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Sant' Alfonso Rodriguez
Vedovo, Religioso gesuita

31 ottobre
Segovia, Spagna, 25 luglio 1533 - Palma di Maiorca, 30 ottobre 1617

Nell'isola di Palma di Maiorca, Sant'Alfonso Rodrguez, perduti la moglie, i figli e tutti i
suoi beni, fu accolto come religioso nella Compagnia di Ges, dove svolse per molti anni la
mansione di portinaio nel Collegio, divenendo un esempio di umilt, obbedienza e costanza
nel sacrificio.
Sant'Alfonso Rodrguez (o Alonso) (Segovia, 25 luglio 1531; Palma di Maiorca, 31 ottobre 1617) stato
un gesuita spagnolo, religioso non sacerdote. Venne proclamato santo da Papa Leone XIII nel 1888.
Alfonso era un mercante, nato a Segovia, in Spagna, nel 1533. Si era sposato e aveva avuto due figli ma
fu sconvolto dalla perdita della moglie e dei beni. A 35 anni torn a scuola, proseguendo
faticosamente gli studi interrotti in giovent. Si present, quasi vecchio, come novizio in un
convento della Compagnia di Ges. Venne accolto, ma volle restare fratello coadiutore, addetto al
servizio materiale della comunit. Divenne cos portinaio nel convento dell'isola di Maiorca, da dove
passavano i missionari diretti in America. Per tutti l'incontro con il santo portinaio era un'esperienza
illuminante e a volte decisiva, come nel caso di san Pietro Claver, l'apostolo degli schiavi. I suoi
scritti furono raccolti dopo la morte, avvenuta il 31 ottobre del 1617. (Avvenire)
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Etimologia: Alfonso = valoroso e nobile, dal gotico
Martirologio Romano: Nellisola di Palma di Maiorca, santAlfonso Rodrguez, che, perduti la moglie,
i figli e tutti i suoi beni, fu accolto come religioso nella Compagnia di Ges, dove svolse per molti
anni la mansione di portinaio nel Collegio, divenendo un esempio di umilt, obbedienza e costanza
nel sacrificio.
Alfonso Rodriguez che la Chiesa ci fa festeggiare il 31 ottobre, nacque in Spagna, a Segovia nel 1531.
Mor nel 1617, a Palma di Maiorca. E il patrono dei portieri e degli uscieri e patrono di Palma di
Maiorca. Coltiv fin da giovane il desiderio di consacrarsi a Dio e di diventare sacerdote finch entr
nella Compagnia di Ges in Spagna. Veniva da una famiglia di mercanti di lana e tessitori di stoffe ed
era molto applicato allo studio che seguiva con profitto nel collegio dei gesuiti di Alcal. A ventitr
anni per, in seguito alla morte prematura del padre, Alfonso fu costretto a ritornare nella sua
famiglia per dirigere la piccola impresa familiare ereditata dal padre. Gli affari per non andavano
bene e non interessavano affatto il giovane Alfonso, che nel frattempo si era sposato e aveva avuto
due bambini. Unesperienza che gli procur nuove sofferenze perch, pochi anni dopo, Alfonso perse
drammaticamente anche la moglie. Un giorno Alfonso, provato dalle traversie della vita e dalla
sofferenza, cedette tutti i suoi beni al fratello e si trasfer a Valencia, per entrare nuovamente nella
Compagnia di Ges.
I padri gesuiti lo accolsero e qualche anno dopo lo inviarono nel Collegio di Monte Sion di Palma di
Maiorca dove Alfonso rimase per tutto il resto della sua vita. A Palma di Maiorca svolse, per oltre
trentanni, il compito di portinaio trovando in questa professione la pace dellanima e anche la via
che lo condusse alle vette della santit.
E come i custodi e gli uscieri vigilano sulle case e sui palazzi delle famiglie che vi abitano, cos
Alfonso Rodriguez vegliava sul Collegio e su quanti si affacciavano alla porta dei gesuiti in cerca di
un aiuto, un consiglio, una preghiera. Per tutti aveva parole di incoraggiamento e di stimolo alla
conversione del cuore e allamore fraterno.
Uomo semplice e umile, straordinariamente servizievole, tanto rigido con se stesso quanto
caritatevole con gli altri, trov nel suo ufficio quotidiano loccasione opportuna per esercitare un
apostolato continuo ed efficace. A rendere pi efficace il suo apostolato contribuivano anche i
numerosi carismi dei quali il Signore lo aveva dotato, primo fra tutti quello delle visioni e poi della
preveggenza e dei miracoli.
Allumile portinaio Dio aveva anche donato una intensa esperienza mistica che contribu a svolgere
con profitto, insieme a quello di portinaio, il compito anche di padre spirituale dei novizi che si
rivolgevano a lui con sempre maggiore frequenza per essere illuminati sulle vie di Dio.
Tra i novizi ci fu anche Pietro Claver, il santo apostolo delle Indie che tanto stimava Alfonso
Rodriguez per la sua santit, e al quale lo stesso Alfonso profetizz la sua futura missione. Grande era
la devozione che Alfonso nutriva per la Santissima Vergine che pregava soprattutto con il Rosario;
grazie allintercessione della Madre di Dio, infatti, si compirono eventi straordinari.
Ha scritto diversi insegnamenti di carattere ascetico e mistico tra i quali le famose Memorie
redatte per ordine dei suoi superiori, splendida manifestazione della santit e della sapienza interiore
di una creatura straordinariamente plasmata da Dio. Il santo portinaio gesuita aveva una particolare
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riverenza per il suo angelo custode e ogni giorno, mattina e sera, sia nellalzarsi da letto che nel
coricarsi si raccomandava sempre alla celeste protezione che talvolta speriment in un modo anche
sensibile.
Una sera fratel Alfonso con la mente rivolta a Dio, come era suo costume abituale, stava salendo per
una scala interna del convento, quando da una finestra che dava nel cortile della cisterna sent
emanare un alito pestifero. Era il demonio che in tal modo voleva soffocarlo. Il santo gesuita svenne
e sarebbe caduto per tutte le s cale se non fosse stato materialmente sorretto dal suo angelo custode
che immediatamente purific laria e lo accompagn sano e salvo nella sua stanza.
Fratel Rodriguez ricav da questo episodio uno scritto che poi fu stampato postumo insieme ad altri
suoi documenti, in cui dichiarava quale effetto nefasto produca nellanima il peccato.
Cos scrisse: siccome quando taluno di repente venisse sorpreso da un soffio di aria pestilenziale,
questa potrebbe con tal violenza colpirlo, da soffocargli in un momento tutta la virt naturale, e la
vita, opprimendolo ed uccidendolo subito,cos lanima perdendo lamicizia e grazia di Dio viene
infetta da quella corruzione pestifera e mortale del peccato, colla quale resta subitamente senza vita
e spirito, e sepolta in eterna morte.
Fonte santiebeati.it http://www.santiebeati.it/10/31/
Biografia

L'umile Alfonso Rodriguez abbracci la vita religiosa dopo varie traversie. Fu educato in un collegio
gesuita ad Alcal, che abbandon per prendere il posto del padre come mercante di tessuti, attivit
in quel momento fiorente. A 27 anni si spos e dal matrimonio nacquero due figli. Nel 1567 dapprima
la morte della moglie poi quella dei due figli provarono duramente Alfonso.
A queste tremende sventure fecero seguito anche quelle finanziarie, gettandolo nelle ristrettezze.
Torn a studiare frequentando un corso di grammatica e retorica all'universit di Valencia, con
scarso successo. Trov allora conforto nei libri di devozione. Decise di entrare, come fratello
coadiutore, dai Gesuiti. Dopo il noviziato venne inviato nel collegio di Nostra Signora del Monte Sion
a Palma di Majorca, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 31 ottobre 1617.
La fama della sua santit e i carismi di cui Dio l'aveva dotato (visioni, preveggenza, miracoli) avevano
attratto alla scuola dell'umile frate, che aveva dovuto interrompere gli studi universitari per scarso
profitto, un folto gruppo di discepoli, fra i quali il futuro grande missionario, San Pietro Claver, a
quel tempo studente di filosofia, del quale aveva predetto la vasta attivit apostolica.
Il santo indicato dalla Chiesa come esempio di tenera devozione mariana, espressa con la recita
quotidiana del Rosario e dell'Ufficio dell'Immacolata, devozione che spesso otteneva amabili e
straordinari interventi della Vergine nella sua vita. Questa dedizione e questi doni ne fecero un
grande mistico della Spagna del suo tempo.
Tra i suoi molti scritti ricordiamo le memorie autobiografiche scritte per ordine dei suoi superiori dal
1604 al 1616, e alcuni scritti che trattano argomenti di ascetica di lucida penetrazione, frutto di una
sapienza non attinta dai libri. La sua memoria liturgica si celebra il 31 ottobre.
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Culto

Papa Leone XII lo beatific con il Breve del 20 maggio 1825; venne poi canonizzato da Leone XIII il 15
gennaio 1888.

Compagnia di Ges

La Compagnia di Ges in latino Societas Iesu un ordine religioso di Chierici
regolari (i membri di questa congregazione pospongono al loro nome la sigla
S.I.) e sono comunemente chiamati Gesuiti.
Fu fondata nel 1540 da un gruppo di sei studenti dell'Universit di Parigi che erano guidati da
sant'Ignazio di Loyola. Tra i cofondatori della Compagnia, si pu certamente citare Diego Lanez, che
sar anche il successore di Ignazio.

Storia della Compagnia

La storia della Compagnia di Ges si divide in due grandi periodi:
dalla fondazione al 1773, anno in cui c' stata la soppressione della Compagnia ad opera
di papa Clemente XIV;
fino al 1814 rimase solo un piccolo gruppo di Gesuiti in Russia e Prussia;
dal 1814 ad oggi.

Dalla fondazione al 1773

Il primo secolo fu contrassegnato da una prodigiosa espansione: sotto il generalato di sant'Ignazio
(1541-56) l'attivit apostolica si present inizialmente in forma itinerante.
I religiosi erano pochi religiosi, richiesti specialmente dai vescovi attivi nella predicazione, nella
catechismi e nella riforma ecclesiastica e religiosa; due furono mandati dal papa in Irlanda, altri in
Polonia, Portogallo e alle diete e conferenze religiose in Germania.
Con la fondazione dei primi collegi (dal 1548), l'azione si organizz in forma pi stabile per sbarrare
il passo al protestantesimo, in piena sintonia con la Riforma cattolica, nel senso pieno e positivo della
Parola. Nella stessa direzione si orient l'attivit pedagogica, inizialmente non contemplata da
Ignazio.
Un posto a parte ebbero dal principio il Collegio Romano (1551), seminario e modello per gli altri, ed
il Collegio Germanico di Roma (1552), per il rinnovamento del clero tedesco. Vigorosa fu anche
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lazione missionaria: san Francesco Saverio fond nell'India la sua prima missione che si spinse fino
alle Molucche nel 1546 e al Giappone nel 1549 (mor nel 1552 senza poter sbarcare in Cina). Nel 1549
l'India diede il primo martire, Antonio Criminali. Altri missionari furono inviati nel 1547 nel Congo,
nel 1548 in Marocco, nel 1549 in Brasile. Alla morte, il fondatore lasci pi di 1000 religiosi, divisi in
dodici province, con quasi cento case, in particolare in Italia, Spagna e Portogallo.
Sotto i due generali seguenti, Giacomo Lanez (1558-1565) e san Francesco Borgia (1565-1572), la
Compagnia si insedi fortemente in Germania e in Francia, divenendo molto attiva contro il
protestantesimo con i teologi Canisio, Possevino, Auger ecc.). Borgia, l'antico vicer di Catalogna,
favor specialmente lo sviluppo organico delle missioni del Messico e del Per; a Roma intraprese la
costruzione della Chiesa del Ges e vide nascere le Congregazioni mariane.
Dopo il generalato del belga Everardo Mercuriano (1573-1580), che chiuse il periodo prevalentemente
spagnolo nella vita dell'Ordine, il lungo governo dell'italiano Claudio Acquaviva (1581-1615) segn
veramente un momento culminante nella storia della Compagnia.
Eletto a 37 anni, il nuovo generale seppe fronteggiare con mirabile prudenza ed energia gravi
difficolt interne ed esterne. Riusc a mantenere immutato l'istituto di sant'Ignazio, sia contro le
alterazioni minacciate da papa Sisto V, sia contro gli intrighi interni. Due Congregazioni
appositamente convocate (1595 e 1608) giustificarono Acquaviva. Intanto in Francia i Gesuiti,
divenuti bersaglio di ripetuti attacchi, vennero arbitrariamente proscritti dopo l'attentato di Chtel
del 1594 e furono recuperati solo nel 1608. In Italia, l'obbedienza all'interdetto pontificio fece bandire
la Compagnia dalla Repubblica di Venezia tra il 1606 e il 1656. In campo teologico gravi controversie
con i Domenicani, a proposito della Concordia del p. L. Molina (1588), condussero alle famose
dispute nelle Congregazioni de Auxilii divinae Gratiae (1598-1607).
Nello stesso tempo Acquaviva seppe evitare una pericolosa crisi di crescenza. Infatti, in 34 anni, vide
i suoi sudditi passare da 5.000 a 13.000, con undici nuove province e pi di 200 nuovi collegi. La
Compagnia penetr in Cina con Matteo Ricci, nelle Filippine, nell'Indocina, a Costantinopoli, nel
Canada, nel Paraguay, dove nel 1606 si fond la prima della famose riduzioni; nel Giappone
sembravano legittime le pi rosee speranze. In Europa si assicurava con i suoi collegi una posizione
di prima importanza nell'insegnamento umanistico ed ecclesiastico, mentre spingeva le sue
conquiste verso il Nord, dove si fiancheggiavano le nazioni protestanti con i cosiddetti "seminari
apostolici", ad opera, fra altri, del padre Antonio Possevino. Acquaviva assicur l'osservanza religiosa
mediante l'invio di visitatori e d'importanti lettere circolari; molto notevole la preoccupazione
costante dell'Acquaviva per mantenere in piena vitalit lo spirito primitivo.
Molti furono i santi della compagnia di quel periodo (San Pietro Canisio, san Luigi Gonzaga, san
Roberto Bellarmino, san Pietro Claver, san Bernardino Realino ecc.) e specialmente la grazia del
martirio le fu largamente concessa: nel Giappone i tre Santi crocefissi di Nagasaki (1597) e parecchi
beati.
Con il generalato di Muzio Vitelleschi (1615 45) comincia un periodo pi tranquillo, che durer in
sostanza per tutto il secondo. La forte spinta di crescenza si ora esaurita.
In Francia, tuttavia, la Compagnia di Ges partecipa dell'euforia del grand sicle ma anche gravi,
controversie, specialmente con l'apparizione del giansenismo. Anche nel Belgio, i Gesuiti conservano
la presenza che aveva raggiunto sotto gli arciduchi Alberto ed Isabella e se ne pu trovare
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l'espressione nello sfarzo barocco dell'Imago primi saeculi (Anversa 1640). Ne testimonio pure, in
un piano assai pi elevato, l'inizio, nel 1643, della pubblicazione degli Acta SS. dei Bollandisti.
Fecero seguito i generalati di Vincenso Carafa (1646 49), Francesco Piccolomini (1649 51), Aldo
Gottifredi (1652), Goswino Nickel (1652 64), continua l'alternarsi del lavoro tranquillo e fecondo dei
collegi, e dei successi apostolici con le prove: in Polonia da parte dei Cosacchi (1648 54; nel 1657
martirizzano s. Andrea Bobola) e degli Svedesi (1655 60), in Irlanda sotto Cromwell (1650), in
Inghilterra sotto Carlo Il (1666). Nel 1656 usciva in Spagna contro la Compagnia il Theatrum
iesuiticum e lo stesso anno in Francia il molto pi pericoloso Lettres d'un Provincial di Blaise Pascal;
la lotta ormai non cesser pi contro il lassismo dei Gesuiti.
Figura di forte rilievo, il genovese G. Paolo Coli generale tra il 1644 e il 81, incontr difficolt per
l'atteggiamento di alcuni padri verso politica religiosa dei loro sovrani assoluti, specialmente nella
Francia di Luigi XIV, e per l'infiltrarsi fra i religiosi d'un nazionalismo eccessivo, che si estese pure
alle missioni orientali. In Inghilterra, il complotto immaginario dell'apostata Titus Oates cost la vita
ad un gruppo di gesuiti, con il provinciale Tommaso Whitebread (1679; otto di essi furono beatificati
nel 1929). In Italia, i Gesuiti furono impegnati in varie controversie, quietismo, probabilismo, e
casistica, che condussero alla condanna di parecchie proposizioni sostenute da alcuni loro da parte
di papa Alessandro VII, 1665 e 1666 e di papa Innocenzo XI, 1679). In Francia vi fu un rigoglioso
sviluppo dei ritiri spirituali ed in Italia quello delle missioni popolari sul tipo segneriano. In Francia
comincia pure allora la devozione al Sacro Cuore di Ges nella sua forma moderna, con il confidente
di santa Margherita Maria Alacoque, il beato Claudio La Colombire, morto nel 1682.
Il duodecimo generale, il belga Carlo de Noyelles (1682 86) fu paralizzato dalle esigenze
contraddittorie fra le quali lo stringeva la rivalit franco spagnola. Luigi XIV esigeva il trapasso
all'assistenza francese delle case della Compagnia situate nei territori da lui conquistati. Sotto il
generale seguente, lo spagnolo Tirso Gonzlez (1687 1705), il conflitto s'inaspr a tal punto che il re
richiam da Roma tutti i gesuiti francesi con lo stesso assistente (1688) e proib ogni corrispondenza
con il generale. Eletto sotto la pressione di papa Innocenzo XI, padre Tirso Gonzlez doveva gettare i
Gesuiti in situazioni penosissime. Ancora in Spagna, si era visto rifiutare, dai padri Oliva e de
Noyelles, la facolt di stampare un libro dove impugnava la dottrina, certo non ufficiale, ma comune
nella Compagnia, del probabilismo; egli voleva sradicare dal suo Ordine una dottrina che egli
considerava perniciosa. Ma quando volle far stampare in Germania un suo Tractatus succinctus
sull'argomento, entr in lungo ed aperto conflitto con i suoi assistenti, e altri fra i padri pi in vista,
come Paolo Segneri. Dopo varie peripezie il padre Gonzlez pot finalmente pubblicare nel 1684 il
suo Fundantentum theologiae moralis e la XV Congregazione generale (1696-1697) rimise la pace
negli spiriti.
Ristabilita l'unione interna, il modenese Michelangelo Tamburini (1706 30) si trov davanti ad altre
prove, come le rovine accumulate in parecchie province dalla guerra per la successione spagnola e
dalle guerre nell'Europa dei nord, mentre in Francia i padri erano di nuovo al centro della mischia
intorno al giansenismo ed alla bolla Unigenitus; ma le prove pi dolorose vennero dalle missioni, con
l'entrare della controversia gi secolare sui riti cinesi e malabarici nella sua fase conclusiva: la
legazione in Oriente del patriarca Maillard de Tournon, le condanne emanate da lui a Pondichry
(1704) e Nanchino (1705), confermate a Roma con la bolla Ex illa die di papa Clemente XI nel 1710 e
con la condanna definitiva di papa Benedetto XIV con la bolla Ex quo sinqulari del 1742. Messi in
posizione delicatissima dalla violenta reazione dell'imperatore Kanghi, i missionari gesuiti ne
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uscirono nell'insieme con onore, ed i generali poterono giustificarli dall'accusa di disubbidienza a
Roma. Ma il dibattito fu snaturato e gettato in pasto al gran pubblico, con una massa impressionante
di opuscoli polemici; questa campagna appassionata non fu senza conseguenze nella lotta per la
soppressione dell'Ordine.
Con i generali seguenti, il boemo Francisco Retz 0730 50), il milanese Ignazio Visconti (1751 55) il
genovese Luigi Centurione (1755 57) e finalmente il fiorentino Lorenzo Ricci (eletto 1758), si sente
sempre pi chiaramente che la lotta si stringe ora per l'esistenza stessa dellOrdine; su di essa
convengono ora gli attacchi dei giansenisti francesi ed italiani, dei gallicani , degli uomini di Stato
della nuova generazione del dispotismo illuminato, delle correnti filosofiche volteriane ed
enciclopediche, di tutte le tendenze che a traverso di essi vogliono distruggere l'influsso della Chiesa
di Roma.
Gli studi degli ultimi anni hanno ben messo in luce con quale inesattezza si voluto rappresentare i
Gesuiti, nei venti o trenta anni prima della soppressione, come se fosse in vera decadenza spirituale e
culturale. Se alcune province mantenevano con pena gli effettivi, altre abbondavano di soggetti e
proprio nel 1756 si cre una nuova Assistenza per la Polonia. Le missioni d'Oriente risentono
visibilmente delle controversie da poco cessate, ma quelle dell'America spagnola saranno colpite dal
bando regio del 1767, mentre erano nel pi rigoglioso sviluppo; non pochi meriti vi avevano, con
apporti culturali caratteristici, molti missionari dell'Assistenza di Germania. La vita intellettuale dei
Gesuiti non sfugge certo alle condizioni generali dell'ambiente, in questa fine dell'antico regime, che
non fu ricco di forte speculazione teologica.
La letteratura ascetico mistica si fatta pi timida dopo la crisi quietista, ma, accanto alla
produzione tradizionale, soda e abbondante, destinata dai Gesuiti all'insieme del popolo cristiano,
scrittori rimessi oggi in auge (il Milley, il Caussade ecc.) stanno a provare che neppure la vena
mistica si mai disseccata. Infatti il fervore religioso, al quale porta nuovi incentivi lo sviluppo della
devozione al Sacro Cuore (con i pp. Croiset, de Hoyos, ecc.) sembra essersi mantenuto ad un livello
molto soddisfacente, dove non manca, come in altri tempi, la santit eminente; ne sono prova, oltre
a molti casi individuali, la persistenza delle domande per le missioni e i ministeri austeri e la vita
della grande maggioranza dei padri dopo la soppressione.

La soppressione dell'Ordine
L'assalto contro l'ordine cominci nel Portogallo. Dopo una campagna di libelli diffamatori e
l'esecuzione del vecchio padre Gabriele Malagrida, il ministro Pombal fece arrestare e deportare
nello Stato pontificio tutti i Gesuiti del Portogallo, del Brasile e dell'India tra il 1759 e il 1761.
In Francia, cogliendo l'occasione dell'infelice bancarotta del padre Lavalette in Martinica, il
parlamento condann le costituzioni e le dottrine dei Gesuiti e fece chiudere i collegi (17611763),
costringendo Luigi XV a sciogliere l'Ordine in tutta la Francia (1764). L'intervento deciso di papa
Clemente XIII e di molti vescovi in favore dei perseguitati non approd a nulla.
Seguirono gli altri governi borbonici: in Spagna, dove Carlo III, per motivi celati nel suo regio petto,
fece arrestare nella notte tra il 2 e il 3 aprile del 1767 e deportare in Italia tutti i Gesuiti del regno, e
poi in Sicilia (1768) e Parma (stesso anno).
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Nelle colonie dipendenti dalle corone spagnola e portoghese l'espulsione dei missionari della
Compagnia di Ges avvenne negli anni 17601769, con gravi conseguenze per mezzo secolo. Si sa
come le corti borboniche si legarono poi per ottenere da Clemente XIII la dissoluzione dell'ordine,
ma il papa resistette a tutte le pressioni. Poi, con papa Clemente XIV, vi fu la dissoluzione totale
dell'Ordine con il breve Dominus ac Redemptor del 21 luglio 1773. Il Pontefice sacrific un corpo
troppo bersagliato, per rendere la pace alla Chiesa, ma la preparazione e l'esecuzione della misura
furono spesso d'una meschinit e d'una brutalit ben superflue.
Mentre gli exGesuiti secolarizzati si davano ai ministeri, dove fu loro concesso, o ad una vita di
studio ( giustamente nota l'attivit letteraria imponente degli exGesuiti spagnoli esuli in Italia), e
parecchi davano il sangue per la Chiesa durante la grande Rivoluzione, alcune circostanze politiche,
che i Gesuiti hanno sempre stimate provvidenziali, salvavano dalla distruzione una piccola porzione
della Compagnia di Ges nella Russia bianca, dove Caterina II imped l'esecuzione canonica del
breve di soppressione, e in Prussia. In questi paesi l'Ordine vi si ricostitu lentamente, riassumendo
antichi membri e ricevendo novizi, specialmente dopo che papa Pio VII ne ebbe ufficialmente
riconosciuto l'esistenza con il breve Catholicae fidei del 1801.
Il desiderio di vedere i padri riprendere il posto, rimasto in grande parte vuoto, specialmente nel
campo dell'educazione, si faceva sempre pi sentire e, dopo parecchie altre concessioni parziali, Pio
VII ristabil finalmente la Congregazione nel mondo intero il 7 agosto del 1814 con la bolla Sollicitudo
omnium Ecclesiarum. Alcuni vecchi Padri di grandi virt, in primo luogo il Giuseppe Pignatelli in
Italia, il padre de Clorivire in Francia furono i preziosi anelli di collegamento fra le due fasi
dell'Ordine.

Fonte cathopedia.org