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Viaggio da Monaco a Genova Heine

CAPITOLO I
Il capitolo inizia con lautore che afferma di essere luomo pi gentile del mondo anche
quando degli zoticoni gli si siedono vicino e gli raccontano le loro cose. Lui presta loro
ascolto con pazienza cristiana, perch Dio ricompensa le virt e perch il saper vivere
ci ordina di essere gentili. Ci si deve comportare cos anche se qualcuno ci si siede
vicino e comincia una conversazione tipicamente europea dicendo Oggi il tempo
proprio bello. Potrebbe accadere al caro lettore che questo ci si siede vicino a
Kassel in un osteria ed proprio colui che passa le porzioni di cibo. Ma gira il piatto
sempre dallaltra parte cos che non ne arriva nulla. Perfino nel giorno del giudizio
questo uomo sepolto vicino a te ti potrebbe dire Oggi il tempo proprio bello.
CAPITOLO II
Oggi proprio bel tempo. Dice al lettore che se avesse sentito quella voce e visto
quel viso sicuramente il lettore stesso avrebbe capito che si trattava di uno di
Charlottenburg, dove si parla berlinese meglio che a Berlino. Ripete di essere luomo
pi gentile del mondo e di aver risposto Infatti, il tempo proprio bello. Dice che
una volta agganciato il discorso il figlio della Sprea gli pone molte domande personali
e fa vari paragoni tra Berlino e Monaco, la nuova Atene, criticandola terribilmente. Lui
protegge invece Monaco, dato che solito parlare bene della citt nella quale si trova.
Di Berlino anche potrebbe dire cose positive, ma se le dicesse i berlinesi stessi lo
prenderebbero per matto. Dice che i berlinesi il patriottismo assente. Il motivo di
questo che Berlino non una citt, ma solo un luogo geografico dove si
ammassano persone. Ci sono tra loro degli uomini di spirito, che formano la Berlino
intellettuale, ai quali per Berlino del tutto indifferente. Il visitatore vede le strade
lunghe di Berlino e le sue case tutte uguali e capisce che la citt stata costruita
secondo il volere di un singolo. Le case si guardano tra loro con astio, cos come fanno
gli uomini. Una volta gli capitato di vedere le case che si guardavano con amore
cristiano, ma la mattina dopo tutto era tornato nellastio. Berlino stata costruita
secondo il volere di un singolo e non della massa. Sul volere di Federico II ad esempio.
Se non si fosse costruito altro dopo la sua morte, tutto sarebbe apparso come un
monumento a questo eroe che non aveva gusto. Potsdam uno di questi monumenti.
Da questo punto di vista solamente estetico Monaco lesatto opposto di Berlino.
Monaco costruita dagli stessi abitanti e lo spirito delle generazioni che si sono
susseguite ancora evidente nelle sue costruzioni. Si pu vedere una successione di
fantasmi oscuri del Medioevo gotico e quelli chiari del tempo contemporaneo. In
questa successione contenuta la conciliazione. A Berlino vengono invece costruite
chiese con lo stile del gotico modificato, come la chiesa dellarchitetto Schinkel. Il
potere di Federico ancora vivo tra la gente dalle facce oscurantiste in questa sana
citt della ragione. A Monaco si guardano senza fastidio e senza sorriso le opere che
racchiudono i fantasmi del Medioevo. Guardano con tenerezza alle opere delle epoche
pi tarde, ma tutto questo spettacolo non li disturba, anzi gli fa sentire pi vivamente
il presente nel suo vero valore. Quando le opere moderne si alzano vicino quelle
antiche come se si liberano il cuore da catena dacciaio. Tali opere sono ad esempio
quelle dellarchitetto Klenze, dallo stile suntuoso.
CAPITOLO III

Anche il fatto che la citt si dovesse chiamare nuova Atene era ridicolo. Il filisteo
berlinese gli diceva che solo a Berlino esisteva il sale, lironia e lo spirito. A Monaco
esisteva solo la birra. Nannerl, una cameriera, gli rispose che vero che da loro lironia
non cera, ma cera ogni qualit di birra. Lui le dice che sbagliato considerare lironia
come diverse qualit di birra, allora le spiega che lironia uninvenzione dei berlinesi,
la gente pi intelligente del mondo. Dice che si infuriarono per non aver inventato la
polvere da sparo e allora inventarono lironia. Una volta quando si faceva qualcosa di
sbagliato non si poteva pi rimediare, e questo era molto sconveniente per i berlinesi,
che facevano le cose pi stupide del mondo. Allora prima si repressero tutte le
sciocchezze pi piccole presso la gente e concesse solo ai funzionari dello Stato. Alla
fine per vennero a galla tutte le stupidaggini e si invent qualcosa per trasformarle in
saggezza o annullare. Il rimedio consiste nel dichiarare che ogni stupidaggine stata
commessa o detta solo per spirito. Cos la stupidaggine diventava ironia. La cameriera
and via. Il berlinese invece sembrava lironia fatta persona e accennava a dei bevitori
chiedendo a lui se dovessero essere loro i nuovi Ateniesi. Lui venne ferito da queste
osservazioni perch teneva in gran conto la citt e gli rispose a tono che si stavano
appena organizzando nella nuova Atene e che tutto era in via di formazione. Mancano
ancora i funzionari di gradi pi alti. Apparve poi davanti a loro un uomo che lui
difficilmente definirebbe tale, piuttosto una scimmia. Era volgare, dal naso schiattato e
maleodorante. Il berlinese chiese se lui fosse il demagogo e gli rispose di s.
bravissimo a saltare e rappresenta lamore di patria senza essere pericoloso. Nel suo
cuore tenero ha sentimenti cristiani. Egli lultimo dei demagoghi. Inghilterra e Austria
hanno offerto dei soldi per lui, ma per lui non c prezzo.
CAPITOLO IV
Il luogo del dialogo Bogenhausen( Neuburghausen o Giardino di Montgelas). Qui la
birra molto buona. Ha una terrazza a scalinate dalla quale si vedono le Alpi tirolesi.
Linverno andava sempre a bere su questa terrazza, ed era inverno anche nel suo
cuore, si sentiva inaridito e morto. Anche la triste situazione politica aumentava la sua
tristezza. Beveva molta birra perch gli dicevano che cos si sarebbe purificato dal
raffreddore. La birra chiara di Monaco non gli faceva nessuno effetto dato che si
abituato a quella scura inglese. Poi quando il sole brill in cielo e la terra si svegli
anche nel suo cuore torn la primavera. La natura gli sorrideva. Torn la speranza e le
melodie della poesia. Non riesce per a spiegarsi come tutto questo sia accaduto.
Crede che il suo cuore rimase stregato da quella terrazza. Il volto della giovent si
affacciava da dietro le Alpi e tentava di attirarlo al luogo dal quale proveniva: lItalia. Il
profumo degli aranci e dei limoni lo invitava in Italia, lo avvolgeva. Una volta, al
crepuscolo, vide sulla cima del monto il dio della primavera in persona. Aveva il capo
coronato di fiori e alloro e gli occhi ridenti. Gli grid Ti amo, vieni da me, in Italia.
CAPITOLO V
Per questo motivo aveva uno sguardo malinconico mentre ascoltava il filisteo e
guardava le Alpi. Quello gli chiese se avesse mai visitato Costantinopoli, che era il
sogno della sua vita, e Pietroburgo. Rispose che non vi era mai stato e che non aveva
visitato neanche Copenaghen. Disse che era gi dalla primavera che voleva visitare
lItalia. Il filisteo salt in piedi e gir tre volte su se stesso su un sol piede gridando
Tiril, tiril, tiril. Gli disse che sarebbe partito lindomani. Mentre stava giungendo

sino al Tirolo, accompagnato dal fratello Massimiliano Heine, gli risuonava in mente il
motivo del filisteo e continuava a tirillare.
CAPITOLO VI
Dice di sentire in s tutti i dolori e le gioie di tutti. Soffre e gode dei peccati degli
uomini. In s non sente soltanto lumanit, ma anche le piante. Dalle pi piccole alle
pi maestose. Salgono fino alle cime pi alte delle piante ma la loro grandezza dura
solo qualche secolo e poi crollano di nuovo a terra. Laquila canta al sole e dimentica
tutti i timori. Tutti credono che le aquile non cantano, ma loro escono dalla cerchia e
cantano in modo che le possa sentire soltanto il sole, perch tutte le altre
recensiscono il loro canto e tutte le creature trovano che manca qualcosa. Da loro
differisce lusignolo. La rosa rossa tutto il suoi canto e i suoi pensieri. Le vola intorno
e trascinato dalla passione vola tra le spine adorate e sanguina e canta.
CAPITOLO VII
Si rivolge a Karl Immermann, poeta che pubblica nel 1827 la Tragedia Tirolese, poi
definita Andreas Hofer, paragonandolo a un aquila il cui inno al sole risuona fino a l.
Non pu attraversare il Tirolo senza pensare alla sua tragedia. Dice di ammirare il
poeta che sa creare cose che non ha visto con la sola forza del sentimento. Questa
tragedia era stata proibita nel Tirolo, cos come era stato proibito e censurato. il
secondo volume dei suoi Reisebilder. All Aquila d oro di Innsbruck, dove aveva
alloggiato Hofer, chiede all albergatore di raccontargli qualcosa di questo eroe della
insurrezione tirolese del 1809. L uomo prende la Tragedia che aveva nascosta e lui gli
dice che l autore era suo amico, un vecchio soldato nobile e onesto nello scrivere.
Niederkirchner, non voleva credere che Immermann fosse prussiano. Dice che doveva
essere tirolese per aver saputo tante cose. Lui invece dice che il popolo vuole ricevere
la storia dalle mani del poeta e non dagli storici. I poeti, sapendolo, modellano con
malignit le tradizioni popolari a loro piacimento. E un amico che viaggiava con lui
disse che cos si falsifica la storia. Disse anche che per questo non si doveva fare un
processo al poeta, perch i suoi personaggi e le circostanze che inventa rispecchiano il
significato della storia. Il popolo indiano ad esempio ha la sua storia tramandata solo
in questo modo. Dunque spesso i romanzi diventano fonti di storia come il
Mahabarata per gli indiani. Allo stesso modo l eroe e i suoi sentimenti nella Tragedia
di Immermann.
CAPITOLO VIII
Nella sala dell albergo di Nieder. Vede molti ritratti di Napoleone e persino Hofer. Dice
che Innsbruck una citt inabitabile e che prende un p di colore solo con il bianco
della neve d inverno. Nella cappella di corte ci sono le statue dei nobili austriaci.
Mentre le osserva vede un uomo magro, una donna ancora avvenente e un altro uomo
. Sono tre inglesi. Il primo cerca di spiegare le statue mediante la guida ma la legge al
contrario cos da descrivere Massimiliano (imperatore) come una donna e le donne
come uomini. Interviene lui dicendo che forse si trattava di una moda del tempo o
forse che loro volevano vestirsi cos. Nessuno pu obiettare. La donna dice in inglese
che stata A fine exhibition, very fine insteed.
CAPITOLO IX

La secondo importante citt che visita Bressanone. C erano pecore e ritocchi di


campane che invitavano la gente in chiesa. Aveva letto in un enciclopedia che qui c
erano i gesuiti. Ma non ne vede. Se li figurava magri. Vede un uomo grasso dal
cappello da prete a tre punte e pantaloni nuovi. Pensa che non possa essere un
gesuita. Dice che a volte il diavolo, l aristocrazia e i gesuiti sembrano esistere soltanto
perch crediamo che esistano. Dice che i precedenti gesuiti portavano pantaloni
vecchi e che costui solo lo spirito, lo spettro folle e sciocco dei gesuiti di prima. Gli
capita di verificare che non era un gesuita ma un volgarissimo animale di Dio. Lo vede
a tavola con un aristocratico.. Fanno battute pesanti sulla cameriera che cerca di
schivarli ma non pu. Prende un bambino in braccio e spera di non essere pi toccata.
Allora i due parlano della congiura tra il trono e l altare e smettono di molestarla
tendendole la mano in segno di pace.
CAPITOLO X
Le storie di Joseph von Hormayr sono fondamentali per conoscere la storia del Tirolo.
E quasi lunica fonte per la storia recente. Rappresenta per il Tirolo quello che
Johannes von Mller rappresenta per la Svizzera. Erano entrambi pieni di entusiasmo
per le Alpi native ed erano studiosi accurati. Von Mller era pi attento allo spirito nella
storia del passato mentre Hormayr era pi immerso nel tempo presente. Di alcuni
eventi del periodo della guerra dei contadini tirolesi del 1809 nessun testo ne parla.
Quei ricordi vivono solo nel popolo che non ne accenna mai per non risvegliare le
speranze deluse. Gli erano state promesse grandi cose e poi non sono state
mantenute. Cos avveniva agli schiavi negri. Venivano tolte loro le catene nel
momento del pericolo con la promessa che poi sarebbero stati liberati. Superavano il
pericolo ma poi venivano incatenati di nuovo. I mercanti pensavano solo a vendere
anime. Ricorda il suo professore Schallmeyer che diceva che gli alleati si vantavano
senza fine di aver sconfitto Napoleone nella battaglia di Lipsia, ma sarebbe stato
meglio se avessero perso. (nellottobre del 1813. Da Lipsia si pu dire che cominci
lunit germanica). Il professore muore poco dopo la guerra.
CAPITOLO XI
I Tirolesi sono belli e allegri, onesti e coraggiosi ma hanno una mente strettissima.
Potrebbero essere definiti un popolo nobile, sono pulitissimi e mangiano bene, ma non
hanno alcun sentimento della dignit umana. Hanno un umoristico servilismo che in
patria esercitano gratis ma che allestero sperano di far sfruttare. Prostituiscono la
loro personalit, la loro nazionalit. I tirolesi vendono coperte, altri vestono nel loro
costume tradizionale e sopportano di essere presi in giro pur di farsi dare qualcosa.
Lestate passata nella sala dei concerti a Londra aveva visto dei tirolesi cantare nel
loro costume i canti tipici, che nelle Alpi risuonano puri anche nel cuore nordico dei
tedeschi. Ma l una rabbia amara gli prende il cuore. Vedeva offesa in modo volgare la
purezza della lingua tedesca e i sentimenti tedeschi profanati da plebaglia straniera.
Anche uno svizzero abbandon la sala con lui. Gli disse di provare gli stessi sentimenti.
Gli svizzeri vendono delle cose per denaro, ma non suonerebbero mai il loro corno
alpino a pagamento.
CAPITOLO XII

Afferma che il Tirolo molto bella, ma un bel paesaggio non ci rallegra se il tempo
brutto e se lo anche lo stato danimo. Per lui questo corrisponde sempre al tempo.
Fuori dalla carrozza pioveva, ed era brutto tempo anche in lui. Scorgeva case graziose
dipinte di bianco e verde, proprio come il costume tirolese con la camicia bianca e le
bretelle verdi. Pioveva pi forte e gli occhi erano pieni di lacrime, ma il cuore si
sollevava e pensava alle persone che abitano allapice della montagna. Non sanno
nulla di ci che viene a valle. Sa solo che limperatore porta la giacca bianca e i calzini
rossi (dal xiv secolo il Tirolo apparteneva allAustria, il cui imperatore aveva questi
colori. Con la pace di Presburgo del 1805 il Tirolo passa alla Baviera, che aveva giacca
blu e calzoni bianchi. I tirolesi si ribellarono a questa occupazione e fecero la guerra
del 1809.). Se qualcuno gli va a dire che sta cambiando il loro principe e che
bavarese tutti afferrano il fucile e muoiono per la giacca bianca e i calzoni rossi. Heine
trova che sia meglio morire per qualcosa che si ama e per la quale si ha fede piuttosto
che morire senza fede. I boschi e le montagne gli sussurravano canti e parole damore
dimenticate da tanto. Vedendo due ragazzi che si salutano da lontano gli viene in
mente la canzone che parla di due figli del re che si amavano ma che non potevano
incontrarsi perch lacqua era profonda.(poesia proveniente dalla raccolta di canti
popolari tedeschi di Armin e Brentano Edelknigskinder)
CAPITOLO XIII
Nel Tirolo meridionale il tempo si schiar perch il sole italiano si faceva sentire.
Cominciava a vedere i vigneti e quando si affacciava dalla diligenza anche il suo cuore
si affacciava. Il cuore metteva fuori la sua testa, il suo amore, la sua malinconia e le
sue follie. Passa attraverso Steinach sulla piazza dove Immermann aveva posto Hofer.
La piazza non era grande per ospitare tanti ribelli, ma lo era abbastanza per
innamorarsi. Lostessa di Sterzing aveva due figlie molto belle, ma ci che non pu
dimenticare la bella filatrice. Se solo lei le avesse dato il filo del suo fuso per guidarlo
nel labirinto della sua vita il Minotauro sarebbe sconfitto e lui ora potrebbe amarla e
baciarla. Passando per il Tirolo meridionale, dove comincia lItalia, passa davanti a una
casa con la loggia ai piedi di un monte. Da una parte della casa cera una vita che si
attorcigliava intorno alla croce che le faceva da sostegno e dallaltra parte una
piccionaia. Una colomba bianca era appoggiata su un tetto e si sporgeva dal capo
della filatrice. Lei filava non con il filatoio, alla maniera tedesca, ma tenendo la rocca
con il batuffolo di lana sotto al braccio, lasciando scorrere il filo sul fuso che penzolava.
Cos filavano le figlie del re greco e tutte le italiane. Lei filava e sorrideva. La diligenza
rallentava a causa del letto dellIsarco e lei ha stretto il filo intorno al suo cuore. Tutto il
giorno ripensa a quel viso fatto come da uno scultore greco dal profumo di una rosa
bianca che spira dolcezza divina e nobilt. Nessun greco avrebbe potuto sognare o
capire quegli occhi. Lui lo fece. Erano delle romantiche stelle che davano una luce
magica a quello splendore classico. La notte la sogna. Lei continuava a filare e a
sorridere e in fondo al filo della sua rocca ballava il suo cuore.
CAPITOLO XIV
Il sole splendeva in cielo e anche nel suo cuore, dove la filatrice aveva ancora un
sorriso divino. Preda di questi sogni arriva in Italia. Si quasi spaventa vedendo
giungergli incontro la vita italiana confusa, frenetica, animata e calda. Tutto ci accade
a Trento. Vi arriva di domenica. Era una citt in rovina circondata da montagne verdi
simili a divinit giovani che guardano la consunta creazione umana. Il castello una

costruzione fantastica di tempi fantastici. La citt costruita in modo fantastico. Ormai


tutto rovina e susciterebbe malinconia se la natura non ringiovanisse tutto. Ragazze
sorridenti si affacciano dalle finestre. Si sente come in un sogno nel quale si cerca di
chiamare alla memoria cose gi sognate. Gli sembrava di aver visto gi tutto in tempi
migliori. Le ragazze avevano addosso qualcosa di morto e qualcosa di vivo tanto che
provava un dolce orrore. Lo stesso che aveva provato quando baci la bellissima
Maria, che era gi morta. Ride di se e la citt gli sembra come una novella che aveva
gi scritto. Si sente stregato e rapito dal suo stesso racconto. Pensava di essere in un
sogno, ma capisce che realt perch inciampa contro una fruttivendola che gli tira
addosso degli improperi. Si trova al centro della piazza di Trento. Poi vede l antico
duomo.
CAPITOLO XV
Entra nel duomo e laria fresca gli rinfresca il corpo e lanima. Cerano per lo pi donne
che pregavano inginocchiate. Il duomo fresco, dalla luce magica filtrata dalle vetrate,
accogliente quando fuori fa caldissimo, diversamente sono le chiese protestanti della
Germania del nord. Non sono accoglienti. Il cattolicesimo unottima religione estiva.
In un confessionale vede una donna che si sta confessando. Il suo viso era coperto e
vede la sua mano soltanto che lo tiene a s. La sua mano era familiare e splendente,
cerca allora di immaginarsi la faccia di lei. La confessione dur a lungo. Baci con
lanima quella mano che in quellistante trem come aveva fatto la mano di Maria
quando laveva toccata. Esce dal duomo.
CAPITOLO XVI
La fruttivendola lo saluta. Lui contento di fare conoscenza. Si guardano e vede che
nonostante la donna non fosse pi tanto giovane era ancora bella. Aveva una
pettinatura fatta di ricci spalmati di brillantina e intrecciati con campanule bianche.
Era affascinante. Sembrava che su di lei potessero leggersi tutte le civilt italiane, da
quella etrusca a quella odierna. Questinnata civilt contrastava con i suoi modi
brutali. Gli piacciono anche i cesti di frutta pieni di aranci e limoni. Si mette accanto a
lei e chiacchierano. La donna lo prende per un inglese, ma lui gli dice che soltanto un
tedesco. Lei la fa molte domande sulla Germania e lui le confessa che l non crescono
limoni. Il loro territorio gelido e umido, lestate come un inverno verde. Hanno solo
le ribes, pere, nocciole e prugne. Gli mancano i fichi, gli aranci e i limoni che devono
tutti importare.
CAPITOLO XVII
contento di aver fatto conoscenza e vorrebbe rimanere a Trento, ma spinto a sud
da seri sentimenti. Le trentine gli piacevano molto, erano il tipo di bellezza che
piaceva a lui. Hanno visi pallidi e grandi occhi neri malati damore. Ama la musica del
loro corpo che si muove in modo altamente poetico. Le ama come ama la poesia
stessa. Quelle figure melodiche risvegliano nel suo cuore una musica simile. Dice che
dopo il Concilio tutto peggiorato per loro. Prima di adornavano adesso usano bei
vestiti solo per la domenica. Nota un forte contrasto tra il corpo e labito. Il primo
bellissimo, classico e nobile come il marmo, ma a causa della povert costretto ad
essere avvolto in un vestito malandato fatto di cotone a strisce marroni.

CAPITOLO XVIII
Torna alla locanda Grande Europa e talmente malinconico che non riesce a
mangiare. Si siede sugli scalini della bottega e non capisce perch una volta arrivato in
Italia il suo cuore non fa tiril-tiril. Forse stato accompagnato dalle sofferenze
tedesche che anche adesso gli causano dolore. LItalia bellissima e anche il dolore lo
qui. I sospiri risuonano pi romantici tra i palazzi di marmo italiane che tra le case di
mattone tedesche. Il cielo italiano sempre azzurro, quello tedesco grigio come la
cenere. Esorta i dolori a rimanere nel suo cuore, gli sono cari e preziosi e il
divertimento non altro che piacevolissimo dolore. La musica della bottega
accompagna questo suo monologo. Suonavano tre uomini e una ragazza che suonava
larpa. Uno di loro suonava il contrabbasso , cantava come un pagliaccio e faceva
capriole. Laltro era un vecchio e la ragazza era sua figlia. desolante vedere che si
umili anche difronte a lei. I due cantavano insieme un duetto comico. La ragazza era
piccola ma sembrava gi donna, una donna poco per bene. Il suo viso era pieno di
disperazione e orgoglio. Cera un forte contrasto tra la voce di dolore e le belle labbra
ridenti e tra la sofferenza degli occhi e la loro brillantezza. Sul suo petto aveva un
bocciolo di rosa aperto che sembrava essere stato, proprio come lei, aperto con forza.
La ragazza era infelice ma gentilissima e piena di grazia. Provava compassione per lei.
CAPITOLO XIX
Era un motivo tipicamente italiano, del genere dellumorismo. Era molto
rossiniano( Rossini) come quelli del Barbiere di Siviglia. Andranno allinferno i
denigratori della musica italiana. Rossini per lui il divino maestro. Lui gode
nellascoltare le sue note doro. Chiede a Rossini di perdonare i suoi compatrioti che
non lo apprezzano. Oggi per capire la musica italiana bisognerebbe avere davanti agli
occhi proprio il popolo italiano, il suo cielo, i suoi dolori e le sue gioie, tutta la storia. Ai
poveri italiani ridotti in schiavit vietata la parola, e loro possono manifestare i
sentimenti del loro cuore solo attraverso la musica. Tutto il loro odio contro la
dominazione straniera, il loro amore per la libert, il ricordo del passato glorioso e la
speranza nascosto nella loro musica.
CAPITOLO XX
Lui pone nel piatto dellarpista un pezzo doro e lei gli chiede se vuole una rosa.
Essendo lui cos gentile, non le pu dire di no. Dice di s. Nel suo cuore tremava ancora
il ricordo della povera Maria. Ripensa alla vecchie che doveva vegliare il cadavere la
quale poi lascia a lui il compito di sorvegliarlo. Ha un forte dubbio sul fatto che era
stato il vento a far spegnere la lampada e se erano davvero soli in quella stanza. In
tutte le citt che visita, inclusa Trento, prova la sensazione dellorrore dolce dellamore
e della morte.
CAPITOLO XXI
Si addormenta subito e sogna quello che gli era successo poche ore prima. Arriva a
Trento e vede, al posto degli uomini, dei fiori che camminavano per le strade. Tutti
erano dei fiori. Sul balcone del palazzo sulla piazza del mercato era riunita
laristocrazia, i gigli. La fruttivendola era ora un ranuncolo invernale e lo insultava
minacciandolo di innaffiarlo per bene. Lui era un fiore volgare a un solo stame, era un

cardo del nord. Si nasconde nel duomo dove cera tulipani che pregavano. Nel
confessionale cera un fiore di cui non vedeva il viso, ma il profumo gli ricordava la
viola che stava in camera di Maria. Un corteo funebre salutava la rosa che lui aveva
visto sul petto della ragazza arpista. Giunse il vecchio papavero rosso che parl delle
virt della rosa defunta, della speranza in una vita migliore e di fede. La noia del
discorso lo fa svegliare.
CAPITOLO XXII
Arriva ad Ala, un paese del tutto italiano. Ha una posizione pittoresca, un fiume sul
pendio di un monte e le viti. Anche la locanda nella quale mangia era tipicamente
italiana. Al primo piano cera una balconata che conduceva a una stanza dal
pavimento di marmo e al centro un letto pieno di pulci. Era tutto sporco. Loste lo
ascoltava e gli diceva che parlava gi bene italiano. In cucina cerano la moglie e la
figlia, tutte e due robuste. La ragazza aveva lineamenti nobili e classici e ricci ed occhi
neri. Giunge un ragazzo e comincia a frantumare piatti e bottiglie. Stava per colpire la
donna ma la figlia lo minaccia con un coltello. Lui va via. Sembrava Medea in persona
la ragazza. Loste lo tranquillizza dicendo che Pietro fatto cos. Mangia molte cose e
gli lascia anche una cospicua mancia. Va via e parte per la pianura padana. La sera
giunge a Verona.
CAPITOLO XXIII
Qui era come se le pietre e i monumenti gli parlassero. Verona, famosa in tutto il
mondo, stata sempre invasa dai popoli germanici che volevano godersi il sole
italiano. Passeggiando per Verona si notano le tracce del passaggio di vari popoli.
Come in una locanda si scrivono sui muri i nomi di chi vi passato, cos Verona
sembra un ostello dei popoli. I tedeschi, che ancora non sapevano scrivere, hanno
lasciato solo rovine per ricordare il loro passaggio. Ammira Verona soltanto per un
giorno. Osservando i volti della gente di Verona scopre una civilt che si deriva
dallepoca romana e non che scaturita dalle barbarie medievali come invece la
sua. La civilt di questa gente non ha quindi un aspetto nuovo, ma solo andata a
modificarsi con gli anni. Vicino alla Piazza delle Erbe c il palazzo dei Capuleti, che ora
una bettola per cocchieri. Non lontano c anche la cupola di una chiesa nella quale
si pensa i due amanti si siano sposati. Un poeta visita con piacere questi luoghi, anche
se sa che sono solo leggende. L lui ha trovato solo una donna che prega, lo guarda e
poi va via barcollante.
CAPITOLO XXIV
Poi arriva allanfiteatro, costruito in uno stile realistico che esprime lo spirito di Roma.
Lui provava pi inquietudine che gioia al pensiero che tra pochi giorni sarebbe giunto a
Roma. Si rassicura dicendo che Roma ormai morta, ma poi ha il dubbio che essa non
finga di essere morta e che in realt sia ancora viva. Ripensa a quanto successe a
Falstaff che nell Enrico IV di Shakespeare finge di esse morto. Si siede sui gradini. Si
fece sera e il pubblico and via contento. Dice che il popolo romano stato grande
solamente perch si ergeva sui sette colli. Scesi da essi era piccolo come gli altri. Da
questo deriva una differenza profonda tra la sfera della vita privata e quella pubblica.
Ercolano e Pompei sono esempi di vita privata che contrastano con i grandi
monumenti della vita pubblica. La grandezza del popolo romano derivata dal fatto

che loro combattevano con lidea che Roma fosse eterna. Torna col pensiero al passato
ed era come se gli antichi romani gli parlassero. Poi suonano i rintocchi dellAngelus e
le ombre romane spariscono. Si ritrova nel mondo austriaco-cristiano del presente.
CAPITOLO XXV
Passeggia per le strade di Verona. Passa davanti alle Arche degli Scaligeri e poi allarco
di trionfo romano. Qui passa un monaco nero e da lontano sente Wer da? Gur
Freund! . La voce apparteneva a una donna. Sulla Scala Ammazzati Antonio della
Scala uccise il fratello Bartolomeo che si recava dalla sua amante. Gli sembrava come
se la donna lo stesso aspettando e cantava. Poi quella voce gli ricorda il canto di Re
moro ammalato che cantava Maria. Sogna anche nel sonno quelle voci. Sogna la sua
amata morta e la vecchia che lo lascia solo con corpo. Lui bacia le labbra di Maria e lei
si solleva come per prendersi quel bacio. Spera tanto di sapere chi ha spento la luce.
CAPITOLO XXVI
(Il capitolo comincia con)Conosci il paese, dove fioriscono i limoni? In questa ballata
lItalia cantata con i toni della nostalgia. Goethe ha descritto con pi precisione il
paese in Viaggio in Italia e lo ha fatto fedelmente perch aveva il paese davanti. Ha
fatto la stessa strada di Heine. Goethe specchio della natura. La natura voleva
sapere quale era il suo aspetto e cre Goethe. Eckermann scrive su Goethe che se Dio
avesse chiesto a lui di completare lopera della creazione, gli uccelli e gli alberi, lui
lavrebbe fatto altrettanto bene. Heine crede che lo avrebbe fatto addirittura meglio.
(nel 1825 Goethe affid il titolo di dottore al signor Eckermann). Heine dice di essere
un po invidioso. Lui si dava da fare per creare qualcosa e non riusciva nel suo intento.
Consiglia di leggere anche Italy della londinese Lady Morgan e Corinna di Madame
de Stael. Tra i moderni apprezza il bravissimo poeta tedesco Mller che scrisse Roma,
Romani e Romane nel 1820.
CAPITOLO XXVII
(Il capitolo inizia di nuovo con la prima strofa della poesia di Mignon). Heine consiglia
di non viaggiare in Italia nel mese di agosto e dice di aver viaggiato da Verona a
Milano in carrozza con due banditi. Fa sosta a Brescia per pranzare. Arriva a
mezzanotte a Milano e si reca presso il signor Reichmann, un tedesco che tiene il suo
albergo alla maniera tedesca. Alcuni conoscenti gli dissero che era il migliore albergo
dItalia e che gli italiani sanno solo truffare. Insieme ad essi beve e augura linferno a
tutti gli osti italiani. Dice che gli inglese in Italia sono molto numerosi. Sembra un
invasione di barbari. I visi pallidi degli italiani sono molto pi intimamente raffinati che
i rigidi volti inglesi col loro volgare colorito. Il popolo italiano malato, ma solo chi
malato un vero uomo. Il corpo ha una sua storia dolorosa che lo spiritualizza. Forse
il dolore la forma pi alta di vita e gli dei, quando vogliono provare questa vita
sublime, si fanno uomini e si lasciano flagellare. Parlare di Milano causa molta
sofferenza per gli italiani.
CAPITOLO XXVIII
Afferma che istruttivo guardare i modelli veri ai quali unarte ha fatto riferimento per
capire quellarte stessa. Parla del duomo, meraviglia di Milano. Esso bellissimo al
chiaro di luna. Galeazzo Visconti diede inizio allopera e Napoleone la fece continuare.

molto utile anche destate per ripararsi dal calore del sole. Gli austriaci adesso
devono finire la sua costruzione ma con intenti diversi di quelli che aveva Napoleone.
Lui voleva dare un monumento che ricordasse lo spirito dei tempi passati e la gloria
del presente. Gli austriaci vogliono solo costruire una fortificazione della superstizione.

CAPITOLO XXIX
Avverte il lettore di non considerarlo un bonapartista sfegatato. Dice di apprezzare la
natura che gener luomo e non le azioni dello stesso. Dice di amarlo fino al 8
novembre 1799 quando fece il colpo di stato che istitu il Consolato, quando trad la
libert. Napoleone era un aristocratico e nemico delluguaglianza civile. Gli inglesi
hanno sbagliato a combatterlo. Forse avrebbe cambiato qualcosa nellaristocrazia, ma
sarebbe ancora salva invece ora giace nella miseria. Giunge al campo della battaglia
di Marengo, dove Napoleone vince con gloria. Crede che ai suoi giorni so combatta pi
per interessi spirituali che materiali. Il nazionalismo con la sua vanit e il suo odio non
esiste pi. In Europa non ci sono pi nazioni ma partiti. Esiste una politica di stato
materiale e una politica di partito spirituale. A causa di questa politica di partito, una
politica ideologica, si stanno formando due grandi masse che si combattono tra loro. I
rappresentanti dei due partiti cambiano spesso e vengono a formarsi equivoci che
sono aggravati dai diplomatici della politica ideologica che sono gli scrittori. La grande
missione del suo tempo lemancipazione di tutto il mondo. LEuropa si strappa
dallaristocrazia. Ogni epoca ha la sua missione che una volta portata a termini
contribuisce al progresso dellumanit. Il feudalesimo, se prima forse ha contribuito
allo sviluppo, adesso lo ostacola. I francesi hanno lottano contro lineguaglianza e
hanno ucciso chi voleva troneggiare sugli altri. La Rivoluzione fu il segnale della
liberazione dellumanit. Ci vorr molto prima di raggiugere questa emancipazione,
ma si arriver ad essa. Tutti sederanno alla stessa tavola e combatteranno insieme i
mali del mondo.
CAPITOLO XXX
Gli piacciono i campi di battaglia perch testimoniano la grandezza spirituale
delluomo che osa sfidare il pi potente nemico, la morte. Il suo amico lettone che si
atteggia come un russo gli chiede se sta dalla parte dei russi. Lui, sostenitore della
rivoluzione, ora vede nella vittoria della Russia contro i turchi (1827-1829). Considera
lo zar Nicola come il gonfaloniere della libert. Tempo fa assegnava questo titolo a un
ministro inglese, George Canning. Non vero che la vittoria della Russia sia un
pericolo per gli altri. LInghilterra ha saputo salvaguardare la libert personale anche
se ha mantenuto lineguaglianza tra le classi. La Magna Charta fu il primo passo verso
la libert. La libert in Inghilterra stata il prodotto di fatti storici, in Russia di principi.
Dietro a quei fatti c sempre il medioevo e laristocrazia. I principi dai quali nata la
libert Russia sono i principi del suo tempo. una lotta faccia a faccia con la potenza
della Chiesa. La Russia uno stato cristiano nel senso che i russi sono liberi da un
nazionalismo pagano. Sono cosmopoliti e il loro stato non si basa sul feudalesimo.
CAPITOLO XXXI

Il sole della libert riscalder la terra e fiorir una nuova generazione di uomini nati
liberi, con liberi pensieri e sentimenti. Afferma che la poesia, che ha amato molto,
per lui solo un sacro tramite per una meta divina. Non ha mai attribuito grande
importanza alla gloria poetica. Pi che una corona vuole che si posi sulla sua bara una
spada, perch stato un soldato valoroso nella guerra di liberazione dellumanit.
CAPITOLO XXXII
Si ripara dal caldo in un convento. I costruttori del belledificio avevano una fede
ferma che la religione cristiana sarebbe durata in eterno. Si sono addormentati con la
speranza che i loro successori proseguissero i loro lavori. Spera dunque che non si
risveglino per constatare che non stato cos. La vita dei tempi nuovi ha una fede
diversa.

CAPITOLO XXXIII
Giunse a Genova, una citt antichissima, costruita su una roccia. Hanno costruito case
altissime e strade strette per risparmiare spazio. Si trovano in una posizione perfetta
che ha loro permesso di diventare famosi per il loro porto. Visita Piazza Doria e a
questo nome gli ricorda Friedrich Schiller, il pi grande e nobile poeta della Germania.
Qui i palazzi sono meravigliosi e tra tutto il Palazzo Durazzo che ospita quadri
bellissimi come quelli degli olandesi e di Rubens. Ammira moltissimo il pittore.
Individua il forte contrasto tra Rubens e Cornelius. Rubens aveva vissuto a Colonia e
Cornelius era nato a Dsseldorf come Heine. Di certo non tipico dei tedeschi la
gioiosit olandese e i colori dei quadri di Rubens, entrambi sono dei geni creatori e
sono tra i grandi maestri dellepoca di Raffaello. Ma se questo ha avuto influenza su
Rubens, Cornelius sembra essere un fantasma di un maestro del tempo di Raffaello.
Nei suoi quadri tutto sembra stregato e come in un sogno. Le figure di Cornelius
risvegliano nei nostri cuori il malinconico presentimento di morte. Quelle di Rubens
anche sembrano evocare un simile sentimento a causa della loro straripante vitalit.
La tristezza olandese forse deriva dal fatto che lui si senta appartenere a unet ormai
tramontata. Anche Heine imparava a dipingere, nell Accademia di Dsseldorf.
CAPITOLO XXXIV
E piuttosto triste vedere che tutta quella primavera femminile che i pittori hanno
immortalato nelle loro opere raccolte nel Palazzo Durazzo dovranno inevitabilmente
cadere in polvere. La morte porta via tutto quanto senza risparmiare niente e nessuno.
Persino le piramidi sono simbolo della caducit umana, sono antichissimi sepolcri di re.
atroce che moriremo tutti senza essere originali, altri come noi verranno e altri come
noi troveranno la morte. Vede il ritratto di Maria e trema. Il custode gli dice che era il
ritratto della duchessa di Genova fatto da Giorgio Barbarelli, Giorgione, il pi grande
della scuola veneziana. Heine apprezza con finezza il quadro. Gli chiede di staccarlo
dalla parete per poter uccidere un ragno, che Maria tanto odiava. Ammira anche un
altro quadro sempre di Giorgione che ritrae un uomo vestito di nero. grato a
Giorgione per avergli lasciato il ritratto di Maria. Dice al lettore che anche il lettore
creder che quel quadro stato dipinto per lui. Anche quello del ritratto sembra
ritrarre labbra maliziose che stanno per raccontare la storia di un cavaliere che con un

bacio voleva risvegliare la sua amata dal sonno della morte, e quando la luce si
spense