Sei sulla pagina 1di 14

MODERNA

Semestrale di teoria e critica


della letteratura

XIII
1 · 2011

EPISTOLARI CONTINIANI
A cura di Maria Antonietta Grignani

estratto

FABRIZIO SERRA EDITORE


PISA · ROMA
Rivista fondata da
Guido Guglielmi † · Romano Luperini · Giuseppe Nava

*
Direzione e redazione
Romano Luperini
Mario Domenichelli · Maria Antonietta Grignani · Sandro Maxia
Maria Luisa Meneghetti · Nicolò Mineo · Giuseppe Nava
Nicolò Pasero · Franco Petroni

Comitato scientifico
Remo Ceserani · Stephen Greenblatt · Sarah Kay · Wladimir Krysinski
Franco Marenco · Alain Montandon · Maria de las Nieves Muñiz Muñiz
Domenico Pietropaolo · Christopher Prendergast · Jean-Charles Vegliante

Segreteria di direzione e redazione


Maddalena Graziano · Maria Anna Mariani
Recapito: «Moderna», Dipartimento di Filologia e critica della letteratura,
Via Roma 56, i 53100 Siena, tel. +39 0577 232530, fax +39 0577 222668, moderna@unisi.it

*
Amministrazione e abbonamenti
Fabrizio Serra editore ®
Casella postale n. 1, Succursale n. 8, i 56123 Pisa, tel. +39 050 542332, fax +39 050 574888,
fse@libraweb.net, www.libraweb.net

I prezzi ufficiali di abbonamento cartaceo e/o Online sono consultabili


presso il sito Internet della casa editrice www.libraweb.net.
Print and/or Online official subscription prices are available at Publisher’s
web-site www.libraweb.net.
I pagamenti possono essere effettuati con versamento su c.c.p. n. 17154550
o tramite carta di credito (American Express, Carta Si, Eurocard, Mastercard, Visa)

Uffici di Pisa: Via Santa Bibbiana 28, i 56127 Pisa, fse@libraweb.net


Uffici di Roma: Via Carlo Emanuele I 48, i 00185 Roma, fse.roma@libraweb.net

*
«Moderna» is an International Peer-Reviewed Journal.
The eContent is archived with Clockss and Portico.
« TRAVASI SEGRETI E PERSONALI ».
   

SGUARDI SULLA CORRISPONDENZA


DI GIANFRANCO CONTINI
Domenico De Martino

This essay intends to offer a few preliminary reflexions on Gianfranco Contini’s correspondence,
focusing in particular on Contini’s critical analysis and critical use of letter writing in the authors
whose work he was studying, as well as on his idea of letter-writing as a literary genre unexpect-
edly bringing into evidence the theoretical literary perspectives highlighted in the contacts and rela-
tionships, and intellectual exchanges among friends and colleagues. We shall underline the affinity
Contini felt he had with Renato Serra, and Fausto Ardigò whom he considered «primo de li suoi
amici», and a «maestro nel genere» (a master in letter writing). Lastly, through Contini’s epistolary
exchange with Giulio Bertoni, we had the possibility to spot out more than a thousand unpublished
Contini’s handwritten letters all beginning with the letter ‘T’, and all addressed to the Vocabolario
dell’Accademia d’Italia in the years 1937-1938.

N ell’opera di Gianfranco Contini, il vasto territorio dell’epistolografia ha


ricevuto e sta ricevendo, come viene illustrato con ricchezza in questa gior-
nata pavese, numerosi e già ampi sondaggi : attraverso le edizioni di corrispon-  

denze con personaggi rilevanti, in valore assoluto e soggettivamente per Contini.


Tuttavia, nel suo complesso, presenta ancora zone inesplorate.
In ogni caso, si può dare come accertata – ma la cartografia generale sarà ancora
da precisare – l’esistenza di un vero continente : da affiancare, con paritaria dignità,

agli altri generi praticati da Contini (la critica letteraria, il saggio filologico e l’edi-
zione critica, il ritratto, l’epicedio, la traduzione e anche la poesia in proprio). 1
Del resto, all’interno delle stesse opere del filologo di Domodossola è possibile
reperire diffusi riferimenti a una generale considerazione del genere epistolare,
spesso celati, o almeno riparati da un’ombra protettiva : « igienica », cioè « saluta-        

re », per usare la terminologia di Contini stesso. 2


1  Per quest’ultimo settore, si veda la recente edizione delle Poesie, a cura di P. Montorfani, Torino,
Aragno, 2010. Per comodità, si dànno in apertura alcune indicazioni bibliografiche relative alle raccolte
di saggi di Contini più frequentemente citate nell’articolo e le rispettive abbreviazioni utilizzate : Varianti  

e altra linguistica. Una raccolta di saggi (1938-1968), Torino, Einaudi, 1970 = Varianti e altra linguistica ; Altri  

esercizî (1942-1971), Torino, Einaudi, 1972 = Altri esercizî ; Esercizî di lettura sopra autori contemporanei con

un’appendice su testi non contemporanei. Nuova edizione aumentata di « Un anno di letteratura », Torino, Einaudi,
   

1974 = Esercizî di lettura ; Ultimi esercizî ed elzeviri (1968-1987), Torino, Einaudi, 1988 = Ultimi esercizî.

2  Per quanto riguarda il primo lemma, diffusamente utilizzato da Contini, basterà qui, ad es., ricor-
darne l’uso in Di Gargiulo su Montale [1940] : « separando scolasticamente, e anche igienicamente, le due
   

sfere di competenza, la veglia-coscienza e il sogno-irrazionalità » (Esercizî di lettura, p. 329) ; Lingua letteraria


   

e lingua d’uso [1942] : « una buona educazione igienica e rituale » (« La ruota », iii, 1-2, 1942, pp. 6-12 : 7) ; In
             

memoria dei compagni perduti : Fausto Ardigò [1946] : « la sua posizione a prima vista marginale, così igienica »
       

(Amicizie, a cura di V. Scheiwiller, con una prefazione di P. Gibellini, Milano, Libri Scheiwiller, 1991, p. 61) ;  

Serra e l’irrazionale [1948] : « Quest’igienica separazione giurisdizionale di competenze » (Altri esercizî, p.


     

97) ; ‘Occorrono troppe vite per farne una’ [1981] : « l’igienico tessuto del suo sistema » (Ultimi esercizî, p. 272).
       

Quanto all’ambito del secondo termine, si citerà Il Mulino del Po e la carriera letteraria di Riccardo Bacchelli
[1940] : « Dal porto della sua raggiunta salute » (Esercizî di lettura, p. 309) ; Progetto per un ritratto di Niccolò
       

«moderna» · xiii · 1 · 2011


38 domenico de martino
Mi azzardo qui a mostrare alcune schede di lavoro disunite, poco più che sguar-
di veloci, come recita il titolo del mio intervento : certo inadeguate per impostare  

un sia pur impressionistico quadro globale, e insufficienti anche per metterne


giù le prime coordinate. Vorrei però provare almeno a presentare, continuando
la metafora di ambito geografico non discaro a Contini, alcuni sapori del ‘terri-
torio’, inquadrato sia dalla parte del soggetto sia da quella dell’oggetto : mittente  

e destinatario (comunque protagonista), o lettore – mai passivo – di epistolari


altrui.
L’atteggiamento antipsicologistico di Contini, sul quale non è qui la sede per ri-
tornare, lo teneva lontano naturalmente – e istintivamente – da una facile presa di
contatto sentimentale con la personalità degli autori attraverso le loro lettere pri-
vate. Ad esempio, a proposito di un autore peraltro non particolarmente amato,
Dino Campana, Contini, congiungendo nella sua considerazione approccio ‘non
professionale’ e biografismo, per così dire, emotivamente partecipato, stabiliva le
distanze e sigillava con garbo la « signora Leonetta Cecchi » nella definizione di
   

« amorosa editrice di sue lettere e rievocatrice della sua figura ». 1


   

Gli epistolari possiedono, d’altra parte, un valore ‘a freddo’, documentario, e


sono assunti e usati frequentemente da Contini come conferma e conforto di
quanto già intuito o criticamente messo a punto. Si citeranno, tra gli altri, i rife-
rimenti in Memoria di Roberto Longhi (« risulta in tutte lettere nel suo carteggio col  

Croce ») ; 2 in Tre composizioni, o la metrica di Saba (« L’allarmata diffidenza con cui


     

Saba accolse il preannuncio di questa recensione è documentata nel suo carteg-


gio con Pierantonio Quarantotti Gambini ») ; 3 in Introduzione alla « Cognizione del      

dolore » (« l’episodio dei mobili di famiglia […] ha chiaro suffragio archivistico nei
   

carteggi di quel grande [scil. Proust] ») ; 4 in Vita macaronica del francese dannunziano
   

(« La sostanziale estraneità del D’Annunzio alla struttura spirituale del francese


[…] è ora provata dalle sue lettere al primo traduttore francese ») ; 5 in La firma di    

Manzoni (« Quanto all’uso del neutro, va precisato che l’epistolario lo documenta


ancora in età avanzata e avanzatissima »). 6  

I punti di accesso privilegiati sono quello storico-documentario e quello lessica-


le ; e appare così naturale l’atteggiamento che Contini manifesta esplicitamente in

una lettera del 1946 a Giuseppe De Robertis, riferendosi all’epistolario di Renato

Tommaseo [1947] : « dalla salutare, ascetica indistinzione tommaseana » (Altri esercizî, p. 18) ; Introduzione alle
       

« paperoles » [1947] : « la sola garanzia possibile di quella salute » (Varianti e altra linguistica, p. 87) ; La parte
           

di Croce nella cultura italiana [1951] : « il metodo è una ricerca di salute, ha una portata religiosa » (Torino,
     

Einaudi, 1989, p. 7) ; Il valtzer del Diavolo [1954] : « Ed è riconoscimento analogico della forma, conchiusa,
     

salutare, fededegna, in modi non verbali dell’espressione » (Altri esercizî, p. 184) ; Novità del più antico poeta
   

milanese [1979] : « gli sarà parso salutare e, come dicono i teologi, tuzioristico prendere la maggior distan-
   

za » (Ultimi esercizî, p. 213).


1  Due poeti degli anni vociani. ii . Dino Campana, « Letteratura », i, 4, 1937, ora (con il titolo Due poeti d’an-
   

teguerra) in Esercizî di lettura, p. 23.


2  Commemorazione di Longhi all’Accademia dei Lincei (13 gennaio 1973) ; ora in Ultimi esercizî, pp. 353  

e 357.
3  Nella nota aggiunta nel 1974 per l’edizione del saggio (1934) in Esercizî di lettura, p. 32.
4  Saggio introduttivo alla Cognizione del dolore [1963], ora in Varianti e altra linguistica, p. 601.
5  Nota aggiunta nell’ed. 1947 degli Esercizî di lettura (Firenze, Le Monnier), p. 384 (ed. 1974, cit., p. 285).
Il saggio era stato in origine pubblicato in « Letteratura », i, 1, 1937.    
6  Nota aggiunta nel 1988 per la riedizione in Ultimi esercizî dell’articolo già apparso nel « Corriere della  

Sera », 10 giugno 1985.



sguardi sulla corrispondenza di gianfranco contini 39
Serra : « anni fa m’irritava che fossero state incluse tante lettere alla famiglia che
   

stimavo insignificanti » ; il ragionamento si conclude tuttavia con una brusca vira-


   

ta : « ma avevo torto ». 1 Si tenga presente che la lettera a De Robertis è del 13 luglio


     

1946 ; Contini, come risulta dal suo carteggio con Cino Pedrelli, recentemente

pubblicato a cura di Marino Biondi, aveva appena consegnato ai curatori della


miscellanea per Serra, proprio alla fine di giugno di quel 1946, il suo denso saggio
Serra e l’irrazionale (datato, quanto alla pubblicazione, 1948). 2 La sua riflessione na-
sceva, insomma, nel crogiuolo del laboratorio, sull’onda del recente studio delle
opere di Serra, e dunque anche del suo Epistolario, 3 del quale, in effetti, Contini si
era servito ampiamente nel suo saggio. Le lettere più chiaramente, per la loro na-
tura di espressione al confine tra immediatezza della comunicazione e letteratura,
nel caso di Serra, ma non solo, lasciano traccia e fanno intravedere in trasparenza
la sagoma della « frattura fondamentale », tra spinta irrazionale (Contini individue-
   

rà « la grande folata degl’inferi » e « l’abisso alle Madri ») e razionalizzazione, risolta


       

in una « igienica separazione giurisdizionale di competenze ». Perno della rifles-


   

sione risulta la dichiarazione di Serra : « io non posso comunicare altro che con
   

una parte dei miei giorni e di me ; quella che ho fatta volontariamente moderata

e quieta. Ce n’è un’altra, guasta e dolente. Quando son malato, io volto la testa
contro il muro, e non parlo ». 4 Contini risentirà l’immagine nel coevo ricordo di

Fausto Ardigò : « Ma che sappiamo poi noi del segreto a fatica indovinabile di Fau-
   

sto (faccia civilmente rivolta verso un Lato soltanto) […] ? ». 5    

Non possiamo non avvicinare la pagina del critico cesenate sopra citata ad
un’altra, di Contini, mossa da analogo spunto, ugualmente perspicua e sen-
tita, anche se devoluta a tutt’altro settore, la filologia romanza. Ci riferiamo
al Ricordo di Joseph Bédier (pubblicato in « Letteratura » nel 1939, e letto, in una    

precedente ‘vicina’ versione in francese, come prolusione a Friburgo nel 1938). 6


Lo stesso Contini avvertiva peraltro come motivo centrale (e qualificante) della
propria personalità di studioso la riunione in sé del filologo romanzo e del cri-
tico anche militante. Lo sottolineava esplicitamente egli stesso ponendo la con-
temporaneità delle due attività sotto il segno definitorio della « congiunzione »,    

in particolare in due suoi curricula : quello inviato nel 1942 a Luigi Russo e quello

1  La lettera, del 13 luglio 1946, è pubblicata in Giuseppe De Robertis. Giornata di studio e mostra documen-
taria promossa dal Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux, a cura di L. Caretti, Firenze, Olschki, 1985,
p. 116.
2  Cfr. M. Biondi, Una grande fedeltà. Cino Pedrelli studioso di Serra, saggio introduttivo a C. Pedrelli,
Pagine sparse per Renato Serra. 1970-2004, a cura di R. Greggi, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2006 ;  

si veda in particolare la sezione «Pedrelli e Contini : un carteggio per gli “Scritti in onore”. (1946-1949)»,

pp. xlix-lv. Il saggio di Contini, apparso dapprima su rivista (« L’Immagine », 1948), quindi in G. Contini
   

et alii, Scritti in onore di Renato Serra, Milano, Garzanti, 1948, si legge ora in Altri esercizî, pp. 77-100.
3  R. Serra, Epistolario, a cura di L. Ambrosini, G. De Robertis, A. Grilli, Firenze, Le Monnier, 1934,
poi 19532.
4  Le citazioni precedenti sono tratte dal citato contributo di Contini su Serra, ora in Altri esercizî, pp.
97-98.
5  G. Contini, Fausto Ardigò, « Quaderni dell’Almo Collegio Borromeo. Saggi di umanismo cristiano »,
   

1, 1946, poi, col titolo In memoria dei compagni perduti : Fausto Ardigò, in Amicizie, cit., pp. 57-68 : 67.
   
6  Alcuni temi del Ricordo sono anticipati in precedenti lettere di Contini a Falqui, conservate nel Fondo
Falqui dell’Archivio del Novecento presso l’Università « La Sapienza » di Roma. Ringrazio Francesca    

Bernardini e Aldo Mastropasqua per avermene consentito la consultazione ; grazie anche ad Alessandro  

Taddei che in ogni modo ha facilitato il mio lavoro con amichevole disponibilità.
40 domenico de martino
consegnato, più di trent’anni dopo, all’Accademia dei Lincei al momento della
sua elezione. 1
Tratteggiando la figura del maestro parigino, e ‘lanciato’ ancora una volta da
un riferimento all’epistolografia, Contini indicava :  

Si veda altresì la sua impossibilità epistolare, per la quale preferiva un viaggio, diceva, attra-
verso la Francia alla più frugale cartolina ; come provò inseguendoci tutta una giornata in

Parigi, per comunicarci una risposta urgente che aveva meditato per molte settimane estive
di pesca fluviale nel Delfinato. Qui trovavamo una conferma a posteriori alla nostra simpa-
tia : nel briciolo di mania che cristallizzava entro alla sua figura di esemplare paterfamilias. La

volta che ci asserì di sentirsi « le vieux rationaliste que je suis », era per confessare, viceversa,
   

come non potesse non scorgere, nonostante tutto, nella struttura di alcuni lais un certo
surrealismo di Marie de France. Quanto egli accentuava e caricava questa presunta alogicità,
tanto bovarysticamente pareva che avvertisse la sua propria venatura d’irrazionale. « Ratio-  

naliste », il punto sta tutto qui. Noi non amiamo chi ha la viltà di non resistere al puro irra-

zionale e si lascia voluttuosamente percorrere dalla corrente magnetica : tra l’altro, perché  

finirà a voler provocare la corrente, e diventerà un meccanico o un logicista dell’irrazionale.


Ma senza un poco di magnetismo, o di poesia, non si dà neppure scienza : e i temperamenti  

che ci sono cari sono quelli dialettici che razionalizzano l’irrazionale in una continua vicenda
periodica, con i valori mettono ordine nella vita. 2
La sequenza definisce quello che si può forse considerare come uno dei principali
fulcri energetici dell’attività di Contini. Basterà qui affiancare una sua lettera a Mon-
tale del 1939, nella quale, a proposito di « 5 pezzi » poetici che aveva appena pubblicato
   

sulla rivista di Malaparte, « Prospettive », lasciava emergere l’intreccio dominante :


     

« m’interessa poco l’eventuale ‘valore-poesia’, sono un’allusione [...] alla lava che

risiede sotto la crosta Esercizî + filologia romanza + grado ix ecc. ». 3 Con quest’ul-  

tima espressione Contini indicava metaforicamente il suo impegno pedagogico :  

il ix era appunto il grado nella carriera dell’insegnamento liceale che aveva allora
appena raggiunto. Nella stessa sede critica precisava quindi, quasi scusandosene, che
il recupero dall’« abisso » (l’« uncinarli e allinearli alla luce ») era legato alla necessità di
       

« azione » impostagli da un certo, non specificato, « frangente biografico ».


       

In questa prospettiva, la lettera si configura precisamente come momento di


confine e di filtro (ma talvolta con esiti fino allo svelamento) tra i territori « lavici »    

e la sistemazione « igienizzante ». Ne troviamo una distinta esemplificazione in


   

una lettera inedita del 1935 a Enrico Falqui nella quale un giovanissimo Contini
militante, tanto preveggente quanto consapevole, pronosticava :  

Forse un giorno pubblicheranno i nostri carteggi. Allora sarà chiara la nostra natura fonda-
mentale di scrittori d’epistolarî, che avranno cercato un qualsiasi pretesto per fare, all’ana-
grafe, della letteratura, e avran fatto passeggiare sotto queste professioni occasionali la loro

1  Pubblicati rispettivamente in G. Contini, L. Russo, « Il paesaggio d’un presentista ». Corrispondenza tra


   

Gianfranco Contini e Luigi Russo (1936-1961), a cura di D. De Martino, Firenze, Edizioni del Galluzzo per
la Fondazione Ezio Franceschini, 2009, pp. 47-49, e in Biografie e bibliografie degli Accademici Lincei, Roma,
Accademia dei Lincei, 1976, p. 857.
2  Ora in Esercizî di lettura, pp. 359-360. Vale la pena di affiancare il consonante dubbio che Serra si
poneva nel Kipling, e che Contini riporta nel suo saggio serriano : « O si dovrà star contenti a guardare
   

questo caos senza provare a portarvi la luce e l’ordine, che solo fanno possibile l’intelligenza piena e il
godimento ? » (G. Contini, Serra e l’irrazionale, cit., p. 93).
   
3  Lettera del 26 novembre 1939, in E. Montale, G. Contini, Eusebio e Trabucco. Carteggio di Eugenio
Montale e Gianfranco Contini, a cura di D. Isella, Milano, Adelphi, 1997, p. 58.
sguardi sulla corrispondenza di gianfranco contini 41
disperazione : non la disperazione urlante, bracalona ; ma la etimologica e negativa. Così,
   

senza fede (ma da collega, spero) ti abbraccia il tuo G. C. 1


Difficile stabilire l’influenza, anche in questo caso, di quanto Serra faceva notare
a Giuseppe De Robertis in un ben noto brano epistolare (21 giugno 1914) : « la let-    

tera, degli uomini d’ingegno, è sempre in funzione del corrispondente : è diretta a  

ottenere un determinato effetto sul suo animo ; non è una confessione insomma,

è un’azione, un modo di operare sopra qualcuno, di creare in quello una tale im-
pressione, per un tale scopo ». 2 D’altra parte lo stesso Serra scriveva ad Ambrosini,

con accenti non troppo distanti da quelli di Contini a Falqui : « ci son tante parti    

del mio e del tuo lavoro futuro che si ricongiungono nella mente con le nostre
antiche conversazioni : cercavamo un poco la frase per scriverci, ma il cuore era

sincero, e così pieno d’affetto e di vita. Io vado ritrovando nei cassetti i pezzi della
nostra corrispondenza, con una commozione pari alla consolazione ; poiché tutto  

quel che di buono faremo mai al mondo, è lì in quelle lettere dei vent’anni, con
qualche cosa in più ». 3  

La corrispondenza, in ogni caso, per Contini non è solo interlocuzione a due,


nella quale è facile il formarsi giocoso di grumi di nomignoli, riferimenti criptati
e ‘codici’, che fanno eco a quel « gergo degli amanti, vero e proprio ‘idioletto’ a

quattro mani, a cui è consegnato il loro carteggio » che Contini metteva in eviden-

za nel saggio Da Buñuel a Pérez Galdós. 4 Le lettere non si esauriscono in un dialogo


pur caldo ma chiuso ; si sostanziano nella costruzione di reti civili di amicizie e di

interessi culturali, catene di relazioni, senza le quali i singoli rapporti perderebbe-


ro il loro senso più compiuto. Viene alla mente il « reticolato dei carteggi e delle

tertulias » al quale Contini rimandava nella Guida breve a « Paginette ». 5


     

Ricordando un amico, anzi il « primo de li miei amici », Fausto Ardigò 6 – un’ami-


   

cizia nata a Pavia –, Contini puntualizzava :  

Quello che appare straordinario, come ogni volta che si fruga in una vita, è il numero di
amici e di semplici mediatori e testimoni variamente vulgati. Do solo l’aneddoto che mi
tocca di più. Alcune mie carte montaliane, non più reperibili oggi, si ricostruiscono attra-
verso le copie che io ne avevo fatto trarre a un amico, di altra professione (i suoi studî erano
di diritto e di economia) ma luminosamente connivente nel culto delle lettere. […] Ma a
sua volta Ardigò smistava quei tesori incogniti ad altro amico della sua professione, oggi in
fama tra i frequentatori di quelle discipline, Sergio Steve : allora come ora gratuito cultore

di quello che per noi è mestiere. La catena Ardigò-Steve consente di riuncinare importanti
dati che probabilmente sarebbero altrimenti caduti dietro il muricciolo del non-essere. Di
simili catene, anche se forse nessuna così storicamente commovente, si compone molto dei
nostri archivî. Per definire tale situazione nulla è così proprio come il verso montaliano di

1  Fondo Falqui dell’Archivio del Novecento presso l’Università « La Sapienza » di Roma.
2  R. Serra, Epistolario, cit., p. 507.
3  Serra a Luigi Ambrosini, 29 dicembre 1912, ivi, p. 469.
4  « Corriere della Sera », 3 gennaio 1971, ora in Altri esercizî, p. 314. Si veda anche l’accenno a una « sorta di
algebra gergale e poliglotta, ancora vicinissima a una conversazione d’iniziati » in G. Contini, In memoria

dei compagni perduti : Fausto Ardigò, cit., p. 61.



5  « Corriere della Sera », 6 settembre 1964, ora in Varianti e altra linguistica, p. 622.
   
6  Contini, com’è noto, gli aveva dedicato, nel 1939, gli Esercizî di lettura : « A Fausto Ardigò, lettore /
   

degno di miglior prosa » ; a partire dall’edizione 1947, dopo la prematura scomparsa, il testo risulta mo-
   

dificato in « A Fausto Ardigò, lettore / degno di miglior prosa, / questo libro era dedicato / finché fu

presente ; / e da quando manca, gli è legato / nel rimpianto dell’amico solo ».


   
42 domenico de martino
quegli anni, che Ardigò, Steve ed io mandavamo a memoria insieme : « Occorrono troppe    

vite per farne una ». 1  

Forse non casualmente, là dove, spesso tramite il recupero della memoria, si in-
nesca il contatto tra i due diversi e opposti livelli dell’essere, troviamo il già citato
lemma dantesco, « uncinare » : lo ricordiamo, en passant, anche in apertura della
     

prima poesia pubblicata nel 1939 in « Prospettive », Trasfigurazione di un liceo (1936) :


     

« Quando il satiro bonario / era entrato, e i viticci del suo capo / uncinavano il

ricordo dei fauni ». 2  

Le lettere hanno a che fare con l’« uncinare », sia nel senso di ‘annodare, colle-
   

gare’ sia in quello di ‘strappare’ : ancora da quei territori « lavici » cui facevamo già
     

riferimento. Contini coglieva quest’attitudine e questo ‘stacco’, ad esempio, in


Tommaseo, in un saggio ancora del 1947 :  

la sua stupefacente contemporaneità risiede nella lontananza e come nell’opposizione del


suo segreto alla sua opera pubblica. La magnanimità, l’ala immortale di Tommaseo sono
davvero palesi solo da quando sono stati messi in luce i suoi carteggi d’importanza più capi-
tale, in particolare quello con Gino Capponi […]. Così la sua sorte, a noi finalmente fraterna,
è d’un’anima negligente della gloria dogmatica e rigorosamente consegnata all’esame di
coscienza e a un ‘genere’ che non è un genere, disinteressato, caritatevole e a corpo perdu-
to, la lettera ; smarrendosi lungo la quale, confesso sì ma non tanto fieramente secco come

con se medesimo, egli scopre anche il trampolino da cui spiccare il salto per cristallizzare
fugacemente la sua poesia. 3
La lettera, ‘ben educata’, piena di ritegno e oggettivabile, è tuttavia per Contini
anche apertura verso l’interno. Commemorando affettuosamente l’amico Bon-
santi, Contini ammetteva di non aver mai « scalfito la sua intimità, a guardia della  

quale stava una cortesia squisita » ; nell’ultimo incontro, tuttavia, grazie a una frase
   

dell’amico, aveva « veduto per una fessura nel suo interno »; e « qualcosa di più
     

doveva venirgli dalla sua ultima lettera » (che di seguito riportava, riconoscendovi  

il valore di un « testamento ascetico »). 4 È ancora l’« abisso » che balena nel Ricordo
       

di Ardigò : « Gli amici più amici penetrarono certo strati meno sospettati di Fausto,
   

nessuno poté spingere il piede fino all’orlo del suo gouffre ; eppure... ». 5 Si segnala    

attorno a quell’intervento l’intreccio significativo di scrittura en abîme : il ricordo  

dell’amico, che si celebra come « maestro nel genere epistolare », 6 ha la forma di


   

una lettera a Cesare Angelini, che aveva richiesto, probabilmente anch’egli per let-
tera, a Contini quel ricordo. A sua volta Angelini aprirà il suo ricordo di Ardigò ci-
tando Contini e ritornando sul « genere letterario suo » in cui Ardigò « si esprimeva
     

meravigliosamente : la lettera ». 7 E aggiungerà : « Anche nelle più brevi, anche nei


       

biglietti scritti in piedi, al caffè o dalla stazione, dov’è magari solo una ‘notizia’ ;  

1  « Corriere della Sera », 4 gennaio 1981, ora in Ultimi esercizî, pp. 274-275.
2  Vedi ora in Poesie, cit., p. 5.
3  G. Contini, Progetto per un ritratto di Niccolò Tommaseo, « Fiera letteraria »,
2 e 9 ottobre 1947, ora in
Altri esercizî, pp. 5-6.
4  G. Contini, Ricordo di Alessandro Bonsanti, « Antologia Vieusseux », 75, 1984, ora in Ultimi esercizî, pp.
   

407-408.
5  G. Contini, In memoria dei compagni perduti : Fausto Ardigò, cit., p. 65.  
6  Così Contini a Falqui, in una lettera inedita da Perugia degli anni ’30 : « quel mio amico […] (non è    

letterato ; anzi studioso di giure, e fallimentare di più ; maestro tuttavia nel genere epistolare) ».
     
7  Angelini citava probabilmente a memoria, alterando il testo originale di Contini : « Fausto aveva un    

genere letterario, in cui si esprimeva meravigliosissimamente, la lettera », Amicizie, cit., p. 61.  


sguardi sulla corrispondenza di gianfranco contini 43
ma data in quel modo, con quell’attenzione sempre tra l’esigenza dello spettatore
e quella del celebratore. Per Fausto anche la ‘notizia’ non era mai una pura cosa
da catalogare ; ma vissuta, da vivere ; vibrazione di uno che viveva continuamente
   

della felicità delle lettere, con la frugalità del ‘consumatore’ ». 1  

La Pavia difficile, non amata da Contini, raggelata da ricordi giovanili non pia-
cevoli, torna viva nell’annodarsi delle corrispondenze e delle amicizie.
Certo anche per i carteggi si pone il problema che Contini inquadrava in
Introduzione alle « paperoles » relativamente alla pubblicazione di studi basati sui
   

cosiddetti « scartafacci », o meglio sulle fasi preparatorie di un testo (il brano è


   

incastonato in una fitta tessitura di citazioni della Correspondance proustiana) :  

« Dal tempo di Tucca e Vario gli editori hanno sempre avvertito il contrasto fra

interesse oggettivo e indelicatezza soggettiva nelle loro operazioni, senza però in-
dursi ad alcuna rinuncia, quasi stupratori che alla violenza aggiungano la voluttà
dello scrupolo. E a maggior ragione lamenti sulla propria indiscrezione si trovano
presso gli indagatori e trapanatori della vita prenatale dei testi. Non vogliamo
trascurare di segnalare che nella specie trivellazioni di questo tipo suscitavano in
immaginazione il maggior fastidio e timore di Marcel Proust ». 2  

E tanto dietro all’indagatore filologo quanto dietro a Proust traluce evidente-


mente lo stesso Contini, che si riferì alla posizione di Vario e Tucca in relazione
almeno all’edizione delle Satire dell’Ariosto curata da Cesare Segre sulla base del
lavoro inedito di Santorre Debenedetti, e per l’edizione in volume della Cognizione
del dolore di Gadda, in qualche modo forzata dagli amici. 3
Ma lo stesso Contini fu il primo editore, con squisite annotazioni, proprio
delle lettere di Gadda a lui destinate (e oggi piace festeggiare, a distanza di più
di 20 anni, il completamento del carteggio con la nuova, più completa, edizione
curata da Dante Isella). 4 L’allertata disposizione di Contini (e forse l’anticipazione
lessicale della dizione – qui a ruoli invertiti – che sceglierà per indicare la propria
curatela del carteggio) si trovano in sua lettera a Gadda del 7 giugno 1934 : « Lasci    

correre queste confidenze, che danno sempre un po’ di fastidio al ‘destinatario’ ; o  

almeno imbarazzo. Non ci si può rimediare, come al pianto dei bambini ». 5  

Non tutti i carteggi di Contini sono, ovviamente, da collocare sotto questo


segno marcato, e a questa temperatura (con Ardigò o Gadda, come Montale e
Capitini), tuttavia mai la scrittura appare neutra. Le comunicazioni, anche di base
professionale, che si intrecciano attraverso la corrispondenza lasciano comunque
sempre adito a trasparenze e aperture.

1  C. Angelini, De profundis per Fausto…, in Idem, Questa mia Bassa (e altre terre), Milano, All’insegna del
pesce d’oro, 19712, pp. 205-209 : 205.  
2  G. Contini, Introduzione alle « paperoles », « Letteratura », ix, 6, 1947, ora in Varianti e altra linguistica,
       

p. 71.
3  Si veda G. Contini, Santorre Debenedetti nel centenario della nascita, commemorazione presso l’Accade-
mia delle Scienze di Torino, 1978, ora in Ultimi esercizî, p. 332, e Idem, Ancora della « Cognizione », « Corriere
     

della Sera », 3 gennaio 1988 ; ripubblicata in G. Contini, Quarant’anni d’amicizia. Scritti su Carlo Emilio
   

Gadda, Torino, Einaudi, 1989 ; infine in Idem, Postremi esercizî ed elzeviri, postfazione di C. Segre, nota ai

testi di G. Breschi, Torino, Einaudi, 1998, p. 227.


4  G. Contini, C. E. Gadda, Carteggio 1934-1963, a cura di D. Isella, G. Contini, G. Ungarelli, con 62
lettere inedite, Milano, Garzanti, 2009.
5  Ivi, p. 29. La prima sezione del carteggio era stata, come noto, edita dallo stesso Contini con il titolo
C. E. Gadda, Lettere a Gianfranco Contini, a cura del destinatario. 1934-1967, Milano, Garzanti, 1988.
44 domenico de martino
Ricordiamo qui il rapporto di Contini con Luigi Russo : difficile immaginare  

temperamenti e scelte critiche in apparenza più distanti ; eppure, come testimonia


il loro carteggio, per un venticinquennio intrattennero, pur con qualche inevitabi-


le ombra, un intenso rapporto di amicizia e, almeno per i primi dieci anni, anche
di scambio e collaborazione negli studi. Nell’ambito di questo rapporto si colloca
un episodio, interessante per la trama implicita, che solo la lettura dei carteggi
ha consentito di mettere in luce. L’episodio era stato segnalato, già diversi anni
fa, da Aldo Mastropasqua sulla base di alcune lettere di Contini a Falqui, 1 ma la
corrispondenza tra Russo e Contini ha aggiunto qualche dettaglio attorno all’edi-
zione di Campana a cura di Falqui (1942), di cui Contini fu l’occulto ispiratore per
la restituzione testuale. Contini, venuto a conoscenza delle osservazioni mosse
da Russo nella Critica letteraria contemporanea a proposito dei criteri (« inutilmen-  

te pedanteschi ») 2 seguiti da Falqui nell’edizione degli Inediti, 3 scrive all’amico e


si assume la responsabilità (« una buona percentuale ») di quelle scelte : « Non è


       

che io m’arroghi un’eccessiva influenza su Falqui ; ma sta il fatto che lo trovai a


Roma, l’autunno passato, estremamente perplesso sul grado di fedeltà da seguire


de minimis nella sua edizione ; ed io lo esortai vivamente a rispettare l’autografo

anche negli infimi particolari, avvertendo scrupolosamente il lettore ». Spiega poi  

le ragioni della conservazione anche di quelle che possono apparire solo sviste,
minuzie di poco conto : l’analisi di varianti ortografiche può non essere « mero
   

formalismo », ma rappresentare un utile strumento, un « sussidio documentario »


     

per penetrare caratteristiche culturali dell’autore. Contini concludeva suggerendo


scherzosamente a Russo di distribuire pertanto anche a lui la « razione » di botte    

destinata a Falqui ; ma poi lo invitava a valutare se le sue argomentazioni non


potessero indurlo « a mandare la sezione più acerba del suo giudizio in cassazio-

ne ». 4 Così Russo, convinto, farà, a partire dalla seconda edizione dell’opera (1946).

L’episodio è leggibile, con diversa prospettiva, nelle lettere che sull’argomento, e


sulla reazione di Russo, si scambiano Contini e Falqui, 5 ed esce dall’aneddotica per
portar luce piuttosto su aspetti e momenti della società letteraria del tempo, oltre
a produrre, a partire da un dettaglio, una lucida dichiarazione statutaria di Contini
sul rigore metodologico e sul valore della filologia più serrata.
Infine, avviandomi alla conclusione, vorrei portare una piccola novità, a quanto
mi risulta, sulla biografia e sulla produzione professionale di Contini, recuperata
grazie a indicazioni ricavate dal carteggio inedito di Contini con Giulio Bertoni
(conservato nella Biblioteca Estense e Universitaria di Modena) : carteggio del  

quale sopravvive solo un ‘movimento’, poiché nel Fondo Contini della Fonda-
zione Franceschini non sono attualmente reperibili lettere di Bertoni. Saranno
andate disperse, come molte altre, nel corso della devastazione messa in atto nella
casa di Contini dai fascisti alla fine della Repubblica dell’Ossola.

1  Si veda A. Mastropasqua, Per una storia delle prime edizioni delle poesie di Campana, in Idem et alii,
Dino Campana nel Novecento. Il progetto e l’opera, a cura di F. Bernardini Napoletano, Roma, Officina, 1992,
pp. 69-95 : in particolare 87 e 94.

2  In L. Russo, La critica letteraria contemporanea, i, Bari, Laterza, 1942, p. 137.
3  D. Campana, Inediti, a cura di E. Falqui, Firenze, Vallecchi, 1942.
4  Lettera del 20 luglio 1942, in G. Contini, L. Russo, « Il paesaggio d’un presentista », cit., pp. 42-44.
   
5  Si veda, in particolare, la lettera di Contini del 20 luglio 1942, attualmente dispersa, prodotta da A.
Mastropasqua, Per una storia delle prime edizioni delle poesie di Campana, cit., p. 88.
sguardi sulla corrispondenza di gianfranco contini 45
Sulla grana di un tessuto ‘di servizio’, cresciuto sulla non pariteticità degli inter-
locutori, si insinuano elementi significativi. Non è solo ossequio formale, e forse
anche interessato, a « Sua Eccellenza » – Contini chiama Bertoni così, direttamen-
   

te, con esibito ossequio, e ugualmente, ma certo con ironia, parlandone con altri
interlocutori (tra i quali ancora Russo e Falqui). Quello che colpisce e interessa
Contini è il laboratorio di Bertoni, il ‘farsi’ della filologia nella presenza di docu-
menti, che si squadernano, come pezze d’appoggio e insieme rappresentazione
in atto di un’esistenza. Da Perugia, il 27 novembre 1934, mentre sta preparando la
recensione alla Chanson de Roland, edita da Bertoni, 1 Contini scrive : « Per quanto    

Ella fece per me ieri, per le preziose indicazioni di testi, per i mirabili inedita che
m’ammise a vedere, Le sono assai grato. Né sono immune da un certo stupore,
come sempre quando si vede una vita giustificata, con un’inesorabile completez-
za, da tutt’i suoi documenti… […]. Gradisca, Eccellenza, i miei ossequî e continui
a voler bene al Suo Gianfranco Contini ».  

Un paio di anni dopo, Bertoni proponeva a Contini di collaborare al Vocabolario


dell’Accademia d’Italia (voluto da Mussolini, e diretto dallo stesso Bertoni), di cui
uscirà solo il primo volume (A-C). 2 A Contini vennero affidate le voci della lettera
T, da preparare sulla base del Tommaseo, ma rivedendolo e integrandolo con
citazioni di autori contemporanei.
Contini – siamo nell’aprile del ’37 – accetta, e inizia subito a lavorare : fin quasi  

alla fine del ’38, quando, dopo aver ottenuto la cattedra di Filologia romanza a
Friburgo, non riesce più a trovare il tempo necessario, e scrive a Sua Eccellenza :  

« Potendosi però attendere a questo lavoro solo un certo numero d’ore al giorno,

sia per poter fare dell’altro, sia soprattutto per la natura del lavoro stesso, la pros-
simità della scadenza è diventata per me una vera ossessione » (13 settembre 1938).  

Rinuncia dunque all’incarico e chiede di essere sostituito per le ultime voci.


Oggi, presso l’Archivio dell’Accademia d’Italia, aggregato all’Archivio dell’Ac-
cademia dei Lincei, sono conservati, tra gli altri relativi al Vocabolario, tre faldoni
con oltre 1.000 schede autografe manoscritte in bella copia con le voci da T a
Traguardo (lemma scelto forse non del tutto casualmente). Contini le inviò, in
successive consegne, dal settembre 1937 all’ottobre dell’anno successivo. I docu-
menti, individuati grazie ai segnali che i carteggi continuano a inviare, attendono
di essere studiati.
Per chiudere, più di ogni altro commento, vale citare lo stesso Contini, quando,
ricordando Ardigò, illuminava gli epistolari come « un settore ancora sconosciuto,

ma non forse il meno alto, della letteratura di questo secolo misterioso, funesto e
grande, quello che si svolge nei travasi segreti e personali ». 3  

1  La recensione sarà pubblicata in « Pan », iii, vol. v, 1, 1935, p. 127 ; poi, molto ridotta, si legge in Esercizî
     

di lettura, pp. 207-209.


2  Reale Accademia d’Italia, Vocabolario della lingua italiana, i, A-C, Milano, Società anonima per la pub-
blicazione del Vocabolario della lingua italiana, 1941.
3  G. Contini, In memoria dei compagni perduti : Fausto Ardigò, cit., p. 61.

Autorizzazione del Tribunale di Pisa n. 13 del 21.07.1999
Direttore responsabile: Fabrizio Serra

*
Sono rigorosamente vietati la riproduzione, la traduzione, l’adattamento, anche
parziale o per estratti, per qualsiasi uso e con qualsiasi mezzo
effettuati, compresi la copia fotostatica, il microfilm, la memorizzazione
elettronica, ecc., senza la preventiva autorizzazione scritta della
Fabrizio Serra editore®, Pisa · Roma.
Ogni abuso sarà perseguito a norma di legge.

*
Proprietà riservata · All rights reserved
© Copyright 2012 by Fabrizio Serra editore®, Pisa · Roma.
Stampato in Italia · Printed in Italy

*
Si invitano gli autori ad attenersi, nel predisporre i materiali da consegnare alla
redazione e alla casa editrice, alle norme specificate nel volume Fabrizio Serra,
Regole editoriali, tipografiche & redazionali, Pisa · Roma, Serra, 20092 (ordini a: fse@libraweb.net).
Il capitolo Norme redazionali, estratto dalle Regole, cit., è consultabile Online alla
pagina «Pubblicare con noi» di www.libraweb.net

*
issn 1128-6326
issn elettronico 1724-0530
isbn 978-88-6227-464-7
SOMMARIO

Questo fascicolo 9

interventi al convegno
Gualberto Alvino, « Verrei in tassì a catturarti ». Il carteggio Contini-Pizzuto
    15
Carlo Carena, Il professore e l’amico editore. Dall’Archivio di Casa Einaudi 25
Domenico De Martino, « Travasi segreti e personali ». Sguardi sulla corrispon-
   

denza di Gianfranco Contini 37


Guido Lucchini, La nuova edizione del carteggio Contini-Gadda 47
Aldo Mastropasqua, Contini-Falqui. Storia di un’amicizia epistolare 53
Domenico Scarpa, Cultura e azione. Prima lettura del carteggio Contini-Alberti 67
Alessia Vezzoni, L’epistolario edito di Gianfranco Contini. Lettere sparse e fram-
menti 81

bilanci
Corrispondenze epistolari dell’Ottocento e del Novecento
Federico Fastelli, Teresa Spignoli, Premessa 127
Repertorio bibliografico ragionato (1999-2009), a cura di Federico Fastelli, Tere-
sa Spignoli 133
Indice dei nomi 221