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Di alcuni monumenti nobiliari a carattere religioso di Domenico

Schiraldi

Non difficile, per locchio allenato e appassionato, ricercare tracce della


passata nobilt presso le chiese che costellano Bitonto, punteggiandola di arte
e devozione. Gli edifici sacri sono stati per secoli i contenitori privilegiati di
monumenti di varia funzione, commissionati dai notabili locali: interi altari
arricchiti di pregiate tele, cappelle decorate con raffinata maestria, sepolcri
monumentali da cui promana la pace che vi racchiusa. Diretta erede
dellantica pratica cristiana delle sepolture cosiddette ad sanctos, lesigenza dei
nobili di lasciare traccia del loro passaggio allinterno (o allesterno) delle
chiese, testimoniava non solo la loro profonda pietas ma anche le grandi
risorse di cui disponevano: non manc, ad esempio, lerezione di intere
cappelle familiari al fine essere utilizzate come sepolcreti gentilizi ( il caso
della chiesetta di S. Matteo, appartenente alla famiglia Bove); cos come non
manc, in virt dei privilegi acquisiti in vita, la concessione di spazi
privilegiati da parte delle autorit religiose allinterno di questa o quella
chiesa, spazi da destinare alla sepoltura del caro estinto. Segnalati da lunghe
epigrafi e arricchiti, nella maggior parte dei casi, dallo stemma del casato, i
luoghi del ricordo rimangono tuttora integri e pronti per essere decifrati,
ascoltati: la loro funzione principale era proprio questa, mescolata allafflato
religioso di cui sono permeati. Una solida forma di sopravvivenza allo
scorrere impetuoso del tempo: anche per merito dei monumenti se oggi
possiamo conoscere meglio lo storia di un casato, dei suoi componenti; e
recuperare aspetti anche privati che, certamente, sarebbero andati perduti se
affidati soltanto alle carte. Senza contare che, spesso, la sacralit del luogo e
limportanza del suo possessore permettevano alla memoria di essere
tramandata e curata anche da famiglia a famiglia: esemplare il caso della
seconda cappella di destra nella chiesa di S. Gaetano, dapprima appartenuta
alla Scaraggi, poi tramandata ai Labini e, infine, ai Sylos. Ma al di l
dellimportanza di questi monumenti, della loro genesi e del loro valore
artistico, spicca su tutto la fede semplice e schietta che alla base della loro
realizzazione: fede nella resurrezione, nel valore della preghiera di chi si
fosse soffermato presso di essi. In questo luomo rimasto uguale da secoli,

ricco o povero che sia stato. La fede, si sa, in qualunque forma di


soprannaturale, valore universale.

Barone
Difficile determinare con precisione lorigine di questa illustre famiglia,
attestata a Bitonto gi nella prima met del XIV secolo. Fu una delle pi
ricche della citt, come testimoniato dai documenti e dalle evidenze
monumentali presenti in diversi luoghi del borgo antico. In particolare, nella
chiesa di S. Gaetano, la famiglia possedeva il patronato della prima cappella
di destra, dedicata a santAndrea Avellino: ricca di una pavimentazione in
maiolica, presenta un altare centrale e due nicchie laterali, contenenti i
simulacri lignei di SantAntonio da Padova (a destra di chi guarda) e del
Beato Paolo Burali dArezzo (a sinistra). Sul lato destro della cappella
possibile notare due targhe marmoree: quella superiore riporta unepigrafe
che menziona Francesco Carlo I Barone, nato nel 1606, e la sua seconda
moglie, Giovanna Labini, morta a 26 anni. La targa a forma di cuore con
due putti laterali che sostengono le armi del casato; altri due putti, nella parte
superiore, reggono uno stemma che riporta le armi delle famiglie Labini,
Bovio, Barone e Sylos. Dedicatari dellepigrafe, come si legge in calce al testo,
furono Giovanni Paolo II Labini (1592 - 1657), fratello della defunta, e sua
moglie Laura Bovio.

Bove (Bovio)
Diversi sono i monumenti di committenza nobiliare presenti nella chiesa di S.
Domenico, testimonianze tangibili della religiosit di interi casati. Tra questi,
spicca per maestosit e bellezza la tomba di Petruccio I Bove ( 1485),
partigiano degli Aragonesi, grande commerciante e venditore dolio. Furono
gli stessi Padri Domenicani a concedere il luogo di sepoltura alla famiglia il
21 aprile del 1474. Petruccio I mor undici anni dopo e fu sepolto a sinistra
della porta dingresso della chiesa: qui possibile ammirare la pietra tombale,
posta sulla cassa funebre e sostenuta da due buoi sedenti, simboli della
famiglia; mirabile laltorilievo, in cui raffigurato San Pietro tra due angeli
oranti. Lepigrafe in caratteri romani indica la data di realizzazione del
monumento, il 1485, e i nomi dei committenti: si tratta di Nicola Maria I, uno
dei sette figli che Petruccio I ebbe da Metula Giannone, e dei nipoti Francesco
IV e Sergio IV. Lintera opera, come indicato nelliscrizione, fu commissionata
al maestro Nunzio (o Nuzzo) Barba (XV - XVI sec.), originario di San Pietro in
Galatina, nella provincia di Lecce. Un'altra lastra tombale, decorata da uno
stemma che include un vistoso bue passante, presente dinanzi al sepolcro
del nobile: uno sguardo attento rivela, nella parte superiore, tracce di
uniscrizione tuttora illeggibile. La chiesa conserva anche un secondo
manufatto riferibile alla famiglia Bove, proveniente dal monumento di
Petruccio I: si tratta di una lastra tombale probabilmente eseguita dallo stesso
Nuzio Barba intorno al 1485, ora collocata nella cappella dei Misteri, avanti
alla pedana dell'altare dell'Addolorata.

Gentile
Stirpe di antica origine normanna, la Gentile ha lasciato a Bitonto numerose
testimonianze della sua grandezza, molto spesso segnate da quel leone
dorato calzato di verde che rappresenta lo stemma della famiglia. Cos
possiamo trovarlo nella chiesa del Carmine, a destra dellaltare maggiore: il
blasone policromo, sormontato dallelmo con cimiero, incorona una lunga
epigrafe dedicatoria, circondata da una cornice a rilievo. Il testo commemora
la consacrazione del tempio, avvenuta l8 maggio 1667, da parte del vescovo
bitettese Francesco Gaeta (1655 - 1669); e la riposizione delle reliquie dei
martiri Olimpio e compagni, Maurizio, Beatrice e Costanza, cui fu dedicato
laltare il 10 maggio dello stesso anno ad opera di tale Frate Pietro Gentile,
che allepoca dirigeva la chiesa: si tratta del nome che assunse in religione il
nobile Giovanni Mariotto II, figlio di Giovanni Antonio I e Rebecca Bovio,
definito monaco e maestro carmelitano dal genealogista Nicol Di Gennaro
nel XVII secolo. Lepigrafe, oltre che dallo stemma dei Gentile, sormontata
anche da quello del predetto vescovo.

Giannone
Poco conosciuto, Vico Storto si allunga tra il maestoso e ricco palazzo SylosSersale e la chiesa di S. Pietro Nuovo. Si tratta di una vasta area appartenente
un tempo alla famiglia Giannone che, allepoca del suo trasferimento a
Bitonto, nel XV secolo, vi occup un gruppo di case: la zona di pertinenza del
casato si estendeva partendo dallArco Pinto e giungendo sino a via Sedile e a
via San Pietro Nuovo. Qui non mancano le testimonianze del loro passaggio,
facilmente individuabili dal loro stemma: questo rappresentava, in campo
azzurro, una sbarra doro che divideva un giglio doro, posto in alto, e una
rosa dargento in basso. In particolare, lungo il lato sinistro della predetta
strada, facilmente avvistabile quella che era la porta daccesso a un edificio
della famiglia, sormontata da una lapide, un paliotto di tomba a baldacchino
quattrocentesco, proveniente da un edificio religioso non identificato.
Presenta, ai due lati, gli stemmi dei Giannone e, al centro, limmagine di un
Agnus Dei. Questultimo incluso in un cerchio decorato da una cornice
decorata a piccoli triangoli rivolti verso lesterno: lanimale passante, il capo
nimbato rivolto a destra e portante sullastragalo della zampa anteriore
sinistra alzata la caratteristica croce patente su asta.

Ildaris
Di origini boeme, la Ildaris si trasfer a Bitonto nel XIII secolo e fu subito
aggregata al patriziato locale. Il primo della famiglia a entrare nel prestigioso
Ordine dei Cavalieri di Malta fu Giovanni Antonio II (n. 1635), che combatt
valorosamente durante il conflitto di Candia del 1660 e, successivamente,
nella guerra intrapresa da Creta contro i Turchi nel 1664. Le sue lodi sono
tessute in unepigrafe posta nella cappella di patronato della famiglia presso
la chiesa di San Francesco di Paola, la quarta a destra per chi entra, che il
nobile acquist nel 1699: si tratta della cappella dedicata al santo titolare,
ritratto in una splendida scultura in pietra decorata con fregi e ricami dorati.
La targa, a destra della cappella, risulta sobria nella costruzione, ed
sormontata dallarma del casato provvista di corona e sovrapposta ad una
croce di Malta, di cui si notano le estremit ai quattro lati. La tomba del
nobile si trova invece sul pavimento antistante la cappella, dove presente
una grande lastra rettangolare decorata, su cui si intravedono tracce
dellantico epitaffio. Sul lato sinistro della cappella presente una seconda
targa, circondata da una ricca decorazione marmorea e sormontata da una
grandiosa arma di famiglia, completa di corona: fu dedicata nel 1736 a
Giovanni Antonio III Ildaris (1672 - 1747), nipote del precedente e anchegli
Cavaliere di Malta.

Pa
Rimaniamo ancora nella chiesa del Carmine, dove un altro altare, collocato
sul lato destro (sesta cappella, per chi entra), testimonia la munificenza della
famiglia Pa, proveniente da Barcellona, in Spagna, con il feudatario
Giannotto I ( 1512), divenuto governatore di Bitonto. Nel 1512, poco prima
di morire, il nobile fece costruire, nella chiesa conventuale, il dossale
dellaltare di Santa Maria del Soccorso, che incornicia la pala centinata
raffigurante la Madonna del flagello, San Nicola e San Simone Stok, a firma di
Nicolaus dalmata sculptor 1593, identificato con lartista Nicol Lazanic di
Brazza. Il pavone, emblema dei Pa, scolpito sugli stilobati: su quello di
sinistra, luccello sormontato da un galero; mentre su quello di destra, il
pavone sormontato da una corona; sulla parete a destra dellaltare, una
targa marmorea riporta unepigrafe dedicatoria, che ricorda un illustre
personaggio del casato: si tratta di Felice I (1703 - 1782), vescovo di Tropea,
che nel 1769, stando a quanto riportato nel testo, ingiunse ai monaci del posto
di celebrare ogni anno, il 6 dicembre, una messa solenne presso detto altare.
Liscrizione, sormontata dallarme di famiglia, su cui spicca un galero, fu
posta in loco nel 1788 da Pietro I Pa, fratello del vescovo.

Planelli
La Planella sarebbe giunta a Bitonto nei primi decenni dellXIII secolo da
Salpi, in Capitanata, la pi antica diocesi della Puglia, forse a seguito del
matrimonio di un membro del casato con una nobildonna bitontina.
Numerose sono le evidenze monumentali sparse per le chiese bitontine: a S.
Domenico, ad esempio, spicca il monumento funebre che Giuseppe II dedic
a sua sorella Marianna, morta a 37 anni nel 1741; si trova nella cappella
cosiddetta dei Misteri, a destra dellaltare della Madonna Immacolata:
sormontato dallo stemma del casato, completo di cappiglia (questultima
decorata, sul suo bordo sinistro, da due lettere K maiuscole, ognuna
sormontata da una piccola corona, in riferimento al sovrano Carlo I dAngi,
a cui la famiglia era fedele), e reca in basso una lunga epigrafe funeraria che
narra i meriti della defunta e cita, in calce, il pietoso committente. Non
lunico monumento familiare presente nelledificio religioso: varcando
lingresso di destra possibile ammirare una pregevole acquasantiera, con la
coppa scolpita e intagliata, al suo interno, con figure pesci in altorilievo, e
allesterno, con animali come lucertole e rane; sulla base raffigurato lo
stemma della Planelli, con la caratteristica lupa passante, il giglio e la rosa.

Regna
Originaria di Milano, la Regna giunse a Bitonto nel 1242, con il cavaliere
ghibellino Paolo I, prigioniero di guerra, affidato alla custodia dei nobili
germani Corrado e Berardo Castanea. Illustre componente del casato fu
labate Pietro Paolo I, uno dei nove figli che Polidoro I ebbe dalla nobile
Isabella de Ferrariis. Il religioso fu una figura di spicco nella Bitonto della
seconda met del XVI secolo: a lui si deve, ad esempio, il rifacimento del
Palazzo in Piazza Cavour, operato nel 1585 con laiuto del fratello Bernardino
V (1542 - 1621). Lanno successivo Pietro Paolo I fu il committente di una tela,
realizzata dallartista fiammingo Gaspar Hovic (ca. 1550 - 1627): si tratta
della Strage degli Innocenti, presente nella chiesa di Santa Maria della Chinisa,
presso il secondo altare di destra, di cui la famiglia aveva il patronato. Lo
stesso committente raffigurato nel quadro, in basso a sinistra, mentre sul
lato opposto rappresentato lo stemma del casato, caratterizzato da una
stella, una fascia e tre bisanti; ugualmente riprodotto alla base del
monumento, sormontato da corona, e replicato, ma senza corona, nello
stilobate di destra, che raffigura San Bonaventura intento a pregare, con il
rosario tra le mani giunte, rivolto verso un crocifisso. Particolare la
raffigurazione dello stilobate di sinistra, che riporta la scena delle stimmate di
San Francesco dAssisi: in lontananza si scorge la veduta prospettica di una
citt, forse la stessa Bitonto.

Rogadeo
Originaria di Ravello, sulla costiera amalfitana, la famiglia si trasfer a Bitonto
nel 1270 con Giacomo I (1230? - ca. 1305), eletto Portulano di Puglia da re
Manfredi di Svevia. La sua lastra tombale presente sul piano pavimentale
della cappella di SantAnna, posta tra i Palazzi Rogadeo e Bove: fu la cappella
beneficiale patronale dei Rogadeo, luogo di riunione del Consiglio
dellUniversit (Sedile dei Nobili), che svolse una funzione di primaria
importanza per il governo della citt tra il XVI secolo e la prima met del
XVII. Il monumento riporta limmagine del defunto, vestito in abbigliamento
trecentesco, eseguita con la tecnica niellata e del sottosquadro; mentre
lepigrafe funeraria che lo ricorda ai posteri si trova sul lato meridionale della
cappella. Inizialmente il defunto fu sepolto nella chiesa di Santa Maria
Maddalena (San Francesco dAssisi): nel 1842, in seguito ai restauri operati in
loco, la tomba fu smembrata e molto di essa and perduto; fortunatamente si
salv integra la lapide, riposta nella suddetta cappella. Allesterno
delledificio possibile ammirare lo stemma del casato scolpito nelle lunette
laterali del sottarco assieme ai blasoni di tutte le famiglie nobili che nel 1669
occupavano il Sedile: raffigura tre bande orizzontali contornate da un motivo
a scacchiera.

Scaraggi
Ritorniamo nella chiesa di S. Gaetano, dove possibile ammirare un
monumento che rimanda al nobile casato degli Scaraggi: proveniente da
Napoli, la famiglia giunse in Puglia nella seconda met del XIII secolo; qui i
suoi membri esercitarono con profitto la professione di mercanti e
mantennero ottime relazioni commerciali con veneziani e fiorentini. Nella
predetta chiesa, la seconda cappella a destra di chi entra era di patronato
della famiglia (pass in seguito ai Sylos-Labini) ed era consacrata al santo
titolare: racchiude infatti una tela attribuita a Francesco Spinelli (1832 - 1907)
raffigurante San Gaetano in abiti sacerdotali e inginocchiato, il tutto racchiuso
in una ricca cornice barocca. Il quadro impreziosisce laltare centrale,
anchesso di fattura barocca. Sul lato sinistro della cappella presente lo
stemma musivo della Scaraggi, con il caratteristico leone appoggiato a un
ramo fornito di foglie; sotto di esso, si trova una lapide con la relativa
epigrafe: si attesta la primitiva appartenenza della cappella agli Scaraggi e il
successivo passaggio ai Labini; committente fu, come indicato nel testo, il
nobile Vincenzo I Sylos-Labini (1809 - 1880), che nel 1857 fece restaurare il
luogo di culto.

Sylos
Fu senza dubbio il casato pi longevo e vasto ramificatosi a Bitonto:
originaria dellomonimo villaggio nei pressi di Burgos, in Spagna, la famiglia
Sylos giunse nel 1507 con Diego I (ca. 1481 - 1557), ufficiale al seguito del gran
capitano Gonzalo Fernndez de Crdoba, poi amministratore dei suoi beni a
Bitonto. Nel 1530 spos lultima dei Vulpano, Minerva, da cui ebbe otto figli.
Nel corso dei secoli il casato si divise in quattro rami principali: il ramo SylosCal nacque dal matrimonio, celebrato nel 1637, tra Gian Roberto I (n. 1598) e
Francesca Cal. Tra i numerosi fratelli di Gian Roberto I, Giovanni Luigi I
(1604 - 1627), Alfonso Costantino I (1602 - 1672) e Giovanni Battista III (1595 1640) furono cavalieri di Malta: il primo, ricevuto dallOrdine nel 1620, mor a
Malta nel 1627, a soli ventitr anni; le sue lodi sono tessute in un epigrafe in
lingua latina incisa sul marmo, che si trova nel prospetto sud della
Cattedrale, posta nella seconda arca, ex cappella di San Gregorio, distrutta nei
restauri del 1934. Inizialmente larca apparteneva ai fratelli Vulpano, cui fu
concessa nel 1493 dal vescovo Battista de Pontibus (1484 - 1500). Il testo elogia
il defunto e indica i suoi fratelli quali committenti del monumento in marmo
policromo, riccamente decorato e sormontato dallo stemma del casato, con la
croce, la fascia centrale e le tre conchiglie.

Verit
Chiudiamo la nostra rassegna rimanendo allinterno della chiesa di S.
Gaetano, dove possibile notare i segni della famiglia Verit, originaria di
Salerno e giunta a Bitonto intorno al 1250 con Paolo Maria I. I Verit avevano
il patronato, allinterno delledificio religioso, della prima cappella di sinistra,
per chi entra, dedicata a san Michele Arcangelo, raffigurato in rilievo alla
base dellaltare centrale: ai lati del monumento, sui rettangoli della
zoccolatura delle colonne, possibile ammirare i loro stemmi scolpiti, con il
caratteristico grifo, il cimiero sormontato dalla colomba e il motto Gloria
Deo et Patriae (Gloria a Dio e alla Patria). La cappella gentilizia, nel 1777, fu
acquistata da Gaetano Valente per s e per i suoi, in concomitanza con
lestinzione della famiglia: lultimo componente attestato Deodato I nel 1669
e nulla sappiamo di lui; sua sorella Antonia spos invece il nobile Pietro I
Barone e con tutta probabilit il casato si estinse proprio nella Barone.

Bibliografia
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