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VERGA E IL VERISMO

VERISMO
Il verismo è una corrente letteraria italiana nata all'incirca fra il 1875 e il 1895 ad opera di un gruppo di
scrittori che costituirono una vera e propria "scuola" fondata su precisi principi.
Il Verismo nasce sotto la diretta influenza del clima del positivismo, quell'assoluta fiducia nella scienza,
nel metodo sperimentale e negli strumenti infallibili della ricerca che si sviluppa e prospera dal 1830
fino alla fine del XIX secolo.
Si inserisce nel clima positivistico e di delusione per le contraddizioni per il nuovo Stato italiano (1861).

- il Verismo si ispira in maniera evidente al Naturalismo


- Si sviluppa a Milano, la città dalla vita culturale più feconda
- Gli scrittori veristi, per mantenere un contatto più autentico con la realtà sociale italiana, si
volgono a cogliere le realtà locali, paesane, provinciali e regionali.
- le opere veriste però rappresentano soprattutto le realtà sociali dell'Italia centrale,
meridionale e insulare.
- Ritagliare ambienti, personaggi e situazioni locali risponde all’esigenza di ricercare i
connotati dell’Italia reale, emarginata, dispersa.
- Risponde anche all’esigenza di cogliere gli strati più bassi per rendere un autentico
spaccato della fisionomia italiana moderna (Verga) nelle sue stratificazioni sociali.
- Il Verismo ricerca nell’Italia post-unitaria un romanzo nuovo che si rivolga al presente, a un
nuovo modo di raccontare contemporaneo, superando il romanzo storico di tipo
manzoniano.
- C’è nel Verismo la volontà di trovare un linguaggio e strumenti formali nuovi aderente alla
materia trattata e ai personaggi e il risultato è un ritratto sincero, oggettivo, schietto e
imparziale del mondo italiano della seconda metà dell’800 (fotografie di scorci di realtà vera
senza giudizi, censure e abbellimenti)

Il primo autore italiano a teorizzare il verismo fu Luigi Capuana, il quale teorizzò la "poesia del vero";
in seguito Verga intraprese la strada del verismo con la raccolta di novelle Vita dei campi e infine col
primo romanzo del Ciclo dei Vinti, I Malavoglia, nel 1881.

CONFRONTO NATURALISMO E VERISMO


Il Naturalismo è un movimento letterario che nasce in Francia come applicazione diretta del pensiero
positivista e si propone di descrivere la realtà psicologica e sociale con gli stessi metodi usati dalle
scienze naturali.
La voce narrante nel naturalismo riproduce il modo di vedere e di esprimersi dell'autore, del borghese
colto, e tale voce interviene spesso con giudizi sia espliciti che impliciti. Tra il narratore e i personaggi
vi è un distacco netto: il narratore allontanandosi dall'oggetto e guardandolo dall'alto, adotta il punto di
vista dello scienziato.

Il Verismo è un forte movimento letterario realista che si afferma negli anni settanta del XIX secolo in
Italia e riproduce e interpreta la poetica del Naturalismo francese, ma con caratteri regionalistici
derivanti da una situazione economica e sociale segnata dal ritardo dell'industrializzazione e dalla
centralità della questione contadina.
Nel verismo il narratore è come se fosse uno dei personaggi stessi, è al loro livello e narra i fatti con la
loro mentalità.
Alla fine del 1870 quando l'Italia era stata appena costituita in unità ed i problemi esistenti si erano fatti
più acuti e pressanti, quando la questione sociale dei rapporti fra patronato e masse lavoratrici stava
diventando pericolosa per la stabilità sociale.
Il modo di concepire la letteratura da parte del verismo italiano fu ben diverso da quello del Naturalismo
francese.
In Verga e nei veristi, a differenza del naturalismo, convive comunque il desiderio di far capire al lettore
il proprio punto di vista sulla vicenda, pur non svelando opinioni personali nella scrittura.

Naturalismo Verismo
-Analisi delle grandi città -Analisi della campagna e piccoli paesi.
-ottimisti e analisi della denuncia sociale, lo stato -Gli autori veristi sono pessimisti e vi è sempre il
degli operai, i bambini. Hanno uno scopo attivo e dolore.
propositivo. -Non vedono speranza alcuna di cambiare la
-vi è un rifiuto di consolazione religiosa. classe sociale di appartenenza anche se questo è
-vi è una visione meccanica già predefinita da il periodo della borghesia e i ceti medi.
leggi -scritte, con il susseguirsi degli eventi si può -Secondo i veristi ed l’uomo è il prodotto di tre
raggiungere la felicità. fattori:
1.Razza (famiglia);
2.Ambiente sociale;
3.Contesto storico, fondamentale in quanto vi è
particolare attenzione a questo fattore.

Zola Verga
-attività narrativa= metodo oggettivo di guardare -attività narrativa= strumento di osservazione della
la realtà con il distacco dello scienziato realtà che ci deve rappresentare la vita morale,
-romanzo= “verbale dell’esperimento” ossia come sentimentale e affettiva dei ceti più bassi
documento di una realtà umana - più che la teoria scientifica interessa la “verità
- romanzo come mezzo di denuncia sociale che delle passioni umane”
può portare un miglioramento nella società - superare lo sperimentalismo naturalista
- applica al romanzo i principi della scienza e - ritrovare una dimensione letteraria che vada al di
studia le manifestazioni dei fenomeni là del puro documento
- il romanziere è uno scienziato - ha una indiretta funzione di denuncia ma non può
- posizioni progressiste e impegno civile migliorare la società
- indagini sulla metropoli moderna (Parigi) - il romanziere non è uno scienziato
- sfiducia nei confronti della scienza e del
progresso
- conservatorismo
- critica alla modernità
- più che l’interesse scientifico prevale l’attenzione
alla dimensione antropologica
- indagini sulle varietà regionali e locali (Sicilia)
VERGA
Vita
PRIMA FASE: temi patriottici e mondani
- 1840 a Catania, famiglia di agiati proprietari terrieri
- formazione privata e studia i romanzi francesi
- 1861 abbandona gli studi di legge per dedicarsi alla stesura de I carbonari della montagna
temi delle sue opere: amore e patriottismo (negli anni giovanili grande impegno civile)
- 1865 va a Firenze capitale
- conosce Luigi Capuana che influenza la sua formazione letteraria
- 1972 Milano
- incontra esponenti della Scapigliatura e legge i romanzi russi
- metà anni 70 interesse per il Naturalismo francese, dopo il dibattito riguardo
L’Ammazzatoio
“CONVERSIONE AL VERISMO” influenzata da Capuana e dai romanzi naturalisti di Zola
- 1874 Nedda
svolta, sperimentazione letteraria verso il verismo ma solo nel contenuto in quanto rimane
la voce del narratore esterno che coincide con l’autore che guida l’interpretazione con
giudizi e commenti e il linguaggio e lo stile si mantengono elevati
- 1877 La Sicilia del 1876, nota come Inchiesta Franchetti-Sonnino che metteva a nudo le
piaghe del meridione contribuì a rendere profonda la delusione post-unitaria e la crisi degli
ideali risorgimentali
FASE VERISTA
- 1878 Rosso Malpelo (cesura stilistica e di contenuto)
- 1878 Fantasticheria (sono presenti dei personaggi che confluiranno nei malavoglia)
ideale dell’ostrica
apre la raccolta che segue
- 1880 Vita dei campi (raccolte di novelle)
galleria di personaggi ai margini della società siciliana
singoli protagonisti isolati e emarginati, sono figure di “diversi”, irriducibili
- 1881 Malavoglia
- non hanno successo le sue opere veriste
- 1883 Novelle rusticane (raccolte di novelle)
pessimismo e desolazione
novità: presenza di figure di “potenti” che si collocano nella struttura economica patriarcale
e contadina del paese
emerge il tema della “roba” che sarà sviluppata in Mastro-don Gesualdo
- 1888 Mastro-don Gesualdo
- riconoscimento in termini finanziari solo al termine della sua vita dopo la messa in scena
del dramma Cavalleria rusticana compiuta da Pietro Mascagni
- 1893 torna a Catania
- PERIODO DI ISOLAMENTO E PESSIMISMO nei confronti della modernità
- conservatorismo politico
- Federico De Roberto gli trasmette la passione per la fotografia e per il cinema
- 1922 muore a Catania
Lettera di Verga a Salvatore Farina
Salvatore Farina (Sorso 1846, Milano 1918) fu un letterato che conobbe in vita un successo ampio,
non solo in Italia. Novellista, romanziere, critico letterario, saggista e giornalista, fu salutato in
Germania come il Dickens italiano. Visse a Torino e, dopo sposato, a Milano, dove divenne amico di
importanti scrittori come Verga, De Amicis, Tarchetti. Fu tra i fondatori del Corriere della Sera. Nella
famosissima lettera del 1880 – quasi una prefazione alla novella L’amante di Gramigna – Giovanni
Verga esprime al romanziere sardo la sua poetica dell’impersonalità, nuova frontiera del verismo.

Caro Farina, eccoti non un racconto, ma l’abbozzo di un racconto. Esso almeno avrà il merito di essere
brevissimo, e di esser storico (superare la verosimiglianza romantica e affermare la documentazione
storica che da oggettività e validità al romanzo) – un documento umano, come dicono oggi –
interessante forse per te, e per tutti coloro che studiano nel gran libro del cuore. Io te lo ripeterò così
come l’ho raccolto pei viottoli dei campi, press’a poco colle medesime parole semplici e pittoresche
della narrazione popolare (artificio della regressione), e tu veramente preferirai di trovarti faccia a
faccia col fatto nudo e schietto ( non è il vero storico di Manzoni che ha l’interessante come mezzo e
l’utile come scopo), senza stare a cercarlo fra le linee del libro, attraverso la lente dello scrittore. Il
semplice fatto umano farà pensare sempre: avrà sempre l’efficacia dell’esser stato, delle lagrime vere,
delle febbri e delle sensazioni che sono passate per la carne; il misterioso processo per cui le passioni
si annodano, si intrecciano, maturano, si svolgono nel loro cammino sotterraneo, nei loro andirivieni
che spesso sembrano contradditori, costituirà per lungo tempo ancora la possente attrattiva di quel
fenomeno psicologico che forma l’argomento di un racconto, e che l’analisi moderna si studia di
seguire con scrupolo scientifico. Di questo che ti narro oggi, ti dirò soltanto il punto di partenza e quello
di arrivo, e per te basterà, e un giorno forse basterà per tutti. Noi rifacciamo il processo artistico al
quale dobbiamo tanti monumenti gloriosi, con metodo diverso, più minuzioso e più intimo.
Sacrifichiamo volentieri l’effetto della catastrofe allo sviluppo logico, necessario delle passioni e dei fatti
verso la catastrofe resa meno impreveduta, meno drammatica forse (rifiuto del dramma, del tragico
tipico romantico), ma non meno fatale. Siamo più modesti, se non più umili; ma la dimostrazione di
cotesto legame oscuro tra cause ed effetti non sarà certo meno utile dell’arte dell’avvenire. Si arriverà
mai a tal perfezionamento nello studio delle passioni, che diventerà inutile il proseguire in cotesto
studio dell’uomo interiore? La scienza del cuore umano, che sarà il frutto della nuova arte, svilupperà
talmente e così generalmente tutte le virtù dell’immaginazione, che nell’avvenire i soli romanzi che si
scriveranno saranno i fatti diversi? Quando nel romanzo l’affinità e la coesione di ogni sua parte sarà
così completa, che il processo della creazione rimarrà un mistero, come lo svolgersi delle passioni
umane, e l’armonia delle sue forme sarà così perfetta, la sincerità della sua realtà così evidente, il suo
modo e la sua ragione di essere così necessario, che la mano dell’artista rimarrà assolutamente
invisibile, allora avrà l’impronta dell’avvenimento reale, l’opera d’arte sembrerà essersi fatta da sé, aver
maturato ed essere sorta spontanea come un fatto naturale, senza serbare alcun punto di contatto col
suo autore, alcuna macchia del peccato d’origine.
Tecnica narrativa: la tecnica dell’impersonalità
I. IMPERSONALITÀ E NARRATORE POPOLARE.
impersonalità: rifiuto di strumenti narrativi che lasciano trapelare il giudizio dell’autore.
Pare quasi che l’autore non ci sia e che non esprima giudizio alcuno, anzi, vi è il punto di vista dei
personaggi all’interno. L’autore usa il linguaggio corale che da globalmente il giudizio implicito.
La sua ambizione è quella di sparire dai fatti narrati, la sua mano vuole rimanere assolutamente
invisibile, l’opera deve sembrare essersi fatta da sé (bisogna lasciar parlare i fatti).
- priva di commenti o intrusioni d'autore che potrebbero influenzare il pensiero del lettore .

II. ARTIFICIO DELLA REGRESSIONE.


Per adottare il punto di vista del popolo, rinuncia alla sua intellettualità ed assume la prospettiva (cultura,
etica) popolare (punto di vista interno)
Arretra la propria visione per assumere l’ottica, il sistema di valori e il modo di esprimersi della comunità
popolare di cui sta raccontando
- Artificio della regressione, il narratore diventa uno dei personaggi e quindi non c’è alcuno
scarto tra la voce narrante e quella dei personaggi
- narratore onnisciente → narratore anonimo popolare che racconta i fatti dall’interno e di cui
condivide valori e modi linguistici

III. L'ARTIFICIO DELLO STRANIAMENTO.


La tecnica dello straniamento consiste nell'adottare, per narrare un fatto e descrivere una persona, un
punto di vista completamente estraneo all'oggetto.
Principio di far apparire al lettore “strano” ciò che è “normale” e viceversa.
il lettore avverte con questa tecnica lo scarto tra il punto di vista del narratore e dell’autore e comprende
che la gerarchia dei valori è rovesciata
In questo scarto si percepisce la posizione e la critica dell’autore anche senza darne un giudizio esplicito
- distacco del narratore verso i personaggi e le vicende.

IV. DISCORSO INDIRETTO LIBERO.


Non vi sono segni grafici, il discorso è in 3^ persona. Manca il verbo reggente e nel linguaggio popolare
vengono riferite idee proprie del personaggio.
- È in terza persona

V. LA CONCATENAZIONE.
Questa può essere per identità o per convinzione. In quella per identità consiste nel porre a poca
distanza parole di significato analogo, in quella per convinzione di mettere una parola e subito dopo il
suo contrario.

VI. RIPETIZIONE.
Rientro significativo a dettagli descrittivi che ritornato per dare un’unità organica. Queste possono essere
a distanza di pagine ma anche nella frase successiva.
Il linguaggio di Verga non è colto ma non vi è neppure poco dialetto. Vi si trovano espressioni popolari,
ha una sintassi del modo parlato.
adesione del modello linguistico alla realtà rappresentata (la lingua si adegua al soggetto)
(“forma inerente al soggetto”)
Pur scegliendo l’italiano (e non il dialetto, non ha un atteggiamento mimetico), Verga riprende cadenze
ed espressioni del parlato, usa il dialogo e il discorso indiretto libero per adattarsi al punto di vista dei
vari personaggi e dare l’idea di una narrazione “impersonale”.
Crea quindi una “sintassi artificiale e dialettale” in cui ricerca cadenze e ritmi del dialetto siciliano che
però non usa. Verga non limita il pubblico, aspira a un orizzonte nazionale e non regionale.
Pessimismo e anti-progressismo
influenzato dalle teorie positivistiche e dal determinismo, ossia uomo come prodotto di tre fattori
(visione materialistica dell’esistenza).
Ma questi tre fattori che opprimono i personaggi sono dominati dalla fatalità e dal destino.
concezione del mondo in cui è esclusa
- ogni illusione
- ogni visione consolatoria dell’esistenza
Condivide la visione progressiva della storia ma dall’altro mostra l’altra faccia del progresso.
Verga riconosce il carattere determinato e irreversibile del corso storico
Cerca di spiegare come dietro al progresso si nascondono drammi individuali e sconfitte collettive.
Progresso= macchina mostruosa che opprime e distrugge i deboli, i vinti.
Ciò che interessa a Verga è l’altra faccia del progresso, ciò che di negativo si nasconde dietro alla sua
esaltazione.
La vita degli uomini è regolata dalla lotta per l’esistenza e il desiderio di migliorare le proprie condizioni
materiali è il motore dell’agire sociale e legittima l’interesse come norma della convivenza civile

IL CICLO DEI VINTI


ambizioso progetto di realizzare un ciclo di 5 romanzi che però non fu mai concluso.
videro la luce solo i primi due romanzi (I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo) e i primi capitoli del terzo
(La duchessa di Leyra)
Il titolo inizialmente era La Marea: marea del progresso ossia la sinta il desiderio dei più fragili di
mutare in meglio la loro condizione
Ma la forza della marea è talmente forte che l’uomo ne esce travolto e sconfitto
I soggetti dei suoi romanzi sono I Vinti , ossia gli uomini più deboli e fragili che sono stati sconfitti dalla
storia e distrutti dalla fiumana del progresso (sottolineando il risvolto violento e brutale che il progresso
comporta) e dal desiderio di miglioramento economico e sociale.
Verga vuole rappresentare gli effetti sui singoli individui del progresso.
Il suo intento è quello di rappresentare in diverse situazioni della scala sociale le sorti di alcuni individui
sconfitti dalla vita
La vita dell’umanità è vista come una continua lotta in cui i Vinti sono schiacciati dai “vincitori d’oggi”
che saranno schiacciati domani.
Quindi il progresso è un fenomeno che non ammette vincitori e che prima o poi travolgerà e
distruggerà tutta l’umanità.

Lettera a Salvatore Verdura (1878)


Il 21 aprile 1878, giorno di Pasqua, Verga scrive all’amico Salvatore Paolo Verdura una lettera in cui
descrive con entusiasmo un suo ambizioso progetto: un ciclo di cinque romanzi (Padron ‘Ntoni, Mastro
don Gesualdo, La Duchessa di Gargantàs, L’Onorevole Scipioni, L’uomo di lusso) che pensa di
intitolare Marea. Questi romanzi dovevano raccontare in modo coscenzioso la realtà, incarnando i
diversi aspetti della vita italiana moderna: la lotta per la sopravvivenza (pane quotidiano), l’avidità, la
vanità, l’ambizione. Aspetti negativi e distruttivi caratteristici della società industriale che stava
prendendo piede nel paese, sostituendo l’antica civiltà rurale cara allo scrittore:
Ho in mente un lavoro, che mi sembra bello e grande, una specie di fantasmagoria della lotta per la vita, che
si estende dal cenciaiuolo al ministro e all'artista, e assume tutte le forme, dalla ambizione all'avidità di
guadagno, e si presta a mille rappresentazioni del grottesco umano; lotta provvidenziale che guida l'umanità,
per mezzo e attraverso tutti gli appetiti alti e bassi, alla conquista della verità. Insomma cogliere il lato
drammatico, o ridicolo, o comico di tutte le fisionomie sociali, ognuna colla sua caratteristica, negli sforzi che
fanno per andare avanti in mezzo a quest'onda immensa che è spinta dai bisogni più volgari o dall'avidità
della scienza ad andare avanti, incessantemente, pena la caduta e la vita, pei deboli e i maldestri.

I racconti saranno cinque, tutti sotto il titolo complessivo della Marea e saranno:1° Padron ‘Nton;
2°Mastro don Gesualdo; 3° La Duchessa di Gargantàs; 4° L’On. Scipioni; 5° L’uomo di lusso.

Ciascun romanzo avrà una fisionomia speciale, resa con mezzi adatti. Il realismo, io, l’intendo così, come la
schietta ed evidente manifestazione dell’osservazione coscienziosa; la sincerità dell’arte, in una parola, potrà
prendere un lato della fisionomia della vita italiana moderna, a partire dalle classi infime, dove la lotta è
limitata al pane quotidiano, come nel Padron ‘Ntoni, e a finire nelle varie aspirazioni, nelle ideali avidità de
L’uomo di lusso (un segreto), passando per le avidità basse alle vanità del Mastro don Gesualdo,
rappresentante della vita di provincia, all’ambizione di un deputato […]

Col tempo, Verga modificherà questo progetto: il bozzetto Padron ‘Ntoni verrà distrutto per dare il posto
a un romanzo dal titolo I Malavoglia, la Duchessa di Gargantàs si chiamerà Duchessa di Leyra e
rimarrà incompiuta, i cinque romanzi prenderanno il nome di Ciclo dei Vinti.

- ci introduce il contenuto de I Malavoglia

Prefazione a I Malavoglia
Verga illustra il suo progetto del ciclo di romanzi ed espone la sua concezione dell’esistenza e del
progresso
“studio sincero e appassionato” del come nascono le irrequietudini di benessere e delle perturbazioni
generate dalla brama di meglio
“ricerca del meglio” = motore della storia
Il suo intento è quello di rappresentare in diverse situazioni della scala sociale le sorti di alcuni individui
sconfitti dalla vita
1) I Malavoglia (villaggio di pescatori spinti dalla lotta pei bisogni materiali)
2) Mastro- don Gesualdo (borghesia spinta dall’avidità di ricchezze)
3) La duchessa di Leyra (nobiltà spinta dalla vanità aristocratica)
4) L’onorevole Scipioni (mondo della politica spinto dall’ambizione)
5) L’uomo di lusso (artisti e intellettuali spinti dall’autocoscienza di tutti gli istinti che muovono
il mondo)
Il cammino faticoso che porta al progresso è grandioso se visto nel suo insieme e da lontano.
“fiumana del progresso” = Progresso come un fiume inarrestabile che tutto travolge e che distrugge i
più fragili, I vinti
Tutti sono travolti dalla fiumana del progresso che deposita i vinti sulla riva dopo averli travolti e
annegati
il punto di vista delle vittime può essere descritto in maniera oggettiva solo se “chi osserva non ha il
diritto di giudicarlo” e ciò avviene tramite una narrazione distaccata
“il linguaggio tende ad individualizzarsi” e “la forma è inerente al soggetto” = il linguaggio e la forma si
devono adattare al soggetto

Malavoglia
- spiega i risvolti negativi del progresso
- per salvare il progresso si distruggono i rapporti umani
- le vicende ruotano attorno alla famiglia Toscano
- Acitrezza: mondo arcaico, contadino, primitivo
Il romanzo ha come protagonisti i Toscano, soprannominati Malavoglia, una famiglia di pescatori di Aci Trezza
composta dal vecchio Padron ‘Ntoni , da suo figlio Bastiano (detto Bastianazzo) con la moglie Maruzza (detta la
Longa) e i loro cinque figli: ‘Ntoni, Luca, Alessi, Mena e Lia. I Malavoglia vivono uniti sotto la guida del vecchio
capostipite fino a quando il giovane ‘Ntoni parte per il servizio militare, privando la famiglia del suo contributo al lavoro
comune. Per rimediare al danno economico, Padron ‘Ntoni acquista a credito un carico di lupini da vendere alla fiera dei
Morti di Riposto. Ma durante il tragitto in mare si scatena un temporale: la barca dei Malavoglia – Provvidenza – si
capovolge e Bastianazzo muore nel naufragio. Per saldare il debito dei lupini Padron’ Ntoni deve vendere la propria casa
– la casa del nespolo – simbolo concreto dell’unità familiare (ideale dell’ostrica). Da questo momento le sciagure dei
Malavoglia non hanno più fine e la famiglia si disgrega inesorabilmente: Luca muore soldato nella battaglia di Lissa
combattendo contro nemici (gli austriaci) che nessuno sapeva chi fossero; il giovane ‘Ntoni, tornato dal servizio militare a
Napoli dove ha conosciuto una realtà nuova e diversa, si accorge che al paese non si sta bene e che si potrebbe stare
meglio e decide di tentare la fortuna in continente dove, però, diventa contrabbandiere e finisce in carcere. Anche Lia si
allontana dal paese in cerca di una vita migliore ma si mette sulla cattiva strada e per il disonore causato dal suo
comportamento Mena non può sposarsi con Alfio Mosca che avrebbe potuto dirsi un bel partito per lei; Maruzza la Longa
muore di colera; Padron’Toni finisce la sua vita da solo, in un ospedale. Solo Alessi, il più piccolo, riesce a salvarsi dalla
rovina: sposa Nunziata, una ragazza alta e sottile come un manico di scopa, coi capelli neri, e gli occhi buoni buoni,
riscatta la casa del nespolo e accoglie il fratello ‘Ntoni quando, uscito di prigione, fa ritorno al paese. Ma ‘Ntoni capisce
che quello non è più il suo posto e se ne va colla sua sporta sotto braccio, dopo aver ricordato i momenti sereni del
passato

VITA DEI CAMPI


Fantasticheria (1878)
lunga lettera indirizzata a un’elegante signora del mondo borghese, ricordandole la visita che avevano
fatto ad Aci trezza insieme.
Aci Trezza= borgo siciliano di pescatori
La donna si era accostata con interesse a quella realtà sociale per poi allontanarsi poco dopo perchè
sconvolta dalla primitività di quella realtà.
“Non capisco come si possa vivere qui tutta la vita”
La voce narrante tenta così di spiegare il fascino di quelle primitive e “vere” passioni.
La novella è importante in quanto:
- presenta un gruppo di personaggi in cui sono riconoscibili i protagonisti del futuro romanzo
I Malavoglia e ne anticipa anche alcuni eventi
- è una dichiarazione di poetica. Verga esplicita il suo interesse verso il mondo degli umili
siciliani
- sul piano ideologico è definito il rapporto tra il mondo popolare e il mondo borghese e tra
Verga e il mondo popolare
Mondo popolare vs Mondo borghese
mondo di valori semplici e autentici vs mondo falso e superficiale
semplicità primordiale vs artificiosità
i due mondi sono inconciliabili
nella contrapposizione di questi due mondi Verga prende una posizione polemica che denuncia
l’artificiosità dell’ambiente borghese in contrapposizione ai bisogni veri e autentici del mondo popolare
“Non capisco come si possa vivere qui tutta la vita” → “basta non possedere centomila lire di entrata”
Verga denuncia la sofferenza del mondo popolare ma non prevede alcun riscatto sociale anzi, se
questa gente tenta di migliorare la propria condizione sociale viene travolta dalla marea del progresso
e va incontro a una fatale rovina.

“L’ideale dell’ostrica”
Il desiderio di migliorare la propria condizione è la spinta fatale e tragica che porta gli individui a
staccarsi dalle proprie tradizioni e dai propri valori.
Come l’ostrica staccata dallo scoglio è destinata a morire, allo stesso modo l’uomo che rinuncia alle
proprie radici “per vaghezza dell’ignoto o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo”
viene travolto dalla marea del progresso, perché “il mondo, da pesce vorace se lo ingoiò”.
Come l’ostrica che vive fintanto che resta attaccata allo scoglio, così per questa povera gente non c’è
salvezza se non nel “tenace attaccamento allo scoglio”.
Il valore più alto è dunque la rassegnazione ad una vita di stenti.

Rosso Malpelo (1878)


pubblicato sul quotidiano popolare “ Fanfulla” nel 1878 e poi pubblicata autonomamente come
opuscolo e infine inserita nella raccolta vita dei campi nel 1880
storia concepita sotto l’influenza dell’inchiesta Franchetti-Sonnino che contribuì a far approvare la
Legge Luzzatto, Minghetti e Sonnino sul lavoro minorile nel 1879.
Personaggi si possono dividere in: “persecutori” (famiglia e lavoratori alla cava) di R.M. o in “oppressi”
(padre, Ranocchio e l’asino) come lui
la novità della novella è la tecnica narrativa dell’impersonalità
narratore è un personaggio anonimo che ragiona in maniera conforme alla mentalità dell’ambiente in
cui si svolge la vicenda.
Le interpretazioni del narratore producono su chi legge un effetto di straniamento
il lettore capisce i comportamenti di R. M. mentre il narratore ne da un immagine deformata
4 morti, la morte di R.M. è una morte di carattere mitico
Rosso Malpelo= escluso dalla famiglia, dall’ambiente sociale e lavorativo
Rosso accetta con rassegnazione le idee del mondo in cui vive
R.M. si crea una filosofia di vita che gli permette di essere consapevole e di comprendere la brutalità
del mondo e come la molla dell’interesse regoli le vicende umane
Non potendo cambiare la sua condizione rifiuta almeno di vivere in maniera inconsapevole
L’azzurro del cielo è solo un sogno che mai si avvererà
vicenda di Rosso Malpelo = visione sconsolata del mondo di Verga

NOVELLE RUSTICANE
- prevale il tema economico (leggi dell’economia e egoismo del capitalista)
- TEMA DELLA ROBA
- i personaggi non sono più “eroici” (es. Rosso Malpelo)
- titoli non dei personaggi ma temi astratti
- miseria, rassegnazione e malattia tematiche che riguardano le novelle e i rispettivi titoli
- ambientate nel 1860
- ambiente ostile (simile alla natura matrigna di Leopardi)

La Roba
- Mazzarò
- lotta per la vita come possesso, ossessione dalla roba
- anticipazione di Mastro Don-Gesualdo
- si rendo conto che morendo perderà tutta la sua roba quindi impazzisce, è ossessionato
dal possesso
- da economia rurale a economia “industriale/capitalistica)
- incarna il prototipo del borghese che ha a cuore solo i suoi affari
- per raggiungere tutti questi possedimenti a rinunciato a relazioni umane
- Mazzarò è visto come un “eroe”, come colui che è riuscito a riscattare, migliorare la sua
condizione sociale
- ma ha raggiunto tutti questi capitali grazie anche all’usura
- Mazzarò in realtà non è un eroe ma un vinto in quanto la sua Roba, che lui si è guadagnato
durante tutta la vita non lo può seguire nella tomba, quindi anche lui è un VINTO

Libertà
- fatto di cronaca reale (Rivolta del Bronte, in pieno Risorgimento italiano in cui vengono
uccisi parecchi “cappelli”, gentiluomini, latifondisti e chiunque avesse un ruolo sociale
(prete))
- Garibaldi aveva promesso la ridistribuzione delle terre siciliane e dunque la libertà
(terra=libertà)
- si intravede la visione pessimistica politica di Verga
1) CARNEFICINA (la folla violenta e istintuale uccide, simile al forno delle Grucce) (prima
parte fulminea)
2) GIORNO DOPO: giorno della consapevolezza di ciò che si è fatto
3) GIUSTIZIALISMO DI GARIBALDI: Nino Bixio deve fare giustizia e condannare, arrestare
tutti gli assassini, nonostante “avesse una buona causa”, in parte condivisa dai Garibaldini.
Rivoluzione schiacciata dai garibaldini. I contadini passano dalla parte del torto

IMMOBILISMO

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