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San Crescentino patrono di Urbino Iconografia e attributi araldici

di Antonio Conti

(on-line dall11 maggio 2008 allindirizzo http://araldica.blogspot.it/2008/05/san-crescentino-patrono-di-urbino.html)

1 - Da Citt di Castello a Urbino Nel settembre 2003 si tenuto a Citt di Castello un importante convegno su san Crescenziano i cui atti sono stati editi, nel 2005, a cura di Andrea Czortek e di Pierluigi Licciardello. San Crescenziano uno dei patroni di Citt di Castello, localit nei pressi della quale sarebbe stato martirizzato intorno allanno 287. Nel corso del convegno tifernate stato sottolineato il fatto che, se lorigine del culto nacque nellalta valle del Tevere, non a Citt di Castello che il santo trover il suo centro cultuale, svolgendo un ruolo storicamente significativo, ma ad Urbino, che dal 1068 lo elegge a patrono protettore, e come in questa citt il nuovo culto si impone accanto a quello della Madonna e di San Sergio, santo militare introdotto ad Urbino forse in epoca bizantina, proveniente dallarea ravennate1. E a tutti noto che ad Urbino San Crescenziano acquis il nome di San Crescentino per ragioni ignote. A fronte dalla diversit onomastica si accompagnata forse una qualche diversit iconografica? A giudicare dallintervento di Mirko Santanicchia al convegno tifernate sembrerebbe di no, ma proprio la ricognizione iconografica condotta da Santanicchia ad aver sollecitato questa nostra indagine che offre un ulteriore contributo alla conoscenza della tradizione di san Crescentino soffermandosi sullaspetto iconografico ed in particolare su quello araldico. 2 - Rappresentazione di un santo militare Fin dalla prima testimonianza iconografica nota, risalente agli anni a cavallo tra Due e Trecento, la raffigurazione di San Crescentino quella di un cavaliere che in sella al suo destriero intento a sconfiggere un drago2. Eppure, da quanto sembra emergere dalle ricerche fin qui svolte, la prima attestazione biografica della leggenda del drago risale solo al 1567, contenuta in un opera voluta dallarcivescovo urbinate Felice Tiranni. Appare perci evidente che lo scopo del Tiranni fu quello di riprendere una tradizione ben pi antica ormai consolidata3. Al primo modello rappresentativo se n successivamente affiancato un secondo. Il santo ritto in piedi e senza il cavallo e il drago giace a terra morente. Notiamo come nel primo modello iconografico il drago trafitto dalla lancia. Non cos nel secondo modello, laddove il santo mostra a

P. LICCIARDELLO, Culto e agiografia di san Crescenziano da Citt di Castello a Urbino, in A. CZORTEK e P. LICCIARDELLO (a cura di), San Crescentino di Citt di Castello, Diocesi di Citt di Castello, Citt di Castello, 2005, pp. 118 e 119. 2 M. SANTANICCHIA, Liconografia di san Crescenziano, in A. CZORTEK e P. LICCIARDELLO (a cura di), San Crescentino di Citt di Castello, Diocesi di Citt di Castello, Citt di Castello 2005, 2005, pp. 175, 177 e 178 3 LICCIARDELLO, Culto e agiografia, cit., pp. 128 e129; SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 176

Dio le spoglie del drago sconfitto4. In alcuni casi san Crescentino raffigurato intento a calpestare il drago esanime come lImmacolata calpesta il serpente. San Crescentino era un soldato romano ed infatti costantemente rappresentato in armi, con indosso prevalentemente unarmatura alla moda. Cos se nel Quattrocento indossa armature da cavaliere di quellepoca (simili a quella indossata dal duca Federico nella cosiddetta Pala di Brera), a partire dal Cinquecento egli indossa una lorica di stampo romano. Questo secondo tipo di armatura rispondeva meglio alla rappresentazione ideale di un soldato del III secolo, ma in realt altro non era che un nuovo modello di armatura alla moda. Si pensi allarmatura di Guidobaldo II Della Rovere realizzata da Bartolomeo Campi nel 1546 (fig. 2) o alle ben note raffigurazioni dei principi medicei scolpite da Michelangelo.

Fig. 1

Fig. 2

Se nelle prime rappresentazioni il santo appare a capo scoperto, a partire dal Rinascimento per lo pi rappresentato con un elmo sul capo. Secondo Santanicchia questa novit dovrebbe essere stata introdotta dopo il 1520, probabilmente in conseguenza del ritrovamento del presunto elmo di Crescenziano avvenuta nel 15245. Ma dobbiamo constatare che il santo indossa lelmo gi in una moneta di Guidobaldo da Montefeltro (fig.3) coniata tra il 1482 e il 1508 6 (fig. 3), e che forse un elmo presente anche nellimmagine di un sigillo della citt di Urbino impresso in una lettera del 12 agosto 15027.

Fig. 3

Ma la presenza dellelmo, seppure frequente, non costante. In pi di un sigillo in uso nella prima met del Cinquecento (ma probabilmente risalente al secolo precedente) il santo a cavallo privo
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SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 182 SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 183 6 A. CAVICCHI, Le monete del Ducato dUrbino, Associazione Pro Urbino, Urbino 2001, p. 44, n. 28 7 Archivio di Stato Repubblica di San Marino (ASRSM), Carteggio dei Capitani reggenti, Busta 90

dellelmo ed caratterizzato invece da una lunga capigliatura8. La lunga capigliatura caratterizza il santo anche in una moneta di Guidobaldo da Montefeltro 9 (fig. 7). Si nota in questo caso ancora una corrispondenza con i canoni del gusto di quegli anni, espressi in particolare dalla capigliatura dello stesso duca di Urbino cos come rappresentata nelle sue monete.

Fig. 4

Fig. 5

Fig. 6

Fig. 7

A proposito dellelmo, notiamo che si tratta sempre di una borgognotta, un tipo di elmo alla moda che richiama alla lontana un elmo romano, in linea con luso della lorica. In generale il mutamento dellabito del santo dunque conseguente al mutamento della moda, al recupero dello stile antico per le armature da parata che hanno ormai sostituito le vecchie armature da torneo. San Crescentino e san Giorgio Santanicchia ha evidenziato il fatto che la raffigurazione di San Crescentino a cavallo richiama decisamente quella di San Giorgio che uccide il drago: nel determinare la restituzione iconografica dellevento, deve aver pesantemente influito la fama di san Giorgio, alla cui vicenda il comune elemento del drago rinviava in maniera fin troppo invitante10. Il racconto di San Giorgio che uccide il drago per salvare la principessa risale solo ai tempi delle crociate e fu originato per via di una errata interpretazione di unimmagine di Costantino. Da ci il suo attributo frequente, la croce rossa in campo bianco, la fama del santo ebbe poi ampia diffusione, intorno alla met del Duecento, con la Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze (m. 1298) 11 . Santanicchia ci mostra anche limmagine di san Giorgio scolpita nella lunetta del portale del duomo di Ferrara tra il 1135 e il 1140 (fig. 8).
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ASRSM, Carteggio dei Capitani reggenti, Busta 90, lettera del 28 marzo 1507, lettera del 4 maggio 1508, Busta 91/2, lettera del 21 giugno 1522 9 CAVICCHI, Le monete, cit., p. 44, n. 27. 10 SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 176. 11 LICCIARDELLO, Culto e agiografia, cit., p. 132; SANTANICCHIA, Liconografia, cit., pp. 176 e 177.

Fig. 8

In questopera appare significativa lassenza di qualunque riferimento araldico e persino vessillare. Il Santo mostra il lato interno dello scudo trattenuto dal braccio, segno inequivocabile della non importanza di quanto vi doveva eventualmente essere rappresentato (cos come in molti sigilli equestri di quellepoca sostanzialmente ancora prearaldica). Dunque secondo Santanicchia linfluenza iconografica di san Giorgio su san Crescentino fu rilevante e perdur, ingenerando talvolta confusione; ma, sempre secondo questo studioso, ci che non pare sia mai entrato nel novero degli attributi di Crescenziano, invece proprio il vessillo crucesignato, nonostante le fonti ne facciano esplicita menzione: nel testo cinquecentesco recensito dai Bollandisti c un preciso riferimento ad un segno di Cristo ricevuto dal soldato, Christi signaculo insignitis. Non detto che fosse presente in questa forma anche nella versione pi antica della passio, e non del resto scontata una lettura troppo letterale dellespressione, ma raro che tali spunti non vengano colti nella trasposizione iconografica; viene a questo punto da domandarsi se fu omesso con lo scopo di limitare la confusione con san Giorgio, che invece mostra sovente questo attributo12. Premesso che esistono importanti rappresentazioni di san Giorgio senza alcun attributo araldico, il punto, loggetto di questa nostra disquisizione questo: non esatto affermare che san Crescentino (ovvero san Crescenziano) non fu mai rappresentato con lattributo araldico della croce. Infatti la presenza di questo emblema si riscontra nei sigilli del Comune di Urbino che Mirko Santanicchia non ha preso in considerazione nel pur ampio apparato iconografico analizzato nel suo contributo al convegno tifernate. Nei sigilli dei comuni, nel Medioevo e nel Rinascimento, sono stati rappresentati spesso i santi patroni, e Urbino non fece eccezione, anzi. A parte la descrizione di un sigillo del 1232 nel quale doveva vedersi rappresentata unaquila13, tutti i sigilli noti del Comune di Urbino vedono rappresentato san Crescentino a cavallo nellatto di uccidere il drago. Tra le impronte sigillari che ho potuto vedere durante le mie ricerche, molte mostrano il cavaliere con scudo e vessillo difficilmente leggibili, invece, altre, ci mostrano con chiarezza la presenza di uno scudo e di un vessillo crociato. Nel sigillo apposto in una lettera del 28 marzo 1507 si pu rilevare, seppure a fatica, la croce sul vessillo, mentre praticamente impossibile leggere il contenuto del piccolo scudo arrotondato imbracciato dal santo14 (fig. 9).

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SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 177. L. TONINI, Della storia civile e sacra riminese, Rimini, 1862, pp. 497 e 498. 14 ASRSM, Carteggio dei Capitani reggenti, busta 90, lettera del 28 marzo 1507.

Fig. 9

Molto pi chiaramente il vessillo e lo scudo a targa, entrambi crociati, si vedono in altri sigilli come un quello impresso in un documento del 22 settembre 1568 15. Allo stato delle nostre conoscenze attuali non sapremmo dire quali erano gli smalti di queste insegne araldiche. Probabilmente erano gli stessi delle insegne di san Giorgio. Del resto la croce rossa in campo argento una tipica rappresentazione dellinsegna di Cristo (fig. 10).

Fig. 10

Fig. 11

Il sigillo apposto sulla lettera del 1507, ma anche quello apposto sulla lettera del 1568 (a meno che questultimo non fosse di recentissima realizzazione) dimostrano che la presenza degli attributi araldici crociati precedono lopera di Tiranni, e non ne sono stati una conseguenza. Lestensore della biografia del 1567 si dunque rifatto ad esempi iconografici preesistenti. Ma quanto antichi? Purtroppo non ci siamo imbattuti in sigilli agiografici del Comune di Urbino precedenti il 1502, e per le fonti di carattere pi spiccatamente religioso vale il discorso fatto da Santanicchia. Ma proprio tra i documenti iconografici esaminati da Santanicchia dobbiamo evidenziare la probabile presenza di un vessillo in epoca ben pi antica. Il documento in questione la miniatura che decora lantifonario n. 9 dellArchivio capitolare del duomo di Urbino, datato 1348, opera di Niccol Saraceno da Bagnacavallo (fig. 11). Come ha evidenziato Pierluigi Licciardello questo il pi antico manoscritto urbinate noto che parla di san Crescentino16. LAutore ha rilevato che nellantifonario non si trova una biografia del santo, ma sono solo i testi e le melodie dei canti. Questi, ha significativamente osservato lAutore, offrono metafore ed immagini della vita militare che in questo caso [] non alludono solo al consueto tema

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ASP-SU, Notaio Santinelli Orazio, n. 1168. P. LICCIARDELLO, Culto e agiografia, p. 120.

della militia Christi, ma si riferiscono, com ovvio, anche alla tradizione cavalleresca del santo, che, per lAutore subisce un influsso presumibilmente di area franca17. Se in questopera non c il racconto della leggenda del drago, la miniatura parla da s: san Crescentino a cavallo intento a trafiggere il drago. Opportunamente scontornata questa immagine del santo stata posta nella copertina del volume degli atti di cui ci stiamo occupando (fig. 12). Gi da questa immagine si evidenzia un curioso ispessimento della parte terminale rivolta verso lalto della lancia. Qual la ragione di quellispessimento?

Fig. 12

Osservando la miniatura notiamo che la parte del campo che sovrasta la testa del santo mostra una lacuna di pigmento che sembra avere la forma di un lungo vessillo triangolare ondeggiante verso destra. La lacuna di pigmento si vede anche nella sottostante figura del drago. Crediamo che non si possa escludere che in luogo di quella lacuna vi fosse rappresentato proprio un vessillo del quale rimasta paradossalmente traccia per via della caduta del colore. In questo caso lispessimento dellasta della lancia altro non rappresenterebbe che linnesto del drappo sulla stessa. La presenza del vessillo nella miniatura del 1348 andrebbe verificata con adeguate analisi; resta tuttavia il fatto che non potremmo comunque sapere di quale vessillo si doveva trattare: se il vessillo crociato attestato pi tardi, o qualche altro vessillo. Per inciso possiamo notare che nella miniatura del 1348 il santo non indossa larmatura ma una veste azzurra e un mantello rosso foderato di vaio. Lassenza dellarmatura non toglie alcunch alla caratteristica di cavaliere. Infatti anche il conte Galasso da Montefeltro (morto proprio nel 1348) venne rappresentato in una miniatura con indosso una veste e un manto, dotato dei caratteristici speroni, con la spada al cingolo e in pugno una mazza darme 18 (fig. 13).

Fig. 13
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LICCIARDELLO, Culto e agiografia, cit., p. 125, nota 133. G. FRANCESCHINI, I Montefeltro, DallOlio, 1970.

Dunque, come abbiamo visto, non esatto quanto affermato da Santanicchia: ci che non pare sia mai entrato nel novero degli attributi di Crescenziano, invece proprio il vessillo crucesignato. Le fonti iconografiche urbinati attestano anche luso di tale insegna. Quanto alla domanda che pone lAutore: se fu omesso con lo scopo di limitare la confusione con san Giorgio, che invece mostra sovente questo attributo19, si deve rilevare che lomissione o la presenza di questa insegna risulta un difficile fattore discriminante nellindividuazione di un santo piuttosto che laltro. Sia perch molti san Giorgio non inalberano il vessillo e non imbracciano lo scudo crociato, contrariamente alla pi classica rappresentazione, sia perch anche san Crescentino venne rappresentato con quelle insegne. Il tema della confusione tra i santi Giorgio e Crescentino torna, a me pare prepotentemente, nelle importanti notizie che Franco Negroni ha tratto dagli archivi notarili di Urbino. 8 settembre 1329 [] Rog. Benveduto notaio nella piazza del Comune, dove la Maestade di S. Giorgio avanti alla stazione di Alessandro notaio []; 1 gennaio 1408 [] in Civitate Urbini in platea magna ipsius Civitatis et prope trasanale positum ante maiestatem sancti Criscentini ubi priores populi dicte Civitatis iurant officium prioratus dicte Civitatis; 18 ottobre 1417 [] Urbini in trazanali Ecclesie maioris Katredalis Civitatis predicte ubi posita est figura Georgii aliis armigeris, cui trazanali a primo latere est dicta ecclesia []; 29 giugno 1420 [] Urbini et in trazanali ecclesie Katredalis Civitatis Urbini ubi sunt picture hominum armigerum et sancti Georgii; 6 novembre 1428 [] Urbini in trazanali maioris ecclesie ubi et quo daur iuramentum prioribus iuxta ipsam ecclesiam, plateam et alia latera []20. I priori del popolo della citt di Urbino, nellatto di assumere il mandato, giuravano dinnanzi allimmagine maest di San Crescentino. Questo dipinto si trovava nella piazza grande sotto il portico del duomo. Sempre sotto il portico del duomo queste fonti attestano la presenza di un immagine di San Giorgio con altri armigeri. Due maest con santi pressoch identici, possibile? A questo proposito Franco Negroni ha scritto: Sicuramente tra i santi dipinti nella loggia del Duomo non mancava S. Giorgio, ma siamo certi che la figura preminente era quella di S. Crescentino, che per la strettissima somiglianza iconografica con quella di S. Giorgio, ai notai non proprio urbinati poteva essere motivo di equivoco21. Erano dunque rappresentati entrambi i santi? Oppure qualche notaio confuse sbrigativamente e incredibilmente san Crescentino per san Giorgio? In questo secondo caso il tema della confusione ricordato da Santanicchia22 sembrerebbe trovare applicazione concreta. In tempi decisamente pi recenti anche Pietro Sella, autore della rinomata edizione della raccolta I sigilli dellArchivio Vaticano, cos scriveva a proposito di un sigillo del Comune di Urbino del 1735: Scudo sormontato da una corona sorretta da due angeli: San Giorgio che trafigge il drago; lo scudo di San Giorgio a due bande23. In questo caso a confondere Sella non ci sono gli attributi araldici, ma la semplice figura del santo col drago, visto che egli stesso annota che lo scudo del santo a due bande e non crociato. Il sigillo descritto da Sella deve essere stato quello che si trova ancora in un documento del 1722 custodito nella biblioteca universitaria di Urbino 24.

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SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 177.

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F. NEGRONI, Il Duomo di Urbino, Accademia Raffaello, Urbino, 1993, p. 25 nota 13.

Ibidem. M. SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 177. 23 P. SELLA, I sigilli dellArchivio Vaticano, vol. II, Citt del Vaticano 1946, p. 281. 24 Biblioteca Universitaria di Urbino (BUU), Fondo del Comune, Busta 170, fasc. 1, c. 84.

Fig. 13

Ad integrazione dellanalisi delle fonti iconografiche esaminate nel convegno di Citt di Castello, devo confermare il giudizio dato da Santanicchia sullattendibilit delle xilografie dei sigilli dei vescovi urbinati pubblicate da Bramante Ligi nel 1953. Esse sono, in effetti, piacevoli interpretazioni artistiche degli originali che certo non possono costituire una fonte iconografica attendibile in tutti i particolari25. Un esempio dellinattendibilit viene proprio dal sigillo del vescovo urbinate Bartolomeo Carusi (1347-1379) citato da Santanicchia in quanto contenente limmagine del patrono di Urbino 26. Grazie allautorizzazione del Priore della Confraternita del Corpus Domini di Urbino, dott. Giuseppe Cucco, ho potuto esaminare il sigillo del vescovo Carusi appeso ad una pergamena datata 16 luglio 134827. Ebbene il sigillo mandorla diviso in tre registri: quello superiore vede rappresentata la Vergine, quello centrale mostra san Crescentino a cavallo che uccide il drago con la lancia, mentre quello inferiore in gran parte mancante e non ci permesso di capire che cosa potesse esservi rappresentato. Forse limmagine del vescovo orante, forse lo stemma del prelato? La xilografia pubblicata da Ligi tralascia completamente il registro inferiore, come se non esistesse. In pi colloca il santo e in drago in posizioni molto diverse delloriginale. Nellimmagine pubblicata da Ligi il cavaliere ha lelmo, in quello effettivamente rappresentato nel sigillo si individua una sorta di copricapo ma non possiamo dire con certezza se si tratti di un elmo. In entrambe le rappresentazioni il cavaliere non imbraccia uno scudo, quanto al vessillo, limpronta sigillare non permette stabilirne la presenza o meno, mentre completamente assente nella xilografia. LAutore cita anche un altro sigillo vescovile contenente limmagine di san Crescentino, quello di Oddone Colonna (1380-1408), anchesso pubblicato in xilografia da Ligi28. Limmagine pubblicata da Ligi mostra il santo con lelmo, senza scudo e senza vessillo. Come sar in realt il sigillo appeso alla pergamena n. 7 dellArchivio S. Croce di Urbino, datata 7 agosto 1406? Carusi e Colonna furono vescovi negli anni del dominio di Antonio da Montefeltro (1375-1404), al quale spesso attribuita una moneta citata anche da Licciardello e Santanicchia per via della rappresentazione del busto di san Crescentino29. Va detto per che questa moneta stata da tempo attribuita al figlio di Antonio, il conte Guidantonio da Montefeltro (1404-1443)30 (fig. 14). Nella riproduzione al tratto di questa moneta pubblicata da Reposati nel 1772, il santo in armatura posto di
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SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 181. Ibidem, B. LIGI, I vescovi e arcivescovi di Urbino, STEU, Urbino 1953, p. 69. 27 Archivio Confraternita Corpus Domini (ACDU), pergamena n. 1. 28 SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 181; LIGI, I vescovi, cit., 1953. 29 LICCIARDELLO, Culto e agiografia, cit., p. 126; SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 181. 30 CAVICCHI, Le monete, cit., p. 33, n. 4.

fronte (che in effetti sembra essere a cavallo) impugna la lancia dotata di un vessillo bifido senza alcuna figura31 (fig. 15).

Fig. 14

Fig. 15

Nella monetazione dei signori di Urbino si trovano anche altre rappresentazioni di San Crescentino. In due monete di Guidobaldo (1482-1508): in una il santo a cavallo, nellaltra il santo appiedato, ma come si visto in entrambi i casi lasta della lancia ha un vessillo, purtroppo illeggibile (Cavicchi, 2001, p. 44, nn. 27 e 28). Altre monete con san Crescentino a cavallo vennero coniate sotto tutti i duchi rovereschi tra il 1508 e il 163132.

Fig. 16 Imagine sancti Crescentini advocati et patroni Per antica tradizione si ha che gli urbinati, ogni volta che contro i nemici loro hanno spiegato lo stendardo del Gloriosissimo Martire s. Crescentino lor avvocato habbiano conseguite meravigliose vittorie33. Questo quanto venne scritto nel 1567 nellopera commissionata dallarcivescovo Tiranni, e al di l del pomposo linguaggio, indubbio che il santo patrono non fu solo unicona ad uso religioso. Come si detto limmagine del santo divenne (come accaduto spessissimo) parte del patrimonio emblematico della comunit. Si visto il caso dei sigilli comunali in uso fino a pochi secoli or sono, ma appare con tutta evidenza dallo statuto della Citt di Urbino del 1559 nel quale prescritto il passaggio delle chiavi, del sigillo e del gonfalone al momento dellinsediamento del nuovo Gonfaloniere e dove il gonfalone descritto vexillu Sancti Crescentini34. Ma lo si pu vedere anche nella notizia riportata da Franco Negroni circa la commissione (datata 1509) a Timoteo Viti e Girolamo Genga per la realizzazione di un nuovo vessillo comunale in seta rossa: vexillum pro dicta Comunitate cum imagine sancti Crescentini advocati et patroni huius nostrae civitatis ad utroque
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R. REPOSATI, Della Zecca di Gubbio, vol. I, Bologna, 1772, p. 125. CAVICCHI, Le monete, cit., p. 59, n. 64, p. 60, nn. 65 e 66, p. 81, n. 121, p. 82, nn. 122, 123 e 124, p. 122, n. 224 33 SANTANICCHIA, Liconografia, cit., p. 181 34 Biblioteca Oliversiana di Pesaro (BOP), Statuta Civitatis Urbini, 1959, cc. 4v e 6v.

latere dicti vexilli super equo cum dracone sub pedibus dicti equi et aliis requisitis et cum arma dictae Communitatis deauratis et com aliis fulcimentis debitis ad eorum perfectionem infra terminum duorum mensium35. A questo proposito, va infine ricordata unimmagine di san Crescentino con in pugno un vessillo con larma antica dei Montefeltro (bandata dazzurro e doro con laquila nera sulla seconda banda) in un quadro di Timoteo Viti ora allAccademia di Brera a Milano (fig. 17).

Fig. 17

Il vessillo, doro con le due lunghe code, mostra larma in uno scudo circolare. Per quanto mi risulta la prima attestazione delluso dellarma dei conti come arma della citt. Ritengo infatti che in quella rappresentazione il santo patrono di Urbino inalberi larma della comunit (cum arma dictae Communitatis) e non propriamente larma dei signori. Questarma cittadina sarebbe stata mutuata dai signori in circostanze a noi ancora ignote, verosimilmente tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. Lo stemma di Urbino era ormai quello antico dei Montefeltro, mentre questi ultimi usavano prevalentemente (ma non esclusivamente) quello inquartato fin dalla prima met del Quattrocento. Che lo stemma di Urbino fosse ormai quello bandato dimostrato, tra l'altro, dal bel sigillo del Collegio dei Dottori della Citt di Urbino appeso ad una pergamena di laurea del 1588 36 (fig. 18).

Fig. 18
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NEGRONI, Il Duomo, cit., p. 14 e 15, nota 9 F. FARINA (a cura di), Honor & meritus. Diplomi di Laurea dal XV al XX secolo, Panozzo Editore, Rimini 2005, pp. 86 e 169.

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Fonti archivistiche (ASRSM) Archivio dello Stato della Repubblica di San Marino, Carteggio dei Capitani reggenti. (ASP-SU) Archivio di Stato di Pesaro, Sezione di Urbino. (ACDU) Archivio Corpus Domini di Urbino, Pergamene. (BUU) Biblioteca Universitaria di Urbino, Fondo del Comune. (BOP) Biblioteca Oliveriana Pesaro, Statuta Civitatis Urbini. Bibliografia A. CAVICCHI, Le monete del Ducato dUrbino, Associazione Pro Urbino, Urbino 2001. P. LICCIARDELLO, Culto e agiografia di san Crescenziano da Citt di Castello a Urbino, in A. CZORTEK e P. LICCIARDELLO (a cura di), San Crescentino di Citt di Castello, Diocesi di Citt di Castello, Citt di Castello 2005. F. FARINA (a cura di), Honor & meritus. Diplomi di Laurea dal XV al XX secolo, Panozzo Editore, Rimini, 2005. G. FRANCESCHINI, I Montefeltro, DallOlio, Milano 1970. F. NEGRONI, Il Duomo di Urbino, Accademia Raffaello, Urbino 1993. R. REPOSATI, Della Zecca di Gubbio, vol. I, Bologna 1772. M. SANTANICCHIA, Liconografia di san Crescenziano, in A. CZORTEK e P. LICCIARDELLO (a cura di), San Crescentino di Citt di Castello, Diocesi di Citt di Castello, Citt di Castello 2005. P. SELLA, I sigilli dellArchivio Vaticano, vol. II, Citt del Vaticano 1946. L. TONINI, Della storia civile e sacra riminese, Rimini 1862. Immagini Le immagini (le cui referenze sono riportate in nota) sono riprodotte a soli fini di studio o di ricerca scientifica, nei limiti giustificati dallo scopo informativo, senza alcun vantaggio economico o commerciale diretto o indiretto, avvalendosi del diritto di recensione ex art. 70 Legge 22 aprile 1941 n. 633 e s.m. e i.

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