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San Donato di Fiesole Vescovo

22 ottobre

A Fiesole in Toscana, san Donato Scoto, vescovo, che, celebre per cultura e piet, giunse
pellegrino a Roma dall'Irlanda e fu dato al popolo di questa citt come illustre pastore
mandato da Dio.
San Donato di Fiesole, detto anche Donato Scoto o di Irlanda (Scozia, VIII secolo; Fiesole, 877),
stato un vescovo e scrittore irlandese.
Nacque in Irlanda negli ultimi anni del secolo VIII da nobili genitori cristiani. Spinto da un desiderio
di perfezione cristiana nell'816 abbandon la famiglia e la patria e si mise a peregrinare per varie
regioni giungendo fino a Roma. Sulla strada del ritorno verso casa arriv a Fiesole proprio mentre il
clero ed il popolo trattavano dell'elezione del nuovo vescovo. Fu cos che i fiesolani scelsero proprio
lo sconosciuto pellegrino. Era l'anno 829. Il suo governo pastorale a Fiesole dur oltre 40 anni. Fu
uomo di lettere e, se non vi insegn, certo esercit molta influenza sulla scuola eretta a Firenze da
Lotario in seguito ai deliberati della assemblea di Olona dell'825. Scrisse diverse opere delle quali
rimangono soltanto un epitafio dettato per la sua tomba, prezioso per le notizie autobiografiche; un
Credo, poetico, recitato fra gli amici e discepoli prima di morire, e le Lodi di santa Brigida, patrona
dell'Irlanda. Mor a Fiesole tra l'874 e l'877. (Avvenire)
Etimologia: Donato = dato in dono, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Fiesole in Toscana, san Donato Scoto, vescovo, che, celebre per cultura e
piet, giunse pellegrino a Roma dallIrlanda e fu dato al popolo di questa citt come illustre pastore
mandato da Dio.
Nacque in Irlanda negli ultimi anni del sec. VIII da nobili genitori cristiani. Fin da fanciullo fu
educato nella fede cattolica e avviato agli studi nei quali fece tali progressi da superare tutti i suoi
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coetanei. Desideroso di maggiore perfezione, nell'816 abbandon la famiglia e la patria e si mise a
peregrinare per varie regioni giungendo fino a Roma. Nel ritornare in patria arriv a Fiesole proprio
mentre il clero ed il popolo trattavano dell'elezione del nuovo vescovo; mossi da`divina ispirazione i
fiesolani scelsero proprio lo sconosciuto pellegrino, che dapprima riluttante dovette poi piegarsi ai
oro desideri. Era l'anno 829. Ben poco sappiamo del suo governo pastorale a Fiesole durato oltre
uarant'anni. Combatt con successo contro gli usurpatori dei beni della sua Chiesa. Nell'866 si port
a Capua dove ebbe da Lotario II la conferma dei beni gi concessi al suo predecessore Alessandro con
esenzioni e diritti vari. A Piacenza, nell'876, ricevette conferma da Carlo il Calvo delle immunit e
dei privilegi precedentemente ricevuti.
Fu in buona relazione con i sovrani del tempo e, come feudatario, li segu nelle loro imprese e nei
loro viaggi. Nell'844, insieme con altri vescovi, prese parte ad una spedizione che Lotario fece
guidare dal figlio Ludovico. Nell'866, alla testa dei suoi vassalli, accompagn Ludovico nella
campagna contro i Saraceni nell'Italia meridionale.
Nell'850 fu presente a Roma alla incoronazione di Ludovico fatta da Leone IV. In quella occasione
sedette col papa e con l'imperatore in giudizio per risolvere una vecchia questione pendente fra i
vescovi di Arezzo e di Siena, risolta a favore di quest'ultimo.
Fu uomo di lettere e come tale si preoccup dell'istruzione del clero e della giovent. Se non vi
insegn, certo esercit molta influenza sulla scuola eretta a Firenze da Lotario in seguito ai deliberati
della assemblea di Olona dell'825. Scrisse diverse opere delle quali rimangono soltanto un epitafio
dettato per la sua tomba, prezioso per le notizie autobiografiche; un Credo, poetico, recitato fra gli
amici e discepoli prima di morire, e le Lodi di s. Brigida, patrona dell'Irlanda. Per i suoi connazionali
irlandesi pellegrini in Italia fond a Piacenza con mezzi propri, fra l'826 e l'850, la chiesa di S.
Brigida, con annesso ospedale ed ospizio, che, dotati di numerosi e ricchi beni, don il 20 agosto
dell'850 al monastero di S. Colombano di Bobbio. Mori a Fiesoie tra l'874 e l'877 e le sue spoglie
furono sepolte nella primitiva cattedrale, ai piedi della collina, nella cappella dedicata a s. Romolo,
dove rimase fino al 1817. In quell'anno il vescovo mons. R. Mancini trasport i suoi sacri resti nella
nuova cattedrale, eretta sul colle nel 1028 dal vescovo- Jacopo il Bavaro, in una cappella a lui
dedicata a sinistra dell'altare maggiore accanto a quella monumentale fatta costruire dal vescovo
Leonardo Salutati. La Chiesa fiesolana, che lo onora come santo, ne celebra la festa il 22 ottobre.
Fonte santiebeati.it
Vita
Nell'816 part dall'Irlanda per un pellegrinaggio sulla tomba di Pietro. Nel viaggio di ritorno, si ferm
in Toscana, a Fiesole, col conseguente saccheggio e da questa situazione fu motivato a restare.
Secondo la tradizione fu eletto vescovo (829) nella cattedrale di Fiesole, tra l'acclamazione unanime
dei fiesolani e ricopr questa carica per quasi quarantasette anni, dall'828 all'875. Sotto il suo
episcopato Fiesole si risollev dai danni subiti. Nell'850 assist all'incoronazione fatta da Papa Leone
IV a Ludovico II dal quale, nell'866, ottenne aiuti per la sua diocesi. Fu presente al Concilio Romano
dell'861 indetto da papa Niccol I per giudicare l'arcivescovo di Ravenna Giovanni VII accusato di
abuso di potere dai suoi vescovi suffraganei.
Sotto di lui, nell'854, la contea di Fiesole venne fusa con quella di Firenze ma, pur perdendo la
giurisdizione politica e fiscale sul territorio della ex contea di Fiesole, Donato riusc a mantenere di
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competenza vescovile la sovranit sulla citt e, in pi, ottenne la contea di Turicchi in Val di Sieve.
Pertanto Donato fu l'ultimo dei conti di Fiesole e il primo dei conti di Turicchi.
Fond la Chiesa di santa Brigida a Piacenza, fra l'826 e l'850, per i pellegrini irlandesi, donandola poi
all'Abbazia di San Colombano di Bobbio. Prepar lui stesso il proprio epitaffio, nel quale si dichiar
sangue degli Scoti (Scozzesi) e scrisse la Vita di santa Brigida di Kildare e un poema dedicato
all'Irlanda. Alla sua morte fu sepolto nella vecchia cattedrale, all'interno della cappella di san
Romolo, e in questo luogo rest fino al 1817, allorch fu trasportato nel Duomo di Fiesole.
commemorato il 22 ottobre.
Si ricordano di lui un ritratto in terracotta invetriata di Luca della Robbia presso il seminario di
Fiesole e un suo busto alla Badia Fiorentina. Inoltre gli era dedicato l'oratorio omonimo accanto alla
chiesa del Convento di San Domenico che era sede di una compagnia a lui intitolata e che poi si
spost presso la Badia Fiesolana.

Culto

Alla sua morte fu sepolto nella vecchia cattedrale, all'interno della cappella di san Romolo, e in
questo luogo rest fino al 1817, allorch fu trasportato nel Duomo di Fiesole.
commemorato il 22 ottobre.
Si ricordano di lui un ritratto in terracotta invetriata di Luca della Robbia presso il seminario di
Fiesole e un suo busto alla Badia Fiorentina. Inoltre gli era dedicato l'oratorio omonimo accanto alla
chiesa del Convento di San Domenico che era sede di una compagnia a lui intitolata e che poi si
spost presso la Badia Fiesolana.

DONATO di Fiesole, santo
Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 41 (1992)
di Antonella Degl'Innocenti
DONATO di Fiesole, santo. - Scarse sono le notizie su D. anteriori al suo arrivo in Italia. Secondo la
pi antica Vita del santo, edita da B. Bossue, "ex ms. Minervae, pluteo 21, collato cum ms. Chronicae
Fesulanae et altero ms. card. Strozzi", nacque in Irlanda da una nobile famiglia. Dopo un periodo
trascorso sull'isola, in cui comp i suoi studi, egli abbandon la patria e i genitori per iniziare un
lungo pellegrinaggio che lo port fino a Roma. Sulla via del ritorno fece sosta a Fiesole e qui,
nonostante le sue resistenze, fu eletto vescovo per volere unanime della popolazione.
L'episodio dell'arrivo di D. a Fiesole e della sua elezione episcopale riferito anche dalla Vita di s.
Andrea di Fiesole. Andrea fu, secondo questo testo, discepolo di D. e suo compagno nel viaggio in
Italia. Divenuto vescovo, D. lo trattenne presso di s, nominandolo arcidiacono. Andrea mor nel
monastero di S. Martino a Mensola, nei pressi di Fiesole, non molto dopo il suo maestro.
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L'autore della Vita s. Donati colloca l'inizio del pellegrinaggio del santo "tempore Christianorum
principum Lotharii magni et Ludovici boni, qui sanctam in eorum coadunatione apud Aquisgrani
palatium canonicam instituerunt regulam sub anno Dominicae Incarnationis Domini CCCXVI.
Indictionis X". L'editore ha giustamente rilevato l'errore cronologico (CCCXVI sta evidentemente per
DCCCXVI), che con ogni probabilit imputabile ad un copista, e l'equivoco in cui incorso l'autore,
il quale confonde Ludovico il Pio, promotore, nell'816, del concilio di Aquisgrana, con Ludovico II,
figlio di Lotario.
Basandosi probabilmente su questo passo della Vita, l'Ughelli fiss all'816 l'ordinazione episcopale di
D., ma gi al Coleti questa datazione apparve errata, dal momento che ancora nell'826 la sede
fiesolana risulta occupata dal vescovo Grausolfo (J. D. Mansi, Sacrorum conciliorum..., XIV, Venetiis
1769, col. 999). D. poteva dunque essere stato eletto solo dopo l'826.
Dai documenti risulta che nell'agosto dell'877 egli era gi morto, perch al suo posto si trova
nominato il vescovo Zanobi (ibid., XVIII, ibid. 1773, col. 342). A probabile che egli abbia assunto la
carica episcopale intorno all'829 e che sia morto nell'876. Queste date possono essere
congetturalmente ricostruite sulla base delle indicazioni cronologiche offerte dalla Vita.
Nel cap. 18 della medesima si narra che D. ottenne da Carlo, "excellentissimo imperatore", la
conferma dei privilegi concessi alla Chiesa fiesolana da Ludovico II; ci avvenne "apud urbem
Placentiam octavo Idus Februarii in Indictione octava". Sebbene l'indizione ottava rinvii all'anno 875,
evidente, come notava il Davidsohn (Forschungen, I, p. 27), che l'episodio si colloca nell'876 (cio
"in indictione nona"), poich Carlo il Calvo fu incoronato imperatore solo alla fine dell'875 e mor
appena due anni pi tardi, nell'ottobre dell'877. L'agiograf (o un copista) ha dunque commesso un
errore nell'indicare il numero dell'indizione. Corretta invece la lezione della Vita pi tarda, inedita
(ips. XX, 6 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze): "in indictione vero nona". Essendo
tradizionalmente indicato il 22 ottobre come giorno di morte del santo (cfr. Acta sanctorum Oct., IX,
p. 650), si dovr pensare, col Davidsohn, che esso cadde nell'876, dal momento che al concilio di
Ravenna dell'877 (e non dell'873-874, come credeva il Cappelletti) risulta presente il successore di D.,
Zanobi. Il Bossue, trascurando il riferimento a Carlo il Calvo presente nella Vita, prefer invece
anticipare la data di morte di D. all'874-875 perch nel suo epitafflo (che tramandato dalla Vita), l
dove viene fatta menzione dei re d'Italia ("Regibus Italicis servivi pluribus annis / Lothario magno
Ludovicoque bono", vv. 3-4), non si accenna a Carlo, in ragione forse del fatto che egli non era ancora
succeduto a Ludovico.
Secondo una precisa espressione dell'epitaffio ("Octonis lustris, septenis insuper annis / Post
Fesulana praesul in urbe fui"), D. ricopr la carica di vescovo di Fiesole per 47 anni. Fissando all'876 la
data di morte del santo e in un periodo non lontano da questa la composizione dell'epitaffio, l'inizio
del suo episcopato viene pressappoco a coincidere con l'829 (827-828 secondo l'ipotesi del Bossue).
Una cronologia assai diversa invece stabilita dal Gams, che colloca nell'844 l'elezione episcopale di
D. e nell'864 la sua morte.
Attraverso varie testimonianze possibile ricostruire alcuni momenti del periodo trascorso da D. alla
guida della Chiesa fiesolana. Nel giugno dell'844 egli figura fra i vescovi convenuti a Roma al seguito
di Ludovico II, che era stato inviato in Italia dal padre Lotario per riaffermare presso il pontefice
Sergio II i diritti imperiali nella nomina papale. Il 15 giugno 844 D. assist alla cerimonia
d'incoronazione di Ludovico a re d'Italia. segnalata la sua presenza anche al concilio romano
tenutosi, probabilmente nell'850, per decidere di una controversia fra i vescovi di Arezzo e di Siena,
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ma la Polock ha recentemente dimostrato che gli atti di tale concilio a noi pervenuti sono un falso
del sec. XII. D. fu invece sicuramente presente al concilio riunito nell'861 da Niccol 1 per giudicare
l'arcivescovo di Ravenna, Giovanni.
D. risulta anche firmatario di un atto datato 20 ag. 850, con cui simpegnava a cedere al monastero di
Bobbio la chiesa di S. Brigida a Piacenza.
Secondo il racconto della Vita (capp. 17-18), divenuto vescovo di Fiesole, D. si preoccup di
reintegrare il patrimonio della sua Chiesa, che era stato danneggiato "per praecepta imperatorum et
chartularum amissionem, quae ob devastationem crudelissimae gentis Normannorum acciderat". Da
Ludovico II egli ottenne "apud Capuanam urbem", probabilmente nel giugno dell'866, la conferma
dei beni e dei diritti gi acquisiti dalla Chiesa fiesolana (ma secondo il Davidsohn, Storiadi Firenze, I,
p. 131, tale conferma avvenne prima dell'incontro di Capua) e la concessione di alcuni privilegi.
Questi ultimi furono ratificati da Carlo il Calvo il 6 febbr. 876 nei pressi di Piacenza (cfr. Vita, cap.
18). D. fu dunque in buoni rapporti con i sovrani franchi, in particolare con Ludovico II, che egli
appoggi, nell'844, contro il papa Sergio II, e che forse segu, nell'866, nella sua spedizione in Italia
meridionale contro i Saraceni (come farebbe pensare il citato passo della Vita in cui si narra delle
concessioni fatte da Ludovico al vescovo di Fiesole nei pressi di Capua). Sulla fedelt di D. ai re
d'Italia siamo del resto informati anche dai gi citati vv. 3-4 del suo epitaffio.
L'epitaffio generalmente ritenuto opera dello stesso D., che l'avrebbe composto quando era ancora
in vita Ludovico (quindi prima dell'875) o subito dopo la morte di quest'ultimo. In esso viene data
notizia anche di un'attivit didattica svolta dal vescovo: "Grammata discipulis dictabam scripta
libellis, / Scemata metrorum, dicta beata senum" (vv. 7-8). Il Tommasini ha posto questa attivit di
D. in relazione con la politica scolastica di Lotario che aveva in quel periodo istituito una scuola a
Firenze. Nessun elemento sembra per suffragare tale interpretazione.
D. conosciuto anche per la sua attivit di scrittore. Oltre all'epitaffio, gli sono attribuite due vite,
una metrica e una in prosa, di s. Brigida di Kildare.
La Vita metrica fu per la prima volta edita dal Colgan sulla base del MS. 232 di Montecassino, che
peraltro presentava un testo incompleto della Vita, preceduto da un prologo che si apriva con una
descrizione dell'Irlanda (inc. "Finibus occiduis"). Accortosi quando ormai la sua edizione era in corso
di stampa che un altro codice, il Barb. lat. 586 (ora presso la Biblioteca Vaticana), recava il testo
della Vita preceduto da due prologhi assenti nel manoscritto cassinese, il Colgan li aggiunse in fondo
al testo, a mo' di appendice (Prol. 1: inc. "Christe Dei virtus, spiendor, sapientia Patris"; prol, 2: inc.
"Quisquis in hoc: hominum fragili concluditur antro"). Seguendo un'indicazione del catalogo della
biblioteca di Montecassino, il Colgan attribu la Vita al monaco o Chilienus" (o "Coelanus"), dei
monastero di Inishcaltra, in Irlanda.
Alcuni anni dopo la Vita di s. Brigida fu pubblicata, sempre come opera del monaco Chilieno, anche
dai Bollandisti, i quali non fecero che riprodurre il testo edito dal Colgan, omettendo per i due
prologhi tratti dal codice barberiniano.
Nel 1932 M. Esposito (The Poems of Colmanus "Nepos Cracavist", pp. 128 ss.) segnal un nuovo codice
contenente la Vita di s. Brigida, il Mugellanus de Nemore13 della Biblioteca Medicea Laurenziana di
Firenze, che presentava, oltre ai prologhi conosciuti, un prologo in ventotto versi con il
seguente incipit: "Has ego Donatus virtutes sanguine Scottus / Bricte descripsi, presul et exiguus, /
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Virginis indocto satis sermone repertas / Pangere praesumpsi carmine dactilico". Identificando il
"Donatus Scottus" autore del prologo con il vescovo di Fiesole, l'Esposito assegnava a quest'ultimo la
paternit della Vita metrica. Questa attribuzione fu confermata, pur con qualche incertezza, dal
Kissane, in un ampio studio apparso nel 1977, che comprendeva anche l'edizione critica del testo. Lo
studioso segnal, fra l'altro, alcuni luoghi della Vita metrica presenti nella Vita s.Donati (la
descrizione dell'Irlanda; la preghiera a Cristo, che nella Vita metrica costituisce uno dei prologhi), e
l espressamente attribuiti al vescovo di Fiesole, e not anche altre, minori, coincidenze testuali fra le
due agiografle. L'Esposito e il Kissane concordavano poi nel ritenere, sulla base di alcune espressioni
del prologo "Has ego Donatus...", che la Vita metrica fosse indirizzata a Dungal. Il Kissane avanz
inoltre l'ipotesi che D., prima di diventare vescovo, avesse operato a Pavia sotto la guida di Dungal.
La Vita metrica di s. Brigida, nell'edizione del Kissane, ha un'estensione di 2.004 versi. Essa
comprende i quattro prologhi attestati dalla tradizione manoscritta (prologo a: inc. "Has ego
Donatus", vv. 1-28; prologo b: inc. "Christe Dei virtus", vv. 29-56; prologo c: inc. "Quisquis in hoc
hominum fragili concluditur antro", vv. 57-124; prologo d: inc. "Finibus occiduis", vv. 125-160) e il
testo della Vita (vv. 161-2.004). L'opera in esametri, tranne i prologhi a e d, che sono in distici
elegiaci. Il testo incompleto e presenta qua e l qualche lacuna.
Secondo il Kissane, D. pu aver utilizzato le seguenti fonti: una prima Vita s.Brigidae, oggi perduta
(opera di Ultano); la cosiddetta Vita I (Bibl. Hagiogr. Lat., 1455); la Vita altoirlandese conosciuta
come Bethu Brigte; la Vita di Cogitoso; laVita di Animoso (erroneamente identificata con la Vita
Bibl. Hagiogr. Lat., 1460). A questi testi lo Sharpe ("Vita s. Brigitae": The oldest texts, p. 98) aggiunge
iVersus Colmani episcopi de sancta Brigida (editi in M. Esposito, The Poems of Colmanus..., pp. 114 s).
Nell'opera sono anche presenti echi di Virgilio, Ovidio, Stazio, di poeti latini cristiani, e in particolare
di Colombano.Pi incerta appare l'attribuzione a D. della inedita Vita s. Brigidae in prosa contenuta
nel ms.Casanatense 726. Il testo di questa Vita preceduto da un prologo in distici elegiaci con il
seguente incipit: "Presul ego dictus Donatus, sanguine Scottus, / Virtutes scripsi virginis eximie, /
Quas prius incultu didici sermone notatas, / Has ego disposui pandere lucidius" (vv. 1-4).
L'Esposito riteneva che D., insoddisfatto del suo precedente lavoro in versi, avesse voluto comporre
anche una Vita in prosa. L'opera tramandata da altri due ms s., segnalati dal Kissane: il
ms. Conv. soppr. 266, parte I, della Biblioteca Medicea Laurenziana e il ms. Conv. soppr. C.4.1791 della
Biblioteca nazionale di Firenze. Ambedue i codici presentano il prologo a della Vita metrica al posto
del prologo "Presul ego dictus Donatus ..." del ms. Casanatense. Il testo della Vita in tutti e tre i mss.
si arresta nel racconto in corrispondenza del v. 1.177 della Vita metrica. Il Kissane giudic quest'opera
"a prose version" non molto riuscita della Vita metrica ed escluse che i due testi potessero essere stati
composti dal medesimo autore.
L'Esposito attribu a D. anche un componimento in versi pubblicato dallo Strecker, che risulta
indirizzato a "Dungal abbas" (nel ms. si leggono solo le parole finali della dedica: "Praesulis Dungalo
abbati"). Il Kissane respinse, con argomenti piuttosto convincenti, l'attribuzione dell'Esposito, ma
accett l'ipotesi che il componimento fosse destinato a Dungal di Pavia.
Alla sua morte D. fu sepolto nella cattedrale di Fiesole, che allora sorgeva fuori della citt, dove oggi
la Badia Fiesolana. Nel 1817 i suoi resti, che alcuni anni prima erano stati fatti oggetto di una
ricognizione, furono trasportati nella nuova cattedrale, costruita nel 1028 dal vescovo Iacopo il
Bavaro, e tumulati in un altare a lui dedicato. D. ricordato nel Martirologio romano al giorno 22
ottobre.
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La Vita s. Brigidae in prosa atribuita a D. (Bibl. Hagiogr. Latina, Supplementi editio altera auctior,
Bruxellis 1911, p. 61 n. 1459 b) tramandata dai seguenti manoscritti: Firenze, Bibl. Medicea
Laurenziana, Conv. soppr. 266, I, ff. 38-45r; Firenze, Bibl. nazionale, Conv. soppr. C.4.1791, ff. 138r-
154v; Roma, Bibl. Casanatense, ms. 726, ff. 149v-159r. Il prologo "Presul. ego dictus Donatus ...",
riportato dal solo ms. Casanatense, edito da D.N. Kissane, "Vitametrica sanctae Brigidae": A Critical
Edition with Introduction, commentary and indexes, inProceedings of the Royal Irish Academy,
LXXVII (1977), p. 79 (in apparato). LaVita metrica (Bibl. Hag. Lat., I, Bruxellis 1898-99, p.217, nn.1458
s.; Supplementi ed. altera auctior, p. 61, n. 1458) edita in J. Colgan, Acta Sanctorum veteris et maioris
Scotiae seu Hiberniae, II, Lovanii 1647, pp. 582-596; Acta Sanctorum...,Februarii, I, Antverpiae 1658,
pp. 141-155; D. N. Kissane, "Vita metrica sanctae Brigidae", pp. 78-143. Il prologo "Has ego Donatus ..."
e un frammento del prologo "Christe Dei virtus..." sono editi anche in A. M. Bandini, Bibliotheca
Leopoldina Laurentiana, I, Florentiae 1791, pp. 5 67 s. La descrizione dell'Irlanda edita anche in: F.
A. Ozanam, Documents indits pour servir l'histoire lettraire de l'Italie, Paris 1850, p. 51; Id., La
civilisation au cinquieme sicle, in Oeuvres compltes, II, Paris 1855, p. 408; Monumenta
Germ. Hist., Poetae Latini Medii Aevi, III, 2, a cura di L. Traube, Berolini 1896, p. 691; F. J. E. Raby, The
Oxford book of medieval Latin verse, Oxford 1959, p. 116. L'epitaffio di D. pubblicato in F. Ughelli-N.
Coleti, Italia sacra, III, Venetiis 1718, col. 213; F. A. Ozanam, Documents indits..., Cit., p. 56; Id., La
civilisation..., cit., p. 408; Acta sanctorum..., Octobris, IX, Bruxellis 1858, p. 662 (cap. 27 della Vita
s. Donati); Poetae Latini aevi Carolini, III, cit., p. 692.
Nell'iconografia a noi nota D. appare sempre ritratto in vesti episcopali. Cos effigiato in un
pannello di anonimo toscano del sec. XIV, che si trova nella chiesa di S. Donato a Torri (Fiesole); in
un pannello del polittico di Giovanni Del Biondo (databile intorno al 1378), conservato nella Galleria
dell'Accademia a Firenze; in un pannello, opera della scuola di Agnolo Gaddi, dell'urna lignea gi
contenente il corpo di s. Andrea di Fiesole, posta nel museo della chiesa di S. Martino a Mensola
(Firenze); nel polittico, opera di Bicci di Lorenzo (c. 1450), dell'altare maggiore della cattedrale di
Fiesole; in una terracotta invetriata attribuita a Giovanni Della Robbia (1520), ora nell'oratorio del
seminario di Fiesole (nella predella della quale rappresentato un episodio della vita di D.; l'incontro
con il lupo); in un dipinto attribuito a Filippo Lapini (met sec. XVII), conservato nell'oratorio della
Compagnia di S. Andrea, presso la chiesa di S. Martino a Mensola.


Fonti
Cathopedia.org
Wikipedia.org
treccani.it
http://www.santiebeati.it/10/22/