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PRESENTAZIONE
SUSSIDI MGS NAZIONALI 2011-2012
"IO DO LA MIA VITA"
STRENNA 2012
Io sono il buon pastore.
Il buon pastore offre la vita per le pecore (Gv 10,11)
Conoscendo e imitando Don Bosco,
facciamo dei giovani la missione della nostra vita
Il primo anno del triennio di preparazione al bicentenario della nascita di Don Bosco tutto cen-
trato sulla conoscenza della sua storia. Dobbiamo studiarlo e, attraverso le vicende della sua vita,
dobbiamo conoscerlo come educatore e pastore, fondatore, guida, come legislatore. Si tratta di
una conoscenza che conduce allamore e allimitazione. Questo il tema della strenna 2012. []
Le Memorie dellOratorio di San Francesco di Sales, scritte da Don Bosco per richiesta esplicita del
Papa Pio IX, sono un punto di riferimento imprescindibile per conoscere il cammino spirituale e
pastorale di Don Bosco. Sono scritte perch noi potessimo conoscere gli inizi prodigiosi della vo-
cazione e dellopera di Don Bosco, ma soprattutto perch assumendo le motivazioni e le scelte di
Don Bosco, ognuno di noi personalmente e ogni gruppo della Famiglia salesiana potessimo fare
lo stesso cammino spirituale e apostolico. Esse sono state denite memorie di futuro. Perci
durante questanno impegniamoci a conoscere questo testo, a comunicarne i contenuti, a
diffonderlo, soprattutto a metterlo nelle mani dei giovani: esso diventer un libro ispiratore
anche per le loro scelte vocazionali (dalla Strenna 2012 di Don Pascual Chvez).
PROGETTO GENERALE
La Strenna invita la Famiglia salesiana a conoscere don Bosco, una conoscenza che conduca allamore
e allimitazione.
I sussidi MGS si pongono su questa linea offrendo per i fanciulli, preadolescenti, adolescenti, gio-
vani, un cammino di conoscenza di Don Bosco per comprendere le sue scelte, le sue esperienze,
il suo cammino di maturazione vocazionale per imparare da lui uno stile di vita che porta alla
santit.
Concretamente vorremmo dare in mano agli educatori uno strumento utile per far fare ai ragaz-
zi e ai giovani, nelle diverse fasce di et, un percorso di educazione alla fede alla scuola di Don
Bosco, ispirandoci alla Strenna 2012. una proposta formativa da attuare, con le dovute integra-
zioni e adattamenti, allinterno dei diversi ambienti educativi: scuola, oratorio, gruppi formativo-
apostolici, sport
Useremo come testo di riferimento le Memorie dellOratorio arricchite da materiale integrativo,
per aiutare i destinatari ad interiorizzare i diversi messaggi che vi sono racchiusi per procedere ad
un confronto e ad una attualizzazione per la loro vita.
I Sussidi MGS Nazionali Io do la mia vita traducono per i fanciulli, i preadolescenti, gli adolescenti
e i giovani la Strenna del Rettor Maggiore per l'anno pastorale 2011-2012.
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SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI 2
OBIETTIVI
OBIETTIVO GENERALE
Aiutare i ragazzi e i giovani a fare un cammino formativo sulle orme di Don Bosco, scoprendo
quelle tracce di santit che lui stesso ha vissuto e poi indicato ai suoi ragazzi e ai suoi giovani.
SVILUPPO DEI TEMI
PER FASCE DI ET
FANCIULLI _Ho fatto un sogno
La nestra di osservazione: l'apertura al mistero della vita
PREADOLESCENTI_La "societ dellallegria"
La nestra di osservazione: lo sviluppo di una personalit simpatica e socievole
ADOLESCENTI_Cosa far della mia vita
La nestra di osservazione: lo sviluppo di una personalit attiva, interiore, unicata
GIOVANI_Per voi darei la vita
La nestra di osservazione: lo sviluppo di una personalit integrata attorno a un centro interiore
(la relazione con dio) e a un progetto (la missione giovanile)
NOTA BENE. Gli obiettivi specici per fascia di et (che troveremo in ogni singolo sussidio)
sottolineano la nestra di osservazione da cui osservare la vita di Don Bosco, sguardo tipico di
quella fascia di et, quasi un "ltro" esistenziale. Ma il sussidio attraverso le sue sei tappe lungo
l'anno liturgico deve presentare TUTTA la vita di Don Bosco come da Memorie dell'Oratorio
(e da altre fonti), e non soltanto quelle indicate sopra per ogni singola fascia di et, anche se
queste restano privilegiate, almeno come punto di partenza.
Proponiamo di farlo non solo attraverso racconti di episodi, ma evidenziando alcuni tratti della
sua personalit, che Don Bosco apprende, sperimenta, conquista: come un identikit della sua
gura "storica" di ragazzo-uomo, prete, educatore, santo
Qui sotto ne indichiamo a mo' di esemplicazione alcuni, due (in un caso tre) per ognuna
delle tappe di vita descritte nelle Memorie dell'Oratorio.
In vista del sussidio, tutti questi tratti devono essere "trattati" (individuati, compresi, allargati/
esemplicati con altre pagine della sua biograa, e poi confrontati, applicati, sperimentati, in-
teriorizzati, pregati, celebrati nella vita del fanciullo-ragazzo-giovane) cio in una dimensione
storica, pedagogica, spirituale sempre dall'ottica specica o "ltro" della fascia di et.
Nel senso che ogni fascia di et verr a conoscenza della personalit storica e spirituale di Don
Bosco cos come riesce a comprenderla e farla sua dalla sua specica esperienza (di fanciullo,
ragazzo, giovane). In effetti sono diversi i modi (psicologici, esistenziali e spirituali) con cui il
destinatario percepisce (e reagisce a) il tema del "sogno", dell'ambiente e famiglia, degli amici,
dell'esperienza religiosa, del progetto, della dimensione educativa e spirituale, ecc.
Primo periodo (mo pagg. 9-16). il periodo dellinfanzia di Giovannino no al sogno dei 9 anni.
Tratti della vita di Giovannino da mettere in evidenza:
1. Giovannino cresce in ambiente molto povero ma ricco di fede, di amore, di tanta attenzio-
ne da parte di Mamma Margherita che lo educa secondo i pi sani principi, nonostante
tante difcolt.
2. Giovannino fa un sogno che segna la sua vita. Tale sogno gi frutto di una certa predisposi-
zione al dono di s, respirato nella sua famiglia.
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SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI 3
PRESENTAZIONE
secondo periodo (mo pagg. 19-36). il periodo in cui Giovannino capisce che pu fare qualcosa
per gli altri, il periodo della sua vita in cui comprende il valore dello studio e del sacricio.
Tratti della vita di Giovannino da mettere in evidenza:
3. Giovannino un leader tra i suoi compagni, ma sa distinguere le sue amicizie:
Non perde mai i valori acquisiti in famiglia, anche se i suoi compagni potrebbero provocarlo
Si pone sempre come lievito tra i compagni trasmettendo la sua fede e i suoi valori
4. Giovannino si da delle persone che lo accompagnano nella sua crescita: a loro d condenza,
obbedienza, collaborazione.
terzo periodo (mo pagg. 37-62). il periodo in cui Giovannino fa molte esperienze che rafforzano
la sua personalit e arricchiscono il suo patrimonio di conoscenze
Tratti della vita di Giovannino da mettere in evidenza:
5. Giovannino ha molti interessi, coltiva molti hobbies che saranno un patrimonio di cui servir-
sene in futuro anche per un servizio agli altri
6. Sa trasformare le difcolt delle vita come opportunit per crescere
7. La sua premura per i ragazzi lo porta a trovare modi inediti di animazione: la societ dellal-
legria.
quarto periodo (mo pagg. 63-102). il periodo delladolescenza di Giovanni in cui matura la sua
scelta vocazionale no allordinazione sacerdotale
I tratti da mettere in evidenza sono:
8. Giovanni si interroga sulla sua scelta vocazionale e lo fa con spirito di ricerca, leggendo a fon-
do i segni che Dio pone sul suo cammino
9. Una volta diventato sacerdote, accompagnato dai suoi superiori, cerca continuamente la vo-
lont di Dio per capire no in fondo come realizzare la sua missione.
quinto periodo (mo pagg. 104-139). il periodo in cui Don Bosco intravvede e poi inizia la sua
missione tra i giovani
Tratti della vita di Don Bosco da mettere in evidenza:
10. Don Bosco matura una grande passione per leducazione dei giovani
11. creativo e tenace nel suo obiettivo di fare del bene ai suoi ragazzi nel corpo e nello spirito.
sesto periodo (mo pagg. 141-159). il periodo dello sviluppo dellOratorio no al miracolo della
guarigione strappato a Dio dai suoi ragazzi
Tratti della vita di Don Bosco da mettere in evidenza:
12. Don Bosco trasmette ai suoi ragazzi un profondo senso di Dio che si esprime in uno stile par-
ticolare di stare alloratorio
13. Si consuma per i suoi giovani non facendo mai mancare a nessuno la sua attenzione e la sua
amorevolezza.
Siamo convinti che ogni sussidio assume valore nella misura in cui chi lo propone e lo usa si
pone seriamente in un continuo percorso di conversione personale e di ricerca sincera del Si-
gnore della vita per seguirlo con gioia e nella verit.
p.s.: I numeri di pagina delle Memorie dell'oratorio si riferiscono al testo San Giovanni Bosco, Me-
morie, trascrizione in lingua corrente di Teresio Bosco, Elledici, 2008
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Le Memorie dellOratorio di San Francesco di Sales, scritte da Don Bosco per richiesta esplicita del
Papa Pio IX, sono un punto di riferimento imprescindibile per conoscere il cammino spirituale e
pastorale di Don Bosco. Sono scritte perch noi potessimo conoscere gli inizi prodigiosi della vo-
cazione e dellopera di Don Bosco, ma soprattutto perch assumendo le motivazioni e le scelte di
Don Bosco, ognuno di noi personalmente e ogni gruppo della Famiglia salesiana potessimo fare
lo stesso cammino spirituale e apostolico. Esse sono state denite memorie di futuro.
Perci durante questanno impegniamoci a conoscere questo testo, a comunicarne i conte-
nuti, a diffonderlo, soprattutto a metterlo nelle mani dei giovani: esso diventer un libro ispi-
ratore anche per le loro scelte vocazionali (dalla Strenna 2012 di Don Pascual Chvez).
Queste parole del Rettor Maggiore sono un invito per tutti ma per voi giovani in particolare, ad
approfondire - in questo primo di tre anni in preparazione al 2015 (200 anni dalla nascita di Don
Bosco)- la spiritualit salesiana. Essere cristiani che approfondiscono vitalmente la loro fede e
la testimoniano con gioia e con coraggio in ogni ambito di vita, nel mondo dellUniversit o del
lavoro, a casa o con gli amici, nel servizio al prossimo o nel tempo libero: questo lobiettivo di
fondo della pastorale salesiana italiana e anche del sussidio che vi presentiamo.
In particolare esso vuole offrire spunti di riessione spirituale e culturale, a partire dalla spiri-
tualit propria dellAnno Liturgico (Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua) ma anche con tonalit
proprie salesiane (Don Bosco, Maria Ausiliatrice, il servizio di animazione giovanile).
La Parola di Dio, gli approfondimenti su Don Bosco e le testimonianze di vita, ma anche le propo-
ste di lm, letture e siti web sono gli strumenti che offriamo durante il percorso annuale, diviso
in sei tappe.
Dio ci chiama ad un rapporto con lui che cresca nel tempo, rapporto che nellet adulta chiama-
to quindi sempre pi a concretizzarsi in una scelta consapevole e generosa di vita cristiana, no a
capire il progetto vocazionale personale, matrimoniale o di speciale consacrazione che sia.
Ci auguriamo e preghiamo che questo sussidio possa darvi questanno un, seppur piccolo, con-
tributo.
STRUTTURA DEL SUSSIDIO
In ogni periodo troviamo:
INTRODUZIONE AL SUSSIDIO GIOVANI PER VOI DAREI LA VITA
IO DO LA MIA VITA
La parola di Dio. Ogni periodo si apre con un testo biblico che ci aiuta ad
approfondire un versetto del brano del Buon Pastore. Commentiamo cos la
Parola di Dio con la Parola di Dio
Lectio. La Lectio un modo per entrare negli ingranaggi del testo. Ti aiuta a
mettere a fuoco qualche punto importante della Parola di Dio, ruminare la
Parola perch diventi nutrimento della vita spirituale. Inoltre alla ne di ogni
commento avrai occasione di interrogarti sul tuo cammino di fede a partire
da alcune domande di approfondimento.
Toto corde. Uno spazio per pregare con tutto il cuore e afdare la propria
vita in mani sicure.
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GIOVANI
GIOVANI
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INTRODUZIONE
Cassetta degli attrezzi. Materiale integrativo di approfondimento (video/
musica). In ogni tappa sono indicati dei lm, canzoni e/o libri che forniscono
ulteriori spunti per riettere. Nel sito www.donboscoland.it possibile tro-
vare le recensioni dei lm
Zoom. Brani di approfondimento rispetto al tema della tappa.
Le memorie dell'oratorio: Episodi della vita di Don Bosco che aiutano a ri-
ettere ed approfondire il tema della tappa. Nel sussidio troverete i titoletti
per ogni episodio, mentre il testo possibile consultarlo sul sito
www.donboscoland.it, cliccando
Testimoni. Storie e racconti di persone che nella loro vita hanno fatto scelte
per vivere la vita cristiana in modo autentico.
Inside Don Bosco. Brani di approfondimento tratti da varie fonti, ma sempre
relative ad alcuni aneddoti della vita di Don Bosco e alle sue massime che
aiutano ad avvicinarci a questo santo e a leggerne la totale attualit che ha
ancora ai giorni nostri.
Man at work. Qualche provocazione e proposta per vericare a che punto
la tua vita e per prendere qualche impegno che possa aiutarti nella tua cre-
scita.
IL MATERIALE ON LINE
Abbiamo pensato di offrirti anche altro materiale che, essendo abbondante, non abbiamo stam-
pato. Tutto il materiale on line lo puoi trovare www.donboscoland.it cliccando questo bottone
che trovi sulla home del sito:
PER APPROFONDIRE LE MEMORIE DELL'ORATORIO
Uno strumento utile per conoscere questo testo di Don Bosco lo studio di Aldo Giraudo, Impor-
tanza storica e pedagogico-spirituale delle Memorie dell'oratorio in Giovanni Bosco, Memorie dell'orato-
rio, las-Roma, 2011, pagg. 5-49.
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SUSSIDIO GIOVANI 6
PERIODO E PdD TEMA
INIZIO ANNO
Io sono il buon pastore.
PdD: Ez 34, 11-31
AVVENTO E NATALE
Conosco le mie pecore e le mie pecore
conoscono me, cos come il Padre co-
nosce me e io conosco il Padre.
PdD: Sal 138 (139)
MESE SALESIANO
Il buon pastore d la propria vita per
le pecore.
PdD: 1Pt 2, 19-24
QUARESIMA
Per questo il Padre mi ama: perch io
do la mia vita, per poi riprenderla di
nuovo.
PdD: 1Sam 3, 1-18
TEMPO PASQUALE
E ho altre pecore che non provengono
da questo recinto: anche quelle io devo
guidare. Ascolteranno la mia voce e
diventeranno un solo gregge, un solo
pastore.
PdD: Is 42, 8-12
MESE MARIANO
Questo il comando che ho ricevuto
dal Padre mio.
Ecco la serva del Signore: avvenga
per me secondo la tua parola
PdD: Lc 1, 39-56
Mi conosco e riconosco
la mia storia
Un incontro che cambia
la vita
Il tempo di oggi va usato
bene
Vocazione: una vita
donata
Lincontro con il Signore
nellattivit
di animazione e di aiuto
ai fratelli
Maria, modello e madre
dei giovani
SCANSIONE
DEI PERIODI
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INTRODUZIONE
TEMI DALLE MO MO OBIETTIVO
Un sogno che spalanca la vita:
le origini: la famiglia, mamma
Margherita, Antonio
il sogno dei 9 anni: contenuti
e interpretazione.
Gli incontri che cambiano la vita:
incontro con Ges
incontro con Don Calosso
Allegria e studio:
la societ dellallegria
la vita cristiana (vita a Chieri):
studio e lavoro
valorizzazione del tempo e delle
opportunit
Prete per i giovani
loratorio
un sogno che ritorna
dai fallimenti alla nascita
delloratorio di Valdocco
Oratorio non laboratorio:
Don Bosco e la Madonna
Maria e la comunit
Cosa far della mia vita?
la guida spirituale
discernimento vocazionale
(formazione e vita pratica)
la scelta vocazionale
Ogni giovane deve scoprire quali sono le proprie radici
e la propria storia e su queste costruire il proprio futuro
individuando i punti di forza e anche le debolezze.
La vita cristiana nasce, cresce e si sviluppa
in una relazione liale e amicale con Dio che ci conosce
e che noi impariamo a conoscere.
Il tempo diventa un momento da valorizzare e da non
perdere per poter vivere una vita realmente cristiana.
Lo studio e il lavoro come voleva Don Bosco diventano
unopportunit. Lo stile con cui necessario perseguire
il tutto dato dallAllegria.
La ricerca vocazionale scoprire dove e come donare la
propria vita, per realizzarla.
Don Bosco ha incontrato il Signore nel volto di ogni
giovane dellOratorio. Ogni giovane pu scoprire che
lincontro con Dio avviene aiutando il prossimo.
La condenza in Maria, vivere il suo atteggiamento di
ascolto, chiedere con ducia il suo aiuto sono colonne
fondamentali della vita cristiana.
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INIZIO ANNO
SUSSIDIO GIOVANI
Infatti cos dice il Signore, Dio: "Eccomi! io stesso mi prender cura delle mie pecore e andr in cerca di loro.
Come un pastore va in cerca del suo gregge il giorno che si trova in mezzo alle sue pecore disperse, cos io an-
dr in cerca delle mie pecore e le ricondurr da tutti i luoghi dove sono state disperse in un giorno di nuvole
e di tenebre; le far uscire dai popoli, le raduner dai diversi paesi e le ricondurr sul loro suolo; le pascer
sui monti d'Israele, lungo i ruscelli e in tutti i luoghi abitati del paese. Io le pascer in buoni pascoli e i loro
ovili saranno sugli alti monti d'Israele; esse riposeranno l in buoni ovili e pascoleranno in grassi pascoli sui
LA PAROLA DI DIO
Ezechiele 34,11-31
IO SONO
IL BUON PASTORE
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SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI 9
INIZIO ANNO
Il profeta Ezechiele ha di fronte a s la rovina di Gerusalemme, del tempio e d'Israele in esilio a Babilonia, e
accusa i capi del popolo, che secondo una metafora orientale chiama "pastori", di non aver saputo guidare
il popolo. Essi hanno badato solo a se stessi, invece di mettersi a servizio del popolo se ne sono serviti per il
proprio tornaconto. stato questo uno dei fattori della rovina.
Di fronte a questo cosa far Dio? "Io stesso cercher le mie pecore e ne avr cura". Ezechiele preannunzia
un impegno ancora pi forte da parte di Dio, che interverr personalmente. Cos la lettura tutta una
descrizione della cura premurosa di Dio pastore nei confronti delle sue pecore, cura che abbraccia quattro
ambiti.
Per un cristiano immediato vedere in questo testo il familiare prolo di Ges buon pastore e re buono.
C' infatti un "luogo" umano dove si concentra la cura premurosa di Dio per questa umanit disorientata,
debole, minacciata, affamata, stanca; c' un "ambiente" umano dove risplende, arde e trionfa la regalit di
Dio che, a partire da l come da una "testa di ponte", destinata a superare ogni ostacolo e a trionfare su
tutto il cosmo: la persona umano-divina di Ges il luogo dove Dio regna, e da dove comincia a regnare sul
mondo. Il regno Ges che diviene cuore del mondo.
Il regno di Ges nutrimento: vi si pu attingere in abbondanza tutto quanto alimenta e fa crescere la
vita; e riposo da ogni ansia che ci spinge a cercare la vita da soli, nell'afdamento a lui.
Il regno guarigione dalle ferite che il male, fatto e ricevuto, ci ha inferto; e vigore che uisce nel contatto
vivo col Signore.
Il regno centro, ove veniamo sottratti alla dispersione e alla disintegrazione di essere "uno, nessuno e
centomila"; e patria, luogo che davvero nostro, nel quale bello dimorare.
Il regno giudizio che denunzia ogni male e ne di ogni umana volont di prevaricazione; e pace, luogo
della fraternit, nella comune esperienza dell'essere amati dal grande Re-Pastore che per tutti ha dato la
vita.
(Don Marco Pratesi)
In questo periodo provo a riscoprire la mia storia di fede.
Come si manifestato il Signore nella mia vita?
Ho gi fatto esperienza di Ges Buon Pastore nella mia vita?
Ho gi vissuto il Regno di Dio come nutrimento, guarigione, centro e giudizio?
LECTIO
monti d'Israele. Io stesso pascer le mie pecore, io stesso le far riposare", dice il Signore, Dio. "Io cercher la
perduta, ricondurr la smarrita, fascer la ferita, rafforzer la malata, ma distrugger la grassa e la forte:
io le pascer con giustizia.
Quanto a voi, o pecore mie, cos dice il Signore, Dio: Ecco, io giudicher tra pecora e pecora, fra montoni e
capri. Vi sembra forse troppo poco il pascolare in questo buon pascolo, al punto che volete calpestare con i
piedi ci che rimane del vostro pascolo? il bere le acque pi chiare, al punto che volete intorbidire con i piedi
quel che ne resta? Le mie pecore hanno per pascolo quello che i vostri piedi hanno calpestato; devono bere ci
che i vostri piedi hanno intorbidito!"
Perci, cos dice loro il Signore, Dio: "Eccomi, io stesso giudicher fra la pecora grassa e la pecora magra. Sic-
come voi avete spinto con il anco e con la spalla e avete cozzato con le corna tutte le pecore deboli nch non
le avete disperse e cacciate fuori, io salver le mie pecore ed esse non saranno pi abbandonate alla rapina;
giudicher tra pecora e pecora. ... Io, il Signore, sar il loro Dio ... Conosceranno che io, il Signore, loro Dio,
sono con loro, e che esse, la casa d'Israele, sono il mio popolo", dice il Signore, Dio. "Voi, pecore mie, pecore del
mio pascolo, siete uomini. Io sono il vostro Dio", dice il Signore, Dio.
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GIOVANI
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Un sogno che spalanca la vita:
Le origini: la famiglia, mamma Margherita, Antonio
Il sogno dei 9 anni: contenuti e interpretazione
Per la lettura di questi episodi dellinfanzia di Don Bosco vai su www.donboscoland.it, clicca su
e cerca il contributo numero 1.
LE MEMORIE
DELLORATORIO
Salmo 23
Il Signore il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perch tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
S, bont e fedelt mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiter ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
TOTO
CORDE
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SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI 11
INIZIO ANNO
INSIDE
DON BOSCO
Adolescenza tempo di semina
Don Bosco, dopo aver fatto riettere i suoi ragazzi sulla necessit di conoscere Dio per amarlo,
ammirandone la bellezza attraverso le meraviglie del creato, insiste sullimportanza degli anni
giovanili per costruire contemporaneamente luomo, il cristiano e il suo destino futuro. Scrive
cos ai suoi ragazzi: Il Signore vi fa sapere che se voi comincerete a esser buoni in giovent, lo
sarete nel resto della vita, la quale sar coronata con una eternit di gloria. Al contrario la vita
cattiva cominciata in giovent troppo facilmente si continuer no alla morte, e vi condurr
inevitabilmente allinferno.
Il giovane che ha cominciato a percorrere una strada, non la cambier quando sar vecchio. Ah,
gliolo, dice Dio, ricordati del tuo Creatore nel tempo della tua giovent. Altrove dichiara fortu-
nato quelluomo che n dalla sua adolescenza avr portato il giogo dei comandamenti: fortunato
quel giovane che avr osservato la legge di Dio n dalla sua adolescenza Coraggio, dunque, miei
cari, datevi per tempo alla virt, e vi assicuro che avrete sempre il cuore allegro e contento, e co-
noscerete per prova quanto sia dolce e soave servire il Signore.
Notiamo come Don Bosco non ha paura di parlare ai suoi giovani della morte e della vita oltre la
morte, di felicit eterna o di fallimento denitivo. Non nasconde i vizi degli adulti del suo tempo,
e non vuole si ripetano nei suoi giovani. Perci ha il coraggio di chiedere a loro di sperimentare la
felicit che solo Dio pu dare, senza rimandare allet adulta il servizio del Signore.
In una buona notte, cio un pensiero serale, che Don Bosco era solito dare ai suoi giovani, prima
del riposo notturno, ritorna su questo argomento partendo dallo spettacolo della mietitura che
i ragazzi vedevano in quei giorni: Domani, gioved, uscendo a passeggio vedrete che si taglia il
grano. I contadini ne fanno manipoli, i quali, legati a fasci, prendono nome di covoni.
Questo mi fa ricordare ci che noi leggiamo tante volte nella Sacra Scrittura: luomo mieter ci
che ha seminato. Ditemi un po: se questi contadini che, tutti contenti, mietono ora il grano, e
si rallegrano e gioiscono, non avessero fatta la fatica di seminare e di coltivare bene il campo e
bagnarlo a tempo debito, potrebbero ora gioire nel raccolto? No, per certo, poich per raccogliere
bisogna seminare. Cos sar di voi, miei cari giovani; se ora seminerete, avrete poi la gioia di fare
un bel raccolto a tempo debito. Ma chi vuole scansar la fatica del seminare, quando sar venuto il
tempo del raccolto, morr di fame.
E state attenti a questo testo dello Spirito Santo: Ci che si semina, questo si raccoglie. Il raccolto
della natura della seminagione. Se si semina grano, si raccoglie grano; se meliga, meliga; se si
semina orzo, si raccoglie orzo; se avena, avena; se loglio o zizzania, si raccoglie loglio o zizzania.
Se voi volete che il raccolto sia buono, di cose utili, seminate cose buone ed utili; ma ricordatevi
che, sebbene costi un po di fatica il seminare, ci non nulla in confronto della gioia che si avr
nel raccolto. Il contadino in ci per noi di un esempio mirabile.
Ed ecco linvito di Don Bosco: Ecco, o miei cari giovanetti, come colui il quale vuole realmente
divenir grande, ha bisogno di incominciare n da giovane a percorrere coraggiosamente la via
della virt (MB 6,99-100).
Quanto preziose sono queste indicazioni per i giovani del nostro tempo!
(Don Gianni Moriondo sdb)
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12 SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI
ZOOM
Dove si pu trovare quella felicit che ci rende liberi? ancora lecito per i giovani di oggi sogna-
re? Nel brano che riportiamo qui sotto lo scrittore Alessandro dAvenia ci illustra uno spaccato
della nostra societ e del mondo degli adulti che accompagna i giovani.
La meglio giovent di Alessandro dAvenia
Per parlare dei ragazzi bisogna guardarli e ascoltarli. Non in televisione, ma in carne e ossa. Da
quando insegno ho sempre avvertito una certa distanza tra i ragazzi che incontravo in classe e
quelli raccontati dai media. Il ragazzo che emerge dai media non reale: come il marziano che
cercando di decodicare i segnali usati dagli uomini senza conoscerli pensa che il semaforo rosso
obblighi a fermarsi e mettersi le dita nel naso. La distanza tra realt e rappresentazione ha lenta-
mente scavato dentro di me il desiderio di raccontare il volto dei giovani che le telecamere non
inquadrano. I ragazzi mi sembravano molto migliori di come ce li raccontano, ma non volevo
cadere nellerrore opposto: una rappresentazione ideologica nellaltro senso.
... Donare il tempo
Mi ha colpito il fatto che mentre molti adulti mi ringraziano o criticano per quello che faccio o
dico, per la mia performance, i ragazzi ringraziano soprattutto per il tempo che dedico loro: Gra-
zie per il suo tempo il grazie pi frequente. Cos ho capito che prima ancora di giudicare i ra-
gazzi che ho di fronte devo giudicare luso che faccio del mio tempo: quanto tempo dedico ai miei
alunni al di fuori delle ore in classe? Tempo di quello vero: che prendi e butti via per loro. Donare
tempo lunica forma di amore reale: Dio si fatto tempo per regalarci il senza tempo. Il ringra-
ziare per il tempo donato manifesta due punti forti di questa generazione: la silenziosa richiesta
di ascolto da parte degli adulti (che rinfacciano loro proprio il fatto di non ascoltare, ma perch
una persona ascolti deve essere prima ascoltata) e la capacit di ringraziare quando riconoscono
la gratuit. Sono attratti dalla vita come dono, non come prestazione o come consumo egoistico.
C bisogno di adulti
Quali le risorse da intercettare? Innite. La loro fame maggiore, perch pi profonda. Pi dif-
cile da raggiungere perch pi facilmente soddisfatta da surrogati. Ho incontrato ragazzi che a 14
anni hanno gi messo in piedi business leciti da centinaia di euro, ho incontrato ragazzi che a 16
anni hanno inventato una radio dal computer di casa loro, ho incontrato ragazzi generosi e dispo-
sti a mettersi in gioco per gli altri, se solo qualcuno sda le loro vite e le inserisce in un orizzonte
pi grande. Ho incontrato anche ragazzi cinici, scettici: gi arrugginiti e disincantati alla loro et,
rifugiati in un mondo piccolo piccolo di affetti privati e ossessivi, droghe e disturbi di vario tipo,
senza interessi o passioni, se non quelle capaci di scatenare adrenalina.
... A me personalmente la distanza fa paura. Fa paura a molti ragazzi. Hanno paura che nessuno
in realt possa davvero arrivare a concepire almeno in parte il loro dolore, spesso perch a casa,
la famiglia non si rende conto del disagio e li abbandona emotivamente a loro stessi, cos quando
arrivano a scuola cercano in qualche modo di attirare una silenziosa attenzione, cercano di ester-
narlo con comportamenti animali, sfogando una rabbia e una tristezza davvero spaventose. Ai
ragazzi forse importa avere un diploma, il problema che se non hanno le basi affettive indispen-
sabili per affrontare la crescita con le sue difcolt, non avranno le energie necessarie per arrivare
a guadagnarselo. Se per sono stanchi a 16 anni e la vita ti annoia, probabilmente lapatia affet-
tiva li ha gi svuotati e non sanno come andare avanti, con che forza e per quale scopo. I genitori
sono lontani anni luce sensibilmente parlando. Allora ci provano con gli insegnanti, insomma
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SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI 13
INIZIO ANNO
con qualcuno che ricordi loro, e chiedono aiuto attraverso i loro ... C bisogno di adulti: chi c?
... Prof, avremo un futuro?
La meglio giovent c, ma la meglio non-giovent dov? Il problema restiamo noi adulti e la
cultura che abbiamo costruito attorno a questi ragazzi. Cos mi scrive una maturanda: La prof
di italiano ci ha detto: Smettete di sognare, non ne vale la pena perdete solo tempo vivete
con i piedi per terra perch con una generazione senza futuro e senza valori come la vostra solo
vivendo razionalmente riuscirete a concludere qualcosa Non date retta a certi professori che vi
spingono a osare a puntare in alto a credere che ogni tanto la botta di fortuna arrivi per tutti
la fortuna non esiste esistono solo raccomandazioni e raccomandati quindi rassegnatevi.
La misura alta del quotidiano di cui parlava il beato Karol spazzata via. Il criterio di felicit
ridotto al successo e non alla capacit di sognare la vita che ci stata data, accettare e trasforma-
re il destino che abbiamo in una vita personale, vivendo per la ricerca di verit, bene e bellezza
nello spazio consentito dai nostri limiti e pregi. La razionalit pura funzione pragmatica. Ho
paura prof, tanta paura, paura di crescere, paura che la prof abbia ragione, paura di sognare. Sono
demoralizzata perch mi rendo conto che forse non avremo mai davvero un futuro. cos brutto
a 18 anni pensare questo.
Lepoca delle passioni tristi
La meglio giovent c, non c per speranza, perch le utopie si sono rivelate tali. La meglio
giovent c: c quella forte, con alle spalle famiglie forti, che stanno gi costruendo il loro futuro
e non aspettano altro che il tempo faccia il suo corso con chi li ha preceduti (la societ italiana
una piramide rovesciata, pochi giovani portano il peso di unItalia che invecchia). C la giovent
fragile, che soccombe sotto i colpi del cinismo e del disfattismo di chi spesso non vuole fare i con-
ti con i propri fallimenti, ma anche questi cercano interlocutori per sopravvivere e a volte la loro
fragilit esplode in richiami che non si possono ignorare: dipendenze, disturbi alimentari, suici-
di. Sono i frutti pi maturi della dittatura del relativismo. Ho sentito una professoressa dire, dopo
un mio incontro: A scuola dobbiamo seminare dubbi, non certezze. Io non semino certezze,
ma voglia di vivere per la verit, il bene e la bellezza. Lalternativa non tra dubbi e certezze, ma
tra senso e non senso della vita. Lepoca delle passioni tristi (titolo di un libro che ogni educatore
dovrebbe leggere) lepoca che ha imbrigliato le risorse migliori, perch la ricerca della verit
stata rimossa dal centro della societ e delle relazioni. Non si genera vita perch si ha paura di
vivere e si ha paura perch non c verit da seguire.
Chi paga la dittatura relativista sono quelli che per essenza sono fatti per la verit: i giovani. Le
loro passioni tristi sono la nostra mancanza di vita interiore e di tempo, il nostro attaccamento
alle cose prima che alle persone, la nostra fatica a donare, la nostra ebbrezza di carriere e consumi.
Valgano le parole del rabbino di un romanzo di S. Zweig: pi forte chi si aggrappa allinvisibile
di chi conda nel percepibile, perch questo efmero, quello permanente. Avremo il coraggio
di tornare ad aggrapparci allinvisibile?
(tratto da Avvenire, 10 giugno 2011)
Quali adulti sono signicativi per me?
Don Bosco ha avuto mamma Margherita che sebbene fosse rimasta vedova da giovane non si
rifugi mai nello sconforto e nel dolore, come vivi il tuo rapporto con i tuoi genitori, con i tuoi
educatori o professori quando la vita ti riserva eventi spiacevoli?
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GIOVANI
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TESTIMONI
Come per Don Bosco la felicit passa attraverso esperienze di dolore. Nei brani che riportiamo qui
sotto possiamo vedere come il dolore possa essere la sorgente della vita, quella vita nuova che fa
scoprire la vera felicit.
Felice di vivere!
(Angelo Comastri, Dio Amore)
Non molto tempo fa ho avuto un incontro indimenticabile. Erano le dieci di sera: avevo appena
terminato la preghiera serale e la piazza del Santuario di Loreto si animava di voci, di saluti, di
sorrisi e di "buona notte".
Mi accosto ad una culletta sostenuta dalle braccia robuste di un barelliere. Ma non vedo un bam-
bino bens una donna adulta: un piccolissimo corpo (58 centimetri!) con un volto splendidamen-
te sorridente. Tendo la mano per salutare, ma l'ammalata con gentilezza mi risponde: Padre non
posso darle la mano, perch potrebbe fratturarmi le dita: io soffro di osteogenesi imperfetta e le
mie ossa sono fragilissime. Voglia scusarmi. Non c'era nulla da scusare, evidentemente.
Rimasi affascinato dalla serenit e dalla dolcezza dell'ammalata e volevo sapere qualcosa di pi
della sua vita. Mi prevenne e mi disse: Padre, sotto il cuscino della mia culletta c' un piccolo
diario. la mia storia! Se ha tempo, pu leggerla. Presi i fogli e lessi il titolo: Felice di vivere! I
miei occhi tornarono a guardare quel mistero di gioia crocissa e domandai: Perch sei felice di
vivere? Puoi anticiparmi qualcosa di quello che hai scritto?. Ecco la risposta che consegno alla
vostra meditazione.
L'ammalata mi disse: Anticiparmi qualcosa di quello che hai scritto? Padre, lei vede le mie condi-
zioni... ma la cosa pi triste la mia storia! Potrei intitolarla cos: abbandono! Eppure sono felice,
perch ho capito qual la mia vocazione. Si, la mia vocazione!
Io, per un disegno d'amore del Signore, esisto per gridare a coloro che hanno la salute: "Non avete
il diritto di tenerla per voi, la dovete donare a chi non ce l'ha, altrimenti la salute marcir nell'egoi-
smo e non vi dar la felicit!
Io esisto per gridare a coloro che si annoiano: "Le ore in cui voi vi annoiate... mancano a qualcuno
che ha bisogno di affetto, di cure, di premure, di compagnia; se non regalerete quelle ore, esse
marciranno e non vi daranno la felicit".
Io esisto per gridare a coloro che vivono di notte e corrono da una discoteca all'altra: "Quelle not-
ti, sappiatelo!, mancano, drammaticamente mancano a tanti ammalati, a tanti anziani, a tante
persone sole che aspettano una mano che asciughi una lacrima: quelle lacrime mancano anche
a voi, perch esse sono il seme della gioia vera! Se non cambierete vita non sarete mai felici!".
Io guardavo l'ammalata, che parlava dal suo pulpito autorevole: il pulpito del dolore! Non osavo
commentare, perch tutto era stupendamente e drammaticamente vero. L'ammalata aggiunse:
Padre, non bella la mia vocazione?.
(Angelo Comastri, Dio Amore)
Altra testimonianza
Io scelgo tutto! (S. Teresa di Lisieux, Storia di un'anima). Per leggerla vai su www.donboscoland.it,
clicca su e cerca il contributo numero 2.
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SUSSIDIO GIOVANI 15
MAN
AT WORK
In questo inizio di anno cerco di scoprire la mia storia e la mia famiglia per comprendere quali
siano le mie radici e su di queste costruire il mio futuro sapendo cosa tenere e cosa abbandonare.
Nel tempo che passi in autobus o in treno alla mattina semi addormentato per andare a scuola,
alluniversit o al lavoro prova ad utilizzarlo per dialogare con Dio. Prova ad avvicinarti a Ges
nella preghiera quotidiana condandogli le tue paure, le tue incertezze, i tuoi successi e chieden-
dogli di illuminare il tuo cammino.
CASSETTA
DEGLI ATTREZZI
Canzoni liturgiche suggerite
Rinnovamento dello Spirito, Il Buon Pastore, cd Risorto per amore
Rinnovamento dello Spirito, Ges mio Buon Pastore, cd Io ti seguir
Mariarita Viaggi, Il mio Pastore, cd Propheta
Paolo Spoladore, Sei il mio pastore, cd Unanima
Hillsong United, Like an avalanche, cd Aftermath
Hillsong United, More than life, cd With hearts as one
Film
Indichiamo una serie di lm legati al tema. Per leggere le recensioni vai su www.donboscoland.
it, clicca su e cerca il contributo numero 3.
Genitori & gli: agitare bene prima dell'uso di Giovanni Veronesi (2010)
Hereafter di Clint Eastwood (2011)
Il ragazzo con la bicicletta di Jean Pierre e Luc Dardenne (2011)
In un mondo migliore di Susanne Bier (2010)
Nowhere boy di Sam Taylor Wood (2010)
Remember me di Allen Coulter (2010)
Somewhere di Soa Coppola (2010)
The last song di Julie Anne Robinson (2010)
Un gelido inverno di Debra Granik (2011)
Un giorno della vita di Giuseppe Papasso (2011)
Musica
Aerosmith, Dream on, cd A little south of sanity (1998)
Alex Britti, Lasciatemi sognare, cd 23 (2009)
Alexia, Da grande, cd Greatest hits (2005)
Francesco Renga, Di sogni e illusioni, cd Un giorno bellissimo (2010)
gerardina trovato, I sogni, cd I sogni (2008)
Gianluca Grignani, Liberi di sognare, cd Best of Gianluca Grignani (2010)
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Jovanotti, Il pi grande spettacolo dopo il Big Bang, cd Ora (2011)
Loredana Errore, Che gran bel sogno che ho fatto, cd Lerrore (2011)
Mattia Da Dalt, Da grande, cd Da grande (2011)
Mondo Marcio, Il grande sogno, cd Musica da serial killer (2011)
Negrita, Ho imparato a sognare, cd xxx (1997)
Nicole C. Mullen, When I grow up, cd Sharecroppers seed (2007)
Renato Zero, Fammi sognare almeno tu, cd Renatissimo (2006)
Roxette, Only when I dream, cd Charm school (2011).
Susan Boyle, I dreamed a dream, cd I dreamed a dream (2009)
Yael Naim, My dreams, cd She was a boy (2010)
Webliograa
Blog dello scrittore e professore Alessandro dAvenia.
www.profduepuntozero.it
Sogno dei nove anni in video proposto dal Rettor Maggiore dei Salesiani.
Vai su www.donboscoland.it, clicca su e cerca il contributo numero 4.
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CONOSCO LE MIE
PECORE E LE MIE PECORE
CONOSCONO ME,
COS COME IL PADRE
CONOSCE ME E IO
CONOSCO IL PADRE
AVVENTO E NATALE
LA PAROLA DI DIO
Salmo 138 (139)
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
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Questo inno sapienziale di intensa bellezza e passione punta verso la realt pi alta e mirabile dellintero
universo, luomo, denito come il prodigio di Dio (cfr v. 14). Si tratta, in realt, di un tema profonda-
mente in sintonia con il clima natalizio che stiamo vivendo in questi giorni, nei quali celebriamo il grande
mistero del Figlio di Dio fattosi uomo per la nostra salvezza.
Dopo aver considerato lo sguardo e la presenza del Creatore che spaziano in tutto lorizzonte cosmico, nella
seconda parte del Salmo che meditiamo oggi, gli occhi amorevoli di Dio si rivolgono allessere umano, consi-
derato nel suo inizio pieno e completo. Egli ancora informe nellutero materno: il vocabolo ebraico usato
stato inteso da qualche studioso della Bibbia come rimando allembrione, descritto in quel termine come
una piccola realt ovale, arrotolata, ma sulla quale si pone gi lo sguardo benevolo e amoroso degli occhi
di Dio (cfr v. 16).
Il Salmista per denire lazione divina allinterno del grembo materno ricorre alle classiche immagini bibli-
LECTIO
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.
La mia parola non ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, gi la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Meravigliosa per me la tua conoscenza,
troppo alta, per me inaccessibile.
Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, l tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremit del mare,
anche l mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: Almeno le tenebre mi avvolgano
e la luce intorno a me sia notte,
nemmeno le tenebre per te sono tenebre
e la notte luminosa come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre ()
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi;
erano tutti scritti nel tuo libro
i giorni che furono ssati
quando ancora non ne esisteva uno.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio!
Se volessi contarli, sono pi della sabbia.
Mi risveglio e sono ancora con te.
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AVVENTO E NATALE
Salmo 8
O Signore, nostro Dio,
quanto grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnicenza.
Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai ssate,
che cosa l'uomo perch te ne ricordi
e il glio dell'uomo perch te ne curi?
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;
tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;
Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare.
O Signore, nostro Dio,
quanto grande il tuo nome su tutta la terra.
TOTO
CORDE
che, mentre la cavit generatrice della madre comparata alle profondit della terra, ossia alla costante
vitalit della grande madre terra (cfr v. 15).
C innanzitutto il simbolo del vasaio e dello scultore che forma, plasma la sua creazione artistica, il
suo capolavoro, proprio come si diceva nel libro della Genesi per la creazione delluomo: Il Signore Dio
plasm luomo con polvere del suolo (Gn 2,7). C, poi, il simbolo tessile, che evoca la delicatezza della
pelle, della carne, dei nervi intessuti sullo scheletro osseo. Anche Giobbe rievocava con forza queste e altre
immagini per esaltare quel capolavoro che la persona umana, pur percossa e ferita dalla sofferenza: Le
tue mani mi hanno plasmato e mi hanno fatto integro in ogni parte Ricordati che come argilla mi hai pla-
smato Non mi hai colato forse come latte e fatto accagliare come cacio? Di pelle e di carne mi hai rivestito,
dossa e di nervi mi hai intessuto (Gb 10,8-11).
Estremamente potente , nel nostro Salmo, lidea che Dio di quellembrione ancora informe veda gi tutto
il futuro: nel libro della vita del Signore gi sono scritti i giorni che quella creatura vivr e colmer di opere
durante la sua esistenza terrena. Torna cos ad emergere la grandezza trascendente della conoscenza divi-
na, che non abbraccia solo il passato e il presente dellumanit, ma anche larco ancora nascosto del futuro.
Ma appare anche la grandezza di questa piccola creatura umana non nata, formata dalle mani di Dio e
circondata dal suo amore: un elogio biblico dell'essere umano dal primo momento della sua esistenza
(Benedetto xvi, Udienza Generale, Vaticano 28 dicembre 2005)
In questo periodo mi preparo al tempo forte dellAvvento:
sono in attesa di Ges o vivo come se non fosse mai arrivato? Con che volto si manifestato?
mi lascio conoscere da Lui o fuggo allestremit del mare?
quali sono i dubbi che mi impediscono di credere che Dio si fatto veramente uomo e cam-
mina con noi?
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GIOVANI
20 SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI
INSIDE
DON BOSCO
Un itinerario spirituale
Le chiavi di lettura esplicitamente offerte da Don Bosco nell'introduzione delle Memorie invitano
innanzitutto ad una interpretazione spirituale del testo. Scegliamo due linee interpretative, che
continuamente si intrecciano e si attraversano: la condenza in Dio e la consegna di s a Dio, at-
teggiamenti che lAutore collega con la fuga dalle "dissipazioni" e con la "ritiratezza" (espressione
difcile da tradurre nel linguaggio attuale, che signica, nelluso di Don Bosco, il raccoglimento
interiore, la difesa dei pensieri e dei sentimenti da ogni forma di dispersione e una vita ritirata e
laboriosa).
Condenza in Dio
La situazione narrativa pi signicativa in ordine alla condenza in Dio - in cui essa viene con-
trapposta alla ducia nelle risorse umane - quella del rapporto singolare con Don Calosso. Qui il
protagonista sperimenta la serenit e la sicurezza derivante da una presenza paterna matura, alla
quale si abbandona: D. Calosso per me era divenuto un idolo. L'errore di prospettiva emerge col
disastro irreparabile della morte di questo secondo padre, che crea un forte scompenso affetti-
vo, ma viene nalmente compreso e superato dal protagonista: A quel tempo feci un altro sogno
secondo il quale io era acremente biasimato perch aveva risposta la mia speranza negli uomini
e non nella bont del Padre celeste.
Ritiratezza e distacco
Per seguire la linea interpretativa della ritiratezza e della fuga da ogni dissipazione, dobbiamo
partire dall'evento della prima comunione, la cui signicativit viene afdata alle parole di mam-
ma Margherita - Sono persuasa che Dio abbia veramente preso possesso del tuo cuore. Ora prometti-
gli di
fare quanto puoi per conservarti buono sino alla ne della vita. Linterpretazione qui va orien-
tata a rintracciare i percorsi e le forme di unevoluzione spirituale che si congura come una
progressiva "conversione", fatta di afdamento e consegna a Dio, di distacco da s, dai propri gusti e da
Gli incontri che cambiano la vita
Incontro con Ges
Incontro con Don Calosso
Per la lettura di questi episodi della vita di Giovannino Bosco vai su www.donboscoland.it, clicca
su e cerca il contributo numero 5.
LE MEMORIE
DELLORATORIO
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AVVENTO E NATALE
ZOOM
Il rapporto con Dio lesperienza forse pi intima che luomo possa fare e quindi anche non
facilmente esprimibile a parole. Il brano sotto riportato, poetico e personale, ci introduce in
questo mistero.
Chi guida le cose del mondo? di Carlo Carretto
La prima impressione che mi lasci questa avventura fu quella della libert. Una libert nuova,
ampia, autentica, gioiosa.
L'aver scoperto che ero nulla, che non ero responsabile di nessuno, che non ero un uomo impor-
tante, mi diede la gioia di un ragazzino in vacanza.
Venne la notte e non dormii. Mi allontanai dalla grotta e camminai sotto le stelle in pieno deser-
to.
"Dio mio, ti amo; Dio mio, ti amo", gridavo verso il cielo nello straordinario silenzio.
Stanco di camminare, mi stesi su una duna di sabbia e immersi gli occhi nella volta stellata. Come
mi erano care quelle stelle; e come il deserto me le aveva avvicinate! A forza di passare le notti
all'addiaccio, ero stato spinto a saperne il nome, poi a studiarle, a conoscerle ad una ad una. Ora
ne distinguevo il colore, la grandezza, la posizione, la bellezza. Sapevo orientarmi su di esse al
primo colpo d'occhio; e dalla loro posizione deducevo l'ora senza bisogno di orologio.
Ecco la costellazione del Cigno, che sembra in conversazione con Altair, chiara come un brillante.
Saetta e il Delno sembrano ascoltare, chiusi nella loro umile piccolezza. Pegaso sta montando
ad oriente col suo quadrato di stelle, mentre Perla scompare ad occidente. Tra poco la rossa Angol
mi condurr l'eleganza di Perseo.
Ritorno con gli occhi su Andromeda. Ed cos chiara la notte, che incomincio a scorgere la nebu-
losa che porta il nome della costellazione.
il corpo celeste pi lontano dalla terra, visibile ad occhio nudo: 800 mila anni luce.
Tra quella enorme distanza e la pi piccola - quattro anni luce di Proxima, che mi apparir tra due
anni nella costellazione del Centauro - ci sono le distanze di tutto questo ammasso di 40 miliardi
di stelle a cui ammonta la Galassia alla quale noi - piccolo granello di sabbia chiamato Terra - ap-
parteniamo.
E al di l della nebulosa di Andromeda, altri milioni di nebulose e miliardi di stelle che i miei
occhi non vedono ma che Dio ha creato.
Perch non mi mai saltato in testa che una pur piccola colonna che regge il cosmo non gravi
sulle mie spalle? Ed forse il cosmo diverso dagli uomini?
Ed io l'avevo pensato.
vero che Ges aveva detto: "Andate e istruite tutte le genti" (Mt 28, 18), ma aveva aggiunto:
"senza di me non potete far nulla"(Gv 15, 5). vero che S. Ignazio aveva detto: "Fate come se tutto
dipenda da voi"; ma aveva aggiunto: "per aspettate come se tutto dipenda da Dio".
Dio il creatore del cosmo sico, come il creatore del cosmo umano. Dio il reggitore delle
stelle come il reggitore della Chiesa. E se ha voluto, per amore, rendere gli uomini collaboratori
una mentalit "mondana". Un aspetto questo che, secondo le Memorie, deve stare al centro della vita
interiore del pastore dell'Oratorio. Le Memorie introducono questo tema in modo esplicito nel
dialogo di Giovannino con Don Calosso: Nella prima predica si parl della necessit di darsi a
Dio per tempo e non differire la conversione.
(Don Aldo Giraudo sdb)
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suoi nella salvezza, il limite del loro potere ben piccolo e determinato: il limite del lo rispetto
alla corrente elettrica.
Noi siamo il lo, Dio la corrente. Tutto il nostro potere sta nel lasciar passare la corrente. certo:
abbiamo il potere di interromperla, abbiamo il potere di dir di no; ma nulla di pi.

"In la sua volontade nostra pace" dice Dante; ed forse l'espressione pi riassuntiva di tutta la no-
stra dolce dipendenza da Dio.
TESTIMONI
Il Cristianesimo non una losoa, precisamente non neanche una religione ma una fede.
Una fede non astratta ma concreta: un incontro con la persona di Ges. Qui sotto riportiamo
alcuni incontri con Ges, in continuit con gli splendidi incontri raccontati nei Vangeli.
Finch la Fede mi dar la forza, sempre allegro!
(Piergiorgio Frassati, biograa)
La vita di Pier Giorgio tanto signicativa ancora oggi probabilmente per il senso di pienezza che
suscita. Aveva tutto: vita agiata (glio del console di Roma a Berlino e fondatore del quotidiano La
Stampa di Torino), sico prestante, intelligenza sveglia. Cosa volere di pi? Volere tutto!
Pier Giorgio balza ai nostri occhi vivido e affascinante. Colpisce la assoluta mancanza di cedi-
menti: un giovane che cammina sicuro sulle strade della vita, con completa ducia nellamore
del Padre, attraverso gli entusiasmi e le sofferenze dellet giovanile. Che con una maturit che
stupisce sa essere tanto gioioso e trascinante nei momenti di letizia quanto serio e attento di fron-
te ai problemi del mondo e della gente quanto nascosto e quasi furtivo nel gesto di carit. Non si
tratta solo di essere particolarmente toccati dalla Grazia. Qui c una risposta consapevole, un s
continuamente confermato. C un impegno di fedelt, perseguita ad ogni costo, pagando prezzi
anche alti. C la capacit di resistere alle tentazioni del mondo, convertendole nello sforzo di san-
ticarlo. La vita di Pier Giorgio orientata da una intensa vita spirituale. Leucaristia quotidiana
il centro. Per questo appuntamento si alza molto presto, rinuncia alle gite se gli impediscono di
andare a messa. Fare la comunione per lui partecipare allintimit con Ges; lo si vede nel ban-
co, concentrato in un profondo raccoglimento, da cui nulla saprebbe distrarlo. Quando qualcuno
gli chieder la ragione della sua opera di carit risponder cos: Ges nella santa comunione mi
fa visita ogni mattina. Io gliela rendo, con i miei poveri mezzi, visitando i poveri. La preghiera
di Pier Giorgio, assidua, frequente, si esprime nei modi dellepoca. Preferisce il rosario, sgranato
per strada o camminando sui sentieri di montagna, con gli amici o inginocchiato accanto al letto.
Ama regalare corone agli amici.
Il suo modo di pregare colpisce e rimarr impresso per sempre in chi gli accanto. Caldo, trasci-
nante, quando nella preghiera comune la sua voce robusta si erge quasi a fare da guida al coro.
Raccolto, intenso nella meditazione personale, tanto da far sentire davvero presente Dio, laltro
con cui si sta svolgendo il silenzioso colloquio. , senza volerlo, un esempio: la gioia che dimostra
di trarre dalla preghiera suscita la voglia di imitarlo. A volte partecipa ad adorazioni notturne.
Notti intere passate in preghiera in una chiesa da cui poi uscire nelle prime luci urlando con gli
amici fucini la comune allegria.
Ha una devozione particolare per Maria. Quando a Pollone sale ogni mattina prestissimo al san-
tuario di Oropa, ritornandone quando ancora la famiglia immersa nel sonno. Una vita stroncata
da una malattia, probabilmente contratta a contatto con i poveri. Ma una vita che continua con
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GIOVANI
SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI 23
AVVENTO E NATALE
la sua luce che attraversa le generazioni, no a noi.
(Piergiorgio Frassati, biograa)
Altre testimonianze
Io ho tutto (Chiara Badano)
Jannacci, Vecchioni e la conversione (da adulti)
Per leggerle vai su www.donboscoland.it, clicca su e cerca il contributo
numero 6-7.
MAN
AT WORK
In questo tempo forte di Avvento cerca di forticare la tua fede con letture spirituali: pu essere
una biograa di un santo che senti particolarmente vicino a te, oppure un libro di meditazioni
di un autore spirituale che il tuo sacerdote di riferimento sapr indicarti. Se poi durante la set-
timana hai occasione di partecipare ad una messa feriale, scoprirai che il tuo rapporto con Dio
diventer proprio un incontro personale dove speranze, attese, dubbi, persone, emozioni saranno
accolte e custodite. E Natale ti trover preparato.
CASSETTA
DEGLI ATTREZZI
Canzoni liturgiche suggerite
Domenico Machetta, O Signore tu mi scruti e mi conosci
Claudio Chieffo, Il disegno
Don Moen, Dio aprir una via
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24 SUSSIDIO GIOVANI
MESE SALESIANO
SUSSIDIO GIOVANI
Perch una grazia se qualcuno sopporta, per motivo di coscienza dinanzi a Dio, sofferenze che si subi-
scono ingiustamente. Infatti, che vanto c' se voi sopportate pazientemente quando siete malmenati per le
vostre mancanze? Ma se soffrite perch avete agito bene, e lo sopportate pazientemente, questa una grazia
davanti a Dio. Infatti a questo siete stati chiamati, poich anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un
esempio, perch seguiate le sue orme.
Egli non commise peccato e nella sua bocca non si trovato inganno.
LA PAROLA DI DIO
1 Pietro 2,19-24
IL BUON PASTORE
D LA PROPRIA VITA
PER LE PECORE
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MESE SALESIANO
SUSSIDIO GIOVANI
La Prima lettera di Pietro uno scritto cristiano della ne del I secolo che si presenta come opera del grande
apostolo di cui porta il nome, ma che secondo gli studiosi moderni una raccolta di tradizioni che al mas-
simo potrebbero risalire in qualche modo a Pietro o al suo ambiente. Essa non una lettera vera e propria,
ma unomelia a sfondo battesimale.
In che cosa consiste il per voi che caratterizza lesempio di Ges: egli non commise peccato e non si trov
inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta,
ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia? Anzitutto si sottolinea qui che Ges ha sof-
ferto pur essendo completamente innocente. La sua sofferenza quindi non era il dovuto castigo per qualche
crimine da lui commesso o per qualche inganno di cui si era reso colpevole con la sua bocca, come spesso
nel mondo culturale ebraico si riteneva che avvenisse, ma semplicemente la via obbligata per eliminare la
violenza e riaggregare un popolo diviso e violento. Anche Ges si comportato nello stesso modo: mentre era
sottoposto alla sofferenza, non rispondeva agli oltraggi con gli oltraggi e non minacciava di vendicarsi. Egli
ha potuto vincere il peccato perch non si lasciato coinvolgere in esso. Proprio come il Servo, Ges afdava
a Dio la sua causa sapendo che egli colui che giudica con giustizia.
Quello che tante volte crea scandalo la sofferenza innocente. Partendo dal presupposto implicito che la
sofferenza un castigo per il peccato, si crede di poter giusticare la sofferenza del malvagio, ma non quella
del giusto. Era questo il problema che si ponevano i destinatari dello scritto petrino, i quali si ritenevano per-
seguitati ingiustamente e quindi forse pensavano di essere abbandonati da Dio. Facendo leva sullesempio
di Cristo lautore della lettera di Pietro vuole mostrare loro come proprio la sofferenza innocente, sopportata
con pazienza, gradita a Dio. Essa infatti, proprio perch la conseguenza di una violenza ingiusticata,
ha come effetto leliminazione della violenza e, di riesso, la riconciliazione e la pace, cio la salvezza.
(Don Marco Pratesi)
Ges ha dato la sua vita per noi pur essendo innocente:
Mi sento partecipe di questo progetto di salvezza?
Riesco a perdonare chi reca ingiustizie?
Nel mio servizio in parrocchia, oratorio, a scuola o alluniversit riesco a dare la mia vita per gli
altri? Mi spendo realmente per il prossimo?
Allegria e santit un binomio che Don Bosco consegna ai giovani, perch la vera felicit sta
nellessere in amicizia con Dio e in pace con la propria coscienza. Chi in grazia di Dio si diverte
di pi, perch ha la vera gioia, sperimenta la vera libert, la vera pace. Per Don Bosco allegria e
santit hanno la stessa radice: Dio. Riesco a vivere nel quotidiano questa dimensione? Ho com-
preso che il donare la mia vita per gli altri con allegria la strada per la santit?
LECTIO
Oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giu-
stamente; egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, afnch, morti al peccato,
vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati guariti.
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Salmo 5
Porgi l'orecchio alle mie parole, o Signore,
sii attento ai miei sospiri.
Odi il mio grido d'aiuto, o mio Re e mio Dio,
perch a te rivolgo la mia preghiera.
O Signore, al mattino tu ascolti la mia voce;
al mattino ti offro la mia preghiera e attendo un tuo cenno;
poich tu non sei un Dio che prenda piacere nell'empiet;
presso di te il male non trova dimora.
Quelli che si vantano non resisteranno davanti agli occhi tuoi;
tu detesti tutti gli operatori d'iniquit.
Tu farai perire i bugiardi;
il Signore, disprezza l'uomo sanguinario e disonesto.
Ma io, per la tua grande bont, potr entrare nella tua casa;
rivolto al tuo tempio santo, adorer con timore.
O Signore,, guidami con la tua giustizia, a causa dei miei nemici;
che io veda diritta davanti a me la tua via;
poich nella loro bocca non c' sincerit,
il loro cuore pieno di malizia;
la loro gola un sepolcro aperto,
lusingano con la loro lingua.
Condannali, o Dio!
Non riescano nei loro propositi!
Scacciali per tutti i loro misfatti,
poich si sono ribellati a te.
Si rallegreranno tutti quelli che in te condano;
manderanno grida di gioia per sempre.
Tu li proteggerai, e quelli che amano il tuo nome si rallegreranno in te,
perch tu, o Signore,, benedirai il giusto;
come scudo lo circonderai con il tuo favore.
TOTO
CORDE
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GIOVANI
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MESE SALESIANO
Allegria e stuDio:
la societ dellallegria
la vita cristiana (vita a Chieri): studio e lavoro
Valorizzazione del tempo e delle opportunit
Per la lettura di questi episodi della vita di Giovannino Bosco vai su www.donboscoland.it, clicca
su e cerca il contributo numero 8.
LE MEMORIE
DELLORATORIO
INSIDE
DON BOSCO
La pedagogia della gioia
La gioia, lallegria, elemento costitutivo del sistema salesiano, inscindibile dallo studio, dal la-
voro e dalla piet, la religione. Se vuoi farti buono - suggeriva Don Bosco al giovane Francesco
Besucco - pratica tre sole cose e tutto andr bene (...). Eccole: Allegria, Studio, Piet. questo il
grande programma, il quale praticando, tu potrai vivere felice, e far molto bene allanima tua.
Un anno prima, nel 1862, lo studente di teologia Giovanni Bonetti annotava in una delle sue cro-
nache: Don Bosco solito a dire a giovani dell Oratorio voler da essi tre cose: Allegria, lavoro e
piet. Ripete sovente quel detto di S. Filippo Neri ai suoi giovani: Quando tempo, correte, saltate,
divertitevi pure nch volete, ma per carit non fate peccati.
La gioia caratteristica essenziale dellambiente familiare ed espressione dellamorevolezza, ri-
sultato logico di un regime basato sulla ragione e su una religiosit, interiore e spontanea, che
ha la sua sorgente ultima nella pace con Dio, nella vita di grazia. Il contatto fraterno e paterno
delleducatore coi suoi allievi non avrebbe valore n effetto senza lefcacia della vita gioiosa,
dellallegria sullo spirito del giovane, che per essa si dischiude alla penetrazione del bene.
La gioia, prima di essere espediente metodologico, un mezzo per far accettare ci che serio in
educazione, per Don Bosco forma di vita, chegli deriva da un istintiva valutazione psicologica
del giovane e dallo spirito di famiglia. In un tempo generalmente austero nella stessa educazione
familiare, Don Bosco, pi di ogni altro, comprende che il ragazzo ragazzo e permette, anzi, vuole
che lo sia; sa che la sua esigenza pi profonda la gioia, la libert, il gioco, la societ dellallegria.
Inoltre, credente e prete, egli convinto che il Cristianesimo la pi sicura e duratura sorgente di
felicit, perch lieto annuncio, evangelo: dalla religione dellamore, della salvezza, della grazia
non pu che scaturire la gioia, lottimismo. Tra giovani e vita cristiana c, dunque, una singolare
afnit, quasi un appello reciproco. Il giovinetto che si sente in grazia di Dio prova naturalmen-
te la gioia, sicuro del possesso di un bene ch tutto in suo potere, e lo stato di piacere si traduce
per lui in allegria.
Effettivamente, nella pratica educativa e nella correlativa riessione pedagogica di Don Bosco,
la gioia assume un signicato religioso. Lo sanno gli stessi alunni, come appare nell incontro di
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Domenico Savio con Camillo Gavio, dove, come si visto, lallegria fatta coincidere con la san-
tit. Questo aspetto compare esplicito e limpido in questa e nelle altre vite scritte da Don Bosco o
vissute nella sua 'casa'. 'Don Bosco - rileva il Caviglia - seppe vedere la funzione della gioia nella
formazione e nella vita della santit, e volle diffusa tra i suoi la gaiezza e il buon umore. Servite
Domino in laetitia poteva dirsi in casa di Don Bosco lundicesimo comandamento.
Questequilibrata mescolanza di sacro e di profano, di grazia e di natura, nella gaiezza schietta-
mente umana del giovane, felice nello stato di grazia, si rivela in tutte le espressioni della vita
quotidiana, nelladempimento del dovere come nella 'ricreazion. Raggiunge particolare inten-
sit nelle molte festivit, religiose e profane, con una tonalit caratteristica al termine del carne-
vale, in principio gli ultimi tre giorni. Con lesercizio della buona morte, ladorazione eucaristica
continua, la preghiera, sintrecciano il trattamento speciale a tavola, i giuochi, la lotteria, il teatro,
la musica, il rogo nale.
In secondo luogo, Don Bosco considera la gioia bisogno fondamentale di vita, legge della giovi-
nezza, per denizione et in espansione libera e lieta. Perci ne esulta, come in una bella pagina
del Cenno biograco su Michele Magone. Con scoperta compiacenza scrive dellindole sua fo-
cosa e vivace, del compassionevole sguardo ai trastulli al termine della ricreazione e di quel
sembrava che uscisse dalla bocca di un cannone, quando dalla scuola o dalla sala di studio
passava alla ricreazione1.
Don Bosco vedeva in lui larchetipo della gran massa dei giovani.
I giochi, gli scherzi, i rebus, le conversazioni amenissime e intrise di seriet e costruttivit edu-
cativa popolano le ricreazioni. Le Memorie dellOratorio sono prodighe di vocaboli che indicano
movimento e allegrezza: schiamazzi, canti, grida; fare applausi ed ovazioni gridando, schia-
mazzando e cantando; stanchi dal ridere, scherzare, cantare e direi di urlare; la ricreazione
colle bocce, stampelle, coi fucili, colle spade in legno, e coi primi attrezzi di ginnastica; la mag-
gior parte se la passava saltando, correndo e godendosela in varii giuochi e trastulli.
Lallegria diventa, nelle pi svariate forme di ricreazione e soprattutto nei giochi allaria aperta,
mezzo diagnostico e pedagogico di primordine per gli educatori; e per i giovani stessi campo
dirradiazione di bont. Dopo la confessione - nota Alberto Caviglia -, non si pu indicare altro
centro pi vitale e attivo di questo nel suo sistema. Poich non solo nella spontaneit della vita
gioiosa e famigliare del giovane si ha una delle fonti capitali della conoscenza degli animi; ma
soprattutto si ha mezzo ed occasione di avvicinare, senza soggezione e senza parere, uno per uno
i giovani, e dir loro in condenza la parola che fa per ciascuno. Torna qui il principio vitale della
pedagogia, o meglio, delleducazione vera e propria: quello dell educazione dell un per uno, sia
pure respirata nel clima ambiente dell educazione collettiva.
Alla vita del cortile Alberto Caviglia dedica una signicativa digressione nel suo studio sulla
biograa del giovane Magone, enunciandone il tema: Se ricordiamo che, no a quando gli fu
possibile, Don Bosco lasciava tutto il resto, per trovarsi in cortile coi suoi gliuoli: noi avremo
compresa limportanza che questo fattore ha occhi di educatore e di padre delle anime dei suoi
gliuoli. Io mi serviva di quella smodata ricreazione - attesta Don Bosco stesso in riferimento al
primo oratorio - per insinuare a miei allievi pensieri di religione e di frequenza ai santi sacramen-
ti'. Lultimo dei sette secreti dell Oratorio, rivelati da Don Bosco nel giugno 1875 e registrati da
Don Barberis : Allegria, canto, musica e libert grande nei divertimenti.
Lallegria , dunque, per Don Bosco non solo ricreazione, divertimento, ma autentica, insostitui-
bile realt pedagogica. Non per nulla, come si visto, la famigliarit coi giovani specialmente in
ricreazione un punto capitale del sistema riaffermato nella lettera agli educatori del maggio
1884.
(tratto da Pietro Braido, Prevenire non reprimere, las)
Altro brano
Felicit come armonia, di Don Gianantonio Bonato; per leggerlo vai su www.donboscoland.it,
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MESE SALESIANO
ZOOM
Studiare
Cosa signica studiare e come si fa a studiare? Quando i risultati sono deludenti di rito l'ap-
punto: Ti manca un metodo di studio. Allora si va alla ricerca di quelle tecniche che possano
facilitare la memorizzazione di quanto la scuola richiede che egli debba sapere. da dire che non
mancano libri che promettono miracoli di memoria o che offrono tecniche, seguendo le quali
sarebbe assicurata una "bella gura" o, per lo meno, un "ce l'ho fatta anche questa volta". Dove ,
in effetti, il problema e la possibile chiave di soluzione?
Studiare per crescere
Lo studente pi che cercare chiss quali ricette dovrebbe guardarsi allo specchio; se lo far con
attenzione pi profonda vi scorger che la sua persona come un cantiere in costruzione: vi si co-
struire la casa dello studio. Questa non altro che la propria personalit: la stessa persona che si
attrezza a svolgere un lavoro intellettuale che si auspica efcace. la persona stessa la grande ri-
sorsa per riuscire bene negli studi! Abbandoniamo il concetto che studiare signichi immagazzi-
nare nozioni e che "studioso" voglia dire essere un pozzo di conoscenze nei vari campi del sapere.
Se cos fosse, sarebbe la memoria la grande facolt, vero tesoro per ogni studente. Ma non la me-
moria la pi importante facolt per studiare con metodo. Pi di uno studente ha fatto l'esperienza
di aver letto anche diverse volte un capitolo o un libro intero, ma deve concludere che ricorda
poco di ci che ha letto eppure ho studiato tanto!. vero: il solo fatto di leggere libri o di ten-
tare di imparare delle nozioni conduce all'amara conclusione che, dopo avere "studiato" come
se si fosse perduto tempo. In effetti cos: per buona parte lo studente ha perduto tempo, ossia
non ha maturato se stesso, perch si ingannato: studiare non signica semplicemente leggere e
imparare conoscenze.
Studiare un'occasione privilegiata per maturare come persona. Questa, attraverso lo studio, im-
para ad imparare: costruisce se stessa, allargando orizzonti, scoprendo nuovi signicati. Lo studio
porta la persona ad un cambiamento interiore: prima ero cos; dopo un tempo di studio, anche
breve, sono diventato cos. Si studia per cambiare se stessi, per innovare nei vari tratti della per-
sonalit. Studiare trovare tanti piccoli buoni motivi per maturare nelle varie dimensioni del
proprio essere: nella dimensione sica, nella dimensione psicologica, affettiva, sessuale, intellet-
tuale, sociale, morale, religiosa.
Una prima domanda: avverti il legame tra ci che stai facendo quando studi e ci che sei e che
stai divenendo?
C' modo e modo di studiare, come c' modo e modo di lavorare: un lavoratore che opera solo per
il ne-mese subisce il lavoro isolandolo cos di isolarlo dal resto della sua vita; solo che, anche
solo in termini quantitativi di tempo, dovr riconoscere di "non vivere" per otto ore al giorno e
cinque giorni la settimana! Con quale risultato per la sua crescita umana facile immaginarlo!
La molla
Ma, si potrebbe dire, questo vale per ogni forma di attivit umana. vero.
Lo studio una attivit che si distingue per una "molla" particolare, quella che conduce al cam-
bio, al rinnovamento, alla crescita. E la spinta la curiosit. Primo passo operativo per lo studio
lasciarsi muovere da curiosit. Curiosit vuol dire porsi domande e porre domande: Che cosa ?
Come ? Perch? Chi? Quando? Con quali modalit? Con quali esiti?
Dal porre domande ha origine il cammino del sapere: la curiosit costruisce strade per pervenire
ad una verit sempre maggiore. Imparare sar sempre meno imprimere nella memoria una verit
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gi confezionata e sempre pi una ricerca, un trovare risposte sensate a domante poste, un per-
correre strade che fanno scoprire, con gioia e meraviglia, la verit nel suo farsi: di questa verit lo
studentestudioso sar "padrone stabile". Della verit gi confezionata e appresa senza la fatica del
camminare, lo studente sar signore per un'ora, al massimo per un giorno, poi la perder di vista:
il pacchetto non far parte del suo bagaglio di costruzione delle personalit.
Una seconda domanda, allora: Ti consideri un ricercatore della verit? Senti questa passione?
Provi curiosit per tantissime cose e quindi non puoi dire di non essere capace di curiosit! Fai
scattare questa molla quando di metti a studiare?
Insieme
Un'altra caratteristica segnala lo studio come una attivit umana particolare. Si cammina nella
ricerca ma non da soli. Sulle strade costruite dalla curiosit si incontrano persone con cui pos-
sibile fare il viaggio insieme. Anzi: l'attivit di studio, in quanto ricerca di soluzioni a problemi
posti, praticamente possibile solo con la compagnia di altri.
Alcuni di questi compagni di viaggio sono in carne ed ossa: professori, compagni di corso, amici,
le tante persone con cui entri in relazione. Ognuno di essi pu rivelarsi prezioso aiuto per accen-
tuare la curiosit, chiaricare i termini di un problema, cercare strade di soluzione, scegliere la
soluzione migliore.
Altri di questi compagni di viaggio sono presenti come muti testimoni di cammini gi realizzati:
perch aprano bocca, occorre porre loro esplicite domande. Allora essi parleranno. Sono gli au-
tori di libri, gi da tempo passati dalla scena di questo mondo o ancora viventi: gli uni e gli altri
sono presenti nelle loro opere.
cattiva usanza tentare di imparare i loro libri: modo scientico porre loro delle domande e
lasciarsi interpellare dalle loro domande (ecco la curiosit in azione!). Uno studentestudioso non
legge un autore, ma pone delle domande all'autore, il quale risponder a suo modo, con il suo
linguaggio. Cogliere le risposte, interpretarle, lasciarsi provocare e utilizzare le risposte per la
soluzione dei quesiti posti: in ci consiste l'attivit di chi studia.
Altri brani di approfondimento
Com possibile vivere oggi lallegria nel mondo che ci circonda?
Per leggerlo vai su www.donboscoland.it, clicca su e cerca il contri-
buto numero 10.
TESTIMONI
Testimonianza di Benedetta Bianchi Porro
Benedetta Bianchi Porro nasce nel 1936 a Dovadola, piccolo paese in provincia di Forl, e muore
a Sirmione nel 1964, a ventisette anni, consumata da una terribile malattia. una straordinaria
gura di giovane santa del nostro tempo, intelligente e sensibile, innamorata della vita e uma-
namente tanto ricca da legare a s schiere di amici. Benedetta lotta caparbiamente contro il
proprio male cercando di realizzare il suo sogno: diventare medico e consacrarsi all'aiuto degli
altri. A diciassette anni si iscrive alla facolt di Medicina a Milano, ma sar costretta ad arren-
dersi dopo aver sostenuto l'ultimo esame del corso. un calvario indicibile il suo, in cui, con
il progredire della malattia, si alternano momenti di sconforto e straordinari slanci di entusia-
smo di fronte ai doni dell'amicizia, alle bellezze del creato, alla percezione sempre pi intensa
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MESE SALESIANO
della vicinanza di Dio.
Inne, proprio nel mistero della croce, mistero di amore e di dolore, che Benedetta trova una
ragione alle proprie sofferenze e attinge la forza per viverle e accettarle con serenit. Benedetta
stata dichiarata venerabile nel 1994.
Caro Natalino,
in Epoca stata riportata una tua lettera. Attraverso le mani, la mamma me l'ha letta. Sono
sorda e cieca, perci le cose, per me, diventano abbastanza difcoltose.
Anch'io come te, ho ventisei anni, e sono inferma da tempo. Un morbo mi ha atrozzata, quando
stavo per coronare i miei lunghi anni di studio: ero laureanda in medicina a Milano. Accusavo
da tempo una sordit che i medici stessi non credevano all'inizio. Ed io andavo avanti casi non
creduta e tuffata nei miei studi che amavo disperatamente. Avevo diciassette anni quando ero gi
iscritta all'Universit.
Poi il male mi ha completamente arrestata quando avevo quasi terminato lo studio: ero all'ultimo
esame. E la mia quasi laurea mi servita solo per diagnosticare me stessa, perch ancora (no
allora) nessuno aveva capito di che si trattasse.
Fino a tre mesi fa godevo ancora della vista; ora notte. Per nel mio calvario non sono disperata.
lo so che in fondo alla via Ges mi aspetta.
Prima nella poltrona, ora nel letto che la mia dimora ho trovato una sapienza pi grande di
quella degli uomini. Ho trovato che Dio esiste ed amore, fedelt, gioia, certezza, no alla consu-
mazione dei secoli.
Fra poco io non sar pi che un nome; ma il mio spirito vivr qui fra i miei, fra chi soffre, e non
avr neppure io sofferto invano.
E tu, Natalino, non sentirti solo. Mai. Procedi serenamente lungo il cammino del tempo e riceve-
rai luce, verit: la strada sulla quale esiste veramente la giustizia, che non quella degli uomini,
ma la giustizia che Dio solo pu dare.
Le mie giornate non sono facili; sono dure, ma dolci, perch Ges con me, col mio patire, e mi
d soavit nella solitudine e luce nel buio.
Lui mi sorride e accetta la mia cooperazione con Lui.
Ciao, Natalino, la vita breve, passa velocemente. Tutto una brevissima passerella, pericolosa
per chi vuole sfrenatamente godere, ma sicura per chi coopera con Lui per giungere in Patria.
Ti abbraccio. Tua sorella in Cristo, Benedetta
(Tratto da Benedetta Bianchi Porro, Oltre il silenzio. Diari e lettere)
MAN
AT WORK
La gioia e lallegria sono doni da conquistare e da chiedere al Signore. In questo mese salesiano
ricco di impegni nellanimazione e nella vita di studio dedico del tempo a me stesso.
Ogni giorno provo a scrivere su un post-it giallo le esperienze di gioia che ho provato e su un post-
it verde le esperienze negative e li inserisco tutti dentro una scatola. A ne mese provo a rivedere
tutte queste esperienze e cerco di comprendere quelle che mi hanno realmente segnato e invece
quelle che si sono gi perse nella memoria. Di quelle signicative provo a comprendere il mio
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ruolo e quello del Signore e, per intercessione di Don Bosco, il 31 gennaio le offro a Dio chiedendo
che le trasformi in un cammino fecondo per il mio futuro.
CASSETTA
DEGLI ATTREZZI
Canzoni liturgiche suggerite
Rinnovamento dello Spirito, la gioia che fa cantare, cd Cantiamo con gioia.
Rinnovamento dello Spirito, Dio aprir una via, cd Cantiamo con gioia.
Rinnovamento dello Spirito, Cantiamo con gioia, cd Cantiamo con gioia
Marco Frisina, La vera gioia, cd Non di solo pane
Marco Frisina, Il canto del mare, cd The best of Marco Frisina
Albino Montisci, Sei la gioia, cd Semplicemente lode 2
Albino Montisci, Gioia porteremo, cd Semplicemente lode 2
Tim Huges, Joy is in this place, cd When silence falls
David Phelps, Joy, cd Joy
Film
Indichiamo una serie di lm legati al tema. Per leggere le recensioni vai su www.donboscoland.
it, clicca su e cerca il contributo numero 11.
Lourdes di Jessica Hausner (2010)
Uomini di Dio di Xavier Beauvois (2010)
Musica
Ayo, How many people, cdBillie-Eve (2011)
Claudio Baglioni, Io sono qui tratto, cd Io sono qui (1995)
Elisa, Joy, cd Pearl days (2004)
Franco Battiato, La cura, cd Limboscata (1996)
Franco Battiato, Stati di gioia, cd Il vuoto (2007)
Joan Baez, Glad bluebird of happiness, cd Davids album (1969)
Negrita, Che rumore fa la felicit, cd Helldorado (2008)
Niccol Fabi, Costruire, cd Novo mesto (2006)
Noemi, Vuoto a perdere, cd Rosso Noemi (2011)
Otto Ohm, Ho visto la felicit, cd Combo (2009)
Rio, La gioia nel cuore, cd Mediterraneo (2011)
Roberto Vecchioni, Chiamami ancora amore, cd Chiamami ancora amore (2011)
Sara Groves, Joy is in our heart, cd Fireies and songs (2009)
Vasco Rossi, Buoni o cattivi, cd Buoni o cattivi (2004)
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PER QUESTO IL PADRE
MI AMA:
PERCH IO DO LA
MIA VITA, PER POI
RIPRENDERLA DI NUOVO.
QUARESIMA
Il giovane Samuele continuava a servire il Signore sotto la guida di Eli. La parola del Signore era rara
in quei giorni, le visioni non erano frequenti. In quel tempo Eli stava riposando in casa, perch i suoi occhi
cominciavano a indebolirsi e non riusciva pi a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samue-
LA PAROLA DI DIO
1Samuele 3, 1-18
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le era coricato nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio. Allora il Signore chiam: Samuele!
e quegli rispose: Eccomi, poi corse da Eli e gli disse: Mi hai chiamato, eccomi!. Egli rispose: Non ti
ho chiamato, torna a dormire!. Torn e si mise a dormire. Ma il Signore chiam di nuovo: Samuele! e
Samuele, alzatosi, corse da Eli dicendo: Mi hai chiamato, eccomi!. Ma quegli rispose di nuovo: Non ti
ho chiamato, glio mio, torna a dormire!. In realt Samuele no allora non aveva ancora conosciuto il Si-
gnore, n gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore torn a chiamare: Samuele! per la
terza volta; questi si alz ancora e corse da Eli dicendo: Mi hai chiamato, eccomi!. Allora Eli comprese che
il Signore chiamava il giovinetto. Eli disse a Samuele: Vattene a dormire e, se ti si chiamer ancora, dirai:
Parla, Signore, perch il tuo servo ti ascolta. Samuele and a coricarsi al suo posto. Venne il Signore, stette
di nuovo accanto a lui e lo chiam ancora come le altre volte: Samuele, Samuele!. Samuele rispose subito:
Parla, perch il tuo servo ti ascolta. Allora il Signore disse a Samuele: Ecco io sto per fare in Israele una
cosa tale che chiunque udir ne avr storditi gli orecchi. In quel giorno attuer contro Eli quanto ho pronun-
ziato riguardo alla sua casa, da cima a fondo. Gli ho annunziato che io avrei fatto vendetta della casa di
lui per sempre, perch sapeva che i suoi gli disonoravano Dio e non li ha puniti. Per questo io giuro contro
la casa di Eli: non sar mai espiata l'iniquit della casa di Eli n con i sacrici n con le offerte!. Samuele
si coric no al mattino, poi apr i battenti della casa del Signore. Samuele per non osava manifestare la
visione a Eli. Eli chiam Samuele e gli disse: Samuele, glio mio. Rispose: Eccomi. Prosegu: Che di-
scorso ti ha fatto? Non tenermi nascosto nulla. Cos Dio agisca con te e anche peggio, se mi nasconderai una
sola parola di quanto ti ha detto. Allora Samuele gli svel tutto e non tenne nascosto nulla. Eli disse: Egli
il Signore! Faccia ci che a lui pare bene.
Tra i tanti titoli che la Bibbia attribuisce a Dio c anche questo: Colui che chiama! Nessuno
anonimo davanti al Signore che conta il numero delle stelle e le chiama ciascuna per nome!
La Parola di Dio straordinaria: un Dio che attraversa il mondo, che percorre le strade delluniver-
so e chiama, invita, fa sentire la sua voce da Innamorato e non si rassegna: bussa, aspetta, ritorna
e non si stanca di chiamare.
Pensa che una preghiera dellAntico Testamento dice: Rivelami, Signore, il nome con cui mi hai
chiamato prima che fossi concepito in grembo a mia madre! Dio chiama perch ama, perch il
suo invito in vista di un compito da svolgere, una missione da realizzare per la gioia di tanti.
E sai perch Dio chiama? Perch Dio ha bisogno di te! Nella sua Onnipotenza ha voluto avere
bisogno delle persone, con il grosso rischio di sentirsi sbattere la porta in faccia con un sonoro
NO.
In queste settimane con il gruppo di Teologia stiamo leggendo e studiando i Profeti. Questi sono
persone che Dio chiama, perch portino la sua parola al popolo dIsraele nel Suo nome. Dio ha
voluto avere bisogno di Isaia, Geremia, Osea, Amos, Daniele, Giona. Ha affidato loro un compi-
to ed essi hanno obbedito e cos facendo hanno realizzato la loro vocazione.

1. Samuele! Eccomi!: leggi la splendida pagina della vocazione di Samuele. C da commuo-
versi per la freschezza e la luminosit che trasmette. Per tre volte risuona la chiamata di Dio e per
tre volte Samuele risponde: Eccomi. Alla quarta, dietro suggerimento del sacerdote Eli, esclama:
Parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta!
la dichiarazione di disponibilit totale, la decisione di abbandonarsi tra le braccia di Dio pro-
mettendogli non solo ascolto, ma anche obbedienza.
In questo modo Samuele conosce il Signore, cio fa esperienza di chi sia veramente il Signore, si
LECTIO
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SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI 35
QUARESIMA
consegna a Lui, offre la sua completa disponibilit a collaborare alla sua opera di salvezza.
Sono salesiano e mi viene spontaneo pensare a Don Bosco: da ragazzino sente un grande desi-
derio nel suo cuore: fare del bene ai suoi compagni e, per realizzare questo, sogna di diventare
prete. Ma ci sono tanti ostacoli (mancano i soldi per studiare, non sa a chi rivolgersi, il suo primo
maestro e confidente, Don Colosso, muore e lui si trova nuovamente solo.); eppure quella voce
che chiama non lo abbandona; passeranno dieci anni (gli studi nella scuola pubblica di Chieri, il
seminario) ma finalmente allinizio di giugno del 1841 celebra la sua prima messa: Don Bosco
prete per i giovani e tale rester fino al 31 gennaio del 1888, quando li lascer dando loro
questo appuntamento: Vi aspetto tutti in Paradiso!

2. Una parola sulla vocazione: loccasione giusta per rispondere ad una domanda che mi sento
rivolgere spesso: Come faccio a scoprire la mia vocazione? Cosa vuole Dio da me?
Intanto gi bello porsi questa domanda, segno di una buona maturit spirituale. Tanti giovani
vanno avanti nella vita senza mai prendere sul serio quella preghiera che Ges ha incastonato nel
Padre nostro: Sia fatta la tua volont! Dicono gli esperti che questa la richiesta fondamentale, la
pi importante, quella che riassume tutte le altre. la preghiera di Ges durante la sua passione,
fino alla morte di croce; Lui il Figlio obbediente che realizza la vocazione del Padre: Che tutti
abbiano la vita e labbiano in abbondanza!
Non si arriva a prendere sul serio la propria vocazione senza una maturazione interiore, che com-
porta un cammino spirituale fatto di preghiera, di lettura della Parola di Dio, di crescita attraverso
i sacramenti della Penitenza e dellEucaristia.
Su questo terreno sboccia il desiderio di fare la volont di Dio e prima ancora di conoscerla per
poi poterla realizzare. Il problema proprio qui: come conoscere la volont di Dio?
Ecco alcune indicazioni:
Resta sempre condizione essenziale il coltivare la vita interiore, curare un clima di preghiera
e di vita di grazia (cio di amicizia con Ges, evitando il peccato) e anche un po di silenzio: la
chiamata si fa udire da Samuele di notte, quando tutto tace, quando non ci sono rumori che la
confondono o la rendono impercettibile. Solo la solitudine e il silenzio permettono di cogliere
le indicazioni di Dio; dove regnano frastuono e confusione impossibile riconoscere la voce
che chiama!
Essere vigilanti, giovani con gli occhi aperti, perch il Signore parla, chiama, ma occorre essere
desti e attenti per saper distinguere quella voce dalle altre. Anche Samuele per ben 3 volte con-
fonde la voce di Dio con quella del sacerdote Eli. Dio non si scoraggia di fonte alla nostra sordit,
paziente e insiste fino a quando non ci decidiamo a prestare attenzione alla sua parola.
La chiamata di Dio passa attraverso la tua vita, il tuo cuore. Si tratta di segni che solo tu puoi
leggere e decodificare: una persona la cui vita ti affascina, un dolore, unesperienza di servizio,
un caso di sofferenza o di morte, la gioia del donare, il desiderio di far contenti gli altri, la lettura
di un brano di Vangelo, lamore a Ges..
C dentro tutta questa ricerca una spia che va tenuta in considerazione: la gioia. Pensarti in
quel genere di vita ti d pi gioia che il pensarti in un altro. Per Giovanni Bosco il vedersi sacer-
dote in mezzo ai giovani lo rendeva pi felice e realizzato del vedersi con una moglie e dei figli.
Quello stato di vita, pensando al quale ti senti pi ricco di gioia, molto probabilmente quello
che fa per te.
Chi per d lindicazione giusta al giovane Samuele il sacerdote Eli. Di qui limportanza di una
guida che ti conosca e quindi sappia aiutarti in questa ricerca. S. Francesco di Sales fin dalle pri-
me pagine del suo capolavoro (la Filotea) scrive: Cerca una guida che ti accompagni: questa
la raccomandazione delle raccomandazioni! Don Bosco per tutta la vita non si mai stancato
di ripetere ai suoi giovani limportanza di un confessore stabile, cio di un amico dellanima
che sappia incoraggiare, sostenere, dare indicazioni di percorso
Essere generosi con Dio, non giocare sempre al ribasso, ma puntare in alto. Conosco tanti amici
e amiche che sono ottimi pap e mamme di famiglia e che mi hanno confidato come ad un
certo punto della loro vita hanno sentito con chiarezza linvito di Ges ad una vita di consacra-
zione religiosa o sacerdotale. Non se la sono sentita e non per questo andranno allinferno o non
sono credenti seri. Tuttaltro. Anche Don Bosco avrebbe potuto sposarsi, avere dei figli, mettere
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in piedi unindustria e si sarebbe salvato lanima. Non avremmo avuto tutto quel mare di bene
cui ha dato il via con la grande Famiglia Salesiana!
Avere a cuore le necessit della Chiesa: queste possono diventare ragione di una scelta in un
campo o nellaltro (nella famiglia o nella vita consacrata), dipende sempre dalle qualit perso-
nali, dalle indicazioni di percorso adocchiate, dalla gioia e generosit del cuore.
Ancora una cosa: oggi per diventare preti o suore ci sono molti filtri, molti momenti di discerni-
mento per evitare sbagli clamorosi. Non cos per la via al matrimonio, dove purtroppo ci sono
pochi aiuti. In questa direzione vanno gli incontri di Siamo la coppia pi bella del mondo.
(Don Gianni Ghiglione, sdb)
Una sola domanda
Che cercate? la domanda che Ges pone a due discepoli di Giovanni il Battista che lo stanno
seguendo. Sentila diretta a te, qualunque sia la tua et e situazione di vita.
Cosa cerci, cosa occupa in questo momento il tuo cuore come desiderio, sogno, progetto?
Lo stile di vita, le tue scelte, le tue occupazioni, i tuoi pensieri, ti permettono di ascoltare la voce
di Dio oppure sei su unaltra frequenza donda?
Salmo 39
Ho sperato: ho sperato nel Signore
ed egli su di me si chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio.
Sacricio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto.
Non hai chiesto olocausto
e vittima per la colpa.
Allora ho detto: Ecco, io vengo.
Sul rotolo del libro di me scritto,
che io faccia il tuo volere.
Mio Dio, questo io desidero,
la tua legge nel profondo del mio cuore.
Ho annunziato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi, non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.
TOTO
CORDE
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GIOVANI
SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI 37
QUARESIMA
Cosa far della mia vita?
la guida spirituale
discernimento vocazionale (formazione e vita pratica)
la scelta vocazionale
Per la lettura di questi episodi della vita di Giovannino Bosco vai su www.donboscoland.it, clicca
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LE MEMORIE
DELLORATORIO
INSIDE
DON BOSCO
Basta che siate giovani perch io vi ami
26 gennaio 1854.
A Torino fa un freddo polare. Ma nella cameretta di Don Bosco c un tepore proprio come va. E poi, chi ha
voglia di pensare al freddo mentre Don Bosco parla? Quei quattro giovanotti che lascoltano stanno galop-
pando con la fantasia dietro le parole di quel prete: Stiamo per fondare una societ che sar conosciuta in
tutto il mondo. Avremo oratori e istituti pieni di giovani in Europa e in America. Proprio qui, in mezzo a voi,
c uno che trapianter la nostra societ nellAmerica del Sud, e un altro che vedr moltiplicarsi per mille i
membri della nostra societ, allinizio del prossimo secolo.
I quattro giovanotti si guardano in faccia sbalorditi: sembra di sognare. Eppure Don bosco non scherza,
serio e sembra leggere nel futuro: la Madonna che vuole questa nostra societ. Ho pensato a lungo che
nome darle. Ho deciso che ci chiameremo Salesiani.
Sul suo taccuino, quella sera, Michele Rua scrive: Ci siamo radunati nella stanza di Don Bosco, Rocchetti,
Artiglia, Cagliero e Rua. Ci stato proposto di fare, con laiuto del Signore e di san Francesco di Sales, una
prova di esercizio pratico di carit verso il prossimo. In seguito faremo una promessa, e poi, se sar possi-
bile, faremo un voto al Signore. A coloro che fanno questa prova e che la faranno in seguito stato dato il
nome di Salesiani.
Dove andremo a nire con queste generazioni di giovani? Riusciremo a mantenere alti gli ideali
che hanno formato i nostri popoli? Le risposte sempre negative. Una giovent come questa di-
strugger tutto. In maniera meno drammatica ogni adulto dice: ai miei tempi.
Se ai miei tempi era cos, voi ai vostri tempi saprete trovare la strada per fare meglio di noi. I gio-
vani devono sentire che hanno la capacit di cambiare il mondo.
Per noi adulti frasi rivolte ai giovani come: mia gioia e mia corona, sono solo citazioni di una
Parola; per i ragazzi stato un atto di stima, di amore, di compiacenza.
Il Signore ci ama anche quando noi lo deludiamo. Perch dopo questa frase partito immediato
lapplauso? Perch i giovani sanno di non essere sempre allaltezza delle esigenze della vita, sanno
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che devono ricominciare ogni giorno a credere in qualcosa, sperimentano di adagiarsi, sono ten-
tati di dire: ormai, si rivedono davanti le piccole e grandi infedelt, le discontinuit, si sentono
addosso i nostri giudizi non solo impazienti, ma di condanna. Ges diverso, la fede cristiana non
la somma dei successi, ma delle continue proposte che Dio ci fa di ricominciare.
Una comunit di cristiani deve allora sbilanciarsi dalla parte dei giovani, sentirsi orgogliosa di
essi, guardare loro con occhio benevolo, stimolarli sempre alla ripresa.
Basta che siate giovani perch io vi ami: sempre un principio da non dimenticare!
(mons. Domenico Sigalini)
ZOOM
La scelta vocazionale non una scelta qualunque: si sceglie uno stato di vita, non un lavoro
o un viaggio o un amico (per quanto importanti essi siano). necessario quindi un cammino
particolare chiamato discernimento, i cui protagonisti siamo noi e Dio e la Chiesa. I brani che
seguono ci introducono a questi temi.
Sopra la scelta della propria vocazione di Don P. Chavez, Rettor Maggiore
Nel suo sogno provvidente, Dio ha pensato per te una vocazione - un modo, una forma precisa
per vivere il rapporto con Lui e che ti da la sicurezza di essere suo glio, prezioso ai suoi occhi e
irrepetibile - ricolmandola di grazie e dandoti la forza per realizzarla.
Come in tutte le situazioni della vita, a maggior ragione nella vocazione, il cristiano deve cercare
e corrispondere alla volont di Dio, imitando Ges che, in un dialogo schietto con i propri geni-
tori, ti indica il senso profondo della ricerca vocazionale: Non sapevate che io devo compiere la
volont del Padre mio? (Lc 2,49).
Carissimo quindi di massima importanza conoscere la vocazione cui Dio ti chiama per non
impegnarti in scelte di vita che non fanno per te e per le quali il Signore non ti ha creato.
Ad alcuni uomini, pochi, Dio svela in modo straordinario la sua volont. Ma normalmente non
cos e non pretendere tanto! Sii tranquillo nella certezza che il Signore ti guida a Lui: linsisten-
za dellamore di Dio e la sua volont di alleanza possono essere scovati da ciascun uomo nella
propria storia, nella propria quotidianit. Bada per, non tutti manifestano la libert, la ducia, il
desiderio, il coraggio e lumilt necessari per guardare la propria storia con gli occhi del Padre, no
a scoprirvi i segni della propria personale vocazione. necessario che tu sappia seguire alcuni
consigli e adoperare alcune strategie per poter prendere la decisione pi determinante della vita.
Primo: la Libert. Vivi la purezza, puricando quanto della tua vita gi contaminato dal peccato,
liberandoti, con lAiuto del Cielo, da ci che ti lega lanima. Dai un taglio con ci che ti impedisce
di dar retta alla voce di Dio: lindividualismo, il menefreghismo, lo sfruttamento degli altri, lido-
latria del piacere e del divertimento Sforzati di non assecondare quei desideri che ti isolano e
che ti illudono di trovare in te stesso la gioia, la realizzazione e la pienezza. Solo se distogli gli oc-
chi da te, gli orecchi dai tuoi illusori monologhi, la fantasia da ci che inquina lamore e incatena
la speranza, puoi raccogliere la sda di un Dio che si dona a te in unesistenza piena e gioiosa.
Secondo: la Fiducia. Solo lintimit con Dio ti rende accessibile una certezza: Lui, non tu, conosce
la via della tua gioia, perch quella Via ed quella Gioia. In questa intimit, costruita attraver-
so una preghiera semplice ma intensa e fedele, possono orire anche sulle tue labbra le parole
dellapostolo Paolo: Signore che vuoi che io faccia?; del giovane Samuele: Parla, Signore, che il tuo
servo ti ascolta; del re Davide che cantava cos: Insegnami a fare la tua volont, perch sei il mio Dio.
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Terzo: coltivare un desiderio audace. Lasciati contagiare dalla vita dei santi, il tuo desiderio divie-
ne vigoroso, capace di sognare in grande. Tempra la tua vita, sullesempio di tante vite veramente
riuscite rivolgendoti a Dio con una preghiera soda e costante, celebrando con partecipazione la
Santa Messa e facendo con passione la Comunione.
Un forte amore per la Madre del Signore, per San Giuseppe e per tutti i santi, un colloquio du-
cioso con il proprio Angelo custode, rendono forte il tuo desiderio di compiere il cammino della
vita secondo il disegno di Dio per partecipare della sua Grazia e della sua Gioia gi in questa terra
e poi in Paradiso.

Quarto: il Coraggio: Senza coraggio la tua vocazione non orisce. Il coraggio un dono che Dio
assicura a noi gli, ma che spesso non sappiamo accogliere, perch fragili nella nostra libert,
superciali nella nostra fede, impauriti nei nostri desideri. Ricordati per: Dio afdabile, non ti
frega. Se ti di di Lui, ti rimbocchi le maniche nel servizio, anche quando ti costa, malgrado le ap-
parenti difcolt, le disapprovazioni e i giudizi sprezzanti degli altri che troppo spesso giudicano
con gli occhi del mondo. Proprio in quelle opere scoprirai come Dio non manchi mai di parola
e non si lasci mai vincere in generosit. Coraggioso chi fa esperienza della folle contabilit di
Dio: ogni goccia dacqua, briciola di pane, minuto di tempo, donati per suo amore, sono oggi e
nelleternit ricompensati con un centuplo di gioia e di pienezza, perch, come Ges ti ha detto e
ti insegnato con la sua vita c pi gioia nel dare che nel ricevere.
Quinto: lUmilt. latteggiamento che matura grazie alla crescita nella libert, nella ducia, nel
desiderio e nel coraggio. Umile chi si apre con verit nel confronto accogliente con la guida
dellanima e il confessore, persone sagge innamorate di Dio, che ti aiutano a vincere le incertezze,
gli ostacoli, le incomprensioni, le derisioni.
Talvolta le opposizioni degli amici, delle persone care, forse anche dei tuoi stessi genitori possono
minacciare i primi passi di un autentico cammino vocazionale ma, nel rispetto che devi a loro,
non porre in secondo piano la volont di Dio unica fonte della tua gioia.
Il giovane fedele alla sua vocazione
Quando San Francesco di Sales rivel in casa che Dio lo chiamava al sacerdozio, i genitori gli fece-
ro osservare che, essendo il pi grande della famiglia avrebbe dovuto gestirne lamministrazione
e leconomia, e che quindi il desiderio della vita consacrata a Dio fosse frutto di undevozione ec-
cessiva e che avrebbe dovuto invece santicarsi continuando a vivere in societ. Per convincerlo
del tutto ad assecondare le loro intenzioni gli proposero un matrimonio con una ragazza ricca,
bella e buona. Ma nulla serv a distoglierlo dalla sua decisione. Egli diede sempre il primo posto
alla volont di Dio anzich a quella del padre e della madre (che pur rispettava e amava tenera-
mente), e prefer rinunciare ai vantaggi dati dalla sicurezza economica e sociale della sua famiglia
anzich lasciar scappare il dono della sua vocazione. I genitori, che inizialmente si erano lasciati
prendere dalle stesse logiche opportuniste del mondo, in seguito diedero pi ascolto alla loro fede
e furono contenti della scelta e della vita del glio.
Altri brani di approfondimento
"Dopo che si incontrato il Maestro e si stati guardati da lui, l'unica cosa che davvero conta
seguirlo" di padre Fabio Ciardi, omi
Necessit di un direttore spirituale di s. Francesco di Sales
Per leggerli vai su www.donboscoland.it, clicca su e cerca il contributo
numero 13-14.
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TESTIMONI
Un solo cristianesimo, un solo Vangelo, tante vocazioni nelle Chiesa.
Tramite il volontariato ho scoperto la mia vocazione missionaria salesiana
Dopo gli studi all'universit, ho visto, per caso, una pubblicit per il volontariato Salesian Lay
Missioner (slm) dellIspettoria di New Rochelle. Era il mio primo contatto con Don Bosco e con
il suo carisma. Non ho mai dimenticato una buona notte poco prima della mia partenza come
volontario missionario in cui ci stato detto che la nostra missione era relativamente semplice:
essere Cristo per i giovani che incontriamo, e cercare Cristo in loro. Ho meditato quelle parole
frequentemente. In unoccasione al Hogar Maria Auxiliadora, un orfanotroo gestito dalle Suore
a Cochabamba, Bolivia, nel bel mezzo del caos in un giorno particolarmente impegnativo, un
ragazzo che ancora ricordo chiaramente mi ha dato una immaginetta che ho subito accettato
e messo nella mia tasca. Pi tardi, ho notato che era l'immagine di Ges, che aveva ritagliato da
una rivista. Riettendo su quel dono semplice sono sicuro che gli eventi caotici di quel giorno
sarebbero ancora avvenuti, ma se fossi stato pi consapevole della presenza di Cristo, i giovani
avrebbero riconosciuto Cristo in me. Le esperienze che ho avuto in Bolivia ed in Sierra Leone,
sono state certamente piene di grazia.
Erano tempi in cui Cristo si fatto presente a me in un modo molto reale. La mia vocazione sa-
lesiana religiosa stessa stata promossa, cresciuta ed stata confermata, mentre servivo come
volontario missionario per due anni e mezzo. Queste esperienze mi hanno dato il coraggio di
rispondere alla mia vocazione religiosa con un 's' decisivo. In realt non riesco a ricordare un
momento durante il mio discernimento vocazionale dove anche il desiderio di servire il Signore
in una missione straniera non era presente. Naturalmente, appena entrato in noviziato avevo il
grande desiderio di scrivere al Rettor Maggiore, offrendo me stesso come missionario ovunque
avesse voluto mandarmi. Cos, dopo gli studi nel post noviziato, sono stato inviato in Sud Africa.
Durante l'Eucaristia dellinvio missionario, lIspettore Don James Heuser ha sottolineato che, no-
nostante la scarsit di vocazioni, i nostri occhi, come quelli di Don Bosco, devono vedere oltre la
nostra situazione attuale, dobbiamo riconoscere i pi bisognosi e i nostri cuori devono cercare il
modo di aiutarli, anche a costo del sacricio. Sono sempre grato per il sostegno e la generosit
della mia Ispettoria dorigine, la sue!
Gli anni di tirocinio che ho trascorso in Sud Africa mi hanno arricchito di nuove esperienze.
Ho coordinato i ritiri dei giovani nella nostra casa di spiritualit non lontano da Johannesburg,
nonch lequipe di pastorale giovanile. Abbiamo anche a disposizione una variet di program-
mi, diamo unimportanza primaria al corso Love Matters, un programma che mira a cambiare
il comportamento che si evoluto nel corso degli anni dal suo inizio nel 2001. Si tratta di un
approccio concreto e pratico per affrontare il problema soprattutto per gli adolescenti e giovani
che non solo sono i portatori principali del virus, ma vivono anche in un paese con il maggior
numero di casi di hiv nel mondo. Adesso sto facendo i miei studi teologici, qui a Gerusalemme, e
non vedo l'ora di tornare alla mia Visitatoria del Sud Africa a qualunque incarico mi afdino. La
strada destinata ad essere riempita di esperienze, di sde e di opportunit per crescere. La mia
preghiera quella di essere sempre disponibile ed aperto a tutto ci che lo Spirito mi concede.
(Sean McEwin, sdb)
Altra testimonianza
Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, di Mafno Redi Maghenzani; per leggerlo vai su
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QUARESIMA
MAN
AT WORK
In questo tempo forte di Quaresima cerca di afdare tutta la tua giornata a Dio scegliendo, magari
presa dal vangelo della domenica o da un calendario liturgico, una frase da ripetere internamente
durante il giorno, prima dello studio o del lavoro, prima di incontrare una persona o di entrare
in casa. Ti aiuter ad essere vigilante negli incontri. Prova poi a chiedere al tuo sacerdote di rife-
rimento se riesce ad organizzare per il gruppo giovani (o anche solo per te se ritieni) un incontro
con due esperienze di vita legate a vocazioni come quella consacrata (per esempio una comunit
religiosa) e quella matrimoniale (incontrando magari una famiglia cristiana). Possono essere oc-
casioni per fare un po di chiarezza vocazionale anche in te.
CASSETTA
DEGLI ATTREZZI
Canzoni liturgiche suggerite
Gen Rosso, Cosa avremo in cambio
Webliograa
Sito con articoli, reportage, spunti di carattere vocazionale
www.vocazioni.net
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TEMPO PASQUALE
E HO ALTRE PECORE
CHE NON PROVENGONO
DA QUESTO RECINTO:
ANCHE QUELLE IO DEVO
GUIDARE.
ASCOLTERANNO
LA MIA VOCE
E DIVENTERANNO
UN SOLO GREGGE,
UN SOLO PASTORE.
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TEMPO PASQUALE
SUSSIDIO GIOVANI
Allinterno del libro che porta il nome del profeta Isaia, gli studiosi hanno identicato la presenza
di diverse voci, poste tutte sotto il patronato del grande profeta vissuto nellottavo secolo a.C. il
caso del vigoroso inno di gioia e di vittoria. Gli esegeti lo riferiscono al cosiddetto Secondo Isaia,
un profeta vissuto nel sesto secolo a.C., al tempo del ritorno degli Ebrei dallesilio di Babilonia.
Linno si apre con un appello a cantare al Signore un canto nuovo proprio come accade in altri
Salmi). La novit del canto a cui invita il profeta si rif certamente allaprirsi dellorizzonte
della libert, quale svolta radicale nella storia di un popolo che ha conosciuto loppressione e il
soggiorno in terra straniera).
Lo spazio divino
La novit ha spesso nella Bibbia il sapore di una realt perfetta e denitiva. quasi il segno del
sorgere di unra di pienezza salvica che sigilla la storia travagliata dellumanit. Il Cantico di
Isaia presenta questa alta tonalit, che ben sadatta alla preghiera cristiana.
Ad elevare al Signore un canto nuovo invitato il mondo nella sua globalit che include terra,
mare, isole, deserti e citt. Tutto lo spazio coinvolto con i suoi estremi conni orizzontali, che
comprendono anche lignoto, e con la sua dimensione verticale, che parte dalla pianura desertica,
ove si trovano le trib nomadi di Kedar e ascende no ai monti. Lass si pu collocare la citt di
Sela, da molti identicata con Petra, nel territorio degli Edomiti, una citt posta tra i picchi roc-
ciosi. Tutti gli abitanti della terra sono invitati a formare come un immenso coro per acclamare il
Signore con esultanza e dargli gloria.
La storia nelle mani di Dio
Dopo il solenne invito al canto il profeta fa entrare in scena il Signore, rappresentato come il Dio
dellEsodo, che ha liberato il suo popolo dalla schiavit egiziana: Il Signore avanza come un pro-
de, come un guerriero. Egli semina il terrore tra gli avversari, che opprimono gli altri e commet-
tono ingiustizia. Anche il cantico di Mos dipinge il Signore durante la traversata del Mar Rosso
LECTIO
Io sono il Signore; questo il mio nome; io non dar la mia gloria a un altro, n la lode che mi spetta agli
idoli. Ecco, le cose di prima sono avvenute e io ve ne annuncio delle nuove; prima che germoglino, ve le rendo
note.
Cantate al Signore un cantico nuovo, cantate le sue lodi all'estremit della terra, o voi che scendete sul mare,
e anche gli esseri che esso contiene, le isole e i loro abitanti!
Il deserto e le sue citt alzino la voce! Alzino la voce i villaggi occupati da Chedar. Esultino gli abitanti di
Sela, prorompano in grida di gioia dalla vetta dei monti! Diano gloria al Signore, proclamino la sua lode
nelle isole!
LA PAROLA DI DIO
Isaia 42,8-12
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come un prode in guerra, pronto a stendere la sua destra potente e ad atterrire i nemici. Col
ritorno degli Ebrei dalla deportazione di Babilonia si sta per compiere un nuovo esodo e i fedeli
devono essere certi che la storia non in mano al fato, al caos, o alle potenze oppressive: lultima
parola spetta al Dio giusto e forte. Cantava gi il Salmista: Nelloppressione vieni in nostro aiuto
perch vana la salvezza delluomo.
Vedere Dio nella storia
Ogni giorno il credente deve saper scorgere i segni dellazione divina, anche quando essa nasco-
sta dal uire, apparentemente monotono e senza meta, del tempo. Come scriveva uno stimato
autore cristiano moderno, la terra pervasa da unestasi cosmica: c in essa una realt e una
presenza eterna che, per, normalmente dorme sotto il velo dellabitudine. La realt eterna deve
ora rivelarsi, come in unepifania di Dio, attraverso tutto ci che esiste.
Scoprire, con gli occhi della fede, questa presenza divina nello spazio e nel tempo, ma anche in
noi stessi, sorgente di speranza e di ducia, anche quando il nostro cuore turbato e scosso
come si agitano i rami del bosco per il vento. Il Signore, infatti, entra in scena per reggere e
giudicare il mondo con giustizia e con verit tutte le genti.
(Giovanni Paolo ii)
In questo periodo provo a comprendere in che modo sono legato al prossimo e da chi mi faccio
guidare quando offro il mio aiuto o faccio volontariato con i ragazzi o con i giovani.
Come vivo lattivit di animazione o di volontariato?
Bon Bosco fu accompagnato per tutta la vita dal sogno dei nove anni: c anche per me un sogno
che mi ritorna alla mente e che ispira le mie azioni?
Riesco ad essere guida per i fratelli pi giovani che mi sono afdati proprio come faceva Don
Bosco?
Salmo 22
Gli umili mangeranno e saranno saziati;
quelli che cercano il Signore lo loderanno;
il loro cuore vivr in eterno.
Tutte le estremit della terra si ricorderanno del Signore e si convertiranno a lui;
tutte le famiglie delle nazioni adoreranno in tua presenza.
Poich al Signore appartiene il regno,
egli domina sulle nazioni.
Tutti i potenti della terra mangeranno e adoreranno;
tutti quelli che scendon nella polvere
e non possono mantenersi in vita
s'inchineranno davanti a lui.
La discendenza lo servir;
si parler del Signore alla generazione futura.
TOTO
CORDE
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TEMPO PASQUALE
Essi verranno e proclameranno la sua giustizia,
e al popolo che nascer diranno com'egli ha agito.
Prete per i giovani
loratorio
un sogno che ritorna
dai fallimenti alla nascita delloratorio di Valdocco
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LE MEMORIE
DELLORATORIO
INSIDE
DON BOSCO
Un segreto per maturare: la voglia di testimoniare
Don Bosco si incontrato con Dio (sogno dei nove anni) e questa esperienza non lo abbandona
pi. Non solo, per tutta la vita, continua a darsi di questo Dio, ma sente il bisogno di testimoniar-
lo, e cio di dire agli altri quanta vita e quanta felicit si provi nellincontrare Dio e nel vivere con
Dio, servendo con Lui la vita!
Fin da piccolo ha la passione di cercare i ragazzi delle cascine vicine alla sua, di incontrarli, di
metterli insieme per passare allegramente il tempo; ed lui il capo banda, lanimatore, il centro
di ogni piccola o grande impresa; ha il temperamento del leader. Ma non manca mai di suggerire
una parola, di fare una riessione, di offrire un consiglio che, chiaramente, si ispirano alla fede.
Comunica Dio con semplicit, nel linguaggio dei ragazzi e in un clima di gioia.
Lo stesso far da studente a Chieri e poi da grande quando sar prete a Torino; e sapr testimonia-
re la sua fede anche di fronte a personalit ostili, a polemiche pubbliche, ad attacchi pi o meno
scoperti, sempre rischiando di persona. Dir: Don Bosco prete sempre ed ovunque: nella casa
del povero e nel palazzo del ministro. Noi potremmo dire cristiano sempr!
Lambiente, allora, era ostile alla fede: la massoneria da una parte e le sette protestanti dallaltra
costituivano un continuo attacco alla religione. E Don Bosco sempre in prima la, anche quando
altri si ritirano nellombra per non essere compromessi; non solo, ma incoraggia i suoi ragazzi e
i suoi amici ad uscire allo scoperto, ad essere dei lottatori, a seminare germi di bene ovunque, in
ogni ambiente, dentro ogni situazione.
Don Bosco ebbe tanti amici ma anche tanti nemici; ma anche questi ultimi ebbero a riconoscere
la sua lealt e a manifestare il loro rispetto per questo prete povero ed inerme ma che non taceva
e non si ritirava di fronte a nessuna sda.
Tutti noi abbiamo delle idee; fra le tante idee che circolano, alcune diventano pi nostre di altre;
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poi le idee che abbiamo fatto nostre diventano convinzioni, vale a dire principi interiori che rego-
lano il nostro modo di pensare, di scegliere, di decidere, di agire. E le convinzioni si trasformano
in comportamenti, manifestazioni esteriori di ci che siamo dentro, di ci in cui crediamo con
tutto noi stessi. E i comportamenti si trovano a fare i conti con gli ambienti nei quali ci muovia-
mo, con le convinzioni degli altri, con le abitudini, con le mode, con i costumi. Possono trovare
approvazione e sostegno; ma possono anche trovare negazione e ostilit. a quel punto che le
convinzioni impegnano alla coerenza.
Ma pur vero che uno non pu dire di avere autentiche convinzioni ntantoch non si compro-
mette e non paga di persona. Altrimenti, pi che di convinzioni, si deve parlare di velleit. E le
velleit vanno e vengono, non lasciano traccia, non sostengono una vita, non delineano un pro-
getto di s. Una persona che fatta di velleit una persona senza personalit.
Questo vale anche per la fede.
La fede diventata convinzione, le convinzioni sono diventate comportamenti, i comportamenti
impegnano alla coerenza?
Anche oggi lambiente ostile alla fede. Se non troviamo una ostilit aggressiva come nella Tori-
no dellOttocento; possiamo dire che la ostilit, oggi, si chiama indifferenza. Cos che se uno osa
manifestare la sua fede guardato come un animale raro e si sente addosso il gelo del compati-
mento: credi ancora a queste cose?
Ma anche vero che, mai come oggi, la nostra cultura anonima, massicata, spersonalizzata e
spersonalizzante; e che molti provano il disagio di essere, dentro la massa, niente e nessuno. Ed
vero che i giovani, pi di altri, avvertono il richiamo di valori autentici, di ideali veri, di impegni
seri, di coerenze evidenti. Almeno ad un certo momento avvertono tutto questo; poi dopo, i pi si
rassegnano e si uniformano. Ma questo non tradire la vita? Non tradire se stessi?
E non tradire Dio che, a ciascuno, afda il compito di annunciare e di testimoniare, e che conta
su ciascuno perch altri scoprano cosa signichi incontrare il Dio della vita e servire la vita mol-
tiplicandola? Don Bosco metteva spesso i suoi ragazzi di fronte a queste responsabilit: allegri
s ma non incoscienti, sereni s ma non disimpegnati, in mezzo a tutti gli altri ma non anonimi
senza volto!
E, a volte, Don Bosco usava anche parole dure per risvegliare la coscienza dei suoi giovani su que-
ste realt; perch era consapevole che, ad essere in gioco, era la vita!
Ci siamo mai posti il problema della coerenza tra fede e vita? E della chiamata, rivolta a ciascuno,
di essere annunciatore e testimone?
Dicono i tedeschi: Gabe ist Aufgab il dono la risposta, il dono comporta la responsabilit. Il
dono tu lo hai ricevuto...
(Don Gianantonio Bonato)
ZOOM
Ges Risorto ma c chi non ci crede. Anche Tommaso che aveva vissuto tre anni con lui era
dubbioso. Come vivo la mia fede alla luce della Resurrezione pasquale?
Credere: un bisogno
C' gente che dice "io non credo in niente" ed intende dire "avere una fede o non averla problema
che non m mi riguarda". Ma, nel proporre questa negazione usa il verbo "credere". Anche il crede-
re in niente un atto di fede, come l'atto di fede in Dio. Non credo in Dio perch non lo posso rag-
giungere con la mia ragione! Ma il niente dimostrabile con la ragione? Allora credo nel destino,
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TEMPO PASQUALE
nella fortuna il destino e la fortuna sono dimostrabili con la ragione? No. Queste affermazioni
rimangono pur sempre un atto di fede. Non si pu allora dire che esiste il "non credente": in qual-
cosa o qualcuno la persona crede sempre, anche quando sembra negarlo.
Il fatto si che nel mondo occidentale siamo ancora prigionieri del mito della ragione, quella ere-
ditata dall'illuminismo. E pare che ammettere ci che esorbita dai poteri della ragione sia negare
la propria umanit.
Vero che la ragione non ci basta per abbracciare tutta quanta la realt: che siamo e che ci circon-
da. Non penso si possa dimostrare razionalmente l'amore! Per quanti tentativi si facciano per de-
nirlo, c' sempre qualcosa che sfugge e che sorprende. Eppure ci sono persone che sperimentano
l'amore: lo ricevono e lo donano.
Non penso sia possibile denire con la sola ragione il concetto di tempo. Diceva S Agostino "Se mi
dicono di viverlo ci riesco; ma se mi chiedono di denirlo, non so pi". Tutti noi viviamo il tempo,
ma con la sola ragione riusciamo solo ad arrivare a delle approssimazioni.
Sono poi "razionali" le aspirazioni che di tanto in tanto proviamo, quali il sogno di pienezza, di
completezza, di vita per sempre? Eppure non possiamo negare che queste aspirazioni sono parte
di noi per il semplice fatto che le proviamo e le esprimiamo.
Messi alle corde sul fatto di credere e sui limiti della ragione, molte persone si rifugiano allora nel-
le cose: credo nelle cose! Si chiamino denaro, successo, prestigio, carriera, piacere, divertimento,
avventura Anche questo un atto di fede e per di pi impegnativo perch pu chiedere qualco-
sa, pu chiedere molto.
Ma rimbalza l'obiezione: sufciente credere in alcune cose? Perch le cose sono nite, tramon-
tano, periscono, deludono, ingannano talora. Bastano le cose ad appagare i desideri che, almeno
in talune circostanze, si fanno sentire dentro di noi?
Chi vive un attimo di vera felicit vorrebbe che non nisse mai; chi raggiunge una verit che
lo colpisce nel profondo vorrebbe arrivare a tutta quanta la verit; chi si lascia incantare da una
qualche bellezza, sogna che tutta la realt dovrebbe essere cos; chi soffre l'incapacit a comunica-
re (e lo vorrebbe con tutto se stesso) avverte che quel limite andrebbe sfondato e dovrebbe essere
possibile comunicare e comunicarsi; chi sora la morte o vi si avvicina avverte che qualcosa
che non dovrebbe essere, non dovrebbe capitare n a me n alle persone che amo! Tant' che salta
fuori il terribile interrogativo "Perch"?
Se siamo convinti che le cose sono importanti ma non bastano a colmare una vita, la domanda
diventa allora: credere in qualcuno? gi meglio: credo nelle persone dalle quali sono amato e
che amo, perch ogni atto di amore un atto di ducia e perci un atto di fede. Ma poi scopro che
queste persone sono limitate come me, sentono gli stessi desideri e si pongono gli stessi problemi
che mi pongo io; scopro che siamo in due o in tre a godere, soffrire, sperare, sognare E sentiamo
che non basta per garantire vita piena a me e a loro, felicit vera a me e a loro, eternit a me e a
loro
Non rimane che una terza via: credere in Qualcuno con la iniziale maiuscola, un Qualcuno che
vorremmo garante della vita, della felicit, della eternit: e questo non solo per me, ma per quelli
che amo e per tutti, indistintamente.
Non irragionevole, allora, la posizione di chi dice di avere fede in Dio. Forse una scelta intel-
ligente. Parlo di scelta perch la fede non sarebbe pi tale se avessi l'evidenza; anzi, l'evidenza
mi costringerebbe alla ammissione e quindi sarebbe una violazione della mia libert! Niente e
nessuno pu costringermi a credere; per essere tale la fede deve essere una atto libero. Un Dio che
non rispettasse questa condizione non sarebbe pi dalla parte della vita e dell'amore, ma sarebbe
un Dio tiranno o ingannatore.
Sar per questo che Dio si nasconde? Vittorio Messori, un giornalista che ha dedicato la sua opera
ad interpretare il cristianesimo scrive: "C' almeno una religione, il cristianesimo, per la quale
base della fede proprio il nascondimento di Dio. Condizione per il credere cristiano riconosce-
re ed accettare la ambiguit, la doppia lettura possibile di tutto ci che vediamo fuori di noi e che
sentiamo dentro di noi. Se non vedessi niente che indichi una Divinit mi tranquillizzerei nella
negazione. Se vedessi dappertutto le tracce di un Creatore riposerei in pace nella fede. Ma vedo
troppo per negare e troppo poco per rassicurarmi. Cos c' abbastanza luce per chi vuole credere
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e c' abbastanza tenebra per chi non vuole credere".
Di nuovo l'obiezione partorita dalla nostra ragione: "poich non lo vedo io non credo". Ma vedi tu
l'amore (per tornare all'esempio di prima)? No, tu vedi solo i segni dell'amore; ma questi ti basta-
no per credere nell'amore! Ci vuole dire che credere o non credere non questione di vedere o
non vedere, ma questione di cuore: umilt, disponibilit, capacit di accogliere.
(Don Gianantonio Bonato)
Cos per me la fede?
Come ho vissuto la notte di Pasqua e la Resurrezione di Cristo?
Ho gi fatto la scelta della fede?
TESTIMONI
Don Bosco testimoni con la vita la sua fedelt al Signore, la sua dedizione ai giovani come
risposta alla sua chiamata ad essere prete. La vocazione diventa cos parte integrante del suo
essere. Ma non stato lunico! Altri lhanno trovata in altri luoghi e in altre persone...
Sar carmelitana
(Padre Mariano, Vivere il quotidiano con fedelt, a cura di Giovanni Barra, Ed. Gribaudi)
Padre Mariano raccont una volta, in uno dei suoi famosi colloqui in TV, questa singolare storia
di una vocazione
Era una signorina dell'alta societ romana. Era danzata e stava per sposarsi. Mancavano pochi
mesi.
Gi l'appartamento era pronto, tutto bello, tutto sorridente. Si preparava un matrimonio vera-
mente sontuoso.
Questa signorina stava in villeggiatura ai Castelli Romani. Tutte le sere scendeva gi nel paesino,
da una sua villa, per prendere alla posta la lettera del suo danzato che in quegli ultimi mesi, per
ragione di lavoro, stava in Alta Italia e le scriveva tutti i giorni. Essa imbucava la sua cartolina o
lettera e ritirava quella di lui.
"Quella sera imbucai la solita lettera. - raccontava, ormai anziana la protagonista. - Era estate,
faceva caldo, ero stanca...
La cassetta delle lettere stava sopra la parete della chiesa parrocchiale e mi venne la tentazione
(perch proprio di una tentazione si trattava per me, che non mettevo piede in chiesa da pi di
quindici anni) di entrare in quella chiesa per riposarmi un po' al fresco.
Mi avviai verso la porta della chiesa e, mentre camminavo, mi passa per la testa un'idea (ma che
idea bizzarra!), una domanda, che mai mi ero fatta:
- Quest'uomo, al quale io sto per dedicare tutta la mia vita, mi vorr poi bene davvero? -.
- Perch no? (mi rispondevo tra me e me) Mi ha dato anelli, gioielli, ha preparato la casa per me...
Una seconda domanda mi pass poi per la testa:
- Ma quest'uomo, domani se fosse necessario, per il mio bene, un sacricio anche grave da parte
sua, sarebbe disposto a farlo? -.
- Io penso di s, (continuavo a rispondermi) perch l'anno scorso non andato a quella crociera
per starmi vicino, l'anno prima lo stesso... Insomma, qualche sacricio per amor mio, lo ha gi
fatto. E altri li far certamente in seguito... -.
Entro in chiesa, e nella semioscurit, mentre mi sto orientando per cercare un banco per sedermi,
mi passa per la mente la domanda pi assurda, la pi stupida che possa passare per la mente di
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una danzata, che sta per sposarsi:
- Ma quest'uomo, se dovesse dare la sua vita per me, sarebbe capace di farlo? -.
- Che cretina, che stupida, - mi dissi proprio cos - ma se d la vita... non lo sposo pi! - .
Ero evidentemente stanca... e come fuori di me, mi siedo, alzo la testa e vedo, l sopra il pulpito di
quella povera chiesa, un Crocisso.
Io non sono una visionaria, e nemmeno una sognatrice, ma in quel momento mi sono sentita dire
da quel Crocisso:
"Io ho dato la mia vita per te!".
Fu tale lo sconvolgimento della mia anima, tale il rovesciamento dei valori, inesplicabile, istanta-
neo, che io scattai in piedi e dissi a me stessa: - Sar suora carmelitana! -.
E non ci furono ritorni.
Io non avrei pi potuto sposarmi, non mi sarei pi sentita di farlo perch avevo 'sentito' questa
affermazione, alla quale non avevo mai pensato prima e ormai la mia vita dovevo impegnarla per
Lui.
E sono cinquant'anni e pi che sono suora carmelitana e sono felicissima. E, se ho un rincresci-
mento, quello di non aver ancora saputo rendere al Signore, se non in minima parte, quello che
Lui mi ha dato".
(Padre Mariano, Vivere il quotidiano con fedelt, a cura di Giovanni Barra, Ed. Gribaudi)
MAN
AT WORK
Questo periodo di Pasqua lo dedico alla riscoperta di quel sogno che avevo intravisto allinizio di
questanno. Qual la mia vocazione? Quel il mio posto in questo mondo? A cosa mi chiama il
Signore in questa vita?
Provo a sperimentare la mia dedizione verso il prossimo prendendo un impegno serio con me
stesso e con il Signore.
CASSETTA
DEGLI ATTREZZI
Canzoni liturgiche suggerite
Francesco Buttazzo Fabio Baggio, Lode a te o Cristo, cd Tempo di grazie
Francesco Buttazzo Fabio Baggio, bello dar lode, cd Tempo di grazie
Francesco Buttazzo Fabio Baggio, Sfolgora il sole di Pasqua, cd Alelluia risorto
Daniele Semprini, Lode a te che ami lumanit, cd Maranath, vieni Signore
Rinnovamento dello Spirito, Noi loderemo il Signore, cd Il tuo amore grande
Albino Montisci, Ti loder, cd Semplicemente lode 2
Albino Montisci, Esulta, cd Semplicemente lode 2
Tosca, Magnicat, cd Musica caeli
Paolo Spoladore, Megalynei Magnicat, cd Shiloh
Paolo Spoladore, Magnicat, cd Unanima
Mina, Magnicat, cd Dalla terra
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Film
Indichiamo una serie di lm legati al tema. Per leggere le recensioni vai su www.donboscoland.
it, clicca su e cerca il contributo numero 17.
Corpo celeste di Alice Rohrwacher (2011)
Io sono con te di Guido Chiesa (2010)
La passione di Carlo Mazzacurati (2010)
Musica
Alex Britti, La vita sognata, cd Best of Alex Britti (2011)
Jovanotti, La bella vita, cd Ora (2011)
Joy Williams, Charmed life, cd One of those days (2009)
Onerepubblic, Good life, cd Waking up (2009)
Roberto Amad, Una vita migliore, cd Come pioggia (2011)
The Frey, How to save a lifetratto, cd How to save a life (2005)
Three Days Grace, Life starts nowtratto, cd Life starts now (2009)
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MESE MARIANO
QUESTO IL COMANDO
CHE HO RICEVUTO
DAL PADRE MIO
ECCO LA SERVA
DEL SIGNORE: AVVENGA
PER ME SECONDO
LA TUA PAROLA
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In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una citt di Giuda. Entrata
nella casa di Zaccaria, salut Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le
sussult nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclam a gran voce: Benedetta tu fra le donne
e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la
voce del tuo saluto giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che
ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore.
Allora Maria disse:
L'anima mia magnica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perch ha guardato l'umilt
della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onni-
potente e Santo il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri
del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha
rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come
aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi torn a casa sua.
LA PAROLA DI DIO
Luca 1, 39-56
Maria nel racconto della Visitazione, che precede il Magnicat ha fatto scena muta a parole, ma
ha parlato con il servizio amorevole alla cugina Elisabetta, bisognosa di aiuto e conforto. Ecco
perch le parole del Magnicat sono cariche di senso, di verit, di carit, di affetto: la parola vera
si staglia sul silenzio.
Maria trasforma le parole udite dalla cugina in canto, inserendosi nella storia del suo popolo.
Anna, la madre di Samuele, dopo aver ricevuto un glio dal Signore ha intonato un canto (1 Sam
2,1-30). Debora, la profetessa, dopo la vittoria su Sisara, cant al Signore (Gdc 4,5). Lo stesso fece il
popolo dopo la traversata del Mar Rosso (Es 15). Lasciamo dunque cantare anche Maria, che non
stona affatto, anzi, il suo canto di sapore veterotestamentario si inserisce assai bene in tutta la
storia innica del suo popolo.
Elisabetta lha appena dichiarata Beata e Maria scoppia in un inno di lode: Lanima mia ma-
gnica il Signore.... Sembra di vederla con le mani tese verso lalto; guarda il cielo e scruta le
profondit di Dio, e il suo canto si fa rivelazione di Dio per noi. Maria, cantando, ci parla di Dio, si
fa catechista di Dio, ci educa al senso di Dio e si fa nostra voce nel lodare Dio.
Dio il Signore. Con la parola Signore si traducono quelle quattro consonanti ebraiche (jhwh)
che esprimono il nome con cui Dio si rivelato a Mos che tanti traducono con: Colui che .
Una denizione che piace ai loso perch d lidea della staticit, dellimmutabilit ma che non
ci sembra aderente al pensare biblico. Preferiamo tradurre con: Colui che fa esistere. In questa
denizione cogliamo lesperienza di un popolo che sente Dio allinizio della sua esistenza, inse-
rito nella sua storia, pronto a entrare in alleanza con loro. Anche Maria lo sperimenta cos: come
LECTIO
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MESE MARIANO
Colui che trasforma la sua esistenza. Essa lo contempla e lo percepisce in tutta la sua sovranit e
ne ha gi sperimentato e ne sperimenta tutta la potenza.
Per questo lo riconosce come lOnnipotente e dice: Grandi cose ha fatto in me lOnnipotente, un
titolo che risale ai Padri. Cos lhanno sperimentato Abramo, Isacco e Giacobbe quando Dio ha
stretto con loro unalleanza carica di promesse, quando entrato nella loro vita per iniziare una
storia di salvezza estesa a tutti gli uomini ed esprimevano questo titolo con immagini che fanno
anche sorridere. Osservando il cielo dicevano a Dio che tutto opera delle sue dita. Dio cos
Onnipotente che gli bastato un dito per creare tutte la cose. Quando per parlano di salvezza,
allora dicono, come fa Maria, che ha spiegato la potenza del suo braccio, una frase che viene dai
Salmi e dal libro dellEsodo e che dice qualcosa alla nostra vita: quando Dio ci libera dal peccato
e ci salva, deve mettere in azione tutta la sua onnipotenza, perch deve vincere anche le nostre
ribelli volont.
Maria, contemplandolo come il Santo, non vede separato Dio dal mondo degli uomini e anche
noi lo possiamo costatare quando vediamo gente impegnata nel bene e in una vita onesta. il
Santo che agisce nella nostra vita. Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: Poich Dio il San-
to pu perdonare alluomo che davanti a lui si riconosce peccatore: Non dar sfogo alla mia ira
perch sono Dio e non un uomo, sono il Santo in mezzo a voi (Os 11,9). Dio agisce cos perch
Misericordioso e fedele. Maria dice: Ha soccorso Israele suo servo, ricordandosi della sua mi-
sericordia (1,54). Maria ci indica la misericordia di Dio, a noi invocarla insieme a lei.
(Don Mario Galizzi, sdb)
Prendendo Maria come modello:
so ascoltare le esigenze del mio prossimo e rispondervi con il silenzio attivo dellamore?
so ringraziare Dio per i doni che ricevo ogni giorno o il mio sguardo sulle vere o presunte
ingiustizie o solo sui miei diritti?
so indicare Dio come unico Salvatore a chi mi accanto o temo giudizi derisione?
Maria e il Magnicat
Come stato bello, o Maria, ascoltare il tuo canto. Sei una vera catechista di Dio, ce lo hai presen-
tato come un Padre colmo di misericordia e di amore, ce lo hai fatto sentire vicino, accanto a noi
in ogni situazione e ci hai insegnato a lodarlo. O Maria, invoca su di noi il dono dello Spirito Santo
che ci aiuti a sentire le cose belle che facciamo e che sono in noi come opera sua e a scorgerlo
operante nella storia. Donaci quel sentimento profondo che ci aiuti a colloquiare con il Padre, e
il Figlio e lo Spirito in una vera preghiera, fatta di lode, di ringraziamento e di adorazione. Allora
riusciremo a sentire che non siamo soli perch Essi non ci abbandonano mai. Amen!
TOTO
CORDE
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GIOVANI
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Oratorio non laboratorio:
Don Bosco e la Madonna
Maria e la comunit
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il contributo numero 18.
LE MEMORIE
DELLORATORIO
INSIDE
DON BOSCO
Don Bosco maestro di devozione mariana
Scriveva il Rettor Maggiore Don Egidio Vigan nella sua prima lettera circolare ai salesiani pren-
diamo la Madonna in casa e continuava: Sappiamo che Giovanni Bosco nato ed stato educato
in un ambiente profondamente mariano per tradizione di Chiesa locale e di piet familiare. Basti
ricordare come, alcuni giorni dopo la sua vestizione chiericale nellottobre 1835, alla vigilia della
sua partenza per il seminario, mamma Margherita lo chiam e gli fece quel memorando discorso:
Giovannino mio,... quando sei venuto al mondo ti ho consacrato alla Beata Vergine Maria; quan-
do hai iniziato i tuoi studi ti ho raccomandato la divozione a questa nostra Madre; e se diventerai
sacerdote, raccomanda e propaga sempre la divozione di Maria.
Don Bosco stato fedele a questa raccomandazione della mamma: cresciuto alla scuola di Maria,
lha sentita vicina in tutti i momenti della sua vita. Lha data come Madre ai giovani, ai Salesiani,
alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ai Cooperatori. Ha fondato una Associazione per diffonderne la
devozione. Lha fatta amare!
Don Bosco per non arrivato per caso alla devozione allAusiliatrice. Essa si presenta piuttosto
come la maturazione di tutta una linea spirituale e apostolica che si andata precisando e svi-
luppando negli anni. Una tale devozione alla Madre di Dio la concretizzazione pratica di quella
santit dellazione che ha caratterizzato la spiritualit di Don Bosco.
Questa devozione allAusiliatrice lha lasciata in eredit ai suoi gli. Oh, se io potessi un poco
mettere in voi, diceva in una Buona Notte, questo grande amore a Maria e a Ges Sacramentato,
quanto sarei fortunato! Vedete, dir uno sproposito, ma non importa niente. Sarei disposto per
ottenere questo a strisciare con la lingua per terra di qui no a Superga. uno sproposito, ma io
sarei disposto a farlo. La mia lingua andrebbe a pezzi; ma non importa niente: io allora avrei tanti
giovani santi.
Don Bosco quindi abbina la santit alla devozione allAusiliatrice. Noi crediamo davvero che Ma-
ria Ausiliatrice nel formare i cristiani. Ausiliatrice nella lotta titanica tra il bene e il male, tra la
vita e la morte, tra la luce e il peccato.
Don Bosco ci ripete: Chiamatela Ausiliatrice. Essa gode tanto nel prestarci aiuto (mb. xvi, pag.
269).
Afdiamoci a Maria
Afdarsi a Maria un gesto liale che rivela sicura ducia, pienezza di amore e appartenenza to-
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MESE MARIANO
tale. Lo suggeriva anche Don Bosco nel 1869, proponendo un atto di liazione con cui si prende
per madre Maria Vergine. (Letture cattoliche 1869, pag. 57).
Afdarsi a Maria iniziare un rapporto di affetto, di donazione, di disponibilit, di appartenenza,
di appoggio al patrocinio di Maria, la collaboratrice di Cristo (Giovanni Paolo ii, 8-12-1981).
Afdiamoci dunque a Maria che come dice il Concilio, Assunta in cielo... continua ad ottenere la
grazia della salute eterna... si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in
mezzo a pericoli e affanni, no a che non siano condotti alla patria beata (lg 62).
Imitiamo Maria
Come cristiani, riconosciamo che Maria, per disposizione del beneplacito di Dio occupa un po-
sto singolare nella storia della salvezza e nella costruzione della Chiesa lungo i secoli, posto per-
fettamente descritto in sintesi nellultimo capitolo della Lumen Gentium.
In quanto stata la prima redenta e la prima cristiana, Maria si presenta a noi come il modello
pi perfetto dopo Cristo stesso, e quindi noi troviamo in Lei il modello pi riuscito della santit.
Con una sintesi, che ci richiama ai momenti principali della vita di Maria, esponiamo gli atteg-
giamenti e i sentimenti che dobbiamo contemplare e imitare in Lei:
La sua fede: il suo modo cio di accogliere la Parola e di custodirla nel cuore.
La sua gioia per le meraviglie operate dal Padre: questo ci richiama il canto del Magnicat e ci
suggerisce latteggiamento interiore di lode e di adorazione per Dio che ci colma di tanti doni.
La sua sollecitudine per i bisogni: pensiamo alla Vergine della Visitazione e alla sua presenza
materna alle nozze di Canaan.
La sua fedelt nellora della Croce, momento decisivo della sua partecipazione alla salvezza
del mondo: Presso la croce stava sua Madre (Io, 19.25).
La risposta della nostra devozione
Dalla contemplazione di Maria nei due misteri tramandatici pi frequentemente dalla nostra
tradizione (Immacolata - Ausiliatrice), noi ricaviamo due serie di beneci:
In quanto Immacolata, Essa ci educa alla pienezza della nostra donazione al Signore.
In quanto Ausiliatrice, Essa ci educa al servizio dellespansione del Regno del Figlio suo, Essa ci
stimola a dedicarci allapostolato a favore dei fratelli.
Il nostro amore per Maria non una specie di compensazione affettiva e neppure soltanto un in-
coraggiamento alle virt private. in profonda coerenza con la nostra vocazione cristiana, che,
come dice la Lumen Gentium, impegno a spargere, quanto possibile, la fede... e contribu-
ire, quasi dallinterno a modo di fermento, alla santicazione del mondo, e manifestare Cristo
agli altri, principalmente con la testimonianza della vita, col fulgore della fede, della speranza e
della carit (lg 362-363).
La nostra devozione alla Madonna, si manifesta anche in atteggiamenti ed atti, che esprimono la
gioia di aver ricevuto dal Signore il dono di questa Madre.
Si tratta di una devozione liale e forte: due aggettivi che indicano insieme la tenerezza verso
Colei che Madre amabile e il coraggio di imitarla nella sua totale dedizione alla volont di
Dio.
Presenza di Maria nellitinerario cristiano
Nellitinerario del cristiano, il rapporto con Maria si impone come imperativo della fede, ma an-
che quale elemento di santit e stimolo di impegno e di speranza. Esso infatti promuove
gli scopi di ogni autentica azione pastorale: liberare dal peccato, aiutare lassimilazione degli at-
teggiamenti evangelici, sostenere la crescita dellamicizia con Dio.
Amiamo la Madonna. Prendiamola in casa, perch sia per ognuno di noi guida sicura nel cammi-
no verso la santit, ricordandoci quanto dice ancora il Concilio: La vera devozione non consiste
n in uno sterile e passeggero sentimentalismo, n in una certa qual vana credulit, ma bens
procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio,
e siamo spinti al liale amore verso la Madre nostra e allimitazione delle sue virt (lg 443).
(Don Pietro Ponzo, sdb)
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56 SUSSIDIO GIOVANI SUSSIDIO GIOVANI
ZOOM
La spiritualit salesiana profondamente materna: la mamma celeste e la mamma terrena
sono infatti state per Don Bosco guide sicure e aiuto nei momenti di difcolt. Nei brani che
seguono alcuni spunti mariani.
Don Bosco e la madre
Ecco un altro segreto per crescere e maturare: non dimenticare la lingua della propria madre; il
che signica non strappare le radici dalle quali provieni; anzi, coltivarle quelle radici perch da
l che pu continuare a passare la vita. Don Bosco aveva perso il padre da piccolo... Fu talmente
segnato da questa esperienza che, quando pens ad una istituzione educativa per i suoi ragazzi
non volle altro nome che quello di casa e den lo spirito che avrebbe dovuto improntarla con la
denizione di spirito di famiglia.
Siamo quasi alla ne della vita; Don Bosco snito dalle fatiche e si trova a Roma per inaugurare
la grande chiesa del S. Cuore presso la stazione Termini cui annesso un orfanotroo per i ragazzi
di quel borgo (allora era una borgata della gente pi povera che ci fosse a Roma).
Si fa un pranzo con le autorit e sono presenti personaggi che vengono un po da tutto il mondo;
tutti hanno contribuito a costruire quella chiesa e quellorfanotroo. Al brindisi sono parecchie
le persone che prendono la parola; ovviamente ciascuno nella sua lingua di origine. Qualcuno
chiede a Don Bosco quale sia la lingua che ama e di pi; e lui: La lingua che pi mi piace quel-
la che mi insegn mia madre: perch mi cost poca fatica limpararla e perch con essa provo
maggiore facilit a esprimere le mie idee. E poi non la dimentico tanto facilmente come le altre
lingue.
Ecco un altro segreto per crescere e maturare: non dimenticare la lingua della propria madre; il
che signica non strappare le radici dalle quali provieni; anzi, coltivarle quelle radici perch da
l che pu continuare a passare la vita.
Don Bosco aveva perso il padre da piccolo; in casa aveva avuto contrasti per la ostilit del fratel-
lastro Antonio, aveva patito la fame e il freddo; eppure riconosceva che i grandi valori li aveva
attinti da l: la sapienza contadina, la sana furbizia, il senso del lavoro, la essenzialit delle cose, la
industriosit nel darsi da fare, lottimismo a tutta prova, la resistenza nei momenti di sfortuna, la
capacit di ripresa dopo le batoste, la allegria sempre e comunque, lo spirito di solidariet, la fede
viva, la verit e la intensit degli affetti, il gusto per la accoglienza e la ospitalit; tutti beni che
aveva trovato in famiglia e che lo avevano costruito in quel modo, cos da essere quel Don Bosco
che tutti ammiravano e tutti cercavano.
Fu talmente segnato da questa esperienza che, quando pens ad una istituzione educativa per i
suoi ragazzi non volle altro nome che quello di casa e den lo spirito che avrebbe dovuto im-
prontarla con la denizione di spirito di famiglia.
E per dare limpronta giusta alla cosa, aveva chiesto a Mamma Margherita, ormai anziana e stan-
ca, di lasciare la tranquillit della sua casetta in collina per scendere in citt e prendersi cura di
quei ragazzi raccolti dalla strada, quelli che le daranno non poche preoccupazioni e dispiaceri.
Ma lei and ad aiutare Don Bosco e a fare da mamma a chi non aveva pi famiglia ed affetti. Altre
mamme si aggiungeranno a lei mano a mano che i giovani cresceranno. Cos piaceva a Don Bo-
sco: una casa sia pure anomala perch grande, una famiglia aperta perch disposta ad accogliere
tutti; ma il clima doveva essere quello, fatto di spontaneit, sincerit, amicizia, aiuto reciproco,
condivisione delle responsabilit, relazioni intense.
Non si matura quando si dimentica la lingua della propria madre, quando cio ci si butta dietro le
spalle tutto ci che la famiglia ha dato e continua a dare.
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MESE MARIANO
C un momento della crescita in cui il ragazzo si rende autonomo rispetto alla famiglia; meglio,
rispetto al modo con cui, da piccolo, viveva la famiglia.
un momento delicato perch rischia di fare uno strappo che rompe tutto, nega tutto, distrugge
tutto.
Non saggio buttare via il bambino assieme allacqua sporca del bagnetto!
La conquista della autonomia dalla famiglia un processo naturale; ma come avviene? Con la
pretesa ingenua di ripartire da zero, di inventarmi da nuovo, di costruirmi dal niente?
Ecco allora che critico tutto, sono insofferente per tutto, aggredisco i genitori, brontolo per nien-
te, sono sempre insoddisfatto, recito il ruolo dellemancipato, contraddico per il gusto di con-
traddire, insceno battaglie stupide quanto inutili, alcune volte ci trovo gusto a far soffrire chi, in
fondo, non mi vuole che bene.
Dialogo, incontro, scontro sulle idee, sugli stili di vita, sulle abitudini, sulle mentalit, sono cose
necessarie.
Ma attento: non buttare via quello che di valido, di vitale, di sostanzioso la famiglia ti ha dato e
continua a darti.
Se vuoi imparare altre lingue, devi partire dalla lingua che ti hanno insegnato; se perdi quella non
impari pi niente. E non avere paura, qualche volta, ad essere riconoscente!

Don Bosco teneva tantissimo a questo atteggiamento e lo manifestava con tutti e in tutte le oc-
casioni; poteva farlo con espressioni piccole e povere; ma lo faceva sempre e con gusto. Perch
essere riconoscenti signica moltiplicare la vita celebrando lamore: un amore riconosciuto un
amore potenziato.

Quali sono i tuoi rapporti con la famiglia? Sei consapevole di attingere tanti beni che sono vitali
o hai gi rinnegato tutto questo? un patrimonio che ti limiti a dilapidare o che contribuisci a
costruire? Sai essere riconoscente in forma intelligente e simpatica? Crei attorno a te uno spirito
di famiglia?
(Don Giannantonio Bonato, sdb)
Altri brani di approfondimento:
Maria la Donna eucaristica di Don Roberto Carelli, sdb
Maria difesa dei giovani di Don Pascual Chavez, Rettor Maggiore
Per leggerli vai su www.donboscoland.it, clicca su e cerca il contri-
buto numero 19-20.
TESTIMONI
Sentimento liale verso Maria e servizio al fratello no in fondo. Padre Kolbe e Chiara Amiran-
te ne sono testimonianza. Testimonianza che affascina anche i non credenti.
Santo e martire della carit
(Padre Kolbe)
Massimiliano Maria Kolbe, all'anagrafe Raimondo, nacque l'8 gennaio 1894 a Zdunska-Wola,
non molto lontano da Ldz al centro dell'attuale Polonia, allora in territorio dominato dagli
zar di Russia. Era il secondo glio di Giulio e Maria Dabrowska: essi erano entrambi Terziari
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Francescani e lavoravano come tessitori. Quando Raimondo aveva circa dieci anni, avvenne
l'episodio pi straordinario della sua infanzia... Fu una tenera apparizione della Madonna, che
non avrebbe pi dimenticato. Sua madre rivel tale evento ai confratelli di suo glio, dopo la
sua morte. La sua lettera datata: 12 ottobre 1941
"[...] Tremante per l'emozione e con le lacrime agli occhi mi disse: [...] Mi apparsa la Madonna,
tenendo nelle mani due corone: una bianca, e l'altra rossa. Mi guardava con affetto e mi chiese se
avessi voluto quelle due corone. La bianca signicava che avrei perseverato nella purezza, e la ros-
sa che sarei stato un martire. Risposi che le accettavo.... Allora la Madonna mi guard dolcemente
e scomparve. Il mutamento straordinario avvenuto nel ragazzo, per me attestava la verit della
cosa. Ne era sempre compreso e, in ogni occasione, accennava col viso raggiante alla sua deside-
rata morte di martire. E quindi io ero preparata, come la Madonna dopo la profezia di Simeone."
Il 1 settembre 1939, i nazisti invasero la Polonia, e la mattina del 7 febbraio 1941, padre Massimi-
liano venne rinchiuso prima nel carcere Pawiak di Varsavia e poi, il 28 maggio, fu deportato nel
campo di concentramento di Oswiecim (Auschwitz), dove venne destinato ai lavori forzati, con il
numero 16670. Il 15 giugno, scrisse la sua ultima lettera, e la scrisse a sua madre: "Cara Mamma,
verso la ne del mese di maggio sono giunto con un convoglio ferroviario nel campo di concen-
tramento di Auschwitz."
"Per me, va tutto bene. Amata mamma, sta tranquilla per me e per la mia salute, perch il buon
Dio c' in ogni luogo e con grande amore pensa a tutti e a tutto. Sarebbe bene non scrivermi pri-
ma che io ti mandi un'altra lettera, perch non so quanto tempo rimarr qui. Con cordiali saluti
e baci. Raimondo Kolbe". Fra il 28 luglio ed il 1 agosto, il comandante Fritsch condann dieci
prigionieri del Blocco 14 a morire di fame in buio sotterraneo (bunker), a causa della fuga di un
altro prigioniero del medesimo blocco.
Di fronte a Francis Gajowniczek, uno sconosciuto compagno di prigionia che piangeva pensando
ai gli che avrebbe lasciato orfani, padre Kolbe chiese di poterne prendere il posto per restituire
quest'uomo all'affetto della sua famiglia. E il suo istituto nascente? E le sue opere di divulgazione
cristiana? In queste attivit egli si era sentito sempre solo uno strumento dellImmacolata. Esse
appartengono unicamente a Lei. LImmacolata provveder...
L'offerta di P. Kolbe venne accettata ed i condannati furono rinchiusi nel seminterrato, cio nel
"bunker", del Blocco numero 13.
Dalla testimonianza di Francesco Gajowniczek: "Conobbi personalmente padre Kolbe soltanto
nell'estate del 1941, il giorno che offr la sua vita per me.[...] Il Lagerfuhrer Fritsch, comandante
del campo, circondato dalle guardie, si avvicin e cominci a scegliere nelle le dieci prigionieri
per mandarli a morte. Indic col dito anche me. Uscii fuori dalla la e mi sfugg un grido: avrei
desiderato rivedere ancora i miei gli ! Dopo un istante, usc dalla la un prigioniero, offrendo se
stesso in mia vece. [...] ".
Dalla testimonianza di un testimone oculare, il dottor Niceto Francesco Wlodarski: "[...] Dopo
la scelta dei dieci prigionieri, padre Massimiliano usc dalla la e, togliendosi il berretto, si mise
sull'attenti dinanzi al Comandante. Questo. sorpreso, rivolgendosi a padre Massimiliano, disse:
Che cosa vuole questo porco polacco?. Padre Massimiliano, puntando la mano verso Francesco
Gjownieczek, gi prescelto per la morte, rispose: Sono un sacerdote cattolico polacco; sono anzia-
no, voglio prendere il suo posto, perch egli ha moglie e gli. [...] Pare incredibile che il Coman-
dante Fritsch abbia tolto dal gruppo dei condannati il Gajowniczek ed abbia accettata l'offerta
di padre Kolbe, e che non abbia piuttosto condannati tutti e due al bunker della fame. Con un
mostro come quello, ci sarebbe stato possibile.[...].
Dalla testimonianza del dottor Stemler:" [...] Con assai maggior forza, sentii la sua inuenza dopo
l'avvenimento che aveva scosso il campo, cio, quando egli offr la propria vita per un altro pri-
gioniero. La notizia dell'episodio si diffuse nel campo intero la notte stessa. Sono profondamente
convinto che il comandante del campo acconsent che il prigioniero da lui scelto venisse sosti-
tuito da padre Kolbe, soltanto perch padre Kolbe era un sacerdote. Egli gli aveva chiesto chiara-
mente: Chi sei?". E, ottenuta la risposta, ripet al suo compagno: " un Pfaffe (un pretonzolo)". E
fu soltanto allora, che il comandante Fritsch disse: "Accetto". Tale convinzione me la sono formata
subito, nel campo, quando mi venne riferito lo svolgersi dell'accaduto. Il sacricio di padre Kolbe
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provoc una grande impressione nelle menti dei prigionieri, poich nel campo non si riscontra-
vano quasi affatto manifestazioni di amore verso il prossimo. Un prigioniero si riutava di dare
ad un altro un pezzo di pane, e qui si era dato il caso che uno aveva offerto la propria vita per un
altro prigioniero a lui sconosciuto". Tutti i superstiti di Auschwitz testimoniano all'unanimit
che, da allora, il campo divenne un luogo un po meno infernale.
Nel giorno dell'Assunzione di Maria Vergine al Cielo, il 15 agosto, il suo corpo fu bruciato nel
forno crematorio e le sue ceneri disperse al vento. Il 28 gennaio 1942, il certicato di morte di P.
Kolbe fu spedito dall'ufcio centrale del campo di concentramento al convento di Niepokalanw.
Questo documento, e l'ultima lettera che egli scrisse a sua madre, sono entrambi conservati negli
archivi del convento
Il 30 gennaio 1969, Papa Paolo vi dichiar Padre Massimiliano degno del titolo di "Venerabile".
Il 14 giugno 1971, i due miracoli a lui attribuiti furono confermati dal medesimo Pontece, che lo
beatic il 17 ottobre nella Basilica di S. Pietro. I due miracoli confermati da Papa Paolo vi sono i
seguenti: nel luglio 1948 Angela Testoni fu guarita da tubercolosi all'intestino e nell'agosto 1950
Francesco Ranier fu guarito da calcicazione delle arterie/sclerosi
Il 10 ottobre 1982, Sua Santit Giovanni Paolo ii dichiar il suo compatriota, il Beato Massimilia-
no Maria Kolbe, santo e martire della carita'. Francesco Gajowniczek, il prigioniero salvato da
San Massimiliano Maria Kolbe, mor nel 1995 e fu sepolto nel cimitero di Niepokalanw.
Umile e mite glio di san Francesco e cavaliere di Maria Immacolata, egli attravers le vie del
mondo, dalla Polonia all'Italia e al Giappone, facendo del bene a tutti sull'esempio del Cristo, il
quale pertransivit benefaciendo (cfr. At 10,38). Ges, Maria e Francesco furono i tre grandi amori,
cio il segreto della sua eroica carit: "Solo l'amore crea"; ripeteva a quanti lo accostavano
questa l'espressione che, come lampada, illumina tutta la sua vita. Fu questo ideale superiore,
questo dovere primordiale di ogni cristiano autentico, che gli fece superare la crudelt e la violen-
za della sua tremenda prova con la splendida testimonianza del suo amore fraterno e del perdono
concesso ai persecutori (Giovanni Paolo ii, 18 marzo 1979).
Altre testimonianze:
Come Maria, Chiara Amirante
Il fascino di Ges e Maria, Intervista a Erri De Luca di Simona Santucci
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buto numero 21-22.
MAN
AT WORK
In questo mese di maggio recita una decina del rosario, la mattina per afdare la giornata o la
sera per concluderla, ssando lattenzione sul mistero che stai pregando: scoprirai la preziosit
di ripercorrere con Maria la vita di Ges, dalla nascita alla Risurrezione alla sua presenza attuale
nella Chiesa. Scegli poi un gesto di servizio, magari semplice e nascosto agli occhi degli altri, da
porre come atto di carit a Dio e ai fratelli.
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60 SUSSIDIO GIOVANI
CASSETTA
DEGLI ATTREZZI
Canzoni liturgiche suggerite
Mite Balduzzi, Ave Maria, cd Verbum Panis, (2003)
Libri
Erri De Luca, In nome della madre, Feltrinelli, Milano 2006.
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