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TRANI E IL SUO TERRITORIO zione risale al pieno altomedioevo: in esso si ricorda l’epi-

TRA IL VI E LA METÀ DELL’XI SECOLO scopio, la chiesa di S. Magno ed il mausoleo di Bebio posto
nei pressi del flumicellum, ma su questo tornerò più oltre.
di Solo alcune indagini archeologiche avviate nell’area occu-
GIOIA BERTELLI pata dalla cattedrale romanica hanno permesso di indivi-
duare la presenza di una chiesa con funzione vescovile, co-
struita tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, a sua volta
impiantatasi su un altro edificio di proporzioni molto ridot-
1. Le poche fonti documentarie che riguardano i momenti te e da cui provengono frammenti di affreschi riferibili ad
di vita più antichi della città e del suo territorio, nello speci- una Adorazione dei Magi (MOLA 1972; KOROL 1996). La
fico di età longobarda e bizantina, sono costituite da perga- cattedrale di età paleocristiana si presentava a tre navate e
mene conservate nell’Archivio Diocesano e nell’Archivio monoabsidata; i varchi di passaggio tra la navata centrale e
del Capitolo Metropolitano, pubblicate da G. Beltrani (1877), le laterali erano definiti da colonnati di tipo binato, secon-
da A. Prologo (1877), in Regesto da L. Scarano (1983) ed do una tipologia attestata in area nord africana. La pavi-
ancora riviste da Vera von Falkenhausen (1978) che ha col- mentazione dell’edificio era realizzata a mosaico con qua-
to più in particolare il momento bizantino del sito; dall’esa- drati includenti altri più piccoli e rombi, elementi circolari
me di questi documenti in anni passati sia G. Coniglio (1970, definiti da nastri intrecciati, fiori quadripetali ecc., databile
1973) sia M. Cagiano de Azevedo (1977) avevano tratto tra la fine del V ed il secolo successivo; di questo rivesti-
interessanti indicazioni sull’assetto urbano e del territorio mento rimangono numerosi tratti identificati lungo la nava-
circostante, che possono essere ulteriormente arricchite da ta centrale della chiesa di S. Maria, edificio che in età me-
nuovi elementi soprattutto di natura archeologica, dal mo- dievale, a seguito della costruzione della nuova cattedrale
mento che la recente ricerca sul campo ha portato al ricono- dedicata a S. Nicola Pellegrino, prese il posto della vecchia
scimento di ulteriori evidenze. Altre indirette informazioni chiesa. Dall’edificio paleocristiano provengono numerosi
sull’abitato in età più tarda emergono anche dalla lettura elementi scolpiti, anche questi databili tra la fine del V ed il
della Vita di S. Nicola Pellegrino, di origine greca, protet- VI secolo, oggi reimpiegati in parte all’interno del com-
tore della città, vissuto negli ultimi decenni dell’XI secolo, plesso episcopale medievale e in parte conservati nel Mu-
e della Traslazione delle reliquie di S. Leucio da Brindisi a seo Diocesano (BERTELLI 2002); si tratta di capitelli ancora
Trani, documento redatto alla metà circa dell’XI secolo, in in opera lungo i colonnati del matroneo della cattedrale o
cui si narra il trasferimento dei resti del santo brindisino presenti in frammenti nel Museo, di un sarcofago decorato
che furono collocati in un sacello, creato per la circostanza frontalmente da una croce con disco centrale databile al VI
al di sotto del piano di calpestio della cattedrale di età pa- secolo che ha diretti confronti con altri esemplari presenti
leocristiana; ciò dovette avvenire nel corso del VII secolo. sul territorio (Trani, chiesa di S. Martino; Cerignola, Troia,
Ricerche effettuate anche nelle carte raccolte nel I volume Canne); questi si ricollegano ad una tipologia presente anche
del Codice Diplomatico Barlettano (SANTERAMO 1924) e nei in area ravennate, ma che ha precisi referenti nella contem-
volumi VIII del Codice Diplomatico Barese con le perga- poranea produzione attestata in Dalmazia, ove si conserva
mene dell’Archivio Capitolare di Barletta (NITTI DE VITO un numero consistente di esemplari simili: si vedano i sarco-
1914) e IX con quelle relative a Corato (BELTRANI 1923) fagi di Salona, di Spalato, e quelli nell’isola di Brac che, pro-
hanno restituito altre informazioni sui centri e aree che rien- babilmente, fu un centro molto attivo non solo per la lavora-
travano nel territorio di Trani; l’esame, inoltre, di alcuni zione ma anche per l’esportazione di questo specifico manu-
documenti più tardi, di età normanna (BELTRANI 1877, PRO- fatto. Ancora all’interno della cripta di S. Nicola Pellegrino è
LOGO 1887), che riflettono la situazione topografica preesi-
conservata una colonnetta in marmo spiraliforme, baccellata
stente nella città e nel territorio, ha permesso di comporre alla base che sorregge un piccolo capitello con foglie ango-
un quadro abbastanza articolato per i secoli considerati; lari di tipo corinzio, probabilmente appartenenti ad un cibo-
l’analisi di questi ultimi non è stata onnicomprensiva, ma rio databile al VI secolo (BERTELLI 2002, n. 467), come pure
ne ha preso in considerazione solo alcuni tra i più significa- reimpiegate nella costruzione medievale della chiesa di
tivi; utile per alcune indicazioni si è rivelata la consultazio- S. Maria e nei matronei sono alcune colonnette arricchite da
ne dei testi di L. Maffuccini (1951) e di R. Colapietra (1981), una piccola croce in rilievo sul fusto che dovrebbero risalire
i cui studi, però, sono finalizzati a ricostruire soprattutto la al momento in cui la più antica chiesa vescovile venne con-
storia urbana del sito fino ai tempi più recenti. sacrata (BERTELLI 2002, nn. 443-446); o ancora transenne
lucifere frammentarie o plutei con croci centrali, capitelli di
2. Scarse sono le notizie documentarie e archeologiche che fine V-VI secolo (BERTELLI 2002, nn. 452-465, 475,476,478-
possediamo circa le più antiche fasi di vita della città; essa 482), elementi tutti che attestano la presenza di un grande
viene ricordata nella Tabula Peutingeriana come una pic- edificio religioso attivo intorno al VI secolo.
cola stazione posta lungo la via Litoranea, arteria che dal Altri elementi scultorei di un certo pregio sono presenti
nord dell’Italia, dopo aver aggirato il promontorio del Gar- in città: una fronte di sarcofago con angeli e con una croce
gano, si dirigeva verso sud per congiungersi alla via Traia- sotto edicolette, ascrivibile al VI secolo e probabilmente di
na; molto probabilmente il sito si sviluppò solo a partire importazione costantinopolitana, è reimpiegata nel muro
dal III-IV secolo d.C. come vicus sorto intorno ad un ap- esterno di una abitazione in via Ognissanti al n.c. 38; due
prodo marittimo. frammenti appartenenti ad un pluteo decorato con una cro-
Trani fu sede di diocesi a partire dagli inizi del VI seco- ce e semilune, due sarcofagi e un capitello sono conservati
lo, come testimonia la firma apposta nel 501 dal vescovo nella chiesa di S. Martino, ubicata nei pressi della cattedra-
Eutichio che intervenne al Concilio Romano; in preceden- le, di cui tratterò in seguito (BERTELLI 2002, nn. 496-500).
za, con grande probabilità, il suo territorio doveva dipende- Dagli scavi realizzati nella Cattedrale nel 1970-1971
re dalla ben più vasta e confinante diocesi di Canosa; il di- proviene un numero consistente di intonaci sui quali sono
stacco da questa, come avvenne anche per altri centri (Can- leggibili riquadri di tipo decorativo, elementi riferibili a
ne, Barletta), dette inizio ad un processo di scomposizione strutture murarie, occhi, mani e parti di figure umane, teste
dell’assetto originario del territorio, probabilmente dovuto di agnelli, lettere relative a più iscrizioni; l’esame dei fram-
a motivazioni di ordine religioso ed in relazione anche ad menti, inediti, potrebbe sicuramente portare nuovi elemen-
un accrescimento della popolazione (OTRANTO 1992, pp. ti per ricostruire le fasi di vita più antiche dell’edificio pri-
248-251). Per questo periodo così antico le testimonianze ma del suo abbattimento alla fine dell’XI secolo.
documentarie sull’assetto urbano sono quasi inesistenti; Come ipotesi di lavoro ritengo che sia possibile mette-
l’unico documento scritto che possa fornire qualche indica- re in relazione con una fase di vita molto antica, probabil-

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mente verso la fine del VI secolo, la presenza (Fig. 1) di pressi di Trani, verso sud. Il sito di Pazzano con le diverse
altri due edifici religiosi, S. Martino e S. Agata, attestata, titolature di Parano, Pazano, Pantano viene ancora ricorda-
per il primo, da una piccola chiesa, ricordata già in un do- to in altri documenti più tardi con cui papi e imperatori con-
cumento del 1075 (SANTIFALLER 1957, doc. n. 95) e forse fermano al monastero di S. Sofia di Benevento beni detenuti
ancora in uno precedente del 1062 (vedi postea), sottoposta in tale località presso Trani (PROLOGO 1883, pp. 88-90).
di alcuni metri rispetto al livello odierno di frequentazione Particolarmente importanti, e noti, risultano alcuni do-
della città, che presenta una serie interessantissima di strut- cumenti: il primo del giugno 834, sopra citato, datato al
ture e rifacimenti e di cui tratterò in seguito; per il secondo secondo anno del principato beneventano di Sicardo, da cui
edificio, citato per la prima volta in un doc. del 1199 (PRO- si evince che a Trani era stato istituito un gastaldato; il se-
LOGO 1877, doc. n. XCI), che si apre sulla omonima strada condo del giugno 843, emanato nel quarto anno del princi-
(vico S. Agata), nei pressi della chiesa di S. Martino, a ri- pato salernitano di Siconolfo; e il terzo del maggio 845,
dosso, ma entro, la cinta muraria più antica, anche questo risalente al sesto anno del principato dello stesso Siconolfo
sottoposto all’odierno livello stradale, le indagini sono an- (PROLOGO 1877, nn. I, II, III). Dalla lettura di tali carte è
cora da avviare completamente; ridotto attualmente a de- possibile prima di tutto stabilire che la città, in origine sotto
posito di materiale, di esso si riconosce solamente la curva- la dominazione dei longobardi di Benevento, nell’843 è do-
tura absidale. Risulta quanto mai interessante la scelta di minata dai longobardi di Salerno (CONIGLIO 1973); inoltre,
tali dedicazioni per i due edifici, strettamente legata a santi dal documento dell’834 veniamo a conoscenza dell’esisten-
e martiri che hanno combattuto strenuamente il paganesi- za, al momento della redazione del testo, di un gastaldo a
mo e l’eresia ariana. Il culto di S. Martino e di S. Agata si è nome Radeprando figlio a sua volta di un altro gastaldo di
diffuso largamente proprio intorno al VI secolo in relazione nome Sicoprando, della cattedrale, dedicata a Maria, retta
alla presenza sul territorio di popolazioni pagane e ariane; dal vescovo Auderis, di una chiesa dedicata a San Magno,
esemplare, al proposito, è la riconsacrazione da parte di papa vescovo di Trani secondo una antica tradizione (CAGIANO
Gregorio Magno della chiesa eretta da Ricimero nel 460 a DE AZEVEDO 1977, p. 118), costruita in tempi recenti dal pa-
Roma per il culto dei Goti ariani: S. Agata dei Goti, che, in dre di Radeprando, che si trovava oltre il fiumicello che
occasione dell’intervento papale, accolse le reliquie dei SS. scorreva dall’interno verso il mare nella zona sud-orientale
Agata e Sebastiano. Anche i Longobardi quando entrarono della città, ove era anche il mausoleo di Bebio (che sorgeva
in Italia al seguito di Alboino erano in parte pagani e ariani nella zona oggi indicata dal toponimo via Mausoleo, cfr.
e seguirono l’eresia ariana fin quasi alla fine del VII secolo, par. 2); nella carta inoltre il gastaldo Radeprando si dice de
quando ufficialmente si convertirono alla religione cristia- civitate Trani, facendo quindi supporre che la città dovesse
na cattolica. In Puglia, ad esempio, a Siponto, è attestata già essere munita di una cinta muraria. Nel documento suc-
dalla Vita Laurentii una chiesa dedicata ai SS. Stefano e cessivo, quello dell’843, rogato in castro Trane, viene ri-
Agata (la stessa intitolazione che ritorna per la cattedrale di cordata la donazione alla chiesa di S. Maria di Tremodie e
Capua), con la quale sono stati messi in relazione alcuni al diacono Arricaldo, rettore della chiesa di S. Pantaleone,
interessanti lacerti di mosaico pavimentale risalenti tra la di una vigna in contrada Reni; tra i sottoscrittori compare la
fine del V ed il VI secolo, recentemente identificati (CAMPESE firma di un certo Arius, il cui nome sembra essere un indi-
SIMONE 1999). zio della sua origine longobarda. Ancora in castro tranense
Sicuramente in relazione con la presenza romana dove- è rogato il documento successivo dell’845, in cui si citano
va poi essere il Mausoleo di Bebio, la cui prima attestazio- il bicus di Iuianello, che doveva ricadere nel territorio di
ne risale all’834 (PROLOGO 1877, doc. n. I), che doveva ri- Barletta, e alcuni appezzamenti di terreno, coltivati ad orto,
vestire una certa importanza ancora nell’alto medioevo dal a frutta, con alberi di olivo, altri lasciati incolti, che, vendu-
momento che viene preso come preciso punto di riferimen- ti, sono pagati in solidi aurei beneventani.
to nel documento, ora ricordato, per identificare agevolmente
3.1 Per quello che riguarda l’aspetto fisico della città per il
la posizione della chiesa di S. Magno (Fig. 1); di questo
periodo esaminato possiamo dire ben poco; dal punto di
edificio funerario si sono perse le tracce, ma sia la precisa
vista archeologico i ritrovamenti sono molto scarsi; le uni-
descrizione circa l’ubicazione e l’aspetto del monumento che certezze riguardano l’edificio della cattedrale che con-
fornita da A. Prologo, che ancora aveva potuto vederlo (PRO- tinuò a vivere subendo modifiche, anche se non sostanziali,
LOGO 1883, p. 25) sia la presenza del toponimo via Mauso-
con il rifacimento di parte della antica pavimentazione dal
leo nella zona a sud-est della città ci aiutano a collocarlo al momento che in tale area furono sistemate già a partire pro-
di fuori dell’abitato, in una zona coltivata a vigna ed ulivi babilmente dalla fine del VI secolo sepolture scavate nel
come sembra di poter capire da documenti più tardi, nei banco roccioso e nel corso del secolo seguente fu realizzato
pressi del flumicellum, elemento topografico di grande im- l’inserimento del sacello di S. Leucio nella zona nei pressi
portanza per la storia di Trani per il periodo altomedievale dell’abside; tale operazione comportò un innalzamento del-
(PROLOGO 1877, doc. VI, p. 29; XIX, p. 60; LXXIII, p. 155). l’originario piano di calpestio e di conseguenza la necessità
di un’ulteriore sistemazione dell’area. Con tali lavori van-
3. Un altro momento particolarmente interessante che si può no messi in relazione i resti di una pavimentazione in opus
cogliere relativo alla vita della città è quello che vede la pre- sectile, a lastrine calcaree di colori diversi che formano
senza della popolazione longobarda, attestata sul territorio motivi a rombi e floreali. Le indagini archeologiche realiz-
pugliese a partire dalla metà circa del VII secolo; di questo zate tra il 1970 e il 1971 hanno messo in evidenza la pre-
momento abbiamo solo rare, e più tarde, testimonianze scrit- senza delle sepolture ricordate e permesso il ritrovamento
te; tra le prime il diploma di Arechi II riferibile all’atto di di due crocette di tipo funerario in argento (tombe 2, 15) e
donazione (a. 774) di numerosi beni al monastero di S. Sofia una in oro di tipo greco, a braccia fortemente espanse (tom-
di Benevento: in questo il principe dona una «casam in ba 1) che si riallacciano ad una produzione orafa tipica del-
Papiano super Trane, quae fuit de servis Palatii nostri…; l’età longobarda (MOLA 1972; D’ANGELA 1978 e 1992; RON-
nostra quoque potestaste super hec largiti sumus in eodem CHI 1983; ROTILI 1984), oltre che di alcuni fili in oro relativi
loco casas sex»; al termine del documento si ribadisce la pro- ad una fascia che orlava la veste funeraria all’altezza del
prietà della «curtem nostram, prata posta in loco qui Pazzano ginocchio (tomba 15) (MOLA 1972; D’ANGELA 1978 e 1992;
dicitur cum ipsa ecclesia sancti Petri, et ipso monte, cum ROTILI 1984) di un personaggio che doveva appartenere ad
ipso plano et ipsa ferrara» (UGHELLI, VIII, coll. 32, 33); il un rango sociale elevato; sono state anche recuperate pic-
testo continua citando una «ipsam ecclesiam sanctae Mariae cole fibbie circolari con ardiglione databili tra VII e XI se-
in finibus Janiensibus, loco qui dicitur Gunianus»: con gran- colo e alcuni elementi in rame decorati con motivi a pal-
de probabilità l’edificio potrebbe identificarsi con l’area su mette e perline dello stesso periodo. Particolarmente inte-
cui sorge ancora oggi la chiesa di S. Maria di Giano posta nei ressante si è dimostrato il rinvenimento di una grande lastra

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Fig. 1 – Ricostruzione dello sviluppo urbano di Trani nell’alto medioevo (da RONCHI 1988 con aggiunte).

di chiusura di una sepoltura (tomba 1) che presenta sul lato to a S. Magno doveva comunque avere un certo seguito an-
interno una serie di graffiti datati nell’ambito del VII seco- che nell’hinterland tranese dal momento che nei pressi di
lo (CARLETTI 1988), in cui è possibile riconoscere anche Corato compare un sito con tale denominazione, che parzial-
antroponimi di origine longobarda. Inoltre sia reimpiegati mente indagato ha rivelato una frequentazione molto antica
in punti diversi del complesso della cattedrale medievale ed un riutilizzo più tardo dell’area occupata da una villa tar-
sia nel Lapidario del Museo Diocesano sono conservati fram- doromana (DE JULIIS, VOLPE 1992)
menti scultorei di età altomedievale che attestano interven- Ad immediato ridosso dell’insenatura portuale, nei pressi
ti relativi ad un arricchimento dell’arredo interno dell’edi- della chiesa di S. Nicola al porto, oggi scomparsa, citata in un
ficio (BERTELLI 2002, nn. 447, 468, 472, 473, 477). documento del 1075 assieme ad altre proprietà che l’abbazia
La realizzazione dell’ipogeo di S. Leucio avvenne in benedettina di S. Maria di Banzi in Lucania aveva a Trani
concomitanza con la traslazione delle reliquie del santo da (SANTIFALLER 1957, doc. 95), è stata posizionata un’area detta
Brindisi a Trani, nel corso del VII secolo, secondo quanto locus campi o campi langobardorum (RONCHI 1988, tav. p. 162),
viene narrato nel De translationibus S. Leucii (AA.SS.Jan.I, ricordata in documenti del XV secolo (BELTRANI 1873, doc. XI
pp. 672-673), scritto da un anonimo diacono su incarico del- e 1884, doc. I del 2 nov.), e messa in relazione con la presenza
l’arcivescovo Giovanni (1053-1059); il vano sotterraneo, di longobardi accampatisi al di fuori della cinta muraria (CA-
scavato per l’occasione nel banco roccioso, di non grandi GIANO DE AZEVEDO 1977, p. 119), secondo un modo di procede-
dimensioni, conserva ancora l’aspetto originario: era com- re, identificato già per altri siti, di tale popolazione prima di
posto da un corridoio semianulare, allungato verso est; sul- insediarsi ufficialmente all’interno di un abitato.
la parete curva erano due altari in muratura di tipo a blocco Sicuramente, prima ancora dell’ingresso dei bizantini in
e tra questi era collocato un piccolo blocco di tufo, sagoma- città, l’abitato doveva essere protetto da una cinta muraria,
to a vaschetta con un foro di scarico posteriore, ritenuto, come sembra ben emergere dalla lettura dei documenti di età
forse impropriamente, il “piccolo mare” della liturgia bi- longobarda, sopra ricordati, nei quali si cita la civitate Trani
zantina; dei due altari rimangono ancora visibili alcuni ele- e il castrum Tranense, presupponendo quindi l’esistenza di
menti in tufo, mentre dell’altro manufatto rimane appena un recinto fortificato, anche in relazione al particolare mo-
visibile la vaschetta; al centro del vano era collocato un sa- mento storico riguardante la regione, oggetto di scorrerie da
cello di forma rettangolare, realizzato con conci di pietra, parte di bande saracene, scorrerie che portarono, ad esempio,
con un accesso sul lato sinistro ed una grande apertura ver- alla distruzione di Canosa alla metà circa del IX secolo, che
so est, da cui era visibile l’altare appoggiato alla parete del venne abbandonata dal suo vescovo rifugiatosi a Salerno, e
corridoio semianulare. alla creazione di un emirato (847-871) nella vicina città di
Ancora con la presenza longobarda viene messa in rela- Bari. Molto probabilmente la cinta doveva risalire ad età tar-
zione la chiesa di S. Magno, ricordata nel documento dell’834; do antica (V-VI sec.), in relazione anche alla costruzione del-
questa, oggi scomparsa, la cui fondazione, di tipo privato, fu la cattedrale e dei più antichi edifici della città. Al momento,
dovuta al gastaldo Sicoprando, viene collocata nella zona a date le numerose ristrutturazione e rifacimenti che hanno in-
sud-est della città, al di fuori dell’abitato, nei pressi della via teressato l’abitato, è molto arduo poter riconoscere l’origina-
che univa Trani a Corato (RONCHI 1980), oltre il luogo in cui rio percorso, tenendo anche presente che in età federiciana
scorreva il flumicellum, elemento di grande importanza per Trani fu interessata dalla costruzione dell’imponente castel-
determinare la topografia dell’area, il cui tracciato è ancora lo, posto ad ovest rispetto al nucleo originario dell’abitato, e
oggi in parte riconoscibile sia nell’area depressa ove sorge la dall’ampliamento della cinta che estendendosi verso est in-
Biblioteca Comunale e in quella una volta occupata da Tea- globò tutta l’insenatura portuale (FONSECA 1993); tali lavori
tro Comunale, sia nella zona oltre la stazione; il culto tributa- non comportarono l’abbattimento della precedente murazione

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Fig. 2 – Pianta della chiesa di S. Martino dopo i restauri degli
anni ’90 del XX secolo.

che fu mantenuta per tutto il medioevo; la cinta antica, come


ha messo in evidenza A. Prologo (1883, pp. 29-40), cui si
deve la restituzione del percorso attraverso la rilettura di al-
cuni documenti dal momento che, all’epoca in cui scrisse,
alcune strutture erano ancora visibili, doveva iniziare nei pres-
si della cattedrale, costruita sotto altre forme verso la fine del
V secolo e ubicata in una zona rialzata rispetto all’insenatura
portuale; essa doveva proseguire verso est tenendosi ad una
debita distanza dal litorale; su questo tratto si apriva la porta
Vassalla; immediatamente a ridosso e all’interno della cinta,
secondo l’opinione di B. Ronchi (1988, tav. a p. 112 con lo
sviluppo della città nell’XI secolo), doveva essere collocata
una casa horreata di proprietà di Teofilatto e Coleperto, dal
momento che questa, nominata in un atto di vendita del 1059,
risulta avere come confini case appartenenti all’episcopio
(PROLOGO 1877, n. XVI). Superata la porta, la cinta correva Figg. 3-4 – Chiesa di S. Martino: 3) interno: muro perimetrale
perpendicolarmente, poi realizzava un angolo quasi retto spin- settentrionale; 4) particolare delle arcate chiuse.
gendosi più verso il litorale e, proseguendo ancora verso sud,
si interrompeva all’altezza della porta Antica seu Aurea, ri-
cordata in un documento del 1131 (ove invero è citata solo 4. Un cambiamento nella storia della città avviene nel seco-
come porta senza aggettivi qualificanti) assieme alla chiesa lo seguente, quando alla dominazione longobarda succede
di S. Nicola al porto (PROLOGO 1877, n. XXXIII); nei pressi quella bizantina e ciò si riflette palesemente nella documen-
della cinta, all’esterno, è attestata nel 1075 (SANTIFALLER 1957, tazione scritta, ove gli anni in cui sono rogati i documenti
doc. 95) la presenza di una «cellam Sanctae Trinitatis super sono in relazione agli anni di regno degli imperatori bizan-
portam et portum eiusdem civitatis» e la «cellam Sancti Mar- tini e i pagamenti delle compravendite avvengono in solidi
tini», presenti anche nella carta del 1131; in questa sono poi costantiniani.
elencati altri edifici religiosi (S. Marco, S. Nicola, SS. Sergio e Le carte relative a tale periodo sono in tutto una quindi-
Bacco, una sepoltura nel monastero della Trinità), alcuni clusi cina e abbracciano un arco di tempo che va dall’ottobre 915
e loci posti entro e fuori l’abitato. Proseguendo il suo percorso all’agosto del 1072, escludendo la bolla di papa Alessandro
verso sud, la cinta piegava verso occidente interrompendosi II del 1063, indirizzata all’arcivescovo di Trani, Bisanzio,
all’altezza della porta Nova, da cui si originava una via carrara, ritenuta un falso e messa in relazione con la rivalità esisten-
ricordata in un documento del 1075 (RONCHI 1988, tav. a p. te con la vicina città di Bari (FONSECA 1993)
112); da qui proseguendo ancora verso ovest si giungeva a L’esame delle carte edite forzatamente ha dovuto pren-
porta Vetere e quindi, lasciando al di fuori della cinta il mona- dere in considerazione anche alcune rogate nella seconda
stero di S. Paolo, ricordato in un documento del 1098 (PROLO- metà dell’XI secolo dal momento che le indicazioni che ri-
GO 1877, XXIV), e l’area su cui sarebbe sorto in età federi- guardano la città, presenti in queste, devono riflettere una
ciana il castello, le mura ritornavano verso la Cattedrale. situazione molto più antica. Esemplare è il caso della chie-

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Figg. 5-6 – Chiesa di S. Martino: 5) interno: particolare dell’arco
distrutto del catino absidale; 6) interno: particolare dell’abside
più tarda.

sa di S. Martino che, citata per la prima volta in un docu-


mento del 1075, forse anche in uno risalente al 1062
(SANTERAMO 1924, doc. 1) e poi in quello del 1131, ha rive-
lato fasi costruttive risalenti, con grande probabilità, al VI
secolo e ad età altomedievale.
Particolarmente interessante risulta il documento del 915
(PROLOGO 1877, n. IV), che è il primo, tra quelli a noi noti,
rogato in civitate trane durante la dominazione bizantina: è
datato, infatti, al terzo anno di impero di Costantino VII. In
questo vengono ricordate alcune persone, Pietro e Maiulo,
provenienti dal loco tretasi che doveva ricadere nel fine
kanosini, che rescindono un contratto stipulato nel 911, ri-
guardante la donazione di alcuni beni immobili ubicati sem-
pre nello stesso loco; nello stesso documento viene anche
nominato il loco Andre (l’odierna Andria) da cui proviene
un certo Adelprando.
Al 980, durante il diciassettesimo anno di regno degli
imperatori Basilio II e Costantino VIII (PROLOGO 1877, n.
V), Maraldo, figlio di Giaquinto, imperiali spatha
candidatus, assume l’impegno di consegnare a Giovanni,
arcivescovo della chiesa canosina e brindisina, il titolo di
possesso dei boschi della Selva Nera e di San Vittore; in
caso di inadempienza dovranno essere versati cento solidi
costantiniani. Nel breve rogato nel 1006 (PROLOGO 1877, n.
VI), ancora sotto gli imperatori Basilio II e Costantino VIII,
Smaragdo, giudice della città di Trani, attesta che Simeone,
prototabularius, gli aveva mostrato un documento risalente
al XX anno del regno dei due imperatori ricordati, cioè al
983, nel quale Musando e la moglie Anatra, che aveva avu-
to parte della proprietà come morgincap, avevano venduto
per dodici solidi aurei constantini a Caloperto, figlio di Gio-
vanni, un vigneto di una certa estensione posto non multum
longe a prephata civitate, in ipso cluso da ipso flumicello – Figg. 7-8 – Chiesa di S. Martino: 7) interno: particolare della fi-
nella stessa area quindi ricordata nei primi documenti nestra; 8) interno: particolare della navatella meridionale.

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dell’834 e 843 – e di cui si determinano i confini con altri na a Trani è che la città e i suoi abitanti sono strettamente
vigneti che giungevano usque in via publica. legati al territorio posto nelle più immediate vicinanze del-
L’esame dei documenti ci porta ancora a tenere conto la città, cioè verso sud-est a ridosso del litorale, e verso
della carta del 983 (PROLOGO 1877, n. VII), in greco, con la l’entroterra; in queste zone si svolge una attività agricola
quale Calociro Antipato, patrizio e catapano Italias, a segui- vivace che vede i terreni coltivati a vite, a olivi, a frutteti,
to dell’assedio del castrum, conferma il titolo vescovile a altri spazi lasciati incolti, la presenza di boschi e selve e
Rodostamo, già attribuitogli dal papa Benedetto, ribadendo i percorsi d’acqua, l’esistenza di strade di origine antica e di
possessi della diocesi cioè il castrum Juvenazani, quello di carrare; zone in cui l’insediamento umano prevedeva pic-
Ruvo, di Minervino, di Montemilone con tutti i loro posses- coli nuclei demici scomparsi nel tempo ma che hanno co-
si; dal diploma del 999 (PROLOGO 1877, n. VIII) indirizzato munque lasciato deboli segnali che si possono cogliere te-
all’arcivescovo di Bari e Trani Crisostomo da Gregorio nendo nella giusta considerazione quanto testimoniano con
Tarcaneiota viene accordata la completa εκξουσσεια per 36 la loro presenza alcune piccole chiese che sorgono comple-
chierici residenti a Bari appartenenti alla chiesa cattolica, e tamente isolate nella campagna, prive apparentemente di
per ben 60 a Trani; nel testo si legge ancora che i rispettivi legami col territorio: non si tratta altro che di edifici costru-
abitanti sono tenuti a riparare e ricostruire i propri castra; iti nel corso dell’XI e XII secolo sorti in relazione con la
ancora nel 1028 (PROLOGO 1877, n. IX) viene ricordato un esistenza di un casale o di un piccolo loco poi abbandonato
monastero dedicato alla Vergine Maria, Madre di Dio, de loco gradatamente nel tempo; è questo il caso della chiesa e del
qui vocatur caolossa; mentre nel documento del 1033 (PRO- tempietto di S. Maria di Giano – loco iana nel documento
LOGO 1877, n. X) vengono date alcune interessanti informa- del 1075 –, del casale di Pacciano presso Bisceglie, noto
zioni su una casa horreata posta entro la città, di cui viene anche come locus Primignanus o casale Cimilianus ove è
venduta una parte, e di cui si descrivono i confini: una stata identificata una presenza umana già nel corso del X
suppinna, una platea de cisterna, una palumbula, una secolo (FAVIA, GIULIANI, RINALDI 1991), o ancora la località
curticella in comune tra due proprietà; nel 1035 (PROLO- oggi nota con il nome di S. Geffa, appena al di fuori del-
GO 1877, n. XI) si citano porzioni di terreni agricoli posti in l’odierno abitato, che si articola in una chiesa ipogea a tre
loco casamaxima definiti da confini terrieri e viari («iuxta navate, preceduta da una piccola necropoli.
via antika»). Di un certo interesse è il documento risalente al Gli abitanti di Trani, per il periodo considerato, non sem-
1036 (PROLOGO 1877, n. XII, pp. 44-45) in cui, nel terzo anno brano manifestare alcuna attrazione per il mare, il porto, la
del regno dell’imperatore Michele, i fratelli Giaquinto e navigazione, il commercio marittimo; nelle carte mancano
Dardano donano a Maraldo turmarca un «loco» che hanno completamente accenni a tali attività; nel 1035 abbiamo una
«in ipsa subdite ecclesie sancte et gloriose semperque virginis menzione dell’esistenza del porto solo in quanto si prescri-
dei genitricis marie de ipso episcopio» e che sembra avere ve di utilizzare per misurare la semente l’unità di misura –
funzioni di sepoltura; dalla lettura del testo risulta evidente il modium – lì conservata (BELTRANI 1877, n. XI); nel 1075
che l’edificio episcopale, ancora quello del VI secolo, si do- il portum è ricordato assieme ad una porta urbica in relazio-
veva trovare sottoposto rispetto al livello raggiunto agli inizi ne ad una cellam della Trinità che sorgeva nelle vicinanze
dell’XI secolo dalla città, come sembra indicare l’aggettivo (SANTIFALLER 1957, doc. n. 95); nel 1125 troviamo ancora
«subdite». Altra compravendita di terreni coltivati a vite, posti «una specie di locazione del diritto di pesca sulla terza par-
«in cluso de puteo hocleano» non lontano dalla città, è con- te delle acque del mare, che dal Gialo maggiore si estendo-
tenuta in un atto del 1053 (PROLOGO 1877, n. XIV); nel 1059 no fino alle Fontanelle, ad oriente di Trani, per l’annua pre-
i figli di Russone (PROLOGO 1877, n. XVI) vendono una casa stazione di quattro legature di buone seppie» (PROLOGO 1877,
orreata posta all’interno dell’abitato i cui confini sono defi- n. XXIX e pp. 304-305). Soltanto nella seconda metà dell’XI
niti da una trasenda puplica per due lati, da una media strictola secolo, o più probabilmente nel successivo, a Trani saranno
con una casa che appartiene all’episcopio come pure le altre emanati gli Ordinamenta maris, il più antico codice marit-
case che determinano i confini per la quarta parte. timo mediterraneo del Medioevo, che sancisce il diverso
Al 1064, 1074 risalgono due documenti rogati a Trani e modo di porsi della città nei confronti del mare quando il
al 1077 un altro rogato a Corato (BELTRANI 1923, docc. nn. porto, ad iniziare dal XII secolo, diventerà uno dei punti di
III, VII, VIII), in cui si ricorda una chiesa di S. Eustazio in partenza più importanti per l’imbarco verso Gerusalemme
loco Granara cui vengono attribuiti beni da persone origi- e la Terra Santa (FONSECA 1993).
nare de loco Casamaxima, mentre nel 1075, all’epoca di La presenza ebrea per i secoli presi in considerazione
Roberto, invictissimo duce italie calabrie et sicilie, si ricor- non risulta attestata né tramite la documentazione scritta,
da una chiesa di S. Vito martire posta fuori la città, posizio- che inizierà a solo a partire dal XII secolo, né tantomeno
nata nei pressi di alcune vigne, di cui una apparteneva a attraverso testimonianze architettoniche; quelle esistenti,
Falcone de loco iana (BELTRANI 1877, n. XIX). trasformate da sinagoghe o scholae in edifici cristiani, sono
Ancora di particolare interesse, per quanto riguarda l’esi- di piena età medievale; gli ebrei si installarono all’interno
stenza della chiesa di S. Martino in città, è un primo docu- della città, a ridosso della murazione più antica, in una
mento risalente al 1062 (SANTERAMO 1924) in cui si nomina zona verso sud-est, la judecca, tra porta Vassalla e porta
un monastero di S. Martino, se è giusta la lettura del testo Antica.
molto lacunoso, ed un secondo del 1075, già ricordato 4.1 – L’esame delle carte e le notizie storiche del periodo
(vedi par. 3.1), con i possessi che l’Abbazia di S. Maria di permettono dunque di individuare, a partire dalla fine del
Banzi aveva, oltre che in Lucania, in Puglia e a Trani. La IX e per tutto il X secolo, un momento particolarmente vi-
chiesa ricompare elencata ancora tra i possedimenti dell’ab- vace per la vita della città che è ritornata, a seguito dell’im-
bazia lucana nel 1090 (PANNELLI 1994, p. 46) presa dell’imperatore bizantino Basilio, sotto l’egida bizan-
I documenti rogati negli ultimi anni dell’XI secolo con- tina, come molte altre città costiere (Bari, Brindisi) e del-
servano altre informazioni: in quello del 1089 si ricordano l’entroterra (Oria, Matera) (VON FALKENHAUSEN 1978, pp.
alcuni appezzamenti di vigne poste in «cluso …stylla me- 22-23); la fedeltà a tale dominazione viene premiata con la
diana e lamacupa», una chiesa monastica dedicata a S. Gio- concessione della dignità arcivescovile; in un privilegio
vanni apostolo ed evangelista «de loco qui dicitur turricella» dell’anno 1000 per l’abate di Montecassino emanato dal
e una chiesa di S. Benedetto ubicata all’interno della città; catepano Gregorio Tarchaneiota si nomina la città di Trani
nel 1098 è ricordata la chiesa di S. Paolo posta fuori la città come castrum facente parte del Tema dell’Italia. Da altra
(BELTRANI 1877, nn. XXI, XXIV). documentazione veniamo a conoscenza che Trani fu sede
Una prima e immediata considerazione che emerge con di una turma, suddivisione territoriale del tema, comandata
chiarezza al termine di questo, se pure sommario, esame da un turmarca, come risulta dalla lettura di una carta del
della documentazione scritta relativa alla presenza bizanti- 1036 e di una del 1039 (BELTRANI 1877, nn. XII, XIII; VON

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FALKENHAUSEN 1978, pp. 117-120). Proprio con tale momen- bordo corre una scritta in greco in lettere capitali in cui si
to storico sono da mettere in relazione alcune particolari chiede al Signore di portare aiuto al suo servo il turmarca
testimonianze presenti nella città che sottolineano la gran- Delterios; l’iscrizione viene datata entro la prima metà
de influenza esercitata dal mondo bizantino. Si tratta so- dell’XI secolo (GUILLOU 1997, n. 182) e il turmarca identi-
prattutto di elementi scultorei appartenenti ad arredi che ficato con uno con simile nome (Eleuterios) che firma come
dovevano far parte della decorazione di chiese, alcune del- testimone in un atto rogato a Trani nel mese di ottobre 1039
le quali sono rintracciabili attraverso la lettura di documen- (PROLOGO 1877, n. XIII). L’iscrizione sembra essere di tipo
ti di età medievale. Mi riferisco in particolare a due ele- funerario e la presenza della piccola lastra, che ripropone,
menti rettilinei, decorati con motivi appartenenti alla pro- cambiato il materiale (marmo al posto del legno), una ico-
duzione scultorea di età mediobizantina di area greca e ana- na, potrebbe essere messa in relazione con un edificio che
tolica. Il primo dei due si trova reimpiegato come architra- in età bizantina può aver accolto sepolture di alti funziona-
ve nel vano di accesso sinistro alla cripta di S. Nicola Pelle- ri.
grino, all’interno della Cattedrale romanica; è costituito da L’insieme delle notizie documentarie e archeologiche
due frammenti in marmo; la decorazione presenta una serie finora vagliate, in aggiunta alla presenza, al di fuori del cir-
di archetti sostenuti da colonnette al cui interno compaiono cuito murario più antico, di alcuni edifici religiosi la cui
elementi vegetali tipo palmette, interrotta dalla presenza di dedicazione può essere letta in relazione alla presenza bi-
due grossi fiori sporgenti a più petali e, verso destra, una zantina nella città (chiesa dei SS. Sergio e Bacco documen-
serie di maglie romboidali; la parte inferiore dell’architra- tata nel 1131; di S. Basilio, oggi dedicata a S. Andrea, con
ve è priva di decorazione e vi si alternano riquadri la cui pianta croce greca coperta da una cupola all’incrocio dei
superficie risulta liscia e altri con la superficie lasciata sca- bracci, secondo un’icnografia attestata già sullo scorcio del
bra: questi ultimi ospitavano le colonnette di sostegno (BER- X secolo, ricordata in un documento del 1121 nel Codice
TELLI 2002, n. 469) che sorreggevano l’architrave, impiega- Diplomatico di Tremiti, III, n. 95), permette di restituire,
to nell’iconostasi di una chiesa. Sul listello che conchiude sia pure in modo frammentario e molto lacunoso, un volto
superiormente la composizione è stata tracciata un’iscrizione all’abitato e al suo territorio più immediatamente a ridosso
in lettere greche che ricorda la costruzione di una chiesa delle mura (Fig. 1). Intorno alla fine del X secolo, o al mas-
dedicata a S. Giorgio per la remissione dei peccati di simo nei primissimi decenni del secolo seguente, all’inter-
Romanos Kladon, stratega di Kyberréotes (GUILLOU 1996, no dell’abitato si possono riconoscere alcune emergenze ar-
n. 181); la datazione dell’architrave sia in base ai motivi chitettoniche: la sede dell’episcopio con la cattedrale ed il
decorativi sia per le caratteristiche epigrafiche è ascrivibile battistero (mai identificato ma che comunque doveva per
tra la fine del X e gli inizi del secolo seguente. La famiglia forza far parte del complesso episcopale) e altre costruzio-
dei Kladon ha lasciato diverse tracce in area orientale e nel- ni per la residenza del vescovo; nelle immediate vicinanze
la Langobardia; in ogni caso, come ha ben sottolineato la chiesa di S. Martino e quella di S. Agata; al di fuori del-
Guillou, la lettura dell’epigrafe permette di aggiungere un l’abitato verso sud-est, cioè verso l’insenatura ove oggi è
Romano ai governatori noti del tema di Kyberréotes e di ubicato il porto, nei pressi del flumicellum, che scorreva
identificarlo con il costruttore della chiesa tranese di S. Gior- nella depressione naturale, ancora oggi riconoscibile nel-
gio, edificio che, nelle carte dell’Archivio Metropolitano, l’area in cui sorge la Biblioteca Comunale ed in quella ove
compare ricordato solo in un documento risalente al 1199 in passato era il Teatro Comunale, erano le chiese di S. Maria
(PROLOGO 1877, n. XCI). di Dioniso, di S. Giorgio, dei SS. Sergio e Bacco, di S. Ba-
L’altro elemento è anch’esso reimpiegato come cornice silio, leggermente più tarda, oltre la chiesa di S. Magno,
della quadrifora che si apre sul braccio nord del transetto, legata alla presenza dei longobardi, ed il mausoleo di Bebio
assieme ad altri frammenti, decorati con motivi simili a quelli di età romana; ancora ad un periodo precedente la venuta
visti sull’architrave precedente e databili anch’essi tra la dei Normanni potrebbe essere ricondotta la fondazione della
fine del X e gli inizi del secolo seguente (BERTELLI 2002, chiesa di S. Vito, ricordata in un documento del 1075 (PRO-
nn. 448-450); uno di questi, precisamente quello che si tro- LOGO 1877, n. XIX); mentre al termine dell’XI secolo po-
va alla base del finestrone, conserva un’iscrizione greca, in trebbe ascriversi la costruzione della chiesa della SS. Trini-
cui si ricorda l’esistenza a Trani di una chiesa, di cui non si tà, oggi di S. Francesco, diversa dalla cellam ricordata nel
cita la dedicazione, costruita in remissione dei peccati del- documento del 1075 (vedi par. 3.1), citata per la prima vol-
l’orafo Gregorio, di sua moglie e dei figli, la cui datazione ta nel documento del 1121 conservato nel Codice Diploma-
va riferita al X secolo (GUILLOU 1996, n. 180). La presenza tico di Tremiti. L’entroterra era interessato dalla presenza
a Trani di un orafo, figura di grande importanza, che non di una serie di loci e vici di non grande estensione ma dai
agiva in proprio ma che faceva parte di un atelier imperiale, quali si origineranno in età pienamente medievale alcuni
ha permesso allo studioso francese di avanzare l’ipotesi che casali (Ianus, Iuianello); per alcuni di questi, abbandonati
Gregorio fosse un personaggio di un certo rilievo alla corte per cause diverse, rimangono ancora visibili sul territorio
costantinopolitana e che fosse originario di questa città del- solo piccole e isolate chiese; altri, sviluppatisi nel tempo,
l’Italia meridionale. Recentemente un’analisi ravvicinata di hanno dato origine a popolosi centri, come nel caso di An-
questi frammenti (CAMPESE SIMONE 1998-1999) ha permes- dria ricordata come loco Andre nel 980; altri ancora sono
so di individuare, reimpiegate nelle finestre come elementi invece scomparsi del tutto o per lo meno non è più possibi-
divisori, cinque colonnette ottagonali, tre delle quali arric- le attribuire la citazione del loco che compare nei docu-
chite da altre colonnette più basse con pomolo sulla som- menti ad un sito ben individuabile (loco tretasi).
mità, che sono state messe in relazione con la fronte di
un’iconostasi, di cui tutti i frammenti ricordati, assieme ad 5. Un esame a parte merita la piccola chiesa di S. Martino,
altri due conservati nel Museo Diocesano (BERTELLI 2002, ubicata nei pressi della Cattedrale, verso sud, lungo la via
nn. 485, 487), dovevano fare parte. Appartenenti a questa omonima, che ho potuto esaminare più volte grazie alla fat-
particolare produzione sono altri frammenti che dovevano tiva e disinteressata collaborazione di Francesco Fanelli della
appartenere ad un arredo interno della cattedrale, tra cui un Coopoerativa Mediterranea, che gestisce la struttura; a que-
arco di ciborio ascrivibile al X secolo (BERTELLI 2002, nn. sta, recentemente restaurata, si accede lateralmente tramite
478, 484, 486, 491, 492). un portone ed un cortile, che permettono di raggiungere,
Ancora nella chiesa conosciuta con il nome di S. Maria attraverso una scala, l’aula, sottoposta all’odierno piano di
di Dioniso è conservata una piccola lastra in marmo frequentazione della città di oltre due metri (Fig. 2). L’ester-
(cm 39×35) con la raffigurazione della Vergine Hodegitria; no della costruzione non è visibile dal momento che le sue
ai lati del volto di Maria e del bambino compaiono le scritte mura perimetrali sono state inglobate in strutture più tarde,
– – – –
in greco IC XC M P ΘU; sulla cornice che corre lungo il poste ad un livello superiore, cancellando di conseguenza

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ogni traccia precedente. Solo la zona della facciata, sul lato ridionale, ancora esistente; di tale intervento rimangono leg-
verso meridione, all’esterno, sembra conservare qualche gibili nell’abside centrale gli attacchi laterali dell’arco al di
traccia antica: qui è presente parte di una stradella (Fig. 2a), sopra del catino absidale (Fig. 6). La copertura della navatel-
che attraverso alcuni gradini (moderni) permette di scende- la settentrionale è attualmente a botte: ma si tratta di una re-
re all’interno della chiesa; dal momento che la piccola arte- alizzazione posteriore; risulta essere molto più alta rispetto
ria risulta sopraelevata rispetto al piano di calpestio dell’in- alla copertura originaria; tale intervento deve essere messo
terno della chiesa si può ragionevolmente pensare che, quan- in relazione con una delle ultime ristrutturazioni dell’edifi-
do questa fu costruita, il piano di frequentazione dell’abita- cio, forse anche con la costruzione di alcuni ambienti al pia-
to si fosse innalzato rispetto al primitivo impianto dell’edi- no superiore. Verso est il perimetrale settentrionale, la cui
ficio. La realizzazione di tale collegamento sembra aver tessitura muraria risulta compromessa e poco leggibile nella
comportato una serie di cambiamenti strutturali della nava- zona inferiore, sembra terminare con l’accenno di un muro
ta meridionale che contestualmente venne risistemata. L’esa- semicircolare, in relazione con un’abside, che dovrebbe ap-
me delle strutture murarie dell’edificio risulta possibile solo partenere ad una fase seriore.
analizzandone l’interno, che si articola in un’aula divisa in L’abside della navata centrale venne in seguito modifi-
tre navate e quattro campate, terminanti con due absidi ri- cata con la costruzione di un cilindro absidale più alto, con
volte verso est; della terza abside, al termine della navata conci ben squadrati di dimensioni diverse rispetto a quelli
settentrionale, è ipotizzabile la presenza anche se i resti delle utilizzati per la tessitura muraria delle fasi precedenti (Fig. 6).
murature sono poco leggibili. La facciata dell’edificio non La struttura della navatella meridionale presenta fasi costrut-
esiste più; al suo posto è stato realizzato in epoca tarda un tive molto complesse e di difficile lettura; anche qui i passag-
grande forno circolare, rimasto in attività fino ai primi de- gi verso la navata centrale erano realizzati con arcate su pila-
cenni del XX secolo. Anche ad un primo ed immediato esa- stri che in un secondo intervento vennero tompagnate meno
me è possibile individuare, in base alle diverse strutture le prime due verso l’ingresso che furono soltanto ristrette e
murarie, varie fasi di vita dell’edificio, per le quali per il lungo la navata centrale, come sull’altro lato, vennero siste-
momento non è possibile stabilire con precisione una cro- mati pilastri e una colonna per sostenere la nuova copertura
nologia assoluta; va, comunque, sottolineato che tutta la (Fig. 2g); all’altezza della terza campata sulla navatella ven-
struttura dell’edificio è stata realizzata reimpiegando mate- ne realizzato un muro sul quale fu aperta una finestra arcuata
riale eterogeneo e che la zona occidentale della chiesa, re- (Fig. 7); all’altezza della quarta arcata, invece, in basso è at-
lativamente alla prima campata, ha subito pesanti rifacimenti tualmente collocato un sarcofago di VI secolo (Fig. 2h), ap-
che ne impediscono una lettura in relazione con le fasi co- poggiato in parte alla muratura di chiusura dell’arcata e su
struttive identificabili per le altre strutture murarie. cui poggia ancora un pilastrino quadrangolare con capitello
Ad una prima fase va ricondotto il muro perimetrale set- a foglie lisce da cui si origina un’arcata che, come le altre
tentrionale, in conci di pietra di piccole dimensioni, disposti presenti lungo il muro della navatella, sostenute da due co-
in filari non molto regolari, caratterizzato dalla presenza di lonnette, sorregge una copertura a botte molto rialzata (Fig.
quattro arcate a tutto sesto, alte circa m 2,60 – una quinta 8) che va letta in relazione al rifacimento di tutta la navatella;
aperta funge oggi da ingresso –, delineate da una ghiera da tale rifacimento sembra essere una tarda sistemazione dal
cui sporgono conci di pietra messi di taglio e lavorati come momento che il perimetrale meridionale dell’edificio sembra
se fossero laterizi (Figg. 2b e 3); sui pilastri su cui le arcate si essere stato rifatto completamente; con tale intervento va
impostano si leggono attacchi di archi, cui corrispondevano anche messa in relazione l’apertura di un varco, al termine
sulla parete opposta altri attacchi che poggiavano su bassi del muro, che metteva in comunicazione con l’area esterna
pilastri quadrangolari posti a divisione della navata centrale (Fig. 2i). Nel cilindro dell’abside, in alto, sono inoltre leggi-
(Fig. 2c), ancora visibili, e che davano origine ad arcate mol- bili alcuni interventi che hanno portato alla ulteriore realiz-
to più alte, circa m 3,10; queste strutture dovevano sostenere zazione di due ghiere in tufi giallastri realizzati a sguscio e di
una copertura di tipo a crociera, ribassata. È singolare però una grande finestra rettangolare da mettere in relazione con
che in questa navatella la volta che copriva la seconda cam- uno sfruttamento dell’edificio, ormai abbandonato, come
pata si imposti verso ovest su una piccola colonnetta (Fig. deposito di materiale che veniva fatto scivolare dall’alto.
2d) e che, inoltre, il muro che divide la navatella dalla navata L’analisi delle murature ai lati della struttura absidale, in cui
centrale sembri essere stato realizzato tenendo presente pro- sono leggibili cesure e aggiunte di murature, permette di ipo-
prio la colonnetta ricordata, dal momento che a questa si ap- tizzare la presenza di un’abside, relativa alla più antica co-
poggia la struttura; forse si potrebbe ipotizzare che in una struzione, con un raggio maggiore rispetto a quello attuale.
primissima fase i varchi tra la navata centrale e le navatelle – Piccoli brani di intonaci colorati, illeggibili, sono presenti sia
almeno la settentrionale perché sull’altro lato le numerose in alcuni tratti dell’absidiola ora citata, sia lungo due delle
manomissioni della muratura rendono impossibile identifi- arcature del muro perimetrale settentrionale sia sul muro a
care la fase più antica-siano stati realizzati con le piccole diretto contatto con l’imboccatura del forno, a ovest; in que-
colonne che sono ancora oggi presenti all’interno dell’edifi- sto tratto sono visibili solamente alcuni panneggi relativi ad
cio, riutilizzate però in maniera diversa, e in seguito queste un mantello indossato da una figura.
siano state sostituite da pilastri o inglobate in questi; tale In base a quanto osservato ritengo che si possa indivi-
ipotesi è suffragata da quanto dettomi dall’arch. Germano duare una successione di fasi così articolata, iniziando dal-
Sangirardi, direttore dei lavori di risanamento e restauro la più antica:
dell’edificio, che ringrazio per la disponibilità e cortesia, 1) presenza, verso settentrione, di un muro con asse est-
che ha trovato resti di mensole e capitelli inglobati nei pila- ovest arricchito da arcate chiuse evidenziate dalla presenza
stri e tracce al di sotto dell’attuale piano di calpestio riferi- di conci sporgenti dal filo del paramento murario; questo
bili alla presenza di basi di colonnette (Fig. 2e), pur se di non è perpendicolare ma risulta fuori asse verso est, dove
alcune incongruenze costruttive non è possibile rendere ra- termina incurvandosi leggermente; sui pilastri da cui si ori-
gione. In un momento successivo furono chiusi i varchi ad ginano le arcate sono visibili attacchi e resti di murature
arcate (Fig. 4) e, sul muro rettilineo ottenuto a divisione tra relative ad una copertura di tipo a crociera ribassata; verso
la navatella settentrionale e la navata, furono realizzati al- ovest di fronte alla prima arcata chiusa è collocata una co-
cuni pilastri appoggiati al muro e inserite alcune colonnette lonnetta che regge parte della copertura originaria e che sem-
(Fig. 2f) in relazione ad una nuova copertura sulla navata bra essere in relazione con questa fase; le altre strutture sono
maggiore con arcate e volte di tipo a crociera ribassata, ma obliterate dai rifacimenti successivi, ma si può ritenere che
costruite in maniera empirica, sulla navata centrale (Fig. in origine vi fosse un edificio a tre navate, poco sviluppato
5); questa fase interessò anche l’abside principale che ven- in altezza, monoabsidato, con colonnette a divisione delle
ne rifatta come pure venne realizzata ex novo l’abside me- navate stesse

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2) realizzazione di un edificio a tre navate, orientato, sfrut- in comunicazione l’edificio con il soprassuolo; evidente-
tando il muro settentrionale; la divisione tra le navate viene mente la chiesa aveva perso le sue funzioni originarie ed
fatta costruendo due muri ad arcate su pilastri; non ci sono era utilizzata almeno in alcune parti come deposito;
resti evidenti dell’abside anche se ne è ipotizzabile la pre- 7) costruzione di un forno che ha annullato la facciata del-
senza; infatti nella muratura riferibile all’abside successi- l’edificio e la cui realizzazione ha comportato uno stravol-
va, ai lati, è possibile scorgere una cesura muraria relativa a gimento e rifacimento delle strutture relative alla prima cam-
tale intervento pata di tutte le tre navate dell’edificio
3) i valichi di accesso tra le navate sono tompagnati e nella
navata centrale vengono realizzati alcuni pilastri e allog- Le fasi 6 e 7 sono da ascrivere ad età moderna, tra XIX
giate tre colonnette, per la costruzione della nuova copertu- e XX secolo; la fase 5 relativa alla navata meridionale con
ra di tipo a crociera, costruita in modo empirico; in relazio- la sua ricostruzione ed allargamento potrebbe essere ascrit-
ne con questa fase va messa la costruzione di una nuova ta ad età tardo medievale; la fase 4 per le caratteristiche
abside, di cui si vede ancora parte della muratura inferiore costruttive, per la tipologia del paramento murario e della
e l’arco posto sopra il catino absidale della navata centrale; finestrella nell’abside, per confronti con edifici tranesi del-
nella navatella meridionale vengono realizzati l’abside e il la seconda metà-fine XII secolo potrebbe datarsi in tale arco
relativo arco; la copertura della campata doveva essere del di tempo (Cattedrale, chiesa di Ognissanti, ecc.). Più arduo
tipo a crociera ribassata dal momento che ne rimangono è tentare di fornire un termine cronologico per le fasi prece-
visibili alcuni tratti; viene aperta una finestra arcuata all’al- denti, dal momento che non sono mai stati resi noti i dati di
tezza della terza campata; nulla si può dire sulla presenza o scavo e che non si è proceduto nel corso dei lavori di re-
meno di un’altra absidiola al termine della navatella setten- stauro ricordati ad indagini stratigrafiche, perdendo così una
trionale, la cui muratura risulta fortemente rimaneggiata, occasione importante per la ricostruzione delle fasi più an-
ma nella curvatura verso est del muro si può leggere una tiche di vita della città. La fase 3, più leggibile soprattutto
prova della sua esistenza; nella navatella settentrionale vie- nella navata centrale, potrebbe ritenersi genericamente di
ne realizzata una nuova copertura a botte in relazione alla età altomedievale, sia per lo sviluppo della zona absidale,
mutata altezza dell’edificio dal momento che le absidiole sono realizzate nello spessore
della muratura, che richiama soluzioni di età bizantina, sia
4) nella navata centrale viene ristrutturata la zona orientale per la possibilità di confrontare genericamente le soluzioni
con la realizzazione di un’abside alta, in conci di pietra cal- costruttive adottate ed il tipo di muratura con l’edificio a
carea chiara, grandi e omogenei disposti in filari regolari, pilastri ed arcate rinvenuto nel soccorpo della cattedrale di
che ha occultato parzialmente la muratura precedente; vie- Bari, datato nei primi decenni dell’XI secolo (BERTELLI
ne aperta di una piccola nicchia sulla parete sinistra del- 1994); la fase 2 dovrebbe risalire ad un periodo non molto
l’emiciclo absidale; lontano rispetto alla fase 1, che, a mio parere, sarebbe da
5) rifacimento totale del muro perimetrale della navata me- porsi tra la fine del VI e il VII secolo per diversi motivi: il
ridionale, che risulta anche più larga rispetto all’altra; se- primo riguarda la possibilità di un confronto tra la muratura
condo quanto documentato dall’architetto Sangirardi i quat- leggibile sul perimetrale settentrionale e quella visibile nel
tro sarcofagi, segnati sulla pianta della chiesa lungo il muro sacello di S. Leucio, posto all’interno della cattedrale pa-
meridionale, furono impiegati come elementi su cui impo- leocristiana, realizzato nel corso del VII secolo per ospitare
stare il nuovo muro; questi, infatti, dalle foto realizzate nel le reliquie del santo giunte da Brindisi; il secondo legato
corso dei lavori, erano visibili anche dal lato esterno del alla presenza della sepoltura, su cui tornerò, identificata al
muro; probabilmente tale intervento va messo in relazione di sotto del piano di calpestio della navata centrale ascritta
anche con il vano di accesso presente sul muro prima del- al VI-VII secolo, in base a considerazioni stratigrafiche ed
l’absidiola e che doveva collegare la navata con un’area al corredo, perfettamente in asse con la chiesa di fase 2; si
esterna a sua volta in relazione con il contiguo monastero e potrebbe quindi ipotizzare che anche l’edificio di fase 1
la chiesa di S. Giovanni; la zona ad occidente della navatel- avesse lo stesso sviluppo planimetrico dei successivi; va
la ha subito grandi rifacimenti per cui non è possibile com- anche sottolineato il fatto che il culto di S. Martino, vesco-
prendere la sua struttura originaria; con questa fase va mes- vo di Tours nel IV secolo, accanito avversario del paganesi-
so in relazione l’ingresso sulla navatella raccordato con la mo e dell’arianesimo, ha avuto una grande importanza e
strada, realizzata ad un livello più alto rispetto al piano di seguito proprio con la presenza dei Longobardi sul territo-
calpestio della chiesa, che correva con asse nord-sud di fron- rio italico a partire dal VII secolo, a seguito della loro con-
te alla facciata dell’edificio. Venne realizzata una nuova versione ufficiale al cattolicesimo.
copertura a botte molto alta che poggia, iniziando da ovest, Nel corso dei lavori ricordati sono state riportate in luce
su una prima colonnetta (sistemata in occasione dei restau- alcune sepolture dislocate in zone diverse della chiesa; nel-
ri, ma comunque vi doveva essere un appoggio dal momen- la navatella meridionale, oltre ai sarcofagi ricordati di cui
to che rimane la mensoletta in situ), su una seconda, su un non è possibile ricomporre la storia, si sono individuate al-
pilastrino quadrangolare in calcare con capitello a foglie tre due sepolture. Interessante è l’identificazione lungo la
lisce (BERTELLI 2002, n. 496; D’ANGELA 2002, p. 369, la cui navata sinistra, nella zona della prima campata, di una se-
datazione controversa, VI o VIII-XI sec., non comporta pro- poltura del tipo à logette, il cui uso, attestato nel V secolo,
blemi per la successione delle fasi) posto a sua volta sul continua fino all’VIII e IX; altre due deposizioni sono state
lato occidentale del sarcofago di VI secolo; con questo in- individuate al di sotto della pavimentazione della navata
tervento potrebbe essere in relazione la costruzione di un centrale; si doveva indubbiamente trattare, proprio per la
ampio arco con funzioni di contrafforte che attraversa la loro posizione, di deposizioni di tipo privilegiato. Delle se-
navatella terminando sul muro perimetrale meridionale. polture identificate nel corso dei restauri solo due sono ri-
Appare interessante l’impiego dei sarcofagi in pietra calca- maste in vista, tutte le altre sono state obliterate dalla stesu-
rea, di cui due di VI secolo, come elementi costruttivi; si ra di una nuova pavimentazione in cemento e brecciolino.
può ritenere che essi, presenti già all’interno dell’edificio, Quella individuata nella navata centrale, a circa 1 m al di
in cui in effetti è stato identificato un certo numero di se- sotto dell’attuale piano di calpestio, più alto rispetto all’ori-
polture, abbiano perso la loro funzione originaria e siano ginario, è stata l’unica ad essere indagata archeologicamente
stati recuperati come materiale da costruzione; (GIULIANI 1994). L’intervento ha messo in evidenza la pre-
6) realizzazione di una apertura sulla volta della navatella senza di una tomba coperta da due lastroni di pietra calca-
meridionale e di un’altra segnalata dalla presenza di due rea, scavata nella roccia con pareti intonacate, il cui profilo
filari di conci in tufo e da una finestra rettangolare nella era tronco piramidale, la parte di fondo era costituita da
parte alta dell’abside dell’ultimo intervento che mettevano tegole legate con malta; all’interno, assieme ai resti di uno

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scheletro in connessione anatomica e ad altri frammenti ossei CONIGLIO G. 1973, Elementi paleocristiani e altomedievali nelle
relativi a deposizioni precedenti, si sono rinvenute due boc- pergamene di Trani, «Vetera Christianorum», 10, pp. 361-376.
chette come corredo funerario, che per alcune caratteristi- COLAPIETRA R. 1981, Profilo storico-urbanistico di Trani dalle ori-
che formali sembrano appartenere ad una produzione di VI- gini alla fine dell’Ottocento, «Quaderni dell’Archivio Stori-
co Pugliese», 18, Bari.
VII secolo. La tomba, in base alla sua posizione, in asse
con la zona presbiteriale e con la testa dell’inumato rivolta D’ANGELA C. 1978, A proposito dei ritrovamenti longobardi in
Trani, «Archeologia Medievale», 5, pp. 475-483.
verso di questa, sembra essere stata realizzata proprio in
D’ANGELA C. 1992, Il quadro archeologico, in R. CASSANO (a cura
relazione con l’edificio e con la sua prima fase di vita. A di), Principi, imperatori, vescovi. Duemila anni di storia a
questa dovrebbero appartenere anche i sarcofagi collocati Canosa, Venezia, pp. 909-916.
nella navatella meridionale, di cui due risalgono al VI seco- D’ANGELA C. 2002, La chiesa altomedievale di San Martino di
lo, anche se non sono nella posizione originaria; con gran- Trani, «Vetera Christianorum», 39, pp. 357-374.
de probabilità dovevano essere già presenti all’interno del- DE JULIIS E., VOLPE G. 1992, Corato (Bari), S. Magno, «Taras»,
la chiesa, forse proprio in questa zona (BERTELLI 2002, nn. XII, 2, pp. 255-256.
498,499). Alla fine del V secolo è da ascrivere una lastra di VON FALKENHAUSEN V. 1978, La dominazione bizantina nell’Italia
pluteo in due frammenti, decorata con una piccola croce meridionale dal IX all’XI secolo, Bari.
centrale entro un disco da cui si originano altre braccia del- FAVIA P., GIULIANI R., RINALDI F. 1991, Bisceglie (Bari), casale di
la croce per un totale di otto elementi terminanti con i ver- Pacciano e chiesa di Ognissanti, «Taras», pp. 318-320.
tici espansi (BERTELLI 2002, n. 497); gli spazi liberi sono FONSECA C.D. 1993, Trani, in Itinerari e centri urbani nel Mezzo-
occupati da motivi semilunati; la sua presenza, anche se si giorno normanno-svevo, Atti delle decime giornate norman-
tratta di materiale erratico, ribadisce, assieme agli altri ele- no-sveve (Bari 21-24 ottobre 1991), Bari, pp. 365-384.
menti evidenziati, la frequentazione della zona in un perio- GIULIANI R. 1994, Trani (Bari), Chiesa di San Martino,«Taras»,
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