). Cfr. dell’allieva Mirella Ferrari,
In ricordo di un maestro della filologia medioevale e umanistica: Giuseppe Billanovich , «A.I.O.N. - Annali
dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli», Dip. mondo classico, sez. filol.-lett., XXIV (2002), pp. 15-35. Su
alcune riserve di Timpanaro vd. la lettera n° XIV. Billanovich, vincitore del concorso a cattedra bandito
dall’Università Cattolica del S. Cuore di Milano (gli altri ternati furono Alessandro Perosa e Lorenzo Minio-
Paluello), doveva aver scritto a Campana una lettera di solidarietà per la «brutta avventura» di cui subito dopo.
32 Sono le celebrazioni cesenati per i 500 anni della Biblioteca Malatestiana (1952-54).
33 La brutta avventura è la doppia bocciatura nel concorso alla cattedra di Filologia medievale e umanistica
bandito dall’Università Cattolica del S. Cuore di Milano e in quello alla cattedra di Storia della letteratura latina
medioevale bandito dall’Università di Roma. La commissione giudicatrice di Milano era composta da Giovan Battista
Pighi, Raffaele Spongano, Ezio Franceschini, Antonio Viscardi, Eugenio Garin. I ternati furono Giuseppe
Billanovich, Alessandro Perosa, Lorenzo Minio Paluello. Cfr. la Relazione della commissione, datata 9 dic. 1954, in
«Ministero della Pubblica Istruzione. Bollettino Ufficiale», Parte II: Atti di amministrazione, LXXXII, n° 11 (17 mar.
1955), pp. 37-41. A Milano fu chiamato Giuseppe Billanovich. – Pochi giorni dopo quello di Milano si era concluso
anche il concorso di Roma. La commissione era composta da Giorgio Falco, Salvatore Battaglia, Antonio Viscardi,
Ezio Franceschini, Francesco Ugolini. I ternati furono Gustavo Vinay, Giovani Cremaschi, Giuseppe Vecchi. Cfr. la
la Relazione della commissione, datata 12 dic. 1954, in «Ministero della Pubblica Istruzione. Bollettino Ufficiale»,
Parte II: Atti di amministrazione, LXXXII, n° 40 (6 ott. 1955), pp. 1-6 dell’estr. A Roma fu chiamato Gustavo Vinay.
– Se si può convenire sul risultato di Milano, si deve dire che quello di Roma è molto discutibile. I lavori della
commissione dovettero essere tormentati e solo Cremaschi fu votato all’unanimità, gli altri a maggioranza. Campana
ebbe due voti contro i tre di Vecchi per il terzo posto. Battaglia e Ugolini espressero giudizi pesanti contro Vinay, che
quindi passò con tre voti. – Sulle personalità dei vincitori di questi due concorsi vd. E. Cecchini, La filologia
mediolatina in Italia nel sec. XX, in: La filologia medioevale e umanistica greca e latina nel secolo XX. Atti del
congresso internazionale, Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università La Sapienza, 11-15 dicembre 1989 ,
I, Roma, Università di Roma “La Sapienza”, Dipartimento di Filologia Greca e Latina, 1993, pp. 551-561. –

8
ma purtroppo non vale su quello pratico. Ognuna di queste lettere ha il suo tocco personale, e
completa le altre: tu solo hai fatto l’osservazione, giustissima, che io non sono inquadrabile in una
singola disciplina. È un pregio e una calamità. So che uno dei commissari che mi sono stati avversi
(l’unico di alta statura scientifica fra i cinque) mi apprezza veramente molto come paleografo. Ma,
34

as matter of fact, per me un concorso di paleografia sarebbe assai più rischioso che uno di
letteratura o di filologia medioevale.
Caro Timpanaro, grazie, a te e a tua madre. Tuo aff.mo
Camp.

V
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa, 24 magg. 1955 (?)

CCR: Cartolina postale ds.; timbro mal leggibile, forse Pisa Ferrovia, 24.5.1955.
Ed.: Feo, Dal carteggio, pp. 107-108.

Timpanaro
via S. Maria 18, Pisa
Chiar.mo Prof.
Augusto Campana
via di Porta Angelica 63
ROMA

Carissimo Campana,
non sono state fatte dispense né dei corsi di estetica di Fazio-Allmayer né di quelli di 35

Ragghianti . Di Fazio-Allmayer ci sono solo delle dispense di un corso sulla filosofia di Hegel. Ciò
36

mi è stato detto dal padrone della libreria editrice Goliardica, che pubblica tutte le dispense
dell’Università di Pisa.
Oggi stesso darò a Miccoli il Battelli e distribuirò gli “errata corrige” . 37

Ho trovato a Pisa il dattiloscritto che Munari mi aveva mandato da Bonn . Ho appena


38 39

cominciato a leggerlo.

Campana fu successivamente ternato nel concorso alla cattedra di Paleografia e Diplomatica del 1959 bandito
dall’Università di Roma e fu chiamato nell’Università di Urbino. La commissione era composta da Ottorino Bertolini,
Eugenio Dupré Theseider, Raffaello Morghen, Beniamino Pagnin, Renato Piattoli. Cfr. la Relazione in «Ministero
della Pubblica Istruzione, Bollettino ufficiale», parte II: Atti di amministrazione, LXXXVI, n° 17 (23 apr. 1959), pp.
2308-09.
34 Lo studioso di statura che gli fu avverso, pur stimandolo come paleografo, non è identificabile. Cfr. sulla
questione una lettera di Giorgio Falco a Raffaello Morghen del 27 luglio 1953, in: Lettere a Raffaello Morghen,
1917-1983, scelte e annotate da G. Braga, A. Forni e P. Vian, introduzione di O. Capitani, Roma, Istituto Storico
Italiano per il Medio Evo, 1994, pp. 78-79, n° 50; inoltre E. Cecchini, La filologia mediolatina in Italia nel sec. XX,
in: La filologia medievale e umanistica greca e latina nel secolo XX. Atti del congresso internazionale, Roma,
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università La Sapienza, 11-15 dicembre 1989, I, Roma, Università di Roma “La
Sapienza”, Dipartimento di Filologia Greca e Latina, 1993, p. 551; Simonetta Nicolini, «Il nostro amico Opicinus»;
breve storia di una scoperta e di un articolo mai pubblicato , in Omaggio ad Augusto Campana, pp. 217-220; C.
Dolcini Due campi di ricerca di Augusto Campana: la storia del diritto e i monti sibillini , ivi, pp. 374-375. Fra quelli
che espressero solidarietà a Campana ci fu anche Gertrud Bing, sulla quale vd. infra, n. 24.
35 Vito Fazio-Allmayer (Palermo 1885 - Firenze 1958), filosofo e pedagogista, epurato come fascista nel 1943, fu
reintegrato nell’insegnamento nel 1950 e tenne la cattedra di Storia della filosofia nell’Università di Pisa.
36 Carlo Ludovico Ragghianti (Lucca 1910 - Firenze 1987), allievo di Matteo Marangoni, titolare di Storia
dell’arte nell’Università di Pisa fino al 1972, fu tra in fondatori del Partito d’Azione e presidente del Comitato di
Liberazione in Toscana.
37 Giovanni Miccoli (Trieste 1933), normalista, più tardi ordinario nell’Università di Trieste, storico della Chiesa,
autore fra l’altro di importanti studi su Francesco d’Assisi e sul pontificato di Pio XII, partecipava ai seminari di
Campana: ne ha lasciato ricordo nell’art. L’insegnamento di Campana alla Normale, in: Testimonianze per un
Maestro, cit., pp. 27-41. È possibile che il libro di Giulio Battelli fossero le Lezioni di paleografia, terza edizione,
Città del Vaticano, Pontificia Scuola Vaticana di Paleografia e Diplomatica, 1949.

9
Anche Perosa ha in animo di andare a sentire la conferenza del Munari al circolo linguistico
fiorentino .
40

Ossequi alla Signora , cordiali saluti a te e ai tuoi figli


41 42

dal tuo
Sebastiano Timpanaro

VI
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 6 lu. 1955

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 3: originale ds. su carta intestata della «Città di Cesena. V centenario della
Biblioteca Malatestiana. Comitato per la celebrazione. Convegno internazionale di storia delle biblioteche».
CCR: Copia carbone dell’esemplare ATP.
Ed.: Feo, Dal carteggio, pp. 108-109, condotta sulla copia. La presente si fonda sulla trasmissiva.

Roma, 6 VI<I> 55 43

Carissimo Timp.,
ti ringrazio, e ti ringrazia la persona interessata, della risposta circa le dispense.
Ho fatto con un po’ di ritardo la ricerca per il microfilm che chiedevi. Eccoti intanto
l’indicazione completa. A. W. v. Schröter, Übersicht der vorzüglichsten seit dem Jahre 1813,
besonders durch Codices rescripti neuentdeckten Stücke der griechischen und römischen Literatur,
in Hermes oder kritisches Jahrbuch der Literatur, 24 (1824, 4), 318-384; 25 (1826, 1), 271-388.
Come vedi è un articolo lungo infinito, e anche microfilmandolo a due pagine per volta se ho
contato bene costerà 1860 lire. Io do corso alla domanda, ma se ti sembra che non valga la spesa
scrivimi, e farò in tempo a ritirarla.
Ti prego di non mancare venerdì a Firenze, anche perchè da te aspetto un po’ di resoconto,
sopratutto ambientale, quale puoi farmi tu che puoi immaginare quello che mi interessa, e non
posso invece aspettarmi che mi facciano Perosa e Munari, anche se mi scriveranno. Io non posso
muovermi, legato come sono (anche dai Bobiensia), e me ne dispiace molto. Dillo agli amici e
saluta quanti mi conoscono.

38 Franco Munari (Pernumia 9 febbr. 1920 - Berlino 29 mar. 1995), precoce classicista, pubblicò a 14 anni una
traduzione in versi dell’Eneide; normalista a 15, allievo di Giorgio Pasquali, ha goduto in Italia di una eccellente
sfortuna accademica, ma è stato tenuto in gran conto in paesi quali Inghilterra, Svezia e Germania. A Berlino Ovest
ha insegnato per oltre un quarto di secolo, dal 1962 alla pensione. Per la sua bibliografia, da cui emerge l’espansione
dei suoi interessi dalla filologia classica a quella mediolatina, vd. le sue Kleine Schriften. Zu seinem 60. Geburtstag
hg. von seinen Schülern, Berlin, Freie Universität Berlin, 1980, pp. VII-XVII; un ritratto ebbe a scriverne più tardi
proprio il Timpanaro in «B», LI (1966), pp. 417-446.
39 È senz’altro il dattiloscritto dell’edizione degli EB uscita a Roma nel 1955, presso le Edizioni di Storia e
Letteratura, come secondo volume. Dalla lettera che segue si evince che si temeva che il plico postale fosse andato
smarrito. Come è universalmente noto, quella degli EB, una collezione di 70 epigrammi latini, più un Sulpiciae
carmen, messa insieme da Giunio o Giulio Naucellio e rinvenuta a Bobbio nel 1493, è la più importante delle
scoperte di Campana. A richiesta di Munari, Campana gli aveva concesso amichevolmente di fare l’ editio princeps
dei testi. Il primo volume, che avrebbe dovuto essere scritto da Campana e intitolarsi «Heroicum Sulpiciae carmen.
LXX Epigrammata»: storia della tradizione, non è mai uscito. Sugli EB vertono le lett. VI, IX, XXI, XXXIII: l’art. in
composizione cui spesso si fa riferimento è quello collettivo (Campana, Timpanaro, Enrico Campanile, Scevola
Mariotti, Marcello Zicàri, con una nota di Tristano Bolelli) Contributi agli "Epigrammata Bobiensia", «ASNP», s. II,
XXVII (1958), pp. 121-125. La letteratura sugli EB è vasta. Qui basti ricordare che la presentazione più autorevole è
quella di S. Mariotti, EB, in Realencyclopädie der classischen Altertumswissenschaft, Suppl. IX, Stuttgart,
Druckenmüller, 1962, coll. 37-64; in trad. it. di Michela Rosellini in Scritti, pp. 216-245.
40 La conferenza fiorentina di Franco Munari fu dedicata agli EB. Nella lettera che segue Campana chiede a
Timpanaro di andare a sentire e di fargli un resoconto.
41 La moglie di Campana è Rosa, familiarmente Rosetta, Fabi (21 genn. 1912 - 29 lu. 2001).
42 I figli sono, in ordine di nascita, Augusto Mario (1934-2010), Giovanna (1937), Benedetta (1946).
43 Correggo il mese da VI (giugno) a VII (luglio), perché la conferenza fiorentina di Munari avvenne l’8 luglio
1955, e qui Campana la preannuncia per il prossimo venerdì. Ora l’8 luglio fu sì un venerdì, ma l’8 giugno fu un
mercoledì.

10
Ho piacere che si siano dileguate le ansie per la sorte del dattiloscritto, e se mi dirai qualcosa
dopo averlo letto mi farai piacere. A me francamente non persuade l’ipotesi dell’attribuzione di
tutta la silloge a Naucellio e anche quella di un ordine che forse è solo accidentale. Ho fatto a
Munari tutte le obiezioni che mi sembravano giuste, ed ho creduto che fosse mio dovere, perchè mi
dispiacerebbe per lui se fosse attaccato su questo punto; ma lui è responsabile e pienamente libero
di pensare e scrivere quello che vuole. Anche direi che in complesso tra lui e gli amici consulenti
abbiano fatto un po’ d’inflazione di proposte congetturali non giustificabili paleograficamente, sia
pure avanzate alternativamente o in via indicativa; ma questa è una mia impressione, e sia detta
rigorosamente tra noi; io non ne ho parlato a Munari, sia perchè non posso nè debbo entrare in
questa materia, sia perchè mi è sembrato che non gradisca troppo miei interventi di questo genere,
cioè che non capisca che sono dettati da buona intenzione nei suoi riguardi.
Naturalmente nè il primo nè il secondo di questi punti implicano un apprezzamento di Munari e
del suo lavoro minore di quello che merita e che io ho grandissimo, e tanto meno un pentimento da
parte mia di avergli affidato la cosa: a un certo punto delle nostre schermaglie mi ha chiesto se mi
ero pentito di quella decisione (e intendeva dal punto di vista scientifico); come puoi immaginare
ho reagito energicamente, e spero che sia rimasto persuaso. Sono ben altre, e ben meno importanti
per lui (fino al punto di non vederle), e forse anche in se stesse, le cose che mi hanno dato fastidio.
Scusa questa lunga coda alla nostra conversazione pisana. Augusto ha finito oggi gli esami, in
complesso non male, a parte la solita matematica e fisica. Tuo aff.mo
Campana

VII
TIMPANARO E ALTRI A CAMPANA
Firenze 8 lu. 1955

CCR: Cartolina illustrata, inviata da Franco Munari. Indirizzo del destinatario: «Al “discovritore” / Augusto
Campana / Via di Porta Angelica 63 / ROMA». Timbro: Firenze 9.VII.1955. Sul verso: il Bargello di Firenze.

8/7/55
Le vittime l’oratore alla prima malorum causa, affettuosamente . 44

Franco Munari
A. Perosa
Eugenio Grassi 45

S. Timpanaro
G. Pascucci 46

B. Marzullo . 47

44 La cartolina è scritta e firmata da Franco Munari. Gli altri aggiungono la loro firma. È un ricordo della
conferenza sugli EB di Munari a Firenze, di cui Timpanaro al n° V e Campana al n° VI.
45 Eugenio Grassi (1927-1960), grecista e papirologo, fra gli allievi prediletti di Giorgio Pasquali, è stato definito
da Timpanaro «filologo di incomparabile acutezza critica» (Pasquali, la metrica e la cultura di Roma arcaica,
premesso a G. Pasquali, Preistoria della poesia romana, Firenze, Sansoni, 1981, p. 71). Morto troppo giovane, gli
amici gli dedicarono un fascicolo della rivista «AR», s. V, VI (1961), pp. 129-165, con pubblicazione di suoi inediti,
curati da Fritz Bornmann, Manfredo Manfredi e Sebastiano Timpanaro. Il profilo (pp. 129-133) fu redatto da Vittorio
Bartoletti. Un secondo fascicolo di inediti seguì nella stessa rivista nell’annata V (1970), pp. 20-24. Un commosso
ricordo ne scrisse anche Alceste Angelini, «La Nazione», CIV, n° 100 (27 apr. 1962), p. 3. Timpanaro dedicò alla sua
memoria La genesi del metodo del Lachmann, Firenze, Le Monnier, 1963.
46 Giovanni (detto Gianni) Pascucci (Bastia Umbra 1912 - Firenze 2001), allievo di Giorgio Pasquali nella
Normale di Pisa, poi ordinario di Grammatica greca e latina nell’Università di Firenze. A fine carriera colleghi e
allievi gli hanno dedicato la raccolta in due volumi di suoi Scritti scelti, Firenze, Istituto di Filologia classica
“Giorgio Pasquali”, 1983.
47 Benedetto Marzullo (Cava dei Tirreni 9 giu. 1923), allievo di Giorgio Pasquali, fondatore della rivista
«Museum criticum» e del DAMS nell’Università di Bologna, ordinario di Letteratura greca nelle Università di
Cagliari, Bologna e Roma Tor Vergata. Famosi i suoi studi sull’epica, sull’antica drammaturgia e sulla lirica greca.
Una importante raccolta di Scripta minora in due volumi hanno curato amici e allievi italiani e tedeschi, con una
introduzione di Winfried Bühler, Hildesheim-Zürich-New York, Olms, 2000.

11
VIII
TIMPANARO E MUNARI A CAMPANA
Viareggio 16 lu. 1955

CCR: Cartolina illustrata inviata da Franco Munari. Indirizzo del destinatario: «Prof. / Augusto Campana / Via di
Porta Angelica 63 / Roma». Francobollo con veduta di Rapallo. Timbro: «....GGI.. - LUCCA ... 1955». Sul verso:
Pisa, il pulpito di Giovanni Pisano nella cattedrale.

16/7/55
Franco Munari
S. Timpanaro. 48

IX
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 12 dic. 1955

CCR: Cartolina postale ds. Indirizzo del mittente: «Timpanaro, via S. Paolo 11, Pisa» 49; destinatario: «Chiar.mo /
Prof. Augusto Campana / via di Porta Angelica 63 / ROMA».
Ed.: Feo, Dal carteggio, pp. 109-110.

Pisa, 12 dic. 1955


Carissimo Campana,
a
nell’Anth. Latina del Riese, 2 ed., I, 1894, p. XXIV, trovo un tentativo di identificare i
«septuaginta epigrammata» di Bobbio con alcuni epigrammi del cod. Salmasiano (cfr. l’apparato
crit. del Riese, I, p. 294 «sunt uēr LXX.»). Il Traube, recensendo l’edizione del Riese («Berl.
Philol. Wochenschr.» 1895, col. 496 in fondo), osserva che tale identificazione era stata già
proposta da O. von Gebhardt nel «Centralblatt für Bibliothekswesen», V, p. 405.
Naturalmente si tratta di un’ipotesi ormai di nessun valore, che tutt’al più potrebb’essere citata in
una rassegna degli errori anteriori alla tua scoperta. Del resto, con tutta probabilità tu conoscevi già
questi passi di Riese, Traube e Gebhardt.
Affettuosi saluti dal tuo
Sebastiano Timpanaro

X
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 11 febbr. 1956

CCR: Originale ds.; indirizzo sulla busta: «Chiarissimo Prof. Augusto Campana / via di Porta Angelica 63 /
ROMA»; timbro postale: «PISA (ORDINARIE) – 11.2.956».
Ed.: Feo, Dal carteggio, pp. 110-112.

Pisa, 11 febbraio ’56


Carissimo Campana,
ecco quel che ho potuto racimolare sul problema dell’interruzione del poemetto di Rutilio
Namaziano . 50

48 Evidentemente dopo la conferenza fiorentina Munari si è trattenuto in Toscana ancora vari giorni, e ha fatto
con Timpanaro una gita alla vicina Viareggio.
49 Non so a quale data precisa i Timpanaro si siano trasferiti in via S. Paolo 11, nel quartiere di S. Antonio, dietro
il Lungarno Sonnino. Qui sono rimasti fino al passaggio a Firenze e qui è stata apposta nel 2003 un’epigrafe che li
ricorda, dettata da Salvatore Settis.

12
Premetto che non ho potuto vedere direttamente l’editio maior del Vessereau (Parigi 1904),
perché, strano a dirsi, non c’è neppure a Firenze. Non ho nemmeno potuto vedere l’articolo del
Carcopino che cito più sotto: a Pisa, infatti, non c’è quell’annata della «Revue des études latines», e
a Firenze l’altro giorno non l’ho cercata perché pensavo che avrei potuto vederla a Pisa. Le
opinioni del Vessereau e del Carcopino mi sono note solo indirettamente, attraverso il resoconto
che ne dà F. Préchac nell’edizione delle «Belles Lettres» (Rutilius Namatianus, Sur son retour,
texte établi et traduit par J. Vessereau et F. Préchac, Parigi 1933: la parte dell’introduzione che
riguarda il nostro problema è stata scritta dal Préchac, non dal Vessereau).
Si può senz’altro dire che gli studiosi più accreditati ritengono che l’interruzione sia dovuta alla
tradizione manoscritta. Così opinò già il copista del codice Romano, il quale in fine annotò: «Heu
s e c u l o r u m i n c u r i a huius Elegantissimi Poetae disideratur reliquum». Così senz’altro
affermano, senza neppure discutere le altre ipotesi, Friedrich Vollmer (art. «Rutilius Namatianus»
in Pauly-Wissowa I-A, pubbl. nel 1914, col. 1252: «Das Gedicht des R. ist uns bekanntlich
unvollständig überliefert, es fehlen ein paar Verse zu Anfang des ersten Buches und der grösste Teil
des zweiten (erhalten nur 68 Verse)») e Martin Schanz (Geschichte der römischen Literatur, IV. 2,
Monaco 1920, p. 38: «Von dem zweiten Buch sind uns nur die ersten 68 Verse erhalten, auch am
Anfang des 1. Buches scheint einiges zu fehlen»). Così pure, molto brevemente, Rudolf Helm nella
prefazione della sua edizione (Rut. Nam. De reditu suo herausgegeben und erklärt von R. Helm,
Heidelberg 1933, p. III: «...in einem Gedicht von mindestens zwei Büchern, dessen Anfang und
Schluss verloren gegangen ist»: nient’altro). Anche il Préchac, pur manifestando, come vedremo,
una certa esitazione, finisce coll’aderire a questa tesi.
Che, invece, il poemetto sia stato lasciato in tronco dall’autore stesso, è stato sostenuto dal
Vessereau (ediz. di Rutilio, Parigi 1904) e da Jérôme Carcopino (in «Revue des études latines», VI,
1928, p. 180 sgg.). Il Vessereau (che io, come ho detto, non ho potuto vedere) riteneva che il De
reditu fosse un «giornale di bordo» versificato dall’autore durante la navigazione, e rimasto
interrotto per una causa accidentale. Ma il Vollmer giustamente nega (in Pauly-Wissowa cit., col.
1251) che il De reditu abbia il carattere di un’improvvisazione: «Natürlich darf man aber nicht
glauben, sein Schulwissen und -können habe den Rutilius befähigt, ein Gedicht, wie das uns
erhaltene, zu extemporieren; es ist nicht etwa ein poetisches Tagebuch, auf der Fahrt selbst
niedergeschrieben (so töricht Vessereau 254). Rutilius hat es vielmehr in der Heimat in seiner
wohlausgestatteten Bibliothek verfasst; aber er wird sich Eindrucke und Lokalgeschichten an den
verschiedenen Stationen der Reise in seinen Pugillaria eingetragen und daheim aus seinem Wissen
und seinen Büchern ergänzt haben». Anche il Préchac (ed. cit., p. XIX), dopo aver citato l’opinione
del Vessereau che si tratti di un diario in versi, soggiunge che essa «est à peu près abandonnée en
France aujourd’hui».
Il Carcopino (a quanto risulta dal Préchac, p. XXII) sostiene che a Luna finì senza dubbio il
viaggio per mare di Rutilio: di lì innanzi il poeta avrebbe proseguito per via di terra, e i suoi ricordi
di viaggio per via di terra gli sarebbero sembrati troppo insignificanti, e perciò li avrebbe tralasciati.
Il Préchac, pur ammettendo che l’articolo del Carcopino è «très spécieux», lo controbatte in
maniera persuasiva (p. XXI sg.). Tra l’altro egli osserva che Rutilio, il quale nel primo libro si
sofferma a parlare «de citadins exilés par une invasion de rats» (v. 289 sgg.), allo stesso modo
avrebbe potuto trovare di che intrattenere il lettore anche tra i suoi ricordi del viaggio di terra. Il
Préchac quindi prosegue (p. XXII): «Faut-il conclure que le récit se poursuivit en effet, mais que
toute la fin a péri dans le moyen-âge? Nous inclinons à le croire, mais on ne saurait l’affirmer.
D’abord des circonstances accidentelles ont pu arrêter le poète. De plus, s’il est possible à la rigueur
50 La questione posta da Campana, se il poemetto De reditu suo di Rutilio Namaziano sia incompiuto o mutilo, è
occasionata indirettamente dagli EB: Campana voleva veder chiaro sulla silloge di testi bobbiesi scoperti in età
umanistica, cui anche appartenevano gli EB. Timpanaro sembra preferire la tesi della perdita accidentale, che è
risultata clamorosamente essere la verità storica in anni più tardi, quando un frammento del De reditu perduto è stato
scoperto nella Biblioteca Nazionale di Torino (ms. F IV 25) da Mirella Ferrari: Spigolature bobbiesi, «Italia
medioevale e umanistica», XVI (1973), pp. 1-41, partic. il § II. Frammenti ignoti di Rutilio Namaziano, pp. 15-30.
Sul testo ritrovato Timpanaro avrebbe fatto una congettura, ap. V. Tandoi, Il nuovo Rutilio Namaziano, «Maia», n. s.,
XXVII (1975), p. 24 e n. 20.

13
que l’auteur ait voulu nous donner l’illusion d’un journal de bord en vers, il a bien pu commencer
un second rouleau afin que nous eussions l’impression de l’improvisé et de l’inachevé; et dès lors
l’oeuvre, dans l’état où nous l’avons, serait complète, comme la traversée elle-même». Ma egli
stesso riconosce che questa ipotesi è improbabile perché Rutilio avrebbe almeno, prima di
concludere il suo poema, descritto il porto di Luna, «dont le site enthousiasmait Ennius (Pers. Sat.
VI 9)». Perciò, conclude il Préchac, «l’interruption paraît bel et bien accidentelle» (sarebbe stato
meglio se si fosse fermato prima su questa conclusione, senza nemmeno formulare, sia pure per poi
respingerla, un’ipotesi così assurda come quella che Rutilio abbia voluto darci «l’impression de
l’improvisé et de l’inachevé»!).
Ho visto anche l’edizione di Paul van de Woestijne (Rutilius Claudius Namatianus De reditu
suo, éd. critique, Antwerpen, senza data ma circa 1936), ma non dice niente sul problema della
chiusa.
a
Il Marchesi (Storia della letteratura latina, II, 4 ediz., Messina 1937, p. 384 n. 4 cita tutte le
ipotesi tranne quella giusta: «La interruzione del poema è stata variamente spiegata. Si è pensato
che il poeta a Luni sia stato costretto a sbarcare e a prendere le vie di terra poco adatte, per il
disagio del cammino, alla composizione letteraria: sì che la continuazione del poema fu rimandata
all’arrivo in patria e impedita poi dalla morte dell’autore; altri pensa che Rutilio si proponesse solo
la descrizione di un viaggio marittimo e che obbligato improvvisamente a sbarcare, anche il poema
sia rimasto interrotto; niente d’altra parte esclude che Rutilio sia morto durante la navigazione».
Mi propongo nei giorni seguenti di scorrere le ultime annate dell’«Année philologique» per
vedere se è uscito di recente qualche nuovo contributo sulla questione. Ti riferirò quando ci
vedremo a Pisa. Frattanto i più affettuosi saluti dal tuo
Sebastiano Timpanaro

De Luca mi ha ringraziato dell’articolo giordaniano con parole molto gentili, senza accennare a
51

dissensi; ti mostrerò il suo biglietto.


Qui fa un freddo cane: quasi tutti i giorni cade un po’ di neve . 52

XI
TIMPANARO A CAMPANA
Torino 1956

CCR: Cartolina illustrata ms., con vista di Torino, Mole Antonelliana e Basilica di Superga; priva di data; timbro
mal leggibile: «... ORDINARIE – ...956-11»; indirizzo: «Prof. Augusto Campana / Via di Porta Angelica 63 / Roma»

A. B. CARPANO
NEL 1786
IN QUESTA CASA
CREÒ IL SUO VERMUTH
PRIMO DI UN’INDUSTRIA
TIPICA E TRADIZIONALE
CHE MOLTO CONTRIBUÌ
ALLA FAMA E AL PRESTIGIO

51 Non può essere altri che don Giuseppe De Luca, su cui vd. infra, nn. 108, 146, 147. L’articolo di Timpanaro è
senz’altro Le idee di Pietro Giordani, in estratto cumulativo da «Società», X (1954), pp. 23-44, 224-254 (rielaborato
e rist. in Classicismo e illuminismo nell’Ottocento italiano, Pisa, Nistri-Lischi, 1965, pp. 41-117). L’accenno a
mancato dissenso da parte di don De Luca è un velato omaggio alla liberalità del sacerdote nei confronti di un lavoro
a forte impronta laica.
52 Doveva essere davvero un freddo eccezionale. La mitezza del clima di Pisa, per la sua vicinanza al mare, è
rinomata; viaggiatori e aristrocratici, più o meno malati, più o meno nullafacenti, nell’Ottocento vi venivano a
svernare. In oltre un cinquantennio di soggiorno in questa città personalmente ho visto la neve non più che un paio di
volte. – La firma e l’ultima riga sono ms.

14
DI TORINO NEL MONDO . 53

Siamo seduti in un caffè di Piazza Castello, sotto questa iscrizione.

S. Timpanaro
G. Bing 54

Arnaldo Momigliano 55

Otto Kurz 56

XII
TIMPANARO A CAMPANA
Prima del 16 ag. 1956

Lettera non ritrovata. L’unica frase qui riprodotta proviene da una lettera di Campana inviata da Roma il 16 ag.
1956 alla moglie Rosetta Fabi in vacanza coi figli a Resínego di San Vito di Cadore. La lettera di Campana,
conservata in CCR, è ms., in elegante corsivo. Indirizzo sulla busta: «Signora Rosetta CAMPANA FABI / presso
Florindo De Lotto / Resínego di / San Vito di Cadore (Belluno)»; sul verso il mittente: «A. Campana, Porta Angelica
63 /Roma». Timbri di partenza e arrivo mal leggibili.

Mi ha scritto Timpanaro: “Riordinando estratti, mi è capitato sott’occhio il tuo discorso


‘Vicende e problemi degli studi malatestiani’. Quelle pagine iniziali di ricordi sono bellissime!” . 57

53 La trascrizione, di mano di Timpanaro, è un omaggio affettuosamente ironico alla passione di Campana per le
epigrafi e forse anche alla sua idiosincrasia per ogni genere di alcolici.
54 È Gertrud (Amburgo 1892 - Londra 1964), già compagna di Aby Warburg e direttrice del Warburg Institute dal
1955. Di Aby ha curato un’antologia italiana degli scritti, uscita postuma: La rinascita del paganesimo antico, trad. di
Emma Cantimori, Firenze, La Nuova Italia, 1966. Su di lei vd. Gertrud Bing in Memoriam, London, The Warburg
Institute, 1965. Campana conobbe Aby e Gertrud il 30 ottobre 1928 a Rimini, durante un loro viaggio di studio, e
mantenne sempre rapporti con loro: vd. S. Nicolini - M. Feo, Una scoperta di Augusto Campana: il frammento
inedito di Opizzino de Canistris, in: Omaggio ad Augusto Campana, pp. 205-348, partic. la parte della Nicolini, pp.
205-221. Nel dopoguerra la Bing invitò più volte Campana al Warburg Institute, ma invano.
55 Arnaldo Momigliano (Caraglio 1908 - Londra 1987) è il famoso storico antico, emigrato in Inghilterra nel 1938
a seguito delle leggi razziali; nel dopoguerra fu reintegrato sulla cattedra italiana di Torino. Mantenne costanti e
intensi rapporti col Warburg Institute. Approdò alla Scuola Normale nel 1964, e qui si conserva la sua biblioteca. Su
di lui vd., da angolature diverse, il profilo biografico scritto dall’amico Carlo Dionisotti, Ricordo di Arnaldo
Momigliano, Bologna, Il Mulino, 1989; R. Di Donato, Materiali per la biografia intellettuale di Arnaldo Momigliano,
«Athenaeum», LXXXIII (1965), pp. 213-244; P. Simoncelli, «Non credo neanch’io alla razza». Gentile e i colleghi
ebrei, Firenze, Le Lettere, 2013, pp. 16-30. Delle sue voluminose opere piace ricordare qui le poche pagine di
Ritorno al Risorgimento. Conversazioni a Radio Londra 1941-1945, a cura di R. Di Donato, Cuneo, Il Caragliese,
2013. Lettere di Timpanaro a Momigliano sui rapporti fra ideologia e metodo storico ha pubblicato lo stesso Di
Donato, erede delle carte: Dal carteggio Momigliano-Timpanaro. Filologia, marxismo, guerre e altro, «Gazzetta di
Pisa», II, n° 7 (ott.-nov. 2001), p. 3.
56 Otto Kurz (Vienna 1908 - Londra 1975), storico dell’arte della cerchia warburgiana, era famoso per la sua
sterminata erudizione e per la memoria.
57 bellissime è sottolineato due volte. L’articolo di cui si parla è: Vicende e problemi degli studi malatestiani,
«Studi romagnoli», II (1951 [ma 1952]), pp. 1-15. È il testo di un discorso pronunciato a Rimini nel Tempio
Malatestiano il 10 sett. 1950, per l’inaugurazione del II Convegno di Studi Romagnoli. Timpanaro ha ragione: le
pagine iniziali di ricordi sono davvero bellissime. Campana esordisce dichiarando che, pur considerandosi in certo
senso riminese, non ha mai partecipato direttamente alla vita della città, tranne che in un anno eccezionale, il 1944.
Allora, tra i bombardamenti e la liberazione, la città soffrì dolorose distruzioni. Ricorda l’aspetto spettrale della città
deserta: «uscendone la sera, mi è capitato di attraversarla senza incontrare un solo vivente, nella mancanza di ogni
moto, tra le macerie incombenti, e di sentire suonare le ore, nel silenzio di quella luce irreale, dalla vostra bella torre
dell’orologio». In quel tempo riuscì a tenere «un diario riminese dei monumenti e delle raccolte comunali» [= Pietre
di Rimini, cit. supra, n. 7]. Con l’aiuto di due custodi, senza mezzi e muovendosi con biciclette, operò per la difesa
del materiale rimasto in sede, con almeno due risultati positivi: «il salvataggio della raccolta, eccezionalmente
importante, delle iscrizioni laterizie del museo e di alcune casse di materiale archeologico» e «il trasporto in una sala
della Biblioteca del grande affresco riminese del Giudizio Universale» operato il 16 agosto, mentre dalle colline
giungevano i colpi del fronte e in piazza si vedevano tre partigiani impiccati. Poi poté tornare a Rimini solo qualche
altra volta, «prima di abbandonare la Biblioteca nelle mani della Provvidenza». Ricorda poi il sindaco socialista
Arturo Clari nella febbrile opere di ripresa; l’attività per il recupero delle opere d’arte di Gino Ravaioli; la figura di

15
XIII
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 10 ott. 1956

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 4: ds. con firma autografa su carta intestata delle Edizioni di Storia e
Letteratura.

Roma, 10 X 56
Carissimo Timp.,
ho finito di scrivere in questo momento una lunga lettera a Bischoff , e gli ho ricordato anche la
58

tua ricerca . Con tutta la mia buona volontà, non mi è proprio riuscito di farlo prima – ma anche se
59

fosse stato a Milano prima di ricevere la mia lettera, tu stai tranquillo, perchè è uomo ordinato e
premuroso.
Intanto ti scrivo per la parte mia, augurandoti che la risposta di Bischoff possa essere altrettanto
positiva e fortunata delle mie ricerche bibliografiche.
Infatti, contro ogni previsione, ho trovato quel volume delle Memoirs of the American Academy
del 1861 (non 1860) con l’edizione di ‘Petronius Arbiter’ di Charles Beck, in un fondo di periodici
che la Vaticana possiede per deposito della Pontificia Accademia delle Scienze (infatti si tratta di
una rivista di scienze prevalentemente non filologiche). Nel foglio accluso troverai tutto quello che
60

ti serve. Mi sembra che tutto sommato valga meglio la spiegazione del Beck che quella semitica del
Reifferscheid, p. 4 e 12; mi pare anche che ‘unde Cicero’ possa spettare alla glossa peta, anzichè
essere resto di una glossa perduta, come suppone Reiff., 12, e vedi tu di cavarne qualche cosa; certo
non spetta alla seguente crusta. Ti ho poi trascritto quanto riguarda il Riccardiano per facilitarti
l’identificazione (neppure Sabbadini ne dà la segnatura in Studi Ital. V), e anch’io sarei curioso che
tu lo vedessi, perchè ho l’impressione che Beck abbia interpretato fantasticamente la nota del 1776,
traendo in inganno anche Reiff., 5, che certo non lo ha visto . 61

Di quel Beck poi la Vaticana possiede due grossi lavori su Petronio (1856 e 1863, il primo
estratto dalle stesse Memoirs). Il secondo (Ferraioli II 306) ha l’ex libris di Otto Iahn e una dedica a

Alessandro Tosi, medico e naturalista oltre che cultore valoroso di archeologia e memorie riminesi.
58 Bernhard Bischoff (Altendorf 1906 - Monaco di Baviera 1991), massimo esponente della scuola paleografica
tedesca. Da poco abbiamo in italiano il suo manuale di paleografia: Paläographie des römischen Altertums und des
abendländischen Mittelalters, Berlin, E. Schmidt, 1979, 1986 2; ed. it. a cura di Gilda P. Mantovani e S. Zamponi,
Padova, Antenore, 1992.
59 La ricerca di Timpanaro è quella uscita a stampa col titolo: Note serviane con contributi ad altri autori e a
questioni di lessicografia latina. 2. – Peta = «ictus gladiatoris» in Frontone e in Servio , «SU», n. s. B, XXXI (1957),
pp. 171-179. La richiesta a Bischoff riguardava la lettura nel palinsesto Ambrosiano di Frontone del passo contenente
la parola petam. Bischoff rispose alla domanda, confermando argomentatamente la lettura petam, e Timpanaro a p.
172 n. 5 del suo lavoro (= Contributi, p. 458 n. 2) citò un lungo passo di una lettera di lui del 19 ott. 1956 (orig. in
ATP, Scat. 5, fasc. 29, n° 3). – Nella rist. dell’art. nei Contributi, pp. 457-472, Timpanaro elimina tutta la ex n. 25 di
p. 178, perché, come spiega a p. 471, nel frattempo Enrico Campanile ha dato del glossarietto «un’edizione
attendibile, grazie anche alla segnalazione, dovuta a Campana, di alcuni codici fin allora sconosciuti o inutilizzati». Il
lavoro di Campanile è Un glossario medioevale attribuito a Petronio, «SU», n. s. B, XXXV (1961), pp. 118-134. Il
Campanile produce un’edizione fondata su sette mss.: i quattro nuovi gli sono stati segnalati tutti da Campana. –
Enrico Campanile (Roma 23 febbr. 1936 - Pisa 14 ott. 1994), figlio, come apprendo dalla figlia Domitilla, di Silvio,
morto alle Fosse Ardeatine. Allievo di Bolelli, normalista, è stato prof. di Glottologia nell’Università di Pisa e preside
di Facoltà negli anni 1985-1988. Due grandi raccolte postume di suoi scritti sono: Saggi di linguistica comparativa e
ricostruzione culturale, a cura di M. P. Bologna, F. Motta, Ch. Orlandi, Pisa, Istituti Editoriali e Poligrafici
Internazionali, 1999; e Latina & Italica. Scritti minori sulle lingue dell’Italia antica , 2 voll., a cura di P. Puccetti,
Pisa-Roma, Fabrizio Serra, 2008, pp. 1045. Cfr. anche Scritti in memoria di Enrico Campanile, a cura di R.
Ambrosini, M. P. Bologna, F. Motta, Ch. Orlandi, Pisa, Pacini, 1997
60 Il foglio manca nel Carteggio Timpanaro.
61 Scrive S. T., p. 178 n. 25: «il Ricc. 893 non è affatto, come credette il Beck e ripetè il Reifferscheid, un
apografo del XVIII secolo, ma un codice umanistico, appartenuto al Fonzio (del 1776 è soltanto la legatura!); esso è
anzi, per molti rispetti, il codice migliore».

16
lui, credo autografa dell’autore, scritta in Fraktur : ne deduco che era un tedesco e non un
62

americano . 63

Quanto al ms. Boncompagni, grazie al mio incomparabile disordine non ho ripescato le mie
schede, ma ricordavo bene. Sabbadini, Scop. I 10 ha citato dalla prima edizione del Catalogo del
64

Narducci, ma doveva citare la seconda (1892), pp. 114-118, al n. 192, che è quello definitivo del
codice nella biblioteca Boncompagni. Alla vendita Boncompagni, credo, fu acquistato dalla Bibl.
Naz. di Firenze, dove ha la segnatura II VII 125 , ed è descritto in Mazzatinti, Inventari, XI (1901),
65

211-213. Ma io ti posso raccontare anche la preistoria del codice, cioè che alla fine del Settecento
era a Bologna nella biblioteca del Conte Baldassarre Carrati e fu minutamente descritto da G.
Fantuzzi, Notizie degli scrittori bolognesi, 8 (1790), 201-206, s. v. ‘Vizani Pirro’ (il singolare
copista del manoscritto), cosa rimasta ignorata sia da Narducci che da Mazzatinti.
Ti ringrazio delle notizie maiane antiche e moderne. Sempre più mi persuado che io dovrei fare
(ma il tempo?) la bibliografia ragionata del Mai con l’identificazione dei codici e tutta la
bibliografia posteriore. La notizia che mi dai mi interessa particolarmente perchè già conoscevo un
caso in cui il Mai ha emendato un testo (umanistico, e poetico per giunta) per ragioni di
castigatezza, e naturalmente senza avvertire!
Giorni fa è capitato in biblioteca M. Zicàri e ho avuto piacere di conoscerlo, perchè, a parte le
sue idee, è un uomo singolare e simpatico . 66

Sto lavorando a un articolo da stampare a tamburo battente, e purtroppo non avrò il tempo di
farti vedere le bozze (sei citato anche tu). Poi devo andare al Congresso di Benevento-Salerno e
fare una comunicazione paleografica, poi (solo due giorni) a quello di Faenza , e poi, speriamo,
67 68

darmi agli Epigrammata Bobiensia (ma ci sono, ahimè, anche le bozze del Poliziano ). – Tuo 69

Campana

XIV
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 2 apr. 1957

CCR: Minuta autografa; in alto a sin. l’appunto «Timpanaro».

62 È l’antica corsiva usuale tedesca, in uso ancora fino alla seconda guerra mondiale, ora abolita e praticamente
sconosciuta. Per la storia di questa scrittura vd. S. H. Steinberg, Cinque secoli di stampa, trad. L. Lovera, Torino,
Einaudi, 1962, pp. 35-36, 242-243; e Silvia Hartmann, Fraktur oder Antiqua. Der Schriftstreit von 1881 bis 1941, 2.,
überarbeitete Aufl., Frankfurt/M., Lang, 1999; un cenno anche in M. Feo, Un Livio postillato durante la Rivoluzione
Francese, in: Talking to the text: marginalia from papyri to print. Proceedings of a conference held at Erice, 16
september - 3 october 1998, as the 12th Course of International School for the Study of Written Records , ed. by V.
Fera, G. Ferraù, S. Rizzo, Messina, Centro Interdipartimentale di Studi Umanistici, 2002 [ma 2003], II, p. 944.
63 Timpanaro, p. 178, rinviando alla History of Classical Scholarship di Sandys: «uno studioso tedesco divenuto
cittadino americano e professore alla Harvard University, Charles Beck».
64 Correggi: Scoperte, I, p. 134 n. 32.
65 In mg., senza richiamo: «f. 200-202», che indica la posizione del ‘Petronius’ entro il codice fiorentino.
L’identificazione è ricordata da S. T. in Note serviane, p. 178 n. 25.
66 Marcello Zicàri (Foggia 2 dic. 1905 - Pesaro 27 apr. 1971) è stato ricordato da Mariotti, Scritti, pp. 623-631; e
ora da Maria G. Sassi, nel cit. Maestri di Ateneo, pp. 601-603. Dai ritratti emerge un personaggio eccentrico,
avventuroso, rivelatosi filologo a 47 anni. Quanto alle sue idee, sembra di capire che abbia avuto simpatie per il
dannunzianesimo, il fascismo e il colonialismo.
67 Il convegno di Benevento-Salerno (in realtà Benevento-Montevergine-Salerno-Amalfi, 14-18 ott. 1956) è il III
Congresso Internazionale di studi altomedioevali. Campana vi tenne una comunicazione su «Littera beneventana e
littera longobarda: note di antica terminologia paleografica», che non uscì negli Atti pubblicati a Spoleto nel 1959.
68 Il convegno di Faenza fu l’VIII della Società di Studi Romagnoli; si tenne dal 21 al 25 ottobre 1956, e
Campana parlò due volte il giorno 22: su «Giambattista da S. Eufemia sconosciuto maestro d'abaco e agrimensore
faentino del sec. XV» e su «I manoscritti di Angelo Lapi e il codice autografo dei suoi carmi e lettere».
69 Sono i Contributi alla biblioteca del Poliziano, in: Il Poliziano e il suo tempo. Atti del IV convegno
internazionale di studi sul Rinascimento. Firenze, Palazzo Strozzi, 23-26 settembre 1954 , Firenze, Sansoni, 1957, pp.
173-229; e le Osservazioni sui manoscritti della versione di Erodiano (riassunto), ibid., p. 333 (rist. in: A. C., Scritti,
I, t. I, rispettiv. pp. 425-493 e 495).

17
Roma, 2. IV. 57
Caro Timp.,
sabato sera volevo proprio vederti e con Cristiani ti abbiamo cercato invano per tutta Pisa,
70 71

finendo poi da Donadoni (fatta conoscenza del suo gatto).


72

All’ultimo momento, prima della conferenza, mi è mancato il tempo di consultarti su un punto, e


speriamo che mi sia andata bene, cioè che non sia tra quelli che tu avrai censurato.
Volevo anche parlarti di varie cose. Munari mi ha mandato il dattiloscritto dei suoi codici delle
Metam(orfosi) . Della morte di suo padre avrai ormai saputo, almeno da Mariotti . Suppongo che
73 74

tu sia assiduo al suo seminario . Sabato prossimo , sera, siamo convocati dal Bolelli .
75 76 77

Saluta e ringrazia da parte mia tua madre. A presto. Tuo


Camp.

70 Il sabato antecedente il 2 apr. 1957 è il 30 marzo, giorno in cui Campana tenne nella SNS su invito del direttore
Ettore Remotti la conferenza Gli umanisti italiani e gli studi di epigrafia classica (sec. XIV-XVI). Egli non era
riuscito a parlare con Timpanaro né prima né dopo la conferenza, ma avrebbe voluto sentire il suo parere su un punto.
Perciò la sera lo aveva cercato, ma invano.
71 È Emilio Cristiani (Pisa 30 nov. 1925), insigne medievalista, che mi conferma personalmente l’identificazione:
autore, fra l’altro, di Nobiltà e popolo nel comune di Pisa, dalle origini del podestariato alla signoria dei Donoratico ,
Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Storici, 1962.
72 È Sergio F. Donadoni (Palermo 13 ott. 1914), grande egittologo, figlio dell’italianista Eugenio. Vedi di lui
almeno la raccolta di scritti Cultura dell’antico Egitto, Roma, Università di Roma “La Sapienza”, 1986, preceduto da
un Profilo di Sergio Donadoni di Giovanni Pugliese Carratelli e concluso dalla bibliografia a cura di S. Bostico.
Abitava all’epoca in via Roma (ex via Solferino) 19. Per notizie su Donadoni sono grato a Edda Bresciani, sua allieva
ed erede culturale nell’Università di Pisa, ma anche a una conversazione telefonica gradevolissima col professore
stesso, che, ultracentenario, attualmente vive a Roma. Ha ricordi molto affettuosi di Pisa, dove è stato normalista e
professore di storia antica. Considera la città sua patria e ammira ancora di quegli anni quella che lui chiama
«naturalezza di vita». Il gatto di casa doveva essere una vera personalità: era un maschio bianco, chiamato «il
bellissimo di madre sua». Anche Gianfranco Contini lo ha ricordato in una sua lettera. Di Sebastiano Timpanaro
Donadoni ha una grande stima come studioso e come uomo: era, dice, una «meraviglia di coerenza».
73 L’opera è uscita poco dopo: Catalogue of the MSS of Ovid's Metamorphoses, London, Institute of Classical
Studies - The Warburg Institute, 1957; ed è stata seguita da supplementi: Supplemento al catalogo dei manoscritti
delle «Metamorfosi» ovidiane, «Rivista di filologia e di istruzione classica», XCIII (1965), pp. 288-297; Secondo
supplemento al catalogo dei manoscritti delle «Metamorfosi» ovidiane, in: Studia Florentina Alexandro Ronconi
sexagenario oblata, Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1970, pp. 275-280 (in totale un elenco di 405 codici). Cfr. anche,
infra, la lettera XVII.
74 Scevola Mariotti (Pesaro 24 apr. 1920 - Roma 6 genn. 2000), figlio del francesista Scevola e fratello del
latinista Italo, normalista, poi professore nelle Università di Urbino e Roma, famoso congetturatore, è stato
un’autorità indiscussa nella scienza della filologia classica. Amico fraterno di Timpanaro (l’edizione del carteggio fra
i due è annunciata come imminente) e di Campana, toccò a Timpanaro scrivere in vita il ritratto di Mariotti per «B»,
XLVIII (1993), e a Mariotti ricordare Campana post mortem (Augusto Campana e la filologia classica, ora nei suoi
Scritti, pp. 735-740). Di Mariotti ho scritto anch’io: Scevola Mariotti e la filologia medievale e umanistica,
«Quaderni petrarcheschi», XVII-XVIII (2007-2008), pp. 1165-1176; poi in Persone, II, pp. 550-561, tav. XXIII).
Questi tre grandi usavano ognuno considerare maestri gli altri due e andavano volentieri ognuno ad ascoltare le
lezioni degli altri.
75 Dal 1° al 13 apr. 1957 Mariotti, prof. nell’Università di Urbino, tenne nella SNS 15 lezioni sul tema Il
Lycurgus di Nevio (cfr. «ASNP», s. II, XXVI, 1957, p. 315). Sull’argomento, come mi informa Giorgio Piras,
Mariotti ha pubblicato due sole note: una recensione a un libro di A. Pastorino su «Gnomon», XXIX (1957), pp. 315-
317 (rist. in Scritti, pp. 28-31; e in Il «Bellum Poenicum» e l’arte di Nevio, terza ed., a cura di P. Parroni, Bologna,
Pàtron, 2001, pp. 127-130), e Una similitudine omerica nel «Lycurgus» di Nevio. Saggio con edizione dei frammenti
del «Bellum Poenicum», in: Poesia latina in frammenti. Miscellanea filologica, Genova, Istituto di filologia classica e
medievale, 1974, pp. 29-34 (rist. in Scritti, pp. 23-27; e in Il ‘Bellum Poenicum’, ora cit., pp. 121-126). – Come
queste lezioni seminariali siano nate in risposta alla proposta di un regolare insegnamento annuale e come la proposta
sia stata fatta al vicedirettore Tristano Bolelli da Eduard Fraenkel si apprende dalla lettera di Scevola pubblicata nell’
Appendice II. Per quelle lezioni Mariotti si trasferì provvisoriamente a Pisa con la moglie e la piccola figlia Flavia di
due anni.
76 Il sabato successivo, 6 apr., Campana avrebbe tenuto nella SNS la seconda conferenza epigrafica ( Il
rinnovamento letterario e monumentale dell’epigrafia nel primo Rinascimento italiano). Per tutte e due vd. la notizia
negli «ASNP», s. II, XXVI (1957), p. 315. Di esse ancora nella lettera XIV.
77 Tristano Bolelli (Bologna 1913 - Pisa 2001), ordinario di Glottologia nell’Università di Pisa e docente di Storia
comparata delle lingue classiche nella SNS, ha retto per molti anni le sorti della Scuola in qualità di vice-direttore,
attirandosi critiche per le esplicite posizioni conservatrici. Nella Scuola, in piazza dei Cavalieri, anche risiedeva con

18
XV
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 21 apr. 1957

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 5: ds. con firma autografa; busta con destinatario: «Chiar.mo Prof. Augusto
Campana / via di Porta Angelica 63 / ROMA», ma senza segni della posta (probabilmente recapitata attraverso
qualche amico, forse Mariotti; o forse mai spedita).

Pisa, 21 aprile 57
Carissimo Campana,
ieri ho passato un bel pomeriggio a Lerici con Arnaldo Momigliano. Naturalmente ti abbiamo
ricordato e avevamo stabilito di mandarti una cartolina, ma ci siamo ridotti all’ultimo momento e io
son dovuto fuggire per non perdere l’autobus che mi riportava alla Spezia.
Spero che, quando verrai a Pisa, ti fermerai anche la domenica. Sono rimasto molto dispiacente
di non aver potuto approfittare, come avrei desiderato, di quei tre giorni che hai trascorso a Pisa. La
venuta di Muscetta , la presenza (del resto graditissima) di Scevola , la mia tonsillite , tutto cospirò
78 79 80

per impedirmi di stare con te alcune ore e di parlare di vari argomenti.


Ritornando un momento a Momigliano (scusa il disordine di questa lettera!), anch’egli è del
parere che tu dovresti pubblicare al più presto le tue due conferenze umanistico-epigrafiche,
naturalmente con numerose riproduzioni fotografiche . Sarebbe un “pezzo” di prim’ordine per le
81

Edizioni di Storia e Letteratura.

la famiglia. Le titolature degli insegnamenti di Bolelli rimandano al magistero di Graziadio Isaia Ascoli, magistero
particolarmente celebrato a più riprese da Timpanaro. Per quelle titolature, da Ascoli inventate, vd. Timpanaro,
Giacomo Lignana e i rapporti tra filologia, filosofia, linguistica e darwinismo nell’Italia del secondo Ottocento ,
«Critica storica», XVI (1979), pp. 406-503, a pp. 409 e 418; rist. nel suo Sulla linguistica dell’Ottocento,
presentazione di G. C. Lepschy, Bologna, Il Mulino, 2005, pp. 105-223, a pp. 109 e 119. Di Bolelli studioso avevano
grande stima sia Timpanaro che Campana, e ne erano ricambiati. Un equilibrato giudizio sull’uomo e sullo scienziato
è quello dell’allievo ‘ribelle’ Alfredo Stussi, Ricordo di Tristano Bolelli, «Studi e saggi linguistici», XL-XLI (2002-
2003), pp. 333-343; rist. nei suoi Maestri e amici, a cura di C. Ciociola, V. Formentin, F. Franceschini, M. Tavoni,
Bologna, Il Mulino, 2011, pp. 81-94. Lettere di linguistica di Sebastiano a Bolelli ho pubblicato nel «Ponte» 2001,
pp. 376-380. L’amicizia si estese a comprendere anche il figlio di Tristano, Claudio, compagno di partito: lettere
politiche a Claudio nello stesso «Ponte» 2001, pp. 366-370; e un ricordo di Claudio, Militante di base, ivi, pp. 209-
213. L’affetto di Tristano per il giovane allievo era tale, che la madre Maria pensava che potesse essere proprio lui a
vincere la riluttanza del figlio per la carriera accademica. – Per la sera del sabato 6 apr. Bolelli aveva invitato
Campana a casa sua per una cena o per un trattenimento con amici, fra cui Timpanaro.
78 Carlo Muscetta (Avellino 1912 - Aci Trezza, Catania 2004), intellettuale organico al Partito Comunista
Italiano, sostenitore della critica militante, ha diretto La letteratuta italiana. Storia e testi, Bari, Laterza, 1970-1980.
Non risulta che abbia tenuto lezioni alla SNS in questo periodo.
79 Si riferisce ai seminari di cui alla n. 73.
80 Sono frequenti in queste lettere di Timpanaro gli accenni a malesseri fisici, a malattie, incidenti, perdite di
persone care: sono come un segnale di quella attenzione all’ineliminabile dolore umano e di quella partecipazione al
dolore degli altri, che lo rivelano vicino al pessimismo leopardiano e poi severo, lucido e sconsolato teorico del
marxismo-leopardismo.
81 Le due conferenze sono quelle del 30 marzo e del 6 aprile, di cui nella lettera XIII. Sono state pubblicate solo
ora nei cit. Studi epigrafici (n. 6), e sono in corso di ristampa in A. C., Scritti, II.

19
Il passo particolarmente atroce della prolusione di Billanovich è il seguente (p. 341): «Gli
82

editori dei molti testi compresi nel Vat. Lat. 4929 prima aprirono le case dei loro apparati a 83

qualsiasi variante, senza domandare se fosse sangue di bramino o di paria. Quando poi ebbero
scoperto che il Vaticano è l’archetipo per Giulio Paride, Pomponio Mela, Vibio Sequestre, i Septem
mira, e ebbero supposto che per Censorino esso sia figlio del codice di Colonia, guardarono solo gli
archetipi e trascurarono di rompere la scorza delle tradizioni e di estrarvi, come nella fiaba le tre
fanciulle dalle arancie, le vicende di cultura che sempre vi si nascondono. Il Petrarca e il suo libro
diventano ora l’ago magnetico che ci orienta in queste tradizioni, specialmente nella selva densa di
Pomponio Mela e di Vibio Sequestre».
Tuttavia non è da disprezzare quest’altro (p. 324): «Il Vaticano è un organismo complicato....
Abbraccia un tale arcipelago di testi, che deve portare i segni delle suture, come la pelle mantiene le
cicatrici dove ebbe le ferite». A parte la bellissima giustapposizione organismo-arcipelago-suture
(!!), nota bene che le cicatrici sono il segno della sutura di ciò che originariamente era unito e poi
fu lacerato, mentre ciò non può dirsi certamente delle suture tra un testo e l’altro di un codice!
Eh no! uno che scrive in questo modo non può esser definito sic et simpliciter un uomo
intelligente. Si dovrà riconoscere che è per metà intelligente e per l’altra metà fesso.
Coi più affettuosi saluti e i più vivi auguri a te e ai tuoi anche da parte di mia madre
il tuo
Sebastiano Timpanaro

XVI
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 29 giu. 1957

CCR: ds. con firma e due aggiunte autografe.


Ed.: Feo, Dal carteggio, p. 114.

Pisa, 29 giugno 57
Carissimo Campana,
ti esprimo la mia ammirazione per il tuo articolo polizianesco , che ho finito di leggere oggi. È
84

davvero un contributo storico-culturale di prim’ordine. Anche i filologi classici avranno da


impararvi moltissimo. Lo stemma dei codici di Apicio mi sembra inoppugnabile. Molto giusta, dal
punto di vista metodico, l’esigenza di ricostruire la “biblioteca ideale” del Poliziano, e non solo
l’elenco dei codici da lui materialmente posseduti . Ottimo come sempre, ripeto, lo stile. Non ho
85

trovato quel passo di cui tu ti dichiaravi scontento . 86

82 Si riferisce alla prolusione al corso di Filologia medioevale ed umanistica letta da Giuseppe Billanovich a
Milano il giorno 10 maggio 1955, dopo «essere stato nominato, in seguito a pubblico concorso, professore
straordinario di filologia medioevale ed umanistica nella Facoltà di lettere e filosofia della Università cattolica del s.
Cuore». Il testo, intitolato Dall’antica Ravenna alle biblioteche umanistiche, fu pubblicato in «Università Cattolica
del Sacro Cuore. Annuario», a. acc. 1955-56, 1956-57, pp. 71-107, e in «Aevum», XXX (1956), pp. 319-353 (di qui
cita Timpanaro). Altre rist. rivedute sono seguite in tempi più recenti: Ancora dalla antica Ravenna alle biblioteche
umanistiche, «Italia medioevale e umanistica», XXXVI (1993 [ma 1996]), pp. 107-174; e nel suo Dal Medioevo
all’Umanesimo: la riscoperta dei classici, a cura di P. Pellegrino, Milano 2001, pp. 25-95. Nell’esemplare dell’annata
della rivista della SNS, a p. 341, un lettore ha annotato a biro blu, accanto a «sangue di bramino», un commento in
parte tagliato dalla legatura: «ennesi<ma> sega» (ma non è la mano di Timpanaro né di altra persona a me nota).
Sullo stile baroccheggiante di Billanovich ironizzava ogni tanto fra amici, con bonomia, anche Guido Martellotti.
83 Eccezionalmente mantengo in questa lettera le sottolineature di Timpanaro, e nella XXIII quelle di Campana,
per il particolare significato denotativo che hanno, mentre normalmente le rendo a stampa col corsivo.
84 Contributi alla biblioteca del Poliziano, preannunciato nella lettera XII (supra, n. 69).
85 Per Apicio cfr. Contributi alla biblioteca del Poliziano (n. 67), pp. 198-217, rist. 457-479 (lo stemma a p. 210;
rist. 471); per la «biblioteca ideale, che comprende anche tutti i libri da lui effettivamente studiati, a qualunque
biblioteca o persona appartenessero» pp. 175-176, rist. 427-428.
86 Le parole Ottimo ~ scontento sono aggiunte a mano nel mg. inf. del foglio con richiamo al testo.

20
Suppongo che Marcello Zicàri ti abbia mandato il suo articolo sul Cavrianeus e altri codici
catulliani . Non sono in grado di giudicarlo con piena cognizione di causa, ma mi pare, in
87

complesso, molto interessante e ben condotto. Soltanto mi ha meravigliato ciò che dice lo Zicàri sul
comportamento “spietato” del Borghesi verso il vecchio Antaldi, al quale avrebbe imposto
condizioni esose per un’edizione catulliana iniziata dall’Antaldi , che avrebbe dovuto esser portata
88

a termine da Francesco Rocchi (Zicàri, p. 5 n. 1; un’altra puntata antiborghesiana è a p. 4 n. 7). Le


cose stanno veramente così, o lo Zicàri ha un po’ esagerato? Non ricordo che cosa dice il Carducci
in quel passo della commemorazione del Rocchi a cui rimanda lo Zicàri . 89

Ti sarò grato se, quando avrai un po’ di tempo libero, vorrai dare un’occhiata ai mss. Ferrajoli,
per eventuali lettere di Giacomo Lignana . Ma senza fretta, poiché questa bibliografia lignaniana
90

mi terrà occupato ancora per parecchio tempo.


Grazie ancora del bellissimo articolo e i più affettuosi saluti dal tuo
Sebastiano Timpanaro

XVII
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 26 lu. 1957

CCR: ds. con firma autografa.


Pisa, 26 luglio 1957
Carissimo Campana,
una decina di giorni fa sono stato a Forlì. Il dott. Vichi non c’era, ma il bibliotecario Luigi
91

Ellèni (che mi ha detto di conoscerti) mi ha accolto molto gentilmente. Nelle raccolte Azzolini e
92

Piancastelli ho trovato, oltre a parecchie lettere del Lignana abbastanza interessanti, anche una
93

87 M. Zicàri, Il “Cavrianeus” antaldino e i codici catulliani affini al Bononiensis 2621, «Studia Oliveriana», IV
(1956), pp. 145-162. Lo Zicàri vi identifica il codice catulliano quattrocentesco posseduto dal marchese Antaldo
Antaldi di Pesaro con il Philol. 111b della Biblioteca Universitaria di Gottinga. Nell’estratto donato a Paul Oskar
Kristeller, ora nella Biblioteca della SNS (Misc. Kristeller, Z64), a p. 152, chiede al grande destinatario se conosce
altri mss. che contengano due distici di Nicola Volpe su Tibullo. Sull’Antaldi (Urbino 1770 - Pesaro 1847) ho
condotto ricerche anch’io, riguardanti un progetto fallito di edizione del De viris illustribus del Petrarca, i rapporti
con il triestino Domenico Rossetti, e un codice del volgarizzamento del De viris di Donato degli Albanzani (M. Feo,
La traduzione leopardiana di Petrarca, «Epyst.» II, 14, 1-60, in: Leopardi e la letteratura italiana dal Duecento al
Seicento. Atti del IV Convegno internazionale di studi leopardiani (Recanati 13-16 settembre 1976) , Firenze, Olschki,
1978, pp. 557-601, partic. 590-596).
88 Le parole iniziata dall’Antaldi sono integrate a mano nel mg. sin.
89 Bartolomeo Borghesi si occupò effettivamente della problematica edizione di Catullo e incaricò l’allievo
Francesco Rocchi di portarla a compimento, ma senza che nemmeno quest’ultimo ne venisse a capo. Carducci nella
commemorazione del Rocchi, in Opere, ed. naz., XXVII, Bologna, Zanichelli, 1939, p. 297, asserisce che l’Antaldi
gli aveva affidato «il suo tesoro di edizioni e codici di Catullo, a curarne una edizione con apparato critico di lezioni
varie e di interpretazioni».
90 A Lignana Timpanaro avrebbe dedicato un dottissimo e appassionato studio, ma non una bibliografia: Giacomo
Lignana e i rapporti tra filologia, filosofia, linguistica e darwinismo nell’Italia del secondo Ottocento , cit. a n. 77.
Come egli stesso dichiara (rist., p. 121), aveva cercato invano le sue carte.
91 Walter Vichi, direttore della Biblioteca Comunale di Forlì e di altre istituzioni culturali della città dal 1954 al
1985.
92 Luigi Elleni ha catalogato i manoscritti di Forlì per gli Inventari dei manoscritti delle biblioteche d’Italia, voll.
XCIII-XCVIII, Firenze, Olschki, 1979-1980.
93 Probabilmente a cercare fra le carte Piancastelli Timpanaro era stato consigliato da Campana, che in quel
mondo era perfettamente a suo agio. Da giovane aveva infatti conosciuto personalmente il grande bibliografo e
collezionista, ne aveva ricevuto la dedica di un libro per le sue nozze (Saggio di una bibliografia delle tradizioni
popolari della Romagna, I: Usi, costumi, credenze, pregiudizi, Bologna, Stab. Poligrafici Riuniti, 1933; rist. anast. a
cura di G. Bellosi: Studi sulle tradizioni popolari della Romagna, Imola, La Madragora, 2001, con una lettera a p. 33
di Marino Moretti e a fronte Campana in una caricatura di Gino Ravaioli), e lo aveva commemorato alla sua morte
(Carlo Piancastelli in memoriam 1867-1938, Faenza, Lega, 1938, pp. 134-135). Intorno al 1935 il Piancastelli gli
aveva fatto sapere per via indiretta che, se avesse preso la tessera del PNF, lo avrebbe sistemato come bibliotecario a
Forlì. Quando la Biblioteca Comunale di Forlì avviò la catalogazione delle “Carte di Romagna” provvidamente
donate dal mecenate nel 1938, l’assessore alla cultura della città Neo Bertaccini e il direttore della biblioteca Walter
Vichi invitarono Campana a scrivere una presentazione del primo volume e Campana rispose positivamente:

21
lettera del Peyron al Leopardi, che è la risposta a quella del Leopardi del 25 gennaio 1829: questa
lettera del Peyron è sfuggita al Moroncini (il quale, come sai, pubblicò anche le lettere al Leopardi)
e merita di essere pubblicata. Ho anche trovato una lettera del Peyron (2 dicembre 1852) a un
cardinale (comincia: «Eminenza, …») che quasi sicuramente, come appare dal contenuto, è il Mai.
È probabile che sia sfuggita al Gervasoni , e glie la segnalerei ben volentieri; ma che notizie si
94

hanno di lui? Il Cremaschi , a cui avevo segnalato una lettera del Mai in vendita presso un
95

antiquario , raccomandandogli di acquistarla per la Biblioteca Civica di Bergamo, e a cui avevo


96

anche chiesto notizie di Gervasoni, non mi ha risposto.


Ad ogni modo, queste questioncelle epistolari leopardiane mi hanno richiamato alla memoria il
tuo ritrovamento di quelle lettere del Leopardi tra gli autografi Ferrajoli. Dovremmo proprio
pubblicare un articolo, con un unico titolo: Contributi all’epistolario leopardiano, composto di due
note: la prima, tua, sugli autografi delle suddette lettere; la seconda, mia, sulla lettera del Peyron al
Leopardi, su un biglietto del Melchiorri al Leopardi che ho trovato alla Nazionale di Firenze
(anch’esso sfuggito al Moroncini) e su un paio di quisquilie . 97

Scusa i periodi involuti e contorti di questa lettera: ho scritto in fretta. Ci vedremo a Pisa
quest’estate? Affettuosi saluti e auguri di buon lavoro; ossequi alla Signora, saluti cordiali ai tuoi
figli.
Il tuo
Sebastiano Timpanaro

XVIII
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 29 lu. 1957

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 6: ds. originale con firma autografa e una nota di mano di Timpanaro.
CCR: copia carbone dell’originale, con firma autografa.
Ed.: Feo, Dal carteggio, pp. 115-117 (dall’esemplare CCR, con omissione dell’ultimo paragrafo).

Roma, 29 VII 57
Carissimo Timp.,
il povero Gervasoni è morto l’8 luglio nella sua casa di Bergamo. Il mio primo pensiero è stato
di scriverne a te, ma proprio quel momento era di estrema tensione per un lavoro che dovevo
consegnare, e poi essendo un po’ stanco mi sono un po’ lasciato andare; d’altra parte pensavo che
in un modo o in un altro l’avresti saputo, e invece non è stato così. Ad ogni modo potrai scrivere
ugualmente alla vedova signora Lina Mainoli, Viale Roma 21; ha due figliuoli, un maschio e una
femmina, sposati con figli. Mi dispiace tanto che tu non l’abbia conosciuto di persona perchè, quali
che fossero i limiti dello studioso, del resto benemerito come anche tu lo stimavi, l’uomo era molto
aperto e simpatico. Ora speriamo che il Mai capiti in buone mani. A questo proposito, se tu hai

Prefazione a Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d’Italia, XCIII: Forlì. Biblioteca Comunale “A. Saffi”.
Collezioni Piancastelli - Sezione “Carte di Romagna”, A-B, [a cura di P. Brigliadori e L. Elleni], Firenze, Olschki,
1979, pp. V- XIX.
94 Gianni Gervasoni (Bergamo 1901-1957) aveva pubblicato da poco il I vol. dell’Epistolario di Angelo Mai, con
prefazione di Giovanni Mercati, Firenze, Le Monnier, 1954. Alla sua morte Timpanaro ne scrisse un rispettoso e
affettuoso necrologio: Ricordo di Gianni Gervasoni, «AR», s. V, III (1958), pp. 26-29. Cfr. qui anche le lettere XVII
e XVIII.
95 Giovanni Cremaschi (1903-1962), direttore dal 1952 al 1957 della Biblioteca Civica di Bergamo, poi
professore di Storia della letteratura latina medievale alla Cattolica di Milano. Due anni prima aveva pubblicato un
Contributo all’epistolario di Angelo Mai, «Bergomum», XLIX, n° 4 (ott.-dic. 1955), pp. 43-47; a ragione dunque
Timpanaro lo aveva chiamato in causa per l’acquisto di un autografo del Mai.
96 Le parole in vendita ~ antiquario sono aggiunte a mano in mg. sin.
97 Su ciò vd. le lettere XVII e XVIII.

22
modo di procurarmi una lista degli scritti del Raoss , insieme col suo nome completo, mi faresti
98

cosa utile. Quanto al Cremaschi, il suo comportamento mi sembra un po’ ‘grosso’.


Ti ringrazio molto delle tue due lettere e una volta tanto, come vedi, rispondo a giro di posta.
Grazie per la lettura del Poliziano, e molto fiero per la tua approvazione. Ho avuto l’estratto
Zicàri e benché non l’abbia ancora letto con cura avevo notato le punte verso il Borghesi, che anche
a me hanno fatto la stessa impressione. Tu gli hai detto delle tue perplessità? Mi sembrerebbe (a
priori, lo riconosco) più probabile che il Borghesi sia stato, non spietato, ma realistico. Prima di
lasciare Roma, intorno a Ferragosto, spero di fare la ricerca Ferrajoli e l’ordinazione dei microfilm
che ti servono per le glosse di ‘Petronius’ (scusa gli indugi; ogni giorno sopraggiungono nuove
distrazioni). Lieto dei risultati forlivesi, sebbene questo tuo viaggio renda meno probabile un
nostro prossimo incontro. Quanto al progetto leopardiano, è molto generoso da parte tua, oltre che
coerente con una tua antica fissazione; ma io insisto che ho tante altre cose da fare, e poi ora devo
occuparmi di paleografia! Il meglio, perché non passi troppo tempo, è che le lettere Ferr. le segnali
tu; se vuoi ti faccio fare il microfilm.
Per ora non penso di venire a Pisa, ma se tu avessi intenzioni pesaresi o romagnole avvertimi,
perchè io penso di passare in Romagna la seconda metà di agosto. Ho finito, in un tempo
relativamente breve, un lavoro di cui forse ti ho accennato ‘Per la storia della Biblioteca della
Cattedrale di Benevento’ , e ne sono contento abbastanza.
99
Adesso per un’altra miscellanea
preparo invece un gruppetto di frammenti volgari antichi, anzi antichissimi, da me scoperti in vari
tempi, e dei quali è ora che mi liberi, anche perchè non è questo il mio mestiere, e stando lì certo
non maturerebbero. Poi i Bobiensia. A proposito, ho imparato oggi che è uscito il catalogo dei
mss. delle Metam. di Munari . 100

Per l’anno prossimo a Pisa ho deciso di chiedere di ritornare all’incarico di ‘Paleografia’ pura e
semplice; sono però incerto tra una serie di esercitazioni su codici di ogni tempo, ma scelti con
riguardo a storie e problemi di tradizione manoscritta di testi classici, oppure un corso più organico
sulla scrittura umanistica. Gradirei il tuo avviso.
La ricerca beneventana mi ha fatto incontrare con codici e questioni di tradizione manoscritta di
cui ci sarà da parlare. Eccone una. Il Casanatense B IV 18 (ora 641), codice del IX, nato a Monte
Cassino e passato presto a Benevento, contiene aggiunti da mano antica in uno spazio bianco a f. 47
(e non 74) v tre epigrammi dell’Anthologia: i numeri 1 (Seneca), 400, 472 Baehrens = 232, 224,
318 Riese2; vedi Baehrens PLM IV 24 e Riese AL 2 I p. 372, II p. 396 e l’apparato (ma solo per i
primi due). Ora, è già piuttosto interessante il fatto di questo testimone italiano meridionale di pezzi
che hanno una non estesa ma illustre tradizione in codici non italiani a cominciare dal Salmasiano;
ma un’altra ragione di occuparsene è questa: che, per quanto ho potuto vedere, il terzo pezzo, ‘fere
totum evanidum’ Baehrens, non è per niente affatto il numero 472 B., 318 R., come appare dalle
sole parole che in fretta mi sono trascritte, … sacerdos … sedent … Di qui l’opportunità di
101

rivedere il codice e di farlo cantare con ogni possibile accorgimento. Tu intanto prepara le tue armi
per identificare questo terzo pezzo; ma non mi meraviglierei se già quelle due parole ti fossero
sufficienti.
98 Raos imprecisamente Campana. Mariano Raoss (Vallarsa, Trento 27 magg. 1923 - Roma 9 ott. 1970), sacerdote
rosminiano, si occupò particolarmente di filosofia greca. Intrattenne una corrispondenza epistolare con Timpanaro, e
questi alla sua morte ne scrisse una commemorazione rimasta incompiuta e inedita (ATP, Carteggi, Scat. 32 [ex 25],
fasc. 31, n° 2; e Scat. 35 [ex 26], fasc. 22, n° 13). In un suo articolo ( Ancora sull’ “operetta greca sconosciutissima”
scoperta da Giacomo Leopardi nella biblioteca Barberiniana, «Convivium», n. s., XXVI, 1958, p. 463), ebbe a
definire «umanissima» una lettera di Timpanaro a lui diretta il 16 dic. 1957 (copia carbone ATP, Carteggi, Scat. 35
(ex 26), fasc. 22, n° 4); e lì anche accomunò Timpanaro e Campana come suoi amici. – Vd. anche n. 113 e
Appendice V.
99 Per la storia della biblioteca della Cattedrale di Benevento, «Bullettino dell'“Archivio Paleografico Italiano”»,
n. s., II-III (1956-1957), parte I, pp. 141-167, tavv. II f. t.
100 Vd. supra, n. 47.
101 Nel mg. inf. del suo esemplare della lettera, con una linea di collegamento, Timpanaro ha annotato due
emistichi:
gula impellente sacerdos.
pocula corde sedent?
Su ciò vd. la lettera seguente.

23
[…].
Sempre tuo
Camp.

XIX
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 1° ag. 1957

CCR, Carte Campana 122.6: «Appunti su Casanatense 641» con foto del ms. Casanatense, foto e trascrizione del
Parigino Lat. 2599, f. 4v; lettera ds. con firma autografa; busta con mittente: «Timpanaro, via S. Paolo 11, PISA» e
timbro postale «ROMA BORGHI 3 VIII 1957».

o
Pisa, 1 agosto 1957
Carissimo Campana,
molte grazie della tua lunga e affettuosa lettera. Nulla avevo saputo di Gervasoni. La notizia
della sua morte mi addolora vivamente. Sento il rimpianto di non averlo conosciuto e anche un
certo rimorso di essermi espresso con asprezza polemica forse eccessiva a nei suoi riguardi. Certo,
l’indirizzo da lui seguìto è discutibile, ma le sue benemerenze restano pur grandi, ed è una vera
iattura che egli non abbia potuto portare a termine l’edizione dell’epistolario del Mai. Penso di
scriverne un breve necrologio nell’«Atene e Roma», insistendo, naturalmente, sui lati positivi dei
suoi lavori.
L’indirizzo di Mariano Raoss è S. Carlo al Corso 437, Roma (202). Di lui io possiedo due
estratti: I contatti tra il card. A. Mai e Antonio Rosmini (dalla «Rivista rosminiana», 1955, fasc. II)
e A proposito del primo volume dell’epistolario di A. Mai (da «Bergomum», 1955, n. 4) . Vuoi che 102

te li mandi? Conosco inoltre, ma non lo posseggo, un articolo su A. Mai e la lessicografia, negli


Atti del congresso sul Mai pubbl. in «Bergomum», 1954, n. 4. Un altro lavoro mi era stato
annunziato da lui l’anno scorso come di prossima pubblicazione, ma non credo che sia ancora
uscito. Qua e là negli scritti di Raoss si trovano sviste curiose (per es. nel secondo degli articoli
citati, a p. 23, considera come uno sbaglio del Mai l’asserzione che il Poliziano fosse un prete; a p.
36 dice che l’edizione di Gregorio di Nissa a cura di Jaeger fu interrotta dalla morte di Jaeger, e
pronuncia una specie di suo elogio funebre, associandolo, per giunta b, al Peyron come se fosse suo
contemporaneo!); in complesso, tuttavia, mi pare uno studioso solido e capace di lavorare. Ritengo
fermamente che a lui dovrebbe essere affidata la prosecuzione dell’epistolario del Mai. Sarebbe,
credo, molto utile che tu parlassi di ciò a lui e al cardinale Mercati. Di ciò, a ogni modo,
riparleremo.
Come puoi facilmente immaginare, ciò che mi scrivi sul Casanatense 641 m’interessa
moltissimo, tanto più che proprio in questi giorni ho un po’ ripreso i miei studi sull’Antologia
latina (ma chissà quando li condurrò in porto!). Le parole da te trascritte sacerdos…sedent mi fanno
supporre che si tratti dell’epigramma 303 Riese2 (non ho sotto mano il Baehrens), che comincia
appunto così:

Quo festinus abis gula impellente, sacerdos?


An tibi pro psalmis pocula corde sedent?

In tal caso sarebbe molto importante riuscire a leggere il quarto e ultimo verso dell’epigramma,
la cui lezione (come puoi vedere dall’apparato critico del Riese o del Baehrens) è molto incerta
(Almina quo laudes il Salmasiano, Quo celi laudes il Tuaneo e il Vossiano). Ad ogni modo la tua
scoperta è di grande interesse.
Il mio progetto leopardiano non è «generoso», ma semplicemente dettato dal desiderio di
reddere unicuique suum (troppe d in questa frase!). Ad ogni modo, se mi fai fare il microfilm, mi
fai piacere; così intanto io farò la collazione; ma non rinuncio ancora alla speranza di far redigere e
102 Si trovano ora entrambi, con dedica, nella biblioteca della SNS (BST. R215 rari).

24
firmare da te la noterella. Se non riuscirò, metterò almeno il tuo nome nel titolo («Autografi
leopardiani ritrovati da Augusto Campana») . 103

Mi rallegro molto del tuo articolo beneventano, che leggerò con gran piacere. Giorni fa ho visto
a Firenze Antonio Rotondò , tuo grande ammiratore; abbiamo parlato di te per una mezz’ora,
104

gareggiando nel dire le tue lodi (c’è un lato di Augusto Campana che non è conosciuto quanto
dovrebbe, e che io non manco mai di mettere in rilievo: la grande e rara competenza in fatto di
storia della filologia e storia della cultura dell’Ottocento).
I due progetti per l’anno prossimo alla Normale sono entrambi ottimi, e io non saprei davvero a
quale dare la preferenza. Mi dispiace che tu abbia deciso di rinunziare alla filologia medievale e
umanistica; ma se l’hai fatto per avere più tempo libero da dedicare ai tuoi studi, trovo giusta la tua
decisione. Potremo dunque, come tre anni fa, passare qualche sabato sera in bellissime
conversazioni a casa mia? Lo spero vivamente!
Non è escluso che verso il 10-12 agosto io passi da Roma, di ritorno da una gita che vorrei fare
con alcuni amici in Campania. Tu sarai o già partito, o molto affaccendato negli ultimi giorni
romani; ad ogni modo, se mi fermerò qualche ora a Roma ti telefonerò. Può darsi, poi, che ci
possiamo vedere in Romagna nella seconda metà di agosto; ma anche questo non è sicuro.
Coi migliori saluti a te e alla Signora anche da parte di mia madre,
il tuo aff.mo
Sebastiano Timpanaro
a
Le parole forse eccessiva aggiunte a mano in mg. sup. b
Le parole per giunta aggiunte a mano in mg. sin.

XX
TIMPANARO A CAMPANA
Agosto 1957

Lettera non ritrovata. Cfr. XXI CAMPANA A TIMPANARO

XXI
103 L’art. fu scritto dal solo S. T .: Appunti per il futuro editore dello Zibaldone e dell’epistolario leopardiano,
«GSLI», CXXXV (1958), pp. 615-626; e fu suddiviso in cinque parti: 1. Sul testo dello Zibaldone; 2. Autografi di
lettere leopardiane ritrovati da Augusto Campana; 3. Revisione di altri autografi di lettere leopardiane; 4. Due
lettere al Leopardi; 5. Due noterelle bibliografiche all’Epistolario.
104 Antonio Rotondò (Lattarico, Cosenza 1929 - Firenze 2007), storico cantimoriano dei movimenti religiosi ed
ereticali del Cinquecento e appassionato sostenitore del principio di tolleranza, vicino per metodo di indagine ai
filologi e amico di Timpanaro. I suoi libri, dopo la sua morte, sono andati, per disposizione della moglie Miriam
Michelini, alla Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze, dove aveva ricoperto la cattedra di Storia moderna.
Vd. M. Biagioni - M. Duni - Lucia Felici, «Bruniana & Campanelliana», XIII 2 (2007 [ma 2008]), pp. 598-608. A
Timpanaro Rotondò ha dedicato l’importante studio: Sebastiano Timpanaro e la cultura universitaria fiorentina della
seconda metà del Novecento, nel cit. Sebastiano Timpanaro e la cultura del secondo Novecento, pp. 3-88. A suo
merito va ricordato anche che è stato l’unico professore che sia riuscito a indurre Sebastiano ad accettare un contratto
di docenza nell’Università di Firenze negli anni 1984-85 nell’ambito del suo seminario sulla disputa filologica
neotestamentaria di J. J. Wetstein. A tal proposito val la pena ricordare che la favola dell’ostilità o insensibilità
dell’accademia nei confronti di Timpanaro è una sciocchezza propalata da P. Anderson (vd. da ultimo Spectrum, cit.,
pp. 239-240). È al contrario vero che molti amici (io stesso) hanno fatto tentativi di attirarlo in vario modo entro
l’università, e che la SNS è sempre stata pronta ad acquisirlo in qualsiasi forma e sotto qualsiasi titolatura. Il latinista
Luigi Castiglioni, come apprendo da Sergio Donadoni, ha fatto di tutto per indurre Sebastiano a partecipare ai
concorsi universitari. Lui ha sempre risposto negativamente (tranne appunto nel caso di Rotondò) con parole di
gratitudine e a volte di fastidio, giustificando il rifiuto con la difficoltà di parlare in pubblico a causa di una nevrosi.
Io però posso testimoniare di averlo visto e sentito tenere un lungo discorso polemico a Firenze contro il giornalista
Beniamino Placido nella sede del locale Istituto Gramsci, davanti a un folto pubblico, e un discorso autobiografico di
ringraziamento nella sede dell’Accademia fiorentina “La Colombaria” in occasione del conferimento del Premio
Basile. Sicché non escluderei che nel rifiuto ci fosse anche una riserva ideologica di lontana origine leninista nei
confornti del mestiere dell’intellettuale al servizio di una istituzione statale. Quelle per Rotondò comunque non
furono formalmente lezioni, né seminariali né cattedratiche, ma piuttosto – come so dal Rotondò stesso – ebbero
carattere di conversazioni informali fra amici.

25
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 29 ag. 1957

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 7: ms. su carta intestata delle Edizioni di Storia e Letteratura.

Roma, 29 VIII 57
Carissimo,
stavo proprio per scriverti, e ricevo la tua, e ti ringrazio; sono tornato qui per i funerali del
Cardinale , e ci sono rimasto per mandare in tipografia un suo articolo . Che io riceva lettere di
105 106

condoglianze, da varie parti, siano Fraenkel o Dionisotti o tu, è cosa che mi fa piacere e mi
107 108

commuove. Lo conoscevo e amavo da 30 anni (V. Opere minori, IV 340) e per me è sempre
cresciuto. Dovrò scrivere e parlare di lui , e lo desidero, ma anche ne tremo. Fosse vivo Pasquali,
109

leggeremmo uno di quei suoi mirabili ritratti ‘stravaganti’ . 110

105 Giovanni Mercati (Reggio Emilia 17 dic. 1866 - Città del Vaticano 22 agosto 1957), prefetto della Biblioteca
Apostolica Vaticana dal 1919, cardinale dal 1936. Conobbe Campana nel suo viaggio giovanile a Roma del 1927 e lo
salvò dalla deriva provinciale nel 1935, chiamandolo a lavorare con lui alla Biblioteca Vaticana. Campana lo ha
sempre venerato per le sue qualità umane e per la sua sterminata erudizione. Vd. anche n. 84.
106 G. Mercati, Due ricerche per la storia degli Umiliati, [a cura di A. C.], «Rivista di storia della Chiesa in
Italia», XI (1957), pp. 167-194, tavv. II f. t.
107 Eduard D. M. Fraenkel (Berlino 17 mar. 1888 - Oxford 5 febbr. 1970), ebreo tedesco migrato in Inghilterra nel
1934 per sfuggire alle persecuzioni razziali, fu un innamorato dell’Italia, dove in vecchiaia fu spesso invitato a tenere
seminari: a Pisa grazie alla mediazione di Alessandro Perosa, a Firenze, a Roma e a Bari. Amico di Timpanaro,
Munari, Campana, don De Luca e pressoché tutti gli attori della microstoria che stiamo seguendo. Munari tradusse in
italiano Plautinisches im Plautus col titolo Elementi plautini in Plauto, uscito a Firenze, La Nuova Italia, 1960, sotto
gli occhi vigili di Sebastiano Timpanaro; Mariotti propiziò e arricchì di una sua prefazione quella dell’ Horace,
pubblicata a Roma dalla Salerno Ed., 1993; don De Luca pubblicò i suoi Kleine Beiträge zur klassischen Philologie,
in 2 voll., Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1964. Gli allievi italiani hanno curato la pubblicazione di molti dei
suoi seminari. Su quelli pisani vd. A. Carlini, Appunti sui seminari pisani di Eduard Fraenkel, «Eikasmós», XXII
(2011), pp. 435-452. Come Warburg, volle suggellare la sua vita con l’euthanasia. In realtà si era identificato nel
professore di Lighea, il rabbrividente racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (cfr. M. Feo, Nostalgia di Grecia,
«Quaderni petrarcheschi», XII-XIII, 2002-2003, p. 9). La sua biblioteca è stata dispersa. Fra coloro che lo
commemorarono in Italia ci furono Timpanaro, Ricordo di Eduard Fraenkel, «AR», s. V, XV (1970), pp. 89-103;
Mariotti, Ricordo di Fraenkel, «La Nazione» (lunedì), CXII, n° 20 (25 magg. 1970), p. 3 (rist. in Scritti, pp. 612-
614); A. La Penna, Eduard Fraenkel tedesco e latino, «Rassegna pugliese», VI (1971), pp. 470-471 (rist. nei suoi
Aforismi e autoschediasmi. Riflessioni sparse su cultura e politica degli ultimi cinquant’anni (1958-2004) ,
presentazione di M. Mugnai, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2004, pp. 117-119). Dei rapporti di amicizia con
Campana ho trattato nella ricostruzione della conferenza di quest’ultimo Due incontri di Serra bibliotecario: Alfred
Edward Housman e Hermann Schöne, ora nei suoi Scritti, III, t. II, pp. 729-773, a pp. 751-752.
108 Carlo Dionisotti (Torino 1908 - Londra 1998) è il noto autore di Geografia e storia della letteratura italiana
(Torino, Einaudi, 1967), diventato dopo questo libro un punto di riferimento ideale e rituale per la critica letteraria.
Ma va ricordato che l’idea di guardare alla storia e alla geografia dei fatti culturali era stata una delle forze
propellenti di tutte le ricerche di Campana fin dalla giovinezza. Per un primo accostamento a Dionisotti vd. M.
Ferrari, In memoria di Carlo Dionisotti (1908-1998): bibliografia, «Aevum», LXXII (1998), pp. 817-846.
109 Vd. A. C., Bibliografia degli scritti del Cardinale Giovanni Mercati, (1890-1956), in: Nel novantesimo anno
del Cardinale Mercati 1866-1956, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1957, pp. 59-130 (anche
opuscolo autonomo, pp. 76); e Commemorazione del Socio Cardinale Giovanni Mercati, «Atti della Pontificia
Accademia Romana di Archeologia», s. III, Rendiconti, XXXIII (1960-1961), pp. 15-38; rist. in PR, pp. 48-77.
110 Giorgio Pasquali (Roma 29 apr. 1885 - Belluno 9 lu. 1952), che in queste pagine aleggia come maestro e nume
tutelare di storia della tradizione e critica del testo, qui è ricordato per le sue Pagine stravaganti di un filologo, nelle
quali sono frequenti ritratti, come dice Campana, «mirabili» di studiosi (Comparetti, Pistelli, Warburg, Wilamowitz,
Vitelli, Wackernagel, Hülsen, Barbi, Bacchelli, e altri). L’ultima edizione dell’opera, a cura di C. F. Russo, Firenze,
Le Lettere, 1994, ricevette una superba recensione da Timpanaro, Pasquali “stravagante”, nell’«Indice dei libri del
mese», XI, n° 6 (giu. 1994), pp. 6-7. È da poco uscita nel DBI, LXXXI (2014), l’attesa voce Pasquali di Antonio La
Penna, di cui nessun altro avrebbe potuto redigerne una migliore; e nello stesso tempo un bel volumetto
commemorativo: Giorgio Pasquali sessant’anni dopo. Atti della giornata di studio (Firenze, 1° ottobre 2012).
Contributi di Graziano Arrighetti, Luciano Canfora, Augusto Guida, Luciano Bossina, Domenico De Martino,
Firenze, Accademia Fiorentina di Papirologia e di Studi sul Mondo Antico, 2014.

26
Mi ha divertito l’inaspettato racconto della tua avventura iugoslava finita bene . Non ho qui la 111

tua precedente e mi limito a ringraziarti; e ora anche della notizia relativa all’Epistolario del Mai.
Mai sentito nominare questo don Cortesi : speriamo bene. Al Cardinale avevo detto della morte di
112

Gervasoni, ma non gli avevo poi parlato dell’Epistolario. Salutandolo, il 16, mi aveva detto come
faceva da tanti anni: - Se ci vediamo ancora -, ma non ci badavo troppo. Qualche tempo fa aveva
letto, per mia segnalazione, il tuo art. sul Mai (gli serviva per i palinsesti, e credo che lo avrà
113

citato nell’introduzione al palinsesto esaplare Ambr. , e lo ha apprezzato, come ti dirò).


114

Ti ho fatto mandare un programma del Convegno di Studi Romagnoli a S. Marino. Se tu ci


venissi, data anche la vicinanza di Pesaro, mi faresti molto piacere, e vorrei, in questo caso, che ci
fossi già il giorno 2 (Borghesi) proprio perchè probabilmente non ci sarò io e la mia
comunicazione sarà spostata al 3 o 4. In questi ultimi tempi mi sono persuaso che, se vogliamo
115

vedere l’Epistolario del Borghesi, io ho bisogno di un collaboratore, e non potresti essere che tu, e
uno migliore non lo troverei. Spero che tu non mi dica di no, e anche per questo desidero che tu
venga. Scrivimi a Padova presso Sambin , Via Buzzacarini 51, dove sarò 1 e 2. Tuo
116

Camp.
111 È stata ampiamente raccontata e intelligentemente commentata da Mario Mirri, Negli anni cinquanta eravamo
titoisti, «Ponte» 2001, pp. 219-223. Dice Mirri che Timpanaro negli anni Cinquanta aveva inventato una sorta di
‘turismo culturale’: un viaggio di tre, quattro giorni con pochi amici per andare a visitare città e monumenti. La più
celebre di quelle gite fu effettuata a Trieste con Bruno Tallini e il fisico Erseo Polacco (quest’ultimo era imparentato
coi Milani Comparetti e con don Lorenzo Milani). Avendo inavvertitamente sconfinato, i tre furono cortesemente
portati da agenti della milicija jugoslava in caserma e trattenuti per una notte, quindi, dopo accertamenti, riavviati in
Italia con meticolose procedure. Nel rievocare l’avventura Timpanaro, secondo Mirri, faceva considerazioni di
carattere socio-politico sul titoismo e traeva conclusioni confortanti sulla civiltà di quel sistema in Occidente messo
sotto accusa, e soprattutto apprezzava quella che a lui sembrava la creazione di un «esercito popolare», costituito non
come corpo separato, rigido e autoritario, ma come la realizzazione del mito del cittadino-soldato caratteristico della
tradizione democratica ottocentesca. Sarebbe interessante ritrovare la lettera a Campana e vedere come in essa
raccontava quell’esperienza. L’ ‘avventura’ per altro non solo non dissuase Timpanaro dal tornare in Jugoslavia, ma
al contrario lo incoraggiò a fare un anno dopo un altro viaggio conoscitivo con amici (vd. lettera XXIV).
112 È Luigi Cortesi (Bergamo 1929 - Roma 2009), sacerdote; secondo «santalessandro», settimanale on-line della
diocesi di Bergamo, 7 nov. 2013, è stato figura di primo piano del clero bergamasco, insegnante in seminario di
matematica, filosofia, epistemologia, antropologia, etica e teologia morale; docente a vario titolo nella Università
Cattolica del S. Cuore e in altre istituzioni culturali. L’episodio più sconcertante della sua vita è il ruolo di inquisitore
nella vicenda di una bambina, figlia di contadini poveri, Adelaide Roncalli, di Ghiaie nel bergamasco, che all’età di
sette anni nel 1944 convinse milioni di persone di aver visto la Madonna e di aver realizzato trecento miracoli. Per
testimonianze inoppugnabili il Cortesi fu regista di una vera persecuzione fisica e morale, con atti ignobili quali
sequestro per tre anni della bambina, visite ginecologiche, interrogatori suggestivi e indecenti, pressioni psicologiche
per indurla alla ritrattazione e portarla a un processo senza avvocato difensore. Ha dell’incredibile che nel mentre
descriveva Adelaide come indemoniata, il prete si facesse fotografare con la piccola in braccio in atteggiamento
affettuoso. Se esiste il diavolo, si deve pensare che, non in Adelaide si fosse annidato, ma nel suo accusatore. – A
Timpanaro doveva essere giunta voce che l’epistolario del Mai, dopo la morte di Gervasoni, sarebbe stato affidato a
questo figuro, se ne preoccupava e aveva chiesto a Campana notizie sul nuovo candidato, ma Campana sembra
all’oscuro di tutto. La bibliografia del Cortesi lo rivela per culturalmente inconsistente, sicché fa meraviglia
incontrare questo essere immondo come autore di un sesquipedale e indigesto Epistolario di Angelo Mai: ripresa.
Cronobiografia essenziale degli anni 1782-1819. Epistolario di Angelo Mai. Additamenta all’edizione Gervasoni:
Lettere inedite fino al 1819, «Bergomum», LXXVII (1983) [Angelo Mai. Nel secondo centenario della nascita (1782-
1982). Contributi alla storia del giovane Mai], pp. 57-303, più la premessa a pp. 5-9, e tutto ciò accanto al prefetto
della Biblioteca Apostolica Vaticana José Ruysschaert. Per loro fortuna né Timpanaro, né Campana, né Raoss sono
qui mai citati.
113 Angelo Mai, «AR», s. V, I (1956), pp. 3-34, con dedica ad Augusto Campana; rist. con correzioni e aggiunte
in Aspetti, pp. 225-271.
114 Campana allude all’opera uscita postuma a cura di Giorgio Castellino Psalterii Hexapli Reliquiae, cura et
studio I. card. Mercati, I a: Codex rescriptus Bybliothecae Ambrosianae O 39 sup. phototypice expressus et
transcriptus, Città del Vaticano, Biblioteca Vaticana, 1958; e I b: «Osservazioni». Commento critico al testo dei
frammenti esaplari, ivi 1965. Timpanaro non è citato.
115 Per il prossimo centenario della morte del Borghesi (1960). Il problema dell'epistolario.
116 Paolo Sambin (Terrassa Padovana 25 febbr. 1913 - Padova 8 ag. 2003), ordinario di Paleografia e Diplomatica
nell’Università di Padova, studioso delle istituzione scolastiche e religiose, condirettore dalla nascita di «Italia
medioevale e umanistica». Sulla sua figura A. C., in: Voci d’archivio. La scuola di Paolo Sambin, a cura di U.
Pistoia, Padova, Dipartimento di Storia, 2002, pp. 21-24 (rist. in Scritti, I, t. II, pp. 1085-1088); e F. Seneca,
Ricordando Paolo Sambin (1913-2003), Venezia, Istituto Veneto di sc. lett. ed arti, 2005.

27
XXII
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 17 febbr. 1958

ATP, Busta 7, fasc. 19, n° 8: ds. con firma autografa su carta intestata della Scuola Normale Superiore Pisa.

Roma, 17 II 58
Carissimo Timp.,
il passo del Leopardi di cui ti volevo parlare è lett. 494, ap. Raoss, Il frammento ecc., 681: ‘mie
congetture e opinioni intorno all’autore, al secolo ecc.’ È chiaro che si tratta del ‘secolo’ a cui L.
attribuiva la ‘operetta’ che aveva scoperto (o piuttosto, secondo la tua migliore ipotesi, creduto di
avere scoperto), e non dell’età del codice, come ha inteso Raoss, 683 lin. 2 e 10.
Finito di leggere le Note serviane , con ammirazione e consenso, dimostrati anche dal fatto che
117

ti scrivo una delle mie rare lettere ! E in vari punti, specialmente dei paragr. 5-6, ho visto con
118

piacere quasi un’anticipazione di quel manuale di critica testuale di cui si diceva, e che sarebbe
proprio cosa da farsi da te . Piccolo capolavoro, anche se tu mi dirai che non era poi troppo
119

difficile, il ‘te penitus’ = ‘Terentius’.


Altre cose tipografiche da segnalarti non ho (oltre qualcosa nel greco, 182 lin. 16, 197 lin. 4), se
non che 182 n. 20 lin. 7 dev’essere caduta una trattina verticale. Vuoi anche delle osservazioni?
Non più di due: 190 i due Laur. lat. per Laur., che direi non solo superfluità ma inesattezza: i
Laurenziani del fondo principale non essendo ulteriormente suddivisi per scritture o lingue, come
nel catalogo del Bandini, ma mescolati, o piuttosto alternati, a blocchi; perciò la segnatura è una e
comune a greci, latini e italiani; 194 la nota 2 mi sembra proprio eccessiva o superflua, e almeno in
questo caso sarei d’accordo con La Penna . 120

Il codice serviano di cui ti ho parlato, attualmente ospite a Roma dell’Ist. di Patol. del libro, è il
Vindob. lat. 27 (in beneventana del X in.), ora Napoli, B. N., codici già Viennesi, lat. 5 (segnature
balorde delle biblioteche italiane!). Vedi Lowe anche in Scriptura Beneventana.
Scrivo anche a Mariotti. Aggiungo anche per lui che Pascucci, oltre alla pagina del suo
volumetto I fondamenti della filologia classica , ha scritto un articolo per la rivista Spoletium su
121

Naucellio . Porterò le bozze. Tuo


122

Camp.

117 Sono le Note Serviane di cui a n. 34.


118 Campana godeva fama (in parte fantasiosa) di essere cattivo corrispondente epistolare, e lui stesso si divertiva
a diffonderla.
119 L’articolo Note serviane è una somma di sei note: la 5 e la 6, che più attirano l’attenzione e il consenso di
Campana per questioni di metodo, si intitolano Dittografie nei codici serviani e Alcune lezioni da conservare. Ma
Timpanaro non ha mai realizzato il manuale di critica del testo da molti amici atteso, anche se ci ha lavorato e ne ha
lasciato frammenti: cfr. Annamaria Vaccaro, Un inedito manuale di critica del testo, «Sileno», XXXIX (2013)
[Omaggio a Sebastiano Timpanaro], pp. 403-414.
120 Antonio La Penna (Bisaccia 9 genn. 1925), normalista, ordinario di Letteratura latina nelle Università di Pisa e
di Firenze, incaricato per molti anni nella SNS, è uno degli intellettuali più alti che abbia dato l’Italia dell’ultimo
secolo. Grande amico di Timpanaro, al punto che nella giovinezza della mia generazione i due erano naturalmente
accomunati come dioscuri per la stessa radice classica e pasqualiana della formazione e per la fratellanza nella stessa
battaglia per una visione marxista del mondo, si è venuto negli anni ritirando silenziosamente da parte con sconcerto
dei comuni amici. L’ultima discussione che ha visto i due contrapposti ha riguardato il valore da attribuire alla
tradizione indiretta. La n. 2 di p. 194 di Note serviane, da cui Campana dissente, dichiarando il suo accordo con La
Penna, non si intende se non si risale a una discussione sulla trasmissione ‘orizzontale’ di pp. 168-169, in cui La
Penna è chiamato in causa con ambiguo consenso per gli scolii all’ Ibis. Pare a me che qui vi sia un germe lontano
dello scontro che molto più tardi sarebbe diventato aperto e avrebbe coinvolto anche altri studiosi. Ad ogni modo
nella rist. in Contributi, p. 550, Timpanaro ha ascoltato Campana e tacitamente ha soppresso la nota.
121 G. Pascucci, I fondamenti della Filologia classica, Firenze, Sansoni, 1957, p. 115.
122 G. Pascucci, Un nuovo poeta latino, «Spoletium», IV, n° 2 (dic. 1957), pp. 17-19.

28
XXIII
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 2 ag. 1958

CCR: minuta autografa.


Roma, 2 VIII 58
Carissimo Timp.,
eravamo rimasti alla ricerca comune di Mariotti e mia su Theombrotus. Uno scambio di lettere e
di telefonate con Mariotti ha portato a questo risultato: che ho rifatto completamente la nota
aggiungendola alla prima ‘mia’ scritta da te e integrandola con un pezzo di Mariotti. Anche Zicàri
si è arricchito di una seconda nota, che mi piace, redatta da Mariotti. Mai collaborazione fu più
stretta!
Date le circostanze, ho chiesto a Bolelli di fare un estratto anticipato e te ne mando due copie,
123

pregandoti di farne avere una a Campanile (sia che si trovi a Pisa sia che tu ne debba chiedere
l’indirizzo alla Normale). Ai pesaresi e a Bolelli ho provveduto io. Ho verificato attentamente le
vostre agg. e corr. e spero di non aver fatto errori. La tua assenza e la brevità del tempo hanno
impedito che tu e Mariotti vedeste un’altra bozza. Lo avrei desiderato molto, anche perchè, come
ho scritto a Bolelli, ora non si devono fare altri cambiamenti, a meno che non si tratti di errori nei
numeri o di refusi. Ad ogni modo aspetto la tua impressione e osservazioni eventuali.
Ho avuto appena in tempo l’articolo sul codice di s. Ambrogio e questo estratto, e il 31 sera
124

con grandi fatiche ho potuto consegnare pacchi e cartacce al Ministero. Oggi ho ricevuto anche il
volume di Italia med(ioevale) e uman(istica).
Tuo Camp.

Gli estratti per voi, con la paginazione regolare della rivista, si faranno dopo.

XXIV
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 4 ag. 1958

CCR: cartolina postale ds., con firma e nota finale autografe: destinatario: «Chiar.mo / Prof. Augusto Campana /
via di Porta Angelica 63 / ROMA»; timbro postale di Pisa Ferrovia con data non leggibile.

Pisa, 4 agosto 1958


Carissimo Campana,

123 A. C. - E. Campanile - S. Mariotti - S. T . - M. Zicàri, Contributi agli «Epigrammata Bobiensia», «ASNP», s.


II, XXVIII (1958), pp. 7 [= pp. 121-125]. Come si intuisce anche da queste lettere, la stampa dell’articolo non fu
semplice. Tutti i materiali del vol. XXVIII degli «ASNP», compresi i Contributi agli «Epigrammata Bobiensia»,
furono inviati all’Istituto Grafico Tiberino di Luigi De Luca, Roma, dal direttore Tristano Bolelli il 10 magg. 1958;
ma il 23 lu., restituendo le bozze alla tipografia Bolelli avvertiva che mancavano «solo le bozze dell’articolo sugli
‘Epigrammata Bobiensia’, che vi sarà dato dal prof. Campana, che abita a Roma» (Pisa, Scuola Normale Superiore,
Archivio Storico, Protocollo Pos. H/2^, Pubblicazioni. Annali di Lettere e Scienze, int. non num.). La parte di
Campana è rist. in Scritti, I, t. I, pp. 527-529.
124 Il codice ravennate di S. Ambrogio, «Italia medioevale e umanistica», I (1958), pp. 15-68, tavv. XII f. t.

29
mille grazie della lettera e degli estratti. Splendida la noterella su Theombrotus/Cleombrotus (la 125

quale effettivamente appartiene assai più a te che a Mariotti) e buona anche la seconda di Zicàri.
Nella mia c’è un infame errore di stampa (o lapsus mio? non saprei precisare): a p. 7, riga 2
dell’estratto provvisorio bisogna leggere «senza espungere item», non «senza aggiungere item» , 126

altrimenti la frase è priva di senso. Scrivo subito a Bolelli per segnalargli l’errore; se puoi,
intervieni anche tu; mi dispiacerebbe davvero che esso non fosse corretto! Tutto il resto mi pare che
vada bene.
Ho fiducia che questa volta nel concorso non saranno commesse ingiustizie troppo gravi, e che il
tuo valore si imporrà a tutti. Mi rallegro dei tuoi lavori usciti recentemente, che leggerò col più
127

vivo interesse. Io nella seconda metà di luglio sono stato in Sicilia, al paese di mio padre 128

(Tortorici, in provincia di Messina). Ora dovrei andare per qualche giorno in Jugoslavia, ma la cosa
non è ancora sicura. E tu ora andrai a S. Arcangelo ? 129

I più affettuosi saluti dal tuo


Sebastiano Timpanaro
N.B. – Farò avere l’estratto a Campanile.

XXV

125 A pp. 3-4 dell’estr. [= pp. 121-122] Campana difende la lezione Theombrotus contro la normalizzazione
Cleombrotus di Munari, sostenendo l’esistenza già in antico della variante Th- del nome. Mariotti rafforzava la scelta
conservativa con altri esempi greci di alternanza Kleo-/Yeo-. La soluzione di Campana è stata poi accolta dalle edd.
di W. Speyer, Lipsiae, Teubner, 1963, p. 77; di W. Kofler, Habilitationsschrift Univ. Innsbruck 2007, pp. 320-323; e
di L. Canali e F. R. Nocchi, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011, pp. 54 e 126-127. Sul personaggio e sulla forma
dell’antroponimo vd. anche la discussione di S. Lundström, Falsche Eigennamen in den Tuskulanen, «Eranos», LVIII
(1960), pp. 66-73; L. Spina, Cleombroto, la fortuna di un suicidio (Callimaco, ep. 23), «Vichiana», XVIII (1989), pp.
27-30; A. Carlini, Cleombroto nell’epigramma 23 di Callimaco e nell’epigramma Bobbiese 63, in: Per Carlo
Corbato. Scritti di filologia greca e latina offerti da amici e allievi, a cura di B. Gentili, A. Grilli, F. Perusino, Pisa,
ETS, 1999, pp. 47-60.
126 Propenderei a pensare a un lapsus del Timpanaro, piuttosto che un errore di stampa, di cui sarebbe difficile
diagnosticare la genesi. Sebastiano era solito incorrere in errori polari, alcuni dei quali sono rimasti anche nella forma
definitiva dei suoi scritti. Ne ho raccolti alcuni, che qui segnalo:
i) Per una nuova edizione critica di Ennio, «Studi italiani di filologia classica», XXIII (1948-1949), p. 8, r. 24:
scrive omesso al posto di inserito (cfr. errata corrige a p. 235);
ii) Alcuni casi controversi di tradizione indiretta, «Maia», s. V, XXII (1970), p. 351, r. 30: scrive indiretta invece
di diretta (correzione dello stesso Timpanaro nell’estratto ATP);
iii) In Italia c’è repressione, «Lotta continua», V, n° 161 (17-18 lu. 1977), p. 12, col. 3, r. 11 dal basso: scrive ciò
in nome invece di ciò non in nome;
iv) Antileopardiani e neo moderati nella sinistra italiana, Pisa, ETS, 1982, p. 315: scrive dominanti per dominati
(Timpanaro stesso si corregge nell’ed. 1985 del libro);
v) Lettera a Paolo Mari del 10 ott. 1986, «Ponte» 2001, p. 178, r. 5: scrive bipartiti invece di pluripartiti (rilevato
da R. Ruggiero, Sebastiano Timpanaro e il “metodo del Lachmann”, «Schede umanistiche», XIX, n° 2, 2005, p. 76);
vi) Lettera a Simonetta Ortaggi del 18 lu. 1997, «Ponte» 2001, pp. 334-335, n° 5: «il divario tra Marx ed Engels è
enorme, ed è tutto ad onore di Engels (che visse un’intensa e pura vita affettiva con l’operaia Mary Burns) e <non di>
Marx...». L’integrazione è di Paolo Cammarosano.
127 tuoi integrato a mano.
128 Sebastiano Timpanaro sr (Tortorici, Messina 20 genn. 1888 - Pisa 22 dic. 1949), fu storico della scienza da
‘gentiliano di sinistra’, amante della letteratura e delle arti, direttore dal 1941 della Domus Galilaeana di Pisa. Il
figlio ha curato una essenziale raccolta di suoi saggi: Scritti di storia e critica della scienza, Firenze, Sansoni, 1952.
La sua preziosa collezione di stampe si trova ora, per dono della famiglia, nel Museo della Grafica di Pisa, in Palazzo
Lanfranchi: cfr. Omaggio a Timpanaro. Opere dal Gabinetto Disegni e stampe dell’Università di Pisa , a cura di
Gigetta Dalli Regoli, Pisa, Edizioni Plus, 2001. Più in generale, sulla sua biografia, sulle opere e i carteggi vd.:
Sebastiano Timpanaro sr, a cura di Lucietta di Paola, con la collaborazione di C. Randazzo, Firenze, Gonnelli, 2008;
S. T. sr, Carteggi (1914-1953) e documenti, a cura di L. Di Paola Lo Castro, Firenze, Gonnelli, 2011. Una epigrafe
commemorativa, dettata da Calogero Randazzo, fu apposta a Tortorici, nel Quartiere della Fontana, il 22 ag. 2003.
129 A Santarcangelo di Romagna, in via Gaetano Marini 47, Campana aveva la villa paterna, dove trascorreva le
vacanze e tutti i momenti liberi, accogliendo con grande ospitalità amici e visitatori da ogni parte d’Italia. Per il resto
dell’anno viveva a Roma in Via di Porta Angelica 63, davanti all’ingressso alla Città del Vaticano. Anche i libri e le
carte di lavoro erano divise fra Santarcangelo e Roma.

30
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 5 ag. 1958

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 9: manoscritto autografo su carta intestata delle Edizioni di Storia e
Letteratura.
CCR: minuta autografa; in testa alla lettera, a sin.: «STimpanaro» e, nella riga sottostante, una parola non
decifrata.
Ed.: Feo, Dal carteggio, pp. 107-108, n° XV (dall’esemplare CCR).

Roma, 5. 8. 58
Carissimo,
grazie della tua e dell’approvazione, che non so se si estenda anche all’aggiunta su 57,11
(Mariotti l’ha approvata, per te temo). Ma certo sarebbe stato necessario che voi due aveste veduto
un’altra bozza. Il brutto ‘aggiungere’ mi fa rabbia tanto più in quanto ricordo che mi ero accorto
che qualcosa non andava; ma avrei dovuto rifletterci, e la testa e il tempo mi sono mancati; per la
parte vostra, più che l’esecutore materiale non potevo fare. Mariotti mi avverte d’un errore anche in
Zicàri, che penso sia quae per que. Ho riguardato le prime bozze, e ci sono tutti due, sfuggiti a te e
a Mariotti, ciò che mi conforta. Passerò le correzioni in tipografia (mandami elenco definitivo) e sui
miei estratti le farò a mano.
Ora un favore urgentissimo e riservatissimo. Mi chiedono da Monaco un giudizio su Munari.
Vorrei giovargli e lo farò il meglio possibile. Ma vorrebbero anche notizie biografiche e
bibliografiche dettagliate, e qui sono nei guai, perchè mi manca tutto, data di nascita, di laurea,
lib(era) doc(enza) (?), corsi fatti in Svezia e in Germania. Tutto so pressapoco. Per la bibl(iografia)
indicherò i lavori in Studi ital(iani) e quello sulla Ciris (mi pare) in Mem(orie) Linc(ei). Ma mi
manca la data della seconda ediz. degli Amores e l’indicazione precisa del catalogo codd. Metam.
C’è altro da indicare? e su quali punti delle sue «wissenschaftliche Qualitäten» tu richiameresti
l’attenzione? Chi mi scrive aggiunge «zumal strengste Vertraulichkeit notwendig ist» (la
sottolineatura è dell’orig.). Sicché te ne devo fare obbligo rigoroso, sia nei riguardi di Munari che
di chiunque altro. E scrivimi subito. Tuo
Camp.

Credo che sarò a Roma tutto agosto. Grazie delle tue notizie e degli auguri.

XXVI
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 29 sett. 1958

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 10: ds. originale; autografe le ultime due righe contenenti i saluti, la firma e le
due righe di postscriptum; note autografe di Campana per tutta la lettera e alla fine (evidentemente la lettera di
Timpanaro è stata rimandata indietro da Campana con le risposte alle singole domande poste, come era nei desideri
dell’amico).

Pisa, 29 settembre ’58


via S. Paolo 11

Carissimo Campana,
da molto tempo non ci vediamo. Ai primi di settembre sono stato a Roma per un paio di giorni,
ma tu non c’eri. Poi ho fatto una breve gita in Jugoslavia (Lubiana, Zagabria e Belgrado: una
settimana in tutto), che è stata assai piacevole. Naturalmente per farsi un’idea precisa della
Jugoslavia, specialmente dal punto di vista politico ed economico, ci vorrebbe ben altro: lungo
soggiorno, conoscenza della lingua ecc. ecc. Le mie impressioni, che ti esporrò quando ci vedremo,

31
sono puramente “turistiche”; ad ogni modo, esse sono favorevoli. Insieme con me erano il Raicich 130

e sua moglie , i quali sono rimasti là ancora per qualche giorno.


131

E tu? Sei stato in Romagna? A che punto è il tuo concorso? Non dubito, comunque, che questa
volta l’esito sarà pienamente favorevole.
A malincuore (perché mi dispiace distoglierti, anche per breve tempo, dai tuoi lavori), mi decido
a pregarti di verificare sugli autografi alcuni passi di quelle lettere leopardiane da te ritrovate . Si 132

tratta, per fortuna, di pochi passi, nei quali il microfilm non permette di decidere con sicurezza se
certi segni appartengono alla scrittura di quella facciata o a quella del retro che traspare. Eccoti
l’elenco dei miei dubbi:

Lettera a F. Cancellieri del 6 aprile 1816 (inc. «Pregiatissimo Signore. Il mio Sig. Zio.....»),
prima pagina dell’autografo, riga 4 dal basso (= p. 13, riga 4 dell’ed. Flora): «gli autori, che mi han
data notizia di quei Codici, non sono molto esatti.» Dopo «notizia» c’è una virgola, oppure no?
133 134

Lettera a Monaldo del 24 dicembre 1827 (inc. «Carissimo Sig. Padre La carissima sua ultima
non ha lasciato.....»), prima pag. dell’autografo, riga 4 (senza contare la data e il vocativo): «Ella
desidererebbe che io vedessi il suo cuore per un solo momento»: dopo «momento» c’è un punto e
virgola (come stampano gli editori) o una virgola (come parrebbe dal microfilm)? 135

Ibidem, riga 11 dal basso (= p. 816, riga 1 dell’ed. Flora): «sino al momento che partii da
Firenze per Pisa»: l’autografo ha «sino» o «fino»? Anche qui la trasparenza della scrittura del retro
non permette di giudicare con sicurezza sul microfilm. 136

Ibidem, seconda pag. dell’autografo, riga 9 (= p. 816, riga 3 dal basso ed. Flora): «Qui non v’è
mai vento»: dopo «Qui» c’è una virgola o no? 137

Ibidem, riga 11 (= p. 817 r. 1 Flora): «essendo io padrone delle mie ore e di pranzar la sera»:
dopo «ore» c’è una virgola? 138

Ibidem, riga 14 (= p. 817, r. 5-6 Flora): «... e la cui mancanza è la mia morte; perchè il
continuo» ecc.: dopo «morte» virgola o punto e virgola? 139

Ho aggiunto per scrupolo l’indicazione della pagina e riga del Flora, ma non dovrebbe essere
necessario per te consultare la sua né altre edizioni. Basta che tu mi rispedisca questa lettera,
sottolineando, tra le due alternative, quella giusta. Ho già corretto e rispedito alla redazione del
«Giornale storico» le prime bozze; farò le eventuali correzioni sulle seconde, in base alle tue

130 Marino Raicich (Fiume 1925 - Roma 1996), esule fiumano, normalista, allievo di Augusto Mancini e Giorgio
Pasquali, si impegnò vivacemente nella battaglia per la scuola; fu parlamentare comunista dal 1968 al 1979, direttore
del Gabinetto Vieusseux dal 1980 al 1985. Importanti raccolte di suoi scritti sparsi sono Scuola, cultura e politica da
De Sanctis a Gentile, Pisa, Nistri-Lischi, 1981, e Di grammatica in retorica. Lingua, scuola, editoria nella Terza
Italia, Roma, Archivio Guido Izzi, 1996. Le sue carte sono state acquisite dalla Biblioteca della Facoltà di Lettere e
Filosofia dell’Università di Siena: cfr. Archivio Marino Raicich, inventario a cura di D. Mazzolai, presentazione di S.
Moscadelli, Siena, Università degli Studi di Siena, 2007.
131 Antonietta Pintor, sorella di Giaime e Luigi.
132 I controlli servivano a Timpanaro per la stampa dell’art. Appunti per il futuro editore dello Zibaldone e
dell'epistolario leopardiano, «GSLI», CXXXV (1958), pp. 615-626, in partic. del § 2 Autografi di lettere leopardiane
ritrovati da Augusto Campana (pp. 617-621).
133 A. C. sotto la riga: la data in alto è di mano di Cancellieri.
134 A. C. sotto la riga: c’è ma è stata abrasa.
135 A. C. sotto la riga: virgola.
136 A. C. sotto la riga: fino.
137 A. C. accanto alla riga: no c’è una trasparenza.
138 A. C. accanto alla riga: sì.
139 A. C. sotto la riga: virgola.

32
indicazioni. Ho già messo nell’articolo un ringraziamento a te per questi riscontri (oltre che per
avermi comunicato il tuo ritrovamento degli autografi leopardiani).

Di nuovo ti prego di scusarmi per il disturbo che ti procuro. Andrai al congresso torricelliano a
Faenza il 19-20 ottobre? Forse vi andrà mia madre , e chi sa che anch’io non la accompagni.
140

Altrimenti ci vedremo, speriamo presto, a Pisa.

Vivi ossequi alla Signora, i più cordiali saluti a te e ai tuoi figli dal tuo aff mo
Sebastiano Timpanaro

Hai visto in Convivium il secondo articolo di Raoss, in cui è tenuto conto anche di tue
osservazioni ? 141

[Seguono, di mano di A. C.:]

lettera al padre 24 XII 1827 terza facciata: le lettere mancanti per lo strappo nelle lin. 2-4 sono
conservate in una strisciolina di carta rimasta attaccata all’ostia : per altro 142

e non
che

lettera a P. Visconti 13 VIII 1830 è scritta sulla 3a facciata del manifesto ; l’indirizzo sulla 4a.
143

XXVII
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 13 ott. 1958

CCR, Busta 181.4: minuta autografa su foglietto a quadretti da block-notes, mm 166x12

Roma, 13 X 58
Caro Timp.,
non volevo dar retta alla tua proposta di rispedirti la tua lettera con gli appunti, ma questi giorni
sono occupatissimo per un articolo urg. che devo finire, e mi risolvo a farlo: a patto di riaverla, con
tuo comodo.
Una domanda urgente. Nel Mediceo, a fianco di Georg. IV 265-6 (forse anche -7), di una nota,
forse di Pomponio Leto, tagliata dal legatore, resta quanto segue:
140 La madre di Timpanaro, Maria Cardini (Arezzo 24 agosto 1890 - Firenze 4 maggio 1978), è stata un
personaggio di notevole levatura intellettuale. Esordì come poetessa sotto lo pseudonimo di Maria d’Arezzo, ma si
convertì ben presto agli studi di scienza greca, in certo senso rinnegando la sua precedente produzione. Attiva nella
vita politica e sociale di Pisa, ha militato nel Partito Socialista Italiano, è stata assessore alla cultura della città e della
provincia, ha condotto una vivace battaglia per gli asili d’infanzia laici. Qui mi limito a ricordare la raccolta di scritti
Tra antichità classica e impegno civile, uscita a Pisa nel 2001 per volontà di chi scrive, con una introduzione del
figlio, che è un po’ il suo canto del cigno. Sulla sua battaglia per l’educazione infantile vd. anche Gabriella Mazzei,
Dell’impegno civile di Maria Timpanaro Cardini, in: Da Tortorici, pp. 127-139. Negli atti del Convegno di studi
torricelliani in occasione del 350° anniversario della nascita di Evangelista Torricelli (19-20 ottobre 1958) , Faenza,
Lega, 1959, è stampata una relazione di Maria Timpanaro Cardini, La clessidra di Empedocle e l’esperienza di
Torricelli, pp. 151-156; ma non è presente Campana. – Su Maria vd. anche lettere XXXIX (telegramma di
condoglianze di Campana per la sua morte) e XL.
141 M. Raoss, Ancora sull’“operetta greca sconosciutissima” scoperta da Giacomo Leopardi nella biblioteca
Barberiniana, «Convivium», n. s., XXVI (1958), pp. 463-466; Campana è ricordato per suoi suggerimenti alle pp.
463 n. 1, e 464.
142 L’ostia, come si apprende dal GDLI, XII (1984), p. 254c, § 6, era «un piccolo disco (o quadratino, triangolino,
ecc.) di farina impastata con acqua, anche variamente colorato, recante una superficie gommata, usato un tempo per
sigillare lettere». Un controllo effettuato sull’autografo da Rino Avesani e Paolo Vian in Vaticana ha confermato la
descrizione di Campana.
143 Il manifesto è quello dell’ed. dei Canti, Firenze, Guglielmo Piatti, 1831.

33
Rer
apū teoricamente sono possibili
mar m, n, r
La nota dovrebbe riferirsi al contenuto di quei versi. Ho un’idea sul modo di supplirla, almeno in
via indicativa e ipotetica, ma non so esprimerla. Oserò, se a te verrà su per giù la stessa idea, o altra
migliore. Perciò non te la dico . Grazie.
144

Ti scriverò poi, se non ci vediamo a Faenza (è possibile).


Tuo
Camp.

XXVIII
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 23 mar. 1962

CCR: autografa; busta con timbro postale di Pisa Ferrovia e indirizzo del destinatario «Chiar.mo / Prof. Augusto
Campana / Via di Porta Angelica 63 / Roma».
Alla lettera è unito un foglietto autografo con notizie bibliografiche «sulla tradizione secondo la quale il Mai
avrebbe appreso la ricetta della tintura di galla da Montero e Menchada».

Pisa, 23. III. 62


Carissimo Campana,
ho appreso con profondo dolore la notizia della morte di tuo suocero . Alla tua Signora e a te
145

esprimo le più vive condoglianze anche da parte di mia madre.


Nello stesso tempo mi è giunta l’altra tristissima notizia della scomparsa – così improvvisa e
inaspettata – di Don Giuseppe De Luca . Penso al tuo dolore per la perdita di un amico così caro; e
146

sono anch’io profondamente rattristato per la morte di un uomo così ricco di umanità, così lontano
da ogni conformismo: un uomo che svolgeva nella cultura italiana un compito unico e
144 Un foglietto non num., appartenente ai materiali dell’art., dice:
«I versi suppliti in rosso in maiuscola in M. possono ben essere di mano di Pomponio, e così la seconda nota,
purtroppo tagliata dal legatore, in minuscola 42 r a Georg IV 265 s.
Rer
apū
mar
La scrittura sia minuscola che maiuscola si può confrontare bene – nonostante la mancanza di elementi
caratteristici – con quella dell’Ottob lat 1954 illustrato da Muzzioli, che dovrebbe essere all’incirca dello stesso
tempo (primo periodo).
Tenuto conto del testo virgiliano, la nota si potrebbe integrare, in via puramente ipotetica ed esemplificativa,
‘Rem[edia apu(m) [tabe] mar[centium]’; ho cavato elementi di conferma nell’esegesi pomponiana alle Georgiche (ed.
Gaetani, H 9836 = Reich II 200 s.; ed. Basil. 1544, f. Vat. Lat. 3255, f. ) ma per ora non ho trovato niente di
utile alla ricostruzione verbale».
145 Il dr. Alessandro Fabi, medico condotto di Santarcangelo di Romagna, padre della signora Rosetta.
146 Don Giuseppe De Luca (Sasso di Castaldo 1898) morì a Roma il 19 mar. 1962. Fece notizia che anche
Palmiro Togliatti lo commemorasse su «Rinascita». Impegnato sotto le ali del fascismo, fu alla sua caduta uomo del
dialogo. Fondò nel dopoguerra le Edizioni di Storia e Letteratura, che si dice fossero finanziate dal Vaticano e da un
gruppo industriale. Pubblicarono opere monumentali, soprattutto a carattere filologico, di grandi studiosi italiani e
stranieri. Fin dal 1934 De Luca, recensendo l’edizione delle Epistole Emiliane del Morgagni aveva visto in Campana
il nuovo alfiere degli studi umanistici in Italia (cfr. M. Feo, Curiosità campaniane, nelle cit. Testimonianze per un
Maestro, pp. 122-123) e sempre mantenne con lui rapporti di grande affetto. Nel ricordarlo Campana narrò che ebbe
ad incontrarlo nel 1934 in casa di Antonio Baldini; e che verso il codice Vaticano Lat. 2836, contenente gli EB, era
stato casualmente indirizzato proprio da De Luca, che però nulla aveva fiutato del prezioso contenuto ( Frammenti di
amicizia, in: Don Giuseppe De Luca. Ricordi e testimonianze, a cura di M. Picchi, Brescia, Morcelliana, 1963, p. 76;
poi in PR, p. 103). E De Luca aveva poi chiesto a Campana che a lui riservasse la stesura della tavola del codice. È
curioso che negli anni Venti Campana si firmasse volentieri con lo pseudonimo di «Necessarius mus» e De Luca con
quelli, pure miologici, di «Topo d’archivio» e «Sorex». Per un inquadramento storico della figura di De Luca vd. G.
De Rosa, Don Giuseppe De Luca, Roma, Ist. Luigi Sturzo, 1962; C. Dionisotti, don Giuseppe De Luca, Roma,
Edizioni di Storia e Letteratura, 1973; Luisa Mangoni, In partibus infidelium. Don Giuseppe De Luca, il mondo
cattolico e la cultura italiana del Novecento, Torino, Einaudi, 1989; Romana Guarnieri, Don Giuseppe De Luca, Tra
cronaca e storia, Cinisello Balsamo, Edizioni Paoline, 1991.

34
insostituibile. Nessun editore potrà fare ciò che ha fatto De Luca con le sue Edizioni di storia e
letteratura.
In attesa di rivederti a Pisa, ti abbraccio con vivo affetto.
Il tuo
Sebastiano Timpanaro

XXIX
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 27 apr. 1962

CCR: ds. con firma autografa; sulla busta destinatario: «Chiar.mo Prof. Augusto CAMPANA / via di Porta
Angelica 63 / ROMA» e due timbri postali: «PISA FERROVIA 28 IV 1962» e «Aiutateci a servirvi meglio PT P ER
IMPOSTARE NON ASPETTATE LE ORE SERALI»; sul verso mittente: «Timpanaro, via S. Paolo 19, Pisa» e timbro
«ROMA ... II - 12 / 29 - IV / 1962».

Pisa, 27 aprile
Carissimo Campana,
Giuseppe Nenci , che si presenterà al prossimo concorso di storia antica, mi prega di far
147

propaganda, nei limiti del possibile, per far votare come giudici Giannelli e Andreotti . Io mi 148

147 Giuseppe Nenci, nato a Cuneo il 17 apr. 1924 e morto a Pisa il 29 dic. 1999, allievo di Roberto Andreotti, è
stato storico antico e archeologo, interessato alla storia religiosa, ai rapporti internazionali nell’antichità, alle origini
della storiografia. Nel 1962 insegnava come professore inc. nelle Università di Lecce e di Pisa. Nel concorso di cui
qui è parola Nenci non risultò vincitore. Vinse invece il concorso del 1966 e fu chiamato a Pisa, dove era già
ordinario dal 1958-59 Emilio Gabba. Dal 1967 al 1969 svolse le funzioni di vicedirettore della SNS. Nel 1969-70 fu
chiamato sulla cattedra di Storia greca alla SNS, dove rimase fino alla morte. Il lavoro citato da Timpanaro, Il motivo
dell’autopsia nella storiografia greca, era apparso negli «Studi classici e orientali», III (1953), pp. 14-46; rist. in:
Temi e discussioni di geografia antica, a cura di S. Fasce, Genova 1994, pp. 7-51. Alla sua morte Nenci fu
commemorato dal direttore della SNS Salvatore Settis e da altri (A Giuseppe Nenci, Pisa 2000). – Fa una certa
meraviglia questo intervento a suo favore da parte di un amico ed estimatore di Emilio Gabba (1927-2013) e di
Arnaldo Momigliano, gli eccelsi storici antichi che militavano di conserva su altro fronte. Ma occorre tener presente
che la data 1962 precede rotture che vennero in anni successivi. Forse nella simpatia di Timpanaro per Nenci ebbe a
giuocare un ruolo il ricordo dell’attività di quest’ultimo, svolta ancora da studente, nella Resistenza: cosa certo non
sbandierata, ma rivelata da lui stesso una volta al sottoscritto. Vedi anche la nota successiva. – Per l’accertamento di
alcuni particolari di queste vicende, non tutte indolori, sono grato ai ricordi precisi dell’amico Biagio Virgilio, allievo
prima di Nenci, poi di Gabba.
148 Sono gli storici antichi Giulio Giannelli (Firenze 1889-1980), democristiano, e Roberto Andreotti (Castiglione
delle Stiviere 1908 - Parma 1989), liberale. Giannelli è stato direttore della SNS dal 1960 al 1964 e Campana lo ha
certamente conosciuto di persona. Ma più impressiona il ritorno da revenant, nella biografia di Campana, di
Andreotti. E peccato che manchi all’appello la risposta, se ci fu, alla lettera di Timpanaro. Andreotti, nato in una
famiglia di magistrati, appare ancora studente nella bibliografia di Campana nel 1927, quando questi, studente pure
lui, recensisce positivamente il suo primo lavoro a stampa. L’anno dopo cala su tutti e due la mano pesante della
polizia fascista, che dopo l’attentato terroristico alla Fiera dell’agricoltura a Milano del 12 aprile, li fa arrestare e li
sottopone a vari procedimenti punitivi. Da relazioni e verbali burocratici risulta che Campana fu arrestato perché
trovato in relazione epistolare col compagno di studi all’Università di Bologna Roberto Andreotti, il quale a sua volta
era stato scoperto in rapporti con il normalista Vittorio Enzo Alfieri, arrestato a Pisa. Andreotti in una lettera aveva
incautamente qualificato l’amico come «nemico della nostra età così gretta e così sprezzante per tutto ciò che non è
denaro o manganello». Uscito, come pare, indenne dal procedimento di ammonizione, Andreotti si laureò nel 1929,
insegnò prima nei licei, quindi vinse nel 1939, ancora trentenne, il concorso a cattedra universitaria e succedette ad
Arnaldo Momigliano sul posto da questo lasciato libero a Torino a seguito delle epurazioni razziali. Dopo il 25 luglio
1943 aderì al governo Badoglio, abbandonò come altri democratici l’Università e riparò in Svizzera. Fu
probabilmente in questa occasione che Nenci seguì l’esempio del maestro. A Friburgo Andreotti insegnò storia antica
nell’«Università italiana in esilio» creata da Gustavo Colonnetti, e le sue lezioni furono ascoltate da Gianfranco
Contini e Dante Isella, che le ricorda con queste parole: «questo maestro senza libri aveva trovato, come altri in
quegli anni, l’essenza della sua disciplina, e parlava tenendo lezioni che potevano essere lezioni non solo di storia
romana, ma di vita, in senso assoluto» (Un anno degno di esser vissuto, «Archivio storico Ticinese», XXIX, 1992, p.
293). Il rientro di Momigliano nell’Università di Torino a guerra finita determinò il gelo intorno ad Andreotti. Ne
sono testimonianza l’acido e in parte disinformato giudizio di L. Cracco Ruggini, Centocinquant’anni di cultura
storico-antichistica in Piemonte (dalla Restaurazione agli anni Sessanta), «Studia Historica. Historia antigua», XIX
(2001), pp. 64-67; la insinuante riga dedicatagli da Dionisotti, Ricordo di Arnaldo Momigliano (n. 55), p. 90; e anche
oneste informazioni fornitemi anni fa da Gabba. Cfr. anche quanto ho scritto in L’antifascismo e l’arresto di Augusto

35
permetto di trasmettere questo suo desiderio; vedi tu se ti è possibile accontentarlo. Nenci è un
uomo molto onesto e simpatico e sa molte cose: ha anche dei lavori che valgono, per esempio
quello sull’autopsia nella concezione dei greci antichi.
Spero di vederti prossimamente a Pisa. Sto leggiucchiando le Osservazioni sulla Iliade del
Monti di Visconti e Mustoxidi, pubblicate da Iginio De Luca : mi paiono interessanti. Chissà
149

quante cose ci sono ancora da scoprire a Forlì nei fondi Piancastelli e Azzolini! 150

Tanti saluti affettuosi dal tuo


Sebastiano Timpanaro

XXX
TIMPANARO A CAMPANA
<Pisa tarda primavera-estate 1962>

CCR: cartolina postale autografa, senza data, con timbo postale illeggibile. Indirizzo del destinatario: «Chiar.mo /
Prof. Augusto Campana / Via di Porta Angelica 63 / Roma».

Carissimo Campana,
Ho ricevuto la commemorazione di Don Giuseppe De Luca tenuta da Gabriele De Rosa e un 151

altro ricordo di De Luca con una sua bella fotografia. Non so a chi devo scrivere per ringraziare.
Ringrazio intanto te, che certamente hai indicato il mio nome. La commemorazione mi pare molto
bella, soprattutto per i brani di De Luca stesso che il De Rosa cita.
Ci vedremo a Pisa prossimamente? E, soprattutto, ci vedremo stabilmente qui l’anno prossimo?
Coi più affettuosi auguri e saluti.
Tuo Sebastiano Timpanaro

XXXI
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 1 mar. 1963

CCR: autografo, senza l’anno; la data del timbro postale sembra essere 3-III-1963; indirizzo del destinatario sulla
busta: «Chiar.mo / Prof. Augusto Campana / Via di Porta Angelica 63 / Roma».

Pisa, 1° marzo
Carissimo Campana,
da molto tempo pensavo di scriverti per dirti tutta la mia solidarietà e il mio rammarico per
l’ingiustizia che ti è stata fatta qui alla Normale . Adesso ho saputo da Mario Rosa che, come se
152 153

Campana, in: Augusto Campana e la Romagna, a cura di A. Cristiani, M. Ricci, Bologna, Pàtron, 2002, pp. 23-27.
149 E. Q. Visconti - A. Mustoxidi, Osservazioni sulla Iliade del Monti, a cura di I. De Luca; prefazione di M.
Valgimigli, Firenze, Sansoni, 1961.
150 Vd. lettera XVII e n. 93.
151 De Rosa (Castellammare di Stabbia 1917 - Roma 2009), fascista, democristiano, comunista, fu amico e
collaboratore di De Luca. I suoi studi più importanti vertono sulla storia del movimento cattolico in Italia. La
commemorazione di De Luca è cit. nella nota precedente.
152 L’ ‘ingiustizia’ di cui parla Timpanaro è quella di non essere stato chiamato alla SNS dopo aver vinto il
concorso a cattedra nel 1959, ma soprattutto – credo – di non essere stato riconfermato nell’incarico di Filologia
medievale umanistica. Su questo insegnamento fu chiamato invece un altro mio maestro, Guido Martellotti. Sui
movimenti di cattedre in Normale in quegli anni, che coinvolsero anche altre personalità, come Guido Quazza,
Walter Binni, Mario Fubini, Armando Saitta, Giovanni Miccoli, Giuseppe Nenci, Paola Barocchi, ci furono
assemblee e prese di posizione degli studenti, che però a nulla approdarono. Per questa ‘ingiustizia’ Campana non
serbò rancori nei confronti della Scuola e vi tornò spesso negli anni seguenti, invitato a tenere conferenze e seminari.
Il 14 dic. 1966 faceva parte con Eugenio Massa e Guido Martellotti della terna dei relatori alla mia tesi di
perfezionamento (presidente Mario Fubini).
153 Mario Rosa (Napoli 8 magg. 1932), normalista, studioso di Storia della Chiesa e della vita culturale e religiosa
in Italia tra Cinque e Settecento. È stato allievo di Campana alla Scuola Normale e amico di famiglia. Nel 1963
viveva a Roma ed era assistente all’Università di Bari. Ritiene probabile aver dato la notizia a Timpanaro in una sua

36
tutto ciò non bastasse, sei stato anche vittima di un infortunio in queste giornate di gelo polare . 154

Me ne dispiace molto, e ti faccio i più vivi auguri di rapida guarigione. È un gran peccato che
quest’anno non ci possiamo più vedere qui a Pisa! In questi ultimi dieci o dodici anni la tua
conversazione, il tuo insegnamento, la tua amicizia hanno rappresentato per me una delle
esperienze più preziose e felici che io abbia avute (ricordo soprattutto quell’anno, mi pare che fosse
il 1955, in cui ci vedemmo più spesso e passammo lunghe serate a parlare del Garatoni, del
Borghesi, dell’Amati e di tanti altri personaggi a noi cari); e altrettanto possono dire i miei amici
più giovani che hanno avuto la fortuna di essere tuoi scolari alla Normale. Che tutto ciò sia stato
troncato per opera di meschini intriganti, è veramente doloroso. Ma io spero che qualche volta
verrai ancora a Pisa, dove tanti ti vogliono bene e ti ricordano con immutata ammirazione. Ti saluto
col più vivo affetto; molti ossequi alla Signora. Anche mia madre ti invia i migliori e i più cordiali
saluti.
Il tuo
Sebastiano Timpanaro

XXXII
CAMPANA A TIMPANARO
Roma, 4 mar. 1963

CCR: minuta autografa; in testa al foglio a sin: «Timpanaro».

Roma, 4 III 63
Carissimo,
ti ringrazio affettuosamente della tua lettera (avrei dovuto rispondere anche a una tua
precedente) e ti rispondo subito, benché veramente occupatissimo, per non rischiare le calende
greche. Ho perduto quasi un mese tra ingessatura e fasciatura, ma tra qualche giorno potrò
muovermi.
Non credo che si tratti di ‘opera di meschini intriganti’ , ma del fatto che quasi nessuno mi
155

conosceva veramente, e di insistenza poco avveduta su una posizione formale (residenza). Il fatto
rimane che mi hanno lasciato andare, dopo dodici anni, proprio quando la chiamata 1) avrebbe
risolto la mia sistemazione, almeno per parecchi anni, e sopratutto 2) mi avrebbe per la prima volta
messo in condizione di dare il meglio (da questo, più di tutto, la mia malinconia per l’accaduto) . 156

Mi resta l’apprezzamento di parecchi bravi ragazzi e alcune care amicizie, e non è poco.
Ti mando tre estratti: non preoccuparti se ne vedi in giro un altro (avrai anche quello, ora c’è
difficoltà tecnica).
Saluti alla mamma e a te. Grazie ancora. Aff.mo
157

C.

Saprai che Scevola è stato chiamato a Roma per Filologia classica, ottima cosa! Sarà a Firenze
per parlare giov. all’Univ. e ven. al Circ(olo) ling(uistico) (venerdì potrei esserci anch’io).

XXXIV
CAMPANA A TIMPANARO
Prima del 15 ott. 1966

discesa a Bari, per incontrare l’amico Carlo Ferdinando Russo, direttore di «Belfagor».
154 Per altri particolari sull’incidente vd. la lettera seguente.
155 Questa frase era in un primo momento preceduta dalle parole poi barrate «La mia malinconia per quello che è
successo a Pisa è».
156 Questa parentesi si trova nel margine inf. ed è riportabile al testo grazie a un segno di richiamo costituito da
due barrette (//).
157 Grazie sottolineato due volte.

37
Cartolina non ritrovata da S. Arcangelo: vd. XXXV TIMPANARO A CAMPANA.

XXXV
TIMPANARO A CAMPANA
Pisa 15 ott. 1966

CCR: ds. con firma e P.S. ms.; indirizzo sulla busta: «Chiar. mo / Prof. Augusto Campana / via di Porta Angelica 63
/ Roma»; francobollo con timbro: PISA FERROVIA / 2-16 / 19-X / 1966; sul verso: «mitt. Timpanaro, via S. Paolo
31, Pisa»; timbro: POSTE ROMA PRATI / 5-6 / 20-10 / 1966.

Carissimo Campana,
ti sono molto grato della cartolina da S. Arcangelo e dei due estratti che Stussi mi ha consegnato
e che ho letto con vivissimo interesse. L’articolo sui pueri mingentes è di una ammirevole
158

eleganza; un modello non solo di filologia e di storia dell’arte, ma di prosa arguta e garbata. La
biografia di Basinio , lucida ed esauriente, mi ha svelato la figura, a me finora ignota, di questo
159

mio concittadino (ne avevo però già sentito parlare da te). Hanno fatto benissimo a pubblicarlo
anche in estratto . 160

Un piccolo dubbio. A p. 38 dei Pueri mingentes, nel secondo dei versi da te citati, sarebbe
possibile leggere Pergameus? Così si eviterebbe quel Pergamenus con la penultima breve, che mi
sembra piuttosto strano, giacché la quantità di un suffisso così frequente non doveva essere ignota
(tanto più che era indicata anche dall’accento) e la sua trascuratezza doveva apparire piuttosto
urtante. L’aggettivo Pergameus (riferito a Pergamo nella Frigia, cioè a Troia) è abbastanza
frequente in Virgilio, e si trova tre volte in principio di Verso (Aen. III 110, III 133, V 744): mi
sembra verosimile che l’autore di quei versi abbia riferito lo stesso aggettivo a Bergamo: tanto più
che né Pergamenus né Pergamensis potevano in alcun caso entrare in un esametro senza violazione
della quantità .161

Mi auguro vivamente che ci si possa vedere tra non molto. Grazie ancora e tanti saluti affettuosi.

dal tuo Sebastiano Timpanaro

P.S Molto opportuna anche la citazione della poesia del Carducci per il processo Fadda, di cui
ricordo ancora, da letture di tanto tempo fa, qualche pezzo a memoria (specialmente «Voi
sgretolate, o belle, i pasticcini / Tra il palco e la galera» e il finale «ma voi siete cristiane, o
Maddalene!» con quel che segue) . 162

XXXVI
CAMPANA A TIMPANARO
Santarcangelo di Romagna 16 sett. 1967

158 «Pueri mingentes» nel Quattrocento, in: Friendship's garland. Essays presented to Mario Praz on his
seventieth birthday, ed. by V. GABRIELI, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1966 (Storia e Letteratura, Raccolta
di studi e testi, 106-107), I, pp. 31-42, tavv. 4 f. t.
159 Basinio da Parma, in DBI, VII (1965), pp. 89-98.
160 Basinio da Parma, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1966 (Collana Estratti del Dizionario Biografico
degli Italiani), pp. 15.
161 Timpanaro ha tutta la ragione e il ms. stesso legge Pergameus e non Pergamenus. Sul suo estratto, conservato
nella biblioteca della SNS, Timpanaro ha annotato al luogo: «an Pergameus?». Vd. il mio Fra le carte di Timpanaro,
in: La lezione di un Maestro. Omaggio a Sebastiano Timpanaro, a cura di N. ORDINE, Napoli, Liguori, 2009, pp. 19-
20.
162 Campana aveva posto ad epigrafe dell’art. sui pueri i versi carducciani di Giambi ed epodi, XXIX 2 «Poi se un
puttin di marmo avvien che mostri / qualcosellina al sole…». La poesia colpiva la morbosità delle signore romane
che andavano ad assistere alle sedute del processo Fadda per omicidio passionale e la contrapponeva al perbenismo
delle stesse che poteva scandalizzarsi per il nudo di un puttino marmoreo. Timpanaro calca la mano sugli ultimi
versi: «Ma voi siete cristiane, o Maddalene! / Foste da’ preti a scuola. / Siete moderne! avete ne le vene / L’Aretino e
il Loiola». Anche le antiche romane andavano al circo e, assetate di sangue, decretavano la morte dei germani; ma le
moderne hanno in più di avere nel sangue l’impudicizia dell’Aretino e la religiosità gesuitica.

38
ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 11: ms. autografo, su carta intestata dell’Università di Roma, Istituto di
Filologia Classica, Facoltà di Lettere.

Santarcangelo di Romagna, 16 IX 67

Carissimo Timpanaro,
in fretta perchè sono affondato nel lavoro e dovrei partire lunedì per Venezia, congresso dei
giuristi-filologi , dove tu mancherai – e sarebbe tanto utile e bello che ci venissi (avevo promesso a
163

Paradisi di stimolarti, con poca speranza).


Purtroppo non ho tempo in questo momento, ma vorrei scriverti o meglio ancora parlarti con
calma di Pascoli-Albini (la cosa non mi era nuova, ma non ci vedo chiaro e vorrei) , di Valgimigli 164

(non ho ancora ricopiato il mio discorso di Modigliana , ma dovrai leggerlo prima che si stampi),
165

di Pascoli-Mancini (una lettera sconcertante di P. pubblicata di recente) . Non c’è modo di vedersi,
166

a Venezia, o da queste parti fine sett., o a Recanati convegno leopardiano, o dopo?


Ti mando un pezzo di G. Raimondi con un accenno a tuo padre, e ti farò mandare il catalogo di
167

una mostra di Bartolini fatta a Rimini. Valgano a ricambiare il fascicolo della Settimana
168

163 Il convegno si tenne a Venezia dal 18 al 22 sett. 1967. Era organizzato da Bruno Paradisi (Roma 1909-2000),
fondatore e segretario della Società Italiana di Storia del Diritto. Le relazioni sono raccolte in due voll.: La critica del
testo. Atti del secondo congresso internazionale della Società Italiana di Storia del Diritto, Firenze, Olschki, 1971.
164 Campana nutriva una grande ammirazione per la scuola carducciana e aveva conosciuto personalmente
Giuseppe Albini (Bologna 1863 - ivi 1933), professore di letteratura latina e rettore dell’Università di Bologna,
raffinato poeta latino e volgare, senatore del Regno dal 1924. In una lettera da San Vittore del 1928 chiedeva
all’amico Alberto Buda che sollecitasse l’intervento di Albini per affrettare la sua scarcerazione (M. Feo,
L'antifascismo e l'arresto di Campana, in Augusto Campana e la Romagna, a cura di A. Cristiani e M. Ricci, Bologna
2002, pp. 37-43). La faccenda su cui Campana qui vorrebbe maggiore chiarezza deve essere qualcosa attinente i
rapporti fra Albini e Pascoli: fra i due sappiamo che intercorsero attriti e rivalità per questioni accademiche e per
riconoscimenti poetici; il giudizio nel premio di Amsterdam del 1904 in cui qualcuno mise alla pari i due indispettì
Pascoli; ma l’episodio più clamoroso fu quello del concorso del 1911 per il Natale di Roma, in cui, sulla base della
relazione del commissario Albini, all’Hymnus in Romam di Pascoli fu assegnato il secondo premio. Cfr. Maria
Pascoli, Lungo la vita di Giovanni Pascoli. Memorie curate e integrate da A. Vicinelli, Milano, Mondadori, 1961, pp.
952-959; M. Biagini, Il poeta solitario. Vita di Giovanni Pascoli, Milano, Mursia, 1963, pp. 770-775; Marinella
Tartari Chersoni, Pascoli e “il Resto del Carlino” (1896-1912), Firenze, La Nuova Italia, 1992, pp. 29, 34, 113-119;
G. L. Ruggio, Giovanni Pascoli. Tutto il racconto della vita tormentata di un grande poeta, Milano, Simonelli, 1998,
pp. 310-313; G. Simionato, La tormentata amicizia di Giovanni Pascoli con Giuseppe Albini, «Studi romagnoli», LV
(2004), p. 652.
165 È il Ricordo modiglianese e romagnolo di Manara Valgimigli, tenuto l’anno prima nell’Accademia degli
Incamminati di Modigliana, e approdato alla stampa solo nei postumi PR, pp. 106-117. Manara Valgimigli (San Piero
in Bagno 9 lu. 1876 - Vilminore di Scalve 28 ag. 1965) è il noto classicista carducciano. Campana lo conobbe tardi,
ma nutrì sempre per lui una vera devozione. Cfr. anche la lettera L.
166 Non riesco a identificare la lettera di Pascoli, ma deve trattarsi di uno scritto in cui il poeta esprime un
giudizio negativo su quello che era stato suo allievo a Livorno e gli sarebbe succeduto nell’Università di Pisa. A
questo carattere parrebbe rispondere una lettera, davvero sorprendente, in cui Pascoli dice dell’oscuro Guido Porzio
che «vale duemila Mancini, a dir poco». Della lettera è stato però reso noto solo questo frustulo da F. Antonicelli,
Lettere del Pascoli a Giuseppe Chiarini, «L’Archiginnasio», numero speciale: Studi per il centenario della nascita di
Giovanni Pascoli pubblicati nel cinquantenario della morte. Convegno bolognese (28-30 marzo 1958), Bologna,
Commissione per i testi di lingua, 1962, I, p. 292. E non mi consta che sia mai uscita l’annunciata edizione del
carteggio nella «Scelta di curiosità letterarie inedite o rare» della Commissione per i testi di lingua di Bologna.
Un’altra possibilità offre Biagini, Il poeta solitario, pp. 740-741, che riferisce di una lettera del 29 ott. 1909 ad
Augusto Guido Bianchi, in cui Pascoli «faceva allusioni chiare e feroci, non senza anche maligne insinuazioni,» a
trame politiche dei clericali contro di lui, cui avrebbe preso parte il repubblicano Mancini. Su ciò insiste anche Maria,
Lungo la vita, p. 898. – Per Mancini (Livorno 2 marzo 1875 - Lucca 18 sett. 1957) Campana nutriva alta stima e
affetto; oltre tutto era dal 1950 il suo successore nella SNS come insegnante di Paleografia.
167 È senz’altro lo scrittore Giuseppe Raimondi (Bologna 1898-1985), ma non riesco a identificare lo scritto in
questione.
168 Il Bartolini cui si riferisce Campana è Luigi (Cupramontana 1892 - Roma 1963), pittore e incisore con cui il
padre di Timpanaro fu lungamente in rapporti: cfr. il carteggio 1936-1949 pubblicato da L. Di Paola nel cit.
Sebastiano Timpanaro sr, pp. 285-536; e vd. anche, con maggiore rigore, Donata Levi, «... Una correttezza quasi
scientifica del sentimento poetico»: Timpanaro senior e la passione per l’arte, in: Da Tortorici, pp. 45-64. Il ragazzo
quindicenne condivideva col padre e con la madre la passione per l’arte, ammirava come loro Fattori e Bartolini e

39
Enigmistica graditissimo (se non me lo mandavi tu, la mia collezione di cose di Santarcangelo ne
169

restava priva). A presto, spero. Tuo


Campana

XXXVII
TIMPANARO E MOGLIE A CAMPANA
<Verona 1970>

Cartolina non ritrovata. Vd. XXXIII CAMPANA A TIMPANARO: «Grazie anche, a te e a tua moglie, del ricordo
maffeiano da Verona».

XXXVIII
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 5 lu. 1970

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 12: ff. 3 ds. con firma autografa, su carta intestata dell’Università di Roma,
Istituto di Filologia Classica, Facoltà di Lettere.

00193 Roma, 5 luglio 70


Via di Porta Angelica 63

Carissimo Timpanaro,
da quando siamo amici, credo che non sia passato mai un periodo di tempo così lungo (più o
meno tre anni, se non più) senza vederci o scriverci: evidentemente io invecchiando peggioro, se
per tanto tempo non sono bastati i ripetuti, e sempre graditissimi, invii di tuoi estratti a farmi
rompere il pervicace silenzio epistolare. Vero è che per me mala tempora currunt, cioè gli impegni
crescono e le forze diminuiscono, e sempre meno riesco, se non qualche volta all’ultimo momento,
a pagare onorevolmente debiti con miscellanee, riviste, atti di congressi ed enciclopedie. Ma non
voglio cercare scuse, anche perché so che posso contare sulla tua gentilezza e comprensione
(almeno questo lasciami dire: che in questa mia condizione permanente sono particolarmente grato
a quegli amici che, come te, non si offendono delle mie inadempienze). Tuttavia questa volta la
cosa è stata più grave, e veramente imperdonabile, in almeno due occasioni: due anni fa, al
momento del tuo matrimonio , perché col mio silenzio mi sono mostrato maleducato non solo con
170

te che mi conosci da un pezzo, ma con tua moglie (ti prego di dirglielo, e di dirle anche che
desidero conoscerla; e puoi aggiungere che ho visto con molto interesse, anche per ragioni
romagnole = Amaduzzi, il suo articolo in «Rassegna degli Archivi di Stato» , che mi arriva); e più
171

recentemente, quando mi sono arrivati gli Scritti filologici del Leopardi , tale avvenimento e 172

monumento di intelligenza, di competenza e di metodo da aver pochi paragoni al nostro tempo, e


aveva preso a catalogare la collezione paterna. Nel 1937 teneva nella sua camera un’acquaforte di Fattori, L’Asino, e
ne era innamorato (vd. Levi, p. 63 e tav. XXXIII). – Il catalogo di cui parla Campana è quello della Mostra
retrospettiva di dipinti, disegni e incisioni tenutasi a Rimini, Sala dell’Arengo, 13 ag. - 4 sett. 1967. Su Bartolini oggi:
F. Mugnaini, Laboratorio di carta. Bibliografia degli scritti apparsi in volume di Luigi Bartolini , Cupramontana,
Biblioteca Comunale - Centro di Documentazione Luigi Bartolini, 2007.
169 La «Settimana enigmistica», diffusissimo periodico di parole crociate e giochi vari, aveva ed ha un cruciverba
basato sull’identificazione di una città italiana con corredo di fotografe per aiutarne il riconoscimento.
170 Timpanaro si sposò con Maria Augusta Morelli nel Municipio di Fiesole il 27 giu. 1968 (partecipazione
nuziale in ATP, Carteggi, Scat. 32 [ex 24 bis], n° 28), dopo il suo trasferimento a Firenze, in via Ricasoli 31. La
Morelli (Firenze 1938), archivista e storica, ha prodotto, fra l’altro, numerosi e ponderosi studi sull’editoria toscana
nel Settecento. Insieme i coniugi hanno curato il vol. di Gino ed Emirene Varlecchi, Potente. Aligi Barducci,
comandante della divisione Garibaldi “Arno”, Firenze, Libreria Feltrinelli, 1975.
171 Si tratta verisimilmente dell’art. Legge sulla stampa e attività editoriale a Firenze nel secondo Settecento ,
«Rassegna degli archivi di stato», XXIX (1969), pp. 613-688. Ma in esso non si parla di Giovanni Cristofano
Amaduzzi (Savignano di Romagna 1740 - Roma 1792), classicista e arcade.
172 G. Leopardi, Scritti filologici (1817-1832). A cura di G. Pacella e S. T ., Firenze, Le Monnier, 1969, pp. XXVI-
742.

40
che avrebbe dovuto indurre anche uno come me a scrivere, se non una lettera o una recensione,
almeno un telegramma. Vorrei che tu dicessi il mio apprezzamento sommo anche a Pacella , che 173

ho avuto il piacere di conoscere a Recanati per il congresso leopardiano , purtroppo fuggevolmente


174

(quando io arrivai tu eri già partito; con Pacella avremmo dovuto rivederci nel pomeriggio, e non fu
per colpa mia se non fu possibile, ma perché io e mia moglie fummo sequestrati da Bosco ). 175

Gli Scritti filologici mi sono arrivati in tempo giusto per la mia biografia del Borghesi , che è 176

diventata la favola del Dizionario biografico per i miei ritardi e la fatica che mi è costata; sarebbe
inutile parlarne a chi s’intende di queste cose, ma insomma mi è costata pressapoco come se avessi
avuto da scrivere un volume di trecento pagine; prima di tutto, e questa è tutta colpa mia, perchè
dopo i miei primi approcci di quaranta anni fa non ho potuto o saputo dedicarmi sistematicamente
al B., e in tutto questo tempo poco più avevo fatto che coltivare e integrare la mia collezione
bibliografica borghesiana (ma almeno questo mi ha servito, perché, anche se sono ben lontano
dall’avere tutto, certamente nessuno in Italia avrebbe potuto disporre di un tale materiale senza
uscire di casa sua); in secondo luogo perché, nonostante il saggio di Treves (che è appunto un 177

saggio, e non una biografia), bisognava fare tutto da capo, avendo da fare con una bibliografia vasta
quanto dispersiva e spesso provinciale. Basta, so che il nostro Scevola ti ha preannunziato questa
lettera e l’invio del dattiloscritto (che spero avrai già ricevuto), e quindi sai già che ti chiedo il
178

grande favore di una lettura critica; purtroppo devo aggiungere che sto già combattendo con le
bozze e con le sollecitazioni della redazione, e sono costretto a chiederti una certa sollecitudine (al
solito sono stato uno sciagurato perdendo settimane per aspettare di scriverti, quando avrei potuto
mandarteloa subito e lasciarti più agio). Sulla copia che ti ho mandato (dal cui aspetto esterno potrai
anche vedere come la composizione è proceduta faticosamente) puoi fare correzioni e aggiungere
osservazioni e suggerimenti come ti pare e piace. So bene che la cosa ti interesserà, e ad esempio
spero (o mi illudo?) che non ti dispiacerà il recupero della componente filologica che è come
nascosta nella grande miniera borghesiana; ma non importa che ti dica che mi aspetto da te la
massima libertà di giudizio e di dissenso; anche per la forma, che la fretta non mi ha permesso di
ripulire abbastanza, nota pure liberamente. Non so se in tutti i giudizi sarai d’accordo con me. Certo
ti accorgerai facilmente (ma solo tu puoi accorgertene facilmente, oltre a lui) dove io dissento da
Treves e mi sono meditatamente allontanato da lui. Bada, io ho apprezzato molto le sue pagine e
l’ho citato all’inizio, fuori serie, proprio honoris causa; tuttavia su diversi punti, di sostanza o di

173 Giuseppe Pacella (Casarano 5 maggio 1920 - Pisa 25 aprile 1995) fu editore con Timpanaro degli Scritti
filologici di Leopardi (vd. nota precedente) e da solo dello Zibaldone (Milano, Garzanti, 1991). Di lui Timpanaro ha
scritto un ritratto per «B», L (1995), pp. 717-728. Gli è stato dedicato il vol. collettivo Giuseppe Pacella filologo
leopardista, a cura di L. Isernia, Manduria, Barbieri, 1999.
174 È il congresso leopardiano Leopardi e l’Ottocento, 1-3 ottobre 1967: Campana stesso dice che son passati tre
anni da allora. A quel convegno parteciparono sia Pacella che Timpanaro. Nel ritratto ricordato nella nota precedente,
a p. 721, così Sebastiano si lascia eccezionalmente andare al racconto: «A quel convegno recanatese del ’67 ero
presente anch’io. Ero stato già in precedenza a Recanati un paio di volte, non in occasione di congressi; poi divenni,
per ragioni nevrotiche, l’ ‘eterno assente’ dai convegni leopardiani. Ma nel ’67 vidi il Pacella a Recanati sotto una
luce nuova: lui, cosí timido e reticente altrove, là era diventato una specie di cittadino onorario: conosceva tutti (per
la strada principale di Recanati, ad ogni passo era fermato da qualcuno), trattava tutti con una cordialità aperta ed una
franchezza scherzosa a lui inconsueta, si rivolgerva talvolta anche ai Conti Leopardi con un tono familiare e un po’
brusco...». Questa felice integrazione del Pacella nel mondo di Recanati mi è stata confermata dalla figlia Daniela.
175 L’insigne italianista Umberto Bosco (Catanzaro 2 ottobre 1900 - Roma 24 marzo 1987) va qui ricordato come
direttore del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati.
176 Borghesi, Bartolomeo, in DBI, XII (1970), pp. 624-643; rist. in Scritti, III, t. II, pp. 483-518.
177 P. Treves, Lo studio dell’antichità classica nell’Ottocento, Milano-Napoli, Ricciardi, 1962, pp. 829-847: nota
introduttiva a una scelta di scritti filologici del Borghesi, definita da Campana nella voce del DBI, p. 641, «l’unico
tentativo moderno di ripensamento critico della figura e opera del Borghesi». – Piero Treves (Milano 1911 - Nizza
1992), figlio dell’editore socialista Claudio Treves, antifascista come il padre, uomo di vasta e variegata cultura,
costretto dalle leggi razziali all’esilio, riprese con vigore la storia degli studi classici nel dopoguerra e poté accedere
all’insegnamento universitario. Allievo di Gaetano De Sanctis, si è trovato spesso in posizioni opposte a quelle
dell’altro grande allievo, Arnaldo Momigliano. La sua biblioteca è stata donata alla Fondazione Querini Stampalia di
Venezia e all’Istituto italiano per gli studi storici. Timpanaro, dopo aver più volte dissentito da alcune sue tesi, gli ha
dedicato Il socialismo di Edmondo De Amicis. Lettura del “Primo Maggio”, Verona, Bertani, 1984.
178 È evidentemente il dattiloscritto della voce Borghesi per il DBI.

41
sfumatura, non sono d’accordo con lui, specie in L’idea di Roma ; ma in questa sede non potevo
179

discutere con lui. Non l’ho mai conosciuto personalmente, ma avrei piacere di conoscerlo, e magari
di parlarne con lui; più ancora spero di poter parlare riposatamente con te di questi problemi (questa
estate bisogna assolutamente che ci vediamo; qui non mi provo nemmeno a cominciare il discorso
dell’epistolario, che mi angustia per tante ragioni che puoi facilmente immaginare, ma anche perché
ora vedo come sono stato imprudente a compromettere anche te in una certa comunicazione del
1957 ).
180

Ora alcune cosette che sono rimaste fuori della biografia.


Ho trovato la risposta di B., da Roma 24 II 1819, alla lettera di Leopardi del 16 II (= a Strocchi
12 II), che era il solo pezzo mancante, per quanto sappiamo, dei loro rapporti. È molto bella e
interessante, e mi ero proposto di pubblicarla nella miscellanea Fubini ; spero ancora di fare a
181

tempo, ma non ne sono sicuro; se ci riesco ti manderò copia dell’articolo. Non c’è dubbio che la
dedica dell’Eusebio VII b abbia anche il significato di un ricambio di cortesia. Quanto alla
sostituzione del 1823 con quel curioso ‘a un amico suo’ , tu hai chiarito i fatti, ma non mi appare
182

assolutamente chiara la ragione di un comportamento così singolare e forse senza esempi. Qualcosa
dev’essere accaduto che a noi sfugge; nella sua lettera, B. annunziava un articolo del Perticari sulle
due Canzoni nel «Giornale Arcadico», che poi non sarà uscito per la solita pigrizia di Perticari, e
non so se poi altri ne abbia scritto in vece sua: ti pare possibile che la cosa sia dispiaciuta a
Leopardi e possa essere chiamata in causa? Più facilmente sospetterei che L. sia stato influenzato da
Melchiorri contro B., tenendo presente la lettera, in verità molto meschina, di Melchiorri a
Leopardi del 26 nov. 1824. Il modo della sostituzione resta comunque assai curioso. Strano mi
sembra anche che nelle Annotazioni, pubblicate 1823, non ci sia riferimento alla recensione del B.
uscita nel gen.-mar. 1820, e che Leopardi non può non aver conosciuto. (Ma io non ho ancora avuto
il tempo di leggere i due testi, anzi i tre, come anche mi avvedo adesso del tuo articolo su Le tre
redazioni, «Giorn. stor.» 1964 , che dovrò comunque leggere; è possibile che tu non me lo abbia
183

mandato? o che io lo abbia dimenticato!) b – Giacché siamo su questa materia, ti segnalo una svista
in Scritti filol., 201: nel 1819-20 il B. non risiedeva ancora a S. Marino . 184

Tra le mie vecchie carte borghesiane ho ritrovato una tua comunicazione, dal «Crepuscolo» 7
(1856) 728 , che mi è stata molto utile, anche se non ne troverai traccia nella biografia. Ma pone
185

179 P. Treves, L’idea di Roma e la cultura italiana del secolo XIX, Milano-Napoli, Ricciardi, 1962.
180 Nel terzo Congresso internazionale di epigrafia greca e latina (Roma 4-8 settembre 1957) Campana diede
notizia di un suo progetto di pubblicare l'epistolario di Bartolomeo Borghesi insieme con Sebastiano Timpanaro (vd.
il vol. degli Atti, Roma, “L’Erma” di Bretschneider, 1959, p. XLIX). Un cenno ad esso anche nella voce del DBI, p.
641. Timpanaro ha evidenziato con barrette verticali tutto il passo della lettera che va dall’apprezzamento di Treves
all’epistolario del Borghesi.
181 Campana partecipò effettivamente alla miscellanea Critica e storia letteraria. Studi offerti a Mario Fubini,
Padova, Liviana, 1970, con Borghesi e Leopardi (I, pp. 700-727; rist. in Scritti, III, t. II, pp. 523-551). Qui, a p. 708
(rist. pp. 531-532), viene pubblicata la lettera in questione di Borghesi. – Mario Fubini (Torino 1900-1977), critico di
formazione crociana, amico e collaboratore in giovinezza di Piero Gobetti, allontanato nel 1938 dall’università
italiana in conseguenza delle leggi razziali, direttore dal 1953 del «GSLI», fu chiamato nel 1965 sulla cattedra di
Critica letteraria nella SNS e portò con sé a Pisa l’allievo Remo Ceserani. Vd. anche n. 148 e lettera XXVII.
182 Allude all’episodio della soppressione da parte di Leopardi della dedica a Borghesi delle Annotazioni sopra la
Cronica di Eusebio, che invece figurava nel manoscritto. Su ciò lo stesso A. C., Borghesi e Leopardi, in: Critica e
storia letteraria (n. 180), I, p. 717-718 (rist. pp. 541-542), e Perticari e Leopardi, «Giornale Arcadico» e «Effemeridi
letterarie», in: Leopardi e Roma. Atti del convegno, Roma 7-8-9 novembre 1988, a cura di L. Trenti e Fernanda
Roscetti, Roma, Colombo, 1991, p. 34 (rist. in Scritti, III, t. II, p. 669).
183 Giuseppe Pacella - S. T., Le tre redazioni delle «Annotazioni sopra la Cronica d'Eusebio» di Giacomo
Leopardi, «GSLI», CXLI (1964), pp. 38-50.
184 Sul suo esemplare degli Scritti filologici, ora nella Biblioteca della SNS, a p. 201, Timpanaro ha sottolineato
le parole «risiedeva già allora a San Marino» e ha annotato in margine: «No: “nel 1819-20 il B. non risiedeva ancora
a S. Marino” (lettera di A. Campana, 5 luglio 1970)».
185 Sul «Crepuscolo» vd. T. Massarani, Carlo Tenca e il pensiero civile del suo tempo, Firenze, Società
tipografica fiorentina, 1907; Lina Jannuzzi, Il Crepuscolo e la cultura lombarda (1850-1859), Pisa, Nistri-Lischi,
1966; F. Della Peruta, Il giornalismo dal 1847 all’Unità, in: A. Galante Garrone - F. Della Peruta, La stampa italiana
nel Risorgimento, Bari, Laterza, 1978, pp. 526-529; Maria Teresa Mori, Salotti. La sociabilità delle élite nell’Italia
dell’Ottocento, prefazione di M. Meriggi, Roma, Carocci, 2000, p. 98. Lady Sidney Morgan fu nota scrittrice

42
un problema. Conoscevo abbastanza l’opera sull’Italia di Lady Morgan, e vari anni fa ne avevo
fatto un sommarissimo spoglio per le cose che mi interessavano, senza notare niente per B. Ora l’ho
ripresa in mano, ho cercato in tutti i luoghi dove aveva potuto parlare di B., ci ho trovato Perticari e
relativa Costanza (molto interessante), ma non Borghesi. A questo punto non so che pesci pigliare,
eppure la cosa ha una certa importanza, e vorrei venirne a capoc.

Ancora la biografia: la cosa più difficile, come puoi immaginare, per me è stata la parte storica e
politica, quella generale e quella particolare di S. Marino, che è abbastanza complicata. Ti prego di
farci attenzione.

Non ho la data esatta della nomina alla Crusca, ed è ipotesi mia, su qualche indizio, che ne fosse
promotore il Capponi. Potresti, senza tuo troppo disturbo, fare una ricerca negli Atti stampati o
nell’archivio dell’Accademia? (che potrebbe fruttare anche lettere del B.) d.
Non ho tempo ora di ringraziarti adeguatamente di tante cose tue, ma negli scorsi giorni ho letto
con ammirazione e profitto i quattro profili . Mi farò dare da Folena il resto del Pasquali .
186 187

Quanto ai miei, avrai le cose degli ultimi anni, che sono pochine (con mia vergogna, temo di non
averti mandato neppure Paleografia oggi, la mia vecchia prolusione di Urbino ). Ma non so bene a 188

che punto ero rimasto. Se non è un disturbo, mi potresti accennare quali sono le cose più recenti che
hai? b.
Grazie anche, a te e a tua moglie, del ricordo maffeiano da Verona. Abbiamo in corso, in questa
sessione, una buona tesi sul Maffei epigrafista, di un ragazzo che promette bene, diretta da Silvio
Panciera e un po’ anche da me; io sarò correlatore . 189

Basterà. Tanti saluti e ringraziamenti e care cose. Tuo aff.


Campana
irlandese. Scrisse nel 1821 un Italy con appendici di suo marito, apprezzato da Byron.
186 Sono i profili di Graziadio Isaia Ascoli, Domenico Comparetti, Giorgio Pasquali, Nicola Terzaghi, usciti nella
Letteratura italiana. I critici, a cura di G. Grana, Milano, Marzorati, 1969, voll. I, III e IV; quello di Ascoli è rist. in
red. ampliata in Sulla linguistica dell’Ottocento (cit. a n. 75); quello di Pasquali, anch’esso riveduto, in «B», XXVIII
(1973), pp. 183-201; quello di Comparetti, con aggiunte, in Aspetti, pp. 349-370.
187 È Gianfranco Folena (Savigliano 9 apr. 1920 - Padova 14 febbr. 1992), normalista, allievo di Pasquali,
raffinato linguista e filologo, ordinario di Filologia romanza e poi di Storia della lingua italiana nell’Università di
Padova. Un decennio dopo la morte del maestro, raccolse i suoi scritti di linguistica italiana: G. Pasquali, Lingua
nuova e antica. Saggi e note, Firenze, Le Monnier, 1964, rist. 1968, con una lunga Premessa (pp. V-XXXI). Ora,
l’art. Giorgio Pasquali del vol. III dei Critici era costituito di due parti: la prima scritta da Timpanaro (pp. 1803-25),
la seconda da Folena (pp. 1825-30), e si chiudeva con una bibliografia redatta da Timpanaro (pp. 1831-33). La parte
di Folena in realtà riproduceva semplicemente, con molti tagli, le pp. VI-XIX della Premessa a Lingua nuova e
antica. L’estratto approntato dalla casa editrice per Timpanaro tagliava la parte di Folena e la bibliografia finale,
lasciando però sul recto e sul verso dell’ultima carta l’inizio del pezzo di Folena, ma senza il suo nome, come si
evince da vari esemplari a me noti. Quello donato ad Arnaldo Momigliano (SNS, Misc. Momigliano (T5) T586 P284)
reca anche la correzione dell’autore a due refusi e una nota marginale a p. 1825 che dichiara essere l’ultima frase
un’aggiunta della redazione; quello donato ad Antonio Carlini reca sempre a p. 1825 la nota pure autografa: «non è
stata inclusa nell’estratto la bibliografia, a p. 1833». È dunque la seconda parte dell’articolo, che mancava all’estratto
di Timpanaro, che Campana si propone di chiedere a Folena. Poiché dall’estratto non risulta alcuna informazione
sull’autore della seconda parte, Campana deve averne appresa la paternità da Timpanaro.
188 Paleografia oggi. Rapporti, problemi e prospettive di una 'coraggiosa disciplina', «SU», n. s. B, XLI (1967)
[Studi in onore di Arturo Massolo], pp. 1013-1030. La prolusione al corso di Paleografia e Diplomatica era stata
pronunciata nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Urbino, preside Arturo Massolo, il 9 maggio 1960.
Al momento in cui scrive Campana ha lasciato Urbino da cinque anni ed è stato chiamato alla “Sapienza” di Roma,
auspice caloroso Scevola Mariotti, sulla cattedra di Letteratura umanistica, cambiata nel 1974 in quella di Filologia
medievale e umanistica (cfr. L. Gamberale, Le scuole di filologia greca e latina, in: Le grandi scuole della Facoltà, a
cura di Emanuele Paratore, Roma, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, 1996, p. 115).
189 È la tesi di laurea di Vania Di Stefano, L’«Ars critica lapidaria» di Scipione Maffei, alcune osservazioni sulla
genesi e l’importanza dell’opera, discussa nell’Università di Roma “La Sapienza” il 15 lu. 1970, relatore Silvio
Panciera, correlatore Augusto Campana (cfr. I. Di Stefano Manzella, Augusto (Campana) e l’universo dell’epigrafia,
in: Augusto Campana e la Romagna [n. 2], p. 180). Vania (detto Ivan) Di Stefano (nei lavori scientifici anche con
cognome aggiunto Manzella), nato a Roma il 7 febbr. 1945, è autore del Mestiere di epigrafista. Guida allo studio
del materiale epigrafico lapideo, Roma Quasar, 1987. Silvio Panciera (Venezia 21 mar. 1933) è professore emerito di
Epigrafia nell’Università di Roma.

43
a
mandartela ds. b
Il passo sull’articolo non letto è segnato con barrette verticali prob. da Timpanaro
c
Tutto il paragrafo è segnato da barrette verticali d
Tutto il paragrafo è segnato da barretta verticale

XXXIX
TIMPANARO A CAMPANA
Firenze 7 lu. 1970

CCR: ms. autografo; sulla busta: «Chiar.mo Prof. Augusto Campana / via di Porta Angelica 63 / 00193 , in alto:
«MANOSCRITTI ESPRESSI CON LETTERA»; in basso: «mitt. Timpanaro, / via Ricasoli 31, / 50122 Firenze»;
timbri: «FIRENZE CENTRO C.P. / -8.-7.70-12»; sul verso timbro: «ROMA […]TO ESPRESSI / -9.-7.70.05».

Carissimo Campana,
ho ricevuto e letto con grandissimo interesse il tuo magistrale articolo sul Borghesi. È un articolo
che tu solo avresti potuto scrivere: pieno di calore umano per un personaggio e un ambiente che per
te non sono soltanto oggetto di studio, ma di partecipazione. Rimarrà come uno dei più begli
articoli del Biografico; ma sarebbe un peccato che comparisse soltanto nel Biografico: un saggio di
questa ampiezza e altezza deve anche essere pubblicato a parte, e presto!
Osservazioni da fare non ne ho; anche la parte riguardante i rapporti col Leopardi è ottima e del
tutto esatta (grazie della citazione dell’edizione degli Scritti filologici leopardiani curata da Pacella
e da me). Non mi resta che ringraziarti della “primizia” e inviare a te e ai tuoi i più cordiali saluti
anche da parte di mia madre e di mia moglie.
Affettuosamente tuo
Sebastiano Timpanaro

Ho mandato anch’io recentemente un articolo al Biografico, ma di ben minore interesse e


impegno: su Pietro Canal, l’editore di Varrone . 190

XL
TIMPANARO A CAMPANA
Firenze 9 lu. 1970

CCR: ds. con firma autografa; sulla busta: «ESPRESSO / Chiar. mo / Prof. Augusto Campana / via di Porta
Angelica 63 / 00193 ROMA»; timbri: «POSTE FIRENZE CENTRO C.P. / -9.-7.70-24»; sul verso: «Timpanaro, via
Ricasoli 31, 50122 Firenze»; timbro: «ROMA A.D. - ESPRESSI - D / 10.-7-70-10».

Carissimo Campana,
ti ripeto “per iscritto”, come già ieri sera per telefono, l’espressione della gioia che ho provato
nel riprendere la corrispondenza e la conversazione con te. E ti ringrazio ancora della bellissima
lettera che mi hai scritto. Mi riprometto di scriverti presto più a lungo su vari argomenti. Ora mi
preme di farti sapere ciò che ho potuto accertare stamattina alla Crusca.
Dunque: la data esatta della nomina del Borghesi ad “Accademico corrispondente” della Crusca
è il 10 luglio 1832 (non 1833). Tale data figura nell’elenco (a stampa) di tutti gli accademici della
Crusca pubblicato negli «Atti della Reale Accademia della Crusca» 1920-21, p. 96. Volendo risalire
più addietro, cioè all’epoca stessa della nomina, non vi sono Atti a stampa, ma vi sono, nella
Biblioteca della Crusca, i Diari manoscritti delle sedute. Nel volume «dal 1829 al 1848» (questa è
la dicitura sulla costola: i volumi non hanno numero d’ordine, ma solo codeste indicazioni di date),
a p. 119, nel resoconto della seduta del 10 luglio 1832, è narrata l’elezione del «successore del
defunto Accademico corrispondente Domenico Sestini»: erano presenti 13 accademici: «scoperte le
13 schede dei presenti, si è letto in tutte Bartolomeo Borghesi. Il perché l’Arciconsolo ha dichiarato
esser egli rimasto eletto Accademico Corrispondente in luogo del defunto Domenico Sestini». Nel
verbale si aggiunge che la nomina dovrà essere inviata al Granduca per l’approvazione (ho scorso i
190 Canal, Pietro, in: DBI, XVII (1974), pp. 676-681.

44
verbali di molte sedute seguenti per vedere se trovavo la notizia dell’avvenuta approvazione, ma
non l’ho trovata). I presenti che elessero il Borghesi erano (come si apprende a p. 116) «i Signori
Niccolini Arciconsolo, Del Furia, Follini, Bencini, Nesti, Montalvi, Gelli, Poggi, Gazzeri, Capponi,
Targioni, Borghi, e Becchi vicesegretario». Erano assenti Zannoni (segretario, ammalato),
Pacchiani, Tassi, Rigoli e Bagnoli. Ancora a p. 119 si riferisce che Zannoni aveva mandato il
proprio voto in busta chiusa; ma siccome i voti degli assenti venivano computati soltanto se
mancava il numero legale dei presenti, e tale numero invece c’era, il voto dello Zannoni venne
«arso» prima della votazione.
Da questo verbale, e da quelli immediatamente precedenti che ho scorso, non risulta una
proposta del Capponi per l’elezione del Borghesi. Ma, essendo stata l’elezione unanime, è evidente
che, pur non risultando ufficialmente, doveva esserci stato un accordo; e il Capponi, come risulta
dagli indizi in tuo possesso, ne sarà stato il promotore. Vedrò se nell’archivio dell’Accademia si
riesce a trovare qualche lettera che illumini la questione. Ma non c’è un bibliotecario bravo, c’è una
quantità di impiegati che si occupano solo di schedature per il futuro Vocabolario, e della storia
della Crusca sanno, a quanto pare, poco o nulla, e non mostrano molta voglia di aiutare gli studiosi!
Per ora mi fermo qui. A presto un’altra lettera. Ancora grazie di tutto e tanti saluti affettuosi.
dal tuo aff.mo Sebastiano Timpanaro

XLI
CAMPANA A TIMPANARO
Santarcangelo di Romagna 9 ag. 1970

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 13: ms. autografo, su carta intestata dell’Università di Roma, Istituto di
Filologia Classica, Facoltà di Lettere.

47038 Santarcangelo di Romagna


(FO), 9 VIII 79
(indirizzo valido fino a ottobre) e
abbiamo ora anche il telefono: 0541
- 46 5 26

Carissimo Timpanaro,
non so come ringraziarti delle due lettere che mi hai dedicate: il tuo apprezzamento del mio
Borghesi mi onora, mi rassicura, e mi compensa della grossa fatica. Non ti ho scritto prima perché
nella seconda metà di luglio sono stato qui qualche giorno per lavoro, poi ancora a Roma fino al 4,
occupatissimo.
Ho consegnato le prime bozze con numerosi ritocchi e integrazioni. Mi sono valso anche dei
risultati della tua preziosa ricerca alla Crusca, da completare, se potrai, con tutto tuo comodo. Ho
tolto l’accenno al Capponi per prudenza, e inserito invece la notizia della successione al Sestini, il
numismatico e vecchio amico del Borghesi e già di suo padre. Ho già le bozze impaginate, alle
quali ho riservato la revisione diretta di tutte le citazioni, che non ho avuto tempo di fare sulle
prime.
Ho qui il materiale per la nota leopardiana, ma non ho ancora potuto scriverlaa.
Sapevo della tua biografia del Canal , che dovremo aspettare ancora un po’ a leggere. Possiedo
191

il catalogo a stampa della sua biblioteca e anche qualche prezioso libro che ne faceva parte (testi
umanistici), avendo da giovane assistito alla sua dispersione. Fu allora che la Libreria Antiquaria
Zanichelli ne acquistò anche i semplici e nobili scaffali di noce, che erano stati del Pindemonte.
Sono ora divisi, a Bologna, tra la libreria antiquaria già Martelli e la Casa Editrice Zanichelli b.
Ti mando un po’ di estratti, recenti e meno, sperando di colmare la lacuna con una certa
esattezza.

191 Canal, Pietro, in: DBI, XVII (1974), pp. 676-681.

45
Con tuo comodo mi risponderai a qualche punto meno urgente della mia lettera lunga. E
cerchiamo di vedercic. Saluti a te, tua madre e tua moglie.
Tuo aff.
Campana
a
Il paragrafo è segnato con barrette verticali di mano di Timpanaro b
Tutto il paragrafo è segnato con una
linea verticale c
Paragrafo segnato con una linea verticale.

XLII
TIMPANARO A CAMPANA
Firenze 31 ag. 1970

CCR: ds. con firma autografa; destinatario sulla busta: «Chiar.mo / Prof. Augusto Campana / 47038
SANTARCANGELO DI ROMAGNA / (Forlì)». Francobollo con Maria Montessori 1870 1952; timbro: POSTE
FIRENZE CENTRO C P.

Firenze, via Ricasoli 31,


31 agosto 1970

Carissimo Campana,
ti sono infinitamente grato della tua lettera del 9 agosto e dei molti e bellissimi estratti, che non
possedevo e che (tranne la «classica» prolusione urbinate) non avevo ancora letto. Ti prego di
scusarmi se ti ringrazio in ritardo; ma siamo stati per una quindicina di giorni ad Antignano presso
Livorno, e poi, tornato a Firenze, ho voluto leggere gli estratti prima di scriverti.
Non per usare una frase convenzionale, ma per esprimere davvero il mio pensiero, ti dico che
sono uno più bello e più interessante dell’altro. Quelli di argomento medievale e umanistico
confermano la tua perfetta padronanza di ogni figura, di ogni ambiente, e l’unione (così rara) di
amorosa cura del particolare e di capacità di sintesi storico-culturale nel senso più pieno del
termine. Nel saggio sulle Poesie umanistiche sul Castello di Gradara mi hanno particolarmente 192

interessato i riferimenti all’Anthologia Latina (e il ricordo di Bertalot ); molto bella anche la tua
193

traduzione a p. 19. Con interesse altrettanto vivo, poi, ho letto la Relazione sulla Tutela dei beni
epigrafici (ricordo il tuo «detto», che i codici ti piacciono tanto e le iscrizioni ancora di più!) e
l’Indagine sui beni librari e archivistici . Quest’ultima ha particolarmente interessato anche mia
194

moglie, non solo per la parte riguardante gli archivi in particolare, ma anche per tutta la prima parte
da te scritta; e ha quindi accresciuto ulteriormente, in mia moglie, il desiderio già vivissimo di
conoscere di persona Augusto Campana.
192 A. C., Poesie umanistiche sul castello di Gradara, estr. anticipato da «Studi Romagnoli», XIX (1968), pp. 20;
uscito poi nel vol. XX (1969 [ma 1972]), pp. 501-520; rist. in Scritti, I, t. II, pp. 781-800.
193 Ludwig Bertalot (Francoforte sul M. 1884 - Weilmünster 1960), filologo e paleografo, ha lasciato un
incipitario della poesia e prosa umanistica (Initia humanistica latina. Initienverzeichnis lateinischer Prosa und Poesie
aus der Zeit des 14. bis 16. Jahrhunderts, I: Poesie; II 1-2: Prosa. Im Auftrag des Deutschen Historischen Instituts in
Roma bearb. v. Ursula Jaitner-Hahner, mit einer Vorrede v. P. O. Kristeller, Tübingen, Niemeyer, 1985-2004). Gli
amici hanno raccolto dopo la sua morte una imponente silloge di lavori: Studien zum Italienischen und Deutschen
Humanismus, hg. v. P. O. Kristeller, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1975, voll. 2. Grava purtroppo su di lui il
sospetto di aver fatto migrare all’estero un codice italiano contenente la Collatio inter Scipionem Alexandrum
Hanibalem et Pyrrum del Petrarca (vd. da ultimo Persone, II, p. 438 n. 117). Con Campana il Bertalot è coautore
dell’art. Gli scritti di Iacopo Zeno e il suo elogio di Ciriaco d'Ancona, «Bibliofilia», XLI (1939), pp. 356-376, figg. 3
n. t.; rist. prima in L. B., Studien, II, pp. 311-332, tavv. 3-5 f. t.; poi in A. C., Scritti, I, t. I, pp. 85-107. – L’attenzione
di Timpanaro qui è caduta su Bertalot per l’attribuzione, che egli ebbe felicemente a fare, a Francesco da Fiano di 20
epigrammi ritenuti antichi (Humanistisches in der Anthologia latina, «Rheinisches Museum», LXVI, 1911, pp. 64-77;
poi nelle Studien, I, pp. 163-190).
194 A. C., Indagine sui beni librari e archivistici, in: Per la salvezza dei Beni culturali in Italia. Atti e documenti
della Commissione d'indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del
paesaggio, Roma, Colombo, 1967, I, pp. 567-672; Id., Tutela dei beni epigrafici, ibid., II, pp. 539-547.
L’osservazione di Timpanaro riguardante la prima parte scritta di Campana è pertinente: l’estratto donato a
Timpanaro, infatti, reca in testa l’annotazione autografa: «A. C. scripsi ad p. 630».

46
Spero di potere presto riprendere, alla Crusca, la ricerca borghesiana. Rispondo intanto ad alcune
cose della tua lettera precedente che, nella fretta, avevo lasciato senza risposta. Credo di averti già
ringraziato della correzione della svista a p. 201 dell’edizione degli Scritti filologici leopardiani (il
Borghesi non ancora a S. Marino); se ti accadrà di notare altre sviste, farai a me e a Pacella un gran
piacere se ce le segnalerai: di quel volume non uscirà certo mai una seconda edizione, ma potremo,
fra qualche anno, pubblicare su una rivista una serie di «addenda et corrigenda». Quanto all’articolo
su Le tre redazioni ecc. , purtroppo non ne ho più copie; se non lo hai, te lo farò mandare dal
195

Pacella oppure, se anche lui ne è privo, te ne invierò una xerocopia.


Su Lady Morgan e Borghesi, purtroppo, non so nulla di nulla; e nemmeno saprei in che
direzione cercare.
Credo che nel tuo articolo borghesiano risulti chiaramente il tuo dissenso da Treves in certi
196

punti, ma anche la stima che hai per lui. Saprai forse che Treves non è più a Firenze: da quest’anno
insegnerà nella nuova facoltà di Lettere istituita a Venezia, e abita già a 30126 Venezia Lido, via
Sandro Gallo 69.
Spero di poter presto leggere la tua nota leopardiana. E a proposito di contributi di Campana a
Leopardi: hai mai notato che quegli autografi di lettere leopardiane da te ritrovati tra le carte
Ferrajoli (e il tuo ritrovamento fu da me segnalato in «Giorn. stor. lett. ital.» 1958, 617 sgg.) sono
stati poi di nuovo segnalati, nello stesso «Giorn. stor.» (CXLIII, 1966, p. 470) da N(ello) V(ian) , 197

evidentemente ignaro della segnalazione precedente? Il Vian, però, non ha dato la collazione con
l’indicazione delle varianti rispetto alle edizioni a stampa. A suo tempo feci notare la cosa a Fubini,
e gli dissi che forse era opportuno informarne Vian, nel caso che volesse pubblicare un «errata
corrige». Ma Fubini borbottò che «la cosa non era importante» (per i critici estetici non vale la pena
di occuparsi di tali faccende!) e tutto finì lì. È certo curioso che gli stessi autografi siano stati
segnalati due volte nella stessa rivista!
Ti mando a parte alcuni estratti (ben poco interessanti) che forse non ti avevo ancora inviato.
Spero di mandarti fra non molto un articolo sul Leopardi «barberiniano» , che forse ti interesserà,
198

ma in cui, temo, troverai qualche errore o inesattezza sfuggitami: avrei fatto meglio a fartelo
leggere prima della pubblicazione.
Tanti saluti affettuosi a te e ai tuoi da noi tutti, e ancora grazie, nella speranza di rivederci presto.
Il tuo
Sebastiano Timpanaro

XLIII
CAMPANA A TIMPANARO
Santarcangelo di Romagna 6 nov. 1970

ATP, Carteggi, Scat. 32 (ex 24 bis), n° 54: ds. con firma autografa. È allegata a lettera di S. T. a Giuseppe
Pacella, Firenze 9 nov. 1970, di cui la parte più consistente suona:

«Carissimo,
Augusto Campana mi ha mandato il dattiloscritto di un suo articolo sui rapporti tra il Leopardi e Bartolomeo
Borghesi, che mi sembra molto bello. Mi ha poi anche scritto la lettera che ti accludo, pregandomi di far leggere
l’articolo anche a te. Nella lettera, come vedrai, ci sono alcuni quesiti. Al secondo (relativo alla pag. 14 del suo
195 G. Pacella - S. T ., Le tre redazioni delle «Annotazioni sopra la Cronica d'Eusebio» di Giacomo Leopardi,
«GSLI», CXLI (1964), pp. 38-50. Il primo schema dell’articolo fu steso da Timpanaro e inviato a Pacella con lettera
del 19 lu. 1963 (ATP, Carteggi, Scat. 32 [ex 24 bis], n° 1). L’estratto della BST è provvisto di correzioni.
196 Borghesi, Bartolomeo, cit. a n. 167.
197 Nello Vian (Vicenza 1907 - Roma 2000) è stato segretario della Biblioteca Apostolica Vaticana. Delle sue
numerose opere vanno qui ricordati gli inventari degli autografi Ferrajoli: La “raccolta prima” degli autografi
Ferrajoli, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1990; Le raccolte Ferrajoli e Menozzi degli autografi
Ferrajoli, ivi 1992; Le raccolte Minervini e Odorici degli autografi Ferrajoli, ivi 193; La raccolta e la miscellanea
Visconti degli autografi Ferrajoli, ivi 1996.
198 Alcuni studi su codici greci Barberiniani compiuti da Giacomo Leopardi nel 1823, «Differenze», 9 (1970)
[Studi in memoria di Carlo Ascheri, Urbino, Argalia, 1970], pp. 359-379; rist. in: La filologia di Giacomo Leopardi.
Seconda edizione riveduta e ampliata, Roma-Bari, Laterza, 1977, 1997 3, App. II (pp. 201-215).

47
articolo, cioè alla difficile datazione della seconda stesura delle “Annotazioni ad Eusebio”) gli ho già risposto io, nel
senso che ho indicato a lapis sulla lettera stessa; ma naturalmente, se tu hai qualche altra opinione in proposito, egli
sarà lieto di saperla. Agli altri quesiti io non sono capace di rispondere. Particolarmente interessante per te sarà il
primo, che riguarda un passo dello Zibaldone per il quale il Campana supporrebbe una derivazione del Leopardi dal
Perticari.
Il Campana ha una certa fretta e quindi non vale la pena che tu faccia ricerche lunghe. Se hai modo di rispondere
a qualcuna delle sue domande, puoi, per guadagnar tempo, scrivere direttamente a lui, all’indirizzo di Santarcangelo
di Romagna indicato nella sua lettera. Se no, puoi ugualmente rispedirgli a quell’indirizzo il suo dattiloscritto,
dicendogli che per il momento non ti è possibile rispondere a quelle domande e che faremo ricerche in séguito.
Quanto all’ultimo punto della sua lettera (relativo alla nota 65), non te ne occupare: guarderò sùbito io stesso alla
Nazionale se c’è quell’opuscolo di Monaldo e lo farò fotocopiare per Campana.
A p. 14 il Campana accenna con parole molto lusinghiere alla nostra edizione leopardiana. [...]».

47038 Santarcangelo di Roma-


gna (FO), 6 XI 70
Carissimo Timpanaro,
inviandoti il mio Borghesi e Leopardi, composto in fretta e accolto in extremis negli Studi
Fubinia , ti ho pregato di non rimandarmelo prima di una mia lettera b. Da Romac sono stato
199

qualche giorno a Milano e solo ora posso scriverti d. Ma ora so che tra qualche giorno avrò le bozze.
Sarò tra Arquà (!) e Santarcangelo fino al 12 , giorno in cui da qui ritornerò a Roma e. Se credi e se
200

hai tempof di farlo leggere anche a Pacella, da parte mia ne avrei molto g piacereh. Aggiungo
qualche dubbio e correzione.
5 e n. 17 . Badando al modo come la citazione è presentata, ho supposto che derivi dal Perticari
201

(altrimenti da dove?), ma nel Perticari non la trovo i: in un punto ricorda drudus, ma senza citare
iscrizioni nè Borghesi. Pacella ha chiarito questo punto?j 202

14 e altrove . Avrai notato che io preferirei la tua secondak ipotesi, cioè della datazione effettiva
203

al 1820 avanzato, comunque si debba spiegare il ‘1819’l. Ti sembrerebbe proprio impensabile un


puro errore materiale per ‘1820’? 204

n. 52 . Non mi pare che abbiatem citato altre volte lo scritto del Borghesin; se l’aveste fatto, per
205

es. nelle note, ricordatemeloo.


n. 64 . Èp errata: si tratta invece dell’Epistolario, ed. Viani, II, 243-4; ma andranno bene questi
206

numeri di pagineq anche per l’edizione originale del 1849 <?>r. Comunque, quis a Rimini o Cesena
èt più facile verificare certe citazioni che non a Roma! Ma non riesco ad appurare chi per il primo
abbia pubblicato la nota del Leopardiu: possibile che sia stato Giuliano, che non lo dice? Mestica,
Scritti letterari, II, 154 n. 3, ha dato solov le ultime parole, ma riferendole a tutt’altra cosaw!

199 È l’art. Borghesi e Leopardi, cit. a n. 165.


200 Dal 6 all’8 nov. si svolse ad Arquà un convegno petrarchesco, i cui Atti sono consegnati al vol. Il Petrarca ad
Arquà. Atti del convegno di studi nel VI centenario della morte (Arquà Petrarca, 6-8 nov. 1970) , a cura di G.
Billanovich e G. Frasso, Padova, Antenore, 1975. L’8 Campana fece una comunicazione dal titolo Il codice di Floro
Vaticano Pal. Lat. 895 con versi del Petrarca, che però manca agli Atti.
201 Nell’art. a stampa p. 705 n. 17. Nello Zib. 4490 Leopardi asserisce che Borghesi ha trovato in epigrafi la voce
drudus.
202 Sembra che Pacella non abbia risposto alla domanda di Campana; ma nella sua ed. commentata dello
Zibaldone, Milano, Garzanti, 1991, III, p. 1112, opinò che Leopardi fosse stato ingannato dalla memoria.
203 Nell’art. a stampa pp. 714-715. Si tratta della data «Recanati, ai 5 di Maggio 1819» apposta da Leopardi alla
dissertazione Sull’Eusebio del Mai dedicata al Borghesi.
204 In C Timpanaro ha abbracciato questo paragrafo con una graffa e nel mg. inf. della pagina lo ha commentato
con la seguente nota ms.: «Ho già risposto dicendo che a me personalmente sembra poco probabile un errore
materiale (per cui il Leop. avrebbe scritto 1819 invece di 1820): più probabile, caso mai, che il Leop. abbia
retrodatato volutamente la lettera».
205 Nell’art. a stampa p. 718 n. 52. Si riferisce alla memoria di Borghesi sull’Eusebio armeno, pubblicata nel
«Giornale Arcadico» del 1820 (cfr. anche n. 219).
206 Se la ex-n. 64 era errata nel ds., non la si può più identificare nella stampa. Ad ogni modo la nota di Leopardi
è quella che accompagnava il testo di una epigrafe greca (il cosiddetto epitafio di Annio) da lui rinvenuta e ritenuta
da vari studiosi un falso dello scopritore, finché non ne difese l’autenticità il Mommsen. A. Giuliano, poi, è un
archeologo che ha dedicato attenzioni alla filologia leopardiana; vd. di lui, in collaborazione con M. Torelli,
L’epitafio di Annio in casa Leopardi, «La parola del passato», XXII (1967), pp. 295-313.

48
n. 65 . Altra citazione da verificare, perché finora non sono riuscito a vedere l’opuscolo di
207

Monaldo . Credo che non lo abbia visto neppure Giuliano, che deriverà dal Pellegrini. Ora non
208

posso tornare a Recanatix. (Hoy bensì trovato nella biblioteca di Rimini un cimelio insigne della
bibliografia leopardiana, ma di ciòz un’altra volta.) Nè sono sicuro di trovarlo, per cui ti pregherei
di tentare a Firenze e se possibile di procurarmene una fotocopia integrale (è importante anche per
altri motivi)*.
Grazie grazie+, e scusami se approfitto troppo. Tuo
Camp.
a
Studi Fubini: Studi in onore di Fubini B b
di una mia lettera: che ti scrivessi B c
Da Roma om. B
d
scriverti: farlo B e
Sarò ~ Roma: Sarò qui fino al 12, poi a Roma B f
e se hai tempo om. B g

molto om. B h
le parole e se hai tempo ~ piacere in C sottolineate a pennarello rosso da Timpanaro i
ho
supposto ~ non la trovo: ho supposto che la citazione del B. derivi dal Perticari, dove non l’ho trovata (ho trovato
che B j
Pacella ~ punto in C sottolin. a pennarello rosso da Timpanaro k
tua seconda: seconda tua B
l
comunque ~ 1819: salvo a spiegarla B m
abbiate: tu abbia B n
del Borghesi: di B. B o
se ~
ricordatemelo: in caso avessi ricordamelo B p
È om. B q
questi numeri di pagine: queste pagine B r

l’edizione originale del 1849 AC: l’edizione 1849? s


qui om. B t
è: mi è B u
non riesco ~ Leopardi
in C sottolin. a pennarello rosso da Timpanaro v
solo om. B w
a tutt’altra cosa: ad altro B x
Credo che
non ~ Recanati om. B y
Ho: E ho B z
ma di ciò: di cui B *
B om. tutta la parentesi +

Grazie grazie: grazie B.

XLIV
TIMPANARO A CAMPANA
Firenze 8 nov. 1970

CCR, Cartella 170.13: ds. con correzioni, aggiunte e firma autografe. Indirizzo sulla busta: «Chiar.mo / Prof.
Augusto Campana / 47038 SANTARCANGELO DI ROMAGNA / (Forlì)»; timbri: «POSTE FIRENZE CENTRO C.
P. 9.11.70-17» e etichetta ESPRESSO. Sul verso mittente: «Timpanaro, via Ricasoli 31, / 50122 Firenze», e timbro:
«47038 S. ARCANGELO DI ROMAGNA (FO) 10.11.-970».

Firenze, domenica 209

Carissimo Campana,
da tempo avevo ricevuto e ammirato il tuo scritto su Leopardi e Borghesi, che è bellissimo, non
solo per tutto quello che dici di nuovo e di interessante, ma anche e soprattutto per quel tono di
«partecipazione» e «contemporaneità» ai temi e agli autori da te amati, che è rarissimo a trovarsi
oggi e che tu sai ottenere senza il minimo sforzo e la minima retorica. In tua compagnia, davvero, il
lettore rivive l’ambiente che tu rievochia. E, cosa ancor più rara e ammirevole, tu sai ottenere
questo effetto a proposito delle epoche, degli ambienti culturali e dei personaggi più diversi:
medievali, rinascimentali, novecenteschi.
Ora ricevo la tua lettera e posso quindi risponderti. Tutto ciò che osservi nel tuo articolo mi 210

sembra assolutamente convincente: anche la datazione della 2 a redazione dello scritto leopardiano al
«1820 avanzato» mi sembra, dopo aver letto le tue considerazioni, più probabile dell’altra ipotesi.
Propenderei, però, a spiegare il «1819» come una retrodatazione intenzionale (forse una piccola e 211

207 Nell’art. a stampa pp. 725-726. Tutto questo paragrafo in C è segnato da Timpanaro con una barretta verticale
in mg.
208 L’opuscolo di Monaldo che Campana non riesce a trovare è Libri manoscritti esistenti nella Libreria Leopardi
in Recanati, Recanati, Morici, 1826. Ne è stata procurata nel 2012 una riprod. anast., che si vende sul mercato
antiquario on-line. Un esemplare dell’originale si trova nella biblioteca della Harvard University ed è messo in rete
(http://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=hvd.hnyttc;view=1up;seq=9).
209 La data 8 nov. 1970 si ricostruisce grazie ai timbri di partenza e arrivo, nonché alla Cronologia del Cappelli
(n. 43), pp. 50-51.
210 Con un segno di inserzione nel mg. sin., accanto alla parola articolo, Timpanaro ha aggiunto a mano nel mg.
sup. del foglio una osservazione che sintatticamente si lega male: «anche il motivo per cui il L. non nominò il B.
nella 3a redaz. credo sia proprio quello da te supposto».
211 Nel mg. inf. del foglio Timpanaro ha aggiunto a mano le parole fra parentesi «(come fai tu stesso
nell’articolo)», che una linea collega a intenzionale; anche questa inserzione si collega male sintatticamente. Questa e

49
abbastanza innocente astuzia per evitare di dover cedere ad altri b la priorità di qualche osservazione
critico-testuale) piuttosto che come un errore materiale per «1820». Ma capisco che si tratta di
impressioni soggettive.
Aggiungo un paio di ossservazioni del tutto futili. – p. 23, riga 3 dal basso: forse «non si
sdegnerà» è un errore di trascrizione per «non disdegnerà», che mi parrebbe più appropriato?
(Tuttavia anche «non si sdegnerà» è tutt’altro che impossibile) . – p. 31, nota 14: forse «D. Orano»
212

(il valente leopardista Domenico Orano, che imparai ad apprezzare quando mi occupai di quei falsi
leopardiani) anziché «P. Orano»? (Il folle nazionalista, e più tardi fascista, Paolo Orano mi
parrebbe da escludere, forse anche per ragioni cronologiche, sebbene in questo momento non abbia
modo di verificare la sua data di nascita e non so se vi siano altri P. Orano) . 213

Domani vedo se alla Nazionale o in altra biblioteca di Firenze c’è l’opuscolo di Monaldo, e se
c’è te ne mando al più presto la fotocopia. Frattanto, per guadagnar tempo, mando per espresso
copia della tua lettera a Pacella, il quale, spero, saprà dire qualcosa riguardo agli altri tuoi quesiti.
Io, purtroppo, non ne so nulla (vi sono vaste zone dell’erudizione leopardiana, per es. quelle
concernenti le diverse edizioni dell’epistolario e di lettere leopardiane sparse e di altri documenti
leopardiani, sulle quali io sono purtroppo assai ignorante).
È superfluo aggiungere che ti sono estremamente grato (e altrettanto te ne sarà il Pacella) delle
parole troppo amichevoli e lusinghiere con le quali tu accenni alla nostra edizione degli Scritti
filologici leopardiani . Un particolare ringraziamento ti devo per la nota 52 . Probabilmente è vero
214 215

che tu ed io siamo i soli ad aver letto quell’articolo del Borghesi; ma tu dimostri bene come da uno
studio comparativo tra l’art. del Borghesi e quello del Leopardi si possa ricavare ben più e meglio
di quella mia fuggevole osservazione nella Fil. di G. L.
Dunque a presto riscriverti. Tanti saluti affettuosi
dal tuo
Sebastiano Timpanaro
a b
rievochi ex tratti ds. di dover cedere ad altri ms.: su una precedente lez. ds., cancellata che negli
indugi della stampa altri gli carpisse.

XLV
TIMPANARO A CAMPANA
Firenze 9 nov. 1970

CCR, Cartella 170.13: ds. con firma autografa. Sulla busta indirizzo: «Chiar.mo / Prof. Augusto Campana / 47038
SANTARCANGELO DI ROMAGNA / (Forlì)»; timbri postali «POSTE FIRENZE CENTRO C. P. 11.11.70-10» e
francobollo espresso. Sul verso: mittente «Timpanaro, via Ricasoli 31, / 50122 Firenze» e timbro
«[SANTARCA]NGELO DI ROMAGNA (FO) 12.11.-970».

Firenze, 9 novembre

la precedente sono prove che Sebastiano ha scritto e spedito la lettera in tutta fretta, come l’amico del resto chiedeva.
212 Il passo non appare nell’art. a stampa.
213 Timpanaro ha pienamente ragione, e nell’art. a stampa, p. 705 n. 14, Campana corregge D. Orano. Domenico
Orano (1873-1918) è autore di libri quali Il papato e la schiavitù, Roma 1903; Liberi pensatori bruciati in Roma dal
XVI al XVIII secolo, Roma 1904; Come vive il popolo a Roma, Pescara 1912. Paolo Orano (1875-1945) è il
nazionalista e fascista individuato come tale da Timpanaro. L’art. di Timpanaro sui falsi leopardiani è il famoso: Di
alcune falsificazioni di scritti leopardiani, «GSLI», CXLIII (1966), pp. 88-119, tavv. II f. t.; rist. in Aspetti, pp. 295-
348; in esso la figura di Orano emerge in tutta la sua nobiltà e sapienza scientifica.
214 A p. 714 dell’art. a stampa Campana definisce «mirabile» l’ed. degli scritti filologici leopardiani di Timpanaro
e Pacella.
215 Si riferisce alla memoria del Borghesi sulle edizioni dell’Eusebio armeno, di cui Campana scrive nella n. 52
(p. 718 dell’art. a stampa): «oggi tanto dimenticata, che io e Timpanaro siamo forse i soli studiosi moderni che
abbiamo avuto occasione di leggerla. Timpanaro l’ha elegantemente addotta a conferma della “differenza di
indirizzo, che il Borghesi notava lucidamente” nella sua lettera a Filippo De Sanctis ( La filologia, 122 n. 1)». Cfr.
anche n. 210.

50
Carissimo Campana,
purtroppo quell’opuscolo di Monaldo non c’è qui a Firenze né alla Nazionale né in alcun’altra
biblioteca. Telefono al Pacella (al quale honel frattempo mandato il tuo dattiloscritto) pregandolo di
cercare a Pisa; ma ho poche speranze; temo che si tratti di una pubblicazione che, come molte altre
pubblicate a Recanati nel secolo scorso, non abbia varcato i confini dello Stato pontificio e sia
quindi reperibile, oltreché a Recanati, forse soltanto a Roma e nelle biblioteche di poche altre città
(Bologna?).
Certo sarebbe meglio trovare l’opuscolo monaldiano. Ma, se ciò non fosse possibile per ora, mi
sembra che, tutto sommato, potresti rimandare la ricerca ad altra occasione. Il tuo articolo
leopardiano-borghesiano non ne soffrirebbe se non in misura minima . O sono troppo facilone e
216

«lassista»?
Ti spedisco a parte, con una certa trepidazione, un lavoretto (uscito adesso in una volume di
scritti in memoria di Carlo Ascheri) su alcuni Barberiniani studiati da Leopardi nel ’23 . È un 217

lavoro che tu avresti fatto molto meglio di me, e nel quale, temo, troverai lacune e forse anche
inesattezze. Spero comunque di aver fatto un piccolo passo avanti rispetto a ciò che finora si
sapeva; poi altri studiosi faranno il resto. Vedrai che propongo, non senza esitazione, un’altra
ipotesi circa l’«operetta greca sconosciutissima» che sarebbe stata scoperta dal Leopardi.
Tanti saluti affettuosi anche da parte di mia madre e di mia moglie; ricordami alla ‘Signora e ai
tuoi figli.
il tuo
Sebastiano Timpanaro

XLVI
TIMPANARO E MOGLIE A CAMPANA
Venezia 16 giu. 1973

CCR: Cartolina illustrata non datata; timbro postale: «VENEZIA FERR., 16-6 1973»; indirizzo del destinatario:
«Chiar. mo / Prof. Augusto Campana / via di Porta Angelica 63 / ROMA». Sul verso: La piazza S. Marco di F. L.
Guardi nell’Accademia Carrara di Bergamo.

Un saluto affettuoso, ossequi alla Signora


Maria Augusta e Sebastiano Timpanaro

XLVII
TIMPANARO E MOGLIE A CAMPANA
Firenze 20 (?) ... 1973 (?)

CCR: Cartolina illustrata non datata; timbro postale mal leggibile: «POSTE FIRENZE FERR CORRISP. 20
(?) ... 73 (?)»; indirizzo del destinatario: «Chiar. mo / Prof. Augusto Campana e Signora / Via di Porta Angelica 63 /
00193 ROMA». Sul verso: Prigione di Michelangelo nella Galleria dell’Accademia di Firenze.

Ancora vivissimi ringraziamenti, tanti saluti affettuosi, nella speranza di rivederci presto!
Maria Augusta e Sebastiano Timpanaro

XLVIII
216 A p. 725 dell’art. a stampa, n. 65, Campana dichiara di non aver veduto l’opuscolo.
217 Alcuni studi su codici greci Barberiniani compiuti da Giacomo Leopardi nel 1823, «Differenze», 9 (1970)
[Studi in memoria di Carlo Ascheri, Urbino, Argalia, 1970], pp. 359-379. Qui Timpanaro congettura che l’ «operetta
greca sconosciutissima» che Leopardi credeva di avere scoperto era invece il discorso ai giovani di Basilio Magno,
contenuto nel cod. Barberiniano 82, presente nella biblioteca di Recanati in ben due edizioni a stampa; accortosi
dell’errore, Leopardi interruppe la trascrizione e lasciò cadere il silenzio sulla promessa di pubblicazione.

51
CAMPANA A TIMPANARO
Santarcangelo di Romagna 1° ott. 1974

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 14: ds. con firma autografa.

Santarcangelo di Romagna, 1 ott. 1974


Carissimo Timpanaro,
ricevute e lette subito le eccellenti Noterelle : prima lettura della misc. Dionisotti. Ma ti dirò che
218

già le avevo adocchiate qualche giorno fa appena ricevuta la misc., e osservato il nome esatto del
Putschen (715), perchè un altro collaboratore della stessa misc. (300 n. 4) aveva, da orecchiante,
ricavato, da Putschius, Putsch . 219

Nostri per Latini, anche antichi (711), anche a me sembra probabile nel Calderini, e direi che
sono sicuro di averlo incontrato in umanisti suoi contemporanei e già in Petrarca, ma io purtroppo
ho poca sensibilità per queste cose e raramente le annoto.
Dovrei mandarti l’articolo mio ‘Dal Calmeta al Colocci’ , tanto più che desidero che tu legga:
220

meno generoso di te, avevo cinicamente messo il tuo nome in una lista di amici a cui non mandare
l’estratto, in quanto possessori della misc. Ma s’intende che se per una ragione qualunque ti serve
averlo, sarò molto lieto di dartelo.
Dopo quella improvvisazione vasariana , ho avuto e ho congressini locali tra Romagna e
221

Marche. Più impegnato sono stato a Ferrara per Guarino con certi ‘Appunti guariniani’ di qualche
sostanza . Poi avrò ancora Reggio e Ferrara, ahimé, per Ariosto. Spero di vederti (o vedervi) presto
222

a Firenze o Roma.
Tuo e vostro
Campana

XLIX
TIMPANARO A CAMPANA
Firenze 8 ott. 1974

CCR: ds. con due aggiunte marginali e firma autografe.

Firenze, 8 ottobre 1974


via Ricasoli 31

Carissimo Campana,
ti ringrazio di tutto cuore per la tua lettera. Ho letto il tuo «Dal Calmeta al Colocci»: un articolo
come tu solo sai scriverne, un modello di edizione critica (ineccepibile anche dal punto di vista
strettamente tecnico) e di ricostruzione storico-culturale. Non trovo neppure la più piccola
obiezione da farti, nemmeno quanto alla parte critico-testuale, che dovrebb’essere quella di mia
«competenza specifica»; mi sembra che tutte le difficoltà siano state risolte nel modo più

218 S. T., Noterelle su Domizio Calderini e Pietro Giordani, in: Tra latino e volgare. Per Carlo Dionisotti,
Padova, Antenore, 1974, II, pp. 709-716.
219 L’«orecchiante» è, autoironicamente, il Campana stesso, nell’art. Dal Calmeta al Colocci (n. sg.); purtroppo
nella rist., p. 891, i curatori, anch’essi orecchianti, non hanno corretto.
220 Dal Calmeta al Colocci. Testo nuovo di un epicedio di P. F. Giustolo: si trova insieme con le Noterelle di
Timpanaro nella stessa misc. Tra latino e volgare, I, pp. 267-315, tavv. VII-X f. t.; rist. in Scritti, I, t. II, pp. 857-905.
221 Il pomeriggio del 6 sett. nel Palazzo Medici Riccardi a Firenze Campana fece un intervento al convegno su
Vasari del 2-8 sett. 1974: «Note su iscrizioni medioevali come fonte del Vasari». Delle giornate esistono gli atti: Il
Vasari storiografo e artista. Atti del Congresso internazionale nel IV centenario della morte, Arezzo-Firenze, 2-8
settembre 1974, Firenze, Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, 1976 (cfr. p. XVI), ma il testo di Campana non
vi appare.
222 Al convegno «Guarino Veronese 1374 - VI centenario della nascita - 1974», Ferrara 25-26 sett. 1974,
Campana parlò il 25 di «Appunti Guariniani».

52
convincente; e molte erano difficoltà non lievi. Figure purtroppo a me finora ignote, come quelle
del Giustolo, del Calmeta e del Colocci, rivivono di vita piena nel tuo saggio.
Non mandarmi l’estratto: di estratti se ne hanno sempre troppo pochi, e d’altronde io possiedo la
miscellanea. Piuttosto, avresti ancora un estratto del saggio sul Colocci del 1969 ? Sono sicuro 223

(tranne una patologica amnesia) di non averlo ricevuto né letto. Ma se non ne hai più, vedrò in
biblioteca gli Atti di quel congresso . Se io ti ho mandato il mio, è stato soprattutto (oltreché,
224

s’intende, come affettuoso ricordo) perché m’importava correggere quel maledetto lapsus,
«genitivo» invece di «dativo» , che rischia di essere considerato come un frutto non di
225

disattenzione, ma di crassa ignoranza!


Quanto a Putschen e Putsch, credo che la prima forma sia la più esatta, ma non considererei la
seconda come un errore. È un fatto che, in scritti di dotti tedeschi, la forma Putsch si trova non di
rado. Forse la soluzione migliore sarebbe di lasciare il cognome nella forma latina Putschius,
l’unica, credo, da lui effettivamente usata in scritti a stampa.
Fummo contentissimi, io e mia moglie, di rivederti a Firenze, sia pure per troppo breve tempo;
e io in particolare fui lieto di poter ascoltare quella che tu chiami la tua «improvvisazione
vasariana» (ma quanta dottrina e intelligenza e spirito storico in queste tue «improvvisazioni»!).
Sono ora contento di saperti impegnato in numerosi e interessanti congressi . Ma vorrei che tu non
226

trascurassi la stesura della tua comunicazione giordaniana , poiché sarebbe una vera iattura se il
227

volume degli Atti uscisse senza il tuo contributo. Tanto più che i contributi che ho finora ricevuti in
estratto, pur ricchi di preziose osservazioni, mi sono sembrati, tranne pochissimi, ispirati a un
antigiordanismo che, sarà una mia «fissazione», ma non mi sento di condividere. Nemmeno il
discorso introduttivo di Dionisotti mi è sembrato molto felice – ma su di esso non voglio ora
228

dilungarmi in osservazioni critiche, poiché l’importante, e ciò di cui soprattutto sono contento, è
che la malattia di Dionisotti si sia rivelata molto meno grave di quanto io e un po’ tutti avevamo
temuto –. Qui accluso ti mando il mio contributo giordaniano , scritto «post eventum»; ma
229 230

nemmeno di esso sono contento: è, oltretutto, di lettura troppo noiosa e pesante. (Gli estratti
223 Angelo Colocci conservatore ed editore di letteratura umanistica (Riassunto), in: Atti del Convegno di studi su
Angelo Colocci. Jesi, 13-14 settembre 1969. Palazzo della Signoria, Jesi, Amministrazione Comunale, 1972, pp. 257-
272. L’estratto è entrato nella biblioteca Timpanaro (BST. C186); rist. in Scritti, I, t. II, pp. 827-838.
224 Piuttosto ~ quel congresso add. in mg.
225 Noterelle su Domizio Calderini, p. 710, r. 3 dal basso.
226 Diceva scherzando Martellotti che, da quando si era liberato della tirannia dei preti (traduci: aveva lasciato il
suo ufficio nella Biblioteca Vaticana), Campana poteva andare a tutti i congressi. Tutti sanno che invece Timpanaro
non andava a nessuno di essi.
227 Campana partecipò al Convegno di studi su Pietro Giordani tenutosi a Piacenza dal 16 al 18 marzo 1974 con
una relazione e anche con un discorso conclusivo alla fine dei lavori (cfr. Pietro Giordani nel II centenario della
nascita. Atti del Convegno di studi (Piacenza, 16-18 marzo 1974), Piacenza, Cassa di Risparmio di Piacenza, 1974, p.
XIII), ma non consegnò mai il suo testo per la stampa.
228 Discorso introduttivo, in: Pietro Giordani (n. 213), pp. 1-20 (poi rist. in Appunti sui moderni. Foscolo,
Leopardi, Manzoni e altri, Bologna, Il Mulino, 1988, pp. 79-101). Dionisotti stesso in una lettera a Timpanaro da
Romagnano Sesia del 1° apr. 1975 ammette alcune debolezze del suo lavoro: «solo ora, tornando qui dopo sei mesi,
ho trovato l’estratto giordaniano con la sua lettera del 26 ottobre. [...] estratto e lettera mi hanno fatto piacere ora
come mi avrebbero fatto piacere sei mesi fa. E veramente una delle non poche lettere che a Londra avrei voluto
scrivere e per inerzia e stanchezza ho finito col non scrivere era proprio richiesta dalla lettura del suo saggio nel
volume giordaniano. Perché quella mia tesi sul purismo non regge. Non mi aveva mai lasciato la coscienza tranquilla,
ma ora devo riconoscere che non soltanto è storicamente insostenibile ma è anche politicamente abbominevole.
Pazienza. È difficile che mi riesca ancora di pubblicamente disdirmi, ma almeno a lei dovevo confessarmi. E per
Cuoco è omissione e sbaglio mio. Ma qui è minor male» (ATP, Carteggi, Scat. 26, fasc. 23, n° 16).
229 Cfr. lettera di Dionisotti a Timpanaro, da Romagnano Sesia, 1 giu. 1974: «... sono appena uscito da una clinica
di Torino, dove ho passato una settimana poco allegra» (ATP, Carteggi, Scat. 26, fasc. 23, n° 14); e ancora 1° ag.
1974 (ivi, n° 15): «Sono stato ieri a Torino per un controllo: pare che la convalescenza proceda normalmente. Certo
io continuo a sentirmi più di là che di qua, cioè stento a riprendere interesse al lavoro e alla vita» (ivi, n° 15); ma già
in quella del 1° apr. ’75, sopra cit., annunciava un prossimo viaggio in Italia e lezioni alla Scuola Normale dal 10 al
22.
230 Il Giordani e la questione della lingua, in: Pietro Giordani (n. 213), pp. 157-208 (rist. in Aspetti, pp. 147-
223). Il testo di Timpanaro nel suo esemplare degli atti (BST. 21 G497 [Rari]) è fittamente costellato di correzioni e
aggiunte.

53
anticipati sono stati fatti anche a chi, come me, non li aveva chiesti, non avendone bisogno per
concorsi né per altro motivo; speriamo che nel volume degli Atti stiano attenti a risistemare i
rimandi interni secondo la nuova numerazione continua delle pagine).
Il Conte Cassi («l’infernale Conte Cassi», come lo chiamava la Costanza ) mi sta ponendo 231

sempre nuovi problemi e gatte da pelare. Nel 1834 e nel 1836 egli pubblicò due saggi di versione
delle Notti di Edward Young, presso la solita tipografia Nobili di Pesaro. Il fatto pare innegabile,
poiché Guido Mazzoni nell’Ottocento, e più recentemente Italo Pascucci , hanno citato i due 232

opuscoli (il primo con esattezza di dati bibliografici, e citando anche una frase della prefazione; il
233

secondo, per la verità, in modo un po’ più vago, ma non tale da destare sospetti). Eppure, cosa
quasi incredibile, queste due pubblicazioni non si trovano! All’Oliveriana me le ha cercate con ogni
cura Scevola Mariotti, e non figurano nemmeno nel catalogo, né sono andate a finire, come pur
sarebbe stato possibile, tra le carte Cassi dell’Oliveriana stessa. Scevola ne ha chiesto notizie a Italo
Pascucci, il quale è quasi sicuro di aver veduto direttamente i due opuscoli (speriamo che non li
abbia a suo tempo citati di seconda mano!), ma non sa dare spiegazioni sulla loro scomparsa (anzi,
dire «scomparsa» è inesatto, perché la mancanza nel catalogo fa presumere che all’Oliveriana non
ci siano mai stati, e anche questo è stranissimo). Non ci sono a Fano; non ci sono a Rimini (dove ne
avevo chiesto notizia all’amico Sergio Meldini, direttore della Gambalunghiana); in luglio li
234

cercai invano a Roma. Aspetto ancora da Italo Mariotti una risposta riguardante Bologna; se
235

anch’essa sarà negativa, non saprò più dove cercare (tranne in qualche biblioteca romana, come la
Casanatense, che in luglio era chiusa). E in un caso simile che cosa deve fare un povero
compilatore della voce «Cassi» del Biografico ? Evidentemente non può «fare il nesci»: deve
236

confessare che queste due pubblicazioni non è riuscito a vederle. Naturalmente, poco dopo la
pubblicazione del volume del Biografico contenente la vita dell’infernale Conte, salterà fuori
qualcuno che indicherà la presenza dei due opuscoli in qualche biblioteca. (P.S. – Ovviamente, i
due Young non ci sono nemmeno a Firenze, dove pure c’è parecchia roba del Cassi, anche
pubblicazioncelle per nozze ecc.; e non ci sono nella biblioteca dell’Arcadia presso l’Angelica).
Scusami per questo «lamento cassiano». Probabilmente l’ombra della Costanza si vendica delle
mie (sia pur moderate) intenzioni di riabilitazione del Cassi, e ha fatto miracolosamente sparire le
due versioni younghiane da tutte le biblioteche d’Italia! 237

Un saluto affettuoso a te e a tutti voi, anche da mia madre e da mia moglie


il tuo
Sebastiano Timpanaro

231 Costanza è la figlia di Vincenzo Monti, moglie di Giulio Perticari, che alla morte del marito si trovò a
combattere una dura battaglia col Cassi (che del Perticari era cugino) per il posesso e il destino delle carte di Giulio.
Gli storici si sono volentieri contrapposti nel giudizio; e alcune biografe, più autorevolmente Maria Romano,
Costanza Monti Perticari, Rocca S. Casciano, Cappelli, 1903, hanno difeso la donna. Timpanaro era di opposto
avviso. A me (La traduzione leopardiana, cit. a n. 85, pp. 596-601) parve invece che i documenti dessero ragione alla
donna. Il mio lavoro fu letto prima della stampa da Campana, che su questo punto non mosse obiezioni.
232 Italo Pascucci (1915-1992) è uno dei tanti amici romagnoli di Campana, esperto di storia del Montefeltro.
233 In margine annota a mano: «scilicet opuscolo, non Mazzoni».
234 Svista per Piero (segnalazione di Enzo Pruccoli). Piero Meldini (Rimini 1941), scrittore, è stato direttore della
Biblioteca Gambalunga dal 1972 al 1988. È ringraziato col nome giusto in Aspetti, p. 81 n. *.
235 Italo Mariotti, fratello minore di Scevola, professore di Letteratura latina nell’Università di Bologna, morto a
Pesaro, dov’era nato, il 17 lu. 2014. Mi piace ricordare di lui le bellissime traduzioni Da Saffo a Ovidio, con un
priapeo, Lecce, Manni, 2001, e l’ultimo volume che raccoglie i suoi Scritti minori, Bologna, Pàtron, 2006. Qui, in
apertura il prefatore Marco Scaffai scrive: «Dice Italo che i suoi ‘quattro autori’ di vichiana memoria sono Giorgio
Pasquali, Eduard Fraenkel, Augusto Campana e Sebastiano Timpanaro. Con Pasquali si doveva laureare a Firenze
quando lo studioso all’improvviso morì, e si laureò con Giacomo Devoto, ...; seguì alla Normale di Pisa Fraenkel e
Campana, e a Pisa iniziò la sua quasi cinquantennale amicizia con Timpanaro».
236 Cassi, Francesco, in: DBI, XXI (1978), pp. 464-472 (rist. con modifiche in Aspetti, pp. 81-103).
237 I due saggi di traduzione sono citati nella voce Cassi a p. 471, apparentemente senza problemi: il
Volgarizzamento della VI Meditazione notturna, Pesaro 1834, e la Libera versione della XI Medit. notturna in Prose e
poesie ... di italiani viventi, IV, Bologna 1836, pp. 214-216; ma nella rist., p. 102, Timpanaro aggiunge la
dichiarazione di non essere riuscito a trovare il primo saggio di versione in alcuna biblioteca, «nemmeno col gentile
aiuto di vari amici».

54
L
TIMPANARO A CAMPANA
Prob. nov. 1975

Lettera non ritrovata. Vd. LVII CAMPANA A TIMPANARO: «Non ho ritrovato una mia lettera credo del nov.
1975».

LI
TIMPANARO A CAMPANA
1° dic. 1975

Lettera non ritrovata. Vd. LVII CAMPANA A TIMPANARO: «ho davanti a me la tua risposta del 1° dic.».

LII
TIMPANARO A CAMPANA
25 febbr. 1978

Lettera non ritrovata: vd. LVII CAMPANA A TIMPANARO, 2 febbr. - 2 apr. 1979: «Ho poi riletto la tua lettera
del 25 II ’78».

LIII
CAMPANA A TIMPANARO
Roma 6 magg. 1978

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 15: telegramma a «Sebastiano Timpanaro Via Ricasoli 31 Firenze» da «Roma
1978 mag 6».

Profondamente addolorato saluto cara indimenticabile figura tua madre con mia moglie ti sono
vicino Campana.

LIV
TIMPANARO A CAMPANA
Firenze post 6 magg. 1978

Lettera non ritrovata. È risposta a LIII. Vd. LVII CAMPANA A TIMPANARO: «mi feci vivo come potei e tu mi
scrivesti».

LV
TIMPANARO A CAMPANA
20 genn. 1979

Lettera non ritrovata: vd. LVII CAMPANA A TIMPANARO, 2 febbr. - 2 apr. 1979: «ti rispondo abbastanza
sollecitamente alla tua del 20 gennaio».

LVI
TIMPANARO A CAMPANA
6 mar. 1979

Lettera non ritrovata: vd. L CAMPANA A TIMPANARO, 2 febbr. - 2 apr. 1979: «dopo la tua del 6 marzo».

LVII
CAMPANA A TIMPANARO

55
Roma 2 febbr. - 2 apr. 1979

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 16: ds. di pp. 3, su carta intestata dell’Università di Roma, Istituto di Filologia
Classica, Facoltà di Lettere; mutilo di una o più pagine finali. – A. C. ha scritto la minuta dopo la lettera di
Timpanaro del 20 genn., quindi si è accinto a copiarla a macchina il 2 febbr.; ma si è subito interrotto, ha ripreso la
battitura il 7 febbr., cambiando la data 2 già apposta in testa in 7 e inserendo una frase di scuse fra quadre; ma il 6
marzo, quando è arrivata una nuova lettera di Timpanaro, la trascrizione in bella era ancora ferma; l’ha ripresa e
completata, pare, il 2 aprile. Manca la fotocopia che Campana dice di allegare alla lettera.

Roma, 7 II ’79 238

Carissimo Timpanaro,
ti rispondo abbastanza sollecitamente alla tua del 20 gennaio, il che sia detto in senso relativo, in
rapporto cioè ai miei cattivi costumi [se non che, come vedi, accingendomi oggi 2 IV a copiare a 239

macchina, non senza qualche difficoltà paleografica , le cose sono ritornate nell’alveo della mia
240

deplorevole normalità; continuo tuttavia come avevo scritto]; ma questa volta sarei veramente
imperdonabile se continuassi nel pervicace silenzio che ho opposto all’annunzio della dedica del
tuo prossimo volume . Naturalmente la tua intenzione mi ha commosso e colmato di gratitudine,
241

ma non ti risposi subito anche perchè volevo riprendere il discorso su Elena Cassi e altri 242

argomenti vecchi e nuovi. Poco dopo, la scomparsa di tua madre: evento molto triste anche per me,
nel ricordo sempre presente della sua figura viva e di tanti incontri credo solo pisani (e dunque
lontani nel tempo), e per il dispiacere e in certo modo il rimorso di non averla rivista da tanto
tempo, per la solita mia difficoltà di venire a Firenze. Mi feci vivo come potei e tu mi scrivesti, ma
non era il momento di riprendere i nostri discorsi. Più tardi, nell’estate e poi nell’autunno e inverno,
è stato un crescendo di viaggi, congressi, lavori, e ho seguitato a portarmi dietro le tue lettere e le
mie buone intenzioni, senza effetti concreti.
Dunque grazie di tutto cuore, ma vorrei anche dirti che mi piacerebbe di fare qualche cosa per
meritare questa dedica, al di là delle ragioni tue, che io credo esagerate, cioè dovuta, più che ad altri
meriti, alla tua benevolenza e affettuosa amicizia. Pertanto: 1) vedrei volentieri le bozze del
volume, nella speranza di potere essere utile almeno in qualche minuzia ; se le vedesse anche 243

Scevola, ci si potrebbe organizzare facilmente facendo girare una sola copia, e forse sarebbe

238 Il 7 è corretto a penna su un precedente 2 a macchina.


239 Il IV non è un errore per II, perché nel frattempo è arrivata una lettera di Timpanaro del 6 marzo. Dunque
davvero Campana ha indugiato più di un mese per copiare in bella la lettera. Purtroppo non è conservata la busta .
240 Aveva difficoltà a decifrare qualche passo della sua stessa scrittura nella minuta?
241 È la dedica a Campana di Aspetti. Ho riportato la dichiarazione che la accompagna nell’introduzione generale.
242 Elena Cassi fu figlia amatissima di Francesco Cassi, il cugino di Giacomo Leopardi traduttore della Farsaglia
di Lucano. Sposata al conte Michele Schiavini, morì a Pisa nel novembre del 1836, inferendo al padre un colpo
durissimo, dal quale, come scrive Timpanaro, «il Cassi non si riebbe più, e che dovette affrettare quel ritorno alla
religione, quell’allontanamento dal libertarismo e dal laicismo, che in lui era probabilmente già in atto da alcuni
anni» (S. T., Cassi, Francesco, in DBI, p. 471; poi in Aspetti, p. 102). Campana deve aver fornito a Timpanaro
notizie su Elena, quando questi lavorava alla biografia del Cassi: se ne ha traccia in un cenno che Sebastiano fa a
informazioni bibliografiche di Campana relative alla moglie del Cassi (cenno mancante nel DBI e aggiunto in Aspetti,
p. 85). Posso a mia volta dire che la donna fu pianta da molti in prolisse elegie: da Francesco Maria Torricelli,
L’amore agli estinti, nel giornale «L’istitutore e prose e poesie inedite o rare d’Italiani Viventi», I (1838), pp. 57-72;
da Felice Bisazza, In morte di Elena Cassi Schiavini, ivi, pp. 126-130. Nel «Giornale scientifico letterario» di
Perugia, XLIV (1837), uscirono una Lettera in morte della contessa Elena Cassi Schiavini pesarese di Giuseppe
Ignazio Montanari, poesie di mons. Carlo Emanuele Muzzarelli, di Agostino Cagnoli e Domenico Vaccolini, nonché
un’iscrizione latina del Montanari. Il pezzo del Cagnoli fu rist. nelle sue Poesie, I, Reggio, Calderini e Comp., 1844,
pp. 242-244; aggiungi un sonetto anonimo nel cod. Pesarese Oliv. 1828, f. 86v (Inventari dei manoscritti delle
biblioteche d’Italia, LII, Firenze, Olschki, 1933, p. 140).
243 Su questo punto Timpanaro assecondò Campana e lo dichiarò nella prefazione al libro (pp. IX-X): «Di solito il
dedicatario si limita ad accogliere la dedica di un libro bell’e fatto. Qui le cose si sono svolte altrimenti. Campana –
al quale ero già debitore di molti suggerimenti per la prima stesura di alcuni di questi saggi, specialmente di quello su
Angelo Mai e dell’annesso excursus [excurcus stampa] sulle prime scoperte di palinsesti – ha voluto leggere in bozze
tutto il libro, mi ha segnalato inesattezze da correggere e cose importanti da aggiungere. Un lavoro già in bozze non
consente troppo estesi rimaneggiamenti, e ciò ha imposto un limite alla revisione di Campana; ma certo il libro
sarebbe stato più imperfetto senza l’attiva cooperazione dell’amico a cui è dedicato».

56
diminuito il rischio da parte mia di procurare intralci avendo l’intenzione di essere utile [tuttavia,
dopo la tua del 6 marzo, confesso di essere un poco preoccupato su questo punto, sentendo che
avrai le bozze prestissimo e, se capisco bene, che le avrai tutte in una volta]; 2) in ogni caso, ti sarei
grato, se non fosse una seccatura eccessiva, di farmi avere l’elenco degli scritti compresi nel tuo
piano, nella speranza di ricuperare nella memoria qualche cosetta; ad es., se ci sarà l’articolo sul
primo cinquantennio della «Riv. di filol. class.» , so che mi ero segnato almeno una osservazione.
244

Ho poi riletto la tua lettera del 25 II ’78: non mi ricordavo che mi fosse una volta sembrata ‘un po’
una stranezza la dedica di un articolo’ e direi anzi che questo non corrisponde al mio modo di
vedere: mi sarò magari espresso male; certo non si tratta di cosa consueta, ma tu non sei stato il
solo a dedicarmi un articolo (o, come altri, una poesia ), e l’ho fatto anche io almeno una volta
245 246

(sto lavorando alla mia bibliografia, beninteso non da pubblicare nella miscellanea urbinate ) e 247

penso di farlo altre volte, specialmente per cose destinate a Festschriften e non potute finire in
tempo. Ancora una cosa a proposito della dedica: da quel che mi dici, vedo che devo ringraziare
anche Caretti , e ti prego di farlo tu stesso. Con lui, a parte la stima reciproca, ho un curioso
248

legame ferrarese-romagnolo, perché sua madre, come ho potuto chiarire qualche anno fa, è figlia di
un notevole musicista, vissuto quasi tutta la vita a Ferrara, ma romagnolo nato a Modigliana come
mio padre e suo coetaneo e amico di giovinezza (ed erano l’uno e l’altro di poco più giovani, e
almeno mio padre anche amico, del modiglianese Antonio Valgimigli, padre di Manara). Come mi
piacerebbe conoscere questa madre di Caretti, forse non molto più vecchia di me, e aggiungere col
suo aiuto qualche filo a questo misterioso intreccio, di cui ho solo pochi vaghi ricordi . 249

244 Il primo cinquantennio della «Rivista di filologia e d’istruzione classica», «Rivista di filologia e di istruzione
classica», C (1972), pp. 387-441. L’articolo non fu ristampato da Timpanaro negli Aspetti. È stato riproposto da G. C.
Lepschy, in S. T., Sulla linguistica dell’Ottocento, cit., pp. 259-314.
245 Conosco due dediche di poesie a Campana: Tonino Guerra, Zarché, nel suo I scarabocc, Faenza, Fratelli Lega,
1946, pp. 28-29; e Gianni Fucci, L'uleiv, nel suo Êlbar dla memória. Alberi della memoria, Rimini, Maggioli, 1989,
p. 35.
246 Campana è stato un artista delle dediche, ma di quelle manoscritte in testa agli opuscoli donati (alcune ne ho
pubblicate in Curiosità campaniane, cit., pp. 123-137, tavv. I-IV f. t.). Pochissime, ma più di una, le dediche a
stampa, e, tranne una, tutte a donne; e tutte dettate in giovinezza: Inventario della Rocca di Santarcangelo nel
MCCCCLXXXXIIJ, Cesena, Stab. Tip. Moderno, 1926 (rist. Scritti, III, t. I, pp. 9-14): «Alle Castellane della Rocca
Contessa Eugenia Rasponi, Signora Cordula Poletti»; L'arca di Anna degli Agolanti, «Ariminum», I (1928), pp. 124-
130: «Alla contessa Elvira Baldini»; Ricordi del dottor Augusto Campana dopo un decennio dalla sua morte , Rimini,
Garattoni, 1929 (rist. PR, pp. 3-8): «Alla mamma»; In memoria di Gino Lega nel I anniversario, Cesena, Tipografia
Moderna, 1930 (rist. PR, pp. 20-32): «Alla sua Alda con animo fraterno»; Il cippo riminese di Giulio Cesare, Rimini,
Libreria Arnaud, 1933: «All’amico dottor Alessandro Tosi».
247 La «miscellanea urbinate» è la Miscellanea Augusto Campana, Padova, Antenore, 1981, voll. 2, che fu
promossa da Enzo Cecchini, Adriano Gattucci, Piergiorgio Parroni, Piergiorgio Peruzzi, dei quali erano insegnanti a
Urbino Cecchini e Gattucci.
248 Lanfranco Caretti (Ferrara 1915 - Firenze 1995), celebre italianistica, era direttore della collana, fondata da
Francesco Flora, «Saggi di varia umanità», nella quale apparve il libro di Timpanaro col numero 23. Merita qui
ricordare anche l’editore Luciano Lischi, socialista, amico di lunga data di Timpanaro, morto nel 2010 all’età di 85
anni. Persona colta e raffinata, ha lasciato vari scritti, fra cui Piazza del Castelletto. Ricordi di un editore, Pisa,
Edizioni Plus, 2010, cui si accompagna una toccante intervista filmata in DVD 0085, raccolta dal regista Daniele
Segre, sul mestiere di editore e stampatore. La casa editrice Nistri-Lischi è passata col suo catalogo all’Università di
Pisa.
249 Su questi personaggi apprendo qualcosa dalla cortesia di Laura Caretti, figlia di Lanfranco. Il romagnolo di
Modigliana di cui parla Campana è Pellegrino Neri: musicologo e violinista di talento, uomo severo e tutto immerso
nel suo mondo, fu direttore del Conservatorio di Ferrara; sposò Francesca Ghiorzo, donna straordinaria, bellissima
nella sua lunga chioma ricciuta. Francesca proveniva dalla toscana Campiglia, diede al marito cinque figli, curò una
casa aperta agli artisti. Laura ha della bisnonna ricordi incantevoli, come quello che si tagliasse i capelli alla
scomparsa del marito, si mettesse a letto e attendesse la morte, che venne dopo poco tempo. Una figlia di Pellegrino e
Francesca, Antonietta Neri, fu la madre di Lanfranco Caretti.

57
Ho letto con divertimento e profitto Comparetti, Vitelli, Hemmerdinger , e mi pare che tu abbia
250

fatto benissimo a mettere i punti sugli i, senza venir meno all’obiettività che è come sempre tua
dote. Nell’articolo vedo citato, 700 n. 3, un tuo scritto De Robertis e la filologia , che per 251

connessione con Serra mi interessa leggere; potresti farmene avere una fotocopia?
La tua lettera parla anche del magno volume dei tuoi Contributi . Altro mio ritardo, e motivo di
252

gratitudine per avermelo fatto mandare. Altro che ‘indigesto e illeggibile’! Tutti te ne dobbiamo
essere grati, e io voglio leggerlo proprio sistematicamente, il tipo di lettura che tu vorresti
escludere; e io più di altri, che so bene quanto ci posso imparare. E grazie per le citazioni: ancora
una volta più di quel che merito. Quando ho visto p. 395 n. 1, non mi ricordavo della cosa, ma poi
ho capito meglio, che si tratta di un’aggiunta fatta per questa ristampa. E grazie anche della
segnalazione della p. 678, dove Munari è rimasto vittima dei tipografi ; ma per un caso come
253

questo, penso che sarebbe stato (forse sarebbe ancora) utile, e doveroso da parte dell’editore, un
foglietto di errata corrige, che tu potresti mandare agli amici che hanno avuto il libro, e l’editore
inserire almeno nelle copie disponibili o raggiungibili. Un amico padovano, Lunelli , ha preso nota 254

della correzione presso di me, e la diffonderà a Padova.


Il più brevemente possibile su Elena Cassi. Non ho ritrovato una mia lettera, credo del nov.
1975!, ma ho davanti a me la tua risposta del 1° dic. di quell’anno, con dati per me utilissimi che
poi ho ritrovato nella tua voce Cassi, F. Dell’una e dell’altra probabilmente non ti ho ringraziato,
ma ti sono stato gratissimo. Mi hai orientato benissimo su Elena, a cui devo dedicare una nota per
chiarire il punto delle cattive informazioni sul promesso sposo della ‘Ninina’ che Borghesi in una
lettera inedita da Milano il 14 marzo 1818 per incarico di Monti mandava al padre, tramite
Perticari. La lettera di Borghesi, più importante per altri rispetti, è con altre destinate a un articolo
cominciato a scrivere qualche anno fa e poi interrotto, intitolato, se non cambierò, ‘Monti,
Proposta, Acerbi e Di Breme’ . La tua ipotesi che a Pisa Elena fosse andata per la fama del prof.
255

Regnoli è sicurissima: si tratta del forlivese Giorgio Regnoli (1797-1859), chirurgo celebrato a Pisa
e a Firenze, e forse erano stati tramiti amici romagnoli. Ma senza ricerche a Pesaro, che ancora non
mi è riuscito di fare, non mi è ancora possibile accertare il punto principale, cioè se quel promesso
sposo fosse il conte Michele Schiavini che poi in effetti sposò Elena, o non piuttosto un precedente
candidato. Non hai nessun motivo di condannare come poco metodico il ricorso agli elenchi
250 Comparetti, Vitelli, Hemmerdinger, «B», XXXIII (1978), pp. 697-704. Questo scritto ha una storia curiosa,
che comincia con una recensione di Timpanaro a Filologia classica... e romantica di Vitelli in «B» XVIII (1963);
continua con una aggressione di Hemmerdinger di 14 anni dopo («Revue des études grecques», XC, 1977); cui
Timpanaro risponde su «B» con l’articolo cit. da Campana; a questo punto il francese scrive per «B» una nota irata
dal titolo Zoïle contre Vitelli, e Timpanaro amplifica con Idolatria vitelliana e voglia di attaccar briga, ma l’uno e
l’altro pezzo si fermano allo stato di bozze e non escono mai nella rivista. Li ho poi pubblicati io: Fra le carte di
Timpanaro, § 2, «Una polemica con Hemmerdinger», in: La lezione di un Maestro, pp. 15-16 e 23-24.
251 De Robertis e la filologia, «AL», n. s., X, n° 25 (genn.-mar. 1964), pp. 29-38; l’art. sarebbe stato ristampato
in: Giuseppe De Robertis. Giornata di studio e mostra documentaria promossa dal Gabinetto scientifico letterario G.
P. Vieusseux, a cura di L. Caretti, Firenze, Olschki, 1985, pp. 59-70. Giuseppe De Robertis (Matera 1888 - Firenze
1963), padre di Domenico, fu nell’Università di Firenze il successore di Attilio Momigliano, quando questi nel 1938
fu allontanato dalla cattedra in virtù delle leggi razziali. Non si dimentichi che la prima fama di Timpanaro si deve
alla pubblicazione da parte di De Robertis in una sua collana della Filologia di Giacomo Leopardi (1955) e alla abile
orchestrazione delle recensioni da parte del professore, come risulta dal carteggio fra i due. Campana non doveva
nutrire poi grandi sentimenti nei confronti del De Robertis, se egli insieme con Alfredo Grilli (1878-1961),
nell’edizione degli Scritti di Serra, II, Firenze, Le Monnier, 1938, aveva fatto sparire il suo nome come vero curatore
della tesi serriana Dei "Trionfi" di Francesco Petrarca.
252 Sono i Contributi di filologia e di storia della lingua latina, Roma, Edizioni dell’Ateneo & Bizzarri, 1978, pp.
727. Per questo volume Timpanaro ottenne il Praemium Urbis nel Certamen Capitolinum XXX del 1979. Un
esemplare di lavoro fittamente postillato dall’autore e corredato di fogli mss. di Addenda et corrigenda in ATP (non
ancora catalogato).
253 Fra p. 678 e 679 dei Contributi sono saltate due righe, che hanno sacrificato gli apprezzamenti positivi di
Timpanaro su una congettura di Munari. Integra così il passo: «rie in se. Franco Munari, che ha pubblicato
recentemente un’edizione degli Amores veramente esemplare per equilibrio e sicurezza me->. L’esemplare in ATP
reca naturalmente l’integrazione di mano di Timpanaro.
254 È Aldo Lunelli (Udine 30 magg. 1940), allievo di A. Traina, ordinario di Filologia latina nell’Università di
Padova.
255 Si trova fra le Carte di Rimini (Scat. C II 3: Cassetta 71.1).

58
telefonici: tutte le vie possono avvicinare alla meta. Ma su Elena e sua madre, e anche sua suocera,
qualche cosa di più mi ha fornito un’epigrafe di Luigi Crisostomo Ferrucci, non datata ma
attribuibile al febb. o mar. 1831 e stampata nello stesso anno, come vedrai dalla fotocopia che
unisco. Qui mi pare che più che tutto interessi il desiderio espresso nel testamento da Maddalena
Cassi che la figlia si trasferisse, almeno saltuariamente, presso la suocera al ‘forum Diuguntorum’:
questa più o meno innocente classicizzazione copre il nome volgare di un paese lombardo,
Bertónico, come ho appreso da Graesse-Benedict-Plechl, Orbis latinus, II, Braunschweig 1972, 95
e I, 325; ed è della prov. di Milano, tra Lodi e Cremona a d. ............................................................

LVIII
CAMPANA A TIMPANARO
Passariano 6 ott. 1980

ATP, Carteggi, Scat. 7, fasc. 19, n° 17: cartolina postale con veduta di Passariano (Udine), Villa Manin; autografo
di Campana con firme di Antonio Carlini, Rosetta Campana, Antonia e Roberto Tissoni. Data 6/10/80 e indirizzo del
destinatario sono di mano, sembra, della Tissoni: «Chiar.mo prof. Sebastiano Timpanaro / Via Ricasoli, 31 / 50100
FIRENZE». Timbro postale: «33050 POZZU[OLO DEL FRI]ULI (UD) - 7.10.80».

6/10/80
Tra il convegno Sentinate (Perotti) e questo iter Foroiuliense tra amici che spesso ti
256 257

ricordano, mia figlia Giovanna mi ha informato di avere già veduto il tuo libro : di quassù ti 258

giungano i primi ringraziamenti dell’aff. mo


Campana
Antonio Carlini 259

Rosetta Campana
Antonia e Roberto Tissoni 260

LIX
TIMPANARO A CAMPANA
Firenze 16 giu. 1989

CCR: Lettera autografa.

50129 Firenze,
via Ginori 38,
16. VI. 1989

256 Al convegno per il V centenario della morte di Niccolò Perotti, tenuto a Sassoferrato (Sentinum) dal 24 al 28
sett. 1980 Campana parlò di «Perotti e i Malatesti».
257 Apprendo da Antonio Carlini e dalle sorelle Giovanna e Benedetta Campana che Nino ebbe a fare tre viaggi in
Friuli. Nel primo (autunno 1965) Antonio Carlini e sua sorella lo portarono con Benedetta in gita a Cividale, Sesto al
Reghena, Aquileia, Grado ecc.); in quell’occasione andò a far visita a una vecchia amica sfollata dopo Caporetto:
Clermes Della Bianca, vedova Tacconi. Nell’Ottanta, insieme con Carlini e Roberto Gusmani, rettore dell’Università
di Udine, fece visita a Paola Medioli Masotti, che a Pozzuolo aveva una villa. Infine, accompagnato da Claudio
Griggio, si affacciò a Portogruaro al convegno su «Rufino di Concordia e il suo tempo» (Concordia-Portogruaro 18-
21 sett. 1986) per salutare gli amici Carlini e Claudio Moreschini, che al convegno partecipavano come relatori.
258 È con ogni evidenza il vol. degli Aspetti, uscito appunto nel 1980.
259 Antonio Carlini (Udine 1935), insigne grecista, autorevole studioso di Platone e del Pastore di Erma,
normalista, dal 1975 ordinario di Filologia greca e latina nell’Università di Pisa, ora professore emerito, è stato un
devoto e affettuoso amico di Campana e Timpanaro insieme, oltre che di molti dei personaggi ricordati in queste
note. Al primo ha dedicato il Ricordo di Augusto Campana, «Studi classici e orientali», XLIV (1994 [ma 1995]), pp.
389-391; del secondo ha rievocato il magistero senza cattedra esercitato in Pisa: Note sparse sull'insegnamento
filologico a Pisa e Firenze, «Ponte» 2001, pp. 131-143.
260 Antonia Benvenuti (Milano 1935), nipote del grande petrarchista Arnaldo Foresti, sposata a Roberto Tissoni
(Milano 1935): ambedue studiosi di valore, l’una del Rinascimento, l’altro del Sette-Ottocento. Roberto è legato ai
Campana per via di antenati materni.

59
Carissimo Campana,
nel fondo Comparetti della Biblioteca della Facoltà di Lettere di Firenze c’è, con la segnatura
«Comparetti VI. 52. 3. 2», l’opera in due voll. dello Zabughin Vergilio nel Rinascimento italiano
ecc. Non c’è alcun’altra pubblicazione dello Zabughin . L’esemplare non reca alcuna dedica
261 262

autografa dello Z. al Comparetti, né sulla copertina né sul frontespizio di entrambi i volumi.


Verrebbe fatto di pensare che l’opera sia stata acquistata dal Comparetti (sarebbe strano!), oppure
che il Comparetti l’abbia ricevuta in omaggio (ma senza alcuna dicitura che indichi ciò) dall’editore
Zanichelli. Che i rapporti tra lo Zabughin e il Comparetti non fossero buoni? Io non ne so nulla (lo
saprai molto probabilmente tu); ma me lo fa sospettare anche il fatto, indubbiamente strano, che
nella prefazione – scritta in uno stile polemico confusionario – lo Z. non menzioni mai il
Comparetti: eppure avrebbe dovuto dire che la sua opera era una continuazione del Virgilio nel
Medio Evo! Verso la fine della prefazione, Z. ringrazia caldamente Sabbadini (al quale l’opera è
dedicata), Rossi (sarà Vittorio Rossi), Carrara, Rodocanachi: non Comparetti, che pure anche negli
ultimi anni accoglieva benevolmente ed era prodigo di consigli e di prestito di libri a chiunque
andasse a trovarlo. Avrebbe dovuto avvicinarli anche l’interesse che il Comparetti ebbe sempre per
la Russia (per la Russia zarista): anche dopo la rottura dalla moglie, Elena Rafalovi č, il Comparetti
mantenne un reciproco affetto col suocero (di cui scrisse commosse parole di commemorazione) e
con la cognata: la famiglia Rafalovi č «parteggiò» sempre per Comparetti, non per Elena ; negli 263

anni della vecchiaia, poi, Comparetti ebbe un’amicizia cordiale con un’altra signora russa di cui ora
mi sfugge il nome, pur rimanendo sempre addoloratissimo per essere stato abbandonato da Elena.
Su tutto ciò una preziosa fonte di notizie è la novantenne, ma tuttora più viva e vegeta di me,
signora Elisa Frontali Milani (Via Adige 30, Roma, tel. 86.90.86); la conosci? È una donna che
merita di esser conosciuta . Io ho avuto con lei alcuni colloqui e scambi epistolari , perché volevo
264 265

scrivere qualcosa su queste vicende private del Comparetti, uomo (me ne sono andato convincendo)
molto meno freddo e «olimpico» di quanto tutti avevamo creduto . A scrivere qualcosa non ho
266

ancora rinunciato, ma ormai sono così triste e depresso che anche molti progetti di lavoro
rimangono arenati.
Con tutte queste chiacchiere sono uscito fuori dal seminato. Rimane il fatto, che mi pare
indubbio, di questa «ingratitudine» di Zabughin nei riguardi di Comparetti. Di essa non fa cenno
neppure Pasquali nella prefazione all’edizione da lui curata del Virg. nel Medio Evo (Firenze,
Nuova Italia, 1943, vol. I, p. XXXII n. 2) . 267

261 V. Zabughin, Vergilio nel Rinascimento italiano da Dante a Torquato Tasso. Fortuna. Studi. Imitazioni.
Traduzioni e parodie. Iconografia, I. Il Trecento ed il Quattrocento; II: Il Cinquecento, Bologna, Zanichelli, 1921-
1923, con dedica a Remigio Sabbadini; rist. anast. a cura di S. Carrai e A. Cavarzere, Trento, Università degli Studi
di Trento, 2000, preceduta da una introduzione di Augusto Campana, che è la voce dell’ Enciclopedia Virgiliana, di
cui qui alla nota seguente, riprodotta con tutti gli errori di stampa.
262 L’interesse di Campana per Zabughin (Pietroburgo 1880 - Solda, Stelvio 1923) fu sempre vivo. Fece tradurre
dal russo da Elena Vecchi-Pinto la parte dell’opera su Giulio Pomponio Leto mai pubblicata in Italia; ne scrisse la
biografia per l’Enciclopedia virgiliana, V 1, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1990, pp. 653-655; rist. in
Scritti, I, t. II, pp. 1023-29; tenne nell’Accademia d’Arcadia e in altre sedi una importante conferenza sullo studioso
in rapporto alla nascita delle ricerche umanistiche in Italia (Vladimiro Zabughin (1880-1923) e la filologia umanistica
in Italia), rimasta inedita e pubblicata da Alessandro Giovanardi nella sua tesi di dottorato: Vladimir N. Zabughin,
pensatore di confine tra Oriente e Occidente. Un profilo intellettuale, tutor: Giancarlo Baffo, Univ. di Siena a. acc.
2010-11, pp. 191-229. Viceversa l’ammirazione di Timpanaro andava per il grande Comparetti, su cui scrisse auree
pagine: Domenico Comparetti, in: Letteratura italiana. I critici, a cura di G. Grana, Milano, Marzorati, 1969, I, pp.
491-504, 508-510; rist. con aggiunte in Aspetti, pp. 349-370.
263 Sulla questione Rafalovič vd. C. Cases - S. T ., Un lapsus di Marx. Carteggio 1956-1990, a cura di L.
Baranelli, Pisa, Edizioni della Normale, 2004, 2005 2, pp. 302-303, 325-337.
264 Elisa Milani Comparetti (1898-1994) era nipote di Domenico Comparetti, in quanto figlia della di lui figlia
Laura e dell’archeologo Luigi Adriano Milani. Ha pubblicato: Gli anni giovanili di Domenico Comparetti, 1848-1859
(Dai suoi taccuini e da altri inediti), «B», XXIV (1969), pp. 203-217; e Storia di Elena attraverso le lettere, 1863-
1884, Torino, La Rosa, 1980.
265 Baranelli, in Un lapsus, pp. 328-337, ha pubblicato la prima, lunga, lettera di Timpanaro alla vecchia Elisa.
266 Sulla presunta «olimpicità, disumanità, edonismo» di Comparetti Timpanaro polemizza con Pasquali nella
lettera a Cases del 25 magg. 1981 (Un lapsus, pp. 302-303).

60
Grazie ancora per la telefonata riguardante i Lincei. Potessi, rinunciando a questa nomina,
ottenere che venisse resa giustizia a mia moglie, che non avrà, con tutta probabilità, la direzione
dell’Archivio di Stato di Firenze, ed è stressata dall’eccesso di lavoro meramente burocratico della
Sovrintendenza! Ma, lo so, c’è di peggio a questo mondo.
Ossequi vivissimi alla Signora, a te un abbraccio affettuoso del tuo
Sebastiano Timpanaro

267 A parziale correzione di quanto opina Timpanaro sul mancato invio a Comparetti di una copia del Vergilio nel
Rinascimento italiano, è da ricordare che Zabughin morì accidentalmente il 14 sett. 1923, prima che il secondo
volume dell’opera uscisse a stampa. Rispondendo indirettamente a questa insoddisfazione di Timpanaro, Campana
(Scritti, I, t. 2, p. 1027) afferma: «... un omaggio al grande precedessore è nelle prime parole del testo (I 3): “con
Dante finisce la narrazione del Comparetti intorno alle vicende degli studi vergiliani nel Medio Evo”. Ma il rapporto
tra le due opere finisce qui. Più che la distanza ideologica tra il grande laico dell’età romantica e il cattolico
‘orientale’ Z., in realtà vicinissimi nel ‘positivismo’ del metodo e nell’onestà spregiudicata della ricerca, più che le
differenze dei limiti posti dal rispettivo programma (europeo ed esteso alla leggenda popolare in Comparetti, italiano
e quasi unicamente culturale in Z.), e naturalmente il divario di oltre [altro per errore nella st.] mezzo secolo che
separa le due opere, ciò che è subito evidente è la totale diversità dell’approccio e dei risultati: nel primo la sintesi di
un grandioso affresco storico, nel secondo l’analisi minuta e puntigliosa di miriadi di fatti grandi o piccoli o minimi».

61
APPENDICE
I
CAMPANA A TRISTANO BOLELLI
Roma 10 genn. 1955

CCR: minuta, non catalogata., su un foglio bianco della Bottega d’Erasmo.

Roma, 10 I ’55

Caro Bolelli,
ho avuto gli auguri della Scuola, e volevo ricambiarli, come faccio, anche per scriverLe delle
cose mie. Ma il colpo era stato duro, avevo anche altre preoccupazioni e impegni, e solo adesso mi
metto a scrivere lettere.
Purtroppo l’ottimismo che quasi prevalente regnava sul mio conto, e che ora vediamo quanto
fosse imprudente, aveva finito con l’illudere anche me. Certo, obbiettivamente esistevano per me
molte difficoltà, ma sono ancora oggi convinto che una soluzione che non mi escludesse del tutto
dai due concorsi potevo giustamente aspettarla. Non è stato così, e il risultato è stato, per il
concorso romano, anche peggiore.
Mi rimane la Normale, e oggi vedo anche meglio che cosa abbia significato nella mia vita
l’esperienza della Normale, e quanto mi valga avere questo rifugio, divenuto oggi ancor più caro,
che mi permette, almeno per ora, di non interrompere il filo che mi lega alla Scuola.
Avrei potuto fare molto di più per la Scuola, e più ancora per gli studi, se le cose fossero andate
bene. Ma la sorte mi è stata avversa e devo ancora restare chiuso nella mia non facile situazione.
Buon anno a Lei e alla Sua famiglia.
A presto
Suo
Campana

II
CAMPANA A TRISTANO BOLELLI
Roma 26 giu. 1956

Pisa, SNS, Archivio Storico, Archivio Bolelli Tristano, Fascicolo Studenti Università e Scuola Normale, Lettere
di familiari e di professori, int. non num.; ff. 2 ds. con firme autografe; allegato uno stampato della SNS per la
frequenza degli studenti, anch’esso con firma autografa.

f. 1

Roma, 26 giugno 1956


Al mio corso di seminario di Storia della letteratura latina medioevale e umanistica (con
esercitazioni di paleografia), tenuto presso la Scuola Normale Superiore di Pisa nell’anno 1955-56,
sono stati iscritti i seguenti allievi:
1. Fubini (Riccardo), del III anno
2. Ballardin (Paolamaria), del IV anno
3. Miccoli (Giovanni), del IV anno (aveva già frequentato il mio seminario di paleografia nel
1953-54 e 1954-55)
4. Bianco (Orazio), perfezionando
5. Camenisch (Werner), studente di scambio
6. Halcour (Dieter), studente di scambio.
Il corso ha occupato complessivamente 59 ore, di cui 39 per il seminario vero e proprio,
dedicato quasi esclusivamente alla lettura e alla illustrazione del carteggio tra Barbato da Sulmona e

62
il Petrarca (con digressioni sull’epistolario del Petrarca e su uomini e cose dell’ambiente
napoletano), e 20 per esercitazioni di paleografia di carattere pratico. È stato integrato da due
sopraluoghi ad epigrafi medioevali pisane di carattere lettterario.
Il seminario di carattere filologico è stato frequentato da tutti gli allievi; è inoltre stato
costantemente presente il Dott. Sebastiano Timpanaro, e qualche volta il Prof. Fraenkel e il Prof.
Perosa. Le esercitazioni di paleografia sono state seguite dai soli allievi Fubini, Bianco, Camenisch,
Halcour.
Tutti si sono distinti per l’assiduità (compatibilmente con la presenza a Pisa, giacchè un allievo:
Camenisch, è partito alla metà di marzo, e altri: Miccoli, Halcour, sono stati più volte lontani da
Pisa); per la diligenza nella preparazione dei testi volta a volta loro assegnati; per i contributi che
hanno dato allo studio dei testi, ognuno con l’accento particolare della sua preparazione e del suo
orientamento (Ballardin e Bianco per la maggior conoscenza del latino classico, Fubini per
l’attenzione a problemi di pensiero, Miccoli per l’esegesi storica).
Devo segnalare il particolare valore che ha assunto per il seminario la presenza volontaria di S.
Timpanaro, che non solo mi ha dato una continua collaborazione dal punto di vista della filologia
classica, con grande profitto di tutti, ma si è sobbarcato, alla pari con gli allievi, la preparazione
totale di alcuni testi, fornendo così agli altri un modello di ciò che ad essi ho richiesto.
Augusto Campana

f. 2

Al corso di seminario di Paleografia tenuto dal sottoscritto presso la Scuola Normale Superiore
di Pisa nell’anno 1954-55 sono stati iscritti i seguenti allievi:
1. Di Benedetto (Vincenzo), del III anno
2. Miccoli (Giovanni), del IV anno
3. Pavese (Carlo), del IV anno
4. Puccinelli (Francesco), del IV anno
5. Berengo (dott. Marino), perfezionando
6. Gandolfo (dott. Gianpaolo), perfezionando.
Gli allievi sono stati di una assiduità esemplare, e hanno collaborato col loro vivo interessamento
al comune profitto del seminario.
È inoltre stato presente quasi costantemente il prof. Alessandro Perosa e qualche volta il dott.
Sebastiano Timpanaro, che hanno così portato al seminario il contributo della loro esperienza
paleografica e filologica.
Sono stati sottoposti a minuto esame diretto i codici 27, 49, e 52 del fondo di S. Caterina, e
numerosi altri codici e problemi paleografici con l’uso di facsimili e la lettura e il commento di
studi ad essi relativi. Ritengo di dover segnalare una approfondita esercitazione collettiva sul codice
di Lucca Capit. 490, alla quale hanno contribuito tutti gli allievi studiandone i vari aspetti nelle
tavole e nel volume dello Schiaparelli.
Complessivamente ho tenuto 40 lezioni, a cui si devono aggiungere una visita alla Mostra del
Poliziano e alla Biblioteca Laurenziana, una esercitazione epigrafica alle pievi di S. Maria del
Giudice, e una visita alla Mostra dell’Archivio Datini a Prato, illustrata per noi dall’ordinatore Prof.
Federigo Melis.
Augusto Campana

f. allegato

SCUOLA NORMALE SUPERIORE


PISA
Anno Accademico 1955-56
ELENCO DEGLI ALUNNI
iscritti al corso di Storia della lett. latina medioevale e umanistica (con es. di Paleografia)
tenuto dal Chiarissimo Prof. Augusto Campana

63
Numero COGNOME E NOME Facoltà Anno ANNOTAZIONI
d’ordine di corso sulla frequenza e sul profitto

1. Fubini Riccardo Lettere III assiduo (1) - ottimo


2. Ballardin Paolamaria “ IV assidua - ottima
3. Miccoli Giovanni “ IV assiduo - ottimo
4. Bianco Dott. Orazio “ perf. assiduo (1) - buono
5. Camenisch Werner “ scambio assiduo (1) - buono
6. Halcour Dieter “ scambio assiduo (1) - buono

(1) anche alle esercitazioni di paleografia.


Augusto Campana

III
SCEVOLA MARIOTTI A TRISTANO BOLELLI
Urbino, 26 magg. 1956

Pisa, SNS, Archivio Storico, Archivio Bolelli Tristano, Fascicolo Archivio Scuola Normale, int. non num., ff. 2rv
autografi. In testa al f. 1r, a d.: «Conferenze» entro un cerchio, prob. di mano di Bolelli.

Urbino, 26/5/56
Illustre Professore,
il prof. Fraenkel mi ha comunicato la Sua gentilissima, lusinghiera proposta di un insegnamento
alla Scuola Normale. Debbo dirLe subito che sono rimasto molto commosso del Suo generoso
pensiero, nuova prova di una stima a cui corrisponde in me da lungo tempo devota e profonda
gratitudine. Ritornare alla Normale con funzioni d’insegnamento sarebbe per me onore
grandissimo: farei di tutto perchè ci si accorgesse il meno possibile della debolezza delle mie forze.
Ho pensato molto, anche con mia moglie, a questa cosa, e ne ho riparlato con il prof. Fraenkel.
Purtroppo una difficoltà che ci è parsa insuperabile consiste nell’accumulo di lavoro, che sarebbe
superiore alle mie possibilità. Naturalmente, se potessi lasciare Urbino, nessuna sede mi sarebbe più
gradita di Pisa; ma l’unione dell’insegnamento urbinate con quello pisano, il quale richiederebbe un
impegno notevole, mi obbligherebbe, per non compromettere la salute, a lasciar quasi
completamente da parte il lavoro scientifico, che ora, dopo il concorso, vorrei riprendere con
rinnovata lena.
Certo, come ho detto, il pensiero di ritornare a Pisa è per me una grande tentazione; e, se fosse
possibile ed Ella lo credesse opportuno, accetterei fin da questo momento con vivissima gratitudine
di venire una volta nel prossimo anno accademico per circa una settimana (o eventualmente una
decina di giorni) a tenere un seminario su un tema di letteratura latina arcaica (sto preparando
un’edizione critica di Livio Andronico e Nevio).
Mi è gradita l’occasione per ripetere a Lei ed ai Suoi il vivo ricordo mio e di mia moglie, con la
speranza di rivederLi presto a Urbino. Con un rinnovato, commosso grazie e con i migliori ossequi,
mi creda, illustre Professore, Suo devmo
Scevola Mariotti.

IV
CAMPANA A SCEVOLA MARIOTTI
Roma 1 giu. 1955

CCR, ms. non classificato, verso di un foglio di calendario del 1955: minuta autografa.

Roma, 1 VI 55
Caro Mariotti,
[…]

64
È stato qui M. Zicari ma non ho potuto vederlo. Spero che torni e desidererei molto che capitassi
a Roma anche tu, soprattutto per parlare degli anecdota che tanto hanno angustiato Munari, ma
credimi, senza mia colpa . [Segue tutto barrato: La collaborazione non è stata facile e mi
268

dispiacerebbe se i malumori, fino a un certo punto comprensibili, avessero potuto concepire anche a
te qualche imprecisione sul mio conto che proprio non crederei di meritare. Ma in pochi abbiamo
amicizie ad ogni costo e sto facendo uno sforzo a ciò].
Ho avuto Studia Oliv. II e non puoi credere come mi faccia piacere che la vostra iniziativa
continui e progredisca di bene in meglio . Non ho altro modo di manifestarvi la mia gratitudine per
269

l’invio che rinnovando la promessa di collaborazione, e penso che potrebbe andare per cominciare,
una nota su quella poesiola trascritta dal Diplomaziano. Non ti ho neppure ringraziato, l’anno
scorso, della tua gentile collaborazione, ma forse tuo fratello ti avrà riferito che ho poi trovato il
codice che fu la fonte del D., il quale ha confermato non solo le infantili e ovvie congetture mie, ma
tutte quelle di Timpanaro e tue, anche la più difficile.
Affettuosamente
tuo
Campana

V
MARIANO RAOSS A TIMPANARO
Roma, 26 genn. 1958

ATP, Carteggi, Scat. 35 (ex 26), fasc. 22, n° 7, ff. 2rv: ms. autografo, su carta intestata del «Collegio Missionario
A. Rosmini, Porta Latina, 17 - Roma. Telef. 750377».

Roma, 26.1.58
Egregio Signore, [...]
Quanto all’Epistolario del Mai la mia situazione è delicata. Facevo parte della redazione: negli
ultimi anni fui l’unico, e me lo disse anche Gervasoni, del corpo di redazione che lavorai a studiare
e ritrovare lettere. Proprio l’ultima mia lettera al Gervasoni, l’ultima che trattasse del Mai, gli
indicava una nuova fonte di lettere intere o a brandelli. Esistono due (o forse più) codici del Mai,
formati di lettere incollate nella parte scritta e che il Mai aveva riusate nella parte bianca per
appunti di vario genere: codici finora sfuggiti alle indagini. – Questa mia lettera era l’ultima di una
lunga serie con centinaia di cartelle e appunti. La vedova non mi ha interpellato prima di dare tutto
a Don Cortesi: nè so se esistano disposizioni testamentarie scritte o a voce di cedere tutto a D.
Cortesi che di Mai non si è mai interessato. A Don Cortesi quindi sono finiti anche i miei appunti,
assai numerosi, su codici d. Vaticana e di altre Biblioteche di Roma. – Richiederli potrebbe essere
grettezza e sfiducia nell’opera sua che forse sarà ben condotta. D’altra parte D. Cortesi non mi ha
mai scritto: e quindi preferisco aspettare. Però nessuno può occuparsi dell’Epistolario del Mai senza
un soggiorno di mesi alla Vaticana.
Se D. Cortesi mi domandasse un appoggio, allora potrei chiarire alcuni aspetti del problema. Ma
non sarò io ad iniziare una corrispondenza, che non so come sarebbe accettata.
[...]
Obbl.mo DRRaoss

268 Su questi dissapori con Munari a proposito dell’edizione degli Epigrammata Bobiensia vd. la lettera VI a
Timpanaro del 6 lu. 1955.
269 Il primo numero della rivista «Studia Oliveriana», organo della Biblioteca e dei Musei Oliveriani di Pesaro,
uscì nel 1953, con prefazione di Scevola Mariotti.

65
SIGLE E ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE

A. C. = Augusto Campana
A. C., Scritti = A. C., Scritti, a cura di R. Avesani, M. Feo, E. Pruccoli, I: Ricerche medievali e umanistiche, t. I,
Roma Edizioni di Storia e Letteratura, 2008; t. II, ivi 2012; II: Biblioteche, codici, epigrafi, t. I-II, ivi, in corso di
stampa; III: Storia, civiltà, erudizione romagnola, t. I-II, ivi 2014.
AR = Atene e Roma
ASNP = Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Cl. Lett., st. e filos.
ATP = Archivio Sebastiano Timpanaro jr nella SNS
B = Belfagor
BST = Biblioteca Sebastiano Timpanaro nella SNS
CCR = Carte Campana nella Biblioteca Gambalunga a Rimini
DBI = Dizionario biografico degli Italiani
Da Tortorici = Da Tortorici alla Toscana: percorsi della famiglia Timpanaro. I: Atti del Convegno Tortorici,
Centro di Storia Patria 22-23 agosto 2003, a cura di Paola de Capua, M. Feo e V. Fera, Messina, Centro
interdipartimentale di studi umanistici, 2009 [ma 2010]
ds. = dattiloscritto, -i, -a, -e
EB = Epigrammata Bobiensia
Feo, Dal carteggio = M. Feo, Dal carteggio con Augusto Campana, «Il Ponte», LX, n° 11-12 (ott.-nov. 2004) [La
morte di Spinoza. Scritti di e su Sebastiano Timpanaro, a cura di M. Feo], pp. 105-130.
GDLI = Grande dizionario della lingua italiana, I-XXI, Torino, UTET, 1961-2009
GSLI = Giornale storico della letteratura italiana
La lezione di un Maestro = La lezione di un Maestro. Omaggio a Sebastiano Timpanaro, introduzione e cura di N.
Ordine, Napoli, Liguori, 2010
Mariotti, Scritti = S. Mariotti , Scritti di filologia classica, [a cura di M. De Nonno e L. Gamberale], Roma,
Salerno Ed., 2000
mg. = margine
ms. (mss.) = manoscritto / mss. = manoscritti
Omaggio ad Augusto Campana = Omaggio ad Augusto Campana, a cura di C. Pedrelli, Cesena, Società di Studi
Romagnoli, 2003
Persone, II = M. Feo, Persone. Da Nausicaa a Adriano Sofri, II: Maestri e compagni, Santa Croce sull’Arno, Il
Grandevetro, 2012
«Ponte» 2001 = «Il ponte», LVII, n° 10-11 (ott.-nov. 2001) [Per Sebastiano Timpanaro, a cura di M. Feo], con un
supplemento di bibliografia (L’opera di Sebastiano Timpanaro, a cura di M. Feo, pp. 76)
«Ponte» 2004 = «Il ponte», LX, n° 10-11 (ott.-nov. 2004) [La morte di Spinoza. Scritti di e su Sebastiano
Timpanaro, a cura di M. Feo], pp. 260
PR = A. C., Profili e ricordi, [a cura di M. Berengo e A. Stussi], Padova, Antenore, 1996
rist. = ristampa
SNS = Scuola Normale Superiore di Pisa
S. T. = Sebastiano Timpanaro
S. T., Aspetti = S. T., Aspetti e figure della cultura ottocentesca, Pisa, Nistri-Lischi, 1980
S. T., Contributi = S. T., Contributi di filologia e di storia della lingua latina, Roma, Edizioni dell’Ateneo &
Bizzarri, 1978
SU = Studi Urbinati di storia, filosofia e letteratura

66