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Andrea Zuckerman

Gran Maestro dellOrdine Templare Rinato


Direttore Generale dellAssociazione Internazionale
New Atlantis for a World Empire
Direttore Generale del Partito Mondialista

SCRITTI MONDIALISTI

aggiornato al 09/07/2016
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INDICE

ORIGINE DEL MONDIALISMO


Chi siamo, da dove veniamo, cosa vogliamo 6

IL PARTITO MONDIALISTA: FUNZIONE E STRUTTURA


Il Manifesto del Partito Mondialista 13
Come diventare mondialisti 36

MONDIALISMO E ISLAM
Israele combatte per noi 39
Per una vera pace 41
La posta in gioco 43
Stupri islamici, le femministe tacciono 44
Il Dio di Ges Cristo non il dio di Maometto 46
Il Mondialismo non un imperialismo 49
Israele in pericolo, Europa indifferente 51
Iran, l'attacco preventivo il male minore 53
Israele risponde all'attacco terrorista di Hamas,
nonostante la pusillanimit del mondo 56
Adesso Ahmadinejad davvero un tiranno. Abbattiamolo! 59
Sul mare di Gaza Israele combatte per difendere la civilt 62
Chi brucia il Corano "pazzo". E chi uccide in nome del Corano? 66
LIslam nemico del genere umano. Fermiamolo! 69
Fermare lIslam per salvare anche gli islamici 72
Dal Marocco allo Yemen i popoli lottano per libert e democrazia 74
Dichiarazione di sostegno al popolo libico in lotta
per libert e democrazia 77
Tripoli liberata dal tiranno. Prossima tappa: Damasco! 78
No alla menzogna dello Stato palestinese! 80
Gheddafi ucciso, sic semper tyrannis! 82
Dichiarazione di sostegno al popolo siriano in lotta per libert e democrazia 83
"Pillar of Defense", Israele difende libert e democrazia 86
Lost in action 89
L'Islam deve scegliere: integrarsi o scomparire 91
Messaggio del Partito Mondialista al popolo di Egitto
in lotta per libert e democrazia 93
La "Shale Revolution" e l'Impero Mondiale 94
A Gaza Israele combatte per difendere la civilt 97
L'Islam, il Cristianesimo e l'invidia del kalashnikov 100
Alla guerra dichiarata dall'Islam si deve rispondere con la guerra 103
Contro l'Islam assassino ci vogliono rimedi estremi 106
3

In Libia la nostra cacciatrice ha appena cominciato 108


A nemico totale, guerra totale 110
Non c' posto per l'Islam nel mondo 114

MONDIALISMO E RUSSIA
Petrolio e libert 119
Bisogna fermare Putin. subito 121
Putin e Ahmadinejad padroni d'Eurasia 123
Satellite abbattuto, lo scudo USA funziona. E Putin mastica amaro... 125
Tra Kossovo e Ossezia la democrazia fa la differenza 127
Un Anello per domare Putin 129
Chi conquista l'Heartland libera l'Eurasia (da Putin) 131
Ucraina libera, prossima tappa: Mosca ! 133
Invasione dell'Ucraina, per Putin l'inizio della fine 135
I fatti d'ucraina nel progetto mondialista e la risposta personale ad esso 137

MONDIALISMO E CINA
Tibet in croce, boicottare la Cina un dovere 141
Libert per gli Uiguri, o andranno con Al Qaeda 144
I giovani musulmani non gridano pi Morte a Israele.
E adesso tocca alla Cina 146

MONDIALISMO E AMERICA
America, Report scopre lacqua calda 149
I leaders cambiano, noi restiamo. E resistiamo 151
L'America di Obama lega le mani a Israele 153
Obama un incapace, la salvezza verr da Israele 155
1919-1991, le occasioni perdute dell'America 159
Scoop di Wikileaks: lAmerica non vuole vincere in Afghanistan 163
Con Obama l'America tradisce la sua missione 166
Messaggio dal futuro 168
Il tiranno Obama va eliminato. Ora! 171

MONDIALISMO E ANTIMONDIALISMO
Antonioni, il comunista che sognava l'apocalisse 175
Contro la fame, cambia i regimi 177
Harry Potter dei nostri. E anche le Winx 179
Contro il fondamentalismo induista ci vuole pi mondialismo 181
Buttafuoco si rassegni, l'Occidente non al tramonto 183
Nazione, il regalo avvelenato della Francia al mondo 186
Il generale svela le menzogne degli eurasisti 188
Per i mille Kossovo del pianeta lunica soluzione lImpero mondiale 194
Solo l'Impero mondiale pu risolvere il problema dei rom 197
La lotta tra Oriente e Occidente in un fumetto per ragazze 200
4

Contro il Wwf delle culture 203


Datagate, l'unico rimedio l'Impero mondiale 205
L'impero "antimperialista" del Male 207
Heidegger, antisemita perch antimondialista 209
Solo l'Impero mondiale pu fermare le stragi del Mediterraneo 213
L'Italia mafioleghista in un racconto di pistolere 215
Perch l'Occidente domina il mondo 218
Brexit vince, allelujah ! 223
L'Inghilterra sempre stata "altra" dall'Europa 226
Le tattiche mutano, la strategia rimane 230

MONDIALISMO E CRISTIANESIMO
La Chiesa ha tradito Ges Cristo? No, ma alcuni cattolici 235
La Chiesa non si schiera, i cristiani s: contro Israele e USA 239
Senza Impero non c Chiesa 242
Senza Chiesa niente Impero 245
Lefebvriani, antimondialismo e latinorum 247
A Gerusalemme cambiano i patriarchi ma le menzogne restano 250
La meta finale della Storia: l'Impero mondiale dei figli dell'uomo 253
Il "dialogo Chiesa-Islam" come l'Asse Roma-Berlino? 258
Karol Wojtyla, un Beato mondialista 262
Da un piccolo seme nascer l'Impero mondiale 264
La Chiesa diventata islamica 267
Il Papa Francesco e il nordamerica "morto" per la Chiesa 271
Messaggio del Partito Mondialista a Sua Santit Papa Francesco I
in occasione della veglia di preghiera e digiuno per la pace in Siria 274
La Chiesa diventa razzista contro Israele 277
Da Betlemme le solite menzogne di Natale 279
L'ingenuit del Papa sulla guerra e i mal di pancia dei cattolici 284
La lezione della Scozia al mondo: unit ! 287
Incarnazione e Stato Mondiale: riflessioni
su una recente affermazione di un teologo cristiano 289
La Chiesa "mondana" e antimoderna si allea
con il tiranno Putin e con l'Islam assassino 291
La Chiesa diventa politeista per odio verso l'Impero mondiale 294
Obama e Bergoglio, i traditori del Mondialismo 296
Bergoglio vuole il suicidio dell'umanit. Noi no 298
La Chiesa Occidente o non 301
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ORIGINE DEL MONDIALISMO


6

CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO, COSA VOGLIAMO

nella natura di questo mondo destinato a perire che il giorno si alterni alla
notte, che il buon grano sia mescolato alla paglia, l'oro al piombo e la verit pi
eccelsa alla pi sordida menzogna. Nulla di sorprendente, dunque, se intorno al
mondialismo - inteso quale visione comprensiva della societ e dello Stato - e a
quanti se ne fanno portatori nelle diverse epoche storiche, i mondialisti, esiste una
gran variet di opinioni contrastanti: alcuni (pochi in verit) ci considerano poco
meno che santi ed eroi, menti illuminate che cercano di gettare ponti tra i popoli per
costruire un'umanit nuova; altri (la gran maggioranza) ci accusano di essere una
congrega di avidi profittatori, sempre intenti a ordire complotti per sovvertire
governi, per abbattere le Tradizioni (dove mai vanno a ficcarsi, le Tradizioni!) e la
Religione (quale, di grazia?), per cancellare le diversit nazionali e creare un'umanit
"omologata" che adori soltanto il dio Dollaro. Una confusione ancor pi grande, se
possibile, sussiste riguardo alle nostre origini, alla nostra identit collettiva: c' chi ci
bolla sic et simpliciter come massoni, anticlericali, addirittura satanisti... Nulla di
sorprendente, lo ripetiamo, poich, come dice il Filosofo, la verit una, l'errore
molteplice. Ma poich la molteplicit delle opinioni errate su di noi rischia di
confondere le menti di chi non possiede sufficienti conoscenze e spirito critico, il
comitato direttivo dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World
Empire", in unione con tutti gli aderenti, ha deciso di pubblicare questa succinta
esposizione storica, per spiegare in modo chiaro ed esauriente, chi siamo, da dove
veniamo e cosa vogliamo.

***

La nostra storia inizia il mattino del giorno di Pasqua dell'anno del Signore
1118, quando un gruppo di cavalieri crociati, sotto la guida del nobile Hugues de
Payns e del suo fraterno amico Gaudefroy de Saint-Homer, giurarono nelle mani del
patriarca di Gerusalemme Gormond de Picquigny di voler osservare in perpetuo i voti
di castit, obbedienza e povert e di combattere fino alla morte contro gli infedeli per
difendere i pellegrini di Terrasanta; una decisione provvidenziale, poich subito dopo
il re Baldovino II di Gerusalemme, entusiasta dell'iniziativa, assegnava loro come
sede alcuni locali del palazzo reale in prossimit della Cupola della Roccia, costruita
dai musulmani sulle rovine dell'antico Tempio di Salomone. Cos nacque l'Ordine dei
Poveri compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone (Pauperes commilitones
Christi templique Salomonis), presto divenuti pi noti come milites templi e, nelle
varie lingue europee, templiers, templars, Tempelritter, templarios, Templari.
Dieci anni dopo, il concilio di Troyes approv la nostra regola, redatta da
Bernardo di Chiaravalle, e da allora l'Ordine crebbe in potenza e prestigio, sino a
ottenere dai Papi l'esenzione da ogni tassa imposta dai sovrani temporali e
l'assoggettamento alla giurisdizione esclusiva della Sede Apostolica. Combattemmo
con onore in Terrasanta, anche se non riuscimmo a impedire che i regni cristiani
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d'Oltremare fossero progressivamente erosi e alfine sconfitti dai musulmani; in


compenso ci espandemmo in Europa, ove i nostri adepti si contavano a decine di
migliaia e le nostre "case" e castelli crebbero a centinaia, dalla Spagna che
riconquistammo pezzo per pezzo fino alla Foresta Nera, e dalla Scandinavia fino alla
Puglia.
Contrariamente a ci che molti credono, durante la nostra permanenza in
Terrasanta non entrammo in possesso n del Santo Graal, n dell'Arca dell'Alleanza,
n tantomeno di conoscenze esoteriche in materia di architettura o in altri campi. Le
nostre chiese, cappelle e residenze furono costruite con il contributo di maestri
tagliapietre e architetti di tutto il mondo allora conosciuto (anche ebrei e musulmani),
ma il loro sapere non proveniva da Salomone, bens dai matematici greci
dell'antichit. Nella Cupola della Roccia, che avevamo trasformato in chiesa,
scavammo alla ricerca del tesoro di re Salomone ma trovammo solo poche monete
d'oro e d'argento con l'iscrizione "NERO CAESAR AUGUSTUS", oltre a vari bacili
in bronzo usati dai Leviti per raccogliere il sangue degli animali immolati. A
Costantinopoli, invece, conquistammo un tesoro spirituale: nel 1204 Ottone de la
Roche, capo della Crociata che aveva conquistato la citt, approfittando della
confusione del saccheggio si impadron della Santa Sindone, sottraendola dalla chiesa
di Santa Maria delle Blachernae ove era custodita, e un anno dopo, per timore di
incorrere nella scomunica lanciata da Papa Innocenzo III contro i trafugatori di
reliquie, la affid ai nostri emissari ad Atene; da l fu trasportata prima a San
Giovanni d'Acri, poi, via Cipro, a Marsiglia e infine a Parigi. Ivi la custodimmo e
venerammo per cento anni, conservandola ripiegata, all'uso orientale, in modo che
fossero visibili solo la testa e il volto di Colui che chiamavamo "l'Homme bafou"
(l'Uomo oltraggiato).
La vera fonte della nostra ricchezza fu altrove, al di l dell'oceano: alleatici con i
Vichinghi che gi da un secolo avevano raggiunto le coste oggi chiamate Terranova e
Labrador, e approfittando del clima pi caldo dell'attuale, creammo una serie di basi
d'approvvigionamento lungo tutta la costa orientale del Nordamerica, e ci spingemmo
a sud fino alla Florida e oltre, fino al Messico. L stringemmo buoni rapporti con gli
indigeni, che ci credettero di (Quetzalcoatl, il dio barbuto dagli occhi azzurri di cui
gli Aztechi incontrati da Corts attendevano il ritorno dal mare, altro non era che la
raffigurazione mitologica dei templari di stirpe normanna incontrati tre secoli prima);
edificammo una fiorente colonia, e con il lavoro dei nativi sfruttammo con efficienza
le numerose miniere d'argento dello Yucatan. Accumulammo cos una ricchezza tale,
da divenire i banchieri dei re della terra, e questo fu la causa della nostra rovina.
Il re di Francia Filippo IV detto il Bello (bello forse nel corpo, ma immondo e
disgustoso nell'anima), per rimpinguare le casse dello Stato da lui dissanguate nella
scellerata guerra con gli Inglesi, dopo aver espropriato i beni dei cambiavalute ebrei e
dei mercanti lombardi e tassato fino all'osso il clero di Francia, mise infatti gli occhi
sui nostri tesori. Dopo aver tentato invano di farsi ammettere nell'Ordine al fine di
assumerne la guida, infiltr nelle nostre file spie con l'incarico di carpire informazioni
utili a coglierci in fallo, e nel funesto venerd 13 ottobre dell'anno 1307, con la
complicit degli inquisitori, fece arrestare i nostri capi in tutto il regno e con la tortura
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li costrinse a confessare falsamente di aver commesso atti di sodomia sui novizi - per
tali vennero fatte passare le umiliazioni cui di buon grado essi si sottoponevano, a
imitazione dell'Uomo dei dolori - e soprattutto di aver adorato l'idolo chiamato
Baphomet o Bafometto - che in realt, come sopra abbiamo detto, era il Volto della
Sindone -. Il nostro Gran Maestro Jacques de Molay confidava nell'aiuto del Papa; e
in verit Clemente V, pur gi prigioniero ad Avignone, riusc a farsi consegnare i
prigionieri, che subito ritrattarono le confessioni loro estorte, e ad avocare a s il
processo che si protrasse fino al 1312, allorch al concilio di Vienne i cardinali non
riuscirono a trovare un accordo sulla richiesta di condanna. Il Papa stesso era
intenzionato ad assolverci formalmente dall'accusa di eresia (la pi grave e
pericolosa); ma le pressioni di Filippo, deciso addirittura a provocare uno scisma
della Chiesa di Francia, e il ricordo terribile dell'attentato di Anagni al suo
predecessore Bonifacio VIII prevalsero sulla voce della coscienza. Con la bolla Vox
in excelso il Papa, pur riconoscendo l'assenza di colpa, sciolse l'Ordine per legitima
suspicio, proibendone la ricostituzione sotto pena della scomunica, e il 18 marzo
1314 Jacques de Molay e il precettore di Normandia Geoffrey de Charny furono arsi
vivi a Parigi, sull'isoletta della Senna detta "dei giudei".
Quel giorno i nostri occhi si aprirono, e comprendemmo che la soggezione del
Papato ai sovrani temporali metteva nelle mani di questi un formidabile potere: il
potere della fede. L'accusa di eresia, brandita contro di noi come una spada, ci aveva
d'un colpo alienato le simpatie del popolo; allo stesso modo qualunque oppositore di
questo o quell'altro re o feudatario avrebbe potuto esser messo a morte col favore di
una folla plaudente, purch si trovassero falsi testimoni disposti ad accusarlo.
Comprendemmo che non ci sarebbe mai stata pace per la Cristianit fin quando
Chiesa e Stato non fossero stati profondamente riformati dall'interno come avevano
auspicato san Francesco d'Assisi e san Domenico di Guzmn, sottraendo le questioni
religiose alla giurisdizione secolare e garantendo a ogni essere umano il diritto di
rivolgersi a Dio secondo il dettame di una libera coscienza, senz'altro limite che
quello della difesa delle altrui persone e beni. Da allora questa divenne la nostra
missione.

***

La scomunica del 1312 segn la nostra messa al bando "ufficiale", ma non la


nostra fine. Lo stesso giorno dell'arresto di de Molay e degli altri capi templari la
Sindone di Cristo, per ordine del nostro Gran Maestro, fu presa in consegna dai
membri della famiglia de la Roche (la pronipote di Ottone, Jeanne de Vergy, nel 1340
spos Geoffrey de Charny, nipote e omonimo di quello arso sul rogo, portandogli in
dote la santa reliquia), mentre la nostra flotta ancorata a La Rochelle, carica dei nostri
tesori, prendeva il largo alla volta della Scozia, il cui re Roberto I aveva deciso, al
pari dei sovrani di Spagna e Portogallo, di non dare esecuzione alla bolla papale. La
maggior parte dei cavalieri trov dunque rifugio in quei paesi; i templari spagnoli
costituirono l'Ordine di Montesa che conserv i beni loro gi appartenuti, mentre
quelli portoghesi costituirono l'Ordine di Cristo che fu guidato per vent'anni dal re
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Enrico il Navigatore.
Il nostro primo obiettivo fu di consolidare ed estendere le colonie al di l
dell'Atlantico: perci nel 1398 Lord Henry Sinclair, Gran Maestro dell'Ordine
scozzese, part con 12 navi e un equipaggio multietnico verso la terra allora chiamata
Nuova Scozia ed oggi Rhode Island ove pass l'inverno, per poi esplorare il New
England e il Massachusetts; prove del suo viaggio sono la torre ottagonale costruita a
Newport (Rhode Island), la grande stele di Westford (nel Massachusetts) che
raffigura un cavaliere in armatura con le insegne di Sir James Gunn, luogotenente di
Sinclair, e lo scheletro in armatura ritrovato nel 1832 a Fall River (sempre in
Massachusetts). I nostri fratelli di Lisbona, invece, favorirono l'esplorazione
dell'America centrale da parte dei Portoghesi.
Fra i nostri progetti c'era la fondazione di un regno in Messico da chiamare
Arcadia, che avrebbe dovuto esser popolato da membri delle tre religioni ed esser
ispirato ai princpi della separazione fra Stato e Chiesa e della tolleranza religiosa; in
questo piano coinvolgemmo non solo l'ordine francescano, ma anche il cardinale
genovese Giovanni Battista Cybo - che col nostro aiuto divenne Papa col nome di
Innocenzo VIII - e uno dei suoi figli naturali, un valente marinaio che aveva sposato
la figlia di un nostro gran Maestro e che proteggeva i suoi natali sotto il falso nome
di... Cristoforo Colombo. Davvero credevate che la scoperta dell'America sia
avvenuta per caso? Chi di voi sa che sulla tomba di Innocenzo, in san Pietro, sta
scritto: "Durante il suo regno la scoperta di un Nuovo Mondo"? E come sarebbe stato
possibile scrivere una tale assurdit, dal momento che quel Papa morto il 25 luglio
1492 e Colombo partito da Palos il 3 agosto, se quel viaggio fosse stato il primo? E
perch mai le bianche vele delle tre caravelle recavano impressa la croce rossa del
nostro Ordine? Per un caso? Davvero credete che Colombo abbia avuto solo molta
fortuna nell'approfittare delle correnti favorevoli, o che fosse ridotto alla disperazione
quando il suo equipaggio si ribell ed egli offr la sua testa se entro tre giorni non
avessero avvistato terra, e la sera del terzo giorno cos avvenne? E perch decise di
attendere l'alba del 12 ottobre per sbarcare, ancora per un caso? Nessun caso, nessuna
fortuna, niente disperazione. Semplicemente, Colombo aveva gi percorso quella
rotta nel 1485, istruito da marinai portoghesi che a loro volta avevano appreso da noi;
semplicemente, la sua spedizione "ufficiale" fu finanziata dai nostri fratelli spagnoli,
che fornirono anche marinai esperti nel seguire la rotta; e la data del 12 ottobre,
semplicemente, era il giorno in cui Filippo l'Infame aveva inviato i suoi sgherri a
portare in tutto il regno di Francia l'ordine di arresto dei nostri predecessori, la vigilia
dell'anniversario di quel giorno tremendo e provvidenziale in cui noi Templari
scomparimmo visibilmente dal mondo per rinnovarlo nel segreto.
Per nostra iattura Ferdinando V d'Aragona, nuovo re della Spagna riunificata,
aveva stretto intesa alle nostre spalle con Rodrigo Borgia, che proprio quell'anno
sarebbe divenuto Papa col nome di Alessandro VI, e fece in modo che
nell'equipaggio fossero inclusi alcuni "gentiluomini", spie che prima sobillarono i
marinai, poi obbligarono il genovese ad attraccare su un'isola anzich raggiungere il
continente; non perch il re volesse frenare l'ambizione dell'ammiraglio - al quale era
stato promesso il titolo di governatore delle terre da scoprire - come credono gli
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storici, ma perch il re e il Papa, insieme, volevano metterci fuori gioco e


impadronirsi delle nostre colonie e delle nostre miniere.
Alla perdita del Messico rimediammo con la guerra da corsa, e il Nuovo Mondo
rest per secoli un rifugio sicuro per quanti fuggivano dalle persecuzioni e una fonte
copiosa di ricchezze che, fatte rifluire nella vecchia Europa e oculatamente investite
con l'aiuto di mercanti e banchieri (ebrei, ma non solo), ci permisero di alimentare
l'ascesa della potenza navale degli Olandesi, in un primo tempo, e poi degli Inglesi.
Questi si rivelarono discepoli pi fedeli dei primi: mentre l'Olanda, impegnata a
difendersi dalle pretese annessionistiche di Luigi XIV, perdeva di vista le colonie
d'oltremare, l'Inghilterra consolid ed estese i nostri insediamenti in Nordamerica;
prese stabile possesso del Canada strappandolo ai Francesi, e noi con essa.
Le nostre ricchezze ci permisero addirittura di finanziare la pubblicazione di
opuscoli e romanzi utopistici come "La Nuova Atlantide" di Francis Bacon - un
ottimo scrittore e filosofo che perdette la carica di Lord cancelliere e fin in rovina in
seguito a un'accusa di corruzione giudiziaria (chiedeva troppo per i servigi che ci
prest) -; con quei libelli, mescolando realt e fantasia, comunicammo all'opinione
pubblica allora nascente la novit della vita negli insediamenti d'Oltreoceano, ove nel
frattempo era stata proclamata la libert di religione (e proprio nel Rhode Island;
indovinate perch?). Una pratica che abbiamo mantenuto fino ad oggi, anche se
adesso utilizziamo films e fictions come Il mistero dei templari della Disney.
Nel frattempo alcuni adepti di tendenza riformata avevano fondato la
Massoneria, con la quale estendemmo la nostra influenza sulla societ civile inglese e
da l, in pochi anni, sull'intera Europa; ma le sommosse scatenate a Firenze nel 1737
da circoli massonici locali favorevoli alla nuova dinastia inglese degli Hannover,
protestanti, attirarono contro la nuova associazione gli strali della Santa Sede,
nonostante che i massoni avessero ammesso nei loro ranghi e protetto i cattolici sia in
Inghilterra che in Irlanda (dove non a caso la scomunica pontificia fu pubblicata solo
nel 1798). La motivazione ufficiale fu il carattere "eretico" delle dottrine massoniche
e la segretezza dell'appartenenza, ma si tratt solo di un pretesto: le costituzioni
redatte dal pastore presbiteriano James Anderson affermavano recisamente che "un
libero muratore non pu essere un ateo stupido n un libertino senza religione", e
come detto le logge accoglievano (e accolgono tuttora) fedeli di tutte le religioni e
confessioni cristiane. Il vero motivo della scomunica, ancora una volta, fu di natura
politica. Comunque, essa determin una involuzione ateistica e anticristiana delle
logge continentali, in particolare francesi, che l'Ordine non poteva tollerare.
Abbandonammo perci i massoni europei a loro stessi e fondammo il "Rito scozzese
antico e accettato": scozzese in quanto ne furono artefici i nostri maestri di Scozia,
discendenti della famiglia Sinclair; antico perch conservava la professione di fede
nell'Essere Supremo, Grande Architetto dell'universo, e nell'immortalit dell'anima;
accettato perch venne adottato ai primi del XIX secolo dalle logge degli Stati Uniti
d'America, le quali provvidero anche a rafforzare il carattere biblico e teista
dell'appartenenza. Per questo motivo da allora non abbiamo avuto pi alcun rapporto
con la massoneria anticlericale franco-spagnolo-italiana, mentre abbiamo continuato
a collaborare con il ramo anglosassone in molti campi, soprattutto durante la
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resistenza al nazifascismo e poi nel corso della Guerra Fredda. Il frutto migliore del
nostro lavoro di squadra e compasso fu il superamento dell'ormai antistorica
diffidenza di Washington nei confronti della Chiesa cattolica, che port il Presidente
degli Stati Uniti Ronald Reagan il Precursore e il Pontefice Giovanni Paolo II il
Grande ad allearsi per combattere e alfine sconfiggere il comunismo.

***

Questa la nostra storia. Oggi una buona parte dei nostri obiettivi iniziali si
realizzata. La Chiesa cattolica ha riconosciuto nella dichiarazione conciliare
Dignitatis humanae che il dovere, fondamentale per ogni essere umano, di ricercare
la Verit e di aderire ad essa, per essere conforme alla dignit dell'uomo creato
intelligente a immagine di Dio deve esercitarsi senza costrizioni esterne, nella libert
da persecuzioni motivate dall'appartenenza o meno a una determinata religione. Gli
Stati democratici e liberali, dal canto loro, hanno accettato i princpi di libert e
uguaglianza per tutti i loro cittadini, combattendo le discriminazioni fondate sul
sesso, sulla razza e sulla religione.
Ora resta da compiere l'ultimo sforzo: stabilire l'uguaglianza di tutti gli esseri
umani al di l delle barriere costituite dalle diverse appartenenze nazionali. Ci potr
avvenire solo con la creazione di una Lega delle Democrazie la cui guida dovr
essere assunta dal popolo e dal governo degli Stati Uniti d'America, il primo paese in
cui sono stati proclamati gli immortali diritti di ogni uomo alla vita, alla libert e alla
ricerca della felicit. Questa Lega delle Democrazie dovr utilizzare tutti i mezzi -
dalle sanzioni diplomatiche ed economiche fino alla guerra - per abbattere le dittature
nazionalcomuniste e le tirannie nazislamiche in Russia, in Cina, in Iran, in Venezuela
e in tutti i paesi del Terzo Mondo oppressi dalla fame e dalla miseria materiale e
spirituale, per stabilire in quei paesi governi liberaldemocratici rispettosi dei diritti
dell'uomo, per costruire apparati burocratici efficienti e rispettosi della legge e una
magistratura indipendente da pressioni di gruppi politici, economici e religiosi. Il
punto omega di questo processo sar inevitabilmente la creazione di un Impero
mondiale a struttura federale, nel quale la pi ampia autonomia finanziaria e
gestionale dei singoli territori si accompagni a un massiccio investimento di capitali e
di conoscenze per sollevare la condizione della Russia, della Cina e del Sud del
pianeta al livello dell'Occidente, e per garantire a tutto il genere umano l'uguaglianza
nella libert e nella prosperit. A questo altissimo impegno si dedica, oggi come ieri,
l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il suo ramo
esecutivo, il Partito Mondialista.
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IL PARTITO MONDIALISTA:
FUNZIONE E STRUTTURA
13

IL MANIFESTO DEL PARTITO MONDIALISTA

A Giovanni Paolo II,


capo della Chiesa universale,
pace e vita eterna

A George Walker Bush,


capo dellImpero universale,
vita e vittoria

INTRODUZIONE

Uno spettro si aggira per la Terra di Mezzo: lo spettro del mondialismo. Tutte le
potenze dellEurabia si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo
spettro: il vecchio califfo e il nuovo zar, il re di Francia e il cancelliere di Prussia,
contadini, intellettuali e ambientalisti.

Dov' il partito di opposizione che non sia stato bollato di mondialismo dai suoi
avversari al governo, dove il partito di opposizione che non abbia ritorto l'infamante
accusa di mondialismo sia contro gli esponenti pi progressisti dell'opposizione che
contro i suoi avversari reazionari? In Italia si pu persino assistere allo spettacolo di
un partito di maggioranza che accusa, volta a volta, questo o quellaltro alleato di
essere horribile dictu! massone, tecnocratico e cosmopolitico, in una parola:
mondialista.

Di qui due conseguenze.

Il mondialismo viene ormai riconosciuto da tutte le potenze della Terra come


una potenza.

gran tempo che i mondialisti espongano apertamente a tutta lumanit la loro


prospettiva, i loro scopi, le loro tendenze, e oppongano alla favola dello spettro del
mondialismo un manifesto del partito.

A questo scopo il Consiglio Direttivo dellassociazione internazionale New


Atlantis for a World Empire, composto da uomini e donne di ogni razza, lingua,
popolo e nazione, si dato convegno nella culla dellOccidente e, in unione con gli
associati, ha redatto il seguente manifesto, che viene pubblicato in lingua italiana.

Roma, 3 aprile 2005


In albis
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SOLDATI E BORGHESI

La storia di ogni societ stata finora la storia di una lotta allultimo sangue fra
soldati e borghesi.

Greci contro Persiani, Sparta contro Atene, Chiesa e Impero, feudatari e


cittadini, ariani ed Ebrei, in breve chiusura e apertura si sono sempre reciprocamente
contrapposte, hanno combattuto una battaglia ininterrotta, aperta o nascosta, una
battaglia che si conclusa di volta in volta con un allargamento degli spazi di libert
per gli individui e un aumento di benessere dell'intera societ.

Nelle precedenti epoche storiche noi troviamo dovunque una suddivisione


completa dellumanit fra popoli chiusi e aperti e un conseguente diverso
atteggiarsi dei loro cittadini nei confronti delle res novae e delle questioni
fondamentali che agitavano ciascuna societ. Nel sesto secolo avanti Cristo, in
Oriente, le SS assire furono debellate dai Persiani e Ciro detto poi non a torto il
Grande cre il primo impero multietnico della storia, giungendo a finanziare
personalmente il ritorno degli esuli in Israele e la ricostruzione del Tempio. Cento
anni dopo, in Grecia, Sparta met comune sessantottina, met caserma tent
invano di distruggere la florida democrazia ateniese, rea di permettere ai propri
cittadini di vivere ciascuno come voleva. Roma un genti di ogni lingua, razza e
religione in un solo popolo, fece del mondo intero una sola citt, e col suo fascino
riusc, morente, a instillare nei barbari assassini il desiderio di farla rinascere.

Dopo i secoli bui del Medioevo, il Duecento vide la nascita della borghesia: i
servi della gleba, in fuga dalle corves feudali, si affrancarono trasferendosi nei
Comuni italiani e nelle ricche citt commerciali dellHansa, e fecero la fortuna loro e
quella dei propri discendenti; da qui si afferm il luogo comune laria della citt
rende liberi.

La scoperta dell'America, il periplo dell'Africa crearono un nuovo terreno per la


borghesia rampante. Il mercato delle Indie orientali e quello cinese, la colonizzazione
dell'America, il commercio con le colonie, la moltiplicazione dei mezzi di scambio e
delle stesse merci diedero un impulso fino ad allora sconosciuto al commercio, alla
navigazione, all'industria, e quindi favorirono un rapido sviluppo dell'elemento
innovatore nella decadente societ feudale.

L'innovazione non riguard solo la sfera economica della vita: pittura, scultura e
architettura abbandonarono gli stilemi romanico-gotici e si aprirono alla prospettiva;
la cosmologia tolemaica, con le sue sfere cristalline e la Terra al centro delluniverso,
lasci il posto ad uno spazio infinito, nel quale potevano trovar posto persino nuovi
mondi, nuove Terre da esplorare. Anche in letteratura soffi un vento nuovo: ai
15

romanzi cavallereschi, allarmi e agli amori dei nobili si sostituirono i viaggi in paesi
lontani di mercanti e naturalisti; i nuovi eroi non si chiamarono pi Orlando e
Lancillotto, ma Ferdinando Magellano e Robinson Crusoe.

Ma i mercati continuavano a crescere e con essi le aspettative. Anche la


manifattura non bastava pi. Il vapore e le macchine rivoluzionavano la produzione
industriale. La grande industria ha creato il mercato mondiale, il cui avvento era stato
preparato dalla scoperta dell'America. Il mercato mondiale ha dato uno smisurato
impulso allo sviluppo del commercio, della navigazione, delle comunicazioni
terrestri. Tale sviluppo ha a sua volta retroagto sulla crescita dell'industria. E nella
stessa misura in cui crescevano industria, commercio, navigazione, ferrovie si
sviluppava anche la borghesia. Ed essa accresceva i suoi capitali e metteva in ombra
tutte le classi di origine medievale.

La borghesia ha rivelato come la brutale esibizione di forza, quella caratteristica


del Medioevo che tanto piace agli antimoderni, abbia trovato il suo congruo
complemento nella pi inerte pigrizia. Solo la borghesia ha dimostrato che cosa
l'attivit umana pu produrre. Essa ha realizzato meraviglie ben diverse dalle
piramidi egizie, dagli acquedotti romani e dalle cattedrali gotiche, si lanciata in ben
altre avventure che non le migrazioni dei popoli e le crociate.

La necessit di uno sbocco sempre pi vasto per i suoi prodotti lanci la


borghesia alla conquista dell'intera sfera terrestre. Bisognava annidarsi dappertutto,
dovunque occorreva consolidarsi e stabilire collegamenti.

Esportata dagli Europei, compagna di viaggio dei missionari e dei commercianti,


la borghesia ha messo radici in tutto il mondo, e ovunque ha sovvertito il chiuso
mondo tradizionale. La borghesia ha distrutto i rapporti feudali e patriarcali dovunque
abbia preso il potere. Essa ha sostituito al potere, diretto e brutale, delluomo
sulluomo un potere impersonale, mediato dal denaro; un potere che non dipendeva
pi dal sangue o dalla religione, ma solo dal talento e dallabilit personale. Un
potere aperto a tutti, che aboliva le vecchie distinzioni in ceti e caste e proclamava
luguaglianza di tutti gli uomini.

La borghesia ha strutturato in modo cosmopolitico la produzione e il consumo di


tutti i paesi grazie allo sfruttamento del mercato mondiale. Con grande dispiacere dei
reazionari essa ha sottratto all'industria il suo fondamento nazionale. Antichissime
industrie nazionali sono state distrutte e continuano a esserlo ogni giorno. Nuove
industrie le soppiantano, industrie la cui nascita diventa una questione vitale per tutte
le nazioni civili, industrie che non lavorano pi le materie prime di casa ma quelle
provenienti dalle regioni pi lontane, e i cui prodotti non vengono utilizzati solo nel
paese stesso ma, insieme, in tutte le parti del mondo. Al posto dei vecchi bisogni,
soddisfatti dai prodotti nazionali, se ne affermano di nuovi, che per essere soddisfatti
esigono i prodotti delle terre e dei climi pi lontani. Al posto dell'antica
autosufficienza e delimitazione locale e nazionale si sviluppano traffici in tutte le
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direzioni, si stringe una reciproca interdipendenza universale fra le nazioni. E ci sia


nella produzione materiale che in quella spirituale. Le conquiste spirituali delle
singole nazioni divengono bene comune. L'unilateralit e la delimitazione nazionale
diventano sempre meno possibili e dalle varie letterature nazionali e locali si
costruisce una letteratura mondiale.

La borghesia ha trascinato verso la civilt persino le nazioni pi barbariche,


grazie al rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, grazie al continuo
progresso delle comunicazioni. I prezzi ben calibrati delle sue merci sono l'artiglieria
pesante con cui essa atterra qualsiasi muraglia cinese, con cui essa costringe alla
capitolazione financo la pi ostinata xenofobia dei barbari. La borghesia costringe
tutte le nazioni a far proprio il modo di produzione borghese, se non vogliono
affondare; la borghesia le costringe a introdurre esse stesse la cosiddetta civilt, cio
a diventare borghesi. In una parola, la borghesia si costruisce un mondo a sua
immagine e somiglianza.

La borghesia ha sottomesso la campagna al dominio della citt. Essa ha creato


enormi citt, ha notevolmente aumentato la popolazione urbana rispetto a quella delle
campagne, strappando cos all'idiotismo della vita di campagna una parte importante
della popolazione. Come ha reso dipendente la campagna dalla citt, cos ha reso
dipendenti i paesi barbarici o semibarbarici da quelli civilizzati, i popoli contadini da
quelli borghesi, l'Oriente dall'Occidente.

La borghesia tende sempre pi a superare la frammentazione dei mezzi di


produzione, della propriet e della popolazione. La conseguenza necessaria era la
centralizzazione politica. Province indipendenti, quasi solo alleate, con interessi,
leggi, governi e dogane differenti, sono state riunite in un'unica nazione, un unico
governo, un'unica legge, un unico interesse di classe nazionale, un'unica barriera
doganale.

La borghesia ha prodotto, nel corso del suo tricentenario dominio di classe, forze
produttive pi massicce e colossali di tutte le altre generazioni messe insieme.
Controllo delle forze della natura, macchine, impiego della chimica nell'industria e
nell'agricoltura, navigazione a vapore, ferrovie, telegrafi elettrici, dissodamento di
interi continenti, navigabilit dei fiumi, popolazioni intere fatte nascere dal nulla:
quale secolo passato sospettava che tali forze produttive giacessero nel grembo del
lavoro sociale?

La borghesia ha distrutto, in Europa e in tutti i territori popolati dagli Europei,


ogni parvenza del vecchio modo di vita chiuso e comunitario che era tipico delle
popolazioni patriarcali, dagli Incas alle comunit di villaggio indiane. Anche quando
gli squilibri di una crescita economica improvvisa e disomogenea hanno spinto interi
popoli ad abbracciare ideologie reazionarie, che pretendevano di sostituire il freddo
rapporto economico, mediato dal denaro, con i pi caldi rapporti del sangue e del
suolo, della classe e dellantagonismo fra le classi, la borghesia ha trovato il modo di
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annientare i suoi nemici; prima con i superiori mezzi bellici approntati dalleconomia
di mercato, e senza che ne risentisse il benessere dei civili mentre la Germania
nazista e lItalietta fascista si trasformavano in caserme, povere di armi e di pane ,
poi vincendo la gara con lUnione Sovietica per assicurare alle grandi masse un
tenore di vita crescente, la libert dalle malattie e dalla povert. Dopo settantanni la
bandiera rossa stata ammainata dal Cremlino, e la borghesia ha trionfato.

Per dieci anni parso a tutti gli osservatori che la borghesia, il mercato che ne
alimenta la ricchezza e il potere, e la democrazia liberale che ne costituisce
lespressione politica, avessero preso il sopravvento su tutto il pianeta. La sconfitta di
Saddam Hussein nella grande guerra del Golfo, con la liberazione del piccolo Stato
del Kuwait, e la disfatta del tiranno Milosevic sembrarono sancire la nascita di un
Nuovo Ordine Mondiale, regno di pace e di benessere, regno di libert e giustizia per
tutti. A infrangere questo idillico quadretto provvide fin da subito il genocidio nel
Ruanda: la colpevole inerzia delle Nazioni Unite, la loro incapacit dimpedire la
colossale mattanza furono la spia evidente della loro inadeguatezza a farsi garanti
della pace da tutti agognata. Nello stesso tempo, approfittando dellambiguo
programma Oil for Food, il segretario generale dellOnu, Kofi Annan e suo figlio si
arricchivano scandalosamente intascando le regalie del tiranno baathista. Infine, il
sorgere di un movimento integralista islamico, pronto a usare i mezzi pi vili e abietti
per esorcizzare il secolare complesso dinferiorit dellIslam nei confronti
dellOccidente, e attuare il folle progetto di un califfato mondiale sotto le insegne del
falso profeta e vero assassino bin Laden, ha prodotto un crescendo di attentati
terroristici che ha avuto il suo tragico Golgota nellinfame distruzione delle Torri
Gemelle di New York e del Pentagono di Washington.

Contro questo nuovo pericolo lOnu si rivelato tragicamente impotente;


peggio, si comicamente spaccato tra filoamericani e antiamericani, si coperto di
ridicolo dando la medesima attenzione a rappresentanti di governi liberali e
democratici, rispettosi dei diritti umani, e a messi di regimi corrotti e sanguinari, che
hanno fatto della menzogna la loro diplomazia e del terrore la loro politica.

Di fronte a questo immane pericolo, a questa alleanza di nazionalisti, orfani del


comunismo e seguaci della mezzaluna contro lOccidente e i suoi difensori
(lAmerica e Israele), diviene urgente chiarire la natura del movimento storico di cui
la borghesia europea si fatta storicamente portatrice e ostetrica; un movimento
duomini e didee che supera i confini ristretti dellEuropa e della modernit, che
affonda le sue radici nel passato e si proietta con decisione verso il futuro: il
mondialismo.
18

II

I MONDIALISTI

Chi sono i mondialisti?

Qual il rapporto tra mondialisti e borghesi?

I mondialisti non sono un partito a s fra gli altri partiti liberaldemocratici.

Essi non hanno interessi separati da quelli dell'intera umanit.

Essi non propongono particolari princpi su come modellare lumana societ.

I mondialisti si distinguono dai restanti partiti solo perch, d'un lato, nelle
diverse lotte nazionali dei borghesi, dei liberali e dei democratici essi pongono in
evidenza e affermano gli interessi comuni di tutta lumanit, indipendentemente dalla
nazionalit; dall'altro, perch essi esprimono sempre l'interesse complessivo del
movimento ideale nelle diverse fasi in cui si sviluppa la lotta fra apertura e chiusura,
fra societ e comunit, fra libert e tirannide.

I mondialisti sono pertanto nella pratica la parte pi decisa e pi avanzata dei


partiti liberaldemocratici di ogni paese, e dal punto di vista teorico essi sono
anticipatamente consapevoli delle condizioni, del corso e dei risultati complessivi del
movimento per lunificazione dellintera specie umana in un solo Impero mondiale.

Avanguardie di questo possente movimento duomini e didee furono i membri


del popolo dIsraele dispersi fra le genti, e le sette cristiane protestanti anglosassoni.

Gli Ebrei, costretti, a causa del divieto di esercitare qualsiasi mestiere puro, a
svolgere le attivit di cambiavalute e banchieri per vivere, furono per primi indotti a
non radicarsi in una classe o corporazione, in una citt o nazione particolare, ma ad
essere pienamente individui cosmopolitici, e quindi anche cosmostorici (cio autori e
determinatori della storia del mondo).

Puritani e calvinisti, dal canto loro, perseguitati dai loro sovrani, costretti ad
emigrare in nuove terre, scoprirono di non poter riporre la propria sicurezza in uno
Stato-madre onnipotente e totalitario; compresero il valore immenso della libert e
linfinita dignit dellindividuo solo in mezzo a una natura selvaggia da domare, ritto
con la propria coscienza davanti a Dio; e diedero forma logica e giuridica a tali
immortali princpi, edificando una societ nella quale la difesa delle istituzioni era
affidata alla probit e al senso dellonore di tutti i suoi cittadini, e dove chiunque,
purch avesse talenti e forza di volont per svilupparli, poteva ascendere ai massimi
gradini della scala sociale, indipendentemente dal colore della pelle e dalla nazione di
provenienza.
19

Per tal motivo comunisti e nazifascisti hanno perseguitato i figli dIsraele, e


tentato senza successo, Deo gratias di cancellare il loro seme dalla faccia della
terra: perch in essi, giustamente, vedevano gli esponenti della classe universale,
banchieri, giornalisti, scrittori, filosofi, scienziati; uomini e donne non radicati in un
luogo, in uno spazio determinato, non legati ai falsi miti del sangue e del suolo, ma
pienamente, autenticamente cittadini del mondo. E per lo stesso motivo le armate
nere, rosse e adesso verdi hanno tentato e tentano di distruggere gli Stati Uniti
dAmerica, dolce terra di libert, e lo Stato dIsraele, unico avamposto di democrazia
in un Oriente oppresso da regimi tirannici, assassini e totalitari. Contro questi assalti
brutali e sanguinari deve innalzarsi possente la barriera, lo scudo del movimento
mondialista.

Il primo compito dei mondialisti identico a quello di tutti gli altri partiti
liberaldemocratici: costituzione della borghesia in classe, annientamento del dominio
della tirannide, conquista del potere politico da parte della borghesia.

Le formulazioni teoriche dei mondialisti non riposano affatto su idee, su princpi


scoperti da questo o quel riformatore del mondo. Essi sono solo l'espressione
generale di rapporti effettivi di una lotta fra princpi contrapposti fra chiusura e
apertura che esiste, di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi.

Mondialismo e Tradizione

I tradizionalisti inorridiscono perch noi vogliamo eliminare il Sacro dal mondo.


Ma nelle societ occidentali la sacralit della natura stata gi abolita duemila anni fa
dal Cristianesimo; anzi, esso pu parlare, e parla, di sacralit della vita umana proprio
in quanto tale sacralit non esiste per i leoni, le farfalle, gli tsunami e il vibrione del
colera. Essi ci accusano dunque di voler abolire la sacralit del mondo non umano, in
nome della quale si commettono aborti e sterilizzazioni forzate, per salvaguardare la
sacralit dei singoli, concreti individui umani.

In una parola, essi ci accusano di voler abolire la base del loro dominio.
proprio quello che vogliamo.

Dal momento in cui il mondo non-umano non pu pi essere trasformato in


feticcio, tab, Korbn in breve, in un potere sociale monopolizzabile , cio dal
momento in cui la sacralit delluomo non pu tramutarsi in sacralit della natura, da
quel momento essi dichiarano che ad essere abolito il Sacro.

Essi ammettono cos di considerare come sacro nient'altro che il non-umano, il


mondo non-umano. E pertanto questa sacralit deve essere abolita.
20

Tutte le obiezioni rivolte contro il modo mondialista di appropriazione e di


produzione dei prodotti materiali sono state sviluppate allo stesso titolo nei confronti
dell'appropriazione e della produzione dei prodotti spirituali. Come per il
tradizionalista la fine della sacralit della natura significa la fine del Sacro stesso, cos
per lui la fine della cultura nazionale identica alla fine della cultura in quanto tale.
La cultura di cui egli lamenta la perdita per l'enorme maggioranza dei popoli del
pianeta la preparazione a diventare un soldato, un assassino; uno sterminatore di
inglesi in nome della Francia, uno sterminatore di francesi in nome della Heimat, uno
sterminatore di austriaci in nome dellItalietta, uno sterminatore di ebrei in nome
della razza ariana o della Umma islamica. Di questa cultura un mondo unito far
volentieri a meno.

I nemici del mondialismo ci accusano anche di volere la distruzione delle culture


indigene o in genere minoritarie, come quella dei nomadi o zingari. Essi accusano noi
mondialisti di essere degli sradicati, ed elogiano il radicamento di quelli in un
sistema ben compatto di tradizioni e modi di comportamento. In verit, criticandoci,
essi ci elogiano. Le culture ancestrali che essi venerano sono come mummie rinchiuse
in teche di vetro, che a contatto con laria si dissolvono; cos si sono disfatte le
societ Inca e Maya. LOccidente libero e vivo come il vento che soffia dove vuole,
poich esso circonda e abbraccia il mondo intero con tutte le sue epoche.

Mondialismo e nazionalismo

Si inoltre rimproverato ai mondialisti di voler liquidare la patria, la nazionalit.

I poveri, i reietti, gli apolidi, i perseguitati di tutti i luoghi e di tutte le epoche


non hanno patria. Non si pu togliere loro ci che non hanno. Il tempo del genocidio
armeno, dei gulag, di Auschwitz, delle fosse comuni e delle pulizie etniche finito.
ora di cambiare! Il sangue versato dagli innocenti, le grida di sofferenza che nessuno
ha mai udito, non dovranno pi essere inghiottite impunemente nel passato. I
mondialisti hanno intenzione di sfondare i vecchi muri dellindifferenza nazionale e
aprire una nuova strada per questa gente.

Le divisioni e gli antagonismi nazionali fra i popoli tendono sempre pi a


scomparire gi con lo sviluppo della borghesia, con la libert del commercio, con il
mercato mondiale, con l'uniformit della produzione industriale e delle condizioni di
vita che ne derivano.

Linstaurazione di un Impero mondiale li far scomparire ancora di pi. L'azione


comune almeno dei paesi pi civilizzati una delle prime condizioni per la
liberazione dei popoli sottosviluppati dalla maledizione degli odi tribali e delle
pulizie etniche.
21

In tanto in quanto viene eliminato lo sfruttamento del singolo individuo da parte


di un altro, e sostituito da un sistema di dipendenza onnilaterale e impersonale
mediato dal denaro, svanisce anche lo sfruttamento di una nazione da parte di
un'altra.

Mondialismo e Religione

Si ancora rimproverato a noi mondialisti di voler abolire la religione


organizzata in generale, di voler distruggere la Chiesa e le altre comunit religiose; la
religione che costituirebbe la base di ogni libert e dignit personale.

Religione organizzata! Ma di quale religione parlate? Del Cristianesimo, diviso


tra cattolici, ortodossi, anglicani, protestanti di mille sette? Non abbiamo intenzione
di abolirlo, anzi lo consideriamo padre e mallevadore del mondialismo per aver
combattuto il panteismo pagano, introdotto la distinzione fra il Creatore e le creature,
e per conseguenza iniziato quel processo di desacralizzazione della natura e, nel
contempo, di assoggettamento di essa alle leggi eterne di un Dio fedele che ha
prodotto lo sviluppo della scienza e dell'industria, della libert dalle malattie e dalla
povert cui assistiamo da cinquecento anni. Lultimo Pontefice, poi, ha tessuto il pi
bellelogio delleconomia di mercato che la base materiale delle moderne societ
dOccidente, mostrando che la storia del capitalismo ben lungi dal rassomigliare ad
una squallida e ridicola shark tale.

Siamo ben consapevoli del fatto che nessuna societ aperta, complessa e
differenziata al suo interno pu sopravvivere senza un consenso di fondo su principi e
valori strutturanti la convivenza; principi e valori che sono propri di tutti gli uomini
come individui, ma che solo il Cristianesimo come religione organizzata ha fatto
emergere alla luce della consapevolezza e innalzato a pilastri angolari di una civilt
universale. Il mondialista non sar mai un ateo ignorante, un libertino senza cervello,
un maiale sazio e annoiato.

Oppure parlate della religione come custode dei valori tradizionali, delle culture
terzomondiste?

Ma dove c corruzione diffusa, persecuzione delle minoranze religiose, uso


sistematico del terrore sui propri cittadini e del terrorismo verso gli stranieri, la
religione, il culto a Dio, assicura il rispetto di qualche valore? Niente affatto. Essa
crea solo il vestito nuovo del re, il manto invisibile che dovrebbe coprire le vergogne
di quei regimi e che invece, dalla bocca dei bambini e dei lattanti, degli uomini
semplici e onesti (alieni dalle fumisterie degli intellettuali veteroeuropei), ne svela
ineluttabilmente la nudit e la miseria spirituale.
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Ci che vogliono i mondialisti non labolizione della religione in generale, e


neppure di una particolare fede religiosa; essi mirano allabolizione di quella
specifica patologia della religione che il fondamentalismo, vale a dire lindebita
commistione tra religione e scienza, religione e filosofia, religione e diritto, religione
e politica. Questo ci porta al primo punto della nostra strategia: la soluzione della
questione islamica.

1. Mondialismo e Islam

L'eliminazione del potere delle gerarchie religiose nei paesi islamici non
qualcosa di specificamente mondialista.

Tutta la storia dellumanit storia di una progressiva emancipazione della sfera


politico-giuridica da quella dei rapporti fra luomo e la Divinit, e per conseguenza di
un allargamento degli spazi di libert per quanti non professavano la religione della
maggioranza, in un luogo e unepoca determinati.

Ad esempio, in Atene e a Roma i re-sacerdoti furono ridotti a funzioni rituali e


simboliche, a vantaggio delle assemblee elettive e dei rappresentanti del popolo. Cos
pure, per contrasto, nel Medioevo il tracollo dellImpero sacro e romano fu
determinato dalla sorda opposizione dei vertici della Chiesa latina ad un pieno
dispiegarsi della potest imperiale sullItalia, che i Papi consideravano loro possesso
inalienabile; da qui lo smembramento dellEuropa nei vari Stati nazionali, e lo sforzo
dei sovrani assoluti di emanciparsi dalla potestas indirecta della Santa Sede.

Ci che distingue il mondialismo non l'eliminazione del potere dei clerici in


quanto tale, bens l'abolizione del potere dei clerici islamici, mullah e ayatollah.

Ma lattuale potere dei religiosi islamici l'ultima e pi compiuta espressione


della chiusura comunitaristica di quelle societ, fondata su contrapposizioni di
religione che diventano anche contrapposizioni di classe, sullo sfruttamento
delluomo sulluomo, della maggioranza da parte della minoranza.

In tal senso i mondialisti possono riassumere la loro teoria in questa singola


espressione: abolizione della sharia, separazione tra sfera religiosa e sfera laica,
esautoramento della casta militare e dei mullah dalle leve del potere, a favore di un
potere civile colto e illuminato.

Abolizione della famiglia! I musulmani si indignano per questo scandaloso


intento dei mondialisti.

Su che cosa poggia la famiglia islamica attuale? Sulla disuguaglianza, sulla


superiorit dei mariti e sulla sottomissione delle mogli. In senso pieno essa esiste solo
23

per gli uomini; ma essa trova il suo completamento nell'imposizione alle donne di
non avere una dignit e nella schiavit delle mogli.

La famiglia islamica, gerarchica decade naturalmente con l'eliminazione di


questo suo proprio completamento ed entrambi scompaiono con la scomparsa della
disuguaglianza fra uomini e donne.

I muslims ci rimproverano di voler abolire lo sfruttamento delle mogli da parte


dei loro mariti, lo sfruttamento delle figlie da parte dei loro padri? Confessiamo
questo crimine.

Ma essi dicono che noi aboliamo i rapporti pi cari sostituendo con l'educazione
laica quella impartita dai dottori del Corano.

E forse che la loro stessa educazione non determinata dalla societ? Dai
rapporti sociali nel cui ambito essi educano, dall'interferenza pi o meno diretta o
indiretta della societ per mezzo delle scuole coraniche e cos via? Non sono i
mondialisti a inventare l'intervento della societ nell'educazione; ne cambiano solo il
carattere, sottraggono l'educazione all'influsso di una religione dominante.

"Ma voi mondialisti volete introdurre la scostumatezza delle donne!", strepita in


coro contro di noi l'intelligentsija islamica.

Il buon musulmano vede in sua moglie un puro strumento di soddisfazione del


suo piacere. Egli sente dire che le donne devono essere parificate agli uomini e non
pu naturalmente fare a meno di pensare che esse acquisiranno i suoi stessi vizi. Non
gli viene in mente che si tratta proprio di abolire la posizione delle donne come puri
strumenti di soddisfazione del piacere.

Nella sua forma attuale, la religione islamica deriva dalla contrapposizione di


fedeli e infedeli. Osserviamo i due lati di questa opposizione.

Essere un fedele per lIslam (un muslim, un sottomesso) significa assumere


sulla scena politica una posizione non solo puramente personale, ma sociale. Il potere
politico un prodotto collettivo e pu essere messo in moto solo grazie a una comune
attivit di molti, anzi in ultima istanza di tutti i membri della societ.

Il potere politico non quindi un potere solo personale, un potere sociale.

NellIslam potere politico e appartenenza alla vera religione sono


inestricabilmente legati. Gli islamici non hanno ancora assorbito laurea massima di
Ges Cristo: date a Cesare quel che di Cesare, e a Dio quel che di Dio. In
Occidente questa massima significa che Cesare, cio il sovrano terreno, ha dei diritti
inalienabili, che gli spettano in virt della sua intrinseca natura e funzione: assicurare
la tranquillit della vita terrena contro i pericoli interni ed esterni. Questi diritti, e i
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corrispondenti poteri, riguardano le tasse e il loro uso per lutilit pubblica, la


protezione delle vite e dei beni dei cittadini contro i violenti e i briganti, la pace e la
guerra. Nel mondo musulmano, viceversa, tutto viene considerato propriet di Dio; il
che vuol dire, in pratica, che tutto appartiene a colui il quale, in un certo luogo e
momento storico, riesce ad imporsi, con la forza o con la truffa, come bocca
dellAltissimo. Tutto: diritti, libert, denaro sonante e corpi di donne e bambini.

(Le principali organizzazioni di tutela dei diritti umani hanno informato per
tempo la sonnacchiosa opinione pubblica dellOccidente che gli ayatollah iraniani
son soliti approfittare delle loro posizioni di potere non soltanto per stuprare giovani
vergini coloro che si ribellano vengono accusate di adulterio e lapidate , ma anche
per compiere atti di pederastia nei confronti di bambini di pochi anni e di bambine
non ancora mestruate. Cos pure nota laccusa rivolta da un ministro pachistano alle
madrasse del suo paese, di ospitare e coprire molestie sessuali da parte degli
insegnanti del Corano nei confronti dei giovani allievi.)

Se allora la religione viene separata dalla politica, e trasformata in un fatto che


riguarda i singoli e gli associati come uomini, e non pi come cittadini, in tal modo
non si abbatte la religione (nemmeno la religione islamica). Cambia solo il carattere
sociale della religione. Essa perde il suo carattere di passe-partout per lesercizio del
potere politico.

Veniamo ai cosiddetti infedeli.

Con "libert" si intende nell'ambito degli attuali rapporti islamici con il resto del
mondo il libero proselitismo, la libert di convertire gli infedeli allIslam. Una
simile libert di evangelizzare e convertire non riconosciuta, nei paesi islamici, ai
fedeli di altre religioni come invece lo in Occidente ai muslims, anzi labbandono
della fede in Allah punita con la morte.

Nei paesi islamici, inoltre, gli infedeli sono relegati al gradino pi basso della
scala sociale: ad essi sono riservate le professioni che il buon muslim, il sottomesso
ad Allah e al califfo del momento, considera impure (sono, non casualmente, quei
mestieri e quelle professioni che hanno fatto la fortuna della borghesia occidentale, e
che oggi determinano la relativa prosperit delle minoranze religiose nei paesi arabi).
I loro diritti civili, in societ dominate da monarchie assolute o da dittature militari,
sono praticamente inesistenti; ad essi non riconosciuto neppure quel minimo di
solidariet che si riserva a chi patisce la medesima dura sorte, perch sono appunto
fuori dalla cerchia dei fedeli e pertanto rubare i loro beni non ritenuto un furto,
ma una restituzione, la loro uccisione non considerata omicidio, ma eroismo.

Il medesimo complesso di superiorit che il muslim ostenta nei confronti dei


nasrani espressione invero di profonda insicurezza e di scarsa autostima
allorigine di una corsa, da parte di musulmani benestanti ed acculturati, ad arruolarsi
come uomini-bomba, ad uccidersi al solo scopo di massacrare il maggior numero di
25

cristiani, di ebrei o di ind, o anche di sciiti e di musulmani moderati che ai loro


occhi sono peggio che infedeli, sono apostati indegni perfino di esser convertiti.
una palese ovviet il fatto che non tutti i seguaci di Maometto siano dei terroristi
assassini; ma ben pi di unovviet il fatto che tutti gli attentati pi sanguinari degli
ultimi trentanni (dai dirottamenti aerei allabbattimento delle Due Torri, da Bali a
Casablanca, fino agli sgozzamenti in Iraq) sono stati compiuti da seguaci di
Maometto. Anche il talebano bianco John Walker, prima di andare a combattere
contro i suoi fratelli americani tra le montagne dellAfghanistan, si era convertito al
Corano.

Nella societ islamica dunque il passato che domina sul presente, in quelle
occidentali il presente che domina sul passato. Nella societ islamica il potere
politico indipendente e personale, mentre l'individuo attivo dipendente e
impersonale.

E l'abolizione di questo rapporto la intellighentsija islamica la chiama abolizione


della religione e della fede in Dio! E a ragione. Si tratta per dell'abolizione della
religione e fede integraliste, che negano la legittima autonomia delle realt temporali.

Ma se scompare lintegralismo, allora si apre per tutte le religioni la libera


concorrenza nel procacciarsi nuovi adepti; e come in ogni sfera in cui si affermi il
principio di una concorrenza libera da ceppi monopolistici od oligopolistici, chi ha
pi filo da tessere pi tesser; chi propone valori pi saldi, pi forti, pi conformi alla
natura razionale e spirituale delluomo conquister anche pi fedeli. Le religioni
meno competitive sotto questo profilo scompariranno, come i telai a mano nel 1700
hanno lasciato il posto ai telai meccanici.

Coloro che nel Settecento distruggevano i telai a vapore in nome dellantico uso
erano dei criminali e dai loro zoccoli, i sabots, derivato il termine sabotatore ;
allo stesso modo lo sono oggi i gruppi fondamentaslisti islamici che invocano
lintervento dello Stato contro i convertiti al Cristianesimo o ad altre religioni, e la
repressione di questi gruppi deve essere lobiettivo prioritario che uno Stato
occidentale ispirato ai princpi mondialisti deve perseguire nei suoi rapporti con
lArabia Saudita e con gli altri paesi di questa risma.

Ci non avverr sicuramente senza spargimento di sangue; ma sar un eccidio


infinitamente minore di quello che si compie attualmente con gli attentati terroristici,
le torture, i rapimenti e gli sgozzamenti ripresi in videocamera. Chi oggi ritiene che
non valesse la pena di morire per Bagdad appartiene alla stessa gena di coloro che
ieri non ritenevano necessario morire per Praga o per Danzica, e poi morirono a
milioni per Parigi, Londra e Roma. Chi viene a patti con gli assassini sperando di
esserne risparmiato, chi collabora per vilt al massacro dei propri fratelli, dei propri
connazionali, sta solo posticipando la sua fine. Noi mondialisti sappiamo che la
guerra sar lunga e dura, che essa conoscer avanzate e ritirate, che coster a molti di
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noi il sacrificio della vita; ma siamo certi che alla fine la bandiera verde sar
ammainata, come lo furono la bruna e la rossa.

2. Mondialismo e Cina

La separazione della sfera religiosa da quella temporale, linstaurazione di


regimi sanamente laici nelle societ islamiche solo il primo passo che i mondialisti
dovranno compiere al fine di dare soluzione ai problemi di miseria spirituale e
materiale che affliggono i quattro quinti degli abitanti del pianeta, oppressi da regimi
tirannici e corrotti, e per evitare che dittatori e demagoghi sfruttino la facile retorica
del contrasto tra ricchi e poveri per sottrarsi al castigo dei loro crimini, indirizzando
la rabbia dei loro popoli contro un Occidente presentato come sazio ed egoista.
Perch tutto cambi, necessario che nulla rimanga com ora.

I mondialisti non possono accontentarsi di qualcosa di meno o di diverso da una


rivoluzione planetaria, che allinei tutti i paesi della terra al modello di democrazia
liberale, fondata sullo Stato di diritto e sul rispetto degli immortali diritti delluomo,
che costituisce la creazione e il vanto della borghesia angloamericana, e che assicuri
libert e prosperit a quanti ora ne sono privi. La seconda tappa dellagenda
mondialista dunque costituita dalla soluzione del problema Cina.

Nei quattromila anni della sua storia il popolo cinese sempre stato
caratterizzato da un rigido collettivismo che aveva la sua fonte nella concezione
patriarcale del potere politico, impersonato da un imperatore investito dal Cielo e
padrone assoluto della vita e dei beni dei suoi sudditi. Il carattere collettivista della
societ cinese era particolarmente evidente nelle campagne, dove si esprimeva
apertamente nella propriet comune dei campi; ma anche nelle citt, dove pi
fervevano i commerci ed esisteva una borghesia colta e raffinata, il controllo della
societ sullindividuo portava ad una chiusura del paese nei confronti degli stranieri
e, per logica connessione, ad una compressione delle spinte innovatrici pur presenti
nelle arti e nelle scienze. Basti ricordare che i cinesi, pur avendo sviluppato notevoli
conoscenze astronomiche secoli prima degli europei, le utilizzarono esclusivamente
per la formulazione di oroscopi, al fine di sanzionare davanti al popolo superstizioso
la legittimit delle dinastie di volta in volta regnanti.

Sotto questo profilo, la presa del potere da parte dei comunisti non ha modificato
la struttura della societ cinese: la propriet collettiva delle terre rimasta,
allimperatore si sostituito il partito-Stato ugualmente onnipotente, ugualmente
paternalista e tirannico. Lo spazio recentemente lasciato alla libera imprenditoria
capitalistica nelle ricche e popolate citt della costa non diversa da quella dei
mercanti nel Celeste Impero, per non parlare del fatto che, nella maggioranza dei
casi, i nuovi ricchi sono funzionari di partito o loro accoliti. Allora come oggi, ci
che si concede con riluttanza nel campo economico viene negato con i mezzi pi
27

abietti in ogni altro settore della vita personale e sociale: dalla libert di decidere il
numero dei propri figli, conculcata col carcere e con aborti coatti, alla libert di
nominare i propri governanti e di sottoporli al giudizio dellurna, repressa nel sangue
in piazza Tienanmen. Anche la possibilit di stabilire un rapporto con il
Trascendente, di adorare la Divinit nel modo dettato a ciascuno dalla propria retta
coscienza, l punita con torture e omicidi sommari, poich la religione
considerata, oggi come mille anni fa, un instrumentum regni privo di valore
autonomo.

A quanto detto si deve aggiungere latteggiamento fortemente aggressivo,


imperialistico ed espansionista del regime comunista cinese, tanto verso lo sfortunato
popolo del Tibet quanto verso la piccola isola di Taiwan, ancora considerata una
provincia ribelle da riconquistare con la forza o con linganno, come si fatto con
Hong Kong e Macao, approfittando della ipocrita acquiescenza della vecchia Europa
desiderosa di fare affari, non importa che si tratti di vendere automobili o missili. Le
campagne, intanto, restano abbandonate a se stesse, in preda alla miseria e allAids
rapidamente diffusosi, con i contadini che continuano ad annegare le figlie appena
nate per non dover sfamare bocche improduttive e risparmiare il costo della dote.

Tutti questi orrori dimostrano a sufficienza che la societ cinese ancora


dominata dal primato del gruppo sullindividuo, che essa non ha ancora assorbito i
princpi dellinfinito valore e dellinviolabile dignit di ogni singolo essere umano,
delluguaglianza davanti alla legge e della sottomissione della politica al diritto che
costituiscono la forza della liberaldemocrazia occidentale. pertanto necessario che i
mondialisti esercitino ogni pressione diplomatica, propagandistica, economica per
sostenere e irrobustire unopposizione politica e culturale al regime, per indurlo a
liberare i dissidenti prigionieri e a concedere una sempre maggiore libert religiosa e
di coscienza, e al contempo per rendere la societ cinese sempre pi dipendente per il
proprio benessere dal legame con lOccidente. Pi i cinesi assaggeranno la libert in
vari campi, pi ne gradiranno il sapore e desidereranno gustarne in ogni ambito della
vita; e quando il desiderio di libert sempre maggiori entrer fatalmente in conflitto
con lortodossia ideologica, spingendo i vecchi burocrati e le gerarchie militari a
tentare di risollevare il loro prestigio con unavventura militare, la forza congiunta
della sollevazione popolare e della sconfitta in campo aperto dar il colpo finale al
regime, e la Cina si aprir definitivamente alla democrazia.

3. Mondialismo e Russia

La medesima peste collettivistica che infetta la Cina rappresenta la causa della


miseria spirituale e materiale del popolo russo. Fin dai tempi di Ivan il Terribile
questo grande paese stato dominato dalla paura nei confronti dellindividualit, che
si trattasse dei contadini proprietari della loro terra (come i kulaki sacrificati ai
kolchoz), di una religione non ridotta a strumento del potere politico (come i cattolici
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di fronte ai cesaropapisti ortodossi), degli intellettuali o della borghesia mercantile e


industriale. Lunica eccezione a questo primato del collettivo sul singolo stata
rappresentata dal regno di Pietro il Grande e dal suo sguardo rivolto alla
civilizzazione, per apprendere e progredire; non a caso i bolscevichi si fecero un
vanto di aver spostato la capitale da San Pietroburgo a Mosca e, insieme, di avere
sterminato llite colta ed occidentalizzata delle citt.

Con lammainarsi della bandiera rossa e la sostituzione dellultimo comunista


Gorbaciov con il liberale Eltsin, sembr per un decennio che la Russia avesse iniziato
il lungo, faticoso ma produttivo processo di occidentalizzazione: riconoscimento
seppur parziale della propriet privata, collocamento sul mercato dei colossi
industriali di Stato, sviluppo della libera iniziativa e di una borghesia dinamica e
innovatrice. Tutto questo rischia ora di essere soffocato sotto il pugno di ferro del
nuovo zar Putin, lagente del Kgb che fa politica come le vecchie, decrepite, mortali
spie russe di ieri e di oggi, dai Romanov a Gorbaciov: con gli ombrelli dalla punta
avvelenata, con le stufe a gas che uccidono nel sonno i ministri georgiani, con i
banchetti alla diossina per eliminare gli Yushchenko di turno; o, se preferite, con le
false accuse, i processi-farsa, le condanne giudiziarie dei capitani dindustria al solo
scopo di confiscare i loro patrimoni. Una politica a colpi di proscrizioni, degna di
Silla e dei giacobini!

Il processo di occidentalizzazione della Russia non pu riprendere se non


accompagnato da un parallelo cammino di affrancamento dallOrso di tutti i paesi
satelliti, siano essi lUcraina, la Georgia e lArmenia, siano essi le repubbliche ex-
sovietiche dellAsia centrale. In questo senso il pacifico cambiamento di regime
recentemente avvenuto in Kirghizistan rappresenta un altro passo decisivo. Solo in
quanto verr spogliata di tutte le sue protezioni, di tutti i suoi Stati-cuscinetto, e i suoi
confini verranno a coincidere con i confini del mondo occidentale, la Russia sar ad
un tempo invogliata e costretta a farsi anchessa Occidente.

4. Mondialismo ed Europa

In questa lunga serie di rivolgimenti politici e sociali, di cambiamenti di regime


e di faticoso cammino di gran parte dellumanit verso il progresso e lintegrazione
delle etnie e delle religioni, che ruolo sta giocando, che ruolo potr giocare lEuropa,
la culla della borghesia dinamica e innovatrice? Purtroppo da gran tempo
quellEuropa non esiste pi; anzi, forse non mai esistita.

Da quando il glorioso impero, sacro e romano, di Carlo Magno fu smembrato tra


i suoi discendenti, da quando Francia e Germania si separarono e si formarono le
prime monarchie nazionali, la vecchia Europa stata dilaniata da mille
differenziazioni: etniche, religiose, politiche. Anche la Chiesa di Roma, per
mantenere un dominio morale se non giuridico sullItalia, ha contribuito a questa
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lacerazione appoggiandosi alla monarchia francese per contrastare il primato


universale dellImpero, e cos facendo ha contribuito ad attirarsi quelle accuse di
simonia e commistione fra sacro e profano che hanno prodotto lulteriore frattura tra
protestanti, cattolici e anglicani.

La borghesia, nellEuropa continentale, ha attecchito solo nelle libere citt


anseatiche, nei comuni dellItalia settentrionale; ma stato uno splendore di breve
durata, soffocato dal crescente potere della burocrazia assolutistica. Lunico paese
europeo nel quale la borghesia ha prosperato e plasmato la societ e le istituzioni a
sua immagine stata lInghilterra; ma lInghilterra , non a caso, unisola. Il mare che
la circonda rende inutile un esercito permanente, e senza esercito non si danno
neppure burocrazia e assolutismo. Per questo pi corretto affermare che, se
lEuropa il continente, lInghilterra non mai stata un paese europeo, bens
oceanico.

Oggi gli europei si gloriano delle loro differenze, le considerano una ricchezza;
dimenticano, o fingono di aver dimenticato, che esse hanno prodotto per mille anni
lutti infiniti, guerre di religione, massacri per stabilire se il re dInghilterra potesse o
meno governare i suoi possedimenti francesi, se il Reno dovesse essere un fiume
tedesco oppure un confine tra Francia e Germania. Anche la storia insanguinata del
Novecento stata determinata dalle rivalit nazionalistiche tra potenze europee.

Data questa situazione storica inconfutabile, lunico ruolo che la vecchia Europa
pu svolgere nella lotta tra mondialisti e antimondialisti quella del ritardatore, del
freno, del bastone gettato fra le ruote del mondialismo per impedire la sua avanzata.
Lo si visto perfettamente a partire dagli anni 90, quando gli europei si sono
dimostrati ridicolmente incapaci di fermare il genocidio in Bosnia-Erzegovina e
hanno dovuto chiedere aiuto agli Stati Uniti dAmerica, salvo accusarli
dimperialismo a cose fatte. Lo si visto nuovamente quando gli Stati Uniti hanno
deciso di farla finita con il tiranno Saddam: il re di Francia Chirac, degno erede della
tronfia grandeur di De Gaulle, e il cancelliere prussiano Schroeder si sono alleati con
lo zar Putin e con i mandarini cinesi per mantenere in sella un torturatore, un
assassino dei suoi stessi parenti, uno sterminatore di donne e bambini con bombe e
gas. Lo si visto, infine, quando il califfo sanguinario ha colpito la citt di Madrid:
invece di stringersi come un sol uomo intorno al proprio governo per combattere il
terrorismo assassino, gli spagnoli hanno cambiato il loro primo ministro e hanno
patteggiato unignominiosa ritirata, una tregua che li ha coperti di vergogna e che li
preserver da altri attentati solo a condizione di privarli della loro dignit e libert.

Gi ora, divisa com in venticinque Stati che perseguono ciascuno il proprio


sacro, nefando egoismo nazionale, lEuropa costituisce un formidabile ostacolo alle
misure che il mondialismo ritiene necessarie per lunificazione e pacificazione
dellumanit. Ma ancor pi grande sarebbe il pericolo, se questi frammenti sparsi
riuscissero a delegare una parte cospicua della loro sovranit in politica estera ad una
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entit sopranazionale; poich una tale unit lo dimostra la Storia, che maestra di
vita potrebbe formarsi solo contro qualcuno: contro gli Stati Uniti dAmerica, il
solo paese che per cento anni ha difeso, praticamente da solo, libert e democrazia
nel Vecchio Continente, il solo popolo ad essersi assunto lonore e lonere di lottare
contro il terrorismo assassino anche per coloro che li dileggiano e li accusano di
essere, contemporaneamente, idealisti e cinici, ingenui e arroganti, isolazionisti e
imperialisti, tutto e il contrario di tutto.

Nella misura in cui il movimento mondialista necessita di una base statuale, di


uno Stato virtuoso che combatta e sconfigga gli Stati canaglia, amici del terrore e
della dittatura, esso non potr trovare tale base n in uno specifico paese europeo, n
tantomeno in un superstato Europa la cui unica preoccupazione sarebbe di ostacolare,
per quanto possibile, lazione degli Stati Uniti dAmerica contro il terrorismo e per
lesportazione di libert e democrazia. Pertanto a questi ultimi che i mondialisti di
tutti i paesi devono ora rivolgersi con rinnovata fiducia.

5. Mondialismo e America

Gli Stati Uniti dAmerica sono stati per i primi centocinquantanni della loro
storia un paese ferreamente isolazionista. Protesi comerano nella grandiosa opera di
espansione verso lOvest, di assoggettamento di una natura selvaggia e di costruzione
del primo Stato democratico e liberale di grandi dimensioni, gli americani hanno
sdegnato con tutte le proprie forze dingerirsi nei conflitti che dilaniavano la vecchia
Europa. Questo non imped loro di liberare il popolo messicano dalla schiavit degli
Asburgo e dinviare navi e uomini nel Mediterraneo per sgominare le orde di pirati
barbareschi, che dalle coste africane esercitavano la tratta degli schiavi; fin dallinizio
i marines hanno rappresentato una speranza di libert per il resto del mondo, dai
palazzi di Montezuma alle spiagge di Libia. tuttavia vero che, fino ai primi anni
del Novecento, alla diplomazia delle cannoniere essi preferirono quella del dollaro,
alla conquista di territori la penetrazione in sempre nuovi mercati.

Sono state le due guerre mondiali, e la necessit di contenere lavanzata del


comunismo unavanzata condotta nel modo pi sporco e abietto, con oppositori fatti
volar gi dalle finestre, elezioni truccate e finanziamento di organizzazioni
terroristiche nel mondo libero a far loro comprendere pienamente che la loro libert
e la loro sicurezza sarebbero state sempre in pericolo finch tutto il mondo non fosse
stato liberato dai tiranni e dai dittatori, finch non fosse stata assicurata libert e
giustizia per tutti. Da questo punto di vista, la distruzione delle Due Torri non ha fatto
altro che ricordare al popolo americano quellantica lezione, e il programma
dellattuale presidente George Walker Bush non che lattualizzazione di una
strategia inaugurata da Wilson e Truman.
31

Gli Stati Uniti dAmerica hanno tutti i requisiti per aspirare al dominio del
mondo. La loro democrazia costituzionale e repubblicana ha superato indenne le
prove dellespansione continentale, della guerra civile, dellallargamento del
suffragio, dellindustrializzazione di massa. La loro economia la pi prospera e
libera del pianeta, la pi dinamica e aperta allinnovazione, al rimescolamento delle
lites e allingresso di nuovi ricchi. Solo in America un ragazzo che giocava con i
transistors nellautorimessa di famiglia poteva diventare il re dei personal computers
e uno degli uomini pi facoltosi della storia; solo in America una fanciulla colored
poteva diventare Segretario di Stato. La loro societ, pluralista senza lotte di classe e
laica senza laicismi, riesce egregiamente a bilanciare il massimo grado di libert
individuale con la necessit di rispettare leggi e istituzioni comuni, a far coesistere
una giusta separazione tra sfera sacra e sfera secolare con una religiosit diffusa e
profondamente radicata nelle menti e nei cuori dei cittadini.

La loro politica estera stata sempre orientata dallimperativo supremo di


accrescere nel mondo libert e democrazia, di allargare lo spazio del libero
commercio e di preservare la libert di coscienza, come dimostrato a sufficienza dal
loro sacrificio duomini e di mezzi nella lotta contro gli Imperi Centrali, contro i
totalitarismi nazifascista e comunista, per lindipendenza delle repubbliche baltiche e
laffrancamento dellEuropa orientale dallegemonia sovietica. Lappoggio degli Stati
Uniti stato determinante per la riuscita della rivoluzione delle rose in Georgia; il
monito di Washington ha indotto lo zar Putin a rinunciare ai suoi sporchi trucchi per
far vincere il suo uomo di paglia a Kiev, e ad accettare il verdetto del popolo ucraino;
la semplice presenza di basi militari americane in Kirghizistan stata sufficiente per
dare alla popolazione il coraggio di ribellarsi allennesimo broglio elettorale, e di
rovesciare un regime corrotto e autoritario.

Solo gli Stati Uniti dAmerica possiedono la forza economica e militare


necessaria per sconfiggere gli Stati canaglia che foraggiano il terrorismo islamico; per
liberare i paesi come Cuba e il Vietnam ancora schiavi del comunismo; per difendere
la libert di Taiwan dalle grinfie del drago cinese, e costringerlo a togliere le sue
zanne dal Tibet; per distruggere lautocrazia in Russia e le dittature in tutti i paesi del
Terzo Mondo; per impedire che lEuropa sviluppi la propria unit politica in funzione
antiamericana, trasformandosi nel banchiere di tutti i tiranni e nel complice di tutte le
pulizie etniche. Solo gli Stati Uniti dAmerica hanno la forza e la volont per attuare
quella che lultimo Pontefice ha chiamato ingerenza umanitaria a favore dei poveri,
degli oppressi, dei perseguitati da regimi tirannici e sanguinari. Lo hanno fatto in
Bosnia e in Kossovo, in Afghanistan e in Iraq; lo faranno ancora e sempre, ovunque
siano conculcati i diritti imprescrittibili di ogni uomo alla vita, alla libert e alla
ricerca della felicit.

Per tutti questi motivi essi devono ricevere dai mondialisti il pi sincero
appoggio, la pi sicura fedelt e la massima collaborazione nella loro azione politica
su scala planetaria. Per gli stessi motivi essi devono diventare la base avanzata, la
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portaerei e la punta di lancia per la costruzione di un Impero mondiale che li veda


assumere la guida dellumanit.

Questo compito non superiore alle forze del popolo americano; esso richiede
tuttavia scelte coraggiose e ineludibili.
Richiede che si denunci con franchezza e senza falsi rispetti lo stato di miseria
morale e spirituale in cui versa lOrganizzazione delle Nazioni Unite, che essi hanno
pur creato, ma che da decenni ostaggio dei peggiori tiranni e dittatori, oltre che del
potere di veto di francesi, russi e cinesi; compari che si coprono le spalle lun laltro,
complici nella spoliazione dei popoli del Terzo e Quarto Mondo, alleati nella guerra
contro la societ libera e aperta rappresentata dalla bandiera a stelle e strisce che i
loro servi senza cervello, i loro utili idioti bruciano invano nelle piazze.
Richiede che si lavori per la creazione di una Lega delle democrazie a guida
americana, che abbia il coraggio di lottare contro i terroristi fanatici e i loro padrini
statali anche a costo di esser considerati dei fuorilegge dai sacerdoti del vecchio
diritto internazionale in disfacimento, di essere etichettati come cowboys dal grilletto
facile da chi pronto ad allearsi con i peggiori assassini pur di aver salva la vita.
Richiede che si abbandoni, nella teoria e nella prassi, il falso mito della
sovranit nazionale e dei mille egoismi localistici, e che si intraprenda
coraggiosamente e con dovizia di mezzi e duomini la creazione di basi militari
permanenti in Iraq, in Afghanistan e in tutti i paesi progressivamente liberati dai
tiranni. Solo se i riottosi capitrib e potenti locali constateranno che la presenza
americana sul loro suolo non una parentesi, essi potranno persuadersi con buona
coscienza a collaborare alledificazione di societ civili aperte e democratiche.
Richiede, soprattutto, che il popolo degli Stati Uniti dAmerica prenda
finalmente coscienza della missione provvidenziale ad esso affidata: essere la
cittadella sul monte, il faro destinato ad illuminare le genti, lostetrico del parto di
unumanit finalmente riunita e in pace.
33

III

IL PROGRAMMA MONDIALISTA

Abbiamo gi visto sopra che il primo passo nella rivoluzione dei mondialisti
l'elevazione della borghesia a classe dominante, la conquista della democrazia
liberale e dello Stato di diritto.

Il mondialismo user il suo potere politico per strappare progressivamente agli


integralisti e ai nazionalisti tutti i loro strumenti di dominio sulle menti e sui cuori
degli uomini e delle donne, per instaurare lo Stato di diritto e il libero mercato, e per
aumentare cos la prosperit generale e sollevare le condizioni dei miseri.

Ci non potr accadere solo ricorrendo ai tradizionali interventi umanitari e alla


riduzione del debito dei paesi sottosviluppati, ma necessariamente anche mediante
luso meditato, flessibile e strategico della diplomazia, dei blocchi economici
(embargos) e della forza militare, insomma attraverso misure che appaiono
insufficienti e inconsistenti se prese isolatamente, ma che interagendo fra loro si
spingono oltre i propri limiti e sono inevitabili strumenti di trasformazione dell'intero
assetto dei rapporti internazionali.

Queste misure saranno naturalmente differenti da paese a paese.

Per i prossimi cento anni potranno comunque essere molto generalmente prese
le misure seguenti:

Acquisizione da parte del popolo degli Stati Uniti dAmerica della


coscienza di s e della propria missione emancipatrice a livello mondiale,
e della necessit di pagare il costo in vite umane e sicurezza che ci
comporter fino alla realizzazione della propria vocazione imperiale.

Denuncia della miseria spirituale e dellipocrisia in cui versa


lOrganizzazione delle Nazioni Unite, vetrina e palcoscenico di tiranni e
dittatori, e suo progressivo svuotamento ed esautorazione.

Creazione di una Unione Oceanica delle Democrazie guidata dagli Stati


Uniti dAmerica, che comprenda il Canada, il Regno Unito e i paesi pi
civilizzati e democratici del Commonwealth (Australia e Nuova Zelanda,
Sudafrica, Giamaica).

Allargamento progressivo di questa Unione ai membri della coalizione


dei volenterosi che ha sconfitto Saddam Hussein: la Polonia e gli altri
paesi della nuova Europa desiderosi di affrancarsi dalla tutela dellorso
russo, le Repubbliche baltiche, la Georgia, lUcraina, lArmenia, il
Kirghizistan e le altre repubbliche dellAsia centrale. Creazione in tutti
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questi paesi, come pure in Iraq e Afghanistan, di basi militari permanenti,


che favoriscano la penetrazione americana nel Medio Oriente e nellAsia
centrale e assicurino, in prospettiva, il controllo strategico dellEurasia.

Pressione diplomatica e commerciale sullUnione Europea per impedire


la sua trasformazione in un grande spazio politico anti-americano.

Sostegno economico, diplomatico e militare a tutti gli intellettuali e i


movimenti progressisti dei paesi sottoposti a tirannie e dittature,
concessione della cittadinanza americana agli emigrati e ribelli.

Impegno degli Stati Uniti dAmerica, alla testa dellUnione Oceanica,


nella guerra ideologica, mediatica, economica e militare contro gli imperi
della Terra di Mezzo. Obiettivi: secolarizzare lIslam, democratizzare la
Cina, occidentalizzare la Russia, americanizzare lEuropa.

Espropriazione del potere politico dalle mani dei vertici religiosi


integralisti, dei mullah e degli ayatollah, dei burocrati e dei militari, e suo
conferimento a governi laici, responsabili davanti al popolo.

Educazione gratuita di tutti i bambini secondo le libere scelte dei genitori.


Abolizione del lavoro dei bambini e del loro impiego nelle guerre e
guerriglie.

Uso capillare dei mezzi di comunicazione, in particolare Internet, per


linsegnamento dei princpi e valori del mondialismo: uguale dignit di
tutti gli individui umani dal concepimento alla morte naturale; uguale
diritto alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit; separazione fra
religione e politica; appartenenza di tutti gli uomini e le donne allunica
specie umana.

Adozione di misure pedagogico-simboliche e di programmi di


educazione scolastica che favoriscano il progressivo superamento delle
diffidenze fra gli appartenenti a diverse etnie. Particolare enfasi andr
conferita ai matrimoni misti.

Sostituzione di tutte le valute nazionali con una sola moneta mondiale (la
quasi perfetta parit fra Euro e Dollaro faciliter tale compito).

Graduale abbattimento delle barriere doganali, tariffarie, al libero


movimento di merci, capitali e uomini, fino alla depoliticizzazione degli
Stati nazionali e alla loro trasformazione in entit puramente
amministrative di un Impero mondiale.
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Una volta sparite, nel corso di questa evoluzione, le differenze di origine, e una
volta concentrato tutto il potere nelle mani della classe universale, il luogo di nascita
perder il suo carattere politico. Il luogo di nascita in senso proprio lo strumento
organizzato di una etnia per soggiogarne un'altra. Quando gli Stati Uniti dAmerica
prenderanno coscienza della loro missione nella lotta contro la tirannide, erigendosi a
Stato egemone in seguito a una rivoluzione, e abolendo con la forza, in quanto Stato
egemone, i vecchi rapporti di discriminazione fra dentro e fuori, insieme a quei
rapporti di discriminazione essi aboliranno anche le condizioni di esistenza della
contrapposizione fra etnie, delle etnie in genere, e cos anche il dominio del popolo
statunitense in quanto etnia privilegiata sulle altre.
Al posto della vecchia umanit chiusa con le sue etnie e le sue contrapposizioni
fra etnie, subentrer una societ aperta in cui il libero sviluppo di ciascuno sar
condizione del libero sviluppo di tutti.

I mondialisti sprezzano l'idea di nascondere le proprie opinioni e intenzioni. Essi


dichiarano apertamente di poter raggiungere i loro obiettivi solo con il rovesciamento
e lapertura di ogni ordinamento chiuso e settario finora esistente. I mullah e gli
ayatollah, il re di Francia e lo zar di Russia, i mandarini cinesi e gli sceicchi arabi
tremino al pensiero di una rivoluzione mondialista. Gli esiliati, gli apolidi, i reietti, i
poveri non hanno da perdervi altro che le proprie catene. E hanno un mondo da
conquistare.

Mondialisti di tutti i paesi, unitevi!


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COME DIVENTARE MONDIALISTI

Ogni associazione umana si d una struttura, una organizzazione in vista dello


scopo che intende raggiungere: chiaro a tutti che la struttura organizzativa di una
associazione di giocatori di scacchi diversa da quella di una chiesa, e questa
dall'organizzazione di un partito politico. Il fine dell'Associazione Internazionale
"New Atlantis for a World Empire" e del suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista,
radicalmente diverso da quello dei tradizionali partiti che hanno calcato la scena negli
ultimi cento anni. Noi non ambiamo a conquistare il potere in questo o quello Stato,
bens a DIFFONDERE UN'IDEA, UN PROGETTO, quell'Idea e quel Progetto che
troverete esposti nel nostro Manifesto fondativo:
l'Idea, nascente dal riconoscimento obiettivo della natura umana e
dall'insegnamento della Storia, che ogni individuo umano, in tutti i luoghi e in tutte le
epoche, ha il diritto fondamentale e inalienabile a salvaguardare la propria vita, a
scegliere liberamente il proprio coniuge, a esercitare la propria libert e creativit per
il sostentamento suo e dei suoi familiari e a godere del frutto del proprio lavoro senza
subire discriminazioni di sesso, razza o religione;
e il grande Progetto, che costituisce la coerente deduzione da quella premessa, di
rimuovere la fonte prima di tali discriminazioni, la divisione dell'umanit in stati e
staterelli a base etno-nazionalistico-religiosa con la conseguente differenziazione
degli uomini fra chi "dentro" e chi "fuori", fra chi appartiene al mio gruppo, e
pertanto merita il mio rispetto, e chi appartiene ad un altro gruppo, e perci
meriterebbe solo diffidenza, disprezzo, ostilit.
Tale rimozione potr avvenire soltanto quando la pi grande democrazia del
pianeta, gli Stati Uniti d'America che hanno liberato il mondo dalla tirannide
nazifascista e dal totalitarismo comunista, e che ora conducono pressoch in
solitudine la guerra contro il terrorismo fondamentalista islamico e gli Stati-canaglia,
prenderanno coscienza della missione storica loro affidata di estendere la loro
leadership su tutti i popoli della Terra e di fondare un Impero mondiale che abbatta
finalmente ogni frontiera; e quando, contemporaneamente, tutti gli uomini e i popoli
della Terra comprenderanno che tale dominio planetario degli Stati Uniti d'America
non significher per essi una dura schiavit, ma anzi la condizione per porre termine
ad ogni rapporto di superiorit-sudditanza tra i popoli, per la costituzione di una
Societ Aperta Globale nella quale ogni individuo umano potr sviluppare i propri
talenti per il progresso comune.
Data questa finalit del Partito Mondialista, ne segue che esso non ha alcun
interesse a distribuire tessere di appartenenza, a raccogliere finanziamenti o a
colonizzare le istituzioni. Quel che ci interessa conquistare le menti e i cuori degli
uomini e delle donne, far loro comprendere che il mondialismo per essi ci che per
il borghese gentiluomo di Molire era il parlare in prosa: un elemento strutturale della
loro natura umana, qualcosa che essi, nella loro mente e nel loro cuore, hanno sempre
conosciuto e desiderato, ma senza esserne consapevoli. Chi prende coscienza del
carattere intrinsecamente mondialista della natura umana, e opera di conseguenza per
37

la creazione di uno Stato universale, il solo degno di individui non rinchiusi nelle loro
particolarit di sesso, di etnia, di religione, di individui veramente universali, costui
gi mondialista senza alcun bisogno di ricevere da noi una tessera.
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MONDIALISMO E ISLAM
39

ISRAELE COMBATTE PER NOI

(20/7/2006) La guerra di Israele contro il fondamentalismo assassino incontra


ostacoli di cui solo un ingenuo potrebbe meravigliarsi: noto a tutti anche alle
cancellerie della Vecchia Europa che ancora rifiutano di inserire Hezbollah nella lista
delle organizzazioni terroristiche, e persino a Prodi, lamico degli arabi che il
regime iraniano degli ayatollah ha dato in subappalto da anni al partito del falso Dio e
al suo compare di Gaza (Hamas) lesecuzione di attentati contro la popolazione civile
israeliana. Gli attacchi condotti attraverso tunnel sotterranei con il rapimento e
luccisione di soldati e coloni, come pure i lanci di missili di fabbricazione cinese
forniti da Teheran, da un lato costituiscono uno sviluppo meramente quantitativo del
progetto criminale, annunciato dal folle Ahmadinejad, di estirpare dal corpo della
Umma il corpo estraneo piantato dallOccidente; dallaltro dimostrano al di l di
ogni ragionevole dubbio lesistenza di quellasse del male che, da Pyongyang a
Pechino, da Mosca a Teheran, da Damasco a Cuba, desidera con tutte le sue forze
distruggere la societ liberale e prospera, fondata sul patrimonio di fede ebraico-
cristiano, che costituisce il prodotto e il vanto della civilt occidentale.
Lo scopo perseguito da questo asse di forze maligne al quale prestano
interessato sostegno sia i pavidi governanti europei, ormai avvezzi al ruolo di
tesorieri dei dittatori, sia (e spiace dirlo) quei settori retrogradi della diplomazia
vaticana che vogliono conservare alla Chiesa il ruolo di unica autorit universale
impedire la costituzione di una societ civile cosmopolitica, in cui sia bandita ogni
discriminazione fondata sulla razza e sulla religione, in cui non ci sia pi differenza
tra chi al di qua o al di l di un determinato confine, tra chi dentro e chi
fuori di questo o quel gruppo; una societ universale, in cui ad ogni individuo sia
garantita la possibilit di sviluppare liberamente i propri talenti per il progresso
materiale e spirituale dellintera umanit. Le prove che oggi subisce Israele, del resto,
sono identiche a quelle che ha sofferto e soffre il popolo degli Stati Uniti dAmerica
dall11 settembre 2001; il destino della cittadella sul monte, essere assediata da
barbari che vogliono soffocare la sua luce.
Ma la Storia, maestra di vita, insegna che ogni scontro affrontato dai fautori
dellapertura contro i servi della chiusura etnicistica si risolto con la sconfitta dei
tiranni e con unestensione della libert e del benessere a sempre nuovi ceti, a sempre
nuovi popoli. Cos avvenuto con la disfatta del Terzo Reich e la rovina della casta
militare giapponese, cos avvenuto con limplosione dellUrss e il crollo dei regimi
comunisti nellEuropa orientale; cos avverr anche in futuro un futuro lontano, ma
certo quando le forze unite dei popoli fratelli, Israele e USA, condurranno a termine
con successo le quattro guerre mondiali contro le potenze della Terra di Mezzo
(Islam, Cina, Russia, Europa) e sanciranno la nascita di un Impero mondiale, lunica
entit politica capace di assicurare pace, libert e giustizia per tutti.
LAssociazione Internazionale New Atlantis for a World Empire e il suo ramo
esecutivo, il Partito Mondialista, rinnovano la loro solidariet alle democrazie di USA
e Israele impegnate nella lotta per la liberazione del mondo e confermano la ferma
40

volont di continuare a operare, in applicazione delle determinazioni adottate nel


Convegno di Roma del 3 aprile 2005 e pubblicate nel nostro Manifesto, con la parola
e con tutti gli altri mezzi LEGALMENTE VALIDI, per il perseguimento di questo
nobile scopo.
41

PER UNA VERA PACE

(26/7/2006) Soltanto l'attuale presidente del Consiglio italiano, il sempre-


sorridente Prodi, pu ostentare ottimismo nei confronti della conferenza "di pace" che
si appena aperta a Roma. Non infatti possibile aspettarsi nulla di buono da una
assise dalla quale sono programmaticamente assenti, da un lato il regime iraniano
degli ayatollah e il suo servo siriano, ispiratori e finanziatori del terrorismo
fondamentalista e assassino di Hamas e Hezbollah, dall'altro quello Stato di Israele
che da settimane violentemente aggredito e costretto a lottare per la propria
sopravvivenza.
Il fatto che nessun rappresentante di un governo islamico, sia esso "moderato" o
radicale, da sessanta anni voglia sedere allo stesso tavolo con un ambasciatore della
entit sionista, e che il sunnita bin Laden si prepari a diffondere, proprio in queste
ore, un messaggio in cui manifesta l'appoggio di al Qaeda agli Hezbollah sciiti e al
loro padrino, l'Iran del folle Ahmadinejad che vuol dotarsi della bomba atomica per
cancellare Israele dalla carta geografica, dimostra a qualsiasi persona non accecata da
pregiudizi ideologici il che esclude gli antisemiti e gli antiamericani di destra e di
sinistra, i sostenitori di una Unione Europea autonoma dagli Stati Uniti e i fanatici
eurasisti che sognano una santa alleanza tra Berlino, Mosca e Teheran che la vera
posta in gioco dellattuale conflitto non la vita di tre soldati rapiti a tradimento
contro il presunto diritto delletnia palestinese a farsi Stato o la tutela della
dimezzata sovranit libanese, ma il diritto di Israele a esistere nella sua sede storica
contro la pretesa, comune a ogni sottomesso ad Allah, di riconquistare allIslam quel
territorio per lunico motivo che esso stato invaso, strappato allImpero Romano e
detenuto da islamici per quasi mille anni. Per la mentalit islamica qualsiasi pezzetto
di terra sia mai stato abitato da un muslim, qualunque luogo nel quale sorga una
moschea diventa automaticamente dar el-Islam, territorio inalienabile del profeta
sanguinario, e i suoi adepti sono obbligati e autorizzati a usare ogni mezzo, dalla
menzogna allomicidio e alla strage, per mantenerne il possesso fino alla fine dei
secoli. per questo motivo che ogni governante islamico ottiene la propria
legittimazione, o la perde (come accaduto a Sadat), sulla base della capacit con cui
persegue lobiettivo di ributtare gli Ebrei in mare.
Ma quel che i pavidi Europei devono capire sopra ogni altra cosa che la
distruzione dello Stato ebraico, per gli islamici fondamentalisti, non sarebbe che il
primo passo in vista del loro progetto: ricostituire un Califfato esteso da Casablanca a
Bali, cos potente da invadere il continente europeo, giungere a Roma, sottomettere il
Papa e porre i crociati del Vecchio Continente di fronte alla stessa alternativa alla
quale furono sottoposti quando lIslam dilagava per tutto il Mediterraneo, convertirsi
ad Allah e Maometto, accettando la sottomissione delle donne e la perdita della
propria libert e dignit, o essere sgozzati come pecore da macello. Gli atei e
materialisti della sinistra continentale, i quali sperano di salvare la pelle tendendo la
mano agli invasori, sappiano che il mondo islamico ha la vista pi acuta della loro:
esso ha riconosciuto per tempo che la rivoluzione francese e il comunismo, Voltaire e
42

Marx, non sono altro che variazioni allinterno di quellOccidente le cui radici
affondano nel patrimonio di fede ebraico-cristiano, e che proprio in grazia di quel
patrimonio di fede e dei connessi princpi della separazione tra Cesare e Dio, del
primato dellindividuo sulla comunit e della libera espressione della propria
personalit, che lOccidente ha esteso il proprio dominio su tutto il mondo e ha
sottomesso lIslam, determinando il sorgere di quel patologico sentimento di rivalsa
che fomenta il terrorismo assassino.
Per tutti questi motivi necessario che gli uomini liberi, da ogni terra e paese, si
uniscano alla lotta del popolo dIsraele e del suo unico alleato, la grande democrazia
statunitense, contro i nemici della libert e della pace, e collaborino alledificazione
di un Impero mondiale che abbracci tutta lumanit, che abbatta i confini tra i popoli,
distrugga gli odi di razza e di religione, e assicuri finalmente la vera pace, nella
libert e nella giustizia, per tutti. A questo meritorio compito lAssociazione
Internazionale New Atlantis for a World Empire e il suo ramo esecutivo, il Partito
Mondialista, continueranno a dare, come sempre, il loro contributo.
43

LA POSTA IN GIOCO

(4/8/2006) Lultima riunione della Conferenza dellOrganizzazione Islamica in


Malaysia ha chiarito una volta per tutte, se ce ne fosse ancora bisogno, i veri termini
della questione israelo-libanese.
In primo luogo, il sostegno unanime dato alla resistenza Hezbollah contro l
aggressione israeliana, e la contemporanea richiesta alla comunit internazionale di
non lasciare impuniti tali crimini contro i diritti delluomo, dimostra che le classi
dirigenti islamiche hanno un concetto di diritti umani e di aggressione
narcisisticamente autoreferenziale: per essi un musulmano avrebbe il diritto di
imporre la propria fede con la menzogna e la violenza, sottomettendo e uccidendo chi
non si converte al sanguinario idolo Allah e al falso profeta Maometto, mentre gli
infedeli non avrebbero alcun diritto, neppure quello elementare di difendersi...
Ma il suggello allassise islamica stato dato dal folle Ahmadinejad, il quale
ormai determinato a stabilire sul Medio Oriente legemonia di una (inedita, ma non
sorprendente) alleanza tra lIslam sciita degli ayatollah e lIslam sunnita di Al Qaeda.
Il dittatore iraniano ha affermato esplicitamente che la richiesta doverosa di un
cessate il fuoco immediato in Libano costituisce una mossa meramente tattica, dal
momento che, a suo dire, lunica soluzione del problema mediorientale sarebbe la
distruzione dellentit sionista. In questo modo Ahmadinejad ha messo davanti agli
occhi dellOccidente quella che per i fondamentalisti la vera posta in gioco: non la
restaurazione della sovranit libanese una maschera di cartapesta da quando Arafat
fece di Beirut la capitale dei dirottamenti e neppure la creazione di uno Stato-
nazione palestinese, bens la distruzione dello Stato di Israele, il completamento
dellopera di sterminio degli Ebrei iniziata da Hitler, il genocidio di un popolo
colpevole di aver insegnato al mondo la fede nella libert e dignit delluomo.
Per questo ogni abitante del mondo libero ha il dovere morale di unirsi con la
mente, con il cuore e con il braccio alla lotta del popolo di Israele per la propria
sopravvivenza. E lAssociazione Internazionale New Atlantis for a World Empire,
insieme al suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, sar in prima fila in questa
lotta, nella certezza che, come sono stati sconfitti il totalitarismo nazifascista e la
tirannide comunista, cos, un giorno, sar distrutta la feroce teocrazia islamica, e
lumanit vedr finalmente la pace.
44

STUPRI ISLAMICI, LE FEMMINISTE TACCIONO

(27/8/2006) Pu aver stupito molti il modo in cui la sinistra attualmente al


governo in Italia sta facendo passar sotto silenzio londata di violenze sessuali
consumatesi negli ultimi giorni a Milano: il prefetto (la cui permanenza in carica
dipende dalla volont della maggioranza di volta in volta al potere) afferma che non
c unemergenza stupri, e le televisioni di Stato, allineate con il Tg3 di Telekabul
(ma quanti, oggi, ricordano lappoggio vergognosamente sfacciato dato dal 1979, per
dieci anni, allinvasione sovietica in Afghanistan, madre del successivo feroce regime
talebano?), affermano addirittura che il racconto di due giovani turiste francesi,
violentate per ore da quelli che sembravano gentili coetanei, sarebbe
contraddittorio, presenterebbe punti oscuri, sarebbe insomma tutto da
verificare. Pu stupire, soprattutto, che a questa operazione di insabbiamento si sia
prestata anche la componente femminista, da sempre inflessibile nel denunciare ogni
dubbio sulla sincerit delle vittime di stupro come espressione di odioso machismo,
come una seconda violenza perpetrata contro la dignit delle donne. Pu stupire
molti, ma non stupisce chi, come noi dellAssociazione Internazionale New Atlantis
for a World Empire siamo allenati a cogliere nellepisodio apparentemente pi
isolato le tracce di un disegno generale, di quella guerra perenne tra apertura e
chiusura, tra libert e illibert, tra uguaglianza e discriminazione, tra democrazia e
tirannide, tra mondialismo e antimondialismo che si combatte ogni giorno, in ogni
luogo, dallinizio della storia umana. Il motivo del silenzio delle femministe e di tutta
litalica sinistra su questi stupri molto semplice: sono stati tutti commessi da
islamici.
Il femminismo italiano, fin dai tempi delle lotte per la legalizzazione del
divorzio e dellaborto, non mai stato semplicemente dalla parte delle donne. Esso,
in realt, mirava a scardinare limpianto tradizionale, borghese della famiglia quale
comunit vitalizia formata da un uomo e una donna per la generazione, lallevamento
e leducazione dei figli, contrapponendole idee e prassi (lo scioglimento del
matrimonio ad libitum, la formazione di famiglie allargate, linfanticidio prenatale)
che sono state propagandate come moderne e progressiste, quando in realt sono
tipiche di culture arcaiche, decrepite: la poligamia, il ripudio della moglie, il
matrimonio a tempo, linfanticidio sono istituti caratteristici dei popoli dellAfrica
nera, della Cina (nelle cui campagne ancora oggi le bambine vengono affogate nei
fiumi alla nascita per non costringere il capofamiglia a pagare la dote nuziale) e
soprattutto dellIslam. Il Corano prevede addirittura la facolt, per un uomo che
voglia avere un rapporto sessuale estemporaneo, di celebrare un matrimonio valido
solo una o due ore, dopodich costui non ha alcun obbligo nei confronti della sedotta
e abbandonata, neppure quello di contribuire al mantenimento del bambino
eventualmente concepito con la sventurata di turno; la quale nel frattempo rischia
pure di essere lapidata come adultera, con la benedizione di Allah e Maometto.
per questo che le femministe italiane (e anche europee), dopo aver ottenuto
quanto la Sinistra radical-marxista si era prefissa in termini di distruzione della
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famiglia occidentale, ora guardano con comprensione agli immigrati musulmani


che vogliono vivere la loro poligamia alla luce del sole, alle donne musulmane
infibulate da bambine che vogliono infliggere lo stesso supplizio alle loro figlie per
renderle accettabili ai futuri mariti della medesima fede, e persino a quei
marocchini, algerini, tunisini che sfogano i loro istinti bestiali su donne italiane allo
stesso modo in cui gli sgherri serbi di Milosevic e Karadzic violentavano le donne
bosniache. Si tratta anche qui di veri e propri stupri etnici, volti a sancire la
superiorit degli immigrati, nuova razza padrona, sugli autoctoni, a preparare il
tempo in cui lintera Europa, prostrata dallimpoverimento demografico e
dallinvasione dei nuovi barbari, si trasformerebbe in Eurabia, realizzando il sogno
dei bin Laden e degli Ahmadinejad di un Califfato mondiale che distrugga il grande
satana americano e faccia piazza pulita dellodiata entit sionista; e per questo la
Sinistra, la quale ha sempre disprezzato i valori della libert individuale e
delluguaglianza che fanno veramente moderno lOccidente, tace imbarazzata sugli
stupri islamici, vergognandosi di ammettere che il suo obiettivo lesatto contrario di
quanto propagandato per decenni: il ritorno al Medioevo, alla donna propriet del
padre e marito (vedi il silenzio ugualmente imbarazzato sullassassinio della
pakistana Hina Saleem, sgozzata dai maschi della sua famiglia per aver rifiutato un
matrimonio combinato ed essersi fidanzata con un infedele, e su tutte le donne
musulmane sfregiate col vetriolo). A tutto questo noi dellAssociazione New
Atlantis for a World Empire e del Partito Mondialista ci opporremo con tutte le
forze, per la vera libert e la vera emancipazione di tutte le donne e di tutti gli uomini
del mondo.
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IL DIO DI GES CRISTO NON IL DIO DI MAOMETTO

(16/9/2006) Gli studiosi di ecclesiologia dei secoli futuri, e non solo essi,
studieranno con particolare interesse la relazione su Fede e Ragione tenuta da
Benedetto XVI presso luniversit di Ratisbona (Regensburg) allorch il romano
Pontefice, non immemore dellantico spirito del professore di teologia Joseph
Ratzinger che gi aveva dialogato in modo fecondo con il teo-con Marcello Pera sulle
radici cristiane dellOccidente, ha esposto con un argomentare cristallino la
differenza fondamentale tra il Cristianesimo (quello autentico, non le sue deviazioni
fondamentalistico-creazioniste o positiviste di matrice protestante) e lislamismo: il
primo fondato sulla visione di Dio come Logos, Ragione creatrice e ordinatrice
delluniverso; il secondo su una concezione del tutto arbitraria della volont divina
che legittima luso della violenza per imporre la sharia. Davanti a una esposizione
cos pacata imam e ayatollah non hanno perso tempo per imbastire controrelazioni,
per opporre argomenti ad argomenti: hanno immediatamente bollato il capo della
Cristianit come ignorante, le sue parole come deplorevoli, gli hanno ordinato di
presentare immediatamente le sue scuse, e come ulteriore dimostrazione di tolleranza
lo hanno invitato a toccarsi il collo, che presto gli verr tagliato. Alle parole,
naturalmente, sono subito seguiti i fatti, in questo caso il lancio di bombe contro due
chiese di Nablus e il brutale assassinio di una suora missionaria che aveva dedicato
lintera vita ai poveri della Somalia. Tanto per dimostrare quanto sono tolleranti,
loro...
Di fronte alla prospettiva di un miliardo e mezzo di musulmani pronti a tagliar la
gola al primo cristiano che incontrano e non unesagerazione, come dimostrano
anche gli omicidi di sacerdoti avvenuti nella tollerante Turchia, il cui gran muft ha
diffidato il Papa dal venire in visita nel prossimo novembre Benedetto XVI per
bocca del neo-segretario di Stato card. Bertone ha fatto sapere di aver voluto soltanto
svolgere alcune riflessioni sul tema del rapporto tra religione e violenza in genere;
ha ricordato che di fronte alla fervente religiosit dei credenti musulmani, ha
ammonito la cultura occidentale secolarizzata perch eviti il disprezzo di Dio e il
cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libert; ha affermato che
le manifestazioni di violenza non possono attribuirsi alla religione in quanto tale, ma
ai limiti culturali con cui essa viene vissuta e si sviluppa nel tempo e che
testimonianze dellintimo legame esistente tra il rapporto con Dio e letica
dellamore si registrano in tutte le grandi tradizioni religiose; si proclamato
vivamente dispiaciuto che alcuni passi del Suo discorso abbiano potuto suonare
come offensivi della sensibilit dei credenti musulmani; e, nel ribadire il Suo
rispetto e la Sua stima per coloro che professano lIslam, ha auspicato una
testimonianza comune di cristiani e musulmani allunico Dio, vivente e
sussistente, creatore del cielo e della terra.
Ora, noi dellAssociazione Internazionale New Atlantis for a World Empire
non intendiamo essere pi papisti del Papa. Ci preme solo mettere in rilievo come
sussista una palese contraddizione fra questi due atteggiamenti: da un lato
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levidenziare la differenza, prima che storica, dottrinale che passa fra una religione,
come il Cristianesimo, che pone la relazione uomo-Dio sotto il segno della
razionalit, affermando che Dio vuole il bene e il vero, fedele, e unaltra, come
lIslam, la quale si gloria dellassoluta arbitrariet e imprevedibilit del suo dio,
affermando che egli non sarebbe neppure tenuto a rivelare la verit agli uomini;
dallaltro il cancellare ogni distinzione sotto la cappa del timor di Dio che
contrassegnerebbe tutte le culture tutte, sintende, tranne lOccidente cinico e
sprezzante del sacro. La verit che molti cattolici e tra loro anche insigni uomini
di Curia nella loro ansia di mostrarsi attenti alla pluralit delle culture, non lo sono
abbastanza per distinguere tra il concetto di Dio in s e il concetto di Dio per me,
e non comprendono che c una differenza abissale tra lidea che dellunico Dio
hanno i cristiani e quella che ne hanno gli islamici: per gli uni Dio il Dio di Ges
Cristo, colui che ha detto Rendete a Cesare quel che di Cesare e che ha invitato i
suoi discepoli a comprendere da loro stessi ci che giusto, un Dio che guarda alla
rettitudine dellagire pi che alla conformit al culto esteriore e che non fa
preferenza di persone; per gli altri Allah un dominatore onnipotente il quale chiede
di essere temuto piuttosto che amato, e che per bocca del suo profeta Maometto invita
i suoi servi a mentire pur di sconfiggere gli infedeli.
C dunque da meravigliarsi che il Cristianesimo abbia saputo accogliere
prontamente la possente eredit della filosofia greca col suo primato del Logos,
mentre lIslam, dopo aver contribuito alla riscoperta dei classici, si chiudeva al
pensiero raziocinante? Bisogna dunque ricordare che il califfo di Cordova nel 1195
condannava al rogo il filosofo Averro per aver tentato di conciliare il Corano con la
filosofia aristotelica, ed essendo questi fuggito in esilio dava alle fiamme i suoi libri,
mentre Tommaso dAquino costruiva la sua Somma teologica vera summa di tutto
il sapere dellepoca sulla concordanza tra Aristotele e Cristo, e anzi proclamava che
la filosofia era pi utile della religione per il dialogo fra culture, dal momento che la
ragione comune a tutti gli uomini? O che la Bibbia tradotta in pi di cento
lingue, mentre i musulmani studiano e pubblicano il Corano solo in arabo antico
perch credono che Allah lo abbia dettato in questa lingua, come se il Dio clemente
e misericordioso fosse monoglotta? E c ancora da meravigliarsi che lOccidente
greco-romano-cristiano abbia creato la democrazia e abbia conosciuto quello
sviluppo travolgente delle arti, delle scienze e del diritto che ha portato la sua cultura
a imporsi su tutte le altre, non per la potenza delle armi, ma per lattrazione esercitata
dalla sua superiore civilt, mentre lIslam che non possiede neppure i termini in
arabo per dire democrazia e televisione si espanso, finch ha potuto, solo con
la violenza, per poi entrare in una crisi plurisecolare da cui pretende ora di uscire con
una nuova guerra santa contro ebrei e crociati?
Noi comprendiamo la preoccupazione pastorale del Papa per la sorte dei
cristiani che vivono, tra mille difficolt, in terre dove lIslam religione di Stato o
comunque maggioritaria; ma ogni Papa dovrebbe ricordare sempre che il gregge
affidatogli da Cristo non ristretto allovile della Chiesa di Roma o dellecumene
cristiano, ma comprende niente di meno che tutti i popoli della Terra, in tutte le
epoche della storia; e che la sua missione consiste nel difendere, proprio in nome di
48

quel Dio che ha voluto unire la propria natura eterna a ogni carne mortale, i diritti di
ogni individuo umano, che sia cristiano o musulmano o ebreo o buddista o perfino
ateo. Cos come hanno fatto i pontefici che hanno combattuto il nazifascismo e il
comunismo; cos come abbiamo sempre fatto e continueremo a fare noi
dellAssociazione Internazionale New Atlantis for a World Empire e del Partito
Mondialista. Consapevoli, come siamo, che la storia del mondo storia della lotta fra
gli adoratori del settarismo, della chiusura egoistica degli uomini in gruppi-recinto e
della discriminazione fra chi dentro e chi fuori, da una parte, e quanti credono
nelluguaglianza di tutti gli uomini, nellapertura reciproca dei gruppi e nel
meticciato biologico e culturale, dallaltra; e che questa lotta avr il suo termine
inevitabile nella creazione di uno Stato universale per individui universali, di un
Impero mondiale che abolir ogni distinzione tra Giudei e Greci, tra schiavi e liberi,
tra uomini e donne, e assicurer finalmente pace, libert e giustizia per tutti.
49

IL MONDIALISMO NON UN IMPERIALISMO

(4/7/2007) Nei due anni trascorsi da quando abbiamo deciso di aprire il nostro
sito Internet in Italia abbiamo raccolto le opinioni formulate nei nostri confronti da
molte persone, sia per contatto diretto con i nostri agenti, sia attraverso blog e forum
sulla Rete. Abbiamo cos constatato che molti considerano il mondialismo una bieca
ideologia al servizio di una presunta ambizione ideologica di non meglio specificati
circoli economico-finanziari, oppure di questa o quella multinazionale, o ancora del
governo o del popolo degli Stati Uniti dAmerica in quanto nazione imperialistica
sin dalla sua fondazione, o addirittura dellintero Occidente ateo e materialista
impegnato in una aggressiva ri-colonizzazione del Terzo Mondo. Abbiamo pertanto
deciso di riservare questo editoriale alla confutazione di tutte queste false opinioni su
di noi e sulla nostra causa.
Il mondialismo non si propone affatto di sostenere una colonizzazione del
mondo islamico perch questo che temono gli antimondialisti, tutti pi o meno
antisemiti e nemici di Israele n tantomeno di imporre un dominio imperialistico
degli Usa sugli altri Stati del pianeta. In primo luogo, perch la conquista di territori
altrui non rientra nelle ambizioni delluomo della strada e delle istituzioni politiche
statunitensi, i quali sono stati caratterizzati entrambi, sin dallepoca dei Padri
Fondatori, dalla tendenza a presentarsi al mondo come la citt sulla collina, come
un modello luminoso di governo e di societ liberi ed aperti, rispettosi dei diritti di
tutti gli individui umani; tutti gli interventi militari che gli Stati Uniti dAmerica
hanno effettuato sono sempre stati provocati da una aggressione esterna al loro stile
di vita liberale e democratico, a partire dalla guerra di indipendenza contro
lassolutismo di Giorgio III, passando per laffondamento della corazzata Maine che
diede inizio alla vittoriosa guerra contro la Spagna (conclusasi con lindipendenza di
Cuba e con un brevissimo protettorato sulle Filippine, sfociato poi
nellindipendenza), fino al vile assalto giapponese di Pearl Harbour del 1941 e
allinfame guerra scatenata non dagli Usa, ma dal fondamentalismo terrorista
islamico sostenuto dagli Stati-canaglia (Russia, Cina, Iran e Siria) con la distruzione
delle Torri Gemelle di New York l11 settembre 2001.
In secondo luogo, e soprattutto, perch il movimento mondialista muove dal
principio delluguaglianza di tutti gli individui umani, a prescindere dal sesso, dalla
fede o dal gruppo di nascita, e dallaltro principio, che dal primo discende,
delluguale diritto di tutti gli individui umani alla vita, alla libert in tutte le sue
espressioni e alla ricerca della felicit; constata che, in realt, tra gli uomini sono
esistite ed esistono tuttora profondissime, spesso mortali, disuguaglianze; rileva che
tale distanza fra princpi e realt deriva dal fatto che gli uomini tendono a valutare e a
trattare i loro simili non come individui appartenenti alla specie umana e dotati della
loro stessa natura umana, bens a seconda che appartengano o meno al proprio gruppo
di nascita, sia esso basato sul colore della pelle, sulla lingua, sui costumi o sulla
religione, proteggendo i propri compagni e perseguitando, spesso fino al genocidio,
gli estranei; e di conseguenza opera affinch tutti gli uomini e le donne del mondo
50

riconoscano la verit di quegli immortali princpi e conformino ad essi le loro


condotte individuali e collettive.
Per tali motivi il Partito Mondialista ha esplicitamente affermato nel proprio
Manifesto fondativo che i tre scandali del mondo islamico, la sottomissione della
donna alluomo, la sottomissione dei sudditi al califfo o dittatore del momento, e la
sottomissione degli infedeli ai credenti in Allah, i quali insieme determinano
larretratezza e la pericolosit di quella cultura per il mondo intero, sono tre facce
dellunico problema costituito dalla mancata accettazione da parte dellIslam
dellaurea massima pronunciata da Ges Cristo: Rendete a Cesare quel che di
Cesare, e a Dio quel che di Dio, la quale sola pu fondare una societ e un
governo rispettosi dei diritti di ogni individuo, come li ha fondati nei paesi
occidentali determinando la loro superiorit morale e materiale.
Ed per gli stessi motivi che noi mondialisti auspichiamo la creazione di un
Impero mondiale da parte degli Stati Uniti dAmerica: non per dare ad una etnia
particolare un potere sovrano su tutte le altre etnie, dal momento che gli Usa sono il
popolo pi multietnico che esista; ma al contrario perch sappiamo, dalla lezione
della Storia, che solo quando questo popolo multietnico assumer la guida del
processo di unificazione di tutti gli Stati e i popoli della terra si realizzeranno le
condizioni necessarie per la depoliticizzazione di tutti gli Stati, per labbattimento di
tutti i confini, in una parola per la completa eliminazione di tutte le discriminazioni
fondate sul sesso, sulla razza, sulla religione e sullappartenenza a qualsiasi gruppo
particolare che hanno sempre funestato lumanit. Questo non vuol dire, come
temono i tradizionalisti e i localisti no-global, eliminare le differenze fra le varie
culture e religioni in nome dellomologazione ad un fantomatico pensiero unico;
vuol dire invece impedire alle legittime differenze culturali di farsi pretesto per
discriminazioni nel godimento degli inalienabili diritti umani. Che poi questa
situazione di uguale godimento dei diritti da parte di ogni individuo umano, in ogni
angolo della terra, venga chiamata Impero mondiale, Repubblica mondiale o in
qualunque altro modo si preferisca, a noi mondialisti importa poco o nulla; se non per
rendere il giusto tributo di riconoscenza a quei luminosi fari di civilt che sono stati
l'impero persiano, il primo impero multietnico della storia, l'impero di Ciro il Grande
che restitu la libert al popolo d'Israele, e l'impero di Roma che dai colli fatali irradi
la civilt all'intera Europa, insegnando all'Occidente ad avere piet di chi si
sottomette e insieme a debellare i superbi. Proprio quel che dovr fare il popolo
degli Stati Uniti d'America, degno erede delle insegne dell'aquila, per instaurare il
proprio impero, l'Impero mondiale che liberer le genti dalle discriminazioni
derivanti dall'etnia, dalla religione e dal luogo di nascita e assicurer ad ogni
individuo umano i sacri e naturali diritti alla vita, alla libert e alla ricerca della
felicit.
51

ISRAELE IN PERICOLO, EUROPA INDIFFERENTE

(20/9/2007) Israele in pericolo di vita. Ormai da un anno, dopo che lattacco


lanciato contro il movimento fondamentalista islamico Hezbollah e le sue basi in
Libano fallito a causa dei micidiali bombardamenti compiuti dai terroristi (con
missili a lungo raggio forniti da Russia e Cina, via Iran e Siria) e soprattutto della
sorda ostilit delle cancellerie europee timorose di inimicarsi lIslam, lo Stato ebraico
vittima di una manovra a tenaglia che lo sta progressivamente accerchiando: dalla
striscia di Gaza che ieri il gabinetto di sicurezza di Gerusalemme stato costretto a
dichiarare entit nemica partono ogni giorno razzi Qassam contro le citt
meridionali di Sderot e Asqelon; a nord Damasco non solo dispiega sempre maggiori
truppe e armi presso le alture del Golan, ma sta decimando a colpi di autobombe la
gi esigua maggioranza libanese antisiriana (lultima vittima il leader cristiano
Antoine Ghanem, assassinato ieri) allo scopo di riprendere il controllo di quel paese e
utilizzarlo come base avanzata per lanciare attacchi contro Israele. Quanto allIran,
non passa giorno senza che il fanatico tiranno Mahmoud Ahmadinejad o qualcuno dei
suoi scagnozzi non annuncino alle masse la prossima cancellazione dalla faccia della
terra della nefanda entit sionista; e solo un no-global ingenuo o un comunista
ipocrita pu ignorare, o fingere di non sapere, che Teheran il burattinaio che muove
i fili di Hamas ed Hezbollah e li rifornisce di armi e denaro, e che gli impianti
nucleari gi funzionanti e quelli in costruzione (venduti a prezzo di favore dal cekista
Putin come i razzi anticarro e i missili balistici) non serviranno a produrre energia
elettrica, ma bombe atomiche da lanciare su Tel Aviv, Haifa e le altre citt israeliane.
Di fronte a questa Apocalisse annunciata, qual la reazione dellEuropa? Ad
oggi solo la Francia, beneficata dal nuovo corso della presidenza Sarkozy, ha
mostrato di comprendere il pericolo rappresentato da un Iran potenza nucleare e
dotato di missili intercontinentali di fabbricazione russo-cinese, non solo per la
sopravvivenza del popolo dIsraele, ma anche per la sicurezza del Vecchio
Continente che vedrebbe messa a ferro e fuoco almeno met del proprio territorio (da
Berlino a oriente, per intendersi) e per bocca del suo nuovo ministro degli Esteri
Bernard Kouchner ha invitato le imprese francesi a interrompere ogni rapporto
commerciale con Teheran e ha affermato senza mezzi termini che bisogna prepararsi
alla guerra. Le altre cancellerie europee - a partire dall'arrogante D'Alema che va a
braccetto con il capo di Hezbollah e afferma che non si deve isolare Hamas -
ostentano un imbarazzatissimo silenzio, strette fra il consueto timore di provocare
lira delle masse islamiche (le quali non hanno alcun bisogno di provocazioni,
bastando loro la fatwa di qualche imam per scatenarsi) e la speranza che il regime
degli ayatollah sia solo una cricca di giocatori di poker che bluffano o una congrega
di vecchie volpi della diplomazia che chiedono cento per ottenere cinquanta.
Certo il pericolo che i musulmani residenti in Europa si diano a rivolte di piazza
come nelle banlieues di Francia qualche anno fa esiste, come pure fondato il timore
che unondata di violenza contro gli occidentali si abbatta da Casablanca a Kuala
Lumpur; ma sarebbe ingenuo e folle pensare che laggressione del fondamentalismo
52

islamico possa essere neutralizzata accondiscendendo a ogni sua richiesta, costruendo


sempre pi moschee a spese dei contribuenti non-islamici e rifiutando codardamente
di difendere Israele dagli attacchi che quotidianamente riceve. E se tra uno o dieci
anni lIran lanciasse una bomba atomica su Tel Aviv, cosa farebbe lEuropa?
Invierebbe al presidente e al primo ministro israeliani un telegramma di
condoglianze, partecipiamo vostro dolore-STOP. Firmato: Javier Solana? Un po
poco, ci sembra! LEuropa, che gi porta il peso di non aver impedito lo sterminio di
sei milioni di ebrei, vuole assumersi la responsabilit storica e morale di permettere
che si perpetri un nuovo Olocausto?
Se la Germania nazista fosse stata attaccata e sconfitta non appena inizi a
riarmarsi, se Hitler fosse stato tolto di mezzo prima di dar fuoco allEuropa, sei
milioni di uomini, donne e bambini non sarebbero stati gasati come bestie e inceneriti
nei forni, e altri cinquanta milioni sarebbero stati risparmiati da bombardamenti e
fucilazioni. A Teheran sta crescendo un mostro che potrebbe distruggere lumanit;
meglio, molto meglio strozzarlo nella culla.
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IRAN, L'ATTACCO PREVENTIVO IL MALE MINORE

(8/6/2008) La verit ormai talmente evidente che le cancellerie della vecchia


Europa non hanno neppure tentato di censurarla o di attenuarne la gravit: entro sei
mesi l'Iran avr costruito la sua prima bomba atomica. A dimostrarlo basterebbero,
sia pur indirettamente, sia la decisione dell'Aiea (Agenzia Internazionale per l'Energia
Atomica, organo dell'Onu) di proporre nuove e pi dure sanzioni contro il regime
degli ayatollah reo di aver coperto agli ispettori il vero scopo del suo programma
nucleare - del resto solo un ingenuo poteva sinora credere che un paese cos ricco di
petrolio avesse bisogno del "nucleare civile" per soddisfare il proprio fabbisogno
energetico - sia l'annuncio rilanciato dal fanatico Ahmadinejad al recente vertice Fao
di Roma circa l'imminente distruzione dello Stato d'Israele. chiaro che
Ahmadinejad, noto membro di una setta sciita che vede nello sterminio degli Ebrei
l'esca per propiziare il ritorno del mitico dodicesimo imam e l'avvento del Giorno del
Giudizio, ha ripetuto i proclami incendiari dopo mesi di silenzio perch adesso si
sente sicuro di poter realizzare i suoi folli progetti messianici a breve scadenza. Di
fronte a questa terribile prospettiva, cosa dovrebbe fare il mondo libero? A questa
domanda ha implicitamente risposto lo stesso Ahamadinejad quando ha
pubblicamente schernito il presidente uscente degli Stati Uniti d'America, George
Walker Bush, il quale secondo il tiranno di Teheran sar costretto a lasciare la Casa
Bianca senza aver potuto condurre un attacco preventivo contro l'Iran.
In verit, nell'attuale contesto geopolitico mondiale che vede un'Europa
strangolata dal caro-petrolio, una Russia fornitrice all'Iran di tecnologia nucleare e di
missili balistici capaci di colpire non solo Israele, ma anche le citt europee - fino a
Madrid, per intendersi - e una Cina comunista sostenitrice della sovrana
autodeterminazione di ogni Stato disposto a fornirle energia e materie prime, soltanto
gli Stati Uniti hanno la capacit militare di sventare il progetto nazislamico di un
nuovo Olocausto. Gi quattro volte, nell'ultimo secolo, gli Usa hanno deciso l'esito di
un conflitto: la prima nel 1917, dopo che la prima guerra mondiale aveva gi
provocato milioni di vittime civili, sono intervenuti sulla spinta dell'indignazione
causata dalla indiscriminata guerra sottomarina scatenata dai Tedeschi contro le navi
mercantili e passeggeri dei paesi neutrali in viaggio da e per l'Europa, e hanno
determinato il crollo degli Imperi centrali; la seconda nel 1941, ancora per lo sdegno
suscitato stavolta dal vile attacco giapponese a Pearl Harbor, hanno salvato l'Europa e
l'Asia dal dominio dell'Asse Roma-Berlino-Tokio, ma non hanno potuto o voluto
impedire il genocidio di sei milioni di Ebrei (recentemente Bush ha espresso il
rimpianto del suo Paese per non aver bombardato Auschwitz); la terza nel 1996,
quando hanno fermato la mano del carnefice Milosevic dopo i massacri di Bosnia e il
martirio di Sarajevo; e la quarta nel 1999, quando sono intervenuti di nuovo contro la
Serbia per fermare la "pulizia etnica" in Kossovo. In tutte queste occasioni gli Stati
Uniti d'America sono entrati in guerra solo dopo che atroci massacri erano stati gi
compiuti; stavolta l'alleato storico, Israele, chiede loro di intraprendere una vera e
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propria guerra preventiva, di sparare insomma il primo colpo. Vediamo dunque


quali sarebbero le conseguenze nell'uno e nell'altro scenario:
1) L'AMERICA ATTACCA PER PRIMA L'IRAN - L'Iran ha una superficie
grosso modo pari a quella dell'Iraq (liberato da Saddam Hussein nel 2003, e da allora
sotto il controllo delle forze della Coalizione dei Volenterosi guidata da Washington)
e una popolazione di circa 70 milioni di persone. Un attacco preventivo condotto
contro gli impianti nucleari - in gran parte situati a molti metri di profondit nel
sottosuolo - e contro i centri di potere del regime islamico (caserme dei Pasdaran,
impianti petroliferi, basi aeree, navali e missilistiche) richiederebbe, come per l'Iraq,
almeno un mese di massicci bombardamenti con missili Cruise lanciati dalle navi
situate nell'Oceano Indiano e con bombe ad alta penetrazione lanciate da fortezze
volanti in partenza dalla base di Diego Garcia (la pi vicina al teatro delle operazioni)
che causerebbero circa 20-30.000 morti fra civili e militari iraniani. L'Iran
risponderebbe tentando di bloccare il traffico petrolifero nel Golfo Persico (ad
esempio lanciando barchini carichi di esplosivo contro le petroliere), il che farebbe
schizzare il prezzo del petrolio a pi di 200 dollari il barile per almeno sei mesi,
finch la flotta americana non avesse ripreso il controllo dello Stretto di Hormuz.
Hamas e Hezbollah userebbero il loro arsenale - missili a media gittata di
fabbricazione russa forniti da Teheran - per colpire le citt israeliane dalla Striscia di
Gaza e dal Libano, provocando centinaia di morti. Alla fine del conflitto le capacit
nucleari e militari dell'Iran sarebbero state azzerate, ma gli Usa subirebbero la
riprovazione della Russia, delle cancellerie europee e dell'opinione pubblica
ciecopacifista di tutto il mondo.
2) L'AMERICA ASPETTA CHE L'IRAN SPARI IL PRIMO COLPO - Il
"primo colpo" dell'Iran consisterebbe presumibilmente in un attacco nucleare contro
Tel Aviv e Haifa, due citt che rappresentano un bersaglio ideale per l'odio di
Ahmadinejad: sono i maggiori centri economici, commerciali e tecnologici di Israele,
e sono abitate per il 96% da ebrei e arabi di religione cristiana, porci e scimmie per
il Corano (i pochi arabi di religione musulmana hanno cittadinanza israeliana e sono
ben integrati nel tessuto sociale, per cui agli occhi degli ayatollah sono pi o meno
degli apostati indegni di vivere); e, insieme, in un lancio di missili intercontinentali
"made in Russia" contro le citt europee. I missili iraniani sterminerebbero almeno
400.000 persone in Israele e svariate migliaia in Europa, dopodich Israele e gli Usa
scatenerebbero il proprio arsenale atomico contro le principali citt della Persia,
diciamo Teheran e Isfahan (entrambe centri economici e industriali). Risultato:
almeno 15 milioni di morti iraniani. Alla fine l'Iran tornerebbe all'et della pietra,
Israele sarebbe fortemente ridimensionato come potenza regionale del Medio Oriente
e Mosca coglierebbe i frutti di una guerra combattuta per interposta persona,
stringendo nei suoi tentacoli un'Europa ferita e terrorizzata e divenendo la potenza
egemone d'Eurasia.
Se questi sono gli unici scenari possibili, ne segue con necessit assoluta che per
gli Stati Uniti d'America, per Israele, per l'Europa e per il mondo intero un attacco
preventivo contro l'Iran rappresenta l'opzione migliore, perch determinerebbe il
minor numero di vittime da ambo le parti e otterrebbe la fine dell'appoggio iraniano
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al terrorismo palestinese e quindi, in prospettiva futura, l'evoluzione dell'Iran verso


libert e democrazia, la stabilizzazione dell'area mediorientale, il ribasso del prezzo
del petrolio e la fine delle ambizioni egemoniche della Russia. Pertanto noi
dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito
Mondialista esortiamo il presidente George Walker Bush a non commettere l'errore di
Roosevelt che rifiut di bombardare Auschwitz e di fermare l'Olocausto; ad attaccare
ora, prima che sia troppo tardi.
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ISRAELE RISPONDE ALL'ATTACCO TERRORISTA DI HAMAS,


NONOSTANTE LA PUSILLANIMIT DEL MONDO

(28/12/2008) Ieri, 27 dicembre, a mezzogiorno ora locale, scattata l'operazione


"Piombo fuso". Ottanta aerei ed elicotteri con la stella di David hanno martellato un
centinaio di obiettivi militari nella Striscia di Gaza. In soli 4 minuti sono stati distrutti
il comando centrale di polizia, il quartier generale della sicurezza, caserme e basi per
l'assemblaggio dei missili che da anni l'infame movimento terrorista e
fondamentalista islamico Hamas lancia sul Sud d'Israele, e sono stati uccisi pi di 150
miliziani terroristi che si addestravano per sferrare attacchi a tradimento contro il
civile e democratico popolo d'Israele. Dopo il tramonto gli attacchi aerei sono ripresi
e proseguiti per tutta la notte. Sono state colpite una moschea che fungeva da base
logistica per i terroristi assassini e un'officina per la costruzione dei famigerati missili
Qassam che anche ieri sono stati scagliati su Israele: sei persone sono state ferite e
una donna stata uccisa da uno di questi missili nella citt di Netivot, una donna
"colpevole" solo di essere ebrea.
Anche oggi proseguono i bombardamenti da parte dell'aviazione israeliana,
mentre Ismail Haniyeh, leader dell'illegittimo governo di Hamas che detiene ormai da
troppo tempo il potere illegalmente nella Striscia dopo aver eliminato con atroci
massacri tutti gli oppositori interni, ha annunciato l'inizio di una "terza Intifada"
contro Israele e l'uso di kamikaze contro la popolazione civile israeliana; una tecnica
di guerra vigliacca che non certo una novit e che testimonia, per chi non sia
accecato da preferenze ideologiche, del carattere "pacifico" e "moderato" di questa
organizzazione. Nel frattempo il territorio israeliano sottoposto a incessanti lanci di
missili provenienti da Gaza, non pi solo missili Qassam, ma ora anche di tipo Grad
(di fabbricazione iraniana) con una gittata ben maggiore, tanto da arrivare a colpire
non solo le consuete citt martiri di Ashkelon, Sderot e Gan Yavne, ma anche
Ashdod, a 40 km dal confine; un chiaro segnale di come i perfidi capi di Hamas
abbiano utilizzato i sei mesi di "tregua" per rafforzare il loro arsenale con missili
made in Teheran. E infatti il tiranno iraniano, il folle Ahmadinejad che vuole
cancellare Israele dalle carte geografiche, ha prontamente espresso la propria
solidariet ai suoi vassalli palestinesi "vittime dell'aggressione sionista" e inviato una
nave con "medicine e aiuti umanitari" che, ne siamo sicuri, conterr ben poco grano e
molto, troppo piombo.
Come ormai (malsana) tradizione dalla guerra libanese del 2006, le diplomazie
di tutto il pianeta si sono affrettate a condannare "l'uso sproporzionato della forza" da
parte di Israele (Sarkozy, a nome dell'Unione Europea, e il portavoce di Bruxelles
Solana), a deplorare "il massacro di civili" (l'ONU e il Vaticano), a ordinare al
governo di Gerusalemme di interrompere "immediatamente" i bombardamenti (la
Russia, buona amica di Hamas e Hezbollah). Fanno eccezione, per ora, gli Stati Uniti
d'America, i quali si sono limitati a invitare Israele a evitare vittime civili, e viceversa
hanno apertamente confermato ci che sotto gli occhi di tutti: cio che la colpa
dell'offensiva (anzi: contro-offensiva) di Tsahal va attribuita unicamente ad Hamas,
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colpevole di aver rotto unilateralmente la tregua e di aver ripreso a seminare morte e


distruzione nel Sud d'Israele con i suoi bombardamenti missilistici. Ma forse la
maggiore saggezza dimostrata da Washington in queste ore dovuta al fatto che al
governo c' ancora George Walker Bush; dallo staff del "presidente eletto" Obama in
vacanza alle Hawaii, infatti, non non arrivata una parola, e certo Honolulu non
priva di telefoni e antenne paraboliche...
Di fronte a questa offensiva verbale ci si dovrebbe chiedere: perch nessun
membro della comunit internazionale intervenuto in questi giorni per impedire agli
infami terroristi di Hamas di scagliare i loro missili contro il territorio israeliano,
uccidendo, ferendo e terrorizzando centinaia di migliaia di civili innocenti? Perch la
comunit internazionale interviene solo ora per legare le mani a Israele, come ha fatto
nel 2006 dopo la giusta risposta di Gerusalemme al vile attacco a tradimento portato
da Hezbollah con l'acquiescenza del governo di Beirut? A leggere le dichiarazioni
che si susseguono da ieri sembra che per la grandissima maggioranza dell'opinione
pubblica mondiale esistano soltanto i civili di Gaza, che essi soltanto siano degni di
rispetto e di commiserazione. Nessuno tien conto del fatto che le forze armate
israeliane, essendo al servizio e a difesa di un popolo e di un governo civili e
democratici, mirano a colpire soltanto obiettivi militari, e che le vittime civili nella
Striscia si devono al fatto che i perfidi miliziani di Hamas, per sottrarsi ad attacchi
come quello attuale, hanno sempre nascosto le loro basi, i loro arsenali, le officine di
montaggio dei loro mortali missili in mezzo alle abitazioni civili, nelle scuole, negli
ospedali e nelle moschee; i terroristi, invece, non hanno mai preso di mira caserme o
installazioni militari situate in territorio israeliano: hanno sempre colpito le citt e gli
inermi villaggi, per uccidere quanti pi "sporchi ebrei" possibile. E perch mai,
infine, i "poveri" civili di Gaza hanno permesso in tutti questi anni ad Hamas di
costruire una rete di gallerie e depositi sotterranei che si estende per tutta l'area della
Striscia (15 km di lunghezza e 10 di larghezza)? Perch hanno permesso a questi
banditi assassini di costruire cunicoli e ammassare armi sotto le loro case, perch non
si sono ribellati e non li hanno fatti a pezzi? Se lo avessero fatto, se avessero preferito
la pace con Israele al fanatismo etnoreligioso, ora non dovrebbero piangere la morte
dei loro cari. E se lo facessero ora, almeno salverebbero la vita delle centinaia di feriti
ai quali Hamas sta impedendo di attraversare il valico di Rafah per cercare cura e
salvezza in Egitto; la motivazione "ufficiale" che Hamas vorrebbe l'apertura totale
del valico, la verit che vuole utilizzarlo per rifornirsi di nuove terribili armi di
distruzione da usare ancora contro l'inerme popolazione d'Israele.
Nel frattempo il governo israeliano sta valutando gli effetti conseguiti dalle
operazioni aeree, e il ministro della Difesa Ehud Barak non ha escluso l'avvio di una
controffensiva di terra: gi centinaia si soldati e carri armati sono stati dislocati al
confine con Gaza, e 6.500 riservisti mobilitati. Ancora una volta il popolo di Israele,
unico paese civile, liberale e democratico del Medio Oriente, unico avamposto
dell'Occidente in una terra di barbari terroristi fanatici e di sanguinari dittatori che
usano la religione come strumento di discriminazione fra gli uomini e di offesa alla
libert e alla vita degli altri popoli, combatte per difendere il proprio sacro diritto
all'esistenza. E noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World
58

Empire" e del Partito Mondialista siamo e saremo, come sempre, al suo fianco, per
lottare contro tutti i tiranni laici e religiosi e assicurare pace, libert e giustizia per
tutti gli uomini, in Medio Oriente come in tutto il mondo. VINCI, ISRAELE!
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ADESSO AHMADINEJAD DAVVERO UN TIRANNO. ABBATTIAMOLO!

(14/6/2009) Tommaso d'Aquino, il massimo teologo e filosofo del Medioevo,


soprannominato "Dottore Angelico" per la profondit della sua dottrina, colui il cui
pensiero stato assunto in toto dalla Chiesa cattolica quale filosofia ufficiale con
l'enciclica Aeterni Patris di Leone XIII (1879), distingueva due categorie di tiranni:
1) il tiranno "per mancanza di titolo", cio colui che assume il potere su un gruppo
d'uomini in violazione delle norme che regolano l'accesso al governo; e 2) il tiranno
"per esercizio", cio colui che esercita il potere nel proprio interesse anzich per il
bene comune del gruppo. Anche se di fatto le due situazioni possono sovrapporsi e
storicamente lo hanno fatto spesso - poich chi assume il potere senza averne titolo
portato, per conservarlo, a governare nel proprio interesse, e chi governa nel proprio
interesse pur avendone titolo portato a violare le leggi in materia di accesso alla
carica per conservare il potere - la loro distinzione concettuale della massima utilit
nell'attuale fase politica scaturita dalle elezioni presidenziali iraniane dello scorso
venerd 12 giugno.
Come i nostri lettori hanno gi appreso dai media, la sfida tra il presidente
uscente Mahmoud Ahmadinejad, leader della fazione radicale e fondamentalista dei
pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione khomeinista) e il candidato moderato Mir
Hossein Mussavi ha visto una altissima affluenza al voto della popolazione, e in
particolare dei giovani e delle donne, le due fasce della societ iraniana
tradizionalmente pi aperte alla modernizzazione del Paese, ad un allentamento
dell'occhiuta sorveglianza del clero sciita - dall'imposizione del velo alle donne fino
alla proibizione per ragazzi e ragazze di tenersi per mano in strada e di partecipare a
feste comuni - e delle sue milizie paramilitari su ogni aspetto della vita e
all'integrazione dell'Iran nell'Occidente. Ci si aspettava dunque, sia da analisti interni
che da osservatori internazionali, che Mussavi avesse buone probabilit di superare il
primo turno elettorale e di affrontare Ahmadinejad in un testa a testa al ballottaggio.
In effetti, alla chiusura delle urne Mussavi si subito proclamato vincitore in base ai
dati in suo possesso, e ha messo in guardia i suoi sostenitori contro il pericolo di
brogli. Purtroppo mai previsione fu pi azzeccata: nel giro di dodici ore Ahmadinejad
veniva proclamato ufficialmente vincitore con il 63% dei voti contro il 35 di
Mussavi, e la Guida Suprema dell'Iran ayatollah Ali Khamenei (il successore di
Khomeini alla carica che rappresenta il vertice "reale" del potere, al di l della
facciata democratico-elettiva del Presidente e del Parlamento) si affrettato ad
avallare la proclamazione affermando che la sua vittoria era "una benedizione divina"
(tralasciamo facili commenti su un "dio" come Allah che manda i suoi fedeli a farsi
esplodere per uccidere civili innocenti, e i cui "sacerdoti", i mullah, gli imam e gli
ayatollah, considerano atto di culto lo stuprare sistematicamente i bambini maschi
nelle scuole coraniche, il considerare per legge atte al matrimonio bambine di nove
anni e l'autorizzare matrimoni "a tempo", anche solo di 15 minuti, giusto il tempo di
violare una vergine e consegnarla ai lapidatori). Questa "benedizione" ha dato il
destro ad Ahmadinejad per lanciare una massiccia campagna di arresti nei confronti
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del Mosharekat, il partito di Mussavi, il cui gruppo dirigente ora quasi interamente
detenuto, mentre Mussavi e sua moglie, anche lei fervente riformista, sono scomparsi
dalla circolazione e si teme per la loro vita.
Contro i sostenitori di Mussavi, scesi in strada a Teheran e in tutto il Paese per
protestare contro i brogli, Ahmadinejad ha scagliato le sue ronde di motociclisti
armati di manganelli e i terribili basiji, i paramilitari in borghese. Il regime ha tentato
di isolare l'Iran dal resto del mondo: il satellite della BBC che trasmetteva il
notiziario in lingua farsi stato oscurato, la sede della tv satellitare Al-Arabiya stata
chiusa per una settimana, giornalisti olandesi e di altri paesi occidentali sono stati
arrestati ed espulsi; anche la troupe italiana stata aggredita, l'interprete massacrata
di botte, la cassetta che mostrava la scena sequestrata, il cameraman minacciato di
non riprendere gli scontri di piazza; solo la ferma volont dei giovani iraniani, i pi
colti e occidentalizzati del Medio Oriente, che hanno usato telefonini e macchine
fotografiche per produrre foto e video e li hanno immessi su Youtube sfidando la
censura, sta permettendo al mondo di venire informato su quanto sta accadendo in
Iran, sulle folle che danno alle fiamme automobili, chioschi, banche e uffici pubblici
al grido "Morte al dittatore!", che affrontano coraggiosamente i poliziotti-motociclisti
in tuta nera e li linciano se ne trovano qualcuno isolato dai compari, e che,
soprattutto, ricevono l'appoggio della grandissima maggioranza della popolazione. Il
favore popolare verso i rivoltosi cos manifesto, cos evidente, cos imbarazzante
per la nuova amministrazione del "dialogante" Obama, che il suo vice Joe Biden si
detto "preoccupato" (bont sua!) per gli sviluppi del dopo-voto, e il Segretario di
Stato Hillary Clinton ha fatto sapere che gli Stati Uniti d'America stanno
"monitorando" il risultato del voto per accertare che "sia stata rispettata la genuina
volont del popolo iraniano".
Ed proprio questo il punto: gli osservatori mandati da Mussavi a controllare la
regolarit dello scrutinio avevano segnalato che il candidato riformista aveva
conseguito circa 19 milioni di voti contro gli appena 5 di Ahmadinejad (su un totale
di circa 24 milioni di elettori), e gi prima del 12 giugno era ben noto a tutti che i
riformisti riscuotono consensi soprattutto fra i giovani, in un Paese come l'Iran in cui
i giovani costituiscono la fetta pi numerosa della popolazione, e nei ceti urbani che
sono stati colpiti dalla crisi economica conseguente al crollo del prezzo del petrolio
molto pi degli abitanti delle campagne, tradizionali sostenitori di Ahmadinejad.
Inoltre la cricca al potere si gi resa colpevole di brogli alle elezioni parlamentari e
amministrative, e nelle campagne il controllo della polizia sui seggi pressoch
totale. Mohamed Karrubi, un altro candidato riformista alle presidenziali che in
passato aveva ricevuto 6 milioni di voti, questa volta se ne visti riconoscere appena
300mila. Dove sono finiti tutti gli altri? "Travasati" nell'urna di Ahmadinejad,
naturalmente.
Finora Ahmadinejad aveva esercitato il potere nell'interesse della propria
fazione, i pasdaran che detengono il controllo del petrolio, dei commerci, delle
banche e di quasi tutte le attivit economiche (e non a caso le proteste popolari sono
iniziate col dare alle fiamme bazar e banche); aveva represso con durezza e crudelt
le minoranze religiose cristiane, sunnite e bahji; aveva fatto imprigionare, torturare,
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uccidere decine di migliaia di studenti e altri oppositori; aveva avviato e perseguito


un vasto programma di costruzione di centrali nucleari e laboratori di arricchimento
dell'uranio allo scopo di dotarsi della bomba atomica, cosa che gli permetterebbe di
assumere l'egemonia su tutto il Medio Oriente e soprattutto di realizzare il suo folle
sogno: distruggere lo Stato di Israele per favorire il ritorno sulla terra del "dodicesimo
imam", perno della fede sciita, e accelerare la venuta del Giorno del Giudizio in cui
Allah dovrebbe ricompensare i muslims e condannare all'inferno ebrei, cristiani,
pagani e "apostati". Insomma, si era comportato come un tiranno "per esercizio", e le
cancellerie occidentali - sia quelle della Vecchia Europa interessata al petrolio e ai
traffici con l'Iran, sia la nuova amministrazione americana desiderosa di stringere
rapporti su "nuove basi" con l'Islam - avevano sinora reagito con parole tanto
indignate quanto inconcludenti. Forse erano ancora prigioniere della dottrina sul
tirannicidio elaborata dai maestri medievali come Tommaso d'Aquino, per i quali il
cattivo governante deve essere rimosso con la forza solo come "ultima ratio", e solo
se si sicuri che la sua rimozione non arrechi allo Stato danni maggiori della sua
permanenza al potere. Ma dal 12 giugno, dopo che le urne hanno sancito la vittoria di
Mussavi con 19 milioni di voti su 24, Mahmoud Ahmadinejad non pi il legittimo
presidente dell'Iran. Adesso egli esercita il potere contro le norme formali che
regolano la procedura di elezione del Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran.
Adesso egli un tiranno "per mancanza di titolo", un "vero" tiranno, un usurpatore; e
contro gli usurpatori i maestri del pensiero politico occidentale, a partire da Tommaso
d'Aquino, prescrivono unanimemente la sollevazione popolare e, nel caso questa si
riveli insufficiente, l'intervento delle autorit superiori, l'Impero e la Chiesa, al fine di
irrogare l'unica pena degna del loro crimine: la morte.
Pertanto l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il
suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, esortano tutti i governi dell'Occidente, e in
particolare il Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama, sovrano di fatto
dell'Impero americano - figura di quell'Impero mondiale che deve venire, e per il cui
avvento noi lottiamo e operiamo contro le forze della teocrazia, della dittatura, del
tradizionalismo, del nazionalismo xenofobo e del fondamentalismo religioso -
affinch guidino una Grande Armata per la liberazione del popolo dell'Iran dal
tiranno che lo opprime da ormai troppi anni e dalla sua cricca di fanatici violenti e di
mullah pedofili. tempo che il popolo di Persia, erede di quel Ciro che fond il
primo impero multietnico della storia, che restitu la libert al popolo d'Israele e
finanzi con il suo tesoro la ricostruzione di Gerusalemme e del Tempio, si risollevi
dalla povert materiale, dalla miseria spirituale e dall'abiezione morale in cui
sprofondato dalla cacciata del suo legittimo sovrano, lo Sci Reza Pahlevi, e riprenda
il suo posto al fianco dei popoli civili.
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SUL MARE DI GAZA ISRAELE COMBATTE


PER DIFENDERE LA CIVILT

(31/5/2010) Alle 4 del mattino, ora locale, reparti scelti della Marina israeliana
hanno abbordato la flotta di 6 imbarcazioni partita dalla Turchia una settimana fa con
l'intenzione esplicita di forzare il blocco navale imposto dallo Stato di Israele alla
Striscia di Gaza dal 2007, anno in cui prese il potere in essa il movimento islamico
integralista e terrorista Hamas che nel suo statuto costitutivo si propone la distruzione
di quella che chiamano "entit sionista". La spedizione era stata organizzata dal "Free
Gaza Movement", una galassia di organizzazioni non governative filopalestinesi
egemonizzata dall'Ihh, una associazione turca che Israele e la CIA hanno messo da
tempo sulla loro lista nera per aver finanziato Hamas e altre organizzazioni terroriste
islamiche, come quella facente capo in Italia all'imam della moschea di viale Jenner a
Milano. L'abbordaggio era stato preceduto da ripetuti avvertimenti lanciati via radio
dalle navi militari con la stella di Davide, con i quali si invitava il convoglio a non
entrare in una zona di guerra sottoposta a blocco secondo le norme del diritto
internazionale e a dirigersi piuttosto nel pi vicino porto israeliano, ove gli 800
attivisti avrebbero potuto con tutta comodit scaricare le 10.000 tonnellate di "aiuti
umanitari" - ufficialmente cibo, medicinali, sedie a rotelle per gli invalidi, tende e
materiali da costruzione - e supervisionare il loro trasporto a Gaza attraverso i valichi
terrestri; ma i sedicenti "pacifisti" avevano rifiutato. I soldati di Gerusalemme,
calatisi con delle corde da un elicottero sulla nave turca "Mavi Marmara", quartier
generale della flottiglia, sono stati aggrediti da orde di "pacifinti" armati di coltelli,
bastoni, spranghe di ferro, persino con delle granate assordanti (il famoso pacifismo
turco...), sette di loro sono stati feriti, due in modo grave, e solo allora, dopo essersi
consultati via radio con i loro comandanti, sono stati autorizzati ad aprire il fuoco
uccidendo sette aggressori e ferendone una quarantina. Nel frattempo i soldati saliti a
bordo delle altre imbarcazioni non incontravano alcuna resistenza, e naturalmente su
di esse non c' stato alcun morto o ferito n fra i passeggeri n fra i militari. Tutte le
navi sono poi state scortate nel porto di Ashdod, i "pacifinti" feriti portati negli
ospedali e gli altri presi in consegna dalle autorit.
Al di l delle stucchevoli obiezioni che sono state mosse col senno di poi - era
necessario assaltare le navi con dei soldati? Non si potevano mandare dei poliziotti?
Non si poteva sparare qualche cannonata di avvertimento davanti alla prua delle
navi? (bravi, e se non invertivano la rotta?); non si potevano lanciare dei siluri per
danneggiare le sale macchine? (gi, cos l'ONU avrebbe condannato ufficialmente
Israele per pirateria); non si potevano usare commandos di subacquei o mini-
sommergibili per mettere fuori uso le eliche? (e rivolgersi a James Bond, no?) -
necessario ribadire alcuni punti fondamentali:
1) il diritto internazionale autorizza uno Stato impegnato in una guerra contro un
altro Stato o organizzazione politica belligerante a porre in essere un blocco terrestre,
aereo e navale delle frontiere dello Stato o territorio aggressore allo scopo di impedire
al nemico di ricevere armamenti da potenze terze. Il fatto che l'abbordaggio della
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flottiglia filopalestinese sia avvenuto in acque internazionali, e non nelle acque


territoriali israeliane, si spiega semplicemente considerando che gli attivisti avevano
rifiutato di dirigersi verso porti israeliani e che il loro scopo, dichiarato fin dalla
partenza ai media di tutto il pianeta, era appunto di violare il blocco entrando nelle
acque territoriali della Striscia di Gaza. Quindi l'abbordaggio israeliano non pu in
alcun modo esser considerato una violazione del diritto internazionale;
2) il diritto internazionale prevede che lo Stato imponente il blocco debba lasciar
entrare nello Stato o territorio sottoposto a blocco i cosiddetti "aiuti umanitari",
ovvero tutto ci che necessario per la sopravvivenza della popolazione civile (dove
per "civile" si intende il "non militare", cio chi non combatte contro lo Stato
imponente il blocco indossando una divisa) e che non costituisca armamento o mezzo
per la costruzione di armamenti. Ebbene, ogni giorno, sottolineo ogni giorno, lo Stato
di Israele lascia entrare nella Striscia di Gaza pi di cento, sottolineo cento, camion
carichi di cibo, medicine e altri beni utili alla popolazione civile: ogni giorno gli
abitanti di Gaza ricevono dai "perfidi Giudei" farina, carne, frutta e verdura, latte e
formaggio, zucchero, foraggio per il bestiame, antibiotici, vestiti e gasolio in misura
dieci volte superiore al carico portato "ufficialmente" dalla Flotilla ottomana. Non
solo, ma ogni giorno i "perfidi Giudei" lasciano passare alla frontiera e accolgono nei
loro ospedali decine di malati e feriti palestinesi provenienti da Gaza e bisognosi di
cure, malati e feriti che magari, poche ore o giorni prima, hanno lanciato contro le
citt israeliane qualcuno delle migliaia di missili "made in China" comprati da
Teheran e recapitati attraverso i tunnel scavati al confine con l'Egitto. Quindi, a parte
il fatto che i cosiddetti "civili" di Gaza sono in molti casi combattenti senza divisa, e
quindi vigliacchi e violatori del diritto internazionale (il quale prescrive che i
combattenti debbano essere facilmente distinguibili dai non-combattenti, proprio al
fine di tutelare questi ultimi); a parte che a Gaza anche i cosiddetti "civili" che non
fanno parte di Hamas collaborano con esso costruendo i tunnel per il passaggio delle
armi, o facendoli costruire dai propri figli ancora infanti, o dando ospitalit nelle
proprie case ai terroristi, o custodendo in esse armi e munizioni, e quindi, secondo il
diritto internazionale, non possono esser considerati propriamente dei "non-
combattenti"; a parte tutto questo, falso che la popolazione della Striscia di Gaza sia
ridotta alla fame e alla disperazione per colpa del blocco imposto da Israele. Se la
popolazione di Gaza veramente ridotta alla fame e alla disperazione, la colpa
unicamente dei terroristi di Hamas che taglieggiano i commercianti, incamerano tutti
i viveri che giungono dall'esterno, intascano i cento milioni di dollari che ogni anno -
ogni anno! - l'Unione Europea e i Paesi islamici elargiscono a Gaza, e usano tutto
questo cibo e questo denaro non per la sopravvivenza e il benessere della
popolazione, bens per comprare armi sempre pi sofisticate allo scopo di uccidere un
numero sempre pi elevato di "perfidi Giudei";
3) i cosiddetti "pacifisti" vedono, o credono di vedere, soltanto le sofferenze
della popolazione di Gaza. Non vedono, non vogliono vedere le sofferenze degli
abitanti di Ashkelon, Sderot e di tutte le altre citt e villaggi israeliani che ogni giorno
vengono colpiti dai missili lanciati dalla Striscia di Gaza. Non vedono, non vogliono
vedere il terrore negli occhi dei bambini ebrei costretti a interrompere i loro giochi e a
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correre nei rifugi quando la sirena avverte che di l a cinque o dieci minuti un missile
di Hamas porter loro morte e distruzione soltanto perch sono ebrei. Non vedono,
non vogliono vedere il martirio degli studenti iraniani imprigionati per aver protestato
contro le elezioni-farsa di un anno fa, n quello dei musulmani Ahmadi massacrati
pochi giorni fa a Lahore, considerati eretici sia dai sunniti che dagli sciiti, e che per la
legge pakistana non possono neppure chiamarsi musulmani. Non hanno voluto vedere
il dolore, l'angoscia negli occhi del padre e della madre di Gilad Shalit, il
giovanissimo soldato israeliano rapito dai terroristi di Hamas e prigioniero da troppi
anni proprio a Gaza, e non hanno nemmeno voluto farsi latori di una loro lettera ai
capi di Hamas con cui chiedevano informazioni sulla salute del loro figlio che
neppure la Croce Rossa pu visitare;
4) il movimento terroristico Hamas solo la punta di un iceberg costituito da
centinaia di milioni di musulmani che ormai da un secolo hanno abbracciato una
interpretazione letterale e fondamentalista del Corano per la quale l'esistenza in vita
di esseri umani che professano altre religioni, o si dichiarano atei, o magari seguono
una interpretazione non letterale e non fondamentalista dello stesso Corano una
intollerabile offesa ad Allah e Maometto, un'offesa da lavare con il sangue degli
"infedeli" e degli "apostati". Togliere il blocco a Gaza, permettere ad Hamas di
ricevere liberamente armi, trasformerebbe la Striscia in un santuario del terrore simile
all'Afghanistan al tempo dei talebani, al Sudan e alla Somalia, in una portaerei da cui
i nemici dell'Occidente lancerebbero attacchi in tutto il Mediterraneo con la
benedizione di Bin Laden e Ahmadinejad.
L'Islam non sempre stato cos: nelle corti di califfi e sultani sono fiorite per
secoli poesia e letteratura, filosofia e medicina; alcuni ebrei e cristiani sono stati
tollerati e hanno ricoperto incarichi di grande rilevanza nelle societ musulmane.
Eppure nel 642, dopo aver conquistato Alessandria dEgitto, il generale arabo Amr
ibn al-As ordin di bruciarne la gloriosa biblioteca sentenziando: Se questi libri
contengono cose che sono scritte nel Corano, sono inutili; se contengono cose
contrarie a quanto scritto nel Corano, sono dannosi. Eppure nel XII secolo il
filosofo, medico e giurista Abu al-Walid Muhammad ibn Ahmad ibn Muhammad ibn
Rushid (pi conosciuto come Averro) fu condannato a morte dal califfo di Cordova
per aver sostenuto che Dio non agisce nel mondo con un arbitrio assoluto, ma in
modo conforme alla ragione, e che i precetti del Corano non andavano presi alla
lettera, come pretendevano gli ignoranti, ma interpretati nel loro significato simbolico
(un metodo che Ebrei e Cristiani hanno sempre praticato con la Torah e il Vangelo).
Eppure nel 1955 nella traduzione in arabo della Divina Commedia pubblicata in
Egitto vennero censurati i versi dellInferno relativi a Maometto. Eppure nel 2005
Ahmad al-Baghdadi, docente di scienze politiche in Kuwait, stato condannato a un
anno di galera per aver detto che a scuola meglio se i bambini passano pi tempo a
studiare musica che a studiare il Corano. Eppure dal 2007 la televisione egiziana
trasmette sermoni di imam i quali seriosamente insegnano che la Terra piatta perch
cos sta scritto nel Corano (se non ci credete guardate questo video su Youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=eMqPI-RMU7Q&feature=player_embedded).
Eppure oggi, nel terzo millennio, un gruppo di avvocati del Cairo ha citato in giudizio
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l'editore delle "Mille e una notte" per ottenere il divieto di pubblicare un'opera di
propaganda sionista che parla di geni magici, tappeti volanti, animali parlanti e
persino di ebrei buoni, onesti e valorosi, tutte cose che essi considerano false perch
non menzionate nel Corano. Eppure oggi talebani afghani, qaedisti iracheni e basiji
iraniani sgozzano, decapitano, torturano e impiccano musicisti, pittori e registi,
insegnando che l'unica "arte" buona per un musulmano quella di fabbricare cinture
esplosive e bombe atomiche per sterminare ebrei e cristiani. E tutto questo avviene,
grazie ai miliardi di dollari ricavati dal petrolio o elargiti da "semplici" musulmani a
banche islamicamente corrette e ad associazioni "caritatevoli" che finanziano il
terrorismo, sotto gli occhi di un Occidente che ha ripudiato la doppia radice greco-
romana ed ebraico-cristiana da cui scaturito il suo primato nelle scienze, nelle arti,
nell'economia e nella politica, che si vergogna di aver portato la civilt al mondo e si
affida a un falso messia di nome Obama il quale non perde occasione per
genuflettersi davanti a tiranni e tagliagole con la bandiera verde.
In conclusione, la posta in gioco nello scontro di Gaza tra la Marina israeliana e
i "pacifinti" filo-Hamas non soltanto la difesa del diritto dello Stato di Israele a
esistere e a difendersi contro i suoi nemici. La posta in gioco la difesa della libert,
della tolleranza, dell'apertura alla conoscenza dell'altro che ha fatto dell'Occidente la
pi grande e migliore civilt della Storia. E in questa lotta per la difesa della civilt
ogni uomo e ogni donna amante della vita, della verit e della pace - la vera pace che
non acquiescenza al male, ma nasce dalla giustizia - deve essere, come saremo noi
mondialisti, schierato dalla parte di Israele, l'unica democrazia in un Medio Oriente di
satrapi feroci e di ayatollah fanatici, l'unico baluardo rimasto a difesa dell'Occidente,
della Verit, della Civilt e della Vita contro le armate dell'Islam sanguinario, della
Menzogna, della Barbarie e della Morte. Noi dell'Associazione Internazionale "New
Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista siamo certi che alla fine
Israele vincer. Vincer contro i missili di Hamas, contro i kamikaze di Al Qaeda,
contro i pacifinti strabici e contro l'ONU ipocrita. Vincer anche per tutti quei milioni
di musulmani che sono stanchi di vivere sotto la cappa di piombo di regimi
intolleranti e crudeli, per tutti quei musulmani che vogliono vivere anch'essi la loro
fede distinguendo fra ci che si deve a Dio e ci che si deve a Cesare. Vincer e
restituir all'Occidente la pace, la sicurezza, la serena coscienza della sua grandezza,
della sua missione di liberazione per tutto il genere umano. Perch, come dice il
Signore Ges Cristo, il Figlio di Dio, la salvezza viene dai Giudei.
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CHI BRUCIA IL CORANO "PAZZO".


E CHI UCCIDE IN NOME DEL CORANO?

(11/9/2010) In questi giorni il reverendo americano Terry Jones, che aveva


annunciato di voler bruciare 200 copie del Corano per commemorare le 3.000 vittime
degli attentati che hanno distrutto le Torri Gemelle e ferito il Pentagono e per
protestare contro l'attacco del fondamentalismo islamico contro l'Occidente, stato
oggetto di una serie di attacchi concentrici per costringerlo a desistere: il
criptomusulmano Barack Hussein Obama gli ha gettato addosso la colpa di tutte le
morti di soldati americani che dovessero avvenire d'ora in poi in Afghanistan (come
se i talebani avessero bisogno di qualche Corano bruciato per farsi esplodere contro le
pattuglie di marines), il Vaticano ha deplorato la profanazione di un libro sacro e
paragonato il reverendo Jones ai nazisti che bruciarono il Talmud (sic!), tutti i media
mondiali lo hanno bollato come un pazzo esaltato, un fanatico, un uomo assetato di
potere e dsideroso di mettersi in mostra. Alla fine, dopo aver ricevuto la "visita" di
due agenti dell'Fbi, il povero Jones stato costretto a fare marcia indietro. Ora noi
mondialisti vogliamo chiederci e chiedervi: se chi brucia il Corano pazzo, chi
uccide in nome del Corano che cos'?
I 19 kamikaze che hanno dirottato i quattro aerei dell'11 settembre, non erano
forse tutti islamici, cio seguaci del Corano che dice: Instiller il mio terrore nel
cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita... I
miscredenti avranno il castigo del Fuoco!... Non siete certo voi che li avete uccisi:
Allah che li ha uccisi?
Gli ayatollah iraniani che vogliono lapidare Sakineh e altre centinaia di donne,
non giustificano la loro volont omicida citando il Corano che dice: Flagellate la
fornicatrice e il fornicatore, ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite
[nell'applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell'Ultimo Giorno?
I talebani che hanno buttato gi con la dinamite i Buddha giganti di Bamiyan,
non erano forse fanatici adoratori del Corano che dice: Ben presto getteremo lo
sgomento nei cuori dei miscredenti, perch hanno associato ad Allah esseri ai quali
Egli non ha dato autorit alcuna. Il Fuoco sar il loro rifugio. Sar atroce lasilo degli
empi?
Il folle Ahmadinejad non vuol forse cancellare Israele dalle carte geografiche
perch Maometto ha scritto nel Corano: L'ultimo giorno non verr finch tutti i
musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno e
fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra e
l'albero diranno: 'O musulmano, o servo di Allah, c' un ebreo nascosto dietro di me,
vieni e uccidilo'?
Il rifiuto da parte degli islamici di integrarsi nelle societ dei Paesi che pure li
accolgono e dnno loro casa e lavoro, non forse dovuto al fatto che nel Corano
scritto: I credenti non si alleino con i miscredenti, preferendoli ai fedeli. Chi fa ci
contraddice la religione di Allah, a meno che temiate qualche male da parte loro? E
ancora, non forse scritto nel Corano: Vorrebbero che foste miscredenti come lo
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sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finch non
emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e
uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro n amici n alleati?
Coloro che massacrano i cristiani in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Egitto, Algeria
e Indonesia non sono forse tutti musulmani fanatici adoratori del Corano che dice:
Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori [i politeisti, cio -
secondo loro - i Cristiani] ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro
agguati. Se poi si pentono, eseguono lorazione e pagano la decima, lasciateli andare
per la loro strada? E ancora, non forse scritto nel Corano: La ricompensa di
coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la
corruzione sulla terra che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e
la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco lignominia che li
toccher in questa vita; nellaltra vita avranno castigo immenso, eccetto quelli che si
pentono prima di cadere nelle vostre mani. Sappiate, Allah perdonatore,
misericordioso?
La guerra scatenata contro l'America, contro l'Occidente e contro tutti i non-
musulmani dai terroristi fondamentalisti islamici non si fonda forse sul fatto che nel
Corano scritto: Preparate, contro di loro [i miscredenti], tutte le forze che potrete
[raccogliere] e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri
ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per
la causa di Allah vi sar restituito e non sarete danneggiati? E ancora, non forse
scritto nel Corano: In verit, coloro che avranno rifiutato la fede ai nostri segni li
faremo ardere in un fuoco e non appena la loro pelle sar cotta dalla fiamma la
cambieremo in altra pelle, a che meglio gustino il tormento, perch Allah potente e
saggio? E la solidariet che tutti i musulmani del pianeta manifestano costantemente
per i terroristi, aiutandoli col denaro e col loro omertoso silenzio, non si fonda forse
sul fatto che nel Corano scritto: Non sono eguali i credenti che rimangono nelle
loro case (eccetto coloro che sono malati) e coloro che lottano con la loro vita e i loro
beni per la causa di Allah. A questi Allah ha dato eccellenza su coloro che rimangono
nelle loro case e una ricompensa immensa?
dunque tempo che gli uomini e le donne dell'Occidente la smettano di
autoflagellarsi con i sensi di colpa per gli attentati e i massacri che i fondamentalisti
islamici compiono ogni giorno contro di essi, come se gli islamici dovessero avere
per forza qualche "buona" ragione per avercela con noi, mentre noi non ne avremmo
alcuna per tentare almeno di difenderci. I pacifinti sinistri e terzomondisti accusano
l'Occidente per il colonialismo e dicono ai terrorizzati occidentali: per il vostro
colonialismo che l'Islam ce l'ha con voi. Stolti! Quale colpa storica dovevano
scontare gli Indiani per subire gli attentati di Mumbai del 2008? Forse gli Indiani
hanno mai colonizzato terre islamiche? E i Balinesi, quale colpa dovevano scontare
per subire gli attentati del 2002? Quando mai Bali stata terra islamica? E i cristiani
che vengono perseguitati da Casablanca a Giakarta, costringendoli a convertirsi a
forza all'Islam o a subire atroce morte, i cristiani che n il Papa n il Tettamanzi
costruttore-di-moschee si azzardano a difendere, sono forse anch'essi dei
colonizzatori? O non sono forse eredi dei cristiani che abitavano quelle terre secoli
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prima della nascita di Maometto?


La verit, la dura verit che l'Occidente politicamente corretto non vuole
accettare, che gli islamici non ci odiano per quello che facciamo o abbiamo fatto
contro di loro; ci odiano semplicemente perch non siamo e non vogliamo essere
islamici, perch siamo e vogliamo essere cristiani, ebrei, induisti, ba'ahi, animisti o
atei. La verit che i musulmani odiano tutto ci che diverso da loro. Quando
l'Occidente comprender questa dura ma innegabile verit, sar capace di fare l'unica
cosa giusta: smetterla di difendersi passivamente dagli attacchi che subisce giorno
dopo giorno e portare la guerra in casa del nemico, combattere il fondamentalismo
islamico nelle sue roccaforti, nei suoi santuari, fino ad abbattere tutti i regimi tirannici
che si fondano sul Corano e ridurre i Paesi islamici a colonie di un unico Impero
mondiale, che si occupi di deislamizzare le menti e i cuori degli uomini e delle donne
e di affermare il sacro principio dell'uguale dignit e libert di ogni individuo umano,
al di l della sua religione, del suo sesso e della sua etnia. Solo allora il mondo
conoscer la vera pace, quella che si fonda non sull'acquiescenza al male, ma sul
primato della persona umana, creata a immagine di Dio, rispetto ad ogni comunit di
appartenenza. Per questo scopo noi mondialisti lottiamo e lotteremo sempre, nella
certezza che questa la meta finale e inevitabile dell'umanit.
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LISLAM NEMICO DEL GENERE UMANO. FERMIAMOLO!

(21/12/2010) L'attentato recentemente compiuto a Stoccolma da un terrorista


musulmano che, grazie a Dio, stato l'unica vittima della sua infamia - che il suo
nome venga cancellato per sempre - ha riproposto per l'ennesima volta alla pigra e
imbelle opinione pubblica europea il problema fondamentale della nostra epoca:
l'esistenza di decine di migliaia di seguaci del falso dio Allah e del suo falso profeta
Maometto pronti a farsi saltare in aria con giubbotti, cinture o zainetti pieni di
esplosivo e di chiodi acuminati nel mezzo di strade e piazze affollate da uomini,
donne e bambini innocenti, all'interno di centri commerciali e stazioni della
metropolitana o ferroviarie o aeroporti, allo scopo di uccidere il maggior numero
possibile di "infedeli" - cio di cristiani, ebrei, ind o atei -, di seminare il terrore e di
demoralizzare l'Occidente per costringerlo a sottomettersi in massa all'Islam e
instaurare in tutto il mondo regimi basati sulla Sharia (la legge coranica). Temiamo
che purtroppo, dopo aver innalzato il livello di allerta durante le imminenti feste
natalizie, governi e popoli d'Europa torneranno a far finta che questo problema non
esista, esattamente come hanno fatto meno d'un mese fa quando il ramo yemenita di
Al Qaeda sped in Gran Bretagna, Germania e negli Stati Uniti d'America cartucce
per stampanti laser imbottite di esplosivo, vantandosi poi di aver paralizzato il
traffico aereo commerciale del pianeta con la modica spesa di 4000 dollari: anche
allora ci furono retate, arresti, intensificazione delle misure di sicurezza per una
settimana, poi l'umanit ricadde nella solita, ingenua illusione che il terrorismo
islamico fosse roba di pochi fanatici isolati. Non cos.
Purtroppo non cos. Purtroppo l'Islam una massa di un miliardo di individui
abituati da 1400 anni a considerare se stessi come gli unici veri uomini graditi a Dio,
e a trattare tutto il resto del genere umano come animali cui lecito, anzi doveroso
fare tutto il male possibile e immaginabile: mentire, ingannare, rubare, fare guerra,
rapire donne e bambini per violentarli, bastonarli, frustarli, mozzare naso e orecchie,
spezzare la spina dorsale, arderli vivi. Purtroppo gli islamici sono individui cui imam
pagati dalla casa reale saudita con i proventi del petrolio venduto a caro prezzo a noi
occidentali fanno ogni giorno il lavaggio del cervello con sermoni, teleromanzi e
persino cartoni animati per insegnar loro sin dall'infanzia a odiare l'Occidente, il
Grande Satana americano e il piccolo Satana israeliano, a chiamare gli ebrei
"porci" e i cristiani "scimmie" e a desiderare il loro sterminio. Le atrocit compiute
dai nazisti, la "soluzione finale" progettata da Hitler, il Reich millenario della razza
ariana sono bazzecole davanti alla ferocia dei musulmani che obbediscono
ciecamente a regimi nazisteggianti, che promettono di completare l'Olocausto del
popolo ebraico e tramano ogni giorno per costruire un Califfato Mondiale che
costringa tutta l'umanit a scegliere se convertirsi in massa all'Islam o morire.
Non possibile separare, come s'illudono i pacifinti della sinistra internazionale,
i musulmani "fondamentalisti" dai cosiddetti musulmani "moderati", perch tutti i
musulmani, anche quelli che non combattono a tempo pieno in Afghanistan e Iraq
contro le forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti d'America - ma ci sono anche
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terroristi islamici "a mezzo servizio", che si uniscono ai talebani per tre o quattro
mesi l'anno e poi tornano a Londra, Parigi, Berlino o Roma come se niente fosse -,
mettono i loro risparmi, i proventi di lavori apparentemente normali a disposizione di
banche e organizzazioni fintamente "filantropiche" che utilizzano questa ingente
massa di denaro per comprare dalla Russia, dalla Cina comunista e dalla Corea del
Nord esplosivi, bombe, missili a lungo raggio e armi chimiche, batteriologiche e
nucleari da utilizzare contro il mondo libero. Non possibile neppure fare patti o
scendere a compromessi con chi si professa musulmano, perch il Corano insegna a
questi individui che ogni azione, anche la pi riprorevole, santa e benedetta se
compiuta per arrecare danno a un "infedele" e aumentare la gloria dell'Islam; perci
qualunque promessa un musulmano faccia a un cristiano, un ebreo, un ind o un ateo,
quel musulmano sar sempre sicuro di trovare dieci, cento, mille imam disposti a
benedire la rottura di quella promessa; qualunque menzogna un musulmano pronunci
nei suoi discorsi a un non musulmano trover sempre comprensione e addirittura
approvazione presso la comunit musulmana mondiale, se quella menzogna sar
servita a uccidere dei non musulmani e a favorire l'espansione planetaria della
barbarie islamica.
In conclusione, l'Islam non disposto a venire a patti con nesun'altra religione o
cultura, non vuole convivere con nessun altro diverso da esso se non finch lo ritenga
necessario per armarsi meglio e prepararsi ad assalirlo a tradimento. L'ISLAM
NEMICO DELL'INTERO GENERE UMANO. Per questo noi mondialisti
auspichiamo che cristiani, ebrei, ind e atei dell'intero Occidente si uniscano in una
grande alleanza per combattere senza quartiere l'Islam barbaro e bugiardo in ogni
parte del mondo, dalle nostre metropoli ai pi remoti villaggi del Pakistan e
dell'Afghanistan, dalle organizzazioni "filantropiche" saudite alle banche iraniane
gestite dai pasdaran, dalle quinte colonne no-global e ciecopacifiste agli Stati-
canaglia che armano e proteggono i terroristi. La guerra all'Islam, ai suoi complici e
ai suoi utili idioti sar lunga e difficile, coster all'Occidente lacrime e sangue; ma
alla fine la bandiera verde dell'Islam sar gettata nella polvere come stato per la
svastica e la falce-e-martello, e il genere umano, unito in un solo Impero mondiale
federale e liberaldemocratico, conoscer finalmente pace, prosperit, libert e
giustizia per tutti.
Per questo noi del Partito Mondialista e dell'Associazione Internazionale "New
Atlantis for a World Empire" auguriamo a tutta l'umanit un buon Natale, nonostante
le persecuzioni contro i cristiani in tutto il Medio Oriente, nonostante l'avanzata in
Europa dell'empia alleanza Islam-Sinistra-noglobal, nonostante l'America sia schiava
del filoislamico Obama e a Israele sia impedito di difendersi contro la minaccia
nucleare iraniana: perch la prima venuta nel mondo del Signore Ges Cristo, Figlio
di Dio, ci ricorda che il male non prevarr, e che non i musulmani bugiardi e
violentatori di bambine, ma i giusti erediteranno la terra. Anche l'annuncio da parte
della Santa Sede che il Papa lancer il giorno di Capodanno del 2011 un appello al
mondo per fermare le violenze e le persecuzioni commesse dai seguaci di Allah e
Maometto contro i cristiani per noi un segno consolante: finalmente anche la
Chiesa, dopo anni di "dialogo" a senso unico e di "tolleranza" ripagata con
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persecuzioni e minacce di morte, si sta rendendo conto del pericolo mortale


rappresentato dall'Islam non solo per libert e democrazia, ma anche per la stessa
continuit della fede cristiana; e quando anche il popolo americano avr compreso
l'inganno in cui caduto eleggendo il filoislamico Obama e lo avr gettato nella
polvere dandosi un Comandante in capo degno di questo nome, la sacrosanta alleanza
tra Roma e Washington guider l'Occidente alla liberazione dell'intero genere umano.
Per questo, a tutti gli uomini amanti della pace, della vera pace che fondata sulla
giustizia e sul rispetto degli immortali diritti di ogni uomo alla vita, alla libert e alla
ricerca della felicit, buon Natale.
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FERMARE LISLAM PER SALVARE ANCHE GLI ISLAMICI

(22/12/2010) Come avevamo previsto, il nostro ultimo editoriale "L'Islam


nemico del genere umano. Fermiamolo!" ha suscitato un vespaio di polemiche tra gli
internauti: centinaia di messaggi sono arrivati alla nostra casella e-mail
italy@mondialisti.net solo nelle prime due ore seguenti alla pubblicazione, e molti di
essi venivano da quanti non a torto abbiamo chiamato "pacifinti della Sinistra" i quali
ci domandavano scandalizzati "Ma voi mondialisti volete sterminare tutti i
musulmani?". Ci sembra dunque opportuno, per rispondere a tanto scandalo,
completare e precisare il discorso iniziato ieri con quell'editoriale.
In primo luogo noi mondialisti abbiamo un sacro rispetto per ogni essere umano,
in quanto creato dal Dio Altissimo, Signore del cielo e della terra, a Sua immagine;
ma rispettiamo appunto ogni essere umano in quanto individuo, non in quanto
membro di questo o quel gruppo, partito, razza o religione. Dall'alba dei tempi i
gruppi nascono, si espandono, raggiungono un apice di potenza e ricchezza, poi
declinano, si riducono, scompaiono e vengono sostituiti da altri gruppi: nel 539 a.C.
l'esercito di Ciro il Grande sbaragli le armate assiro-babilonesi e fond il primo
impero multietnico della Storia, ma trecento anni dopo quel grande impero fu
distrutto da Alessandro Magno che ne fond uno ancor pi esteso, e questo a sua
volta fu abbattuto dalla nuova potenza di Roma; duemila anni fa le religioni politeiste
di Greci e Romani furono sostituite da una nuova religione partita da una oscura
provincia dell'Impero Romano; cos stato per i secoli seguenti e cos sar finch
esister l'uomo. Nessun gruppo, nessuna razza, nessuna cultura, nessun regno,
nessuna religione - neppure quella cristiana - pu vantare una garanzia di eternit;
pertanto noi mondialisti non feticizziamo nessun gruppo particolare, e abbiamo a
cuore soltanto due cose: l'individuo, ogni individuo con i suoi diritti immortali e
inalienabili alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit, e l'intera specie umana.
Di conseguenza noi mondialisti non vediamo nulla di scandaloso, in linea di
principio, nell'idea che una religione come quella islamica possa scomparire dalla
faccia della Terra: non sono forse scomparse le civilt dell'Egitto e della
Mesopotamia, Aztechi e Incas? Ci che importante per noi non il fatto che una
civilt, una cultura o una religione scompaiano, ma il motivo per cui scompaiono:
Aztechi e Incas praticavano feroci sacrifici umani e conducevano continue guerre
contro i loro vicini per procurarsi prigionieri a cui strappare il cuore per offrirlo ai
loro falsi di, e furono proprio quei vicini esasperati dalle continue vessazioni a
fornire aiuto ai conquistadores per debellare quegli imperi del male; se dunque
l'Islam una falsa religione che predica violenza e odio contro tutti i non islamici e
persino contro gli islamici "tiepidi", che semina morte e distruzione su tutto il
pianeta, non sarebbe forse cosa buona e giusta combatterla e distruggerla come
religione, cio come gruppo?
Distruggere un gruppo in quanto gruppo, beninteso, non significa sterminarne
tutti i membri, e neppure la maggior parte: la distruzione degli imperi incaico e azteco
non signific affatto lo sterminio delle popolazioni indigene, ma solo la loro
73

sottoposizione a un diverso potere statale e la "riprogrammazione" dei loro cervelli, e


di quelli dei loro discendenti, con una nuova religione e una nuova cultura che
consideravano i sacrifici umani e la schiavit non pi cosa buona e giusta, bens un
abominio. Allo stesso modo, ci che noi mondialisti prepariamo e auspichiamo non
lo sterminio di tutti i musulmani, e neppure della maggior parte di essi: ci che
vogliamo la distruzione dell'Islam in quanto gruppo, in quanto cultura, in quanto
falsa religione di odio e di morte, e la "riprogrammazione" dei cervelli musulmani
con una nuova cultura che annulli il lavaggio del cervello praticato dagli imam al
servizio dei reali sauditi o degli ayatollah iraniani e li trasformi da potenziali
attentatori suicidi in persone normali che vogliano lavorare onestamente, crearsi una
famiglia e vivere rispettando il diritto delle loro figlie a non essere mutilate e date in
spose contro la loro volont, il diritto delle loro mogli a non essere umiliate dalla
poligamia e dal ripudio, il diritto dei loro vicini a professare una fede diversa dalla
loro, gli immortali e inalienabili diritti di ogni essere umano, musulmano o non
musulmano, alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit.
Se poi, per garantire la sicurezza del genere umano contro la minaccia di
attentati con esplosivi convenzionali o, Dio non voglia, con armi chimiche,
batteriologiche e nucleari, si rendesse necessario uccidere dei terroristi islamici,
questo per noi non motivo di scandalo, perch un abisso separa l'uomo buono
dall'uomo malvagio, e come dice il Filosofo, se l'uomo buono superiore agli di,
l'uomo malvagio inferiore alle bestie, e quindi uccidere un terrorista come
uccidere una bestia ripugnante e pericolosa; se poi i terroristi islamici fossero dieci,
cento, mille o un milione, allora sarebbe cosa buona e giusta, per garantire la
sicurezza del genere umano, uccidere dieci, cento, mille o un milione di islamici, non
in quanto islamici, ma in quanto terroristi. Ma poich gli islamici che si dedicano al
terrorismo non sono un milione, il caso che abbiamo esposto puramente ipotetico, e
i pacifinti della Sinistra che volessero prenderlo a pretesto per accusarci di voler
sterminare tutti gli islamici in quanto islamici farebbero un buco nell'acqua.
Per gli islamici che non si dedichino al terrorismo, siano essi la maggior parte o
una minoranza di tutti i musulmani, l'uccisione non per noi affatto necessaria:
sarebbe sufficiente controllare i flussi internazionali di denaro impedendo loro di
finanziare banche "islamicamente corrette" e associazioni fintamente "filantropiche"
che in realt raccolgono miliardi di dollari per finanziare il terrorismo islamico,
impedire loro di costruire in Occidente moschee per diffondere i loro sermoni di
incitamento all'odio e alla violenza, e soprattutto avviare una vasta e capillare opera
di "rieducazione" attraverso scuole, giornali, televisioni e Internet, al fine di annullare
il lavaggio del cervello subto sin dall'infanzia da parte degli imam seminatori di
menzogna e di odio e "riprogrammarli" al rispetto del diritto di ogni essere umano
alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit. Anche per questo nobile scopo noi
mondialisti lavoriamo: per liberare gli islamici dalla schiavit di una falsa religione
che predica odio, violenza e morte e restituirli al genere umano come persone normali
che vogliano vivere in pace come tutti e con tutti, cittadini di un Impero mondiale che
assicuri a ogni essere umano, qualunque sia il gruppo a cui appartiene, pace,
prosperit, libert e giustizia.
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DAL MAROCCO ALLO YEMEN I POPOLI LOTTANO


PER LIBERT E DEMOCRAZIA

(28/1/2011) Trentasei giorni sono passati dall'ultimo nostro editoriale, non


perch non avessimo nulla da dire sui tragici avvenimenti che si svolgevano nel
mondo - primo fra tutti il barbaro e vile attentato compiuto dai terroristi islamici
contro la Chiesa dei Santi di Alessandria d'Egitto - ma perch noi mondialisti
preferiamo fare la Storia prima di scriverla. Oggi, dopo un lungo tour che ha
impegnato in prima persona il Chief Director dell'Associazione Internazionale "New
Atlantis for a World Empire" Andrea Zuckerman e gran parte del Comitato Direttivo
del Partito Mondialista da Rabat ad Algeri, da Tunisi a Tripoli e Il Cairo, da Ankara a
Damasco e da Beirut a Sanaa, possiamo annunciare il successo della nostra
operazione "Snow on the Sahara": indignati dalla ingiusta morte di tre giovani che si
erano dati fuoco per protestare contro la mancanza di libert e democrazia, centinaia
di migliaia di tunisini sono scesi nelle strade e nelle piazze, hanno affrontato a mani
nude la polizia, che dopo breve resistenza ha solidarizzato con i rivoltosi, e hanno
costretto a una precipitosa fuga il tiranno Ben Ali che aveva dominato il Paese per 23
anni con l'appoggio della Francia e dell'Italia craxian-berlusconiana.
Dalla Tunisia il fuoco della rivolta si ben presto esteso all'Algeria; poi al
Marocco, dove si sommato alla protesta contro la corruzione dominante nelle
istituzioni; alla Libia, dove il dittatore Gheddafi sta tentando a fatica di reprimere i
tumulti ostentando sorrisi verso la "rivoluzione del popolo tunisino"; all'Egitto, dove i
copti stanchi di essere perseguitati, violentati e massacrati si sono uniti ai giovani
musulmani occidentalizzati e all'opposizione liberale ansiosa di disfarsi del "faraone"
Mubarak; alla Siria, dove il tiranno e figlio di tiranno Bashar Assad ha
prudenzialmente oscurato Facebook per bloccare - invano - le comunicazioni fra i
ribelli; in Libano, dove la popolazione si sta sollevando contro la cricca del falso
cristiano presidente Suleiman e contro la sua decisione di affidare la guida del
governo ai fanatici di Hezbollah uccisori del grande premier Rafik Hariri; e perfino
nello Yemen, dove il popolo sceso nelle piazze per chiedere la fine del trentennale
regime di Abdallah Saleh. Manca soltanto la Turchia, dove per l'esercito e i ceti pi
colti e illuminati da anni si oppongono ai tentativi di Recep Tayyp Erdogan di
instaurare la sharia e allontanare il Paese dall'Europa e dagli Stati Uniti d'America,
per cui non detto che anche da Ankara non giungano buone notizie nelle prossime
settimane. In poche parole, su tutto il Maghreb e il Medio Oriente si abbattuta una
nevicata di proteste contro regimi corrotti e tirannici che da decenni tenevano il trono
col sangue e la truffa, e soffia un vento gagliardo - il vento dello Spirito - che grida
per mille bocche due sole parole: Libert e Democrazia.
L'operazione "Snow on the Sahara" costituisce la logica prosecuzione del
progetto iniziato da noi mondialisti nel XIX secolo per condurre il mondo islamico ad
accettare i princpi e valori universali, ma portati alla consapevolezza razionale dal
Cristianesimo che l'anima dell'Occidente, della distinzione tra sacro e profano
secondo la parola del Signore Ges Cristo Rendete a Cesare quel che di Cesare, e
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a Dio quel che di Dio, dell'uguale dignit di ogni individuo umano al di l del suo
sesso, della sua razza e della sua cultura di origine, e dell'uguale diritto di tutti gli
uomini e le donne alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit; un processo di
occidentalizzazione che necessariamente, a causa dell'ipertrofico complesso di
superiorit dei muslims nei confronti degli "infedeli" e soprattutto dei nasrani (cio
dei cristiani), doveva sopportare, almeno nelle prime fasi, di svolgersi secondo
modalit "autoctone". Abbiamo iniziato coltivando i Giovani Turchi, che hanno
avvicinato il morente impero ottomano all'Europa e particolarmente - lo avevamo
previsto - all'autoritaria e illiberale Germania di Bismarck; ma il loro dominio si
contaminato con un nazionalismo cieco fino all'atroce genocidio degli Armeni, cos
abbiamo scelto dalla loro cricca uno degli elementi meno compromessi, un ufficiale
di nome Mustafa Kemal. Lo abbiamo iniziato nella nostra loggia di Salonicco
"Machedonia resorta et Veritas" insegnandogli tutto quel che gli era possibile
recepire circa la superiorit civile e morale dell'Occidente, gli abbiamo dato potere e
autorit per abbattere il califfato, togliere l'Islam come religione di Stato, strappare il
velo della vergogna dalla faccia delle donne, proclamare la laicit della nuova
Turchia e indirizzarla sulla strada virtuosa della neutralit nel grande conflitto fra le
democrazie e il nazifascismo e dell'alleanza postbellica con Washington. Di fronte a
questi ragguardevoli risultati anche la guerra con la Grecia, lo scambio coatto di
1.400.000 ellenici d'Anatolia con 600.000 turchi europei, la compressione della
libert d'espressione e l'omert sul genocidio armeno sono stati per noi e per tutto il
genere umano, come usano dire i Sioux, un "buono scambio"; di certo il migliore
possibile nelle condizioni date (cos come fu un buon affare per l'umanit, nello
stesso periodo, il "Progetto Meiji" con cui spingemmo il sedicenne Mutsuhito ad
abolire il feudalesimo e ad aprire il Giappone all'Occidente, pur con gli inevitabili
strascichi nazionalistici e bellicisti).
Ma ora, grazie a Internet e ai social networks, i giovani islamici, dalle spiagge
atlantiche fino all'Indonesia, possono confrontare le proprie vite oppresse dal
conformismo e dalla menzogna con la libert e l'apertura mentale di cui godono i loro
coetanei di New York, Londra o Tokio; possono acquisire coscienza della falsit
irredimibile del fanatismo islamico rispetto alla verit luminosa del Cristianesimo che
annuncia la pace fra Cielo e terra e abbatte i muri di separazione fra gli uomini e i
popoli; possono constatare come la chiamata alla lotta contro il "Grande Satana"
americano e contro l'"entit sionista" sia solo lo spauracchio consunto dietro cui
regimi corrotti nascondono lo status quo; possono organizzarsi per lottare contro i
satrapi laici e teocratici al potere da decenni che si spartiscono le immense ricchezze
dei loro Paesi mantenendo le masse nella povert e nell'ignoranza. La morte di Neda
Agha-Soltan e di tanti altri giovani iraniani negli ultimi due anni non dunque stata
vana: dal sangue dei martiri dell'Onda Verde germinato il seme dell'attuale
rivoluzione che porter il mondo islamico ad abbracciare i diritti immortali e
inalienabili dell'uomo annunciati dall'Occidente greco-romano ed ebraico-cristiano;
una nuova, ulteriore tappa del cammino iniziato 700 anni fa dai nostri padri Templari
verso la creazione di un Impero mondiale che abbatta ogni frontiera tra gli uomini,
abolisca ogni discriminazione di sesso, razza e religione, e assicuri finalmente pace,
76

prosperit, libert e giustizia per tutti.


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DICHIARAZIONE DI SOSTEGNO AL POPOLO LIBICO IN LOTTA


PER LIBERT E DEMOCRAZIA

(26/2/2011) Il Partito Mondialista sostiene l'eroica lotta del popolo libico contro
il tiranno assassino Muhammar Gheddafi;
deplora, condanna e rigetta l'ipocrisia del governo filotirannico d'Italietta e di
tutte le cancellerie d'Occidente che per 42 anni hanno tollerato l'infame persecuzione
e repressione del popolo libico in nome di meschini interessi affaristici, e che da
giorni assistono inerti al massacro di tanti uomini, donne, anziani e bambini innocenti
da parte di mercenari e squadroni della morte provenienti dall'Africa subsahariana e
anche dall'Europa;
respinge come propaganda ridicola e ipocrita lo spauracchio del
fondamentalismo islamico e della creazione di un sedicente emirato di Al Qaeda
agitato dal regime di Gheddafi davanti agli occhi di un Occidente pavido e interessato
solo agli affari con i peggiori tiranni del pianeta;
esorta l'America a liberarsi dalla cappa di vilt impostale dall'imbelle Obama e a
porsi alla testa di un grande esercito di liberazione del popolo libico dalla tirannia
dell'assassino Gheddafi;
e invoca il Dio Altissimo Uno e Trino, Signore del cielo e della terra, nelle cui
mani sono le vite e i destini degli uomini e dei popoli, e la Santa Vergine Maria,
Regina delle Vittorie, che nel giorno della sua apparizione a Lourdes ha donato al
popolo d'Egitto la liberazione dal tiranno Mubarak, di mostrarsi benigni anche con il
popolo di Libia e liberarlo con mano possente e braccio teso dal tiranno Gheddafi,
affinch dopo essere stato martoriato da 42 anni di feroce dittatura di terrore, miseria
e morte possa camminare sulla strada, che ha gi intrapreso di sua scelta, della libert
e della democrazia.
Andrea Zuckerman
Chief Director
International Society
"New Atlantis for a World Empire"
CEO Partito Mondialista
in unione con il Comitato Direttivo
e con tutti gli associati
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TRIPOLI LIBERATA DAL TIRANNO. PROSSIMA TAPPA: DAMASCO!

(28/8/2011) La citt di Tripoli, capitale della Libia, festeggia ormai da giorni la


liberazione dall'infame regime del colonnello Gheddafi: le ultime sacche di resistenza
dei mercenari vengono demolite in una strenua lotta casa per casa, i prigionieri
politici che gli sgherri del rais non hanno fatto in tempo a massacrare e bruciare
vengono liberati dalle carceri, il dittatore e i suoi figli sono in fuga. Forse potranno
rifugiarsi ancora per qualche mese in un cunicolo sotterraneo come topi, come
mafiosi siciliani, come vermi che temono la luce del sole; o forse scapperanno in
Algeria, paese illiberale proprio come era la Libia, o in Venezuela dal suo compagno
di massacri Chavez, o alla corte di qualche tirannello africano o asiatico, ma non
importa: anche Annibale, dopo aver dato tanto filo da torcere a Roma ed aver vagato
di regno in regno, alla fine rest senza protettori e non pot far altro che suicidarsi.

Oggi l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il


Partito Mondialista, suo ramo esecutivo, festeggiano per la caduta di un'altra tessera
del domino mediorientale. Quando, alla fine del 2010, demmo inizio all'operazione
"Snow on the Sahara", alcuni dei nostri dubitavano che si potesse andare oltre
qualche manifestazione di massa repressa nel sangue e qualche timida riforma; il
progetto delineato dal nostro Direttore Generale Andrea Zuckerman - provocare il
crollo, uno dopo l'altro, di tutti i regimi tirannici dal Marocco all'Iran mediante lo
scatenamento di proteste e sollevazioni popolari appoggiate da interventi militari
esterni - sembrava troppo audace anche a quanti di noi avevano studiato a memoria i
piani analoghi messi in atto dai nostri predecessori prima nel Giappone di met '800 e
poi in Turchia con la vittoriosa rivoluzione di Mustafa Kemal Ataturk. Ebbene, oggi
possiamo dire che le previsioni del nostro Chief Director si stanno realizzando sotto i
nostri occhi, giorno dopo giorno: dopo l'esilio di Ben Al, dopo la deposizione di
Mubarak, adesso tocca a Muammar Gheddafi, dopo 42 anni, lasciare il suo trono
grondante di sangue; il sangue dei passeggeri degli aerei da lui fatti esplodere o
dirottati, il sangue dei soldati americani che morirono nella discoteca "La Belle" di
Berlino Ovest per una bomba collocata dai suoi sicari, il sangue degli oppositori
assassinati nelle strade di Roma con la tacita complicit degli imbelli Italiani (quegli
stessi Italiani che avevano favorito la sua ascesa al potere), il sangue degli abitanti del
Ciad cui fece guerra per esportare la sua abietta "rivoluzione verde". Tutto questo
sangue ora grida dalla terra vendetta al Giudice delle anime e dei corpi, e certamente
quel grido non rester inascoltato.

Oggi noi mondialisti festeggiamo la caduta di un altro regime nemico di Libert


e Democrazia, e ridiamo: ridiamo del patetico primo ministro italiano Berlusconi che
a Parigi aveva annunciato l'inizio dei bombardamenti francesi sulle truppe
gheddafiane in marcia verso Bengasi con la faccia afflitta di chi ha appena perduto un
amico fraterno; ridiamo dei Belpietro, dei Feltri, dei Sallusti, dei Ferrara, di tutti gli
alfieri dell'Occidente a corrente alternata, di tutti quelli che "la guerra a Saddam va
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bene, quella a Gheddafi no perch ci d il petrolio e ci toglie dai piedi i clandestini";


ridiamo dei Sergio Romano, di tutti quelli che paventano un emirato islamico sulla
"quarta sponda", di tutti i corsivisti di "Corriere", "Giornale" e affini che raccontano
compunti delle "fucilazioni in piazza" e di come "la gente inizia a rimpiangere
Gheddafi", di tutti i pappagalli del "si stava meglio quando si stava peggio" e del
"quando c'era lui, caro lei..."; ridiamo di tutti i no-global, complottisti e gli eurasisti
che strepitano contro l'assalto delle demoplutocrazie giudaico-massoniche atlantiste
al cuore dell'Eurasia. Noi ridiamo di tutti questi nostalgici del fascismo e del
nazismo che si inginocchiano davanti a ogni esibizione di forza bruta, ridiamo di
questi ruderi di un passato di genocidi i quali, come il guerriero di un famoso poema,
"del colpo non accorti/ancor combattono e son morti". Ridiamo perch, come ha
insegnato il grande epistemologo Thomas Kuhn, le rivoluzioni, tanto nelle scienze
quanto nella politica e nella societ, si compiono quando i difensori del vecchio modo
di pensare si estinguono per motivi anagrafici e vengono sostituiti da giovani che
impongono un pensiero nuovo, una politica nuova, una societ nuova. Oggi tutto
questo sta avvenendo nel mondo islamico, e noi non possiamo che esserne felici. Il
vecchio mondo arabo delle dittature nazislamiche e delle monarchie oscurantiste sta
crollando pezzo dopo pezzo; quello che verr, tra le inevitabili cadute e riprese, sar
un autentico progresso per centinaia di milioni di esseri umani ai quali finora era stato
raccontato che Israele e l'America erano la causa dei loro problemi, della loro
povert, della loro arretratezza spirituale, e che adesso hanno deciso di farla finita con
le menzogne e di prendere in mano il loro destino.

L'operazione "Snow on the Sahara" proseguir: in Siria sono ormai 3.000 i morti
a causa della brutale repressione portata avanti dal vile Assad con l'aiuto dei suoi
padrini di Teheran. La Siria ormai pu contare solo sul folle Ahmadinejad; per il
resto ha tutto il mondo contro, l'Unione Europea, gli Stati Uniti d'America, l'Onu,
perfino la Turchia e gli altri paesi arabi si vergognano di essere accostati ad Assad. Il
crollo del regime siriano priverebbe l'Iran di uno sbocco strategico sul Mediterraneo,
libererebbe Israele dalla tenaglia di Hezbollah e Hamas, e porrebbe le basi per una
ripresa dell'Onda Verde al fine di abbattere finalmente il crudele regime degli
ayatollah. Avanti tutta, dunque: prossima tappa Damasco, per abbattere tutti i tiranni,
costruire l'Impero mondiale e assicurare pace, prosperit, libert e giustizia per tutti!
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NO ALLA MENZOGNA DELLO STATO PALESTINESE!

(24/9/2011) L'affermazione fatta davanti all'Assemblea Generale dell'Onu da


Abu Mazen, capo dell'Olp ed erede del terrorista assassino Yasser Arafat, "Il
riconoscimento dello Stato palestinese da parte vostra sar un grande passo sulla via
della pace", richiama in modo inquietante gli slogans che il Grande Fratello, il
tiranno invisibile e onnipresente del romanzo di Orwell "1984", ammannisce ai
sudditi per instupidirli e impedire il rovesciamento del suo regime: "La guerra [contro
Israele] pace", "La menzogna [quella raccontata da settant'anni sull'esistenza di un
"popolo palestinese"] verit", "La schiavit [all'Olp e ad Hamas] libert". In attesa
della scontata decisione dell'Organizzazione Non Utile, anzi Dannosa quant'altre mai,
noi mondialisti vogliamo qui ricordare a chi ci legge che stare dalla parte dei
palestinesi che lanciano missili contro gli innocenti israeliani e sgozzano nel sonno
famiglie di ebrei innocenti non "stare dalla parte della pace". Stare dalla parte della
pace, nella guerra fra israeliani e palestinesi, significa ricordare che:

1) i palestinesi sono un'invenzione della propaganda antisemita islamica post-


1948: prima della nascita dello Stato di Israele quel territorio era sotto mandato
britannico, prima ancora era stato parte dell'impero ottomano, e la cosiddetta
Cisgiordania, o meglio la Giudea e la Samaria, erano parte del regno di Giordania.
Ergo, i palestinesi come nazione e come popolo non esistevano finch la propaganda
islamica antisemita non li ha inventati per fare leva sull'amore malato dell'Occidente
per il principio di nazionalit;

2) i palestinesi da 130 anni sgozzano gli ebrei senza fare distinzioni tra militari e
civili, n fra uomini, donne, vecchi e bambini. Durante la seconda guerra mondiale il
Gran Muft di Gerusalemme si alle con Hitler promettendo di consegnare ai nazisti
gli Ebrei che si fossero rifugiati in Terrasanta per sfuggire alle persecuzioni. Meno di
un mese fa terroristi assassini giunti dalla Striscia di Gaza hanno ucciso sette
israeliani a Eilat, e i cosiddetti "palestinesi" hanno esultato come iene e bruciato nelle
piazze la bandiera con la Stella di David gridando come al solito "Morte a Israele!".
Lo scorso 17 aprile morto un ragazzo israeliano di sedici anni straziato da un
missile palestinese lanciato da Gaza contro il suo scuolabus, e i due palestinesi
colpevoli dello sterminio della famiglia Fogel, una volta arrestati, hanno precisato di
aver sentito piangere il figlio pi piccolo di appena TRE MESI mentre uscivano dalla
casa, e di essere tornati sui propri passi APPOSITAMENTE PER SGOZZARE
ANCHE LUI NELLA CULLA.
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In conclusione: chi vuole stare DAVVERO dalla parte della pace, deve stare
dalla parte di Israele. Tutto il resto MENZOGNA. Per questo noi del Partito
Mondialista e dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire"
continueremo ad appoggiare sempre e con convinzione la lotta per l'esistenza dello
Stato di Israele, unico avamposto di libert e democrazia in un Medio Oriente
schiavizzato da tiranni e dittatori laici e teocratici, e di tutto il popolo ebraico sparso
nel mondo e minacciato di un secondo Olocausto dall'Asse del Male nero-rosso-
verde. Li appoggeremo anche contro lo stesso governo degli Stati Uniti d'America
oggi rincitrullito dalle melliflue cantilene del vile Obama, almeno finch il popolo
americano non lo caccer dalla Casa Bianca e non si dar nuovamente un
Comandante in Capo deciso a combattere per portare libert e democrazia a tutti gli
uomini e i popoli del pianeta. Li appoggeremo sempre perch gli Ebrei sono stati i
primi a rifiutare i miti falsi e mortiferi del sangue e del suolo, a farsi cittadini del
mondo, a rifiutare ogni aristocrazia che non fosse basata sul talento e sul merito. Li
appoggeremo sempre perch dal popolo di Israele viene Ges Cristo, colui che ha
distinto le "cose di Dio" dalle "cose di Cesare" liberando l'umanit dalle vecchie
concezioni sacrali dell'autorit politica e aprendo la via alla libert del pensiero e
della scienza che ha fatto dell'Occidente la pi grande civilt della Storia. Li
appoggeremo sempre perch Israele e il popolo ebraico sono il seme dell'Impero
mondiale per la cui creazione lavoriamo, quello Stato universale, federale e
liberaldemocratico che liberer il genere umano dalla tirannia delle molteplici
nazionalit, fonte perenne di discriminazioni, persecuzioni, guerre e genocidi, e
assicurer pace, prosperit, libert e giustizia per tutti.
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GHEDDAFI UCCISO, SIC SEMPER TYRANNIS!

(20/10/2011) Oggi, col favore dell'Altissimo, aerei da caccia dell'Alleanza


Atlantica hanno bombardato un convoglio in fuga dalla citt libica di Sirte uccidendo
due figli del dittatore Gheddafi, Mutassim e Saif al-Islam, e ferendo lo stesso tiranno,
che poi stato catturato dalle forze di liberazione della Nuova Libia e ucciso sul
posto.

Piange la scomparsa di Gheddafi il primo ministro italiano Berlusconi, il quale


ha commentato laconicamente "Sic transit gloria mundi" (cos passa la gloria del
mondo) pensando all'umiliazione cui ha sottoposto il proprio popolo omaggiando il
tiranno durante le sue frequenti visite a Roma.

Piangono la sua scomparsa Bertinotti, Rizzo, Ferrero e tutti i colonnellini senza


esercito della sinistra italiota, orfani dell'ennesimo tiranno santificato come difensore
del Terzo Mondo dal colonialismo del "perfido Occidente assetato di petrolio".

Piange la sua scomparsa il fascista-leghista Borghezio, che lo chiama "il


templare di Allah" perch ha perduto completamente il senso della Storia e del
ridicolo.

Piangono la sua scomparsa i terroristi assassini dell'Olp, dell'Eta e dell'Ira, orfani


del loro maggior fornitore di esplosivo per attentati sanguinari che hanno ucciso
migliaia di uomini, donne, vecchi e bambini innocenti.

Piangono la sua scomparsa Assad figlio, il folle Ahmadinejad con il suo mentore
Khamenei, il cekista Putin e i mandarini cinesi, i quali stanno comprendendo che il
movimento iniziato da noi mondialisti con il lancio dell'Operazione "Snow on the
Sahara" e lo scoppio della Primavera Araba non si fermer finch tutti loro non
saranno spariti dalla faccia della terra.

L'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il Partito


Mondialista, suo ramo esecutivo, plaudono al magnifico esito dell'opera di
liberazione del popolo libico portata avanti dalla NATO e confermano che
proseguiranno nella loro marcia per la creazione di un Impero mondiale, federale e
liberaldemocratico, che abbatta tutti i tiranni e i dittatori laici e teocratici, elimini ogni
sovranit dei decrepiti Stati-nazione, e con essa ogni differenza fra cittadini e stranieri
e ogni discriminazione di razza, sesso e religione, e assicuri finalmente pace,
prosperit, libert e giustizia per tutti.
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DICHIARAZIONE DI SOSTEGNO AL POPOLO SIRIANO


IN LOTTA PER LIBERT E DEMOCRAZIA

(1/6/2012) In questo giorno nel quale i cristiani fanno memoria della Passione e
Morte del Signore Ges Cristo, vero Dio e vero Uomo, noi mondialisti non possiamo,
non vogliamo, non dobbiamo ignorare il grido di dolore che sale a noi da tante parti
della martoriata terra di Siria.
Il sangue dei bambini di Hula, di Homs, di Hama, di Damasco e d'Aleppo
ancora oggi dalla terra sale al Dio che vede ogni cosa, al Giudice e Vendicatore degli
innocenti, a Colui che ha detto: Guai a chi chiama bene il male e male il bene, guai
a chi chiama luce le tenebre e tenebre la luce.
S, diciamo alto e forte noi mondialisti: guai, guai, guai al sanguinario e
menzognero Assad che massacra il suo popolo a colpi di cannone e a furia di
sgozzamenti, e poi infama le sue vittime chiamandole "terroristi"; guai al folle
Ahmadinejad che arma e finanzia il suo compare di nequizie Assad per imporre la
propria egemonia su tutto il Medio Oriente; guai al corrotto e menzognero Putin che
protegge quel regime corrotto e sanguinario nell'arengo dell'ONU, Organizzazione
Non Utile a difendere il diritto degli innocenti; guai agli ipocriti come Kofi Annan
che si presenta come mediatore di pace dopo aver intascato per anni regale da un
altro tiranno, Saddam Hussein, per chiudere entrambi gli occhi sulle vendite
sottobanco di petrolio in violazione di quel programma "Oil for Food" che come
segretario dell'Onu avrebbe dovuto far rispettare; e guai, guai, guai agli eurasisti che
si nascondono dietro la facciata luccicante di accademie e istittuti di ricerca e
pubblicano riviste patinate come "Eurasia" e "Geopolitica", guai ai
nazionalboslcevisti, guai ai socialisti nazionali di "Rinascita", guai a tutti gli
occidentali traditori come Giuda e venduti al Maligno i quali agitano lo spauracchio
del fondamentalismo islamico e di Al Qaeda per paralizzare i governi dell'Occidente
e impedir loro di fermare questa atroce mattanza.
Noi mondialisti non siamo come costoro, assassini, vili, bugiardi, ipocriti. Noi
mondialisti il 26 febbraio 2011, quando il popolo di Libia si era appena sollevato
contro il tiranno Muhammar Gheddafi che lo opprimeva da 42 anni, pubblicammo su
questo sito Internet una dichiarazione di sostegno alla lotta dei Libici per conquistare
libert e democrazia, e neppure otto mesi dopo, il 20 ottobre, annunciammo con
grande gioia che il tiranno Gheddafi era stato eliminato. Noi mondialisti non siamo
insieme "s" e "no", in noi, come nel Signore Ges Cristo, c' solo il "s", un "s"
convinto al desiderio, inscritto da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo e donna
nascente al mondo, di vivere in pace, libert e democrazia, nel rispetto dei diritti
immortali e inalienabili di ogni individuo umano alla vita, alla libert e alla ricerca
della felicit.
Pertanto il Partito Mondialista, come ha sostenuto l'eroica lotta del popolo libico
contro il tiranno assassino Muhammar Gheddafi, cos oggi sostiene l'altrettanto eroica
lotta del popolo siriano contro il tiranno assassino Bashar el-Assad;
deplora, condanna e rigetta l'ipocrisia di tutte le cancellerie d'Occidente che per
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troppi anni hanno tollerato e continuano a tollerare l'infame persecuzione e


repressione del popolo siriano in nome di meschini interessi affaristici e per non
urtare la suscettibilit dell'orso russo, e che da pi d'un anno assistono inerti al
massacro di tanti uomini, donne, anziani e bambini innocenti da parte di squadroni
della morte senza onore n dignit;
respinge come propaganda ridicola e ipocrita lo spauracchio del
fondamentalismo islamico e di Al Qaeda agitato dal regime di Assad e dai suoi
reggicoda eurasisti davanti agli occhi di un Occidente pavido e interessato solo agli
affari con i peggiori tiranni del pianeta;
esorta l'America a liberarsi dalla cappa di vilt impostale dall'imbelle Obama e a
porsi alla testa di un grande esercito di liberazione del popolo siriano dalla tirannia
dell'assassino Assad;
e invoca il Dio Altissimo Uno e Trino, Signore del cielo e della terra, nelle cui
mani sono le vite e i destini degli uomini e dei popoli, e la Santa Vergine Maria,
Regina delle Vittorie, che nel giorno della sua apparizione a Lourdes ha donato al
popolo d'Egitto la liberazione dal tiranno Mubarak e ha interceduto efficacemente per
la liberazione del popolo di Libia, di mostrarsi benigni anche con il popolo di Siria e
liberarlo con mano possente e braccio teso dal tiranno Assad, affinch dopo essere
stato martoriato per troppi anni da una feroce dittatura di terrore, miseria e morte
possa camminare sulla strada, che ha gi intrapreso di sua scelta, della libert e della
democrazia, insieme al popolo di Israele, al popolo degli Stati Uniti d'America e a
tutti i popoli liberi e giusti dell'Occidente, fino alla meta dell'unificazione di tutto il
genere umano in un solo Impero mondiale federale e liberaldemocratico che sia Unit
nella Pluralit cos come il Signore Dio Unit nella Trinit.
Cos come Dio, la cui Santissima Trinit ci apprestiamo a celebrare fra due
giorni, Uno per la natura divina delle sue tre Persone, cos un giorno il genere
umano sar riunito in uno Stato mondiale che sar unico per la natura umana di tutti i
suoi membri. Allora cesseranno guerre, tirannie, dittature laiche e teocratiche,
persecuzioni e genocidi; allora le ingenti risorse che oggi vengono sperperate in armi
e guerre verranno utilizzate per sollevare i popoli del Terzo Mondo dalla loro miseria
materiale e spirituale; allora l'essere nati al di qua o al di l di un confine non
costituir pi motivo di discriminazione fra gli uomini, perch la terra intera sar un
solo Stato senza confini; allora tutti gli individui umani, qualunque sia la loro
religione, la loro etnia o il loro sesso, potranno sviluppare i propri talenti in pace e
libert, nel rispetto dei diritti di ciascuno e di tutti alla vita, alla libert e alla ricerca
della felicit. Di questo luminoso traguardo sar anticipazione e segno la liberazione
della Siria, per la quale noi mondialisti profonderemo i nostri beni e le nostre vite,
nella certezza che il Signore Dio, Giusto Giudice, far presto vendetta contro il
sanguinario Assad come ha fatto vendetta contro il sanguinario Gheddafi, e che
questo regime di menzogna, terrore e morte finir presto come finito l'altro. Lo
abbiamo detto e lo faremo.
Andrea Zuckerman
Chief Director
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International Society
"New Atlantis for a World Empire"
CEO Partito Mondialista
in unione con il Comitato Direttivo
e con tutti gli associati
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"PILLAR OF DEFENSE", ISRAELE DIFENDE LIBERT E DEMOCRAZIA

(17/11/2012) Da quattro giorni le Forze Armate dello Stato di Israele sono


impegnate nell'operazione "Pilastro di Difesa": dopo che i lanci quotidiani di missili
dalla Striscia di Gaza contro citt e villaggi israeliani avevano raggiunto livelli
davvero insopportabili, Israele ha prima eliminato il capo militare dei terroristi di
Hamas al Jaaabari - responsabile del rapimento del soldato GIlad Shalit e della morte
di moltissimi innocenti Ebrei -, poi ha lanciato una vasta campagna di
bombardamenti mirati contro i tunnel che Hamas usa per far entrare missili, armi ed
esplosivi nella loro base di Gaza, contro i depositi in cui questi missili, armi ed
esplosivi vengono nascosti, e contro gli edifici in cui i terroristi di Hamas si
nascondono come ratti, mentre 75.000 soldati si stanno radunando al confine fra
Israele e Gaza preparandosi ad un attacco di terra. Nel frattempo il territorio di Israele
stato bersagliato ancor pi fortemente dai missili di Hamas: alcuni sono arrivati fino
a Tel Aviv, cadendo grazie a Dio in mare senza fare vittime, altri fino a
Gerusalemme, uno ha centrato un edificio uccidendo tre innocenti; ci dimostra senza
ombra di dubbio che non si tratta di razzetti artigianali ed innocui, bens di ordigni
mortali, che l'Iran degli ayatollah pedofili e del folle Ahmadinejad fornisce ai suoi
figliocci di Hamas, e che vengono introdotti nella base di Gaza attraverso i tunnel
scavati con la complicit dell'Egitto (troverete molti articoli e video sull'argomento
sulla nostra pagina Facebook "Partito Mondialista" all'indirizzo
https://www.facebook.com/pages/Partito-Mondialista/282813698438366 e sul nostro
canale YouTube "mondialistparty" nella playlist "IDF News all'indirizzo
https://www.youtube.com/playlist?list=PLtGCniAwV7C9wMuTO_lt06cvH6RHgF7j
1).
Naturalmente quanto avvenuto ha scatenato la solita ondata di ipocrita
indignazione sui media italiani: "Pioggia di missili su Israele in risposta all'uccisione
di un capo di Hamas", hanno titolato, come se la responsabilit di aver iniziato le
ostilit fosse di Israele, e non dei terroristi di Hamas che da vent'anni lanciano ogni
giorno decine di missili su pacifici villaggi e citt israeliani! La verit che l'Europa
malata di antisemitismo da cinquecento anni, da quando Martin Lutero scriveva
libelli contro gli Ebrei accusandoli di deicidio e di usura, a quando l'ebreo traditore
Karl Marx accusava i suoi ex-fratelli ebrei di adorare il denaro, a quando fascisti,
nazisti e comunisti bollavano gli Ebrei come "cosmopoliti" e tuonavano contro le
"demoplutocrazie giudaico-massoniche" anglosassoni colpevoli di fondarsi sui diritti
dell'uomo, di ogni uomo, anzich sui nefasti idoli del sangue e del suolo; la verit
che l'intera Europa antisemita e filoislamica, e vorrebbe volentieri vedere distrutto
lo Stato di Israele, unico baluardo di Libert e Democrazia in un Medio Oriente
schiavo contento di tiranni e dittatori, e vorrebbe volentieri vedere sterminati tutti gli
Ebrei del mondo pur di essere amica della belva islamica assetata di sangue, sperando
che si sazi di carne ebraica e non le venga voglia di sbranare anche gli imbelli
Europei, troppo vili per difendere con le armi la loro libert, la loro democrazia e i
loro diritti. Illusi!
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Naturalmente anche i vari regimi islamici hanno fatto sentire la loro


indignazione: "Israele ha commesso un crimine contro l'umanit", ha tuonato il nuovo
presidente egiziano Mohamed Morsi a nome dei Fratelli Musulmani, come se
lanciare da vent'anni migliaia di missili su pacifici villaggi e citt di Israele, solo
perch abitati da Ebrei, non fosse, questo s, un atroce crimine contro l'umanit, un
crimine che grida vendetta al Dio Altissimo, il Dio di Abramo, di Isacco e di
Giacobbe! E naturalmente le cancellerie della vecchia, decrepita Europa malata di
filoislamismo antiebraico si sono affrettate a intervenire, condannando come
"sproporzionata" la reazione israeliana e prestando i loro buoni uffici al fine di
ottenere l'ennesima tregua. Folli! Non sanno, o fingono di non sapere, che per i
musulmani le tregue sono solo un gradito intervallo tra un episodio e l'altro della loro
interminabile guerra "santa" (jihad) contro Ebrei, cristiani e non-musulmani in
genere, gradito perch consente loro di riprendere le forze dopo un attacco e di
pianificarne altri ancora pi devastanti.
Naturalmente anche stavolta le organizzazioni dei pacifinti si sono scagliate
contro gli israeliani "assassini", colpevoli di bombardare edifici civili, come se non
fosse ormai noto anche ai bambini che i terroristi di Hamas nascondono
vigliaccamente le loro armi, i loro esplosivi e i loro missili all'interno di abitazioni
civili, per usare i civili come scudi umani. Ultimamente c' stata anche una patetica e
pelosa intemerata del TGcom contro il lancio da parte dell'esercito israeliano di
volantini su Gaza con avvertimenti alla popolazione civile di allontanarsi dagli edifici
in cui Hamas nasconde armi, esplosivi e missili, per la loro sicurezza. Secondo i
giornalisti ipocriti del TGcom, in questo modo Israele violerebbe le convenzioni
internazionali costringendo la popolazione di Gaza ad abbandonare le proprie case se
non vuole essere considerata un nemico da bombardare; ma in verit gli abitanti di
Gaza, se non vogliono essere bombardati da Israele e non vogliono abbandonare le
loro case, hanno un'altra possibilit: ribellarsi contro i terroristi di Hamas che usano
le loro case per nascondere armi, esplosivi e missili, ucciderli o consegnarli alle
autorit di Israele, e impegnarsi sinceramente a non fare mai pi guerra a Israele, a
non attentare mai pi alla vita e alla libert di innocenti cittadini israeliani con lanci
di missili, attentati e rapimenti. Se invece gli abitanti di Gaza tollerano che i terroristi
di Hamas usino le loro case per nascondere armi, esplosivi e missili, se addirittura
partecipano convintamente a ogni funerale di un capo di Hamas ucciso dalle Forze
Armate di Israele, osannando il morto come "martire" e gridando "morte a Israele",
come possono poi lamentarsi di essere considerati giustamente dei combattenti
nemici e di subire per questo la giusta punizione?
Troppe volte Israele ha portato pazienza, troppe volte ha trattenuto la sua giusta
ira. Oggi la misura colma; oggi tempo che Israele scateni la sua teologica potenza
contro quanti vogliono distruggerlo. "Teologica", s: perch quando nella Storia
avviene - raramente, purtroppo - che un individuo o un popolo esercitino la Forza con
Giustizia, come Israele ha fatto nel 2008 con l'operazione "Piombo Fuso" e come sta
facendo oggi con l'operazione "Pilastro di Difesa", allora tutti gli altri uomini e popoli
devono guardare ad esso con timore e tremore, ed esclamare, come gli Egizi ai tempi
di Mos, Veramente il Signore combatte accanto a Israele!. S, davvero il Signore,
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il Dio Altissimo Creatore del cielo e della terra, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il
Dio di Giacobbe cammina alla testa del suo popolo e combatte per lui i suoi nemici. E
noi mondialisti - dopo che il popolo degli Stati Uniti d'America, rieleggendo per altri
quattro anni il vile e filoislamico Barack Hussein Obama, ha dimostrato di voler
consegnarsi al Male e di voler ripudiare la missione ad esso affidata, quella per cui lo
avevamo creato, di essere la citt sulla collina e l'araldo nel mondo di Libert,
Democrazia e Diritti Umani - sosteniamo e sosterremo con ogni sforzo la lotta del
popolo di Israele per difendere la propria vita, la libert dell'Occidente e la civilt nel
mondo intero, per abbattere tutti i tiranni e i dittatori laici e teocratici, e per costruire
l'Impero mondiale che assicurer pace, prosperit, libert e giustizia per tutti. Perch,
come dice il nostro Signore Ges Cristo, il Figlio di Dio, la salvezza viene dai
Giudei, ora e sempre. Amen. VINCI, ISRAELE!
89

LOST IN ACTION

(2/2/2013) Il 21 gennaio 2013, alle 9.30 ora locale, un commando del Partito
Mondialista si introdotto segretamente nella centrale nucleare iraniana di Fordo, nei
pressi della citt di Qom. Il commando, composto da 4 persone, era guidato dal capo
dei nostri agenti esecutivi in Iran, nome in codice Ester Firuze; gli altri 3 componenti
del commando erano Ernst Gottlieb, Franois Lvy e Mordechai Reza. Scopo della
loro missione era sabotare il programma nucleare militare dell'Iran, distruggendo un
impianto ad alta tecnologia collocato nella centrale destinato alla produzione di
sincronizzatori (necessari affinch la detonazione degli esplosivi convenzionali
all'interno di una bomba termonucleare avvenga in modo controllato al fine di unire i
vari frammenti di uranio arricchito, formare la massa critica e avviare la reazione a
catena) e danneggiare il maggior numero possibile delle 2.784 centrifughe utilizzate
per l'arricchimento dell'uranio.
Dopo essersi introdotto nella centrale - situata in un profondo bunker sotterraneo
scavato nelle viscere di una montagna - e aver neutralizzato due guardie, il
commando ha raggiunto la sala ove era collocato l'impianto di produzione dei
sincronizzatori, e l'agente Ester in persona ha posizionato l'esplosivo e regolato il
timer per esplodere alle 11.30 ora locale. Mentre gi si accingevano ad uscire dalla
centrale, i nostri quattro agenti sono stati scoperti da un gruppo di venti pasdaran; dal
nostro quartier generale abbiamo assistito impotenti, attraverso le microtelecamere e i
microfoni indossati dai nostri, all'uccisione immediata di Gottlieb e Lvy e al
ferimento ad un braccio di Reza, il quale veniva catturato insieme a Ester. I due sono
stati portati nella stanza adibita alle torture, spogliati e seviziati con coltelli per
costringerli a rivelare lo scopo della loro missione; ma entrambi hanno resistito
eroicamente, confortandosi a vicenda per pi di un'ora, finch alle 11.30 in punto,
come previsto, le bombe da essi posizionate sono esplose distruggendo l'impianto di
produzione dei sincronizzatori e gran parte della centrale. Nell'esplosione gli agenti
Ester Firuze e Mordechai Reza hanno trovato la morte insieme, secondo le nostre
stime, a centinaia di pasdaran e di tecnici che lavoravano nell'impianto. Le autorit
iraniane hanno tentato invano di tenere nascosto l'accaduto, ma i danni erano cos
ingenti che hanno dovuto creare un cordone di sicurezza di 30 km intorno alla
centrale nucleare e chiudere al traffico la strada statale 7 che attraversa la regione. I
corpi di Ester Firuze, Ernst Gottlieb, Franois Lvy e Mordechai Reza sono stati
recuperati nel pomeriggio da un gruppo di insiders mescolatisi alle squadre di
soccorso inviate sul posto per la ricerca dei feriti sotto le macerie, portati con un
elicottero nel Beluchistan (regione i cui abitanti lottano da anni per l'indipendenza
dall'Iran), trasferiti con un volo segreto su una portaerei statunitense in navigazione
nel Golfo Persico, e da l al nostro quartier generale, dove hanno ricevuto l'estremo
omaggio.
L'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il Partito
Mondialista, suo ramo esecutivo, salutano con affetto, stima e gratitudine l'agente
esecutivo Ester Firuze, immolatasi eroicamente con i suoi compagni per rallentare la
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marcia di morte del regime iraniano verso il possesso dell'arma atomica e il


compimento del Secondo Olocausto, e promettono a tutti gli uomini giusti di questa
Terra che continueranno senza sosta a lottare, a prezzo della vita, per la realizzazione
del Grande Progetto: la creazione di un Impero mondiale federale e
liberaldemocratico che abbatta tutti i tiranni laici e teocratici, elimini le vetuste
sovranit particolari dei singoli Stati-nazione, istituisca una cittadinanza universale
per tutto il genere umano e assicuri ad ogni individuo il rispetto degli immortali e
inalienabili diritti alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit.
91

L'ISLAM DEVE SCEGLIERE: INTEGRARSI O SCOMPARIRE

(25/5/2013) Il Comitato Direttivo dell'Associazione Internazionale "New


Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista, suo ramo esecutivo, in unione
con il Direttore Generale Andrea Zuckerman e con tutti gli associati porge le proprie
sentite condoglianze al piccolo Jack e a tutta la famiglia di Lee Rigby, il soldato
venticinquenne di Manchester, membro del secondo battaglione del Royal Regiment
of fusiliers, barbaramente assassinato a Londra da due terroristi islamici, due infami
di origine nigeriana a cui la Gran Bretagna aveva dato cittadinanza, diritti e pace che
si erano convertiti all'Islam e per questo sono diventati dei barbari assassini.
Come il barbaro attentato di Boston, anche questo infame assassinio dimostra in
modo inequivocabile che l'Islam un pericolo per tutto il genere umano. Non
vogliamo certo affermare scioccamente che ogni uomo, donna, vecchio o bambino di
religione islamica sia per ci solo un maniaco omicida, no, questo sarebbe
espressione di razzismo falso e bugiardo; ma di certo tutti i mandanti e gli esecutori
degli infami e brutali attentati terroristici avvenuti negli ultimi vent'anni, dal primo
attentato alle Torri Gemelle del 1993 alle autobombe di Nairobi e Dar es Salaam, dal
Golgota dell'11 settembre 2001 alle stragi di Madrid e Londra, tutti costoro erano
uomini di religione islamica; e tutti gli attentatori suicidi che insanguinano le citt di
Israele, dell'Iraq e dell'Afghanistan, anche essi sono tutti di religione islamica; fra i
peggiori assassini di massa degli ultimi cinquanta anni non si trovano di certo
cristiani, n induisti, n membri di altre religioni, ma soltanto islamici.
Gli islamici non riconoscono l'uguaglianza in dignit e diritti tra uomo e donna,
praticano la poligamia, stuprano le donne e poi le lapidano accusandole falsamente di
adulterio, violentano perfino i bambini nelle madrase (le scuole coraniche)
trasformandoli in spietate macchine di morte. Gli islamici sono intolleranti verso
chiunque non professi la religione islamica, sono ossessionati dalla smania di
costringere tutti i non-islamici a convertirsi all'Islam o a morire, compiono i loro
assassini in modi brutali, decapitando le loro vittime o facendole a pezzi a colpi di
machete, come i due infami assassini londinesi di origine nigeriana e come i membri
della setta islamica Boko Haram in Nigeria. Gli islamici vogliono distruggere lo Stato
di Israele e sterminare tutti gli Ebrei del mondo soltanto perch gli Ebrei sono riusciti
a trasformare il deserto in fertili campi coltivati e a fare del loro piccolo Paese uno
Stato democratico, prospero e ricco, mentre gli islamici preferiscono vivere nella
miseria e nell'abbrutimento spirituale, e sottomettersi ai pi feroci tiranni e dittatori
laici o teocratici, pur di poter sfogare sulle donne e sui non-islamici il loro maniacale,
psicotico complesso di superiorit. Gli islamici sono pericolosi come gli Incas, i
Maya e gli Aztechi che facevano continue guerre ai propri vicini al solo scopo di
procurarsi prigionieri da sacrificare ai loro di, vittime innocenti che essi poi -
orribile a dirsi! - scuoiavano e mangiavano; anzi, gli islamici sono ancora pi
pericolosi, perch Incas, Maya ed Aztechi erano confinati nell'America
centromeridionale, erano relativamente scarsi di numero e dotati di armi primitive,
mentre gli islamici sono quasi un miliardo, sono diffusi su tutto il pianeta e sono
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disposti a usare anche armi chimiche, batteriologiche e nucleari pur di sterminare il


maggior numero possibile di "infedeli". Insomma, gli islamici sono il pericolo N. 1
per ogni amante della Libert, della Democrazia e dei Diritti dell'Uomo.
pertanto necessario che tutti gli uomini amanti della Libert, della Democrazia
e dei Diritti dell'Uomo, in Occidente e in tutto il mondo, si uniscano nella grande
battaglia contro l'Islam mortifero e assassino, e pongano agli islamici la seguente
alternativa: o abbandoanre il lor psicotico complesso di superiorit nei confronti delle
donne, dei Cristiani, degli Ebrei e di tutti i non-islamici, accettando di integrarsi
pacificamente con il resto del genere umano in un solo Impero mondiale pacifico,
prospero e democratico, oppure fare la stessa fine degli Incas, dei Maya e degli
Aztechi sacrificatori di uomini e antropofagi, che furono spazzati via dal soffio dello
Spirito e dalle armi dei Conquistadores. Questo non significherebbe, naturalmente, lo
sterminio di ogni uomo, donna, vecchio o bambino di religione islamica, cos come la
distruzione dei regni degli Incas, dei Maya e degli Aztechi non ha significato lo
sterminio di tutti gli indigeni del Centro e Sud America, ma soltanto l'eliminazione di
tutti i combattenti e cannibali fanatici e l'integrazione degli individui pacifici, delle
donne e dei bambini nella struttura sociale dei nuovi regni ispanomaericani;
significherebbe soltanto l'eliminazione di tutti i terroristi assassini, di quanti prendono
le armi contro l'Occidente e contro il mondo libero, e l'integrazione degli individui
pacifici, delle donne e dei bambini liberati dalla schiavit islamica, nella nuova
struttura sociale liberale, democratica ed ugualitaria del futuro Impero mondiale, che
sar tollerante con tutti i tolleranti e intollerante soltanto con gli intolleranti, e che
assicurer pace, prosperit, libert e giustizia ad ogni uomo, donna, vecchio e
bambino, indipendentemente dalla sua religione di appartenenza, a condizione che
questa religione accetti di convivere pacificamente e rispettosamente con tutte le altre
religioni e opinioni su Dio, sull'uomo e sul mondo.
Noi mondialisti abbiamo deciso da tre anni di offrire agli islamici la possibilit
di accettare libert, democrazia e diritti dell'uomo: la nostra operazione "Snow on the
Sahara", che ha sinora portato alla caduta dei regimi corrotti e assassini di Ben Al,
Mubarak e Gheddafi, e che presto porter al crollo anche di Assad e Ahmadinejad e
alla liberazione dei popoli di Siria e Persia, volta proprio a consentire agli islamici
che lo vogliano di disfarsi dei loro tiranni e dittatori e di camminare con Israele, con
l'Occidente e con il resto del genere umano sulla via della pace, della prosperit, della
libert e della democrazia. La responsabilit di rispondere positivamente o
negativamente a questo "sacro esperimento" sta nelle loro mani. Sta all'Islam, e
all'Islam soltanto, la responsabilit di compiere questa scelta e di assumerne le
conseguenze storiche: integrarsi, o scomparire.
93

MESSAGGIO DEL PARTITO MONDIALISTA AL POPOLO DI EGITTO


IN LOTTA PER LIBERT E DEMOCRAZIA

(29/6/2013) Il Comitato Direttivo del Partito Mondialista, ramo esecutivo della


Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire", in unione con tutti
gli associati, esprime la sua solidariet e il suo appoggio al nobile popolo di Egitto in
lotta per libert e democrazia contro il tirannico regime del fondamentalista islamico
Mohamed Morsi.
Il nobile popolo di Egitto, che ha combattuto e versato il proprio sangue per
liberarsi dal vecchio tiranno Mubarak, non pu sopportare di essere ancora schiavo
del nuovo tiranno Morsi. Perci noi mondialisti diciamo a voi Egiziani:
Combattete, combattete per abbattere il regime tirannico, menzognero, corrotto e
assassino del fondamentalista islamico Morsi!
Combattete, Egiziani, per costruire un Egitto libero e democratico!
Combattete, Egiziani, per costruire un Egitto libero per donne e uomini!
Combattete, Egiziani, per costruire un Egitto libero per poveri e ricchi!
Combattete, Egiziani, per costruire un Egitto libero per musulmani, cristiani,
ebrei, atei, per tutte le religioni e per tutte le opinioni!
Combattete, Egiziani, per costruire un Egitto libero, moderno, con separazione
fra religione e politica!
Alle forze armate egiziane noi mondialisti diciamo:
Non opponetevi al giusto desiderio del vostro popolo che chiede libert,
democrazia e la fine del tirannico regime di Morsi! Aiutate il vostro popolo a
conquistare libert, democrazia e modernit!
Noi mondialisti sappiamo che la giusta lotta del nobile popolo di Egitto contro il
tiranno Morsi sar vittoriosa, e che il nobile popolo di Egitto sapr liberarsi dal
proprio tiranno per camminare sulla via della pace, della libert, della democrazia e
dei diritti di tutti gli uomini e le donne, insieme con Israele, con gli Stati Uniti
d'America e con tutto l'Occidente, per costruire insieme l'Impero mondiale che
abbatter tutti i tiranni e i dittatori laici e teocratici e assicurer pace, prosperit,
libert e giustizia per tutti gli uomini e le donne del pianeta Terra.
94

LA "SHALE REVOLUTION" E L'IMPERO MONDIALE

(4/8/2013) Cinque giorni fa alcuni giornali italiani, come al solito affetti da


provincialismo (leggi: guardare sempre il proprio ombelico nazionale), hanno
riportato nelle pagine interne e senza enfasi una notizia che invece avrebbe dovuto
comparire in apertura con titoli a nove colonne: il principe saudita Al Waleed bin
Talal, nientemeno che nipote del re Abdallah, ha reso pubblica via Twitter una lettera
che aveva inviato lo scorso 13 maggio al ministro del Petrolio di Riad, Ali al Naimi,
accusandolo di sottovalutare la minaccia per il regno rappresentata dallo shale gas e
dallo shale oil del Nordamerica. Ora, gi un fatto rilevante che in una monarchia
assolutista come quella dei Saud simili contrasti emergano alla luce del sole invece di
essere risolti con discrezione nell'ombra, ma ancor pi rilevante il merito della
questione: che cosa saranno mai, si chieder il lettore di questa pagina, lo shale gas e
lo shale oil? e perch rappresenterebbero un tale pericolo per l'Arabia Saudita?
Andiamo con ordine. In inglese shale vuol dire "scisto": si tratta di un tipo di
roccia argillosa, impermeabile, disposta in vaste stratificazioni orizzontali situate in
genere a 3-4.000 metri di profondit e caratterizzata da microscopici pori che possono
contenere o metano (che viene detto shale gas, o gas di scisto) oppure petrolio (e
allora si parla di shale oil). Ora, si d il caso che gli Stati Uniti d'America possiedano
riserve vastissime sia di petrolio, sia ancor pi di gas contenuti in queste rocce di
scisto: per quanto riguarda lo shale oil si parla di circa 1.500 miliardi di barili, mentre
per lo shale gas si stima che gli USA dispongano delle maggiori riserve al mondo,
pari a circa 132.000 miliardi di metri cubi; ai ritmi di consumo attuali (circa 7
miliardi di barili di petrolio e 700 miliardi di metri cubi di gas all'anno) tali
riserve basterebbero a coprire le necessit statunitensi per pi di 200 anni.
Questi giacimenti erano noti gi dagli anni '40 del XX secolo, ma fino a pochi
anni fa non era disponibile la tecnologia necessaria a sfruttarli: per estrarre petrolio e
gas dalle rocce di scisto infatti necessario prima trivellare verticalmente fino ai 3-4
km di profondit sopra detti, poi proseguire la trivellazione in orizzontale, seguendo
l'andamento degli strati argillosi (horizontal drilling) e infine pompare una miscela di
acqua e aria ad alta pressione, per fratturare le rocce e consentire agli idrocarburi
liquidi o gassosi di fuoriuscire dai pori ed essere pompati in superficie (il cosiddetto
hydrofracking).
Da una decina d'anni tale tecnologia finalmente disponibile, e dal 2008 Barack
Hussein Obama - vile e inetto nell'affrontare manu militari le minacce agli Stati Uniti
d'America e all'Occidente - ha compiuto l'unica azione per la quale meriter forse di
passare alla Storia: ha emanato una normativa che prevede forti sgravi fiscali e
autorizzazioni agevolate per le grandi companies americane che si dedicavano alla
ricerca in questo settore, allo scopo di assicurare all'America, nel lungo periodo,
l'autosufficienza energetica.
Ebbene, le ricerche sono state cos fruttuose, che gli Stati Uniti d'America, i
quali nel 2008 producevano soltanto 4,9 milioni di barili di petrolio al giorno, grazie
allo shale oil nel 2011 ne hanno prodotti 5,7 milioni, esportandone all'estero ben 1,2
95

milioni di barili al giorno - ridiventando quindi un esportatore netto di petrolio,


primato che avevano perduto dal 1949 -; nel 2012 la domanda americana di petrolio
da Algeria, Angola e Nigeria diminuita del 41%, e si prevede che nel 2020 gli USA
supereranno l'Arabia Saudita diventando il primo produttore al mondo. Per quanto
riguarda lo shale gas, poi, la sua produzione nel 2000 copriva appena l'1% del
fabbisogno statunitense, ma nel 2006 copriva gi il 5,9%, e nel 2010 il 20%; oggi i
consumatori americani (non solo cittadini comuni, ma soprattutto imprese) pagano il
gas un terzo, e l'elettricit meno della met degli Europei; gli USA sono divenuti i
primi produttori al mondo di metano, superando anche la Russia, che nel 2012 ha
dovuto interrompere le trivellazioni nel giacimento artico di Shtokman (il pi vasto
d'Europa, con una capacit di 3.900 miliardi di metri cubi), perch l'abbassamento del
prezzo di mercato causato dallo shale americano ne aveva reso lo sfruttamento
economicamente insostenibile; dal 2009 le importazioni di GNL (gas naturale
liquido) da parte di Washington sono calate di due terzi, e si prevede che nel 2028
l'America sar indipendente dal resto del mondo anche per quanto riguarda il
fabbisogno di gas naturale.
Ora potete dunque comprendere il terrore che si sta diffondendo nella monarchia
saudita, che nel 2012 aveva ottenuto ben il 92% delle sue entrate dalla vendita di
petrolio: come ha ammonito il principe Al Waleed, nel 2014 la richiesta mondiale
scender di 250.000 barili al giorno, e questo sar solo l'inizio, perch anche altri
Paesi, come la Gran Bretagna, la Polonia e l'Ucraina, hanno intenzione di sfruttare i
loro giacimenti di scisto (i quali, a differenza di quelli "convenzionali", sembrano
essere distribuiti sulla superficie terrestre in modo pi uniforme). Ma le conseguenze
pi importanti della "Shale Revolution" saranno di ordine geopolitico: l'indipendenza
energetica significher per gli Stati Uniti d'America l'annullamento del patto siglato
nel 1945 da Franklin Delano Roosevelt con Abdulaziz Ibn Saud, che in cambio di un
accesso sicuro alle forniture di petrolio ha obbligato Washington non soltanto a
garantire assistenza militare all'Arabia Saudita, ma soprattutto a finanziare per
settant'anni con oceani di dollari la fanatica ideologia wahabita, cio la versione pi
antimoderna e intollerante dell'Islam, quella che ha dato origine a Osama bin Laden e
ad Al Qaeda, al terribile Golgota dell'11 settembre 2001 e a tutti le stragi compiute
dal terrorismo islamico in ogni parte del mondo.
Chiudere il rubinetto del denaro alla petromonarchia fondamentalista dei Saud
significher per gli Stati Uniti d'America affrancarsi dal dilemma che da settant'anni
attanaglia la loro politica estera, sempre divisa tra ideali e interessi, fra rispetto dei
diritti umani e complicit con i peggiori tiranni e dittatori, fra esportazione della
democrazia e mantenimento della stabilit dei regimi e degli approvvigionamenti
energetici. D'ora in poi Washington sar libera di perseguire la sua missione storica:
unire sotto la sua guida tutte le democrazie del pianeta per muovere guerra senza
quartiere ai terroristi islamici e agli Stati-canaglia che li finanziano e li armano, per
liberare tutti i popoli della Terra da tutti i regimi tirannici e dittatoriali, laici e
teocratici, e integrarli in un Impero mondiale, federale e liberaldemocratico, che
assicuri a ogni individuo umano il rispetto degli immortali e inalienabili diritti alla
vita, alla libert e alla ricerca della felicit. Come sempre Ragione e Scienza, doni
96

sublimi dell'Altissimo, cooperano alla diffusione di Libert e Democrazia, come


avvenuto dall'inizio dell'espansione planetaria dell'Occidente ebraico-cristiano,
affinch si realizzi la parola del Signore Ges Cristo: Ut unum sint, che tutti siano
uno: un solo popolo, sotto una sola legge.
97

A GAZA ISRAELE COMBATTE PER DIFENDERE LA CIVILT

(19/7/2014) Da circa quaranta ore l'esercito di Israele sta operando nella Striscia
di Gaza per distruggere le installazioni missilistiche dell'organizzazione terrorista
islamica Hamas. Dopo aver sopportato stoicamente per settimane il bombardamento
sempre pi esteso delle proprie citt e villaggi - bombardamento reso, grazie a Dio, in
gran parte inefficace dal sistema di difesa antimissile Iron Dome (Cupola di ferro)
che intercetta e distrugge in volo gli ordigni di morte - il primo ministro Benyamin
Netanyahu, in accordo con il Gabinetto di Sicurezza del governo di Gerusalemme, ha
dato il via libera alle forze armate: alle 21.17 del 17 luglio, mentre l'elettricit veniva
tagliata e su Gaza cadeva il buio, 40.000 soldati e centinaia di carri armati con la
stella di David hanno fatto ingresso in quel territorio che, da quando nel 2005 Israele
si ritir pensando ingenuamente di favorire un embrione di democrazia palestinese,
divenuta un santuario del peggiore estremismo fondamentalista, il regno di Hamas,
l'organizzazione terrorista che in nome del falso dio Allah e del falso profeta e vero
assassino Maometto vuole sterminare tutti gli ebrei del mondo.
Come era avvenuto nei giorni precedenti per le operazioni aeree, anche
l'invasione di terra della Striscia di Gaza ha suscitato la reazione scandalizzata delle
cancellerie occidentali, ormai totalmente asservite ai diktat di Eurabia, e
l'indignazione a comando dei soliti pacifinti, i quali si indignano per i morti
palestinesi ma non per quelli israeliani, e protestano contro i missili israeliani lanciati
contro le basi di Hamas ma non contro i missili palestinesi lanciati contro le citt
israeliane e perfino contro la centrale nucleare di Dimona. Barack Hussein Obama, il
filoislamico amico e complice di tutti i tiranni, ha dato un colpo al cerchio e uno alla
botte ribadendo il diritto di Israele a provvedere alla propria difesa e
contemporaneamente ingiungendo a Netanyahu di "evitare un'escalation"; ma ormai
Netanyahu e tutto il popolo di Israele hanno ben compreso che gli USO, Stati Uniti di
Obama, sono un gigante dai piedi d'argilla, una pallida ombra della superpotenza che
vinse la Guerra Fredda, che liber il Kuwait dall'occupazione irachena e abbatt il
regime corrotto e sanguinario di Saddam Hussein. Oggi gli Stati Uniti d'America,
trasformati per opera di Obama da paladini della libert e della democrazia in alleati
dell'Iran degli ayatollah pedofili e in sostenitori dei Fratelli Musulmani egiziani
contro il nuovo corso democratico del presidente al-Sisi, non sono in grado di
minacciare Israele e di costringere il suo popolo e il suo governo a subire una tregua
che, come avvenuto nel 2006, nel 2009 e nel 2012, servirebbe solo ai suoi nemici per
ricostituire i propri arsenali e ricominciare tra qualche mese a lanciare nuovi attacchi
ancora pi sanguinosi.
Oggi Israele ha davanti a s un'occasione unica: non pu limitarsi, come pure ha
proclamato ufficialmente, a distruggere qualche tunnel usato dai terroristi di Hamas
per infiltrarsi nel proprio territorio e rapire civili innocenti, o a smantellare qualche
rampa di lancio dei missili che piovono ogni giorno a decine su Tel Aviv, Haifa e
sulle altre sue citt (missili che Hamas ottiene dall'Iran, missili sempre pi potenti,
che ormai hanno una gittata superiore ai 150 Km e quindi sono in grado di colpire
98

ogni angolo dello Stato ebraico); non pu, dopo la formazione di un governo unitario
tra i finti moderati di Abu Mazen e i veri fanatici di Hamas, permettere ai suoi nemici
di prendere il controllo anche della Cisgiordania, da dove potrebbero martellare con
lanci di missili tutte le citt sulla costa; non pu, dopo la proclamazione del Califfato
su gran parte della Siria e dell'Iraq, consentire che la Cisgiordania venga infiltrata dai
fondamentalisti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isil) e diventi terreno di
una gara tra sunniti e sciiti a chi vuol dimostrarsi pi fedele ad Allah uccidendo il
maggior numero di ebrei.
Oggi Israele deve farla finita con tutti i suoi nemici storici e prevenire l'ascesa di
quelli futuri: deve occupare militarmente tutta la Striscia di Gaza, distruggere tutte le
basi di Hamas, della Jihad Islamica e di tutti gli altri gruppi terroristici annidate al suo
interno, eliminare i loro capi e tutta la loro struttura di comando. Ma non basta: deve
anche annettere giuridicamente al proprio territorio l'intera Cisgiordania - sia la parte
di essa pi densamente abitata da ebrei, sia quella con popolazione arabo-musulmana
- ed espellere verso la Giordania (la quale d'altronde ha gi una notevole quota di
popolazione che si proclama di "etnia" palestinese, sebbene i palestinesi non siano
mai esistiti come gruppo etnico, ma siano un'invenzione della propaganda di Arafat)
tutti quei sedicenti "palestinesi", in realt arabi, che rifiutassero di giurare fedelt allo
Stato di Israele, in modo da trasformare la Valle del Giordano in un nuovo Vallo di
Adriano contro i nuovi barbari, in un fossato di difesa dell'unica democrazia del
Medio Oriente contro gli assalti dei fondamentalisti dell'Isil che adesso minacciano di
prendere il potere anche in Giordania e che da l potrebbero facilmente passare in
Cisgiordania e minacciare Gerusalemme e tutta Israele, se non trovassero appunto
nella Valle del Giordano il muro invalicabile di Tsahal.
interesse dell'Occidente e di tutto il genere umano, anche se esso non se ne
rende conto, che Israele vinca oggi a Gaza, che distrugga Hamas e tutti i suoi nemici,
che occupi Gaza e annetta la Cisgiordania: se gli sciiti di Hamas e i sunniti dell'Isil,
divisi religiosamente ma uniti dall'odio verso ebrei e cristiani, riuscissero - Dio non
voglia! - a distruggere Israele, il Califfato travolgerebbe anche l'Egitto, si salderebbe
con i movimenti fondamentalisti nel Nord Africa e con il regime islamista di Recep
Tayyp Erdogan in Turchia, e prenderebbe in una tenaglia l'Europa, minacciando di
tagliarle i rifornimenti di gas e petrolio, costringendola ad accettare la penetrazione
della sharia, la legge coranica, in tutti i settori della vita sociale, a subire la
discriminazione delle donne e il lavaggio del cervello dei bambini per addestrarli a
diventare terroristi suicidi, finch nel giro di pochi decenni l'intero continente
cadrebbe sotto il dominio dell'Islam, abdicando a duemila anni di civilt ebraico-
cristiana e a tutti i progressi compiuti negli ultimi tre secoli nel campo dei diritti civili
e politici; a quel punto, anche un'America prostrata da otto anni di regime obamista
finirebbe per arrendersi ai fondamentalisti islamici in casa propria, e tutto il genere
umano diventerebbe schiavo di un condominio del terrore islamo-russo-cinese che
riporterebbe le lancette della Storia al Medioevo, cancellando il primato
dell'individuo in nome della prevalenza obbrobriosa della comunit di origine,
religiosa o etnica che sia. Contro questo scenario da incubo si erge oggi la sola
teologica potenza di Israele, il Messia delle nazioni, il popolo che concilia in s il
99

massimo della determinatezza e della particolarit con il massimo dell'apertura e


dell'universalit: come Ges Cristo, il Messia atteso dal popolo di Israele, era
pienamente maschio, pienamente ebreo, e tuttavia, proprio a partire da questa sua
determinatezza e particolarit, annunci al mondo il messaggio della misericordia di
Dio per tutti gli esseri umani, per l'uomo come per la donna, per il Giudeo come per il
Greco; cos il popolo di Israele, determinato dal sangue e dalla Legge di Mos, oggi
il solo a portare senza compromessi la bandiera dell'universalismo, a lottare affinch i
sacri princpi della Libert, della Democrazia e dei Diritti dell'Uomo siano estesi a
beneficio di tutti gli individui umani, in ogni angolo del pianeta.
Per questo motivo noi mondialisti appoggiamo e appoggeremo sempre, senza
riserve, la sacrosanta lotta di Israele per la propria sopravvivenza, sicuri come siamo
che essa si inserisce nel quadro della grande guerra che si combatte da secoli tra
Mondialismo e Antimondialismo; guerra che finir inevitabilmente con la creazione
dell'Impero mondiale federale e liberaldemocratico, il quale abbatter tutti i tiranni
laici e teocratici e assicurer pace, prosperit, libert e giustizia per tutti. In quel
giorno anche lo Stato di Israele, come tutti gli altri Stati, potr abbandonare senza
rimpianti la propria sovranit e la propria separatezza e determinatezza storico-etnica
e religiosa, per divenire una semplice circoscrizione amministrativa di un solo Stato
mondiale, con un solo popolo e una sola legge, con uguali diritti e doveri per tutti.
100

L'ISLAM, IL CRISTIANESIMO E L'INVIDIA DEL KALASHNIKOV

(16/01/2015) I due attacchi terroristici islamici avvenuti la scorsa settimana a


Parigi hanno suscitato reazioni ambigue e inquietanti non soltanto presso i soloni
della grande stampa europea e internazionale, sempre pronti a giustificare tiranni,
dittatori e assassini, ma anche e soprattutto da parte di vescovi, cardinali e addirittura
dello stesso Papa Bergoglio.
Inspiegabilmente e scandalosamente i massimi rappresentanti della Chiesa
cattolica, invece di ricordare l'esortazione di Ges Cristo a "porgere l'altra guancia a
chi ti offende", si sono schierati dalla parte delle masse islamiche fanatizzate,
accusando i poveri disegnatori e redattori del settimanale satirico "Charlie Hebdo", il
cui sangue macchiava ancora il pavimento del giornale, di "essersela cercata", di aver
"mancato di responsabilit", di aver "offeso la fede religiosa di un miliardo e mezzo
di musulmani, quanto essi hanno di pi caro, di pi intimo e profondo"; qualche
opinionista cattolico ha addirittura rinfacciato maramaldescamente alle vittime di
aver pubblicato vignette "blasfeme" anche nei confronti di Ges Cristo, della
Madonna, della Trinit e del Romano Pontefice, quasi rammaricandosi che i cattolici
siano stati pi tolleranti degli islamici; e lo stesso Bergoglio, sull'aereo che lo portava
dallo Sri Lanka alle Filippine, dopo aver espresso la solita, retorica condanna nei
confronti di chi "uccide in nome di Dio" (naturalmente facendo di ogni erba un
fascio, senza precisare che c' Dio e dio, c' il Dio di Ges Cristo che Logos e Pace
e c' il falso dio Allah che irrazionale e violento), se l' prontamente rimangiata
affermando che "se uno offende, deride e disprezza la religione, si deve aspettare
delle reazioni violente" e che se uno offende la religione di un altro come se gli
offendesse la madre e quindi deve aspettarsi "un pugno in testa", proprio lui che di
fronte al massacro quotidiano dei cristiani nei paesi islamici pretende di cavarsela a
buon mercato dicendo ai fedeli di pregare...
Ora, a parte il fatto che per i musulmani il concetto di "offesa alla religione"
piuttosto ampio e confuso (si ritenuti "blasfemi" anche se si fa un ritratto serio e
posato di Maometto, senza alcun intento caricaturale), a noi mondialisti sembra che i
cristiani si siano lasciati influenzare negativamente dagli islamici in merito alla
nozione di Sacro e al rapporto fra questo e l'uomo. Gli islamici infatti, come indica la
stessa parola Islam = sottomissione, credono che il Sacro sia una realt totalmente
avulsa dall'uomo, dalla sua natura razionale e libera, dai suoi desideri e dalla sua
aspirazione alla felicit; una realt assolutamente trascendente, terribile e violenta,
davanti alla quale l'uomo potrebbe solo inchinarsi e, appunto, sottomettersi,
rinunciando all'uso della propria ragione e della propria libert per obbedire
ciecamente a colui che, di tempo in tempo, si proclama annunciatore della volont di
Dio. Noi mondialisti, invece, riteniamo - come ha detto il nostro Signore Ges Cristo,
il vero Figlio di Dio - che "il sabato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato"; che
la libert di espressione e di religione discende dalla natura dell'uomo creato libero a
immagine e somiglianza di Dio, e quindi , essa s, un diritto sacro, il diritto pi sacro
di tutti; che perci il Sacro ha senso, ed degno di rispetto, solo in quanto conforme
101

alla dignit di ogni individuo umano; e che pertanto nessuna vera o presunta offesa a
una fede religiosa possa giustificare la messa a morte del vero o presunto "offensore".
I cristiani, fino a qualche tempo fa, sembravano aver ben compreso questa verit
evangelica: avevano smesso di perseguitare gli "eretici" - qualifica che spesso serviva
a mettere al bando ogni nemico o persona "scomoda", come fece Filippo il Bello con
noi Templari - e nella Dichiarazione Dignitatis humanae emessa durante il Concilio
Vaticano II avevano riconosciuto solennemente che ogni uomo e donna ha il diritto di
cercare la verit su Dio, sul mondo e su se stessi senza subire costrizioni; ma da
qualche anno essi, quasi fossero vittime della nefasta influenza della propaganda
islamica, hanno compiuto molti passi indietro sulla via della tolleranza.
Sembra quasi che il Cristianesimo provi nei confronti dell'Islam una sorta di
"invidia del kalashnikov" analoga all'"invidia del pene" che Sigmund Freud attribuiva
alle ragazze adolescenti; come se i vertici della Chiesa invidiassero l'intolleranza e
il fanatismo dei musulmani, ingannando se stessi e scambiando tale intolleranza e
fanatismo per genuina fede in Dio, e di conseguenza desiderassero che tutti i fedeli
cristiani fossero altrettanto fanatici e intolleranti nei confronti di quanti offendono la
fede cristiana. Non si rendono conto, il Papa Bergoglio, i vescovi francesi, l'ineffabile
cardinal Tauran (che qualche anno fa, di fronte all'accusa di "blasfemia" nei confronti
di una bambina pakistana affetta dalla sindrome di Down, invitava a "considerare la
proporzione tra l'accusa e come si svolto il fatto, se ci sia stata o meno
consapevolezza e volont", come se l'offesa consapevole e volontaria nei confronti di
Maometto possa giustificare una condanna a morte), che la "tiepidezza" dei cristiani
nel rispondere alle offese verso la loro religione un pregio, una benedizione, un
grande dono che l'Onnipotente ha fatto loro per il tramite dell'Illuminismo, di
quell'Illuminismo che adesso Bergoglio considera diabolico, ma che il suo
predecessore Joseph Ratzinger, nel famoso discorso di Ratisbona del 2006, aveva
elogiato per aver "costretto" il Cristianesimo a unire insieme Fede e Ragione
allontanandosi dalla trappola mortale del fanatismo e dell'imposizione violenta del
Vangelo, mentre gli islamici, proprio per aver posto il loro falso dio Allah in una
trascendenza oltre il Logos, proprio per aver rifiutato di conciliare Ragione e fede,
hanno tentato e tentano da 1.400 anni di sottomettere con la violenza tutto il genere
umano alle loro credenze false, fanatiche e discriminatorie nei confronti delle donne e
dei non-islamici.
Per questo l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il
Partito Mondialista, suo ramo esecutivo, nel condannare con forza e, noi s, senza
retorica le barbariche stragi compiute dagli assassini islamici in nome di Allah e
Maometto, esortano i cristiani di tutto il pianeta a non farsi traviare dai cattivi pastori
che non si curano del gregge del Signore Dio, che predicano una falsa misericordia
verso gli islamici massacratori di cristiani e poi giustificano la violenza degli stessi
islamici nei confronti di tutti i non-islamici, e rinnovano il loro fermo proposito di
compiere ogni sforzo per secolarizzare l'Islam come primo passo per attuare il
Grande Progetto, contenuto nel Manifesto programmatico del Partito Mondialista, di
creare un Impero mondiale, federale e liberaldemocratico, che assicuri il rispetto dei
diritti sacri e inalienabili di ogni individuo umano alla vita, alla libert e alla ricerca
102

della felicit. Agli islamici, invece, ricordiamo quanto gi scritto nel nostro editoriale
del 25 maggio 2013: noi mondialisti, con la nostra operazione "Snow on the Sahara"
che ha portato all'esplodere delle Primavere Arabe e alla caduta dei regimi dittatoriali
di Ben Ali in Tunisia, di Mubarak in Egitto, di Gheddafi in Libia e di Saleh nello
Yemen, abbiamo teso la nostra mano amica verso gli islamici, tentando il "sacro
esperimento" di convertirli alla democrazia liberale e al rispetto dei diritti dell'uomo.
Ora spetta ad essi, e ad essi soltanto, scegliere se vogliono integrarsi nel mondo
globalizzato di oggi e nell'Impero mondiale venturo, convivendo in pace con il resto
del genere umano, o se preferiscono essere spazzati via dal soffio dello Spirito di Dio
e cancellati dalla Storia, come avvenuto per il nazismo e il comunismo.
103

ALLA GUERRA DICHIARATA DALL'ISLAM


SI DEVE RISPONDERE CON LA GUERRA

(28/06/2015) I quattro sanguinosi attacchi terroristici avvenuti lo scorso venerd


26 in quattro Paesi - Francia, Tunisia, Kuwait e Somalia - dovrebbero finalmente aver
aperto gli occhi alle sonnacchiose cancellerie occidentali sulla gravissima situazione
in cui il genere umano si trova ormai da pi di venti anni: SIAMO IN GUERRA.
Da pi di venti anni, ovvero dalle prime stragi compiute dai fondamentalisti
islamici in Algeria negli anni '90 del XX secolo, L'ISLAM HA DICHIARATO
GUERRA A TUTTO IL GENERE UMANO.
In questi anni l'Islam ha ucciso pi di 100.000 innocenti in Algeria; ha preso il
potere in Afghanistan, trasformandolo in un emirato del terrore, con esecuzioni
pubbliche quotidiane negli stadi; ha compiuto decine di attentati, dalle ambasciate
americane in Kenya e Tanzania all'abbattimento delle Torri Gemelle di New York
l'11 settembre 2001, dalle stragi di Madrid, Bali e Londra alle ultime in Tunisia e
Kuwait; ha ricreato il Califfato sunnita su pi di met della Siria e su pi di met
dell'Iraq, uccidendo, sgozzando, decapitando, vendendo schiave le donne del nemico
e addestrando i bambini fatti prigionieri a diventare scudi umani, mentre la teocrazia
pedofila degli ayatollah sciiti opprime dal 1979 il nobile popolo di Persia e oggi
allunga la sua ombra malefica dal Libano allo Yemen, dalla Siria all'Iraq.
Ormai ogni musulmano, in qualunque parte del mondo viva, pu trasformarsi da
un momento all'altro in un assassino spietato che uccide e decapita il proprio datore
di lavoro, come avvenuto venerd scorso in Francia, oppure prende in ostaggio
uomini, donne e bambini innocenti in una scuola o in un teatro uccidendoli in modo
efferato, come hanno fatto i terroristi islamici ceceni a Beslan e a Mosca, oppure si fa
esplodere contro una base militare dell'Unione Africana in Somalia o in una moschea
della fazione avversa, oppure entra in una pasticceria di Sidney massacrando
chiunque gli capiti a tiro, oppure si lancia con la propria automobile contro i passanti,
come avvenuto alcuni mesi fa in Canada, oppure chiede un passaggio a un
automobilista per pugnalarlo a morte, come ha fatto un arabo in Israele una settimana
fa.
tempo che tutto il genere umano comprenda che l'ISLAM UNA
IDEOLOGIA INTOLLERANTE, TOTALITARIA E ASSASSINA, UNA
IDEOLOGIA DI MORTE CHE VA FERMATA A QUALUNQUE COSTO, PENA
LA STESSA SOPRAVVIVENZA DELL'UMANIT SULLA TERRA.
tempo che tutto il genere umano, dall'America alla Russia, dall'Europa alla
Cina, si unisca in una sacra guerra per la sopravvivenza, per la liberazione dal terrore,
dall'intolleranza e dall'oppressione portate dall'Islam ovunque esso sia arrivato.
Per vincere questa santa guerra della Vita contro la Morte, tutto il genere umano
dovr adottare contro l'Islam misure straordinarie, eccezionali, le uniche adeguate a
fronteggiare la minaccia mortale che l'Islam costituisce; misure di emergenza che
forse faranno storcere il naso alle anime belle, ai ciecopacifisti, ai cultori dello Stato
di diritto senza se e senza ma, a quanti sono convinti che a una guerra di sterminio si
104

possa rispondere con i poliziotti di quartiere e con la magistratura ipergarantista. Non


comprendono, questi cultori della legalit assoluta, che lo Stato di diritto, il principio
nulla poena sine praevia lege, il giusto processo, la democrazia che conta i voti e
non li pesa, sono stati creati nell'Europa stremata dalle guerre di religione per
garantire un certo grado di sicurezza agli oppositori dei sovrani e dei governi di volta
in volta al potere, sul presupposto che governanti e oppositori, maggioranza e
minoranza condividessero un insieme di princpi e di valori di libert, uguaglianza,
tolleranza per tutte le religioni e le opinioni politiche. Gi con l'avvento del
comunismo in Russia, e poi del fascismo in Italia e del nazismo in Germania, i pi
saggi videro e compresero che gli istituti dello Stato di diritto liberale e della
democrazia potevano essere usati da forze antiliberali e antidemocratiche per
prendere il potere e metterli poi da parte come arnesi inutili, per instaurare regimi
totalitari basati sul terrore di Stato e sul pi cieco conformismo ideologico.
Cos come il Terzo Reich e l'Unione Sovietica non sono stati sconfitti e abbattuti
da operazioni di polizia e da sentenze giudiziarie, ma da bombardamenti a tappeto,
sbarchi aeronavali e schieramenti di truppe e di missili (anche nucleari), allo stesso
modo, per sconfiggere l'Islam, sar necessario SOSPENDERE LE GARANZIE
DELLO STATO DI DIRITTO E DELLA DEMOCRAZIA NEI CONFRONTI DEI
MUSULMANI.
Per sconfiggere l'Islam, sar necessario affidare la gestione dei musulmani
presenti nei Paesi non islamici alla competenza delle Forze Armate. Ogni familiare,
parente, amico di un musulmano che compia atti terroristici dovr essere espulso
dall'Occidente. Ogni musulmano che dia denaro, armi o altri aiuti a chi compie
attentati terroristici dovr essere espulso dall'Occidente. Ogni musulmano, sia esso un
imam o no, che predichi, giustifichi o invochi l'odio, l'intolleranza, la persecuzione e
l'uccisione di individui non musulmani dovr essere espulso dall'Occidente. Ogni
musulmano che rifiuti di giurare fedelt ai princpi immortali e inalienabili di libert,
uguaglianza e tolleranza, dovr essere espulso dall'Occidente. Infine, tutti i Paesi non
islamici della Terra dovranno formare un grande esercito, occupare militarmente, uno
dopo l'atro, tutti i Paesi islamici, eliminare fisicamente tutti i tiranni e i dittatori laici e
teocratici, epurare le forze armate, la burocrazia, la magistratura e i mass media da
ogni individuo intollerante e fondamentalista, e creare in quei Paesi una societ civile
laica, tollerante e democratica, capace di assumere progressivamente l'autogoverno
nel rispetto degli immortali e inalienabili diritti di ogni uomo e donna alla vita, alla
libert e alla ricerca della felicit. Se poi qualche Paese non islamico, come la Russia
del tiranno Putin o la Cina comunista, non si schierasse con il resto del genere umano
in questa santa guerra contro l'oppressione islamica, tali Paesi e regimi dovranno
essere considerati, come l'Islam, NEMICI DEL GENERE UMANO, e trattati come i
Paesi islamici, al fine di rimuovere anche i loro tiranni e dittatori e trasformare
anch'essi in Paesi liberali, democratici e rispettosi dei diritti umani, in regioni
desovranizzate di un unico Impero mondiale federale, liberale, democratico e
tollerante.
Noi mondialisti sappiamo bene che la guerra di liberazione del genere umano
dalla minaccia dell'Islam coster sangue, sofferenze e lacrime per milioni di
105

innocenti; e sappiamo bene che la minaccia dell'Islam sar veramente sconfitta


soltanto quando saranno sconfitti tutti i regimi tirannici, dittatoriali e totalitari che
forniscono ai musulmani armi e complicit. Ma sappiamo pure che l'unica alternativa
alla guerra contro l'Islam e contro i suoi complici dell'Asse del Male sarebbe la resa
dell'Occidente e di tutto il genere umano alle potenze intolleranti, totalitarie e
assassine che strumentalizzano, il Sacro, il Sangue e il Suolo per combattere la civilt
della Vita, della Libert e dei Diritti dell'Uomo; e sappiamo che, come il genere
umano ha saputo sconfiggere il nazifascismo e il comunismo, cos sapr sconfiggere
anche il terrorismo islamico e ogni altro regime intollerante, tirannico e totalitario.
Perch l'aspirazione ad una vita libera, sicura e felice stata posta da Dio nel cuore di
ogni uomo e donna che viene al mondo, dal principio della storia fino a oggi; e tale
aspirazione trover il suo compimento inevitabile nella creazione di un solo Stato
mondiale liberale, democratico e tollerante, che assicurer pace, prosperit, libert e
giustizia per tutti. ONE STATE FOR ONE PEOPLE: MANKIND/UN SOLO
STATO PER UN SOLO POPOLO: L'UMANIT.
106

CONTRO L'ISLAM ASSASSINO CI VOGLIONO RIMEDI ESTREMI

(21/11/2015) Gli avvenimenti delle ultime settimane mostrano ormai


chiaramente a chiunque non sia accecato dai fumi dell'ideologia che L'iSLAM HA
DICHIARATO GUERRA A TUTTO IL GENERE UMANO, e che il genere umano
ha davanti a s solo due strade: o sceglie di sottomettersi all'islam assassino e di
vivere una vita da dhimmi, da schiavi in balia dei seguaci del falso dio Allah e del
falso profeta Maometto, oppure decide, una volta per tutte, di difendersi adottando
tutte le misure necessarie a sconfiggere chi vuole sterminarlo.
1) In primo luogo, come in ogni guerra dal principio della storia umana,
necessario compattare il cosiddetto "fronte interno". Ci implica la necessit di
formare una coalizione planetaria di tutti i popoli che non vogliono sottomettersi
all'Islam assassino di matrice sunnita autore dei recenti attacchi terroristici a Parigi
e Bamako: Stati Uniti d'America e Israele, Europa, India, Giappone, Australia e
Nuova Zelanda, ma anche Russia, Cina e l'Iran dominato dalla teocrazia sciita
dovranno mettere da parte le loro rivalit politico-economico-religiose e combattere
insieme contro il Califfato. Dovranno bombardare a tappeto Raqqa, Mosul e le altre
citt in mano ai seguaci di al-Baghdadi, con bombe e missili di ogni tipo, distruggere
caserme, centri di comando, strade e vie di comunicazione, pozzi petroliferi,
raffinerie e depositi, senza escludere l'uso di alcuna arma, compresa la bomba
atomica. Del resto, nel 1945 gli Americani non furono forse costretti a incenerire nel
fuoco nucleare Hiroshima e Nagasaki per convincere Hirohito e la sua casta di
guerrafondai ad arrendersi, e risparmiare cos le vite di decine di migliaia di soldati
statunitensi e di centinaia di migliaia di civili nipponici che altrimenti sarebbero state
sacrificate nella conquista di tutto il territorio del Giappone, in uno stillicidio di
combattimenti casa per casa? Ebbene, adesso il pericolo per tutto il genere umano
ben pi grave di quello costituito dal Giappone 70 anni fa, pertanto l'uso dell'arma
atomica per sconfiggere il Califfato sanguinario non pu essere esclusa a priori.
2) Ma non baster distruggere lo Stato Islamico per sventare il pericolo
costituito dall'Islam sunnita: come si visto nelle strade di Gerusalemme, a Parigi e a
Bamako, ma anche in precedenza a Madrid e Londra, a Bali, Bangkok, Mumbai e in
tutti i luoghi colpiti dal terrorismo islamico - a partire da New York e Washington,
martirizzate l'11 settembre 2001 -, gli islamici sunniti sono un miliardo di fanatici
disposti a tutto per imporre la loro ideologia di morte su tutto il pianeta, sono pronti a
farsi esplodere sugli autobus e nei teatri, a sparare a caso su persone innocenti nei
ristoranti e nelle sale da concerto, ad avvelenare le riserve idriche, ad usare armi
chimiche, batteriologiche e nucleari allo scopo malvagio e abietto di uccidere il
maggior numero possibile di non-islamici. Per fermarli sar necessario limitare
fortemente, se necessario annullare le libert di tutti i musulmani residenti in
Paesi non-islamici: essi dovranno venire internati tutti in campi di prigionia, cos
come avvenne per gli Italiani, i Tedeschi e i Giapponesi residenti in Inghilterra e
negli Stati Uniti d'America durante la seconda guerra mondiale, perch il pericolo, lo
ripetiamo ancora una volta, il pericolo di sterminio per tutto il genere umano molto
107

pi grande oggi di quanto lo fosse 70 anni fa. Inoltre tutte le spie, tutti i traditori,
tutti coloro, islamici e non-islamici, che collaboreranno con il nemico in qualsiasi
modo, compiendo attentati terroristici, sabotando l'economia e la vita sociale dei
Paesi della coalizione anti-sunnita, o diffondendo propaganda a favore del
nemico, dovranno essere passati per le armi.
3) Infine, i Paesi islamici a maggioranza sunnita, a partire dall'Arabia Saudita,
Quatar, Kuwait e le altre monarchie della penisola arabica che attualmente finanziano
il Califfato, e quindi il terrorismo, con i provneti della vendita del petrolio, dovranno
essere posti davanti a una scelta: o romperanno i loro legami, le loro complicit, le
loro alleanze con il Califfato, cessando ogni finanziamento e ogni fornitura di
armi ai terroristi e aderendo alla Coalizione, oppure dovranno subire lo stesso
trattamento del Califfato e dei suoi seguaci, dovranno anch'essi venire attaccati,
sconfitti e distrutti.
Noi mondialisti sappiamo bene che non tutti coloro i quali oggi combattono
contro il Califfato sunnita sono animati da ideali di libert, democrazia e rispetto dei
diritti umani: sappiamo bene che il tiranno Putin sta combattendo il Califfato con lo
scopo, neppure troppo nascosto, di mantenere al potere il macellaio Assad per
imporre la propria egemonia sul Mediterraneo, utilizzando le basi navali siriane, e
che l'Iran dominato dalla teocrazia sciita brama di vendicarsi della sua secolare
sottomissione ai sunniti (che costituiscono il 90% di tutti gli islamici del mondo) e di
mettersi alla testa della jihad contro l'Occidente. Ma sappiamo pure che le necessit
belliche richiedono di stringere alleanze con tutti i nemici del proprio nemico: come
70 anni fa Churchill e Roosevelt strinsero alleanza con Stalin per sconfiggere l'Asse
Roma-Berlino-Tokio, cos oggi necessario che l'Europa e gli Stati Uniti d'America -
una volta che questi ultimi si saranno sbarazzati del tiranno filoislamico Barack
Hussein Obama e si saranno dati un Comandante in Capo degno di tal nome - si
alleino con il grande tiranno Putin e con i suoi vassalli Khamenei e Assad, come pure
con i mandarini del Partito Comunista Cinese, per sconfiggere l'Armata della Morte
sunnita.
Dopo che questo grande pericolo sar stato sventato, dopo che il Califfato sar
stato distrutto, al-Baghdadi ucciso con tutti i suoi seguaci, e i sunniti di tutto il pianeta
pacificati o neutralizzati in un modo o nell'altro, allora l'Occidente potr e dovr
rivolgere le proprie armi e i propri eserciti contro l'Asse del Male Mosca-Pechino-
Teheran, per liberare i nobili popoli di Russia, di Cina e di Persia dalla loro schiavit
e miseria materiale e spirituale, e creare finalmente l'Impero mondiale che assicurer
pace, prosperit, libert e giustizia per tutti. Ma ogni grande costruzione destinata a
durare nei secoli non si realizza in un solo giorno. Oggi il tempo di combattere il
Califfato e i sunniti. Ad ogni giorno basta la sua pena.
108

IN LIBIA LA NOSTRA CACCIATRICE HA APPENA COMINCIATO

(6/02/2016) Lo scorso 13 gennaio, nella citt libica di Sirte che dalla scorsa
estate soffre sotto il giogo del sanguinario Califfato islamico, il sudanese Hamad
Abdel Hady, soprannominato Abu Anas Al-Muhajer, che in qualit di giudice della
sharia aveva seminato il terrore tra la popolazione, stato eliminato da questo mondo
con un solo, preciso colpo alla testa mentre si trovava nei pressi di un ospedale. Sei
giorni dopo, il 19 gennaio, il comandante dell'Isis in Libia Abu Mohammed Dernawi
ha ricevuto la stessa giusta punizione per i suoi crimini. Infine, per ora (ma solo per
ora), il 23 gennaio Abdullah Hamad al-Ansari, comandante jihadista proveniente
dalla citt occupata di Obari, nel Sud del Paese, stato freddato allo stesso modo
mentre usciva da una moschea. I miliziani dell'Isis a Sirte sono caduti in preda a un
cieco terrore, e hanno iniziato una serie di retate e di arresti indiscriminati nel vano
tentativo di catturare il misterioso e imprendibile cecchino, che intanto gli abitanti di
Sirte e i social media di tutto il mondo hanno battezzato "Daesh Hunter". Sulla sua
identit molto si scritto in questi giorni: qualcuno lo ritiene un miliziano anti-Isis
proveniente dalla citt di Misurata, altri pensano sia un ex-militare dell'esercito libico,
e altri ancora credono sia un soldato dei reparti speciali americani. Gli unici punti su
cui tutti sono d'accordo sono che si tratti di un individuo dall'eccezionale sangue
freddo, ottimamente addestrato a colpire i suoi bersagli con un singolo, preciso colpo
sparato dall'alto e poi a fuggire senza dare nell'occhio, cosa ancor pi sorprendente in
una citt come Sirte in cui i miliziani del Califfato controllano tutto ci che si muove.
Ebbene, noi del Partito Mondialista siamo in grado ora di dire una parola di verit su
questa faccenda: il misterioso "Daesh Hunter" un nostro agente. Anzi, una nostra
agente.
Aveva solo 9 anni nell'ottobre 2001, quando la trovarono fra le rovine annerite
di quella che era stata la sua casa. Era la terza figlia di un capovillaggio afghano che
si era ribellato ai talebani. I fanatici islamici prima uccisero sotto i suoi occhi
innocenti il padre, la madre e i due fratelli, poi la violentarono a turno per un giorno e
una notte, infine appiccarono il fuoco all'abitazione per cancellare le tracce della loro
abiezione. Il Cielo volle che una pattuglia di marines giunta sul luogo la trovasse
ancora viva, e fu cos che venne affidata alle nostre cure. Era ridotta in uno stato
pietoso, povera piccola: il suo corpo era piagato da gravissime ustioni, da lividi e
lesioni ai genitali causate dagli stupri seriali che aveva subito, e fu necessario
sottoporla a numerose avanzatissime operazioni chirurgiche per ricostruire i suoi
organi interni e il suo volto sfigurato dal fuoco, ma ancora peggiori erano le sue
condizioni psicologiche; era praticamente ridotta a un vegetale, non riusciva a stare in
piedi, a camminare e neppure a parlare, rifiutava il cibo e tent per due volte di
suicidarsi. Solo dopo tre anni di psicoterapia si riprese, e il miracolo avvenne quando
uno dei nostri reclutatori le regal una pistola carica e le disse: Ora scegli: puoi
usarla per ucciderti e porre fine al tuo dolore, oppure puoi usarla affinch nessuna
bambina debba pi soffrire quello che hai sofferto tu. Da allora lei impar a sparare
con ogni tipo di arma da fuoco, a uccidere usando una matita, a confezionare bombe
109

col pane e a vivere sotto molte identit: prese il nome di Asiya, che in arabo significa
"colei che solleva i deboli", e a diciotto anni pronunci il giuramento solenne di
affiliazione al Partito Mondialista. Da allora Asiya ha ucciso numerosi capi del
terrorismo islamico, dalla Giudea e Samaria a Gaza, e dall'Iran all'Iraq; quando noi
mondialisti abbiamo avuto sentore che l'Isis stava installandosi in Libia decidemmo
di infiltrarla nelle milizie jihadiste provenienti dalla Siria, e fu cos che ella giunse a
Sirte e inizi prima a individuare i principali esponenti del Califfato, e poi a
eliminarli.
Ecco, amici della Rete, questa la vera storia di "Lady Daesh Hunter": una
storia di sofferenza e di martirio, ma anche di riscatto e di impegno per la liberazione
del genere umano dalla minaccia costituita dall'Islam fondamentalista, sanguinario e
assassino. Tutti noi dobbiamo essere grati a uomini e donne come Asiya, uomini e
donne i quali rischiano ogni giorno la vita per abbattere tutti i terroristi, i tiranni e i
dittatori laici e teocratici che opprimono miliardi di persone innocenti su tutto il
pianeta, e per unire tutto il genere umano in un solo Impero mondiale che assicurer
pace, prosperit, libert e giustizia a tutti gli uomini, le donne, i bambini e le bambine
del mondo. A voi terroristi del Daesh, invece, noi mondialisti diciamo: pentitevi e
cambiate vita, o l'Angelo della Morte vi colpir infallibilmente e molto presto. La
nostra cacciatrice ha appena cominciato.
110

A NEMICO TOTALE, GUERRA TOTALE

(3/04/2016) Le recenti stragi compiute da fanatici terroristi islamici a Bruxelles,


in Iraq e in Pakistan dimostrano a sufficienza, per chi avesse ancora avuto bisogno di
prove, che L'ISLAM IL NEMICO DI DIO E DEL GENERE UMANO:
- IL NEMICO DI DIO, in quanto l'Islam si fonda sulla credenza superstiziosa
in un falso dio, Allah, il quale non conosce distinzione tra Sacro e Profano, tra le
"cose di Dio" e le "cose di Cesare", tra religione e scienza, ma considera tutto il
sapere umano assoggettato alla sua volont arbitraria; un falso dio, Allah, il quale
totalmente svincolato dalla ragione e dalla verit, al punto da ordinare ai suoi seguaci
di mentire agli "infedeli" pur di prenderli di sorpresa;
- IL NEMICO DEL GENERE UMANO, in quanto chi crede nel falso dio
Allah e nel falso profeta Maometto non riconosce l'uguaglianza fra uomini e donne e
fra musulmani e non-musulmani, ma pensa, parla e agisce per sottomettere le donne
al potere arbitrario e stupratore degli uomini musulmani, e per sottomettere i non-
musulmani, le loro vite, le loro libert, le loro persone e i loro beni, al potere
arbitrario, rapace e sopraffattore dei musulmani, a costo di uccidere le donne e di
sterminare tutti i non-musulmani.
L'ISLAM DUNQUE IL NEMICO N. 1 DI TUTTO IL GENERE
UMANO, IL NEMICO ASSOLUTO, IL NEMICO TOTALE, in quanto chi crede
nel falso dio Allah e nel falso profeta Maometto non vuole a nessun costo convivere
in pace, sullo stesso pianeta, con dei non-musulmani, ma pensa, parla e agisce al fine
di costringere tutti i non-musulmani a convertirsi alla sua stessa superstizione o di
sterminarli se non si convertono. Fra l'Islam e tutto il genere umano esiste dunque
una INCOMPATIBILIT TOTALE, in quanto I MUSULMANI NON
TOLLERANO L'ESISTENZA DEI NON-MUSULMANI, e quindi
L'ESISTENZA DEI MUSULMANI METTE IN PERICOLO L'ESISTENZA DI
TUTTI I NON-MUSULMANI, METTE IN PERICOLO L'ESISTENZA DI
TUTTO IL GENERE UMANO.
Se dunque l'esistenza dei musulmani mette in pericolo l'esistenza di tutto il
genere umano, se dunque l'Islam il nemico totale del genere umano, come potr il
genere umano salvarsi da questo pericolo di sterminio totale? SOLO
RISPONDENDO ALLA GUERRA DELL'ISLAM CON UNA GUERRA
CONTRO L'ISLAM.
Per natura, infatti, la guerra nasce sempre da un qualche tipo di incompatibilit
fra un popolo (o una coalizione di popoli) e un altro popolo (o un'altra coalizione di
popoli), e il tipo, il grado, il livello dell'incompatibilit determina il tipo, il grado, il
livello della guerra che ne scaturisce. Le guerre combattute per il possesso di un
territorio - territorio che pu trovarsi o in posizione intermedia tra due Stati, come era
il caso delle guerre combattute in Europa dal crollo dell'Impero Romano, per tutto il
Medioevo, fino al 1870; oppure su un altro continente, come era il caso delle guerre
combattute nel '700 tra Francia e Inghilterra per il possesso del Nordamerica - sono
abissalmente diverse dalla guerra che l'Islam ha scatenato contro tutto il genere
111

umano, guerra che nasce da un'incompatibilit assoluta, totale, fra il modo di


concepire Dio, l'uomo e la vita in comune degli uomini che proprio, da una parte,
dell'Islam e, dalla parte opposta, di tutti i non-islamici. Se si vuole trovare un termine
di confronto con la guerra scatenata dall'Islam contro tutti i non-islamici, lo si pu
trovare solo nella persecuzione scatenata dai nazisti contro il popolo ebraico e,
insieme, nella guerra da essi contemporaneamente scatenata contro le democrazie
occidentali: infatti i nazisti vedevano, correttamente, che esisteva una incompatibilit
totale fra il loro modo di concepire Dio, l'uomo e la vita in comune degli uomini (un
dio "ariano", un genere umano diviso in razze "superiori" e razze "inferiori", una vita
in comune degli uomini basata sulla sottomissione e lo sterminio delle razze
"inferiori" da parte della razza "superiore" germanica) e il modo di concepire Dio,
l'uomo e la vita in comune degli uomini da parte degli Ebrei (un Dio Padre giusto e
misericordioso di tutti gli uomini, senza distinzione di sesso, etnia, o religione; un
genere umano composto da individui che condividono tutti la stessa natura e sono
stati dotati da Dio degli stessi diritti, fra i quali il diritto alla vita, alla libert e alla
ricerca della felicit; una vita in comune degli uomini basata sui sacri princpi di
libert, uguaglianza e fraternit universali); e vedevano, altrettanto correttamente, che
il modo di concepire Dio, l'uomo e la vita in comune degli uomini proprio delle
democrazie occidentali discendeva dalla religione ebraico-cristiana, era l'applicazione
a tutto l'Occidente del modo di concepire Dio, l'uomo e la vita in comune degli
uomini proprio degli Ebrei e dei Cristiani che da essi discendono, e quindi era
assolutamente, totalmente incompatibile con il modo nazista di concepire Dio, l'uomo
e la vita in comune degli uomini. Allo stesso modo, come abbiamo dimostrato
all'inizio di questo nostro editoriale, esiste una incompatibilit assoluta, una
incompatibilit totale fra il modo di concepire Dio, l'uomo e la vita in comune degli
uomini proprio dell'Islam (un dio irrazionale e arbitrario, un genere umano segnato
dall'inferiorit delle donne e dei non-islamici nei confronti degli uomini islamici, una
vita in comune fra islamici e non-islamici che gli islamici rifiutano totalmente) e il
modo di concepire Dio, l'uomo e la vita in comune degli uomini proprio
dell'Occidente e di tutto il genere umano che ormai, volente o nolente, ha assorbito i
princpi e i valori ebraico-cristiani e occidentali.
Se dunque esiste una incompatibilit totale fra l'Islam e tutto il genere umano, se
LA GUERRA SCATENATA DALL'ISLAM CONTRO TUTTO IL GENERE
UMANO UNA GUERRA TOTALE, allora ANCHE IL GENERE UMANO
DEVE RISPONDERE ALLA GUERRA TOTALE DELL'ISLAM CON UNA
GUERRA TOTALE CONTRO L'ISLAM.
GUERRA TOTALE CONTRO L'ISLAM vuol dire che tutti i musulmani
residenti in Occidente, siano essi cittadini o stranieri ospiti, devono essere messi di
fronte a un aut-aut: poich molti di essi hanno fornito sostegno economico, logistico e
finanziario ai terroristi che hanno ucciso migliaia di innocenti a New York,
Washington, Londra, Madrid, Parigi e Bruxelles, se i musulmani abiurano la loro
superstizione falsa e barbarica, maledicendo il falso dio Allah e il falso profeta
Maometto e giurando fedelt ai princpi e valori occidentali di libert,
uguaglianza e laicit, allora verranno assimilati nelle societ occidentali ed
112

entreranno a far parte del venturo Impero mondiale come cittadini con uguali
diritti e doveri; se invece i musulmani dovessero rifiutarsi di abiurare la loro
superstizione falsa e barbarica, se volessero ostinatamente persistere nello
schiavizzare le donne e nel massacrare i non-musulmani, ALLORA ESSI
DOVRANNO ESSERE TRATTATI COME NEMICI. E il modo in cui si trattano
i nemici lo ha indicato chiaramente una settimana fa un soldato israeliano: dopo aver
individuato un terrorista islamico armato di coltello che si apprestava a uccidere ebrei
innocenti, prima lo ha ferito con una fucilata, poi, quando era a terra, lo ha finito con
un colpo in testa.
GUERRA TOTALE CONTRO L'ISLAM vuol dire che il trattamento dei
musulmani residenti in Paesi non-musulmani, siano essi cittadini o stranieri ospiti,
dovr essere esattamente simmetrico al trattamento dei non-musulmani, cittadini o
stranieri ospiti, residenti nei Paesi a maggioranza musulmana: FINO A QUANDO I
PAESI A MAGGIORANZA MUSULMANA NON RICONOSCERANNO AI
NON-MUSULMANI UGUALI DIRITTI E DOVERI RISPETTO AI
MUSULMANI, PER SIMMETRIA I PAESI NON-MUSULMANI DOVRANNO
NEGARE AI MUSULMANI LA TITOLARIT E IL GODIMENTO DEI
DIRITTI CHE VENGONO INVECE PACIFICAMENTE RICONOSCIUTI AI
NON-MUSULMANI. Ne consegue che fino a quando i non-musulmani residenti nei
Paesi a maggioranza musulmana non godranno di diritti e doveri uguali a quelli dei
musulmani, I MUSULMANI RESIDENTI IN PAESI NON-MUSULMANI NON
POTRANNO GODERE, AD ESEMPIO, DELLE GARANZIE TIPICHE
DELLO STATO DI DIRITTO E DELLA DEMOCRAZIA LIBERALE, COME
LA PRESUNZIONE DI INNOCENZA FINO A PROVA CONTRARIA
ACCERTATA IN UN REGOLARE PROCESSO E IL DIRITTO-DOVERE DI
VOTARE, DI ELEGGERE E DI ESSERE ELETTI; anzi, LA GESTIONE E IL
TRATTAMENTO DI TUTTI I MUSULMANI RESIDENTI IN PAESI NON-
MUSULMANI, siano essi "formalmente" cittadini o stranieri ospiti, dovranno essere
sottratti alla pubblica amministrazione civile e alla magistratura e DOVRANNO
ESSERE AFFIDATI ALL'ESERCITO E AI SERVIZI SEGRETI, COME SI
ADDICE A NEMICI TOTALI. Lo stesso trattamento, del resto, fu adottato
dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti d'America durante la seconda guerra mondiale,
quando centinaia di migliaia di italiani, tedeschi e giapponesi residenti nei territori
inglese e statunitense vennero arrestati senza processo e rinchiusi in campi di
detenzione fino alla sconfitta dell'Asse Roma-Berlino-Tokio.
GUERRA TOTALE CONTRO L'ISLAM vuol dire infine che tutti i Paesi
non-musulmani, se vorranno sopravvivere alla guerra di sterminio scatenata contro di
essi dall'Islam, dovranno utilizzare contro l'Islam TUTTI I MEZZI E TUTTE LE
RISORSE A LORO DISPOSIZIONE: DALLA PROPAGANDA ALLE
SANZIONI ECONOMICHE, DAL BLOCCO DEI COMMERCI AI
BOMBARDAMENTI MARITTIMI E AEREI, DALL'INVASIONE
TERRESTRE FINO ALL'USO DELL'ARMA ATOMICA CONTRO I REGIMI
ISLAMICI. I regimi teocratici e dittatoriali islamici, del resto, non fanno mistero di
voler dotarsi di armi nucleari per distruggere i popoli di Israele, degli Stati Uniti
113

d'America, di tutto l'Occidente e di tutti i Paesi non-islamici che essi considerano


nemici. Pertanto I PAESI NON-ISLAMICI HANNO IL DIRITTO-DOVERE,
PER SOPRAVVIVERE ALLA GUERRA DI STERMINIO SCATENATA
CONTRO DI ESSI DALL'ISLAM, DI USARE CONTRO L'ISLAM ANCHE
L'ARMA NUCLEARE, ANCHE PER PRIMI, E NON SOLTANTO CONTRO
L'ISLAM, MA ANCHE CONTRO TUTTI QUEI REGIMI NON-ISLAMICI -
COME LA RUSSIA DEL TIRANNO PUTIN, O LA CINA COMUNISTA, O LA
COREA DEL NORD - CHE PER CIECA IDEOLOGIA DOVESSERO
ALLEARSI CON L'ISLAM; IN QUELLO SCIAGURATO CASO, INFATTI,
ANCHE QUEI REGIMI DOVREBBERO ESSERE CONSIDERATI NEMICI
DEL GENERE UMANO. Del resto anche i Conquistadores, quando giunsero in
Sudamerica e videro gli abietti sacrifici umani a cui dovevano sottostare i sudditi
degli Aztechi, dei Maya e degli Incas, ne furono talmente inorriditi che, pur di molto
inferiori per numero e armi, combatterono contro quei regimi sanguinari fino a
distruggerli e a donare a quei popoli la luce della libert, dell'uguaglianza e del
progresso. Allo stesso modo i Paesi non-islamici hanno il sacro diritto-dovere di
sconfiggere l'Islam e i regimi suoi complici, come sconfissero il nazifascismo e il
comunismo, per assicurare la propria sopravvivenza e per unire tutto i popoli del
pianeta in un solo Stato o Impero mondiale che riconoscer e garantir uguali diritti e
uguali doveri a tutti gli individui umani, siano essi maschi o femmine, cristiani, ebrei,
induisti o atei, secondo la Parola del Signore Ges Cristo, il Figlio del vero Dio:
Non c' pi n Giudeo n Greco, n maschio n femmina, n schiavo n libero,
perch tutti sono Uno.
114

NON C' POSTO PER L'ISLAM NEL MONDO

(03/07/2016) Il Comitato Direttivo del Partito Mondialista, in unione con tutti i


suoi membri sparsi nel mondo, mentre porge le pi sincere condoglianze alle famiglie
delle 20 innocenti vittime dell'ennesima strage compiuta da barbari e disumani
terroristi islamici, e mentre invoca l'Altissimo, Signore del cielo e della terra, affinch
le accolga nel Suo Regno e dia loro la vita eterna, non pu non ricordare agli
smemorati Italiani, a tutti gli smemorati Occidentali rincitrulliti dalla retorica mielosa
degli Obama e dei Bergoglio, che queste atroci mattanze non sono conseguenza di
eventi naturali come terremoti o inondazioni, n di sfortunati incidenti automobilistici
o ferroviari o aerei dovuti a colpi di sonno o a guasti tecnici o ai problemi psichici di
un pilota lasciato dalla moglie, e neppure - come le cancellerie, i vescovadi e le Ong
tentano, mentendo, di convincervi - del fanatismo di pochi estremisti che si
ritroverebbero in tutte le religioni.
Ipocriti! Forse che i cristiani o gli ebrei, gli induisti o i buddisti si fanno saltare
in aria in mezzo alle folle per trascinare con loro all'altro mondo il maggior numero
possibile di "infedeli"? Forse che cristiani o ebrei o induisti o buddisti accoltellano
per le strade i membri delle altre religioni o gli atei, forse essi si introducono
nascostamente nella camera da letto di bambine di 13 anni per pugnalarle a morte?
No di certo! Tutti questi massacri, tutte queste stragi, tutte queste nefandezze le
compiono sempre e soltanto i membri di una specifica religione: l'Islam.
Sono gli islamici a compiere attentati in tutto il mondo, da Nairobi e Dar es
Salaam nel 1999 all'11 settembre 2001, da Bali a Madrid a Casablanca, da Londra a
Mumbai a Buenos Aires, da Parigi a Bruxelles, da Istanbul a Dacca; sono sempre gli
islamici a esaminare i loro ostaggi, a fare ad essi l'esame di coranologia, a liberare
coloro che sanno ripetere a memoria i versetti del Corano e a torturare, sgozzare gli
"infedeli" fino a infierire sui loro cadaveri, senza aver piet nemmeno delle donne,
neppure di una donna incinta.
Sono gli islamici a scendere nelle strade e nelle piazze facendo festa
orribilmente ogni volta che un ebreo viene pugnalato alle spalle o preso a sassate;
sono gli islamici a giustificare la "guerra santa" contro tutti i non-islamici sulla base
del Corano, della volont del falso dio Allah e del falso profeta Maometto
("Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non
vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente
della Scrittura, che non scelgono la religione della verit, finch non versino
umilmente il tributo, e siano soggiogati": Corano, sura IX, 29); sono gli islamici a
proclamare senza vergogna che in nome della jihad tutto lecito, anche la menzogna
(in arabo taqiyya), anche ingannare i non-islamici con false parole ("l'Islam una
religione di pace, l'Islam una religione di amore"), pur di seminare discordia nel
campo degli "infedeli", di minare la loro resistenza allo scopo di sottometterli pi
facilmente; sono gli islamici che nel 2015 hanno assassinato 3.600 innocenti solo
perch erano non-islamici, sono gli islamici che in un solo mese - il mese "sacro",
anzi empio, del Ramadan appena concluso - hanno massacrato in tutto il mondo pi
115

di 2.000 persone.
Mentono, mentono tutti i ciecopacifisti cattosinistri i quali tentano di convincere
le opinioni pubbliche dell'Occidente che esisterebbe un Islam "moderato" estraneo
alla violenza con il quale bisognerebbe mettersi d'accordo per "isolare gli
estremisti"... Ipocriti! Dove sono questi islamici "moderati"? Perch non si fanno
vedere, se esistono? Perch non prendono le armi contro i cosiddetti "estremisti",
perch non li sconfiggono, non li imprigionano o non li uccidono? Se la maggioranza
degli islamici fosse "moderata" come ripetono tutti i giorni i Bergoglio, gli Obama e
le Boldrini, avrebbero dovuto sconfiggere ormai da molto tempo i sedicenti pochi
"estremisti". La verit che l'Islam "moderato" non esiste; la verit che tutti gli
islamici vogliono sottomettere l'intero genere umano al falso dio Allah e al falso
profeta Maometto, e per raggiungere tale abietto scopo tutti gli islamici sono pronti a
usare qualunque mezzo, a seconda delle circostanze, dall'inganno al machete, dalla
dissimulazione alle cinture esplosive; tutto, tutto essi ritengono lecito pur di
sconfiggere i non-islamici, anche mangiare carne di maiale, anche astenersi dal
circoncidere i figli, anche giurare davanti a Dio di non essere islamici e praticare
i culti di altre religioni.
Gli islamici insegnano ai loro figli a odiare i non-islamici, a non avere rapporti
con i essi ("Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste
tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finch non emigrano per la causa di
Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li
troviate. Non sceglietevi tra loro n amici n alleati": Corano, sura IV, 89), a
perseguitarli e ucciderli finch non si convertono all'Islam (Quando poi saranno
trascorsi i mesi sacri, uccidete gli idolatri dovunque li troviate, prendeteli,
circondateli, appostatevi ovunque in imboscate. Se poi si convertono e compiono
la Preghiera e pagano la dcima, lasciateli andare": Corano, sura IX, 5,
"versetto della spada"). Gli islamici non si impegnano, come invece fanno gli
Occidentali, per il progresso scientifico e sociale, per combattere l'analfabetismo, la
povert e le malattie, perch essi disprezzano la vita in questo mondo e desiderano
soltanto sterminare tutti i non-islamici per guadagnarsi cos il paradiso secondo
quanto ha insegnato loro il falso profeta Maometto ("Se i vostri padri, i vostri figli, i
vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra trib, i beni che vi procurate, il
commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono pi cari di Allah e
del Suo Messaggero e della lotta per la causa di Allah, aspettate allora che Allah
renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi": Corano, sura
IX, 24).
Gli islamici non vogliono riconoscere pari dignit e diritti alle donne rispetto
agli uomini, n ai non-islamici rispetto ai credenti in Allah e Maometto. Gli islamici
non vogliono coesistere in pace e tolleranza con il resto del genere umano. L'Islam
incompatibile con un mondo unito e pacifico, con un mondo fondato sul rispetto
della libert, della democrazia e dei diritti dell'uomo. L'Islam il Non-assimilabile, il
Non-integrabile, il Nemico del genere umano.
Non c' posto per l'Islam nel mondo. Non c' posto per 1.300 milioni di
islamici nel mondo. Non c' posto neppure per per un solo musulmano, nel
116

mondo.
Che cosa dunque? chiederete voi, Dobbiamo forse uccidere con le nostre
mani il primo musulmano che incontriamo in strada? Dobbiamo forse organizzare
delle ronde di volontari, degli "squadroni della morte" per uccidere gli islamici che
vivono nelle nostre citt?. NO, NO, NO!
In ogni societ bene ordinata, in cui viga il principio di divisione dei lavori,
mentre ai comuni cittadini compete lo svolgimento dei vari mestieri e delle varie
professioni, e i sacerdoti hanno il compito di pregare Dio per il bene del popolo, il
compito di difendere la societ dai nemici e di mantenere ordine e sicurezza spetta ai
Principi, cio ai governanti dei vari Stati, e a quanti svolgono il mestiere delle armi
sotto il comando dei reggitori degli Stati. Per questo l'Apostolo delle genti (Rm 13, 4)
ammonisce i cristiani a rispettare le giuste leggi e a non commettere crimini, "perch
non invano il principe porta la spada; egli infatti il ministro di Dio, un
vendicatore per eseguire la Sua ira su chi opera il male"; e san Tommaso d'Aquino,
nella sua Summa theologica, spiega chiaramente come i doveri del buon governante
includano anche, a certe condizioni, il fare la guerra:
"Perch una guerra sia giusta si richiedono tre cose.
Primo, lautorit del principe, per ordine del quale la guerra deve essere
proclamata. Infatti una persona privata non ha il potere di fare la guerra: poich
essa pu difendere il proprio diritto ricorrendo al giudizio del suo superiore. E
anche perch non appartiene a una persona privata il raccogliere la moltitudine,
cosa indispensabile nelle guerre. Siccome invece la cura della cosa pubblica
riservata ai principi, spetta ad essi difendere il bene pubblico della citt, del regno o
della provincia a cui presiedono. E come lo difendono lecitamente con la spada
contro i perturbatori interni quando puniscono i malfattori, secondo le parole
dellApostolo [Rm 13, 4]: Non invano lautorit porta la spada: infatti al servizio
di Dio per la giusta condanna di chi opera il male, cos spetta ad essi difendere lo
stato dai nemici esterni con la spada della guerra...
Secondo, si richiede una causa giusta: cio una colpa da parte di coloro
contro cui si fa la guerra. Scrive perci S. Agostino [Quaest. in Iosue 10]: Si
sogliono definire giuste le guerre che vendicano delle ingiustizie: cio nel caso in
cui si tratti di debellare un popolo o una citt che hanno trascurato di punire i
delitti dei loro sudditi, o di restituire ci che era stato tolto ingiustamente.
Terzo, si richiede che lintenzione di chi combatte sia retta: cio che si miri a
promuovere il bene e a evitare il male. Per cui scrive ancora S. Agostino [De civ.
Dei 19, 12]: Presso i veri adoratori di Dio sono pacifiche anche le guerre, che
vengono fatte non per cupidigia o per crudelt, ma per amore della pace, ossia per
reprimere i malvagi e soccorrere i buoni".
Ebbene, in questo caso che stiamo trattando sono presenti due dei requisiti
prescritti dal Dottore Angelico affinch una guerra sia giusta: la giusta causa, in
quanto l'Islam aggredisce ingiustamente tutti i non-islamici e pretende di sterminare
quanti non si sottomettono al falso dio Allah e al falso profeta Maometto; e la retta
intenzione, in quanto una guerra di tutto il genere umano contro l'Islam avrebbe per
fine la salvezza di tutto il genere umano dal pericolo dello sterminio o di una
117

sottomissione forzata, che sarebbe contraria al sacro diritto di ogni individuo di


cercare la verit su Dio e sul mondo secondo le proprie capacit e di obbedire ai
dettami di una retta coscienza senza subire costrizioni. Affinch la guerra del genere
umano contro l'Islam possa essere validamente dichiarata manca dunque solo una
condizione: che essa sia dichiarata non da comuni cittadini, bens dai principi
degli Stati, ovvero dai governanti di tutto il pianeta.
pertanto sacro dovere dei governanti di tutti gli Stati che vogliano opporsi
all'aggressione islamica di coalizzarsi, a cominciare dai Paesi dell'Occidente liberale
e democratico, di formare una Grande Alleanza per la Vita, la Libert e la
Democrazia contro la masnada dell'Islam bramoso di imporre tirannide, schiavit e
morte. Se poi gli attuali governanti del pianeta si rifiutassero di muovere guerra
all'Islam a causa di inconfessabili e vergognosi interessi ideologici o per ambizione di
potere - come ad esempio i governanti della Vecchia Europa che corteggiano gli
islamici per ottenere i loro voti; o il tiranno cekista Putin che appoggia gli islamici
sciiti dell'Iran contro gli islamici sunniti finanziati dall'Arabia Saudita al solo scopo di
imporre la propria egemonia su tutta l'Eurasia; o ancora il tiranno filoislamico Barack
Hussein Obama, il quale vuole imporre con l'inganno la sharia sugli Stati Uniti
d'America e su tutto l'Occidente -, allora la giusta rabbia dei popoli si lever contro di
essi, li deporr dai loro troni di menzogna con il voto o con le armi, e sceglier dei
nuovi governanti capaci e disposti a muovere guerra all'Islam assassino fino a
cancellarlo dalla faccia della Terra, cos come sono stati cancellati dal mondo il
nazifascismo e il comunismo, per il bene di tutto il genere umano.
118

MONDIALISMO E RUSSIA
119

PETROLIO E LIBERT

(24/12/2006) In questi giorni di festa pi consumistica che spirituale, e con i


giornali in sciopero permanente effettivo, gli Italiani non hanno forse ancora avuto
notizia di un evento che dovrebbe farli riflettere molto, e con loro tutti gli Europei: il
colosso energetico russo Gazprom, controllato dallo Stato, ha deciso di adottare una
politica tariffaria a doppio binario e secondo un criterio politico. Per dirla in breve, da
questo inverno Paesi come Ucraina e Georgia, accusati dal Cremlino di tenere una
politica filo-occidentale, pagheranno per il metano fornito da Mosca un prezzo pi
alto di quello che sar accordato a regimi "amici" come la Bielorussia.
Dovrebbero riflettere in primo luogo gli Italiani, che gi lo scorso anno ebbero a
soffrire per una riduzione delle forniture di gas adottata formalmente come ritorsione
verso un presunto furto da parte del governo di Kiev, ma in realt per punire quel
popolo "colpevole" di aver abbattuto il regime tirannico e comunista amico della
Russia e di aver scelto come presidente quel Viktor Yushchenko che il cekista Putin
aveva gi tentato di assassinare con la diossina, nello stile tipico del Kgb da cui
stato allevato (ombrelli dalla punta avvelenata e t al polonio, per intendersi); forse,
se lo facessero a fondo e secondo verit, si pentirebbero delle loro recenti scelte
elettorali e farebbero a pezzi il loro premier, il placido Prodi che due mesi or sono,
ponendo la propria firma su un contratto tra Eni e Gazprom, ha aperto a quest'ultima
la possibilit di vendere direttamente metano in Italia, assoggettando cos il proprio
paese al ricatto energetico.
Ma dovrebbero riflettere anche tutti gli abitanti del Vecchio Continente, dal
momento che la mossa del colosso russo si inscrive in una strategia degna di un
campione di scacchi: l'intesa con l'Eni, che fa di Gazprom un fornitore privilegiato di
tutta l'Unione Europea; l'alleanza con la compagnia algerina Sonantrach, anch'essa
sotto il ferreo controllo dello Stato - di quello Stato ex-colonia francese il cui primo
leader, Bourghiba, profetizz che il ventre delle madri islamiche sarebbe stato l'arma
decisiva per la riconquista dell'Europa da parte dei seguaci di Allah -, con la Libia di
Gheddafi e con l'Uzbekistan ancora sovietizzante; i buoni rapporti fra la Russia del
nuovo zar e il regime iraniano, rapporti che si sostanziano nello scambio di petrolio
contro tecnologia nucleare per mettere gli ayatollah in condizione di costruirsi la
Bomba e missili a lunghissima gittata (anche intercontinentale) affinch possano
lanciarla su Tel Aviv, Haifa e magari anche su Atene, Napoli e Roma; tutto questo
costituisce la prova evidente dell'esistenza di quell'asse del male contro cui il
presidente americano George Walker Bush non cessa di suonare l'allarme fin
dall'inizio del suo primo mandato, voce che grida nel deserto dell'indifferenza
eurocontinentale. Una impura alleanza tra fondamentalisti islamici e nostalgici del
comunismo che vuole usare spregiudicatamente le forniture energetiche come
strumento di ricatto al fine di zittire la voce degli Europei quando protestano per la
violazione dei diritti umani, di riassorbire sotto la tutela dell'orso russo oggi l'Ucraina
e la Georgia, domani la Polonia e gli altri paesi che un tempo facevano parte del Patto
di Varsavia, e da qui a dieci o vent'anni, di strangolare l'intero continente nella doppia
120

tenaglia dell'energia e dell'immigrazione per creare quell'entit imperiale estesa da


Lisbona a Vladivostok che nei progetti della lobby eurasista: un'alleanza tra Europa,
Russia e Islam autosufficiente dal punto di vista economico, autarchica, dominata da
una ideologia comunitaristica e razzista e da una religione neopagana, capace di
soggiogare l'Africa e l'Asia, di sconfiggere l'odiata America e di cancellare dalla
faccia della terra cristiani ed ebrei, seguaci di religioni universalistiche nemiche di un
sano sentimento dell'identit e dell'appartenenza alla propria comunit. Sarebbe la
fine della libert per miliardi di esseri umani.
Se letta in questa prospettiva acquista un barlume di verit anche la tesi,
sostenuta da molti no-global, secondo cui le operazioni umanitarie sinora condotte
dagli Stati Uniti d'America nel Kossovo, in Afghanistan e in Iraq, e perfino una futura
guerra contro l'Iran dei mullah, avrebbero quale scopo nascosto la creazione di
governi favorevoli alla costruzione di un immane oleodotto capace di trasportare per
migliaia di chilometri, fino in Europa, le ricchissime riserve petrolifere di repubbliche
asiatiche come il Turkmenistan, non a caso alleatesi con gli Usa dopo l'11 settembre.
La verit che il petrolio centroasiatico non serve agli Stati Uniti d'America: nel
Golfo del Messico e in Alaska ci sono riserve gigantesche ancora non sfruttate. Non
serve neppure alla Gran Bretagna, che preferisce approvigionarsi dalle piattaforme
nel Mare del Nord. Servirebbe invece moltissimo all'Europa, perch le consentirebbe
di liberarsi dal ricatto incrociato di Mosca, Teheran, Algeri e Tripoli e la salverebbe
dall'infausto destino di trasformarsi in Eurabia o, peggio ancora, in una succursale
dell'Unione Islamo-Sovietica.
Finch il progresso tecnologico non affrancher l'Occidente dalla dipendenza dai
combustibili fossili, finch tutte le case dell'Euro-America non saranno riscaldate
dall'energia solare, dalle maree o da un nucleare sicuro, e finch tutte le automobili
non saranno alimentate con idrogeno, etanolo o zucchero (non sorridete, sono in
corso ricerche sorprendenti anche su questo versante) la parola "libert" far sempre
rima con "petrolio"; insieme staranno in piedi o cadranno. bene pensarci, la
prossima volta che dallo stomaco salga alle labbra un'imprecazione contro Bush e la
sua "cricca" di petrolieri.
121

BISOGNA FERMARE PUTIN. SUBITO

(8/8/2007) Da alcuni mesi il capo del Cremlino, lex agente del Kgb Vladimir
Putin, sta dimostrando di essere, se possibile, ancora pi pericoloso per la pace e la
libert dellOccidente di un Bin Laden.
Dapprima ha scatenato unoffensiva mediatica, diplomatica e militare contro il
progetto statunitense di costruire uno scudo spaziale anti-missili balistici mediante
il dispiegamento in Polonia e nella Repubblica Ceca di postazioni radar di allerta e
batterie di missili intercettori. Unoffensiva iniziata denunciando tale progetto,
contemporaneamente, come inutile, in quanto situato in una posizione tale da non
poter fermare i missili eventualmente lanciati dallIran, e come pericoloso elemento
di destabilizzazione dellequilibrio strategico in Europa; una accusa che rivela
soltanto il timore della Russia di vedersi togliere dalle mani la pistola nucleare con
cui da cinquanta anni tiene sotto ricatto i governi europei, come dimostrato dalla
successiva minaccia di puntare nuovamente i suoi missili a lungo raggio contro le
citt del Vecchio Continente. Anche la decisione di ritirarsi unilateralmente dal
Trattato per la riduzione delle forze convenzionali in Europa rientra nella tattica di
minacciare i popoli dEuropa affinch restino, come sono da mezzo secolo, servi di
due padroni: alleati degli Stati Uniti dAmerica, ma con un orecchio attento a
cogliere i diktat del temibile vicino.
In un secondo tempo, Putin ha portato avanti quella strategia di sterminio feroce
di ogni forma di dissidenza iniziata con luccisione di moltissimi giornalisti
indipendenti, fra i quali la famosa Anna Politkovskaja, e di numerosi dissidenti: dopo
lex colonnello del Kgb Alexander Litvinenko, stroncato da un t al polonio, stata la
volta di Yuri Golubev, uno dei fondatori di Yukos (la societ petrolifera che
minacciava di scalfire il monopolio energetico, e il conseguente potere ricattatorio,
del colosso statale Gazprom, fatta a pezzi dopo che il suo presidente Mikhail
Khodorkovskij stato imprigionato in Siberia con false accuse). Un altro sicario
mandato dal Cremlino, lo scorso giugno, stava per eliminare Boris Berezovski, il
leader dellopposizione democratica anchegli in esilio a Londra: gli aveva dato
appuntamento allHotel Hilton di Park Lane, spacciandosi per un amico, e si era
portato dietro un ignaro bambino, probabilmente per coprirsi la fuga dopo aver
piantato una pallottola nella testa della sua vittima; ma questa volta i servizi segreti
britannici sono stati pi veloci, e il piano di morte stato sventato.
La rabbia del cekista Putin si quindi scatenata contro la Gran Bretagna,
colpevole di dare asilo a una folta comunit di 250mila russi che si oppongono alla
deriva autoritaria del loro paese dopo i progressi e le speranze suscitati dal governo
del mite Eltsin, e pi in generale di essere la testa di ponte degli Stati Uniti dAmerica
sulla sponda orientale dellAtlantico. Dapprima la Russia ha rifiutato di consegnare
alle autorit inglesi Andrei Lugovoi, il doppiogiochista accusato di aver avvelenato
Litvinenko con il polonio; e qualche giorno dopo due bombardieri Tupolev 95
Orso, capaci di sganciare fino a 16 testate nucleari, si sono pericolosamente
avvicinati allo spazio aereo britannico, come non accadeva dai tempi della Guerra
122

Fredda; due caccia Tornado, partiti dalla base di Leeming, li hanno agganciati coi
loro radar di attacco, e solo allora gli Orso hanno fatto dietrofront e sono tornati
alla loro base di Murmansk. La dichiarazione del genrale Zelin, capo dellaviazione
russa, raggelante per la sua ipocrisia: I nostri aerei stavano effettuando voli
regolarmente pianificati su acque neutrali; ogni commento superfluo...
Gli ultimi due episodi hanno definitivamente colmato la misura. La sera di
luned 6 un caccia Su-24 penetrato nello spazio aereo della Georgia, repubblica ex-
sovietica che dopo la cacciata di Shevardnaze si avvicinata agli Usa, e ha sganciato
una bomba da 700 Kg, per fortuna non esplosa, su un villaggio a 65 chilometri dalla
capitale, vicino alla provincia dellOssezia del Sud che da anni lotta con laiuto di
Mosca per la secessione e il congiungimento con la Russia. Le autorit di Tbilisi
hanno convocato lambasciatore russo Kovalenko ed espresso la loro ferma protesta;
Mosca ha malamente negato di aver invaso lo spazio aereo georgiano e di aver
sganciato bombe, ma stata sbugiardata dalle registrazioni dei tracciati radar esibiti
alla stampa dal Ministero degli Esteri della Georgia. La scorsa notte, infine, un
portavoce della Marina ha riferito che la Russia ha portato a termine positivamente il
test di un nuovo tipo di missile balistico a lungo raggio di tipo Sineva, lanciato da
un sottomarino nucleare in navigazione nellOceano Pacifico.
Questa escalation di attentati e provocazioni dimostra la crescente volont del
dittatore russo di innalzare la tensione con gli Stati Uniti dAmerica e con tutto
lOccidente. Se si aggiungono il sostegno a regimi tirannici come lIran del folle
Ahmadinejad e il Venezuela di Chvez, cui sta fornendo tecnologia missilistica e
nucleare, e il rifiuto di isolare i terroristi di Hamas, se ne deve concludere che gli
obiettivi perseguiti da Putin in politica estera sono tre, e tutti inquietanti: ricostituire
legemonia russa sui paesi un tempo membri dellUnione Sovietica e del Patto di
Varsavia; aumentare linfluenza di Mosca sullEuropa occidentale attraverso
unalternanza di minacce e offerte di forniture di petrolio e gas; innalzare la tensione
in tutte le aree calde del mondo allo scopo di tenere alto il prezzo dei combustibili
fossili, riempire le casse dello Stato e indebolire il prestigio degli Stati Uniti
dAmerica, ponendosi come alfiere di un mondo multipolare in cui la resistenza
allespansionismo Usa la foglia di fico dietro cui si nasconde la pretesa di tutti i
dittatori, comunisti o islamisti, di essere lasciati liberi di opprimere i loro sudditi in
casa propria.
Per questo motivo lAssociazione Internazionale New Atlantis for a World
Empire e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, in applicazione di quanto gi
enunciato nel Manifesto programmatico del 3 aprile 2005, hanno fatto e faranno ogni
sforzo per sostenere tutti gli oppositori liberali e democratici al regime autoritario del
cekista Putin, al fine di abbattere il suo regno di terrore e morte e restituire la Russia
allOccidente, allamicizia con gli Stati Uniti dAmerica, terra di libert e guida del
movimento per la creazione dellImpero mondiale.
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PUTIN E AHMADINEJAD PADRONI D'EURASIA

(17/10/2007) La recentissima visita di Vladimir Putin in Iran, iniziata con un


vertice dei cinque paesi che si affacciano sul Mar Caspio (oltre a Russia e Iran,
Azerbaijan, Kazakistan e Turkmenistan) e conclusa con un rafforzamento dell'intesa
nucleare con Mahmoud Ahmadinejad, mostra al di l di ogni ragionevole dubbio
quale sia il disegno dei due dittatori: essere l'uno la mente, l'altro il braccio di un
blocco imperiale eurasiatico.
Da un lato Putin, che per aggirare l'ostacolo posto dalla costituzione russa ad una
sua terza rielezione consecutiva si appresta a candidare nel 2008 un uomo di paglia e
a riservarsi il ruolo di primo ministro (una sorta di Richelieu del XXI secolo), mira a
estendere e consolidare il suo potere di ricatto energetico sull'Europa acquisendo il
controllo dell'area del Caspio, il pi importante bacino al mondo di petrolio e gas
naturale gi oggi e ancor pi nei prossimi decenni, quando i giacimenti del Golfo
Persico inizieranno a esaurirsi; per questo ha preteso e ottenuto dai partner rivieraschi
l'impegno a non mettere il proprio territorio a disposizione di paesi terzi, cos
bloccando in un sol colpo sia i tentativi degli Stati Uniti di impiantarvi basi per la
lotta al terrorismo in Afghanistan e Iraq, sia il progetto americano di un gasdotto che
attraversi il Caspio alleviando la fame d'energia degli europei - si ricordi che la
Francia, pur avendo 58 centrali nucleari (il numero pi alto in Europa), dipende da
approvigionamenti esteri per met del proprio fabbisogno energetico -.
Dall'altro Ahmadinejad, ex-pasdaran che si fatto le ossa sequestrando i
diplomatici americani a Teheran nel 1979 e compiendo incursioni segrete a Kirkuk
durante la guerra contro Saddam Hussein, ed salito alla presidenza come protetto
della Guida suprema della Rivoluzione Al Khamenei, un fanatico fortemente
imbevuto dell'ideologia-forza dell'Islam (non merita di esser chiamata religione):
distruggere l'odiata "entit sionista", Israele, come prologo allo sterminio di ebrei,
cristiani e apostati (categoria amplissima nella quale rientrano, l'uno per l'altro,
sunniti e sciiti, come pure tutti i musulmani "moderati" e quelli non pienamente
osservanti) per affrettare la venuta del Giorno del Giudizio, in cui Allah dovrebbe
concedere l'eterna beatitudine ai "veri credenti" e condannare all'eterna dannazione i
miscredenti; e oltretutto sa benissimo che nessun tiranno islamico pu mantenersi al
potere se rinuncia a questo obiettivo (il presidente egiziano Sadat fu assassinato dai
Fratelli Musulmani, di cui era stato alleato, per aver concluso con Israele la pace di
Camp David). Per ha appena 41 anni, e come tutti gli uomini possiede l'istinto di
autoconservazione (insieme ad altri ugualmente umani ma indegni di un "buon"
musulmano: subito dopo l'elezione fu accusato di aver, nientemeno, guardato delle
ballerine senza velo). L'intesa cordiale con Putin, che ha portato sinora alla
costruzione dell'impianto nucleare di Bushehr e alla fornitura all'Iran, direttamente o
via Cina (a sua volta affamata di petrolio caspico) di missili balistici sempre pi
potenti - l'attuale Shahab 3 ha una gittata di 1.500 Km, vale a dire fino ad Istambul; lo
Shahab 5 in costruzione arriverebbe a 4.900 Km, cio fino a Lisbona e Seul - gli
permette in prospettiva di prendere due piccioni con una fava: radere al suolo due o
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tre citt israeliane (ad esempio Tel Aviv, centro commerciale ed economico dello
Stato, Haifa, polo scientifico e tecnologico d'eccellenza, e Ashqelon) uccidendo
alcuni milioni di "porci" ebrei (oltre a varie decina di migliaia di arabi che, va da s,
verrebbero bollati come "apostati"); coprirsi di gloria imperitura presso la Umma
togliendo al sunnita Bin Laden il titolo di "spada dell'Islam"; e procrastinare il
proprio personale Giorno del Giudizio di trenta o quarant'anni grazie ai veti nel
Palazzo di vetro dell'amico Putin e ai suoi bombardieri che hanno ripreso a sorvolare
i cieli del globo, godendosi le vergini terrene (e forse anche i giovinetti, come
costume dei mullah secondo le denunce di molte ONG) in attesa di quelle celesti...
Qualcuno potrebbe obiettare a questa ricostruzione paventando il pericolo per la
Russia rappresentato da un Iran dotato della Bomba e di missili in grado di
trasportarla su ogni angolo del suo territorio; ma questa critica non tiene conto del
fatto che l'arsenale missilistico e nucleare a disposizione di Putin di gran lunga
superiore a quello che ora sta fornendo al suo alleato. Agli ayatollah non conviene
sfidare la Russia, oggi come ieri ( per questo motivo che il progetto del giovane
Ahmadinejad di assaltare anche l'ambasciata sovietica fu prontamente accantonato);
conviene piuttosto esserne la longa manus, il braccio armato a cui affidare il compito
impopolare di tenere sotto mira Europa, India, Cina e mezza Africa, mentre l'orso
rosso esercita la sua egemonia "morbida" attraverso l'impero di Gazprom.
Sarebbe la realizzazione dei sogni pi esaltati degli esponenti dell'eurasismo:
una Grande Alleanza tra Russia e Islam (con l'Europa nel ruolo di banchiere suo
malgrado) in grado di controllare l'intera massa continentale eurasiatico-africana, di
cancellare da essa la "spina" Israele, di assoggettare l'Inghilterra e il Giappone e di
espellere gli Stati Uniti d'America, ricacciandoli nell'Oceano e nelle sue isole
(Australia, Nuova Zelanda e Hawaii) lontano dal Cuore della Terra (Heartland),
nuovo centro del potere mondiale. Sarebbe la fine della libert per i cinque sesti del
genere umano. Una prospettiva catastrofica che solo il popolo americano, gi
impegnatosi tre volte a liberare il mondo prima dall'imperialismo prussiano, poi
dall'Asse Roma-Berlino-Tokio, e subito dopo dall'Impero del male comunista, potr
scongiurare, se prender coscienza della sua missione storica di portare libert e
democrazia a tutti i popoli e di fondare, con lacrime e sangue, un Impero mondiale in
cui finalmente siano assicurati ad ogni uomo e donna gli inalienabili diritti alla vita,
alla libert e alla ricerca della felicit.
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SATELLITE ABBATTUTO, LO SCUDO USA FUNZIONA.


E PUTIN MASTICA AMARO...

(24/2/2008) Alle 22.30 ora di Washington di mercoled 20 febbraio il satellite


spia americano Nrol-21 che, sfuggito al controllo dopo il lancio in dicembre, stava
ricadendo sulla Terra stato distrutto ad un' altezza di circa 230 chilometri da un
missile SM-3 lanciato dall'incrociatore "Lake Erie" della classe Aegis in navigazione
al largo delle Hawaii. Il forte impatto del missile privo di testata esplosiva stato
sufficiente a ridurre in mille pezzi il veicolo spaziale del peso di 2500 chilogrammi.
Ufficialmente l'azione stata giustificata dall'esigenza di evitare il rischio che il
satellite cadesse su zone abitate inquinandole con i 500 chilogrammi di idrazina (un
propellente tossico) che aveva a bordo. In realt, dal momento che la probabilit di
caduta su una zona abitata era molto bassa (il nostro pianeta coperto per il 70%
dagli oceani, a cui vanno aggiunti deserti, monti e foreste) il significato di quanto
accaduto va ben al di l di una semplice misura di protezione civile, come dimostrano
le veementi proteste subito levatesi da Mosca e Pechino. La verit che gli Stati
Uniti d'America hanno approfittato dell'occasione - che potrebbe anche esser stata
creata ad arte impartendo al satellite un ordine di rientro in atmosfera - per eseguire, e
con pieno successo, un test di intercettazione di un oggetto piccolo, veloce e molto
pericoloso: qualcosa di molto simile, cio, ad un missile balistico armato con testate
nucleari.
Fin dall'inizio del suo primo mandato nel 2001 il presidente George Walker
Bush si dato il compito di mettere gli Stati Uniti e i loro alleati al riparo dall'incubo
dell'apocalisse nucleare che attanaglia il mondo da cinquant'anni. L'equilibrio del
terrore fra America e Urss si basava proprio sulla consapevolezza che entrambe le
superpotenze sarebbero uscite annientate da un conflitto condotto usando armi
atomiche: nessuno dei due contendenti ha mai osato sparare il primo colpo perch il
grande numero di ordigni portati a bordo da aerei e sottomarini, in volo e in
navigazione 24 ore su 24, avrebbe garantito all'avversario la possibilit di attuare una
rappresaglia micidiale anche dopo che tutte le sue citt fossero state incenerite. Dopo
il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991 le cose, anzich migliorare, sono andate di
male in peggio: il nuovo zar di Russia, il gelido Putin che ricorda con nostalgia il
periodo staliniano, ha fornito senza scrupoli tecnologia missilistica e nucleare alle
peggiori dittature del pianeta, dalla Corea del Nord all'Iran del folle Ahmadinejad che
vuole cancellare Israele dalle carte geografiche. Il suo obiettivo chiaramente la
creazione di un "asse del male" che unisca sotto la sua guida tutti i regimi che odiano
libert e democrazia e sono quindi nemici giurati dell'America e di Israele, unico
paese democratico del Medio Oriente, allo scopo di stringerli in una tenaglia mortale.
L'unico modo per sfuggire a questa trappola consiste nell'allestire un sistema
avanzato di difesa basato sull'uso di missili in grado di intercettare le testate nucleari
durante il loro volo al di sopra dell'atmosfera, quando, essendosi distaccate dal
vettore di lancio, il loro movimento determinato unicamente dalla forza di gravit
terrestre ed esse non possono pi cambiare rotta per sfuggire agli inseguitori.
126

Ecco perch l'abbattimento del satellite "impazzito" costituisce per gli Stati Uniti
d'America un grande successo, e per Mosca e Pechino un buon motivo per masticare
amaro: esso dimostra che gli Usa possiedono finalmente la tecnologia necessaria e
sufficiente per costruire uno scudo spaziale capace di difendere per sempre il
proprio territorio non solo dai missili nucleari provenienti da Russia e Cina, ma anche
da quelli che in futuro potrebbero essere lanciati dall'Iran nel corso di una guerra
scatenata contro l'Occidente dagli ayatollah per conto dei loro padrini di Mosca. Per
questo Putin ha affermato che lo scudo spaziale americano costituisce una
gravissima violazione dell'equilibrio strategico in vigore in Europa da mezzo secolo
e minaccia costantemente i pavidi Europei di puntare i suoi missili contro le loro citt
se acconsentiranno a ospitare sul loro territorio le postazioni radar e le rampe di
lancio dei missili intercettori, come hanno gi deciso Polonia e Repubblica Ceca: la
verit che lo scudo Usa difenderebbe non solo gli Stati Uniti d'America, ma anche
le citt e i popoli d'Europa, e toglierebbe dalle mani della Russia la pistola con cui da
cinquant'anni tiene sotto tiro il Vecchio Continente, togliendogli la libert di
schierarsi, come pure vorrebbe, al fianco degli Stati Uniti e costringendolo ad una
politica ipocrita di "equidistanza" fra Oriente e Occidente, fra tirannide e libert.
127

TRA KOSSOVO E OSSEZIA LA DEMOCRAZIA FA LA DIFFERENZA

(10/8/2008) La guerra scoppiata tre giorni fa nel Caucaso, con l'occupazione


della piccola e pacifica repubblica di Georgia da parte dell'imponente armata russa in
risposta ad una operazione di Tbilisi diretta a riportare sotto la legittima sovranit
georgiana le regioni dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, ha scatenato sui mezzi di
comunicazione italiani la solita litania di intellettualoidi filorussi come l'ineffabile
Sergio Romano, ai quali non parso vero di dare addosso ad un Paese che, dopo la
"rivoluzione delle rose", ha il torto inescusabile di aver voltato le spalle a Mosca e di
essersi schierato con l'Occidente, fino a chiedere l'ammissione nell'Unione Europea e,
orrore!, nella Nato. La principale obiezione rivolta da queste quinte colonne di Putin
in Italia a chi, come il presidente degli Stati Uniti George Walker Bush, ha
condannato l'invasione russa di uno Stato sovrano come riedizione di quanto
avvenuto a Budapest nel 1956 e a Praga nel 1968, e ammonito la Russia a restaurare
quanto prima l'integrit territoriale della Georgia, stata la stessa usata dal tiranno
Putin e dal suo fantoccio Medvedev: con quale coerenza i paesi occidentali
protestano contro il tentativo di secessione dalla Georgia di due regioni a
maggioranza russofona, quando pochi mesi fa essi hanno riconosciuto l'indipendenza
dalla Serbia del Kossovo, solo perch regione a maggioranza albanese?
Sfortunatamente per Putin e per i suoi manutengoli, per, l'analogia non regge.
Non regge perch gli albanesi del Kossovo sono stati vittime di una sanguinosa
operazione di "pulizia etnica" da parte della Serbia di Milosevic, ovvero di arresti
arbitrari, massacri, proibizione di usare la propria lingua e di coltivare la propria
cultura, mentre sudosseti e abkhazi hanno goduto fin dalla proclamazione
d'indipendenza della Georgia, nel 1991, di speciali statuti di autonomia. Non solo, il
presidente georgiano Mikhail Saakashvili aveva lealmente offerto al leader
separatista abkhazo Bagapsh la carica di vicepresidente, che questi ha rifiutato perch
il suo padrone al Cremlino mirava a ben altro: a mettere le mani sull'oleodotto che da
Baku, capitale dell'Azerbaigian, attraversa il territorio georgiano per giungere sulla
costa turca, e che attualmente l'unica via di fornitura all'Europa del petrolio
proveniente dal Caspio la quale non passi per la Russia e non sia perci sotto il
controllo di Gazprom.
Non regge, inoltre, perch la Serbia sotto il regime di Milosevic era un paese
totalitario i cui cittadini erano privati di ogni libert, da quella di pensiero e di
religione a quella di iniziativa economica, mentre la Georgia, dopo la cacciata del
corrotto ex ministro sovietico Shevardnaze e l'elezione di Saakashvili, ha avviato
profonde riforme volte a migliorare la situazione economica della popolazione e ad
attirare investimenti stranieri. Anche in Serbia, del resto, la proclamazione
d'indipendenza del Kossovo ha concorso a determinare l'elezione di un presidente e di
un governo filo-occidentali, e i frutti si son visti subito: grandi imprese occidentali -
come l'italiana Fiat - hanno iniziato a investire nel Paese, e Radovan Karadzic, il
massacratore dei bosniaci, stato consegnato al Tribunale per i crimini nella ex-
Jugoslavia dopo aver goduto per anni di una impunit garantita dalla copertura delle
128

alte sfere di Belgrado.


Insomma, se si pu con ragione sostenere l'esistenza di un diritto alla secessione
di una parte del popolo soggetto ad uno Stato antidemocratico, al fine di conseguire
una vita migliore sotto il profilo materiale e spirituale, non si pu attribuire lo stesso
diritto ai cittadini di uno Stato democratico per innalzare muri di ostilit tra gli
uomini e attuare discriminazioni odiose. Che le istanze secessioniste di abkhazi e
sudosseti siano sostenute con le armi da un paese come la Russia, in cui la quasi
totalit della popolazione vive in condizioni miserevoli, e la ricchezza concentrata
nelle mani dei fedelissimi di un ex agente del Kgb che ha fatto uccidere centinaia di
giornalisti scomodi e rinchiudere gli oppositori in prigioni siberiane, infine, la prova
regina di quale scelta l'Occidente debba compiere: difendere la libert della Georgia,
e con essa la libert dell'Europa e di tutta l'umanit. Alla faccia di Sergio Romano e
di tutti i suoi cloni, meschini adoratori di tiranni e dittatori, destinati a finire con essi
nella polvere.
129

UN ANELLO PER DOMARE PUTIN

(24/8/2008) Gli eventi seguiti all'infame invasione della libera e democratica


Georgia da parte dell'Armata russa, avvenuta lo scorso 7 agosto, hanno mostrato
chiaramente al mondo quale pericolo rappresenti la Russia, attualmente e in
prospettiva futura, per gran parte delll'umanit.
L'esercito di Mosca ha dichiarato di muoversi in difesa delle aspirazioni
indipendentiste delle popolazioni di Ossezia del Sud e Abkhazia - regioni in verit
dalla composizione etnica variegata e "a macchia di leopardo", dove russi e georgiani
convivono negli stessi villaggi e spesso nella stessa famiglia -, ma in realt lo scopo
cui mirava il tiranno Putin era ben pi ambizioso: porre sotto il proprio controllo
l'oleodotto che da Baku trasporta il petrolio azero attraverso il territorio georgiano
fino a Ceyhan in Turchia, l'unica via di rifornimento energetico dell'Europa che non
passi in territorio russo e non sia quindi soggetta ad essere aperta e chiusa a
piacimento dai suoi compagni cekisti da lui insediati al comando di Gazprom; e
quindi porre una pesante ipoteca su Nabucco, il progetto di una pipeline che dal
Turkmenistan (via Caspio) dovrebbe percorrere Azerbaigian, Georgia e Turchia per
approdare in Bulgaria. Il fatto che Nabucco permetterebbe all'Europa di accedere alle
favolose riserve centroasiatiche bypassando la Russia, e quindi liberandosi dal suo
ricatto energetico, spiega assai bene non solo perch il progetto sia caldeggiato da
Washington, ma anche la durezza dell'intervento di Mosca contro Tbilisi: un'Europa
privata di petrolio e gas nei giorni pi freddi di uno dei prossimi inverni potrebbe
essere costretta a subire qualunque ricatto dell'orso russo, a tollerare qualunque
sopruso. Potrebbe essere costretta anche a tollerare una invasione dell'Ucraina al fine
di strapparne la met orientale filorussa (una riedizione su scala pi grande di quanto
sta accadendo adesso in Georgia) e una rioccupazione delle repubbliche baltiche,
colpevoli come Kiev di essersi schierate con gli Stati Uniti d'America dopo essersi
liberate dalla schiavit del Patto di Varsavia.
Ma la protervia con cui il tiranno Putin sta punendo i georgiani per la loro scelta
di campo filoatlantica non che un aspetto della sua strategia imperialista a 360
gradi. La Russia stata, insieme alla Cina, promotrice del cosiddetto Gruppo di
Cooperazione di Shangai, un'organizzazione che, nata all'indomani dell'11 settembre
2001 apparentemente per promuovere la collaborazione economica e la lotta al
terrorismo, si sviluppata fino a diventare un'alleanza politico-militare allargata
all'Iran e a quasi tutte le ex-repubbliche sovietiche dell'Asia centrale - con lo
svolgimento anche di esercitazioni congiunte - allo scopo di "evitare influenze
straniere nell'area", ovvero di impedire agli Stati Uniti d'America e ai loro alleati di
avere un accesso privilegiato alle sue fonti energetiche. Come se non bastasse, la
Russia fornisce da anni armamenti sofisticati sia direttamente a Teheran (da cui
finiscono, via Damasco, a Hezbollah e Hamas che li lanciano contro l'odiato Israele)
sia alla Cina che poi li rivende agli ayatollah; e sta fornendo supporto logistico e
tecnologie ad Ahmadinejad per realizzare il suo folle sogno di cancellare l'entit
sionista dalle carte geografiche a colpi di bombe atomiche, nonch per trasformare
130

l'Iran nel suo cane da guardia nel Medio Oriente, incaricato di tenere sotto scacco
l'India e attrarla nell'orbita della coppia Pechino-Mosca. Tutto questo mentre la
popolazione russa vive nella miseria pi nera, subendo un crollo demografico di un
milione di persone all'anno a causa delle condizioni sanitarie e del reddito pro-capite
a livelli sovietici che la roboante propaganda nazionalistico-imperialista del regime
non riesce a nascondere.
Tutto quanto detto dimostra a sufficienza che il regime di Putin costituisce un
pericolo per la libert e la pace non solo dell'Europa, ma dell'intera Eurasia. Per
questo vanno salutati con favore sia il raggiungimento dell'accordo tra Stati Uniti e
Polonia per l'installazione in quel Paese di un sistema di 10 missili intercettori
nell'ambito del programma denominato "scudo spaziale", sia la decisione dell'Ucraina
di integrare il proprio la propria difesa antiaerea con quella della Nato. L'ira con cui
Putin ha reagito, fino a minacciare la rottura dei rapporti di collaborazione con
l'Alleanza Atlantica e a mettere la Polonia sotto il tiro dei missili nucleari russi, la
spia del pericolo che egli sente avvicinarsi: l'Anello politico-militare che l'America
sta stringendo, lentamente ma con tenacia, intorno alla Russia il solo strumento a
disposizione per rovesciare il suo regime di terrore. Lo chiedono i georgiani, lo
chiedono gli ucraini, lo chiedono lituani, lettoni ed estoni; lo chiedono polacchi,
cechi, slovacchi, ungheresi, bulgari e romeni; lo chiedono tutti i popoli della Nuova
giovane Europa che hanno speso lacrime e sangue per liberarsi dal giogo di Mosca e
non hanno alcun desiderio di essere "rivenduti" ad essa dalla Vecchia Europa
vigliacca e maestra dell'appeasement. Lo chiedono gli israeliani, stanchi di dover
combattere per la vita contro l'impura alleanza tra antiamericanismo russo,
antisemitismo islamico e indifferenza europea. Lo chiedono, infine, i 140 milioni di
russi che sono stanchi di paragonare ogni giorno la loro miseria materiale e spirituale
con l'opulenza sfacciata degli oligarchi del Kgb; che aspirano a una vita da esseri
umani, in cui prosperit e progresso non siano in antitesi con il diritto di ognuno alla
libert, ma il loro naturale frutto. Come avvenuto in Europa, grazie alla sintesi tra il
logos greco e la Rivelazione ebraico-cristiana, prima che egoismi e odi nazionalistici
la soffocassero; come si ripetuto con maggior successo in America, terra di libert.

Un Anello per trovarlo, un Anello per domarlo,


un Anello per ghermirlo e nel buio incatenarlo
131

CHI CONQUISTA L'HEARTLAND LIBERA L'EURASIA (DA PUTIN)

(7/8/2009) Un anno fa l'Armata Rossa, in esecuzione di un progetto criminale


pianificato da mesi, invadeva la repubblica liberale e democratica della Georgia. Il
pretesto ufficiale, la tutela della popolazione civile di due provincie ribelli a Tbilisi
(Abkhazia e Ossezia del Sud) contro una presunta "pulizia etnica" ordita dal
presidente georgiano Mikhail Saakashvili, stato smascherato quasi subito dalla
libera stampa internazionale, che ha mostrato come la pulizia etnica sia stata
compiuta dai militari russi e dalle milizie abkhaze e ossetine ai danni dei civili
georgiani costretti a lasciare le loro case date alle fiamme. Purtroppo al contributo di
verit dei media non ha corrisposto un comportamento altrettanto coraggioso da parte
non solo delle cancellerie della Vecchia Europa, da tempo asservite al tiranno cekista
Putin (e questo era prevedibile), ma neppure da parte di un Presidente degli Stati
Uniti d'America come George Walker Bush che pure aveva fatto dell'esportazione
della democrazia nel mondo la massima della sua politica estera, ma che nell'agosto
2008 era ormai giunto quasi al termine del suo secondo mandato e non aveva pi la
legittimit e l'interesse a impegnarsi in una nuova Guerra Fredda contro l'ex-Impero
del Male. La faziosa mediazione di Sarkozy, in pratica una servile acquiescenza ai
diktat del nuovo zar, ha ratificato l'annessione di Abkhazia e Ossezia del Sud alla
Russia. Cosa ancor pi grave, ha sancito il controllo di Putin e del suo apparato di
potere sulle condotte che attraversano la Georgia per portare petrolio e gas dalle
repubbliche ex-sovietiche dell'Asia Centrale (Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan,
Tagikistan e Turkmenistan) all'Europa.
La gravit di questo fatto pu esser compresa tenendo presente che i cosiddetti
"Stan" costituiscono il nucleo storico di quella regione che il grande geografo inglese
Halford Mackinder, padre della geopolitica, ha chiamato nel 1919 Heartland, cio
Cuore della Terra. Questa regione, estesa approssimativamente dalle pianure
dell'Ucraina meridionale alle steppe caspiche, molto fertile, ricchissima di risorse
naturali e dotata di buone vie di comunicazione fluviali, costituiva per Mackinder il
perno geografico della Storia, in quanto sede originaria di tutte le trib e le orde di
barbari nomadi che hanno provocato il disfacimento dell'impero di Roma e per secoli
hanno percorso l'Europa. A causa della sua lontananza dagli oceani, inoltre, essa
rappresenta un baluardo quasi inespugnabile da parte delle potenze marittime; l'unica
via d'accesso a questa regione appunto costituita dalle pianure dell'Europa orientale.
Per tali motivi Mackinder raccomand fermamente al governo britannico di compiere
sempre ogni sforzo diplomatico e militare affinch le due potenze terrestri del
Vecchio Continente, Germania e Russia, non si alleassero n si sopraffacessero l'un
l'altra cos da creare un solido blocco di potere sull'Europa dell'Est in grado di
controllare l'accesso all'Heartland; il suo insegnamento si pu compendiare nella
celebre massima Chi controlla l'Europa orientale governa l'Heartland; chi controlla
l'Heartland governa l'Isola del Mondo [ovvero l'insieme Eurasia+Africa]; chi
controlla l'Isola del Mondo governa il Mondo. La profonda verit di tale
affermazione sotto gli occhi di tutti nell'attuale momento storico, in cui il tiranno
132

Putin, controllando direttamente o indirettamente i territori su cui passano gli


oleodotti e i gasdotti, in grado di bloccare a suo arbitrio i rifornimenti energetici
all'Europa, di strangolarla economicamente, e di conseguenza esercita un formidabile
ricatto sui governi europei, ufficialmente alleati di Washington ma di fatto servi di
Mosca.
in questa prospettiva storico-geografica che si comprende la necessit vitale
per gli Stati Uniti d'America, unico Paese dell'Occidente rimasto ancora indenne
dall'egemonia russa, di sostenere economicamente e militarmente la libera,
democratica e filo-occidentale Georgia, di aiutare il popolo georgiano a riconquistare
le province secessioniste dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, e di favorire una piena
transizione democratica in Ucraina, sconfiggendo le fazioni filorusse che si
oppongono al progetto del presidente Viktor Yushchenko di unire il suo Paese alla
Nato. Solo in questo modo l'Occidente potr acquisire il controllo sulle condotte di
transito di petrolio e gas, e di conseguenza conquistare il dominio sull'Heartland; e
conquistare l'Heartland, per l'America e per l'Occidente, significherebbe liberare la
Russia dalla tirannide putiniana, interrompere il flusso di aiuti economici e militari
che da Mosca raggiunge Teheran alimentando il folle progetto di Ahmadinejad e
degli ayatollah di costruirsi la Bomba per distruggere Israele, spegnere il
turbocapitalismo cinese negatore dei diritti umani e sostenitore delle dittature
birmana e vietnamita, togliere ossigeno ai regimi "bolivariani" dell'America Latina
che cercano l'alleanza con l'ex-patria del comunismo e con il fondamentalismo
islamico contro gli odiati yankees; in una parola, significherebbe far trionfare Libert
e Democrazia su entrambi gli emisferi del globo.
Purtroppo questa altissima missione di liberazione e di progresso umano non
sembra essere nell'agenda dell'attuale presidente americano Barack Hussein Obama,
pi preoccupato di dialogare che di agire. Un motivo di pi, se non ce ne fossero gi
abbastanza, per prevedere che la sua stella tracoller presto. Noi mondialisti, in attesa
di quel fausto giorno in cui il popolo americano si doter di un comandante in capo
all'altezza del suo compito storico, continueremo a illuminare i cuori e le menti dei
navigatori di Internet per far comprendere la necessit che l'Occidente, guidato dagli
Stati Uniti d'America, si assuma la propria responsabilit civilizzatrice nei confronti
del resto dell'umanit e costruisca finalmente un Impero mondiale che abbatta ogni
regime tirannico e totalitario e assicuri pace, prosperit, libert e giustizia per tutti.
133

UCRAINA LIBERA, PROSSIMA TAPPA: MOSCA !

(22/2/2014) Il sangue dei 70 martiri versato nei giorni scorsi in piazza Maidan e
nelle strade di Kiev ha concimato l'albero della libert del nobile popolo di Ucraina:
oggi il piccolo tiranno Viktor Yanukovich fuggito dalla sua sua reggia dorata
adorna di colonne di marmo, dal suo lussuoso parco di 140 ettari con campo da golf,
eliporto privato e un allevamento di struzzi, e si rifugiato a Kharkiv, nella regione
orientale russofona del Paese; il Parlamento ucraino ha votato a larghissima
maggioranza la sua messa in stato d'accusa decretandone l'immediata decadenza dalle
funzioni e fissando nuove elezioni presidenziali per il prossimo 25 maggio, ha
abrogato l'articolo del codice penale usato dal decaduto regime per imprigionare dopo
un processo-farsa l'ex Primo Ministro Yulia Tymoshenko, l'eroina della Rivoluzione
Arancione del 2004 (che presto sar liberata), ha rimosso dalle cariche di ministro
dell'Interno e di presidente dell'assemblea i fedelissimi di Yanukovich sostituendoli
con esponenti dell'opposizione.
La capitale Kiev nelle mani dei cittadini in rivolta, i palazzi del potere sono
stati abbandonati e occupati dai manifestanti, la polizia ha affermato in una nota
ufficiale di essersi schierata "al fianco del popolo" e di condividere il desiderio
comune di "un cambiamento rapido nel Paese". Il partito di Yanukovich sta perdendo
deputati a ritmo frenetico, mentre molti ministri del decaduto regime sono spariti
dalla circolazione, probabilmente in fuga - come far forse anche Yanukovich, se la
giustizia del popolo non lo raggiunger prima - verso la corte del loro padrino, il
tiranno cekista Putin che finora li aveva appoggiati e protetti dalle sanzioni
internazionali mentre mandavano i carri armati a massacrare i loro stessi concittadini,
colpevoli ai loro occhi di volere l'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea, e quindi
a quell'Occidente disprezzato e bollato come "decadente", "moralmente corrotto",
"incapace di assicurare benessere e piena occupazione", ma che per gli uomini e le
donne di piazza Maidan rappresenta, come effettivamente , la patria di quei princpi
e di quei valori di libert, democrazia e rispetto dei diritti dell'uomo che il grande
tiranno Putin e il piccolo tiranno Yanukovich hanno sempre conculcato e represso,
l'antitesi di quei disvalori mortiferi della comunit forzosamente omogenea, del
primato del collettivo sull'individuo, del sangue e del suolo su cui si reggevano e si
reggono i loro troni di sangue. Non un caso che in questi giorni convulsi di lotta il
regime di Yanukovich abbia tentato di persuadere i poliziotti a massacrare i loro
compatrioti sostenendo che essi fossero sobillati dal "sionismo internazionale":
tipico dei regimi tirannici, dittatoriali e totalitari di destra e di sinistra,
fondamentalisti cristiano-ortodossi o islamici, di additare quale capro espiatorio
l'Ebreo, l'apolide per definizione, colui che, non avendo radici in nessun luogo
particolare, cittadino del mondo.
Il Partito Mondialista, che ha sempre sostenuto, discretamente ma
coerentemente, la lotta silenziosa e civile del popolo ucraino per affrancarsi dalla
"tutela" dell'Orso russo, saluta oggi con grande gioia il ritorno dell'Ucraina nel
consesso dei popoli civili, dell'Occidente che la pi grande e la migliore civilt della
134

Storia, e annuncia che proseguir la sua opera per illuminare le menti e i cuori degli
uomini e delle donne del nostro tempo circa la bont e l'inevitabilit di un
superamento della vetusta e mortifera distinzione del genere umano in pi di cento
Stati-nazione estranei l'un l'altro e in guerra perenne fra loro, e della creazione di un
solo Stato o Impero mondiale che assicuri pace, prosperit, libert e giustizia per tutti.
Il Grande Tiranno Putin inizi a tremare, perch il momento della sua fine pi vicino
oggi di quando noi Templari fondammo nel 2005 il Partito Mondialista. Il macellaio
Assad, gli ayatollah pedofili di Teheran, i petromonarchi arabi che finanziano al-
Qaeda preghino pure il loro falso dio Allah e il loro falso profeta Maometto: non li
salveranno dalla giusta ira dei loro popoli. I mandarini del Partito Comunista Cinese
smettano di accumulare nelle banche svizzere le ricchezze sottratte ai loro
concittadini, perch non vivranno abbastanza per godersele. Presto, molto presto, il
mondo intero sar una sola casa, una sola famiglia. Presto, molto presto, non ci sar
pi n Giudeo n Greco, n cittadino n straniero, n "fedele" n "infedele", perch
tutti saranno un solo popolo, con una sola legge, la legge della Libert, della
Democrazia e dei Diritti dell'Uomo.
135

INVASIONE DELL'UCRAINA, PER PUTIN L'INIZIO DELLA FINE

(2/3/2014) Dopo la fuga da Kiev del piccolo tiranno Yanukovich e la


proclamazione di un nuovo governo liberale e democratico, il Grande Tiranno Putin
ha deciso di gettare la maschera e di mostrare a tutto il mondo la sua arroganza
imperialistica: in queste ore 28.000 soldati russi, con centinaia di carri armati, hanno
invaso l'Ucraina orientale; decine di aerei ed elicotteri da trasporto di Mosca hanno
sbarcato truppe nei principali aeroporti della Crimea, prendendone il controllo; una
base radar, un centro di addestramento della Marina ucraina e varie caserme della
Guardia frontaliera di Kiev sono state occupate da reparti paramilitari al soldo di
Putin, i quali hanno requisito le armi e minacciato i soldati ucraini per "persuaderli" a
passare dalla parte del governo-fantoccio da essi insediato a Sebastopoli e
Simferopoli.
Il piano del cekista Putin chiaro ed evidente a tutti: prima ha sobillato la rivolta
degli ucraini filorussi orientali, spingendoli a occupare le sedi delle amministrazioni
locali e concedendo loro prontamente la cittadinanza russa; adesso, con la scusa di
voler "difendere la vita dei cittadini russi in Ucraina dagli attacchi dei nazisti" - un
argomento che fa sempre presa sulla stolta opinione pubblica della Vecchia Europa,
molto sensibile (giustamente) nei confronti del nazifascismo, ma pronta sempre a
chiudere entrambi gli occhi di fronte ai soprusi compiuti da Mosca - egli si sta
preparando ad annettere l'intera Ucraina orientale alla Federazione Russa, e a tal
scopo la Duma sta "casualmente" discutendo una proposta di legge che render pi
facile per il governo russo l'annessione di nuovi territori anche senza un trattato
internazionale.
Noi mondialisti non riponiamo eccessiva fiducia nella cosiddetta "comunit
internazionale": finora il vile Barack Hussein Obama ha reagito soltanto con blande
parole di condanna e con la minaccia di non partecipare al G8 di Sochi del prossimo
giugno, ma non sembra abbia alcuna intenzione di impegnare la forza militare degli
Stati Uniti d'America nella difesa dell'integrit territoriale e della libert di un Paese
che i media filoputiniani d'Occidente dipingono in coro come facente parte del
"cortile di casa" del Cremlino, pertanto molto probabile che, dopo alcune riunioni
straordinarie dell'Onu (dove Mosca eserciter il suo diritto di veto), della Nato e
dell'Unione Europea, tutti accetteranno il fatto compiuto cos come nel 2008 hanno
accettato l'invasione della Georgia e l'annessione de facto alla Russia di Abkhazia e
Ossezia del Sud. Del resto l'Occidente non ha forse sopportato senza batter ciglio
l'invasione dell'Ungheria nel 1956 e della Cecoslovacchia nel 1968, i massacri di
civili innocenti, la repressione di governi espressione della volont popolare? Allo
stesso modo, purtroppo, gli uomini e le donne del nobile popolo di Ucraina, che
hanno combattuto per mesi in piazza Maidan in nome dell'idea di Europa come patria
di libert e democrazia, da quella Europa, dimentica del suo glorioso passato, e
dall'America, incatenata dal pifferaio maligno Obama, si apprestano a essere traditi,
abbandonati a un triste destino di invasione, occupazione brutale, repressione, terrore
e morte.
136

la fine del sogno di un'Ucraina libera e democratica, allora, direte voi?


Dobbiamo forse rassegnarci a veder trionfare la violenza sulla ragione, l'arroganza sul
diritto, la prepotenza sull'innocenza? No, cari lettori, no. La disperazione appartiene
solo a chi non ha lo sguardo lungo di noi mondialisti, a chi vede solo il qui-e-ora e
non ricorda quanto successo l'altro ieri, figuriamoci vent'anni fa. Chi, come noi
mondialisti, abituato a leggere gli avvenimenti del presente inquadrandoli nella
prospettiva storica della guerra in corso da cinque secoli tra l'esercito del
Mondialismo e la masnada assassina dell'Antimondialismo, riconosce nell'invasione
dell'Ucraina in corso in questi giorni la ripetizione dei tentativi compiuti dall'Unione
Sovietica di mantenere il potere usando il pugno di ferro; e comprende che, come la
repressione delle rivolte di Budapest e Praga non riuscirono a salvare il regime
totalitario comunista sovietico dal crollo e dallo smembramento dell'Impero del Male
nel 1991, cos oggi la repressione della rivolta di Kiev non salver il regime
menzognero e assassino di Putin da una fine ormai vicina. La Storia, maestra di vita
spesso inascoltata ma sempre vincente, insegna che il futuro appartiene alla Libert,
alla Democrazia e ai Diritti dell'Uomo, non alla schiavit, alla tirannide e alla
barbarie; che tutti i regimi illiberali, tirannici e totalitari sono sempre prima o poi
crollati miseramente, sopraffatti dall'arretratezza tecnologica, dalla miseria
economica e dall'anelito di libert dei propri sudditi; che il genere umano si sta
muovendo, lentamente ma irresistibilmente, verso l'unificazione in un solo Stato
mondiale che riconoscer e protegger i diritti di ogni uomo e di ogni donna a
prescindere dalla sua etnia, dalla sua religione, dalla sua condizione sociale e dalla
sua ideologia.
Per questo noi mondialisti continueremo a combattere, con la parola e con le
opere, al fianco del nobile popolo ucraino oggi minacciato, cos come del popolo
russo oppresso dal Grande Tiranno Putin, del popolo cinese che geme e soffre sotto il
tallone dei mandarini comunisti, dei popoli islamici schiacciati da tiranni laici e
ayatollah pedofili, dei popoli africani e latinoamericani impoveriti da dittatori corrotti
e assassini, dei popoli europei tentati di diventare i servizievoli banchieri di tutti i
tiranni; certi come siamo, che tutti questi regimi tirannici, illiberali e totalitari, laici e
teocratici, crolleranno e finiranno nella polvere come avvenuto per la Germania
nazionalsocialista, per l'Unione Sovietica, per la Serbia nazionalcomunista di
Slobodan Milosevic e per la Libia di Muhammar Gheddafi, e che presto, molto
presto, tutto il genere umano sar unito nell'Impero mondiale che assicurer pace,
prosperit, libert e giustizia per tutti. Il fatto che oggi, a Mosca, un centinaio di
persone si siano riunite per protestare contro l'invasione dell'Ucraina, ci conferma
nella nostra convinzione: per il regime di Putin questo ennesimo crimine sar l'inizio
della fine.
137

I FATTI D'UCRAINA NEL PROGETTO MONDIALISTA


E LA RISPOSTA PERSONALE AD ESSO

(4/5/2014) I fatti avvenuti in Ucraina negli ultimi giorni, da quando iniziata la


riscossa del legittimo governo di Kiev contro i banditi russofoni spalleggiati e armati
da Mosca, hanno sollevato il solito vespaio di polemiche interessate da parte di
giornalisti e intellettualoidi asserviti alla lobby putiniana. In particolare in Italia ci si
stracciati le vesti per i 50 ribelli filorussi morti venerd scorso nell'incendio di un
edificio pubblico. Ora, per non farsi travolgere dall'emotivit e non rimanere ciechi
davanti al significato di questi pur tragici avvenimenti, opportuno e necessario
"inquadrarli" nel contesto storico-geografico cui appartengono, allo stesso modo in
cui, per fare un esempio, la liturgia cristiana, in questo periodo di quarantanove giorni
che va da Pasqua a Pentecoste, riflette sui tragici eventi della Passione, morte e
risurrezione di Ges Cristo "inquadrandoli" nel piano di salvezza universale preparato
da Dio sin dalla fondazione del mondo. Seguiamo dunque questa pista analogica.
Nel grande discorso tenuto a Pentecoste Pietro, sotto la guida dello Spirito
Santo, mostra a una folla di pellegrini giunti a Gerusalemme per la festivit
tradizionale come ci che era sembrato un caso di cronaca nera abbastanza
insignificante - la crocifissione da parte del potere politico-giudiziario romano di un
rabbi che godeva di un grande consenso popolare, a causa dell'invidia delle autorit
religiose di Israele - era in realt il compimento della promessa fatta dall'Altissimo al
genere umano sin dal primo peccato, allorch il Signore Dio aveva preannunciato che
la "stirpe della donna" avrebbe schiacciato la testa al serpente: la promessa cio di un
Messia, Figlio dell'Uomo e Figlio di Dio, il quale avrebbe preso su di s tutti i peccati
del mondo, offrendosi al Padre in sacrificio di espiazione quale agnello senza difetto
e senza macchia, soffrendo e morendo in modo ignominioso per obbedienza
d'amore, per poi risorgere liberando l'umanit dalla paura della morte. Ebbene, in
modo analogo noi mondialisti vogliamo esortarvi a considerare la morte violenta di
quei ribelli filorussi all'interno del grande progetto che stiamo realizzando da 700
anni, da quando cio la persecuzione di Filippo il Bello ci costrinse a entrare in
clandestinit: l'unificazione di tutto il genere umano in un solo Stato o Impero
mondiale fondato sulla distinzione fra Trono e Altare, fra le "cose di Dio" e le "cose
di Cesare", nel quale nessun individuo possa essere perseguitato per le sue opinioni
politiche o religiose, e in cui ogni essere umano possa godere pacificamente dei diritti
immortali e inalienabili, dati da Dio, alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit.
Per la realizzazione di questo grande progetto, noi mondialisti abbiamo
dapprima utilizzato i nostri buoni rapporti con i sovrani di Scozia, Spagna, Portogallo
e Inghilterra allo scopo di riedificare, consolidare ed espandere i nostri insediamenti
in terra americana (quegli insediamenti dai quali avevamo tratto la colossale quantit
d'argento che aveva fatto di noi Templari i banchieri di tutta l'Europa); poi, grazie alla
creazione della Massoneria da un lato, e dall'altro all'infiltrazione dei Gesuiti e degli
altri ordini religiosi missionari, abbiamo fecondato le classi intellettuali e le lites al
potere tanto nei Paesi europei quanto in Cina e Giappone, stimolando ovunque il
138

rovesciamento dei vecchi regimi teocratici e tradizionalisti e la creazione di governi


sempre pi profondamente liberali e democratici, aperti al progresso scientifico e
tecnico e dediti all'incivilimento dei costumi delle loro popolazioni, disposti a
intessere pacifici commerci e scambi di idee con il resto del mondo anzich a
conquistare nuovi territori in guerre senza fine. Anche quando i nostri piani hanno
subto delle battute d'arresto - come in Russia con la rivoluzione bolscevica che
abbatt il governo riformista di Kerenskij da noi appoggiato, o come in Italia e
Germania con la presa del potere da parte di Mussolini e Hitler, o come in Giappone
allorch la classe militare impose al Paese il perseguimento una politica estera
aggressivamente espansionista - noi mondialisti abbiamo saputo sfruttare
adeguatamente la rete transnazionale creata in tanti secoli da banchieri, imprenditori e
intellettuali al di qua e al di l dell'Atlantico per mobilitare capitali, uomini e armi in
guerre calde e fredde, in lotte di liberazione e attivit di contenimento, finch quei
regimi mostruosi e inumani sono stati abbattuti, e le bandiere nere e rosse sono finite
nella polvere.
Ora, in questo grande progetto di liberazione universale che va "inquadrata" e
analizzata la morte violenta di quei 50 ribelli filorussi. In primo luogo, un fatto
incontestabile che quell'edificio pubblico in cui hanno trovato la morte era stato da
essi occupato con la violenza dopo aver aggredito vilmente un corteo di pacifici
cittadini ucraini che manifestava il proprio desiderio di restare fedeli alla madrepatria
e di non passare dalla parte di un regime oscurantista e liberticida come quello che
oggi opprime la Russia, e che ha gi invaso e occupato manu militari la penisola di
Crimea; per cui la loro sorte, pur tragica, deve essere considerata una giusta
punizione per i crimini contro le persone e contro l'ordine pubblico da essi compiuti
(allo stesso modo per cui il Signore Ges Cristo, commentando la sorte di un gruppo
di Galilei che si erano ribellati ai Romani durante una festa pasquale ed erano stati
messi a morte da Pilato, dice: Credete che quei Galilei fossero pi peccatori di tutti
i Galilei? No, io vi dico; ma se non vi convertirete, finirete anche voi cos). Pi in
generale, le attivit violente poste in essere dai russofoni, su ispirazione e con il
sostegno politico, finanziario e militare del cekista Putin (che da "buon" agente del
Kgb ha una notevole esperienza in materia di complotti, sedizioni e insurrezioni
armate contro governi democratici spacciate per "giuste rivolte popolari contro regimi
reazionari"), sia negli ultimi mesi in Ucraina, sia da molti anni in Moldavia (dove il
governo legittimo deve fronteggiare la loro pretesa di staccare dal resto del Paese la
regione della Transnistria per aggregarla alla Russia), sono in radicale opposizione al
nostro progetto di accerchiare le quattro potenze autocratiche d'Eurasia, Russia, Cina,
Corea del Nord e Iran, con un Anello di Paesi liberali e democratici, rispettosi dei
diritti umani e delle minoranze religiose. Il nostro progetto prevede che questi Paesi,
in Europa orientale come nel Sud-Est asiatico, sulla sponda sud del Mediterraneo
come nel Medio Oriente, saranno disponibili a ospitare basi militari, stazioni radar e
batterie di missili antimissile che renderanno impossibile a Putin, ai mandarini del
Partito Comunista cinese, al tiranno Kim Kong-Un e agli ayatollah pedofili e
antisemiti lanciare le loro bombe atomiche sulle pacifiche citt d'Europa, del
Giappone e d'Israele, impedendo cos a quei regimi tirannici e totalitari di continuare
139

a ricattare il resto del genere umano e facilitando, nel lungo periodo, la sollevazione
dei popoli da essi oppressi, il loro crollo e la creazione anche in quei Paesi di governi
liberali e democratici, che accetteranno, in accordo con gli Stati Uniti d'America e
con tutti i Paesi d'Occidente, di rinunciare alla loro sovranit e di divenire, tutti, a
Nord come a Sud, a Est come a Ovest, semplici circoscrizioni amministrative di un
solo Impero mondiale federale e liberaldemocratico, che abolir tutte le vetuste
sovranit etno-nazionali e con esse la differenza tra "cittadino" e "straniero", e
assicurer pace, prosperit, libert e giustizia per tutti.
Cos come l'assoggettamento di tutti i popoli dall'Iberia alla Persia sotto il
dominio illuminato di Roma favor l'attivit evangelizzatrice dei primi cristiani, allo
stesso modo l'unificazione del genere umano in un solo Impero mondiale
condizione necessaria affinch si compia il progetto divino di abbattere il muro di
separazione, cio l'inimicizia che fin dalla Creazione divide gli uomini, affinch non
ci sia pi n Giudeo n Greco, n maschio n femmina, n schiavo n libero, ma
tutti siano uno in Cristo; e come dopo il discorso di Pietro quei pellegrini, che erano
convenuti a Gerusalemme da ogni parte del mondo conosciuto, chiesero
all'Apostolo: Noi, cosa dobbiamo fare?, allo stesso modo ciascun essere umano,
davanti al grandioso progetto di liberazione dall'inimicizia, dalle guerre, dalle
persecuzioni e dai genocidi che noi mondialisti vi offriamo, chiamato a dare una
risposta personale, a compiere una scelta: opporsi a tale offerta gratuita e
disinteressata di pace e prosperit, subendone le necessarie, dolorose conseguenze -
secondo l'antico e perenne adagio "fata volentem ducunt, nolentem trahunt" (il
Destino guida chi vuol seguirlo, e trascina chi recalcitra) - oppure accettarla,
facendosi annunciatori del Mondialismo nel proprio ambiente familiare, scolastico,
lavorativo e religioso, illuminando i cuori e le menti degli uomini e delle donne del
nostro tempo circa la bont e l'inevitabilit del cammino storico che sta conducendo il
genere umano, lentamente ma irresistibilmente, verso l'abbattimento di tutti gli Stati-
nazione e l'unificazione in un solo Stato mondiale.
Per quanto ci riguarda, noi mondialisti siamo pieni di speranza: gli Atti degli
Apostoli narrano che di fronte all'invito di Pietro Fatevi battezzare, e ricevete lo
Spirito Santo, pi di quattromila ebrei, in quel solo giorno di Pentecoste, accettarono
il battesimo; allo stesso modo noi mondialisti riteniamo che solo una piccola, esigua
minoranza di criminali perversi si opporr al nostro progetto di unificazione del
genere umano, perch il Mondialismo la risposta all'attesa di pace, uguaglianza e
libert che abita nei cuori e nelle menti di tutti gli uomini e le donne del pianeta, di
miliardi di uomini e donne che ogni giorno sacrificano la propria vita per costruire un
mondo senza barriere. E per questo vinceranno.
140

MONDIALISMO E CINA
141

TIBET IN CROCE, BOICOTTARE LA CINA UN DOVERE

(21/3/2008) In questo giorno nel quale i cristiani di tutto il mondo fanno


memoria della Passione e morte di Ges Cristo, l'Associazione Internazionale "New
Atlantis for a World Empire" e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, non
possono e non vogliono dimenticare il martirio dell'eroico popolo tibetano che in 58
anni ha visto morire un milione dei suoi figli, che ogni giorno conculcato nei suoi
diritti di libert religiosa e civile dall'infame regime di occupazione comunista cinese;
un regime atroce che non permette neppure a un gruppo di pellegrini in esilio di
varcare il confine e di recarsi nella propria patria a pregare nei propri templi, ma li
uccide a fucilate in un macabro tiro al bersaglio tra le nevi dell'Himalaya, come
mostra questo video ripreso tre settimane fa
(http://it.youtube.com/watch?v=BkMcj4vQtRU&NR=1).
Le proteste, scoppiate a Lhasa il 10 marzo nell'anniversario di una rivolta che fu
stroncata nel sangue di 65.000 vittime, continuano tuttora (questo video
[http://media.phayul.com/flv-view.aspx?hide=1&av_id=89&av_links_id=195], girato
con un telefonino, mostra lo scontro tra i monaci e gli sgherri della polizia cinese
avvenuto il 15 marzo a Labrang, nella provincia tibetana dell'Amdo) nonostante la
feroce repressione messa in atto da Pechino
[http://it.youtube.com/watch?v=R42ECGoddLQ] che ha gi provocato pi di 100
morti, come documentano queste terribili immagini sfuggite alla censura del regime e
trasmesse all'Occidente da un turista francese e dall'agenzia di stampa cattolica
Asianews:
142

Nel frattempo, la rivolta del popolo tibetano desideroso di libert si estesa alle
vicine province del Sichuan, Qinghai e Gansu. Il regime comunista cinese ha
accusato la "cricca del Dalai Lama" di aver fomentato gli scontri - una scusa ridicola
per chiunque sappia come il capo spirituale dei tibetani abbia sempre seguito nelle
sue rivendicazioni politiche il precetto della non-violenza tipico del buddhismo - e si
vantato attraverso l'agenzia di stampa ufficiale Xinhua di aver ricevuto il sostegno
di Paesi come Russia, Bielorussia, Vietnam, Pakistan... decisamente i fiori pi belli
della democrazia.
In quest'ora gravida di dolore per il popolo del Tibet e per tutti gli amanti della
libert (che sono numerosi in tutto il mondo, a partire dalla stessa Cina), il Partito
Mondialista invita tutti i lettori di questo sito a colpire gli interessi economici del
regime comunista cinese: in primo luogo astenendosi d'ora in poi dall'acquistare
prodotti "made in China" realizzati da operai sottopagati e supersfruttati (in
maggioranza donne e bambini); poi boicottando beni e servizi commercializzati dalle
imprese che sponsorizzano le Olimpiadi con cui Pechino sta tentando di presentarsi al
mondo con un volto "gradevole". La scelta varia: Adidas, Coca-Cola, General
Electric, Johnson & Johnson, Kodak, McDonald's, Samsung, Visa... se queste
multinazionali riscontreranno un calo significativo e prolungato delle vendite e dei
conseguenti ricavi saranno indotte a sciogliere i loro contratti con il sanguinario
regime cinese, e il danno che questo ne ricever sar immenso. Non bisogna dar retta
ai difensori delle dittature come l'orrido ministro degli Esteri italiano (ancora per
143

poco) D'Alema, o ai liberali a giorni alterni come Emma Bonino, che temono
l'irrigidimento di Pechino ed esortano a non penalizzare il popolo cinese: perch i
burocrati del Pcc sanno bene che la Cina ha una popolazione troppo povera per
assorbire la sua produzione industriale nel caso venga meno la domanda mondiale, e
perch i cinesi sono i primi a non poterne pi del regime totalitario che li opprime da
pi di mezzo secolo e a lottare per abbatterlo, come hanno fatto i martiri di Piazza
Tien an Men e come fanno ogni giorno i bloggers che sfidano la censura per far
pervenire al mondo libero immagini e notizie della repressione. Se queste forme di
boicottaggio economico avranno successo, sar pi facile persuadere i governi
occidentali a mettere in atto sanzioni ancora pi dure nei confronti di Pechino: non
solo il boicottaggio delle Olimpiadi di sangue, ma anche e soprattutto il
congelamento dei beni del regime situati in Occidente e la sospensione dei contratti
stipulati dalle imprese occidentali.
Boicottare la Cina un dovere di tutti. Per il Tibet messo in croce, per la
Birmania schiacciata da un regime nazionalcomunista sostenuto da Pechino, per il
Darfur martoriato dal regime islamico del Sudan con la complicit della Cina che ne
acquista il petrolio, per tutti gli uomini e i popoli vittime di regimi tirannici.
Comincia da qui, dall'ingerenza umanitaria messa in atto da ognuno di noi, la
costruzione di quell'Impero mondiale in cui le sovranit e gli egoismi nazionali
scompariranno, le discriminazioni di sesso, razza, lingua e religione saranno dissolte,
e l'umanit conoscer finalmente pace e prosperit.
144

LIBERT PER GLI UIGURI, O ANDRANNO CON AL QAEDA

(27/7/2009) Sono passati poco pi di quindici giorni dai sanguinosi scontri fra
cinesi Han e Uiguri scoppiati nella regione "autonoma" dello Xinjiang/Turkestan
Orientale. Il 5 luglio gli Uiguri, l'etnia maggioritaria (45% della popolazione, contro
il 41 di Han, il 7 di Kazaki, il 5 di cinesi Hui, e un 2% circa di Tagiki, Uzbeki,
Tartari, Russi, Tibetani, Manchu e altre minoranze) avevano manifestato nella
capitale Urumqi per chiedere giustizia dopo l'uccisione di due loro membri, quando
sono stati aggrediti dalla polizia di Pechino e da gruppi di Han armati. Il regime
comunista ha ripreso il controllo solo dopo una settimana di violenze che hanno
lasciato sul terreno pi di 600 morti, imponendo il coprifuoco e comminando la pena
di morte ai fomentatori degli scontri, ma nessuno, nemmeno nei palazzi del potere
rosso, pu illudersi che questo sia l'ultimo atto di una crisi che dura praticamente dal
1949, cio da quando l'esercito di Mao Tse-Tung riprese il controllo della provincia
dello Xinjiang, resasi indipendente una decina d'anni prima come Repubblica del
Turkestan Orientale dopo il crollo del Celeste Impero.
Forse nessuno di chi ci sta leggendo ha mai sentito parlare dell'esodo dei 60.000
kazaki che nel 1962 varcarono il confine con l'Unione Sovietica per sottrarsi alla
pulizia etnica; ma forse qualcuno ricorder la rivolta di Baren del 1990 che fin con
50 vittime, o quella di Ghulja del 1997 in cui un migliaio di Uiguri si scontrarono con
la polizia militare, o gli attentati sui bus di Urumqi di quello stesso anno.
Organizzazioni al di sopra di ogni sospetto, come Amnesty International e Human
Rights Watch, hanno acceso da tempo i riflettori sulla sistematica violazione dei
diritti umani operata dal regime cinese a danno dell'etnia uigura, come pure hanno
fatto i sostenitori dell'indipendenza esuli negli Stati Uniti d'America; una comunit
guidata non da estremisti fanatici, come vorrebbe far credere Pechino per legare la
sua repressione al carro della Guerra al Terrore dichiarata da Washington dopo l'11
settembre, bens da una imprenditrice di successo e deputata all'Assemblea del
Popolo... finch non pronunci un durissimo discorso a porte chiuse accusando i
mandarini del Partito di "genocidio culturale", cosa che le cost il carcere e l'esilio.
Guarda caso, di genocidio culturale ha parlato anche il Dalai Lama a proposito
della politica di repressione e stravolgimento demografico che si sta compiendo in
Tibet. In entrambe le regioni il regime sta procedendo da decenni a trasferire, sia
coattivamente che con incentivi economici, centinaia di migliaia di Han ritenuti pi
fedeli a Pechino; in entrambe le regioni gli Han detengono il controllo delle industrie,
dei commerci, della burocrazia e delle forze armate, mentre Uiguri e Tibetani sono
ridotti alla fame e alla miseria pi nera, privati persino della possibilit di coltivare la
propria cultura o di ascoltare le loro musiche tradizionali. Non dunque casuale che
nello Xinjiang/Turkestan Orientale, come nel Tibet, si siano verificati rivolte e scontri
interetnici che i comunisti tentano di delegittimare bollandoli come "terrorismo".
Ora, noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire"
abbiamo esplicitamente affermato nel capitolo 2 del Manifesto fondativo del Partito
Mondialista di essere fermamente, assolutamente contrari a un tradizionalismo
145

pregiudiziale e cieco che in nome del passato pretende di innalzare barriere tra gli
uomini; ma non possiamo non condannare con altrettanta durezza ogni tentativo di
sradicare culture da parte di un potere, come quello comunista della Cina
continentale, che non persegue il bene comune di tutti i suoi cittadini, nella libert e
nella democrazia, ma soltanto l'accrescimento della propria potenza e la
conservazione di privilegi per qualche milione di mandarini di partito e funzionari
corrotti. Siamo inoltre ben consapevoli che la repressione delle legittime aspirazioni
del popolo uiguro - come di quello tibetano - alla libera espressione della propria
cultura e religione, e la conseguente disperazione, rischiano di spingere un islamismo
moderato e tollerante, come sempre stato quello turcomanno, nelle braccia di Al
Qaeda, i cui capi non aspettano altro per mettere a ferro e fuoco l'intera Asia Centrale.
Si consideri infine che il Turkestan/Xinjiang, cos come i vari "stan" che lo
affiancano ai confini, ricchissimo di minerali e soprattutto di petrolio e gas, il cui
sfruttamento vitale sia per un'Europa che voglia affrancarsi dai ricatti del cekista
Putin, sia per una Cina affamata di energia e gi alle prese con i primi black-out
nell'erogazione di energia elettrica alle floride regioni orientali, e che stringere
accordi commerciali con questi Paesi non vuol dire solo posare un tubo d'acciaio da
Astana o Urumqi fino a Vienna: vuol dire soprattutto aprire l'Heartland, il cuore
dell'Eurasia, e in definitiva la Russia al vento della civilizzazione, con i benefici
effetti che chiunque pu immaginare sul tenore di vita e sulla tonalit spirituale di un
popolo prostrato dal crollo demografico e dalla tirannide del nuovo padrone del
Cremlino.
dunque assolutamente necessario che l'Occidente, a partire dagli Stati Uniti
d'America, si risvegli dal sonno obamiano e metta in campo ogni mezzo di pressione,
dalle sanzioni economiche alla forza militare, per costringere Pechino a concedere
libert, democrazia e rispetto di leggi certe e uguali per tutti, dall'ultimo contadino ai
detentori del potere. Solo in questo modo saranno liberate le risorse finora represse
della societ civile cinese, e tutti i suoi cittadini, a qualunque etnia appartengano,
potranno crescere e prosperare nella vera pace, quella che nasce dalla difesa e
promozione dei diritti immortali e inalienabili di ogni essere umano.
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I GIOVANI MUSULMANI NON GRIDANO PI MORTE A ISRAELE.


E ADESSO TOCCA ALLA CINA

(20/2/2011) A imitazione del nostro Signore noi, Poveri Cavalieri di Cristo e del
Tempio di Salomone, non siamo "s" e "no" insieme: abbiamo una sola parola, e quel
che promettiamo lo manteniamo. Nel nostro editoriale del 28 gennaio vi avevamo
promesso che su tutto il mondo islamico sarebbe caduta una nevicata di rivoluzioni, e
cos stato; vi avevamo annunciato che dopo la fuga di ben Al dalla Tunisia sarebbe
toccato a Mubarak bere l'amaro - ma giusto - calice dell'esilio, e l'11 febbraio gli
Egiziani hanno festeggiato la cacciata del Faraone. Ora che la nostra operazione
"Snow on the Sahara" in pieno svolgimento tutta la fascia che va da Casablanca a
Teheran in ebollizione: in Marocco il popolo chiede al re Mohammed VI riforme
che limitino i poteri della monarchia e maggiore autonomia per la magistratura; a
Tunisi la gente scende in piazza per eliminare dal governo anche gli ultimi esponenti
del corrotto regime defunto; in Algeria sempre pi persone si scontrano senza paura
con gli sgherri di Bouteflika; in Libia i ribelli hanno conquistato Bengasi e tengono
sotto assedio il figlio di Gheddafi, il quale ha ordinato ai suoi mercenari di sparare
sulla folla con i razzi anticarro perch sa che questa volta finir impiccato come
merita da 42 anni; nello Yemen Al Abdallah Saleh tenta disperatamente di restare
abbarbicato alla poltrona mandando i suoi servi a picchiare i dimostranti che ne
chiedono pacificamente le dimissioni; l'emiro del Bahrein si barcamena tra feroci
repressioni e promesse di dialogo col solo risultato di esasperare il 70% dei suoi
sudditi; in Iran i giovani, che sono i due terzi di una popolazione fra le pi istruite del
Medio Oriente, danno alle fiamme i ritratti di Khomeini e del suo successore
gridando Dopo Mubarak e Ben Al, adesso tocca a Sayyed Al [Khamenei].
Tutte queste rivolte popolari, sia prese isolatamente, sia ancor pi nel loro
sovrapporsi, intersecarsi e influenzarsi reciproco, hanno sollevato lo stupore, il
disappunto, l'inquietudine, il terrore in quella schiera di giornalisti, opinionisti,
maitres a penser come l'ex ambasciatore a Mosca Sergio Romano, docenti di
relazioni internazionali, arabisti, orientalisti, islamofascisti come Pietrangelo
Buttafuoco (il signor "l'Occidente al tramonto, l'Occidente al tramonto") e
sedicenti esperti di geopolitica alla Lucio-Caracciolo-e-compagni-di-Limes, i quali
avevano sempre sentenziato dalle loro cattedre del Nulla che mai e poi mai i
musulmani avrebbero accettato i diritti umani, la libert e la democrazia "importati"
dall'Occidente, che il liberalismo e il primato dell'individuo sulla comunit di nascita
erano incompatibili con la cultura di popoli abituati, prima e dopo la loro conversione
all'Islam, a un modo di vivere comunitaristico, che il XXI secolo avrebbe visto il
prevalere del fervore religioso islamico sul materialismo e l'edonismo occidentali, bla
bla bla... Per ora tutti questi soloni prezzolati sono costretti a tacere di fronte a un
fatto evidente e indiscutibile: da quando i Tunisini hanno dato il via all'Onda della
rivoluzione nessuno, nessuno, in nessun Paese in rivolta, ha dato alle fiamme una sola
bandiera a stelle e strisce o con la stella di David, nessuno ha calpestato i ritratti di
Netanyahu, nessuno ha gridato Morte all'America o Morte a Israele; piuttosto
147

calpestano i ritratti di Khamenei, Ahmadinejad, dei tiranni che se ne sono andati e di


quelli che non se ne vogliono ancora andare, e quando gridano, gridano Morte al
dittatore, Libert, Democrazia.
Ci che i maestri del multiculturalismo razzista non hanno compreso, e che noi
mondialisti avevamo invece ben capito e previsto da molti anni, che il mondo
islamico composto per la grandissima maggioranza di giovani al di sotto dei 30
anni, giovani che guardano le tv satellitari, navigano in Internet, si creano i loro
profili su Facebook e "cinguettano" con Twitter esattamente come i loro coetanei
occidentali; giovani che attraverso la televisione e il computer apprendono come
vivono i giovani in Occidente; giovani che, esattamente come i giovani occidentali,
desiderano ascoltare le canzoni di Shakira o di Lady Gaga senza essere additati come
peccatori dagli imam e sgozzati da fanatici talebani; desiderano mangiare un piatto di
pasta al pomodoro o una crpe senza essere picchiati da squadracce di motociclisti e
arrestati per ordine di un ayatollah; desiderano incontrare persone dell'altro sesso e
sposarsi per amore e non per un accordo economico concluso tra famiglie al di sopra
delle loro teste; desiderano vivere decentemente del proprio lavoro senza essere
costretti a emigrare da governanti corrotti che monopolizzano i proventi delle
ricchezze naturali, petrolio, diamanti, uranio e metalli, con cui l'Altissimo aveva
benedetto quelle terre affinch fossero utilizzate per il bene comune del popolo e non
per l'opulenza di pochi e la miseria di molti; desiderano esprimere liberamente le loro
opinioni e contribuire al buon governo dei loro Paesi senza che il dibattito pubblico
venga sequestrato da tiranni sanguinari che impegnano ossessivamente i loro popoli
in imprecazioni e minacce contro il "Grande Satana" americano e contro l'entit
sionista per distrarli dai problemi interni. Questi giovani hanno finalmente capito
che la causa della loro miseria materiale e della loro arretratezza spirituale non sta a
Washington n a Gerusalemme o Tel Aviv, ma nelle loro capitali, nei loro palazzi
presidenziali e nelle loro regge, non si chiama Bush o Obama o Netanyahu ma Ben
Al, Mubarak, Saleh, Khalifa, Assad e Nasrallah, Khamenei e Ahmadinejad. Hanno
compreso che i regimi da cui sono stati oppressi per decenni si reggono solo sulle
fragili fondamenta della loro paura di buttarli gi. E hanno deciso di dire: BASTA!
Cosa ci riserva il futuro? Noi mondialisti, ormai lo sapete, preferiamo fare la
Storia eseguendo i decreti dell'Altissimo piuttosto che scriverla, e pertanto non ci
avventuriamo in previsioni. Ci limitiamo a constatare quanto sta accadendo sotto i
nostri, sotto i vostri occhi: proprio oggi in Cina il regime comunista ha messo agli
arresti pi di 20 avvocati e attivisti in favore dei diritti umani per tentare vanamente
di impedire che alcuni giovani, accordatisi tramite forum e social networks, si
radunassero in una piazza di Pechino e lanciassero sulla folla e sui giornalisti
appositamente convocati mazzi di gelsomini a simboleggiare la volont di imitare i
loro coetanei di Tunisi. L'Onda della libert ha ormai valicato anche la Grande
Muraglia, e non servir a niente bloccare sui motori di ricerca la parola "gelsomino"
( accaduto davvero) e tutte le notizie su Tunisia, Egitto, Yemen, Iran e dintorni.
L'unificazione del genere umano in un solo Impero mondiale federale, liberale e
democratico proceder inarrestabile, perch essa costituisce la risposta al desiderio
profondo di ogni uomo e donna di vivere in libert, giustizia e pace con i suoi simili.
148

MONDIALISMO E AMERICA
149

AMERICA, REPORT SCOPRE LACQUA CALDA

(4/06/2007) Se esistesse un premio per il servizio giornalistico pi ovvio e


scontato una sorta di IgNobel della stampa questanno se lo aggiudicherebbero
certamente Milena Gabanelli e tutta la redazione di Report per linchiesta
Revolution.com trasmessa domenica 3 giugno.
Quali clamorose novit emergono infatti dal servizio a firma Manon Loizeau?
Che negli Stati Uniti dAmerica esiste un gran numero di individui, associazioni e
fondazioni (dalla Freedom House, fondata da un ex giornalista per difendere nel
mondo la libert di stampa col sostegno del senatore repubblicano John McCain,
allEinstein Institute dellex consulente dei servizi segreti militari Robert Helvey, dal
Progetto per le democrazie in transizione dellex dirigente della Lockheed Bruce
Jackson al miliardario iscritto al partito democratico George Soros) i quali hanno
speso milioni di dollari per creare e sostenere gruppi di opposizione democratica ai
regimi tirannici e autocratici del serbo Milosevic, del georgiano Shehevardnaze,
dellucraino Kuchma e del kirghizo Akayev? Che tutti questi gruppi di opposizione
democratica finanziati da individui e associazioni statunitensi hanno seguito le
istruzioni contenute in un manuale scritto da uno studioso americano di nome Gene
Sharp e intitolato Dalla dittatura alla democrazia? Che le hanno seguite cos bene,
quelle istruzioni, da far crollare in pochi mesi, e senza spargimento di sangue, quattro
tirannie in cinque anni (Serbia 2001, Georgia 2003, Ucraina 2004, Kirghizistan
2005)? Che senza i finanziamenti e lappoggio americano Milosevic sarebbe ancora
al potere, e le rivoluzioni delle rose, arancione e dei tulipani sarebbero state un
fallimento? Insomma, che gli Stati Uniti dAmerica odiano la tirannide e amano la
democrazia?
Se questo lo scoop che intendeva realizzare mandando in onda quel servizio,
egregia signora (o signorina) Gabanelli, ebbene in ritardo di almeno 231 anni
Ora, data la sua giovane et, si pu comprendere che Lei non abbia vissuto in prima
persona, e con una steadycam in spalla, lesaltante giornata del 4 luglio 1776; ma
poich si presume che, per fare il giornalista, si debba aver conseguito almeno la
licenza elementare, non si pu assolutamente scusare il fatto che Lei non conservi
memoria di aver studiato a scuola la Dichiarazione dIndipendenza che quel giorno fu
sottoscritta a Philadelphia da uomini illustri come Benjamin Franklin, Thomas
Jefferson e George Washington; un documento nel quale si proclamava apertamente
il principio di diritto naturale e razionale che tutti gli uomini sono creati da Dio
eguali, e sono dotati dal loro Creatore di uguali diritti, fra i quali il diritto alla vita,
alla libert e alla ricerca della felicit, e che per la difesa di questi diritti sono
istituiti governi fra gli uomini, e che pertanto, qualora un governo, mediante una
lunga pratica di malversazioni, arresti illegali e imposizioni fiscali arbitrarie,
dimostri di non voler tenere in alcun conto questi diritti, un popolo legittimato ad
opporsi a tale regime, a deporlo e a sostituirlo con un altro di propria scelta.
Questa la pietra angolare su cui stato fondato ledificio della democrazia
statunitense, e a questi immortali principi il governo e il popolo degli Stati Uniti
150

dAmerica sono sempre stati fedeli: quando a met dellOttocento rifiutarono di


pagare gli odiosi pedaggi pretesi alle loro navi dai pirati barbareschi del
Mediterraneo, e mandarono il corpo dei marines appena costituito sulle spiagge di
Libia a liberare quanti erano stati resi schiavi da quei predoni; quando nel 1898
sostennero la lotta per lindipendenza del popolo cubano contro la retrograda Spagna;
quando nel 1917, per dare pace alle anime dei passeggeri del transatlantico Lusitania
affondato da un sommergibile tedesco, turisti innocenti che si sentivano cittadini del
mondo e al mondo chiedevano solo rispetto per le loro vite e i loro beni, inviarono in
Europa centinaia di migliaia di volontari che decretarono la vittoria delle democrazie
e la disfatta del militarismo prussiano; quando nel 1941, assaliti a tradimento da chi
fingeva di impegnarsi in trattative diplomatiche e non si degn neppure di consegnare
una dichiarazione di guerra, impegnarono tutto il loro potenziale bellico, umano e
tecnologico per sconfiggere lAsse Roma-Berlino-Tokio e salvare il mondo dal
genocidio; quando per cinquantanni difesero met dellEuropa e del mondo dalla
minaccia di uninvasione sovietica, finch la bandiera rossa fu ammainata dalla cima
del Cremlino e lultimo autocrate Gorbaciov fu sostituito dal mite Eltsin. Ed anche
oggi, oggi che il nuovo despota russo, luomo del Kgb Vladimir Putin, minaccia di
puntare i suoi missili nucleari sulle citt dEuropa come ritorsione per il
dispiegamento ai confini del suo regno di un sistema di difesa anti-missili balistici
che egli accusa contraddittoriamente di essere, insieme, inutile e lesivo
dellequilibrio strategico tra le superpotenze nucleari (cio, per dirla con brutale
schiettezza, di togliere dalle mani dellorso russo la pistola che per cinquantanni ha
tenuto puntata alla testa dellEuropa, per mantenerla nella schiavit della paura); oggi
che il mondo intero minacciato di nuove stragi, di infiniti 11 settembre da una
piovra fondamentalista islamica che vuole assoggettare lumanit ad un Califfato
mondiale nemico delle donne e della libert di pensiero; anche oggi il governo e il
popolo degli Stati Uniti dAmerica, siano essi guidati da un presidente repubblicano o
democratico, sono sempre alla guida del movimento duomini e di donne che opera
ogni giorno, con la parola, con la tastiera di un computer o con la canna di un fucile,
per abbattere i regimi tirannici, autoritari ed oscurantisti e instaurare nel mondo la
vera pace, quella che nasce dal rispetto della libert e dignit di ogni essere umano.
Questa, signora Gabanelli, la vera notizia.
151

I LEADERS CAMBIANO, NOI RESTIAMO. E RESISTIAMO

(12/11/2008) Come i nostri lettori gi sanno, il Partito Mondialista ha visto la


prima luce il 3 aprile 2005, poche ore dopo la santa morte di Giovanni Paolo II, il
Papa che, con la sua instancabile denuncia dei crimini e della menzogna del
marxismo-leninismo - denunzia condotta con sovrano sprezzo del pericolo fino a
subire un gravissimo attentato ordito dal Kgb (come ha dimostrato il lavoro della
Commissione italiana sul dossier Mitrokhin, egregiamente presieduta da Paolo
Guzzanti) - ha contribuito, in fraterna e leale collaborazione con l'allora Presidente
degli Stati Uniti d'America Ronald Reagan il Precursore, a far crollare l'Unione
Sovietica, il regno del Male che in settant'anni aveva massacrato pi di cento milioni
di esseri umani e seminato in tutto il mondo miseria, terrore e morte.
Nel 2005 era Presidente degli Stati Uniti d'America George Walker Bush, colui
che aveva saputo rispondere con rapidit e fermezza al vile attacco sferrato dal
terrorismo fondamentalista islamico l'11 settembre 2001 contro il popolo americano e
contro la pi antica e grande democrazia del pianeta; colui che con le operazioni
militari Infinitive Justice (Giustizia infinita) e Enduring Freedom (Libert duratura)
aveva inaugurato la Guerra al terrore, portando il ferro e il fuoco in casa del Nemico,
stanandolo dalle caverne dell'Afghanistan, liberando milioni di donne dalla schiavit
del burka talebano e restituendo ai bambini la libert di giocare con gli aquiloni; colui
che ha abbattuto il feroce regime di quel Saddam Hussein che pagava 10.000 dollari
per ogni palestinese che si faceva esplodere su un autobus di Gerusalemme o davanti
a una discoteca di Tel Aviv, che ha gasato un milione di curdi, che ha torturato a
morte il suo stesso popolo, che si arricchito scandalosamente trafficando petrolio
sottobanco con la complicit del meschino capobastone dell'Onu Kofi Annan. Per
tutti questi motivi egli ha meritato l'eterna riconoscenza del genere umano, e
l'attribuzione da parte di noi mondialisti del titolo di nuovo Augusto, Fondatore
dell'Impero mondiale.
Lo scorso 4 novembre, onorando non a parole, ma con i fatti gli immortali
princpi della democrazia americana, George Walker Bush, il grande Marciatore per
la Libert, ha ceduto lo scettro del comando all'uomo designato a succedergli dal voto
popolare. Che la democrazia si fondi sulla volont del popolo, di tutto il popolo senza
discriminazioni di sesso, razza e fede religiosa indiscutibile; ma altrettanto certo e
provato dalla Storia, maestra di vita, che la volont popolare ha bisogno di essere
illuminata dalla luce della ragione e della conoscenza della realt, da quella luce
senza la quale l'agire politico simile al vagare di un cieco che sbatte la testa contro il
muro dei problemi e delle emergenze perch non li vede (o finge di non vederli). Se il
voto del popolo, oltre che condizione necessaria, fosse anche da solo sufficiente a
garantire l'esistenza di una "vera" democrazia, cio di un governo rispettoso dei diritti
inalienabili di ogni essere umano - cittadino o straniero, uomo o donna, nato o
concepito, sano o malato, cristiano o musulmano, buddista o ateo - alla vita, alla
libert e alla ricerca della felicit, allora regimi come quelli di Mussolini e Hitler, di
Lenin e Mao, del cekista bicefalo Putin-Medvedev e del folle antisemita
152

Ahmadinejad dovrebbero essere qualificati e trattati come democratici, anzich, come


sono realmente, delle tirannie sanguinarie da abbattere per il bene dei loro popoli
sottomessi e dell'intera umanit.
Solo il tempo e le opere che compir potranno dire se Barack Obama sar un
vero presidente americano o un traditore dell'Occidente: come dice il Signore Ges
Cristo, gli alberi si riconoscono dai frutti. Per il momento, la sua elezione ha
coinciso con il pi grave attacco che il Partito Mondialista abbia subito dalla sua
fondazione: un attacco imprevisto, di una violenza inaudita, condotto in modo
concentrico da una Sinistra smaniosa di rivincite provinciali e da una Destra ansiosa
di saltare sul carro del vincitore annunciato; un attacco che ci ha costretto a chiudere
questo sito Internet per ben otto giorni, e che ha rischiato di distruggere la nostra
organizzazione per sempre. Ma l'Altissimo, nel cui Nome noi compiamo la nostra
opera, ci venuto in soccorso nella figura di un servo di Dio, un pastore della Chiesa;
un uomo di vasta e profonda cultura, che se la ride di tutte le fole sui complotti
giudaico-massonici di cui ci accusano i nostri avversari, gente senza Verit; egli ci ha
portato il suo conforto e ci ha offerto il suo sostegno, dimostrando che la Chiesa
cattolica ben altra cosa dai ciecopacifisti alla Alex Zanotelli e dai francescani
Pizzaballe che aprono le porte dei Luoghi Santi ai terroristi assassini.
Cos oggi, nell'ottavo giorno, noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis
for a World Empire" e del Partito Mondialista, deposta la veste del lutto, riprendiamo
la pubblicazione del nostro sito, pi di prima decisi a resistere alla marea montante
del nuovo totalitarismo russo-islamo-cinese che fa proseliti tra gli orfani del
comunismo e del nazifascismo, cercando di incatenare l'Europa con il ricatto
energetico, di attuare con i dittatori africani un empio scambio di protezione politica
contro materie prime e di sedurre le masse indigene del Sudamerica con logori
slogans anti-yankees. Decisi a resistere anche alle sirene dei Sarkozy e dei Berlusconi
che predicano l'appeasement tra America e Russia, disposti, come i loro predecessori
a Monaco nel 1938, a vendere l'onore in cambio della pace, e a ritrovarsi nudi come
vermi, senza l'uno n l'altra. Il nostro scopo sempre lo stesso: illuminare le menti e i
cuori degli uomini e delle donne che ci incontrano nella Rete, per preparare il tempo
in cui il governo e il popolo degli Stati Uniti d'America diverranno consapevoli della
missione storica loro affidata di essere la citt sulla collina, del dovere sacro di
utilizzare la loro superiorit militare, economica e morale per fondare un Impero
mondiale che abbatta tutte le tirannie e le dittature laiche e religiose e doni finalmente
al genere umano pace, prosperit, libert e giustizia per tutti.
Chiunque legger questo editoriale sappia per certo: i leaders del mondo libero
possono cambiare e anche tradire, ma noi mondialisti restiamo. Noi ci saremo
sempre; saremo sempre accanto a voi, dentro di voi, con voi; saremo la voce della
vostra coscienza, il sostenitore indefesso della vostra virt, il fustigatore inflessibile
della vostra ipocrisia. Ai nostri alleati diciamo: rallegratevi per questo. Ai nostri
nemici diciamo: rassegnatevi. Noi ci saremo sempre.
153

L'AMERICA DI OBAMA LEGA LE MANI A ISRAELE

(18/1/2009) Gaza 2008 come Libano 2006. Ancora una volta l'esercito israeliano
costretto a tornare alle proprie basi senza aver finito il lavoro. Ancora una volta i
ragazzi che difendono a costo della vita l'unica democrazia del Medio Oriente devono
riattraversare il confine sapendo che non potranno annunciare ai loro parenti e amici:
"Ce l'abbiamo fatta". Ancora una volta settimane di massicci bombardamenti aerei e
navali, cannoneggiamenti di carri armati e incursioni di forze speciali non sono
riusciti a eliminare per sempre la minaccia di distruzione che grava su Israele da
sessant'anni. Ancora una volta un vigliacco leader di una organizzazione terroristica
(nel 2006 Nasrallah di Hezbollah, oggi Meshaal di Hamas) canta vittoria perch le
bombe e i missili di Tsahal non sono riusciti a raggiungerlo nel suo bunker
sotterraneo, perch la maggior parte dei suoi seguaci, nascosti e coperti dalla
popolazione (spontaneamente o per costrizione, poco importa), sopravvissuta agli
attacchi mirati, perch la gran parte del suo micidiale arsenale missilistico ancora
intatta, perch la tregua unilaterale decisa da Gerusalemme gli permetter di tirare il
fiato e di prepararsi a nuovi lanci di missili sempre pi potenti contro inermi citt
israeliane sempre pi lontane dal confine e quindi meno attrezzate per dare
protezione ai civili, e soprattutto perch facendosi scudo con la popolazione ha
"guadagnato" un bel migliaio di morti - in particolare donne e bambini - che potr in
futuro gettare sul piatto della bilancia di eventuali trattative e utilizzare per fomentare
l'odio dei musulmani di tutto il mondo contro l'Israele "nazista". E ancora una volta la
non-vittoria di Israele non dovuta a una inferiorit militare, tutt'altro, ma solo alla
mancanza di tempo.
La differenza fondamentale tra Libano 2006 e Gaza 2008 sta in questo: nel 2006
fu l'Unione Europea traumatizzata dalle "barbare stragi" compiute dall'aviazione
israeliana - soprattutto dalla distruzione di un condominio di Cana usato da Hezbollah
come nascondiglio e base di lancio per i katiuscia diretti contro il Nord di Israele - a
imporre al premier Olmert il cessate il fuoco e il dispiegamento al confine con il
Libano di un contingente Onu di "interposizione" che non ha mai ricevuto il mandato
di disarmare i terroristi islamici (e di fatto, nonostante i suoi pattugliamenti da
operetta, Hezbollah ha oggi a disposizione pi di 40.000 missili made in Teheran);
stavolta invece lo stato maggiore ebraico e le forze di Tsahal hanno avuto a
disposizione appena 22 giorni per tentare la missione impossibile di neutralizzare per
sempre l'apparato militare di Hezbollah e mettere in sicurezza il proprio confine
meridionale, perch dopodomani, marted 20 gennaio 2009, sulla piazza del
Campidoglio di Washington, un uomo di nome Barack Hussein Obama, scelto lo
scorso 4 novembre da un elettorato composto in grandissima maggioranza da
afroamericani come mai prima d'ora, acclamato dalle folle di tutto il pianeta come il
Kennedy nero e come un nuovo messia, diventer Presidente degli Stati Uniti
d'America. E Obama, lo sanno tutti, era contrario all'operazione "Piombo fuso".
La potenza economica e militare di uno Stato non garanzia della sua civilt e
democraticit. La Russia sempre stata, per estensione territoriale, risorse naturali e
154

apparato bellico, la prima potenza del continente eurasiatico; ma dagli zar a Putin ha
sempre impiegato la sua strabordante potenza per soffocare ogni anelito di libert
sotto la cappa di un regime autocratico ed espansionista (la Georgia di Saakashvili e
l'Ucraina di Yushchenko ne hanno fatto e ne stanno facendo tragica esperienza). La
Cina, potenza egemone nell'Asia orientale e prima "fabbrica" del pianeta, semina
morte e distruzione dal Tibet allo Xinjang, imprigiona sacerdoti cristiani, monaci
buddisti e intellettuali dissidenti, protegge le dittature dalla Birmania all'Africa in
cambio di petrolio e materie prime. Se in un Paese un governo liberale e democratico
viene sostituito, magari con il consenso del popolo, da un regime tirannico che
disprezza i diritti naturali di ogni essere umano alla vita e alla libert, una potenza
benevola pu trasformarsi in una minaccia per l'intera umanit. Come diceva san
Tommaso d'Aquino, "la corruzione dei migliori la peggiore di tutte".
Gli Stati Uniti d'America negli ultimi 60 anni sono stati guidati da capi saggi e
buoni che ne hanno orientato la politica interna e internazionale verso traguardi di
libert e di progresso: Roosevelt ha salvato l'Europa dalla barbarie nazifascista e
l'Oriente dall'espansionismo giapponese, Truman ha impegnato il suo popolo a
contenere la minaccia del comunismo che alfine stata sconfitta da Reagan, Kennedy
e Johnson hanno abbattuto le barriere razziali, i due Bush hanno affrontato la sfida
del terrore globale islamico e difeso il diritto alla vita degli esseri umani allo stadio
embrionale. Ora Barack Hussein Obama dichiara di voler ritirare i soldati americani
dall'Irak, di voler chiudere il carcere "degli orrori" di Guantanamo (e chi chiuder
mai le galere iraniane dove vengono torturate migliaia di studenti colpevoli di aver
chiesto libert agli ayatollah, una libert incompatibile col Corano?), di voler
abrogare le restrizioni poste da George Walker Bush alla concessione di
finanziamenti federali per l'uso di embrioni umani nelle ricerche sulle cellule
staminali, di voler estendere la praticabilit dell'aborto e legalizzare le unioni tra
omosessuali, di voler "dialogare" con le organizzazioni terroristiche palestinesi e di
voler "trattare" con il folle Ahmadinejad che le arma e che vuole solo prendere tempo
per costruirsi un paio di bombette atomiche da lanciare su Tel Aviv e Haifa e
cancellare dalla faccia della terra due o tre milioni di ebrei...
Gli americani, desiderosi come negli anni Venti di rinchiudersi in un
isolazionismo a prova di 11 settembre, guardano a Barack Hussein Obama come a un
salvatore dell'America dal proprio "destino manifesto" di essere il popolo chiamato a
portare all'umanit libert e democrazia; il resto del mondo guarda al Kennedy nero
come a colui che lo salver dall'invadenza, dall'ingenuit e dall'arroganza dei
cowboys. Noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e
del Partito Mondialista aspetteremo che l'America si svegli dal suo letargo, riprenda
coscienza di essere la "citt sulla collina" e riprenda a combattere per la costruzione
di un Impero mondiale che protegga i diritti intangibili di ogni uomo alla vita, alla
libert e alla ricerca della felicit. Per il momento, le previsioni meteorologiche
annunciano cielo sereno su Washington. Come dice la Scrittura, il Padre celeste fa
splendere il suo sole sui buoni e sui cattivi. Ma dice anche: Guai ai pastori infedeli
che opprimono il mio gregge.
155

OBAMA UN INCAPACE, LA SALVEZZA VERR DA ISRAELE

(14/5/2009) Noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World


Empire" e del Partito Mondialista sappiamo bene che un capo di governo, soprattutto
se di un Paese democratico, non pu essere giudicato se non dopo un congruo periodo
di "rodaggio". Per questo motivo ci siamo astenuti sinora dall'esprimere una
posizione ufficiale sull'attuale presidente degli Stati Uniti d'America Barack Hussein
Obama. Ora, per, la misura colma; e pertanto, in unione fraterna con tutti gli
associati, presentiamo i capi d'accusa e le relative prove. Come sta scritto nel
Vangelo, l'albero si riconosce dai frutti.
1) A neppure 24 ore dalla sua proclamazione ufficiale sulla spianata del
Campidoglio di Washington, Barack Hussein Obama ha abrogato il divieto che era
stato posto dal suo predecessore George Walker Bush (quantum diversus ab illo!)
all'uso di fondi federali per sostenere organizzazioni non governative che
promuovono la diffusione dell'aborto nel Terzo Mondo e per finanziare esperimenti
di laboratorio su esseri umani allo stadio embrionale vivisezionati allo scopo di
estrarne cellule staminali. Come abbiamo chiaramente e nettamente affermato nel
Manifesto fondativo del Partito Mondialista, nostro ramo esecutivo, siamo ben
consapevoli del fatto che nessuna societ aperta, complessa e differenziata al suo
interno pu sopravvivere senza un consenso di fondo su principi e valori strutturanti
la convivenza; principi e valori che sono propri di tutti gli uomini come individui, ma
che solo il Cristianesimo come religione organizzata ha fatto emergere alla luce della
consapevolezza e innalzato a pilastri angolari di una civilt universale e che pertanto
il mondialista non sar mai un ateo ignorante, un libertino senza cervello, un maiale
sazio e annoiato. Non possiamo dunque che appoggiare convintamente le proteste
formulate dalla Santa Sede, la quale ha parlato apertamente di decisione ideologica
contraria alla volont della maggioranza degli americani e di arroganza del
potere.
2) Una settimana dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, Barack Hussein
Obama ha annunciato il ritiro delle truppe statunitensi dall'Iraq a partire dal 2010,
decretato la chiusura del carcere di Guantanamo con la conseguente liberazione di
migliaia di terroristi e fiancheggiatori di Al Qaeda, e proibito ai funzionari che
lavorano per le agenzie di sicurezza nazionale di usare l'espressione "guerra al
terrorismo" e di qualificare i nemici degli Stati Uniti d'America come terroristi. Per il
gusto sadico e sciocco di distinguersi dal suo predecessore George Walker Bush,
Obama ha azzerato i benefici effetti che erano stati ottenuti dal generale David
Petreus con la sua strategia di controinsorgenza (attaccare i terroristi nei loro covi
invece di starsene rinchiusi nelle caserme in attesa del prossimo attentato; allearsi con
i capitrib sunniti moderati per dividere il fronte nemico; sostenere concretamente la
popolazione civile per indurla a togliere il proprio appoggio ai terroristi); ha tradito le
giuste attese del popolo iracheno che sei anni fa aveva accolto festosamente gli
americani per essere liberato dalla paura e dalla miseria della dittatura di Saddam
Hussein; ha detto ai capi tribali come Moqtada al-Sadr che gli Stati Uniti d'America
156

non vogliono assumersi la responsabilit di opporsi alle loro feroci mattanze, che
infatti hanno fatto segnare immediatamente una ripresa dopo i molti mesi di calma
portati dalla "cura" Petraeus. Inoltre, con una intervista alla tv Al-Arabiya ha teso la
mano ai despoti musulmani offrendo loro di perseguire un nuovo cammino, basato
sullinteresse reciproco e sul reciproco rispetto; in altre parole ha promesso ai tiranni
di Teheran e Damasco che gli Stati Uniti d'America non tenteranno di scalzarli dai
loro troni di sangue come hanno meritatamente fatto con Saddam e con Milosevic, a
costo di gettare nel panico i loro pochi alleati pseudo-moderati (come l'Egitto,
l'Arabia Saudita e la Giordania) spingendoli a riarmarsi e a cercare accordi con gli
ayatollah. Peccato che il regime iraniano abbia "male" interpretato l'apertura
obamiana come un segno di debolezza degli Usa e abbia risposto puntando i propri
missili balistici su Israele, l'unica democrazia liberale della regione...
3) Sessanta giorni dopo, Barack Hussein Obama ha inviato il suo segretario di
Stato, l'ineffabile Hillary Clinton, in un tour promozionale in Cina e Indonesia. Ai
mandarini del Partito Comunista di Pechino ha rivolto un messaggio inequivocabile:
Non lasceremo che le nostre divergenze sui diritti umani ci impediscano di
collaborare alla soluzione di vari problemi, come il riscaldamento globale. In altre
parole al nuovo presidente del Paese un tempo culla della libert importa molto pi
della sorte di due pinguini e quattro orsi polari che di quella di due miliardi di cinesi
schiavi di un regime dittatoriale che censura Internet, opprime i Tibetani attuando un
feroce genocidio, condanna a morte innocenti senza processo per prelevarne gli
organi e usarli per rivitalizzare decrepiti funzionari di partito, rinchiude cristiani e
buddhisti in campi di lavoro forzato dove con il loro sangue si producono i beni di
consumo di infima qualit con cui la Cina comunista sta scalando le vette
dell'economia mondiale. Nel frattempo il tandem Putin-Medvedev (il presidente-
ombra e l'ombra di un presidente) ha rispedito al mittente la proposta obamiana di
scambiare la rinuncia americana al dispiegamento in Polonia e repubblica Ceca del
sistema antimissile chiamato "scudo stellare" con un intervento russo per bloccare il
programma nucleare dell'Iran: il messia della nuova America pacifista e
multilateralista ha praticamente offerto su un piatto d'argento alla Russia i popoli
dell'Europa orientale che il suo predecessore Ronald Reagan aveva faticosamente
liberato dal giogo di Mosca! Neppure dieci giorni dopo il regime totalitario della
Corea del Nord effettuava il lancio di prova di un nuovo missile intercontinentale
capace di incenerire la California, e Barack Hussein Obama come ha reagito? Ha
forse ordinato di abbattere il missile per dimostrare al fanatico Kim Jong-Il che gli
Stati Uniti d'America non tollerano attentati alla loro sicurezza? No! Ha forse inviato
nel Mar Cinese la flotta americana del Pacifico per dissuadere Pyongyang
dall'attaccare la Corea del Sud o il Giappone, che fino a prova contraria sono ancora
alleati fedeli di Washington? No! Ha reagito nel solo modo che conosce: con parole,
parole, soltanto parole.
4) Infine, per festeggiare indegnamente i primi cento giorni del suo primo (e
speriamo ultimo) mandato, Barack Hussein Obama non ha mosso un dito per salvare
dalle orride carceri iraniane la sua concittadina Roxana Saberi. Non ha mobilitato i
reparti adibiti alle operazioni speciali per liberare l'innocente giornalista accusata
157

ingiustamente di spionaggio con uno di quei colpi di mano che ormai, con lui al
potere, dovremo rassegnarci a vedere soltanto nelle retrospettive di film come "Spy
Game"; non ha neppure mandato nel Golfo Persico qualche portaerei per fare almeno
un po' paura agli ayatollah; non ha fatto assolutamente nulla, neppure quando la
povera Roxana stata condannata a otto anni di carcere (e Dio solo sa se ne sarebbe
uscita viva) e si sottoposta a un durissimo sciopero della fame per dodici
lunghissimi giorni. Si solo dichiarato, bont sua, sollevato quando il tribunale
d'appello di Teheran ha commutato la condanna in due anni con la condizionale e ha
rimesso la giovane in libert perch l'America non un paese ostile. Capite?
Trent'anni che imam e ayatollah aizzano le folle contro il "Grande Satana americano",
e all'improvviso l'America non pi un paese "ostile" all'Iran! Quale empio patto
stato siglato tra Hussein Obama e Mahmoud Ahmadinejad, il folle che vuole
cancellare Israele dalle carte geografiche? Forse la liberazione della giornalista
iraniano-americana stata la contropartita alla promessa obamiana di opporsi al
bombardamento dei siti nucleari iraniani da parte di Israele, improvvidamente
annunciato dal Times per il prossimo 11 giugno?
Concludendo, sulla base delle prove qui esposte Barack Hussein Obama deve
essere riconosciuto INCAPACE DI GARANTIRE LA SICUREZZA DEL POPOLO
CHE LO HA ELETTO E DELL'OCCIDENTE, e il verdetto nei suoi confronti deve
essere di CONDANNA, durissima e senza appello.
Come reagire a questo tracollo della potenza degli Stati Uniti d'America, del
Paese che noi mondialisti avevamo eletto a base avanzata, portaerei e punta di lancia
per la costruzione di un Impero mondiale che li veda assumere la guida dellumanit
e al quale avevamo promesso il pi sincero appoggio, la pi sicura fedelt e la
massima collaborazione nella loro azione politica su scala planetaria? Non la
prima volta che la Storia, cio il dispiegarsi nello spazio e nel tempo del progetto
dell'Altissimo sulla sua creazione, vede questo alternarsi di avanzamenti e
arretramenti della libert, della democrazia e dell'apertura reciproca degli uomini e
dei popoli. Nel V secolo avanti Cristo il multietnico e tollerante impero persiano, che
aveva unito genti diverse sotto un mite governo, favorito il commercio e lo scambio
di idee ( nella Ionia persiana che nascono insieme moneta e filosofia), riportato gli
Ebrei nella loro patria e finanziato la ricostruzione del Tempio, era divenuto un'entit
farraginosa nelle mani di satrapi corrotti. Provvidenzialmente, dunque, esso fu
sconfitto dalla coalizione delle citt-Stato greche guidate da Atene: bench esse si
siano poi dilaniate per cento anni avvolgendosi nella spirale di un bieco
micronazionalismo, hanno dato un contributo inestimabile alla causa della
democrazia, e soccombendo alla forza di Roma l'hanno fecondata con la sua civilt
permettendole di fondare un impero cosmopolitico ancora pi grande di quello di
Ciro e di Alessandro. Ventuno secoli dopo, i pesanti galeoni dell'Invincibile Armada
furono provvidenzialmente affondati dalle agili navi corsare di Francis Drake, e
l'impero di Madrid su cui non tramontava mai il sole cedette di fronte al nascente
impero britannico, che perseguit i cattolici ma pose le basi della democrazia
parlamentare e dello Stato di diritto. Allo stesso modo, oggi, in attesa che un nuovo
attentato di Al Qaeda sul suolo americano - per il quale non bisogner purtroppo
158

attendere molto tempo, stante il basso livello cui sono ridotte le difese degli Stati
Uniti - induca quel popolo a riscattarsi dalla vergogna, a gettare l'incapace Obama
nella polvere e a scegliersi un comandante in capo degno di tale titolo, noi mondialisti
ci troviamo costretti ad abbandonare la malridotta portaerei a stelle e strisce e a
ripiegare, per la salvezza della causa, su un pi piccolo ma agile vascello corsaro.
Fuor di metafora, il momento storico ci offre l'opportunit di valorizzare
adeguatamente il potenziale di emancipazione insito nel popolo e nel governo dello
Stato di Israele, del quale in questo giorno gli amanti della libert celebrano il
sessantunesimo anniversario di ricostituzione. stata l'ispirazione profetica
veterotestamentaria dei primi Padri Pellegrini a forgiare lo spirito di tolleranza del
popolo americano, a fondare le sue istituzioni sul diritto inalienabile di ogni essere
umano alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit. stato il contributo
intellettuale e morale degli Ebrei emigrati dall'Europa sottomessa al nazifascismo a
impedire che gli Stati Uniti d'America si trasformassero in un popolo di gretti razzisti
wasp, a farne la democrazia aperta e progressista che ha sconfitto l'Asse del Male
Roma-Berlino-Tokio e ha contenuto per cinquant'anni l'avanzata planetaria del
comunismo. Dal 1948 ad oggi Israele ha rappresentato l'avamposto in mezzo alle
monarchie fondamentaliste e alle dittature nazicomunisteggianti del Medio Oriente
della libert, della democrazia e del progresso materiale e spirituale di un Occidente
che troppo spesso lo ha ricambiato con disprezzo e indifferenza; ha affrontato
vittoriosamente quattro guerre, due "intifade", gli Scud di Saddam Hussein e una
catena senza fine di attentati terroristici nei ristoranti che ospitavano banchetti
nuziali, nelle discoteche in cui giovani innocenti hanno trovato ingiusta morte, sugli
autobus che trasportano i bambini ebrei a scuola; e lo ha fatto senza rinunciare alle
proprie istituzioni democratiche, senza comprimere i diritti civili e politici dei
cittadini israeliani di religione musulmana e cristiana che pure troppo spesso hanno
collaborato con il nemico.
Noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del
Partito Mondialista non intendiamo confermare n smentire che l'aviazione israeliana,
il prossimo 11 giugno, scatener la sua teologica potenza contro i depositi di uranio
arricchito dell'Iran, contro le sue centrali nucleari, contro le sue basi di lancio dei
missili balistici armati con testate chimiche e batteriologiche e puntati contro Tel
Aviv e Haifa. Possiamo per affermare ufficialmente che se e quando un simile
attacco avverr, il governo e il popolo di Gerusalemme riceveranno da noi
mondialisti il pi convinto sostegno e la pi leale collaborazione. Perch, come sta
scritto nel Vangelo, la salvezza viene dai Giudei.
159

1919-1991, LE OCCASIONI PERDUTE DELL'AMERICA

(8/5/2010) In questo giorno nel quale il mondo celebra ufficialmente il 65


anniversario della fine della seconda guerra mondiale (in realt l'8 maggio 1945
avvenne la resa incondizionata della Germania nazista agli Alleati; le ostilit con il
Giappone sarebbero proseguite fino al 16 agosto) noi mondialisti invitiamo i lettori a
riflettere sulle due occasioni che nel Novecento gli Stati Uniti d'America hanno avuto
tra le mani di ottenere una egemonia democratica sull'Europa, e di conseguenza su
tutto il supercontinente eurasiatico; due occasioni che essi, clamorosamente ma non
sorprendentemente, si sono lasciati sfuggire.
La prima occasione si apr nel 1919. Due anni prima il presidente americano
Woodrow Wilson aveva dichiarato guerra alla Germania e all'Austria, inviando in
pochi mesi un corpo di spedizione ingentissimo - ben 116.000 soldati statunitensi
morirono e 204.000 restarono feriti - che, insieme ai rifornimenti di armi e generi
alimentari e ai finanziamenti concessi a Inghilterra, Francia e Italia, fu decisivo nello
spostare le sorti della prima guerra mondiale a favore delle potenze democratiche.
L'entrata in guerra fu determinata da vari fattori: ai primi del '900 gli Stati Uniti
d'America erano il primo produttore mondiale di cereali e carne bovina, la loro
economia rappresentava il 33% del PIL mondiale, la loro industria aveva superato
quella inglese, la loro flotta rivaleggiava con quella britannica, dal 1914 al 1916 le
loro esportazioni verso l'Europa erano quadruplicate e le loro banche avevano
concesso a Francia e Inghilterra prestiti per un totale di 2 miliardi di dollari che
sarebbero andati perduti in caso di vittoria della Triplice Alleanza; inoltre l'opinione
pubblica americana, inizialmente neutrale, fu scossa e indignata prima
dall'affondamento del transatlantico inglese Lusitania da parte di un sottomarino
tedesco il 7 maggio 1915 (sciagura che vide la morte di 1.200 passeggeri, di cui 140
americani, su 2.000), poi dalla pubblicazione nel marzo 1917 del famigerato
"telegramma Zimmerman" con il quale la Germania prometteva aiuto militare e
finanziario al Messico qualora avesse dichiarato guerra agli Stati Uniti. Da parte sua,
Wilson voleva riaffermare i sacri princpi della libert del commercio marittimo -
insidiata dalla decisione tedesca di condurre una guerra sottomarina indiscriminata
contro tutte le navi, anche neutrali, dirette verso i porti dell'Intesa - e del rispetto dei
diritti umani e della democrazia, e al termine del conflitto propose agli Stati europei
la creazione di una Societ delle Nazioni che avrebbe dovuto fungere da arbitro delle
questioni internazionali e bandire per sempre la guerra.
Non esercizio di fantastoria affermare che una Societ delle Nazioni guidata da
Washington avrebbe potuto stroncare sul nascere il regime nazionalsocialista di
Adolf Hitler (eventualmente invadendo la Germania, che a seguito dei trattati di pace
nel 1933 era ancora priva di un esercito) e impedirgli di riarmare il Terzo Reich, di
far sprofondare il mondo in una guerra ancor pi crudele e sanguinosa insieme a
Mussolini e Hirohito, di sterminare sei milioni di Ebrei, causare la morte di pi di
cinquanta milioni di innocenti, ridurre l'Europa a un cimitero di rovine e favorire
l'occupazione comunista di met del Vecchio Continente e di gran parte dell'Asia. Ma
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gli Stati Uniti d'America ricaddero nella tendenza all'isolazionismo che li aveva
caratterizzati sin dalla loro fondazione e il Congresso rifiut di ratificare l'entrata
degli USA nella Societ, che fu cos privata del suo primo e pi importante sponsor e
resa di fatto impotente.
La seconda occasione durata dal 1991 al 2000. In quel decennio aperto dal
fallito golpe militare contro Gorbaciov che si risolse con l'ascesa al potere di Boris
Eltsin e la dissoluzione dell'Unione Sovietica, gli Stati Uniti d'America avrebbero
potuto approfittare della vittoria conseguita sullo storico avversario in virt della loro
enorme superiorit economica, tecnologica e soprattutto morale e spirituale.
Avrebbero potuto favorire con ogni mezzo la nascita e lo sviluppo in Russia, nell'ex-
Unione Sovietica, in Africa e nel Sudamerica di governi democratici, di economie di
libero mercato e di societ civili aperte e liberali, sollevando centinaia di milioni di
esseri umani da situazioni secolari di fame e miseria. Avrebbero potuto incoraggiare
un rapido ingresso dell'Europa centro-orientale nella Nato e nell'Unione Europea,
mettendo cos la Russia nella condizione di non poter rimandare ulteriormente le
profonde riforme del sistema economico e delle istituzioni statali necessarie a
divenire uno Stato pienamente democratico e occidentale, in grado di associarsi
strettamente con l'America e con l'UE in un sistema di sicurezza transatlantico.
Avrebbero potuto, in cambio di aiuti economici, insediare nelle nuove repubbliche
ex-sovietiche dell'Asia Centrale basi militari che avrebbero permesso loro di
accerchiare la Cina e costringere il regime comunista ad abbandonare la sua stretta di
ferro sulla societ e concedere finalmente al popolo cinese le libert di religione, di
pensiero, di decidere autonomamente il numero di figli e di iniziativa economica che
esso chiede dai tempi di Tienanmen. Avrebbero potuto utilizzare il loro immenso
potenziale militare per abbattere le dittature laiche e teocratiche del Medio Oriente,
risolvere una volta per tutte la questione arabo-israeliana e prevenire l'esplodere del
fondamentalismo islamico.
Sappiamo tutti come sono andate le cose. La guerra contro l'Iraq per liberare il
piccolo emirato del Kuwait si arrest quando i carri armati americani erano gi sulla
strada per Bagdad. Poi a Bush padre succedette Bill Clinton, che nello Studio Ovale
preferiva accoppiarsi con le stagiste piuttosto che fare il comandante in capo, e la
potenza militare a stelle e strisce fu posta sic et simpliciter al servizio dell'ONU
(l'Organizzazione Non Utile, anzi dannosa) e delle sue "operazioni umanitarie".
Quando in Somalia la dittatura di Siad Barre croll e il Paese fu dilaniato dalle lotte
fra i vari signori della guerra i soldati dell'esercito pi forte del pianeta furono inviati
non a sterminare i nemici nel pi breve tempo possibile e a trasformare il Corno
d'Africa in una testa di ponte per controllare insieme il Continente Nero, il Golfo di
Aden (e quindi l'accesso al Mar Rosso e al canale di Suez) e l'Oceano Indiano, ma a
fare le crocerossine, a combattere una guerra da operetta senza uccidere nessuno;
come era prevedibile molti di loro ci rimisero la pelle, gli altri tornarono in patria con
la coda fra le gambe, e per il resto del decennio gli USA si astennero da interventi
militari (con le sole eccezioni di un piccolo bombardamento sull'esercito serbo nel
1995, per fermare i massacri in Bosnia, e del pi deciso intervento contro Belgrado
nel 1999 per fermare la "pulizia etnica" nel Kossovo) e preferirono cogliere i
161

"dividendi della pace": la globalizzazione economica, Internet, un benessere che si


reggeva solo sulla volont pervicace di chiudere gli occhi e disinteressarsi del mondo.
La richiesta della Polonia di entrare nella Nato, avanzata nel 1993, fu tenuta nel
congelatore per tre anni, e quando fu accettata la Russia di Eltsin si era gi riavuta
dalla "sbornia" democratica e aveva intrapreso quel processo regressivo che l'avrebbe
portata a gettarsi fra le braccia dell'ex agente del Kgb Vladimir Putin. Gli "Stan"
centroasiatici furono praticamente abbandonati a loro stessi e ricaddero, uno dopo
l'altro, sotto il controllo di Mosca. Quanto al fondamentalismo islamico, pot
espandersi senza ostacoli: il lancio di un paio di missili su una fabbrica di armi
chimiche in Sudan e su un campo di addestramento di al-Qaeda in Afghanistan non
poteva avere che un valore simbolico. Cos l'America dovette subire gli attentati
dell'11 settembre 2001 e uno stillicidio quotidiano di morti in Iraq e Afghanistan, e
oggi si trova a fronteggiare contemporaneamente: una coalizione Russia-Cina-Iran
che ha egemonizzato l'Asia Centrale e si propone di tenerne fuori gli USA; un
riavvicinamento fra Cina e Giappone fondato sulla contrapposizione tra
confucianesimo e "valori occidentali", con il nuovo primo ministro nipponico, il
socialdemocratico Yukio Hatoyama, che ha messo in discussione la permanenza delle
basi militari statunitensi nel Paese; e un asse Parigi-Berlino-Mosca cementato dal
ricatto energetico di Gazprom, con Sarkozy e la Merkel che si sono adoperati
indefessamente a giustificare l'aggressione russa alla Georgia del 2008 e a impedire
l'ingresso di Tbilisi e Kiev nell'Alleanza Atlantica, e che hanno accolto con
interesse la proposta di Dimitri Mevedev, il fantoccio pro-tempore di Putin al
Cremlino, per la creazione di un sistema di sicurezza esteso da Lisbona a Vladivostok
che escluda gli Stati Uniti d'America dall'Eurasia.
In conclusione, non si pu non concordare con quanto il grande politologo
Zbigniew Brzezinski scrisse nel suo saggio "La grande scacchiera" del 1997:
L'America troppo democratica in casa per essere autocratica all'estero... Non
era mai successo che una democrazia populista conquistasse la supremazia
internazionale. Ma la ricerca della potenza non obiettivo da suscitare passioni
popolari, se non in presenza di una minaccia o di una sfida improvvisa a quello che
l'opinione pubblica considera il proprio benessere. L'autonegazione economica
(ovvero gli stanziamenti alla difesa) e il sacrificio umano (le vittime anche tra i
soldati professionisti) richiesti dal raggiungimento di quell'obiettivo non sono
congeniali agli istinti democratici. La democrazia nemica della mobilitazione
imperiale.
La Storia mostra che il popolo americano non si deciso a entrare nel primo
conflitto mondiale n per i morti del Lusitania n per la guerra sottomarina dei
Tedeschi contro le sue navi mercantili, ma solo quando si sentito minacciato da una
possibile invasione messicana propiziata da Berlino; come non ha preso le armi
contro nazismo e fascismo quando migliaia di ebrei hanno cercato nel suo territorio
rifugio dalle persecuzioni, e neppure quando Hitler e Mussolini hanno messo a ferro e
fuoco l'Europa, ma solo quando il Giappone ha attaccato e distrutto la sua flotta a
Pearl Harbor minacciando di espellerlo dall'Asia e dal Pacifico. Cos anche oggi, di
fronte all'attacco concentrico dell'autocrazia russa, del turbocomunismo cinese e del
162

fondamentalismo sciita-wahabita islamico non ci si deve meravigliare che l'America


abbia dato il potere all'imbelle Obama (che gi molti chiamano "Obamba");
semplicemente il popolo americano non si sente ancora minacciato nella sua esistenza
al punto da affidarsi anima e corpo a un comandante in capo degno di questo nome.
Se le cose stanno cos, non bisogner purtroppo attendere molto perch le cose
cambino. Sin dall'epoca dei Padri Pellegrini questo grande Paese stato la citt sul
monte e la lucerna posta sul lucerniere di cui parla il Vangelo; ha sempre avuto
gli occhi di tutti puntati addosso, quelli di chi guardava ad esso come a un faro di
libert e quelli di chi lavorava per la sua distruzione. L'unico interrogativo che ci si
pu porre : quanti volte dovr ripetersi l'11 settembre, quante Torri dovranno
crollare, quanti innocenti dovranno morire prima che il popolo americano comprenda
che l'unico modo per sopravvivere su questo pianeta selvaggio imporre il proprio
dominio universale, che l'unica via per garantire la propria sicurezza e il proprio stile
di vita costruire un Impero mondiale che garantisca la sicurezza, la libert e la
prosperit di tutto il genere umano?
163

SCOOP DI WIKILEAKS:
LAMERICA NON VUOLE VINCERE IN AFGHANISTAN

(29/7/2010) Sgombriamo subito il campo da una colossale bugia che in questi


giorni circola sui media di tutto il pianeta: non stato il soldato di prima classe
Bradley Manning a trasmettere al sito Wikileaks i 92.000 files classificati sulle
operazioni militari condotte dagli Stati Uniti d'America e dai loro alleati in
Afghanistan dal 2004 al 2009. Chi ha appena un po' di cervello, del resto, avr gi
capito che un ragazzone di 22 anni, seppur analista d'intelligence, non avrebbe mai
potuto avere accesso da solo a una cos gran mole di documenti sensibili, e tantomeno
farla uscire dai segretissimi computers del Pentagono senza che la sua colpevolezza
fosse subito evidente "al di l di ogni ragionevole dubbio"; se cos non fosse, non lo
avrebbero tenuto confinato in un carcere militare in Kuwait per due mesi prima di
formulare l'accusa contro di lui. Quanti si stanno mobilitando per difenderlo stiano
dunque tranquilli, il ragazzo solo un capro espiatorio e se la caver con poco o
niente: dal Pentagono in su sanno benissimo che si trattato di un eccellente lavoro di
squadra (e compasso...). Quanto a Wikileaks, ha agito sulla base di quell'antica e
perenne repulsione verso la segretezza nella politica estera e nella diplomazia che
caratterizza il popolo americano dai tempi della Dichiarazione d'Indipendenza e che
un aspetto del suo rifiuto di uno Stato "pesante" e oppressivo (lo stesso rifiuto su cui
si fonda il divieto costituzionale di restrizioni al porto d'armi da parte dei cittadini
essendo necessaria una milizia ben regolata per la sicurezza di uno Stato libero).
Detto questo, cosa c' di sconvolgente nei famigerati "warlogs"? Che le truppe
americane hanno passato per le armi alcuni capi talebani appena catturati senza un
regolare processo? Parafrasando Bill Clinton potremmo rispondere: "it's the war,
stupid!". Il "regolare processo", questo portento dello Stato di diritto liberale e
borghese, non stato inventato per accertare la responsabilit degli indagati, ma per
difenderli da arresti e carcerazioni arbitrarie da parte del sovrano, e quindi
storicamente nato e si affermato nel presupposto e sotto la condizione che tra lo
Stato accusatore e l'accusato esistesse una comunanza di fondo, data
dall'appartenenza al medesimo popolo e dalla volont di preservarne l'esistenza e il
bene comune, tale da consentire che fra di essi si instaurasse un duello ad armi pari;
nei confronti di nemici esterni e traditori catturati nel corso di un conflitto bellico le
garanzie processuali non sono mai state ritenute applicabili. Forse suscitano orrore le
stragi di civili "insabbiate"? Dovrebbero suscitare maggior orrore gli attentati con gas
tossici compiuti dai talebani contro bambine colpevoli solo di andare a scuola, gli
sgozzamenti di musicisti di strada, i kamikaze che si fanno saltare in aria fra la gente
che va al mercato a comprare un po' di cibo; ma i pacifinti occidentali tacciono
pudicamente di fronte a queste atrocit quotidiane. Oppure ci si indigna perch i
governi impegnati in Afghanistan si dicevano "irritati" dall'attivit di alcune Ong
come Emergency? Allora indignatevi anche contro noi mondialisti, che in tempi non
sospetti abbiamo denunciato le collusioni di Gino Strada e dei suoi collaboratori
locali con gli assassini dei giusti Sayed e Adjmal, guida e interprete del giornalista di
164

Repubblica Daniele Mastrogiacomo, per la cui liberazione il governo di Prodheini e


Dalemah aveva vergognosamente fatto pressioni sul presidente Karzai affinch
liberasse cinque pericolosissimi capi talebani, salvo poi lavarsi le mani dal sangue dei
due "pezzenti" afghani trucidati al suo posto.
Ci che di veramente scandaloso emerge dai files di Wikileaks, e su cui i media
italiani hanno abilmente sorvolato, il fatto che gli Stati Uniti d'America, a partire da
George Walker Bush per continuare con Barack Hussein Obama, abbiano elargito
miliardi di dollari a un Paese, il Pakistan, di cui conoscevano bene il doppio gioco;
che abbiano fornito montagne di denaro e di armi al suo esercito e ai suoi servizi
segreti, sapendo che quel denaro e quelle armi venivano usati per uccidere soldati
americani e alleati, ragazzi del Kentucky e della California, inglesi e italiani, polacchi
ed estoni che hanno lasciato casa e famiglia non soltanto per una buona paga, ma
soprattutto per difendere la loro patria dalla minaccia di un nuovo 11 settembre e per
diffondere nel mondo libert e democrazia. Non si pu liquidare tutto ci con
considerazioni di opportunit strategica relative alle molte testate nucleari di
Islamabad e al rischio che finiscano nelle mani di Al Qaeda, perch quel regime gi
legato a doppio filo al network del terrore. Ci che veramente scandaloso che, ad
onta delle proclamazioni ufficiali, LA CLASSE DIRIGENTE DI WASHINGTON
NON VUOLE VINCERE DAVVERO IN AFGHANISTAN.
Se volesse vincere, capirebbe che deve prima ottenere il controllo del territorio
afghano, e che per ottenere il controllo del territorio non si pu annunciare in anticipo
la data del proprio ritiro, n usare il contagocce quando il generale McChrystal chiede
100.000 uomini in pi; si devono mettere in campo tutte le truppe e le armi necessarie
affinch gli afghani abbiano pi paura di schierarsi contro gli USA che contro i
tagliagole di Bin Laden, e si deve essere pronti a lasciarli sul posto per decenni, a
costo di sostituire i corrotti governanti, capitrib e signori della guerra locali con
governatori a stelle e strisce. Se volesse vincere, smetterebbe di finanziare il regime
doppiogiochista pakistano e penserebbe piuttosto a bombardare i santuari talebani
nelle zone di confine, a inviare i reparti speciali a Quetta per catturare Bin Laden che,
arcinoto, si nasconde l col beneplacito dei servizi segreti pakistani, e, se proprio si
ha paura delle testate nucleari, si dovrebbe avere il coraggio di requisirle a forza e di
"commissariare" l'intero Pakistan e qualsiasi altro Paese complice dei terroristi.
Se volesse vincere, capirebbe che in questa epoca di globalizzazione e di
frontiere aperte l'unico modo per difendere la libert, la sicurezza e la stessa esistenza
degli Stati Uniti d'America assumersi l'onere e l'onore di combattere senza
quartiere, in prima persona, i terroristi e i loro sostenitori in ogni parte del pianeta,
senza affidarsi a esecutori locali pi che discutibili. Se volesse vincere, capirebbe che
per vincere in Afghanistan necessario vincere nell'Iraq che nuovamente
sprofondato nel caos, nell'Iran khomeinista che arma i terroristi, nel Sudamerica che
vende petrolio agli ayatollah in cambio di sostegno anti-yankees, nella Russia che
fornisce missili e centrifughe nucleari a Ahmadinejad affinch tenga sotto scacco
l'Eurasia per suo conto, nella Vecchia Europa che elargisce ogni anno milioni di euro
a ong filopalestinesi e terzomondiste.
Se volesse vincere, capirebbe che la Guerra al terrore finir solo quando gli Stati
165

Uniti d'America unificheranno tutto il pianeta in un Impero mondiale che garantisca a


ogni essere umano il rispetto degli immortali diritti alla vita, alla libert e alla ricerca
della felicit. Finch non capiranno tutto ci, gli Stati Uniti d'America sono destinati
a subire ancora infiniti scandali, infiniti lutti, infiniti Vietnam.
166

CON OBAMA L'AMERICA TRADISCE LA SUA MISSIONE

(7/11/2012) Purtroppo ci che avevamo previsto si realizzato: il popolo degli


Stati Uniti d'America ha scelto l'imbelle, bugiardo e filoislamico Barack Hussein
Obama, si lasciato incantare dalle sue parole flautate, dalla sua retorica falsa e
melensa, si lasciato convincere a odiare se stesso, a ripudiare la sua missione
storica; le parole sagge e veritiere di Mitt Romney non sono state sufficienti a vincere
le menzogne di Obama.
Gli Stati Uniti d'America hanno sempre combattuto per portare in tutto il
mondo libert e la democrazia, da quando nel 1898 hanno liberato Cuba dal giogo
spagnolo, a quando nel 1917 sono intervenuti nel primo conflitto mondiale
decidendolo in favore degli Stati liberaldemocratici contro le autocrazie germanico-
ottomane; da quando nel 1941, dopo essere stati vilmente attaccati a tradimento,
hanno profuso uomini e armi per sconfiggere l'Asse del Male Roma-Berlino-Tokio, a
quando nel 1989-1991 hanno visto i loro sforzi per difendere l'Europa occidentale
dalla morsa del comunismo ricompensati dal crollo del Muro di Berlino e dalla fine
dell'Unione Sovietica; da quando nel 1991 hanno sconfitto una prima volta il
sanguinario regime di Saddam Hussein per liberare il piccolo Kuwait invaso, a
quando nel 2003 lo hanno debellato definitivamente dando la libert al popolo
dell'Iraq; da quando nel 1999 hanno salvato il popolo kossovaro dal genocidio per
mano di Slobodan Milosevic, a quando nel 2001, dopo i lutti dell'11 settembre, hanno
raccolto le loro forze e dato battaglia al regime fanatico e assassino dei talebani per
liberare il popolo dell'Afghanistan. Ma oggi il popolo degli Stati Uniti d'America,
evidentemente non ancora stanco dopo 4 anni di ubriacante masochismo, ha ritenuto
pi gradevole il finto pacifismo di Barack Hussein Obama, il suo tendere la mano a
tutti i tiranni e dittatori del mondo promettendo che mai pi l'America avrebbe usato
la sua potenza economica, politica e militare per scalzarli dai loro troni di sangue. Il
popolo degli Stati Uniti d'America ha cos deciso di abdicare alla sua missione
storica, a quel Destino Manifesto annunciato per la prima volta da John L. O'Sullivan
nel 1845: liberare tutti i popoli della Terra dalle tenebre dell'ignoranza e della
barbarie, e unirli nell'Impero mondiale della Libert, della Democrazia e dei Diritti
dell'Uomo.
Rifiutando la sua missione storica, rifiutando il destino che l'Altissimo ha scelto
per essa e per il quale l'ha chiamata ad esistere, l'America diventer un popolo come
tutti gli altri, chiuso nel suo gretto egoismo nazionalistico puntellato dal vieto slogan
della comunanza di sangue e di suolo, impelagato negli intrighi della diplomazia
segreta e nelle politiche di sopraffazione interna ed esterna che hanno travagliato
tutto il resto del genere umano per gran parte della sua storia. Il popolo degli Stati
Uniti d'America ha forse deciso cos pensando che Barack Hussein Obama non
dichiarer guerra ad altri Paesi e che pertanto gli USA e il mondo saranno in pace; ma
la guerra che il nuovo Asse del Male Mosca-Pechino-Teheran ha dichiarato
all'Occidente, ai suoi valori, alla sua civilt fondata sugli immortali e inalienabili
princpi dell'uguaglianza di tutti gli individui umani e sul diritto di ogni uomo e
167

donna alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit, fin dal primo attentato al World
Trade Center del 1993, la guerra che che ha avuto il suo tragico Golgota nella
distruzione delle Torri Gemelle l'11 settembre 2001, non si fermer certo per la bella
faccia di Barack Hussein Obama n per le sue parole flautate: l'America sar colpita
duramente dai suoi nemici, Dio non voglia!, dai nemici della Libert, della
Democrazia e dei Diritti dell'Uomo, e sanguiner sotto i loro colpi, e sar smembrata,
dispersa ai quattro venti e gettata nella pattumiera della Storia, come si addice a
quanti sotterrano vilmente i talenti loro affidati dal Signore Dio invece di farli
fruttificare.
Quale altro popolo, adesso, potr assumersi un cos alto incarico? Gli Islamici
nascono solo per fare i kamikaze; gli Africani non hanno mai smesso di ammazzarsi a
vicenda, come dimostrano le tragiche mattanze del Ruanda e del Congo; gli Europei
non riescono a mettersi d'accordo su nulla; i Russi non hanno la pi pallida idea di
cosa sia la democrazia; la Cina sprofondata nel pi cieco conservatorismo
ideologico comunista; l'America Latina segue docilmente chiunque abbia el dinero...
Un solo popolo si salva dalla universale corruzione: Israele. Soltanto il popolo di
Israele, l'unica democrazia liberale in un Medio Oriente schiavo di tiranni e dittatori
laici e teocratici, ha la forza morale e il coraggio necessari per assumersi l'alto onore
di combattere per salvare l'Occidente dall'assalto del fondamentalismo terrorista
islamico e dal nuovo Asse del Male Mosca-Pechino-Teheran, e di essere per noi
mondialisti la nuova punta di lancia, la nuova portaerei, la nuova base avanzata da cui
partire per fondare l'Impero mondiale che porter pace, prosperit, libert e giustizia a
tutto il genere umano. E pertanto sar il popolo di Israele a guadagnare onore e gloria
dal compimento di questa nobile missione. Come dice il Signore Ges Cristo, il
Figlio di Dio, la salvezza viene dai Giudei, ora e sempre. Amen.
168

MESSAGGIO DAL FUTURO

(25/11/2323) Salute a voi, uomini e donne del XXI secolo ! Io sono Alex van
Buren, Gran Maestro dell'Ordine Templare Rinato, e vi invio questo messaggio
attraverso un varco dimensionale per informarvi circa il cammino futuro del genere
umano, e darvi la forza di attraversare i tempi di ferro e di fuoco che state vivendo.
Da pi di 150 anni l'Impero mondiale una realt. Il Grande Progetto, per il
quale decine di generazioni di Templari e membri del Partito Mondialista hanno
sacrificato la vita, giunto al suo compimento il 7 ottobre dell'anno 2170. In quel
giorno, festa di Maria Regina delle Vittorie, l'Assemblea Generale dell'Unione
Oceanica delle Democrazie, la coalizione di Paesi guidata dagli Stati Uniti d'America
che aveva combattuto e sconfitto l'Asse del Male russo-sino-islamico, proclam la
nascita degli Stati Uniti del Mondo (United States of the World, USW).
Gli Stati Uniti del Mondo sono una repubblica federale fondata sul diritto di
ogni individuo umano alla vita dal concepimento fino alla morte naturale, sui tre
princpi di libert, uguaglianza e solidariet, e sulla "distinzione collaborativa" tra
Sacro e Profano. Ogni citt e villaggio del pianeta, grande o piccolo, gode di
completa autonomia nell'amministrare l'80% del denaro prelevato con le tasse dai
propri cittadini, e devolvono il restante 20% alle contee, ciascuna con una superficie
di 10.000 chilometri quadrati, che provvedono alle necessit comuni a pi citt e
villaggi; a loro volta le contee devolvono il 20% delle proprie finanze - cio il 4%
totale (20% 20%) delle tasse pagate da ogni cittadino - ai governi degli Stati
Federati, e questi ultimi, infine, devolvono il 20% del loro budget - cio l'8 per mille
(20% 20% 20%) delle tasse pagate da ogni individuo umano - al Governo della
Federazione, che lo utilizza per finanziare progetti su scala globale.
In questi 150 anni il Governo Federale ha condotto con successo importanti
programmi di riassetto idrogeologico nei territori fino ad allora sconvolti da alluvioni
e calamit naturali: il deserto del Sahara e le steppe dell'Asia Centrale sono ora
giardini fioriti, grazie a imponenti opere di ingegneria che estraggono l'acqua dai
giacimenti sotterranei risalenti all'ultima era glaciale, e la distribuiscono attraverso un
fitto sistema di canalizzazione. La malaria ormai un ricordo lontano, dopo che la
zanzara anofele stata condotta all'estinzione rilasciando nell'ambiente esemplari
maschi geneticamente modificati, e anche i virus Ebola e Hiv, che tanto flagellavano
la vostra epoca, sono stati debellati.
La legge federale proibisce il lavoro minorile, garantisce a ogni lavoratore della
Terra un salario minimo sufficiente ad assicurare una vita dignitosa a lui/lei e alla sua
famiglia, regola la collaborazione fra imprenditori e operai all'interno delle aziende.
La prostituzione vietata, l'aborto consentito solo in caso di pericolo per la vita
della madre (il che ha fatto crollare il numero delle interruzioni di gravidanza
eseguite in tutto il mondo ogni anno a percentuali statisticamente insignificanti); la
violenza contro le donne duramente repressa dai codici penali di tutti gli Stati
Federati, e ingenti risorse sono state impiegate con successo in vasti programmi
educativi rivolti alle popolazioni del Terzo Mondo allo scopo di instillare nelle menti
169

e nei cuori delle nuove generazioni il principio dell'uguale dignit di donne e uomini.
Tutto il genere umano utilizza una sola moneta. Internet stato esteso a tutto il
pianeta ed divenuto Globalnet, la Rete Globale; per mezzo di essa ogni individuo
pu cercare liberamente informazioni su ogni campo dello scibile umano, concludere
affari, intrattenere rapporti con le pubbliche amministrazioni, studiare, comprare,
vendere e giocare usando un microchip impiantato sottopelle nella mano sinistra.
La Costituzione degli Stati Uniti del Mondo garantisce e protegge il diritto di
professare qualsiasi religione che non sia incompatibile con l'uguaglianza di tutti gli
esseri umani, la parit fra uomo e donna e la libert di apostasia e di conversione. Di
conseguenza l'Islam e l'Induismo sono stati dichiarati "religioni illecite", ma del resto,
dopo i massacri avvenuti durante il Grande Scontro delle Civilt, erano ben pochi i
musulmani e gli ind rimasti vivi, perci non hanno creato problemi di ordine
pubblico. Il Cristianesimo, nelle sue varie denominazioni, ancora la religione di
gran lunga prevalente, anche perch era quella praticata dalla maggioranza degli
uomini e delle donne sopravvissuti al Clash of Civilizations, ed diffuso ormai
dappertutto, con quasi 3,5 miliardi di fedeli; subito dopo la sconfitta definitiva
dell'Islam le conversioni sono state cos rapide e numerose, che gi nel 2145, quando
ancora l'Impero mondiale non era nato e l'Unione Oceanica governava mediante
colonie i Paesi sconfitti e conquistati alla democrazia, il Papa Giovanni Paolo V in
persona offici alla Mecca la Messa solenne di inaugurazione della Cattedrale,
costruita in meno di cinque anni e capace di ospitare al proprio interno 7.000 fedeli.
Certo, oggi che le cose vanno piuttosto bene, sembra impossibile che il genere
umano sia stato sul punto di estinguersi tre secoli fa, quando Barack Hussein Obama
uccise con le proprie mani il neoeletto Presidente Hillary Clinton mentre stava
giurando sulla Bibbia e si proclam Emiro delle Americhe in mondovisione, mentre
l'Iran inceneriva con una pioggia di missili nucleari Tel Aviv e Haifa, Riad, Amman e
Istanbul, i sottomarini israeliani per ritorsione distruggevano Teheran e Isfahan, e
India e Pakistan si annichilivano reciprocamente. Certo furono tempi duri per voi e
per i vostri figli - o forse dovrei dire saranno? - quando il Tiranno Sanguinario
Obama impose la sharia come legge suprema negli Stati Uniti d'America con
l'appoggio dei pasdaran, e insieme al suo burattinaio Khamenei, a Vladimir Putin e a
Xi Jinping firm il Trattato di Washington che sanciva la divisione del mondo in
blocchi continentali - America, Eurasia, il Califfato (sciita) e la Grande Cina - e la
messa al bando di liberalismo, democrazia, capitalismo e "sionismo". In quegli anni
di grande tribolazione il Partito Mondialista rappresent l'unico faro di speranza per il
genere umano: dopo aver scoperto le trame segrete intessute da Obama con il regime
degli ayatollah (troppo tardi per sventarle, purtroppo), riuscimmo almeno a mettere in
salvo il giovane senatore repubblicano Marco Rubio e l'anziano vicepresidente
democratico neoeletto Joe Lieberman, sostituendoli con dei sosia che furono uccisi
nella strage dell'Inauguration Day insieme a tutti i membri del Congresso e ai vertici
delle Forze Armate Usa; successivamente, con l'aiuto di reparti dell'Esercito e della
Guardia Nazionale che non avevano giurato fedelt al nuovo regime, lanciammo da
Cheyenne il Proclama della Rivolta, e dopo sei anni di aspri combattimenti
riuscimmo alfine a liberare l'intero territorio degli Stati Uniti d'America e a catturare
170

l'Emiro Obama, che fu processato, condannato per tradimento verso il genere umano
e impiccato insieme con la moglie e le figlie che, fanaticamente, lo avevano
supportato fino all'ultimo.
Tante cose avrei ancora da raccontarvi, uomini e donne del XXI secolo, ma non
sareste in grado di sopportarne il peso; n d'altronde la rivelazione del terribile futuro
che vi attende potrebbe cambiarlo anche solo di una virgola, dal momento che, per la
Legge di Conservazione del Flusso Storico scoperta dai nostri scienziati cinquant'anni
fa, ci impossibile cambiare ci che per noi il passato (come affermer
enfaticamente la professoressa Takako Shimizu dell'Universit di Kyoto, "la Natura
aborre i paradossi temporali"). Questo messaggio che vi inviamo nel giorno in cui si
celebra la solennit di Cristo Re dell'Universo vuol dunque essere soltanto un invito
ad essere forti, a non piegare la testa nemmeno di fronte ai tiranni pi spietati, a non
disperare mai: le citt distrutte dal fuoco atomico sono risorte/risorgeranno pi belle
di prima, e l'Impero mondiale dei figli dell'uomo non avr mai fine.
171

IL TIRANNO OBAMA VA ELIMINATO. ORA!

(20/8/2015) Fin dall'antica Grecia e dal mito di Antigone l'Occidente ha


imparato che le leggi non scritte sono pi importanti di quelle scritte. Da quando i
nostri antenati, i Templari sfuggiti alla persecuzione di Filippo il Bello e insediatisi in
Inghilterra, decisero di trasformare le colonie britanniche nel Nordamerica in uno
Stato indipendente (vedi il nostro scritto "Chi siamo, da dove veniamo, cosa
vogliamo"), tutti i presidenti degli Stati Uniti, da George Washington fino a George
Walker Bush, hanno risposto a tre requisiti: erano cristiani, erano membri della
Massoneria - pi precisamente del Rito Scozzese Antico e Accettato, da noi eretto
dopo la secessione delle logge eurocontinentali per riaffermare la fede nel Dio di
Ges Cristo - ed erano gi stati ammessi, al momento della candidatura, al 33 grado,
il pi alto, quello dei Gran Maestri. La prima eccezione a questa legge non scritta si
verific nel 2008, quando un giovane e ambizioso senatore democratico
afroamericano si candid e vinse pur essendo un massone del 32 grado. Quel
massone ambizioso era Barack Hussein Obama.
Subito dopo la sua proclamazione Obama inizi a compiere atti che stridevano
aspramente con la tradizione: abrogare il divieto che era stato posto dal suo
predecessore George Walker Bush (quantum diversus ab illo!) all'uso di fondi
federali per sostenere organizzazioni non governative che promuovono la diffusione
dell'aborto nel Terzo Mondo e per finanziare esperimenti di laboratorio su esseri
umani allo stadio embrionale vivisezionati allo scopo di estrarne cellule staminali;
annunciare il ritiro dei soldati americani dall'Afghanistan per il 2010 - cos
indebolendo la capacit deterrente delle truppe sul campo e provocando la morte di
molti bravi ragazzi partiti da New York o dal Minnesota per diffondere libert e
democrazia -; proibire ai funzionari che lavorano per le agenzie di sicurezza
nazionale di usare l'espressione "guerra al terrorismo" e di qualificare i nemici degli
Stati Uniti d'America come terroristi; promettere dal Cairo ai tiranni di Teheran e
Damasco che gli Stati Uniti d'America non avrebbero mai tentato di scalzarli dai loro
troni di sangue come avevano meritatamente fatto con Saddam e con Milosevic. Tutti
gesti pi che sufficienti per indurci a sospettare ch'egli fosse ben pi e peggio che un
massone giovane, ambizioso e impaziente.
Fu cos che noi mondialisti avviammo una indagine segreta al fine di scoprire i
suoi reconditi propositi, una indagine che ci port a mettere in luce e a rivelare ai
media i numerosi scheletri nell'armadio di Barack Hussein Obama: dal suo legame
con la Fratellanza Musulmana e con il regime islamico e assassino del Sudan tramite
uno dei suoi numerosi fratellastri, fino al suo essere un criptomusulmano, un
musulmano che finge di essere cristiano. Abbiamo tentato di mettere in guardia il
popolo americano e il genere umano, sia pur con la prudenza richiesta dall'opporsi al
capo del Paese pi potente della terra, facendo scrivere e pubblicare nel 2009 da Dan
Brown - uno degli intellettuali migliori usciti dal nostro Vivarium - il romanzo The
Lost Symbol, in cui l'ambiguit e il pericolo rappresentati da Obama erano adombrati
dalla figura del malvagio Mal'akh, che si introduce nella Massoneria e ne scala i vari
172

gradi allo scopo di distruggerla dall'interno. Ma purtroppo l'America e il mondo si


sono lasciati incantare dalla sua melliflua retorica pacifista e terzomondista, e non ci
ha ascoltato.
Nel frattempo Obama ha portato avanti il suo piano per distruggere dall'interno
quella che fino ad allora era stata la pi grande democrazia della storia, la "citt sulla
collina", il faro per tutte le genti desiderose di libert. Dopo il ritiro dall'Afghanistan
venuta la fuga ignominiosa dall'Iraq, abbandonato alle faide tra sunniti e sciiti, agli
attentati quotidiani e alle scorrerie del Califfo nero al-Baghdadi; al grido di dolore del
nobile popolo di Persia, che combatteva e moriva per opporsi al regime degli
ayatollah pedofili, il filoislamico Obama ha risposto con una tonnellata di parole
vuote, della serie non possiamo interferire, ma siamo con voi; alla possibilit,
offertagli nel 2011 da noi mondialisti con l'operazione "Snow on the Sahara", di
mettersi alla testa di un grande movimento di liberazione del Medio Oriente da tutti i
tiranni laici e teocratici, ha reagito favorendo l'ascesa al potere in Egitto del
fondamentalista Morsi e iniziando trattative segrete per "normalizzare" i rapporti
degli Usa con il regime familistico-comunista dei Castro e con gli ayatollah iraniani
che vogliono dotarsi della bomba atomica per distruggere Israele. Erano indizi pi
che sufficienti per condannare Barack Hussein Obama come tiranno, e per chiedere
al popolo degli Stati Uniti d'America di rimuoverlo dal potere, come noi abbiamo
fatto ripetutamente. Ma anche questa volta non siamo stati ascoltati.
Finch, nel novembre del 2014, non si verificato un evento totalmente
inaspettato e imprevedibile: nel nostro quartier generale, in circostanze e in un modo
tali da sfidare tutte le leggi fisiche oggi conosciute, apparso un messaggio, scritto da
un Gran Maestro templare del remoto futuro, nel quale si avverte l'attuale
generazione circa le sciagure che la colpiranno nel 2017, quando Barack Hussein
Obama uccider con le proprie mani il suo neoeletto successore Hillary Clinton,
proclamandosi Emiro delle Americhe e scatenando una guerra nucleare contro Israele
e altri popoli insieme all'Iran (potete leggere qui la versione originale, e qui invece
una traduzione). Da allora sono passati nove mesi, nei quali le previsioni di quel
"messaggio dal futuro" hanno iniziato a compiersi: Hillary Clinton ha annunciato
ufficialmente la sua candidatura alle presidenziali del 2016; e Obama ha firmato con
l'Iran un accordo che non soltanto non elimina il pericolo nucleare - limitandosi a
"congelare" formalmente il cammino di Teheran verso la Bomba per soli 10 anni, ma
senza prevedere alcun controllo veramente serio ed efficace -, non soltanto non dice
una parola sul fatto che gli ayatollah si sono dotati negli ultimi anni di un arsenale di
missili intercontinentali (di provenienza russa, cinese e nordcoreana) in grado di
devastare un'area che va da Berlino a Nuova Delhi, non soltanto mette fine alle
sanzioni internazionali contro gli ayatollah preparando un afflusso nelle loro casse di
pi di 150 miliardi di dollari l'anno che saranno utilizzati per finanziare il terrorismo
in Medio Oriente e altrove, ma addirittura obbliga gli Stati Uniti d'America a
muovere guerra contro Israele qualora esso decida di salvaguardare la propria
esistenza lanciando contro gli impianti nucleari iraniani un attacco unilaterale con
mezzi militari o anche solo informatici (come gi ha fatto in passato).Tutte queste
circostanze ci hanno pertanto costretto, dopo lunghe analisi e numerose discussioni
173

fra i nostri scienziati e strateghi militari e politici, a ritenere quel messaggio


inspiegabilmente autentico.
In conclusione, tutte il materiale da noi raccolto negli ultimi sette anni prova in
modo preciso, concorde e inequivocabile che Barack Hussein Obama un tiranno,
un tiranno musulmano che ha sfruttato la sua affiliazione alla Massoneria,
l'appoggio della comunit afromaericana e i cospicui finanziamenti elettorali
ricevuti dai peggiori regimi islamici allo scopo di abbattere dall'interno la
democrazia americana, distruggere lo Stato di israele, sterminare il popolo
ebraico e assoggettare gli Stati Uniti d'America, l'Occidente e tutto il genere
umano al dominio dell'Asse del Male russo-cino-iraniano. Anche se il "messaggio
dal futuro" ci avverte che impossibile cambiare quanto esso prevede, noi
mondialisti ci rifiutiamo di lasciare che un cos triste destino si compia, senza fare
quanto in nostro potere per impedirlo, a costo di sacrificare le nostre vite.
Per questo motivo il Partito Mondialista fa appello agli amanti della libert e
della democrazia in America e in tutto il mondo, affinch si attivino al pi presto
insieme a noi per tentare di fermare il piano criminale e genocida del tiranno Obama,
con qualunque mezzo. In gioco ci sono la vita di milioni di uomini e donne
innocenti, e la libert di tutto il genere umano.
174

MONDIALISMO E ANTIMONDIALISMO
175

ANTONIONI, IL COMUNISTA CHE SOGNAVA L'APOCALISSE

(1/8/2007) Non un caso che ieri sera Rai Due abbia deciso di commemorare
Michelangelo Antonioni trasmettendo alle 21.00 Zabriskie Point e che Rai Tre ne
abbia usato la sequenza finale per aprire il suo speciale delle ore 23. Proprio da quel
film del 1970 e da quella scena in particolare possibile comprendere il motivo del
fascino, diciamo pure della venerazione che lintellighenzia di sinistra, non solo in
Italia ma un po in tutta la Vecchia Europa e perfino presso i cineasti di Hollywood
decisamente la componente pi europea degli States ha coltivato per il regista
della incomunicabilit e della alienazione.
Zabriskie Point mostra chiaramente che lintento di Antonioni, sin dal suo
esordio nel 1950 con la rappresentazione della crisi di una coppia borghese in
Cronaca di un amore, sempre stato quello di mettere in scena lo stereotipo della
societ capitalistica disegnato da Marx e Lenin, con tutti i suoi peggiori vizi: la
volgarit (i clienti di un emporio che comprano enormi panini imbottiti), lamore per
il guadagno (il gruppo di speculatori edilizi che progetta di trasformare unarea
desertica in una zona turistica di gran pregio), la brutalit dei tutori dellordine
costituito (i poliziotti che allinizio del film picchiano i partecipanti ad una
manifestazione studentesca contro la guerra del Vietnam e al termine uccidono il
protagonista, accusato di aver ucciso un loro collega), lo sfruttamento neocolonialista
del Terzo Mondo (la cameriera messicana che lavora nella megavilla di propriet del
ricco padre della protagonista), la repressione degli istinti individuali (che si sfogano
in una serie di liberi amplessi fra sabbie e rocce)... E anche la scena conclusiva, con
la terrificante serie di esplosioni (reale, o soltanto immaginata?) che manda in briciole
la megavilla e, di seguito, tutti i simboli della civilt occidentale (ombrelli, sedie a
sdraio, un salotto con televisore, una rivendita di vestiti, un distributore di bibite e
merendine, una biblioteca) la risposta alla richiesta dei comunisti di ogni paese
dall800 in poi: Fateci sognare!.
Perch ci che i comunisti hanno sempre sognato non tanto un mondo altro,
di cui non sono mai stati capaci di delineare le caratteristiche, quanto la fine di
questo mondo, il superamento dello stato di cose presente (Marx), in una parola:
lApocalisse. I comunisti, e tutti i loro epigoni (fascisti, nazisti, eco-catastrofisti,
terzomondisti, antiglobalisti), sono in realt degli inconfessati apocalittici; eredi di
quegli gnostici del III secolo per i quali il mondo era la creazione di un dio malvagio,
e quindi meritava di essere interamente distrutto affinch sorgesse un mondo nuovo;
eredi dei catari, i puri che nel Medioevo praticavano il suicidio, linfanticidio e la
soppressione degli anziani e dei malati proclamando lavvento di un mondo purgato
da ogni imperfezione; come il poeta, essi sono capaci di dire soltanto quel che non
sono e quel che non vogliono. Per questo comunisti, ambientalisti e no-global son
sempre pronti a giustificare ogni massacro compiuto dai fanatici terroristi seguaci di
Osama Bin Laden, a partire dallOlocausto delle Torri Gemelle: perch in quellorgia
di morte e distruzione essi vedono la realizzazione del loro desiderio, la distruzione di
questo mondo.
176

Noi mondialisti, che ci riconosciamo nella guida dellAssociazione


Internazionale New Atlantis for a World Empire e nel Partito Mondialista,
sappiamo bene che questo desiderio di morte non condiviso dalla grandissima
maggioranza della popolazione mondiale, neppure dalla maggioranza dei fedeli
musulmani; sappiamo bene che la grandissima maggioranza degli uomini e delle
donne desidera invece vivere in pace e libert, senza essere perseguitati e schiavizzati
per il proprio sesso, per la propria razza, per la propria religione; nella sicurezza della
vita, nel pacifico godimento dei beni e nel libero sviluppo dei talenti di ognuno per il
benessere comune. Noi sappiamo bene che la grandissima maggioranza degli uomini
e delle donne di questo pianeta gi mondialista e aspetta solo che qualcuno le riveli
la verit su se stessa, come il borghese di Molire dovette pagare un maestro di
dizione per scoprire di aver sempre parlato in prosa. Noi sappiamo bene che
lApocalisse, quando verr, non sar il rovesciamento del mondo presente, ma il suo
compimento; che ad essere distrutto non sar il mondo, creato da Dio in ogni sua
parte bello e buono e giusto (come insegnava il grande Eraclito), bens il peccato
che di questo mondo non una parte, ma solo una privazione, una contraffazione
tragica, ma limitata e destinata a finire.
Per questo il sogno funesto di Antonioni destinato a non realizzarsi mai, per
questo il comunismo stato sconfitto dalla Storia e lUnione Sovietica si
disgregata, per questo il terrorismo islamista non prevarr e gli Stati-canaglia presto o
tardi saranno distrutti: perch la grandissima maggioranza degli uomini non
apocalittica, integrata. LImpero mondiale vincer, perch esso gi regna nelle loro
menti e nei loro cuori.
177

CONTRO LA FAME, CAMBIA I REGIMI

(16/10/2007) La Giornata Mondiale per l'Alimentazione celebrata oggi ha visto


il presidente della Fao Jacques Diouf ripetere ancora una volta una notizia scomoda
per le cassandre dell'ecocatastrofismo e i soloni della "bomba demografica": la Terra
produce da decenni cibo sufficiente, per quantit e qualit, a sfamare ben pi dei 6
miliardi di esseri umani che la popolano attualmente. Perch mai, allora, 840 milioni
di essi soffrono per fame cronica, e altre centinaia di milioni di denutrizione pi o
meno grave? Nessun giornale, nessun telegiornale italiano si curato di rispondere a
questa domanda dettata dal buon senso, limitandosi a rivolgere agli abitanti
dell'Occidente "sazio e disperato" il solito fervorino peloso alla solidariet verso i
popoli del Terzo Mondo.
La verit molto pi complessa e impegnativa: i paesi in cui regnano fame,
malattie e povert sono gli stessi che all'indomani della seconda guerra mondiale
combatterono e vinsero sanguinose guerre di "liberazione" dal dominio coloniale
delle potenze europee (Inghilterra, Francia, Belgio, Portogallo e Italia) in nome di un
preteso diritto all'autodeterminazione dei popoli, e che, ottenuta l'indipendenza,
hanno adottato forme di governo e di organizzazione dell'economia e della societ di
tipo marxista-leninista e collettivista sorrette dalle forze armate, che hanno represso
ferocemente il dissenso interno e scatenato conflitti interminabili con i vicini.
Basti pensare a quanto accaduto nel subcontinente indiano dopo la cacciata degli
Inglesi: lotte tra ind e musulmani, separazione fra India e Pakistan (dal quale
successivamente si staccato il Bangladesh), migrazioni forzate e massacri per
milioni di innocenti, una rivalit che dura tuttora per il controllo della regione del
Kashmir; e sebbene l'India, abbandonati i sogni socialisti di Nehru, sia oggi una
democrazia di tipo occidentale e vanti un numero sempre crescente di giovani laureati
in informatica e altre discipline scientifiche, la maggior parte di quel miliardo di
persone (in particolare la popolazione rurale) vive ancora in condizioni di miseria
materiale e spirituale, utilizzando gli apparecchi ecografici per uccidere centinaia di
migliaia di bambine con l'aborto selettivo anzich affogandole nei fiumi e
mantenendo in piedi antiquate discriminazioni contro i fuori-casta e le minoranze
etniche. O ancora si guardi alle guerre fra Etiopia, Eritrea e Somalia, paesi dominati
per decenni da tiranni comunisti come Amin, Mengistu e Siad Barre; alle guerre civili
in Angola e Mozambico, fomentate dall'Urss di Breznev e da Fidel Castro; ai conflitti
tribali in Ruanda e Burundi, a quelli religiosi tra musulmani e cristiani-animisti in
Sudan e Nigeria; alla sorte del Vietnam dopo la vergognosa fuga degli americani nel
1975, alle mattanze di Pol Pot in Cambogia (due milioni di abitanti su sei sterminati),
al regime "socialista" che ha ridotto in miseria la Birmania...
In tutta l'Africa e l'Asia la decolonizzazione, lungi dal portare benessere e
felicit alle nazioni, ha dilapidato quel poco o tanto di infrastrutture tecnologiche, di
istruzione e di modernizzazione dei costumi, in una parola di civilt, che l'uomo
bianco vi aveva portato dalla seconda met dell'Ottocento; e i regimi comunisti di ieri
e islamisti di oggi hanno fatto ancor peggio, imponendo forme di coltivazione della
178

terra inefficienti e orientando la produzione industriale verso l'incremento della


potenza militare anzich verso il benessere dei propri cittadini-sudditi. In quindici
anni le guerre combattute da 23 paesi africani sono costate pi di 300 miliardi di
dollari in scuole, ospedali e infrastrutture distrutti, per non parlare dei costi sostenuti
dai paesi confinanti per dare ospitalit ai profughi; nel solo Sudafrica le violenze
scatenate da bande di neri dopo la fine dell'apartheid provocano la perdita di 22
milioni di dollari l'anno per il ridotto ingresso di turisti. Perfino l'Iran, che pure
ricco di petrolio e gas, costretto a importare gran parte della benzina consumata da
automobili e camion obsoleti (e superinquinanti) a causa della politica dissennata
condotta dal Ahmadinejad e dalla cricca di ayatollah che lo sostiene, interessata
soltanto ad acquisire tecnologie missilistiche e nucleari nella sua folle ossessione di
distruggere Israele e di accelerare il Giorno del Giudizio che dovrebbe sancire la
beatitudine eterna per i muslim e la dannazione per "infedeli" e "apostati".
Se quindi si vuol trarre una lezione dai discorsi pronunciati in questa giornata, si
deve in primo luogo riconoscere la menzogna di quanti (anche in Europa) hanno
agitato per decenni la bandiera dell'autodeterminazione dei popoli a scapito dei ben
pi concreti diritti degli individui alla libert di religione, di pensiero e di iniziativa
economica che hanno determinato la prosperit e il primato materiale e spirituale
dell'Occidente su tutte le altre culture della storia; e di qui prendere atto che un
autentico riscatto del Terzo Mondo dalla fame e dalla povert non potr avvenire
senza un previo radicale cambio di regime, con la deposizione di tiranni e dittatori
laici e religiosi e l'imposizione di governi rispettosi dei diritti inviolabili di ogni
essere umano. Un cambio di regime che soltanto un Occidente consapevole del
proprio primato e del connesso dovere di esportare la civilt in grado di realizzare
utilizzando non solo le arti della diplomazia, ma anche la forza delle armi che spesso
l'unico linguaggio compreso da quei popoli e da quei regimi.
La fame scomparir dalla faccia della terra, in ultima analisi, solo quando tutti i
popoli avranno abdicato ad una sovranit nazionale storicamente apportatrice di lutti
e miserie e si saranno uniti in un solo Impero mondiale, senza pi discriminazioni di
sesso, razza, lingua o religione. A questo traguardo, in ottemperanza al programma
tracciato nel Manifesto del 3 aprile 2005, noi dell'Associazione Internazionale "New
Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista lavoriamo, affinch ci siano
finalmente pane, libert e giustizia per tutti.
179

HARRY POTTER DEI NOSTRI. E ANCHE LE WINX

(8/11/2007) Dall'alba della storia fiabe, leggende e saghe sono state il mezzo
attraverso cui gli uomini hanno dato espressione ai loro sogni, hanno esorcizzato i
loro fantasmi, hanno immaginato un mondo libero dalle contraddizioni e dalle
violenze della quotidianit. Non dunque casuale che i pi importanti prodotti
fantasy degli ultimi quarant'anni (all'incirca) rappresentino la trasposizione narrativa
di quei concetti e temi propri del movimento mondialista che potete trovare enunciati
in questo sito, in forma generale nel nostro Manifesto programmatico, e pi
specificatamente nelle sezioni Editoriali e Mediaworld; non certo come conseguenza
di un complotto mediatico ordito da qualche multinazionale o circolo giudaico-
massonico-esoterico-sinarchico-etc. come ama pensare e scrivere su giornali, libri e
in Rete gente di corte vedute; pi semplicemente perch il mondialismo costituisce la
sintesi dell'eterna aspirazione umana all'unit, al benessere e alla pace.
Qualche esempio? Partiamo dal primo telefilm cult nella storia della televisione,
"Star Trek". In tutti i paesi del mondo milioni di appassionati conoscono l'astronave
Enterprise e il suo equipaggio multietnico: dal capitano Kirk al vulcaniano Spock,
freddo e razionale, e al medico di bordo, il sanguigno "Bones" McCoy, dal timoniere
giapponese all'armiere russo e all'addetta alle comunicazioni afroamericana, tutte le
razze della Terra e tutti i popoli di una utopica Federazione galattica convivono
pacificamente in quel microcosmo ispirato ai progetti della "Nuova Frontiera" di
Kennedy e della Great Society di Johnson, cos come in tutte le altre versioni della
saga prodotte dal 1966 ad oggi; e se all'inizio il cosmopolitismo pacifico (non
pacifista) dei buoni si contrapponeva alla violenza barbarica dei "mongolici"
Klingon, in tempi pi recenti il ruolo del nemico "esistenziale" stato assunto non a
caso dai Borg, ibridi uomo-macchina tutti connessi fra loro la cui politica estera
consiste unicamente nella cattura di umanoidi da inserire forzosamente nella loro
comunit-alveare (un richiamo polemico al fondamentalismo islamico e alla sua
pretesa di annullare la libert individuale nella Umma? Forse...).
Venendo ai giorni nostri, un modello di eroe mondialista il maghetto Harry
Potter. Su di lui stato scritto tutto e il contrario di tutto: gli "intellettuali" di destra e
di sinistra lo hanno prima ascritto alla loro fazione, poi lo hanno scaricato sull'altra;
l'attuale Papa Benedetto XVI, quando era ancora il cardinale Joseph Ratzinger, lo
defin "anticristiano" in quanto le sue avventure sarebbero piene di maghi, streghe e
incantesimi e in esse non comparirebbe alcun riferimento a Dio, a Ges Cristo, alla
Madonna e ai santi (da questo punto di vista anche le fiabe dei fratelli Grimm, suoi
conterranei, meriterebbero di essere messe all'indice). Proviamo a esaminarlo da
vicino: di sicuro non razzista, dal momento che la sua migliore amica Hermione
una mezzosangue (il termine spregiativo con cui vengono indicati i nati dall'unione di
maghi e "babbani", i semplici esseri umani), mentre il suo nemico Lord Voldemort
precisamente un babbano che ha ripudiato le sue origini e odia proprio i
mezzosangue; inoltre in "The Order of Phoenix" scambia il suo primo bacio con una
compagna di studi indiscutibilmente orientale. Aggiungiamo che non sopporta le
180

ingiustizie, e che nutre una sana diffidenza nei confronti dei burocrati del Ministero
della Magia impegnati pi a mantenere il proprio potere che ad assicurare la
protezione dalle forze del Male; non forse sufficiente per dimostrare che egli
possiede tutte le qualit di indipendenza di giudizio, iniziativa personale, tolleranza
verso i "diversi" e amore per la giustizia che sono storicamente proprie dell'uomo
anglosassone, e che caratterizzano l'antropologia del cosmopolitismo mondialista?
Per finire, non possiamo non accennare - dal momento che questo sito ospitato
su un server italiano e rivolto in primo luogo agli Italiani - al fenomeno editoriale
degli ultimi anni, le "Winx": sei studentesse di un esclusivo college per fate
provenienti da ogni pianeta della Galassia. La leader indiscussa del gruppo, la fatina
dai capelli rossi Bloom, una apolide: il suo mondo stato distrutto dalle forze del
Male poco dopo la sua nascita, il suo popolo sterminato. " una senza-patria, una
sradicata", direbbero i fanatici del comunitarismo e del nazionalismo, un "elemento
sovversivo" alla pari degli ebrei... Eppure proprio lei il personaggio dotato dai
creatori della serie di maggiore sincerit, generosit e nobilt d'animo, privo anche di
quelle piccole idiosincrasie che caratterizzano le sue compagne (ad es. la fissazione
per la moda, l'ambientalismo, la musica o la tecnologia); ed sempre lei quella i cui
gadgets sono pi ricercati dai piccoli telespettatori. Non sar dunque che lo status di
senza-patria, nella fantasia come nella realt, doni agli uomini e alle donne cui tocca
questo destino l'apertura mentale, la capacit di non discriminare i propri simili fra
"compatrioti" e "stranieri", ma di vederli tutti come membri di una comune umanit,
che fa di essi degli individui carismatici e cosmostorici, autori e determinatori della
storia del mondo?
questa la radice del mondialismo: il desiderio di creare un Impero mondiale
nasce proprio dal riconoscimento dell'uguaglianza di tutti gli uomini al di l di ogni
discriminazione di sesso, razza o religione, e dalla necessit di superare l'ostacolo
all'unit del genere umano costituito dalla divisione del pianeta in Stati organizzati su
base etno-nazionale, fonte prima delle guerre e delle tirannie che hanno sempre
funestato l'umanit. Il fatto che l'universo della fantasy sia gi mondialista
rappresenta, a nostro parere, la miglior prova che il mondo "reale" incamminato
anch'esso verso questa meta.
181

CONTRO IL FONDAMENTALISMO INDUISTA


CI VUOLE PI MONDIALISMO

(26/8/2008) L'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e


il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, condannano con la massima durezza
l'ondata di persecuzioni e massacri in corso nello Stato indiano del'Orissa ad opera di
fondamentalisti ind che stuprano suore, uccidono sacerdoti, religiosi e laici cattolici,
incendiano e devastano scuole, ospedali e centri sociali, costringendo il milione di
cristiani della regione a fuggire e a vivere nel terrore; si associano altres al dolore
della gerarchia e del popolo cristiano dell'India, e al loro sdegno per la brutale
indifferenza manifestata dalle autorit nazionali e locali di fronte a questa atroce
mattanza.
Da pi di dieci anni l'India funestata da un movimento religioso nazionalista
(avente la sua espressione politica nel Bharatiya Janata Party, il Partito del Popolo
indiano) che, dietro un ipocrita appello a restaurare i valori e la cultura tradizionali di
quel popolo, mira in realt a perpetuare lo stato di inferiorit sociale ed economica
degli appartenenti alle caste pi basse e ai gruppi "tribali" residuo del'antica
popolazione preariana. I cristiani rappresentano il bersaglio preferito di questi fanatici
sia perch le loro scuole e universit e i loro ospedali sono i migliori e pi avanzati
del Paese, sia soprattutto perch i cristiani, in forza della loro fede nell'uguale dignit
di ogni essere umano unito in Ges Cristo con Dio (fonte del primato dell'Occidente
su ogni altra cultura della Storia), aprono le porte delle cure, dell'istruzione e di una
vita migliore a questi "intoccabili", che nel sistema sociale tradizionale dell'India
sono stati costretti per duemila anni a sopravvivere "contaminandosi" con i cadaveri o
spalando letame, umiliati dai membri della casta sacerdotale e di quella dei bramini.
Non a caso dalle scuole e dalle universit cattoliche che uscita la nuova
generazione di giovani ex-fuoricasta, istruiti nell'informatica e nella lingua inglese,
che ha inserito l'India nel circuito virtuoso della globalizzazione e ha trasformato il
distretto di Bangalore nella nuova Silicon Valley, dove si realizzano programmi che
girano sui PC di tutto il pianeta.
Il fatto poi che vittime delle persecuzioni siano stati non solo i cristiani - spesso
condannati in base a leggi locali liberticide per il reato di conversione dall'induismo
ad altra fede - ma anche i musulmani (a partire dai massacri di Ayodhya del 1992) e i
sikh, dimostra che esse non trovano giustificazione in un presunto "proselitismo" dei
cristiani n in una risposta irrazionale ad uno strisciante "neocolonialismo" delle
potenze occidentali che li vedrebbe nel ruolo di quinte colonne. Siamo di fronte ad un
fondamentalismo aggressivo come quello islamico di cui si fa portatrice al Qaeda, e
come quello motivato dalla falsa credenza nell'inuguaglianza degli uomini, nella loro
distinzione in "fratelli" e "infedeli", e dal conseguente odio verso tutti coloro che non
condividono la propria fede, i propri costumi, il proprio modo di vivere, e che per
questo hanno solo due possibilit: convertirsi, o morire.
Di fronte a una simile mentalit antiumana, l'unico antidoto costituito da una
intensificazione degli sforzi, da parte di tutti i paesi dell'Occidente, per instillare nelle
182

menti e nei cuori degli indiani - ma anche dei musulmani, come pure degli
appartenenti ai cosiddetti "popoli nativi" dell'Africa nera e dell'America latina - dosi
massicce e sempre crescenti di rispetto per l'uguale libert e dignit di ogni essere
umano, a prescindere dal suo sesso, dalla sua razza e dalla sua religione. In una
parola di mondialismo, unica visione del mondo che creda nella razionalit del
mondo e nell'unicit della stirpe umana creati da un Dio-Amore, unica cura ai mali di
un'umanit oppressa da egoismi e discriminazioni che attende, come nelle doglie del
parto, l'unificazione in un solo Impero mondiale e l'inizio di un'era di pace, libert e
giustizia per tutti.
183

BUTTAFUOCO SI RASSEGNI, L'OCCIDENTE NON AL TRAMONTO

(11/7/2009) Che Pietrangelo Buttafuoco sia un nazifascista era cosa nota dal
2004-2005, allorch pubblico il saggio (saggio?) L'ora che viene. Intorno a Evola e a
Spengler e il romanzo di fantastoria Le uova del drago in cui celebrava le gesta
immaginarie di una spia del Terzo Reich. Che egli sia anche un filoislamico era
parimenti manifesto dal 2008, anno di pubblicazione di Cabaret Voltaire. L'Islam, il
sacro, l'Occidente - celebrazione spudorata della "religiosit" islamica contrapposta
al "materialismo" occidentale - e de L'ultima del diavolo, romanzo che riportava in
auge la leggenda del riconoscimento di carismi profetici nel giovane Maometto da
parte di un monaco cristiano. Nulla di sorprendente, quindi, che l'ultima puntata di
ieri sera, 10 luglio, del suo talk-show "Il grande gioco" sia stata tutta condotta sul leit-
motiv dell'Occidente "terra del tramonto-terra al tramonto", con l'anchorman
"saraceno" a battere sui soliti, vieti tasti: l'omologazione culturale portata dalla
globalizzazione che produrrebbe una serie di "genocidi culturali incrociati", la civilt
occidentale recepita dal Terzo Mondo solo come una sorta di immenso supermarket,
l'America prigioniera del suo immenso debito pubblico in mano alla Cina, gli
americani obesi e ingenui che non conoscono Michelangelo... Non ha sorpreso, noi
mondialisti, nemmeno il siparietto commosso (ma non certo commovente) dedicato a
Martin Heidegger, colui che ha svelato l'essenza dell'Occidente come oblio
dell'Essere, ovvero lo "zappaterra" - questo significa in tedesco heide-egger -
alemanno che ha tentato di diventare il Fhrer della filosofia distruggendo il
patrimonio metafisico dell'Occidente cos come Hitler, il il Fhrer della politica, ha
tentato di abbattere il governo della Legge, possente eredit del pensiero greco-
romano ed ebraico-cristiano, per sostituirlo con il dominio di un solo uomo
incarnazione dell'Essere "qui ed ora" del popolo tedesco. Nulla di nuovo, dunque, e
nulla di vero: con buona pace di Buttafuoco e di tutti gli antioccidentalisti di destra-
sinistra-centro, l'Occidente non affatto al tramonto. Meno che mai lo l'America.
Partiamo dal luogo comune della "ingenuit" americana. Come ha fatto notare
l'ottima giornalista Lucia Annunziata (ospite tanto stuzzicato quanto ignorato) gli
Americani sono un popolo aristocratico ed elitario, in cui i giovani mandriani del
Middlewest hanno frequentato le migliori universit, e l'idea di Buttafuoco che essi
rispondano Michelangelo? I don't know semplicemente una panzana
propagandistica; cos come uno stereotipo quello degli Americani grassi, obesi,
flaccidi mangiatori di hamburger e hot-dog conditi con salse improbabili. Questi
obesi americani sono gli stessi che hanno salvato l'Europa dalla barbarie nazifascista -
e questo probabilmente il motivo dell'odio da parte del Buttafuoco -; sono gli stessi
che per cinquanta anni hanno difeso l'Occidente dalla minaccia sovietica, e che oggi
lo proteggono dal terrorismo fondamentalista islamico e dall'Apocalisse nucleare
preparata da Stati-canaglia come la Corea del Nord e l'Iran del folle Ahmadinejad.
Quanto alla presunta "ricattabilit" americana a causa del trilione di dollari di
buoni del Tesoro detenuti dalla Cina, va sottolineato che questi massicci acquisti di
titoli Usa sono necessari prima di tutto al regime comunista di Pechino, per tenere
184

basso il cambio del renmimbi (la valuta nazionale) e sostenere le esportazioni di


prodotti che proprio negli Stati Uniti d'America hanno il loro mercato principale; se il
regime cinese decidesse di vendere quei titoli provocherebbe un apprezzamento del
cambio renmimbi/dollaro che azzererebbe le esportazioni, distruggerebbe il sistema
produttivo - data l'assenza di un mercato interno altrettanto vasto - e provocherebbe la
fine della Cina come potenza "emergente".
Il "materialismo" occidentale, poi, una accusa che non lascia il segno: ogni
grande impero della Storia si fondato non soltanto sulla superiorit militare (l'hard
power), ma anche sul soft power, sulla capacit di legare a s i sottomessi offrendo
loro la condivisione di un patrimonio fatto di idee, valori e, perch no?, anche di
ricchezza materiale. Se Roma, la Roma idolatrata dal fascista Buttafuoco, non fosse
stata allo stesso tempo imperium ed emporium, non sarebbe riuscita a unificare gran
parte dell'Europa, del Nordafrica e del Medio Oriente per cinquecento anni e a
lasciare la sua eredit ai posteri. Allo stesso modo la superiorit dell'Occidente su
tutte le altre culture storiche deriva non soltanto dai cannoni, ma anche dal
patrimonio di valori e princpi - uguaglianza di tutti gli esseri umani, primato della
Ragione e della Legge sulla volont arbitraria di un sovrano, fede nella razionalit e
conoscibilit del mondo creato da un Dio-Logos - ereditato da Atene, Roma e
Gerusalemme. Anzi, stata proprio la superiorit dei princpi e valori a rendere
possibile la nascita della scienza moderna, la vittoria sulle epidemie e sulla fame, la
crescita della popolazione, della ricchezza e della potenza anche militare che hanno
portato l'Occidente a conquistare l'egemonia sul mondo; altro che crasso
"materialismo"!
Infine, il vecchio tasto del "genocidio culturale" prodotto dalla globalizzazione.
Chiunque abbia un qualche ricordo di quanto studiato a scuola sa, o dovrebbe sapere,
che la storia dell'umanit costellata da una serie lunghissima di "genocidi culturali":
ogni volta che un popolo ha conquistato l'egemonia su altri popoli creando un impero
- dai Cinesi Han agli Assiro-Babilonesi, dai Persiani ai Macedoni, dai Romani ai
Britannici - la cultura del popolo vincitore si imposta su quelle dei popoli vinti e le
ha sostituite interamente, o si ibridata con esse dando origine a nuove civilt (come
avvenuto con la cultura greca, che "conquist il feroce vincitore" romano).
L'omologazione culturale attualmente in corso sotto l'egida della lingua inglese e
dell'American way of life, pertanto, costituisce la rinnovazione di un fenomeno ben
conosciuto dagli storici e che non ha nulla di "terribile" come paventano i no-global
alla Buttafuoco; forse qualcuno versa lacrime sulla scomparsa della cultura sumerica
o etrusca? E perch dunque ci si dovrebbe scandalizzare per una futura scomparsa
della cultura italiana o francese o tedesca o cinese o etiope o indiana? Tanto pi che,
come noi mondialisti abbiamo rilevato nel nostro Manifesto fondativo (capitolo 2), la
maggior parte dei prodotti culturali delle varie epoche storiche ha un contenuto e uno
scopo di esaltazione nazionalistica della propria fazione - etnia, religione o classe
sociale che sia - e di sopraffazione violenta e sanguinaria di quanti non appartengano
a quello specifico "recinto": Greci contro Persiani, Francesi contro Inglesi, Tedeschi
contro Francesi, Russi contro Tedeschi, Islamici contro "infedeli". In un futuro
Impero mondiale, in cui le appartenenze nazionali non saranno pi pretesto per
185

discriminare l'uomo dall'uomo, di tale pluralismo bellicoso delle culture si potr fare
tranquillamente a meno.
In conclusione: Buttafuoco e gli altri seguaci di Spengler, Evola e Heidegger si
rassegnino. L'Occidente, nonostante la crisi economico-finanziaria di questi anni,
conserver il primato nel tenore di vita e nella potenza militare rispetto a tutti gli altri
popoli del pianeta; e sar l'Occidente, e non Cindia o il Bric (Brasile-Russia-India-
Cina), la civilt egemone del XXI secolo, quella che sconfigger le tirannie dei Putin,
degli Hu Jintao e degli Ahmadinejad, che fonder un Impero mondiale destinato a
imporre su tutto il pianeta la liberatrice cultura dei diritti umani e del governo della
Legge e a donare finalmente al genere umano prosperit e pace.
186

NAZIONE, IL REGALO AVVELENATO DELLA FRANCIA AL MONDO

(7/8/2009) Da alcuni giorni il leader della Lega Nord Umberto Bossi sta
vivacizzando le prime pagine dei giornali italici, altrimenti stanche e provinciali
come si addice alla calura estiva, con le sue proposte-provocazioni in materia di
insegnamento nelle scuole dei dialetti - che lui preferisce chiamare lingue etniche -
e delle culture regionali, nonch di affiancare inni e stendardi locali al tricolore
nazionale e all'inno di Mameli. Nella maggioranza delle altre forze politiche del
Paese queste uscite sono generalmente accolte con fastidio e insofferenza, come
provocazioni di un movimento sempre in cerca di visibilit; l'opinione comune degli
Italiani, quella del cosiddetto "uomo della strada", tende a distinguere fra la "lingua"
nazionale e i "dialetti" considerati espressione di folklore locale. In realt, a una
analisi non superficiale queste dispute rivelano il carattere "artificiale" di un concetto
che si tende a dare per ovvio: quello di nazione.
Fino al 1400 le uniche nationes esistenti in Europa erano i gruppi di studenti
iscritti nelle varie universit, che tendevano a far vita comune in base al territorio di
nascita. A nessuno sarebbe mai venuto in mente di discriminare i sudditi di un regno
o di un impero fra indigeni ed immigrati, perch il criterio di appartenenza allo Stato
era la fedelt ai suoi governanti. solo durante la Guerra dei Cent'Anni che Giovanna
d'Arco rifiuta obbedienza al re d'Inghilterra, legittimo erede al trono di Francia per
discendenza da Filippo il Bello, in nome della distinzione fra le due "nazioni" e del
motto la Francia ai Francesi. Dopo la fine del conflitto e la rinuncia dell'Inghilterra
ai suoi possedimenti sul Continente, sempre la Francia a rilanciare l'uso politico
della nazione: Luigi XIV, il "Re Sole", ad avviare un processo di livellamento e
omogeneizzazione culturale dei vari popoli che componevano il suo regno: franchi,
normanni, bretoni, piccardi, aquitani, borgognoni, provenzali, baschi, stratificatisi
nell'Esagono nei millenni a partire dal primo popolamento preistorico ai Galli, dalla
conquista romana alle invasioni barbariche, furono costretti ad abbandonare le loro
leggi e i loro costumi, la loro stessa identit collettiva per diventare tutti
semplicemente "francesi".
A completare il processo di ibridazione fra nazionalit e cittadinanza poi la
rivoluzione giacobina che lo esporta in Germania, Italia e nel mondo slavo: dovunque
si ripetuto lo stesso processo di omologazione forzata, di soppressione violenta
delle differenze ancestrali in nome dell'idea che i membri di uno Stato debbano avere
in comune lingua, usanze, religione e soprattutto discendere dalla medesima etnia o
razza (Fatta l'Italia bisogna fare gli Italiani). Dall'Europa, questo frutto avvelenato
stato infine esportato in Africa, Asia e America latina e soprattutto nel mondo
islamico, fomentando prima le guerre di decolonizzazione, poi i conflitti tribali che
hanno insanguinato Ruanda e Burundi, Etiopia ed Eritrea, Somalia e Sudan, gli
scontri fra islamici e cristiani-animisti nel Darfur, in Nigeria e adesso in India e nel
Punjab, sempre in nome della falsa e perniciosa idea che vi debba essere omogeneit
di carne e sangue, di lingua e religione fra i cittadini di un Paese, e che a quanti non
vogliono adeguarsi alla religione, alle usanze, alla "cultura" maggioritaria non resti
187

altra possibilit che fuggire o morire.


Per questo, di fronte sia alle "baruffe chiozzotte" sui dialetti padani, sia alle ben
pi tragiche persecuzioni contro i cristiani in Pakistan di questi ultimi giorni, noi
mondialisti riteniamo che l'unica soluzione sia la fine dell'ibrido nazione-Stato, la
separazione fra appartenenza etnica e cittadinanza e il radicamento di quest'ultima
nella semplice residenza in un territorio, indipendentemente dal fatto che esso sia
quello in cui si nati oppure no. Ci sar possibile solo quando tutti gli Stati della
terra abbandoneranno le loro pretese di sovranit assoluta su un territorio e sugli
uomini e donne che vi abitano, unendosi in un solo Impero mondiale che abolisca
ogni discriminazione di razza, lingua e religione in nome degli immortali ed
universali diritti di ogni essere umano alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit.
188

IL GENERALE SVELA LE MENZOGNE DEGLI EURASISTI

(4/7/2010) Il mondialismo, questo possente movimento d'uomini e di idee il cui


scopo l'unificazione del genere umano in un solo Impero mondiale per far cessare le
discriminazioni, le persecuzioni e le guerre storicamente causate dalla divisione
dell'umanit in gruppi o Stati etnicamente e religiosamente omogenei, ha sempre
trovato sulla propria strada ostacoli posti da quanti in queste divisioni fratricide
trovavano l'occasione per ricavare profitti in termini di denaro o di potere; profitti
generalmente inconfessabili e perci bisognosi del manto protettivo ipocrita di
qualche ideologia che facesse apparire, di volta in volta, cosa necessaria o addirittura
"buona" distinguere gli esseri umani fra chi "dentro" e chi "fuori" rispetto a un
particolare confine. Cos ad esempio il poeta greco Euripide afferma in una sua
tragedia che governare sui Barbari agli Elleni ben s'addice, e Aristotele distingueva
dagli "stranieri" (Greci di un'altra citt che beneficiavano della sacra legge
dell'ospitalit) i "barbari", considerati appartenenti a un'altra specie d'uomini per
natura rozzi e violenti, dunque inferiori e meritevoli d'essere combattuti con ogni
mezzo, fino alla riduzione in schiavit o all'annientamento. Nell'Ottocento, l'eclissi
dello spirito cristiano che per mille e trecento anni aveva insegnato l'uguaglianza
naturale di tutti gli uomini port al sorgere di un nazionalismo esasperato, espresso
particolarmente da filosofi tedeschi come Herder che proclamarono come fatto
naturale la divisione del genere umano in popoli e culture diversi, e bollarono ogni
tentativo di unificazione come un attentato alla pluralit degli usi e dei costumi. In
entrambi i casi dietro queste affermazioni si vede chiaramente l'interesse dei membri
di un gruppo a dominare su quanti a quel gruppo non appartengono, gli antichi Greci
nei confronti dei non-Greci, i Tedeschi nei confronti degli Slavi e degli altri popoli
d'Europa.
Nell'attuale Terzo Millennio il nemico pi insidioso del mondialismo
rappresentato dagli eurasisti o eurasiatisti. L'ideologia eurasista inizia ponendo come
verit indiscutibile che esista da sempre una fondamentale unit culturale, sociale e
religiosa fra tutti i popoli che dalla preistoria hanno abitato la vasta porzione di
superficie terrestre compresa tra le coste portoghesi, l'Estremo Oriente, l'Artico e
l'Oceano Indiano che essi chiamano "Eurasia": una cultura unitaria fondata sui tre
pilastri della Terra intesa come Grande Madre che reca su di s, nei confini, il segno
della divisione dell'umanit in vari popoli, del Lavoro manuale come unica fonte di
ricchezza, e di un Sacro visto in senso panteistico come identit fra Dio e mondo. A
questa presunta cultura eurasiatica si contrapporrebbe, nella visione degli eurasisti, la
cultura anglosassone - storicamente incarnatasi prima nella Gran Bretagna e poi negli
Stati Uniti d'America - che sarebbe invece fondata sul Mare inteso come assenza di
confini e dunque di legge, luogo informe di pirati-mercanti, sul Commercio e sulla
Finanza come mezzi per depredare "pacificamente" gli altri popoli, e su una Tecnica
atea e materialistica che, mirando al dominio sull'ambiente, metterebbe in pericolo la
sopravvivenza dell'umanit. Gli eurasisti si propongono di agire come una lobby
attraverso riviste come "Eurasia", siti Internet e agenti infiltrati in scuole, universit,
189

nei media e nelle istituzioni politiche per instillare nelle menti e nei cuori degli
abitanti dell'Eurasia la coscienza di appartenere a un'unica civilt, e di costruire una
grande alleanza fra la Russia, che per essi dovrebbe assumere il ruolo di popolo-guida
in virt delle sue immense riserve di petrolio e gas naturale, la Cina che apporterebbe
le risorse finanziarie, l'India che fornirebbe manodopera specializzata in informatica e
a basso costo, e un Iran dotato dell'arma atomica, al fine di espellere dal continente
eurasiatico la talassocrazia a stelle e strisce - l'eterna Cartagine che dal 1989
starebbe tentando di conquistare l'Asia Centrale ricca di risorse naturali, il "cuore
della terra" (Heartland) contrapposto alla "mezzaluna interna" (Europa, India ed
Estremo Oriente) e alla "mezzaluna esterna" (Gran Bretagna, America e Oceania)
nella terminologia del geografo inglese Halford Mackinder -, di distruggere l'entit
sionista (cio lo Stato di Israele, che gli eurasisti considerano un volgare avamposto
coloniale dell'Occidente e di cui negano persino l'ebraicit) e di fondare un impero in
cui lo Stato prevalga sull'individuo, l'appartenenza etnica costituisca legittima fonte
di discriminazione fra gli uomini, e i diritti "liberali" alla vita, alla libert di pensiero
e di impresa, e alla propriet siano subordinati a un non meglio precisato "interesse
collettivo della Comunit".
Ma non basta: gli eurasisti mirano altres a fare dell'Africa una miniera di
petrolio e minerali a disposizione dell'Eurasia in cambio della non ingerenza negli
affari interni dei suoi regimi corrotti e tirannici, e a sollevare contro gli Stati Uniti i
popoli dell'America meridionale (che essi chiamano "indiolatina") sull'esempio di
dittatori e demagoghi come Chavez, Morales e Lula che negli ultimi dieci anni hanno
stretto solidi legami con Mosca, Pechino e Teheran, offrendo accesso a giacimenti
petroliferi in cambio di forniture di armamenti e centrali nucleari allo scopo di
ottenere anch'essi la Bomba. Il sogno finale degli eurasisti la distruzione dell'odiata
"superpotenza oceanica" secondo la "profezia" di Igor Panarin, un analista del Kgb
che nel 1998 previde una seconda guerra civile americana causata dalla crisi
economica e dalla rivolta degli Stati pi ricchi contro la crescente pressione fiscale di
Washington, cui dovrebbe seguire lo smembramento degli Stati Uniti d'America in
cinque parti, con l'Alaska che tornerebbe alla Russia (la quale l'aveva acquisita nel
'700 e poi venduta agli USA nel 1867), le Hawaii e la California annesse dalla Cina o
dal Giappone, il Middlewest dal Canada, il Texas e gli altri Stati del Sud con una
ingente popolazione di latinos che si consegnerebbero al Messico e quelli della costa
atlantica che sceglierebbero di unirsi all'Unione Europea...
Alle menzogne degli eurasisti si potrebbe rispondere con dovizia di
argomentazioni razionali e storiche. Si potrebbe ad esempio ricordare che i popoli
abitanti nel continente eurasiatico non hanno mai condiviso una medesima
concezione religiosa: per Indiani, Cinesi e Giapponesi il Sacro, la Divinit coincide
con il mondo, mentre a partire dall'Ebraismo e dal Cristianesimo fino all'Islam si
afferma il principio della distinzione fra un Dio Creatore e l'universo inteso quale
Creazione. Oppure si potrebbe contestare la definizione svalutativa degli Stati Uniti
d'America come eterna Cartagine, facendo notare agli ignoranti eurasisti che i
Romani, contrariamente a quanto afferma la tradizione, avevano maturato una solida
esperienza marinara ben prima di affrontare i Cartaginesi, e che pertanto l'equazione
190

Roma = Terra sulla quale essi basano le loro elucubrazioni una patente falsit.
Ma la smentita pi forte alle menzogne eurasiste arriva proprio da uno dei loro
supporters pi accreditati: il generale Fabio Mini, ex comandante della missione
NATO Kfor in Kossovo fra il 2002 e il 2003, il quale attualmente collabora con
riviste di punta della lobby eurasista come "Limes" e la succitata "Eurasia". A lui
stata recentemente commissionata la prefazione di un libro del redattore di "Eurasia"
Daniele Scalea intitolato "La sfida totale. Equilibri e strategie nel grande gioco delle
potenze mondiali", che costituisce il tentativo degli eurasisti di assicurare una
parvenza di scientificit alla loro ideologia mediante il ricorso alle dottrine di vari
esponenti della cosiddetta geopolitica, la scienza (o presunta tale) che si propone di
studiare e prevedere i rapporti di forza e le dinamiche di ascesa e caduta di Stati e
imperi sulla base della conformazione geografica dei territori. Ebbene il generale
Mini, contrariamente alle aspettative dei suoi committenti che desideravano da lui
una recensione "in ginocchio", ha esposto nella prefazione a "La sfida totale" una
serie di avvertenze per l'uso che si possono riassumere in due critiche al lavoro di
Scalea:
1) Alla pari di qualsiasi teoria politica, la geopolitica non mai obiettiva,
asettica o imparziale... Le teorie geopolitiche sono sempre strumentali: servono a
prendere parte alla competizione, a spiegarla, ma anche a incitarla, alimentarla e
perfino a farla degenerare... Ed anche ammettendo che le teorie siano frutto di
elaborazioni scientifiche, la loro applicazione ed interpretazione sempre a supporto
di un'idea, una fede, o soltanto un interesse (pp. 9-10). Con queste frasi brevi e
icastiche Mini assesta un colpo mortale alla pretesa "scientificit" delle teorie
eurasiste secondo cui la Russia sarebbe naturalmente destinata a dominare il
continente eurasiatico in grazia della vastit del suo territorio e delle sue ricchezze
minerarie, ignorando ipocritamente fattori bloccanti come l'alcolismo diffuso, il
pessimo sistema sanitario, l'alta mortalit infantile, la scarsa aspettativa di vita e il
profondissimo crollo demografico che procede dall'epoca sovietica al ritmo di
700.000 anime in meno all'anno e nel 2010 spinger la popolazione russa sotto i 140
milioni. Anche la condanna di Israele e della sua politica verso i palestinesi - i quali,
come ha fatto notare acutamente la studiosa ebraico-inglese Bat Ye'Or nel suo saggio
"Eurabia", non possono neppure essere chiamati nazione e tantomeno popolo, dal
momento che dal 1948 fino alla Guerra dei Sei Giorni e alla conquista israeliana del
1967 i territori della Giudea e Samaria (o Cisgiordania che dir si voglia) erano stati
occupati dal regno di Giordania, cos come la Striscia di Gaza era stata occupata
dall'Egitto, ed entrambi erano stati in precedenza parti dell'impero ottomano senza
alcuna velleit di indipendenza nazionale - secondo il generale non pu negare il
passato del popolo ebraico, la Shoa, lo sterminio subito (p. 10), come pretendono
invece gli eurasisti adoratori del folle Ahmadinejad e del suo progetto di cancellare
l'odiata entit sionista dalle carte geografiche. A proposito dell'Iran, che per Scalea
e i suoi sodali sarebbe una delle chiavi di volta della geopolitica, non bisogna
dimenticare che il regime continua ad essere spietato e che non concede nulla, n al
diritto della gente, n alle opposizioni istituzionalizzate (p. 11).
Quanto allo smembramento della Jugoslavia e alla guerra del Kossovo, il
191

generale Mini ha buon gioco nel ricordare agli eurasisti che il serbo Slobodan
Milosevic, il musulmano bosniaco Alja Itzbegovic e il croato Franjo Tudjman non
erano delle anime belle, che essi hanno commesso tutti i crimini di cui sono stati
accusati e altri che nessuno vuole ricordare e che dunque non si pu puntare il dito
contro gli Stati Uniti senza considerare chi fossero quei personaggi e cosa avessero
fatto ai rispettivi popoli, cos come la forza dellUCK non veniva soltanto dagli
aiuti innegabili dei servizi segreti tedeschi, britannici e americani o dai traffici
illegali ma anche e soprattutto dal supporto di una popolazione che per dieci anni
stata dimenticata dalla comunit internazionale e lasciata alla merc di un sistema che
Milosevic, protetto dalla Russia, voleva repressivo e discriminatorio (p. 12). Proprio
cos: la Russia, la "grande madre" degli eurasisti, la patria della buona vita secondo il
trinomio Terra-Lavoro-Sacro ha protetto per dieci anni in Serbia un sistema
repressivo e discriminatorio nei confronti dei kossovari, parola di Fabio Mini che
scrive un giorno s e l'altro pure su "Eurasia", "Limes" e le altre riviste degli eurasisti!
La stoccata pi forte ai suoi committenti il generale Mini la assesta parlando
della Cina. Il Paese del Dragone avr avuto molti meriti, non ultimo quello di aver
tratto dall'indigenza 200 milioni di cittadini in meno di vent'anni, ma dare il merito
di questo alla fase "preparatoria" di Mao [come Daniele Scalea fa a p. 110 del suo
libro] significa sottovalutare i disastri del "[grande] balzo in avanti" e dimenticare
quelli della rivoluzione culturale. Assegnare crediti per una politica di successo senza
addebitare gli insuccessi, le repressioni, le persecuzioni e le violazioni dei diritti dei
cittadini favorisce l'incomprensione e attenta alla credibilit dell'analisi. In altre
parole il prefatore afferma che l'autore del libro di cui sta scrivendo la prefazione ha
compiuto una "analisi" non credibile, che egli ha spacciato per verit scientifica i suoi
desideri, le sue speranze, i suoi sogni... Un individuo simile si pu fregiare solo di un
titolo: quello di ciarlatano. La stessa lettura distorta della realt contenuta per Mini
nei capitoli dedicati all'America "indiolatina" e all'Africa: al di l delle ingerenze e
delle "provocazioni" americane - come sarebbe la costituzione dell'Africom, il
Comando militare istituito da Washington nel 2007 per portare aiuti umanitari al
continente nero e prevenire l'insorgere di conflitti, il quale per Scalea sarebbe solo la
dimostrazione della perdita di prestigio degli Stati Uniti e della loro volont di tener
fuori la Cina dall'Africa usando la forza bruta - quanti paesi, si domanda Mini,
hanno saputo e voluto amministrarsi bene? Castro ha fatto di Cuba un piatto da
consumarsi freddo, come la vendetta e il bolivarismo di Chavez si oppone allo
strapotere e all'arroganza americana, ma non destina nulla alla gente o alla stabilit.
Fa solo affari privati, come la peggiore politica americana (p. 13).
Insomma il generale Mini, che pure come si visto non lesina critiche agli Stati
Uniti d'America, paragonandoli addirittura ai pirati barbareschi (p. 9), e mette
perfino in dubbio il carattere ebraico di Israele (p. 10), ritiene che l'analisi geopolitica
degli eurasisti sia di parte, ambigua e ingannevole, che essa stia al servizio di
qualcosa e di qualcuno, in senso concettuale di sicuro e forse anche in senso
materiale, e senza neppure dichiararlo apertamente (p. 13). Esattamente quanto
sosteniamo da sempre noi mondialisti, cio che i nemici di un Impero mondiale
fondato dagli Stati Uniti d'America e orientato secondo il sacro principio
192

dell'uguaglianza di tutti gli esseri umani su cui si basa la grande democrazia


americana non sono animati dal desiderio di salvare l'umanit da una dittatura
universale o di preservare la variet dei costumi e delle culture da improbabili
"genocidi", ma solo dall'egoistico interesse a mantenere la loro piccola o grande fetta
di potere e di "beni al sole", si tratti degli ayatollah pedofili o dell'ex agente del Kgb o
dei ducetti africani o dei caudillos sudamericani.
2) La seconda critica che il generale Fabio Mini rivolge a "La sfida totale" di
privilegiare gli attori tradizionali delle relazioni internazionali (p. 10), cio gli Stati
nazionali, etnicamente omogenei, che Scalea considera ancora pienamente sovrani ed
eguali come al tempo del trattato di Westfalia. In realt, fa notare Mini, questa idea
stata confutata sia prima del 1648 - dal momento che Francia, Spagna e Svezia erano
indipendenti dal Sacro Romano Impero fin dalla morte di Carlo Magno, l'Olanda si
era gi separata da esso e perfino le citt imperiali come Amburgo erano definite
"libere" - sia dopo, in quanto l'espansionismo napoleonico, l'internazionalismo
comunista, il capitalismo e la globalizzazione hanno in vario modo alterato il
principio di uguaglianza fra nazioni e il principio di sovranit al quale si sono spesso
appellati i conservatori (vecchi e nuovi) e i nazionalisti (p. 14). Ma il colpo pi duro
al sistema degli Stati, per Mini, viene dalla nascita di un sistema complesso di flussi
internazionali che non fanno pi capo agli stati e agli interessi nazionali, ma ad attori
non statali, legali e illegali, palesi e occulti. Che valore hanno i confini politici per i
trafficanti di esseri umani o di droga o di diamanti che attraversano decine di Stati
corrompendo una pletora di piccoli burocrati e guardie di confine? Che importanza
hanno le leggi statali per i capi di Al Qaeda che si muovono in tutto il mondo
raccogliendo fondi e aprendo siti Internet per insegnare ai nemici dell'Occidente "ateo
e materialista" a costruirsi bombe micidiali nella cucina di casa? Per questi flussi di
uomini, denaro e risorse naturali, chiosa Mini, non esiste un "cuore" da difendere o
da attaccare, non esistono mezzelune interne e non esistono neppure stati canaglia o
stati virtuosi; la nuova geografia che essi disegnano ha bisogno di una propria
geopolitica, di una nuova scienza che sia in grado di individuare pi chiaramente gli
interessi globali e gli attori capaci di orientarne i flussi e quindi di guidare l'intero
sistema (pp. 14-16).
Ebbene, questa "nuova geopolitica" che il generale Mini invoca per spiegare il
mondo nuovo, il mondo post-nazionale creato dalla globalizzazione e dalla Rete,
proprio quella che sta alla base del Manifesto del Partito Mondialista: il
riconoscimento, tanto moderno quanto antico, del primato dell'individuo su ogni
comunit di cui sia parte per nascita o adesione successiva, volontaria o coatta; la
constatazione del fatto innegabile che le collettivit statali nascono, crescono,
invecchiano e muoiono, e che pertanto nessuna di esse pu arrogarsi un primato sui
singoli, irripetibili membri dell'unica "collettivit" veramente perenne, la specie
umana; la deduzione logica che, in un mondo in cui i confini statali non possono pi
fermare n i viaggi della speranza degli immigrati clandestini, n i viaggi della morte
degli aspiranti kamikaze, soltanto una autorit globale pu imporre un ordine, una
regola a fenomeni globali. questo il contenuto dell'altro libro che al termine della
sua prefazione il generale Fabio Mini augura a Daniele Scalea di scrivere in un
193

prossimo futuro, ma che l'eurasista Scalea, per l'ideologia aberrante che lo muove,
non sar mai capace di scrivere. Quel libro, quell'analisi, quel progetto lo abbiamo
scritto noi, e giorno dopo giorno lo stiamo realizzando.
194

PER I MILLE KOSSOVO DEL PIANETA


LUNICA SOLUZIONE LIMPERO MONDIALE

(28/7/2010) Il parere consultivo reso dalla Corte dell'Aja, secondo cui la


proclamazione d'indipendenza da parte del Kossovo non in contrasto con la legge
internazionale, ha suscitato, oltre alla scontata euforia di Pristina e all'altrettanto
ovvia irritazione di Belgrado, una serie di reazioni contrastanti in tutto il Vecchio
Continente: baschi e catalani hanno visto nel pronunciamento - giuridicamente
irrilevante, ma politicamente esplosivo - una legittimazione della loro voglia di
secessione dalla Spagna, slovacchi e romeni sono preoccupati per le ricadute che esso
potr avere in regioni come la Transilvania abitate da cospicue minoranze ungheresi,
i greco-ciprioti temono una separazione unilaterale della parte dell'isola invasa e
occupata da Ankara, Mosca ha difeso la sovranit serba sul Kossovo pensando al
proprio caotico Caucaso... per non parlare dell'Irlanda del Nord, che potrebbe
rivendicare a favore di una secessione da Londra il fatto di non avere neppure un
confine terrestre comune con la Gran Bretagna. Insomma, la geografia politica
dell'Europa potrebbe da ora in poi subire uno sconvolgimento terrificante, con la
ripresa di fenomeni terroristici che da anni covavano sotto la cenere e lo scoppio di
nuove guerre interstatali. Di fronte a un simile scenario apocalittico noi mondialisti
sentiamo il dovere di esprimere, umilmente ma fermamente, il nostro punto di vista.
La questione dei mille Kossovo che dilaniano il pianeta, nella sua radice, la
seguente: esiste un diritto umano all'indipendenza? Come noto, i giuristi
distinguono i diritti in tre categorie.: I diritti civili sono quelli proclamati nella
"Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino" emanata dai rivoluzionari francesi
nel 1789 come propri di ogni essere umano, cio le libert di pensiero, di religione, di
stampa, di immunit da arresti arbitrari. I diritti politici spettano invece ai soli
cittadini, e si sostanziano nel diritto di accedere alle cariche pubbliche, di votare ed
essere votati. Infine, con il termine diritti sociali si indica il diritto di ogni essere
umano a ricevere dallo Stato di residenza una serie di prestazioni monetarie o sotto
forma di servizi amministrativi, come l'istruzione pubblica gratuita, l'assistenza
sanitaria, sussidi per maternit difficile, invalidit o disoccupazione e cos via. Come
si pu vedere, mentre i diritti "civili" e quelli "sociali" si predicano come attributi di
ogni individuo umano, i cosiddetti diritti "politici" sono legati al possesso della
qualit di cittadino, vale a dire di membro di un gruppo di uomini organizzato in
Stato. Domanda: in quale delle tre categorie rientrerebbe il preteso diritto a rendersi
indipendenti da uno Stato gi esistente per formarne uno nuovo o unirsi ad un altro
Stato? Risposta elementare: IN NESSUNA. I diritti soggettivi, per loro natura, si
predicano degli esseri umani in quanto individui; i cosiddetti "diritti collettivi" o
"diritti delle minoranze", detti anche "diritti culturali", altro non sono che il diritto dei
singoli membri individuali di un gruppo etnico, linguistico, religioso o culturale a una
valorizzazione pubblica della propria lingua, religione o cultura all'interno di una
comunit statale composta in maggioranza da membri di differente etnia, lingua,
religione o cultura. Giuridicamente parlando, non esistono diritti dei gruppi. I gruppi
195

non sono il soggetto del Diritto, ma della Politica.


Se cos stanno le cose - e non possono che essere cos, se la forza degli
argomenti che abbiamo portato ha un valore - che senso ha l'affermazione della Corte
olandese di "non contrariet alla legge internazionale" di una proclamazione
d'indipendenza coma quella kossovara? In realt essa discende dalla teoria della
uguale sovranit di tutti gli Stati proclamata nel trattato di Vestfalia del 1648, con il
quale le potenze europee dell'epoca (il Sacro Romano Impero germanico, la Francia,
l'Olanda, la Prussia e la Svezia) misero fine a una trentennale guerra di religione fra
cattolici e protestanti; una teoria funzionale alla seconda affermazione fondamentale
di quell'antico documento, quella dell'obbligo dei sudditi di uno Stato di scegliere tra
l'adeguarsi alla religione del loro sovrano oppure emigrare in un altro Stato (cuius
regio, illius religio), e che in pratica non mai stata osservata n prima di allora n
dopo, ddal momento che in ogni epoca storica gli Stati pi potenti dal punto di vista
militare ed economico hanno esercitato sugli Stati meno ricchi e meno forti
un'influenza pi o meno palese, se non altro nelle loro decisioni di politica estera,
ovvero nello scegliere se considerare un terzo Stato come "amico" o come "nemico",
secondo l'insegnamento del politologo nazista Carl Schmitt (le cui abiette scelte
politiche non inficiano, purtroppo, la correttezza delle sue pi celebri affermazioni
teoriche). Del resto, nel Ventesimo secolo appena trascorso abbiamo potuto
constatare la violazione del dogma vestfaliano nella forma dell'esistenza di due grandi
coalizioni di Stati, l'una guidata da Washington e l'altra da Mosca, in cui l'ideologia
del "paese-guida" informava tanto le scelte di politica estera dei "vassalli" quanto la
struttura economica, sociale e culturale al loro interno. Insomma, come scrisse il
grande filosofo tedesco Hegel, i trattati obbligano gli Stati soltanto rebus sic
stantibus, ovvero finch ad essi conviene, e pertanto non sono da considerare
propriamente atti giuridici, bens atti politici.
In conclusione, non esiste, giuridicamente parlando, un diritto umano, e
tantomeno "naturale", di un gruppo di uomini a farsi Stato e ad essere riconosciuto da
altri gruppi umani come indipendente e sovrano. Su queste materie l'unico criterio
risolutore, dall'alba dei tempi fino al Giorno del Giudizio, stato, e sar la forza
(militare, economica o culturale) comparata dei vari Stati. N si pu biasimare
moralisticamente il fatto che esistano Stati pienamente sovrani e Stati a sovranit
limitata, protettorati o addirittura colonie: l'Impero di Roma assicur pace, ordine e
prosperit dalla Britannia all'Eufrate per cinquecento anni, e i popoli sottomessi
scoprirono presto che la sudditanza a Cesare era abbondantemente ripagata da un
sistema amministrativo non esoso, da legioni efficienti, da un sistema di norme che
assicuravano uguali diritti civili a tutti e da imponenti spese per la costruzione di
acquedotti, terme e altri edifici pubblici che hanno sfidato i secoli; e identico discorso
pu esser fatto per l'Impero britannico, che da Londra irradi la civilt su met delle
terre emerse e su met della popolazione mondiale, sradicando pratiche vergognose -
come il rogo delle vedove indiane sulle pire dei mariti - e lasciando alle ex-colonie la
preziosa eredit della common law. Anche la sovranit limitata dei membri del Patto
di Varsavia, sancita col sangue degli insorti di Budapest e Praga, non era esecrabile in
s, ma per l'ingiustizia radicale dell'ideologia comunista che si rivelava anche nel
196

modo di gestire il dissenso dei "vassalli": gli Stati Uniti d'America, paese-guida
dell'Occidente libero, democratico e prospero, affrontarono e risolsero i medesimi
problemi in modo ben diverso dall'Unione Sovietica, utilizzando pi la loro
superiorit culturale ed economica che quella militare, e con ben diverso esito, come
dimostra il crollo di questa e la vittoria di quelli.
Di conseguenza l'unico mezzo per impedire ai mille Kossovo del pianeta di
esplodere, l'unico mezzo per fermare la scia di sangue provocata dalle rivendicazioni
indipendentistiche da Pristina a Belfast e dal Daghestan alla Cisgiordania
l'unificazione del mondo sotto il potere militare, economico e culturale di un solo
Stato. Solo in un Impero mondiale, che noi auspichiamo sorga un giorno sotto la
guida degli Stati Uniti d'America, "dolce terra dei liberi", tutti gli individui umani
potranno godere dei medesimi diritti alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit,
come pure del diritto ad essere assistiti dallo Stato in situazioni di difficolt
economica o sociale. Purtroppo al momento il popolo americano prostrato da una
crisi economico-finanziaria che dura ormai da tre anni, e subisce ancora il fascino
perverso dell'incantatore Barack Hussein Obama. Ma noi mondialisti siamo fiduciosi:
lavoriamo sulla scala dei secoli, non sulla scaletta elettorale degli inquilini pro-
tempore della Casa Bianca. E comunque le elezioni di mid-term sono alle porte, e
allora tutti i nodi - dalla liberalizzazione dell'aborto e della sperimentazione sugli
embrioni, fino al servilismo pro-islamista e alla fallimentare conduzione delle guerre
in Iraq e Afghanistan - verranno al pettine.
197

SOLO L'IMPERO MONDIALE PU RISOLVERE


IL PROBLEMA DEI ROM

(18/9/2010) In questi ultimi giorni la decisione presa dal Presidente francese


Nicolas Sarkozy di procedere allo smantellamento dei campi nomadi non autorizzati
presenti sul territorio della Rpublique e al rimpatrio forzoso dei rom col giunti da
Romania e Bulgaria a partire dalla caduta dei rispettivi regimi comunisti nel 1989 e
dall'apertura delle frontiere della Unione Europea ha sollevato aspre critiche nei
palazzi di Bruxelles abituati a fare la carit con i soldi e le case d'altri (giustamente
Sark ha risposto alle accuse della commissaria lussemburghese Reding invitandola
ad accogliere gli espulsi nel poco popolato e ricco Principato), nelle cancellerie di
Italia e Germania preoccupate di un'ulteriore invasione di massa e negli ambienti
della sinistra "al caviale" che ha rimproverato alla Francia di aver abiurato alla sua
fama di patria della fraternit e della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del
cittadino. In verit tali accuse rivelano, a chi non abbia gli occhi della mente accecati
da pregiudiziali ideologiche, l'esistenza in seno alle societ occidentali di un conflitto
tra due visioni del mondo completamente opposte l'una all'altra: lo statalismo
nazionalista, da un lato, e l'universalismo mondialista, dall'altro.
Lo statalismo nazionalista ha avuto origine di fatto proprio in Francia, quando
Giovanna d'Arco contest il diritto, sancito dalle leggi di successione ereditaria, di
Enrico VI a unire nella sua persona i due regni di Inghilterra e Francia al grido La
Francia ai Francesi!; tuttavia la sua origine come principio giuridico risale al 1648,
quando il trattato di Vestfalia pose fine alla sanguinosa Guerra dei Trent'Anni tra
l'Impero romano-germanico, cattolico, e la coalizione formata dai principi tedeschi
protestanti appoggiati da Francia e Svezia, stabilendo l'uguale sovranit di ogni Stato
d'Europa, grande o piccolo che fosse. In tal modo si afferm per tre secoli l'idea che
ogni Stato, in quanto rappresentante della propria comunit nazionale considerata,
volente o nolente, omogenea per razza, lingua, religione e cultura, avesse il potere
insindacabile di regolare quanto accadeva all'interno dei propri confini, e all'inverso
che i cittadini di uno Stato - cio coloro che avevano con un certo territorio un
rapporto privilegiato derivante dalla pi o meno antica residenza degli antenati -
godessero nei confronti dell'autorit governante di maggiori diritti rispetto agli
"stranieri", cio a quanti in quel territorio fossero ospiti per motivi di affari, di studio
o perch emigrati per sfuggire alla miseria o a persecuzioni.
Il passaggio dalle monarchie assolute alla democrazia conseguente alle
rivoluzioni del 1789 e del 1848, sebbene avvenuto in nome dei diritti dell'uomo, nel
consegnare il potere statale nelle mani delle masse popolari ha fatto dell'appartenenza
alla nazione il segno distintivo di coloro che avevano il diritto politico di eleggere i
governanti, di farsi eleggere e di entrare nella pubblica amministrazione, abolendo
cos anche le pur minime possibilit di carriera militare, amministrativa e intellettuale
godute dagli stranieri nell'Antico Regime in forza del beneplacito regio; per questo
che nell'Europa degli Stati-nazione ottocenteschi si sviluppano contemporaneamente
sia l'odio verso gli stranieri e il desiderio di unificare imperialisticamente tutti i popoli
198

considerati come appartenenti alla stessa nazione - il revanscismo in Francia dopo la


sconfitta del 1870 ad opera della Prussia, il pangermanesimo, il panslavismo in
Russia - sia un crescente antisemitismo diffuso che si manifesta nell'accusa di
tradimento all'ufficiale ebreo-alsaziano Alfred Dreyfus e nei pogrom che in Russia,
tra la fine del XIX secolo e l'inizio del Novecento, provocano la morte di migliaia di
ebrei e la fuga di molti altri verso gli Stati Uniti d'America. Insomma, nella Vecchia
Europa i diritti, proclamati come "dell'uomo", sono in realt i diritti "del cittadino", e
di un cittadino che si identifica e si distingue dagli stranieri per la razza, la lingua, la
religione e la cultura, in una parola per l'appartenenza o l'estraneit a una determinata
nazione. Nessuna meraviglia, dunque, se queste nazioni l'una contro l'altra armate si
siano prima gettate nell'orribile massacro della prima guerra mondiale (che fu
essenzialmente una guerra civile europea) e vent'anni dopo siano state funestate dal
tentativo nazista di sottomettere l'intero continente e di cancellare il popolo di Israele.
N pu suscitare scandalo, da questo punto di vista, che i popoli del Terzo Mondo,
liberatisi dal dominio coloniale degli Europei, ma imbevuti della stessa ideologia
nazionalista, si siano abbandonati per decenni a guerre tribali e a massacri
indiscriminati come in Ruanda, e che i musulmani disprezzino, perseguitino e
uccidano cristiani, ebrei, induisti e animisti dall'Algeria all'Indonesia: essi stanno
semplicemente applicando con coerenza il principio per cui gli esseri umani hanno
pi o meno diritti, o nessuno, a seconda che siano dentro o fuori la Umma, la nazione
islamica, lo stesso principio che l'attuale Papa difende inconsapevolmente quando
tuona contro ogni tentativo di fondare un Nuovo Ordine Mondiale che contempli
anche l'uso della forza contro terroristi e Stati-canaglia.
Proprio le tragiche esperienze del secondo conflitto mondiale, risoltosi nella
vittoria della democrazia grazie al decisivo intervento del popolo americano (il quale
non solo sacrific i suoi giovani sulle spiagge della Normandia e sui monti
dell'Appennino, ma riforn di armi, petrolio e grano l'Unione Sovietica permettendole
di resistere all'invasione tedesca), e la presa di coscienza dell'abisso della Shoah in
cui l'Europa era sprofondata a causa dei molti collaborazionisti allo sterminio,
determinarono l'affermarsi di un modello di societ radicalmente opposto al
nazionalismo statalista: il modello cosmopolitico degli Stati Uniti d'America, un
Paese nato in un continente-isola libero e "vergine" dall'unione di uomini e donne
provenienti da ogni angolo della Vecchia Europa, da perseguitati religiosi, esiliati
politici, gente in cerca di una vita migliore. In quel nuovo Paese, liberi dai pregiudizi
nazionalistici delle ex-patrie, questi uomini e queste donne si fusero insieme in un
nuovo popolo che aveva per segni distintivi solo la fedelt a Dio, che aveva dato loro
quella Terra Promessa, e alla Costituzione, che garantiva loro uguale libert e dignit.
Non per niente il nome di questa nuova forma di societ, melting-pot (crogiuolo),
venne coniato dall'ebreo Israel Zangwill come titolo di uno spettacolo teatrale da lui
scritto nel 1909 in onore del Presidente Theodore Roosevelt: un adattamento di
"Romeo e Giulietta" in cui un giovane immigrato ebreo russo si innamora di una
immigrata russa cristiana, la lascia sconvolto quando scopre che ella figlia
dell'ufficiale zarista colpevole del pogrom che lo costrinse a fuggire dalla Russia, ma
poi si riconcilia con la fanciulla celebrando con la loro unione la grandezza
199

dell'America, il grande crogiuolo nel quale tutte le razze d'Europa si fondono e si


riformano e in cui Tedeschi e Francesi, Irlandesi e Inglesi, Ebrei e Russi... tutti loro
si uniranno per costruire la Repubblica dell'Uomo e il regno di Dio.
Vediamo cos che la politica delle espulsioni varata dalla Francia di Sarkozy e i
massacri degli "infedeli" da parte dei seguaci di Allah e Maometto sono entrambi
figli della concezione nazionalistica tipica della Vecchia Europa, in cui si proclama s
che tutti gli uomini sono uguali, ma si agisce come se alcuni, i cittadini, fossero
pi uguali degli altri. Per sconfiggere questa visione della societ non servono
certo i lamenti e le riprovazioni delle anime belle, della sinistra terzomondista o del
Vaticano; serve invece inculcare nelle menti e nei cuori degli uomini e delle donne
una visione diversa. Solo quando tutti gli uomini e le donne del pianeta avranno
compreso di essere membri a ugual titolo di una sola specie, di una sola grande
famiglia chiamata Umanit, e costruiranno un Impero mondiale in cui ogni sovranit
nazionale sar abolita e tutti saranno cittadini del mondo, solo allora i rom, i
musulmani e tutti gli altri membri di gruppi linguistici, etnici, religiosi o culturali
avranno la stessa dignit, potranno vivere e cercare la loro fortuna in qualunque luogo
della terra, e se commetteranno dei crimini saranno giudicati come individui e non
collettivamente.
200

LA LOTTA TRA ORIENTE E OCCIDENTE


IN UN FUMETTO PER RAGAZZE

(3/8/2011) I molti Italiani che leggono da anni con assiduit e sincero interesse
quanto pubblichiamo su questo sito Internet sanno gi che noi mondialisti non
abbiamo disdegnato di prendere in considerazione opere letterarie, cinematografiche,
televisive e perfino fumettistiche, nella consapevolezza che fantasy e science-fiction,
lungi dal costituire meri passatempi infantili, rappresentano - come le antiche saghe e
leggende - la proiezione dei pi profondi e insopprimibili desideri umani, primo fra
tutti quello a una comunione umana senza barriere (vedete ad es. gli editoriali "Harry
Potter dei nostri. E anche le Winx" e "Un fumetto pieno di saggezza"). Per questo
motivo tali nostri seguaci "della prima ora" non si sorprenderanno se in questi giorni
estivi funestati dalla doppia strage di Oslo, dal martirio del popolo siriano e dall'ansia
per la sorte economica e politica degli Stati Uniti d'America, noi dedichiamo questo
editoriale all'analisi di un fumetto giapponese apparentemente estraneo, anzi
completamente agli antipodi rispetto alla tragica seriet degli eventi odierni: il manga
"Magic Knight Rayearth", composto da due serie pubblicate originariamente tra il
1993 e il 1996.

Come detto, all'apparenza l'opera si presenta come un ibrido tra un fumetto "per
ragazze" (shjo manga), sentimentalistico e sdolcinato, e un'avventurosa storia
d'azione. Nella prima serie tre studentesse giapponesi di 14 anni - Hikaru (il cui nome
significa "luce" o "fuoco"), Umi ("mare") e Fu ("vento") -, in gita con le rispettive
classi alla Torre di Tokio, vengono trasportate magicamente in una dimensione
parallela e si ritrovano sul pianeta Sephiro, un mondo che si regge sulla forza di
volont della Colonna Portante; qui le tre ragazze apprendono che l'attuale Colonna,
la principessa Emeraude, stata rapita dal sommo sacerdote Zagato facendo
piombare quel mondo nel caos, e che esse sono state convocate allo scopo di
adempiere una leggenda: assumere il ruolo di "cavalieri magici" (magic knights),
risvegliare dal loro sonno millenario tre giganteschi robot da combattimento -
201

Rayearth, il Guerriero del Fuoco; Ceres, il Guerriero dell'Acqua; e Windam, il


Guerriero del Vento - e liberare la principessa affinch pace e ordine tornino a
regnare. Da qui la storia segue i canoni classici dei giochi di ruolo di ambientazione
medievalistica - quelli, per intenderci, che tanto piacciono a molti giovani maschi
occidentali come Breivik, i quali prima si imbottiscono la testa di idee confuse sui
Templari difensori della Tradizione (quando la verit l'esatto opposto), poi
vagheggiano un ritorno a un mitico Medioevo da romanzetti gerarchico e teocratico, e
infine tentano di realizzare i loro sogni a colpi di autobombe e kalashnikov -: le tre
ragazze, accompagnate da un buffo animaletto-guida di nome Mokona, incontrano
vari personaggi, si procurano delle armi, risvegliano i Guerrieri, affrontano e
sconfiggono i servi di Zagato fino a uccidere lo stesso gran sacerdote. A questo punto
il classico, melenso finale che tutti si aspetterebbero si rovescia nel suo contrario: le
ragazze scoprono che Emeraude non era mai stata rapita, ma si era volontariamente
autoreclusa nel vano tentativo di soffocare l'amore per Zagato (sentimento che l'aveva
distolta dal suo compito di Colonna Portante, gettando il proprio mondo nel caos), e
non potendo n suicidarsi n essere uccisa da un abitante di Sephiro, aveva poi
convocato i "cavalieri magici" allo scopo di sfuggire con la morte al suo angoscioso
dilemma, e ora, resa folle dalla disperazione, si avventa su di loro per vendicare la
morte del suo amato; alle tre eroine, spinte dall'istinto di conservazione, non resta che
esaudire il desiderio della principessa dandole la morte, il che le riporta a Tokio un
istante dopo la loro "partenza". La seconda serie vede le protagoniste, spinte dal
rimorso, incontrarsi nuovamente sulla Tokio Tower e di nuovo essere trasportate
nell'universo di Sephiro, che nel frattempo si sta avviando alla completa distruzione
per mancanza della sua Colonna, mentre gli emissari di altri tre mondi, spinti dai
motivi pi vari, ambiscono ad assumere quel titolo; qui le tre ragazze, mentre
affrontano in combattimento gli "invasori", riflettono tra loro e con altri personaggi
sull'assurdit di un sistema, come quello della Colonna Portante, che sacrifica la vita
e la felicit di un singolo individuo al benessere della collettivit. Alla fine il buffo
Mokona, rivelatosi come il dio creatore di quell'universo e del suo ordine tradizionale
e l'artefice della seconda "convocazione", si pone quale arbitro della contesa
assegnando la vittoria a Hikaru; ma la giovane terrestre, in accordo con le altre due e
con gli amici di Sephiro, decide di abolire il sistema della Colonna Portante e di
condividere con il popolo il compito di ricostruire quel mondo e garantirne la pace, in
una sorta di Commonwealth esteso agli abitanti degli altri pianeti.

Come si pu comprendere dal nostro succinto riassunto, e da alcuni "indizi"


seminati qua e l dalle autrici - le "maghette" tracciano nell'aria delle grandi stelle di
David; una di esse si vanta di esser molto brava nei balli tradizionali e specialmente
nel mayim mayim (la pi famosa danza ebraica); la ragazza che si impone quale
leader "naturale" del trio ha un aspetto fisico (statura bassa e capelli rossi) che
ricorda, al femminile, i tratti del biblico David da giovane: fulvo [cio rosso di
capelli], con begli occhi e gentile di aspetto (1 Sam 16,12) -, i temi affrontati in
quest'opera sono carichi di tutta la seriet e la drammaticit del nostro mondo reale
che in questa prima decade del Terzo Millennio ha visto il crollo delle Due Torri e la
202

Guerra al Terrore e oggi assiste incerto alla Primavera Araba e all'ascesa


apparentemente irresistibile della Cina capital-comunista: il confronto tra l'Oriente
collettivista e totalitario, rappresentato dalla triade Mosca-Pechino-Teheran, e
l'Occidente ebraico-cristiano fondato sul primato della persona umana e dei suoi
inalienabili diritti rispetto allo Stato; l'idea tipicamente orientale per cui bene
sacrificare uno solo affinch il popolo non perisca contrapposta al principio-guida
dell'Occidente, per il quale il bene del Tutto sociale non pu prescindere dal bene di
tutti i suoi membri; la lotta fra una Tradizione acriticamente accettata dalla massa,
idolum tribus che vuol rinchiudere gli uomini nel proprio angusto e mortifero
orizzonte, e la Ragione critica del singolo, immagine del Logos divino, che mette in
discussione le convinzioni tralatizie e apre le societ a sempre nuovi traguardi di
civilt e promozione umana; il senso della Storia quale cammino di sofferta, ma
progressiva e inarrestabile affermazione della democrazia liberale e della politica
come "bene comune" (common wealth) di tutti, senza discriminazioni di sesso, classe,
razza o religione, rispetto alle vetuste e antiumane concezioni dello Stato come
propriet esclusiva di un monarca o del proletariato o della razza ariana o dei muslims
o degli uomini contrapposti ai sudditi o ai borghesi "nemici del popolo" o alle razze
"inferiori" o agli "infedeli" o alle donne. Niente male, per essere solo un fumetto "per
ragazze"!
203

CONTRO IL WWF DELLE CULTURE

(31/10/2011) Nelle ultime settimane noi mondialisti abbiamo ricevuto numerosi


messaggi, sia sulla nostra casella di posta elettronica italy@mondialisti.net che sulla
nostra pagina Facebook "Partito Mondialista", da parte di persone che ci accusavano
di voler distruggere le religioni cosiddette "tradizionali", "etniche" o "ancestrali" col
pretesto di voler secolarizzarle al livello del Cristianesimo, come nostra intenzione
fin dalla stesura del Manifesto del Partito Mondialista nel 2005 (vedi il capitolo II).
Queste persone assomigliano agli ambientalisti radicali del Wwf, che meglio sarebbe
chiamare "conservazionisti", i quali credono che le specie animali attualmente viventi
sulla Terra debbano essere conservate in saecula saeculorum, e che pertanto quelle
specie che sono in via di estinzione - in via di estinzione, naturalmente, per colpa
dell'uomo cattivo, "il cancro della terra", come lo chiam vent'anni fa il
rappresentante del Wwf in Italia Fulco Pratesi - debbano essere "protette" mendiante
l'istituzione di parchi o riserve interdette per sempre all'accesso dell'uomo cattivo;
allo stesso modo, questi "conservazionisti culturali" credono che le culture
minoritarie stiano scomparendo non perch legge naturale che le culture, cos come
le specie viventi, nascano, si sviluppino, decadano e scompaiano, ma perch oppresse
dalle culture maggioritarie cattive, e soprattutto dalla cultura che per essi la pi
cattiva di tutte, la cultura occidentale liberaldemocratica e capitalistica di origine
greco-romanno-ebraico-cristiana, e che pertanto i cattivi capitalisti cristiani abbiano
l'obbligo morale di istituire delle "riserve culturali" i cui abitanti dovrebbero esser
condannati fino alla fine dei tempi a vivere secondo la cultura "tradizionale" che
professano attualmente, senza avere contatti "corruttori" con membri di altre culture.
Per dimostrare a chi legge quanto siano buone e degne di esser conservate queste
culture e religioni "tradizionali", noi mondialisti adesso vi racconteremo una storia
vera: la storia di una strega africana suo malgrado.
La chiameremo Ziwa, il nome non importante, come lei ce ne sono tante in
Africa. nata albina. I suoi genitori non hanno voluto seguire il consiglio degli
anziani del villaggio, che li avevano esortati ad abbandonarla nella foresta affinch
non attirasse gli spiriti maligni. Cos Ziwa cresciuta nella sua capanna ai margini
del villaggio, allevando capre come tutti nella sua regione.
Quando Ziwa aveva 25 anni - ed era quindi gi una vecchia, in una regione ove
l'et media non supera i 38 anni - una capra di propriet di una donna sua vicina le si
avvicin mentre raccoglieva le erbe con cui lei era solita prepararsi, seguendo i
consigli della defunta madre, un unguento per proteggere la pelle chiarissima dai
raggi del sole, ne mangi un po', e poich quelle erbe contengono un alcaloide
mortale per uomini e animali se ingerito, mor all'istante. Ziwa si offr di cedere una
delle sue capre alla vicina per risarcirla della perdita dell'animale, ma quella prima la
picchi, poi si rec dal capovillaggio e la accus di essere una strega. Il
capovillaggio, riuniti tutti i capifamiglia, sentenzi che Ziwa era una strega, che ella
usava le erbe per preparare veleni e filtri magici, che la sua presenza aveva adirato gli
spiriti buoni degli antenati, e che pertanto era necessario che lei, i suoi animali, la sua
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capanna e le poche cose che possedeva fossero bruciati per scacciare dal villaggio gli
spiriti maligni.
Detto fatto, uno stuolo di uomini armati di lance, coltelli e torce accese si rec
alla capanna di Ziwa, afferr la donna, la leg, sgozz una ad una tutte le sue capre e
dette fuoco alle carcasse e alla capanna. Quando stavano per bruciare viva anche lei,
Ziwa fu salvata da due missionari comboniani intervenuti in extremis, i quali
offrirono 100 dollari al capovillaggio e 20 a ciascuno dei pii capifamiglia
convincendoli a ceder loro la donna e a portarla via sulla loro jeep. Oggi Ziwa vive
nella missione dei padri comboniani della sua regione, fa da madre a otto bambini
abbandonati dalle loro famiglie perch albini come lei, ha imparato a leggere e
scrivere, e studia per diventare medico.
Questa la storia di una delle tante vittime delle assurde superstizioni che ancor
oggi impestano i cervelli di molti Africani. E da questa storia si possono, si devono
trarre due conclusioni:
1) anche contro queste superstizioni, anche per la salvezza delle tante, troppe
Ziwa africane, asiatiche e latinoamericane, noi mondialisti lavoriamo per la creazione
di un Impero mondiale;
2) se le religioni "tradizionali" insegnano agli uomini che lecito uccidere
uomini, donne e bambini perch albini, o malati di Aids, o semplicemente "diversi"
dalla media locale, come insegnano le credenze tribali africane, allora distruggere
queste religioni "tradizionali" non solo lecito, ma doveroso per il bene di quelle
stesse popolazioni. E al diavolo i paladini del Wwf culturale.
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DATAGATE, L'UNICO RIMEDIO L'IMPERO MONDIALE

(27/10/2013) Negli ultimi giorni le "rivelazioni" sapientemente distribuite da


Edward Snowden agli organi di stampa circa le attivit di intercettazione svolte dalla
Nsa (National Security Agency) nei confronti di capi di Stato e di governo della
Vecchia Europa hanno sollevato un vespaio di polemiche scandalizzate e spinto
politici e opinionisti a pretendere da Barack Hussein Obama non soltanto delle scuse
ufficiali, ma addirittura una sorta di messa in mora degli Stati Uniti d'America, un
loro "commissariamento" da parte delle cancellerie europee simile a quello esercitato
dalla UE nei confronti degli Stati troppo indebitati. Tutto questo scandalo sarebbe
semplicemente molto ridicolo, se non celasse una grande ipocrisia e una realt
inquietante.
L'ipocrisia sta nel fatto che gli Europei, scandalizzatisi per lo spionaggio USA
nei confronti dei loro governanti - e, si presume alquanto temerariamente, anche di
semplici cittadini -, non si pongono alcun interrogativo circa una eventuale attivit di
intercettazione delle loro comunicazioni telefoniche e informatiche da parte della
Russia o della Cina o di Paesi islamici come l'Iran. Forse il cekista Putin, che ad ogni
inverno minaccia l'Europa di chiudere i rubinetti del gas, e che adesso tiene decine di
attivisti di Greenpeace prigionieri con l'accusa di pirateria, considerato pi
affidabile di un presidente americano che ordina di intercettare le comunicazioni di
sospetti terroristi e dei loro complici e finanziatori? Forse il mandarino
capitalcomunista Xi Jinping non spierebbe le industrie europee e americane per
carpire segreti utili ad alimentare in modo truffaldino la crescita economica del Drago
cinese, mentre lo farebbe il capo del Paese che vanta il maggior numero di premi
Nobel per le scienze, che ha inventato i computer e Internet? Forse la retorica
melliflua del nuovo presidente-fantoccio iraniano Rohani, gi colpevole (per sua
stessa, orgogliosa ammissione) di aver mentito ai diplomatici occidentali al fine di far
avanzare nascostamente il programma nucleare di Teheran, ha fatto dimenticare agli
smemorati Europei che l'Iran possiede gi missili capaci di portare testate atomiche
sulle loro citt? Eppure politici e opinione pubblica del Vecchio Continente si
preoccupano soltanto delle spiate da parte di Washington, da parte della "nazione
indispensabile", da parte del Paese che li ha liberati dal nazifascismo, che li ha
protetti dalle grinfie dell'Orso russo per cinquant'anni, che oggi si assume il maggiore
costo economico e in vite umane nella guerra globale al terrorismo islamico. Perch?
La verit, l'inquietante, dura verit, che gli Europei non si considerano pi
alleati degli Stati Uniti d'America. Dal 1989-1991, anni dell'abbattimento del Muro di
Berlino e della dissoluzione dell'Unione Sovietica, gli Europei si sono illusi di non
avere pi nemici al mondo, di non avere pi bisogno di essere protetti dallo scudo
militare e politico degli Stati Uniti d'America, e hanno tolto dalla soffitta e
rispolverato il loro atavico complesso di superiorit nei confronti degli Americani, da
sempre visti come mandriani rozzi e violenti, la Bibbia in una mano e il Winchester
nell'altra, persuasi ingenuamente, addirittura!, di essere la "citt sulla collina", il
popolo scelto da Dio per portare al genere umano libert, democrazia e progresso...
206

La verit che gli Europei, di destra, di sinistra e di centro, si sentono una "colonia"
dell'America, e hanno una dannatissima voglia di buttarsi fra le braccia di Putin, dei
mandarini cinesi, degli ayatollah iraniani, di chiunque essi pensano possa liberarli
dalla sudditanza nei confronti di Washington e restituire loro il primato perduto da
quando, impantanati nelle trincee della prima guerra mondiale, furono costretti a
invocare l'intervento degli yankees per impedire alla Germania di conquistare l'intera
Eurasia da Lisbona a Vladivostok. La verit che gli Europei non hanno mai
sopportato l'American way of life, il primato dell'individuo sulla collettivit, la
preferenza verso il mercato e la concorrenza piuttosto che verso uno Stato protettore e
guardiano asfissiante, l'enfasi data alla libert piuttosto che all'uguaglianza,
l'ammirazione per chi giunge in cima alla scala sociale grazie alla ricchezza
accumulata col sudore della fronte invece che per ereditariet; e per questo essi si
sono sempre sentiti, e si sentono oggi, pi vicini ai regimi comunitaristici e totalitari
della Russia, della Cina e dei Paesi islamici che alla democrazia liberale
d'Oltreoceano.
La conclusione che si deve dunque trarre che oggi, come nel 1914, come nel
1938, gli Stati Uniti d'America - se si fa eccezione da Israele, Stato
liberaldemocratico s, ma troppo piccolo per esercitare un'influenza a livello globale -
sono l'unico Paese del mondo a conservare un sistema sociale e politico fondato su
Libert, Democrazia e Diritti dell'Uomo, e ad avere il potere economico,
propagandistico e soprattutto militare necessario per esportare tale sistema di vita al
resto del genere umano. Per questo noi mondialisti continueremo a operare affinch il
popolo americano si liberi al pi presto dall'incantesimo schiavizzante del pifferaio
Barack Hussein Obama, si dia un Comandante in Capo degno di questo nome, e
riprenda a combattere la buona battaglia per liberare il genere umano da tutti i tiranni
e i dittatori, laici e teocratici, e costruire l'Impero mondiale che assicurer pace,
prosperit, libert e giustizia per tutti. Soltanto allora, quando non ci saranno pi
molti Stati-nazione sovrani in competizione l'uno contro l'altro, ma un solo Stato
mondiale, solo quando gli uomini non si considereranno pi nemici perch abitano
sulle rive opposte di un fiume o dai lati opposti di una catena montuosa, soltanto
allora non ci sar pi alcun Datagate, perch gli uomini e le donne di tutto il pianeta
si tratteranno l'un l'altro come membri di una sola patria, il mondo.
207

L'IMPERO "ANTIMPERIALISTA" DEL MALE

(19/1/2014) L'accusa che viene rivolta pi frequentemente contro noi


mondialisti di essere degli "imperialisti", ovvero, secondo i nostri avversari, di voler
instaurare su tutto il genere umano il dominio imperialistico di una sola nazione o
etnia, volta a volta identificata con il popolo degli Stati Uniti d'America, o con gli
"anglosassoni", o con la famigerata "lobby giudaico-massonica", quando non
addirittura con gli Hyksos o i Cro-Magnon o i discendenti di Atlantide, o con qualche
razza di rettiloidi come pensa quel buontempone di David Icke... Ora, a parte la
stupidit di chi attribuisce velleit etno-imperialistiche a un popolo come quello
statunitense che storicamente si formato dalla mescolanza di individui provenienti
da etnie diverse (il melting pot), ci che merita una attenta riflessione il fatto che i
nemici del mondialismo si autodefiniscano "antimperialisti", laddove essi sono i tristi
epigoni di ideologie su cui sono stati fondati imperi di terrore e morte.
Pensiamo ad esempio agli antimondialisti "di destra": non si ricollegano essi
forse al fascismo mussoliniano e soprattutto al nazionalsocialismo hitleriano, due
correnti di pensiero che hanno spinto la Germania e l'Italia a muovere guerra ad altri
popoli, a sottomettere quasi tutta l'Europa, a massacrare milioni di innocenti sol
perch membri di nazioni considerate inferiori e indegne di esistere? Eppure eccoli l,
su riviste e siti Internet, a strillare contro il "pensiero unico" imposto dagli States, a
predicare la "libert dei popoli di autogovernarsi", a sostenere l'uguale dignit di tutte
le culture, compresa quella islamica che predica come dovere del "vero credente" lo
sterminio di ebrei e cristiani. Discorso analogo vale per gli antimondialisti "di
sinistra", i quali, fingendo di aver dimenticato che l'Unione Sovietica ha costruito
sull'ideologia marxista-leninista un impero esteso su tutta l'Europa centro-orientale
che durato per settant'anni, e represso nel sangue ogni tentativo di rivolta o anche
solo di riforma pacifica, oggi si alleano anch'essi con i terroristi di Hamas e con i
tagliagole talebani sostenendo - come ha fatto recentemente la giornalista del
"Manifesto" Geraldina Colotti - che dopo la scomparsa dell'Unione sovietica la
bandiera dell'antimperialismo e della questione sociale stata ripresa dai movimenti
islamici. Per non parlare degli eurasisti e del loro vate, il nazionalbolscevico
Alexander Dugin, che nel suo libro-oracolo La Rivoluzione conservatrice in Russia si
scaglia contro la "globalizzazione unipolare dominata dagli Stati Uniti", ma nel
contempo vaticina l'avvento di un impero eurasiatico governato dalla triade Mosca-
Pechino-Teheran, e non si vergogna di chiamarlo addirittura il Regnum, o anche
limpero della Fine. Quindi i nemici "antimperialisti" dell'Impero mondiale per cui
noi Templari lavoriamo sono non soltanto nostalgici di imperi passati, ormai morti e
sepolti nella polvere della Storia, ma addirittura si fanno sostenitori e profeti di
imperi futuri; ma di quale "antimperialismo" essi parlano, allora?
In verit il concetto di "impero", come molte altre nozioni della scienza politica,
non affatto monolitico e univoco, ma plurisenso. Esistono infatti, storicamente e
teoricamente, due modelli antitetici di impero: ci sono imperi come quello persiano di
Ciro il Grande, che garant libert di culto a tutti i popoli sottomessi, autorizz gli
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Ebrei a tornare nella loro terra e finanzi la ricostruzione del Tempio di


Gerusalemme, o come quello creato da Roma, che un genti diverse sotto un'unica
legge e assicur a gran parte del mondo allora conosciuto cinque secoli di pace e
ordine, o come l'impero britannico che port la civilt a mezzo miliardo di esseri
umani; e ci sono imperi di altro stampo, come quello degli Assiri, che deportavano e
sterminavano chiunque rifiutasse di prosternarsi a Marduk, come il Califfato islamico
che per secoli ha ridotto ebrei, cristiani e ind allo stato di dhimmi, sudditi di serie B
oppressi da tasse e persecuzioni, o come appunto il Terzo Reich nazista e l'Urss
comunista, che hanno sterminato milioni di esseri umani in nome della lotta contro le
"razze inferiori" e contro i "nemici di classe". La differenza fra queste due forme
opposte di impero sta nel fatto che gli imperi del primo tipo si fondavano sul primato
dell'individuo rispetto all'etnia di origine, e quindi sull'uguale dignit di tutti i
cittadini davanti alla legge (fosse essa espressione della volont di un uomo o di un
parlamento), mentre gli imperi del secondo tipo si fondavano, all'opposto, su un
preteso primato dell'etnia (basata sui criteri del territorio, o del sangue, o della
religione, o dell'economia), da cui derivava logicamente la costruzione di una societ
organizzata secondo livelli gerarchici, in cui i cittadini avevano differenti diritti e
doveri a seconda della loro appartenenza territoriale o nazionale o religiosa o di
classe. E la conferma di questa analisi offerta ancora una volta dall'eurasista Dugin,
quando afferma che nel sistema mondiale eurasista la fondamentale figura storica
agente non lindividuo, ma la comunit, lethnos, la cultura, la formazione sociale
organica, esattamente all'opposto di quanto avviene nell'Occidente che egli avversa
e vuole distruggere.
In conclusione, la guerra che si combatte da secoli tra mondialismo e
antimondialismo non un conflitto tra un "imperialismo" visto sic et simpliciter
come cattivo e un "antimperialismo" considerato per se stesso come sempre buono,
bens una lotta tra due modelli di societ, uno basato su libert e uguaglianza, l'altro
su schiavit e disuguaglianza. Per questo noi mondialisti non ci lasceremo intimorire
dalla retorica flautata degli imperialisti antimperialisti, ma continueremo nella nostra
opera di illuminazione delle menti e dei cuori degli uomini e delle donne del nostro
tempo, affinch comprendano la bont e l'inevitabilit del cammino storico che sta
portando il genere umano, lentamente ma sicuramente, verso l'unificazione in un solo
Stato o Impero mondiale, nel quale non ci sar pi n Giudeo n Greco, n schiavo
n libero, n uomo n donna, perch tutti saranno una cosa sola, cittadini uguali
davanti ad un'unica legge.
209

HEIDEGGER, ANTISEMITA PERCH ANTIMONDIALISTA

(22/1/2014) Un terremoto sta scuotendo il mondo ovattato della filosofia


internazionale da quando l'editore tedesco Klostermann, poco pi di un mese fa, ha
annunciato l'imminente pubblicazione dei "Quaderni neri" di Martin Heidegger, il
diario segreto che egli verg su taccuini dalla copertina nera - da cui il nome - per pi
di quarant'anni, dal 1931 fino al 1975 (l'anno precedente alla sua morte). Il motivo di
tanto can-can duplice: in primo luogo, fino a poco tempo fa quasi nessuno
conosceva l'esistenza di questo diario composto in totale da 33 quaderni (a marzo ne
verranno pubblicati tre); ma ci che pi intriga la ridda di indiscrezioni, trapelate
pi o meno ufficiosamente, in merito al loro contenuto, che sembrato subito poter
gettare luce su un aspetto sinora oscuro della vita e del pensiero di questo famigerato
(per i detrattori) o famoso (per i discepoli sfegatati) filosofo nazista: stiamo parlando
del suo vero o presunto antisemitismo.
Che Heidegger abbia aderito al nazionalsocialismo fin dalla presa del potere da
parte di Adolf Hitler cosa nota, come risaputo ch'egli, al momento della nomina a
rettore dell'Universit di Friburgo, pronunci un discorso apertamente celebrativo del
nuovo regime, attribuendogli nientemeno il merito di aver avviato il ritorno della
filosofia alle sue origini (ovvero a quella "aurora del pensiero" da lui identificata con
la dottrina parmenidea dell'eternit dell'Essere uno e immobile, prima che il
"parricidio" di Platone spostasse l'attenzione degli uomini dall'ascolto oracolare della
voce dell'Essere allo studio della natura e delle propriet dei singoli enti), e che
durante l'anno o poco pi in cui tenne la carica si adoper zelantemente per applicare
le direttive naziste sulla "purificazione" della cultura tedesca da contaminazioni
ebraiche, facendo bruciare libri scritti da autori ebrei e privando della cattedra
numerosi docenti di ascendenza ebraica; ma sino a oggi la questione se egli fosse
anche personalmente antisemita rimasta sospesa nell'incertezza, con i seguaci della
filosofia heideggeriana sempre pronti a respingere ogni accusa e a sostenere che il
loro venerato maestro abbia peccato, al pi, di opportunismo, di ambizione
carrieristica, ma che mai, mai egli abbia condiviso nel suo intimo le dottrine razziali
nazionalsocialiste, e che soprattutto il suo pensiero filosofico sia immune da ogni
macchia di connivenza con simili abomini... Ma oggi, appunto, sembra che i
"Quaderni neri" possano dissipare le ombre, far luce su questo mistero annoso.
proprio cos, o si tratta di gossip, di voci senza fondamento? In verit noi mondialisti,
grazie ai nostri numerosi "occhi privati", abbiamo potuto leggere in anteprima questi
diari, e possiamo qui dirvi non soltanto che Martin Heidegger era un antisemita
convinto, ma anche perch lo era.
Nei "Quaderni neri" Heidegger si scaglia molte volte contro quel che egli
chiama Weltjudentum, l'ebraismo mondiale. Le accuse da lui rivolte agli Ebrei
ruotano essenzialmente intorno a due poli concatenati fra loro:

1) per Heidegger il pensiero ebraico esclusivamente calcolante, un pensiero


"ossessionato dal calcolo", e per tal motivo esso per lui la causa della decadenza
210

della filosofia e dell'umanismo e dell'avvento di quella che egli chiam civilt della
Tecnica, in cui l'uomo, ubriacato dalla "volont di potenza", si illude di poter
manipolare tutte le cose a suo arbitrio, fino a trasformare il mondo intero in una realt
completamente artificiale o anche a distruggerlo. Era gi noto che per Heidegger la
civilt della Tecnica era rappresentata in modo preminente dal capitalismo degli Stati
Uniti d'America e dal bolscevismo sovietico, e che nel dopoguerra egli mise nello
stesso mazzo anche il nazismo, parlando della capacit dell'uomo moderno di
fabbricare in massa, indifferentemente, beni di consumo o cadaveri; ma adesso risulta
chiaro che la fonte di questa diabolica "volont di potenza" era da lui individuata
appunto nell'attitudine degli Ebrei, le vittime dello sterminio nazista, verso il solo
"pensiero calcolante". Qui si rivela come la filosofia heideggeriana si inscriva in quel
filone dell'antisemitismo europeo basato sull'accusa di avidit che inizia dal
Medioevo e dai sermoni di Martin Lutero, prosegue con il Marx de La questione
ebraica secondo il quale il dio che gli ebrei adorano il denaro, e sfocia ai primi
del '900 nella contrapposizione delineata da Werner Sombart fra mercanti ed
eroi e da Oswald Spengler fra civilt basate sul potere del denaro e civilt basate
sul potere della spada; in sostanza, l'accusa che Heidegger rivolge agli Ebrei di
essere stati all'origine della moderna societ capitalistica basata sul libero mercato,
che ha sostituito alle gerarchie immutabili basate sulla nobilt di nascita e sulla
religione l'uguaglianza di tutti i cittadini in una societ fluida ("liquida", secondo la
definizione oggi di gran moda coniata da Zygmunt Bauman), nella quale ognuno pu,
pagando, ottenere beni e servizi, ovvero farsi servire dai propri simili, e chiunque,
grazie ai propri talenti e alla propria inventiva, pu salire fino ai gradini pi alti della
scala sociale;

2) ma l'accusa pi forte, pi radicale, l'accusa "metafisica" che Martin Heidegger


rivolge agli Ebrei di aver provocato l'Entwurzelung des Seins, lo sradicamento
dell'Essere. Si sapeva gi, fin dalla pubblicazione nel 1927 della sua opera capitale
Essere e tempo, che per Heidegger l'Essere, questa entit sovraumana e sovradivina
che al centro di tutta la sua speculazione, si manifesta nel mondo secondo le
categorie dello spazio e del tempo, ossia attraverso la pluralit dei popoli, distinti per
i territori diversi da essi abitati, che volta a volta, nella storia, impongono la loro
peculiare civilt; ed era noto pure che nel famoso/famigerato discorso di
inaugurazione del rettorato egli aveva richiamato il popolo tedesco a essere fedele al
destino storico nascente dal proprio essere "qui e ora". Adesso diventa
definitivamente chiaro che per lui la "fedelt" di un popolo al proprio "destino"
nasceva dal "radicamento" nella terra, nel territorio tradizionalmente abitato, e che
dunque gli Ebrei, in quanto popolo "sradicato" (che tale "sradicamento" non sia stato
affatto volontario, bens subto per la violenza dei popoli da cui furono assoggettati e
dispersi, dagli Assiri ai Greci ai Romani, non sembra importare molto al cinico
Heidegger) e "messianico", erano da lui visti come gli artefici di un complotto volto a
"sradicare" tutti i popoli e a creare una societ planetaria cosmopolitica; e anche la
"fissazione" ebraica per il calcolo e la misurabilit di tutte le cose, gi analizzata
sopra al punto 1), deriva per Heidegger appunto dalla natura "sradicata" del popolo
211

ebraico, che porterebbe i suoi membri a trascurare qualsiasi distinzione qualitativa fra
gli uomini e a omologarli tutti in una societ globale e anonima di produttori-
consumatori.

In conclusione, la duplice domanda che ci siamo posti all'inizio ha trovato


risposta: Martin Heidegger era antisemita, ed era antisemita in quanto
antimondialista, in quanto nemico della societ aperta globale, fondata sul libero
commercio e sull'uguale dignit di tutti gli individui umani, che costituisce il
traguardo verso cui la Storia, ministra dei decreti dell'Altissimo, sta conducendo il
genere umano, e di cui gli Ebrei, come mercanti e come esuli, sono stati gli
involontari ma provvidenziali annunciatori. Ce ne offre conferma un passo di un libro
recentemente pubblicato, intitolato Terra e mare: riflessioni di geopolitica e geo-
diritto a partire da Carl Schmitt - da noi gi segnalato qui - con il quale siamo in
piena sintonia:

Gli ebrei dispersi in tutta lEuropa tardo-romana, interdetti per legge


imperiale dal coltivare i campi, dallarruolarsi nellesercito e da tutte le attivit
considerate pure dai cristiani, dovettero sostentarsi esercitando la custodia e il
prestito di denaro a interesse; condannati per secoli quali avidi profittatori, costoro
ebbero tuttavia il merito storico di fornire capitali al commercio marittimo e alla
Rivoluzione industriale, facendo dellInghilterra (dove, a causa della Riforma e
dellanglicanesimo, si era verificato un recupero della tradizione veterotestamentaria
in ordine alla valorizzazione del lavoro quale forma di ascesi intramondana e alla
prosperit economica come segno della benedizione divina) il nuovo centro del
potere e della ricchezza mondiali...
...Quando, conquistata lindipendenza da parte delle colonie inglesi del
Nordamerica e proclamata in Francia la Dclaration des droits de lhomme et du
citoyen che sanc la fine dellAntico Regime, gli ebrei ottennero parit di diritti civili
e di accesso agli studi universitari, la loro condizione esistenziale di sradicati li
colloc nella posizione spirituale idonea per sviluppare un pensiero letterario,
economico, scientifico, sociale e giuridico non legato alle categorie politiche del
sangue e del suolo, ma orientato secondo categorie generali, universalistico...
questa la dote che il popolo ebraico in particolare, e in generale tutti i
dracins della terra portano al mondo per la forza degli eventi, certamente; ma
chi crede, con Eraclito, che il mondo non un mucchio di cose gettate a caso,
riconosce pure che esso com necessario che sia : la capacit di astrarre dalla
propria situazione particolare, dal proprio essere qui ed ora, in questo o questaltro
modo (Da-Sein) e di sollevarsi ad una piena consapevolezza della condizione umana
in generale, in ogni luogo e in ogni epoca della storia.

per questo che il Partito Mondialista difende e difender sempre il diritto alla
vita, alla libert e alla ricerca della felicit di tutti gli individui umani, e insieme,
senza contraddizione, il diritto all'esistenza dello Stato di Israele come Stato degli
Ebrei e per gli Ebrei: perch lo Stato di Israele, lungi dal fondare la propria esistenza
e legittimit su una comunanza escludente di razza, lingua, costumi o religione, uno
212

Stato aperto a uomini e donne di ogni etnia, di ogni religione; l'unico Stato del Medio
Oriente da cui i cristiani non fuggano con terrore, ma in cui anzi si rifugino volentieri
e aumentino di numero; l'unico Stato del pianeta, insieme all'America (almeno prima
ch'essa fosse incantata dal pifferaio Obama e cadesse nella Grande Apostasia di
rifiutare la propria missione storica) che si erga come sentinella della libert e della
democrazia di fronte alla minaccia costituita dall'Asse del Male Mosca-Pechino-
Teheran, e che per questo rappresenta l'anticipazione profetica dell'Impero mondiale
venturo, in cui tutti gli individui umani avranno gli stessi diritti e i medesimi doveri, a
prescindere dal sesso, dalla razza e dalla religione che professano: un solo Stato per
una sola famiglia, il genere umano.
213

SOLO L'IMPERO MONDIALE PU FERMARE


LE STRAGI DEL MEDITERRANEO

(22/04/2015) Il recentissimo naufragio avvenuto nel Canale di Sicilia di un


barcone carico di immigrati, con la morte per annegamento di pi di 700 di loro, non
che l'ennesima stazione di una via Crucis che si consuma da anni nelle acque del
Mediterraneo, di quel mare che per settecento anni ha unito le due sponde dell'impero
di Roma, e che da quattordici secoli divide un'Europa ormai sempre meno cristiana
da un Islam sempre pi aggressivo, intollerante e ansioso di "riscattare" la propria
inferiorit politica, scientifica, economica e morale nei confronti dell'Occidente
sterminando tutti i non-islamici, cristiani ed ebrei in primis. Come spesso accade,
tuttavia, l'attenzione sollevata dai grandi mezzi di comunicazione ha spinto il mondo
politico e intellettuale europeo, e in particolare in Italia, a iniziare la solita immonda
gazzarra da salotto che durer lo spazio d'una settimana, in cui ogni deputato,
ministro, poetucolo dal grande ego e dai pochi lettori (ogni riferimento al signor Erri
De Luca puramente volontario) e presidente di Ong strabico-umanitarie propone la
soluzione ritenuta migliore per porre fine al "dramma", alla "strage".
Sempre molto gettonata presso la Sinistra radical-chic la proposta del
"corridoio umanitario": aprire sedi dell'Unione Europea nei Paesi dell'Africa sub-
sahariana e del Medio Oriente nei quali transitano i profughi per espletare in loco le
procedure burocratiche volte ad accertare, per ciascuno di essi, la titolarit o meno del
diritto di chiedere asilo. un'idea che piace, appunto, soprattutto alla gauche au
caviar, a quegli intellettuali ciecopacifisti che si indignano per la morte di un
palestinese solo quando c' di mezzo Israele e non quando colpa del Califfato, e che
di nero nella loro vita hanno visto soltanto i costosissimi tubini di Armani delle loro
mogli e la faccia dei loro camerieri; non piace invece alla grandissima maggioranza
della popolazione europea, ben consapevole non soltanto dell'effetto eversivo che
avrebbe l'afflusso di milioni di musulmani in un continente la cui civilt ancora, suo
malgrado, fondata sul Cristianesimo, ma anche dell'impossibilit per lo spazio
geoeconomico europeo - gi densamente abitato e fortemente urbanizzato - di
accogliere simili enormi masse umane, senza la possibilit di assicurare loro quello
standard di prestazioni socio-sanitarie e di opportunit lavorative che gli Stati dell'UE
riescono a malapena a garantire ai propri cittadini.
In questi giorni, presso gli analisti pi saggi, sta acquistando maggior favore
l'opzione "blocco navale", alla quale politicanti di destra affiancano lo slogan
"bombardiamo le navi degli scafisti!". Certamente uno schieramento di navi militari
presso le coste nordafricane, con l'ordine tassativo di respingere con la forza ogni
imbarcazione non autorizzata, accompagnato da una accorta campagna mediatica di
dissuasione, potrebbe scoraggiare molti dal versare somme di denaro spesso ingenti
nelle mani dei trafficanti di carne umana: l'Australia, con questo sistema chiamato
"Stop the Boats", ha ridotto in un solo anno del 90% il numero degli sbarchi
clandestini sulle proprie coste. N ci si pu lasciar incantare dalla retorica dei soliti
pseudogiuristi sempre pronti a brandire l'articolo 11 della costituzione italiana
214

(l'abusato "ripudio della guerra") e a evocare scenari apocalittici qualora flotte


europee invadessero le acque libiche, perch l'alternativa chiara: o si decide di
lasciar entrare tutti, oppure si agisce coerentemente per impedire l'ingresso a chi non
ha il diritto di entrare. Fin quando il genere umano sar diviso in cento e pi nazioni
sovrane, ognuna di esse conserver il diritto "profano" di preservare l'integrit etnica
del proprio popolo, e di discriminare pertanto, secondo il numero, il censo, l'etnia o la
religione, gli stranieri che chiedono il permesso di stabilirsi all'interno delle loro
frontiere.
L'unica soluzione al dramma umanitario delle "carrette del mare", a nostro
parere, non comunque un blocco navale, per quanto ben congegnato. La soluzione
definitiva si avr solo quando l'Occidente, tutto intero, prender coscienza della sua
missione storica: esportare nel mondo la sua superiore civilt, la civilt di Aristotele e
di Ges Cristo, la civilt di Atene, Roma e Gerusalemme, la civilt della libert, della
democrazia e dei diritti dell'uomo, al fine di creare uno Stato o Impero mondiale che
assicuri a tutti gli individui umani pace e prosperit. Per realizzare questa altissima e
nobile missione sar necessario muovere guerra a tutti i regimi tirannici, dittatoriali e
teocratici che, opprimendo i loro popoli e aggredendo i propri vicini, sono all'origine
delle fiumane di disperati che si dirigono verso il Nord del pianeta; una guerra senza
quartiere, che comporter inevitabilmente molte perdite da entrambe le parti, ma che
tuttavia l'unica strada per far s che il Mediterraneo, come tutti gli altri mari e oceani
solcati dai viaggi della speranza, torni a essere ci che era al tempo degli antichi
Romani: non un vallo di separazione, ma un ponte di passaggio, un mezzo di
comunicazione fra parti diverse di un solo mondo unito e in pace.
215

L'ITALIA MAFIOLEGHISTA IN UN RACCONTO DI PISTOLERE

(16/10/2015) Dall'alba della storia fiabe e leggende sono state il mezzo


attraverso cui gli uomini hanno dato espressione ai loro sogni, hanno esorcizzato i
loro fantasmi, hanno immaginato un mondo libero dalle contraddizioni e dalle
violenze della quotidianit. I molti Italiani che leggono da anni con assiduit e
sincero interesse quanto pubblichiamo su questo sito Internet sanno gi che noi
mondialisti non abbiamo disdegnato di prendere in considerazione opere letterarie,
cinematografiche, televisive e perfino fumettistiche, nella consapevolezza che fantasy
e science-fiction, lungi dal costituire meri passatempi infantili, rappresentano - come
le antiche saghe e leggende - la proiezione dei pi profondi e insopprimibili desideri
umani: desideri di unit, di benessere, di pace, di una comunione umana senza
barriere (vedete ad es. gli editoriali Harry Potter dei nostri. E anche le Winx e La
lotta tra Oriente e Occidente in un fumetto "per ragazze"). Del resto, anche il grande
filosofo Hegel riteneva che al di l delle contingenze e delle meschinit del presente
ci dovesse essere per l'uomo una domenica della vita, un luogo-tempo in cui alzare
lo sguardo e contemplare il mondo sub specie aeternitatis, con l'occhio di Dio. Per
tale motivo abbiamo deciso di dedicare questa pagina ad esporvi genesi e sviluppo di
uno dei pi grandi successi editoriali dell'ultimo decennio, un'opera di cui noi
mondialisti andiamo giustamente fieri: "Gunslinger Girl".
Ma andiamo con ordine. Era il 1996 quando i nostri "occhi segreti" nel Sol
Levante ci segnalarono un giovane studente universitario di nome Yutaka Aida, che
faceva parte del "Circolo di Studi sui Manga" e disegnava storie a fumetti su alcune
fanzine (riviste per appassionati); il ragazzo era timido e impacciato, ma aveva
talento, e dopo esserci sincerati della sua dirittura morale e del suo scarso
attaccamento al denaro - tre secoli di esperienza ci avevano ammonito a non rischiare
di produrre un nuovo Francis Bacon - decidemmo di "agganciarlo". Il patto che gli
proponemmo era chiaro e vantaggioso per entrambi: noi mondialisti gli avremmo
216

dato fama e successo, e in cambio lui avrebbe realizzato una storia con i contenuti da
noi scelti. Fu cos che Yu Aida trascorse diciotto mesi alternandosi fra le aule
universitarie ed il nostro Vivarium, acquisendo quelle conoscenze e quei valori che,
uniti alla sua fertile fantasia, trasfuse prima in un racconto breve di 48 pagine
pubblicato dal 1998 al 2000, e poi, una volta assunto da una prestigiosa rivista
mensile, in una serie durata ben dieci anni, dal 2002 al 2012, che gli ha assicurato
fama perenne e numerosi premi: una storia ambientata nell'Italia contemporanea,
scossa da scontri di piazza e attentati terroristici e governata da un Presidente del
Consiglio che possiede il 70% dei mezzi di comunicazione, in cui un Ente per il
Benessere Sociale, ufficialmente dedito al reinserimento di persone disabili,
segretamente ottiene in affidamento ragazzine menomate nel corpo e nello spirito
(una stata stuprata da un serial killer in mezzo ai cadaveri ancora caldi dei propri
familiari; un'altra investita con l'automobile dal padre in bancarotta al fine di
riscuotere un'assicurazione sulla sua vita; un'altra ancora salvata in extremis da uno
"snuff movie" della camorra; e cos via), le potenzia con arti e organi biomeccanici, le
sottopone al lavaggio del cervello e le affida a istruttori-supervisori per addestrarle a
divenire spietate e insospettabili killer di Stato.
Ci che caratterizza "Gunslinger Girl" proprio il riferimento costante e preciso
all'ambiente sociale, culturale e antropologico del Bel Paese, realizzato dall'autore
grazie al supporto fornito dai nostri analisti - i quali in quel periodo si stavano
distinguendo onorevolmente anche nell'Operazione Rainbow, "persuadendo" Iginio
Sraffi ad assegnare il ruolo principale all'apolide Bloom -. Oltre al ritratto
iperrealistico, a fine di "avvertimento", di un Silvio Berlusconi che gi iniziava a
inclinare pericolosamente in senso putinista, il nostro contributo si esplic
principalmente nella scelta dell'Antagonista, il nemico n.1 delle ragazze con la
pistola, ancora pi pericoloso di mafiosi e trafficanti d'armi: il Movimento delle
Cinque Repubbliche, un'organizzazione paramilitare che persegue con la violenza la
divisione dell'Italia in cinque Stati indipendenti, la cui manovalanza composta da
funzionari corrotti, anarchici, reduci delle Brigate Rosse, idealisti convinti che Roma
ladrona succhi i soldi dei laboriosi nordisti per elargirli ai parassiti del Sud... ma i cui
capi, le "teste pensanti" che muovono le fila nell'ombra, sono un gruppo di grossi
industriali del Nord Italia timorosi della globalizzazione, i quali vogliono creare una
Padania autarchica per continuare a vendere i loro prodotti in condizioni di
monopolio. Attraverso questa veste grafico-narrativa intendevamo mettere in guardia
il popolo italiano contro le macchinazioni secessioniste della Lega Nord di Umberto
Bossi e dei suoi sodali in camicia verde, smascherando i meschini interessi economici
celati dietro le rivendicazioni etno-folkloristiche, e facendo comprendere ai lettori
attenti che l'unificazione del genere umano in un solo Stato mondiale l'unica via per
superare i conflitti fra le classi e le diffidenze fra i popoli.
Non a caso, alla fine della storia, la giovane procuratrice della Repubblica che,
adempiendo a un lascito testamentario, accetta di farsi impiantare un ovulo congelato
di una delle "pistolere" fecondato dal seme del "fratello" di questa, e di dare alla luce
una bambina cui d nome Speranza, la porta a vivere con s negli Stati Uniti
d'America, il Paese del melting pot, la terra della libert, dell'uguaglianza e delle
217

opportunit: e proprio la giovane Speranza, divenuta attrice e insignita del premio


Oscar, pronuncia la frase conclusiva del racconto: "Nonostante tutto, la speranza
continuer ancora ad abitare questo mondo". la stessa speranza, che certezza
delle cose future, che anima e guida noi mondialisti: la certezza della dissoluzione,
sempre pi vicina, dei vetusti Stati etno-nazionali; la certezza del tramonto ormai
imminente degli odi razziali; la certezza della fine, presto o tardi, di persecuzioni,
guerre e genocidi, e dell'avvento dell'Impero mondiale che apporter pace, prosperit,
libert e giustizia per tutti.
218

PERCH L'OCCIDENTE DOMINA IL MONDO

(25/05/2016) Soltanto un folle o un bugiardo potrebbe sostenere che oggi, nel


terzo millennio dell'era cristiana, l'Occidente non domini il mondo. La rete
informatica della quale vi state servendo, non forse una creazione occidentale? E il
nome con cui essa conosciuta, Internet o World Wide Web o The Net che sia, non
forse pronunciato da tutti in una lingua occidentale? Non sono forse stati Paesi,
governi e popoli occidentali a colonizzare l'Africa e l'Asia? I vaccini che vi
proteggono da malattie mortali, non sono forse stati creati e voluti da menti
occidentali? E le canzoni che ascoltate, i film che vedete, i divi e le dive che
ammirate, non sono forse occidentali per nascita o per adozione? Il diritto di eleggere
i vostri governanti, per il quale molti di voi sono pronti a morire, non forse un frutto
del pensiero politico occidentale? E infine lo stile di vita che desiderate, fatto di
libert, uguaglianza di opportunit, apertura di frontiere, fratellanza senza confini,
non forse lo stile di vita creato dall'Occidente?
Sorge a questo punto una domanda legittima: perch l'Occidente domina il
mondo? Perch sono stati i popoli occidentali a colonizzare il resto del mondo, e non
viceversa? Perch gli Apache o i Navaho, perch gli Incas o gli Aztechi non hanno
costruito delle caravelle, non hanno attraversato l'oceano e non sono sbarcati sulle
coste del Portogallo o dell'Inghilterra? E perch Indiani, Cinesi e Giapponesi non
hanno imposto al resto del genere umano la loro lingua, la loro religione e il loro stile
di vita, come invece ha fatto l'Occidente?
Sarebbe facile, per noi Templari che crediamo nel vero Dio, rispondere a queste
domande con un lapidario Perch il Signore Dio ha voluto cos, punto e basta!, cos
come i genitori rispondono ai tanti perch questo? perch quello? dei propri figli
con un perentorio perch s!; facile, ma non certo degno della natura umana, di
esseri creati da Dio a immagine del Suo Logos affinch conoscessero se stessi e il
mondo con le sue leggi, e dalla bellezza della Creazione giungessero a contemplare la
saggezza del Creatore. Del resto, come insegna il Dottore Angelico, ci che primo
nell'ordine della realt (Dio) l'ultimo nell'ordine del pensiero e viceversa, in quanto,
essendo l'uomo unit di anima e corpo, cio di Spirito e Materia, necessario per
l'intelletto umano cominciare dalle cose avvertibili con i sensi e da l procedere alla
scoperta delle realt soprasensibili, dalla fisica alla metafisica, fino a giungere alla
Causa Prima di tutte le cose. Pertanto anche noi mondialisti, in questo editoriale,
tenteremo di rispondere alla domanda "perch l'Occidente domina il mondo?"
analizzando in primo luogo le cause materiali del primato dell'Occidente, poi le sue
cause spirituali o ideologiche, per concludere poi con le cause teologiche.

0) Prima di esaminare le cause del primato dell'Occidente, necessaria


innanzitutto una explicatio terminis: cosa intendiamo noi mondialisti con la parola
"Occidente"? Con la parola "Occidente" noi mondialisti indichiamo l'insieme
costituito dai Paesi e dai popoli dell'Europa propriamente detta - quindi con
esclusione della Russia, e in seguito ne vedremo il motivo -, degli Stati Uniti
219

d'America-Canada, dell'Australia-Nuova Zelanda, del Giappone-Sudcorea e


dell'India. Gi da questa prima precisazione possiamo vedere che USA, Canada,
Australia e Nuova Zelanda sono popolati in larghissima maggioranza da individui di
origine europea; che l'India stata colonizzata e governata per pi d'un secolo da un
Paese europeo (l'Inghilterra); e che il Giappone e la Corea del Sud, pur non essendo
mai stati colonie, dopo la seconda guerra mondiale si sono sottoposti a un processo di
volontaria e accelerata assimilazione della cultura e dello stile di vita dei vincitori -
gli Stati Uniti d'America, un Paese di origine europea - fino a trasformarsi da popoli
agricoli e feudali in grandi potenze tecnologiche e in societ liberaldemocratiche e
consumistiche quanto quella a stelle e strisce. Quando parliamo di Occidente
parliamo dunque di una realt socio-economico-politica nata in Europa e plasmata
dall'Europa. Quindi la nostra domanda iniziale perch l'Occidente domina il
mondo? diventa pi precisamente perch l'Europa domina il mondo?.

1) Una sintetica conoscenza storica sufficiente a mostrare che la civilt


europea arrivata buona ultima sulla scena del mondo: le prime civilt basate
sull'agricoltura, la pastorizia e la metallurgia sono nate in Mesopotamia all'incirca nel
9.000 avanti Cristo, e da l si sono espanse dapprima in Egitto, poi verso est nell'India
settentrionale, in Cina e Giappone, e da ultimo verso ovest in Grecia, fra gli Etruschi
e infine a Roma.
D'altra parte, uno sguardo alla carta geografica evidenzia che tutte queste civilt
si sono sviluppate lungo una fascia pressoch orizzontale che corre dalla Spagna-
Marocco lungo il bacino del Mediterraneo-Mar Nero, il Medio Oriente, il nord
dell'India, la Cina fino al Giappone: tutte regioni poste quasi alla stessa latitudine,
quindi con un decorso delle stagioni praticamente identico, con lo stesso clima, la
stessa flora e fauna; e come se non bastasse, con molte specie vegetali altamente
nutrienti e facilmente coltivabili, e con molte specie animali facilmente domesticabili
e allevabili per ottenere carne e lana, per trainare aratri e carri.
Le civilt amerinde degli Aztechi, Maya e Incas, viceversa, si sono sviluppate in
una regione estesa pi in direzione nord-sud che in direzione est-ovest, quindi con
profonde differenze di clima, di insolazione e piovosit, di flora e fauna;
l'Amazzonia, l'Africa subsahariana e l'India meridionale, dal canto loro, sono sempre
state flagellate da un clima tropicale, da malattie endemiche, dalla mancanza di
vegetali coltivabili e di animali allevabili, mentre l'Australia quasi completamente
deserta e arida fin dal termine dell'ultima glaciazione 13.000 anni fa, e il Nordeuropa,
la Siberia e il Canada settentrionale sono troppo freddi per ospitare vegetali e animali
adatti a sostenere una popolazione umana numerosa.
Ecco dunque la causa materiale del primato europeo: l'Europa si trovava nella
fascia climatica adatta a permettere il sorgere di civilt basate prima sulla pastorizia e
poi sull'agricoltura, agricoltura che ha consentito per la prima volta l'accumulazione
di scorte di viveri con cui migliaia di uomini e donne, nelle stagioni inadatte al lavoro
dei campi, poterono essere sfamate mentre si dedicavano a grandi opere
ingegneristiche, come la costruzione di imponenti reti di canali di irrigazione, di
grandi muraglie per la difesa dei confini, di templi e palazzi regali; e poich l'Eurasia,
220

a differenza degli altri continenti, si estende principalmente in direzione est-ovest,


agli esseri umani stato possibile percorrere decine di migliaia di chilometri nei due
sensi, anno dopo anno, secolo dopo secolo, diffondendo le conoscenze via via
acquisite lungo tutta questa "fascia delle civilt" senza incontrare ostacoli climatici
come invece accaduto agli uomini in altre regioni del pianeta.

2) Qui sorge spontanea un'ulteriore domanda: perch mai proprio l'Europa, che
come abbiamo sopra visto ha sviluppato una fiorente civilt agricolo-pastorale e
metallurgica millenni dopo Mesopotamia, Egitto, India e Cina, non stata invasa,
conquistata e sottomessa da una di queste civilt, ma anzi le ha sopravanzate e
dominate tutte?
Per rispondere a tale quesito le cause materiali sopra esposte non sono pi
sufficienti, dal momento che esse premiano in ugual misura tutti i popoli posti lungo
la fascia climatica cosiddetta "temperata". dunque necessario investigare delle
cause di ordine superiore, delle cause risiedenti nella cultura e nella visione del
mondo dei popoli europei, e assenti invece nella cultura e nella visione del mondo dei
popoli extraeuropei; delle cause spirituali o ideologiche.
Anche in questo caso lo studio della Storia, maestra di vita, ci soccorre: vediamo
infatti che il take-off, il "decollo" dei popoli europei, avvenuto a partire dal XVI
secolo prima nell'Olanda calvinista appena liberatasi dal dominio del Sacro Romano
Impero Germanico, e poi nell'Inghilterra anglicana; due Paesi le cui condizioni sociali
e politiche hanno favorito la nascita di un pensiero, di una ricerca sulla Natura e sulla
Societ non basate sulla cieca ripetizione di una tradizione immemorabile, ma sulla
capacit della ragione umana di cogliere il Vero e il Bene e di attuarli nel mondo.
Si potrebbe allora dedurre che siano la Riforma protestante, nelle sue varie
declinazioni, e l'indipendenza politica dei Paesi nordeuropei rispetto all'Impero
germanico da essa indotta, le cause spirituali del primato dell'Europa-Occidente,
tanto pi che proprio in Olanda e Inghilterra, da un lato, sono state concepite e
sviluppate le prime grandi teorie e invenzioni scientifiche (il telescopio, la legge di
gravitazione universale, la chimica e la macchina a vapore), e dall'altro e
contemporaneamente, sono state poste le fondamenta dello Stato di diritto liberale e
democratico (il primato della legge, l'indipendenza della magistratura, la democrazia
rappresentativa, la responsabilit dei governanti di fronte al popolo).
In realt, uno sguardo storico pi attento ci mostra che tanto il luteranesimo
quanto l'indipendenza siano state non delle cause, ma delle occasioni: che esse cio
abbiano solo costituito un ambiente favorevole all'azione di una causa pi antica, la
quale fino ad allora non aveva potuto sviluppare pienamente i suoi effetti, pur
essendo gi all'opera.
Quale sarebbe questa causa pi antica? L'Europa stata la terra in cui la
religione cristiana, olivo selvatico innestato sul tronco d'olivo buono di Israele, si
maggiormente diffusa e ha permeato pi profondamente la vita materiale e spirituale
dei popoli; e il proprium del Cristianesimo, rispetto alle altre religioni "storiche",
consiste nella fede in un Dio-Ragione eterna, obiettiva e assoluta che ha creato il
mondo con sapienza, "secondo numero, peso e misura", e ha fatto l'uomo a Sua
221

immagine, dotandolo di un intelletto razionale capace di indagare il mondo, di


conoscerne le leggi e di applicarle per migliorare la sua vita, per essere il
"giardiniere" del mondo, l'operaio industrioso nella "vigna del Signore".
Le altre religioni, invece, non attribuiscono alcun valore all'indagine razionale:
non certo l'Islam, per il quale Allah un dio capriccioso e arbitrario, che esige
sottomissione cieca e incondizionata, che potrebbe persino, se cos gli piacesse,
costringere gli uomini a credere il falso per vero e a scambiare il male per il bene;
non l'Indo-Buddhismo, che concepisce la divinit come un grande Tutto impersonale
- il Brahma o "respiro" universale - e i singoli esseri come frammenti, separatisi da
questo Tutto cosmico per orgoglio peccaminoso e per questo condannati a
reincarnarsi pi e pi volte, e che considera saggio l'uomo il quale impari a
distaccarsi dal desiderio delle cose materiali, della felicit e della stessa
autoconservazione in vita, fino ad annegare nuovamente la propria individualit
fittizia nel grande mare del Brahma-Tutto-e-Nulla; e neppure il Confucianesimo con
il suo culto degli antenati, la sua ossessione per il rispetto delle gerarchie e delle
tradizioni, il suo conformismo spinto fino a ridurre gli uomini a formiche, eccellenti
in tutti i lavori collettivi ma assolutamente privi di genialit individuale.
L'unico campo nel quale il genio individuale si manifestato fra i popoli
extraeuropei, prima di essere beneficamente "fecondati" dal pensiero occidentale,
quello delle arti figurative e fittili, dal disegno alla scultura alla produzione di
vasellame pregiato, che peraltro accomunano tutti i popoli e tutte le culture della
storia; ma ognun vede come non siano stati i Prassitele e i Fidia, o i Giotto e i
Raffaello, a determinare il primato dell'Occidente sugli altri popoli e culture, bens i
Leonardo e i Galilei, i Keplero e i Newton, gli Jenner e i Pasteur, i Lavoisier e gli
Edison, gli Einstein e i Lematre; tutti pensatori ebraico-cristiani, tutti impregnati dal
messaggio liberatore del Vangelo La Verit vi far liberi, e per questo determinati
a superare le tradizioni sclerotizzate, a vincere gli ipse dixit di cui un potere
oligarchico sempre si ammanta per autoperpetuarsi, a lanciare al genere umano il
grido di Emanuele Kant: "Sapere aude, osa conoscere!".
dunque il Cristianesimo, con la sua fiducia nella ragione umana, la vera causa
spirituale che ha innalzato i popoli d'Europa, e tutti gli altri da essi conquistati o
comunque influenzati, a un livello di civilt mai prima raggiunto nella Storia, al di
sopra della miseria belluina, delle guerre tribal-religiose e della sudditanza ai capricci
del clima e dei tiranni che affliggono i popoli senza Legge n Ragione: dalle corrotte
repubblichette e dittature africane, ricche di petrolio e povere di tutto, alle teocrazie
islamiche in cui l'unico libro che circola il Corano e i vaccini antipolio sono
considerati un complotto mondialista per sterilizzare i sedicenti "stalloni" musulmani,
dalla Russia che affoga le proprie frustrazioni nella vodka e nell'adorazione del
tiranno Putin fino al Sudamerica sempre in bilico fra generali e masanielli.

3) Giunti a questo punto chi crede nell'esistenza di un Essere Supremo, creatore


del mondo e motore della storia, pu giustamente chiedersi: a quale scopo l'Europa, e
per essa l'intero Occidente, sono stati scelti per dominare su tutti gli altri popoli? A
qual fine l'Ente Supremo, qualunque sia il nome datogli dagli uomini, ha permesso
222

alla cultura occidentale di sopravanzare, influenzare, fecondare tutte le altre culture


della Terra?
Ancora una volta la Storia, magistra vitae, risponde ai nostri interrogativi: ad
ogni passaggio del testimone fra i popoli e le civilt, dai Sumeri agli Egizi e agli Ittiti,
dagli Assiri ai Babilonesi e ai Persiani, dai Greci agli Etruschi e ai Romani, da
Bisanzio ad Aquisgrana, da Parigi a Londra e da Londra a Washington, ogni nuovo
popolo egemone ha fatto salire al genere umano un gradino in pi sulla scala della
libert, della democrazia, del pacifico commercio e della tranquilla convivenza.
questa dunque la causa teologica del primato dell'Occidente: il suo esser stato scelto
da Dio che Libert e Amore senza confini, sin da prima della creazione del mondo,
per portare al genere umano la luce della Ragione e della Verit che rende liberi, il
suo esser stato preparato con infinita bont, beneficato da un clima favorevole, da una
flora e una fauna adatte, e infine, nella pienezza del tempo, illuminato dalla
Rivelazione del Dio Uno e Trino, nel quale non c' n Giudeo n Greco, n maschio
n femmina, n schiavo n libero, affinch si faccia a sua volta illuminatore e
liberatore degli altri popoli, loro maestro e guida sulla strada che conduce alla fine di
Babele, alla riunificazione del genere umano in un solo Impero mondiale che
assicurer a ciascun individuo, di qualunque sesso, etnia o religione, le benedizioni
della libert e della democrazia, del progresso e della pace.
223

BREXIT VINCE, ALLELUJAH !

(24/06/2016) In ebraico la parola Hallelujah vuol dire "lodate Dio"; e davvero


oggi e per sempre ogni uomo integro e onesto dovrebbe, insieme a noi mondialisti,
lodare a gran voce l'Altissimo per il risultato del referendum sulla Brexit, ovvero
sulla permanenza o l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Perch come il
popolo di Israele lod Dio per averlo fatto uscire con mano potente e braccio teso e
grandi terrori dal paese d'Egitto, dalla terra della schiavit, cos oggi ogni uomo
integro e onesto dovrebbe lodare il Signore per aver dato al popolo inglese il coraggio
e la forza morale di resistere alle sirene, alle minacce e agli inganni del nuovo Egitto,
l'Unione Europea, e di iniziare un nuovo Esodo verso la libert.

Negli ultimi mesi di campagna elettorale gli euroburocrati che da Bruxelles


dominano sul Vecchio Continente le hanno tentate tutte per coartare la libera volont
del popolo britannico. Hanno offerto al'ormai ex-premier David Cameron, che aveva
promosso la consultazione, una "generosa" rinegoziazione delle condizioni di
adesione dell'UK ai trattati europei, facendole doni o superflui - come l'esenzione dal
partecipare a "un'Unione sempre pi stretta", totalmente priva di significato pratico,
dal momento che la Gran Bretagna fin dall'inizio fuori dalla Zona Euro, dal trattato
di Schengen e dal Fiscal Compact - o avvelenati - come il diritto di ridurre (ridurre,
badate bene, non vietare) l'immigrazione nel proprio territorio, ma solo a condizione
di avere dalla propria parte la maggioranza qualificata del 55% dei parlamenti
nazionali dell'UE -.
Poi Hollande, la Merkel, Juncker e perfino il tiranno filoislamico Barack
Hussein Obama hanno agitato davanti agli inglesi gli spettri di una "gravissima crisi
economica" in caso di vittoria del Leave, di una esclusione delle societ finanziarie
della City dall'operare sui mercati europei e della Gran Bretagna dalle trattative per la
creazione di un mercato comune transatlantico (il TTIP), addirittura di una fine della
special relationship con gli Stati Uniti d'America.
La Francia ha minacciato di eliminare qualsiasi sorveglianza sui clandestini che
bivaccano a Calais, dando loro licenza di sfruttare l'Eurotunnel per invadere il Regno
Unito; la Fifa ha adombrato ripercussioni negative sulla Premier League a causa delle
restrizioni che i calciatori europei avrebbero subto, e che li avrebbero spinti a
preferire i club italiani, francesi, tedeschi e spagnoli.
Perfino i bookmakers inglesi sono stati coinvolti loro malgrado in questa
meschina contesa: "manine" non troppo misteriose hanno puntato miliardi di dollari
sulla vittoria del Remain allo scopo di far credere agli elettori che l'esito del
referendum fosse ormai scontato.
L'ex-presidente della Repubblica italiano Giorgio Napolitano, in una intervista
alla televisione pubblica, si spinto a chiamare Cameron "incauto" per aver rispettato
il diritto del popolo inglese di decidere del proprio futuro; e l'ex-presidente della
Commissione Europea ed ex-primo ministro italiota Mario Monti ha arrogantemente
affermato che il popolo britannico stava "abusando della democrazia", lui, l'ex-capo
224

di quell'Unione Europea che ha paura di censurare i veri abusi, anzi stupri della
democrazia compiuti ogni giorno dai despoti islamici in Turchia, in Iran e in tutti i
Paesi ove la sharia legge dello Stato!
E infine, quando ormai era chiaro a tutti che la vittoria sarebbe arrisa ai fautori
dell'Exit, la Cia asservita ai voleri del tiranno filoislamico Obama ha sobillato e
armato una testa calda, un povero patriota inglese instabile di mente, affinch
uccidesse la deputata laburista Jo Cox, una filoeuropeista evidentemente considerata
sacrificabile e infatti sacrificata sull'altare della "ragion di EU" per tentare di fare leva
sulle emozioni dei votanti anzich sul loro vero bene.

Ma tutti questi inganni, tutte queste menzogne, tutti questi intrighi, tutte queste
minacce alla fine sono state inutili. Il grande e nobile popolo britannico ha deciso di
uscire dall'Unione Europea; ha deciso di affrancarsi dalla schiavit di una burocrazia
ottusa che pretendeva di regolare tutto, dalla curvatura dei cetrioli alla lunghezza
delle aringhe; ha deciso di erigere un muro invalicabile contro l'ondata dei profughi-
terroristi spalleggiati da una Sinistra che crede di aver trovato nell'Islam il nuovo "sol
dell'avvenire"; ha deciso di opporsi alla gendercrazia brussellesca che pretende di
cancellare la distinzione biologica tra il maschio e la femmina in nome del "diritto" di
ognuno di essere come si sente, oggi uomo, domani donna e magari dopodomani cane
o gatto o criceto (proprio nel Regno Unito e nei paesi scandinavi decine di migliaia di
omosessuali e lesbiche con tendenze sadomaso hanno deciso da anni di abbandonare
una vita da esseri umani, evidentemente considerata troppo faticosa, per vivere
travestiti da cani o da felini e farsi nutrire e accudire dai loro "padroni"); e soprattutto
ha detto NO alla massoneria eurocontinentale, alla massoneria franco-tedesco-italiana
dei Napolitano e dei Monti, alla massoneria atea e scismatica che ha rifiutato la fede
templare nel Dio Creatore e Grande Architetto dell'Universo, nell'immortalit
dell'anima e nella risurrezione dei morti, nella Bibbia quale unica Rivelazione di Dio
all'uomo culminata nell'Incarnazione, Morte e Risurrezione di Ges Cristo Parola
definitiva del Padre.
Il grande e nobile popolo britannico ha detto SI' al Cristianesimo quale radice
religiosa e culturale dell'Occidente, quale fonte della superiorit dell'Occidente su
tutti gli altri popoli che non conoscono la dignit inalienabile di ogni individuo
umano creato a immagine di un Dio razionale, senza distinzioni di sesso, lingua o
religione. Ha detto SI' alla distinzione naturale fra uomo e donna, distinzione
biologica che non cancella la loro uguaglianza giuridica, ma la rende compatibile
con la realt concreta di esseri che non sono puri spiriti, ma esseri fatti di anima e
corpo, che hanno la necessit biologica di riprodursi e la necessit antropologica di
generare, allevare ed educare i figli in una famiglia composta da un padre e una
madre. Ha detto SI' a una idea di Stato "leggero", liberale, che assicura il rispetto di
legge e ordine e lascia liberi i cittadini di organizzare la loro vita economica e sociale
secondo le proprie convinzioni, ma inflessibile contro quelle convinzioni - come
l'Islam - che sono intolleranti, aggressive e violente nei confronti dei dissenzienti. E
soprattutto ha detto un SI' alto e forte al progetto mondialista di creare una unione
politico-economico-militare fra Gran Bretagna, Stati Uniti d'America, Canada,
225

Australia e Nuova Zelanda: una Anglosfera cristiana, liberale e democratica capace di


opporsi all'Asse del Male islamo-russo-cinese e di fungere da pietra angolare per
l'edificazione del venturo Impero mondiale dei diritti dell'uomo. Un progetto che sar
notevolmente accelerato dal prossimo anno, quando il tiranno filoislamico Barack
Hussein Obama avr lascito la Casa Bianca, e specialmente se - come noi speriamo e
prepariamo - Donald Trump diventer il nuovo Commander in Chief del popolo
americano e riporter gli USA alla consapevolezza della missione per cui li abbiamo
creati.
Per questo noi mondialisti, nel genetliaco del nostro grande patrono Giovanni il
Battista, il Precursore, rendiamo lode al vero Dio, il quale d ogni forza e potere a chi
sceglie liberamente, e rinnoviamo il nostro impegno nella realizzazione del Grande
Progetto, il cui compimento pi vicino oggi di quando fondammo il Partito
Mondialista: uno Stato universale per individui universali.
226

L'INGHILTERRA SEMPRE STATA "ALTRA" DALL'EUROPA

(27/06/2016) Nelle ultime settimane, sia prima che dopo la vittoria del Leave nel
referendum sulla Brexit, fior di intellettualoidi "impegnati" (impegnati soprattutto a
sinistra) hanno profuso il loro acume nel tentare di dimostrare ai colti e incliti lettori
che l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea sarebbe stata un danno, anzi una
autentica catastrofe, assai pi per il popolo britannico che per l'eurocrazia di
Bruxelles.
Ad esempio sull'ultimo numero di "Micromega", rivista dell'estremismo rosso
diretta dall'ateo giustizialista Paolo Flores d'Arcais, ai primi del mese di giugno
Marco D'Eramo scriveva che "un europeismo pragmatico [avrebbe dovuto] esultare
per una vittoria della Brexit", in quanto "da quando dentro l'Unione... il Regno
Unito non [avrebbe] fatto altro che remare contro ogni possibilit di ridare slancio al
'sogno europeo'", sogno che per l'ex corrispondente dagli Stati Uniti del Manifesto
(una garanzia d'imparzialit!) avrebbe bisogno di quella "sovranit popolare
europea", predominante sulle sovranit nazionali, da Londra sempre osteggiata a
causa del suo esser parte sia della Nato - e quindi, secondo il comunista D'Eramo,
"suddito" dell'Impero USA - sia dell'alleanza non solo militare, ma culturale con Stati
Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda chiamata Anglosfera.
Dal canto suo, sul Corriere della Sera di ieri l'ex ambasciatore italiano a Mosca
Sergio Romano (un'altra mente perversa) parte dalla descrizione dell'Inghilterra fatta
da William Shakespeare nel "Riccardo II" - isola incoronata, terra di maest, sede
di Marte, un altro Eden, un semi-paradiso, una fortezza costruita dalla Natura contro
le infezioni della guerra, una felice culla di uomini, un piccolo mondo, una pietra
preziosa incastonata in un argenteo mare che le serve da muraglia contro linvidia di
terre meno felici, una zolla benedetta - per affermare beffardamente che essa
sarebbe sempre stata molto meno "insulare" di quanto desideri apparire, essendo stata
conquistata nel 1066 dai Normanni che avrebbero imposto il francese come lingua di
corte e avendo poi combattuto per cent'anni al fine di conquistare la Francia, per non
parlare dei suoi regnanti di origine europea, da Maria la Sanguinaria figlia della
spagnola Caterina d'Aragona a Enrichetta Maria di Borbone, sorella di Luigi XIII e
sposa di Carlo I Stuart (non del padre Giacomo, come invece scrive l'ignorante
Romano; storico fai da te? Ahi ahi ahi ahi ahi!), dall'olandese Guglielmo d'Orange
fino alle dinastie tedesche degli Hannover e dei Sassonia-Coburgo poi anglicizzatisi
Windsor; e conclude anch'egli atteggiandosi a profeta e figlio di profeta, vaticinando
beffardo che "il giorno dellindipendenza britannica... potrebbe essere il giorno in cui
lUnione europea libera di proporsi obiettivi pi ambiziosi di quelli graditi a
Londra. Mentre il Paese che non mai stato veramente insulare rischia di essere tale
in un mondo in cui soltanto gli Stati continentali o le grandi confederazioni possono
affrontare le sfide della globalizzazione". Ovvero: poveri inglesi sciocchi, finirete
schiacciati tra Stati Uniti d'America, Russia, Cina e Stati Uniti d'Europa...

Chi scrive queste plateali sciocchezze evidentemente non ha mai studiato


227

volentieri la Storia. vero che gli Inglesi per tutto il Medioevo sono stati un popolo
di allevatori di pecore, di cui vendevano la lana sui mercati delle Fiandre (per i
profani, l'odierno Belgio); ma la scoperta del Nuovo Mondo li spinse a compiere una
scelta epocale, come comprese bene quel nazista non privo d'ingegno di nome Carl
Schmitt (per approfondire il cui pensiero pu forse esser utile la lettura del suo
piccolo ma denso saggio del 1942 Terra e mare. Una riflessione sulla storia del
mondo; per le implicazioni attuali e future della teoresi schmittiana vedi pure il libro
Terra e mare. Riflessioni di geopolitica e geo-diritto a partire da Carl Schmitt): posto
di fronte all'alternativa fra un'esistenza terrestre e un'esistenza marittima, il popolo
inglese "si decise" per il Mare contro la Terra.
"Decidersi per il Mare" signific non soltanto abbandonare la vita da pecorai per
divenire corsari che arrembavano i galeoni spagnoli di ritorno dalle Americhe carichi
d'oro, no di certo; signific anche abbandonare i sogni di conquiste territoriali sul
continente europeo, quelle smanie espansionistiche le quali condussero per secoli
francesi e tedeschi a disputarsi Alsazia e Lorena e prussiani, polacchi e svedesi a
combattere guerre sanguinose per il possesso della Pomerania - la Pomerania, una
landa desolata affacciata sul Baltico in cui non crescono neppure le patate! -.
Soprattutto, "decidersi per il Mare" signific per gli Inglesi diminuire il prestigio
e il potere dell'aristocrazia fondiaria a favore della borghesia mercantile che
finanziava la costruzione delle navi e pagava gli equipaggi per scambiare i prodotti
agricoli e minerari amerindi con stoffe, vasellame e altri oggetti pregiati prodotti in
patria; signific dunque evitare la trappola dell'assolutismo in cui caddero le
monarchie del Continente, togliendo al re il controllo sugli affari dello Stato per
affidarlo a ministri dipendenti dalla fiducia di un Parlamento nel quale i borghesi
divennero progressivamente maggioritari; signific di conseguenza, per la borghesia,
conquistare prima e poi garantire la libert di criticare e influenzare le decisioni del
governo, la libert di professare qualsiasi idea su Dio, sull'uomo e sul mondo, anche
se sgradita alla maggioranza della popolazione; signific pertanto coltivare e
promuovere lo sviluppo della ricerca scientifica sulla Natura e delle sue applicazioni
tecnologiche, quella scienza e quella tecnica che i tradizionalisti e i reazionari - a
cominciare dai Tedeschi - hanno sempre bollato come "materialiste", "empiriste",
"prive di anima", "atee", ma che purtuttavia hanno portato gli Anglosassoni a
inventare i vaccini che hanno salvato la vita a milioni di persone, a creare la prima
rete ferroviaria, a dare il via alla Rivoluzione Industriale che ha fatto uscire
l'Occidente dalla "trappola malthusiana" di una agricoltura di pura sussistenza, ad
accrescere la popolazione umana di sette volte in meno di cento anni, a rendere il
mondo un posto migliore.
Noi mondialisti sappiamo bene che le cose sono andate cos, perch siamo stati
noi a determinare, in gran parte, il corso della Storia degli ultimi cinque secoli.
Noi abbiamo incoraggiato il popolo inglese a scegliere la via degli oceani, grazie
alle conoscenze nell'arte della navigazione acquisite dai nostri padri Templari al
tempo in cui sfruttavano le miniere d'argento dello Yucatan per divenire i primi
banchieri d'Europa; noi abbiamo indotto Enrico VIII a revocare il divieto di
stanziamento per gli Ebrei che durava dal 1219, permettendo ai mercanti e
228

cambiavalute israeliti di investire il loro denaro nella costruzione di un'imponente


flotta di pace e di guerra; noi abbiamo persuaso i Bacone e i Milton a cantare le lodi
di una societ tollerante e pluralista contro l'asfittico conformismo secentesco, e
quando constatammo che l'Inghilterra aveva dato tutto quel che poteva dare alla
nostra causa, promuovemmo la colonizzazione del Nordamerica e la nascita degli
Stati Uniti, affinch fossero la citt sulla collina, l'ostetrico del parto di un'umanit
riunita e in pace. E sempre noi, mediante la Massoneria che avevamo creato per
affiliare i non cattolici e poi rigenerato mediante il Rito Scozzese Antico e Accettato
contro le degenerazioni franco-tedesche, abbiamo guidato la politica estera britannica
secondo il principio del balance of power, facendo alleare il Regno Unito ora con i
francesi contro gli austriaci, ora con i prussiani contro Napoleone; prima con i russi
per sedare la tabe giacobina, poi con Cavour e Garibaldi per creare una media
potenza a contraltare dell'impero austro-ungarico, sempre tenendo la barra dritta allo
scopo di impedire a qualsiasi Stato europeo di assumere l'egemonia sull'intero
continente e da l, dopo aver conquistato o cooptato Russia e Cina, di imporre su tutta
la massa eurasiatica un potere illiberale e totalitario.
Per lo stesso motivo il nostro figlio devoto Winston Churchill si oppose tanto
all'espansionismo nazista quanto all'aggressione sovietica; e sempre su nostra
ispirazione, dopo di lui, la Gran Bretagna decise dapprima di contrastare l'incipiente
Comunit europea - che noi mondialisti sapevamo bene infettata dal virus comunista
portato da Altiero Spinelli - contrapponendole nel 1960 un'area di libero scambio con
Danimarca, Svezia, Norvegia, Portogallo, Svizzera e Austria (l'Efta, European Free
Tade Association, alla quale nel 1970 si un anche l'Islanda), e in seguito, nel 1972, di
associarsi alla CEE per impedire la sua sovietizzazione e poi, dopo il crollo dell'Urss,
la sua trasformazione in un superstato antimondialista.

Cos dunque, l'odierna decisione assunta dalla maggioranza del popolo


britannico di uscire dall'Unione Europea non deve sorprendere chi conosca le lezioni
della magistra vitae: essa la logica e naturale conseguenza dell'opposizione,
sanamente da noi creata e costantemente alimentata, ma consustanziale all'indole
degli Inglesi e alla loro cultura ancora profondamente cristiana, nei confronti di una
Vecchia Europa burocratica, statalista, collettivista, pianificatrice, che pretende di
controllare tutto, dal colore delle fragole alle valvole dei termosifoni, ma che insieme
non controlla affatto, anzi favorisce in tutti i modi e con tutti i mezzi pi abietti -
dalla strumentalizzazione del Vangelo alla minaccia di tagliare i finanziamenti
comunitari - la penetrazione di milioni di profughi-terroristi, l'islamizzazione di ogni
Paese membro, quasi fosse ansiosa di suicidarsi trasformandosi in Eurabia, in
un'appendice della Ummah.
E non a caso abbiamo scritto che sono in primo luogo gli Inglesi, e non i
"britannici" in astratto, a opporsi all'invasione islamica; poich fin dal Cinquecento fu
l'Inghilterra a mostrarsi ricettiva alle nostre spinte liberalizzanti e modernizzatrici,
mentre Scozia e Irlanda, per i loro legami con la monarchia francese e la loro
struttura sociale terrigna e antiquata, furono sempre ostili al Mondialismo e destinate
a esser trascinate dal vento della Storia pi che a cavalcarne l'onda; e non per caso la
229

percentuale pi alta di filoeuropeisti si registrata proprio in Scozia e nelle contee


nordirlandesi rurali a maggioranza cattolica (oltre che in una Londra ormai asservita
agli islamici che ha scelto come sindaco un musulmano ex-avvocato difensore dei
terroristi rinchiusi a Guantanamo), mentre l'Inghilterra "profonda", il Galles e Belfast,
in maggioranza abitata da discendenti di immigrati inglesi, hanno scelto
coraggiosamente il Leave.
Per questo noi mondialisti ringraziamo a gran voce l'Altissimo per aver dato al
popolo inglese il coraggio di uscire dal nuovo Egitto, dalla terra della schiavit, e di
intraprendere un cammino di libert; un nuovo Esodo che sar aspro e difficile, che
far rimpiangere a molti le "cipolle di Bruxelles", ma che in futuro - un futuro forse
non troppo lontano, se il Signore consentir la felice riuscita del nostro piano per
portare Donald Trump alla Casa Bianca e sventare cos la triste profezia giuntaci dal
futuro - rappresenter la base per creare quella federazione fra Gran Bretagna, Stati
Uniti d'America, Canada, Australia e Nuova Zelanda, quella Anglosfera dalla cui
progressiva espansione nascer il futuro Impero mondiale della Libert, della
Democrazia e dei Diritti dell'Uomo.
230

LE TATTICHE MUTANO, LA STRATEGIA RIMANE

(09/07/2016) Cari fratelli, amici e sostenitori,


da alcuni mesi riceviamo da molti di voi lettere accorate, nelle quali ci accusate,
scandalizzati, di aver abbandonato i princpi, i valori e gli obiettivi del "vero"
Mondialismo, quei princpi, valori e obiettivi che undici anni fa esponemmo nel
nostro Manifesto.
Ad esempio molti di voi ci rimproverano shockati di aver adottato un frasario e
un programma indistinguibili da quelli dei vari movimenti anti-sistema sorti negli
ultimi anni in vari paesi d'Europa, sobillati e finanziati da nemici della libert e della
democrazia come il tiranno cekista Putin. Ci fate notare (giustamente) che Farage, il
fautore della Brexit da noi approvata in uno dei nostri ultimi editoriali, ben visto da
Putin; che Salvini e la Le Pen, contrari alla NATO e alla stipula del TTIP (Trans-
Atlantic Trade and Investment Partnership) e favorevoli alla revoca delle sanzioni
alla Russia, sono anch'essi finanziati da Putin; che personaggi nefandi come
l'ultracomunista Giulietto Chiesa condividerebbero con entusiasmo un nostro
commento su Facebook in cui abbiamo invitato "Stati Uniti Russia e Cina" a
cooperare contro il terrorismo islamico, lasciando perdere inutili dispute su Crimea et
similia.
Ci ricordate, cari amici e sostenitori, che la Russia il nemico numero 1 del
Mondialismo, sul piano ideologico, politico, economico e culturale, e che il tiranno
Putin ha sfruttato cinicamente i disordini e i massacri provocati dall'Isis per
consolidare il regime del macellaio Assad suo valletto, per stabilire una testa di ponte
nel Mediterraneo e proporsi come paladino dell'Occidente e dei "valori" mettendo in
secondo piano la gravit, l'enormit del pericolo rappresentato dalla sua espansione
territoriale e propagandistica in Europa.
Molti di voi sostengono, sulla base di nostri documenti ormai storici, che il
progetto mondialista di "americanizzare l'Europa" sar molto pi difficile da
realizzare se il Regno Unito uscir d'ora in poi dall'Europa e l'inglese non sar pi,
almeno teoricamente, una lingua europea; che il nostro progetto di costruire un
"Anello di stati democratici intorno alla Russia" andr a fondo, se appoggiamo in
Europa tutti i partiti "anti-Nato" che sono contro la Merkel e contro l'establishment
che, per quanto debole e incoerente, sarebbe sempre stato comunque permeabile ai
dettami degli Stati Uniti, e che comunque quello che ha deciso le sanzioni contro la
Russia.
Ci rimproverate, infine, di voler preparare l'avvento alla Casa Bianca di Donald
Trump, un Presidente che compirebbe, secondo voi, azioni antimondialiste come
erigere una barriera al confine con il Messico, invitare Putin a Washington e
addirittura trattare con la Corea del Nord! Al punto che uno di voi conclude il suo
messaggio con il seguente trilemma:
"1. O voi mondialisti avete obiettivi che non sono veramente conformi con il
programma espresso nel vostro manifesto e Vladimir Putin il vostro reale punto di
riferimento;
231

2. O il sito www.mondialisti.net non espressione del vero mondialismo, ma


di un finto mondialismo che segretamente porta avanti le istanze del dittatore Putin;
3. Oppure c una chiave di lettura differente per tutto questo, una chiave di
lettura che evidentemente mi sfugge".

Ebbene, cari fratelli, amici e sostenitori, poich noi mondialisti non vogliamo
che i vostri cuori siano sospesi nell'angoscia e che le vostre menti si indeboliscano
nell'incertezza e nella disperazione, vi diciamo chiaramente che la risposta corretta ai
vostri legittimi dubbi la n. 3.
La nostra tabella di marcia rimane quella esposta nel capitolo III del nostro
Manifesto programmatico:
1) risvegliare nel governo e nel popolo degli Stati Uniti dAmerica, oggi ridotto
dal tiranno filoislamico Barack Hussein Obama come un pugile suonato, la coscienza
della loro missione, di quella missione per cui li abbiamo creati: essere la citt sulla
collina, lostetrico del parto di una umanit riunita e in pace, e agire di conseguenza;
2) federare intorno agli Stati Uniti dAmerica una Unione Oceanica delle
Democrazie, composta da Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda,
Giappone e India, fondata sulla comune roccia della liberaldemocrazia e del rispetto
degli immortali e inalienabili diritti umani;
3) usare lUnione Oceanica come portaerei avanzata del Mondialismo per
lanciare un assalto congiunto, multistrumentale mediatico, culturale, economico,
politico e militare e di lunga durata contro lAsse del Male russo-islamo-cinese, al
fine di logorarlo progressivamente e di provocarne la disgregazione nellarco di
massima dei prossimi cento anni;
4) conquistare pezzo per pezzo tutta la massa continentale euroasiatico-africana
man mano che il processo di disgregazione dellAsse del Male avanzer,
eliminandovi le componenti socio-religiose ostili al Mondialismo e impiantandovi
una societ civile liberaldemocratica, tollerante e pluralista, cominciando dalle terre
dellIslam sia perch esso il pericolo pi prossimo, sia perch i suoi territori sono
pi facilmente raggiungibili da una forza di liberazione aeronavale per passare poi
alla Cina e infine alla Russia;
5) integrare gradualmente i territori conquistati nellUnione Oceanica delle
Democrazie fino a comprendervi tutto il pianeta, e infine convertirla nello Stato o
Impero mondiale, qualunque nome si vorr dare ad esso.
Come vedete, fin dallinizio abbiamo messo in chiaro che lIslam il primo
tassello dellAsse del Male da sconfiggere, tanto nella sua versione sunnita (guidata
dallArabia Saudita testa del wahabismo) che in quella sciita (egemonizzata dallIran
armato da Putin, dalla Cina e dalla Corea del Nord). La nostra strategia non
cambiata; la tattica che, come naturale che avvenga, muta e si adatta alle
circostanze.
Neppure gli Stati Uniti dAmerica, da soli o con lunico appoggio di Israele,
potrebbero affrontare lintero Asse del Male senza precipitare il mondo in una guerra
nucleare globale; pertanto la nostra tabella di marcia consiste nellapplicazione della
vecchia ma sempre valida strategia dellultimo Orazio, ovvero: allentare
232

progressivamente i legami fra le tre membra dellAsse del Male, spingerle l'una
contro laltra o almeno renderle indifferenti alle sorti reciproche, al fine di
affrontarle separatamente e sconfiggerle una alla volta.
Per questo motivo vediamo con favore lelezione di Donald Trump a nuovo
Commander in Chief del popolo americano e i suoi sforzi per separare il regime di
Putin sia dal suo alleato iraniano, sia dalla coppia Cina-Nordcorea. La Russia dovr
essere liberata dalla tirannide come il resto del pianeta, ma sar necessariamente
lultimo nemico da abbattere a causa della sua relativa maggior forza militare e
nucleare; fino ad allora, ogni sforzo teso a separarla dalle altre due teste del Mostro
non potr che favorire la nostra causa, ance se questo dovesse implicare la
sopportazione di un regime putiniano o post-Putin per altri decenni.
Quanto allEuropa, alla Crimea e allUcraina, purtroppo la loro sorte legata a
filo doppio a quella delle tre teste dellAsse del Male. Dopo la fine della seconda
guerra mondiale noi spingemmo gli Stati Uniti dAmerica a non rinchiudersi in un
nuovo isolazionismo, anzi a sostenere economicamente i Paesi dellEuropa
occidentale usciti in macerie dal conflitto, e favorimmo la nascita della Comunit
Europea (pur consci del suo vizio collettivista di origine, legato allinfluenza degli
Spinelli e dei Rossi) allo scopo di impedire allArmata Rossa di giungere fino a
Lisbona. Purtroppo le lites culturali e politiche eurocontinentali sono sempre state
affascinate dalle sirene comuniste, perch la Vecchia Europa sempre la stessa che
settecento anni fa ci mand al rogo, malata di comunitarismo, di conformismo,
incapace di separare sacro e profano, pronta a piegarsi davanti a ogni tiranno, da
Napoleone a Hitler, ai califfi e agli ayatollah; un nano militare, ma un mezzo gigante
economico capace di finanziare ogni progetto totalitario purch sia antiamericano,
anti-societ aperta, in definitiva antimondialista.
Per questo il destino finale dellEuropa dipender dalla grande guerra tra
Mondialismo e Antimondialismo: se e quando, con il favore dellAltissimo, Islam,
Cina e Russia saranno state sconfitte e integrate nel venturo Impero mondiale,
lEuropa si lascer cadere in esso come un frutto maturo, perch sar ormai priva dei
suoi padrini ideologico-politici. E anche la sorte dellUcraina e di tutti i Paesi
dellEuropa orientale che adesso sono minacciati dallarroganza di Putin legata in
definitiva alla vittoria finale del Mondialismo. Per questo la nostra attuale tattica nei
confronti dellUnione Europea finalizzata, pi che a farne un membro dellAnello
di Fuoco intorno alla Russia, a impedire che essa divenga unappendice dellAsse
del Male; e per questo scopo luscita della Gran Bretagna, lungi dal rappresentare
una vittoria dellantimondialismo, costituiva lunico mezzo per impedire che il Regno
Unito fosse eurabizzato come ormai il resto dellUE e per integrarlo in
quellalleanza con USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda che noi chiamiamo
Anglosfera e che dovr ampliarsi a Giappone e India per divenire lUnione Oceanica
delle Democrazie, prima pietra dellImpero mondiale.

La scala che conduce alla sommit della Piramide dellAutoconoscenza pu


essere salita solo un gradino alla volta, sia dal singolo individuo, sia dal genere
umano nel suo insieme, e tentare di saltare in un sol colpo due o tre scalini
233

conduce necessariamente a ricadere al punto di partenza con il collo spezzato. Noi


mondialisti lo abbiamo imparato sulla nostra pelle: quando riuscimmo a far eleggere
al soglio di Pietro il cardinale Giovanni Battista Cybo col nome di Innocenzo VIII, e
ad affidare a Cristoforo Colombo, suo figlio naturale e Templare acquisito per
matrimonio, il comando di una spedizione che avrebbe dovuto fondare nel continente
americano una colonia abitata da cristiani, ebrei e musulmani, basata sui princpi di
tolleranza e laicit, credemmo veramente che fosse giunto il tempo per unire il
mondo nella pace; ma non avevamo compreso che i tempi non erano ancora maturi,
che le forze ostili al nostro progetto allinterno della Chiesa avrebbero tolto di mezzo
con la violenza il Cybo e messo al suo posto il filospagnolo Rodrigo Borgia,
pagammo questo errore perdendo i nostri insediamenti centroamericani, e fummo
costretti a recuperare con la guerra da corsa loro e largento che prima ottenevamo
senza sforzo dagli indios nostri alleati. Cos pure sei anni fa, quando avviammo
loperazione Snow on the Sahara per sollevare le masse dei Paesi islamici contro i
loro dittatori laici e teocratici, sottovalutammo lincapacit strutturale della religione
islamica ad accogliere le istanze della Modernit, al contrario di quanto aveva fatto il
Cristianesimo; la nostra sottovalutazione della intrinseca irrazionalit volontaristica
dellIslam ha avuto come conseguenza lascesa del fondamentalismo islamico e la
diffusione del terrorismo in tutto il Medio Oriente, il Nordafrica e lEuropa.
La verit che luomo, pur non essendo una bestia, non neppure un angelo (e,
ad esser precisi, il primo ribelle a Dio fu proprio langelo pi perfetto da Lui creato),
e perci fare eccessivo affidamento sulla sua naturale bont e razionalit conduce
necessariamente a sicuri disastri; perch lo scorrere del tempo non un mero
susseguirsi di istanti, un processo di evoluzione, di maturazione che non pu essere
affrettato artificialmente. Ai discepoli che gli chiedevano Signore, questo il tempo
in cui ricostituirai il regno di Israele? il Figlio di Dio, Ges Cristo, rispose Non
spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta:
la ricostituzione di Israele poi avvenuta nel 1948, dopo un secolo di persecuzioni,
dopo lo sterminio di sei milioni di Ebrei, quando giunse il kairs, il tempo opportuno.
Come dice la Scrittura, c un tempo per ogni cosa: un tempo per gettare
sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per costruire case e un tempo per
abbatterle, un tempo per seminare e un tempo per mietere. Ogni cosa adatta al
suo tempo, e inadatta al prima e al dopo; lUnione Europea era cosa utile alla
nostra causa cinquantanni fa, oggi pu servirci meglio distruggerla e aggregarne i
vari pezzi agli USA mediante un TTIP a 30 membri, cos come arginare linvasione
degli Stati Uniti da parte di immigrati che non condividono i nostri valori pu essere
oggi il solo mezzo per risollevare la potenza dellAquila e in prospettiva
democratizzare il Messico e tutta lAmerica indiolatina (per un esempio non tanto
immaginifico di quel che pu comportare per la sicurezza nazionale americana un
confine meridionale troppo poroso leggete il nuovo bestseller Target America, e
non chiedetevi chi lo ha ispirato). Solo lo scopo finale, lunificazione del genere
umano in un solo Impero mondiale liberale e democratico, rimane e rimarr immutato
fino alla sua realizzazione, che la causa di Dio e di tutto il genere umano: costruire
una coesistenza senza barriere, uno Stato universale per individui universali.
234

MONDIALISMO E CRISTIANESIMO
235

LA CHIESA HA TRADITO GES CRISTO?


NO, MA ALCUNI CATTOLICI

(25/8/2006) I venditori di ciambelle di salvataggio stanno facendo affari doro.


La pubblicazione sul Giornale del 23 agosto di un editoriale intitolato "La nostra
civilt destinata alla morte", nel quale la sociologa Ida Magli accusa la Chiesa di aver
tradito Ges Cristo per allearsi con lIslam, ha sollevato uno tsunami di risposte
polemiche da parte del mondo cattolico italiano, a riprova di come questo paese sia
divenuto, dalla caduta del Muro della vergogna di Berlino, la frontiera avanzata in
Europa della lotta tra mondialismo e antimondialismo. La nostra casella postale
stata sommersa da messaggi di religiosi e laici il cui comun denominatore si pu cos
riassumere: la Chiesa non unautorit politica ma spirituale, non ha n pu arrogarsi
il compito di disarmare i contendenti, la sua missione (secondo unopinione diffusa)
annunciare la civilt dellamore che al di sopra della legge, al di sopra di ogni
ragione o torto. Noi dellAssociazione Internazionale New Atlantis for a World
Empire siamo stati inoltre, e abbondantemente, accusati di ateismo, anticlericalismo,
odio verso la Chiesa e laicismo (oltre che, come al solito, di razzismo, imperialismo,
servilismo allAmerica, a Bush, alla Nike o alla Coca-cola; ma a questo siamo
abituati...). Riteniamo pertanto opportuno utilizzare questo spazio per una messa a
punto concettuale.
In primo luogo, ogni associazione umana ha una sua bussola, un insieme di
princpi e valori che ne determinano la posizione rispetto al resto dellumanit, ne
orientano lagire e fungono da termine di verifica circa la fedelt o infedelt del
gruppo al proprio spirito costitutivo. In questo senso la Chiesa ha come bussola Ges
Cristo, le sue parole e azioni cos come tramandate dagli apostoli e dai loro
successori. La nostra bussola il Manifesto del Partito Mondialista, redatto a
conclusione del Convegno di Roma del 3 aprile 2005, ed esso afferma con la
massima chiarezza che nessuna societ aperta, complessa e differenziata al suo
interno pu esistere senza un consenso di fondo su principi e valori strutturanti la
convivenza; che tali principi e valori sono propri di tutti gli uomini come individui,
ma solo il Cristianesimo come religione organizzata li ha fatti emergere alla luce
della consapevolezza e innalzati a pilastri angolari di una civilt universale; che
perci il mondialista non sar mai un ateo ignorante, un libertino senza cervello, un
maiale sazio e annoiato. Ribadiamo inoltre quanto gi affermato nel Manifesto e
nelle precedenti news, che cio noi consideriamo il Cristianesimo (e lEbraismo da
cui discende) padre e mallevadore del mondialismo per aver contribuito alla
desacralizzazione della natura, liberando gli uomini dal timor pnico verso di essa e
aprendola alla loro inventivit sotto la garanzia delle leggi eterne di un Dio fedele, e
per aver rovesciato il rapporto pagano fra individuo e comunit di appartenenza,
proclamando il valore infinito della persona umana ritta davanti a Dio e luguaglianza
di tutti gli uomini al di l di ogni distinzione di razza, religione o di qualsivoglia
confine o recinto dentro o fuori dei quali le diverse culture hanno preteso di
chiuderli. Questo primo punto sia dunque pacifico: noi non siamo n atei, n
236

irreligiosi, n anticlericali o laicisti o materialisti.


Fatta questa doverosa premessa, riteniamo che la fonte delle divergenze fra la
nostra interpretazione (o quella della Magli, a parte le differenze stilistiche) e quella
dei nostri detrattori in merito alla posizione della Santa Sede nei rapporti con Israele e
con il mondo islamico consista soprattutto nel fatto che dalle due sponde della
polemica si utilizzi la stessa parola per indicare cose diverse e al limite opposte.
Detto in altri termini, se il problema la fedelt o meno della Chiesa a Ges Cristo
bisogna chiedersi preliminarmente: cos Ges Cristo per i cattolici italiani, cos per
la Magli, cos per noi?
Come hanno fatto notare Gaspare Barbiellini Amidei ("Brescia, la carit
illegale", Corriere della Sera 22/8/2006) e Gianni Baget Bozzo ("La carit sbagliata",
Il Giornale 24/8/2006) a commento del barbaro assassinio di Hina Saleem (ragazza
pakistana sgozzata dai maschi della sua famiglia per aver scelto di vivere
alloccidentale), molti cattolici italiani hanno una concezione della carit cristiana del
tutto avulsa da qualsiasi riferimento alle leggi, civili e penali, del paese in cui essa
dovrebbe esplicarsi. In realt si tratta di un atteggiamento diffuso in gran parte del
Vecchio Continente, se si ricorda la durissima opposizione condotta anni or sono da
alcuni prelati della Chiesa di Francia contro la decisione governativa di espulsione
nei confronti di migliaia di immigrati irregolari (i cosiddetti sans-papiers), fino alla
decisione di ospitare i clandestini nelle chiese. una concezione che discende dalla
riduzione romanticistica del Cristianesimo a religione dellamore ad opera di autori
come Dostoevskij (il principe Myskin de Lidiota e il mite Alioscia dei Fratelli
Karamazov come modelli del buon cristiano) che hanno tentato di eliminare ogni
riferimento dottrinale, ogni accenno al modello di uomo e di societ che per 1.800
anni stato distillato dai Libri sacri. Tutto il lavoro di generazioni di teologi e filosofi
sulla distinzione tra sfera religiosa e sfera secolare, sui giusti doveri del cristiano nei
confronti dellautorit statale e sui connessi obblighi di questa verso il popolo, sulla
distinzione fra guerra giusta e ingiusta, sulla liceit del tirannicidio, che pure aveva
animato la meritoria opposizione alla barbarie nazifascista e al totalitarismo
comunista, stato buttato a mare in nome di un malinteso pacifismo che bolla ogni
atto di forza come violenza e che ritiene possibile opporsi al Male con una
testimonianza disarmata, dimenticando che se la difesa di se stessi pu essere una
facolt rinunciabile, la difesa dei propri simili un obbligo morale e giuridico cui non
ci si pu sottrarre.
Non c da meravigliarsi, dunque, se chi ritiene che la carit/solidariet verso gli
ultimi della terra possa esercitarsi in spregio alla legalit, fino alla copertura e
allagevolazione di quanti commettono reati atroci, di fronte allaggressione del
terrorismo fondamentalista finanziato dagli Stati-canaglia nei confronti del popolo di
Israele e di tutto lOccidente si sente obbligato ad accoppiare ad una generica
condanna degli attentati suicidi, una ben pi emotiva reprimenda nei confronti delle
rappresaglie israeliane, e a cercare di giustificare il fanatismo islamico quale
espressione di una rabbia dei poveri verso i ricchi del pianeta (dimenticando che la
maggioranza dei kamikaze sono ricchi o almeno benestanti, come del resto i
rivoluzionari comunisti erano figli viziati della borghesia). come se molti settori
237

della Chiesa cattolica stessero mettendo in atto uno sganciamento del Cristianesimo
dalla civilt occidentale, nellattesa o forse, per alcuni, nellauspicio di una pi o
meno lontana distruzione di questa da parte dei nuovi barbari e di una nuova
inculturazione di quello in popoli considerati immuni dalla corruzione del Primo
Mondo. Chi pensa cos non si avvede che quanto passa sotto lespressione civilt
occidentale il prodotto di quei principi di laicit, primato dellindividuo-persona,
uguaglianza e libert che discendono direttamente dallinsegnamento del Cristo e che
non sono stati inculturati nel paganesimo, ma hanno completamente sostituito gli
anti-valori pagani (primato della comunit sullindividuo, indiscutibilit del potere
politico, tradizionalismo, etnicismo discriminante) costruendo letteralmente dal nulla
una cultura a propria immagine e somiglianza. Al confronto lIslam con la sua
poligamia, con linferiorit della donna rispetto alluomo e degli infedeli rispetto ai
muslims, i sottomessi ad Allah e Maometto, rimasto fermo ad un modello di vita
vecchio di tremila anni che vede, giustamente, nel Cristianesimo la radice di tutto ci
che odia, libert, uguaglianza, autorit come servizio e non come potere, democrazia;
pensare che un simile compatto schema di credenze preistoriche possa accogliere
lannuncio del Vangelo, o anche solo tollerarne la presenza accanto a s, peccare di
criminale ingenuit.
La risposta che va data alla domanda del titolo, la Chiesa ha tradito Ges
Cristo? dunque: No, se con il termine "Chiesa" si intende il vertice della gerarchia
cattolica mondiale, il successore di Pietro e in particolare lattuale Pontefice, quel
Joseph Ratzinger che nel saggio Senza radici, ricordando con Marcello Pera il
contributo congiunto della filosofia greca, della giurisprudenza romana e della fede
ebraico-cristiana alledificazione dellOccidente, ha tessuto il pi bellelogio della
societ statunitense, insieme profondamente religiosa e autenticamente laica; S, se si
guarda alle parole e ai comportamenti di leaders di movimenti e associazioni, e anche
di taluni vescovi progressisti, i quali tendono a dissociare la figura storica di Ges
Cristo dalla sua dottrina e dalla civilt cui essa ha dato vita per farne il profeta di un
pacifismo disincarnato e astorico. Non un caso che a questo atteggiamento irenista
corrisponda un crescente senso di sconcerto, di delusione e rifiuto da parte dei
semplici fedeli, quel popolo di Dio che rispetta le leggi dello Stato e non pu
accettare che i suoi pastori giustifichino chi le viola, che rispetta le altrui fedi e vite e
non pu accettare che i suoi pastori giustifichino i seminatori dellodio e della morte;
e non un caso che al di l dellAtlantico, terra di legge e ordine, i vescovi siano
molto pi sensibili alle istanze della base e pi attenti a rendere a Cesare quel che
di Cesare.
In conclusione, quel che noi, i fedeli cristiani, e probabilmente anche la Magli
chiediamo alla Chiesa non di inviare le guardie svizzere a presidiare la frontiera tra
Israele e Libano, non di fare da stampella allOnu che ancora straparla e non si
accorge di esser morta; semplicemente di continuare a tutti i livelli e in tutte le sedi,
come ha sempre fatto e come fa il suo Capo visibile, a dire la verit opportunamente
e inopportunamente, a distinguere fra ragioni e torti senza fare delle marmellate
insipide che giovano soltanto ai prevaricatori, a essere fedele sino in fondo al suo
Fondatore: Il tuo parlare sia: s s, no no; il di pi vien dal demonio. Noi, per parte
238

nostra, continueremo su questa strada, convinti che il bene delluomo non si pu


ricercare per leternit, se non sono preventivamente assicurate pace, libert e
sicurezza in questo mondo.
239

LA CHIESA NON SI SCHIERA, I CRISTIANI S:


CONTRO ISRAELE E USA

(2/9/2006) Gli avvenimenti di queste ultime settimane ci costringono a tornare


sul delicato tema del silenzio della Chiesa nei confronti delle atrocit commesse dal
terrorismo fondamentalista islamico finanziato dagli Stati-canaglia (Iran in testa) e
sulla sua equidistanza tra Israele e gli Stati Uniti dAmerica, unici baluardi della
libert nel mondo, da un lato, e i nemici dellOccidente e di quei valori che pur hanno
una origine storica cristiana, dall'altro.
1) Alla marcia per la pace Perugia-Assisi dello scorso 26 agosto sono stati
esposti striscioni inneggianti a Hezbollah ed esplicitamente anti-israeliani e anti-
americani. Dal momento che tale iniziativa stata organizzata, come al solito, dai
francescani di Assisi (ai quali Benedetto XVI ha dovuto opportunamente ricordare
che san Francesco non era un pacifista) oltre che da molte associazioni del mondo
cattolico italiano, il fatto che tali striscioni non siano stati rimossi e che nessuno dei
coordinatori abbia sentito il dovere di scusarsi per la loro presenza, o almeno di
prenderne le distanze, indicativo dellinclinazione terzomondista, antisionista,
antiamericana e antioccidentale assunta ormai da decenni dal cattolicesimo in Italia.
Nonostante il Concilio Vaticano II abbia cancellato laccusa di deicidio nei
confronti del popolo ebraico preso nel suo complesso, e persino cancellato dalle
invocazioni liturgiche la preghiera del Venerd Santo per i perfidi Giudei, la base
cattolica italiana continua a mantenere nei confronti dello Stato di Israele un
atteggiamento di diffidenza se non di autentico disprezzo. Molti sacerdoti
rimproverano ai loro fedeli la simpatia verso Israele sostenendo che la Chiesa
guarda al Medio Oriente con uno sguardo dinsieme, e come esempio di sguardo
dinsieme rivangano gli eccidi dei Cananei commessi da Giosu tremila anni fa
(sic!). Per non parlare, poi, di quegli ambienti sindacal-cattocomunisti che,
confondendo i poveri in spirito del Vangelo con i poveri di beni materiali (e
dimenticando che la maggioranza dei kamikaze palestinesi e di Al Qaeda erano
borghesi benestanti che hanno vissuto nellagiatezza finch non sono stati irretiti da
un imam fondamentalista) e la liberazione dal male cristiana con una liberazione da
veri o presunti gioghi coloniali, credono di realizzare sulla terra il Regno dei cieli
combattendo contro lAmerica atea e materialista e contro i suoi alleati, a
cominciare da Israele.
2) LUcoii, divenuta tristemente famosa in questi giorni per aver paragonato
Israele al nazismo, si appresta ad aprire a Milano una scuola per bambini musulmani,
in cui verranno impartiti programmi dinsegnamento, mutuati dalle scuole egiziane,
contrassegnati da un virulento antisemitismo. Indovinate chi ha finanziato lacquisto
di locali in cui verr aperta questa scuola islamica? Le Acli, naturalmente, cos come
molte moschee sono gi state aperte in Italia in locali messi a disposizione da parroci
ecumenisti, senza tener conto del fatto che per lIslam un luogo adibito a moschea
diventa terra sacra a Maometto per leternit e non pu essere pi distolto da quella
destinazione, a costo di scatenare una jihad per la sua difesa. Insomma, questi zelanti
240

parroci e lavoratori cattolici stanno allevando nel proprio seno la serpe che morder
loro e lintera comunit in cui vivono ed operano, come hanno dimostrato gli ultimi
episodi di sgozzamenti e stupri compiuti da immigrati, regolari o clandestini, di
religione musulmana. Come ha ammonito Gaspare Barbiellini Amidei nel suo
articolo del 22 agosto sul Corriere della Sera ("Brescia, la carita' illegale") i cristiani
dovrebbero coniugare meglio la carit evangelica con il senso della legalit, e
ricordare che i Concordati stipulati con gli Stati non comportano per la Chiesa solo
diritti, ma anche doveri, primo fra tutti il rispetto delle leggi dello Stato; molti prelati
e laici, invece, sembrano addurre la necessit evangelica di obbedire a Dio prima
che agli uomini per violare leggi che sembrano ingiuste solo alla loro particolare
visione soggettiva.
3) Dopo che al Meeting riminese di Comunione e Liberazione il vescovo
coadiutore di Gerusalemme ha proclamato - vedi l'articolo "Il vescovo Twal difende
Hezbollah" (www.caserta24ore.it del 29/08/2006) - che Hamas ed Hezbollah sono il
prodotto dell'occupazione israeliana protratta nel tempo. La loro resistenza.
Legittima al cento per cento e che nessuna forza straniera ha il diritto di mettere il
naso negli affari interni libanesi, proprio ieri il suo superiore, il patriarca Sabbah, si
fatto promotore di una dichiarazione congiunta dei leaders cristiani di Terrasanta -
vedi l'articolo "Chiese di Gerusalemme contro sionismo cristiano" (Zenit 01-9-2006)
- in cui si condanna il programma sionista in quanto avente una visione del
mondo per cui il Vangelo identificato con lideologia dellimpero, il colonialismo e
il militarismo, si rifiuta lalleanza contemporanea tra leader sionisti cristiani e
organizzazioni con elementi nei governi di Israele e Stati Uniti, che attualmente
stanno imponendo le loro frontiere preventive e la loro dominazione sulla Palestina,
si afferma che i palestinesi sono un popolo allo stesso tempo musulmano e
cristiano respingendo tutti gli intenti di sovvertire e frammentare la sua unit e si
avvertono i cristiani di tutto il mondo che il sionismo cristiano e i suoi alleati stanno
giustificando la colonizzazione e l'apartheid e limperialismo. Sotto lo schermo di
una citazione evangelica (Beati gli operatori di pace, perch saranno chiamati figli di
Dio) si legittimano attentati e lanci di missili contro innocenti israeliani; si ingiunge
allOccidente di astenersi da ogni tentativo di migliorare le condizioni di vita dei
palestinesi alla merc di fanatici senza scrupoli, che usano le loro case come depositi
di armi, i loro corpi come scudi umani, i loro cadaveri come arma propagandistica; si
chiamano i cristiani ad allearsi con lIslam per una guerra santa contro il Grande
Satana a stelle e strisce e contro il Piccolo Satana con la stella di David. Proprio
come ha fatto il dittatore Chavez stringendo un patto di ferro con il folle
Ahmadinejad per la creazione di un partito di Dio rosso-verde, gi ramificatosi in
tutto il Sudamerica, allo scopo di combattere il sionismo e l'imperialismo yankee
(vedi larticolo "Hezbollah avanza, anche in Venezuela" su www.ragionpolitica.it del
2-9-2006).
In conclusione. Forse la Chiesa, in quanto istituzione fondata da Ges Cristo per
rivelare, attraverso la sua persona e la sua parola, lamore di Dio agli uomini di tutti i
tempi, non pu schierarsi con nessun regime o ideologia politica, neppure con quella
liberaldemocrazia che pure sorta sul primato della dignit e delluguale libert di
241

ogni individuo umano annunciato dal Vangelo; ma sicuramente i cristiani dItalia,


dellEuropa continentale e del Medio Oriente la loro scelta di schieramento lhanno
gi compiuta: meglio con i sans-papiers che con le vittime degli stupri islamici,
meglio con Hezbollah e Hamas che con gli odiati Ebrei e Americani, meglio con tutti
i dittatori del Terzo Mondo e con i predicatori dellodio che con lOccidente ateo e
materialista. Noi dellAssociazione Internazionale New Atlantis for a World
Empire e del Partito Mondialista, per parte nostra, continueremo a stare dalla parte
dellOccidente contro i suoi nemici (Islam, Cina, Russia, Europa), dalla parte della
societ aperta contro il comunitarismo settario, dalla parte della libert contro la
tirannide, dalla parte della vita contro gli adoratori della morte; e siamo certi, per la
nostra analisi e comprensione dello sviluppo storico dellumanit, che alla fine il
tempo, galantuomo, ci dar ragione.
242

SENZA IMPERO NON C CHIESA

(14/01/2007) necessario che avvengano scandali, dice il Vangelo; e


certamente il clamore suscitato dalla nomina ad arcivescovo di Varsavia e primate di
Polonia la Polonia di Karol Wojtyla, strenuo oppositore del comunismo! di quello
Stanislaw Wielgus che i documenti strappati agli archivi dei servizi segreti e
consegnati allopera di divulgazione dellIstituto Nazionale per la Memoria
indicavano come informatore del regime, dalle sue menzognere negazioni iniziali,
dalla sua successiva confessione e dalle finali dimissioni su pressione del Vaticano,
una funzione positiva e altamente meritoria per la vita della Chiesa lavr. Non solo
come conferma, di certo paradossale, di quanto la sua storia sia fino in fondo, nel
bene e nel male, la storia di questo Continente, lEuropa, oppresso per sessanta anni
dalla pi sanguinaria e pervasiva forma di totalitarismo mai conosciuta dallumanit,
secondo le parole dellarticolo di Ernesto Galli Della Loggia pubblicato oggi dal
Corriere della Sera. E neppure perch ci mette in guardia nel caso, fra dieci o
ventanni, scoprissimo che cerano sacerdoti-missionari francesi e vescovi palestinesi
a libro paga di Saddam Hussein o di Yasser Arafat (ogni riferimento ai nomi di Jean-
Marie Benjamin e Michel Sabbah puramente intenzionale). Ma soprattutto per aver
ricordato ai cristiani, e soprattutto a certi uomini di Curia, che essa non pu
pretendere di adagiarsi in una beata autarchia, di essere lunica istituzione universale
necessaria e sufficiente in un mondo lacerato tra pi di 150 Stati e staterelli; che al di
l della Chiesa, e perfino prima di essa, c lImpero.
Quando la Chiesa teneva in pregio ragione e filosofia, quando si faceva la fila
per assistere a una lezione di Tommaso dAquino, nei sacri palazzi tutti conoscevano
a memoria la massima formulata nel V secolo da papa Gelasio sulle due autorit
create da Dio per il governo degli uomini in questo mondo: quella sacra dei Pontefici
per la salvezza delle anime, e quella regale degli Imperatori per una vita pacifica e
sicura in questo mondo, e tutti ne comprendevano il significato profondo: come cio
non fosse neppur concepibile unopera di evangelizzazione e di elevazione spirituale
della societ a prescindere dallesistenza di quellentit politica multietnica e
soprannazionale lImpero che sola era in grado di amministrare le cose di Cesare
(la moneta e la spada) per assicurare le condizioni indispensabili alla pace.
Senza legioni per sedare tumulti nelle citt, senza pattuglie a sorvegliare le
strade e a proteggere le carovane dai briganti, senza eserciti per respingere gli
invasori, senza uno standard di sicurezza comune che sollevasse gli uomini dalla
difesa personale della vita e dei beni, in una parola del corpo, come avrebbe potuto la
Chiesa svolgere il suo ministero per la salvezza delle anime? Per questo gi durante
le persecuzioni i cristiani pregavano per la buona salute degli imperatori, affinch
avessero dalla loro parte un Senato fedele, un popolo ubbidiente e un esercito
vittorioso; per questo anche nel 1500, in piena Riforma protestante, quando gli eretici
anabattisti conquistarono la citt tedesca di Mnster costringendo gli abitanti, sotto
pena di morte, a compiere cose riprorevoli come laccoppiarsi con le proprie figlie al
modo degli antichi patriarchi ebrei, soltanto lintervento dellesercito imperiale fece
243

s che quei fanatici venissero sconfitti e il vescovo-conte di Mnster potesse


riprendere possesso del suo feudo.
Solo quando laquila del potere abbandon la reggia di Aquisgrana e, sorvolate
senza sostarvi le pianure galliche, si pos dapprima sul Big Ben e, un secolo dopo,
sulla Casa Bianca, leurocentrismo della Chiesa di Roma condusse i pontefici ad
arroccarsi in una ambigua neutralit che, mentre riconosceva formalmente uguale
dignit ad ogni Stato grande o piccolissimo e ad ogni sovrano limmunit da ogni
interferenza esterna, nella sostanza li ricompensava con gli interessi innalzandoli
quali reggitori dellunica realt multinazionale rimasta sulla terra. Tanto profonda era
la cecit della Chiesa nel disconoscere la nuova incarnazione dellImpero da indurre
Pio IX nel 1863, con la guerra civile americana allapice dellincertezza, ad
assecondare le correnti pi retrive dellepiscopato cattolico statunitense per le quali
gli schiavi erano impreparati alla libert e lAtto di emancipazione del presidente
Lincoln un atroce proclama e a prendere partito per gli schiavisti del Sud,
indirizzando una missiva allillustre e onorabile Jefferson Davis e riconoscendolo
quale presidente degli Stati confederati dAmerica, col risultato di coprirsi
dinfamia presso lopinione pubblica mondiale e di consegnare per due secoli ai
protestanti la bandiera del progresso e della difesa dei diritti umani.
Doveva la Storia, maestra di vita, mettere un altro Pio, il dodicesimo, di fronte ai
genocidi nazifascisti per costringerlo ad abbandonare il gelido indifferentismo dei
suoi predecessori e a proclamare, nel radiomessaggio di Natale del 1942, la sintonia
fra la Chiesa e le democrazie liberali guidate dagli Stati Uniti dAmerica; cos come
quarantanni dopo fu il terrore rosso che opprimeva la sua amata Polonia a spingere
Giovanni Paolo II ad allearsi con un altro presidente americano, Ronald Reagan, per
stringere il regime sovietico nella doppia tenaglia di una opposizione spirituale e di
una controffensiva economico-politico-militare che doveva condurre quel colosso dai
piedi dargilla alla sua fine miserevole nel glorioso 1989.
Nellattuale frangente storico, con lOccidente minacciato dallesterno
dallasse del male islamo-russo-cinese e dallinterno dal fascio dei movimenti
neocomunisti, comunitaristi, tradizionalisti e antiglobalisti, se la Chiesa non vuole
rinchiudersi in un vuoto fideismo dimentico del mondo e della sorte degli uomini; se
essa non vuole ridursi ad ossequiare i dittatori in cambio del piatto di lenticchie di
una libertas confinata nelle sacrestie; se essa vuole preservare quel patrimonio di
valori nato dalle tre fonti della filosofia greca, del diritto romano e della fede ebraico-
cristiana che ha fatto dellOccidente la prima e pi grande civilt della terra, la Chiesa
ha di fronte a s una sola scelta: stringere una nuova alleanza con gli Stati Uniti
dAmerica, terra di libert, e con i suoi alleati nel mondo a cominciare dal popolo
dIsraele, avamposto della democrazia in un Medio Oriente soggiogato e sedotto da
tiranni e demagoghi per combattere, divisi nei ruoli ma uniti nello scopo, la buona
battaglia per la creazione di un nuovo Impero mondiale che abbatta finalmente ogni
divisione di etnia, sesso, classe o religione fra gli uomini e assicuri pace, libert e
giustizia per tutti. Nella fedelt al mandato del suo Signore, per il quale (come ricorda
lapostolo Paolo) non c pi n Giudeo n Greco, n schiavo n libero, n maschio
n femmina; perch tutti sono uno; un messaggio, proprio in quanto cristiano,
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pienamente mondialista, e viceversa.


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SENZA CHIESA NIENTE IMPERO

(11/12/2011) Dall'alba dei tempi Stati e popoli nascono, si sviluppano, decadono e


muoiono. Da sempre grandi Stati e popoli numerosi nascono dalla fusione di Stati pi
piccoli e popoli meno numerosi. Gli Stati-nazione, etnicamente "omogenei", sorti in
Europa nell' 800 sono adesso in via di superamento verso un grande Stato europeo
multietnico. Solo un ingenuo, o un sostenitore di quello che noi mondialisti abbiamo
chiamato "conservazionismo culturale" (vedi il nostro editoriale "Contro il Wwf delle
culture"), poteva pensare davvero che la frammentazione dell'Europa in pi di trenta
Stati e staterelli potenzialmente in lotta perpetua l'un contro l'altro fosse destinata a
durare in eterno. Pertanto ci sorprende alquanto che proprio un cattolico come Roberto
De Mattei, cio un membro colto e autorevole di quella Chiesa universale che per secoli
ha sofferto le lacerazioni del popolo di Dio causate dalle diverse appartenenze etnico-
nazionali, si erga ora a difensore dello status quo, intonando sul sito dell'agenzia di
informazione "Corrispondenza Romana" il lamento funebre per la "fine dello Stato
nazionale" e invocando sull'altro sito "FattiSentire.org" una "insorgenza
controrivoluzionaria", una "Vandea" contro la "dittatura giacobina dei poteri forti" che
avrebbe il suo quartier generale nella Banca Centrale Europea. Forse, pensando alla
medievale "lotta per le investiture", ai contrasti tra guelfi e ghibellini, fra Chiesa e
Impero ecc., non c' proprio nulla di cui sorprendersi... Ma noi riteniamo che i motivi
della diffidenza cattolica verso il mondialismo che spinge De Mattei a scagliare contro il
nuovo governo italiano presieduto da Mario Monti, quale massimo insulto, l'accusa di
"socialismo mondialista", siano ben pi profondi.
Dalla fine dell'Impero Romano ad oggi la Chiesa cattolica rimasta l'unica
istituzione universale, cio accogliente nel suo seno uomini e donne "di ogni razza,
popolo e lingua". Ma oggi l'Unione Europea vuole diventare uno Stato sovranazionale, il
Medio Oriente si incamminato faticosamente verso la liberaldemocrazia, persino la
Russia comincia a scrollarsi di dosso il regime autocratico di Putin. Oggi si affaccia
all'orizzonte la possibilit che sorga un nuovo Impero cosmopolitico, un nuovo Stato
accogliente nel suo seno, come la Chiesa, uomini e donne "di ogni razza, popolo e
lingua"; un Impero de facto mondiale accanto a una Chiesa che aspira ad essere
mondiale, uno Stato universale perch esteso a tutto il pianeta accanto a una Chiesa che
si estenderebbe "soltanto" a 2 miliardi di esseri umani su 7; un simile Impero non
sarebbe una realt contingente come gli Stati-nazione finora esistiti, comprendenti
sempre solo una parte dell'umanit e perci destinati a nascere e morire col mutare dei
criteri identificativi delle nazioni, ma avrebbe dalla sua parte il crisma della necessit,
della inevitabilit, della sacert. Perci bisogna comprendere lo stato d'animo di molti
cattolici che si sentono come i cristiani dei primi secoli, quando la lealt allo Stato aveva
un risvolto religioso, e si era costretti a scegliere tra il bruciare un pizzico di incenso
davanti alla statua dell'imperatore e il martirio; e bisogna comprendere anche, seppur con
maggior fatica, l'inquietudine non del Papa - ben consapevole della necessit e della
bont di una Autorit politica mondiale - ma di quei monsignori di Curia timorosi di
diventare i cappellani cattolici dell'Impero accanto a pastori luterani, battisti e mormoni,
rabbini ebrei, imam musulmani, monaci buddisti e cos via...
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Per i cristiani dei primi secoli non hanno dedotto da quel dilemma che per la
sopravvivenza della loro fede era necessario spezzare l'Impero; anzi, hanno sempre
ringraziato il Signore perch l'Impero consentiva loro di vivere in pace (cosa dice la
liturgia della notte di Natale? Toto orbe composito in pace, quando tutto il mondo era in
pace, Ges nacque a Betlemme); e quando l'Impero croll, furono proprio i cristiani a
darsi da fare per la sua renovatio da parte di Carlo Magno. Perch i cristiani avevano
compreso che l'Impero il catchon, colui che impedisce all'Anticristo di manifestarsi,
colui che "trattiene" l'eone cristiano dal suo compimento, colui che "ritarda" la fine del
mondo e il Giudizio Universale per dare a tutto il genere umano il tempo di ricevere
l'annuncio del Vangelo e di convertirsi a Cristo.
Da quando l'Impero di Roma crollato, l'Europa stata funestata per 1500 anni da
guerre, rivoluzioni e genocidi immani. Solo un Impero mondiale pu impedire ad
America, Europa, Russia, Cina e Islam di gettarsi in una guerra planetaria che
sterminerebbe l'umanit. E solo con l'appoggio della Chiesa pu nascere un Impero
mondiale che riunisca tutto il mondo nella pace. L'alternativa la fine del mondo.
Speriamo che la Chiesa lo capisca in tempo. l'augurio che il Partito Mondialista
rivolge a tutto il genere umano a due settimane dal Natale, il dono che invochiamo
dall'Altissimo: un mondo unito e in pace.
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LEFEBVRIANI, ANTIMONDIALISMO E LATINORUM

(31/7/2008) Nei nostri editoriali abbiamo informato da anni i lettori circa


lempia alleanza creatasi dopo labbattimento del Muro di Berlino e il crollo
dellUnione Sovietica fra neo-nazifascisti, nostalgici del comunismo e settori retrivi
del cattolicesimo: un sodalizio volto a porre i bastoni fra le ruote a quel cammino di
espansione dei diritti umani, della libert e della democrazia, iniziato dagli Stati Uniti
dAmerica con gli interventi risolutori dei conflitti del 1914 e del 1939 e proseguito
con la difesa dellEuropa occidentale dalle mire egemoniche di Mosca, che secondo
le attese di noi mondialisti oltre che di ogni sincero cultore della dignit della
persona umana sta conducendo lumanit verso labolizione dei sacri egoismi
nazionali e la creazione di un Impero mondiale a guida americana. Oggi vogliamo
puntare i nostri riflettori su un settore poco noto dellantimondialismo cristiano: i
lefebvriani.
Per chi non li conoscesse, si tratta dei seguaci dellex-vescovo scismatico
Marcel Lefebvre, ribellatosi a Roma in polemica con alcune decisioni del Concilio
Vaticano II (la sostituzione del latino nella liturgia con le lingue nazionali e lapertura
al principio di libert religiosa) e fondatore della Fraternit San Pio X. Il loro sito
Internet italiano, molto raffinato e costantemente aggiornato, alterna devote
riflessioni sulla Messa tridentina a pi prosaiche considerazioni politiche, affidate
soprattutto alla rivista on-line Tradizione Cattolica e alla sua rubrica Orizzonti
mondialisti. Qui il latinorum lascia il posto a invettive contro le guerre di
occupazione statunitensi in Afghanistan e Iraq, alle solite tesi negazioniste che
attribuiscono le stragi dell11 settembre a un complotto di Cia e Mossad per fornire a
Bush il pretesto per una guerra senza fine, a plateali menzogne come quella
secondo cui il vero numero delle vittime americane in Iraq sarebbe di 70.000 morti,
o laltra per la quale met del contingente britannico a Bassora sarebbe stato ucciso o
ferito e a dotti richiami alle teorie geopolitiche del geografo inglese Halford
Mackinder e del consigliere americano Zbigniew Brzezinski, dipinti come
propugnatori di un assalto concentrico delle potenze marittime (Inghilterra e Stati
Uniti) contro lEurasia per dividere la Russia in tre parti e impadronirsi delle sue
materie prime.
Non mancano le fanfaluche propagandistiche: Putin, lassassino di Anna
Politkovskaya e di centinaia di giornalisti coraggiosi che documentavano la verit,
sarebbe il campione della rinascita della Russia che abbassa a 50 anni let del
pensionamento per le donne con 5 figli (non vi ricorda Mussolini?) e innalza il
reddito pro-capite con la sua lungimirante politica energetica; sempre Putin avrebbe
fatto imprigionare Mikhail Kodorkhovsky, proprietario della Yukos Oil, non per
impadronirsi del secondo colosso energetico del Paese e togliere di mezzo un
concorrente della Gazprom da lui controllata, bens al nobile scopo di impedirgli di
cedere allamericana Exxon il patrimonio di conoscenze accumulato dai geofisici
russi, alla base del (presunto) successo di Mosca nel trovare nuovi giacimenti in
Siberia. Ancora Putin sarebbe il difensore della libert di tutti i popoli dEuropa
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contro lasservimento allimpero di Washington, ma stranamente questo liberatore


sarebbe costretto, dal malvagio progetto americano di installare un sistema
antimissile in Polonia e nella Repubblica Ceca (come dire, nel suo ex cortile di casa),
oggi a rompere il Trattato sulla riduzione delle armi convenzionali in Europa, a
puntare sulle citt del Vecchio Continente i suoi missili nucleari e a strangolare
economicamente Ucraina e Georgia, colpevoli di aver chiesto lingresso nella NATO,
domani forse a invadere le repubbliche baltiche, che nellAlleanza Atlantica sono gi
entrate...
Come ognuno pu comprendere, siamo di fronte al solito ciarpame ammannito
ogni giorno sul web da siti di estrema destra come da blog altermondialisti e dai soliti
eurasisti. La paternit delle stragi dell11 settembre stata rivendicata pi volte da
Osama bin Laden in persona, come pure dal suo vice Ayman al-Zawahiri, per cui
continuare a difendere teorie complottiste ormai segno non pi di ignoranza, ma di
autentica malafede.
Quanto allo scudo antimissile, la Casa Bianca ha ampiamente rassicurato il
Cremlino circa la sua destinazione a proteggere le citt europee da un eventuale
attacco nucleare proveniente dallIran; ma anche se esso fosse rivolto a difendere
lEuropa dai missili intercontinentali russi, questo dovrebbe essere imputato a colpa
del governo e del popolo americani? Non dovrebbero invece essere lodati, luno e
laltro, per la costanza e labnegazione con cui sacrificano risorse umane ed
economiche al fine di togliere dalle mani dellorso russo la pistola nucleare che da
sessantanni tiene puntata alla testa dei popoli europei, costringendoli a un
disonorevole compromesso tra alleanza formale agli Stati Uniti dAmerica e
sudditanza de facto ai diktat di Mosca? Putin ha affermato di essere contrario allo
scudo perch esso distruggerebbe lequilibrio strategico che regna in Europa dalla
fine della seconda guerra mondiale: vuol forse dire che lEuropa dovrebbe essere
condannata in eterno a essere succube della Russia, a non poter scegliere liberamente
di aderire con gli Stati Uniti dAmerica ad una grande Lega delle Democrazie capace
di portare libert e pace al mondo? Se lo scopo dello scudo antimissile americano
davvero quello di liberare lEuropa dalle grinfie di Mosca, ben venga!
Infine, sotto gli occhi di tutti che la ripresa economica della Russia - il cui
reddito pro-capite, come riconoscono gli stessi lefebvriani, in realt tornato appena
al livello precedente la fine dell'Urss nel 1991; siamo ben lontani dalla ricchezza
degli USA, o anche solo dell'UE - avvenuta solo grazie allaumento astronomico
del prezzo del petrolio causata dellinstabilit mediorientale; instabilit che la Russia
in questi ultimi dieci anni ha fomentato armando lIran del folle Ahmadinejad e
aiutandolo a dotarsi di armi nucleari per cancellare dalle carte geografiche lodiato
Israele. La democratizzazione dell'Iran in seguito a un bombardamento israelo-
americano che neutralizzi la capacit nucleare degli ayatollah e aiuti il popolo
persiano a liberarsi di un regime corrotto e assassino come esso desidera da tempo -
sono gli stessi lefebvriani a riconoscere che in quel Paese, al contrario del resto del
Medio Oriente, l'lite governante antiamericana e le masse filoamericane - e
l'instaurazione in Russia di una classe dirigente rispettosa dei diritti umani e immune
da corruttele partitico-mafiose servirebbero, oltre che a dare sollievo a centinaia di
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milioni di innocenti in miseria, anche a ridurre il prezzo del petrolio, e per


conseguenza dei generi alimentari, a livelli pi accettabili degli attuali, e quindi a
combattere fame e povert nel Terzo Mondo, a sventare il ricatto della Cina
comunista sull'Africa (risorse in cambio del sostegno alle dittature) e in definitiva a
rendere la Terra un luogo pi libero, sicuro e felice. dunque cos cinica
l'affermazione dell'ex segretario di Stato Madeleine Albright secondo cui ingiusto
che la Siberia appartenga solo alla Russia? Se lo smembramento della Siberia in tre
repubbliche (l'occidentale, fino agli Urali, da annettere all'Unione Europea; la
centrale da porre sotto il controllo angloamericano; l'orientale da assegnare ad una
Cina democratizzata) pu realizzare un miglioramento generale delle condizioni di
vita del popolo russo e dell'intero genere umano, opporre a un simile progetto la
difesa della sovranit russa appare una esile foglia di fico.
Il contenuto del sito Internet della Fraternit San Pio X, come di quello
firmato da un gruppo di sedicenti Cattolici Genovesi che auspica una santa
alleanza fra Europa cattolica e Russia ortodossa per sconfiggere il grande Satana
americano e il piccolo Satana sionista, e di tutti gli altri appartenenti alla galassia
tradizionalista cattolica, dunque il frutto avvelenato della commistione fra lostilit
di alcuni settori della Chiesa verso i principi di libert e autonomia della sfera
secolare da quella sacrale (come se il Signore Ges Cristo non avesse mai detto
Rendete a Cesare quel che di Cesare, e a Dio quel che di Dio, liberando la
religione dal ruolo di ancella del potere) e i relitti delle ideologie, comunismo e
nazifascismo, che hanno funestato il ventesimo secolo, entrambe generate dal rifiuto
della societ aperta che di quella libert e di quella distinzione fra trono e altare
laltissimo prodotto.
Di fronte a questa impura alleanza di fondamentalisti neri, rossi e bianchi
diventa ancor pi urgente e necessario, per noi dellAssociazione Internazionale
New Atlantis for a World Empire e del Partito Mondialista, proseguire con sempre
maggiore impegno nella nostra opera di apertura e illuminazione delle menti e dei
cuori degli uomini e delle donne di tutto il pianeta, affinch comprendano, come
labbiamo compreso noi da tempo, che la maggior parte delle sciagure che funestano
lumanit dallinizio della sua storia deriva dalla sua divisione in gruppi e
gruppuscoli in perpetua lotta fra loro, dalla discriminazione fra chi dentro e chi
fuori del gruppo dominante (i maschi, i proletari, gli ariani, i sottomessi ad Allah o
al dio di turno), e che pertanto esse avranno fine solo quando gli Stati costruiti su
base etno-religiosa saranno spogliati della loro sovranit a favore di un Impero
mondiale che assicuri pace, prosperit, libert e giustizia per tutti.
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A GERUSALEMME CAMBIANO I PATRIARCHI


MA LE MENZOGNE RESTANO

(25/12/2008) Natale e da Gerusalemme ci giunge, puntuale come ogni anno, il


messaggio di auguri del Patriarca dei Latini Michel Sabbah. Nulla di nuovo sotto il
sole, intendiamoci: il solito rammentare ai cristiani di tutto il mondo le "agressioni
[sic!] contro i cittadini" e le "violazioni contro propriet e beni" compiute
dall'esercito israeliano; la solita rampogna al governo di Israele per "l'ingiusta
chiusura imposta a Gaza e a centinaia