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COMPITO DI ITALIANO

Testo argomentativo. L’esperienza letteraria dei poeti del Decadentismo: la dissoluzione delle
certezze della società borghese e l’identità straniata dei suoi protagonisti.
Gli ultimi decenni del milleottocento vengono esaltati per il grande progresso tecnologico, un
superficiale senso di spensieratezza, la cosiddetta “Belle époque” caratterizzata dall’ascesa
economica italiana, che dalla precedente crisi di metà ottocento sembrava essersi ripresa
passando da un paese agricolo ad un sistema industrializzato. La società però andava incontro ad
una grossa problematica, l’unificazione di tutti i suoi individui in uno, la creazione di una massa
senza una vera e propria identità distinguibile e unica che porta l’uomo a non essere visto più
come soggetto ma come cosa. Questa situazione portò come inevitabile conseguenza una grande
crisi nel mondo artistico e soprattutto letterario, gli intellettuali non sentendosi più ne importanti
ne rappresentati dalla società in cui si trovano, rispondono allontanandosi da essa, alla ricerca di
un individualismo prepotente. Il decadentismo si stacca completamente dal precedente
positivismo, la ragione e la scienza non possono raggiungere la conoscenza del mondo reale
perché avvolto dal mistero, l’unica realtà che può essere interpretata come più simile alla verità è
l’inconscio. Il primo mezzo che gli intellettuali usano per arrivare alla verità è l’arte, essa è
considerata come il valore più alto, nasce così il culto del bello e la figura dell’esteta, colui che vive
all’insegna del bello e dello sfarzo, e rinnega ogni tipo di idea morale e civile. L’uomo che più
rappresenta questa corrente, anche se con un altalenarsi di pensieri, è Gabriele d’Annunzio, che
raggiunge l’apoteosi dell’esteta con “il piacere”. Di fatto il protagonista del romanzo Andrea
Sperelli è l’emblema del perfetto esteta, un uomo che vuole fare della sua vita arte, in una società
che vede come unico scopo l’interesse economico. Questa situazione ideale del protagonista va
velocemente a frantumarsi sotto il commento giudizioso dello scrittore che comprende che la
bellezza è solo un illusione, anche se è evidente un forte interesse nei confronti della raffinatezza e
lo stile ricercato del protagonista stesso, che però ritrovatosi in una situazione di stallo tra due
donne che rappresentano rispettivamente la donna angelo e quella fatale, si ritrova da solo,
sconfitto perché non riesce a colmare il suo vuoto artistico ed interiore. La figura dell’esteta viene
però inglobata da un un’altra entità nettamente superiore, quella del Superuomo. D’Annunzio
infatti ispirato dalle idee di Nietzsche porta all’estremo il significato del superuomo, inteso come il
beneficio di pochi di essere eccezionali e superiori alla massa. Questo passaggio è evidente nel
“Trionfo della morte” anche se il protagonista non veste ancora i panni del superuomo ma viene
sconfitto dalle energie negative della morte e finisce per suicidarsi. D’Annunzio non è l’unico ad
essere influenzato da Nietzsche, infatti anche lo scrittore Italo Svevo interpreta a modo suo le
teorie del filosofo, capendo così che noi uomini siamo un insieme di stati d’animo in costante
divenire, è proprio questa una delle caratteristiche principali dei personaggi di Svevo. Nasce così la
figura dell’inetto, una persona debole ed insicura, incapace di vivere la vita, intrappolata in una
società che esalta gli individui produttivi ed energici, a cui l’inetto non riesce ad adattarsi. Vedremo
però attraverso le opere di Svevo che questa figura prenderà una forma completamente positiva,
passando da “una vita” in cui il protagonista si abbandona ad una vita fatta di rinunce, dovuta alla
sua incapacità di ritrovarsi nella società che lo circonda, per passare al romanzo “Senilità” in cui
Emilio Brentani, è anche considerato un inetto, schiavo del moralismo e ossessionato dalla
rispettabilità, le sue narrazioni sono di conseguenza inattendibili e creano una realtà falsa che però
viene filtrata dallo scrittore. L’inetto arriva alla sua accezione più positiva nella “Coscienza di
Zeno”, in cui l’incapacità del protagonista, il suo costante cambiamento di idee vengono visti come
la forza di potersi adattare a tutte le situazioni possibili rispetto alla “salute malata” delle persone
che lo circondano, fisse su principi certi e stabili che però si rivelano ambigue. La società intesa
come trappola sarà proprio il principio delle opere di Pirandello, che sostiene che gli uomini in
base al contesto che la situazione impone indossano delle maschere, diventando così persone
diverse in ogni contesto e non identificandosi mai in nessuna di esse. Di conseguenza dato che la
realtà è interpretata in modo diverso da ognuno non può essere oggettiva, e nasce così una
frustrazione legata all’incapacità di comunicare tra gli uomini. “Il fu Mattia Pascal” e “Uno,
nessuno e centomila” sono i romanzi che fanno comprendere di più la visione che ha del mondo
Pirandello. Troviamo quindi due protagonisti che comprendo di vivere in una trappola sociale e
fanno di tutto per liberarsene ma vengono a scoprire che l’unico modo che hanno per farlo è
quello di emarginarsi completamente dalla vita sociale, rifiutando di fissarsi in una sola identità.
Così quella che viene vista come la figura dell’intellettuale che si allontana da ogni convezione
sociale, viene rielaborata da ogni scrittore decadente, ma quello che tutti questi personaggi hanno
in comune è la loro riluttanza nel sentirsi parte di una società che li vuole uguali e indistinti, e
quindi rispondono con una ricerca ossessiva del loro individualismo.