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Paolo Santangelo.

STORIA DELLA CINA.


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- STORIA DELLA CINA DALLE ORIGINI Al NOSTRI GIORNI

Bench l'immagine della Cina sia da tempo presente nella storia europea, essa ha assunto per lo pi
una dimensione esemplare in senso positivo o negativo -, per cui rimane spesso qualcosa di
indefinito.
Una prima definizione ci riconduce ad un'ampia area geografica dell'Asia orientale e al tempo
stesso al complesso concetto storico di civilt cinese.
Se si considera l'estensione dell'attuale territorio cinese (quello della Repubblica Popolare di circa
9.600.000 km2 quello di Taiwan di circa 36.000 km2), risulta immediatamente chiara la sua
dimensione continentale.
All'interno di tale territorio per necessario distinguere aree geografiche diverse, la cui
caratterizzazione storica appare strettamente collegata con l'evoluzione del concetto di frontiera, e
quindi di civilt cinese, concetto che si andato determinando e definendo nel corso di oltre tre
millenni.
Cos l'attuale Repubblica Popolare comprende, oltre ai territori abitati prevalentemente da
popolazioni di lingua cinese (la Cina propriamente detta), una serie di regioni periferiche, tuttora
abitate da popolazioni parlanti proprie lingue specifiche, e con una storia culturale autonoma
(Mongolia interna, Xinjiang e Tibet).
Le tre province del Nord-Est (Manciuria), pur costituendo oggi un'area quasi integralmente cinese,
sono entrate a far parte della Cina propriamente detta solo in tempi relativamente recenti, in seguito
a una serie di ondate migratorie avvenute soprattutto a partire dalla fine del XVIII secolo.
Inoltre la frontiera meridionale si venuta spostando gradualmente col processo di
colonizzazione delle regioni meridionali e il parziale assorbimento di popolazioni distinte per lingue
e tradizioni.
Fondamentalmente diversa stata la frontiera settentrionale e nord-occidentale, che si
contraddistingue per la contrapposizione fra due economie e civilt contrastanti ma anche
complementari, quella agricola e sedentaria cinese, e quella nomade, fondata sull'allevamento del
bestiame e sulla caccia.
Tale interrelazione si pu sintetizzare nel fatto che i nomadi (parlanti lingue altaiche o siberiane)
dipendevano economicamente, tecnologicamente e culturalmente dai sedentari, ma possedevano
una superiorit militare dovuta alla mobilit della cavalleria, che per potevano far valere a
condizione di superare la tradizionale frammentazione tribale.
Il concetto di frontiera si associa ad una peculiarit della storia cinese, la sua implosione
rispetto alla esplosione europea: la Cina non ha fatto ricorso come l'Europa alle armi della
cavalleria, delle flotte d'alto mare e delle missioni religiose; in compenso la sua introversione ha
portato alla concentrazione e acculturazione interna in tutti i settori.
Questo carattere non imped ovviamente alla civilt cinese di irradiarsi, dal bacino del Fiume Giallo
- dove videro la luce le prime forme di organizzazione statale tra la fine del III e gli inizi del II
millennio a.C. - alle aree circostanti, interagendo con le culture delle diverse etnie con cui venne a
contatto.
A tale periodo la tradizione scritta fa risalire la prima delle tre dinastie ereditarie (Xia, Shang e
Zhou, che si sarebbero succedute al governo della Cina tra il XXII e il 1ll secolo a.C.), la dinastia
Xia, di cui tuttavia non abbiamo alcuna documentazione scritta certa.
Il ritrovamento di numerose ossa oracolari con iscrizioni in una lingua cinese arcaica hanno fornito
numerose informazioni sulla Corte e la societ Shang (circa XVI-XI secolo), ed hanno confermato
le informazioni contenute nei testi posteriori della tradizione scritta, e in particolare nella grande
storia universale (Shiji, o Memorie di uno storico) redatta da Sima Qian (circa 145-90 a.C.) sotto
la dinastia degli Han Occidentali.
Si potuto dedurre altres che la stirpe reale Shang era costituita da sciamani, che derivavano il

proprio potere e la propria legittimazione dal rapporto diretto con i propri antenati.
Le ossa oracolari costituiscono una testimonianza della comunicazione fra la stirpe reale e
l'oltretomba.
Sappiamo che gli Shang ricorrevano alla divinazione con notevole frequenza, e che essa si
inquadrava all'interno di un insieme di rituali sciamanici, in cui un peso rilevante avevano i canti, le
danze e le libagioni.
I membri della casa reale Shang gestivano l'amministrazione dello Stato.
Il territorio era diviso in tre zone: attorno all'area centrale, sotto il diretto controllo del sovrano, vi
era una seconda zona amministrata da autorit nominate dal sovrano Shang, e infine una terza pi
periferica di Stati-cuscinetto.
Ai margini occidentali del territorio Shang, nel bacino del fiume Wei, sono state rinvenute numerose
testimonianze relative alla cultura di una popolazione (i Zhou), che aveva rapporti di carattere
tributario con gli Shang.
Intorno all'XI secolo a.C. furono proprio i Zhou a sottomettere gli Shang.
A questo periodo probabilmente risale la prima formulazione della concezione del Mandato Celeste:
i Zhou sostennero di avere ricevuto il potere dalla divinit suprema (il Cielo, identificato a sua volta
con Shangdi, la divinit suprema degli Shang), mentre gli Shang ne sarebbero stati privati in quanto
se ne erano dimostrati indegni.
I re Zhou assunsero il titolo di Figli del Cielo, e tale titolo sarebbe stato tramandato a tutti i
successivi sovrani della storia cinese.
I Zhou regnarono dall'XI al III secolo a.C. su un territorio che corrisponde grosso modo all'attuale
Cina settentrionale, fino ai bacini inferiori del Fiume Giallo e del fiume Huai.
Tale periodo, in cui la Cina conobbe profonde trasformazioni politico-istituzionali, sociali e
culturali, convenzionalmente diviso in due grandi fasi: la prima detta dei Zhou Occidentali (sec.
XI-VIII a.C.), e la seconda dei Zhou Orientali (sec. VIII-III a.C.), per il trasferimento della capitale,
avvenuto nel 770 a.C., da Hao (presso Xi'an, nell'odierna provincia dello Shaanxi) a Luoyi (odierna
Luoyang, nella provincia dello Henan).
Anche sotto i Zhou Occidentali, come sotto gli Shang, i rapporti di parentela costituivano il
fondamento della struttura dello Stato, ma il controllo del territorio venne regolato da un articolato
sistema di norme con valore religioso, rituale e giuridico.
La struttura gerarchica basata sul sistema detto zongfa prevedeva che, ai vari livelli, i gruppi
familiari appartenenti ai rami secondari avessero uno status subordinato rispetto a quello dei gruppi
appartenenti ai rispettivi rami principali.
Il dominio di un lignaggio su un territorio era legittimato dal re Zhou, e l'assegnazione veniva
consacrata da una cerimonia solenne che da molti stata paragonata a quella dell'infeudamento.
Il rapporto che ne derivava tra il sovrano e i signori capi di lignaggio implicava una serie di obblighi
reciproci: il re delegava parte del suo potere, mentre i signori a loro volta si impegnavano a
versargli i tributi e a fornigli un sostegno militare.
A differenza per del sistema feudale europeo, i rapporti fra il sovrano e il signore si basavano su
una lealt di tipo familiare pi che su obbligazioni legali, erano diretti e rari erano i casi di una
catena gerarchica intermedia (del tipo di vassalli, valvassori, ecc.).
Il periodo dei Zhou Orientali corrisponde alla fase di decadenza della dinastia: il sovrano perse
progressivamente ogni potere effettivo, anche se rimase la suprema autorit religiosa, in seguito alla
disgregazione dell'assetto politico-istituzionale e al consolidamento di una serie di principati
periferici, che finirono col turbare l'ordine istituzionale preesistente.
Tale processo venne accelerato dagli enormi progressi conseguiti a livello tecnologico.
Le esperienze acquisite nella fusione del bronzo indussero gli artigiani cinesi a lavorare il ferro
(intorno al VII secolo) con procedimenti sempre pi avanzati e totalmente diversi da quelli che
venivano utilizzati nella medesima epoca in Occidente.
L'elevato tenore di carbonio ottenuto mediante una soffiatura adeguata, faceva s che il ferro
raggiungesse il punto di fusione a 1130C invece che a 1525C, come avviene con il ferro puro, per
cui gli artigiani cinesi non dovettero passare attraverso la fase della forgiatura, che in Occidente

rimase la tecnica dominante sino al Medioevo.


La produzione in serie di utensili agricoli mediante la colata di ferro fuso in matrici sovrapposte
ebbe un enorme impatto sull'agricoltura, permettendo il dissodamento di estensioni di terreno
sempre pi vaste, e favorendo imponenti lavori di canalizzazione e grandi opere pubbliche.
Ci favor una trasformazione progressiva del sistema economico, che vide l'affermazione della
famiglia contadina come unit produttiva fondamentale, in contrapposizione alle comunit della
Cina arcaica, organizzate sotto la supervisione dei rappresentanti del principe, secondo antichi
rituali volti a regolare il lavoro collettivo.
Le nuove risorse furono utilizzate in misura sempre pi massiccia nell'organizzazione di grandi
eserciti, costituiti da soldati contadini e dotati ormai di armi in acciaio sempre pi sofisticate, come
la balestra (V secolo a.C.).
Di conseguenza, il tradizionale complesso di consuetudini e rituali, che presiedevano alla
regolamentazione della societ e alla distribuzione dell'autorit tra i diversi rami familiari
dell'aristocrazia, non erano pi in grado di garantire l'ordine in entit statali sempre pi complesse e
conflittuali.
I poteri dei sovrani Zhou erano ridotti ormai a figure cerimoniali, mentre le lotte tra i principi
finirono col divenire vere e proprie guerre di annientamento.
Tale crisi politico-istituzionale e i profondi mutamenti in campo sociale ed economico furono
accompagnati da una grave crisi ideologica, che, grazie anche alla frantumazione politica del
territorio e la relativa libert di movimento da uno Stato all'altro, diede vita al prodigioso fiorire
delle cosiddette Cento Scuole, di fondamentale importanza nella storia del pensiero dell'umanit.
Il periodo degli Stati combattenti (453-222 a.C.) vide lo sviluppo di entit politiche sempre pi
indipendenti, in continua lotta fra loro, e i sovrani dei principati pi potenti assunsero il titolo di re
(wang), sfidando apertamente l'autorit della dinastia Zhou.
A partire dal IV secolo, si and affermando il predominio del regno periferico di Qin (il suo centro
era nell'attuale provincia dello Shaanxi), grazie anche all'efficacia delle riforme politiche realizzate
e al grande sviluppo della produzione agricola.

La Cina del Primo Impero


La data del 221 a.C. segna una cesura nella storia antica della Cina, in quanto il re Ying Zheng del
regno di Qin, una volta completata la conquista di tutti gli staterelli cinesi, assunse il titolo di
Huangdi, generalmente tradotto come imperatore.
Attraverso tale titolo, il sovrano si poneva sullo stesso piano dei primi mitici sovrani che avrebbero
dato vita alla civilt cinese.
Veniva cos istaurato un sistema imperiale burocratico, con un nuovo assetto istituzionale, che si
imponeva, seppure in parte, sul precedente ordine patrimoniale.
Il Primo Imperatore di Qin (Qin Shi Huangdi) pose le basi della struttura del governo centrale,
struttura tripartita che sarebbe rimasta fondamentalmente per tutto l'Impero: il Primo Ministro
Grande Consigliere (chengxiang), a capo dell'amministrazione centrale, divisa in sezioni-ministeri,
e di quella periferica, il Grande Maresciallo (taiwei), a capo dell'organizzazione militare, e il
Grande Censore (yushi dafu), con poteri di controllo.
Al di sotto di questo triunvirato vi erano i Nove Dignitari (Jiuqing) con varie funzioni, alcune di
tipo amministrativo, altre ancora legate alla corte interna e alla figura del sovrano.
Allo scopo di realizzare l'unificazione politica e militare della Cina, il Primo Imperatore adott una
serie di misure rigorose, che investirono l'organizzazione sociale, l'economia e la cultura.
L'antica aristocrazia venne totalmente esautorata, e l'intero territorio fu suddiviso in governatorati e
distretti retti da funzionari di nomina imperiale.
Le misure di peso, di capacit e di lunghezza furono unificate, e la moneta di Qin fu imposta in tutto
l'Impero.
Analogo provvedimento venne adottato per la scrittura, che fino ad allora aveva conosciuto
numerose varianti locali. Inoltre, furono realizzate grandi opere pubbliche e venne intrapresa la

costruzione di nuove strade, che misero in collegamento aree geografiche molto distanti tra loro;
unificato fu pure il passo carrabile delle principali vie di comunicazione.
Fu proprio in questo periodo che gli eserciti imperiali iniziarono a penetrare nelle regioni
meridionali, spingendosi sino all'attuale Vietnam settentrionale, mentre al Nord veniva eretta,
collegando le fortificazioni costruite precedentemente dai principati settentrionali, la Grande
Muraglia, un'opera imponente lunga oltre 5000 chilometri, che dall'odierna provincia del Gansu
giungeva sino alla penisola del Liaodong.
La politica centralizzatrice del Primo Imperatore si espresse, sul piano culturale, in una serie di
misure autocratiche, ispirate al legismo, che avrebbero ricevuto la severa condanna di tutta la
storiografia posteriore, di impronta confuciana.
Nel 213 a.C. egli decret che tutti gli antichi testi, fatta eccezione per quelli di argomento scientifico
e tecnico e per gli Annali dello Stato di Qin, venissero bruciati.
Fu conservata solo una copia dei testi distrutti nella Biblioteca imperiale, ad uso delle massime
autorit del governo.
Il rogo dei libri aveva come obiettivo la cancellazione della memoria del passato: chiunque
avesse criticato il presente invocando la tradizione sarebbe andato incontro a pene severe.
Il Primo Imperatore mor nel 210 a.C., lasciando un mausoleo, a Lintong, che pu essere annoverato
fra le meraviglie del mondo: un intero esercito di statue di terracotta, a grandezza naturale, era
schierato a difesa del corpo di colui che si era considerato il Supremo Antenato di una dinastia ehe
avrebbe dovuto regnare per diecimila generazioni.
Invece la dinastia Qin non sopravvisse alla morte del Primo Imperatore.
Una serie di rivolte popolari e una guerra civile portarono sul trono, nel 206 a.C., un uomo di umili
origini, Liu Bang, che fond la dinastia degli Han (206 a.C.-220 d.C.).
Il nuovo imperatore, come ricompensa per coloro che lo avevano sostenuto nella lotta contro il
proprio rivale, Xiang Yu, il ribelle che aveva abbattutto la dinastia Qin, distribu titoli nobiliari e
territori.
Ma il sistema amministrativo centralizzato, introdotto da Qin Shi Huangdi, non venne abbandonato,
e si sarebbe imposto come il modello di governo dominante su tutto il territorio imperiale,
nonostante i contrasti che scoppiarono nei primi decenni fra regni e marchesati da un lato e potere
centrale dall'altro.
Ma il consolidamento della dinastia si sarebbe avuto con l'imperatore Wu (Wudi, 140-87 a.C.)
l'artefice di una politica di grande espansione verso l'esterno e di centralizzazione all'interno.
Gli Han, che inizialmente si erano limitati a perseguire una politica di contenimento nei confronti
dei Xiongnu (il cui nome stato collegato con quello degli Unni, una popolazione nomade di
allevatori stanziata nell'attuale Mongolia e in Asia centrale), avviarono con l'imperatore Wu una
nuova politica espansionistica.
Nel giro di pochi anni l'Impero afferm la propria autorit sull'Asia centrale (mediante
l'insediamento di una serie di guarnigioni militari), la cui importanza strategica ed economica era
apparsa sempre pi evidente, per gli intensi traffici commerciali che si svolgevano nella regione
attraverso le oasi del bacino del Tarim.
Con l'obiettivo di accerchiare i Xiongnu, fu realizzata inoltre la conquista della Manciuria
meridionale e della Corea settentrionale.
E per controllare le vie commerciali dirette verso Occidente, fu attuata una progressiva conquista
dei territori meridionali, le attuali province del Sichuan e dello Yunnan attraverso cui si svolgevano
le comunicazioni con l'India e con l'Asia centrale.
In tale occasione furono conquistati lo Stato di Dian, nello Yunnan, che aveva elaborato una propria
cultura originale, e quello di Nanyue (o Yue Meridionali; in vietnamita:Vietnam).
Nel campo istituzionale, gli Han, nonostante le riforme attuate da Wudi, e poi all'inizio della
seconda parte della dinastia, mantennero la tripartizione a capo dell'amministrazione e i Nove
Dignitari.
Le maggiori modifiche furono, oltre alla creazione delle Tredici Sezioni (cao), l'emergere di una
Segreteria privata (shangshutai) che col tempo sarebbe divenuta un organo di governo ufficiale a

spese del Grande Consigliere.


A livello locale, un grosso problema rimase il controllo delle forze centrifughe, rappresentate, nel
primo secolo della dinastia dai regni e marchesati (wangguo, houguo), e poi, dopo il loro
ridimensionamento, grazie soprattutto alla decisa politica di Wudi, dall'emergere delle grandi
famiglie.
Queste avrebbero costituito la contraddizione principale negli ultimi tempi, in quanto gli stessi alti
funzionari che avrebbero dovuto agire nell'interesse dello Stato erano membri di quelle famiglie i
cui interessi erano in contrasto con il governo centrale.
Proprio contro di esse era rivolta la politica interna dell'imperatore Wu, con una serie di misure
centralizzatrici (monopoli statali della coniazione monetaria, del sale, del ferro e dell'alcol), mirate a
indebolire i mercanti, i quali erano andati accumulando enormi fortune, e a riempire, nello stesso
tempo, le casse dell'erario gravate dalle massicce spese militari.
Pur essendo di fatto il pi legista degli imperatori Han quanto alla pratica di governo,
l'imperatore Wu adott il confucianesimo come dottrina ufficiale, e ne fece il cardine su cui fondare
l'unit ideologica e culturale dell'Impero.
A differenza del Primo Imperatore Qin, pur considerandosi l'iniziatore di un'era nuova, egli non
intendeva affermare il proprio dominio in contrapposizione al passato, ma riponeva il fondamento
della legittimit dinastica nella pi remota antichit.
Trov nella scuola confuciana, considerata da secoli come interprete delle antiche tradizioni, la
giustificazione della perpetuit delle istituzioni imperiali.
Il principale ideologo degli Han, Dong Zhongshu, integr inoltre la dottrina confuciana con
elementi di altre dottrine, come quella dello yin e dello yang e dei Cinque Elementi, quella taoista e
quella legista, pervenendo a una sintesi in cui l'etica si combinava con la cosmologia e con la
filosofia della storia: la missione dell'imperatore era di suscitare la bont nell'uomo e di trasmettere
la volont celeste, di cui egli era la stessa personificazione.
A lui solo spettava di sacrificare al Cielo e alla Terra.
Per poter svolgere le sue funzioni il sovrano avrebbe dovuto essere un modello di virt; la sua
empiet avrebbe infatti turbato l'armonia del cosmo, provocando la comparsa di portenti e lo
scatenarsi di calamit naturali.
Spettava ai letterati di interpretare tali fenomeni, sotto la guida dei Classici, per illuminare il
sovrano sui contenuti dei messaggi celesti.
Durante il regno dell'imperatore Wu venne compilata inoltre una grande storia universale, la prima
opera di questo genere apparsa in Cina, che avrebbe costituito il modello di tutte le storie
dinastiche redatte nelle epoche successive.
In tale opera monumentale - lo Shiji o Memorie di uno storico -, i princpi etico-politici di epoca
Han venivano proiettati nel pi lontano passato, e la dottrina del Mandato Celeste e della
successione dinastica ritrovava i suoi presupposti pi autentici in una visione globale, in cui gli
Han trovavano posto accanto a quei mitici personaggi che venivano considerati gli artefici della
civilt umana.
Nel 124 a.C. l'imperatore Wu istitu l'Universit Imperiale, in cui un gruppo di Cinque Eruditi
avrebbe tenuto lezione sui Classici confuciani ai giovani proposti dalle autorit locali.
Il numero degli studenti sarebbe cresciuto progressivamente sino ad arrivare a tremila alla fine del I
secolo a.C.
Questo sistema, che divenne un canale di reclutamento e di formazione dei funzinari, in epoca Han
si basava fondamentalmente sulla raccomandazione.
Almeno in teoria, rispondeva all'esigenza - ampiamente diffusa sin dal periodo degli Stati
Combattenti - che i funzionari avrebbero dovuto essere scelti in base al merito e non alla nascita;
molti di essi infatti provenivano da quegli impiegati negli uffici locali che avevano iniziato la loro
carriera al di sotto del livello burocratico.
Anche se nel periodo degli Han Posteriori fattori determinanti divennero di fatto il censo e le
connessioni familiari, tuttavia la dinastia Han aveva affermato, nella pratica come nel principio, il
criterio del merito attraverso l'esperienza amministrativa. Dai Song in avanti, tale merito si sarebbe

valutato istituzionalmente invece che sulla base dell'istruzione e dell'assimilazione dei testi e dei
valori confuciani.
Nella societ Han, al di sopra del popolo, suddiviso idealmente in quattro ordini (letterati,
contadini, artigiani e mercanti), si collocava la classe privilegiata costituita da una nobilt ereditaria
e dall'alta burocrazia imperiale.
L'aristocrazia comprendeva i membri della dinastia regnante e le famiglie delle imperatrici.
Possiamo affermare tuttavia che la classe dirigente coincise in gran parte con quella dei letterati.
Il loro status sociale non era pi una prerogativa esclusiva connessa con la nascita, ma veniva legato
alla pratica amministrativa, all'apprendimento di alcune arti nobili e all'interiorizzazione delle virt
fondamentali acquisite nello studio degli antichi testi.
Secondo la teoria confuciana, l'uomo moralmente superiore - il junzi - costituiva una personalit
modale, attraverso l'esempio personale e l'indottrinamento del popolo.
Non esistendo una classe sacerdotale, ai letterati competeva, oltre alla funzione burocratica, anche il
ruolo di depositari dei rituali e del culto imperiale.
Su una popolazione in maggioranza contadina, nel primo periodo della dinastia Han una buona
parte era costituita da piccoli proprietari.
Alle donne incombevano i lavori domestici e quelli tessili. per il fabbisogno familiare.
Bench formalmente all'ultimo gradino della scala sociale, i mercanti potevano esercitare una certa
influenza a livello locale se riuscivano ad accumulare ingenti ricchezze, e i pi ricchi sarebbero
prepotentemente emersi sulla scena politica ed economica nei periodi di crisi.
Dopo la morte dell'imperatore Wu, le istituzioni imperiali conobbero un progressivo declino.
Mentre a corte gli eunuchi e i parenti delle imperatrici si contendevano il potere, a livello sociale si
andava acuendo il conflitto tra i piccoli contadini e le grandi famiglie di proprietari fondiari e di
mercanti.
Una tendenza che and delineandosi in questo periodo fu la progressiva scomparsa della piccola
propriet, e ci si rivel esiziale per le finanze dello Stato che da essa aveva le maggiori entrate.
Le famiglie contadine, sottoposte a numerose imposte, oltre alle periodiche corVe e all'obbligo
militare per i maschi adulti, videro peggiorare sensibilmente le loro condizioni negli ultimi secoli
della dinastia.
Costretti ad indebitarsi e a vendere le loro terre, i piccoli coltivatori si ridussero spesso a servi o
salariati di qualche grande proprietario, ingrandendo le fila dei clienti e dipendenti delle grandi
famiglie.
Numerosi di questi servi venivano utilizzati per i servizi domestici, nei lavori agricoli, o in alcune
attivit di ricreazione (musicisti, acrobati, danzatori) o ancora come guardie private.
Gli schiavi statali erano impiegati nei cantieri e nelle fabbriche imperiali, nei lavori pubblici o al
servizio della corte.
Molte delle grandi famiglie si formarono verso la fine della dinastia degli Han Occidentali,
nell'ambiente dei funzionari, dei grossi mercanti, dei maggiori proprietari terrieri, dei grandi
imprenditori che organizzavano la produzione di manufatti di vario genere, controllavano miniere e
fonderie, conducevano i traffici all'interno e all'estero: esse avevano approfittato della crisi socioeconomica per trarre grandi fortune.
Oltre a costituire spesso delle entit anche economicamente autonome, disponevano sovente di
forze armate private.
I tentativi di Wudi e poi, come vedremo, di Wang Mang di ridurre il loro livello di vita, di
ridimensionarne la potenza economica e di impedire loro l'acquisto di latifondi, mediante i
monopoli statali, le riforme monetarie, le leggi suntuarie, le confische e altre misure, alla lunga si
dimostrarono inefficaci, con il conseguente emergere di una serie di forze centrifughe, di grandi
interessi contrastanti e l'insorgere di rivolte popolari.
Nel 9 d.C., Wang Mang, il nipote di un'imperatrice, assunse il titolo imperiale, fondando una nuova
dinastia (xin, Rinnovamento).
Egli cerc di giustificare l'assunzione del potere in base alla teoria del Mandato Celeste, invocando
la restaurazione dell'antico dominio dei Zhou, ed esaltando il confucianesimo originario.

Tale ideologia serv a giustificare una politica centralizzatrice (venne abolita la propriet privata
della terra e vennero imposti una serie di monopoli statali), indirizzata contro il crescente potere
delle grandi famiglie.
Il tentativo di Wang Mang era destinato per a fallire totalmente.
Una serie di rivolte popolari segnarono la rapida fine della nuova dinastia.
L'usurpatore Wang Mang venne trucidato e, nel 25 d.C., un grande proprietario fondiario che
apparteneva a un ramo collaterale della famiglia imperiale Han, assunse il potere, restaurando la
precedente dinastia.
Poich la capitale venne trasferita dall'odierna Xi'an (provincia dello Shaanxi) a Luoyang (provincia
dello Henan), la nuova fase pass alla storia come il periodo degli Han Orientali, mentre quello
precedente venne indicato come il periodo degli Han Occidentali.
Gli Han Orientali abbandonarono ogni tentativo di politica centralizzatrice in campo economico.
Non si tent pi di stabilire un controllo diretto sui coltivatori, ma fu consentito che un numero
sempre pi elevato di essi lavorasse alle dipendenze dei grandi proprietari.
Il l censimento del 57 d.C., che registrava unicamente i sudditi soggetti all'imposta, dava una
popolazione di 21 milioni di abitanti, poco pi di un terzo di quella censita nell'1 d.C.: tali dati
hanno un significato pi fiscale che demografico.
In politica estera, la dinastia cerc di risolvere il problema delle frontiere settentrionali attraverso la
progressiva sinizzazione delle popolazioni barbare.
A tale scopo gruppi di Xiongnu furono autorizzati a stanziarsi al di qua della Grande Muraglia.
Tuttavia, l'Asia centrale non venne abbandonata grazie all'azione di un grande generale, Ban Chao,
fratello dell'insigne storico Ban Gu. Venne riaffermato il controllo imperiale sulla cosiddetta via
della seta, che poneva in comunicazione Oriente e Occidente.
Nel 97, Ban Chao giunse sino al Mar Caspio, e di qui invi Gan Ying, uno dei suoi aiutanti, alla
ricerca del sovrano di Da Qin, un regno di cui gli Han avevano solo vaghe notizie, e che non era
altro che l'Impero Romano.
Ma Gan Ying non pot arrivare al Mediterraneo: giunto nei pressi del Golfo Persico o del Mar Nero,
fu sconsigliato dal proseguire per le enormi difficolt che avrebbe incontrato.
I Parti, che controllavano il traffico della seta cinese importata da Roma, non potevano tollerare che
i due Imperi stabilissero contatti diretti.
Sotto gli Han Orientali si ebbe un ulteriore sviluppo delle tecniche metallurgiche e di quelle tessili
(soprattutto per quanto riguarda il principale prodotto di esportazione: la seta), e si perfezion,
inoltre, una delle pi importanti invenzioni dell'umanit, quella della carta, che rispondeva a
un'esigenza particolarmente sentita in uno Stato in cui un'amministrazione complessa richiedeva la
redazione di un numero sempre pi elevato di documenti e in cui il testo scritto assumeva un valore
quasi sacrale nell'ambito dell'ideologia dominante.
Tra il I e il II secolo, presso la corte Han, si moltiplicarono le lotte intestine tra gli eunuchi e i
parenti delle imperatrici, favorite dal fatto che sul trono imperiale si succedettero una serie di
sovrani minorenni.
Gli eunuchi sembrarono infine prevalere nonostante la ferma opposizione dei letterati che facevano
capo all'Universit Imperiale.
Intanto per la crisi sociale and inasprendosi, aggravata dalle insurrezioni delle trib barbare
insediate all'interno dei confini imperiali.
Nel 184 scoppi infine la grande sollevazione dei Turbanti Gialli, ispirata da una setta taoista che
proclamava l'imminente ritorno a un'et dell'oro (la Grande Pace), in cui l'umanit avrebbe
conosciuto una situazione di uguaglianza universale, senza pi differenze fra ricchi e poveri.
La rivolta gett l'impero nella pi completa anarchia.
Bench venisse rapidamente repressa, il sistema istituzionale sub una crisi inarrestabile.
Furono i capi militari, i quali avevano eliminato i Turbanti Gialli, ad assumere ben presto tutto il
potere, contendendosi il controllo della corte attraverso continue lotte intestine.
Le devastazioni che ne derivarono sconvolsero il tessuto sociale ed economico dell'Impero,
provocando il declino delle grandi citt e dei commerci, lo spopolamento delle campagne e, come

conseguenza, la trasformazione dei possedimenti delle grandi famiglie in unit politiche ed


economiche autosufficienti.

Il MedioEvo
Nel 220, la dinastia Han ebbe formalmente fine, e con eSsa aveva termine anche l'unit dell'Impero.
Quando Cao Pi esautor l'ultimo imperatore Han, fondando la dinastia Wei, gi si erano costituiti
altri due Stati indipendenti, il primo situato nel Sud, con capitale nell'odierna Nanchino, e il
secondo nell'attuale provincia del Sichuan, con capitale Chengdu. Bench nel 280 la nuova dinastia
dei Jin riuscisse per un breve periodo a ricostituire l'unit imperiale, l'epoca che ebbe inizio con la
caduta degli Han e termin alla fine del VI secolo, con l'avvento della dinastia Sui, appare
caratterizzata dalla frammentazione e dalla divisione del territorio imperiale.
A partire dall'inizio del IV secolo, il Nord venne governato dalle lites delle popolazioni barbare che
si erano stanziate al di qua della Grande Muraglia fin dal periodo degli Han Orientali, mentre nel
Sud si succedettero una serie di dinastie cinesi, sotto il controllo delle grandi famiglie che avevano
abbandonato i territori settentrionali in seguito agli sconvolgimenti sociali ed economici.
Ci signific che il reclutamento nei vari Stati al Sud come al Nord fu monopolizzato dalle grandi
famiglie aristocratiche, e il giudizio degli organi preposti alla raccomandazione si basarono ora sul
rango della famiglia a cui apparteneva il candidato (diviso in nove gradi).
Perci l'alta nobilt si perpetu nelle alte cariche, mentre la piccola nobilt si dovette accontentare
dei posti inferiori.
Soltanto nelle cosiddette cariche fuori ruolo (liuwai) prevaleva il principio del merito, e su queste
gli imperatori si appoggiavano per limitare il potere dell'aristocrazia.
Nonostante la ripresa della patrimonialit delle cariche politiche, si deve segnalare un'importante
evoluzione istituzionale che prefigur la struttura fondamentale della burocrazia cinese per pi di un
millennio.
Durante la dinastia Jin, l'ufficio della Segreteria Imperiale (Shangshutai) che era stata sotto la
dinastia Han un consiglio privato dell'imperatore, acquist progressivamente poteri amministrativi
fino a divenire il Consiglio degli affari di Stato (Shangshusheng), cio l'ufficio centrale
dell'amministrazione statale, a capo dei Sei Ministeri (liubu), che sarebbero rimasti sino alla fine
dell'Impero.
Da un confronto tra la situazione determinatasi in Cina dopo il crollo dell'Impero Han e quella
avutasi in Occidente dopo la caduta dell'Impero Romano, possiamo osservare che le due pi estese
formazioni statali dell'antichit si disgregarono sotto la spinta di fattori interni ed esterni, travolte
dalle contraddizioni che la loro stessa crescita aveva generato.
In entrambi i casi si ebbe un declino istituzionale accompagnato a quello dell'ideologia che era stata
alla base della formazione dei due Imperi.
Sia in Occidente che in Cina due religioni straniere e universalistiche (rispettivamente il
cristianesimo e il buddhismo) vennero a colmarne il vuoto, indicando la via della salvezza e della
redenzione individuale.
Inoltre, i barbari contribuirono, in Europa come in Cina, dapprima all'abbattimento dell'antico
sistema, e poi alla creazione di un nuovo sistema, dominato da una aristocrazia guerriera che
rappresentava una sfida costante nei confronti del potere centrale.
La frammentazione dello Stato trov riscontro nell'atomizzazione della societ in enclaves
territoriali chiuse e autosufficienti, in cui lo status di ciascun individuo era determinato da vincoli
ereditari.
Nonostante ci, l'ideale imperiale continu a sopravvivere, e di esso si fecero interpreti, da una
parte i barbari, e dall'altra coloro che si consideravano gli eredi legittimi della tradizione romana
e di quella Han: gli imperatori bizantini e i sovrani delle dinastie meridionali che si succedettero a
Nanchino.
Tali analogie possono per servire per porre in risalto le differenze tra le due diverse situazioni
storiche.

Se il Medioevo occidentale vide la nascita e lo sviluppo, sulle rovine dell'Impero Romano, di un


sistema istituzionale e sociale del tutto originale, noto col nome di feudalesimo, in Cina non si
ebbe invece la comparsa di un'alternativa coerente all'Impero centralizzato.
In Occidente il feudalesimo cre le condizioni per la formazione degli Stati nazionali, mentre in
Cina lo stato di frammentazione politica e sociale rappresent solo una fase di transizione verso la
rifondazione di strutture socio-economiche adatte alla ricostruzione dell'Impero centralizzato.
Va inoltre rilevata la differenza dei ruoli assunti dal cristianesimo e dal buddhismo nei diversi
contesti storici.
La chiesa buddhista, pur avendo acquisito una notevole potenza politica ed economica, non riusc
mai a porsi come potere autonomo nei confronti dello Stato, e la Cina non conobbe mai un
fenomeno paragonabile all'aspro conflitto che oppose in Occidente la Chiesa cattolica all'Impero.
In questo periodo la Cina settentrionale e la Cina meridionale conobbero una evoluzione culturale,
politica e sociale profondamente diversa.
Nel Nord, popolazioni di origine barbarica si sovrapposero alla popolazione cinese, dapprima
dominandola con le armi, e poi instaurando dei regimi che realizzarono una sintesi tra elementi
culturali cinesi e elementi barbarici.
Gradualmente i barbari e i Cinesi finirono con il fondersi, perdendo entrambi le proprie
caratteristiche originarie.
Un analogo fenomeno si verific nel Sud, allorch i Cinesi del Nord, per sfuggire alle devastazioni
delle loro terre d'origine, si trasferirono in quelle regioni.
A quell'epoca, infatti, la Cina meridionale era ancora in larga misura una zona coloniale: soprattutto
nelle aree pi a Sud l'agricoltura era poco sviluppata e la popolazione in maggioranza ancora non
cinese.
Sulle coste meridionali erano stanziati popoli di lingua thai, mentre nel Guizhou e nello Yunnan si
trovavano popoli che parlavano lingue tibeto-birmane.
I Cinesi del Nord, abituati a nutrirsi di cereali asciutti come il miglio e il frumento, dovettero
adattarsi ad un tipo completamente diverso di cucina, fondato sul riso.
Ma il Sud era potenzialmente pi ricco del Nord, ed essendo la situazione climatica pi favorevole
all'agricoltura, il surplus prodotto permetteva all'lite condizioni di vita pi agiate rispetto a quelle
del Nord.
Quando le grandi famiglie settentrionali si sovrapposero alla popolazione locale, i rapporti con
l'lite meridionale non furono all'inizio senza contrasti.
Gli immigrati continuavano a mantenere forti legami sentimentali con i loro luoghi di origine, ed
significativo che essi abbiano cercato di mantenere in vita il dialetto di Luoyang, che era stato usato
dai loro antenati.
Ma anche nel Sud la sovrapposizione si risolse in una sintesi, che avrebbe caratterizzato
l'evoluzione successiva della cultura meridionale.
A differenza che nelle regioni meridionali, la classe dominante sino-barbarica settentrionale
attribuiva grande rilievo alle arti marziali, alla destrezza fisica e ad attivit come la caccia e
l'equitazione, ed era aperta alle influenze provenienti dall'Asia centrale e occidentale.
Nonostante le grandi differenze esistenti, il Nord e il Sud erano tuttavia accomunati, oltre che dalla
fede buddhista, dall'idea di Impero.
Ma fu nel Nord che vennero poste le basi della ricostruzione dell'impero centralizzato. Lo Stato di
Wei (Wei Settentrionali), fondato dalla popolazione Tuoba nell'odierna provincia dello Shanxi
(336), dopo l'occupazione di Luoyang (423) e la conquista di tutta la Cina del Nord (439),
intraprese una politica sistematica di sinizzazione e di centralizzazione: la lingua e i costumi Tuoba
vennero vietati e si cerc in tutti i modi di generalizzare l'uso dei cognomi cinesi, incoraggiando i
matrimoni misti.
L'aristocrazia medievale di origine cinese faceva risalire i propri privilegi ereditari alle funzioni
ricoperte dai propri antenati nell'amministrazione dell'Impero Han.
L'altra componente dell'aristocrazia medievale era di origine barbarica, e si rifaceva a un complesso
di valori largamente estranei al mondo cinese, valori che in parte sarebbero rimasti in vita tra gli

strati aristocratici del primo periodo Tang.


Dalla fusione di queste due nobilt ebbe origine la nuova aristocrazia sino-barbarica che, non
soltanto controll l'apparato burocratico dei vari Stati medievali, ma diede anche vita prima ad un
nuovo assetto socio-economico, e poi al nuovo Impero unitario.
Il controllo sui coltivatori e sulla terra coltivabile venne attuato attraverso varie forme di gestione
burocratica del possesso della terra (in particolare la perequazione agraria) tendenti ad impedire
la concentrazione della propriet e l'evasione fiscale.
L'idea di servizio che legittimava l'origine e l'esistenza stessa delle grandi famiglie nobili,
giustificava in questo modo il loro usufrutto delle terre.
Queste venivano in via di principio assegnate temporaneamente alle famiglie di coltivatori in base
al numero dei componenti attivi perch le lavorassero, e ai funzionari nel periodo dell'incarico
perch ne ricevessero gli introiti in cambio del loro impegno in campo amministrativo, cio del
monopolio delle cariche statali; nominalmente erano dello Stato, a cui dovevano essere restituite
alla fine del servizio.
Sul piano economico-sociale, infatti, i Wei Settentrionali si posero l'obiettivo di incoraggiare lo
sviluppo agricolo e di ristabilire delle solide basi fiscali per l'Impero.
Il sistema adottato - detto della perequazione agraria - mirava a legare nuovamente i contadini
alla terra e a riaffermare il controllo dello Stato sulla produzione agricola.
Esso fu applicato principalmente alle terre abbandonate, che nel Nord costituivano una parte
consistente del territorio, dopo l'emigrazione a Sud delle grandi famiglie e dei piccoli proprietari.
Fondato sul principio della propriet statale della terra, il sistema prevedeva che gli appezzamenti
destinati alla coltivazione dei cereali fossero inalienabili e dovessero essere ridistribuiti al momento
della morte o al compimento del sessantesimo anno di et dei titolari.
Le imposte erano calcolate sulla base del nuovo assetto agrario, che prevedeva un'accurata
registrazione della popolazione.
Nelle regioni in cui le terre coltivabili erano insufficienti, i contadini erano autorizzati a trasferirsi in
altre localit, purch provvedessero a registrarsi nuovamente nel nuovo distretto di residenza.
Quote di terra erano attribuite inoltre ai funzionari locali in relazione al proprio rango.
Quando essi lasciavano il servizio, era previsto che le trasmettessero a coloro che prendevano il loro
posto.
Tale sistema sarebbe rimasto in vigore, con una serie di modifiche, per quasi tre secoli, e avrebbe
costituito il fondamento economico della grande espansione delle dinastie Sui e Tang.
Le dinastie del Sud, invece, non riuscirono a risolvere il problema del controllo sulle grandi
propriet.
Le grandi famiglie - la cui cultura era contrassegnata da una maggiore raffinatezza rispetto a quelle
settentrionali - continuarono in generale a dominare la societ e l'economia, e ci fu reso possibile
dalla notevole disponibilit di terre e di risorse propria delle regioni meridionali.
A partire soprattutto dal V secolo, il potere delle grandi famiglie cominci per ad essere indebolito
dal grande sviluppo dell'attivit mercantile che influ sull'assetto agrario, e introdusse nuovi
meccanismi di ridistribuzione della ricchezza.

IL NUOVO IMPERO E LA GLORIOSA DINASTIA TANG


La dinastia degli Wei Settentrionali nel VI secolo conobbe una serie di conflitti intestini che
portarono alla divisione del territorio da essa controllato.
Dopo un periodo di instabilit e divisione politica, un esponente dell'aristocrazia del Nord-Ovest,
Yang Jian, nel 581 fond la dinastia Sui (581-618), che nel 589 port a termine la conquista
dell'ultimo degli Stati meridionali, ristabilendo in tal modo, dopo quasi tre secoli, l'unit imperiale.
La dinastia Sui ebbe breve vita, ma fu di fondamentale importanza per il consolidamento del nuovo
Impero.
L'opera di unificazione fra il Nord e il Sud venne favorita dalla realizzazione di una delle

costruzioni pi imponenti della storia dell'umanit, il Canale Imperiale, che, lungo


complessivamente 2500 chilometri, diede vita, insieme ai corsi d'acqua naturali, ad una rete di vie
navigabili volta ad assicurare al governo centrale le risorse di tutte le aree pi produttive
dell'Impero, e a permettere inoltre il rapido rifornimento degli eserciti impegnati nella difesa delle
frontiere settentrionali (collegava la regione di Luoyang con l'odierna citt di Hangzhou, nel
Zhejiang).
La grande espansione economica conosciuta dalla Cina in epoca Tang non sarebbe stata possibile
senza questa imponente costruzione realizzata sotto i Sui.
La nuova dinastia tent di affermare, attraverso un'attiva politica estera, l'autorit imperiale su tutti i
paesi confinanti.
A Nord l'Impero si volse contro i Turchi, i quali nel VI secolo avevano costituito una vasta
confederazione tribale, che controllava un'area compresa tra la Manciuria e i confini della Persia,
mentre a Sud ristabil il dominio cinese sull'area di Hanoi.
Tuttavia, le dispendiose campagne lanciate in funzione anti-turca contro un regno nord-coreano di
Koguryo si risolsero in un fallimento, e suscitarono una serie di ribellioni all'interno della stessa
aristocrazia imperiale, aggravate a loro volta dallo scoppio di rivolte popolari. Nel 618, un altro
esponente dell'aristocrazia del Nord-Ovest, Li Yuan, fond la dinastia Tang (618-907).
I Sui e i Tang non fecero altro che portare a termine l'opera iniziata dai Wei Settentrionali, per il
tramite dell'aristocrazia sino-barbarica del Nord-Ovest. Ma la storiografia cinese tradizionale, per
ragioni ideologiche e politiche, ha voluto porre in ombra i fattori di continuit per riallacciarsi
all'epoca del primo Impero centralizzato.
Gli storici Tang furono i primi a tracciare un parallelo fra la dinastia Qin e la dinastia Sui per
esaltare l'analogia fra la dinastia Han e la dinastia Tang.
In entrambi i casi, una dinastia di breve durata, caratterizzata da un governo crudele ed efferato,
aveva preparato l'ascesa di una grande dinastia, che aveva riportato l'ordine universale.
La riunificazione, anche se conserv il sistema ascrittivo, ha comunque prodotto mutamenti di
grande rilievo sul piano economico-sociale come su quello politico.
L'integrazione delle regioni meridionali, e in particolare del bacino dello Yangzijiang, avrebbe finito
col pesare in modo sempre pi decisivo sull'evoluzione dell'Impero unificato.
Sotto le dinastie del Sud, tale area aveva conosciuto un notevole sviluppo della produzione agricola,
e per la prima volta si era cominciato a sfruttare in modo intensivo le sue grandi risorse naturali,
grazie all'apporto della massa di immigrati provenienti dal Nord.
In epoca Tang, una serie di innovazioni tecnologiche introdotte nella risicultura determinarono
un'ulteriore espansione dell'economia della regione, e questa fin col divenire il granaio dell'Impero
e il suo potenziale centro economico.
Il progressivo affermarsi di una classe dirigente meridionale e il graduale declino dell'aristocrazia
del Nord-Ovest costituirono la conseguenza pi significativa sul piano politico e sociale di tale
processo.
Quando, all'inizio del X secolo, la dinastia Tang giungeva al suo termine, l'Impero presentava ormai
un volto profondamente diverso da quello che aveva avuto all'epoca della sua ascesa.
Fra i nuovi strati emersi nella societ medievale, la comparsa di religioni organizzate con un proprio
clero distinto dai funzionari civili port all'ascesa degli ordini buddhisti: i monaci istruiti
parteciparono al mondo intellettuale, talvolta a quello imprenditoriale e politico, e godettero di
alcune esenzioni fiscali.
Ma la loro posizione privilegiata sarebbe ben presto decaduta con le persecuzioni contro i monasteri
e il buddhismo.
Si and poi allentando, con lo sviluppo economico della fine della dinastia Tang, il controllo statale
esercitato su gran parte degli artigiani, il cui status non era originariamente dissimile dalle
condizioni dei non liberi del popolo basso (jianmin, in contrapposizione ai liberi, liangmin
popolo buono).
Sottoposti ad una serie di controlli e a limitazioni personali, appartenevano al popolo basso i
discendenti dei condannati, i musicisti, le prostitute, gli inservienti governativi, i servi e gli schiavi

pubblici e privati.
Sotto il suo secondo imperatore, Li Shimin (Taizong, 626-649), la dinastia Tang riprese la politica
espansionistica dei Sui.
I Turchi vennero sottomessi, e nel 630 Taizong venne proclamato loro capo supremo col titolo di
Qaghan Celeste.
Stabilito un saldo dominio sulle regioni dell'Ordos e dell'odiernaongolia interna, l'Impero estese la
sua diretta influenza sull'Asia centrale, dove venne stabilito un Protettorato generale, che
controllava, oltre al bacino del Tarim (nell'odierno Xinjiang), anche parte dell'odierno Kirghizistan.
Vennero stabiliti inoltre i primi rapporti diplomatici con una nuova potenza sorta tra il VI e il VII
secolo: il regno tibetano.
Nel 641, il re dei Tibetani ottenne in sposa una principessa imperiale, e alcuni membri della
famiglia reale tibetana furono inviati a studiare a Changan (odierna Xi'an), la capitale dei Tang.
Il prestigio dell'Impero e la sua fama di grande potenza varcarono ogni confine.
A Chang'an, divenuta ormai una metropoli internazionale - la pi popolosa citt del mondo, con
oltre un milione di abitanti - giunsero missioni tributarie provenienti da ogni parte dell'Asia.
Nel 638 giunse il principe persiano Firuz, inviato dal padre Yazdegard 1ll, l'ultimo sovrano della
dinastia sassanide, allo scopo di ottenere l'appoggio cinese contro gli Arabi che stavano
minacciando la Persia.
Taizong non intervenne nel conflitto, ma il principe Firuz rimase a Chang'an, dove costitu una corte
persiana in esilio.
Nel 643 Taizong ricevette inoltre un'ambasceria del re di Fulin (Siria), che si ritiene sia stata inviata
dall'imperatore bizantino Costante 1l.
La questione coreana venne risolta dal successore di Taizong, il quale riusc, grazie ad un'accorta
politica di alleanze, ad imporre l'egemonia imperiale sulla penisola.
Il regno sud-coreano di Silla, che riunific l'intera Corea, grazie all'appoggio Tang, sub
profondamente l'influenza culturale cinese.
Le sue istituzioni erano modellate su quelle dell'Impero Tang, e cinese era la lingua scritta di cui si
serviva la sua classe dirigente.
Attraverso la Corea il modello culturale dei Tang fu trasmesso in Giappone, dove venne emulato
con entusiasmo e adattato alle realt locali.
Alla met del VII secolo, l'Impero Tang si spingeva orrnai sino alla frontiera persiana.
Difficolt logistiche e di approvvigionamento rendevano tuttavia il dominio cinese sui nuovi
territori estremamente labile, e nel giro di pochi anni essi sarebbero nuovamente sfuggiti al
controllo del governo centrale.
Alla met dell'VII secolo, si profil la minaccia araba alla frontiera occidentale.
Dopo avere conquistato la Persia, essi si erano impadroniti delle citt-Stato del Tukaristan e della
Transoxiana, sulle quali in passato l'Impero cinese aveva imposto il suo protettorato, e nel corso di
una storica battaglia, ingaggiata sul fiume Talas nel 751, le truppe cinesi furono sconfitte: da allora
il processo di islamizzazione dell'Asia centrale non avrebbe pi incontrato ostacoli.
Gravi problemi vennero posti anche dall'ascesa della potenza tibetana e dalla ribellione di alcune
trib turche nel nord dell'odierna provincia dello Shanxi. Inoltre, alla fine del VII secolo, una nuova
minaccia si profil a Nord-Est, in seguito alla ribellione del popolo proto-mongolo dei Qidan, che
abitava le regioni occiden tali del Liaodong.
N di gran rimedio si dimostr, all'inizio dell'VIII secolo, la riorganizzazione dell'intero sistema
militare e territoriale attraverso la nomina di governatori militari (iedushi) permanenti e la
formazione di eserciti professionali in luogo delle milizie di coscritti (sulle quali sin dall'epoca Sui
era fondata l'organizzazione militare).
La riforma permise solo una temporanea pacificazione delle frontiere mentre a lungo andare fu
foriera di gravi problemi interni.
La ribellione di An Lushan (755-763), un generale di origine per met sogdiana e per met turca,
che aveva il comando di due regioni militari del Nord-Est, rese ormai insostenibile la difesa delle
frontiere settentrionali.

Per proteggere la capitale dai ribelli, il governo centrale si trov costretto a richiamare il grosso
delle truppe stanziate nel Nord-Ovest, con l'abbandono di tutti i territori dell'Asia centrale.
La ricostruzione dell'Impero centralizzato si riflesse anche sul piano ideologico e con i Sui si ebbe
un primo tentativo di richiamarsi alla tradizione imperiale Han, attraverso l'utilizzazione di una
serie di idee, di pratiche rituali e di valori propri del confucianesimo, che continuava ad essere, nella
coscienza generale di allora, strettamente connesso con la concezione imperiale.
Bench tentativi di restaurare la tradizione confuciana fossero stati gi compiuti da alcuni
imperatori delle dinastie del Nord, e, anche nel Sud, i rituali confuciani fossero stati mantenuti in
vita da dinastie che si consideravano le eredi legittime dell'impero Han, la tradizione confuciana era
rimasta per di fatto soffocata da nuovi valori e da nuovi atteggiamenti che erano andati
sviluppandosi con la diffusione del buddhismo e del taoismo.
Gli imperatori Sui diedero cos nuovo vigore ad alcuni aspetti della tradizione confuciana
(particolarmente significativa l'importanza attribuita al Classico della piet filiale, considerato
come uno strumento sufficiente per governare lo Stato).
Non ignorarono per l'importanza del buddhismo, che era allora largamente diffuso in tutti gli strati
sociali, sia del Nord che del Sud, e, a pi riprese, riaffermarono il loro ruolo di difensori e protettori
della religione.
Nel complesso, l'ideologia Sui appare caratterizzata da una tendenza sincretica, in cui si cercava di
conciliare le diverse esigenze espresse da quelle che venivano considerate come le Tre Dottrine: il
confucianesimo, il buddhismo e il taoismo.
I Tang ripresero tale tendenza, anche se nel corso del loro lungo periodo di regno fu attribuita di
volta in volta una diversa importanza a ciascuna delle tre dottrine.
Taizong, pur riconoscendo la rilevanza del buddhismo (patrocin ad esempio l'imponente opera di
traduzione delle scritture buddhiste intrapresa dal grande pellegrino Xuanzang, 600-664), promosse
la religione taoista, tanto da stabilire la precedenza dei monaci taoisti su quelli buddhisti in tutte le
cerimonie imperiali.
Inoltre si verific nel corso del periodo Tang la rinascita del confucianesimo, cui fece riscontro
l'inizio dell'inarrestabile decadenza del buddhismo in quanto religione organizzata.
Connessa con il peso crescente del confucianesimo, fu l'importanza attribuita alla compilazione
storica, che, per la prima volta, divenne una vera e propria funzione burocratica svolta nell'ambito
dell'Ufficio Storiografico: esso esercitava una forma di controllo nei confronti dell'imperatore in
quanto avrebbe tramandato ai posteri la sua immagine storica.
Con la presa del potere della vedova dell'imperatore Gaozong (649-683), Wu Zhao, si giunse nel
690 alla fondazione di una nuova breve dinastia (si tratt dell'unica volta, in tutta la storia cinese, in
cui una donna sia ascesa al trono imperiale).
L'imperatrice tent di fare del buddhismo la religione ufficiale dell'Impero, ma, dopo la
restaurazione della dinastia Tang, avvenuta nel 705, il taoismo venne nuovamente sostenuto: lo
stesso imperatore Xuanzong (712-756) compil un commentario al Classico dei Mutamenti, e nel
747 questa stessa opera fu proclamata il pi importante dei testi canonici.
Negli anni successivi, divennero sempre pi pressanti i tentativi del governo di sottoporre la
comunit buddhista ad uno stretto controllo: col crescere delle difficolt finanziarie dello Stato, le
ricche propriet dei monasteri divenivano sempre pi oggetto di attenzione da parte del governo.
Di carattere pi squisitamente ideologico furono altri provvedimenti, come quello del 736, che
poneva il controllo della chiesa buddhista sotto la responsabilit di un organo governativo che si
occupava dell'ospitalit riservata ai dignitari stranieri.
Esemplare a questo proposito il famoso memoriale inviato al trono nell'819 dal grande letterato
Han Yu contro la chiesa buddhista.
Infine, negli anni 843-845 venne lanciata una grande persecuzione contro il buddhismo, accusato di
essere una religione barbara che minava la morale e corTompeva il popolo.
L'imperatore Wuzong (840-846), il quale diede inizio alla persecuzione, era un fervente taoista, ma
il primo ministro Li Deyu era un convinto confuciano, ed significativo che egli intendesse servirsi
delle ricchezze confiscate ai templi buddhisti per rafforzare il culto dei grandi imperatori del passato

e per restaurare i templi imperiali.


Almeno per la prima met della dinastia, l'imperatore esercit il suo effettivo potere su un territorio
ancora pi ampio di quello controllato dagli Han, attraverso una macchina burocratica ben
organizzata, bench la sua autorit non fosse cos vasta, a causa della presenza delle famiglie
aristocratiche.
L'amministrazione centrale era ripartita in tre uffici: il Consiglio degli Affari di Stato (Shangshusheng), la Segreteria (Zhongshusheng) e la Cancelleria (Menxiasheng).
Il primo, come si gi notato, era a capo dei sei ministeri (riti, personale, opere pubbliche, finanze,
guerra e giustizia).
La Segreteria, che derivava dall'evoluzione di un ufficio di redattori durante la dinastia Han, aveva
il compito della redazione dei documenti ufficiali e degli editti imperiali.
La Cancelleria, che a sua volta aveva dei precedenti sotto gli Han in un corpo di consiglieri
dell'imperatore, rivedeva e controllava le formulazioni politiche del Segretariato.
In pratica, la Segreteria formulava le decisioni politiche, la Cancelleria le rivedeva, e il Consiglio le
smistava per l'esecuzione ai ministeri competenti.
Poi, i presidenti e vicepresidenti di questi tre uffici, assieme ad altri alti dignitari, si riunivano una
volta al giorno alla presenza dell'imperatore per stabilire le linee fondamentali della politica
imperiale.
Fra gli altri uffici centrali, vi erano le Direzioni, di cui la pi importante era quella delle Scuole
della capitale, che, bench mirasse a tutelare l'influenza delle famiglie aristocratiche costitu
l'embrione di quel sistema degli esami basati sul merito (capacit letterarie e assimilazione
ideologica) che avrebbe contribuito a sconvolgere le basi del sistema patrimoniale.
Tale sistema, introdotto per la prima volta con la dinastia Sui anche se i suoi precedenti storici
venivano fatti risalire all'epoca Han e all'istituzione dell'Universit imperiale, da mettere in
relazione con l'esigenza di consolidare le strutture statali dell'Impero, attraverso la formazione di un
corpo di funzionari votato all'interesse pubblico e consapevole del valore superiore della cultura
come strumento di elevazione sociale.
La selezione attraverso gli esami permetteva di accertare il grado di conoscenza dei Classici
confuciani, e avveniva di regola una volta l'anno.
I pi importanti esami richiedevano una vasta erudizione fondata sui testi confuciani e un notevole
ingegno letterario.
Altri esami a livello inferiore accertavano l'abilit calligrafica o le conoscenze matematiche e
giuridiche, ma, in generale, non consentivano l'accesso a cariche elevate.
Il 736 segn una svolta nell'evoluzione del sistema: la supervisione degli esami pass dal Ministero
del Personale a quello dei Riti.
Questo cambiamento istituzionale significava la fine della vecchia pratica di selezione del
personale sulla base della pratica amministrativa degli impiegati locali a livello non burocratico;
d'ora in avanti il criterio di scelta si sarebbe basato piuttosto sullo studio dei Classici e sull'abilit
letteraria.
Tuttavia altri criteri di reclutamento continuavano a svolgere un ruolo predominante, come la
segnalazione da parte di funzionari in servizio - che in molti casi consisteva in una forma di
promozione dalla condizione di impiegato locale allo status di funzionario regolare -, o il privilegio
ereditario, che permetteva di acquisire lo status di funzionario, anche se non necessariamente una
carica effettiva.
Se dunque la burocrazia di epoca Tang continu ad avere almeno ai suoi pi elevati livelli, un
carattere aristocratico, essa subi tuttavia un graduale processo di trasformazione, determinato
dall'ascesa di uomini nuovi che derivavano la propria autorit unicamente da motivazioni di
ordine etico e culturale, e non dalla nascita.
Grazie al prestigio di cui godevano, i funzionari provvisti di titoli accademici, bench costituissero
una minoranza all'interno della burocrazia, finirono col monopolizzare le cariche pi elevate, che in
passato erano state appannaggio dell'alta nobilt.
Un'altra importante innovazione rispetto al periodo Han, che venne emergendo nell'amministrazione

locale e che si sarebbe consolidata nei periodi successivi, riguarda la separazione sempre pi netta
fra carriera hurocratica - centrale e locale - e impieghi subalterni negli uffici: a causa anche del
sistema degli esami coloro che erano entrati negli uffici locali sotto e al di fuori del livello
burocratico ebbero sempre meno possibilit di una mobilit ascendente che permettesse loro
un'integrazione nella carriera burocratica.
Il sistema della perequazione agraria, introdotto dagli Wei Settentrionali, venne ripreso con
alcune modifiche dalla dinastia Sui e dalla dinastia Tang, ed esteso formalmente all'intero territorio
imperiale.
Tale sistema intendeva ribadire il controllo statale sulla terra, e al tempo stesso il principio che il
diritto di sfruttamento della terra derivava esclusivamente dal servizio prestato nei confronti
dello Stato.
In secondo luogo, il sistema mirava a evitare l'eccessiva concentrazione fondiaria per garantire una
base fiscale stabile, e impedire al tempo stesso che si creassero le condizioni di gravi squilibri
sociali.
In realt, probabile che l'applicazione del sistema abbia interessato principalmente la Cina del
Nord, in quanto esso mal si adattava alle condizioni della risicoltura nelle regioni meridionali, e
in particolare nell'area dello Yangzijiang, dove era necessario un notevole investimento umano per
la realizzazione di canali di irrigazione e di terrazzamenti, e per il livellamento dei terreni; tale
investimento sarebbe stato scoraggiato da una ridistribuzione periodica delle terre.
L'efficacia della perequazione agraria, che si fondava su un complesso sistema di registrazioni,
cominci a entrare in crisi tra la fine del VII e gli inizi dell'VIII secolo.
Ma l'avvenimento che contribu maggiormente a sconvolgere il sistema fu la rivolta scatenata nel
755 da An Lushan, che insanguin l'Impero per quasi un decennio, e segn l'inizio di una fase
nuova del periodo Tang e della storia cinese nel suo complesso.
L'aristocrazia del Nord-Ovest, e pi in generale l'aristocrazia settentrionale sino-barbarica, conobbe
da allora un declino inarrestabile.
Sul piano istituzionale, venne meno la struttura centralizzata, e la regionalizzazione del potere
contribu allo sviluppo della mobilit sociale.
In questo contesto le regioni meridionali, in particolare del bacino dello Yangzijiang, accrebbero il
loro peso economico nell'ambito dell'Impero.
La dinastia Tang pot sopravvivere proprio in quanto mantenne il proprio dominio su tali regioni,
dalle quali ormai provenivano la maggior parte delle entrate fiscali, essendo le aree pi ricche del
Nord ormai in larga misura al di fuori del controllo diretto del governo centrale.
In questi anni, inoltre, la crescita della produzione agricola fu favorita proprio dal processo di
concentrazione fondiaria, in quanto i grandi proprietari potevano realizzare investimenti consistenti
per la valorizzazione delle loro terre, e gli stessi contadini affittuari erano spinti a introdurre nuove
colture che permettessero un doppio raccolto (la rendita infatti interessava unicamente il raccolto
principale).
Il governo reag con una radicale riforma fiscale, che negava il principio stesso su cui in precedenza
si era basato il sistema della riscossione delle imposte.
Con il sistema della doppia imposta - cos detta perch doveva essere riscossa in estate e in
autunno - (780), si riconosceva ormai l'esistenza della propriet fondiaria e quindi quello della
sperequazione fiscale, e si procedeva verso un crescente ruolo delle imposte reali, che
investivano di rettamente la terra o la ricchezza familiare.
Il secondo periodo Tang vide anche gli inizi di una rivoluzione commerciale, i cui maggiori effetti si
sarebbero rilevati nelle epoche successive.
L'espansione dei traffici, le cui origini sono riconducibili, almeno entro certi limiti, alle origini della
dinastia, da collegarsi all'apertura delle vie commerciali con l'Occidente, e ai grandi progressi
compiuti nell'artigianato.
In seguito al crollo del sistema della perequazione agraria, allorch la situazione finanziaria si era
fatta estremamente critica, il governo mut il proprio atteggiamento nei confronti delle attivit
mercantili, e persero valore quelle misure adottate nel primo periodo Tang per limitare e controllare

il commercio, considerato come una perenne minaccia per l'ordine sociale.


Ad esempio, in passato il mezzo di scambio pi importante era costituito dalla seta, ma alla fine
dell'VIII secolo essa venne gradualmente sostituita con verghe d'argento nelle maggiori operazioni
commerciali (la stessa doppia imposta prevedeva un parziale pagamento in danaro).
Il governo non coni monete d'argento e lasci completamente nelle mani dei privati la regolazione
del mercato relativo a questo metallo, rinunziando al controllo della circolazione monetaria.
I mercanti usarono per la prima volta nelle grosse transazioni certificati di credito - denominati
moneta volante - che si ottenevano in cambio di danaro contante in speciali agenzie, ed erano
riconvertibili presso una serie di altre agenzie situate nelle principali citt dell'Impero.
La decentralizzazione del potere politico e la liberalizzazione del commercio ebbero un effetto
dirompente sulla situazione economica e la parziale autonomia finanziaria delle regioni permise una
concentrazione di risorse su scala locale che sarebbe stata impensabile nel periodo precedente.
Una serie di centri commerciali e industriali and sorgendo l dove in passato c'erano stati solo
centri amministrativi o militari, o intorno a stazioni di posta situate nei punti di raccordo tra le pi
importanti vie di comunicazione.
All'epoca Tang risalgono le origini di due delle pi importanti invenzioni della storia dell'umanit:
la stampa e la polvere da sparo.
La stampa deriva dalla tecnica dei sigilli, nota sin dalla pi remota antichit, ed ebbe origine dalla
riproduzione su carta delle iscrizioni su pietra, in uso sin dal IV secolo.
Sembra che la tecnica di riproduzione tramite matrici lignee risalga alla dinastia Sui o ai primi anni
della dinastia Tang.
Dopo`avere scritto il testo o disegnata la figura su un foglio di carta sottile e trasparente, lo si
incollava su una tavola di legno, che quindi veniva intagliata lungo i caratteri o le figure, che
apparivano cos a rilievo, in negativo.
La tavola intagliata diveniva quindi una matrice da spalmare con l'inchiostro per la stampa.
I buddhisti si servirono ampiamente di questa tecnica per la loro propaganda religiosa (nella
biblioteca murata di Dunhuang stato trovato un intero volume stampato nell'868, comprendente
brani del Sutra del Diamante, un testo sacro buddhista tradotto in cinese nel V secolo), ma gi
nell'VIII secolo essa era impiegata a fini commerciali, con la vendita di riproduzioni xilografiche,
almanacchi, opere di agricoltura o di medicina.
Furono stampati inoltre i primi certificati di credito e le prime ricevute. La polvere da sparo, poi, la cui invenzione da mettere in relazione con le ricerche alchimiche dell'elisir dell'immortalit cominci ad essere usata per scopi militari sin dal periodo Tang.
Alla fine dell'vlll e nel corso del IX secolo, il governo centrale
attravers un processo di indebolimento, aggravato da una serie di gravi conflitti intestini, in cui un
ruolo determinante venne svolto ancora una volta dagli eunuchi.
Questi controllavano le uniche truppe rimaste sotto il diretto comando del governo centrale - le
guardie imperiali -, ed erano pertanto in grado di influire non solo sulla politica governativa, ma
anche sulla nomina degli imperatori.
L'apparato burocratico, mentre cerc in pi occasioni di fronteggiare la potenza degli eunuchi,
dall'altro si divise spesso in gruppi organizzati in lotta fra loro, strumentalizzati di volta in volta
dagli eunuchi stessi.
Il deterioramento della situazione politica si accompagn all'aggravamento delle contraddizioni
sociali, conseguenza indiretta di una crescita produttiva e commerciale che aveva visto, accanto
all'incremento della popolazione, una progressiva concentrazione delle terre nelle mani di un
numero sempre pi ristretto di proprietari.
Nell'875 esplose nello Henan una ribellione di vaste proporzioni capeggiata da un mercante di sale
di nome Huang Chao, che si spinse sino a Canton, dove migliaia di musulmani e di cristiani furono
trucidati.
Poi, conquistata la capitale, Huang Chao si proclam imperatore.
Soltanto grazie all'appoggio dei Turchi stanziati nello Shanxi settentrionale, la rivolta fu repressa,
ma la dinastia non fu in grado di riaffermare la propria autorit, mentre i vari comandanti regionali

rafforzavano dei regimi indipendenti e in lotta fra di loro.


Bench il vertice della societ Tang fosse occupato dalla cosiddetta nobilt sino-barbarica del NordOvest - a cui apparteneva la stirpe imperiale Sui e Tang -, e ad essa si affiancassero i quattro
prestigiosi clan dello Shandong del Nord-Est - che si consideravano al di sopra della stessa famiglia
imperiale -, e le grandi famiglie del Sud, attraverso la revisione dei registri nobiliari, si giunse
progressivamente ad un ridimensionamento di parte dell'aristocrazia, specie dei clan dello
Shandong, ad un adeguamento fra grado di nobilt e posizioni effettivamente tenute nella
burocrazia.
Inoltre i registri genealogici Tang, a differenza dei precedenti, non vennero utilizzati per il
reclutamento dei funzionari.
Questa aristocrazia era comunque di tipo burocratico, carattere che si era rafforzato con
l'introduzione, sotto i Sui, del sistema degli esami.
Lo sviluppo del sistema di reclutamento attraverso gli esami letterari rappresent la condizione per
un'ulteriore evoluzione, oltre che alla formazione di una nuova coscienza burocratica e ascrittiva.
Esso permise infatti l'accesso al vertice dell'amministrazione di nuovi elementi in funzione antinobiliare, anche se artigiani e mercanti erano esclusi dalla prova.
Questa burocrazia aristocratica manteneva ancora tutto il suo potere nei confronti dell'imperatore,
che non poteva non tener conto delle grandi famiglie.
Solo con l'indebolimento e poi l'estinzione di queste ultime, i caratteri della buroerazia sarebbero
cambiati; e sarebbe cambiato contemporaneamente anehe il rapporto fra lo Stato, il suddito e la
terra: col pieno riconoseimento della propriet privata, lo Stato avrebbe rinunziato al controllo
diretto sulla popolazione e in sostituzione si sarebbe affermata la tendenza di dare una base reale
all'imposizione fiscale - in un lento processo che si sarebbe completato con l'ultima dinastia Qing.
Le nuove condizioni soeiali ed economiche che si vennero determinando verso la seconda met
della dinastia Tang furono all'origine del declino inarrestabile dell'aristocrazia medievale.
La societ si fece sempre pi complessa e sorsero le prime citt moderne.
La rivoluzione sociale culminata con l'avvento dei Song e l'ascesa della nuova classe della genby
avrebbe aperto un nuovo capitolo nella storia soeiale della Cina.

Un moderno stato burocratico Song


Dopo il breve periodo di frantumazione politica (denominato delle Cinque Dinastie e dei Dieei
Stati) inaugurato dalla caduta dei Tang (907), nel 960 il comandante dell'esercito dei Zhou
Posteriori (951-960) - una delle dinastie settentrionali - si impadron del potere con un colpo di
Stato, fondando la dinastia Song, con capitale a Kaifeng.
Nel corso di una quindicina d'anni, il nuovo governo riusc a portare a termine l'unificazione del
territorio cinese, attraverso l'annessione della Cina meridionale, che ormai costituiva l'area pi
progredita dell'Impero, sia economieamente che culturalmente.
Inutili furono invece i tentativi di riconquistare i territori controllati dai Qidan.
Infatti nel frattempo si erano stabilite sul territorio dell'attuale Cina altre formazioni statali sinobarbariche: l'Impero Qidan, a Nord - una confederazione di otto trib stanziate originariamente
lungo il corso superiore del fiume Liao, che nel 936 giunse a impossessarsi della stessa area di
Pechino -, e a Sud, nella provincia dello Yunnan, il regno sino-thai di Dali, suceeduto nel 907 al
regno di Nanzhao, che si era gi costituito in epoea Tang.
Venuta meno la spinta espansionistica verso Nord e verso Ovest, ehe aveva caratterizzato la politica
estera della dinastia Tang al momento del suo apogeo, and crescendo invece l'interesse verso Est e
verso Sud.
La dinastia Song, pur essendo stata fondata da un militare, e pur disponendo di un esercito tra i pi
progrediti dell'epoca per l'organizzazione e per gli armamenti, si limit a usare le sue potenzialit a
scopi essenzialmente difensivi in funzione dello sviluppo produttivo e dell'espansione commerciale.
In effetti, i Song dovettero affrontare una serie di grandi potenze militari, che in parte avevano
assunto come modello per la propria organizzazione interna lo stesso Impero cinese, e che dalla

tradizione cinese avevano tratto i fondamenti della propria legittimit.


Si gi accennato ai Qidan, che nel 947 avevano assunto un titolo dinastico cinese (Da Liao,
Grande Liao, dall'omonimo fiume della Manciuria), e che avevano esteso il proprio dominio dal
Mare del Giappone ai Monti Altai, spingendosi a Sud fino allo Hebei.
Nel 1005, i Song giunsero alla firma di un trattato di pace con i Liao, accettando il principio del
mutuo riconoscimento, e impegnandosi inoltre al pagamento di un tributo.
Era la prima volta che una dinastia cinese ammetteva l'esistenza di due Figli del Cielo e che per di
pi accettasse la condizione di Stato tributario.
Ma dal punto di vista economico, l'accordo era favorevole ai Song, in quanto permetteva di
risparmiare le spese necessarie per il mantenimento di un grosso esercito ai
confini settentrionali, e inoltre gran parte dell'argento versato dai Song come tributo ritornava in
loro possesso grazie alla favorevole bilancia commerciale.
Un'altra potenza con cui i Song si confrontarono, questa volta ai confini nord-occidentali, era quella
dei Xixia, o Xia Occidentali, che controllavano l'attuale Shaanxi settentrionale e il Gansu sudorientale, cio le vie di comunicazione con l'Occidente.
Con una popolazione di Tanguti, Tibetani, Uiguri e Cinesi, essi si scontrarono con i Song dall'inizio
dell'XI secolo sino alla stipula della pace del 1044, in base alla quale i Song si impegnavano a
pagare un tributo, mentre i Xixia si riconoscevano loro vassalli.
Questi ultimi a loro volta riconobbero anche la supremazia dei Qidan, coi quali si erano alleati nella
guerra contro i Song.
L'equilibrio stabilito dai Song alle frontiere settentrionali con gli Imperi Liao e Xixia venne rotto
dalla comparsa, nel XII secolo, di una nuova potenza, quella cui diedero vita le trib nomadi dei
Nuzhen, di lingua tungusa, stanziate originariamente nel bacino del fiume Sungari e lungo il corso
medio e inferiore dello Heilongjiang, le quali, dopo essere state vassalle dei Liao, avevano assunto
nel 1115 il nome dinastico di Jin.
I Song si allearono inizialmente con i Jin per attaccare l'esercito Liao, che venne annientato nel
1125.
I Jin si volsero per subito dopo contro gli ex alleati, conquistando nel 1127 la capitale Kaifeng, e
facendo prigioniero lo stesso imperatore.
I Song trasferirono allora la capitale a Sud, dapprima a Nanchino e poi a Hangzhou, e continuarono
la resistenza fino a che non si giunse alla pace nel 1142, in base alla quale la dinastia riconosceva un
rapporto di vassallaggio nei confronti dell'Impero Jin, e accettava la frontiera lungo la valle del
fiume Huai, impegnandosi inoltre a pagare un tributo annuo in argento e seta.
La pace dur circa un secolo, anche se interrotta a varie riprese su iniziativa ora dell'una ora
dell'altra parte.
Il periodo compreso tra il 1127 e la caduta della dinastia, avvenuta nel 1279 per opera dei Mongoli,
passato alla storia col nome di periodo dei Song Meridionali.
La dinastia Song costituisce nella storia cinese un periodo di estrema importanza per le rilevanti
trasformazioni in campo sociale ed economico che sono ad essa associate, anche se i loro inizi
risalgono all'ultimo periodo Tang.
Un vero e proprio balzo demografico port la popolazione alla soglia dei cento milioni, grazie ai
progressi tecni ci realizzati nell'ambito della produzione agricola, che si accompagnarono
all'introduzione di nuove colture e a ingenti investimenti in capitali e lavoro.
La produzione mineraria e manifatturiera conobbe un incremento non meno rilevante.
La sostituzione del carbone di legna con il carbon fossile, l'impiego di esplosivi nelle miniere, i
progressi in campo metallurgico resero possibile la realizzazione di grosse industrie statali con
migliaia di operai.
Per avere un'idea del fenomeno, basti pensare che la quantit di ghisa prodotta in Cina nel 1078 era
quasi doppia rispetto a quella prodotta in Gran Bretagna nel 1788.
Il volume degli scambi e lo sviluppo delle reti di distribuzione connessi con la crescita generale
dell'economia possono far parlare di una vera e propria rivoluzione commerciale.
Si verific l'ascesa di grandi mercanti che operavano su scala continentale, mentre altri si

impegnarono nei traffici internazionali, per via marittima, accanto ad Arabi e Persiani.
Le nuove colture, come il cotone, accelerarono il processo di commercializzazione dell'agricoltura e
aprirono nuove prospettive economiche.
L'incremento dell'economia monetaria nel Sud favor il fenomeno dell'urbanizzazione, con la
conseguente creazione di grandi centri di produzione e di consumo all'interno di una ramificata rete
commerciale.
L'aumento della domanda interna si tradusse nell'espansione del terziario e nella diffusione
dell'istruzione, che contribuirono al sorgere di una nuova mentalit.
Conseguenza di tutto ci fu l'emergere di una borghesia urbana, originata da ricchi mercanti e
proprietari fondiari.
Il trasferimento del centro economico da Nord a Sud, gi iniziato in epoca precedente, conobbe
un'ulteriore accelerazione sotto i Song, anche a causa della mutata situazione politica alle frontiere
settentrionali.
Fu nel Sud che si venne diffondendo in questo periodo la coltura del cotone, che rivoluzion
l'industria tessile per il suo alto livello di economicit e commerciabilit, e fu nel Sud che si
andarono formando i maggiori centri di scambio, nell'ambito del grande commercio oceanico, che
poneva in relazione la Cina con il Giappone, il Vietnam, la Malesia, il Bengala e l'Africa.
La Cina divenne la maggiore potenza marittima su scala mondiale, e mantenne questo primato sino
agli inizi del XV secolo.
Senza dubbio, l'invenzione della bussola (il cui uso originario da collegarsi con le pratiche dei
geomanti sin dal IV secolo a.C.), il cui impiego nella navigazione attestato in documenti del XII e
del XIII secolo, svolse un ruolo non irrilevante nell'ampliamento dei traffici marittimi.
Esigenze di ordine pratico furono all'origine anche degli sviluppi di un'altra precedente invenzione,
la polvere da sparo.
I problemi connessi con l'approvvigionamento di cavalli, le cui aree di allevamento pi importanti
erano ormai al di fuori del controllo diretto della dinastia, mossero le autorit militari Song a
intensificare le ricerche nell'ambito degli armamenti per tener testa alle agguerrite cavallerie degli
Imperi settentrionali.
In alcuni testi vengono descritti i nuovi tipi di armi da fuoco, con l'indicazione delle formule per la
composizione della polvere da sparo.
Ben presto non ci si limit a fabbricare armi incendiarie, ma si cominci a sfruttare la propriet
esplosiva della polvere da sparo, alterando la percentuale degli ingredienti.
Le cosiddette catapulte tuonanti furono usate per difendere Kaifeng durante l'assedio delle truppe
Jin.
Successivamente venne sfruttata la forza propulsiva della polvere da sparo: comparvero quindi le
lance di fuoco e le lance sputafuoco, costituite da tubi di bamb che lanciavano fiamme e
pallottole.
Uno speciale ufficio governativo si occupava dell'industria delle munizioni, che comprendeva oltre
quarantamila operai distribuiti in undici grandi officine.
La struttura statale di epoca Song conobbe un'evoluzione significativa sulla base delle premesse
poste gi nell'epoca precedente.
Per far fronte alle notevoli trasformazioni sociali, lo Stato si interess direttamente ai problemi
economici e finanziari, e la sua organizzazione divenne pi articolata e sofisticata.
I tre uffici dell'amministrazione centrale mantennero la loro esistenza, ma si indebolirono per la
creazione della Commissione Finanziaria (Sansi) e del Consiglio Militare (Shumiyuan).
Di fatto poi, anche dopo la decadenza della Commissione Finanziaria, il potere reale era passato
nelle mani dei Grandi Consiglieri (Zaixiang).
Questi divennero i supervisori dell'amministrazione e i consiglieri dell'imperatore, ed ebbero a
disposizione numeroso personale, compresa l'assistenza dell'Accademia Hanlin (in origine, sotto i
Tang, un ufficio privato alle dipendenze dell'imperatore).
Inoltre, il sistema degli esami, introdotto sotto i Sui e i Tang, raggiunse sotto i Song un'importanza
senza precedenti nell'ambito della selezione e della nomina dei funzionari.

Il privilegio ereditario e la segnalazione, ancora praticati, furono ridimensionati, e comunque


riservati per lo pi alle cariche non elevate, essendo quelle pi alte destinate ai vincitori degli esami.
Una serie di prove scritte dovevano mettere in evidenza i meriti e le conoscenze dei candidati
migliori.
Tali prove erano articolate a vari livelli: i candidati che superavano una prima selezione praticata
nelle prefetture accedevano agli esami che si tenevano nella capitale.
Si richiedeva una conoscenza approfondita dei Classici confuciani e dei testi storici e legislativi.
La graduatoria finale, estremamente importante ai fini della carriera burocratica, veniva stabilita al
termine dell'esame di Palazzo, che si sarebbe dovuto svolgere, in teoria, alla presenza
dell'imperatore.
Per assicurare l'imparzialit nel giudizio e la correttezza nello svolgimento delle prove, i candidati
venivano rinchiusi in cellette isolate, e gli elaborati dovevano essere del tutto anonimi al momento
della correzione, che era condotta da due diversi commissari.
La diffusione di questo sistema port al suo totale compimento il processo di separazione fra
carriera burocratica - centrale e locale - e impieghi subalterni negli uffici, iniziato dopo la dinastia
Han.
Questa evoluzione avrebbe portato i gravi problemi della corruzione e inaffidabilit dei dipendenti
locali, sui quali comunque il funzionario doveva basarsi per le loro conoscenze della lingua e realt
sociale del posto.
Declassati e privati spesso di entrate ufficiali, costretti per corVe, questi servitori dello Stato non
avevano pi alcuna prospettiva di promozione per meriti ed esperienza nella carriera ufficiale,
riservata quasi esclusivamente ai vincitori di concorso, dopo lunghi anni di studio e di esercizi
letterari.
Lo sviluppo del sistema degli esami da collegarsi con il pi generale contesto ideologico in cui la
cultura letteraria si impose come prima condizione per l'acquisizione del prestigio sociale.
L'aristocrazia guerriera di epoca Tang era ormai quasi del tutto scomparsa, e si pu affermare che
tra la fine della dinastia Tang e l'inizio dei Song si verific in Cina una rivoluzione sociale di
grandissima portata, che ha pochi riscontri nella storia delle civilt premoderne.
Se si confrontano i dati di cui disponiamo relativi alla classe dirigente (o almeno della sua
componente emergente) di epoca Tang con quelli che si riferiscono alla dinastia Song, emerge un
quadro che merita un'attenta riflessione.
Delle 1194 personalit eminenti dell'epoca dei Song Settentrionali, che hanno una propria biografia
nella Storia Dinastica dei Song (Songshi), soltanto 32 discendevano dalle 48 grandi famiglie che
avevano dominato la societ medievale e la societ Tang; soltanto il due per cento degli alti
funzionari dell'intero periodo dei Song Settentrionali avevano un'origine aristocratica.
Come conseguenza, il potere imperiale d'ora in avanti avrebbe acquistato maggiori spazi, non pi
limitato dalle potenti famiglie aristocratiche.
Anche il potere militare sarebbe rimasto subordinato al sovrano sino alla grave crisi istituzionale
della fine dell'ultima dinastia e della militarizzazione della societ 2.
In questo periodo, in connessione con l'affermarsi del sistema degli esami, and emergendo una
nuova classe dirigente, la cui caratteristica costituita dal possesso di uno status privilegiato non
ereditario ma basato sul merito, per la quale viene mutuato il termine gentry.
Essa cooperava con le autorit nella direzione dei lavori pubblici, organizzava e finanziava servizi
di assistenza (scuole, orfanotrofi, dispensari), di soccorso e di difesa civile.
Collaborava inoltre con la giustizia nei casi penali, ed esercitava soprattutto un'opera di arbitrato e
di conciliazione nei confronti delle dispute locali.
Di particolare importanza era la funzione della gentry nell'ambito dei clan, i quali, fondandosi sui
legami familiari veri o fittizi, collegavano numerose famiglie di una o pi regioni appartenenti a
strati sociali diversi colmando in una certa misura il vuoto che si era creato a livello iocale, in
seguito alla decadenza e alla scomparsa delle grandi famiglie aristocratiche dell'epoca precedente.
I clan avevano una propria struttura e una propriet comune, possedevano e gestivano scuole,
templi, istituti di assistenza, ecc.

La gentry si collocava al vertice di tali organizzazioni, ed esercitava un vero e proprio controllo


ideologico, che interessava la diffusione della cu]tura superiore confuciana, e, al tempo stesso, la
conservazione delle culture locali.
Se la gentry ricavava il suo status dalla cultura, derivava il proprio sostentamento e il proprio
benessere essenzialmente dalla propriet fondiaria.
Nell'ambito della complessa societ Song, un peso economico sempre pi consistente venne assunto
dai mercanti, per lo pi residenti nelle citt, in cui era andato sviluppandosi un settore terziario di
notevole rilievo sia in termini quantitativi che qualitativi.
Le crescenti esigenze culturali dei nuovi strati sociali emergenti sono da collegarsi con l'espansione
di una nuova industria, quella della produzione di libri.
La tecnica della stampa, le cui origini risalgono alla dinastia Tang, venne ulteriormente perfezionata
( dell'XI secolo l'invenzione dei caratteri mobili); ci determin una crescita imponente del
mercato editoriale, soprattutto nel Sud, grazie anche alla diffusione delle scuole e delle biblioteche
pubbliche e private, e alla partecipazione di un numero crescente di candidati agli esami di Stato.
Le stamperie non si limitarono per alla pubblicazione di opere classiche, filosofiche, storiche, ma
favorirono anche in larga misura la diffusione di una nuova letteratura popolare che trovava
ampio seguito presso un nuovo pubblico borghese nelle citt.
Sino al XVIII -XIX secolo, l'editoria ebbe quindi uno sviluppo sconosciuto in Europa, dove i costi
(la carta, la tecnica legata all'uso dei caratteri mobili) e il mercato (incomparabilmente superiore in
Cina, per ragioni linguistiche, demografiche e culturali) giocavano un ruolo pi sfavorevole.

La dinastia mongola
All'inizio del XIII secolo, si venne costituendo nell'attuale regione di confine tra la Repubblica
popolare cinese, la Mongolia e la Russia asiatica, una nuova potenza, originata dall'unificazione
delle trib nomadi Shatuo e Tatare.
L'artefice di tale coalizione fu Temujin (1167-1227), passato alla storia col titolo di Gengis Qan
(Sovrano Universale), che riusc a conferire unit al mondo frastagliato delle steppe, dando vita
all'Impero mongolo.
Ma i Mongoli non si limitarono all'obiettivo primario della conquista della Cina, divisa all'epoca fra
l'Impero Jin a Nord e l'Impero Song a Sud, ed estesero le loro campagne verso Occidente,
spingendosi sino all'Ucraina e alla Polonia.
La dinastia Jin venne liquidata nel 1234 dal successore di Gengis Qan, Ogodai.
Anche in questo caso i Song commisero il medesimo errore che avevano compiuto in passato, nella
speranza di poter opporre un barbaro contro l'altro, e sostennero i nuovi conquistatori contro
l'antico nemico settentrionale: l'Impero Jin.
Occupata la Cina del Nord, i Mongoli estesero e consolidarono le proprie conquiste dal Mare del
Giappone al Mar Nero, creando i Qanati del Turkestan e dell'Orda d'Oro (nell'Europa orientale), e
infine l'Ilqanato (che comprendeva Iran, Afghanistan e Pakistan).
Quindi Qubilai Qan, salito sul trono nel 1260, attacc l'Impero Song.
Nel 1276 venne conquistata Hangzhou, e nel 1279 furono annientate le ultime resistenze.
I Mongoli, e la coalizione di popolazioni da essi dominata, erano certamente pi numerosi dei
nomadi che precedentemente avevano invano tentato la conquista dell'Impero.
Ma il loro vantaggio derivava soprattutto dalla superiorit dell'organizzazione militare e della
tecnica bellica.
Si pensi ad esempio all'uso su larga scala dell'artiglieria che veniva a rinforzare una cavalleria
giustamente famosa in tutto il mondo per la sua mobilit e disciplina.
Per quanto riguarda il rapporto con i Cinesi, va rilevato che la gentry fu compensata della perdita
del potere politico con il mantenimento della propriet terriera, e una parte pass a servire la nuova
dinastia.
Solo un certo numero di letterati si ritir dalla vita pubblica, rinunciando ad ogni impegno ufficiale,
e si dedic alla coltivazione interiore, conducendo una vita di solitudine.

Questi eremiti confuciani si distinguevano da quelli buddhisti e taoisti per l'atteggiamento di


protesta politica implicito nella loro scelta. Qubilai Qan fu sensibile all'esigenza di esercitare sulla
Cina un tipo di govemo affatto diverso rispetto agli altri territori conquistati.
E significativo che nel 1271, ancor prima dell'annessione del territorio Song, egli abbia assunto il
nome dinastico cinese di Yuan, Origine.
Rest invece peculiare dell'ordinamento multietnico mongolo la pluralit del sistema giuridico in
base alle diverse categorie in cui era divisa la popolazione: i Mongoli, che costituivano il gruppo
etnico privilegiato; i semuren, che comprendevano numerose etnie diverse, alleate dei Mongoli e
provenienti dagli altri territori sottoposti al loro dominio (dai Turchi ai Persiani ai Russi); gli
hanren, vale a dire gli abitanti della Cina settentrionale (dai Cinesi del Nord ai Nuzhen, ai Qidan,
ecc.); i manzu, o barbari del Sud, che indicavano gli abitanti dell'Impero dei Song Meridionali.
Questi ultimi non soltanto erano discriminati nell'accesso alle cariche pubbliche, ma sostenevano
anche il maggior carico finanziario dell'Impero, perch il grosso della produzione agricola era
concentrato nel Sud, essendo il Nord impoverito e spopolato.
Nonostante la recessione di molte istituzioni imperiali Tang e Song, il carattere multinazionale
dell'Impero, l'esigenza di mantenere la supremazia della minoranza mongola e il peso delle
tradizioni tribali influenzarono la struttura dello Stato.
A ci si pu fare risalire tra l'altro la preminenza dell'elemento militare nell'organizzazione
governativa.
Il sistema degli esami fu introdotto solo tardivamente (1314), mentre in precedenza il reclutamento
dei funzionari era avvenuto comunemente attraverso le segnalazioni ufficiali e mediante il sistema
del privilegio ereditario.
Vari fattori favorirono un'intensa corrente di scambi fra l'Occidente e la Cina, in questo periodo, con
notevoli conseguenze per l'intera storia mondiale.
La pax mongolica, imposta nel continente euro-asiatico attraverso la creazione dei Qanati, aveva
favorito lo sviluppo delle vie di comunicazione, in cui un ruolo importante fu svolto dal sistema
cinese tradizionale delle stazioni di cambio esteso su tutto il territorio dei domini mongoli.
I traffici furono inoltre facilitati dal carattere multinazionale dell'amministrazione, che impiegava
uomini provenienti da ogni parte del mondo: Arabi, Turchi, Persiani, Russi, Qidan, Nuzhen e,
inoltre, Veneziani e Genovesi.
L'interesse europeo a stabilire un'alleanza con i Mongoli in funzione anti-musulmana fu all'origine
di una serie di missioni che, per la prima volta, posero in comunicazione diretta l'Occidente e la
Cina.
Basti ricordare la missione di Giovanni dal Pian del Carpine ( 1182-1252), inviato nel 1245 da papa
Innocenzo IV, O quella successiva ( 1253) del fiammingo Guglielmo di Ruysbroeck, inviato dallo
stesso pontefice e dal re di Francia Luigi IX.
Nel 1307, Giovanni da Montecorvino (124?-1328), giunto in Cina per iniziativa del papa Nicol IV,
veniva nommato arcivescovo di Pechino.
Di grandissimo interesse il resoconto di viaggio redatto dal francescano Oderico da Pordenone,
tornato in Italia nel 1330.
Senza dubbio, per, il viaggiatore pi famoso dell'epoca Marco Polo, il quale, col suo Milione, ci
ha trasmesso un documento di primaria importanza sulla Cina dell'epoca (e non soltanto sulla Cina),
dal quale risaltano la raffinatezza culturale, il grande sviluppo urbano, l'efficienza delle istituzioni e
la grande espansione produttiva, che caratterizzavano quel lontano paese.
Grazie a questi scambi e all'opera di mediazione da parte dei Mongoli, notevoli furono le influenze
in Occidente delle scoperte tecniche e scientifiche realizzate in Cina.
L'introduzione nei domini mongoli occidentali dei tessuti stampati, delle carte da gioco e della
cartamoneta fu determinante per la comparsa della xilografia in Europa, e, successivamente, per lo
sviluppo della stampa.
Le armi da fuoco furono portate in Occidente dai Mongoli.
Influenze cinesi furono anche presenti nel mondo arabo e persiano, e in quello russo, in campo
istituzionale, mediante l'Ilqanato in Persia e il Qanato dell'Orda d'Oro. Anche in Cina, grazie a

questo intenso flusso di scambi, si realizzarono notevoli progressi nel campo dell'astronomia, del
calendario, della matematica, delle scienze mediche e farmacologiche, attraverso l'introduzione
della cultura persiana e araba.
Baster ricordare che probabilmente gli Elementi di geometria di Euclide vennero tradotti in cinese
per la prima volta in quell'epoca.
Se il neoconfucianesimo di epoca Song costitu per i letterati cinesi l'ideologia dominante, i
Mongoli mostrarono interesse principalmente per le correnti e i movimenti religiosi, sia cinesi che
stranieri.
Sotto Gengis Qan venne favorito il taoismo; successivamente, dopo la penetrazione mongola nel
Tibet, dalla met del XIII secolo, fu il buddhismo lamaista, con i suoi importanti elementi magici,
ad esercitare un'influenza prevalente (la stessa scrittura mongola venne modellata su quella
tibetana). Nel complesso tuttavia, i Mongoli si dimostrarono tolleranti verso ogni corrente religiosa,
e, in questo periodo, si diffusero in Cina senza alcun ostacolo il cristianesimo (in particolare il
nestorianesimo), l'islamismo, l'ebraismo, il manicheismo.
Quest'ultimo si mescol con credenze buddhiste, contribuendo all'evoluzione di nuovi complessi
dottrinari popolari, presenti in alcune societ segrete.

Lo splendido Impero Ming


Gli ultimi decenni della dinastia Yuan furono contrassegnati da una crescente tensione nelle
campagne, accompagnata da un'inflazione massiccia, la quale aveva la sua origine nell'uso
spregiudicato della cartamoneta da parte dell'amministrazione mongola.
Nel corso del XIV secolo, si susseguirono una serie di rivolte popolari, spesso provocate da gravi
calamit naturali (come le inondazioni del Fiume Giallo e del fiume Huai, verificatesi nel 1351).
Un ruolo sempre pi incisivo venne svolto, nell'ambito di queste rivolte, dalle societ segrete, tra le
quali emergeva la setta del Loto Bianco, la cui dottrina combinava elementi manichei con una fede
millenaristica di ispirazione buddhista.
Collegati con la setta del Loto Bianco erano i Turbanti Rossi, che scatenarono una rivolta
nell'attuale provincia dell'Anhui tra il 1351 e il 1366.
Tra questi ultimi, si distinse ben presto per le sue capacit organizzative Zhu Yuanzhang (Hongwu
3,1328-1398), che si impose rapidamente sui rivali, grazie anche ai legami stabiliti con alcune
societ segrete, nonch con letterati ed esponenti della gentry.
Infine, nel 1368, egli proclam a Nanchino la nuova dinastia Ming, luce, titolo che si richiamava
a quella tradizione manichea che aveva influenzato la setta del Loto Bianco.
Dopo avere ricacciato i dominatori in Mongolia, e avere eliminato le ultime sacche di resistenza
mongole, Hongwu procedette quindi al consolidamento dell'organizzazione statale, inaugurando
una politica centralistica e autoritaria, che superava il retaggio del precedente dominio mongolo.
Pur affidandosi ai letterati confuciani per il governo dell'Impero, egli continu a guardarli con
diffidenza fino agli ultimi anni della sua vita, e ricorse spesso a violente epurazioni e alla censura
per eliminare ogni forma di dissidenza.
La riforma dello Stato da parte di Hongwu tendeva a frazionare l'autorit dei responsabili centrali
militari e` civili, abolendo il Consiglio degli Affari di Stato, creando cinque Commissioni militari,
ostacolando la formazione di un potente Grande Consigliere.
La concentrazione dei poteri sulla persona dell'imperatore rimase una delle caratteristiche delle
ultime dinastie, anche nei successivi e inevitabili aggiustamenti.
Una conseguenza fu l'emergere di un Consiglio Interno (neige), inizialmente inteso come un
consiglio privato; solo col tempo (verso la fine del XVI secolo) esso divenne esterno, l'organo
centrale della burocrazia, prendendo di fatto il posto del soppresso ConsigLio degli Affari di Stato,
ma mantenne la sua anomalia iniziale, aggravata dal basso rango dei Grandi Consiglieri nell'ambito
della gerarchia burocratica.
A livello locale, poi, la tendenza alla centralizzazione port alla progressiva formazione di un unico
ufficio di governatorato per provincia affidato a un Ispettore, che inizialmente aveva compiti di

controllo straordinari, in un processo che si complet nel corso della dinastia Qing.
Le province, che risalgono alle suddivisioni Yuan, a loro volta si suddividevano in circuiti,
prefetture e quindi in distretti.
Un atteggiamento non meno deciso fu assunto da Hongwu nei confronti delle sette religiose non
ortodosse, incluse quelle di ispirazione buddhista e manichea, nonostante (o forse proprio per) i suoi
trascorsi legami con la setta del Loto Bianco.
I suoi interventi in campo culturale erano finalizzati alla creazione di strutture perenni per il
reclutamento di una burocrazia organicamente legata al potere imperiale e da esso dipendente,
coadiuvata da una genTy strettamente legata all'organizzazione statale.
Egli si rifece quindi al modello Song nell'istituzione del sistema degli esami di Stato e nella
fondazione di scuole a livello locale, ampliando e articolando capillarmente tale modello in una
misura senza precedenti.
L'ortodossia confuciana venne imposta sulla base dell'elaborazione che ne era stata data in epoca
Song, con l'enfasi posta sul rapporto autoritario familiare.
Gli unici testi ammessi erano i commentari neoconfuciani dei Classici, e in particolare quelli di Zhu
Xi (1130-1200), cui si aggiungevano gli editti e le esortazioni imperiali.
La diffusione delle scuole confuciane contribu inoltre ad accrescere l'importanza degli esami
come mezzo di ascesa sociale.
In campo economico-sociale, il fondatore della dinastia Ming si impegn nel tentativo di favorire la
ripresa e lo sviluppo dell'agricoltura, che aveva conosciuto una grave crisi produttiva durante la
dinastia mongola.
Egli procedette alla confisca delle grandi tenute dei principi mongoli, e ne assegn una parte,
assieme alle terre abbandonate, ai contadini poveri, cui furono distribuiti anche gli strumenti di
lavoro, le sementi e il bestiame.
La restaurazione della piccola propriet fu accompagnata da un tentativo di perequazione fiscale: in
tale prospettiva venne attuato un sistema di controllo capillare della popolazione attraverso i
cosiddetti registri gialli, che censivano i sudditi su base familiare, e mediante un dettagliato
catasto fondiario finalizzato al calcolo dell'imposta.
La popolazione rurale era organizzata in gruppi di centodieci famiglie chiamati li, ciascuno dei quali
era suddiviso in dieci jia.
Le dieci famiglie pi ricche di ogni li svolgevano funzioni direttive, ruotando un anno ciascuna in
questa responsabilit.
Per favorire la stabilit sociale e per garantire allo Stato entrate fiscali costanti, il primo imperatore
Ming, rifacendosi all'esperienza mongola, suddivise la popolazione in tre categorie professionali,
cui corrispondeva una branca specifica dell'amministrazione.
I contadini dipendevano dal Ministero delle Finanze, i soldati dal Ministero della Guerra, e gli
artigiani dal Ministero delle Opere Pubbliche.
Nell'ambito di ciascuna categoria veniva sancita l'ereditariet della professione. Come in epoca
Song, la gentry occupava una posizione dominante a livello locale e svolgeva un ruolo di
intermediazione fra apparato governativo e singole comunit, tra cultura ufficiale e culture locali.
I rapporti con i contadini presentavano un carattere complesso e ambiguo, e si fondavano
principalmente su una serie di legami associativi, come il clan e le associazioni di viDajggio.
Non sempre i rapporti tra la genhy e l'autorit imperiale furono di completa collaborazione.
Subito dopo la fondazione della dinastia, il governo tent inutilmente di indebolire una parte deDa
potentegenhy meridionale, ricorrendo anche a deportazioni e aDa confisca dei latifondi.
Nel complesso, per, la sua politica di tipo fisiocratico fu bene accolta dalla genTy, che di fatto si
identificava cn la classe dei proprietari terrieri.
Il successore di Hongwu, Yongle (141)3-1424), salito al trono dopo aver spodestato il legittimo
successore, trasfer h capitale da Nanchino a Pechino, dimostrando cos di avere particolarmente a
cuore il problema della frontiera settentrionale.
La proclamazione della nuova capitale avvenne soltanto nel 1421, dopo anni di grandi lavori di
edificazione, per i quali furono mobilitati circa 250.000 artigiani e un milione di contadini.

Fu realizzata inoltre un'opera di ripristino del Grande Canale, che aveva l'importante funzione di
coDegare il Sud al Nord.
La politica estera di Yongle fu volta decisamente verso l'obiettivo di affermare l'autorit dell'lmpero
su tutte le aree circostanti.
Furono consolidati i rapporti di tipo tributario con molti regni vicini (Corea, Ryukyu, Champa,
Thailandia, ecc.) fino aD'arcipelago e alla penisola malesi.
Nel 1406 fu inviata una spedizione nel Vietnam settentrionale e centrale, che venne sottomesso
aD'Impero per circa due decenni.
Ma il problema principale rimase queDo mongolo: Yongle organizz diverse campagne contro gli
antichi dominatori, ma senza riuscire a stabilizzare la situazione a causa deDe lotte intestine
scoppiate tra le varie trib.
In questo periodo, nell'ambito di questa intensa attivit diplomatica si collocano le famose
spedizioni marittime comandate daD'eunuco Zheng He (1371-1434), che organizz sette viaggi dal
1405 al 1433 nel Mar Cinese meridionale e neD'Oceano Indiano, sino al Golfo Persico e al Mar
Rosso.
Verso la met del XV secolo, l'Impero Ming conobbe una fase di ripiegamento, che coincise con
l'affermarsi in Mongolia di nuove confederazioni nomadi, tra cui queDe dei Tatari e degli Oirati.
La crescente pressione mongola aveva reso necessario l'arretramento delle difese a sud della Grande
Muraglia, riedificata tra il 1433 e il 1435 sul tracciato di quella Sui.
Resti consistenti di tale imponente struttura sono ancora oggi oggetto di meraviglia in tutto il
mondo.
Nel 1449, nel corso di una imprudente azione militare condotta dalle truppe cinesi, gli Oirati
riuscirono perfino a fare prigioniero l'imperatore, infliggendo una grave umiliazione aDa dinastia
Ming.
Gli scontri ripresero verso la met del XVI secolo, quando i Mongoli invasero il territorio cinese,
giungendo a minacciare la stessa Pechino (1550).
Vent'anni dopo si giunse a stipulare un nuovo trattato di pace che garantiva ai Mongoli la libert di
commercio, ma ci non serv a risolvere definitivamente il problema della frontiera settentrionale.
Nel Nord-Est, infatti, si andava consolidando un nuovo potere, costituito dai Mancesi, che
appartenevano alla stessa stirpe dei Nuzhen, i quali, alcuni secoli prima, avevano fondato la dinastia
Jin e conquistato la Cina del Nord.
Una minaccia pi immediata venne dalla campagna coreana del condottiero giapponese Hideyoshi
(1536-1598), il quale, attraverso la conquista della Corea - il pi fidato regno tributario della
dinastia Ming - mirava a impadronirsi dello stesso Impero cinese.
I Ming intervennero massicciamente nella penisola e, dopo lunghe e costose campagne, riuscirono,
tra il 1595 e il 1598, a respingere l'invasore.
Il conflitto ebbe per conseguenze disastrose per l'Impero, travolto da una crisi finanziaria sempre
pi grave.
In seguito all'abbandono del mare da parte del governo imperiale e ai vincoli sempre pi stretti
imposti al commercio oceanico, si erano aperti spazi sempre pi ampi per i traffici illegali e per la
pirateria.
Sia Giapponesi che Cinesi del Sud tenevano sotto il loro controllo un sempre pi fiorente
contrabbando di metalli preziosi, esplosivi, rame e seterie tra le coste cinesi, da un lato, e il
Giappone, le Filippine, il Vietnam, la Thailandia e i territori malesi, dall'altro.
Il tentativo governativo di stroncare la pirateria si scontr con l'opposizione della genTy delle
province costiere del Zhejiang e del Fujian, che da essa ricavava enormi profitti.
L'arrivo degli Europei contribu a complicare ulteriormente la situazione.
Nel 1517 i Portoghesi sbarcarono a Canton e ottennero la concessione ufficiale per esercitare il
commercio, ma ben presto incontrarono l'opposizione delle autorit cinesi che li espulsero dal
territorio imperiale.
Soltanto verso la met del secolo fu loro consentito di insediarsi nell'isoletta di Macao, ed in breve
violenta divenne la competizione fra gli Europei per il predominio sul commercio nel mare della

Cina.
Gli Spagnoli, che nel 1565 avevano occupato le Filippine, giunsero nel 1626 a controllare il porto
taiwanese di Jilong.
Ma da qui vennero presto cacciati per opera degli Olandesi, che stabilirono le proprie basi sulle
coste settentrionali dell'isola.
Tali basi furono utilizzate per un intenso scambio commerciale, che consisteva nella vendita in Cina
di spezie e di altri prodotti del Sud-Est asiatico, e nell'acquisto di seta che poi veniva rivenduta in
Giappone in cambio di argento.
Nell'ambito dei rapporti tra gli occidentali e i Cinesi, in questo periodo, un ruolo di particolare
importanza venne svolto dai gesuiti.
Fra di essi si distingue il fondatore della missione in Cina, Matteo Ricci (1552-1610), che, giunto a
Macao nel 1582, ottenne nel 1601 l'autorizzazione a stabilirsi definitivamente a Pechino.
Egli seppe adattare il proprio linguaggio alle condizioni cinesi, facendosi interprete della civilt
europea contemporanea.
Dall'abito buddhista, indossato inizialmente sul modello dei missionari in Giappone, allo scopo di
propagandare in Cina la dottrina cristiana, Matteo Ricci pass a quello del letterato confuciano,
essendosi convinto che la cristianizzazione dell'Impero poteva passare soltanto attraverso la
mediazione della classe dirigente.
A tal fine egli si present a corte e ai funzionari come portatore di nuove conoscenze in campo
matematico e astronomico.
Profondo conoscitore della lingua e della cultura cinese, egli con i suoi studi contribu al formarsi in
Occidente di una nuova visione della Cina, che avrebbe avuto un'influenza notevole sull'evoluzione
intellettuale e la pubblicistica europee nel secolo successivo: una grande monarchia ordinata, con un
numero di abitanti circa 10 volte superiore a quello del paese europeo pi popolato, governata da
una classe colta e illuminata.
Nel corso del XVI secolo, le istituzioni imperiali subirono un declino progressivo, anche a causa di
una serie di contraddizioni sociali, determinate da fattori di crescita economica.
Lo sviluppo della produttivit agricola, cui avevano contribuito la specializzazione regionale e
l'introduzione di nuove culture provenienti dall'Occidente e dalle Americhe, segn un incremento
imponente delle attivit mercantili e della circolazione monetaria, soprattutto nell'area economica
pi sviluppata, che aveva il suo centro nel bacino inferiore dello Yangzijiang.
Ci determin un processo di urbanizzazione ancora pi accentuato di quello di epoca Song, con lo
spostamento di masse sempre pi consistenti di contadini verso le citt, l'emergere di strati di
contadini ricchi, l'impoverimento di larghi settori marginalizzati della popolazione, e con la
formazione di una grossa borghesia imprenditoriale legata alla burocrazia imperiale e agli
eunuchi.
A seguito di tali profonde trasformazioni, il sistema della registrazione obbligatoria divenne
inadeguato, e l'intera organizzazione fiscale e militare dello Stato, stabilita da Hongwu, entr in
crisi, e a nulla valsero tentativi di riforma, come quello realizzato verso la fine del XVI secolo, che
inglobava in un'unica imposta, pagabile in argento, le molteplici imposizioni che gravavano sulle
campagne.
Questa importante riforma, detta dell'unica sferza (yitiao bianfa) non riusc tuttavia a migliorare il
deficit fiscale, eliminare le evasioni e sanare la crisi finanziaria.
Essa infatti ovviava in parte agli inconvenienti derivati dallo sviluppo demografico e dalla crescente
mobilit sociale, che avevano reso sempre pi difficile la registrazione della popolazione e avevano
di conseguenza favorito il fenomeno dell'evasione fiscale e gli abusi dei funzionari a livello locale.
In passato l'efficacia del sistema era apparsa sempre strettamente collegata con il controllo capillare
della popolazione da parte dello Stato, in quanto oggetto principale dell'imposizione era sempre
stato l'individuo, piuttosto che la terra.
La riforma dell'unica sferza aveva avuto l'obiettivo di riordinare i vari tipi di imposizione
esistenti precedentemente, stabilendo un'unica imposta pagabile in argento.
Tuttavia essa non era ancora una imposta esclusivamente reale ma continuava ad essere costituita da

varie voci, inclusa quella coilegata con gli obblighi di cortee.


Le trasformazioni dell'economia e della societ ebbero una serie di effetti destabilizzanti all'interno
dell'apparato statale.
In particolare, ne risentirono il sistema fiscale, fondato su una capillare registrazione della
popolazione, e il sistema militare, che poggiava su milizie contadme reclutate all'interno di famiglie
che si tramandavano la professione del soldato.
La crisi non risparmi neppure il vertice dello Stato, che aveva visto il progressivo affermarsi del
potere degli eunuchi, i cui compiti dapprima limitati agli affari di corte, si erano progressivamente
estesi fino a interessare importanti settori delI'amministrazione. La burocrazia, d'altro canto,
appariva sempre pi scossa dal fenomeno delle lotte di fazione, che nell'ultimo periododella dinastia
aveva finito col generare gravi conflitti istituzionali.
Tale crisi di enormi dimensioni, che influenz notevolmente la Cina tardo-lmperiale nei suoi aspetti
politici, sociali ed economici, era quindi espressione di una crescita che si manifestava in una
rivoluzione commerciale incentrata nelle coste meridionali che segn il coinvolgimento della Cina
nel mercato mondiale, e nello stesso tempo m un grande sviluppo economico e monetario che caus
un allentamento dei controlli statali sull'economia, un aumento della competitivit sociale, e un
miglioramento dello status dei coltivatori.
Rinessi in campo intellettuale si manifestarono con l'emergere di nuove idee eterodosse e con lo
sviluppo della nota produzione letteraria.
Questa rivoluzione port, da un lato, alla specializzazione regionale e alla formazione di tre
principali centri economici (del Grande Canale, al Nord, del basso Yangzijiang, a Sud-Est, e delle
coste meridionali), e dall'altro alla creazione di mercati rurali che alterarono l'a~setto della gerarchia
urbana formatosi in epoca Song e facilitarono la diffusione della cultura urbana nelle aree rurali.
L'azione politica ed economica degli eunuchi costitu uno dei maggiori problemi politici dell'ultimo
periodo Ming. Inizialmente le loro competenze erano state limitate all'amministrazione del Palazzo
Imperiale, ma poi erano andate progressivamente estendendosi ai principali affari delIo Stato: le
finanze, la sicurezza interna, la difesa, i rapporti con l'estero.
Nel 1604, si venne organizzando, tra i letterati-funzionari, una vera e propria opposizione incentrata
nell'Accademia del Bosco Orientale (Dong~n), la quale, invocando la restaurazione dell'ortodo~sia
neoconfuciana, propugnava una lotta decisa contro la corruzione e lo strapotere degli eunuchi.
I conflitti intestini al vertice dell'amministrazione furono complicati dal progressivo aggravamento
della crisi finanziaria e dallo scoppio di rivolte in tutto l'Impero.
L'insurrezione che doveva rivelarsi decisiva per le sorti dei Ming fu quella di Li Zicheng (1605?1645): questi, dopo avere occupato Luoyang e Xi'an, aveva proclamato una nuova dinastia e
organizzato un nuovo governo, stabilendo i vari uffici burocratici e istituendo gli esami di Stato.
Poco dopo marci su Pechino, che si arrese senza resistere nell'aprile 1664.
L'ultimo imperatore Ming si impicc sulla Collina del Carbone, dietro il palazzo imperiale.
Ma pur di sbarazzarsi degli insorti, Wu Sangui, che comandava le truppe imperiali di stanza sul
passo che collegava lo Hebei al Liaoning, ricorse all'intervento delle truppe della nuova potenza
mancese che si era andata affermando lungo i confini nord-orientali dell'Impero.

La dinastia mancese Qing


Le trib Nuzhen - cui appartenevano i Mancesi (popolazione che parlava una lingua tungusa della
famiglia uralo-altaica) -, in seguito alla caduta dell'Impero Jin nel XIII secolo, si erano trovate
successivamente sotto la giurisdizione prima dei Mongoli e poi dei Ming.
Stanziati a Nord-Est dell'Impero, i Mancesi erano riusciti a COStitUire, nella seconda met del XVI
secolo, una forte federazione tribale, che, grazie all'opera di Nurhaci (1559-1626), aveva finito con
l'assumere una posizione dominante nell'attuale Manciuria.
Dopo alterne vicende, in cui fasi di relativa tranquillit, fondata su fiorenti traffici commerciali,
erano seguite da momenti di tensione e di scontro, anche militare, Nurhaci diede vita ad una forte
confederazione tribale basata sulle bandiere.

In un primo tempo furono organizzate quattro bandiere, alle quali nel 1615 se ne aggiunsero altre
quattro.
Questo nuovo sistema sconvolse l'assetto tribale e permise la formazione di uno Stato centralizzato
sul modello cinese.
In effetti, I'organizzazione delle bandiere si modellava su quella delle guarnigioni di frontiera Ming,
nelle quali le funzioni militari erano connesse con quelle civili, per cui, quando non erano
impegnate in operazioni militari, dovevano dedicarsi ad attivit produttive per provvedere al proprio
sostentamento.
Attraverso una intelligente politica diplomatica, Nurhaci, che nel 1616 aveva fondato la dinastia
dei Jin Posteriori, ottenne l'appoggio dei Mongoli Orientali e procedette nella ristrutturazione
politica e sociale del proprio popolo.
Il figlio di Nurhaci, Abahai, port avanti l'opera del padre: alle otto bandiere mancesi furono infatti
aggiunte otto bandiere mongole e otto bandiere cinesi, costituite dai Cinesi emigrati in Manciuria.
Nel 1636 venne assunto il nuovo titolo dinastico di Da Qing, o Grandi Qing, e fu accelerato il
processo di sinizzazione con una strutturavgovernativa modellata su quella Ming e con un numero
sempre pi elevato di Cinesi ai vertici dell'amministrazione.
Nel 1644, in seguito alla proclamazione del nuovo imperatore ribelle a Pechino, il generale Wu
Sangui, che comandava l'esercito imperiale di stanza al confine con la Manciuria, prefer accordarsi
con i Mancesi, facendoli penetrare in territorio cinese, e procedendo con essi contro le truppe degli
insorti. I Mancesi poterono cos insediarsi a Pechino, e Wu Sangui, dopo avere dato un contributo
determinante all'eliminazione delle ultime sacche di resistenza dei lealisti Ming, si trov a dover
affrontare l'esercito Qing.
La cosiddetta rivolta dei tre feudatari, iniziata da Wu Sangui nel 1673, sarebbe finita miseramente
nel 1681 con il suicidio del suo successore Wu Shifang.
Gli ultimi lealisti furono eliminati nel 1683, quando venne occupata l'isola di Taiwan, dove si era
rifugiato il condottiero sino-giapponese Coxinga (Zheng Chenggong, 1624-1662) nel 1661,
minacciando con frequenti incursioni le coste del Fujian e del Guangdong.
L'occupazione della Cina da parte dei Qing, se paragonata a quella dei Mongoli, dimostra una
superiore abilit di adattamento e di organizzazione dei Mancesi che avevano gi subito un processo
di sinizzazione.
Il problema che si trovarono ad affrontare fu quello di integrare la propria organizzazione, tipica di
uno Stato di frontiera, con quella di un grande Impero centralizzato.
Il territorio mancese originario conserv la propria autonomia, e la popolazione ivi residente,
costituita da Mancesi, da Mongoli, e da Cinesi, venne ad assumere le caratteristiche di un gruppo
ereditario privilegiato, organizzato nell'ambito delle bandiere, un vero Stato dentro lo Stato.
Al vertice dell'apparato venne affermato il principio diarchico della ripartizione delle responsabilit
fra Mancesi e Cinesi, mentre ai livelli inferiori dell'amministrazione i posti direttivi erano occupati
principalmente dai Cinesi (nel 1667 ben 28 dei 29 posti di governatore erano occupati da membri
cinesi delle bandiere).
La nuova Sovrintendenza per le Dipendenze, che traeva origine dall'Ufficio Mongolo, e trattava le
relazioni ufficiali con i Mongoli, i Tibetani, le citt-Stato dell'Asia centrale (anche i rapporti con i
Russi avrebbero successivamente fatto capo al medesimo ufficio), era esclusivo appannaggio di
Mongoli e Mancesi; essa assunse il carattere di un vero e proprio ministero, sottraendo la gestione
delle relazioni con i popoli del Nord-Ovest al Ministero dei Riti, che tradizionalmente aveva la
competenza della politica estera dell'Impero.
Questo fatto d la misura, da una parte, del carattere multietnico del dominio Qing e, dall'altra,
dell'esigenza di controllo sui centri vitali dell'Impero da parte del nuovo gruppo dominante.
L'adattamento dei conquistatori alla situazione cinese risulta anche dalle scuole che furono stabilite
per educare le lites delle bandiere, alle quali veniva insegnato sia il mancese che il cinese, e che
venivano preparate a sostenere gli esami di Stato.
Il mecenatismo adottato dai maggiori imperatori della dinastia non soltanto permise la realizzazione
di immani compilazioni, ma contribu notevolrnente alla stessa legittimazione Qing.

All'imperatore Qianlong ad esempio si deve il patrocinio di un imponente lavoro editoriale in


campo storiografico, con la pubblicazione nel 1747 delle Ventuno Storie Ufficiali, che avrebbero
dovuto fornire una interpretazione ortodossa della successione dinastica, quale era andata
verificandosi nelI'intero arco della storia cinese.
In campo letterario, nel 1782 vedeva la luce la pi vasta collezione libraria di tutta la storia cinese,
la Collezione completa di opere nelle Quattro Categorie, comprendente classici, opere storiche,
filosofiche e letterarie.
Tale interessamento per la cultura, se da un lato era volto a preservare i testi fondamentali della
tradizione cinese, rappresent anche un vero e proprio intervento censorio, che aveva come
obiettivo la soppressione di tutte quelle opere il cui contenuto fosse ostile direttamente o
indirettamente alla dinastia. Durante i lavori di compilazione della Collezione, migliaia di opere
considerate eterodosse vennero distrutte, e un gran numero di letterati dovette subire la
persecuzione delle autorit imperiali (la cosiddetta inquisizione letteraria, 1772-1788).
Il sistema concorsuale per l'accesso alla burocrazia rimase fondamentale, e una serie di riforme per
ridurre la corruzione, responsabilizzare maggiormente i funzionari, restringere i privilegi
dellagent~y, e intensificare i canali di informazione fra centro e periferia rese pi efficiente la
macchina amministrativa. Lo sviluppo economico-sociale incise anche sulla mobilit: I'accresciuta
competizione agli esami rese sempre pi necessaria la diversificazione delle entrate nell'ambito
della stessa famiglia, con un maggiore ricorso agli investimenti mercantili, per cui si venne
assottigliando la separazione fra letterati e mercanti.
Uno dei grossi problemi che lo Stato dovette affrontare fu la relativa scarsit di funzionari a livello
di distretto, di fronte all'aumentata popolazione: alla burocrazia riusciva a mala pena il disbrigo
della giustizia (penale), il mantenimento dell'ordine pubblico e l'esazione fiscale, per cui divenne
sempre pi importante la collaborazione informale della gentry a livello locale.
L'autocrazia imperiale rimase solida, senza alcuna limitazione da parte della burocrazia e
dell'aristocrazia mancese (almeno dalle riforme del terzo imperatore, Yongzheng); anzi, la cura con
cui gli imperatori si occuparono direttamente degli affari dello Stato li differenzi notevolmente
dallo stile di governo istaurato dagli ultimi sovrani Ming, e caratterizzato da una generale indolenza.
Ma nel suo insieme, I'organizzazione statale, che aveva tanto affascinato gli occidentali, era
molto complessa, essendo il risultato della interazione di una struttura dispotica, con poteri di
polizia e di esazione fiscale, costituita da una macchina burocratica reclutata su basi universali e
meritocratiche, e di una serie di associazioni locali sub-burocratiche di base animate dalla
gentr(dan, corporazioni, comunit di villaggio, associazioni religiose, e persino societ illegali e
segrete).
La dinastia Qing non si discost molto dalla precedente per la politica economica, in particolare i
monopoli e le finanze.
L'incoraggiamento a nuovi insediamenti e allo sfruttamento intensivo dell'agricoltura contribuirono
ad un certo benessere e a un'espansione demografica senza precedenti: fra la met del XVII e la
met del XIX secolo, la popolazione cinese triplicata, passando da 1OO/150 a 400 milioni, mentre
raddoppiata nello stesso periodo la superficie della terra coltivata.
L'enorme crescita demografica, che indice, oltre che dell'aumento del tasso di natalit, anche di
una contemporanea diminuzione di quello di mortalit (non a caso nel 1757 l'et pensionabile per i
funzionari pass da 55 a 65 anni), avrebbe per pesato negativamente sulla vita dell'Impero, non
essendo accompagnata come in Europa da una adeguata trasformazione dell'economia.
Il primo grande sovrano Qing, Kangxi (1662-1722), fu sostenitore della tradizione confuciana, e al
tempo stesso delle tradizioni della sua stirpe.
Tra il XVII e il XVIII secolo, il problema pi grave, a Nord, era rappresentato dai Mongoli
Occidentali, tra i quali si erano andati affermando gli Zungari, stanziati nel Turkestan orientale.
Essi, sotto la guida di Galdan (1644-1697), che si era fatto interprete e sostenitore del lamaismo, e
aspirava a stabilire, grazie a tale politica religiosa, il proprio dominio sull'intera Asia centrale, dalla
Mongolia al Tibet, avevano assunto la protezione del Dalai Lama.
Allo scopo di isolare gli Zungari, Kangxi giunse a un compromesso con i Russi, i quali nel corso del

XVII secolo si erano spinti, nella loro colonizzazione della Siberia, fino alla costa del Pacifico.
Si giunse cos al trattato di Nercinsk (1689), il primo stipulato tra la Cina e una potenza europea.
Il testo venne redatto in latino, mancese e russo.
L'impiego del latino, la cui versione faceva fede circa la corrispondenza testuale delle altre due, si
spiega con la partecipazione dei gesuiti Pereira e Gerbillon nell'ambito della delegazione del
governo Qing.
In base a tale trattato, la Cina riprendeva possesso della riva sinistra dello Heilongjiang.
La soluzione definitiva del problema degli Zungari si sarebbe avuta nel 1757, sotto l'imperatore
Qianlong (1736-1795).
L'esercito imperiale infranse la resistenza zungarica, conquistando la regione dell'Ili, e di questa
trib venne cancellato persino il nome.
Successivamente le truppe Qing soffocarono anche la ribellione delle popolazioni musulmane
stanziate a sud della catena del Tianshan, portando cos a compimento la conquista dell'intera
regione del Turkestan cinese, che, alla fine del XIX secolo sarebbe diventata una nuova provincia
col nome di Xinjiang, o Nuovi Territori.
Nel XVIII secolo, l'Impero Qing era giunto al consolidamento delle sue frontiere: nel Tibet la
sovranit era esercitata attraverso un Residente e dei contingenti militari; il Xinjiang era retto da un
Governatore Militare; la Mongolia era sottomessa attraverso i rapporti di sudditanza dei capi tribali
nei confronti dell'imperatore; la Corea, la Birmania e il Vietnam erano Stati tributari sotto il
protettorato cinese.
Il confronto fra Cina e Occidente ebbe inizio sotto Kangxi, con una questione eminentemente
religiosa, anche se non priva di connotati politici.
Dopo la caduta dei Ming, i gesuiti erano rimasti a Pechino, ponendosi al servizio dei nuovi
dominatori (assunsero tra l'altro la direzione dell'Ufficio Astronomico).
Nel loro tentativo di conformarsi alla realt cinese, di cui erano profondi conoscitori, i gesuiti
tendevano a considerare le cerimonie in onore di Confucio e degli antenati perfettamente lecite e
conformi alla dottrina cristiana.
Diversamente, gli ordini missionari rivali dei gesuiti, domenicani e francescani, denunciarono pi
volte alla Santa Sede l'atteggiamento della Compagnia di Ges come un cedimento intollerabile
all'idolatria pagana dei riti cinesi, riuscendo infine ad ottenere, nel 1704, una dichiarazione di
condanna da parte del papa Clemente Xl.
Le polemiche sulla questione dei riti provocarono un grande malumore a corte, in quanto non era
tollerabile per le autorit cinesi che il papa intervenisse sulle questioni religiose dell'Impero, e
diedero spazio ai settori pi intransigenti antioccidentali della burocrazia imperiale.
Alla morte di Kangxi, in circostanze poco chiare, ascese al trono il quarto figlio, Yongzheng (17231735), il quale, per consolidare il proprio dominio, si adoper per ridurre progressivamente
l'influenza politica dell'aristocrazia mancese, che in passato aveva costituito sempre un fattore
importante nel processo decisionale della corte, stabilendo uno stretto controllo sull'aristocrazia
mancese.
Per stabilire uno stretto controllo sull'amministrazione, Yongzheng da un lato si serv del sistema
dei memoriali, e dall'altro trasform di fatto la struttura del governo imperiale. Il sistema dei
memoriali, che prevedeva che una serie di funzionari provinciali, scelti direttamente
dall'imperatore, gli inviassero periodicamente dei rapporti confidenziali circa il funzionamento
dell'apparato e l'attuazione della politica imperiale, aveva un carattere segreto.
Anche il vertice delI'amministrazione fu riformato mediante l'attribuzione di vere e proprie funzioni
di governo (anche se le sue funzioni ufficiali erano limitate alla stesura dei decreti imperiali e alla
trasmissione dei memoriali) ad un organo non ufficiale, il Consiglio di Stato (Junjichu), mentre il
Consiglio Interno (Neige) veniva ridotto a funzioni puramente operative.
Le sue attivit erano svolte con la massima segretezza, al di fuori del controllo dell'Ufficio del
Censorato, cui era sottoposta l'amministrazione regolare.
Anche le scuole locali finirono col diventare uno strumento di propaganda governativa.
Solo le accademie che si conformvano ai modelli stabiliti dal sovrano potevano ricevere il suo

sostegno, mentre le altre dovevano subirne il boicottaggio e l'interdizione.


Nella Cina tardo imperiale la percentuale delle entrate pubbliche (delle quali, nel XVIII secolo, il
74% derivavano dall'imposta fondiaria e il 12% da quella sul sale) si aggirava sul 4-8% del reddito
nazionale, grosso modo come gli Stati europei premoderni.
Nel campo finanziario, Yongzheng port avanti la riforma fiscale, con l'estensione alla grande
maggioranza delle province della nuova imposta diding, che comprendeva in un'unica voce
l'imposta fondiaria e quella gravante sulle persone fisiche dei maschi adulti (quest'ultima era gi
stata congelata da Kangxi nel 1713 nelle quote provinciali dell'imposta personale ding, per cui non
si teneva pi conto dell'aumento demografico).
Essa costituiva un ulteriore progresso nel processo di razionalizzazione del sistema fiscale, iniziato
in epoca Ming, con l'introduzione della cosiddetta imposta dell'unica sferza.
Inoltre lo Stato Qing cerc di evitare il pi possibile di gravare la popolazione con le corve o con il
costo dei lavori pubblici relativi, mirando invece a raggiungere dei compromessi con i proprietari
terrieri interessati e con le comunit locali.
Ma la vasta opera del controllo delle acque, mirante al mantenimento dell'ambiente ecologico,
richiedeva un maggiore intervento dello Stato: gli investimenti e la direzione politico-tecnica della
burocrazia si dimostrarono insufficienti rispetto alla spinta centrifuga degli interessi privati locali e
alle pressioni dell'esplosione demografica.
Alla fine l'equilibrio ecologico venne travolto dall'incapacit della burocrazia di mediare fra gli
interessi particolari, dalla corruzione, dalla selvaggia coltivazione di argini, dalle ristrettezze
finanziarie, e una serie di disastri naturali si abbatterono sulle campagne.
La politica finanziaria di Yongzheng non si limit comunque al settore fiscale, ma mir pi in
generale a razionalizzare tutti i conti dello Stato, cercando di colpire ogni forma di corruzione e di
sperpero.
A tal fine, proprio a titolo di incoraggiamento all'onest, gli stipendi dei funzionari vennero
aumentati e furono legalizzate le maggiorazioni alle imposte riscosse precedentemente in modo
arbitrario dai magistrati locali.
A Yongzheng succedette il quarto figlio, che regn col titolo di Qianlong (1736-1796).
1 sessanta anni di regno di Qianlong corrispondono, per numerosi aspetti, a una fase di apogeo della
dinastia, ma al tempo stesso segnano l'inizio del suo declino.
Qianlong eredit un impero prospero con un'amministrazione relativamente efficiente, e con un
tesoro che poteva contare su un surplus di 24 milioni di tael (unit di peso usata per l'argento, pari a
37,3 grammi).
Nonostante i gravosissimi costi sostenuti in questo periodo per le campagne militari, e nonostante il
rilevante aumento delle spese affrontate dalla corte (si pensi che i sei viaggi compiuti
dall'imperatore in periodi diversi nella valle dello Yangzi costarono all'erario 200 milioni di tael),
nel 1786 il tesoro aveva ancora un surplus di oltre 72 milioni di tael.
Tale situazione, in parte dovuta alle misure adottate da Yongzheng durante il suo regno, ben presto
si deterior anche a causa dell'aggravamento della corruzione a tutti i livelli.
Scarsi risultati ebbero i successivi tentativi di riordinare la situazione dell'erario, fattasi sempre pi
difficile nell'ultimo periodo del regno di Qianlong, anche in seguito ai costi per il mantenimento
dell'ordine e la repressione di una serie di rivolte nel Guizhou e nello Hunan tra la popolazione
aborigena dei Miao, nello Hubei e Sichuan per una ribellione ispirata dalla setta del Loto Bianco, e
lungo le coste meridionali nella lotta contro la pirateria.
Nel corso del XVIII secolo, i traffici commerciali tra la Cina e l'Occidente, nonostante gli ostacoli
frapposti dal governo imperiale, avevano conosciuto una crescita progressiva soprattutto per
iniziativa della Compagnia britannica delle Indie orientali, che, dalle sue basi di Canton, vendeva
tessuti di cotone, stagno e piombo, acquistando dalla Cina soprattutto t e porcellane.
Gli scambi erano decisamente a favore della parte cinese, e la Compagnia aveva pertanto
accumulato un pesante saldo passivo sulla propria bilancia commerciale.
Allo scopo di stabilire relazioni regolari e di incrementare gli scambi, nel 1793 giunse a Pechino
un'ambasceria britannica, guidata da Lord George Macartney.

Pur essendo accolta con grande cortesia, essa non consegu nessuno degli obiettivi che si era
prefissi.
L'imperatore Qianlong si degn invece di inviare una lettera a Giorgio m, in cui lo esortava a
governare il suo popolo con saggezza.
Altre missioni successive non portarono a migliori risultati.
Tuttavia era ormai in corso quel processo di integrazione economica su scala mondiale, iniziato con
lo spostamento dell'equilibrio militare ed economico a favore dell'Europa: le grandi esplorazioni e
l'espansione coloniale europea nel mondo, in cui la Cina era stata coinvolta sin dall'ultimo secolo
della dinastia Ming.
E infatti in questo periodo che ha inizio un unico mercato mondiale integrato, con la divisione
internazionale del lavoro e la partecipazione attiva di vaste aree.
Il confronto con l'Occidente avrebbe tuttavia subito un radicale mutamento nei primi decenni del
XIX secolo.
Essendo fallito ogni tentativo di aprire in Cina un mercato per i tessuti di cotone inglesi, le ditte
britanniche, allo scopo di pareggiare la bilancia commerciale, ricorsero in modo sempre pi
massiccio allo smercio dell'oppio, che veniva prodotto nel Bengala dalla Compagnia delle Indie
orientali.
La diffusione dell'oppio nel territorio imperiale aveva creato gravi problemi di natura economica e
sociale, come anche di natura morale.
Non solo l'incremento delle vendite dell'oppio aveva determinato un crescente drenaggio di argento,
contribuendo a squilibrare il sistema monetario cinese, ma aveva anche favorito il dilagare della
corruzione tra il personale amministrativo e tra i funzionari piccoli e nell'ambito del sistema
monetario cinese.
Gli squilibri provocati da gli interventi delle potenze e dalla concorrenza delle loro industrie aveva
iniziato quel processo di deindustrializzazione relativa che port alla regressione della
produzione artigiano-industriale cinese rispetto a quella mondiale.
Ne l860 le truppe occidentali inflissero un'ulteriore grave umiliazione alla Cina, occupando Pechino
e distruggendo quel Palazzo d'Estate che nel secolo era stato ampliato con l'apporto determinante
dei gesuiti.
Dilaniato dai conflitti interni e dall'attacco delle potenze occidentali (anche la Russia, nel 1858, era
riuscita ad annettersi oltre 500 000 kmq di territorio sulla riva sinistra del~o Heilongjiang), l'Impero
Qing comp un estremo tentativo di ripresa, avviando un processo di ricostruzione materiale, morale
e ideologica.
La nuova era Tongzhi (1862-1874) ebbe inizio all'insegna della restaurazione, sotto la guida di
esponenti dellagent7y, emersi nel corso della repressione delle rivolte popolari: Zeng Guofan, Zuo
Zongtang (1812-1885), Li Hongzhang (1823-1901).
Essi intrapresero grandi opere di bonifica agricola, lavori idraulici, e la rimessa a coltura delle
superfici devastate dalle insurrezioni e dalle guerre, riducendo l'imposizione fiscale sulle terre nel
quadro di una ricostruzione, sia materiale che morale e ideologica.
Alla fine degli anni Trenta, fin col prevalere a corte l'ala intransigente, il cui esponente pi
rappresentativo era Lin Zexu (1785-1850), il quale venne inviato a Canton come commissario
imperiale plenipotenziario.
I suoi decisi interventi contro il traffico della droga valsero a scatenare quella che passata alla
storia come la prima Guerra dell'Oppio (1839-1842), che si concluse col Trattato di Nanchino
integrato da quello di Humen (1843).
Tali convenzioni, oltre ad imporre alla Cina il pagamento di una consistente indennit, stabilivano la
cessione di Hong Kong alla Gran Bretagna, e l'apertura al commercio dei porti di Canton, Shanghai,
Ningbo, Xiamen e Fuzhou, dove i mercanti inglesi erano autorizzati a risiedere ed erigere
costruzioni.
Da tali basi sarebbero sorte le cosiddette concessioni, amministrate direttamente dagli stranieri.
Nel 1844 gli Stati Uniti e la Francia ottennero privilegi analoghi, fra cui quello della nazione pi
favorita, che garantiva l'estensione automatica di tutti i vantaggi ottenuti dalle altre potenze.

Forse si esagerato nel valutare il ruolo traumatico della Guerra dell'Oppio: essa in effetti modific,
non inaugur, i rapporti di integrazione della Cina nell'economia mondiale moderna, gi esistenti
dal XVIII secolo, e caso mai ne fu una conseguenza.
Probabilmente la prima Guerra dell'Oppio sarebbe rimasta un episodio di peso limitato nell'ambito
della storia cinese, se non si fosse accompagnata a una serie di gravi fattori di crisi dell'assetto
sociale e politico dell'Impero, determinati in parte dall'incremento demografico e in parte da gravi
fenomeni di corruzione, che avevano portato al decadimento del sistema di canalizzazione, su cui si
reggeva l'economia di intere regioni.
Certamente, e per gli effetti psicologici, e per quelli socio-economici a lungo terrnine legati
all'ulteriore apertura del paese, essa mise in moto un processo di cambiamenti in vari settori, che
tuttavia si dimostrarono lenti a confronto della rapida reazione verificatasi in Giappone in seguito
alla spedizione militare del commodoro Perry (1853).
Alla fine del XVIII secolo, una serie di rivolte aveva insanguinato diverse province, ad opera di
minoranze nazionali e di movimenti millenaristici, ispirati dalla setta buddhista del Loto Bianco,
che aveva riacquistato il proprio vigore dopo un periodo di apparente riflusso.
Poco dopo la conclusione della Guerra dell'Oppio, un'altra insurrezione, ben pi imponente delle
precedenti, avrebbe portato l'Impero sull'orlo del collasso: la rivolta Taiping, fra le cui cause si
annovera il malcontento della popolazione del Guangdong per lo spostamento dei traffici nel bacino
inferiore dello Yangzijiang, nonch le crescenti difficolt economiche in cui versavano i contadini
per l'aggravamento dell'imposizione fiscale dovuto anche agli effetti del mutato rapporto tra il
valore del rame e quello dell'argento , che intorno al 1800 equivaleva a quello dell'Impero Russo,
nel corso del XIX secolo scese a met del valore precedente.
Animatore della rivolta fu Hong Xiuquan (1813-1864) di origine Hakka, comunit le cui condizioni
sociali ed economiche erano ingenere inferiori a quelle del resto della popolazione.
Dopo avere inutilmente tentato di superare gli esami imperiali, in seguito a contatti avuti con
missionari e alla lettura di testi di propaganda cristiana, Hong aveva elaborato una propria dottrina
religiosa, con forti elementi sincretistici (cristiani, taoisti, buddhisti e menciani).
Proclamatosi fratello minore di Ges Cristo, egli propugnava un modello di societ egualitaria,
fondata sulla comunione dei beni.
Nel 1853 gli insorti occuparono Nanchino, fondando il Regno Celeste della Grande Pace (Taiping
tianguo).
Accesamente anti-mancesi, i Taiping avviarono nei territori conquistati una serie di riforme radicali,
che prevedevano l'inquadramento della popolazione in gruppi di famiglie, nell'ambito di una
struttura che presentava al tempo stesso un carattere religioso, militare, amministrativo e produttivo.
Attaccato contemporaneamente dalla Francia e dalla Gran Bretagna (seconda Guerra dell'Oppio,
1856-1860), il governo imperiale non fu in grado di reagire alla nuova minaccia.
La riscossa ebbe luogo ad opera dei notabili locali, i quali arruolarono e organizzarono proprie
milizie nel nome dell'ortodossia confuciana e per la salvaguardia dell'ordi ne tradizionale.
Un ruolo preminente nell'organizzazione di tali forze fu svolto da Zeng Guofan (1811-1872), uno
dei maggiori esponenti della nuova classe dirigente di origine provinciale, che avrebbe tentato di
conferire nuovo vigore alla dinastia Qing nell'ultima fase della sua storia.
I Taiping vennero infine sconfitti nel 1864, ma nel frattempo altre insurrezioni avevano investito
l'Impero,la rivolta dei Nian nel Nord (1853-1868), quella dei musulmani del Sud-Ovest (18551873), quella dei Miao nel Guizhou (185~1873), quella di YaqubBeg(1820-1877) nel Xinjiang
(1862-1877).
Nel contempo venne introdotta la tecnologia occidentale per rinforzare lo Stato e ricostituire le basi
militari dell'Impero.
Sul piano ideologico e morale, si cerc di intervenire nel reclutamento dei funzionari,
riorganizzando il sistema degli esami e ribadendo il ruolo fondamentale del confucianesimo nella
societ cinese mediante l'apertura di nuove scuole e accademie.
In questo periodo, il rapporto fra Mancesi e Cinesi nell'ambito dell'amministrazione and
modificandosi a deciso favore dei secondi.

Alla morte di Tongzhi, una serie di nuove umiliazioni (la sconfitta nel conflitto con la Francia in
occasione dell'intervento di quest'ultima in Vietnam, 1883-1885, e quella subta ad opera del
Giappone negli anni 1894-1895, che comport fra l'altro la perdita dell'isola di Taiwan) determin
una sensibile accelerazione dei mutamenti politici, e port alla ribalta un gruppo di intellettuali
modernisti che puntava sulla riforma istituzionale come condizione necessaria per la rinascita del
paese.
Ma il progetto di riforma (1898), il cui maggiore esponente era Kang Youwei, non ebbe modo di
realizzarsi a seguito del colpo di Stato compiuto dopo solo 100 giorni dall'imperatrice Cixi, con
l'appoggio del generale Yuan Shikai, comandante del nuovo esercito moderno che era stato
realizzato nell'ambito della politica di autorafforzamento militare.
Causa di ulteriori disastri fu il movimento popolare anti-straniero dei Boxer (termine usato dagli
Inglesi per indicare la societ segreta Yhequan, Pugni della Giustizia e dell'Armonia, che
costituiva una ramificazione della setta degli Otto Trigrammi, collegata a sua volta con la setta del
Loto Bianco), che l'imperatrice Cixi tent di utilizzare per consolidare le sorti dell'Impero.
Con il segreto appoggio del governatore Li Bingheng, una parte del movimento perse il suo
carattere antidinastico per concentrare il proprio attacco contro gli stranieri.
Il famoso assedio delle legazioni a Pechino (1900), ad opera degli insorti, termin per miseramente
in seguito all'intervento di un corpo internazionale contro cui inutilmente l'imperatrice aveva tentato
di mobilitare l'esercito e le autorit governative.
Col protocollo del 1901 le potenze assunsero ormai il controllo delle finanze imperiali, e la Cina
pot evitare il dominio coloniale diretto in virt soltanto dei gravi contrasti esplosi tra i vincitori.
Le riforme avviate tardivamente dall'imperatrice, che portarono all'abolizione degli esami imperiali
nel 1905 e all'istituzione di nuovi organi rappresentativi, non riuscirono a impedire il crollo della
dinastia Qing.
L'emergere di un movimento rivoluzionario repubblicano (che aveva il suo centro politico nella
Lega cinese, fondata nel 1905) e lo sviluppo di nuove forze centrifughe a livello provinciale
furono i fattori che portarono allo scoppio della Rivoluzione del 1911, data di inizio del nuovo
periodo repubblicano.

Una societ fra tradizione e modernit


La mobilit sociale attraverso la via ufficiale degli esami di Stato o le vie non ufficiali dello
sviluppo della produttivit, del mercato e l'urbanizzazione, e la crescita demografica sono due fra le
principali costanti che caratterizzano la societ imperiale cinese dell'ultimo millennio.
Lo sviluppo demografico conosciuto dalla Cina dalla seconda met della dinastia Ming alla dinastia
Qing (dovuto senza dubbio al miglioramento delle condizioni economiche generali, cui avevano
contribuito l'introduzione di nuove colture come quelle della patata, dell'arachide e del granturco,
l'aumento della produzione agricola, e l'ampliamento della rete di distribuzione) si impone
all'attenzione degli storici per la sua ampiezza: gli abitanti dell'Impero, che sotto i Ming avevano
superato i cento milioni, erano gi centocinquanta verso la met del XVIII secolo, e avrebbero
raggiunto i trecento all'inizio del XIX.
Secondo la classificazione tradizionale, come si accennato, la popolazione cinese era suddivisa in
quattro ordini, classificazione che non potendo corrispondere naturalmente alla complessa struttura
sociale della Cina tardo-imperiale, era rimasta piuttosto come modello sociale.
Al di sopra del popolo, rimaneva la nobilt che tuttavia non pu essere assolutamente paragonata
all'aristocrazia europea.
L'appartenenza alla nobilt, per quanto comportasse una serie di privilegi, di carattere sia
economico che giudiziario, non implicava di per s alcun potere politico o amministrativo.
Tale potere era privilegio esclusivo dei membri della burocrazia.
E vero che numerosi esponenti della nobilt potevano entrare a fare parte di quest'ultima per nomina
imperiale o attraverso il superamento degli esami.
In alcuni casi, anzi, uno dei privilegi concessi ad alcuni gradi nobiliari era proprio quello di

sottoporsi agli esami con un programma pi semplice di quello stabilito per gli altri candidati.
Va rilevato, comunque, che esisteva una netta distinzione fra lo status di nobile e quello di
funzionario, e che solo quest'ultimo era connesso con l'esercizio del potere.
Il processo di passaggio dall'ascrittivit alla mobilit della societ, con la diffusione del sistema
degli esami e la caduta della nobilt tradizionale, consolidatosi con l'avvento della dinastia Song,
conobbe un'ulteriore accelerazione nei periodi Ming e Qing.
Gli intellettuali vennero a costituire la dasse dirigente istituzionalmente riconosciuta. n sistema
degli esami di Stato non si limitava a selezionare i membri della burocrazia, ma, pi in generale,
svolgeva la funzione di determinare uno status sociale privilegiato.
Con questo fenomeno da mettere in relazione non solo la formazione della gentry, ma un
profondo mutamento nello stesso istituto del matrimonio.
Come hanno dimostrato gli studi di Patricia Ebrey, fino a met della dinastia Tang, il sistema
finanziario alla base del matrimonio si basava'sul dono che la famiglia dello sposo faceva a quella
della futura sposa dono che sarebbe servito per la dote, non avendo le figlie diritto, come in Europa,
all'eredit.
Verso la fine dei Tang, col rallentamento dei controlli statali sulla terra e con lo sviluppo
dell'economia monetaria, e soprattutto con la sostituzione della classe dirigente dalla nobilt alla
gent y, la dote divenne un trasferimento di ricchezza oltre i limiti della discendenza patrilineare,
dalla famiglia della sposa a quella dello sposo, che permetteva alla prima di assicurarsi legami
familiari con personaggi influenti nell'ambito dei concorsi statali.
Il termine gent~y corrisponde come noto alle parole shenshi o ~angshen, che indicavano quello
strato di persone abilitate a portare un certo abbigliamento in seguito al superamento di almeno il
primo livello degli esami di Stato.
Ci significa che si trattava di un'lite il cui status non era ereditario ma basato almeno teoricamente
sul merito.
Lagendeve essere distinta dalla burocrazia e dai proprietari fondiari.
Certamente, la burocrazia aveva le stesse origini della gent~y, in quanto la scelta dei funzionari
veniva realizzata all'interno di coloro che avevano superato gli esami di Stato, ottenendo determinati risultati.
La collocazione sociale era per diversa, in quanto i membri dell'apparato statale si inquadravano in
una struttura piramidale che aveva il suo perno nel governo imperiale, mentre i membri della
gersvolgevano le loro funzioni dirigenti (culturali, religiose, ideologiche ed economiche) a livello
locale, nei riguardi della popolazione.
Pur essendo del tutto autonomi nei confronti dello Stato, essi dovevano i propri privilegi al
riconoscimento dello status stesso.
Normalmente la posizione economica era legata alla propriet fondiaria, ma non tutti i proprietari
fondiari facevano parte della gent~y.
Altre entrate provenivano dai servizi professionali privati e pubblici (arbitrati, insegnamento,
gestione di opere pubbliche, ecc.).
Lagenbcostituisce in pratica un fattore di connessione fra lo Stato e la societ, fra la vita politica e
quella sociale: essa impersona il modello morale, sociale e culturale, ed il simbolo, nell'ambito del
clan del quale fanno parte contadini e gente comune, della benevolenza paternalistica e dell'armonia
familiare.
La genhy occupava una posizione intermedia, rappresentando lo Stato (con tutte le sue funzioni
culturali, ideologiche, religiose ed economiche) nei riguardi della popolazione, e, al tempo stesso, la
popolazione nei confronti dello Stato.
Da qui deriva una notevole dose di ambiguit.
Se si considera che, per una consuetudine consolidata nel corso dei secoli, i funzionari non
potevano operare nella propria provincia di origine, si pu desumere quale importanza avesse tale
strato sociale, i cui esponenti assommavano insieme la conoscenza relativa alle diverse localit, la
capacit di intervenire all'interno delle singole comunit e il prestigio necessario per indirizzare
l'opinione pubblica.

Proprio tale carattere di ambiguit permetteva alla gentry di svolgere un importante ruolo di stabilit
nei momenti in cui il potere statale era forte e autorevole, ma poteva anche, quando il potere
centrale fosse debole o vessatorio oltre ogni limite di tollerabilit, esprimere esigenze centrifughe e
guidare una vera e propria opposizione anti-statale, pur salvaguardando i rapporti fondamentali
della societ tradizionale.
La struttura dello Stato e della societ cinesi presenta dunque nel periodo della maturit imperiale
una duplice articolazione.
Le funzioni dirigenti sono attribuite in toto agli intellettuali, i quali possiedono una formazione
comune e sono collegati da comuni aspirazioni e dal medesimo modello culturale.
Tali funzioni sono svolte per concretamente su due piani distinti, a livello centrale e a livello
locale.
E proprio nell'equilibrio fra questi due poli che si realizza la dialettica del potere sotto l'insegna del
neoconfucianesimo.
La burocrazia presentava anche un carattere complesso.
Essa era suddivisa secondo una gerarchia di nove doppi livelli cui corrispondevano divise
particolari, con propri colori e disegni.
L'accesso alla carriera burocratica avveniva principalmente attraverso gli esami di Stato.
Tale sistema di selezione, che aveva conosciuto un primo sviluppo sotto le dinastie Sui (581-618) e
Tang (618-907), divenne il canale pi importante per il reclutamento dei funzionari dal periodo
Song (960-1279).
Nel periodo Qing, gli esami erano tenuti regolarmente ogni tre anni.
Il primo livello era costituito da quelli che si svolgevano nei capoluoghi delle province.
I candidati provenivano dalle scuole confuciane di distretto o di prefettura (in questo caso avevano
il titolo di shengyuan, o diplomato), e, prima di essere ammessi, venivano sottoposti ad una prima
selezione da parte degli Ispettori Provinciali per l'Istruzione.
Lo status di candidato comportava gi una serie di privilegi, come ad esempio l'esenzione dalle
cor~e.
In un certo senso si pu ritenere che tale condizione costituisse una fase di passaggio tra la gente
comune e la classe dirigente, con importanti funzioni di intermediazione tra i due settori della
societ.
E significativo tuttavia che tale status non presentasse un carattere permanente, e per il suo
mantenimento fosse necessario sottoporsi a controlli periodici.
Il superamento degli esami provinciali permetteva l'ingresso regolare nella classe dirigente.
Il titolo acquisito di studioso presentato (juren) aveva un carattere permanente, ed era sufficiente
per accedere ai livelli inferiori e medi della burocrazia.
Grazie a tale titolo era possibile comunque essere ammessi al livello superiore degli esami
imperiali, quello metropolitano.
Per poter occupare cariche di prestigio nell'ambito della burocrazia era necessario acquisire il titolo
di studioso introdotto (jinshi).
Le prove per ottenere tale titolo si svolgevano nella capitale e comprendevano due livelli, quello
dell'esame metropolitano e quello dell'esame di Palazzo, che si svolgeva alla presenza
dell'imperatore, e che aveva la funzione di classificare i vincitori in gruppi secondo il merito.
I posti pi elevati nell'amministrazione erano riservati a coloro che risultavano ai primi posti di
questa graduatoria.
L'abolizione degli esami di Stato e poi la fine dell'Impero, nel XX secolo, avrebbe portato al
mutamento della classe dirigente, sempre pi legata al possesso della nuova cultura, al potere
militare e alla ricchezza finanziaria.
Nell'ambito di una societ come quella cinese tradizionale, caratterizzata da una struttura gerarchica
fortemente radicata, in cui lo status appariva ideologicamente giustificato dalla concezione
neoconfuciana che gli forniva un supporto ontologico attraverso la distinzione fra purezza e
torbidit dell'energia umana, il sistema degli esami garantiva un notevole grado di mobilit, in
quanto quasi tutti i sudditi avevano la possibilit formale di accedere attraverso tale canale ai livelli

pi elevati della classe dirigente.


Secondo alcuni studi statistici condotti sui registri dei vincitori, coloro che non avevano ascendenti
diplomati ammontarono, durante la dinastia Qing, al 36,6% del totale.
I funzionari rientravano nella categoria dei letterati (shi), che costituiva nel suo complesso lo
strato superiore della societ, in quanto, come aveva affermato il filosofo confuciano Mencio nel IV
secolo a.C.: C' chi lavora con la mente e chi con la forza fisica. Quelli che lavorano con la mente
dominano sugli altri, e quelli che lavorano impiegando la forza fisica sono dominati dagli altri. E
questo un principio riconosciuto universalmente.
Un privilegio storicamente connesso con lo status di letterato era quello dell'esenzione da qualunque
forma di lavoro obbligatorio, che era parte integrante degli obblighi fiscali di ciascun suddito.
Secondo la concezione confuciana, erano i contadini, in quanto lavoratori della terra, a ricoprire lo
status pi eminente nella gerarchia sociale, dopo quello dei letterati.
La figura del contadino veniva in genere esaltata e descritta sotto una luce ideale nei testi ufficiali e
in quelli destinati al popolo.
Poich esso svolgeva quella che era considerata l'attivit fondamentale, appariva come il
pilastro dell'Impero, costituiva il popolo buono per eccellenza.
La stabilit dell'Impero dipendeva in larga misura dalla pace rurale, e di questa era garante il
contadino.
Esso era inserito in un meccanismo di relazioni personali, familiari e di mutui rapporti, che
potevano restare saldi sino a che erano salvaguardate le basi della sua sussistenza.
Va considerato d'altro canto che all'interno dell'ordine cui faceva riferimento l'ideologia confuciana
esistevano una serie di profonde differenziazioni sociali: alla medesima categoria appartenevano i
grandi proprietari fondiari, nel caso in cui non possedessero titoli accademici, i piccoli proprietari e
i fittavoli.
La maggior parte dei contadini in epoca Ming-Qing erano proprietari, anche se di piccoli
appezzamenti.
La situazione tuttavia era resa complessa dal fatto che essi spesso possedevano dei minifondi che
coltivavano in proprio, e altri fondi che davano in affitto, per cui nello stesso tempo erano piccoli
coltivatori e fittavoli.
Secondo dati relativamente tardi, i ricchi proprietari, che costituivano il 10% della popolazione,
possedevano il 60% della terra, i medi proprietari (20%) ne possedevano il 20%, mentre i poveri,
che rappresentavano gran parte della popolazione, ne possedevano il restante 20%.
In generale, comunque, era soprattutto nel Sud che si aveva un'ineguale distribuzione delle terre,
anche per la maggiore potenza dei clan, perch questi ultimi investivano ingenti mezzi finanziari
nella terra per accrescere il patrimonio collettivo.
In generale, l'affittanza risultava pi estesa nel Sud che al Nord, dove la rendita era prevalentemente
pagata in natura (per lo pi il 60% del raccolto); al Sud prevaleva invece la rendita fissa e in danaro,
che offriva ai fittavoli maggiore incentivazione all'aumento della produttivit.
I coltivatori erano generalmente liberi di subaffittare i terreni, di ipotecare o alienare il proprio
diritto, senza sottostare al parere del proprietario, purch continuassero a pagare la rendita
originaria.
Accanto alle terre private, esistevano quelle pubbliche, che includevano le tenute assegnate alla
nobilt e le terre attribuite alle bandiere e agli uffici, nonch quelle che facevano capo a
organizzazioni o istituzioni collettive: le terre dei clan, la cui rendita serviva per il mantenimento
dei templi degli antenati, per il finanziamento delle cerimonie comuni, o per l'assistenza dei membri
pi poveri, quelle destinate al mantenimento delle scuole di villaggio o al finanziamento della
manutenzione di opere pubbliche, o quelle dei monasteri, delle corporazioni, ecc.
Un'importante attivit collaterale dei contadini era quella artigianale, che andava dai lavori
necessari per la manutenzione degli attrezzi agricoli alla produzione tessile, cui si dedicavano le
donne soprattutto in determinate regioni, fino ad una vera e propria partecipazione alla produzione
di grandi aziende sia urbane che rurali, la quale avveniva attraverso un'emigrazione stagionale, nei
periodi di stasi dei lavori agricoli.

Come nel caso dei contadini, anche l'ordinedegli artigiani si collegava a uno strato sociale
estremamente vario e complesso, di cui facevano parte i lavoratori delle manifatture imperiali, gli
imprenditori e i bottegai privati, nonch i dipendenti di questi ultimi.
Gli artigiani erano in genere organizzati in corporazioni professionali, con propri regolamenti
interni che prevedevano il pagamento di una quota di iscrizione e di contributi per le varie attivit,
stabilivano multe e punizioni in caso di trasgressione (ad esempio era considerata una grave
infrazione la collaborazione con gli estranei), fissavano i limiti e l'ambito di attivit di ciascun
membro (ad esempio era proibito dedicarsi al commercio).
Le corporazioni avevano inoltre il potere di decidere sul numero delle botteghe e sull'ammontare
dei prezzi, sul salario degli artigiani e sul trattamento degli apprendisti.
La normativa relativa a questi ultimi era complessa e ricca.
Ad esempio, nelle corporazioni tessili di Suzhou, gli apprendisti provenienti da famiglie estranee al
settore dovevano pagare il doppio degli altri per la propria istruzione.
Sempre a Suzhou, nelle botteghe di carta gli artigiani non potevano assumere apprendisti prima di
un periodo di almeno dieci anni dall'inizio della loro attivit.
Gli apprendisti avevano l'obbligo di lavorare presso le botteghe per tutto il tempo pattuito e di
aiutare i loro proprietari.
Era previsto inoltre che pagassero una forte somma (pari grosso modo al salario medio di un
artigiano) per ottenere il diploma.
La normativa delle gilde aveva un carattere cogente, e la sua violazione era seguita dall'applicazione
di sanzioni, difficilmente evitabili, in quanto la corporazione era in grado di provocare anche la
rovina degli artigiani inadempienti.
Un fenomeno di rilevante importanza, connesso con le trasformazioni del tardo periodo Ming, fu
quello relativo all'emigrazione nelle maggiori citt di un numero crescente di produttori rurali
marginali, i quali vendevano sul mercato la loro forza lavoro.
Si venne cos a creare un libero mercato del lavoro su basi economiche di una certa dimensione.
Per quanto concerne l'ordine dei mercanti, va ricordato che, in generale, nel corso di tutta la storia
cinese, l'atteggiamento ufficiale nei suoi confronti sempre stato ambiguo se non ostile.
In particolare, il neoconfucianesimo disprezzava il commercio come disonorevole, parassitario e
pericoloso, e condannava il perseguimento del profitto come egoistico, e proprio degli uomini
dappoco.
Per queste ragioni i mercanti rimanevano formalmente relegati all'ultimo posto della gerarchia
sociale, e la loro attivit era considerata secondaria.
D'altro canto, anche la categoria dei mercanti comprendeva nella realt persone che occupavano
differenti livelli sociali e si trovavano in condizioni economiche estremamente diverse: dai ricchi
commercianti, i quali giungevano a esercitare, grazie ai propri mezzi finanziari, un'influenza
notevole in seno alla societ, sino ai piccoli venditori ambulanti, i quali vivevano in condizioni
economiche molto precarie.
A partire dai secoli xv e XVI, con la ripresa dell'economia monetaria e del processo di
commercializzazione delle campagne, si era imposta una nuova mentalit nei confronti della
ricchezza, cui si connetteva un diverso atteggiamento riguardo ai mercanti.
Questi ultimi, interessati sempre pi ai traffici interregionali, presero a dedicarsi ad attivit
finanziarie, divenendo creditori dei proprietari fondiari, e prendendo spesso il posto di questi ultimi
nel controllo dell'usura nei confronti dei contadini.
I mercanti erano in grado, infatti, di offrire prestiti a interessi concorrenziali rispetto ai proprietari,
in quanto avevano maggiori e pi vantaggiose possibilit di smaltire le scorte di riso ricevute dai
contadini per estinguere i debiti e non erano obbligati a ricorrere ad intermediari, avendo una
buona cognizione delle fluttuazioni del mercato nelle varie aree.
Sotto Yongzheng e Qianlong il governo imperiale sembr mostrare maggiore fiducia verso i
meccanismi commerciali, e in numerosi casi venne avviata una politica di cooperazione con i
mercanti.
Nel 1748, l'imperatore Qianlong giungeva a osservare che era meglio lasciare al popolo gli affari

commerciali e garantire la libera circolazione delle merci, perch l'interferenza del governo aveva
effetti pi negativi che positivi.
Anche in campo ideologico si ebbero interventi significativi da parte soprattutto del movimento
della conoscenza pratica.
Ad esempio, Huang Zongxi si spinse sino a considerare il commercio alla stessa stregua
dell'agricoltura, cio come un'attivit primaria.
Anche nei settori dell'economia direttamente controllati dallo Stato vennero stabilite forme sempre
pi strette di cogestione, in cui i mercanti erano delegati a operare con i propri capitali e con il
proprio spirito imprenditoriale, sotto la supervisione o dietro autorizzazione della burocrazia.
Si arriver in tal modo, verso la fine del XIX secolo, a istituzionalizzare tale rapporto nell'ambito
del sistema del guandu shangban, gestione mercantile sotto la supervisione dello Stato.
I ricchi mercanti avevano proprie residenze separate dai luoghi d'affari, ed erano in genere in
possesso di una discreta istruzione.
Spesso gestivano attivit che richiedevano ingenti investimenti di capitali (agenzie di cambio,
commercio del sale, scambi internazionali, grosse imprese di produzione). Essi tendevano a
diversificare i propri investimenti, e oltre a dedicarsi ad attivit commerciali ad alto rischio,
acquistavano terreni, come si accennato, sia per assicurarsi profitti pi modesti ma pi sicuri, sia
per accrescere il proprio prestigio sociale.
Un altro importante investimento, che era collegato direttamente con l'obiettivo di migliorare il
proprio status, era quello che consisteva nell'avviare i propri figli agli studi e alla carriera
burocratica, senza contare la possibilit di acquistare - soprattutto nei momenti di difficolt per
l'erario pubblico - i titoli accademici di livello inferiore.
Una posizione privilegiata, all'interno della classe mercantile, era quella occupata dai mercanti del
sale.
Alla fine del periodo Ming, alcuni mercanti di Yangzhou avevano acquisito il monopolio della
distribuzione di questo prodotto, trasformandolo in un privilegio ereditario.
Sotto i Qing, essi avrebbero finito col costituire dei potenti gruppi finanziari con patrimoni superiori
ai dieci milioni di tael.
Era inoltre loro assicurato il privilegio di iscrivere i figli in un registro speciale, che dava loro diritto
di accedere alle scuole governative nell'ambito di un numero riservato di posti, e comportava
facilitazioni per il raggiungimento del grado di studioso introdotto.
Come nel caso degli artigiani, anche i mercanti erano per lo pi organizzati in corporazioni, con
propri regolamenti e statuti, e con settori specializzati di attivit.
Le corporazioni svolgevano un ruolo importante nell'ambito dei rapporti con le autorit, che in
generale sostenevano quelle pi potenti e dominate dai ricchi commercianti.
Al di sotto dei quattro ordini esisteva, nell'ambito della societ cinese tradizionale, uno strato
sociale inferiore, i cui componenti svolgevano occupazioni o avevano origini implicanti una
valutazione morale di impurit.
Tale strato sociale, definito popolo basso (jianmin), era discriminato rispetto al resto della
popolazione, chiamato il popolo buono (liangmin), in numerosi ambiti della vita sociale, quali il
matrimonio, la partecipazione agli esami statali, le condanne penali.
Il codice Qing comprendeva un elenco dettagliato delle categorie del popolo basso: ne facevano
parte i servi domestici e statali, i musicisti, i mendicanti, i battellieri, i discendenti di criminali, le
minoranze etniche del Sud.
Nel popolo basso rientravano anche altre categorie, come quelle dei macellai, delle prostitute e
degli attori.
La categoria pi numerosa era quella dei servi, i quali operavano alle dipendenze dellagent~y, dei
proprietari terrieri e dei ricchi mercanti.
Nelle campagne essi venivano generalmente impiegati nei lavori agricoli.
I servi non ricevevano un salario, in quanto erano considerati parte della famiglia, e i loro rapporti
con il padrone erano di tipo familiare e paternalistico, secondo il diritto consuetudinario confuciano.
Alcuni servi potevano acquisire un potere notevole, soprattutto nella amministrazione dei

possedimenti agricoli, giungendo a svolgere un ruolo di veri e propri procuratori generali dei loro
padroni.
In taluni casi essi intrattenevano anche rapporti con la burocrazia, assumendo la funzione di
impiegati locali, e riuscendo ad iscrivere i loro figli - nonostante il divieto legislativo - nelle scuole
e nelle accademie, per avviarli alla carriera burocratica.
Anche tra le prostitute si verificavano casi di ascesa sociale, a causa dei rapporti che esse potevano
stabilire con i propri clienti pi potenti.
Alcune cortigiane erano dotate di una raffinata educazione, ed erano in grado di conversare su ogni
argomento, di suonare strumenti musicali, di cantare e comporre poesie.
Seppure emarginate dalla societ a causa della propria professione, godevano di una libert
maggiore rispetto alle altre donne, e possedevano lussuose abitazioni in cui ricevevano i clienti
soltanto dietro presentazione.
L'imperatore Yongzheng (1723-1735) emancip il popolo basso abolendo le discriminazioni
legali connesse con il suo status.
Di tale provvedimento beneficiarono anche i discendenti dei prigionieri di guerra e degli schiavi
mancesi addetti al lavoro delle terre delle bandiere.
In realt, molte delle discriminazioni consuetudinarie vennero comunque mantenutej come risulta
dalle stesse fonti legislative successive.
Una tendenza costante che si riscontra nell'arco dell'intera storia della societ cinese quella
aggregativa.
Anche sotto l'ultima dinastia, tale tendenza ha avuto modo di esplicarsi sotto forme diverse, sia in
senso trasversale che in senso longitudinale.
La struttura di base era quella familiare: la famiglia costituiva il vincolo originario fra l'individuo e
il suo status sociale, in quanto era il nucleo tramite il quale egli veniva a fare parte di un
determinato strato e di un complesso sociale pi ampio.
Essa costituiva anche un'unit di produzione e di consumo, che condivideva certe pratiche rituali
comuni.
I legami erano del tipo patrilineare: la massima autorit era esercitata dal padre, che era l'unico
rappresentante della famiglia ed era titolare del diritto-dovere di eseguire le cerimonie per gli
antenati.
La convivenza di pi generazioni nell'ambito della famiglia estesa era considerata il modello di vita
familiare. La famiglia estesa comprendeva pi famiglie nucleari legate da vincoli di consanguineit:
essa poteva essere composta dai genitori, dai figli non sposati e dai figli sposati con i rispettivi
nuclei familiari.
In questo caso venivano a stabilirsi una serie di complessi rapporti interpersonali, che si fondavano
sull'ideologia confuciana, di cui erano espressione quelle che erano considerate le virt
fondamentali, come la piet filiale, la fedelt della moglie, estesa anche alla vedova, la castit della
donna.
Legata alla norma ereditaria familiare era la tendenza al frazionamento della propriet, che avveniva
secondo l'ordine dei rami familiari, e interessava solo i figli maschi, indipendentemente che la loro
madre fosse la moglie principale o una concubina.
La condizione della donna, a partire dalla transizione fra i Tang e i Song, sub un notevole
deterioramento, come dimostrano due nuovi elementi, uno di carattere morale e uno di carattere
erotico: l'intensificarsi delle pressioni perch la vedova non si risposasse e la pratica della dolorosa
fasciatura dei piedi.
Col tempo, la castit vedovile pass da virt a decenza, e la fasciatura dei piedi da oggetto di
attrazione di cortigiane a pratica comune per le donne di famiglia elevata.
E' comunque probabile che la castit vedovile sia da mettere in relazione con la dote.
Strettamente connessa con l'organizzazione familiare, ehe in Cina sempre stata rivestita della
massima importanza sul piano sia politico ehe ideologico, la struttura del clan, uno dei fenomeni
di aggregazione sociale pi caratteristici della societ cinese tardo-imperiale.
Il clan, le cui origini, nella configurazione da esso assunta nell'ultima fase della storia cinese,

risalgono all'epoca Song (960-1279), con la decadenza dell'aristocrazia del Medioevo, era un
gruppo sociale unito da legami di parentela reali, ma pi spesso presunti, legittimati dalle
genealogie familiari, e consacrati per lo pi dalla presenza di un tempio ancestrale.
Ciascun clan possedeva un proprio regolamento e dei terreni comuni.
I membri vivevano generalmente nella stessa area geografica, ma potevano abitare in localit molto
distanti tra loro. In taluni casi, il clan veniva a coincidere con un villaggio, per cui il suo capo era
anche il capo del villaggio e il nome corrispondeva a quello dell'agglomerato.
Il clan, nonostante le differenze economiche esistenti fra i gruppi familiari che ne facevano parte,
garantiva una protezione collettiva e la soluzione delle contraddizioni interne.
Per il mantenimento della coesione, un'importanza rilevante era a~tribuita alla compilazione dei
registri genealogici, che rappresentavano la storia del clan con riferimenti ai principali eventi
relativi alla sua nascita, al suo sviluppo, alle migrazioni dei suoi membri, e con ampie descrizioni
delle sue propriet e dei suoi centri ancestrali.
La diffusione dei riti funerari e di quelli ancestrali fra la popolazione comune, iniziati proprio
durante la dinastia Song, diede impulso alla formazione dei nuovi clan.
La fama di un clan era direttamente proporzionale alla fama e all'antichit dei suoi antenati.
Col sostegno dei membri pi facoltosi, erano istituite anche scuole comuni destinate soprattutto
all'educazione dei giovani meno abbienti e pi capaci, i quali difficilmente avrebbero potuto godere
di opportunit diverse.
L'aumento dei membri dotati di cultura e in grado di accedere alla carriera burocratica era infatti
una condizione essenziale per la crescita del clan sotto il profilo del prestigio e del potere in seno
alla societ.
Da questo punto di vista il clan appariva come un'organizzazione estremamente vivace e soggetta a
continue trasformazioni per adattarsi ai mutamenti storici e sociali.
Una funzione importante del clan, nell'ambito della societ e dello Stato cinesi, era connessa con
l'esigenza del rispetto della legge e della risoluzione delle contese.
A tal fine, venivano formulati i regolamenti interni, che definivano il comportamento etico, sociale
ed economico del clan, come entit autonoma politico-religiosa.
Tali regolamenti includevano di frequente citazioni dai Classici confuciani, dai testi neoconfuciani,
dagli editti imperiali, ed erano periodica mente letti e commentati nelle assemblee comuni,
svolgendo cos la funzione di canale di diffusione dell'ideologia e della morale ortodosse.
Veniva in tal modo codificato il compromesso tra le esigenze dello Stato e la salvaguardia dei valori
locali.
Tutto ci faceva del clan un fattore di stabilizzazione sociale e di mediazione politica.
Il controllo esercitato sul singolo e su ciascun gruppo familiare all'interno del clan era molto pi
efficace, ai fini del mantenimento dell'ordine sociale, di quello compiuto dagli ufffici burocratici, e
di gran lunga maggiore era la flessibilit del clan nella soluzione dei contrasti sociali.
Ci nonostante, era possibile che sorgessero, a causa di conflitti di interesse, contraddizioni di
diverso tipo, oltre che tra clan e clan, anche tra ciascun clan o gruppi di clan e lo Stato.
Di qui l'esigenza da parte del governo di intervenire in taluni momenti per limitare e controllare la
compilazione delle genealogie e l'edificazione dei templi.
Il governo cerc anche di incanalare meglio le funzioni sociali del clan, utilizzando diverse strutture
esterne al clan, come il baojia, organizzato su base decimale, ma coincidente per lo pi con il
villaggio naturale.
Strutture come il baojia avevano come obiettivo quello di garantire l'ordine mediante il mutuo
control~o e il criterio della responsabilit collettiva, e ad esso erano attribuite anche talvolta
responsabilit fiscali.
Per lo pi, a capo dei baojia venivano posti gli stessi capi dei clan.
Eppure, anche se la vita quotidiana del contadino si svolgeva nell'ambito del villaggio, questo non
costituiva un'unit autarchica n culturalmente o politicamente autonoma.
Infatti, era piuttosto un tassello di quei sistemi interrurali descritti da W. Skinner, disposti a raggera
come cellette d'alveare attorno a una citt mercato.

Tendenzialmente aperti in una complessa rete di intensa comunicazione, i villaggi potevano


alternare periodi di chiusura in circostanze di crisi e difficolt.
Alle aggregazioni legali e ortodosse, di cui il clan costituiva senza dubbio la pi importante
forma organizzativa, dopo la famiglia, si contrapponevano altre forme associative di carattere
volontario, che venivano considerate generalmente illegali ed eterodosse, in quanto portatrici di
idee e di valori sediziosi.
I legami interni tra i membri di tali aggregazioni, definite per lo pi sette o societ segrete, erano
spesso sostitutivi o integrativi di quelli tradizionali della famiglia e delle relazioni sociali
ortodosse.
Nell'ambito di tali associazioni, i membri trovavano soccorso e protezione, assistenza economica,
soddisfacimento delle esigenze religiose.
Anche se permanevano in esse strutture di tipo gerarchico, le relazioni fra i membri presentavano un
carattere pi egualitario che nella societ esterna.
Il fattore cerimoniale svolgeva una funzione importante anche nelle societ segrete: i riti di
iniziazione, soprattutto, avevano il duplice scopo di rigenerazione religiosa e di creazione di un
legame di sangue fra il nuovo adepto e i membri della societ.
I riti e l'impiego di simboli esoterici rinforzavano la coesione interna e contribuivano a creare i
presupposti per l'obbedienza e la dedizione verso i dirigenti.
Le societ segrete si articolavano in strutture celllari con base prevalentemente locale.
Alcuni dei loro membri erano privi di una propria famiglia, oppure sradicati dalla societ originaria,
e spesso svolgevano professioni particolari (come quelle dei minatori o dei battellieri), oppure
attivit ai margini della societ civile, come nei settori del gioco d'azzardo o della prostituzione.
Anche le donne facevano parte a pieno titolo di queste societ, ed erano attivamente inserite
all'interno della loro organizzazione, godendo spesso del medesimo trattamento degli uomini.
Per lo pi i ruoli dirigenti erano svolti da membri dell'intellighenzia che si erano trovati in una
posizione marginale rispetto alla propria classe, in quanto, pur possedendo gli strumenti culturali,
non erano riusciti ad acquisire titoli ufficiali, oppure erano rimasti ai livelli pi bassi della gerarchia,
pur avendo ambizioni elevate.
Ispirate talvolte a concezioni millenaristiche di origine buddhista integrate da elementi dottrinali
taoisti e anche confuciani, le societ segrete, che in tempi normali limitavano la propria attivit a
funzioni di mutua assistenza o a compiti di propaganda religiosa, anche se spesso per il proprio
sostentamento facevano ricorso ad attivit illegali, potevano diventare, nei periodi di maggiori
difficolt economiche e di malessere sociale, un punto di riferimento e in alcuni casi anche un
centro organizzativo per i movimenti di rivolta nati dal malcontento popolare.
La storia cinese, e anche quella dell'ultima dinastia, appare costellata da una serie di interventi delle
societ segrete sia a livello sociale che politico, in qualche caso anche con carattere decisivo, ogni
volta che si creassero i presupposti per lo sviluppo di movimenti antigovernativi.
La decadenza delle condizioni delle campagne cinesi assieme alla penetrazione straniera e alle
pressioni esterne fu indubbiamente la causa degli squilibri strutturali alla fine del secolo XIX.
La superficie coltivata era progressivamente diminuita a causa delle devastazioni avvenute durante
le numerose insurrezioni scoppiate negli ultimi decenni, e la sua produttivit continuava ad essere
estremamente bassa a causa della mancanza di capitali.
La rovina delle istituzioni tradizionali e il conseguente abbandono delle opere pubbliche e di
manutenzione del sistema idrico avevano provocato continue calamit naturali in zone sempre pi
estese.
Ad aggravare la situazione economica dei contadini erano intervenuti del fattori indotti dall'esterno,
come il gi citato squilibrio nel rapporto fra il valore dell'argento e del rame, e la crisi
dell'artigianato domestico a causa delle importazioni di filati e di tessuti di cotone dall'estero.
Se poi la crescita dei traffici internazionali aveva accelerato la commercializzazione dell'agricoltura
con il conseguente arricchimento di una parte dei contadini, ci aveva provocato la diminuzione
della produzione alimentare.
Analoghi squilibri si erano verificati nel settore dei trasporti tradizionali, in seguito allo sviluppo

delle ferrovie e della navigazione a vapore.


L'impoverimento delle campagne e l'eccessiva espansione demografica trovavano dalla met del
XIX secolo solo un parziale sollievo nel fenomeno migratorio (oltre un milione di coolies cinesi
negli anni compresi tra il 1875 e il 1914), favorito dalla richiesta di manodopera a basso prezzo
nelle miniere e nelle piantagioni cubane e sudamericane, nell'Asia sud-orientale, nel Pacifico e nel
Sudafrica.
Questa emigrazione avrebbe portato conseguenze sociali ed economiche rilevanti in quanto avrebbe
contribuito a formare all'estero una classe mercantile di Cinesi d'oltremare, con stretti legami con la
madrepatria.
Questi avrebbero investito in Cina, favorendo la crescita economica delle regioni d'origine (spesso
aree costiere) ed avrebbero svolto importanti funzioni di mediazione culturale.
La rottura dell'equilibrio dei rapporti sociali nelle campagne significava, come per il passato, la fine
della dinastia.
Alla fine del secolo XIX la dinastia Qing appariva pertanto destinata a perdere quanto prima il
Mandato Celeste, n valsero le tardive e contraddittorie riforme o il tentativo di sfruttare a proprio
vantaggio il malcontento diffuso fra gli strati popolari contro la presenza degli occidentali.

La Repubblica
La penetrazione economica e finanziaria da parte delle potenze straniere si fece massiccia nel primo
decennio del XX secolo grazie al controllo stabilito sugli uffici doganali, in seno
all'amministrazione
postale, ai vertici dell'esercito e dell'organizzazione finanziaria.
Gli investimenti furono raddoppiati da 788 milioni di dollari nel 1902 a 1610 milioni nel 1914, e
furono completate le reti ferroviarie per le quali erano state ottenute le concessioni alla fine del
secolo: la Transmanciuriana e la Sudmanciuriana, la ferrovia tedesca dello Shandong, le linee
Shanghai-Nanchino e Shanghai-Ningbo, la ferrovia francese dello Yunnan, e la linea PechinoHankou.
Fu inoltre consolidato il controllo sulle miniere e venne riaffermato il monopolio, soprattutto
inglese e giapponese, sulla navigazione a vapore.
Nel frattempo erano sorte le prime banche moderne, fondate sulla cogestione burocraticomercantile, e apparvero industrie nazionali nel settore tessile.
Queste ultime dovevano affrontare una difficile situazione, per l'insufficiente protezione del
governo, nella concorrenza delle ditte occidentali, e per l'aggravio delle imposte interne di consumo
da cui erano esentate le merci di importazione.
Non soltanto lo sviluppo dell'intero settore moderno dell'economia venne condizionato dalle
esigenze del capitale straniero (concentrazione delle ferrovie nel Nord e lungo le coste) ma lo stesso
territorio minacci di essere diviso in aree di influenza.
L'Impero evit la completa colonizzazione solo a causa degli aspri conflitti fra le potenze rivali.
Esemplare la guerra che negli anni 1904-1905 oppose la Russia al Giappone per il controllo della
Manciuria.
Nonostante la vittoria del Giappone, i vantaggi che esso si aspettava furono limitati dall'intervento
delle altre potenze.
Rilevante sarebbe stato l'impatto ideologico ed emotivo su vasti strati della popolazione cinese,
essendo la prima vittoria di una potenza asiatica su un Impero europeo.
Il progressivo distacco della classe dirigente locale dalla dinastia, lo screditamento degli strumenti
tradizionali di reclutamento dei funzionari statali, e l'impatto con l'Occidente, la cui influenza
destabilizzante aveva interessato e la nuova borghesia e gli strati rurali mutando gli equilibri sociali
tradizionali avevano contribuito ad allentare i rapporti tra potere politico e cultura tradizionale.
Ci favor l'emergere, all'interno dell'lite locale, di notabili non letterati, privi di qualunque legame
di solidariet con la burocrazia imperiale e di intellettuali sempre pi estranei alla realt sociale del
paese.

Un ruolo sempre maggiore nei movimenti politici fu svolto dagli studenti cinesi all'estero.
Il numero degli studenti recatisi in Giappone aument dai 271 del 1902 ai 15.000 del 1907.
A questi studenti vanno aggiunti quelli che frequentavano le universit cristiane, e i giovani iscritti
negli istituti nelle aree sotto influenza straniera, come le zone ferroviane giapponesi e russe in
Manciuria, la penisola del Liaodong, Shanghai, Qingdao.
Ulteriori problemi sarebbero sorti dalla stessa riforma delle forze armate.
Col declino degli eserciti imperiali tradizionali, basato sulle cosiddette bandiere e i battaglioni
verdi (truppe cinesi operanti a livello locale con prevalenti funzioni di polizia), la sola
organizzazione militare efficiente era rimasta quella creata dai notabili locali nella repressione dei
movimenti insurrezionali del corso del XIX secolo.
Le accademie militari moderne non nacquero in funzione di una prospettiva nazionale, ma
interessarono essenzialmente le truppe provinciali, come l'Armata del Nord, sotto il controllo del
Governatore Generale del Zhili, Yuan Shikai (1860-1916), e l'Armata dello Hubei, sorta grazie
all'attivit di Zhang Zhidong.
Anche le riforme istituzionali sollevarono grossi problemi nella loro attuazione. Istituita
l'Assemblea nazionale consultiva, e le Assemblee provinciali ( 1907), il 22 settembre 1908 venivano
pubblicati i Princpi costituzionali e veniva fissato un termine di nove anni per i lavori preparatori
della costituzione e la convocazione di un parlamento.
Pi innovativa si dimostr la costituzione delle Assemblee provinciali e degli organi di autogoverno
locale, i cui regolamenti vennero promulgati fra il 1908 e il 1910.
Contro i monarchici costituzionali - come Kang Youwei (1858-1927), che, fuggito in Giappone nel
1898 insieme con il suo seguace Liang Qichao (1873-1929), aveva costituito la Societ per la
protezione dell'imperatore, Baohuanghu, sorsero numerosi raggruppamenti radicali e occidentalisti,
che si fecero portatori di un nuovo concetto di nazione cinese, di influenza occidentale.
Il movimento repubblicano e nazionalista, tuttavia, si rifece anche al tradizionale lealismo Ming,
ancor presente tra le societ segrete della Cina meridionale, che facevano capo alla cosiddetta
Triade.
La dinastia mancese era il dominio tirannico di una stirpe straniera, e solo la loro cacciata avrebbe
permesso l'abbattimento dell'autocrazia e dei privilegi nobiliari, premessa per raggiungere la forza
dell'Occidente.
Il radicale Wang Jingwei (1883-1944) recependo il concetto di nazione sulla base dei criteri del
sangue, della lingua, del territorio, dei costumi e della religione, negava ai Mancesi la cittadinanza
cinese.
Liang Qichao invece ricorreva agli stessi criteri per dimostrare che i Mancesi e i Cinesi costituivano
insieme una sola nazione: era consapevole che un nazionalismo radicale minacciava in ultima
analisi l'unit del paese, escludendo le numerose minoranze.
Nel 1905 a Tokyo fu fondata la Lega cinese, Zhongguo Tongmenghui, che nacque dall'incontro di
varie associazioni antimancesi a base essenzialmente locale, come la Societ della rinascita cinese
(Huaxinghui) dello Hunan, e la Societ per la rinascita della Cina (Xingzhonghui), fondata nel 1894
da Sun Zhongshan (Sun Yat-sen, 1866-1925) tra gli emigrati cinesi di Honolulu.
Medico di formazione, convertito al cristianesimo ed educato in una scuola missionaria inglese
delle Hawaii, Sun Zhongshan si convinse della necessit di una rivoluzione per la salvezza della
Cina.
Falliti vari tentativi insurrezionali, riusc a richiamare l'attenzione internazionale sulla questione
cinese, e ottenere oppoggi anche finanziari attraverso i contatti con le comunit cinesi d'oltremare,
gli occidentali e le societ segrete.
Negli anni 1903-1905 Sun Zhongshan diede una prima formulazione dei cosiddetti Tre princpi del
popolo (nazionalismo, democrazia e benessere del popolo). In essi tra l'altro elaborava la teoria
sincretica dei cinque poteri, in cui, accanto ai tre classici poteri della dottrina politica moderna
(esecutivo, legislativo e giudiziario) poneva due istituzioni tradizionali cinesi: il sistema degli esami
(per il reclutamento dei funzionari) e il censorato (organo di controllo dell'apparato statale).
Il manifesto della Lega cinese (1906) si poneva gli obiettivi di scacciare i barbari mancesi, restaura-

re la sovranit cinese con un governo repubblicano, e perequare i diritti sulla terra.


Tale governo inizialmente sarebbe stato di tipo militare, secondo il principio della tutela politica,
esercitata dal partito rivoluzionario nei confronti del popolo, e solo in seguito sarebbe stato
costituzionale.
Ma la caduta della dinastia Qing, pi che ai tentativi insurrezionali della lega, da ascrivere alla
disgregazione interna dell'apparato imperiale e alla crisi intellettuale e istituzionale.
Nell'ottobre del 1911 scoppi una rivolta militare a Wuchang (provincia dello Hubei), organizzata
dalla Societ degli studi letterari, un gruppo politico che aveva la sua base nella Nuova armata dello
Hubei.
Essa trasse origine dallo scoppio di un conflitto fra interessi economici locali e centrali, a proposito
della nazionalizzazione delle linee ferroviarie provinciali, nel corso del logorante confronto tra le
Assemblee provinciali e il potere centrale per la convocazione di un parlamento (il cosiddetto
movimento delle petizioni).
Nel maggio 1911 era scoppiata la controversia fra l'Assemblea provinciale del Sichuan e il
governo centrale sulla decisione di quest'ultimo di nazionalizzare tutte le linee ferroviarie
provinciali: le autorit centrali intendevano costruire, sulla base di un prestito internazionale, le
linee Sichuan- Hankou e Hankou-Canton; ma la linea Sichuan-Hankou era gi in corso di
costruzione per opera di una compagnia ferroviaria provinciale, controllata dal presidente
dell'Assemblea provinciale del Sichuan, finanziata da contributi volontari e da tasse locali.
Le nuove istituzioni rappresentative introdotte dai Princpi costituzionali avevano consentito ai
notabili di assumere il ruolo di legittimazione che fino ad allora era stato privilegio del sovrano.
Altre province aderirono al nuovo governo militare repubblicano provvisorio con capitale a
Wuchang, proclamando l'indipendenza dal governo di Pechino, tanto che alla fine di novembre la
corte controllava soltanto la Cina nord-orientale, con l'Armata del Nord (Beiyang) sotto il comando
dell'ex governatore del Zhili, Yuan Shikai (1860-1916).
Quest'ultimo, che era stato allontanato dal potere, fu richiamato dalla corte con la carica di Primo
Ministro.
Dopo alcuni interventi vittoriosi, Yuan Shikai mise termine improvvisamente all'offensiva, con
l'obiettivo di giungere a un compromesso con i ribelli.
L'arrivo di Sun Zhongshan valse a eliminare i contrasti che si erano sviluppati tra i delegati delle
province insorte, i quali nel frattempo si erano spostati da Wuchang a Nanchino; il primo gennaio
1912 il Consiglio delle province lo nominava quindi Presidente provvisorio della nuova Repubblica
cinese.
Ma il nuovo governo repubblicano controllava di fatto soltanto l'area del basso Yangzi, mentre le
stesse province insorte mantenevano una completa autonomia. In tale situazione di estrema
confusione, Yuan Shikai assunse l'iniziativa, costringendo la corte a conferirgli l'autorit per
costituire un governo repubblicano, proclamando l'abdicazione dell'imperatore bambino Puyi (editto
del 12 febbraio 1912).
Sun Zhongshan si dimise dalla carica di Presidente ed anche il Consiglio delle province, che nel
frattempo si era costituito in parlamento provvisorio (6 marzo 1912) fin col riconoscere la
presidenza di Yuan Shikai.
Secondo la costituzione provvisoria promulgata il 10 marzo, il Presidente avrebbe condiviso il
potere esecutivo con un governo presieduto da un Primo Ministro, nominato con il concorso del
parlamento.
Con le sue dimissioni dalla carica di Presidente della Repubblica, Sun Zhongshan aveva cercato di
favorire la riunificazione del paese, nella convinzione di condizionare al tempo stesso Yuan Shikai
attraverso i nuovi organi costituzionali.
Come molti altri rivoluzionari occidentalisti del periodo, Sun Zhongshan si illudeva che sarebbe
bastato un cambiamento istituzionale per la rinascita della Cina: mentre in passato la superiorit
occidentale era stata identificata con la mera tecnologia, ora essa veniva messa in relazione con
l'assetto istituzionale.
In questo periodo, Song Jiaoren, uno dei principali dirigenti della Lega cinese, sostenitore

dell'introduzione in Cina del sistema bipartitico inglese, si adoper per la costituzione di un forte
partito che potesse condizionare il potere presidenziale.
Cos nacque il Guomindang, o Partito nazionalista, che fondeva diversi gruppi presenti all'interno
del Parlamento provvisorio, con l'obiettivo di vincere le imminenti elezioni.
La fusione con altre forze politiche aveva portato all'abbandono di alcuni obiettivi originari della
Lega cinese, come l'eguaglianza dei diritti fra uomini e donne e l'istruzione obbligatoria,
provocando tensioni con l'ala radicale del movimento.
Il principale avversario del Guomindang era il Partito repubblicano (Gonghedang), costituito nel
maggio del 1912 dalla fusione dei differenti gruppi che facevano capo rispettivamente a Li
Yuanhong, a Zhang Binglin (1868-1936), che aveva aderito in passato alla Lega cinese, e a Liang
Qichao.
I contrasti personali, quelli derivati dai diversi interessi locali, e i vari legami di gruppo connessi
con le origini, l'educazione e la parentela, contribuirono in modo decisivo alla proliferazione delle
diverse formazioni politiche.
La vittoria del Guomindang alle elezioni generali del 1913 dimostrava che gli elettori (il 5% circa
della popolazione con i requisiti richiesti di istruzione e di censo) sostenevano il cambiamento
istituzionale e l'autonomia provinciale di cui esso si era fatto portatore.
Yuan Shikai, che diffidava dei partiti, considerati alla maniera tradizionale come fazioni, era
ancor pi ostile nei confronti del Guomindang, che mirava a ridurre i poteri presidenziali.
Dopo l'assassinio di Song Jiaoren (1913), Yuan Shikai, il quale aveva ottenuto un ingente prestito
internazionale, cerc con ogni mezzo di neutralizzare l'opposizione del Guomindang che aveva
minacciato di metterlo in stato di accusa.
Appoggiandosi alle formazioni politiche presidenzialiste, che avevano dato origine a un nuovo
partito, il Partito progressista (Jinbudang), egli consolid il proprio potere destituendo i Governatori
provinciali legati al Guomindang.
La rivolta militare che ne segu (la Seconda Rivoluzione, del luglio-settembre 1913) fu soffocata e
Sun Zhongshan fu costretto a fuggire in Giappone.
Il 4 novembre il Guomindang veniva sciolto per motivi di sicurezza e il 10 gennaio 1914 era la
volta anche del parlamento.
L'obiettivo di Yuan Shikai era quello di restaurare l'Impero, fondando una nuova dinastia.
Ma la reazione degli interessi provinciali e la situazione internazionale contribuirono a far fallire i
suoi piani.
Le Ventuno richieste che il Giappone present nel gennaio 1915 (approfittando dell'impegno delle
potenze occidentali nella guerra mondiale) lo posero in una condizione di estrema debolezza
all'interno e all'estero.
Esse costituivano un diktat che imponeva il riconoscimento degli interessi giapponesi nella Cina
settentrionale, nelle province costiere sud-orientali e nella valle dello Yangzi.
Alla fine del 19151O stesso Partito progressista che in precedenza era stato sostenitore di Yuan
Shikai diresse un largo fronte antimonarchico.
Una rivolta militare si estese dallo Yunnan, che proclam la propria indipendenza, ad altre province,
e a Yuan Shikai non rest che rinunziare al suo progetto.
La morte di Yuan Shikai (1916) aggrav la crisi politica che aveva investito la Cina, accelerando il
processo di smembramento.
Da un lato i vari capi militari dell'Armata del Nord, i cosiddetti Signori della guerra, si
contendevano con le armi il controllo del governo di Pechino, divenuto ormai un semplice
strumento nelle loro mani.
Dall'altro, gli interventi delle potenze straniere - che detenevano di fatto il controllo delle finanze
del governo centrale attraverso la riscossione diretta dei dazi doganali, versandoli al governo che
esse riconoscevano come legittimo dopo avere detratto indennit e interessi - non fecero che
aggravare i conflitti interni.
Ciascuna potenza infatti cercava di affermare la propria influenza sul territorio cinese a scapito delle
altre, e per questo si appoggiava su l'una o l'altra delle varie cricche militari.

Quando la Conferenza di pace di Versailles stabil di assegnare al Giappone le basi tedesche dello
Shandong, esplose in Cina quel vasto movimento di protesta, promosso da studenti e intellettuali,
che viene chiamato Movimento del 4 maggio (1919).
I suoi promotori si ricollegavano al Movimento di nuova cultura, sorto nel 1915 e affermatosi
presso l'universit di Pechino.
Quest'ultimo esaltava l'importanza della scienza e della democrazia, e giungeva sino a
ripudiare la cultura tradizionale cinese.
Nel frattempo, sul piano internazionale, l'affermazione del principio della porta aperta, che
comportava una uguale opportunit di stabilire accordi di carattere commerciale e industriale con la
Cina, ridimensionava la posizione del Giappone.
Nel 1920 Sun Zhongshan si trov a presiedere un nuovo governo a Canton, sostenuto dai capi
militari locali, che intendevano servirsi della sua figura per consolidare il proprio dominio sul
Guangdong, e contrastare i Signori della guerra del Nord.
L'esperimento per fall nel giugno del 1922.
Nel frattempo l'evolversi della situazione internazionale contribu a modificare i rapporti di forza a
favore di Sun Zhongshan.
Nel 1920 la 1ll Internazionale, costituita dalla Russia sovietica, aveva adottato le tesi leniniste sulla
questione nazionale e coloniale, nelle quali si affermava la necessit di sostenere i movimenti di
liberazione nazionale delle colonie e dei paesi arretrati.
In questo contesto, Sun Zhongshan divenne l'interlocutore ideale del nuovo potere sovietic, che si
accinse a sostenere il suo tentativo di contrastare i Signori della guerra e di fondare un nuovo
governo nazionale.
Tornato a Canton nel febbraio del 1923, Sun Zhongshan ottenne l'appoggio di un gruppo di
consiglieri russi, guidato da Michael Borodin, e il Guomindang venne interamente riorganizzato e
modellato sul Partito comunista sovietico.
Al Guomindang aderirono su base individuale i membri del Partito comunista, che era stato fondato
a Shanghai nel luglio 1921, in seguito all'intervento del delegato dell'Internazionale Vojtinskij.
Nel 1923, nel corso del 1ll Congresso del partito, il delegato del Comintern Maring era riuscito a
fare approvare la politica del fronte unito con il Guomindang contro i Signori della guerra e le
potenze imperialiste. In seguito all'appoggio sovietico, i Tre princpi del popolo di Sun Zhongshan
vennero totalmente reinterpretati alla luce delle tesi dell'Internazionale: il principio del
nazionalismo, che in origine era stato concepito in funzione anti-mancese, acquis un nuovo
significato alla luce dell'analisi leninista dell'imperialismo; il principio della democrazia venne
collegato col concetto di libert della nazione, mentre quello del benessere del popolo venne
associato al controllo del capitale (nazionalizzazione delle industrie di base).
Il Guomindang assunse il carattere di un'organizzazione di massa, con una complessa struttura
cellulare, un solido apparato, un corpo di propaganda.
Inoltre, grazie all'assistenza dell'Unione Sovietica, che invi propri consiglieri, nel maggio del 1924
pot disporre della famosa Accademia militare di Whampoa (nella pronunzia cantonese, cio
Huangpu), col compito di formare un corpo di ufficiali fedeli alle direttive del partito, e un nuovo
esercito efficiente e disciplinato, sul modello dell'Arrnata rossa.
A capo dell'Accademia fu nominato Jiang Jieshi (Chiang Kai-shek, 1887-1975).
Nell'ambito del Guomindang, per, alla sinistra, che sosteneva l'alleanza con l'Unione sovietica e
accentuava gli obiettivi antimperialistici e sociali della rivoluzione nazionale, si contrappose in
modo sempre pi netto la destra, che contestava sia l'alleanza con l'Unione Sovietica che con il
Partito comunista. Con la morte di Sun Zhongshan (12 marzo 1925) i contrasti si radicalizzarono,
anche in seguito allo scoppio del cosiddetto Movimento del 30 maggio, provocato dall'assassinio di
un operaio cinese in un cotonificio giapponese della Concessione Internazionale di Shanghai.
Nel 1926, Jiang Jieshi, forte del comando dell'Accademia militare di Whampoa, dopo avere
eliminato l'influenza dei comunisti all'interno delle forze armate, ottenne la nomina di comandante
supremo dell'Esercito nazionale rivoluzionario. Subito dopo egli diede il via alla spedizione contro i
Signori della guerra del Nord.

Mentre il governo del Guomindang, presieduto dal massimo esponente della sinistra del Partit,
Wang Jingwei, si trasferiva a Wuhan, Jiang Jieshi procedette con le sue truppe verso Shanghai,
che nel frattempo era stata occupata dalle milizie operaie controllate dai comunisti.
Con l'aiuto della potente societ segreta della Banda verde, le milizie vennero disarmate e venne
soffocato nel sangue ogni tentativo di resistenza (12 aprile 1927).
Jiang Jieshi costitu dunque un nuovo governo a Nanchino in contrapposizione di quello di Wuhan.
Dopo che anche quest'ultimo ebbe posto fine all'alleanza con i comunisti e con l'Unione Sovietica,
nel settembre del 1927 i rappresentanti del governo di Wuhan e del governo di Nanchino si
accordarono sulla costituzione di un Comitato speciale per ristabilire l'unit del partito.
Nel febbraio 1928 Jiang Jieshi assumeva le cariche di Presidente del comitato esecutivo centrale del
Guomindang e di comandante supremo dell'esercito, e successivamente quella di capo dello Stato.
Il processo di militarizzazione della classe politica, iniziato con la crisi sociale della seconda met
del XIX secolo, e che successivamente si era espresso nel dominio dei Signori della guerra, ora si
riproduceva nel nuovo regime (nel 1929, pi della met dei membri del Guomindang era costituito
da soldati, e nel 1935 il 43~o dei membri del Comitato esecutivo centrale erano ufficiali).
Jiang Jieshi, dopo avere rafforzata la sua posizione nel governo di Nanchino, riprese la spedizione
contro il Nord, e in pochi mesi raggiungeva Pechino, riuscendo a sottomettere anche la cricca
militare della Manciuria.
Dopo la repressione delle insurrezioni militari di Nanchang (agosto 1927) e di Canton (dicembre
1927), organizzate dai comunisti, i superstiti delle forze contadine guidate da Mao Zedong nello
Hunan e i resti delle truppe insorte a Nanchang, sotto il comando di Zhu De, iniziarono la
formazione di una nuova forza militare comunista.
Sotto il comando di Mao Zedong, i comunisti si insediarono nella provincia del Jiangxi, estendendo
progressivamente l'area sotto il proprio controllo, che, alla fine del 1931 contava una popolazione di
circa dieci milioni di abitanti.
La vittoria di Jiang Jieshi sui Signori della guerra settentrionali non signific un'effettiva
unificazione del paese. Jiang Jieshi dovette affrontare una serie di aspri conflitti con i propri rivali.
I compromessi raggiunti con vari capi militari provinciali mostrarono i loro limiti con la nascita dei
Consigli politici provinciali, solo nominalmente dipendenti dal Consiglio politico centrale di
Nanchino.
Dopo una serie di scontri militari fra il 1929 e il 1930, Jiang Jieshi, grazie all'appoggio del
Governatore della Manciuria, Zhang Xueliang, riusc ad avere la meglio su una coalizione che il
primo settembre 1930 aveva costituito un nuovo governo a Pechino.
L'anno successivo una nuova coalizione a Canton costituiva un nuovo governo presieduto da Wang
Jingvei, e solo l'invasione della Manciuria da parte del Giappone (1931) spinse le fazioni del
Guomindang a raggiungere un compromesso.
Pieno successo ebbero invece le campagne contro i comunisti stanziati nel Jiangxi: le campagne di
annientamento ebbero inizio alla fine del 1930 e si prolungarono fino al 1934, quando, forzando il
blocco nemico, Mao Zedong, alla testa di centomila uomini, intraprese quella che sarebbe passata
alla storia come la lunga marcia.
Negli anni immediatamente precedenti, il Partito comunista cinese era stato travagliato da un duro
scontro tra la direzione urbana del partito (capeggiata prima da Li Lisan, e poi dai
cosiddetti<ventotto bolscevichi, cio gli studenti rimpatriati che avevano studiato a Mosca) e la
corrente di Mao Zedong che controllava l'area del Jiangxi e aveva costituito la cosiddetta
Repubblica sovietica cinese.
Li Lisan e i 28 bolscevichi consideravano prioritaria l'azione rivoluzionaria nelle citt, mentre Mao
riteneva che le campagne costituissero il centro della strategia rivoluzionaria.
Dopo una serie di continui fallimenti, i 28 bolscevichi si trasferirono nel Jiangxi e riuscirono
temporaneamente a scalzare Mao Zedong dalla carica di Presidente della Repubblica sovietica
cinese e dalla posizione di capo effettivo delle forze armate.
Nel gennaio 1935, durante la lunga marcia, a Zongyi, Mao Zedong riprendeva il comando delle
forze armate e veniva al tempo stesso nominato presidente del partito.

Incalzati dalle truppe nazionaliste, i comunisti cinesi giunsero infine a Yan'an (Shaanxi), dove
tentarono di riorganizzare le proprie forze.
Il periodo 1934-1936 fu quello in cui il Guomindang raggiunse il culmine della sua potenza in Cina,
estendendo il suo controllo anche sulle province meridionali.
Durante le campagne d'annientamento contro i comunisti, Jiang Jieshi era riuscito a stabilire il
proprio controllo sulle province dello Hunan, del Guizhou, dello Yunnan e del Sichuan, e nel 1936
anche del Guangdong.
Il regime del Guomindang poteva cos per la prima volta esercitare la propria autorit su 11 delle 18
province della Cina propriamente detta.
Esso avrebbe potuto sperare in un progressivo consolidamento del suo predominio, se non fosse
intervenuto un fatto nuovo: l'invasione giapponese, iniziata formalmente con il cosiddetto incidente
di Marco Polo (7 luglio 1937).
Sono certamente frutto di propaganda politica e di schematismi ideologici piuttosto che di una
serena analisi storica le aeeuse di feudalesimo al governo di Nanehino, o le affermazioni secondo
eui il Guomindang sarebbe stato espressione del eapitalismo burocratico di aleune grandi
famiglie, oppure della borghesia compradora.
E vero invece che durante il decennio di Nanchino la Cina ha goduto una libert ehe non aveva mai
sperimentato in preeedenza, e di una grande vitalit in tutti i eampi.
Non si pu negare che Jiang Jieshi raggiunse inoltre una serie di realizzazioni economiche che gli
avrebbero permesso il consolidamento del potere se non fosse intervenuto il conflitto cinogiapponese. In particolare, grazie al suo crescente intervento fiscale e finanziario e l'incremento
della rete ferroviaria, il governo di Nanchino ottenne rilevanti risultati nel settore moderno
dell'economia, con una crescita industriale, fra il 1931 e il 1936, del tasso annuo del 6,7%.
Jiang Jieshi rimand invece l'attuazione delle urgenti riforme sociali, politiche ed economiche a
dopo la vittoria sulla minaccia dei comunisti da un lato e dei giapponesi dall'altro.
Il Guomindang manc ad esempio di una politica agricola che facesse fronte alla crescente miseria
nelle campagne, dovuta alla fuga dei capitali verso le citt, alla progressiva riduzione dei redditi
fondiari e alle distruzioni causate dagli eventi bellici (si consideri che nel 1933 1'80% della
popolazione era ancora impiegata nell'agricoltura e produceva il 65% del prodotto nazionale).
Le uniche misure legislative prese a favore dei coloni nel 1930 non ebbero pratica applicazione.
D'altra parte, bench gli uomini d'affari di Shanghai avessero sostenuto Jiang Jieshi all'epoca del
suo colpo di mano contro i comunisti, lo stesso Jiang Jieshi si trov in alcuni casi in contrasto con i
rappresentanti del capitale industriale e finanziario cinese
Come si accennato, fu l'intensificarsi dell'aggressione militare nipponica che ridiede fiato al
Partito comunista, le cui scelte strategiche sotto la guida di Mao Zedong si sarebbero mostrate alla
lunga vincenti.
Iniziata nel 1931 con l'invasione della Manciuria, e proseguita con l'attacco a Shanghai nel gennaio
1932, l'offensiva nipponica port allo scoppio della guerra nel luglio 1937, e alla costituzione nel
1940 del governo collaborazionista di Nanchino sotto Wang Jing.
Il primo fatto nuovo fu la ripresa della collaborazione fra il Guomindang e il Partito comunista in
nome di un fronte unito antigiapponese.
All'origine della svolta c'era stato il cosiddetto incidente di Xi'an (12 dicembre 1936): Zhang
Xueliang, comandante dell'esercito governativo impegnato nelle operazioni militari contro le forze
comuniste che avevano appena concluso la lunga marcia, aveva fatto arrestare Jiang Jieshi in
visita a Xi'an per l'ispezione delle truppe, e, in cambio della libert, gli aveva imposto di attuare una
politica di riconciliazione in funzione anti-giapponese.
Dopo lo SCOpplO del conflitto, i Giapponesi procedettero rapidamente nell'occupazione del
territorio cinese dalla Manciuria al Golfo del Tonchino.
Solo le regioni occidentali della Cina, dal Gansu allo Yunnan, rimasero soggette al controllo, ora
effettivo ora nominale, del governo nazionalista, che si era trasferito a Chongqing, nel Sichuan,
nell'ottobre del 1938.
I comunisti nel frattempo avevano stabilito il proprio controllo su varie aree rurali, dietro le linee

controllate dai Giapponesi.


La loro politica a favore di una riforma agraria in alcune aree settentrionali favor il consolidamento
dei consensi delle campagne nei loro confronti.
Dopo aver subito un`a serie di gravi perdite militari ad opera delle truppe nipponiche, il governo
nazionalista concentr le sue forze contro i comunisti, convinto che la sconfitta giapponese sarebbe
stata solo questione di tempo in seguito alla partecipazione statunitense al conflitto.
Si interruppe cos, nel 1941, il breve periodo di parziale collaborazione del Guomindang con i
comunisti.
La strategia di Jiang Jieshi si muoveva in effetti su tre fronti, e mirava a logorare al minimo le sue
truppe pi fedeli, in quanto teneva presente, oltre agli avversari esterni ed interni, i contrasti tuttora
vivaci in campo nazionalista.
Le truppe comuniste, invece, pur evitando di affrontare direttamente le forze d'occupazione,
riuscirono a presentarsi all'opinione pubblica come in prima fila nella lotta antinipponica,
accrescendo il loro prestigio.
Esse mostrarono una crescente vitalit di fronte alle incertezze e ai contrasti delle forze nazionaliste
e si presentarono unite e ben coordinate. Dal 1937, in cui l'Ottava armata di marcia era stata
organizzata nel quadro dell'accordo del Fronte unito, al 1940, essa era decuplicata da 40 mila a 4~0
mila uomini, passando poi alla cifra di 600.000 unit.
Con la resa del Giappone (1945) Si apr una fase totalmente nuova nella storia cinese.
Gli obiettivi per i quali i nazionalisti avevano combattuto per mezzo secolo parvero finalmente
raggiunti: su1 piano internazionale la Cina otteneva un seggio come membro perrnanente del
Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e rientrava in possesso dei territori ceduti al Giappone in
seguito alla guerra sino- giapponese del 1894-95.
Inoltre nel 1943 erano gi stati abrogati i cosiddetti trattati ineguali che la Cina era stata costretta
a firmare dopo le Guerre dell'Oppio, in quanto Gran Bretagna e Stati Uniti avevano rinunziato ai
diritti di extraterritorialit.
In Cina fallirono tutti i tentativi di risolvere pacificamente il contrasto tra il Guomindang e il Partito
comunista.
Dopo una visita di Mao Zedong a Chongqing nell'agosto 1945, il 10 gennaio 1946 si riun qui una
Conferenza politica consultiva, che approv la ristrutturazione del Consiglio di Stato, la riduzione
delle forze armate e la loro indipendenza dai partiti politici, e la convocazione di un'Assemblea
nazionale In realt per i contendenti cercavano frattanto di occupare militarmente il maggior
numero di localit strategiche.
Bench l'Unione Sovietica riconoscesse ufficialmente il governo nazionalista, dopo avere dichiarato
guerra al Giappone (1945), occup la Manciuria, permettendo di fatto ai comunisti di attingere ai
rifornimenti militari lasciati dai giapponesi.
L'organizzazione militare comunista riusc ben presto a controllare gran parte della Cina
settentrionale. Fallito un ulteriore tentativo di mediazione, nell'aprile 1948 le truppe comuniste
attraversavano lo Yangzijiang, mentre i militari governativi si dibattevano in un clima di contrasti e
rivalit, e a novembre, quando ancora gli eserciti nazionalisti erano impegnati nella guerra civile,
Jiang Jieshi si ritirava a Taiwan con tutte le sue truppe scelte.
Si preparava a ritornare a Pechino, in attesa di un ulteriore intervento americano, questa volta contro
i comunisti.
Nel frattempo, nel settembre 1949 si tenne a Pechino una nuova Conferenza politica consultiva, che
stabil la Legge organica del Governo centrale e il Programma comune, la bandiera nazionale e la
capitale (a Pechino).
Il primo ottobre, il nuovo capo dello Stato, Mao Zedong, annunciava la fondazione della
Repubblica popolare cinese (RPC).

La Repubblica popolare cinese


Sul piano politico, il nuovo ordine si basava teoricamente sulla cooperazione delle cosiddette

quattro classi rivoluzionarie (cio, secondo la definizione di Mao Zedong nella Nuova
democrazia del 1940, proletariato, contadini, piccola borghesia e capitalisti nazionali, rappresentate
nelle quattro stelle della nuova bandiera) sotto la guida del Partito comunista cinese.
Al di l degli organi istituzionali dello Stato (Congresso nazionale del popolo, Consiglio di Stato,
ecc.) il partito il vero responsabile del funzionamento politico, amministrativo, economico e
sociale dello Stato, direttamente, o indirettamente attraverso le sue cinghie di trasmissione
(sindacati e varie associazioni).
La legittimazione del potere del Partito comunista cinese su tutta l'organizzazione dello Stato si basa
sull'ideologia marxista-leninista.
Nei rapporti internazionali, la nascente Repubblica si trov in gravi difficolt con lo scoppio della
guerra di Corea il 26 giugno 1950.
Conseguenza del conflitto fu il rafforzamento della posizione del governo nazionalista a Taiwan,
che pot contare su un pi deciso sostegno militare degli Stati Uniti e sul riconoscimento
internazionale come governo legittimo della Cina in luogo di quello di Pechino.
Ci fece s che il governo di Taiwan potesse continuare a occupare il seggio di membro permanente
del Consiglio di sicurezza dell'oNu sino al 1971.
Per una ventina d'anni la RPC Si vide ignorata diplomaticamente dalle maggiori potenze, fatta
eccezione per i paesi del blocco orientale, alcuni Stati neutrali asiatici e europei, e la Gran Bretagna.
Grazie all'abilit di uno statista come Zhou Enlai, la RPC riusc per a conquistarsi uno spazio
diplomatico in Asia (si pensi all'accordo sino-indiano del 1954, la partecipazione alla Conferenza
internazionale di Ginevra sul Vietnam, e a quella afro-asiatica di Bandung del 1955).
In queste condizioni, comunque, la colonia britannica di Hong Kong svolse l'importante funzione di
sbocco commerciale e finanziario con l'Occidente.
Nella politica interna, si pu rilevare un'alternanza tra momenti di radicalizzazione rivoluzionaria e
momenti in cui prevalevano tendenze di tipo prgmatico.
La legittimazione rivoluzionaria serv a giustificare, come nell'Unione Sovietica, le periodiche
epurazioni, e la discriminazione e persecuzione degli avversari del regime, definiti nemici di
classe e controrivoluzionari.
L'ambizione dell'utopia maoista di trasformare il paese attraverso la creazione di un uomo nuovo ha
costituito l'ideale trainante del primo periodo del regime, e ha riscosso in certi momenti largo
seguito.
Le campagne dei cinque anti e dei tre anti, fra il 1951 e il 1952, mirava a tener vivo lo spirito
rivoluzionario e militante contro i funzionari corrotti, gli speculatori e i loro complici.
Il 27 febbraio 1957, il discorso di Mao Zedong Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno
al popolo sembrava segnare una geniale apertura a seguito della riflessione seguita ai fatti di
Ungheria del 1956.
Seguiva in aprile il triplice movimento di rettifica (zhengfeng) contro il burocratismo, il settarismo
e il soggettivismo.
In campo culturale, faceva eco la campagna dei cento fiori, che sembrava incoraggiare una
molteplicit delle tendenze intellettuali e artistiche dopo un periodo di stretto controllo burocratico
sugli intellettuali.
Ma il nuovo corso venne presto troncato nel giugno 1957, con l'editoriale del Quotidiano del Popolo
che lanciava il nuovo movimento contro la destra.
Sotto l'etichetta di uomo di destra venne classificato chiunque avesse esternato nel breve periodo
precedente critiche al regime.
Sui giornali vennero pubblicate lunghe liste di colpevoli, che, dopo estenuanti interrogatori, accuse,
autocritiche, nel migliore dei casi venivano inviati ai lavori forzati nelle campagne.
L'antica formula di tolleranza religiosa differenti strade portano allo stesso fine (yitu tonggui)
venne condannata come reazionaria.
La mancanza di libert nell'ambito culturale ha portato al conformismo, all'impoverimento in ogni
settore artistico.
In campo economico, oscillante fu la priorit attribuita ora al settore industriale urbano ora a quello

agricolo e artigianale.
Nei primi anni della RPC, durante la fase di ricostruzione (1949-52) e del primo piano quinquennale
(1953-57), fu l'industria pesante a ricevere il grosso degli investimenti e delle risorse, sul modello
della politica economica sovietica, per la realizzazione di uno sviluppo industriale sotto il diretto
controllo statale, e nell'ambito di un sistema di pianificazione centralizzata.
Il piano quinquennale stanziava 25 miliardi diyuan per l'industria pesante contro solo 3 miliardi per
l'agricoltura, e favoriva i progetti di grandi complessi come le acciaierie di Anshan e di Wuhan, e i
centri petroliferi di Yumen e di Karamai.
Nel frattempo, nel 1952, era stata realizzata la riforma agraria, che aveva distribuito la terra a
centinaia di milioni di contadini poveri organizzati nei gruppi di aiuto reciproco.
Gi nel 1955 ebbe per inizio un processo di collettivizzazione nelle campagne, che port al
progresslvo annientamento del ceto imprenditoriale.
Nel periodo del Grande balzo in avanti (1958-60), venne attuato un tentativo di creare condizioni di
sviluppo uniformi in tutto il territorio cinese e non solo nelle aree che tradizionalmente avevano
conosciuto una crescita industriale.
Per questo motivo si cerc di utilizzare ogni risorsa per interessare anche le regioni pi arretrate al
processo di industrializzazione.
Fu in questo periodo che venne ulteriormente accelerata la col~ettivizzazione delle campagne con la
creazione delle Comuni popolari, che, secondo le parole d'ordine lanciate a quell'epoca, avrebbero
dovuto portare alla creazione di una societ comunista.
Ognuna di queste nuove organizzazioni polivalenti comprendeva al suo interno una quindicina di
brigate di produzione, costituite da ~7 squadre ciascuna, e ogni squadra era formata da 20-40
famiglie, per CUI ad essa facevano capo complessivamente circa 20 mila persone.
La squadra costituiva l'unit fondamentale di produzione, e al suo interno la retribuzione avveniva
sulla base dei punti-lavoro, basati su vari criteri, fra cui il lavoro svolto e la produzione
complessiva.
Le Comuni assunsero anche funzioni di amministrazione politica, di gestione dei servizi sociali, di
organizzazione di polizia e di difesa locale.
Ma il costo economico e umano del Grande Balzo fu altissimo.
A partire dal 1961 fu tentata una correzione di rotta, con l'obiettivo di ristabilire un equilibrio nella
produzione, riducendo il peso dell'industria pesante e incoraggiando parzialmente l'industria
leggera in vista di un allargamento dei consumi.
Nello stesso tempo si cerc di ridimensionare alcune delle misure di collettivizzazione realizzate
precedentemente, attraverso un approccio pi pragmatico in campo politico ed economico.
Nel frattempo si era determinata una nuova fase nei rapporti con l'Unione Sovietica.
Pechino venne a trovarsi sempre pi in opposizlone a Mosca, condannata ideologicamente come
revisionista: le due concezioni si confrontarono sulla strategia della politica estera (coesistenza
pacifica e ruolo delle lotte armate nel Terzo Mondo) sui rapporti tra i partiti comunisti, sullo
sviluppo economico.
Nell'agosto del 1960 l'Unione Sovietica giunse a ritirare migliaia di esperti e ad annullare diversi
accordi di cooperazione, in un momento di grave crisi economica per la Cina.
L'isolamento internazionale della Cina fu aggravato anche dal conflitto con l'India, dopo la
repressione della rivolta nel Tibet del 1959, fino allo scoppio di scontri armati sui confini, avvenuti
nel 1962.
Alla fine del 1965 Mao Zedong, il cui peso politico era stato progressivamente ridimensionato, in
seguito al prevalere di tendenze politiche pi pragmatiche, riprese l'iniziativa, con l'appoggio delle
forze armate, che erano allora sotto il controllo di Lin Biao.
In minoranza nel partito, Mao Zedong tent di riaffermare il proprio controllo politico ricorrendo
alla mobilitazione di massa.
Nel 1966 esplodeva la Grande rivoluzione culturale, all'insegna dell'inquietante slogan: la
borghesia sta nel Partito comunista!.
Questa sfida contro la burocrazia di partito, lanciata da Mao e dai suoi con la Grande rivoluzione

culturale, si present all'epoca come uno sforzo titanico nella storia dell'umanit per l'attuazione
intransigente degli ideali rivoluzionari di uguaglianza e di giustizia, il primato dell'ideologia e della
mobilitazione permanente su ogni ostacolo economico e sociale.
Essa tuttavia rappresenta anche il limite maggiore dell'esperienza maoista: nella pratica, non si
sottratta alle tragiche conseguenze che ogni imposizione utopica ha dimostrato nella storia:
l'umiliazione dell'uomo reale in nome di una Causa per quanto elevata possa apparire.
Perci la Rivoluzione culturale - al di l dell'oleografia con cui venne presentata dalla propaganda
cinese e accreditata da molti intellettuali occidentali - fu di fatto un insieme di autoritarismo e
anarchismo, di spinte eversive e rabbia giovanile, di strumentalizzazioni e repressioni, che provoc
dieci anni terrificanti (shinian haojie) di intolleranze, violenze, persecuzioni.
Emblematica proprio la figura di Mao, il Giano bifronte della rivoluzione, promotore della rivolta
e al tempo stesso capo supremo del potere.
La lotta, a cui presero parte larghi strati della giovent urbana, invest dapprima le istituzioni
culturali, poi l'industria, il partito ai suoi vertici come alla periferia.
Grave fu il prezzo anche economico pagato dalla Cina alla fine di questo periodo turbolento, che si
concluse praticamente con la morte di Mao (9 settembre 1976): la paralisi delle scuole e delle
universit, la forzosa deportazione di milioni di giovani in campagna, la crisi della produzione
agricola e industriale (ad esclusione di settori di punta come quelli astrofisico e nucleare).
In questa situazione, si venne radicalizzando il conflitto ideologico anti-sovietico - il culmine della
tensione si raggiunse nel 1969, con gli incidenti sino-sovietici dell'Ussuri.
Nel 1971 Lin Biao, il principale protagonista della Rivoluzione culturale dopo Mao Zedong,
precipit - secondo la versione ufficiale - in un aereo partito alla volta dell'Unione Sovietica. Si
tratta senza dubbio di uno degli episodi pi oscuri della Rivoluzione culturale.
E possibile che Lin Biao intendesse approfittare della disgregazione del Partito comunista per
affermare il proprio potere personale.
E certo comunque che egli divenne negli anni successivi il principale hersaglio degli attacchi
portati avanti dagli organi di propaganda.
Nuove prospettive Si aprirono alla Cina allorch l'amministrazione Nixon impost una nuova
strategia internazionale fondata sul tripolarismo.
Nel 1971 Kissinger si rec a Pechino, e in quello stesso anno la RPC prendeva il posto del governo
nazionalista, insediato a Taiwan, nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Nel 1972 lo stesso presidente americano Nixon si recava nella RPC (ma i rapporti diplomatici
ufficiali fra i due paesi sarehbero stati stahiliti alla fine del 1978).
La normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti port ad una progressiva modificazione della
politica estera cinese nei confronti dell'Occidente.
I rapporti con l'URSS si sarebbero normalizzati solo verso la fine degli anni Ottanta.
Dopo la morte di Mao, l'ala radicale del Partito comunista, capeggiata dalla vedova del presidente,
Jiang Qing, venne esautorata, e ripresero gradualmente il sopravvento i pragmatici con alla testa
Deng Xiaoping.
La svolta si ebbe al IV Plenum del Comitato centrale del dicembre 1978, col compromesso fra le
forze liberali e quella conservatrici, che si impegnarono rispettivamente, le prime ad accettare la
centralit del partito e il sistema socialista, e le seconde a non opporsi ad una politica di riforme
economiche: la restaurazione fu ripresa nelle mani dei dirigenti vecchi e nuovi del Partito con
l'appoggio dei quadri rurali e degli strati tecnici, amministrativi e burocratici urbani.
Deng Xiaoping promosse le cosiddette quattro modernizzazioni in campo economico, e ristabil
con fermezza il potere del partito, riaffermando la dottrina della dittatura del proletariato nel quadro
ideologico marxista-leninista-maoista.
Cos, da un lato emargin il resto dei maoisti moderati, dall'altro si oppose ad ogni tendenza di
liberalizzazione.
Gradualmente per si venne costituendo per la prima volta nella RPC un movimento politico che
invocava l'introduzione di princpi democratici sul modello dei paesi occidentali.
Tale fenomeno di dissenso in parte legato a quella generazione che era stata bruciata dalla

Rivoluzione culturale.
Questi giovani, frustrati dall'esperienza nelle campagne che li avevano rifiutati, si ritrovavano
emarginati in una societ urbana non pi rivoluzionaria, ma che richiedeva quella specializzazione e
professionalit di CUj spesso erano sprovvisti - in seguito alla paralisi quasi totale del sistema di
istruzione nel corso della Rivoluzione culturale.
Inoltre le sollecitazioni economiche della politica di Deng finirono col mettere in moto un processo
che in poco tempo avrebbe travolto la strutture basilari del regime.
Una dopo l'altra, le componenti del modello economico sovietico e di quello maoista sono andate
crollando, e se non si pu parlare di alcun tipo di vera democratizzazionc si andato evidenziando
tuttavia il passaggio da un sistema totali~ario aduno autoritario: eroso il fondamentalismo maoista a
seguito degli insuccessi economici (resi pi evidenti dalla maggiore apertura verso l'esterno), e
caduta la legittimazione ideologica del controllo degli apparati su ogni campo della vita civile, la
funzione di questi ultimi si andata limitando, professionalizzando e specializzando.
E cresciuta la richiesta di riforma e responsabilit di tali organi.
E infatti il Partito potr sopravvivere solo nella misura in cui sar in grado di gestire questa difficile
transizione verso lo sviluppo economico e la pluralit politica.
In campo economico, soltanto dalla fine degli anni Settanta la politica verso il capitale nazionale e
quello straniero si progressivamente evoluta, sino agli ultimi provvedimenti che mirano ad attirare
gli investimenti esteri, inclusi quello dei cinesi d'oltremare e di quelli di Taiwan.
Si ricorder che nel 1979 venne approvato lo schema di legge sulle joint ventures, nel 1981 Deng
Xiaoping enunciava la politica di un paese, due sistemi, nel 1984 vennero aperte alcune citt
costiere agli investimenti stranieri, e l'emendamento apportato alla Costituzione nel 1988
permetteva la propriet privata dei mezzi di produzione.
Ma la stessa linea di riformismo economico sotto la direzione del partito finisce col provocare una
serie di problemi nel controllo politico.
Lo stesso regime dei prezzi si venuto sempre pi articolando, con la crescita d'importanza del
mercato a scapito dei prezzi politici e di quelli parzialmente flessibili.
Altrettanto rilevanti sono stati i cambiamenti in campo agricolo.
Nel ventennio fra il 1957 e il 1978, nonostante una crescita annua media nell'agricoltura di oltre il
3% e nell'industria di oltre 1'11%, i miglioramenti del tenore di vita dei contadini erano stati
limitati: ad una diminuzione nel consumo giornaliero medio di cereali e di oli vegetali, faceva
riscontro l'aumento di consumo della carne.
Dopo l'abolizione delle Comuni fra il 1981 e il 1982, la famiglia contadina tornata ad essere
l'unit di produzione basilare, e daM985 iniziata praticamente la privatizzazione delle campagne.
Un'altra conseguenza della nuova politica di Deng Xiaoping stata l'abbandono della politica
egualitaria che aveva finito col frenare lo sviluppo dei settori pi avanzati dell'economia cinese.
Come conseguenza della svolta di Deng, oltre 100 milioni di contadini hanno cambiato lavoro. In
poco tempo si avuta un'accentuazione della divaricazione nelle condizioni di vita fra regione e
regione, nonch una crescente, talvolta selvaggia, differenziazione sociale e generazionale per
reddito e per status.
Se nel complesso la popolazione, specie quella rurale del Sud e dell'Est, ha tratto vantaggio da
questa politica (dalle statistiche pi recenti risulta che la crescita media annua della produzione
nell'agricoltura salita all'8,4%, mentre i consumi alimentari e di beni si sono pure elevati di due o
tre volte, rispetto alle contrazioni precedenti), grosse contraddizioni stanno emergendo fra aree
lanciate nella corsa capitalistica e aree sommerse dal sottosviluppo (ne indice ad esempio la
sommossa contadina nel Sichuan del giugno 1993).
Un ulteriore elemento di instabilit costituito dall'insofferenza dei settori conservatori del Partito e
dell'esercito, i cui interessi consolidati si sentono minacciati.
In compenso, dove esplosa una vera e propria rivoluzione produttiva, sono sorte innumerevoli e
ricche imprese rurali (20 milioni con oltre 100 milioni di addetti).
Ulteriori contraddizioni sono presenti nelle aree urbane.
Qui l'emigrazione spesso illegale di popolazione marginale e della manodopera eccedente

provenienti dalle campagne ha ingrossato una massa che trova solo in minima parte sbocco in
attivit autonome come il commercio e l'artigianato, il settore terziario e dei servizi, oppure nelle
piccole industrie private.
Un'altra parte assorbita dall'industria pubblica, che tuttavia nella nuova situazione richiede una
ristrutturazione e una diminuzione drastica di personale.
Inoltre l'aumento dei prezzi agricoli e dei consumi aggrava ulteriormente il processo inflazionistico,
uno dei maggiori fattori di destabilizzazione sociale e di tensione a causa dello squilibrio fra il
blocco dei salari e l'elasticit delle entrate delle categorie emergenti.
Tutte queste repentine trasformazioni stanno minando il sistema sociale.
Attualmente un'incognita il futuro dei pilastri del regime, la burocrazia e l'impresa di Stato, che
contano rispettivamente 34 e 150 milioni di addetti, e dalla riforma che investir tali apparati
dipender il futuro della Cina.
Un parziale tentativo di riforma del sistema politico in senso pi liberale venne avviato dal nuovo
segretario del Partito Hu Yaobang (rimosso agli inizi del 1987), e successivamente dal suo
successore Zhao Ziyang, entrambi portati al vertice del partito da Deng Xiaoping.
Le timide aperture dei riformatori finirono per col provocare un ulteriore squilibrio a livello
politico, in quanto incoraggiarono presso gli studenti e gli intellettuali pi ampie esigenze di riforme
democratiche.
Si giunse cos alle dimostrazioni di piazza Tian'anmen, che si conclusero con una repressione
sanguinosa da parte dell'esercito nel giugno 1989.
Lo stesso Zhao Ziyang fu allontanato dalla carica di segretario del partito.
Negli anni pi recenti, le tendenze riformiste sembrano destinate a riprendere progressivamente
il sopravvento, grazie al sostegno di Deng Xiaoping, il quale ha mantenuto intatto il suo prestigio
all'interno dell'esercito e dell'apparato.
Nel suo complesso, dopo 45 anni, la RPC ha raggiunto il primo posto mondiale nella produzione del
carbone, del cemento, dei cereali e della carne, del tabacco e della seta, il terzo per i fertilizzanti, il
quarto nella produzione di elettricit, acciaio e fibre chimiche, il quinto in quella del petrolio; la
durata media della vita passata da meno di 40 a circa 70 anni, mentre l'alfabetizzazione salita dal
15% al 72%, SU una popolazione che nel frattempo pi che raddoppiata (da circa 542 a circa
1200 milioni di abitanti).
Infine, dal 1992, contemporaneamente alla brusca accelerazione della politica riformistica, si
manifestato un boom economico che ha superato le stesse previsioni ufficiali.
Dopo che Mao Zedong, nonostante i gravi errori politici, era riuscito ad assicurare una dignit
internazionale alla Cina salvaguardandone l'unit territoriale, Deng Xiaoping pare aver conseguito
un certo successo nella composizione di una paradossale contraddizione fra il mantenimento della
dittatura del Partito comunista e l'introduzione di un'economia di mercato, seguita al fallimento del
sistema comunista.
E stata pertanto a tutt'oggi impedita un'effettiva democratizzazione del paese, democratizzazione
che sembra invece riuscita nel rivale regime di Taibei.
Ma lo stesso sviluppo dell'economia attuale e l'esigenza di una maggiore apertura al mondo esterno
rendono sempre pi urgente un progressivo cambiamento delle strutture politiche, se si vuole
evitare il pericolo che la compressione delle tensioni porti alla disintegrazione del paese.

La Repubblica di Cina a Taiwan


L'isola di Taiwan, la cui colonizzazione in grande stile era iniziata nel XVII secolo, a partire dal
periodo della presenza olandese (1624-1661), quando la Compagnia delle Indie orientali aveva
incoraggiato l'immigrazione di contadini dal Fujian, conobbe una crescita ulteriore della presenza
cinese durante il governo di Coxinga (1661-1683) e nei primi decenni del controllo Qing. La
popolazione cinese infatti sal da circa 120.000 persone nel 1680 a 1.944.000 nel 1811 e a 2.546.000
nel 1893.
Il processo di espansione agricola e di assegnazione di terra ai nuovi venuti fu travagliato da una

serie di conflitti fra questi ultimi, i Cinesi residenti e gli aborigeni.


Come si visto, nel 1895 Taiwan era stata ceduta al Giappone, per tornare sotto la sovranit cinese
nel 1945.
Con la vittoria dei comunisti, il governo nazionalista ripar nell'isola di Taiwan.
Il nuovo governo nazionalista a Taiwan si trov di fronte alla lotta per la sopravvivenza a livello
internazionale, e soprattutto, all'interno, alla sfida di modernizzare una societ agraria.
Esso riusc a realizzare una serie di obiettivi che aveva mancato sul continente.
Fra il 1951 e il 1962 venne portata a termine una riforma agraria modello: condotta senza alcuna
violenza, ma con determinatezza ed efficacia, essa ha rafforzato la stabilit sociale, ha contribuito
ad aumentare la produzione agricola e il livello di vita dei contadini (la produzione di riso per ettaro
passata da tonnellate 1,5 nel 1949 a 4 nel 1991), rendendo possibile lo sviluppo industriale.
Grazie alla politica economica realizzata dal governo e agli aiuti americani, dal 1965, l'industria ha
superato l'agricoltura nella formazione del prodotto nazionale lordo.
La produzione industriale, che cresce ad un ritmo superiore al 12% annuo, si venuta
differenziando nel campo dell'elettronica, dei tessili, degli alimentari, ecc., e ultimamente ha
raggiunto livelli molto sofisticati.
Essa passata dal soddisfacimento delle richieste interne all'esportazione internazionale, e sta
portando Taiwan fra i paesi a sviluppo avanzato.
Dal punto di vista politico, possiamo distinguere tre fasi.
La prima fase, autoritaria, si conclude con la morte di Jiang Jieshi (1975), e coincide col monopolio
politico e militare del Guomindang (KMT), giustificato giuridicamente dal mantenimento di una
legislazione d'emergenza introdotta nell'isola-nel 1949 a causa della guerra civile.
Sia l'Assemblea nazionale che la Corte legislativa furono in gran parte congelate e le loro funzioni
di fatto svolte dal potere esecutivo.
La seconda fase, di transizione, ha inizio con l'ascesa alla presidenza della repubblica del figlio di
Jiang Jieshi, Jingguo, il quale introdusse una serie di caute misure in senso riformatore, che
consentirono l'ascesa a posti di crescente responsabilit dei cinesi originari di Taiwan.
In questo quadro, nel 1984, Li Denghui, ex governatore della Provincia di Taiwan, venne eletto
vice-presidente.
In seguito alla morte di Jiang Jingguo (1988),1O stesso Li Denghui assunse la presidenza della
repubblica, e da allora il processo di democratizzazione andato avanti speditamente.
Nel 1991 venne definitivamente abolita la legislazione di emergenza che aveva sospeso le libert
costituzionali, e venne modificata la stessa Costituzione in modo da rendere possibile il totale
rinnovo degli organi legislativi.
A seguito di queste riforme, nel dicembre del 1991 si tennero le prime elezioni completamente
libere dell'Assemblea nazionale, nel corso delle quali il Guomindang ha ottenuto il 71% dei
suffragi.
Il maggiore partito d'opposizione rappresentato dal Partito democratico progressista
(Minzhujinbudang), che era stato costituito nel 1986 dai militanti di formazioni che dagli anni
Settanta avevano operato in condizioni di semi-illegalit.
Contemporaneamente sono stati allacciati una serie di rapporti a livello ufficioso con il continente,
per consentire un pi rapido sviluppo dei rapporti economici, gi avviati da alcuni anni a seguito dei
massicci investimenti col realizzati dagli imprenditori taiwanesi.
In entrambe le societ cinesi, quella comunista e quella nazionalista, le tendenze autoritarie a livello
politico-burocratico e l'atteggiamento moralistico a livello ideologico hanno svolto un ruolo di freno
nei confronti del processo di democratizzazione e liberalizzazione.
Frutto di un trend secolare, la ricerca di ricchezza e potere attraverso un riformismo autoritario
stato un costante obiettivo e ideale delle forze politiche.
Eppure, in entrambe le societ si sono manifestate spinte dal basso per una maggiore libert
economica, intellettuale, politica.
Il retaggio di una societ monolitica e l'ideale dell'armonia hanno spesso ostacolato la formazione
di una societ aperta, un pluralismo di idee e di gruppi sociali, l'accettazione della compe-

tizione di gruppi di interesse differenti, e hanno di frequente permesso che i rispettivi centri politici
reprimessero le spinte innovative, cercando di mantenere il controllo delle scelte economiche,
intellettuali e politiche.
La differenza fra i due tipi di societ, per, sta nel fatto che in una sono prevalse le tendenze
conservatrici, mentre nell'altra sono prevalse quelle riformatrici.
Nella RPC l'ideologia e la prassi maoista hanno obiettivamente rafforzato l'apparato politico a
scapito dell'azione del singolo, hanno ostacolato la circolazione di nuove idee e delle stesse dottrine
tradizionali, hanno subordinato il mercato alla politica; la concezione marxista dell'avanguardia e
del centralismo democratico, la lotta alle idee borghesi, il moralismo radicale delle
mobilitazioni di massa hanno contribuito ad una visione integralistica e assolutistica della vita
sociale. L'ideologia e la prassi del Guomindang, invece, sin dalle iniziali ambiguit di Sun
Zhongshan, si sono presentate pi realistiche, prammatiche, eclettiche.
La stessa contraddittoriet ideologica e il sincretismo politico, nonostante il bando del marxismo e
l'autoritarismo dei primi decenni, costituivano le premesse per un possibile sviluppo democratico.
L'accettazione, inizialmente teorica, dei princpi democratici, l'apertura alle concezioni occidentali,
il rispetto di organizzazioni volontarie, delle relazioni familiari, delle associazioni religiose, il culto
dell'autonomia morale confuciana, lo sviluppo della libert di mercato costituiscono i fattori che
hanno contribuito a limitare sempre pi le tendenze autoritarie e integralistiche, e ad estendere i
margini della societ civile rispetto allo Stato.