Decadentismo
Decadentismo
ai noti sviluppi della nostra età, ha le sue radici in area romantico-decadente, in cui
si ritiene che l'uso di sOstanze stupefacenti e psicotrope potenzi all'infinito le facoltà
umane, sottraendole allo squallido meccanismo delle abitudini quotidiane e ai vincoli
mortificanti della ragione, spalanchi orizzonti ignoti e affascinanti, accresca a dismi-
sura le facoltà conoscitive e fantastiche, provochi stati di estasi e permetta di entrare
in contatto con l'assoluto, fornendo cosi stimoli inauditi alla crezione artistica. Rim-
baud, in due lettere famose del 1871, scrive: «Ora io sprofondoil più possibile nella
dissolutezza. Perché? Io voglio essere poeta, e mi adopero per divenirevegøgente [...]
Si tratta di giungere all'ignoto attraverso la sregolatezza di tautti i sensi»; «Affermo
che occorre essere veggenti, rendersi veggenti. II Poeta si trasforma in veggente attra
verso una lunga, immensa e volontaria sregolatez2a di tutti i sensi . ] Perché cosi
egli arriva all'ignoto!» (corsivi dell'autore).
Vi sono poi per i decadenti altre forme di estasi che consentono questa esperienza
dell'ignoto e dell'ássoluto. Se io e mondo non sono in realtà distinti, l'io individuale
può annullarsi nella vita del gran Tutto, confondersi nella vibrazione stessa della mate-
ria, farsi nuvola, filo d'erba, corso d'acqua, e, attraverso questo annullamento, poten-
ziare all'infinito la propria vita, renderla come divina: è quell'atteggiamento che è
Il panismo stato definito panismo (dal greco pár, tutto), e che ricorrerà particolarmente in D'An-
l quadro di riferimento
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nunzio, come vedremo («Non più nome. / E sento che il mio volto /
ho
Foro / meridiano, /e che la mia s'indora del
che il lido rigato/ con sì delicatobionda
/ barba riluce / come la
/ lavoro dall'onda/e dal paglia marina; / sento
vento è come /il mio
è come / il cavo della mia mano / ove il
tatto s'affina. l/ E la mia palato.
stampa nell'arena, / diffondesi nel mare. / E il fiume è la mia forza supina / si
mia fronte, / la selva è la mia pube, / vena, / il monte è
è divina»: Meriggio, da la nube è il mio sudore. / [..] / E la mia vitala
Le epifanie Aleyone, 1903). Un altro tipo di stato di grazia è
dalle epifanie, come,
probabilmente per suggestione dannunziana (Il fuoco),costituito
nisce il giovane James Joyce nello le defi.
Stefano erve, prima versione del suo romanzo auto-
biografico Portrait of the Artist as a Young Man (Ritratto dell'artista da
1917, abitualmente tradotto come Dedalus): giovane,
che appare insignificante alla visione particolare qualunque della realtà,
un
comune, si carica all'improvviso di una
riosa intensità di significato, che affascina come un miste
tra dìmensione, come rivelazione messaggio proveniente da un'al
momentanea di un assoluto (epiphania in
dire apparizione, greco vuol
manifestazione,
alle rivelazioni del dio). E
e nel
linguaggio religioso il termine si attribuisce
un'esperienza che in forme analoghe ricorre anche nelle
pagine di Ala rioerca del tempo perduto di Marcel Proust e di altri scrittori del Nove-
cento. Ad esempio nel secondo volume della
Ricerca, AW'ombra delle fanciulle in
fiore (1919-1922), l«io» che racconta, passando per una strada di in Nor-
mandia, è colpito da tre alberi che segnano l'ingresso di un [Link] narratore ha
limpressione di non vedere per la prima volta il loro disegno: i tre alberi gli lanciano
come un misterioso
messaggio, che egli non sa decifrare, ma che lo riempie di una
profonda felicità. Ancora Cesare Pavese, che alla cultura decadente è legato per tanti
fili, in Feria d'agosto (1947), in un passo significativamente intitolato Stato di
gra-
zia, confessa: «So di un uomo che una semplice finestra di scala, spalancata sul cielo
vuoto, mette in stato di grazia»; e poco oltre: «Una vigna che sale sul dorso di un
colle fino a incidersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari sem-
plici e profonde appaiono una porta magica [...]. La visione s'accompagna al sospetto
che queste non siano se non le quinte di una scena favolosa in attesa di un evento
che néil ricordo né la fantasia conoscono. Qualcosa di inaudito è accaduto o accadrà
su questo teatro [..]. L'uomo sa queste cose contemplando la vigna. E tutto l'aceu-
mulo, la lenta ricchezza di ricordi d'ogni sorta, non è nulla di fronte alla certezza
di quest'estasi immemoriale».
l Decadentismo
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male e nel 1887 la Genealogia della morale. Dagli appunti di un'opera progettata
e mai realizzata, La volontà di potenza che uscirà postuma nel 1906 per l'arbitra
rio e tendenzioso utilizzo dei frammenti inediti da parte della sorella Elisabeth -
nascono nel 1888 il Crepuscolo degli idoli e L'Anticristo, quese'ultimo pubblicato solo
nel 1895. Nello stesso 1888 scrive anche Ecce homo (la cui prima pubblicazione, per
altro manipolata, è del 1908), un racconto a tappe del suo percorso intellettuale scritto
ad un notevole grado di astrazione problematica, non seguendo semplicemente l'or-
dine cronologico degli episodi della sua vita. Nel 1899, a Torino, esplode la pazzia
di Nietzsche, che viene trasferito in una clinica di malattie mentali a Basilea e, poi,
a Jena. Si spegne a Weimar, assistito dalla sorella, il 25 agosto del 1900.
Contro la cultura storicistica e la scontata supremazia della scienza nel XIX secolo,
contro la mediocrità dei borghesi, soddisfatti del loro denaro e delle enunciazioni demo-
cratiche ed egualitarie dei loro governi, contro il conformismo grigio, asettico della
maggioranza degli esseri umani che vivono nella eiviltà occidentale, Nietzsche esalta
Lo "spirito dionisiaco" lo "spirito dionisiaco" dei Greci, capace di stimolare una vera conoscenza e, conse-
e apollineo" guentemente, una vita originale e creativa. Questa ebbrezza, che travolge il limite
dell'individuo e potenzia gli aspetti vitali dell'uomo, è rintracciata dal filosofo nella
tragedia, che ne rappresenta appunto la forma espressiva più alta (questi concetti,
fondamentali per lintero sviluppo del pensiero nietzschiano, sono formulati nella
Nascita della tragedia). L'uomo moderno perd lha dimenticata e si è lasciato
impri-
gionare dallo "spirito apollineo", che si oppone a quello dionisiaco e traduce il senso
oscuro delle cose in forme chiare ma fredde. L'uomo moderno è figlio di Socrate e
di Platone, che, con il controllo intellettuale, rendono
la capacità conoscitiva dello "
equilibrata e del tutto sterile
spirito
dionisiaco". Cosi, soffocata dalla
tica, l'umanità produce soltanto false conoscenze, pericolose credenze, ragione
teore-
Sul piano pratico, inoltre, la morale della rinuncia superstizioni.
prevale sul piacere, sul vitalismo
di un eros libero e gioioso; il suo trionfo è stato sancito
dall'avvento del cristiane-
simo, una dottrina all'interno della quale l'uomo annulla in Dio
(ormai impossibile) scelta. ll naturale approdo di un simile percorso nonogni volontà, ogni
può che essere,
per Nietzsche, il nichilismo, la perdita di significato della vita dell'uomo
Ma diversamente da occidentale.
Schopenhauer, che individuava come
compito della filosofia
di fornire "ricette" alla
rassegnazione, egli suggerisce un ritorno all' esuberantequello
lità, alla mitica volontà di potenza e allo spirito vita-
siaco. Bisogna, allora, agonistico senza fini del furore dioni-
Zarathustra
"scristianizzare" il mondo e vivere l'eterno ritorno, il deside-
rio di vivere di nuovo. Questo è cid
e il "superuomo" stra: cfr. T9), ponendo
che predica Zarathustra (in Cosî parlò Zarathu-
come meta del suo
discorso non l'uomo
ma il
che al di là della morale
tradizionale, con i suoi
concetti comuni
"superuomo",
di bene e di male,
lesaltazione di unm nuovo tipo
di
realizzazione di sé, di uno sviluppo essere
estremo
umano,
e
lanciato verso gli ideali di
una piena
Questa riflessione esprime incontrastato della propria individualità.
lucidamente un'înquietudìne che affonda le sue radici
nella crisi profonda dei valori del
aberrazioni dell'ideologia [Link] tempo, denunciando le contraddizioni e le
La carica corrosiva e
nietzschiano verrà tuttavia banalnzzata e demistificante del pensiero
ancora prima, ne
enfatizzano
miti nazionalistici e strumentalizzata
antidemocraticità
dal
di fondo, connazismo e da quanti,
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