Sei sulla pagina 1di 20

109

Renata Samperi La fabbrica di Santa Maria dellAnima e la sua facciata


Le premesse quattrocentesche
La confraternita di Santa Maria dellAnima trae
origine dallospizio per pellegrini tedeschi che,
insieme a una cappella, fu fondato sul luogo della
chiesa attuale verso la fine del XI V secolo
1
.
Oggetto di questo studio sono le iniziative edili-
zie cinquecentesche nella chiesa; una breve sin-
tesi delle vicende storiche e dellattivit dellisti-
tuzione nel corso del Quattrocento sar utile a
stabilirne le fondamentali premesse. Nei primi
decenni del XV secolo, lassociazione si svilupp
costituendosi in confraternita e divenendo punto
di riferimento per la comunit germanica roma-
na
2
. I l forte flusso di immigrazione tedesca deter-
minatosi con il pontificato di Martino V attrasse
a Roma dalla Germania, oltre ai lavoratori laici,
un gran numero di prelati, costituenti una parte
cospicua del personale, in larga misura interna-
zionale, della curia pontificia
3
. Contemporanea-
mente crescevano, allinterno della stessa confra-
ternita, la quota numerica e, soprattutto, lim-
portanza della componente curiale, divenuta via
via pressoch esclusiva, rispetto a quella laica,
dopo il ritorno di Eugenio I V in citt
4
. La ric-
chezza di Santa Mari a del l Ani ma i ntanto
aumentava, grazie ai redditi di un patrimonio
immobiliare in espansione e, in una certa misura,
alle donazioni monetarie, oltre che ai proventi di
benefici e indulgenze da parte della Germania
5
.
appunto durante il pontificato di Eugenio I V
che vennero ricostruiti lospedale e la chiesa
6
.
Non facile risalire alla forma di questultima,
ma sulla base della documentazione darchivio,
in gran parte contemporanea allo svolgimento
dei lavori iniziati nel 1431
7
, possibile ipotizzare
che essa fosse costituita da tre navate
8
disposte su
tre campate. I l numero di queste ultime dedu-
cibile in base alla citazione di sei cappelle, tre per
parte; cappelle che gli studiosi hanno sempre
ritenuto essere semplici altari parietali. I n alcune
zone, non identificabili con chiarezza probabil-
mente il coro e le navate laterali , documenta-
ta la presenza di volte. I l Lohninger, inoltre, con-
siderando un documento riguardante la fabbrica
cinquecentesca relativo a lavori pro continua-
tione di quattro colonne della navata, ipotizza
che ci si riferisca al rifacimento e alla riutilizza-
zione di sostegni appartenenti alla chiesa preesi-
stente
9
. La dizione del documento non incon-
trovertibile, ma se cos fosse come appare plau-
1. Roma, Santa Maria dellAnima in una
veduta intorno al 1890. visibile il
basamento originario della facciata
(foto Alinari).





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
sibile anche in relazione alla consistenza delle
opere realizzate nel Cinquecento significhe-
rebbe che la chiesa quattrocentesca aveva la lar-
ghezza della navata centrale e il passo delle cam-
pate analoghi a quelli della chiesa successiva,
rispetto alla quale doveva essere di una campata
pi corta
10
. Si trattava, per lepoca, di una costru-
zione di notevole importanza, una delle pochis-
sime eseguite exnovo, con volte, e per di pi a tre
navate, anzich secondo il pi comune e sempli-
ce impianto a navata unica. Dopo uninterruzio-
ne dei lavori in concomitanza con la partenza di
Eugenio I V per Firenze, la confraternita, ormai
monopolizzata da un gruppo omogeneo di ricchi
prelati, provvide al completamento delledificio
tra il 1443 e il 1449
11
. Durante la seconda met
del secolo i curiali mantennero il controllo del-
listituzione
12
e limportanza dellAnima testi-
moniata anche dal notevole numero di consacra-
zioni di vescovi tedeschi svoltesi in quegli anni
nella chiesa
13
. Tuttavia, la politica papale non
sempre risult favorevole agli interessi della con-
fraternita
14
, mentre, nellambito di una crescente
italianizzazione dei livelli pi alti della curia pon-
tificia, si verific una certa riduzione della pre-
senza tedesca nella maggior parte delle sezioni
curiali e soprattutto nelle posizioni pi impor-
tanti
15
. Daltra parte, in questo stesso periodo,
aumentano i segni dei legami tra la confraternita
e limpero tedesco, sia per quanto concerne le
citate consacrazioni vescovili, le celebrazioni
legate a eventi riguardanti la famiglia imperiale o
le visite di importanti dignitari tedeschi, sia per
laccresciuta presenza, allinterno dellammini-
strazione dellAnima, di elementi provenienti da
ogni parte dellimpero
16
. A livello pi generale, la
nomina dei cardinali tedeschi era di fatto subor-
dinata ai servizi resi allimpero, e in particolare
agli Asburgo, ossia sostanzialmente al ruolo eser-
citato nellazione diplomatica
17
. I n questo quadro
quindi verosimile che la posizione comunque
ragguardevole raggiunta dalla confraternita del-
lAnima presso la curia pontificia possa averle
conferito un importante ruolo di mediazione tra
il papato e limpero
18
.
Il programma e il progetto iniziali
I l 24 settembre 1499 i membri della confrater-
nita si riuniscono per deliberare la costruzione
di una nuova chiesa, che non sfiguri al confron-
to con le chiese gi edificate a Roma, in forme
decorose e moderne, da altre nazioni
19
. Tra i fini
del programma architettonico vengono ricorda-
ti lonore della nazione germanica e il decoro
della citt di Roma. Si dichiara, inoltre, che lo-
pera sarebbe stata composta secondo il costume
tedesco: a giudicare da tale indicazione, i motivi
per la ricostruzione della chiesa esistente, com-
pletata da appena cinquanta anni, non sembrano
risiedere, in quel momento, nel desiderio di
110
conferire al nuovo edificio aggiornate forme
rinascimentali, quanto, pi in generale, nella
volont di avere una chiesa pi grande e digni-
tosa della precedente, capace di rispondere a
rinnovate esigenze di carattere funzionale e rap-
presentativo. I n tale programma preliminare, i
confratelli ricordano, inoltre, lantichit dello-
spedale di Santa Maria dellAnima, per sottoli-
nearne il prestigio rispetto ad analoghi istituti
successivamente fondati a Roma da diverse
nazioni. La chiara affermazione del carattere
tedesco dellopera e lesplicito confronto istitui-
to con le altre nuove chiese nazionali, tra le quali
doveva spiccare quella degli spagnoli, mostra la
volont di misurarsi proprio con le istituzioni
similari, in quanto a posizione politica, che ave-
vano commissionato tali edifici
20
.
I l 25 settembre 1499, giorno successivo alla
prima deliberazione, i confratelli si riuniscono
ancora e redigono una relazione che fornisce
indicazioni dettagliate sul programma costrutti-
vo e sul progetto architettonico della chiesa
21
.
Tra i membri incaricati di seguire lopera in ogni
suo aspetto, ruolo preminente rivestito dal
cardinale Giovanni Burcardo, originario di Stra-
sburgo, a Roma dal 1467, provisore della con-
fraternita dal 1494, personaggio di spicco della
comunit germanica romana e maestro di ceri-
monia pontificio
22
. Da quanto dichiarato nella
relazione, il primo passo da compiere per la rea-
lizzazione dellopera sarebbe consistito nel-
linformare del programma il cardinale di San
Giorgio Raffaele Riario, camerlengo, e quindi
massima autorit per le questioni finanziarie
concernenti anche ledilizia. Questi avrebbe
dovuto fare in modo che per lampliamento
della chiesa venisse concessa una porzione di
suolo pubblico che, secondo la non chiarissima
dizione del documento, doveva essere compresa
entro i cinque palmi e situata in corrispondenza
degli angoli anteriore e laterale della struttura. I
primi lavori da eseguire sarebbero consistiti
nella demolizione dei muri laterali e della parte
anteriore dellantica chiesa, seguiti dalle opere
di fondazione e di elevazione dei nuovi muri
23
; il
tutto utilizzando maestranze lombarde pagate
alla giornata. Almeno in prima istanza, era dun-
que previsto uno smantellamento soltanto par-
ziale delledificio quattrocentesco.
La relazione prosegue con la descrizione del
progetto, che prevedeva una chiesa costituita da
tre navate suddivise da dieci colonne, con un
coro e dodici cappelle laterali; si precisa inoltre
che tutti gli spazi, coperti a volta, avrebbero
avuto la medesima altezza. Nonostante il prece-
dente riferimento allutilizzazione di mano do-
pera lombarda, si stabilisce poi che per le finitu-
re lapidee di porte e cappelle si sarebbe impe-
gnato un certo numero di scalpellini apposita-
mente chiamati dalla Germania e che del loro





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
fermazione di una specifica identit culturale
nazionale, allinterno di un contesto straniero
24
.
I noltre, la citata dimestichezza del Burcardo con
qualificate maestranze tedesche appare collegata
alla recente realizzazione della casa romana del
cardinale, con elementi di dettaglio marcata-
mente gotici, tuttora visibili nelle superstiti parti
quattrocentesche
25
. I l reclutamento di lapicidi
direttamente dalla Germania avrebbe dunque
dovuto assicurare nella chiesa, come gi nella
casa del Burcardo, la piena aderenza, fin nella
definizione dei particolari, ai caratteri dellar-
chitettura gotica tedesca. I l progetto descritto
doveva essere rappresentato in un disegno oggi
scomparso, pi volte citato nella relazione,
riguardante, a quanto pare, anche la definizione
dellalzato. Prevedendo sei campate anzich
quattro, il disegno non sarebbe per stato corri-
spondente con quanto effettivamente realizzato.
Lo scritto si riferisce poi allauspicato inter-
vento nellimpresa architettonica di un altro
importante prelato, il cardinale senese France-
sco Todeschini-Piccolomini, nipote di Pio I I e
futuro papa Pio I I I , fortemente legato allimpe-
ro e protettore della nazione germanica
26
, affin-
ch intercedesse per ottenere il consenso dello
stesso pontefice alla realizzazione dellopera,
anche in considerazione del timore che i vicini
frati di Santa Maria della Pace potessero in
qualche modo ostacolare i lavori. I mportante
rilievo dato infine alle modalit di finanzia-
mento dellimpresa, attraverso i fondi, in gran
parte provenienti dagli Stati tedeschi, depositati
presso la filiale romana della banca dei Fugger
27
.
I nfine, alla stesura e descrizione del pro-
gramma pu forse essere collegata la testimo-
nianza del Vasari, secondo cui, allinizio del sog-
giorno romano, Bramante trovossi [] alla
deliberazione di Santa Maria de Anima fatta
condurre poi da uno architetto tedesco
28
. La
possibilit di una partecipazione di Bramante, da
intendersi probabilmente come consulenza o
intervento parziale
29
, potrebbe tuttavia riferirsi
anche a un diverso momento del processo pro-
gettuale ed esecutivo
30
.
La concessione della licenza
Dopo la relazione del 25 settembre, il successi-
vo 29 ottobre Giovanni Burcardo riferisce di
aver ottenuto dal pontefice la facolt di demoli-
zi one e ri costruzi one del l a chi esa
31
. I l 23
novembre dello stesso anno, viene dunque ini-
ziata, per mano dello stesso Burcardo, la regi-
strazione delle spese pro erectione et structura
nove ecclesie
32
.
del 21 febbraio 1500 la lettera di concessio-
ne della licenza a demolire e ricostruire la chiesa
e a occupare con la nuova struttura una certa
parte di suolo pubblico
33
. Lo scritto stabilisce che
tale parte dovesse essere delimitata dalla corda
111
reperimento si sarebbe occupato Giovanni Bur-
cardo, il quale, in proposito, aveva esperienza e
conoscenze. Tali indicazioni corrispondono evi-
dentemente a una preci sa di chi arazi one di
intenti. Ci riferiamo, innanzi tutto, alla prescri-
zione di un impianto a Hallenkirche: ladozione
del caratteristico sistema spaziale con alte nava-
te luminose che gi Pio I I , suggestionato dai
modelli tedeschi, aveva importato nel duomo di
Pienza appare in questo caso finalizzata allaf-
2. Roma, Santa Maria dellAnima,
pianta e sezione longitudinale
(da P.M. Letarouilly, Edifices de Rome
moderne, I-III, Lige 1849-66, I, tav. 68).





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
tesa tra langolo dellospedale della confraternita
prospiciente la porta laterale della chiesa di Santa
Maria della Pace e laltro angolo in corrispon-
denza della strada Millina, ossia dellodierna via
di Santa Maria dellAnima. Tale indicazione si
collega alla citata richiesta di suolo pubblico con-
tenuta nella relazione del 25 settembre 1499
relativa a una superficie compresa entro i cinque
palmi e posta in corrispondenza degli angoli
anteriore e laterale della chiesa
34
e ne chiarisce
il senso: si trattava, evidentemente, di colmare
unirregolare rientranza della propriet lungo il
fianco della chiesa verso il vicolo della Pace. I l
provvedimento appare perfettamente in linea
con i nuovi criteri di razionalizzazione dello spa-
zio urbano, tesi a ottenere viae rectae, in luogo
degli irregolari percorsi di ascendenza medioeva-
le
35
. I l pubblico decoro della citt, elencato tra i
fini della ricostruzione cinquecentesca di Santa
Maria dellAnima, avrebbe cos coinciso con il
nuovo assetto previsto per la chiesa. Riguardo
allandamento irregolare del fianco verso la Pace,
lipotesi pi plausibile che ledificio dellospe-
dale, posto dietro la chiesa, sporgesse di cinque
palmi rispetto al suo lato. I n tal modo, il suolo
pubblico concesso sarebbe consistito in un trian-
golo lungo e stretto, con il vertice verso via del-
lAnima e la base di cinque palmi verso lospeda-
le, in corrispondenza dellangolo di fronte a
Santa Maria della Pace. Come vedremo, la zona
contigua allospedale, sempre appartenente alla
confraternita, sarebbe stata occupata dalla quarta
campata corrispondente allampliamento cinque-
112
centesco della chiesa, la cui parete esterna si
sarebbe cos potuta allineare con la parte rima-
nente del fianco (ill. 3). A questo punto, conside-
rando le dimensioni del suolo richiesto e le pro-
porzioni della chiesa, appare plausibile che anche
ledificio quattrocentesco presentasse vere e pro-
prie cappelle, anzich semplici altari parietali
come finora ipotizzato. Tali cappelle dovevano
svilupparsi, probabilmente, con andamento
parallelo ai sostegni tra le navate. Linclinazione
del fianco avrebbe cos determinato la profondit
variabile delle cappelle attuali, ma avrebbe per-
messo la regolarizzazione dellesterno delledifi-
cio e dello stesso spazio urbano. Una diversa
interpretazione della licenza stata data in passa-
to dal Lohninger, secondo il quale la porzione
accordata di suolo pubblico sarebbe risultata net-
tamente inferiore a quanto richiesto dalla confra-
ternita, tanto da imporre una radicale riduzione
dimensionale del progetto iniziale
36
. I n realt,
come si visto, lampliamento concesso appare
del tutto concordante con la misura compresa
entro i cinque palmi poco pi di un metro
richiesta dai confratelli. Lipotesi di Lohninger
collega inoltre la revisione del progetto allinter-
vento di Bramante, venendo a condizionare i suc-
cessivi contributi sulla chiesa, che immancabil-
mente riprendono lidea
37
. vero, come si
visto, che il progetto descritto nella relazione del
1499 non corrisponde nel numero delle campate
con quanto effettivamente realizzato; ci tuttavia
non sembra essere collegato a un problema di
dimensioni dellarea disponibile. Al momento,
dunque, le ragioni e la datazione del cambiamen-
to rimangono un problema aperto.
Accanto alla regolarizzazione del fianco,
viene probabilmente prevista e in breve realizza-
ta la simmetrica inclinazione del muro che deli-
mita le cappelle dalla parte opposta, invadendo
lo spazio della casa vicina. Tale casa subisce
infatti gravi danni fin dallinizio della costruzio-
ne della chiesa, deve essere puntellata e riparata
e rimane inabitabile fino alla ricostruzione,
intrapresa da Giovanni Sander nel 1508
38
.
Lesecuzione
All11 aprile 1500 risale la simbolica collocazio-
ne della prima pietra da parte dellambasciatore
di Massimiliano I , Matthias Scheidt vescovo di
Seckau, che conferiva in tal modo alla nuova
fabbrica il sigillo imperiale
39
.
Lo svolgimento e le spese dei lavori conti-
nuano a essere personalmente registrati dal
Burcardo fino al settembre 1501
40
. La docu-
mentazione prosegue sullo stesso registro, per
mano dei diversi provisori responsabili della
fabbrica, testimoniando diverse e lunghe inter-
ruzioni delle attivit, fino al 1514
41
. Essa inte-
grata da altri documenti in proposito prodotti
dalla confraternita. Dopo il 1514, oltre a un
3. Schema ricostruttivo sulla base
della pianta regolarizzata di Letarouilly.
In bianco: lingombro della chiesa vecchia.
A tratteggio: larea interessata
dallampliamento cinquecentesco,
comprendente la porzione di suolo pubblico
verso il vicolo della Pace concessa nel 1500,
il simmetrico allargamento sullarea
della casa vicina, il coro e la quarta campata
con le due cappelle laterali (disegno di R.
Samperi).





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
resoconto di spese per la fabbrica tra il dicem-
bre 1515 e il dicembre 1516
42
, la principale
fonte documentaria costituita da tre stime dei
lavori di scalpello, eseguiti nel corso dellintero
cantiere
43
. Finalizzeremo lanalisi di tali testi-
monianze a una ricostruzione dello svolgimen-
to dei lavori e a un confronto tra indicazioni del
programma e del progetto iniziali ed esecuzio-
ne dellopera. Fondamentali a questo proposito
saranno losservazione diretta delledificio e il
rilievo della facciata
44
.
1500-1504
Come stabilito nel programma, le prime opere
di costruzione riguardano, a partire dal 20 apri-
le 1500, le pareti esterne delledificio, sulla stra-
da e sul vicolo laterale
45
. Mentre linterno della
chiesa quattrocentesca era ancora in piedi, sono
queste parti a richiedere per prime una nuova
configurazione: per esse i nuovi tempi impone-
vano qual i t di decoro e rappresentati vi t,
ri spetto al l e qual i l assetto quattrocentesco
doveva evi dentemente appari re i nadeguato,
riguardo sia allalzato, sia, come si visto per il
fianco, alla disposizione planimetrica. Come
previsto dallinizio, le pareti dovevano essere
state precedentemente demolite, sebbene tale
operazione non sia esplicitamente ricordata
nelle registrazioni. Nei pagamenti alle mae-
stranze e ai fornitori, il documento non specifi-
ca sempre la parte della costruzione interessata
dal lavoro prestato o dal materiale fornito; non
tutti i lavori eseguiti sono quindi direttamente
menzionati. I n ogni modo, il primo pagamento
dopo la posa della prima pietra riguarda Barto-
lomeo Lante da Fiesole, lapicida, per la realizza-
zione del basamento da porre allesterno
46
. La
scelta del maestro toscano non sembra in linea
con lintenzione di impiegare scalpellini tede-
schi espressa nel programma costruttivo. Tale
divergenza ribadita dopo pochi giorni dalla
notizia del licenziamento di un lapicida tedesco
chiamato in precedenza dalla Germania
47
. Come
risulta dai documenti, i successivi lavori in pietra
in tutto ledificio vengono eseguiti, fino alla
conclusione dellopera pi di due decenni dopo,
113
4. Roma, Santa Maria dellAnima,
particolare della base delle paraste del primo
ordine della facciata e del proseguimento
delle modanature lungo la parete.
dallo stesso Bartolomeo Lante, coadiuvato alli-
nizio da un altro toscano, Andrea di Tommaso
da Settignano
48
. Da ricordare che il Lante, atti-
vo a Roma fino al 1545, inoltre incaricato, nel-
lagosto dello stesso 1500, dei lavori di scalpello
nella realizzazione del progetto bramantesco
per il vicino chiostro di Santa Maria della Pace,
forse affiancato anche in quel caso da Andrea di
Tommaso, citato come garante nellatto che
regola lo svolgimento di quei lavori
49
. Anche in
considerazione dellaggiornato profilo del basa-
mento (ill. 4) vi quindi, gi allinizio del can-
tiere, un cambiamento nelle scelte stilistiche, in
direzione di una pi moderna definizione for-
male. Tale nuovo orientamento confermato
dalla scelta, documentata fin dallinizio della
costruzione, di un raffinato paramento in matto-
ni da associare alle membrature in travertino.
Nei mesi di giugno, luglio e agosto, registrata
lingente fornitura di mattoni mediani da arrota-
re, destinati alla parte esterna delle pareti ante-
riore e laterale
50
. Contemporaneamente, vi sono
altri pagamenti a Bartolomeo Lante e ad Andrea
da Settignano per il basamento e le paraste lapi-
dee della facciata
51
. La costruzione dei muri
doveva intanto procedere: in estate e in autunno
vi sono generici riferimenti alla porta e alle fine-
stre, da identificare forse con quelle verso il
vicolo
52
; nel gennaio 1501, compare un paga-
mento per la serratura della porta del nuovo
muro della chiesa
53
. I n febbraio, un nuovo paga-
mento ai due scalpellini riguarda ancora la fattu-
ra delle paraste, che, secondo la non chiara
espressione del documento, sembra dovessero
essere scolpite fuori opera e successivamente
poste sulla parete
54
. Finiti cos i riferimenti alla
facciata, nei mesi che seguono, oltre ai citati
lavori nella casa vicina, da rilevare lo svolgi-
mento delle opere di fondazione per la costru-
zione del coro
55
. Le registrazioni per mano del
Burcardo si concludono nel settembre 1501,
indicando una prima interruzione dei lavori.
del luglio 1502 la notizia secondo la quale
laltezza della nuova costruzione era di circa 30
piedi, corrispondente, grosso modo, a quella del
primo ordine. Tale informazione sullo stato
della fabbrica era stata richiesta ai provisori di
Santa Maria dellAnima dal procuratore che la
confraternita aveva a Magonza, fin dal secolo
precedente, per la riscossione del denaro ricava-
to in Germania soprattutto con la vendita delle
indulgenze
56
. La notizia collegata alle difficolt
finanziarie in cui doveva trovarsi allora la con-
fraternita e alla conseguente impossibilit a por-
tare avanti la costruzione della chiesa. Nono-
stante i diversi capitoli di entrate di cui lAnima
poteva giovarsi fin dalla sua fondazione, vi sono
in questi anni, e per tutto il pontificato di Giu-
lio I I , diverse testimonianze relative allinsuffi-
cienza dei fondi da destinare al cantiere
57
. Anco-





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
ra nel febbraio 1504 la costruzione non era
ripresa e il nuovo responsabile della fabbrica, il
provi sore Bernardo Scul teti , sostenendo l a
necessit di continuare i lavori, afferma realisti-
camente che ci sarebbe stato possibile solo
provvedendo a un incremento delle entrate
58
.
1504-1510
Nel maggio 1504 viene stipulato il contratto con
due muratori di Caravaggio per la realizzazione
del coro e della sacrestia
59
. Giovanni Burcardo,
divenuto nel frattempo vescovo di Orte, non
compare pi come diretto responsabile della
costruzione
60
, ma coordina comunque liniziati-
va, come dimostrano anche le annotazioni di suo
pugno sul contratto. I n questo, i muratori si
impegnano a condurre il lavoro secondo le diret-
tive dei confratelli, seguendo fedelmente le fon-
dazioni gi realizzate, come si visto, alcuni anni
pri ma. Contemporaneamente, i l 7 maggi o,
riprende la registrazione delle spese di costruzio-
ne, limitatamente alla struttura del coro, a opera
dello Sculteti
61
. Nei mesi successivi, il Burcardo,
assente da Roma, continua a guidare la realizza-
zione dellopera: si conserva infatti una lettera
del 21 agosto, inviatagli dallo Sculteti, per avere
indicazioni riguardanti, tra laltro, le volte del
coro e della sacrestia
62
. Risposte e chiarimenti
vengono annotati dal Burcardo sullo stesso
foglio, in attesa di intervenire personalmente al
suo ritorno, previsto per il successivo 1 novem-
bre: si tratta di prescrizioni molto precise, che
114
entrano direttamente nel merito del progetto
esecutivo, attente ai rapporti altimetrici tra il
coro e la restante parte delledificio e corredate
da misure. cos documentato il ruolo attivo e
decisionale ricoperto dal Burcardo in ambito
progettuale ed quindi giustificata lipotesi, gi
avanzata da altri anche in relazione alla testi-
monianza vasariana sulla conduzione dellopera
da parte di un tedesco , che il cerimoniere abbia
svolto funzioni assai vicine a quelle di architetto,
almeno per alcuni aspetti della costruzione
63
.
Nei mesi successivi i lavori per il coro prose-
guono, con numerosi riferimenti, nel registro
delle spese, alla fattura delle volte
64
. Un compu-
to di contenuto non precisato, relativo alla
costruzione di una volta e di un tetto, affidato
a un certo maestro Andrea fiorentino, muratore
ed esperto, per il compenso di un ducato doro
65
.
Lipotesi che si tratti del Sansovino stata esami-
nata dalla Weil-Garris, la quale lascia la questio-
ne aperta, rilevando la difficolt, ma non lasso-
luta impossibilit, che in quel periodo Andrea si
trovasse a Roma
66
. La costruzione prosegue per
tutto il 1505 con opere di finitura, tra le quali
numerosi lavori in pietra eseguiti da Bartolomeo
Lante
67
. I l 25 febbraio 1506 la fabbrica del nuovo
coro viene dichiarata ufficialmente conclusa
68
(ill.
5). I ntanto, nel luglio 1505, era iniziato lo scavo
delle fondazioni di pilastri della navata centrale,
definiti come duso allepoca indifferentemente
anche colonne
69
; non chiaro, tuttavia, a quali e
quanti pilastri si faccia riferimento. Poi, dopo il
marzo 1506, i lavori subiscono unaltra interru-
zione, riprendendo solo nel novembre 1507, con
un nuovo elenco delle spese pro continuatione
fabri ce eccl esi e , a opera del provi sore C.
Wirrt
70
. Le opere documentate sono scarse e si
interrompono del tutto tra il luglio 1508 e il
marzo 1509. Alla ripresa, vi sono ancora paga-
menti a Bartolomeo Lante e, a partire dal giugno
1509, si lavora alla fabbrica delle due cappelle
verso il coro e a opere di pittura e rifinitura di
questo
71
. La citazione di lavori per le fondazioni
di un primo e di un secondo pilastro potrebbe
essere riferita ai due pilastri che delimitano la
campata di fronte al coro, dalla parte opposta
rispetto ad esso; qualche incertezza nellidentifi-
cazione data per dal fatto che tra i pagamenti,
nello stesso periodo, sono ricordate anche le fon-
dazioni di due pilastri dellospedale
72
. A ogni
modo, il 23 novembre 1510, vi la consacrazio-
ne dellaltare maggiore, del coro e della campata
ad esso prospiciente, con una delle cappelle
73
.
Tale parte, compresa laltra cappella non ancora
consacrata, veniva presumibilmente ad accostar-
si al corpo dellantica chiesa, il quale, a quanto
risulta, fino a quellepoca, non doveva essere
stato demolito, se non in minima parte (ill. 3). A
questo proposito, il registro delle spese cita,
accanto alle porte della chiesa nuova, un non
5. Roma, Santa Maria dellAnima,
veduta dellinterno verso il coro.





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
meglio identificato cancello rustico vicino alla
chiesa antica
74
. Un mese prima della consacrazio-
ne inoltre ricordato il trasporto di materiale
proveniente dalle macerie della chiesa vecchia
75
;
ci potrebbe essere interpretato come la prova
che questa sia stata allora completamente demo-
lita
76
, ma in realt non possibile accertare len-
tit della demolizione, che potrebbe pi verosi-
milmente essersi limitata solo a una parte
77
. Nel
corso dei lavori descritti, testimoniato, nel gen-
naio 1510, un nuovo pagamento (2 ducati e 6
carlini) a un maestro Andrea fiorentino, definito
stavolta scalpellino e architetto, pro suis consi-
liis in fabrica datis ac assistentia facta in dicta
fabrica ; sempre la Weil Garris ritiene in questo
caso possibile che si tratti di Andrea Sansovino
78
.
1511-1516
Dopo la consacrazione della nuova zona presbi-
teriale, i pagamenti registrati non consentono
una precisa interpretazione delle corrispondenti
115
6. Roma, Santa Maria dellAnima,
particolare del primo ordine della facciata
in una foto della seconda met dellOttocento:
visibile il basamento originario
(Roma, Ministero per i Beni e le Attivit
Culturali, Istituto Centrale per il Catalogo
e la Documentazione).
prestazioni. Nel luglio 1511, il pagamento a un
ignoto pittore per un modello del frontespizio
potrebbe essere riferito alla facciata o a una
parte di essa, ma lindicazione troppo generica
per poterne trarre conclusioni significative
79
. Vi
poi il gi citato lavoro pro continuatione di
quattro colonne della navata, riportato nel
dicembre successivo
80
e interpretabile, come si
visto, in riferimento ai preesistenti sostegni
quattrocenteschi. Piuttosto generiche e scarsa-
mente significative appaiono inoltre le registra-
zioni tra il 1511 e il 1514, riferite in gran parte
a opere del lapicida Bartolomeo Lante
81
. Nel
giugno 1514, infine, compare la notizia del
completamento delliscrizione nel fregio della
trabeazione inferiore della facciata, nella quale,
peraltro, indicato lo stesso anno
82
. Le registra-
zioni relative ai lavori riprendono, tra il dicem-
bre 1515 e il dicembre 1516, a cura dellallora
responsabile della fabbrica, il cardinale olandese
Willem van Enckenvoirt
83
. Le opere sono chia-
ramente riferite al corpo delle navate e riguar-
dano le cappelle e i pilastri; la genericit delle
indicazioni non consente per di precisare len-
tit dei lavori. Dellottobre 1516 poi un chiaro
cenno alla realizzazione delle finestre sopra lin-
gresso della chiesa
84
.
Le stime dei lavori di scalpello
Concluse le registrazioni contemporanee allo
svolgimento dei lavori, la documentazione sulla
fabbrica contiene tre stime dei lavori di scalpello
eseguiti da Bartolomeo Lante allinterno della
chiesa, in facciata, nel fianco verso la Pace e nel
campanile. La prima, non datata, un computo
fornito dallo stesso lapicida
85
; le altre due, datate
rispettivamente al 1526
86
e al 1527
87
, sono redat-
te dallo scalpellino Menicantonio de Chiarellis,
gi sovrintendente della fabbrica di San Pietro
88
.
Si tratta di documenti molto successivi alla con-
clusione della costruzione, che, in base alla pre-
senza dello stemma di Adriano VI nellordine
superiore della facciata, viene concordemente
collocata non oltre il breve pontificato di que-
stultimo, tra il 1522 e il 1523; a parte i tre por-
tali, realizzati come noto successivamente
89
.
Li ndetermi natezza cronol ogi ca del l e opere
descritte nelle stime pu farne ipotizzare soltan-
to una datazione relativa. I noltre le stesse opere,
soprattutto riguardo agli ordini della facciata,
non sono sempre facilmente identificabili; lin-
terpretazione che segue dunque basata sul con-
fronto fra le tre stime e sugli altri dati emersi dai
documenti. La prima stima, composta da Lante,
comprende i lavori allinterno della chiesa e, per
quanto riguarda la facciata, si limita, a quanto
pare, per il primo ordine, ai capitelli e alla tra-
beazione e, per il secondo, alla parte inferiore
delle paraste e alle tre finestre
90
; viene inoltre
ricordato il pilastro angolare a conclusione della





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
parete laterale, di fronte a Santa Maria della
Pace. Le stesse opere sono riportate nella terza
stima, con la differenza che in questa vengono
integralmente citati gli elementi del primo e del
secondo ordine della facciata
91
. La seconda stima
riguarda chiaramente il terzo ordine della faccia-
ta, la trabeazione sul fianco verso la Pace con il
sottostante capitello del pilastro angolare, il cam-
panile, il piano della scala davanti alla chiesa e
alcune rifiniture dellinterno
92
. Le due stime ese-
guite da Menicantonio de Chiarellis sono dun-
que complementari e sembrano riguardare tutti i
lavori in pietra eseguiti da Bartolomeo Lante fin
dallinizio della costruzione. I l computo redatto
da Lante sembra invece riferito a un periodo pi
circoscritto, non comprendendo n basamento e
paraste del primo ordine della facciata, eseguiti,
come si visto, tra il 1500 e il 1501, n il com-
pletamento del secondo ordine, n infine le
opere considerate a parte da Menicantonio nella
seconda stima. Le opere citate da Lante potreb-
bero quindi essere collocate tra il 1504 anno
della ripresa dei lavori con la fabbrica del coro,
durante la quale compaiono pagamenti allo scal-
pellino e un momento non sappiamo quanto
posteriore al 1516, anno in cui sono documenta-
ti lavori alle finestre del secondo ordine della fac-
ciata e allinterno della chiesa; non possibile, al
momento, giungere a una definizione pi preci-
sa. Differita di qualche tempo rispetto a tali
opere sembra essere lesecuzione di capitelli e
trabeazione del secondo ordine della facciata,
seguita dalla realizzazione del terzo ordine, della
trabeazione sul fianco e del campanile
93
.
Riepilogo (1500-1523)
Sulla base dei dati finora esposti, possibile trar-
re alcune conclusioni sullandamento della fabbri-
ca ed evidenziare i punti ancora problematici. Le
opere con le quali si d inizio al cantiere appaio-
no come radicale ristrutturazione e ampliamento
della chiesa preesistente, senza interessare, tutta-
via, il nucleo principale del corpo longitudinale:
da una parte, la necessaria riconfigurazione delle-
sterno, avviata tra contrastanti scelte linguistiche
e lentamente portata avanti nel corso degli anni;
dallaltra, il prolungamento del corpo longitudi-
nale e la realizzazione di un coro totalmente
nuovo. Limpianto di questultimo, estremamente
allungato e privo sui lati di cappelle orientate,
appare collegato alla difficolt di inserimento nel
ristretto spazio disponibile ed stato accostato a
esempi bramanteschi
94
. Oltre a ci, ne va segnala-
ta levidente analogia, anche in rapporto alla
disposizione del corpo longitudinale, con soluzio-
ni planimetriche presenti in diverse Hallenkirchen
austriache
95
. I n relazione a questo, il diretto inte-
ressamento del Burcardo al progetto e alla realiz-
zazione del coro e limpegno degli esecutori a
seguire le direttive dei confratelli sembrano con-
fermare per lopera una matrice tedesca. Riguar-
do al corpo della chiesa vecchia, esso rimane in
piedi a lungo e non detto che venga demolito
completamente. Lipotesi della riutilizzazione di
quattro sostegni delledificio quattrocentesco
appare ragionevole, anche in considerazione del
fatto che i due pilastri costruiti ex novo vanno coe-
rentemente riferiti alla campata aggiunta
96
. I l
cambiamento del progetto iniziale, proprio in
relazione al numero delle campate, potrebbe allo-
ra essere dovuto alla scelta, economicamente van-
taggiosa, di riutilizzare fondazioni e sostegni della
chiesa preesistente. Come si visto, le testimo-
nianze sui lavori nella zona corrispondente alla
chiesa vecchia, svolti prevalentemente a partire
dal 1511 e soprattutto nel corso del 1516, sono
piuttosto laconiche. Pilastri e cappelle sono citati
esplicitamente, ma la mancanza di riferimenti alla
realizzazione delle volte potrebbe addirittura far
pensare alla possibilit, anche in questo caso, di
una riutilizzazione di strutture quattrocentesche.
Ci tuttavia, nello stato attuale delle conoscenze,
pu essere escluso per una serie di motivi: le testi-
monianze relative al completamento dei quattro
sostegni sembrano riguardare un loro aumento in
altezza; la stessa notevole altezza delle volte attua-
li appare eccessiva rispetto alle possibili propor-
zioni di una chiesa romana della prima met del
Quattrocento; infine, nel programma iniziale, la
descrizione dei grandi spazi voltati disposti su una
medesima altezza sembra riferita a una prescrizio-
ne progettuale, difficilmente compatibile con la
possibilit che le volte fossero gi esistenti. Quin-
di, la costruzione delle volte sulle tre campate
della chiesa preesistente dovette avvenire proba-
bilmente intorno al 1516 o anche successivamen-
te, dopo linterruzione delle registrazioni dei
lavori. Laltezza di tali volte, tuttavia, deve essere
stata stabilita fin dalle fasi iniziali, in quanto,
come previsto nel progetto, analoga a quella del
coro fondato nel 1501 e terminato nel 1506. La
realizzazione della facciata, il cui primo ordine
concluso nel 1514, procede probabilmente, per il
secondo ordine, in concomitanza con lesecuzio-
ne delle parti interne pilastri e volte poste alla
medesima altezza. Come si visto, sulla base delle
opere elencate nelle diverse stime, il completa-
mento del secondo ordine potrebbe appartenere a
un periodo successivo rispetto allesecuzione delle
parti inferiori; una nuova interruzione sembra
precedere la realizzazione del terzo ordine. La
costruzione, a quanto pare ancora gravemente
incompiuta intorno al 1519-20
97
, dovette essere
conclusa entro il 1523. Come si vedr, proprio
nella conformazione della facciata sembrano con-
densarsi le diverse scelte e intenzioni che segnano
il processo progettuale ed esecutivo. Lanalisi di
essa pu quindi contribuire a rendere pi chiara la
successione di tali scelte, coinvolgenti pi in
generale lintero edificio.
116





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
Larchitettura della facciata
I dati acquisiti sulla cronologia della fabbrica
verranno quindi messi in relazione con larchi-
tettura della facciata, procedendo, in primo
luogo, a una sua diretta osservazione. Riguardo
allimpostazione generale, stato gi sottolinea-
to il carattere aggiornato della scelta di associa-
re pietra e mattoni, documentata in Santa Maria
dellAnima gi nel 1500. Tale accostamento,
impiegato a Roma fin dallultimo periodo del
pontificato di Sisto I V, adottato nellultimo
decennio del Quattrocento nei fianchi del palaz-
zo della Cancelleria e, nello stesso 1500 o poco
prima, nel palazzetto Turci
98
. Come in tali casi,
anche in Santa Maria dellAnima i mattoni,
tagliati e arrotati, hanno una trama isodoma,
ossia con disposizione di taglio e giunti in corri-
spondenza delle mezzerie dei filari vicini; inol-
tre, come in alcune campate del palazzetto
Turci, la distanza tra gli elementi lapidei calco-
lata sulla dimensione dei mattoni. Rispetto agli
esempi quattrocenteschi, in Santa Maria dellA-
nima il modulo di cinque corsi di mattoni
notevolmente pi basso, attestandosi intorno ai
17 cm
99
e presentando quindi giunti sottili e, al
posto dei mattoni ordinari, ridotte mezzanelle,
denominate nei documenti mattoni mediani. La
finezza dellapparecchio murario, confrontabile
con quella di palazzetto Turci e con quanto
appare alcuni anni pi tardi nel cortile inferiore
del Belvedere
100
, risulta dunque piuttosto preco-
ce. Va inoltre sottolineato il ruolo di preminen-
za assunto qui dalla cortina laterizia rispetto ai
casi precedenti, attraverso limpiego nel fronte
principale di una chiesa
101
. Linnovativa associa-
zione di pietra e laterizio e la stessa accuratezza
del paramento contrastano con lelementare
intelaiatura che gli ordini disegnano sulla parete.
I l piano rettangolare, ma assai vicino al quadra-
to, scandito, fin da terra, dalla sovrapposizione
di tre ordini tutti corinzi, con paraste di arcaiche
proporzioni allungate, rinforzate dal doppio
partito soltanto ai margini della facciata (ill. 7). I
ritmi, i rapporti e la definizione delle parti
appaiono sostanzialmente uniformi e non sem-
brano suggerire la volont di stabilire una gerar-
chia tra le diverse componenti. Lelementare
articolazione degli ordini sul piano della parete
117
7. Roma, Santa Maria dellAnima,
prospetto verso via di Santa Maria
dellAnima (rilievo di R. Samperi).





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
tro
103
. I n Santa Maria dellAnima, un analogo
disegno di rilievo che unisce prospetto e sezione
trasversale ne evidenzia invece la mancanza di
relazioni, rivelando unimpostazione del tutto
diversa (ill. 8).
A questo punto, unosservazione ravvicinata
degli elementi della facciata, sempre unita ai
dati di collocazione cronologica, pu fornire
indicazioni utili allindividuazione delle scelte
che sottendono ai descritti esiti formali. Per
quanto riguarda il primo ordine, la diversa data-
zione del basamento rispetto ai capitelli e alla
trabeazi one cori nzi , emersa dai documenti ,
trova riscontro nelle caratteristiche di tali parti
e nella scarsa concordanza tra di esse (ill. 6, 10).
Ci che i documenti definiscono basamento
pu essere riferito allinsieme costituito dalle
basi delle paraste e dalla ripresa delle modana-
ture di queste in posizione arretrata lungo la
parete della facciata e del fianco verso la Pace
(ill. 4). I l profilo di tale elemento si distingue da
una canonica base attica, per lintroduzione di
una gola rovescia tra il toro inferiore e la scozia.
Esso pu essere accostato a simili esempi anti-
chi e rinascimentali, caratterizzati appunto dalla
presenza della gola e generalmente differenziati
tra loro per linserimento o meno di uno dei due
tori o della scozia. Nellantichit il tipo compa-
re per lo pi come basamento del piedistallo in
archi trionfali o, in forma semplificata, come
base nellordine tuscanico. Proprio negli anni
intorno al 1500, la soluzione trova un ampio
riscontro nellopera bramantesca, sia in piedi-
stalli che in paraste tuscaniche. Usata probabil-
mente, in alcuni casi, anche da Giuliano e da
Antonio da Sangallo il Vecchio, essa mostra
unesatta corri spondenza, nel l a successi one
delle modanature, con i profili bramanteschi del
basamento esterno del palazzo Castellesi e della
base dei piedistalli del cortile superiore del Bel-
vedere
104
. Come osserva Bruschi, si tratta di una
soluzione poco consueta, significativa di un
gusto raffinato e originale
105
; inoltre, rispetto
agli esempi citati, limpiego in Santa Maria del-
lAnima si colloca in un momento abbastanza
precoce, tale da far escludere che si possa tratta-
re della pedissequa ripresa di un modello noto e
gi sperimentato. Bench allepoca non fosse
ancora stabilmente definita per ciascun ordine
lassegnazione di specifici elementi e caratteri-
stiche, appare comunque improbabile, alla luce
degli esempi esistenti, il collegamento di un
simile profilo con il corinzio. Ci ribadito
dalla realizzazione differita dei capitelli e della
trabeazione in un momento di poco precedente
il 1514. Questa datazione inoltre coerente con
i caratteri pi tardi di tali elementi: ancora lega-
ti allopera bramantesca, essi dipendono chiara-
mente dalla specifica definizione dellordine
corinzio, realizzata nei modelli approntati per
118
si riflette nella totale assenza di coordinamento
tra gli stessi ordini e la disposizione strutturale
dellinterno. Laltezza costante delle tre navate,
stabilita dagli alti pilastri corinzi, con trabeazio-
ne e piedistallo, che sostengono le volte, mec-
canicamente suddivisa allesterno tra i due ordi-
ni inferiori di altezza pressoch identica. Questi,
pi che con la logica tettonica dellinterno, sem-
brano stabilire una relazione unicamente con la
posizione delle aperture di porte e finestre.
Anche lordine superiore, anteposto per gran
parte in falso agli spioventi del tetto, si sviluppa
autonomamente rispetto alla conformazione
del l edi fi ci o, presentando una termi nazi one
superiore rettilinea del tutto inusuale. I l disegno
dinsieme non trova riscontro nella contempo-
ranea ricerca sul tema della facciata di chiesa e
nella prevalente tendenza, pur nella complessa
variet delle soluzioni proposte, a stabilire una
corrispondenza pi o meno completa tra gli
ordini della facciata e limpianto delledificio,
attraverso nessi sia realmente strutturali sia sem-
plicemente visuali
102
; e, generalmente, con lin-
troduzione di una gerarchia tra le parti della fac-
ciata, in relazione allinterno. Le stesse teoria e
pratica del disegno architettonico, messe a
punto nei primi decenni del Cinquecento, pro-
pongono un tipo di elaborato che, associando in
proi ezi one ortogonal e prospetto e sezi one,
risulta evidentemente finalizzato a confrontare
le posizioni altimetriche dei diversi elementi
componenti parete di fuori e parete di den-
8. Roma, Santa Maria dellAnima,
prospetto verso via di Santa Maria
dellAnima e sezione trasversale, associati
per evidenziare il rapporto interno-esterno
(rilievo di R. Samperi).





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
San Pietro a partire dal 1507 e successivamente
ri presi dal l o stesso Bramante, con al cune
varianti, in altre opere
106
(ill. 8-10). I capitelli,
ispirati come noto a quelli del Pantheon, pre-
sentano in Santa Maria dellAnima un pi stret-
to legame con quelli dellala nord del cortile
superiore del Belvedere a destra dellemiciclo,
soprattutto per lanaloga disposizione di volute
ed elici alla medesima altezza, anzich su altez-
ze di fferenti come i n San Pi etro e nel
Pantheon
107
. Anche la trabeazione, con dentelli
e mensol e, ri prende i l ti po anti cheggi ante
messo a punto per San Pietro e replicato nella
chiesa di San Biagio
108
.
Sulla base delle considerazioni fatte, dun-
que presumibile che il basamento realizzato nel
1500 presupponesse una diversa definizione
delle altre parti dellordine. Lipotesi pi sempli-
ce che esso fosse stato predisposto per paraste
di ordine tuscanico. Ma, data la conformazione
del profilo, va considerata anche la possibilit
che fosse stato pensato in origine come base di
un piedistallo. Osservando lattacco del basa-
mento al piano della parete in mattoni, in corri-
spondenza delle interruzioni per linserimento
delle porte, esso sembra infatti suggerire, nel
listello superiore con piccolo guscio sovrappo-
sto, la necessit di un completamento in altez-
za
109
(ill. 9). singolare, inoltre, che i quattro
bl occhi del basamento separati dal l e porte
abbiano una larghezza pressoch identica: pos-
sibile che essi dovessero costituire le basi di
altrettanti piedistalli? Se cos fosse, un basamen-
to in tal modo predisposto a sostenere un piedi-
stallo avrebbe dovuto essere maggiormente
distaccato dalla parete e non avrebbe presentato
lattuale sporgenza in corrispondenza della base
della parasta. Ma se un eventuale cambiamento
di progetto fosse intervenuto allinizio dei lavo-
ri, le modifiche necessarie per adattarlo alla
situazione attuale non sarebbero state difficili,
considerando che lelemento fu probabilmente
scolpito fuori opera, come anche i documenti
lasciano pensare. Tagli e modifiche pi consi-
stenti sarebbero invece stati necessari se nella
soluzione iniziale fosse stata prevista una spor-
genza del piedistallo in corrispondenza delle
singole paraste. oggi purtroppo impossibile
rinvenire tracce di modifiche, in quanto lattua-
le basamento risulta essere frutto di unintegra-
l e sosti tuzi one avvenuta probabi l mente nei
primi decenni del secolo scorso, come denuncia
la lavorazione a bocciarda, il taglio meccanico
dei bordi e levidente manomissione dei primi
tre corsi di mattoni, per linserimento del nuovo
blocco del basamento (ill. 4). Fotografie di fine
Ottocento anteriori a tale intervento documen-
tano tuttavia laderenza dellodierno profilo a
quello originario, oltre a mostrare la presenza di
119
tagli, che, ovviamente, potrebbero semplice-
mente dipendere da esigenze costruttive (ill. 1,
6). La prosecuzione del basamento, in assenza di
ordini architettonici, lungo lintera parete sul
vicolo della Pace, si conserva in questo caso nel
suo stato originario e permette di verificare,
almeno, la rispondenza del disegno delle due
parti (ill. 12).
La supposta presenza di un piedistallo cam-
bierebbe decisamente le proporzioni e limpo-
stazione generale dellordine; nel profilo del
basamento potrebbe allora essere vista la traccia
di un iniziale progetto di facciata notevolmente
diverso, rimasto irrealizzato. Tale eventualit
verrebbe al l ora a sostanzi are l i mprovvi so
ripensamento documentato nella fase iniziale
della fabbrica. Come si visto, proprio per la
realizzazione del basamento, ladozione di un
profilo allantica scolpito da lapicidi italiani
legati alla cerchia bramantesca segna infatti un
chiaro mutamento di intenti rispetto al pro-
gramma i ni zi al e di adottare modi tedeschi
anche nella definizione dei dettagli. Si potrebbe
dunque immaginare che il carattere raffinato e
9. Roma, Santa Maria dellAnima,
particolare dellattacco del basamento
della facciata al piano della parete,
in corrispondenza dellinterruzione
per linserimento del portale.
10. Roma, Santa Maria dellAnima,
particolare del primo ordine della facciata
(rilievo di R. Samperi).





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
120
aggiornato del basamento, come della stessa
associazione pietra-mattoni, dovessero essere
legati a una composizione generale della faccia-
ta altrettanto aggiornata. Lintroduzione di un
piedistallo ben si adatterebbe a un disegno
allantica che potrebbe avere un diverso e pi
coerente sviluppo in alzato, rispetto allattuale,
meccanica sovrapposizione di ordini; ci, evi-
dentemente, anche in relazione alla possibilit
di stabilire una corrispondenza tra interno ed
esterno. Gli elementi in nostro possesso non
consentono, naturalmente, una ricostruzione di
un tal e i poteti co progetto; tuttavi a si pu
immaginare che esso avrebbe potuto risponde-
re ai suddetti requisiti, attraverso determinate
caratteristiche. Di seguito, verranno proposte
alcune riflessioni sulla possibile organizzazione
di un disegno del genere.
I n primo luogo, come gi ipotizzato, si deve
presupporre che fin dallinizio il progetto a
Hallenkirche, predisposto per linterno, corri-
spondesse nellalzato a quanto realizzato nel
corso del tempo, a partire dalla zona presbite-
riale. Per quanto riguarda le contemporanee
soluzioni di facciate per grandi chiese, esse
attengono per lo pi a edifici a sezione basilica-
le. Nei pi rari esempi di impianto a Hallenkir-
che, la presenza di una qualche relazione con
linterno si ritrova comunque, anche nel caso in
cui vi sia ladozione di un tipo di facciata pro-
prio dello schema basilicale. Ci si verifica
nella coeva e vicina facciata su piazza Navona
di San Gi acomo degl i Spagnol i , l a qual e
riprende il ricorrente tema albertiano della
sovrapposi zi one di due ordi ni di di versa
ampi ezza, rappresentato a Roma i n Santa
Maria del Popolo e SantAgostino
110
. I n San
Giacomo, la corrispondenza con linterno si
11. Progetto per la facciata della chiesa
di Loreto attribuito a Giuliano da Sangallo,
in un disegno di Aristotile da Sangallo
(Mnchen, Graphische Sammlung,
inv. 33257; da Studi bramanteschi,
Roma 1974, tav. CXLIV, fig. 15).
12. Roma, Santa Maria dellAnima,
il basamento della parete verso il vicolo
della Pace, ancora nello stato originario.
verifica soltanto nellordine inferiore di altezza
pari a quella delle tre navate, mentre il pi
stretto ordine superiore, modificato nellOtto-
cento, si accostava con difficolt agli spioventi
del tetto. La maggiore altezza dellinterno di
Santa Maria dellAnima non avrebbe consenti-
to di coprire con un solo ordine lintera eleva-
zione delle navate, se non con lintroduzione di
grandi paraste su alti piedistalli, come avviene,
ad esempio, nella cattedrale di Pienza. A parte
il carattere ormai arcaico di questultima solu-
zione, le minute dimensioni del basamento si
sarebbero difficilmente adattate a un elevato
del genere. Pi produttiva potrebbe essere la
considerazione di uninteressante variante al
consueto schema basilicale, introdotta forse gi
in occasione del concorso bandito nel 1490 da
Lorenzo il Magnifico per la facciata di Santa
Maria del Fiore e successivamente pi volte
ripresa, fino ai progetti presentati al concorso
per la facciata di San Lorenzo a Firenze (1515-
16)
111
. Tra le varie caratteristiche di tale solu-
zione, vi linserimento di un attico peraltro
gi accennato in esempi precedenti, come il
duomo di Pavia o la stessa Santa Maria Novel-
la , il quale viene collocato in corrispondenza
degli archi tra le navate e consente di ridurre le
proporzi oni del l ordi ne i nferi ore
112
. stato
supposto che nellanno 1500 una facciata di
questo tipo sia stata proposta da Giuliano da
Sangallo per la chiesa di Loreto
113
. I l relativo
progetto sarebbe rappresentato in un disegno
attribuito ad Aristotile da Sangallo e, con alcu-
ne varianti, in altri disegni cinquecenteschi
114
:
uno schema di facciata basilicale, con attico
intermedio tra i due ordini, applicato ancora
una volta a un impianto a Hallenkirche; ai lati
dellordine superiore, due semitimpani ripren-
dono gli spioventi del tetto (ill. 11). Come negli
altri esempi della serie, il progetto presenta un
ordine binato, privo in questo caso del piedi-
stallo generalmente ricorrente. I l tentativo di
applicare un disegno del genere, rivisto con lin-
troduzione di doppie paraste su piedistalli, alle
dimensioni di Santa Maria dellAnima, produce
un risultato plausibile: lordine inferiore, su pie-
distalli di larghezza pari a quella degli esistenti
blocchi del basamento, corrisponderebbe in
altezza a quello dei pilastri interni, anchessi su
pi edi stal l i , mentre l atti co ri prenderebbe l e
dimensioni degli archi (ill. 13). I noltre, una
proiezione di tali livelli sul fianco non interferi-
rebbe con la posizione delle finestre delle cap-
pelle, anche se presumibile che qui la partitu-
ra sarebbe stata ripresa in maniera semplificata.
Non si tratta il caso di ribadirlo di unipo-
tesi ricostruttiva, ma soltanto di unesemplifica-
zione di quella che, nella gamma delle possibili
soluzioni per un architetto dellepoca, appare, a
chi scrive, come la pi suggestiva.





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
121
Se lesemplificazione grafica ora proposta
semplicemente dimostrativa, appare possibile
che un progetto con analoghe caratteristiche
sia effettivamente esistito. A una scelta di que-
sto tipo possono infatti ricondursi i documen-
tati segni di una volont di rinnovamento cul-
turale che metteva in discussione liniziale,
deciso radicamento delliniziativa edilizia nella
tradizione gotica tedesca. Non vi sono purtrop-
po dirette dichiarazioni programmatiche che
spieghino le ragioni di un simile cambiamento
di intenti. Ma si pu osservare, a questo propo-
sito, che le forme del gotico tedesco non erano
certo le pi adatte a rispondere a quelle esigen-
ze di relazione con il decoro dello spazio urba-
no, che a Roma si andavano sempre pi impo-
nendo e alle quali gli stessi committenti di
Santa Maria dellAnima si erano mostrati gene-
ricamente sensibili nello stesso programma
costrutti vo. La confraterni ta, strettamente
legata allimpero tedesco per interessi econo-
mici e politici, aveva anche, tradizionalmente,
un rapporto privilegiato con la curia pontificia,
confermato, come si visto, dal diretto inter-
vento di prelati di altissimo rango a favore della
fabbrica cinquecentesca. Si pu quindi immagi-
nare che linfluenza culturalmente aggiornata
dellambiente curiale abbia contribuito a orien-
tare diversamente le iniziali scelte programma-
tiche. Una soluzione tra tali contrastanti ten-
denze poteva venire allora dalla realizzazione di
una sintesi, che, in analogia con un tipo di edi-
ficio gi proposto nel primo Rinascimento ita-
liano, mantenesse allinterno una spazialit di
matri ce goti ca, proponendo i n facci ata un
innovativo linguaggio allantica
115
. Anche den-
tro la chiesa, del resto, le scelte si orientano ben
presto verso lintroduzione di anticheggianti
caratteri stilistici, affidando la connotazione
tedesca alla sola forza dellimpianto spaziale
116
.
plausibile, sulla base delle considerazioni
fatte, che la stessa definizione dellinterno fosse
compresa in uno stesso progetto, insieme al
disegno della facciata.
Quanto allattribuzione dellipotetico pro-
getto ragionevole lasciare aperta la possibilit
che esso potesse rientrare in ambito bramante-
sco o sangallesco, come tradizionalmente pro-
posto per lintero edificio.
La ricostruzione delle vicende della fabbrica
e la stessa osservazione della facciata fanno pre-
sumere, per, che un coerente disegno, che si
ritiene possa essere esistito, abbia incontrato tra
gli stessi confratelli forti e immediate resisten-
ze. Di fatto, loscillazione tra tendenze e lin-
guaggi differenti non sembra potesse trovare
una stabile soluzione nella sintesi ipotizzata, n,
pi in generale, in un organico e dettagliato
progetto che prefigurasse dallinizio le opere da
realizzare. Nellesecuzione della facciata, un
disegno del genere sarebbe perci stato presto
abbandonato. E non difficile, a questo punto,
risalire alle ragioni di un nuovo ripensamento:
in una coerente partitura allantica non vi
sarebbe infatti stato posto per le grandi finestre
aperte nel secondo ordine della facciata. La
disposizione di tali finestre appare chiaramente
finalizzata ad aumentare la luminosit dello
spazio interno, ottenendo la massima apertura
della parete al di sotto delle volte (ill. 16).
Unimpostazione, questa, di matrice pretta-
mente gotica e precisamente riconducibile al
sistema a Hallenkirche di ascendenza austriaca.
Chiarificatore, in questo senso, un confronto
con la Georgskirche, eretta da Federico I I I
nella citt residenza imperiale di Wiener Neu-
stadt tra il 1449 e il 1460
117
(ill. 14-15): analoga
appare la disposizione delle tre finestre, in rela-
zione allinterno e alla facciata, come pure la
l oro di fferenzi azi one di mensi onal e; i nol tre,
anche per le finestre di Santa Maria dellAnima,
documentata la presenza di colonnine, occhi e
archi
118
, e l a stessa, i nusual e strombatura
potrebbe risalire alla matrice gotica (ill. 1).
Fondamentali esigenze di illuminazione, stret-
tamente legate al sistema spaziale adottato,
devono quindi aver avuto il sopravvento nel
disegno del prospetto, imponendo per le fine-
stre una soluzione nata per facciate prive di
ordini architettonici e fondata su differenti, pi
13. Esemplificazione dellipotetico progetto
allantica per la facciata di Santa Maria
dellAnima: non si tratta di unipotesi
ricostruttiva, ma della trasposizione grafica
di una soluzione che, nella gamma di quelle
possibili, apparsa a chi scrive come la pi
suggestiva. I portali corrispondono a quelli
esistenti (disegno di R. Samperi).





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
122
funzionali criteri di relazione con linterno. La
scelta, da attribuirsi presumibilmente agli stessi
confratelli avrebbe comportato il conseguente
adattamento di paraste e trabeazioni. I n questo,
non sembra fosse necessario lintervento di un
architetto: abbandonata lidea di unorganica
disposizione, la pur necessaria caratterizzazione
allantica della facciata poteva risolversi, ormai,
nella semplice sovrapposizione di due ordini e
nellintroduzione di singoli elementi di detta-
glio qualificanti. Come si visto, inoltre, la
completa realizzazione del primo ordine avvie-
ne nel corso di ben quattordici anni, passando
per una lunghissima interruzione tra la defini-
zione della parte bassa e lesecuzione di capitel-
li e trabeazione. I l basamento e almeno la parte
inferiore delle paraste, seppure probabilmente
scolpiti fuori opera, devono essere stati posti
sulla parete contemporaneamente ai mattoni, la
cui dimensione, si osservato, conforme alla
distanza tra le paraste. Considerando lavvenuta
fornitura dei mattoni nel corso del 1500,
ragionevole pensare che anche lapplicazione
della cortina e delle parti lapidee debba essere
avvenuta nella fase iniziale della fabbrica. Ne
consegue che alla stessa fase, e non al periodo
intercorso prima del completamento del primo
ordine, debba essere fatto risalire il cambia-
mento dellipotetico progetto iniziale. Ritenen-
do fondamentale, come si detto, la disposizio-
ne delle tre finestre di facciata per lorganizza-
zione a ordini sovrapposti, si deve allora con-
cludere che anche le finestre fossero gi previ-
ste in un progetto di massima per i due ordini,
che sarebbe stato approntato dopo labbandono
del precedente disegno allantica. Certamente,
lipotesi che questultimo sia esistito poggia
solo su indizi, ma contribuisce a spiegare la pre-
senza di punti e segnali contrastanti, sia nei
risultati formali, sia nelle documentate scelte
14. Wiener Neustadt, Georgskirche,
veduta della facciata (da G. Brucher,
Gotische Baukunst in sterreich,
Salzburg-Wien 1990).
15. Wiener Neustadt, Georgskirche,
veduta dellinterno verso la controfacciata
(da Brucher, Gotische Baukunst, cit.).
16. Roma, Santa Maria dellAnima,
veduta dellinterno verso la controfacciata.





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
123
operative. Non si esclude tuttavia unipotesi di
minima, secondo la quale la stessa disposizione
delle finestre possa aver subito determinato
una volta intrapresa la strada di una qualche
caratterizzazione allantica la soluzione di
compromesso a ordini sovrapposti
119
. A distanza
di tempo, una volta stabilito tale sommario pro-
getto, la qualificazione delle parti superiori del
primo ordine risulta dipendere, come si visto,
da nuove importanti soluzioni, messe a punto
negli anni immediatamente precedenti. Chiara
sembra essere dunque lorigine degli individua-
ti caratteri bramanteschi di capitelli e trabeazio-
ne: modelli noti, prestigiosi e gi sperimentati,
da riprendere a opera di esperti lapicidi (ill. 10,
19). Per liscrizione nel fregio, il modello di
riferimento indicato esplicitamente nei docu-
menti: linsigne residenza del cardinale di San
Giorgio, ovvero il palazzo di Raffaele Riario,
poi della Cancelleria
120
.
Una volta realizzato il primo ordine, quello
superiore poteva esserne una replica piuttosto
fedele, ma con lintroduzione di semplici basi
attiche in luogo del problematico basamento
iniziale (ill. 18-21). Non facile, come si
visto, datare la realizzazione del secondo ordi-
ne, probabilmente in corso nel 1516, e quella
del terzo, concluso entro il 1523. presumibi-
le, come lasciano pensare le diverse stime dei
lavori di scalpello, che i due ordini siano stati
eseguiti in momenti diversi, separati tra loro da
un certo periodo di tempo: prima la parte infe-
riore del secondo ordine, poi i capitelli e la tra-
beazione e infine il terzo ordine. Si pu allora
ritenere, come gi ipotizzato da altri, che si
pensasse di concludere la facciata con un gran-
de timpano al di sopra del secondo ordine, in
corrispondenza degli spioventi del tetto
121
. La
costruzione del terzo ordine potrebbe dunque
dipendere da unulteriore revisione del proget-
to di massima per la facciata. Nella trabeazione
del secondo ordine, tuttavia, non vi sono tracce
che possano far pensare alla predisposizione di
un simile timpano; il cambiamento di idea
dovrebbe allora collocarsi nella supposta inter-
ruzione, precedente il completamento superio-
re dello stesso ordine.
Ancora un corinzio, dalle forme adeguata-
mente sempl i fi cate i n consi derazi one del l a
posizione elevata, disposto nel terzo ordine
secondo una partitura analoga a quella degli
ordini sottostanti, ma in questo caso ardita-
mente in falso rispetto allingombro del tetto
(ill. 21, 24). I capitelli a foglie lisce, modellati
sullesempio dellultimo ordine del Colosseo,
possono essere genericamente riferiti a esempi
di ambito sangallesco
122
(ill. 17). La terminazio-
ne superiore, come nei due ordini pi bassi,
risolta con una semplice trabeazione, ma questa
rispetto ad essi presenta, a ben vedere, una
17. Roma, Santa Maria dellAnima,
particolare di un capitello del terzo ordine
della facciata.
18. Roma, Santa Maria dellAnima,
particolare di un capitello del secondo
ordine della facciata.
19. Roma, Santa Maria dellAnima,
particolare della trabeazione e dei capitelli
del primo ordine della facciata.





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
124
significativa differenza, apparsa evidente nel-
losservazione ravvicinata dal ponteggio. I n
corrispondenza della campata centrale, il lieve
aggetto al di sopra delle paraste risulta comple-
to soltanto verso le due campate laterali, men-
tre, verso il centro, limitato ad architrave, fre-
gio e sottocornice, lasciando che si sviluppino
in continuit il gocciolatoio e la sima; inoltre
questultima, solo nella campata centrale, in
laterizio, anzich in travertino (ill. 23). La spie-
gazione di tali singolarit porta a concludere
che la campata centrale della facciata dovesse
essere conclusa da un timpano. A sostegno visi-
vo di questo, il gocciolatoio sarebbe infatti
risultato coerentemente ininterrotto, mentre la
sima, canonicamente, non si sarebbe sviluppata
in orizzontale, ma soltanto in posizione inclina-
ta, a coronamento del timpano (ill. 20). quin-
di evidente che la parte in laterizio sia stata
aggiunta, una volta rinunciato, per ragioni che
non conosciamo, alla realizzazione del timpa-
no. I l presente profilo in laterizio prosegue
significativamente per un breve tratto anche
oltre laggetto della trabeazione rispetto alle
due campate laterali, proprio per lasciar posto
alla necessaria sporgenza della sima inclinata,
rispetto al gocciolatoio
123
. Lidea di un tale com-
pletamento restituisce un senso allanomala ed
eni gmati ca termi nazi one ori zzontal e, che
ormai costituisce un carattere peculiare dellin-
20. Ipotesi ricostruttiva della facciata
di Santa Maria dellAnima,
con lintroduzione del timpano previsto
e non realizzato (disegno di R. Samperi).
21. Roma, Santa Maria dellAnima,
particolare del terzo ordine della facciata
(rilievo di R. Samperi).
22. Roma, Santa Maria dellAnima,
particolare del secondo ordine della facciata
(rilievo di R. Samperi).





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
tera facciata. ora possibile individuare possi-
bili riferimenti della soluzione cos configurata.
I l sistema con timpano centrale affiancato da
due parti trabeate, derivante dagli antichi archi
di trionfo e dallinterpretazione che ne viene
data nei disegni rinascimentali, compare nel
progetto michelangiolesco per la facciata di
San Lorenzo a Fi renze, rappresentato nel
modello ligneo inviato a Roma alla fine del
1517
124
. La soluzione, pi volte ripresa nel
corso del Cinquecento, appare negli anni Venti
nella facciata sangallesca di Santa Maria in
Porta Paradisi, interamente impostata sullo
schema dellarco trionfale
125
. Generalmente,
come nei casi citati, una simile disposizione del
timpano collegata a unidea di facciata, intesa
come tendenzialmente autonoma rispetto al
corpo delledificio e spesso strutturata come
elemento anteriore contenente una sorta di
nartece. I n San Lorenzo, una tale facciata
semindipendente inoltre funzionale ad acco-
gliere la decorazione scultorea. Non dato
conoscere ragioni e modalit della scelta com-
piuta in Santa Maria dellAnima; e se lorigine
pu essere individuata nellambito suddetto, la
soluzione, applicata in questo caso a una pree-
sistente parete bidimensionale, non sembra
contenere, a differenza degli esempi indicati,
altre implicazioni o giustificazioni, limitandosi
a essere la semplice riproposizione di una
forma. Lo schema adottato e la definizione dei
dettagli non escludono la possibilit di un
intervento di Antonio da Sangallo il Giovane,
ma potrebbe trattarsi, ancora una volta, di una
soluzione determinata, o almeno indicata, dagli
stessi confratelli. I n ogni caso, la collocazione
temporale degli esempi confrontabili con la
125
23. Roma, Santa Maria dellAnima,
particolare della trabeazione del terzo
ordine della facciata, tra la campata
centrale e quella laterale di sinistra:
si notino, verso la campata centrale,
laggetto limitato ad architrave, fregio
e sottocornice e, in corrispondenza
della stessa campata centrale, la sima
realizzata in laterizio.
24. Roma, Santa Maria dellAnima,
parte posteriore della parete libera al di
sopra del livello del tetto, in corrispondenza
del terzo ordine della facciata: visibile
lintervento di consolidamento realizzato
nei lavori del 1998-99.
disposizione prevista per il terzo ordine sugge-
risce che, oltre alla realizzazione, anche la stes-
sa ideazione vada posta intorno allinizio degli
anni Venti; dunque confermata lipotesi che vi
sia stata una notevole revisione del precedente
progetto di massima.
Nel processo di formazione della facciata, le
contrastanti intenzioni iniziali sembrano risol-
versi dunque, dopo lipotizzato fallimento di
un coerente disegno dinsieme, in una prassi di
carattere empirico; prassi adottata e controlla-
ta dagli stessi confratelli, secondo una menta-
lit ancora tardo medioevale, ma, a quanto
pare, anche dettata da un certo desiderio di
apparire aggiornati. Nella confraternita, del
resto, non dovevano mancare personaggi prov-
visti di qualche competenza nel campo dellar-
chitettura, come Giovanni Burcardo che, si
visto, seguiva personalmente lesecuzione del
coro, con ruolo decisionale anche a livello pro-
gettuale. Per aspetti pi complessi, inoltre,
poteva essere richiesta lopera di consulenti,
come per la collaborazione prestata dal mae-
stro Andrea fiorentino, forse identificabile nel
Sansovino, o per la partecipazione, ancora pro-
bl emati ca, del l o stesso Bramante. Prezi oso
inoltre, per lesecuzione, va in ogni caso rite-
nuto il contributo dellesperto lapicida Barto-
lomeo Lante, collaboratore di Bramante. Non
dunque possibile, a questo punto, porre per la
facciata un tradizionale problema di attribuzio-
ne; gli eterogenei e problematici esiti formali
non deri vano, evi dentemente, da ununi ca
volont progettuale, ma dal lungo e disconti-
nuo processo che, con osservazioni, riflessioni
e ipotesi, si tentato di ricostruire, o almeno
comprendere, nei suoi tratti essenziali.





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
126
I l presente contributo il risultato di una
ricerca post dottorato svolta presso il
Dipartimento di Storia dellArchitettura,
Restauro e Conservazi one dei Beni
Architettonici dellUniversit degli Studi
di Roma La Sapienza . Desidero rin-
graziare quanti mi hanno aiutato con
consigli e interesse: Francesco Paolo
Fiore, che ha direttamente seguito la
ricerca, Arnaldo Bruschi, con il quale ho
potuto costantemente discutere i risulta-
ti parziali, Paola Zampa, Pier Nicola
Pagliara, Christoph Luitpold Frommel e
Patrizia Barucco. Ringrazio inoltre il
collegio di Santa Maria dellAnima per
aver consentito le operazioni di rilievo e
la consultazione dellarchivio.
1. C.W. Maas, The German Community in
Renaissance Rome 1378-1572, in Rmi-
sche Quartalschrift fr christliche Alter-
tumskunde und fr Kirchengeschichte ,
supp. 39, 1981, pp. 68-69; J. Schmidlin,
Geschichte der deutschen Nationalkirche in
Rom S. Maria dellAnima, Freiburg-Wien
1906, pp. 9-76; J. Lohninger, S. Maria
dellAnima, die deutsche Nationalkirche in
Rom, Roma 1909, pp. 1-18.
2. Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], pp. 70-76; M. Vaes, Les fon-
dations hospitalires flamandes Rome du
XV
e
au XVIII
e
sicle, in Bulletin de lI nsti-
tut belge de Rome , I , 1919, pp. 212 ss.
3. Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], pp. 79-81; Vaes, Les fondations
hospitalires, cit. [cfr. nota 2], pp. 214-
218; C. Schuchard, I tedeschi alla curia pon-
tificia nella seconda met del Quattrocento, in
S. Gensini (a cura di), Roma capitale (1447-
1527), atti del convegno (San Miniato
1992), Roma 1994, pp. 53-54; sullo stesso
argomento vedi anche Ead., Die Deutschen
an der ppstlichen Kurie im spten Mittelal-
ter (1378-1447), Tbingen 1987, e Ead.,
Deutsche an der ppstlichen Kurie im 15. und
frhen 16. Jahrhundert, in Rmische
Quartalschrift fr christliche Altertum-
skunde und Kirchengeschichte , LXXX-
VI , 1991, pp. 78-97.
4. Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], pp. 86-88; Vaes, Les fondations
hospitalires, cit. [cfr. nota 2], p. 218.
5. Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], pp. 80-81, 109-110.
6. I vi, pp. 81-89; Schmidlin, Geschichte
der deutschen Nationalkirche, cit. [cfr.
nota 1], pp. 158-164; Lohninger, S.
Maria dellAnima, cit. [cfr. nota 1], pp.
19-37; G. Urban, Die Kirchenbaukunst des
Quattrocento in Rom, in Rmisches Jahr-
buch fr Kunstgeschichte , I X-X, 1961-
62, pp. 263-264.
7. Archivio di Santa Maria dellAnima
(dora in poi ASMA), E I , to. 7, Expensae
1426-1485, c. 23r ss.
8. Liber Confraternitatis Beatae Mariae de
Anima Teutonicorum de Urbe, ed. a cura di
C. Jaenig, Romae 1875, p. 263; Schmid-
lin, Geschichte der deutschen Nationalkir-
che, cit. [cfr. nota 1], p. 158; Lohnin-
ger, S. Maria dellAnima, cit. [cfr. nota
1], p. 21.
9. ASMA, A V, to. 10, c. 133v; Lohnin-
ger, S. Maria dellAnima, cit. [cfr. nota
1], p. 69.
10. Cfr. ivi, p. 44, fig. 16.
11. Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], pp. 87-89. I l prestigio delli-
stituzione e linfluenza della confraterni-
ta presso la curia portarono la chiesa
allattenzione della corte papale e nel
1447, con Nicol V, lAnima ebbe il suo
primo protettore (ibid.).
12. I vi, p. 94.
13. I vi, pp. 91-92.
14. I vi, pp. 95-97.
15. Vaes, Les fondations hospitalires, cit.
[cfr. nota 2], pp. 218-220. Schuchard, I
tedeschi alla curia pontificia, cit. [cfr.
nota 3], pp. 56 ss. Uniche eccezioni alla
riduzione della presenza tedesca nella
Curia sono costituite dal pontificato del
tedescofilo Pio I I e dallancora conside-
revole numero di tedeschi tra i notai
della Rota fino al XVI secolo (ibid.).
16. Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], pp. 91-94; Vaes, Les fonda-
tions hospitalires, cit. [cfr. nota 2], pp.
220-221.
17. Schuchard, I tedeschi alla curia pontifi-
cia, cit. [cfr. nota 3], pp. 61-62.
18. Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], p. 91.
19. ASMA, A V, to. 10, c. 4r; F. Nagl,
Urkundliches zur Geschichte der Anima in
Rom, Roma 1899, pp. 20, 65-67; Schmid-
lin, Geschichte der deutschen Nationalkir-
che, cit. [cfr. nota 1], pp. 206-207; Loh-
ninger, S. Maria dellAnima, cit. [cfr.
nota 1], pp. 39-41; Maas, The German
Community, cit. [cfr. nota 1], p. 101.
20. Cfr. Vaes, Les fondations hospitali-
res, cit. [cfr. nota 2], p. 221.
21. ASMA, A V, to. 10, cc. 5r-8r; Nagl,
Urkundliches, cit. [cfr. nota 19], pp. 20,
67-69; Schmidlin, Geschichte der deutschen
Nationalkirche, cit. [cfr. nota 1], pp.
207-208; Lohninger, S. Maria dellAni-
ma, cit. [cfr. nota 1], pp. 41-42.
22. Sulla figura del Burcardo vedi, anche
per ulteriori indicazioni bibliografiche,
Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], pp. 100-113.
23. Nella relazione vengono elencate una
serie di operazioni da compiere prima
dellinizio dei lavori: approvvigionamen-
to dei materiali edili e predisposizione di
uno spazio per lo stoccaggio, svuotamen-
to della sacrestia e di altri ambienti che
sarebbero stati occupati dal l a nuova
struttura.
24. Cfr. W. Kronig, Hallenkirchen in Mit-
teitalien, in Kunstgeschichtliches Jahr-
buch der Bi bl i otheca Hertzi ana , 2,
1938, pp. 137-139.
25. Sulledificio vedi D. Gnoli, La torre
Argentina in Roma, estratto da Nuova
Antologia , Roma 1908; Maas, The Ger-
man Community, cit. [cfr. nota 1], p. 49.
26. I vi, p. 91.
27. I vi, pp. 104-105; sulla raccolta dei
fondi vedi anche Schmidlin, Geschichte
der deutschen Nationalkirche, cit. [cfr.
nota 1], pp. 211 ss.
28. G. Vasari, Le vite de pi eccellenti pit-
tori, scultori e architettori scritte da Giorgio
Vasari con nuove annotazioni e commenti di
G. Milanesi, Firenze 1878-85, I V, p. 155.
29. A. Bruschi, Larchitettura a Roma al
tempo di Alessandro VI: Antonio da Sangal-
lo il Vecchio, Bramante e lantico. Autunno
1499-Autunno 1503, in Bollettino dAr-
te , 29, 1985, p. 70.
30. Su un possibile intervento di Braman-
te, vedi A. Bruschi, Bramante architetto,
Bari 1969, pp. 863-864; G. De Angelis
dOssat, Preludio romano del Bramante, in
Palladio , XVI , 1966, pp. 94-95.
31. ASMA, A V, to. 10, c. 10r; Nagl,
Urkundliches, cit. [cfr. nota 19], p. 21;
Schmidlin, Geschichte der deutschen Natio-
nalkirche, cit. [cfr. nota 1], p. 209; Loh-
ninger, S. Maria dellAnima, cit. [cfr.
nota 1], p. 42.
32. ASMA, A V, to. 10, c. 17r. I primi
lavori documentati riguardano lo scavo
delle fondazioni, lapprovvigionamento
dei materiali, la costruzione dei ponteggi
e le opere provvisionali sulle strutture
preesistenti, con il puntellamento del
tetto della chiesa e di un arco della sacre-
stia (ASMA, A V, to. 10, cc. 17r-23v).
33. Archivio Segreto Vaticano, Divers.
Cam., Arm. 29, to. 53, cc. 67v-69r; Sch-
midlin, Geschichte der deutschen Natio-
nalkirche, cit. [cfr. nota 1], pp. 209-210;
Lohninger, S. Maria dellAnima, cit.
[cfr. nota 1], p. 43.
34. Vedi nota 23.
35. Cfr. M. Tafuri, Roma instaurata .
Strategie urbane e politiche pontificie nella
Roma del primo Cinquecento, in Ch.L.
Frommel, S. Ray, M. Tafuri, Raffaello
architetto, Milano 1984, p. 70; per una
simile regolarizzazione stabilita con let-
tera patente del 1513 lungo lattuale via
Paganica, vedi S. Finocchi Vitale, R.
Samperi, Nuovi contributi sullinsediamen-
to dei Mattei nel rione S. Angelo e sulla
costruzione del Palazzo Mattei Paganica, in
Storia architettura , VI I I , 1985, p. 20, e
C. Varagnoli, I palazzi dei Mattei: il rap-
porto con la citt, in Palazzo Mattei di
Paganica e lEnciclopedia Italiana, Roma
1996, pp. 140-142.
36. Lohninger, S. Maria dellAnima,
cit. [cfr. nota 1], pp. 42-45.
37. Vedi, tra gli altri, Kronig, Hallenkir-
chen, cit. [cfr. nota 24], pp. 137-139, e
Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], p. 101.
38. Cfr. Lohninger, S. Maria dellAni-
ma, cit. [cfr. nota 1], p. 64. Lavori alla
casa sono documentati nel 1500 e nel
1501 nel registro delle spese in ASMA, A
V, to. 10.
39. ASMA, E I , to. 8, Recepta 1426-1512,
c. 284r; Schmidlin, Geschichte der deut-
schen Nationalkirche, cit. [cfr. nota 1],
pp. 222; Lohninger, S. Maria dellAni-
ma, cit. [cfr. nota 1], p. 64. dimostra-
to dal documento che lambasciatore
i mperi al e non va i denti fi cato con
Matthus Lang, come affermato in A.
Kerschbaumer, Geschichte des deutschen
Nationalhospizes Anima in Rom, Wien
1868, p. 22, e ripreso da altri.
40. ASMA, A V, to. 10, cc. 17r-85v; cfr.
Schmidlin, Geschichte der deutschen Natio-
nalkirche, cit. [cfr. nota 1], p. 222-223.
41. ASMA, A V, to. 10, cc. 87r-140v; cfr.
Schmidlin, Geschichte der deutschen Natio-
nalkirche, cit. [cfr. nota 1], pp. 223-227.
42. ASMA, E I I , to. 15, cc. 186r-191v;
cfr. Schmidlin, Geschichte der deutschen
Nationalkirche, cit. [cfr. nota 1], p. 228,
e Lohninger, S. Maria dellAnima, cit.
[cfr. nota 1], p. 70.
43. ASMA, E I I , to. 15, cc. 192r-197r;
cfr. Schmidlin, Geschichte der deutschen
Nationalkirche, cit. [cfr. nota 1], pp.
228-230, e Lohninger, S. Maria dellAni-
ma, cit. [cfr. nota 1], p. 71.
44. Lanalisi ravvicinata e il rilevamento
della facciata sono stati resi possibili dalla
presenza dei ponteggi allestiti per i lavo-
ri di restauro del 1998-99.
45. ASMA, A V, to. 10, cc. 24v ss.
46. I vi, c. 24v.
47. I vi, c. 27v.
48. I vi, cc. 39v, 60v.
49. C. Ricci, Il chiostro della Pace, Docu-
menti bramanteschi, in Nuova Antolo-
gia , I , 1915, pp. 361-367; De Angelis
dOssat, Preludio romano, cit. [cfr. nota
30], p. 86 e n. 28; Bruschi, Bramante,
cit. [cfr. nota 30], pp. 823-825; K. Weil-
Garris Posner, Notes on S. Maria dellAni-
ma, in Storia dellArte , 6, 1970, p. 129.
Riguardo ad Andrea Tommaso da Setti-
gnano, potrebbe trattarsi dello stesso
scultore e architetto attivo a Roma fin
dal 1470 (ivi, p. 125, n. 19; U. Thieme, F.
Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden
Knstler, I , Leipzig 1907, pp. 454, 464)
50. ASMA, A V, to. 10, cc. 31v, 32v, 34v,
35v, 36v.
51. I vi, cc. 31v, 39v.
52. Rispetto a quelle in facciata, le fine-
stre verso il vicolo si trovano pi in
basso, quindi nella parte di muro realiz-
zata per prima. Lavori alle finestre della
facciata, che, a differenza delle altre, pre-
sentano si ngol ari strombature, sono
esplicitamente documentati soltanto nel
1516 (ASMA, E I I , to. 15, c. 189v).
53. I vi, c. 56v.
54. ASMA, A V, to. 10, c. 60v; il paga-
mento risulta ad bonum computum
l api dum pro pi l astri s eccl esi e nostre
incisorum (?) et muris exterioribus post
diem XXV Augusti proximus pareti (?)
impositorum .
55. Lavori per le fondazioni, esplicita-
mente riferiti al coro soltanto in un caso,
sono registrati in ASMA, A V, to. 10, cc.
71v, 72v, 76v.
56. ASMA, A I , Urk. VI I I , litt. C, fasc. 1,





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
127
n. 6; Schmidlin, Geschichte der deutschen
Nationalkirche, cit. [cfr. nota 1], p. 211;
Lohninger, S. Maria dellAnima, cit.
[cfr. nota 1], p. 65; Nagl, Urkundliches,
cit. [cfr. nota 19], p. 22.
57. Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], pp. 105-109; Schmidlin,
Geschichte der deutschen Nationalkirche,
cit. [cfr. nota 1], pp. 211 ss.
58. ASMA, E I I , to. 15, c. 16r; cfr. Loh-
ninger, S. Maria dellAnima, cit. [cfr.
nota 1], p. 65.
59. ASMA, A I I , to. 2, cc. 34r-v; Nagl,
Urkundliches, cit. [cfr. nota 19], p. 23;
Schmidlin, Geschichte der deutschen Natio-
nalkirche, cit. [cfr. nota 1], p. 223; Loh-
ninger, S. Maria dellAnima, cit. [cfr.
nota 1], pp. 65-66.
60. Maas, The German Community, cit.
[cfr. nota 1], p. 102.
61. ASMA, A V, to. 10, c. 87r.
62. ASMA, E I I , to. 15, cc. 15r-v; Schmid-
lin, Geschichte der deutschen Nationalkir-
che, cit. [cfr. nota 1], pp. 223-224; Loh-
ninger, S. Maria dellAnima, cit. [cfr.
nota 1], p. 66; J. Garms, Les activits arti-
stiques des confraternits germaniques, in
Les fondations nationales dans la Rome pon-
tificale, Roma 1981 (Collection de lco-
le Franaise de Rome; 52), p. 53.
63. Ibid.; Schmidlin, Geschichte der deut-
schen Nationalkirche, cit. [cfr. nota 1], p.
221; Lohninger, S. Maria dellAnima,
cit. [cfr. nota 1], pp. 45-46.
64. ASMA, A V, to. 10, cc. 91r-95r; inte-
ressante la notazione relativa allimpiego
di ciottoli di fiume come riempimento
delle volte (c. 94v).
65. ASMA, A V, to. 10, c. 95r; Schmidlin,
Geschichte der deutschen Nationalkirche,
cit. [cfr. nota 1], p. 221; Lohninger, S.
Maria dellAnima, cit. [cfr. nota 1], p. 46.
66. Weil-Garris Posner, Notes on S. Maria
dellAnima, cit. [cfr. nota 49], p. 125.
67. ASMA, A V, to. 10, cc. 97v-111r.
68. I vi, c. 111v.
69. I vi, cc. 104r, 107v-108r.
70. I vi, cc. 113r-116v.
71. I vi, cc. 117r-129r.
72. I vi, cc. 125r, 128v, 129r; alla c. 123v
vi un esplicito riferimento a due pilastri
dellospedale.
73. ASMA, E I, to. 8, c. 339v; Schmidlin,
Geschichte der deutschen Nationalkirche, cit.
[cfr. nota 1], p. 225; Lohninger, S. Maria
dellAnima, cit. [cfr. nota 1], pp. 67-69.
74. ASMA, A V, to. 10, cc. 127v, 128r.
75. I vi, c. 129r.
76. Cfr. Lohninger, S. Maria dellAni-
ma, cit. [cfr. nota 1], pp. 67-68.
77. La presenza di strutture quattrocen-
tesche sembra essere ancora documenta-
ta tra il 1519 e il 1520 (vedi nota 93).
78. ASMA, A V, to. 10, c. 124r; Weil-
Garris Posner, Notes on S. Maria dellAni-
ma, cit. [cfr. nota 49], p. 125.
79. ASMA, A V, to. 10, c. 132r; Schmid-
lin, Geschichte der deutschen Nationalkir-
che, cit. [cfr. nota 1], p. 231; Weil-Gar-
ris Posner, Notes on S. Maria dellAnima,
cit. [cfr. nota 49], p. 126. La dizione del
documento : I tem pictori pro modello
frontespitii ; la confusione di item con
il nome Jul i, da parte di Schmidlin e poi
della Weil-Garris Posner, poteva dar
adito a ipotesi sullidentit del pittore.
80. ASMA, A V, to. 10, c. 133v.
81. I vi, cc. 130r-140v.
82. I vi, c. 140r.
83. ASMA, E I I , to. 15, cc. 186r-191v.
84. I vi, c. 189v.
85. I vi, cc. 192r-193r.
86. I vi, cc. 194r-195r.
87. I vi, cc. 196r-197r.
88. Cfr. Ch.L. Frommel, La chiesa di San
Pietro sotto papa Giulio II alla luce di nuovi
documenti, in C. Tessari (a cura), San Pie-
tro che non c, Milano 1996, p. 38.
89. Weil-Garris Posner, Notes on S. Maria
dellAnima, cit. [cfr. nota 49], p. 126.
90. Sulla base di un confronto tra le
diverse stime e delle altre notizie esisten-
ti, sembrano riferirsi al primo ordine i 7
capitelli intaliati nella faciata denanzi e
le 12 canne de architrave fregio e corni-
ce nella faciata dinanzi grossa palmi 5 1/2
ogni cosa e al secondo ordine, oltre alle
finestre, le 15 canne de pilastri e basa-
menti fatto al mercato (ASMA, E I I , to.
15, c. 193r).
91. Gli elementi dei due ordini corri-
spondono, oltre alle finestre, ai 14 pila-
stri de tevertino in ditta faccia compu-
tanno li cantoni colli capitelli intagliati
e alle canne 24 de architrave e freso e
cornice della faccia de fora colli model-
letti sopra li pilastri (ASMA, E I I , to. 15,
c. 196v).
92. Appartengono al terzo ordine lo
cornicione e architrave e freso della fac-
cia denanzi longo palmi 110 scorniciata
verso lo tetto ancora alta palmi 5 , le
revolte de ditte cornice longo tutte a doi
palmi 30 , li doi pilastri con tre facce
masicci delli cantoni con basa e capitello
alto luno palmi 27 [] largo inuna faccia
palmi 3 le doi facce palmi 2 e li quattro
pilastri piani con base e capitelli nella
facci a denanti al to l uno pal mi 27
(ASMA, E I I , to. 15, c. 194v). Sono inol-
tre citati lochio della chiesia de teverti-
no (c. 194v) e le doi arme de marmo
che sono nella faccia (c. 195r).
93. Nellanalisi della documentazione in
nostro possesso, va ricordata la notizia,
riportata da diversi studiosi, di un diretto
intervento di Leone X a sostegno della
fabbrica (Maas, The German Commu-
nity, cit. [cfr. nota 1], pp. 110-112;
Nagl, Urkundliches, cit. [cfr. nota 19],
pp. 27-28; Schmidlin, Geschichte der deut-
schen Nationalkirche, cit. [cfr. nota 1],
pp. 218-219, 226, 260; Lohninger, S.
Maria dellAnima, cit. [cfr. nota 1], p.
59). A tale proposito, si fa generalmente
riferimento a una bolla del 1513 o del
1514 che avrebbe concesso alla confra-
ternita il diritto di vendere indulgenze in
Germania per reperire fondi per il can-
tiere. I n realt, come osserva Maas, nel-
lArchivio Vaticano non vi traccia di un
simile documento e lunico riscontro
diretto consiste in uno scritto non data-
to, conservato nellarchivio dellAnima
come copia indulgentiae Leonis X pro
facienda ecclesia de Anima (ASMA, A
I I , to. 3, cc. 88r-89v; Nagl, Urkundli-
ches, cit. [cfr. nota 19], pp. 27-28). I n
esso si manifesta lattenzione del pontefi-
ce alla costruzione della nuova chiesa e
lapprezzamento per lopera svolta fino a
quel momento, ma si lamenta il grave
stato di incompiutezza e si sostiene la
necessit di un rapido completamento,
anche con la demolizione dellantico edi-
ficio; a tal fine venivano garantite specia-
li condizioni, rispetto a quanto gi acqui-
sito, per il rilascio di indulgenze da parte
dellAnima. Tutto ci appare verosimile,
ma, in assenza di altri riscontri, esiste, da
un lato, il problema dellautenticit di
tale testimonianza, dallaltro, appare dif-
ficile che essa possa essere stata confezio-
nata dai confratelli senza alcun fonda-
mento. I noltre, come osserva Maas, la
posizione dello scritto tra due documen-
ti del 1519 e del 1520 ne fa supporre una
collocazione in tale lasso di tempo. Va
dunque considerata la possibilit di un
intervento di Leone X verso la fine del
suo pontificato; poi degna di attenzio-
ne la notizia che allepoca le strutture
quattrocentesche fossero ancora in piedi.
94. De Angelis dOssat, Preludio roma-
no, cit. [cfr. nota 30], p. 95; Bruschi,
Bramante, cit. [cfr. nota 30], p. 864.
95. Cfr. G. Brucher, Architektur von 1300
bis 1430, in Geschichte der bildenden Kunst
in sterreich, 2, Mnchen-London-New
York 2000, pp. 293, 295 e passim, e R. K.
Donin, sterreichische Baugedanken am
Dom von Pienza, Wien 1946 (Forschun-
gen zr sterreichischen Kunstgeschich-
te; 5), pp. 30-33.
96. Oltre che nel citato registro, riferi-
menti al completamento di quattro pilastri
esistenti sono presenti, seppur anche in
questo caso in modo non chiarissimo,
nella prima e nella terza stima dei lavori di
scalpello (ASMA, E I I , to. 15, cc. 193r,
197r).
97. Per lo stato della costruzione tra il
1519 e il 1520 ci si riferisce al problema-
tico documento relativo a un intervento
di Leone X a sostegno della fabbrica
(vedi nota 93).
98. P.N. Pagliara, Murature laterizie a
Roma alla fine del Quattrocento, in Ricer-
che di Storia dellarte , 48, 1992, pp. 45-
46; I d., Antico e Medioevo in alcune tecni-
che costruttive del XV e XVI secolo, in par-
ticolare a Roma, in Annali di architettu-
ra , 10-11, 1998-99, pp. 242-244; A.
Bruschi, Larchitettura dei palazzi romani
della prima met del Cinquecento, in Palaz-
zo Mattei di Paganica, cit. [cfr. nota
35], pp. 3-6.
99. Cfr. P.N. Pagliara, Note su murature e
intonaci a Roma, in Ricerche di Storia
dellarte , 11, 1980, nota 15.
100. Pagliara, Murature laterizie, cit.
[cfr. nota 98], p. 46.
101. Unico precedente, in tale posizione,
costituito, in area romana, dalla quat-
trocentesca chiesa ostiense di SantAu-
rea, di rettamente l egata al l ambi ente
urbinate, dal quale laccostamento di pie-
tra e laterizio, presente nel cortile del
Palazzo Ducale, evidentemente proviene
(ivi, p. 45). Lo stesso Vitruvio aveva rite-
nuto il mattone non indegno degli stessi
templi (cfr. Bruschi, Larchitettura dei
palazzi romani, cit. [cfr. nota 98], p. 4).
102. Vedi, per una particolare lettura di
tale tendenza, Ch.L. Frommel, Rinasci-
mento come immagine. Il complesso di Santa
Maria presso San Satiro di Bramante, in
Lotus I nternational , 71, 1992, pp. 6-22.
103. Ch. Thoenes, Vitruvio, Alberti, San-
gallo. La teoria del disegno architettonico nel
Rinascimento (1989), in I d., Sostegno e
adornamento. Saggi sullarchitettura del
Rinascimento: disegni, ordini, magnificenza,
introduzione di J.S. Ackerman, Milano
1998, pp. 164-168.
104. Bruschi, Larchitettura a Roma, cit.
[cfr. nota 29], pp. 80-82; C. Denker Nes-
selrath, Die Saulenordnungen bei Braman-
te, Worms 1990, p. 92 e n. 440.
105. Bruschi, Larchitettura a Roma, cit.
[cfr. nota 29], p. 81.
106. Frommel, La chiesa di San Pietro,
cit. [cfr. nota 88], p. 28; C. Denker Nes-
selrath, Bramante e lordine corinzio, in
Lemploi des ordres dans larchitecture de la
Renaissance, atti del convegno (Tours, 9-
14 giugno 1986), a cura di J. Guillaume,
Paris 1992, pp. 83-89.
107. Denker Nesselrath, Die Saulenord-
nungen, cit. [cfr. nota 104], pp. 91-92.
108. Denker Nesselrath, Bramante, cit.
[cfr. nota 106];
109. Una soluzione apparentemente simi-
le dei punti di interruzione del basamento
si trova nelle facciate di Santa Maria del
Popolo e di San Giacomo degli Spagnoli,
ma in questi casi, oltre a non esservi sem-
pre il listello superiore con guscio, siamo
comunque in presenza del profilo della
base di un piedistallo, ripreso lungo la
parete ma completato in altezza da uni-
deale linea verticale che lo collega al cor-
rispondente proseguimento sulla parete
della cornice dello stesso piedistallo. La
soluzione di Santa Maria dellAnima pu
invece essere avvicinata a quanto realizza-
to nella pi tarda facciata sangallesca di
San Biagio a Montepulciano, con analoga
sagomatura della ripresa sulla parete della
pi semplice base attica delle paraste.
110. Cfr. P. Tomei, Larchitettura a Roma
nel Quattrocento [Roma 1942], Roma
1977, pp. 128-129.
111. A. Bruschi, Una tendenza linguistica
medicea nellarchitettura del Rinascimento,
in Firenze e la Toscana dei Medici nellEuro-
pa del 500, atti del convegno (Firenze
1980), I -I I I , Firenze 1983, I I I , Relazioni





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
128
artistiche. Il linguaggio architettonico, pp.
1015-1016; I d., Larchitettura religiosa del
Rinascimento in Italia da Brunelleschi a
Michelangelo, in H. Millon, V. Magnago
Lampugnani (a cura di), Rinascimento da
Brunelleschi a Michelangelo. La rappresenta-
zione dellarchitettura, Milano 1997, pp.
164-165.
112. Cfr. J.S. Ackerman, The Architecture
of Michelangelo, London 1961, trad. it.
Larchitettura di Michelangelo, Tori no
1968, pp. 18-19.
113. K. Weil-Garris Posner, Alcuni proget-
ti per piazze e facciate di Bramante e di Anto-
nio da Sangallo il Giovane a Loreto, in Studi
bramanteschi, atti del congresso interna-
zionale (Milano-Urbino-Roma, 1970),
Roma 1974, pp. 326-327, 335-336.
114. Bruschi, Una tendenza linguistica
medicea, cit. [cfr. nota 111], p. 1016;
I d., Larchitettura religiosa, cit. [cfr.
nota 111], p. 164. I l disegno di Aristotile
conservato a Monaco di Bavi era,
Graphische Sammlung, inv. 33257 (cfr.
Weil-Garris Posner, Alcuni progetti,
cit. [cfr. nota 113], tav. CXLI V, fig. 15).
115. Per considerazioni su tale tipo di
edificio, realizzato a Pienza da Rosselli-
no, vedi F.P. Fiore, Siena e Urbino, in I d.
(a cura di), Storia dellarchitettura italiana.
I l Quattrocento, Milano 1998, p. 278.
116. Cfr. Kronig, Hallenkirchen, cit.
[cfr. nota 24], pp. 137-139; De Angelis
dOssat, Preludio romano, cit. [cfr. nota
30], p. 95; Bruschi, Bramante, cit. [cfr.
nota 30], p. 864.
117. R. Wagner Rieger, Die Bauttigkeit
Kaiser Friedrichs III ., in Wiener Jahrbuch
fr Kunstgeschichte , XXV, 1972, pp.
147-149; G. Brucher, Gotische Baukunst
in sterreich, Salzburg-Wien 1990, pp.
176-177. La chiesa di Wiener Neustadt
pure citata in B. Baumller, Santa
Maria dellAnima in Rom. Ein Kirchenbau
in politischen Spannungsfeld der Zeit um
1500, Berlin 2000, pp. 64-65, senza tutta-
via essere messa in relazione con larchi-
tettura di Santa Maria dellAnima, se non
per il comune impianto a Hallenkirche.
118. Le finestre della facciata con colo-
nelle istipiti ochi e archi sono descritte
da Bartolomeo Lante nel computo dei
lavori di scalpello (ASMA, E I I , to. 15, c.
193r). Finestre con occhi, archi e colon-
nine sono visibili nella facciata della
chiesa rappresentata in P.M. Felini, Trat-
tato nuovo delle cose maravigliose dellalma
citt di Roma, Roma 1610, p. 111.
119. La supposta importanza delle fine-
stre, fin dallinizio della fabbrica cin-
quecentesca, potrebbe anche far pensa-
re che esse esistessero, almeno come
forma del vano, gi nella facciata quat-
trocentesca. Tuttavia, allo stato attuale
del l e conoscenze, l o stretto l egame
individuato tra tali finestre e la posizio-
ne delle volte fa ritenere che, come
stato i poti zzato per l e stesse vol te,
anche la definizione delle finestre risal-
ga alla fase cinquecentesca.
120. ASMA, A V, to. 10, c. 140r.
121. Cfr. Lohninger, S. Maria dellAni-
ma, cit. [cfr. nota 1], p. 71.
122. Cfr. P.N. Pagliara, Antonio da San-
gallo il Giovane e gli ordini, in Lemploi des
ordres, cit. [cfr. nota 106], p. 147. Ana-
loghi capitelli sono presenti nel palazzo
Chiovenda, opera anonima con caratteri
bramanteschi e sangalleschi risalente pro-
babilmente alla fine del secondo decen-
nio del Cinquecento (I . Badran, Roma:
Palazzo Chiovenda, in Ricerche di Storia
dellarte , 41-42, 1990, pp. 185-187).
123. Plausibilmente in relazione alla
situazione descritta, nella stima dei lavo-
ri di scalpello del 1526 la trabeazione
detta scorniciata verso lo tetto ancora
(ASMA, E I I , to. 15, c. 194v).
124. Ackerman, Larchitettura di Miche-
langelo, cit. [cfr. nota 112], pp. 18-24,
125-141; H.A. Millon, La facciata di S.
Lorenzo, in H.A. Millon, C. H. Smyth,
Michelangelo architetto. La facciata di S.
Lorenzo e la cupola di S. Pietro, Milano
1988, pp. 3-15; G.C. Argan, B. Contardi,
Michelangelo architetto, Milano 1990, pp.
81-86, 161-171. I l sistema con timpano
affiancato da parti trabeate era stato gi
introdotto da Giuliano da Sangallo nei
progetti per la facciata di San Lorenzo,
in particolare con il disegno degli Uffizi
U 279 A, forse originariamente destinato
a una fabbrica civile.
125. G. Giovannoni, Antonio da Sangallo
il Giovane, I -I I , Roma 1959, I , pp. 238-
242; S. Placidi, S. Maria in Porta Paradi-
si, forma, funzione e materiali della costru-
zione cinquecentesca, in G. Spagnesi, Anto-
nio da Sangallo il Giovane. La vita e lope-
ra, atti del convegno (Roma 1986), I -I I ,
Roma 1986, I , pp. 131-136.





14|2002 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org