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ANDROCLO E IL LEONE Commedia in due Atti di George Bernard Shaw PROLOGO Quando si alza il sipario, rumori della foresta,

ruggito dei leoni, un lontano inno cristiano. La scena rappresenta un sentiero nella giungla. Dall'interno si ode un ruggito di leone, malinconico, sofferente. Si ripete pi vicino. Il leone viene avanti, zoppicando su tre zampe, e tiene alta la zampa destra anteriore nella quale ficcata una grossa spina. Si siede e si guarda la zampa ferita. La lecca. La scrolla. Cerca di tirar fuori la spina strofinando la zampa contro il terreno, ma si fa pi male. Ruggisce in modo pietoso. La lecca di nuovo. Le lagrime gli sgorgano dagli occhi. Zoppicando penosamente, esce dal sentiero e va a sdraiarsi sotto gli alberi, sfinito dal dolore. Tira un gran sospiro, rumoroso come una ventata dentro un trombone, e poi si addormenta. Androclo viene avanti sul sentiero, con la moglie Megera. E un ometto piccolo, magro e ridicolo, di et indefinita tra i trenta e i cinquantacinque anni. Ha i capelli color sabbia, gli occhi celesti, acquosi e pietosi, le narici sensibili e la fronte molto presentabile ; ma non ha altro di buono: le braccia, le gambe e la schiena, per quanto siano ossute di natura, sono grinzose e denutrite. Si porta dietro un grosso fagotto, vestito molto poveramente e appare stanco e affamato. La moglie una donna sciatta ma belloccia e prosperosa, ben nutrita e nel fior degli anni. Non ha niente da tirarsi dietro, solo un grosso bastone al quale appoggiarsi. MEGERA (buttando, improvvisamente, il bastone in terra). Non faccio pi un passo. ANDROCLO (supplichevole e stanco). Oh, non ricominciare, cara. inutile che ti fermi ogni due miglia a dire che non lai pi un passo. Tanto bisogna arrivare al prossimo villaggio prima che faccia buio. In questa foresta ci sono le bestie feroci: leoni, a quel che dicono. MEGERA. Io non ci credo per niente. Tu seguiti a minacciarmi con queste bestie feroci per farmi andar avanti, a costo che mi esca l'anima dal corpo, mentre non ce la faccio pi neanche a trascinare un piede davanti all'altro. Non abbiamo ancora visto un solo leone. ANDROCLO. Ma cara, ne vuoi proprio vedere uno? MEGERA (strappandogli il fagotto dalla schiena). Sei un bruto senza piet! A te non importa che io sia sfinita dalla stanchezza, a te non importa quel che mi accade: butta il fagotto in terra tu pensi soltanto a te stesso. A te! a te! a te! sempre a te stesso! Si mette a sedere sul fagotto. ANDROCLO (sedendosi tristemente in terra con i gomiti sulle ginocchia e la testa fra le mani). Ma, cara, dobbiamo tutti pensare a noi stessi, ogni tanto. MEGERA. Un marito dovrebbe pensare a sua moglie, qualche volta. ANDROCLO. Non pu sempre farne a meno, cara. Tu mi fai pensare molto a te. Non che te ne voglia. MEGERA. Volermene! Ci mancherebbe altro! colpa mia se sono sposata con te? ANDROCLO. No, cara: colpa mia. MEGERA. Bel modo di parlarmi. Non sei felice con me? ANDROCLO. Non mi lamento, amor mio. MEGERA. Dovresti vergognarti di te stesso. ANDROCLO. Me ne vergogno, cara. MEGERA. Macch: te ne fai un vanto! ANDROCLO. Di che cosa, tesoro? MEGERA. Di tutto. Di aver fatto di me una schiava e di te stesso un buffone. Non giusto. M'hai procurato la fama dell'arpia con codesti tuoi modi sottomessi, a furia di parlare come se il burro non ti si sciogliesse in bocca. E proprio

perch ho l'aspetto di una donna grossa e robusta e sono un po' irascibile, e perch mi trascini sempre finisco per pentirmi, tutti dicono: "Poveretto: che moglie!". Oh, se la sapessero tutta! E tu credi che lo so, lo so, strillando

perch ho il cuore buono e a fare cose delle quali vitaccia gli fa fare sua io non lo sappia. Ma invece

lo so. ANDROCLO. Si, cara: lo so che lo sai. MEGERA. E allora perch non mi tratti come si deve e non sei un buon marito? ANDROCLO. Che cosa posso fare, mia cara? MEGERA. Che cosa puoi fare! Puoi tornare al tuo lavoro, e alla tua casa, e ai tuoi amici, e offrire sacrifici agli dei come fanno tutte le persone rispettabili, invece di farci cacciar via dalla casa e dalla famiglia come atei sporchi, malfamati ed eretici! ANDROCLO. Io non sono ateo, cara: io sono cristiano. MEGERA. Beh, non la stessa cosa ma dieci volte peggio. Tutti lo sanno che i cristiani sono gli infimi degli infimi. ANDROCLO. Proprio come noi, cara. MEGERA. Parla per te. Non azzardarti a paragonarmi a gente qualunque. Mio padre era padrone del suo locale; e sciagurato fu per me il giorno in cui venisti per la prima volta a bere. ANDROCLO. Confesso che ero dedito al bere, cara. Ma l'ho abbandonato quando son divenuto cristiano. MEGERA. Sarebbe stato meglio fossi rimasto un ubriacone. Posso perdonare un uomo dedito al vino: un fatto naturale; e non nego che un goccetto piace anche a me, ogni tanto. Ma non sopporto che tu sia dedito al cristianesimo. E quel che anche peggio, che tu sia dedito agli animali. Come pu fare una donna a tener la casa pulita se tu ti tiri dietro i gatti randagi e i cani smarriti e le anatre storpie di tutta la campagna? M'hai levato il pane di bocca per dar da mangiare a loro; lo sai che vero: non provarti a negarlo. ANDROCLO. Solo quando loro avevano fame e tu ti ingrassavi troppo, gioia. MEGERA. Si, insultami, avanti! Alzandosi. Non lo tollero pi, neanche per un attimo. Te ne stavi li seduto a discorrere con quelle bestiacce mute per ore e ore, mentre non avevi neanche una parola da rivolgere a me. ANDROCLO. Loro non mi rispondevano mai, tesoro. Si alza e si rimette sulle spalle il fagotto. MEGERA. Beh, se preferisci le bestie a tua moglie, rimani con loro qua nella giungla. Io ne ho abbastanza di loro c abbastanza di te. Io torno indietro. Io vado a casa. ANDROCLO (sbarrandole la via del ritorno). No, gioia, non andar via cosi. Non possiamo tornare indietro. Abbiamo venduto tutto: moriremmo di fame e io sarei mandalo a Roma e dato in pasto ai leoni. MEGERA. Ti starebbe bene! Auguro ai leoni che tu faccia loro buon pro. Strillando Ti levi di mezzo e mi lasci andar a casa? ANDROCLO. No, cara... MEGERA. Allora la trover da sola la strada nella foresta e quando m'avranno mangiata le bestie feroci saprai che moglie hai perso. Si lancia nella giungla e quasi cade sopra al Leone addormentato. Oh! oh! Androclino! Androclino! Torna indietro vacillando e crolla fra le braccia di Androclo che, schiacciato dal suo peso, cade sul proprio fagotto.

ANDROCLO (si estrae da sotto la moglie e le picchia sulle mani, con grande ansia). Che c', vita mia, stella mia? Che stato? Le alza la testa. Muta per il terrore, ella indica in direzione del leone addormentato. Egli si avvia, prudentemente, verso il punto indicato da Megera. Ella si alza con sforzo e lo segue, barcollando. MEGERA. No, Androclino: ti fai ammazzare. Torna indietro. Il leone emette un grande sbadiglio, russando. indietreggia svenendo tra le braccia di Megera, fagotto. Rotolano in terra, una di qua e uno di guardarsi terrorizzati fra Il leone ruggisce pesantemente nella giungla. Androclo vede il leone, e che cade all'indietro, sul l, e rimangono distesi, a loro.

ANDROCLO (bisbigliando). Hai visto? Un leone. MEGERA (disperata). Gli dei lo hanno mandato a punirci perch sei cristiano. Portami via, Androclino. Salvami. ANDROCLO. Megerina, per te c' una salvezza. Ci metter almeno venti minuti per mangiarmi - sono piuttosto filaccioso e duro - e tu a scappare ci metti meno di cosi. MEGERA. Oh, non parlar di mangiare. Il leone si alza con un gran ruggito e viene, zoppicando, verso i due. Oh! Sviene. Androclo tremando ma rimanendo tra il leone e Megera). Non ti avvicinare a mia moglie, hai capito? Il leone ruggisce. Androclo trema tanto che stenta a stare in piedi. Megerina, scappa! Scappa che ti salvi! Se gli levo gli occhi da dosso finita. Il leone alza la zampa ferita e la sventola pietosamente davanti a Androclo. Oh, zoppo, povera stella! Ha un pruno nella zampa. E che brutto prunaccio! Con tanta compassione. Oh, poverello! Che brutto pruno ti s' ficcato nello zamponcione! Ti ha fatto tanto male che non ce la fai neanche a mangiare un bel cristianetto per colazione! Oh, un bel cristianetto ti lever il pruno dalla zampa; e cosi potrai mangiare il bel cristiano e la bella grassa e tenera mogliettina del bel cristiano. Il leone risponde con lamenti di auto compassione. Si, si, si, si, si. No, no, prende la zampa in mano non si deve morsicare e neanche graffiare, neppure se ti fa un pochino di male. Fa' la zampa di velluto. Cos. Tira la spina, piano piano. Il leone, con un rabbioso grido di dolore, ritira la zampa cosi bruscamente che Androclo casca all'indietro. Fermo! Oh, quel brutto crudelone del cristianetto lui fatto male alla zampa

ferita? Il leone conferma mugolando, ma scusandosi. Su, un'altra tiratina ed tutto finito. Una tiratina, piccola piccola; e poi vivrai felice per sempre. D un altro strappo alla spina. Il leone ruggisce e batte le ganasce con un colpo terrorizzante. No, non bisogna far paura al buon dottorino e all'affettuosa infermierina. Questo non t'ha fatto male, neanche un po'. Ancora uno. Tanto per far vedere che il coraggioso sa resistere al dolore, non come quel piagnucolone del cristianetto. Opl! La spina viene fuori. Il leone strilla pel dolore e agita la zampa, come pazzo. Ecco fatto! Mostra la spina. venuto fuori. E adesso lecca la zampa cosi va via tutta la bua. Vedi? Si lecca la propria mano. Il leone annuisce intelligentemente e si lecca la zampa con grande impegno. Bravo il leoncino! Lui capisce quel che gli dice l'amico Androclino. Il leone gli lecca il viso. ANDROCLO (cont.). Bravo, d un bacio a Androclino. Il leone, scodinzolando con violenza, si rizza sulle gambe di dietro e abbraccia Androclo che torce la bocca e grida: Zampe di velluto! Zampe di velluto! Il leone tira dentro gli artigli. C'osi va bene. Abbraccia il leone che, alla fine, si prende la punta della coda con una zampa e con essa la attorciglia stretta alla vita di Androclo, appoggiandogliela su un fianco. Androclo prende l'altra zampa in mano, allunga il braccio, e i due si mettono a ballare un valzer, estatici, giro giro e, alla fine, via attraverso la giungla. MEGERA (che ha ripreso i sensi durante il valzer). Ah, vigliacco, sono anni che non balli con me; e adesso ti metti a ballare con quella bestiaccia cattiva che hai conosciuto appena dieci minuti fa e che ti vuol mangiare la moglie. Vigliacco! Vigliacco! Vigliacco! Si precipita di corsa dietro i due, nella giungla. fine del prologo

ATTO PRIMO sera. La fine di tre strade convergenti che conducono a Roma. Tre archi di trionfo le attraversano nel punto in cui sboccano su una piazza all'ingresso dell'Urbe. Guardando verso nord, attraverso gli archi, si vede la campagna tagliata da tre lunghe strade polverose. A oriente e a occidente della piazza sono delle lunghe panche di pietra. Un vecchio mendicante seduto, dal lato orientale, con una ciotola ai piedi. Un drappello di soldati romani passa sotto Varco orientale a scorta di un branco di prigionieri cristiani di ambo i sessi e di tutte le et; tra essi Lavinia, una giovane donna bella e risoluta, di livello sociale apparentemente superiore a quello dei suoi compagni di prigionia. Un centurione, che ha in mano un randello di legno di vite, cammina faticosamente a destra del drappello e lo comanda. Sono tutti stanchi; ma i soldati sono caparbi e ostinati mentre i cristiani sono allegri e decisi a considerare le loro sciagure come un gioco e a farsi coraggio fra loro. Si ode uno squillo in lontananza, dal fondo della strada, sulla quale avanza il resto della coorte. CENTURIONE (fermandosi). Fermi! Ordini del comandante! Tutti si fermano e aspettano. E adesso, cristiani, basta con gli scherzi. Viene il comandante. Conducetevi bene. Niente canti. Siate rispettosi. Siate seri, se ne siete capaci. La vedete quella grande costruzione laggi? Quello il Colosseo! li i lauro che adesso sarete buttati in pasto ai leoni o mandati a combattere i gladiatori. Pensateci: questo vi aiuter a condurvi bene davanti al comandante. Arriva il comandante. Attenti! Salutate! I soldati salutano. UN CRISTIANO (allegramente). Dio vi benedica, comandante! CENTURIONE (scandalizzato). Silenzio! Il comandante, un patrizio aitante, sui trentacinque anni, molto riservato e sostenuto, altezzoso e autoritario, sale su una panca di pietra al lato occidentale della piazza, dietro al centurione, cosi da dominare gli altri con maggiore effetto. COMANDANTE. Centurione! CENTURIONE (sull'attenti, salutando). Comandate! COMANDANTE (parla tutto impettito, ufficialmente). Centurione, ricordate ai vostri uomini che adesso entriamo in Roma. Fate loro noto che appena oltrepassate le porte dell'Urbe essi sono in presenza dell'Imperatore. Fate loro chiaramente capire che qua non concessa alcuna mancanza di disciplina. Insegnate loro a radersi ogni giorno, non ogni settimana. Fate che nella loro mente si imprima in special modo la necessit di porre fine all'uso profanatore e blasfemo di marciare al canto di inni cristiani. Debbo rimproverarvi, centurione, non solo per averlo permesso ma per averlo fatto addirittura voi stesso. CENTURIONE (scusandosi). Gli uomini marciano meglio comandante... COMANDANTE. Non ne dubito. Per questo motivo si fa un'eccezione nel caso della marcia chiamata 'Avanti soldati cristiani'. Questa pu essere cantata salvo durante la marcia attraverso il foro o a portata d'udito del Palazzo dell'Imperatore; ma le parole dovranno essere modificate in Gettateli ai leoni. I cristiani si abbandonano a convulsi di incontrollabile riso, con grande scandalo del centurione. CENTURIONE. Silenzio! Si-len-zio! questa la vostra condotta? questo il modo

di ascoltare le parole di un ufficiale? Al comandante: Ecco che cosa bisogna tollerare tutti i giorni da questi cristiani, signore. Ridono e scherzano sempre in modo scandaloso: non hanno religione, questo il fatto. LAVINIA. Ma io credo che il comandante volesse farci ridere, centurione. Era cosi buffo! CENTURIONE. Vedrete quanto sar buffo domani quando vi butteranno ai leoni. Al comandante che sembra contrariato: Scusate, signore. Si-len-zio! Ai cristiani:

COMANDANTE. Dovete far noto ai vostri uomini che da ora in poi ha da cessare ogni intimit coi prigionieri cristiani. Gli uomini hanno preso l'abitudine di rivolgersi ai prigionieri, specialmente alle prigioniere, per farle cucinare, riparare le uniformi, scrivere lettere e dare consigli sulle loro faccende private. Tale abitudine inammissibile in un soldato romano. Non voglio pi vedere queste cose fino a che siamo nell'Urbe. Inoltre, vi ordino di far si che, rivolgendosi ai prigionieri cristiani, i vostri uomini adoperino modi e tono tali da esprimere ripugnanza e disprezzo. Qualsiasi deficienza su questo punto sar considerata violazione di disciplina. Si rivolge ai prigionieri. Prigionieri! CENTURIONE (truce). Prigionieri! Attenti! Silenzio! COMANDANTE. Vi faccio osservare, prigionieri, che potrete essere chiamati ad apparire nel Circo Imperiale, in qualsiasi momento, da domani in poi, a seconda delle esigenze degli organizzatori. Posso informarvi che essendovi, attualmente, penuria di cristiani potreste essere chiamati assai presto. LAVINIA. Che cosa ci faranno, comandante? CENTURIONE. Silenzio! COMANDANTE. Le donne saranno condotte nell'arena con le belve del serraglio imperiale e ne subiranno le conseguenze. Agli uomini in et da portarne, saranno date armi perch si difendano, se lo desiderano, contro i gladiatori imperiali. LAVINIA. Comandante, non c' speranza che questa crudele persecuzione... CENTURIONE (scandalizzato). Silenzio! State zitti, laggi! La persecuzione, davvero! COMANDANTE (impassibile e lievemente sardonico). Persecuzione non termine da applicare alle azioni dell'Imperatore. L'Imperatore il difensore della fede. Gettando voi ai leoni egli sostiene gli interessi della religione in Roma. Se foste voi a buttare lui ai leoni, allora si che si dovrebbe parlare di persecuzione. I cristiani si mettono nuovamente a ridere di cuore. CENTURIONE (inorridito). Silenzio, vi dito! Fate silenzio, laggi! Si mai udita una cosa simile? LAVINIA. Comandante, non ci sar nessuno che si divertir ai vostri scherzi quando noi ce ne saremo andati. COMANDANTE (irremovibile nella sua concione). Faccio osservare alla prigioniera Lavinia il fatto che, essendo l'Imperatore un personaggio divino, la sua imputazione di crudelt costituisce non soltanto tradimento ma sacrilegio. Le faccio notare, inoltre, che l'accusa senza fondamento perch l'Imperatore non desidera che i prigionieri soffrano; n alcun cristiano pu essere danneggiato se non attraverso la sua propria ostinazione. soltanto necessario compiere un sacrificio in onore degli dei: cerimonia semplice ed opportuna che si esegue versando un pizzico d'incenso sull'altare, dopo di che il prigioniero

immediatamente messo in libert. Date le circostanze soltanto la vostra perversa follia che dovete rimproverare se soffrite. Vi faccio presente che se non potete bruciare un briciolo d'incenso come atto di convinzione potete almeno farlo come atto di buon gusto per non urtare le convinzioni religiose dei vostri concittadini. Mi rendo conto che queste considerazioni non hanno peso per dei cristiani, ma mio dovere farvele presenti affinch non abbiate motivo di lamentarvi del trattamento che vi sar usato o di accusare di crudelt l'Imperatore mentre egli vi dimostra la pi segnalata clemenza. Secondo questo punto di vista, ogni cristiano che mai sia perito nell'arena stato realmente un suicida. LAVINIA. Comandante, i vostri scherzi sono troppo macabri. Non crediate che per noi sia facile morire. La fede ci ha reso la vita molto pi forte e meravigliosa di quando camminavamo nel buio e non avevamo niente per cui vivere. La morte pi ardua per noi che per voi: l'agonia del martire amara quanto glorioso il suo trionfo. COMANDANTE (piuttosto turbato, rivolgendosi personalmente a lei, con gravit). Un martire, Lavinia, uno sciocco. La vostra morte non prover nulla. LAVINIA. E allora perch uccidermi? COMANDANTE. Voglio dire che la verit, se verit esiste, non ha bisogno di martiri. LAVINIA. No; ma la mia fede, come la vostra spada, ha bisogno di essere provata. Potete provare la vostra spada se non vi giocate sopra la vita? COMANDANTE (riprendendo improvvisamente il tono ufficiale). Faccio osservare alla prigioniera che ai cristiani non permesso di intavolare discussioni con gli ufficiali dell'Imperatore e di far loro domande alle quali il regolamento militare non fornisce risposta. I cristiani ridacchiano. LAVINIA. Comandante, come potete? COMANDANTE. Faccio in particolar modo osservare alla prigioniera che quattro comode case le sono state offerte dagli ufficiali di questa legione, ed ella potr scegliere fra esse al momento stesso in cui decider di sacrificare agli dei come sono solite fare tutte le ben nate signore romane. Non ho altro da dire ai prigionieri. CENTURIONE. Riposo! Rimanete dove siete. COMANDANTE. Centurione: rimarrete qua a guardia dei prigionieri fino all'arrivo dei tre prigionieri cristiani che sono stati affidati alla custodia di una coorte della decima legione. Tra questi prigionieri identificherete in particolare un armaiolo chiamato Ferrovio, di umore pericoloso e di grande forza fisica, e un sarto greco che ha fama di stregone, un certo Androclo. Unirete questi tre al gruppo che gi avete in custodia e inizierete con loro la marcia al Colosseo, dove li affiderete al capo dei gladiatori, esigendone ricevuta controfirmata dal guardiano del serraglio e dall'organizzatore di turno. Avete capito queste istruzioni? CENTURIONE. Sissignore. COMANDANTE. Riposo. Abbandona l'atteggiamento d parata e scende dalla cattedra. Il centurione si siede allora sulla panca lasciata libera dal comandante e si prepara a fare un pisolino, mentre i suoi uomini assumono la posizione del riposo. I cristiani si siedono sul lato occidentale della piazza, lieti di riposarsi. Soltanto Lavinia rimane in piedi, per parlare col comandante. LAVINIA. Comandante, l'uomo che ci sta per raggiungere il famoso Ferrovio al quale si debbono tante meravigliose conversioni nelle citt settentrionali? COMANDANTE. Si. Siamo stati avvisati che egli ha la forza di un elefante e l'umore di un toro impazzito. E che perfettamente matto. Non un cristiano modello, a quanto sembra. LAVINIA. Non dovete aver paura di lui, se un cristiano. COMANDANTE (freddamente). Non avrei paura di lui in nessun caso.

LAVINIA (roteando gli occhi). Come siete coraggioso, comandante! COMANDANTE. Avete ragione: ho detto una stupidaggine. Con tono pi basso, umano e incalzante. Lavinia: i cristiani sanno amare? LAVINIA (senza scomporsi). Si, comandante: amano anche i loro nemici. COMANDANTE. cosi facile? LAVINIA. Facilissimo, comandante, quando i loro nemici sono belli come voi. COMANDANTE. Lavinia, vi burlate di me. LAVINIA. Di voi, comandante! Impossibile! COMANDANTE. Allora civettate con me, il che peggio. Non siate sciocca. LAVINIA. Un cosi bel comandante! COMANDANTE. incorreggibile! Incalzante: Gli uomini che domani assisteranno allo spettacolo saranno i pi immondi tra i lussuriosi: uomini nei quali la sola passione destata da una bella donna il piacere di vederla torturare e squarciare, tra le grida, a brano a brano. Soddisfare quella passione delitto. come se vi offriste a farvi violentare da tutta la teppa delle strade e da tutta la feccia della corte allo stesso tempo. Perch non scegliete un amore gentile e un'unione onorata? LAVINIA. Non possono violentarmi l'anima. Io sola potrei violentarla, offrendo sacrifici a falsi dei. COMANDANTE. E allora offrite sacrifici al vero Dio. Che importanza ha un nome? Noi lo chiamiamo Giove. I greci lo chiamano Zeus. Chiamatelo come volete mentre versate l'incenso sull'altare: Egli vi capir. LAVINIA. No. Non potrei. strano, comandante, che tutto stia in un pizzichetto d'incenso. La religione una cosa tanto grande che quando incontro persone veramente religiose diventiamo subito amici, qualunque sia il nome che diamo alla divina volont che ci ha creato e che ci muove. Oh, credete che io, una donna, bisticcerei con voi se offriste sacrifici a una dea come Diana, se Diana significasse per voi quello che Cristo significa per me? No: ci inginocchieremmo, a fianco a fianco, davanti all'altare di Diana, come due bambini. Ma quando uomini che non credono n nel mio Dio n nel loro, uomini che ignorano il significato della parola religione, quando questi uomini, dicevo, mi trascinano ai piedi di una statua di ferro che diventata il simbolo del terrore e delle tenebre attraverso alle quali camminano, della loro crudelt e della loro avidit, del loro odio verso Dio e della loro oppressione verso gli uomini, quando essi mi chiedono di giurare sull'anima mia, davanti al popolo, che quell'idolo orrendo Dio, e che tutta quella scelleratezza e falsit la divina verit, io mi rifiuto di farlo, e mi rifiuterei anche se mi colpissero mille volte con la morte pi crudele. Credetemi, fisicamente impossibile. Sentite, comandante, avete mai tentato di prendere un topo fra le mani? Una volta c'era un caro topolino che veniva a giocare sulla mia tavola mentre io leggevo. Lo volevo prendere in mano per accarezzarlo, e talvolta si ficcava tra i miei libri cosi che se io avessi steso la mano non sarebbe potuto scappare. E ho steso la mano, ma essa sempre tornata indietro mio malgrado. In cuor mio non avevo paura di lui, ma la mia mano si rifiutava: non nella natura della mia mano toccare un topo. Ebbene, comandante, se io prendessi un pizzico d'incenso e stendessi la mano sopra al fuoco dell'altare quella mano tornerebbe indietro. Il mio corpo non tradirebbe la mia fede anche se voi poteste corrompere la mia mente. E, intanto, io crederei in Diana pi di quanto i miei persecutori abbiano mai creduto in qualsiasi cosa. Potete capire questo? COMANDANTE (semplicemente). Si: lo capisco. Ma la mia mano non tornerebbe indietro. La mano che regge la spada stata allenata a tornare indietro soltanto dopo la vittoria. LAVINIA. Non torna indietro neanche dalla morte? COMANDANTE. Meno di tutto dalla morte. LAVINIA. Allora neanche io debbo tornare indietro dalla morte. Una donna ha da essere pi coraggiosa di un soldato. COMANDANTE. Pi orgogliosa, volete dire. LAVINIA (trasalendo). Pi orgogliosa! Chiamate orgoglio il nostro coraggio! COMANDANTE. Il coraggio non esiste: esiste solo l'orgoglio. Voi cristiani siete i demoni pi orgogliosi della terra. LAVINIA (ferita). E allora pregate Iddio perch il mio orgoglio non diventi mai falso orgoglio.

Si volta, come se non desiderasse seguitare lai conversazione, ma si riprende e gli dice con un sorriso: Grazie per aver tentato di salvarmi. COMANDANTE. Sapevo che era inutile; ma si prova sempre, nonostante quello che si sa. LAVINIA. Qualcosa si agita, perfino nel petto) di ferro di un soldato romano? COMANDANTE. Torner presto a essere di ferro. Ho visto morire molte donne e le ho dimenticate dopo una settimana. LAVINIA. Ricordatemi per due settimane, bel comandante. Forse potr vegliare su di voi. COMANDANTE. Dai cieli? Non illudetevi, Lavinia. Non c' avvenire per voi oltre la tomba. LAVINIA. Che importa? Credete che fugga dai terrori della vita per cercare il conforto del paradiso? Se non ci fosse avvenire, o se l'avvenire fosse di tormento, dovrei andarmene lo stesso. La mano di Dio sopra di me. COMANDANTE. Si: quando tutto stato detto rimaniamo tutti e due dei patrizi e dobbiamo morire per le nostre persuasioni. Addio. Egli le porge la mano. Ella la prende e la stringe. Il comandante si allontana calmo e compassato e Lavinia lo segue per un momento con lo sguardo; piange lievemente mentre egli scompare attraverso Varco orientale. Dalla strada che sbocca sotto l'arco occidentale giunge uno squillo di tromba. CENTURIONE (svegliandosi e alzandosi). Coorte della decima con prigionieri. Due file mi seguano per andarli a ricevere. Esce, oltre Varco occidentale, seguito da quattro soldati in due file. Lentulo e Metello entrano sulla piazza, dal lato occidentale, seguiti da un piccolo corteo di servi. sono due giovani cortigiani vestiti all'ultima moda. Lentulo snello, biondo, efebico. Metello virile, di costituzione robusta, di carnagione olivastra, di poche parole. LENTULO. Dei cristiani, per Giove! Canzoniamoli. METELLO. Esseri spaventosi e brutali. Se li conoscessi quanto li conosco io, non avresti voglia di canzonarli. Lasciali ai leoni! LENTULO (indicando Lavinia che guarda ancora oltre gli archi, verso il comandante). Ha un bel corpo, quella donna! Le passa vicino e la fissa invitante; ma ella preoccupata d'altro e non s'accorge della presenza di lui. Porgete l'altra guancia, quando vi baciano? LAVINIA (trasalendo). Come? LENTULO. Porgete l'altra guancia quando vi baciano, avvenente cristiana? LAVINIA. Non fate lo stupido. A Metello, che rimasto alla destra di lei, cosi che ella si trova tra i due: Vi prego, badate che il vostro amico non si conduca come un villano davanti ai soldati. Come possono rispettare i patrizi e obbedire loro se li vedono agire come monelli di strada? Seccamente, a Lentulo: State composto, voi. Tenete la testa alta. Non arricciate gli angoli della bocca; e trattatemi con rispetto. Per chi mi avete presa? LENTULO (titubante). Badate, io non... io... vi... io... Lavinia. Sciocchezze! Andate per i fatti vostri. Si allontana decisa da lui. e va a sedersi coi suoi compagni lasciandolo sconcertato.

METELLO. Non hai fatto molti affari. Te l'avevo detto che era gentaccia! LENTULO. Coraggiosa la cavallina! Forse crede che me ne importi! Con aria indifferente si avvia, insieme a Metello, verso il lato occidentale della piazza. Qui si fermano a osservare il ritorno del centurione, che arriva attraverso l'arco occidentale, insieme ai suoi uomini, scortando tre prigionieri: Ferrovio, Androclo e spintho. Ferrovio un uomo imponente, collerico, nel fior degli anni, con grandi narici, occhi lampeggianti e collo taurino: un uomo la cui sensibilit cosi viva e violenta da essere sul limite della pazzia. Spintho un dissoluto, il relitto di un bell'uomo guastato in modo irreparabile. Androclo schiacciato dal dolore, e trattiene con grande fatica le lagrime. CENTURIONE (a Lavinia). arrivala un po' di compagnia per voi. Questo ometto Ferrovio del quale parlate tanto. Ferrovio si rivolge al centurione con aria minacciosa. Il centurione alza l'indice sinistro per ammonirlo. Ricordati che sei un cristiano e che devi dare il bene in cambio del male. Ferrovio si controlla ma convulso: si allontana dalla tentazione e va verso il lato orientale, vicino a Lentulo; unisce le mani in silenziosa preghiera, indi si butta in ginocchio. cosi che si fanno filare! Questo bel ragazzo indica Androclo che viene alla sua sinistra e fa a Lavinia un saluto addoloratissimo uno stregone. Un sarto greco, dice. E' uno stregone vero: su questo non c' sbaglio possibile. La decima legione marcia con un leopardo in testa alla colonna. Lui s' fatto amico il leopardo e adesso piange perch ne stato separato. Androclo tira su col naso, pietosamente. Non vero, ragazzino? Beh, fatti coraggio, noi marciamo con una capretta Androclo si illumina che ha ammazzato due leopardi e s' mangiata un tacchino. Te la diamo come amica, se la vuoi. Androclo, tutto racconsolato, va oltre il centurione, vicino a Lavinia, e si siede soddisfatto per terra, a sinistra di lei. Questo cagnaccio tira Spintho per il bavero un vero cristiano. Assale i templi, lui; ad ogni accusa, d una tirata al bavero della tunica di Spintho va in giro, ubriaco fradicio, a spaccare tutto quello che trova; ruba i vasi d'oro, lui; assale le vestali, lui... gi! Scaglia Spintho in mezzo al gruppo dei prigionieri. Tu sei di quelli in grazia dei quali il nostro dovere diventa un piacere. Vai! SPINTHO (ansimando). Grazie. Strozzami. Prendimi a calci. Colpiscimi. Ingiuriami. Nostro Signore fu colpito e ingiuriato. la mia strada per giungere al paradiso. Ogni martire va in paradiso, qualsiasi cosa abbia fatto. cosi, non vero, fratello?

CENTURIONE. Be', se vai in paradiso tu, non ci voglio andare io. Non voglio che mi vedano con te. LENTULO. Oh! Bene! Indica Ferrovio che in ginocchio. Centurione, questo uno dei signori che offrono l'altra guancia? CENTURIONE. Sissignore. Buon per voi, signore, se volete prendervi qualche confidenza con lui. LENTULO (a Ferrovio). Porgi l'altra guancia quando ti schiaffeggiano, a quel che dicono. FERROVIO (volgendo verso di lui i suoi grandi occhi). Si, per grazia di Dio, vero, si. LENTULO. Non che tu sia un vigliacco, certo; lo fai solo per devozione. FERROVIO. Io temo Iddio pi dell'uomo; almeno ci provo. LENTULO. Vediamo un po'. Colpisce Ferrovio sulla guancia. Androclo fa un gesto selvaggio e si alza per intervenire, ma Lavinia lo trattiene osservando intensamente Ferrovio. Ferrovio, senza esitazione, porge Valtra guancia. Lentulo, che ha perso il controllo di s, sogghigna come un ebete e lo colpisce debolmente. Sai, io mi vergognerei a farmi picchiare cos e a prenderle senza alzarmi. Ma io non sono un cristiano, io sono un uomo. Ferrovio si alza con un gesto impressionante e lo domina, come una torre. Lentulo si fa bianco per il terrore: per un attimo un'ombra verdognola gli vacilla su una guancia. FERROVIO (con la calma di un maglio a vapore) Non sono sempre stato un credente. Il primo che mi schiaffeggi come mi avete schiaffeggiato voi era un uomo pi forte di voi: mi colpi pi forte di quanto aveva creduto. Fui tentato e caddi; e fu quella la volta in cui assaggiai per la prima volta l'amaro della vergogna. Non ebbi pi un attimo di pace fino a quando non mi inginocchiai vicino al suo letto all'ospedale e non gli chiesi perdono. Posa la mano sulla spalla di Lentulo con autorit paterna. Ma adesso ho imparato a resistere con una forza che non mi appartiene. Adesso non ho vergogna, n rabbia. LENTULO (con disagio). Ah... bonasera. Cerca di allontanarsi. FERROVIO (afferrandogli una spalla). Oh, non adombratevi, giovanotto. Venite, provate anche voi che il nostro modo migliore del vostro. Adesso io vi colpir su una guancia; e voi mi porgerete l'altra e imparerete quanto ci si sente meglio che obbedendo al suggerimento dell'ira. Con una mano lo tiene forte, mentre stringe l'altro pugno. LENTULO. Centurione, chiedo la vostra protezione. CENTURIONE. L'avete voluta, signore. Non. ci riguarda. Gliele avete mollate due volte. Vi conviene pagargli qualcosa e chiuderla cos. LENTULO. Si, certo. A Ferrovio: stato solo uno scherzo, ti assicuro. Non volevo farti male. Tieni. Gli offre una moneta d'oro. FERROVIO (prende la moneta e la getta al vecchio mendicante che l'afferra con ansia e scappa via, arrancando, per andarla a spendere). Date tutto quanto avete ai poveri! Venite, amico, coraggio! Pu darsi che faccia provare un attimo di

dolore al vostro corpo, ma l'anima vostra esulter nella vittoria dello spirito sulla carne. Si prepara a colpirlo. ANDROCLO. Piano, Ferrovio, piano: a quell'altro gli rompesti la ganascia. Lentulo, con un muggito di terrore, cerca di scappare; ma Ferrovio lo regge, spietatamente. FERROVIO. Si, ma gli ho salvato l'anima. Che importanza ha una ganascia rotta? LENTULO. Non toccarmi, hai capito? La legge... FERROVIO. La legge mi getter domani in pasto ai leoni; ohe cosa potrebbe farmi di peggio se vi uccidessi? Pregate per la forza, e vi sar data. LENTULO. Lasciami andare. La tua religione ti proibisce di colpirmi. FERROVIO. Tutt'altro, mi ordina di colpirvi. Come potete porgermi l'altra guancia se prima non siete stato colpito su una? LENTULO (quasi piangendo). Ma io sono gi convinto che quanto hai detto giusto. Mi scuso per averti percosso. FERROVIO (molto felice). Figliolo: ho forse raddolcito il vostro cuore? Il buon seme forse caduto in punto fertile? I vostri piedi si dirigono forse verso un sentiero migliore? LENTULO (ignobilmente). Si, si. C' molta verit in quello che dici. FERROVIO (raggiante). Venite con noi. Venite dai leoni. Venite alla sofferenza e alla morte. LENTULO (cadendo in ginocchio e scoppiando in lacrime). Oh, aiuto! Mamma! Mamma! FERROVIO. Queste lagrime, figliolo, irrigheranno la vostra anima e faranno si che essa dia buoni frutti. Dio ha largamente benedetto i miei sforzi per la conversione. Volete che vi narri un miracolo - si, un miracolo - che io ho fatto in Cappadocia? Un giovanotto - proprio come voi, coi capelli d'oro come i vostri - mi aveva dileggiato e percosso proprio come voi mi avete dileggiato e percosso. Ho trascorso la notte in piedi, vicino a quel giovane che era in lotta per la sua anima; al mattino non soltanto era un cristiano ma aveva i capelli bianchi come la neve. Lentulo cade svenuto, come morto. Guardatelo, guardatelo. Portatelo via. Lo spirito lo ha schiacciato, povero ragazzo. Portatelo affettuosamente fino a casa, e lasciate che il cielo operi il resto. CENTURIONE. Portatelo a casa. I servi, intimiditi, lo portano via frettolosamente. Metello sta per seguirlo ma Ferrovio gli posa una mano sulla spalla. FERROVIO. Siete suo amico, giovanotto. Badate che sia portato a casa sano e salvo. METELLO (civilmente ammirato). Certo, signore. Far quello che credete sia meglio fare. Molto felice di aver fatto la vostra conoscenza, davvero. Contate pure su me. Bonasera, signore. FERROVIO (con reverenza). Le benedizioni del cielo siano su voi e lui. Metello segue Lentulo. Il centurione torna alla sua panca per riprendere il pisolino interrotto. Gli spettatori sono colpiti dalla pi profonda ammirazione. Ferrovio, con un lungo sospiro di gioia, va verso Lavinia e le porge la mano. LAVINIA (prendendola). Dunque cosi che converti gli uomini, Ferrovio. FERROVIO. S: la mia opera stata benedetta nonostante la mia indegnit e le mie ricadute... per colpa del mio carattere scellerato, diabolico. Quest'uomo... ANDROCLO ( frettolosamente). Non mi picchiare sulla schiena, fratello. Ella ha capito che alludi a me. FERROVIO. Oh, vorrei essere debole come questo nostro fratello! Perch, allora,

forse, sarei dolce e sottomesso quanto lui. Eppure sembra esserci una speciale provvidenza per la quale le mie prove sono meno ardue delle sue. Ho udito parlare della folla che dileggia e lancia sassi e insulti contro i fratelli; ma quando arrivo io, tutto questo cessa; la mia influenza placa le passioni della teppa; essa mi ascolta in silenzio; e gli infedeli sono spesso convertiti da un semplice colloquio cuore a cuore con me. Ogni giorno io mi sento pi felice, pi fiducioso. Ogni giorno il carico del grande terrore si fa pi lieve. LAVINIA. Il grande terrore? Che cos'? . Ferrovio scrolla la testa e non risponde: Si siede vicino a lei, alla sua sinistrale si nascondevi viso tra le mani, in mesta meditazione. ANDROCLO. Be', vedete, sorella, non mai del tutto sicuro di se stesso. Suppone che all'ultimo momento, nell'arena, quando i gladiatori staranno per affrontarlo, uno di essi possa dirgli qualcosa che lo disturbi e che egli possa distrarsi e far fuori quel gladiatore. LAVINIA. Sarebbe splendido. FERROVIO (balza su, inorridito). Cosa? ANDROCLO. Oh, sorella! FERROVIO. Splendido tradire il mio Signore, come Pietro! Splendido agire come un volgare mascalzone nel giorno della mia prova! Donna: non sei una cristiana. Si allontana da lei, fino al centro della piazza, come se la vicinanza di lei potesse contaminarlo. LAVINIA (ridendo). Sapete, Ferrovio, non sono sempre una buona cristiana. Credo che nessuno lo sia. Ci sono momenti in cui me ne scordo del tutto e certe cose mi escono naturalmente, come questa. SPINTHO. Ma che importa? Se muori nell'arena, sei una martire; e tutti i martiri vanno in paradiso, qualsiasi cosa abbiano fatto. cos, vero, Ferrovio? FERROVIO. Si, cos, se alla fine sei fedele. LAVINIA. Io non ne sono tanto sicura. SPINTHO. Non dirlo, una bestemmia. Non dirlo, hai capito? Saremo salvi, qualsiasi cosa abbiamo fatto. LAVINIA. Forse voi uomini andrete tutti in paradiso, coraggiosamente e in trionfo, con la testa alta mentre le trombe d'oro squilleranno in vostro onore. Ma io sono sicura che mi sar soltanto concesso di strizzarmi fino a passare da una fessura del cancello dopo aver tanto supplicato, io non sono sempre buona: lo sono soltanto a momenti. SPINTHO. Dici delle sciocchezze donna. Ti ripeto che il martirio compensa qualsiasi offesa. ANDROCLO. Be', speriamo fratello, pel tuo bene. Ti sei divertito, vero?, quando assalivi i templi. Non posso far a meno di pensare che il paradiso sar molto noioso per un uomo del tuo temperamento. Sphinto grugnisce. Non andare in collera: lo dico solo per consolarti nel caso tu debba morire questa notte nel tuo letto, di morte naturale. Ci sono tante epidemie in giro. SPINTHO (alzandosi e corredo in qua e in l, fuori di s per pi vile terrore). Non ci avevo mai pensato! Oh, Signore, fa' che io sia risparmiato. Per il martirio. Oh, che idea da mettere in mente a n fratello! Oh, fate che io sia martirizzato oggi, adesso! Morir stanotte, e andr all'inferno. Sei uno stregone, mi hai messo la morte nella mente. Oh, che tu sia maledetto, maledetto! Cerca di afferrare Androclo per la gola. FERROVIO (trattenendolo in una morsa di ferro). Ma che cos', fratello? Ira! Violenza! Alzare la mano su un fratello cristiano! SPINTHO. Per te facile. Tu sei forte. Tu hai i nervi sani. Io sono pieno di malanni. FERROVIO ritira la mano con istintivo disgusto.

Mi sono distrutto i nervi nel bere. Questa notte sar per me piena di orrore! ANDROCLO (compassionevole) non prendertela cosi, fratello. Siamo tutti peccatori (piagnucoloso, cercando di sentirsi consolato). Si: oso dire che se fosse conosciuta la verit, saresti cattivo quanto me. LAVINIA (con disprezzo). E questo ti consola? FERROVIO (con durezza). Prega, uomo, prega. SPINTHO. A che serve pregare? Dopo il martirio andremo in paradiso, se preghiamo o se non preghiamo. FERROVIO. Ma come? Non pregare! Lo afferra nuovamente. Prega immediatamente, cane, bestiaccia rognosa, serpe fangoso, lurida capra,o... SPINTHO. Si, percuotimi, coprimi di calci. Ti perdono: ricordalo. FERROVIO (respingendolo con disgusto). Via! Spintho barcolla e cade di fronte a Ferrovio. ANDROCLO (allungandosi per afferrare il fondo della tunica di Ferrovio). Fratello caro, se non ti dispiace... solo per amor mio... FERROVIO. Be'? ANDROCLO. Non chiamarlo con nomi di animali. Non ne abbiamo il diritto. Ho avuto dei cosi buoni amici tra i cani! E un serpentello la compagnia migliore che ci sia! Sono stato allevato col latte di capra. Non giusto per loro chiamare un individuo come quello cane o serpe o capra. FERROVIO. Io volevo soltanto dire che non hanno anima. ANDROCLO (protesta ansiosamente). Oh, credimi, ce l'hanno. Ce l'hanno come te e come me. Io credo proprio che non potrei accettare di andar in paradiso se sapessi che lass non ci sono animali. Pensa a quanto soffrono quaggi. FERROVIO. vero. Si: giusto. Avranno la loro parte di paradiso. SPINTHO (che s' alzato da terra e sgattaiola oltre Ferrovio che alla sua sinistra, ridacchia beffardo). Ah, ah! Ferrovio (rivolgendosi a lui con ferocia). Che cosa dici, tu? SPINTHO (rannicchiandosi). Niente. FERROVIO (stringendo il pugno). Gli animali vanno in paradiso o no? SPINTHO. Non ho mai detto di no. FERROVIO (implacabile) Ci vanno o non ci vanno? SPINTHO. Ci vanno, ci vanno. Scappando via da Ferrovio. Oh, che tu sia maledetto per la paura che m'hai fatto! Si ode un segnale di tromba. CENTURIONE (destandosi). Attenti! In formazione come prima. Avanti, prigionieri: in piedi e al trotto, svelti! I soldati irrompono sulla piazza. I cristiani si alzano in piedi. Un uomo, con in mano un pungolo per i buoi, arriva correndo attraverso l'arco centrale. IL CONDUCENTE DEI BUOI. Ehi, soldati! Fate largo all'Imperatore! CENTURIONE. L'Imperatore! Dov' l'Imperatore? Non sei mica l'Imperatore, vero? IL CONDUCENTE DEI BUOI. Servizio del serraglio. I miei buoi stanno conducendo il nuovo leone al Colosseo. Sgombrate il passaggio. CENTURIONE. Come? Dovremmo andar dietro a te e alla tua polvere? Con mezza citt alle calcagna del tuo leone? No davvero! Noi andiamo avanti! IL CONDUCENTE DEI BUOI. Il servizio del serraglio il seguito personale dell'Imperatore. Sgombrate, vi dico. CENTURIONE. Lo dici tu, vero? Be', io ti dico una cosa. Se il leone appartiene al servizio del serraglio, anche il pranzo del leone servizio del serraglio. Questo indica i cristiani come il pranzo del leone. E cos torna subito alle tue

vacche, e di corsa; e impara a stare al posto tuo. Marsh! I soldati si muovono. E adesso, cristiani, venite avanti! LAVINIA (marciando). Andiamo, pietanze del pranzo. Io sar le olive e le acciughe. UN ALTRO CRISTIANO {ridendo). Io sar la minestra. UN ALTRO. E io il pesce. UN ALTRO. Ferrovio sar il cinghiale arrosto. FERROVIO (greve). Capisco lo scherzo. Si, si: sar il cinghiale arrosto. Ah-ah! Ride coscientemente e si incammina con loro. ANDROCLO (seguendolo). Io sar il croccante. Ogni annuncio accolto da una risata sempre pi forte dal rimanente del gruppo via via che lo scherzo si fa strada. CENTURIONE (scandalizzato). Silenzio! Non vi rendete conto della vostra situazione? cosi che si comportano dei martiri? A Spintho, che sta tremando e ritirandosi: Lo so quello che sarai al pranzo. Sarai l'emetico. Lo manda avanti con uno strattone. SPINTHO. troppo orrendo. Io non sono fatto per morire. Centurione. Pi di quanto tu sia fatto per vivere, porco! Escono dalla piazza, dal lato occidentale. I buoi, che trascinano una grande gabbia di legno col leone dentro, arrivano attraverso l'arco centrale. ATTO SECONDO Al Colosseo, dietro il palco dell'Imperatore, nel punto in cui si radunano, in attesa di scendere nell'arena, coloro che debbono prender parte allo spettacolo. Nel centro, un ampio passaggio scende da piano terra, sotto il palco dell'Imperatore, fino all'arena. Ai due lati di questo passaggio dei gradini che conducono all'ingresso posteriore del palco stesso. Il pianerottolo forma un ponte attraverso al passaggio. All'ingresso del passaggio sono due specchi di bronzo, uno per parte. A occidente del passaggio, a destra di chiunque venga dal palco e si fermi sul ponte, sono i martiri, seduti sui gradini. Lavinia seduta a met della scala: pensierosa, cerca di guardar in faccia la morte. Alla sua sinistra, Androclo si consola cullando un gatto. Ferrovio dietro a loro, in piedi, con gli occhi fiammeggianti e la figura irrigidita nella pi intensa fermezza. Ai piedi della scala accovacciato Spintho, con la testa stretta fra le mani, al colmo dell'orrore per il martirio che si avvicina. A oriente del passaggio, sono i gladiatori, in piedi e seduti, a piacere, in attesa, come i cristiani, del loro turno. Uno, il Reziario, mezzo nudo e ha reticella e tridente. Un altro, il Seguitore, ha l'armatura e la spada. Ha in mano un elmo con la visiera. Il capo dei gladiatori seduto su una sedia, un po' discosto da loro. Il Buttafuori entra dal passaggio. BUTTAFUORI. Numero sei. Reziario contro Seguitore. Il gladiatore che ha la reticella, la raccoglie. Il gladiatore che ha l'elmo, se lo mette; e i due si dirigono verso l'arena. Il Reziario tira fuori una spazzola e si ravvia i capelli. L'altro stringe le cinghie dell'armatura e scrolla le spalle per alleggerirne il peso. Tutti e due si guardano negli occhi prima di imboccare il passaggio. LAVINIA. Ma si ammazzano per davvero? SPINTHO. Si, se il popolo volta il pollice all'ingi. CAPO DEI GLADIATORI. Non ne sai niente. Il popolo! Credi che ammazzeremmo un

uomo che magari vale cinquanta talenti per far piacere alla teppa? Vorrei proprio che uno dei miei uomini ci provasse! SPINTHO. Credevo... CAPO DEI GLADIATORI (con disprezzo). Credevi! Chi se ne infischia di quello che credi tu! Ti ammazzano benissimo lo stesso. SPINTHO (geme e si nasconde nuovamente il viso). ! ! ! LAVINIA. Allora non ammazzano che noi poveri cristiani? CAPO DEI GLADIATORI. Se le vergini vestali voltano il pollice all'ingi, le cose cambiano. Sono signore di alto rango. LAVINIA. E l'Imperatore non interviene mai? CAPO DEI GLADIATORI. Oh, si, svelto a voltare il pollice all'ins se le vergini vestali vogliono far ammazzare uno dei suoi combattenti prediletti. ANDROCLO. Ma non si ammazzano mai per finta? Perch non fingete di morire e vi fate trascinare fuori come se foste morti e poi non vi rialzate e andate a casa, come fanno gli attori? CAPO DEI GLADIATORI. Bada, la vuoi sapere troppo lunga, tu. Il nuovo leone le finte non le fa: e questo ti basti. Ha fame. SPINTHO (geme inorridito). Oh, Signore! non potete smettere di parlarne? Non gi tanto brutto cosi? ANDROCLO. Io sono contento che abbia fame. Non che lo voglia far soffrire, poverino. Ma cosi godr tanto di pi a mangiarmi. Ogni cosa ha il suo lato allegro. CAPO DEI GLADIATORI (alzandosi e andando verso Androclo). Via, non esser tanto testardo. Vieni con me e versa un pizzico d'incenso sull'altare. Non devi far altro per essere libero. ANDROCLO. No: grazie tante, davvero, ma proprio non devo. CAPO DEI GLADIATORI. Come? Non vuoi salvarti la pelle? ANDROCLO. Preferisco di no. Non posso offrire sacrifici a Diana: una cacciatrice, sapete, e ammazza le bestie. CAPO DEI GLADIATORI. Non importa. Scegli l'altare che preferisci. Sacrifica sull'altare di Giove. A lui piacciono gli animali: trasforma se stesso in un animale, quando fuori servizio. ANDROCLO. No: siete molto gentile ma sento che non mi posso salvare in questo modo. CAPO DEI GLADIATORI. Ma io non te lo chiedo perch tu ti salvi; te lo chiedo perch tu mi faccia un favore personale. ANDROCLO (tirandosi su in fretta, in preda a una grande agitazione). Oh, vi prego, non dite questo. spaventoso. Siete cosi gentile con me che mi sembra orrendo non farvi un favore. Se poteste fare in modo che offrissi il sacrificio quando nessuno vede, ci starei. Ma io debbo andare nell'arena con gli altri. per l'onore, sapete! CAPO DEI GLADIATORI. L'onore! L'onore di un sarto? ANDROCLO (come per scusarsi). Be', forse onore una parola troppo grossa. Eppure, sapete, non vorrei mai che i sarti si facessero una brutta nomea per colpa mia. CAPO DEI GLADIATORI. E te le ricorderai tutte queste cose quando annuserai il fiato del leone e gli vedrai le ganasce aperte pronte a sgozzarli? SPINTHO (alzandosi con un grido d'orrore). Non resisto pi. Dov' l'altare? Voglio sacrificare. FERROVIO. Cane d'un apostata. Iscariota! SPINTHO. Dopo mi pentir. Ho tutta l'intenzione di morire nell'arena: morir da martire e andr in paradiso; ma questa volta no, adesso no, non prima che i miei nervi stiano meglio. E, poi, sono troppo giovane: voglio divertirmi ancora una volta. I gladiatori ridono di lui. Oh, nessuno vuol dirmi dov' l'altare? Balza nel passaggio e scompare. ANDROCLO (al Capo dei gladiatori, indicando in direzione di Spintho). Fratello: non posso farlo, neanche per favorirti. Non chiedermelo. CAPO DEI GLADIATORI. Be', se sei deciso a morire non posso far niente per te. Ma

io non mi farei passare avanti da un porco come quello. FERROVIO. Pace, pace: non tentarlo. Vade retro, Satana! Capo dei gladiatori (infuriandosi). Poco ci manca che oggi non lo faccia io un giretto nell'arena per farti scontare la sfacciataggine che hai avuto di parlarmi cosi. Ferrovio fa un balzo in avanti. Lavinia (alzandosi rapidamente e frapponendosi). Fratello, fratello: non dimenticare! FERROVIO (piegandosi con sforzo immane). Oh, che carattere, che caratteraccio! Al Capo dei gladiatori, mentre Lavinia torna a sedersi, rassicurata: Perdonami, fratello. Avevo il cuore gonfio di collera: avrei dovuto pensare alla cara e preziosa anima tua. CAPO DEI GLADIATORI. Gi! Volta con disprezzo la schiena a Ferrovio e torna a sedersi. FERROVIO (continuando). E ho dimenticato ogni cosa: non ho pensato che a proporre di sfidarti con una mano legata dietro la schiena. CAPO DEI GLADIATORI (voltandosi, bellicoso). Eh? FERROVIO (al limite tra lo zelo e la ferocia). Oh, non dar sfogo all'orgoglio e all'ira, fratello. Mi sarebbe cosi facile, cosi... Sono divisi dal Custode del serraglio che arriva di corsa dal passaggio, furibondo. CUSTODE DEL SERRAGLIO. Belle cose succedono! Chi ha permesso a quel cristiano di uscire da qui e di venir gi nel sotterraneo mentre trasportavamo il leone nella gabbia vicina all'arena? CAPO DEI GLADIATORI. Nessuno gliel'ha permesso. Se l' permesso da solo. CUSTODE DEL SERRAGLIO. Be', il leone l'ha mangiato. Costernazione. I cristiani si alzano in piedi, in grande agitazione, i gladiatori ascoltano imperturbabili, ma molto divertiti. Tutti parlano o gridano o ridono nello stesso momento. Tumulto. LAVINIA. Oh, poveretto! FERROVIO. L'apostata perito. Sia lode alla giustizia del Signore! ANDROCLO. Quella povera bestia era affamata. Non s' potuta trattenere! I CRISTIANI. Come? L'ha mangiato? Che orrore! Che spavento! Senza neanche il tempo di pentirsi! Signore, abbi misericordia di lui, del peccatore! Oh, non sopporto questo pensiero! Nel pieno del peccato! Orrore! Orrore! CAPO DEI GLADIATORI. Gli sta bene a quel marciume! Gladiatori. A capofitto, ci andato! L'ha avuto il martirio, quello! Che bravo quel leone! Al nonnino non piaciuta: guarda che faccia. Meglio il diavolo! Chiss come ride l'Imperatore quando lo sa! Fa ridere anche me! Ah, ah, ah! CUSTODE DEL SERRAGLIO. Ora s' guastato lo stomaco. Ci vorr una settimana prima di fargli guardare un altro cristiano! ANDROCLO. Non lo potevi salvare, fratello? CUSTODE DEL SERRAGLIO. Salvarlo! Salvarlo da un leone infuriato per la fame! da una belva uscita dalla foresta appena quattro settimane fa! se l' ingoiato senza darci il tempo di dire bai! LAVINIA (tornando a sedersi). Povero Spintho! E non gli conter nemmeno come martirio! CUSTODE DEL SERRAGLIO. Gli sta bene! Che diritto aveva di ficcarsi in gola a uno dei miei leoni prima del suo turno? ANDROCLO. Forse il leone non mi vorr pi mangiare... Custode del serraglio. Ecco: questo si che parla da cristiano: pensa solo a se stesso! E io che devo fare? Che devo dire all'imperatore quando vede uno dei

miei leoni entrare nell'arena morto di sonno? CAPO DEI GLADIATORI. Non gli dire niente. Dai al tuo vecchio leone un po' d'amaro e mezzo pesce fritto per stuzzicargli l'appetito. Risate. CUSTODE DEL SERRAGLIO. Gi, fai presto tu a parlare, ma... Capo dei gladiatori (saltando in piedi). Zitti! Attenti! Il Custode del serraglio balza precipitosamente nel passaggio. I gladiatori si alzano con bell'ordine e si schierano in fila. L'Imperatore entra dalia parte dei cristiani, conversando con Metello e seguito dalla sua Corte. GLADIATORI. Ave, Caesar! Morituri te salutant! CESARE. Buongiorno, amici. Metello stringe la mano al Capo dei gladiatori, che accetta tanta degnazione con falso rispetto. LAVINIA. La benedizione, Cesare, e il perdono. CESARE (voltandosi con una certa meraviglia a quel saluto). Non c' perdono per il Cristianesimo. LAVINIA. Non volevo dir questo, Cesare. Volevo dire che noi ti perdoniamo. METELLO. Inconcepibile arbitrio! Non sai, donna, che l'Imperatore non pu far male e quindi non pu essere perdonato? LAVINIA. Penso che l'Imperatore avr le sue ragioni. Comunque, lo perdoniamo. I CRISTIANI. Amen! CESARE. Metello, ecco gli svantaggi del troppo rigore. Questa gente non ha speranze; quindi niente li trattiene dal dirmi quello che vogliono. Sono impertinenti quasi quanto i gladiatori. Qual lo stregone greco? ANDROCLO (toccandosi umilmente il ciuffo che ha sulla fronte). Io, Eccellentissimo. CESARE. Eccellentissimo! Bene! Un nuovo titolo. Be', che miracoli sai rappresentare? ANDROCLO. So guarire le verruche strofinandole col gesso da sarto; e so vivere con mia moglie senza picchiarla. CESARE. E basta? ANDROCLO. Non la conoscete, Cesare, altrimenti non lo direste. CESARE. Va bene, amico, riusciremo di certo a trovarti una felice liberazione. Qual Ferrovio? FERROVIO. Sono io. CESARE. M'hanno detto che sai combattere. FERROVIO. E' facile combattere, io so morire, Cesare. CESARE. Morire anche pi facile, no? FERROVIO. Non per me, Cesare. La morte dura per la mia carne; e il combattimento molto facile per il mio spirito. Si batte il petto e si lamenta. Oh, me peccatore! Si lascia cadere sui gradini, profondamente scoraggiato. CESARE. Metello, vorrei che quest'uomo facesse parte della Guardia Pretoriana. METELLO. Non ve lo consiglio, Cesare. Mi sembra un guastafeste. Vi sono uomini alla presenza dei quali impossibile divertirsi: uomini che sono una specie di coscienza ambulante. Ci metterebbe tutti a disagio. CESARE. Forse per questo che sarebbe un bene poterlo avere. Le coscienze di un Imperatore non sono mai troppe. A Ferrovio: Senti, Ferrovio. Ferrovio scrolla la testa e non alza gli occhi.

Oggi, nell'arena, tu e i tuoi amici non dovrete combattere contro forze soverchianti. Sarete armati e non vi sar pi di un solo gladiatore per ogni cristiano. Se uscirai vivo dall'arena io sar favorevole a ogni tua richiesta e ti dar un posto nella Guardia Pretoriana. Anche se chiederai che nessuno ti faccia domande sulla tua fede, probabile che ti accontenter. FERROVIO. Io non combatter. Voglio morire. Meglio essere tra gli arcangeli che tra i pretoriani. CESARE. Non posso credere che gli arcangeli, chiunque essi siano, non ambiscano di essere reclutati tra i pretoriani. Comunque, al piacer tuo. Avanti: andiamo a vedere lo spettacolo. Mentre la Corte sale te scale, il Seguitore e il Reziario tornano dall'arena, attraverso il passaggio: il Seguitore coperto di polvere e molto arrabbiato; il Reziario sogghigna. SEGUITORE. Ah, c' l'Imperatore. Adesso vedremo. Cesare, ti chiedo se giusto che il Reziario, invece di gettarmi lealmente la rete addosso, la trascini in terra e mi butti la polvere negli occhi, e poi mi ghermisca mentre sono accecato. Se le vestali non avessero voltato il pollice all'ins io sarei morto. CESARE (fermandosi sulla scala). Non c' regola che lo vieti. SEGUITORE (indignato). Cesare, un brutto tiro o no? Cesare. un tiro polveroso, amico mio. Risatina rispettosa. Stai in guardia, la prossima volta. SEGUITORE. Che ci stia lui, in guardia. La prossima volta gli butto la spada alle calcagna e lo strozzo con la sua rete prima che salti via. Al Reziario: Vedrai se vero. Esce, oltre i gladiatori, imbronciato e furibondo. CESARE (al gongolante Reziario). Questi tiri non sono abili, amico mio. Al popolo piace vedere un morto in tutta la sua forza e in tutto il suo splendore. Se gli imbratti la faccia e gli sciupi l'armatura esso ti mostrer il suo disappunto non permettendoti di ucciderlo. E quando verr il tuo turno, se ne ricorder e volter il pollice all'ingi. REZIARIO. Forse per questo che l'ho fatto, Cesare. Ha scommesso con me dieci sesterzi che mi avrebbe vinto. Se lo avessi dovuto ammazzare non avrei avuto danaro sufficiente. CESARE (indulgente, ride). Bricconi: la vostra malizia inesauribile. Vi far cacciar via tutti e chiamer gli elefanti a combattere. Sono pi leali. Va al suo palco e bussa per farsi aprire. aperto dall'interno dal Comandante, che si mette sull'attenti per farlo passare. Il Buttafuori viene dal passaggio, seguito da tre servi che recano, rispettivamente, un fascio di spade, alcuni elmetti, alcuni pettorali e pezzi di armatura che accatastano in terra. BUTTAFUORI. Col vostro permesso, Cesare. Numero undici! Gladiatori e cristiani! Ferrovio balza in piedi, pronto la chiamata come meglio possono, e dignit, alcuni piagnucolosi loro con commozione. per il martirio. Gli altri cristiani accolgono alcuni con gioia e coraggio, altri con pazienza e rassegnati, mentre altri si abbracciano fra Il Buttafuori torna nel passaggio.

Cesare (tornando sulla porta del palco). L'ora suonata, Ferrovio. Andr nel mio palco a vederti morire, gi che disprezzi la Guardia Pretoriana. Va nel palco. Il Comandante chiude la porta, e rimane dentro con l'Imperatore.

Metello e gli altri del seguito vanno ai loro posti. I cristiani, guidati da Ferrovio, si dirigono verso il passaggio. LAVINIA {a Ferrovio). Addio. CAPO DEI GLADIATORI. Fermi! I cristiani devono combattere. Ecco! armatevi. FERROVIO (raccogliendo una spada). Morir con la spada in pugno per mostrare al popolo che potrei combattere, se questa fosse la volont del mio Signore, e che, se lo volessi, potrei uccidere l'uomo che uccide me. CAPO DEI GLADIATORI. Mettiti la corazza. FERROVIO. Niente corazza. CAPO DEI GLADIATORI (perentorio). Obbedisci. Mettiti la corazza. FERROVIO (impugnando la spada e guardando minaccioso). Ho detto: niente corazza. CAPO DEI GLADIATORI. E che cosa devo dire a chi mi accusa di mandare un uomo nudo a combattere i miei uomini con la corazza? FERROVIO. Di' le preghiere, fratello: e non temere i principi di questo mondo. CAPO DEI GLADIATORI. Basta! Sciocco e testardo che sei! Si morde le labbra, titubante, non sapendo bene che cosa fare. ANDROCLO (a Ferrovio). Ti saluto, fratello. Arrivederci nell'immediato dolcissimo futuro. CAPO DEI GLADIATORI (a Androclo). Devi andare anche tu. Prendi una spada, e mettiti la corazza che ti sta meglio addosso. ANDROCLO. No, davvero; non posso combattere; non ho mai potuto; non riesco a indurre me stesso a odiare qualcuno fino a questo punto. Devo essere buttato ai leoni con la signora. CAPO DEI GLADIATORI. Allora levati di mezzo e fai gli scongiuri. Androclo si scansa con gaia docilit. Avanti! Siete tutti pronti? Dall'arena giunge uno squillo di tromba. FERROVIO (convulso). Cielo, dammi forza! Capo dei gladiatori. Toh! Ti fa paura, vero? FERROVIO. Uomo: per me non c' terrore pari al terrore che suscita quel suono. Quando odo una tromba o un tamburo o il cozzo dell'acciaio o il sibilo del grande sasso lanciato dalla catapulta, il fuoco mi serpeggia per le vene; il sangue mi sale, caldo, dietro gli occhi: devo caricare, devo colpire, devo vincere; lo stesso Cesare non starebbe al sicuro sul trono imperiale se quello spirito si liberasse in me. Oh, fratelli, pregate! Esortatemi! ricordatemi che, se alzo la spada, il mio onore cade e il Maestro mio nuovamente crocifisso. ANDROCLO. Seguita a pensare che potresti ferire crudelmente i poveri gladiatori. FERROVIO. Un uomo non soffre a essere ucciso. LAVINIA. Solo la fede pu salvarti. FERROVIO. La fede! Quale fede? Ci sono due fedi. C' la nostra fede. E c' la fede del guerriero, la fede nella battaglia, la fede che vede Dio nella spada. Che sar di me se questa fede dovr sopraffarmi? LAVINIA. Nell'ora della prova troverai la tua vera fede. FERROVIO. E' questo che temo. So di essere un combattente. Come posso essere sicuro che sono un cristiano? ANDROCLO. Butta via la spada, fratello. FERROVIO. Non posso. Si saldata alla mia mano. Mi sarebbe pi facile buttar via dalle mie braccia una donna amata. Sussulta. Chi ha pronunciato questa bestemmia? Non io. LAVINIA. Non posso aiutarti, amico. Non posso dirti di salvare la tua stessa vita. V' in me qualcosa di prepotente che vuol vederti conquistare combattendo la via del paradiso. FERROVIO. Ah! ANDROCLO. Ma se stai per rinunciare alla fede, fratello, perch non vi rinunci

senza far male a nessuno? Non combatterli. Brucia l'incenso. FERROVIO. Bruciare l'incenso! Mai. LAVINIA. Questo orgoglio, Ferrovio. FERROVIO. Orgoglio! Cos' pi nobile dell'orgoglio? Richiamato dalla propria coscienza. Oh, sono imbevuto di peccato. Sono orgoglioso del mio orgoglio. LAVINIA. Dicono che noi cristiani siamo i demoni pi orgogliosi della terra, che soltanto i deboli sono umili. Oh, io sono peggiore di te. Dovrei mandarti a morte e invece ti sto tentando. ANDROCLO. Fratello, fratello: lascia che si infurino e si uccidano: cerchiamo di essere coraggiosi e di soffrire. Devi andare al macello come vi andrebbe un agnellino. FERROVIO. Si, si, questo giusto. Non come un agnello sgozzato dal macellaio; ma come un macellaio che si lasciasse sgozzare da... Guarda il Capo dei gladiatori da uno stupido montone al quale potrebbe staccare la testa con un colpo solo. Prima che il Capo dei gladiatori possa rispondere, il Buttafuori viene correndo su pel passaggio, e il Comandante esce dal palco dell'Imperatore e scende i gradini. BUTTAFUORI. Tocca a voi: via nell'arena. Il palco aspetta. COMANDANTE. L'Imperatore aspetta. Al Capo dei gladiatori: Stai sognando, uomo? Manda subito i tuoi gladiatori nell'arena! CAPO DEI GLADIATORI. Sissignore: sono questi cristiani che indugiano. FERROVIO (con voce tonante). Bugiardo! CAPO DEI GLADIATORI (senza badargli). Marsc! I gladiatori che sono stati chiamati a combattere contro i cristiani si avviano gi per il passaggio. Fuori di qua, voi! I CRISTIANI (UOMINI E DONNE) (separandosi). Sii risoluto, fratello. Addio. Tieni alta la fede, fratello. Addio. Vai verso la gloria, mio caro. Addio. Ricorda: preghiamo per te. Addio. Sii forte, fratello. Addio. Non dimenticare che l'amore divino e il nostro amore ti circondano. Addio. Niente pu ferirti, fratello, ricordatelo. Addio. Gloria eterna, mio caro! Addio. CAPO DEI GLADIATORI (al limite della pazienza). Spingeteli li dentro! Gli altri gladiatori e il Buttafuori fanno un movimento verso di toro. FERROVIO (frapponendosi). Se li toccate, figli di cani, moriamo qua, e truffiamo lo spettacolo ai pagani. Ai suoi compagni cristiani: Fratelli: il gran momento giunto. Quel passaggio il vostro Monte Calvario. Salite coraggiosi ma umili; e ricordate!, non parole di rimprovero, non colpi, non lotte. Andate. Essi escono attraverso il passaggio. Egli si volta verso Lavinia. Addio. LAVINIA. Dimentichi che devo seguirti prima che tu sia freddo. FERROVIO. vero. Non invidiarmi perch ti passo avanti nel cammino verso la

gloria.

Va attraverso il passaggio.

CAPO DEI GLADIATORI (al Buttafuori). Che lavoro schifoso, questo. Perch non si possono buttare tutti ai leoni? Non un lavoro da uomini. Si lascia cadere, cupo, sulla sedia. Gli altri gladiatori tornano, indifferenti, ai loro posti di prima. Il Buttafuori si stringe nelle spalle e si acquatta gi all'ingresso del passaggio, vicino al Capo dei gladiatori. Lavinia e le donne cristiane si siedono di nuovo, schiantate dal dolore, alcune piangendo silenziosamente, alcune pregando, altre calme e risolute. Androclo seduto vicino ai piedi di Lavinia. Il Comandante in piedi sulla scala, e osserva con curiosit. ANDROCLO. Son contento di non dover combattere. Sarebbe stato davvero un martirio orrendo. Sono fortunato. LAVINIA (lo guarda con doloroso rimorso). Androclo, brucia l'incenso: sarai perdonato. Lascia che la mia morte sia d'espiazione anche per te. Mi sembra di ucciderti. ANDROCLO. Non pensare a me, sorella. Pensa a te stessa. Cos potrai tenere alto il cuore. Il Comandante ride sardonicamente. LAVINIA (sussulta: aveva dimenticato la presenza di lui). Sei l, bel comandante? Sei venuto a vedermi morire? COMANDANTE (venendo a fianco di lei). Sono di servizio con l'Imperatore, Lavinia. LAVINIA. Fa parte del tuo servizio, ridere di noi? Comandante. No: fa parte del mio piacere privato. Questo tuo amico un umorista. M'ha fatto ridere sentirgli dire che dovevi pensare a te stessa per tenere alto il cuore. Io dico: pensa a te stessa e brucia l'incenso. LAVINIA. Non un umorista, aveva ragione. Dovresti saperlo, comandante: sei stato a viso a viso con la morte. COMANDANTE. Non con la morte sicura, Lavinia. Soltanto con la morte in battaglia, che risparmia pi uomini della morte nel letto. Tu sei di fronte a morte sicura. Oramai, non t' rimasta che la fede nella follia del Cristianesimo. Le tue favole cristiane sono forse pi vere delle nostre favole su Giove e Diana nelle quali, posso dirtelo, io non credo pi di quanto ci credano l'Imperatore o tutti gli uomini colti di Roma? LAVINIA. Comandante, adesso tutto questo mi sembra inesistente. Io non dir che la morte una cosa terribile; ma dir che essa una cosa tanto reale che quando si avvicina, tutte le cose immaginarie, tutte le favole, come dici tu, svaniscono nei puri sogni di fronte a quella inesorabile realt. Io adesso so che non sto morendo per favole o sogni. Hai saputo della cosa spaventosa che accaduta mentre stavamo qui ad aspettare? COMANDANTE. Ho saputo che uno dei tuoi compagni scappato via ed corso dritto dritto tra le ganasce del leone. Ho riso. Rido ancora. LAVINIA. Allora non capisci che cosa significa? COMANDANTE. Significa che il leone ha avuto un bastardo per colazione. LAVINIA. Comandante, significa pi di questo. Significa che un uomo non pu morire per una favola o per un sogno. Nessuno di noi credeva alle favole e ai sogni pi devotamente del povero Spintho; ma non ha potuto affrontare la grande realt. Ci che egli avrebbe chiamato la mia fede s'infangava minuto per minuto mentre io stavo seduta qua, a vedere la morte che si faceva pi vicina, e la realt che si faceva pi reale, e le favole e i sogni che svanivano via nel nulla. COMANDANTE. E allora morirai per nulla? LAVINIA. Si: questa la cosa meravigliosa. E da quando tutte le favole e tutti i sogni sono spariti io non ho pi alcun dubbio di dover morire per qualcosa di pi grande dei sogni o delle favole. COMANDANTE. Ma per che cosa? LAVINIA. Non lo so. Se lo scopo della morte fosse tanto piccolo da essere noto, sarebbe troppo piccolo perch valesse la pena di morire per esso. Io credo che

morir per Dio. Niente altro abbastanza reale perch valga la pena di morire per esso. COMANDANTE. Che cos' Dio? LAVINIA. Quando lo sapremo, comandante, anche noi saremo dei. COMANDANTE. Lavinia, vieni gi sulla terra. Brucia l'incenso e sposami. LAVINIA. Bel comandante, mi sposeresti, tu, se ammainassi la bandiera nel giorno della battaglia, e bruciassi l'incenso? I figli somigliano alla mamma, sai? Vuoi che tuo figlio sia un vigliacco? COMANDANTE (profondamente commosso). Per la grande Diana, credo che ti strozzerei, se mollassi adesso. LAVINIA (posando la mano sulla testa di Androclo). La mano di Dio su noi tre, comandante. COMANDANTE. Tutto questo non ha senso! Ed mostruoso che tu debba morire per una cosa che non ha senso, e che io ti debba guardare inerme quando tutta l'anima mia grida la sua ribellione! Muori, dunque, se devi morire; ma io potr almeno tagliare la gola all'Imperatore e poi a me stesso appena vedr il tuo sangue. L'Imperatore spalanca rabbiosamente la porta del suo palco, e appare con grande furore sulla soglia. Il Capo dei gladiatori, il Buttafuori e i gladiatori saltano in piedi. IMPERATORE. I cristiani non vogliono combattere; e i tuoi bastardi non riescono a farsi bollire il sangue tanto da poterli attaccare. tutta colpa di quell'individuo con gli occhi fiammeggianti. Voglio il Fustigatore. Il Buttafuori balza via da sinistra alla ricerca del Fustigatore. E se questo non li smuove, portate i ferri roventi. L'uomo come una montagna. Torna con rabbia nel palco e ne sbatte la porta. Il Buttafuori torna con un uomo dall'orrenda maschera etrusca, con una frusta in mano. Corrono gi per il passaggio verso l'arena. LAVINIA (alzandosi). Oh, questo indegno. Non possono ammazzarlo senza disonorarlo? ANDROCLO (balzando in piedi e correndo nel centro dello spazio che tra i gradini). spaventoso. Adesso si che voglio combattere. Non posso sopportare la vista di una frusta. Il solo uomo che ho picchiato mai stato quello che ho visto sferzare un vecchio cavallo con la frusta. stato terribile. Quando era per terra gli ho ballato sul viso. Non deve frustare Ferrovio: vado nell'arena ad ammazzarlo prima che ci riesca. Balza selvaggiamente nel passaggio. In pari tempo si ode provenire da IT arena un gran clamore che termina in un frenetico applauso. I gladiatori stanno ad ascoltare e si guardano interrogativamente tra loro. CAPO DEI GLADIATORI. E adesso che succede? Lavinia (al comandante). Ma che cos' accaduto? lo sapete? COMANDANTE. Che potrebbe accadere? Li stanno ammazzando, suppongo. ANDROCLO ( viene correndo dal passaggio, gridando per l'orrore e coprendosi gli occhi) ! ! ! LAVINIA. Androclo, Androclo, che successo? Androclo. Oh, non chiedermelo. Non chiedermelo. Una cosa troppo orrenda! Oh! Si accuccia vicino a lei e nasconde il volto nella veste di Lavinia, singhiozzando. BUTTAFUORI (arriva correndo dal passaggio, come prima). Corde e uncini! Corde e uncini! Capo dei gladiatori. Be', che bisogno avete di agitarvi cosi? Un altro scoppio di applausi. Due schiavi con maschere etrusche vengono correndo con funi e uncini. Uno degli schiavi. Quanti morti?

BUTTAFUORI. Sei. Lo schiavo soffia per due volte in un fischietto: altri quattro schiavi con maschera etrusco vengono correndo e si precipitano nell'arena con gli stessi attrezzi. E il paniere. Portate i panieri. Lo schiavo fischia tre volte e corre via dal passaggio col suo compagno. COMANDANTE. Per chi sono i panieri? BUTTAFUORI. Per il Fustigatore. in brandelli. Sono tutti in brandelli, pi o meno. Lavinia si copre il viso con le mani. Altri due schiavi mascherati arrivano in scena: hanno un paniere e seguono gli altri nell'arena, mentre il Buttafuori si rivolge ai gladiatori ed esclama: Ragazzi, li ha ammazzati tutti. IMPERATORE (irrompe nuovamente dal suo palco, ma questa volta in un'estasi di gioia). Dov'? Stupendo! Gli dar una corona d'alloro! Ferrovio, che agita all'impazzata la spada grondante sangue, viene correndo attraverso il passaggio; disperato; lo seguono i suoi correligionari e il Custode del serraglio che va verso i gladiatori. I gladiatori, impressionati, alzano le spade. FERROVIO. Perduto! Perduto per sempre! Ho tradito il mio Signore! Tagliatemi la mano destra: ha offeso. Avete le spade, fratelli: colpite. LAVINIA. No, no. Che hai fatto, Ferrovio? FERROVIO. Non lo so: ma avevo il sangue dentro gli occhi, e vedo il sangue sulla mia spada. Che significa? IMPERATORE (entusiasta, sul pianerottolo fuori dal suo palco). Che significa? Significa che sei il pi grand'uomo che ci sia a Roma. Significa che avrai una corona d'alloro tutta d'oro. Stupendo combattente: potrei quasi cederti il trono. un primato per il mio regno: vivr nella storia. Una volta, nell'era domiziana, un gallo trucid tre uomini nell'arena e si conquist la libert. Ma quando mai un uomo nudo ha trucidato sei uomini armati, tra i pi coraggiosi, tra i migliori? La persecuzione deve finire: se i cristiani sanno combattere cos, voglio che solo i cristiani combattano per me. Ai gladiatori: Vi ordino di diventare cristiani: avete capito? REZIARIO. Per noi lo stesso, Cesare. Se fossi stato presente con la mia rete le cose sarebbero andate diversamente. COMANDANTE (afferra improvvisamente Lavinia per la vita e la trascina su per i gradini fino all'Imperatore). Cesare: questa donna la sorella di Ferrovio. Se la buttate ai leoni, egli si irrita, perde peso, non pi in forma... IMPERATORE. Ai leoni? Sciocchezze! A Lavinia: Signora, sono orgoglioso di avere l'onore di conoscervi. Vostro fratello la gloria di Roma. LAVINIA. Ma questi miei amici? Debbono morire? IMPERATORE. Morire? Certamente no. Nessuno ha mai lontanamente pensato di far loro del male. Signore e signori: siete tutti liberi. Vi prego, andate ai primi posti a godere lo spettacolo al quale un vostro fratello ha cosi mirabilmente contribuito. Comandante: abbiate la cortesia di condurli ai posti riservati ai miei amici personali.

CUSTODE DEL SERRAGLIO. Cesare: mi occorre un cristiano per il leone. stato promesso al popolo; e se lo deludiamo fa a pezzi tutto l'addobbo. IMPERATORE. Vero, vero: ci vuole qualcuno per il nuovo leone. FERROVIO. Buttate me al leone. Lasciate che l'apostata perisca! IMPERATORE. No, no: lo fareste a brandelli, amico mio: e non possiamo permetterci di sprecare leoni come se fossero semplici schiavi. Ma ci occorre qualcuno. Questo veramente molto imbarazzante. CUSTODE DEL SERRAGLIO. Perch non quell'ometto greco? Non cristiano, stregone. IMPERATORE. Esattamente: quello che ci vuole. Buttafuori (apparendo nel passaggio). Numero dodici. Il cristiano per il nuovo leone. ANDROCLO (alzandosi e ricomponendosi, tristemente). Be', doveva andare cosi, dopo tutto. LAVINIA. Vado io per lui, Cesare. Chiedete al comandante se non vero che preferiscono veder dilaniare una donna. Me l'ha detto ieri. IMPERATORE. C' del vero in questo: c' proprio del vero... se potessi almeno essere sicuro che vostro fratello non si irrita... ANDROCLO. No: non potrei pi avere un'ora felice. No: sulla mia fede di cristiano e sul mio onore di sarto vi dico che accetto il fardello che caduto sulle mie spalle. Se mia moglie si fa viva, ditele il mio affetto e ditele che il mio desiderio era di vederla felice col prossimo poveraccio! Cesare: andate nel vostro palco e vedrete come sa morire un sarto. Fate largo al numero dodici. Si avvia gi per il passaggio. Il vasto pubblico che nell'anfiteatro vede adesso l'Imperatore che torna nel palco e prende posto mentre Androclo, disperatamente impaurito, ma sempre procedendo con pietosa devozione, appare dall'altra parte del passaggio, e si trova esposto al fuoco di migliaia di occhi avidi. La gabbia del leone, che ha una pesante saracinesca a grata, alla sua sinistra. L'Imperatore d il segnale. Suona il gong. A quel suono Androclo rabbrividisce; poi cade in ginocchio e prega. La grata si alza con un colpo secco. Il leone balza nell'arena. Corre in giro, saltellando in libert. Vede Androclo; si ferma. Si alza, rigido, drizzando le zampe; allunga il muso e la coda, formando una linea orizzontale, come un cane da caccia che punta, poi emette un suono terrorizzante. Androclo si rannicchia tutto e si nasconde il viso fra le mani. Il leone si raccoglie, pronto al balzo, mentre scodinzola movendo la coda in qua e in l nella polvere, e assapora estatico la sua prossima gioia. Androclo alza le mani, supplichevole, verso il cielo. Il leone si trattiene, vedendo il volto di Androclo. Poi gli si accosta, furtivo; lo odora, inarca la groppa; sbuffa come un'automobile; alla fine si strofina contro Androclo e lo fa ruzzolare. Androclo, sostenendosi sul polso, guarda terrorizzato il leone. Il leone saltella su tre zampe alzando l'altra come se fosse ferita. Il baleno di un ricordo illumina il viso di Androclo. Sventola una mano come se ci fosse dentro una spina; poi finge di tirar fuori la spina e di farsi male. Il leone annuisce ripetutamente. Androclo tende la mano al leone che gli d le due zampe; egli le stringe con entusiasmo. Si abbracciano beati e alla fine si mettono a ballare un valzer nell'arena in mezzo a un improvviso scroscio di assordanti applausi; indi, compiuto il giro escono attraverso il passaggio mentre l'Imperatore li osserva, sbalordito e col fiato sospeso, fino a che sono spariti. Allora l'Imperatore esce di volo dal palco e scende i gradini, fuori di s per l'entusiasmo. IMPERATORE. Amici miei! E' accaduta una cosa incredibile! Stupefacente! Non posso pi dubitare della verit del Cristianesimo. I Cristiani lo circondano felici. Questo stregone cristiano.... si interrompe con un grido, vedendo Androclo e il leone che appaiono nel passaggio e vengono avanti, ballando il valzer. Risale le scale all'impazzata e va nel palco: ne sbatte la porta. Tutti, Cristiani e gladiatori, scappano via

terrorizzati; i gladiatori balzano nell'arena, gli altri in diverse direzioni. La scena si svuota con magica rapidit. ANDROCLO.(ingenuamente). Toh, chiss perch ci sfuggono tutti in questo modo? Il leone, combinando una serie di sbadigli, sbuffate e ruggiti mette insieme qualcosa di molto simile ad una risata. IMPERATORE (in piedi su una sedia dentro al proprio palco si affaccia a guardare oltre la parete). Stregone, io ti ordino di mandare a morte quel leone sull'istante. E' colpevole di alto tradimento. La vostra condotta quanto mai incre... Il leone lo carica su per le scale. Aiuto! Scompare. Il leone ruggisce contro al palco; si rizza a guardarlo oltre la parete; e ruggisce. L'Imperatore si precipita fuori dalla porta, gi da Androclo, inseguito dal leone. ANDROCLO. Non scappate, signore; se scappate non pu fare a meno di saltarvi addosso. Afferra l'Imperatore e si mette tra questi e il leone; il leone si ferma subito. Non abbiate paura di lui. Il leone si accuccia, brontolando. L'Imperatore si aggrappa ad Androclo. Rimani tra me e lui. ANDROCLO. Non aver mai paura degli animali; ecco, Eccellentissimo, il grande segreto. Sar docile come un agnellino quando sapr che siete suo amico. Rimanete immobile; e sorridete; e lasciate che vi annusi tutto per rassicurarsi; perch, vedete, lui che ha paura di voi; e deve esaminarvi da capo a piedi prima di darvi la sua fiducia. Al leone: Vieni qua, Tom; e sii carino quando parli con l'Imperatore, il buon Imperatore che ha il potere di farci tagliare la testa a tutti se non lo trattiamo con tanto tanto rispetto. Il leone emette un terribile ruggito. L'Imperatore si precipita, fuori di s, su per le scale, oltre il pianerottolo e gi dall'altra parte, mentre il leone lo insegue accanito. Androclo corre dietro a1 leone; lo raggiunge mentre sta per scendere; gli si butta sopra a cavalcioni cercando di fare da freno con le punte dei piedi. Ma prima che lo abbia potuto fermare, il leone ha afferrato lo strascico della tunica dell'Imperatore. ANDROCLO. Oh, brutto cattivo Tom, rincorrere l'Imperatore in questa maniera! Mollate subito la veste dell'Imperatore, signore; dove avete messo la buona creanza? Il leone ringhia e tira la veste dell'Imperatore. Non tiratela via, Eccellentissimo. Sta giocando. Bada, Tom, che se non la lasci andare m'arrabbio per davvero. Il leone ruggisce di nuovo. Ora ve lo dico io perch fa cosi, Sire: crede che voi ed io non siamo amici. Imperatore (cercando di aprire il fermaglio della spilla). Amici! Manigoldo infernale!

Il leone ruggisce. ...non mollarlo. Maledetto fermaglio! Non riesco ad aprirlo. ANDROCLO. Non bisogna incitare la sua rabbia. Dovete, mostrargli che siete mio amico personale... se ne avete la condiscendenza. Afferra le mani dell'Imperatore e le stringe cordialmente. Senti, Tom: questo buon Imperatore il pi caro amico che Androclino abbia al mondo: gli vuol bene come a un fratello. IMPERATORE. Piccolo mascalzone! maledetto piccolo lurido cane di un sarto greco! Ti far bruciare vivo per aver osato toccare la divina persona dell'Imperatore. Il leone ruggisce. ANDROCLO Oh, non parlate cosi, sire. Capisce dalla prima all'ultima parola che dite: tutti gli animali capiscono: a loro basta il tono della voce. Il leone ruggisce e sbatte la coda in qua e in l. Credo che vi stia per saltare addosso, Eccellentissimo, se non vi dispiacesse dire qualcosa di affettuoso. Il leone ruggisce. IMPERATORE (stringendo calorosamente le mani di Androclo). Mio caro signor Androclo, dolcissimo amico mio, fratello da troppo tempo desiderato, vieni fra le mie braccia. Abbraccia Androclo. Oh, che immondo puzzo d'aglio! Il leone molla la veste e si butta a pancia in su, stringendosi le zampe, con gesto civettuolo, sopra al muso. ANDROCLO. Ecco! Vedete, Eccellentissimo, adesso anche u un bambino ci potrebbe giocare. Vedete! Fa il solletico sulla pancia del leone. Il leone si contorce, beato. Avanti, accarezzatelo. IMPERATORE. Devo vincere questi terrori che non si addicono a un sovrano. Ma non ti allontanare da lui, per. Accarezza il petto del leone. ANDROCLO. Oh, sire, pochissimi uomini avrebbero il coraggio di fare altrettanto! IMPERATORE. S, ci vuole un certo fegato. Facciamo venire la corte cosi la spaventiamo. sicuro, credi? ANDROCLO. Sicurissimo, adesso, sire. IMPERATORE (maestosamente). Ehi, voi! Tutti coloro che mi odono, tornino senza timore. Cesare ha domato il leone! Tutti coloro che erano scappati tornano, cautamente. Il Custode del serraglio viene dal passaggio con altri guardiani armati di sbarre di ferro e tridenti. Portate via quella roba. Ho soggiogato la belva. Posa un piede sul leone.

FERROVIO (avvicinandosi timidamente all' Imperatore e guardando il leone con rispetto). strano, ma io che non ho paura di nessun uomo ho paura del leone. COMANDANTE. Ognuno di noi ha paura di qualcosa, Ferrovio. IMPERATORE. E adesso che ne pensi della Guardia Pretoriana? FERROVIO. In giovent ho adorato Marte, il dio della guerra. L'ho lasciato per servire il Dio dei cristiani; ma oggi il Dio dei cristiani mi ha abbandonato; e Marte mi ha sopraffatto per riprendersi il suo. Il Dio dei cristiani non esiste ancora. Verr quando Marte ed io saremo polvere; ma nel frattempo devo servire gli dei che esistono, non il Dio che verr. Fino ad allora accetto di servire nella tua Guardia, Cesare. IMPERATORE. Parli con molta saggezza. Tutti gli uomini veramente saggi convengono che la condotta pi prudente sia quella di non essere bigotti nell'attaccamento al passato o precipitosi e avventati nell'accettare il pensiero del nuovo, ma di prendere il meglio dell'una e dell'altra religione. COMANDANTE. Che ne dite, Lavinia? Sarete prudente anche voi? LAVINIA (sulle scale). No: io lotter per la venuta del Dio che ancora non esiste. Comandante. Posso, di quando in quando, venire a discutere con voi? Lavinia. S, bel capitano, potete. Il Comandante le bacia la mano. IMPERATORE. E adesso, amici, per quanto, come vedete, non tema il leone, ritengo che la tensione provocata dalla sua presenza sia notevole; perch nessuno di noi pu essere proprio sicuro di quello che il leone sta per fare. CUSTODE DEL SERRAGLIO. Cesare, dacci lo stregone greco come schiavo del serraglio. Sa trattare le belve. ANDROCLO (desolato). Ma non se sono m gabbia. Non dovrebbero essere tenute in gabbia. Bisogna liberarle tutte. IMPERATORE. Offro quest'uomo in schiavit al primo che gli poser una mano addosso. Il Custode del serraglio e i gladiatori si precipitano verso Androclo. Il leone si alza e li affronta. Tutti balzano indietro. IMPERATORE. Vedi, Androclo, quanto magnanimi siamo noi romani Tolleriamo che tu vada in pace. ANDROCLO. Sono riconoscente all'Eccellentissimo. E riconoscente a tutti voi, signore e signori. Vieni, Tom. Finch stiamo insieme, niente gabbia per te, niente schiavit per me. Esce col leone mentre tutti i presenti si accalcano per lasciargli libero un passaggio il pi largo possibile.