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Decadentismo

Il documento descrive l'origine del termine 'decadentismo' e come indicava originariamente un movimento letterario sorto a Parigi negli anni 1880 con un proprio programma culturale espresso tramite manifesti e riviste. Successivamente il termine è stato usato in modo più ampio per indicare un'intera corrente culturale europea degli ultimi decenni dell'Ottocento.

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Decadentismo

Il documento descrive l'origine del termine 'decadentismo' e come indicava originariamente un movimento letterario sorto a Parigi negli anni 1880 con un proprio programma culturale espresso tramite manifesti e riviste. Successivamente il termine è stato usato in modo più ampio per indicare un'intera corrente culturale europea degli ultimi decenni dell'Ottocento.

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IL QUADRO DI RIFERIMENTO

1. Lorigine del termine "decadentismo"


I1 26 maggio 1888 sul periodico parigino «Le Chat Noir» («Il gatto nero») Paul
Verlaine pubblicava un sonetto dal titolo Langueur (Languore), in cui affermava di
identificarsi con l'atmosfera di stanchezza e di estenuazione spirituale dell'Impero
La "decadenza" romano alla fine della decadenza, ormai incapace di forti passioni e di azioni energi
che, mmerso nel vuoto enella noia,inteso soloa raffinatissime quanto 0ziose eserci
tazioni letterarie (cfr. '12). ll sonetto interpretava uno statod'animo diffuso nella cul-
turadel tempo, il senso di disfacimento e di fine di tutta una civiltà, lidea, assaporata
con un voluttuoso compiacimento autodistruttivo, di un prossimo crollo, di un immi-
nente cataclisma epocale, per cui effettivamente si avvertiva un'affinità con il periodo
del tardo Impero romano e si esaltava la suprema raffinatezza ed eleganza di simili
momenti in cui una civiltà allo stremo può esprimersi in forme quintessenziate e squi-
alla
site. Queste idee erano proprie di circoli d'avanguardia, che si contrapponevano
ostentavano atteggiamenti bohémien e idee deli-
mentalità borghese e benpensante e
Baudelaire. La cri
beratamente provocatorie, ispirandosi al modello "maledetto" di
del usò il termine "decadentismo",
tica ufficiale, a designare atteggiamenti genere,
intellettuali lo vollero assumere
in accezione negativa e spregiativa, ma quei gruppi
polemicamente, rovesciandone il senso a indicare un privilegio spirituale, ne fecero
e

una sorta di bandiera orgogliosamente esibita-


Il movimento trovò il suo portavoce nel (1886) in un periodico, «Le Décadent»
Periodici e manifesti
ma altre riviste già dagli anni precedenti interpre
appunto, diretto da Anatole Baju, aveva la fisionomia di una vera e propria
scuola:
tavano le tendenze di quella che ormai «Revue Wagnérienne», il
la
«Lutèce» (dal 1883), la «Revue Indépendante» (1884), musicista tedesco Richard
tutelare di questa cultura, il
cui titolo rimandava ad un nume nel 1883 Verlaine pre-
Wagner, «La Décadence artistique et littéraire». Su «Lutèce» intitolata Poètes mau-
del gruppo in una serie
sento le personalità più significative
comprendente Tristan Corbière, Arthur Rimbaude Stéphane
dits (Poeti maledetti), un vero e proprio manife-
nuova serie nel 1887. Come
Mallarmé, arricchita poi di una di Joris-Karl
offri il romanzo A rebours (Controcorrente)
sto di queste tendenze si vero e proprio codice motivi
(1884), che ebbe molta notorietà e fissò in un
Huysmans esercitando forti suggestioni
del gruppo decadente (cfr. A4 'T6),
e
e atteggiamenti che vi si ispirò nel Piacere (1889),
come D'Annunzio,
anche in scrittori di altri paesi, nel Ritratto di Dorian Gray (1890).
fece diretto riferimento
e Wilde, che vi un determinato movi-
«decadentismo», quindi, originariamente indicava
Il termine durante gli anni Ottanta,
un dato ambiente, quello parigino
Senso ristretto sorto in
esplicitamente da manifesti, organi
e senso generale mento letterario,
culturale, espresso
del termine con un preciso programma movimento erano in germe ten
altre pubblicazioni; ma, poiché in quel in
decadentismo» di stampa e sarebbero autonomamente sviluppate
state riprese o Si
denze che poi sarebbero
Il quadro di riferimento
12
altri contesti più vasti, la storiografia letteraria italiana, nel corso del
assunto il termine a desigmare un intera Corrente culturale, di Noveeohe
che si colloca negli ultimi due decenni dimensioni
'Ottocento, con europe
propaggini
cento; taluni anzi hanno proposto di usar la formula a definire unnel primo Nove N
storico, che ingloba lo stesso Novecento. Come si vede, si intero per
Smo il problema terminologico che si ripropone per il Decad
Smo: il termine può avere un
gia era presentato a
proposito del Romantin
Sigificato ristretto e specifico,
mento precisamente
ma può anche assumere un
collocato nel temp0 e nello spazio e con un a designare tici- un

rale o addirittura un interosignificato piu ampio e indicare un'intera programma definit


del termine in questa seconda periodo, nella
complessitä delle sue corrente culhltu-
grafia letteraria italiana, mentre accezione
in
ê componenti.
diffuso però prevalentemente nella Lusa
come ad
esempio «Simbolismo». altri paesi sono preferite diverse storio
Inteso nell'accezione più
festazioni tra loro anche assai vasta, il Decadentismo denominazioni.
I denominatori comuni
duare dei denominatori appare come una somma di
differenti; al suo interno
comuni, che autorizzano tuttavia si possono mani-
comprensiva:
dro descrittivo delquesta base, tenteremo nei
su ad usare una formula indivi.
unica e onni-
dro generale di una fenomeno nel suo insieme. paragrafi seguenti di tracciare un qua
del risultato di un corrente o di un periodo, Naturalmente, come per ogni altro
creta è infinitamente processo di astrazione e dioccorrerà tenere presente che si tratta qua-
più complessa e
traddizioni, e che la riduzione variegata, schematizzazione, che
ricca di sfumature e la realtà con-
genze didattiche. Una unitaria si anche di con-
affrontare altri problemi:volta giustifica solo nella prospettiva
descritto il fenomeno delle esi-
le sue coordinate nelle sue
il
rapporto con altri momenti della storiche e componenti,
le sue radici nel potremo
Naturalismo-Verismo e il Novecento.
storia culturale come il
contesto sociale,
Romanticismo, il

2. La visione del mondo


La base della
decadente
che riprende ed visione del mondo decadente è un
Ilrifiuto del Positivismo della prima metàesaspera posizioni già largamente irrazionalismo misticheggiante,
del secolo. Viene radicalmente presenti nella cultura romantica
d'avanguardia di fine rifiutata, dai gruppi di scrittori
dell' opinione corrente Ottocento, la visione positivistica,
"borghese" ed è ormai che costituisce il
vinzione che la realtà sia cristallizzata in luoghi sostrato
ree, mecaniche e
un
[Link]
fenomeni materiali,
comuni: la con-
possa garantire unadeterministiche,
conoscenza
che la
scienza, una regolati da leggi fe
volta individuate
ildominiodell'uomo sul
mondo, oggettiva
il
e totale
della realtà e, attraversotalidilegg
scurantismo,
al contrario che
la sconfitta di progresso
tutti i mali che indefinito, trionfo della civiltà essa,
il
Il mistero la
perché l'essenza diragione e affliggono l'umanità. Il decadente sull'
la scienza non possano
esso è di là
al delle cose, dare la vera ritien
rinunciando conoscenza del rea
dente è percið all'abito razionale si puð tentare misteriosa ed
di attingere enigmatica, per cul s
sempre protesa verso il
l'rivelarsi.
inconoscibile, in cerca di mistero che è dietroall'ignoto.
la realtàL'anima ae
Se per la visione quegli stati di grazia in cui visibile, ve
vidualità, che le isola le une comune le cose l'assoluto e l'ineffabile poss
Le «corrispondenze» dalle possiedono una loro
altre, per questa visione oggettiva, solida i
dell' essere
alla ragione e
sono legati tra loro
da arcane mistica tutti gli as
forma visibile possononon essere colte solo in analogie e corrispondenze, che
là di essa, e si perciò è che un
un
abbandono di empatia stuei
simbolo di
collega con infinite altre realtà qualcosa di più profondo che irraziona d
zione dell'iniziato in s e
mistico settecentesco pud individuare. E una una rete segreta, che
solo del
Emanuel visione che, sulla scorta
era già stata
formulata Swedenborg, dele
postulanti la misteriosa uni lto
(1857), un testo da Baudelaire nel sonetto male
manifesto anteCorrispondenze
che costituiva un dei
litteram delle nuove P'0rdee,
e
I Decadentismo
13
talefu considerato dai decadenti: «La Natura è un tempio dove viventi
asclano talvolta uscire confuse parole; /l'uomo vi passa attraverso forestecolonne
di Sim
bol che l'osservano con sguardifamiliari. // Come lunghi echi che di lontano si con-
fondono/ in una tenebrosae profonda unità, / vasta come la notte e come la chiaritä,
profumi, i colorieisuoni si rispondono». La rete di corrispondenze coinvolge anche
I'uomo: portando alle estreme
conseguenze l'idealismo romantico, che negava consi-
stenza autonoma alla realtà oggettiva, la visione decadente propone una sostanziale
Identità tra io e mondo identità tra io e mondo, tra soggetto e oggetto, che si confondono in un'arcana unità.
Una corrente profonda li unisce, al di sotto degli strati superficiali della realtà.
L'inconseio Lunione avviene cioè sul piano dell'inconscio: in
questa zona oscura l'individualità
SCompare e si fonde con un Tutto inconsapevole e immemoriale. La scoperta dell'in-
Conscio è il dato fondamentale della cultura decadente, il suo nucleo più autentico.
Eraun continente che i romantici avevano avvistato, costeggiato ed esplorato m parte;
ma è l'anima decadente che ora osa avventurarsi sino in fondo in questa zona tene-
brosa, attratta da un fascino profondo, irresistibile. Senza la scoperta di questa dimen
S1one non sicapirebbe nulla delle concezioni del Decadentismo e dei suoi prodoti
letterari, artistici, musicali. Freud, afine secolo (la sua prima opera capitale, IInter
[Link].è del 1899), comincerà a dare una sistemazione scientifica a
guesta conoscenza, ma secondo un impianto ancora positivistico, razionalistico: il suo
fine è portare alla luce della coscienza l'inconseio, sottoporlo al dominio dell'Io; i deca-
denti invece si lasciano0 voluttuosamente inghiottire dal vortice tenebroso, distrug-
gendo ogni legame razionale, convinti che solo questo abbandono totale possa garan-
tire un esperienza ineffabile,la scoperta di una realtà più vera. Tuttavia Freud
riconoscerà il suo debito nei confronti dei romantici e dei decadenti, e ammetterà
di non aver effettivamente seoperto nulla di nuovo, ma di non aver fatto altro che
dar veste scientifica a cið che avevano prima di lui intuito i poeti e gli artisti.
Seil mistero, l'essenza segreta della realtà, non può essere colto attraverso la
ragione e la scienza, altri sono i mezzi mediante cui il decadente cerca di attingere
Gli stati abnormi adesso. Innanzitutto come strumenti privilegiati del conoscere vengono indicati tutti
della coscienza gli stati abnormi e irrazionali dell'esistere: la malattia, la follia, la nevrosi, il delirio,
come strumenti il sogno e l'incub0, l'allucinazione. Questi stati di alterazione, sottraendosi al con-
conoscitivi
trollo limitante e paralizzante della ragione, aprono al nostro sguardo interiore pro-
spettive ignote, permettono di vedere, magari confusamente, il mistero che è al di
là delle cose. Gli stati d'alterazione possono anche essere provocati artificialmente,
attraverso l'uso dell'alcool, dell'assenzio o delle droghe, l'hashish, l'oppio o la mor-
fina. E questo un motivo già presente in età romantica: Coleridge era schiavo del-
l'oppio, Thomas de Quincey aveva scritto le Confessioni di un oppiomane (1821), Bau-
delaire I paradisi artificiali (1861). La " cultura della droga", destinata purtroppo

ai noti sviluppi della nostra età, ha le sue radici in area romantico-decadente, in cui
si ritiene che l'uso di sOstanze stupefacenti e psicotrope potenzi all'infinito le facoltà
umane, sottraendole allo squallido meccanismo delle abitudini quotidiane e ai vincoli
mortificanti della ragione, spalanchi orizzonti ignoti e affascinanti, accresca a dismi-
sura le facoltà conoscitive e fantastiche, provochi stati di estasi e permetta di entrare
in contatto con l'assoluto, fornendo cosi stimoli inauditi alla crezione artistica. Rim-
baud, in due lettere famose del 1871, scrive: «Ora io sprofondoil più possibile nella
dissolutezza. Perché? Io voglio essere poeta, e mi adopero per divenirevegøgente [...]
Si tratta di giungere all'ignoto attraverso la sregolatezza di tautti i sensi»; «Affermo
che occorre essere veggenti, rendersi veggenti. II Poeta si trasforma in veggente attra
verso una lunga, immensa e volontaria sregolatez2a di tutti i sensi . ] Perché cosi
egli arriva all'ignoto!» (corsivi dell'autore).
Vi sono poi per i decadenti altre forme di estasi che consentono questa esperienza
dell'ignoto e dell'ássoluto. Se io e mondo non sono in realtà distinti, l'io individuale
può annullarsi nella vita del gran Tutto, confondersi nella vibrazione stessa della mate-
ria, farsi nuvola, filo d'erba, corso d'acqua, e, attraverso questo annullamento, poten-
ziare all'infinito la propria vita, renderla come divina: è quell'atteggiamento che è
Il panismo stato definito panismo (dal greco pár, tutto), e che ricorrerà particolarmente in D'An-

l quadro di riferimento
14
nunzio, come vedremo («Non più nome. / E sento che il mio volto /
ho
Foro / meridiano, /e che la mia s'indora del
che il lido rigato/ con sì delicatobionda
/ barba riluce / come la
/ lavoro dall'onda/e dal paglia marina; / sento
vento è come /il mio
è come / il cavo della mia mano / ove il
tatto s'affina. l/ E la mia palato.
stampa nell'arena, / diffondesi nel mare. / E il fiume è la mia forza supina / si
mia fronte, / la selva è la mia pube, / vena, / il monte è
è divina»: Meriggio, da la nube è il mio sudore. / [..] / E la mia vitala
Le epifanie Aleyone, 1903). Un altro tipo di stato di grazia è
dalle epifanie, come,
probabilmente per suggestione dannunziana (Il fuoco),costituito
nisce il giovane James Joyce nello le defi.
Stefano erve, prima versione del suo romanzo auto-
biografico Portrait of the Artist as a Young Man (Ritratto dell'artista da
1917, abitualmente tradotto come Dedalus): giovane,
che appare insignificante alla visione particolare qualunque della realtà,
un
comune, si carica all'improvviso di una
riosa intensità di significato, che affascina come un miste
tra dìmensione, come rivelazione messaggio proveniente da un'al
momentanea di un assoluto (epiphania in
dire apparizione, greco vuol
manifestazione,
alle rivelazioni del dio). E
e nel
linguaggio religioso il termine si attribuisce
un'esperienza che in forme analoghe ricorre anche nelle
pagine di Ala rioerca del tempo perduto di Marcel Proust e di altri scrittori del Nove-
cento. Ad esempio nel secondo volume della
Ricerca, AW'ombra delle fanciulle in
fiore (1919-1922), l«io» che racconta, passando per una strada di in Nor-
mandia, è colpito da tre alberi che segnano l'ingresso di un [Link] narratore ha
limpressione di non vedere per la prima volta il loro disegno: i tre alberi gli lanciano
come un misterioso
messaggio, che egli non sa decifrare, ma che lo riempie di una
profonda felicità. Ancora Cesare Pavese, che alla cultura decadente è legato per tanti
fili, in Feria d'agosto (1947), in un passo significativamente intitolato Stato di
gra-
zia, confessa: «So di un uomo che una semplice finestra di scala, spalancata sul cielo
vuoto, mette in stato di grazia»; e poco oltre: «Una vigna che sale sul dorso di un
colle fino a incidersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari sem-
plici e profonde appaiono una porta magica [...]. La visione s'accompagna al sospetto
che queste non siano se non le quinte di una scena favolosa in attesa di un evento
che néil ricordo né la fantasia conoscono. Qualcosa di inaudito è accaduto o accadrà
su questo teatro [..]. L'uomo sa queste cose contemplando la vigna. E tutto l'aceu-
mulo, la lenta ricchezza di ricordi d'ogni sorta, non è nulla di fronte alla certezza
di quest'estasi immemoriale».

3. La poetica del Decadentismo


Tra i momenti privilegiati della conoscenza, per i decadenti, vi è soprattutto l'arte.
I l poeta, il pittore, il musicista non sono solo abili artefici, capaci di adoperare magi
stralmente la parola, il colore, la nota, ma dei sacerdoti di un vero e proprio culto,
Il poeta veggente dei «veggenti», capaci di spingerelosguardolà dove 1'uomocomunenon vede nulla,
diattingere a dimensioni nuove dell'essere, di rivelare Passolhuto. L'arte non e solo
un'operazione intesa, attraverso il controllo razionale di certi strumenti espressivi,
a produrre begli oggetti, che provochino sensazioni piacevoli, come pretendeva una
secolare tradizione, ma voce del mistero che obbedisce a sollecitazioni profonde,
supremailluminazione (Iluminazioni è significativamente il titolo di una raccolta
di prose liriche di Rimbaud, scritte fra il 1873 e il 1875). Per questo ll'arte appare
il valore più alto, che va collocato al di sopra di tutti gli altri, anzi, deve assorbir
tutti quanti in sé. Questo culto religioso dell'arte ha dato origine al fenomeno dell'e
L'estetismo stetismo. L'esteta è colui che assume come principio regolatore della sua vita non
i valori morali, il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, ma solo il bello, ed esclusiva-
mente in base ad esso agisce e giudica la realtà. Egli si colloca così al di là della morale
comune, in una sfera di
asoluta eccezionalità rispetto agli uomini mediocri. Gli attu
quotidiani della sua vita sono trasformati in materiali per una vera e propria opera

l Decadentismo
56
male e nel 1887 la Genealogia della morale. Dagli appunti di un'opera progettata
e mai realizzata, La volontà di potenza che uscirà postuma nel 1906 per l'arbitra
rio e tendenzioso utilizzo dei frammenti inediti da parte della sorella Elisabeth -
nascono nel 1888 il Crepuscolo degli idoli e L'Anticristo, quese'ultimo pubblicato solo
nel 1895. Nello stesso 1888 scrive anche Ecce homo (la cui prima pubblicazione, per
altro manipolata, è del 1908), un racconto a tappe del suo percorso intellettuale scritto
ad un notevole grado di astrazione problematica, non seguendo semplicemente l'or-
dine cronologico degli episodi della sua vita. Nel 1899, a Torino, esplode la pazzia
di Nietzsche, che viene trasferito in una clinica di malattie mentali a Basilea e, poi,
a Jena. Si spegne a Weimar, assistito dalla sorella, il 25 agosto del 1900.
Contro la cultura storicistica e la scontata supremazia della scienza nel XIX secolo,
contro la mediocrità dei borghesi, soddisfatti del loro denaro e delle enunciazioni demo-
cratiche ed egualitarie dei loro governi, contro il conformismo grigio, asettico della
maggioranza degli esseri umani che vivono nella eiviltà occidentale, Nietzsche esalta
Lo "spirito dionisiaco" lo "spirito dionisiaco" dei Greci, capace di stimolare una vera conoscenza e, conse-
e apollineo" guentemente, una vita originale e creativa. Questa ebbrezza, che travolge il limite
dell'individuo e potenzia gli aspetti vitali dell'uomo, è rintracciata dal filosofo nella
tragedia, che ne rappresenta appunto la forma espressiva più alta (questi concetti,
fondamentali per lintero sviluppo del pensiero nietzschiano, sono formulati nella
Nascita della tragedia). L'uomo moderno perd lha dimenticata e si è lasciato
impri-
gionare dallo "spirito apollineo", che si oppone a quello dionisiaco e traduce il senso
oscuro delle cose in forme chiare ma fredde. L'uomo moderno è figlio di Socrate e
di Platone, che, con il controllo intellettuale, rendono
la capacità conoscitiva dello "
equilibrata e del tutto sterile
spirito
dionisiaco". Cosi, soffocata dalla
tica, l'umanità produce soltanto false conoscenze, pericolose credenze, ragione
teore-
Sul piano pratico, inoltre, la morale della rinuncia superstizioni.
prevale sul piacere, sul vitalismo
di un eros libero e gioioso; il suo trionfo è stato sancito
dall'avvento del cristiane-
simo, una dottrina all'interno della quale l'uomo annulla in Dio
(ormai impossibile) scelta. ll naturale approdo di un simile percorso nonogni volontà, ogni
può che essere,
per Nietzsche, il nichilismo, la perdita di significato della vita dell'uomo
Ma diversamente da occidentale.
Schopenhauer, che individuava come
compito della filosofia
di fornire "ricette" alla
rassegnazione, egli suggerisce un ritorno all' esuberantequello
lità, alla mitica volontà di potenza e allo spirito vita-
siaco. Bisogna, allora, agonistico senza fini del furore dioni-
Zarathustra
"scristianizzare" il mondo e vivere l'eterno ritorno, il deside-
rio di vivere di nuovo. Questo è cid
e il "superuomo" stra: cfr. T9), ponendo
che predica Zarathustra (in Cosî parlò Zarathu-
come meta del suo
discorso non l'uomo
ma il
che al di là della morale
tradizionale, con i suoi
concetti comuni
"superuomo",
di bene e di male,
lesaltazione di unm nuovo tipo
di
realizzazione di sé, di uno sviluppo essere
estremo
umano,
e
lanciato verso gli ideali di
una piena
Questa riflessione esprime incontrastato della propria individualità.
lucidamente un'înquietudìne che affonda le sue radici
nella crisi profonda dei valori del
aberrazioni dell'ideologia [Link] tempo, denunciando le contraddizioni e le
La carica corrosiva e
nietzschiano verrà tuttavia banalnzzata e demistificante del pensiero
ancora prima, ne
enfatizzano
miti nazionalistici e strumentalizzata
antidemocraticità
dal
di fondo, connazismo e da quanti,

Gabriele D'Annunzio). imperialistici (Si veda anche, in Italia, la i possibili


approdi a
ripresa che ne proporra

S c r i t t o r t d e l Decadentismo

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